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Full text of "Nuovo giornale de' letterati [formerly Giornale de' letterati]. [With] Indice"

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NUOVO 



DE' LETTERATI 



TOMO XXXVl. 
Kumt HOULI, E ^ri ubmbali 




PISA « 

TIPOGBAnà mSTU 



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NUOVO GIORNALE 

DETLETTERATI 



PARTE LETTERJRIJ 

MORALI, E AXTI T.fmintr.f 



Lm jéM.ao«jVTicMK, Poema greco ài Aràu/asio RooiOt 

ewlaie in poema italiano dal Prof. Cav. Baccio 
IL BoBflo, con note e illuitragioni. Km, tipografit 
Nutrì, 1837-38. Voi. 3 ia 8.* grande. 

Xj immortale Alfierì, genio originale, sdegnoso di 
seguire le alimi orme, si diede luLtavia a tradurre 
molte cose: dicea nondimeno esser fatica ardua e 
dura trasportare un grande scrittore in altra lingua» 
e piacevagli piuttosto commeUersi liberamente ai 
▼oli della sna ìmmaginaKtone , alle sentenze della sua 
severa ragione « e agl'i affetti del suo cuore tempe- 
stoso. E di&tti gli scrìtti suoi originali affansano 
d'assai le sue versioni. Il Gar. Baccio Dal Borgo 
Professore Pisano, autore anch'esso dì rìme, e opere 
tue proprie, e traduttore di var) poemetti dal Gre- 
co, si è mostrato egualmente ralente , e accomodato 
all'uno ed all'altro lavoro, e fin d'ora veramente 
non ha saputo decidere in quali delle due fatiche il 
sno raro ingegno prevalesse. 

Se non che egli medesimo ha inteso sciorre que- 
sto debbio, essendosi dato ad una versione di grao- 
diaàaia momeato, coosacraodori tutte le forze de^ 



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4 DAL BOBGO 

rarnimosao,e tntta la dottrina acquistata dai langTit 
suoi studi. Parliamo delle Argonautiche di j4pol- 
lonio Rodio, poema greco che sebbene, come dice 
QuintiliaoD, poo s'innalzi all'elevatezza, e ai voli 
del genio di Omero, serba però sempre una equa- 
bile via di mezzo . 

Laonde porrla ad esso aggiustarsi quel termine 
Oraziano, al di là e al di qua del quale non può 
Stare il pertetto. Quindi è che Longino lo chiamò 
incolpabile, perchè malagevolmente vi potresti tro- 
vare aberrazione di piano, stranezza d'immagini, 
licenza di elocuzione. Non è un fìume principe, che 
tutto seco trasponi, e rompa gli argini , meni mina 
e nel suo mugghio spaventi ^Le sue onde sono piane, 
sempre ricche, sempre limpide. Non ha intorno se 
precipizi , '"^ verdi, amene sponde da sedervi^! coki 
diletto. Il quale temperamenio di mezzo lenuio dalla 
musa di Apollonio, saria stato desiderabile che fosse 
seguito dai moderni che lo hanno giudicato, perchè , 
come giudiziosamente osserva il Flangini , per alcu- 
ni non si sarìa proceduto agli eccessi della lode, e 
per altri agli estremi del biasimo. 

Ma fra tutti gli eccelsi meriti del greco epico ci 
pare trionfar quello di avere aitato le iramaginaziooi 
dello stesso Virgilio, che vuoisi il primo tra gli epi- 
ci, e più bello che Omero, cioè contenere il pia 
bello di Omero: avvegnaché a dispetto delle esinge- 
rale magnificenze dello Scaligero in encomio di Vir- 
gilio, è verità ìnconlrastabile avere Apollonio pre- 
stato soccorso all'inventiva del Mantovano, il quale 
fra le altre cose lo innamoramento di Dìdorte di Enea, 
dagli amori di Medea derivò. Virgilio fu l' antico 
Batfaello della pittura epica; come l'Urbinate con- 
verse e raccolse in se le bellezze di tutti i grandi 
pittori, e le fece sue proprie colla squisitezza' del 
suo pennello, così il cantore di Enea raccolse, e 
immedesimò in se le bellezze aperse in molti poetì^ 
e le £Bce di suo patrimonio colk ÌBSHperabileeccel- 

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TOLOARIZZiMBIfTO N APOLLONIO 5 

lenza del suo stile. La qual cosa è anche accéiìaata 
Dei Saturnali di Macrobio. 

Piacque adunque al sig. Prof. Dal Borgo presce- 
gliere questo scrittore per far mostra della molta 
sua potenza poetica, avvegnaché lo vide assai bene 
appropriato alta stessa sua indole riposatai pensata, 
e alla sua elocuzione tersa, elegante. £ perciò aven- 
do indovinato Ìl suo carattere porria dìrsì che ìn- 
Tece di una versione, ci ha porlo un originale. 

Comincia esso la sua lunga fatica con Prolegomeni 
dì onnigena erudizione, e dottrina, e intorno al suo 
autore nulla lascia a desiderare, sì in ordine alla 
storia, sì in quanto alla critica. E questi divide ne* 
seguenti capi. 

1.° Che le Ai^onantiche sodo soletto di poe- 
ma , e di azione eroica . " 

s." Come Apollonio abbia tessuto l'azione del 
poema. 

3." Di quale ordine sia la favola di Apollonio. 

4> Se'ta questo poema abbiavi ragione poetica. 

5." Come l'azione, sebbene coadotta per epi- 
Sf)di, sia una e non episodica . 

6." Di qual tempra siano i caratteri de'snoi eroi. 

7.* Quiu sia in generale ìl costume delle Àrgo- 
nanticbe. 

8.° Quale il maraviglioso. 

9. Quali le descrizioni. 

IO." Come il poema di Apollonio sia mìtico, e 
geografico, e topografico, e astronomico. 

II." Quali ì giudizi portati sul medesimo, e i 
suoi commentatori e traduttori. 

la.* E qual confronto del poema di Apollonia, 
rolle ArgoDautiche di Orfeo, e dì Valerio Fiacco. 

Tutti questi punti sono sviluppati con mirabile 
fecondità di peregrine notizie e sempre con l(^ica 
stretta, sottile, evidente. 

Ci-ediamo opportuno; notar qui alcune cose espo- 
ste intorno il maraviglioso del poema, punto so- 

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6 I>AI. BOKOO 

Stanziale dell' epopea , e senza il qnale il poema 
mancherebbe di quell'alta inspirazione, e quasi di- 
vinità che lo costitQÌsce opera più che mortale. Dice 
adunque il nostro autore: «Giasone supera cimenti 
ncui forza d'uomo non può giungere. Solo esser 
ndeve a combattere due tori indomiti « che hanno 
n piedi e corna di bronzo, e romìtanofumo e fiamma 
K dalla bocca e dalle nari. Deve porli ad un giogo 
«dì ferro, ed arare con essi quattro jogeri ai un 
n norale incolto. Gettar deve nei solchi i denti dì 
«drago, dai quali all'istante nasceranno guerrieri 
«armati, che egli deve uccidere. À prove dì tanto 
«cimento deve Giasone esser solo, e tutte compierle 
«in un giorno. Ecco il soprannaturale, e il mara- 
«viglioso. Sceglie Apollonio gl'incantesimi di Mer 
«dea, e gì' instrumenti da essa dati al guerriero per 

«farlo vincitore Ma il difficile è indurre la ne- 

«mìca di Giasone, figlia di Eela, a tradire il padre, 
«ed impegnarla a favore di Giasone colle sue arti 
«soprannaturali. Indi deriva un grande maraviglio- 
« SD. Giunone, Minerva, Venere e Amore si adoprano 
«dal poeta come macchine per destare in Medea il 
«fuoco più grande di amore: ed è il secondo punto 
«del maraviglioso... Oltre ciò vi sono tante altre 
« macchine usate sempre come mezzi sovrannaturali, 
«ove le umane forze non arrivano; per esempio: 
« Minerva al difficile ingresso nelle mooili rupi Già- 
«nee: il sogno di Giasone, e il destriero per la 
«deserta pianura: le Esperidi che additano la fontana: 
«Tritone alla palude Tritonia: Giunone al passo di 
«Scilla e Cariadi: l'apparizione di Apollo luminoso 
«nella notte Catulada, e altri simili ». Da tutte le 

3aali invenzioni è manifesto Apollonio aver posse- 
uto non minore fantasia, e forza inventiva, che 
si avesse buon giudìzio nel piano, ordinanza nella 
condotta, vivezza nell'esecuzione. 

Il cumulo di questi meriti aggiunge lode al Prof. 
Dal Borgo di aver prescelto di congiungere U greche 

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TOLGARIZZAlinrCO DI APOtLOnO 7 

mttsedi Apollonio alle muse italiane. Questa rersione 
iooltre è corredata di dottissime note, e Ulustrtaionif 
ove sì svolgono lacidamente molti passi oscuri , s' in- 
nalzano assai bellezze del testo; rìspondesì a molte 
obbiezioni ; e dorè specialmente si serba una grande 
imparzialità di giudizi, ancbe a carico talvolta del- 
l'autore istesso. 

E venendo al merito proprio della tradazione, 
bella opera sarebbe ìnstituir qui industriosi confron- 
ti col testo, e dimostrare come il nostro traduttore 
ti» stato fedele, e talora abbia trionfato, e poche 
volte per la natura delle due lingue abbia dovuto 
alquanto soccombere . Ai quali confronti porrìano 
somministrar materia le descrizioni della clamide 
di Giasone; del passaggio fra le Sìmplegadì; della 
battaglia di Polluce con Amico; delle Arpie di Fi- 
neo; e della ferita di Medea fattale dal dardo del- 
l'Amore. Ma perchè ciò ridurrebbeci ad eccedere i 
termini di un semplice annunzio dell' opera , e per- 
chè l'erudito lettore può per se medesimo con suo 
infflito diletto a questo confronto procedere ; lascia- 
no tale incarico, per soggiungere potersi l'Autore 
avere con molto senno eletto P Ottava per la sua in- 
terpretazione * 

Vero è il Caro essersi servito nell'Eneide dello 
Sciolto, e il Marchetti dello stesso verso nel Lucre- 
zio, il Monti egualmente per l'Iliade, e tutti felice- 
mente. Che lo Sciolto lascia più libertà all'esalta 
interpretazione del lesto, e più avvicina all'esame- 
tro, ed ha per se medesimo una sua singolare gra- 
vità, maestà, e armonia imitativa da poter servire 
luminosamente all'epopea. Ma que' valenti tradut- 
tori si proposero un diverso fine: bastò ad essi in- 
terpretare il loro autore , e restituirne possibilmente 
le bellezze . E tale fu la veduta di altri due lodati 
traduttori dello stesso Apollonio, V Eminentissimo 
Ludovico FUmgini, ed il moderno dottissimo Conte 
Coriolano di Bagnolo, in verso libero convertendo 
le Argooautiche. 

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8 DAL BOBOO 

n Prof. Dal Borgo ha mirato ad un altro assunto, 
onde non ripetere all'Italia on lavoro, consimile a 
quelli de' due sommi Grecisti Veneto e Piemontese ^ 
che di già con tanta loro lode possiede. Ha voluto 
ridurre il suo lesto a poema italiano, quindi ha di- 
stribuito in dodici canti i prolissi quattro libri del- 
l'originale, nulla però uè a^iuogendovi , né detra- 
endo vi . 

E ognuno sa che dopo gl'immortali Ariosto e 
Tasso, e dopo questi tanti altri epici> l'Ottava è 
stata consacrata pel poema italiano, e talmente, che 
non pare potersene allontanare. Il nostro traduttore 
poi di più buon grado potea darsi a questo metro, 
perchè avendo contratto possesso e fratellanza collo 
stile del nostro Omero Ferrarese, si è avvezzato a 
maneggiare la Stanza con facilità, naturalezza, con- 
Teoienza. Si che ninno vogliamo che lo appunti per 
avere incontrato una difficoltà, ch'ei sapeva di 
poter superare. 

Perche poi t nostri lettori abbiano un saggio in 
questi fogli della versione del Prof. Dal Borgo, tra- 
-scriviamo quasi per intiero il passo che abbraccia 
gran parte dello scenico episodio sulla battaglia del 
cesto fra Amico re de' Bebrici, e Polluce. Leggesi al 
principio del Canto IV: (Of/ac. 8 a ao incl.) 
Loco «pportun sul lito »t misura, 

E d'essi ^nuDo i socj suoi vi schiera. 
Di portamento eguale e di natura 
Que* duo noa sono in lor sembianza altera: 
L'uno Tifio terribil raffigura, 
O alcun de' fieli dell'iniqua strerà 
Che alle sedi d'Olimpo a muover guerra 
Contro il gran Giove partorì la terra. 
Astro che in cielo nella sera appare 
La Tindarica prole si appresenta. 
Astro, di cui san vivi i raggi e chiar« 
L'auree fiammelle che dal centro aweota:- 
Tale di Giove è il figlio, e benché rar^ 
Prime in volto lanugini presenta, 
Da irrequiete vivide papille 
Di splendor, di valor geua làville. 

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TOtiGABIZZAHBIfTO DI APOLLONIO g 

Fona dì membra e ardire sovrumano 
Come in fera selvaggia a lai ribolle: 
Ma poi che non ta ben s'abbia la mano' 
Perla standiezza iadebolita e molle, 
O irrigidìu al trar de' remi, al vano 
Aere a &r prova agile il braccio eslolle: 
Amico spregia lai riscontri , ammuta , 
E da lunge col guardo il cerca e fiuta. 

Col tap^e dissetarsi di sue vene 

In lui ferve ognor più desir protervo. 
In questo sopra il campo innanzi viene 
A entrambi Licorèo d'Amico servo, 
Ed a' pie di ciascuno sulle arene 
Getta due cesti d'indurito nervo; 
Bompe Amico il silenùo, ed a Polluce 
Drizza parole ia sua superbia trace. 

Sc^Ii guai più t'aggrada, e non la sorte 
Te b destini; io cedo, onde di poi 
He Don incolpì eoa tue seusc accorte 
Se vincitor sarò de' colpi tuoi: 
Or li brandisci, e altrui dirai se forte 
Me ritrovi a spezzar li aridi cuoi , 
Ed a tutte lordar di sangue imbelle 
Ai domi e vinti le infrante mascelle. 

CosV parla l'altero, e qaà n'iuna 
Dando risposta alla fera minaccia, 
Que' duo eh' ha innante senza scelta alcuna 
Sorridendo raccoglie e se l'imbraccia: 
Castore allor eh' egual con lui la cuna 
Ebbej incontro gli accorre e glieli allaccia; 
Seco è Talko cb^a Hiante è %lio, 
£ il rìncoran co' detti al gran perìglio. 

Oni\to e Aréte a officio egual si danno, 
E l'altro battaglier di cesti han cinto: 
Non ve^on, stolti I die a mal fato il fanno. 
Né san eh' a prova estrema omaì l'ban spìnto. 
Ma poi die armati entrambo a fi^nte stanno 
Da spazio egual discanti entro il recinto, 
Drizzao l'un l'altro a' volti ambo le mani 
E SI vanno ad urtar per rabbia insani. 

Gii: de'Bebrid il re Polluce incalza. 
Come là l'onda del mar burrascosa 
Che ne' fianchi scoperti si rimbalza 
D'agile nave, e mai non resta in posa, 
Ond^è che mentre ora l'abbassa or l'alia, 
Quella a stento nell'arte si riposa 
D' abìl nocchier , che a' colpì ed all' offesa 
Del. flutto assalitor le dSi difesa. 



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> DAL BORGO — TOLO. DI IPOLLOmO 

Tal desLando terror Polloce inrette. 

Né gli dà tregna, ma poi che Ìl trava{^ 
Quei eoo ■caltreEza evtu le moleste 
Furie, e il colpir della cruda batta^ia. 
Già l'arti del pugnar >oo manifeste 
A lui, gib vede Amico in cbe preraglia, 
E ia che meo forte liati, e £ qui oppone 
Sempre alla nuut le mani in la tmzone. 

E come i fabri nel compor la nave, 
Mentre van con martdli a dar percosn 
Su i chiodi, unendo inaiem trave con trave, 
Danno tuono e rimbombo ad ogni scossa; 
Cos'i d'entrambo rumorosa e grave 
È at battagliare la terribil possa. 
Onde un crosciar A guance e di mascella 
S'ode, e di denti nn sgretolar con elle. 

Né dall'aspre rìstan spesse ferite 

Pria che affannoso anelito li arresti: 

Sospesa allor per poco la gran lite 

Astergonsi i sudor larghi e m.olesti, 

Ansan ne' petti l'alme inferocite, 

E d'un subito a colpi più funesti > 

In nuovo assalta van ■ non alirimentl 

( Che duo tori gelosi in ìret ardenti. 

De' piedi in punta Amica s'eree e allunga, 
E, qual di bove l'uccisor fnna. 
Alza pesante mano e la dilunga 
Sopr'esso a estrema aspra percossa e ria. 
Polluce onde il gran colpo non lo ng^unga 
La minacciata &onte oltre disvia, 
E sull'omero, appena lieve lieve, 
Lo strisciare del gomito riceve . 

Destro a nn tempo sottentra e gli frappone 
A' ginocchi un ginocchio, indi il perquote 
Ov^ l'orecchio e l'occhio, e gli scompone 
E infrange ogn'osso al capo ed alle gote. 
Cade il superbo, vinta è fa tentone. 
Per l'ambascia risorger più non pnote; 
Fan plauso i Min) u vinntore, e stura 
Amico a un tratto io meuo al duolo e all'ira. 

Mbu:hior Miuirini. 



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lV., 



CONStDBSJZIONt GBNSRJU 

to' DirBMSI TEMPI BEILA LtHOaA ITdLIJSA. 

JSuoa secolo della lingua italiana. 



arie sono le opinioni intorno sll'origine della 
lingua italiana, le quali tulte hanno in qualche 

E arte del vero , e forse pntrebbonsi di leggieri coni- 
inare. Me comunque ella si nascesse (che ciò poco 
importa al presente mio intendimento) dirò che 
sul finire del mitledugento e vìe più nel secolo se* 
guente era ella pervenuta a s\ gentil condizione^ 
che quel tempo n'ebbe il nome di buon secolo o 
secol d'oro della lingua italiana. 

II. Ma il bel parlare a quell'età non fu degli 
icrìtlori solamente, ma eziandio del popolo: anzi 
da questo gli scrittori lo presero; e appunto si 
Krine bene, perchè bene si parlò. Di qui segue 
che noD ha scrittura di quei dì, la quale per la 
avella non sia da pregiare. Bisogna per altro di- 
ltinguei*e gli scrittori di coltivato ingegno, da 
quelli che èrano rozzi . Anco in questi è buona Fa- 
vella, vo' dire belle parole e graziosi modi, ma bi- 
sogna saperli trascegliere per entro quella rozzezza, 
come Virgilio dicea trar fuori perle dal fimo di 
Ennio. E questi sono i piò, e da lasciarli a chi gi4 
è pratico nella lìngua, e può e vuole in questa fare 
un peculiavìssimo studio. Negli scrittori poi di 
maggior cultura non solo trovi di bei vocaDoIi e 
di belle frasi, ma più costanza nelle desinenze dei 
nomi e dei verbi, una costruzione che per ordina- 
rio procede limpida e regolata, e un maggior lume 
di concetti e di locuzione. Ma fra questi pure è da 
distinguere quelli che vollero far pompa di bello 
scrivere, dagli altri che non mirarono a questo. I 
primi credeltero doversi scostare dalla favella del 

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la su DIVERSI TEMPI 

popolo , e fecero spesse volte uso dì maniere latine, 
di ricercate metafore, di circonlocuzioni, di iras- 
ponimenli; e tanto meno' riuscirono pregevoli e, 
dirò così, italiani, quanto più vollero allontanarsi 
dalla popolare consuetudine. Siano esempio le dì- 
verse opere del Boccaccio, tra le quali sono più 
stimute le meno studiate; ed anche in queste riesce 
più caro, dove meno arte usò. Laddove le prose 
del Passavanti, del Cavalca ed altre sì fatte, sono 
dagli intendenti avute in delizie perchè ci offrono, 
dirò COSI, vergine il bel favellare che a que' giorni 
vivea . Nondimeno la lingua di quei dì non sarebbe 
divenuta forse la lingua degli scrittori d'Italia, se 
non l'avessero usata quei tre gran luminari, Dante, 
il Boccaccio e il Petrarca. Questi misero in grido , 
quella lingua: da quésti, come vedremo» procura- 
rono di ritrarre coloro che poi vollero scriver be- 
ne; e in grazia di questi principalmente si volsero 
gli occhi a quel secolo quando si stabilirono le re* 
gole della nostra grammatica. Ecco perchè quella 
età fu detta il buon secolo o il secol d'oro della 
lingua italiana. 

III. Dunque non fu detta così perla dottrina, che 
allora fu poca e in pochi, sebbene avuto rispetto 
ài tempi, debba ìn alcuni, e segnatamente in quei 
tre, parer muraviglìosa. Non fu detta così per l'elo- 
quenza, poiché sebbene quei tre massimamente ce 
ne offrano esempì bellissimi, nondimeno l'oratoria 
6orì dipoi. Non fu detta così perchè tulli i campi 
delle lettere fossero allora coltivati e queste per- 
Tenissero all'ultimo grado di pulitezza e di raiSna- 
mento; poiché quantunque chi sappia in quegli au- 
tori bene studiale, possa altamente giovarsene per 
ogni maniera di stile e di scrittura : quantunque ci 
diano, principalmente quei tre, delle cose tanto 
perfette e stupende, che forse invano cerchi delle 
somiglianti negli scrittori dipoi; e tjuantunque iq 
parecchi tu ammiri una naturalezza così efficace e 



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DRLU LniGDA ITALIANA j3 

grsEÌtfsa, die per poco a tutti i pregi dell'arte pre- 
vale: nondimeno la ricchezER dei componi mentì 
d'ogni genere, e un certo che di regolare e Gnìto 
si dee alla civiltà e alla dottrina dei posteriori tem- 
pi. Ma fu quell'eli cos\ delta perche allora si parlò 
hds lingua ricca de' più cari modi ; e perchè questa 
lingua fu da tati scrittori adoperata, che meritarono 
di rendere costante l'uso faltone da loro e dai loro 
contemporanei: Tale a dire, meritarono che. la lin- 
goa, la quale in bocca del popolo a seconda dei 
tempi e dei luoghi si cambia, prendesse dalle loro 
scritture stabilità, e servisse di Dorma a quelli che 
volessero scriver poscia. 

rV. I pregj de' trecentisti sono cosi maestreTol- 
inente descrìtti dal Salvini : Contuttoché uomini 
grandissimi, dottissimi, eloquentissimi in gran co- 
pia, di tutta Italia, abbiano conferito co'loro scritti 
divini ed immortali al bene ed accrescimento della 
lingua italiana, pure quelV aurea, incorrotta, sa- 
poritissima, delicatissima purità non agguagliano; 
quel candore natio e schietto di "voci nate e non 
fatte, quella nudità- adoma sol di se stessa, quella 
naturale brillantissima leggiadria, quella efficacet 
animata, chiara, sugosa breviloquenza; quel colore 
ancora d'antico che i pittori chiamano patina, « 
^i attici negli scritti mvov che è, mi sia lecito il 
dire, un vago sucido e uno squallore venerabile, 
(guanto essi adunque (^i moderni') riconosceranno 
ifuesta dote di favella in que' buoni antichi; e oltre 
al regolare su quelli il proprio parlare, sce^ier 
sapranno le pure e nette voci delle quali essi ne' 
ioro componimenti han fatto conserva e tesoro, tanto 
più si potranno eternità di. nome prometterà. 

V. Ha vuoisi fare avveduti gli sludiosi non solo 
di scegliere, secondo che ebbìaDi detto, fra gli scrit- 
tori di quel tempo i più regolati e colti, ma eziao- 
dio in questi pigliare i modi che oggi possono pia- 
*>CK« evituido gli jJirì ; e perciò di dod invaghirsi, 

c,q,t,=cdbvGoogle 



■4 Ul* DITBUI TBim 

come « certuni vediamo avvenire* delle voci sodate 
in disuso, le quali sul di radissimo e ■ tempo e • 
luof^ possono star bene : di fuggire le frequenti e 
noiose ripetizioni , i costrutti mal ordinati , il rozzo 
e il secco, l'ammanierato e il lussureggiante; in 
gomma tutti qoe' difetti in cui qualche volta die' 
dero quegli antichi o perchè aifatto manoavauo 
d'arte, o perchè facevano i primi esperimenti nel* 
l'arte. 

VI. Conviene anche star luU' avviso circa le opi- 
nioni nel fatto delle scienze; poiché, come abbiam 
detto, quell'età iii povera di dottrina, e il fiorire 
delle scienze massimamente naturali fu assai dopo: 
conviene star sull'avviso circa i racconti di que' 
cronisti , i quali per lo più sono fededegni allorché 
narrano cose aì loro tempi avvenute: nelle antiche 
poi, mancando essi di quell'arte per cui si sceme 
il vero dal falso, bevettero grosso, e presero infi- 
niti abbagli. Ma sopra tutto importa che si avverta, 
doversi andar molto a rilente nel leggere gli scrit- 
tori di quell'età, perchè non pochi di essi (vitto 
principalmente dei tempi ) non ebbero abbastanza 
rispetto al pudore, o alle cose e persone sacre. Il 
che vuol dirsi ancora di alcuni fra i più pregiati 
scrittori delle due età susseguenti . 

Secolo Xr. 

VII. Lo studio del greco e del latino che sto dair 
r età precedente avea cominciato in Italia ( dì che 
pure si dee non poca lode al Petrarca e al Boccac- 
cio) crebbe per modo in questo secolo, che il no- 
stro volgare ne scapitò. Poiché molti lo abbando- 
narono affano: alli-i, credendo per avventura farlo 

.di maggior pregio, lo riempirono stranamente Ai 
Tocaboli e di maniere di quelle lingue e massima- 
mente della latina, e lo renderono, dirò con, un 
gergo scolastico. Nondimeno anche questo secolo 

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DEELA UHGtIA ITALIAHA l5 

non ò tanto da tenere a vile, quanto comanementa 
li tiene. Perciocché il popolo non perdette la sua 
favella, sebbene, per la mutabilità diaDzi notata, 
alcune desinenze di nomi e di verbi alquanto va* 
riassero.In quegli scrittori pertanto, chele scuola 
non usarono o il linguaggio delle scuole fuggirono, 
non veggonsi affatto spente le virtù de' trecentisti ; 
e tanto p!i\ di questi tennero, quanto più sì acco- 
starono al linguaggio del popolo. £ se coi trecen- 
tisti non si accordano del tutto nelle cadenze de' 
nomi e de' verbi (onde l'Alfieri disse che il guai* 
trocento sgrammaticava) non è da farne loro colpa, 
perchè le leggi della favella non anche erano sta- 
bilite. Ma in questo secolo ebbe la nostra lìngua 
prÌDCÌ palmento obbligo a Lorenzo de' Medici pet^- 
efaè fece tornarla in onore, favorendone gli scrit- 
tori, e scrivendola anch' egli con eleganza. 

Secolo XVI. 

Vm. Tornata in pregio la lingua italiana, si vi- 
de essere necessario il toglierla, per quanto era 
possibile^ da quella instabilità cui dì continuo 
•odava soggetta col variare dei tempi, e da quella 
difformità che le veniva dall'essere parlata in di- 
versi luoghi. Per ottenere questo fine, si credette 
dover guardare all' uso più costante fattone in qnel 
memorabile secolo che diede nn Dante, un Petrar- 
ca, on Boccaccio; e da quell'uso si trassero le re- 
gole della favella. Segnalato servigio che si deve 
ai grammatici, e ìn grazia del quale vuoisi loro 
perdonare se alcona volta furono di soverchio im- 
portoni. Fra i quali grammatici, nno dei primi per 
tempo , come sempre sarà per merito, fu il Bembo, 
die perciò fu detto buono e amorevole balio di 
questa lingua e quasi aròitro del parlar nostro . Ma 
perchè egli ebbe tanto in amore il Boccaccio, che 
non solamente le Tìrtù dello scrivere di Inij ns 



ib su DIVERSI TEMPI 

eziandìo ì TÌzj ne imitò, e questi forse più che quel- 
le (il che suole degli imitiitori avTenire); cosi ne 
derifò una scuola che ebbe invero forbita, lingua 
e di non pochi altri pregi fu ricca; ma per le co- 
struzioni intralciate e pesanti, per la diffusione e 
stemperanza dello stit«, per una certa ampollosità 
ed esagerazione in ogni cosa, per un allontanarsi 
quasi sempre da natura, riuscì molesta e alcuna 
volta eziandio strana. Oude i nomi di boccacce> 
vote e di bembesco divennero una beffa. ' 

' IX. Quello che il sottilissimo giudizio del Caro 
scriveva a Lionardo Salviati (uno dei caporioni dì 
quella scuola) può dirsi, più o menOi di' molti 
scrittori di quel tempo : Io ledo nel vostro dire la 
dottrina, la grandezza, la copia, la varietà, la 
lingua, gli ornamenti, il numero, ed in vero quasi 
ogni cosa; se non il troppo in ciascuna di questa 
cose: perchè alle volte mi par che vi sforziate, e 
che trapassiate con l'artificio il naturale di molto 
più che non bisogna per dire efficacemente e proba- 
bilmente. L'arte allora è più bella e più ópkra 
quando non si conosce; e dove si deve celare» nlt. 
pare che voi la scopriate . . . Mcuni aggiunti o .epir 
teli mi ci paiono alle volte oziasi. Gli epiteti fanno 
il dir poetico e freddo . . . La composizione delie par 
rote, per bella artificiosa e ben figurata che sia* mi 
pare alle volte confusa . E questo credo che pror 
ceda dalla lunghezza de' periodi, perchè alle volta 
mi paiono di molti più membri che non bisogna 
■alla chiarezta del dire: il che sapete che fa confw 
sione e sitasela indietro gli auditori. K ad un altr^ 
che gti aveva dato a vedere un'opera per averae 
il suo senlimento, così scrìveva il medesimo Caro.; 
Jo desidero che se nelievino cerU trasportaijtanti tU 
parole e certi verbi posti nel fine talvolta per elegtOk' 
za, che in questa lirigua a me generano fastidio..^ 
yorrei che la scrittura avesse del corrente piùcHe 
dell'affettato. Anche il predetto Salviati dovè coa- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DELLA LINGUA ITALIANA I7 

fessare che la leggiadra semplicità del buon secolo 
erasi all'età sua rivolta in una colai tronfiezza e 
buròanza di favellare asiatico. E FAIfieri disse 
che il cinquecento chiacchierava. 

X. Ma in questo secolo pure, il tIkìo veDiiia dal- 
l' insegna meoto. Chi scrisse come parlava, peccò, è 
verO} talvolta in grammatica, né sempre filò a do- 
lere i periodi ; ma scrisse con semplicità , con isvel- 
tezza, con grazia. Alcuni poi, seguendoli linguag- 
gio del popolo e al tempo stesso badando alfa av- 
vertenze dei grammatici e all'uso dei classici, ria* 
scirono corretti e nobili, e insieme facili, spiritosi, 
leggiadri. Fra questi fu il prenominato Caro, il 
quale mentre dicea del Bembo: È staio il primo 
che abbia insegnato a questi tempi e a quelli che 
verranno il vero modo di scrivere, dichiarava: i^ìsrò 
profession sempre, come ho fatto fin qui, di ricono- 
scere tutto quel poco ch'io so di lingua, dalla prar 
tica di Fiorenza. Del resto in questo secolo, tanto 
per le buone arti felice, furono distese scrittura 

Kresso che in. ogni sorta di belli ed utili argomenti, 
I quali potrai volgere con frutto, se tu sappia te- 
nerti lungi da que' due difetti del troppo studio e 
del poco studio. 

Secolo Xril. 

XI. Ma quanto possano le male scuole il dimostre, 
più che altro mai, il secento. Crediamo noi che 
senaa maestri, i quali pervertissero i giudizii fino 
dal primo loro sbocciare, potesse prender piede 
tanta stranezza di scrivere, quanta si vede in molta 
parte dei libri di quest'età? E infatti quelli che 
scrissero senza studio e seguirono la popolare con- 
suetudine, non dettero in quelle mattezze. Per altro 
a ben definire il male di quell'età, è da notare 
che non tento si peccò nella lingua, vale a dire, 
usando vocaboli non ita|i«ni, o non italianamente 

Ldl. T. XXXVI. S 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



l8 su' DITBRSl TEMPI 

Rccozzandolì ; quanto nello stile, che più dai con* 
celti dipende che dalle parole. Il vero, il naturale 
più non si volle: si cercò lo strano; e ciò che più 
strano era , più si ebbe per bello . Si afTaslellarono 
le metafore: e ardite non bastarono, sì vollero ri- 
dicole. Daciò che si diceafiguratamenle sì trassero 
conseguenze come se fosse detto in senso proprio; 
e per esempio, chiamali Soli gli occhi della Mad- 
dalena e Onde le chiome, si celebrava come pro- 
digio, che ella a* piedi del SulvaLore, lavasse coi 
soli ed asciugasse colle onde. Si cercarono a gran- 
de studio i contrapposti ; e quanto più le cose 
erano disparate, più si pregiava l'accoppiamento. 
Le cose più minute s' ingigantivano . Le descrizioni 
frequentissime, lunghissime, fanciullesche. Di eru- 
dizione fecesi uno scialacquamento, un guasto, 
nna rovina, I sentimenti principali rimasero come 
affogati negli accessori . Disse tutto in breve l'Al- 
fieri : il secento delirava. 

XII. Ma se il detto fin qui mostra di quanto pe- 
ricolo sia nelle lettere un mal inteso amore di no- 
vità, vediamo ora in contrario, quanto il tenersi 
all'antico giovi al conservamentodi quelle. In To- 
scana l'Accademia della Crusca, fondala nel pas- 
sato secolo, promoveva lo studio degli antichi no- 
stri scrittori; ed in Toscana, e principalmente in 
Firenie, il contagio non penetrò, o vi fece picco- 
lissimi danni. Anche altrove alcuni felici ingegni 
ajutati dallo studio dei buoni scrittori, se in mezzo 
ai corrotti non sevbaronsi del tutto sani, tennersi 
per altro lungi da quelle stoltezze. E se in essi è 
più o meno da riprendere un certo abuso di me- 
tafore, di antitesi, di similitudini, di sentenze, di 
digressioni, di erudizione; il vìzio per lo più sta 
nel troppo, non nello strano; e questo vizio è da 
ben altre doti compensato. Fra questi ultimi fu il 
Segneri, il quale solo basterebbe a far perdonare 
a quel secolo i suoi delirj . 

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DELLA UKGUA ITALUHA I9 

SecUo XFIII. 

Xni. La filosofia nell'età precedente ristorata, 
inzi creata dal Galileo: l'esempio di que' valentuo- 
mini che ne] general traviamento s'erano tenuti 
fermi sul diritto cammino: le sollecite cure della 
sopra lodata Accademia della Crusca in Firenze, di 
qaella d'Arcadia in Roma e di altre in altre città 
d'Italia, bastarono finalmente a mettere io bando 
il mal gusto che signoreggiava. Uomini in buon 
numero fiorirono, per ingegno e per dottrina pre- 
stanti. Si scrissero, forse più che in altro tempo 
mai, opere; e alcune, per la materia, lodevolissi- 
me. Le lettere ancora vanlaggiaronsi di alcune 
maniere di componimenti, che prima o qod ave- 
vamo, o di poco pregio avevamo. Né pure manca- 
rono affatto scrittori di vero stile italiano. Ma ge- 
neralmente sì scrisse male . Il soverchio amore posto 
nelle letterature straniere, e massime nella francese, 
veauta sotto Luigi XIV a tanta gloria: l'abbandono 
dei nostri antichi maestri che furono per sino(ob 
vergogna !) messi in deriso: l'avere, in luogo dei 
classici, messo in credito o barbari, o sdolcinati 
scrittori: l'aver piuttosto voluto filosofar nella lin- 
gua che studiarla: un certo prurito di libertà e 
d' indipendenza in ogni cosa , e al tempo stesso nn 
vile servaggio degli animi a chi poscia servimmo e 
colle persone e cogli averi, fece sì che l'Italia, 
anche prima dell' invasione straniera, perdesse 
quasi anatto sua lingua e suo Stile, e per dirla al 
solito coU'Alfieri, balbettasse. 

XIV. L'aveva predetto il Salvioi fin da' suoi dì: 
Guai alla lingua italiana quando sarà perduta 
affatto a que' primi padri la reverenza . Darassitn 
una babilonia di stili e di favelle orribile: ognun 
farà lesto nella lingua: inonderanno i solecismi; e 
si farà un gergo e un miscuglio barbarissimo . E 

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IO Stl DIVBBSI TEHn 

che veramente così avvenisse, e tuttora vivo chi 
può farcene testimonianza; ed in gran parie ne 
sentiamo anch'oggi gUelTetti. Onde il Gozzi (uno 
dei pochissimi non infrancesati e forse il più leg- 
giadro scrittore di quell'età) sclamava: Non pare 
ancora oggidì che l arte dello scrivere, ingegno- 
samente sia guasta abbastanza, che nascono sem- 
pre nuovi ingegni per farla peggiorare. I Francesi 
hanno lingua propria, gì' Inglesi , i Tedeschi. 
V Italia sola non sa più come parli, e ognuno che 
scrive, fa come vuole: tanto che l'Italia sembra una 
fiera, dove concorrano tutte le nazioni, e dove tutti 
i linguaggi si sentono. Le grammatiche, le quali 
hanno stabilita la lingua, sono cose da pedanti. 
V Accademia della Crusca, che ha salvato il te- 
soro di tutti i buoni autori e procura di conservare 
la purità, insegna V affettazione . Gli scrittori dei 
buoni secoli, che i legamenti dei vocaboli e l'armo- 
nia, a guisa de' Greci e de' Latini, studiarono 
d' introdurre nelle opere loro, sono stentati . Dunque 
che ci rimane? V uso . Bene . Ma poi tutti i libri del 
secolo passato, nel quale tanto potè C uso, chi gli 
legge più? Così, cred'io, sarà trascurata nel secolo 
che verrà ( il Gozzi fu profeta ) la maggior parte 
de' libri ch'escono nel presente, in cui lasciato 
stare quanto ha di più puro, di più natio ed espres- 
sivo la nostra favella, si studia di formar un gergo 
che di qua a non molti anni avrà di bisogno dei 
dizionari di tutte le nazioni per essere inteso. Si. 
vergognò finalmente l'Italia di tanta barbarie. 
Forse ancora quella turpitudine di linguaggio non 
si trovò suflicienle ad esprimere i forti affetti che 
sul cadere del secolo si ilestarono. Sentissi il biso- 

fno di ritornare al linguaggio di quell'età, cui 
Alfieri diede questa lode: U trecento diceva, E si 
ricominciò ascrivere italiano. 



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DELL* LUIGU& ITALIAKA 31 

Secolo XIX, 

XV. La riforma veone felicemente crescendo al 
principiare di questo secolo. Si diede opera a ri- 
stampare e mettere in corso ì nostri più solenni 
scrittori: si dettarono in maggior numero prose e 
poesie in buono stile itulìauo: si biasimarono e si 
derisero pubblicamente le opera scritte alla foggia 
de* corruttori: si mossero contese forse un po' aspre, 
ma certo utilissime nel fatto della lingua;e l'Italia 
parea tornata sulla diritta via, e che a gran passo 
corresse a recuperar quella gloria, che un giorno 
la fece reverenda a tutte le altre nazioni. Ma per 
una parte il troppo presto mancare di presso che 
lutti i principali autori della ristaurazione, e per 
l'altra questo nuo?o atpore alle oltramontane e 
oltramarine cose, ci hanno fatto ridare indietro; 
e, se presto non si provveda, torneremo al secen- 
io. Sì, ci minaccia un nuovo secento.SoIoscampo 
è nei classici, Non si pretende, no, che i nostd 
scritti debbano essere uua intarsiatura e un mu- 
saico dei loro concetti e dei loro modi: che deb- 
bano essere un tessuto di parole dismesse e strane. 
Questi, in che pare che alcuni credano consistere 
il bello scrivere, sono vizj da fuggire. I concetti 
sian nostri , ma s' impari dai classici a formarli deu' 
tro i limili del naturale e del vero. Le maniere sian 
nostre, ma s'impari dai classici a usarle italiane. 
La buona lingua non è affatto spenta; anzi vive 
tnttora io gran parte; ma è stranamente immischiata 
e confusa al bastardume straniero. Studiando nei 
classici , apprenderemo a conoscere quali fra i modi 
che tutto giorno abbiamo in bocca, sieno veramente 
italiani, e quali no. Vedremo ancora, che sebbene 
in parlando ci vengano talvolta alla lingua più 
spesso e più facilmente i modi non buoni (tanto 
può la mala consuetudine) pure non mancano 

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aa su DITBBSI TBHPI DELLA LIHGIIA ITAUANA 

nella lingua parlata i buoni modi corrispondenti; 
e collo studio dei classici impareremo a trovarti, e 
ce li renderemo più famigliari. Anzi vedrassi che 
pochi sono nei classici i modi che tuttora non sie- 
no vivi. Con uno studio in questa guisa fatto par- 
leremo una lingua nostra, ma non punto afforestie- 
rata: corretta anche di ogni popolare guaslamen- 
to. Verremo a formarci uno stile nostro, ma uno 
Stile sano, uno stile italiano. Verremo ad acquistare 
quella maniera di scrivere che ha una eccellenza 
che più si sente di quello che apparisca: quella 
maniera di scrìvere, che a ciascuno sembra facile 
a conseguire, e provando e faticando e sudando, 
non riesce di conseguire. Darò fìne a queste con- 
siderazioni raccomandando ai giovani, che alto 
studio dei classici procurino di accoppiare il tesoro 
di molta e vera sapienza . Perciocché ( l' intendano 
bene) Io studio delle cose senza quello delle pa- 
role, e molto meno lo studio delle parole senza 
quello delle cose, non fece, né farà mai gli eccel- 
lenti scrittori. 

Luigi FobnacÌari. 



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Dsiif Jirrico oibitto moxjito snt ossiTr. Dissertazióne 
del sig. di SàviGHT — Letta il a8 Novembre i833 
altAccaderma Reale di Berlino, estratto dagli Atti 
dell'Accademia medesima (anno i833), e fatta ita- 
liana dal D. A. D. 

XJe relazioni ^nridicbe de' debitori ia Roma antica le quali, 
mpeuo alla grande influenza cbe ebbero sulla intera storia 
delio slato, furono messe in luce dagli scriiiori de' tempi loa- 
tini, sono ora da pivi secoli divenute subietto di studiose 
iofealifìauani . I segoenti dati di fatto possono porsi quai 
ponti fissi cbe determinano l'andamento della disamina : un 
inogo delle Xli. Tatok nella miiggior parte consenato alla 
lettnra.e cbe ultimamenie trovò Ìo Gajo schiarimenti im- 
portanti — Lex Poetelia cbe, mediante l'abolizione del 
nexum tanto favori la liberlìi della plebe — una quantità 
di falli particolari ed altre testimonianze di diversi tempi, 
dove la coazione personale de' debitori è menzionata come 
£nUo in vigore, e dove lai GaU sì parla di Jfexi, ul altra 
di Addicii. La ricerca deve volgerai a doppio fine: alla 
(pcfioione «era di questa parte del diritto, ed alla cognizione 
"ÌA di lei sviluppamelo storico. 

Ht^i ultimi tempi il Niebuhr tentò dì sciogliere il proble- 
ai(i), ed il lenuiito suo ba pregi d'ingegno e di dottrina, 
che altri non ebbe prima di luì . Zimmern segni in totto la 
spiegazione del Niebuhr, e soltanto si studiò afforzarla in 
aknni punti pili atreitamenle giuridici (a). 

Parte il Niebuhr da una distinzione rigorosa tra nexi ed 
addica. Tiene che nexum sia nella forma una vendita, 
nella realtà un pegno; col cbe viene a dire una finta vendita. 
li nexus dava sé in un colla famiglia e co' suoi averi nel 
potere del creditore (mancipium'). Ma ciò non aveva alcun 
eficUo immediato; anzi per allora ei rimanevasi libero; lo 
die diceai espreasamoite riconosciuto dalle XU. Tavole. Però 
poteva sempre servire nella legione, ed essere anche nella 
eluse prima . Se venuto il giorno del pagamento non scio- 
glieva il suo debito, allora si diveniva addictus , cessava di 
tiHr nexus, e cadeva nella vera servitìi . Questa addictio per 
diro era praticabile colla alesse e(EcacÌa sopra ogni altro debi> 

(A Niebubr ( Storia Romina) Romiicfit Gncbichla B. i. Auig. 3. 
S. 63;— 645. B. a. Auig. 3. 8.667—673. B. 3. S. 178— iSi. 
(1) ZMURcra ( Storia dd diriiio i accbugeichicble a 3. JJ. 44~47> 



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^4 S A T I G N Y 

tOF<^ che non sì fosse dnto in pegno , lostocbè non poteva sod- 
iìsfare ni suo debito. ElJa era l'unico mezzo d'i pnoire 
l'avarìzia e In pertiaacia dì un debitore facoltoso, poiché su 
gli averi di esso non s' aveva modo di agire direttamente . La 
legge Poetelia abolì il nextan, stabilì in sua vece la fiducia, 
ma lasciò intatta l'addizione la quale pure, dopo la guerra 
di Annibale, venne abolita. Finora l'opinione del Nìebuhr » 
che meriu di essere cbiamau ad esame. 

La spiegazione del nexum, come pegno della propria per» 
sona, non è nuova de) tutto; perocché Salmasio e Gronovio 
la tentarono, senza dnrle però si compiuto sviluppo (t). Pare 
che due considerazioni dessero vita a questo concetto . Prì- 
mi«ramente la circostanza che ne' fonti del nostro Diritto le 
eose impegnate son dette talvolta res nexae (^^y, mn que- 
st'uso appartiene ad un tempo mollo pili tardo; nectere ha 
qui la generica ed indeterminata significazione di obligare, 
uè è da credere che si riferisca alia istituzione de' nexi , che 
era giii abolita sino da molti secoli . V altra consideranone 
risulta da una innegabile somiglianza colla^^ucca nella qnsle 
senza alcun dubbio, per costituire il pegno sulle cose, prati- 
cavasi Va&s et libra e perciò il nexum: donde vuoisi infe- 
rire, che Io stesso allora avvi-nisse per coslìluire il pegno sulle 
persone. Tuttoché quest'analogia sussista nell'apparenza, 
dopo più maturo esame debbe essere interamente rigettata. 
Il mancipium negli uomini liberi esistè al certo come anti- 
chissima istituzione del Diritto: ma non si trova ricordalo che 
come mancipazione che il padre taceva del figlio, il marito 
della maglie, senza pur traccia che l'uomo libero avesse 
mai potuto mancipare se stesso, come quivi viene ad ammet- 
tersi (3). Di più tale mancipazione avrebbe dovuto avere 
una forza condizionata ed eventuale, da valere soUmenie 
allora quando il debito non venisse alla scadenza pagato . 
Per lo contrario ogni mancipazione che si volesse limitare éa 
eondizione, o da tempo era invalida astolutamenle (4)- Il 

(■) Salmatlai De utun'i p infì, De nodo uiaràmm p. SSo, 83S, 83g -• 
Cronoifiut in Burmtnn'i 5j-H. Epist. II. p. 3o«. 

(a) Per a. L. i. J. 4- O. ni vii fianiì. 4- J L. 5i. i- i. D. de paetù 
(1. 14 K 

(3) Gajat tib. I. $$. ii^- ilS. Ii8.' 141. Ulpian.Tu. ii. $. E. Cort 
anche Feilut! Dnainaiai capile appcllalitr. ..et qui liber atteri mancipio 
datai eli. Queile pirole non coavcngona cet1anicnl« alla rnancipiliona 

(4) A-agm. yatU.i.Ìì^—L.'}7.T>.dtr§s.iurU(,t<t. 17 >. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DISSERTAZIONE s5 

percU iBche velhjiducìa dorcvk ner Inogo l'immediato 
pinwj^n del dominio della cosa . Per n^nnger lo aleno 
fiae con mraso diverto fu fona concedere al debitore la pet> 
noMÌefiduciae actio cODlro al creditore. Se questi abusam 
di «niello che fbori di dubbio era btto di suo dominio , ao 
Tenderà la osa che teneva in pegno, non scaduto il debito, o 
dopo il pagamento di esso, il debitore lo cooTeaiva «di' aedo 
jEtUfCiae alla piena ìadeaaizzazione, e quest'azione emdiana 
^leciale gravezza , perchè al creditore condannalo ne veniva 
la infamia. On non sì Mrebbe potuto far luogo nel nexam 
a questo spediente, •• il nexum iosse consia^to nel pegno 
della persona per via di m a nei Dazione . E nel vero ninno 
che fosae nel mancipium d'aa aUro , poteva niaovere azione 
contro il proprio padrone; anù egli non aveva aflàtto questa 
anooe, sianlechi tatti i sugi diritti erano passati issobtto nel 
padrone; ulcbè anche quella Jidaciae actio dopo la manci- 
pazione sarebbe divennu azione del padrone contro se stesso, 
e per coaseg n e DZ s avrebbe dovuto colb confusione rimanere 
necessariamente distrutta. — Però per ragioni di diritto il 
concetto del pegno personale debbe essere abbandonalo. Ma 
v*è di fMÙ) quel concetto è contradetto nella spiegazione me- 
dcMOU, che il Niebnhr vnol dame. Perciocchi se il nexam 
di per se noo portava la servitù del dri>itore, ma questa so- 
lamente indacevasi colla snsa^uente addixiones e se l' tiddi- 
xione poteva convenire ad ogni maniera di debito senza 
nxxam, non Ì dato di scorgere qua) pratica atilith il creditore 
HovasBc nel nexian; e parimente se la legge PoetaUa laseiA 
sossistere Vaddixione pe' ddnti dì ogni maniera, non potiebbo 
immaginani che liberth venisse alla plebe colla sola abolizione 
del nexam. — Quella spegazione non trova appoggio nep- 
pure io alcnn passo degji andcbi scrittori. 1 Inoghi di Varrone 
e di Feste vogliono esser più soUo ehiariU . Ciò per altro che 
ai allega a sostenere la pretesa liberta giuridica de* nexi» e 
da cm lo stato loro sembra prendere salda base, è il seguente 
luogo delle XIL Tavole, sul qnsle A appog^ anche il 
Nidbabr (i): nexo solutoquejhrti sanatitpte idem iw esto. 
Ma il manoscritto di Feato , dal quale cpesto passo fa tolto, 
noD contiene in fatto che questo franunento: 

. . in XIl Nex . . . 

. . Ford Sanati . . . 



(!) Hbbnlir & I. a. 641-841. 8. a. S. 686. 
lalLT. nSYL 



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a6 6 A V I G H Y 

e tutto il resto noo è che un supplimento congetturale, il 
quale per coasegueDzB non può valere come atorica testi- 
monianza. 



Se per queste ragioni la spi^azione del nexiun come pe- 
gno della propria persona debbe essere al tulio rigettati , gio- 
va tentarne altra diversa da questa. Sino da' tempi più ami- 
chi i Romani facevano grandissima diSerenza fra i debiti cbe 
avevano per causa un imprestito pecuniario . e tutti gli altri 
debid che avevano origine diversa come dn contratti , da de- 
litti ec. Tale rigorosa distinzione è straniera al nostro più mo- 
derno diritto, ed alle consuetudini nostre; ma ì Romani vi 
annettevano importanza si grande , che per il prestito faceva- 
no luogo al rigoroso spedìente della esecuzione sulla persona 
del debitore , mentre poi per gli altri debiti regolarmente non 
lo ammettevano. Questa veduta fondamentale, dalla quatq 
dipende tufto il resto > è comprovata fuor d'ogni dubbio 
dalle seguenti testimonianze di tempi tra lor dififereatt. 
, Il passo delle XII. Tavole intorno si severo tndamento 
«u* debitori (t) comincia con queste parole: jàeris ùot\fessi 
rehusquB iure iudìcatis jux diei iusti sunto, alle quaU 
connettesi lutto il di più. Quel passo dispone: che per Un 
debito pecuniario confessato, o giudici al mente riconosciuto, 
debbe al debitore concedersi il comporto di trenta giorni ec, 
Tutiocìò (dunque che a quelle parole lìen dietro, sì riferì- 
■ce esclusivamente a'debiti pecuniarii. E che qUesti debili 
.pecuniarii. debbano nel tempo slesso caratterizzarsi per debiti 
d' imprestilo è chiaramente conièrmnio dalle paróle che 
Gelilo mette avanti a quella disposizione: Hane autem 
fidem maiores nòstri... in ne gotiorum<fuot]uv oonlractibus 
sanxerUnti maximeque in pecuniae mulualictae um atgu» 
commercio . • . Confessi igitur aeris ac dabìti iudica- 
tis XXX dies sunt dati eie. Il chiaro senso di tutto questo 
si è: che i maggiori molta tenevano alla buona fede, ma che 
nd prestito specialmente la esigevano masaima; e (Quest'ulti- 
ma [M-pposizione è fatta piana e ferma dal passo delle :XU.' 
Tavole. . i 

La rigorosa distinzione Xuor d*ogki dubbio sì scorge anche 
nella Lex Galliae Cisalpinae Cap. ai. 9ai -^ tfuocamquo 

(1) Gtltiu, XS. ib. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



DIS9EBT AZION E 37 

peeum* certa eredita signata forma publica populi Ra- 
mani . . . petetur. . . duci iuheto • . . a tfuo quid praeter pe- 
euniatn certam credìtam . , , pelelur. . . e qal seguitano altri 
«Qètti diversi dalla coazione personale. 
- La Tabula Heracleenàs Un. 3^-4^ contiene la seguents 
disposizione intorno alla restaaraxione delle strade nelle tàuk. 
II Magistrato assegna ad ogni propnetario di casa il tratto 
^ae dee nstanrare. Se egli non cura il precetto, Ìl laroro A 
locato a suo conto coli' anniento de] cinquanta per cento, a 
1* ìntraprecditore ottiene contro al proprietario negligente 
l' azione ad essere indennizzato; Inijae eam rem it tjuooum- 
ifuc de care aditum erit iudicem iiutidumve ita dato ati 
de pecunia eredita iudicem iudiciumque dare oporteret . 

Cicerone dice che soli tre erano i mezzi di fondare l'azione 
in certum; adnamerata (^data) pecunia, expensilatio, 
uipulatio (i). Dunque esso pure distingue rigorosamente 
l'imprestilo da quasi tutte le altre obbligazioni , specialmente 
anche da molti ed importanti casi, ne' quali il subietto delk 
domanda consiste al pari del prestito in danaro contante* 
Com« sar^be la domanda di un venditore o d'un locatore. 

Nella stessa gmsa anche Livio riferisce in piii luoghi il 
severo trattataento dei debitori nel caso semplice ed escluiifo 
di debiti pecunìarii . 

Coal Vi. i4- Centarianem nobilem . . . iadicatum pecu- 
niae qunm duci viditset.. — XXIII. i4< edixitque: qui 
eapitatemfraudem ausi, quitfue pecuniae iadicali in mn- 
tulis ejfenC.-i—VIlI. ^ò- pecuniae creditae bona debito» 
ris non corpus obnoxium esset.,. (ex lege Poetelia). 

Ma un argomento specialissimo in prò di questa disùnaione, 
giusta la quale era negata la esecuzione personale agli altri 
debiti, rimila da un'eccezione nolìsuma; il ^ur manifestut. 
doveva essere sferzato, ed addetto al derubato. Ciò era sem* 
plice pena, e non avevtt relazione di sorta col trattamento sul 
debitore povero , mentre applicavasi indistintamente quando 
■nche it debitore avesse avuto mezzo di soddisfare colla pe- 
cunia. Il perchè qnistionavano ancora gli antichi Giuristi, se 
M tal ladro fosse da mettere alla pari d' un debitore addetto, 
o fosse più veramente da dirlo schiavo (a), (^ei^ addiziona 
poi Adfor mtwifestus non sì potrebbe riguardate come cosa 



dbvGoogk' 



a8 BATIGITT 

■umrdinarl* afi^tut, se fosse stata applicabile anclie ad ogai 

altro deliuo, per es. lìjurtum nec m^m/eitum nel caso della 
ÌDSoUeoza; perciocché specialmeate ne' furti inrk aTreouto 
assai di frequente che i ladri noo avessero di che ivigare U 
peoa pecuniaria del duplo, del triplo, del quadruplo. Per U 
ragione medeaima anche la lurrogazione che fece il Pretore 
di qaeìì* addizione in una pena pecuniaria, non sarebbe 
stata si importante ed efficace, come la vagiamo riguardata 
dagli aatidii Giuristi, 

Alcuni in vero hanno riconoacinlo questa marcata indole 
de' debiti pecuniarii, ma errarooo in questo, credendola co- 
mune a tutti i debid, subietto de'qoali fosse una domanda 
di danaro (i), mentre che ella è propria esclusiTamente dì 
quelli che hanno per titolo di origine l'imprestito di danaro 
contante. Se la cosa non stesse di questa guisa, ne sarebbe 
contro la giustiùa avvenuto che fosser concessi al venditore 
d'una casa diritti men forti che non fossero al compratore» 
perchè a questo danaro, S'ir altro si domandava la casa. Ad 
errore sifiàlto ù oppone anche questo, che i pi& de* luoghi 
citati precisameate disunguooo avanti tutto il debito di pre- 
stito pecuniario, lo danno come dtolo di maggiore severità, 
e cosi pongono tutto il peso nella causa di origine, non gii 
nel subietto del debito . 

All' ìmpreatito pecuniario per altro erano state, in onesto 
rigoroso suo effetto, da leggi singolari agguagliate alouna 
oli^igszioni speciali . Cosi per ea. una Lex Puhtilia ordina- 
va che il mallevadore (;^onfor)che pagava pel suo debitore, 
avesse Ìl regresso contro questi coll'actio depeasii e tale 
aaione contro al debitore cbe non avesse reso iodenne il suo 
mallevadore dentro i sei mesi, portava a questi lo stesso di^ 
ritto t come se egli medesimo avesse imprestato al debitore 
danaro contante . Ciò era espresso per questa guisa: Il malle- 
vadore deve avere contro al debitore una prò iudtcmo numut 
imectio (a) . 

Ma oltracciò per voloDlh delle parti tutte le obbligaaìtmi 
potevano essere in questo duro efiétto agguagliate all' impre- 
Mito, ed a cìò'pure serviva il nexiim^come oraci verri latta 
' di dimostrare. 

Certo è cbe il nextun Ìo ttwi ì casi e cod anche nell'ap* 

(t) Zinmcni BeebltgcMliiclila B. S. S. tatt, 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



fi 



blSSBBfAZIORÉ de) 

iiicazìone alla persona del debitore era un' operazione ftolenne 
la quale consisteva in queuo, clie l'una parte poneva nella 
bilaacia ima piccola moneta da darai all'altra (i); erano 
presentino lUripens e cinque testimoni, e le formule che 
pronnndavami volta per volta, esprìmevano il senso ed il finn 
del n^ozio di che si trattavli. La natura simbolica di tale 
operazione aceenoa ad un'epoca nella quale il pesare- Is 
moneta non era «imbolo, ma atto di vero uso e reale; il 
perchè ordinariamente « è rìterìta a quel tempo prìmilivo 
io coi i Romani non seppero batter moneta. Ma pe^ la grande 
rozzetzM e semplicità delle antichissime monete a noi perve- 
nuie, no tal tempo non è da sopporrej molto meno perchè 
le naonete aniichissime consistevano sppnnto in libre di 
rame sanate, cosicché danaro e peso erano cose identiche, 
ed il contare la moneta coniata dovette esser possibile al tempo 
medesimo, quanto l'oso di peurla. Ni ebnhf osservò pel prì- 
mo, con ragioni saldissime, che l'oso di pesar la moneta dovè 
mantenersi in Roma, 6nchè la moneta di rame fu la sola ad 
essere coli conoscinia . In questo tempo appo i Romani erano 
in corso come monete pezsi di metallo d'un piede monetario 
grandemente diverso, ed oltre t qneste erano in cono anche 
le monete delle vicine ciltk. In una tal confusione t pagamenti 
non potevsno agevolarsi che col mezEO de' pesi, co'qnali una 
qnanblk di monete si ridnceva con certeua e ^cilith alì'atsg 
corrente; perciocché la massa monetaria era sempre dello 
sieaao metallo (a). Quest'uso durò finché ebbe corso la sola 
moneta di rame. Introdotta quella di argento ( A. ^8^ di 
Roma), doveva un tal tuo cessare; perocché avendosi allora 
rispetto alla qualità delle monete, il sistema di pesarle noD 
fece pi& all'uopo. Da questo tempo divenne «mbolo quello 
die prima aveva servilo ad un fine vero, e cosi il nexum 
de*iem[H posteriori può io senso generico definirsi, una fortaa 
simbolica di pagamento, praticata in antico, andau oggi in 
disnao. Per quali fini e per qnsli negozii si praticasse qilesla 
operazione simbolica, si rileva generalmente dalle più fre- 
quenti ed importanU applìcazìooi nei pagamenti. Tali applì- 
cazioni possono ridorsi a tre specie di negozii , in ciascano 
dei i^li pnticayasì tealolente il hexum umbolicoi 



rO f^mra & I. L. VI. S. ( Ttl. 9. ) cJ. Speagcl p. 389. Cicwro Dt 
OtaUrt III. 4o- FuUu v. Ifetum. 
(a) nielNibr & I. Ami. ). S. SiS, 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



3o SATIONT' 

i) Pagamento come prezzo di compra, mancipatióf 
nexi dalia. Questa forma simbolica di comprare portava 
]'«0èlto della traslazioDe del dominio, tanto che ai trattasse 
dì vera compra , come anche di altro negozio . 

a) Pagamento a modo d'imprettito, nexi obligatio: 
cioè imprestito simbolico come forma che aveva forza di fon- 
dare una obbligazione, sia che avesse causa da un impreatito 
vero , o da un titolo diversa . La pecunia cosi promessa dice- 
va» nexum aes o nache niuicupata pecunia (i"), e quest'atto 
aveva la forza medesima della mancipnzione, per espresso 
disposto delle XII. Tavole (a). Un'applicazione importanI« 
di questa maniera dì obbligare s'incontra anche in una forma 
di stipulazione dei tempi posteriori. Vo' dire della formula: 
dari spondesf spondeo, la quale era propria de' soli citta- 
dini romani, mentre tutte le altre "erano comuni anche ai 
pellegrini. Di pit'i in questa formula sta solo il darì, il quale 
•e pure trovasi aggiunto alle altre, non vi era pei questo dì 
essenza (3). Quella personale esclusione deriva da ciò che la 
formula dari spondei era senza dubbio la primitiva formula 
dell'antica nexi obligatio, la quale, anche quando si usò 
come semplice stipulazione, conservò la limitazione primitiva; 
il dari poi ai spiega cosi, che il nexum come imprestito 
simbolico non poteva avere altro subietto che il dare. Dun< 
qne anche in questo trova appoggio la spiegazione che noi 
Toglìam dare alla nexi obligatio: ma una conferma più 
valida si è quella che riceve dalle parole tecniche (^diciam 
co») poco sopra recate nexum aes e nuncupata pecunia . 
i) Pagamento per estinzione di debito, nexi liberatio: 
Tftle a dire un pagamento simbolico (4)> '^ quale tal fiata 
accedeva ad un pagamento vero (5), ed allora valeva come 
solenne quitanza, o anche slava per se indipendeale, per es. 
se fosse il caso dì una remissione di debito. 

Questi tre modi di applicazione non solamente sono veri- 
simili in se, ma si trovano anche in Festo nella slessa combi- 

(i) Fntaé v. Nexum e v. Suntapaia. Varrò De L. L. VI. 7. ad. 
SpengeL 

(3) Cam ntxumJoBÌet mancipiumqu», ufi lingua auacupaiiU ita iut 
MIO. Conr. Dirkicn S. 397. n. fg 

(3) GajuÉ lib. 3. S^. 93 — ^3. da\e 1* Torniuli dari ipondei t'ioconlra 
Ira volle di leguilo in brcviuimi ditlariEa tfou varintione di torta . 

W Spteitt imagiaariae lotalionit per net et liirata. Gajut 111. 171. 

(5) Coi) prcuo Livio VI. I j fKiìt rem creditori paloni fpulo MlfU, 

Vhraqu» et aera lUtratum emittit . 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



niSSR STAZIONE 3l 

n»ione (■). Il ilubbio di Varrone se il vocabolo nexum po- 
Ips» Uiarsi per tulli i negozi! delle tre classi, o soltanto per 
la obligatio e lilieraiio, e non egualmente per la mancipa- 
zione, niente rileva al proposito nostro. Cicerone e Festo 
danno a quel vocabolo un senso latissimo. 

Delle tre applicazioni la seconda si è quella eoa la quale 
Viene a spiegarsi l'antico Diritto su' debili. Essa era un im- 
prestilo simbolico, cootrallo mediante il peso della pecu- 
nia (a) . Questa operazione simbolica accompagnava fuor di 
dubbio anclie la maggior parte degi' imprestiti veri eenz'allro 
vantaggio che quello di avere una prova più certa ne'teeti- 
moni che intervenivano; ma la aua forza ed eificacia parti- 
colare si spiegavano in questo, che accedendo per volonU' 
delle prti a qual altra siasi obbligazione, agguaglia vaia ad 
nu imprestilo pecuniari*. Colla sola applicazione adunque 
di questa forma avveniva che in ogni contratto di compra , o 
di locazione, in ogni debito riconosciuto per cnusa di un de-' 
litio ec. il debitore poteva essere sottomesso alto stesso rigo* 
roso Iratlamento che la legge propriamente non aveva pre- 
ktìiio che per l' imprestito (3) . La maggior parte per altro 
£ queste applicazioni tuttoché nei singoli casi potesse avere 
ìmpoftanui e in qnanto ai prìncipii del diritto, e sul pratico 
loro esercizio, era poi di poca influenza sullo stato del Popolo 
Romano . Perciocché se la cosa si considera nel generale, non 
«no questi moltiplici e diEférenti titoli di debito quelli che 
distraggono i patrìmonj di classi intere, donde ne venga 
allo Stato confusione o sconvolgimento : il solo titolo che 
onciu questa pericolosa influenza è l'imprestilo e quel più 
cbe può avere con esso una relazione maggiore. Ma intomo 
a queste relazioni dell'imprestilo s'incontra per appunto un 

II) Festui: Nexum eit ut alt Aeliut Gallili, quodcumque ptr au ti 
lAram grritur, idque necU dicilar. Qua in genere lunt haec: testamenti- 
faetio ^aoa t che niu oarlicoUre appllciiinns dalls maneìpaiia ) ntxl 
datio, naxi liitralio, tlexum aei apud antiquoi diceÒatar pecunia qua» 
ftr nexum oiligatar. 

(31 In «oitinia quota ipÌF^Dcinne è lilla gii propnila dall' Hugo, Storia 
M DJrìIto (Rtrhlif'ichichli} ed. 3.' aSoQJ ed tncbe nelle puleriori 
«tiiioni , teata per illro cbe egli li! abbia daln iviluppn. 

tno pnrUue che >i doTcue HRiiire la fede del prezzo, pnteta ilrin§erji 
■n mexum parlicoUre avinli i leillmoni medeiìmi. Sebbene il paltò 
Mie XÌU Tacole : Cam nexuit faeiet potrebbe inl^iidorti i>nrhe rintf 
Al |j Kmpticc promeua del prezzo della compra foMo gii tlil» auicu- 
"ti per U ile*» Miennìtà della maocipaiione. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



Za SATIONT 

frammento dft cui m fa chian tolta la atorica itnportanu del 

nexum in Roma antica; e qui para ci fa di bisogno ritrarre 
la mente dalle nostre conauetudini , per farci nn' idea per- 
fetta del come andnsw la coia appo i Romani • 

Se presso di noi si fa laogo ad un imprestito, le [ùji volte 
non solamente vh ad esso compagno il patto delle osare, ma 
di più colieghiamo il debito del capitale e quello delle usare 
a) fattamente, da parere due parti esse ntial mente unite d' no 
aolo e medesimo atto. Non cosi i Romani, i quali Gno ■ tempo 
tardissimo, separarono rigorosamente le due obbligaiioni , le 

3nalÌ infatti sono di natura essenzialmente diversa . Il debito 
el ca^Hlale è una re contracta obligatio: in essa tatto s'io* 
tende di per se, essenia della obbligaaìone, e sua natnrale 
estensione. La cosa è affatto diversa pel deluto d^l'interessti 
in questo nulla s'induce tacitamente i tutto è effetto di ester- 
nato consenso , e sino nei tempi più lardi, ì Romani non 
concedevano azione a quel patto se non era staio stretto ìd 
forma di stipulszione . Qui veramente si mostn l'antico 
nexum altrettanto impoiisnte cbe pericoloso: perocché il 
severo diritto intorno ai debiti procedeva solo per la pecunia 
eredita, e cosi nnicamente pel capitale, non per ^'inte* 
ressi . Si trovò per altro nel nexum nn mezM artificioso di 
far considerare le usure come nuovo ÌmprestÌto , di metterle 
alla pari col capitale, e conseguentemente di prestar loro la 
forza medesima cbe era nella durezza dell'antico Diritto sai 
debiti. Ora, poteva il debitore soffrire la cattura al bene per 
per le usure come per il capitale, ed il auo risento, a prezzo 
di opere, diveniva di£GciIe sempre più; perchè in nn con esse 
decorrevano ancor nuove usure , e prima cbe queste fossero 
tutte pagate, non era da sperar tibertii. - 

Ln spiegazione finqul data del nexum è pifi che baste* 
vole a chiarire alcuni luoghi dell! antichi che potrebbero dare 
qualche apparenza di vero alla contraria opinione, che vor' 
rebbe in quello trovare una cnmpra, o pegno della propria 
persona. Cosi Varrone nel luogo dianzi citsto scrive: lÀber 
tfui suas operar in servitutem prò pecunia quant debeÒat 
dat, dum solverei, nexus vocatur (i). Le quali parole 
vengono a dire: che ciascuno che sia libero, può col mezzo 
del nexum esporsi all'affinone^ e perciò alla aenitù per 

(O Inlorno ■> modi di IrggcrequMlo luogo conf. In gli altri O. Mnllcr 
in Rhcini, Hiueiiiu B. i. 8, i<jfl. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DI8SBRTAZI0ITB 33 

tasM dì deUto : e se egli viene ad esaere in qaeato auto , in 
rimane fioche paghi, ed è chiamato nexus. — Parimente ìd 
più luoghi si narra di laluno dalon per causa di debito 
neriu (i): il che ionia a dire, che un Romano libero erasì 
per debiti obbligato al nexìtm, ed in seguito di qoeaio eoW'ad- 
dixione (sebbene questa non veggasi espressa in qnei luoghi ) 
era TCOoto io servitù di debito . Adunque in tali luoghi nexus 
è formala abbreviativa che sta a aignificare propter nexum 
' adiudicatus. Il Niebuhr poi osserva con molta ginsleusa come 
inque'luogbi medesimi sotto le parole nexu5onexu vindus 
non debbano iutendeni catene, sebbene anche queste potes* 
sera osarsi secondo le drcostanze. 

n nexum quale è stalo finora spiegalo, vieo meglio cono- 
srintose si raffronta col nostro contratto dì cambio. Anche 
la camlnale ha questo di proprio, dì dare ai negozi! più 
disparati una forma ed nna fona giuridica particolare} esaa 
pure può avere per fondamento on imprestilo, xm patto di 
mure, on credito come saldo d'un rendimenlo di conti, o 
^Isivoglia altro lìtolo) anch'essa, ove il debitore non pa- 
^i , fa subito diritto all' arresto personale . Ma in ciò è la 
dìflnenxB che il nexum pareggiava tolte le altre obbligazioni 
ilTimprestilo, perchè al solo ìmpresUto dava la legge qnel- 
l'eftuo severo; mentre presso di noi questo effetto segue 
uaicanente il cambio, e non è aitrìbuìto al solo imprestito 
(«na cambio. 

La medesima forca dell' impreatìlo, che secondo qnesUl 
ipi^azione poteva attribnìrn ad ogni sorta di debito, mediante 
li votonuria applicazione dell' oef et libra, doveva senz'ai- 
titi aver luogo per quelle tali obbligazioni che gih per loro 
natura avevano radice nell'oe^ et libra. Questa 6 la ragione 
per la quale la obbliguzione d'un erede derivante da un lega- 
tum per damnationem era messa alla pari colla obbliga- 
liane di an debitore dì pecunia condannato CiWicafiu)(3); 
e per U stessa ragione, ad cMìnguere questa obbligazione 
poteva essere praticata la nexi liberatio (3j. 



domtuUam rmnmmtt grattate alitaHOl C. Plotio 
Jam adoittemlttiut eoacttti mei . 

(1) Gmjat IV. 9_17t.ll. iBi. 

(3) Gajut III. 17I— 17S. Qui ìd modo ipccìale i da notira, come db 
pnprÙDifDlt non doveva valere che per quc'lrgslì, il (ubiello dei qiiaK 
en dr le rmimlo da prao a da numero ( dgnque vi era comproo il danaro }. 
llcuBÌ Gmrwti volevano oUndeTlo alta delenoioiiioDe per m*itmra , 



54 SATIGBY 

1) risultato della disapina condotta fin qui si può racco- 
gliere nelle seguenti proposizioni ; 

Il prestito per diritto Antichissimo sottometteva il detniore 
alla più severa persecuzione, nomi natamente alla cattura, 
alla servitù ec. 

Sifiuita severitìi conveniva a certi altri tìtoli di debito, cbe 
da leggi singolari erano stali pareggiali all'imprestìto. 

Lo stesso rigore poteva per consenso delle pirli seguitare 
ad ogni altra obbligazione, quando il patto prendesse la forma 
di prestilo simbolico : questa forma trovava una frequentissi- 
ma ed importante applicazione nel patto delle usure . 

In tutti gli altri casi non poteva praticarsi contro al debi- 
tore quella severa persecuzione. 



Fermato ciò che può dirsi il fondamento di questa parte 
del diritto, giova far prova di meilerne in chiaro lo storico 
ano movimento. 

Le XIL Tavole avevano la seguente disposizione (i)r 
Chiunque si confessi debitore d'imprestilo (innanzi al tri- 
bunale), o come tale venga in giudizio condannato, ha trenta 
giorni di dilnzìone al pagamento. Se egli io questo tempo 
non paga, il creditore ha diritto di porre sopra di esso le 
mani (manus iìitectio'), e di trndu Ho avanti al Magistrato. 
Tuttavia è sempre tempo a liberazione, o pngnndo egli slesso 
O surrogando un vìndex che prenda il debito sopra se. Fuori 
di questi due casi il creditore tiene » se il debitore, e lo mette 
in catene . Se con tutto questo non paga dentro Ì sessant» 
giorni, può il creditore ucciderlo, o venderlo come schiavo. — 
Questo è il contenuto della legge quale Gellio riporta colle 
parole originali nella più parte. Gajo fornisce in qnesto ano 
schiarimento importante, tramandandoci la formula solenne 
cbe pratlcavasi nella manus iniectio (3). Ma quel passo di- 
Gnjo, alquanto incompleto, poteva far luogo ad una doppiar 
falsa intelligenza. Primieramente poteva credersi che il debi- 
tore dalla manus iniectio immediatamente fosse messo ìd 
carcere, mentre invece dalle parole slesse della legge risulta , 
cbe egli prima doveva essere ricondotto in ias (3) dove il 

(i}GeUa>XX. 1. XV. 3. Cnf. DitlMii ZwSiri»riir»etncnle (Fram- 
wCDli delle XII. Tavole) S. a34. f. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



DISSERTAZIONE 35 

Magistrato pronnnuava la formale addicùo (i). Questa cir- 
costanza era mollo esienxiale, perchè poteva av^e^i^e che 
comparìue nn vindex. In secondo luogo per le parole. dì 
Gajo poteva rilenersi che la manus iniectio fosse la conse- 
guenza di qunlsìvoglia condanna (_pro iudicato)^ ed essa 
per Io contrario non procedeva che per quella condanna della 
quale parlavano le Xil. Tavole ( cui solnmenie si appoggia 
lo stesso Ga}o), vale a dire dtaes o di pecunia eredita (ii"). 
Così anco per altro lato prendendo in lettera la espressione 
ittdicatus poteva nnscere la pretesa che la cattura fosse am- 
messa contro ai debitori dì prestito come tati condannati e 
non qualmente conito al confessi . Ma anche quivi senza 
alcDD dahbio procedeva 1' antica regola: confesius prò iudi- 
eaio est; anzi è molto prohe bile che per lungo tempo questo 
fosse il solo caso cui quella regola si nferiva (3). Secondo 
essa tnttociò che dicesi dello iudicatus, debbe tenersi detto 
ani^e del confesius . 

L'ultima purte della legge delle XU. Tavole suona co^ 
disumano che furano fatti molti inutili tentativi per mitigarla 
con .-irlìGciosa interpretazione. Il vero è, che non troviamo 
ricordo vemno, che mai fosse applicata quella parte di legge; 
seU>eDe un cotal fatto riferito da Livio abbia dato ai conten- 
denti materia bellissima di fortemente combattere. E però 
verisimile che quella legge in questa asprissima parte venisse 
ben tosto abolita, o <1a nuova legge, o da consuetudine. Qual 
■isiema si tenesse nel suo luogo, è chiaro da pia narrazioni 
degli storici . 11 debitore rimaneva nel carcere del creditore, 
doveva per lai lavorare, ed era soggetto all'arbìtrio illimitato 
di questo I senza difesa per qualsivoglia piCi duro tratta- 
mento c4)> 

fi) Gclliui ì. G. R Poi! deinde nìii dìitolvertnt, ad Praetertm voeam 
iamtar: tt ah eo ifuibuM eraiit indicali, addictiantar . 

fa) La llcua jiiDÌIaiione dcbbe rilcnerii anche per un allro luogo ili 
Gajut ìli. 173, s Eil ttìam alia ipeiiei imaginariae talutionit, ptr att 
tt titrant , . , ftluli ti. . . ijuid ex iudicati cauia dthilum tit u. ludiealiit 
è leinpre quello loltanto cui accennino le XII. Tavola: il dabilore dt 
danaro, coDdaDUalo. Coii anch^ Gejut IV. aS. ivi, 

(3) L. X. L. 6. pr, D. de conjeii. — Non t inverìilmile che l'appTìca- 
Bone di qucila rtgola a lutti gli allri cafi fouc lolcmenle introdotta o 
Tcn certa dalla Orotio D. Marci rammeiilata dcIIi L. 6. j. 9. D. d» 

(4) Cod per CI. Del racconto preMo Livio Vili. 38. e Valerio Mawi- 
nto TI ■■ 9- dova il creditore A veramente pretenlilo qual uomo crudele; 
ma non per quello era da impatado d'infraEione di leggr : di tpit per 
appunto nacque il bìingno d'una nnova legi>l»iane. — Vero t, che »• 
coodo Oionifio il creditore Hrebbe italo accuuto e coudinnalo. 



36 SATIOTTT 

Qui attacca la Lex Poelelia, provocata dall' inmonI« é 
barbaro iratumento di certo debitore (i). 11 cooteooto di 

3u^u legge ci è dello in poche parole da Cicerone , mollo pi& 
istesamente da Livio. Da tale eapoNzione della legge ai trag' 
goao tre essenziali dispoaiziooi (a). 

I .* Tutti quelli cbe presentemente fisssero ìiexi (ed ein 
potevano gìb essere addetti, o non esserlo) dovevano divenir li- 
beri. Cicerone: Omnimjue nexa civiam liberata.^ Uyioi 
Ita nexi soluti , Varrone pone un lìmite alla liberazione, ed è 
che dovesse valere per soli quei debitori che potevano dar giu- 
ramento sullo stato dei loro averi (3) . Ma questa disposizione 
si presenu piuttosto io aspetto transitorio, e quindi niente 
rileva al proposito nostro. 

a.'ll nexutn doveva del latto rimanere abolito pel tempo 
avvenire. Troviamo riferito in fatti, che mai più dopo questo 
tempo ebbe luogo. Cìceronet Ifectiertfuaposteadesitum.— 
Livio ; Necti desierant ,,. e quindi: caiUumque in poste^ 
rum ne necterentur, cosicché questa ultima disposizione 
non dev' essere che la ripetizione della prima con diveraì 
vocaboli . 

L' accordo tìtlerale tra Cicerone e Livio rende assai veriù- 
mile, che amendoe avessero aott* occhio le parole d'un an- 
Uco annalista; Ìl perchè maggiore credibilità viene a questa 
prte del racconto. Ora, in che fosse la sostanza di quesu 
disposizione , ed ioaieme la imponanza di lei, risulta dalla 
Datura del nexum quale è stala fermala da noi. Per questa 
legge divenne impossibile comunicare per volontk la forza 
del prestito ad ogni altro debito, e specialmente d'allora in 
poi il debito degl' interessi non dava più diritto a mettere ia 
carcere ìl debitore, o ritenerrelo dopo pagato il capitale. E 

(i) La hefgjt iMoodo la ordìiisria cronalogìi cidi dcII'A. ^aS. Mcooda 
Nlctnhr Ill7i^8. Mnbba nell'A. 4>4> "^ anche Nicbubr per altra 
farle dubita quivi della dclermioaxiaDe di ana tal epoca , 

(a) Getra D» rtpuUie» II. 34. ii. " "' 

mani) «olimeote il Senala, DÌeoIe rìle . , 
la l«uc fu portata innaini al popolo per no* decùioDe del 5cn«to. 
DioDUM ancora Ti mcauone della Icgsij ma nalla wla di«poiino«e Iraa- 
IJloria, vaia a dire nella liberaiionedci Mxi di quel Icnpo, Exeerpim 
f^altiLma. Unt. 1634.4. p. 536— 53g. 

(3) Varrò I. e. « Liitr. . , ntxui voeatur . Soo C. Popilio vacare 
( al auctora of rogaoli ) SfUa DiUatore luUatum na fiertt, M omiiM 
fui ionam oopjam iuraruM neetitlU nazi dimtutia. Giiuta te caocordl 
tcdimoniaoM di Cicerone e di Livio è da ritener* cbe qui i Domi «iano 
aBàllo corrolli, e che Varrone aoc p*rli dei lempi di Silla^ma d beaa 
Blll.a46. 



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DISS8KT&ZI0ITB 3^ 

qoHto effetto fin bastantemente importante da fare che Livio 
dicesse; Eo anno Plebi Romanae velut aliud initium li- 
hcrtatis factum est, quod necti desierunt. \a quali parole 
poi fosie concepita la legge non sì può scoprir da qnei Ino- 
gbi . PuA congettorarai cbe io fra le altre vi fosse la segaenta 
capreasione: Cidcumque mania iniecta erit , praetergaam 
indicato et ei prò quo depensum erit, manum sibi depel' 
lete ticet. Se cori fosse, la cattura sarebbe staU limitata 
ai CHI d' imprealito e del depensum; per tutti gli altri poi sa- 
rebbe venuta a mancare . 11 rtexum avrebbe perduto la sna 
«era foru, sarebbe divenuto inutile, e quindi sarebbe rima- 
sto naturalmente abolito . Ad affermare la esistenia di quelle 
parole nella legge si potrebbe citare la testìmoniansa di Gajo, 
che espone il contenuto della le^e con qualche aumento (i), 
Qneata opinione è favorita anche dalla conùdenzione che in 
quei due soli casi il reo convenuto che conteaiasse la lite, do- 
veva dare ctuitio iadicatum solvi (a) . 

3,' L' addizione (nel caso del prestito) non fa vera- 
mente abolita, ma fu mitigata colla proibizione di naare 
gravi catene. Livio lo diee con queste parolei Ne qais, nisì 
Olà nojcam menùsset donec poenam lueret, in com- 
pedibai aut in nervo teneretur. Alcuni hanno creduto, 
la eceexione qnivi nouu appartenere al fur manifestusj 
da altri fu riportau a tutti i udisti nta meo te ■ delitti. Ma A 
Fona opinione cbe l'altra sono ftiorì del vero. Nel far 
manifestus l'addizione, finché dorò, non era efieito della 
ioaolvema, ma veramente una pena nella quale lo stesso 
ladro solvente doveva incorrere, né poteva sciogliersi con al- 
tea pecaniarta , perchè tal genere dì pene in allora non era ri- 
cerato per caso sifialto. Ai debiti cbe hanno canu da altri 
ddiili, Boo er* applicabile Taddìùone; qtùndi neppure po- 

(OCofu IV. ^SiSedpoitia 

' ' «MMOi M r «eterit om 

„. , ptrmÙÉUoi'M tìii f^nuin dtptlUi _ . ^. . .. ,_, 

miiiamiat, tt U prò quo daptiuum ttt, Hiam poit Anno Itgem vìniiiaem 
darr Jièiiant , M niti dartai domum duaeianlar . ( DUDqui ìb tulli gli 
•tiri cali cww^ per qoula Itgga t> catturai U ^^* V" pwnanMole ai 
accordi eotla IcilinioaiaDH poilcrìarì ) < 

(a) Gajiu IV. 35. ioa. .— Del reato qaetCaamento dì Gijo e la opì- 
rin — slDrica cba vi «ì appOHla aoo tmio «■noMal* nwMtarii per la 
DMlca ep i aio— I poicU t aocM mollo probabila, cba la Lti Potttli» 
aUi* a«8)pliccaiaolc proibito il nexum, e che nn* altra lagga poi abbia 
Ja iT o tol o le allrt iliuoiitieiii Intorno alla limilaaioDa dalla callura, della 
^HS6aio&iiMa.iau. 



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38 SAVIGHY 

teta esser discono di catene. Quelle esprttsiom hanno U 
sempliciuimo senso: d'ora innanzi è vietato l'uso delle ca- 
tene e dei ceppi, ad eccezione dti'rei condanaaii cri minai mente 
alla morte i quali , Buche subiscano la pena , debbono tenerti 
in slrigoroaacDBtodia. Ciò posto, viene a dirsi indirettamente, 
che le catene rimanevano proibite pe' debitori addetti . Ala 
quel divieto dovè esser preso si stretiameaLe alla lettera ^com- 
pedibus e nervo ) che, come tosto vedremo , anche nel .se> 
guito non fu interdetto di viacolare il corpo del debitore, 
quando ciò si facesse con catene leggieri. 

Di questa guisa le disposizioni permanenti di quella leg^ 
possono ridursi a due riforme dell'antico diritto: limitazioac 
àcWaddiclio col toglier vìa il nexum, e trattamento più mite 
dei servi per causa di debito. Vero è che volendoci tenere più 
rigorosamente alle parole di Livio ,si dovrebbe andare molto 
più avanti , ed ammettere che quella legge eboU generelmenle 
Ogni addizione, e stabili nel suo luogo la sola esecuzione sui 
beni del debitore. Egli si esprime precisamente cod; pecuniae 
ereditae bona debitoris, non corpus obnoxium euet. Ma 
queste parole contradicono si fortemente alla storia dei tempi 
successivi, che noi senza timore possiamo indarci a riguai^ 
darle come una perifrasi errata di ciò che Livio leggeva nei 
fonti dei quali valevaaì. Cicerone non dice alcuna cosa di 
tutto questo. 

Di ciò cU« fosse nel seguito, abbiamo le seguenti aicare 
notizie. 

Livio nella Guerra di Annibale (XXllL i^) camtaeata 
un editto dei Dittatore M. Giunio Pera: Qui. capitaléni 
fraudem ausi, quique pecuniae iudicati in vinculis ottanta 
tfui eorum apud se milites fierent, eos noxa peaintaq/ui 
sese exsolvi iusturum. Egli manifestamente aveva qvlivì 
obliato che, dopo la Legge Poetelia, giusU la spiegazione 
data da lui, non avrebbero potuto pÌCl essere in ?lcun modo 
debitori prigioni. 

Cicerone nella difesa dì Fiacco cerca di mettere in sospetta 
tin testimone , Ernclide , ed a tal 6ne riferisce la storia dellii 
•uà vita passata in questi termini (i): Eraclide aveva preso in 
presto danaro, edErmippo se n'era Rillo mallevadore. .Man- 
cando il primo alla sua obbligazione, dovè sodisfare il aSn 
coodo, il quale prese regresso contro al debitore. Infatti con'' 

(ij Cicero prò Fìaeeo. C. ao. - ti . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DISSERTAZIONE 5q 

(Uonato il debitore si aggiudicò schiavo all'attore: cum 
iudicatum nonfaceret, addictus Hermippo, et ab eo du- 
cfus est. Che quivi non fosse quistione immediata di prestito 
tra le parti presenti , Don è dubbio per le cose avvertite . Poi-< 
che quesi' azione era actio depensi, alla quale la Legge 
Puililia aveva espressamente estesa la prò iudicata maitus 
iniectio (i). 

Quintiliano descrìve distesamente lo stato degli addetti nod 
come cosa antiqunla , ma secondo il diritto dt;1 tempo suo (a^. 
Lo stesso Gellio con queste sue parole XX. i: jiddCci nam- 
que nane et vinciri nmltos videmus, quia vinculorum 
poenam deterrimi homines contenmunt, ne fa fede non 
equivoca come ancbe nei suoi tempi fosse in uso non che 
l'addizione io genere, ma 6no il sistema di legare i debitori. 

Parimente nelle nostre origini del dirillo la servitù per 
causa di debito s' incoolra come Icg^e vigente . Cosi Gaio ri- 
ferisce che può commettersi vero furto nella persona del de- 
bitore addetto al par dtsilo schiavo (3). Ulpiano dice che la 
restituzione contro la usucnpione degli assenti è ammissibile 
ancbe contro quella di alcuni presentì, e nomina il caso che 
colui il quale usucapisce, sia presente nel luogo, ma trovisi nel 
carcere pubblico od anche (come il debitore addetto) nel 
carcere privato (4)> Questo luogo prova due cose: la esistenza 
della servitù per causa di debito al tempo di Ulpiano, e la 
capacità dell'addetto a conliniinre e compiere la usucapione, 
Licinio RuGno 6nalmente parla del creditore, Ìl quale non 
voglia permettere cbe da altri sia recato al suo debitore ad- 
detto cibo, o giaciglio, e dice che contro quel creditore si do- 
vrebbe concedere una speciale azione penale , o l' azione della 
ii^iurie (5). Anche nella legislazione degl'Imperatori figura 
come diritto in pratica la cattura del debitore (S). 

Dunque l'addizione ebbe esistenza giurìdica fino ai tempi 

(0 Gaja, rib, 4- SS- >a— ?5. 

(3) Quinlilian. VII. 3. DI qneilo lungo uri diicorto piti «Hto. 

(31 òafni lib.S-S. igg: o hitirduin aulem eliam libetorumhomiaum 
firtumjttj vtlut li quii ■ . . iudieatat . . . meui tuòreplui Jueril u . 

C4> 1^ 33. p-. D. ex qaii. cauiii mai (^. 6. J: n ait Prattor iavt vincatU 
tua . . . Jìtri tniia pattrat ut quii in vinculii praeient etiet, vel in 
puilicavel in privata vincula ductut . . .nameteum. . . po$te utu ad- 
ifuirtrt coaitat a . 

|5) L.34.D.<fa r«£. i'ii>i. C4a. i ).— A ciò poi li riferiMe aoche U de- 
Eniikmcdclloflratume vi<»at n>ll> L 4S. D. de V. 5. (So. i6.] — Coor. 
pan L. g y e.ì). ai h. Jul. peeul. (48. il.) e Pouiui V.aG. S-3. 

(G) Di cibsi parierì « pirte lo ua'it^eodice a quella dMcitasioM. 



4o SATIOKY — DISSBBTAZIOITE 

più tardi. Qnanto alla ven importanza pratica d'una tal» 
istitauone potrebbe recar maraviglia che nelle orìgini del di- 
ritto noD se ne faccia che raramente menzione. Le aeguend 
àreoslanze possono avere concorso a render!* a mano a ma- 
no più rara. Primieramente una Lex Julia aveva dato ai . 
delwtori il diritto di liberarsi colla spontanea cessione dei beai 
tanto dal concorso forniale, qnanto dalla personale coazione. 
Vero è che non rimase per tal maniera abolita l'addizione, 
perchè la cessione andava unita a certe tali condizioni, ed era 
specialmente negatasi debitore negligente o di mala fede(i){ 
ma non pertanto quella legge dovette renderla molto pìft rara. 
Di più è probabile che l'addizione fosse trovata aempre meno 
confacente ai costumi, ed insieme al vero interesse dei credi- 
tori . Cosi per esempio anche pel nostro diritto ogni oommer« 
oiante ha facoltìi di promuovere il concorso dei beni del de- 
bitore insolvente, ma ciò raramente avviene tra i commer- 
cianti , i quali conoscono troppo bene il loro interesse per 
non preferire quasi sempre al concorso un accorda discreto. 

Io ho raccolto in questo luogo una serie di autori^ che 
stanno a provare l'uso dell'addizione molti secoli dopo In 
Zox Poelelia. Ma la più importante e la più istruttiva di 
tutte si è quella che poi^ la Lex Galliae Cisalpinaef e rio» 
come la spiegazione di questa legge va aoggetta a molta ta- 
certene, vuoisi di essa ampiamente discorrere. 

( sarà amtinuato ) 



(■) Con cib VatUitioma jttrU io certa anlera X no eantleis, a di- 
veiiM pintlMta ana pena 4c1Ib nula feda o della a>|l^ensa . 



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SrojtrA DMUU Pittura Italiana msfota oot Mo~ 
MPUXNTi , (/a Giovanni Rosinù Tomi 7 in 8.* con 1 6a 
circa grandi Tavole in rame, e 3o circa incisioni in 8.'.^ 
Opera , che teme di seguito e di compimento alle Storie 
di ìf^inckelmann , del Cicogqara e del D'Jgincouri . 



Voglia 



{liamo Doi essere i primi ad annunziare un'O- 
pera , cbe per la sua estensione, e per l'importau* 
za della materia, non che per la perfezione degl' in- 
tagli da'qualì viene accompagnata , non può man- 
care di fwstar gran curiosità Dell' aóìmo nei cultori 
e dilettanti di Belle Arti. 

Di fleren («mente da quello, che in generale sUol 
farsi. l'Autore non ba voluto aununziare la sua O- 
pera senza mostrare al tempo medesimo non un 
Saggio dei rami , ma la quasi totalità di quelli , che 
comprendono la Prima Epoca della Pittura Italiana. 

Ugualmente ba voluto che i.suoi lettori sappiano 
quale è il modo, con cui è scritta questa Storia; 
sicL-hèutiitaraenlealla prima Dispensa dei Rami pub> 
blicheri I'Inthodoziohc, colla quale nel breve spazio 
di 5o pagine ba riunito ed esposto la nascita,! pro- 
gressi, la decadenza e il risorgimento della Pittura 
Italiana da Giunta da Pisa sino ad Andrea Appiani. 

Siccome però riguardiamo come inconcussa la 
sentenza del Foscolo , cbe nulla contava le ciar- 
le, nulla le lodi dei fautori, degli amici, e dei par- 
tigiaiii ; ma al pittore poneva ia mano il pennello, 
e allo scrittore la penna, onde giudicare del lor 
merito; così noi, senza &r molte parole ( poicbe 
l'Autore ci è stato cortes* della uia InTROnoBom 
■ ch'ègià stampata) recaudo n'andremo alcuni luo- 
ghi, cominciando da una breve prosa, cbe le va in- 
nanzi, cbe s'intitola iNTsifDiiiiENTO dxll'Adtorb. Leg- 
geranno gl'intelligenti, e giudicberaoDo. Eccone il 
principio: 

« Ornai giuntoaquella età, nella quale conviene 
«be le vaghe fantasie cedano il luogo a trattazioni 
più Kravi: non credo dov«;r maggiormente ritarda- 
Lpit T. xncvi, 4 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



43 STORIA 

Te la. pubblicazione di un'opera; che, concepirai 
'da nhutLaQni, i stata da quel tempo, in poi l og- 
getto, pressoché continuo delle mie medUaziooi «■ 
ricerche ». 

Prosegiie- col fare irffeodere come e quando ìm-- 
maginava il progetto della Storia delta. Pittura Itav 
liana pet Epoche, che divideva in Quattro; cioè- 
' a ],,a, Prima, dal suo nascere a. Masaccio : 
LaSscoKOA da. Filippo T-'ippi a Raffaello: 
LaTsHz^ da Giulio Romano al Barocoio: 
La Quanta, dai. Caracci. fino all'Appiani.. 
« IL mio primo pensiero fu tosto di rivolgere totte- 
le cure- alla, retta conoscenza delle varie Scuole d'U 
talia; di studiarne la storia; d'indagare le doti d'o- 
gai Pittore:- non trascurando nelle qualità dell'ar- 
tefice- il carailere dell'uomo: il quale, che che vo- 
glia dirsene, ha maggior peso.di quel' che si pensa, 
nélL' opere- dell' arte. Non è questo il luogo di far- 
ne la dimostrazione: ma errerebbe grandemente- 
Goluicbe negasse di vedere a traverso i- loro dipin- 
ti, per tacer di tanti altri, la dolcezza di Raffaello, 
e dell'Angelico, la nobiltà di Leonardo, la fierezza, 
di Michelangelo^la stravaganza del Caravaggio.. 

« li mìo scopo eradi presentare ìaunsolaquadro^ 
come^dopo i rozzi Greci maestri, sorgeva la Pittu- 
ra Italiana; quali erano i suoi primi passi ; comesi; 
propagava, come ingrandiva, come bella facevasi, 
e maravigliosa ; come decadeva, come- risorgeva,, 
come grande rioompariva: di presentarla in tutta 
la sua luce ;. in mezzo all' immensa varietà degli u- 
mori, dei caratteri, dei vizj, delle virtù di tanti Ar- 
tefici: e di accompagnare alle notÌEÌe di quelli , 
<Aie hanno maggiormente contribuito a segnarne- 
r epoche gloiiose, l'intaglio, di una o più delle l4>- 
ro pitture (i). 

(1) Se ne reca nna qui per modello. L» pittar» i ài Pier 
della Fraocrsca. L'ArtÌNta, che l'ha intagliata, è il Si^ G. 
Rossi , esattissimo soprattotlo p«r conaervare i caratteri dei 
Pittori e che ha iotagliato presBochè tutte te TsTole della 
PsiHALrocA. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



2^Goog[c 



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DELLA. PITTDRA ITA1IA.ITÀ 4^ 

e fn tal modo sarebbe stala per ogni ragione la 

- nia opera conveiiieotemeote intitolata: Storia, del- 
la PirnjLe Italiana esposta coi MonnvEnTi n. 

Passa qui 1' Autore ad esporre come il suo piano 
è affatto differente Ha quella del celebre I.^nzi,che 
ba di?Ì80 la sua Storia per le diverse Scuole: e ag- 
giunge anzi, tanta essere la slima vera che ba per 
quel hvoro , cbe senza fajato di quella , non avreb- 

- be ardito dimprendere il gran carico di questa sua 
Opera. tJonlinua. 

a Esfta è preceduta da una Introduzione, dove si 
espongono le vicende dell' Italiana Pittura per cin- 
que e più se<'oli. Succede il Volume, che dalla sua 
origine conduce la Storia sino alla morte di Masac- 
cio, e contiene inlieramenle la Prima Epooca, il- 
luslrala da 34 circa Tavole in rame. 

■ La SBConiu Epoca, die priucipiando da Filippo 
Lippì giungerà sino a Baffaello, sarà distribuita in 
due Tomi, e accoiupaguata da 48 a 5a Tavole. 

■ La Tkrza Epoca da Giulio Roncano al Baroccio 
sarà ugualmente in due Volumi distribuita, e illu- 
strata da 36 a 4» Tavole , 

« La Quarta ed ultima Epoca dai Caracci ad Ap- 
piani, oltre i due Volumi, avrà 4o a 44 Tavole; le 
quali, cominciando dalla chiamala di San Matteo 
all'Aposlotato di Lodovico,, termineranno colla ce- 
lebre Lunetta, cbe del Pittor Milanese si ammira 
nella Piuacoteca di Brera . 

Venendo all'lnTBOmisiONE,. dopo alcune parole 
suHa Pittura In tempo dei Boraani; ecco come si fa 
strada a descrivere le sue vicende, dopo la ruìna 
del loro Impero. » 

< Discesi come un torrente a queste rive beate i 
barbari del Settentrione, dispregiando le arti e le 
lettere; né tenendo in onore se non quelle disci- 
pline, da cui veniva conservato l'impero della for- 
za: di ragion derivava cbe tutto fosse prima neglet- 
to col dispregio, quindi cogli anni distrutto quan- 
to alle une e all'altre apparteiiea : se non che pò- 



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'44 8 T O B 1 A 

chi moDumenli delle lettere latine, nei romitaggi e 
nei chiostri , scampar poterono dalla total sovver- 
sione; ma dei maravigfiosi dipinti, nessuno ■. 

< .Sicchépiiò dirsi, cbe quando ipriini nostri poe- 
ti, avanti l'Alighieri, a scriver cominciarono in 
quella lìngua, cb'ancor nou contava mezzo secolo; 
un barlume di luce traspariva nel cielo italiano da- 
gli scritti dì Virgilio, di Lucano, d'Orazio, che con- 
servali si erauo: ma quando a dipìnger comincia- 
rono i primi maestri ( se così possono chiamarsi ) 
quelli di Pisa e di Sieua; disperso e distrutto ogni 
monumento eotto He armi dei barbari, la Pittura 
latina era spenta. 

a Né con questa seutenza intendo di coutradire 
a quanto ba scritto con tanto magistero il Ca%'alier 
IVAgiocourt nella sua celebre Storia dell'Arte, Con- 
vengo anzi con esso che il modo di rappreseutare 
gli oggetti, cbe cadono sotto gli occhi degli uomi- 
ni, per mezzo di linee e di colori, non venne io 
Italia anzi in Europa mai meno ; ma quella uon po- 
trà certamente chiamarsi Arte Bella nello stretto 
suo significato, dì contro ai portenti <di Apelle e di 
Zeusi ; come ì cantici latini rimati dei bassi tempi , 
di contro ai versi di Catullo e di Vii|^lio, chiamar 
non si potrebbero Poesìa >. 

Qui scende a descrivere quali furouo i primordj 
della Pittura; ma partendosi dal principio che il 
disegno ii'è il fondameuto, viene a dimostrare, 
che il vero, il primo restauratore dell'Arte, dopo 
il Mille, è Niccola da Pisa .... E prosegue: 

« Né varrà che si opponga essere stalo Niccola da 
Pisa scultore. Il più dotto ingegno del passato sei- 
colo non temè di asserire, dopo aver esaminati i 
mirabili avanzi dei marmi dì Fidia, tolti dal Par- 
tt'Qone, essere io Scultura . . . . ia signora della Piti 
tura , la sua norma, la sua guida (a) . 

(2) ViscoHTi, Lettera ad un Ingleie . Tronsi nel T. I. clel- 
l'Ojiere Varie, ediiiooc di HÌIbdo, pag. zxz* 



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nrrXA PltTURA IT\LlAIf& 45 

» Qupsto scriveva EdqÌo Quirino Visconti ; e la 
tcsiiniooianza dell'istoria viene in conferma della 
sua sentenza . 

« Nella stessa maniera che nel Secolo XV, i giova- 
ni , che si avviavano all'esercizio delle arti del di- ■ 
segno, studiavano sui marmi Greci nel giardino di 
Sjia Marco in Firenze: sui Pulpiti e nell'Arche di 
Niccola , sparse per tutta Italia, studiavano i giova- 
ni italiani del Secolo XIII. £ non a torto certa- 
mente vi studiavano . Egli era nella scultura ben 
altro di quello che stato era Ennio nella poesia. 
Molte sarebher le prove , ma basta il valore di 
Duccio Senese, che levò di sé grandissima fama ; 
che operò innanzi , ed ai tempi di Giotto ; e che 
non può non aver veduto il Pulpito , che per Siena 
scolpito aveva , molti anni avanti , Niccola (3) d . 

Dopo aver risposto ad alcune critiche che a Nic- 
cola sì fecero, scende l'Autore a parlar di Giotto, 
verso il quale mostra una gran simpatia . 

■ Discepolo ei più della natura , che del maestro , 
dal quale apprese il meccanismo dell'arte, io non 
posso dopo tanti anni trasportarmi a' suoi tempi, 
onde studiarne i modi e tentar di presentarlo vivo 
esomnio qual era; senza fermarmi un istante sul- 
le soglie del maggior l'empio di Firenze. Di là ri- 
guardo la magiiifìua torre, che quando chiama t 
ÌTedeli alla preghiera ogni dì , col rimbombo dei sa- 
cri bronzi, ricorda quale e quanto era l'uomo che 
l'inalzava: di là volgo uno sguardo alle mirabili 
porte del Ghiberti, e riconosco in esse quella sem- 
plicità nel magistero, di cui Giotto diede l'esem- 
pio: ma di là recar non mi posso a contemplare it 
picciol Precursore di Donatello, senza ravvisar-' 
vi un raggio di quella celestiale ispirazione, che 
rifulge nell'Angelo presso al trono dall'Eterno, di- 
pinto beo oltre un secolo innanzi, e prima di ve- 

(3) Le pittore di Doccio sono stanti e dìtpo il 1300. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



46 S T O fi I A 

d«r ia Boma i greci marmi, dall' um il pastore ■di 
Vespignano. 

« Quindi, ponendo il piede entro il Tempio augit- 
stissimo, m inalzano l'animo a destra le sue sem- 
bianze scolpile con greco arlilicio da Beuedctlo da 
Majano: ed eco faccio alte poeiicbe parole del gran- 
de amico di Lorenzo il Magnifico, che ne perpe- 
tuava le Iodi (4)> Né di altri dieci passi a manca mì 
avanzo, senza leggere nell'attitudine dell'Alighie- 
ri, colà dall'Orgagna dipinto in mezzo ai Tre Begnì 
da lui cantati , la terribil sentenza , che per sorte il 
Fiorentino maestro non udì: 

■ Credette Cimabue nella Pittura 
- Tener lo campo , ed ora ha Giotto il grido . ■ 

« Fortunati i tempi, nei quali dai grandi ai gran- 
di rendevasi così generi>sa giustizia ! E per vergogna 
dell' uinanìià, dovrem vedere nel decorso di questa 
opera il Zampieri morire in mezzo ai discepoli co- 
sternati , ed incerti s' emulo egli era del Beni , o in- . 
feriore ull'Arpina ». 

Parlando ni Giotto l'Autore cita la Cappellina 
degli Scrovegni in Padova illustrata da un suo egre- 
gio Amico il Mar. Pietro Selvatico; e reca in Nola , 
che saranno ugualmente illustrate le Pitture del- 
rOratorìo di San Giorgio; e ricercato qual essere 
ne possa l'autore. 

« Il solo, che sino a quell'epoca sembri aver fatto 
prpgredirin qualche parte la Pittura, dopo Giot- 
lo, è il Beato Angelico, da varj anni nelle Biogra- 
fie Francesi e Tedesche nominato il Da Fiesole. 

« Anche senza dividere il culto, che' per questo 
sommo e singolare Artista professano alcuni scrit- 
tori (5), non potrebbe passarsi sotto silenzio che 



(4) Ille ego stan per quem Pictura extincta revixit. eie. 
Vedasi riscrlzione intera scrìtta dal Poliziano j troppo nota 
per doversi qoi riportare . 

(5) Fra gli altri, l'egregio sif*. Conte di Montalemhert, nel- 
riotrodazione all« sna Storia di S. £IÌ5abelt« d' Unglietia co- 



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DBLLA PITTDHA 'ITALliKA. 4^ 

'Bi^n bene fu ispiralo il Lapzi allorché tion «oosa- 
'Cròoella sua Storia che una pagina iu onore di lui:, 
tiè qui è IuogoaparlaFQe;'a)agio~vi accennare, che 
nelle pareli-dei suo convento, avendo rappresen- 
tato il SaWàtore, che coll'emblema della Redeozio- 
tie alla mano, abbattute te porte dell' loTerno, di- 
scende a liberare gli antichi padri, e condurli seco 
in Paradiso;-aIt' aspetto di quella pittura , si rima- 
ne attoniti, e maravigliati cb ei fosaecapace di tan- 
to. E questo io pongo , perchè in generatesi crede 
che i suoi pregi consistano solamente nella dolcez- 
za, nella soavità, nell'affetto. 

■ Ma se il cuore trasportar si sente a tina straor- 
dinaria simpatìa per le opere di si caro dipintore; 
se uo suo raro quadretto fu gran tempo tenuto per 
opera di Masaccio; la fredda e severa ragione non 
permette che a lui si pareggi . 

« La Sola storia dei due prir^ipali Apostoli dinan- 
zi a Nerone nella Cappella dei Brancacci { come il 
secondo 7..ibro solo dell' £neide rispetto a Virgilio) 
basterebbe a dimostrare quant'era 1 iugegno di lui . 

« Può avvenir che io m inganni ; ma se ingannato 
non mi hanno gli occhi, che ricercarono, e inda- 
j^rono l'arte eil magistero di quanti nella Scuola 
Veneta precedettero, e accompagnarono Gian Bel- 
lino ; di quanti nella Romana sorsero e fecero bel- 
la e rara compagnia dì 'quel grande da Perugia; e 
di quati'ti in nne se ne ammiratio e nella Scuola 
Bologaese sitio al arancia , e nella Milanese sino a 
Leonardo, e nella Mantovana sino al Mantegna e 
col Mantegna medesimo, che lo può superare in 
fecondità e nella dottrina dell'Arte, ma in veritii 
non lo giunge : nessuno sorpassa nella riunione dei 
pregi pitturici quella maravigliosa compo8Ìziune(6), 

■ìli esprìme: ■ GiantadaPita, cGaidoda Siena anniiDiiano 
« nel tempo steMO nella pittura la acaola grare e ispirata, 
e che doveva al pretto aegniiidirai*< , • e giangere al cielo col 
* Beato monaco da Fieiole< 
(6) Forse iacontrerò dei coatradittorì; ma siccome inten- 



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48 STORIA. 

Sicché, quando il Caro, preso dall' ammirazìoscr 
scriveoda, esclamò 

m . . i insegni il Bonarroto 

■ A tutti gli altri, e da me solo impari: 
non parlava da poeta ma da storico . 

e Slndiarono nella Oippella dei Brancacci quanti 
furono e sommi e non sommi e che a Firenze capi- 
tarono in quel tempo Iwato: e tutti qualche cosa 
raccolsero, e a ben dipingere condotti furono, esa- 
minando i modi tenuti da chi areva sì bea di- 
pinto. 

« Viappreserola grandezza, poiché srande aveaa 
l'anima, Leonardo, Michelangelo e il Frate: il de- 
coro e il costume i due Ghirtandai: e poiché a 
maggior dolcezza temprato aveva il cuore; nell'e- 
spressione lo vinse, nella perfezione del disegno , 
nel piegar dei panni, e nella lucidezza delle tìnte; 
ma □ella sublimità della composizione forse noi 
sorpassò lo stesso incolpabile Audrea » 

Vtensì a parlare dell'invenzione della pittura ad 
olio; e del. misfatto di Andrea del Castaguo, che uc- 
cise Domenico Veneziano suo maestro. 

n E passerei volentieri sotto silenzio, che verso 
questa epoca si divurgò la pratica del dipingere a 
olio; poiché ricordarsi debbe no misfatto, che 
svela quanto più di turpe ha Ìl cuore umano ; e che 
commesso per seppellirne il segreto, non valse a 
celarlo; non procurò ricchezza a chi lo commise: e 
ricoperse il nome d'Andrea del Castagno d'un eter- 
no obbrobrio . 

« Poiché dirsi tion può: Sia pace qlsuo cénere; 
vaglia l'esempio a dimostrare che di rado i misfatti, 

do di «porre ingenoamente t{neIIo cbe perno; iaiceri cbe 
altri senta da ne diTerumente . Ecco l' iutera lentenu del 
Carot 

Finsi , e ta mia pittura al vtrfu pari .• 
L'atteggiai, l'arvivai, le diedi moto. 
Le diedi affetto: insegni il Bonarroto 
A tutti git altri, e da me solo impari- 



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DELLA. PITTURA ITALIANA. 49 

anche quando restano impuniti , servono all'ioten- 
to dello scellerato che li commette a. 

Dopo due pagine, in cui sì fa il quadro degli' Ar-' 
tefici, che cominciarono a sorgere in quel tempo 
in Italia ; si passa a parlare di Michelangelo e di 
Jjeonardo : 

■ Ma,come dalla Scuola di Socrate sorger vediamo 
due mirabili ingegni, che si divisero per immenso 
tempo il regno dtlla filosofia; non dalla Scuola di 
Masaccio, ma dalle scintille del suo fuoco animati 
furono due grandissimi, che pervia differente riem- 
pierono quindi l'Europa e il mondo della lor fama, 
il Bonarroti ed il Vinci : e che stampando ambedue 
nella superficie d'un fragit cartone l'impronta dt 
tutto il loro ingegno, ebbero il raro vanto e la glo- 
ria , prima che quei due famosi monumenti (7) pe- 
rissero, ( preda l'uno dell'età , l'altro dell'invidia) 
d'aprir. l'arringo , che potean credere a giusto tito- 
lo d'avere interamente percctrso (8), ad uno più 
fortunato di toro. 

a Al nome del gran Raff;iello , a cui nessuna Seno- 
la del mondo ebbe mai verun altro da contrappor- 
re, si desta in mente l'imagine dei portemi e delle 
perfezioni di Fidia. H vederli e rammirarli è una 
sol cosa (9). Come negli ultimi marmi trasportati 
in Inghilterra dal Partenone, ti sembra che Vllisso 
si muova, e che vive e vere, malgrado la mancanza 
delle teste, Proserpioa e la madre coi moti delle 
persone stiano fra lor conversando()o); così nelle 

(7) Pare fnor A\ dubbio, cbe Baccio B^ndinelli laceraBie 

Sello del Bonarroti ; non copia del qaale ai è poi trovata io 
ihiltem, e intagliata da SchiaTonetti . Di qoello del Vinci 
ciba lasciato an ricordo i'Gdelinck. 

(8) E percoTio l'avrebbe certamente Leonardo, cbe tanto 
neJI' indole a Raffaello somiglia , se piA che il vero e il sabli- 
me crrcito non aresse con troppo stadio il difficile e il nuovo. 

(9) Phidia simulacri! nihil peifeetia$. Cic. » Oa'aT.J. !!, 
PhidiiK tigniim simul adipeetum et proòaium e$l. Cic. ir Bbm- 
TO. $. 64. 

(10} Newnoi gessi ornai iparsi per tutta Eoropa . 



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%0 STORIA 

mirabili storie di Kaffaello, quello che più tiValnU 
DO all'aDiiDo è l'aura della vita, sparta in quanti 
son personaggi rappreseotatì da quel soave pen- 
nello. Quanto dice f*IioÌo diZeusì, si può ripeter 
di lui: videtur pinxisse mores^ii), 

• La vita dì questo Artefice a quella non soinigliA 
d'alcun altro. OoVè Fidia cedere all'invidia ed al- 
l' ira, e morir miseramente prigione (is).Gli an'Ai 
vissuti da Ballaello sono una catena di trionfi. Vii 
giovinetto alla Scuola del Perugino; e non ba datò 
appena uno sguardo a quanto ai opera da discepo* 
li di lui più provetti , che net primi lavori li supe- 
ra. Copia le opere del maestro, e sembrabo i Vereì 
di Mosco tradutti in I^atino da Virgilio (i3}: jgU &Ì 
comanda una Vetrine, e ne riceve 1 ispita^oue dal 
Paradiso (i4). 

« Fatto adulto si reca in Firenze : e vi lascia due 
Ritratti, che sfidano ancora quelli di Tiziano, i,. 
chiamato in Boma, dipinge la Disputa: e quanti 
son pittori gli cedono. S' inalza sino al Ginnasio: 
e i più grandi maestri divengono suoi discepoli . 
In^andisce ancor di maniera, e segna l'epoca del- 
l'ultinio suo passo nella rappresentanza di un con- 
cetto, che dir non si potrebbe se più mirabile per 
la profondità, o raro per l'eccellenza dell'arte (iS). 
Procede di perfezione in perfezione, di portenti in 
portenti ; e lascia a treutaselte anni tante opere 

(11) LlB. XXTT, cap. 9. 

(12] Plntarco, nella ViU di Perieli). 

(1 3) Erana in San Pietro di Perugia alcuni quadretti del 
Vannncci, che furono copiati da Ranaello con noa nm v«- 
gheiia: elecopie lODOadeiio nella Gallerìa di Baviera. GU 
originali s'ignora domai preWnte si trovino. 

(14) Intendo della Vergine mirabile di Casa ConesUbili , in 
Penigia, e che darò intagliata di contro a quella dei Onde- 
labri. 

li 5) Intendo della Madonna del Pesce, che segna il passag. 
jgio tra la seconda e tersa maniera di Raffaello. Il conoetto di 
questo qosdro sarà eismioato ellorchi ai parlerà della tre ma* 
niere di esso . 



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DELLA PITTORI ITALIANA Bt 

■■qtauttt pare, secoado un' «$preuioii del Vasari, che 
sgomentar potessero uoa Ipgioii dì pittori (16). 

« Né questoè il luogo d'istituire confronti; ma ri- 
salendo a quel tempo vediamo, che dipinge Miche- 
langelo quei gran Profeti nella Sistina; e Fra Bar- 
tolommeo crea colla propria mente il San Marco, 
ai quali non cede: s'inalza Leonardo a quanto di 
grande può ammirarsi nelle umane sembianze , ri- 
scosse al pronunziar d'una sola parola (17); ed 6' 
sptìme il Coreggio nella gran cupola del San Gio- 
vanni, nelle varie attitudini degli Apostoli, la de< 
vozione ed il gaudio , nel vedere ascendere al cielo 
il divino Maestro: ritrae sopra la tavola Baffaello il 
volto di Papa Leone ;« Andrea lo copia io maniera 
da ingannare il suo stesso discepolo, che vi ricono- 
sceva i colpi del proprio pennello (18): si eleva 
finalmente sino a quel miracolo della Trasfigura- 
zione;e il Vecellio coli' Assunzione e il San Pietro 
mostra fin dove si può giungere colTartiBsio del 
colore, rappresentando le scene celesti neììa prì- 
ma , le terrene nel secondo; e, con un ardire sen- 
za pari, lascia nell'anima di taluno, se non la si- 
curezza e la conviozione, l'iucertezza almeno ed 
il dubbio (19). 

« ComÌDcio allóra per lutta Italia quella bella mo- 
stra d' ingegni, e quella gloria non mai contrasta- 
ta ; e che rimane propria ed ioalieoabile della pa- 



(16) Il Vaiari lo dice apro|>oaÌtodel GozioIÌ: maparmi as- 
MÌ pt& coienìenle per Raffaello. 

(17) Tbaditsbus; che é il Tocnbolo, con cnì si terminti 
V ^men dico vobi$ del Testo ETaogelico. 

(18) Il fatto è notitiimo . Andrea del Sarto copiò ^oel Ri- . 
tratto e lo copiò con tale esattezza e bravara, che a Giulio Ro- 
mano parca di riconofcere nella copia i tocchi del proprio 
pennello dati uU' originale. £ua copia trovali on in Napoli 
nella R. Galleria. 

(19; Forse andavano Inngì dal vero; tna io stesso ho qualche 
volta io teso porre inparuoneda uomini delle Arti intelligen- 
ti r Assunta di Tiiìaoo colla TrasBgnrasione di Raffaello. 



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5k Storia 

tria nostra, dov'è forza recarsi onde ammirarne t 
purtenti; perchè asportar si possono i marmi e* le 
tele, ma non sì asportano le stanze del Vaticano * 
non le muraglie della Sistina e delle Grazie (ao) , 
non le cupole di Parma, non le sacre pareti di Fi- 
renze e di Siena. 

«( Se non cbe, collo scarpello da una mano, colla 
squadra dall'altra, col pennello a'sooi piedi e le 
labbra preste a svelare i segreti dell'Arte , o cantar 
le maraviglie del cielo (-ii); iti mezz» a quei gran' 
dissimi grandeggiar parmi rimagine del Ronarroti, 
che nato un quarto quasi di secolo innanzi ai pri- 
mordj di Raffaello, lo accompagnò alU tomba, sen- 
za vincerlo ; ma gli sopravvisse, tottaudo coatro la 
sempre crescente sua iama; e opponendo la gran- 
dezza alla grazia, la forza al decoro, e alla perfezio- 
ne la sublimità . Genio di tanto superiore al senti- 
re del suo secolo quanto Galileo fu superiore al 
vedere del proprio ; e cbe nella sola promessa d' i- 
nalzare una statua equestre al Re di Francia , se 
manteneva ì patti a Firenze, mostra cbe l'anima 
aveva non d'un solo uomo, ma quella d'una intera 
nazione (as). 

' Allora per cinquanta e pìù anni si videro frut- 
tare i semi del bello, che si erano propagati da un 
capo all'altro d'Italia; allora si elevò ia nuova 
fìcuola dei Campi, che ha fatto eterna Cremona : 
Genova si mostrò pronta a seguir le orme del San- 
zio, agli ammaestramenti e air esempio di Ferino 
del Vaga: Napoli già gloriosa d' Antonello da Mes- 
sina accolse ed onorò Polidoro da Caravaggio : fio- 
che fatalmente pressoché tutte le italiane città die- 
dero a epoche diverse novella prova, che nelle Arti 



tSO) Nel Refettorio delle Gracie a MìIbdo sono gli «vbbeì 
( eo»\ pciiisono chiamarsi ) del Cenacolo à't Leonardo. 

(21) E noto cbe Hicbelnngelo era anche poeta. 

(22) Questa parmi la parte {randiiùma nel carattere di 

tanto nnrao. 



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DBLLA PITTURA ITALIAITA 53 

luite come d«Ile Lettere , arrivati sii uomiai al 
maggior punto, forza è di piegare e discpndere. 

« Ma ioDanzì, che a questa epoca lagriotevqle si 
veoga, brillar vedremo nel cielo italiano quattro 
stelle, che agli occhi assuefatti al bello rispleiidouo 
della più viva luce, aDCo in mezzo degli astri mag- 
giori . 

■ Benvenuto da Garofolo in Ferrara, reduce da Ro- 
ma, non solo ebbe Ìl vanto, unico forse nella sto- 
ria dell'Arte, di tornare ad ios^narea colui, cb'era 
slato suo maestro; ma tanto immedrsimalo si evà 
nelle forme di quella mirabile Scuola; che nel giu- 
dicare talvolta i suoi quadri errar farebbe i meglio 
esperti, se non avesse ìl colorito più acoeso del 
fiaii7,io . 

« Giulio Romano in Mantova par che tutte percor- 
resse, direi le armonìe dei colori, se permesso fosse 
di dire che la pittura è la musica degli occhi ; lutti 
avendone trascorsi i gradi, dalla grazia di Fische 
atta terribilità dei Giganti. 

« Gaudenzio Ferrari e nel Milanese e in Piemonte 
mostra, nella immensa varietà delle sue sacre in- 
venzioni, come al pari di Raffaello più 1' anime ri- 
traeva che i corpi . 

e Giovanni Antonio Razzi Soalmeule in Siena,do- 
ve solo può esser giudicato, a^iparir fece, come può 
trasfondersi l'amor divino e, al pari d'un raggio di 
luce, castamente trasparire nelle soavi sembian- 
ze (a3) d'una Versine santa. 

> Ma dopo la Torp morte, avvenuta nel breve 
spazio di tredici anni, parve cominciare a sp^ner- 
si la gran face, che illuminò l'usiverso. . . . 

« Allorché dalle mirabili storie, che per la ca- 
mera della Borgberitii e in concorrensa d'Audrea 

(SS) Si dark qneita inbliiDe pittan, la qosl tnoitrerà, che 
se il Hatsi aveTB fxmneUi per tatti i prcui.i fra eiù erane ano 
. obo presH) non avava; a che si pari ataia di qocllo de'pìA 
grandi Artefici. 



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del Sarto dipinse-il pontormo. in Firenze («4) V st 
. passa trtslaraeiite ad esaminare i lavori eseguiti da- 
ini raedesimo sulle muraglie di San Lorenzo, non. 
solo pajon condotte da un diverso pennello,' ma. le 
seconde sembrano In qualche modo una strana pa- 
rodìa delle prime.. Tanto può lamanìa d'innovare! 
Quel che avvenne a un ingegno si grande da se 
stesso travialo,, perchè non contento di quel che 
bene faceva , volle strafare;ci porrà, quando giun- 
geremo a quell'epoca, in caso- d'istituir dei con- 
fronti,, che non saranno forge inutili per ■ tempi 
avrenire-, se ai tempi avvenire giungeranno mai. 
qucMe carte . 

a. Invano, coatro alla decadenza' lottarono i di- 
scepoli del. Sanzio, che dopo il tremendo sacco di 
Roma- pec tutta Italia si sparsero. Invano lasciarono, 
per ogni dove monumenti df^t lor valore, r non ri- 
aparnuarono. esortazioni e consigli per tener ferme- 
le grandi massime, che nella scuola di quelDìvino 
li avevaoa incamminati alla perfezione. L'amor del 
nuovo ne potè più dello studio del ven>: e nella 
stessa Bologna, dove tanto ammirate sì erano te . 
Vergini del. Francia; dove una imova scuola. si era. 
aperta tutta Kaffaellesca da Innocenzo da Imola, e 
dal Bagpacavatlo; dove belli esempj lascialo' aveva- 
no. il Primaticcio e l'Abati prima di passare in Fran- 
, eia ; e il Tibaldi maggiore ai loro prima di mostrar- 
si alia. Spagna ardito e grande qua! era ;. in Bologna, 
cominciavasL ad applaudire ai nov.itori. - 

«' E. contro la decadenza c<jn molto, ardor com- 
batterono i grandi seguaci del gran Leonardo; i 
3ua1i fede- ancor fanno e quasi protesta, che non 
al loro esempio, né dalle lor massime; ma dalla 
manìa sfrenabb del nuovo e dell' insolito' derivaro- 
no i dipìnti: dell'età posteriore, che deturparono la 

(24) QiHttr»feroBe>!' pittori dì'qoetlftcslebre'cainen, eo~ 
ins Darrerasai a amlnogo, Qai li nota come nelle Storie di 
Gitueppe £l>reo fìi il Foatarmo d' una rar> perfesione» 



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nzLLA. pìttuba. iTAUAiri 55; 

•VQplìcità. e la, purezza della soblime loro Scuola . 

■ E come- suole avveoìr sempre, quando si ab* 
baodona la. giusta via, la trascuranza si aggiunse 
«iroi^gtio^ si. schernì la ponderazione; si sdegna- 
rono i roodelIt;.allo.8tudio sostituita la pratica, si 
disse che il genio. doveva, a tutto supplire; e all'au- 
ra di queste dottriue» se non, si coiidannò la me- 
moria, di Leonardo, che- uà resto, di pudore impe- 
(Jiralo ancora; se ne parlò come d'un maestro, il 
quale aveva col proprio esempio, mostrato, cha se- 
guendo le sue massime, si prolungavano, eterna- 
mente l lavori. 

«.Ultimi A cedere al torrente, come più tardi era- 
DO stati a mostrarsi grandi al paragone, ed anima- 
ti soprattutto- dall'esempio dì quel Vecchio vene- 
rando,, che col Titiahus PECiT, FBctT, a novant'anni 
si protestava contro l'inTidia degli emoli (a5), si 
tnoatrano.netla^ittorioa Istoria i Veneziani. 

ft Sia felicità, di quel cielo; sia la: presenza nella 
dolale di tanta varietà, di abiti^di sembianze e di 
luuiere; sia finalmente la molliplicità, delle feste, 
cbe ne cangiavano le scene ; se la Scuola Veneta 
raggiunto. avesse nella scienza la Romana , e nel di', 
•^no. U: Fiorentina ,, sarebbe- la prima. Scuola del 
Qondo . 

■ I libri,, le descrizioni', le stampe^son uo Erath» 
oben poco: conviene- 1% recarsi, e vedere. . .: i . 
Forse m'inganno; ma dirò, quello che m'é avvenu- 
to di coiHÌderare. Se quella Scuola mancasse anco- 
ra del Capo; i monumenti che rimangono, del. Por- 
deoone^delTintorftto, delPalmiEt, di Bonifazio, é 
soprattutta di Paolo ;. non che i Bilratti del Moro- 
ae, che atan- di coi)lco.a qudll di 1 iziano stesso e 
del suo rivale da Castelfranco, (eh,' ebbe in sorte 
di destarne l'invidia ) basterebbero- di per sé soli 
a lottare colla gloria pitlofica di tuttf; le altre prq- 
TÌDcie d'Italia. 

(S.'ì) Rei Qaiidrodcll'ADnaTnÌHta,postitinyen«iaaS.SaI' 
uton. Veggaii il RìdolB, T. I, png. 185. 



56 8 T D h I A. 

« Quanto più mirabile dunque apparir doTrfc 
quella Scuola, quando a tanti grandi si aggiunge 
Colui , cbe prendendo la uaiura , per cosi dire, im 
sul fatto, sia nel rappresentar^ i più bei paesi dal 
mondo;. sia nell'esporre gli storici avvenimenti (a6); 
ebbe inoltre la gloria di tramandare alla posterità 
vere e vive le sembianze de' più famosi personaggi 
d'uii secolo sì fecondo io personaggi famosi! 

a Infine anch'essa decadde; e sia detto a suaglo- 
ria , dopo aver visto decader tutte le altre: perché 
io Roma stessa, dove Xjziaao nasi recato fino da 
motti anni innanzi, dovè richiedere &>□ indigna- 
zione (e richiedevrtlo allo stesso reo) chi era stato 
quel temerario, anzi quell' ignorante , che aveva o- 
sato di metter mano, e rifare alcune teste dipinte 
da Raffaello (%7]!> 

Si prosegue dall'Autore il quadro della Decaden- 
za , quindi più largamento quello d'el Risorgimento 
per opera ai Lodovico CUracvi, ede'suoi famosi di- 
scepolit fioobèsi sceitde a Mcngs efiatoni, che fu- 
rono i più famosi pillori d«l lor tempo. 

Né più oltre- anderemo colle citazioni, se eoa 
che ci piace di riportare il luogo, «oi quale questa- 
lotroduzioue si chiude. Dopo aver parlato del Bose 
si e dell'A[>piani , e compiuto così rapidamente il 
Quadro Storico :d«lla Pittura KatiaOa per cinque e 
più secoli, iii vjf;ne«l[a «egucnle concliuione (a8): 



(56) Si pMMiMt vedere nel RidotQ.le dMoriiìODi ddte pu- 
di compoBiiUtni aae. 

(57) Era Sebastiano del Piombo, che dopo la morte di Raf- 
fililo, ai credeva txKo nveno cbé bdo rgnafe. 

(88) L' latródonutM è «ccon pagliata da 4 Intagli ; e le CO«- 
disioDÌ fcoaotnicbe sono le leKneDti . 

L'Opera è comuMta di 1 48 a 1 bO grandi tavole incile in rame; 
e di 7 Volumi di Materia, oganno éèi «jaall accompagnato da 
4 piccoli rami in fi. 

La medesima verrà pobblicata in Faacicoli di qoattro ra- 
mi per cadauno, in meato Togìio di carta detta papale , comin- 
ciando dal proaaimo Gtogno: e ai prosegoirà dì bimeatre in 



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DILLI nnOBA ITALIANA 5; 

«Con essi, mancati di vita nei primi anni-dei se- 
eoi presente, »i apro un'era^novelia per rjialiaua 
Pillura, e con loro cooipitsi .comÌDciando da fiiot- 
to, il secolo quìuto di sforzi, dì trionfi, e di. por* 
tenti. Unsi lunjfo spazio non vaotò nessuna anti- 
ca nazione : né forse vanteranne veruna delle mo- 
derne . 

> E ciò vedevasi in Italia , perchè (malgrado le fa- 
zioni , le parti, e quindi le guerre pressoché co«- 
'tinue nelle quali fu involta J non mancaroiia mai 
sia per la sacra , sia per la profana pittura , protet- 
tori e fautori splendidissimi . Dovunque il guardo 
si volgM , sorgono prove della prima ; e Milano, Man- 
tova , Venezia, Bologna e F,trei)ze conservaoo.i più. 
srandiosi monumenti del favore con larabeaza retri- 
buito dai ricebi alla pitti^ra profana. 

« Giustamenle disse quell' aulico, cbe un cuore 
generosoera uno deipiù l>ei (l(>ni,di cui potesse far 

Eresehte il Cielo a quanti comparii le ricchezze, il' 
uon uso di esse fu mai .sempre lo scoglio, dov'an- 
darono malauguratamente ad urtare coloro, che 
nacquero solo al mondo per far numero ed ombra . 
£ quindi dopo la morte, di lor non resta che om- 
bra e silenzio . 

« Non cosi avverrà certo ad un BomaiiQ Princi- 
pe, vissulo nello Scorso 8ee<)lo , largo rimunerato- 
re del merito, e amico più che mecenate del gran- 
de Ennio Quiriuo Visconti . E basti il fatto seguen- 
te a sua gloria . 

• Era in Roma verso il 1 770 un Francesco Caccia- 
niga milanese pittore non spregevole, già scolare 

Umestre. Il preiio d'ogni DispeBH,Bgulm«Bte che d'ogni 
volarne, di oltre 360 pagine, in bella carta, eoo caratteri 
miof i, e adorno Ì> 4 rami , serii dì franclti 6, e 50 ceetcìimi , 
|Mri a paoli 11, e m»so fiorentini . — Le ipen di porto e di- 
sio MMia a carico dei comnittenti . 

U preno intero in temo caio non oltrepuierì 300 franchi. 

Lr commi mìo ni ai ricevono dall' Autore io FÌM,e dai prin- 
cipali librai d'Italia. 

Leu T. XTXVI. 5 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



58 8 T O R I 4 

in Bologna del Franceschinì. Mal ridotto in yee-- 
chiczsa, per fatalivicende, né restandogli che setter, 
suoi quadri, onde vivere; al Principe Marcantonio. 
Borghese gli offerse , in compei^so chiedendo una,' 
prestazione Titalizia di scudi dieci per ogni mese. 

« Accolse quel generoso Signore rofferla ; ordinò, 
che non dieci, ma quindici scudi assegnali gli fos- 
sero : e i quadri a Ini rilasciò , pel caso di maggiori' 
bisogni . Atto magnanimo (29) , e non abbastanza^ 
notof che sì grandemente onora uno dei più cald(* 
fautori delle belle arti ; e col quale ho voluto chiù* 
dere questa mia Introduzione, acciò-serva di splen> 
dido esenipioalte belle anime ; di vergogna e raoi- 
marico alle triste: e perchè iosieme alle tante pror 
ve' dell'umano ingegno, una se ne unisca dell'al.- 
lezza e della dignità dell' umana natura. 

N. 



■ (29) Questo fatto trovasi parrato longamente nel Tomo Ui 
ieì\e «oprauitftte Mkmpbib pbh lb Bbllk Abti . E indicato an^ 
cbedal Lanzi. Il Caccianiga^raatato rOYÌaato da «o baachie* 
re, col quale aye*a nn tìUIìiìo, e che mancò di credito . — 
Era nopio di alto animo : e oelle «tesse Memorie, a pag. X5% 
fab Tedersene una proTB. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



?>rsa Lettera di Giovanni' Bosinì al chiarissimo 
sig. DvFKVDKTiXB Sacchi sulia causa de/ta Prigionia 
del Tasso . 



Kjosi ^, mio riverito- Amico.: in data dei ;i5 novem- 
bre 1837, si vide comparite nella Gazzetta di Fi- 
'reuze il seguente Avviso: « Essendoché mercoldi 13 

■ del corrente pervenissero tn Firenze due [mettere 

■ del Profesiore Gio. Kosìiii, pubblicale ia Pisa da 

■ Capiirrn contro il Manifesto del Marchese Gaeta- 
« pp f apponi, il medesimo credendosi iti dovere 
K di fnrcoatare dell'intera verità delle sue-asserzìo- 

■ ni previene il pubblico che quanto prima darà 
« «lU luce una Replica alle accennate due Lettere», 
Siamo ai sfidi Aprite, né il sig. M. Capponi, né chi 
per lui, diedero per anéo («egno di. vita . 

Siccome la CRUSCA per qualche cosa è interessata 
in tal disputa, son ricorso al suo Dizionario per 
vedere qual lasso di tempo signiGcasse quel Quanto 
Prima; ed essendo stato rimandato al Quam primum 
dei Latini: ho veduto che spiegasi Quanto più 
oresto sia possìbile . Or non sapendo su qual metro 
misurare il possibile della prestezza , o la prestezza 
ilei-possibile; conviolo, che venti e più settimane 
non erano state bastanti né alla prestezza , né alla 
possibilità; per f^r parte al Pubblico di quanto ré- 
stavami a dire sull'argomento della Causa l^no- 
fa- della sventure di Torquato Tasso, uon parea- 
mj rfmanere altro compenso,, cbe imitar I esem- 
pio iti quel Francese del secolo scorso, il quale in- 
titnlòt un suo scritto: Risposta al silenzio del sig. 
Fontenelle . " 

Fuori di burla : il Prospetto della mia Storia dec^ 
LA PiTTtSB* Itauaha ESPOSTA cot MoNrMSMTi, or or 
pubblicato vi dirà che suri richiamato a cose più 
importanti; sicché intendo che quanto sono per 
iscrìvervi serva d'anticipala replica alla Tesi dell'Av.- . 
versario, eh' è la seguente: « La causa dell' infelt'- 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



6o n o s 1 IT I 

. > cita di T. Tasso fu il Trattato aperto con fa Corte 
a Medicea, per trasferirsi ai servigi di lei: trattata 
a proposto al Tasso nel marzo i5'j5 con larghisst- 
A me offerte da Scipion Gonzaga*. 

Questa è la Tesi: e le Prove dall' Avversario prp- 
niesse,onde sostenerla, sodo : » Le dichiaraxioni del 
» Tasso medesimo e quelle tanto pubbli- 

. m cale che inedite tiei Toscani Alinistri, ed alcuna 

.» delVutesso Granduca Francesco /■■ Nessun'altrà 
cosa promise l'Autore. 

Riassumendo dunque tutto quello» che in punta 

. di penna dovei scrivere nello scorso decembre ad 
un Letterato dì Napoli, che me ne dimandava; e 

. ristrìngendomi alla sola questione del Medìceo 
Trattato, liberamente consento ed ammetto, cbe 
replicatamente i Toscani Ministri abbiano e scritto, 
e ripetuto a Francesco 1 » Il Tasso è stato arrb- 

» STATO B POSTO IN SANt'ÀN Ki ; E IL DUCA ALFONSO HA 
b CIÒ FATTO PSS FDHIBLO DEL TRATTATO APERTO COV 

» V. A. d'smtrare al sdo servizio b. 

E ammetto di più, cbe il Granduca Francesco ri- 
spondesse a/cuno voltaAÌ suoi Ministri: ■ Anca^ soi 
« SAPPIAMO CHE IL Tasso k deteroto ih saht' Abita 

« PER LA CAUSA, CHE ALLEGATE». 

Per quanto voglia immaginarsi forte la prova 
dipendente dalle dichiarazioni dei Toscani Ministri^ 
e daìl'aicuna di Francesco /; certo noi sarà maggior- 
mente di queste parole, che a toro pongo in bocca. 
E benje: ancora che tali fossero tn lungo ed in 

.largo, nulla proverebbero contro le dichiarazioni 
delTasso: perchèe i Ministri Toscani e Francesco 1, 
per compiacere ad Alfonso, avevano interesse a 
mentire, e dovevano farlo, acciò si nascondesse la 

.causa vera sotto il velame dell'apparente. Ed Al- 
foosoera su tale argomento di sì gran riservatezza, 
che sappiamo dal Tasso (nella Lettera celebre al Du- 
ca di Urbino) che vergognandosi di. significarli con 
parole (il suo non giusto desiderio ) procurò tUfaP' 
glielo intender con cenni. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



TFRtA LÈTTERA 6( 

Or di contro alle dirbiarazioni dei Hioislri , ve- ' 
ttiamo quali SODO quelle del Tasso . Il Gonzaga in- 
nanzi al Viaggio di Roma gli propose nel niarEo i B-jH 
d'andare a servire i Meclidi . L'epoca è notata dal-' 
r.Arrersario; e non può esser controversa. Che co- 
sa rispose Torquato? e precisamente il 3i marzo di ' 
detto anno? RicDsò ApCiiTAiiENTe . Ecco le sue' 
parole : > In Boma vo" vivere in ogni modo , o • 

■ voH buona, o con mediocre , o con cattiva condì- 

■ zionCf se sarà pia potente ia malignità della mia 
tjòrtuna, che il favor di y. Signoria, o Coltri miei 
* Signori. — /.... per Patroni non gli va' in alcun 

■ modo né ora , né poi; però F. S. thor chi ogni o<;- 

■ CASioNs(i}». Or chi sono quegl'I lolii dalla 

stampa? Si potrà sofisticar quanto vuoisi; aia è 

certo che qù^l' I sono I Memci ; perchè non 

sappiamo che altri Principi da servire a lui fossero 
proposti; perchè r Avversario dice che il Traitiilo 
Mediceo fu dal Gonzaga ofTerto al Tasso in mar- 
zo i575: e perchè la risposta di luì è del 3t del 
mese medesimo . 

' E questa sua svogliatezza, per non dire antipatia, ' 
vien confermata dai £itli seguenti. 

Giunge il Tasso a Roma net novembre de] detto 
anno 1575. Il Serassi dice « che il Cardinal Ferdi- 
« nandode Medici ^Jece intendere .... che h 

■ avrebbe molto di buon grado ricevuto per suo gen- • 
« tiluomo,o fattolo ricevere dal Granduca France' 

€ SCO suo fratello »: e cita la fletterà del Tasso a lui ' 
stèsso, divenuto Granduca, del aa Decembre iSSg. 
U Serassi prese equivoco. Cercate la Lettera , che è 
la 167 delle inedile; ci leggerete molte parole; ma - 
non prove di tale offerta in quell' epoca. La cosa è 
di fatto, né si può impognare. 

Ciò pofx> monta; ma quel che imporla moltissi- 
mo è il sapersi che il Gonzaga non pare che nei 
vari abboccamenti avuti col Poeta in Roma, gli 

li) teiere, T. m. p>g. 35, 36. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



6-i R O S I IT 1 

oftasse parlare' del servizio Mediceo : perchè il TasAo 
partito da Roma, gli scrisse: « Ch'io destde;ri som-' 
a mamenle di ntular paese, e ch'io abbia inlenzio- 
•r .ne di farlo, assai per se stesso può esser manife- 
« sto a chi considera le condizioni del mio stato. 
« Assai credo che V. S. il conoscesse nel mio volto , 
a che no» copre sotto contrario manto gli afletti 
« suoi »(l)' 

Or se il Gonzaga dovè conoscerlo nel volto del 
Poeta, è chiaro che non n'era slato tenuto propo- 
sito fra toro coHeparole. Nuova prova che il Tasso 
a tal servizio non era propenso. 

Venne quindi l'ofTérta dei Principi Medicei ; lo 
che non bu mai impugnato, né impugno. Ma il 
l'asso, sempre ondeggiando per mesi e mesi, che 
cosa in Glie risolve nel geniiajo 1577 i* Udite le sue 
precise espressioni: « IVIi sono finalmente risoluto di 
<x Dou poler partirmi dalla servitù delsig. Duca ; E 
pochi giorni di poi: a Finalmente mi son risoluto e 
a di prendere ogni persecnzione , che mi sia fatta 
a in pazienza, e diyèr/nar/nV PERPETUAMENTE ai j'er- 
o yigi delsig. Duca ■ (2) . 

Or si dimanda, se può entrar ne' possibili , non 
che nei probabili, che l'anno 1779, cioè due anni 
dopo, si punissero con 7 anni di carcere, di tor- 
menti e di orrori, non le intenzioni di andare a 
servire un altro Principt^ ma i rifiuti di andarvi? 

Debbono venire quante Lettere si vuole di Mini- 
stri e di Grandnc^i, nessuno crederà mai l'incredi- 
bile: sicché quando anco la vera causa della prigio- 
nìa del Tasso s'ignorasse, non potrebbe mai cre- 
dersi che una pena sì lunga e crudele inflitta eli 
fosse dal Duca A Ifouso d' ^te per aver voluto anda- 
re a servire un altro Principe: molto meno può 
crédersi che inflitta gli fosse per non averlo voluto . 

(1) Sdraisi, T. I. pag. 239. in nata. 

(2) Lettere M ? e 11 ReDDaio del 1577 al Gouaga. Seras- 

•i.T.I,p8S'272- 



:,q,t,=cdbvGoOgle* 



TBRZA LBT1EBA 63 

Cbfe 'più?'yngtio auche che portiamd U questìQ* 
Ile ad uoa latitudine immensa : e dira bbe il Tasso 
))oieva essere stalo punito dal Duca.AlfonsD nel 1579 
per quella , che chiama») crtmioalnlente JVon rive- 
laxione . £ bene, anco. in caso di tale stranissima 
ipotesi, vi ha laprpva in contrario, ed bavvi chia- 
ra ed esplicita ; perchè risulta dalla Lettera del 
Tasso meaesicDO al Dgca^ riportata dal Serassi, del 
mese di luglio 15.77, quando era in San Francesco, 
nella quale sì legge : « Voglio anche dirle , che io 

* compresi, ch'era stato da'mìei persecutori fatto 
« intendere al Duca di Fiorenza, che io aveva twg- 
« lato parte dei trattamenti passali a ^'. A. per la 

• qual cosa quel Signore s'accese di molto sdegno 
« contro me ». Dalle quali parole resulla che il Du- 
ca Alfonso n'era inteso Cno da quell' epoca . Dun- 
que noD poteva net 1379 punire il Tasso per non 
rivelazione dì quanto avevagti rivelato nel 1577. 

Né qui mi arresto colle ipotesi : e voglio pur am- 
mettere, che il Duca, riguardando il Tasso come 
reo, Io abbia voluto punire nel 1S79 d'un fallo, 
chea lui noto era nel 1^77. Ma in nessuna storia 
del mondo si troverà ( meno in quella dei più fero- 
ci tiranni) che un Frincipeabbia punito uà fallo, 
del quale aveva già conceduto il perdono. 

Ora il Trattato, o per dir meglio il rifiuto del 
Tasso d'andare a servire i Medici^ fallo cerlameole 
non era; ma dnto anco che tale fosse, il Duca Al- 
fonso è inn^abite che Io conosceva nel luglio i^T)'' 
e in quell'epoca (quando fallo fosse slato} Io aveva 
già perdonato. E^co le paròle del Tasso, nella Let- 
tera medesima : « L' infinita clemenza di V. A- mi 
t ha perdonato il mio fallo d(i). 

Sicché il Duca conosceva il Trattato Mediceo |iel 
luglio I S77 : e se lo avesse io qualunque ipolesi ri- 
guardato carne lallo, avendoglielo già perdonato 
nel mese medesimo; ne vien per necessaria con- 
ti) aerassi, T. I,p>8~ 283. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



64 s o s I ir 1 

fieguenza , che nel i $79 sul fumoso Trattato Medi- 
ceo le partite tra il Duca e il Tasso erano saldate.' 

Ma quel /allo, di cui Torquato si conferà reo 
nel 1577, era , o no il Trattato ;VlediceO'? 

Neil' incertezza, convien indagare nella Lettera- 
stessa i se alcun lume si scorge, che ci porli a una 
più compiuta certezza del vero. E. Voi sapete, che 
per chi lo cerca con buona fede e coscienza, raro 
avviene che l'esame accurata dei Documenti non 
conduca presto, o tardi a qiinlche nuova scoperta . 

Or quésto è quello che è avvenuto a me nell'esa- 
me di questa Lettera; dove il Serassi, sia a caso, sta 
ad àrie, hn litHciàlit un membretto (che chiude il 
perìodo) degno della più gran cotiftiHerazione. 

Ritornale \\n istante ndHietro. Rileggete le paro- 
le: o L'infinita demenza di f^- A. mi ha perdonato 
a il mioJaUo ec.n E qui f^ punto il Serassi. 

Mi è venuto cnriositii di vedere, che cosa conte' 
nevasi dopo queir er.' Credea di leggervi qualche 
l>eriodo di nessuna importanza, forse trnppo lun- 
go, e quindi lasciato per brevità . Ho avuto ricorso 
alle Lettere delTasso (i), e non mia gran maraviglia 
ho trovato, che sotto quel!' ec. nascoste stavano 
quattro sole parole, ma queste della importanza 
più grande. 

Trattandosi dello spazio soltanto di due pollici 
in un verso, se il Serasfi le ha soppresse, non le 
ha soppresse certo senza un perchè. Queste quattro 
parole dicono Fallo — verahcrte orgrodi piva. 
E prosegue : Foglio \jkche dirle che io compresi 
ch'era stato (e prosegue come sopra pag. 63 v. 10). 

Or queir Àhche, che precede la narrazione dei 
trattati passali pel servizio Medi<ìeo; e che, nel Iti- 
glio 1 577,vien dopo il perdono del/allo VEn&HErri: 
DECITO ot PENA, è la prova la più convincente della 
Vacuità (vocabolo pretto del Trecento ) di quanto 
sarà [>er esporre il mio valente Avversario: perchè 

(1) Lett. T. V. nel Supplemento ■ pag. 21. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



TKII2A LKTTER& 6$ 

BessuD argtfnieoto, dichiarazione, lestlmoniaTiza, o 
prova, potrebbe infirmare la dicbìarazione del Reo, 
che dice d'aver commesao unfaUo, che il fallo era 
veramente degno di pena; e che con quel!' j^nche , 
che disgiunge Ìl senso de'due periodi, esclude che 
quello fosse il gran fallo Mediceo. 

