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Full text of "Oeuvres complètes de Bartolomeo Borghesi .."

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OEUVRES COMPLÈTES 



DE 



BAKTOLOMEO BORGHESI 



TOME TROISIÈME 



COUVRES COMPLKTKS 



DE 



BARTOLOMKO BORr.HKSI 



PUBLIEES 



PAR LES ORDRES ET AUX FRAIS 

DE S. \1. L'EMPEREUR NAPOLÉON IN 



ŒUVRES ÉPIGRAPHIQUES 

TOME PREMIER 




PARIS 



IMPRIMERIE IMPÉRIALE 



M DCCC LXIV 



MUSEO LAPIDARIO VATlCAiXO. 



MUSEO LAPIDARIO VAÏICANO'. 



Dell' utilità e dell' eccellenza délie antiche iscrizioni tante e si grandi p. 55. 
cose sono già state dette per più valentuomini, che quantunque non 
sia loro toccato un cosi splendido panegirista quai l' ebbero le medaglie 
neir eruditissimo Spanemio, ciô non di meno dal comune dei lelterati 
è tenuto assai da poco colui che fa mostra di non curarle. Ognuno 
adunque stimerà sapientissimo il consiglio del Sommo Ponteiice felice- 
mente régnante^, per ordine di cui si è fatta in pochi anni una colle- 
zione lapidaria già si doviziosa da superare di gran lunga ogni altra di 
Europa, e che disposta per gli ampj corridori del palazzo Vaticano 
forma, se non il più bello, il più dotto ornamento certamente di quel 
celebratissimo Museo. 

Ma per godere di questo letterario tesoro fa mestieri il venire a 
Ronia, onde sono giuste le querele degli altri Italiani e degli stranieri, 
che mentre tanta cura si ha meritamente per far loro conoscere le 
nostre statue, i nostri edifizj, le nostre pitture, quasi niuna poi ora se 
ne adoperi per renderli istruiti délie nostre lapidi, che si direttamente 
conducono a ben intendere i classici, e ad emendare le storie. Per lo 
che essendo uno dei precipui fini del nostro giornale quello di divul- 
gare gli scritti e i monumeiui che finora non furono conosciuti, lo 
furono imperfettamente, ci è parso che con ragione ci sarebbe attribuito 
a colpa, se fino dal bel principio non pouessimo le mani in questa 
insigne raccolta, che offre una larga miniera di cose inédite, e taie da '>6. 

non esaurirsi per brève tempo. Nella quai deliberazione essendo noi 

' [Extrait du Giornale ArcadicOj 1819, t. I, p. 55-65; p. 178- igi; p. 335-337, et 
t. m. p. 55-61.1 — "- Le pape Pie VII. 

1 . 



h MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 

corsi, siamo alla prima riinasti in forse se fosse più opportuno lo sce- 
gliere solo quelle lapidi che Lanno pregio di novità, o vero se riferire 
tuite quelle che si serbano nel Vaticano. 

Ma a quest' ultimo divisamento per più ragioni ci è parso di atte- 
nerci; délie quali questa è la prima : che per ta! modo il nostro quai 
siasi lavoro potrà tenere luogo di una compendiosa illustrazione di 
quel Museo epigrafico, finchè altri provveduto di maggiore erudizione 
e di maggiore ozio non vi consacri più particolarmente i suoi studj. 
Oltre che di non poclii dei marmi già stampati non potevasi tacere, 
])erchè o dubbiose o fallaci sono le lezioni già pubblicate; e riguardo ai 
rimanenti non è vano affatto per gli studiosi 1' essere certi che i primi 
editori furono accurati; ed infine, essendo vero che quasi tutte le piètre 
che si potevano lasciare addietro sono state rimosse dalle antiche loro 
sedi per quivi trasferirle, non sarà discaro a cui occorresse di consul- 
tarle conoscere il luogo dove si possano rinvenire. E per quest' ultimo 
motivo ahbiamo altresî creduto di non doverci allontanare in quanto 
air ordine da quello con cui sono distribuite, malgrado che alcune 
non istiano al luogo che loro competerebbe ; e le basi specialmente, 
essendo state destinate a sostenere novelle statue, abbiano conseguito 
una diversa collocazione. Senza di che, se avessimo anteposto di disporle 
(liligentemente secondo il metodo Gruteriano, non poco ci conveniva 
di ritardare 1' esecuzione del nostro proposto, poichè sarebbc stato bi- 
sogno il trascriverle tutte prima, per quindi ordinarle, e necessaria- 
mente avrcmmo poi soggiaciuto al disordine di frequenti giunte e so- 
praggiunte pei continui accrescimenti che riceve il Museo, uno de' quali 
amplissimo se gli prépara nel nuovo braccio che si sta costruendo. 

Nonpero quesla mancanza di esatta disposizione porteià in line alcun 
danno al commodo degli studiosi, perché giunti a riva di questa im- 
presa promettiamo di dare una série d' indici giusta i metodi ricevuti, 
coi quali (juesto non grave difetto sarà abbondantemente emendato. 
Finalmcnte ci parrebbe di mal provvederc ail' utilità dei nostri lettori 
ed alla dignità di queste laj)idi, se tutte sole ed ignude da noi si ])o- 
nessero avanti : ])er la cpial cosa, ad agevolarnc l' intelligenza ed indi- 



MUSEO LAPIDARIO VATIGANO. 5 

care le novellc notlzic chc da loro ci provengono, le aiidremo, secundo 
il bisogno, acconipagnando di alcuiie nostre aiiiioiazioiii, iielle quali 
non ci dimcnliclicicmo dalla sobrietà che si ricliicde dall' angustia dei 
nostri fogli. E ((ui lasciando da parte ogni altro prearnbolo daremo 
iosto principio, prendendo origine, corn' è dovere, dallo spartimenlo 
cui è soprapposto il titolo 

DU • DEAEQVE • SACRORVMQVE • MlNISTRl 

ch' è il più vicino al cancello d' ingresso nel Musco statuario Cliiara- 
monti. 

1. 



P. 58. 



.IDERENT-CAPITOLIV • 
.STALES- CAERE- DEDVXIT 
. QVE- RITVS • SOLLEMNES • NE 
RENTVR-CVRAI-SIBI- HABVIT 
ERATA- SACRA- ET-VIRGINES 
.EXIT 

cu)n Gain 
o6s]iderent Capitoliu[m 
rfijstales Caere deduxit 
rt<]que ritus sollemnes ne 
om/«e]rentur curai sibi habuit ; 
cojerata sacra et virgines 
rev]e\it. 



A questo insigne frammenio inedito ancora ^ ben \ olentieri dianio 
la preferenza per 1' anticbità del tempo cui si riporta, cbe avanza di 
389 anni 1' era Yolgare : e per V illustre fatto cbe accenna ricordato 



' [Il avait déjà été publié, mais inexacte- 
ment. (Voyez Fabretti, De Aquis, p. 54, et 
Orelli, n. 587, avec la note de M. Henzen, 
Supplem. p. 52.) Borg-liesi n'avait pas 
observé attentivement la longueur relative 
des différentes lignes de ce fragment, qui 
est ainsi conçu : 



IDERENT- CAPITOLIVM 

STALES- CAERE- DEDVXIT 

QVE • RITVS ■ SOLLEMNES • NE 

. . RENTVR • CVRAI • SIBI • HABVIT 
. . .ERATA • SACRA • ET • VIRGINES 
EXIT 

M. de Rossi a reconnu sur la pierre une 



6 MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 

da Livio ', da Floro-, da Plularco^ e da altri, ma clie noi auteponiamo 
di riferire colle parole di Yalerio Massimo, siccome più opportune al 
nostro intendimento. cfPresa Roma dai Galli, il flaniine Quirinale e le 
rrvergini Vestali, essendosi divise fra loro il peso délie cose sacre, le 
(T trasportavano via ; ed avevano già oltrepassato il ponte Sublicio , e 
ffcominciato a discendere il colle che mena al Gianicolo, quando 
-rfurono vedute da L. Albinio che in un carro fuggiva colla moglie e 
r: co' figii. Egli più tocco délia pubblica religione che délia privata carità, 
P. 59. ce ordinô a' suoi di smontarne , e postevi sopra le cose sacre e le vei'gini , 
rrdeviando dall' intrapreso cammino, le condusse alla città di Geri; 
r-ove ricevute furono con somma venerazione : délia quale ospitale 
ffcortesia una grata memoria fa ancora testimonianza \ "ît 

La prima idea che cada nell' animo è quella di credere che ad 
Albinio per 1' appunto fosse consecrato questo marmo. Ma se più posa- 
tamente si consideri, conosceremo che cosi pensando si andrebbe lungi 
dal vero. Albinio condusse certamente le Vestali a Geri; ma al dire di 
Valerio egli era indirizzato altrove; ond' è da supporsi che dopo aver 
soddisfatto alla sua religiosa pietà, tornassc in cerca délia famiglia che 
aveva abbandonata sulla via, e con essa si recasse al luogo ch' era la 
meta del proprio viaggio. AU' opposto, l' ignoto di cui parla la lapide si 
fermo fra i Geriti per avervi cura dellc cose sacre e perché i solenni 
riti non s intermettessero : la quai cosa altresi non conviene ad Albinio. 
al quale, essendo plebeo, come testificano T. Livio e L. Floro, era 

moitié de la lettre M qui termine la pre- rmesque Vestales sacra onereparlito ferrent. 

mière ligne, et au coinmenceinent de la cin- f^easque pontem Subliciuni transgressas et 

quiènie il a cru apercevoir quelque trace rrclivuni.qui ducitadJaniculum,descendere 

dtin P, co(jui a engagé M. Moininsen à sup- rrincipientes L. Albinius, plaustro conjugem 

pléer urbe recupE.K.AT A ', voyez le Corp. r-et liberos veliens, aspexisset, propior pu- 

inscr. Lut. vol. I, p. 286. n. xxiv. L. Re- rrblicae religioni quam privatae caritati, suis 

NiER.J frul plaustro descenderent imperavit, atque 

' Lib. V, c. XL. ffin id virgines et sacra imposita omisso 

" Lib. 1, c. xin. rrcoepto itinereCaeretem oppidum pervexil. 