Ponete cinquanta Testimonj che dicano No : 
quando il Reo dice Si, e lo dice in suo danno; i 
Teslimonj si hanno per fallaci . Molto più aver si 
debbono nel caso nostro, dove i Testimonj son Mi- 
Distri interessati a nascondere la verità. 

Ma qui nasce un corollario. 11 fallo glielo aveva 
il Duca perdonato; ma colla condizione ch'egli si 
recasse in San Francesco a purgarsi per ttmore me- 
haconico: e ciò chiaramente apparisce dalle se- 
guenti espressioni della' Lettera medesima : « Con- 
• fesso desser degno di pena per i miei falli» {e non 
enno t falli Medicei, come sì è veduto) « eringra- 
■ zio V. A. che me oe assolvei confesso d'esser de- 
( gno di purga per lo mio umor melanconico, e 
i fingrazio V. A. che mi fa purgare ec. 

Questa lettera scriveva il Tasso da San Francesco 
nel loglio 1 577. come sì è detto. —Ma ìa San Fran- 
cesco, come. ci era andato? — Chi ce lo aveva man- 
dalo? — In qual modo ci era tenuto? — Rispondo, 
piottosto per me risponde la storia ; 
Ci era andato perchè dava in pazzie: 
Ce lo aveva mandato il Duca Alfonso : 
Ci stava onde farsi purgare pel suo umor melan- 
conico. 

Ia prova delle due prime sentenze trovasi nella 
Lettera del Segretario del Duca al Coccapani, da 
Bel Rigoardo degli 1 1 di luglio, dove si diee senza 
circonlocuzioni , che gli manda il Tasso, che deve 
andare io San Francesco n perchè è solito dire ogni 
< aaa in confessióne , e trascorre in un monte di 
t paxxie * {i)- 

c,q,t,=cdijvGoogle 



06 k o 4- 1 ir- 1 

La prova ddU 'terza risulta da quanto in quel* 
lo stesso giorno ( cosa nolabiliasiroa ) il Tane* 
s<TÌve al Goiieaga : O io sotto non sólo di umót me- 
lanconico, ma quasi matto , o io sono troppo fiera- 
mente peisegiutMo . 

Da tutti questi docuiUeoti irrefragabili risulta, 
che il Gonzaga offrì al Tasso di entrare al servizio 
Mediceo: e eoe egli oegò, dicendo che i Medici per 
Patroni non li voleva io veruu conto. Che stimo- 
lato di nuovo, dopo avere ondeggiato per vario 
tempo, Rifiutò apertamente in gennajo 1577.' 

Cne il Duca tra ì&lruito di questa offerla del 
Gonzaga, nel luglio dell' anno stesso. 

Ecbe ugualmeute in luglio il Tasso era reo pres^ 
so il Duca d'un fallo, per sua stessa confessione 
veramente degno di pena :(*tto cbe il Duca gli avea 
con alcune condizioni perdonato. 

Questi fatti sono impugnabili, a meno che ad 
impugnare non imprendasi o il moto della Terra * 
o la luce del Sole. 

Ma se non vuoisi considerare Alfonso II di £stcF 
o come un pazzo, o com*) un tiranno peggkfte di 
Ezzelino, di Al» Pascià, e di quanti ne furonoe an- 
tichi, e moderai; è forza di credere, che se punì il 
Tasso pel i57q, e con pene severe e crudeli do- 
po avergli permnato; il Tasso o debbr afer com- 
messo un altro fallo, o aver maocato alle coadizio- 
ni del perdono. 

E questo é quello, che sarà da me svolto aelI'Ap- 
PENDICE al mio Saggio, sugli Amorì del Poeta , che 
bo dovuto sospeadere di dare in luce sino all'inte- 
ra pubblicazione dei Documenti del Conte Alberti, 
sui quali mi propongo di dire apertamente e leal- 
mente quello che penso. Né d» ciò fare mi rìmo- 
verà l'opinione altrui ; dedotta dalle perizie di cal- 
ligrafi: non essendoci cosa pnù incerta delle peri- 
zie nelle Scritture: e trovandosi nel Giornale dei 
Dibattimenti del i." aprite 1838 corrente una duo^ 
va prova irrefragrabtle della loro lallacia. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



TERZA LeTTERà 67 

J Hagis.trati di Parigi haimo dichiarato nliUo e 
£iluficato un TntaiDeoto, che Tre Periti dichiarato 
aTcvano Tero e ioterameate scritto e firmalo dalla 
mano del supposto Testatore. 

Ma intanto non sarà fuor di luogo di farri osser' 
Tare quanto segue. 

L'Avversario nel Manifesto, scrive che i creduti 
amori (del Thsso) con la Principessa Leonora tanto 
DOPO si sognano scoperti . 

Burla , egli, o dice da senno? Che sostetiga esser 

h\à, atla^buon'ora : ma il dir che si «o- 

jnDio TANTO DOPO, quando sino in Inghilterra 
n'era giunta la fama poco dopo la sua prigiouia, è 
cosa incomportabile; e che sola basterebbe a scre- 
ditare un Critico; se per me non fosse questa una 
delle tante prove che quel famoso Manileslo non è 
opera almeno intera del Marchese Cappcmì. 

Egli non può ignorare (poiché a tutti noti sono), 
qneì versi pubblicali da Scipioo Gentili nel iSH^a 
ton<lra , in fronte della sua Versione Ialina de' due 
jihmi Canti della Gerusalemme: 

Mutit abditus ae nigris tenehris, 
In quas pTctcipitem dedere caci 
Infant Lydius^ Antiique Diva, 
ToRQDATOS etc. 

.Sicché gli «mori sognati Tanto Doi>o si propaga- 
noo da un capo all'altro dell' Europa , e si prò- 
p>q»vano anche per mezzo della stampa, pressoché 
subito dopo la prigionia del Tasso. 

£ qui confesso che non intendo quale sia lo sco- 
pa di queste denegazioni del vero , quando il vero 
è così manifesto. 

Cii^ essendo, quante più in numero saranno le 
dicbiaraziooi dei Toscani Ministri (che il Tasso ri- 
tenuto era in Sant' Anna pel trattato Mediceo) tan- 
to più cresceranno le pYove, che volevasi nascon- 
dere la vera causa sotto il velame dì quel pre- 
testo. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



68 n o-i i n t 

E le prove, che sovrate si nasconda aoa causft 
vera nella manifestazione di ana falsa, non man- 
cherebbero, come non mancano anche ai nostri ' 
giorni . Per tacer di molle altre, e nella storia con- 
temporanea risalendo al iSaa, prendete il Moni' 
tore di quell'epoCM, e ci troverete che le annate ' 
francesi , cbe 51 adiinavnno sotto ì Pirenei, e che 
destinate erano ad invadere la Spagna , stavano ìk 
come cordone sanitario . 

Ho detto di sopra, che la verità tosto, o tardi sì 
scopre a chi la cerca lealmente . 

Nella mia seconda Lettera a Voi indiritta ( come . 
or usa scriverti) vedeste, che la Lettera a FabioGon- 
zasa ,'(' nella quale l'Avversario annunziava eoa 
baldanza una Dichiaraaione Sohnne del Trattato Me- 
diceo) parla di quel Trattato, come la mia presen- 
te parla d'Astrologia. Or solo rimane ad esaminarsi • 
la Lettera a Scipione Gonzaga, o per dir meglio, le 
poche linee di quella Lettera: nelle quali , poiché 
non ppeaentano un senso abbastanza chiaro, il va- 
lente Avversario (come il Curato di Footeofclle (i) 
il quale vedeva nella Luna un campanile) ha vedu- 
to al aolito il Tratuto Mediceo . 

Il modo , con cui ce .lo vede , apparisce dal Ma> 
nifesto, e a quello vi rimando; per non tornare a 
ripetere tante volte le cose stesse. Or veniamo ad 
esamioarlo . 

Avetegii notato, che il Tasso parlò al Duca nel- 
la Lettera del luglio 1577 dei trattamenti postati 
col Duca di Fiorenza. 

Dunque ^ per difendere l'oscurità del senso delle 
parole del Tasso, più non potrà dir l'Avversario, 
come dice nel Manifesto: ■ Che il Tasso, dovendo 
« cebtRE IL SEGBETO ìiVLGoinzkGk,che pure eraU se- 
« greto delle due emule Corti, non gli potesse dir più 
n cBìKUKUKinR che la sua miseria, la prigionia, in 
« eh' ei languiva, era teffetu> de'suói consigli ». 

(1) Nella Flamlilà dei Mondi . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



' TEBZft LtTTSBl 69 

li Daca Alfonso n'era ioteso, il GoDuga n'era 
suto l'autort;: dunque Don ci era bisogno di celar 
segreti di sorte. 

Cercber<> nell'AppiìNniCB di spiegare come credo 
che spiegar si possa unicamente quell'oscuro pe- 
riodo di lettera: per oggi mi basterà di provare, che 
r espressioni -^ Non potete negare di avermi of- 
feso — avete porta necessità ai miei errori—mi avete 
nociuto — desidero i vostri comodi ec. nulla han che 
fare col Trattato Mediceo: e lo proverò con Tre ar- 
gomenti semplici e chiari. 

1.° 11 Tasso qui confessa d'aver commesso degli 
errori (^ avete porto necessità a'/ntei EaaoBi) : ma 
nella Lettera del luglio 1577 al Duca, gli parla del 
Trattato Mediceo apertamente, e senza dimostrare 
la minima ombra di timore. d'aver commesso uà 
fililo : anzi dice al Duca di Ferrara che il Duca di 
Fiorenza eiji. in collera seco, perchè gli era. stato 
Catto credere eh' ei gli avesse rivelato quei, tratta- 
menti. Questo non è certamente il linguaggio d'uno 
che si creda colpevole . 

$e il Tasso dunque non riguardava quel Trat- 
tato come un e/rvr» nel 1577, molto meno poteva 
riguardarlo nel iSyg- Qoesti errori dunque, che 
ei confessa, ed ai quali il Gonzaga porto aveva ne- 
cessità, non alludono al Trattato Mediceo. 

11° Il Tasso scrive al Gonzaga cbe desidera,! iuut 
comodi; che U desidera anco con qualche suo disco- 
modo ; ma non già con alcuna sua infelicità . 

L'Avversario per i comodi del Gonzaga, intende 
le ricompense dei Medici. 

Or farò un dilemma. La proposizione d'andare 
a servire i Medici era del 1375 : c4 il Tasso scrive 
nel 1^79. Aveva o non aveva avuta, in quei quattro 
anni, una ricompensa il Gonzaga?— Se l'aveva 
avuta, non gli si poteva togliere: e se non l'aveva 
avota, non poteva più ottenerla,dopo ÌI rifiuto del 
Tasso . — 

L'Avversario dice, che l'aveva ottenuta: perchè 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



70 R 6 *. » V: i 

il liMn- gU rinfaema ( sono. le aat-ftiroìe) per fiaa- 
I comodi, che egii godeva cotneprezzo delle ottenute 
ricompense {^\i Accademici ilella Crusca ci dirad- 
ilo pui, C9iiie un comodo può esserc^-il prezzo (i) 
d' una. ricompensa ) per il Medìceo Trattata. 

Ma perchè una. couseguetiza sia giusta, convieh 
provare la premessa . Spetta dunque alTAvversarìo. 
a provare cae il Gonzaga ottenne una ricompensa 
dai Medici ; che l'ottenne per l'oflerta fatta al Tasr 
so di andarli a servire ; che V ottenne, malgrado i 
suoi rifiuti; e spiegar di più come il Tasso poteva, 
desiderare i comodi del GotfUiga ; quando il Gon- 
zaga già li godeva .. 

Pa8siamj:> all'uhimoargomeoto. 

111.° Il Gonzaga era stato ti promotore, Ìl consi- 
gliere , l'istigatore, e come altre volte dicevasi il 
vero diavola tentatore per quel £amoso Trattato.. 
Tra il Tasso e lui, certamente ( se colpa vi era ) il 
più colpevole, auzL il solo colpevole era il Gonzaga. 

Ora udite quello che aella Lettera medesioia del 
maggio 1579,. 

(€ eh.' è pur la gran Colonna a cui s'appoggia ■ 
« OgoL speranza, di sì cara, gtiute) 
il Tasso scriveva all'Amico, a pag. 335- « . ■ . . Partl-- 
« colarmente vostra que«ta cura dovrebb' essere', 
(di accomandarlo alla Regina di Francia) perch'io 
» siogoLnroiente v' ho riverito, e voi singolarmente 
« m'avete amato. Ma diranno che m'amavate, 

■ mentre- buono mi giudicavate : e che ota, non mi 

d gUuUcetndo pitt TALK,R4GtOBEVOLlLEJITE AVETE !.'&- 

■ HiciziA DiseioLTA ec.>» 

lo vi dimando se il Gonzaga poteva giudicar il 
Tasso- non bwtno, e discioglier seco f amicizia , e di- 
scioglierla con ragione, perchè aveva aderito ad un 
Trattato, ch'ei medesimo gli avea. proposto. ^-~. Dun- 

(1) Il M, GaetaDo Capponi Bvrebba icrìtto frutto, detta- ri- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Me in quclb Lettera , e nei rimproveri' che' fa ab 
Ltoouga; e uel rinfacciarli i comodi che gpde;pac- 
Ufii d'altra cagione che del Trattalo Medrceo. 
•Ma di che vi si parla dunque 7 — £ come di so- 

Fra vi ho detto, teoterò di darne apiegazione nel- 
Apperdics .... bastami ora d'aver mostrato senza 
fofi^i, che il Mediceo Trattato in quella Lettera 
non eotra per niente:, come dimostrai che per 
nulla entrava nella Lettera a Fabio Gonz;iga; e 00.- 
me con la presente vi dimostro, che, anche ammes- 
se te i>ù;^'araz«)n( dei Toscani Ministri in tutta U 
lor latitudine, quali fé ba promess'e l'AvversaTid; 
non per questo sarebbe provalo che la causa delle 
■venture del Tasso fu il Trattato Mediceo; perchè 
quelle AcAiorus/oRi vengono smentite dalle dichia- 
nziooi, confessioni, e impugnabili reslimoniauze 

di Idi. 

£ qui anderò più innanzi, e dirò 6he quando 
«oco non solo i Ministri Toscani e il Granduca 
Tnacesco I , ma lo stesso Alfonso 11 avesse scritto:' 

■ Ho OREnUTO DI FAB BITEHEHE IL TaSSO IH SA.ItT'Alf 
« KA, PSR PVRIBLO DBf. TlATTATO MEDICEO ■>: OOn 

perquestQ gli si dovrebbe credere, perchè il solo 
■Ilo, ch'egli (oposceva quel Trattato nel luglio 1 877 
( e che lo conosceva per la libera manifestazione a 
lui Cattane dal Tasso } , basterebbe a provarci , che 
te Del 1679 dava questa eagione alta prigionia di 
quel Grande sventurato, non era la cagione vera , 
cbe Alfonso voleva nascondere, ma il pretesto, 
cb'ei Tojca propagare.' 

In fine, tutte le ciarle, le IL.etlere, gli Archivj, e 
quanti Volumi , e grandi Opere siscriveranno su 
tale argomento; come il Colosso delle Sacre Carle, 
che al tocco ruinò d'un sassolino, rovineranno e 
irecrpileranno nell'abisso della Verità (detto avreb- 
« uà Secentista) di contro alle poche parole del 
Tasso (recate dal Muratori) «nella Lettera già sta in - 
« pala (1) al Duca d' Urbino, dove implora la sua 

£t)Lelter«sT. IV,i»6.121. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l" 



7» lOSlirt — TSkZk LBTTEBA. 

c prolezioDf eoa fWm Jtxiocchèia possa uscire da 
« questa prigione di SanC jinna, senza ricever'noja 
a deUe cose, c/ie per frenesia ho dette, e fatte iw 

« MVTEKIA DlANOItB». 

E ciò basta, [terch'io coDcluda , che se l' Autore 
del Manifesto aon mi avesse aperiamente pmo- dt 
mira, eoa poca ^ntilezza, e meoo riguardi, e dato- 
mi del ^veleggiatore, del sognatore, e in qoaoto 
alla Principessa del caluuuiatore, io l'avrei lasciato 
so&lenere il suo as$uato,seaza mostrarmeae inteso. 
Poiché diversamente operò, fui costretto a difen- 
dermi, e sosteoere quello, che, rispettando tutte le 
sociali coQveaicDxe, io avea presso a poco provato. 
Ha poiché 

■ 11 tempo fugge e non s'arresta un^ora, 

e passarono gtà cinque mesi da ch'ei pKpara U ri- 
sposta a due Lettere (9 cui colla ragione alla mano, 
rispondesi in cinque giorni ) fio d' ora gli protesto, 
che se le sue prove deriveranno da documeoti del 
Tasso, e che mi pajano veri, sarò il primo a ri-- 
credermt;.ma se, come promette, consisteranoo in 
Lettere sole di Ministri Toscani, e in quell' a/cun» 
di Francesco [; avendone, come parmi, mostrst» 
r ÌDSUSsiatenza , io aon perderò più tempo a com- 
battere delle ombre; e terrò Vjìcuna e te M^e io 
quel conto che meritano, cioè di 



« Passere , e beccafichi magri arrosto , 

oe cantò il nostro Pc 
t, e sono 

Pisa a5 Aprile i839. 



come cantò il nostro Poeta. Vi auguro o^i feli- 
citi, e sono 



VoUro affki. 
Gio. BosiHi^ 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



SoitX Coia JtlCBBOtOGItSE MODKIIWE /ff EzZMltJJ. 

Al cA. sig. GiosCppb MicAtr Cavaliere di piU Ordini. 
V Aw. Diomsi Leohdìbikts. 



i\. voi degnamente si addicoj eh. sig> Cavaliere, la' 
ÌDLit<^azìoDe di questa Epistola. suUe cose archeolo- 
giche della rigenerata Ejlenia, in quanto che Voi 
traete di Grecia l'origine, .e vi fregiate dégbameate 
d'imperìbile rinomanza ìii quella parte dell' umano 
Sapere, che predilige la conoscenza delle antichità. 

E tanlo più si convengono a Voi mie parole, se il 
He della Grecia Otlone I, vi badato pubblico segno 
di estimazione (i), dacché i' vostri eroditi volumi 
^^ro degno posto nelle Biblioteche di quel Mo- 
narca, e su di quel classico suolo, da< cui uicirono 
li pia perfetti [avorii delle arti , e dopo i quali si 
dettarono precetti direui'vtes'infbrinò il Gusto nella 
Scienza' del Bello . . 

A. Voi adunque, come a Storico monumentale della 
più iltostre e' degna discéndente della mia nazione, 
io doveva 'questo iribotò solenne dell'alta mia sli- 
na. Voglia intanto la cortesia vostra assecondare 
il mio desiderio nella breve contezza che sono per 
dare sa < quanto modernamente si venne operando 
io Grecia, a £tTore ed incremento delI'ÀrcIieoloaia.' 
IL 

I guasti del tempo, li rubamenti e le deportazio- 
ni degli nomini àon valsero ad impoverire quél suolo 
d' ogni bellezza di monumenti . Vi si conservano pur 
iQltavia e per le arti e per le lettere, tesori ioesau- 
ribili, li quali recati al cospetto degli eruditi ed 
antiqaarii, disaminati e considerati dai dotti e Tilo- 
1(^ pensatori , spanderanno Inoe maggiore e sicu- 

(I) Una medaglia d' oro dì eccellente conio coUa effigie di 
S. AT Ottone 1. dall' lioa, e con il motto Per Memoriads^- 
l'altra.aoxMiipagnau cOtt letta» molto liuioghieta. 
USX. T. XXXVI. 6 

c,q,t,=cdbvGoogle 



^4 LBONDAEAKYS 

rezza nelle seotenze, relative alla istoria della na- 
zione, a quella delle sue istituzioni religiose e poli- 
tiche, ed alla universale civillà che n'emerse. 

Dacché per volere della Provvidenza venne a ri- 
generarsi ilclassico suolo, la Dieta nazionale di Tre» 
zene nell'anno 1817 ordinava si conservassero tutti 
li monumenti nazionali di Architettura, Scultura, e 
Plasticai che vi fossero sussistenti. Ed io appresso, 
quando Ìl Conte Giovanni Capodistrias corcirense, 
rette le cose pubbliche nel regno di Alessandro Pri- 
mo, autocrata dei Ruteni, e percorse molte nazioni 
d'Europa, si condusse a presedere il Senato della 
Grecia liberata, nell'anno 1839 decretava doversi 
erigere un Museo in Egina, a cui direttore nominava 
il Cav. Andrea Mustoxidi jonio, assai cognito allo 
lettere e tanto stimato pel suo volaRrizzamento di' 
Erodoto . Poscia nell'Agosto del 1 800 la Dieta nazio- 
nale di Argos confermò quanto era decretalo in quella 
di Trezeue. Scriveva quindi il Presidente a tu.tti.li 
Governatori della nazione Ellenica, inviando loro 
un Regolamento sulle antichi La; invitava i devoti alle 
arti a voler contribuire all'accrescimento del graa 
Museo: ed imponeva da ultimo si dasse mano ad 
esoavazioni e sgombramenti segnatamente io Egina, 
Megara, Delfo e Cidno- Di assai felice esito si videro 
coronate nel corso di anni tre consecutivi,. le solle- 
citudini e le cure del Presidente, poiché in più parti 
si ritrovarono, d'onde poi si radunarono io iEgitìa, 
parecchie centiDaja di statue, bassi riUe\% frammenti, 
di edijìcii, monumenti sepolcri^, iscrizioni ed altri 
preziosissimi oggetti. 

ni. 

Alla venuta del Re Ottone, la Re^nza con sua 
legge del i." maggio iB34« riordinò u Musei nomi- 
nando a loro Conservatore pel continente l'illustre 
Pitachys. E successivamente, stabilito il reggimento 
e destinata Atene come capitale del regno, ogni 
avanzo di museo preesistente in Egina venne colà 

c,q,t,=cdbvGoogle 



t 



EPISTOLA 75 

trasportato. Volgono oramai cinqae anni dacché si 
vanno ripristinando tutti gli ediucii dell'Acropoli; 
e eoa assai meraviglia e compiacimeotò di tutti, ri- 
surse da' suoi rottami e spezzature l'intiero tempio 
della f^ittoria non alata, che in fino dal XVII secolo 
atterra vasi con barbarica e musulmana profanazione. 
Nell'ora che io mi sto dettando questa Epistola le 
superbe colonne del Partenone e molte statue del 

Iiu gentile scalpello, che abbia mai rappresentata 
a vita nel marmo, rinvenute nello sgombramento 
dell* Acropoli ; non che il tempio di Teseo, la statua 
di Apollo di Tira, fattura della prima epoca dell'arte 
egizia, l'Ermete di Timo, la statua di Stilo, la Mi- 
nerva, ed il Leone allo scontro con il Cavallo sono 
di già presenti agli sguardi attoniti dei tardi discen- 
denti di ([ue' gloriosi, che primamente ingentilivano 
quella incauta metropoli. 
IV. 
E l'odierna esistenza politica dell' Ellcnia sièav- 
Tenimenlo, che nell'universale tiene sembianze dì 
apparenza fantastica piutlostochè di assoluta realità. 
Que' medesimi abitatori, che gementi sotto le più 
fiera tirannide, dal profondo dell'animo, mirando 
il vasto paese, sospiravano il bel tempo antico dei 

Sadri loro; qne' medesimi, veggono ora popolale le 
eserte vie, costituito il reame a reggimento securo, 
riaperto il traffico , edificate città, innalzati tempj 
al vero Dio , e col trionfò del segnale di nostra re- 
denzione, una novella cìviUà fiorente nel suo inco- 
minciare, e sollecita oell' ingrandire, a riparazione 
e conforto dei tanti danni e depredamenti, che bar- 
bariche generazioni vi operarono. 

A rendere vieppiù degna la resurressa Alene di 
saa Era novella , vengono per provvedimento gover- 
nativo, trasportati colà tutti li capi lavori dell'arte 
dai singoli Musei di Sira, Tioos, Sparta, Tegea, e 
Megalopoli . Sicché oltre alle statue e bassi rilievi , 
avranno quivi convemeniC! collocazione li vasella- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



y6 LE01TDARAKYS 

mentì disseppelliti in Trusa e Tina e nei contorni 
della Capitale. 

La pai'te però che sino ad ora resulti di maggiore 
rilievo per lo studio della storia poliLÌca e privata, 
quella si è delle iscrizioni, considerevoli per numero 
e pei snbietti . Per le quali iscrizioni molte falsità isto- 
riche verranno a togliersi, molti fatti novelli a sta- 
bilirsi, mollissimi de' supposti a convalidarsi; e da 
tale complesso, immensa utilità asli sludii più nece»- 
sarii al possibile miglioramento dell'esistenti poli- 
tica della congregata umanità. Cademi qui acconcio 
l'accennare: Quanto conforto di convalidare inGnite 

rtesi non trasse dalle sole epigrafi (o cartelli) il 
tissimo vostro compatriotta, ecomune amico. Prof. 
Ippolito Rosellioi, tanto benemerito degli studii ar- 
cheologici , colta stupenda sua Opera sui monumenti 
dell'Egitto e della Nubia? Fatte che saranno quelle 
dottrine pasto adatto al più, infiniti errori cadran- 
no, e chiara e risplendente verrà a comparire nel 
mondo la verità. 

V. 
Ora prc^redendo nel mio proposito soggiungerò: 
come nell'Aprile dell'anno decorso inslituìvasì in 
Atene una Società Archeologica, la quale per le 
stampe governative annunziava li suoi Statuti. I 
nomi di nizos, qual organo principale, e quelli di 
Coronis, Pitakys, Compatis, Gropius, Epitis e d'al- 
tri eruditi elleni, danno cagione a bene sperare di 
questa istituzione; alla quale annuendo il Monarca, 
coU'approvazione del nuovo piano di lei, incoraggi- 
Tala ancora con li qui appresso ordinamenti: 

1.' Il Conservatore del Museo centrale s'inten- 
derà con il Comitato della Società Archeologica sui 
lavori da eseguirsi, e all'opportuno invito dirigerà 
i medesimi, con obbligo di rendere conto al Comi- 
tato della gestione aOìdatagli. 

2." La Commissione archeologica coadjuverà la 
Società eoa i suoi consìgli, sia direttamente »a indi- 
rettamente, per organo del Conservatore del Museo. 



B. P' I S T O L A ^7 

3." Tatti li coqipooeQti la Società hanno lUiero 
ingresso nella Biblioteca archeologica. 

4-'' Cento. esemplari del Giornale archeologico 
saranno rilasciati gratis alla Società, onde poterli 
distribaìre a' Socii che la compongono . 

5.° Tutti gli oggetti d' antichità che saranno rìn- 
veon ti dalla Società, verranno registrali nei cataloghi 
del Museo nazionale come oQeL-li dalla medesima. 

6." Il sunto annuale degli Atti della Società verrà 
impresso gratis pei tipi del Governo. 

•j' I nomi dei membri d' ogni triennio saranno 
scolpiti in una colonna di marmo nel vestibulo del 
Museo nazionale. 

Dato ia Atene questo S\ 18 gennajo 1837. 

// Segretario di Slato 
I. HtEOS. 

VT. 

Per lai modo costìtnita e protetta la Società, pro- 
gredì in maniera da poter offrire ai dotti di tutte le 
nazioni incivilite per organo della stampa e della 
litografia, non solo le innumerevoli iscrizioni tutte 
discoperte in Attica, ma disegnati ancora tutti gli 
altri oggetti archeologici, che si conservano nei Mu- 
sei della moderna Ellenia. Però nominò non ha gnari 
il Governo una Cotnmissione onde ciò efiettoare con 
esattezza e sollecitudine . Per verità che i filologi 
greci, che compongono la Società sentono quanto 
malagevole sìa t'illustrare tutti gli oggetti d'arte, 
mancando di ogni sussidio, nelle svarinte Opere e dot- 
te fatiche degli archeologi europei. Deliberano quindi 
di offerire al pubblico con tutta la possibile preci- 
sione e verità le Iscrizioni nuove come tutte quell,e 
riformate o mutilate da chi altre volte pretese 4^ 
pubblicarle, I dotti delle diverse nazioni volgeranno 
poi loro studii onde da cotali elementi far progre- 
dire la scienza. Lunghe, anzi immense fatiche abbi- 
sognerebbero per recare a confronto e stretta disa- 
mina li monomenii, che sono venuti fino al di 

c,q,t,=cdbvGoogle 



78 UOlfDARAKYS — EPISTOLA 

d'oggi in varie regioni presentati come teramente 
tuttora esistenti sul classico suolo, per considerare 
quindi quali conseguenze di scienza civile o politica 
da esse collimino. 1 deputati a questa bisogna scanse- 
ranno critiche ed osservazioni, commettendone ' la 
cura ai sapienti archeologi , che onorano li primarii 
losliluti d'Italia, Inghìherra, Àlemagna e Francia; e 
solo riprodurranno su gli originali, tutto che sia sialo 
mutilalo od inesattamente rappresentato. A rie^.cirvi 
in modo più acconcio terranno dietro alla Serie del 
eh. Boek, aggiungendovi il prezioso tesoro dì cin- 
quecento iscrizioni rinvenute tutte in Attica, ed al- 
tre di varie parti: bassi rilievi, ornati, vasi di marmo 
o di terra cotta, le più belle rovine e gli avanzi, av- 
vantaggiate nell'aspetto o dalle sgombrate materie o 
dall'opportuno restauro (1). 

Eccovi schierate le cose, eh. sig. Cavaliere, che 
forniranno degno soggetto alle novelle pubblicazioni 
dell' Istituto ellenico nel paese dove nacquero la Dea 
della Bellezza e le Grazie. Ed è ben ragione che dalle 
Opere che queste Dee spirarono ai sommi artisti 
di quella terra, abbia principio e vita T odierno 
incivilimento della rigenerata Ellenia. Come poss'io 
quindi temere di non Rete accoglienze vostre a questa 
mia povera fatica, se di monumenti, d'arti, di archeo- 
logia vi si tiene discorso; subietti cotanto accettevoU 
ali intelletto vostro perspicacissimo? — Deh vogliate 
anzi colla stessa cortesia non isgradire ancora le 
particolari proteste del mio profondo ossequio. 



(1} Un etemplare degli Statuti della Sodetk devo alla gen- 
tilezza dell'egregio aigaor Palli, Couole Generale ellenico in 
Livorno. 



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Etoeto Dt GiaoiJMO Poaet detto da Vihckvzo Salta- 

cnoLi nell* adunanza solenne dell'I, e JR. accademia 
dei Georgofìli di Firenze il di 3i Dicembre 1837. 
Fireaze, coi tipi della Galileiana, i838. 

17 ra i gentili Spirti che fanoo bella Fiorenza 
debbesi riporre il chiar. Avv. Vincenzo Salyagnoli, 
Ossia ch'egli faccia mostra dì giuridica profondità e 
d'improvvisa eloquenza Dell'arringo forense, o che 
discuta i più ardui problemi di pubblica economia 
nella patria Accademia dei GeorgoGli, ossia che brilli 
fra gli ameni circoli della Capitale, l'udirlo, il con- 
versare con lui istruisce insieme e diletta. Giovine e 
sveglialo ingegno, egli mostra agli stranieri come si 
accoppi ^"^''^ ' profondità nei viraci nativi di terra 
toscana . 

II nostro Giornale mostrò desiderio che la bio- 
grafia di un tanto Intelletto, siccome era GinJamo 
Po^i, fosse dettata da Vincenzo Salvagnoli amìcis-' 
Simo di lui . Questo isiesso desiderjo esternarono 
al Salvagnoli j suoi Colleghì dell' Accademia dei 
GeorgoGli, contristata da tanta perdita. 

Come egli rispondesse a questi voti, lo dissero 
ai presenti i plausi di tutti, lo mostreranno ai let- 
tori ) brani eoe noi riportiamo. 

Fa mestieri però trascrivere in prima alcuni cenni 
intorno alla Vita ed aMa Opere di Girolamo Poggi, 
che renderanno còmfileto l'ahnun'zio oecrológico 
già stampato in quésto Giorpale (*}. Questi cenni 
precedono l'Elogio scritto dal Salvagnoli. 

■ Girolamo, Dante, Giovacdiino, Gidseppe, Mana, nacqne 
in Fircnie il (A 11 Agosto 1803 a ore 9 a tr« qaarii antime- 
ràliane dal aig. Pietro Poj^f^ Dottore dr I<^^ e dalla «ignora 
Aaoa Mazzoni. — Dal 1811 al 1819 studiò Lettere e Filoiofia 
nel celebre Collegio delle Scuole Pie ia Firenze. -~ Kel No- 
vembre 1819 cominciò il cono del Diritto civile e canonico 
aell' Cnirersit^ di Pisa, ove ebbe la laurea dottorale nel 14 
Giugno 1893. —Nel 18S& prese l'eume pel NoUriatOi uel 

c,q,t,=cdbvGoogle 



8o SALTAGHOLI 

I8SW, per U Proain^, . «1 1827, pfer l'Avvodam, ow fu 
ammesso il 4 ^ugliq. *- Nel. 5, Luglio 1826 eW>e »! primo 
segno. dell' emoltia..— Neil' anao istesso concepì il.^iscguo 
dcU' opera soprai UyeUl, che poi mise in luce col modesto 
titolo di Saggio' di un trattalo teoricó-prtUicb sul sistema. 
lintUare tecondo la legislazione e giurisprudenza toscatiH.; 
PubUKÒ.U pi^oivolune bel 18S9; U' secoodo, il terzo e iL' 
quarto, nel 1852. .^iVeL 1830_ fu eletto a Socio otdintiiw 
dell'Accademia de'Gcorgofili: in seguito di altre. — Nel 24 ^ 
Génnùo 1834 fu nominato Auditore del Magistrato Supremo, 
dì Piwnee. — Allora, aveva posto mano ad un' opere» sili 
Diritte: e Sistema municipale, ddda .quale non resta talctmai 
patte compleU-, tranrie q^uajito espose in una Memoria (^wttpra 
inedita) letta all' Aocademia de' tìeorgofdi, — Nel 1,857 ipigrese 
un trattato sul Sisteina ipotecario , del quale 'il piano e la 

5 rima parte pò IreblwJro èssere imprèssi mercè una qualche' cura' 
*an Èditoce die- tcguìise le' norme lasciate dall' AutoW. **■■ 
B^sUi}9 altri Jowfloiscritti. che {Certamente non. saranno sperduti,, 
pel pubblico. — Mor\ nel 19 Novembre 1837, a ore ijualtrcf,, 
meno- dieci minuti, antimeridiane. — Ebbe l' esequie solenni 
nètta Chiesa paVrOcchiale di S. Michelino', sulla cui porta 
ImMvmì la segante 'verìdica e bella Jicriziórui COmpOBtit- 
laoiinando dal Padre Mauro Bemardbi' delle- Scuole Fioy ch«' 
fw i suoi nxolli ed i;grc^i, alunni in letteratura latina e , itar_ 
liana distingueva il Poggi , del quale anco scrisse un c^^giiar 
tissiòio Elogio latino eoe ta chiuso' nel tumulo. 

,.-■■.■ i""- ' .'..■■! laSCRI fT I O --i"' ■ '■.!,) 

' Jn funere Jiierònjmi Poggi Ftortmiìnl exposilja 
ftd S. Michcelis xii Kai. Dèe. jitMccxksyii. ' 

.; HDEHOWYMO . POGGIO . 

ItalSCOIISUhTp ..nS^miOKB .^ifiBlTTI^ . ,93N3U.10. .. , 
DOCTMHA, . EBUDITIONB,. OPERIMIS ., EOITIS , 
WLT6À . ^TATEM .' ClJaRBIKÓ 

■ SEVIRO . rLohEMTt*: . lini' . fflcuBDO ' ■; 

' , OFFléiOBVH' . eBBVAUTlMKe .'.MAtìin . .IlOIimHt ' 

DÓHESTICU 1 ftXBMBLIG'. ROBUCIS ;. VltTUTlpUS ' t , ' 
; kOhlBt» . StIAVISBllUS 
|.:,.. I BKrtU,' t< JHVIDIAII . I SFECTÀTO . . .'. 

, ■ . Awo - «TArifl ., stt» . xiuy 

EUORUM . ÌHOU.;, HT . PITBLIGS . SPBl ,: tRTHREPTO 

' OBMfOAea.u 'ex: . futes '. iioBSTissua ■ . 

1 FUaUIS . BEHB . iioasHix . " •' 

CUJUS . VITi. . SIBI . GAimiUM . VERtTH 
ST . MORS . HEU .•SEUCICbOS » DO&Oit. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



BLOGIO DI C. POGGI 8l 

■ La m&cleitia del Poggi non consentì mai che venisse 
ntrattato, e divietò che a lui morto fosse fatta la maschera 
per iscolpirffli nn busto . Peraltro la somma cortesia del 
celebre Professor Beuuoli adei'\ all' invito di ritrarre le 
sembianze del defiinto: tal, ed in breve ora fu l'eccellenza 
del lavoro da reodore madore il dispiacere che tant'arte 
anzi che conservarci il Poggi come avevalo ridotto la morte, 
non lo avesse ptotuto conservare nella verità della vita, — 
Quel che non potè far l'arte somma, fece una rara anùcisia. 
Oirlo Cantini Presidente del Magistrato Supremo, amicissimo 
del Po^, ed e^gio uomo di molte lettere, e di squisito 
sentire nelle arti belle, disegni a memoria quel ritratto somi- 
gliantissimo che adoma questa edizione . Q ^orno ìstesso in 
che il Cantini dette col luft disino un conforto alla famiglia 
mfelidssima del Poggi, cadde malato, e morì la mattina del 
dk 11 Dicembre decorso. 11 suo ultimo desiderio fu quello di 
esser sepolto accanto td dilettissimo amico che ha il suo 
sepolcro nei chiostri del Convento della SS. Annuosìata in 
Fireiue, ov'è scolpita la seguente iscrizione. 

ALLA MBUORU 

DELL' AUDITORE GIROLAMO POGGI 

FILOSOFO, GinREOOIISULTO, ECONOMISTA 

A cut LA VITA BttEVISSIIfA 

ttOK TOLS8 VEHiaE IS FAMA CON GLI SCaiTTl 

rak UITELLSTTO E SAPERE A TUTTI UTILE 

CINDOHE d'animo 

fvuta' di FBUE 

B OPEBB COSTANTI M CAIITA' 

ESEMPIO PIT PRESTO SISGOLARS GHB URO 

PIETRO E ANNA t^HTTORI 

GtOSEPPE EmiCO CARLO FRATELLI 

DOLEHTISSna POSERO 



HACQUE n. D^ 11 AGOSTO 1803 
MORÌ IL 19 NOVEMRRE 1857 

Or sarebbe stato oostro ìnteDdimento dì ripor- 
tare per lo intero quest'eloquente Elogio; e siamo 
Teramente dolenti di non poterne ri&rire che 
questi brani, ì quali basteranno, ne siam certi, a 
persuadere i leggitori come questo scritto del Sal- 
ViigDoli distinguasi per prorondita di pensieri, per 
diucato e nobit sentire, e per elegaOiCa di locuzione. 

UH. T. XXXVI; 7 



:,„t,=cdbvGoOgle 



83 SALVAGNOLI 

E di vei'o per rappresenta i-e quel Giureconsulto ed 
Economista prestantissimo che tu Girolamo Poggi, 
non vi volea che un Giureconsulto ed un Econo- 
misla della tempra del Salvagnoli. Ma ecco che ci 
acciaino a trascrivere le sue parole. 

a Non sarò tìmido amico del vero ; e dalla pub- 
blica fama e dalla testimonianza de'auoi più cari e sovra tutto 
delle opere sue , sark manifesto che da quanto ei gi^ fatto aveva 
può argomentarsi quel moltissimo che io aSermerò fosse per 
tare: cos\ dalle liete primisie di questo nobile intelletto si vedrà 
quante speranze abbia in lui interrotte la morte . E a maggior 
prova del mìo dire vorrei largamente mostrarvi come il suo 
ingegno sorgesse, e la sua virtù si manifestasse: come prov- 
vedesse alla mente cut non possono provvedere le scuole, e ai 
costumi cui tutto corrompe; insomma io dir vorrei come da 
le stesso ei si facesse dotto e buono. Ma questo, non so se 
e5empio o rimprovero, non conviene alla presente solennità, 
nella quale per giovar la Toscana con le industrie, volete che 
più che dell'uomo, io vi tenga discorso dell'Economista: 
quantunque a farlo compito, quelle virtù sì riclii^^no che 
ai possono in buon cittadino desiderare. — Le quali tutte 
ebbe Girolamo Poggi , ma non ctmtente ad ottimi desiderii , e 
•carse di volontìi e azione: ma t\ bene operose, e certe di 
aprir via sicura a felici successi. E grandi e pubblici sarebbero 
SUti, se a quel fermo volere, se a quel vasto intelletto, se a 
quelli studi fortissimi , se a quella gioventù operatrice di cose 
fnirabili e di cose atraordinaiie promettitrice credibile, fossero 
■tati concessi almeno gli anni della virìlitii. Imperocché Iddìo 
e il suo volere lo avevano fatto tale, quale la Toscana da 



gran tempo aspettavalo , giureconsulto provvido ai civili biso- 
giù. In SI rara felicità cu tempi per alcuni, e per altri in 
tante mìseiie, recherà maraviglia ai primi che faccia d'uopo 
operare il bene, ai secondi clie operare sì possa. Sieno pur 
numerose le due parti, non voglio con venta dure rompere 
le dolci illusioni ai creduli nell'ottuno, nh svergognare i 
predicatori del pessimo, il quale (come gì^ di per sé fosse 
piccolo danno } ci promettono eterno . Spero vorranno consen- 
tire in questo, che noi in tanta abbondanza di leggi, abbiamo 
d'uopo che trattone il troppo e il vano , sia fortnato finalmente 
tu Codice universale , il quale con diritto certo e a tutti noto 
e a' tempi accomodato, provvegga. Questa necessità devono 
ricoDOicere tanto coloro che stimano ottime le leggi, avve- 
gnaché riunite non sono per certo; quanto e più agevolmente 
quelli che tengono tutto in làstidio superbo. Ma neghino o 
alGnrmino, basu che il felicitanie eoa A gran beneficio, sia 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



ELOGIO DI G. POGGI 03 

( come è Stata per cento anni) volontii dei Sovrani (l)ai quali 
venne avventurosamente in mano la Toscana straziata da trucDa 
famiglia 'gi& popolana die per un secolo le insidiò la liber- 
ti , e stretta poi con le armi inique degli stranieri (2), per due 
altri secoli le tolse la gloria ed il senno . Ed impulso pi& 
potente del volere sovrano ad ordinare le leggi veniva t\ dalla 
egualità di fortune e di stato civile , come dalla piena ed 
operosa liberti dell'industria, alla quale con esempio unico 
al mondo ti condusse Pietro Leopoldo. Altro è per6 il di- 
stravere, altro è l'edificare. E se il Codice non comparve, 
non fu colpa del fato, né tutta dell'inerzia per cui andiamo 
celebrati. Opera è questa figlia del tempo e di lunghe fatiche 
delia Scuola , e di esercizi dotti del Foro ; perchè l' una coi 
documenti della scienza , 1' altro coi resultati della espeiienxa 
insieme informano le tavole che il supremo potere può sancire 
ma non creare. Perchè i Toscani adunque si approfittassero 
del buon volere del Principe, e delle buone occasioni, faceva 
di mestieri ch'eglino saviamente s'adoperassero a preparare 
il Codice per le private vìe dell' insegnameuto e del dispu- 
tare. — Ma il campo ad innalzare l' edifizio l^alc era aperto 
e intatto; né Girolamo Poggi tardò ad entrarvi, spìnto dal 
dovere (per lui profondamente sentito) d'esser utile con le 

rpiìe forze, come i tempi e i luoghi concedevano, e quando 
occasioni si fossero offerte — Se a chi più sa 

più sptace il perder tempo, pochi si avranno per più sapienti 
di lui, che no dai primi anni distribuendone negli studj ed 
affici le ore, la prima ricchezza dell' uomo apprese ad usare 
cos'i dtt non aver perduto quasi un istante della vita fugge- 
vole; onde vissuto appena 34 anni (undici de' quali tormen- 
tati dal male e spaventati dal peggio), potè tanto meditare 
e tanto scrivere . Molto in vero nei primi anni compiacque 
al desiderio di tutto conoscere, che tiranneggia i grand 'ing^ni ; 
ma bea presto la ragione lo mitigò, e quel che è difficilissimo, 
la bramosia del sapere raffrenava colla sapienza . Ritenne però 
delle filosofidie discipline lo studio ad usarne il metodo migliore 
nelle sue investigazioni. Onde sempre crebbe la foiTa del suo 
intelletto . Centro alle sue speculazioni e fatiche fece la scienza 
civile; ptincipio di essa precìpuo, la vera e libera economia; 

CiJ T. * Pompeo IVeri. Diieorto prima temilo lalt'adurtmaa dei De- 
patati alla eompilaiione di un nuovo Codite delle Leggi manieipali 
ielU Toicana tono li 3l Maggio 17J7. — Botte, Storia d'Italia dal 
1789 «i iSi4; Lièro l. — Banda del g Luglio 181 4 n. 

(a> a Fra I' nate ilo che delle il ucco ■ itomi at\ 6 Higgio i5a;, • 
ioiprigioDà II Panlrlice. IL lìg P.T.dice giiKlimcnte di quello etcrcito 
venuto id luediar Firenie «1^4 Oltolire iSig (Guida dell' Educatore 
If.' a3— 3{, Fireate 1637, p. t^^}: Quei medrtiml ladroni di» avivano 
mtsAtggiata Soma, attatirono u un tratto Fireate ». 



^:,.,Goog[c 



84 SALT AGNOLI 

ttrotneoto ^ perfezione , U giuriiprudenu; campo delle oper» 
zioni, la Toscana. Quiadi, frugati attentamente i ben cento « 
cento volumi delle lem patrie, andò disponendole sotto certe 
categorìe, che formate daOa «cienta e dalla sua mente ordina- 
trice, chiamò sistemi: giuditiario, ecclesiastico, economico, ed 



altra. Cos'I rese que'tanti l^mdi, motuproprì, notificazioni, partì 
armanizxanti di un tutto ben composto, in quanto poteva il gik 
fatto senza disegno, servire al concetto di una suprema ragione 
civile che delinea una pianta universalissima del necessario e 

completo edifiiio legale — Avvocato nel suo ventesimo 

quinto anno, sentiva la dìgniUi del più nobile fta gli nffid, perchè 
invocato dalla spontanea oducia di coloro che avendo in perìcolo 
gli averi la vita la fama, confidano nella potenza di una libera 
voce onde taccia eseguire le leggi; altissima magistratura invero, 
dalla quale uscendo mai non si sale , e a cui ritornando non mai 
si discende — Cos\ la iàma Io additava all'ottimo Princi- 
pe; il quale alla matoritii del giudizio , non al numero degli anni 
ponendo mente, eleggeva il Poggi ad Auditore del Magistrato 
Supremo quando egli toccava il trentesimo anno . Ei non entrò 
ira i pudici senza cAnosceme i doveri , che Ìl primo tribunale 
ove si assise fu quello della sua cosàenza: però non sentiva in 
*è quella impazienza temeraria e troppo comune ai giovani che 
non hanno altra preparazione a si alto ufficio che quella 
dell'averlo molto desiderato e chiesto: il perchè poi sono occu- 
pati delle cariche cui aspirano, non di quella che ottennero; 
e mentre cercano e trovano gradi a salire più alto , 6gni altra 
cura depongono per irrequietezza d'una ignavia ambiziosa. 
Accettò l'ufficio il Poggi persuaso di proidere il -più grave peto 
di autorità che l'uomo possa addossarsi; poiché sostenerlo tu 
devi con incorrotta dottrina di legislatore, mentre collocato non 
sei in regione cosi alta che a te non giunga il lezio dei privati 

interessi — Quindi le sue sentenze erano veri sillogismi, 

imitabili modelli di logica ed elocuzione giudiziaria, non meno 
che di giurisprudenza preparatoria del codice; poiché senza essete 
oppresso dalle minutezze (che pe' volgari ingegni sono inciampi 
al giusto , e pretesto all' arbitrio ) ; riiiacva ogni questione a un 
gran principio; studiava nella pratica, nMi con r intendimento 
di far sempre lo stesso, ma per trovarvi le ragioni di quello che 
si era fatto, e quelle pure de' necessari cangiamenti. In tal guisa 
dall' altezza delle teorie scendendo ai singoli casi , e da questi 
risalendo a quelle, osservava tutti ì particouri anco piCi triti della 
macchina legale per poterla meglio ricomporre. Lo che tanto 
più gli sareUie venuto ù.ao, in quantoché le ricerche e medita- 
ziom dei suoi uffic] di avvocato e dì gìodice servivano a quel- 
l'alto ordine che si era proposto, all'ufficio di scrittore ^ 

In questa via sicura, ben lungi erasì il Poggi prefissa la meta, ma 
sempre ove la fiducia di toccarla non fosse tuta uè «tolta, uè 

c,q,t,=cdbvGoogle 



BLÒCIO DI C. POCCI 85 

. Sola sna guida esser poteva la eiurùprudeiua , Bglta 
di quelle le^ che Instarono al più grand impero fia qui noto; 
dte ressero all'urto della barbarie , fecondando i germi della 
egualità economica, mentre la feudalità «overchiava; che poi 
ttetiero contro alle nuove monarchie quando altra difesa man- 
cava , poiché riposta è nella giurisprudenza la guarentigia di un 
popolo , a cui il senno antico non abbia lasciato retaggio miglio- 
re. Ma il Poggi per bene usare la giurisprudenza, giudicò prima 
le scuole che la dividono . Conobbe retrograda la scuola storica 
in cai predominando il principio dell' antichità e del fatto, sì 
^nra nimiciKia a qualunque progresso, e si mantiene sul presente 
e sall'avvenire la tirannia de' tempi passati; mentre che il sot' 
gire di DQovt bisogni e d'altre idee la sospin^ a farsi schiava 
ribdle, ad usurpare gli uffid legislativi, ed invadere il campo 
ddle le§KÌ esistenti . La scuola prammatica gli parve stazionaria, 
peithè ristretta al solo testo della legge , costnngcva la scienza 
a non progredire- Disse la scuola razionale (in cui sìgnore^a 
un'astratta ragion filosofica) esser troppo spesso preapitosa, e 
coodannata da suoi prìncipit a non giungere allo scopo; ovvero 
oltrepassandolo , antkr là dove non puA che per breve tempo 
liinanersi. Nondimeno trovò in ciascuna un pregio: nella prima 
il Dtiocipio della necessità di storiche cognizioni per comprendere 
la ug^: nella seconda il rispetto alla volontà manifestata dalla 
Icf^: nella ter^ la ragione filosofica per rendere questa leggi', 
rilàcBidola , perfetta e conforme ai bisogni sempre crescenti 
della drdtà. £ questi tre buoni elementi sono quelli die com- 
pongono appunto la vetusta scuola italiana , la quale il Poggi si 
iffroiò a riporre in onore perchè gl'Italiani potessero apporla 
ncontra ai forestieri errori, e perche qui non paresse poncolosa 
Borita quanto era sapienza antichissima e nostra (3). Cos^ Girola- 
aio Poggi , pronto a valersi della giuri sprude nza con mente dt 
filosofo , ed effetti di l^slatore, volle disegnare un gran tpiadra 
per colorirlo secondo l'opportunità. Visto il corso delle nazioni, 
el' avvenire europeo, guardò in seno al proprio paese. Fiso 
dio scopo estremo, volle conoscere quali «-ano le forze nostre 
a raggiungerlo. Io non so dire se delle tre vie dell'incivilimento, 
sapienza vinuosa, economica libertà , e civili istituti, non so 
we quale ^ sembrasse meno impedita. So che la più sicura 
parea^ quella dell' economia pubblica, che alla cultura conduce 
sotto la sferza della concorrenza, che obbliga alla virtù col 
kiogno del guadagno, e die detta le buone leggi con la necessità 
degrinteressi nella loro discordia concordi. Questo fu il princi- 
pio die sempre ebbe in mira, quello che egli fece scopo delle 
ne azioni , poiché ia esso quel pietoso animo si riposava, tro- 
nado che ut carità non era che pubblica economia diretta iu- 

0JaPaggi, Saggio OS. v^'livtUi, voi. a. latroduxione » . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



86 SALT ACtrOLI 

telliecntemente al bene comune; da esso quella niente grave era 
soddisfatta ritrovandovi un vero certo e benefico: con esso era 
aiutata la sua civile sapienza clic vedeva cos'i le veritìi [traticabili 
e i benefizi ilurevoli fÉusi fondamento di nuove islituz,ioni , per 
cui il vivere ne lieto né riposato aci^ulstasse universale prospe* 
rìtik e sicurezza. Sapeva infatti che sciolte le questioni di pubblica 
economia si risolvevano quelle della istruzione, pci'cbè divisi i 
beni , è dato il tempo e il modo di apprendere ; si risolvevano le 
questioni di educazione, percbè esclusa la estrema miseria, resta 
u CTan parte guarentita la bontà; si risolvevano infine quelle 
politiche, perché pareggiati senza violenza gl'interessi, venivano 
a .pareggiarsi pacificamente i diritti . Dalla sublimità non punto 
nebulosa di questi veri contemplando la Toscana, vide venticin- 
que secoli avervi sovrapposto costumi, opinioni, e leggi diverse; 
dal suolo e dalle antiche istituzioni esser disposta alle franchigie: 
il municipalismo sotto gli etruschi , politica federazione ; sotto 
l' impero, onorata dedizione; sotto la feudalità, germe di repub- 
bliche; sotto le repubbliche, padre di gloria, d'industria e dì 
discordia; sotto i Medici, strumento di tirannia. Ma ormù esser 
base foodamentale della Toscana; dai secoli febbricata, perchè 
quando vi fosse posta sopra la civiltà, la civìltli fosse eterna. 
Primo cRctto, e massimo bene degli usi e btituti municipali 
era stato l'impedimento a cumuli grandi di proprietà territo- 
riali, e di valori mobili. Tutta fu sapienza popolana la nostra 
ricchezza. Ciò non potè togliere neppure la dinastia medicea 
che fu sempre mercatante, e che obbligando per fasto spo- 
gnuolo, e servaggio nuovo i bottegai a farsi conti marchesi e 
cavalieri, non potè distruggere nò la consuetudine de' traffici, 
né l'amor per 1 agricoltura; e cos'i restò popolare l'aristocrazia, 
e la democrazia padrona delle poche terre non occupate dal 
clero(4). Quellaliuniglia, sempre funesta alla patria, se cinse 
di rete Sscale ogni mano, ogni campo; piuttosto che mutare 
ìt corso dei capitali , lo arrestò . Ma vide il Poggi con Pietro 
Leopoldo, venir la economica libertà, e spezzar le catene; 
molto quel sapiente distruggere, né poco ri&rc: tnancai^li il 
tempo, e (siamo giusti} mancargli per avventura glì uomini 
per riordinare. Egli voleva dare al suo popolo piò di quello che 
questi voleva e meritava ottenere . Alla quale verità se a gran 
torto volte essere incredulo Carlo Botta, non sia tanto ingrata 
la Toscana da porla in vilissimo oblio . Pietro Leopoldo ebbe 
pochi cooperatori, e molti avversar); poi, lui sparito, molti 

Ci) aDm/anzati, PottilUal TatUo.^-l foodilori dell* loro facoltà, 
nai Ti diciamo leapigliati; nuovo vocabolo che la noilra cillà ha tro- 
valo >l nuoto luiio itrahocchcvolc eolralocì; pretto veleno alla rìia di 
lei, fnDdita nella piriimonia e ìnduilria , a Iti pid che mai neceiurU 
orj cbe non pili che il quarto de' beni (labili rimana a' privati laici, 
eame motira il Càiaito ». 



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ELOGIO DI G. POGGI 87 

ftmniiraiori', mimo o ipstimone o storico die diceste il T 



adulazione. Mancò pcifiuo a' retori il coraggio di lodarlo (5). 
E coloro rhc nella patria dell'Alighieri, del Machiavelli , del 
Buonarroti, e del Galilei, credendo che i soli potenti oiioiino 



l' umana specie , ogni anno fastidiosamente elogiano come Padre 
della Patna quel Cosimo che la storia paragona nel proscri' 
vere a Siila (6J ; neppure una volta sepper lodare Pietro Leo- 
poldo nel giorno in cui ci tolse la tortura, o nell'altro pia 
solenne in cui abolì l'inquisizione. 11 Po^i riparò la colpa 
di tanta ingratitudine, poiché mentre dopo quarant' anni non 
fecero i Toscani che inalzargli una statua, eresse più saldo 
monumenio; dando nuova prova che più delle arti miniitre 
di adulazione, spetta alla parola de' savj come infamare i tristi, 
ITOSI eternare i buoni principi. Girolamo aveva studiato quell'im' 
meuso volume di leggi leopoldine che sembra un caos a chi 
non sa portarvi la luce della scienza riformatrice . Ma per 
iatenderne il bene, egli afferrato il princìpio legislativo , pose 
a confronto col disordine mediceo il sistema leopoldino, del 
quale ricompose i} bello e gagliardo corpo, raccogliendone le 
sparse membra, e dandogli vita. Nella sua mente sorse Ìl 
simulacro di quanto il Principe Glosofo comp\, cominciò, 
promise, e desiderò; e alla grandezza dì tanto beneficio inchi- 
nandosi , nuUadimeno ei si astenne da rappresentarlo al pub- 
blico in tutta ia sua ampiezza, perchè troppo acerbo rimpro- 
vero dovea fare ai nostri padri di non aver usato in s\ largo 
terapo occasione cos'i utile e bella. 11 Poggi in tante riforme 
operate da Leopoldo, si limitò solamente alle civili, come 

Quelle che erano di gran momento, e che poterono durare (7^. 
al prospetto ch'ei ne fece ponendo mente, chiunque ami il 
vero e costretto ad esclamare: che cosa era la proprietà, che 
cosa la industria toscana al venire di Leopoldo ? Tacciano 
qoe' vili che dal lodare i Medici non si stancano ; ci mostrino 
le loro leggi, e poi la felicità del loro secolo osino predicare. 
Quel prospetto è di Leopoldo il migliore elogia, e de' Medici 
Dna condanna tremendamente vera che gli reca al niente. Ma 
per onorare tanto Prìncipe con poteva il Poggi qui rimanersi i 
però volle mostrare come si potesse usare la illimitata libertk 
economica da lui restituita-, qual bcnignitlt di sue leggi abbia 
la nostra felicita agevolato; e quanto più lo potrebbe se non 
le ignorassimo, quasi non fossero nostre. In ci6 il Poggi si 
partì dal bene certo per andare al meglio possibile. Persuaso 
che la intera libertà economica era il vero principio razionale 

(5) a PmlMliamo dì non comprendere in Ut ntiniem quelli che oceaifo- 
Balmcnle per mia neceuilà d'ufficio icriTOnn dìiconl di purA cerimonia s, 
(61 H lUachiaivlii, Storie fiorentine, tÀÒ. 5, aria. t^3^ n. 

(5) " Poes'' Sues'"> et.,'vBi, ,, p, i4a ». 



b.,Gaog[c 



88 SALTAGKOLI 

del progresso , e ormai saanto ; persuaso del pan essere Ix 
proprietìi fundiaria il capitale toscano più fruttuoso e meglio 
civile : mirò ad ottcDcre che fosse questa proprietà tutta libera; 
che i propiietarj ne facessero istromento di civile educaxiooe; 
di fraochigie municipali, dì maggiori nazionali ricchezze; e 
infine base del credito per entrare cautamente nella era com- 
merciale, che già ne sta sopra o per seppellirci nella misena, 
Q all'antica prosperitìi restituirci. — Tranne il vincolo delle 
commende sulla terra: non resta che il livello; male necessario 
della feudalitìt che non volle dividere le terre; meuo neces- 
sario in mano a Leopoldo che volle distribuirle a chi non poteva 
comprarle , ma fecondarle : or peso inutile e contrario a' tempi, 
n perchè il Poggi venne pubblicando una grand'opcra «u' li- 
velli. Errerebbe chi la guardasse solamente dal lato forense, 
. perchè cos\ non vedendovi che un trattato sopra un contratto, 
oe lascerebbe il più e il meglio, cioè l'origine e l'avvenire 
di una pubblica istituEÌone. £ tessè la storia del livello perchè 
ti meno speculativi si facesse apertissimo come fosse un vin- 
colo , e niente altro che un vincolo ; e gì' incuriosi avessero 
cos\ per fermo che nella istoria della terra è pur quella 
ieìì' uomo , e che camminano sempre del pari la liberti e la 
■cldavìtìk del proprietarìo , e del campo . Volle nella parie 
giurisprudenEÌale ridurre ad unitii ciò che tante leggi e tante 
deòsioni partitatnente produssero, e con un riassunto preparare 
una l^ge necessaria; al nascer della quale avrebbe ^to mag- 
giore aiuto se avesse avuto il tempo di considerare razional- 
meote la mfluenza del sistema livellare sull'attuale privata e 
pubblica economia (8). lo non dirò ciò che di quest'opera sento, 
perchè ne diede suprema sentenza il massimo Romagnosi , il 
CUI giudizio venne dalla modestia singolarissima del Poggi cela- 
to anco ai suoi piit fidi amici . La sua morte solo ha permesso 
di leggere ciò che desso scrivevagli , saper egli essere giure- 
consulto , filosofo , economista e pubblicista {9'). E dicevagli: 
F^i ringrazio ni cuore, non solamente perchè vi siete degnato 
di assumere i miei dettati sul metodo per vostra guida, ma 
molto più per l'eccellenza dello slesso lavoro. Cosi l'Italia 
anche in /atto di poiiliva giurisprudenza potrà mostrare un 
ottimo modello del modo di trattarla, associandovi anche 
vedute economiche polUicke, sconosciute ai noUri maggiori, 
jéccogliete queste espressioni dettale dalla mia coscenxa e 
tributate al vottro merito (10). Ohi quando ìo rapito da que- 
ste parole del Romagnosi, tornando ai tempi per me migliori, 

(8) «Poggi, ht.eit.voLt.p.gST». 

(g) a Lclicra di Giaa Domenico Bomagaoti a Girolimo Pofgi , del 
Luglio i83o». 
(io) oLcllcra d«l Bonsgnatì all' ùIcho PoBgi, del a&Ollobro iSSa ». 



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BUOGIO DI G. POGGI 89 

Veggo un ^ovioeUo di venlitre anni die modeslo è tacito em 
per le vie di questa speniierata cìttk, avvolgendo ìd mcate 
tanta mole di civile ordinamento, e a tanto ornile materia ^ 
associando tanta avvenire ; non posso trattenermi dal benedire 
Iddio che del raggio deUa sua eterna ragione la gioventìi 
d'Italia illumina e privilegia, e che nella saQta guerra perla 
civiltà la pose sempre nelPantìguardo, o à armi della penna 

ili Beccaria, o della (pada di Bonaparte — Sapeva il Poggi 

che il lavoro , qui e subito meglio fruttuoso , esser poteva 
l'agricolo , di che più si occupano gli operai in Toscana, come 
in o^i altro stato, tranne l'inglùlten-a. Ma sapeva altresì che 
migliore questo lavoro agricolo non sarebbe riuscito sensa 
die il possessor delle terre lo avesse con la scienza reso pii^ 
vantaggioso a sé; con la qual cosa soltanto lo avreUte reso 
^ù vantaggioso anco al povero. 11 perchè il Poggi tenea 
sempre fisso l'occhio ed il cuore in cpiel gran proprietaiio 
che fra noi primo ha mostrato (e più mostrerà) come sì 
possa e si debba esser veramente filantropi, insegnando a beo 
lavorare per ordinar bene Ìl lavoro ; ma ins^nando a' giovani e 

agli uomini, ma insegnando nelle aperte campagne (II). 

— Ond'è die apjiena al Po^ fu qui conceduto di manifestare i 
suoi pensieri, vicariava, o Signori, del suo ampio sistema di 
ittnuiooe economica legale fonnato sopra i municipali istituti; 
mercè dd quale il proprietario si sottrarrebbe alla rovina 
imminente, e il popolo salirebbe in miglior grado, &tto meno 
tristo e men cieco dal lavoro non precario, e dalla propria 
previdenza (12jJ. — E per meglio persuadere a' proprìetar] come 
a tanto benefizio fossero sortiti , veniva il Poni a trattare spe* 
cialmente di ^elle istituzioni municipali, mtoraa ad esse 
furano lunghi indefessi i suoi stu^ , poìdiè aveale latte sulùetto 
di un lavoro che alla proprietà fundiarìa avrebbe cosi giovato 
nella parte pubblica, come le giovò nella civile l'opera de' li- 
velli Q13). — Se non che le gravi cure della magistratura, e 
la sempre più caduca salute gli ritardavano l'impeto dell'in- 
telletto e del buon volere, co' quali avrebbe potuto recare ad 
effetto i suoi pensamenti. Pur la fortuna ofiriva un compenso 
al danno del ritardo , perchè il Legislatore e 1' Accademia gli 
dettero occasione d'incarnare l'ultima parte del suo gran si- 
stema miglioratore della Toscana, mercè il retto uso della 

(li) «Ssrcbbe mpcrflua nomìinre tlMsrcbeie Coiìmo Ridalfl, se ipiì 
non voleni rMcomandare pirlìcalirmentc ai Utlorì di «inmccre «ppieDo 
rolilitll del «OD Islilnla igririo». 

(la) a Keniana della occeuitl dì diSoodcra unìverssInenM Tìilnt- 
■loDC econoDiico-iegils per fncuo di libri elcnienlarì, Iella ad di S 
GìDgiio i83i «M'Accidemii da' Gtorgotii .V . Alti di JttlaAae.v.g •>. 

{(3) B Memori* aU Sìiiemt munidpate Uua dal Poggi aWAoeada- 
■H* M i ^ 4 Jgatla i833 n . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



QO SALTAGHOLI 

proprieih fundiam. Da un lato l'Acodemù nA riproponi 
aDtìdu aofijtni ai quali l'orpello itraniero dava l'aspetto di 
novità, e che «otto forme ingannevoli rendono la proprietà 
mal sicura e meno produttiva. Intanto dall'altro il nuovo 
Statuto ipotecario veniva a coofcrmare che i beni stabili esser 
debbono la guarentigia de' crediti. E innesto Statuto parve al 
Poggi fonie da poterne (sapendo) derivare molta utilitk; e 
in quelle opinioni che ai buon giudizio repugnano, vide pe- 
ricolo e danno. Né per evitar l'uno e l'altro credè opportuno 
consiglio una leggera discussione agitata da economisti non 
legali. Volle confutare gli errori novelli con dimostrare gU 
antichi e solidi princìpii della legge recente : volle persuadere 
con la veritìi della teoria e della esperienza che il credito non 
poteva meglio posare e crescere che sul fondamento de' beni 
stabili, valor ceno e presente . Cos\ veniva non solo giustificato 
il diritto di proprietà, ma pur veniva negli animi una ferma 
persuasione Che la proprietà fundiaria, massimo capitale tosca- 
no , era il priucipal mezzo di ottenere i vantaggi del credito 
con lo scopo di migliorare la industria agricola, e alle altre dar 

pi-iiunpio, o se vuoisi, ampliazione —Cos^ il Po^ operò 

quanto on privato potea: da luì tutte le vie a possibile riforma 
avile furono aperte. So che alcuni, ai quali ^li alti concetti 
sembrano vane speculazioni, dubiteranno che i pensieri di un 
privato potessero esser posti in effetto. Ma la voce dd Pojggi 
non era quella che grida nel deserto; ei per risalire ai principi! 
fecondi di pratiche conseguenze, partiva dagl'interessi pia co- 
muni della vita. Qual de' Toscani non ha un livello? Chi 
tulle scuole non muove querela? Chi non ha seduto in un 
magistrato comunìtativo? Chi dal mal uso nelle leggi ipote- 
carie non ebbe alla propria industria impedimento ? Quando 
il volere di ognuno è mosso da sentito bisogno di comune 
vantaggio, e da scienza praticabile vìen diretto, si fa opinione 
alla quale un popolo consente, e cos\ diventa forza, diventa 
legge. Onde intomo al Poggi, che avrebbe saputo conformare 
le le^i alla necessità delle cose, si univano i più vecchi e i 
contemporanei. £ una schiera eletta di giovani, crescinta da 
quel Proicsfore di cui le opere e il nome sono per colpevole 
incuria poco note, dopo essersi latta abile a stringere la e 



s; 



poco note, dopo essersi latta abile a stringere la < 

■uetudine di giudicare in giin ricevuto toscano, veniva in 

uesta cittk per avere dal Poggi la norma e la gnida a tanto 

ivoro (14). I conforti di quel sapiente, cui sì confessava diMe- 

^14} a L'Atv. Federigo Del Rosso, Proreuore di Pandclle dcIPI. e B. 
Dnirenìti, b> pubblicilo «arie opcrt A' immeato pregio lul Diritto àì 
proprielì aecoiida il giù* romano eipoilo in moda da pnter lervirc >i 
pretcnlì biiogoi. Hi pubblicalo ancora on* leiinae lulU nreeitilk di 
coitituìrt una toeietk di giurliprudtnta perjìiiare ì materiali di queMo 
Étudie. li Poggi doveri dirigere i lavori in Fireiue di questa SDCictk 
formala dagli allievi di quel I illusi re Professore ». 



ELOGIO DI G. POGGI Ql 

|>tilo il Po^, vinsero k sua modestia; e cos'i accettando celi 
magistero tanto profittevole, entrava in on secondo stadio della 
sua vita operativa: unendo per tal modo all'azione dì mat- 
urato o di scrittore quella di educatore della gìoventii. Dopo 
avere preparato le idee, formava anco gli uomini: el' avvenire 
della toscana legislauone era nelle sue mani. Oh! quanto 
non poteva aspettarsi da luì die a mezzo il corso della vita 
nmana consiungeva al senno virile quell' autorità che anco 
da' più sapieoti solamente ne' tardi anni si acquista I Pur la 
paódema del suo modesto lutellelto gli vietava dì conoscerne 
le ricchezze. Ma l' universale a tanta virtù ed In^gno deside- 
rava sempre più occasioni di manifestarsi , e cos\ di recare « 
compimento ropera da Pompeo Neri disegnata (1 S) . ---Mail 
stale che da undici anni veniva consumandogli la vita, si raani- 
ièitò prepotente ; e il suo pericolo divenne pubblica cura e ùf 
more. Andavano alla mestissima casa ancor quelli che non lo 
conoscevano , solleciti di una vita die paieva necessai>a a tutti. 
Perchè non posso (istoria del mìo dolore 1 ) rappresentarvi ìl 
tremoido, ma sublime spettacolo della sua morte? Pur fra 
taaii acerbissimi pensieri, non vuo' tacervi la profonda mesti- 
ca d'un solo. & poco a poco Girolamo lasciando i dubbiosi 
rooTorti , parea che nd volto del medico consolatore la spe- 
nna della guarigione più non ispiasse. Nulladimeno , come a 
UiUtnere quell'anima fuggitiva che seco recava tanta parte 
<^ lat, io parlandogli di vita e di avvenire e dì opere loco- 
miadtte e della comune aspettanza, eli venni mostrando ìl 
aaon Codice civile della Sardegna. Un mesto sorrìso fjlì ba- 
lenò in volto come nell'ora delle speranze; ma subito ricom- 
posto al dolore: oh, mi disse, i miei occhi prima dì chiudersi 
non vedranno il Codice toscano I E alzando la scarna mano 
illoDtaaf>, come soleva, dalla fronte i capelli, quasi volesse 
■etnaoTeme un peso che gli fu caro per tanti anni , e che or 
gli crucciava di seppellire con sé stesso. Parve allora che 
prendesse comiato diu mondo: ornai fatto sicuro per la cci^ 
teiM della morte, alla quale avea tolto il terrore, contem- 
platala già da gran tempo con fermezza dì filosofo e fede di 
crutiano. Vide senza sbigottimento avvicinarsi l'ora dd sacn- 

(iS) R fn/( noia {tt-k pur da oucrvini che li P(^^ al par di 
Vompta Neri Tu lino da' primi anni studicilo da *aUoli)tiinì nomini 
mio id imprcK nno comuni . Dr' buoni aagnri tal N'rì , fanoii fede la 
prole del Bonfiol ; di quelJI lul PoRgi, le pitale legoenli che d>l i8i8 
fnnt il luo alllina miailro Padre Mauro Bernardini . ^ Ciroltmo 

Poggi d' indole tuona, educalo, e religioio. Si Ì iittinto nella 

"vela, per lovid eoadolta e ao$tante applìcatione alto tludio. Farà 
Ma patsaia, te ti maatiene ne* tuoi printipj .B ciò i mollo ereditile, 
fmie è gairiata dal punto Sonore ed animato dalla paitione aUa 
indio. Hi dutiagae per laaaerìterioepercaitama nei mai propalili >>• 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



9S SALTAGHOLI 

ficio: ^el mondo ch'en vicìao a ludare, come tin albergo 
di esigilo. Gli al&tti li teneri e pun di amico di fratello di 
figlio, a poco K poco >L perderano tutti nella ìunnenia carilk 
verso Dio, e in essa tutti abbracciaado , mentre a lai volge- 
vaii sperando rìcompeou alle virtù, ai suoi più cari lasciava 
precetti ed etempio onde potesse raconistarG in tu mondo 
migliore. Parlava detti da itampsrsì net cuore di tutti; con- 
sigli porgeva a tutti lalutarì. E a tutti io gli avrei serbati 
ajutato a ncbiamar la ricordanza dì qnei momenti solenni 
dall'amico di Girolamo che nella dolcesia singolare dell'animo 
gli era tanto somigliante. Gih Carlo Cantini, il quale con le 
reminiscense dell' afiètto aveva salvato dal sepolcro quella 
cara inlmagine del volto, meco piangendo si affaticava a ri- 
comporre la forma etema della mente per affidarla alla me- 
moria e all'affetto de' posteri. Ma Iddio volle tosto ricongiua- 
gerlo al suo compagno, addopfHando le nostre perdite; e al 
mesto ufficio e pio me lasciava solo. Pur questa solitadine 
dell'animo che mi anticipa la vecchìeeza, non nfiredderì 
per te il mio amore, o Girolamo 1 Io chiederò al mio cuore 
la figura del tuo animo, e questa Bnchi mi duri la pena 
di desiderarti sulla terra, andrò mostrando alla generazione 
che cade, a quella che sorge, augurandomi che tutti la man- 
tengano ne' costumi, e aspettando die alcuno sia da tanto da 
campire dò che tu incomindasti . Vagliami intanto il tuo 
esempio , e i tuoi conforti a non disperare della virtù , della 
patria, di Dio che all' umaà genere prepaia sempre nell'av- 
venire tempi migliori ■ . 

Hb odilo il lettore quali vite preziose abbismo 
veduto estioguersi ia poco lasso di tempo, e qual 
GÌDrecoDSulto abbia perduto l' Italia nel Poggi . Qui 
non si arrestarono però le nostre lagrime, giacché la 
morte ci ha tolto non ha guari anco quel robusto 
Ingegno di Francesco Forti in età giovanissima sic- 
come il Poggi, allorché sì accingeva a dare in luce 
un* Opera che avrebbe sommamente onorata la To- 
scana e la scienza civile . Il Poggi ed il Forti sareb- 
bero al certo ascesi alle più alte cariche governative, 
e fatta avrebbero sublime mostra di loro in occa- 
sione delle salutari Riforme giuridiche ed economi- 
che, che l'Augusto Principe che ci governa prepara 
alla nostra Toscana. 

Unico conforto in tanto infortunio si è il far roti 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



ELOGIO DI G. POGGI Qd 

perchè Idclio conservi al nostro Paese una schiera 
studiosa di provetti e di giovani Giureconsulti, di 
cui r Avv. Vincenzo Salvagnolì è uno dei più hellì 
ornamenti. 

Noi polliamo pur voti perchè il Cielo prolunghi 
i preziosi giorni de' due sommi Professori Car. Gio- 
vannì Carmignanì, e Federigo Del Rosso (*), principe 
il primo dei Criminalìsti ìlaliani, chiaro il secondo 
per le nuove dottrine sul Dritto di Proprietà, i quali 
avviano con zelo instancabile la gioventù allo studio 
della sana Giutisprudenza nell'Università di Pisa. 

Finché la scuola ed il Foro saran s\ concordi nel 
&ir prc^redìre la nostra Giurisprudenza ^ doÌ non 
di^riam punto del Codice . ' 

Possa la Toscana nostra, che in nulla è seconda 
alle altre Provincie d'Italia, e che ama concorrere 
al decoro della patria coitaune, godere essa pure del 
benefizio di un Codice, siccome il Piemonte di re- 
cente esultava pel suo Codice Aìhertàio. — Possa il 
nuovo Codice Toscano fregiarsi del Nome di Leo- 
poldo II, e sia questo novello argomento per cui 
Esso abbia dritto ella riconoscenza di tutti i 'Toscani, 
che ognor risentono i benefiz) delle riforme civili, 
penali, ed economiche dell' immortale suo Aro. 

D. L. Z, 



Il MtnoM lode anche il tbitrìuinio gìorìiM Profmort Fran- 
ni, cha è per <Ure io Inca na Corto 4i DirtUo Ctaumico, 
I molla próTondilì ginridlca indrfc coDglnnta gnudluimn 



ttuòj legali b quarta c< 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



poetare d 
Italia. Io 



94 

HOTIZU LETTERARIA 



Alfbi Esrt.TiMTB. ^ Cantata in musica pel R. Teatro dei 
Ravvivati di Pisa ('). Pisa, presso i Fratelli Nistri, 1858. 

cicco alcuni vergi pe' quali è fatta certissima fede die l'ottimo 
ire del Zeno e del Metastasio dura ancor di presente in 
. Io meno alla molta corruttela venutaci sopra per turpe 
ìmitaùooe di mille scritture fantastiche de' forestieri, ben è 
dolce il vedere come sapesse francarsene il giovine che dettava 
questa cantata. E in vero lineLia, stile e o^i altra cosa ac- 
cenna in essa a' tempi migliori della scena italiana, ed è cagione 
a noi di bene sperare della sorte futura delle nostre lettere. 
Bastino queste nude parole a compartire al Zanetti la lode 
della quale è ben degno; lode non compra, e di cui làran ra- 
gione 1 suoi versi meilesmu che qui trascriviamo. 

COBO D'HOMim 

Ttva, viva: delV Amo ìe tpondt 
Sor» piit Urie drùVonde — baefatt, 
B un' aurtOa cult ali dorati 
Già disgombra ogni nubilo vtl. 

COBO m DoiniB 

Sorge tt $ole ptù ietto, fii puro, 
E già indora f atpetlre pendice: 
DOKKA AueosTA al tao Parto fette» 
Plaude intieme la terra ed U elei. 



una 

Qutì di fiifoH aeeenti 
IrteoUta armonia; guai ripereotii 
Batter di taant, ed inceuatai «voioa 
fanno echeggiar dell'Arno mio la riva? 
Dalla beala iponda 
Del prolifico letto a tioi ditttta. 
Ove di pianti a gara 

(*) Per b dikìu di $.&. B. l'Arcidachaa Huii Cainwa- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



NOTIZIA LETTER*RIA g5 

B auao § il Man rtam «ToBwr tributo, 
O btUa, o augutta, o cara 
Di Parttnopt Figlca, io ti falulo. 
Rammento il A quando a trawrio aWaeatt 
Dtl placido Tirren giunguti, t U piedt 
Qui ripoiar li piaeqva, 
B fui lereno lufwrro 
Sorridendo goder dtl tMftn» fletto. 
/Iti raggio di qwtl rito 
Si tema lo Spom, a ad aaM in imo 
Creteta t amor pel mio gmtit terrtno. 
PuMCiFi AcficiTi, «n trono a Voi notitra. 
Mia un maggior te ne dii regal virtult . 
AUa eoman talult 

Se vi i dolee Mgliar, te ognor t'addoppia 
In Toi ramoT, la eorltà, Io »lo, 
Xoi noi paiiiam, pramte vi renda li Cieìo. 
Donii* icciuA, a Te d'imomo 

Plauto fan te aeeolt» genti, 

M gli armonici eontenti 

L'eco tort di lutti i cor. 
Ma de' Plauti a Toi piti cara, 

Sk» Adsdbii, è amor tineero; 

Che più affai the eoW imparo 

Fai regnale coli' amor. 



D'ogni plaiuo a Toi pljt grato 
t iei popoli tamor. 



Che dolce provaiti, 
Mlm che nel vita 
ha Prole miraiti, 
la FiGUA regate 



B popol diietto 
Te n'ota pregar. 



CK„t,=cdbvGoOg[c 



NOTIZIA LETTERARIA 



AUmA 

BntUaté! 
La Fmlu, la Hamu, 
Il PsiHcin, il Padm, 
Y«rran qu«tl» Ho* 
UdtnH, giulive 
Sovtntt a b«ar. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



NUOVO GIORNALE 

DE' LETTERATI 
%/ 98. 



P.4RTE LETTERARIA 
SCIEIiZE MOIliXI, E ARTI LIBERALI 



Colpo it occhio sui Caratteri ganerali della Letteratura 
Francese nei Secoli JCFU, XVIIÌ, e XIX ec. - Conii- 
nuiiiooe, V. Mum. 96, p;^. 197. 

Jl Francese Professore di Berna così contÌDua le sue 
sentenze. Dopo aver detto che gli Oratori Sacri fanoo 
sentire d' avere una maggiore iodìpendenza degli 
altri Scrittori^ pure aggiunge (pag. 52): 

«- Non ostante, rignardo allo stile^ è facile dì ve- 
« dere, paragonandolo, che gli Oratori Sacri hanno 
n spesso regolato l' andamento e la disposizione del- 
« le loro frasi su quelle di Cicerone » . 

Se ffoesto è un difetto, non abbiamo che aggiun- 
gere. II Voltaire, parlando della lingua francese, e 
in generale poi delle lingue Europeecoi tono intermi- 
nabili articoli e particeli*, diceva che i moderni scrit- 
tori sono io tal maniera obbligati a fa^tbricare con 
dei mattoni , mentre gli antichi faU>ricBvaD0 col 



Or se i Francesi Oratori si sono sforzati di giun- 
gere al niaestoso andamento della lingua latina , non 
Lfit T.SXXVI. H 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



gS B I e n A h D 

altro fecero che tentare di far parer marmo i mat- 
toni. 

L'impresa HDD era facile; e anzi tutti i critici di 
qualclie elevatone hanno impiegato i lor commentar^ 
a porre in luce sotto tale aspetto i meriti di Bossuet, 
di Bordaloue , di Massillon . Ed ora dobbiamo udire 
cbe questo merito si converte in difetto ì 

Sarebbe lo stesso che rimproverare ad Annibal Ga- 
racci d'essersi avvicinato nel dipingere a RaSaello; e 
3 Sebastiano del Piombo d' aver cercato d' emular 
nella forza del colorito Gìorgione . Ecco a che porta 
un mal inteso spìrito di contradizione , per mostrare 
che gli avi nostri mal fecero ; e che per ben fare con- 
viene In tutto dipartirsi da loro . 

Nella pag. 53 si trovano delle riflesàonì giuste > 
alle quali rimandiamo i nostri lettori. Passa quindi a 
parlare del carattere degli Scrittori del Secolo XVIIl 
e dice, che: 

« Tre sono gli uomini, nei quali si resumé più 
<( particolarmente il carattere complesso di questo 
« secolo. Montesquien, che rappresenta lo spirito 
u d'investigazione filosofica, cercando nel passato 

« r investigazione del presente ». 

Ciascun vede quanto h vaga qnesta definizione ; la 
quale sarebbe infinitamente meglio adattata al nostro 
Machiavelli; il f[uale particolarmente su qoctìo che 
r Istoria ci ha lasciato scritto che era stato Citto , in- 
dagò e designò quello che sarebbe da farsi . 

« Voltaire , riunione bizzarra di serio e di frivolo , 
K di g«ierosità e dì bassezza, di belle aàoni e lU 
V tuipitudiiù 

Perchè questo ritratto fosse giusto e somigliante 
converrebbe provare che il serio e frivolo , e le belle 
azioni e le turpitudini , e la bassezza e la genero«tà , 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



SULLA LBTT&RATDRÀ FBAITCESE w 99 

fra loro si liHaacnssero: senza che (siccome non esi- 
ste uomo senza difetti) non si potrebbe mai da ve- 
raao sfuggire ad una si rigorosa misura. Del resto, 
per essere giusti , conviene essere imparziali; quindi 
ricordarsi cbe si parla di letteratura. Passiamo sopra 
il resto; e ciascuno potrà bene intenderne il perchè. 

« Id fine G. Giacomo Rousseau, nemico non meno 
« ardente d' un ordine di cose miserabile . . . ec. » 

£ qui pure ci asterremo dalle riflessioni, perchè 
non riguardano propriamente la letteratura, ma la 
filosofia . Su G. Battista Rousseau si è detto nel pas- 
sato articolo. Passa l'Autore ad un grandissimo elo- 
gio di Gilbert. Son certo cbe di quanti mi leggono 
pochi lo conoscono : ma quanti non Io conoscono 
tentino di leggerlo ; e se a lor pare un gran poeta, do- 
vrò dolermi di me. Ma Gilbert nello scorso secolo 
non elevò gran romore; quindi per mostrare cbe il 
secolo scorso s' ingannava , è necessario elevare sui 
trampoli gli uomini men che mediocri; e tale certa- 
mente è Gilbert, paragonandolo ai grandi Scrittori 
della Francia . 

« Nulla prova d* una maniera più evidente come 
V. ignoravasi in che consiste la poesìa , quanto il ri- 
ti dicolo tentativo e quasi burlesco per dare un epo- 
« pea alla Francia .... 

£ colui cbe l'ignorava, e che, in conseguenza era 
un Igdosakte, questo Colui, ridicolo e bufibne, era 
Voltaire. £ più buffoni e di lui piiì ridicoli erano 
Federigo TI e Marmontel, cbe lodarono l'Enriade. 
Quando si ha l'animo di esporre in questa guisa, e 
come Apotcfgmi, o come Oracoli SibiUini, le proprie 
idee; disprezzando i giudizi degli uomini più fami- 
gerati (e citeremo anche il La Harpe, ndendoci di 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



lOU RICHARD 

coloro, che gli hanno affibbiato il nome (1) di Par- 
rucca) quando si ba un tale animo, conviene alme- 
no essere di buona tede; e far perdonare all'illusioìie 
gli errori della mente. Ma come pretendere di scrì- 
vere con buona fede e coscienza, quando giunto alle 
Tragedie di Voltaire, il Professor Francese si contenta 
d'uscirne con questa semplice frase: 

tt Voltaire, che s'impadronì del teatro, per pre- 
ti dìcarvi la filosofia: 

e nuli' altro ? Sicché Zaira , Alzìra , Merope , son tra- 
scorse dalla penna del Professore di Berna, come se 
fossero là farsa dell'Avvocalo Patelin . E va benìs- 
simo . In tal modo è chiaro l'o^^to di tutto distrug- 
gere , e far piazza pulita , per sopra rifabbricarvi . 
Ma piena di filosofia fu quella sentenza del pittore 
Gerard , poco innanzi la sua morte . Ad uno di que- 
sti dottori, che arditamente dicev&gli senza misteri, 
che conveniva tutto distruggere , per sopra riedifica- 
re , rispose : « Ma non sarebbe meglio fabbricar di •. 
(( rimpetto ? » 

E così risponderemo noi , prima al Francese Pro- 
fessore di Berna: quindi a più d'un Italiano: ?3 Fab- 
bricate Dirimpetto a quanto abbiamo, e faremo il 
paragone tra i vostri edifizj e gli antichi. 

Passa l'Autore a parlare dei varj imitatori di Mo- 
lière, e dice (si noti bene perchè questo è della più 
grande importanza): 

a Lesage, Dancourt, Destouches, Piron, Gres- 
« set , seguirono degnamente le orme dì Molière , 
« e furono sovente felici nella pittura del cuore u- 
« mano » . \ 



(1) Parrucca k il tìtolo di diiprpgio, col qnale si salutano 
gli nomini, che hanno (ìn'qai destata la rirerenis di tutta 
Europa. 



:,q;,=cdbvGoogle 



SULLA r,rTTPmTlIK\ FRtKCESB lOI 

Poi si viene nel Secolo XVIII a Giuseppe Cbenier, 
autore dì varie Tragedie, e si dice cbe trattò Fehelon 
e Carlo IX, come si sarebbe trattato Àtreo ed Edipo 
cioè , cbe seguì le orme di Sofocle come quei comici 
avevaDO seguito le oime di MoJiere. A questi reca la 
maledizione del servum secas di Orazio ( pag, 58 ) 
~ agU altri la lode d' essere stati sovente felici nella 
pittura del cuore umano . Ma lo furono seguendo le 
Orme di Molière. *"£ perchè questa differenza? 
■ Cbi '1 sa , cbi 'I pii& . chi mei voriebbe dire? > 

Miserabili contràdizioni I 

Dopo aver giustamente dipinto, colle parole d'an 
critico che non cita, e clie forse è il sig. ViUemain, ' 
nei modo seguente gli eccessi del 1 793 : 

u False idee si riunirono a quelle d' una legitUm« 

a rinnovazione La rivoluzione corruppe il gu- 

< sto Tutto dovè passare per l' impronta del- 

« V opinione di quell' epoca .... Si affettarono delle 
-a maDiere tiiviali per piacere al popolaccio. L' elo- 

■ qoenza terminò per non essere cbe una bassa adu- 
« Iasione della classe cenciosa; e la poesia divise 
« ijuesto avvilimento ». — Queste son parole del 
Crìlico citato . Prosegue l' Autore . 

k Io mezzo di questa degradatone presentaù un 

■ nomo , che fa classe a parte , e cbe in Qulla somi- 
« glia né pel pensiero, né per l'espressione, ai poeti 
• che lo circondano, né a quelli cbe lo hanno pre- 
ti ceduto: cosa tanto più mirabile, cbe egli imitava 
« gli antichi ». 

Hahemus confitentfm reum . Dunque, imitando 
gli antichi ( e intendesi solo per le forme ) si può es- 
sere originali e pel pensiero, e per l'espressione. In 
ciò siamo perfettamente d' accordo : dunque si cessi 
una volta da tante ridicole fanfaronate ; e cessino so- 
prattutto i maestri di venti anni di voler esser cbia- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



101 RICnARI) 

nati gl'ItaliaDÌ per eccellenza , imitando più che ser- 
TÌlaieote le straraganze dei moderai stranieri . 

« Andrea Clienier, dice il àg. de Villemain, è uq 

« solitario pieno d' immaginazione e di gusto , ohe 

u dalla sua epoca si separa per istinto e per riflessìo- 

« ne ad un tempo: e che » mostra poeta diversa- 

« mente da quello che poteva esserà intomo a lui .... 

« Stanco del falso gusto dì eleganza , che debilitava 

« la letteratura 

Qui dimandiamo perdono all'illustre Autore: ma 
l' eleganza non può esser mai cagione dì falso gusto; 
perchè r eleganza è la perfezione del linguaggio ia 
tutti i gradi. Il Monti, per caratterizzarla nella poesia 
improvvisa j cantò oeUa bella sua Ode alla Bandet- 
tim, scritta nel 1794: 

• Teco Tien la Pietà, teco il Diletto, 

K Teco Eleganza ne' bei modi ardita: 
« E qael, cne al cor si sente, e non s' imita, 
e Parlar nettareo e schietto. 

Se l' eleganza dunque consiste appunto nella felice 
arditezza de' modi , in che maniera può esser cagione 
di falso gusto? _ Lo potrebbe esser coli' esagerazione 
(come avvenne nel Seicento in Italia) ma allora non 
sta ponto a martello la frase che debilitava la lette' 
ratura. L'Autore ha voluto dire un abusoj e il con- 
cetto è allor digerente. 

« Egli meditava al tempo stesso la rappresenta- 
te zione dotta e naturale delle forme del genio an- 
u tico » . 

Fin qui il sig. Villemaio, che conclude da par snov 
Se dunque Andrea Chenier ottenne in Francia un s) 
bel resultato de' suoi stud] sugli antichi-, perchè noa 
potranno altri ottenerli? Perchè far deviare i giovani 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



SDLLA LK-TTER ATHfi & FKAIICMF. lo3 

ib quello t che (^pe' suoi cesuluti ) sembra l' ottimo 
sentiero? Perchè cacciarli 

con spiedi e lance 

Ifon che eoa sproni 

(come cantò l'Ariosto) per nuove vìe, dove non in- 
contrano che triboli e spine ì E che questa sia 

la verità , non lia mai che in dubbio si ponga dai 
dotti, finché non ci si mostra una tragedia, colla 
quale nno Scrittore Francese moderno libero dai 
ceppi della pedanteria star possa a contrasto di Cor- 
neille, di Raóne, e di Voltaire.' ed un'altra d' un 
Italiano, che superi quelle deir Alfieri e del M&ffei. 
Sinohi questo non avviene, staremo al fatto , e lasce- 
remo le nuove teoriche in sospeso, finché la malattia, 
come dice taluno , abbia fatto il suo corso. 

Del resto, anche i pochi momenti, che preceden>- 
so la sua morte , servir possono di risposta a tutte le 
stravaganze d' oggigiorno . Eccone la prova . 

« La Fortuna ( dice 1' Autore della sua biografia ) 
ti gii rìserbava innanzi dì morire un dolce a un tempo 
« e doloroso incanto . Lo sventurato Roucber ( Auto- 
re dei Mesi ) « si trovò accanto ad Andrea GlieDÌer 
« nella carretta fatale : e durante il tragitto sì narra , 
« che alternativamente recitarono la prima scena di 
« Andromaca , portento di lutti i secoli , in cui sono 
K espressi in versi immortali i sensi profondi dell' ami- 
li cizia e della sventura » . 

Passeremo sopra a quanto si aggiunge sopra di lui 
(pag. 59), perchè di letteratura parlar vuoisi e non 
dì politica : e cercando le notìzie sulla Vita dì Andrea 
Chenier trovasi che si era fatto Giornalista, e Gior- 
nalista in Parigi nel 17931 Nemico acerbo di quelli, 
che dirigevano allora la somma delle cose , peri vit'* 
lima deQa manifestazione ardita e sdegnosa dei propr) 
sentimenti . 

« Bel resto, durante il perìodo rivoluzionario, la 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



Io4 1IICH*RD 8DLLA lETTFRATORA FaANCFSB 

« poesia fu in generale ugualmente meschina , e 
u scioccamente fiorita, coinè sotto Luigi XV 

Né questo è vero, n Delille nella Pibta', pubbli- 
cata sotto il DiFettorìo, M- de Fonlanes, oltre le 
Brun e Giuseppe Chenier, da lui slesso citati, sono 
la prova del contrario. D' altronde anello, che chia- 
masi propriamente il perìodo rÌTOiuzionario , dod 
giunge a dieci anni. 

« Nel GonsoUlo e sotto l'Impero il campo della 
e letteratura fu considerabilmente ristretto . Ogni 
« scrittore, che osava di esporsi a trattare una que- 
« stione sociale .... era trattato d' ideologo , e gV i- 
u deologi non erano ben veduti alla Corte » . 

Se non c'inganniamo la piiì grande fra le questiom 
sociali è quella della religione. Se ciascuno come lìi 
trattata dal sig. de Chateaubriand. E qui terminere- 
mo, né anderemo più oltre; perché, venendo l'Au- 
tore a parlare della Ristoratone, molte cause di eoo- 
venienza sociale c'impediscono di proseguire. 

Speriamo d' aver detto abbastanza per chi vuol* 
intendere : per coloro che noi vogliono, tanto p^gìo 
per Ksà . 

Z. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Pa la ^olemu Dedicazione di un Busto di CsjsroFOSO 
Colombo neUa billetta del Marchese GiaiicoHo Dine- 
gru di Gettona. Discorso dt Pietro Giordani (i). 

Io credeva, o Signori, cU godermi questa solennità 
spettatore taciturno ed occulto ; in tali feste , più an- 
cora che nella vita coUdìana , contento del tacere ed 
ascoltare . Ma il tanto caro e desiderato silenzio mi è 
COD violenza cortese tolto dal generoso Cavaliere il 
qnale vi ha qui raccolti: e, perchè il suo comando 
nù fosse aocné più grave , debbono le mie povere 
pirole precedere gli altrui discorsi preparati con ele- 
pnza. Peraltro il comando, che presso la vostra gen- 
tilezza dee scusarmi del non tacere, non mi darebbe 
KQsa, né mi darebbe potenza a dir molto. Pertanto 
m» breve il mio parlare , come di chi avrebbe volen- 
tini taciuto ; sarà semplice e anche rozzo, come noa 
meditalo . N^ già sarebbe stato lungo, quando pur 
(ose venuto appareccbiato, perchè la meditazione mi 
ambbe ( come suole) assai più provveduto di malìn- 
niDÌe condonabili alla solitudine, consuete ne' f'une- 
nli, importunissime ad una festevole celebrità: e do- 
TRte perdonarmi se le nùe parole vi parranno piut- 
tolto dì compianto cbe di trionfo; perchè la natura 
e la vita mi nanno formalo a sentire più le molte mi- 
urìe, che le poche glorie del genere umano. Ma 
ogni cuor d'uomo, il quale consideri le immense 
opere e gì' inestim&bili patimenti , nel corpo e liell* a- 
nimo, di Cristoforo Colombo, come puÒ non essere 
travagliato da una prepotente tristezza? Però di quel 
Winmo e sfortunatissimo non dirò nulla; già appsr- 
itccbiati a dime degnamente questi nobili ingégni , i 
quali aspettano pur che io taccia : uh poco toccherò 
della convenienza dì questa pompa, alla quale ci coh- 



(1) Abbiamo credalo, per ta sua brevìlSi , Si dover tatla in-. 
\tn qai rrcare qaeat' anrea prona , onde !!er*u dì esempio fa 
coloro, ) quali credono che lo stile è oalui». e non urto. 
UU T, XXXVI. 9 



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Io6 D I S e O K S O 

gregaste» ottimo Giancarlo Dinegro; colla quale toÌ 
oggi (quanto uom ricco e savio può) pagate una pìiì 
che virii porzione dell' enorme debito ^ che verso il 
vostro glorioso e misero cittadino ha non Genova so- 
Jamenta o Italia, ma il mondo. 

Né già reputo ostentatone di ricchemn elegante, & 
d' ingegno conoscente e deUcato, questa magnificenza^ 
nella quale vi piacete a mostrare come e in che amate 
e sapete spendere : la quale piuttosto mi piace come 
giustissima e pia protestazione d'intelletto nobilmen- 
te buono contra fa miserabile e troppO ordinaria in-* 
gratitudine dell' uman genere a* suoi veri benefattori . 
Ai quali sono grandemente debitrici non pure le ge- 
nerazioni che prime si onorano di loro e n giovano ; 
ma tutte non meno le successive, le quali pur dell' o* 
nore e del benefizio ( spesso non conoscenti ) diven- 
gono partecipi. Conciossiachè sia proprio delle animo 
sublimi die il bene operato e 1' onore acquistato da 
loro, e copiosamente diffuso ne' prossimi, passi e du- 
ri nei pili lontani. Ed altrettanto è proprio dell'uma- 
na debolezza ( spesso della perversiti , la quale pur è 
debolezza, ma non ìscusabile ) ohe i portatori di bene 
agli uomini sieoo , o per ignoranza o per invidia , ac- 
colti come nemici; né sempre abUano meno stolta o 
meno iniqua la posterità , 

Non ricerchiamo le miserie dei tempi remoti , o 
in parte oscuri : bastano troppo le memorie vive e 
lampeggianti dell'età più vicine. Furono poco ingra- 
te, o furono tollerabilmente atroci a chi più doveva- 
no adorare, iddii benefici comunque mortali? Di 
tanti nomi gloriosissimi e- infelicissimi toccherò soli 
due, ai quali niuno oserebbe porsi innanzi . Qual vita 
i nostri antenati fabbricarono a te Galileo Galilei, a 
t« Cristoforo Colombo ? L' immensità del Fiorentino 
può essere solo compresa da non molti sapienti; la 
grandttzza del Genovese può essere sentita anche dal 
popolo . Pesate i benefizi, pesate la ricompensa. Vi 
pare die dai possessori della potenza fosse ben giU'* 



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ni PIETRO GIOnDAFl IO7 

£cato, dagl* mvidiosi della fortuna poco patisse, ca- 
tenato sul mare , meodicsote in Siviglia , il trovatore 
& un mondo? Vi pare che al creatore di un mondo 
intellettuale novissimo , cui niuno potrà imporre ter- 
mini, e che ogni àì va per lui dilatandosi, ibssero a^ 
sai benigni gV ipocriti e inesorabili e sempre impuniti 
nemici della ragione? Oh quanto dovrebbe ammoni- 
re gli eccelsi intelletti quella divina favola di Prome- 
teo; se l' esser buono e grande non venisse da mise- 
rabile e inevitabile necessità! Dietro la quale, benché 
postume e scarse, non però del tatto inutili, seguono 
talvolta le congratulazioni ( per poco non dissi 1* ese- 
quie ) somiglianti alla nostra d' oggi ; quasi una devota 
espiazione dell' ingiuria gravissima, che i nostri anti 
<ia fecero ai loro e nostri signori . Non sono inutìL 
queste rìmemorazioni pietose: giovano come dì risto 
IO e di placamento alla coscienza di eredi ohe ricono- 
scono il debito , e deplorano l' ingiustizia de' loro 
l^assati: gioveranno come esempio ed ammonitone, 
forse efficace, ai successori, per guardarsi da quell'em- 
pia ÌDgratìtudioe, che fa tonto pili vergognare i di- 
scraJenti, quanto meno sentirono la vergogna gli 
lotenat) . 

Por troppo non mi vien da temere crudeltà di vi- 
venti contra Colombi e Galilei , i quali non abbiamo: 
uè potremmo aver noi, generaùone presuntuosa di 
drsidérj, paralitica di volontà. Ben potrebbe qualche 
Gaiileo forse o Colombo nascere tra i nostri nipoti . 
E credete voi che troverebbe affatto spenta la rea e 
sempre vivace semenza degli avversarìi d'ogni bene e 
d'ogni buono? Credete voi che il portatore di luce 
sarebbe almeno difeso potentemente contro gli amo- 
rosi delle tenebre ; per le quali tanto ingrassano quan- 
to iugannano , e tanto ardiscono quanto non temono? 
Giova pertanto che gli amici del vero e dd buono 
Steno fatti vergognare di lasdarlo incatenare e tortu- 
rare, abbandonato alla compassione e reverenza dd 
posteri . 



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I08 DISCOMO DI PIETItO GÌOBDAHI 

O mio buon Marchese Dinegro, tanto caro ai to^ 
stri amici molti, non perirà il vostro nome: e sarete 

Sresso i futuri lodato aocbe di pio alla saota memoria 
eli' uomo graodissimo, dì cui la terra vostra e sua 
coDtese già, con ambiziose ed oziose dispute, l'onore 
di esser madre; la quale certo non gli fu nudrìce . 
Quanto cara e speciosa eredità di nome lascerete ai 
nipoti ! Quanto si compiaceranno di udirsi rammenta- 
re come nel tempo di loro fanciullezza, nel giorno 26 
di luglio dell' anno 1837, l'avolo amato e felice in 
questo paradiso della VUlettOy ornamento caro della 
bellissima Genova, radunasse splendidamente il fiore 
della città e de' forestieri , non tanto per celebrare il 
gran Genovese ( al quale credo poco abbisognino i 
nostri plausi) , quanto per consacrare ad eterna ma- 
ledizione i suoi nemici; e spaventare colle solenni 
esecrazioni gli eredi (cbe non son tutti morti) di quella 
ignoranza insolente e di quella feroce viltà. 

Gloria al Colombo; lode a voi buon Marchese; 
speranza di qualche bene e di qualche virtiì agli uo« 
mini; e non senza onore voi, o Signori, che apparite 
degni (U quesu solennità afièttuosa, celebrandola. 



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ItÀ RbaLk Galleria di Tomtro illustrata da Rober- 
70 d' ^zscLtOy Direttore della medesima kc. —Torino, 
presso Chirio e Mina, in foglio. Fascicolo 1 a X. 

Abbiamo aspettato che terminato fosse il Primo 
Volume, per dar conto di questa splendida > e per 
ogm conto stimabilissima impresa . Stavaoo da gran 
tempo sepolti molti tesori di pittura nel R. Palagio 
di Torino ; conosciuti più per fama , che per l' ispe- 
none oculare dei Tiaggiatorì. Il Re Carlo Alberto, 
per fondare un pubblico stabilimento « ha priva la 
K reggia dei Monumenti di pittura assembrativi da' 

■ suoi Avi, ed ha dì più voluto arricchire la Gallerìa 

■ di tutti quelli che col privato censo proprio aveva 
1 acquistati . 

a Essa fu solennemente istituita nel sontuoso Ca- 
I stello Reale . . . elevato, dopo varie vicende, all'o* 
iDore dell'arte e alla dignità della capitale. 

Così il sig. Marchese d' Azeglio nel Prospetto del- 
l' open, 

Bionita e disposta la B. Gallerìa di Torino, è stato 
pensiero magnanimo di S. M. di promoreme e favo- 
riroe l'intaglio; e accettandone la Dedica ha mostrato 
di credere che le Arti abbelliscano anche certe condì- 
aom sociali, che molti erroneamente pensano non 
aver bisogno d* abbellimenti . 

Non sappiamo se fu pensiero del Re dì Sardegna 
quello di commettere l' ulustrazione di queste Pitture 
alla penna del sig. Marchese Roberto d' Azeglio , 
fratello del pittore valente, come valente Autore del- 
l' Ettore Fieramosca . Se cosi fosse, non potrebbero 
che raddoppiarsi le lodi a S:M. Sarda,per avere scelto 
tuia persona , da cui molta fama , ed onore ridonderà 
p« l' impresa . 

Le sue Illustraùoni, oltre ad essere scritte con 
molta finezza dì crìtica , soo tali ( per 1' erudizione ) 
Dell* accezzione più lata del termine. Esse non solo 
illustrano il quadro, ma spesse volte la storia pittori- 



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t lU LA. BEALE GALLERIA 

ca; e, sempre, in quanto ai Ritratti, la stona dd per^ 
sonaggio die rappreseotSDO . 

La prima Distribuzione comincia, come dì ragione, 
da un nel quadro di Gaudenzio Ferrarì, di cui Nova*- 
ra vantasi di possedere una delle prime sue pitture , 
Vercelli le più sublimi. 

È questo, che si offre intagliato un Deposto, di 
Croce, dì dodici figure, composiàone di gran merito; 
e degna di quel raro Artefice , che il Loniazzo con 
troppa arditezza po5«^ fra i primi sette grandi Pittori 
d' Italia: ma del quale giustamente fu detto, che al 
pari di Raffaello più l' anime dipingeva, che i corpi. 

Comincia l' illustratore da notare un lieve errore 
del Lanzi, che al Piemonte nega la gloria d' aver pro- 
dotto io Gaudenzio un sì raro Ailefìce: e dimostra 
poi essere stato allievo del Giovenone, e non di altri . 

Passando a parlare dei meriti del quadro: k Un 
« carattere affettuoso e contemplativo, uno spirito 
li altamente impressionato dalle verità della rivela- 
u zione, inclinarono spontaneamente Gaudenzio Fer- 
« rari a rappresentare quei soggetti, ove la iantasia , 
w commossa con impulso straordinario da uno slan- 
« ciò di amore , poggia agli ordini piiì elevati del 
V. grandioso »; (così comincia il Marchese d' Azeglio 
l'illustrazione di questa tavola ) e scende quindi a sta- 
bilire che può dichiararsi u una di quelle opere > che 
u furono dipinte con fede » . Passa quindi a svolgere 
la sua teorica, che « Un ingegno sagace, alimentato 
«. dall' assiduo studio sulle piiì belle opere degli scar- 
<r pelli greci , e su quelle pia perfette ancora della 
u natura, può giungere ... a possedere in g^ado ec~ 
a celiente la maestrìa delle fonne, del colore, del 
(( chiaroscuro; può sfoggiare nelle sue produuou la 
(f bellezza dell'eseguimento congiunta w* più vasta 
« dottrina sulle cose dell' arte ; ma senza il concorso 
« d' un sentimento , che tutte elettrìoa le facoltà del- 
« anima, ed estende più espansivamente l'auone di 
(1 sua natura immortale , egli ooo saprà estollersi ad 



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niTORIITO Iti 

f QQ solo di qaesli mirabili volti, ne' qunli colui, che 
V a' suoi tempi era cfatamato pio per eccellenza (1 ) , 

■ impresse un'idea altamente nobile, commovente , 
« solarne x . 

Dopo aver fatto una sobria descrizione del come 
il Pittore compose il suo Quadro , passa ad osserva- 
re, che: « Ebbe avvertenza 1' Artefice di far si, cbe 
I dalle donne principalmente sieno esercitati quegli 

■ ultimi uffici di pietà verso la divina salma .... e 
B così ebbe il debito omaggio in questo mirabii lava» 
« ro l'operosa sollecitudine di quella gentile compa- 
t gsa dell' uomo, a lui si costantemente prodiga del- 
I le core più tenere dalle fasce alla tomba ec. » 

Parla dei pregi dell'estremità , della leggerezza del 
looco, defla severità nello stile dei panneggiamenti y 
del bel carattere delle teste, della varietà defcolorìto. 
Conclude colla difesa della sentenza del Lomazzo (2) 
desunta dalla rara eccellenza di questa rairabil com- 
poainoue . 

Osservabile nella seconda Distribuzione è l'Artico- 
lo , che ritarda il Figlìuol Prodigo del Gueràno : in 
«ni l'Aotore maestrevolmente tratta delle Tre manie- 
re di quel simmo Artefice ; e conclude , cbe se la se- 
cooda gli meritò dagli stranieri il soprannome dì 
Ma^ àellapittiirti, la sua terze maniera, ebbe come 
lapin diletttvole, la generale approvazione. 

E a questa appartiene (come l'Agar famosissima (3) 
di casa ZampÌ?ri) anco la Tavola, di cui si dà qui l'il- 
lastrazione : « Egli ci rappresentò la più conwnoven- 
« te fra le Pardwle dell Evangelo , soggetto favorite 

■ di qnel pittoie , da hii pia volte r^icato per altre 



(1) Gaudeiuiut ..... eximie piiu. 

EriBc. Odiic. Sr»od. 

(2) CbeGBadensiosrD ubb it\ sette primi Pittori del mando, 
cnmeH^ra si è Dotata; aenteDia, che lia franati molti contra- 
diltorì . 

(1)0ra nella Pioacsteca di Brera in Milano. 



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Ila LA ItI^%LE GALL.fcSIA 

« quadrerìe, io mezze figure » , il Bitorao cioè del Fi- 
{^iiol Prodigo alla casa patema . 

Dopo aver descritto il quadro, scende ad osservare 
come è « cosa mirabile che abbia il Guercioo saputo 
« dare ad una figura volta dì schiena, e senza valersi 
K della fisonomia , un' espressione sì viva e sì vera .... 
« La testa del padre è degna dì Aonibal Garacci ....; 
« Nello stile de' panneggiamenti si trova l'inàitazìòne 
« dì Tiziano , come nella composizione del fondo la 
<k memoria di Paolo Veronese. In quanto al colorito^ 
( sono le parole con cui sì chiude 1' Articolo ), è per 
« avventura tra quelli, a cui Lodovico Ciracci oca 
« volea. vicine le più belle opere sue: Lodovico, che 
• del Barbieri parlando a' suoi discepoli, disse a pro- 
«tposito d' un altro quadro di lui: presto, presto, la~: 
« sciaie ogni cosa : prendete il cappello e correte a 
K vedere e imparare come si maneggiano- i co- 
li lori (1) » . 

In questo stesso Fascicolo è notabile 1' Illustra- 
zione del quadro dell' Holbein-, cfae rappresenta il 
Ritrailo dì Desiderio Erasmo . Le notiete non volgari 
che ivi s' incontrano , e cora* era istrutto iella pittu- 
ra,. come dipingesse un Calvario, come avesse nbres- 
zo a farsi ritrarre ; come questa medesima arrernone 
avesse il La Grange ( che dal Conte Balbi> ritrarre Tu 
latto come suol dirsi alla macchia) mostrano che ìl 
sig. M. d' Azeglio egregiamente scrìvere&be la storia 
civile come qui scrive la. pittorica. 

Per uon fare (come suol dirsi) un Lingo catalogo' 
£ Pittori , che mal non raasomiglierdabe a qnelb , 
che Dante chiama Letana, diamo in nota (2) risUetta 



(1) Few. Pitt. T. Il, pag. 362. 

(S) T. I. DirosTO fii Cbaci di Gaudenzio Ferrari, diiegostoda 
Loreaio Metalli, iacito da GioTidi CaraTagiia, e ter- 
minato dopo la sua morte da Faoftliao Aoderloni. 
It. Sacba FiMioLii di Rubens dta«gna.'B e inctia da .Cesare 
Ferreri. 



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D-ITARIirO Il3 

la notizia dei Quadri e dei Diseenatorì ed Int^HatoHi' 
oode si compope intero il volupie: e ponendo per 



T. in. La Ciccia dIl Cutomiali del d«lhs diiegosbi da Lo- 
reoso-McUtlì, ìdcÌm da Latìnìo figlio • • 

IV. Pabsb di Giovanni Fredetaao de VricB ) disegnato da 

Enrico Gonia, inciso da Tito BomIIì. 

V. fiiTatiTO mcooniTo di Rabent, disegnai? da Loreoio 

Metalli, inciso da Lisinio figlio. 

VI. Il Rrnisan dil Ficiiuol PaoDioodel Onercino, dis^ 

gnato da SiWeatro Pianaiai, inciso da Francesca Aosa- 

■pim. 
VIL RiTatTTODi D. EaASKodiGio. UoUiein., disegnato da 

Lorenao Metalli, inciso da Cesare Ferrari . 
VUI.L'AaacHSi Aziona di Oruio Lomi, disegnata da L. M«- 

lelli , incisa da Lasinio figlio . 
IX. Sakta Fbahciica Rohaha del Gaerci no, disegnata da L. 

Metalli, incisa da Francesco Rosaspina. 
IC. Mabia Viaoiaa di Carlo Dolci , dJsegnaU da L. Metalli, 

incisa da Lasinio figlio. 
SL S. Gio. NiroMvaiiio, cbb tioarassA la Rkoìha si Boinu, 

di Daniele Crea pi, disegnato da h-. Metalli, inciso da 

Cesare Perreri . 
XU. Pabsb di Gw. Botti, detto £alh d'. Italia , disegnato da 

Enrico Gonin, inciso d^ Tito Boselli sotto la diraBÌona 

di Toschi . > 

un. S. FbarciscobS. Cablo Boaaoifio ec. di G. Cewra 

Procaccini, disegnala e incisa da Cesare Perreri. 

XIV. FvKTia d«l Moraaaoao, disegnata daPietn Ayres, in- 
cisa da Antonio Rtodani. 

XV. La Fama di Guido Reni, disegnata da P. Ajtea, inciaa 
da Laainin figlio. 

XVL Pads di Gio. Botb, disegnato da Baldassar Reviglio, a 

-inciso da Tito BoseHi ec 
XVII. S. Mabia HADnaiBHA vobtata iv cimo daoli Abowli 

di Dionisio Calvari, disusata da Loranco Metalli, inci 

sa da Carlo Raimondi. 
XVUI. Vnrsaa t Curino di Carlo Cignani, disegnata da P. 

Arres, incisa da Giasenpe Asìoli. 

XIX. RiTBATTo ni Cosimo I tvSAvnDCA ni Toscaba di Angio- 
lo BronBioo, disegnato da L> Metalli, iaeìso da Antonio 
Perfetti. 

XX. La Suo5atbicb ni Flauto d'IsaecoVan Ostade, dise- 
gnato di Lonoso Cerasa, incisa nella Scuola di Toschi 
a Parma. 



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fl4 LjL HtKtK GALLERIA. 

liase, che quanto à i detto d'un Articolo, ■ tutti faò 
riferirsi, passiamo a parlare di quello, che a noi sem- 
bra il più pensato, e alcuno direhbe il pìiì ardita- 

T. XXL StiHACB BD Ebmipbodito di Fr«ac«seo AIImoÌ , dise- 
gnaU da Lorcnio MeUlIr, iaciM dal Bridi. 

XXIL La \I«doiira obli.* Rosa, del SaMOÉ'erralo, ditunata 
da L. Mirtalli, incisa i)h Lasìaio Bfjlio. 

XXIII. RtTBATro iRcooniTo di Rubens , disegnata da Loren- 
10 Metalli, incita da tìaetano Silvani. 

XXIV> P*B» di Gasparo Oashet, detto il Ponuio, disegna- 
to da Enrico Oonin, inciM da Tito BohIIì. 

XXV. BifTaOLiA di Filippo WowermaDi, disegnato da 
Pietro hyns, Isciso da Edoardo Sonne. 

XXVI. ViBOiRB COL BiMBigodì Vand^ch, diicgaata da L. 
MeUlli, incisa da Laii»io figlio. 

XXVII. .S. Elimbitt* u' DnoHBUA del Gnercioo, ditegnaU 
da L. MeUUi, incisa da Girolanao Nardini. 

XXVIII. Il Suontntfts di GaiBoana dì David Teoiers il gio- 
vaile, diiegoato da Lorenxo Cerosa , inciso da Gaetano 

XXIX. Lt MiooNHA ntì.A Tbhdji di Raffaello^ disagnata dn 
Puolo Tonchi, e incisa da Dalcò *no soolare. 

XXX. Cablo III Duci ni Savoia di Già. Holbeln , disegnato 
da U Metalli, inciso da Lasinio figlioi. 

XXXI. S. GucoMO del Gnercino^ disagaato da I*. Metalli, 
inciso da Delfino Delfini, 

%XX1I. P*usdi Gio. Both, diiegmto.da E. Gonio, ìoìdìso 

da 4'iloBoselli. 
XXXIIL laTBaso n' Ostibi* di David Teni«rs il giovim, di- 

seenuto da Lorenao Cere», inoisu da Cnare Ferreri. 
tXiV. Ex«atioa.A si Toutto ( moglie di Cosimo t ) di An- 
gelo Broniino, disegnata da Lorenio Metalli, incisa da 

Gio. Ballerò. 
XXXV. Clofitrb mobbhtc di Giangìacomo Sementi , dise- 

cnBta da Lorento Cereaa, incisa da RadÌMUo Granani. 
XXXVL RiTBtTTo DI FiLirroIVHs niSpAUliadi Velasqaes 

diwignfito da Lorenio Metalli, inciso da LesarcFerreri. 
XXXVIL S*cbaF*iiio»ia di Vaodick, disegnata da L. Ce- 

resa, incisa da Gio Cornacchiiii. 
XXXVIll La booHA MAjtaa di Fnncesco Mierii , disegnata 

da Silvestro PiaDassi, incis* da Lasinio figlio. 
XXXrX. MBaTiaaLoTBaodiG. Holbein, disegnato da Lo. 

renso Mi-tatli, inciso da Anlooio Dalcà. 
XL. S. MAmi* ItUsDaLBHa di Rabena, disegnata da Lorenzo 

Metal)), inciso da Antonio Costa. 



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XXX I^J 



niTOBiifo ii5 

mente scritto : se ornai la verità sul conto 'dei Medici 
non rifulgesse di tanta luce, che scberno e dispregio 
ne verrebbe a chi ardisse negarla . 

Intendiamo paiiare dell' Articolo,clie nella Dispen- 
sa V illustra il Bitratto dì Cosimo I Granduca di To- 
scana , dipinto dal maggior dei Bronzini . 

Il Granduca Cosimo Primo è stato male apprez- 
zato sino alla fine del secolo scorso . Nessuno fra gii < 
scrittori della sua vit* area potuto parlar liberamente: 
né v'ha in Europa chi ignori con qual servile adula- 
zione pili chela vita^il panegirico ne tessesse Aldo 
it giovine. 

Veruno certamente vorrà negare a Co»mo la pru- 
denza, la fermezza , e l' ingegno : ma queste doti era- 
no in lui vinte da un' ambizione, da una violenza, 
da una perfidia smisuratissime, non che,- da una 
pertinacia nella vendetta a tutta prova. Gli antichi 
storici tacquero di queste ultime, per non parlare che 
delle antecedenti. 

Il primo che osasse cominciare a scrìvere sulla 
storia di quei tempi con qualche sentimento scevro 
di servihtà fu il Cavaliere Anton Filippo Adami ; che 
nel suo raro libretto intitolato : Prospetti» d'una nuo- 
va compilazione della Storia Fiorentina siiu> all'e- 
stinzione della B. Casa de' Medici; ebbe 1* animo 
di dire ( pag. 4G ) « che gli Storici i quali far vollero 
« pubblicne le loro fatiche sotto il Regno Mediceo, 
« furono obbligati d* aderire a* Sovrani sopra molte 
u e non ordinarie particolarità .... Quelli, che se ne 
u scostarono, rimasero per l'autorità dominante tal- 
« menta perseguitali, che dovettero cercar rifugio in 
u paesi stranieri , dove imperfette pubblicarooo le 
« opere loro: non vi essendo speranza al presente, di 
« potersi quel che mancava da, noi ritrovare . 

E lode conceder si debbe all' Autore della Storia 
dei Reali Palazzi di Toscana, che sine ira su i Medici 
Regnanti disse il vero. E lo disse particolarmente sul 
fatto controverso della morte di Don Garzla , sulla 



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Il6 LA KCttR CALtBRtA 

quale il sopraccitato Cavaliere Adam! ( pag. 43 ) Od' 
« serra che fu adulazione, palpabile e vergognosa « 
quella del Baldini « die espone d' aver visitato più 
u volte infermo nel Ietto il giovine Don Garzia mor- 
« to, come egli suppone (e vuol far credere) per ma* 
« lattia naturale , benché certapiente si sappia per 
« memorie autentiche di contemporanei disappas- 
« sianoti, essere stato ucciso da Cosimo eCà 

Ora ultimo in tempo, ma non ultimo in metili, co^ 
gliendone l'occasione il signor Marchese d' Azeglio , 
dall' illustratone del suo Ritratto , con tai parole ^ 
sull'amico e traditore del Cameseccbi, à esprìme : 
parole che recare vogliamo , acciò ciascuno in grado 
sia di giudicare se maggiore impressione facciano o le 
scuse, le accuse , che 1' Autore con tanta felicità 
prende ad esporre nelle sue pagine. 

« Gli Storici, che rappresentarono ìl ritratto mo* 
« rale di Cosimo I, ce lo dipinsero in certo modo 
u trattato alla maniera del Caravaggio; un composto 
u cioè di nere e forti ombre rilevato d'alcuni lumif 
H che pel brillante di loro natura producono un bel- 
« l'effetto agli occhi della posterità. II suo patrocinio 
« per le scienze e le arti ha rilevato solennemente 
u quanto appare di tetro nelle sanguinose pagine dei 
u suoi fasti. La memoria del politico, astuto, vile' 
« Cortigiano di Carlo V e di Filippo II , barbaro uc- 

« cisore del Valori, e dell' Albizzi suoi 

i( prigionieri di guerra; manigoldo accanito di Filippo 
(( Strozzi .... assassino di Sforza Almeni , ìnstitutore 
u dell'inquisizione politica e religiosa, che spaventò^ 
a lungamente ogni persona ed ogni famiglia; la costui 
a menaorìa è posta sotto la tutela dei preclari mouu- 
« menti da esso consacrati a decoro della patria . Il 
<i truce volto di quel tiranno, sa cui il genio dell' Al- 
ci fini ba si tremendamente rìverfterato il barlume fe- 
a rale d'una scena di morte; quel pugnale paterno 
a eh* è sguainato nell'ombra dola notte, e sotto la 
c( cui elsa d* oro si dibatte negli ulUmi palpili U pro- 



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D I T O R 1 If O 117 

R prìo figlinolo Don Garzia .... tutto sparisce avTol- 
a lo nelle profonde tenebre del passato . 

« Benché l' impamalìtà dei posteri aon inanelli 
K d'imprìmere lostp^ o tardi il marchio dell'infamia 
a alla memoria di un printàpe^ dai cui vizj fu disono- 
« rato il trono, qualunque riscatto di giuria abbia egli 
« proferito al loro inflessibile tribunale, è vero cio> 
« nondimeno f che il sentimento dei mali cessando 
« nelle nazioni coli' attualità, e cancellandosene in 
tt processo di tempo la rimembranza, soltanto rimiin- 
a gono apparanti agli ocelli loro le magnifiche moli 
« e i nobih instituti da esso consacrati alle lettere, 
« alle scimze, alle arti 

H Ebbe Angelo Bronzino grandissima familiarità 

« con Cosimo I , il quale volle da esso ese- 

K guiti tutti i ritratti della ducale famiglia 

« Eccolo dunque in faccia a noi quel Prìncipe ad 
(I un tempo crudele e umano: quell'assassino del 
a proprio figliuolo, e benefattore del proprio nemico: 
K quello che vibrava il pugnale e trattava le dotte 
u carte e 1 dotti marmi: ecco quello, la cui confiden- 
« za era io Dio e nelle proprie mani » (1 ) . . . . 

Ma con questi tetri colori terminar non vogliamo 
questo nostro Articolo dì Arti Belle : sicché andando a 
ricercare nei Venti Soggetti ( la più parte maestre- 
volmente trattati , e nessuno al di sotto dell' espet- 
tazione, da valenti bulini ) quello , che destar possa 
maggior simpatia nei nostri lettori, ci arresteremo 
sulta Fama dipinta da Guido. 

Opinò Hlianzi essere egli il più gran Genio della 
Scuola Garaccesca : e non pochi dividono la sua opi- 
nione: molti gli preferiscono il Zampieri: ma nes- 
suno poi lo pone a confronto con gli altri. 



(1) Nelb Lettera tcritta, dopo il ido matrimonio colla Mar- 
telli, alla NDara,chfl lo diiapproTava, si trova la tegnente con- 
clnaioDc : ■ Sod riaoloto quando fb ona cosa; e penso a qnel- 
• lo cbe ne pni naacere; 9 confido in Dio e nelle mie tnani >. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



tl8 I.A KEftI.1! aKLt,r.Ììk 

Che che ite sia di questi giudizj, dopo avere V II-* 
lustratore alquanto discorso sulle credenze della mi- 
tologìa per ciò che riguai'davaDo la Fortuna e la Fa- 
ma , dai poeti elevale ad onori divini: scende a par- 
lar del Pittore , a cui furono pressoché sempre fa- 
vorevoli queste due simboliche divinità . Ne reca 
succintamente i più curiosi particolari , e di quando 
stava, e di quando appéna uscì dalla Scuola dei Cb- 
racci : quindi così viene a descrivere il quadro : 

« ha Guido espressa la Messaggera di Gio- 
ii ve , che posando appena il manco piede sai glo- 
« bo> dà fiato alla iromh» ; e con possente remigio 
v si slancia a volo tra gli spazj dell' universo 

« L' idea della presente figura si trova replicata^ 
« benché varia ne sia la movenza , nella Fortuna , 
« che stende il suo volo intorno all' orbe terraqueo. 
« L' una e 1' alti'a sono degne di un' immaginatone 
« piena di poesin. Questa Fama era forse àa, lui ideata 
« per qualche volta , o altro sito elevato, dove si ve- 
li desse di sotto in su . Essa appartiene alla sua se- 
te cooda maniera , con una tenerezza di tinte , che 
a senza dar nello sbiadito , è mirabilmente atta ad 
« esprimere un corpo immerso nella piiì pura luce. 
« È quella vaga forma aerea nel colore, aerea nell'at- 
ti to e neir abbigliamento. I leggieri svolazzi dei pan- 
« DÌ agitali dall'aria, sentono il brìo di Guido ìnne- 
« stato sulla fecondità di Alberto Durerò, le cui ope- 
tt re copiose e piene di fantasia furono durante quasi 
« due secoli quella vena inesausta, cui attinsero gl'in- 
a gegni d'ogni nazione. 

H La freschezza di questa pittura è tale, che pur 
« ora sembra uscita dallo studio dell'' Artefice . . . . n 
uè più oltre anderemo colle citazioni ;,pen8ando che 
quanto se n'è recato, ugualmente che quanto se n'è 
detto , sia più che sufficiente a dare una giusta idea 
dei meriti dell'opera. 

£ a questo voh'vamo rimaner conteoti; sicuri essen- 
do di averne detto abbastanza per far comprendere e 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



niTonino iiq 

rimportanza dell* opera e i\ modo col quale viene 
eseguiU . Ma Della Decima Dispensa troviamo una 
nota, che ci sembra degna d' esser riportata, onde in 
gr Italiani che gli stranieri non restino in errore di 
cosa, che dipende interamente dal fatto. 

Il sig. Marchese d'Azeglio a proposito d«1 deterio- 
ramento, die nel colore soffi'ono dal tt-mpo le pittu- 
re moderne, mentre le antiche rifulgono di tutta la 
lor luce: dopo aver detto (|ue]lo,xlte a lui ne sem- 
bra ; scende a narrare quanto segue ( pag. 261 ) ; 

■ Giova al nostro assunto qui riferire la scoperta fat- 
ti ta in proposito nel 1836, e le riflessioni del signor 

■ Ernesto Forster pittore tedesco , il cui zelo per 
K r arte sua non la perdona né a studio , né a fatica 

■ per tornarla in onore . Facendo egli passo per Pa- 

■ dova, gli venne fatto dì scoprire in una chiesa qua- 
li sì rovinata la traccia d'alcune antiche pitture; e to- 
K &to tutto dedicatosi alla laboriosa imprt-sa d'involar- 
u le alla distruzione da cui erano minacciate, sì pose 
I con diligenza a scrostare il doppio strato , che su 
I quelle avevano distesa la calce con die erano state 
K ricoperte, e la polvere, che vi avevano deposta i 

• secoli . JV^on andò gimri ( traduciamo il lesto del 
« Forster ) che rimasi stupefatto allo splend^'re del 

• colorito , ed aUa bellezza del disegno , che rina- 
« sce^fono sotto la mia spugna . Allorché il velo fu 
i tolto , trovai uno strato di calce , d'un bigio pai- 
fl lido e bianchiccio» yff'rza d' inumidirlo e lavai-- 
« lo , giunsi a discioglierlo , e mi si offerse allora 

• allo sguardo un opera mirabile . jinimato da 

< quella prima riuscita , volli operare nella stessa 
K guisa sul muro principale della chiesa , e questo 

< secondo tenta/ivo fu premiato dalla scoperta 
« d" urui Crocifissione , che nulla ha da invidiare a 
i quella del Tintoretto. Sul lato meridionale della 
« chiesa ho tifivato la Storia di S, Lucia e quattro 

• freschi di gran dimensione. Non mi è ancor mto 
u che possano contenere il Info superiore e i due 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



I30 LA BEALE GALLERll DI TORINO 

« muri laterali : ho però già scoperto qua e là tU 
« bellissime figure. Tutte queste pitture sono del 
ìi Secolo Xiy; e credo poter accertare che ne a Fir- 
c renze, né a Siena, né a Pisa i pennelli di Giotto 
« e dell' Orgeigna nulla mai producessero di parar- 
« eonabile ec. » 

Tutto questo luogo abbiamo voluto recare per ag- 
giungervi che un cittadino di Padova , il Marchese 
Pietro Selvatico, stadìosissiiiio e intelligente delle 
Belle Arti, ha risposto ad alcune asserzioni del sìg. 
Forster, e che si attendono nel Numero 4 della Rm- 
8TA Eubopea, che si stampa in Milano. 

Z. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Dbi.1.' Annco diritto ìqmano sai debiti. Dissartazìòna 
del sig. di Savigmt — Letta il a8 IVovembre i833 
all'accademia Reala di Berlino, estratta dagli Atti 
dell' jiccademia medesima (anno i833), e fatta ita- 
liana dal D. A. D. ( Cominuitz. e 6ae ) . 

Xjiaaio la Italìi sapenare o la Gallia Cisalpina cenò 
di essere prolincia e si ordinò a municipio ItalisDo, fu di 
■peciale necessità stabilire l'ordine giudiziario, ed a ciò proi- 
Tide questa legge , della qunle è consenata ana parte rag- 
goardevole. Non si trattava d'inventare un nuovo sistema, 
ma di applicare quello del diritto Romano colle sole modi- 
ficazioni che rI più limitato potere de' Magistrati municipali 
si richiedevano . Adunque tutto quello che noi quivi troviamo 
di più minuto ragguaglio, può senza difEcullh riceverei come 
testimooianza autorevole anche per 1' aulico diritto Romano. 

I Gap. XX[ e XXII parlano specialmente delle azioni nei 
Gallici municipìi , e stabiliscono avanti tutto la positiva limi* 
Iasione, che la competenza del Magistrato non possa avanzare 
b somma di i5,noo sesterzi (^56 ihaler) (*), tranne certe 
cause ivi non rammentate. Ciò prestabilito, viene la legge a 
questa doppia pariiiione; Cnp. XXI sulle azioni che hanno 
canu da imprestito. Gap. XXII su tutte le altre azioni. A 
ma^ior chiarezza voglionsi queste disposizioni dividere nelle 
iqiueoti particolari proposizioni . 

I. ce Se alcuno agisce per causa d' impresalo che non saperi 
i5,ooo sesterzi , ed il convenuto avaijti al Magistrato confessa 
il debita, o si ricusa a qualunque dichiarazione, o non vuol 
contestare la lite e dare cauzione , si fa luogo agli stessi effetti, 
che verrebbero dalla condanna , che il Tiibunale competente 
avesse in questa causa pronunziata sul debitore, e questi 
eSèlti sono che il Magistrato deve- addicere il debitore , e 
permettere che dal suo creditore venga fatto prigione » (i). 

Questa proposizione dh motivo a serio meditare. Percbè 

(*> Lire TiMcaiM 39^4 all'ìocirca. 

(i) Lio. a— 11. a j4 quoeumqut ptcunia eerla eredita., , pelelur, qtiae 
rei non plurh H, 5. XV.cn't, ii licom ptcumam in iure, ..dare oport*te 
iAermte n eonftuia irit. . . ^at n ipnniianc iudieioqua. . . non dtjindet, 
MM ij ìH de ta re in iure noa reipandtrit, . , (am ite eo.. . lirempi rei, 
Uz, iui, tauitaque etto atqae utieuet . ,.ii ir. . .ex iudieUi dalie iodi' 
etrtfi rette iunii iure, lege,dainnalni eiiel,fuiiiet. Quiquenunqué II. 
vir... iuridieuudo praeerit, ù eum , . . liae fraude luaditài Meta ...m 
Leu. T. XXXVL IO 

c,q,t,=cdbvGoogle 



133 8 1 ▼ I G IT Y 

mai i soli cui accennati sono posti come condizioni della 
cattoca, ed il caso principale ( la condanna giudicìale } non è 
poeto come condisìone, ma come punto dì pHregone7 Dato 
adunque che il Magistrato avesse istituito iudicium sopra il de- 
bito ed avesse condannato Ìl debitore, non avrebbe forse do- 
vuto anche in questo caso , ed anzi ■ maggiore ragione , trovar 
luogo la cattura, specialmente perche a questo caso pare che 
siasi espressamente accennato colle parole della disposizione f 
Onde la domanda abbia congrua risposta , fa di mestieri av- 
venire che senza fallo non ogni condanna per causa di pre- 
stito aveva l'effetto della cattura , ma solamente la sentenza 
pronnnuata in iudicium legitimum; e per avere un tal l'u- 
didum era d'uopo, che la lite sì portasse in Roma, e che la 
decisione partisse da uno dei giudici , che erauo scrìtti nAValbo 
dei Giudici Romani (i). A ciò senza alcun fallo, secondo 
l'ordine giudiziario dei Romani, erano dirette le parole del- 
le XII. Tavole; rébusque iure iudicatis; ed a ciò Steno sem- 
brano riferilnli le parole della nostra legge , laddove dispongo* 
no che debba seguirne tutto quello ne sarebbe vennto, se il 
debitore ex iudiciis datis iudicareve recle juisis iurelege 
damnatus essetfmsset. Da questo risulta che il Magistrato 
municipale poteva pronunziare 1' arresto penonale ne* soli 
casi che seguono: 

a) Se il debitore fosse condannato io Roma in iudicium 
legitimum , 

b) Se egli medesimo innanzi a qualsiasi tribunale avesse 
confessato il debito o sì fosse ricusato a rispondere od a 
contestare la lite. Per lo contrario una tal forza era negata alla 
condanna pronunziata da un Giudice , che fosse eletto dal 
Magistrato ■ Ciò apparisce inconseguente; ma presto si giusti- 
fica con questa considerazione. Nei casi di confeuione e 
d* inobbedienza , l'arresto personale non presentava pericolo 
alcuno, perchè Ìl debitore si era per cosi dire di per se con- 
dannato: quindi nou poteva entrare sospetto d'ingiustìzia. Se 
per lo contrario ìl reo negava il debito, ed era da condannare 
per prove dall'altro allegate, la cosa diveniva molto più 
pericolosa, perchè il tutto dipendeva dalla coscienza del 
Giudice. Quindi poteva essere buona guarentigia lo avere 
«tabìlito che ìl giudice fosae tolto dall' a/£o dei Giudici Ro- 
IiUDÌ,e perciò eletto dal Pretore dì Roma: e siccome una tal 

(!) CmjmMUb. 17. SS. 103-104. 

C,q,t,=cdbvG00gk' 



D1S6BBTAZI0RE ISS 

jouentìgia mancsTa Dei municipii, troravasi molto rischioso 
per U gìusb»B attribuire alle Ktilenze che quivi si proaun- 
ùnno, l'odioso efiètto della cattura del condannato (i). 
Quota disposizione però avrebbe potuto agevolmente ma 
ercoDCAinente fac credere, che il Magistrato non avesae alcuna 
competenza sul presbto; a levar via questa mala intelligenza 
tiene la dìsponzione seguente. 

U. Quo minus . . . iudicium recup. ( qui vuoisi 1^ 
gere reatperatoresve non recuperatorium) it^ qui ibi ìuri 
Jicundo praeerit, ex hac lego det, iudicarique de ea 
re ibi curet, ex hac lege nihil rogatar . Ciò significa : « che 
con questa legge uon rimane proibito al Ma^lrato di fare 
iMitaire ^udiiio ed emanare sementa , quando il reo si pre- 
senta inoausi a lui e nega il d^ito u, — Solo che quesu sen- 
leou non potr^ avere giammai per effetto la cattura , ma uni- 
cunente la esecuzione sui beni . 

Questa facoltà per altro di far proferire la sentenza contro ' 
al reo convenuto « ha due limiti: il primo se il convenuto 
oSVe oa vadimonium per.Roma, il secondo se in sua vece 
comparisce un vindex solvente; perciocché nel primo caso 
il gindizio doveva teaern a Roma, nell'altro doveva dirigerà 
m contro lo stesso reo convenuto, ma contro al vindex. 
m. ce Qualsivoglia altra azione o in rem o in perionam 
de fosse promossa avanti al Magistrato municipale, se incoa* 
tnm ano di que' tre fatti poco sopra accennati ( confessione, 
rifiato a rispondere o a contestare la lite ) doveva avere 
l'cfietto medesimo come se alcuno di qne'tre fatti medesimi 

(i) Ad noa tale «jiiegiiìiniB potrebbe oppnni cbe , nel caio che ineoa- 
*n» pretta Cioero prn Placca C. vt, la catlura tegul ad una lenlcnsa 
pnaBuiata in Awi, la quale aduili|ua non era iadiciam Ugitimam . Ma 
poò ben euere, e non è inveruimile, che alla u-alcaa dei Giudici elelli 
di no ProcomaUj fbxe alala ipeciiloiente allrlbuiti la farsa msdeiima 
cW conveniva ad un Ugilìmum iudicium; né vi eri ragione propnraionala 
di riabilin lo ileuo pe Giudici dei Higiilnli municlpili . O anche quel 
boga potrebbe iplegarii coit, ritenenilo cbe Eractide non aveva la cilla* 
diaaow ; peroccbè gli Edilti dei Procooioli erano per la mauior parta 
foodali «al diriUo Ramioo. il quale perciò eri reio applicabila anclie ai 
fdlccnni ( Cir.ad Au. VI. ■.]< Or>j le un pertgrinui era condaBDalo 
strdtbili, non poteva riebiederii come condliioue della lua catlura 11 
Hgitimitm iudieiumi poicbt eweado un lai iudidum per tuo ioipouibile, 
IGajai IV. iiS.) egli gencralmeola non avrebbe poluto euer fallo prì- 
gioDei nel cbe >i (irebbe verìBcilo un favore incredibile per i pellegrini 
vpra i cìtladini Romani . — Del rtminenle, in quello riguardo il diritto 
delJepr ■ ■ " " '■ ' * 



derle Provincie era direTio ) coti in Egtila la caltura nnn 

d^ti privali: il aolo Pìmu poteva far prigioni iiiini debìlmi. Conf. Ba- 

Jetff io abeio. Hua. Hir. PfaiMogie Jahrg. a. S. i63. fg. 



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is4 SATIGNY 

ri lÌMse Terìficito avanti b1 Magistrato in Rona » (i). In die 
qattll'efiètto consisM, non è spiegato; ma dnl confronto del 
primo caso, congiunta mente al contenuto delln seconda pro- 
posizione, è fona conchìudere che in quei casi non può tro- 
var luogo la cattura , ma la esecuzione sui beni , cioè pos- 
tessio, proscriptio, venditio honorum. — Di più è fiiorì 
di dubbio elle aucbe quivi debbe tenera! come tacitamente 
ripetuta la disposizione II; cosicché anche per tuue le altre 
azioni potesse il Mngistrato far luogo al giudizio (^iudicium') 
ed alla pronunzia della sentenza. Ora, come mai questo esso 
che senza dubbio doveva essere anche il piìi frequente ed ì! 

Jifl importante , sia qui tanto poco schiarito e sia tocco incì- 
entalmente, ben si rileva da due circostanze . Primiera- 
mente questo diritto s' intendeva di per se appartenere a cia> 
sena Magistrato rivestito di giurisdizione; mentre nei cari 
specialmente nominati (confessione ec. ), poteva piuttosto 
entrar dubbio, fin dove sì estendesse l'HUtoritìi di que' Magi- 
strati. In secondo luogo colb si trattava di riconosceree limi- 
tare il più importante e delicata diritto di tali Magistrati , cioè 
la cattura ; e quel diritto doveva valere nei soli casi accennati, 
e non per condanna di Giudici municipali. 

IV. In tutte le disposizioni Snqul riferite era «empre pre- 
Bupposto che la esecuzione ri' domandasse nel mwiicipiunt , 
Che sarebbe stato però se la persona ed i beni del debitore 
non si trovassero nel municipium, ma in Roma , sicché il 
creditore dovesse chiedere quivi la esecuzione f A ciò prov- 
vede la ottima disposizione ( lin, ^ri-Bì ) nel modo che se- 
gue; «Se innanzi al Magistrato' si è verificato uno di quei tre 
Utti, in tutti i casi sopra notati il Pretore di Roma, o chi al- 
tramente abbia quivi competenza sull'aSàre, debbe subito 
procedere per iurisdilÌQ, decrelo , cMara , possessìo, prO' 
scripiÌQ, e vendita dei beni , coiue se quei fatti si fossero ve- 
rificati innanzi a luist^so». Ciò dunque vuol dire; cattura 
in caso d'imprestìto, esecuzione sui beni in tutti gli altri casi. 
Per questa parte della legge, specialmente difficile , ci é bi- 
•ogno prima di tutto deierciiaare la lezione. Il Testo dicci 



(t) Lia. 95^94- "A quo qmd proÉttr ptautùam eertam ereditam, . •;>*• 
IttHr .. li U tam rem. , . canfiitut trit . . . dui ipoaiiantm non faeitt • . - 
Htque Me iudieio ufi oporleiii deftadit , aat li d» ea re ia iura nikìt re- 

Sfiòaderit . . . lirempi lix, rei, iut eauitaque ette, atqui ufi eitet ^ 

aiieve oporteret, li u . . . Banae apad Praeterem. , . in iure ootifeiiut et- 
tal, mtt iUdtmr» nihH ittpoadÌMel, oul iudieio m hm defeBdiuetn. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DISSERTAZIONE la5 

Praetor isve(^i')quide ea re Romae turidicimdo praeerit 
in eam et in heredem eius D. E. R. omnibus ita ius dicito 
dtcemito eosque duci bona eorum possideri prosci'ibive 
venireque iubeio ac si .,, apud eum . . , confessus esset. . . 

Le sigle D. E. R. soao stale da tuui gli editor! spiegate: de 
MI rv. Allora converrebbe tradurre: U Pretore io quiist'ul- 
limo CSM rammentato (^de ea re ) contro lui (il debitore ) 
iàAtt a tatti ( che potessero comparire come attori } far di' 
lilto cosi Gome ec. Ma questa spiegazione è da rigettare pet 
dae ngìoni; primieramente perchè l'omnibus io quel aenso 
sarebbe al mito insigni6canie e superfluo, in secondo luogo 
perchè ciò che viea dopo eosque duci bona eorum posside' 
ri, prova fuor d'ogni dubbio che ivi da capo a fondo è di- 
•cono unicamente dèi debitore, e che per questo non può 
««Te ncìVomuibus introdoUa una nuova persona. Quindi è 
ttMlalamcnle necessnrio che quelle sigle vengano spiegate 
pìniiosto a questo modo; de eis rebus omnibus (a), donde 
allora deriva il sento interamente diverso: in tutti ì caiì prc- 
nd«ntemente recati ì che è dire tanto nelle azioni che hanno 
tanta da- prestilo, quanto in tutte le altre azioni. Questa di* 
vmitli dì lezione è per la cosa in se stessa della pii^ grande 
impattanza ; perciocché se sì legge de ea re, la proposisions 
Cblpi&ce il solo caso che immediatamente precede^ cioè 
tolte le aàiòni trnnne l'imprestilo, ed allora debbe accettarsi 
che a -tutte le azioni fosse concessa là callura , col che viene a 
disimggersi la veduta fondamentale della disposizione. Se 
ptr lo contrario si legge de eis rebus, la proposizione va a 
colpire tutti i oasi sopra rammentati compreso l'icbpreslito, 
sicrbè allora colla mRssinia proprielii la successiva menzione 
della caUura pnò riferirsi ni caso dell'imprestito , quella della 
aecatione sui beni a tulle le allre azioni : e ciò non solo si 
adatta perfelianeiue alle nostre vedute , ma di più corrilo' 
de in tutto alle precedenti chiare , e capitali disposizioni dblla 
legge medesima. 

V. L'ultima proposizione intorno all'esecuzione del Pre- 
tore Romano , presso al suo fine , presenta una dubbia ag- 

(i) Le varianiì inlarnn a quella parte del frammento non hanno ìo> 
flDRita mila ooilr» ijuiilione . 

fu Aci& ■■ potrebbe nblellareche in due lunghi che precedano è>crilla 
(Jin. 41-43.): ''« '"it reiu$, e che però l'abliliTo non potrebbe euere 
ttpreuo colla sigla E. Ma anche il dativo èscriUo latratU ai ('ù. 5. so-ag, 
laialira ià i«. 3a.),oada in una ortograGa eoù ince/la, quella circoitanta 
Ma ha il minimo peao. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



1S6 8 A T I a N T 

gìonla in qaette parole : dum neqaÌM Jseare(o«*> r^us'i 
nùi Praetor isve tpd Romae iuridicundo praeerit em-um 
euias bona possiderì proscribi venire duciijue eum iìibeat, 

Quesu ciausali pnà rìcevera uà doppio Beoaoi 

a) « In Roma poi DÌnaa altro che il Pretore ec. (ivi dun- 
que niun altro Magistrato) debbe ordinare questa eaecuzionei»* 
£) « Se poi questa esecosione è domandsu al Pre< 
(ore, noD debbe al tempo stesso competere ad altri (al Ma- 
gistrato municipale)»} cìoi l'auore debbe stani contenta 
alla esecuzione di nao, e non cercarne al tempo medesimo 
più in lu(^bi diversi . — Questa spiegazione mi sembra da 
preferire; percìoccbè non saprebbe immaginarsi, qual altra 
Autorità in Roma sì fosse potuto creder necessario di esclu- 
dere con quella disposiaiotie. — Per via diveraa t«mi come 
inammissibile l'altro modo di spiegare questa V< proposiuonef 
poicbè si sarebbe venuto a dire che in tutte le azioni gene- 
nlraénte, oltre l'impreslilo, la esecuzione eia negala al Ma- 
astrato municipale , ed era esclusivamente riservata al Pre- 
tore (t). Una tale istituEÌODe sarebbe, specialmente per ì 
P'ccoli debiti , cosi incompatibile , che per questo solo quel- 
accezione può con piena sicurezza rigettani. Tuttocìò che 
finqol è stato detto intorno all'andamento storico della cosa, 
à poò ora ristringere nel seguente prospetto . 

Le XII. Tavole concedevano di arrestare il debiion d'uo 
ìmprestìto pecuniario, di tenerlo prigione in caleiWi e dopo 
breve tempo ucciderlo o venderlo come schiavo. 

Le^i speciali aggoaglisrono a questo caso alcuni tìtoli ptr* 
lìcolari di debito; tutti ì debiti poi potevano essergli meMÌ 
alla pari coli' adoprare la forma del nexum. 

La uccisione e la vendita vengono fuori d'oso; rimane ìa 
loro vece il lavoro da schiavo presso al creditore, aenzacfaè il 
debitore abbia difesa contro al darò trattamento. 

La legge Poetelia rende meu grave lo slato dei prigioni 
per debita, ed abolisce il nexum . Dal tempo^di questa legge 
(o forse d'un altra posteriore) la cattura e la servitù di de- 
luto si ammettono per le sole azioni , che banoo causa da 
prestito pecuniario, e per l'acfì'o depenn. 

La servitù di debito in questa applicazione più limitata , ed 
in tale stato più mite sempre si conservù; sebbene per la in- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DISSIRTAZIOIfR laj 

trodasicoe della cesiIoDe dei beni e per altre circoatanie di- 
leniue ogni giorno più rara, 

A questa storica esposJEÌone si presta anche pienamente cIA 
che ci viea riferito da Gajo ( Ili. i^S-i^S ) intorno all'uso 
pratico della nexi liberatio al suo tempo. Essa ammettevasi 
tuttavia pel debitore di pecunia condannato (^ iudìcatus ) e 
per ogni obbligazione avente causa dall'aej et libra, Certà- 
tamente il caso pifi importante e pìù frequente di tale obbli- 
gazione, la volontaria applicazione della forma di una nexi 
oblieatio a qual si voglia altro debito , non poteva più tro* 
Tir luogo dopo la legge Poetelia; ma il legatamper darri- 
nationem era pur causa di obbligazione, e questa, siccome 
l'intero testamento, nasceva dall' aej et libra, colla quale 
solennità la nexi liberatio poteva io tutti i tempi applicarsi 
anche alla remissione di tale obbligazione. Questo è l'unico 
caso d'una noci liberatio, che Gajo espressamente ci iife>- 
risce oltre alla judicati causa. 



Ora tuttavia ci rimane a determinare le relazioni giurìdìcbei 
che si collegano al rigoroso trattamento dei debitori; in uit 
modo più particolare di quello non potesse farsi nel corso 
della ricerca condotta finqni. Che non debba esser discorso 
de' nexi come tali, s'intende naturai mente; perciocché essi' 
■i Irovano presso a poco in una relazione contrattuale ordi< 
Daria, e da tutti gli altri debitori per contratto non dlSèreu- 
ziano punto se non per le conseguenze future maggiormente 
pericolose. Dunque i soli addicti son quelli, dello stalo de* 
quali ci è d'uopo intraprendere un esame più ragguagliato. 
Io frattnnto ho contrassegnalo questo stalo coti' espressione 
afiàito indeterminata di servitù di debito; la quale espressione 
per verità non può farne paghi. Cosa dunque erano eglino 
verameoieT ed in quale relazione stavano rispetto alle altre 
classi conosciute appo i RomanìT 

Primieramenle si potrebbe riguardare lo stato degli addi- 
eli come un vero e proprio stato di servitù; questo però, 
giusta le disposizioni delle XII. Tavole, non puù ritenersi, 
primacbè il debitore fosse venduto di U dal Tevere; ma le 
grandissima differenza di questi due stati per ciò che tiene ai 
tempi successivi, verrb tosto conosciuta da noi. 

Con verìsimìglisnza mollo maggiore si potrebbe accogliere 
il coDcetto di-quel rapporto che nasceva, quando il padre 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



laS siTiaiTT 

venderà il figlio; mancipium. Allora V additìcne mt^Aìv 
stata uaA minima ca^jitij t^eminutio(i); l' intero palrimonio 
del debitore alerebbe immediatamenLe, e senza rispetto bIU 
sua stima passalo nella proprietà del padrone, e tullociò cb« 
il debitore acquistasse dnppoi , sarebbe egunìmente ceduto al 
padrone (2). I suoi 6gli sarebbero entrati con lui nella istessa 
giuridica dipendenza. Di questa guisa in fatti si figurava 
quello stato , ma come conseguenza del nexum, giusta la 
Opinione conTulata di sopra. Tuttoché per nitro l'acceEione 
del mancipium per ispiegnre lo stato dei debitori addetti 
possa avere una grande e reale verìsimìglianza, noi dobbiam 
rigettarla, Gajo limita il mancipium d'una maniera cosi esclu- 
siva al caso d'una vendita fatta dal padre o dal marito (3) 
che un' applicazione di questo rapporto giuridico allo Stato 
degli addetti è incompatibile colla sua esposizione. Già le 
XII. Tavole ordinavano che Vaddetlo avesse diritto di vivere 
dei propri! averi (4)) q"esii dunque non erano divenuti pro- 
prietà del creditore. Pnrimentc dice TJlpiano che Vaddictus 
puà continuare e compiere una usucapione, e quindi ren- 
dere necessaria una restituzione, perchè esso al par degli 
assenti non può essere convenuto (5): dunque egli acquistava 
per se , non pel padrone . Finalmente rispetto alla liberazione 
mai è discorso di manumissione e patronato) le quali due 
cose convengono al mancipium egualmente che allo schiavo. 
Quello solamente che nelle origini del diritto potrebbe essere 
riferito al mancipium, è la regola, che Vaddictus può essere 
rubalo al creditore (6j; questo però rimane come una par- 
ticolare anomalia (^), che non è dato altramente spiegnre. 
Varie disposizioni. particolnrl sullo stato degli addicti sono 
raccolte da Quintiliano, nel noverare le loro differenze dal 
schiavi (8). La prima differenza ch'egli pone si è quesU: 
Servus cum manumiltiturjit libertinus: addictus, reeepta 

(I) Cy» lib. 1. S. i6x 

(ai Jdcm lib. a. S. SS. Vlpian. til. to. %. 18. 

(3)/<f«nliL .. f. ..7.1.6. >i8.-C<»t>iicba m^rfM. lit. 11. {, S. 

(4) Si volti ino vii-ito. 

(5) L. a3. pr. D, ex quii, eaiti. iHni.fL 6). 
(fi) Caju, lib. 3. S. .99 

(7) Zimmern *. a. O. S. 197, ha pel primo con ragioni toWAt • ccm- 
vincenli moitrato, cbe lo ilalo del dibilorc addetto noa era li maaeipii 

(8) Quinetitìan. lib. 7. C. 3. p.' fino, ed, Btimiaann. Conf. lib. 5. 
C IO. lib. 3. C. €. p. 414—944. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DlSSBBTAEIOlfB I29 

lièertate, est ingenmu. È chiato cbe egli per Vaddictus 
eriia B bella posta la menzione della nisnu missione. — La 
srconda iltStfrenzn : Servut invito domino libertatem non 
consetfuetur: addictus solvendo dira voliuitatem corue- 
ijuelur. Ciò fuori di dubbio avveniva in qualcbe modo anche 
perii mancipium(_i'). — Terzai'iSereniA-.j^dservum nulla 
lex pertinet: addictus legem habet. Con questo accorda 
anemie la regola che il padrone non puà ingiuriale il manci- 
patus, senz'andar soggrlto ad un'azione d'ingiurie (a). — • 
Qoarla differenza : Propria liberi, tfuae nemo habet nisi 
Uber, praenomen, nomen, cognomen, tribuin: habet haec 
addictus. Qui è specialmente segnalnbile il trovar conservata- 
la iribus. Che poi Vaddictus divenisse ipf<ime, è appena da 
dubitare; perocché il solo concorso sui beni , che è cosa tanto 
minore, portava un tal tOeito, anche senza V addizione (3). 
Tutti questi scbiarimenn dell' nf/^iz/one quali vengon dati da 
Quintiliano, si rifetiscono manifestamente allo stato pifi mite, 
che dopo la legge Poetelia aveva preso la Ulitnùone tra per 
quello che direttamente prescriveva la legge, tra per losvilup* 
pò che ^ice^elle in appressOi 

Ristringendo tulio questo è da dire; che Vaddictus noa 
era io alcuna delle romane antiche telazioui di dipendenza 
che vengono generalmente sanatale per potestas, manta,, 
mancipium. Il suo stato era d'una sercitù fattizia, carcere, 
colla coazione al lavoro; e questo slata non sì lascia piegare 
ad alcuna nurma di diritto altnimenle conosciuta. 

Questa vaga ed indeterminata condizione deWaddetfo si 
fa palese anche in alcune questioni che ad essa connellonn. 
Cosi per esempio intorno nllo stalo dei £gli (4) . Quintlliangi 
propone la quisiione , art is quem dum addicta est, maipr 
peperit, servus sit natusf (5), senza risolverla. Egli ceria- 
menie intende quivi i} servas in senso improprio; perocché in 



(l) Ga/u. HI.. 

O) /<J,m lib. 

(3) Idtm lib. 

ambe N»buhr ] 


m 


CdU. L. L.ÌI/M.I1.S. 3. 
T^U Bvaaaturit Uà. <i3— n; 


,.<W; 


(4) V. inloroo a ciò Ni.l 
cbt per al'indcbiUli la croi 


buhr 1. 

incinsi 


843. Egli 

ODE vatrui 


e aartkolarmaate* 


1 rllieoe 
liberar. 


i G«lì d>IU coiDiimouonc AM» (re 
ancor» d^l p<H> dei iltbili } il quii 
>lb urvilìij davfvann, come eiedi 

m'ipocapailrriare. 
(5>QiùM*i<m. 111.6. 1^344. 


vilb. Si pub aggiungerei per iibenrii 
peni per allro ( anche «o» ritpella 
i neccMirii , loitcnere dopo U morte 



:,q,t,=cdbvGoOglè 



l5o S A T I G It T 

questo luogo deve quel vocabolo cornBpondere allo stato d'un 
addictus, cui gìb Quintiliano nella sua più raggusgllata spie- 
gazione aveva deito non convenire quel Dome. Ma che la 
coaa potesse aver dubbio, è conseguenu della naturo indeter- 
minata ed al tutto fattizia di tale stalo. Giusta un racconto 
che trovasi in Livio, si dovrebbe tenere per fermo, che ì 6glÌ 
pure cadevano insieme col padre nella servitù; perocché egli 
in un sol caso riferisce una particolare eccezione (i). Del 
resto anche nel mandpium s'incontrano dubbit ed incertezze 
intorno allo stato dei figli (a) . 

In ultimo è da ricercare, che fosse del patrimonio dei de- 
bitori addetti. Che questo patrimonio non cedesse immedia- 
tamente e per l'intiero al creditore come se il debitore fosse 
divenuto suo schiavo suo mancipatus, è stato gii dimostrato; 
ma N presenta una questione affatto diversa , se avanti e dopo 
l'addizione non fosse possibile anche la esecuzione della sea- 
lenza del debito direttamente sui beni, 6nchè bastassero. Ciò 
è stato in quest'ultimi tempi decisamente negato; sì è rite- 
nuto, che anche il debitore agiato non avrebbe potuto essere 
direttamente forzato al pagamento , e cbe tutta la durezza 
dell'amico diritto sui debiti mirava a punire l'avarizia eia 
pertinacia del debitore; solamente la Lex Poeteìia avrcU>e 
introdotta la esecuzione sui beni (3). — Io non posso accor- 
darmi a questa opinione. Prima di lutto è a&ito incredibile 
che il debitore condannato avesse potuto possedere casa e 
fondi , cavalli e schiavi , ed anche danaro contante, e cbe tutto 
questo dovesse rimanere intatto. Si vuol trovare ragione di 
ciò nel rispetto dei Romani per la proprietà : concedau pure; 
Ala il rispetto per le loro persone, per la loro libertìi, per la 
loro vita era forse minore f E «e le leggi delle XU. Tavole 
Don servavano questo, molto meno dovevano rispettare la 
proprietà . Il passo di Livio Vili. 38: Peamìae credilae 
bona debitoris, non corpus, obnoxiwn csset, non presta 
appoggio veruno a quella opinione; perocché lasciando stare 
(klla iacredibilitb sopra riscontrata Ài questo luogo del suo 

(1) Liana II. 3J. I) Cooiole fece no editto; « n> fuii milita, Jonea 
in eailrii etiet, bona potiidirtt latt vendtrtt, liberei Dfpaluve «ini 
m ori relur a. Niente provi Lìvìiu VII[. 38: uquant it C. PaitUiut co an 
■iicaum paternum nexum (Jn^iuet » : poicht quelli era gravalo dai debili 
del pMJre come erede Decetnrio. 

{a.GajWlib. 1.5. .35. 

<3) Niclwhr li. 670—681. ni. i;»— 180. Zimmem HL 8. 1S9. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DIBSBRTAZIOHB l3l 

ncconiOt da quelle parole veraoieate non rianlu cbe per 
l'avanli non ai ammettesse la esecuuone sui benii può esser 
pinltosto che abbia voluto signiEcsre, che prima era libera fa* 
colli di perseguita» la penons od i beni, e ohe ciò fu limi- 
tato flappoi ai beni soltanto. — Ma quanto alla esecaiìone 
sai beni non era neceasaria neppnre nel Console o nel Pretore 
una particolare autoriuauone; perocché a tanto bastavano 
gli ordinari! ed inconlestalnli diritti del Magistrato. Ogni 
Magistrato aveva sempre diritto di costringere alla obbedienza 
nell' eserciaio di sue fuoxioni. A ciò rifèrivasi l' antichissimo 
diritto della multa e l' altro egualmente antico delle pignorU 
eapio. All' inoUiediente dunque poteva il Magistrato far ae- 
«piesirsre i beni ria per intimorirlo . sia per venderli , ed im- 
piegarne il prezzo al pagamento della multa, o ad altri 
fini (i). Questo diritto esercitava tra gli altri il Magistrato, 
die aveva convocato il Senato , contro si Senatori che avesser 
mancalo (a). Se un Giudice sotto l'suioriU del Pretore che 
Io cingeva, pronunziava condanna del debitore, e questi vo- 
lontariamente non pagava, poteva il Pretore costringerlo 
all'obbedienza, facendogli toglier via il danaro che avesse, 
gravare e vendere gli altri oggetti (3); cori anche poteva se- 
qneslrsre la ca» ed i fondi, subastarli, e venderli. Dunque 
il bona pvssidere, proscriÒere, vendere non è un nuovo 
trovato, ma un diritto primitivo dei Magistrati giudiEÌariì. 
Un esempio di ciò molto prima della Lex Poetelia s'incoa- 
tra anche in Livio (4)- Questo u è valuto riferire ai debitori 
presumibilmente mancipati (5); ma prescindendo dalle ra- 
gioni che in genere sono state addotte contro la euatenza d'una 
tale raancipastonei quelle espressioni medesime contradireb- 
bero ad un tale cotioeito. Quegli che per mexEO della man- 
dpauone era fatto padróne delta persona, lo era pur anco 
del patrimonio; questo era sua proprietìi, né gli abbìst^ava 
possessio o venditio per procurarsene il godimento . 

Se giusta le ragioni allegate da me si ritiene , che la esecuiio* 

(>) D* qaeila pigmrii Copie iti Migitlrali ira aSillo ditcna quella 
di difillo privalo, DOS dalle cinque forine di L^ii Attìo nel [woceMO 
ciTÌle. Erroncinienla le cooronde Zimmirii i. a. O. 

(s) Del dirillo io genere fa Tede Gtlliut XIV. •}. Del tua eierciiio al 
tmira dei Deccmtiri LMu* Ut. 3S. 

<3} PigHtu in easM iudùaiì etptum, diritto aDlichiuimo dei Magi- 
strati, ed BDche ai lenpi poileriori, forma regolaro di eiccuiiooe . 

(4) £t>tu(ll. 3{. oDcfUM mititu.. . hon* po*àdÉttt tjtt vtndtrcta. 

(Sj ZioiBien a> a. O. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



]33 S À V I G H T 

ne perionale fu proprin (empredel solo ifaprestilo pecuniario e 
di pochi altri casi, è di tutta necessilil lo amoicttere la esecu- 
zione reale fino dai tempi pii\ anticbi} perocché tutti gli altri 
credili aerebberu rimasti aflatto senza difesa giudicialf, lo cbe 
ripugna potentemente alla vera esistenza del diritto, Dunifae 
ba sempre veramente esistito il diritlo del creditore nei beai 
dal suo debitore; e la persecuzione contro la persona aon 
doveva servire come surroga di un tale diritto, ma aveva luogo 
soltanto quando non fossero beni onde pagare. 



Nel chiudere questa ricerca sull'antico diritto dei debiti» 
TOolsi raccoglierne tutto il sunto in poche proposizioni, 
che possono mettersi a confronto delle opinioni stabilite da 
altri. 

L'esecuzione sulla persona del debitore giusta il più antico 
diritto dovette essere ammissibile pe'soli debiti peount»rii, 
ed in tale applicabili ti si è mantenuta Quo a tarda epoca. 
Essa fu estesa ad alcuni altri casi; ma quasi tutte queste am- 
pliazionì furono ben presto tolte di mèzEO . 

Questo principio fondamentale è molto bene appoggiato 
•Opra particolari lesti monianze, spezialmente sul passo delle 
XII. Tavole , sulla sposizione fsttane da Gellio , sulla Lex 
Galliae Cisalpinaei ma trova ni^ovo appoggio sncbe ìa 
questo, che esso apparisce l'unico mezzo di chiarire o coa> 
giungere fatti riferiti con tutta sicnrezza; pdohè soUmeale 
per esso acquista il nexum una sigQÌ6cazione veraita^nle pra* 
tica , ed una grande importanza , e si rende concepibìlfi ciò 
cbe finora è apparso del tutto contrndittorìo , cbe cioè la Lex 
Poetelia abbia potuto dare ai debitori una gran liberta, 
mentre poi questi nei secoli avvenire pouvitao esser fatti 
prigioni . 

APPENDICE 

Si può mettere in campo la quistione, finché quella cat- 
tura de' debitori abbia generalmente durato, ed in particolare 
se eisa dal diritto Romano siasi trapiaatata in Germania. 
Sebbene questa domanda non appartenga ni subielto storico 
della propostaci traltaiione, pure ci sarb concesso il toccarla 
per modo di appendice, tanto più che la decisiva risposta- a 
tale domanda è (atta più agevole da questa coaaessiooe di 
suluetto. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DISSBRTAZIONB l33 

Om nei tempo dei Gìnrìsii clasaìci la catinra continuasse 
MiKa variiizìone di sorta , ella è cosa gib mostrala di sopra , 
Ha ciò Slesso desntaesì pure dalie Costituzioni degl'Impera- 
tori, ed anche da alcune leggi di Giustiniano. Cosi fuori 
d'ogni dubbiezza si legge In un Rescritto dell' JmperRior& 
Alessandro, ctie la Cessio bonoram opera l'effetto « ne iudi- 
cati detrahantar in carcerema (i); qui dunque è'distin- 
umente riconosciuta l' ammissibilità della cattura fuori del 
caso della cessione. Parimente Giustiniano così parla degli 
effetti della Cessio bonorunt: w omni corporali cruciata 
semotOB (s). Quest'ultima espressione non può in verun 
modo prendersi io It'ttem ; perocché fino da molti secoli ve- 
ramente non trovaiaoo luogo veri e proprii strazi! , quando 
anche debbano dirsi ammessi dalla disposizione delle Xll. Ta- 
vole. Ma secondo lo stile enfatico del Codice può essere, che 
•otto quella esagerata espressione s'intendesse la sola carcere 
come male corporale; e siccome una spiegazione diversa è 
quasi impossibile, coti è da dire che ciò sta a confermare la 
dorata della cattura; ed a conchiudere in qonto modo do- 
vrebbe bastare il solo fatto di vedere accolti tanti passi pi& 
antichi nelle compilazioni di Giustiniano, 

Frattanto non vogliono passarsi in silenzio alcuoì luoghi, 
die potrebbero far dubitare di quella durata. 

Quivi appartiene primieramente la severa proibizione pe- 
nale dell'Imperatore Zenone contro le carceri private (3). Ma 
ciò che in quella alquanto in ti! stintamente sì nota e si proi- 
bisce come arbitrario procedere di alcuni, non può essere 
confuso coli' antichissimo regolare trattamento dei debitori dì 
danaro, col ducere debitorem iussu praetoris. Quella proi- 
iMzioue sembra piuttosto diretta ad una maniera di giurisdi- 
zione privata, che sì arrogassero alcuoì Notabili nei loro vasti 
possessi. Se cosi è, ivi non è da vedere né abolizione di 
cattura, né essenziale riforma per cambiamenio del carcere 
privalo dei debitori in un carcere pubblico; del qual cam- 
biamento non scorgesì traccia nelle nostre origini del diritto . 

Presentano difficoltli anche minore alcune altre Costìlu- 
noni, nelle quali viene proibita la cattura e la punizione dei 

(0 L. I, e. ^ui èonii ( •}, 71 }. 

(*) L. 8. C. ^ui òohìi ( 7. 7 ■ ). Simili espr«uÌoiiÌ •' ìnconlrino nella 
ffo». iB5. C. •. I nella L. 1. C. Theod. qui èoniti ^. ao ). (GrMian. 
y'UiU.ThMd.ì. i 

(3> L. 1. C. <<■ privtaii latretr. ( 9. 5). 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l34 8 A V I G II T 

debitori (i)} pecoccbè uli Conitanoni non rigotrdano taul 
i debiti in geoenle, ma soUinente quelli d'imposta fiscale, 
pe' quali mai era stala legittima la cattura dei debitori; cosic- 
ch& essa non poteva trovar luogo cbe per eccesùvo zelo degli 
«Sciali , ed Bppaoto a preveair questo debbono avere iateso 
quelle Costi (UEton i . 

La obiezione a ppareo temente più valida può desumerù 
dal seguente Rescritto di Diocleziano (a): a Ob aes alienum 
servire liberos creditoribus tura compellì non patiuittw ». 
Con questo sembra cbe fosse direttamente proibito ai credi- 
tori tener prigioni e far lavorare, come schiavi, uomini liberi 
( ]or debitori ). Se quivi le parole mostrassero d' introdurre 
ona qunlcbe nuova disposizione, quella ìntellìgenui sarebbe 
in se molto verisimile, e rimarrebbe soltanto la imponente 
Gontradiuone ■ come mai Giustiniano potesse accogliere altred 
nei Digesti e nel Codice testimonianze si numerose per l'am- 
missibilità della cattura , ed anzi come egli slesso in alcune 
sue leggi accenni a tale ammìsabilitk. A persuadere però 
della necessità d'nna spiegazione diversa, è decisiva la circo- 
stanza, cbe in quel luogo l'Imperatore nulla stabilisce di 
nuovo, ma sì riporta ad an diritto già noto (lura... non 
patiuntur"). Dunque debbe esistere una sicura, antica, e 
nota regola di diritto, olla quale si accenni, e per questa 
drcostaoza è al tutto necessario cbe la parola liberos si rife- 
risca non ad uomini liberi, e debitori, ma ai &gli del de- 
bitore (^liberos debitoris'). Cbe giusta l'autico diritto lostnto 
dei 6gli d'uà addictus potesse tenera come dubbio, è stato 
avvertilo di sopra. Quindi sembra cbe quel Rescritto ablùa 
volato riconoscere la liberUi dei figli come da lunghissimo 
tempo decisa . Ma forse ci& non fu sufficienle a definire effi- 
cacemente la cosa. Almeno Giusiiniano trovò necessario di 
proteggete con sanzioni penali la libenì dei figli del debi- 
tore (3) . 

Da questa ricerca risulta, cbe l'antico diritto di tenere in 

(0 L. t- C TKtod. dt atael, f i'.?.)/ L. 7. mJ. Il primo di qvoti 
dna luoghi è riporUlo aacfaa dcI Codiea di GiiuUDÌaiio L. a. C. il* noos. 
(10.10). 

(a) L. 19. C. dt M. >l «(. ( 4. IO. ) 

(3) Non. 134, C. 7. — VAutk. Imma cha ippartitoc ■ ijaella Novalla 
i (lati polla immcdialimiDle fallD la L. 13. C, dt eòi. et dot. Da ciò ri- 
Milla dia aDcb* Imctia ha riferito a! figli la L. ii. cil.i la inleliig«DKa 
neduinu ai trova ■■intc»* di Accnraia • da'auai luCMasori, tebhvm 
CQnAin eoo allrt apìcganopì . 



.:,.,Googlc 



DISSERTAZIONE l35 

! prtTUo i -debitori di danaro, darà senza mutauone 
Della Legislazione di Giustiniano, sebbene l'applicusiotie di 
qaesto diritto, per le ragioni sopra recaie, sar^ divenuta ogni 
^omo più rara. Ma appunto perchè quel diritto rimate in- 
Tarialo, si deduce cbe non potè introdursi nella Germania; 
perocché esso si connetteva del tutto Bll'antico diritto dei 
serri , era ana schiavitù fattitia , e questa non potè trovar luo- 
go presso di noi al pari della schiavitù vera e propria, sulla 
quale fondavasi. Se il carcere privato fosse gib stato nella 
legisUxione Romana cambiato in un carcere pubblico , allora 
d cbe vi sanebbe stata ragione di tenere l'accettazione di 
questo diritto in Germania, e la sua durata fino all'età più 
tDoderna: ma nel modo in cbe a Rom^ si praticò, non poteva 
certamente a noi convenire. 

FratUnto prima della introduzione del diritto Romano ìn 
Geroiaaia , era slato per altra parte disposto su questa mate* 
ria ; sicché non poteva intorno ad essa rimanere alcun dubbio: 
Delle Decretali cioè era stato accolto il seguente luogo di 
Gregorio il Grande (i): nXex habet, ut homo liber suo 
debito non teneatur eie. ». Questo luogo accenna eviden- 
temente alla L. la. C de obi. et act., e sebbene si appoggi 
ad nna falsa spiegazione di questa, non poteva perciò venirne 
impedita la aua forza legislativa . Da quel luogo la liberta 
personale dei debitori venne protetta nel nostro diritto coma- 
De, non solo in opposizione al diritto Romano, quanto anche 
alle pù antiche leggi della Germania , le quali mostrano un 
accordo grandissimo col diritto Romano ( sebbene Del partico- 
lare qualche differenza pure s'incontri ) (a). Vero è che l'in- 
teresse del commercio ricondusse maggiore severità contro 
ai debitori, pe' quali da molle leggi particolari fu nuovamente 
introdotto l'arresto personale, ma nel carcere pubblico e 
conaegoen temente senza relazione di sorta colla servitù, e col 
diritto Romano (3); io questo anche più duro della cattura 

(i)C.a.X.J<pt-jBor.(3. a..) 

(a) Vedi no* raccolti mollo completa lo Griinin '■ Recbtiallrrlhti. 
mern 5. 6i3— 618. {JMiJutk del diritto). Udo dei parlicotari più to- 
miglianti al diritto BomaDD l'incontra in Sacbienipiegcl III. 3g. ( iSpm- 
(Aie di Sasiùaia ) . 

(3) Coti per. M. nella rìronni di Norimberga i564. fol. 68. — Dna 
raccolta di tali leggi particolari che immellona la cattura del debilore, 
•i troia Ir* gli altri in Reinhartt din, de differtatia et ecncenienfia ia- 
tir oètigationtM ad carcera et tiUerai camiiatt* . Erford. ijSi. t. if. 
«9. Conf anche Miltcnnaipr ju ArchiT. fìlr ài* cìfil. Praiit Bd. i4- 
Dùddb. i83i. Num. IV. bX[. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



1 36 BATiGmr — oìssiRTiZionE 

preuo i Romani, perchè non valeva a difenderne U cerno 
honorum . 

La giustezEs d'una tale veduta h anche confermata dallo 
sviluppo perfetta me a le eguale, che questo dirlito provò ia 
Italia nel medio evo . Qui pure troviamo riconosciuto che la 
cnitura dei debitori ammessa dai Romani èra generalmente 
abolita ^i). Anche quivi però la coazione personale contro 
ai debitori fu spesso richiamata in vigore per molti Slatuti 
delle Repubbliche commercianti; ma sempre nel carcere 
pubblico, ed egualmente senza liberazione per la cessio 
bonorum (a). 

(i) Aceuniui Gì. in carrcrrm L. i. C. iftà Soni* (7. ;t. }■■'- ««f 
loeo eareerii hodic ponitur in tanno »■_ 

<a) Odofredai l'u Cod. L. i. ifaiboaiiiatamta iilud edielttm ifui ionia 
etdere potiunt non habei locum in cifitaU iila ( cioè in Bologna ) , quia 
hic tit Itx municipalii iarata, guod li mliijuìi non potai io/wrc, eit 
bruì carter in fio dtlriiduntar ornati non lolvtntit.-a — Battolat in 
Cod. L. 1. qui bnaii aiotveiido liheratur, et etiam cedendo bonit , ut 
hie videi: lìeet per simula Tuiciae aeeidat contrarium. n — Batdai in 
L. cil. u bmt t/alel ilaliilum qaod in carceri ptddiao delinnUnr, icd iuta 
fuod duinealur ia cercar* prifato a> 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



Stdbit svtLj itomij DELLtjerr, ossìa Quadro dei prò- 
gressi e della decadenga della Scultura e della Pittu^ 
ra presso gli antichi durante le rivoluzioni che agita* 
rono la Grecia e l'Italia, Opera di P, T. DecBixELLB.- 
prima versioneitaliana. — Venezia, presto Paolo Lam- 
pato, 1834. (CoDtiaiUz. V. N.' 89}. 

IN el principio del terzo Libro rillastre Autore ram- 
menta i tristi eiTetli, che derivarooo ad Atene dalla 
morte di Pericle, vittima del pestifero morbo, cha 
dal fondo dell'Etiòpia stese fino all'Attica la sua 
desolazione, e dalla futal guerra del Peloponneso, 
e mostra come caduta essendo quella sventurata 
città sotto il dispotico governo dei Trenta iniqui 
da Lisandro imposti ad opprimerla, lo spirito, ondo 
animate sono le Belle Arti venisse ad illanguidirsi, 
e come i prodotti di quel disgraziato periodo fa- 
cesser piena fede, che la memoria delle glorioso 
giornate di Maratona, di Salamina, e di Platea 
non più infiammava la fantasia degli artisti . — Ma 
)' ateniese Conone, che nell'infausto combattimento 
di OegoS'Polamos avea avuto la sventura di far per- 
• dere alla sua patria il domìnio del mare , ardente- 
mente bramoso di lavar quella brutta macchia, in- 
duce il Re di Persia a collegarsi con varie greche 
città contro Lacedemone, e riportata una segnalala 
vittoria sulle navi spartane, rientra nel Pireo eoa 
immenso bottino, e fa che in men d'un anno torni 
l'avvilita sua patria all'antico splendore. Questa 
audace intrapresa sospese per qualche tempo quelle 
intestine discordie, e fé sì che una nuova, e pura 
luce rifulgesse sulle Arti Belle. Nacque allora un 
assai lodevot gara sotto questo rispetto fra le due 
scuole di Atene, e di Sidone. Panfilo capo delia 
seconda, animato dallo zelo di aumentare vieppiù 
le prerogative e la fama, ispirava a' suoi giovani di- 
scepoli l'arno^ per le lettere, e inculcava loro, che 
te un pittore non ai applicava anche allo studio 

leu. T. XXXVI. >> 

C,q,t,=cdb.;G00gle 



l38 DBGH&ZBLLB 

dette scienze tnateraatiche divenir non potea nella 
sua arte eccellente. — Fatta quindi l'Autor nostro 
onorevoi menzione dei dipinti di Asctepiodoro, di 
Teompeslo, e di Aristide ilTebano, che comperati 
furono ad altissimi prezzi, a dei lavori di Pausia 
di Sìcione, che fu il primo, che immaginasse di 
decorare con pitture i sofEtti delle stanze, scenda 
all'epoca fortunata, in cui lo scalpollo di Scoria 
nativo di Paros ornava di magnifiche sculture i 
templi, e i palagi della Grecia, della Jonia e della 
Caria. — E qui fatta parola della Venere di lui, la 
qoat trasportnta a Roma al tempo dei Cesari, parve 
a Plinio che fosse degna d' esser paragonata a quella 
di Guido, di una sua Baccante, e di un suo Mercurio, 
e di quello stupendo gruppo di Niobe, che forma 
oggi uno dei precipui ornamenti della Galleria di 
Firenze, ne fa conoscere, che Scopa essendo Don me- 
no che valente scultore dotto architetto ebbe l'inca- 
rico di dirigere la riediGcazione del tempio di Miner- 
va in Tegea, e lavorò altresì con altri insigni scultori 
•d ornare quella tomba meravigliosa, che alle ce* 
neri del diletto consorte volle innalzata Artemisia 
regina di Caria, e che per la sua magnificenza fu 
compresa tra Ì prodigj dell' arte . — Osserva quindi 
il nostro Storico, come gli Ateniesi in quell'inter- 
vallo di pace> che succedette alla vittoria di Conone, 
seguissero con più ardore di prima la loro naturai 
tendenza alle scienze, e alle lettere, come frequen- 
tate fossero da persone di ogni età, e di ogni sesso 
le scuole di eloquenza, e di filosofia, come notabili 
miglioramenti introdotti venissero nella Commedia, 
come perfezionate le modulazioni della cetra, nuovi 
mezzi d'incanto si procurassero all'arte musicale, 
e come tutte queste cagioni riunite valessero a tras- 
fondere nella Scultura per opera del divino ingegno 
di Prassitele quella indefinibii grazia, che dopo il 
robusto e sublime carattere impressole dalla mente 
creatrice di Fidia la condusse all'apice della sua 

c,q,t,=cdbvGoogle 



STUDD SULLA STORIA DELLB ARTI iSg 

perfezione. — Edupo aver qui rammenlato i prin- 
eipnlì lavori di quel divino, che appunto per quel 
fior di bellezza di cui splendono tutte le opere sue, 
impresse dì quella particoliire impronta il terzo 
stile dell'arte greca, che fu distìnto da Winckelmann 
colla qualiBcazione di Bello,e dopo avere additato, 
come Cefissodoto figliuolo di Prassitele nell'ade- 
perar lo scalpello felicemente calcasse le illustri 
orme del padre suo, e come entrambi fosser cagione 
che da una moltitudine di titlievi venisse adottato 
quell'aureo stile, chiude il terzo libro della sua 
storia mostrando, come le interne discordie dei 
Greci secondassero le ambiziose intraprese di Fi- 
lippo il Macedone, e come ei cadendo sotto il vìn- 
dice ferro di uno degli ufficiali delle sue guardie, 
lasciasse in retaggio al fÌ!>litiul suo il irono della 
Macedonia, I' impero sulÌ<i Grecia, e la conquista 
dell'Asta. — 

Il Libro quarto offre nel suo esordio una rapida 
descrizione dei gloriosi fatti dell'eroe Macedone 
nell'Amia, e quindi l'Autor nostro toglie a conside> 
rare la natura degli incoraggimenti dati alte Arti 
Belle da Alessandro, ed esamina sa debba alla squi- 
sitezza del suo gusto attribuirsi il bel carattere, e bo 
le arti stesse nel tempo del suo regno mantennero. 
La nalara, secondo il nostro Storico, avea posto nel 
CDor di lui buone inclinazioni, ed amore allo studio, 
né sterilì del tutto erano state per esso le sublimi 
lezioni del suo mirabile precettore. — Ma avendo 
egli essenzialmente consecrati i primi anni della sua 
gioventù agli esercizi guerreschi, e alto studio delle 
scienze, ben poco agio eragli rimasto per acquistar 
cognizioni relative alla teorica delle arti del disegno; 
e se quando montò sul trono efficacemente le pro- 
tesse, non tanto fé ciò, secondo la sentenza di Ci- 
cerone, come un amator intelligente, e passionato, 
quanto come un protettore geloso di veder river- - 
betare sopra se stesso lo splendore che da quelle 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l4o DECHAZBLLB 

dilTonJevasi . Per esso avea dettato Aristotele il suo 
taìrabil trattato sull'arte poetica; ma non dette 
egli gran saggio di aver molto pro6ttato in fatto 
di bella letteratura dei profondi insegnamenti di 
quel sommo Maestro, quando credette di dover 
pagare con filippi d'oroi tristi versi di un cherillo. 
Ciò, che fé pur dire ad Orazio, che egli prestava 
orecchio ai melodiosi accenti delle Muse, siccome 
un vero Beozio. Ora l'aspetto degli edifizj di Per- 
Sepoli e di Susa, ne' quali una stravagante, e capric- 
ciosa magnificenza tenea il luogo delle nobili e sen- 
sate combinazioni del sistema architettonico dei 
Greci, e dove la eccessiva profusione delle ricchezze 
si sforzava, ma invano, di compensare la eleganza, 
l'armonia, la semplicità, e la convenienza delle 
forme, nel che il vero bello consiste, par, che fa- 
cendo sorgere in luì una falsa idea della vera gran- 
dezza fortemente contribuissero a corrompere Ìl suo 
gusto, e ad 'offuscare la sua ragione. E di qui venne, 
che abbagliato da quel bizzarro lusso orientale tentò 
forse d' introdurlo nelle officine della Grecia, ove 
gl'Ingegni erano inlenti alla produzione del «ero 
bello, di qui, che nell' erigere il rogo a quel suo 
amico, di cui fatto avea un semideo, superar volle 
la prodiga opulenza impiegata in simili cerimonie 
dai Re Persiani, e facendo inalzare quell'immenso 
Catafalco collo stile stravagante degli edifìz), che 
visto aveva in Persepolì, ottenne un'opera ben più 
gigantesca, che maestosa; di qui finalmente, se dee 
prestarsi fede a Plinio, che avendo un giorno espresso 
oo assai strano giudizio intorno a una pittura, il 
grande Apelle, che gli era al fianco non potè trat* 
tenersi dal fargli osservare, che troppo male si con- 
venia, che il vincitore di Dario si esponesse al deri- 
sorio sorriso de' suoi seguaci. — Sembra adunque 
all'Autor nostro dì poter dedurre da tutto ciò, che 
se lo splendor della sua corte, le magnifiche feste, 
che sovente accompagnarono ì suoi trionfi, la reale 

c,q,t,=cdbvGoogle 



STDDn SULLI STORU DBLtS ARTI l4l 

sua mnnìficenzt verso gli uomini i più illustri effi-. 
cacemente favorirono il movimento degli spiriti , 
che nell'eia sua lu sì grande, e fecondo, none alla 
sua intelligenza, e al suo gusto per le arti del dise- 
gno, che attribuir debbasi la somma squisitezza, cui 
giunsero nel tempo del suo regno. — E consen* 
tendo pienamente col WìQcLelmann conclude, che 
gli Scultori, ì Dipintori, gli Oratori, i Poeti, che 
fiorirono in quell'epoca memorabile altro in fondo 
non erano se non rampolli pieni di vita di quei vi- 
gorosi tronchi, che dopo le gloriose vittorie di Ma- 
ratona, e di Salamtna avean posto radice nel suolo 
della libertà. — Passa quindi ad osservare, che lo 
spedizioni dell'Eroe Macedone lasciando godere 
alle greche repubbliche sotto la vigilanza di Anti- 
patro le dolcezze di una non turbata tranquillila, 
dovette naturalmente la vivace immaginazione degli 
Ateniesi volgersi con una nuova avidità alla cultura 
delle lettere, e delle arti. — E mostrando come 
tutte le arti d'imitazione acquistato avessero allora 
quella gentile, e soave amenità, che deriva dalla 
pacifica disposizione degli spiriti, e cometa Pittura 
per lo squisito gusto delle composizioni tra le sue 
sorelle si segnalasse, viene a toccare l'epoca meravi- 
gliosa, in cui il maggior dei dipintori mostrò di 
possedere nel grado il più eminente fecondità, e 
regolarità d'invenzione, esattezza di disegno, magìa 
di colorito, varietà dì espressione, tutte le parti ia 
somma, che costituiscono la perfezione dell'arte. 
Ha dopo aver celebrato i principali Capo-lavori di 
Apelle, e singolarmente la sua Venere sorgente 
dal mare, dipinto, che encomiato venne da una in- 
finità di poeti, e cui si giudicò, che null'attro esser 
potesse paragonato, si trattiene alquanto a mostrarci 
quell'impareggiabile artista nel suo aspetto morale, 
e con inespcimibil diletto veggiamo, come in quello 
all'altezza dell'ingegno inferiore per veruo modo. 
HDD fosse la bontà, e la gentilezza del cuore. — 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l/^H DBCHAZBLLB 

Pure quantunque egli sempre si dimostrasse largo- 
agli amici, benefico verso gli artisti non faforiti 
dnUa fortuna, affabile, generoso, e cortese con 
chicchessia, non potè sfuggire il velenoso strale 
della invidia e della mnlignilà, e gravi, ed ingiuste 
persecuzioni ebbe a soffrire alla corte di Tolomeo. 
Ma neppur queste valendo a turbare la gentile, e 
nobii tempra del suo animo, altra vendetta ei pren- 
der non volle dell' iniquo suo detrattore se non 
quella di pingere allegorico quadro della Calunnia, 
inaravigliosH pittura, di cui Luciano ne lasciò un 
minuto ragguai>Iio nel suo trattato sulla delazione. 
Recatosi egli a Rodi per visitare lo studio di Pro- 
togene, e viste le pitture di quel suo degno rivale, . 
ineraviglìossi, come lavori cos\ perfetti si vendessero 
a filissimo prezzo, e con una nobiltà d'animo, che 
servir dovrebbe d'esempio a quanti felicemente 
coltivano le scienze, e le arti, efficacemente sì ado- 
però, acquistandone alcuni egli stesso, onde più 
rettamente si giudicasse dipoi del loro giusto valore. 
£ la condotta generosa di lui verso il rodio Dipin- 
tore escluse affatto ogni dubbio sull'insigne suo 
merito, ed essendo cagione che egli uscisse dall'in- 
degno slato di miseria, ìn cui fino allora vissuto 
avea, il pose in grado di lavorar continuamente ìn 
appresso per la sua gloria. — Intorno a Pratogene 
fossi particolar menzione del famoso quadro, in cui 
tolse a ritrarre Tatisso, celebre cacciatore venerato 
dai Rodii come Bgliuolo del Sole, e fondatore in 
quella Isola di una Città, che da esso ebbe il nome, 
e insiem con esso sì ricordan col debito onore, come 
contemporanei di Apelle un Nicomaco, il cui pen- 
nello facile, e ardito secondava mirabilmente l'im- 
petuosità del sno genio, un Aezione autore del ma- 
gico quadro delle nozze di Alessandro, e di Rossane, 
e quindi Anfione, e Asclepìodoro, che fatta aveanu 
una, serie di giustissime osservazioni sulle propor- 
zioni, e la vera simmetria delle forme umane rispetto 

c,q,t,=cdbvGoogle 



STUDn SULLA STORIl DBLLB ARTI tJ\^ 

ai Tarj sessi, e alle diverse età, e Melaazio, che con 
dotte scrittnre propagò i principj. che attinto avea 
nella scuota di Panfilo, e finalmente Nicofane, che 
più apecialmente si segnalava per la bellezza delle 
composizioni, e per la vira, e toccante espressione, 
che dar sapeva ne'saoi dipìnti ai volli muliebri. — 
Né all'eccellenza della Pittura cedeva panlo in quel 
tempo quella della Statuaria. — Il fonditore Lisip- 
po, il quale ebbe al pari di Apelle il privilegio 
esclusivo di ritrarre il Macedone, riproduceva nel 
bronzo le forme umane con fedeltà, e cori-eziona 
pari alla squisitezza del lavoro. — Plinio attribuir 
volle a Lisistrato fratello del gran Lisippo la prima 
idea di levare in cavo dai volti delle estinte per- 
sone le forme, onde fondere in esse la cera, ed otte- 
nerne in tal guisa effif|ie di rilievo; ma l'Autor no- 
stro osserva, che la Cero-plastica era conosciuta 
assai prima, che Lisistralo se ne giovasse, risalendo 
la invenzione di essa agli BgizÌHni, i quali ne fecero 
uso per trarre le maschere delle lor Mummie. — In 
questa epoca memoranda veggiam sorgere la inci> 
sione in gemme ad un grado di tal perfezione, che 
dipoi non fu mai superato. Il valor sommo di Pirgo- 
tele in quell'arte nata (ràgli Orientali, e introdotta 
tra i Greci da artisti Fenicii valse a lui, ad esclu- 
sione di qualunque altro glitlografo, il privilegio 
di eseguire il ritratto dell'Eroe Macedone sopra, 
nn cammèo, come appunto Àpelle, e Lisippo otte- 
nulo l'aveano nell'arte da essi coltivata. 

Nota però qui il nostro Storico, che somma de- 
strezza, ed intelligenza mostrata avean pure gli 
Etruschi nel fabbricare i suggelli, e a tal proposito 
ricorda, che Mnesarco padre del filosofo Pitagora 
nato era in Etruria, e che ivi appreso aveva tale 
arte, cui andò poscia ad esercitare in Samo. — 
Osserva inoltre, e con ciò termina il suo quarto Li* 
bro, che var) Cammei appartenenti ai primi tempi 
dell'Impero romanOf e per conseguenza d* epoca 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



l44 DBCHiZBLLB — STDOn SULLA STOBIA EC. 

molto posteriore a quella, in cui fioria Pirgotele* 
fan fede col purissimo stile, con cui sono incisi, che 
il tulento generale de* Greci in ogni maniera di 
lavori non erasi punto alterato dopo ilsecolo di Ales- 
sandro, e che gl'insegnamenti de'Ioro grandi mae- 
stri intatti per lungo tempo restarono presso i loro 
successori, sia che questi andassero in esilio, sia che 
rimanessero nella terra natale. 

( sarà continuato ) 



:,q,t,=cdbvGoOglc 



0»iu DI Gtor^wsi Rosisi. Pìn i835-i837: 6 Tolumi 
m 8.° con ritraili, preuo Niccolò Capurro. 

ilon istiamo pnnto in timore d' essere uè biasimali , 
De contraddelli sia in Italia, o sia fuori, se, in fa- 
cendoci ad annunziare questi volumi, sosteniamo 
essere la fama del eh. Autore così ampiamente estesa, 
e cosi altamente stabilita, che fino dal nascere del 
presente secolo egli è riconosciuto come uno degli 
autori classici della nostra letteratura, e come uno 
dì quelli che l'Italia può presentare con fiducia al 
confronto delle straniere nazioni. Poeta del paro, 
e prosatore eccellente , letterato senza invidia, dotto 
senza ostentazione, ma pieno di filosofica vivacità, 
ha prodotto in ogni maniera di trattazioni, e dì stile, 
tracce laminose d'ingegno, di un gusto esquisito e 
delicalo, e dì erudizione superiore ai gretti, e falsi 
padizii, anche in così varii rami delle lettere, e 
adle arti belle, che diiEcilmente sembravano potersi 
trotare in un solo e medesimo individuo raccolti. 
Le opere che formano i «ei volumi ora in sub" 
bieUo furono, gli è vero, per la maggior parte già 
date alle stampe; ma molte, spezialmente poetiche, 
compariscono quivi per la prima volta, e ci si pa- 
rano dinanzi aggiunte con quell'altre, che dall'egre- 
gio Autore medesimo vennero già rivedute, ritoc- 
cate, ed ordinale sovra un piano uniforme ad un 
tempo ed abbellito, col quale giova confidarci, che 
vorrà egli prosegnitare nel donarci, raccolte in un 
corpo solo e completo, tutte le opere dal suo inge- 
gno, e dalla sua penna prodotte, onde accrescere 
lustro alla gloria nazionale della bella Italia , essen- 
zialmente collegata con quella di uno dei suoi più 
robnsti, ed eleganti scrittori. Allora soltanto si 
potrà, qnasi alla prima vista, rilevare con aggiusta- 
tezza quanto le lettere, la lingua, ed eloquenza 
italiana , e le arti belle ddibano al professore Bo- 
lini, e quante volte il nome di lui venne a ragione 

L;,q-,:...vG00gk' 



■46 B o a I K t 

registrato nel tempio della fama, non ostanti legare 
dei Donchisciotti della letteratura, e di coloro che 
non la perdonano mai a chi pensa , e scrive supe- 
riormente ad essi . 

Dei presenti sei volumi, i due primi contengono 
le opere drammmatìche, e si fa capo colle Commedie 
in versi, e per l' appunto con Gii Bios di SantigUa- 
Tto^ commedia . Il fondo di essa si trova nel famoso 
romanzo di questo nome , toltane però qualunque 
ombra di cosa che o0ender possa l'onestà, e mo< 
strandosi Gii Bios ingannato, ma ingannato per 
troppa fiducia . Questa commedia non è slata reci- 
tata; ma bensì quella che siegue, cioè. Il Parasito 
imprudente e i gemelli Casanova, commedia tutta 
d' invenzione, che andò già due volte in sulle scene, 
cosicché l'autore ne ha potuto togliere qualche 
difetlnecio, che non appariva se non dnlla rappre- 
sentanza. In un avvertimento egli rende conio di 
queste sue correzioni. Chiude poi il volume l'^^wiro 
ai Molière ridotto in versi italiani, dove confessiamo 
ingenuamente non sapere se vi campeggi di più il 
possesso dell'idioma originale, o la leggiadria, e la 
facondia del bel dire italiano. 

Il secondo volume contiene tre commedie in prosa, 
la prima delle quali porta per titolo: Tasso, com- 
media istorìca, pubblicata ora perla quinta volta, 
e che fu il prìiiio tentativo dell autore in cosifTatlo 
difficile genere. — Avrà forse, e senza forse i suoi 
non pochi difetti; e quale opera umana ne va mai 
esente? Fatto sia, che questo dramma fu non solo 
da più dì un Pubblico accolto con applauso, ma 
venne, fino dalla prima edizione, trasportalo ìd 
lingua tedesca, e stampalo a Berlino. 

Si svolge il terzo volume con nn TYìbuto di lode 
alla memoria del professore Andrea Vacca Berlin- 
ghieri . Semyiì'ìci come i modi e le virtù del celebre 
defunto, 1 Gori quivi sparti sulla tomba di lui, hanno 
senx'alcup dubbio ali autore fruttalo qiiel sospiro 

c,q,t,=cdbvGoogle 



OPERE l47 

di dolore, e quella lacrima di conforto, che solo eglt 
desiderava. Questo Elogio è se^u\lo da un appendice 
in risposta a quanto fu sciitlo aella Biografia dei 
Contemporanei « stampata a Parigi, sulla grande 
Anatomia di Mascagni, tomo xiii p. 3o. — Indele- > 
bile macchia s'imprime quivi sul carattere morale 
del dottore Aniommarchi, che, con fronte affatto 
imperterrita, volle appropriarsi il lavoro di tren- 
t'anni del suo maestro e benefattore. Bella infine e 
soavissima è l'Elegia in terza rima In morte del 
yaccà dettata da Cesare Boccella, alunno dell' uni- 
versità di Pisa, ed impressa in calce di quell'ap- 
pendice. 

Succede quindi la terza ristampa AeWElogio di 
Teresa Pelli Fabbroni, donna impareggiabile che 
pare a noi fu carissima come ella Ìl fu a tulli quelli 
die l'avvicinarono, e di cui le naturali, ed acquistale 
doti, i rarissimi pregi i , e le gentili ed ornate ma- 
niere sempre ci rimarranno dolci nella memoria. 

Aveva il celebre irlandese Thorvruldsen scolpito 
alla memoria del Vacca un Cenotafìo, che, posto nel 
Camposanto pisano, venne discoperto solennemente 
a d\ 14 febbriijo i83o. In quest'occasione fu dal 
professor Rosini recitata una Prosa elegiaca, che 
nel presente volume tiene dietro all'Elogio di Teresa 
Fabbroni. Non è questa Prosa né una Orazione 
funebre, né un Elogio: espone semplicemente, in 
istile per altro dolcissimo, le circostanze, che.segtU.- 
rono la morte del Vacca, e di quelle che riguardano 
da presso l'innalzamento del Cenotafìo. 

Occupa indi una cospicua parte di questo mede- 
simo volume l'Elogio del raro, e nobile veronese 
Ippolito Pindemonte, scritto, a nostro giudizio, dei 
più belli, e più gentili dal professor Rosini unquan- 
cfae dettati. Ed era ben giusto, ed opportuno, che 
uno dei più begli ornamenti d'Italia venisse lodalo 
da persona che legata seco, da oltre quarant'anni, 
coi vìncoli della più verace amicizia, conoscesse- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l48 B O S 1 It I 

meglio dì chi che fosse l' elevateEza A' animo, Y ec< 
cellenza d'ingegno, e la sensibilità del cuore per 
tutte le impressioni del grande, e del bello di quel 
sommo Italiano , di cui il celebre Monli ebbe a dire, 
nel leggere i Sermoni di lui: « è questa la più beli' 
« opera inspirata alle muse italiane nella scuola di 
«Socrate». — Quest'Elogio è seguito da due artìcoli 
estratti dal Giornale di Pisa, che uno relativo al 
medesimo Fìndemonte, e l'altro intorno alla Reci- 
tazione teatrale, l'uno e l'altro in forma di anno- 
tazioni al precedente Elogio. 

Il volume quarto porta per titolo: Prose sulla 
lingua italiana. Gli dà principio una che avevamo 
già letta, e riletta in più luoghi, sesti, e ristampe, 
ma che sempre ed ovunque con nuovo diletto rive- 
diamo e meditiamo, cioè: Della necessità di scrivere 
nella propria lingua, orazione proemiale alle pub- 
bliche lezioni Dell'Università pisana. Sieguono di- 
verse lettere sulla lingua italiana, più e più volte 
già stampo te, e ristampate, e tutte dal colto pubblico 
tenute in giusta, ed alta slima. Sono queste lettere 
scritte al predetto celebre Monti, al conte Giulio 
Perticari, al conte Galeani Napione, al sullodato 
Cav. Pindemonte, al cav. Gio. Gherardo De Rossi, 
ed al marchese Cesare Lucchesini. Quindi: le accuse 
del signor Luigi j^ngeloni, coììe risposte del. professor 
Rosiiii; Lettera del conte Galeani Napione, e tre 
Coijsiderazioni finali . Chiudono da sezzo il volume 
ona> risposta alla Lettera del professore Giovanni 
Carmignani sul vero senso di quel verso di Dante: 

■ Poscia più che il dolor potè il digiuno 
ed una Lettera del eh. A. al marchese Pompeo 
'Azzolini sopra le varianti della Divina Commedia» 
che trovansi nel testo pubblicalo da Cristoforo Lan- 
dino nel 1481; lettera che sparge nuova, inaspet- 
tata, irresistibile luce sovra non pochi luoghi oscuri» 
e controversi di quell'altissimo poema. 

Quattro Sa^i compongono il voluine seguente» 

c,q,t,=cdbvGoogle 



O P K R E l49 

Mitn\t\mo di quelli fiooggi usciti alla luce; nel primo 
àei quali saggi , Sulle azioni e sulle opere di Frati' 
Cesco Guicciardini, l' autore da quel dolio Critico 
eh' eg\t è, disamina ciò che aveavi di vero Dell' os- 
servaiione fatta da Montaigne, che quel celebre 
islorìcn, in ordine alla politica, non credeva punto 
air influenza della virtù; ed infatti, se l'istoria è 
maestra della vita, e nessun periodo più atto a 
servire dì norma agli uomini quanto quello dal 
Guicciardini descritto, nessun uomo ^olra più effi- 
cacemente correggere gli ambiziosi quanto egli 
ste.'so col proprio esempio. 

Succede un Saggio sttUa vita, e sulle opere di 
Jntonio Canova, intitolato al comune amico e uror 
lettore, il fu senatore cavaliere Giovanni degU 
Alessandri; monumento commovitivo quanio ele- 
gante di desiderio, e di ammirazione per l'alto in- 
gegno, non che di venerazione per le rare virtù dì 
«DO dei più grandi uomini del nostro secolo. 

Aquesto dotto, e gentile componimeulo tien die- 
tro an altro Dello studio e dell'imitazione di Dante, 
libro unico di Ambrogio Viala, scherzo, nel quale 
fingendo libro, e nome d'autore, che non esistono, 
il eh. Autore va esponendo i priocipii che dalla 
cattedra sempre ha insegnati, e no rimette il giudi- 
zio ai veri sapienti. 

Ultimo, ma non menomo, ci si presenta in questo - 
Tolome, il Saggio sulla storia della Toscana di Lo- 
renzo Pignotti, dove da mano veramente maestra , ci 
fi mettono a chiare noie sotto gli occhi ?a candi- 
dezza d'animo, la gravità, e la libertà colle quali 
venne, e va dettata quella erudita, ed a ragione lo- 
datissima istoria. 

Le Hime varie, siccome quelle che fino dai più 
teneri anni formarono le delizie, e la passino diremo 
quasi dominante del eh.' Autore, e diedero capo alla 
prima letteraria sua rinomanza, ci sì ofirono raccolte 
'"'■ — -n nel Toliune sesto, novissinio dell'edizione 



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130 ROSIMI 

{tresente ,fìn dove a quest' ora ella è giunta . Di qneste 
e più erano già stale altrove pubblicate, ma ritor- 
nitno quivi accompagnale da parecchie altre, cbe 
prima non videro per anco la luce, sendo alcune di 
esse composte nell'anno medesima della stampa del 
volume . Passando sopra un certo numero di sonetti, 
di odi, di scherzi, di epitalamii ec. cbe l'Autore 
medesimo confessa di avere ripubblicati soltanto per 
essere sacri a persone, che si amano troppo per sop- 
primere coi componimenti anco i nomi loro dal li- 
bro, accenneremo qui da prima: t'ode bellissima 
per la ricuperata salute del celebre Canova nel 1818, 
qnindi : il. peplo di Giunone a S. A. I. e K. il Gran- 
Duca di Toscana per la nascita dell'augusta Prin- 
cipessa sua figlia; il poemetto in ottava rima pel 
ritorno in Italia dei monumenti d'erte, e partico- 
larmente dell'Apollo, del Laocoonte e della Venere; 
le quattro parti del giorno per nozze illustri in Fisa; 
l'Educazione satira, al cavaliere G. S. — Ma dove 
fa di se la più brillante mostra la poetica vena del 
eh. A. si è nelle rime funebri, dove, in qualunque 
metro egli sciolga il canto, sempre inspirano i suoi 
versi tenerezza, desiderio, ed ammirazione, come 
in quelli per morte di Virginia Orsucci naia Boc~ 
cella, e del non mai abbastanza ridetto Antonio 
Canova, 

Succedono ad essi le Rime giovanili, partì del se- 
colo ultimo trascorso, dove lampeggiano quei baleni 
di fervida fantasia, e di poetico estro, che già in 
sull' uscire dalla puerizia fecero scendere sovra l'Au- 
tore lo Sguardo beneBco di Chi moderava io quei 
giorni i destini della Toscana , é lo posero in sulla 
via degli officii e degli onori accademici, e dellacat- 
tedra, che poco stante gli venoe conferita nella Sa- 
pienza di Pisa . 

Le cinque Odi di Pindaro tradotte in italiano 
provano ancora, che per lo stile almeno, se non 
meritano piena ed iùcontrastabil lode, non £iano 

c,q,t,=cdbvGoogle 



O P B E B l5l 

torto alcaDO alla sorelle oggimai divulgate, e noi 
DOO diremo se non la pura ed ingenua verità pro- 
fessando, che ci appajono generalmente soavi, e feli- 
cissime . 

Occupano poscia quasi un terzo del volume e ne 
formano il compimento, trenta canzonette di Gio- 
vanni Meli, dal vernacolo siciliano ridotte in favella 
toscana, già stampale anch'esse a parte, ma che 
sempre con nuovo diletto si rileggono da chi ama la 
vera, e naturale lirica poesia, e l' ingegno alio, e 
fecondo dì quello straordinario discepolo di Ana- 
creonte, gloria, ed onore della moderna Trinacria. 

J. G. H. 



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iLtasntJzioMS sfvvA ^omasa /tcarziost del Duomo Pi' 
sano, aggiuntovi un frammento inedito di memoria sa- 
polcrale dell' Architetto Buwianno, per cura di Ajlbs- 
siHDBo ToRAi I con una tavola in rame. 

Al nobile chiarissimo uomo il cavaliere Gio, Git, 
OnTf di Mjujka Podestà di Verona, Conservatore 
del patrio Museo lapidaria, Direttore del Poligrafo, 
Socio di piii Accademie ed Istituti lelterarii e scienti- 
fici d'Italia e stranieri , 



Ho 



Xo presente alln memoHa, che allorqaaniJo voi forte qni 
ntll' uccisione dell' ultimn Luminara, meditnvMte il ptx^tto 
dì pubblicnre una nccolu delle Iscrisìonì rìgu^trdanli U sloria 
C i monuiueaii del medio evo, e che p.irecchie di queste furono 
da voi legnaie relntive ngli ediGz] princìpnli di Pian, agli av- 
venimi^nti ed ai personnggì di quella età die furono ìn esse ri- 
cordali . Se l'i'ffeiiuazione di questo nobile pensiero contri» 
butrb ailii gloria delU comune pntria italinna, che in quelPe- 
poca feconda d'uomini eminenti e d'eroici fatti U portarono 
all'apice della sua forxa e puteniui nella quasi piena libertà dì 
se Slessa, a malgrado delle iaiestine discordie che di continuo 
sorgevano a lacerarla; non lieve sari l' onore che dovrà ridoa- 
darne a voi, prestantissimo Cavaliere, nell' aver conceputo un 
divisamento non men grandioso che degno di commendazio- 
ne, e pib nell' averlo saputo condurre a compimento . E certa- 
mente alla vastità della impresa non sono in voi minori ì 
mezzi dell'ingegno e ddla erudizione; e mentre fo voli affin- 
chè per voi non sì tardi a presentare t' Italia d'un lavoro, b 
cui senza dubbio prendernnno interesse quanti, ne sono gli 
abitatori d.ille Alpi alla Sicilia, io ntrlla scarsezza delle mie 
cognizioni mi farò a parlarvi di proposito d'un' antica iscri- 
zione romana esistente nelle pareti di questo celebre Duomo, 
della quale ricordo avervi già dato alcun cenno , e che ripor- 
tata da altri o mutila o con iaesattezza, meritar sembrami 
qualche maggiore illustrazione. 

Si riferisce questa all' imperatore Tito Elio Adriano Anto* 
nino Pio. Il primo che ne abbia fatto ricordo, è stato un fa- 
moso antiquario e archlti-tto nostro concittadino; e voi già 
indovinate ch'io vo' dire di Fra Giovanni Giocondo, il quale 
inserilla in una sua coUettnnea Hlina che conservasi inedita 
Della veronese insigne Biblioteca Capitolare in ma. segnalo a 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



ILLUSTR. d'una ROMANA ISCRIZIONE EC. l55 
lergo di n.* i^t, e comiacìante di traUo colla lettera (ledi' 
cataria cod: 

^rater Joanncs Jucundus Veron. 

Laurentio M edice 

Sai. PI. D. 

Il codice è in carattere bellissimo e nitidissimo, e la iscrizione 

di col fo discorso trovasi alla pag. 160 ìn questa forma: 

Pisis ad marmoreum parietem 

majorù Ecclesiae 

Imp. Caesari . Divi . Hadriani . JFÌl. Divi 

Troiani • Parth. Nep, Divi . JYervae . Pronep. 

T. j4elÌo . Hadriano . Antonino . Aug. Pio 

Pont. Max. Trib. Potest. IH. Cos. III. 

P. P. Indulgentissimo . Principi, 

Uai co]Ha di questo stesso ms. era giìi in possesso del car. 

Anton Francesco Marmi di Fìrease, in cui non mancava 

faceenaata antica iscrizione, ch'é riferita dal Gori (i). 

Come Toi crederete, ognuno dovr^ pensare ch'essa esista 
Rslmeoie nella sua integrila, quale fu ora da me riportata 
coaforme sta nel sopraddetto codice: ma la faccenda è bea 
iltnmente; poiché non gi^ ìn un tulio perfetto e di seguito 
sipaò leggere, ma bensì spezzata la due ineguali frammenti^ 
l'ano dall' altro a non poca distanza collocati. Nessuna avver* 
tmu è fatta in quel codice di tale particolarità; e i dotti anti- 
Qnarìi che poi riprodussero l' iscrizione, come il Panvinio (a), 
il Manuzio (3) , TApiano (4), il Grutero (5), il Martini (ò> 

(■) Interiptiontt aatiilua graem et romana m Etruria uriilui tte. 
Fbrrmti» i;44< (*'°'' '■ P'B- < '<■ '^>' ^^ curÌoK> abbiRlio umbra aver 
prtM il Donali, il quale dettando fon* ■ mfmoria dietro quanto >«el leUO 
■0 ^eilo autore, luppoia che il mi. dal Marmi faue pinata poi nella 
Baai di Fri Giocondo, non ■tverlendo che quelli tra gii viiiulo quaiì 
tre Mcoli iananii! (Vedi jld noMim Thetaamm veteiunt ìnteriplio- 
WMm ttceoUeatare Lud. datori, Muratoria SuppUmealum Stbailiaiti Da- 
miti t*o. Luaa 1765, ( voi. ì." pag. i4i)< 

{il Paitorum Litri K a Rorauta rege uiqat ad tmpirat. Caroium V 
Jaiuium rie. fenttiU i5S8 in/.'' iLiò. Il, pag. sjo, n " i ). 

(3) Orlagraphia ratio ab Aldo Manutio Pauli F. eoUeala eie, Veaf- 
tot i56G in 8." (pag. 3;4). 

(4) latoripliauti MacrosanettB veluitatii Ma. terra marìifue eonijuitita 
a Pira Apiana /Ualheat. et Barthol. Adamantio poeta età, IngoUta- 
dii .544 in/.' (pag. ,80). 

(5) laicriplioaei totiui ariìi romani in eorpitt ahiolatiiiimam radaci^ 



uUrifl Jaai Crateri, et cura Joan. Georgii Graefii 
Amnelod. 1707 inf.' {voi. :° pag- CCLIK, n." 3). 
(fi) Jlieatruia BatUicte pitaam eie. Romm i;i8 iitj'.'' (pH- ■^1* 
Leu. T. XXXVI. 



^:,.,Goog[c 



1 54 ILLUSTBAZtONB 

il Gori (j), il Donati (8), sembra ch'essi parimente la rì- 
guardnssero come intera, perocché Intorno a ciò tutti ai tacque- 
ro. Oliredichè dee notarsi, che tranne Fr^ Giocondo e l'A- 
piano, gli altri che li seguirono, introdussero in questo li- 
tolo qualche variante, benché a vero dire di non grande ri- 
lievo (9)} ma in nessuno poi trovasi la giusta distribuzione 
dei versi , come nell' originale dalla qui annesta tavola iden- 
tiuamenle rappresentato. 

Il Muratori dandone un solo frammento, cioè la seconda 
metà , dulie schede del Pscediano(io), desume per le Dote 
cronologiche ivi esposte, che questa lupida fu inaugurata ad 
Antonino Pio l'anno di Cristo 1 4o} concorde in ciò col card. 
Noris che l'avca preceduto in questo calcolo, come si ledrè 
poco appresso; ed il Gori, non avendo veduta intera l' iscri- 
zione, copiata dal ms. del Marmi, ne produsse pure come 
letto nel marmo il frammento suddetto (li). Anche lo 
Scultetu ne riferì questa sola porzione , ma con un errore non 
avvertito dai Grutero che l'accolse nel voi. 1.* a pag. CCLIU, 
n." 8; mentre invece del nome ^£J>/0 è posto un resto 
di auRELIO, che non poteva convenirsi ad Adriano An- 
tonino Pio. E ne cita altresì l'aniipennliimo verso il pre- 
Iodato card. Noris, gii professore di storia ecclesiastica in 
questa distinta Università, onde stnbilire colla dxta certa di 

3uesta parte di lapida, doversi eliminare i nomi intrusi dì 
uè supposti Consoli riguardo all'epoca in cui questo Im- 
peratore era investito per la terza volta della podestit tribù* 
Disia e del consolato, cioè l'anno 1^0 dell'era volgnie , 
avendo egli assunto la prima il giorno 35 di febbrajo dell'an- 
no stesso (la). 

Quegli che innanzi tutti ne favellò espressamente per co- 



-. „ . . - - e probabìl- 

uicuic d«L Ciriaco; IDA noQ sagìungA *u quii dalo. 

<9) Pinvinio, Haiiuilo e Grulcru al vitto i." laip. Coti., e al t., a.* 
Parihiei ialcmi gli ilcul, col Gori < col Donili, ti v. 4 Fronrpeti inlpro; 
ì tre primi it v. 7 Poi., e dei veni 8 e o ne f»nno un i..|<., tadutgentUt. 
Principi, li Mirtini at 1. 3 dice Di^i Troiani Ke. Parth., al v. i l. 
Tra... al «.6. Àusu,.,»\-,-] Poi», >l v. % lidulgtuti,. 

(io) iVofiu Thetaarai vrUruni iutcriplionum eie. àtediolalti, ijSi 
inf.' ivol. ,." pag. CCXXXyU. n.' i). 

<il) <J^. el loc.cit. 

fpj) Epiitota contularii, in qua Collegìa LXX Coniulamele. in vai- 
gtttii FttHii adkue ptrperam dtierìpla corriguiUur, tuppleiilur el illii. 
itrantar, aitelort P. Stnriea Auri* veroaatU bugutliMÌauo, Boumia/, 
1633 ia 4.° (pag. 87). ° 



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d'una BORUItA ISCHIZIONB EC. l55 

noscenza procnrauglì ìa Più da un dotto suo anùco e per 
propria ispezione oculare, fu il Padre Ànt. Zaccaria, il quais 
giovaudosi dei precitati acrlitorì ne ha pubblicato un discreto 
raggunglìo (i3), ma neppur esso con tutta la necessaria pre- 
cisione; poiché essendo ambedue i frammenti mancbevolt 
nella parte d'iscrizione rispettiva niente contenuta, egli cre- 
dette di dover ciò attribuire alla corrosione praticatavi dal 
tempo, laddove scorgesì invece essere stata opera dei lavora^ 
tori di muro, che rotta per mezzo la tavola nel modo dima* 
strato dalla linea orizzontale a^h della presente incisione, ser- 
vironsi dei due pezzi nella costruzione primitiva del tempio. 
E se Fii Giocondo diede intera l'iscrizione, non è gìk che 
al suo tempo ( sullo scorcio del secolo XV) cosi si leggesse 
anche divisa, ma perchè nella sua molu dottrina archeolo- 
gica seppe supplirla , iadovÌDando i Domi, le parole e le let- 
tere mancanti. 

All' angolo estemo della Irilmnn dalla parte di tramontant 
è incastrato nel pilastro a circa 6 braccia d' altezza il primo 
dei citati frammenti, e nel pilastro opposto eh' è rivolto a 
mezzogiorno trovasi presso a poco ad elevazione ugnale il se- 
condo, impiegati ambedue come semplice materiale nel fab- 
bricare l'ediBzio. Cagione di sentimento ìa vero penoso è il 
riflettere al barbarismo per cui rimase quasi distrutta una 
cosi preziosa iscrizione, mentre tanto e tanto poteva essere 
senza guastarla adoperata dai rozzi manovali che non ne co- 
noscevano il pregio. Ella ai fu nondimeno gran ventura che 
aiea rimasi superstiti in punii cosi separati li due rottami, 
l'uno e l'altro dei quali avrebbe anche potuto esser posto 
Delle muraglie colle lettere voltate al di dentro , con perdita 
irreparabile: ed a questo destino chi sa mai quante altre 
lapidi antiche sarauno soggiaciute nella erezione di questa 
basilica; perciocché nella esterlur parete del coro veggnnsi 
appunto qua e Ik varii frammenti in caratteri quali dtrilti, 
quali capovolti , e quali di fianco, rammemoranti alcuna 
degl'imperatori, e specialmente lo stesso Elio Adriano An- 
tonino, il quale fu tanto caro e in venerazione ai Pisani pei 
molti benefizii ed onori compattiti loro, che riconoscenti ne 
perpeluarono il nome , e ne conservarono fino a' nostri giorni 
Da bellisumo busto marmoreo, ed altra pregevol memoria 



{< J) BxturMU* Uutrariiper Italitm ttù. VtnttiU 1784 in 4.* Ipag. 169 

• ««ri- 



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1 56 ILLUSTRÀZIOnB 

io una colonna mìllaria, questa e quello custoditi nell'in- 
«igne Gaiupo-santo (i4)- ^^ b !»■ vuoili pure che nell'area 
compresa fra le miirR a sera ed il bngno dello di Nerone a 
mnltina aorgease dedicato un magnifico palazzo. Egli è ia 
fatti probabile che proprio in questo spazio abbiano esistito 
graodiosi edifizii e monumeoti romiini fino dal tempo del 
primo Augusto , potendosi ciò desumere dai celebri CenotaG 
pisani da ultimo con erudite osservazioni illusiraiive ram- 
mentati dallo Stesso sig. Grassi nella stimabile di luì opera già 
citala alla nota precedeuie (i5);uao dei quali scavatosi preci- 
samente nel sostrulre le fondamenta delU facciata del Duomo 
danneggiata dal fatale incendio del 1 596. E cbi sa cbe questo 
medesimo nouifosse stato originariamente infisso in qualche 
pilastro dell'arco trionfale o in altro de' monumenti dn esso 
ricordfltif E giacchò veonemi poc' anzi nominato il bngno di 
]Verone, non vi tacerò, gentilissimo Amico, che sembrami pii^ 
ammissibile 1' opinione del menzionato nostro illustre concit- 
tadino cardin. Noris, che quelle terme, di cui un solo ipo- 
causto tuttora intero è in piedi, ma aon bene custodilo fin da 
quando egli ne scriveva , appartengano piuttosto ad epoca 
posteriore, e cbe siano slate costruite invece o ristaurate ai 
tempi di Adriano Antonino (16), il quale avr^ forse voluto 



li conlcrni con aa taivla in ramt — 



l'i Cenelaphia Fkiana Cali et Lueii Caiarum tt«. 
l>i$irrtatieaibat iUuttrala tte. Pitti i-^Si, in 4'" (HÌHcrt. DI, cip. a, 
pag. 17-18 ). — A\\» el(g«nle « dotta deientioac dati ivi ad piuno Ipo- 
ciuilo, ailtÌDieDli Laconico o Sudatorio, che ori »Ì direbbe Bagno a va- 
port,ei pisce p«rcoro11iri(>> quello ch« ne diiieniptwci* il Morrona (,Piim 
Ul. vai. 3.' pag. 434 ), e il FonliDÌ {fiaggio pittorico ce.) rir«rÌto daldì- 
ligenle lig. Graui iiell'acceiinali ina Dcserixiani ea. (voi. 3." p. laS ) 
•ogSÌ*"'8«" voluto in noilra lingua un pano etlrallo da recente operella 
d'un erudito medico iogleia amico noilro M. Lbwis Mkiton , cbe qui 
•oggiornb parscchi meii ael 1838, ia compagnia del quale li euiaii>6 
accurata mente il luddello Bagno ■ 

u Secondo le ni Imre date dal Norìi quoto indatorìo è alto palmi roina- 
ani 3i •} , e largo 34 '|,. 11 CelEni dìl'alleiu lulale dal patimento >l 
R cealro della cupola in 36 palmi. La iciione preii dalla titola del Mar- 
a rona, ch't copiata da quella del Gori, (oO'i/brme alla già prciiiuata 
« dalla ttfto liorit ), icrve ad una pili preciia inleltigenia della pnmem 
adeierìiioDC, Le nicchie tono alle Incirca i4 piedi, larghe 7 ■||,c pro- 
ir fonila 3 *Ji. L'apertura della cupola fu da me riconoiciula rotonda , • 
•I Boo otllgonai eua é forala in giro da 8 lìneilre di Ire piedi lopra 
«due. Quest'antica reliquia t garantita lerM strada da uà mira eoa 



Google 



d' USk ROMANA ISCRIZIONE BC. 1 Sy 

itncbe con qneiu nuova liberaliti gratìGcarai alU colonia di 
Pisa da luì prediletta. 

Ma Teueado alla nostra Iscrizione, che ora per la prima 
Tolu si preaenia, benché bipartita, nella genuina sua forma, 
e nel proprio intero significato a fronte del suo tipo, io mi 
farò a descrivervela esattamente con alcune annotazioni cor> 
rispondenti ai numeri che a bella posu feci incidere ne* mar- 
gini a destra e sinistra della tavola; e prìncipierò, come l'or- 
dine mole, dal frammento superiore. 

(i) Premesso che i versi dello scritto sono in caratteri dì va- 
ria grandezza, ma di bnona forma , come al tempo di Adriano 

«cancello ii ftrra. Ali* itniilra della porla una tatioa ìicriiioae in 
B Micio iDarrna ferma l'altrniìone d«' panerai eri-, da cui rimila cbe lals 
« rimaMiglio è aa iolero tudainrio romiDO, del quale oeMUOD più ptrfcUo 

« ciiMe io vermi' alita parie d* Italia » 

■ Siccome prenlM una |randÌHÌma diveriilà dì opinioal intorno a cìb 

■ cbe folte il LatoHÌeum , Boa wrì fuor di propoiilo il citar primiera- 
■> mrnlc quello che due accredltaK aulori tcriuero tu lala aoggello, ad 
« iodi vnlere te ii poua ipargera qualche nuovo lume s. 

( NB. Dopo aier l'ear. lulora Iradollo nella lingua propria quanto na 
tcrÌHc Vllru*io ( LÌ6. y, e. z), a rlporlale le illuilraxIoDÌ del volgariiaa- 
loro italiana Perdiiundo Giliani, proiegue; ] 

m La ■piegaeione qui data dal marcheae Galiant corriiponda cerlamenla 

■ all'antica pittura delle terme di Tito ( rappreienlante una leiioDe della 
a eontaratratit laàetia 1 j giacchi ivi, in un angolo d'I sudatorio a Volta , 
«veddi una ipccie di forno o itufa, empiuta di fiamme, a traverio d'un 
* apertura o tubo, dal fuoco aatlopoato; donde poitiamo aupporre, che il 

■ auditorio patrue euera riicaldato • qualunque grado foue (lato richli- 

■ alni e quella dufa è i*Ì chiamata il Jjuonieuai ■ Senia poi pretender di 

■ nrgare che vi pouan eiicre de' buoni fondamenti per la opiniooi di 
« cnioro, i quali wiIrngonD che it Laeoaieum foue una piccola Cava o 
« I tanta circolare Colla lommili fatta a to'la , a che in queita foue ta> 

■ ipeu dal lello un coperchio concavo di hrtpiin, chiamato c'^prui (*), 

■ abballando od innalianrio il quale , O per altro meuo dipendente i^ 

■ quralo, il calare delta ilania , ovvero it vapore dalla medeiima foua 

■ apcmciulo o diminuito, conforme all'apparente detcriiìone di Vilravio^ 
«diviene aDjIto evìdenle dalla mentiune falla per inridenia datmideiinM 
«autore, d'I Laeonicuia, Come formante una parte del ludatorio a volta , 
« che in quello edileue talora una ipecie pili piccola di £aeoRKuni. — (*J 
« 11 etrpati i collocalo nella citata pittura come >e faiie l« porta o bocca 
« del fornn, invece di elitre, come molti auppongono che foiae, un Ci^ar- 
« cbio movibile loipeio alla grande apertura del letto u. 

■ Siccome UDO degli ogeeitì di quelle paaine li è il moilrare la raaaa- 

■ miglianu che pina Ira i bagni degli antichi e ^li Samtaii dei Ha«- 
« meltani, io deieriverb, per corrobarare l'opinione del Galiani, una 
« torta di Liwoniciini che ti uia ancora in quaiì tutte le parli delta Tur- 

' ( Vedi StnWuret of ptrtenal eleantiaen ale,, cioè Sagnio lu la pulì- 
tata ptrtoHate dtgV IngUti, eon una deteriiiont degli Hamami dtì 
Tardù, td OMétivatiaai lulla loro conformiti coi bagni digli antichi 
Jbmoiu. Londra, preuo l'Autort, ila m paio ■ l?iia da Niccolb Capurro i8a8, 
ia is.*cafl 5 tavola !■ raaM, pag. 9» a atgg. ). 

L;,q-,:....,G00g[C 



l53 ILLUSTBAZIOm 

tuttavia si Stilava , dirò che la larghezza è per l'appunto qaelU 
del pilastro , cioè di metri i, i6;ecbe nella lena rign l'aggiun- 
to nominale P^^T'/^fCi termina alla m et h della lettera H, 
che fu dallo scarpellino tagliata colle sigle iV£P, (^nepoW), le 
quali doveano riempiere il verso, essendovi stato sostituito uo 
pezzo di marmo lìscio a squadra, che combacia colla metà 
rimanente della citata let. //, come vedesi nel rame, ove 
sono indicate a puntìoì le lettere che mancano in tutto o 
in parte; il che pure si è fallo pel aotloposto frammeoto se- 
condo. 

(3-3) La larghezza di questo è ud po' mioore del primo, 
cioè metri i , 1 1 , essendo la pietra alquanto stroncata a si- 
nistra di chi l'osserva. Il titolo onorifico DIVI f: il nome 
NERFAE ( prozio di Elio Adriano Antonino ), dal (juale 
cominciar dovea sicuramente la quarta riga, fu levato di netto 
Bel tagliare obliquamente il marmo; essendo anche muiitatn 
la parie superiore della parola PRONEP. (^pronepoti^, a 
segno che della P io principio v'ha un indizio appena inff^rior- 
inente. Che questa riga dovesse supplirsi col DIVI NEIt- 
VAE,\o prova, con molte che potrebbero addursi, altra simi- 
le iscrizione ìotìiolata parimente allo stesso imperatore Amo- 
nino per aver restaurato un ponte dell'antica Fregella sul Liri 
net Lazio presso il moderno Ceperano: 



IKF. 


CJtESAR 




rivi 


HAOniA 




tn . Fii-rvs 


. DIVI 




pjUtTraci 


' NEPOS 




DIVI . NEBTiE 


. pnoNEP. 




T. lELITS 


. HAonil 




MVS 


ASTonravs 




AVGVSTVS 


PIVS 




POHTIFEX 


MAXIMVS 




TMBVS. POTEST. I1I1. 




COS. 11». 


*. P. 




OPVS 


POH TI S 




VETVSTiTE . 


COMLABS. 


(«0 


RESTtTVlT 


0?) 



Ed altra pare che prima esisteva a Formìa, ora Mola dì 
GaeU, sulla via Appia, di dove fu poi trasportala a Mantova, 



(ij) Pani'., MtBL « Gfut, opp. et laee.e 



■.■,;Googk 



/. 



IMP^ CAESARI 

DIVI'HADRIANI-FIL- 



DIVl-TRAIANI-PAKTHI- WEP- 



Front 
II. 



JiJVl. 



^^«Ki 



e- 



**xr; 







CM2BMMPffì 




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d'uita rohana iscrizione ec. ìSq 

eonserrandosi presentemeate nel ricco Museo di qnella Reale 
Accademia di Belle Àrtt : 



Dm ■ HADBUm . FIL. 

DIVI . TBiUin . FÀRTHICl . KEP. 
DIVI . SERTAS , noNBPOTI 

TITO . jlELlO . HADHIAHO 

laTOIflHO . AVG. PIO . PONT. 

JUX. TRIS. FOT. n. COS. 111. P. P. 

FOBHLUn . PVBLICB (18) 

C4) La Unea orizzontale c-d segna it taglio obliquo della 
lapida , il anale locca la quinta riga in modo, die la sommità 
della iniziale X. indicante il prenome Tito, e le prime let- 
tere del nome ^ELIO, appariscono gradatamente troncate. 

(5) Dell' addietlivo di qualificazione INDULGENTJS- 
SIMO fu balzata via l'I iniziale; e la larghezza del marmo 
non occupando quindi per intero quella del pilastro , fu do- 
volo supplìrsìcon una lista larga incirca uo pollice, cioè centi- 
metri 5. Le lettere della stessa voce cominciano dall' E ad 
essere tagliate dalla parte di sotto , per guisa che decrescono 
poco a poco, finché della M non rimangono che i vertici 
degli angoli formati dalla congiunzione delle aste; e dell' O 
6nale vi è forse il segno di un punto nella sommila. 

(6) Attesa l'obliquità del taglio inferiore di questo frani* 
mento, come dalla delta linea orizzontale, rimase del tutto 
fuori la parola PRINCIPI} ma che quesu facesse parte della 
iccrìzioDe, DOD oe lascia dubitare il tegnente titolo riferito ad 



(iS) Tlt, a Muito della SeaU Jecademia di ìttanlofa ai, 1 83 7, Val. 3 
■■ S.'^fig. — Qjeila ÌKrUioae i dotlimcnlc illuilrila dal chiiriii. prof. 
FrincucD Langbeiii, a cai ipiiirlcngona Della miuima pirla le deierUk>> 
ni del volume i.", tn'eua leggni a pie. i la. nel medeiiino nao potrcb- 
beai, a aottra awiM, deiiderare maggior copia e coiiTeneToleiu di era- 
diiioae intorno ai aoggelli preit a dicliiiirare, e di cui ci veniva cnrlua- 
menle data notiiia di mano in nano cbe ai atampavaao i fogli . Pub* 
bKcataii ora l' inlera opera in Ire volumijil lecondn e il terio de'quali com- 
pilili dal cdeberrinio archeologo ed aulico epieraSila doli. Giovanni 
Labni, non lappiamo figurarci il motivo per cui nel froniìipizin di tulli ■ 
tra apparisca il mIo nome di lui come duvrittore ed illutlratore del Mn- 
■eo, mentre la di luì fama è ibbailania splendida per non abbriognar* a 
permellere cha si diminuisca a defriudi il merilo dovuto alis altrui Tati- 
ebe. E Unto piti ri esce dispiacevole la cnnoiccnxa di qacslo fallo, quanto- 
cbè pregiandoci dell' arate iiU di amcndue ili Autori , di cui ci k noU la 
kallì, Don lo crediamo allri bui bile a inalintclligenij, ma pinltoilo i quella 
■acaoudcrata dtmioae, cui ceri! commerciaDIi editori si lasciano tal- 



:.,Googk' 



l6o ILLUSTRAZIONB 

Adriano, ptidre del nostro AnioDiao , eiùtenu a Chaves Ìi 
PuriogDllo: 

IM P. CàES . Dm 

TRAI UNI ■ PlRTHICt . FtL. 

DIVI . HERVIE . HEP. 

TRAIANO . HADRIANO 

AVG. POHT. MAX. 

THIB. FOT. III. COS. III. 

IMP. U. P. P. 
BHODIRICI 

iin>yLGei!(TissiHO . pribcipi (19) 



' Cotnptnu la propostami descrizione, resi* ora ch'io V'in* 
Irattengn, Cavaliere cnorandissimo, intórno al rimasnglìo di 
memoria sepolcrale annunziata nella intitolazione della pre- 
sente lettera; il quale, comecliè riferìbile al medio evo, farebbe 
appunto pel summeniovaio vostro progetto di render pubbli- 
che le iscrizioni storìche nazionali di quella eli. Ma rincresce- 
mi di non avere a dirvi che poche Cose, essendoché per somma 
sventura niente altro avvenne di trovare che due piccoli fram- 
menti , identici aSàlto ai raffigurati nel batto della utola ia 
rame. 

Questi furono scoperti non ha mollo nella occasione di 
alcuni acavi che sì stanno eseguendo per disgombrare tutto 
il muro, la bnlaustrnta e il terreno che circonda la pisana 
torre pendente, onde porla in perfetto isolanienlo fin presso la 
sua base, com'era senza dubbio in orìgine, liberandola dal 
lodo impiantilo con cui venne interrata dopo la metìi del se- 
colo decimosMo, e non gA che si fosse sepolta dalla parte de- 
clive per avvallamento di suolo, come da taluni ai è supposto. 
Sul <junle proposito 'quanto vadano err»li coloro che cosi opi- 
nano, fu giìi pii^ che a sufficienza provato con dimoslra;tioni 
ineluttabili convalidate dai fatti nella surriferita Descrizione 
Storica e arlistica di Pisa ec. ( voi. a.' pag. 97. e segg. ), 
e con nuove più stringenti ragioni in recente opuscolo d' ap- 
pendice dal gih lodato autore della stessa sig. R. Grassi . 

Rifacendomi inunto dal citato titolo funerario, vi dirò 
ch'esso fu tratto di aouerra alla profonditi di ben oltre due 
braccia, ove suva un antico lastricato conforme ad altro rin- 



(19) Ptuiv., Man. a Crut. Ioae. eitt. 



■.■,;Googk 



d'una bohaita ischizioitg bc. 161 

mnitopoco dopo di\ lato di tramontana, ch'era probabil- 
mente qq tronco dell'antica primitiva strada, a livello delta 
quale il campanile venne posalo e costraito. E cbe il piano 
■tinaie siasi di tanto elevato nel corso di cpiasi sette secoli, noa 
h puoto maraviglia, essendo più o meno in egual condizione 
le dui tutte non solo toscane, ma dell' altre parti ancora d'Ita- 
li); il qnale inalsamento « estende per tutta la superficie di 
PÌm, come Io provano e le due grandi coloane che appena 
d'oo terzo della loro altezza sporgono dal suolo io un ponto 
cnlnle. come si è quello della piazzetta di s. Felice , ove 
fitnch^iano l'edifìuo in cui risiede l'Opera della Chiesa 
PrìmaziiJe, e il basso fondo altresì da cui sorge l'Oratorio di 
nota Maria della Spina aul Lungarno a sinistra . 

Id ano dei citali frammenti è scritto e leggesi chiaramente nel 
pnmo verso: CIJVIS BONANN'I; e alquanto abbreviato 
(}UIESCITi_Qié), Da eie appare che i Pisani, a contrasse- 
gno dì estimazione e gratitudine divisaron dì dare onorato 
«polcro a questo loro insigne arrhiieUo presso l'ammiranda 
torre da esso fabbricala, cioè nel luo^o appunto della princi- 
pale sua giurìa, e per cosi dire sono l'arco di Irioiifo, erettosi 
<Ìa si stesso In vita; volendo essi rimeritarlo d' un' op»-ra tanto 
magnifica e sorprendente, col [ramnndarne il nome dell'autore, 
mediante un solenne ricordo, alla più tarda poslprilà ( ao). Ma 
fortuna contraria ai migliori intendimenti gV invidiò da quasi 
tre secoli questa patriotìca lesti moninnza, quando il chso la 
fece ritornare in luce. Quindi giova sptìrnreche nel compiersi t 
bvorì gi^ intrapresi, sar!i da chi vi prpsìcde ordinato che venga 
OQorevoi laenie riposta in luogo vinibile ed al sicuro da ogni 
nccessivo sinistro, emendando cosi la noncuranza di coloro 
cui dee rimproverarsi di averla f^tla smarrire. Del secondo 
ver» nulla si può rilevare o congbifl turarsi, essendone ironclia 
più che a mezzo le iKlIerc} come lo sono quelle del verso pri- 
mo nel minore frammento, distinguendosi però nel verso di 
Milo il nome PISARUM io abbreviatura, e quel ch'è sin- 
golare colle lettere a rovescio, cioè da dritta a sinistra. Forse 
te altre sigle indicano la data della morte del prelodnto Arte- 
fice; ma nulla di assoluto oserei di arrischiare: e chi sa cbe 
confrontando con pazienza icaralleri e il modo di connetterli 
iDqae'tempi, non si venga a ritrarne qualche poùtiva notizia r 

(m) Per alir* opera <li qDoio valente caegi^la in Pisa e allròve, v«li 
Cium DtMeriiiane te. \»\. 3.°, pag. 371. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l6a ILLUSTRAZIONE EC* 

Ciò per altro lascìerò ad altri più di me venati nelle ep- 
Doscensa pratica delle scritture aatiche; che contento per ora 
di avervi, mio dognissimo Concittadino, ragguagliato di questa 
inedita memoria, e portavi nella presente lettera una pubbli- 
ca dimostranza di ossequio, che pregovi dì gradire, passo a 
nfiermarmi colta piii sentita atima 



IH Pila, IS GfopM 18S8, 



fottro SiiM. Arv. • Aimc» 
Alessandro Touu. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



i63 

NOTIZIE LETTERARIE 

Per la Festa solenne dell' melila Vergine Santa Ubaldescì 
ìuUiva e protettrice di Calcina/a; Ode del sig. Abate Dio- 
dato Giuliani. Pisa, tìpogralla Wistri, 1838 (*). 

Oggigionio, che tutto si pone in dileggio ciò die sa di an- 
tico, Sì grida anco aildosso la croce alle cosi dette Raccolte 
fotticke, e le si voriebbero veder bandite dall'odierno Parna- 
M. Io però, senza non condannai-e l'abuso che se n' è fatto, 
coDfinio come sono che in tutto non andassero errati i padri no- 
i(ri,ini penso che se ([ualcuno in un'occasione solenne espone 
eoo forbiti versi una qualche verith morale o cirile, egli non 
fàccia al certo opera indegna dì poesia. Ed infatti qual tempo più 
adulo del giorno festivo d' un' Eroina del Cristianesimo, a pro- 
ffialgare al ragunato popolo, che mcnli'c sono quaggiù manche- 
Tali e periture le glorie guerriere, vivono d' altronde eteme nella 
memoria dei posteri le virtù d'una casta Vergine, e più di 
qaellc rendono famoso il luogo che la vide nascere? Tal ven- 
ti diretta ad infervorare gli animi ad opere virtuose fu espressa 
eoa bello e nuovo artifìcio in semplici ed eleganti versi dal 1 egre- 
gio lig. Abate Diodato Giuliani, uomo di molte lettere e somma- 
mente benemerito dei eiovaoi di questa Patria, ch'egli avvia con 
lommo zelo agli studi le tic rarj , nel numero dei quali va fastoso 
di eiieni annoverato un di l' umile estensore di questi cenni • E 
l'i perché rinviensi in q'uesta Poesia un'invidiabile semplicità, 
ti aura de' nostri classici, dello studio de' quali l'A. sa cosi 
bene innamorare i suoi discepoli, e si perchè pochissime se ne 
I^^gono di simil fattn in qiiest'eth corrotta per imitazione stra- 
uei:a, ed io cui si ripone l'eleganza nell'oscurità, io credo di 
&r cosa oltremodo grata ai lettori trascrìvendola in questo Gior- 
ule. Essa è intitolala a gentilissima Doiuella, la nobile signora 
Teresa Agostini dì Pisa. — Eccola : 



E qui dunque, Cnpcrli daìl'crtia, 
Slan ali ■««nil del priicn valore 
Terra litrice dì prodi Campioni , 

Snaoto poco ti resta nel mooilo 1 
■ qnai odo fealivo, giocondo 
*" mi alla orecchie uà clamorF 



D*ood« accom quel popol sospinto? 
A cbe ipleadon le faci d'intorno? 
Con piA tento quei Coro si adoroo 
Dove maoTC , che porla coit? 

Toroan fone le noiire caildla 
A Eir pompa di ilregi funeilef 
No: un l'osta di Donna che io queste 
Fugge amiche la cuna sortkt 



^:,.,Goog[c 



l64 NOTIZIE 

Om illoriri che in terra depoMi 

Quando al citi la tiell'alma ulin, 

E ch« 4" Arno f.mo» ■■>■ tim 

Piano *1 pm di Uiile eliti. 
Terra altrice di Smli, l'allegra. 

Godi pur, che d'ogni allra villani 

Plb lubllme nel irnindo è la gloria 

Cba pudica una Vergin li ii . 

Do*c lirle, goeTrlrri ferocit 

Che i triooE col .angue comprane? 

Lo Tcdelel Dell' anin» Cade 

Sodo eterni i Irlonfi quaggih. 
Ha per voit Se pur t'eig= una lonba 

Clia icolpitt ne tnntlrì le ceitat 

O l'orror coICMpetlo ne della, 

O il petuier che glk Taila e non piii- 

A quen'oua onorale U froota 

China il Grande, il proilran le genh: 

Per queil'oua rlnoo»a i pnrleDli 

Del Ulo forte U de.lra iromorUl . 
Fiero un morbo, »ulf ali di morte, 

Qui, dall' Alia movendo, penèln; _ 

Forti * pur che conquiw »' arretri, 

Che dcpuDga il lemuM tao alral. 

Deb! le grata d'un popolo ioltro 

Che l'onori, le preci lì lonoj 

Calla Vergin, gì' impclra iierdoim, 

Vtfgln tKila, gl'implnra piati _ 
Per quifl'ui» the in lem laiciaili. 

Quando al ciel la brll'alma «alivi, 

E eh* d'Arno r*iii«» una riva 

Fanno il pari di laole ella • 

Chiunque ha letto questa bella Ode in cui l'A.. ha saputo mi- 
rabilraenlc accoiipiareVutllitk dello scopo all'eleganM dei modi 
(esempio pur troppo raro al di nosiri ! J si utiirii meco al cerio a 
scongiurare il sic. Abate Giuliani di farne presenie di altre sue 
poesfe, perchè i ino^lelli di scinpliciik e di vagheua Talgooo 
molto a ricliiamare ì giovani alla diritta via: 

« Timo ti prego pili, gentile Spirto, 
« Non lawar la magoiuimi tua impresa. 

(•) In qaetli •nlenne cireottinia fumna ilampate altra todetolì Pm- 
mU, e di tulle ivremmo pirlilo pih a luogo M lo i*c*M coaipo(«il« 1 le- 
dali dilli preieiila leliuaria aolisia. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



LBTTBRABIB l65 

Blsposta di GiOTiUim Bosun ad una Lettera del sig. Mar- 
chese Gaetiko Càppodi: in 8." di pag. 11. Poicrillo alla 
tleifa di pag. 4. 

Dopo la IIL' Lettera del Prof. Roiini al tie- Oefenctente Sacdù 

■ulle caiue della prigionia del Tasso, credè beoe il sig. Marcbete 

Gaetano Capponi di scrivergli una specie di cartello di sfida, 

1 1 . . _T._ j: < nn ^ i,:_: _i_- ;i ^ _r^ 3: _i_' . .■ _ 



co) deposito di 1 00 zecchini , che saranno il premio di chi 
cer^ la battaglia; con iDdicare i Giudici nelle Accademie o di 
Modena, o di Torino, o nell'Istituto dì Milano, e dandogli 
tempo 40 gioi-ni per risolversi . 

Rispose il Rosmi nelle 24 ore: Che una questione storica non 
poteva esser logsetto di giudizi: ma che però non volgeva ia 
ipaile, e accettò la sfida nei termini precisi del manifesto del 
Marchese Capponi', depositò Ì 100 seccfainì, notandogli, che sic- 
come tre Accademie aveva egli proposte, tre era in dn'tto di 
iropome anch' esso , e nominò l'Archeologica e l'Arcadica di 
loma, e la Pontaniana di Napoli . 

Dal giudico di due nascer dee la sentenza. 

Ci limitiamo a questo annunzio, che tiene in attenzione 1 let- 
terati: perchè spetta al sig. Marchese a scegliere quale ei desidera 
delle tre Accademie propostegli. 

Nel poscritto poi di delta Lettera, poiché "il signor Marchese 
Capponi aveva mosso qualche dubbio sui documenti del Tasso, 
dal Prof. Rosini citati, questi termina col seguente periodo : 

€ Ella dunque, sema mistero e velo, mi accusa a' aver iron- 

< calo, e alterato i Documenti, che ho recati del Tasto ? E di 

• quest'accusa si fa scudo pel silenzio di cinque mesi ? 

■ £ bene: io la sfido a provar tanta accusa. Sarebbe questo Ìl 
€ caso d' un nuovo deposito di Cento Zecchini: ma v' è una peoa 

■ d'assai superiore alla perdita del danaro. Iia sfido dunque dì 

< dimostrare che in quanti Documenti del Tasso ho recati, io 

« abbia artificiosametUe, e coli' intenzione di cangiarne U senso, - 

■ modificala aia toi» frase, narìata una sola parola, e tolto, o 
« aggiunto un sol monosillabo . 

■ Le conceda per tal dimostrazione tutto il mese di Giugno: 

* trascorso Ìl quale, intendo d' avere il dritto di dire, scrivere e 
t stampare cjuello che ne viene di conseguenza > . 

Terremo mformati i ooitri lettori dell'esito di questo giudiuo. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



NECROLOGIA 



CARLO BOUUIlìRON 



Xja città dì Torino, patria nobilissima ÒÌ Cablo E 

e l'Italia taadre comune a tutti gl'italiani gcnj, gioatameate 

piangono estinto questo sommo, cbe, vivo pac' anzi, uno dei 



.pm 



belli omanienli faceva. E dovere che n 



mentiamo, e se gli offra, come è di nostra istituzione, il tri- 
bato riserbato a coloro che sei meritano viveodo, la memoria 
e la lode . 

Carlo Boucheron ebbe a patria la città di Torino ■ Ivi nacque 
ai 38 di Aprile dell'anno 1773. Di ben civile condizione il 
padre suo, esercitò con credito l'arte bella del disegno, e spe- 
cialmente in opere di cesello. Conosciuta lino dalli anni pri- 
mi di questo a lui tìglio carissimo l'attitudine allo studio ed 
all'appucarione, ben fece ad inviarlo ad una più elevata pro- 
fessione, cui il sapere conduce. Bastevotmente istruito, ed an- 
che al di Ih dell'eli sua, nelle umane lettere e nella filoso* 
fia, parve cbe il Boucheron inclinasse allo stato ecclesiastico. 
Vesti l'abito clericale, ed all'età di anni 18 si decori della 
laurea in Teologìa nella patria Università di Torino. Muta 
poi di consìglio, e per addirsi alla legale professione intraprese 
I gravi studi della giurisprudenza, ed in quel titolo ancora 
nuovo laui-o vi colse. Profondo, com'egli era, in amendiu 
quelle sublimi facoltà, le quali formano il gran cittadino, aveva 
chiamato la patria a porre decisamente favorevole l'occhio to- 

B-a di lui. Il maggior ministro d'allora, celebratissimo Cont« 
amiano di Priocca, il volle presso dì se, e compìacquesi as- 
sociarlo al suo dipartimento. Si bene e rapidamente ai con- 
cetto di quel maestro dì politica egli corri»pose, cbe in poco 
lo innalzò al segretariato. Di fatti era il Boucheron S^retaru> 
del [Vlinistro dell'interno all'epoca dell'ingresso delle truppe 
francesi in Torino , e a quella della rivoluzione piemontese . Co- 
atretto il Re ad allontanarsi da quelli stati, esli, italiano no& vago 
dì prestar mano al dominio straniero, lasciata la pubblica, alla 
privata vita fece ritorno. Erano i letterarj sludi stati sempre 
il suo cuore, e dedicarsi a questi esclusivamente si risolvette. 
Profondo jnaestro in latinità, volle pur divenirlo nella grecm 
e nelle orientali lingue. Si volse per tali gravissimi studi al 
celebratissimo Abate Tommaso Valperga di Caluso, e mentre 
penetrava nei misteri di classica universale filologia, mantene- 
vasi tuttavia nelle umane lettere, imeguaudo nel Liceo Tori- 



ITBCBOLOClA 167 

nese. Gi& rìaomato e altamente oratico nella greca lingua, ne 
fa nell'anno 18IS nominato Protesiore nell' Imperiale Accade- 
mia. Biaperta la Real Casa di Savoja, il suo Re Io promosso 
all'onorevole grado nella R. (]nivcrstt& di Professore di elo- 
quenza latina. Ma troppo era il suo amore alle lettere greche. 
Chiese, per secondare il proprio gran genio del propagarne 
l'amore nella gioventù studiosa, e per opporre un'argine all'ir- 
rompente Ioga di far le archetipe italiane lettere servili alle ol- 
tramonlaoe ed alle oltramariac ; chiese, noi diciamo, di pro- 
fessare, e tfiìia stipendio alcuno, la greca lingua ancora, a 
l'ottenne. Furono alla patria ed ai Sovrani suoi ogni A'pìji 
noti, apprezzati, e cari i tanti meriti che lo adornavano, ed 
1 servigi che egli rendeva sempre più gli assicuravano l'amore 
e il plauso universale. Salito al Trono de' suoi Maggiori il Re 
Carlo Alberto di CixicnANO, conipiacquesi dargliene Te più non 

Suivoche testimoniali . Lo decorò da primo della Croce di S. 
lurizio, poi di quella del merito civile di Savoja, e inSne 
lo elesse a Istitutore del suo Reale minor figlio il Duca di 
Genova, nella lingua di Omero, di Demostene e di Tucidide. 
Né questi soli erano gl'impegni suoi, benché gravissimi. Era 
pur anche Professore dell'Accademia delle Relle Arti, e vi det- 
tava lezioni d' istoria e di archeologia . 

Florido il Bouchcron nella sua salute, che moderato mai 
noa corruppe con vizio di sorte alcuna, atletico di comples- 
sione, giovine ancor pareva all'età di anni S5. Poteva a ra- 
gione ben lungo presagirsi l'utile e desiderato viver suo. Ma 
venne improvviso il caso e l'infortunio. Una terribile caduta 
lo infranse, né giovò subita ed indefessa l'arte salutare^ Egli 
mori Cristiano, e tranquillo nelle braccia de' suoi' e pianto 
dalla patria nella mattina del 18 Marzo 1838 attuale. 

Sarà sempre in onore alla repubblica letteraria il nome del 
Piemontese Carlo Boucheron. Del suo saper massimo nel lin- 
guaggio del Lazio faranno eternamente fede le sue latine ora- 
zioni. Il suo valore in quell' idioma fu maraviglioso , massime 
nell' esprimer cose nuove con parole antiche , ( non facil cosa 
invero, nella quale fu eccellentissimo il Sellano Mons. Ludo- 
vico Sergardi) in modo che non offendendo mai l' idioma latino, 
anche il più classico e corretto, non fuvvi idea moderna cli'ei 
non valesse a svolgere eoa profonditii di acume, e a rivestire 
correttamente di latina frase e di stile. Prova ne rendono k 
stampa le vite del Damiano, del if^ernaiza e del Caluso, che 
egli per gratitudine e oiferta di omaggio al suo protettoi-e, ed 
ai maestri suoi , ne scrisse e dette in luce vivendo . Non meno 
fu egregio in epigrafìa latina. Si distinse in questa principal- 
mente per le Inscrizioni mortuarie, introducendovi uno stile più 
eloquente ed ornato, ed ebbe coli' espressioni il vantaggio d'im- 
primervi li impulsi del cuor sao a\ ben &tto . Cultore correi- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l68 NECROLOGIA 

tìssimD della sua lingua , diede alto riscoatro del sapere in gm- 
cita, converleodo eoa eleganza che non Ita pari Vjinabasi di 
Senofonte , Non dette però il desiderato compimento a questo 
lÀvoro. Conobbe tutti i sistemi filosofici, dalli antichi fino allì 
ultimi nostri, e ne ragionava all'improvviso con libertà dì fa- 
condia. Fu ultimo suo applaudito lavoro l' Orazione Jnaugw 
rate detta all'Università patria in omaggio al Re Carlo Al- 
berto pel dono del cos'i detto Codice jilòerlìno. Vi si dimostra 
sublime oratore, ed infiammato dalla amplitudine del soggetta 
la sua maestosa eloquenza surse in maggior luce e trioafo. 

Torino non solo, ma la comune patria, l'Italia, come in 
principio dicevasi, ha perduto in Carlo Bouclieroa uno dei pia 
acerrimi propugnatori dei classici severi studi, e uà profondo 
conservatore della sapienza antica. 

I tuoi concittadini che tanto lo hanno amato virente , e che 
tmk amaramente il piangono estinta, hanno sparso funebri fiori 
«ulla onorata sua tomba. Nome onorevole alle lettere ed alle 
scienze, per le tragedie che ha edite, per le liriche sublimi, 
per la sua italiana versione delle greche Argotiauiiche di Apol- 
lonio Rodiense , opere tutte esse pure di pubblico diritto, e 
pel forte e difficile lavoro cui è vicino a dar compimento , 
la versione delie Commedie di Aristofane, tra gli altri il 
chiarissima signor Conte CoaiOLjtHO di Bagnolo , prediletto 
discepolo del Boucberon , ha reso tributo di devozione, di onore 
e di lode a s^ pigila maestro suo di greche lettere, facendogli 
sacra la seguente Canzone. Onde si conoscano dai nostri let- 
tori di qua! sapore in lirica ed in letteratura siano i sommi 
E regi di fantasia e di poetica eloquenza, di cui è capace Ìl pre- 
idato >ig. di Bagnolo, ne rumoviamo qui la pubblicuione. 

CANZONE 

I. 

Hinrao r*gre di Tarino antica 

Creacer l« chiom* d'uD robuilo tlloro 

Sulle Eridanic riva , 

D'ancor giovane tata dolca fatici. 

Acconcr liete * quel nstìo decoro, 

E ileggìaDdo feitiTe 

7n ramo e ramo lo 

Allor l'udiroQ era*! 

Uicire i auoiii d'arme 

Cha qatlla ricordar negli anni aurati 

Di Orleniio, e Tullio macilì latini. 

Sorriia il buon cullora e un ramo Colf*, 

Scbcrmo ad oscnri fati, 

E in bai acrto Eompoalo al cria l'arTolse. 

Di gloria un ngglp aliar aecae auli'ala. 

Gli poab ivlU Ironie, e fu iamofUla, 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



NBCBOLOC t A 

U. 

far Ma rìesM if Voblor too pMg 
Il fati» alkia cba viUoria cia« 
Alle jgiinali ire ne j 
Sa TnkMlBgiJar amalh piJaM v«de, 
A rsito cor» l'kgll B*doi> ipiacf. 
Ed ■ nccorU viene. 
T*l eì miraoio • gioriau boia, 
ToIm l'ardente bran» 
Dose Greci» wonò d'eeceki canai, 
Crrt il dolce idioma ancor non liato 
E i Doa BDcora Iriodraii marnii 



Giacqoe 11 pwòl di Grecia, a Ateoe iomm. 
Beo ha I aquila allaaa il prim« «ola, 
£ 4i Dùgera 1' ìmm maean è mì» . 

t m. 

UrAmartfM MI'!h.BM l' a», 
E dell AU)co *a|gio c^ l'iniaMia 
Hellt poiae n ia luce. 
fu KOti vide di regiaa ali ilrall 
Dai dolce ìdcmIo .nda iTate dire t^Wea, 
E cfa'AnniHiia prodacej 
Calcb la «reca ahi| deaeliUa arane) 
E di Heonla vena 

Col bl>br(r«lliaw alla nafla cerreHai 
Piaaae cod San» i feomiioUi ardori, 
I coCM i nenU «al TebeBe acdeiile. 
E tot che Irtto Beffa, a ^ iUemm, 
Verab ali enpt letori 
aéU»^ ga^eoe . ■dirla ialeiai 
B di f^Ìa« ael eetr a t u in lado, , 
U Ml'aaiaa ew^ ptoaftoiéa. 

IT. 

b h vblb 4el MnMtnea Mila, : 
Oe a. M>l del Latia, a oai di Onda «aMM, 
Reo vìmb laliara 11 prode. 
Che da* fuol ciarai od ladala aprili^ 
Ealro il periti» della laegl^otUaM 
Mpp'ia coroaa • loda. . . ^ 

foi di Soda che T-aano apptMwal HaiM , 
Sì aeceae al dolea Inaia, 
B daira^Mtea cba la oaia ftìmm 
■- ■ li Je'diyi, 



ma • lai dba lo «irirta ne mMina. 
il MB lor regno ritoglierà ai tanM . 

■ rmut, 
IbvMa,. 

„t,=cdb.,Google 



»d«l beUtfteav* k TCM aaim. 

litk T. xan. i3 



O NBCROLOGI A 

v; 

Ahi) eh* non hJ iaH* iohtiella ■irraMÌ»^ - 
Ha ipenlo è un cor cbv •' iofamb j^i— il» , 
Pel giovao* ardiaienla I 
Coma fc' dolca ■ n g na» l' ardua viaggio I 
Tcinprù le ornaa dal naaomlB «idara, > 
E foru aggiunic al lento 1 
O apcma noiira gkmaella pìula. 
Tracie atl'orn» tante 
A veder coma uh Do bit - cor aia gratol 
A pili tupirba meta aU> il dettino 
Di lui che fnrle Un dk reiae lo alain, 
E lul ctlit d'ofior primiera il poaa) 
E iìt culla divino 

A chi p*MBa gK apri laurine «MeMt. (*) ' 
E na »oIh i lavori, e aHa tMtl'adna 
Dii l'amMMO iti! mxella palmia. 






Piii dolcemente l'ode. , 

E come r aro d»lf iutCHo rirdora 

Ollien DuoTo fulgora, • _. 

Eali che a .prb'rognuDo xwnrat *id« 

Di nnoia lanoe Tenia, ■ naoikipada, - < 

Di un Re che Ira' pib- aa^ omai a waMaj I 

Cnria del plMMo koo >pik sttN<>*oU. 

h» periillou (Irada ; .1 . -, ' -i / 

E maggior, di a*' l^r^ dnhiMilo, . . ., '. 

Dcpoilo a' pie d«l'9>rc'>l'«MÌa ctlri*ra%.'i il. I 
Come cigno mll'oaiU. ■>■ A; tupraama .lu lì:,b id 

vn. 

Tmw« , Caniooe, al a r i aldi» g-Jiglà tfobnt'i;-. ^1 ,ft, 
Pih'«IW ta muMM Woan »l.dntàft»iimm^ ■ 
Che a lui aoipira ed alU BBrle- il cU^M>' -. - 
Digli come M diiltar tatto tati viaaik ■ <. .. - 1 
E le poteoie ^dall'angina ha 4o«4, n .-•' ' 

Sli'clle indarno mi brama-i'- ' : '| 

Del cornila d'AMM-ijldMtM-VtrM- 1 

Cnn cui lottar mi ailriaM' <> .>. 1 - , ,^. 

Ed or giice diipOTÌra| < -- .. ;) 

Che piveala il ' nocditar ■wniaÉM /•■da^i . ■ 
Sa gli utri in ci«l U MnpiAè M««a4a. . 

' . ' B. pAl-ioRGo. 

(*) R Cw. CiMatlUe AMtMW di.PrJMKa.f ^Vf. TfBMiaaw 
Fafytrga di Calcia, M ^utU. U £mtlm i »tutf in* Mi ->**• 



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HBCBOLOCI* J7I 

JACOPO FILIPPO FORMICHI 

TtÀgo a scnvere d' Saamo Filippo FormìcLì perchè amo o&- 
lire esempio d' indole egregia , e ricordare una virtù lodati&sima . 
Le qaali doti, colpa de' tempi, veggo farsi di giorno in giorno 
più rare; die i malvagi esemp] operano per forn» da travolgere al 
nule anche gli animi che per natura diresti più degli altri al bene 
indiiiievolì . Però ove cada il destro di narrare 1 latti d'alcun 
TÌrtiMMo, è rigoroso debito, ufficio nobile iosieioe e «autissimo. 
Cosi alle opere ree si contrappongono azioni lodate, ed i buoni 
ne traggono conforto al bene sperare . Ma si venga al soggetto . 

In Cascina , grossa terra che ai offre a chi da Pisa s'incammina 
Tetto Firenze, ai 24 d'ottobre del 1758 nasceva il Formichi di 
fsnuglia onestissima. Ebbe daU'etk prima nn trattare manieroso 
e avvenente, tal forma d'indole, tal tempra d' animo da farlo caro 
1 qaanti usavan con luì. A dicci anni il giovinetto venne al 
tatto raccomandato alla custodia amorevole della madre; che 
miH'te immatura spense il genitore Giovan Battista. Altri avreb- 
be veduto aprirai una via m correre licenziosamente: Jacopo Fi- 
lippo Koreeva iu rraell' infortunio fortissimo stimolo a vincere, 
per opere lodate, l'unpedimento che veniva a lui da un'eth non 
ancAfa matura. Fattosi agli sludii penetra addentro le ragioni 
^ella matematica , divien pratico del disegno e dell' architettura , 
u rende istrutto nell' arte che il Satvini disse figliuola della civile 
neoaglianza, e della pacifica libertà popolare , l' agricoltura . Per 
lali meni ei s' avviava all' esercizio di quelle arti per cut venne 
io lauta stima mentre e' visse. E qui .è a narrare cosa «tupenda, 
t che trutta lode all'uomo che lagrimiamo. Era il Formichi 
nell'età prima quando uomo di gran tàma, il Ximenes Ge- 
soiia, veniva chiamato a curare l'opere idrauliche di Bien- 
tioa. La giovinezza del primo non dissuase il secondo dal gio- 
TUtene per l'arduo lavoro. Acquistava graiia il Fonnichi presso 
il Ximenes, e careEzato parzialmente dall' uomo sommo era da 
Ini invitato a arsegli compagno nell'esercizio dell'arte ovunque 
fortunail menasse.L'invito avea di cbe allettare. Pure il figliuolo 
pietosa non dava orecchio alla voce cbe lo avrebbe tolto alla 
midre. Così di bnon ora appalesava quella sua magnanimitìi di 
pensieri e di a&tti per cui visw caro a quelli cbe eoa luì erano 
giovani, e che con lui attemparono . 

Tali principii auguravano un uomo che nell' esercito dell'arte 
ma avràibe superato Ìl mezzana sì di valore, si di nome. Ond'è 
che in quell'età nella quale gì' ingegni migliori soglioa solo pre- 

Cl per le speranze il Formichi era giunto a quel grado di 
cui solo n giunge ad anni maturi. E qui si apre larghtsst' 
mo campo alla lode; che non i a dire con quanto dì penria e 
di «mUi t'tdaaentit nel sodisfare ai carìclù, che come a pento 



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17S HECBOLOGIA 

nell' ingegneria ^U ù imponevano, iia per libera scelta de'prìvad, 
lia perchè i Magistrati lo chiatnusero a dare ino lìbero vota in* 
tomo alle contese più gravi . Non poche dttii di Toscana leriHii 
memona di quanto ci &ce, dik non «ilo usò apender sua opera 
io prò de'coaterrauani, ma fu visto ugoolmente adoperar» in 
Pisa, io Firence, to Livorno ed io altri luo^ii di primo nooie. 
Qnando poi imprese felici di guerra resero signore assolato 
d'Italia Napoleone, al Formichi venne affidato l'ufficio, come al- 
lora fu detto, di visitatore del PcUrinumio dell'Accademia Pisa- 
na. Come rispoodesie all' espettaume bene lo diase il lodare di 
tutti. 

Hutavan frattanto le sorti d' Italia, ma noa per questo l'ao- 
mo probo ed esperto decadea da quel grado in cai la santità della 
vita, e la perizia dell' arte lo aveyan posto . Era oracolo, sempre 
al privato nelle contese, al magistrato nel suo dubitare. Buono 
per indole portava ognora parole di concordia e di pace, ed era 
auo detto, me radamente è dato godere d'allegra vittoria. Cosi 
svelleva dalle radici le contese private , che sono male incompor- 
tabile, piaga gravissima della sociale comunania. 

Se non che quai fossero i pensamenti suoi tutti volti a vantag- 
giare 1' universale bene si vide quando venne cbiamato a gover- 
nare il CcHnuae. E per vero è nella memoria di tutti quello di'ei 
fece in sei anni continui di re^^imento, perocché nel cUlicato af- 
fido seppe maestrevolmente accoppiare l'utile de) privato ai 
bene de più. [o non so ridire parte a parte L'opere bene6che, 
che troppo ionaozi trarrebbe: questo am. dico non esservi stato 
giorno in che non facesse atto di grande utile a quelli che am- 
ministrava. Certo il Formichi non era di coloro ne' quali altro 
dice la parola, ben altro l'opera. Parole ed opere eran tutte io- 
tese ad tm sol fioe, vantaggiare altrui. 

Cià rivela la cagione dui' universale compianto, e <£ce ben an- 
che perchè . Cascina tuttora d<dente ragioni di lui che morta 
a' 4 Maggio del 1838. Cosi in brev' ora una terra sola di To- 
scana rioianea vedovata di due uomini nei quali lutti eU>ero 
a lodare una rara virtù ed un ingegno privilegiato, e che vis- 
sero muti coi nodi di amiozìa frai«Uevole . Tali erano Jacopo 
Filippo Formichi ed Jacopo Jacoponi, di cui altri scrisse coo- 
d^namente. L'uno e l'altro meritarono onori, e l'riibero; cfaè 
^ Accademici GeorgoSli di Firenze (per tacer d'altro) gli vol- 
lero a loro cooperatori. Cos'i si resero degni di memoria dure- 
vole due uomini nella morte àei quali non solo i coDgiunti, 
ma tutti d^ro a dolersi d' irrepuabile perdita. 



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■7» 
BULUITTINO BraUOGHAnCO rTALIANO 



Stmu dru Pirmi Ivuiiw^l 
d^AMa sni A/onumtalì tlm tììa- 
«Mini Hoiini . ÌHu-i dirira qHrMa 



fmr tfgi.il. 



rri eirca ino paf(. in 8 * 



I dMt t 



f. Le Jinriill 
gr»»di Hm aimltrramio quattro prr 
Mrfoaua . ff« terk f^tta la fMJ> 
tlieuai'-it* di himeurt in iinutirr 
nnuftefMuJo da Giugno . Il prizvi 
ttmto dei viiltimi che drlle dmri- 
ininni cJc' r»in< 1 fi>»at« afi 6t 
io Btat. eaJoMum. La 'Peta loialt 
mema/urpaufih i ioo/riuulii 

(Ptr iL modo cok eoi il tettirt 
jfalatw imt€iida diiridtrt tfaetta lua 
ogrra vtdati il Gi.raait tiatlro di 
*-■ 97 " ^ <•» ■*" <*" "* ■" 
tafifpo dt' rami i tlata riportala 
mma pari* dtU' Inlrodaiào^t). 
FiM.H.Cpurn». 

EaeiraoHBit Srovici , ovvero 
Storia URivrrtalt oumparata ( da 
iiwirif iiriij oprra originate italiatia 
urina da Crur* Cunlil . Quitta 
apara trarrà oompreta in aiita iH 
• m volitila di aaeooHio i altrtt- 
tamii di Onoameati. — Ogni vola 
me BMlerri M a ^o/ogli i gnaii 
verraano d"triÌHÌIi ÌH diiprat» ti 
doata d arir di da* puatatf daicuiia, 
aioè J-'gti ijiiatiro .— Il pi rito di 
egaijatlin di itamma viant fittala 

u volnm* dì larotr inàte a ciMi- 
o diuritaìl* 



(Sema pnUlìnata (t prime tra 
diiptmte le oHali liaompeagoiio di 
6 pmmlat* (fagU laj du aentea- 
aamo olire t liurodutintie il pi imo 
ÌUroottia la prima dtUi tSÉporhe 
*rU* qmali intruda fiatar* divi- 
dara U tua <^a}. 



larole Im- 
M. (hirra dattinaia m 

«lU It.LII DMOITli ■ 

prima drlle nprre ita 
VEdiiore ti aeeingt a p«bUicara 
torà il Mduo B>.»«ic..' vtrik 
tfaetlo tnntpreio in id volami ih 8' 
graiviiiiimat 8 vlimi ttiateiraimo 
il Mnien, uno gli Stavi di Pcmpat 
rd uitn il Catatogn etaiil/ttBl leda- 
gli oggHti drl éiatro ■ La puMi- 
lati'-ae ti Jori per iHipruia telli- 
manalidìli paf (fitnin a a iwvb 
I inci'jc a contorno, ifuotcana a mr»- 
! aa matchia ed aniAa ad iiiciiioaa 
finita mt fia d'aoi-og ed agni dL 
ipraia imporleik a. tio di lira ital, 
Ùoptra tietrk dittrUuita in eirott 
^Mi ditpeiiia. 

Torino. Giui. l>MnlM Edilora. 

BntiLim ■ Trattato di OJmiB», 
amforme alla tjnarla tditiotu la- 
deeea rivedala ed inleiameutt ri- 
futa dall' Autore, vallala iiijraa- 
cete da B. ViUnui, e d,.l frunteea 
in Italiana donnole rd aggi..iur da 

in ò." o/fKuao dei ouali puUtiaalo 
ia il dittriiuiiBHi nin minori di 
fogli dieci . Il prr%ta d'aitoeìanooa 
mene fittalo grana 40 il foglie a 
giona 4 1^' Inizia jtì II allato di 
Ckimita taceadcranno le eptra latta 
di Beruliui 

NtpDli.V.Puuiello Edilora. 

Om* di TnmmiMi Paoli di Pila, 
eanltueMi: Pocvc lirici» — Kth.ro 
Vwtmotct, tragedia — t'irir» lìom- 
lurorli, tragedia^— Miiifrrdi traga- 
dia, rivitla e corrrtta — Hetìt no- 
vetta ittnriea, quattro canti in et- 
tain — Scialli: ifmatiro narrane* — 
Jiriw FiKari . Otaria vraeta drl M> 
calo Xr, eiqiiloli XflII. — Ogni 
mate ma ateiià un fatdetJa in 8* 
■ due ealanna al pretto di lira a 
toteame eiaieuuo . / fatcieeti non 
tarammo pia di dieci. A eiatemn 
ifera varrà imitii a^alofavigitetlM. 



■.■,;Googk 



I 74 BULLETTIKO 

jlpftaa il miinafa degli Auotitìi 



Smnaiopi* Mti ■!>'■ tm. aomwa 
MMao il F. L. Fteiicbaiiaii, prima 
tradau italiana d,t 1>. L. «.aluri , 
Presto paoli * romani , iialiaiu 
tir< i.Dli. 

Bulogiu . T>|ii>g. da ir Olmo. 

SilTlMA Inmctaio Toicuo . 
Trattato giuridico del Dottar Ja- 
copo bib'lini . f ofuwi 4 "> i*-" "l 
pri*to di paoli 7 ogni luiumt. — 
È piibUuata il voluma %," dt 
pag. 438. 

fiw . TipognBa Nitlrì . 



BIBLIOGRAFICO 
iaa M«n, ai pr^SM OkMta di' jmt. 
iji' 4 romaiùptr lo Stalo Pantifivio, 
teadi 5 per C utero franto ai eon- 

Bologni.Tipa|r*l* Hartìgli . 



<t*tci* ari ^uala ti ripongono i 
piÌHeipii di ^etla raiBo di II' artt 

donna duranlt e dupn il parto, ed 
iiioùrtgli tltmtnli deH'tdacatianc 
Jì'Ua t morali dtl iamiiiio di f, 
Cipurun i tradaxìone di (^iuieppi 



ru... 



i. Unni 



note e la^oie- Amòtdue 4fuetre op- ra 
verranno puiblicate in aii tot fa< 
lame di circa t^Joglì di ilampa in 
«."« due caloHa; earrtdaU di 5S- 
lavolt di varie dimmùoni e di- 
uriiuila in diiptiui al pretxoàa- 
iMMa l'i li'» 4 i*"li-'»a • 

É puUlieato il t.'fateiado. 
fi» . Tipografia fiiilri. 

Di itcoin urROtHitl Disponi noni 
OBU.' BTiio dia rendono d\ffii!ÌU ad 
impoitiiile il ooHeepinttnlo . Hijlet. 
lioHÌ pretioha dtl U. Haaicri Car- 
toai, in 8." paoli i ■!... 
Hia. Tipografia Miilrì. 

Nnnvi Aniu Diui Scmra Nmv- 
*.LI pMAieati dai .igg Profe^ori 
Aleuaiidrim , Bcriulim (ihorantl, 
Kantani. QnaÉt'fftera^imdiaa Hta. 
aatle agli Annali di Aleria itaturaU 
patUieotifino al iN3i, rpoeaimaai 
t/aanaro toipaii. Ne uieirà mtjk- 
eahoio di eir»m.ia figli in B." opU. 



M^rùiio Alb.-! 



IO Alb<Tl>, peiU/rcAli «no i»- 
ejaciimiii per cara dt K<i> 
mualdn tirniilurci ■ C. in foglio . 
L'npera tara Itrminata im èfairit 
eoli . Ift tono puèUioati j: agama 

Lucra. Tipograia GÌMti. 






Pomndttedw. Lnrrntndrl Nn- 
•nln. cioè: / prometti Spati ridotti 
I di XXtl canti im ttrtm 
a Abnrllit in H.* 
FireiiM . Laonardo Ciarfclli. 

NrOTo vrmnn per P ettirpatinna 
della Irn^iia inmaginalo ed etrguito 
dal Prof. iiioTf^io Krgnxli, ed tipo» 
Ita dal Dott. A. Railu. _ Pag. i6 

Più . TipngraEi Picraccini. 

CnMRKDio 01 fìioaurii, oempi- 
lato tu di UH nnora diiegno OOB» 
f'irmi agli ultimi trattati dipaa* 
e alla pia rretmit taeperte,da A. 
Balbi . — Omelia taeoitda ediaiana 
Ualinna taila lerta originale fran- 
ette larà eomprrta in da* volumi 
in 8," dirhi in 6 éiipenie di dram 
3on, pag ciaitaam, tra dalli qaaU 

Il p'etta di agni ditptnta a fit- 
talo a lire 5 piem. 

Torino. Giuavppa Pomba. 

IiTiroiiovi D) EanroMia Mciaia 
dfll'Àt-'. yitìlto da Auguiriii».— 
Vn mlrnna in 8.' 

Napoli . Tipografia Porcalli. 

Stoitì di Miancoi ite di Sititia 
a di Puglia trUta dmtCai^Q.M 
Cwar..— yol.tinS' 

Napoli . Raff. di Slcrano • C 

Rmm* di Ortografia, di Pn»o- 
dU a di yanifiaMMom* ittUiaitm 



■.■,;Googk 



BULLETTINO BIBUOGBAFICO 



rawalM «rf *i^<u« dml Pnf. Ca- 

Fucata . Cniw l'Aiilara , 

Ph<«>ttd di Riforma pd regola- 
mumlQ della puttlUa ùlz-niion*. 
Hap. Dilla Sunp.dtl Fibnno. 



Hipoli . Baff. di SlefaDO . 



Napoli . Slamp. di N. Uoica . 

OmtJilatofico-potitictM td ut— 
tiake di F.M.P*s>na. — foliuma 

Capuiigi) . Tipogr . Elvttica . 

Kdovo DixiiMtaro dei Si"eniml 
Mia tiagam italii 
Hiccolà Tooimat^ 
Condnwni dell 

1. Il Kwioflirio dri Sioooiaii fari 
opmpraa in m vetum*, umeo per 
tm im/htgiaaiur», ma diwieo in dui 
farti f pretto a poeo deW ittttta 



9. U tatto, i earauerij la 
« la dÌMlriÒutiani in eoitnae 
■a aiutili B putiti del lagfii 
aeeompafjma il mani/MtO ! fi 

S. / Sigg- Aitoàiai rioeviraaao 
il Ditinuarìo in due tote ditpantt. 

^. JfflaM ftditioue rieiea te- 
aaada la memU deltaalor», e di 
M tipografica eh'aò- 



"i'J 



liaat promeiia, e neeeiiario tallo- 
porre la f/roit di etmaipa alla r» 
n'wons di lui, e in ogni cma prò- 
etJere eoa la are«uaria pan ' 
Pmxià moti ei mai determi, 
■__ J^i^ J..—^— dtUa prima 



I gii Mo/t* 



porle j Ma il Lunra è 
imallfalo e ti protegue eoa araora. 
S.tt man potore dtterminare U 
numero dei jvgli di ilamfia a ea- 
~'—i delle molle correvoni, agt 
■a e toppretiioiii fatte delVaa. 
. richiede cfc* itiveci di finora 
il pretto d'attociatione per t Opera 
intera, lo et determini a tante il 
foglio, eìaì a cratia ^, otiia etatf 
limi 98 dì fraaea per ogni Jogtio 
di pag. S, o ooloaae 16, timUi a 
quella the fu data »rf taggio. 
Fir. PruM G. P. ViaiuitiuEdil. 

E«uciiio di Goniometria t di 

Trigonometria Sftriea dettale ai 

tuoi anietenii ed allieti dpi Co". 

Niccoib CaeiTialari. — Um voi. in ft.' 

^Icrmo.Franceaco Lm», 

DMcaixton Storica ed Jrlittie» 
di Pisa e de' «noi eoatarni eoo aa 
lamie in rame, per euro di R. 

Griuì rol. 3 ia 8." di p.ìlfl. 

aSS. e 3o4-— lÀre i5 toteaitt, 
PtM.I'rciM l'Autor*. 

Uà PmtriDO ci coreo di tetiont 

tu Dante AligMtri, di 5il««lro 

CantnriDti . — fot. uojeo in 8,' di 

p. Lixii di proea e Sa dì vorei' 

Tinta» , Tlpogr. Gatllepni. 

Diiicnuto ùeografico Pìiioo- 
Storica della Totcaaa compilato da 
En»nu*lc Rrpctll. È PuUticalo il 
fateieoloS.' delvol II.-— L'Opera 
tari rfiVùa m Ire vdl. in B.* ed ogni 
volume in tei faiticoli di S a d fo- 
gli, mi pretto di meta paolo il 
foglio. 

Flrcnia.PrcMO l'Aulora . 

thUA laroaiÀ dilla CUlà di 

Fireata dì Jacopo Nardi, ■ della 

Storia fiorentina di Bea. Varchi 

«OH nota e giunte inedite . 

FÌTMiH.Tipasr.di L.P()hMì. 



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NUOVO GIORNALE 

DE* LETTERATI 
Tb/ 99. 



PJRTE LETTERARIA 
SOEHZE HORAU, E ARTI r.TRFjlA M 



SrOKTJ DEiLJ PtTTUJtA ÌTALI Jyj, SSFOSTA €01 Mo- 

avMBNTi da Gio. Rosim, Introduzione di pag. 70, 
in S<* « 4 '"tagli in rame. Dispensa prima con IV 
grandi Ihtolt in rame. Più, presso Capurro. 



Oiunpanre , come tra stalo premesso , questa prt* 
m« Di&p«Dsa versogli ultimi di giugno; arcompa- 
gitala dall' IsTHoniizioie, di cui si fece parola eoi 
tf." 97 del predente Giornale. L'edizione^ impres- 
sa eoa caralteri nuovi, in bella carta velina; edti^ 
la stessa impaginatura delle Storie del Cicognara , 
del Wiockeimann e del D' Agincourt impresse io 
Prato, delle quali è un necessario ootnpioienlo. 

Quattro belle incisioni nello stesso lormato d« 
ottavo accompagna no questa IirTnoncxioKi:: , e sono 
l'Aag^lo iiioauzi a Dio, dipinta con tanta loaestria 



carsi a Roma; — Una bella Verginedi LippoDal- 
masio. pittore del Secolo XlV,HBa di qn^lle che fa- 
cevano l'amiDiraziuoe di Guido:**uD presfoso qua- 
dretto del Beato Angelico, che fu per gran tempo 
attribuito a Masaccio: — io fine la Madonna delta 
del Fesre di Raflaello, che segna il passaggi* d» quel 
LetuT.XXXTI. 'i 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



170 STORIA 

grande ArtfGce dalla sua Seconda alla sua Terza 
Al u mera. 

I nostri lettori ebbero un saggio del modo con 
cui sou cundultì gì' intagli di quest'opera nella pic- 
cola lavtila, che accompagna il N.*97 del presente 
Giornale (p»g 4^ * tu'* ^^^ P^f 1^ grazia e pel uia- 
gistero cede agl'intiigliche adul-nano l'iHTHOimzio- 
BE. Lftsi, come anche Tre delle IV Tavole, che si 
contengono nella Prima Dispensa, sono opera del 
si^. (Giuseppe Kossi Maestro di Disegno e d' Inta- 
glio in quest' Accademia delle Belle Arti. 

Parlando di queste, diremo che 1' Autore ha esu- 
berautemente mantenuto quello, che aveva promes- 
so ; e che se le Tavole, le quali debbono intagljiir- 
si saranno simili a queste, non vi sarà opera, che 
in lai genere le possa essere pare^^ta. 

Le Tavole rappresentano quanto segue: 

Fbomtespizio, o Tavola I. L'Autore ha formata 
questo suo Frontespizio da uno de' più curiosi Mo- 
numenti del Secolo XIII, e che porta la data certa 
del 1242. tssa è una miniatura (forse di quel Fra 
£»rÌDo aitato^ dall' egregio. Priit Ciampi )iU quale 
trovasi nella prima pagiiia.del.Cudioe degli Statuti 
Pisani, ohe furono stabilitine] 1161, rinnovati più 
volle; una delle quali avveune nell' anuo antedet- 
,to* trovandosi dello stesso caràttere iMloieezo del- 
la penultima pagina-; Prediata Coastkuia correda 
sunt et emendala et-de novofaeta, tempore domini 
Cgo/ioi U^onù Aubei Pìsarum Pot. annié Domini 
MCCXLIl. eie. 

.Le due £gure furono inc.ise dal sigj Niccolò Pai- 
inerini, allievo del celebre Morgfaen: i rabeschi 
n<>lta Scuota L'isaoa d'intaglio diretta dai Boprallo^ 
dato.s^ (■ìuseppe Rossi. 

Il ('.odioe- appartiene all' Archivio di questa Ckr- 
muuità: e Ja raioiatura (continnata in alto, da par- 
te e in basso da varj rabeschi rossi, celesti e posti 
a oro) rappreaenlB il Cainrelliere della Repubbfica 
Pisana, eoe col libro degli statuti sulle ginocchio-, 
gli spiega ad uno degli Anziani. 

L;,q-,:....,G00gk' 



W.I.H PlTTCRi ITALIANA I79 

La seconda Tavola rappresenta quella, che all'Au- 
tore (secondo l'opinione del Cicognara ) è srmhra- 
la la parte più bella^ o nlnieoo la più vìva e vera, 
delta famosa Arca scolpita in Bologna da Nicrola 
Pisano: e ciò, serondo la sentenza già riportata 

LN. 97 )del famoso Ennio Quirino Visconti, rbé 
I Scultura è la Signora della Pittura, la sua norma, 
la sua gaida . 

L'Autore ba voluto indicare come dalla Scultura 
Italiana risorta, è nata e risorta la Pittura. 

Sef{ue nella terza Tavola il bel Cristo di Giunta . 
c\ie col nome , e senza alcun ritocco si conserva 
nella piccola chiesa detta di S. Banterìno, ncopcr- 
to gii dal meritissimo sig. Alessandro da Morrcina: 
quindi 

La quarta ed nlttroa Tavola di questa Dispensa 
presenta le due fumose Vergini, quella cioè di (;ui- 
do da Siena del ia3i,e quella di Cìmabue, detta 
dei Rucellai . 

Tornando air ItiTnonczioiTE, crediamo che fari 
piacere ai nostri lettori , d' intendere il modo, con 
cai dall' Autore sì descrive il risorgimento della 
Pittura , che forma la gloria dì Bologna ■ gloria 
( son parole dell' Autore ) > gloria, che tanto meno 
a lei debbe contrastarsi , quanto a chi benriflerie 
oiaggiure dee sembrare la difficoltà dell'impresa ■>. 

« Nella prima e seconda epoca della Pittura, itit- 
ti gli animi rivolti erano allo scopo di ottenete la 
maggior perfezione delle forme, e la p»ù gran ve- 
rità nell'imitarla natura . Tutti gli sforzi tendeva- 
no a questa, ed era come prototipo riconosciuto e 
ricercrtto da tutti . 

e Benché guerreggiando, per dir cosi , aotto di- 
versi capitoni, seguivano tuui la stessa bandiera: 
ma verso la fine del secolo XVI , e i rapilani man- 
cati, ciascouo THgava a suo senno; e qua e là s'av* 
Tiava , quasi dietro ad ombre e fantasmi, che ognu- 
no figuravasi in mente, e d'innanzi a sé le atteggiava 
iHime le norme del bello. L'aberrazione era generale. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



j8<> STOIITA 

m £ all'opere, che usrìvaoo dai pennelli di colo- 
ro.applaunivaai dal guasto teoolo pressoché al pari 
di quello che fatto si era nel secolo incorrotto coi 
grandi : sì che Atrano apparir doveva, e pieuo anco 
Ai pericoli l'ardinienlo di colui, che osasse di ele- 
var la voce, e in mezzo ai plausi dell'ignare titrbe, 
gridare alla schiera dei dipintori , colle parole di 
I)ante: mala via tieni . 

> Pur si trovo questo ingegna eminente, che me- 

f;lio vide di tutti i suoi contemporanei ; ed al qua- 
e pochi mi sembra che rendano il tribiito d'am- 
mirazioueche merita. 

• Biconosciuta la decadenza della Italiana Pittu- 
ra; il figlio d' un uomt» della plebe di Bologna, per 
nome I^dovìco (Parseci, che appreso aveva a <Ii- 
pingere da un Prospero Fontana, che altro non 
poteva insegnarli se non quel poco eh' ei sapeva, 
concepisce il progetto d'elevarla dall'umile stato, 
in rtie radula ella era; e di condurla per quanta 
le sue forze valevano, se non a gareggiare, che for- 
se lo credeva impossibile, a far certamente bella 
mostra di sé, di cun^o alle opere di quei grandi, 
le quali poche di oumero, poco anco si ammirava- 
no nella sua patria. 

a Eran esse alcune tele di Tiziano e di Paolo; era 
la famosa Visione d'Ezzecchiele; era la gran tavola 
di San Giovanni in Monte, dove aveva espresso 
Baffaelto il rapimento dell'armonica Vergine alla 
melodia d'un coucento celeste. 

« Da quelle prendendo la norma, onde volgere i 

Srimi passi; e altamente dicendo, che poiché mai 
a tutti f;4cevasi, doveva impararsi a ben fere da 
quello, che già da gran len^po, per consenso ge- 
nerale delle nazioni, era stato dai sommi Italiani 
ben fatto : pensando che i vincoli di famiglia suii 
più possenti di quel che generalmente si crede, per 
It^gar gli animi in VQ^ stessa opinione; ad no ano 
zio chiese due figli per ammaestrarli nell'arte . Li 
ottenne in Anuìbiile ed io Agostino : e dati loro i 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DELLA PÌTTORA ITALtAKA iSl 

primi rudimenti , con essi stabilì di rìrolgersi ulla 
rigenerazione della Pittura luliana . 

< Ma, come Omero, che innauzi di por mana 
all'Iliade, visitar volte la Grecia, e considerare co- 
gli occbi quei luoghi , che descriver dovea colla 
mente; Lodovico, innanzi di stabilire i canoni, che 
in animo avea di far mettere in pratica nella 
grand* opera che meditava, volle recarsi a Firenze, 
onde isludiare di nuovo il disegno nel Frate e in 
Andrea ; la grazia a Parma ed il chiaroscuro nell'Al- 
legri e nel Mazzola: il terribile a Mantova in Giu- 
lio BoiDano ; quindi la vaghezza , la rìiHibezza e il 
colorito nei Veneti . 

■ Tornato a Bologna , parve a se stesso ed ai cu- 
giui un altr'uomo. 

« Con essi ebbe l'animo di aprire una Scuola, e 
ctm manifestamente dichiarar la guerra a quanti 
entDO in quel tempo maestri di pittura in Bologna. 
« Cominciò allora quel sordo fermento, che na- 
sce sempre in una città , dove son maestri diversi 
il'uD*arte , e quindi parli e fazioni ^ e protettori e 
creati e settarj . 

« I precetti di Lodovico eraoo quelli degli anti- 
chi; le massime dei contrarj quelle de' novatori; 
predicava il primo studio e fatica; replicavano gK 
altri pratica e ardire: e da ciascuna parte erano fau- 
tori ed amici , propugnatori e seguaci , 

« Fra i molti rimbaldanziva Dionisio Calvart fiam- 
mingo d'origine, ma che da gran tempo avea sede 
noorata ite Bologna ; presso cui sorgevano due rari 
ingegni , che tutti dovevano superare i secondi ar- 
tefici , e far tremare i primi al confronto . 

> Questi due mostrava Dionisio; e si ridea della 
setta novella . Ma lungamente goder non doveva il 
Fiammingo de' giusti suoi vanti . Guido e il Zam- 
pierì per cagioni differenti disertaroii la sua Scuo- 
la , e si ridussero a quella dei Caraòci; 

« D'allora veramente.può dirsi che riprendesse 
U Pittura l'alto suo seggio io Italia . Come lo prea- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



iSa s T o B 1 A 

desae, qoai modi seguisse, come contrastati fosse- 
ro I pruni suiii passi; come di tulto Inoufasse it 
voler sempre e fermamente volere ; e Cime in fine 
anche la ScuuU Senese, ricordandosi di quel vh*era 
stala, por opera dtii Salimbeiii e drì V'inni , tor- 
nasse gloriosa qual fu; sarà la parte più da medi- 
tarsi in questa Storia: poicbé, quando sorse Raf- 
faello, tutte le altre Scuola d'Italia eran rivolte ad 
esprimere la natura quale essa pare, o a nobilitar' 
la come intendevano: allurcht* imprese la graiid'o- 

S era della rigenerazione della Pittura Italiana Lo- 
ovico, nessuno si curava di esaminar la natura, 
perché ciascuno credea d'averne tutte le forme e 
tMtle le varietà nella mente. ^ 

« Quanto era facile adunque nella prima epoca 
di secondar U corrente, malagevole apparir dove- 
va nella seconda di deviarla, e condurla per uà 
nuovo sentiero: e malaf^vole tanto piii, quando si 
consideri, che pressoché tutte le Scuole d'iialit 
erano guaste. 

« Da esse solo eccettuar si debbe un ingegno pri- 
vilegiato; che sorse ad emulare i Caracci, e che a* 
vr>'bt>e lor contrastata la palma , se in vece del prò- 
priu capriccio seguito avesse il sentiero, che aui- 
mosamente percorrevano i suoi rivali. 

« Figlio di un rozzo muratore, come di un umil 
pastore fu Giotto, Michelangelo Amerigbi o Merigi 
da Caravaggio, fu dalla natura fatto pittore; e nel- 
la storia ci comparirà come un'eccezione, o un 
prodigio. Senza maestri, senza precelti, tanto egli 
fece ed ardì; che dir non si saprebbe dove potea 
giungere, se fosse vissuto un secolo innanzi , o se 
imitando cult sì gran verità la natura, dai pittori 
di quel secol beato preso avesse le norme per ab- 
bellirla . 

« Ma queste norme, con tanto magistero s^uite 
dai discepoli di l>odoviro, furoooda lui dispregia- 
le: ed ecco la posterità imparziale, che, malgrado 
gli alti suoi meriti, non ardisce di collocarlo a lato 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



TtKLU. PITTURA ITAtliRA 1^3 

del Guercino e deirAlbaiii, i(uu ch« dì Annibale, 
del Domeuicbioo, di Guido; che dir fecero a giu- 
sta ragione essere stata la Bulo^uese uoa Scuola dt 
gigaoti . 

« Colloca il Mengs forse in troppo alto luogo il 
suo Annibale, di cui sembra essersi fatto uo mo- 
dello : (e i giudizj dei pitturi derivano le più volte 
meno dalla riflessione, che dalla simpatia: ) ma» 
fltoDza recare individuali opinioni sugli alunni di 
quella celebre Scuota ; potrà dirsi con a^tseveranza* 
che dal momeolo , nel quale ìl Zanapieri ed il Reni 
entrarono nella Scuola dei Caracci, non restarono 
in essa più discepoli intorno a un maestro, ma fu- 
rono tanti grandi maestri, che fra loro si consi- 
gliavano, per seguitare l'opinione del più savio. 
Fra essi però grandeggiando questi due ultimi, de- 
stinati erano a mostrare al mondo l'esempio il 
primo dell' ira , e dell' affezione il secondo della 
Fortuna. 

■ £ bene a ragione tutta la vaghezza dell'ingegno 
suo pose Guido in effigiar questa Tiranna degli uo- 
mÌDÌ, che dall'alto del Campidoglio stringe in ma- 
oo il segnale di tutte le corruzioni, e pe^ comuae 
sventura l'emblema. di quanto move la più gran 
parte degli eventi nel mondo. 

« Troppo a dir sareblwdi lui, se a dir soltanto si 
coraiaciasse; ma come spiegare la fatalità che ac- 
compagno sino al sepolcro ilsuo sventurato rivale? 
Il Guercino e I' Albani goderono in vita della lor 
fama; ne goderono Lodovico e i cugini: e perchè 
dunque il secolo ( non guasto e corrotto, perch^'- 
applaudiva a quei primi) ma patrigno e crudele 
in mezzo alte maraviglie di Grotta Ferrata , e di 
Sant'Andrea della Valle, dinanzi a quel vero por- 
tento del San Girolamo, lasciava morire innanzi 
tempo, e senza preroj, e senza la raerìlata lode il 
Zaropieri f 

« Avveniva verso quei tempi lo stesso in Inghil- 
terra per Milton : ma colà uri poeta la ragion poti- 



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i84 fl T o R I 1. 

ttca disdegnava l'unnao di stato: ma qua) causa/ 
quale 8rus;i putrì scolpar l' Italia da tanta ihgiusti- 
zia verso il mirabil pittore? 

« È vero che la tremenda posterità, cbe aoDulla 
le reputazioni fattizie, e le annullale ricrea, lo ri- 
sarei eoo usura ; ma non è meno vero che le anime 
generose dolenti e indignate sì sentono alla ricur- 
aanza di gì grande infurtunio. 

• E ciò avveniva quando Niccolò Pussino (e qual 
arte6ce egli era!) dichiaravasi rapito all'aspetto 
de' suoi dipinti: quando per ottenere il naturale, 
interveniva e studiava nell' \ccademia sua : quando 
per seguirne dà presso più cbe poteva le orme ; 
non disdegnava di copiarne te storie : ciò avveniva 
finalmente, poco prima che per la gran fama, le- 
vata dopo la sua morte dalle pitture dì lui, che 
panarono in Francia; congiunta alle lodi, che ad 
esso continuamente tributava il Pussino; fosse da 
Luigi XIV stabilito d'aprire a Roma un' Accademia 
Francese di Belle Arti. 

« Questo monumento, inalzato da una grande 
nazione, la quale ad istruirsi mandava i suoi alun- 
ni sotto i) bel cielo, che avea veduti nascere tanti 
portenti; dove il Pussino medesimo tornato era, 
dove fermato aveva stabil dimora, ed avea per tan- 
ti anni esercitato un sì uoìversal magistero, che 
appellar io fece il Raffaello Francese; riguardato 
sempre verri come un segno e di affetto per l'Ita- 
lia, e di alta stima per le Arti, che non poco oon- 
tribuiroDO a render grande quel Regno, il quale, 
anco in mezzo alle perturbazioni d'Europa, e nelle 
varie opinioni che la divisero e la dividono ancora, 
nessuno ebbe animo di assalire nella gloria privi- 
legiata de' suoi Artefici e de' suoi Scrittori. 

« Presso a poco verso il tempo, in cui dai Ca- 
racci richiamala era la Pittura con sì saldi sostegni 
a gloria novella, un beli' ingegno di Firenze, dallo 
sfacciato tingere dt-1 Barnccio paragonato al lau- 
guido colorire dei Toscani , dirasi che ricoufwcesse 



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DELLA VITTUII* ITXLrAITA l85 

qnal esser doveva la media via' da tenersi, oadc 
giungere in quella parte alla ietta imitazioae dtlla 
natura. 