■' In Camill. c. xxi. rrUbi cum summa veneratione rccepla grata 

\À\). I. c. I, S 10. [ffUrbe enim a Gai- fcmemoria ad hoc usque tempus hospitaleni 

f'iis capla. (piurii llarnen Oiiirinalis virgi- f-humanitatem testantur. n] 



MUSEO LAPIDAUIO VATICA.NO. 



vietalo dalla rclijjione il mescliiaisi negli uflictj sacerdotal! riserbali a 
quel tempo ai soli ])atrizj. Laondc ci sombra évidente che qui si parli 
del flamine Quiriiiale, clie fu guida aile vergini fuggitive e al quale 
ben conviene la cura délie cose sacre e del loro liportamento a P»oma; 
e confesseremo ])oi d' ignorare il suo nome, non avendocelotramandato 
gli storici, e pcr colpa degli anni avendolo peiduto la riostra pietra ^ 
Non vi sia perô chi s' immagini di attiibuirle tanta antichità quanta ne 
palesano le cose di cui ci ragiona. Ella spetta chiaramente alla classe 
degli elogj, ed è simile aile iscrizioni del fratello del pi'iino Poblicola, 
di Siccio Dentato, di Furio Gamillo, di Papiiio Cursore, di Claudio 
Cieco, di L. Metello, di Fabio Massimo, di Mario, di LucuHo, del 
padre di Augusto e di Munazio Planco, tutte citate o rifeiile dal AIoi- 
celli ^, aile quali sono da aggiungersi quelle di Decio Mure^ e di Ernilio 
Paolo^ già note, l'altra di Romolo venuta recentemente da Pompei^, e 
questa di Yalerio Corvino^, che tre secoli sono esisteva in Napoli nella 



' [II n'est pas probable qu'on ait élevë 
un pareil monument à un personnage dont 
le nom était si peu populaire qu'aucun au- 
teur ne nous l'a transmis; aussi M. Momm- 
sen a-t-il préféré se ranger à l'opinion de 
Fabretti et de Niebuhr, qui attribuent cet 
éloge à L. Albinius, lequel sans doute, 
comme plébéien , ne pouvait faire lui-même 
les sacrifices, mais du moins, par son dé- 
vouement, avait pourvu à ce qu'ils ne fus- 
sent pas interrompus. Voyez le Corp. tnscr. 
Lnt. vol. I, p. ^85, n. xxiv. J. B. de Rossi.j 

" De stilo inscript, lib. I, part. I, cap. v, 
p. 1 58-1 66, ed. Rom. [et lib. II, part. I, 
cap. v, p. 364 et 366. — Tous ces éloges ne 
sont pas antiques ; ceux de Siccius Dentatus 
et de L. Metellus sont modernes, et l'ins- 
cription de Munacius Plancus n'est pas un 
éloge, mais une épitaphe. Y oyez, du reste, 
sur ces monuments, M. Mommsen, dans le 
Corp. inscr. Lat. vol. I, p. 381-28-3. L. Re- 
nier.! 



^ Mazochi, Epigramm. ont. Urb. fol. 80; 
Apian. p. -lôA e 807 ; Gruler. p. '26, 1 1 ; 
Panvin. Fast. ann. lihn; [Orelli , n. 5/i6. C'est 
une inscription moderne; voy. M. Mommsen . 
/. c. L. Renier.] 

* Gori, Etr. t. II, p. ^.kli; Muratori. 
p. 1801 , 5; Pococke, Inscr. mit. p. 76, 9: 
[Orelli, n. 5^9 ; Corp. inscr. Lnt. tab. XCVI. 
B, et vol. I, p. 289, n. XXX.] 

^ [Voy. Giornale enciclopedico di Napoli, 
181 3, p. 179; Avellino, Bullett. arch. Na- 
pol. anno ni , p. 35 ; Henzen , Supplem. Orell. 
n. 5o53 ; Mommsen , /. A'^. 9 1 89 ; Corp. inscr. 
Lat. vol. I, p. 983, n. XXII. — On peut y 
ajouter encore l'éloge d'Énée, provenant 
aussi du forum de Pompeï (Mommsen. 
/. N. 9188; Henzen, Supplem. Orell. 
n. 5345; Corp. in.fcr. Lat. vol. I, p. 983. 
n. xx) , et celui de son fils Silvius, provenant 
de Laviniuiu. aujourdliui Pratica. Corp. 
inscr. Lnt. vol. I , p. 988 , n. xxi. L. Renier.] 

^ [V'oy. Henzen, Supplem. Orell. n. 53/i6 , 



P. 60. 



8 MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 

bottega di un fabbro, e che essendo sconosciuta, per quanto è a nostra 
notizia, non sarà inutile il pubblicare desumendola dal codice Vati- 
cano 52A9, p. 77 : 

M- VALERIVS 

ANNORVM-XXIII 

CVM • EXERCITVS ■ GALLORVM • IN • POMPTINO • AGRO • CONSEDISSET 

PRINCIPEM • GALLORVM • PROVOCANTEM- SINGVLOS' BELLATORES • fNTERFECIT 

ET • QVOD • CORVVS • INTER • EAM • PVGN AM • GALEAE • EIVS • CONSEDISSET 

CORVINVS-DICTVS-EST 

COS • ITERVM • DE- SAMNITIBVS • VOLSCIS • SATRINIS • TRIVMPHAVIT 

COS • III • DE • SAMNITIBVS • COS • IIII • DE • CALENIS 

DICTATOR • II • DE • ETRVSCIS • ET • MARSIS • IIII • TRIVMPHVM • egit 

INTER • PRIMVM • ET • VLTIMVM • CONSVLATVM • EIVS • ANNI • XXXVI • FVERVNT 

IS • CVM • EXERCITVS • PER- QVEM - SAMNITES • SVPERATI • sunt 

INANI -SEDITIONE-FACTA-DESCISSVS- AB-POP-ROM-VIDERETVR 

DICTATOR- MISSVS - AD • IMPERIVM • AVCTORITATE - SVPERBIENS 

VT- OMNES • MILITES • IN • VRBEM • REVERTERENTVR- c/m'«i 

P. 61. La più parte di queste iscrizioni, proveniente da luoghi fuori di 

Roma, fu dai critici dei tempi andati accusata di falsità e severa cen- 
sura esercitô contre esse il marchese Maffei^, il quale non sapeva darsi 
pace che Y onorato vi si ricordasse contro il solito in nominativo, e vi 
mancasse la memoria del dedicante, e che le parole e le frasi non cor- 
rispondessero alla rusticità dei tempi, di cui trattavano. Aile quali ob- 
biezioni soddisfece ainpiamente, dopo alcuni altri, il chiariss. Morcelli^, 
allegando buone prove délia loroverità, e mostrando ch'esse non dove- 
vano giudicarsi colle leggi comuni aile altre basi onorarie. Impercioc- 
chè fece vedere molto bene che non furono conteniporanee ai soggetti, 
di cui faveliano, ma che si hanno da credere opéra dei primi secoli 
impérial!, in che furono destinate a sostenerele immagini di que' sommi 

et la note de M. Mommsen, qui la croit mo- i83o, par le professeur S. G. Montanari. 

derne; cf. /. N. 870* et Corp. inscr. Lat. F. Rocciii.J 

vol. I, p. 288. L. Renier.] '^ [Art. critica Inp. p. '■?.9.G.] 