> Amico del gran Galileo, da esso ricevendo gli 
ajuti cbe da un taat' uomo sperar sì potevano per 
l'arte sua, giunse Lodovico Cardi da Cigoli e pel 
disegno^ eper l'invenKione ,-e pel colorito ad al- 
tezza SI erande, che il suo solo esempio potuto 
avrebbe ur ritorcere dall' imitazione servile di Mi- 
chelangelo i Fiorentini pittori . Basta il Cristo mo-' 
strato al popolo per farne fede. 

a Quanto più ravrebbe potuto, allorché vide al 
suo 6aDCO, non solo il Chimenti dn Empoli , nella 
seconda sua maniera sì robusto e sì vago; e Matteo 
Bosselli nell insegnar sì valeute; ma, abbandonan- 
do le orme battute dal proprio padre, unirsi anco 
il giovine Allori ; che malgrado le sue stravaganze, 
e la vita brevissima , e lo studio trascurato, e gli 
sprezzati lavori, tanto lasciò di mirabile sulle tele, 
anche in confronto della perfezione dei Caraccì? 

■ La storia della Scuola di essi, egregiamente' 
scrìsse i) Lanzi esser la storia della Pittura Italiana 
per circa due secoli . E da questa sentenza naturai-- 
mente deriva la (mouderazione, cbe per quasi due 
■ecoli oontìonossì a tener fermi quei cnnoni, cbe 
l'avevano dalla sua decadenza fatta risalire a gran- 
dissima altezza . - 

■ E quasiché gli astri della pittura ricomparir 
dovesaero in egual numero, come i celesti nelle ri- 
voluzioni del globo; ai sette grandi Lumi del Se- 
colo XVI vediamo succederne altrettanti nelXVII, 
i quali se brillano di minor luce, un numero mag- 
giore traggon seco di astri minori, che pur vaga- 
mente , anche in mezzo di essi, rispleuduno. 

■ FrÌDO d' oga' altro il Lanfranco, sembra col 
Catto ripetere la sentenza dì Michelangelo, cbe per 
Coloro, i quali avevano dipinto nelle cupole, ì 
quadri da cavalletto erano un trastullo ed un 
ginocoì 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



l86 8 T O H I A 

« Emulo di Guido il Pesarese, che il Malvasia 
chiamò il piùfM>rietlu disegnatore del suo secolo, 
a lui s'avvicina per la varietà delle teste, pel coro- 
porre dignittiso, pel colorir che tiene del Veoeio; 
e lascio di sé ranmarico grande, per l'iDimatura 
sua inurte. 

« È il rignani fondatore d'una nuova Scuola, che 
■erve a mustrare come possano 6uirsi le pitture, 
senza farle apparire aleatate: e come possa dipin- 
gersi sulte pareti e sulle tele con tale uguaglianza 
di perizia, che dir non ai saprebbe qual sia da pre- 
ferirsi al confronto. 

■ Discepolo no dei Caracci, ma disdegnando al- 
tamente I maiiieristi, e fattosi uno stile particolar 
tutto suo, brillar sembra del proprio lume Barto- 
lummeo Schedone da Modena; il più vicino al Co- 
reggio per la grazia, il più lootauo dagl' imitatori 
Suoi pel disegno. 

« Più pomposo risplende il Cappiicciu Genovese* 
di cui troppo altamente forse il l..auzi scriveva: ma 
che fa perdonarsi la poca scelta delle forme, con 
un pennello sì franco, capace d'abbattere ogni 
miglior colorista. E ben giustamente- nella patria 
dei grandi coloritori ebbe onorata la tomba . 

> Che dirò del Cortona, inventore d'un nuovo 
stile? Korse fu parziale di troppo chi senteniio che 
colla magìa del pennello non lasciò luogo alla cri- 
tica , e che incanta colla facilità quando anche non 
appaga colla ragione. 

« Che di quell'ardito frescante, il quale, rinno* 
vandu la fama data da Masaccio a San Giovanni, 
ebbe ai giorni nostri la gloria di veder la meccani* 
ca venire in ajulo della pittura, e intere traspor* 
tarsi le pareti e la volta di una sua cappellina, 
onde accrescer fregio e decoro ai monumenti con 
bell'ordine riuniti del pennello dei nostri mag< 
glori ? 

> Cbe in fine di quel Poeta Pittore, che valente 
nelle battaglie come nelle marine , più valente an- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DELLA PITTURA ITALUITA 187 

cor nelle selve, vnne uei dirupi; dimostra lalvulta 
uà sì straordinario iiigeguo uelle terribili scene, 
della gloria, che ucU \Uilio Regolo, e Del Calilina 
QUII sapresti forse a ('Ili d»r la palma se alle liula 
del fiero dipintore , o alle frasi del graude Istorico 
e del grau Poeta Latino. 

« Ne a quei soli può ridursi la gloria di questa 
epoca: perchè il Sacchi, benché uscito d<illa scuo- 
la dfir\lbaiii, mostra che oato era per ben altri 
concetti, che di Veneri, di Ninfe e di Amori: per< 
che il Ribera, miglior disegnatore del maestro, più 
vagamente colorisce, e lo supera in decoro e in fé* 
condita: perchè il Borgognone, dipingendo batta* 
glie, fa intender quasi il nitrir dei cavalli , e il ri- 
suoiiar delle armi dei comhatieatt. 

> E verso la fine del secolo quattro altri pittori , 
benché in genere differente, levaron atto grido dì 
loro. 

a Chi lo trasse dalla velocità, che sbalordiva si' i- 
nesperli, e fu Luca Giordano : chi dai volli delle 
Vergini ch'egregiamente dipinse, perchè avea nel* 
la figlia il modello della bellezza, e fu Carlo Marat- 
ta ; chi finalmente dai soggetti sacri e tutti ripieni 
di celestiale soavità, e furono il Dolci ed il Salvi. 

a Ambedue tutti grazia, e tutti dolcezza ambe- 
due, se a questo tnanca'no i {ìregi dell' invenzione, 
e all'altro un ròover di pennello più animalo e 

fiìù franco; ricomprano ì lòr difetti con tanta di- 
igenza e tant' espressione, che qualunque siane la 
causa, le opere loro sono ricercate al pari di quelle 
dei più famosi maestri . 

« Uopo di essi, nonostante l'esempio del Maratta, 
che oso di sollevarsi infìno a tele di straordinaria 
grandezza, e lor sopravvisse d'oltre un quarto di 
secolo; malgrado i seguaci del Cortona ; malgrado 
gli sforzi del Cignaroli , che rinnovò il tingere 
de' bei tempi della Veneta Scuola; malgrado l'ar- 
dire del Tiepolo, che ci ricorda sovente il colorire 
del gran Veronese; se la Pittura Italiana non traviò 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



l88 STORIA DELLA PITTURA ITAtlAHA 

dai buoni prtnripj, vidrsi, per mancanza di som-* 
mi ingegni , volger di nuovo alla decadenza ecc. > 

Del modo col quale fa» l'Autore scritto l'Intro* 
duzioue* si dedurrà com'egli abbia scritto la Sto- 
ria fi). 

In Agosto, secondo la promessa, sarà pubblicata 
la Seconda Dispensa, la quale Contiene le quattro 
seguenti Tavole, inlerameole intagliate dal soprai- - 
lodato sig. Giuseppe Rossi . 

Tav. V. Cristo di Scuola Pisana del Secolo XIII. 
Il Salvatore colla Vergine e varj Santi, 
attribuito a Giunta . 
» VI. Vergine delta del Voto di Siena . 

Vergine delta del Bordone, in Siena. 
Vergine di Mino Senese, Del Palazzo 
degli Eccelsi . 
• VII. Cenacolo di Ciotto . 
» Vili. Coronazione della Vergine dì Scuola 
Giottesca. 
Di esse (aremo parola quando comparirà la Di- 
spensa III , pressoché terminata, e che vedri la lu- 
ce nou più tardi dei primi di Ottobre. 

Z. 



d ) L' IntrodarioDe adorna dei 4 nmatti citati Teodesl 
attccata al pmio di franchi 2. Ai lìgg. Asiociati lark com- 
putaU col t.* Volame, «be vedr^ la Ik« al piìk tardi nel Gia- 
(no 1S39. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Cmxwo ifscMOiociOO ùuorno alPJkatt 

HlCPBLB CoMUiBO» 

Il dì i^ Giugno i838 fu rullimo ad uno dei più 
illustri letterati d' Italia, all' Ab. Micbele Colonibo, 
cui Parma , sebbene Bon gli avetae dati i oatali (gli 
ebbe a Campo dì Piera nel Trevigiano neir Apiile 
del 17/17 )( tenea tra' suoi più cari , e per l' amore 
cb'ei le portava, avendo egli qui stabilito, per 
ispontiinea elezione, la sua dimora fin da 4> anni, 
e per l'onore cb'ella avrà di luì. Oode cbiunque 
fra noi o coltiva ie lettere, o almeno sente di esse 
qualche dolcezza, o solo segue l'opinione de' po- 
chi che le tengono in amore e in riverenza, sì rat- 
tristò gravemente all'udire l'anDuucio di questa 
morie, che si divulgò rapidissimo; e quei medesi- 
mi , i'be per condizione della lor vita , non gusla- 
ron mai la soavità degli sludj, parlavano con do- 
lore della perdita di un uomo a tutti noto per le 
s»e virtù ; per quelle virtù più care, più puie , più 
amabili, più sante, cbe reodooo venerabile chiun- 
que se ne adornò , e che fanno risplendere di luce 
singolare chi con esse accolse iteli' intelletto dot- 
trini e sapienza, reco in perfezione il gusto e il 
senltmeoto. £ venerabile era veramente 1' Ab. Co- 
lombo; e chi scriverà hi vita di luì (degnissima di 
essere tramandata alla memoria de' posteri, tanto 
più se si guardi alla condizione delle lettere e do' 
tempi io cui ^li visse e fiorì ) sarà incerto se me- 
riti maggior laude o la rccelteuza nelle lettere, o 
Snella de' costumi. In questo semplice anDUi)ZÌo 
ella morte di lui mi sia conceduto il dire, che il 
Biografo farà opera utilissima ai presenti ed ai fu- 
turi, se narrerà distesamente la naturale sbavila 
dell'indole sua, la candidezza della fede, e l'aoiure 
della giustizia.; se celebrerà la fermezza nelle ami- 
cizie, l'afifetto purissimo agli studj e agli studiosi, 

c,q,t,=cdbvGoogle 



TQO CRNITO HECROLOGICO 

e la modestia sua 1,1); av noterà la muderasione delle 
sue opìnioui, la tolleranza di quelle d'altrui, il fa- 
cile cumpatimenlu Agli error d'altrui, e la severità 
usata solo verso di se medesimo; se descriverà 1' a- 
mor ch'egli aveva «gli uomini tutti , la compassiti^ 
ne ai ini^rri, la carità fervida ed uperùsif la sua 
pietà, la semplicità e schiettezza nei mudi e nelle 
Parole . r afftbiUtà ed afìcoatevolezza cun tutti 
quelli che u per Consiglio o per sula riverenza trae- 
vano a' lui, la cuttesia nelle maniere, e più ancora 
nell'opere, e la gratitudine per la quale coiitracv 
cambiava in più doppi ogni atto di geutìlezza che 
ncevfa; se fdrà noto come seppe vìvere felice di 
poco, e comf saggiamente usò della splendidezza 
del Cavaliere G B. t*(>rta che lo ebbe seco per 4> 
anni, tra ì quali durò un affetto ad ambedue ono* 
revuliHsimu : se dirà che mai non cerco on^H-i , eh* 
in lui mai non apparve ombra dt ambizione: uè 
dovrà lacere delia dolcezza, della urbanità e della 
festività del ano conversare, perchè si faccia sem- 
pre più chiaro come il vero merito, per acquistar- 
si ia stima degli uomini, non ha bisogno di am- 
marnarsi di ruvidezza , d'asprezifa. e di rusticità (s); 
ma. che la virtù è più amabile, se si veste con fur- 
me sohteltamentc eleganti, e con. grazia non arti- 
ficiosa . 

Dei pregi di lui come letterato e come scrittore 
stanno le opere sue testimonio che non perirà. 
Diro solamente che le sue carte sono modt-llo di 
semplicità, dt chiarezza, di eleganza, e che possono 
bastare a chi ben le consideri , perche acquisti sin* 

(1 I veri dotti son tempre modesti , perche sanno quanto 
ìmmenaa è I.1 vìa per giungere a sapere qp mio SctpeTaoo gli 
aDtìcfai.Cbi eguaglia ai PMtri giorui un- Plinio, un Varrone? 
A quest'ultimo atta! somigliaTu Eunio Quirino Visconti: ed 
ers perciò uiodestisttiuo, 

0^) E Bopi-attulto d'inTisibiliti, per darsi l'aria degli antr- 
cbi S»cerdnli,cbe starnnn nascosti negli Aditij e proaua- 
siaiaus dal bujo gli oracoli : 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DI MICHBLB COLOnO IQt 

c«ro gusto del bfllu, ne corra rischtn di soMrire 
dalla quasi uiiiversal corruztuae che, ìd f-itlo di 
Lettere, invasa l'Italia: diro che l'urdÌDee il l^ga- 
me de' peasief i (3) che è principalmeute oelle sue 
Lezioni, dispotiguno assai utilmente i giovani let* 
tori a cercare e a Tolere sì uè' ragionamenti altrui 
che ne' |>r«i>rj lo stesso ordine e la medesima esat- 
tezza , dei quali impiiriantissimi pregi manca gr^n 
p.irte delle moderne scritture; e quando a' lui con- 
veniva fare qualche disamina intorno alcun snb- 
bietio di lettere , usava si sottile discrezione e 
tanta rettitudine dt giudicin, che qufl metodo 
stesso- giova a qualunque più grave genere di di- 
squisizioni. Sarà pui uGi'itvdel Biografo il far co- 
noscere com'egli fosse dottissimo iroii solo nella 
Stona letteraria e nella RibliograBa (in qufsta non 
era ad alcuni secondo), ma e nelld Storia civile 
de' popoli , e quanto gravi stuilj avrà fatti in (-'ilo- 
sofìa, IO Matematica e nella Storia Naturale: cliè 
pel solo esercizio nell' amena letteratura non si 
acquista facoltà di scrivere con quelle doti , le qua- 
li abbelliscono (4) ogni scrittura che uscì dalla 
sua penna . 

f>i quanto oaol% poi egli fòsse degno sarà dimo- 
strato non pur dalle lodi e dalle testimonianze 
de' più illustri contemporanei, della iios^^a; w^zìo- 
oe; ma sì anche da queUe-de più^diMCi. s< pnù. sa- 
pienti di Francia « d lugfaiiterra^ obe tt kit feeero 



(3) E cb« VI r Aatore di qnMtn Scritto cantaodoci ordìoe 
e IrsHme di pensieri ? — Non sa che gr^ndÌMioto merito è 
oggi il non averne? Di sopra ha parlato di Hit gin-itti ma rgli 
forse ignora, che al pari dei Negri d'Affrica, che dipingono 
bianco il DìbtoIo e neri gli Angeli, i Ni-gri della aoatr* let- 
teratura, l'annoi versi basti e prosaici a bella poita, percliè 
la betlpua àeW» poesìa consiste neh' avvicinarsi pf>r qudQlo A 
potsibile «Uh prosa; e che il linguaggio /MMicv tanto taiii pia 
perfetto qaantu pia saHi somigliante al paHaia? 

(4) Mi) ohe monta, ae lodate or sono quelle Scritture , che 
non hanno nk elegauta, nk chiareem, ne seuiplicitìi ? 

c,q,t,=cdbvGoogle 



f9* CEITHO HEqiOLOGICO tll H. «OLOMBO 

le pili belle accoglie.uze, quaudo viaggiò iaquieUc 
contrade . 

A tal qualità d' uomini è da desiderare che la 
«ioventù s'ingegni di conformarsi, e che da essa 
tolga esempio, se pur ai dee sperare migliorameo- 
to nella nusiira specie, e se é V:efo (com'è verissi- 
JDO ) che solo per virtù e per sapienza i' umana so- 
cietà possa essere felice. £ chiunque sente carità 
di pHtria (non quella che si manifesia con «sorbi- 
.tauza di parole e con vanità di frasi, ma quella 
«he vuole operazione d' intelletto, nubile est-rcizio 
.d'afielli e freno di passioni, perchè ne venga o- 
jDore e bene alla terra nostra ) guardi come vanno 
mancando, e troppo spesso! i migliori, che vale- 
vano a conservare in fiore le lettere, le scienze, e 
Je arti, e si mova generosamente a seguirli (.5) nella 
via della sapienza e della virtù . 

Panna U di 96 GiHgDQ 1838. 



(5) Dio ne gwrdii e m vi larà qualche gknine, che ardi- 
•ca dì esternare stima per Oracio, per Cicerooa , per QDinti- 
lianoie ai nostri giorni per gli aomiaì che ratio migliano 
all'AbatrColombn; sii san poita nna bella parmcca tal ca- 
po, e col titolo di pedante, eiposto ai fischi e ai dileggi de- 
gl'imberbi Arohinaadcitì deUa Letteratura Italiaaa. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



WttMn ano Tf^strs deh devtscbss Virtr£KtiT^ETttr~— 
von Savicht. (^Essenza e pregj delle Università 
Germaniche...') (f). 

1 al'è U intitolazione di un breve icritto del sia. De Savi- 
pij che ci era stato raccomandato come lavoro di un merito 
incomparabilmente luperìore alla mole e nel quale avremmo 
potuto attillare materiali per certe Notixie storico-statistiche 
sulle Università Prussiane die ci eravamo proposti di comu- 
nicare ai nostri compatriottì , e che saranno qnando che sia 
Snbbticate per organo di questo stesso Giornale. Cercammo 
I procurarcelo , ma invano ! Che trattandosi di una Mono- 
grafìa stampata in un giornale non ne esistevano esemplari 
vendìbili. Bisognò ricorrere alla ffcntllezta del eh. Autore, il qua- 
le con quella benevolenza di cui ci onora si è compiaciuto co- 
municarci l'unica copia che gliene rimaneva . Leggendolo ab- 
iMam trovato, che mentre non ci offriva nulla, o ben poco allo 
(copo delle nostre Notizie ec, era in se stesso cosi interessante 
da meritar la pena di procurarsene mia copia trascrivendolo . 
Se non che dicemmo dajiprima a noi stessi ; perchè non alles- 
gcrìre la materiale fatica del trascriverlo traducendolp ? B 
coli facemmo. Ma tradotto che era, perche non pubblicarlo? 
perchè non comunicare alla patria -una produzione di cui la 
importanza è a prima vista dimostrata dalla materia clic toc- 
ca, il merito garantito dalla celebrità dell'Autore di cui po- 
trebbe dirsi come d'Omero: Nil molìtur ineptel Chi meglio 
di luì potrebbe trattare simil tema?; di lui, che, oltre la forza 
dell'ingegno, ha in tal materia tale esperienza quale nissun 
altro, dopo Cujacio, ebbe giammai? La pubblica istruzione h 
stata fino dalla più tenera gioventù la nobile sua missione, cos\ 
che si può dire aver lui con essa immedesimato la propria esi- 
stenza ■ Tutti cotesti riflessi ci confortarono nel pensiero di 
pubblicare lo scrìtto accennato, sicuri di fare cosa gratissìma 
a tutti quei Generosi che s'interessano per la istruzione, biso- 
gno oegidi cos'i universalmente sentito, che ove fosse ben di- 
retto da Cui si appartiene con stimoli bene intesi e giudizio* 
■amente applicati, oltre a chiudere l'adito a molti mali die 
minacriano la Gioventù, lo aprirebbe a moltissimi beni pri- 
vati e pubblici, che non è luogo qui di enumerare. !G questa 

{t) L'artivo il qa «t'irli colo in Tutìa di varia ei) ìmprtviilc cirro» 
*m«« ritardalo b> impedita di rtndtrla pib wllccilimciite 4i pubblica 
ncioaa coma en itjla iaicnioiic del Tradullore. Come |ierb til ri. 
tarda non loglia nulla al tuo inlcrcM«, abbiam repuiaio cdh mÌBlior« 
Arwparlo quando cW fossCi cbe defraudam* il pubblico colto. (2V«« 
Atte Editor») . 

Lalt. T. XXXTL l5 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



■ 94 ESSBHZA E PREGI 

licuteEza liei pubblico aggradìmenta cretcera dsH'otterrare 
che lo Scritto, per quanto dal «no titolo appaja rìferirri in 
particolare alle Università Germanìdie , è in Mituua appli- 
cabile nella tua parte didattica alle Università di tutti i paesi, 
che quasi ai direbbe eisere quel titolo, o un pretesto dettato 
all'Autore dalla propria modestia, o prescelto solamente 
all'oggetto di fissare particolarmente l'attensione dei proprj 
connazionali • 

Quanto alla traduzione, ella è, mentre sono pure conser- 
vate tutte le idee dell'Autore, libera anzi cbe no; poiché 
trattandosi di lavoiì scientìlìci, a differenza dei letterarj , ci 
pare cbe vano sia, nel tradurre, scrupoleggiare di parole 
quando si rendono con sicureEza le idee. E quanto a queste 
siamo sicuri dì averle rese presso che tutte nella loro pretta 
orìgioalitì ■ Solamente in pochi luoghi ( siccome dapprima tra- 
ducevamo per uso proprio di questo scritto) ci siamo per- 
messi di aggiungere qualche breve tratto di penna, o a mag- 
giore sviluppam«ito di qualche pensiero, o per dare a quaU 
àie altro un punto di luce che Io rendesse più chiaro. Ma per 
non fare all'Autore esimio il torto, o di attribuirgli quello cbe 
è nostro, o di alterare le forme cbe a luì parvero buone per 
la espressione dei suoi concetti , ci siamo Tatti un dovere di 
domandargli una permissione che a ciò ne autorizzasse , e 
d' indicare con lettere corsive ciascuno di cotesti passi . 



Cii premesso , che forse è troppo 1 lo Scritto dice cos\ : — 
. . . «Tante mai cose hanno in ogni tempo contribuito à dividere 
noi Tedeschi, che ben parrebbe ormai tempo di volgere più 
sovente lo sguardo ai beni che ancora d restacto qual patri- 
monio comune della nazione, non solamente per congratularci 
di ciò, cbe ancora li possediamo, il che ci ^arentisce la sem- 
pre viva e durevole conservazione della nazione stessa, quanto 
più ancora per ponderare i mezzi del loro mantenimento . Fra 
tutto ciò che la Germanb possiede di più prezioso ed a lei 
proprio esclusivamente, furono io ogni tempo annoverate le 
nostre Dnìvcrsit^, le quali hanno pei-ciò trovato non dì rado 
amici caldi ed encomiatori. La testimonianza però più certa 
e positiva del loro pregio consistè sempre , e consiste ancora, 
nell'amore e nella rìconosccnca di coloro i quali vissero una 
parte della loro giovinezza b questi Istituti, aw^nachè per 
quanto allontanati essere possano e per l'eik e pel rango, e 
per le occupazioni da quella vita, quasi sempre, anche adi^sso, 
non solamente ci ripcns.ino con gioja, ma sf ezinndìo ricono- 
scono con sratitudme, che la benefica influenza che quella 
vita eUie tuia loro formazione dod avrebbe potuto essere per 



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DELLE UNIVERSITÀ* GBHHANICHB ìqS 

litro mesto Supplita. Vero è che ciò non ha tnancato di avere 
eziandio dei forti oppugnatori, «pecialmente in questi ultimi 
tempi. 1 più discreti tra questi pensarono ^e le Università, 
sopravvivendo, per cosV dire, a se stesse, siano diventate una 
inutile anticaglia, e che il sempK progressivo sviluppamento 
della Bibliosrafla rese te abbia, eie renda oeni Si pia iautì* 
li. — Altri le trovano pericolose al riposo degli Stati, o al 
bene ed ai costumi della Gioventù. Tanto poi eli uni che gli 
altri desiderano, se non la intera abolizione delle Università, 
una tal forma e costitnzione delle medesime quale a un' aboli- 
Hone emiivalcre potesse. Forse die ona disamina sulla vera 
entità (T istituzioni siffatte poti^ contribnire a coneilìare le 
contrastanti opinioni, ove nesca a mostrare, che tutta quello 
die in esse amano i partitanti loro è approvato e riconosciuto 
per btiono ancor dagli oppugnatori delle medesime , e che al 
contrario, ciò che questi ultimi trovan da biasimare nelle Uni- 
versiti , è affatto straniero, anù direttsmente opposto, alla 
essenza loro . 

Fino dal medio evo si difese in gran parte dì Europa 1^ 
consuetudine di fondare delle scuole nelle quali per meizo 
della verbale iKniztone si dovessero gettare i fondamenti a 
ogni maniera di pubblica vocazione. Per quanto la montatura, é 
il modo di esercitare coteste scuole potessero variamente,- se- 
condo i tempi e i paesi, degenerare, restò però generale e prc.* 
dominante la persnasione che elleno fossero la vera via alla pnt^ 
blica vita, e specialmente al servigio della Chiesa e <lello StaiM 
Quindi sipaò stabilire, che appunto in rtnclla generale e' eomuirt 
destinatione consista la cssenna delle Univcrsitk Europee.' '' 

Finché pertanto non fu scoperta l'arte d' impviiiKrtj silTatU! 
tcnole dovettero credersi indispensabili, giacché, fuor dell'inse^ 
gnamento orale, mancavano allatto altri mezzi esterioii di spnr-< 
gere a sufficien?^ cooosccn/G necessarie a cotesto scopo. Co- 
testa estrinseca iodispensabilitìi delle Universiià è senza dnbbi<V 
S arila per causa della stamfia . Attualmente non solo esistono 
pere in nomerò più che Sufficiente al)» opportuna Ìstrn/ioné 
in latte le scienze, ma sarebbe anche facile di produrre da un 
momento all' altro una serie ordinata di libri elementari e prc- 
naratOF} a tutte le branche respettivc della puUiIìca vocazione; 
lo questo modo sarebbe con poca {{lesa provvisto allo EcopO 
«atrmseco della Istruzione per qnanto esige la pnra necessita ( 
anu sarebbe ciò più comodo e di minor dispendio per ogni 
ramo d'insegnamento di quel eJie lo sia attualmente per mezzo 
delle Università. Nnliailimeno se queste debbono coittervarsi, 
ciò può avvenire per queste solo perdiè, da esse derì^ ano par* 
licolarì eA importanti vantaggi ai quali bisognérthV.e rinao- 
tiare adottando i libri come 1' unico meuo dea pubblico iasC' 



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196 ESSENZA E PREOJ 

gnamento. Or «^oesto ap[)iinto è ÌI caso. Ha per &r tae^m 
conoccere in cbe 1 vantaggi «opra eaanùati consistano, làd u»- 
pò enumerare ed esporre' tutte le forme diverse della maggior 
possibile diffusione delle scienze, colle caratteristiche proprietlt 
che ad esse forme convengono. Prima di tutto adunque si tratta 
di esaminare in quol maniera l'assunto dello Sciittore scien- 
tìfico distinguesi da quello del Professore in una Università. 
Lo Scrittore parla in comune a tutti coloro che prendono 
prenderanno parte alla sciensa sua, contemporanei o posteri 
che siano, connazionali od esteri, sema riguardo allo stato 
della scientifica loro educaziooe. La generica indeterminata 
prospettiva in che cotesto pubblico sta moanii all'animo dello 
scrittore dee necessariamente dare alla sua esposizione un ca- 
rattere egualmente indeterminato e generico . Perchè l' opera 
tua abbia in concesso on merito, buta che ne risulti un van- 
ta^io qualunque alla foadauooe, o al progresso della sciensa 
che tratta . Essa è quindi considerata come un Jatto nella 
storia di questa scienza, e lo scrittore non è che un organo 
identificato con questo (atto, l' orbano dico dell' ideale spirito 
onde la, scienza stessa è progressivamente sviluppata. Così 
tutto cospira ad allontanare dagli occhi del leggitore la perso- 
fialitb dello scrittore. 

ToU' altro è il Professore di una Università. In faccia ad 
esso sta UQ numero di determinati iodividui, conosciuti p^so- 
nalmentf, e, presso a poco, tutti nel srado stesso di educazione 
KÌOTt)fieB;. digiuni ordinariamente della scienza cui ù dirigono, 
SU forniti. di vigorosa, e fresca giovanile energia, non logora. 
Don spossata dalle profonde, elunghe meditaùoni, né dalle 
vicende spiacevoli della vita. Bisogna pertanto che la scienza 
fi. spieghi al cospetto di cotesti scolari con evidenza e. viva* 
cU^ tale, che sembri personificata nel Professore fino a quel- 
IT ultimo punto di sviluppatoento cui la esperìeota dei fatti, 
e le ricerche dei dotti l'hanno di già portata. Ei debbc avere 
assorbito in se tutto ciò che, a poco a poco e a traverso 
di molti secoli è risultato dagli studj e dalla elaborazione 
della scienia, per potere esporre questo tutto con tale eocr- 
gìa,_ come se essa, ora tutto ad un ti-atto, si fosse nel suo 
girilo rivelata. Ora nel mentre che il Professore analizza 
così immediatamente la genesi del pensiero scientifico, la 
fonca affine dello spirito si sveglia qello scolare, ed attratta 
alla riproduiione fa si, che egli non solo intende ed impara, 
ma SI eziandio mod^a e personifica in se ci& che in un modo 
Cos\ animato e parlante gli è stato porto a considerare. Nello 
studio stesso dei libri noi già facciamo la esperienza che spesso 
ci pas^o innanzi agli occhi iJelle vedute e dei fàui, che nel ino* 
mutf o.ci restano icluari e persiu^ìvi senza perO che ci rìmai:^- 



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DRLLB UnVBRSrri* GERHAHICHK 1 97 

•0 imprcMÌ nella memofia, meatre le idee sostanziali di nu«ti 
bui e vedute assorbite dalla felice momentanea disposicioae 
del nostro spirito ti attaccano forcemeDte e sì assimilano ad 
esso eosk, che in seguilo ci Kmbra di avere noi Uesti create 
calcite idee, o che tian nate con noi. Ma questo, che nello 
Audio dei libri è per lo più l'effetto di circostanie allatto su- 
biettive ed accidentali, e qualche volta merito della spiritosa 
aposÌEÌoaedello scrittore, nella Istruzione orale può, anzi deve 
essere il frutto ordinario di questa forma d'insegnamento. Ora 
^li è vero die cotesta mag^ore efficacia della personale co- 
municativa SI potrebbe ottenere in qualunqui^ altra circostanza 
diversa dalle Univettilk. In ogni tempo , ed in ogni luogo ti 
può parlare ed udire! . , Ma no: chi Informa stessa che la 
istruzione orale assume nelle Università è qutdche cosa di 
enrrgico per se Stessa, e produttiva di fruiti che in altre cir- 
coslanse non si otterrebbero . JJ ^aere ella immediatamente 
connessa col primo ingresso alla scienza, l'essere accompagnata 
colla freschezza della gioventù, la cooperazione scambievole di 
molti che simultaneamente provano una impressione medesi- 
ma (*}, sono tali vantaci, che danno alle Universltli tal pregio 
quale da nessun altro sistema d' insegnamento può essere rmi- 
pìazzato ■ Quindi può ad esse applicarsi quello che nn gran 
maestro ha detto in altro rapporto (1): < Lo scrivere è un 
■ abuso del linguaggio; leggere tacitamente per se, un tristo 
« surrogalo del discorso. L uomo opera sopra gli uomini tutto 
* ab che è nella sua potenza per mezzo della sua personalità; 



(*ì La «Mperitnta quotìdiaiim iimottra lOu gli attimi umani «(«umi 
firn toro ili Bii arMiu» toatatlo di etti tuut li ta rtndir» ragion», 
«m^noMa voiwMamodo Jicflit^cflura ai/antar*,ehtJorMt ) quello 
lo tffttto dtUa idauilk di loilanta la i/uaie praduct , coma mallo ma- 
ttrio (c«a cui ptrb lo ipirilo no» ha nulla di eoamn») una ipteic di 
aurationa, iafarta dtl ^uol» t tjffillo dalla imprmiOHi morati, a 
tpo ai a l m n at dtHa parola e pik Jorlt ntll' individuo ijaanti piU tono 
quelli ok* la rittroao al itmpa tlun , Para eh» ognuno h rìaivo par 
tulli ■ tutu par aiaieuno, » eha la mentala lUMattitilità dei lingoU 
araatm in ragiona diretta dalla loro mano. Si petrMa aathe dira 
aitar ciò forte f effetto di quella tale energia td eiallaiion» di cui 
^infette Io tpirilo di ehi parla puUlieamante ad una gran matta, 
di fronte alla Jreddetta in ani rimana quello di ehi parla privala- 
aumla ad aia tolo , od a pochi . Se non èhe è pur vere, dia ancora ti 
parità di condizioni, data aioi le iletie eireoitane di luogo, dova 
uà attore od un oratore parli o declami eolla itetia iravura, l'rffetlo 
Aa produca è tempro mangiare quanto pia numerato i il coneorio 
degli otaottnull. La muiica tteiia non e aialuta da quella rrgota, 
a limite oiitrvaiione applicala ad un cantore eanftrmarakbt l' ai- 
maao del eh. Amtor». [T.) 

(■) Giicle fttlU propria Biografia che ialilolò WtArheit ani Dick- 
tug, osuai Varila e Puisii . 



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' IC)B B66BHZA B PHBGJ 

■ ÌD UH modo fortissimo poi la eiaventù sulLa gioventù; in essa 

■ (! elle il morale asncndciitc ucila parola ha i resultati piti 
« pulì; essa ì.' ( la gioventù ") che anima il moudo , e uoa io 

■ lancia né fisicamente, né moralmente moiirc * . 

Che questo contrapposto fra i due sistemi d' irtiegnamcnto 
sia nella pratica spesso coperto da ciò che alcuni scrittori 
trtwaiicaado i confini del ministero loro prendono talora 
un tuono oratorio che al loro assunto disdice, e non pochi 
Professori al contrario si tengono ad uno itile eos'i Oilrcato 
e generico i/ual non si addice meglio alta lor missinnri che 
liuto questo, io diceva, nasconda il contrapposto fra le due 
forme fondamentali della istruzione, nanfa però che noc- 
cìa alla verità della sua esistenza. Per quanto più di un li- 
bro si accosti alla individuale vivacitìi deUa orale pronuncia- 
zione, e più di una leiiane diventi simile ad un libro stam- 
pato sì pei suoi prec] che pei difetti suoi, le forme genuine 
per^ del libro e della istruzione orale rimangono sempre le 
Stesse, quand* anche quegli che una di queste forme prescelto 
ba, invada la provincia dell'altra. 

Queste prerogative delle UniversiUi sono slate non di rado, 
benché sovente con un sentimento troppo vago ed oscuro, dai 
loro amici riconosciute; ma trascurando appunto di ricondurre 
S una nozione precisa coteste prerogative, nacquero errori im- 
portanti circa le condÌEÌoni fondamentali ìn cui possono uni- 
camente verifìcarst, errori che non mancarono dì influire sul 
gìudiùo e sulla convinzione di alcuni Professori, e che perciò 
intendiamo dì q^u\ notare. 

Un errore prima di tutto ^1! è quello di misurare il merito 
di ^m Professore dalle scoperte ch^li stesto per avventura 
abbia potuto fare nella sàema, e cui sia solito esporre nelle 
lezioni . Nissun dubbio che per tal mezzo tanto nel Professore 
Slesso , quanto negli scolari allcttati dalla nuovÌt?i può cccitaru 
un cos'i vivo interesse alle lezioni, che le avvicini al vero loro 
scopo; in se stessa però questa nuovilh gli è del tutto stranie- 
ra, e come si può concepire un Professore eccellente il quale 
non abbia mai arricchito la scienza per mezzo di nuove sco- 
perte, così può darsi che la scienza sia debitrice di molto ail 
un altro, che pure, come maestro, vaglia ben poco. 

Un errore ancora (e questo anche più comune del prece- 
dente I) é il misurare il merito di un Professore dal bello stile 
che ndopra nelle sue lezioni. — La facilitJi colla quale il Pro- 
fessore esprima correttamente e con eleganza i suoi pensieri 
nella istruzione orale, non può sicuramente che riuscire molto 
proficua allo scopo di lei, e pur troppo da molli si fa poca at- 
teniione su questa punto, senza pensare che la poca cura di 
bea parlare, talora a bello studio di sempltcitìi , può andar 



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DELLE UNIVERSITÀ GEBHANICHB IC)9 

troppo oltre, e a ttd punto di n^ligcnza che non sì possa più 
totlrrare, e degeneri nel ridicolo ■ Pur tuttavia questa prero^- 
tiva del ben parlare non tiene che un luogo subordinato e ae- 
rondarìo nella serie di quelle clie formano un Professore di- 
stinto, e coDvien dire aduirittnra che se ne fa troppo caso (,pre- 
scindendo ancora dall' osservare che, ove riducasi a studio, 
degenera Jacitmenle in slomachevole pedanteria, e fa che si 
disprezzino certi oggetti della scienza, che pure hanno la 
loro importanza, col male inteso risalto cui cerca di dar 
toro la inopportuna magniloquenza') . In lutti i tempi vi sodo 
slati maestri i quali, col nudo merito del loro buono od anche 
brillaate siile nelle lezioni, recarono poco profìtto ; siccome 
pure ve ne sono stati di quelli che potevano appena, senza in- 
ciampo, condurre a fine correttamente un periodo, e pure sep- 
pero svegliai'e negli scolari loro lo spirito della scienza (*j. 
Questo deriva da ciò, che i primi con tutta la lor facondia, 
non avevano in fondo nulla dì solido che meritasse di essere 
utpreso, nel mentre che in questi ultimi le vivaci creazioni 
dello spirito ancorché nascoste sotto stentate e balbuzienti for- 
me del dire non potcrooo rimanere nascose all'ingegnoso sco- 
lare . Però egli i mipoisibile a dire quanto spesso il vero merito 
di un Professore, sia, per questo lato, misconosciuto , princi- 
palmente per il fastidio degli scolari (a lor gran danno peròi ) 
e la pretensione loro d'imparare senza nojarsi. 

Prossimamente affine all'or biasimato pregiudizio, è qnel- 
l' altro per cui il valore ed il mei-ìto di un Professore si de- 
termina esclusivamente secondo il grado dì persuasìóne, e di 
eccitamento che per lui si produce negli scolari . E certamente, 
chi di nulla sa ad altri ispirare la convinzione, non è capace 
del ministero d' istruttore ; ma è però vero altresì , che intanto 
tolamente sì può alla convinzione ascrivere un valore, inquanto 
essa riesca a sviluppare forza e direzione nell'altrui spìrito. 
Perciò, il migliore, il vero maestro k colui che presenta a^lì 
■colar! i problemi della scienza a tal punto dì elevazione da far 
comparire loro come uno scopo de^o dei loro sforzi qualun- 
que passo 3ncbe minimo nella soluzione , e che li persuade coj\ 
ad instancabili disquisizioni , ed a ricerche cos\ severe in se stes- 
se, di fronte alle quali debba ogni oscurità dissiparsi. Mo chi al 
contrario gli mena fino al punto di contentarsi di un fare su- 
perGctalc, dì un'apparenza vuota ^nza sostanza, ed a giudi- 
care con vana presunzione dì cose delle quali solamente per 

(*} & Jlrtièe tjurita un' allutieiu al gran Sitiuhr il qaale, rem* 
i notorio in Germania « tomi noi tenghiamo da tntinumi ài udito, 
wMt ime Itaioi'i di Siorim alle Univertitk di Btrtino » di Bonn par' 
Ura, in genarolM, cojÌ tlmlale t eonfutocht agraajatica potevano 
gli uditori Itntr dietro «U< idet di qhtl vaUU*imo Ingegno » (T.> 



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aoO BBSEKZA B PHEGJ 

vìa (li una (incera e peraererante tensioae di tutte le fone dello 
spirito li può ottcaere un vero possesso, gli persuade (pur 
troppo a loro malannol), ma guasta affatto la loro intellet' 
tuale educazione, e lauto più, ijuanto più essi lo appreuano 
' nella loro illuùone, e gli tributano eiicora). 

Finalmente un errore è pure lo stabilire il merito, il pre- 
gio delle UnìversiUi nelle personali emoiiooi che ÌI Professore 
può operare negli scolari colla nobile serietk del proprio con- 
teso, coli' ainorevolcua dei modi a loro riguardo, col consi- 
§ Ilare, coli' ammonire, coli' esortare ■ Di molto peso senxa 
ubbio sono assolutamente coleste emoiiooi. Chi ba provato in 
se Slesso gli effetti benefici delle medesime ne conserverà con 
riconoscenza la rimembranza nell'animo, e nissun Professore 
elle sia fedelmente e con amore attaccato ai sacri doveri della 
tua missione, le trascurerà con indifferenza, o se ne dispense- 
rà. Ciò non ostante elle dipendono molto dal caso, e nelle 
grandi Università non possono operarsi cbe solamente in un 
ccrckio limitato cosi, che è impossibile subordinare ed esse 
come ad uta iudispeosabile conaizione il valore di simili ìsli- 
tnzìooi . ^ 

Ora, se si prescinde da queste cose die tutte sono o accidca- 
tali o subordinate, si potrà essere allora in grado di ricqnosoe- 
re nella sua nudità e purezza, il vero Ibndamento sopra accea- 
nato della importanza delle Università. Cotesto vero fonda- 
mento consiste insomma nella convinzione del pensiero scien- 
tìfico operata negli scolari dalla intuizione di una eguale, ma 
più vasta, operazione nello spirito del maestro: e quel maestro 
•ara più adatto a produrre principalmente cotesto efiètto, in 
cui più visibiimente apparisca l'attività della mente nello ela- 
borare scientifici pensieri, hi questo rapporto i giovani Pro- 
fessori hanno un naturale avvantaggio quell'anima cioè, quel 
fuoco, quella vitale energia che irweae ed aiùma la espret' 
MÌone acgli inletlsttuali concepimenti: il quale avvantag^o 
però può essere tuttavìa compensato e preponderato nei più. 

Srovetti da ciò, cbe loro riesca di conservare la giovinezza 
bUo spìrito accanto alta cooosceoza più matura di ciò che in- 
tegnaoo e alla esperienza proporzionale all'età. 

E stato sopra osservato cbe la estrinseca indispensabilitli 
delle UiiiversUù nei tempi nostri non esìste di meno, per smi- 
nuita che riputare si voglia la loro importanza. Anri da un 
altro lato è da questo avanzamento nato un motivo novello 
per cui il toro valore è cresciuto. Egli è ìndissimulabile avere 
lo condizioni per la diffusione, e contemporaneo sviluppo delle 
sc.enze (atto progressi straordinaij per l'azione sempre cre- 
sci Dte della tipografia , ma Ìndissimulabile è al tempo steuo 
che i singoli prodotti della icìcutifica attinta dÌTeotauo più e 



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DBLLB UNIVERSITÀ GERMANICHE 301 

più tempre impersonali c<Ì astratti, che è quanto dire teorìe 
n-mpre più generali, sprcitlazioni vaghe ed ignudi: d'intc- 
retsc e iU vita, quali alla tcienza puh dare solamente la 
pennnalith dell' Autore incarnala e direi quasi visibile nel- 
la dottrina . Impedire tal metamorfosi stabilita jul grande 
universale andamento delle vicende è impossibile ; inutile il la- 
mentacene; possibile però e salutare eeìì è di eccitare e nutri- 
re delle forze contrapposte, per mezzo delle quali ciò che sola- 
mente in un senso parziale ed iacompleto può divenire nocivo, 
si vol^ra in vivificazione ed arriccili mento della intellettuale 
condÌEiDuc in cui viviamo. In questo aspetto possono le Uni- 
TersitU acquistare oggidì fra noi una nuova specie d' impor- 
tanza conservando un rifugia alla personalitìi della scienza, 
mentre che al tempo stesso nella loro piii angusta sfera di 
quella che la bibliografia à presenta sopravvivono quei rn[>- 
porti che nell'antico mondo, fino alla scoperta dell'arte d'im* 
primere, furono l'organo universale ed unico d'ogni scientifica 
Irasmissione , in quei tempi, dico, nei quali cotesta trasmis- 
tioue era a dir vero più limitata nei suoi estrinseci mezzi , ma 
piò virile, e più calda nella efficacia sui singoli. 

Tutto ciò che t stato detto fìu t^a\ sópra l'essenza ed i 
pregi delle Universìtli può essere applicato egualmente a tutte 
le nazioni presso le quali siffatte istituzioni di superiore inse- 
enamcnio si trovano. £ tempo ormai che si espongano ancora 
le particolari propi-iet!< per cui le Università Germaniche si 
distinguono da quelle dì altri paesi ■ 

U comune loro carattere consiste prima di tutto ìn ciò, che 
ognuna delle medesime abbraccia l' insieme di tutte le scienze 
invece dì limitarsi ad una scienza sineola, siccome questo acca- 
de nelle scuole speciali di parecchi altri paesi. Ma l'awantag- 
^o di questa nostra montatura è stato gìk da altri cos^ spessa 
e profondamente discusso, che ben si può sotta silenzio passare 
qui dove l'intento nostro è principalmente quello di richia- 
mare l' attenzione sulla parte men conosciuta dì questo sog- 
getto . Tal montatura può anche considerarsi in un aspetto 
jàù limitato, come una particolare proprietà delle nostre Unì- 
versitk Tedesche. Perocché nel medio evo, dopo che te più 
antiche Università (di Parigi, di Bologna, e di Salerno) erano 
sorte gifa come scuole speciali di Teologia, dì Dritto, e di 
Medicina, ben presto (|ueste nostre assunsero nascendo la for- 
ma dì scuole universali , e le molte Uiiivcrsìifa fondate sul loro 
modello presero, per lo più, subito dal loro principio il me- 
desimo carattere universale, sicché non guari appresso , non se 
ne trovano di dissimili che alcune pochissime a mo' dì rare ec- 
cezioni, come per es. Salerno, che restò sempre una scuola 
speciale di Medicina, e Parigi dove U Diritto 7 — 



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30a ESSENZA E PBGGJ 

escluso, per ispecialc divieto , dalla sfera degli oggetti d' inse- 
gnamento. Espressa man te poi questo carattere universale è 
slato qui da noi memorato fia le proprietà delle Università 
Tedesche anche per questo perchè forma un contrappostò al 
sistema di scuole speciali che è stato ultimamente introdotto in 
parecchi altri paesi. 

Una seconda proprìetìi delle nostre Università sta in relazio* 
ne più stretta colla scientifica condizione della naiione. Presso 
nissun altro popolo avviene, come Ira noi, che si gran parte 
della scientifica attività si volga generalmente al pubblico inse- 
gnamento : in ogni tempo dotti Tedeschi di piim' ordine si so- 
no attribuiti ad onore di fare il Professore in qualche Universi- 
tà, spesso anche delle più piccole. Glie questa circostanza riesca 
mirabilmente vantaggiosa allo scopo generale delle Università, 
è innegabile ed evicleiite. Perocché nel maestro, il quale, nel 
tempo stesso che insegna, prende anche parte attiva (^cìoi come 
icrillore') allo sviluppo della scienza (comecché le due dire- 
zioni siano in se stesse diverse), per lo pìii si troverà sempre 
snelle la vivacità del pensare scientifico, per lo ctie solo più riu- 
scire a bene la faccenda dell'istruire : e dall'altro canto la su- 
scettibilità del discepolo nell' apprendere le cose insegnate, sar^ 
sempre più a un più allo gi'ado elevata per via dell' intìiua vo> 

' e di che Ìl maestro è fornito anche come scrittore. In 



questa guisa la superiorità che in generale va unita dì sua na- 
tura alla qualità di maestro qual ch'ella sia , viene nobilitata 
dal rispetto individuale verso del Professore, e questa superiore 
autorità riesce giovevolissima al buon successo dell'insegna- 
mento . Anzi anche viceversa il mestìero dell' insegnare esercì* 
tato con amore i-etroagìsce abbondcvolmente sulle ricerclie 
dello scrittore. E come nel dialogo scientifico con un amico 
rimangono sviluppati parecchi pensieri i quali erano sfuggiti 
alla solitaria meditazione, per simil modo la relazione di mae- 
stro ncscirà sovente a fecondare , o ad animare per mezzo di 
felici espressioni, in scobri di facile comprensione, certi pensie- 
ri, quali al solo scrittore giammai riuscito sarebbe di fecondare 
o animare, senza l' eccitamento prodotto dal personale cot»- 
taito(2). 



Tom. I. Prcrit. ■ pig. X\. delta Edic ^.'O 

(*) Ci iuiinghiame che non tari diiearo m lettori U rìferin It pro- 
prie paroU di quelV intìgne *erÌiiort eht rtit in itatiaiio ione le ap- 
preiio;uCii>ch» Pirro die**! li tuoi EpJroli — voi liete te mie ali,-m. 
« la •leiio itntt in conre o|tnÌ tiltnlc maritro riapelln id udilorì cha 
e > quili prendono parte con lulta l'mima al tuo diacorio. No* 
uno di rìiuciro lor chiaro, • di o * 



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DELLB UNIVBIISITA* GB&HANfCHB HoZ 

E chùro dtc Uqui descritta ^ropricUt iIcILc noitre tlnivcr- 
*il:i riposa non sopra una prescritta istituzìoi»: , ma sì piutto- 
ilo sopra un costume ed una iaclinaziooc della classe dotta . 
Inili rettamente però ella dipende senu dubbio da una più iut* 
portante ùtituaone, loiza di cui la non potrebbe sussistere, 
vogljo dire da quella specie di liberta nell'insegnamento, cbe 
■t trova presso di noi- È rilasciala ai maestri, con quasi illi- 
mitata libertà, così b srelca dei singoli oggetti d'inseguiimcnto, 
conte rordinamento delle loro lesioni, e rilasciata egualmente 
è agli scolari la scelta dei Professori, e dcì corsi che vogliono 
frequentare. Da queste liberta ridonda onore alla condizione 
dì maestro, ed emulazione, ed è per questo mezzo assicurata a 
tutti i miglioramenti ed avanzamenti della scienza (sia nella 
«senz» aoa, sìa nella forma del dllTonderla) una influenza po- 
tente sulla istruzione universitaria. U contrapposto dì questa 
libertk con gradazioni diverse, è in altri paesi non solo csco- 
flitabile, ma realmente elidente. Esclusa al massimo grado è 
ik dove al Professore è ciascuna volta prescritto , non sola- 
mente il soggetto delle lezioni ma sì la forma eziandio, e l' or- 
dinamento delle medesime , e dove allo scolare e comandato 



da qual maestro , e con qual lezione egli deve per appunti 
' '- ■ Totali --■- ■ ^- — '"- 



la istruzione. In tali casi è, in certo modo, applicato Ìl 
piano delle scuole di Lancaster in una sfera ove non può»pe- 
rare che dannosamente, e non rimane alla efficacia della istm- 
KÌone, die il vantaggio meramente accidentale il quale può ri- 
(altare dalle singole personali emozioni tra professori e scola- 
ri . Ove si detragga cotesto accidentale vantaggio, lo scopo di 
tali istituti (quali sono le Università) potreU>e, senza istru- 
sooe orale di sorta alcunaotteuersl egualmente, anzicon piùdi 
sicurezza per mezzo di una serie di libri elementari per ciascun 
ramo di scienza. — Una limiiazione, sebbene in grado molto mino- 
re, della sopra enunciata libertk consiste in ciò che allo scolare 
prescritto sia solamente uu vistoso numero dilezioni determina- 
te, quali egli deve una volta almeno avere intese, rimessa in lui 
del resto la scelta libera del maestro, e l'ordinamento, sicco- 
me ancora la successione delle lezioni medesime. Sebbene in 
cotesto caso la liberili d' istruzione da noi lodala rimanga in 
gran parte illesa, pure anche onesta istituzione è stala dalla 



esperienza dimostrata infeconua anzi pregiudizievole. Cotesta 
istituzione ha per base l'intento per se stesso lodevole di me- 



m essi come vcrìiì qutlio che poirehbt eiiere dubbioso, riich!ara le Ìn> 

* digiDÌ: r*4pcllD della loco aitrmblea, la perionale rvl»>onc con estl 

* TitTrgli* mille peniif ri in meico alla iteiM oraiione . Eri ob Come 

* tuli' ali ri me mi lì Knwe poi quella che iimansi nel primo lampo d«l 
« pusiero ara state espnwo vivaccateole d«l petto! . . t {T.} 



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204 BSSCNZà E tKtat 

nare gli scolari ftd un punto di cducuione iodrpendenW e 
completo col frequentare lezioni diverse; ove peri cotesto in- 
tento riuscire debba coattivo e in contrriilÌEÌoae colla propria 
inclinazione dello scolare, non si ottiene altro allora, che 
l'ignobile farsa del raccogliere per appai«n£a ^li attestati ri- 
chiesti per sodisfare alle formali prescrizioni dei Regolamenti 
accademici. Tanto poco prosperar può la intellettuale dinusio* 
ne del sapere ove le sia imposta qual che si voglia estrioseca 
coaiione ■ 

Che è dunque ciò che cì autorizza ad attribuire alle nostre 
Università Germaniche un pregio del tutto proprio ed escluii- 
vn in preferenza degi' istituti di altri paesi? Non gik la ricca e 
completa erudizione dei maestri, non già quella che va for- 
mandosi d^i scolari sono questo Che onde le nostre Univer- 
sità si distin^ono dalle scuole delle altre nazioni. Imperocché 
■e noi volessimo sostenere cotesta asserta ricchezza ai sapere 
come comune prerogativa e distintivo loro, ci si potrebbe non 
«li rado mettere innanzi uno specchio che ci facesse arrossire. 
Ma ben consiste la preminenza delle nostre Universitii , in ciò , 
rbe ad esse è data mia forma tale , in cui qualunque distìnto 
talento didattico trova il proprio sviluppamento, ed ogni capa- 
citi! la piìt vivace per parte degli scolari la sua sodisfatione; 
una forma per la quale ogni pr<^«sso della scienza trova fà- 
cile e pronto accesso, principalmente negli animi più suscetti- 
bili . Una forma per cui diventa facile a rìconosceiv la voca- 
zione più pronunziata degli nomini più distinti, e nella ijnale 
anche agli Esseri più meschini fra le più limitate capacità ri 
comunica un senso più elevato della esistenza. Del possedere 
tal forma ben possiam noi andar superbi, e chi conosce le no- 
stre Universitii sarìi d'accordo con esso meco che in questa lode 
non è esagerazione ma pura verità. Se non die appunto dal- 
l'animata e varia loro attitudine in che da noi qui si pone il 
pi-egio principale dì esse, da molti si deduce un capitale rim- 
provero contro la forma loro . Come elleno ( si dice ) sono ac- 
cessibili alla verità, così lo sono egualmente all'errore ed al 
male, la dìffusiane dei tjuali trova tanlo più larga via, 
quanto maggiore é la libertà dell' insegnamento. Sicché per 
evitare questo pericolo è mestieri che sia bandita dalla ittrn- 
cioiie qualunque individunlttà , e qualunque personalità. Da 
siffatte considerazioni sono nate in diversi paesi quelle foroke 
universitarie sì circoscritte ed opposte alle Germaniche , delle 
quali abbiam sopra fatto parola . Il preciso scandaglio e l' ana- 
lisi completa di questo importante oggetto h fuori della sfera 
della presente disamina, essendo l'uno e l'altra connessi con 
altre, e più importanti indagini: poche parole possono bastare 
per lo scopo che in questo scritto ci siamo prefissi, (^uaiuio 



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DELLR UNITKRSITA' GBBMAKICHB SoS 

ìt in secolo tono in voga delle tendeau cmatt od anche per- 
nidoce, bisogna dire che Dio gliele ha uiegiute come un parù- 
colare cìmeDlo da coi non può ritirarai ma al quale deve far 
inmte. Io caio tale il sopprimere , o indebcJire le forze dello 
ipìrilo, perchè queste potrebbero di*ertare e gettoni alla parte 
dell'utìinico, è un compenio noavo, e contro natura, non 
meno di quel che lo lareobe, se un Gencrtde o un Governo im- 
pegnato in guerra perieolota con un nemico polente, dlsar- 
maisf V esercito, e lopprimeue le munizioni , a precauiione 
che dei ribelli non sorgano neW armata , i quali impotset' 
saadotent le rivolgano a danno dello flato , o le consegnino 
all' inimico , Hiunu^, eccitare e sostenere coloro che si sento- 
no chianuii a pugnare per la verità, è tutto ciò che si può 
{are di meglio in tempo di tali contrasti per mezzo dell'ettrìn- 
seca sorveglianza sulla istruzione. Anzi sì aggiungono, giusto 
per ciò che spetta alle Università, alle general! considerazioni 
qoì sopra esposte ancore alcone ragioni particolari di rendere la 
libertà della istruzione anche meno sospetta. Perocché in esse, 
cioè le Università, si esaurisce l' intera attivitkdi un distinto nu- 
mero di maestri, i quali non s'installano da se stessi, ma ricevo- 
no il loro posto dàlia suprema Autorità cui non mancavano 
meiM e vie per conoscerne il carattere ed i principi orima 
di affidar loro una mistione, sì santa, e la condotta dei quali 
nel loro iippi^o è facile a sorvegliare. In cDsilFatta posizione, 
la persooale fiducia, di cui sono onorati basta per rendere qua- 
lunque grado di libertà ncU' istruire , anzi che pericolosa , de- 
siderabile. 

Per ovviare ad ogni possibile mal inteso a cui potesse dare 
occasione il detto fin <fuì circa la libertà della istruzione 
propria delle Tedesche Università, conviene ancora esaminare 
con qual diritto tal proprietà si ascriva per appunto ad esse e 
non wl altre. Quando nel medio evo sorsero dapprima le Uni- 
versità, si trovò che i dotti più ragguardevoli del tempo erano 
al tempo stesso Professori universitar) , e che nella istruzione 
dominava la più gran libertà. L'uno e l'altro di questi feno- 
meni eran talmente basati neslì estrinseci rapporti di quella 
tì.k, che non poteva <»»ere altrimenti, ed a nissuno indivi- 
duo aOT>artenne l'onore di un ritrovato tanto salutare. Rap- 
porti slmili sonosi anche più tardi in paesi diversi conservati, 
o sviloppati dì nuovo sempreché le Università acquittarono 
un lustro notabile ; cos\ era in Francia nel secolo XVI, cos\ 
in Italia in tempi diversi. Se noi prendiamo il fatto come 
ora ai presenta, bisogna confessare, che tali Università sono 
diveniate una propria, e particolare prerogativa della nostra 
Patria, <|aalniique siasi il motivo dì questo fenomeno. E 
r"niinnr pafimeiUe r^tulvle a buon dritto un patrimonio 



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S06 ESSENZA E PRECI 

comune A tntta la naùone, di modo dtt erronea elMOT> 
racvole coia è I' vrer chiamato sovente ProteOoAli od an- 
che Nordo-Grrmaniche le Università del carattere qui de- 
scritto. La predilezione alla patria per ispeciale che sia, od 
anche linta un po' di spirito municipale è lempre rispetta- 
bile, efiè il così detto e da molti vantalo Cosmofwlitismo 
non è che una maschera del vagabondo, ni può etislere un 
vero e sincero Cosmopolita; o, se tal mostro patene esistere, 
meriterebbe il disprezzo univers<de siccome il primo e pia 
ribtutante Egoista. Falsa e nociva è però tale predileziono 
ove degeneri m orgoglio fino al punto di misconoscere, o ri- 
nr-gare qualche altra parte della nazione in mezEo alla quale 
Dio ci ha fatto nascere. Noi Tedeschi poi abbiamo davvero 
meno ragione degli altri di allargare per vana arroganza mu- 
nicipale le scissure che nella nostra naiionc si sono formate in 
forza dei suoi particolari destini! Un'altra cosa per lo contrario 
non punto degna di biasimo, è ciò, che rìconoscansi le pro- 
prietà caratteristiche provinciali, che sì debbono ritrovare na- 
turalmente anche nelle Università, e per le quali ciascuna pufr 
mantenere il suo pregio particolare ed il suo proprio carattere) 
lodevole è ancora la nobile emulazione a preferire cotesto pre- 
irio a quello di tutte l'altre, emulazione che puà ben conn- 
Jiarsi colla stima di quelle. Se poi vi sono parti notabili della 
nostra Alemagna ove si trovano delle Universili di tutt' altra 
specie di quelle da noi descritte, ciò non vuol dire die il bi- 
sogno morale e la intellettuale capacita del popolo sia diverso, 
ma significa solamente che regnano colà vedute e convinzioni 
diverse circa la pubblica istruzione da quelle che noi abbiamo 
qu'[ pronunziato . 

Le Università ci sono pervenute dai tempi andati siccome OR 
fondo ereditario, ed è per noi un impegno d'onore U trasmet- 
terne alle vegnenti generazioni il possesso , se non cresciuto, 
almeno neppure diminuito. Ciò che a questo riguardo possia- 
mo con probabilitb aspettare! t ben degno di seria riflessione, 
ma lo è molto più quel che c'incombe di fare. E qui pure i 
necessario prima di tutto porre da parte tutto ciò che e acci- 
dentate, per non esser condotti In errore nell'atto che et occn- 
piamo nella considerazione dell' essenziale. 

Le antiche Università di Germania come coiporaiionì die 
erano la maggior parte, ebbero una grande ìndipendenea , la 
quale si diramava parte nell'esercizio ed applicazione di dritti 
o statuti territoriali a mo' dì un' ampliata giurisdizione , paite 
Dell'amministrazione di possessi considerabili. A parecclne fila- 
rono colesti diritti o in tutto o in parte ritolti, e a quelle che 
negli ultimi tempi sono state fbnoate non sotto stali dati del 
tutto . Tutte fpieste maniere d* essere aveTWo il loro relativ* 



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DBLLB UNITERSITA' GBRMAHICBB 2O7 

TaerìtO,e sono state adii lotto molli rapporti; al proprio e 
vero scopo delle nniversità erano però affatto estranee; aaù 
tono loro state non di rado di ostacolo . Molto più prossimo e 
convergente a cotesto scopo era ed è il corredo di ma^ifi- 
die collezioni scientìSdic e istituzioni, per cui parecchie Uiu- 
versith sì distiaguoDo. Come sarebbe infatti possibile miscono* 
scere ingratamente l'alto pr^o d'istituzioni, sifialte per le ri* 
cerche scientifiche, e il nobile spirito oad' ebbero origine? Cì& 
nondimeno però si può ben facilmente rimanere illusi sulla veiK 
catìtk di tal pregio. Perocché elleno ^voglio dire quelle islitn* 
tioni^ appartengono di loro natura piii ad mi' Accademia , die 
ad una Università, e non bisogna dimenticare, che anche in 
tempi molto recenti alcune Università, con poverissimo corredo 
di biblioteche e colleiioni scientifiche, hanno potuto creai'e una 
nuova energica vita nella scienza, nel mentre che d'altra parta 
non possono le collezioni più ricche fare schermo alla decadenia 
della istruzione nella totale inerzia ed assopimento di chi di- 
rettamente, o indirettamente è destinato a promuoverla. Arni 
bisognerebbe riputare Ìl più pernicioso d^li errori quello di 
certi Governi che sono abbastanza ricchi per gareggiare in ma- 
gnifiche collezioni, di voler mantenere anche oggidì le loro 
Università, che gih furono un tempo l'orgoglio di molti piccoli 
paesi, alla medesima altezza dei tempi andati; o quel fissare per 
massima, che teoxa collezioni di prima sfera una Università 
non può appartenere che alla seconda classe degl'Istituti di 
pubblico insegnamento. 

Ora, se noi, prescindendo da tutte queste accidentalità vol- 
giamo il nostro sguardo alla vera essenza delle Università do- 
mandando t che cosa dovrebbe farsi per non lasciarle decadere, 
« anzi per rialzarle ? * sarebbe forza il convincerci , che il lor 
ben essere, o la rovina loro sono detcrminati da tre diversi lati, 
mentre ad entrambi cooperano i Governi , i Professoii e gli 
Scolari . 

Ove si domandi ciò che i Governi debbono fare pel bene delle 
Università, noi ci troviamo fortunatamente in grado di rispon- 
dere alla questione con due parole che ci tolgono di qualun- 
que imbarazzo. Gettate un' occhiata al come sono dirette le 
Università là dove si presentano nella più gran floridezza. Es»> 
minate e imitate. 11 resultato di tale esame sarà il vedere , che 
coloro ai quali affidata era l'amministrazione di quest'affare 
hanno saputo ben conoscere, che non stava in loro potere di 
generare le forze intellettuali onde dipendeva la floridezza che 
vi si vede, ma eh' era bene loro incombenza di scoprire , e rì- 
connsccre roteile forze. Si vedrà che nella installazione, e prò- 
mozione dei Professori non si lasciarono snperficial mente gui- 
dare dalla coDsiderazioDe che un dotto poteva omctUiu'n, noo 



:,q,t,=cdbvGoOgk' 



lo8 ESSENZA B PRECJ 

^l merito solo die eaìi, come Kriuore, potesse avere acqui' 
auto, mollo meno poi da intrietii, da raccomandaziooi di per- 
aone autorevoli , e benemerite ^Uo stato , o dalla ioopportuna 
considerazione di meriti patemi od aviti , ma presero m riguar- 
do principalmente ciò cne assicura la vocazione di ud Piofe»- 
sore, vo'dire alla capacità di eccitare e sviluppare negli Scolari 
il sentimento, per cosi dire, della scienza; — si vedrà non avere 
essi dimenticato , che per questo sublime scopo dell' insegnare 
la dignità morale ed il contegno del Professore sono qual- 
mente importanti, che le cogniiioni ed il talento. Si vedrìi fi- 
nalmente che ove sorgessero acri coatestaùoni e dìspute circa 
al trattare una scienza, ben ti guardarono quei Rettori delle 
Scuole di prendere alcun partito, e solamente tennero dietro 
alla disputa qual generale e sicuro mezzo di riconoscere il me- 
rito di ^esto, o qnel Professore, nulla curando del resto a 
quale dei due partiti scientìfici potesse egli appartenere. D^l' 
imperiti i quali, considerando esteriormente tali rapporti, si 
pongono col pensiero nei piedi di quei Rettori, possono bene 
•cenoere nella opinione, che la propagazione della scienza sìa 
|vopriamenie allelor mani affidata; altro non essere i Profes- 
son da loro chiamati all' insegnamento , che i loro oraani dei 
quali e' si servono per questo scopo, e appartenere alla loro 
missione il padroneggiarli e dare loro legge sulla condotta 
del loro impiego. Di taJ maniera possono degl'imperiti vedere 
la cosa; ma eglino stessi però (dico gli stesti Rettori) sanno 
bene che ella non va cosi. Essi conoscono altro essere il tatto 
morale-letterario che dà il compasso per misurare in complesso 
il merito ed il valore di un dotto , e dietro questo lare con si- 
cureasn una scelta , altro è la sujteriorità per cui sola può essere 
giustificata la pretensione lU giudicare in appello sopra la 
scienza . Riconoscendo questa naturale dìAerenza ed astenendosi 
dall' invadere una provincia che loro non appartiene, non rie- 
sce loro difficile di sostenere la dignità del loro posto senza 
lare pregìudisio all'intima indipendenza della quanta di mae- 
stro, in virtiidella quale soltanto è possibile un amichevole e 
armonica cooperaùone di entrambi al grande scopo comone > 

Rapporto a ciò che si dee fare dai Professori , ove si voglia 
che le Universitii tìoriscaao, la cosa è tanto chiara, die appena 
ha bisogno di essere enunciata . Se eglino hanno una chiara 
nozione dì ciò che alla lor missione appartiene, resta solo a 
desiderare, che e' se la rappresentino come cosa molto subli- 
me, e che vogliano riserbare fedelmente ad està le migliori 
loro forze di modo che t/ualmufu^ altra occupazione sia me- 
ramente accessoria di fronte alla cattedra. Molte sono Is 
cose die possono in tal rapporto disturbarli e dlstrarli. 
Prima di tutto i lavori come scrittore, qualità di cui la po4- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DELLE innTBRSITA GERHANICHR SCM 

rilùle cooperaiioDe alla bisogna dell' utriizioDe è stata già di 
sopra rammentata. Ella può però operare anche ìa un teasa 
nocivo , qualora ella diventi preponderante cos\, che l' impiego 
di professore deva essere trascurato col sottrarre ad esso la mi- 

Ee più fresca fona dello spirito. A guest 'abeirazianS 
passare sotto silenxio degl' impulsi men nobili) può eoo- 
ancbe la considerazione, che la sfera di attività di uno 
scrittore i tanto più estesa di quella di un professore. Ma bi- 
sogna al contrario riflettere ancora, che un eccellente professore 
pub nella sua benché piìi ristretta sfera fare una impressione, 
o, coiae ti direbbe, tal breccia, quale non è dato allo scrittore dt 
ottenere, e che per conseguenza in questo rapporto la minore 
estensione può essere compensata riccaraente dalla maggiore 
intensità dell' aiione... — Un secondo e ptìt forte disturbo alla 
funzioni di professore consiste nella moltiplico applicazione ad 
affari pratia cui spesso un Professore si getta: ristretta nei 
competenti confini pu& anch'essa, noav'ha dubbio, fornire 
Dn supplemento salutare all' arida ed esclusiva qualità di 
erudito, ed operare cos^, coli' estensione dell'orizzonte scien- 
tìfico , ed animando colla viva realità della pratica il nudo 
studio dei libri , la reazione più feconda . In forma affatto nuo- 
va e qrtindi pia teduceiue, si manifesta l'incitamento a questa 
pratica attività, là, dove costitmioai politiche nuovamente for- 
mate rendono possibile l'accesso ad un maneggio più generala 
dei pubblici aSari. Chiunque, non prevenuto da opinioni pre- 
giudicate, conoscerà che il vivo e moltiplice interesse a cose 
sifiàtte costituisce una prerogativa dei nostri tem[H. Ora i^ale 
contatto fra la qualità di erudito e l'occasione e la tentazione 
di recare ad effetto e porre in pratica nel mondo reale, ciò che 
c^ì aveva già nel suo interno creato e, direi qaasì, vissuto di 
questa sua creazione t Se non die a questo proposito lùtogna 
ponderare la nostra attuale situazione sotto due punti di vista . 
Primieramente il governare e dar leggi, sopra di che, e col 
giudizio e col consiglio tanta influenza si esercita parte dai 
membri delle Diete e dalle Corporazioai municipali, parte dagli 
scrittori politici, è un affare di tanto grande difficoltà e respon- 
sabilità, che ad ognuno il quale ci si senta inclinato bisogna 
augurare una ben grande diifidenia sulle proprie forze, che è 
la prima condizione della vera bravura ed abilità, onde non 
prenda la sua risoluzione senza il più rigoroso esame. Vi sono 
ai nostri giorni non pochi uomini, anche bene intenzionati, 
che sì danno alla contemplazione delle pubbliche cose con uno 
spirito illuso da quel vedere , come suol dirsi, tutto in color 
di rosa, die è proprio dell'allegra giovanile leggerezza. Costoro 
sì appagano per Io più di certe fantasìe dtnninantì, di certe for- 
male in mo^, che da per tutto echeggiano, e sono abbastauaa 
UH. T. XXKVI. >6 



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aio KSSUIZA B PBBa; - 

■uperficiali per essere comprese della folla, che ood è mai la 
phi tavia , e recate atlomo ed amate siccome una coccarda co- 
mune. Un» volta die qaeste fantasie si sono ben familiarizzate 
sicché per mezzo loro liesca di brillare in una più numerosa 
Che distmta società, cotesti incauti la prendono subito per uà 
contrassegno certo della loro vocazione alla pubblica vita. Ovs 
però guardassero più al f<Mido , ci troverebbero anzi una ragio- 
ne di doppiamente diffidare di se stessi. — In secondo luoeo 
awerrb molto facilmente, cbe il prender parte alla vita puD* 
biica assorbisca tanto tempo e forza morale, e specialmente 
poi tanto interesse esiga, ette l' impiego d' istruttore bisognerà 
■ia lasciato indietro e trattato in conuoato come una cosa se- 
condaria. Tale posbiooe è essolutamente liprovevolc.* Im- 
perocché quantunque decisa la vocazione aì pubblici aSun, la 
carica di Maestro è pur seria e veneranda troppo per essere di- 
■impegnata altrimenti che con tutta la forza, e con tutto l'amo- 
re; e chi sinceramente e coscenziosamente riguardi la cosa, 
▼orrh pitittosto rinutuiarla, che denigrarla con negligente 
condotta . 

E in rapporto ai Professori bisogna ancora una volta &j 
menzione delle giK soma toccate diverse proprietà delle IJni- 
versitii nostre . Pareccnie delle medesime sono state munificen- 
temente, a pi-eferenza delle altre, fondate nei tempi moderni ed 
•Icuue ancora in grandi Cittìi capitali. Per questa circostanza 
il carattere e la emcacia delle Umversitì hanno suLUo io genere 
tmo sviluppamcnto moltiplice, cui fa d' uopo considerare sic- 
come un vero guadagno. Dall'altro canto però le Universitìi 
Stabilite in piccole cittì offrono dei vantaggi particolari (lie soa 
necessariamente incompatibili con quelle prmie, cosV che sola- 
mente dal contrapposto delle une colle altre può essere com- 
pletamente conosciuto il carattere ed il valore delle nostre Uni- 
versitìk in generale. Bi;i(w;Derebbe quindi compiangere come 
una grossa perdita, se le Unìversitìi di questa seconda e più nu- 
merosa categoria dovessero , non dirò estinguersi ( che ciò non 
è da temere sicuramente), ma scendessero in piccolissima con- 
siderazione a motivo dei loro mancati attributi, e avessero meno 
che per lo innanii da rallegrarsi di un caldo interesse e valido 
■ost^^o per parte del loro Governo. Meizi per mantenerle alla 
loro allena non mancherebbero. In queste solamente si rende 
possìbileed'inEdlibile efficacia queir amorevole riguardo al- 
l' individuale ed al personale y>a professori e scolari, del 
Oliale pariammo sopra come di un sommo avvrmlaggio che 
ti troppo vasto cercliio dei rapporti impedisce nelle grandi 
Viàversitii j in queste solamente è possibile un' attenzione al- 
l'attività di ciascune, la recognizioue e l'eccitamento di qual 
•ìaù progresso. A non pochi riuscirb molesta queiu marnerà 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DELLE UNIVERSITÀ GERHlNICmi SU 

£ goremsre un grande Istituto , trattandosi di agire sltrìmenti 
ebe per vìa di statuti e di rescritti, e di cercare resultali diversi 
da quelli che li possono presentare per via dì cifre e dì stati' 
uiche tavole; ma la vitalità non può essere effettivamente su- 
xdtata ed estratta in luce clic pnr mezzo di un' azione vivace e 
d' impressioni enei^ìche. — Va fanale che puÀ servire di guida 
nel r«gime di tal sorta di Università esiste ancora, e conliste in 
ciò, che in molti pìccoli paesi della Germania si è fortunata- 
mente conservata un cordiale attaccamento a ({uesta specie di 
patria , in forza de) quale l' avere influenza sulle Cnìversità del 
paese può presentare un' attrattiva capace di contrabbilanciare 
nolti altri avvantaggi . 

Ma che cosa ^ova il più nobile sforzo dei Governi, che i più 
brillaati talenti dei Professori se ad essi non corrisponde la 
buona docilità per parte degli scolari? Per essi solamente ed a 
prò loro sono tutte queste cose stabilite e ordinate, e se eglino 
traicorano di profittarne con tutto il loro buon senno rìmaii- 
gODo affatto inutili. Fortunatamente vanno alla Università ad 
OD' età nella quale delle tendenze erronee non possono ancora 
aver gettate profonde radici di modo che l'impressione di buo- 
ni Professori possa essere paralizzata. Ma alla stessa Università 
centrarono abitudini e inclinazioni per cui possono essere ro- 
vinati, o almeno divenire estranei al vero scopo pel quale ci 
son venuti. La maggior parte di tutto ciò è cosa antica, cono- 
tdutissima, cosicché non ha qui bisogno di esser commemorata. 
Halle però tra queste cause che rovinano la gioventù si sono 
wginnte nel nostra tempo, e di queste vai ben la pena che noi 
mciamo alcun che. Ad esse principalmente appartiene il falso 
e superficiale interesse per le cose politiche. £ per verità come 
fi paò tuasimare, che dei giovani per lo più destinati alla vita 
pubblica prendano ad essa'una vivissima parto? Il salo biasimo 
riescirebbe anzi che utile, nocivo, pntenda essere interpretato 
malatitcnie come P effetto di principi pregiudicati, anzi che 
fespretsione dell'amorevolezza ammaestrata dalla esperien- , 
Ut . Piii opportuno è rivolgersi ad essi col buon consiglio e 
dir loro,che, se veramente amano la loro patria, dirigano piut- 
tosto questo amore ad istruirsi fondatamente, e ad educarsi al 
servizio dello stato a cui saranno certamente chiamali, 
quando per mezzo di buoni studj siansi posti in grado 
di essagli utili veramente- E nulla più sturbar può ed im- 
pedire cotesto istruzione quanto l'insana cecità colla quale si 
arrogano un giudiiìo che ad essi non appartiene ancora, sicco- 
me pure nnllB più la disturba, guanto qualunque spìrito di 
partito, che ovunque si mostri, affascina quel nobile e libero 
sguardo con cui la vita e la scienza debbono essere riguardate. 
Moltiwimi lOD quelli ai quali il t«iiiperunento e il carattere 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



sia BSSKItZA E PBBGJ 

naturale niMi concedono di prender parte alle palAlidie cose 
che in una crrta e limitata misura , offre di cui la loro capa- 
cità non arriva; e quando hanno consumato questa mifura in 
leggiero e male inteso entiuiasmo, non rùnane all' attiva TÌri- 
litfi altro che freddo egoismo e forse la oscinatecia di pregiu- 
dizi abituali... Ovviare a queste false tendenze dei giovani 
■piriti con serj ed amorevoli avvertimenti è un dovere partico- 
lare dei Professori. Parecchi certamente prefenscono piuttosto 
di solleticarle e stimolarle piaggiando l' orgoglio e l' arrc^ansa 
( parto mai sempre della ignorania ) invece di attutarle; nuc 
sia clic lo facciano per procacciara a se stessi con questo tacile 
lenocinio dell'amor proprio Ikvore e plausi, ovvero per acqui- 
stare proseliti al partito dal quale eglino aspettano la uDÌversale 
salute; sia che lo bcciano nella più sincera persiusione, osm 
pur finalmente che nelle loro opinioni politiche si contenga non 
piccola essenziale parte di verità, incombe loro sempre una se- 
vera discolpa, giacché nella più favorevole dì queste tre ipo- 
tesi hanno cos\ condotto i loro scolari per una via pericolosa, « 
che d' altronde non reca loro più giovamento di quel che recar 

ossa a qualunque altro ceto comune die dì scolari non sìa. 

liccfaè può dii'si dei migliori fra essi ; ■ Non samio quel che n 
lanno I ■ 

Ma come dunque bisognerfa reagire a queste ed altre simili 
seduzioni? Le leggi e le istituzioni di polizia sono buone e ne- 
cessarie per distornare una violenta eruzione, nel resto non Kr* 
vono a nulla . La personale e diretta influenza dei Professori 
per via di ammonizioni e codsÌkIÌ è salutare, ma limitata dì sua 
natura, e molto più inefficace del radicato e durevole buon co- 
stume , e quel naturale buon senso , che ciascuno ha portato 
seco dalla casa paterna. Per cons^uenza non si può far argine 
alle false e rovinose tendenne a cui si trovano esposti i eiovaoi, 
che in un modo genpi-ico, aumentando la forza della direzione 
verace . Ove dal talento e zelo di bravi professori resti impe- 
gnata ed avvinta tutta l'attenzione e tutto l'interesse degli 
scolari, se ne troveranno sempre meno, che si abbandonino ad 
lina pit^ga prricolosa o cattiva . Quello , che manca però, e die 
' ■' ' ' iplice 



posi 
Sicc 



sarebbe sommamente a desiderare, è una mottiptice azione 
stilla diligenza: degli scolari, piii incitamento alla loro attività 
e sorv^liania sulla medesima. Vero è che cpiesto tasto è per 
•e stesso di natura sa delicata, che quasi bisognerebbe aver paura 
di toccarlo pubblicamente . Perocché tutto ciò die in questo 
proposito s' introduce a mo' di misura generale, e di estrinseca 
coazione, bisogna che ben presto si mastri sterile per lo meno, 
ienou dannoso : perchè riesca fruttifero bìso^a che si parta 
dalla saviezza e direzione dei singoli Professori', e che possa es- 
KK assoggettato, secondo te persone ed i tempi, a non piccole 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



DÈLLB università' GSHM&tllCtlB 31 3 

Tarìetk. Ciò presuppone assolutamente, che i Provveditori delle 
Uuivcrsiià prendano un interesse amor<;vole agli sforzi ed alla 
riuscita dei singoli Professori, e ch'esista da ambe le parti una 
•cambievole confideaza. Tali istituzioni potrebbero nelle grandi 
Università essere facilitate da aò, che tra il maestro e glì scolari 
«Htrassero persone intermedie come sarebbe Aspiranti a divenire 
Professori, o ancora scolari provetti, e distinti che fosserq atti- 
vati a guidare nel lavoro gli scolari più giovani. Fin d'ora giù 
si formano spontaneamente delle riunioni fra dilìgenti Alunni 
per lavorare insieme alla scienza : esse avrebbero solamente bi- 
sogno di divenire nià comuni, e di essere poste in determinato 
contatto coi singoli Professori . Tutto però senza esteriore eoa- 
:hè divei 



, cosicché diventi piuttosto un costume, ed un impegno 
d'onore, che on dovere, e solameiite richiesta dall'esempio 
dei più distinti . Siffatta istituzione arrecherebbe ancora il van- 
taggio che alla fine del c»rso accademico si renderebbe possibile 
Hn giadizio pia sicuro sulla bravura personale degli scolari, 
che noQ è quello che ora sì pratica per mezzo dell'esame. 

Se si confrontano l'uno coU'altro gii scolari, che si trovano 
iosieroe ad una medesima Universitli, è impossibile non ricono- 
cccre una grande diversidi nel talento e nelle prcdisposiiioni 
idlo spinto; dal che una questione emerge, cioù A qual classe 
di uditori deve propriamente il Professoie dirigersi?.. (JuV 
molti estendono le pretensioni |MÌi che e possibile. Il Professore 
teceado loro dee prendere le sue misure dai più distìnti , da 
quelli che per carattere sono chiamati al progresso della scienza, 
il che Dicendo anche fjli altri possono vedei-e quanta parte della 
istruzione, che loro si presenta, sia loro giovevole ed alla loro 
portata. Questa veduta i da rigettare non solamente perchè e' 
sarebbe ingiusto di procurare U vantaggio dei pochi, trascuran- 
do il blso^o di molti, ma per tutt'altra radane ancora . Per 
quei pochi coi U natura ha dato uno straordinario talento, Dio 
stesso ha provveduto immediatamente, ed essi non abbisognano 
dei nostri istituti . Eglino si potrebbero aiutare anche senza Uni- 
versità, sicché tanto più possouo in qualunque di esse trovare 
facilmente il terreno ove gettare le loro raiTici, e d' onde suc- 
chiare il loro nutrimento ancorché di loi-o non si faccia alcuu 
conto. — Altri tutto al contrario deprìmono le pretensioni • 

quanto è passibile. Moltissimi scolari (dicono essi) si mostrano 
aifatto incapaci di qualche siasi istruzione vivace ed animata, 
nel che la condizione, spesso la povertà ed un dozzinale carat- 
tere, possono al tempo stesso aver gran paite. D'altronde ^se- 
guono) e' non sono affatto incapaci d' imprimere mecraiiica- 
mentc nella memoria un triviale estratto della scienza, e diap^ 
plicarlo poi in maniera ecuaimcnic meccanica nell' esercizio di 
qualche impiego. Secondo questa opinione dunque debbono 

c,q,t,=cdbvGoogle 



Il4 BSSBHZA B PBEGJ KC. 

specialmente.lc Uni versili, provvedere acotesto pìccolo buomo, 
potendo di così piccolo apparecchio godere ancora i migliori, 
e cos'ineuuno se ne va a casa dif^nno a&lto.Ma diciamo piut- 
tosto che per silTatta clasi>e le Univei^ità sono pastura troppo 
fina ticcome pure è per essi troppo ardua qualunque sia voca- 
lìone tcientihca , sicché sarebbe desiderabile che dei giovani 
di questa categoria fossero disanimati dagli studj, e si sceglies- 
sero un'arte meccanica più confacieate alla loro capaciti. — 
Ove questi due estremi ^dico i talenti trascendentali, e gli stu- 
pidi) vengano come è giusto esdnsi dallo scopo cui sono de- 
stinate le Università, ci resta la numerosa e rispettabile dasse 
mezzana, vero oggetto dell' accademica attività, di quelli, cioè, 
che hcBDO bisogno e, per lo più, anche capaciti di un eccita- 
mento più forte , e la euida intellettuale dei quali è per ^esto 
appunto si salutare e miporlante. Ogni maestro si faccia un 
carico d'onore di procurarla; esponga loro tutto quel meglio 
che può, esiga il difficile, ma non sd^ni di tendere, m loro prA, 
ad una schietta popolarità. Molti riguardano questo sforzo co- 
me un abbassamento e j^ìi attribuiscono una importanza equi- 
voca, poidiè in moltissimi casi unicamente consiste nella più 
completa elaborazione del pensiero Stesso , di modo che, per 
estere popolarli ù diviene troppo minati, moltiplicando le 



idee a tcapito di quella stessa chiarezza che si va cercando. 
Esiste insomma in questa materia dell'Università una certa af- 
finità cogli Stati. In essi pure potranno Eroi, Uomiai di stato. 
Dotti ed Artisti di prim' ordine, potranno dei singoli con ric- 
chezze, e poderosa influenza dì condizioni distinte contribuir 
non poco ad illustrare la repubblica, ma la forza e la durata 
di essa non riposano su di loro. Meno anche riposa sulla dasse 
servile dei mercenarj, o sopra la marmaglia vagabonda e senza 
patria. Ma è sostenuta dal numeroso Ceto mezzano che parte ù 
dedica ai lavori dell'intelletto, parte all'A^coltura, ed alle 
Arti in mille modi e svariatissime gradazioni; e sulla sana ra- 
mpone, e sul buon senso che domina in questo ceto. — 

Quali siano le Università Tedesche è stato dimostrato: le 
elle si manterranno in questo stato, se saliranno, o decaderanno; 
tutto CIÒ è posto nelle nostre mani, dico di noi generazione pre- 
lente. 11 giudizio dei posteti ce ne chiederà conto I 

Berlino, Ottobre 1836. 

A. P. C 



:,q,t,=&bvGoOgle 



Amarne* alta Lettera inserita nel precedente fasci- 
colo N.' 98 (Bim. Mano e Aprile) illustrativa una 
Iscrizione romana del Duomo di Pisa (V. pag, i5a). 

yjìun lenza Dumero «ono te Lipidi, da cui appamcono i 
vani gradi di pareoieU cbe la famiglia degli Antonini vanta- 
la, e compìaceiasi di ricordare solennemente, dei proprj 
onorevoli autecessori nell'Impero: quantunque, a dir veroi 
ninna consangnineitb passasse tn Nena e Troiano, corneo 
cbè eletto a succedergli per solo fatto di adozione; allo stesso 
modo che da Ini lo fu Adriano, e da questo Antonino Pio ec. 
^tre alle quattro Iscrizioni precedentemente allegate, alcune 
altre ne abbiamo'qui riunite fra le tante dalle quali è dimo- 
Unta una tale ostentazione, a cui non rinunziarono neppure 
ì pà tristi, come Gela e Caracalla. Abbiamo creduto op- 
portuno corredarle di qualche anootazione. 
L 

mp. CiESlRI 

DIVI . TBUim . PÀBTBia . FIL. 
DITI IlEHViB KBPOTI 

TRAUHO . RIDRUHO 

ÀTG. POHt. HiX. TRIB. FOT. ZXI 
MP. n. COS. III. P. F. 

ET . DIVU SUIItÀE 

HIP. ClESUt . T. A8UVS . BADRlUtVS 
AnrOKIHVS . àVG. PIVS . POKT. MAX. 
TKIB. FOT. O. COS. DBS. in. P. P. HIP. II. 

PABEEITIBVS . SVIS (1) 

( 1) //i Roma. La presente ed alcune delle susseguenti Iscri* 
noni uovansi in Panvinio, ìn Manuùo, in Grutero, e in altre 
simili collezioni; il che sì avverte una volta, per non ripetere 
imitilmente la citazione delle rispeiiive opere gi^ rammentate. 
Di quelle rinveniue in altri scritlori sarà fatta spedate men> 
■ione. 

n. 



WP. 






BIVI 


BÀDaum 


FILIO 


DIVI . TBAl 


INI . FABTma . MEPOTI 


DIVI 


HERVAB 


FRONEP. 


T. ÌKLIO 


HADBIABO 


AMTOtmiO 


k 


VG. PIO 


vomrtFici 




MAXIMO 


TH. FOT 


II. 


IMP. II. 



:,q,t,=cdbvGoOglc 



Slb ArPIHDICI 

m. 

IMP. ClBilU 

sin • urtoHini • m f> 

Dm BUBiun . mpon 

Dm . TIUI&MI . PUTHia . p. 

Dm nsHTAB . abubpott 

L. ATHKUO TEIIO 

ATO> UtKZnUCO . PAItTHICO 

lUXmO . MEDICO . TBn. POT. n 
□tP. T. COS. n. DBSlftMlT. Di. PBOCOS. 
COLLBG. PABR. TIGM. OSTB 

QVOD . PKOTIDEMTU .ET ... , (2) 

(i) Questo bel frnmmeato d'iscriiione coi cnralterì capo- 
volti (corgesi adopemto qoal tnaleriitle di oian pregio nel 
parapetto d'uD balcone dell' aniichisumo tempio di S. Gìo* 
vanni in Firenxe, come acce'tana Ìl cai. Ctcognara nella Sto- 
ria detta Scuttura, voi. a.*, da coi l'abUamo tratto. 



PIO . aiLTTE . BT . TICTOnU 

nip. ctEsura 

M. ATKELit . Aaroinffi 

l. ITRELn . TBU . riL. 
DIVI . Pn . HEP, 

DiVl . HiSum , PHON. 

Din . TKlllin . PAKTBICI . iMBP. 

Dm ■ HEKTiB . AD1<EP> (S) 



(3) jipud Gudium 8. 6. 



DfP. CiJSS. Dm 

M. AirroHun pn . oebm. 
sÀMt. rn.. Din . àstok. pu 

HEP. Din . HiDn. PROHEP. DI 

yu Tiiiiiin . FUTma , uhep. 

Din BEBVU . U>NEP. 

LUCIO . sepTDao . sevebo 

PIO . PBHTIHÀCI . AVO. UU. 
BICO . ÀDIABEKICO . POHT. MAX. 
TMR. POT. ni. IMP. ni. COS. u. 
P. P. PBOCOS. DESI&5. (4) 



BEHACENSKS 

C4) Tusculani ad Bmaaun . 



:.,Googk' 



AD DNA BOMAHA ISCBIZIOIIB BC. SI 7 

VL 

ntr. CAES. DITI . M. ANTOHINI Ttl .. GERH. SÀRM. 

FIL. DIVI . COMMODI . nUTER . DIVI . IKTOMMI . PlI 
NEP. DIVI . B ADRIANI . niOHEP. DIVI . TBllANI . PAH 
TBia . ABJIBPOS . DIVI ■ IIERVIB . ADHEPOS . L. SEPTDOVS 
SKVEBVS . FIVS PERTINtX . ATC. MU. ADIAB. PAK 

XBIC KAX. POUTIF. KAX. TIUB. POT. XVI. lUP. XI. COS. H. P, P. 

vn. 

nip. CIES. L. SBPTIHlI , SEVERI . PERTI 

HACIS . IVG. ARAB. ADIAB. PABTHIC. 

MAX. FIL. Din X. iKTOUlNI . FlI 

GERH. SARM. REP. DIVI . AKTOHIHI 

Pll . PROIlEPOa . DIVI . B ADRIANI 

ABHEPOS DIVI . TlUlAHl . PABTHIC 

ET . Din . NERVAE . ACNRPOS. 

H. AVBSUVS . ANTONIHVS . PIVS . AVG. TKIB. POT. XI. IHP.U.COS. m. 
■OUINA . MLITVH . QVI . WLITAVERVNT . IN . COHORTIBVS , 
PBAETOR1S . DECSM . I. U. )ll. Illl. V. VI. VU. Vili. Villi. X. 
Plls . VINDtCIBVS , QVI . PIE . ET , FORTITER. UIUTIA . FVH- 
CTI , 5VAT . IVS , TRIBTIKVS , COHVBl . elC. (fi) 

(5) Museo della Beale jiccaderma di Mantova ec. 
{voi. ^.* pae. i43). Nella Dota 18 R pHg. 1 S9 del Fascicolo 
precedente N. 9H dicemmo, avere gli Editori di quruo Mu- 
Ho tRcinto il nome del Prof. FraQccKO Longhena come de- 
■criitore e illustratore della maggior pnrte del voi. 1°. Ori 
però che ci vien fatto sapere, esserne stnto collaboratore an- 
che il coltiuimo medico mantovano aig. Doit. Andrea Cristo- 
fori, ci affrettiamo a rendergli quest'atto di debitB^ìustizia, 
appunto perché 1' — A tutti il suo — di quella nota non 
retti minimnmente smentilo. Che se gli Editori surriferiti 
Don avessero lasciato d<«iderare tali achlnrimenti , la precitata 
Dota e la presente sarebbero state supvrfiue. — Una iscrizione 
di tenore consimile alle due premesse ( quanto al privili-gio di 
connubio conceduto ad alcuni soldati pretoriani ), che appella 
al tempo dell'imp. Ser. Galba , leggesi in caratteri conformi 
al vero in Mafièi Museum f^eronenseetc. ( Feron. 1769, in 
fol.pas.C). 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



31» ÀPPBITDICB 

vm. 

IXP. CIES. H. AH 

TOmm PlI . GERII. UH 

FIL. DIVI . PlI . ItEP. DIVI. HA 

DRUm FBOmP. DIVI . TRA 

UHI . PÀRTH. ABHEP. DIVI 

NBRVAE . ABUEP. M. AVnEL. COM 

MODO . AITTOmNO . PIO . FEL 

AVO. gauh. GBim. max. bhit 

HAI. THIB. POT. Xini. IKP 

. . . COS. V. P. P. HOBt 

Li53Ufo . pnmapi 

BESACEHSES (6) 

(fi) Manasio (P^S* ^7^> o-" 3>)t Haffeì P^erona illw 
strata ec.,^i\aao i825(Part. i.'pa(;.34ot Ucr.n.* XXXVII) 
eSIuseum f^eronense etc. (pag.CI.n.' a). Il primo, oltre 
a qualche v ariete nella disposizione delle figlie , la mancana 
della lettera ilf al v. 8 negli addiettivi Sahx (aticaì). Gran 
(anico), e la lezione P. M. invece di Max, dopo Bmt (on- 
niùó). Ila Nervae AdnepoU, mentre l'altro legge Abnepo- 
ti, cioè il quarto grado della pretesa parentela , notando però 
che questa voce sì usurpava anche pel quinto grado, ch'era 
Vjidnepos. Il medesimo sbaglio è corso nella Tavola XXXII 
degli jàtti e Monumenti de' Fratelli j4rvali iltustmti dal 
sommo nrcheologo Gaetano Marini {^Romae 1795, P. I. 
pag. CXLIF), dove M. Aurelio essendo deUo egualmente 
Divi Traiani Parthici Abnepoti, Divi Nervae Abnepo- 
ti, osservasi da quel dottissimo: «Per errore, in cambio di 
<t Adnepoti; ed un tal errore si ha pure in un'altra lapida 
ce del Museo Veronese (^è la qui sopra addotta ) , in un' al- 
ci Ira dell' antica Citppena, ed in una dell' agro Capuano ». » 
Pare pertanto che il Manuzio abbia scritto correggendo come 
dovea essere, e non come sta effeltivamente nel marmo ve- 
ronese, in cui mnnca inoltre dopo Tmp. il numero delle 
volte che Commodo era investito di questa digoitìi, benché 
realmente fosse l' ottava , come da altra tavola che qui segue, 
gih rlportau, sebbene inesatu mente , da OtUvio Rotai (_ Afe- 
morie Bresciane, i6g3 in ^.' pag. a4<^)j ed eaiaieate oelli 
piaua maggiore di Brescia; 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



AD uni BOIUHA ISCRIZIONE EC. 



tMP. UESAM 

DIVI . M. AnroKim . pn 

GERM. SUMAT1C. FILIO 

DITI . pn . NEPOT. DIVI . HiDRIAH. 
PHOKEPOTl . Din . TUUHl . PUTH. 
ABHEPOTl . DIVI ■ «EHTAE . AUHBPOT. 
M. ATRBLIO . COIIHODO . AHTOHINO 
PIO . FELICI . ÀVG. SIHHATI 
GBKM. HIZIH. BKITANR. 

POmiP. HAI. TRIB. POTBST. Xini 

iMp. vm. COS. V. P. p. 

FORTISSIMO . PUKCIPt 

M. votaina . ìrrivs . mvcuhts 



mP. CAESAB 

DITI . SETEIll . pn . FIUTS 
DITI . MARC. AHTOSINI . KEPOS 
DIVI . AnTOEllin . PII . PRONBPOS 
DITI . BADRIAHI . ABN^POS 

DIVI . TRAIAHI . PARTHICI 

ET . DIVI . HERVAK . ADNEPOS 
M. ÀVnELlVS . ' ÀMTOHIHVS 

PIVR. FELIX. AVC. 

PARTUICVS . MAX. 

BRITANNICVS MAX. 

GERHANICVS . MAX. 

POHTIFEX . MAX. 

TIUB. POT. XVII. IMP. mi. COS. UU. 

RE9T1TVIT (7) 

(7) Ma^; , ifus. Feron. ( pag. 4»?. n-* »3 ). L« «tew 
o»ervauone occorre per U ^oce j^dnepot(y. 7.), giacché M. 
Aurelio Commodo ÀdIodìdo, a fronte di Neri», avrebbe do- 
vuto dirsi parente ìa quinto grado, come nota Ìl Marini (Fra^ 
tela Arvali ec. P. II, pag. 35g, 36o ) nel riferire )■ iscriiio- 
ne cbe soggiungiamo (N.* XI), da not gih leUa prima in Ma- 
nazìo (p. 368) : « Con quesli medesimi cinque gradi dì paren- 
R tela , che sempre fanno capo da NerTa , da cai pretesero 
«di trarre la loro origine gli Antonini, ci si presenta Corn- 
ei modo in molte lapidi , e con gli etessi Severo , il qual Tolle 
B essere tenuto per 6gliuolo di Marco, e fratello di Com- 
K modo, come dic« Dione, e dicono molte iscciuoni. Cara- 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



2aO APPENDICE 

«calla, figltaol di Seiero, sei gradì dì diieeadenza contt 
ce De' monameati , ed io questi piuttosto che far uao nipetto 
ce B Nena del vocabolo Trinepos, iatrodotto nel Lazio da* 
n Gìureconmlii , ti uniscono iasieme due gradi , e colui vi sì 
ce nomina Divi Trajani et Divi Ifervae Adnepotii il che 
a fa ouervBto dal Fabretti , e confermato con alquanti esempj 
ce tolti dalle lapidi) alle quali, oltre a quelle che si sono 
ce stampate posteriormente, aggiungerò la seguente stampata 
et con poca esattezza dal Grntero , e da me copiaU sopra A' an 
«cippo che trovasi di presente nell'atrio della Chiesa di san 
a Pietro di Perugia) ne' cui lati sono scolpiti la patera ed il 
osimpnlo. In una tavola trorau alla Fara, e eh' io vidi 
ce presso il poc' anzi defunto c^rd. Carrara, Gela fratello di 
« Caracalla n dice esso pure Divi Trajani Parth. et Divi 
« Nervae Adnepos a , 

Xf. 

« 

IKP. CIXS. H. ATBB 

LIO • Ammano . avo 

THIB. FOT. II. PROCOHS. 

IMP. CIES. L. SEPTUal . SEVERI 

PlI. PESTITIAaS iVG. ARABI 

CI . ADIABEKICI . PAHTHICI . KAX. 

F. F. P. P. FILIO . DIVI , X. AHTOm 

m . PlI . GEMUTICI . SARHATICI 

HEP. DIVI . ASTOmifl . Pli . PRO 

NEP. DIVI BADMARI AB5EP 

mVI . TSAIAHI '. PART. ET. PITI 
MERVAE . ADUEP. D. D. P. 

Lo Stesso Marini (iVbfe alla Tavola XXXII, p. 4")' 
a Mi arriva ora ora copia d'altro bel mooumento, trovatoù 
ce nello scavare a Porto Trajano, che latta ci dk t'alletuu 
ce serie dei progenitori di Severo n: 

XIL 



..«''.** 


PlI . OERMAIfl 


. . . a 


FILIV8 . DIVI 


COHHODI 


FRITER 


DIVI . AjrTONim . PlI 


. HEPOS . DIVI BADMANI 


PRONBPOS . DIVI 


. TRAIAKt . PARTHia 



:.,Googk' 



AD Vtlk BOMAKA ISCBIZIOini BC. 



TITS . FESTIHÌZ 

AKÀBSCva . ADUBemCTS 

THU. ¥OT. mi. iHP. vin. COS. 



COHFRÀCTAII. USTITT 

E basii cosi di qaesu curiosa materia psendogenealogìca. 
A.T. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Di jLcatfE aorrr^ tittiiodotte mklla lettekjtoìij rr^- 
UAjià. Leùone del Marchese Toiiiuso Gàbgillo, re- 
citata il giorno 3o Agosto 1887 nel^ I. e R. Accade 
mia della Crusca. Milano, presso Gìovsddì RcsdsU, 1 838. 



«erri riconoicìuli ragionevotr, iirt quella 
di iliidur r uomo io w k dcÌI* itorU, leo^ 
ÌDlerniFua d'irbìlri iole restali ■ perpelair* 
le ciile tcicDllBcht e Icllcriric ; è venuto 
in mmm* il Icmpo di (cuotere il giogo a 
quelli icbiavilli del pewiero che lenoa 
■ocnineiM teola eli, qiu)i per Becamulir* 
totimoniinie uill* ififllem dell' uomo, 
quando Egli rìnuniii ■ qucll* liberi^ CM 
gli fu dati percht ae ne gio^uK ■ caiainà- 
tiara coi iccolì, e uoo 1 retrocedere co'pre> 
giudici. 

H. PuM. Stadio m m VUn. 

M. n,\ boti che il timor dell' ariatìco CholerB facea nel 1 835 
fuggir da Napoli, il Marchese Gargallo, chiarissimo lume della 
letteralara italiana de' giorni nostri , memore della cordiale 
ospitalilk che in tempi meno infelici emgli atata data in To- 
scana j co' suoi più cari si trasteriva a Firenze, ed ivi tralte- 
nevaii fioche la fona micidiale del morbo nella cittì dalla 
quale era fuggito, durava. 

Socio dell'Accademia della Crusca, in una tornata della 
tnedeainia divisò mostrare come non a vana pompa di onore 
riputasse il tìtolo dì membro di qoella , e prima di lasciare 
la Cittì ospitale, volle (com'egli dice) dare al dotto Consesso 
|7 comiato d'un vecchio italiano leggendo il discorso supe- 
riormente ricordato, che poi in Milano dnva alla luce insie- 
me con una Elegìa latina aulto stesso argomento vertente . E 
l'uno e l'altra rinnuovano una volta di più la tanto dibattuta, 
e forse non anco bene per il verso considerata questione del 
Classicismo e del Romanticiamo. S) , lo ripetiamo; forse la 
questione non è anche bene ppr il verso considerata. Avviene 
d'ogni contesa, avviene di tmtodò che ammette due diverse 
opinioni, che per lunga pez» duri il declamare e il dibattere, 
senza che i contendenti si sieuo per anco perfettamente e 
quanto dovevano intesi, o, quel che accade più spesso, senza 
che siano stati ben posti dapprimo ì principi fondamentali 
del subietto disputato, il che è indispensabile per retumente 
risolvere ciò che non abbastanza chiaro si mostra. Vera, o 



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LBZIOHE ACCADIUeA 233 

brolon, è celebre la ^oria del faaciuDo nato eon na deote 
i' oro . Fa rìfèriu U naovitli ad un'Accademia di adente oa- 
tarali . Ogni membro volle dal canto suo dir la propria opi- 
nione; e chi Bosteoeva esser cosa quella, cui la 6sÌolo^a 
non avefB di che fitte le maraviglie; chi diceva non esser oro 
la materia del dente , siU>ene osso combinato con tali sostarne 
che davano all'osso medesimo l'apparenza dell'oro. Altri, 
altri pareri spacciavano; e lungamente e aenza frutto n di> 
battè la questione, la quale facea mostra di volgere a piega 
tntt' altro che scientifica. Un de* soGJ <^e avea creduto cosa 
pmdenraale il non pigliarvi parte, moiso alfine da cariti, prò 
pone* la questione in si&tti termini r Esiste veramente O noa 
esìste qael dente? E vera o non piuttosto favolosa la nascita del 
prodigioso fandollof n E i] fanciullo fu ceroato, e si giunse 
a conoscere , com' egli non era nato mai , Valga l' esempio solo 
per sppogpo della proposizione, che nelle questioni debbono 
ben dichiararsi i prìncipi - 

Anco il chiarissimo Gsrgallo, se il nostso debole inielletlo 
seorge bene, avreUie dovuto segnarsi piìì chiarì i termini 
dell'ai^oDiento che imprendeva a trattare. Prima di parlar 
dei mali che le da Ini asaerte naovità letterarie hanno alla 
lingua ed alle lettere recato, e, secondo il suo detto, minac- 
onno di recarne altri ancora; avrebbe, ne pare, dovnio pri- 
ma vedere, se veramente qudle ch'ei chiama nuovità sieno 
tali; avreUw dovuto dichiarare se tutta la scuola ronutntica 
è il flagello della letteratura e della lingua, o non piuttosto 
alcuni Bollaoto dì quella scuola i quali, non ristando al ra- 
gionevole, ri son dati alle sconsigliatezze d'una sfrenala fan- 
tana; avrd>be infine dovuto considerare quanta sia l'influenza 
c^ i romanticisti scrittori possono aver sulla lingua nostra. 
E qol, ove queste conriderazioDÌ avesse pur fatte, sarebbe ca* 
dnia la gran questione , se i dotti , se gli scrittori sieno coloro 
che debbon dar legge in fatto di lingua ; sopra tutto se poa> 
sono; oppure se dittatore di lingua sia '1 popolo, dal quale 
ogni maniera di scrittori debba ricever la legge. Ardue qui- 
sioni per verìtJi, per risolver le quali non una lezione accade- 
mica potrebbe bastare : molto meno on articolo da giornale . 
Ni certo il chiarissimo Gargtillo vi pose pure il pensiero. Et 
partigiano risoluto del classicismo, voleva fare alla dotta Ac- 
cademia la propria professione di fede , e la fece come quasi 
tutte le professioni di fede si fanno: che è quanto dire prote- 
Uando di credere al visibile e all'ioviribile. 



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3^4 GABGALLO 

Ancor noi abbiimo fàtt» altra lolta in quésto stesso Gìor^ 
Baie la nostra professione di fede. Per noi settatori dell' «c- 
clettismo non monta se lo Scrittore segua la bandiera dei clas- 
'Sictsti O dei romsnticisù, purché le pietre ch'ei porta al 
grand' edifizio sociale sieno lagiinte a squadra, e sieno pulita 
in modo da esser con le altre pietre marate . Cìò vtdeva esser 
ripetuto, perchè il dotto Siciliano seppure giuhge a veder 
questo povero scritto, sappia sn qunl bilancia ei debba pesar 
le nostre parole. Parole di moderazione però ci protesiiamo 
dì dire nel fare alcune considerazioni sulla di lui lezione, e 
quali l' ergono la tolleranza d'ogni opinione anco alla nostra 
contraria io ogni genere di credenza , e aopm tutto la molta 
venerazìoDe da cui ci siamo sempre sentiti ripieni per quel* 
l'uomo insigne che ci dava Orazio con veste veramente nuziale. 

E prima di tutto: è e((li nuovità il romanlicismo, questo 
romanticismo che il nostro Autori- fa coetaneo e gemello del 
cbolera, e che preconizza più da fuggirai dell'asiatico mor- 
bof E egli straniera importazione, perchè possa applicarseglì 
quel lamento di Tullio in urbem nostrum infusa est pere- 
grinitasf I romaniicisti dìstano poi tanto dai classicisti per- 
chè possa convenientemente credere che per l' ali anta nameoto, 
per lo scisma debbasi lor bandire la croce addosso? Vedia- 
molo. Sovente ci sen-iremo d'alcune ìdi-edi quel chiaro io* 
gpgno d'Àmbrugio Haogìagallt, le opiinoni del quale divi- 
diam quasi tutte, perchè tra qoantì di romanticismo e clsssi- 
cisinohan parlato, ne sembra che nìuno lo abbia £bUo meglio 
e più pacatamente di luì. 

Qiial è mai l'origine del classicismof quale quella del 
romanticismof La replica a quella dimanda puA formularsi 
con te seguenti parole. Il classicismo ripete il suo prìncifno 
da quella servile imitazione in cui doveva neoesaari amenta 
trovarsi inceppala una Iclteralurn nascente e bambina: II ro- 
manticismo bn origine dalU emancipazione ohe dette a se 
medesima la umnna ragione, allorché tastando t proprj mu- 
scoli e senlondusi forze da tnnto, credè poter camminar libera 
senza chi gli sK-sse dietro a dirigerne il p»BSO. 

Difatto, ove i primi non si fossero dsti nd una imitazione 
cìfch e servile, ed avessero quanto si conveniva fatto parlar 
In ragione , si sartrbbero di leggieri accorti come le forme che 
leneano a modello quanto erano belle e decenti nell'impiego 
che ne avevano iàito i Greci e i Romani ; altrettanto tornavano 
fuori di luogo ed erano irragìoneTolì BllorquaB,do ù voleauo 



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UZIORC ACCADKIHfCi 3x5 

■dittare a nuovi e diversi tempi , nd informar nuove e diverse 
idee, ad esprìmere nuovi e diversi bisogni. Vollero ì romao- 
ùcisù (cbe non si disLÌngaevana allor con tal DOme) spiogere 
delle occhiate veramente intuitive su quanto ne rimaneva delU 
letteratura greca e romana, e videro io quelle non povere e 
morte cose, ma sibbene un fuoco vivo ed ardente che le ani- 
tnava.... videro in quelle tultociò a cui la lor ragione li so- 
tpingevR. Pensavau costoro cbe ì lor tempi la lor patria do- 
vevano esser primi nel loro cuore ne' loro peosìerì , percbè 
Omero , Virgilio , Escliilo, Orazio , Lucano , tutti in somma 
gli itniichi solo della lor patria, dei lor tempi, dei loro costa- 
mi, delle cose loro s'eran dati cura. Pensavano che la loro 
Riigione, questa religione del Crislianesimg, a torto da qual- 
Ùie corto veggente chiamala prosaica , dovesse ausurrar dolce- 
mente sulle lor cetre, perchè iinco i Greci ed i Latini uun erau 
pk corsi a pigliare in prestito da nitri popoli Numi dni pro- 
prj diversi per farli subietto delle loro armonie; ma sibben^ 
avevao detto ad una voce: cantiamo 

! Ivldkrì Oc), 

La religiaa degli Avi mitri, il prinm 

D'ogni niMlro pemier, de' oodri affvllh 

Pensavano che per loro potessero cantarsi e descriversi i pa- 
timenti si morali che fisici , perchè nulla di più tremendo dei 
rìmorgi d'Edippo, delle furie d'Oreste; nulla di più palpi- 
tante del dilaniamento di Prometeo e di Tino, della ferita di 
Filolleie, patimeati che gli antichi non ayeano sdegnato de- 
scrivere. 

All'incontro ì classicisti ai trovaroo tali come per caso (se 
U espressione ci è passata) ed in grazia, come superiormente 
dtcemoao, di quella ìmiuzione alla quale si det^ro da prim? 
per (naacnnza di forze adeguate a far da se slessi . 1 codici 
campati dalla rovina e dal sovvertimento noiveraale che ve- 
n6cossi al cader de) colosso romano e prima che sorgesse una 
vuova e stabile esistenza politico-sociale, furono i soli mo- 
delli che si trovaroo dinanzi . Su quelli si fecero i primi tea- 
tilivi, le prime prove: e comecché il gusto che raffinavasi e 
luciava la scoria dei tempi barbari 1i trovava stupendi , cosi 
dettesi a cantare anch'esso le stesse cose, li stesù tempi , le 
stesse persone , la religione stessa . Di que' codici , da qoe' mo- 
delli ai dedusser le regole, e si giura di non allontanarsi da 
<|uelle. Cd essendo l'esempio contagioso, specialmente allo- 
riquando c'è dato da chi è in veaerazioue ed in islìma di va- 
Lcit. T. XXXVL 1 7 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



a?6 GARGALLO 

lere un quilcom più, cosi la turbn mngna che Tenne d'iip- 
pmso, sia che Teramente servisse alla scimìottsggine, «a cbe 
trovnsse Ìl proprio conto Del non sllontnnani dalle forme an- 
tiche perchè consuone alle idee che meditiiTa di far gnlnetio 
de' canti proprj , seguitò tifila carreggiata gib TatLa . 

Se non che fino dai primi tempi non mancarono uomini 
di genio veramente robuslo, i quali insofierenii delle paeioje 
che i clnssicisti Bvean dale a se slessi, sprezzarono o l'uno o 
l'altro dei canoni formanti il codice del classicismo, e sfug- 
girono per ingenita ispirazione dalla via corsn dagli altri , li- 
sciando nell'imbroglio il maggior numero che li conosceva 
divini , e non pertanto non poteva dar gloria di essi alla sua 
scuola, né sapeva o voleva supere a qual altra scuola appar- 
tenessero . Era di costoix) come di quegli Animai! che il na- 
turnlisia sistematico vorrebbe assegnare ad una ditta eluse in 
grazia di certi caratteri , e frattanto vede che per altri divrrsì 
cnratterì ed estrinseche qunlilì ad una classe diversa potreb- 
bero egualinenle appartenere. Se Ì canoni tratti dai clnssici 
e l' uniformasi nello scrivere a quelli è ciò che precipuamente 
costituisce il classicismo. Dante non fu clnssico mai, né lo 
Schlegel ha torto dandocelo come il capo de'romanticisii. E 
non fu classico mai Lodovico Ariosto, il quale più d'ogni 
altro sprezzò la regolare andniurn di luogo, di tempi , di nar- 
razione, in quel suo poema che fa la gioja di tutti. Se l'allon- 
tanarsi dai miti costituisce ti romanticismo, i romantico 
Dante che cantò la nostra Religione, con i premj , le penp, i 
patimenti che ci promette nell'iiltra vita : è romantico il Tosso 
che invoca in luogo di musa la Vergine, e che fino il sacrifi- 
cio della m<-5sa, e le processioni descrisse. Se il lasciar le 
vecchie istorie e quelle di paesi non nostri, per rovistare nelle 
storie de' tempi nostri od in quelle de' paesi che ci drtter 
)a cuna è indizio di romanticismo. Dante è romantico perchè 
delle cose della Pniria cantò; perchè. Ghibellino sdegnoso, 
«aettò i Guelfi dell'ira sua, premiò d'interminabili premj i 
Ghibellini; k romantico Ariosto che cantava prodezze d'er- 
ranti Cavalieri: è romantico il Tasso che celebrav) ìl gran 
conquisto (i). Se il crear nuovi Dei, nuove superiori Potenze 

if-' ■ ■ . . 

(0 Tauo ntl primo Je'iDoi Diieorii mirarle pcetiea, i,oao3t'fmiii 
■ Milencre é lettere londe coBlro i cliiiicliti ciechi adorainri di Im, ella 
il jMcla d'ofggid) li dea logliere dille voun, e dagli imoiuiti uiricM 
per Irillar loggelli ucondo la ooilra reliaioiiei le o|BiiÌDni e gli uh dil 
noslro lecolo, Milo pena di non rìicuolcr ralliniioac de' Contcmpoi'aMf ■ 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LKZIOITE ACCADIMICA SS^ 

che coctitoùcano quella che difesi oiacchina è ancora segoo 
di romani iciamo, Dame, Tauo,soD romaDtìcì; che Cristo, i 
Santi , le Streghe , li spiriti non haa nulla di comune con 
Giove o con Venere. Se inGne è peccalo ini perdona bile il 
dipingere al vivo ì fisici patimenti pei quali si rivalla la umana 
ipeltatrice natura , Dante sopra tutti è reo del peccato de' ro- 
mantici che ci ha offerto il Jèro pasto del peccatore, e il 
pulirsi che fa la bocca coi CHptflU del rosicato, con la stessa 
naturale indifferenza dì chi se la pulisce a mensa col tova- 
eIìuoIo: e Dante è reo dtillo slessn peccato quando ci fa assi- 
■tere allo spettacolo dì una intera famiglia che soffre gli or- 
rori della fame, e d'un pndre che per quella vede ad uno 
ad uno morire i suoi 6gli, e ci lascia alfine nel dubbio se di 
qne' corpi morti facesse pasto al digiuno. Ma lo andar oltre 
sarebbe tempo perduto, perocché per noi si voleva solamente 
avvertire che né Ìl romanticismo é nuovilk , né é peregriniti^, 
né dista poi tanto dal classicismo quant' altri sei crederebbe. 
Nel s(>guitare il nostro Autore , ci è necessario ora lasciar 
di parte i sommi che rammentammo testé , e farci forti eoa 
coloro che nella Stretta accezione della parola diconsi moder- 
ni Romaalicistì. Ei rimprovera loro d'usar colori atti a 
rappresentar le scene domestiche d'un viver pacato e 
tranquillo, anco nel descrivere i grandi commovimenti 
d'un popolo. Ei dice che nelle lìngue scritte la poesia ha 
sempre preceduto la prosa, e che è linguaggio poetico quello 
di coliu che fi trova nel vortice di straordioario avvenimento. 
E noi in ciò siamo perfettamente d'Axordo con lui (i }; se 
non che non possiamo menargli buono che ì romantici si 
servano sempre di colori atti a dipingere scene domestiche e 
livec tranquillo, anche allorquando più tetri colori abbiso- 
gnerebbero, L'Otello di Shakespeare, i personaggi dì Schiller, 
2ae' di Mannoni se non parlano come nn Romano od un 
<reco, nemmeno parlan davvero come ana Contessa che fac- 
cia gli onori della conversazione. JFiesco congiurato è quale 
ud congiurato debb' essere: Don Carlos, Guglielmo Teli d 
dicono con adegnate parole i moti dell'animo loro; e coa- 
verrebbe provare che Un Genovese, uno Spagnnolo, uno 
Svinzero parlasse meglio con la stessa concitatone d'un Ro- 
ti) Giambatliita Vice aveva provalo prima del Doalro Autore, con» h 
"nn wlanna dei Grammalki il Milenere che il parlar dtì proiatori i 
ciprio, improprio ^tt dti potii i e t\it prinut Jit U parlan da proia, 
^fpti dai varie . Batata Nuova psg. igS. 



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2afì OARGALLO 

mnno e d'un Greco dì tempi pi& severi e pì& dar!, dte non 
col linguaggio che assunsero le passioni dappoi . 

Né è frJtncN giustizia l'asserire come si fa dal dotto Sici- 
liano che i Tedeschi credano la Messiade del Klopslock quasi 
aripHriore alle cose di Vìr^iliu; né è giustisia il parigonRr quel- 
l'untore alia ranocchia della favola che si vuol far grande al 
pari del bue; nèè ngorosRmenie giusto ciò che da lui si dice 
degli esseri allegorici de' quali la macchina dei poemi d'ol- 
Iremonie, e d'oltremare componesi. 

Se y'k nazione dalla quale lengansì in Aueraziooe gli an- 
tichi Scrittori, la nazione tedesca è quella dessi. Né la di 
lei venerazione è come quella di coloro che non azzardano 
tampoco di alzar lo sguardo alla sacra cosa che n'é 1' oggetto» 
I Tedeschi venerano operosamente gli antichi, die è quanto 
dire ne comprendono e ne ammirano le bellezze, e li studiano 
forse pi& che per avventura non si faccia dalla gente d' Ita- 
lia {■). Se per loro sventura e per colpa della rudezza delU 
lor lingua O della pigrizia del clima alemanno influente 
sul loro fisico e perciò anco sul loro morale, non sono stati 
da tanto da elevarsi nell'epica al grado desiderabile di perfe- 
zione; se noi in ciò siamo siali dotati dalla Provvidenza di 
traboccante ricchezza, vorremmo forse insultare a loro, e 
delle nostre dovìzie farne titolo per dileggiarli f Oltreché né la 
Messiade é una miseria letteraria da farne le risate io faccia 
alla buona grnte della Germania, né il Rlopslork una vile 
ranocchia. Ciascuno per ceno ha la propri» superbia (giu- 
ati6cata, o no, poco moni») e Klopslock aveva la parte sua; 
che ad un nostro veneralissimo amico il quale da giovane lo 
visitava in sna casa, chiedeva con aria di compiacenza ch'esi- 
geva nn t\ per risposta, se un busto d'Omero posante sopra 
un mobile del suo gabinetto non foste a lui somigliante. Pur 
tuttavia se non rassomigliava ad Omero nel fisico, e men gli 
somiglia pe' meriti letterari, convien anco che sì confessi es- 
sere nel suo Poema de' pregj tali che lo elevano sopra una 
turba di altri epici scrittori. La Messiade, come il Paradiso 
perduto han questo titolo alla nostra ricoooscenz», che banno 
saputo trasfondere quella nobile semplicità , quella moralità , 

3ueÌ candore che fanno ammirandi Giob e i Profeti , io molti 
egli scritti di Schiller, di Voss, di Matthisson , di Cramer, 
di Thomas Moore, di Lamanine, e de' nostri Mazza, e Man- 

(■} Valgi il «ila cMin^o di Crenaer eoo ì shm slvdj «opra Oamo. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LEZIONE ACCADEMICA 22^ 

nni. Né perchè Milton e Klopatoek si siano tcrviiì d'enti 
allegorici per comporre la maccliina duMoi'o poemi, dee far* 
xne loro segno di peccato. Chi ne ti rimprovera, cì farebbe 
grazia a dirci di quali enti In lor macchina avrebbe dovuto 
cooiporsi . Se trattavano sabietti cavali dalla Keligioan nostra 
cristiana, pretendoo essi fune che avrebber duviHo porre il 
Crislo a colloquio con Venere, o le legioni degli Angeli e dei 
demoo) sotto il comando di Marte, e dì Bellona? £' non ve- 
don coloro che si pongono a brutte prove, perciocché una 
Tolia che quei due epici volevan cantar gl'iadicati soggetti, o 
conveniva che scegtiesser degli enti allegorici per formarne 
Dna macchina, o avrebber dovuto bandirla del tutto, del che 
non gliene sarebbe otato concesso perdono mai. Né voglia 
dirsi che l' umana fantasia difficilmente giunge ad im- 
maginar enti allegorici, perciocché avremmo pronta U 
ritpoMa che nemmeno può facilmente dall'uomo compren- 
dersi come lo spinto folletto, che é spirito e nulla più, tragga 
i lencuoli di dosso al dormente, né di quali forme sieno do- 
tate le Mreghe alle quali, per mancanza di meglio, il volgo 
Htrgna hk forma del gatto . Eppure spinti e streghe Rgurano 
nei poemi de'classicii Ollrediché le arti del disegno ban sem- 
pre usatn l'allegoria, e soo giaote a spiegarsi ouimameate 
ancora con ì men dotti, perqnnnto con una pelisione di prin- 
cipio poco felice voglia d»] chiarissimo Gargnllo farsi loro 
rimprovero che se han voluto spiegare un ente allegO' 
nco, han dovuto pescarne i simboli nei regni deWalle- 
goria. 

Si-guitando la lezione del dotto Siciliano , troviamo che si 
dì debito al romanticismo d'occupnrsi tutto delle idee e 
delle imagini, nulla del linguaggio; ed esser atto ad atterrar 
dalle fondamcaia la nostra lingua} la quale bella in se 
ttetsa, è capace di divenir bellissima e quasi degna dei 

Cosa manchi alla lingua nostra per potersi cbìnmare Bel- 
Ultima noi non arriviamo a comprendere . Se ogni oggetto 
hi la voce corrispondente , se ogni azione la sua frase per 
enere espressa e significata io ogni più lieve modiiìcazìooe , 
■on troviamo come possa aver ragione il nostro Autore, a me- 
nochè ei non si pensi che il superlativo debb» aver solò la sua 
(anuone da una inutile sovrabbondanza , che forse, ove vo- 
Inaimo pigliarci la pena di dimostrarlo, non ci sari'bbe diffi- 
cile provare come nemmea ora ci manchi. Che poi il romaa- 

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aSo GARGALLO 

ttcUmo sia il Indrone che aspetta lulU vìa pubblica la lingna 
nostra onde apoglìarla ed ucciderla , è una di quelle prupo- 
SÌeìodÌ piilt presto dette che dimostrate. Né Alessandro Man- 
Eoni od altri scrittori romantici italiani han mai fatto profes- 
aione di muover guerra vilee celata, oaperta e d'esterminio 
alla lingua del nostro paese. 

E più presto detta che provata è l'nttra proposisione con cai 
à asserisce doversi il romanticismo fuggir /uà che la peste 
come (fucilo che essenzialmente contrasta alla conserva- 
zione del primato italiano, e quindi alla tua gloria, cui 
fona di vicende non basterà mai a distruggere , cha 
anzi ne ad oscurar solamente, se noi mal avvisati e degc- 
neri non vogliamo da noi stessi concorrervi * 

Quel primato, che la Dio mercè abbiamo da tnnti secoli 
Ottenuto sulle altre Nazioni europee rhe di civitth mena a 
vanto, è patrimonio non peritura. La glnria che ce ne deriva 
niuno potrk mai oscurarla o di strugge ria, perchè è omni nel 
regno delle cose che hanno avuto una esistenza, e che peròìò 
né lo slesso Onnipotente può far che non sieno. Ove tutti co- 
loro che fan numero ne' venti milioni formicolanti sul suolo 
della nostra Penisola si daaspr la parola d'intesa, e concor* 
ressero d'un aoìo sforao ad atterrar l'edifisio magnifico; ve- 
dremmo prima che il di lui deperimento, per un aecondo 
miracolo della Provvìdenu che mai volse lo sguardo da questo 
benedetto paese, rìnnuovarsì lo sioiico avvenimento della 
torre di Nembrodt. Nemmeno un altro Omar che volesse 
dnrci il barbaro spettacolo d'un aecondo auto-dafe, ed in- 
cendiasse quanti son libri nei quali quella nostra gloria è regì- 
■trata, varrebbe da tanto. Ne resterebbe In ricordanza nt-Ma 
mente d'ogni uomo, foss'anco un nemico di questa nostra 
gloria; ed ove quella ricordnnzn facesse mostra di dileguarsi e 
svanire, i monumenti, i sassi, il cielo stesso del bel paese ne 
attesterebbero fino alla consumazione dei secoli. Uno sguardo 
solo al passalo può convincerci mirabilmente che il più sfre- 
nalo traviamento dalla retta carriera non è valso a dispogliarci 
delle. nostre glorie. IGenii divini pe' quali è in tanta onoranEa 
il nome nostro erano sorti e tramontati. Dante e Petrarca ave- 
van trovato già da lungo tempo le corde dell'anima umana, 
e le Bveaa tocche di modo , che o fremeano a lor voglia pei 
casi del Iradiior di Pisa, del Pannala; o sospiravano per la 
morte di Laura, per le sventure della riminese Franceaca. 
Anco Lodovico- Ariosto e Torqnato Tasso avevano aggiunto 



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LBZIOTtB ACCADEMICA -tSl 

nmenilae aoa gemma alla coroaa della Dorma Regina. Sona 
il Marini, e la sua scuola iotemperaiite e sbrigliata, con 
l'Àchillini, il Mi'losio, o se altri vi furono più vigorosi parti- 
giani di quella. Fu un vero tra vesti me uto delle idee, del pen- 
«ero: una inascherau. Tanto era cattivo il gusto dell'epoca, 
dte nQÌla si disse più se non per mezzo di concetti lambiccati 
e contorti , d'ardite e petulanti metafore. Si volle cantare 
una inondazione} e si disse che lo sperma del monte aveva 
ingravidato la valle: si fecero sudare i fuochi per preparar me- 
talli al Re de'Francbi; si chiamò pittrice l'auretta che spirava 
incontro a bella donna ) e facendo risaltar sopra le vesti leggere 
le forme di non so qual parte del corpo di lei, si disse che 
■Olio il corpo del sole dipingeva la luna ; si lodarono schi- 
fusi insetti che la spagnuola inBngardaggine ereditata dagli 
avi Dosiri non concedea di cacciar nemmeno dnlla testa di 
vaghe e gentili donne (i), e camminami sulle lor trecce bion- 
de si dissero ^ei'e J^ argento in bosco d'oro. E quasi ciò 
fosse poco, si giunse perfino nd augurare u fortunato guerriero 
che ai di luì cannoni servisse il mondo di palla, né Hlmeno 
si modificava l'esagerazione dell'augurio col da mihi ut si- 
stam d' Archimede . Pure in questo ributtante sovvertimento 
di gusto che avvenne mai della gloria italiana? Astro lumi- 
noso e rag(-ianie seguitò la sua carriera, né tai folte nebbie 
giunsero mai a velarne il vivace splendore, E se fuvvì epoca 
nemica alle glorie d'Italia, fu certo il Seicentol 

Né troppa buona fede si accenna, o mostra di paciGca 
discussione si fa dal chiarissimo Autore allorquando si asseri- 
scr pretendersi dai romanticisti che il classicismo trovi sua 
soln ed unica base nel regno dei miti, il quale dai riformatori 
si vorrebbe deserto; allorquando si dice che ì poeti seguaci 
della mitologia « servono e debboii servirsi di quella come 
dottrina che 

Sotto il velane dell! veni tlrani 
racchiude profondi e repositi sensi; quando con amaro sar- 
casmo si sostiene che quell' Apollo dai romanticisti sprezzato , 
ha voluto (vedi divina vendetta!) privare i suoi detrattori 
della sacra fronda che non son vaUi a rapirgli . 

È far troppo torto alla scuola tRomaniiciaii , prestando- 

(i) Anche o^gigionio il popolo ipifiniiola ti A poca peni di libcnni 
da qne^r inicUi paraBÌIÌ. Non è raro udirgli dire cacciandiueoe qualcuna 
di iono scoxa (cblacciarloi Dio* U kit artath, y Dìoi U matti Oto l'ha 
«fialo, « Dio l'amnwaai. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



aSi G A B r, A L L o 

gli sensi ch'ella non ebbe n^ professò mai. Se volle bandita 
la scienzR dei miti, o n meglio dire il linguaggio convenzio- 
nale da lei preso ad imprestilo , non disse gii che il Clauicìsmo 
sa questo unico perno » n^giras.te.Ele ireuitit^ dai roman- 
ticisti sprezzale non son elleno forse un crimenleste ad essi 
tuttogiorno obiettalo, e nel quali? si guarderebbero d'incap- 
par gli avversar].' E Sbakspeare, e Ciilderon, e Schiller, e Goethe 
SOD forse nella legione de' romiintìci solo perchè bandirono 
la scienza dei miti dai loro scriltif I romantìcisli la voglioa 
bandita , quella scienza , solo perchè ornai le nnstre orecchie 
erano ottuse dal continuo udire invocare Apollo che spesso 
non scendea, dall'udlr narrare le lascivie di Venere, le pro- 
dezze di Marte, le gelosie di Vulcano, e sempre quelle! Né 
la cosi detta Scuola Nuova dissimula a se medesima che in 
quella scienza stia riposto ogni super degli antichi, e che 
sotto il velame delli versi strani si asconda tutto qnanlo il loro 
patrimonio scientìfico che ad onor della razza d' Adamo con- 
vien non desìstere dnl rovistare (i). Ma ciò è lavoro degli 
antiquari!, de' filosofi, de* filologi, degli storici, non gtb de* 
poeti} ah crediamo farebbe troppa fortuna colui che impren- 
desse a trattar sul serio in un poema la teorìa del fuoco, 
mostrandoci esser essa agli antichi conosciuta sotto il nome, 
le gesta, e la divinìth di Vulcano , o un corso intiero di psi- 
cologia, appoggiandosi alla istoria di Cupido e di Psiche. 
Niun poeta che ha fatt'uso dei miti è sceso tant' oltre . Tutl) 
gli usarono come quei che offrivano on linguaggio di conven- 
zione e fuori dell'ordinario, o come racconti che porgevaa 
diletto. Ma quei racconti ornai tutti lì sanno a memoria; ed 
Ovidio, dall'Autore citato ad esempio per dimostrar che la 
mitologia apre vasto campo al diletto , Ovidio è solo , né tanti 
secoli son valsi a trovargli un compagno. Se amor di pacato 
diverbio avesse informato il dotto Siciliano , avrebbe , a quanto 
ne sembra , dovuto convenire che se Ì miti han dato bel pre- 
testo a bei versi, se Apollo invocato ha compartito doctarum 
prcemia frontiumi vaco al di lìi dei miti medesimi fu tro- 

(i) A chi è nato ilsliine, alm p«r poco clib« fra mino la optre di Vico 
d«*e «mai ciicr nolo il pregio e I ulilt Mmmci che può Iram dii mili per 
lo iludio dell' uomo. Dilltonde da Vico in poi, molli altri fra i quali 
primeggia rHrrmin nnn han celialo dal raccomandir lo aiudia de' meda- 
limi. Ma quelli), come Vico ed i nioì «eguaci l'intendono, è ben illra 
cou che il linguaggio di convcatioDe preao dai cUttlciili ad imprealilo 



:,q,t,=cabvGoOg[c 



LEZIONE ACCADEMICA 233 

vato il modo di dileliare, e ch« da «lire ronnt che non da 
«pflle d'Apollo sì possono ottenere de' serli. Cbeccbè ^flgliR 
dirsi in contrario, Byron, Lnmiiriine, Milton, Klopsiotk, ed 
il nostro Manzoni , e Grossi , e Berchet, son poeti , e tiiltAvin 
fecer meno d'Apollo. E sin pure che qunlche volt» abbitiD 
percaio in fstto di lingna . Tnsso davn alla Ince la sna Geru- 
salemme, r-d n Tasso si segnaron velenosamente mille errori 
di lingua . Pure il Tasso ci sorprende e rapisce con tulli gli 
errori de' quali gli fu fatto rìmpro»ero . Sfidinmo la coscienza 
dfi CI a» sic isti -puri sii a poter dire alirettanio del Varchi, del 
Salvini, del Colombi, del divino Perticari, del quale dice il 
citalo Mangingalli «e sì r^ndn graxie intorno a quist'ullimo 
o deir incenso offertogli da Monti , giacché pur troppo la lode 
n d'un grande ha fatto talvolta, mn per poco tempo, la cele- 
n britb d'un mediocre », Vera e giusta sentenza condennatoria 
aca};1iata su lui , quando le ceneri ne son calde tuttoral 

Non con altro titolo poi che quello di addebito calunnioso 
possiamo qualìGcar l'asserzione dell'Autore, che cioè dai 
settatori del romantichmo non si miri già all'allonta- 
namento della mitologia come cosa che ornai sa di ran- 
cido, ma sibbene a far la guerra all'archeologia, allo 
studio delle lingue dotte, alla gloria d' Italia, trovan- 
do essi beilo il troncare ad un colpo t remi l' anni d'ari' 
tica letteratura, e seco la intelligenza di tulli gli oggetti 
di belle arti, di scultura, d' architettura, di glittografia, 
di dattìlioteca, di numismatica, di tutto guanto insomma 
onora r uomo e la felicità, e forma particolar patrimo- 
nio di questa nostra patria. 

G'A loccammodellR ititpossibilÌt)idÌtcnlarcoii successo l'an- 
nientamento della gloria d'Italia. Essa è gloria che si fonda 
non in un avvenire che dev'essere e che forse non sarb, ma ìa 
un pnssato lucido e risplendente, confessalo ed attestato da 
tante memorie, il disperdimento delle qnali non potrebbe 
avvenir se non con la fine del mondo. Eì stesso, il nostro 
Autore , che se lo sa , e che gode nel dircelo poco appresso , 
né avrebbe dovuto attribuire ai roroanticisti lutti pretensioni 
che san di sloltezsa , e che, se sussistono, son nella mente 
fuorviala di pochi; né a qnei d' oltremonte e d'ohremare il 
nero disegno di profittar degli avvenimenti naturali per ispar- 
gere la nuova dottrina, con lo scopo di togliere a Italia 
lo scettro regale. Ei vede e confessa l' impossibile.* ptrchà 
dunque pensar che i romanti^sti, com'eoeo, non possan ve* 

c,q,t,=cdbvGoogle 



a34 GABGALLO 

derloT Perchè ripmim coi classiciili i ioli reggen^f PerchA 
poi temer tanto, e dichiararsi tanto nemico di quest'asserta 
nuovitì, *e ei stesto spera e fermaDiente crede, che la torre 
di Babele dovrì alla fin de' conti restare abbandonata e de- 
aertar Ei sì consoli. Lerteratura passMtn, lingua ìtalinna rrste* 
ranno incontaminate. Ci si consoli: cbe anco la madre della 
nostra lingua, la lingua del Lasio, sarli in onore finché Vir- 
gilio, Orazio, Ovidio, Cicerone, Tacito, Livio, Gsare simo 
nomi che forman parte del patrimonio di nostra gloria . Et 
•i consoli . II violento suggerimento di cassar d li Vucabuliirj 
la voce latino, come aggiunto di linguaggiù, onde non re- 
sti in quelli voce vuota dì senso da dar prtleslo ai nostri ni- 
poti per qualche punto interrogativo , è snggerimenlo inuiile, 
E tanto pifi inutile, se questa morte della lingua di Tullio 
vuol profVinrla, da vedere al giorno d'oggi usata nelle sepul- 
crali iscrizioni la lingua nostra. 

Anche intorno a qnesla quislione troppo fu dello fintjul; 
ed omni avremmo avuto dirillo a pretenderla risoluta , se, co- 
me in lutle le quìstìoni sunle avvenire, ciascuno de' conten- 
denti non tenesse ardìinmenle alla sua parie. Ma p<T dire an- 
cor noi alcun che sul proposito , ed a persuadere con semplici 
OS8«>rvazioni i partigiani della lapidaria latina, cbÌ<?dianto in 
grazis qual è lo scopo delle iscrizìonlf Se onorarie, quello 
senz'altro di ricordare a chi legge ì meriti del laudato: se fu- 
nerali, quello d'encomiare il dcfonto, e d'implorare una 
prece per lui . Ora , se questi elogj , se queste funebri ricor- 
darne sieno scrìtte in latino , quanti saran coloro nhf potranno 
arrivare ad intenderle? Rispondano gli avversarj. Fmttinto 
noi diremo che dei cinquecento d<ii quali il nostro villaggio è 
abitito, appena dieci studiarono la lìngu-i latina, e chi sa 
dirmi quanti fra questi dieci sien giunti a tale da intender la 
frase dello stil Upidariof Tutti no certo. Ora ben meschino 
servizio si recherebbe al defunto al laudato se soli dieci in 
cinquecento dovesser conoscerne i meriti, avviar per esso 
ana prece all'Eterno. Ove si faccia uso della lingua nostra 
all' incontro , altri e molti altri saranno al caso d' ammirare e 
pregare; che ae in poco numero, avuto rispetto all'universale, 
Bon coloro che si dettero allo studio della lingua latina, molti 
però, la Diomerc^.san leggere e scrivere. Olireacciò dee pur 
anco questo considerarsi, cbe niuno dei Popoli che ci prece- 
devano in civiltà, e che sono l'oggetto della venerazione di 
tutti, della cieca nnenuione degli entusiasti, non ci dettero 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



LEZIONE ACCADEMICA 235 

nempi si iconiigliiiti . Egniani , Gncì , Einuchì , Romani noa 
■i prestiroDO acMinbievolmenw i lor lingnagg! p«r Inpidaris 
itcnsiooi. I molti avanzi che oi rimaaero aon lesiimunio « 
provare che uMrooo i loro idiomi riapettivi. Or perchè noi, 
soli noi diversamente operaref 

Fa drtio non esaere stato, fino ai tempi nottrì , stodiato 
tanto il linguaggio di'l ji da poterlo con plauso doperar nello 
itil lapidario. Fu detto, beiieoimia pifi atrocel essere inetto 
a quello stile. E Muzzif ed i toscani Niccolinì , e Ck>nirucci f e 
te loro italiane iacrizìonif Piultostochè rimpiangere ed esci»* 
mar con li stranieri che l'Italia è finita , quanto non varrebbe 
meglio, procurarsi prima cnlma, tranquillili, sangue freddo, 
spogliarsi sopra tulio dello spirito di partito , e poi veder se le 
imputazioni son vere, se le lamenUEÌoni son giustificatef Oh 
no! l'Italia non è finita. Essa nmarrli sempre bella e gloriosa 
perchè, per servirci delle espressioni di .Giob, ha fatto cum 
lapidibus regionum pactum suum; né latralo di veltri fé* 
mai fu^ire od asconderla luna. Oh noi l'Italia non è Gniu; 
perchè alla dolce armonia del nostro linguaggio non si ap- 
poggia solo la gloria di lei, ma a mille e mille titoli lutti vai{ 
e potenti, il distruggere i qutli solo l'Eterno potrebbe, non 
gii) mai forza o volonU di nemici , fossero pur anco di numero 
iofinili . 

Lasciata da banda la questione altra «olla agitata fra il si- 
gnor Raoul -Rochette , e quell' eruditissimo Marchese Lacche- 
«ai per giungere a stabilire se si conoscessero gì' improvvisa- 
lori dai Romani, e prima che la nostra lìngua italiana salisse 
all'onoi'e ed all' armonia attuale, e desse esemp) di tanti faci- 
tori di versi estemporanei ; conterremo volenlteri coli' Autore, 
che l'averne tanti oggi è maraviglia di coloro che, stranieri» 
mtgono a salutar questo ridente paese; ed è segno parlante 
di quella elisticitk, docilità, flessìbiliili e ricchezza del nostro 
linguaggio, che corre, quat torrente, sulle labbra del poeta 
improvvisatore. Ma è poi, come l'Autor l'asserisce, questo 
pregio singolare d' Italia f E quelle nazioni che di tal pregio 
non poleron vantarsi , ebbero di ciò a dar la colpa alla incle- 
menza della lingua loro, o non piuttosto all'aver fin qui sde- 
gnalo o non pensato d' esercitarsi in quell' arte ì L' estro poeti- 
co è cosa che né si compra , né si piglia ad imprestilo , nÒ 
*i fa nascere con potenza di volontà, con assiduilb di studj. 
U meccanismo del verso e la sollecita costruzion del medisi- 
BU), questa A che è figlia dello studio e dell'esercizio. Ora,* 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



256 GARGALLO 

negar che le oasionì ohramoDlane. ed oltrsnurìne noo ebfaer 

poeti «li genio, sperìanio che doI vorrebbe il cliinrisiimo Si- 
ciliano. E il dir ch'esK non ebbero improiTÌMiori, non è 
dire che in colpa del loro linguaggio sieno inetie ad aierne. 
Tanto è ciò vero, che, non è molto, vide Parigi un certame 
dell'improvviso d'una tragedia fra un Italiano, un Francese, 
ed un Tedesco; il che sta a dimostrare non esser la potenza 
dell'improvvisare un singoiar pregio d'Italia. Ni crediamo 
che, ove pure lo fosse, sarebbe poi tal motiva da menarne 
vanto; che quanto ai pregj del nostro lingo^ggio con molti 
altri mifZii e possoo più solidamente provarci ; e quanto poi 
al diletto che reca all'orecchio più sovente cli« al cuore un 
improvviso, è tal diletto che non è mai valso a far peso sulla 
bilancia del merito. È inonesto non confessare ■ pre^i degl' 
improvvisi di Gianni, di Sgricci, della Bandeitini. e di altri 
nostri; più inonesto, an&i vergognoso a^reèil ooslituirM de- 
trattore di quei pregi; né pensiamo che gli ammiratori di 
Monti giungeranno mai a ginsliiìcare quella pagl&a della di 
lui vita nella qunle è registr.ito l'odio basso ch'eì oudrìva 
per Gianni , come non giungeran mai a giustiScar l' altra che 
dice la inimicizia spiegata contro al De Coureil da lui che 
cantore contro Re spenti dall» violenza di popolo forsennato 
e briaco, encomiator di sfrenata liberti, e lodator di tiranni 
e d' usurpatori , nuoundo negli agj. Degli onori, nelle ric- 
chezze , cri-dea d'insultare al figlio dell'emigrato rimprove- 
randogli una poveri^ che non avea nulla di vile . Ma de' Gian- 
ni, delle Bandellini, de' Sgricci il numero £ pìccolo in para- 
gone dei molti che pe'trivj, nelle private sale, ne' pubblici 
teatri si avventurano ( ci sia concesso il dirlo ) sfacciatamente 
a far versi: e se gli elogj d'Alfieri per la Bandettìni sono ar- 
gomento prr l'Autore ad evere in pregio quei che improvvi- 
sano; chiederemmo volentieri se la qualità di donna entrasse 
per nulla ad eccitar quegli elogj dell'Astigiano; Ìl quale, 
•ebben rìgido, e brusco, come dice il Gargallo, avea però 
nell'anima un certo lato che riHettea gentilezza squisita, ed 
amore per il bel sesso. La Baodettini, lo confessiamo noi 
piimi, fu valente improvvisatrice; ma i dubb) emeasi da n<M 
non cessan per questo; taotopiù che Gianni viveva in qua 
tempi medesimi, Gianni più valoroso di lei, né Gianni ebbe 
un elogio d'Alfieri, se la memoria non ci tradisce. 

Digredito in tal modo sugli improvvisatori, Ìl chiarissimo 
* Siciliano torna al suo argomento gradilo, vogliam dire alla 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



UBZIOIIB AGGADEHICA 3^7 

detrazione del ronuDticiimo , e questo acenn dì poco man 
éte deridere Omero , Pindaro, Eicbilo, Sofocle; e qnetto 
rimprovera di formar nia biblioteca delle verità favolotet 
e delle favole veritiere del solo Gualtiero Scott, torcendo 
il grifo'cd arruffandosi ai nomi d'Erodoto e di Tucidide, 
di Livio, di Cesure, di Tacito, di Davila, di Fra Paolo, di 
Gnicciardini; e questo commiura perchè tenga dietro alla 
letiarn del Corsaro, del Giaurro, di Lara, d<^l Dottor Fausto, 
di Siella, d'Heruitni, dell'Ultimo giorno d'tin coodaBaaio, 
de' Due cadateri, del Vampiro, dell'Ironia, de' Sette peccati 
mortali , del Monaco; ed abbia come venerandi originali By< 
ron, Goethe, Droniaeaa, Raymond, Sniié, Lewis, Polidor 
ed altri uli. 

Se ì fattì e le prove aì quali aon essi appoggiati, debbono 
sempre prevalere alle parole ed alle asai^rsloni gratuite, (i 
scenda a considerar quanta ragione atia per la parie del difen- 
Bore del classicismo . Omero, Eschilo , Sofucle poco men ch« 
derisi: gli Storici greci, romani, italiani, dispregiali. 

Gli stampatori e le loro officine, sono il termometro deltq 
tendenza scientifica e letteraria de) lor pBeae< Quando ne] te- 
colo acoeso il romanticismo non area tbnto spiegale le proprie 
bandiere, dalle italiane librerie esciiano n miglisja libri con- 
tenenti le solite nenie poetiche, o scruti di poco valore. Libri 
di storie, pochi se ne stampavano, meno se ne scrivevano, e 
fbrs'anco meno se ne leggevano. Molta gioventù credeva aver 
iàtto opera di studioso cittadiuo se non gli toraevan nuovi i 
nomi di Tasso e di Melasiaaio. Ora? Ora che questa peste 
del romanticismo ha fatto irruzione, le cose son del tutto 
cambiale. La poesia oppressa dagli anatemi universali se non 
abbia un merito di gran lunga alla mediocrità superiore. Li- 
bri dì severe dottrine letti, applauditi, avìdamenle cercati. 
La statistica , U storia in altissimo onore. NnoVe e molle sto- 
rie scritte, e, quasi prima che scritte, divorale dall'avida gio- 
ventfi.Doitiellemstia tradurre oruatamenie le greche istorie; 
valenti latinisti a volger nel nostro idioma le storie latine, o 
s designare agli stampatori quelle versioni fatte dagli avi no- 
stri , che e per fedeltà e per squisitezu di lingua debbano 
chiamarsi B^i onori della ristampa} stampatori cbe , cogliendo 
l'oGcauone della tendenza del secolo, danno in luce biblio- 
teche e collane di libri storici d'ogni nazione da impiegare 
i lor torchi per anni ed anni di seguito: quasi ciò sin ancor 
poc<» , la ìSvIzzen farti, officiofi ove si .slam^ano quei libri che 

L:,.ri-^:.vG00g[c 



a58 GAROAI.LO 

provTÌiIenzR o rigor di legge non vaole ahroM aliinpaii; « 
questi ed ì libri permesù trovare ovuoqne accoglienza , aoa 
per far bella rnottra di lor copertare ( coma altra volta ai 
niava ) nelle ricche e non turbate biblioieche del Grande, ma 
HanoDati ed usati ne' travagliati acafTali del giovanej cbè , 
diciamolo a lode di questo secolo vituperata , la biniiione o 
almeno il desiderio d'istruirsi si fé' strada in casolari e vil- 
laggi ■ pA remoti e dal centro della civiltà più lontani. Né 
troviamo nella nostra toIlerauEn di che aenndnlezuirsi o farci 
le maratiglie M a far ridente di qualche Gore la via che ai 
corre dai giovani d' oggigiorno , le verità Javolose, e leja- 
voie veritiere di Scott aoa lette esse pare . Non entrando 
nella intrigata disamina per conoscere fino a qual punto pu& 
tornar utile il Romanzo storico, e quai canoni d^ban gui- 
darne la composizione, disamina nella quale abbiamo «ucor 
noi la nostra opinione da emettere, che forse altra vetta fa- 
rem palese; questo solo ne piace per ora di dire, che le cose 
dì Gualtiero Scott hanno un merito per certo, che né le lodi 
nostre aumentare, né le altrui detrazioni poirebber diminuire 
d'un atomo: e questo pur vogliamo osservnre, che sotto il 
rapporto considente di quel legame, con cui a tutte le arti 
belle i unita la letterntura , non sappiamo in che Pittura e 
Scultura abbiano cól romanticismo scapitato. I pennelli, gli 
scalpelli de* noilri giovani Artisti han tradotto nelle tele e nel 
marmo epìsoili e sceoe romantiche. Con quanto felice suc- 
cesso, tascian che lo dica colui che con una coscienza noQ 
prevenuta entra nell^ sale delle nostre Accademie di Belle 
Ani. A nei resta ancor viva nella mente In ricordanza d' un 
disegno nel quale da an valoroso erano stali mirnbilmente 
Iradotli quei versi, o a dir meglio quei pensieri del Grossi nelU 
Udegonda 

B rUToa quctta rullìm* psnili: 

Il capo ■ guiu dì periont itinca 

Lene iene inchini) , lircoma luols 

Tenero Ber cui nutittntnlo manca. 

Le tDrue ■ froale luminota il tnìt, 

E quella Ticcia più che neve lilaiKa 

Col primn riggla incanirà, e I* rivMla 

D'una luce puriiaim* eelnle . 
L'armonia di quella luce, l'angelico pallore della defonta^ 
n dolor delle astanti erano verìtk da non temer gli attncchi 
del classicismo. 

Ma e le sfrenatezze infernali e spaventevoli di che aon 
pieni i libri da qitali rìcoidammo i titoli luperiorDUate f Si 

c,q,t,=cdbvGoogle 



L^ZIOint ACCADEMICA sSg 

difeodert forse il veder posto ad ogni momento is Nena e 11 
veleno «eambietolmente propinatosi da due amanti cbe muo- 
jono nelle convulsioni del dolore Sotto gli ocdii di quello cho 
l^ge; e le acaltreize dell' adolterìo con le lacrime e i dispe- 
rati pianti cbe lo accompagnaoo} e le laidezze d'un incesto 
cbe non ba rimorso; e le sepolture dei morti piene di pntre- 
filiti cadaveri ; e le legioni dei diavoli che banno usurpato il 
posto all'Angelo Custode; e le torture; e le forche? A Dio 
non piaccia che noi infanghiamo mai la nostra povera penna 
con sifiiitta difesa. Gik i sensi nostri su Ini proposito soo co> 
noscinti; ma troviamo però cbe il gridare il crucifige contro 
il romanticiamo perchè li esagerali lo han portato a quegli 
eccessi, sarebbe lo stesto cbe declamar contro U intera razaa 
d'Adamo perchè fra gli uomioi ri trova l'omicida, il Isfdro, 
l'iacendiarìo, il falsarioi o, meglio, sarebbe lo strsao che vi- 
tupersre il clasricismo perchè ha partorito il Marini , l'Achil- 
lini, il Helosìo, e quella turba numerosa di scipiti Petrarcbe- 
scbi, de' quali Italia ha tanto motivo di fnrai totsa. lì roman- 
ticismo pei limiti che s'era tracciali il cbiarissimo Siciliano; 
voleva esser considerato sotto un punto di vista molto diverso. 
Ei ai protestava di parlar della peregrinila che s'era intro- 
dotta nella letteratura italiana; ma e le superiori spaventose 
tiuovitk son forse ilaliànef forse diventeranno mai nostre? Ov« 
il cuore dei venti milioni d'Italiani si cambiasse del tutto, d6 
£ poi tanto fàcile cbe si verifichi quel cambiamento, le do- 
otre tradizioni sarebbero scudo potente a salvarcene: ese p^ 
risserò, ci salverebbe Italia fisica. Le preoccupazioni che pre- 
cedono da un esagerato modo di sentire e di veder le cose, 
•ole possono eccitare e mantener quei timori , cbe a parer 
nostro non diverranno mai realtà. Ed il nostro Autore ri 
sembra che in questo sno scrìtto si sia andato di continuo 
creando fantasmi per darsi il piacere di declamare e combtit- 
terli, appunto (valga l'esempio con tutta la possìbile riveren- 
za) appunto come et valoroso hidalgo Don Quixote de 
la Mancha vedeva en loi cueros de vino tinto el gigante 
enemigo de la Seftora Princesa JUicomicona, e ne' molìnùs 
de viento, treinta 6 poco mas desaforados gigantes con 
tfuien pieruaba haeer batatla,y quitarles à todos las vi- 
das. È tanto è vero cb'ei procede con prevenzione, ch'ei dice 
il classicismo di nnll'allro comporsi che d'arte, vai qunnto dìi« 
d'una serie di precetti e di regole al di Ib delle qnnli non è 
•alote, quasi che Dante ch'ei ripone tra i classici , abUa mo- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



•t4o GARQALLO 

dellatoiltao poema su tjuelli di chi preccdevato» o aa i prth 
ceui che ci laKiaron gli aaiichi. E tanto è vero , ch'eì defi- 
nisce il ronunticiimocon queste formule » Proles line ma- 
ire creata} regola di non conoscer regolei precetto di non 

riconoscer precetti Ma l' Autore cKe qui m apnceia 

lontano da ogni stadio di parte, e discreto come conviensi 
ai pacifici cultori delle Afuse ( la verità dell' asaerto l'han 
gib vista i nostri lettori ), promette di ristare una volta dull' iro- 
nia. Noi pure dimetteremo alquanta (Lilla iutuoDazioDe che 
eravamo stati costretti a pigliare per non fare nn discordante 
concerto; ed osserveremo che ^ara non do vrebb' essere fra 
quelli eh* ei chiama sdsmatici ed i veri credeui, perchè la 
tollerane io ogni maniera di credere è vìrlù oggigiorno prò* 
clamata unanimemente Ai tutti ; e te quelU gara sussiste, cre> 
diamo sia più che dei romaiiticisti la colpa dei clauicisti , i 

anali , riputandosi in possesso del loro stato, ban bandito agli 
lirì la croce addosso come turbatori di quel possesso mede- 
aimo. Osserveremo come non sappiam persuaderci che l'ari- 
Btocrazia letlerarìa, alla quale il dotto Siciliano contrappaa« 
una setta di nuovo ctonio ch'ei chiama dei Romantici poli' 
liei, possa tornar utile meglio che altre sue sorelle slU gloria 
d'Iulia: che il viver di onori, di nobiltà, dt roemorìe traman- 
date dagli avi non fu per noi gloria maij sibbene il viver degli 
onori e delle nc^itl^ che ci procacciammo con le proprie aieioni 
virtuose e magnanime, e coi meriti propq. Osserveremo in- 
fine come il dotto Marchese con questa sua idea d' aristocra- 
zia letteraria, scende fino al punto dì sostenere, che dagli stessi 
scismi di municipio possa tornar vantaggio alle Arti B(;ile. 
« Dato egual valore in Camuccini e Beczuuli (egli dice) ose- 
ci rei dubitare che, permutando i due soggetti della morte di 
tt Virginia, e dell'entrain di Carlo P'^JIl in Firenze, 
« trattati da entrambi ; nò il soggetto toscano dal Camuccini, 
t> né il romano dal Benzuoli con valor pari a qnello che hanno 
et mostrato, stati sarebbero operati ». Forse un siffatto discorso, 
tina siffatta opinione, in altri tempi avrebbe potuto euere 
accolta pacìGcameate : ora non gih, che ogni aiutante della 
tern che il mar circonda e l'alpe ha alla perfine cono- 
Sciuta la fratellanza dalla quale è kgnto; ed «Ila inchiesta 

ba risposto Bollecìumenle e con fede un bel s). Il Piemontese 
chiama italiano, non romano Cola di Rieuzi; italiano non 
napoletano Filangerìj italiano non fioreuùno Mìchelaugiuloi 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LBZIOITB ACCADEMICA «4* 

iuliano non pinno Galileo; italiano non piemontese Carlo 
Botta. Gara di muaìcipio è peate sociale: amor dì patria 
qnant'essa è grande, cjuesia è virtà vera, questo è il solo de- 
siderio de* buoni , Sopra latto poi, piena, assoluta toUeranst 
prr tatti. Composti dì viìissima creta, tulli abbiam bisogno 
della indnlgenaa altrui, voglia considerarsi l'uomo coioe essera 
isolato, e costitnente di per se medesimo un ente, o *oglia 
eonsidrrarsi in aggregatone di famiglia, di società, d'opinio* 
ne, di scuola. Con questa virtù, prima fra tutte, e sola dispeo- 
silrice al mondo di pace, e d'amore, può l'umano beuessem 
progredire al meglio] per questa virtù il cbiarissimo Autore 
avrebbe dovuto astenersi dal tpialificare il Romanticismo coma 
sine nomine corpus, e dal sostenere e ripetere esser da fug- 
girsi cane pejus et angue; che le ingiurie non avvantaggiano 
mai le ragioni dì alcuno, e dette ad una setta, valgono coma 
M delle a ciaschedun dei aettaiori. Ora Manzoni, Grossi, 
D* Azeglio, Bercbet merìlan certo la pena di risparmiar toro 
«na ingiaria. 

L. P> CBCBA m m, 



LrtLT. XXXTL 



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FtsrA ctricj e tsrrniAiitd tir Sjmmiihjto 
U 18 jipriU i636. 

t^ consuUiosi le istorie, u v edrk cbe beo di rado gli Uomini 

sommi ricevettero onori e premi dalle patrie loro mentre che 
vissero, eche ansila miggior pane ebbero a soffrire In malivo- 
leosa, l'invidia e l' ingrati la di ne dei loro concittadini, e fu 
lor forza nilender dai posteri qaella giustisìa, che non s<^ppfn> 
conceder loro i contemporanei. II perchè, vuoisi divulgare 
C fare a lutti manifesto quanta lode ed ammirazione si na 
acquistata appo li animi coìti e gentili la Cittìi di Samrainialo, 
coli' impartire ud solenne atlfsiato di gratitudine e di ricono- 
■renu all'iliuslre suo figlio Cav. Prof. Can. Pietro Bagnoli, 
il di cui nome suona si caro e riverito in Italia, come quello 
(.'he è una delle pilli cospicue celebrila del nostro Parnjiso. «La 
nCittfa di Satnmininto (mi servirò delle parole di un egregio 
«Sammioiatese) ha voluto onorare nel Professor Bugnoli un 
« suo cittadino chiaro per intemerati costumi, per patrio aflello, 
ne che per profondo sapt-re fu gi)i chiamato a precettore del 
«nostro Augusto Regnante, inoaluto dipoi alla Cattedra di 
« Eloquenza Greca e Latina nell'alma Università di Pisa, e gii 
n distinto col dono della Regia Medaglia intitolala Merentibus 
ridalla gloriosa memoria del di lui Genitore, fu decoralo (!• 
« nairaente dall'ottimo Principe della Croce del Merito. Né 
R questi SODO i soli suo! pregi ; le opere da esso pubblicate « 
«tutti note, Ira le quali annoverar si debbe il poemetto sul- 
(I Vj^gricohura che il severo Parini non tacque di tenere in 
CI altissimo conto; il poema epico nel quale cantò l'incivili- 
R mento e la cultura Europea sotto I» parola di Cadmo, 
«poema portentoso, sul quale ì posteri emetteranno il loro 
« giudÌEÌo; altro poema (ti Orlando Savio, che in breve h 
«spera che sarìi fatto di pubblica ragione, pieno di vivace e 
R robusta fantasia, tacitamente elaborato in gioventù, limato e 
«compiuto nelle meditazioni dell'eli canata, e che Ib sua 
R venerazione pel Ferrarese gli aveva inspiralo come meta de* 
RSiderata al Furioso, sonò quelle produzioni del genio, ta- 
n cinte le altre minori, per cui vien collocato il Bagnoli fra 
«i più sublimi ingegni d'Italia, che manderanao il nome ano 
«all'etb più lontane (i) u. 
Al commendabile scopodì offri re puMilìco guiderdone a tanto 

<0 VnB GmneUm di TVwomm N." 69. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



m SAHMnnATO 343 

ConeitudÌDOf TCBemoIe per le pia amabili e care Ttrlù, caldo 
di ttìscerato affetto per la sua Patria, e distinto per dottrina • 
per ogni maniera di poesia, fu deatìnato il giorso 18 del mes« 
di Aprile del corrente anno, che pei Samminialesi fu vero 
giorno aolenne, e dnreri eterno nella memoria di quella po- 
polazione. E questa munifestaiione di gratitudine fu la piii 
aiocfra d'ogni altra perchè procede da pubblico voto, ed in- 
neme la più giusta, perchè fu diretta ad Uomo, che con le 
■ne opere si eresse un monumento più perenne del bronzo. 

L'Accademia degli Euleleti di Samminiato, della qunle 
il chiarissimo Biignolì è Presidente perpetuo, fscendosi inter- 
petre dei pubblici ioli, la mattina del giorno sopra mensionato 
ai adunava solennemente nel Salone del Palazzo Vescovile , at- 
tiguo al locale delle sue consuete sedute, ripieno di numeroso 
e scello consesso. Ivi compariva l'illustre Poeta io mezzo ad 
nna Deputazione incaricata d'invitarlo e di accompagnarlo, e 
la Banda Civica salutava il di lui arrivo con lieta ainfoniai 
tfDtndi Monsignor Torello Pierazzi Vescovo di qnella citth, e 
Vice-Presidente dell'Accademia leggeva un' eloquente Orauo- 
ne inaogurale, in cui menzionando i meriti del Bagnoli, gli 
contestava la gratitudine e la volontà della Patria di rendeteli 
premia ed onore condegno. ÀI termine di questa , il Gonfa- 
loniere della Glth sig. Cav. Marchese Maurizio degli AI1Ì Mac- 
carani. dopo una breve e commovente allocuzione, offriva 
all'illustre Conciiiadino una Medaglia d' oro , portante da oa' 
lato )a di luì effigie ed il nome, dall'altro il motto r Tanto 
Jilia patria a circondata da una corona civica. La riceveva 
il Bagnoli con quella modestia che tanto lo distingue, ed 
c^ano può imaginaru da quanti affètti foase compreso quel- 
l'Uomo veramente rispettabile. Faceva risposta affétlnoaa, elo- 
Soente, sincera , non senza esaere interrotta da lacrime; solo 
olendo a ^oA Gentile di non potere, per l'affollamento degli 
affetti , spiegare abbastanza i aentimentì della gratitudine di 
cui ai sentiva profondamente penetrato, siccome suole me- 
ntre I 

chi tr»ppa vnala 

E mcn pub dire 

E icalpilc nel volto ha la panJs (*}. 

(■La Medaglia (aon queste in parte le aff^ooM^'Ini pa- 
ti role, che mostrano veramente qual è ÌI suo cuor* verso della 

{*) Cadmef Caate X, Amm 47. 

C,q,t,=6dbvG00gk' 



2j^4 pesta civica I LBTTBBARI& 

K Pairia) che eoo tanta aDlennitli, in si cospicua e nobile Ada- 
ce nanu , che paroii , se volgo gli occhi in giro , in Apoteosi , 
ne Del fiore delta gloria di esser collocato. ]a Miduglin che 
ami esilila presentata, non è che im DONO della PA- 
rTRIà, un gratuito, pri ziosi-EÌmo dono dn nessuni meriti 
et richiesto uè aggu»glÌHlo • F. IhIc to accetto per valore ed 
a eslimaxione mia dell'nlma Duuntrìce, e per mìlite di esempio 
<T ad eccitameuio dei figli di si degna Miidre a fare a prò dì 
« lei quanto è in loro , nel che soao miei pari , che lutti ab- 
ci bisDio in ciò la parte nostra ,come in bene e patriiaonio di 
«famiglia: dona ed esempio, che in pubblica eoiolumento 
•e ridonda, in quella guisa che solevano le Corone decretate 
a ai Cittadini del ben comune operosi dalla dotta in antico, a 
a di savie leggi e costumanxc Surente Atene. — Or prenden- 
« dolo questo caro Dono, ed accoppiandolo ad altre dccort- 
«zioni, che alcuni fortunati incontri della vita, mi procura- 
ci rono, gli farò toccare la parte del petto dove pulsa il cuore, 
«come » predilrtu e distinta onorificenza che dalla cara a 
oveoerandH PATRIA mi viene; si, gli farò toccare onde Intto 
osi parte il prinripio dtrl moto, il fonte della vita, ov'è il 
«centro degli afTt-tli per ogni di lei aumento di ulilitii, e di 
a gloria . — Ahi sia sempre felire, e bene avventurosa al cara 
« Madre! E lo sia con tutti i fìgli! Né mele sorti mai le avven- 
« gano! O siano queste come scritte nella polverel Ed un soffio 
« unanime della comune concordia le dissipi, le disperda, le 
« dilegui! E le buone felici siano come in adamante scolpite! 
" immutabili ! eterne! E con quel Nome Augusto che segna 
«un'epora per noi memorabile e grata, Nomedi I.EOPOL- 
«DOllche provido, beDclìco e magnanimo impera, i vostri 
" e miei voti, o miei Concittadini, [ler ogni felicità ed esalia- 
•X m''i)to di S. I. e R. Persona e Famiglia, e per incremento 
e della Pxiria nel sapere e nei costumi, e la memoria di questo 
« giorno solenne impressa sia, in cui prendenJo il Dono , alla 
« Patria, nll'Acc/idemia, a si nobile Adunanza In mia gratilu- 
« dine e riconoscenza nuovnmenie protesto », — Dipoi oltre le 
Prose summentovate, furono lette varie Poesie nelle lingue 
greca, latina e volgare, tutte confacenti alla solenne circostanza, 
applaudite, ed alternale da scelti peT.£Ì di musica, che rendevano 
pili vivo l'entusiasmo di quelj' adunanza, cui diede termine aa 
Coro appositamente scritto e cantalo. — Mi spiace all'anima 
che la necessiti) in cui mi trovo, di esser breve, non mì con- 
ceda di trascrivere se non che alcuni brani delle Poesie ìu* 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



m SAMMlNlATO 245 

liane, favoriiemi dalla gentilezia dei loro Autori, le quali 
comislono in tre CanEoiiì, Una del signor Dolio r Lorenzo Neri 
la «rconda del sig. P. Santi Neri, l'altra del sig. Dottor Luigi 
M;.joli, ed in un Sonetto del sig. Averardo Genovesi. Da questi 
brani ben si parrfa gome, mercè le amorevoli cure del Prof, 
Bagnoli, sia Bona tn S:iminÌnialo una schiera di non ignobili 
cultori delle Muse, cht Scrivono col gusto e con le elegjinM 

dei classici, e non correndo dietro alle moderne siraaez» . 

L'egregio giovine signor P. Santi Neri introduce nella sua 
Canzone a parlare il sovrumano Gliibellino, canlor de! tre 
Rtigni , il qii«le, benché con fato diverso dnl Bagnoli, sia slato 
troppo lardi rimunerato dalla sua patria con un monumento, 
gode tuttavolia degli onori resi dai coocittadini a quest'ultimo, 
ed a lui rivolto» d gli discorrei 



Me di Taroci cittadino «dccno 
Pir iDTidia i|iielila, 
Fca rrai«nii ditcardia bfiaito wgDo 
In una patria iograU 1 
In preda ■ ria TariuD», dartlillo. 
Dal anol Mliu prMcrìUo, 
Errai com'aom efaa va di porla in porla 
AcoUaodii la vìla, e cere* invano 
Infra ignali «cnibianli, ia lido C)lr«no, 
L'idea che lo conforta; 
E fra i diuaj, e in gremito alla wanlnri 
Fci bianco il crin fuor dalla pairic mura 

A ^'' la f loria del Cattalia «rio 
IB li«to dt lolenM, 
La Patria decretò grata al tuo merlo. 

Né la l'idtidjo io già; tristo livara . 

Alberga ignobil corr. 

Né vive olire la lombi, ove t'applaude- 

Degli onorali ingegni alla virlud». 

né all' alma viti, ■ di decoro ignuda 

Si rande ombra di lauda; 

A^ Te, che grande in peUo e Ìntegra hai 1 

L'oDortì debba deU'Aonia palma. 



Come fiume regal. che io larghe aponda 
Muove l'onda sonante, 
S nueitoio i fluiti noi diffonda 
In varie terra, a taDlej 
E che talor ■' iolerna , e quelo e vaso 



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346 FESTA CIVICI E LETTERARI* 

Biitifaa in pìcciol Ugo 
Delle NtnU dcliiii, « dell' ■nnentot 
Talor dallo, al rrijtor delU procella 
FnoK, e il lido tHrila ooda flagella 



Dopàt coglietli pitma io Elicona] 
E Tania di Te aolo 

BiiBonerà, eh* di dac Graadl or nona 
Dall'uno all'altra poki 
Che dei due Sonimi la emulatli il Canio, 
Di cui r llili* faa vanto; 
P<rj> il gran LodoTÌco, e Ìl pio Torquata 
Serta intrecciar di glortm» allDrOi 
Di che Tr* i plaun dell' (onio cor« 
Sari il tuo crin firgialo.* 
E di MM man quel Grande alla hi* chioma 
Il ciogiri cba canlb Auguiln ■ Doma. 

dolca Dau) oh di quat gioja acceaa 
BritUr le ciglia a lui. 
Quando al Toico aerinon tpoaar l' inlew 
I dolci canni luil 

A le plauda ogni «ala, e di Parnmw 
Tutto il aacro Conaeaaa: 
Uà oHi Hun gisja il grato aOelto 
Sveglia eh* tpiega ■ Te la patria lam) 
Ivi ogni cor per Te dolca rioaern 
Amor veraea in palio; 
Ivi pib caro a Ta che in Elicona 
Grato il ino nome per U Ti« riauoBa • 



Ecco come ìt sig. Dottor Lorenzo Neri ne offre in poche 
•trofe un' idea delle cose, cantate dal celebre Prof. Bagnoli 
nel mirabile ano Poema della Culuira Europea. 



Egli camb l'aurora 
Dell* creale coae, a cai dìcr Tilt 
Amore, ad Amooia, poaaanaa unita 



Figlia di Dio, dell' ordia Madre, a coi 
ObbediicoQ la ifrre. 
Ed io daaia co*tanlc 
Fulgido al Sol fan aerta, al Sol che ì 
Vena lorreoli d' ineflabil luca 
Sull'amil figlio e le Hiparbt piante. 
Indi caolò in coalumc 
Cangialo Ìl ~ 



Fall* n 



■ tpriglMMIM I 



Buinar U procalle 

C,q,t,=cdbvG00gk' 



■M SAMMIHIATO ll/fj 

Fra lo icbitatir dei folgori ilridaiMi| 
Il mir cbe (muorals scceda il lido. 
Il monte, ichcrmo infido 



o wpalcTo iJ gran Nallniio- 



Pnrl.ndo 

Or dindo blo in *i]nilla ilio « IrcoHndo 

Al bellico oricakii, Ei b iiurriO 

Genie cintò ipiru negli ■Blri, o in MUa» 

Che trwi d>ll. bel«< 

Orrrnda brilk , ella leaaa legga 

Vaghi cnnnubj »«., 

Incerte («di, Haica Di», la foraa, 

Arti prioiiere, • iole, un dardo, un gieggef 

E come alfine ìoMiirMa ifana 

La fime, ed il perìglio 

I ffà diri)! • unir*!, e frange i pelli 

Adàmanlini, ed i fecoDdi affetti 

Di famiglia prepara, 

E il pingse ••■ dall'alma Urrà itnpaca. 

AUor ciba pib mila ^ 

ifeni pili mlli ^rodncaa i fur villa 
In oro nodo unile 
Dee «ergiai di colpe alme coiMorti, 
K le gi"|Cf a la cure 
Sullo uà Icllo urtir . Pili culi a forti 
Nei lieli dt ficea, Dell'- ivcniure 
Quei ■chiclli cuori l'aOiar la Benls 
Al vailo padlghaoe 
D' ailri laHlliio, di bei fior Inpuolo, 
E l'idea ridedir ch'onoipoucDic 
l^auù regge una Mao la rea ilagione, 
E adduca la ridenle 
E che libra > dirlui io lor coaGai, 
Indi ai cimpt, dìvioì 
Cuilodi eUlli, indi creali i lari 
E pcMia la cillà p(eMu agli altari . 

CanlÀ i duci primierìt 

1 priini re, vali limili ai Niiini, 

Orgaoi della legge 

Di Lui che a luili è Glovet ■ atra fen 

Dalla cclra domali , ai r*i caaiwnii 

Sacre norme preicritk, 

E nel lingueggio Kiitle 

Di che Parnaio echeggia ed Elici»)) 

E (;'■ antri di Dodooi 

E i forlì, che flage I furo ai liraiHM ) 

Cvma dei lunghi aEbiuì 

Dai niorlali lollecili ■ celeili, 

loipiraro ai Signori 

Dui* gtnli nccolla ad ium iMcgna, 



:,q,t,=cdbvGoOglc 



a48 PBStA QtncA E L8TTBHABIA 

Ptrte dì iot virtnda, • cmh infiill 
Pr«moo aowtnU i Bcgnì il ciaco •rvote^ 
La piDCDc iniiviaj l'osni 
Moria dell'aline, e il lurld« liTora. 

Io Cadmo ed Aotìoa yrftf ^' " ■*"" 
Senca la fon» è incrlg, e fnrsa, a cuora 
Soa lanu tenno pucril fumrat 
Ha H rbpooda all'un l'allra, a concordi 
Siccome corda a corda 
D'eburnea ceira, alla armoni* di vita 
Già K>rga eolro li ititi, e Marta Ùad« 
Con PiTh in atta lede) 
Né rìlroM i SoHi, at inrigidila. 
Ha faconda ad a4i*a opra con loro ■ 
Bagina , non linnni, H«ra, iodamenlai 
Né Hltgna II mirto ed if vi*ac* allora. 
T^tUa dai bbri ^ve 
Di Piero arcim nniema e «era, 
Come da) capo dill'eaiocn Giova 
Sune li Dm che teli alti aanni imparai 
Chi l'AligbiM con lui 
( Quel Gero ipìrlo a cui 
Aver Mcondi i pib aublim) iacreUv ) 
U allo leggio pirtìr non idegneribbe. 

Dstla C«n«>ne dcll'egi^gio Dottor Lnigì MbjoIì irascrÌTei* 
poche strofe, io cui il lettore avrJi tin saggio delle tante ctre 
■peranie, che si è con lui portate la morte (i). Quello sven- 
turaio giovine, mostrando nei suoi Tersi, come il Prof. Bt- 
gaoli scelse degno subbietto al suo Canto l'origioe delle Aiti « 
delle Scienze in Europa, cosi etcIaiBai 



ilvaggia • mno) 
Beaedelto c'bi a IH recolle in prìmat 
Cbi quii Dia noi ulula? 
Ben lacrila gli fu la dotti rimi) 
E ben fu pollo d'ogni laude io cima I 
Fu pari if vailo Tema il grande logegl 
E 'oi cbe loccorreiie, «Ine Sorelk> 
All'opre unte e belle, 
Voi coaeedeile a' carmi ardita penna, 
Tanto cbe delle gcita il dir fu drgoo. 
Odo 11 vinta pugna, e quii perenne 
Cullo all' Europa e ctTiltà provcnoa . 



Ei scende quindi a narrare, come la civiltk e I« cultori 
dalla domata Grecia iàceasero passaggio a Romai e come ro- 
vesciato l' Impero, dopo la pii^ cupa barbarie, tinascessero ^& 

(i) V. la (ua Naciologia a pag, aS4 di questo fucic«k . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



tir SAMMimATO 2qQ 

betle io lulia, e prega quest'ultima nd ascoltar le ammonizioni 
del suo riverito Maestro che tanto l'amj (i), a cessar d'imitar 
cod ciecnmeDte ì forestieri, e ad essere piti tenera delle SIM 
coscaioanEe e della sua letteratura . 

QdiI datniiiei tombi 

Vac< immafUl, chi s'iceoli riauona 
Na*ea, a da lei i}ual cullo a'Crcci figli 
Qua! ne to(1Ìc Coruna, 
O alla guerriera, o atl'tplca Mia Irwinba 
Dia Salo, o «teda Roma a'gran coniiglì. 
Dal niiaalo Impera odo ■ perigli; 
Ha DatCrr poi lu tanta gloria ipenla 
Nbcit* tact, cha l'alma Itali* accende. 
Italia il cullo renda. 



Cha illi cura, s all'onor tuo lì richiama) 

Non cMcr tu da' tuoi gii arrvi ancella; 

Quii mai ^tlio, ijuithrania 

D'un Genio in (cren andar Crudo, feroatf 

E dimnitrani al patrio ci'l rubelU? 

Odi quel luoo ebe con pirtk lì appiglia, 

Ecbirde t't aua madre Italia apcora, 

E te quMln t il terren ch'ai liiccò pria I 

Che porge pcecc pia, 

Ood'ami quel che ri l'adorna e onora 

Patrio Goatania tlcllo , 

Né l'incanti omii troppo il bri di fuora: 

Tuo Tuoco, o madre, [( riicatdi il petto. 

Non aa oona ilraoier «eosa aeggalto> 



E quante volle in caldi 



. quante volle in caldi 
D'amor di Patria accenti io noti l'inlctl 
Sfogar gli alti peniler della grand' alma f 
E iraiFondrr gti acccti 



Spirti, e 
Chieder 



I ai ugii UIC >.t>ii>crvln Midi 
-».....««. . afmi italici, e la palma. 
Sublime offirio, ed onorala talmi, 
Ricordarne il vaiare li ciel l'impnie; 
Tu con l'opra il laceiti e col coniigito] 
E quanti or Ùua il ciglio 
Tengnno in le , le calde geoeroM 
Parole. ili qucito idciio 
Tetto n'udirò, e l'opre glortote, 
Quando pel luon dalle mie labbra eapreno 
Tadaaati ancor del Ferrareie appreno. 

f i> V. Nel Cadmo U marsvìgliaaa a clastica dsKriaìane dal Pamaao, / 
m a fatial mda il Canto Vili, ui prìncip. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



a5o FESTA CIVICA B LSTTBRAHIA 

S'uni» ■! CìeI Naturi, 
Amor t'upli che it gran cor li dìedei 
Oh pur lo M 11 lui Pdrii dilclla. 
Che d' ■Sello mercede 
Bende di caldo amore a immeiiM curai 
Odi i temi, che un (rato cor le delta: 
Per chi U roau menle gioviaella 
Dei fieli miei culla, e geutil diuenef 
Per chi Unti d'Ippocralc e d'Aitru 
Ebber urlo in Alreat 
Per chi d'inopia ■ «ollivar la pene. 
Tanti mlieri al Trono 
Dna graiia trovar che li iMliene ì 
Per chi pur or mi fu cnnCcMo un dono. 
Onde giunta de' beni al colmo io lono? 

Fnrò termine elle Poesie col riportare aa Sonetto del- 
l'egregio sig> Averardo Genovesi ; 

Dolce ad italo tguardo, in qimic arene 

D'onor ('accende generota gara, 

Qua! i>ide gii ns' tuoi bei giorni Alene, 

PfB un caro figlio ed una patria cara. 
Quegli gloria alla madrej ella prepara 

A lui IrianS, a dal bel cambio «iene 

Grido, che il nome d'ambedue riacfaiafa, 

E l'antico decaro in fior mantiene. 
Deh I in bianca aclce il memorando giorno 

Scolpilo reili, e all'altra eli rìiplenda 

Di grandi e belle rimemfaranaa adornol 
V affilai il ciglio, e De'Terd'anoi luoi 

L'cmoI girtona ù confurli, e apprenda 

Qua! Corone abbia il HerM *iicb« fra im. 

Io penso che in tutte parti ove sì ha in pregio upienzs 
e gentilezza giungeranno gradili questi onori resi a buoD 
dritto dalla Patria al celebre Prof. Pietro Bagnoli , giacché 
■ farlo meritevole della riconoscenza si dei contemporanei 
come dei posteri basta il solo Cadmo, sotto il nome del 
quale ei cantò lo stabilimento della Cultura in Europa, 
che sarb moderno finché esistere cultura, e che dtbbe essere 
emtuentemente simpatico a questo secolo, che si vanta cosi 
tenero amatore di cìviltit (*}; nel qual Poema egli , a simili- 
tudine dell'Alighieri ("), racchiuse tutto lo scibile dei nostri 
tempi, e ben cantò il defunto amico mio Dott. Luigi Majuli 
Veiit coi ditti carmi 
Quant'a*can di saper, qua! Grand*, Ì tempi. 

(*) y. Avvertimento che precede t] Cadmo. 

('*} Ha le Muie oggigiorno ineìMita a progreitivt, invece d'iipirar* 
■eniimenli umani e grniili, amano di rappreienlare cib che piti degnila 
quota notlra natura, cioi a dire astoni \t pili iDua e immorali . aasaui- 
nj, patiboli, veleni, ed orrori di limil fstla. Che progrMSo di civiltà aia 
queato, io rerameole noi n direi 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



iir SAMivnnATO a5i 

Io poi^ voti die la Fesu Samminislese, con cui si rìnno* 
«irono Fra noi gli Mempj di civica gratitudine, ornai dim«ati> 
cali, della Grecia e di Roma, venga imiiaia da laltrt; Citlk, 
(>Frcbè il rimanerare ìd vita gli Uoniiai, che si dialinsero o 
per virlà, o per supere, o per beneiìzj recati alla Patria non 
solo è riconoscenza e gimiìzia (le quali è vei^ognoso cbe le 
loro ombre debbano attendere da! tardi nipoti) ma eziandio 6 
Slimolo al ben fare, e incitiimenlo a cittadine virtà. Cod 
adoperando ci renderemo degnidi quell'incivilimento, per 
cai questo secolo fuol esser laudalo, e del quale il cliiar. 
Prof. Bagnoli cantò l'origine e i primi progressi io Europa 
con tal magistero di poesia, da disgradarne i pia bei canti 
del divino Torquato, cbe però meu di lui felice fu per colmo 
di sventura sottrailo da cruda morte all'onore del sacro allo* 
ro, cbe l'Italia ahi troppo tardi 1 alla sua fronte avea desti- 
nato. 

D. L. Z. 



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«53 

NOTIZIE LETTERAWK 

Parere di MtcneLUcELO Lanci intorno alla Iscrizione etnisca 
della statua lodina del Mmto falicoHa ec. Macerata 1838, 
Tipografia di Alessandro Msdcìdì, dj pag. 30. 

da sìa vera o no la lezione del signor Lanci : Acca da Todi e 
Tito effigiarono il simulacro della P^ittoriai lo ^ìutlìclieran' 
no gli archeologi e gli ot ieotalistì , i quali ìn Roma sono molti 
e dotti, e ben possono a loro comodo confrontarla coli' originale^ 
Veramente a noi pare assai strana , e stirata, come suol dirsi, co' 
denti . Ma infine si arriverk mai a saperne il vero ? Noi forse 
&e dubitiamo, persuasi che nella lingua etrusca per una essen- 
Biale necessitii saremo sempre nella prima infanzia. Che sì à 
guand.ignato da un secolo e meiu) di studi? nulla: sa non farse 
di leggere alcuni nomi propril . Or disputino pure, te ne hanno 
ozio, I mitologi, gli antiquarii, eli orientalisti: madì graiia 
non dimenticlimo , come uh qui dimenticato il Lanci, l' urba- 
nità propria delle quistioni Ictter.irie; né lascino trasportarsi , a 
danno della gentilezza italiana , da privati rancori , da superbie, 
b da presunzioni . Quanto poi alla lingua usata in quest'opu- 
scolo dall'Autore, segua egli pure a battere questa vìa, se vuole 
ili Italia (lo diciamo con rammarico ) essere esempio di un ri' 
dicolo (l^,cl)e poi dinicilmente potrb levai'si di dosso. F. Mi 

Intorno Invenziom e Scoperte italiane. Lettere di GiAKFrAwce' 
SCO Kambelli a V). Domenico M. FEnni. Edizione quinta, 
con emendazioni ed aggiunte importantissime .tìoloaita 1857 
in-g.", fascicoli 1 a IV. 

Allorquando il cav. Monti nella sua Prolusione — Dell'obbli- 
go di onorare ij.<rimi scopritori del rem in fatto di scienie — 
accennava alcuni de'più importanti ritrovati di che gli stranieri si 
fecero autori, usurpandoli all'Italia che ne aveva il merito pri- 
mitivo, fu dapperiuiio fatto plauso al sentimento di giustizia e 
di caldo amor patrio che dettava quelle pagine eloquentissime; 
e mosse il desiderio che altri procedendo con più estese indagini 
fabesse conoscere clie molto m.iggiorì ricchezze in ogni genere di 
sapere vennero agl'Italiani furtivamente sottratte, e quindi ri- 
prodotte come invenzioni d'ingegni e nazioni oltramontane. 

A questa laboriosa impresa si accinse da qualche tempo con 
impegno meritevole d' ogni commendazione il chiarissimo sig. 
Gianfrancesco Rambclli, la cui erudizione nelle varie discipline 
mostrasi non inferiore al soggetto, per quanto con vera soddisfa- 
zione desumiamo dalle n.° XXVIlì Lettere contenute nei quattro 
primi fascicoli che ci stanno sott' occhio della ristampa di «opra 
annunziata. Un'opera scientifico-letteraria, che per ben cinque 

(■) Ballino le icguentt «ipmtìoni: Sopnottandtai ■^parlalura — fl- 
gBifieori — tiniritni — tranoMe — tiaaiaica — toggrottata— esimili. 



Coogic 



irOTIZIB LETTERARIE 353 

volte Ìd breviMÌma iatervaUo da una all'dtra Tiene impressa, 
prova ticurameote la propria importanza, e l'accoglienza favo- 
revole oad'è confortata dal puLbuco, che sa apprezzarne il va- 
lore; e noi ristrìngendoci a dirne ora queste poctie parole, eoa 
iotencione di renderne più particolareggiato ragguaglio in un 
successivo quaderno del presente Giornale , daremo intanto il ti- 
tolo d'ognuna delle Lettere sopraindicate, onde si veggadìqnanto 
rilievo sieflo gli argomenti che vi si trattano . 

Fra esse crediamo corivenir^i speciale menzione di quelle ai 
numeri XVII, XIX e XXIV, comecché riferibili a scoperte, 
la cui applicazione diffusasi a' moderni usi in quasi tutte le parli 
del mondo incivilito , dimostra col fatto il vantaggio immenso 
die ne risente l' intera società: e tutto ciò a betiemerenu singo- 
lare delle italiche menti, che ne fornirono Ì fondamenti teorici, 
« ne svolsero i pratici priacipj . 

Non si tralascerh per noi ai avvertire, che questa pregevole 
opera, alla quale anche in più Giornali di Francia fu tributato 
omaggio di non sospette lodi, è degnamente intitolata all'Eccel- 
lenza reverendissima di monsignor Carlo Emanuele de' Conti 
Muziarelli Auditore della sacra Ruota romana, letterato esimio, 
e de' letterati fautore efficacissimo, non meno che d'ogni bello 
ìntnpreDdimeato che torni ad onore della comune patria italiana. 
Ai.£&aun>iio Tobri. 
indio* dtU* Latttrt. 
I- Gill, Lavater, M»aicr prtTcnuli, 

li. Appl'caiion* dfll'clelirkilì mrU Dica alla («tapeollca. 

III. Sci urla varia di iloria oalunle ■ 

IT. Globi aeraoilalrcl. — Saminilore. 

V. Arcbìlallnra mililjre. — Francesco Hindti. 

VI. Scnp«rle ài Lron Balli*!* Alberii a di Lfonirdo da Vinci. 
VIL Angilu Puliiìioo previene Bacane e ali Enciclapeiiisli nell'ordi'. 

n^Ii ct.«i6c>iiancd>lt»)clbile. 
niL Tri.porlim>^nlD dtali edifitiì . 
IX. Giardini irgloii. 

S. Pillar. »l olio. 

XI. Sciiperia varia riiguardaali la medicìoa . 

XII. Di alcune cMiferale opinioni dì Uontetquiau, Rouiuaii ■ 

d'Alecobert. 

XIII. Plaillca. 

XIV. Circolaiionc drl ungua. 

XV. Valvole nelle vene , ed altra scnptrta di G. B. Canani. 
XVf. Pilliiraaaeigliola. 

XVII Dwjrpjiloni divene in Coie medicbe. 
XVIIL Scoperte di AleiHodro VolM . 

XIX. Macchine a vapore . 

XX. ImbaliamicioiM desi' ioMlli. 
XXf. Bell. Arti . 

XXII. Velcrinjria . 

XXIII. En>end»ione defili orologi a rìpeliaioiM. 

XXIV. Polli modcDCii , delti erlciienì . 

XXV. Belle Arti conoiciule prima dagl'lulìani, che nou dai Greci. 

XXVI. piplomalica , Medaglie, Diaioiurì lUmci ec. 

XXVII. In^eniioDe degli Dccbiali. 

XXVUI. Irrilabilili, ad altre acoperle dì TomnMW Coraelio. 



NECROLOGIA 



LUIGI E PAOLO MAJOLI 

JM egli aitimi giorni del Luglio del corrente anno il Dottor Lnigi 
e Paolo Majoli, fratelli e figli di Niccola Majoti e di Maddalena 
Bemi dellacittk di Sammìniato, il primo nell'eli di circa SS anni, 
l'altro di 18, da violentissima malattia iiiflammatoria quasi nel 
fpomo isteuo assaliti, quasi nel giorno istetso furono tolti ^ 
■empre tu genitori, alla patria, al desiderio fervido di molti e 
veri amici, e mi do fede clie all'istesio punto le anime toro si 
ricongiungessero in cielo. Insanabile è la ferita che da doppi» 
saetta fu impressa nei petti degli autori dei loro giorni. Piangono 
e lungamente piangeranno due figliuoli con morte si rapida, si im- 
matura involati, due figliuoli clte portarono nel sepolcro quanto 
di più dolce, di più lieto , di più onorevole si prcpanra ai geni- 
tori per il tempo in che oppressi dagli anni, mille consolazioni 
avrebbero lor reso il triste, infecondo inverno della vita simile 
alla più fiorente e lieta primavera. Nel primo era e meravigliosa 
ingenuità e modestia non comune, clie conciliava gli animi, e Del- 
l' intrapresa amicizia gli confermava; non povera vena di poetare; 
gusto corretto e felice; graditissimo oltre ogni credere al suo pre- 
cettore e concittadino Cav. Prof. Pietro Bagnoli, non secondo a 
quanti colsero allori in Parnaso . £ non era caro a quel sommo 
per una cieca tendenza di animo , ma perdiè quel dottissimo To- 
scano lo vedeva penetrante, perspicace svolgere i classici greci 
con abilita noti comune in questi tempi, in che ad alcuni guasti 
da novità inquieta e gelosa, tutto l'antico sembra eterogeneo «i 
bisogni sociali, o suppellettile oziosa e miserabile iunausi alle do- 
vizie del secolo . Eo egli era degli aviti tesori quale dev'essere 
chi non lia inaccessibile a gratitudine il cuore, e non guasto il 
senno, ^loso difensore, ma non tanto che apparisse in lui meno- 
ma diflìdenza e dispregio delle due invariabili leggi progresso ti 
oppnrittnith . 

E nr>l vero, ei seguendo ì precetti e l'esempio del suo chiaris- 
simo Maestro era ben luiigì dal sistema diqueì tali, riie i modi dd 
Ti-ecenlo giudicarono doversi usare senza scelta ed esclusivamente, 
e che anzi circoscrivono il tesoro di questo divino idioma al solo 
meullo coniato in quell'etìi, quasi l'Italia non contasse dopo 
quell'epoca altri cilassici scrittori, e quasi i progressi fatti dipoi 
nello scibile non avessero chiesto che di nuovi vocaboli le nuove 
idee venissero rivestile, purché questi vocaboli ritenessero /' im- 
pronta della liiipta nazionale . Filosofia amò, ma con discerni- 
mento, che ( ed 10 stesso ho uditi da lui questi pensieri ) mentre 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



NBCBOLOGIi a55 

mìenv* alla Scuola Lockiima , conosceva dovali modificara tal- 
Tolta te scnteaze di Locke, e di Condillac, e &r compito lo itudìo 
di craetti , a^ungendo le razionali vedute di altri recenti mit- 

Nè Mnta laiciare di si molto desiderio, abbandona Paolino, il 
minore, questo peregrinaggio dì sventure, perchè neppure a luì 
avea guaito il cuore l' orgoglio e lo spirito di novità, che cì & 
accarezzare ocnì pensiero di oltrnnonte, sia anche depravazione 
di cuore, e ad un indole dolce modesta aggiungeva molto amore 
alle scienze fisiche ed alla medicina, ed i suoi precettori, e tra gli 
altri il toscano Linneo, l' infaticabile Cav. Prof. Gaetano Savi, lo 
riputavano tra i migliori, e forse il migliore loro discepolo. 

Da queste parole che 1' amore del vero più che il sentimento di 
amicizia, che pure è in me tanto vivo, mi detta, si può argomeo- 
tare quali speranze sieno ridotte ad un pugno di polvere, ma 
polvere sulla quale si verseranno per lungo tempo non scarse 
lacrime da quei tra' concittadini dei due Fratelli Majolì, cheeil 
conobbero, e portano amore alle scienze ed alla virtà . 

D. L. N. 

Crediamo che non urh discaro ai lettori die si trascrìva a pie 
di qnesta affettuosa necrologia un Sonetto, che il D. L. Z. com- 
mosso dall' inaspettata morte dei Fratelli Majoli snoÌ amici e 
condiscepoli , intitolava al comune Maestro il chiarissimo Ptot, 
Pietro Bagnoli. ( La Direz. ) 

Smmio cullor due feticreilt pitala 
Crucca, dtiiiis del terreo aalio] 
L' aure 111 l'incbinaM ■ lor djtaale, 
E bicìsva il loT pii l'end* del rio. 

Ma il ciel tnrboui, e roTtaciate e infriola 
Caddero al laol per f*la iniquo e rio. 
Ed allra spente ai bunn cultor Iraniani* 
Non rimiM quaggili che il piiDlo • Dio. 

Sicoio dì Cadmo ■ d' Anfton cantore, 
Vedi al ciclo votar l'alma grnlila 
Dei Gìovinclli, B|li a T« d'amor*. 

Uà io quella Italia, doTc tanto a vita 
Or lienii il cullo drlla aonie lunra, 
Qual rMia avaoio del l'antico siile 7 



FINE DEL TOMO TBIGESIHO SESTO. 



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INDICE 

COHTEimTE IN QUESTO TOLVHE 



Lt ArgMMniich*. Poamt greco di Akhvmiii Romo, pBrUM Ìd dmom 

iUluoo dil Prof. Cav. Buoo Ou. fionsn, con noie ■ illuilrs- 

kioni t M«lrhinr Miiiirini). Pag. 3 

CoiMÌ<).^rHlani generali lu' diverti tempi ddia Lin|j* ItalierM. <h. F.) i ■ 
Dali'inlico Dinllo Kontino lui debiti. Diuerlaiicxie del aig. Di Savi- 

UT, r*(l> itjliana del U. A. D. ( Art ■.") aS 

Idcni. ( Ari. a." ed ull } x 

Storia delle Pillura lialriDi eipotU coi monumeati, d* G. Roiiii (R.) 4* 

Idem. Uiipenae prima . . (Z-) 177 

Tcru Leitrra di GiorinMt Roiiii al lig. DtFiRonrr* Siccbi tulli 

V cauta della pr<gi.>n<a dfl Tmm 5} 

Sulle coae Archeolngtche moderne in Ellenia. Epiilola diretta al Ca«. 

Hicii.1 dairAvv. Diomoi Leovotetin ■ j3 

Elogio di CtioLAMn Vocai, deit.i da Vieceno Sintwiou aM'I, • B. 

Accademia de' (>enrgL>BIÌ ili FJTcnie ( D. L. Z ) 79 

Cotpn d'occhio ia'c>r<Ileri generali drlla Lelleralore Pranceee net 

8<e. 17.° iS." e ig.'del ti*; ALnaro Ricateo (Ari 9.' ed dII.) ' Z. ) 97 
Per la (olcnne dediciiiona di un Bullo di Cri(l»roro Colombo nella 

VilUltadel March. Gì iecuiLO OiHioiio. Diicarwi di Pieno Gioioami. |o5 
La Reale Galleria di Turino illutirata da RoeuTO D'AuMio . ( Z. ) 109 
Studii iuNb Storia delle Arti ec. Opera di P. T. Dw:aauu> . (Coni. ) ih 

Opere di GioTieei Roiiei ( I. G H. ) ifS 

Uluiiriiione d'uoa Bomina Itcrìetone del Duomo di Pitt, aggiuntovi 

un frammento inedito di memori* tepolcnle delPArcbilellD BuouaM* 

no, per cura di AuttivoMi Toaai ..... .1 ... . iSa 

Appendice alla medeiima ; siS 

Cenno necrologi co inlorno all'Abate Hicnu Colono .( G. Adomi) ig^ 
Ettcnu e pregi delle Dnivertilì GerrQaniche . Diicono del •)■. Doli. 

Di Sivioii, eDlaarii»h> dall'A. P. C 19] 

Di alcune noviik inlrodotle nella Letleralura IlaMma. Lmìou* del 

Uircheee ToKHtio GttSÀLLo ( L. P. Ccccarelli > aim 

FuU civici ■letleran^iaSamminialoIi iS Aprile i83S. (D. UZ.) a4a 



AlCea Eiullaote . Caabla in muiica pel R. Teatro de'Ravriealidi Piia. 9^ 
Per la feda lolenne dell'indila Vergine Seni* Qbeldetca. Ode del. 

l'Abate DioDaToGiiTLiiKi (L. Z. ) iSi 

Bitpoiia di GiDVuii Bo*i«t ad una Lettera del )ig. Marcbata Gterà- 

«o Girrnei |65 

Parere di MicaiuiotLo Lutei intomo alla bcritiona etratea della 

■tatua todina del Muteo Valicano (F. H-) ^S* 

iDtornn Inveniioni e Scoperte italiana . Lellere di Giuruanaco 

BiKHUi a 0. DoNBiica M. Ftaii ... ( Alcauodro Torri ) ivi 



C*aM BoccReaoa ( B. Dal Borgn ) 18S 

JicoM Filippo Poeiucn ( F. B. > 171 

Lviai > FuiLO UuoLi . ( D. L. H. ) 194 

. ..7» 



NUOVO 



DE' LETTERATI 



TOMO XXXVI. 



SQiiasa 



PISA. 

TIPOGEAFU. MSTRI 
1838. 



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nruoiro giornale 

DE' LETTERATI 

ma/ 97. 



P^RTE SCIENTIFICA 



HiiToiRx N'jTnaxLiB des Ilbs Cjuariks. Par MM. P. 
BuKEB-WoB, et SABurBBBBTBXLLOT. Pirìt cbcs Bet- 
haoe. i83€. 



J_j Isole Canarie sodo state &no dai più antichi 
tempi soggetto delle ricerche, delle congetture, 
delle osserTftziooi dei dotti. Si voleva che fossero 
un'avanzo di quella famosa Atlantide, di cui, al 
dir di Platone, i Sacerdoti Egizj avevano a Solone 
data notizia, rappresentandogliela come un'isola 
più grande dell'Etiopia, situata nell'Oceano, non 
molto al di là delle Colonne d'Ercole, che poi 
subissò nel mare, e non rimasero di lei che dei 
frammenti i quali sarebbero l'Isole di cui si tratta, 
dette però per la loro origine Isole Atlantiche. 

L'antica storia di queste Isole è totalmente avvolta 
nelle tenebre e piena di (avole. Secondo Robert- 
son (i) la scoperta se ne deve ai Cartaginesi, che 
nelle loro navigazioni luogo la costa occidentale 
dell'Affrica s' imbalterono in esse. Dì quest'Isole 
pare sicuramente che intenda di parlar Plutarco 
nella vita di Sertorio, allorché narra che questo 
Generale, il qual mor^ 7? anni avaoti G. C, dopo 

(1) Storia itAmenca Uh, I, 

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4 HISTOIRB VATURELLB 

la battaglia navale da esso sosleauta, colta peggio, 
contro Aanio sulla costa occidentale dell' Affrica^ 
fu obbligato a rifugiarsi in alcune piccole isole 
dell'Oceano, di dorè tornato all'imboccatura del 
Guadalquivir, quivi gli vennero incontro alcuni 
marinari Lusitani kì quali tornavano dalle isole 
Atlantiche, che si chiamano le Beate » e gli raccon- 
tarono che M due di queste isole sono divise fra 
«loro da poco spazio di mare, et lontane dall' Af- 
« frica diecimila stadj. Quivi piove di rado et poco, 
tt.e i venti per lo più vi sono soavi et rugiadosi, e 
ni terreno v' è grasso, et non solamente facile ad 
«esser arato e piantalo, ma da se stesso anchora 
«et senza esser punto lavorato, produce frutto 
. «veramente dolce, e atto a nodrire uua molti- 
«tudine ociosa. L'aere v*è molto sincero et tem- 
« perato, il quale secondo i tempi fa mediocre mu- 
«tatione. Perciocché i venti che soffiano da terra 
ft et Borea et Aquilone si stancano perla lontananza 
«passando si lungo et vano spatio, et mancano 
A prima che arrivino a queste Isole. Ma i venti 
«Argesti et Zefiri, che vengono dal mare arrecano 
«piogge che rinfrescano, rare veramente, ma tenhr 
«perate. Molte cose aacho per l'umidità dell'aere 
«con gran facilità vi si nodrìscono, tanto che i 
«Barbari ancora hanno creduto che quivi siano i 
«campi Elisi, et le habitationì de Beati celebrate 
«da Homero (l)». 

Giuba 6gIiuolo del Re diNumidia, che poi regnò 
sulla Mauritania cedutagli da Augusto in cambio 
de'di lui Stati de' quali i Romani s'erano impadro- 
niti > Giuba che passò la sua gioventù in Roma 
frali! studi e le meditazioni, e cui, secondo Plinio, 
la dottrina apportò più onore che il diadema, e che 
morì So anni aranti G< Cristo, spiato da lodevole 

(i) Plotuco FUa di Sertorio: tradaiioae dd Domenici 
P»»- 749- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



ras ItBS CANABIKS 5 

curiosità mandò degli esploratori nell'Isole Beale 
o Fortunate e scrisse una relazione del loro viaggio, 
Is quale dedicò all'Imperatore, ma che disgrazia- 
tamente è perduta, e non ce ne resta che qualche 
frammento conservatoci da Plinio, che presso a 
poco riducesi a quanto segue. 

a Giuba delle Fortunate scrisse qoesto. Che elle 
nson poste sotto mezzogiorno appresso ponente, 
« lontano- dalle i'urpurorie settecento venticinque 
"miglia, talché si navica dugento cìnqnanta miglia 
nsopra ponente, dipoi verso levante trecento ottan- 
n taeinque miglia. La prima si chiama Ombrion, 
« dova non è segno alcuno d' edificio, e ha ne'monti 
anno stagno, gli alberi son simili alla ferula, dai 
a quali si cava l'acqua, dagli alberi neri esce l'acqua 
«amara, de'bianchi acqua buona da bere. L'altra 
«isolasi chiana 6/unonia, dov'èsolo un tempietto 
« fatto di pietra. Appresso a' quella n' è una minore, 
ndel medesimo nome. Dipoi la Caprarìa piena di 
«Lucertole grandi. A vistadi esse è la Nivaria^ la. 
«quale prese questo nome dalla continua neve che 
«vi è, essendo nebulosa. La prossima a questa chia- 
« masi Canaria dalla moltitudine de' Cani grandi' 
«che vi sono, dA* quali due ne menò Giubate quivi 
«sono alcuni segni d'ediBcì. Hanno tutte dovizia 
«di fratti et d'uceegli d'ogni sorte, et questa bà 
«Palme che fanno datberi et pinocchi (t)». 

Nel secolo decimaquerto li SpegaoU si erano 
C09\ impratichiti nel. viaggio delle Canarje, che 
spesso vi facevano delli sbarchi per derubare, e 
portarsene gli abitanti come schiavi. 

Nel 1344 Clemente VI eresse tutte queste Isole 
in Regnoe io'cOnferW Loi|^ della Gerda del siangue 
reale di Gastigliar <1 quale però non ebbe, mai Ia 
forca neeessavia per profittarne, onde Enrico III Pe 

(1) Plinto Bìttoria naturate; tradutione ttttDÌim»iiahÌhih,S. 
Cip. 3tt, p»g. fj6^ , .y ■ 

c,q,t,=cdbvGoogle 



6 mSTOIRB HITDRELLK 

Si Castiglia ne cede il dritto sul cominciar del se 
colo XV a Giovanni di Bethencourt Barone Nor- 
manoo, che occupò alcune delle Canarie e per qual- 
che tempo ne rima'se il possesso alla sua casa) come 
feudo tenuto dalla Corona di Gastiglia. 

Tredici Isole compongono 1' Arcipelago della 
Canarie, r.* Palma, a.' Ferro. 3." Gomena. 4.' Te- 
neriffh . 5.' Canaria. 6.' Forteventura. 7.' Lancia^ 
rotta. 8.* Graciosa. 9.* Rocca deW Est. ig.* Mie' 
granza. iì.^ Montana Clara, la,* Boechetta del- 
tOvest. i3.' Lobos. Peraltro le sole prime ietta 
sono abitate , e le altre non sono che piccoli isolotti 
o scogli . 

Hanno tentato di trovar la corrispondenza fra 
gli antichi nomi Pliniani di queste Isole con i nomi 
moderni, ma i dati su cai fondarsi .per una tale inve- 
stigazione son troppo scarsi e troppo vaghi per spe- 
rarne un resultato soddisfacente. 
Così Gosselìn crede che E il De Bach 
Ombriot, ira l' Ifola del Peno . Omèriot, Luiciirollit 
Janonia magwi, Pilou. Junania magaa^ Forte ve atari.; 

Junonia nùnor, Greciou. Janonia minor, Caaarii, 

Capraria, Gomera* Gtpraria, Itola àvì Pei». 

Tfivaria, Teaeriffi. ffivaria, Tenei >ff*'. 

Canaria, Canaria. Caiuiria, Palma. ' 

Parparmitu Laaciatotta a Far te «en tura. 

Berthelot non sì combina esattamente ne con 
l'uno né coir altro nell'applicazione dft'nomi I^i- 
niani. Per lai Ombrios'e Palma, ed è portato a 
questa credenza perchè' èdessa l'unica Isola della 

lale nelle montagne possnn rinvenirsi le trecca 
fello stagno di cui parla Plinio, e quette-nella Cal- 
dera antico e grandissimo Crtatete vulcanico Cba 
mostra indizj manifesti d'essere stato aa» volta 
pieno d'acqua stagnante. Per la Capraria egli à 
d'accordo col Be Buch a crederla l'Isuatdel Ferro. 
Plinio dice che la Capraria era piena di Lucertola 
grandi, e Bontjer e la -yerriere,. Cappellani -di 
Bethencourt, che sbarcarono all'Isola del Ferro 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



mii 

del 



MS 1LB8 CAHliUH 7 

nel i4o3, laseisrono scritto che i/eran ZMceriote 
erandi come Gatti, brutte a vedersif ma che non 
lacevaDo male ed alcuno (l). Per la Nivaria non 
ci è discrepanza in alcuno de' tre interpetri: tutti 
coDTeagono nel crederla Tenerifio. La Canaria^ che 
al dir di Plinio cosi chiamavasi per la moltitudine 
de' Caoi, Berthelot al pari di Gosaelin pensa che 
aia quell'Isola che anche oggid\ conserva il raede- 
sirno nome, perchè quantità di Cani salvatici somi' 
^anti ai Lupi, ma più piccoli, v\ fu trovata da 
BoDtier e la Verriere, ed «oche ai tempi di Viana 
letterato e poeta Canarieose, cioè sulla fine del 
secolo XVI, sussisteva sempre alla Canaria questa 
razza di Cani, attualmente concentrata nella sola 
Lanciarotta. 

In quanto BÌVJimonia minor il Berthelot crede 
che ora più non esista, per essere in qualche cata- 
clismo rimasta inabissata nel mare. Difatto ella ai 
tempi di Giuba era prossima tM'Janonia major: 
questa secondo Berthelot è la- Gomera, e prossima 
ad essa non vi resta isola alcuna da nominare. 

Il De Bucb e Gosselin non furono punto felici 
nel cercare quale poteva essere' ì'Jimonia minor. 
Il primo vuole che sia la Canaria, che si è vedu- 
to esser la stessa che la Canaria di Plinio, e il 
secondo che stabilisce VJunonia major esser la 
Palma, pretende che V Junonia minor s\»i Graciosa, 
che da Palma è lontanissima. 

I! De Buch non assegna alcuno de' nomi antichi 
all'Isola di Gomera perchè crede che gli antichi 
non la conoscessero, o che da essi fosse presaper 
nna porzione di quella di Teneriffa.. Non fa men- 
zione nemmeno delle Purpurariae, e questo silen* 
zio par che dimostri esser fra quelli che pensano 
che esse non facessero parte dell' Arcipelago cana- 
riense, ma che le Purpurarie degli antichi fossero 

{t)BiiU>iredetapmiUin déeouverte et coMfotte dei Caaarits. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



8 HISTOIRK HATORBLLB 

l'isole di Madera e di Portosanto, della quale 
opinione è anche Bory de Saint Vincent. Checché 
ne sia fu a tali Isole dato il nome dì Purpurariae 
perchè ci si raccoglieva, e forse anche ci si pre- 
parava il bel color rosso chiamato Porpora, tanto 
stimato dagli antichi . Si sa da Aristotele e da Plinio 
che l'eslraevaao dal mollusco d'una conchiglia. 
Colonna, Lisler, Reaumur, e Du-Hamet che si sono 
Decapati di questa materia colorante, 1' hanno 
trovata in varie specie del genere Purpura di La- 
mark, genere che contiene molti àe' Éucctnum di 
Linneo, e nominatamente l'han trovata nella Pur- 
purot o Buccinum Lapilltu, comuoé sulle coste 
del Mediterraneo, e che 1 Francesi cbiamaoo Pour- 
pre à teinture, e l'hanno trovata pure nel Murex 
Brandaris, ancor esso , benché in non tanta copia, 
reperibile nel Mediterraneo. 

Il liquor colorante del Buccinum Lapillus è no- 
chioso in una vena^ o per dir meglio in un ricet- 
tacolo lungo due o tre linee, e largo una in circa, 
situato nel mantello del mollusco, ed è un liquido 
viscoso di color bianco-giallastro, che estratto dnl 
ricettacolo e disteso su tela o carta ed esposto alla 
luce diventa presto d'un bellissimo rosso indele- 
bile. Du'Hamel che fece tutte le prove su questo 
colore, come già le aveva fatte Reaumur, prendendo 
io considerazione il tempo e la pazienza che rìchie- 
desi per estrarlo dal mollusco, e la difficoltà di 
applicarlo alte tele, attesa la sua tenace viscosità, 
pensa che gli antichi dovevano aver qualche metodo 
particolare per tenerlo in dissoluzione, e per con- 
sertarlo, come pure per estrarlo con facilità dal- 
r l'animale: osserva che questi metodi ci sono ignoti, 
che ì tentativi fatti non hanno portato a scoprirli, 
me quando ancora si conoscessero , egli aggiunge, 
tali metodi non porterebbero a diminuire il numejv 
prodigioso di conchiglie che sarebbero necessarie 
per tingeiv una pezza di tela, giacché in una con- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DBS ILES G&HABIU 9 

cbiglÌR non più d* una gocciola di materia colorante 
si contiene (i). Tali riflessi dunque hanno portato 
Bory de Saint-Viocenta pensare, che gli antichi oltre 
la scnrsa porpora animale delle conchiglie ne aves- 
sero anche una vegetabile, una che si estraesse da 
una. pianta facile. a trovarsi e in abbondanso, in una 
parola fosse quel color rosso che sì ottiene dalla pian- 
ta lichenosa delta Roccella, volgarmente Oricello, 
( Orseitte (r.). E molto ragionevole sembra a noi 
questa opinione: infatti quantunque nella più alta 
antichità, la porpora, carissima, fosse riservala ai soli 
ministri primar) della Religione ed ai Regnanti, 
e se ne facesse allora così poco consumo, da potervi, 
forse supplire con quella poca che aver ai poteva 
dalie conchiglie, negli ultimi tempi per altro della 
Repubblica romana, e sotto l'Impei-o, quando il 
lusso tanto si estese, l'uso delle vesti di porpora, 
qaaotunque tempre costose, si era reso più comune, 
e ci erano le botteghe ove si preparava (^officinaa 
purpuratiae. Plin. lib. 35. cap. 97.) e le persone 
che la vendevano bell'è preparata» come quella 
Lidia di Tiatira mercantessa di porpora, che allog- 
giò S. Paolo nella città di Filippi (Act. Apostol. 
cap, 16, V. i40- notizie tutte le quali dimoslrano» 
che- io questi tempi la porpora non più era una 
mercanzia t^nto preziosa, e di cui la materia, 
prinia dovesse euere di tanto difficile acquisto, 
come lo sarebbe astata se i ioli molluschi t'avesser 
fornita. Ora delle Roccelle ce ne sol) .varie. specie, 
Ititte tingono in rosso, e tutte si trovano sulle sco- 
gliisre, marittime. haMoccelta Ditleniie la Roccella 
Pkvcppsis nascono sulle coste di tutta l'estensione 
del.fiilediterraneo; e Ia Roccella tinctoria alle, 
Cdaarie, a Madera , a Porto$anto » ed altre isola 



(^i)V>«*xìm\if MénioireideV Académ.det Selene, arni. 1711 
Dn-'Bimtl M^ai. dtPAcadém. da Sdenc. anit. 17)6. Dictionn. 
Gattique d' HiUoire NatunUe art. Pourpic, Rocber, Roccelle. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



IO aiSTOIBB nATURELLB 

dell' Atlantico, fralle quali sìcoramente erano le 
Isole Purpurarìete dt Plinio. Così acche le localiti 
faToriscoQO l'opinione che la Roccella servisse alla 
composizione delle porpora. 

Belhencoart nel i4oa sbarcò alle Canarie.SecODdo 
Sanato egli s'impadroM di Ijanciarotta e dì Forte- 
ventura. Goniera e l'Isole del Ferro forono scoperte 
da Ferdinando Doria: la Gran Canaria, Palma e 
Teneriffa da Alfonso de Lugo e Pietro de Vera, il 
quale poi insieme con Michele de Moxica conquistò 
la Gran Canaria, Gomera, e l'Isola del Ferro. Di 
Palma e di TenerìSa, le ultime due isole che dìfìta- 
dessero la loro indipendenza, se ne impadronì 
AlooEO de Lugo nel 1491 per conto di Ferdinando 
it Cattolico e Isabella di Castiglia, e da qoel tempo 
in poi le Canarie sono state di pertinenza della 
Spagna. 

I conquistatori trovarono le Canarie abitate da 
nomini cui fu dato il nome di Guanchi, uomini, 
che al dire diBory deSflint-Vìncent sarebbero una 
varietà della razza arabica, varietà da lui detta 
Razza atlantica occidentale^ di pelle olivastra, 
eapetti 6ni castagnoli chiari, pendenti al biondo, 
coir angolo faciale di gradi 8S a 90. ■ ■ 

È quasi intieramente consumata questa popola- 
zione, in gran parte per le zoffe sostenute con i 
conquistatori , e in parte per le conseguenze della 
Conquista, perchè quantunque non si possano acca- 
sare li Spagnoli di aver fatti subire ai Gueocbi r Ì 
« Crudeli trattamenti con cui oppressero i naturali 
K dell'America meridionale, una nazione poco istmi- 
M ta languisce e decresce sempre accanto a quella 
«che ha pìà istruzione .e incoraggimento. Sempre 
« tenuta ristretta ne' limiti da' suoi possessi, senni 
«speranza di estenderli, non avendo dìsgraziata- 
« mente che la facilità dì abbandonarsi ai liquori 
H spiritosi, che loro fornisce l'arte perfida Je'vicì- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DBS ItEfi CAIfARin II 

R ni , si snerva dì spìrito e di corpo, e 6nisce collo 
«sparire dalla superficio della terra (i)n. 

Per altro la razza de' Guanch) non è del tatto 
spenta, a de' legittimi discendenti de' primitivi, 
benché in scarsissimo numero, sempre ve ne re- 
stano, o almeno ve ne restavano net 1 793, perchè in 
codest' anno alcuni de' compagni di Lord Macart- 
ney, cioè il Dott.-Gillian Medico della spedizione^ 
Scoi Chirurgo, Barrov Geometra, e Maxwell Se- 
gretario, in un'ascensione che fecero al Picco dì 
TeaeriSa eìibero per snida uno di questi Guanchi 
tt che conservava nefla sua persona tutto quello 
«che Caratterizzava la sua antica razza. Era alto 
R quasi sei piedi, colle, membra robuste, teneva^ 
n ben diritto, e camminava con passo lesto e sicuro, 
c( malgrado ì suoi sessanta anni passati . Le sue fal- 
ci tezze eran ben marcate, i sopraccigli alti e bett 
« rilevati, gli zigomi prominenti, il naso schiacciato, 
« e le labbra grosse quanto quelle de' Neri della 
RCbsta d'Affrica (2)». I discendenti di quel piecol 
numero di Guanchi che s'impareutarono con i loro 
' conquistatori, nessun carattere conservano che U 
distingua o rammenti la loro orìgine. 

I Guanchi avevano un gran rispetto per ì loro 
morti, e gli depositavano in grotte ove sempre sd 
ne trovano e benissimo conservati, e involti in pelli 
di capre.' Barrow coi appartiene la relazione della 
salita al Picco dì Teneriffa, di sopra citata, dic« 
che non cì usavano nessuna preparatione, e' che 
k siccità dell' atmosfera è tale alle Canarie che 
la 'Sola evaporazione riduce i cadaveri allo stato di 
Mummie. Ma Barrow nel brevissimo tempo ebevi 
si trattenne non vide i cadaveri, e si riferì a ciò 
che. eli-era stato detto, Benhefot che lungamente 

(»') f^oyage dant PirU^rìeurdt la Chintftàtla TartarÌ€,faU 
dona U' anneet 1791-94 P^^f Lord Afmcartnejr, redige par Sir 
George Staunton. T. I. chap. 4> 

(a) MaciiiDty ytQtag.'ni, 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



1 HlTDaitLLl 

vi si è trattenuto, dice che i Gaandrì adoprsTiiDo 
per imbalsamare i cadaveri una pianta Terebintacea 
chiamata Orixama, che è la Cneonm pulverulentum, 
e dice ancora che nelle catacombe de'Guancbi ci 
han trovati de' pezzi di Sangue di Drago, il che ha 
(atto credere che anche questa resina adopraasero 
allo slesso uso. 

. I Guanchi, secondo le relazioni de' loro mede- 
simi conquistatori, fermavano un popolo bravo, 
generoso, fedele, e di umore facile e allegro. Rico- 
ooscevano un Ente Supremo, cui rendeva» culto' 
ne' luoghi elevati, offrendogli tutto quello o^e 
avevaa di migliore, cioè il latte delle capre* delle, 

tiecore. ContavaDoTepoche degli avvenimenti dalle, 
uoazioni. Non conoscevano l'uso del ferro e non 
avftvano altre armi da opporre ai loro aggressori, 
ehS iMStoni e pietre, quali però sapevano scagliare 
con destrezza particolare e forzii grandissima. Abir 
(avano casette di pietra assai ben costruite, beficbft 
sen«a calcina, o cemento di altra sorte. Avevano 
un governo sistematico, ed osservavano delle distia-> 
zloui fra i ranghi e le condizioni, Ammioistravano, 
regolarmente la giustizia secondo alcune leggi' da 
lord stabilite. Conducevano vita pastorale: v«sti- 
vano pelli di capra, cucite con filo fatto dai ten- 
dini dello stesso animale: le donne portavano ber* 
retti e scarpe fatte delle medesime pelli, e si adon 
davano con piccole conchiglie univalvi. Al p>ri 
Mi Cafri e degli Ottentotti prendevano piacere ^ 
ballare in toodo al lume di luna, cantando 4 
battendo il ierapo co' piedi e colle mani, e. jcon^ 
essi accendevano Ìl fuoco facendo girare rapida- 
mente un legno doro entro un foro fatto Jn un altro 
legno. Tenevano il latte tn vasi d'argilla, de' quali 
pure si servivano per tostare il Grano (probabil- 
mente Mays, quantunque le prime relazioni dicano 
Orzo). Le radici d'un Polìpadio seccate al sole e 
macinate fra due pietre, servÌT^n loro per acca- 

■ c,q,t,=cdbvGoogle 



MS ILU CANAR1B8 l3 

glisre il latte. Raccoglievano molto miele, patata 
doìci e lupini.Fucevsno uso de'frutttdi molti alberi 
e arbusti spontanei. Erano così innocenti e incapaci 
di diffidenza, che favorivano lo sbarco di quelli che 
andavano a saccheggiarli, e quando Bethencourt 
formò il disegno di soggiogarli, lavoravano allegra- 
mente alte fortificazioni destinate a ridur loro e la 
loro posterità alla serviti! (i). 

Pare che i Guanchi debbano esser Tenuti nelle 
Canarie dall' AITrica, di cui le coste in alcuni luo- 
ghi non sono lontane più di sessanta miglia. 

Le Fortunate non hanno spontanei nessuni di 
quei prodotti che possono essere di gran rilievo 
per il commercio, ma var) di questi introdottici 
dopo la conquista ci hanno prosperato a sesno da' 
diventare sorgente dì lucro grandissimo. Tali sono 
le granaglie tutte, ì Gelsi che hanno occasionato 
un gran lavorìo, e un gran commercio di seterìe, 
la Vite, e la Canna da zucchero. La Vite che da 
Candia e dal Peloponneso era stata introdotta nel- 
l'Isola di Madera, fu da Madera al principio del 
secolo XV portata alle Canarie, vi alligno egre- 
giamente, e vi produce quel vino eccelìeote che 
forma un ricco capo di commercio per quell' Isole, 
la Canna da zucchero fu fatta portare da Piero 
de Vera alla Canaria poco dopo il i48o parimente 
da Madera che l' aveva ricevuta prima dalla Sicilia, 
e le pìantazioni di Zdicchero prosperarono e sì 
moltiplicarono alla Canaria, e le manifatture dello 
. Zucchero vi si mantennero fino a tanto che non 
dovettero cedere a quelle di S. Domingo colle quali 
non poterono mantenersi in concorrenca. Il terreno 
di queste isole in generale è fertile: il clìuia in vero 
è caldo per la vicinanza del Tropico, ma per le alte 
montagne che vi si trovano, di alcune delle quali 

(■) Btrrow Vofa^ k la OxAinMiu. Bibliotb. Brilaonique. 
littàr. Ina. 33. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



l4 HUTOIBB AiTURILLB 

sulle cime la neve ci dimora dai primi di Novembre 
all'Aprile inclusive, vi ha il temperato ed anche il 
freddo, dì modo che nelle parti più basse a livello, 
o poco -sopra al livello del mare ci vivono le piante 
della zona torrida, e nelle parti più elevale le piante 
alpine. Inoltre ì venti che di continuo ci sofi^no 
temperano il calore dell'aria e ne rendono il sog- 

f torno delizioso, meno che il vento d'Afirica o 
ud £^t, detto Harmatan, che ci porta la desola- 
zione, inducendo negli animali difEcollà di respiro, 
e una gran prostrazione di forze, e nuocendo' alle 

Fiante col troppo agitarle, e col disseccar troppo 
aria e la terra. «Quando giunge a farsi sentire 
«nell'alta regione de' Piai, la tranquillità che vi 
n regnava sparisce tutta ad un tratto. Si comincia 
CI dall' ascoltare un mormorio vago e malinconico 
«che non si saprebbe definire. Il sibilo prodotto 
«dall'aria che strìscia fralle foglie diventa sempre 
« più distinto e più< sonoro: è reso più sensibile 
« dall'eco, e si confonde collo scrìcchioìare de' rami, 
«che sì agitano, si urtano, si scortecciano. Questo 
«rumore confuso che è il foriere della tempesta, 
«va sempre crescendo, e l'Harmatan dispiegala 
*»■ sua funesta influenza in queste alte regioni; abbru- 
« ciante, furioso, indomabile, dissecca tutto quello 
« su cui passa, sconquassa i grandi alberi, e copre 
«la terra co' loro rottami **. 

Non ci sono nelle Canarie animali feroci né ve- 
nefici. Di animali domestici le capre vi furon tro- 
vate al tempo della loro scoperta: gli altri tutti ci 
sono stati in seguito introdotti, e fra questi i Cam- 
melli, e ci hanno prosperato, meno che le grosse 
bestie cornute, le quali ci si mantengono sì, ma 
non ci si son moltiplicate al pari degli altri. Fra 
gli animali indigeni, e si può dire esclusivi, nove- 
rar bisogna le Passere di Canaria o Canarini 
(^I^in^lla Canaria)^ tanto conosciuti e ovunque 
moltiplicati, i quali m nella deportauoae bau p«r- 

C,q,t,=cdbvG00gle 



DEA ILES cahamìs i5 

doto della dolceziA del loro canto, hanno però 
acquistato in bellezza, perchè nelle loro isole hanno 
il dorso e il petto dì color bigìo-verdognolo. 

Si può dire che i Canarini han data una certa 
celebrità elle Fortunate, ma una maggiore ne acqui- 
starono dalla circostanza che al Governo dì Francia 
piacqne di principiare a contare la longitudine da 
una di esse. Nel l634 in un congresso scientifico 
di tutti i Matematici più rinomali, tenuto per or- 
dine del Cardinal di Richelieu nella sala dell'Aiy 
seoale di Parigi, fu decretato che la longitudine sì 
dovesse conlai-e dall'Isola del Ferro: decreto per 
altro che non è più osserTato, giacché i Francesi 
la contano dall'Osservatorio di Parigi, e gì' Inglesi 
da quella di Greenwich. 

Intanto nel 1734 il P.Feuillé Minimo fu mandato 
dì Francia a verificare con osservazioni astronuoii- 
che la differenza in longitudine fra il meridiano 
dell'Isola del Ferro e quello di Parigi. Dopo il 
Padre Feuillé varj altri dotti furon mandati ad 
esplorar le Canarie, e fra questi Eveux de Flo- 
rieu nel 1768, Borda nel 1771 e 1776, e l'oggetto 
di queste spedizioni era di determinare la posizione 
assoluta e relativa dì tutte le Canarie, di qualche 
porzione almeno della vicina costa d'Affrica, mi- 
surar r altezze delle montagne, e il fàrne'le carte. 

Nel 1779 il i3 Gio^o il celebre Humboldt vi- 
sitò il Piccò di Teneriffa, determinò l'istante delta 
levata del sole, vide che i di lui raggi arrivavano 
al Picco 1 1' 5" 3'" più presto che nella pianura , 
analizzò l'aria di questa alta regione col mezzo del 
gas nitroso, e trovo che conteneva 0,19 d'ossìgeno. 
L'illustre Geologo Cordierfualle Canarie nel i8o3 
e ne esaminò la loro costituzione geologica. Montò 
sni Picco il 16 Aprile, e ne misurò l'altezza mediante 
il Barometro. 

Leopoldo De Buch, accompagnato da Cristiano 
Smith Profesaor di Botanica all'Università di Cri- 

C,q,t,=cdbvG00glC 



l6 UISTOntB HATURBLLB 

stianla che miseramente trovò la fine de' suoi giorni 
in una spedizione scientifica al Congo, soggiornò 
alle Canarie nel i8i5, e pubblicò Ì i-esultati delle 
sue numerose ricerche nel i8i5 a Berlino, col titolo 
di ^Pkfsicalische Besckreiòung der Canarischen 
Inseln, distribuendo le materie in sei capitoli, cioè 
i." Colpo d'occhio statistico sulle Canarie, s. " Osser- 
Tazioni sul clima. 3," Misura delle altezze. 4-'' Colpo 
d'occhio sulla Flora. 5." Descrizione geognostica. 
6." Natura dei fenomeni vulcanici in queste isole, e 
loro rapporti con, li altri vulcani della terra: Opera 
piena di nuove e belle osservazioni, la qoale ha sem- 
pre più reso interessante ai Naturalisti l'Arcipelago 
delle Canarie. 

Finalmente Sabine Berthellot si è accìnto e illn- 
strare la Storia naturale delle Canarie ed in circo- 
stanze molto più favorevoli che i suoi predecessori, 
perchè non solamente ha potuto proBttarede'Ia- 
vori dì quelli, ma il suo lungo soggiorno a Tene- 
rifia in qualità dì Direttore del Giardino Botanico 
d'Orotava, gli ha reso facile l'acquisto di molte di 
quelle notizie, che richiedendo osservazioni reite- 
rate, debbono necessariamente sfuggire a quelli 
che non possono se non che rapidamente passare 
sulla faccia de' luoghi. Nel Luglio del 1827 egli era 
già asceso al Picco di Teida, che così là chiamasi 
ti Picco di TenerifTa, in compagnia di Mac Gregor 
Console Inglese alle Canarie, e nel 1828 fece di 
nnovo la stessa ascensione accompagnato da Barker- 
Webb (i). Questi due Naturalisti associatisi per 
l'oggetto medesimo, hanno percorse tutte le Cana- 
rie riunendo i materiali per darne la Storia Natu- 
rale, per quanto è possibile completa, e nel i835 
ne fu reso pubblico il manifesto dell'Opera, che 
cominciò a pubblicarsi nel i836. Questa è detto 

(i) ExoLnionaaPic de Teneiiffe. lettn de M^ Berthellot 
à ton ami Guerini. Bibliolbéqne t^iverielle. Litt^rature T. 47< 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DBS ILB8 CAIUBIU I7 

che sari composta di tre Volumi, il primo de' quali 
deve comprendere V^nalisi delta conquista delle 
Canarie, i quadri statistici ^ e la relazione del 
viaggio. It volume 2.° la Geografia fisica, la Geo^ 
logia, la Zoologia; e it volume 3." la Geografia 
botanica, e la Fitografia. L'edizìoae è mollo bella, 
inquarto graade, e si pubblica a fascicoli che deb- 
boD essere cinquanta io tutti, e de' quali oe abbiamo 
avuti fra mano veatidue; ci sono cinque o sei ta- 
vole per fascicolo, del sesto medesimo, rappresen* 
tanti animali, o piante o vedute pittoresche dello 
più belle dell'Isole, più un Atlante di tavole* in 
foglio della più gran dimensione, destipate per {9 
carte geografiche e le vedute fitostatiche. 

I fascicoli non si pubblicano seguilamente, ma 
irregolarmente; cosi nessuna delle diverse Partì 
annunziate è oltimata, e della Zoologia non soa 
venute finora che delle tavole, e nulla di descri- 
zioni, e nessuna delle parti è completa. Questo 
mette neir impossibilità di darne ora un estratto 
completo; ma desiderosi di far conoscere con sol- 
lecitudine un' opera così interessante anderemo 
accozzando delle notizie quelle più caratteristiche 
che possan collegarsi, e che a noi sembrino di 
poter esser più sggradevoli ai nostri leggitori. 

(«arà cwttimato) G,p. 



db.,Goog[c 



T»JSfosaiotn eonotiftTA dei rrsenr aeanmagruita da 
stato innormale di alcuno de' medesimi. Lettera ano- 
tomicà del Professore Odojkdo Liifoti diretta al chia- 
rissimo sig. Professore Filippo Cir urtiti . 

Ih natura iptU trroritat ttmptr i/uiJdam quod 
dUeanuu, f uà prpfieitmiu, guod ailmirtmiir , 

Mio Caro Amico 

i^on sapendo in qual'altra maniera congratalarmi 
teco per essere stato eletto a Professor d'Anatomia 
della mai sempre cetebre Unifersità di Pisa dalla 
Sovrana Sapienza del nostro amato Granduca , 
S. A.I. e R. Leopoldo II felicemente regnante, ho 
prefisso di dirigerti questa mìa lettera, onde tu cono- 
sca quanto io t'amo, quanto ti tengo io considera- 
zione, e quanto sapro apprezzare il savio giudizio 
che della medesima ne darai. T'aTverto poi che è 
sola mia intenzione di descrìverti ciò che ho os^ 
servato nello stato anatomico dei vìsceri, untta- 
meote a tutte le altre parti, ma voglio lasciare al 
prudente tuo discernimento, ed alla tua estesa 
erudizione ogni riflessione fisiologica, poiché io 
scarsissimo d'ingegno non posso ingolfarmi in sì te- 
nebroso laberinto. Duolmi solo, che il cuore che 
t'invio per conservarlo nel Museo (i) non posso 
corredarlo di disegno, unitamente allo stato mo- 

(i) Il cuore aitifme con aaa copia della preienie Leiiero fa 
da ma ia«iato al Prof. Civinini il io Dicembre i83€ per meuo 
di un mro conotcente di LunigjaDa. Il lig. Prof. Civiaini non 
l'ebbe, come il medeitnio oe fa meoiione in uaa noia alla pa- 
gina to3 del Sommario Embriologico, pubblicato a Piia nel iSj^. 
Per quante indfnini ìo abbia fttte nou mi h rieicito di rioveoir* 
■ci tale, giacché lo eoooicevo ulo di preieaia, • ne ignoravo 
nome, e cognome. Veooe da me per farii medicare delle pia* 
ghe varicoK alle gambe, e mi dine che todiva a farii medicara 
nello Spedate di Pìh, per poKÌa andare a lavorare nella Marem- 
ma Piiana. ProGltai di questa circoilaaMi e mandai all'amie» 
uà A raro cuore, che vivameoM m« Io richiedeva. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



S' 



LETTERA I9 

stnioso della donna, poiché quando io feci la se- 
zioDs del cadavere era assente T ottimo mìo amico 
sig. CaT. Antonio Dtgerini, esimio pittore. Se le 
parole servono, descriverò con quanta chiarezza, e 
precisione potrò una sì interessante , e rara autossla. 
L'individuo, del quale trattasi in questa mia let- 
tera, fu una certa Maria Gostanza del fu Domenico 
Benedetti, e di Luisa Pucci, nata mostruosa ìn Pie- 
trasanta il 13 Giugno 1796, e morta il i4 Settem- 
bre i836, cioè d'anni 4otmesi tre, giorni i, ore 3. 
£ prezzo di questa lettera, primachè io descriva 
l'autossìa, tener discorso del come vìsse, e perqnal 
malattia mori. Principiò a reggersi in piedi ed a 
camminare, mercè l'ajato d'un bastone, all'età d'an- 
ni IO. Poco dopo lasciò il bastone, e camminava a 
guisa d'anatra, per servirmi del linguaggio de'suoi 
parenti, come a guisa d'anatra emetteva la voce, al- 
lorché voleva discorrere. Fino dalla nascita tutta 
la superficie del di lei corpo era tinta di un color 
bleu, talché sembrava affetta da CÌanodermia,cho 
non abbandonò nel corso degli anni, e che aumentò 
durante la malattia, e persistette dopo morte.All'elà 
di ao anni comparvero i mestrui, e questi sembt'a- 
rooo alleggerire un poco l'afianno, che mai l'ab- 
bandonava, ma cessati questi tornava nel solito sta- 
to, e non poteva che a stento salire le scale, e nel 
tempo che le saliva non era capace di proferir pa- 
rola, e se parlava sembrava una voce d'anatra, ar- 
ticolando, e pronunziando per altro marcate le 
parole. Il sno mestiere era quello di stare a sedere 
in una cantina parallela alla strada, vendendo il 
vino. Visse sempre sana, e solo il io Agosto i836 
si ammalò, per quanto mi ha detto il mio Collega 
Fieri, d'una peritonitide, ed in vista della sua costi- 
tuzione non potè mettere in pratica il metodo anti- 
flogistico. Nel corso delta malattia si svegliò un 
insoffribile affanno, che per trovar requie era 
costretta fare colle mani , e gijiocchia ponte sul 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



30 L I If O 1, I 

letto* e così passiva meno peggio molte ore del 
gioroo e della notte . Dietro un' emissione di sangue 
parve diminuito l'affanno, ma dopo pochi giorni 
tornò nello stato primiero. Adagio, adagio si svi- 
luppò l'ascite addominale, che giunse ad un enorme 
Tolume. Fui chiamato a visitarla, e quando la vidi 
eransi già piagate le ginocchia) e mani, mercè 
la continua pressione soBèrta, enormemente cre- 
sciuta l'ascite, e ad intervalli era presa da sveni- 
menti. Non potei far altro che prognosticare sini- 
stramente, e non essere neppure tentabile la para- 
centesi, senza timore che rimanesse estinta, ed 
infulti il giorno dopo morì. Chiesi, ed ottenni l'au- 
tossia del cadavere, ed unitamente al mio Collega 
Pieri intervenne anco il veterinario signor Ventu* 
rini, e molte altre persone. 

La liinghezEa del di lei corpo era di un braccio 
e mezzo scarso fiorentino; il cranio enormemente 
voluminoso, e posso francamente asserire di non 
averne veduto altro ni eguale, né maggiore. La 
sua figura era bislunga, e le parti laterali piatte; i 
padiglioni degli orecchi molto sviluppati a guisa 
di orecchio di cane. Fronte bassa, occhi molto 
sporgenti in fuori e grossi, naso aquilino, bocca 
larghissima, labbra sporgenti in fuori, bellissima 
dentatura, mandibula inferiore, e particolarmente 
il mento molto acuminato. Il torace molto acumi- 
nato alla regione dello sterno; mammelle molto 
sviluppate, e avvicinate fra loro; parte laterale de- 
stra molto ampia, e rotonda; sinistra piccola, e 
piatta. Bassovenire ampio dalla parte destra, stretto 
dalla sinistra, sebbene formasse una borsa piena 
d'acqua, alla quale diedi esito per contemplar 
bene ì visceri nel loro stato naturale. Nel mezzo 
del bassoventre, e più di tutto a sinistra sentii fino 
sotto l'ombellico un corpo dnro, e si convenne 
essere la curva, che faceva la colonna vertebrale, 
parti geDitali esterne nello stato normale» meno 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



LITTBftA ai 

che edematose; cosce e gambe cortissime, piedi 
lunghissimi .Colonna vertebrale, principiando dalle 
vertebre del collo fino alle lombari, curvata verso 
il torace. Fatte queste geoerali osservazioni passai 
alla sesione delle cavità. Aperto il cranio le meningi 
erano nello stato normale, come nello stato normale 
era il cervello, se non che molto voluminoso, e del 
peso di circa sei libbre, ed il cervelletto due libbre 
toscane. Preso in esame osservai i suoi ventricoli 
molto ampli, e dilatati contenenti del siero, e 
ne' plessi coroidei molte idatidi. Murcatissima era 
la loro membrana, e se questa fosse sua propria, 
oppure una continuazione dell' aracnoidea, nOD 
jtarò a discutere- Ampli, e dilatali trovai il terzo, 
e quarto ventricolo, e rivestiti parimente del- 
l' istessa membrana, che per me la raffigurava al- 
l'aracnoide ingrossata. Al disopra dei tubercoli an- 
teriori quadrigemini, e dietro la volta a tre pilastri, 
ed io avanti del processo vermiforme del cervelletto 
trovai la gianduia pineale del volume dì una noe 
ciola mollo dura, cosa non rara, poiché è {ce* 
quente, e giusta Wenzel s* incontra la sua sostanza 
dura dal settimo anno, e secondo Mekel anche nel 
sesto anno, mentre prima di quest'epoca in sua 
vece trovasi una massa vischiosa, che non è rado 
d'iocontrare in età più provetta. La midolla oblon- 
sata nello stato normale, come nello stato normale 
la midolla spinale, seguendo essa pure la curva delta 
colonna vertebrale, che non sezionai tutta essendo 
le sue vertebre ossificate l'une coll'allre, mancan- 
domi tempo a far ciò. Notomizzate le parti molli 
del torace, il muscolo grande, e piccolo pettorale 
sinistro erano appena marcati, mentre nello stato 
normale, e motto sviluppali i destri. Messo del 
tutto allo scoperto il torace, questo non aveva la 
6gura conica appianata in avanti, concava in ad- 
dietro, e rptoadeggiante su i lati, ma bensì una 
fif^ura bizzarra, che non «aprei descriveire, poiché 



ta L I H O L I 

mancsTa affatto lo sterno, ed ove esiste lo sterno , 
la costole si aderivano alla curva della coloaoe 
vertebrale. La parte laterale sinistra, sebbene com- 
posta di dodici costole, queste erano esilissime, 
accostate le une alle altre, e partìcolarmenle le 
vere erano cortissime, e riunite fra loro mercè una 
membrana cartilaginea, e non rinvenni traccia di 
muscoli intercostali, talchèse viveva la Benedetti fino 
alla vecchiaja, forse si sarebbe trovata una parete 
tutta ossea, invece di costole, e muscoli. Marcatis- 
simi, e bene disposti nelle ultime tre spurie, lo 
quali facevano capo con le destre, ed aderivano 
alla colonna vertebrale. Quelle della parte destra 
erano lunghissime, rotondeggianti, e la cavità che 
formavano era pia ampia che nello stato normale. 
Sviluppati, e ben marcati i muscoli intercostali. 
Data un'esatta occhiata all'esterno del torace, 
passai a segare le costole sinistre, ma erano aderen- 
tissime alla colonna vertebrale, e non potei che a 
stento staccarle, lasciando solo le medesime un sen» 
sibile vacuo, invece della cavità toracica sinistra. 
Le cinque nltime erano un poco più lunghe, ed 
avevano una maggior curva. Quasi tutta la cavità 
sinistra era occupata dalla colonne vertebrale in* 
curvata, la quale curvatura diminuiva passato Ìl 
diaframma, e a gradi a gradi prendeva Io stato 
normale, talché giunta alla seconda vertebra lom- 
bare spariva affatto. Viste così le cose della parte 
sinistra, passai alla sezione della cavità destra. Non 
procedei alla sezione della medesima, come ho 
fatto della sinistra, ma col coltello anatomico ho 
cercato di tagliare tutte le cartilagini per mettere 
allo scoperto i visceri; e siccome erano ossificate 
colla curva della colonna vertebrale, le tagliai vi- 
cino alla medesima, e poscia colla sega le recisi 
alla metà del loro corpo, onde il rimanente tenesse 
in sito i visceri, come infatti ottenni. Messi cosi 
allo scoperto, il primo a vedersi fu il polmono 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LETTERA s3 

sinistro, il qaale sebbene piccolissimo, pure era 
normale nella sua configurazione, e tessitura; alza-* 
tolo TÌddi il pericardio, che conteneva un picco- 
lissimo cuore, il quale poggiava sul destro coperto 
dal sinistro. Osservati così, gli lasciai stare in sito 
per procedere alla sezione dell'addome; ma per noa 
moltiplicare ripetizioni, credo bene di seguitare a 
descrivere l'anatomica struttura dei visceri tora- 
cici. Trovai la base del cuore mercè il pericardio 
adesA all'osso joide. Due dita trasverse era di lun- 
ghezza rasperà arteria, cortissimi i bronchi. Rimesso 
un poco il cuore dallo stato ìn cui giaceva com* 
parve il polmone destro quadruplo in conBgura- 
zione del sinistro, e normale nella sua tessitura. 
Aperto il pericardio, maggiormente osservai un 
cuore pìccolissimo, e mancante dell'orecchietta 
sinistra. L'aorta era situata fra l'orecchietta destra, 
e l'arteria polmonare, mentre mancava affatto 
l'orecchietta sinistra, non essendovi della mede- 
sima neppure la traccia, ed appena nasceva dal 
cuore non formava i tre seni, e gozzi, che si riscon- 
trano nell'età adulta, i quali corrispondono alle 
tre valvuls semilunari situate nella sua imbocca* 
tura; ma appena sortita dal cuore formava una lieve 
carva, e sul dorso della medesima partiva un'arte- 
ria sola, che poscia si divideva in due, e costituiva 
le arterie carotidi, che una andava al Iato destro, 
l'altra al sinistro del collo. A lato di questa partiva 
UD altro ramo, che poscia dividerasi in due, e for- 
mava la subclavia del lato destro, e sinistro. L'ar- 
teria polmonare del lato destro partiva dalla parte 
anterior superiore del ventricolo destro del cuore, 
subito in compagnia dell'aorta, e da questa stessa 
arteria partiva un piccolo ramo, che costituiva l'ar- 
teria polmonare sinistra. Le quattro vene polmo- 
nari destre erano Innghìssime, mentre cortissima era 
una sola vena polmonare sinistra, e queste ìmboc- 
caTBDo in vicinanza della sortita dell' aorta, ìn quel 



«4 t I N O L I 

punto ove anatomicamente risiede l'orecchietta 
sinistra. IjC due cave imboceaTaOD nel seno destro 
dei cuore, le quali prima di entrare nel detto seao 
facevano un gran gozzo, e sembravano riunirsi in 
una sola, e poscia penetrare nel seno, all'apertura 
del quale presiedeva la gran valvula d'Eustachio, 
come la piccola valvola presiedeva all'apertura 
della vena coronaria del cuore, la cui apertura 
risiedeva alla parte laterale dell' ingresso della vena 
cava inferiore. La capacità del ventricolo destro 
era molto ampia, e l'interna faccia avea quell'in- 
finità di lacerti di Obre muscolari, talmente incro- 
cicchiati fra loro, al doppio dello stato normale, 
che non saprei descriverli. Nel luogo ove dovea 
esistere il ventricolo sinistro ei-a tutta parete mu- 
scolare molto compatta , e non mi riesci di trovare 
alcuna cavità . Aperte le vene polmonari, ed inti'o- 
dotti tanti specilli, questi imboccavano diretta- 
mente nell'aorta, che come ho detto nasceva fra 
l'orecchietta destra, e l'arteria polmonare sinistra. 
Non feci olteriori indagini, e passai alla sezione 
del bassoventre. 

La curvatura della colonna vertebt-aler che costi- 
tuiva un vizio primitivo di configurazione dei visceri 
toracici, aveva apportato naturalmente un' altera- 
xione più o meno considerevole nella furma della 
Cavità addominale, e nella situazione delle parti, 
che comprende. Nel caso nostro poi marcatìssima 
doveva essere, poiché la gran curva di detta colonna 
si estendeva diminuendo gradatamente fino alle due 
ultime vertebre lombari, luogo in cui prendeva la 
sua normale situazione. 1 visceri contenuti io detta 
cavità arano tutti a destra. Per conservare quella 
precisione anatomica che mi sono prefisso, princi- 

Cierò dal diaframma. Questo muscolo invece d'avere 
I sua forma somigliante ad un otto in cifra cori- 
cato sul lato* era piuttosto rotondo, e questa roton- 
dità abbracciava tutta la porzione destra della w- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LBTTBBA ft5 

TÌU addominale, mentre era appena sensibile dalla 
parte sinistra, essendo tutta occupata dalla colonna 
vertebrale. Questo muscolo partiva dalle vertebre 
lombari superiori, e si attaccava alle sue ultime 
costole. Le quattro gambe erano visibili, menocbè 
le sinistre piccolissime, mentre le destre erano 
nello stato normale. Tra le gambe interne eravì 
uq' apertura provveduta di orli tendinosi, e vi 
passava l'aorta, mentre nella parte laterale diritta 
del centro lendinoso, e dappresso pila parte media 
eravi un'altra apertura, e vi passava la vena cava. 
A canto all'apertura per dove passava l'aorta eravi 
un'altra apertura, e vi passava l'esofago. Era cosa 
maravigliosa l'osservare tutti questi naturali fori 
io OD cos'i piccolo diaframma, situato tutto a de* 
stra, avendo pochissima porzione di 6bre musco- 
lari . Stomaco, ed intestini , menochè la loro situa- 
zionea destra non offrirono allra particolarità, 
tranne quella che lo stomaco era piccolo; mentre 
gì' intestini, sebbene stretti di circonferenza, si 
distìnguevano bene dai tenui ai crassi, e non trova! 
traccia di omento. Il fegato era piccolo, ma di con-> 
6gurazione comune, e la cava inferiore « che f^T^ 
correva a Banco dell'aorta alla parte laterale diritta 
della colonna vertebrale, giunta che era al fegato 
perforava tutta U sostanza del lobo dello Spigelio; 
quindi il diaframma, ed imboccava nel cuore. 
Normale era l'andamento della vena porta. Là 
milza era situata a destra, e poggiava sulla colonna 
vertebrale, e se non fosse stata la sua tessitura che 
ce la facesse creder tale, non si sarebbe rico- 
nosciuta, atteso la sua piccolezza. Pfon esisteva il 
rene sinistro , mentre il dèstro era piuttosto volu- 
minoso, e ben conformato, ed avea due ureteri, i 
qaali partivano ambedue dalle branche della pelvi, 
e scendevano alla vescica estremamente pìccola. 
Giunta l'aorta alla seconda vertebra lombare in 
questo punto dalla parte laterale destra della co- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



•S UHOU • — LSTTUA 

Ioana salirà sol corpo delle due vertebra dÌTÌded' 
dosi ÌQ due branche, chiamate le iliache primitive 
nello itato normale. Bacioo, meno che stretto, ed 
organi interni della generazione nello stato natu- 
rale, talché si può dubitare che se la Benedetti li' 
fosse maritata avrebbe anco potuto concepire 

Eccomi al termine di questa lettera. Perdonami, 
mio dotto amico, se non sono stato minutissimo 
nel descrivere tutte le altre singolarità che avrei 
potuto rintracciure, poiché tempo mi manca dì 
stare sul cadavere, atteso il mio impiego che non 
mi lascia un momento dì quiete, e perchè non mi 
è permesso di lasciare sopra terra un cadavere pia 
d'un giorno, senza incontrare la indignazione del 
popolo, che sai come pensa io tali cose, e che io 
pel primo in questi paesi ho fatto conoscere il 
sommo vantaggio che ritrae il Medico dalle an- 
toss\e cadaveriche. Ho scritto soltanto ciò che 
può meritare la tua attenzione, e U tiua savia 
riflessione, e spero che una tale descrizione seb- 
bene succinta, ma fedele, sarà per piacere ai dotti 
coltivatori dell'Anatomia, de'quali non sei secondo; 
ed i fisiologi ne dedurranno quelle conseguenze, 
che crederanno opportune, mentre io chioderò 
con le parole del sommo Morgagni: In naturts 
ipsius erroribus semper quiddam quod discamus» 
quo proficiemus , quod admiremur. 
Amami, e eredimi 



Pietmaou, » GaoDijo i 



II tuo 
Limoli. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Sopra alcuns eminenti virtà salutari del ojs ^ruo cju- 
Bomco, e sul t impiego delC^csTJTo di MoaFiitA nella 
cosi detta tosse cimvulsa, o irritativa. 

xer quanto nella nostra scienza si possa esser for- 
niti d'ingegno* di vasta e viva immaginazione, e un 
genio creatore c'induca a comporre sistemi, ■ for- 
mare nuove e ragionevoli teorie ec. ec.; e queste e 
qaellì non varranno mai niente, se ì fatti pratici 
non concorrano a mostrarcene il reale vantaggio, 
la verità; se eglino stessi non servano dì base al 
grande edifizio delle mediche dottrine. 

La singolarità, l'importanza, a mio credere, di 
atcane malattìe da me guarite, mi hanno indotto 
t pubblicarne le particolari sLoriej pensando che 
avrei recato in questa guisa vantaggio alla medicina 
eair umanità. Lascio poi ogni teorica discussione 
■i più dotti miei Colleghi; e occupandomi solo di 
quanto mi è stato concesso potere osservare, passo 
tosto all'esposizione di queste malattie, che ioi con 
felice esito, trattai col gas acido carbonico, per 
quindi farvi succedere la descrizione dell'altre, di 
cui eoa l'acetato di morfina ottenni la completa 
goarìgione. 

La M. B. Madre N. N. Religiosa in S. ... di anni 
37, di temperamento nervoso^sanguigoo, di ottima 
Salute nei primi giorni di sua esistenza, arrivò pre- 
cocemente all'epoca del suo completo sviluppo. 
Furono le sne mestruazioni in principio regolari 
e abbondanti, e di poi passarono ad essere scarse 
e accompagnate da acerbi dolori sempre crescenti. 
Ora sono quattro anni, che incominciarono le dette 
funzioni a non osservare più alcuna regolarità, dolori 
fierissimi l'accompagnavano, uno scolo continuo di 
mucosità si fece vedere dalla vagina, e un prurito 
QQ bruciore insopportabile investiva gli organi della 
generazione, e tutte le contigue parti . Molti furono 
i mezzi curativi da lei messi in pratica., ma non 



S8 VIETU SALUTARI 

poi'taroDO che an passeggero sollieTO, e la malattia 
si faceva sempre più grave. Sono due anni che i 
dolori si erano fatti quasi continui, e a momenti 
r«ssalivano eoa tanta veemenza, particolai-tnente 
Dei giorni che cadevano le sua mestruazioni, che 
quasi priva di sensi, tutta rannicchiata, era obbligata 
a gettarsi sul proprio Ietto, e ivi rìmaDere per 
luogo tempo distesa. Venivano pure in campo sti- 
rature fortissime alle cosce, che per la gamba sino 
al piede comunicavansi , pesezza e atroci dolori ai 
lombi e all'ipogastro, molto calore a lutto l'addo- 
me, non che alle mammelle. L'orina si emetteva 
con difficoltà, e un. pizzicore un bruciore grandis- 
simo seguiva la si^a discesa. A tanto sofi'rire a 
tanta smanta a tanta interna inquietudine, che co- 
me ella diceva, non la lasciava nemmeno la notte 
riposare, si era aggiunta la nausea e l' avversione 
per ì cibi, dimodoché la malattia mostrava tenderò 
ad un tristo &ne. Aveva fatto per lungo tempo ba- 
gni generali, semicupj, osservata rigorosa dieta, di 
bibite demulcenti lassative calnrliche si era conti* 
nuamente riempita lo stomaco; ma intanto la vigi- 
lia si faceva ostinata, più trista e pensierosa dive- 
niva, il suo sguardo era languido, si turbava e ar- 
rossiva senza causa apparente, la sua immaginazio- 
ne era esaltata, il suo linguaggio a momenti dive- 
niva vivo e animato, e cercava eoo trasporto la so- 
litudine. 

Tutti questi sintomi, e altre piccole circostanze 
mi fecero concludere esistere nell' apparecchio 
uterino di questa ammalata tal genere di irritazio- 
ne , tale stato d'infiammazìoDe, che se non fossemo 
riusciti a vincerlo , più facilmente di qualunque al- 
tro esito ne sarebbe venuto quello che Ninfomania 
appellasi . Imperocché io ritengo precedere la Nin- 
fomania uno stalo flogistico, e non essere essa che 
UD puro esito di una comune in&ammazione, dif- 
ferente e pel tessuto che attacca» e per circostanza 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DEL GAS AcroO CARBONICO S9 

tanto particolari che universali dell' indlvidao che 
ne è preso. 11 Bienvilte nel suo trattato speciale di 
questa malattia mostra ripeterla da in Barn Diazione 
io quelle parti, non proponendo nella sua cura che 
antiflogìstici e anoclini. Dal maggior numero dei 
Medici vien collocata fra le nevrosi ; ma io più vo- 
lentieri la considererei siccome una nevrite parziale 
dei nervi dell'apparecchio generatore, che secondo 
quanto ne insegna Broussais nella sua teorica del- 
l'irritazione, reagendo sul cervello prende l'aspetto j 
ancora di una nevrosi. 

Stando io questo tristo stato le cose; persua- 
so non esservi nell'utero e sue pertinenze che una 
vera irritazione infiammatoria, una vita molto esal- 
tata; e conoscendo un articolo del celebre Profes- 
sore Mojon inserito nel Bulleltino generale di Tera- 
peutica di Parigi (Tom. 7.° i5 Dicembre i834) nel 
quale ci fa vedere gl'immensi vantaggi prodotti 
dairimpiego del gas acido carbonico per combat- 
tere rameoorrèa e i dolori uterini che precedono 
e accompagnano lo scolo dei mestrui, non esitai 
DO momento a far praticare in quelle parti delle 
infezioni di detto gas, niente badando agli altri 
universali sconcerti, perchè li credetti secondar], 
e solo dipendenti da quelli dell'utero. 

Per ottenere che il gas acido carbonico venga 
a contatto delle pareti dell'utero il citato Mojon 
propone di sottoporre la donna air azione diretta 
dell'apparecchio chimico, mentre dà sviluppo a 
questo gas. Tal metodo a me sembrò un poco com- 
plicato, e giudicai non essere sì facile che la donna 
si volesse sottoporre ad una tale operazione: per- 
lochè feci prendere in cambio delle vesciche di 
majale purgate, adattare all'estremità aperta un 
nbinec di Busso da aprirsi e chiudersi a volontà, 
terminante in un cannello al quale potesse adat- 
tarsi altro cannello, come quelli da clistere, di 
gomma elastica. U Farmacista non doveva che riem- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



3o VIRTD 8U.DTÌBI 

pire di gas acido carbonico le detta vesciche -per 
mezzo di una bottiglia a due aperture; delle quali 
una era destioata a ricevere un tappo di sugnero 
in mezzo forato per impiantarvi la vescica coi suo 
cannello, dopo averla inumidita, e scacciata inte- 
ramente l'aria che si ritrovava nella sua cavità, e 
l'altra per introdurvi del marmo ridotto in piccoli 
pezzi, e quindi dell'acido solforico. 
. L'ammalata in discorso doveva la mattina (are 
un semicupio, e asciugatasi, prendere una di queste 
Tesciche ripiene di gas acido carbonico, adattarvi 
il cannello di gomma elastica che sempre riteneva 
presso di se, e poi aperto il robinet farsi un inje- 
zione di questo gas portando il caooello pili che 
fosse possibile dentro la vagina, e comprimendo 
con una mano la vescica, spingere tanto acido 
carbonico gassoso da sentirselo rigurgitare dalla 
vulva: allora togliere affatto la macchinetta, chiu- 
dere il rohinetj e stringere le cosce una contro 
l'altra, acciò questo farmaco restasse più lunga- 
mente a contatto della parte ammalata. Ordinari»' 
mente non ne consumava che una mezza vescica 
per volta. Alla sera doveva ripetere la medesima 
operazione. Per smorzare poi quel fuoco univer- 
sale che ella diceva sentire, per procurare che 1« 
orine scendessero con maggior faciliti e senza bru- 
ciore, le faceva bevere a piacimento nel corso della 
giornata dne libbre circa di acqua satura di gas 
acido carbonico. Con questo semplice metodo cu- 
rativo ben presto i dolori pei primi si dissiparono, 
le orine si fecero limpide e non brucianti, la quiete 
universale si ristabilì, tornò il sonno e l'appetito, 
cessarono li scoli mucosi, e in soli oo giorni fu ri- 
donata alla primitiva salute. È gii motto tempo 
( circa 8 mesi) ed essa non ha pili avuto il più lieve 
disturbo, e tutte le funzioni in lei regolarmente 
si compiono. Egli è adunque l'acido carbonico 
un potente coutrosti molante «atiflogisticOf che 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DEL dAS ACIDO CiBBONICO 3l 

distrngge sflTaUo l'eccitabilità, come chiaramente 
ì'b» provato logenhouz, il quale avendo una piaga 
ano dito vi sentiva vivi dolori allorché l'esponeva 
• contatto dell' aria« e cessavano all'istante se nel 
gas acido caròonico l'immergeva. È tale la virtù 
calmante nervina di questo farmaco, che io ho ve- 
duto dopo una sua iniezione in vagina, cessare nel 
momento acerbi dolori uterini. 

L' altra ammalata della quale vado a tessere l' isto- 
ria, presentava tutti i sintomi che sogliono prece- 
dere la degenerazione in cancro dì tutto il corpo 
dell'utero. Egli è vero, come ci fa riQettere il ce- 
lebre Doparqne, che sintomi sicuri non si hanno 
da poter giudicare in senso assoluto della degene- 
razione scirrosa dell'utero, e molto meno che l'ul- 
timo e fatale esito, cioè il cancro, sia per accadere; 
ma io l'annunzio solo come una mia maniera di 
vedere, per aver riscontrato con l'esplorazione un 
tumore scabro e diseguale, con dei solchi irrego- 
lari, che io non poteva confondere con quelle in- 
eguaglianze che presentano le donne che hanno 
latto figli, giacche l'ammalata suddetta era nubile. 

La signora N. N. di anni 4^> nubile, aveva sem- 
pre sofferti forti dolori uterini quando dovevano 
compiersi le sue mestruazioni; le quali furono dap- 
prima irregolari, e dipoi incominciarono in qual- 
che mese a lasciarla interamente. Da quattro anni, 
dolori vivi si fecero sentire all'ipogastro, ai lombi, 
agl'inguini; stiramenti alle cosce che si propaga- 
vano a tutta la gamba fino al piede, un'incomoda 
pesezza provava nella regione dell'utero, partico* 
larmente dal lato della vagina, e del tutto avendo 
cessato le sue mensili ricorrenze, una materia gialla 
e fetente qualche volta sanguinolenta continua- 
mente dalla vulva scendeva. Da un anno poi a 
qnesta parte tutti i sintomi erano accresciuti d'ìn- 
lensità. Dolori lancinanti si facevano sentire nel- 
l'utero; quelli delle cosce e degl'inguini l'impedi* 

c,q,t,=cdbvGoogle 



Sa VIKTa SALOTIRI 

vano la locomosione^ la suzione; e qaei dei lombi 
erano così forti, che non potendosi sulla vita soste- 
nere | 8 stare tutta ricurva nel proprio letto era 
obbligala. All'esplorazione faceva l'utero sentire 
quelle scabrosità e quei solcbi di sopra accenoati. 
Vi si univa una grande emaciazione e disappeten- 
za; e qualchevolta ancora venivano in campo le 
convulsioni, e tutU i sìntomi dell'isterismo, lo 
quando la vidi la prima volta nel suo letto giacente, 
oltremodo emaciata, con un affanno che impedì- 
Tale sino dì parlare, con il cosi detto abito o aspetto 
canceroso; pensai che quando ancora la metrite 
cronica che per anni si può protrarre, non fosse 
passata per anche all'esito di scirro per poi finire 
col cancro; vi fosse poco a fare per l'estrema di 
lei consunzione, e che questa sola bastasse per 
portarla al sepolcro. 

A me sembrò riscontrare in quest' ammalata 
queir apparato fenomenologico che dall' illustre 
Dupnrque viene assegnato al cancro scirroso del- 
l'utero non ancora esulceralo. Pensandola come 
lui: che Io scirro derivi dalla metrite cronica pafr* 
sata all'indurimento, e che la deì>enerazione in 
cancro sia la fìne di queste due forme morbose. 
Tona all'altra consecutivamente succedentesi: essen- 
domi parnto vedere tuttora nell'apparecchio gene- 
ratore dell'ammalata in discorso, uno stato attivo: 
e in6ne avendo letto, avere il gas acido carbonico 
guarito più volte il cancro; non credetti inutile 
di tentare quest'eccellente rimedio calmante anti- 
flogistico; onde se ad altro non fossi giunto, ba- 
stasse almeno a calmarle i dolori. Feci fare adun- 
que a lei ancora mattina e sera delle injezioni in 
vagina di gas acido caHtonico, procurando che 
andassero a contatto dell'utero e ivi si trattenes- 
sero; precedute da lavande o semicupi* come nel- 
l'altra ammalata,- della quale abbiamo sopra par- 
lato; B vi aggiunsi l'uso per bocca di bìbite oleoso- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



' DSL GiS ACUm CARBONICO 33 

gommo-macillagìnose, presentando anitamenle ai 
sopra descrìtti aìnlomì la diarrea e il tenesmo. 
Questa animatala pure aveva tentali indarno tutti 
]i ordinari n>6Lo^' curativi. A) seguito di tal cura 
ì dolori poco a poco cessarono* la materia che 
dall'utero scendeva incominciò a diminuire ed e»* 
sere di miglior qualità; e in breve tempo non senti 
più niente né agi' inguini, né alte cosce né ai lombi, 
e scomparì ogni scolo. In on mese di cura fu in 
stnto da potere andar faori e attendere liberamente 
alle sue faccende. Come bibita rilassante rinfre- 
scatlva o specifica, ordinai a lei ancora che facesse 
uso dell'acido carbonico liquido ; e quando inco- 
minciò a ristabilirsi in salute, volendo un poco 
agire sulla crasi sanguigna, le amministrai del car- 
bonato di ferro, al quale unii dell'estratto di giti- 
squìarao per calmare l'eccessiva mobilità nervosa, 
cbe tuttora si manteneva. L' ammalata allora ritornò 
io forze, ricomparve l'appetito e il buon colore, e 
tutte le funzioni ripresero un regolare andamento. 
Dalla vulva più non sì vide discendere né sangue 
né muco. Due mesi dopo qualche dolore ai lombi 
si riafiaccìò, con un poco di scolo bianco mucoso 
inodoro; ed io nuovamente avendole fatte fare 
Della vagina delle injezioni di gas acido carbonico^ 
in poco tempo fu ridonata alla primitiva salate. 
Nel mese seguente non comparve più scolo alcuno, 
nemmeno sanguigno; e io giudicai volerla lasciare 
le sue ricorrenze, molto più che abbiamo in lei l'età, 
nella quale sono solite queste cessare. 

Altre tre ammalate trattai col gas acido car- 
bonico nella medesima guisa delle sopra indicate, 
le quali da maggiore o minor tempo altro non pro- 
vavano che UD semplice sconcerto nelle mestrua- 
zioni, da dolori fortissimi essendo queste accom- 
pagnate. Elleno non hanno avuto bisogno che di 
cinque o sei vesciche ripiene di gas acido carbo- 
nico', e i dolori scomparendo al solito alla prima 

Sdcn» T. XXXTI. ^ 

c,q,t,=cdbvGoogle 



34 vuTU ULirriRi 

iniezione, ìd ineoo di otto gioroì si sono tutte tre 
perfettamente ristabilite; e le ricorrenze loro nei 
nuovi mesi hanno avuto luogo con più abbondane 
di prima, con regolarità e senza dolori. Ora è già 
scorso molto tempo dalla loro guarigione, e ciò 
non pertanto non si è più riafTacciato sintomo al- 
cuno cbe possa riportarsi alla primitiva afiezione. 
Affinchè la mestruazione si compia regolarmente 
I e senza dolori, basta, sei o sette giorni avanti del 
tempo in cui suole avvenire, fare mattina e sera 
le sopra descritte injezioni, da serùicupj precedute. 
Non solamente. giova l'acido carbonico per far 
cessare i dolori che accompagnano le mestruazioni 
di molte donne, ma per riordinarle ancora se scon- 
certate o scarse; come due delle tre ultime amma- 
late da me nominale me ne banuo dato un chiaro 
esempio. Dunque egli è vero, valere esso ancora 
nell'amenorrèa, come ci dice il di già citato Pro- 
fessore Mojon, cui aggiungerei volentieri da sti- 
molo mantenuta: e di più (cosa che io mi sappia 
né dal Mojon, né da altri notata) potersi curare 
con detto farmaco la metrite acuta e cronica; e 

E revenire o troncar la strada che spesso portava 
I donne a quelle due terribili malattie Cancro e 
Ninfomania chiamate, di che io con le due prime 
descritte storie credo aver dato un chiaro, e mani- 
festo esempio. Anche comparsa la mestruazione, se 
qualche dolore si riaffaccia, qod ho difficoltà alcuna, 
lavate le parti con acqua tepida, di far fare nuove 
iniezioni di ^ts acido carbonico t le quali io ho ve 
dato nel momento dissipare quei nuovi dolori che 
minacciavano di ripresentarsi. Per precauzione, e 
non perchè lo creda necessario, ordino nel mese se- 
guente a quello dell'ottenuta guarigione, che si ri- 
peta la medesima cura: a questo maggiormente indu- 
cendomi l'intensità dei dolori, eia loro antica data. 
Mentre compilava quest'ortìcolo avendo trovato 
nel Giornale di Commercio di Fìrenxe del aoSet- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DEL GIS ACIDO CAMOIflCO 35 

tembre una lettera, nella qaale grandi e insignì 
virtù vengono al gas acido carbonico accordate* 
non posso fare a meno di nou riportare altri casi, 
nei quali sperimentai t'elHcacia di' questo rimedio; 
fl tutto quello che di singolare in questa medesima 
lettera è riferito. 

Sei mesi già sono avendo io dovuto curare una 
colica violenta inflammatoria, in un giovane di 
temperamento sanguigno di anni ai, accompagnata 
da diarrèa e da vomito ostinato, il quale oltre stra- 
pazzarlo fuor di modo, impediva che se li potesse ia* 
trodurre per bocca la più leggera sostanza: io non 
sapendo cosu fare, fuori dell' amministrazione dei 
comuni anlttlogistici, e avendo giusto allora inco- 
minciato a tentare dell' esperienze sull' applicazione 
al corpo animale del gAf ocù^o carbonico; mi venne 
in pensiero di cimentarlo anche in questa circo- 
stanza, come potente antiflogistico rilassante ano- 
dino. Per la più facile propinaziooe, detti all'am- 
malato in discorso il così detto antiemetico del 
Riverio, ossìa grani dodici di carbonato di potassa 
disciolti in un cucchìajo d'acqua, e subito dopo 
un cuccbiajo ripieno di sugo di limone. All'ammi- 
nistrazione di questa sola dose di un tal farmaco 
cessù il vomito, scomparve la nausea, e ogni dolore 
di stomaco interamente si dissipò. Io non vi aggiunsi 
nel medesimo tempo che un semplice clistere di 
once due d'olio dì mandorle dolci con altrettanta 
lattata, e Ìl giovane ammalato ritornò poco a poco 
alla primitiva salute, ritenendo e Ìl clistere e tutto 
quello ancora che in seguito nel suo stomaco intro- 
dussi. Il medesimo individuo un mese dopo fu riat- 
taccato dalla stessa malattia, e nuovamente l'accen- 
nato metodo curativo lo ritornò alla salute. 

Fin dal primo momento che da me si ottennei 
dirò così, questa istantanea guarigione, essendo 
noi circondati dal terribile ugello del Gfaolera 
tUsim^itore, mi cadde io pensiero, cbe se io avessi 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



36 TntTD SALDTIRI 

dovuto trattore degl'infelici attaccati da questa 
malattia, per una cet-ta somigliiinza ili sintomi con 
la descritta, di saggiare pel primo rimedio il gas 
acido carbonico , dicendo in animo mio: quando 
anche egli non valesse a neutralizzare un tal veleno, 
deve calmarne però tutti i sintomi, ed i dolori; e 
si sarebbe fatto sempre molto, ancorché più in tà 
non fossimo potuti arrivare. Ora sento, con estremo 
piacere e nostra immensa fortuna, dalla citata let- 
tera, che il gas acido carbonico si vanta come il 
vero specifico, l'antidoto, l' unico rimedio che 
neutralizza il veleno colerico. La formula usata 
nell' amministrarlo è la seguente: Bicarbonato di 
soda dramm. j. a ss.Succodi limone cucchiti) due. 
Si dice potersi amministrare in tutti li slati del 
cholera: nei casi leggieri si àk una di dette dosi 
ogni orSf nei gravi una ogni mezz'ora, e nei gra- 
vissimi una ogni quarto d'ora. Il numero, nella 
citata lettera riportato, di quelli attaccati da cho- 
lera, sopra dei quali ci si dice essere stato speri- 
mentato l'uso di questo rimedio, e in tutti seguito 
da esito felicissimo, è di treolacinque iodividui dì 
ambo i sessi. 

Questi sono ! fatti che Ìo espongo al giusto giu- 
dìzio dei più dotti miei Golleghi, con quelle po- 
che e deboli riflessioni, che ho creduto dover ad- 
durre per rendere ragione del mio operato. Pos- 
sano eglino con questo potente farmaco, il gas 
acido carbonicOy dalla loro saggia mano diretto, 
grandi e immensi vantaggi portare all'umanità sof- 
ferente, che io mi chiamerò pienamente sodisfatto 
e contento, se fui prima causa che destai i loro 
senj, e per tal mezzo li diressi a far del bene ai 
Topo simili. 

Per adempire a quanto ho promesso non mi 
rimane che indicare i grandi vantaggi ottenuti 
dall'uso éeW acetato di morfina nella tosse, cosi 
detta, convulsa o irritativa; già proposto e usato con 



DBL GAS ACIDO CiRBOmCO Zj 

felice successo in questa malaltia dal dottissimo 
medico ilsi^noiu Sliaiubio. Scioglie egli nell'acqua 

3uesto farmaco, e T'immerge quindi delle pezzette 
i tela, le quali cos'i bagnate applica sotto le brac- 
cia del bambino attnccato da detta tosse. Io cm- 
Jetti più comodo unire un quarto di grano di ace- 
tato di morfina ad uua dramma di grasso, e fare 
ungere^coll'intera dose^ mattina e sera, sotto le 
braccia, celle ascelle del bambino cos\ ammalato. 
Il primo sul quale io sperimentai l'efficacia del- 
l' oceMfo di morfina, fu un mio nipote di quattro 
io cinque anni. Era egli attaccato da fiera tosse 
convulsa; e in principio fece uso di tutti Ì mezzi 
curativi per un tal fine ordinariamente proposti; 
ma sempre riuscirono vani, e la tosse maggior- 
mente infieriva. Mi decisi per l'applicazione di 
questo farmaco, nella maniera sopra indicata, e in 
meno di tre giorni scomparve interamente la ma- 
ialila, e mai più si riaffacciò. Dopo ebbi luogo di 
cimentarlo in altri quattro individui presso a poco 
della medesima età, e in tutti la perfette e com- 
pleta guarigione non si portò al dì là del terzo 
giorno di cura. Ho dato per bocca questo rimedio 
alla dose di un ottavo di grano, ed ho ottenuto lo 
Stesso felice risultato, io bambini che dalla mede- 
sima malattia erano attaccati. Io fine Ìo l'uso con- 
tinuamente, e sempre con buon successo, alla dose 
di un quarto di grano per pillola, da prendersi 
ÌDternamente, anche Ìo quelli individui di avanzata 
età, i quali soffrono molesta e ostinata tosse non 
accompagnata da alcuno escreato; che special- 
mente sulla sera e nella notte infierisca, non la- 
sciandoli riposare; che d'altronde non sia accom- 
pagnata da sintomo alcuno di genuina infiammazio- 
ne; e nemmeno sì possa supporre che sia venuta al 
seguito di un esantema retropulso. 

Riflettendo adesso al fatto da Gendrin comuni- 
calo alla Società di Medicina di Parigi, di un 

c,q,t,=cdbvGoogle 



38 VIRTÙ UMTriRI DBL GIB ICIDO G&RB. 

uomo che aveva un ascesso enorme alla regione 
parotidea; e che fatto sortire il pus con un'inci- 
sione si vedeva nel suo fondo la carotide esterna 
interamente denudata; e che, come era naturale, 
essendovi in questa parte sopraggiunta l' infiam- 
mazione, nel momento comparvero tutti i sintomi, 
anzi la stessa malattia, detta dai Francesi Coque- 
luche, e sì mantenne fino a che l'ascesso rimase 
aperto, e vi fu infiammazione: che il Dupuytren, 
Huyo e lo stesso' Gendrin pensarono che l' irri- 
tazione dell' ascesso si fosse comunicata al nervo 
pnenmo-gastrico, molto più che la tosse scom- 
parve a misura che l'ascesso stesso si chiudeva, 
e cessò interamente senza rimedj, allorché questo 
fu cicatrizzato. Pensando inoltre alle alterazioni 
che in questo nervo hanno riscontrato ì signori 
Autenrieth e Breschet nelle sezioni cadaveriche 
dei bambini morti di questa malattia; a quello 
che di per me ho avuto luogo di potere osservare; 
sono portato a concludere essere la tosse con- 
vulsa una Nevralgia del pneumo-gastrìco, accom- 
pagnata qualche volta da nevrite. Con facilità 
passo ad una tale conclusione, perchè accordando 
io ai farmaci un'azione specìfica, come credetti 
aver ciò dimostrato in quella sLoria da me stam- 
pata, è poco tempo, di una Cardialgia che osti- 
nata si manteneva da la anni, vinta in pochi giorni 
col semplice succo condensato della Lactuca vi- 
rosa: sono pure di opinione avere la Morfina un' 
azione speciale su questo nervo, ed esserne essa il 
vero ed unico rimedio, quando trovasi in questa 
guisa alterato. 

Questo è quanto da me si pensa, è tutto quello 
che io ho creduto a vantaggio della scienza e del- 
l' umanità poter dimostrare; e in conseguenza a 
render pubbliche queste mie osservazioni essere 
obbligato . 

D. Gauo Athuo Bbnicuca. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



SroaiA DI uir POttGo bklla boba madks, operato eolfestir' 
pattane dal Professore Zuiobi Pbcchiou . 

Uno dei grandi ranlaggì che può l'uomo arre- 
care a coloro che una data scienza professano, sì 
è il portare al toro giudizio in esame dei fatti riguar- 
danti la loro scienza medesima, in special modo 
3uando di essa un punto non ancora bene diluci- 
ato interessano. 
Persuasi, e Tinti da questa aerili, credemmo 
bene che non dovesse nel silenzio, e nell'oblio 
rimanere la cura di un antico, e vnsto fungo della 
dura madre, onde presentandosi altri infelici affetti 
da tanta terrìbil malattia, non andassero sconso- 
Uti ed afQJUi per non poter riportare quei sommi 
e larghi sollievi, che in altri casi arrecar puote la 
chirurgia, oggimaì ingigantita di tanto, da essere 
spesso per l'inesorabìl morte lo scoglio di naufra- 
gio, e l'aureo tempio santìssimo della salute. 

Fu adunque nel 17 Luglio i835 ricevuto nella 
Sala clinica chirurgica di Siena Giovanni Baldi di 
anni 4^, di professione coltivatore, che nel suo 
generale stato dì salate non presentava notabile 
modifìcazione . 

Egli aveva in tutta la regione del sincipite destro 
DD vasto tumore della profondità di circa un pol- 
lice e mezzo, e circoscritto da linee poco distanti 
dai contorni del nominato osso; detto tumore era 
esulcerato in tutta la sua superfìcie, la quale era 
alterata da piccioli, e spessi bitorsolini e Gssure, 
dalle quali ad ogni leggerissimo urto trepidava del 
sangue. Era però conformato in modo da far rico- 
noscere che sul principio lo si doveva rinvenire dì 
ristretta base, mentre lo si poteva rassomigliare 
ed un fungo con largo cappello. Detta espansione 
si era acquistata continuila colle parli molli, che 
di mano in mano toccava: apportando al paziente 
tal dolorosa sensazione, quale suol essere quella 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



4o FBGCHIOLI 

ebe resulta dall'azione replicata di un corpo pan- 
eente. Interrogato però opportunamente il malato, 
fece intendere al Prof, Pecchioli,che aveva sofferto 
delle gravi cefalalgie per lungo tempo, e prima della 
comparsa del detto tumore, il quale, secondo lui, 
contava l'epoca di due anni. Narrava essergli 
comparso un piccolo tumore sotto la pelle (la quale 
restò nella sua prima età per lungo tempo impiaga- 
ta, a cagione di una caduta che fece sul sincipite) 
che dipoi cresciuto assai, non andò guari che si 
esulcerasse, e scaturisce fuori della carne, la quale 
sporgendo multo, e segregando un umore corrosivo 
che rompeva la cute vicina s'immedesimava col tu* 
more che due anni avanti quasi ad un tratto gli era 
comparso, [nteso tutto questo dal malato, il clinico 
chirurgo Professore Zanobi Pecchioli si portò adun- 
que a comprimere in varj punti Ìl tumore, e potè 
rilevare che detta compressione esercitata sul ceo- 
tra di esso apportava la diminuzione dei dolori pun- 
torj, ed aumentata, apportava la compressione ce- 
rebrale: onde egli pronunziò il diagnostico di que- 
sta malattia, dicendo che si trattava di un fungo 
canceroso della dura meninge; mentre agli esposti 
sintomi si poteva di più portare in soccorso le osser- 
▼azioni del celebre LoiUs che dice, aver detti tu- 
mori, la massima pai-te delle volte, sede nei sinci- 
piti, ed il riconoscere esso tumore per cagione 
probabilmente della caduta che fece il paziente, e 
se ne trasse il ridetto ìmpiagamenlo. 

]| malato era continuamente affetto, oltre ad un 
molestissimo dolor lancinante, da una cefalalgia 
che gli rendeva di carico la vita, e lo costringeva 
a richiedere ed implorare caldamente 1 soccorsi 
dell'arte. 

Fu chiamato perciò, e richiamato in appoggio 
del parere del Professor Pecchioli curante, quello 
dei suoi Gotleghi, i quali consentirono con esso 
suir indole di tal tumore , e fu allora da tao de 

c,q,t,=cdbvGoogle 



ESTIRPAZIONE DI UN FUNGO 4* 

ciso che si dovesse asportare: e nel 39 del dello 
mese si procede all'opeiaziune. 

Preparati tutti gli struiaeoli che abbisognano 
per la trapanazione det cranio, eoo più delle sgorbie, 
scalpelli, tandglìette incisive e magi ietto; si fece 
assistere convenientemente. II malato era steso 
sopra un letticciuolu, e la sua testa sopra un cu- 
scino, sotto del quale eravi un piano saldo. Impu- 
gnato il bisturino convesso circondò il tumore eoa 
una incisione praticata sulle partì molli sane im- 
mediatamenle ad esso vicine, dissecò queste, e 
le distaccò unitamente al tumore, rasentando fra 
l'osso e le partì dominabili di esso, ed asportò 
col fare agire in senso orizzontale il taglteule dello 
strumento dalla superficie ossea del parietale tutta 
quella porzione di tumore che faceva protube- 
ranza al di fuori del cranio: indi ablaso il perì- 
cranio dal parietale intorno al punto ove fu recisa 
quella porzione dì fungo giacente al di fuori della 
Cavità, fu allora che si scopersero due aperture 
irregolari, che una era estesa dì un pollice, e l'al- 
tra di Olezzo pollice quadrato. Comprimendo in 
quest' aree si avevano i sintomi della compressione 
cerebrale, i bordi di esse aperture erano sfrangiati, 
e tagliali ad unghiatura a scapito della lamina 
interna: colle tan'agliette incisive, ed ora colla 
sgorbia furono asportate te sfrangiature e le fra- 
eioni di osso modellate come abbiamo detto ad 
unghiature, e riunendo ambedue ledette aperture 
se ne formò una molto più ampia, ma non bastante 
però a fare scorgere i limiti della malattia. Quindi 
non potendosi più agire con i già dell! istrumenli, 
furono applicate tre corone di trapano; una per 
la parte anteriore distante poche linee dalla su- 
tura coronale, una vicino alla sagittale in prossi- 
mità della congiunzione di essa colla laodoidea, 
la terza presso l'angolo posteriore inferiore del 
sincipite medesimo. Ne resultò un*apei;tura triaa- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



In 



^3 PBCGHIOLI 

;olare mollo ampia, la quale faceva scorgere i 
imiti della malattia, meoo in quei punti inter- 
medi ^ quelli in cui era caduta la trapanazione. 
Delti punii furono asportati colle tenagliette inci- 
sive, sgorbie, e scalpelli, formando altura uo trian- 
golo scaleno Ì di cui angoli erano rolondtiti dalla 
sezione circolare fatta da] trapano. Si vide allora 
intiero il contorno della fungosa vegetazione. 
L' operatore trovò detta vegetnzione applicata 
sulla dura meninge per una certa estensione, e 

J[uivi gli riesci facilmente di distaccarla. In altri 
uoghi essa trovavasi aderente colla superficie 
esterna della detta membrana, e qu) la dissecò 
comprendendovi le fibre più esterne di essa. Fi- 
nalmente ove esìstevano le sopraindicate aperture 
per le quali sortiva fuori del cranio, la vegetazione 
era intimamente legata colla dura meninge da 
formare un solo corpo, per cui si trovò obbli- 
gato di asportarlo, lasciando così in due estesi punti 
scoperto l'aracnoidea a lei sottoposta. 

L'operazione fu imponente, dolorosa, e di lunga 
durata; ma è abbastanza presto allorquando il di- 
visato ed il fatto, nulla falliscono sutto l'esperta 
mano di valente operatore. 

Sopra la praticata ampia apertura fu posto un 
tegumento artificiale, consistente iii tela fine zup- 
pata Ìd olio di mandorle dolci, del quale l'uso si 
protrasse sino a che non si videro sorgere i cos) 
detti bottoni carnosi, i quali tanto rigogliosi dopo 
alcuni giorni incominciarono a crescere che con- 
venne reprimerli coli* azione dei caustici, ed allora 
le si sostituì una medicatura ordinariamente com- 
posta di fila. 

I bordi ossei del pertugio si necrosarono, e sì 
ebbero frazioni del sincipite della dimensione an- 
cbe di mezzo pollice, talmente che quest'osso fu 
quasi del tutto eliminato: dopo la caduta dei fram- 
menti necroseti i bottoni carnosi si appianarono, 

c,q,t,=cdbvGoogle 



■sTutruims di un funco fyZ 

e quelli che sviluppati si erano sopra i bordi della 
piaga si riunirono con quelli che ricuoprivaao la 
dura lueniogee l'aracnoide, e adagio adagio la ci- 
catrice coiapletaoienle si stabili. 

Una callotta di cuojo bollilo guancialettata in- 
ternamente veooe applicata sul punto delta cica- 
trice, onde garantire il cervello dall'azione degli 
agenti esterni. 

' L'auiualato partì perfettamente guarito quattro 
mesi circa dopo la sofferta operazione. E^i si è 
portato più volte nel corso di 5o mesi a farsi visi- 
tare, e mai niu'n segno di recidiva gli si è presen* 
tato, manifestuodo al dioico il migliore stato di 
sulute. 

Giova qui riflettere, come difficile doveva resul- 
tare la diagnosi, mentre se avevamo i segni di 
compressione cerebrale, ciò accadeva dietro la 
pressione che in due tali punti del tumore veniva 
praticata; doveva resultar difficile per non godere 
questo tumore movimento alcuno, perchè ristretti 
erano Ì preternaturali pertugi formatisi nel sinci- 
pite; doveva rimaner difficile perchè il tumore 
uscito fuori dalla cavità del cranio aveva esulce- 
rato i tegumenti, e con essi acquistate delle ade- 
sioni; per modo che poteva ad ognuno poco esper- 
to apparire avere la sua origine dal pericranio. Ma 
con fatica verificati ì segni di compressione cere- 
brale, risapute le forti cefalalgie che furono fo- 
riere della comparsa del tumore; la caduta a cui 
andò sottoposto il paziente, furono lumi sufficienti 
pel clinico per potere stabilire aggiustatissima dia- 
gnosi. Giova inoltre riflettere che il dolore punto- 
rio fera l'effetto della punzione, che le dentella- 
ture che trovavansi al margine del pertugio prati- 
cavano nel tumore, prova ne sia lo scomparire dì 
esso allorché tentavasi di ridurlo, ossia di pre- 
merlo . 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



44 PBCCHIOLI — ESTIRPAZ. DI UH tVVGO 

Che io6ne tanta operazione, sebbene sìa stfiti 
consigliata, sembra pure che per la prima volta 
sìa stala eseguita netl' AiiBteairo Sanese, e ciò è un 
panegirico di gloria per la chirurgia italiana,. e 
può chiaramente alla luce del Fatto dimostrare, 
che gì' Italiani qoo sodo inferiori agli Oltramon- 
tani . 

(Xfl Direzione). 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Otsnrjzroirr medieo-pratìche e anaùmtieo'patologicke 
intorno il Melena. Imiterà del D. ÀHaELO Sibtiki 
Prof, di Medicina ec. ec. — Suato di esse. 

La (lorìi delle singola nulittls ■pparlìene coDia 
milrriate ali* ilorìi mtiiea, chu «Mtr ^*a 
di tulli i tempi e di iDlti i Inogfal, 

Stila Moria jìtntbre dtl dhìnm dri 
Prof. CattUaeei. 

J.liente più bramano i clinici dell'epoca attuale, 
che di illustrare e rischiarare per via di esperienze 
ed osservazioni, la sede, la natura, le cause e gli 
effetti, latito delle malattie, quanto dei rimedj che 
si adoprano per vincerle, e debellarle. Ogni scrìtto 

3uindi, che veda la luce, ricco dì tali ricerche, 
ebb' esser bene accetto a tutti t zelanti coltivatori 
della pratica salutare, 

E di vero, che le osservazioni nella citata lettera 
contenute sul ^e/ena d%l Dott. Santini, benché 
quattro so\e sieno, sono esse di tal natura, da non 
rioscire inutili, né sgradite did pubblico medico. 
Tfè io mi son proposto, nel dare un breve suolo di 
questo scritto, di farmi dalla deBnizione del me- 
^nd, perchè morbo antichissimo, e 6n da Ippo- 
crale conosciuto; né se più convenevole sia l'ap* 
pellarlo con qualche moderno ematemesi mele- 
noide, o di puro melena ojlusso nero. I nomi non 
devono formar Io scopo di discussione giammai, se 
sieno sufficienti a designare la cosa nominata, e se 
consacrati dal tempo, e dall'nso. Io adunque chia- 
merò coir autore il morbo io discorso melena o 
fiusso di materia nerastra per Io più resa or per 
vomito, ed ora per secesso; e passerò innanzi ad 
esporlo nei suoi fenomeni, nei sintomi, nelle ano- 
malie che ha presentale ai molti dai tempi d'Ippo- 
crale a noi che lo hanno conosciuto, e curato, ed 
anche njelle materie revocate, nonché negli effetti 

c,q,t,=cdbvGoogle 



46 SAITTIHt 

CRdaTericì dei morti dì questo morbo, e negli e& 
fetti dei rimedj, o del metodo curativo, in quegli 
che da esso sono risanati. 

Frattanto, chinoque volesse stabilire un quadro 
generale ed esatto del melena pei fenomeni e sìq' 
tomi morbosi, come per le materie revocate, do- 
vrebbe di varie tìnte servirsi, o di più figure co- 
stituirlo, anche prendendolo dal Padre della Me* 
dicina (i). Nella seconda istorie di questo morbo 
incomincia ei dal descrivere il color del paziente, 
che lo dice giallognolo e delicato, cogli occhi pal- 
lido-verdognoli, colla cute lucida, escemo di foi'xe. 
Dice ancora, che quanto più di tempo trascorre Ìl 
paziente in questo stato , e tanto più il morbo gr»< 
Temente Io affligge. Voinita maisempre bile, e pi* 
tuila, cui spesso precedono e sempre susseguono 
i dolori di tutto il corpo. Leggiere orripilazioni, e 
miti f sima febbre lo assale. Ma nella prima istoria 
ha trascurati da prima tai prodromi o sintomi pre- 
cursori ; e quelli concomitanti soltanto del morbo 
nero ricorda, adombrando nondimeno nel vomito 
tutte le differenze che presenta questa trista ma- 
laltia, e ricordando poscia anche i sintomi che l'ac- 
compngnano. «Vomita nero, ei dice, come la fec- 
ctcie, il paziente; talvolta crue/Ko, talvolta come un 
« fondo (li vino secondario o vinello', talaltra come 
ce la materia nera del polipo ; ora acre come l' acelo; 
«ora come saliva e pituita, ora come bile slavata 
M e pallida. £ quando vomita nero-sanguinò , que- 
«sto vomito feto come un cadavere; e le fauci e 
« la boeca'sono da esso vomito riarse; stupiditi re- 
CT stano i denti , e cadendo sulla terra , produce co- 
te tal vomito r ebollizione (2). Dopo che il vomito 
«è cessato, dicono i pazienti sentirsi sollavati; e 



(1) Lib. II. De morhis a' 78. Stoiiut nigeret aìius morbut 
tùger tk.' JQ. 
(3) De moria I. e. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



OSSKBT&ZIOin SUL JKBLENA 47 

n non possono astenersi dal cibo né qoesto in troppa 
«copia sopportarlo. Se si restio digiuni, provano 
«struggimento sì visceri, e U loro saliva divien 
n acida. Se prendon l' alimento, sentono aggravarsi 
tt lo stomaco; e il petto ed il dorso dai l»ti del 
n petto seolonsi punger come da uno stile, e sorge 
Kallora uo&febbretta con dolor di capo, e abba- 
K giramento di vista e pesezza delle cosce; il vo- 
« mito fassi nero, e ne viene la consunzionep. Nella 
sostanza altronde convengono le due storie» ed 
in ciascuno dei casi, oltre i sintomi che il vomito 
riguardano, e la qualità delle materie vomitate, è 
indicata ìafebbretta; come nel primo l'uso della 
cavata del sangue dalla mano, non indicato nella 
seconda; dei blandi purganti; il latte, il siero; 
(e del primo lodasi quello asinino); la blanda 
purga, il vomito più blando, l'uso delle bevande 
diacciate, ed un regime a questo somigliante. Ma 

3uesto quadro è ben lungi dall' esibir tutte le fasi 
i questa gravissima malattia, o tutte le tinte colle 
quali nei var) casi si è rappresentata. 

Gli esordj sono assai più numerosi, e più lontani 
dallo sviluppo della malattia in molti casi. Vi è 
nei più, qual segno precursore, color terreo, che 
cresce per gradi su tutta la cute; gli occhi smorti 
si mostrano, se prima era» vivaci; ed anche in ta- 
luni accerchiati di plumbeo colore si vedono; le 
gote cascanti, di elevate e rosee che erano innanzi. 
Leggesi nei più una cupa tristezza nel volto, ed 
una quasi indifTereoza alle cose più. care. Niente sa- 
prebbe far loro piacere. Una inerzia sembra che siasi 
impadronita dei più disposti a questo morbo. In- 
comincia a suscitarsi un'aridità alle fauci, ed una 
tal qua! sete sempre crescente, ha lingua si fa 
riarsa, rossa, screpolata ancora. La bocca tutta dà 
na senso di amarezza non lieve; avvi nausea, eiut- 
tazione di flati acidi, e spesso nidorosi; borbo- 
ritmi al. ventre, doloretii colici, che si estendono 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



48 SANTINI 

ai lomlii; emissione di orina pallida; e daPando 
tali si atomi precursori', la macchina poco si nutre, 
anzi non poco si consum», ancora che il vomito e 
flusso di materie nerastre non siasi dichiarato. 

Questo però non manca giammai allora che ai 
più degl'indicati sintomi sì unisce pesezza maggiora 
allo stomaco, ed al ventre, e gran borboritmi ad 
esso . Il vomito provocasi sovente con forza, anziché 
placidamente; e le prime materie revocate, non 
sono che alimenti mal digeriti, ed olezzanti acido. 
Tengon dietro ad esse delle sostanze liquide* ma 
spesse e nerastre, per lo pili in sulle prime non in 
gran quantità e poco olezzanti acido, o nauseose 
e fetenti. Dietro a questa evacuazione, per lo più 
succede quella dalle parti inferiori, e non senza es- 
sere accompagnala da dolori più o meno forti del 
bassoventre. Le fecce sono un po' più colorite del 
naturale, e di rado tinte di quel color nero che ne 
viene da poi; e se il vomito abbia sollevalo alquanlo 
il pnziente, il flusso successivo lo rende maisempve 
abbattuto. Tnltavolta, si passao dei giorni in una 
specie di Calma, perchè la nausea ed ì vomiti si 
sospendono, come i flussi; anzi serrasi il ventre, 
o nasce molta stitichezza, di cui si querelano ì ma- 
l'iti, in specie nel riprodursi i flati, e questi emet- 
tersi per sopra come per sono; e non si maove 
spesse volte ìl tentre, che per mezzo di lavativi 
emollienti, o purgativi oleosi, o altri minorativi. 
Quando esso però si carica di fecce in abbon- 
danza, sussegue qualche deliquio, e da questo 
non sì rianno Ì pazienti se non per vis di ristora- 
tivi, e dì rubefacenti all'estremità e stimolaati. 
Risorgono i malati per gradi, e come da uo sonno 
profondo, sparuti , pallidi, e come se sull'orlo del 
sepolcro fosser pervenuti. Appetiscono qiiaich» 
cosa per bisogno, anziché per inclinazione. Le lor* 
estremità già fatte diacce, come quasiché lutto il 
corpo, si vanoo lentamente riscaldando. I polsi 

c,q,t,=cdbvGoogle 



òssiaruioin sul anLBin 49 

iì MÌlissimi, ripraodoDO i loro ritmi come il caore;^ 
e (topo un certo tempo, non pare ai malati, e non 
sembra ai medici tampoco, che possano ricadere 
nella stessa situazione spaventosa insieme e peri- 
colosa. Ma in sulle prime del male, qualche volta 
passano più gioroi di calma, poi recidivano, sia 
che il vomito o flusso venga provocato, o che 
spontaneamente si susciti. Successivamente si ecci- 
tano ogni giorno, e talora più volte il giorno, eoa 
tatto quell'apparato fenomenologico e%intomatico 
di sopra adombrato. SÌ aggiugne spesso il suhde- 
lirio, o il delirio. La fehbretta lenta in taluno sì 
accende, laddove in altri mai comparisce; e quando 
amale inoltrato questa si associa, generalmente 
l'esito diviene fatale, siano essi soccorsi o non siano. 
Né giova talora tampoco il soccorso a tempo ed 
opportunamente apprestato. L'esito è quasi lo stesso, 
e quasi sempre letale. 