' [Ces suppléments sont de Borghesi; ils ^ [De stilo inscr. éd. Rom. p. 1 58; vol, I, 

ont été publiés à la siiiti; de l'édition du livre p. s.^G , éd. Pad.] 
De Vir'iN illustribus , donnée à Cesena, en 



MUSEO LAPIDAIUO VATICAiNO. 1) 

uoiiiini, di cui si ornavano i luojjlii |)iibl)lici délie colonie e dei niuiii- 
cipj. E venne poi sospcitaiido clie moite di esse fossero l'icopiale dai 
titoli sottoposti aile statue, che nel foro Iioniano si avvisô essere state 
erette da Aiigusto in onore dei più insijjni personaggi délia rejjubhlica : 
e quantunque non lo asserisse espressamente, fece pero abbastanza 
conoscere d'inchinare alla credenza cbc quci titoli fossero stati dettali 
da Auguslo nicdesimo. Le quali congetture di quell' uomo dottissinio 
si vanno ogni giorno confermando per le ulteriori scoperte. E prinia- 
mente non è più da dubitarsi, che Augusto tacesse veramente innalzaie 
(piei simulacri, essendo che l'eruditissimo Morelli nei nuovi frammenli 
di Dione tratti fiiori dai codici délia Marciana ce ne ha ofTerto la posi- i>. g-. 
tiva autorità di quello stoiico , dalla quale altresi sap])iani() che lurono 
di bronzo K 

E nuovo appoggio a queste teorie soniministrerà ora il nostro Irani- 
niento, che non esitiamo a dire di uno di (|uei titoli collocati da Au- 
gusto nel Foro, ben convenendo a quell' oggetto la sua semplice nia- 
gnificenza, e chiaramente accusando il secolo di Ottaviano colla forma 
délie sue lettere e co' suoi arcaismi. Quindi l'opinione dei Morcelli, il 
quale voile che niolti di quegli elogj fossero ripetuti nelle provincie, 
e ch' è autenticata dalla conformità che si scorge fra la rotta lapide 
di Fabio Massirno trovata in Roma, e le copie che se ne avevano in 
Arezzo ed in Riniini'^ sarà ora purgata dell' unica difîicoltà che se le 
poteva opporre, consistente in cio : che se queste iscrizioni derivavano 
direttamente da esemplari scritti al tempo dei secondo Cesare, sem- 
brava che dovessero conservare F ortografia propria di quell' età : il 
che perô non si avvera. Alla quale opposizione si dovrà rispondere, 
che la scrittura dei marmi primitivi fu veiamente quale si prétende 
che dovesse essere, come consta da quello che pubblichiamo; ma che 
fu ridotta a più moderna lezione quando si torno a scolpire quelle epi- 

' [Dion. Fragm. XXIX; lib. IjV. c. x. aujourd'hui à Florence; voyez mon ouvrage 

ed. Bekker.] intitulé Le prime raccolte d'antiche iscrizioni , 

' [H n'y a jamais eu de cet éloge qu'un p. 70 et sniv. J. B. de Rossi. ] 
seul exemplaire. Irouvé à Arezzo et qui est 



10 MLJSEO LAPIDAHIO VATICANO. 

grati iii aniii posteriori. E crescendo ora il numéro di lali elogj sarà 
])oi da vedersi, se le Vite degli uomini illustri, che hanno tanta somi- 
gdianza con essi, e che ora sono state attribuite a Vittore, ora a Siie- 
tonio, ora a Plinio, ora a Cornelio Nepote , fincliè si è dovuto conchiu- 
p. <!.i. (1ère d' ignorarne alTaito V autore , non si abbiano anzi a credere un' 
antica coKettanea dei tiloli che ornavano la basilica o û foro di una 
(lualche città. 



APPIAE • SEX • F-SEVERAE 
CEIONI • COMMODI ■ COS 
VII -VIR • EPVLONVM 



C'i, 



A[)piae Sexti filiae Severae Ceionii Comniodi consulis septemviri e|)uloMiiiii 



Questa memoria sepolcrale fu dissotterrata presso il nionuinento 
volgarniente detto di Nerone sulla via Gassia, unitamente ad un' alti'a 
spettante al padre délia stessa matrona; ma con improvvido consiglio 
si sono poi scompagnate, mentre anche questa doveva meglio rifei'irsi 
alla classe dei magistrati maggiori, in cui 1' altra si ritrova. Ambedue 
luiono édite ed illustrate nell' opéra dei Fratelli Arvali ^ ed aile cose 
ivi dette alcune poche qui ne aggiungeremo relative al marito, riser- 
bandoci di parlare délia famiglia délia moglie, quando incontieremo 
r alti'a iscrizione. Il chiariss. Marini saviamente opino che il console 
(jui ricordato fosse L. Cejonio Gommodo bisavolo dell' imperatore 
L. Vero, che in compagnia di D. Novio Prisco ottenne i fasci ordinarj 
neir anno di lloma 83 1, o sia 78 di Gristo, non suo figlio che gli 
ebbe nel 869 : ma non addusse la ragione dei suo giudizio,la quale 
piovenne per certo dall' età délia seconda la])ide, che Severa di Ceionio 
(jommodo pose a .suo padre Sesto Appio Severo queslore di Tito Cesare Vespa- 
suinn finlio di (lemvc Aup^uato. S(î cpicl marmo non puo ])i'ecedere 

I*. lo'y. |Cf;||(!-fi il ('(,(• n'|>i'o(liii(o (hms lo recueil flOrfîHi. ii. -«-HJo.l 



MUSKO LAlMDAlilO VATICA^O. H 

1 aimo 8-3 2 iii cui Vespasiano lu elevalo al soglio impei'iaie, non piio 
tanipoco dilTerirsene T e|)oca oltre l'SSa, in cui mori e fu doilicato, 
perché Tito (loj)o quel tempo vi si diicbhe lij;lio de! divo Augusto, 
ne vi sarebbc egli privo dei tiloli inipnijdi. (Juindi è quasi dimostralo 
spettare quella niemoiia a Ceionio padie, clie in cjucl pcriodo era 
capaee di matrinionio, piuttosto (^lie al liolio clie se era nato esser 
doveva bambino, imperciocehè l' intervallo di ventisette anni, che per 
lo jneno conviene ammettere Ira l' incisionc di quella pietra e il suo 
consolato, è presso che sulTiciente a costituirlo da se stesso in una età 
opportuna a ricevere i fasci delF 859 : sapendosi che in quel tem])i 
poco dopo i trent' anni solevano conseguirsi. E se cosi è, ne verra di 
conseguenza che di altri due anni deve almeno anticiparsi la scullura 
di quel sasso, mancandovi a Ceionio il titolo di console da lui otteuuto 
neir 83 1 , conie dicenimo, e che non vedesi preterito nella lapide di 
cui parliamo, incisa posteriormente. 

E attissime poi sono queste piètre a stabibre ch' ei fu veramente il 
bisavo e non Y avo di L. Vero, che che altri n'abbia creduto diversa- 
inente, perché se al diie di Spaiziano L. Elio Cesare padre di quell" 
imperatore era nel fiore dell' età e conimendato per la bellezza quando 
fu adottato da Adriano, il che avvenne certamente nel suo consolato 
deir 889, vi sarà assai poca probabilità che nascesse da un matii- i' 
moiiio contratto per lo meno più di cinquantanove anni prima. Dd 
consolato di questo Ceionio avevamo avuto un cenno da Capitolino. 
il quale ci avvisa che gli avi e i bisavi di L. Vero furono tutti consolari 
e nobilissimi; ma di costui null' altro sappiamo se non che viveva an- 
cora sotto 1' impero di Nerva al principio di quello di Trajano. 
memorando Frontino agrum qui mine est Cetonii C mmodiK Ben perù 
si puô dire ch' ei fu di nascita Toscana, perché si sa dagli storici che 
i maggiori di L. \ero provennero dall' Etruria da Faenza, onde 
imparandosi da un passo di Lampridio che faentino fu Avidio iNi- 
grino da cui nacque sua madré, si conoscerà ch' essi intesero di darci 

' [De Aquaeduct. lih. II, S 70.] 



C"). 



12 MUSEO LAPIDAIilO VATICANO. 

]a patria délie due stirpi paterna e materna, e quindi palesata elle 
sia i' origine di una di esse ci sarà ancor V altra manifesta. E discen- 
deva forse da quel Ceionio uno dei prefetti dell' esercito di Quintilio 
Varo in Germania, tacciato da Velleio Paterculo', perché dopo quella 
célèbre sconfitta scelse piuttosto di rendersi prigioniero clie di ucci- 
dersi; avanti cui non abbiamo certamente altra menioria di questa 
famiglia. Intanto a buon riguardo deve stimarsi preziosa questa nostra 
lapide, siccome quella che c' insegna 1' avola di un Gesare, e la bisa- 
vola di un imperatore, di cui la storia non ci aveva tramandato notizia-. 



78. IVNONI 

IVNIAE-C-SILANI-F 

TORQVATAE 

S ACERDOTI • VESTALI 

ANNIS-LXIIII 

CAELESTI • PATRON AE 

ACTIVS- L 

Innoni luiiiae Caii Silani filiae Torquatae sacerdoti vestali aiinis iaiiii. 
caelesti patronae Actius libertus. 