La materia revocata o renduta per secesso, non è 
sempre della stessa natura, e del medesimo colore» 
siccome Ippocrate prima di lotti Io areva osser- 
valo. Altri han creduto esser paro sangue e venoso^ 
perchè oscuro, evasalo o esalato dai vasi minimi 
della mucosa intestinale; altri dai pori inorganici 
di essi; altri dalla loro rottura, o corrosione; altri 
lo han derivalo dal fegato; altri dalla milza; altri 
da piò visceri, ma quasi tutti sangue alterato e 
guasto lo han reputato. L'anotomia patologica ha 
trovato, nelle varie autossW, di .che appoggiar 
queste varie derivazioni, scuoprendo questi visceri, 
e questi vasi viziati ed affetti. Altri vi hanno asso- 
ciata al sanane la bile atra, i mucchi, i sughi 
inlestinati. Un processo di decomposizione e ricom- 
posizioDe in un tutto simile , ha dato loro ragione 
di quel color nero, piceo, fetido, che emettono i 
vomiti ed i flussi nel morbo nero. E procedendo a 
ritroso, o dagli efietti alle cagioni, taluni han cre- 
duto perciò provenir questo morbo da flogosi, ed 

IdMM T. XXZVI. 4 

- c,q,t,=cd'bvGoogle 



5o SAHTIHI 

«sscr di naturn, come oggi si dice, dinamico; altri 
da congestioni sanguigne localit o dei vasi intesti- 
nali e viscerali del basso ventre, e perciò adina- 
mico direi; allrì da vizj organici cronici di essi* 
ed anche del cuore. L'autore di queste osserva- 
zìodì, di cui dò conto, come il Prof. Santarelli suo 
precettore, lo ban credoto sempre dì natura dina- 
mica, e perciò infiammatorio, e come tale lo han 
medicato. E se si dovesse dal successo delle cure 
del D. Santini, giudicare sempre della natura del 
morbo nero, poiché desse sono state assai più felici 
di quelle di ogni altro, e perfino del proprio mae- 
stro, essendo i suoi quattro casi finiti tutti colla 
f;narigione, sì dovrebbe sempre considerare il me* 
ena di processo Jlogistico, e quindi sempre dina- 
mico, e curarsi sempre col metodo antiflogistico, 
tncbe generoso. 

Ma, oltreché una condizione patologica da coi 
furono accompagnati i casi del D. Santiaì, la^e^ 
bre, io pochi altri simili si è riscontrata, ed io stesso 
in più casi mai incontravala; oltreché le sezioni 
anatomiche, una vera Rogasi rare volte hanno 
riscontrato, sia nell'apparato gastro-enterico, che 
in altre parti, e specialmente nel sistema sangui- 
gno, il metodo antiflogistico di rado è stato utile 
a mitigare la malattia, e bene spesso non ha sot- 
tratto i pazienti alla morte. Quindi dovrei arguir- 
ne, che i casi di melena osservati, e curati dal 
Dottor Santini, di vero melena non fossero, ma 
piuttosto di flussi emorragici, se i sintomi riferiti 
in ciascuno di essi, per vero melena non lo esibii 
sero.Edè perciò, che io credo di considerar piut- 
tosto questo morbo sotto diverse condizioni indi- 
TÌduali prodotto, ed esibent«si sotto varie forme, 
e da Cause diverse provocato, dì una sola natora, 
ma incognita ancora; e perciò doversi non sem- 
pre dinamicot come lo designa il nostro autore, 
ed il suo lodato maestro; ma talora di questa con- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



osssBnzioin bul mLRifÀ 5i 

dÌEÌone e forma, e quiodì costitoito sempre da 
flusso Hi stmgue piò. o meno alteralo, e quasi seni' 
pre febbrile; ulalira adinanùco direi appellarsi» 
e costituire ud flusso apiretico^ e misto soventa 
di sangue decompusto, e bile alterata e guasta; 
qualche volta darsi un flusso affatto privo dì sao- 

§oe o costitaito da tatt' altre materie, e spesso 
alla sola parte delta bile, che colorisce in nero 
le materie e rendele spebe e dense come la pece. 
lofine, darsi ancora dei casi di meleoa, in cui le 
sostanze non sono molto colorate, ma miste, olezzanti 
acido disgosloso, od altro late dispiacente; e tutti 
questi casi diversi formare tante varielì della stessa 
identica sebbene oscura ancora malattia, siccome 
avevalo avvisato e indicato il Padre della Medicina» 
ed altri lo avevan colf esperienza dimostrato dp 
poi. Ora, siccome diversi effetti fanno arguir di-r 
verse cagioni operanti sopra una sede tuttor scono- 
sciuta; e queste in luoghi diveni aver prodotte 
varie e differenti lesioni, quindi anche il metodo 
cnritivo in questi casi dovrebbesi al carattere del 
tneleoa , alla natura delle lesioni locali, ed allo sfalQ 
dell'individuo, all'età, alla costituzione, proporzio- 
nare; e mal si avviserebbe chiunque, se credesse 
di risanar sempre da questo moroo, coi («salassi 
«generali e ripetuti, colla digitale purpurea, coi 
(«tamarindi, colla cassia, col giusquiamo, coll'ac-r 
e qua Goobata, e col ghiaccio» siccome riusciva 
risanare i 4 casi al Dott. Santini . Interessa quindi 
assaissimo alla scienza, a) bene dell'umabità, al 
decoro di quegli che professano l' arte salutare , 
di badar bene a questi diversi casi, che la pratica 
ha offerti a molti, e da più e diversi scrittori sodo 
stati avvertiti, e ultimamente con sano discerni- 
mento dall' egregio Professore Speranza , che ha 
dnta una monografia dell' ematemesi melenoide la 
pia esatta a tal' epoca che desiderai' si potesse. 
Tattavolta, io non oserei pronunziare, che questo 

c,q,t,=cdbvGoogle 



53 a A H T 1 M I 

morbo sia stato "illustrato in ogni sua parte e nella 
Saa vera sede e natura quanto si merita; e ben 
vorrei che ogni clinico che in qualcuno di questi 
casi s'incontri, ne dasse esalta monografiat e pev 
ogni guisa ne notasse tutte le più minute cìcostan»; 
ne designasse il metodo adoprato, ed i successi 
per esso ottenuti, come gli effetti cadaverici, se 
il soggetto sia perito, e che i parenti non sì op- 
ponessero, come spesto succede, all'autossìa cada- 
verica. 

Ora io soddisfaceva a questo dovere pubblicando 
sotto il titolo d'Istoria funebre, un caso di melena 
accaduto in un mio illustre collega, di cui ne mo- 
riva; e pure un secondo più anni dopo, in altro 
collega cbiarissimo di questa Università, che ad 
esso soggiacque, il quale scriveva e non dava alle 
stampe, per istruzione pubblica, per non essera 
stalo io il medico curante, ma averne detto sola- 
mente il mio parere in più consulte. Ma poiché 
anche il medico curante, già vecchio, poscia pe- 
riva, così io posso senza offendere alcuno, dielineace 
in brevi trat-ti questa istoria, dopo di aver referiio 
più a lungo l'essenziale di quella impressa net iSafì. 
Ogni discreto lettore, vorrà, io mi lusingo, perdo- 
narmi, se invece di estrarre dallo scritto del Doti. 
Santini che ha formato il tìtolo di quest'articolo 
quanto di più si poteva, e da esso con sagacità 
illustrato, lo trascuro, perchè non lo scorge più 
oltre nelle differenze diagnostiche del melena; e ì 
due casi dei miei dotti cotlegbi morti per esso, in 
brevi e significanti tratti riferisco, perchè spero, 
che alla diagnostica differenziale delle forme di 
questo male, possano esser di qualche lume e con- 
siglio . 

Il primo caso accadde nel p. professore di Anar 
tomia di questa celebre Università, per tanti titoli 
e meriti reali 'distintissimo, e conosciylo, Antonio 



:,q,t,=cdé.,Google 



OSSERVAZIONI SUL HBLBHl 55 

CatelUccì (f). «Beo conformato, siccome egli era, 
«della pei'sooa, di belle tiote e cute bianca e de- 
nlicata; di aspetto avvenente anziché no; robusto 
«di corpo, alacre e sagace di spirilo, aveva passala 
n r adotesceosa e la virilità, entrando, a piene vele, 
(tdirò, nella vecchiezza, come un nocchiero entrar 
n sicuro nel porto dopo lunghissima navigazione. 
«Sposo, padre» avo, aveva trascorse tutte queste 
<(lioee~ tortuose e difficili, non curando quelle 
R disgustose incidenze, inevitabili ad un attor prin* 
«cipale nelle nwra domestiche, e responsabile nel 
n teatro sociale ....Verso il 72." anno della sua età, 
«ed in mezzo al vigore sempre dello spirito e del 
«corpo, una lievissima erpe/Cj comparsa e scom- 
« parsa qua e là,, venne a prendere stanca più ferma 
«fra l'una e l'altra coscia, cui altro danno non 
narrecavale, che un leggiero rossore, ed una non 
«dispiacevol prurigine. Non curata o forse acca- 
«rexzata ia sulte prime, andò dilatandosi per le 
«cosce, sulle natiche ascendeva, suscitando una 
«molesta prurigine, e tanto più forte diveniva, 
«quanto. più «stendevasi e sulla cute elevavasi. À 
«questo grado l'erpete pervenuta, richiamò le 
«lei-ie .^tèozioni del nostro Professore; e qualche 
«compendo dietetico, qualche mite rimedio,qualche 
«bagnp domestico adpprava, e non.senza un qua 1- 
«cb^ vantaggio. Forse che una perseveranza in 
«tal sistema di vita proSlatlico-curativa, se fosse 
«stato deciso a mantenerla^, lo avrebbe almen 
«presei^vpto da quel luorbo che ne venne da poi, 
« e che resistè ad ugni rimedio. Ma Tuomo medico, 
«bisogna beo confessarlo, men severo custode 
«della propria che non dell'altrui salute; meo 

(i) litnrii funebre della nwlutia de) D. Anlooìo Cttellaccì 

{■ prefetiare di aoiinmit ■ fiiìolòffit n«ll*l. e R. Qnivcfiith di 
ÌM, tcriila d4l profcMore Giicomo BartcUoIti della d«iu Dui* 
iwtjii, e leu* in pfolatioo* ali* LraioDÌ di mvdiciaa pratica per 
l'ioao wolutico 1816— 1897. Fireoir, piatto il Ciaideui. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



54 S A H T I If I 

« sollncito di CDrure i propri gasi che non l'aUnii, 
« e meo credulo per avventura sull' efficacia di qnei 
«rimedi '^^^ altrui suggerisce; piùcoùBdenienvIle 
«forze della natura, lascia i propri mali uascenti 
«nell'incurnnza, e questi nel silenzio ingiganti- 
n scono, ruinano e poi distrtigf^ono la propria salute 
ne vita... Cos\ nel venir dell'autunuo del lBi4i 
«in cui trovavasi il Professore soddisfatto delle 
«pratiche futte contro Quest'erpete, nel passar 
K da una casa tn un' altra, lu preso improvvisamente 
« da une vertigine, che per terra e quasi senza 
«sentimento lo avrebbe gettato, se non fosse stato 
M in tempo soccorso. Ritornato in se stesso, giudi- 
«cossi, lo stesso Professore, colpito da un primo 
«grado di apoplessia, e fecesi tosto cavar sangue 
«in dose generosa. Il fenomeno non ebbe ricor- 
«renza foi'Se pel sangue estratto; ma la degrada- 
«zione della salate di lui, come dell'essiccazione 
«dell'erpete, data da questo accidente. Le forze 
«fisiche s'indebolirono, come l'abitudine a dieerir 
«gli alimenti ed a gustarli. Il bel colorito, «l'ila- 
«rità sparirono per gradi, ed una vistosa consan" 
«cioneannunziavasi. Manifestossi più frequente una 
«certa fntermittenza* nei polsi; e nel venir del' 
«l'autunno del i8i5, tale fu il dissestò - nelle fiin- 
«zioni digestive, che avevan luogo degir sviluppi 
« di flati o gas nidorosi, e quindi insoffribili al ma-' 
tt Iato come ai circostanti». 

Si decise perciò il paziente a consultare sopra 
i suoi guai i suoi colleghi piò sperimentati, il 
Professore di clinica medica, di medicina praticai 
e clinica chivuretca; e tutti con esso convennero, 
. che Ir causa più remota dei suoi guai derivava 
dalla disseccazione alla ente dell' adesione erpe- 
tica; e quella prossima, dalla deviazione presa da 
esso nel sistema della vena porta e del fegato, non 
che dei vasi venosi che questo sistema principal- 
mente costituiscono. Quindi fu stabilito di tener 

c,q,t,=cdbvGoogle 



OSSBRVAZIOfll SUL IIBLBir& 55 

viva alla cute l'eruzioae, ed ivi poco a poco depu* 
raroe il sangue, e al dei'me distrugger cotale umore. 
Si prescrissero dei bagni dolci, e dei zulfurei arti- 
ficiali e miti, ed un sistema dietetico mite e dolci- 
ficante. Forse, che ud consiglio dato al Professore 
di abbreviar la cura dell'erpete coli' uso di certi 
fanghi minerali, troTÒ troppa accogtienEa; o ì pri- 
mi fovorevoli successi di esso ebber troppa forza 
per persuadere Ìl medesimo a seguitarli, e sperarne 
la guarigione. Ma il togliere il prurìto alla cute, 
essiccar l'erpete, non era sradicarne i germi cbe 
•1 derme l'alimentavano. Cosi, una breve ed appa- 
rente calma divenne foriera di guai più signifi- 
canti, ed in visceri e funzioni più nobili. I moti 
del cuore e del petto si disturbarono; o sia più 
irregolari divennero senza esser febrili; nacque un 
senso di afiTsono; e in questo mentre le funzioni 
digestive e cbilopojetiche si sconcertavano viepiù, 
e la consunzione accrescevasi . Fu quindi stabilito 
in consultazione di stimolar la cutCì e determinare 
ad essa quell'umore da essa repulso O discacciato, 
e ciò con rubefacenti, Tescicanti, bagni, e con un 
metodo rinfrescativo e dolcificante interno. La 
nuove pratiche produssero un felice risultato; per- 
chè le funzioni sconcertate si ricondussero quasi 
«Ilo stato normale; e la nutrizione fece qualche 
pregresso verso il meglio; cosi cbe in tutto 1' au* 
tonno prossimo, e nei primi del successivo inverno 
trovossi soddisfatto il paziente come i curanti. Al 
rinfrescar della stagione, o quando il traspirato 
sminuisce, ricompariscono tutti gli enuociati sin- 
tomi, e fannosi maggiori. Cresce il dimagramento^ 
la nausea a tutti i cibi , e non restali di tollerabili 
che i brodi animali: gli occhi si fanno accerchiati 
e plumbei , ed all'improvviso si affaccia un vomito 
dì materie fluide in gran parte, di colore oscuro* 
nerastre, acidissime, al finir del quale fece cadere 
ia tal sincope il paziente, che credevasi morto. Fui 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



56 SANTINI 

tòsto chiamato; e ritoraalo in se stesso dietro lieti 
presidj, i polsi si rianimarono alquanto; la voce si 
mostrò alterata; gli occhi si riaprirono smorti, ed 
uomo mostravasi Lutto insieme dull'apparente morie 
rinveDuto. Volti esaminar quindi le materie vomi- 
tale; e le trovai' di colore e di consistenza come 
l'incbiosti'o, ed olezzanti sempre unfortissinio odore 
di aceto. Volli poscia promuovere blandamente il 
ventre, da qualche giorno costipato; ed una quan- 
tilà di materie si resero del colore ed odore di 
quelle vomitate. Io giudicava quindi fin da ora la 
malattia, qual morbo nero, o melena, sensa che 
l'aspetto delle materie revocate e rendute per 
secesso t ne autorizzassero a reputarle di nero e 
pretto sangue. Anzi parve a me, e ad altre persone 
dell'arte cnncurnnlì, che la bile nel potesse aver 
formata; forse alterata e guasta dall' umore erpetico 
gettatosi sul sistema venoso del fegato, e sopra ì 
Tasi venosi del basso ventre,, che entrano ■ for- 
mare l'albero della vena porta. E tanto più ne 
lusingava questa idea, perchè dietco tali evacua- 
Eioni, gran sollievo ne riportava il paziente, tanto 
nelle forze, che nella regolarità delle funzioni cir> 
colatorie e respiratorie; vantaggi che da un fliìsso 
di sangue non potevano ottenersi. Ma perchè dub- 
biosa non fosse o. fantastica la supposizione, che 
bile alterata e guasta e non sangue costituisse il 
melena del nostro Professore defunto, volli che le 
materie revocate in un secondo vòmito accaduto 
dopo qualche settimana,- e che condotto lo aveva 
ad una sincope anche della prima più spaventosa, 
fossero assoggettate all'analisi chimica dall' abitisi 
Simo Professore di questa scienza della Università 
nostra; al quale dopo accurata analisi di dette ma- 
' terie , risultò , che « gli elementi prevalenti, e ca- 
« paci di dar la tinta nera alle materie revocate e 
n rendute per secesso, erano della vera bile e non 
« del sangue », il che rincarò molto il paziente, cba 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



OSSBHTAZIOin SUL HBLBNl bj 

temevo pii\ il vomito' a flusso di sangue, che per i 
più costituiva il prodotto dot vero melena, quasi 
sempre mortale secondo molti, cbe poo il melena 
per^Ure cause prodotte, e quindi per la bilestessa 
alterata e corrolta, che men pericoloso repulavalo. 
Nondimeno le sue speranze non furono che illusioot 
di poche altre settimane; perchè rinnovatisi al- 
l'improvviso i -vomiti e flussi di materie nerissime, 
abbondantissime, e fetenlissime, in gravissima sin* 
cope ricadeva, dalla quale appena risorgeva per 
opera di forti stimoli, restando alquanto leso nelle 
facoltà mentali, con lo spasmo cinico, colla faccia 
tumida e cuscanie, coti' edema all'estremità, e col 

ftei'fetlo abbandono di forze. Le dire .dell'arte, 9 
e dietetiche, poterono ancora per poco soccorrer 
una vita, che andava -a spegnersi per mancanza di 
fuoco vitale, la quale rimase troncata da un flusHO 
di materie nere simili a quelle descritte. La sezione 
venne da esso slesso vìvendo interdetta. 

Sosterò frattanto a notar più cose essenzialissr- 
tne, chiaramente risultanti da questa storia abbre- 
viata . La prima e più notabite è quella, che la me- 
lena del Professor nostro non fu mai febbrile , e 
quindi 'di lutt' altra condizion che di stimolo; il 
che contraria l'asserto del P. Santarelli, e dei uo^ 
stro Autore stesso. La seconda, che là causa remota 
di questo me/ena, fu un'affezione erpetica relro- 
puls», o discacciata dalla cute; contro la sentenza 
del P. Speranza, che nega generarsi melena par 
retropulsione di qualche esantema (i). La terza 
cosa notabilissima è quella, che i flussi non furono 
di sangue j siccome la più parte dei medici rasse-< 
risconu, ma di elementi' della bile alterata e gua- 
sta, Fj^ quarta cosa pure osservabilissima si fu 
quella, che dopò il primo deliquio, che assunse 
l'ombra di apoplessia, per la larga sottrazioae di 

(i) Ocll'-Epiitcìntriì meleatKle ic, p. 61. $. xam. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



58 8 A H. T I R I ■ 

sangDOt ne venne il principio del meUna , antiche 
la distruziona della diatesi ad esso, Finalmeote è 
da rimarcarci ancora dai medici, che per quaoio 
il blando regime dietetico usato internamente toi~ 
se utile, quello stimolante solo al derme, o alla 
superficie, portava dei feri e reali vantagf^i; il che 
si accorda poco col metodo proposto da molli au- 
tori e se^itatodal nostro, e coli idea troppo limi- 
tata di lesione di vasi o visceri, che appariscono, 
laddove per me la reputo in un sistema più nobile, 
siccome io dirò di sorto. Dopo le quali aonotaxiooi 
passo all'altro caso, che in brevi tratti adombro. 

Un altro dottissimo mio amico e collega, il P. 
D. C. B. dell'Ordine dei Servi, uomo che al buon 
temperamento univa una gran pacateisa di animo; 
che godeva di molta reputazione nell'Uoiversiti, 
ed ovunque, e cui professavtsi rispetto e devoziona 
nella famiglia regolare di cui ottenne Ìl supremo 
grado, ed ove menava la vita; incominciò a sentirsi 
stanco e fiaoco della persona; poi mal disposto a 
prender cibo; indi divenne disgustato di esso, e 
costipazione di ventre soffriva, e acidità insieme e 
flatulenze ventrali. lodebolivansi snccessivamenttt 
le sue belle e fresche tinte del volto, e cascanti 
per gradi divenivano le sue rosee gote. Accerchia- 
Tansì gli occhi, e lurido di«eniva il suo aspetto. 
Invocava per tempo i lumi ed i soccorsi dell' arte 
dal Medico dal monastero, che per sua disgrazia 
era l'ultimo dei wù caldi Cantori del Brnvnia- 
nismo. Consigliavale, siccome era l'usanza di quella 
scuola, un vitto nutriente, il vioo moderatamente, 
ed anche qualche liquore, per riparare • quella 
deboleua e magrezza di cui incominciava a que- 
relarsi. Ma l'efietto non corrispondeva alle vedute 
del medico, né alle speranze del malato. E co.sl 
passava dei mesi. senza profitto, anzi con aumento 
dei sintomi dai quali ero afflitto. Si volle una 
consultazione fra il curante e me stesso.. Io con- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



OSSBRV&ZlOin SOL IfBLBNA 69 

Gepira serj timori di morbo nero, di cai le finta- 
lenze, i borborìtmi ventrali, la nausea ai cibi, la 
pesezza dello stomaco, il dìinagram<*nto, n'erano 
i segni prodromi; ed in qoesta idea non polei 
approvare il metodo dietetico, e caratilo tenuto. 
Anzi credei necessario di tenere un metodo oppo- 
sto tanto nell'uso dì alimenti e bevande, demul- 
centi tutte, quanto nell'uso dei rimedj, che io 
oleosi e minorativi adoprava. Poco di tempo passò, 
che un vomito e flusso nero, fetente acido disgu- 
stoso, che portò il deliquio, venne in scena per 
compierne il quadro. Riavevasì non difBcilnionte 
da questo stato; nel qaale, passati or dei giorni, 
ed ora delle settimane, ricadeva. Vomito e flusso 
di materie nere si apriva, con sollievo sempre del 
malato, e mai cori movimento febrìle. Aozi ei pas- 
seggiava lentamente nel giardino del monastero, e 
qualche volta in carrozza fuori di città. Cìbavasi di 
cose delicate, e frequentemente. Prescriveva le 
ancora t'uso di bevande ghiacciate. Ma, malgrailo 
Cota( regime, la nutrizione non fucevasi che soar!>a- 
mehtè.I polsi divenivano esilissimi ; ed in un ac- 
cèsso del vomito 'consueto, morivaSl, La sua età era 
pili 'che settuagenària. Non promovevasi la seziono 
del cadavere, perthè non sarebbesi concessa. Ma 
dairappsrato fenomenologico e sintomatico, dalla 
materia nera picea' renduta, che io non credeva 
snngne, benché ^Analisi chimica delle materie non 
si fosse istituita, si può ben dichiarare metenae 
non dinamico, ma adinamico, e non sintomatico, 
né cur»bile quindi col metodo-antiflogistico qual 
flogosi acuta o lenta. Varj altri casi sonosi ofiertì' 
alla mia pratica dello stesso morbo, i quali presso 
apoco hanno tenuto Io slesso andamento, e per'* 
Corsi i medesimi stndj ; né in alcuno sonomi ancora 
incontrato, che fèbrlle propriamente esso fbsMt 
Come quelli del Dottor Santini, e che eoo «guai 
felicità io abbia potuto condurli'alla guarigiouCf 
siccome ad esso avveaiva. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



6o sAHTini 

Non è par questo, che io non to^Vn ammelter 
per veri e genuiai quei casi di melena dinamica 
da «9SO desevitti; ma solo ho voluto ruferire i due 
più sigoificanti per me aoa ha molto osservali, a 
che adinamici, siccome annuozìava di sopra, amo 
piuttosto di chiuroare, i quali con quei moltissimi 
da diversi autori osservati e della stessa naturai, 
provano, che non tutti dinamici, o di diatesi di 
stimolo col P, Saalurelli e col Dottor SaotÌDÌ deb- 
bono reputarsi e trattarsi, siccome avevalp più 
anni addietro il F. Speranza dichiarato. Direi an- 
cora, che fra queste due specie di melena, i primi 
sieno in cprta età, e certi temperamenti saDabili; 
ed i .secondi, peli' età avanzata affatto insapabili. 
Direi eziandio, che tanto della prima come della 
seconda specie, possono essere ora rappresentati 
da sangue evasalo dai pori inorganici dei vasi dello 
stomaco, degC intestini, come del fegato, e della 
milza, e poi trallenato, alterato e guasto; ^ra da 
un misto di esso, di bile^ di mucchi e sughi inte- 
stinali; ota di bile sola alterata; ora di mucchi 
soli, tinti e non tinti di SBDg,ne o dì bile, o de- 
composti; e quindi mostrar la malattia diversissi- 
ma faccia sotto il rapporto del colore delle materie 
Fendute per vomito e per secesso nel melena. In- 
fine direi, e dico, che essendo esse diverse nei vari 
casi, laddove la fenomenologìa e sintpmajtologìa e 
presso a poco la atessa in lutti; quindi, che La na- 
tura e sede della malattia è occulta -ancora, e che 
non giudichiamo di essa che dagli effetti o dalle 
Apparenze. Infatti,. se si dovesse considerare come 
un'emorragia attiva, sepoivlo alcuni^ poiché nelle 
vere emorragie, non succede che di rado, o dopo 
peiMluto motto Sangue, la sincope vera, come in 
tutti i casi accade sempre d^fl morbo nero dopo, 
non. molta o poca muteria renduta, così non sem- 
bra che l'una malattia possa coU' altra scambiarsi 
e confouders.!. St^. si doiresse valutare come un'^ 



OSSBBVAZION] SUL lOtUHA 6l 

emorrgg^a passiva solamente, non diverrebbero i 
malati dì metena di un color terreo, convulsi, de- 
liranti dopo ì vomiti e flussi neri, come accade 
sempre dopo che una quantità non grandissime 
di tati materie per essi vien discacciata . E se co- 
me Qn flusso di materie miste, cumulate nello sto- 
maco e nelle intestina lentamente, ed ivi alterate, 
si potesse il melena considerare, -or sotto 1' ìd" 
fluenxa dì una diatesi attive, ora passiva, non si 
comprenderebbe come, dopo l'espulsione di esse« 
uè vengano deliquj, sincope, sudori freddi, con" 
vulsioni, delirio, e morte. Effetti sintomatici co- 
muni, non possono-nè devono reputarsi derivati ed 
alimentati che da cause comuni. Ma poiché Ìl co* 
lore, e la qualità delle materie rendute nei casi di- 
versi di melena, i diversa, laddove i fenomeni e sin- 
tomi sono gì' istessi, quindi non può né devesi allo 
stato dei vasi di quaisìsia viscere attribuire. Onde 
parmi , che da pìu alta cagione remota e occulta 
il melena di qualunque colóre derivi; e che ì vi- 
sceri d«l basso ventre sieno atteggiati e questo mor^ 
ho da condizioni patologiche non ancor conosciute, 
e forse più al sistema nervoso locale, e talvolta ge- 
nerale attribuibile. Ecco il perchè ho volato pro- 
fittare, nel sunto di questa lettera, altronde impor- 
tante, per avvertire ì medici tutti, che. malgrado { 
tanti scritti su questo morbo; malgrado l'erudito 
comentario su di essa del Prof. Speranza, non sìam 
cos\ avanzati nello studio dell' origine, della sede, 
delle cause e degli effetti del melena, e quindi del 
miglior metodo curativo, da non desiderare di più 
sopra dì esso; anzi da bramare che questo studio 
sia fatto con più accuratezza, e senza prevenzioni 
stabilite, onde rendersi olili alla umanità. 

P. Giacomo Babzellotti. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



' MISCELI JNEJ Dt STONA BATVRJLS . 
( Contìnuaùiate } . 

afoìchh Dbbiam conosciuto non esser riescile di- 
scara a una classe de' nostri leì^gìtori, le notizie 
che rirerioinio nei Numeri 84 e 85 di questo Gior- 
nale relative alle Pellicce, abbiam pensato cbe po- 
tesse pure esser gradita ua'ampliaxio'ne alle mede- 
sime, la quale riauardassepriDcipalmente le abito- 
diot degli animali che di esse si vestono, e qualche 
cosa BDCora su i modi di far caccia di questi. 

Volpe buhca, o Volpe ih Sdibbiji , detta anche Volpe 
BiQii o b&Tig. Renard bleu. HEHAaD ma glaces. 
Canis Lagopus. Lio. 

Canis cauda rectUi apice concolore. Lin. Syst. Nat. 

Canis cauda recto palmis plantisque pilosissimis. 
Erxleben. Syst. Mamm. 

Canis hjreme alòust testate ex cinereo cartdescens, 
Brisson Regn. Ànim. 

Cimìs Lagopus di color cenerino piombato. Canis 
Lagopus tutto bianco. Scbreber Saeuslbiere 
tavole due, funa e l'altra col numero 90. 

Nel lungo e non voijontarìo soggiorno coi fu ob- 
bligato Steller(i) nell'Isola di Bering, situata fra 



(1) Giorgio GuRlielrao Su1l«r nito ■ WÌQdtb<iia in Baviera 
nel 1709 «ludiò BoKnici in Hill, e indo poi in Raui* ia 
quililh di medico dell' &rcivi>ca*o di NovoftOTod, Ptr Cam- 
miiiiane dell'Accadroiia di Pirlrobarfto nel ijSS intnprcie a» 
viaggio d'eiploratioDe io Siberii < ntUi Graa Tartina. L'aoD« 
•eguenle giuuM ■! Rtmticbjlka, e compigao del Cap. Bering 
Mco lui diviie gli onori delle icoperte T'itle nella laa navigatio. 
DC. Hilornindo al K.:imtichaiÌa fécer» naufragio lopra un' iaoli 
deferta, che fu cbiamaii l'Iaola di Brring, ove morì o aei lo Ca- 
pitan», «d ove l'equipaiifiia rail^ per tre anni, e a atcV peri 
couiinli di Slellcr cui riesci di fate in quell'Itola cnitraire on 
piccolo baiiiraenio. Di rilorno ia Rutila, nel Mar» del 174^ egli 
ara a Jakutik in Siberia e il la Dicembre fu icpollo a Tumem, 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



M STORIl HATUUtS G5 

i 54 e i S5 gradi di Utitadine nord, oltre i tanti 
altri incomodi , c'ebbe ancor qaello della molestia 
arrecatagli da questi animali, che v'erano io una 
quantità prodigiosa, e potè a suo agio osserrarr la 
Toraciti, la furberia, e l'audacia loro. Rubavano 
tutto quello che loro si parava davanti, non solo 
robe mangerecce, ma quelle incora delle quali era 
impossibile che potessero far qualche uso, come 
coltelli, bastoni, oggetti di vestiario; e a quel 
che non potevano portar via- ci facevao sopra i loro 
bisogni. Rovesciavan le botti ov'eran le carni, botti 
anche gravissime, e le vuotavano, e con tanta pre- 
stezza e abiliti che in sul principio Steller non po- 
teva immaginarsi d'esser derubato da delle volpi. 
Per salvar le carni pensarono di sotterrarle, e dopo 
averle ben coperte di terra, per assicurar meglio 
il deposito ci posero sopra delle grosse pietre : tutto 
però fu inutile, perche le Volpi bianche giunsero 
■ scoprire il nascondiglio, e scavando la terra 
all'intorno delle pietre e ìnsinuandovisi pervennero 
senza lor rìschio a impadronirsi del bottino aiu- 
tandosi fra loro con un accordo e un'intelligenza 
ammirabili. Neppure con attaccarle carni alla ci* 
ma d'un lungo palo cacciato in terra verticalmente 
poteron salvarle, perchè colle zampe scalzando la 
terra all'intorno è dì sotto al pnlo Io facevan ca- 
dere. Se qualchednno de' Russi dormiva all'aria 
aperta le Volpi bianche gli rubavano il berretto , i 
guanti, le pelli sulle quali erasi disteso* ed il muso 



acDia che ni*i (imi iipnio le morlfte di freddo, o fotte dccìm. 
Si bm di Steller, U Detcriptìon du Kamtichatka ; Ih Deicription 
phjriùpit et topographìquE de l'Ile de Bering; e nei Nuovi Cotti' 
nDeotirj dell' Imperiale Accademia di Pietroburgo li irovino tv 
Memorie de Beitiit marini», ad Tomo 11, Obsetvaiionet gerunala 
taùirenam historiam pitaum coneementei , ael Tomo III. Obter- 
vaiione» quidam nidot et ava avium contxmeiUei, nel Tom. IT, 
Fiaalnieate il Giibinetto deli* Accademia fa arricchito da molli 
og{eUi di Hoiii natiinle (accolli 4i Sieller, 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



64 ■ISCKI.I.AHB& 

al Daso di quello accoslavano per conoscere se re* 
spirava; e se qaesti ritenendo il fiato faceva ter 
sospettare d'esser morto, immediatamente si dispo- 
nevano a rosicarlo, come rosicarono gli orecchi, 
le dita e il naso ad alcuni che morirono poco do- 
po lo sbarco Dell'Isola. AUorcliè Stetler e i suoi 
compagni passeggi a vano, le Volpi li seguitavano fa- 
cendo mille smorfìe e mille buffonerie, e se quelli 
ai soffermavano restando per qu»tche tempo im- 
mobili e quieti, esse incoraggite, s'aizarduvaoa 
perfino a rosicar loro le scarpe. Tutte le mattine 
vedevano le Volpi bianche passeggiar mila spiaggia 
fratte Foche, e Leoni marini che ivi stanno sdra- 
iati ad oziare, passando dall'uno all'altro, esami- 
nandoli e fiutandoli bene per assicurarsi se erano 
vivi o morti, e qualcheduno morto trovandone 
immediatamente si mettevano a furto in pezzi , che 
altrove andavano H depositare, lornaododi galoppo 
a prendere il rimanente se in una sola gita tutti 
non li potevano trasportare; che se scorgevano 
qualche mannaro avvicinarsi, in un momento na- 
scondevano i pezzi di carne in buche che scavavano 
nella rena. 

Per procurarsi an poco di tranquilliti si trova- 
rono obbligati i Russi a dichiarar guerra aperta a 
questi audaci animali, ad ucciderli senza alcuna 
pietà, e facilmente il potevano, giacché son tanto 
voraci che presentato loro un pezzo di carne da 
una mano si possono uccider dall'altra, e il solo 
Steller in poco meno di tre ore ne uccìse in tal 
modo con uii bastone, pia di settanta. 

Il mese in cui le Volpi bianche partoriscono è 
il Giugno, e fanno fino a dieci figli alla volta, che 
nascondono nellì spacchi e nelle cavità delti sco- 
gli. Coi se vedono che qualohedano s'accosti co- 
minciano a lAtrare, scuopròno. il loro ritiro, e co- 
nosciutesi scoperte trasportano i figliuoli in qual- 
che nascondiglio più segreto: che le qualcheduno 

c,q,t,=cdbvGoogle 



IH 8TMU NAinULB 6& 

glie Q*è ucciso o rapito, la madre perseguita, artan- 
do, l'offensore, eoa tanta pertinacia da esser qaello 
obbligato ad ucciderla per liberarsene. 

L'Ottobre e il Novembre sono i roesi in ci;ii le 
pellicce delle Volpi dì Siberia sono nello stato il 
pia bello. Nei 6enna)0 e Febbrajo soo troppo 
folte di peli, e di Aprile cominciano a spelarsi . 
( William Tooke. Coup ttoeil sur l'empire de la 
Aissie). 

Restano questi animali per molto tempo, e seoza 
alcun loro incomodo, rintanati sotto la neve. Nuo- 
tano con facilità grande, e questa abilità dà loro il 
mezzo d' impadronirsi degli uccelli acquatici : anzi 
Giorgio Gmelin che a lungo ha parlato di questa 
Volpe nel Tomo quinto de' nuovi Commentar] del- 
l'Accademia di Pietroburgo, descrive il modo astuto 
e ingegnoso di cui ella si serve per fare fruttuosa 
caccia d'anatre e d'oche. Dice dunque che allor- 
quando tali uccelli hanno i 6gli ancor troppo 
giovani per poter volare, e che però con essi sì 
trattengono nei laghi, l' Isatis osservate da sito 
opportuno le località del lago, dispone la briga- 
tella de' suoi volpacchiotti in aguato fra i giunchi 
delle ripe, e si getta nell'acqua dirigendosi ove 
vede rìnnito qualche gruppetto staccato d'ana- 
troccoli: che le madri di questi per difenderli sì 
aniscoBO e danno dietro all' Isatis, la quale mo- 
strando di non curarle, tira avanti per la sua strada, 
fino a tanto che conosciuto d'aver così riunito nn 
numero che a lei sembri sufficiente d'anatre o dì 
oche, si volta a nn tratto verso le adulte, ed è 
questo un segnale per cui i volpacchini esciti dai 
nascondigli si gettan nell'acqua, circondan gli ac- 
celti, con gran prestezza danno loro addosso, e fanno 
prede di fino a quindici e venti alla volta. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



t>b HISGBI.I.ÌHBÌ 

VoLPB ìbobittatà. Canis argentatas. Fred. Cuvìer. 
Behìbb hoib. Renard ABGSirti. 

La p'eUiccia di questa specie è delle più belle. 
II pelame è lanoso, folto e 600, di color bigio- 
cupo, quasi nero: e siccome molli de' peli nelle 
cime son bianchi, cosi ella comparisce come un 
panno nero su cui sia steso un velo d'argento. 

La Volpe argentala è rara molto, e la pelle sua 
rooltissiDio apprezzata. Nella Russia settenlrionale 
ove si paga il testatico in pelli, spesso una sola di 
questa specie paga per tutto un Villaggio. Il loro 
valore in numerario varia dai 100 ai 1000 rubli 
( 400 a 4000 franchi in circa). Si danno pertanto 
tutte le premure per prenderne, e una tal caccia 
è l'oggetto principale dell'ambizione dei Siberiani. 
Allorché vien loro fatto di prender delle Volpi ar- 
fieotate bambine lattanti, le donne, e specialmente 
le Ostiache, danno esse stesse loro la poppa per 
assicurarne l'esistenza, e qualche tempo pi-ima di 
ucciderle rompon loro una gamba all'oggetto che 
smagriscano, giacché le pelli delle Volpi magre 
riescon molto più belle. (William Toohe\ £)l'è 
slle " ■ ■ 



liù piccola delle Volpi comuni. Se ne può veder 
ia 6gura neW Histoire naturelle des Mammifere^ 
par Fred. Cuvier et GeofTroy Saint-Hilaire. 

Obsq BIANCO. Obsofolabb. UrsusmariUmuslÀn. 
Ursus albus ctutda abrupta, cauda coUogae elorf 
gatis. Erxieb. Syst. Mamm. Scbreber Saeugtb. 
tab. i4i. Ursus albus Brìsson. Ows blanc. Buf- 
fon Suppl. T. 3. 

Io truppe numerossims si trovano questi animali 
nell'Oceano boreale, come nell'Isole Aleutine, 
nelle Curilli, nella baja d'Hudson: e su i ghiacci 

Palleggiantì nrrivan talvolta fino alle coste dei- 
Islanda e della Norvegia. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DI STORIA HATintiLB 67 

Son robastìasimi, pieni di coraggio e di ferocia, 
ma pfiroonè impossibile, prendeDdoli da piccoli, 
l'addomesticarli alquanto. Nel Settembre quando 
]'Orso bianco è grassissimo si cerca un asilo per 
passar l'inferno, e si conlenta di ritirarsi in qualche 
caverna, e anche fra degli ammassi di ghiaccio, 
senza prepararvisi alcan covile, e nulla curandosi 
di rimaner coperto da enormi ammassi di neve. 



Qu\ resta fino al Febbrajo in una vera letargìa, a 
au\ la femmina nel Marzo partorisce. Ella » due 
figliuoli per parto, che allatta fino al verno seguente. 



e si dice che se gli porti sulla schiena allorquando 
ella nuota. Io questa tenera età il pelame degli 
Orsi polari è bianchissimo, che più o meno gial- 
liccio vedesi negli adulti. L'auetto delle madri 
p«r i toro figliuoli è grandissimo, e pare che questi 
procurino di rdostrarsene riconoscenti cercando dì 
divertirle col chiasso che fanno loro d'attorno. 
Scherzano insieme facendo in certo modo alla lotta, 
e sforzandosi di atterrarsi reciprocamente, e a gioco 
finito il padre, che n'era stato spettatore, s'accosta 
mugolando e accarezza il vincitore. Talvolta ancora 
mettesi a lottar seco, e si compiace della resistenza 
che questo gli oppone: ed è cosa certa che tanto 
esso quanto la madre mostrano prediligere gli orsac- 
chiotti più coraggiosi. Benché siano animali poli- 
gami, e che un maschio abbia fino a cinquanta 
femmine, il padre è sempre vigilante sulta sua 
figliolanza, e fa conoscere la sua gelosia e il suo 
mal umore se qualche Orso estraneo troppo alla 
saa brigata avvicinasi. Quando sdrajati si riposano 
solla spiaggia, stan sempre separati in famiglie, e 
collo stesso ordine viaggian per mare. I più vecchi 
non hanno femmine: vivono solitar]: sono estre- 
mamente brontoloni: restan dormendo sdraiati sulla 
spiaggia fin per an mese, Senza prendere alcun nn- 
trimento, ma se un uomo o qualche altro ani- 
male ci si accosti, furiosi SÌ destano-è'glisi avven- 
taoo addosso . 

c,q,t,=cdbvGoogle 



68 HlfiCBLLAHIl 

Talvolta gli Orsi biancbi si fanDO tra loro Dna 
guerra cmdele o p«r la presenza di qualche {em- 
mina, o per lancetta dello sdrajo. Ora le accada 
che due di questi auimali ne assalgano uno, ben 
presto un terzo comparisce io ajuto di questo. Il 
rimanente della truppa assiso tranquillamente assi- 
ste alla battaglia, fino a che qualcheduno delli 
spettatori trovi nella sua testa qualche motivo per 
entrare in ballo, il che accaduto altri subito vanno 
ad aJDtar la parte più debole, e così successiva- 
mente tutti entrano in azione, la battaglia diventa 
generale, le due armate occupano un grande spa- 
zio sulla spia^ia, l'aria rimbomba per le grida 
de* combattenti. Non è rara in queste guerre una 
sospensione d'armi, una tregua d'una o due ore, 
nel qual tempo restano gli Orsi sdraiati gli uni 
accanto agli altri con tutta la tranquillità e tutta 
la sicurezza; ma io un tratto tutti si rizzano , di 
nuovo si riacciuffano, e dopo essersi ben battuti 
in terraferma passano a battersi io mare, di dove 
Bnalmente i vincitori strascinano sulla spiaggia i 
vinti, e spesso gli uccidono, lasciando i cadaveri a 
benefizio degli uccelli di rapina, che staono aspet- 
tando l'esito della pugna. 

L'autorità de'maschi sulle femmine e su i Bgliuoli 
degenera bene spesso in tirannia. Se la madre assa- 
lita dai cacciatori abbandona i figliuoli, se li perde, 
il maschio gliene fa render conto, la sgrida, la 
strapazza con furore 6no a giungere a scagliarla 
sulli scogli. La povera femmina stordita da' colpi 
ricevuti, e dalla perdila fatta, si traina umile e 
' piangente ai piedi del suo despota, il quale finche 
gli dura la collera va e viene furioso brontolando, 
facendo occhiacci , ma quando la cullerà gli è pas- 
sata, comincia a sentire il suo dolore e piange ama- 
ramente la perdita de' ùgìiuoìi . (FFilUam Toc^e). 

L'Orso bianco si nutrisce della carne d'uccelli 
aquatici, di pesci, di foche, cui dà la caccia ouo- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



M BTOUA MATURALE 69 

Uodo: li accomoda' ancora a niaagiBr i cadaveri 
di detti aDimali, ed allorché è affamato non teme 
d'assalire le Vacche marine , i Delfini ed anche 
l'Uomo. 

Osso RKRo. Ursus j^meiicanus. Pallas. 
Ursus niger gula genisquefermgineis. Pallas Sp!cil. 
Zoolog. 

D'nn bel color nero morato e brillante è il suo 
pelo , ma intorno al muso e alla gola è di un rosso 
grigiastro o ferrigno, e dell'istesso colore ha una 
macchia al di sopra di ciascbedun occhio. 
. - Questi Orsi passan l'inverno nelle montagne: a 
primavera scendono al piano per venire a mangiare 
il pesce che rimonta ne'Bumi, ne' quali se s'imbat- 
tono in delle reti, le tirano fuori dell'acqua e ne 
levano il pesce che ci trovano, cui preferiscono di 
mangiar la testa. Ci SODO tanti e tanti di questi 
Orsi nel KamtschatLa, che ci avrebbero da lungo 
tempo sterminati gli uomini se non fossero animati 
di genio veramente pacifico. Le donne che vanno 
{ler t boschi a raccattare dell'erbe e delle radici 
spesso ne riscontrano delle truppe, ma non se ne 
prendono alcuna suggezìone, sapendo per prova 
che non ne riceveranno alcun' offesa; e se agli Orsi 
elle presentano qualche cosa di mangiabile, questi 
vanno a prenderla dalle lor mani. Non c'è esempio 
che l'Orso nero si avventi all'uomo, meno il caso 
di restare spaventato, coli* estere svegliato all'im- 
provviso. Malgrado però la sua bontà egli è perse- 
guitato acremente, per la ragione che pelle, carne, 
intestina, ossa, tutto si adopera. Se atl Kamtschadalo 
Tede in distanza un orso, e vuol accostarsegli per 
averlo a tiro ed ucciderlo, comincia a dir delle 
. parole, come se l'invitasse ad aspettarlo, gli fa 
Tarj gesti, e l'orso si ferma, e si o0re cosi preda 
sicura al SUO nemico. Per il solito per altro pren- 
dono l'orso nella propria caverna. Riunisce il cac 

c,q,t,=cdbvGoogle 



70 HISCBLLAVBA 

ciatore presso di questa molte {ascine» e cotniacift 
a depositarne traverso l'iogresso, L'Orso per il suo 
genio d'imitazione, si mette ad ajutare il caccia- 
tore, dalle sue mani ricere con gravità le fascine* 
e soprapponendole riempie tutta l'apertura della 
tana e ci si rinchiude. Il cacciatore allora fa una 
buca nella parte superiore, e a colpi di lancia 
uccide l'Orso che non può né difendersi né fuggire* 

Le pellicce dell'Orso son mollo ricercate, per- 
ché oltre la bellezza son leggiere e tengon caldo. 
Nel Kamtschatka se ne servono per dormirci, per 
coprirsi, per farne guanti, berretti, sandali, bar- 
dature per ì caralli , Il grasso è impiegato nelle cu- 
cine come condimento, e lo mettono invece d'olio 
nelle lucerne. La carne la trovan buonissima, ed 
è una gran risorsa per la sussistenza degli uomini. 
Colle intestina ne fanno delle maschere, di cui la 
donne si servono per garantirsi dai raggi del solo 
reflessi dalla neve, e le impiegano anche per sten- 
derle sui telai delle finestre ove fanno presso a poco 
l'effetto di vetri, essendo trasparenti da quanto il 
talco di Moscovia. ( Tf^illiam Tooke"). 

Obso tbbribilb. Ursusferox, Lewis et ClarLe. 
Ursus cinereus. Desmareìft Mammalogie. 

È il più grande fralte specie degli Orsi viventi. 
La sua forza muscolare è tale da poter esso facil- 
mente ammazzare i Bisonti ì più grandi. Il suo 
pelo bigio o biancastro è talvolta cangiante sul 
bianco e sullo scuro. La sua pelle è assai stimata. 

GmoTTons. Gulo arcticus. Besm. Mammal. 
Ursus Gulo caiida concolore carpare rufafuscoy 

medio darsi nìgro.lAn. Erxleb. Schreb. Saeught. 

tab. a44- 
Gluton. Buffon Hist. nat. Suppl. T. 3. tab. 48. 

Dimostra quest'animale uo'intelligensa non or- 
dinaria neir impadronirsi de' RaDgiferi» de' quali 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DI STORTA NATUBALB 71 

a preferenza ama cibarsi. Appiè degli àlberi su i 
quali si pone in sentinella sparge del Lichene ran- 
giferinOy cibo prediletto dell' animale cui dà la 
caccia , per così attirarlo, e venuto che sia a tiro 
gli si lascia Cadere addosso, si fìssa sul colloel'ac- 
ceca. Il Rangìfero nel cercare, ma inutilmente, di 
liberarsi da questo inesorabìl nemico, urta cor- 
rendo negli alberi, tanto che in fine cade mortOt 
e il Ghiottone allora lo ridusse in peui , me non si 
permette di mangiarne fino a che non gli ha tutti 
rimpiattati. Si comporta nel modo medesimo per 
impadronirsi de' Cavalli, e dà la caccia anche alle 
L<epri e ad altri quadrupedi. Preso da giovane si 
addomestica . ( fVUliam Tooke). 

IXMTTBA HABINA, O LoNTRA DBL E&MTaCHATU. Lutra 

marina. Erxleben. 
Mustela Lulrìs plantis palmatis pilosis, cauda cor- 

pare quadruplo breviore . Lin. 
iMtra marina. Schreb. Saeuglh. tab. 128, Stetler 

ÌAov. Gomment. Fetropol. Tom. a. pag. 367. 

tab. 36. 

Nei tre anni della dimora di Steller e de'suoì' 
compagni nell'Isola di Bering, il toro cibo princi- 
pale fu questa Lontra, di cui la carnee buonissima 
in qualsisia modo cucinata, ed anche mezeo cruda. 
Vi era allora in quest'Isola un numero prodigioso 
di Lontre marine. Son buoni animali, incapaci di 
offendere, e di difendersi. Sfuggono i Leoni marini, 
gli Orsi marini e le Foche, e vivon fra loro. Son 
monogami: le femmine non partoriscono che un 
figlio alla Tolta, dopo una gravidanza d'otto in 
nove mesi, e quasi per altrettanto tempo lo allat- 
tano. Si portano seco loro il figliolino, in bocca 
se camminano sulla terra, fralle zampe davanti se 
sono in mare, nuotando allora supine, o erette, 
acciò quello abbia sempre la testa fuori dell' acqua: 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



71 HlaCBLLAHIi 

lo abbracciano, lo leccano, lo accarezzano, lo get- 
tano in aria e lo riparano, ci fiinno insomma il 
chiasso con tolte le dimostrazioni di tenerezza. 1 
6gliaoli 6no a che restano scapoli non abbandona- 
no i genitori. 

Di rado le Lontre del Kamtscbatka abbandonano 
le rive del mare, preferendo ! bassi fondi dote 
con facilità possoo trovare da far preda di pesci, 
di granchi, di molinschi de'quali si cibano. Le 
piante marine non le mangiano cbe in mancanza di 
meglio. D'estate entrano nei fiumi, e penetrano 
fino ai laghi , ove pare cbe si dilettino « bagnarsi 
nell'acqua dolce. 

Ne fanno caccia sorprendendole addormentate 
o in terra o in mare dove dormono restando a galla; 
odue cacciatori montati ciascheduno in un piccel 
barchette* danno lor dietro, e straccatele, giacché 
non ci si posson sottrarre essendo incapaci di star 
sott'acqua più di due minuti, le arrivano e le am- 
mazzano: o le prendono colle reti che tendono 
nei bassi fondi ove le Lontre vanno a pascere, nelle 

Inali reti per attirarcele ci pongon de' simulacri 
i legno anneriti, rappresentanti alla meglio una 
Lontra. Le uccidono o colla lancia, o a colpi di 
bastone. 

Delle pellìcce loro quasi mai se ne vedono in 
Europa, essendo comprate dai Ghinesi che le pagan 
carissime . 

Gatto «ilvatico. Felis Catus ferox. 

Osservazioni più esatte sopra ì Gatti salvatici e 
domestici ci han condotto ad ammettere l'idea 
dallo Zoologo olandese Tetnmink pubblicata nel- 
l'opera intitolata Monogràpìàes de Mammalogie; 
vate a dire ohe il Gatto salvatico sia una specie 
distinta dal Gatto domestico o casalingo, 

I>ifiitto paivgonaado insieme queste due rarw 

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l 



DI STOHIl NATURILI 73 

d'animali vedesi facilmente che fra loro differi- 
scoDO per diversi caratteri ben distinti. 

Primieramente il Gatto domestico ba forme più 
svelte del saltalico. Il Gatto domestico ba la coda 
più lunga in proporzione di quella del salvaticoi 
e più sottile in cima che alla base; mentre che la 
coda del Gatto salvatico è egualmente grossa alle 
dna estremità, ed alla cima è quasi troncata. Il 
pelo de'Gatti domestici è piuttosto corto ed unito: 
quello de'Gatti salvatici più lungo e più molle, e 
questi hanno di più sulle gote un'abbondanza di 
pelo che nei Gatti domestici non ci si trova. 

Da tutti questi caratteri, che son costanti, ci 
sembra adunque indubitata la differenza di specie 
fra il Gatto salvatico e il doDiestico. Ciò stabilito, 
ei resterebbe da sapere qnal sia il tipo, o la razsa 
selvaggia del nostro Gatto domestico. Il celebre 
viaggiatore Rappel portò dalla Nubia una specie 
di Gatto, che pubblicò poi col nome di Felis ma- 
niculata, delle forme e propoi-zioni medesime del 
nostro Gatto domestico, e di colore assai più sbia- 
dito e più rossiccio di quello del salvatico. 

Per le sopra indicata somiglianze, per non cono- 
scersi iìno al presente nessuna specie selvaggia 
affine al Gatto domestico più di questa Felis ma- 
niculatat e per esser questa propria d'un paese, ove 
si sa che fin da remotissimi tempi gli uomini vi 
' erano stabiliti, s'indusse il Temmink a considerarla 
come il tipo de'Gatti domèstici, 

Noi però, mentre convenghiamo pienamente dì 
quanto dice il Temmink circa alla diversità delle 
due sfiecie , siccome non ci sembra abbastanza prò- 
vata l'identicità del nostro Gatto casalingo con il 
Felis maniculata, proponiamo di lasciare il nome 
di Felis catus al Gatto salvatico, e quello di Felis 
domesticus al Gatto casalingo. 



Sdtnw T. XXXVI. 6 

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74 IIISCBI.L&MB& 

Lbokb. Felis Leo. Lio. 

Delle pellicce del Leone non si fa altr'uso che 
per tappeti e gualdrappe da cavalli. La pelle con- 
ciata dà un cuojo di qualità inferioi-e di quello 
che ottiensi colla prlle del Bufulo, essendo più fa- 
cile a imputridire. Gli Oltentotli mangian la carne 
del Leone, la ti-ovan buona, e la reputiin sana. 

Al Leone non si dà la caccia per acquistarne la 
pelle, ma solamente per diminuirne it numero, per 
allontanarsi un animale fiero e pericoloso. In AlTrica, 
al dir di Sparmann, vanno in cerca del Leone al- 
meno in tre, su buoni cavalli, e armali di fucile di 
grosso calibro. 

Scoperto che han l'animale, jl primo de' caccia- 
tori cfae gli si trovi a tiro per fianco fa la sua sca- 
rica, e messo il cavallo al galoppo cerca di allon- 
tanarsi più velocemente che può per salvarsi dal 
Leone, che se non è morto, o rimasto gravemente 
ferito lo insegue furiosamente. Gli altri due teo- 
jon dietro al Leone, e il primo de' due che trovi 
la situazione favorevole, fa il suo tiro, ed il Leone 
non si curando più del primo cacciatore si volta a 
inseguire il secondo, essendo allora esso inseguito 
dal terzo e dal primo cacciatore che correndo ha 
;ià ricaricato, e così alternativamente scaricando 

uccidono. L'obbedienza e velocità de' cavalli, il 
coraggio e la destrezza de'caccialori son tali che noa 
v'è esempio di casi sinistri. 

Il numero de'Leoni è in oggi moltissimo dimi* 
nuito. Una volta si trovavano nella Macedonia, in 
Tracia, nell'Acarnania ove ora più non ci sono. 
La costa settentrionale dell'Affrica n* era popola- 
tissima, e a centinaja eran portati a Roma per farli 
combatter nel Circo. In Asia puro vi erano in gran 
quantità dalla Siria fino al Gange, e ora vi son 
molto cari, e rarissimi pure sono nella punta ve- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



E 



f- 



DI STOBU IfATURALB yS 

TÌdionale dell' Affrica, ove di più sembra chp abSian 
perso molto del loro nativo coraggio, almeno se- 
condo Spurmann, ( P'ojage au Cap de Sonno 
Esperance T. a.) il qual racconta che nei coniornì 
del Capo di Buona Speranza, gli schiavi armati d'un 
semplice coltello non si ritengono di assaltare il 
Leone per difendere il loro bestiame. 

Tutti convengono che il Leone non assalìsce 
l'uomo senza esserci provocato, o forte spinto dalla 
fame. Spesso ci si accosta fermandosi per conside- 
rarlo tranquillamente; e se 1' uomo intrepido e ìm< 
mobile Io guarda, il Leone non sì avanza. Che se il 
Leone cerca di girargli dietro potendo questo e>> 
ser segno di cattiva intenzione, bisogna che esso 
pure giri contemporaDeamente per guardarlo sem- 
pre in faccia, senza mostrar di fuggire ne di mi* 
nacciarlo , cbè allora il Leone dopo non molto tem* 
pò se ne va obliquamente, voltandosi spesso addie* 
tro per vedere se l'uomo dà indizio di volerlo offen- 
dere. Molti e molti fatti sì raccontano comprovanti 
quanto Io sguardo risoluto dell'uomo coraggioso ne 
imponga non solamente al Leone, ma anche alla fe- 
rocissima Tigre reale. (t^ur /e carac/ène etleshabt- 
tudes du Lion de l'Afriqus meridionale. Bibliotk. 
Univers. Littérature T. a8). 

TiGBS BULB. Felis Tigris. Lin. 

La pelle della Tigre di color più allegro per le 
sue fasce nere trasverse sopra un fondo bianco o 
ceciato acceso, è più vistosa e più ricercata di 
quella del Leone per tappeti e per gualdrappe. 
Net Bengal, nel Regno di Siam, di Tooquin e ìn 
altre contrade dell'Asia meridionale si dà la cac- 
cia alla Tigre con grande apparato, facendo delle 
estesissime battute con truppe di più centinaja di 
persone, molte delle quali son montate sopra cavalli 
ed elefanti assuefatti a trovarsi a fronte di tali fiere^ 



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yS MISCELLIHBA 

e tiratori espertissimi, cbi 8 cavallo e chi s piedtt 
le assalgono appena appariscono di mezzo ai cespu» 
gli e ai canneti da cui quelle pianure son rivestite: 
cacce regolate presso a poco come quelle che fra 
di noi si fanno ai Cignali: cacce cui intervengono 
dilettanti non cacciatori, e perfino delle donne, 
cacce infine che posson considerarsi come partite 
di piacere, che per il solito terminano in ban- 
chetti, ma non di rado son funestate da tragici 
avvenimenti. 

Gli Indiani per altro sanno prender le Tigri 
in modo più tranquillo, senza esporsi a risico alcu- 
no, e ciò fanno con tagliole, con trabocchetti, fosse 
profonde in fondo alle quali son dei pali ritti cac- 
ciati in terra e terminati da punta pungente, ed 
oltre a questi mezzi altri ne hanno molto ingegnosi. 
Spalmano con pania tenacissima una delle pagine 
di certe foglie larghe simili a quelle del Platano, 
appartenenti a un albero chiamato Prauss che in 
quei paesi è comunissimo, e le distendono in quei 
viottoli per cui hanno osservato esser la Tigre solita 
a passare. Subito che ella ha messo il piede sopra 
nna dì queste foglie, la di lei sorte è decisa. Comin- 
cia a scuotere il piede per staccarsi la foglia che 
gli riesce molesta, ma la pania non cede: ella si 
porta la zampa al muso per staccarsela, e s'impania 
ì labbri, gli occhi e gli orecchi: si getta in terra 
per cercare di liberarsene, rivoltolandosi, e strofi- 
nandosi , e in quella vece s' impnnia sempre di più, 
s'accieca, non sa più quel che faccia, appena può 
muoversi, e agli urli di disperazione che caccia, 
compariscono i cacciatori che con i fucili o le lance* 
senza alcun pericolo loro l'uccidono. 

Tengono ancora quest'altro modo. Costruiscono 
una grande e robustissima gabbia con fusti di 
B.imbù o di altro albero, legati stabilmente l'uno 
accosto all'altro, rinforzati con traverse orizzon- 
tati, e che lasciano degli interstizi intorno intorno 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DI STOBI* HATUHàLK 77 

della larghezza di tre pollici opocopiù. La gabbia, 
situata la luogo frequentato dalle Tigri, è stabil- 
mente 6ssata sul terreno con grossi pali, e 1! lodiano 
ci si chiude dentro arendo seco od cane o una 
capra, e due o tre lance lunghe e ben taglienti, e 
sdraiatosi sul suo letticcìolo, senza alcuna inquietu- 
dine ci si addormenta. Sobito che ci si accosta una 
Tigre, dopo aver ben Botato intorno tenta essa di 
sforzar la gabbia, e l'uomo svegliato dall'agitazione 
in cui entra 1' animale che ha in sua compagnia, si 
arma, allunga de' colpi di lancia alla Tigre, ed è 
ben raro, che i colpi fulliscano, e quella si trova 
morta 8 poca distanza della gabbia. ^Sihlioth, Bri- 
Uuin. Litténuun T. 54). 

P. P. S. N. 



dbvGoogle 



Dt jtcvKB nnronMjrr pisposiitom siiifvTBao cfc« rat- 
donodifficile od impossibile il concepimento, — Bifles'- 
sioni pratiche del Dottor ^kniEiiiCtxToiiì, già assisten' 
te alia cattedra di clinica chirurgica dell' Unigeniti 
di Pisa, menerò corrispondente di piit Società me- 
dico^hirurgiche si nazionali che estere. Pisa, pieaso i 
Fratelli Nistrl, i838. 

\ji onvinto sempre il stg. Dottor Cartoni, come sag- 
gio e valente medico dev'esserlo, che solampuie 
coi fatti e coli' osservazioni recarsi possa vantaggio 
e lustro alle scienze mediche, dava alla luce le sud- 
dette pratiche riflessioni, testimonio da aggiungersi 
ai molti altri del come dottamente siasi egli consa- 
crato allo studio della medicina e della chirurgia, 
e giustamente siasi reso benemerito di esse. 

Dopo di aver premesso una succinta anatomica de- 
scrizione riguardo specialmente alla situazione, con- 
formazione, connessioni e rapporti della malricef 
passa ad esporre le propostesi discussioni . 

Articolo I. Come il concepimento possa esser im* 
pedito o difficoltato attesa la deviazione e mala in- 
clinazione della matrice. — In primo luogo fa qui 
osservare l'A.,che non solo abbisogna la perfetta or- 
ganizzazione dell'utero alla (acìlilÀ dei concepimen- 
ti , ma anche la posizione di esso viscere tale da po- 
ter immediatamente ricevere ìl liquor seminale ne- 
cessario alla fecondazione, tale cioè che renda il 
centro degli oriGz) uterini corrispondente all'asse 
del canal vaginale. 

Nelle donne che sono madri questa corrispon- 
denza potrà esser cambiata a motivo della disten- 
sione che ha dovuto soffrire l'utero ed ogni suo 
sostegno, per cui si è fatto mobile, ma atto però 
sempre a riprendere, appunto per questa sua acqui- 
sita mobilità, i suoi rapporti dai quali poteva esser 
deviato . Non fa soggetto delle sue ricerche queste 
Tarìabili deviaziooiì ma quelle bensì dipendenti 



BIFLKSSIOin PBiTtCBB 79 

ia permaDente cambiata direzione della matrice: 
sieno esse l' effetto di naturale conformazione dì 
parli, o lo Steno di qualche processo morboso locale 
adattato ad indurre cambiamenti durevoli sostan- 
eìhIì nell'utero e nelle sue pertinenze; quali sa- 
rebbero gravi o prolungate metritidi, o metro-pe* 
ritonilidi; non potendo le moltiplici gravidanze e 
i partì esser causa di mutata permanente direzione 
della motrice. 

Sette accurate e dettagliate osservazioni di cose 
pratiche cita egli a miglior chiarezza. 

Risulta da esse, i." Come la sterilità sìa da ri- 
petersi da] difetto di corrispondenza degli orifizj 
Tagino-utero'tubarj, cioè dalla permanente Ìndi- 
Dazione della matrice ora dall'avanti all' indietro, 
in guisa che il suo colto rivolto alla concavità del 
sacro vada a poggiare col suo orifìzio esterno contro 
la parete posteriore della vagina: ora dall' indietro 
io avanti ( viziosa inclinazione però che non ha 
avuto occasione di riscontrare che una sola volta) 
per cni il colto uterino trovisi rivolto contro alle 
ossa del pube. 

Di fatto, dato ai conjugi il suggerimento di unirsi 
in modo diverso dal naturale, a seconda della vi- 
ziosa inclinazione della matrice, ora cioè a guisa 
dei quadrupedi se l'inclinazione fosse dall'avanti 
all' indietro (Osserv. 3.3.4-5.), ora stando in piedi 
se dall' indietro all' avanti (Osserv. 6.), veniva in 
certa maniera a correggersi quel difetto di corri- 
spondenza nel tragitto vagìno-utero-tubario, e cosi 
I umor seminale che prima non veniva spinto se 
non che in quell'intervallo che il collo dell'utero 
viziosamente inclinato lascia fra sé e la porzion su- 
periore della parete or posteriore or anteriore della 
Vagina, poteva essere spinto per gli orifizj uterini; 
e divenir feconde quelle matrici che fino allora 
erano rimaste sterili. 

9.* Come certe malattìe e certe particolari 

c,q,t,=cdbvGoogle 



8o CiBTOITl 

condizioni patologiche dell'utero e de'suoi annessi 
sieoo la causa della permanente Ttziata direzione 
di esso. Dimostra qui il Dottor Cartoni come la 
metrìtide e meglio la metro- peri toni ti de possano 
predisporre a que' cambiamenti di direzione e a 
' quelle permanenti viziose inclinazioni dell'itero, a 
motivo degl'ingrossamenti, degl'ispessimenti, della 
diminuita contrattilità, della formazione di strati e 
briglie adesive ec. che accadono in. tutti i tessuti 
che siano stati sede di grave e lungo processo flogi- 
stico . 

Trae quindi l'A, le qui appresso conseguenze: 
■ ."Richiedersi per necessità il decorso d'uo 
processo flogistico per determinare la permanente 
inclinazione dell' utero dall' avanti all' indietro 
(Osserv. i. a. 3. 4- S-)- 

3." Esser dimostrato che quanto pi^ intensa 
e prolungata è stata la flegmasia metro-peritoneale, - 
tanto più stabili e permanenti saranno siffatte de* 
Viazioni (Osserv. i. 3. 4-)* ^^^ ^^ vanno poi con" 
giunte ad ingrossamento ed abbassamento dell'ute- 
ro, renderanno impossibile la consecutiva fecoO' 
dazione ( Osserv, i.). 

3.° Esser indispensabile di ricorrere al modo 
di copula che in generale agli animali quadrupedi 
si addice, avuto riguardo al non potersi effettuare 
nelle circostanze predette il concepimento nella 

fosizione della donna orizzonlalmenle giaciuta col- 
uomo superincombente ( Osserv. 3. 3. 4> 5> )• 
4'° Dimostrarsi infìne che il concepimento e 
le gravidanze ottenute dal coito compito nella guisa 
sovraccennata possono esser un mezzo adattato alla 
riconduzione dell' utero ad una direzione più ualu- 
rale od affililo naturale (Osserv. 3). ^ 

Articolo K. Delle conseguenze ed eletti di certe 
conformazioni a disposizioni del collo uterino al- 
quanto diverse da quella riconosciuta ed ammessa 
generalmerUe per la più naturale . — In questo se- 

C,q,t,=cdbvG00g[C ■ 



nmBssiom fbatichb 8i 

condo Articolo il Dottor Cartoni, dopo aver pre- 
messi pochi ceom di anatomia speciale dell'utero, 
a meglio determinarne i confronti i mostra esser 
soggetto delle sue indagini una certa distinta con- 
formazione del collo dell'utero, che egli ha spesso 
riscontrata e che sembra opporsi al concepimento, 
ove adoprar non si volesse quel compenso opera- 
tivo che egli crede doversi proporre. 

Mell'innormale figura del collo dell'utero è ripo- 
sta tal viziosa conformazione, che il riscontrarsi 
tanto nelle donne di poco che di molto tempo ma- 
ritate prova dipendete da primitiva viziosa strut- 
tura. 

Consiste nn tal difetto nell'essere il collo deU 
Tutero di figura esattamente coniforme; avendo 
cioè la sua lunghezza molto maggiore dell'ordina- 
rio, la~estremità vaginale molto acuminata, coti pic- 
colissimo orifizio e rotondo, che gli toglie quelle 
apparenze che gli hanno fatto avere il nome di muso 
di tinca: difetto riscontrato nella massima parte 
delle donne sterili. 

La figura coniforme del collo dell'utero fa sup- 
porre che egli sia traversato da una cavità parimente 
coniforme o imbutiforme, e non ovale come nei 
colli d'uteri normalissimi. 

Altre sette accurate istorie d 'osservazioni pratiche 
riporta e conferma di qnesta viziosa conformazione 
del collo dell'utero come cagione dì sterilità, e di 
altri sconcerti non di rado rilevanti . 

Dalle medesime si ricava in primo luogo esser 
tanto più gravi gli sconcerti delle funzioni deirute- 
ro, quanto maggiore è il difetto di conformazione 
del suo collo. Io secondo luogo i cambiamenti e 
le diversità di esso aver rapporto, i.° alla mestrua- 
zione; a." alla secrezione del mucco vaginale; 
3.' all'esaltamento o altra modificazione di sensi- 
biliià dell'interno della vagina;4***l concepimento 
reso difficile o impossibile. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



8a GiBTOiri 

' Quanto alla mestruazione sarà difficoltata, poìcfiÀ 
la secrezione sanguigna non potrà scorrere che len-r 
lamente per un canale Inngo, imbulifornie, lermii 
nato in ristretto orifizio; quindi accaderà ristagno 
o coagulo di lina quantità di sangue del quale vo- 
lendosi l'utero sbarazzare si determinerà a più o 
meno violente contrazioni , desterà più o meno vio- 
lenti dolori: il che ogni mese- accadendo indurrà 
anche nella matrice uno stato di accresciuto tur- 
gore, di flussione , per cui anmento dì secrezione 
della muccosa uterina, aumento che può per se 
stesso opporsi alla fecondazione invischiando ed 
otturando rorifizio del collo dell'utero. La vagina 
pure si determinerà a maggiore secrezione muccosa 
e di varia qualità, per le continue pressioni e sof- 
fregamenti che dovrà sopportare per un collo ute- 
rino in quella guisa conformato. E per quel tur- 
gore accresciuto e quella esaltata vitalità verrà 
modificata anco la sensibilità di quest'organo, per 
Cui ora dolorose sensazioni, ora soffrega menti e vel- 
licazioni piacevoli e polluzioni, I^isordini tatti e 
sconcerti dei quali sarà conseguenza la sterilità; 
alla quale aggiungerassi ancora la conformazione 
del collo stesso, prescìndendo da quel che diceva- 
mo, poiché la sua straordinaria lunghezza, la sua 
forma ad imbuto, la ristrettezza della sua cavità, 
la piccolezza dell'orifizio suo esteriore, saranno 
tutte condizioni cbe si opporranno al concepi- 
mento. 

Passa finalmente l'À. a stabilire qual sarebbe il 
miglior compenso per rimediare a tutti gli scon- 
certi che derivano da un collo si viziosamente con- 
formato, dichiarando non poterai conseguire van- 
taggio alcuno se non cbe colla recisione della por- 
zione più sottile del collo uterino conìforme. Dal 
che avverrebbe, i.' somma fbcìlità all'uscita del 
sangue mestruo; a." non arresto di muccosità nel 
caso di leucorrea uterina; 3.* il colloscorciato non 

c,q,t,=cdbvGoogle 



BTFLUSIOin PBATIcm 83 

prodorrebbe più né pressioni né sofiVegamenti* 
quindi non più piacevoli vellicazioni, non pollu- 
£Ìoni ec; 4-" raccorciato il collo e reso perciò più 
ampio il suo oriGzio, l'ingresso dell' umor seminale 
riuscirebbe più diretto, in conseguenza più facili 
diverrebbero i concepimenti. 

Previene il rimprovero di aver proposto uu 
mezzo pericoloso, qual sarebbe l'amputazione del 
collo dell'utero, mostrando che ogni qualvolta 
una tale operazione è stata praticata, non per afFe- 
zion cancerosa od altra detta d* indole maligna, 
ma per semplici ulcerazioni, ingorghi, indurimenti 
del collo medesimo, ha sempre sortito nn esito 
felice. 

Termina la sua memoria riportando a convali* 
damento di alcune importanti sue proposizìonivil 
frammento dì un Rapporto letto all'Accaaemia Reale 
di medicina di Parisi dal Prof. Boux. 

Altra penna ed altra mente molto dalla mia di- 
versa avrebbe certamente fatto duopo a render 
notizia dell'interessante operetta del sig. Cartoni 
in un modo che fosse di lui più degno. 



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:,q,t,=cdbvGoOgle 



NECROLOGIA 



jJe Csistofokis GmsETTK. Hdo dei podÙMÙni, die nella for- 
tuna delle ricdiezze abbia sentito maggiormente il dovere d'i- 
struirsi, d'essere utile alla societb, e di meritarsi da questa real- 
mente il titolo di nobiltii sortitogli dalla nascita. 

Nacque in Milano add\ 11 Ottobredel 1803 dai nobili Luigi 
e Maria Francesca Prata , ultimo dì questa illiutre famiglia, che 
badato a Milano ottimi ciitadini, celanti del bene e dd decoro 
del loro paese ■ 1 suoi genitori lo vollero educato in famiglia 
ne' primi stud); Baàìi nel 1816, morto il padre, fu collocato 
dalla madre presso il Parroco di Casa-Nuora nella provincia di 
Lodi, dove fino da' suoi primi anni partecipò alla molta dottrina 
ed alla sana morale, ond'era stimato meritamente quel suo 
ìnstitutore . 

Ma desiderosa la madre di assicurare al figlio un pia stfd>ile 
«silo all' istruiìone di lui, nel qiiale potesse e per l'emulazione 
di condiscepoli , e per la varietà degli usegnamenti , sviluppare 
più bcilmente e coltivare le proprie tendenze ad uno cbe ad al- 
tro studio, il condusse, al principiar del 1818, nel rinomato 
Colico di Volterra in Toscana, affidandolo a que' Padri Sco- 
lo^, che n'erano i direttori. 

Fu qnivi appunto che, attendendo con amore e costanza ai 
diversi stndj cui veniva applicato e diretto, coli' approfittare cbe 
taceva nelle sciente e nelle lingue , sviluppossi in lui particolare 
mentequell'amore perle scienxe naturali, il quale mantenne sem- 
pre, e crebbe io lui si altamente, che nel breve corso di pochi 
anni il rese celebre e caro appo i più rinomali naturalisti d'Ita- 
lia , e fuori . 

Siiatti nelle sollazzevoli passeggiate cominciò egli fin d'allora 
sulla guida delle scolastiche lezioni a raccogliere pezzi di mine- 
ralogia che trovava in que' dintorni , e formossi in breve colla 
più grata soddisfazione de' suoi superiori una piccola scientifica 
raccolta di questo ramo della natura . Terminati quivi nel 1 822 
li suoi slud] , passò a Roma colla madre , dove proseguendo la 
sua educazione, ed alimentando l' animo e la mente delle vaste 
ed utili cognizioni che offre quella veneranda città , non lasciò 
mai venir meno l' amore per le scienze naturali , che anzi ne con- 
tinuò la sua raccolta mineralogica; e visitando Napoli e tutto 
quel regno potè nell'età non ancora di quattro lustri distin- 
guersi iu modo per le sue ricerche della natura, che il desidera- 
vano conoscente i più illustri personaggi di quelle due Capitali, 
e fu distinto dal regoaute ia allora Pio VQ, e dal suo successore. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



86 nEcnoLOGiA 

Tornito io patria sul volgere del 1833, scelse a cotume la 
nobile figlia Roia Origo , che sposò ai primi dell' anno sbucate; 
e caldo ancora delle meraviglie di Roma, vi si recò nuovamente 
colla sposa e colla madre ad ammirarle; restituendosi per ac- 
condiscendenza alla sposa definitivamente a Milano verso il finir 
dello stesso anno. 

Quivi ridonatosi a' saol carissimi fratelli , ai parenti, ed agli 
amici, in seno ai pacifici domestici godimenti si aumenta in lui 
più che mai l'amore per le scienze naturali , cui dedicossi con 
tutto l'entusiasmo, ne intraprese e continuò le svariate raccolte; 
e si mise in corrispondenza co' principali Naturalisti. Alcuni 
anni dopo recossì colla moglie a Parigi, visitò la maggior parte 
della Francia, conobbe e a'amìcò i Naturalisti di quel rc^o, 
dove fu richiesto socio di varie Accademie; e potè così arricdùre 
ed ampliare il suo regno della natura. A questo fine ripatriato 
dalla Francia associossi al chiarissimo Prolèssore Giorgio Tan, 
il quale possedeva il frutto di molti anni di studio e dì iatiche 
in uno scelta e ricco Erbario, che anS alle ricche e preaiose di- 
verse raccolte naturali del De Cristoforis; per <nii questi potè 
instituire e fondare il più ricco privato Museo che si conosca . 

Sul finir del 1831 perdette la moglie, che lasciollo padre di 
dne bambine , le quali valsero a confortarlo. Nel gosseguente 
anno recossi in compagnia del suo collega a Vienna , dove se* 
dette nella societSi di que' Naturalisti ; strinse amicizia co' più 
cospicui dotti della sua scienza; visitò l'Ungheria e parte òélli 
Turchia, raccogliendo oggetti e unzioni importantissime al suo 
istituto. Visitò più volte tutta l'Italia allo slesso fine; e nel- 
l'Aprile del 1836 partì per tutto il Nord dell'Europa; di- 
scorse e visitò la Russia, U Svena, U Norvegia, la Finlandia, 
e parte della Siberia; ripatriando per l'In^lierra, la Scoùa, 
l'Olanda, e per la Francia, calicò di preziosità senza numerO) 
che d'ogni parte avea raccolto ed acquistate pel sao Museo. 
Le sue estese co^iùoni, e le piacevoli sue ijual ita morali gli 

Srocnrarono infinite relazioni dovunque, e gli fecero prodigare 
a tutti le più sincere attestazioni dì stima e di amicizia; atte- 
stazioni eh egli sentiva nella delicatezza dell'animo suo, senta 
menarne la menoma pompa ■ 

Bitornatoio patria sul comlodare del 1837, desideratissimoda 
tntti, in mezzo alle lodi d' una tanta attività per la scienza, ei 
non sentiva e non sapeva esternare che il piacere di riabbracciare 
i fratelli, di rivedere gli amici . Maravigliava chiunque il conosce- 
va da vicino, non sentendolo quasi mai, se non ricercato, par- 
lare della scientifica passione ette a\ nobilmente il predominava ; 
mentre era il più gioviale e '1 più allegro amico in società; sor- 
prendeva ed incantava il forestiere visitatore del suo Museo 
colla vastitSi delle sue cognizioni, colla prontezza della sua me- 
moria, colla c biar c Ma delia sua esposizione . Era sodo dì irenu e 

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IfBCBOLOGIA 87 

piti Accademie sdenufiche, con cuì corrùpondeva, e lo «nuulta- 
vano; tna non ne faceva motto mai; cbè anzi quant'era indefetso 
nell' atleodere alla conservazione ed all' incrcmeato del suo Mu- 
Ko, altrettanto lo era a vivere una vita piacevole e brillante coi 
suoi cari fratelli, cogli amici , quasi volesse, senza che apparisse, 
distraroe la giusta ammirazione che si meritava . Fino dall' anno 
1831 pubblicava di concerto col Prof. Tan un programma d' as- 
sociazione di Storia Naturale, che rifece e ripeti m marzo dell'an- 
no sedente , e che venne ben accolto ed ammirato da tutti i 
scienziati d'Europa, i quali concorsero spoutann a favorire ed 
a coltivare il suo divisamento. Lo scopo di questa associazione 
tende unicamente alla maggiore propagazione dello studio di 
storia naturale ncIl' Italia e fuori; e siccome prese a base dì que- 
sta associazione il motto sentenzioso di Fedro : Nili utile est 
^ttodfacimus, stolta est gloria; cos\ in fatto vennero le sne 
mire per tali sanzionate dall'approvazione coacorde di tutti i 
Naturalbtì . 

Ma fatale incertezza della vita I Dava egli opera al riordina- 
mento degli oggetti che dì mano in mano gli pervenivano dall'ul- 
timo suo viaggio ; ne disponeva il materiale a proseguire la stam- 
pa del suo CtUatogus rerum naluraliwnj pensava già ad un 
nuovo viaggio per la Grecia, per l'Egitto e nelle Americhe; 
quando alla sera del giorno 27 Dicembre 1837 , per breve ma- 
lattia, cessò di vivere all'età di anni 34, mesi due e giorni 16, 
recando seco il compianto dei fratelli, degli anùcii e di tutti i 

Fu nobile giovine che precorse lo stadio della virilità della 

coltura inteUettuale ; dilettissimo marito ; padre amorosiss 

largo giovialmente di sé e del suo all' amiazìa ed all' indigi 
ottuao cittadino zelante del bene e del lustro del proprio paese; 
che cinque o sei anni prima di morire nel massimo vigor della 
vita, dell'attività per le scienze naturali e delle più felici spe- 
ranze, legò al Mumcipio della sua patria il più ricco Museo 
d'Italia (1). 

F. LOMGHENl. 



(1) Chi ha fcrillo queilI brcvÌMÌmi cenni ila occopindosi a rKCoglMr* 
lalle la Dolicie nttttnrìa ■ dire itas pili e>(e» bìnirafla del nobiit De- 
liiala, ed una suScieots indicwùoM del Uuua cbe Jircino patrio. 



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NUOVO GIORNALE 

DE' LETTERATI 



PARTE SCIENTIFICA 



Sopra l'introduzione naturale dell'aria nel sangue delle 
vene ferite neW uomo; e sopra quella artificiale fatta 
nelle 'vene aperte a bello studio negli ammali, per 
osservarne comparativamente gli effetti . Del Prof. 
Gi^coHb BjBZBLLOTT/ dell' In^. e Jì. Università di 
Pisa. 

... . jHvat Immemorata . . . 
.... ovulùifiM itgi, maaituiqu* tmeri. 
Boi. EpUt. lìb. I. 

xxvrebbe («ito auai maraiiglia nei tempi decoru , o quando 
le scienze contenevaosi io slreUi limiti , che si fosse ignorato 
dagli scrittori quanto sapeifl« inoaozi , o la storia esatta di 
tutte le cognizioni 6ao a quel tempo acquistate. Ma certa- 
mettle, che quasi nessuna p\iò muoverue adesso, che la 
scienze tutte « le arti eziandio, hanno estesi immeosameute 
i loro conGnt; cosi che nel loro amplissimo campo può 
smarrirsi ogni ingegno più vasto, o trascurare senza studiO) 
dei fatti innanzi quest' epoca attuale conosciuti , incontrarsi in 
essi, e spacciarsi per nuovi . Ed è per ciò, che io punto mi 
sono formalizzato , che in questi ultimi mesi siasi mossa una 
quesiioue, che io aveva discussa e risoluta 6n dall'anno 1 796, 
e pubblicala nel 1816 negli Atti dell'Accademia PÌEtO)ese(i), 
e dispuiau nel seno dell'Accademia di medicina di Parigi 

rO Ani dell* Regia Accadcmii PulojeM di icienM, lallan , ti arti. 
T. 1. tt Sopra odi maniera dì morire tiell in un Itinpo prciKi i BomiDia 
del Prof- Giacomo Ririelloliì p. Praf. d'iflilus. cbìr. e medie, legale neU 
rinp. a R. DdÌv. di Siena, pag. in. 

Sdease T. XXXVl. 7 

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90 BABZELLOTTI 

( ann. i838) (t), sull'introduzione dell'aria nelle vene vnt- 
oerate nell'aomo, e n^li anÌDuI!, e ni i danoi^ e pericoli 
più o meno pronti clie arreca alla vita la presenza di ea» 
nella circolazione del sangue , o se dessa produca una pronta, 
od una tarda e penosa morte» , Ora aveva io in quell'epoca 
segnalata , ricercata la causa della lenta e penosa morte dì 
quegl'iofelici, che sotto l'impero di Tiberio, di Claudio, e di 
Nerone specialmente venner per essi condannati a morire, 
■cegliendosi il modo di &nire la vita , il quale era ijuasì sem- 
pre quello di aprirsi le venej se pure a fare cotal morie non 
erano stati segretamente da questi astuti e crudeli Imperatori 
per i di lor satelliti consigliati . Comunque, io mostrai allora 
coi fatU storici dell' epoca , estratti dal migliore istorico del 
tempo (3), che ebber luogo venti morti almeno in persone 
più o meno illustri per apertura di vene} e che ove l'istorico 
si è fermato abbastanza a dipingerle colla sua penna laconica, 
ben n rileva che la lor morte era lenta nei più, se non in 
tutti, e assai penosa , 

Credo quindi pregio di questo scrìtto di ritrar brevemente 
dalle parole dello storico, e con ogni accuratezza che in quella 
memoria riferìva~per esteso, la prova delle pene e della lentezza 
della morte dì alcuno dei morti esangnì . E la stessa moglie 
dell'Imperatore Nerone, ripudiata e relegata in un'isola, cui 
furono per ordine dì lui recise le vene degli arti , onde coli' u- 
scir del sangue presto uè ascine la vita, che oQre lo spetta- 
colo di un indugio penosissimo di morte per apertura di vene 
(dicesi perche il sang:ue per lo terrore lentamente ne osciva) 
e per cui fu fatta mettere in un bngno caldissimo , e soffocata 
da quel vapore, di esso morivasi (3), Ma sopra ogni altra delle 
iadicate morti per apertura di vene, fu lenta e penosa quella 
di Seneca . Le vene delle braccia di quel corpo magro e con- 
mnto in prima sì aprivano} e vedutosi che la morte era troppo 
lenta e penosa , quelle delle gambe , e del popliie taglia«anii( 
e stanco tuttavia dell'indugio e dei gravissimi dolori cVei 
sopportava , fece nell'altra stanza passare la sua consorte, 
che nd eguat fine e per la stessa maniera eresi decisa a con^ 
dnrsi, onde le sue pene contemplando, non le mancasse la 
fbru dell'animo a sostener cotanto supplizio. Tnltavolu, 

(t) Journal dt MitUeiat it CUrwgif.Tom.IX. i,*a3.'Cihicr.FtTritr 
ci Man iB38. 
(a) TacilM (JmaUt at Aùtorùr). 
(3} Ann. lib. XIY. aaa. Chrùl. 69. 

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tOPB* L IITTHODirz. BILL AHlà HBL SAKCIJK 01 
!■ mone non gingoeva al filiMofo; etl'il'<n]iéno ia ajnto in- 
TOCBto >1 ano medico, quello ieììm dcau« nemmtm- da 

Zuesto bevuto, beucbè fattesi fredde le membra , trontiavsrf 
> Marne della «ita. Biaogofr porlb Ìd un ba^o caldo, dal 
vapor del qnal« resiavasi soffocato (i)> Ed i anche leata « 
penosa la morte Ai Ostoriol cbe si fa aprìf le vene per finirei 
e cbe per lo lento indugio, « le pene che provava, ai fia 
porre no ferro «Ila gola da na servo, e colla sua siesn 
mano quella dd servo oontr'essa aggravando, se la recide* 
e Gnisee cosi la vita (a). N6 diversa, nÈ mea lenta e penoss 
è la morte dell'illustre "Vetere, della Donna, e ddla nt< 
potè, per npertara di vene , e nel bagno' oaldo insieme col* 
locatisi; (3) e di piii altri, elw inutile io tmvci *di riferire^ ' 
nU' tibe lulti insieme qnali'faltì storici accaduti ' negli ntf 
bua! , editi qnéìta epoca spaventosa pel gi^tete umano, pro- 
vdno'e dimostrano esser tenU e penosa la marte"t!begii"eAa« 
guì/o'per apertura di vene. Né, dopo questi fatti pìi^ rimar» 
ébevoli dt' sopra notati , ho bisogno di fermarmi a 'tornanti ire, 
sìèconVe f^ in quella memoria, un'espressioncf'di TBeifif 
Jdoprata' delta motte dì Mella (4), per apertura di tene, 
die dico averla ei «e^lia cameUpiii pronta via della mor- 
t&, al' perché il fatto di' Ottavia e pia di Seneca e di Ostorìo 
palesemente lo contradicono , si ancora perchè forse relativa' 
ménte alla morte per veleno, M tempo di cai parKamo , e- di 
quello in uso dellti cicuta , intendeva eldi farne paragone, en 
l'apertura di «eoe più pronta 1 

Quindi della lentezza della morte , oome della pennuta di 
essa, io non dubitai, leggendo pacatamente gli annali, com6 
le storie di Tacito. Ma non trovava altronde ragione, o il 
perchè quei condannai a morire, quella daorte eleggesser pia 
presto che un'altra; tuttoché alcuna in quella memoria ns 
adducessi , o la speranza , che sentiti dal Principe i lor pati- 
menti, ne fosse mosso a compassione, e ne revocasse la tea* 
lenza . Né vedeva chiaro perché cotal morte divenisse lentOp 
anzi che celere, laddove perdesl il latice vitale col sangue, ed 
oscurissimo riesciva a comprendersi perchè desta foase peno- 
sa. Non poteva quindi chiarirmi abbastanza di questi dna 
accidenU, che seguitando il consiglio di Bacone, (u Don iof 



(■) Ann. lib. XV. $. 6(. ann. Chr. 51. 

(9> Am. lib. XVI. S. 14. iS. 

(3j Idem ibi de n. 

Hi Aia.lib.XVI.S- i;.anB.CIir.66.- 



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9% ' ' BAKZBLLOTTI ' ; 

nu^nare, né cU «ip|>«rr«, nu dì trovan e dimostrue coi 
fatti quello «he « foue , per cai 1* uno e l' alno feoomeBo 
Accadeva . 

. btimiva perciò varie eiperìenxe ed ossertanooi) e bencbd 
noa dubilBiv punto 1 che ì coraggiow Ronuiu le venti ù 
f pciMero e noa .le arteria, in qabi teiapi però aea ben diitiai«i 
liiltavqlla volli prima eacluderoe il sospetto eoo alcune eape*. 
IMOie, dalle quali risultò chiaro TeralnenWi cba la iQÒrte per 
apertura dì arterie è auai più celere, e mea penon che non, 
per qaelU delle vene; e quìnditche i Romani > le veoci e qon 
leArterie §i aprivtno (i). Liberato nelle mìje rìcesche da 
questo «oBpelto , andava diritto al mio sDopo ; e varj anìnuli 
yivi poveta aelU condizione d4> miaeri RemaDÌ plorai esan- 
gui. Lunghexisa dì morire, e patimenti prolungati, e rinnO' 
vali, mi offri la prima esperìenss fatta in un 8gpdlo.(s)p 
AffikqnOt j^nliù., convulsioni, moti del cuore celeri »,«,>l>OP* 
djnati, pep ben due ore duravano, dopQ poeto in uo bagp» 
faldof e pur la mone non voleva' troncar lo slam? d^bi 
yiu di questo eiaerfl languenlje<fl.soSr«ite. V<Jli allora aoc«-. 
'lerarne il fine, aprendoli il petto, perouervue i moti dd 
cuore Gno'a che maero ecliasati. Tutti i oitiacoli eran palf^ 
tanti ; e ponte le giugulari , vidi ecl*««r tOHO i moti dell' 9^^ 
chielta.^e veutricolo destro» mentre continuarono anflon 
per poco nel sinìairo. Il cuori* da ine aperto dopo cattalo 
«gal moto, ai mostrò flaccido e vaoto nei ventricoli, e con 
poco sangue nei seni. Le grandi vene n'erano altronde ripie- 
eè. La quantità di sangue perduto dalle quattro vene ugliate 
ndUe zampe dì questo animale , che era iln agnello di 8 
libbre, la potei calcolare ad una libbra circa. La vita, eoOi 
tutti i suoi patimenti, nel perder questo- tao gtie, aveva duralo 
più cfae due ore (3) . Più corta fu la vita , ma non minori i 
patimenti in altro agnello di 7 libbre (4), cui loycoe delia 
vene delle zampe, apriva ambe le' {iugulari . SÌ accelenM. 
subito il moto del cuore. Misi tosto l'agnello nel bagno Qaldo, 
fin souol'apenute immergendolo. Il sangue usciva a torrenti. 
DopaS minuti incominciò raaimale a patire, e faceva tfooi 
petf uscir dal hagoo. Dopo l'uscita di ciroa 5 o 6 cuce di. 

(i) Mcmor. riferita negli AU! dell' Accad. di Piatoja aon. 1816, p. IsS. 
e teg Eiper. I. IL 

(ti Eipcr. in. 1 

(3j EipcT. cil. Mcm. cit. 
(4)E>pcr. IV. iaail.cit. 

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seta* |.'intr6duz. Din,t'Attrii kel sangub 93 
kangne, i moti del cnore e della respiratone si acceleniTanòJ ' 
Sforzi, Bgitazioai, affanno, conTulsioni, parala» , erano i aìn- 
tomi penosi che ne venivano , e per cui mi mosn ad abbre- 
viargli la vita, aprendoli il p^lto come all'antecedente, per 
vedere gli ultimi sforai del cuore, che coti liti a aro no ancora 
per 607 minuti . C^ata la vita , il cuore lo trovai vuottf 
nei ventrìcoli , e quali vuoto nei seni . L' agnello aveva per- 
dute sole IO once circa di sangue. Nel portar l'occhio sopra 
le grosse vene coronarie e sulle cave , vidi per la prima volta 
«Ilei vasi coronari venosi, e nella cara descendente, dell' a- 
ci ria, che interrompeva tratto tratto la continuità della 
R colonna del sanguen (i); e mi mise in gran curiosila e 
aospetto, che quest'aria esser potesse la causa della prolun- 
gazion della vita negli esangui, e della penosit^ della morte. 
Onde dilucidar questi dufabj altre esperienze istituiva. 

Tagliava la giugulare deatra ad un agnello di latte di cio' 
qne libbre; e dopo uscita una discreta dose di sangue allen- 
tava il laccio ; e applicalo un cannello all' apertura della vena 
nella direzione del cuore, insafllava dell'aria nella corrente 
del sangue, che tornava ad esso . Tosto &Ì suscitarono delle 
eonvnlsionì , le quali si accrebbero alle nuove insufflazioni che 
di tempo in tempo faceva. Quindi nel tempo stesso che t'a- 
nimale perdeva sangue , dibatlevasi ; e dopo la perdita dì poco 
più che cinque once di esso , ne veniva l'agonia e la morte .' 
Aperto il petto, polei vedere cessalo il moto del ventricolo, 
e orecchietta destra, laddove ne restava ancora nel ventricolo 
ed orecchietta sinistra , eoa poco sangue (3). Era evidente in 
tal caso, che l'aria insufflata piiì volte, aveva suscitati dei 
guai , ed una più pronta morte. 

Era troppo corto il tragitto) e non adattata una colonna di 
taufue descendente, a veder l'effetto meccanico dell'aria io* 
trodotta per insufflazione nel sangue. Fn per questo motivo,' 
che tagliava la vena crurale destra ad altro agnello con larga 
apertura, per la quale molta piena di sangue sgorgava ; e dopo 
cinque minuti di effusione di esso, metleva l'animale nel ha-' 
gno caldo, ove la pieBa cresceva; e poi approdava ai bordi 
del vaao l'anca ov'era la vena vulnerata, e introdottovi nir 
cannello per potervi insufflar aria nel senso della sua corrente, 
vene introduceva. Ciò fatto, rimisi l'anca nel bagno. Tosto 



(i)AUr doirAcad. dì Pittila ana. 1816. psg. tSf. 
(a) Menar. cìLE^er. V. p, i38. 



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94 BARKBLLOTTI 

incominciarono delle valide contraùonì moacolari , o violente 
convulsioni, cosi che gli articoli inferiori ìaconvulsion tela* 
nica rimanevano* Giunte le cose a tale stato, l' animala 
piegava il capo sai petto, e sospendevasi ad un tempo ogni 
molo di respicasione. Aprii subito il petto; vidi il cuore che 
coDtraevaai sempre con forza, sebbene intermetteva sovente 
per non poterti sbrigiire il ventricolo sinistro del sangue che 
conteneva. Cessato aveva di muoversi il ventricolo, ed orec- 
chietta destra. Vidi, nell'esame delle gran vene, che Tana 
insufflata aveva penetrato fino al cuore colle colonne del 
Mngtie(i). 

L'infiuenza dell'aria insufflata su i patimenti degli animali, 
e sulla più o meno lenta morte di essi, era chiara e palese. 
Bisognava però provare e dimostrare, che queaU stessa aria 
penetrasse da se stessa per le aperture delle vene vulnerate 
Del torrente della circolazione, onde attribuire ad essa ta 
morte lenta , e le pene che saSHrono i Romani indicati . Volli 
perciò ricercare in animali feriti nelle vene, ed in più di esse, 
e che per emorragie per tali aperture create si morivano, 
ce quest' aria infra le colonne del aangue scorgevasi , Molti 
esperimenti io feci, e sopra var] animali, facendogli per 
emorragia finire; ed in tatti i casi trovai dell'aria, io specie 
nelle vene coronarie (3). Ne rinvenni ancora negli animali 
scannati al macello , ìt cui sangue per arterie e per vene nsci- 
vasi , e nei quali gli sconcerti benché corti sono violentissimi. 
Halea innanzi di me, aveva introdotta dell'aria nelle vene, e 
ne aveva veduta una penosa e sollecita morte. Blumt-nback 
per aver introdotta una piccola porzione d' aria nella giuga- 
lare di un cane, ne vide nascere ana violenta contrazione nel 
cuore , una penosa respirazione , un ristagno di sangue al cer- 
vello, e quindi la morte (3). Le mie esperienze adunque 
coincidono con quelle dei citnli autori ; ed autorizzano a cre- 
dere, che introducasi l'aria nella circolazione per le ferite 
delle vene, come per la soluzione comunque fattasi nell« sue 
eapillaritk . E se dagli effetti simili, che succedono nelle grandi 
emorragie per rottura di vasi , O per essudazione dai pori dì 
essi , ai deve ai^iroe la cagione, io credo che si possa soste- 
nere, che dessB non è che l'aria che inlromettesi nella massa 
del sangue, rompene le colonne , e produce le convulsonii i 

(1) Hemor. ctl. Etp«r. VI. p. 137— 138. 

(9) Mtmnr. eli. p. 1I8. 

(3j Vcd. U mia citato Hemor. p. i38. e S». 

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SOPRA l'ietTRODUZ. dell'aria USL sargub qS 
àeMqaj.é li sincope, donde poicia ne niccedeJii morte f sui 
qdati aintomi che ìn tutte le grandi emorragie sopravvengono, 
avevi! Ippocrate fondati i suoi futali pronostici (i). 

Ora dalla esposizione dei cltnli fatti istorici, Sperìioeiitali e 
clinici, parmi che risulti chiaramente, e con tutta l'evidenza, 
che l'aria introducesi per le ferite, e per le grandi ferite più 
facilmente, infra le correnti del sangue venoso; e che da qoe* 
Ma introduzione ne vengano dei sconcerti nella circolazione, 
dei gravi patimenli agl'indivìdui e nelle prindpali funzioni, 
ed una morte per lo più lenta e sempre penosa . 

Né io saprei come scusure il signor Amusat, che dopo 3o 
inni dalle mie esperienze ed osservazioni , o almeno dopo as 
anni da che facevale di pubblico diritto negli Atti dell'Acca* 
demia Fistojese, abbia esposto all'Accademia di Medicina, 
come una novità, il paisnggìo spontaneo dell'aria nel san- 
gue dei feriti , ìn specie allora in cui vedesi l' oscillazione del 
sangue nelle vene e per cai ne succede, ei dice, una morte 
istantanea (a); se pure la vastitìt dell'odierna erudizione, sic- 
come l'ho in principio divisato, la distanza fra noi, la diversìtli 
della lingua , la difficoltà del commercio letterario fra le due 
nazioni , non l' iscosi . Ma appunto pprchè non aveva il signor 
Amusat studiato questo passaggio dell'aria nel sangue che ne! 
feriti umani, e vedesi bene non ìn molli di essi , e forse ne! 
casi delle più grandi ferite, o nelle più precipitose emorragie, 
per cui ne veniva une sollecita e pronta morte; cosi non può 
far meraviglia, se i commissarj destinati a verificar negli ani- 
mali quello che il ridetta Amusat asseriva essere accaduto 
nell'uomo, non siasi verificato; o se reslino almeno gran 
dnbbj intorno alle sue asserzioni. 

Infatti io leggo nel 3.° fascìcolo del Giornale di Medicina 
e Chirui^ia (Tom. IX.) del Febbrajo del corrente anno, 
che il veterinario sì g. Berthelemy, nell'istituire dell'esperienze 
sopra i cavalli, iniettando nelle loro vene una quantità più o 
meno grande di aria , per ucciderli ve ne occorse ìn qualche 
caso fino a 4 "'"t e che tmuvia la morte era lenta; cosi 
che vi occorrerebbe, fattane proporEÌone alle masse, l'ìoiroda- 
sione almeno dì due tersi dì litro per uccidere un'uomo (3). 
E per qnnnto cotulì esperienze non provino quello che dimo< 
■tnoo le mie principalmente, cioè la lentezza, e penonth 

(«) Coac. pnmal. lib. 

(a) Jeimal de Médreùte tt Chirurgie, Tom. UE. Jiovìer j838, 

(9) LeméiM. Ftvrler iB38.p. g^. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



96 BAKZBLLOTTI 

ìnneme della morte degli esangui, senza meno dimoslrtno e 
proviiDO , che U presenza dell' aria ne) sangue non accelera la 
morte, ma In rende lunga lenta. Tultavolll, il sig. Amnsat 
Ila portale altre esperienze in conirario, dimo«trando, cbe 
l'aria introdotta nelle vene d^li animali, anche in poca 
quantità, arreca in essi una morte pii!i e meno pronta , o in 
un tempo piti o meno lungo; il che dalle mie citate espe- 
rienze risaltava taaio tempo innanzi chiaro abbastanza; giac- 
ché la durabt della vita, dopo l' introduzione arùSciale dell'a- 
ria nelle vene, è sempre relativa alla rottura di una o piii co- 
lonne del sangue operata dall'aria interposta, e quindi agli 
accidenti più o meno grnvì, locali, o universali che eoprav- 
Tengono; cosi che la morte può esser lentissima, se poca aria 
naturalmente o artificialmente s'intruda nelle vene, e rompa 
la colonna del sangue reduce al cuore , e le più lontana sia dal 
cuore la rottura della colonna del sangue in vene grandi o 
piccole; Isddove può es.sere anche celere e pronta, se moli' 
aria naturalmente penetri nei vasi feriti, o che artificialmente 
s'insinui; se nei tronchi grossi si Faccia delle cave, puta; e 
se nei seni trapassi tosto , e nei ventricoli del cuore. 

Ma ragione né fatti si possono invocare per asserire e stv 
stenere , che , quello che succede o si ottiene per effetto d' in- 
troduzione sponlnnea dell'aria nelle vene vulnerate dell' uomo 
vivente, non sia lo stesso, che ciò che accade negli animali; 
cioè se in questi , dopo che l'aria ai è introdotta nelle lorvene, 
la morte è quasi sempre lenta e penosa, nell'uomo al con- 
trario divenga,secondo le asserzioni del signor Amusat, quasi 
che istantanea. La qual diversiti), doveva bene sorprendere, 
siccome fece (i), tutti quegli che prendevano ìoieresse alla 
suenuDciata questione; ed t fatti dì ferite create nell'uomo, 
ie quali divenivano prontamente letali , non potevano esserlo; 
o non era provato ìn modo alcuno che lo fossero per l'aria 
che introducevasì pef le ferite, o non per questa solamente; 
tanto più, che quest'aria ricercat» nelle loro vene ed ivi ri- 
trovata , sarebbesi potuto ÌDipugnare,cbe prima anziché dopo 
della morte si fosse introdotta, o cbe nel sangue celatasi, 
dopo morte si fosse dal sangue sbrigata , e rotte ne avesse le 
sue colonne. Sarebbe, ce cosi fosse, l'aria un potentissimo 
veleno, introdotta nel torrente della circolazione; e tanto 

(t) Journal de Médttiint et Chirargie- Tom. IX. moi d« Kart, artìc 
i6a;. pg. ,4^ 



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SOPRA L INTR0DU7» DELL ASIA BBL SANGUE 97 
più potante nell'uomo cbe negli aoiinflli; il cbe succede 
appunto in eon il contrario. Perchè, quelle dou dei veri ve- 
leni cbe bastano, introdotti od applicati ovunque al corpo 
degli animali, ìa molta minor dose producono il veneficio, 
e gli uccidono . laddove nell'uomo non baaiano a produr né 
l'uno né Taltro efietio. Quindi, se poca aria si trova nelle 
vene dei vulnerali, e periti iatn ntan eamen te , siccome ti «g. 
Amusat soaiiene, per eSM, bisognerebbe crederla potentissi- 
mo veleno per lui; laddove, giusta l'esperienze citate di Ber- 
ibelemy, 4 litri bisognava inlrodume nelle cavalle per pro- 
cumr loro la morte. Io negherei quindi all'aria introdotta 
in qualna dose nel sangue, il poter distruiiivo della vìtn; e 
come causa al contrario la riguarderei d^l prolungamento 
di essa , e dei patimenti cbe ne vengono per la sua presensa 
nel sangue, allora cbe ne abbia rotta una o pii!i colonne . Ne- 
gherei infine, che, come argomento medico-legale da alcuno 
assserito , si dovesser considerar le ferite, o certe ferite dive- 
nute prestamente letali, per efiètlo piuttosto dell'aria intro- 
dotta nelle ferite, ansi che per quello delle lesioni operate so* 
pra parti nobili , ed in consenso colle pifi vitali, e cbe lo elame 
reggevano della vita . 

E di vero, cbe il mio argomento prende vigore, per noo 
riporre l'aria fra i più mortali veleni introdotta nel sangue; 
siccome dovrebbesi senza meno considerare nel concetto del 
signor Amusat, cbe potesse essa togliere istantaneamente la vita; 
ed acquista verità, dalla natura innocente di questo pascolo di 
essa, la quale introducesi continuamente per U respirazione 
nel sangue; ed anche uno maggiore ne riceve da quei casi 
delle grandi ièrite dei vasi degli arti , nelle quali non saprebbe 
concepirsi, come non possa e non debba introdursi dell'aria 
nel sangue. Anzi, dai fenomeni accaduti nei fatti istorici per 
me in principio rifpriti, ed in altri di donne vedute morire 
per emorragie uterine, analoghi a quelli , in cui l'aria per ne 
ÌQIrodolta nella circolazione degli animali, ha costantemente, 
floscitati, io ne lìrocome legittima consegueuza, che l'aria in- 
trodottasi, indecomposta resta nel sangue, e non è un veleno 
per gli animali né per gli uomini . E perché adunque, forse si 
dimanderà, se l'aria non è un veleno, allora che rompe le 
colonne del sangue e s'inlromelte fra caso, cbe cosa è ella o 
rappresenta, mentre si suscitano e mantengono, dopo la sua 
introduzione in esso, ■ fenomeni i più violenti, e seguitano 
fiao alla morte, sovente lunga, e spesao molto miseranda r 

c,q,t,=cdbvGoogle 



98 BARZELLOTTI 

Alla quale ricerca , io credo di dover dare una risposta , 
in accordo coi fenomeni stPS9Ì, che si aascilnno, ed sliaien- 
ttiti sono dnlla presenr^ dell'aria nel ungus lino alla morte. 
È dessa appoggiala in prima su) princÌ|HO 6siologÌca della 
vita; cioè, che dessa non emana, o non è nppreseniaia, che 
dall'esercìzio armonico di tutte le prìncipnli funzioni ; ed io 
senso metafìsico, pud anche dirsi, che dessa non risulta che 
dalla unione ed armonia disilo spirilo colla materia, di cut 
quello diviene di essa il principio movente, o l'agente uni- 
versale di tutte le funzioni , o di tutto l' organismo . Ora , se 
questo armonico esercizio venga turbato , o sconcertalo , per 
disturbo di qualche principale funzione delta vita, come quella 
della circolnzione di;! sangue, qtiale fu nel caso dei Romani, 
ed è degli animali cui sìansi aperte le vene, e trasfusa dell'a- 
ria in esse, la rottura di quest'armonia, non solo compromelle 
la salute, ma mette in cimento e distrugge la vita, se questa 
non possa esser dn1U nninr.i o dall'arte risubilila . Ag^iugnerò 
a queste massime fisiologiche, nticbe una condizione 6siolo- 
glca ed una patologica; che se l'armonia fra lo spirito ed il 
corpo si interrompa, o si sciolga per Io sconcerto di ogni 
altro organo , o strumento vitale in fuori di quello del pen- 
siero; che la vita è più sofferente e penosa , e la morte più 
lenta; e per gli uomini più spaventosa, siccome fu quelln 
delle vittime di Tiberio, Claudio, e Nerone. L'organo del 
pensiero in esse restava poco compromessso; laddove molto 
lo erano gli organi della circolazione, meglio dirò la circola- 
zione stessa del sangue , Ed eccomi alla condizione patologica 
di essa. Se il sangue in tutto l'albero arterioso e venoso non 
aM)ia nn libero , e mai interrotto corso; o se cause vi sieno 
che oppongano ostacolo più o men forte alla sua facile 
scorrevolezza, ne devono nascere, e ne nascono di fatto, 
degli sconcerti in quest'amplissima funzione della vita , e non 
solo al cuore, ai polmoni, nelle arterie mite e vene, m» 
eziandio nelle più remote e segrete parti dell'organizzazione, 
nelle più sensibili , come nelle men vitali , e da questi, dei fe- 
nomeni e sintomi lunghi, penosi, ed alla 6ne Ifiali. Ma eh! 
mai potrebbe figurarsi, che poc'sria introdotta net sangue, e 
che rompa la colonna di essa, possa esser capace di tanto f 
Pure provano i fatti negli animali, che per la presenza 6sica dì 
qnest' aria, può operarsi , e venirne , dopo vsrj patimenti, la 
morte. E se non se ne può dubitate, quest'aria diviene forse 
una causa meccanica o fisica dei fenomeni e natomi morboii, 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



SOPIfc L HTTRODUZ. DBU. ARIA HEL SAKGUB ^t) 
ovvero una emù di iocogniu aùone t Io dloo e soslengo cnusa 
fisica, o fisico-meccanica, e non altra; cboh di sconcerto, 
d'intemi»Dne, dì disordine, io prìnia della cìrcolauone nel 
grand'albero arterioso e venato , poi in tut^ i aist^mì, ed in 
tutti gli organi; e ne vengo alla prova. Noto tin fatto fiuco 
cognito a tutti quelli , che abbìan veduta una colonna di mer- 
curio in uo tubo di termometro , o di barometro , ìn cu! ùan 
iniromeau una semplice e piccola bolla diaria. Questa rompe 
io ogni caso )a colonna del mercurio, e fa resistenza al calo- 
rico che dilata il mercurio nel termometro , ed alla colonna 
dell'aria esterna, che preme il mercurio nel barometro pei 
fare equilibro con casa .Quest'aria adunque, se siasi introdotta 
nelle colonne del sangue venoso, ed una o più ne abbia rotte, 
fa resislenia fisico-meccanica al sangue, che è spinto dalle 
parli al onore , e dal cnore alle parti j rende ineguale la cir> 
colazione, la retpirauone, l' ìnnervaEÌone , la conirattilith 
muscolare , le secrezioni , l' escrezioni , direi le funuoni tutte 
per la sua presenza , e per la saa natura; donde i tanti feno* 
ineni morbosi, le convulsioni , le sincopi (ioo al termine della 
%ila, che non può esser mai brevissimo, né mai costante, mi 
aempre necessario, secotal aria non resti assorbita in tutto 
dal sangae, o espulsa, il che srmbra impossibile. Altronde, 
non può quest'aria, o la presenza di essa infra le colonne 
del sangue intromessa, produr mai una celerisama morte, 
perchè questa è il puro e solo risultato della disarmonia delle 
funzioni io questo caso, e non della lesione organica di qualche 
viscere o parie, o dell'azione chimica dell'aria. Bisogna che U 
circolazione venga, per casa aria intromessa , alterala , e dis- 
ordinata ; che gli aneli! con cui si unisce direllamenle ed 
indiretti) mente, sieno staccati; e che cosi assottigliato lo sla- 
me della vita , alla fine , più presto o pilli tardi resti esso strap- 
palo. Né far deve maraviglia , che in questa, sorta di morti 
per sangue fluito in qualche quantità , e per aria insinuatasi 
nella circolazione umana , sia nnche prolungata di pili la vita, 
perchè gli ultimi anelli della catena di essa sono rappresentali 
dal cerebro, o dall'organo delle funzioni intellettuali, il 
quale meno sconcerti soffre per la perdita del sangne, e per 
l'introduzione dell'aria, di qualunque altro viscere o parte, e 
sostiene fino alla ressazion della vita l'impero sopra tutta 
l'organizzazione. È quindi cosa maravigliosa, che lo spìnto 
aia sempre presente in quei, che perdonn il sangne a tor- 
renti, o che non sì eclissi prima che le altre funzioni finisca- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



lOO BARZBLLOTTt BG. 

no; e che Seneca in mezzo all'uscita de) sangue per tntte Iff 
vene degli arti aperte , e fra i più gran patimenti , dettasse ai 
suoi amanuensi i pia ami consigli) cbe aspergeue coli' acqua 
del bagno i suoi servi, e ne facesse omaggio a Giove libera- 
tore (,i); che Lucano recitasse i versi del mio soldato morien- 
te (9) j che Petronio dasse faceta lezione (3); che Trasee span- 
desse sul suolo il sangue che fluiva, facendone omaggio a 
Giove, e chiamasse il Questore spettatore delle sue pene, 
parlando col filosofo Demetrio dell' iramortalitli dell'ani- 
ma (4)i e che tulli cercassero di abbreviare una vita penoaa, 
e perciò troppo lunga, perchè troppo lenta la morte per 
uscita di sangue, e forse per entrata di arìai che ritardava la 
recision dello stame . 

Posso io quindi, da tutti questi fatti istorici e iperìmenialì 
concludere, non solo che la morte degli esangui è lunga negli 
□omini come negli animali per l' introduzione appunto dell'a- 
ria nella circolazione del sangne , contro la sentenza del n- 
goor Amusat, e di quei tutti che paiteggian per esso; ma che 
non è l'aria che a' inirodoce la causa efficiente della morte 
degli uomini e degli aoimali , sibbene la causa fisico-mecca- 
nica della disannonia delle funuoni principali della vita , e 
quindi causa remota anziché prossima dì morte. Infine, con- 
cludo nel fatto della morte dei feriti, e che periscono senzt 
troppa perdita di sangue , O nello scopo medico-legnle , che 
non può mai darsi all'introduzione dell'aria nel torrente 
della circolazione, la colpa delle morti pronte per ferita ; e die 
se dessa possa cooperare alla morte successiva e lenta C peno- 
sa , colali ferite dir si devono e considenre per la detu ni» 
introdotta, accidentalmeote letali. 



(0 Aanil. lib. XV. C. 64. 
(a) Pfainag. lib. III. 
(S) TiciL Ann. lib. XTI. J. 35. 
(4) Idem lib. U. cap. >4. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



dell' otemo . — jill' Xlluitrissimo sig, Luiof Mmelli 
P. Professore di clinica medica neWI. e R. Univer- 
sita di Pisa. 

nL'MMiTuioM coilìlnùce la bua faadbmenUle, 
e primitivi di tuli* le «cieote,la tm pibiicnra 
per tollaciUrae i progrciiij ed ciUiidcre il loro 
damìuia; tallo cooiiile io etM, ■ fuori di tei 
nulla eTvi di e*alto , • di pMÌtif a a , 



-t ersoKO (li qa«sla verilli. • Dell' iatendimenio dì van* 
t'ggiare la acieoM , io mi iodo proposto di riferite nn cuo, 
che, lebbeoe noa offra aaiotitla novìià, mi è aembrato al 
raro da meritare an poito nella atoria dell'arte chiruritica . 

AiBoggettato al giudizio di eruditi vedraaiene, apero^ 
emargere qualche utilità nella pratica, lerTeodo qaaii direi 
di lume io poiisiooi coosiniili per onpià esatto criterio, e 
per più pinate applicauoiii . 

Ove la teDaìtà dello acrifeote otteoga la indulgeosa^ a 
cni aipira, ae loglieik motivo d'ioooraggiameato ad altri' 
lavori tenendo dietro a tanti illustri, che anlta risparmia- 
EODo per giangere al beoemerito scopo di arricchire la> 
aciensa stessa di pratiche osaenaiiouÌ< 

Maria Assunta Maestrini del popolo di S. Stefano, comn- 
dìU di Montajooe, agricola di buon temperamento, e.ma- 
dre di otto figli, condusse vÌIk sanisiima tra le domestiche 
laboriose care fino all'etit di anni trentatre, epoca nella qua- 
le credè trovarsi nnovameate incinta. I segni rasionali cho 
l'altre volte miti si affacciavano, e comportabilissimi, allora, 
dopo pochi giorni infuriarono, e tanto li complicarono da 
ridurre la pasiente ■ giacere in Ietto. Dolori acerbissimi 
alPntero accompagnati da febbre ardente, da vomito, da 
cefalee, da colorito animato del volto, da aete.dascaraesaa 
di orine, e queste calorose, fecero pensare al medico chia- 
mato ad asiiaterla, che si trattasse di una metritide con 
diffosione di stimolo ai reni ed al peritoneo, avvegnaché 
il ventre era sviluppato e dolente, dolore che aumentavasi 
al più leggiero tocco. Dietro tal criterio, fu impiegato a 
combatterla il più energico metodo antiflogistico, che ri- 
apOM li dcsider) del.curante. Si dileguarono i sintomi che> 



103 VlVABBLLt 

tmaicciaViDo unto dappreito U viu d«lt'ÌDf«cn»{ bob 
cosi U fèbbre clu ■■■onac Ìl tipo di qnotidiaDa renùttsoto 
eoa leggiero, e por manifesto brivido ali' eBtremitk infe- 
riori . Al colorito rubico della faccia aabeatrò ona tinta 
Kiallognota ; la regione dell'utero non aolo si mantenne 
doloroiB al tatto, iTiluppata, e irregolare, nia ad inter- 
valli per nuove infiammazioni sì risentivaDO dolori vìtìsii- 
mi e pnntorìi, che ponevano la doDUK nella più angoicioM 
■itaasione. 

In meuo a tanta ilteraatìve, on mese circa dopo il prt- 
ma attacco, comparve dalla vagina uno scolo di sciolto e 
fetido pus sangoinolento.ohe fece credere al cnranle essere 
ìl terminal resnliaio dell' infilmmaaiono dell' utero • E eoa- 
SQOOÒ con questa l'opinione emessa in proposito da altro 
medico per ciò appunto ricbismato. — Lo scolo predetto 
scarso in principio si rendè abondaote e forte, acquistando 
migliori caratteri, circa l'ottavo giorno, e di 11 riprenden- 
do il primo corso durò per alcuni mesi . — 11 medico, che 
l'assisteva , non potè rimanere indifferente a tal feno- 
meno, ma ai rivolse a istituire un riscontro per le vie ge- 
nitali per conoscere e la proveniensa assoluta di quel fluì* 
do, e la eoodixione dell'utero. Ritrova qnesto viscere duro, 
aspro al suo collo, ed aperto lievemente il suo orificio 
con bordi rilevati e durissimi, talché non esitò a dichia- 
rare l'utero stesso sede dì scirri, parte dei quali in stato 
di fusione. 

La donna intanto accorgevnsi^ certo maggiore sviluppo 
\ del ventresche avvertito, fu considerato effetto della 
' malattia dominante, e non di gestazione come dubitava la 
putente, non potendo risolverai ad apprenare i segni 
raaionali (che in parte mancavano) come couscio della 
loro fallacia, specialmente nelle malattie che afflìggooo la 
matrice (t). Circa il terzo mese i parossismi dolorosi di- 
vennero, più rari, la febbre tornava ad intervalli, e l'iufef 
ma quantunque esausta di forze, fìl capace di alzarsi e di 
passeggiare la casa. 

(i) Mijgriar swicuri chcMoovi delle filie gmldmie da imporditbbj 
al pralicD pili «MrciUlo . Fra i Unii cui merita particolare allcoiìoiiB 
quello Tlfanlo da CipuroD di una lai giovan* di LufoD the creduta gra- 
vida , Dci tMnpo cbe UDO iciiro pnDdiTa »iluppo nella matrice, al coni* 
EtiDcnlD dei Bove meli iavano >i aipelli) b liberaiiona ii queda ÌDfelica, 
I quale dopo tredici anni di penoiitiima eiiitenu veaula a morte, non ai 
Ifotb Dell' utero nieale bIitombod cbe l'ilUcco dell' eDuncùia mrialtn. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



STOaU U MKTO MSR VISTTUATO lo3 

la eoul modo ■ndftvano le com. quiodo ni prtocipio 
dal quarto mea» pane alla Maeitrìni di sentire nell'utero 
dei movimenti limili, bencbè ouuri, a quelli del feto na- 
tante Belle BOB acque. Di aubito ae ne die conto al medico, 
ed egli nel recarsi a TÌaitare la taa diente folle unirai a4 
akro perito nell'arte, onde insieme, eoo pib accurate ri- 
eercbe diradare almeno te tenebre, che lo avvolgevano nella 
più Irisiaiincertem. Pretetitaiosi col collega all'inferma « 
opinA esfer chimerico, o accidentale il movimento sccuiito^ 
■embrandogli quasi impoMÌbile che ai racchiudeiie ao feto 
in Otero tsnlo gravemente ammalato; condotto a cradcE 
a& p!à franeamenie dal piccolo sviluppo acquistilo d* 
qsealo viscere all'epoca accennata. 

I) aop racchi amato, sinhiltto il più rigoroso «asma del 
pregresso naatore, si occupò dell'investigaiione dei segni 
Masibilì in'quali poi formerai un qualche criterio circa la 
gpBvidaRsa, e del riscontro dell'utero per le vie genitali, 
né lardi a verificame T socreicinento di volume, la du- 
rane , e 1' ■•pressa , apecialmente al aue collo, e Ìl dilata- 
mento dell'oriGcio d'onde colava il fluido anzidetto. Nulla 
perA potè inferirne oltre quanto aveva in prima annunaiato 
il curante, dichiarando che relativamente alla gravidanza 
non era in grado di aiaerire cosa alcuna, giacché a sinhi- 
Kra qoal si fosse prova positiva, benché tentatone l'espe- 
rimealo io tempo debito, era d'ostacolo l'enorme ingroi- 
samenio delle pareti dell'utero. 

Ridotta a questo punto la sforinnsta psnieale , volle per 
aitino intendere il sentimento del più accreditalo dei na- 
stri medici limitrofi, al quale neppure fu dato di meglio 
diinrire le insorte dubbiemaef perlochi indispettita contro 
i medici, determinò di non volere altrimeuti It loro assi- 
■Mnsa, e di abbandonarsi affatto alla natura. 

Scorreva il tempo e cello scorrer di questo vedeva la 
MsMirini acqnistsre maggiore sviluppo il suo ventre, « 
continoava a sentire oscuriaaimi movimenti} laonde come 
debolissima ormai di salate, per non recar danno a chi 
credeva cbinder nel seno, presso al termine del settimo 
mese, assoggettots! di nuovo al suo cnrante. Questi tro- 
vato aumentato il volume dell'utero dall'ultima vislla a 
qnel momento, «oncepl qualche dubbio che in esso potesse 
esistere un feto, dubbio che aumentò per le asseverazioni 
dalla donoa dì cootinuare a saiuire i moTintentì altra volta 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



Io4 TIVARBLLI 

indicali, e vìemiggìormente per no certo uiuo oIIbm, eht 
gli sembrò comoDÌcariegli alle mani immerae Mll'aocju 
fredda, applicate al conveuo dal ventn. 

Interesaava il naritd, e la paaiàoM dì aaaicanrù del- 
l' affsrmativa o della negativa •nll'eHitMM dì un feto stila 
matrice, e fa-qaiddi tonato nnoTO cooinlto, di coi fneco 
pane tre abilisaiai Pro&siori} ma aebbeoe coaTeniMeto 
della malattìa dì qael TÌicere, incarti tempre reitaroBO 
aolla graTÌdaow . — La febbre inUnto che ai preaeauti 
* intervalli , ai fece quotidiana, ai deatà nna toaae teoca 
e speisa, nansee frequenti comunicerono all'inferma avvcr* 
aiooe ai cibi , crebb* i) Buiio maroioio, che mai reati, a 
. l'abbatti memo delle forse li rese a tale Ì* non permettere 
all'infelice d'abbandonare per an colo iitaate il Itilo. 
SI die luogo allora ed un nnovo riaoontro ohe fece ap- 
prendere appianato il collo dell'utero, abbencbè tempte 
duro e resistente, e an poco più dilateto oel ano orificio. 

In catal modo io ritrovai la Maestrini, poiché piacque 
at di lei marito d'interrogare pur me, e le mie risposte ti 
accordarono pienameaie con quelle degli altri intorno alle 
malattia dell'olerò, e al dnbbio di grarìdausa, tembran- 
domi però da preferirli l'affermativa, mentre, oltre e 
lutto i'spparsio sintomatologieo, lo sletoteopio applicalo 
al ventre ficea risentirOTin cerio battito aimileal maruUai 
dì un'arteria (i). — Or crescendo, or diminuendo le vio- 
lensR deirìnfcrmitk, sì giunse al oompimento dei nove meai> 

Quanto fu crudele quest'epoca per l'infelice paaientel 
Dolori acerbissimi che diceva ■imili a quelli àtA parto, la 
•orpresero,» n«* conati, che l'angustiavano, coleva l'umoto 
marcioso molto dilnto. e ìn molta abondeoM, e si tome- 
fecero leparti genitali esterne. Alle istanxe della levatrice 
ai chiamò in soccorso il curante, che ditte non patatai nnlle 
tentare p%r alleggerire alla Maestrini quelle pene nelle qaali 
riescendo inalili i tanti auoi «foni .era oppretaa e toprac- 
carico dal dispiacere di non dare alla luce la prole (a) . 

(i) Sebbene dùsenl'uM un poco dal camma parere in propiMito ■ gn- 
vidanta, purf le cìrcoilaose mi obbligarono id euer morto riiervalo 
ncU'emelttfre il mio giudilio. Ed Ìp ritto le di uomini di lUbilila repu- 
tatione ti era ormai dicbiarati vana l' idea di (•ravidania , hiiud pno H 
rroDU ■ qufliii avrebbero icquiililo la ragioni che in cootrario pelerà 

(a) Qui mi piice ouervare, che dietro tallo qjello eiponeva la Mae- 
strini, e riguardo a quel molo ottniocbc ik •pewo avvertiva , a ì ioioA 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



STORIA DI MRTO ROM EFFETTUATO Io5 

Cosi terribile eitremo darò circa dieci ore conlinue, ini 
finir delle quali ttcqae ogni dolore, se ai tolga un lenso di 
ntoleitia che inispriva ad ogni pia leggiero tocco det venire, 
ed una iposMtezE*, e an abbandono iadeicrivibile. 

Mei giorno iucceoivo allo (concerto provato, la febbre 
BcquiatÒ maggiore interni tìi, comparve alle mammelle mag- 
giore il turgore, e mi 6nìre del aeoondo giorno tecresìone 
di latte, che per altro non travagliò l'ammalata . I dolori 
all'Otero tornarono ad affacciarli a ìntervilli, comportabì- 
liaiimi io vero, e tali da non inquietar lungamente. Fa 
vana ogni cura per vincere la febbre, e ìnefiScace ogni mesto 
per diitruggere l'tafarcimenlo uterino. 

Il «ediceiimo giorno comparve nno scolo abondaote di 
materie poltacee di color giallo fosco, e diminueudo a gradi 
in quantità, fluirono per quasi ciuqns giorni, dopo di che 
riprese luogo il flusso abituate. A quell'epoca il ventre 
moìlrossi un poco più depresso e più molle. 

La infelice Maestrini in nltimo grado eatennata da taulA 
pertinace violenia di malore, e soggiogata dalla continua 
febbre, sentiva di giorno io giorno avvicinarli il suo 6ne, 
e lo raggiunse miseramente compiato il mese diciottesimo 
d' iofermilii. 

Il desiderio di conoscere senza Velo la verilk sollecitò il 
curante, e lutti quelli cbe avevan visitata la Maestrini ■ 
domandarne l'autopsia del cadavere, che oiieonta, venn« 
da me eseguita in presenza dei rammentali il giorno sue- 
cesaivo alla morte. Eccone i resultati. 

L'ambito esteriore del corpo non preteniava cbe un'e- 
■trema msgreEza, il ventre una leggiera intomescenu. Ta- 
gliate le pareli addominali si presentò ìl peritoneo ìnspesti- 
to, • di una coniislenaa coriacea. L'utero si vide av'lop- 
palo come suol essere fra ìl quarto, e quinto meie di gra- 
vidanza.-^ La ana superficie di colore giallognolo presea- 
Uv« delle irregolarità, edera ricoperta quasi a densità 

iti qaili fa lorpran , e che ben dnvcvi eoooteert par quelli it\ parlo; 
«cdnlo inutile ogni ifaraD della naia», polca ItnOrsi ropirsaiona ccMrca 
«apaals, coma cMgu) il DolL Sjniion per dureui •cirro» al collo del- 
l'ulero. cioi incidenda in varj punii il collo meduimn, e quindi efletluan- 
io il parlo rotula . Cnme purr iirebKe >t(U lenlabile 1' e*lirpasÌonc del- 
l' ultra, quandn la dato 6iico della nircrini ne aVcite data ropporlunitèi 
coma fu (eniali fclicrnifiile d« Sanltr io Germipii per la parie della t>- 

£'u,e da Lansepbect {ler l'eddome; e una rammeota re altri «Iraaieri, 
1 noalro Bcinoi i ■- - . ....._ 



il noalro Beino! eicgBila con culo forlnoalo io Aacaoa. 

Sdcnae T. XXZVI. B 



dbvGoogle 



Io6 TITABBLLI — 8T0HIA BC. 

d« flittene^ la quali ioci» geuavaao ao amore icoroso 
dell' Uleuo colore. Le sue pareti erano il dnre e reti- 
■lenti da lasciarsi con difficoltà peoetrare dal taglieote. 
La loro groiiena di circa on pollice e mesxo, si moitrava 
maggiore net collo i la ina caviti si rinveooe piena dì 
materia poltacea ugnale a quella che dissi aver colato 
dalla vagina, tra la qnate si trovarono la osta sciolte di 
nn feto ridotto scheletro, cb« dalla pienexsa di siiloppo 
di quelle potea credersi » termine. — Vuotato Tataro, 
la soa faccia interna quasi Ìo tutta la sua estensione mp* 
parve di color pia mbeo- fosco tramenato da ulceri piro- 
fonde, la più notabile delle quali ne occupava la parte in* 
feriore e posteriore del corpo, il collo, che, come avver- 
timmo, era sede di gravissimo scirro, presentava cioqoo 
aperture profonde e irregolari che davano egresso ad aat 
materia dell'indole dì quella che fluiva durante la malat- 
tia . La vagina non altro offri che no lieve colorito rossa- 
stro eslendentesi per poche linee dalla sua inseruooe «1 
collo dell'utero. 

Il sistema cbìlo-pojetico presentò par esso varie altera* 
xioni, come l'adesione degl intestini fra loro in «Icunt 
per metao di linfe plastica, e eoli* epiploon, lavoro dovuto 
alle replicate leggiere accensioni flogiaticfae; come pure 
il fegato risenti dell' ìnaormalìlli di questo sistema pror 
aenUndosi piik voluminoso dell'ordinario, e di on colore 
più carico. — Nel petto si notarono varie adesioni dello 
pleure, e specialmente per la parte destra con cpalisuaio- 
aedel polmone corrispondente ■ 

I resaltati adunque dell' autopsia dimostrarono quanto 

fioco lontano dai vero fosse il giudizio de' Medici sulla ma- 
Bttia che afflisse la Maeslrinì, e che la rese sua vittimai 
Obi avessero quelli potuto con tutta sicnreisa affermar ciò, 
che solo dubitando proponevano, per ministrare ad essa 
■occorsi reali in luogo di blande, e losingbevoli parole 
bastevoli solo ad illudere momentaneamente i dolori del- 
l' infelice I 

Ammaestriamoci noi pertanto alla scaola dell'esperiea* 
za, perchè nell'incontro malaugurato di morbi simili al 
descritto, per ventura ben rari, l'umanitll sofferente richie- 
derìi tntt'eltro che parole, e studiamoci di preparare i 
meta piji «ditUti a rispondere degoameate allo chiamate 
di lei . 

D. Enn» Titibblu. 

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BtsTOtME IfjiratxLL» Bxs Izxs CjsjtiEs. Par MAI. P. 

BAB&Km-'WEBa et SiBi5s BsHTBKLLOT. Parìs, cbez Belht^- 
De, i836. ( ContinnasioDe . V. N.'gj'). 



Li Isole Caoarie sodo situate fra i 37' 49' ^ ^9* 
a6' 3o" di latitudine nord; prendendo per punii 
estremi la Punta Rastiga dell'Isola del Ferro, e la 
Punta nord dell' Allegranza; e fra ì i5' 4'' ^" ^ 
ao* So* di longitudine occidentals contata dal 
meridiano di Parigi, presi per limiti la Rocca 
dell' Est t e la Denessa all'estremità occidentale 
dell'Isola del Ferro. La più settentrionale di tutte 
è V jéllegranza; indi scendendo verso mezzogiorno si 
trova Montana Clara, poi la Graciosa, e prossimi 
sono ì due scogli, cioè la Rocchetta dell' Ovest» e 
la Rocca dell'Est che restan tutti al nord di Lan- 
cerotta. Questa è distesa dal nord al sud-ovest, 
ed è separata mediante il canale di Bocayna da 
Forteventura, la qual conserva la stessa direzione 
fìno verso l'estremità meridionale, ove si volge al- 
l'ovest furmando la penisola Handia. In linea a 
questa più verso l'ovest si trova la Gran Canaria, 
cui vien dopo Tensrìffa, ìndi Gomera, e le ultime* 
le più occidentali, son Palma, e Xlsola del Ferro, 
la prima al nord, la seconda al sud, ed ambedue, 
quasi sotto lo stesso meridiano. 

I materiali da cui resultano le Canarie, la loro 
disposizione, e la configurazione dell'Isole, dimo- 
strano esser desse di origine vulcanica. Le Rocce 
che in esse si trovano sono Lave, Basalti, Trachiti, 
Pomici, Lapilli; spacchi, burroni, botri profondis- 
aimi ovunque vi s incontrano. Irregolarissime, sco- 
scese, dirupate nei contorni son l'Isole, e tutte fra 
loro somiglianti a segno tale da far credere che 
tutte una volta formassero una sola massa» e che 
divise poi restassero dall'azione del fuoco;edanz) 
GosselÌD e Berthellot congettarano che facessero 



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Io8 mSTOIRB HlTimBLLB 

parte del continente aflVicano come nn prolanga- 
mento della gran catena dell'Atlante. 

Terrriffa. 

Gadatnasto che approda alle Canarie nel i445 
afièrma che il Picco, simile all'Etna, bruciava al- 
lora senza interruzione. Il Picco di Teneriffa, chia- 
mato anche Teide, è alto al di sopra della superfi- 
cie del mare 1 1^^^ piedi . Egli, insieme colle cime 
che lo circondano costituisce il Gruppo centrale 
di Teneriffa, e forma una specie di circo, che ha 
più di dodici leghe di giro. Tali cime, conosciute 
nel paese col nome di Canadas, son monti trachi- 
tici de' quali l'altezza varia dai 7000 ai 9000 pie* 
di> Il Teide, UDO de' maggiori vulcani cogniti, oc- 
capa il centro di qaesio circo. Quando uno è giunto 
sulla di lui cima, Io spettacolo che a un tratto gli 
si presenta è veramente sublime. «La vista abbrac- 
ncia tutto l'Arcipelago delle Canarie, e 1' osser- 
« valore isolato su questo punto perso nello spazio 
«si crede separato da Teneriffa. Tutta l'Isola ch'ei 
« vede ai suoi piedi mostrasi allora sotto un' aspetto 
«veramente bizzarro. Il circuito delle sue coste, 
«le diverse concatenazioni delle sue montagne, i 
«sooi altipiani, le sue vallate pittoresche, formano 
nnn panorama bellissimo: malo spettatore situato 
«a una distanza troppo grande per ben compren- 
«dere distintamente tutti ì dettagli, va per un 
«pezzo errando con i suoi occhi sopra una molti- 
« tudine di sprofondamenti e di rilievi indicatigli 
« dagli effetti della luce, e invano si sforza d' indo- 
« vinare tutte le località e riconoscere ciascun acci- 
n dente. Da questa regione così elevata le altezze 
«e le distanze si confondono, e le montagne me- 
« desime sembra che siano sparite, o per lo meno 
«rimaste schiacciate». 

U cratere che occupa la lommità del Teide oggi 

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kltro'niHl è cbe ud» Solfatara di circa 3oo piedi 
di profondila. Questo capitello Tulcanico ha circa 
5oo piedi d'altezza, e riposa sopra una cintura 
di Uva che nel traboccare si distese in larghe cor- 
renti lungo le pendici del cono. Due grandi emi- 
nenze formano alla base del Teide un solo e mede- 
simo gruppo, occupando insieme il centro dei 
Canadas senza alcuna disgiunzione. Una è la Mon^ 
tana bianca o Sfonte de Trigo, ammasso enorma 
dì scorie e di pomici. L'altra eminenza, mollo più 
alta, fa massa col gran Ficco, ed è un Vulcano 
più antico del Teide, che forse Io sorpassò in al- 
tezza, e da esso escirono quegli immensi torrenti 
di lava, che dopo avere inondato l'altopiano con* 
trale si sparsero nelle vallate inferiori. 

Da questo antico Vulcano, che Cordier indicò 
col nome di Ckaorra, ebbe luogo uu'eruxione 
nel 1798, ceda tre bocche che si aprirono a 7600 
«piedi d'altezza al di sopra del livello del mare, 
«sul pendio d'un' enorme prolungamento della 
«base del Teide verso il sud-ovest. Cordier cha 
«visitò il Chaorra nel i8o3 narra che si trovò sui- 
ni' orlo d'un vecchio cratere cosi vasto, che non 
«si può paragonare con alcuno di quelli che cono- 
«sciamo. Ha quasi una lega e mezzo di circonfe- 
«renzaiilsuo interno è tutto trarupato, e presenta 
«ancora l'immagine la pili spaventosa della vio- 
« lenza de* fuochi sotterranei. Le lave moderna 
<« scaturirono di mezzo alle rovine d'un antico si- 
«stema di scaricamenti, di cui gl'immensi pezzi 
«formano l'ossatura, e sostengono l'altopiano SÙ 

« cui il Picco s'è sollevato Una quantità ve- 

« ramente innnmerahile di nuove correnli dì lava 
«discese dal Ficco, o vomitate da' suoi Banchi, di- 
«segoanoun'infinità di solchi irregolari che costeg- 
« giano e contornano da lungi queste masse anti- 
ca che, e si perdono nel mare.... più d'ottanta 
« crateri sodo sparsi su queste correnti, e con ì loro 



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no HKTOntB MATOBBLLB 

M avanzi sembrano anmeotare-la confnsìone che da 
n per tutto qa\ regoa ». 

Questo gruppo centrale, di cui Gnor s'è parlata, 
è costituito da grandi masse trachitiche, ì di cui 
contorni tondeggianti mostrano ondulazioni i%go-k 
làrissime. 

Il Gruppo Nord'Est di TenerìfTa si distingue 
per i suoi contorni angolosi acuti, ed è formato 

3 unsi intieramente di montagne basaltiche, al basso 
elle quali, nelle vallate, si scuopre laTrachite. II 
suo punto culminante s'inalza3i6o piedi sul livello 
del mare. 

Finalmente le montagne del Gruppo dell'Ovest 
son formale da strati orizzontali di lave amorfe, che 
alternano con dei banchi di tufo e di scorie, e son 
traversate in molti luoghi da fìloni di Basalte schi- 
Stosodi due in tre metri di grossezza. Gli ammassi 
orizzontali piiì facili a decomporsi a motivo della 
loro natura, hanno cednto all'azione del tempo e 
de'contatti esterni, e queste medesime cause avendo 
poco o punto influito su i Basalti, n'è accaduto 
che questi sporgono a guisa di cresta al di sopra 
delle formazioni che una volta li cuoprivano. 

La capitale di TeoerifTa è Laguna, situata nel 
gruppo Nord-Est, sulle rive d'un Iago, a un'eleva- 
zione sul livello del mare di 1722 piedi, ed ha una 
popolazione di 9417 abitanti. 

La città di Santa Croce (Santa-Cruz) resta quasi 
in linea a Laguna sulla costa Sud-Est in riva al 
mare. Contiene 65 18 abitanti, ed ha un buon porto. 
Qoi il celebre ammiraglio Nelson in un tentativo 
per impadronirsi della Città, il ^4 Luglio 1797, da 
una palla di cannone restò privo d'un braccio. 

Garachico situato sulta costa Nord-Ovest verso 
la pnota dell' Isole, villaggio di 1860 abitatori, aveva 
Dn porto comodissimo e sicuro: il quale essendo 
stato ripieno dalla lava dell'eruzione del 1786 e 
reso quasi inutile e deserto, il commercio si è toI- 
tato tutto al 

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DBS ILU CANARIIS 1 1 f 

Porto tT Orotava, ove in- pochi anni è sorla una 
piccola Città, chiamata anche semplicemente il 
Porto (el Puerto), e la quale fin dal 1824 contava 
3960 abitanti, 

' La città Orotava poi è distante dne miglia dal 
Porto, più al sud, Dell' interoo della vallata. 

La superficie di tutta l'Isola, secondo Humboldt 
è di miglia geografiche 4'>'''i ^ l'i popolazione to- 
tale di 7!ii3i anime. 

isoli Cahabu, delta ancora Ija Gran Canaria. 

È situata a dieci o dodici leghe dalle coste orìen- 
tali di TenerifTa, e la sua costitusione geologica * 
ed i suoi minerali , mostrano chiaramente quale 
anche in quell'Isola sia stata l'azione de' fuochi 
vulcanici. 

Non c'impegneremo in descrizioni della strut- 
tura dell'Isola, e dei prodotti suoi mineralogici, 
essendo impossibile il farlo senza lunghi detingli, 
e rendersi intelligibile senza la presenza delle carte; 
e ci contenteremo di riportare alcuno di quei 
pezzi, che meglio posson servir di prova all'asserto, 
qoal, per esempio, sarebbe la descrizione del- 
l' Isleta. 

nÈ Vlsleta una Penisola, una specie d'appeo-' 
«dice alla Canaria, che la prolunga al nord-est, 
«e senza la quale l'isola sarebbe quasi di figura 
« circotare. Si trovano nell'Isleta cinque coni d'e- 
«rqzione, de' quali il maggiore, detto V ^talaja^ 
«è alto 1100 piedi, e Io spazio fralle basi dì questi 
nconi compreso è tutto invaso da materie litoidi. 
«Quando la natura fu tornata in calma l'Isleta di- 
ti ventò un luogo venerato, che il terrore religioso 
«degli Aborigeni trasformò in cimiterio. Scorie 
«ammassale in forma di tumuli formarono delle 
«cavità che riceverono i cadaveri de'Guanchi, ed 
«occupano questtf -il centro d'un bacino di lava 



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US BISTOIKB II&TintELLE 

«in parte decomposta, della quale si è impauro- 
K nita U vej^etnzione, e l'azione instancabile delle 
« forze organiche ha fatto sorger le piante dal seno 
ti delle tombe. Non è possibile trovar altro luogo 
« che per il suo aspetto bizzarro possa a questo pa- 
n ragonarsi. Qni abbiamo morti seppelliti ne' cra- 
Kteri estinti, ceneri di un popolo estermioato me- 
«scolate a ceneri vulcaniche, e sugli avanzi di 
«queste due catastrofi la natura che adempie alle 
ce sue leggi e di continuo feconda de' nuovi germi 
M in mezzo a questi residui d'antichi sconvolgi- 
R menti . Sterminati cespugli di Euforbie afille 
tt ( Euphorbia canariensìs , Euphorhia aphjUa ) 
« sorgono intorno questi tumuli come tanti cande* 
«labri: i Plocami ( P/ocania penatila') inclinano i 
n loro rami verso la terra, mentre l'Orixama (Cneo- 
«/■uiw pulverulentum) mescolalo al Convolvulus 
K scopOTHus , di cui il legno è ricercato per l'odore 
«di rosa, fa mostra de' suoi rami argentini, fralle 
«tinte bruciale di questa terra iu cui riposano gli 
«anziani dell'Isola ». 

La Canaria estesa in una superficie di 35,''* miglia 
geografiche, ha una popolazione di ZyGo.'Ò anime, 
delle quali ii363 son contenute in Ciudad de las 
Palmas che è la capitale, cou buon Porto, em- 
porio dell' Isola . 

Isola Palhì. 

L'Isola di Palma, e l'Isola del Ferro son le pili 
lontane delle coste deirAlTrica, ed ambedue hanno 
la medesima loogiiudine. 

EU'è un'isola di forma assai regolare, che occupa 
dal nord al sud uno spazio di circa dieci leghe: 
ia sua larghezza maggiore dall'est all'ovest, verso 
U parte seltenlrionale, è poco più di sei, e questa 
larghezza va sempre diminuendo andando verso il 
mezzo gìornO) lauto che lermwa nella punta di 



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nKS fl.es CARARIS8 Il3 

Fhatoalienle. Avuto riguardo alla piccola esteo- 
sione, quest'Isola ha un' altezza 'che sì può dira 
straordinaria, ciacche il più alto culmine delle 
sue montagne e a 7624 piedi d'altezza al di sopr» 
del mare. 

I fuochi sotterranei ci hanno lasciati dei terri- 
bili, grandiosi e manifestissimi segni della loro 
azione. La Co^t^ra è un'immenso cratere profondo 
circa 5ooo piedi, di due Wghe di diametro, di cui 
il fondo è al di sopra del livello del mare naZy 
piedi. Il sollevamento di questa enorme massa, che 
poi nel l'avvallarsi nel centro die origine al gigan- 
tesco cratere, è anteriore ai tempi storici, ma an- 
che più recentemente i fuochi vulcanici cison tor- 
nali ad imperversare. Torrenti di lava sortiti dal 
Vulcano di Tocanda nel i585 invasero la valle det 
Paso, e nel 1677 reiterate eruzioni accompagnate 
da violenti terremoti fecero sparire le acque termali 
di Puertcatiente , conosciute col nome di Fontana 
santa, le sorgenti delle quali rimasero ostruite 
dalle scorie e dalle ceneri. 

Ciudad de Santa-Cruz de la Palma che ha ud 
buon porto e resta situata dalla parte di levante 
verso la mela dell' Isola, n'è la capitale, e contiene 
4733 abitanti. La superfìcie dell'Isola di Fatma 
è miglia geografiche 35,", e la sua popolazìoiifl 
di a6s3 anime. 

Isola dì G^HBRA. 

È situata frairisole di Palma, del Ferro e Tene- 
riSa: all'occidente di questa, a oriente delle prime 
due. È piccola, non avendo di superficie che 8 mi- 
glia geografiche e una popolazione di 9497 anime. 
Ell'è assai montuosa, e la sua costituzione geolo- 
gica evidentemente vulcanica, ma non ci si trovaQ 
vestigia di eruzioni recenti. La capitale è S. Seba- 
stiaao, città abitata da 1821 persone, situala sulla 

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1 14 niSTOIRR HATUBRLLS 

costa orientale con buon Porto, nel quale pia volte 
approdò andando ìn America e di là tornando il 
celebre Cristofano Colombo, che, per quanto assi- 
cura Viera, risedè per del tempo in Gomera dopo il 
suo matrimonio con Donna Filippa fìgliuola di quel 
Ferestrello, che avea dirette varie spedizioni marit- 
time sotto gli auspici dell'Infante D. Giovanni di 
Portogallo. In oggi il Porto di S. Sebastiano è ri- 
dotto di poca importanza, essendosi il commercio 
tutto rivolto ai Porti di Santa Cruz e d'Orotava in 
TenerifTa, e a quelli di Canaria e di Lancerotta. 

Isola DEL Frrho. 

È la più occidentale e la più pìccola di tutte 
le Canarie. Ha dì superficie 3,*'' miglia geografi- 
che, e contiene soli 4^37 abitanti , 

Fu chiamata del Ferro perchè le Rocce d'un 
aspetto ferrigno, e le scorie vulcaniche imitanti 
quelle delle fucine del ferro, avevan fatto supporre 
un'abbondanza di detto metallo, Quest'Isola è con- 
tornata da una cintura di lava, che rende se non 
impossibile, almeno molto difficile l'approdarvi. 
Subito dalla spiaggia ella s'inalza rapidamente a 
più di 33oo piedi d'altezza, lasciando per altro a 
luoghi a luoghi de'piccoli ripiani. Ci si trovano qua 
e là de'crateri estinti, de' coni d'eruzione d'un 
epoca più recente, e delU strati di lava. 

L'Isola del Ferro scarseggia molto d'acqua, e si 
dan tutta la cura per raccogliere e conservare in 
cisterne le acque delle piogge. Ne'luoghi poi distanti 
dalle cisterne usano i pastori di scavare l'interno 
de' grossi alberi, al posto dove si dividono in rami: 
i vapori depositati sulle foglie dalle rugiade e dalle 
nebbie scolando lungo i rami riempiono tali cavità, 
dette guazimos, e così si san procurare molte pic- 
cole conserve d'acqua potabile. 

Ci hanno abbondanti bestiami i quali spesso son 

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DBS ILB8 CàHARIBS 1 15 

obblì^iti per dissetarsi a leccar la nigiada di su i 
corpi solidi su i quali ella si deposita, e per laoiaa- 
cansa d'erbe vanno mangiando te foglie e le radici 
AeW ^sphodelus Jistulosust le foglie del Fico, e del 
Moro nero . Le Capre si accomodano anche a man* 
giar le Euforbieche vi sono io gran copia. 

Gli abitanti soo laboriosi e industriosi. Le loro 
raccolte eccedono d'assai il consumo della popo- 
lazione, e un'anno per l'altro l'esportazione dei 
prodotti agrarii produce loro un reddito di laSooo 
franchi. I Fichi ci prosperano eccellentemente, e cì 
diventan grandissimi, e un solo albero produce più 
di &00 libbre di frutti all'anno. 

Isola FOETBVBHTORl. 

Ha qoest' Isola una superfìcie di miglia geogra- 
fiche 19,'', ed è assai più lunga che larga. Hn più 
di venti leghe dal nord al sud, e non più di sei 
leghe da levante a ponente. 

Nella parte orientale di Forteventura si trovano 
delle estensioni pianeggianti, con qualche tumulo 
vulcanico, cespugli di piante spinose, gruppi di 
Euforbie afille, nessun albero capace di dar del- 
l'ombra, senz'erbe, pianure affatto aride e cocenti 
per l'ardore del sole, ma che dopo la stagione delle 
piogge si rinverzicano, e son capaci di dare abbon- 
dantissime raccolte di granaglie. I prodotti del 
suolo di quest'Isola si calcolano, negli anni comuni, 
a 1660 faneghe(i) di legumi, e a86zoo di grani, che 
nell'annate abbondanti giungono (ino alle 3ooooo, 
oltre 33ooo quintali di BariTla(a). Ma negli anni 
in cui sono scarse le piogge i prodotti dìmìnaiscono 
a segno da essere insufficienti per alimentar quelli 
che son soliti di aver molto avanzo da esportare, 

CO L* hatf,t equivile a 108 libbre. 

(9) BariOa. Sua* ottcooti per iacintraiiou i» varie piante. 

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Il6 HISTOiaS HATURBLLE 

é più d'una Tolta è accnduto, come negli anni 
1770-71-73, che la massima piirte degli abitanti dì 
Fortevenlura fu obbIij;Hta ad emigrare e portarsi ia 
TenerifTa , nella gran Cdoavia, ed 10 Palma per tra- 
Tare di che sostentarsi. 

Vai'i vulcani si riscontrano in ForteTentura, co- 
me qnelli di G^ijra, <li Tamnsìte, e di Teguitar. 

Per capitale dell'Isola è considerala BetencuTÌa 
piccola città fondata ai [trimi del XV secolo dal 
Conquistatore Giovanni di Betliencourt, ma la resi- 
denza del Governo è ora in Oliva. A Betencuria 
resta sempre l'onoranda accordatagli dall'antichità 
e dalla derivazione del nome, ma per la popolazio* 
ne è superata da varj villaggi. Ella non contiene 
che 790 abitanti, Oliva ne ha 2363, Antigua 3096, 
e Puerto Cabros stabilimento marittimo, sorto 
pochi anni sono in una situazione favorevole al 
commercio, conta di già 2333 abitatori, e par 
destinato a diventare la città la più importante 
dell'Isola. 

Isola Laiicerotta. 

Questa fralle Canarie è l'isola la più tormentata 
dai fuochi vulcanici , e lo è stata anche recente- 
mente. Tre eruzioni ci furono dal i.'Settembre al 
38 Ottobre del i73o. Dal 3Febbraio I73i 6a dopo 
la metà di Giugno i Vulcani furono quasi sempre, 
più o meno, in attività . Regnò della calma nel Lu> 
glio, Agosto, e Settembre, ma nell'Ottobre, No- 
vembre, e Dicembre i terremoti e le eruzioni fu- 
rono COSI frequenti, e danni cotanto grandi ca- 
gionarono che gli abitanti si rifui>iarooo in massa 
■Ha Canaria. I fuochi vulcanici continuarono in- 
tanto le loro devastazioni, e non si calmarono in 
modo sensibile che nell'Aprile 1736. 

«I danni prodotti furono incalcolabili. Torrenti 
«di materie infiammate avevano inghiottite, in 
« differenti direzioni, otto intiere Borgate. Il suolo 

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DBS ILES CAHARIE9 1 17 

« roTescìato da cima a fondo si era coperto dì scorie 
«e di ceneri per uno spazio occupato da quattor- 
« dici villaggi. Quasi il terzo di Lancerotla era stato 
«distmtto, e de'fiumi di fuoco avevan furmato un 
«immenso lago di lava, ove qua e là sorgevano, 
« come io un'arcipelago, de' gruppetti di montagne 
«isolate dalle quali, come da altrettante gole era 
«sboccata la Uvit, che ora liquida e ardente preci- 
de pitandosi a foggia di torrente seco lungi traeva le 
«rocce calcinate, e che ammucchìavansi sulle ripe, 
«formandoci de' neri promontori , ^^^ indicano 
«anch'oggi il termine del suo cammino: nra cora- 
« patta, e più lenta nel suo andamento era scorsa 
«come una melma spingendo avanti a sé grandi 
«masse, agglomerandosi appiè dfgli ostacoli per 
«vincerli, o aìÌ essi girando attorno se erano ia- 
« superabili, segni tando tutte le inflessioni del suolo, 
« e modellandosi su tutte le forme ». 

Quest'azione vulcanica che per il corso dì set- 
t'anni tormentò Lancerotla ebbe le sue interru- 
zioni, le sue calme, le sue esacerbazioni , ed ora 
sempre più lenta e meno attiva, pare che si accosti 
all'epoca della final cessazione. Net i85o per altro 
da tre diversi luoghi dell'Isola sboccarono di nuovo 
i fuochi sotterranei, e per tre mesi, con diversi 
interrompimenti, continuarono l'eruzioni. Non para 
per altro che cagionassero danni di grande impor- 
tanza, e la popoLzione, che già si era ristabilita 
nell'Isola, non pensò ad emignire. 

Siccome poi non accade mai disastro alcuno 
che possa non avere una compensazione, i grandi 
ammassi di materie vulcaniche che coprirono il 
Buolo nell'epoca delle grandi eruzioni dal tjZo-SB, 
han procurati a Lanceroi tn de' vantaggi inaspettati. 
La natura del terreno è stata ciingiuta in una por- 
zione della sua superficie, e n'è resultata una mo* 
^rficazione ne' suoi prodotti. La Vite ha prosperato 
in tutti quo' diilretti ìa cui un fòrte strato dì scorie 

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1 18 BISTOntB RATDHKLUt 

è venuto a faTorime lo sviluppo .... Il Mais ba pro- 
sperato ne' campi invasi dai lapilli e dalle ceneri; 
e la cultura dell'Erba crÌstaIIÌDa( Jlfej'eiR&r^aJuAe- 
mum crfstallinum) ha riparato essa pure a molte 

fierdite. Fu intrapresa la sementa di una tal'erba 
ungo il littorale e ne' terreni vulcanizzati suscet- 
tibili di lavori, e tutti gli anni si esportano in lo- 
ghilterra più di 4^000 quintali di Barilla ottenuta 
per l'incinerazione di questa pianta. 

La popolazione di Lancerotta è di i54oa, e la sua 
superbcie di miglia geograBche i^*'*. 

La Capitale è Teguisa, contenente 44^4 abitanti; 
ma Arrecifa per la sua posizione, e ì vantaggi che 
ritrae dal commercio, in specie dal traffico della 
Barilla, va ogni dì ad accrescersi , e conta già a23o 
abitanti. 

La popolazione di tatte le Canarie è di 30o53S 
anime. 

I prodotti solidi territoriali delle Canarie, nn an- 
no per l'altro, dal 1800 al 1809 furono 

Grano, Mais, Segala, Orzo, Vena, e Palate; 
fàneghe i,38386o. 

Isole pìccole e deserte dell'arcipelago Canariense. 

La Graciosa. È situata al nord dì Lancerotta, da 
cui è separata per lo stretto d' el Rio . Dal sud- 
ovest al nord-est è lunga circa cinque miglia, e 
larga al più un miglio. Nella parte meridionale la 
costa ò sassosa, bassa e di facile accesso, e tirando 
verso l'est e verso il nord il terreno è leggermente 
oodolato, e vi abbondano le CAenopo^mcee arbore- 
scenti. Verso il nord-est il littorale è molto più 
scosceso: un orlo di masse basaltiche che è sulla 
costa, e tre coni d'eruzione non lasciano alcun 
dubbio sull'origine vulcanica di quest'Isola. 

MoHTAifA Clìba. è uno scoglio a un quarto di lega 
al nord della Graciosa, che s'inalza per 3oo piedi 

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DBS ILBS CAKABIBS II9 

al di sopra del mare. Una piccola sorgente d'acqaa 
dolce vi attirava una gran quantità di Passere di 
Canaria, ma ì pescatori avendo incendiati alcuni 
cespugli chev'eran d'attorno, questi uccelletti non 
vi son più tornati. 

La Bocchetta dell'Ovest è uno scoglio prossimo 
a Montana Clara dalla parte orientale. 

L*Allbgrahz& ola Gioiosi è la prima terra cui 
approdò Bethencourt.Kll'è situata una lega e mezzo 

ftiu al nord di Montana Clara, e non ha più d'una 
ega d'estensione. Ci coltivano l'Erba cristallina che 
vanno a raccogliere nella stagione opportuna per 
estraroe la soda. Ci fanno la caccia ai Piiffini 
(^Procellaria) de' ^uaìì mnngian la carne marinata, 
e ai grandi Gabbiani {Larus marinus) che forni- 
scono une specie di piumino, e queste cacce arre- 
cano gran guadagno. Par certo che anche quest'Iso- 
lotto sia stato prodotto da un antico vulcano, che 
ha lasciato nel centro un vasto cratere. 

La Rocca dell'Est è ^ levante della Graciosa, 
sempre circondata da uccelli di mare, e non pre- 
senta alcun comodo sbarco. 

L,' Isola de Lobos è situata tra Lancerotta e For* 
teventura, ma è più prossima a quest'ultima. Ha 
circa una lega di circonferenza, ed è rimarchevole 
per le spesse sinuosità delle sue coste. In antico era 
molto frequentata dalle Foche, ma i compagni dì 
Bethencourt fecero a questi animali una guerra 
così accanita, che quei che ne scamparono anda- 
rono a trovarsi altrove stanza più tranquilla, né più 
sa queste coste si lasciaron vedere. 

G. S. 
( sam continuato ) 



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RtFtESsmat di Luiat Monstu di Siena P. P. di Medi- 
cina netfl. e R- Università di Pisa, sulla Memoria 
del Professore Loici Ekilumi, intitolata a Indagini 
a stabilire ijaale possa essere il migUor metodo di 
cura pel Chotèra-morbus d'oggi giorno». 

Jr in quando nelU «corsa prìmaven del 1837 mi pervenne 
la dona memoria dell'egregio DuUorc Luigi Einìlinni Pro- 
fessore di medicina pratica, e di cliiticn medica nella R. Unì- 
veraitb di Modena, avente il tilolo « Indagini a stabilire 
qual possa essere il miglior metodo di cura pel Cholèra- 
morbus d' oggi giorno n (i) fn tanta la persuasione, in cai 
venni, dell'utililk di una tale acriltura , che deliberai tao- 
tosto di farne un estratto, e di aggiungervi alcune mie conn- 
derasioni, per darle quel maggior riia Ilo, ch'io avessi potuto, 
si a scuotere gli animi dei giovani Medici Italiani (ai quali 
segnatamente è stata dall'Emiliani questa memoria indiritta) 
a proBttare di si bella, schietta, e soda istnicione, che a ren- 
dere al prelodalo Professore quella lode , che pur devesi agli 
nomini, che beu meritano della società. Ma se non mi fa 
concesso tnnt' ozio , che allor mi bastasse , nulla cosa poteva 
trattenermi dal dare esecuzione , quando che fosse, ad un 
tale proponimento, siccome fo di presente. 

Il Professore Emiliani adunque, il quale fin "Aal i83i fÒ 
dono al Pubblico di una Dissertazione in cui, parlando del 
Cholèra -morbus in genere (a), venne a toccare alcune cose 
eùandio dell'Asiatico, e che, dovendo rispondere al quesito 
tendente a scuoprire se questo morbo fosse poi in realili eoa* 
tagioso, mostrò (3) con quanta profonditi) di ragioni sì po- 
tesse, e si dovesse ritenere un liil malore per morbo vera- 
mente comunicabile, non volle qui far sosta in si importante 
materia . ChA parveglì anzi esaere preciso dovere in medico 
onesto quello dì approfondarsi in pnrtirolar modo nello sta- 
dio di que' morbi, che polendo da un momento all'altro £- 
venir subietto delle sue premure, noi voglìon digiuno o mal 
provvisto de' mezzi i più opportuni per combatterlo . 

(1) V. S«|o!la degli OpoMoli Scìcntilei elle sì pobUlcaoo dilla So- 
cìcli Mcd.-Chlr. di Bologaa, V. i.'fuc. 3-° 

(9) Sul Cholèra-marbus io gcaera, Uodtna ptr G. fine**»!, e Coa^ 
fagna .ìSlt. 

(^| E >|li il colèra ^ofilì l*?"" «eramcnte ennliaHitoT Bìiprwla a 
qncsto qiWMtoi Bctogna iU6,Ttid GeiurrnMìrì dtUa VtOpt mi Stut». 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



BIFLBflfilONI lai 

E Unto più man' egli in coul pensameoto par avere oiwr- 
vato, che 611 qui sono aut« dette su ul proposito coae per la 
maggior parte di vana osaenasione , o leoreiiche seasa alcun 
buon fondamento. 

Appigliatosi il dotto Antere ad un cosi landeiole divisa- 
mento, fa ano primo scopo ( f . articolo primo") quello di 
&r conoscere, che , come non era sperabile dì poter giugnera 
al conoscimento del metodo di cura più conveniente alla peata 
colerica per opera de' medici oltramontani, altrettanto questo 
poteva attendersi dai medici itaìiani. E qiu riepilogando in 
modo strettissimo le osservasiooi dì ragionamenti) pe' quali 
fe'gi^ vedere essere morbo il colèra da doversi tenere pec 
attaccaticcio qnant' altro qualunque, mostra non doversi 
prender meraviglia se gli oltramontani , i quali si fermarono 
a meschine apparenze, trasandando le tante cose che appa- 
lesano la contagiosità del colèra, riposero le loro speranze . 
SD metodi curativi che, come erano fondati so basi insnssi- 
Stenti, cosi non si trovaron corrispondere giammai nell'atto 
pratico alle luaingtie , che da essi se ne davano, 

Rallegravasi quindi con ragione, che in questa nostra Pe» 
nisola altrimenti andasse la faccenda; da che non appena in- 
formati i medici italiani dell'itinerario del colèra; dtflla per- 
fetta nniformitli dell'esterno apparato, onde si è colla più 
grande costanza , e ne' più svariati climi mai sempre manife- 
stato; della immunità di intere Terre, e Castella in mezzo 
alle regioni di già infestate, non che del carattere più che 
pestilenziale di cotal morbo, fecer cotanto da stabilire per 
massima universale, non altro essere la peste colerosa che un 
comune e nuovo nemico da potersi e doversi tener lontano 
con ogni maniera di sforzi , ed a costo de' più grandi sacri&c). 
Intorno alla qual cosa volle ben si avvertisse la necessità di 
profondo studio, non solo per prevenire la ternata disgrazia, 
ma pur anche per aprirsi ragionevole strada al conoscimento 
di qael metodo di cura , che ad esso morbo possa più con» 
venire . 

Ed è in questo luogo che io non so abbastanza ammirare 
la aagacilà dell'egregio Professore Emiliani, il quale con bei 
modi e saldezza di ragioni richiama i Medici allo studio, in 
vero QO pò troppo negletlto, delle cagioni generatrici dei. 
morbi : quasi che possa sempre bastare l' opporsi alla morbosa 
condizione , che ai appalesai senza occuparsi della causa di 
un tale effetto. 

Sdtaah T. ZXXVI. 9 

C,q,t,=cdbvG00glC 



lai H o n E L t I 

Che non rilevi il non prendersi pensiero della capone ta 
quella ottalmìa, che tutta fu l'edito di forte aoleggiemento, 
da cut l'infermo pienamente sì sottrasse} in quella gastritlde 
che tutta fu il prodotto di un eccesso di bevande s[HrÌtose o. 
di cibi che gi^ furono espulsi; non \i sar^ alcuno, che non 
De voglia convenire} ma che tornì lo stesso in quell'ollalmia 
che è il prodotto di una sverza di ferro conBccatasi nell'oc- 
cbio , o in quella gastritide che è tuttavìa fomentala dalla pre- 
senza di un'acre sostanza, dì un veleno che non potè espel- 
lersi , questo è ciò che niuno certamente potrì mai accordare. 
A buon dritto quindi diceva il sullodato nostro Scrittore: 
n Quali lumi potevano mai attendersi a benefizio dei colerosi 
« da Koster che , postergato ogni studio In ordine a ciò che 
« possa essere sustanza movente de' loro patimenti , a nuli' al- 
ce Irò pose mente che a sintomi , onde tormentano , od a tes- 
ti sere cataloghi d'innumerevoli rìmedj a lor medicina ca- 
ci pncciosamenle tentati ì » Non si possono in vero correggere 
che per azzardo gli efiètii, ove non se ne conoscono le ca- 
gioni, ed è infinita in realih la differenza che rìnviensi tra 
3 ne' morbi le cui primiere cagioni di già cessarono , e quelli 
ove durano esse ad inacerbarli. Onde che saviamente il no- 
stro Autore conchiudeva: « Se moho importava lo scorgere 
n a tempo se morbo di sua natura comunicabile si fosse il 
« colèra per guardarsene , non poco rilevava ancora il ravvi* 
ce snrne la vera derivazione , onde portarsi al conoscimento 
«di ciò che praticare con migliori speranze si possa, ove la 
et sventura ci capitasse d' incontrarlo » , 

Primo 61o adunque, ed importantissimo a ben dirigerà 
DpUe indagini che esso si propose, era quello di ben accer- 
tarsi se il colèra fosse o nò tal morbo da doversi ascrìvere a 
cagione che duri a fomentarlo, a c;igione che nell'atto di 
operare s! moltiplichi alta maniera de' morbi contagiosi , e 
questo egli fece con ogni avvedimento, 

E voi Giovani medici , cui l' A. diresse t suoi sforzi, saper 
gli dovete buon grado . Ben so eh' esso non vi lusingò di buon! 
effetti col proporvi un valido e nuovo antiemetico a frenare i 
penosi vomiti de' poveri colerici; so che non vi blandi con 
vane promesse di stranie utilità da largiti e ripetuti salassi, né 
valse a riiasicararvi di saluuri prodigi dall'uso dell'etere, e 
dell'oppio, del vin generoso, e da altrettanti mezzi riscaldanti: 
ma come poteva altrimenti adoperare t Chi riconobbe ad ogni 
prova per contagioso il male, chi non poteva «Umeotieare U 

c,q,t,=cdbvGoogle 



RIFLESSIONI ia3 

Becessarìi du *a di esso per la coRtinuatione ed aumento 
aDzì dtJla fata) Ci.^ioDe, e ne conosceva pur naco la primiera 
sede, non poteva lasciarsi andare dietro le temenze inspirate 
da' morleli abbattimenti degl'infelici percossi dalla novella 
disgrazia , né poteta illudersi per gli accendimenii che appale- 
Mao nelle diverse fasi della sopravveniente reazione. Non po- 
teva, uè doveva prepararvi che alla cura difficilissima di una 
mnliiitìa siagolnre, dì ano di que' morbi cioè, in cui, per 
natura stessa della cosa, si ha il male, e la persittonzn della 
cagione che Io produsse, e lo manbene; ed in cui va errato 
certa me ute chi e l'uno, e l'altro non consideri nello stabi- 
lire quelle indicazioni, che seguirsi debbono nella cura che 
•e ne voglia instituire. 

Tuttoché validissime però e più che aufficienti a dimostrare 
la natura e persistenza della primiera cagione nel morbo che 
■i discorre, ai fossero le ragioni dal Professore Emiliani nd' 
dotte, non avrebbe in vero ciò bastato a tracciarne un metodo 
di cura ne' diversi periodi ad esso male conveniente. Biso- 
gn.iva far conoscere a che in realtà si riducano ì sintomi tutti 
del coleroso; bisognava a tempo stabilire quale veramente si 
fosse la morbosa condizione ond'essi derivano; ed ecco Ìl 
perchè, mettendosi sulle vere strade da percorrere per por- 
tarsi al conoscimento dell'intrinseca cagione de' morbi (V. 
Articolo a.'), ai fece a rammentare ordinatamente le mole- 
■tie tulle dell' infelice coleroso. Nel che fu di guisa solerte, fu 
al preciso, ed esalto, che nullo può esservì che. nelle linee da 
lui segnatene non iscoi^a il quadro più perfetto della mo- 
derna nostra sventura . E fu appunto questa ordinata serie dì 
patimenti che Ìl condusse a ravvisare, non altrove che nel 
tubo g SSiro- enterico fissare sua sede questa terribile affezione, 
ed essere uno stato sommamente irritativo quello, da che, sia 
per immediato o per successivo effetto, esso procede (i). «Sia 
ce infatti, con retto dire proseguiva, che per le via della de* 

(i) A loda iti vcroii Profcuore Emitìinì è unti fra i pncbiuinii, cbe 
prurciumenle «bbia ilitcrillo e pubblicdo COD viita eradiiionc ■ levrrci 
rag'DOainCDlo il quadro linloiniil'iCD del colèra, e ne «bbii tlabilila la vera 
ìnlrinicca cagione . Se ricco di t\ iitEie cornicioni h« voluln far dono illa 
repubblica medica d'un teno livoro lutlo ritguirdiDle la Terapia, sappia 
pure cbe dcuo b cerio ialereuaaliuimo , e lo renda inerile*cile oeeli 
omaggi dei veri dolli. Checclii ne voleiiero dire i male veggenti, t> invidi 
delnltori dell'alliui buon nome, egli viva Innquilto, che lU di lorn va- 
lomio trioora, ^isccbi gli t gran tempo, cbs la di lui laina t fondala 
tu di iglide basi . ' 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



ia4 'morelli 

Mglutizioae portisi immediatamente ad attaccare lo itomii- 
« co la cngioae produttrice del morbo ( il contagio ), sia 
oche, inulaU pe' pori cutanei, inallerala vi gianga per uaa 
« particolare alEnìià , e lìa pur aoco per altra qualunque ca- 
« gione, fatto egli è, che se per immediato, o successivo efi);lto, 
a DOD fos^e il tubo- gas tro- enterico portato a condisione mor- 
ti bosa; se noa fosse da esorbitanti stimoli) o da agenti pre- 
ci tema turali punto ed islurbato in gaisa da venirne disordi- 
«nato accrescimento nelle funzioni a ]ui proprie, e penoso 
n sconvolgimento quindi per precipitali e troppo celeri movi- 
li menti , non avverrebbe giammai cbe la malattia sì àietae, di 
ceche parliamo. 

« Se lo stomaco, e gì' intestini tali sono, che > determinarli 
«a que' naturali movimenti cbe necessitano all'eseguimento 
ndi quelle funzioni, cui furono dalla natura ordinali, non 
«busta gii l'ÌDiegrit^ loro , uè una sufficiente infiuenza dei 
a nervi, ma richiedesi sovra tulio l'azione di potenze loro 
R applicate, quali sono i cibi, ed i sughi, che in esse caviti m 
ce separano, e vi si conducono separati dagli altri visceri chi- 
nlopojetici} come poirh avvenire ch'esso canale alimentare 
«a si enormi commozioni, a tal eccesso di azione divenga, 
ncome richiedesi alla produzione del colèra, se irritazioni 
u fortissime su di esso non sì compiano? 

n Pongasi pure il caso di sensibilitìi ed irritabilità somma 
o in qual si voglin suggetto, o per naturai tempra, o per affe- 
ct zione morbosa, pongasi che cagioni lente ed astenizzanl! 
«cosi indispongano la fibra, e massime il sistema nervoso, 
<f da salire ad un massimo grado di risentire le azioni che so- 
ccvr'esso si esercitano, pongasi pule il caso di somma dì* 
«scrasia d'umori, lentamente quanto sì vuole, o precipitosa- 
(t mente avvenuta, non accadrà mai né pel troppo sentir 
«della fibra, né pel pungere degli uAoti (se non sono que- 
ccsti per secondari effetti, o per altre sopravvenute cagioni, 
n concentrati allo stomaco, o agi' intestini, o a visceri intluenli 
«SD questi condotti) non accadrà mai, dissi, che per queste 
<x condizioni abbiasi un coleroso da curare. 

«Un eccesso anche discreto, purché non graduato, di sti- 
« moli , od una lieve azione di irritante cagione determinaiui 
«al tubo gastro-enterico in soggetto di fibra sommamente 
(c sensibile , ed irritabile, potrà ben fare che s' inverta il moto 
« peristaltico del ventricolo e deiezioni violente provengaa 
«dagl'iutesiini, sicché insorga quel colèra, che persi le^ieiK 



RIFLESSIOItl 135 

kcigÌQDe ÌD MifigeUo di buona tempra, e dì fibr% organica 
n resistente non bì avrebbe} ma sensibiliiii anche somma, acritk 
«di umori nniiersalmente circolanti non valerannno mai a 
n cotanto eSetto , se un ingorgo , od altra causa parziale ed 
et aspra non concorra alle vie digestive per la produzione di 
« qnesto penoso evento. 

oQueati due agenti adunque si ricercauoallaproduzionedel 
CI colèra; sensibilità, irrìtabilith , mobitlt^ di fìbra, massime 
(I allo stomaco e tubo intestinale , e presenza di morbosa ca- 
Rgione, atta a straordinarie vellicazioni; il perchè in questa 
(t doppia ragione son da v.ilutare i siniomi che lo costituiscono 
« nella ragione, cioè, della sensibilità del soggetto che n'è 
npreso, e della cagione irritante che la malattia de- 
a termina^. Chi potrebbe contraddire ad uo al giusto ra* 
gionare t 

Né ad altro che ad ano stato sommamente irrìta^vo sep- 
per rìdarre giaminat ! fenomeni del colèra que' sommi uo- 
mini che ad altri tempi in quesu malattia profondamente 
mirarono. Su di che non è gi^ opposizione, che valga quella 
di coloro che prelesero essere luit' altro il colèra d'oggi di da 

3 Bello de' trascorsi tempi. Sì faccia eccezione nlla diversità 
ella causa, e poi mi si dica qual altr.i differenza , se non è 
di grado, esser vi possa fra il colèra attuale, e quello de' nostri 
antichi T Vomito e diarrea, sete grande, senso di angoscia, 
convulsioni, rigore de' muscoli, proslruzione somma, freddo 
n ni versai e, sudori vìscidi e gelidi, raggrinzamento e color 
livido della cute, occhi incavati, e fisonomia di chi muore, 
od è vicino a morire, sono i sintomi precipui, e le carniteri- 
slicbe del morbo asÌRtÌco, come lo furon sempre del colèra, 
sia che il descrisse Areteo, o il Bonzio, o il Sydenham . 

Se non che, conosciuta pur anco l'orìgine del morboso 
apparato, pel quale il colèra ovunque e per qualsivoglia ca- 
cone avvenuto, dalle altre malattie ai distìngue, ben s'accor- 
geva il chiarissimo nostro Scrittore , che questo , altro cssera 
non poteva, che un primo anello, ed anche troppo generale, 
perchè dedur se ne potessero utili risoluzioni per la cura de- 
gl'infermi. Non premeva solo il conoscere l'inlrinieca con- 
dizione dello stato morboso, onde l'apparato sintomatico pro- 
cede, più rilevava Ìl penetrare se possano io realtfa ad un'a- 
zione Àx eontagìo corrispondere i fenomeni tutti che ne'cole- 
nm « osservano; se cotali fenomeni possano dirsi analoghi a 
quelli ohe lucoattaasi negli altri morbi ad uu cotal genera 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



ItG M O R E L t I 

apparlenenli, e quanto possa giovare un Ul conoscimento per 
lo scopo che si era proposto, ch'era pur di aSerrare quel 
metodu <Ii cura che pur 1* attuai morbo possa ditai il più giusto 
e razionale. 

E furon queste le indagini a che procedette nell'Articolo 
terzo, nel quale si accinse a dimostrare che.o si considerino 
le cose pri^cfdenli all'invasione, o sì ponga mente alla m>- 
nitr.i dell'apparire del colèra odierno, e massime al partico- 
lare suo andamento, trovasi veramente corrispondere al modo 
di agire de' contagi luuo quello, che osservasi in esso, d'onde 
poi diceva, a riagiane, lecito lo sperare il possedimento di 
quel metodo dì cura , che può ad esso nel miglior modo con- 
venire, ed essere quindi proficuo. 

A riuscire nel quale intento, dnppoicfaè aveva egli gìh fuMo 
toccar con mano doversi in renltù ritenere, oon per altro 
mi'zzo essere a noi pervenuto il colèra che per quello di un 
tulio nuovo e pnrticol;irconlagir.; e non ad aliro aversi potuto 
riferire i sìntomi che lo costituiscono, che ad uno stato di 
disturbo d'irregolare commozione, o di irritazione, com'è 
più uso dire, rivolse di subito lutti suoi sforzi a raggiungere 
gli scopi in questo articolo aecennatì. 

Ed è qui che fa mostra della più squisiu erudizione racco- 
gliendo ì caraiteri proprj e distintivi de' morbi, che per lo 
avulglmenlo de'contngj, sull'uomo si manifestnoo, come de- 
liitidando qual cosa debbasi veramente intendere per quello 
stalo di disturbo , di molestia ec. che si indica sotto nome di 
irritazione; quali fenumeni a questo stalo si accompngnano, 
e quali posson essere i mezzi, alia cui mercè si possa togliere, 
o se ne possano temperare gli rfTitlI ; con intendimento che, 
potendosi poscia dimostrare la piena verÌ6caztone di cotali 
cose nel morbo in discorso , fosse gi!i di molto diboscata la 
via pel laudabilissimo fine a che tendeva. 

et In veritJi , che, egli protestava, per quanto ai pnà rac- 
« cogliere dalle più verihcate osservazioni , e per quel che ne 
a insegnarono i più riputati maestri , può ritenersi che carat- 
K terì distintivi e proprj de' mali, che per lo svolgimento 
« de' conlagì sull' uomo si manifestano , sono ì seguenti: 

« I .' L'azìonede' contagi "on esige quella predisposizìo- 
n ne che da Brown fu della upportuniib. Essa si esercita indi- 
ti pendentemente dallo stato in cui prceslsieva l'ecciiameoto , 
« ood'è che ne restano Invasi egu.ilmente l' nomo ì persie nico, 
«che l'ipustenlco; il bevitore medesimamente, die l' astemio; 
" il gracile , che l' atleta ce. 



HIFLBSSIOnl 137 

età." L' anone degli enti contagiosi produce un caagta- 
«memo, cbe noa è precisamente l' eccitamento di Brown. 
« Questo cangiamento nasce, progredisce con leggi sue prò* 
« prie, e senza che si possa per via di compensazione ia alcun 
(• modo correggere . 

« 3.° Questo cangiamento non può riferirsi che ad nn 
a disturbo, ad una molesta irritazione, la quale, toltone il pìCl 
oed il meno, è sempre d'una stessa natura, qual siasi il 
oc contagio , onde provenga , 

a 4-* I prìncipi, ^ e'' ™t> coDtBgiosi sono talii che, Ìnco- 
« minciftlo che abbiano ad agire, non sono alterali, o dccom' 
«posti entro il corpo vivente da rimed) finora conosciuU. 
ce Quindi ì mali, che ne provengono, non sono per lor natura 
«domabili dall'arie». 

Ahhì ngevoi cosa gli sarebbe riuscita il far conoscere tostar 
mente l'appieno veriBcarsi di queaii lutti caratteri nel morbo, 
intorno a che ai aSabcava . Ma pìù gli premeva prepararsi 
spedito il cammino cui raffermare prima tutto ciò che all' ir- 
ritaziono, come stato morboso, può riguardare , 

Declinando dalle dispule sostenute un di dn Guani, Rubini, 
Tommasini, e Faazago da un lato; e dall'altro da Senolazzì, 
Menegazzi, Bufalini, Amoretti, e Mattioli, intorno alle pa- 
tologiche innovasioui in causa della irritazione avvenute, si 
limitò a ricordare 

I .<■ Che sia adiateaico, o di diatesi (come a taluni ptacqnfl 
di dire) Io stato di irrìtazione, non è confondìbile colle 
condizioni gili note di stimolo e di controstimolo, e non d'altro 
cbe uno aconcerto, un disturbo più o men doloroso di una 
parte, su cui agisce la potenza irritante, sollecitamente seguito 
da disturbo e sconvolgimento del sistema nervoso, o di molle 
sue pnrti, e quindi da nn simpatico riseniìmento degli organi, 
che sono in relazione coi nervi suddetii : della qual cosa fre- 
quentissimi esempi si hanno nella distrazione di un uretere 
forzatamente disleso dn un calcolo, nella membrana del ven- 
tricolo vellicata da vermini, o disturbata da acidi, o da pe- 
santi , e disgustosi alimenti; 

3.* Che il genere di perturbamento, e lo stalo morboso, 
che disse chiamarsi irritazione, non consiste intrinsecamente 
in un più o in un meno di azione vitalei perchè col più e 
col meno non serba norma costante^ perchè si presenta più 
sotto forma di disordine , e di dìsarmonia , che sotto forma 
di accresduta o diminuita inlensitb} perchè i turbamenti mo^ , 



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laS MOBELLI 

bosi che flppajoso ancorché gra* issimi semfwe nelle appuenie, 
soao, snelle immantinente, riparabili coli' eliminazione, o la 
distruzione dulia causii, quando ai possa ciò fare; 

3." Che mentre l'eccitamento è una reazione analoga alla 
maniera di essere e di sentire del solido vivo; la irritazione 
all'opposto altro non è cbe un riseniimento svegliato da ijiia- 
luaque impressione dìsturbatrice e nociva; 

4.* Che l'irritazione, turbando mai sempre, più meno, 
la vitalità , non può essere direttamente rimedio ad alcuna 
morbosa condizione; 

5.* Finalmente, che, essendo mai sempre vero, cbe uhi 
stimulus ( e gib sa ciascuno, che lo stimolo degli antichi 
comprendeva in partìcolar modo V irritante de'modernì) 
ibi affluxus, egli è cosa naturalissima cbe nella parte irn- 
tata le condizioni debbono essere assai prossime alla inCsm- 
tnazione, debbono essere cioè, quelle stesse modiGcazÌoaÌ 
organiche materiali e vitali, cbe l' infiammazione ha io grande, 
e sviluppate . 

Queste cose, con ogni buon fondamento di fatto e di rsgio- 
Damento, stabilite, e premesse, chi è che non vede a colpo 
d'occhio, quanto agevole riuscir doveva all'esimio Professore 
Emiliani la dimostrnzione di una piena verificazione nel co- 
lèra attuale de' caratteri tutti de'morbi, che per i contsgj si 
hanno; non che di quelli, che i morbi irritativi dagli altri qua* 
lunque separano ì Certamente che ad aversi il colèra non esi- 
gasi quello stato, che fu detto dn Brown opportunitas ad 
morhum: ad esso sono egualmente disposti l'emaciato, che 
il pletorico, l' infante, che il decrepilo, il gracile, cbe l'uomo 
il più robusto. Che se taluno ci fosse, il quale pretendesse di 
fare opposizione, cbe valesse, a questo primo carnlttere dei 
morbi contagiosi, con recare in mezzo che tanto è lungi che 
tutti siano egunlmente disposti a risentire l' azione de'contag), 
che sonovi anzi alcuni, ■ quali possono starvi impanemenle 
in mezzo , pensi chi cosi si opponesse , che qneaia non è la 
disposizione, a coi il Professore Emiliani alludeva coll'esposto 
carattere. A questo solo tendeva, di far conoscere, cioè, che 
è ben talt' altro quel che avviene per la cagione contagio, 
da quel che accade per le altre cause nntnralì e comuni : ad 
incontrar morbo per queste, ncercssi tale o tal altra disposi- 
zione in chi vi è sottoposto; tanto che può avvenire lalvoila, 
che alcune di queste riesca salutare ad uno, mentre ad nitri è 
cagione di male. Ai coDUgj ItUlt sodo egualme&l« disposti* 

c,q,t,=cdbvGoogle 



aiFLBSSIOIf t 139 

• m^io n direbbe ia allre parole, ainiio fUto dinamico, 
ninna siogolarìtli di condiEÌone umorale baaU a prearrvara 
dall'azione contagiosa, o a trasmutarne gli eSeiti. Né altro 
certamente fa ecceuone a questa Ifgge che la facilitìi, o no 
di poler dar luogo al loro sviluppo e riprodusione , che i 
beo tutt'altra cosa dalla disposizione morbosa, a cui VA. n- 
f iamenle alludeva , 

E non fu solo per la terificazìone dì questo primo carat- 
tere de^ morbi contatosi nel colèra odierno, che conlagioso 
al pari degli altri potè eziandio per questa vìa dichiararlo, ma 
•i fu ancora per gli esatti schiarimenti, che in appresso 
ci diede quanto a ciò che riguarda il cangiamento che ac- 
cade npgrindivìdui presi dalla cagione, onde emana il coler*. 

Questo cangiamento non è per vero l' eccitamento di 
Brown , più o meno alterato; è tal cosa che progredisce con 
leggi sue proprie, né pnossi giammai per via di compensa- 
xione correggere. 

È bensì morbo dinamico il colèra , ed ogni ragion vuote 
che per tale si lengn: dinamico in realtà il dimostra la causa, 
da cui procede; dinamico si scorge per gli effetti più intensi 
per quel che ne porta la quantità materiale della cagione; 
dinamico si ravvisa per la diffusione degli effetti al di ìk della 
sede, su cui la cagione opera, senza che ciò avvenga per con- 
nessioni Gaiche o chimiche per cui spiegare se ne possa li 
diffusione ed il trasporto; dinamico si appalesa per la mani- 
festazione de' var) effetti della morbosa cagione, mediante l'in- 
tervento della innervasione, e dioamico, da ultimo, si rico- 
nosce dal potersi raccogliere, che tra tanti fenomeni che lo 
accompngnano, nìuno v« n'ha che non sin subordinato all'al- 
terauooe delle condizioni vitali primariameate attaccale (i). 

lire Iti meni* 

. tvano miMle 

vile «Ilio f|li occhi vigili dc'tripiutll miulri , Ed ia 

unr dtl mirilo del coordÌTiarle , llen dell' nnpOMibile ìl 

■ non priir ' ' ■ - 



3ur^lì agReUi il traili che di buon lempo cider isotevin 
Cflli UDroini.TrDiiima infallt, che volendo pure Ìl gran 
e Ha generile dclUmt ■ ben condurti ndli pluril< 



. cht f Si non profuerit oonlreetioneoi Jaeert , 
axpantionmfaotra oenduetl, et Jrtqatnler pcrmalur», ila ul hom eanii- 
lia uterii (lié loc. in bamlne ]a Lionde KrÌTcva Sj-dciiham » Koa aKam 
Hyppoerattt arti dtmandavii provinciam , quam ul dcfieirnti natura 

meileiiii», ammrlleiido Siglivi le milillie d'iVrif aliane, e quelle di^oe- 
«UessUf'furoB da Gaubìo delle malattit di irrifUlili le prime, « ai» 



:wC00g[c 



l3o MORELLI 

E per certo poi è tal malattia il colèra, che nalla Im di 
chimico: quali vorrem noi credere, dirò io pure con Emi- 
liani, esser quegli agenti produttori di esso a cui si possa 
attribuire facoltà di mutare i rapporti atomistici della 
parie solida e degli umori, se tal morbo è i7 colèra, che 
mentre là insorge tra' fanghi, e le memme, qua invade 
nel pih grande seccore di suolo, e di atmosfera F Che 
mentre coglie il mendico, che si pàsce difracidumi, non 
rispetta li pia agiati, li più deligenti nella scelta della 
squisitezzae maggior salubrità delle cibarie. D'altronde, 
qual è quel morbo chimico, che non incominci frn da prima 
coi fenomeni di alterata chimica animale, che è quanto dire 
di alterato impasto e composÌEÌone f E pure non vi è colèra, 
che non incomìnci da vomiti, da diarree, da dolorose con- 
trazioni, che soQ tutt' altro che fenomeni dì alterala chimica 
mintale. 

Ed è poi coM indubitnbile, che queste ed altre ragioni dal 
Professore Emiliani addotte avrebbero pììi del bisogno bastato 
per allontanare chiunque dall'idea di chimica alteratane 
rispetto alla produzione dell'odierna pestilenza; e qui senu 
dubbio avrebbe egli fatto fìne su di tale argomento: ma un' o* 
pinione al tutto alla saa contraria , che fu resa pubblica da 
un uomo per molti titoli rispettabilissimo, l'obbligò n dislen- 
dervis! supra molto piiì oltre. Su di che bramo, che i giovani 
Medici Italiani, 8Ì quali lo scritto dell'espertissimo Emiliani 
è spezialmente indiritto, ammirino in lui l'uom sagace, l'uoin 
dnhbene: intnona egli con ischiettezsa e purità dì cuore le lodi 
dell'autore, al quale intende fare giusta critica, e prepara per 
cotal guisa gli animi a meglio adagiarsi nelle sue censure . 
La qual arte è pare nobilissima, e degna di essere seguita (i). 

laltÌÉ di torpore la *llr< > Il perchè i mnderni ■ qnetle emt meglio pto- 
Mnito, e itcliberali di renderìe oggello di re^nUrt iludin. I« eleiirono a 
prrctlli di icienu; e prendendo renlnliiiiriKi incomincia menta dall' oiter- 
vare, che eiaUdmeole corriipnndendo al greco vocabolo Dfnamii le pih 
recanti diiioni: vii, entrgia, a for%a, internarono che Dìanmici a {(iiiila 
r>gion«, e per una maggior cfaiaret», lon di dire qat" morii, la cni ra- 
gione abitali a rinlraeciar» proiiimamtnle, e dirtUamtate nelUJort» 
vitali morhoiamenlt atlaecati: onde poi emergono t caratteri dislintrvi rfì 
cui dal noilro Autore accennili . 

(i) Giovi pur fare lu quello proposilo Ìl ben tnerilaln «ncomìo al Pro- 
feuor Emiliani, il quale , cnn modi iirhsnisiimi , e Coli' educuione dcM'un- 
DIO iiggio , Cerci) lempre di periuadere chi n volle opporre alle di luì 
maiiime, avendo in mira i vanlaagioii progreiii della K;ienaa,ed il bena 
dell'umanilì loflerenle, ansichè il vano nome di lollile ceniore. Dio fac* 
eia che una volta Vfnga di lutti ir(tuilo il di lui esempio, rhamiggior 
decoro « luttto oe ridouderà ai collivalori di ooitri scicncal 1 1 



RIFLESSIONI l3l 

Intanto deeaì convenire che, se innanzi alle indngini del 
dotto A. non pochi vi erano che piegivsno nella opinione, 
per cui lolevasi, che una discrasia umorale fosse tutta la ca- 
gione del morbo che tanto ci travaglia; ora non si trova chi 
si azzarda a nominarla. E se poterono imporre a cerlunì le 
diarree, ed i vomiti, che in alcune stagioni o luoghi precedet- 
tero il comparire del colèra; o il grippe, che prima avesse 
invaso popolazioni, prese di poi dalla colerica passione; «e 

3uesle, od altre accidentali apparente poterono tanto in alcuni 
a venire nella credenza , che da molti anni fosse di gii sta- 
bilita una tale costituzione epidemica, la quale rendesse le 
macchine animali proclivi ai morbi, in cui si ravvisa un pro- 
cesso dissolutivo, un allontauBmento, cioè, dalle solite unioni 
organiche, e quindi una propensione a più facili scomponi- 
menti della materia animnle; più valsero altre osservazioni di 
maggior nerbo, ed assai meglio assicurale. Più valse l'osser- 
vare come l'effetto si fosse il colèra di cagione (i7 contagio) 
inetta indubitatamente ad operare sui rapporti atoraislìcì, e 
sulla natura .-itomisiica della parte solida , e degli umori ; che 
il colera è tal morbo, in cni, lungi dall'apparire, siccome i 
primi, i fenomeni di chimica animale alterata, quelli invero 
tantosto si vedono, che da alterazione dinamica procedono; e 
più valse infine il dimostrare, che le cagioni allegate come 
acconcie alla produzione di quel chimico scomponimento, in 
che pur volcasi che l'attuai morbo consistesse, per quanto 
abbiano in altri tempi avuto luogo, non originarono giammai 
una tale malattia, e neppur altre in alcana maniera ad essa 
somiglievole. 

Non qui però cessarono le indagini del Professor Modenese; 
perchè molto slavagli a cuore il far conoscere, che per quanto 
malattia din!:mÌcA e non chimica si fosse il morbo di che si 
ocrupnva, npppure era da dire che l'alterazione per esso pro- 
dotta , riferir si possa all'eccitamento di Brown. 

Bin egli sapeva, che, mentre l'irritazione non è che ttn ri- 
sentimento svegliato da qualunque impressione disturbatrice 
e nociva , l' eccitamento, in iscambio, è una reazione analoga 
alla maniera di essere, e di sentire dei solido vivo: di che 
eccitanti e deprìmenti furon dell! quegli agenti , i quali, ope- 
rando sul solido, o non vi producono in principal modo né 
allcrazione 6aica visibile, né chimica egualmente soggette ai 
srn^i, né quel disordine o tumulto, che nominansi efftlt! irri- 
tatiti, ma prodacono, invece, ne' cesi di azione normale. 



iSa H o B e L L I 

accreKimento o diminnzione nelle funzioni, ne' movimenti e 
di tutte, o di alcune tra le azioni vitali nel lutto, o nelle parti, 
alle c{u»li si limila il valore della potenza applicata. Era noto 
all' A. che l' azione eccitante, in quanto è pura azione di accre- 
aciuta energia, e finché opera dentro certi limili da potervi 
corrispondere normalmente la fibra viva , non aolo è tal cosa 
che manifijsln mente si scema, e ai toglie collo scemarsi , e to- 
gliersi della cagione, ma che può elidersi sol che lì adoperi 
il metodo della compenuzione. Ed era altrettanto a lui no- 
tissimo, che, quand'anche la potenza eccitante giunga colla 
sua azione tant' oltre che superi la facoltà nel solido vìvo di 
rispondere normalmente alla forza che opera su lei , ed av- 
venga in alcuni casi, che l'energia apparente delle funzioni 
resti in cerio modo intercettata, ed oppressa, pure basta a far 
conoscere l'identità del caso l'osservare, che il solo scemare 
l'azione delle potenze stesse, o il compensar parte dell'azione 
medesima, è sufficiente a far subito conoscere, che le appa- 
renze esterne non erano se non apparenze; da che, fatto ap- 
pena l' indicato scemamenio, o fatta la parzial compensazione, 
subito il geauino stato di accresciuto eccitamento sì ma- 
nifesta , 

Ora da qnal lato poteva egli mai riferire all'eccitamento di 
Drown quei che avviene negli uomini, dopoché in essi s'in- 
trodusse il perfido semedell' odierna disgrazia? Chi mai tro- 
vò, che l' agire della potenza colerosa recar si potesse a quelle 
azioni, che per antagonismo si possono correggeref Ogni spe- 
cie di curs fu pel colèra tentala: la sintomatica più di tutto, 
l'antiflogistica, la contraria a questa, la mista, la negativa, o 
nessuna cura; di ciascuna si vantarono prodigi , ^^ '"^'^ *'^^ 
bero in reallh guarigioni: ma da tutte altrettanto s'ebbero 
morti, e queste anzi prevalsero a quelle. Né mai pure avvenne 
I di potere alcun poco compensar pnrte dell'azione morbosa, 
per quanto vari!, miti, ed attivissimi sì fossero i rimedii ten- 
tati con ule intendimento. 

Chi ma! potè dire, che il cangiamento in noi prodotto 
dalla morbosa cagione di si novella sventura, sìa una reazione 
in alcun modo analoga alla maniera di essere, e di sen- 
tire del solido vivo, se gli storici tutti mostraoci l'uomo at- 
taccato dal colèra contagioso tutto dolore T Sonovi spasmi to- 
nici, e clonici} vi sono contorsioni del corpo; or avvi rigidità 
tonica; ora stiramenti replicaiissimi; contrazioni di tutti gl< 
arti, punii laDcioaDti; costrizioni di petto aflaanosÌ6SÌme,'oc- 



RIFLBSSIOnI l33 

diì iUntì ■n'iodentro; \a Dna parola oull'altro *i trova che 
coDtoraionì , MÌramentì , aspre vellicazioni , e tlrbili cngionì di 
penosissimi dolori . Lo cbe avrebbegli potuto bastare a far 
conoscere cbe dalla irritazione, anzi che no, tutti i fenontCDÌ 
del morbo sono in 6ne da repetersi . 

Il nostro Autore non volle omettere però di provare, che 
l'axioDe degli enti colerosi è, quanto al resto ancora, quella 
appunto, che agli agenti irritanti si conviene. Chi non dirà 
irritante, con molto senno diceva, quella cagione, la quala 
tutta brusca o molesta non dà luogo che ad effetti di 
sconvolgimento, aspri e penosissimi? Chi non dirà di 
una natura slessa quella cagione, le cui anioni, Jtnchè 
essa dura (^e dura sicuramente quella del colèra, non 
essendosi conosciuti fin qui mezzi acconci ad alterarla 
od a camparla entro il corpo vivente ), tutto che più cHa 
manijeilamente dinamiche, non riescon mai compensa- 
bili per opera dell'arte f Chi non dirà mai irritativo il 
colèra Indiano, il quale, ancorché pervenuto ne" mag- 
glori aumenti, e reso di già imponenti ssimo , può cessa- 
re, e cessa in /alti per lo piit subitamente, e direbbesi 
quasi di balzo? (i) Chi, tenendo dietro a'suoi effetti, 
noi riterrà sempre più di tal natura, quanto più troverà 
coi fatti verificato , che egli opera sul sistema nervoso^ 
riducendosi in effetto i suoi principali prodotti a fieno- 
meni di nevrosi, a cai conseguano quelli di turba- 
mento di circolo assai più variabili e proteiformi , che 
in altre dinamiche affezioni? 

£ dovrà sempre più confermarsi in tal pensamento, 
non perdendo di vista i fenomeni consecutivi, e può oc- 
cenarsi, che nella durala o violenza della cagione, non 
ad altro essi poi si riducono, che ai comunissimi delle 
flogistiche condizioni? E che diremo infine potendo scor- 
gere che la cagione k essenzialmente locale, nel senso 
che dipende da un luogo, su cui si esercita l'azione nu- 
drice dell'irritamento? Ed una tale locatiti venne dall'E- 
miliani dimostrata con ogni più possibile maniera di prove. 
A gran ragione quindi conchiudeva u Ben guardando nelle 
cose del colèra pestilenziale, cade da so la troppo trita 
questione, se ahbia ad essere classificato fra le malattie 



^:,.,Goog[c 



l34 MORELLI 

di forza, o sivvero fra quelle di deholesza ; « son tolti 
perciò stesso i Medici dalla crudele alternativa di abu- 
sare o della sanguigna, o dei tonici o dei calefacenti, 

Ga& se uomÌDÌ gravi furoao, di primo tempo, di altre sea- 
lenze , i fatti in appresso troppo deposero in contrario ai taro 
iasegnumenti . 

Di che, quel leggitore che segui l'esperto Emiliani in ogù 
cosa, che in questo articolo imprese a ragionare vedrì eoa 
quanto diritto affi^rmava, « non essere poco quello, che si g&, 
<c e quel che si può regioDevolmeole conghieiLurare intorno il 
ce nuovo pestifero morbo. Sappiamo intanto, che ona poten- 
«za sommamente irritante è la principale, e per lo pili l' uni- 
ceca cagione di esso; che ad una somma irritasione son da 
et riferire i sìntomi lulU , onde fa mostra di sé , e che tosto gli 
te si aggiungono ; e che non altro che di vera fiogosi , o di ciò 
cT che a questa prepara , possono essere i consecutivi prodotti, 
ce una volta che noa cessi dì vifere ne' primi assalii il povero 
n coleroso » . 

Le quali meditate parole abbastanza ci istruiscono , clie, 
qua otanquc senza l'azione del pnrticolare contagio onde pro- 
viene, non ai possa avere il caso dì un colèra Indiano, siamo 
ben lontani dal poter dire che un tal morbo non abbia giafi- 
mai, siccome il vajuolo, i morbilli, la scarlattina, le sue 
complicazioni} e che, sebbene alla irritazione succeder debba 
una reazione della fibra, un afflusso di sangue nei vasi mini- 
mi delta pine irritata, una (urgenza quindi, un dolore, un 
calore accresciuto, uno stato preparatorio, in una parola, ad 
un processo di flogosi, tutto ciò oullameno, non è di neces- 
aitk, che questo processo in ogni caso e cosuntemente si or- 
disca. 

Savio fu sdunqne se, riepilogando le cose tutte in esso ar- 
ticolo discorse, e rammentando come non bastino i segni 
sensibili ( turgidezza, rossore, tensione, pulsazione, e 
calore') per decidere di fiogosi, se non concorrono i raziO' 
nali, quelli , cioè, onde la necessaria durata si avvisa dall'ap- 
parato flogistico, che cade sotto i sensi, volle a quello dar &ae 
colle seguenti conchiusioni : 

i." Da semplice irritazione potrà dirsi quel colèra, 
il quale ne per precedenza di particolari disposizioni , o 
di altre cagioni, ne per accompagnamento di sintomi 
stranieri alla sua indole, non lascia luogo a dubitare 
d'alcuna qualsivoglia complicazione. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



RtFLBSSIOni l35 

3.* Potrà dirsi accompagnato da Jlogosi il colèra, 
quando precedettero cause estranee al contagio, possenti 
alla produzione di un tale processo; e si possa scorgere 
dalla gravezza e qualità de'sintomi, che, olire i proprj, 
all'azione irritante della materia contagiosa, quelli art* 
Cora si rinvengono, che allejlogistiche affezioni si con- 
fanno, 

3.' E potrà poi tenersi indubitatamente preso da 
Jlogosi quel coleroso, die, oltre à" sintomi di natura Jlo- 
gistica che mostri, questo ancora di particolare dia a 
divedere, che, estinto pur anche o cessato dalla sua azio- 
ne il contagio, sostìensi tuttavia gravemente infermo, e 
progredisce in peggio a modo degli infiammati . 

Cunchinsìoni quindi succedono a teoremi, che ouimamente 
ali* A. giovaroDO per ist.ibilire quel metodo di cura, che ad 
esso morbo possa convenire , siccome pnrticol Armenie , e con 
mirabile diligenza ei fece nel quarto ed ultimo arùcolo della 
ma Memoria. 

E che nulla vi sia di esagerato in questo nostro dire, ÌI pò* 
tri dimostrare abbastansa l' osservare come il Professore Emi- 
liani pane dalle prime e piò minute cose, che al medico 
neir imprendere la cura gioite di qualsiasi morbo ù coavea- 
gono: accenno alle indicazioni da seguire. 

Intorno a che può ben notarsi la saggezza dell'À. Può ella 
direttamente combattersi tostamente, egli dice, la cagiona 
del morbo, per che studiamo? Si combatta: ciò non è dato 
difaref Cerchisi di escludere i concomitanti mali} ten- 
gasi ai piit moderati confini quello, che non si può toglie- 
re; e cessata, o resa inattiva sai corpo in che si trova la 
cagion prima (il contagio)^ongaji rimedio a que' sussecu- 
tivi effetti, che a causa sì potente sogliono tener dietro. 
Ignoto essendo finora ogni mezzo, col quale potere, eoa 
•speranza di buon efiVtto , istituire quella cura, che suol dirsi 
causale, e richiamando le cose tutte superiormente ragìonatei 
non altre indicazioni degne di essere seguite si potevano dal 
dotto A. proporre, che 

i." Togliere sollecitamente, e pia che sia possibile, 
quella qualunque complicazione, in che il morbo si trovi. 
».• Opporsi con tutti i mezzi dell'arte, perchh lo 
stalo irritativo, in che la malattia consiste, non trascen- 
da i limiti i piit miti e descritti. 

'i.' Opporsi a' sintomi ne' modi di nostro potere sen- 
za dimenticare l' essenzialità della malattia. 

Coog[c 



1 36 MORBtLI — BtPLESSlOHI 

4.* E, finalmente, ricordando il facile patsaggio 
dallo stato irritativo a ijueUo difiogosi, tenersi prepa- 
rati a combattere questo provesso, ove dai caratteri prò- 
prj di esso risulti una reale esistenza . 

Ora quftl è quel lutdico un poco istruito nelle cose, che 
1 questo nuovo morbo riguHrdano, che non vedti tosto come 
Delle propolle indicazioni tutto il maglio si eontenga de' tanti 
precetti che Gn qui se ne diedero t Chi è che in esse non veda 
a colpo d'occhio incbiosi i caw luti! del aalaaso si in pria- 
cipto, che in messo, o nel termine del morbo f E qua pure 
ciascun vede come casi molti essere ci dtrhbano, pe' quali 
non solo non è da toccare l' ìafermo colla lancetta , ma deve 
anzi il medico contenersi più qual attento osservatore, che 
attivo operatore in tanto male . Eglino sono in queste indica- 
zioni compresi i casi tutti, ne' quali, ansi che dare incomio- 
ciamento alla cura cogli emetici e purgativi, bastar possono 
ì semplici rimedj oleosi, ! mucÌÌIa>;ginosi , od anche lesole 
Ublte copiose. Qua si vede dove, e fin quando, il sanguisagio, 
i bagni e fomeniasioni calde, l'uso dell'acqua gelida, quello 
dell'oppio o de' cordiali spiritosi, e le cure de'chimìatii 
possano «ver luogo. 

Ma quello , che è mirabile, si è la chtarezta , l'ordioe, e 
la precisione con che t tutto u trova posto, e di tuUo si àk 
ragione. 

JVoD è possibile dare un'adeqoata idea della squìsitena e 
■oda dottrina di che, direi quasi , ridonda quest'ultimo arti* 
colo («)} in che, a parte a parte, tratta e ragiona Ìl Professor 
. Modenese del metodo di cura che al nuovo pestìfero morbo 
possa applicarsi, 

E come non vi è che il leggerlo , che possa renderne ab* 
bastanza appngati , cosi quel solo , che lo abbia letto o medi- 
tato , potrà farne quei giuati elogi con che merita di estere 
encomiato . 

(t) Dicfva eoa ma verità il ProfaHort Higiilrttli ( f. Giara. SiU^ 
tifieo-lMitraria , Luglio a Sgotto i837, Perugia): a I raiionsli roodc 
umcali ill'uopo •oggcrili dal Prorettor HodeDtie lornenDaa viiil«ggi<^ 
« liuimi >i sicivini medici i' llilia, a ne MraoDO quindi ttapt* ricor^ 
« devoli colu debita lode e rkonoKenia • 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Statistica, o Rssotcomo cliitico distinto per t esattezza 
del ragguaglio necrologico in tre Quadri sinottici, 
tulle malattie curate nel tfuadriennio i834-35-36-37 
nello Spedate dì Monte San Savino dal Dottor 
Filippo Cìrubsi, socio di varie jéccademie scientijìche 
• letterarie, ed ivi Medico condotto. 

Sa «Mian taripth, qaormm imn gleeia mM» 

OnB. Bi FoaL tib. III. e^ ». 

iVlIorchè posi il piede sul limitare del tempio 
d'Esculapio, questi stessi miei Precettori veDera- 
tissimi, sommi per mente e per cuore, dai qtiali 
tracciale mi furono l'orme dirigenti nell'arduo, e 
scabroso sentiero che al medesimo conduce, ani- 
mali sempre da nobilissimo attaccamento alla me- 
dicina dell' osserTazione, che lo spirito di sistema 
con brillanti, ed affascinanti illusioni ha più fiate 
meditato distrugr;ere-, ma che i medici filantropi 
conservano tuttora nella primitiva sua forza, chia* 
rameote conoscer mi fecero l'obbligo sacro, che 
andava addossarmi di render ragione alla società 
delle vite che affidate mi venivano, ed ai medici di 
quelle osservazioni, e di quei fatti che potessero in 
qualche modo contribuire a far battere la via del 
progresso alla lunga e difficile arte del guarire. 

Sentii ben tosto, e penetrato fui dell'alta im- 
portanza di tanto carico fino dall'istante primo del 
clinico mìo tirocinio; e nel tempo slesso fui memore 
del lodevole zelo, con cui dai veri medici di ogni 
età, e di ogni nazione sì richiamarono, ed al pre- 
sente pure si richiamano gli esercenti alla pura, e 
sobria osservazione della natura, ed a sperimento 
più diligente, ed esatto, onde ottenersi dei reali 
vantaggi, e reputarsi mal sicure, e dubbiose le ipo- 
tesi seduttrici. 

Raccolsi pertanto ì fatti cbe mi sì presentarono 
nel mio esercìzio pratico a tutto l'anno i833, e 

SeimM T. XXXVI. >o 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l38 GARRESI 

scelsi quelli fra essi più degoi di precipua osaerva- 
zioDC, e rimarco sull'andamento loro morboso Dei 
rapporti etiologici, e sintomatologicì, e procuran- 
do di stabilire colla chiarezza possibile le singole 
diagnosi sulla costante corrispondenza delle cagio- 
ni, dei sintomi, e degli effetti dei rimedj, lasciai 
ai confi-atelli di professione la libertà del compe- 
tente giudizio sull'esito fausto, od infausto delle 
descritte malattie, come pure sulla convenienza 
dei metodi curativi prescelti, e sulle resuhanza 
delle respettive necrotomìe. 

Reparlite quindi dette mediche istorie in deche, 
le feci di pubblico diritto colla stampa in epoche 
separate a foggia di anni medici, o clinici rendi- 
conti, senza vagai-e in teoretiche discussioni per 
sfuggire quella polemica ineviubile in esse, quale 
sovente a disdoro dell'arte è più acerba nei suoi 
modi che util^ nei risultamenti . 

Nella lusinga frattanto di avere alla meglio con 
SI fatto divisamento adempito al sopraespresso me- 
dico dovere fìno all' epoca segnalata, mi rimaneva 
adesso di proseguire il rendiconto clinico del suc- 
cessivo quadriennio a tutto Dicembre 1837. E man- 
catomi per combinazioni imprevedute il tempo, e 
la calma a proseguire per ora col metodo per l'a- 
Tanti praticato, ho voluto in questo mentre riunire 
tutti ì fatti, e l'osservazioni dei quattro anni tra- 
scorsi dalla pubblicazione tipogrsfìca dell'ultime 
decadi avvenute nel ]834 comprensive i morbi a 
tutto il precedente 1837 in questo Spedale curati, 
e compilarne un quadriennale rendiconto compleH- 
sivoj uniformandomi con tal pensiero ai metodi 
ora tenuti dai medici che discarico rendono del 
risultamento della loro pratica, penetrati e con- 
vinti delle siustissime ragioni per cui oculatissimi 
Clinici d'italica rinomanza han provata la necessità 
di sottoporre con tutto il senno, e la buona fede 
ad una statistica i fatti più importanti della medi- 

L;,q-,:....,G00gk' 



8TÌTISTICA CLlmCi t39 

cinu, ed hanno nel tempo stesso sTTalorata così la 
rettitudine di qnella massima già sancita dall'espe- 
rienza, vera maestra delle cose; che i medici al 
letto dei malati devono essere più solleciti di tutto 
osservare, che di tutto spiegare; e non solo devono 
sapere opporre , occorrendo , efficace e pronto 
riparo, ma eziandio, ponderata ogni cosa, indugiare 
e non vergognarsi qualche volta neppure d'una 
ragionata inoperosità, non invidiando ad alcune 
alTezioni morbose il merito di facilmente risol- 
versi da se stesse, come di-fatto accade, estabilìre 
di queste una categoria distinta da quelle ove 
utile, ed indispensabile rendesi la coopcrazione 
dell'arte. 

Con tal regola, una precisione tutta nuova, ed 
insolita introdotta viene nel calcolo delle guarigio- 
ni, e delle mortalità, togliendo al clinico il mezzo 
di celare l'infortunio, e l'imperizia, ed al pubblico 
la fucilila d'essere indotto in falsa credenza da il^ 
lusioni numeriche; e per tal modo considerare 
devesi come un essenziale meglioramento nell'arte 
di render conto delle mediche cura. 

Non si deve infatti nei clinici rendiconti confon- 
dere nella massa generale dei mali un gran numero 
di essi così facili a guarirsi, che il loro felice esito 
ottenibile del pari con qualsisiasi metodo di cura 
anche il meno conveniente, non può dare alcun 
legittimo diritto alla preferenza di quello praticato. 
Senza quest'avvertenza, indispensabile per l'esat- 
tezza dei conguaglio necrologico, aggiunger si può 
un numero tanto grande di tali malati alle liste ge- 
nerali, da riuscire di leggieri a presentare in ìm" 
mensi cataloghi patologici la mortalità per una pic- 
colissima cifra. Ciò avvenir può ancora indipen- 
dentemente da deliberata volontà, trascurando un 
momento di rivolgere la dovuta attenzione alla tb- 
ria influenza dei diversi climi, all'epidemiche, ed 
eademìcbe costitaùoni, all'indole delle dominanti 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l4o e A R R B S I 

malattìe, e ai altre ÌDdetermÌDabiIi emergenze, 
che all'efficacia salutare dei metodi curatÌTÌ più in 
uno Spedule, che iu un altro possono valìdameole 
contribuire. 

Altra sottrazione necessaria per l'esattezza del 
snrreferito conguaglio richiedesì, quella cioè di 
tutte le malattie inoltrate a tat grado prima d'aver 
reclamato il sussidio dell'arte, da essere inevitabil- 
mente letali a fronte ancora della più opportune, 
è ben diretta medica cura. 

Dopo tal duplice separazione non restano cbe 
quei gravi e gravissimi ma non disperali casi, nei 
quali l'infermo abbandonalo a se stesso, o intem- 
peslivamenle, ed inopportunamente curato sarebbo 
secondo tutte le probabilità perito, e dove per 
conseguenza l'esito propìzio non può non rìguar" 
darsi come legittimo, e concludente criterio del- 
l'aggiustatezza, e validità del metodo di cura im- 
piegato. 

Applicando pertanto queste non fallaci regole san- 
zìonatedair autorità di sommi Clinici nostri, e cor- 
rispondenti pienamente, per quanto sembra al tenue 
mio discernimento, allo scopo d'un' utile distin- 
zione statistica, ho voluto per ultima conseguensa 
redigere i tre Quadri sinottici, che qui unisco. 

Il primo forma il prospetto nosograEco di tutte 
le malattie ammesse in questo Spedate, distinte uni- 
camente secondo la loro natura, e gli esterni loro 
Caratteri. 

Il secondo presenta una statistica distinzione 
applicala alle diverse specie dei morbi. In questo 
la t.' cifra esprime quelli di fdcile guarigione da 
potersi credere tali anche senza i soccorsi lera- 
pentici ; la a.* i difficili , e pericolosi, da non potersi 
credere guaribili senza l'adequato, e conveniente 
intervento di quelli; la 3,* infioe^li assolutameule 
insandbili. 

Il terzo Quadraesprims la mortalità relatÌTa alle 
distinzioni stabilite nei precedenti quadri. 

Coog[c 



STATISTICA CUmCà l4l 

Così nei clinici rendicooti, escludendo, confor- 
me ho eseguito in questo mìo quadriennale, dal 
catalogo generale delle malattie quelle lievi, e le 
disperate dalle grnvi, e pericolose, si rennnzia ad 
Una cifra tanto più importante di guarigioni sopra 
il totale degl* inferrai ammessi negli Spedali, e su 
tal confronto viene agevolata ai lettori la via d'un 
beile, ed equo giudizio. 

Allora ioGoe il medico di buona fede, quand'an- 
cbe sia incorso nella mala ventura d' illudersi sulla 
prevalenza dei metodi, conoscerà il proprio errore 
non sdegnando l'incoraggiante esempio del Padre 
della Medicina, il venerabil Vecchio di Coo, il quale 
non ebbe diflìcolia d'esclamare <:< Saturae me dece- 
peruat», e l'arte Salutare che giammai perverrà a 
sottrarre l'uomo da quelle immutabili necessarie 
leggi, le quali il Creatore ha prefisso di eseguire 
agli esseri orgnnizzati, potrà alméno con sicurezza 
in breve tempo ascendere a quella possibile perfe- 
zione, a che nei nostri tempi le parti tutte dello 
scibile amano eoa celere passo s'inoltrano. 

Quanto in brevi parole ho qui tentato accennare 
meriterebbe, non v'ha dubbio, un maggiore e più 
chiaro sviluppo. Tanta è l'importanza di quest'al- 
tissimo subjelto, che giammai con parole sarà ab- 
bastanza inculcato ; ma vivono fortunatamente va- 
lenti scrittori che lo raccomandano potentemente 
non solo con parole, come di sopra diceva, ma ne 
tanno eziandio maravigliosamente conoscere i van- 
taggiosi resultamenti con autorevoli imitabili esem- 
pj rendendo di pùbblica scienza i loro Quadri cli- 
nico-sinottici. 

Senza che io 1Ì nomini, il mondo medico già bene 
gli apprezza,' ed io mi reputo a somma fortuna avere 
ìntima relazione e riverenza insieme con alcuno 
dì questi benemeriti dell' egrotante umanità nella 
nostra patria comune. 

Ed oh volesse il Cielo cbe questi priocip) scolpiti 

L;,q-,:....,G00g[C 



l^a e A R B B 8 I 

fossero a cifre inclelebili nel cuore di ogni medico, 
poiché essi sono il cardine della medicina pratica, 
e perciò delln possibile salvezza dell'umanità da 
condizioni morbose pericolante» ed oppressa! 



QUADRO I. 

Mt^altte curate nello Spedate della nohil Terra dì Monte 
San Savino nel quadriennio 1834—55—36—57. 





1 


1 


PéTfMO 




■^ 


« 




Flogosi acute, compresi ì reninati- 








mii, e gli esanlemi di tal carattere. . N.* 


100 


14 


IO ■•!„ 


Floeosi croniclie o kate, compreti i 
casi à idiope per dipendenia di pre- 
corso processo leato-flogis ti co . . . . > 














" 


10 


26 •'!,. 


Febbri acute continue, cioè sino- 








che, siuochi con varie compi icani«, e 
di diversa siareiza fino alla nervosa 














od al tifo 


180 


14 


7'l, 


Febbri intermittenti di vario tipo 








tanio semplici, che complicate, e dege- 








nerate in perniciose 


60 


5 


8 ■(. 


Paresi, emipl^e, ed apoplessie . . > 


16 


-i 


26 11 


















venti eterogenei introdotti dall'esterno. 








e generati entro di noi. ..■•....■ 


11 


2 


18 "i.. 












18 


3 


16 ■!. 


Emorragìe attive, e passive . . . . > 


3 


1 


35 ■/. 


Cachessie, ed affeBiom da difetto di 








fotie vitali per viiio degli atti assimi- 








lativi 


17 


8 


47 •!.. 


Vizj organici, o iiuviientali '. ; . . > 


e 


6 
74 


100 


Touk w . n; 


«1 


15 "11.. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



STATISTICA CLINICA 



Q U ADK O H. 



143 



Statistica patologica, distinta secondo la natura essenziale 
delle maUutie medesime . 



Malattie lievi, il di cui esito felice deve riguardarli 

Eialtosto come la amsegaenta della loro propria indo- 
le natura, o al più d'on conveniente metodo dietetico, 
e non come uà riKoroio, e concludente argomento del- 
l' aggi uitatezxa del metodo terapeutico prescritto . . N." 

Malattie gravi, e pericolose, dal di cui esito favore- 
vole può argomentarsi per legìttimo diritto la conve- 
nienza del metodo curativo adoprato ■ 

Malattie o gih tesate a dissesti organici, o tanto 
inoltrate verso la aisoreanìzEazione dei visceri affetti, da 
reputarsi al di sopra d ogni risona dell'arte medica . » 

Totale . . . N.° 49! 

SB. Dna ìnftnne d'n«ipleg!a, ed nud'aptlenii Iruneaa al 
B. Arciipcdtli ili FiriDM teou iTerDe upu'o l'tiito flnalcj non 
tono ililE per ciò innovcntc in itcuni cifri . Un iprermo di ncvroii 
mmimIo io litio «orlìre dilla Spedali, prìim chi itibilili Tona l'ei- 
MPsiaU diigoMt dal morbo, t stalo pnn oatMO ia qualanque cìTn. 

Q U A D E O m. 

Cifra necrologica relativa alle diverse dìstliaioni determinate 
nella Statistica patologica. 



Mortalità ragguagliata al numero to- 
tale degV infermi consideralo comples- 
sivamente, e senza distinzione alcuna. N.* 

Mortatitk raggoagliata al numero cu- 
mulativo delle malattie tanto lievi, che 
gravi, come pare gravissime, escluse 
soltanto quelle divenute assolutamente 
insanabili per i di gik inoltrati, o com- 
pletati guasti organici 

Mortai iti) ragguagliata al numero 
delle malattie soltanto gravi, e gravissi- 
me, escluse l'assolutamente insanabili, e 
quelle lievi, e di facile guarigione,quand' 
anche state fossero rilasciate alle sole 
forse medioUrici della nuora vìvente. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



È, 



MEMOniA SULLE CJFOSI PJRJLITICBS. 

jil Degnissimo Pxopessobe Stobijti 
Il Dottor G-iostree Usigliq 

Fir«DM M GiupM i83S. 



j gìk qaalcbe tempo scono da che io \i promisi alcun che 

dì mio da ioserìni nell'ottimo f ostro Gtoraale Ktcntifico- 
leilenrio . 

Pochi giorni sono mi rnnimentBÌ di codMto debito nel leg- 
gere un'opera sui mali della spina, acrìtla da un profondo 
Patologo francese. 

E siccome è questo un genere di mali di somma impor- 
lansR , più comune di quel che si suol credere , mollo oscuro 
sulla sua genesi, e oe'suoi progressi, e che non di rado corre 
incognito fino all'app;irire de' suoi esiti, io pensai dì sdebi- 
tarmi seco voi, o Signore, toccando quei l' argo memo, a veitdo 
osservazioni in proprio di qualche rilievo; voglio sperare 
quindi die non sarè discaro a voi, ed a ubi altri leggerà qutìto 
mio scritto di perdervi sopra qualche momento. 

Incomincerà col dire cosa che l' osservazione, e la prnlica 
di quindici anni m'hanno più, e più volle indotto a credere 
su codesti mali della spina, e piirticolnrmente sulle cosi delle 
ci fast parali liche, che cioè le scrofol*?, e la racliilide che 
tanii dnani fanno nell'infanzia, e nrll'adolescenKs in di>lt 
paesi , sotto certe condizioni topografiilie , e dove l'L-ducnziO' 
ne Gsìca delle prime eli , e il modo di nutrizione delle masse 
popolari sono pur troppo Irascurate, come avviene in v»rii 
paesi della Toscana, e come tentai di provare in certe mie 
memorie Sulla salme pubblica presentine nll' Ai'cadrmia de 
Geoi^ofili nel i836; codeste scrofole , e rachitide dico non 
limitano i loro danni ai guasli che inducono in quelle pri- 
ne ctii suddette; ma spesso accade clre i principii loro cu- 
Stiluenlì non gik spenti, e vinti, ma rimasti aoltanto inerii, 
od assopiti, sotto daie circosunze loro favorevoli nelle suc- 
cessive epoche della vita si rimeitouo in giuoco , e movimen- 
to, ed or nell'uno, or nell'altro sistema organico di nostra 
macchina sordamente cospirano ed arrecano gravi dnnni come 
videro i noslri Testa, e Raccbetti, e Pietro Frank ed altri 
profondi osservatori : e la colonna vertebrale co' suoi nobili 
oonieauti è una delle pani neUe quali , a'Jo non t^ iuganoo, 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



DEU.B aPOSI FARALI-ncHB 1^5 

Txnno tpewo a Concentrarli, a portar guasti le aiìoni morbosa 
dioocUsil prindpii snofulosi , e rachitici; per cui v'è ben da 
peranaderai che in ciò il Pott toccaaH più il vero di tanti altri 
dotti Italiani, ed Oliremontani quando dall' opinione di quelli 
tcoKian^où credette, escrisw che la CiTost, ed alirimali della 
(piDA avenno primn origine da principio scrofoloso pliì so- 
vente che da tuit' altri priacipii . 

E ciò che cosi liberamente mi fa credere e dire non è gik 
l'altnii autorilfa, ma sono i fatti, cioè 1' osservali one pratica 
ripeiota pel cono di moltianni che mostromnii in molte cifoli 
parnliùcbe, avvenute in individui giunti all'elb matura, sen&a 
Ngioni gravi manifeste alle quali poterle Hllrtbuire , ma bensì 
in individui che nel)- prime et& avcano soffi-rto, ed a lungo 
scrofole, o mcbllide ìndubitalnmente, giacL-hè l' istoria d«lla 
loro vita preoedemle, e le vestigia, e cicairici che portavano 
sotto In mandibola , o al collo ne davano cerleEsa: me tv fa 
credere inóltre 1' aver osaervalo in quelli individui nell'abito 
loro il (ipo, o lo- stampo scrofuloso, o rnchiiico il più delle 
volle; -me lo fa creder* in fine il sistema dì cura che più valse 
a vincere, o limitare quella cifoli che molto rassonuglia a 
qupllo die suol valere a domnre la scrofola, o In rachitide. 

Molli di u)i eaai potrei menzionare; ma come ciò non può 
fini in un Articolo di Giorhnle, mi limiterò qui ad esporre 
alcani fra quei casi di crfbsi da me veduti , e sltidinti che 
dxnno appoggio al suddetto priorìpio, casi che nel tempo 
stesso sono di mollo interesse perchè danno un' idea chiara 
della lenta gene» , de' progmsi , ed esili delle cifusi , per non 
essere stali accompAìtnaH' nel eorso loro da altri morbi che 
complicassero, o oonfondessero le forme loro. 
' Comineei-ò col descrivere . concisa mente il caso di una don- 
uà che mi fu fatta vedevo tn S. Maria Nuova, sono ora quniirs 
anni circa, da nn mrb buon amico e collega Ìl Doli. Casini^ 
caso c^ seguii a studiare per del tempo, perchè trovai inte- 
ressante. 

Si trattava d'una ^oiiBa d! ueniacinqae anni circa, di 
Icmperamenlo sangnigóo^bilioso, di tessitura fine, e delicalai 
ehe avea seE&i to per degli anni nell' inlàtizia , e nella pnb«tà 
di sctvfole, e ne portava maircMi ae^ì ai lati de) collo; dopo 
qn^' epoca ebbe buova salute, si maritò, ebbe 6gli{ dopo 
foni, e ripetuti spaventi molto si agitò e divenne convul- 
sionaria; e sotto queste convalsioni di fotma clonìca tutto 
l'apparalo muscolare era alteroBiivamente messo io giuoco. 



iqo t; S I G L I O 

come questo anmenio repsntino doveri essere l'effetto elei 
Tescicanti, una volti diminuiu l'azione loro, il diltucbo che 
svenn indulto avrebbe dovuto portare de' migUoramemi: il 
fatto corrispose a tale veduta (i). 

Dopo alcuni giorni andHrono diminoendo gradatanente 
tulli i sintomi m esposti; siccbè dopo due mesi circa si fece 
palese un miglioramento decisivo aneo de' sintomi piÌL co* 
stanti: la donna scendeva più libera di prima dal letto; Cam* 
minava, e si fermava a sua piacere sensA inierrusione ; la atL< 
lichezsa era diminuita: cosi pure il dolore alla fossa iliaca, 
la cintura costale, e gli stiramenti agli arti. Intenumeole 
ne' priuii mesi d'entrata allo Spedale non le furon dati ciia 
lievi purganti oleosi; dopo l' applicasione de* .vessuiffnli U 
Caaini le facea prendere da mezza ad una dramma di umeiato 
di calce coU'indicazione, esso diceva, di curare il prìaoìptà 
acrofoloso a cui attribuiva la cifosi avvenuta. 

Ma che era egli accaduto frattanto ntrllii locsGU «tadiiiwta 
esternamenler 11 tumore era assai aumentalo: esso ai oostpo- 
neva non più soltanto dell' apoGsi spinosa della aooa verte* 
farà dorsale, ma di quelle pure dell'ottava, decima, e uaducì* 
ma, che si erano tutte apostate, e cbe facevano angolo (fna^ 
wuo sulla linea veriicalo: la poiuone domle delle eosiAÌe 
corrispondenti protrudeva pure, obbligata a ciò dal proceasò 
morboso che in tutte quelle parti ossee si faceva , dall' auneato 
de' corpi delle vertebre, e dalla maggiore inaìirvatura all'iin* 
dietro che il peuo di colonna dorsale andava prtiidendò (wr il 
peso del capo sul dorso, forse njutato dalle fonc -ranacadaris 
da uno stato di fusione che doveva esservi Ìo quel tempo ilei 
corso del processo morboso: oltre tutto ciò v'era un < grado 
di lluBsione, e congestione di tutte le partì molli, ma non maho 
dolenti f arrivata costei a tale grado di miglioramento pei 
mali interni volle escire dallo Spedale. 

Io larividdi dopo varii mesi: ella slava bene di 3nlule:.aoQ 
soffriva più degl'incomodi precedenti: era divenuta mug* 
giormeote curva « gobba: quanto alla loealith Ìl tamore os> 

(0 Bcib cW facea onlrire tanta *l Dottor Gitini ch« a nt* lalavp» 
ranu trt l'oiierTaiinoa pnllri rati* «Itre iall«,ch« cioè un medica mrnto 
Torte ti adivo dilo in uni ittriione cronicV, e che ha un'aiionB tppciala 
che torca quclt* {urte cbe i pihotrtt», ti ehni ccèlm del mM^ ileMo, 
•cevoce par U prime ora, e per i pria» (igroii patiinbili dilla pwM 
principalmenla nflcM, e di quells «lire cbe hanno piU rapporti iia direUi, 
■ia limpaiici leco lei, e di poi luol mlgtiorara ]e cODdUìoai tnorboM 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DEIX8 CiroSI PAHAL1TICHB 1^9 

seo erui fatto anco più promioente, ed era ivi sceadnta una 
agglomerazione di parti ossee, cartilagini , inemfarane , e mu- 
■coli, come se depositi calcari \i li fosiero fatti. 

Narrerò ora il caso d'altra donna giovane ed avvenente 
die io conobbi pochi anni sono, la quale di temptramento 
sanguigno, dì pelle, di tratti, e d'ossatura fine; tutta deiicaU 
e gentile , nia~ìbiDa , e retta nella persona , che non avea avuti 
altri mali per V addietro se non cbe scrofule nell'adolescenza; 
erano scorsi già tre anni da che io non l'aveva piìt riveduta, 
quando un giorno m'avvenned'inconirarla passeggiando per 
Firense: credetti al primo momento di sognare: ella era di- 
venuta curva, gobba, ed invecchiata: e meglio fissando gli 
occhi su lei che pur me gunrdava, e rammentando to quei 
sembianti, credetti che madre , o zia di colei che pochi anni 
avanti conobbi, dia foste: e per meglio accettarmi del vero 
m'accostai, cogli occhi fissi nei suoi, stordito, e non osando 
interrogarla; quando essa con animo pronto, e sguardo rasse- 
gnato mi levòd'imbnrauodicendo— Sl,Dottore,io sooquells: 
nai creduto avrei che tanta ingiuria in si breve correr di 
tempo fosse, per intemo morbo che non uccida, possilMle: 
cercai allora di frenare la mìa sorpresa per non darle più 
pena : ma fu vano , che ciò che la mosse avea già vibrate le 
sue impronte sul mio viso . Cosi vinto pel caso strano, pren- 
dendo fiato portai la palma destra sugli occhi miei tentando 
velare quasi per istinto ciò che il volere non ebbe potenza : 
e . . . • e . . . narrami dunque tua dolente istoria, o donna, pò- 
tei a stento dire; ed essa alundo gli occhi soggiunse: Sono 
due anni circa cbe io mi maritai; rimasi incinta: ebbi penosa 
gravidanza, e ben diGScile parto: fui sorpresa dopo pochi 
giorni da febbre che mi dissero puerperale che si prolungò 
per quaranta giorni circa : ebbi inaieme nei primi giorni do- 
lori in fondo al corpo, ed una fascia attorno le costole cbe 
di quando in quando mi opprimeva : in seguito forti stira- 
menti Inngo le cosce , e le gambe cbe , avanti finissero le feb- 
bri , a sienlo io polca movere non per dolore , ma per impo- 
tenza : alla per6ne col cessar delle febbri mi diminuirono 
nche i dolpri: abbattuta, denutrita, senza forze, ma non 
senza coraggio , non avendo altri patimenti che quei stiramenti 
lungo i nervi delle gambe che nella notte special niente mi 
tormentavano, cominciai a seder sul letto: m'accorsi allora 
d'un tumore al dorso indolente cbe andò via via aumentando 
pel cono di [nù nuai: mi finn core: mt levai poco a poco 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



IDO U S I G L I O 

àa\ letto 6nc1iè mi son ridotu come orti mi vedete. Gò detto 
si tacque, riprendendo per ataachezu lun abituata positura: 
venne a cedermi giorni dopo: troiai gli eiìiì di ona cifou: 
le apofisi spiaose delle tre ultime vertebre donili enoo apoj- 
nte e prominenti infuori, facendo angolo retto e non più scoto 
BulU linea verticale; i corpi delle vertebre stesse «embravano 
infissati, e lotte le parti intomo amalgamale. Avcfl avuto sui 
primi giorni delle febbri: non avea preso quasi punti medi- 
camenii : aveva soltanto adoprato delle oiigDatte d basso lea- 
tre , empiastri , e purganti oleosi . 

Dirò qui d'altro individuo visto a Parigi due anni sono 
in una sala dell' Hòtel-Dieu, seguendo le visite mediche d'un 
eccellente Pratico che amai tanto , or ora involato alla scienu; 
era il Doit. Baili;. Si trattava d'un giovane legnajolo ch'era 
venuto all'Hòtel-Dieu affetto da pleurite acuta: posto a se- 
dere sai letto onde fare Ì necesaai^ riscontri colla percussione 
ed ascoluzioue ci sì monrò una marcata , ed acuta gibbosità 
nel bel centro del dorso di coatui, corrispondente alle ultime 
vertebre dorsali: interrogato del come ciò gli era avvenuto, 
egli disse che quattro anni avanti dopo uno sforzo nell'eser- 
cisìó del suo mestiere cominciò ad avere dopo un mese circa 
dolori attorno alle costole ultime, e forti stiramenti Iunj;o 
le cosce e le gambe, nella notte particolarmente: cosUpazio- 
He dì ventre, poi sortita di materie fetenti: le gambe dima- 
grarono, e s'indebolirono: dopo qualche mese un tumoretto 
gli si presentò al dorso, dove ora la gibbosità era più mar- 
cata, ma indolente, per cui non se n« diede per inteso; il lu- 
more andò col tempo aumentando, e coli' uso di vescicanti 
ripetuti sulla parte potè riacquistare )' uso delle estremìik iafe> 
TÌori che avea gib quasi perduta . Sotto la mandibola inferiore 
e ad un lato del collo portava la cìcauice dì tumori scrofo- 
losi avuti nell'iofaniia. 

Pochi giorni dopo parlando ìo allo Spedale della Pietli ool- 
l'egregio Professore Andrai del saddetto caso, ei mi raccontò 
che altri due ne avea osservati, e che viveva in Parigi un chi- 
rurgo , di cui ora non rammento il nome, che dopo una ci- 
foli di simil natura limitatasi, era rimasto gobbo, e pili bats) 
d' altezza di quasi un piede parigino . 

Ora esporrò due altri casi bea importanti quanto i su espo- 
sti di cifosi, e che ho tutt' ora sotto gli occhi nell' Arcispedale 
di S. Maria Nuova, ove vado per visitarli ogni tanto a mia istru- 
zione. Si tratta uell'oa cuo dì utu donna vioina ù 5o «noi , 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DBLLB CIPOSI PARAUTICHB l5l 

Anna Toszi di Sigaa, conudìna di temperamcato sangui- 
gno, foru e una ma d'abito scroioloto, e avenie estese cicatrici 
di tumori scrofolosi sofferti nelle prime etfc . Sono ora tre anni 
che dopo aver goduto per lungo tempo di buona salute inco- 
miociò ad ammalare nel arguente modo: senU tutto ad un 
tratto UDa notte tìyo dolore alla regione lombare: prosegui 

3uesto dolore per più giorni non conttauOi ma a tratti , e si 
iffose intorno alle ultime costole: dopo varie seltimnne Ini 
dolori dif ennero pi& tollerabili , ma si sentiva molto affaticata 
se camminava un poco, e deboli l'estremiti^ inferiori; del 
resto tutte le funzioni de' visceri primari! del petto, basso 
ventre , e del capo si es^uivano bene : si portò in ule stato a 
S. Maria Nuova . Ella diceva non aver data alcuna causa ma- 
nifesta ai dolori suddetti; le furono applicate molte mignatte 
alla regiott lombare; ebbe bagni tepidi perpii^ giorni, e con 
tali mexzi , e col riposo migliorò , e volle uscire dallo spedale. 
Dopo due in tre meu i dolori ritoruarono nelli stessi punti, 
e proseguirono a lungo, e pìù intensi: ella lì paragonava a 
strappamenti intorno alla periferìa delle ultime costole, ed 
ai lombi, e lungo le estremiti inferiori: in tale stato continuò 
per varii mesi non potendo muoversi dal letto, e soffrendo 
anco allorché giacendo sopina tentava muoversi a destra, od 
a sinistra, o cercava seder sul letto: si soppressero in questo 
tempo i flussi mestrui cbe più non rividde: e s'accorse d'avere, 
diceva ella, un osso spostato alla spina : tutto ciò avvenne nel 
corso dell'anno i836. 

Col cominciare dell'anno 183^ accadde di più: che si 
presentò al lato sinistro della colonna vertebrale, lateralmente 
ali'apofist spinosa della nona vertebra, un lamoreUo molle 
indolente che in pochi me» andò aumeniando Ano alla gros- 
sezza d'un limone, uguale, uniforme, a saperficie liscia, ela- 
stico , un po' mobile da destra a sinistra , avente profonde 
radici, senza alcuna alterazione alla pelle che lo copnva; 
aveva tutti! caratteri d'ootumor cistico: comprimendolo non 
diminuiva la sua mole, né appariva da alcun segno ch'esso 
fosse in rapporto diretto colle parti della spina offesa. In pri- 
mavera i dolori di cintola, e intomo alle costole erano più tol- 
lerabili : ma più vivi , e ripetati erano quelli delle eetremitì 
inferiori, cou crampi, e subitanee contrazioni degli estensori 
delle dita; stimolo ad emettere urina più spesso dell'ordina- 
rio, che con impelo esciva, e s'arrestava ad un tratto per poi 
rìafiàcciarai j quanto alle funzioni iotesiiuali aveva spesso boc- 



iSs V S I G L I O 

borigmi, e ntluppo di gisi era nata molto couiptu Eoo a 

quest'epoca; on ha Kioglimenti, eie materie che escono sono 
ictint) . 

FrHttaato le funzioni de' vìacerì toracici sono in tutto nor- 
mali, e cosi quelle dello stomaco che moho appetisce, e di- 
gerisce perfe Ita mente ■ I dolori alle esiremitk inferiori anda- 
rono diminuendo, e ne subentrò semi-piirnlisì. 

In l^ile stHto si porlo di nuovo in S. Maria Nuora . Quanto 
alla locnlitti ecco ciò che palesa l'ispezione sulla colonna 
Tcrti^bmle; la pelle è in istato naturale: il riscontro, e la 
pressione non danno dolore: le apofisi spinose della nona, 
dfcima , ed undecima vertebra dorsali sono spostate, non piìi 
tmbrìcate colle altre sopra e sotto; fanno angolo quasi retto 
sulla linea verticale, e sporgono infuori: e tentando fare dei 
movimenti laterali sì sente ogni tanto un suono che rassomi- 
glia al crepito di ossa fratturate; al lato sinistro della colonna 
in. cor ri sponde nsa a queste vertebre esiste il tumore sudde- 
Kritto: e due altri tamoretti di slmile apparenza, e della 
grossexea di una noce sono afficciatì ai lait esterni di ciascbe- 
dun cobilo; codesta donna in tale stato soiTre in tutti ì mo- 
limenti del tronco che sì tenta farli fare: la semi-pamllsi delle 
estremiti inferiori è divenuta completa: v'è impossibiliti al 
moto, ma la aensibìlilk è quasi normale (i). Seguono cosi 
le cose fino a tutto il mese ili Giugno: e ciò che è degno d'os- 
•ervasione, ai è che in messo a tanto, e prolungato patire il 
viso di costei non è punto atteggiato al dolore, ma ha viso 
di persona sana; e ciò mi venne fatto d'osservare in altre 
cifosi ; ed è bene strano, giacché mentre in quasi tutte le aOè* 
zioni lente e croniche la faccia s'atteggia cosi parlicolarmente 
in rapporto agV interni patimenti, da formare spesso quasi un 
ritratto, od uno stampo di quella data malattia, e de) trava- 
glio particolare d'alcuni visceri, o sistemi piuttosto che d'aU 
tri , nelle cifosi paralitiche v' ba spesso invece una nullità per- 
fetta di segni di patimenti sulla faccia, come se fra questa e 
le parti comprpse da condisìon patologica non esistessero 
rapporti vascolari, o nervosi che ne irradiassero si fatte im- 
pronte . 

Il caso morboso di codesta donna è di somma importanza, 
se io mal non veggo, (oltre a tatto quanto osserveremo ìa 



t panini Muiite quali perrdta senùlnlitl dalla 
cuta de' numbrì pwaliusti. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



DELLE GIFOSf PARAUTICHE l55 

esatto, cbe la riguarda) per in<.-ttere in Inmifn il modo 
IcDio e progreu'iTo delle condizioni patologiche kIU •pin&, • 
de' sintomi, e legni che di pari pasto sogliooo andar mnnifii« 
Htindosì.ed accrescendo { e tnltn la forma morboM è qui le* 
giitinia, noncoroplicHla da altri mali, ciiso' tanto raro in fatto 
pratico; e mostra l'alterazione delle fanzioni di qaelle pnrU 
che ricevono neni dal pezzo paiolc^co di colonna vertebra* 
le , e non dall' altro, e lo mostra ad nna evidenza matematica 
per tutti i lati che l'analisi , o la sintesi Togt'iano ìnteroarvisi . 

Stavano cosi le cose come or ora si diceva a tutto il mese 
di Giugno: nel mese di Luglio fu trasportala in nitro letto 
■otto altro turno: e per tutto il mese di Luglio, e Agosto le 
fu amminisirato internamente da mezs» ad una dramma di 
murtato di calce; ed esiemnmente lungo la spina le furono 
fatte fare frizioni colla morGnn: il medico di codesto turno 
era Ìl sig. Dott. Uccelli: nel correre di questi due mesi tutto 
l'assieme dei fenomeni morbosi accenaati andò progressiva' 
mente diminuendo ; i dolori , gli stiramenti , i crampi ; cori 
pure la paralisi alle estremila a poco a poco acomparve: il 
volume del tumore cistico ni dorso diminuì della melb: cosi 
quelli ai cubi^; tutto migliorò in modo che si movea per 
se sola senza pena per il letlot sedeva sul medesimo: e dopo 
poche settimane cominciò a camminare; quanto allo stato 
locale delle vertebre dorsali esse si manienevano nello stessa 
grado di spostamento quanto alle apoBsi spinose aoceniMtes 
ciò che si rinvenne di particolare si è che si trovarono fra dì 
loro riunite, agglomerale, non potc^ndo più internare le dtl» 
fra V nna e l' altra come per l' avanti si faceva , come se depo* 
siti cartilaginosi, o calcari avessero ivi avuto luogo. In taU 
sialo continuò per più mesi, poi ammalò di bronchito, e dì 
resipola alla faccia. 

Un altro caso interessante di cifosi paralìtica è Ìl seguentat 
Anna Parrini contadina di Mugello , all'etli dì a5 anni, sana, e 
vegeta, di tempemmento snngnigno, abito scrolbloso , - ebbe 
np| S<-l(embre 1 836 una febbre sinoca che eorse per quindici 
giorni circa: poco tempo dopo, debole, e 6acca ancora per 
le feUkri avute ritornò alte sue occupazioni campestri , ed 
immantinente sollevò un peso . Senti al momento, essa raccon- 
ta , come uno schianto alla spina j non se ne diede per intesa. 
Dopo alcune settimane comineiò a soffrire di dolori attorno 
alk ultime costole, e dolori e borborigmi al basso ventre: 
iiungiava con appetito , ma dopo poche ore le si gonfiava il 
ScisflM T, XXXVL « « 

c,q,t,=cdbvGoogle 



i'54 u s I a L I o 

bssio T«DtnK enettcva per l' ano materie Miollb , ■ buDcliet 
tutto ciò foor del mo cottune] eoA proieguendo dopo alcuai 
mei! i dolori attorao alle costole divennero più intensi, ed 
altro dolore comparve corriapundente alla fosu iliaca tìni- 
Ura : non potea più cammioare, cbè molto indebolite aeniiva 
le estremi ik inferiori : allorché giaceva in letto, loffriva se 
movendosi dovea mettere in azione ì muscoli della spina: 
dopo qualche meae ancora divenne assoluta la impotenza dei 
movimenti degli arli inferiori; completa pamliai. 

Intanto ella s'accorse d'avere un tumore al dorso; in tale 
■tato risolse portarsi io Firenze a ricercare a)iiU allo Spedale 
di S. Maria Nuova, e ciò ai primi di Luglio del tSìy. Nel 
tutto assieme le cose stavano come si viene a descrivere: 
flpiantoallalocnlitk, esaminando lo colonna trovai un tumore 
sulla linea media del dorso resultante dallo spostamento delle 
tre ullime vertebre dorali, e per meglio dire dalle apoGsi 
spinose di quelle vertebra le quali facesn angolo retto sulla 
linea verticale, ed erano più in fuori delle loro vicine sopra 
t aotlo: più componevano il tumore i muscoli , le membrane, 
• cartilagini a quelle vertebre corri sponde oli , che tutte erano 
in istnto di tumefazione) il detto tumore era indulenle al ri- 
scontro , la pelle sana , e senza alcuna variazione : la condizio- 
ne morbosa di costei , e U forma della maUitia erano beo 
chiare, e manifeste; pregandola di volerai mettere a seder sul 
letto essa Io faceva , ma nel seguente modo: portava ia alto, 
e addietro quanto poteva, e parnllelì ai Ioli del cnpo gli avantt- 
bracci : facea punto tìsso coi cubiti , e cosi obbligava il suo 
tronco a rizzarsi in posizione verticale; seduta sul letto diceo- 
dole di voler muover le gambe replicava che qon poteva ; por- 
tava allora le sue pnime stese ai lati e sotto le ginocchia, e le 
alzava avvicinandde cosi al basso ventre; esisteva sensibiliiè 
normale agli arli stessi , 

Le funzioni degli apparati polmonare, circolatorio, nterinO) 
vrioario sì (anno normalmente: è fresca, e ben nutrita nella 
persona, eccettuando gli arti inferiori ch'essa dice dimagrati, 
ed ai quali Decussi senso di freddo, e stiramenti involontarii 
ogni tanto; è florida in viso che non mostra alcun segno di 
patimento, e cosi vive: furono fatte delle frisionì lungo la 
colonna vertebrale senza varìazìoue alcuna: dopo qualche 
Mttimana fu applicato un vescicante che per qualche giorno 
accrebbe ■ dolori: dipoi diminuirono, e cominciò a muovere 
le fambe , e le dita de' piedi : Don fa iasisUlo nella ctm dei 

C,q,t,=cdbvG00gk' 



DELLE CIFOSI PIRALITICRB l55 

vesdcaDtì, e dopo qunlche settimana si tornò allo stato ari- 
m'ero di perfetta paralisi (i). 

Sono questi i casi pib importanti cbe ho potuto raccogliere 
(n le mie storie di cìrosi paralitiche : ciò che mi duole si è di 
non avere casi altrettanto manifesti come i suddescrilli di ti- 
fosi interessanti altri pezzi della colonna vertebrale , onde po- 
ter fare de' confronti fra le forme, e le condizioni patologi- 
che loro; sarebbe pure interessante esamin.ire ne'cadaveri 
con esattezza lo slato delle parli prese da cìfosi, e poterlo (are 
ne' diversi stadiì della malattìa : finora non m' è avvenuto di 
poter fare tale studio. 

Molle ed importantissime riflessioni, e conclusioni st po- 
trebbero ritrarre dalle suesposte istorie d' alta uiiliiì ai Medie! 
pratici avveduti e prudenti . E per non essere prolisso toccherò 
di volo le principali per quel che a me ne sembra . 

Dirò dunque che io credo che il lavoro delle cìfosi possa 
venir mosso ora da qunlche causa esterna traumatica , o da 
violente contrazioni muscolari che arrivino a frangere, o 
•coanetiere i rapporti de' pezzi di una o piìi vertebre, e che 
in quei punti che poco a poco divengono centri d'azione mor- 
bosa si va formando, e diSbndendo un processo irritativo e 
flogistico, che poi col tempo pnssa ad uno stato di rammol- 
limento , e di fusione de' piazzi medesimi sITetti , e finalmente 
ad un terzo stato o stadio di callo, o consolidamento, O di 
depositi plastici, precìsnmente come suol accadere nella frat- 
tnra delle ossa lunghe; l'andamento patologico delle cifosi, 
gli esiti loro, ed il criterio medico basato sui fatti, permettono 
per quanto mi sembra, di venire a tali induzioni . Ora invece 
esistendo prìncipii interni morbosi quali sono qnelli delia 
scrofola, della rachitide, de' tubercoli ed altri più o meno 
noti possono, depositandosi in uno o più punti della spina 
piuttosto ohe in altre parti, divenire in simil modo senza 
grand' BJuto di cause esterne manifeste, centri d' attività 



[0 Qaetta donni, che da qaari due anni era ■fftlla di parali*! ali» 
Mremilk inferiori, alla meli dello Kono Miggio aodò lamtU* ad una 
febbre biliou ftaitrica, che fece il cono di quatlrn leUimanc circa; lut 
Bnirc della quale *offrt crampi, e puolure alle gambe ed ai {Medi, pili Torli 
■ pili spcuo deiruiilo: intanto i muicoli delle edremilì tafcriori caniio- 
ciaronoideueraoggettì alla Toloniji, e cib accraieonda di siorna ingior- 
iM,ciggi [3 Luglio) lapiraliiì é perfetta mente icomparia . Vi rerii una de- 
l>ol«u nella membra oiedeiìtne, per cui a ilento cammina, ed •julilaj 
■laciii èoalurale contegaenaa dell'ineria* « auncaiua totale d'eierciaio 
per il cono di qua^i due aiui . 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



l56 USIGLIO 

morbosa, e dare ivi comincìamento e molo al lavoro della 
cifosi : molto probabilmente le cifosi avveouta ne! «oggetti 
delle istorie descritte i.' 3.* ed ultimo sono slate mosse 
prìacipnlmente nel primo de' modi descrìtti: nel soletti 
della 2.* e penultima istoria il lavoro della cifosi ha avolo 
luogo piattosio per cause interne. 

In secondo luogo credo che vi sieno alcune situazioni nel 
corso della vita che sono più adatte di altre a facilitare le 
sconnessioni del misto organico osseo , ed Ì lavori di rammoU 
limento del sistema osseo medesimo; per esempio nelle fem- 
mine lo stato di gravidanza , e quello di puerperio ; Ìo ho ve- 
dute molte donne rette nella persona e ben conformate dopo 
il primo, od il secondo parto divenire o curve, o torte late- 
talmente lungo lu spina senz' altra cngione manifesta cui ciò 
poter aUribuire, se non che penose gravidinze, o p^irto, od 
imprudenza d'escir dopo pochi giorni dai riguardi oecessarii 
del puerperio, in alcune vane per f«r pompa di stolto valore, 
in altre meschine per la strettezza di circostante. 

Un'altra delle situazioni predisponenti accennate è lo stato 
febbrile continuo, e molto prolungato per più e più settima- 
ne; esso dispone il sistcraa ossio o per mancanza di nutri- 
mento o per altro a divenire piìi cedevole, meno compatto, 
e resistente , meno alto all'esercìzio delle sue funzioni, per cni 
molto riguardo e cautela son necessariì nelle convalescense 
di si fatte febbri avanti di riprendere In vtU abituale} di ciò 
che dico osservo sovente esempli in Firenze ove la popolaiio- 
ne per varie ragioni di fatto è dotata di ossatura fine, e de- 
licata, osservo, ripeto, che dopo lunghe malattie febbrili qual- 
che tempo dopo incurvano, o piegano lateralmente senca 
aggiunta di altre cagioni dopo la malattia sofferta, alle <]uali 
attribuirlo; ritornano essi troppo presto all'esercizio de' loro 
impieghi, ed al lavoro quando la colonna spinale non può 
reggere ancora e sostenere il peso del capo, e degli ani supe- 
riori che sopra ossa gravitano continuamente; questa è la vera 
espressione del fntto, se io non m'illudo. Ho de' sospetti so- 
pra altre situazioni che dispongono a tal modo d'essere del 
sistema osseo, ma Qnchè non ho reiterate prove di fatto sulle 
quali appoggiarle, non credo conveniente tenerne discorso. 

Credo in terzo luogo che l'andamento naturale spontaneo 
delle cifosi, e e •■•l quello che vien disturbato dalle cure medi- 
che mostrino evidentemente che il processo delle cifosi stesse 
come quello della maggior parte degli altri morì>i ha un limite^ 



DBLLB aFOSl PABALITICHB 1^7 

inteado dire ehe corre una parabola più o meno forzau, « 
che giunto a un dato punto , per leggi orgaaiche quel prò* 
ceno tende a limitarsi; e rìeatrano gradatamente nella esMRU 
vera, e aormale che loro compete quelle ossa inferme, e tor- 
Dano ad appetire, ed attrarre dal sangue il nutrimento adat- 
lato all'essenza loro. Per lungo tempo ha avuto forza un pre- 
^udizio intorno alle cifosi, che cioè le fossero incurabili: « 
probabilmente ciò che lo fece nascere fu l' oscuritll della dia- 
gnmi di tali mali finché gli esiti non erano ben manifesti, le 
cure tarde per conseguensa, o non adattate, e la pocaperse- 
Teransa e coraggio in mali per natura loro di lunga data, lo 
■on di parere che eccetluati i pochi casi nei qunli i guasti « 
gli esiti delle cifosi sono eccessivi, e da molti anni abbando- 
nati, per gli altri vi possono essere risorse salutari nella scienza 
medica: il punto difficile sta nel conoscere iu tempo ìt mor- 
bo , ti periodo , o stadio del suo lavoro, e la ragion prima 
che gli ha dato movimento onde ben regolarsi uel modo di 
cura ben adatto alle circostanze. 

Credo in qunrlo luogo che il dileguarsi progressivamente 
de' dolori, e degli altri segni e sìntomi negli aflt.-tti da cifosi 
qnando vanno a buon termine, ed il ritorno a liberi e volon* 
tarii movimenti delle parti paralizzate dopo non lungo tem- 
po, ed il conservarsi soventi volte in queste senso dove noa 
è moto, mostri tutto ciò ad evidenza che Ì lavori occulti delle 
cifosi stesse interessano il pilli delle volle le parti ossee, carti- 
laginee, vascolari, e membranacee delle vertebre offese, ma 
che i tronchi nervosi che le attraversano, e che ne sortono sono 
gli aitimi a soBrire inlime lesioni, e che vengono essi soltanto 
ora irritati, ora compressi e strozzati dalle parti snddetle che 
li circondano, e danno ota dolori, ora paralisi alle parti ove 
■t distribaiscooo. 

Credo in quinto luogo che nella cura delle cifosi dopo 
d'aver posto ia chiaro la diagnosi, le principali vedute del 
Medico debban essere, i.^ d'indagare e conoscere la vera ca- 
gione che ha dato movimento al processo della cìfosi mede- 
lima; se cioè mosso da causa esterna, o interna. Nel primo 
caso si dovrebbe condurre come nel caso di frattura delle 
ossa lunghe ; manlsaere cioè il meglio possibile la colonna 
Tertebrale in posìzioB tale che non venga disturbato, uè accre- 
sciuto il lavoro incomincialo, e perchè la pressione, o i movi- 
menti disordinati non oEfendano maggiormente i tronchi ner- 
nm che attcavecuBi» i canali veilebndi: quindi riposo, e po- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



i58 u s I o L I o 

lizioae orìzEonUle conlinuala, e mnntenere uno auto d* equi- 
librio in tutto il sistema della macchinn per impedire com- 
plicaeioni; e gÌ6 conlinuure finché ci s'accorga della perfetta 
consolidnsione e perfetto ritorao allo stato normale delle parti 
offese; che se dn principio, o causa interna mosse la cifosi, 
oltre all'nctempire alle suddette indicazioni, conosciuto quale 
il principio eterogeneo che domina nella macchina, e che ha 
portato alterazioni, o che ha disturbnto il travaglio nutritivo 
nnturale dì una o più porzioni del sistema osseo, cercare di 
vincerlo, o neu Imi izza rio coi mezzi adattati. La a.* veduta 
principale, ed interessante è di cercare ed arrivar a conoscere 
a qunle stadio del lavoro della cifosi trovasi l'infermo, allor- 
ché il medico entra per prestargli assistenza: e ciò si potr^ 
Ottenere collo studio de' sintomi , dalla data del tempo che 
corre la malattia, dall'eli, dalla tempra, dal modo e grado di 
reazione organica dell'individuo, dalle sue tendenze, abitudini, 
dalle antecedenze e dall'altre circostanze: e ciò è cosi interest 
sante a sapersi perchè la cura dee variare a seconda dello sta* 
dio del processo nella cifosi: se trovasi al primo stadio, che 
clilamar si potrebbe stadio d'irritazione, e se ci s'accorga 
di troppa attiviti o tendenza all'infiammazione in tutto il si- 
stema, o nella loealilb, o se viceversa s'incontra lentezza, 
inerzia, diSicollfa aì lavori di rammollimento, e di finione 
nel sistema osseo, consultare il criterio, il tatto, e l'occhio 
ini?dico per ridurre la tendenza organica ad un giusto mezeo 
che è qui'llo solo che conviene a' più armonici, ed ordinati 
lavori anco nelli stati morbosi . 

Se trovasi la cifosi al a." stadio, che dir si potrebbe Stadio 
di fusione, o rammollimento, mantenere con più rigore che 
mai la iraRquillitk, il riposo delle parti ofièse, e refK>lare il 
nutrimento a seconda dei bisogni della macchin»: che se 
questo stadio si prolungasse troppo, o troppo si estendesse il 
lavoro morboso, è in tali cifGosianie che sono necessari!, e 
molto giovamento portano ! derivativi , e in iapecie i ceroui 
vesclcatorii vicino alle porzioni dì colonn» offesa | difficìl sa- 
rebbe voler intendere II come giovino, giacché cosi poco sì sìt 
delle azioni de' rimedi!; ma sia che derivino il lavoro morbo- 
*o, sia che formando un'altra malattia alla cute quivi portino 
gli umori esuberanti; sia che pei loro componenti giovino, 
£)ttO è che la pratica ne commenda l'applicazione, e partico- 
larmente in tali momenti, e circostanze. 

Arrivati ■) terso stadio, cbe aì potrìa cfaianuie audio jla- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DELLE CIFOSt PABALITICHB iSg 

stico, o iì con sol idfl meato, il medico deve cootìnnare wl 
e«er oculato perchè non di troppo di nutrimeoto e depo- 
siti si portino nelle parti state offese; ridonare tono, ed aitivttk 
alla mnccbina internamente, ed esternamente, e COD somma 
prudenza ricominciare a mettere in esercìzio il tronco con 
moti graduati, e dopo aver incominciato per più settimane a 
dare esercÌEÌi parziali alli arti si inferiori, che superiori, e 
tutto ciò avanti di confidare nuovamente al tronco stesso io 
posizione verticale il peso di sostenere, e eoo ti noata mente , il 
capo e gli arti superiori (t). 

Che se il medico è consultato ad osservare e dar psreri od 
a trattare cifosi non più in corso, ma esiti di cifosi o abb.in- 
donale da del tempo, o mal curate per cu! si traiti di paralisi 
croniche dovute a slrocutnenti di nervi che vanno alle estre- 
mitè (per depositi plasiici) od altri esiti di tal natura, e gra- 
do, sta all'occhio, e criterio medico, dopo lutto esaminato, a 
giudicare se gli esiti accaduti sono gib fuori de' limili orga- 
nici, o se non essendolo dopo tentate altre cure, se v'ha il 
caso di poter tentare dì nuovo un proceaao artificiale di cifosi 
periimediare ai danni accadati. 



(i) Tutta cìb terra prr dire una traccia del mio moda dì vedere «nll* 

Eseii, progreiii , e curi di tanta «curs, lenii ed oitinite ifffEiuni: m> 
De cb( loorì di tinta difficolti non li jxitionn trillare cnn tanta carrcDa 



■ legnrciul mdo idte tolte d« oxervasioni 
nti torli della n * ~ 
litfc pobblica. 



|Hh forti della mia potranno correggere, auliisaiida, e migliorate ad uti- 



:,q,t,=cdbvGoOgk' 



Sazt'oKtoniM DEOLt Osm>dti. Discorso accadetnico di 

Luigi Homelli di Siena p. Prof, di Medicina clinica 
nell'I, e R. Università di Pisa, replicatamente pro- 
nunziato nel Teatro anatomico delf Ospedale. Fiteoze, 
nella Sumperìa Pialli , iSS;. 

HaiiU Fili^ 

Scpire Ih dnulcun, al diilìngnc lei niilli( 
i«* reconiroinde à l'ari que » bonlé •Monde, 
T>nlAl I lei (léli*ranl d'uni vapcur immond*, 
Ouvre CSI longi caniui, cu fraii vcnliUteur*, 
De l'air renouvelé poiiiini r^piralcori, 
pw alle no cN-drc hcureux conduil ici Ja sèlet 

La vie 
GricF i M 

L'agonie , 

El revirnlj e'chippé dei horreur* du Ir^pu, 
D'un pied (Temblinl eneorformer tei premieri pu. 
Lu betoilUf la douleur, li mdI<! li beoìuenl} 
La terre ail coniol^e, el lei cieui ippliuditieiit. 
Qae puiiteni i jimaii lr> nini, U pauvrclé, 
Dani COI uilei hìhU bieit la cbarildt 

Diluii . La PUH, Cb. H. 

I_jhe gli Ospedali derÌTano dalln pietà inspirata 
dalla retigioa del Vangelo; e che sono slati la 
causa primaria per la qtiate le Scienze mediche 
banao ottenuto quell'incremento che lor dura tut- 
tavìa, sono le due facili proposizioni che si assu- 
mea di provare il chiarissimo Professor Luigi Mo- 
relli con una dissertazione recitata in mezzo a dotto 
consesso, alloraquando si condussero a termine i 
nuovi lavori che la munificenza di Leopoldo Sbcoiido 
Granduca decreteva, onde abbellire e migliorare 
il pisano Spedale. 

Abbiam detto che le due proposizioni sono di 
facii prova. La voce ospedale che, com'è chiaro, 
emana da oj/?t£are« e da ospite, net suo stretto signi- 
ficato abbraccia quelle case tutte, nelle quali si ri- 
coverano, ammalati, vecchi, orfani, Ggli di segreti 
■mori ec. Nel senso lato poi iodica anco quegli al- 
berghi ne' quali il viatore trova di che rioU'uicarsi. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



OBIfflIfE DEGÙ OSPEDALI' ]6l 

Ora è un fatto' che quanto erano ignoti agli Ebi-e{, 
<^(t ai Gentili que' pi-imi istituti di filantropia; al- 
trettanto eran noti i secondi. . 

La ospitalità, quella virtù cioè per la quale il 
pellegrino, anco sconosciuto, trovava ricovero e 
mensa ne' più rimoti paesi da esso lui visitati, era 
la prima fra le firtù degli antichi. E con tal fei*- 
Tore era siffatta virtù praticala, che si teneva a 
se^no di onore la visita del pellegrino, ed il potere 
offerire ad esso Ìl letto e la mensa. £ tanto più la 
di lui mansione prolungavasi , tanto maggiore era 
la ^io)a e la festa dell' ospitante. La stessa partenza 
dell'ospite si segnava con donativi che il ricetta- 
tore od anco ciascuno della famigliu facevagli. £ 
sono infiniti gli esempj di pratica ospitalità che sì 
riscontrano sì nella Bibbia, sì in Omero, sì in altri 
libri antichissimi. Àbramo ricetta gli Angeli; Al- 
cinoo, Ulisse; fì;iguele, Tobia; Nestore e Menelao, 
Telemaco; Cinira, Agamennone ec. Che anzi ave- 
vano gli amichi varie specie di ospitalità, fra le 
quali, come la più scrupolosamente osservata, dee 
noverarsi quella che dicevasi diritto del supplice. 
Per essi era sacra la persona sulla lesta della quale 
erano piombaie miserie e sventure, e che rifu- 
giavasi in casa loro. Fosse anche stato il suo più 
crudo nemico, se il supplice si assideva sulla ce- 
nere del focolare di alcuno, ed implorava gli De! 
della ospitalità; ei diventava un sacro deposito del 
quale era dovuto un conto severo ai Numi. In 
sifiiitta guisa Temistocle si presentava ad Admeto 
re de' Molossi , e Coriolano a Tulio primo fra i suoi 
nemici . 

Più rigorosamente poi che da qualsivoglia altro 
popolo, la ospitalità esercita vasi dai Galli, e dai Celti; 
dei quali si narra fosse spinta tant' oltre la previ- 
denza e la delicatezza su tal proposito , che durante 
la nptte tenevano gli uscì delle lurcase aperti, per 
timore che il pellegrino stanco, bisognoso, o ira- 



iGd K o a B L L I 

▼iato, trovando l'uscio chiuso, non fosse costrelto' 
a pnssar oltre , e cercar nltrove soccorso e ricovero. 

Mi) sebbene la ospitalità fosse con tanto amore 
praticata, e SÌ seguitasse a praticare anco in pro*r 
gresso (li tempo; non pertanto le osterie si conob- 
bero fin dalle età remotissime; ed it Goguet pensa 
con molto fondamento che abbiano tanta vita, 
quanta ne conta lo sviluppo de* rapporti commer* 
ciali fra i popoli delle diverse antiche nazioni . Ero-' 
doto dice che la invenzione delle osterie debbe 
attribuirsi ai Lidj, senza che però sappia dirci in 
qnal epoca precisamente avessero origine. Alcuni 
altri credono che si conoscessero fìn dalla età di 
Giacobbe. Checché siasi però, è un fatto che questi 
alberghi sono di antichissima istituzione; che anco 
dai Romani erano conosciuti sotto il nome di di- 
versoria; e che per noi Italiani è pure antichissima 
la voce osteria, perchè riscontrasi nell'antica ver- 
sione di Plutarco, e perchè Io storico Matteo Vil- 
lani ricorda l'osteria alla quale ì Pisani concor* 
revano . 

Se però cono^cevansi dagli antichi gli ospedali 
nel senso lato della parola, o vogliam dir le osterie; 
è. altrettanto certo poi che uel senso stretto non 
conoscevansi in vernn modo. Ai Cristiani si debba 
la gloria della loro istituzione. 

Ne' primi tempi del Cristianesimo, la cura de'po> 
veri era affidata ai Vescovi: ed in molti luoghi, o 
nella casa stessa vescovile, od in case appartate 
eranvi ospizj per la cura degli ammalati , e per Te- 
sercizio di altre opere di pietà. Alloraquando si 
assegnarono rendite fisse agli Ecclesiastici il quarto 
delle medesime fu destinato pe'poverì, e si fon- 
darono ovunque case di carità che sì dissero cape* 
dali. 

La direzione di dette case anco per ciò che al 
temporale appellava, fu affidata a Sacerdoti, od a 
semplici Diaconi sotto la direzione del Vescovo. 



ORIGINE DEGLI OSPEDALI l63 

Queste ebbero io seguito anche dai privati tibbon* 
danti dotazioni ed ampie rendite. Ma nel succes- 
sivo rilasciamento della ecclesiastica disciplina, era- 
no dai Cherici amministratori convertite sovente 
in propria utilità. Ad impedire cotanto abuso, dal 
quale ripetono l'orìgine le Commende (secondochè 
ba tentato di provare l'autor del libro intitolato 
l' j^bbé commendataire ) Sì statuirono degli ordini 
dal Concilio di Vienna; e sopra tutto si comandò 
che l'amministrazione delle rendite degli ospedali 
risiedesse pressoi laici. Quel comandamento con-> 
fermavBSÌ dal Sinodo Tridentino, 

La prima menzione degli ospedali trovasi nel 
Codice Teodosiano . I Fraiìcesi credono che 5, Lan-t 
dré vescovo di Parigi sotto il regno di Clodoveo 
Secondo, fondasse in Francia il primo ospedale. S. 
Luigi, reduce diTerm-Santa, eresse l'Ospedale de- 
gl'Invalidi, per collocarvi i trecento Cavalieri i 
quali dal Saraceni erano slati abbacinati. Questo 
ospedale, mercè le cure di Luigi Decimoterzo, e 
di Luigi Decimcquarlo, cambiHndo sito e nome, 
fu ridotto all'anijiiezza e bellezza per le quali di- 
stingnesi oraV j^lbergo Reale degl' Invalidi di Pa- 
rigi . Sull'esempio di quello, si fondò in seguito 
dugl'Inglesi l'Ospedal degl'Invalidi di Chelsea;e 
dagli Austriaci più d'una casa di ricovero, nella 
quale trovano alloggio coloro che logorarono la 
propria vita sotto i travagli dell'armi. Bella e 
santa idea, fìglia della carità cittadina, della patria 
riconoscenza I 

Sotto Filippo di Valois altri cinque spedali furon 
fonilali in Parigi ; ed a questi altri ne aggiunsero i 
Re Giovanni, Carlo Quinto, e Carlo Sesto. Se non 
che fra lutti distinguesi quello che Enrico Secondar 
erigeva per rlcovrar gli oi'fani ed i pupilli, ai quali, 
dai diversi opfra) della città, sono insegnati tutti 
i mestieri che vogliono apprendere. 

la Italia gli ospedali son senz% dobbio «ntichìs- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l64 MORELLI 

aimi. Dapprima n'ebbero le Città più ngttardevoli: 
poi ogni Borgo e Castello, specialaiente quaudo la 
spedizione delle Crociate importò, o (secondo al- 
tri) dette vigore alla lebbra. Tutti che han qual- 
che nozione di storia sanno, come ai lebbrosi era 
in Italia proibito d'entrar nelle città, e come solo 
fu loro in appresso accordato di avvicinarsi alle 
porte delle medesime, e di battere sti certe tavole 
ivi appositamente tenute, onde avvertiti dal romore 
i cittadini, portassero loro di che camparla vita. 
È in quell'epoca che ogni piccolo paese fu d'ospe- 
dale provvisto; ed è in quell'epoca che più parti- 
colarmente nomini e Corporazioni benefiche det- 
tersi a servir gli ammalati. 

Fra i primi di que'terapi, e de'lempi anteriori e 
susseguenti novevansi S. Giovan Ci-isustomo, S. Bu- 
silio, S. Paola , S. Isidoro Alessandrino, S. Fabiola, 
Beata Angiola Merici, Alessio Comneno, Luigi Nono 
di Francia, Cosimo il Vecchio de' Medici , il Beato 
Domenico Vernagalli, S. Pammachio, S. Landi-y, 
il Beato Sorore, S. Bernardo di Mentone, Rosa 
Govona ec, ai quali il chiarissimo Professor Morelli 
poteva aggiungere la nostra Gaetana Agnesi già 
Professora a Bologna, e la Suor Marta, che i Fran- 
cesi tengono come la beneGcenza personificata. 

Fra le seconde son chiari i Cavalieri di 5. Laz- 
zaro; gli Ospitalieri che in appresso furon delti Ca- 
valieri di Radi e di Malta; le Ganonichesse di Ge- 
rusalemme; i Canonici Ospitalieri del Monte San 
Bernardo; i Canonici Regolari Cantuariensi; i Frati 
Alessiani; i Frati Betlemiti; la Congregazione della 
Santissima Trinità, o de'Pellegrini; i Gesuati, eie 
Gesuate; i Frati di S. Giovanni di Dio; i Cherìci Re- 
golari di S.Cammillo de Lellis, le Figlie della Carità, 
e molte altre Corporazioni alle quali la fede del 
Vangelo , e quel casto amore che ne promana pote- 
van solo dar vita ed incremento. 

LaaecoudH proposta della dissertazione del chia- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



OBiaiNB IWGU OSPBDALI l65 

r'rssìrao Professor Pisano è ugualmenle che la prima 
di facilissima prova. Chi, di fatto, vorrebbe negare 
aver gli ospedali dato quello sviluppo alle Scienze, 
mediche per il quale si sono iu molta parte spo- 
gliate di quell'empirismo, chele rendeva tutt' altro 
che venerabili? 

Ad ognuno, ancorché men dotto, è noto non po- 
tei*si dar vero valore nelle cose mediche, se non sia 
profondamente conosciuto quel mirabile artificio 
di cui è composta la macchina che chiamasi uomo 
Jisico. Cosila pensarono, e giustamente, gì' illustri 
Haller, Winslow, Meckel, Monroo, Berlin, Hewson^ 
Albino, CuWper, Hunter, Weilbrecht, Neubaver, 
Tarin, e tanti altri, i quali nelle lor dotte opere 
non ristettero mai dal raccomandare gli stud) ana? 
tornici. — Gli antichi non conobbero la struttura 
del corpo umano se non per analogia, perocché 
divietando loro le istituzioni religiose di profanare 
quella tal qual santilìi della quale credevano dotati 
) cadaveri; appena giunsero ad avere una vaga idea 
del come eravamo conformati, deducendola dalla 
sezione de' cadaveri degli animali bruti. Fu nel 
decimo sesto secolo che incominciossi a notomizr 
zare i corpi umani; al che fare dava comodo ed im- 
pulso la istituzione degli Ospedali, ne* quali si ave- 
vano facilmente umani corpi da dissecare; percioc- 
ché non era in quegli stabilimenti l' amor de' con- 
giunti che fosse d'ostacolo alla sezione de' trapas- 
sati. Ed in quel secolo appunto può dirsi che le 
vere e proprie scuole di medicina si conoscessero. 
A chi applicavasi all'arte di curare le umane infer- 
mità non mancarono allora uomini valorosi che fa- 
cessero osservar le varie fasi de' tanti mali che tra- 
vagliano la mìsera razza di Adamo; ed ove questi 
mali non si potevano soggiogare dall' arte, si accen- 
navano i guasti che avevano disarmonizzato il corpo 
dell' infermo siffattamente da ridurlo cadavere, Ed 
a questo secolo appunto sì attaccano i nomi glo- 

C,q,t,=cdbvG00gk' 



l66 MORBUI ORUUIIE DBQU OSPEDALI 

riosi di Guainerio, di Berengario da Carpi, di Fal> 
loppio, di Musa Brasavola, e di ahri sommi iuli&iii, 
ai quali gli Oltramontani aggiungono quelli del Ve- 
«alio, di Enrico d'Hermonvitle e di altri. 
• ' Dire i semi fecondissimi che spars^^io que' cele- 
bri, e quanto e qua! frutto ne fu in progresso ri- 
tratto, non è nostra mente, né lo potremmo volen- 
do. D'altronde della debolezza di nostre forze, spe- 
cialmente in siiTalta mnteria, ci fa scusa la diversità 
degli studj ai quali applicammo. Oltredichè non 
poir«mmo se non che ripetere quanto con uno 
«forzo di erudizione magnifico ha detto nella disser- 
tazione e nelle note il Professor Morelli. 
' Forse da taluno giudicberassi che alcune di quelle 
oote non sieno attinenti in modo diretto alla ma* 
teria discorsa, A chi vi miri ben addentro però si 
farà palese un (ilo recondilo che tutte le collega, e 
le trascina mirabilmente ad un fine. Checché sia poi 
della verità o non verità di quel nostro dubbio, è 
un fatto innegabile che tutte sono di molta erudi- 
sione riboccanti; né noi ci siamo adontati mai della 
troppa erudizione che abbiam riscontrata ne'libri. 
Son tanti quelli che si stampano ai dì nostri, dei 
quali può dirai 

^ox, vox praiereaqite nìhit! 
Perchè mostrarci severi verso chi ci oflVe-una com- 
pensazione ? 

L. F. Cbcgarelu. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



j6t 
NOTIZIA SOENTIFICA 

Vlceraxione della membrana esterna d'un intestino strangolato^ 
ofsrrvatn da Leopoldo Fedi alla clinica del D. FiiiHresco 
Ciiaa Pro/, d'operazioni negl'II. e RjR. Spedali di Pistoja. 

Ije lesioo! alle quali può andar lo^^elto l'iotcstino strango- 
lato furoD s\ bene esaminate dal Chirurghi moderni, ch'ell'è 
comune opinione non abbian essi lasciato alcuna accidentalità 
1» quale offrir possa materia di discorsa. Nulla ostante non 



tutte quelle lesioni furono egualmente da loro pigliai 
dio; e come avverte il sig. Alfonso Velpcau (^Med. operai.') 
l'ulcerauone della superGcie esterna dell' intestino, lesione assai 
frequente, non fu ancora trattata bastantemente, lo mi faccio 
relatore d'un tatto di cotal lesione, osservato alla clinica d'un 
esimio maestro, che con sano criterio c'insegnava quanto Gdar 
dobbiamo negli ajuti della natura, e quale sia il partito a cui 
convenga appigliarsi in simili eventi. 

Questo nh. Professore nel primo giorno del Febbrajo di 
qoeit'anno praticò l'erniotomìa per uno strangolamento cro- 
nico che aUliggeva da trentaquattro ore una certa Maria Lenii 
di Pistoja, ammalata d' entcronelc crurale sinistro da circa nove 
anni; donna, la quale sebbene d'età avanzata, era pur dedita 
ad ogtii slravÌ7.7,o , ed altre due volte s'era rallegrata del veder 
vinto quel malore mercè delle cure dello stesso operatore che 
usato aveva del taxis. Kìuscì facilissima l'apertura del sacco 
erniario : era strozzala un' ansa dell' ileo , la quale trovossì 
molto ingorgata e d'un colore assai rosso bruno. La partico- 
larità che presentò il viscere strangolato fu un'ulcera circolare 
deldìantetro d' una linea e mezza, situata sulla parte più elevata 
del tumore, ed interessante la tunica esterna. Nessuna compli- 
canza e nessun' altra lesione incontrammo. Ne tenne per un 
momento sospesi la presenza di quell'ulcera, gindicnta poi un 
efictto de' violenti e ripetuti conati dell' istessa ammalata per 
riporre quel tumore . £ per verità doveva essere imbarazzante 
quella lesione, di cui o ^ molti non si e parlato, o vagamente 
te ne sono dette poche parole. 11 nostro Professore tentata lievis- 
simamente alcun poco la resistenza dell' ansa intestinale stran- 
golata, ed assicuratosi dell'interezza delle tuniche sottoposte, 
saviamente pensò si dovesse riporre il viscere, ed attendere 
che la nalnra riparasse a quella lesione. Dopo la reposizioue 
cessarono tutti gli sconcerti prodotti dallo strangolamento, 
tranne la stitichezza , della quale egli non si curò per allora . 
Imperocché ove, amministrando eccoproticì, avesse dato luogo 
ad un movimento straordinario degl' intestini si sarebbe curta^ 
mente opposto all'adesione dell'ulcera col peritoneo, sulla po»~ 
sibiliti della quale ailesione egli e rasi basato riponendo l'mte- 
stmo ulcerato . £ scout dubbio era meglio per qualche tempo 
laiuare gì' iotsslini neUa loro inerm, cbe tentare di vincere 



l63 N0TIZI4 BCIENTIFIOA 

nell'isiantcU costipazione, che noit dee iniporre giammai qaao- 
do tutti gli altri disturbi sicnsi dissipati, ed il chirurgo abbia 
ben procuralo di riporre il viscere libero, e che inoltre aumeif 
lava nel nostro caso le probabilità del resultato promessoci (!)• 

Due gioi-ni dopo fu amministrato un clitlerc sem^^ice, per 
cui il ventre depose in grandissima copia il superfluo suo peso. 
Nei giorni successivi la defecazione si ristabilì coli' ordine aa- 
tnrnle; e nessuno sconcerto, nessuno inconveniente iinpeih dw 
dopo diciotto giorni l'ammalata ritornasse nelle sue condicioBÌ 
di pi-rfptta salute.— Dalle quali cose tutte deduco doversi iacaà 
consìmili tentare la reposidonc del viscere anco quando l' ulcera 
sia pili estesa di quello fosse nel caso nostro: ove peri siam 
sicuri dell' interezza dell'altre membrane e della natura dell'ul- 
cera. Perocché se questa è un resultato di escara gangrcnosa, le 
prubabiiit;i del buon esito diminuiscono, e puossi talvolta correr 
pericolo di dar luogo ad accidenti che avremmo potuto evitare 
non lo riponendo. 

Lungi dall' esporre quali crìteiii sieno sufficienti per fare 
sperare un felice resultato della reposÌ7Ìone, quando l'intestino 
è leso di questa maniera , io dirò solamente , appoggiato al Gitto 
clic Ilo narrato, che non soltanto dcbhonsi riporre quegi' inte- 
stini la cui membrana ascitizia sia fadlmente lacerabde dal dito 
(V. Bi'rer, Tran, delle mnlatt. chir.); ma quelli ancora da 
ulcerazione attaccati, come ne consiglia il sig. Vclpeau ((y- 
cif.J. Certo le pmbahilitìi del buon successo saranno maggiorine 
primo caso; ma non è al dì lìi de' soccorsi e de' mezzi della na- 
tura l'arresto del processo d'ulcerazione, allorcltè se ne abbia 
lolla la causa e si provvegga a tenerla lontana. Che se Ini- 
volia fu impossibile arrestare i progressi dell' ulcera , anche 
qiiando ne fu rvmi'isa la causa, è da supporsi che quel pro- 
cesso morboso avesse attaccate quelle paiti ancora che furono 
reputate illese; o che la causa non se ne fosse potuta allootanare, 
o non ne fosse slata allontanata del tutto. Conciossiacliè sia stra- 
vaf;antc Ìl credere che non si possa, lollane la causa, prevenire 
l'ulcerazione d'una membrana io un organo che è composto 
di più membrane, e che se ne debba attendere J' arresto sol- 
tanto allora che essa lo ha eroso a tutta sostanza. (^F. Pacini 
Prog. d'uniutov. melod, Wallace, dcll^arl. atutirS). 

fi) In propiMilo di cnslipatione perdaranle dapo il perrelia ibrigln- 
in«ala dell' ini citino «Irangolalo , bo potuto oiMrvire, nei cinque inni n>i 
quali bo Hguitito U clinica ér\ prelodala Pcoreitore, aJcuni Talli *e non 
jorprendenti, cerlamente non comuni. Riili, omelifnd'i gli altri, nmrncn- 
lir ijuella di una tal doona la quile nno Isgravb il ventre che dnpa il 
qjatlordicFsimo giorno, ed a cui eri itala, a qnri t'mpn ■nltioti . in- 
Irodolla una lupp.ota. Ho potuto iooltre comuccre iati 'oMcmiions della 
p'alica di quuti) abiliu. ProfcMnre ctlVgli diScilmcate giuiigr ail animi- 
oiilrare dei luiatt*i quaalunqns la coilìpasione perduri. E »i per qurila 
maniera di cura, o per cagioni ■ me forte occulte, lono però verità i bei 
retultati d* e»o ottenuti nii^rcò d'opeiaiìoni d' ernie eieguile in laTon- 
votinimp circoitine ed io imbamtanti campHcMÌani . 



NUOVO GIORNALE 

DE' LETTERATI 

'li.' 99. 



PARTE SCIENTIFICA 



Prodromus Systematis ìiaiuralis regni vegetahiUst sive 
Enumeratio contrada Ordiman, Generum, Specierunf 
fue Plantarum kuc w><fue cognitarum, juxta metìiodi 
naturalis normas digesta; Auctore Aua. Ptrìho De- 
, Casimlle. Pars texta, et Partii septimtB sectio prìor- 
slstens Compositarum continuaiionem et Jinem. Pari- 
siis i837-i838. (V. N.' 91, p. 3). 

VJontiniiA nel Tomo sesto la Tribù delle SENE- 
CIONID££dellB quale furono esposte cinque sotto- 
Tribù nel Tomo precedente. 

Sotto-Tribù 6.* Anthemide». Capolinidì 
rado omogami, quasi sempre eterogemi (i), mai 
dioici: fiori del raggio noi, di rado pluri-serìali, 
Cemminìni odi rado neutri, ligulati, tubulosi, 4'^ 
dentati, ermafroditi,di rado maschi. Antere scodate. 
Rami dello stilo barbali e troncati io cima, in po- 
chi casi terminati in cono. Achena angolata, terete, 
o, nel raggio, piamnsubcompressa. Nessun pappo, 
o corto e coroniforme,di rado orecchiforme. Foglie 
spessissimo slteroe. 



(i) OmiMÌone da correggerti occom nel N.* 91. p»B- 8, »er- 
li 3e 4'~''> i fìof' olerai ioaaeutri;H legga oi Bori eiteini iob 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



lya DBCAHDOLI.B 

Divisione i.' £uantbbhidb£. Cupolini raggiati, 
(di rado discoide!) con ligule uoìseriali femminiDS, 
dì rado neutre, e il disco ermafrodito. Ricetta- 
colo paleaceo. 

Gen. Oederia . Eumorphia . jìganippea . 
Epallage. jinlhemis. Afaruta. Lu- 
goa, Ljonnetia. jinacyclus. Cjrto- 
lepis. Ormenis. Cladanthus. Lepido' 
phorum. Ptarmica . j^chillea, Diotis. 
Santolina, Nablonium . Lasiosper- 
mum, con specie centosessaatasei. 
La comune Antkemis Cotula trovasi ora nel ge- 
nere Morula. M. Cotula, h' jinthemis alpina è di- 
ventata Ptarmica oxyloba, V Anthemis mixta 
Ormenis mixta, V Anacjclus alexandrimts, Cyr- 
tolepis alexandrìna, e molte delie Achillee son 
passate nel genere Ptarmica . 

t)Ìv. a,* CuRYSAirrHEUBx. Ricettacolo nudo. Capo- 
lini raggiati, con ligule uniseriali femminine, Ji 
rado neutre: disco ermafrodito. 

Geo. Steiroglossa . Lidbeckia. Gamolepis. 
Psilothamnus. Coinogjrne . EgUtes. 
yenegasia. Leucopsidium. Xantko- 
cephalum. Phjmaspermum. £tisut- 
sua. Srachanthemum, Naranthea. 
Leucanthemum . Adenachtsna, Ma- 
tricaria . Pyrethrum . Ckrjrsanthe- 
mum. Dimorphoiheca' jicanthtttheca. 
Afoncdopìa. Steìrodiscus. Schisioste- 
phium.Chlamjsperma. P^ìllanova. 
Brachjmerìs . Oligoglossa, con cen- 
tosettantasei specie, fralle quali la 
più parte dei Ckrysanikemi sono 
stati collocati fra iPjrethrit e Lof 
cantkemi. ■ 
ChiyiaUhamim indicum k ora Pynthnun unente. 

Chrj-satuhemuni Leucanthemum = Leucantkemunt vulgate. 

Il genere Dimorphotheca è tutto a acapilo del 
genere Calendula. 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



VBODBOMUg 171 

Di*. 3/CoTULBX. Capniinì discoideì oinOgaint,o 
eterogaioi, col disco sempre ermafrodito, e le ligule 
femminine uni- o plari -seriali . Ricettacolo nudo . 
Geo. Peyrousea . Otocklamis . Cotida . 
Strongylospei-ma Genia. Omtdotes, 
con quHi'anluna specie. 
Dir. 4 * Atuanasie£. Capolini omogami con co- 
rolle tutte tubulose e tereti. Ricettacolo paleaceo. 
Pappo o minutamente squamellato, o di peli fo^ 
mali da una semplice serie di cellule. 

Geo. Lonas , Gonospermum . Jffy:rpenolepis , 

Jfolophjllum. ^thanasia. Moiysia, 

con quarantanove specie. 

Div. 5.' ÀBTBHisiBA. Capolini discoidei omogami, 

o eterogami, col disco sempre ermafrodito, e i 

fiorì del raggio talora femminini, uni-o plui'i-seriali. 

Corolle del disco tereti, con stilo bifido. Acheno 

senza ali . Ricettacolo nudo. 

Gen. Stìlpnophjtum. Artemisia. Croisoste^ 

phium. Tanacetum, Plagius. Ade' 

nosolen . Marasmodes . Pentzia . 

Chlamjdophora. Myriogyne. Sphae- 

romorphaea . MachUs , con dugen- 

tocinquanlasette specie. 

II genere Artemisia che nel Sjstema f^egetabi- 

lium di Sprengel «ra di centocinque specie, nei 

Prodromo è di cent'ottantacinque, quantunque ne 

siano eliminate le 

ArUmuia ambigua diveatita Trit^gy^iK laricifolia. 
hiniita = CjrathaeUne lyrata , 

tenuifatìa = Eapatoriam faenicìdaceum. 

vermiadala ^= Seriphìum veniùcidatum, 

II genere Balsamita è scomparso. 

La BtUtamitaJlabeUifonitia è Pernia flabettifontUt^ 
agenuifolia '= PUtgùa agtnitQbUM, 
virgola =: virgatui, 

pmuUflora •= grandifJoruit 

tridentata ^ Iridcatatu», 

e l'Erba Santa Maria, che è stata soccessìfamenta 

c,q,t,=cdbvGoogle 



■ 71 DBCARDOttl 

chiamata Tanacetum Balsamita lAn,» Balsamita 
major Desfontj -Balsamita suaveolens Desfoot, 
Balsamita vulgaris Sprenge], attualmente porla it 
nome di Pyretkrum Tanacetum. 

Div. 6.* HiPPiB£. Capolini monoici, con fiori 
femminini nel raggio, e mascolini nel disco. Corolle 
tutte tubulose e tereti . Stili del disco semplici, 
troncati in cima. Achene nude obcompresse, o an- 
golate , Ricettacolo nudo. 

Geo. jibrotanella. Leptinella. Plagiochei- 
lus. Soliva. Hippia, con specie ven- 
titré. 
Div. 7.' EaioGBPHàux, Capolini moltiflori mo- 
noici con pochi fiori femminini nel raggio ligolati 
o tubolati: i mascoliai del disco tubulosi, tereti, 
con stilo semplice clavato- troncato. Achene nude 
e senza ali. Ricettacolo paleaceo. 

Gen. Eriocephaliis con ventidue specie. 
Sotto-Tribù 7.* Gnaphalieae. Capolini 
omo- o eterogami, molti-pauci, di rado uniflori. 
Corolle tubulose quinquedentate: quelle de'fiori 
femminini Bliformi, di rado IiguUte. Antere cau- 
date. Stilo de'fiori ermafroditi con rami senza ap- 
pendicct quello de'fiori maschi spesso indiviso. 
Acheoe spesso coronate da pappo peloso o setaceo, 
di rado nude. Foglie quasi sempre alterne. 

Div. i.'Ahciauthkx. Capolini uni-pauciflori den- 
samente aggregati in gruppetto cìnto da un'invo- 
glio generale. 

Gen. Strloncerus. Hyalolepis. Pkylloca- 

lrmna< y/ngianthus . ^irropkorus. 

Mfriocephalus . Gnephosis. Caloce- 

phalus. Cjrlindrosorus. Leucophjta. 

Craspedia. Pjcnosorus, con specie 

quindici , 

Div. 3.' Cassine^. Capolini non aggregati in 

gruppetto . Ricettacolo o in tutto o solo nel mar* 

ginc paleaceo. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



PRODROMUS 173 

Gen. ^mmobium . Ixodia. Rkynea. Casti- 
nìa . j^palochtamjrs , con veotìsei 
specie. 
Div 3/ HsLYCHRYSBA. CopoHiii non aggregati in 

eruupelto, molli- o peuciflori. Fiori o tulli erraa- 

froditi labulosi, o i laterali femminini o neutri, 

tubulosi o di rado ligulnti. 

Gea.ffttmea. Cfossolepis. Quinetia. Ruti- 
dosis. Rhodanthe. Podotheca, Lepto- 
rjrnchos. Afoma. Millotia. Ixiolae- 
na. Panetia. Podolepis. Swammer- 
damia. Ozothamnus. Eriosphaera, 
Leontonyx. Helichrjrsum • Helipte- 
rum . ^phelexis. Stenocline. Achyro- 
cline. Gnaphalium^ Omalotheca. Cla* 
dochaeta. Pteropognn, tasiopogon, 
jimphidoxa. Demidium, Filago . Me- 
talasiei. Eryihropogon. PachyrHijrn- ■- 
ckus. Eljrtropappus. Disparago. Jm- 
pAi^/or^a^coo specie quattrocento ot- 
tsntanore, delle quali dugento quindi* 
ci appartengono al genere Helicrkjr' 
sum,che in Sprengel ne conteneva s» 
le quarantuna. Le ventisei specie di 
Helipterum son piante affini agli Eli- 
crisi, trai quali erano state collocata 
da Ijessing.Lo Gnaphalium ha cento- 
sette specie: in Sprengel erano cen- 
tonovantadue , ma nel Prodromo 
sono state separate tutte le Filagint 
e varie altre riposte ueW Helickry- 
sum, Matalasia jéchjrocline etc. 
Dìt. 4** Sbiupìiie£. Capolini uniflori or liberi, 

or aggregati densamente in gruppetto, non cinti da 

invoglio generale. 

Gen. Stoebe. Seriphium. Perotricke, con 
specie ventiquattro. 
Dìt. 5*.* Antehh&bue, Capolini non aggregati ia 



:,q,t,=cdbvGoOglc 



174 DBCAHDOLLB 

gruppetto, dioici o subdioici, o monoici. Fiorì ma- 
scofini dotati di stilo semplicissimo clavato-tron- 
calo in cima . 

Gen. Trichogxne. Phaenocoma . Petalacte. 
Aneixeton. Antermana, AnaphoUs, 
Leontopodium. Specie cinquaotasei. 
Div. 6.* Lbyssbrk£. Capolioi moUiflori, raggiati^ 
con ligule femminine. Pappo mai coroniforme, 
formalo dì squamette altve paleiformi, altre seti- 
formi. Ricettacolo nudo fuori che nella Rosenia. 
Gen. Athrixia. Antithrixia. Lejrssera. Pie- 
roihrix . Rosenia « di quattordici 
specie. 
DÌT. 7. Rblhanika. Capolini molti- ( di rado 3-5 ) 
fiori, omogamì o raggiati, con ligule femminìoe o 
neutre. Nessun pappo, o pappo formato di squa- 
mette più o meno concrete alla base, o coroDÌfor- 
me, o multi'paleaceo. Ricettacolo sfrangialo, o 
paleaceo. 

Gen. Carpesium. Syncephalum. Olìgodora. 
Nestlera. PoljchtBtia. Relhania. 
Eclopes . Rhjrnchopsidiwn. Osoiites, 
Osmitopsìs, con sessanta specie. 
Sotto-Tribù 8.* Senecionese. Capolini 
omogami o più spesso eterogami, mai dioici, di- 
scoidei o raggiati, spessissimo raggiati da ligule 
uniseriali. Ricettacolo quasi sempre nudo. Aiilere 
scodate. Acbene coronate da pappo peloso o setu- 
ceOf e l'esterne talvolta nude. Foglie alterne. 
DÌT. i.'JVkurolbnbs. Ricettacolo paleaceo. 
Gen, Neurotaena di una sola specie. 
DÌT. 3.' Ekbchtuitba. Ricettacolo nudo, o aKeo- 
lato-sfrangiato. Capolino discoideo eterogamo, eoo 
i fiori del raggio lubulosi femminini, o subdinìco. 
Gen. Faufasia.Erìotrix. Stilpnogjme. Eif 
chtites. Cremocepkabtm, con venti- 
due specie. 
Dir, 3,* EusBicBaoKE^. Ricettacolo nudo> o al- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



pnODROHUS IjS 

veolato-sfrangiato. Capolino omogamo discoìdeo 
o raggiato» con ligule femminine, o, raramente, 
sterili. Cotiledoni piani. 