Dai giardini de! Vaticano venue al Museo questa base di ottimi ca- 
ratteri , ch' è cognita da molto tempo, essendo stata édita dal (ii'ii- 
tero^, da cui l'hanno tolta altri parecchi. 

Noi non ci arrcstcremo sulla prima riga IVNONI, perché ognuno 
mezzanamente erudito sa che la Giunone délie femmine corrispondeva 
al Genio dei masclii, e che al dire di Gensorino'' : rc Genius est, cujus 
ff in tutela, ut quisque natus est, vivit. n Ma come non discorrere alcun 
poco di questa Giunia Torquata, che per la sua virtù mei-ito di essere 

' I Lib. II, c. cxix.] Aui e mcm. dclla R. Deputazione di sloria 

[Borghosi a Irailé , avec plus de détails , patria pcr le provincie di Boma<pui . i "' aiirK'p. 

de la généalogie de L. Verus, dans une lettre V. Rocciii. | 

adressée, le i3 juin 1889, à M. Dionigi ' P. 9.6, 10. [Orelli, 11. (')<(<). j 

Slrocchi. lotlro f[ui a élé iiii|»iiin('(> dans les ' Dr die na/aJi , c. m. 



ML'SKO LAPIDAP.IO VATICANO. \:\ 

ricordala dalla sloi'ia, e clie apj)arLi(3nc ad una casa C()ii{;iuiila alla la- 
inijjlia impériale da ripetuti viiicoli di ])arenlela? Direino adnnque da 
prima clie dclla noslra vestale si ha memoi'ia j)ress() Tacilo, il (piak i'. i7<). 
ci fa saperc clie iiell' aniio 775 di lioma C. (iiiiiiio Silario |)ro(()iis()li' 
dell'Asia lu accusato di ])repotenza e di estorsioni dalla sua provincia, 
e che, deliberaudosi dal senato di confiuai'lo nella deseiia isola di 
Giaro, Tiherio si contentô di esigliarlo a Citera, avendo rijruardo aile 
pregliiere di Torquata sua sorella, vcrgiue di antica santimonia". Egli 
lu console ordinario nei primi sei mesi dell' anno 76.3, in compagnia 
di P. Cornelio Dolabella ; e comc la vestale in questo marmo si asse- 
risce nata da un altro G. Silano, cosi egli nei fasti Capitolini si dice 
figlio di un Gajo, e nipote di un Marco. Loro avo fu diinque M. Giii- 
nio Silano célèbre nelle guerre civdi, clie insieme con Augusto rcisse 
1 fasci del 729^ Moite notizie di lui sono state raccolte dal Glandorpio'' . 
e dai numismatici che illustrarono una sua medaglia, ma tutti hanno 
ignorato che fu anche proconsole dell' Asia, quantunque avessero po- 
tuto apprenderlo da Plinio* e da Giuseppe Ebreo^ Da lui nacque il 
G. Silano padre di Torquata, che fu console egli pure nei 787 in com- 
pagnia di G. Furnio, e che nell' anno seguente pugno valorosamente 
contro i Sauroinati, e li rispinse al di là del Danubio, se è vera la 
correzione del Reimaro che giudicô doversi rescrivere G. Giunio in 
luogo del G. Lucio che trovasi nei testo di Dione'', da cui unicamente 
si fa menzione di quella guerra. E aggiungeremo noi, ch' egli fu anche '«0. 

r ajo del virtuoso Germanico nipote dell' imperatore Tiherio. Impe- 
rocchè dove la storia di Plinio, di cui non è libro più mal trattato dai 

' Anmtl. lib. 111, c. iai\. [Voyez le nié- médaille donl il est ici question n"en est pas 

moire de M. Henzen sur quelques inscrip- moins du collèoue d'Auguste dans le consii- 

tions consulaires, Annali dell' Instit. i855, lat en 709. Voy. Annali dclF Iiistil. nrcli. 

p. 5 et suiv. J. B. DE Rossi.] t. XXI, p. -i-^. C. Cavedom.] 

' [Borghesi est revenu depuis sur cette ' Onomast. [P. oo5.] 

opinion, et il a démontré que Taïeul de * Hist. nai. lib. XXX\, c. \\.. > 7. 

C. Silanus était un autre M. Silanus, qui ' Ant. Jud. lib. XVI, c. vi. 

fut légat de César, en 79.0. Voy. Annali dell' '' [Lib. Ll\ . c. x\.] 

Insllt. arch. t. XXï. 18A9, p. tîG. Mais la 



1^1 MU8E0 LAIMDAUIO VAÏICANO. 

copisti, licoj'ila due tazze doiiale da Germanico Cesare al suo precet- 
tore Cassio Silaiio , zio di \ihio Avito proconsole délia Gallia A(|uita- 
iiica\ abbiamo grande sospetto che in vece di Cassio debba leggersi 
Gajo-, conie sicuramente in cambio di Avito deve restituirsi Abito, onde 
egli sia A. Vibio Abito console suffetto ne! 761. E in questa opinione 
ci confermianio, veggendo quanta famigliarità avesse poi quel giovane 
Gesare colla casa dei Giunj Silani, onde suo compagno di studio ed 
intimo aniico si dice uno di essi da Ovidio^ il quale benchè vi si chiami 
scorrettaniente Salano Solano, deve perô essere M. Silano con- 
sole nel 772, che sappiamo essere stato uomo éloquente, e suocero 
doir imperatore Galigola figlio di quel prencipe, vero il Sdano con- 
sole nel 760, adottato da Metello Gretico, una cui figlia dal mede- 
simo Germanico lu scelta in isposa del suo primogenito Nerone. 

Ma quantunque cosi nobile fosse il lignaggio da cui Torquata di- 
scese, ciô non di meno ella stessa lo vide venire in molto inaggiore 
splendidezza. Imperocchè Emilia Lepida, nata da L. Emilio Paulo e 
da Giulia figlia di Augusto, dal medesimo imperatore non molto prima 
délia sua morte fu data in moglie al nipote délia nostra vestale G. Ap- 
]jio Giunio Silano, che divenne console nel 781. E nel 79/i fu richia- 
mato dal suo ])roconsolato délia Spagna, perché l' imperatore Glaudio 
voile dargli in seconde nozze Domizia Lepida zia di Nerone e madré 
délia propria consorte Messalina, il che pero non toise che lo facesse 
uccidere V anno appresso per timoré di un sogno. Molti figli proven- 
nero da quel primo matrimonio, ma il gius, che in virtù di essere pro- 
nipoti di Augusto potevano vantare alla successione dcH'impero, fece 
si che tulti fossero in varj tempi tolti di vita confinati, Noi non 
ricorderemo di essi se non M. Silano console nel 799, fatto avvelenare 
da Agrippina nelT 807 mentre era proconsole dell' Asia, dal quale 
nacque L. Silano Torquato, in cui si cstinse il ramo primario di cosi 
illuslie faniiglia. Quoslo giovane di alte speranzc , nutrito alla scuola di 

' \Àh. XXXIV, c. x\iii. S 7. de l'Jnslilut anlicol. l. XXI, \H/h). [>. •l'î et 

' [Voyez le mëmoire de Borghesi sur la 98. J. B. de Rossi.] 
fnniillo flos Junii Silnrii. d.'ins les Annalea ' Ex Ponlo , lih. 11. op. v. 



MLJSKO LAPIDAUK) \ ATICA.NO. 15 

suo zio C. Cassio Longiiio {fiiiriscoiisiiUo, lu fatto morii(3(Ja .\'eroiie nell" 
818, ed a lui sj)ella uiia inalconcia ma pre^jevolissiiiia lapide di Aterie. 
délia quale alcuni recenti viaggiatori dell' Altica lianiio |)oilalo iiiia 
copia in Italia commiinicataci dal cli. sig. Akerblad, di ciii piangiamo 
ancora le calde ceneri. Speriamo di laie cosa grata al publiée erudito. 
cui non sappiamo clie sia nota linora, ornandone le noslre carte, tanto 
più ch' ella giova a rinipierc; un vaiio nella série dei prefetli di lioina 
del Padre Coi-siiii'. 

...IIONMAPKOYZEIAA... p,^^ 

...N TOPKOYATON lEPEA 0... 
lOYAIOY KAI lEPEA 0EOY KA .. 
ZTOY EnAPXON PQMHZ TPIQN... 
KATAZK.. HZXPIZOY KAI APTYPCY... 