Gen. Cynura . Emilia . Brachystephium . 
Oligothrix. Mesogramma. Cinera- 
ria, Senecillis. Ligularia. Amica* 
jironicum. Doronicum, fVemeria. 
Culcitium, Gynoxis. Cacalia. Psa- 
calium. Kleinia. AcUja. Senecio. 
Brachjrrììincos . Madaractìs. Tetra- 
dymia . Mail/iarda , Bedfordia . Na- 
tania, Lachanodes, Eurjops: di 
specie ottocentoito . Il genere Sene- 
cio è così sterminato } contenendo 
cinquecentonoTantasei specie, che 
spaventa il pensiero di dovere studia- 
re in esso qaalche specie incognita. 
Div. 4-* Balbisisx. Ricettacolo nudo. Capolino 
omogamo discoìdeo, o raggialo subdioico. Cotile- 
doni ioToluti. 

Gen. Balbisia , Robinsonia » con cinque 
specie. 
Tribù 5.» CrjYAREjE. 
Oltre i caratteri sopraindicati. Capolini ora 
omogsmi, ora eterogami, con fiori femminini o neu- 
tri nella circonferenza, o capolini dioci. Ricetta- 
colo nudò, o al veolatO'sfrangiato. Corolla pellucida 
staminigera 5-fìda, regolare o appena subregolare, 
di rado quelle del raggio ligulate. Polline globoso- 
echinHto, di rado ellittico, liscio. 

Sotto-Tribù I.* Calendulaceee. Capolini 
molliflori, con i fiori del raggio ligulali femminini 
fertili, quei del disco tubolosi quinquedentati , 
ermafroditi, sterili per aborto, o maschi. Invoglio 
uni- o pauci-seriale.RicettscoIo nudo nlveolato, ra- 
ramente setoso. Antere brevemente barbate alle 
base. Siilo del raggio lungamente bifido: stilo del 
disco noduloso, subindiviso, o con una zona di peli. 



:,q,t,=cdbvGoOg[c 



176 DKCAHDOLLB 

in cimo» conico sobbiBdo con rami molto appro»- 
simati, o subconcreti. Àchene del disco aboi-tive: 
achene del raggio fertili, spesso diifornii. 

Dìt. t.' Calbhdulb£. Capolini moltiflori raggiati: 
fiori del raggio ani-tri-seriali ligulati feaUDinÌDi: 
fiori del disco tubulosi bisessuali, sterili per aborto 
del pistillo. Invoglio uni-bi-seriale con squame li- 
bere. Antere brevemente caudate. Acbene del rag- 
gio fertili rostrale» nude, spesso curve» dilTormi. 
Gen, Calendula, OUgocarpus, Tripterts, 

con trentotto specie. 
DÌT. a.' 0sTE0SPRRMB£ . Cupolini moltiflori rag- 
giati) con i fiori del raggio femminini ligulati, quei 
del disco tubulosi, ermafroditi sterili per aborto. 
Invoglio pauciseriale di squame libere. Acbene del 
raggio fenili , col rostro di varia figura: quelU del 
disco abortive, spesso tereti, 

Gen. Osteospermum, di cinquaDtasette spe* 

eie. 
Div. 5.' Othoiinbs. Capolini moltiflori raggiati, 
con fiori marginali ligulati o tubulosi femminini: 
fiori del disco tubulosi quinquedentati.ermafroilìti, 
Sterili per aborto, con stilo semplice abortivo. Ache- 
ne pappose con pappo setoso, nel raggio spesso 
Riuttiseriale, nel disco uniseriale, o nessun pappo. 
Squame dell' invoglio uniseriatì o pauciserialì , 
lìbere, o più o meno fra loro connate. 

Gen. JSeteractis. Gjmnodiscus . Dona. 

Othonna. ffertia. Ruckeria, con no- 

vantasette specie. 
Sotto-Tribù 2.* Arctotideee. Capolino 
nioltifloro,omogBmo discoideo, o, come più spesso 
accade, con ligule uniseriali femminine o neutre: 
fiori del disco ermafroditi, ma i centrali spesso 
sterili. Antere brevemente caudate. Stilo de' fiorì 
ermafroditi, nella parte superiore nodoso con dei 
peli a verticillo, lobi concreti, all'esterno minuta- 
mente ispidi, in cima liberi e ottusi. Achene ero- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



PRODROHUS 177 

Stri, turbinate, con ereota termìnAle, spesso pelo* 
se, nude o pappose. Pappo di squamette paleacee, 
e qualche votta subsetiformi. 

Div. I.' AacTOTBA. Squame dell'invoglio ineriDÌ, 
e tutte fra loro distinte. Capolini sempre raggiali. 
Ligule femminine, o, benché di rado, neutre. Ache- 
ne spesso alate. 

Gen. Arctolis. Cymbonotus. Venid'mm. Ha- 
plocarpha. Landtia . Arctotheca . 
Criptostemma. Microstephium. He 
terolepis , con settanta specie. 
Div. 3.' GoRTERiBX. Squame dell'invoglio, al- 
meno le esterne e le medie, terminate in spina, 
spesso dentato-spinose lateralmente, e più o meno 
aderenti fra loro alla base. Ligule sempre neutre, 
e qualche volta mnncantì. 

Gen, Stephanocoma . Goiteria. ffirpicium. 
Didelta. Berkkeya. Gazania. Sto- 
btea, di specie centotrentatre. 
Sotto-Tribà 3.* E e h i n o p s i d e «. Capolini 
anìBori aggregali in un gruppo globoso, munito 
d'un invoglio universale poHBIIo, articolati sopra un 
ricettacolo comune. Invoglio parziale di ciascun 
capolino di squame pluriseriali ; le esterne pilifor- 
mio lanate alta base, le medie sfrangiate o cigliate. 
le interne spesso connate fra loro o con l'ovario. 
Fiori tutti ermafroditi e fertili. Tubo della corolla 
gonfio alla fauce: lembo diviso in cinque lobi in- 
eguali. Stimmi nudi e lisci. Achene pelose, pappo 
coronifnrme di peli, o di pagliette sfrangiate. 

Otn. Ecbinops . jécantholepis , di specie 
ventiquattro. 
Sotto-Tribù 4-* C a r d o p a l e e. Capolino pan- 
cifloro omogamo. Invoglio cilindrico, colle squa- 
me esterne o brattee pinnatifìdo-spinose, le interne 
intiere subpongenti-mucronate. Corolle palma* 
to-&-6de. Antere caudate, colle code Ìspide all' in- 
dietro. Acbena rostrata, pelosa, con areola termi- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



178 DBCANDOLLB 

naie. Pappo paleaceo, unisenale, senza antllo prò* 
miaente alla base, e le pagliette intiere. 

Geo, Cardopatium, con una sola specie. 
Sotto-Tribù 5/ Xera n t hemete. Capolino 
moltifloro eterogamo discoideo, con ì 6ori della 
circonferenza uniseriali, femminini, e gli altri erma- 
froditi. Invoì^lio scarioso, raggiante, multiseriale, 
con squame distinte paleacee. Ricettacolo paleaceo: 
corolle ermafrodite quinquefide femminine, triden- 
tate o bilabiate. Àchene turbinate, quelle de'Gori 
ermafroditi pelose, quelle de' fiori femmine glabre, 
con un disco epigino, e Tareola terminale . Pappo 
senza l'orlo prominente, di poche pagliette lunghe 
semi lanceolate intiere. 

Gen. Xeranthemum. Chardinia.Sièbera, eoa 

otto specie. 
Sotto-Tribù 6.'jCarIinege. GapoUni molti- 
florì, mai dioici. Invoglio multiseriale, di squame 
distinte, spesso spinose. Corolle ermafrodite quin- 
quefide; le femminine e te sterili variamente dif- 
formi, e spesso tutte piegate in fuori. Filamenti 
delli stami liberi, nudi, lisci. Antere caudate, colle 
code spesso lunghe, barbate e subconnesse. Àchene 
il più delle volte pelose. Pappo uni-bi-serìale, piu- 
moso o peloso, non paleaceo, con peli talvolta in 
vario modo fra loro anastomizzati, e apparentemen- 
te ramosi . 

Oeit. Sausurrea. jéplotaxis. Dolomiaea. 

jérctium. Steckmannia. Sthaelina, 

Carlina, Jtractylis. Thevenotia. 

Cousinia. jincatkia, ^ucherot con 

specie centotrentadue. 
Sotto-Tribù 7.' G e n t a u r i e se. Capolini mol- 
tiflori. Squame dell'invoglio imbricate, in vario 
modo appendiciate, di rado inappendiciete. Fiorì 
del raggio spessissimo neutri, con corolle dilatate 
alta fauce, irregolarmente quinquefida, spesso mag- 
giori del disco. Filamenti delli stami liberi e spesso 

c,q,t,=cdbvGoogle 



faoD&OHua 179 

papillosi . Achena per lo più compreasaf di rado ci- 
lindrica, quasi sempre munita di un'areola laterale 
e basilare. Pappo di rado maDcante, specialmente 
ne' 6ori del disco, peloso o paleaceo, spesso multise- 
riale, mai piumoso. 

Geo. Amberboa. Zoegea. Microìonckus . 
TVicholepis . Tomanthea. Crupinat 
Centaurea. Cnicus. Tetramorphoea: 
specie dugentosessaotanove. 
Sotto-Tribù 8.' C a r t h a m eee. Capolini mol- 
tifloi-i . Invogli di squame uniseriali , spesso spinose, 
le esterne bratleifornii , foliacee. Fiori tutti erma- 
froditi , e di rado pochi degli esterni sterili . Corolla 
quinquefide piegate in fuori, fesse snbioegualmen- 
te. Filamenti delli slami o con peli sparsi, o con 
un fascetto di peli. Achena glaberrima, tetragona, 
con areola laterale, o nessun pappo, paleaceo 
mulliserinle, di rado scabro e peloso. 

Geo. KentropJijrllum , Carthamus. Onobro- 
ma. Carduncelltts, Specie diciotto. 
Sotto-Tribà9.*Sily beffi. Capolini moltìflo- 
rì . Invoglio di squame maltiseriali spinose nell' api- 
ce. Fiori tutti ermafroditi eguali: o i marginati neu- 
tri e più grandi. Filamenti delli stami monadelfi. 
Achene glabre compresse. Pappo mnltiseriale pe- 
loso o piumoso. 

Gen. Siljrbum. Galactites. TyrimnuSt con 
specie tre. 
Sotto-Tribù lo.^Card u i n eee. Capolini mol- 
tiflori, eguatiflori, omogami, o dioici . Invoglio mul- 
tiseriale , con squame libere, spesso spinose io cima . 
Corolle quinquefide piegate in fuori, con i lobi 
esterni incisi alquanto più profondamente. Fila- 
menti delli stami distinti, peloso-papillosi, di rado 
glabri. Antere scodale, o brevemente caudate, 
Achene glabre , erostri, con areola terminale . Pap- 
po per lo più pturiseriale, peloso o piumoso, con 
ì peli spesso connati alla base in un anello senza 
margine prominente. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



l8o DECANDOLLB 

Geo. Onopordon. Cynara, Spanìoptiloa, 
Carduus. Clavena. Picnomon. Cir- 
sium. Erjthrolena. Chamaepeuce, 
Notorasis. Echenais. Lappa» con 
specie qualtrocentoli'enUsei . 
Sotto-Tribù II.' S e r m t ul eee. G»poIiaì 
moltiflori. Invoglio multiserìale, con squame di- 
stinte appena spinose. Fiori tutti ermafroditi o di- 
oici, di rado pochi femminÌDi nel raggio. Corolla 
quinquefide piegate infuori. Stami con filamenti 
papillosi o pelosi. Antere scodate. Achene glabre. 
Pappo o uniserìale, o, com'è più spesso, multi- 
seriale, peloso o piumoso, cinto da un margine 
circolare , 

Gen, ^croptilon . Rhaponticum. Leuzea. ri- 
fredda . Serratula .Jurineat con spe- 
cie settantasei. 
Fa veramente specie, in un sistema che vuol 
chiamarsi naturale, il trovare lo Caleudulacee e le 
Artotidee collocate fralle Cinaree; eppure rende- 
Tasi necessario il collocarvele subito che s'era 
preso per carattere di Tribù lo siilo nodoso incras- 
sato nella parte superiore. Bisogna farsi veramente 
violenza per immaginarsi che le dette sotto-Tribù 
meritino di stare in compagnia delle Carduinee» 
Centauree, Cadinee dalle quali uon solo per la 
forma del fiore, ma perfino per il sapore difieri- 
scono. E questa una delle riprove che i caratteri 
presi da organi di prima importanza non sempre 
camminan d'accordo con quei caratteri dai quali 
dipende l'abito della pianta, e costituiscono la na- 
turalezza. Pareva strano il trovare nel Sistema ses- 
suate le Cinaree e le Cicortacee poste nel medesimo 
ordine, ma Linneo dava il suo sistema per artifi- 
ciate, e nessun pretendeva trovarci naturalezza. 
Jussieu prese i caratteri di famiglia principalmente 
dalle calatidi, ed evitò cosi la strane riunione della 
Carduacee alla Caleodolacee. È vero che anche 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



PRODEOHUS l8l 

nei suoi Genet^ v'è mollo de) reprensibile, ma 
oramai ci eravamo avvezzi, ed errori per errori si 
potevan lasciar quelli che c'erano senza sostiluirne 
de'nuovt. Non si faccia per altro a De-Caodolle 
il torto di credere che non abbia conosciuto qiiesta 
sconvenevolezza, che anzi egli chiama la Tribii 
delle Cinaree Trièus keterogenea , o si vede chiaro 
che fu violentato ad ammetterla dai principi della 
classaKÌone. 

Il settimo Tomo comincia dal Compartimento 
secondo, o seconda Sotto-famiglia delle Composte, 
cioè dalle Labiatijlore che han per carattere la 
pia parte delle corolle bilabiate col labbro esterno 
trilobo o più raramente quadrilobo, e l'interno 
bilobo, o bipartito, di rado indiviso. 

Appartengono e questa Sotto-famtgHa leHunsu- 
CBB e te Nassauviacbb . - 

Tribù 6.« MUTISI ÀCEM. 

Oltre i caratteri sopraesposti. Capolini eteroga-. 
mi raramente dioci:6ori femminini o neutri ,>UDÌ- 
pluriserìali nel raggio. Invoglio imbricato. Ricet- 
tacolo mido. Corolla staminigera bilabiata, di rado 
regolare: la fentminina quasi mai filiforme. Antere 
rigide con ali larghe, di rado scodate. Pappo per- 
felto miiltiradiato. — Ite Mutisiacee sono, per la 
massima parte, native dell'America meridionale, 
molte del Capo di Buona Speranza, alcune dell'In- 
dia centrale, poche dell' Austnlasia, una della Chi- 
na, una di Siberia, due della Carolina. È rarissimo 
trovarne viventi ne' Giardini d'Europa. 

Sotto-Tribù i.'MuTisiEX. Capolino raramente 
Onifloro, più spesso con fiori femmine uniseriali nel 
raggio, e gli altri ermafroditi. Stilo grosso, con i 
rami mollo convessi all'esterno. Polline per Io più 
liscio, ellittico. 

Gen. Scfdechtendatia . Barnadesia. Dasj- 
'phjUuxtt. Fulcaldea , con ipecie un- 
dici. 

C,q,t,=cdbvG00gk' 



l8l DBCANDOLLB 

Div. s* EuHOTisi£. Antere caudate. 

Gen. Mutisia. Chuquiraga. Nardophyllam . 
Flotovia . Oldenburgia . Printàa . 
jtinflicea. Chionoptera. Carmelita. 
Gerbera, Oreoseris. Berniera. La- 
siopus. Seris. Amblysperma . Tri~ 
chocUne . Lfcoserìs , Diazeuxis . Mo- 
quinta . ùochnata . Leucomeris . 
j^nastraphia . Stiftia . Prpustia . Ca- 
lopappas . Hyalis . Cjclolepìs , CktB- 
tanthera , Tyltoma . Pachyleena . 
Brachjrclados . Isotypus. Onoseris. 
Dicoma . Myripnois . Perdicium . 
jinandria , con specie cento sessaD- 
totto. 
Sotto-Tribù 3.' Lerieae. Gapolioo eteroga- 
mo, con fiori femmine plariseriali nel raggio, li 
«Uri maschi con ovario aborziente. Squame del- 
riavoglio membraDHcee, erette. Corolle col lembo 
non gonfio: antere caudate, con ali intiere e cor- 
te: filamenti distinti . Polline globoso e lìscio. Stila 
bulboso alla base, con i rami pubescenti esterna- 
mente sulle cime. Pappo Capillare. 

Gen. Chaptalia. Lena. Lieberkuhna. Oxyo~ 
don, Loxodon, Ckevreidia, con spe- 
cie Tentiina, 
Sotto-Tribù 3.' Fa ce li de sa. Capolino raol- 
tìfioro eterogamo, con 6ori femminei uni- o plurise- 
risii nel raggio, e pochi ermafroditi o maschi nel 
disco. Corolle staminifere regolarmente quinque- 
dentate : le femmine, se unìseriHti, sublìgulate. Stilo 
tenerissimo: quello de' fiori ermafroditi con i ra- 
mi troncati , inclusi nelle cime, pubescenti all'ester- 
no. Àchene erostri densamente pelose. 

Gen. Lucilia. Oligandra, Facelis, con otto 
specie. 
Fralle Mtuisiaceee non satis noliB son collocati 
i due generi Plazia, e AtractjrlodeSi il primo con- 
tenente una sola specie e due il secondo. 

Coog[c 



PRODROHDS l83 

Tribù 7.' N^SSAUFIACEM. 
Oltre i caratteri sopraesposti. Capolino raggia- 
tiTorme, egualifloro , ermafrodito, e inToglìo uni- o 
pauciseriale con squame libere. Corolla quinque- 
nerriat bilabiata, tenera, col tubo non ben distinto 
dal lembo: antere spesso curve appendiciate nella 
cima, con ale lunghe, larghe, e di sostanza più re- 
sistente. Filamenti liberi, piani e glabri. Polline 
globoso, liscio. Stilo bulboso alla base. Son piante 
native dell'America meridionale. 

Sotto-Tribù I.' Nassauviba. Capolino al più 
quinquefloro. Invoglio bislungo con squame cari* 
nate, delle quali tre a cinque della serie più interna 
ampIessìAore, e le due opposte inservienti a ren* 
dere il capolino compresso) o subcompresso. 

Gen. Nassauvia. Triachne. Triptilion. 

Strongyloma . Caloptilium. Polya- 

ckyrus. Panargyrum. PerUanthuSt 

con ventolto specie. 

Sotto-Tribù 3.* Trixidex. Cupolino più che 

qninquefloro. Invoglio terete con squame piane, 

ovvero tutte egualmente più o meno carinate, e 

quelle della serie esterna più di cinque. 

Gen. Jungla. Ptilurus, Leucherìa. Chabrtea, 
Clarionaa. Perezia. Homoianthus . 
Acountia. Dumerilia. Trixìs- Pleo- 
carphus . Moscharia, DoUchlasium . 
Pamphaltea. Cephalopappus, con spe- 
cie novantatre. 
Terza Sotto- Fami glia. Le Lìpiiìfion, cioè le 
piante composte con tutti i fiori Ugulati ermafro- 
diti disposti in capolino raggiati/orme omogamo. 
Tribù 8.» CICHORyéCEAE, 
Oltre i caratteri sopraesposti. Polline scabro 
inuUiangoIare, perlopiù dodecaedro. Piante latte- 
scenti, con foglie alterne; per lo più spontànee 
oeir emisfero boreale. 
Contiene otto Sotto^Tribù. i.* Scolvn&b. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



i84 dec&hdollb 

2.* LaHPSANB«. 3*HyOSER)DB£. 4>* HrPOCHABItlDM!. 

5.* RoDiGiE£. 6.* Scorzombelea. 7.* Lactucka. 
8/ Ujbh&ciba. 

Sotto-Tribù I." Scolymeee. Ricettacolo 
paleaceo. Pappo coroniforme o paleaceo. Erbe spi- 
nose, di fiori gialli. 

Geo. Diplostemma . Scolfmus, con quattro 
specie. 
Sotto-Tribù 2.* La mpsanese. Ricettacolo 
nudo; nessun pappo. Eibe inermi, di fior giallo, 
quasi tutte annue. 

Geo. Lampsana. Bhagadiolus. Koelpinia, 
con sette specie. 
Sotto-Tribù 3.' Hyoserideee. Ricettacolo 
nudo. Pappo coroniforme o mullipaleotato, con pa- 
gliette il più delle volte corte, ma qualche volta 
allungate e rigide. Piante erbacee, dì rado suffru- 
tici . Fiori gialli, turchini per altro nella Catanan- 
che e nel Cichorium . 

Geo. jàpogon. j4moseris. Hyoseris. He- 
dfpnois. jéposeris. Hcenselera. Cata- 
nanche. Cichorium. Calais. Tolpis. 
Fichtea. Krigia. Microsèris. Cjrnthia, 
con specie quarantaquattro. 
Sotto-Tribù4/H7pochsBri d e se. Ricetta- 
colo paleaceo. Pappo paleaceo con pagliette stret- 
tissimamente semilanceolate, almeno le interne, e 
quelle delle achene centrali pionatisette . Piante 
erbacee, con fiori gialli. 

Gen. Hypacharis. jéchyrophorus. Seriola- 
Robenia. Metabasis, Phalacroderis, 
con specie trentatre. 
Sotto-Tribù 5.* R o d i g i e ce. Ricettacolo pa- 
leaceo: pappo peloso e scabro. 

Gen. Rodigia. ^mmogeton. Pachylepis. Pi- 
naropappus, con quattro specie. 
Sotto-Tribù 6.' Scorzonere se. Ricettàco- 
lo nudo . Pappo paleaceo con paglieite atretlissima- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



PROORO MUS l85 

mente laaceolate, almeno le interne, e sulle «cheiub 
ceotralt con piiglielle piumose, di rado lutte sca- 
bre. Piante erbacee con fiori gialli , raramente por- 
porini . 

Gen. Thrincia . Kalbfassia . Leontodon . 
^pargia. Oporina. Millina, Podo- 
spermum, Geropagon. Tragopogon. 
Urospermum. H/menonema. Scor- 
zonera, jésterothrix. Aficroderis. Pi- 
cris. Helminthiat eoa specie cento- 
ottanta . 
Sotto-Tribù 7.* Lactuceffi. Ricettacolo 
nodo, o di rado paleaceo. Pappo piliforme, ai*- 

f;entino, morbidissimo, fugace, di peli esattamente 
ineari . 

Geo. Lactuca. Chondrilla. Pynhopappus Ta- 
raxacum. Willemetia, Xxer'is. Ma- 
crorynchus. Barkhausìa, /Etheor- 
hiza. Crestis, Phtenopus. Brachy- 
ramphus. Chorìsis. Zaciniha. Hete- 
racia. Endoptera. Pterotheca. Lo- 
matolepis . Intf bella . Microrhjtt' 
chus. Picridium. ZoUikoferia . San' 
chus. Trachodes. Youngia. Prena/f 
thes. Ljrgodesmia; con specie trecen- 
to C{uarantaDOve. 
Sotto-Sotto 7.* Hieracieee. Ricettacolo 
nudo • Pappo piliforme piuttosto rigido, frasilissi- 
tno, di color bianco-sudicio o giallognolo, ai peti 
esaltamente lineari. 

Gen. Hieraclum. Nahalus, Rea. j^ndiyala. 
Vubjwe. Sfulgedium. jinisoramphus. 
Picrosia. Troximon, con dugenio 
cinquanta specie. 
Le specie contenute in questi ultimi due volumi 
del Pfodromo de' quali abbianireso conto so- 
no 4733, uniteci le 1^7 comprese nella Mantissa» 
e così tutte le Composte enumerate da De-Gandolle, 

SciMiM T. XXXVI. 13 

c,q,t,=cdbvGoogle 



i88 

èssendo 366t quelle del volaoie qDtoU>«ginngoBO 
ad essere QSyq, cifra che comproTH la jgiostecza 
delle rifleuioni colle qaali terminamino Pestratto 
del Tolume quinto soddettOj inserito nel N' 91 di 
«aesto Gioroale . 

G. S. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



Di vf^oPEiiéHotit DI inoxaiesu in unfimciullodi amU 
undici ..Cenni storici del, 0. L. Gilu di Lucca. 

Et tijatrit mMii fraagitur, ti tMit, 



Sul 



)iil cadere del mese di ottobre del 1837 Gìov. Do- 
meaico Peperini mi presentava suo figlio Giov. Bat- 
tista, nato in Vado di Camajore, terra lucchese, di 
anni 1 1, piccolo della statura in proporzione della 
età, debole di costituzione, smioatato da pirca 
cinque anni nell'apparecchio uropo/V/t'co. Era que- 
sti incomodato da un eccessivo prurito all'estre- 
mità del glande: provava spesso una dolorosa sen* 
sasione di peso alla regione del perineo: da vivi 
dolori era accompagnata l'espulsione dell'orina, 
che qualche volta si arrestava, non ostante gli 
sforzi del piccolo ammalato: avevalo molestato a 
diverse riprese, per tempo assii lungo, un'incon- 
linenia di orina. Soflerti e soEfreudo questi mali, 
né sapendo la famìglia a qiial cagione dovesse attri- 
buirli, volle che Giovan Battista Peperini fosse vi- 
sitato da un chirurgo di questa città, D»l riscon- 
tro risultò avere il lanctuUo un calcolo nella vesci- 
ca, onde la cistotomia venne proposta. Il piccolo 
giovine ricusando di sottoporvisi, fui dopo qnalcbe 
tempo ricercato dell'opera mia, perchè volessi 
operarlo con la litotripsia . 

L'ammalato, che aveva tra mano, era un piccolo 
fanciullo; trattavasi probabilmente di un calcolo 
duro, poiché non grandi erano i mali che eì pro- 
vava nella vescica, e- questi lungamente interrotti; 
dubitava di un calcolo assai voluminoso, essendo 
non frequente il caso della sospensione nell'uscita 
delle orine. Poste le quali cose, io non osava ri- 
solvermi intorno alla convenienza o no dell'opera- 
zione che si desiderava. 

Né si creda per avventura che mi trattenesse dal- 
l' eseguirla l'opìoioae maoifestata nel l834 dal Ho* 



:,q,t,=cdbvGoOglc 



l88 GALLI 

gnetta, ed avvalorata dalla molta aatorttà del Barona 
Dupuytren, cioè che la litotripsia non dovesse 
praticarsi Dei fanciulli, poiché il taglio tanto i/n>* 
districo che perineale ha buon esito quasi cosian- 
leniente nei medesimi, giacché considerava questo 
giudizio essere stato dato in circostanze molto dì- 
verse dalle presenti, e quando la litotripsìa non 
aveva per anco fatto gli odierni progressi, né si 
conoscevano le felici applicazioni di essa ai fan- 
ciulli, eseguite dai ProFessori Riberi e Baroni, dal 
Le Boy d'EtioIles, dal Segalas, le quali sole baste- 
rebbero a revocare quell'assoluta sentenza, di cui 
dissi poco sopra, 

Riputava eziandio di poco conto l'asserzione dì - 
quelli che crederono dotata di maggior curva l'ure- 
tra nei fanciulli, perchè troppa chiaramente pro- 
vò il contrario l'Amustat, mostrando la curva (lei- 
l'uretra accrescersi in ragione dell'aumento della 
sinfisi del pube e dello sviluppo della prostata. 

Del resto io considerava di qualche peso la di- 
scussione dell'Accademia di Medicina di Parigi acca* 
dutanel i835, alta quale era stato presente, in cui 
mi sembrò che quasi tutti convenissero non doversi 
la litotripsia praticare quando i calcoli son duri 
o voluminosi, o quando si debba operare dei fao- 
cinlli. Tnttavolta parevami essersi in quel rispet- 
tabile consesso molto parlato delle oireostauze che 
rendono intrattabili parecchi casi con la litotri- 
psia, e troppo poco di ciò che si sarebbe potuto a 
dovuto tentare per accrescere il numero delle 
utili appliciztoni di questo modo di operare. E 
siccome l'inopportunità presso i fanciulli si faceva 
dipendere principalmente dalla ristrettezza del- 
l'uretra, e dalla eccessiva irritabilità della mede- 
sima, pensai potersi queste due difficoltàallontanare 
col precedente uso delle minuge progressivamente 
cresciute di grossezza; mexzo utilmente impiegato 
dai primarj litotritori, qualche volta anco app^^ 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



OPEBAZtOHB DI LITOTRIPSI& 189 

i non fancmlli. Ripugnava dalla bottoniera pro- 
posta dal Civiiile, avente per iscopo di aprirsi una 
via più SDipia e più breve per giungere alla vescica 
nei fanciulli, sia per essere quell'operazione yen- 
cotosa, sia perchè eseguita in una regione del corpo 
la più abondanlemente provvista di vene disposta 
come un tessuto erettile, sia fìnalmente per sotto- 
porre con quella pratica ì piccoli operati ad una 
parte degli accidenti che si hanno nella cìstotomia. 
Quanto poi alle altre due circostanze menzionale 
dalla citata Accademia ( volume e durezza dei cal- 
coli ) psrflvami più tosto quelle dovere solo in- 
fluire sulla lunghezza o brevità della cura» piùpre* 
sto che sull'idoneità della sua appticnxtone; e quindi 
potere esser causa dì proseguimento o sospensione 
della medesima a seconda dei fenomeni avuti nelle 
prime sedute. 

Riscontrata l'esistenza di un calcolo nella vescica 
del Peporiai, e determinato con quali mezzi spe- 
rava di poter sottoporre questo giovine ammalalo 
all'operazione della litotripsia, mi prefìssi di ten- 
tarne in questo modo la guarigione . 

Benché dal i8i3 (i) fino ai nostri giorni, mol- 
tissimi e .quasi sempre utili siano stati i cambia- 
menti introdolti negli strumenti di litotripsia} 
pure stillo tre principali metodi possiamo riunire 
tanti e sì varj apparecchi immngìoati per un'ope- 
razkine della quale il primo tentativo è stato se- 
guito da un progresso grandissimo; progresso onde 
venne arricchita di tante belle pagine la storia della 
litotripsia, cioè 

■ i/II consumo progressivo della pietra — (CÌ- 
»iale). 

3." Lo schiacciaroenlo della medesima — (Ja- 
Cobsoo). 

CO^'oilhniaen ia Moo»co di BavitTi^-iìringt rena di groiio 
olibto; un anta di filo mettllico fisti la pietra; prrroriiioDS 
co» una corona di trapano) l'arcbello e Ip maaivelU com« 
oototi: appaiecchio non applicato' 



I9O CALLI 

3.*Lapereu«Ìoneo stritolamento — (Henrte- 
loup). 

Perchè io preferissi l'ultimo di questi metodi ai 
due primi, sarebbe lungo l'esporre ed iontile pev 
i versati nell'arte chirurgica. Dirò solamente a suo 
luogo quali furono te ragioni che nel metodo à 
percussione fecero che io mi sprrissi di uno stro- 
mento più tosto che di un altro, e quali piccoli 
cambiamenti avrei pur desiderato che possedesse 
quello da me preferito, acciocché ne fosse facile 
1 uso, e non seguito da «ei-un inconveniente. 

Fatto adunque precedere nel Peporini tanto l'oso 
delle minuge nno alU grossezza del numero 7 ( li- 
nee ft 'Il ) per dilatare l'uretra al di sopra del dia- 
metro dello strumento, quanto i bagni locali ripe- 
turi due volte al giorno per diminuire rirri4abilii& 
di quel condotto, potei allora intraprendere* facil- 
mente, come io aveva sperato, l'operatione. La 
prima seduta fu il 28 di dicembre dell'anno scoraO 
alta presenza di alcuni professori e medici tanto 
Incchesi quanto forestieri, che si compiacquero d( 
onorarmi della loro assistenza. Fu essa ncile, breve* 
non dolorosa, e tale da fiirmì conoscere trattarsi 
di un calcolo unico, avente un diametro di io lioeri 
circa, ed eccessivamente duro, ' 

Il bacino del Peporini posavasopra Un piano in^ 
clrnato poco meno della massima ìnclinnzione del 
letto rettangolo, affinchè divenisse il bassofondo 
della vescica una regione lontana quanto si poteva 
dal collo delta medesima: la testa era alquanto 
rialzata. Un'injezione di acqua tepida, portala fino 
ad un sopportabile stimolo di orinare, precede la 
facile introduzione dello strumento, il quale era 
quello a percussione del Barone Henrieloup, per* 
che con esso, come è nolo, si ha minor lenlezza nel 
lolverizzare la pietra, e vi è maggior facilità nel- 
'afferrni'Ia . La branca femmina nella parte curva 
era a fondo aperto: modificazione utilissima del- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



f 



OPEBAZIONB m UTOTRlPSIi tQt 

rOIdham meeoaoico a Dublioo, affinchè il iriluine, 
che 9' arresta nella parte dentau «Iella branca ma- 
schia, Don faccia ostacolo al perfetto chi udì mento; 
del Utotritore. Durò quella prima seduta circa 
quattro minati; e quattro volte fu afferrata e speC'^ 
sata.la pietra. L'uscita dell'acqua injettatat che in 
tutto il periodo della cura non fn maitanguioolenta* 
venne accompagnata dall' eipulsione di alcuni pic- 
coli frantumi, che dimostrarono trattarsi di uno di 
quei calcoli delti dai Francesi mundio e chesoDQ 
per lo più (ormati da ossalato di calce; la natura 
del quale, se da una parte mi dovette far preve* 
dere che l'operazione sarebbe andata naturalmenta 
in Inngo, dall'altra la poca atione dlsorganiuMtrica 
che questa sorta di calcoli ha sulle pareti della ve^ 
acicB, e il dÌud dolore che accompagnò questa pri* 
ma litotripsiat mi rassicurarono contro ogni timorA 
che qoel necessario protrarsi dell' operatioBD mi 
avrebbe potuto br nascere. 

Era quasi sempre facilissimo e pronto l'afferra- 
mento della pietra in graaia della posizione dell' am- 
malato; ed una leggera pressione, bitta con la parte 
curva detto strumento aperto sulla parete inferiore 
della vescica, veniva seguita dalla caduta dei framt 
menti nello strumento stesso. Preferii per fissare il 
Ikotritore il sostegno a mano dell' Amussat al cosi 
detto ponto fisso, per esserne semplice e facile l'ap* 
p)i catione; sebbe ne non ignori cbeconquest'ultilho^ 
il quale rende più stabile il piano sopra che il mar- 
tello divide in minute parti la pietra, avrei potuto,i 
impiegando ' un minor numero di colpi (qualcha 
volta ne ho applicati fino a i5o sopra, un frammen-^ 
lo) e meno forti, rompere i diversi peuetti in cho 
qnelia era stata ridotta. Ttitlavolta riouniiai volenr 
tieri a quella poca sollecitudine per iacansare la> 
necessaria e invariabile immobilità dello strumeotow 
Impiegava in tutte le sedute la percussione a pre- 
ferenze della pressione con la vite, perohè, opor' 

c,q,t,=cdbvGoogle 



tgl GALLI 

rando Mpra an Calcolo del più dati eoa ano stra- 
manto sottile, arrei potato temere o la rottura o 
lo storgì mento dalle branche del medesimo. I primi 
Colpi del martello erano deboli, onde i denti del 
litotritore s'impegnassero nella pietra; qaiadì pia 
robusti onde potessero dividerla: ciò non natante 
essa sfuggiva a cagione della sua durezza per cui 
più presto moTeasi in totalità che speziarsi , ed a 
cagione del piccolo diametro dello ctrumenlo che 
non oltrepassava le due linee. 

E di vero questa parte dell' operasione sarebbe 
stata più sollecita ove avessi posseduto la cucchiaia 
A becco piatto proposta e presentata da) Civiala 
all'Accademia di Medicina di Pari^tì il iSluglio i83;« 
destinata alla triturazione dei frammenti. 
'- Mi è accaduto alcuna volta di trovare della dif- 
ficoltà nell'estrazione del litotritore per essersi ar< 
restati dei piccoli frantumi negli orli poslerìori 
della parte aperta della branca femmina, quantun- 
que dopo chiuso lo strumento, applicassi apposita- 
mente dei colpi di martello sull'altra Aronoa. Scri- 
veva quindi nell'aprile del i838 al fabbricante di 
Parigi, lo Charrière, commettendogli uno stru- 
mento litotritore, ed uno a cucchiaia, e pregan- 
Òo\o di procurare che la porzione dentata della ' 
branca maschia veniese, chiuso lo strumento, a per- 
fetto livello con gli orli posteriori della parte aperta 
della branca femmina, onde evitare il citato incon- 
veniente. Lo pregava ancora volesse ingrandire la 
rotella o.* l, onde più comodamente vi appoggiasse 
il pollice; ed allontanasse la rotella' della branca 
femmina dal ponto d'applicazione del sostegno, 
perchè questo potesseesser fissato in totalità, sansa 
mcomodo dell'indice e medio della mano sinistra 
che sostiene lo strumento, quando la destra agisce 
con il martello. Appena scorso un mese mi vidi 
soddisfattonei miei deatder), giacche riceveva nel 
maggi» UD litotritore a rocchetto ^pignon ) e oon- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



OPBRAZHHIB M LITOTBIPSIA tQ^ 

traflbrte (crémailtère) nel quale^ oltre le moiliCca- 
xioni che sopra dissi, mercè del passeg);ÌO a vUs dato 
al girello n." i. della branca isaschiii dal Siisse, la 
parte dentata di questa oltrepassa ove si voglia il 
livello della porzione aperta, per cui diviene allon- 
tanato ed impossibile queirincooveoienie maggiore, 
che esisteva nello strumento da me adoperato. 

Del resto l'uscita dei frammenti a traverso l'ure- 
tra è stala ajutata, allorché si trattava di pezzetti 
usai voluminosi (tre lioee uel minor diametro), a 
che si erano arrestati in quel canale, da injezìooi 
forzate fatte con oliò d'oliva destinalo a smuover* 
i medesimi e fare che si presentassero nel loro dia* 
metro minore. Erano seguite quelle in)ezioni imme- 
diatamente dagli sforzi del piccolo Peporini atti ad 
espellere le orine. Sono pure riusciti utili i cilin- 
dretti di spugna preparata, quando l'ostacolo pro- 
cedeva dall'organico riatri ngioiento dell'uretra al 
suo ori6zio esterno. Un solo frammento dì line* 
quattro nel diametro trasversale, e sei nel loncilu- ' 
dinaie, del peso dì grani cinque, che si arresto a % 
pollici circa dal meato orinario, e che in grazia 
degli sforzi del Peporini e le injezioni oleose, dopo 
alcuni giorni, pervenne a quell'orifìzio; rese neces- 
SBi-ia per la sua estrazione una piccolissinia incisione 
di quel' ponto più ristretto. Contro i primi fi-atn* 
menti che trovarono qualche ostacolo alla loro usci- 
ta, rolli, per facilitar questa, impiegare ora la cuc* 
ehiaja uretrale articolata del Le Boy d' EiioUes, ora 
la pinzetta a tre branche del medesimo; ma o di- 
pendesse da mancanza di altitudine in me, o più 
tosto dalla molla difficoltà di passare strumenti così 
grossi dietro il calcolo, non mai potei riuscire a pren- 
dere con quelli il calcolo stesso. Mi confermava a 
pensare che doveva essere quasi impossibile Tan- 
nare con strumenti di qualche volume al di là di un 
frammento, sopra cui l'uretra sì modella forzata- 
mente, l'avere osservato che, anche allorquando con 

C,q,t,=cdbvG00g[C 



194 O A L L I 

un pajo i't pincette souilissìme io gionaeTs ad aP 
fetTare un frammento arrestato e poca distanu dal 
meato orinario, mi riusciva poi impossibile l'estra- 
zione del medesimo anche praticando delle dolo* 
rose trazioni. Per la qual cosa sarei portato a sta- 
bilire che riusciranno solamente utili gli strumenti 
destinati all'estrasioDe dei calcoli dall' uretra seoxa 
taglio, ove siano costruiti in. modo che mentre il 
frammento viene spinto dal di dietro in avanti con 
ferro sottilissimo, l'uretra sia forzatamente distesa 
nel punto di arresto, e airinnaosi di esso (i). Conte 
già notai poco sopra i 6emicup)i le in}«zioni oleose 
forzate, ed i cilindretti di spugna preparata sono 
stati ì mezzi , con i quali sono andato a parata di 
Dna delle più fastidiose complicazioni della lOO' 
tn'psia. Fui poi dispiacente di osservare fra i peir 
zetti venuti fuori un piccolo calcolo, che per es- 
sere ricoperto da strati concentrici con caratteri 
fisici diversi da quelli della pietra uscita, mi fece 
conoscere esistere tuttora nel piccolo operato una 
disposizione litica. 

Le sedute sono state in numero di trenta, tutte 
Utili, tranne una, giacché seguite dall'uscita di mag» 
giore o minor quantità di frammenti. Queste erano 
distanti or tre or quattro giorni una dall'altra, e 
qualche volta anche più, secondo che ora facile e 
pronta l'espulsione dei pezzetti di pietra, o più 
tosto diflicile e tarda. E qui si noti che durante 
tutta la lunga cura non mai il Peperini ebbe biso- 
gno di stare in letto, ma sivvero uscì sempre di 
casa per godere dei divertimenti popolari della 
città. Rimase per alquanti giorni sospesa ogni cura 

(i) n (if. PranccKO PaiwgIU nMCcanico in quella dttk, clu 
ht con uolia maMlTH ed ÌHUUt||cnsa «Mf «ilo uuo «irumenia 
lilatritore ed ma» cuc<hiaj> a becco, ila ara icnUodo di coitrui- 
re una |itiiMII* uretrale che ludUfaccia ■ qtielle ÌDdicatiooi. 
Giova iperare, che cuu la aua molla c*pacÌU, debba ancbe ìo 
qvctta riuKirv. 

c,q,t,=cdbvGoogle 



opBRAzttnn m litotripsia 1^5 

per Io svilopparsi tli una malattia cutanea conta- 
gìosa (rngna}che ostinata si ripeteva nei punii di 
predilezione, quasi dopo una completa {>uarigione, 
per la contrarietà del gioviae Pepo Hai al lasciarsi 
curare. 

Migliorava di meno in mano che progredival'ope- 
razione In stato generale del pìelrante; scomparvero 
a poco a poco gl'incomodi della vescica, per cui non 
era ne dolorosa né interrotta l'escresione dell'ori- 
na, e questa vedevasi priva afiatto di sedimento. Tre 
furono da ultimo i riscontri esplorativi lo stato dell» 
Vescica, il'Gnale dei quali eaegaitoda-due stimabili 
pratici di questa citta, in cui essa si mostrò vuota, 
di qualunque residuo di pietra; laonde il Feporinl 
ritornò perfettamente guarito Del seno della su« 
famiglia la sera del 3o maggio |838. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



UttCSUJSSA DJ STOMA HATOÈMJi, 



Reckerches sur VHymenium des Champignons. Me- 
moria di J. H. Lbveiliì D. M. {yiattales des Sdeit' 
ces NaturelUs), 

Il ei Funghi ffelvelloidei facenti parte dell'Ordina 
qainto nella Sinotsi di Persoon» cioè HelveUa,Mot' 
chelUit "Drtmella, Peziza ec. l'Imenio è formalo 
da taote cellule allungate, perl'estreiniiè ÌBferif>re 
fisse e Mssili sulla membrana nibimaniBle, libere 
air estremila superiore, messe strette le une aecunto 
all'altre, ed aventi cosi una disposizione simile a 
quella de' fili sericei nel velluto. L'estremila loro 
inferiore è sottile, la superiore più grossa e più 
ottusa, perciò in figura, pressoi poco, di clava. 
La membrana che le forma è sotLilissima, diafana, 
per il cbe restan visibili le otto spore che in li- 
Dea retta son disposte nel loro interno, contenenti 
ciascuna di esse due sporidiole. Queste cellule allun- 
gate furono da Hedwig chiamate stacci (Thecae), 
e da Nees otri (Asci ). Fra gli stucci ci si trovano 
dell'altre cellule, a quelli eguali in lunghezza, dia- 
fane, filiformi, fissate ancor esse per la base e li- 
bere in cima, le quali nulla mostrano di contenere 
nel loro inlerno, e soq chiamate parafisi. Tanto 
resulta dalle osservazioni fatte da Hedwig sulle 
Pezize, che da altri botanici, anche sopra specie 
di altri generi della indicata sezione, sono state 
verificate. Fu poi creduto che questo modo di 
struttura fosse comune a tutti i Funghi dell'Or- 
dine quinto della Sinossi di Persoon, e ciò appunto 
è quello che il Dottor Leveillé ha dimostrato esser 
falso . Egli ha esaminati attentamente gli Agari- 
coidei, i Boletoidei, gli Hydnuidei, i Gyniooder- 
mati, e i Claveformi , e ci ha trovata una disposi- 
zione ben diversa neirimenio; disposizione che era 

c,q,t,=cdbvGoogle 



DI STOMA N&TORIU SQJ 

f^ii Stata d«scrittii e Bgurata dal nostro imniortale 
Pier Antonio Micheli, ma che era stata obliata. Le 
S|*ore ce l'ha trOTate non in guaine» ma libere o 
sostenute dulie Basidi. Queste basidi, che così le 
chiamò Guillemin, son cellule sporgenti a guisa 
di protuberanee, che in numero grandissimo sì 
trovano sparse sulle lamine degli Agarici, nei tubi 
dei Boleti, sulle papille delle Telephore, sugli aca- 
lci degli Hjdni, sulle divisioni delle Clavarie. La 
loro 6gura è mammiforme-depressa, o cilìndrico- 
troacata, e la loro sommità e terminata da divì- 
bÌodì appuntate, cbe per lo più sono in numero di 
quattro, ma in alcuni funghi, come nella Clavaria 
cinerea, Clavaria mixta, Tj-phula wllosa, e Pi- 
stiltaria micans , le divisioni son due, nelle Tre* 
melle le basidi son terminate da una sola punta, nel 
Merulius cantkarellus da cinque per lo più* ma ve 
ne sono anche a quattro, a sette e a otto, e nel 
JBóletus edulis si riscontrano alcune delle basidi 
con tre divisioni. Sulle sommità di queste divisioni 
son piantate le spore, dalle quali sì staccano allor- 
ché son giunte alla loro maturità, cadono e in con* 
dizione opportuna riproducono il fungo. La 6gura, 
in generale, delle spore è la rotonda o l'ovale, ma 
ce ne sono ancora delle bislunghe e delle reniformi . 
Le spore son quasi sempre semplici o continue, ma 
te ne trovano ancora con dei tramezzi, e nell'in- 
temo d'alcune,. comesarebbero quelle del Boletus 
eryclropus, ci si veggono tre corpi globosi, tre spo- 
ridiole. Nella gioventù de'fuoghi le punte delle 
basidi difficilmente si scorguno perchè sono mollo 
avvicinate insieme fra loro, ma in età più avanzala 
elle divergono e si rendono facilmente visibili. 
I signori Adolfo Brongniart e Guilleniìn incari* 
catt dalla Società filomntica di Parigi di prendere 
in esame la Hemoria del Dottor Leveillé dichiarano 
nel loro rapporto, che dopo molte ed aliente esser- 
Tazioai falle da loro , e dal sig. Decaisne cbe si 

c,q,t,=cdbvGoogle 



I98 'MIBGSLLXiraA'' 

eranu assócitto conte collaboretore, aTMii rerjfi- 
calo lutto quello che nella predetta Memoria ve' 
niva asserito, che erano peruiasi dell' importanza di 
tali ricerche per la teoria generale della riprodu- 
zione de'Funghi, le quali restavano anche confer- 
mate da quanto recentemente era stato osservato in. 
Germania dai signori Ascherson e Corda. 



Monotfraphiè àu Genre CoDomitrium, de la fa- 
mille des JHousses. Memoria del Dottor CAMiHLLa 
MonTAQnB. ( AnnaUs des Sciences Naturelies) . 

Nel secondo Tomo detta Flora Pisana stampato 
nel 1798, il Prof. Savi descrisse un Musco, che in 
copia grandissima vive nelle acque lìmpide di quei 
fossi che 5on lungo Ìl monte dv'Bagni di San Giu- 
liano, musco che non potè mai trovar in 6or«. 
Dall' abito lo credè una Fontinale, e gli parve che 
somigliasse molto alla Fontinalis parva foliis la»- 
ceolatis, Dillen. Muse. p. 359. tab. 33. tìg. 4> « P^i* 
la di lui località lo chiamò Fontinalis Juliana. Io 
segitilo avuta la comodili di studiar l'Erbario Mi- 
cheliano trovo in esso gli esemplari di questo mu- 
SCO raccolti negli stesai fossi, e conobbe che di esso 
il Micheli avea parlato ne' Nova Plantarum Genera 
pag. 1 14- ove lo descrìve come formante due 8peci« 
secondo che si presenta più o meno ramoso, o colle 
foglie più o meno lunghe, o più o meno acute: 
Muscus pennatus aquaticus ramosissìmus 1 Lina- 

riae folio, capituUs Mìch. N, P. Gen. p. 1 1^* 

N.' 87, et Muscus pennatus aquaticus ramosus stri- 
gosuSfftdiis brevibus acutis capitulis . . . . Mich* 
ibid. NT' 88: quindi il Prof. Savi nel Tomo terzo 
del Botanicon Etruscum N." 875. riproducendo la 
Fontinalis Juliana ci aggiunse ì due citati sinonimi 
Micheliani, mostrò di aver dubbio che ci oonvcoisse 
la 8oprarì£erita citatone del Dillenio, e ci unì Io 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



DI arouA HATUfUiA 199 

SkìtophfUHmfontanum di Lr Pylaìe. Questo Bota- 
nico aveva trovato il Musco io questiooe a Fouge* 
res, a Lavai, e in alcone parti del Maine prossime 
alla Brettagna, ma senza fruttificazione: pure credè 
che potesse «ppartenere al suo genere Skitophj^ltum, 
nel quale aveva riunile varie specie di FissUlens e 
di Dicranum, ene diede la descrizione ed una bel- 
lissima figura alla pag. i58. law. 34* del Tono terzo 
dei Journal de Botanique redige par N, A. Desvaux 
stampato nel 1814. De-Gandolle l'introdusse nel 
Tomo sesto della Flore Premise an, i8i5 conser* 
vaudof^li il nome di Fontinalis Juliana datogli dal 
Prof. Savi da coi dichiara d'averlo ricevuto, e lo 
stesso fecero il Pollini Della Flora ^en>Refe( 1834)1 
e Soby net Sotanicum Gallicuni (i83o). Intanto 
lo stesso La Pylaie nel 1819 aveva trovato nel- 
l'acqufr della fontana di Lanegrac nell'Isola d'Ovea- 
saw il aiusco di cui sì parla colla sua. fruttifica- 
zione, cai per altre sue ooctipAZÌoni non potè rivol- 
gere la se» attenzione, « nel 1837 ne comunicò gli 
esemplari perfetti al Dottor Montagne che l'ha fatta 
conoscere al pubblico. 

Egli osserva, il D.' Montagne, che per i denti del 
perisloma, sedici in numero e fessi, questo musco ha 
molta affinità con i Dicranum, e che per la forma 
della fronda» e la disposizione delle foglie somiglia 
quelle specie di qoesto genere che de Hedwig erano 
stale riposte nel genere Fissidens, ma che ne dilfe- 
risce per la Calittra che non è smezzata, ma è co- 
nica e intiera alla base, il qnal carattere egli Io tro-. 
va sufficiente per formare un Genere nuovo, che 
egli dalla figura dì quest'organo chiama ConomÌ~ 
trium. Non è la sola Fontinalis Juliana che costi- 
tuisca questo genere, ma altre tre ce ne sono, e 
tutte abitatrici dell'acqua* e dalla situazione de* 
pcdoncolt son distribuite in due seùoni. 

SflziOHK I .' Conomitrium con peduncoli terminali. 
Comunitrium ^àv\^i caule Jlexuoso Jiliformjliù- 

c,q,t,=cdbvGoogle 



aoO MlflCBLLilTRA' 

tante ramoso, f<diis subdistickis lameeolaiis mw-. 
tis, infenoribus nùnutis stfuamaeformibuSt pedittf 
culis in ramis terminalibus, thecae obovatae aper- 
culo conoidw acuminato. Montasne. Fissidens se- 
micompletus Hedwìg. Skitoph^ilum semicomplfl- 
tum La Fjl' Journ. de Botan. T. 3 p. l6o. 
Trovalo nel Chili da D'Oi-bigny. 
Conomitrium Julianuoi caule Jluitante tenerrimo 
capillari subpinnatìm ramosissimo ramisque fron- 
diformibus , foliis altemis distichis angustissime 
Unearitanceolatis acutissimis; peduncuiis ramutos 
axillares brevissimos terminantibus» tkecae omnium- 
jnìnimae obconicaevel turbiaatae oparculo cmtvexo 
longissime reetequerostr(Uo.^Qnta^ne. FoHtinalis 
Juliana . Savi . D. Cand. Skitophjrllumfontanum. La, 
Pyl. Journ. de Botaa. too. cit. 
' Nascono in qwesto mosoo copiose radici da tutta 
le ascelle delle foglie tanto radicali che rsmee. St- 
disarticoUno a carte epoche ÌTami, si staccan 
dal fusto e TMmo a radicarsi allrove, o così si dif- 
fonde la specie; e questi margotti naturali sono 
il mezzo di cui 8Ì serve la natura per perpetuar la. 
piautA nei luoghi ove non fiorisce. 

SiziOm 3.' Conomitrium con peduncoli easillari. 
Conomitrium Dìltenii caule frondìf ormi fluitante 
prostratove simpiici vel ramoso, foliis alternis disti- 
chis oblongo lanceolatis subscalpellifonnibus ere-- 
Otis evanidinerviis ; peduncuiis solitariis rarius 
gemellis axillaribus cauli.genis: thecae ovalae oper- 
cuio cuspidatoincurvo.ìAoata^na. Foatìnaiis parva 
foliis lanceolatis. Dillen.Musc. p.aSg. T. 33. fig.4< 
Skituphyllurn Dillenii. La Fyl. Jouro. de Botati. 
T. 3. p. i6i. 

Nativo del ChiU. Ditlenio l'aveva ricevuto dalla 

Patagonia, e Sberand-dall'IsoIa della Provvidenza. 

Conomitrium Berterii caule fluitante i filiformi 

ramosissimo: ramis superìoribus subfasciculatiSy 

foliis distichis dissUiSt aitemis angustissime Unca- 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



tttin**ii «HDUtt «cor 

fìM fktmuièM i MpnMti Ibn'giHHH»: •pèOàntmlUt 

aeuntinMcf. Mantiglie/ ' ' .-.W'À. i-. j '>in-i1l<''il 
-t Tifb«ttto pre«M> QuillotU m1 C|iHìriia-Q^r6;:> 



< M/ Stami». (l^HÀaies des Sdienpas NaatnlUwyj 

' '£i*«spevienM4le) Redi'a<l»po(terioriidello$p8lw 
hniMii «v?»B &Hd ftl»kandpoiiril«iernIoiìwiobtf<l0 

Eiilr«<MioiÌe>fl«ltc| savtknzeorgMùdhe pottiwcbtaii 
I Cam» dena'f^encyaxlÒDe'dì' «avf»settalnB^'^w 

M^e 'di' 'jktca»^ à'V'€i'née,ti»iiu>éuei»liAaiotèl 
rainfaiionQ qumlcbe''U8t8nù orgnpis*ii[iurotiÀ'"ril 
eoac«rt'»é«iiit»e^rtb:d)au< condiiioaiis tfÌMer aglontf 
Pklak, n'cb«'(s>nitui«>eoir a^Nbo-del>oo.lor<B<,>d'«tlK 
MlM«^di»lPsrila,> detllnaiUitij -• ideila eUthicismar 
tk faromv» l'ff g6BeTan«piiiMQHbe«<u iQbieUavatioi 
qufli'c4e ncMi ahiihMtano poMÌbvlità'idìj'geiMrjiM 
man» Mmaiigenatiiifecoadatii, che^)1aova>0'G sfanll 
potetaoD^ «^sr depnUratf! dtitr»cìàj'e''è4ta^nioitl[ 
fiotoii'^otiei ÌDi«MÌ :Ja«ti 'd'.aria 'ahiti9Ì"erikafif]ii^ 
mMifev'o ilÌ*r(M<iaiM>st»iui'd'oLki''impadt^tf*Ìt) 
oootilto'^U'bviadOoli'ipequa'gliùaiCillorìitiiontQpwM 
pM»qono9'bw^0MUiis'ii edatnArji^qgbnòilB ftrb*« 
lenta dell'aria per nna delle coDdinsBidiècauBélfai 
per la combinazione. de' ^oblili della materia attiva 
operanti la generazione spontanea o equivoca, l'obìo' 
zio'iie'pMÒ'iVBUÌini^vaiiBàfVfllorfl^; mv ^ ■'.\ w,!. 'v.'/i 
^ OnilsigjSctulsei^cpdscidei^e'IttqiiMlnn^Iaa- 
maginò di far resperien?«'UL''iBaidb.cÉM.niUf>ae^a 
riposasse sempre dell'arie, ma aria tale in cui non 
e* potesiaressdr»«èseine aÀ'Uovq'drsorbw.à^Bda. 
Per'OUeDei^Cf«eito-rÌ8m^\'fiao anlMaionaibDCOÌK 
di eriftallo di Ba<|aa UiclUliàavariHeniBaiaidelIe'S»*! 
MS «mnUi:sl««getatiib^>4ie>àuà Ui-bocoai oob> 
SckBM T. XXXTL l4 

c,q,t,=cdbvGoogle 



ii»ftiigliVnit,-.lff«Mi^«l.qualft^p«»«T*n ^ (obi di 

bollente per distruggere quJaqqna gerBVìAWftCft 
dievtJiip^nciiyBii^rinM «iia.;«0niii£i»iH^fl,mui¥d- 
darsi adattò a ciascuno dei tubi un apparecchio di 
Liebig, ìd uno de' quali pose una solu»ione conceo* 
t^Ktf/di'pot'ftlfA, Q*Jr«hrO'«ielJ' iici(losulf<WHjQ0(;«d!r 
c«aitWQ;^>iti «rguìio- colloca 4«i.bpMiia :ia. Ivpgo 

esposto «H'azione diretta della luce solare, ponen* 
dbf^ acòdnitt'iUQlaltf'a.lboiieili! it4r»ia' iu cui 4ra 
«dqHfc.tldl*'ltD«d*diina:qbaliiCiL>. La:.il(MMUMCUWiltf 
fi^^e9lef^0l e rÌAtsrDo.>nclle^BtÌiéa boosih wm 
i<t|>ediitB.il»Ua,piiAa6G*. edall'acidoe MlooÌaad»4alH 
UtfaUcmAàideU'opparsoohto .datki pénle| d«IU par 
taiB>iiiie«iia''ad>estrinre deiriaiiU daJl'inMrliO'dqU*, 
becóikfadiuaaiquyntità aj)«ale«i Ui^ doneiTh.ìa- 
tnuiuflrQ jonlt'aìftraipiarlet UiqkialeiptSMndtt traviar- 
•diriBCÌdf»looriobnt«»^e Uoiemantiindnei] idiiUuUoi 
lMU)jifu«Ua 'ilbtl>iaeséa.d'ronf(iéikjo Ioasèivil.caiiM'' 
Kirtin.j:fiHr'lpiù db'duoiRMiifipn '««Jle^al: gioxnaif'-il 
Mf;nar>£c4ulMitrihfHM|D l'i an*> dalj* prima^bscoiah' 
SinHa hooDàuntiirmtm frelsliH^iaÉaoiarDiiA'* mtmu. 
|larfinriifljHoo4(Jii.iii Vibri«ikivMi^sbccail«rinmtafaf] 
Mn^ifiabi>iisir(aildi ong^ionaoluiiM^ fni K-^alioan- 
dheidsl RoriifeniJ N<tll>iboecitt.*uiiaNiWlUftici»p«ià) 
•aBrgena<idiiai'Qótwftz^OyipafirCatioi.oii<ìtiiirip«nerDi4< 
feJitj lihfinojcJHKiilfkfai.oba qiNUÓM^puiifn iMpaate; 
tiVi*nm.iibÌBmÌMÌ,iì'i ■■ '• U ':>iii -r;.'; > i-i..'il"l, i. i ' 
(i/illi. i...'>l.. m i.ll ■!■ _ \ . '/'^r '•' •"' ''•■' "'*'■'• "■' •■' '■ ■ 

Nota sur le genre Siophait0tÌeitÌ0il»-^amUlf:4lèf: 
- f u/Mbpìta^ff ^d i M,f i DÒLm^HQriwtikiTi (^ncifUef 

.iJm/piamtm>inl<pta»tàQae wrAvaMiAte 'd«l'll«i|ar. 
Pam^ 1 jbrtei -it I numa iMì Irfwtf qpf J (Ot/o«ttt«wKtii 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



.. i; ■ w «TOM* ifvnauu . 9Ìo!t 

pFO^WWu^Oì^moU Maini fìortgriqdi» hiadofaissifli»! 
9 di SMvifSfiao.efiorft, Il Bi-ongniart. conobbe noQ 
esaer dessa uà' A.selepias,y ^6 iil»U' Erh»ri«. dt PalÌA 
TbotMorinveDne apitanteaeiw- al genvre' Stepha- 
notis, di CUV due specie qu«et'autore aveva descritta 
Bei iVÌM'a Genera Mf^dagascariensia, aueguando al 
genere gli appi-«MO caratteri: 

n Cal;ra>»rìo^w eoFoNabreviar. Corolla, hypor 
««rabei'iiQ'iiliB, l«ieÌDÌid nbltquìsqoBtortis. Gorvna 
<f;«la«ii(te:aisirapliex,, 5-phjHa JaciniiS' aimplicibbf 
nineiAbvflria(jeÌB>'erectis .mie^nt t jiatherae men»ii 
H brana »ayevA\,Ae\massaepcdlinÌs gemìnae erectae, 
n basi;$xae. Stigma conìcum iCuUxva.Follicidi duo 
N horizatitales crassi acuminali « semÌDÌbus pap- 
Kposis H. 

M DiiTert Stephanotis a Pergularia defeda lacì- 
«niarum ìnteriorum coronae et tubo corollae noa 
tturceolato: a Marsdenia B. Brown corolla noa 
•curceolata vel subrotata, sed longe tubulosa, by- 
R pocrateriformi u. 

Bartling considera la Stephanotis identica alla 
Ceropegia, aia io quest'ultimo genere la corolla 
deve avere le lacinie del lembo conniventi. 

Tre son le specie cognite di Stephanotis tutte del 
Madagascar, frutici volubili, di foglie opposte, co- 
riacee, levigatissime e con fiori ternati o ombrellatì. 
Soa distiate in due sezioni* 

Skziomb I.* Stephanotis col tubo della corolla 
leasibitmeate allargato verso la cima. 

Stephanotis ThoiìAvàii fotiis obovato-oblongis m 
acumine brevissimo desinentibus : Jloribus termina- 
tim umbellatis , sepalis ovato~lanceolatis tubo co- 
rollae triplo brevioribus; laciniis coronae stamineae 
laticeolatis, antheras superantibus . 

Sezione a.* Stephanotis col tubo della corolla 
gonfìo alla base, e ristretto in cima. 

Suphanotis aCMmiml» follis oblongis longe acw 
minatis.-^oribus ternaUm umbellaUs, sepalis linea' 

c,q,t,=cdbvGoogle 



3o4 WSCELLAIIU M «TOUi MTUBALB 

ri-oMonsJf dimidia parte tubi conlùaé pleiwtiqa» 
longiorioHSt laciniis oorottae suanineag tanoeoiaiiSt 
mttkeràrum membrana bnvionhus. 

Stephanoiis ùorìhvnda foUis etUptìco^rrtusis vel 
brevissima acuminato-uncii\iais , floribut umhella- 
iim numerosis (^-B) sepalis ovatii tubo coroltaa 
quadi-uplo brevioribus; laciniis coronae stamineat 
ovatis, antherarum mtn^rana brepìoribus . 

Le prime due ipecia son desorìue sopra gli «sem-' 
pUri secchi dcll'Erbarìo di Petit Tfaouirsi'Ia Mru- 
•all' esemplare TÌvente del Giardino- di Parigi'. 

G. S. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



latrai attnuuirM oUa ìuAlfA Signora CoirrxMi N. N.- 
Polficca intpmo alla 'pr^erensa di qualche bagno 
termale o acqua minerale Ai ùermania o d' Italia, 
propostale, e non sperimentata sulla di lei malferma 
salute t del Prqf. Giacomo Bibzbllotti del^ I. e R. 
Università di Pisa, e primo Siedico dei Bagni Pitoni , 

GkKnutwou oranoKà CoBnisut 

i.1 OR mi pare di cosV facii risposta, siccome. Ella lo 
•Tvisa, il quesito che mi fa colla grauositsima suaj 
datata di Fireiwe,cioèn 9e le acque termali e mi* 
nerali di E(ns> di Egra^ o di Toeplits, o qualcuna 
d'Italia di quelle noB sperimeotatg ancora contro 
isuoi incomodi, posMoo, per mio avviso, ispìrarls 
tultaria qualche fiducia per vincere, o mitigare al* 
neoo le lunghe sue affesioni, che reùdoo maiscm- 
pre penosa la sua esìsteosa; e quale di esse dovrebbe 
Ella prescegliere ed usare nella prossima stagiona 
dei bàgaiw. Anzi le dico Jogenuamente, che ravviso 
in quesu sua coufideiuiale domanda Un'assai dif- 
Bcii probleeta medico a risolvere, quale si è sem- 
pre quello dell' elecione di un rimedio fra taoti 
«Baloghi per combattere una inveterata malattia, 
come quella che Ella soffre, la di' cui natura non a 
tutti i suoi curanti èsambrata una od identica. Ma 
poichò i Medici più saggi a due criter) maisempro 
si appoggiano per esser utili ai loro malati nella 
scelta dei rimedi ; cioà alla cognizione razionala 
dei medicamenti, o dei prÌDctpj loro componenti, 
ed agli efietti aalutari da essi prodotti in Identiche 
malattie; o in termini d'arte, alla indicatione ra* 
rionale, ed a quella speHmeutale di essi; così nove- 
randosi le acque termali e minerali fra i .ritned| 
preparati dalla natura, di questi stessi criterj bi- 
sogna prevalersi perfarne l'applicazione « la scelta 
per certe malattie, come appunto a quttl}a che 
da n gran tempo Ella soffre. Né io saprei alloRta- 
natmà 4$. qae»ti f«iitsipit preootti d«U'arle mia, 

c,q,t,=cdbvGoogle 



306 BABZBLLOm 

nel àaeté qaeUà miglior rìsiHAta <^ npt>Ar allaW 
^rtante sua iDchiesta. 'Débba'lùttsvis, 'prma di 
tentare la soluzione drquésto problema, chiederle 
la permissione di rtmetterlé per un momento sót- 
t' occhio il quadro dei suoi incomodi, e la naturi 
dì essi, o tali quali io l'ho ravvisati; per poi eleg- 
gerne, fra le acque termali e ninerati indicatemi e 
non provate, ana, e quella proporle, che per il cri> 
leHo razionale e quello' speri tnentate, ftrmbH piÀ 
attft A combattergli. Ritrarrò il disegno del qoadro 
dalla'storta scritta dai -suor onranti; e 'pi^enderò Itt 
tinteper colorirlo da qò^anto'ella ha aggiunto colla 
tiva vocd, cé io ho potuto in sei mesi «he l'fao 
assistita e carata, coi miei pnipri <»oohi «sservars 
e notare. 

Nasceva Ella in una «tttà di Lltaatiia, di gracile 
éostitÉizrone, che rallHtamento non potè gran fatto 
thigliorare.'Un viaib scrofoloso, 'totss gentilizio) 
énntnMiavasi' nella prima' rnfa^nzfa; il tfAéìe se fa 
contenuto'dhi'ritDedj e dal buon regime, non resi'ò 
annicbilato'e distrutto. La 'pnberti nondimeno an^ 
itunzìavasi feliee; pecche ai r4' anni Indobitnciava 
la mestruazione, per vet'ilà'non copiosa; e di un 
Mngue'non mollo «italek Gran Vigore non ptismleva 
H coi^^ sebbene aoqiiistasseil&ieooH gtasto svi- 
lo ppo. Assaissimo ne otteneva lo spirito- che divenne 
Ai aiind in anno catteeè deH'arcqnììto, e non omIì' 
llarfo, delle più belle virtù, in specie per le belle 
arti, che coltiva ton gran; snecesso. 
' Tutte le fotiiie moiliebri- s quest'epoca si svilop' 
parono pienamente, sehza quelle belle tinte che 
acquistano le faArciulle nella primavera della vita^ 
Indizio era questo pur troppo, che l'abito scrofo- 
loso non erasi distrutto, siccome suole sovente ac- 
cadere nel passaggio daUu fanciullezza hiìit pubertà'. 
Si' temo l'uso di vat-j t^medj bntisci<ofìilosÌ; nel 
mentre' che avevansi di mira i mestMi^'sOai'si, scO'' 
lOTHti, e sovente irregolari; Ri Dia<li«mÌglift#'d(Htitti 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LRTTIM BUMMlTA Ho^ 

fralMtloMlÌ4Y4^ut(iradit(iMr:qo«iiaiilmacrimaiiio, 
e -ciò aiFt^tutfT'jist'. 'Non laoltÀ'dopa-JieMMseiAevflJd 
ifesiderftU grafidanira, éhe andava il tarnidaÀadin 
nafiO'Stfnca atean incoRreoteDte. fi^irimeao il mc6* 
perio for ifTegolar«; ed il latte- retroccdewt -n^ 
•rendo 'atlAtUta'<la firM^t iflaia- cagÌAnai'é -alofert 
disturbo. TuttaVolta, le di lei cdndìiiionl di aafcala 
non cangiavano in Oifglio. Lo ittfsso'iilMocatfastt 
Cico, la Àessa inoerta'satiitfli Gelurasiteinpi-eqwBlU 
ea^ion« nel tisletn* delle glaudulelidfaiiolM «pd* 
eialmente, tf il-ffriQcipio -aotofolow, ;cbe: iia»-aìi 
mostrnra che in qualche glandalaesterau Acit>d«fa 
nvindltnbtto Ada sepoftda gravidaMa,'alia-prM*gni 
Con regolarità 6no al 9.*inea«;««i^^iuooeiae il parto^ 
ft il pnerperip senza coniiderabill i«Mnveni««tÌJ 
Itfi meatruRsione, ohe «RnunKÌ svasi dappoi, fu acan^f 
é viepiù scolorata ed irregolare. 'Euod'allori<(In 
tintomi incomodi e penosi aanifeetàvaiKi' al. patio. 
Affanno, tossOi dolori' int«rcostdì, eapetloraiioad 
mucosa, or tinta dt'sangae, ora sospetta di puni^ 
lenzr, toappetenctti debolena, febbre Tsspartiarafr* 
tente, abdori nella notte, facevano- presagir- tiiif 
chezza polmonale, forse tubercolare' oaciiofoloflai 
E poiché la prima bambina manifqstò i legni abif 
dubbi nella parte capiltata di pticà paloniea't or»* 
Ijinariadi quelle provinoe ov'ÉUa. abita, cosi p<etA 
tenire in sospetto ai snol coraciti^ ohe questi 'suot 
gdaì da un vizio della plica, deviata dair ordinaria 
sua sedtf, derivaaaero. L'essersi poi tnostratì vagMCi 
i dolori di petto, ora annunaiandosl alle saapolet 
ora ai lombi, ora alle estremiti, Coiidasaeahri dei 
toni (traiti a giudicar h causa dei taoi-mali un^ 
gotta vagante. Quindi giusta queste ;tre dtversv 
manierA di vedere la Gsonomia e natura. -dei sodi 
incomodi , altri crederono di segniliare il-lratta< 
mento antìscrofelare; -iiltti ijoello dlAla- plica V^* 
gante , altri - quello della goitit 'itOiH«« , - f agint* 
Imch'eavÉ.' ■ ■• ■ ■' - 'j '■ < '■■ ■•>■■'•■ ■•'■ 

c,q,t,=cdbvGoogle 



ìtoft /.aiwdliQipn. -t 

, In nflaH>f«!ÌmMlO'CMifliUo4]i apÌQÌiNMrliiOrfiU) 
beBe4i eo m n ^ &ele aUro-xieltf;.* quello di <Uar« 
BiBM« fu segnalato pd migliore) pbteado profittato 
di qnalcana di ijaelle Uinte «eque termali « -raioe* 
ralt, che in qaesto vaato paece tcaturisconot £ di 
falti nella stagion dei bagni nel l834 recavasìaUe 
aeqno di Cambad , xselebratissiote per molle, nulatn 
tiet'le tfaali però diretioero pioco vanla^gioM per 
ìà svasaìule, malgrado l' oaservaoca del regime me« 
£qo pceaeriuole. L'iaatilitàdiqHectopraLicbefaca 
iasaodaro qualche Medioo reputai* di Germania 
acl^tdea, ofaia si trattaue di tìuo della plica va- 
gaoMJftsi tentò m1 capilIUio ogni arie, per ivi da" 
Uirminbrla, ma invano. Allora, si pftiuò al cUow 
d'Itatta, o cW desso avrebbe in lei operalo m(egli« 
dalie aoqae dì Garlsbad, o dei nmed^ usati, a DresdJi 
ed- ittiaitcei Città alemanoci Passava £lla la alpi ii^ 
eatatCf e inoltravasi per varj paesi d'Italia. Neh 
l'aatunne «nel. verno godevasi Bopia, e tutte lo 
sae magnt&coQEeianticbe e moderne. FosSf il bello, 
cbejn eaaa si mostra in ogni beli* arte; fosse il -cielo 
più. dolce e 'benigno d' quello di Poloaiai e diGer'^ 
mania; iòsselo'ipicìto'più-dìslraLCO dallb contem*. 
plaaione dei capi d'opera di ogni bell'arte, e cihe 
lo: allontanava dal pifletlere ai suoi .guai; £bai« uà 
«wo miglioramenlKi di salute fisica pel cliqif, e,.per 
r esaltaaione morale, oerto è cbe Ella acquista 
tanto di. vigore e dj. eaerg\a in Roma» da poter 
guatare i;prodottÌ magiatreli di quelle arti beUet 
ciie formano kiittaaìa la 5U« delizia. - 
: .Ma passato l'inv^vo con una salute mei vacil- 
lante^ si. accrescevano gl'idoomodi nelUprimavera 
wccesaivs, per cui si pnesctfivevano dai suoi Me- 
dici i Bagni d'Ischia, e il .clima dì Napoli. Ella 
eseguivane i loro coosigli; e l4' primavera e l'estate 
del i83& neBtavasi nella be4la Parieqope, bagoan- 
dofi adlsc^Mieop le. caul^le^tnfidìchet e tnedican- 
dosi siccome venivale prescritto, ma leua/gi^ 

c,q,t,=cdbvGoogle 



snecaMOt^Srfiàmv'inoerU'rMtwva -k dì lei.Mluiev 
MttpraMrréaQlairi erano I« ricorrenca raémualìy 
MarM,>e'4eDlorAt,c, fì»ecbe «empre 1« forie. '$p«aao< 
all' sTvieiQami deUe rogoU » afianiu , tossì, «upetton 
rstiaiw d'indole sospetta;. dolori rinaicentì e vai 
ganti,, rivolta' fioo neg!' intestini; saoreeioeì biliosa' 
abbandanli, ed altri timili guai. Tornatasi a Boidm; 
e quei vantaggi dellapriou pernanenzanon piùrìn 
eenp«rÌTano nella sceonda. Preacrìf e«MÌ la Toscana 
a dimora in primavera; Testale ai Bagni di Lucca; 
e l'inverno i&Sy e 38 a Pisa. Ella eseguiva tutte 
queste prescriuoni ledelmante. Ma i pjxigressi di 
miglìoranaetuo ovunqne furono piccoli, o terapo- 
rsrj, e spariva sempre ogni vantag^ ad ogni ricor- 
renza periodica dei onestrui. 

Qoeata oircostaOBa specialmente BsMvaiertamen-^ 
te la mia atteBSÌone,aUora che volle affidarmi la dire- 
BÌnne della soa salute. Riconosceva oell'abi toserò- 
foioso una Causa universale dei suoi ga«i; e non 
poteva questo Steno viiio non valutarlo cpne cnusa 
temporarià èdistorbànte' nella ricorrenza dei me^ 
itroi e del disordine e sconcerto^ e soppressiona 
ancora dì essi. Attribuiva a questo slesso vìzio l'aui 
mento dei sintomi tutti allora che i mestrui rimai 
sevano turbati, o scarseggianlìt o sospesi; a questa 
i dolori al petto, «d agli arti, come spesso al veotre; 
ad esso l'aifaBim, le secrezioni mucose, gì' in^^orghi 
polmonari, o dèlia loro glandule, e forse la forma- 
xione di qualche t«bercoto. E come avrei potuto 
pensare attrìoieitti , se ottenuto il mestruo per via 
di. bagni, di aperìtiv», « supplito atk mancanza di 
esMv perivia di sOttrasioni sanguigne dalle vene o 
col sanguisugio, a gk'adi a gradi ogni dolore^ l'af- 
fanno* l'espettorainone diEoìnnivano, o cessavttno? 
Uè ho mai credul)o,-fiiecome£l]a bea3a,.e'gliene bo 
più vulle dichiarato, chela ridondùnza nel lorrento 
della cireóUzione dì quel sangaeinteUrtto cbe rtun 
fluWaai dekiti'taQpi) fosse la causa iannadiata 

c,q,t,=cdbvGoogle 



no 

«pposviiiuidttiiétiJsdoì^iM^ iB»b«ii|ldtiia« 
visiato da tra principio scrofoloso ;'i4 ipial* detiif«RÌ* 
Dradoii pori od ics mente all'utero, lo irrita, e actta 
i suoi Tasi in eretismo, i quali Io respingonofe por* 
tsno stinolo e seoocerto oe) sntenia univtffSRle dei 
tifst, ed in qaelli polmooirrì ipeoialmeiìtv, ed «uni 
fterectooe viene perciò turbata e vinata} «'quindi 
i tumulti ohe Ella prova nell'epoche della roettniii- 
tione, se quevta non sia stata facilitato inmnn eoa 
delle pratiobe, o supplita eoa deUveottraiitmi sao- 
gatgne . 

In queMo concetto delle causa univevMile sera» 
foiosa, e agente specialmente air utero. ovllR'ricor» 
rema dei mestrui, io la medicava, Signora- Conteesa, 
DOD senE« dei considerabili vantaggi Dell'inverna 
e primavera decorsa; ed in qoesco stesso concetto 
ro tento di considerarerasionalmente e secondo i 
lami sperimentali, o le pratiche nediobs fatte allo 
diverse acqae termali a minerali', quale fra le no- 
■ginateoii, possa meglio corrispondere e eombatn 
ter la causa universale, e l'effettoepecìale che «sa 
produoe sulla periodica fnnsione dell'utero, Nò io 
credo, per venire a capo del mio divìsamento, obo 
mi occorra di prendere in esame comparativo gli 
elementi tutti componenti le-acque termali di Kiasj 
ài Egra, di Toeplits, o di qualcuna di quelle d'Ita« 
Ha, che pia per i loro elementi coropisBenti a quelle 
si Msomìgliano, o chela pratica abbia segnalate per 
vincere le malattie scrofolose «niversali, e prave* 
nirne gli efTetti che desse producono. Basterà che 
io noti quelli fra i loro «leneati,' pia atti a com- 
battere il vizio scrofoloso generale, che deese cob- 
tengono, e specialmente nelle loPO«ruantìtà;^eqae< 
gli che ^cilitar possono insieme ti duuo mestruo, 
indicando nel tempo stesso quei fetti pratici , che 
ne convalideao l'efficacia. 

^ Frattanto dei medicamenti, che l'odierna pra- 
tica medica ha HgaaUti e lodetiper le cara' del" 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LBTrttti kmrattiTA ft> v 

r«ffMtoH ^«nttt^rttf sdfofoids», i) jodlo) 6 Ib ma pe»- 
pà'reeionì soline, e quindi Vum intei'bocd esterna 
di esse, viene generalmente commetMlato e iodato^ 
È «tata ia pratiea universale ohe4o ha adottato v -• 
riconosciuto il più efficace fra ì riniedj antiscmfo^ 
losi.Ora neMuna delle tra acque:di' Emi, di Egl!»i' 
di ToeplitZf contiene il jodio, né i jodati; laddow 
qnalcuns di qneHe d'Italia He ha data qnalch* 
traccia agli ultitni analizzatori, e quelle delle Ter- 
me di Monte-Gaiinj) principalmente. Sarebbeqae^ 
sta rignardata ooffle fornita dell'elemento medica^ 
Atentoso più efficace, come la più utile, e da pra" 
ferirsi alle nominate. Ma desaa non è adoprata fin 
qo) per bevanda Contro tali malattie; a quella del 
Tettuccio degli stessi Bagni ohe si edopra contro le 
scrofole, ne ha tanto minor quantità di esso, e poi' 
ihanca di on altro -eha ha quella termale, e pep 
eut dovrebbesi assai più efficace di qeesta reputarci 
'Ma le acque delle Terme di Uonte-Catini cim-' 
teiigono eziandio anche H ferro sotto due stati, di 
■Dpracai-bonalo e di murìato; e quindi riuniscono 
i due più grandi elementi, disciolti ambedue in 
ttna' massa di fluido capaci, insieme riuniti, di ope» 
rare efficacemente contro le scrofole, se si usassero 
internamente, ed esternamente; cosa che far non 
possono le acque del Tettuccio; che di ferro sonò 
prive. Le acque di Ems, quelle di Egra, e di Toe- 
plitz contengono il fen-o in varie combinazioni, 
di sale, e di ossido, ed iu maggior quantità di 
quelle di Monte-Catini ; e se le preparazioni o i 
Sali dì jodio come queste non hanno, pel ferro che 
contengono In dissoluziónej e per la virtù di esso 
Contro le scrofole, ben riconosciuta da tutti i pratv' 
ti , possono queste Mostre nomindte anche eguaglia- 
re. Contengono eziandio le tre acque di Germania 
del muriato dì calce; e ne hanno anehe quelle di 
Montb-Catìni; altro elemento pur lodato dai pratici' 
contro le scròfole . Ha quello di- cai flopraboadaDO 

c,q,t,=cdbvGoogle 



aia 

le aoque dt Germania, • le tm nonuiule liatoW» 
mente, sono i carl»onati e solfati di 9i>da specialsMii- 
te sopra le nostre. De»i figurano iniece aei muriati^ 
siccome accade io quelle termali di llon te-Catini, 
ed io (|uelle di mare, in cui pur sì trova del mu- 
dato di calce e qualche bromato , donde l'wo di 
esse contro le scrofole . Ora questi iellati ed i pochi 
muriati, che s\ aboodantemente ai stanno in-di»' 
solutiqna nelle tre acque, sulle quali Ella spcciaU 
mente m'interroga, io credo che posuno, uniti al 
farro, ed airidroclorato di calee, agire efficacen 
mente sul sistema gtandulare linfatico, ed operare 
usa mutazione nell'organismo dì esse > e uella qoa-- 
lite viziata della linfa, e poscia nel sangue busso. 
Credo ancora, che nel suo caso, Signora Contessa,' 
debbano esse esser più efficaci delle nestre; perchè 
non solamente saranno capaci di combattere it 
TÙHO scrofoloso generale , ma benanche correggere, 
e meglio disporre il sistema dei vasi uterini , e rea- 
dergli atti a ù.r passare quel sangue nelle ricor- 
rense mestruali, senza irritarsene e respingerlo, 
liccome fio qui hanno fatto, senza contar quella 
parte che far possono ì sopracarbdnati terrosi, ed 
il gas acido carbonico in esse disaiolto. Pel ma^ 

6Ìor numero quindi di elementi atti a combatter 
i causa generale e speciale dei suoi incomedi, 
non potendo Ella restare in Italia e profittare della 
•eque termali e minerali di Honte-Catini , credo 
senza meno, che possa preferire ed usare una delle 
tre acque di Germania nominate; e bencbè poca 
sia la differenza nella natura e quantità degli eie- 
menti lor componenti, converrei nell'opinione dì 
quei Medici, che le acque di Ems hanno alle altra ' 
anteposte, e per i suoi incomodi sopra le altra 
lodate . 

Tuttavolta, non ho esaminata fin qui che la indi- 
cazione razionale di queste acque, o la loro naturai 
in (^posizione « quella dell' affeuon generale e 

c,q,t,=cdbvGoogle 



f|ie6l«le del stmt inoomodi . Votali «desso per *d« 
ricercara nDa'tlprova n«t hliU o nei casi analoghi 
pel- queste' aCqtM combattuti , e segnatamente eol- 
r acque di Ems. Ma quale delle tante acque ter- 
AihIì e minerali di qualche rinOmansa in Earopa^ 
non ha risanate e'curate le scrofole, e non ha aperti^ 
le -«ie dell'utero, e riordinato il-flusso mestnio? 
Quale di queste acque non ha rlMnata l'erpeie; U 
> fogna, le ostmzfoni di fegato e di iniha, lo fe«r^ 
finto, la getta, il reumatismo, le paralisi,' la dior^' 
rfea , i Torniti , e forse cento altre di di6erenti«Fmn- 
BatnTa?Così che parrebbe ohe ognuna di esse fossa- 
la panacea universale per tutti i mali. Ingoissctl^,* 
•e tntti i (atti raccolti relativi- • oiaMun acqua fof^ 
ser veri , sarebbe indifferente cbe t molati st^ reci&-' 
■ero ad nna piuttosto che ad un' altra « potendo da 
ògnona consegaire la guarigione. Io credo qnindi- 
dne'si possa e si debba diffidare un po' di '■ questi' 
latti, forse n& po' travisati, o esagerati. Si erede-: 
l'ebbero più astentici gli antichi, o i in-odenai?' 
Quelli antichi dovrebbonsi creder più sinceri , per^i 
ctiè nei tempi remoti il eredito delle virtù ae<U»:. 
aeqoe non poteva stabilirsi chesolla «sperienBa, oi 
su I fatti stessi ; laddove non conoscevas» la natora' 
intima, o mal n distingueva qoalche elemesito A- 
qneste-BCqoe. Ma la superstizione vi entrava wm*' 
pfe ad avvalorar»' la virtù di qoestt rimedj. S04-' 
dorsf dairaoalisi chimica, sarebbero per avvento-' 
ra i fatti moderni dì maggiore entità, per aver' 
ifcerso alle-acqae termali e minerali onde vincer- 
le malattie? Debba nn po' diffidarsi anche dì qtl*- 
sif, 'perchè in luogo della saperstizione vi è subeo*' 
tréta la parei^tà, direi ancora la manìa di acorn-' 
ditar quelle acque che vengono "illustrate colla - 
chimica , mettendo; in appoggio della indioattene' 
razionale contro certe malattie, dei fatti o non bana> 
avveVatJf o notf dalle sole e pnreacqne condotte»: 
^usKintgliorBitienti, od ancfce- «ila- g w i g ioac;' 

c,q,t,=cdbvGoogle 



1.4 

Gosì-.potreblforOt poi' aa^ojpiivfl cJIm ^hp^ aUv^ato* 
««scrii iltuti.^i auUchi; C;pi>trebl)firq pf r ralLro.^ f «?, 
•imutfllo o tr»f eijuio. i moderni^ QuìdJì l'av^tr -fsr 
goalaie le.Bcque fermali e roinerali quasi tutte come 
«fiiesci oooiro lo «orofola, e qonlfft di aitile ualat*. 
ki*,««l aocbe ««vaWi'ataae l'ast^rsiont' eoa dei fvtU 
iiiUcbi fl moderai', non sarpb^e.^ufirenzia bastaplff 
9ir, ored«rl« ilotate )di questa virui, Tut,tatoUf| .SA 
IftpratioA aotica,: »e quella nvMerAa. aBda3ser jj' »eri 
o«r^; ss i pi'iaoipj ipiqeralLuì^ori, di <|u»s(er aQqi^ 
ai tvotasMro.iD opposizipne cerU fil|a c^us.^ dellfl^ 
Bi«lattia,.c]u si To^ioD,combflt,tere,'o che si iat\o, 
C*iabal,tut0:e. Viotti Ì9<0rs/derai(cbesi tJpKea^a pi;^7| 
•tari lede «Ila proQl«ii)ata vif-tvi,di' d«t^e 4cqHe„|è4. 
a-4|ttsUaooiiaigjieneÌ .i^Ina|aii ad fibbi)i|danai-fi. , ,-, 
lOrk, per rUonqape *1 snq f:»so«.to^ iir<ovq p^l^ 
■t)0ffJaaat3cad«i:Bi»gDÌ di £ins,di£^ai di Toi;p|Ìtz, 
4«i fatti iegui^Hi dalie Iqfo «M'iàipqnt^ai le,qcii9fq|B, 
(■pbr non o.aeufucmi dt.*Uri'ÌMittrii4> jssse ) è cayitf) 
•perieuAi leivie qUesi.t^pilate dei (mestrui. Troro, 
ripetmÀiqtMIt)' fatti iwltiptjCSti/BfllHfst^riadelIp) 
gÙiirjgÌQiiioptraitef)p|ilt scr^oloci^ei tempi gioJepS 
iii;<ooiBe ne troVoanMchie ffluderp^dellf af:que',dj^i 
Montecatini, e jdi .4ilire4'Ib4i4;^HCqotro,obe jglk 
al»in«»<i iDedia(»(MA4osl delle aqripfvU.fifigAaU.Vi dfi 
wtfir«,sii3onten^OQQÌit>doùd^v«i-4Q, esf a<tn4uLti,, 
i-principali «|[aei)a{iq delt«aci(|u9i.(;b0 ìù^i ìot, 
iQwm» sono. in «>c<4Kdo ppa la (-«^fie» « ^uj^^a, 
000 quelli; «' ngv, oÌò.ooiuitu(JRtiCbe: vi.^soqa d^lle-, 
acque Jat^is di <}%»eate v^rtài Qfx^a 'a tsdicai^i f ■ 
cbeviducast per lei iiiUa,lai-^e»i^i¥.a sfipepfi,, 
setiij'* le tre di<G«(-man|« aqtiiinau,,,dtibhe ElU.to^. 
a«qu9.di:Erpsall0aUiiei{n'Rf«ruO.Mi> patpbct qprfM: 
CAnilien0piùTetro>inH«losottO'S^|npirel^liif«iaeV 
ta*U« ali4'fl duciie più quantità di mu^ii^iiO ^i c%lc«b 
4:«airato di sodadelU altre;- peicbè, CQo^iet)^ più. 
WHk).aarboai«o-'8ebGcato, «dèa piiÀbASia.tpovpe-^ 
utBm dnUe, alttytu^iniliAPch^ ajp9riti.di.cMtif«'s 



:,q,t,=cdbvGoOgk' 



libi 4«Hfl ir* , ii.QiiMti M mi fermcrn ; a Isa faccia! 
rifMf ce Tovf si BUiiMitfaw tutu Ih Bduoit jAlti-^ond* 
fuept'Mqu»* ODmflitatte le altr«, più aUri elenenli 
eoBtienè in dìssolazione, i quali possono GOB<lìa«»r 
«l^lli «cgnalali più efficaci contro le scròfole, odi 
virtàiCotie emmeakgoga.-Percbè alla fin fioe^quanr: 
do'ij riéiadj sorùi tanto oompostt, oomaloiaono te^ 
Minante -le. acque tulle termali e minerali , Ja virtù 
loro dsbli^ ooiuiderarsi in mauaf e. non keparatai 
menievteiuaofae tampòco. li poaaa «apdr* In.^ua^ 
matiicraiiagiscaDO conlre la cauaa delle-' maUltte,! 
a «oste Le combatlaRVeviocano, Dagli effetU quìte^ 
dÌ!tii|;iUflica .della rtrtit dei rimedf, 'ODOiè daUa 
oaun ^iM)igtae4<^ malt( aenaa ohe ai aappfs nèfai 
pahisiiipqsw, >perdiè.ie' come operano i prioM 1* 
gmrij^ione, e-w-allcb geoeraoels malattie^ - 
' iMa [Jerchè'je acq«e Itarmali e nrinorali opennoi 
afflBaoemMi^obDtpoile :nM)attiSf(eiquatlo.chediQ4. 
in. genere di-tntle è'a{ipUcabile all'uio-exitaddi» d{i 
q«ell4Ldii^iu,i»BÌ| crédo pretto debba Ella pecarai)' 
i«ph»«ef;u ilare dai riaorrenti nn aisteinà naif »dor> 
pi)8Bleiv'>'*'ffW'4^ai|iieBnDlctié esterno . Qimì|^ì»tÌ 
rtcma^ per--qn*oto>4lebb'asMr eomùne' e notomop 
pursivdol» raodifiaaceae^ODdd gì' ìvdtvidtai cbc in-^ 
traifÉrdndaDO -la icara «^ni etaa per vhiear quatta^ 
o.quilfai aMlattia^ Oravqticsta «odi£«a«ione' ddl> 
SHlchn»>ecijnaDe»oB-può farii che dal. Medico .inr*> 
oaTtOBto'delIadiraBidoe. dell'oso di ^jueUé-Termaf: 
a di ipwll'acque.^minepali, che ai adoprano- per» 
mad^canieBto. Deasojè qnaUoxhe, conosca la intiff 
aaa n^nm- delle aoquei} la ttorìa dell» loro afficacia^ 
& tuui 'i< tempi V e U. praticalo ha amma«stralo,.at 
lo ìUamina ogni aanomaL lampo della. bagnatura «i 
lidi' axione intema ed eaterna delle acque the pre^i 
scHt«ei4lirigèj £i 8i>lo>ha> potate valutare, afvaluta. 
cvmànakatcnte'det divorar tefOperaBiéoti^e nella- 
varia costituzioni, gli efTetli salutari, idi queste! 

aB^aniUè pciitaaa aaSauJlaatrade di at^rti 6be 

c,q,t,=cdbvGoogle 



si6 

I« osMM» in bevanda; a m i mtpai- e diabeti i4i< 
lineili cbe le adoprano par bavanda e-pmT*hafimi 
£i solo; o almanco assai più' di ogni altro ,'p(i(V 
«pprenare quegl'inconTeaìanti ohe aeeadonoeo» 
Tenia nell' uauP' sansa regola « lenza niuira deUv 
aequ« e dei bagni per risanare <Ja vari* infeifmitày 
e portarvi pronti -e salotan naaadj. Et'iok>>pu&< 
■lisarare-con pinato criterio la i^afi^(ià,-é ilnmaf 
Simo ed il niinifno determinare dalie aoqae:db be- 
'Versi, dei bagni da farsi, 4«l.teta»p*j)eoe«ar>«:iit- 
vetlara iw essi, dei conrenicnti riposi , a'scpcatiatto. 
della temperatura, che non deve esser la stessa kr 
tdlt} gì' individui. Rappreaentatido ifiagat.uittif ià- 
Mmpo ehs sì itsano, m grande 9p4d»le.«^o«el «on^ 
mrroQO tutte le malattie, ehr «sai -ooB"|»ci|trìabb«( 
creder deoessario un Medico di«ige»t9 l'vsoidi essi 
in tutti i Oasi , ed in luue le epntingenke' di aiai I 
Altn>Qde,'noD «bfaìlsogna l'oao dÌ-(piBlDm|a*BHneiibti) 
di qualche regota diet«tica allora chesene-ao^iai 
ritrarre qualche, vantaggio?: £ q«aii«iiqbdnleii»*i 
gola dietetiche non è duopo OBc^iaa«ìijjr.4éit|H» 
dell'uso dei bagni? E ohi'-raeglÌ«.può;preaccblerJa; 
e*niodificarIe del Medicoobé aa- oan^c»^ dàrag«c 
Puso? Indom* quindi ttipwò'lttsiagareiqdalunapia- 
siasi ricorrente ai Brigai, ÌQ>spevieseiaogh«bid«4^a 
fjombatler con essi delle gravi elungbai adiUt^fl' 
croniche, di risantar da esse, [se momn Jasci'dì*»* 
§«r« nall'aso dei niedetimi,'ed in ogni.bdc«*rena[> 
curativa. '{ndarno-vOarantao crtanars edll'n^ ^i- 
bagni a delle acqoeuMnerali que^Ì,.clM pcr.pirot<i 
prio sennO'O'capriccto voi<rattiie associane adessa 
ttn-'TÌtto fien- proporàionato^ alla ciroo»taoxa,ied 
eocedera nella quaIi(àieiquaotità difesso; iprofitlare 
di tqtte le dtstratioai; aboraiie ancora di.«gni v»* 
oetida di stagioiie, «eaii» , coboheertl it clina-» e le 
circostan»} di località, cbft|iotrebberocOBtDarìar« 
la coni, e lasalatet 
: EdEilaMatcyiignoni Contusa, ebei)ekl«.sci:^Tft 

c,q,t,=cdbvGoogle 



LVTTERi RBsrounri ai^ 

oneste avrertenze, o se le faccio TaloUre li necessiti 
della direzione dell'uso delle acque termali e delle 
minerali, non è già per dar peso alla carica di Me* 
dico direttore dei Bagni, siccome io lo sodo di 
qnellì Pisani, e quindi per far l'elogio alla mia; 
ma s) bene perchè Ella l'apprezzi per l'uso che 
farà fra poco dei Bagni di Erns, e perchè i suoi in- 
comodi soprattutto, hanno bisogno dì esser com- 
battuti con quelle acque, facendone un oso mo- 
derato, beo misurato e diretto, allo scopo di vin- 
cere l'inveterala affezione $crofolare> e quelle muta- 
zioni che ha indotte nei visceri più importanti delle 
riparazioni della sua economia. E siccome è acca- 
dato maisempre nel tempo che ho diretta io Pisa la 
Cora dei suoi incomodi, di dover mitigare e sospen- 
dere l'uso di quei rimedj che si erano trovati con- 
venienti, e dato avevano delle ottime risultanze, o 
perchè sopravvenuti erano degli accidenti impen- 
sati, o perchè le vicende atmosferiche avevano poi> 
tata azione perturbatrice sul sistema nervoso, ed a 
questi rimedi ''^dicali, altri temporarj sostituirne; 
COSÌ può accadere, che recatasi ai Bugni di Ems, 
ed assunto l'uso di quelle acque, se desso non sia 
vigilato e regolato, nascer ne possano dei gravi 
inconvenienti da doverlo sospendere, ed altri me- 
dicamenti impiegare; il che senza ì consigli e l'as- 
■istenza del Medico dirigente l'uso di quelle acqua 
non potrebbe sicuramente conseguire. Abbia quin- 
di fiducia nelle acque enei Medico; ed ì suoi guaì, 
sebbene inveterati, e di non facile guarigione, pure 
io spero che possano esser superati dai rimedj 
bene adoprati, e col soccorso della natura; e glie 
Io desidero con tutta l'effusione dell'animo* 
Piw SO Maggio 1858. 

P. GucoHO Barzellotti. 

SdHH T. XXXTL 15 

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• . ■ 1 ■■ '. ' ftlQ 

NOTIZIE SCIENTIFICHE ■■.. ' 

Uehoub tul Bonificamento delle Maremme TofQoiie-Futm», 
per Gìiueppe Molini 1838, coit tavole. ec. r 

xer mottrare aubito e in breve tutta quanta la imporUnra di 

quatte MerooHe , buta tratcrivere 1' 

■ Awito ai Lellori. — Al desiderio mBnifesialo ia Toacana 

< e fuori di conoicere la qualità e ^li effetti dei lavori intrapresi 

< in quelli ultimi aoni nelle noitre Maremme, S. A. I. e H. il 
« Gran-Duca ha voluto largameiite «oddtsfàre. Egli ha pec< 
« mewo clieoontolo i documeoti autentici dai quali, resulta 

■ J'iatorìa dai lavori fino al giorno d'o«ii e (oso mostrata la 

■ rajjioni die li cansigliaroao , ma i regutri ancora dell' Am- 

< minÌ3tra»ooe che gU ha diretti, fossero a mecomunicatì per 

• farsi di pubblica ragione . 11 Commendatore Alessandro M»< 

■ netti iocaricato della direzione dei lavori di bonificamento, e 
( mio sijperìore nella direzione del Corpo degl'Ingegneri, col 

■ quale anco fuori delle cause d' ufficio m' onora di aver fre- 

• qaenti rcbisonì , mi è stato cortese di tutte le aocizi^ e Spie- 

< gaiioni neoesMne ad esporre l«delraeute in questo scrino <^ni 

■ cosa che l'arte rìsguardi. Né il CaV. I^vvedRote Gieconio 
« Grandooi, a cui spetta la direùooe amministrativa del booifi- 

• CftDientO, mi ha tatto desiderare alcun dato sulla ipc»; e mi 
a ba soBunimstrate inoltre una gran parte deUanoliaie stati» 

■ stic^e, le quali servono a dimastrarele antiobe e nuove con* 
« diiiooi deUa Provmcia . Mi fu dato anco vedme le oatte cba 

< negli archivi pubblici restano a far testimonianza di quanto i 
t Sovrani, e i dotti Toscani tentassero per rendere alle Mareta- 

• ne la pTospMità e la salute . Finalmente per una graziosa 
« conoessMoe Sovrana ^>bi facoltà e tempo di percorrere a 
« paaioa passo il campo tuUodei lavori, perchè meglio conot 
« scendo i particolari dèlL'imprasa, non che le antiche vastigia 

■ e le nuove opere^ potessi chiacamente, comprendere Jecons»> 

< guenze del boisificanMnto. Tuttavolta temo eoo ragione che, 
« sebbene ajatato da cos'i validi soccorsi , io non abbia saputo 

< giungere al mio intanto . Per il rJie non a penuria di notisio 

■ certe . ma soltanto alla insulGcàenEa delle forze mi« dovrà 

■ attribursi se nella ctsnpilasioua delle presenti Memorie 

■ alcuna cosa manchi per appagare l'interesse che inspicano 
( universalmente opere cos'i grandiose, e per corrispondere alla 

' ' 'kdiquelPn ' ■ • - ■• v . 



« benignità di quel Principe ohe , AntM^ ti 

■ intrapresa, ha voluto dara al pubblico il mtazo di rettamenU 

1 pudtcarla. 

« Firaae li U AprUe J83«. . 

■ FBftDiHAirDa TuaTua Aystan* ' 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



9*0 N T I Z I B 

n bonificaranito deU« MaFemne Totcuw ì nna iH «mdle 
impreie che non tanto per ]a tua Ttstità materiale e pa siiih 
effetti ecoiKHtttd, <|aaiito pei metodi d'atte e prorvedimeoti gp- 
▼eraativi con mi fu coDdotia,'ridiiaiiH l' attenziotie di ogiù 
classe di persone. Quindi la storia completa e fedele di una ìt» 
presaiA^nnAe e rara demi ricevere non come nn larorò meri^ 
mente letterario, ma por come no raro e ^nde awcnimenttr 
nidla vita civile di uiv popolo; e come il prà saldo mofiùttehto 
alla gloria di un Principe che concepì, volle, ed eK|fn\ cotant* 
Impresa. Mostrata come veramente le Memorie all'egregio 
siif.Tartini attengano qnesto dnplice resaltato, non' è cosa* d« 
larii iu pòca tempo, e in Un articolo di sem^iee atitlinicio: 
Hon'uÉneherk per altro il nOMt« Giornale « pubblicare bh 
raggua^o etteMB dell'Opera, non solo per indicarne il pivgio; 
ef'utile; maperaprire ancora con questo finto m<<morabit«' il 
campo qaui mtatto degli stud} edonomidspplicWaU* làtntM 
gofemativn , ed ù bisogni nostri , 

Pericolo di scppUlire gli nomini vivi eoi morti. Trattalo 
4i Mn.ctiio« Misstitnn.' Milano, preaso Cario Branca IffiV; 

'' eoi dpi deUaMmerva in Padova. ■ ■ ■ ■ i ■ • 

' AccMUModo questa nnoVa «pena del thiw. lltelohi&r-fitif 
iìMhì; noi annunciamo an vero benefìcio reso atHnnwnmh.* 
Per dare una idea della medesima non potrennao' farlo mo- 
gtìo cbc' qni producendo le parole piene di bontk e' d'in' 
teltigenza dello stesso Branca ìntraprenditore <Mla ptibMi- 
caaioDe dìquesto lavoro, il qnale dice! 
' « Quest' open venne inspirata dallo aelo di' salvane ì 9n* 
Stri simili dalla più orribile delle £sgrane, dettoU dalt^u-i 
mattitk', cariti e religione, e dimostrata colle pr«v<e- ddU» 
ragiono^, colla sanzione dei pia illustri' tìsici , e coli' evidenza 
iei fatti; Siccome per -k'sola umu» taperbia si presume 
conoscere i misteri della natura, 'e' pronunciare ^definitiva* 
mente essere lun'uomo morto' appena ne ba le apparenie, 
perciò l'Ancore ha credoto prima di tutto di provnn' con 
profonde dottrine tolte dall'antica e moderna' sapiens», die 
u natura, la vit^, la gdKnunooet la nmrte eo. , 'C In morte 
^tparente sono areaili 'impenetrabili . Persuasi coA con ^e- 
sto fandamentalo principio ^i uomini più ardimentosi o 
liSggen ad csaer* jnù circospetti n«i loro giudiaj irti" oasi di 
morte i pasM' il B(n> a -dimostrane non etsere segni di 'aaone 
certa la soppressione dei sensi, la mancanza -del' respiro; 
l'estiniiaoe dei polsi, la rigidità dei corpo,' e uaiì gli altri 
ìndia] '«nenzioMti da Ippncrate é da Cels<q della quale ve- 
rith fitttt^Oi^kcitiii^- p o f ii'Uu^ìli^ e benefià, pei quali 

c,q,t,=cdbvGoogle 



• oiaiiTjvicnB «11 

b na Mero dmren la lutela dA foxn oauno pmcrisaaro 

urie .ooslAmaiue, e prudenli initituuoai •tabiliroDo per dar 
campo alla Natura di rirelar con prove infallibili te uà ho" 
no tU vEramenbe morto o oo. Ma perchè nello mo^Uioeato 
delle qutetioni vale più che le teorìei e l'utorìtk, la lu- 
minMa esperienza dei fatti, che troncano di netto of^i di' 
sputai quindi lo icrittare sì fonda mauimaniente (uUa nar- 
razione dei cali miserabili aocaduù «n tal propotito; e da 
Asdepiade sÌdo ai tenm nostri li raccese in una Storia 
ridotta a quattro classi, cioè dei creduti morti, cbe per una 
felico rivoluzione della loro latente vitalità, diedero per sa 
Hwdetimi segni <U vita prima di essere sotterrati; dei creduti 
awrti che ricuperati furono per gli ar^menti jnedicali, e 
la amorose. cure degli assistenti} dei creduti morti sepolti 
vivi; e finalmente de' creduti morti sparati vivi; i eguali* 
awenimeiuì luttuosi si sono par tn^po soventi volte nono- 
vati aeir apofdessia, sincope, sommeniooe , straD^olamento, 
itterisoui, hihnine, letargia, catalepiia, e ne' looltusiim sva- 
riati aenerì di asfissia > . 

< È dacdtè poi sarebbe stata cosa troppo desolante l'espor- 
re uiOi per quante vie possa la morte mostrarsi in aspetti 
prodìtOT] e fallaci, senza additare ancora t rimedi opportuni 
a scuoprire ì saoi ingsoni, e combatterla, e prevenirne le 
tremende cooseguenie, quindi si descrivono qui ancora gli 
^sperimenti e i soccorsi insegnati dai medici più famosi per 
liberare nelle apparenze di morte la misera umanità daj^ 
orrori e dalla disperazione di una tomba • . 

< Compiesi il IiIh'o con un trattato sulla materia mortua- 
ria, ove sì ragiona dei Cimiteri in ogni loro condizione ; delle 
£ssequie, de' Monumenti sepolcrali, del pericolo delle tombe 
interne nelle città, del maggiore pericolo delle tombe entro 
le Chiese, e delle pestilenze avvenute per i sepolcri posù 
nei reÒDti abitati. Perciò questa opera è necessaria non solo 
a lutti i padri di famiglia, ma specialmente agli ufficiali di 
polizia, ai priori, carati, sacerdoti assistenti agi' infermi, e 
8 tutti quelli cbe per obbligo dell'aite salutare che eserci- 
tano, o per cristiana carità sono addetti alla cura dei ma- 
lati, dei morti, e dei creduti morti >. 

■ Protesta l'Autore che trattandosi di argomento estraneo 
agli usati suoi studj , si è fatto una religione di riferir solo 
quanto hanno scritto sapientemente, e con illibata coscienza 
storici insigni e medici prestantissimi; e viene diceado:= Se 
eoa plauso e sorriso si accolgono tanti libri inutili e scur- 
rili; tanti che insegnano il vizio e l'errore; tanù che ten- 
dono a disoneitare l'umana dignità, la .rosone e la morale, 
e tasti, specialmente a' di nostri, die scommettono gli ani- 
ini, O pougoao in mostn. le ipaveaiosc atrocità di omoU le- 

c,q,t,=cdbrGoogle 



as3 HOTtzii sciBifnnent 

MÌ>ro« , o diiea^oo» naidKMv e^fiuMt» daltrins; percU noa 
sui cmueotito a noi di racconuuukre k pietk e u miten- 
cordk? ™ » 

Dopo che U Gazzetta di Firaize, il Giornale dì Commer- 
cio, it foslio di Napoli il Lacifero, il Raccoglitore di Mila- 
no, la Biblioteca Italiana ec. hanno parlato con somma lode 
della filantropica fatica del signor Missirini , e dell' utilitJi die 
dee derivarne al genere ornano, qnante ferite si pongano in 
pratica le considerazioni , e le disriplioe addotte dal nKdc' 
Simo; noi ci accomodiamo alla «enteiiia dei predetti esten- 
sori. Aggiungeremo solo ohe il pericolo di seppellire i de- 
fanti net recinto dei luoghi abitsti dimostrato evidentemente 
dal dcgao autore, e ta storia delle epidemie nate in caos» 
dei sepolcri interni, aggiunta dallo stesso al suo trattato, 
sono alimenti di tanta importanza, che. meritano si faccia 
ù medesimi più particolare utentione dù Magistrati dì «piei 
luoghi , Ite' miali potesse introdursi un soverchio abuso nella 
ingmazioni oe' cadaveri , per cui la salute pubblica fe»e c^ 
«retta a reclamare tm pronto ed efficace rimedio. 

B. Dai. Bmco. 



:,q,t,=cdbvGoOgle 



i9& 

rCEGROLOGI A 



COMMENDATORE F. DANim^ BERLINGHIEHI 



INon appartiene meno alle icienie ritte alle lettere it noma 
onorato di F. Daniele Berlingbieri di Siena; perchè ha colti- 
vate le one e le altre con molto onore , e tutte due le ha fà- 
rorite nella posiuone in cui u i trovato di ProvreditOre degli 
stud) di (juella celebre Unìversith. Merita quindi che aia fatta 
menzione onorata dì lui in questo nostro Giornale di scìenm 
e di lettere, e che ù lappia che entrambi hanno fatta dolorala 
perdita colla sua morte, accaduta in Parigi il 17 Gennajo 1838, 
ove cuoprìva con onore e soddisfazione dell'ottimo nostro 
Sovrano da ben 11 anni U carica di Ministro residente pressa 
il Re dei Francesi. Forse potrebbesi da talm^o che abbia tette 
le notizie relative ad esso, scritte dal sig. De Mongtave mem- 
bro della 1 .* Classe dell'Istituto Istorico di Francia, cui il 
Comm. Berlinghierì qual membro anch' ei apparteneva; o iCea- 
nì Biografici ornatamente scritti sopra dì lui dall' Avvocato Al- 
berto Renieri dei Rocchi, letti all' Accademia dei Fisìocritict di 
Siena, e resi pubblici colle stampe , reputar superflue qnett* 
TÌ^ necroloeiche , che io ho voluto scrivere ia memoria di 
Ini. Ma quando sì saprh da coloro che coA la pensassero, dM 
io fui ammiratore dei suoi meriti in tutto il tempo ch'eiera 
Provveditore de^li stud] dell' Do iversith, ove io qua! Professore 
in (Tacila insegnava; quando verrà a loro notizia, che io queste 
pocoe righe scrìveva per testimonianza solenne di stima per 
esso, che ho nutrita per molti anni, e di gratitudine di essermi 
stalo cortese dei suoi lumi e consigli , e nella mia breve di- 
mora a Paiigì, dì guida presso qnei dotti, che io bramava co- 
noscere , spero che mi avranno per scusato, se abbia voluto 
anch'io dir qualche cosa di lui, forse men conosciuta, senza 
fasto di stile, e senza apparato di erudizione. 

Nfe importa gi& che io lo proclami di nobilissima prosapia 
com'era dal lato paterno, e materno; né ch'ei nasceva ìn 
quella eccelsa e cortesissima Citth di Siena, ed !a un* epoca 
ove fiorivano uomini assai distinti , da vari de! quali otteneva 
le[M& nobili istituzioni nelle lettere e nelle scienze; nt ch'io 
dichiari, che correva, fatto Cavaliere dell'Ordine Gerosolimi- 
tano, i mari, non so le Ìo debbt pronunziare contro i Barbari 



:wC00g[c 



jk«4 ««CnOLOGIA 
naotnettani, o meglio ' «er &> conqaùu di hmì e eafaìnmA 
aopra i laoghì, eh ci nsilava in cauli eicuraioai. Tutto que- 
sto è stato detto nei Cenni biografici eloquea temente. Ma quello 
che DOD tacerò certamente di lui, partendo da «piell' epoca in 
cui le prime volte il conobbi, lino a poclù anni aTanti la sua 
moFte, ch'ei amò passi onUiameilte lo stadio delle belle lettere 
e delle scienze, in specie matte m aticlie , e cht le &TOrì per 
ogni maniera allort che Si trovò Capo dellHsiraMonepulAliai 
Della Università di Siena. Va gran tratto di modestia in lui 
giH si faceva a tatti pdese, allora che atavasi accanta al dotto 
Guido Savini, in quel tempo Prowediior degli studj, ed anche 
più quando ve^ne eletto suo ajuta, e che quasi, indi visibiltaentA 
stava al sn9 fianco. Come un disrepolo umile e rispettoso 
ascolta in silenuo i connigli e l'istrimoai di un maestre die 
atima e rispetta , cos\ il BcrlingUierì udiva i consigli , e ap- 
prezzava i giudizj del Savini, spesso io silenzio, e quilcha 
volta facendo ad esso dolle modeste osservazioni, dei rilievi 
circospetti, aspettandone come dall' oracolo , la risposta , anzi- 
^è pronunEiame ei stesso la sentenza. Né io lo vidi malcon- 
tento un momento quando mancava di vita il Savini per essei^ 
gli succeduto un altro, l'Arciprete Luti (non senza meriti 
certamente); uè rallegrarsi troppo quando alla morte di esso 
veniva eletto Próvrcditor degli studj . Ma ben lo ravvisava 
sempre premuroso della pubblica istnuione, frequentando 
apesso le scuole, ed or questa or quella lezione ascoltando , 
come un discepolo; ben lo vidi preseder come capo a quell'Ac- 
cademia scientifica dei Fisìocritici che fiorisce ancora, e incorae- 
gìcc i giovani che dissellavano su qualche argomento acientifa» 
co , e dar lode, se lo meritavano, a quei Professori, che lece- 
vano delle memorie utili in quell'Accademia; ben lo ammirava 
quando presedeva agli ultimi esami dei Dottori della nostra 
&colt&, che non si mostrava mai digiuno, anzi baslantemeote 
istruito di quelle scienze su cui cadeva l' esperimento; così dw 
i voti che emetteva non eran mai senza cogmzione di causa< 
E quando la Università di Siena restava abolita nella invasione 
atraoiera, ei zelava perche alla sua patria tolto non fosse co- 
tanto onore; e può Bea dirsi opera dì lui, se una scuola di Me-. 
diclna erigcvasi, die parte faceva della facoltà di Medicina di 
Pisa, centro dell'Accademia d'istruzione dei tre dipartimmu 
di quel tempo. Ma quando il gran Colosso cadeva, e che 
tornavasi agk antichi e veucrali sistemi, quali mai premure ei 
non adoprava , perchè la Univcisitlt di Siena fosse ristabilita 
nell'antico piede e splendore? Anzi ei faceva di piti; ed ove 
migliorar potevasi Tiusegu amento, a tutta sua possa ìstava per- 
chè riuscisse all' intento. Nuove Cattedi-c erigevansi, e Gabinetti 
d' istiiizione in quel tempo; cos'i die i' insegnamento pubblico 
gioito accreacevasi e mÌgliorava>i, e credito viepiù ^ — * 



^:,.,Goog[c 



S' 



«U'OrùvcrHlà.clMCSoTmtie di maggior auKMra^friovaiu sploii' 
dev^ In questo ineBtre non iaiancavasi nel suoi sludj prpililcltì 
«d utili. Ritolveva eoa ieliciU dei problnni letterari piopor 
ui (la. eUere Accadeniio, « ripociavane premj ed onori . t. perchè 
per diletto e diporto dirigeva nril 'educazione privala una rigpei- 
tabil famiglia che frequentava, creava così a oella poita e per 
ossa una introduzione alla storia generale, che vedendo la luce, 
potffa servire uiilmetiM alla istruiione di tutte. Infine diveniva 
al cMigrea»o di Vietuia oratore della cauta della aua religiooa 
woMesHta dell' antica saa aede, onde Tietabilirla io quello sco- 
glio di Malta, fph propugnacolo ddla religione Cattolica ccmm 
ti» 1 Barbareschi, e quindi terror dei pirati af&ic&ni . 

■ Forsecbe Usua coodotlainquella difficile e delicata missjoa 
diplomatica aerv^ a sctioprire la suaattitudine a rappresentare 
una nazione generosa presso ouahmque altra esteraj o forse iìn 
d'allora ii potcappreuare dal sa^o nostro Governo il tuo ta- 
lento per regolare gì' interessi della Toscana presso la Corte 
di Francie, ove fu accreditato non molti anni dopo come Mini- 
stro residente ad essa . £i si mostrò coi dotti della Capitale, o 
di Parifp, dotto com' era; e ben presto riscuoteva la stima dei 

'il lamigerati. Accordavesi ed esso, benché straniero, un posto 
I membro in quel celebre Istituto, e nella 1." Uasse di esso, 
nella storia; e cos\ mostravasi a lui cb'ei avevB ben sentito, e 
bene scrittoio questo ramo importantistimo dello scibile umanot 
benché nulla avesse consegnato ancora alle stampe- Anzi io devo 
attcstare per la verilk, che dovei bea violentare la sua mode- 
stia mentre mi trovava a Par^i, percliè volesse almeno mo- 
strarmi questo suo lavoro istorie», da alcuni conGdentissiini 
suoi veduto e lodato; e quando me lo ebbe sopra uno scaffale 
in più tomi additato, volle die io fossi contento di non 
apnrlo ni svolgerlo, perchè aveva fermo nell'animo dì non vo- 
lerlo mostrare ad alcuno, lasciandolo a fare ai suoi eredi 
dopo la sua morte . 

In tutto il tempo della sua dimora in Parigi ei non era solamen- 
te l' incaricato degli alfari pubblici della Toscana, ma gioiva di 
esserlo dei Toscani tutti in particolare, e specialmente dei dotti 
della sua patria, cbc onorava e trattava generosamente a Parigi, 
e serviva ancora quando avevano a lui ricorso, sia die ne lo in- 
teressassero per le persone o per i loro aRarì. Ed io non posso 
né devo tacere, che quando venne affidata dagli Eredi la grande 
Opera di Anatomia dell'immortal Mascagni ad un suddito fran- 
cese , e questo tradiva la fiducia pubblicandola sotto il luo no- 
me, avuto ricorso al Ministro, ne fu tanto caldo vendicatore, 
che se non potè recuperarla , potè almeno far conoscere l' im- 
pudenza di quello, che, come l'uccello della favola, abbelli- 
vasi colle penne altrui. In altri gravi interessi letterari '''^ "'^' 
diti francesi e toscani, si adoprava di maniera, die compone- 
vansi all'accordo, onde illeso restasse il diritto dì propnetìi. 



aa& >BCROLOGIX 

' Maquello cbe,è onorevole ettreauunmteaU* dilla 
e die aoa può che renderla più durerole, ii è il ncord^re, 
ch'ei eatrava nella miliua Geroiolimiuiu , e fàcevt i voti di 
celibato, e quindi riaunziava al piacere e dovere della pateinìth. 
Tuttavolta non resisteva all'etortazioni di una eccelleate amica 
che al letto di morte raccomanda va^lt una teaent 6glia, die 
luogo teaer le volesse di madre. Ei frattanto fece anche di 
più; col consenso del Principe e del ino GenitOie «dottavala 
per tij;iia , e tutta il peso sopportava dell' edacaxiooe e del col* 
locamento qnal padre, e con essa visse, dopo di av«ria nella 
stessa sua casa maritata , fino alla morte . Esempio rare , e solo 
degno di quelli che sono penetrati dallo spirita il più filantro* 
p(co, e che seevri affatto sono, come ei era, di ^aismo. Quin- 
di aoa è meraviglia se compianto esso fosse alla sua morte dt 
questi suoi cari parenti , che eredi facevalì dei suoi averi , daelì 
amici, dai caiioscenli , e dalle persone eulte nelle lettere e nelle 
scienxe . Tanto meno io spero che debbano muoverla queste 
poche rìf(he disadorne, che con vero sentimeaio di stima e di 
gruitudme ho voluto spontaneamente consacrare alla sua me- 
moria in ijuesto nostro Giornale . Quindi le altri ha potuta nei 
suoi scritti misurare la latitudine, direi, e profondità del suo 
bril' ingegno, e farne conoscer con eioquenu lo spirito; e altri 
ancora, resi che essi sien tutti pubblici isolle stampe, potrà mo- 
glio mostrarne l'estensione , la tineiu , la importania, non sarh 
otscaro a nessuno che io aUtia segnalato qoaldie aneddoto ono* 
revole, e sconosciuto, che accrescerà il numero dei'metìtìdi 
lui, siccome è servito ■ me di titolo per ionie pod» linea ne- 
crologidie. 

Fmw. Buwxom. 



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XTiT<mZÌ BIBttOGlUFICt 



Elbmbhti di GaiuniGiA di A. G. HiCBTsa rtcaU, tali m 
seconda etUUone , daW idioma ledeico iteU' italiano, or* 
ricchiti di itarie note, da ToMiufio Volvi; ed ora $olto 
la dimione del Cai/. Prof, àjidiie* Vaocì' BERUHcatEni 
corredali di nupve amuAaaioni dal Doti. ILuubu CastoM 
già asiislnUe alla Cattedra dì clinictKhirwgioa diPi$a, 
memtro corritpondaHe della Societlt RoaU di JUedicimm 
di Maniglia, di quella di Livorno ce, ee. — Dieci tomi 
in 8." di circa pig. 400 ciucuao, con molte tavole io rame. 



Nd 



prendera a pnliUicare qneMa egrc^ Opera la cui fiima 



n è latta ovnl eiomo viepiù gmade, fumino uiimati, e diretti 
dal consiglio del celebre Vuca' cui piacque a bene della 
MJequ, e a decoro delle noKra tipografica iotrapreu creicenw 
il. pregia GOB Dote illiutrative, delle quali affidò la con all'al- 
lieva suo boD a&tto il eh. Dott. Bahibri Cahtomi, d<^ 
averlo ìa questo chiamato a parte delle sue profonde naedilft- 
noni . La pubblicasione noatra sotto gU au^ci potenti di tra 
noni coi\ lUnstri progredì con plauso universale fino a À tonò 
in 5 volumi divisi, e composti di fogli 150 di stampa, clie 
47 Va di tasto e 8Ì Va ^ note; in tnUo pagine 31306, e cost 
590 pagine sopra le promesse da doÌ &tte, oltre 39 rami. 
1 tomi pobolicati e quello io cono di slampa cootengono: 

Tomo 7. — La dotinoa delle infLuomaziooi in genera, e 
in specie delle diverse tcmÙDasioai > e pasia^ delle medo- 
nme; il trattato delle ferite in genere, e loro complicanoni; 
dello sórro, del cancro, e da tumori cistici. Le anootaaioni 
poi, senza lasciar parte che siasi illustrata, si chiudono oA 
discorrere delle brucìatun, e del fungo midollare. 

Tomo il. — Dell'aneurisma, e delle varici. Le annotauoai 
di questo S." tomo si estendono a lun^tezaa madore del 
testo , perchè nassomono tutte le moderne omnioni sulla ìof 
maiionc d^li aneurismi, sui vantaggi delle legatura dello 
arterie aneurismatiche a confronto di <^ni altro metodo, scen- 
dendo anche a discutera le qnestiom che si agitano intorno la 
k^gatura temporaria e permanente . Per giunta descrivono am- 
piamente ì processi operatot-j per la l^tura di ciascuna arte- 
ria , e trattano in fine dei fungo emttode, e della cura ndi- 
Oi)e delle varici. 

Tomo III, — Dei polipi, dell'edema, dell'enfisema, dello 
piaghe in gcn«ale, dule GmoU, della carie ec. I^e atte poi 

c,q,t,=cdbvGoogle 



9a8 ixitmmj MiuocKAnd 

vertODO pruic^Fa)ii)«nl^.suit'aTl[0cM^,,^iillft-4f«aa VWtOM* 
siiU'o»tecAnakds,'l'oateo»Brc(M(, l'eibsloti, e lauecruì. 

Tomo IV. P. 1. — Delle cure operatorie dell' ernie dei rer* 
vello, dell'idrocefalo, della spina bifida, delle lèrite della fac 
eia, della fistola salivare, oet laUtro leporino, del coocro» 
écllx lebbra, delle malsltie de' wni mMoritferii e de' Mnifrao- 
bdi. L»nole readoao «pecùd conto della Riaoplittticfl, del 
ùc doloralo, della Cheiloplaatica , e dd)« GaioplaMÌca. 
I Tomo if". P. li. — Prande questo volume luo ariacipio 
da un esietissimo trattato' sulle malattie degli «cdu. Rico»- 
piangendo questo trattato alle coje che ven^no discorse iidle 
Bote dello stesso volume , ed alle altre che si trovano diacnsM 
aul nedesimo soggeao nel testo, e nota del tomo 5." (voi. 0.°} 
in corto di stampa , si ha la ^iik completa dottrina tra le et^ 
gnite ai di nostri sulle malattie di questi orcani . 

CircostanEe impreviste, e dolorose a ricordarti hanno ìmp»" 
dito che il lavoro fosse condotto atenoioe con quella soÙecU 
tadine che era nelle promesse,- e più ner voti e iiell' interessa 
degli Editori . A sincera ^ustificùioDe del rilardo basti l'ao- 
ocDuare fra le impreviste i mtdti viag^ fatti did eh. Annot»- 
9 scientifico; e tra le dolorose la BMHU 



del Vacca', e la grave e lui^ loalMtia ebe sott«ane il prel<H 
dato signor Cibtori . 

Avendo ora , la Dio mercè, vinto ogni oatacolo , l' opera sari 
proseguita sema iiHerru^one. P« quanto la maggwr mole 
dei volumi ne ponga in perdita d' non lieve interesse, pure 
l' associaiione sarà continuata a pat^ 8 il volume pw quelli 
soltanto che saranno assodati alla paWtlicaÙHie dd tomo 5>* 
Dopo quest'epoca il prezzo d'ogni volume sari valutato « 
mgiooe di craiie 3 per ogm foglio di testo di 16 pkgine^ e 
soUi 4 per ogni foglio di 16 pagine ài note, ponendo i nuBÌ i 
ragione di 2 crazie ognuoo. >. 

Gli Assodati che alla puhblicaiione deltomo 5.''(o4.'' voi urne) 
eon avranno ritirati i volumi fin qui editi s'intaodèrà che abbia- 
no rinuovato all'associazione di sorte, die peideraimo il dirìuo 
al compiaeat» dei tomi che -gik post^gono; essendo nostts 
ferma detcrmÌBaaione di itampaje dei tomi suceessivi quel 
numero di copie, e non più, che aeoessario sia per gli associati 
esistenti e per la completaiione delle copie di magazzino. 

- Le persone che amassero associarsi potranno a ma^^tor loro 
comodo e vanta^io ritirare i volami finora pubblicati a mw 
il tneae . . 

- Senaa tema d'eirare possiamo a buon diritto assnìre nbe 
qMBt'Op«ra ofirirì il piùcompleto corso Airargteo che $' a^ 
bis t' Italia nostra ; imperocché il eh. sig. Dott> Csktomi - ispi- 
rato da quel vivo amor* della sdienca che sempre lo infiamma, 
BOB'coMenM d' articchirla deUa. tiascendeati osscrvasioMÌ del 



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CDB beU'onliéa, B'neMelo delle i>pinÌom tHtt* «li > ui g t e ^m* 
•Mmpa'^aHBtorvnttnnate kvooc dei piimi, e [iii'i fiwi|i<> ili 
Chirargi d'Enropa Gno^lfrtteate f^rtta ^ modado-ricDr 
dnift in tutta tntpMadenteai' prof;rMti'd«U'ah«>MÌiitaM.'' 

■JkrmìniJh di qouM mun» a 'dcndanni tul<fitc#rU-'ttè 
trattato delle fratture, luMaaioni, ed alticnalAtle della ««Mi 
Un tal ruoto depreziava in parte quel sommo lavoro perchè 
privava « gli studenti, e gli eserceoti del vantaggio d'avere nel 
RiCBTeH mi'intiera biblioteca chirurgica. Cedendo alle istancs 
nostre che venivano accalorate dal desiderio comune, l'egregia 
ed operoso sìg. Dott. GAilTOid ha preso a riempire quel 

?ina componendo a bene della scienza e dell'insegnamen 
rattato in ogni sua parte pienissimo di quelle aUeuoni. 
Questo trattato sarà pubblicato in due volumi dw verranno 
distribuiti per fescicolì af pfbtzò 'di trakle' 3 ' pei" ogni foglio 
di 16 pagine, con corredo ai rami occorrendo, a maggiore in- 
telligenza della materia, da valutarsi ciascuno come un foglio 
di stampa . La pubblicazione audrb alla pari di quella del Ri- 
orrea , e coA le dne Opere resteranno ad uno stesso tempo 
nltimate . 

Fin 10 Senembre 1858. 

FF. Nwna- 

M Conservatori delti Erbarj pubblici d' Italia 

Annunzia il DoTTon Pietro BcBliti che metterà in vendita 
tre Centurie di piante disseccate, irntto delle sue peregrinacioni 
botaniche ne' Pirenei. 

La j|HÌma Centniia comprender!) specie esclusive o quasi 
esclusive de'Pireneì, e sarti rilassata al prezzo dì quaranta 
franchi. 

La Centuria seconda sarà formata di quelle ipecie cAe sajio 
rare , ma che ti trovano pure in altre regioni alpine, e di 
quelle che kns« euermollo rare pure m' raccomandano assai 
per la critica. Q preno di questa sarà dì trenta franchi . 

La tersa Centuria finalmente si comporrà di piante alpine e 
montane di eerto interesse, ma inferiore affollo alle altre due 
Centurie, e avrà il preizo di venti franchi , 

Ciascuna Ccotoria sarà data eepacatamente , quando cosi si 
desideri. 

Gli esemplari son belli , ben preparati, completi , caratteri- 
•tici, accompagnati da scliede, le quali oltre il nome generico e 
^lecifico segnano la località , l' epoca della fioritura , indicano 
quei caratteri che sì perdono nella disseccazione, e spesso con-, 
tengono ddle note ni t ielle desunte dall'esame dell'Erbario del- 
l'autore della Flora de' Pirenei, il celebre La Peyrouae, che il 

c,q,t,=cdbvGoogle 



^3o uneiTu -muoesAFici 

Dmot PiriUQ BÉbMÌ I» anu» il Vasta j^dt paiv egntdtM*. 

di &r fatte di qualunque pubblico Erbario, bb move* cosm 
ndlÌBWiH pet k ttii£o« (Mk Batanìca^ ' i. 

Le lettsm di domanda si dirìgeniiiDO, «atro il convBleaiiiiB 
•85S, tà *Wtor AvTootto FnnocKO Hàbaai B BagiiMSvaUo, 
L^jazione di Fenara . 



HNK DSL TQMO TKlGBSIHf» SBSTQ. 



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INDICE!^ 

IKIiK HEATKRIl 



Hirinfav Hhmne dmllM Canari*): pw UH. P. Bum-Wn, et Sua* 

BoraiLLot ( G. S. ) Pag. 9 

Idem. ^Arl.s.") 107 

TrupMiMMM cmigeoila dal viwari «Mampagnab rfi itola innormala 
di «IcvDo da' n»de*lnit . Leilcn MnloRiica del Prof. Onoiuia Lia 

«nei direlto >l Prof, fturro Ci*ia»i iS 

Sopra alcune «mincntl *irlb Mlatart del fai addo earòonioo, ■ Hill' 
impic|o dcll'asMolo dì marfiam nelli ta—e convulu a irriUlìva . 
Slorìe mediche del Dollon Cun4i Attilio HnricDcci .... 37 
Storia di an fungo dell* dura madre, operilo coti' ettirpif inoe dal 

Prof ZàaoBi Pnxsiou 39 

I^Krvaiioni otedico- pratiche e aailomlco-palolocìche inlnroo il Me- 
IcM . Lallara del Prof. Anata S*mai. ( P. Giacomo Berteltoili ) 4^ 

KiMellaiMB di Storia Natnrala ( P. P. 5. H. ) 6a 

Di alcuna inoonnali dwpoiiaìonì dell'utero chC rendonn difficile od 
impoMÌbile il coBCCpimeDlo. HifleMioDi pralicba dal Dollor Biaini 

Cuim ( N. ) 78 

Sopra rinlrodaaiofie naturale dclParia nel nngue delle vene ferite 
■ell'aaiMit > lopra qnelU artiHciile filla nelle vene eperlc a beilo 
audio negli animali ec. Del ProC Gimoko EtiiuLurm. ... 89 
Storta di Parto non eflctluils per gra*« nalallia dell'utero, del Dot- 

l(H« E«aico Vt»nii.t 101 

Bìflcaùoni dal Prof. Ldioi Hoanu ralla Hcroaria del Prof. Luisi 
&ÌIUU1 inlitolilB alndagim mI miglÌM metodo di cura pel Cbo* 

Icra-morlmi ec. n tao 

8latiitica,oReDdiconlo clinico delle malallia tarale io un quadriennio 

nello Spedale di Monta San Savino dal Dotlor Filippo Ciaaeai . . 1)7 
Balle Cifni) paralitiche. Heninria dal Dottor Gimbppb U»i«lm diretto 

al Prof. Pinao SroDUTt 149 

Snlr origina degli Oipedali. .Diacono del ProTaaior Ltiiai Hoanu. 

( L. P. Ccccarelli ) 160 
Pndmum Sjilcmati» nalnralii regni Tegctahilia eie. Auctora A. 

Pnuw DicuDOL£B ( G. S. ) 169 

Di un' operaatone dì Liiolripiìa in nn fanciullo di inni undici. Canni 

•forici del DoIlM L. Galli di Lncca B7 

Hiwellanaa di Storia Naturale f G. S. } 196 

Lettera ramonitva alla nobila Signora ConleiM R. N. intonwalla pre* 
feranaadi qualche bagna Icrmale o acqua mioenlc di GermanH o 
d'ilalia. Del ProT, Giacomo Bauauirrci ao5 



Dlceraiian* della membrana atlema d'un interino atrangnlato, o*. 
•arrato in PìMoia da Laorouo Fm alla clinica dal ?ttit Cuna. 1G7 



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a3a I N D I e K 

Sol Boaa c iB U lo ittU lfcn«|»4 TfR*M. VinMik H tm^tauiaa 

Turili ' (NO a 

Pericolo di Munirà gli uomini «i«ì coi marti. TratblA di Httcaioi 
... (B. Dal Borgo) a! 



GiDMrn D« CiinoroK» (P. LonghcD*) 85 

COMH. F. DiRiui Bua.iwnimi fFitoT. B>fi*UoUi) aaS 



Elementi di Chirurgia di A. G. Bica-ru ac. eoa AmoUiìoni del 

Dottor Ruiui CuToii ( FP. NiMri> a 

^ Cootarvatori degli Erbarj pubblici d'IUlia il Dollor Pibtm 



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NUOVO 



DE' LETTERATI 



TOMO xxxvn. 

SCIMNIB MOUÀli, M ÀMTI UBMtlJU.1 



PISA 

TIPOGRAFA. nSTU 
18S8. 



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NUOVO GIORNALE 

DE' LETTERATI 

"Hd: 100. 



PARTE LETTERARIA 

SCIENZE HORAU, E ARTI LIBERAU 



Poesie oELif Arroaro LotiEjrzo Del Pfosoto. Firenze, 
coi torchj di Leonardo Caardetlii i838. 

de I come pensano coloro cbe nelle cote letienrìe «on moIlQ 
addentro , il ramiozo quale oggi Io conoKÌamo Ime la ani 
orìgine dalla noiella, niun dubbio cbe padre di quello debba 
riputani il nostro Gioviinni Boccaccio, il quale lasciava nel 
mo Decamerone una stupenda collezione dì piccoli romanzi, 
liceniiosi per vero dire, ma pieni d' imraaginacione e dì fan- 
usta. Ed in tale ipotesi che dista poco dalla proposisione di- 
mostrata, Italia sarebbe debitrice di questo ramo di sua corona 
al Certaldese , il quale dt^o aver lasciato ai rigorosi di cbe 
acandaleEsarsi s sasieth, moriva dichiarato dal Pontefice Ur- 
bano i7 modello e l'onore del Clero italiano. 

Se non cbe corsero molti e molti anni prima cbe il rac* 
conto pigliasse uno sviluppo che sì avvicina a quello dell'epica 
composizione, e diventaaie il romanzo de' giorni nostri . Boc- 
caccio ebbe non oscuri ìmilatori e ipguacì, ma costoro si ten- 
nero rigorosamente nei confini da aao segnali , e ( per non 
tacer la verilh In quale dtM>e dirai ancor quando ci stia a 
carico ) nian chiaro ingegno del nostro pnese pensò mai a di- 
latarli quanto fosse baaiante per potere ambire al titolo d' in- 
ventori del vero e proprio romanzo. Italia giuava il seme, altri 
ne raccoglieva fnuU nberlon . 

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4 DELNOBOLO 

Nd t6o5 da uiM oscura carcera di Spagna, ove, secondo 
r espressione dell* Autore, loda incomodidad tiene su 
ostento, jr lodo triste nudo hace tu ttabitacioii, Cervanlea 
che avea gìk provato il sniso sapore dell'altrui pane al aerti- 
KÌo del Cardinale Acqua? iva a Roma } che souo le bandiere di 
Maroo Antonio Colonna aveva patito a Lepanto ì disagj e )e 
ferite della guerra ; che ad Algeri avea trascinare le catene Sì 
schiavo, e sempre ed ovunque sopportate le miserie e la fa- 
me; dava al pubblico il libro più ingegnoso e festivo che ab- 
bia prodotto Io spirito umano, il suo Don Quixote} e eoa 
esso spargeva il ridicolo ed il disprezzo su i libri di cavalieri* 
che cosiiLuivHno la più importante lettura del suo secolo ; olie- 
nevascberzandoil loro ostracismo, ostracismo che non avevaa 
potuto ottenere le serie declamazioni di Luì^ Vive*, di Ales- 
sio Vanegas e di altri molti; e sì compiaceva nello stesso tempo 
di offrire alla pnlrìa un subieito piacevole di passatempo. E 
tanto K ne compiaceva, cbe nel suo f^iage al Parnaso 
caulava : 

Tu bc djdn «I flon Quisole piulicnipa 

Al pechn tnclaocoiico J niohioa 

En qualquiera Mton cn lodo licmpo. 

La Francia anch'essa volgeva a proprio pro6ito il seme 
italiano, ed informando nel romanio le opinioai politiche, 
vedeva dall'anima compassionevole e dalla penna sublime di 
Fenelon tocco dalle miserie d'un popolo avvilito e ridotto 
•Ila estrema rovina dalla guerra, escir le paci6che Utopie 
del Telemaco, nel qnale la maligniti t»>nlemporsne« credè 
scontrare delle aIlu.<iÌonÌ contro un Potente fastoso. 

E in Inghilterra quando Richardaon svolgeva pagina per 
pagina la sua mirabile epopea domestica , il circolo dei let- 
tori gli slava attorno compaiio, palpitante, cogli occhi ìncet- 
Mnlemenie Basati aolla sua Clarissa, e tenevasi in «lenzio ad 
ascoltar la sentenza proferìu contro quella nobil vitUma del 
dispotismo paterno, e della seduzione. 

Ma questi tre astri luminosi avevano gik traveduto nelU 
fona del loro genio l'utile a cui poteva eaaer volto il romanzo, 
e ne avevano tratto un bel partito. Poco compresi da coloro 
cbe votevan baliere risiessa via, doverono all'altrui corU 
veggenza la sorte d' esser lungamente ioli nella carriera lor 
luminosa} che i lor seguaci dando al nolla delle proprie«oa- 
cezioni tatto l'apparilo dello Hnvagante, tiniMero od fugo 
e nella oacuritlt. 



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P » B S t B 5 

VoltAÌre riprese il ruiuanso come uo alile isimmento per 
chi sappia aerviraene coavenienteinente, e utirixzò ia <jurllo, 
e deice un nugvo pascolo al suo tnodo di («re irridente e toii- 
ligno. Forse costui non ba la minor gloria per a^e^lo solle- 
vato ad una tal qunl dignità ì» seconda volta, e non sarebbe 
difficile il provar per mmo dei ravvicinamenti e della crono- 
logia la parte ch'ei v'ebbe. 

Ma toccava al nouro secolo di trarlo ad ona digniih non 
sperata , di trarlo ad adombrare la istoria , questa severa ma- 
trona che si vide con sorpresa associata agli slanci d'uo'ar* 
dente fantasia , ed a tulli i veni de' quali il poetar si fa bello . 
Gualtiero Scolt, caldo dell'amor di patria, dissotterrava 11 
Moria di Scout, e la offriva al lettore. ornata di tanta poesia 
quanta ne potea concepirv un concittadino d'Ossian, formar 
lata in aUretianti romann . Gualtiero Scott segnò una bella 
epoca per questo ramo di letteraiura, e tutti sanno , pacche 
parliamo di cose con temporanee, tutti sanno la impressione 
che fecero sulla intiera Europa i di lui scritti, voltali solleci- 
tamente io ogn'idioms vivente. Al loro apparire tiovavnnsi 
nelle mani d'ognuno, ed eran letti eoa una fàmtriica avidità 
Scott era la parola d'ordine che suonava sopra ogni labbro, 
ScoU il nome al quale era direna la frase d'elogio del bel 
aesso, e delsesso migliore. 

Chi è &a i tanti milioni d'esseri composti dì nervi e di 
carne, e dotali di ragione che non ambisca ad uok dolce pa* 
rola del sesso gentilef Chi potea per conseguensa mirar senu 
inviiiìa la (prluon rìdente di Scott T Ognun che si riputò forte 
da tanto yol^ tentar d'inoltrarsi per la stc^ calcata dallo 
Scozzese, né è da dire se molli o pochi fnron coloro che fi* 
daroao nelle proprie fone. Allora dalla lonUna America alla 
nostra Penisola escirono a migliaja ì romanci storici, qua! 
^ò, quai meno modellati su quelli del Poeta di Scozia. Se 
non che pur troppo è ver-i la sentenza che ciò che si fa spinù 
dalla imitazione, non pnò il pia sovente alle mille miglia 
raggiungere ciò che da estro proviene. DifattOfO c'inganniamo, 
o lo stesso Cooper, colui die i suoi compoesani chiamano lo 
ScoU americano, non è (purità in modo alcuno a raggiun- 
gere il suo modello. Né lo raggiunge Bulvrer. Come ai ro- 
manzi di Cooper il calore, agli schizzi brillami di questo pars 
a senso nostro manchi la veritii. Pare ch'egli disegoi abilis- 
simamente i ritratti, ma ch'e' non gli dia Ìl color della vita. 
Idi lui personaggi fono «ItcetUinti ]^ccoli ««temi delicatisùiiù, 

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6 DELNOftOLO 

souUissimi , mn che rimangon sempre sislemi , e che conwr* 
«ano Dna certa freddezza metallica nnco ne) più furie dell* a* 
zlone. In Bulwer le idee dominnno il dramma, e ne usur- 
pano ad ogni momeoto il domìnio; ad ogni momento il ro- 
manziere sparisce davanti al pensatore, al moralista, al pub- 
blicista; e tanto ledi lui composizioni quanio quelle d' ognun 
altro che si provò nel romanzo istorie» ci dimostrano, a conto 
fatto, che Gualtiero Scott è sempre solo presso a poco come 
quando mostratasi al mondo col suo primo poema. 

Sarebbe forse conseguenza della disperazione a raggiun- 
gerlo il veder come sollecitamente il romanzo storico si rilira 
dal campo di gloria, e cede il posto al romanzo di costumi, 
«1 romanzo a mo'di Balzacf Noi lo crediamo; ma quando 
c' ingannaastmo intorno alla causa, sta Ìl fatto che i romanzi 
Storici ban gib rimesso da quella calca con cui si afibllaiano 
ai torchi ^^S'' Mompatori. 

Gli scritti di Gualtiero Scott dettero pure un impulso ad 
una mente italiana la quale trasmesse ti moto anche ad altri 
che ne profittarono con successo. MHnzoni volle provbrsì nel 
Campo del romanzo storico, e in questo campo troróvvi una 
corona d'una testura sui generis. Dopo di lui Varese, Baz- 
zoni, Rosìni, Guerrazzi , D'Azeglio, e Grossi si dettero alla 
medesima aorta di scritture. 

' Dicemmo che Manzoni trovò nel campo del romnnzo sto- 
rico una corona non tessuta come le altre. Di fatto sembra 
che egli in nulla possa pamgoDarsi con Gualtiero Scott. Mentre 
questi si proponeva, come dicevamo, di prest-ntare al lettore 
la storia dissotterrata del suo parse adorna di poeAa e soc- 
corsa dalld finzione, Manzoni mirnva ad uno Scopo diverso. 
L' idea concepita dall'autore della Morale cristiana e degl'Inni 
«acri è libera, indipendente, ed ha base solianin sopra gli 
etemi principi della morale da cui è fecondata. Ei fera ri- 
corso alla storia Anicameote per dare a quella idea una forma 
•eosibilp; e perciò ne' Promessi Sposi vedonsi i fatti partico- 
lari rannodarsi a questo concetto di speciale estetica, riceverne 
la luce, per quindi diffonderla, e mostrare ch'essi non soQ 
altro che l'applicazione d'un principio preconcetto. 

Fu detto che, considerato sotto questo rapporto, il romanzo 
storico ha progredito piò in Italia che negli allri paesi; e 
fnvvi chi rimpianse perchè gli altri Scritlori llarinn! leste ri- 
'cordffiì non intesero e non scguìtaron l'esempio che avevi 
-W'dato Maoxoiii. Ha quanto in un certo amso è con certe 



' r o e 8 I B f 

mirìtion! e dìcIrioraKioni potreMw piovani U -prima pnrte 
della proposizione, alirelUnto si diteonTÌene dn noi in (]Qd 
che ne seguila dappresso. Che Rosini. D'Azeglio, Grossi, 
BazEoni , Guerrazzi non abbiano inteso Manzoni è cosa più 
presto detta che provata) Mizi a parer nostro nemmeno nma- 
oamente escogitnbile, si perchè il concetto dì questo non é 
f)oi tanto recondito da potersi difficilmente afferrare, si perchè 
Manzoni stesso ha cercato di dichiararlo oie gliene sia occors» 
il destro. Ma ove pur fosse difficile ad aSèrrarsi, sarebbe un 
fctto strano e paradossale che una almeno delle belle monti 
ricordnie non lo avesse indovinato, e che tutte si fossero gros- 
aolanamente ingannate. Sarebbe stato più ragionevole il dire 
che ognun di que* Romanzieri si è creato nn sistema suopn^ 
prio, e secondo questo ha vergati i suoi scritti. Ed inulti, 
chiediamo, come si sarebbe potuto trattare a mo'di Manzoni 
e de' suoi Promessi Sposi, ]ii Luisa Strozzi e la Sattaglia 
di Benevento^ Non è forse palese anco in queaii romanci lo 
scopo cui mirano diverso, diversissimo da quel di Manzonil 
Sarebbe piuttosto da istituirsi disamina per conoscere qoal dei 
aistemi sin il migliore, ed in tal disamina potrebbero esser 
dette molte cose de chi volesse approfondarla più che nonne 
corra debito a noi che tendiamo «d altro oggetto. Ceitoèperò^ 
e niun di senno vorrà riprovare l'.iueno, che fece opera lau- 
dabile di patria carità il Rosini , tostochè volgeva i propr) ro- 
manzi ad ìlluslFBzione delle lettere C' delle arti belle italiane, 
e ve li volgeva con tale squisitezza di gusto , e con tale a pro- 
posito da disperar dì poter far meglio in nn libro che, come 
i suoi, ne tratti per incidenza. ASrettandocì a giungere colà 
dove min la nostra scrìitnra, lo esortiamo a seguitare in quel 
genere da esso trattato con supenor maestria. 

Manzoni adunque si provava a maneggiare il romanzo sto^ 
lieo con quel nstema che meglio alle di lui opinioni aHàcevasi . 
Dette alla luce il suo libro , e come avvien sempre dei buoni 
scritti, ebbe dei detrattori, de' lodatori, e fu nelle moni di 
tnlti. Dire da qual cagione partiva il biasimo, non sapremmo. 
Da inimiciaia o risentimento personale no certo