KOY TAA KAAYAIOY 

ZEBAX NIKITOY 



Ci sembra doversi supplire : 

A. lowiov MâpKov 2etAai'oO vlov TopxovaTOv, ispéa 3-eov lovXiov, Hy.i IspéoL Q-so'j Ka/- 
(Tapos ^s§ic<jlov, éitap)(pv Pûp-rfs, rpiùtv àvhpuiv KaTOL<THSvy)s p^ptic-oO wxi ipyvpoD tiii 
yjxknox), TOLfxioLv Nspwvos KAavS/ou Seêao-Voù (forte) vtuyjToiJ 

E interpretiamo : 

Luciuni luniiim iMarci Silani filium Torquatum, sacerdoteiu Divi lulii, et .sacerdo- 
tem Divi Caesaris Augusli, praefectum Urbi, Illvirum aiiro argento aeri flando 
loriundo, quaeslorem Noronis Claudii Augusti victoris 

Ma ritornando alla nostra vestale è degno di osservazione, coin' ella 
essendo délia casa dei Giunj Silani porti il cognonie di Torquata die 

' [Cette inscription a été publiée depuis, Silani, Aunali dell' Iitstit. nrcheoL t. \\I . 

d'après le texte de Borghesi, dans le Corp. 18/19, P- ^9. Le pnœfectus Urhi qui y est 

inscr. Gr. t. I, p. 435, n. 869, et Borghesi mentionné est. ainsi quil le reconnaît dans 

lui-même l'a reproduite, en défendant sa ce mémoire, un praefeclus Urhi feriarmn 

restitution contre les doutes de M. Boeckh, Lalinarum. L. Uf.mkr.J 
dans son mémoire sur la famille des Junii 



16 MLSKO LAPlDAUiO VATICANO. 

lii proprio firio allora dei soli Manlj , e che per uiia conccssione fli 
Augusto, posteriore, a quel che sembra, aila nascita di qiiesta ver- 
mine, divenne indi comune anche ai Nonj^ Pare che questa licerca 
trovi onde appagarsi nei coslumi di quell' età. Won entreremo nell' an- 

ix;i. tica conlroversia se le donne sieno state costantemente prive del pre- 
nome, con cui più figlie dello stesso padre si dislinguessero Y una 
dair altra ail' iiso dei maschj , e ci basterà di asserire che per 1' ordi- 
iiario ne furono senza'-. Quindi un padre di più femmine usô da prima 
di aggiungere al loro nome gentilizio un altro numerico, dicendolc 
Tertulle, Quariille, Quintille : ma in progresso si ricorse ail' espe- 
diente di variarne il secondo nome, che ora si dérivé da quello délia 
madré, ora da quello dell' avola, ora da quello degli zii, o di altro 
prossimo parente. E per riguardo alla denominazione tolta da quel la 
délia madré, per tacere di una moltitudine di esempj olîerti dalle la- 
pidi, e valerci soltanto di alcuni che somministrano gli storici, ricorde- 
remo che la madré di Nerone si chiamo Giulia Agrippina perché figlia 
délia seniore Agrippina e di Germanico adottato nella gente Giulia; 
rhe la moglie di Antonino Pio si appelle Annia Faustina dal padre 
M. Annio Vero e dalla madré Rupilia Faustina; e che senza uscire dalla 
casa dei Giunj, ne abhiamo una prova nella pronipote délia vestale, 
moglie di Cassio giureconsuîto, che si disse Giunia Lepida, essendo 
nata da Appio Giunio Silano e da Emilia Lepida. E adunque verisi- 
mile che non diversa fosse la ragione, per cui si unirono in Torquata 
i nomi di due diverse famiglie, con che vogliamo dire, che prohahil- 
mente nacque da una Manlia figlia forse di quel Torquato, a cui Oia- 
zio iiidirizzo una sua ode, e nel quale sendira che si eslinguesse quella 
chiarissima gente, non avendosene dopo altro sentore. E a c|uesta 

18/1. congettura dà lume, e vicendevolmente lo riceve, un passo di Tacito, 

' Sueton. August. c. xliii. les noms de fitniille à In manière des pré- 

" [Cela est vrai pour Tépocpie dont il sa- noms; voy. mon Suppl(^m. au recueil d'Orclli , 

git; mais il est bien reconnu maintcnanl quà n. G201 ; Mommsen , UnlcriUtl. Bial. p. Si, 

une époque plus ancienne les femmes avaient fi/ia el 3G5; 0. Jahn. Firnmn. (Usion , 

d^'s prén(»ms. ou des siu'noms plac('s devani )). /i5, elc.W. II|';n/,i;\.| 



MLSEO LAPIDA H 10 VAX ICA NO. 17 

clie lia inolto esercllalo F iiifjefjrio dei ci'itici'. Quelle storico nuine- 
rando le diverse senteiizc clie si proposero in senato circa la peua da 
infliggersi al l'iatello délia vestale accusato di concussione, corne di- 
cemmo, viene esponendo clie L. l^isone lu di avviso chc se gl' inler- 
dicesse 1' acqua e il fiioco, e si lelegasse a Giaro. E soggiunge poi : 
crEadem ceteri (censueruni), uisi quod Gii. Lentulus sepaïaiida Silarii 
ff materna boria, quippe alia parente geniti, reddendaque lilio dixit, 
rradnuente Tiberio.ii Tutti i chiosatori convengono nell' opiriione clie 
vi sia un errore del copista in quel!' alia parente penili, clic non lia 
senso , e che in quelF alia corrotto si asconda il nome gentilizio délia 
madré. E una gran parte di loro si è poi accordata in volere che si ri^ 
scriva Cornelia, non per altra ragione se non perché è parso probabile, 
che Lentulo fosse mosso a meno dura sentenza per motivi di pai entela 
col reo. Ma tutt' altre poterono essere le cagioni che indussero Len- 
tulo a cosi giudicare, ed egli potè essere congiiinto di Silano, senza 
che la sorella o zia del primo fosse madré del secondo : onde pare 
a noi che il Grozio, a cui non si è voluto dar mente, molto più si acco- 
stasse al vero, quando propose di riporre in quel \\iogo Manlia o Mallia. 
Ognuno vede che Mallia è molto più affine ad Alia di quello che lo sia 
Cornelia, e che la conformité, che si trova fra quella lezione e la nostra 
lapide, le accresce moltissimo fondamento. Oltre che, se attentamente 
si consideri, si vedrà dall' espressione di Tacito che i béni materni do- 
vevano essere di non lieve importanza; e veramente apprendiamo da- 
gii storici che il figlio Appio Silano, qnantunqiie privato del paterno 
retaggio, ebbe modo nondimeno di sostenere con lustro la sua no- 
biltà. Ora ciô andrà bene se la nonna fu erede, come sospettiamo, 
del pingue patrimonio dei Manlj, non mai s' ella fu sorella di Gn. Len- 
tulo, che usci da una casa di scarse fortune, onde Tacito gli fa F elogio 
di avère in sua gioventù tollerata da forte la povertà-. 

Non ci è ignoto che taluno potrebbe trovare la ragione del cognome 
di questa vergine nella stessa storia délia casa dei Silani, perché 

' \ Annal, lib. 111, c. iaviii.1 — ^ Anntil. iib. 1\ . c. xuv. 



ps:, 



18 MUSEO LAPIDAKIO VATICANO. 

T. Maiilio Torqiiato console nel 589 diede in adozione a D. Silaiio 
un suo fip^lio, che fii il D. Silano pretore nel 612, onde un terzo D. Si- 
lano suo discendente, questore urbano con L. Lucrezio Tricipitino •, si 
vanta di una taie provenienza nelle sue medaglie, nelle quali rappre- 
sentô il célèbre lot'que rapito al Gallo neinico. Ma se si consideri che 
pei" piii di un secolo e mezzo decorso fra quell' adozione e la nostra 
vei'gine niuno dei Silani si valse di quel cognome, si conoscerà di leg- 
gieri, che quella derivazione è troppo antica per crederJa vera. Il 
primo dei maschi di quella casa che lo adoperasse fu D. Giunio Silano 
Torquato console nelF 806, pronipote délia vestale, a cui forse per- 
venne insienie colla sua crédita, e che ebbe bisogno di assumere un 
P. >xf>. ([uai'to appellativo per differenziarsi da un altro che gli era omoninio. 
Era questi D. Giunio Silano Getulico meniorato nell' 81 (3 da una la- 
pide-, padre conie ben vide il Marini dei M. Giunio Silano Lutazio (^a- 
tulo, di cui ha parlato il Visconti nel sepolcro degli Scipioni, e che 
a nostro credere nacque da quel D. Silano adultero délia figlia di An- 
gusto, tVatello dei console dei 772, che non consegui magistrattira al 
dire di Tacito^, 

Il marchese Maffei^ tacciô di poco legittinia questa iscrizione, perché 
suppose che le vestali fossero perpetuamente chiamate vergini, e non 
mai sacerdotesse, dalla quale ingiusta censura si sarebbe astenuto se 
avesse visto il nostro marmo di cui non havvi il più sincero. E 
(jueir obbiezione è stata poi ridotta al niente dal ch. Morcelli^, mo- 
strando ch' elle furono dette sacerdotesse da Livio e da Cicérone, e che 
anzi era questo il loro nome solenne, perche non altrimenti si appel- 
lano nella formola solita a recitarsi dal pontefice massimo quando le 
|)igliava, che ci è stata conservata da A. Gellio. Ma ad onta d(dla nostra 

' I La qiiesliirc de C(; personnage et de " Marini, Fr. Arvnl. p. 80. 

I). Silarius n'es! iiHMitioiirM'e (jiic sur un mo- ' Annal, lib. III, c. xxiv. 

uunienl d'une aulliciiticilé plus (jue dou- ' Art. critic. lap. p. ïiy/i. 

teuse; voyez la note de M. Mommsen sur ^ De Stilo inscr. p. 3-ji, ri|l. 11. p. 70. 

la \\V Observation de la V' Décade, t. 1. de l'édition de Padoue]. 
p. •:i()o. V\\. Hoccin. 1 



MUSEO LAlMJ)Ai;i() VM'ICWO. 19 

somma riviM-eiizu a (jucsto Nestorc dcgli crudiLi, siamo co.sUelti a cliic- 
dei'gli Lunilmeiite il perinesso di scostarci da lui, ovc tienc che la iioslra 
base fosse posta a Toivpiata d()])o la sua uioiie, niosso da (juel IV- 
NONI che al pari de! GENIO lia creduto indicarc scmpre un de- 
Ibnto, e da quel CAELESTI- PATRONAE lilolo lioppo superbo 
per una mortale. Ma qualité lapidi uon ci riman^jono dcdicatc al gcnio i' 187. 
d' inqieratori viventi, e la Giunoric di Gissonia AlVodite' uon lia foise 
tutte le apparenze di essere quella di una viva? Ne i gentili poi lu- 
rono cosi scrupolosi nell' usare cogli uoiuini espressioni solo pro])iir 
degl' immortali; onde si legge che Flavia Elpide Cenidiana, la (pialc 
non era più che una liberta, CVM • VIXIT • DEA • ET • SANCTIS- 
SIMA- DICTA- EST". Del resto la nostra difïicoltà in sottoscriverci 
air opinione Morcelliana procède precipuamente da quest' altra lapide 
dedicata alla stessa Torquata, ed édita anch' essa dal Grutero^ : 

IVNIAEC SILANI F 

TORQVAT A E 

VIRGVESTMAXIMAE 

IVVENIOL 

Sappianio di f[ui che questa vergine consegui il posto supremo ha 
le vestali ; or chi puô persuadersi che in un niarmo erettole dopo 
morte s' indicasse il minor grado e si tacesse il niaggiore? Per lo che 
conchiuderemo, che a nostro avviso l' iscrizione, di cui parliamo, le fu 
dedicata mentr'era poco pii^i chesettuagenaria, ricordandovisi sessanta- 
quattro anni di sacerdozio, e sapendosi che le fanciulle fra i sei anni 
e i dieci si ascrivevano al servigio di Vesta. E diremo poi che non molto 
dopo fu onorata coll' altra pietra, quando era già pervenuta al priorato 
di quel collegio, alla quale dignité sembra che si arrivasse per ordine 188. 

di anzianità. Due altri marmi, oltre questi, ci rimangono, che ricordano 
altri suoi liberti*, il che ci fa persuadere che fosse ricca non poco. 

' Fabretli, p. 78, n. 79. ' Grut. p. 3io, n. /i; Marini. Fr. Arrol. 

■^ Ibid. p. 266, n. 106. p. 567. [Orelli, n. o-jSS.] 

^ Grut. p. 3 10. n.3.[Lips. Aiœtar. p. 2 5.] 



20 MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 



/•a«)uo-L-F'ARN-RAVO 
cos -pr AET-QVAESTOKl 
candiDATO • IMP- CAES 

m- auKELi- wmmmm^mm^, 

antONINI • AVG • PII 
/e/ICIS • PONTIFICI 
sflHO • PALATINO • TRI 
Mm VI RO-MONETALI 
«•«•«•F-F-SODALES 
/iercVLANI-OB-ME 
r à fl • 7^ a < R O N O 

Lucio Annio, Lucii tilio, Arniensi, Ravo, consuli, praetori, qiiaestori caiididalo lni[)eraLuris 
Gaesaris Marci Aurelii Commodi Antonini Augiisti Pii Felicis, pontifici, salio Palatino. 
trinmviro monetali auro argento aeri flando feriundo , sodales Herculani ob mérita palroiio. 

189. Questo marmo cuslodito fia prima nel Museo Kircheriauo lii edito 

poco accuratamente dal marchese MafFei\ e la copia datane dal Ma- 
rini, il quale si protesta di non averlo veduto, è ancora più scoi'relta-, 
aveiido tra le altre cose ommesso ogni indizio délia cancellazione del 
nome impériale, da cui si détermina la sua età. 

Corne ognuno s' accorgc, manca dalla parte destra iina striscia délia 
pietra, che ha portato via seco alquante lettere di ogni riga ; ma la per- 
(lita non è taie che sia tolta ogni speranza di ripararla. E primio^ra- 
niente il raro cognome Raviis, desunlo conic Ni^rer, Albus, Fnlrus e 
simili, da un colore, ch' era il tanè, ci assicura che il nome gentilizio 
lu \nnio; imperocchô una taie denominazione fu propria di ([uella 
gente, corne si vedrà da altri esempi, che addurremo fra poco. K il 
prenome da restituirsi sai-à prohahilmente Lucio, si perché usitatis- 
simo nella casa degli Annj, si pei'cliè simile a qucllo del padre, clic i 
Hgli solevano per F ordinario conservare. Ne più ne uieno di ciurpic 

Mus. Ver. p, 820, n. 9.. — ' Fr. Arval. p. 178. [Elle a (H*! dopiiis pidilii'c phis cx.ic- 
(cment par Orelli. n. 5oo3.] 



MUSEO lapidai; 10 VATICAAO. 21 

ieUere sono perite scnza dujjjjio nella lerza rifja, oii(l(^ (;<;ual«3 esseiulo 
la rottura nella seconda, ne verra clic pari esseï- dchha la mancanza. 
Facile è il rimettere due di qiicsti cirupie caratteri, percliè la sil- 
laba . . . AET cli' è riinasla, reclama apertamenle clie vi si legga 
PRAETo?^ ; ma qualclie inaggior |)onderazione si l'ichiede per tro- 
vare i tre rimanenti. Non penserenio ad un sccondo cognome, perché 
una voce di tal fatta non amnieltendo abbrevialura è assai difficile che 
fosse si corta. Per la ragione opposta abbiamo dovuto rigettare la 
prima fantasia che ci era venuta in mente, per la quale credevamo che 
vi fosse scritto V-C* iniziali di vir clarissimiis, titolo che certamente 
competeva a Ravo, e che ad arbitrio or si vede usato oi' prelerito nelle 
lapidi dei senatori di queslo tempo. Resta adunque clie onninamente i'. njo. 
vi fosse indicata un' altra dignità; ma se a cio debbono bastare tre let- 
tere, e se deve essere posteriore alla j)retura, non esiteremo a crederla 
il consolato, che accennavasi, corne è noto, colla sillaba COS. Ne 
cagiona difficoltà che il nome di Ravo non sia notato nei fasti, presse 
che infiniti essendo i suffetti che non conosciamo, il cui numéro non fu 
mai SI copioso quanto sotto Commodo, che sappiamo da Dione aver 
creato in un anno solo venticinque consoli. E veramente la nostra la- 
pide spetta air età di quelP imperatore, il cui nome corne in molle 
altre cosi in questa, per ordine del senato che dopo la sua uccisione ne 
voile abolita la memoria, fu anticamente cancellato collo scarpello sulla 
fine délia quarta riga. Il che si rende aperto e per la concorrenza de- 
gli altri nomi di quel prencipe, e per le vestigia che vi sono rimaste 
délia prima sillaba COM. Gli altri supplementi sono tutti chiamati o 
dalla rottura dei vocaboli, o dalle parole antecedenti e susseguenti, 
onde inutile sarebbe per gli eruditi il rendere dilïusa ragione di cose 
per se stesse manifeste. 

Un L. Annio Ravo trovasi reidstrato in certi frammenti di fasti sa- 

o 

cerdotali che si hanno in questo Museo, editi dal Marini^ e che noi 
sospettiamo appartenere ai salj palatiiii, del che a suo tempo faremo 

' Fr. Arvrd. p. 166. 



•2-2 MLSEO LAPIDA H 10 VATICANO. 

P. 191. pai'ola'. Si dice in essi ch' egli Tu cassato da quel collegio; e quaiiluiique 
1101) se ne addiica la ragioiie, pure si conosce cliiaramente che ciô 
avvenne innanzi 1' anno 92/1 di Roma. Dali' altra parte la nostra iscri- 
zione non è certamente anteriore al 9^9, epoca in cui Commodo ot- 
ienne il titolo impériale. Non puô adunque quell' Annio essere il noslro 
Bavo , perché nella lapide del seconde non se gii ricorderebhe un' ono- 
rificenza che alnieno cinque anni innanzi aveva perduta ignominio- 
sainente'-. Quindi diremo ch' egli è suo padre, il quale sappiamo 
essersi verainente chiamato Liicio; ne ci farà poi alcuna meraviglia che 
padre e figlio fossero ascrilti al medesimo sacerdozio, veggendosi 
air opposto ogni giorno che una taie pratica fu frequeniissima. Un 
C. Cerellio Fufidio Annio Ravo Polliziano questore di Caracalla ottenne 
una base onoraria ch' è riferita dal Grutero^, ma dalla disposizione di 
quei nomi ci sembra ch' egli fosse délia famiglia dei Cerellj Polliziani, 
sia poi egli, non sia quel C. Cerellio Polliziano proconsole di Mace- 
donia, di cui abbiamo due lapidi nel Museo'\ E quindi opineremo che 
air uso di quei tempi il nome di Annio Ravo gli sia provenulo dalla 
madré, ch' essere potrebbe una sorella una figlia del nostro con- 
sole. 

Ben perô supponiamo che questi sia quell' ANNEIVS ■ RAVS me- 
morato in una rotta e mal concia tavola Gruteriana^, ne ci fa caso la 
mancanza di un V in RAVS, perché infiiiiti esempj abbiamo di taie 
19.. ortografia ' in IVENT per IVVENT, in FLAVS per FLAVVS e si- 
mili, come non ci sorprende che per errore dell' antico scarpellino 
del moderno copista da ANNIVS siasi fatto ANNEIVS. Costui sta 

' [Voyez la lettre sur les deux consuls du implicitement dans le Mémoire cité dans la 

nom d'Avitus, Bullelt. Nap. ann. IV. \8hh. note précédente, p. 99. L. Renikr.] 
p. 99 et suiv. J. li. di; Rossi.] ' \\ 879, n. 7. 

" [Cela n'est rien moins (pie certain; on '' [Henzen, Supplctn. Orell. n. 1)908 ; 

pouvait bien, sous un prince le! que Com- Fabrelli, p. ôia, n. 3G3.] 
mode, ne pas tenir compte d'une disgrâce "' P. 3o2, n. 9. 

encourue sous le règne de Marc-Aurèle; ** [^'^^- s"'" ^^^^^ orthographe Quintil. 

voyez mes Mclan[res d'éptffraphie, p. 35. Inslit. lib. I, c. vu, S lA. L. Rkmek. | 
Rorghesi dailleurs l'a reconnu lui -môme 



MUSEO LAPIDAIUO VATICWO. n 

ivi Ira i cliianssiiiii uuniiiii aj)pail(3iiciili ail' uidine (ici saci3idoli dcilla 
casa di Augusto palatiiia, o i suoi colle.q[lii sono per corto contempo- 
ranei del noslro console. Vi si licordaiio Vitiasio l^)llione console ind 
929, Pelroiiio Sevcio padre delF im[)('ral()i(; Didio Giuliano, Settimio 
Antipatro cli' è forse il l(3(jato di Bitinia lammentato da Filostrato^ : e 
anzi r età di quella pietra deve circoscriversi fra il ])i'incipio delT ini- 
j)ero di Commodo e 1' anno 987, perché fra quoi scnatoii si cita Elio 
Saotero favorito di quel prencipe, che in quell' ainio fu ucciso da 
Gleandro successogli nella buona grazia del régnante. Noi faccianio 
volentieri questa osservazione, perché se questi due Ravi sono il me- 
desimo soggetto,e se in un luogo se gli da il titolo di salio palatiiio, e 
neir alti'o si chiama sacerdote délia casa di Augusto palatina, se ne 
avrà un hell' argomento che queste non erano se non diverse denomi- 
nazioni dello stesso sacerdozio, il che travide il Ma ri ni - sulla scorta 
precipuamente délie glosse latino-greche e greco-latine citate dal Gut- 
hertleto^, nelle quali Ispsùs KcchoLpos si fa corrispondere a salio ^. 

Un' altra importante osservazione devesi fare sul nostro marmo. Le 
magistrature di Ravo si succedono corne ognuno vede per ordine cro- 
nologico inverso, cominciando cioè dalF ultima e retrocedendo tino P. n 
alla prima, con che ci si fa conoscere che costui dopo essere stato 
questore candidato divenne pretore. Egli adunque salto un gradino 
délia scala prescritta per salire ai maggiori onori, imperocchè dopo la 
questura conveniva divenire tribuno délia plèbe édile per aver passo 
alla pretura. Lo stesso Marini illustrando 1' iscrizione di G. Gesonio 
Macro Rufiniano^ il quale anch' egli fu questore candidato, e senza 
altro intermezzo pretore, avverti che questa novità era spiegata da un 
passo di Lampridio, il quale c' insegna che l' imperatore Alessandro 
Severo rr quaestores candidatos ex sua pecunia jussit munera populo 

' [Vit. sophist. c. x\iv.] par Borghesi, ne peut se rapporter aux 

^ Fr. Arval. p. 58o. saliens palatins puisqu'on y remarque des 

^ [De Saliis, in Poleni Thés. p. G()i, f.] liberlini J. B, de Rossi.] 
" [Ce raisonnement pèche par la base; la ^ Fr. An^d. j). (So.'î. 

liste de noms publiée par Gruter. et cite'e 



'2'i MLSEO LAPIDA RIO V AT ICA NO. 

rrdare, sed ut post (jnaesturani praeturas accipereiit et iode piovincias 
ff regerent^;T) e ne concbiuse di pol che le lapidi nelle qiiali osservasi 
questa particolarità si avevano a credere o coetanee o posteriori a 
quell' imperatore. Se cosi fosse, converrebbe supporre che Ravo dopo 
essere stato questore sotto Commodo, avesse tardato a divenire pre- 
tore finchè non ascèse al trono Alessandro, il che per quanto si re- 
stringano i termini, vorrebbe dire che dopo la qucstura egli avesse 
passato in vita privata almeno trent anni, che tanti ne decorsero dalla 
morte del primo ail' assiinzione del seconde. Ma questa ipotesi, oltre 
r essere improbabilissima , non piio a qualunque patto difendersi. ïm- 
perocchè quantunqiie sia vero che il senato dopo la morte di Com- 
modo condannô la sua memoria, e che quel decreto rimase in vigore 
196. durante il brève regno di Pertinace, sappiamo perô che Settimio Se- 
vero fece abrogarlo, e rimise in onore la ricordanza di quel cattivo 
prencipe a segno taie di riporlo fra gli dei, e di affettare di chiamarsi 
Iratello del Divo Commodo. Ne in progresse fu su questo particolare 
innovata cosa alcuna, del che fanno fede le medaglie coniate in onore 
délia consecrazione degl' imperatori, fra le quali sono quelle di Com- 
modo, di cui sebbene s' ignori la précisa età, è perô indubitato che 
non sono anteriori ail' imperatore Filippo. Cio posto è adunque certis- 
simo che il nostro marino fu inciso durante 1' impero di Commodo 
stesso, perché questo imperatore non si dice Divo; e molto piîi pei- 
chè la cancellazione del suo nome accusa manifestamente 1' adernpi- 
mento dell' ordine del senato, ne potè questo eseguirsi se non prima 
deir elezione di Settimio Severo. Quindi conviene dire che Lam- 
pridio si è ingannato, che la sua mente non è quale l' intese il Ma- 
riiii. I'] veramente puo slare benissimo che Alessandro Severo altro 
non facesse se non concedere per diritto ai questori candidati cio che 
prima ottenevano per grazia. Ma comunque sia, è fuori di dubbiezza 
che la nostra iscrizione distrugge il canone Marin iano, e clie sovr' 
esso non ])uo fondarsi una sicnra ie<»ola ])er stabilire 1' età di uiui 

' In Alex. Sev. c. \liii. 



MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 25 

lapide'. Di moite altre annotazioni sarcbhe de<pio (jueslo iiiarmo, le 
quali iioi oiiunelLiamo per non cscire dai liinili di brevità che ci siamo 
prescritti, e perché non ci mancherà occasione di farne uso allra volta. 



p. 335. 



SILVANO -SAC 

L- GAVIVS 

AGATHO- DE 

SOLO • RESTI TV 

ENDVM • CVR 

VÔL- L- N 

Silvano sacrum, L. Gavius Agatlio de solo restiluenduni curavit volunlale Liicii nostri. 

Questo marmo pubblicato dal ch. Marini- ci fa sapere che il liberto 
L. Gavio Agatone per obbedire agli ordini del suo signore rifece dai 
fondanienti 1' ediciila o altro edificio consecrato al dio Silvano. Lna taie 
memoria non meriterebbe molta attenzione, ove non fosse nobilitata 
dair ultima riga, che agevolmente si prenderebbe per un indovinello 
délia sfinge, se lo stesso Marini colla sua vastissima erudizione non se 
ne avesse scoperto il vero significato. Era solito che quel taie per com- 
missione di cui si costruiva una fabbrica, tutto che un altro le sovra- 
stasse, e ne promovesse l' esecuzione, ponesse ciô non di meno la lapide 
in proprio nome, aggiungendo al più che ciô era stato fatto curante il 33G. 
tal altro. Ma qui ail' opposto senibra che il dedicante non sia se non il 
curatore del lavoro, o il fattore del principale, e che il nierito dell' 
opéra appartenga veramente a quel Lucio , che 1' aveva ordinata. La 
formola YOLuntate quantunque rara non è perô nuova nella scienza 
lapidaria, e agli esempi VOLVNTate • EIVS • CVR«n7, VOLVN- 
Tate - AVGusti • NOST^^' • COLLOCalum, EX • VOLVNTATE • 
IPSIVS addotti dal Marini, devesi aggiungere Y altro SECVNDVM • 

' [Voyez le mémoire sur le diplôme de fiant un peu l'appréciation qu'il en fait ici. 
l'empereur Decius , p. 35; Borgliesi y est F. Roccni.] 
revenu sur cette règle de Marini, en modi- ' [Fr. Arval. p. 710.] 



26 MUSEO LAPIDARIO VATICAN 0. 

VOLVNTATEM • DOMITIAE • FORTVNATAE di uiia lapide 
del Grutero ', 

Abbiamo detto che Agatone ci sembra un liberto, e ne persuade il 
suo cognome greco, sapendosi che per le leggi dell' imperatore Clau- 
dio fu interdetto ai servi ed ai barbari d' assumere cognome romano'-. 
E ce ne dà maggior argomento quel noslri altaccato al prenome di 
Lucio, colla quale appendice soleano i liberti e i servi accompagnare il 
nome del loro padrone, come consta da moite lapidi e in particolare 
dalle figuline. Noi citeremo unicamente la notissima iscrizione di Bre- 
scia riferita dal Fabretti^, che due soggetti délia stessa condizione di 
Agatone, cioè due liberti e procuratori deiRoscj, poseronel 977, lOVI- 
O • M • CONSERVATORI • POSSESSIONVM • ROSCIOR • PA- 
C VLI • AELIANI • N • COS •'E • BASSAE • FILIORVMQVE • EOR. 
Qui pure si deve leggere PacuU Aeliani nostri consulis : onde ne segue 
che Paculo ed Eliano non sono già due distinte persone, ma bensi 
P. 337. due cognomi di una sola, cioè di c^uel L. Roscio Eliano Paculo memo- 
rato in un sasso del Muratori *, e quindi saranno questi i veri nonii del 
console del 976 , a cui converrà per conseguenza togliere alcune lapidi, 
che sommi uomini gli avevano attribuite. E convien credere che il 
costume di chiamare nostro il padrone fosse ampiamente dilTuso : poi- 
chè i servi talora l'appellarono semplicemente noster; onde veggiamo 
che neir Eimuco ^ di Terenzio il servo Parmenone dirigendo il discorso 
a Fedria suo signore gli dice : crEu noster : laudo, tandem perdoluit, 
cr vir es. -n 1 caratteri del nostro marmo non sono molto belli, ma cio non 
ostante egli non deve essere posteriore a Trajano, almeno l'è di 
poco, per gli accenti che si vedono sopra le lettere, i quali dopo quel!' 
imperatore cominciano quasi a mancare del tutto, giusta le buone osser- 
vazioni del Marini^ 



I D 



P- 557, 9. ^ Acl. I, se. H, vs. 7 A. 

•^ [Siuilon. in Clatid. c. wiv.j " [Fr. Arval. p. 710. Voyez cependant 

P. 695, n. iCo. [Labus, Marmt anli- Kellermann, ap. 0. Jahn, Spécimen epigr. 

chi Bresciani, p. 21, n. tîO. ) p. io5, elGarvucci, I segni voiffarmcnte dctti 

P. i636. 17. accenti, p. /10-/18. F. Uoccm.J 



MLSKO LAPIDAUIO VATICAAO. 27 

La génie Gavia di ciii Agalone lu liberlo è poco nota imiaiizi M. Ga- 
vio Massimo, clic fii per veiiti aiini prefetlo del prelorio di Ariloniiio 
Pio, di cui si parla iielle lettere di Froiiloiie messe in luce dal ch. 
Mai^ : benchè iiei tempi successivi parecclii di (piesta casa si trovaiio 
avère occupato i fasci coiisolari. Non saprei diie se Agatone sia stalo 
veraniente liberlo di quesla famiglia, cssendo cbe i prenorni di cui 
essa fece uso furono quelli di Marco e di Cajo. È vero peiallro che un 
L. Gavio Massimo Irovasi ricordato in ini' iscrizione del Mallei'-^. 

6. T. m. 

Q^HORTENSIVS • HYMN VS • N YmPHIS • DIvINIS • V • S • COMPOTE, • FACTVS • L • A 
ET • CASCELLI A • ARETHVSA • PERMISSV • TI • LATINI • PANDVSÀE 

Qiiintus Hortensius Hymnus Nymphis divinis votum solvit compote (m vece di compos) factiis 
libens atiimo , et Cascellia Arethusa , permissu Tiberii Laliiiii Pandusae. 

E incisa qiiesf epigrafe sul labbro di una lavola di niarnio clie 
sosteneva una voila le tre staluette délie Ninte a cui è dedicala, corne 
si riconosce dalle imposlalure che ve ne sono rimasle. Essa fu Irovata 
nel territorio di Suti^i 1' anno 1767, e quasi nulla mi rimane a dire di 
lei, essendo slata ampiamente illuslrata dal mio chiarissimo concitta- 
dino ab. Amaduzzi in una lunga lellera diretta al doll. Lami, ch' è pub- 
blicala nelle Novelle Letlerarie Florentine ^. L' angustia perô di quel 
loglio fece si che si altérasse la dislribuzione délie righe, e vuolsi attri- 
buire alla negligenza dello stampalore se vi mancano gli accenti 
apici,che 1' edilore aveva bene avvertiti. Aile cose erudite detle da lui 
io mi permetlerô solo di aggiungere, che mi sembra non dovesse egli 
rimanere dubbioso suU' oggetto a cui risguarda il permesso dalo da 
Tiberio Latinio Pandusa. Chiunque voleva porre una base, qualunque 
altro monumento sopra un' area che non fosse propria, aveva mestieri ^^6. 



' [Ad Antonin. Pium, ep. iv. ] ' [Ann. 1769. p. 9/16. Cf. Henzen. Svp 

* Mus. Ver. p. 193, 3. plein. Orell. n. ôyôS.] 

h. 



V- =-'^- 



28 MUSEO LAPIDARIO VATICANO. 

del coiisenso dei decurioni, se il luogo era publico, o del padroiie del 
fondo, s' egli era privato. Quiiidi nel primo caso la formola si trita locus 
datus decurionum decrelo, e quindi nel secondo le frasi un poco piii rare 
permissu, consensu, commente, ex indidgentia, impetrata venia, e simili. 
Qui tutto concorre a persuaderai che privato anzi campestre fosse il 
luogo del monumento, perché il voto si scioglie aile Ninfe, sieno esse 
di un fonte o sieno di un rio, del quale tacendosi d nome, si vuol dire 
che il marmo era posto in vicinanza délie sue acque. Quai cosa adunque 
più naturale se non che la ripa su cui sorgeva, fosse di dominio di Tibe- 
rio Pandusa , e ch' egli abbia dato il permesso ch' era necessario per 
collocarvelo? 



MARTI 

GRADIVO 

D-D 

L-PLVTIVS-PIVS 
AEDILIS-MONiTOR 

AVGVR • PRAEF • SACROR 

Marti Gradivo dedicavit L. Plutius Pius, aedilis, monitor augurum. 
praefectus sacrorum. 

Notissima è Cjuesta piccola base giacente un giorno sulla piazza del 
Vaticano, essendo stata prima divulgata dal Reinesio', che la dcsunse 
dai manoscritti del Langermanno , ed avendola quindi riprodotta il 
Fabretti-, che la trovô fra le schede Barberine. Tiittavolta niuno di 
essi la vide, onde non è da maravigliarsi se le loro copie non sono ac- 
curate. Oltre che ambedue turbarono la disposizione dcllc righe, il 
primo tramutô anche il nome gcntilizio Plutius in Plustius, nel qiial 
errore fu seguito dal Van Dale^; e il secondo ne alterô afl'atto il sonso 
scrivendo monito in vecc di iiionitor. Ma qucsti difctti ebbcro correzione 

' (11. I, II. 970. — '^ P. G(j7, u. 188. — ' Dissert, anliq, [). yy. 



iMUSKO LAPIDAIUO VATICANO. '29 

qiiando lu nuovameiito édita dal l'assioiiei ', dal Donati^, o dal Doni 
nella stampa procurala dal Gori\ 

Trattasi qui, coin' è manifesto, di una dedicazione a Marte, il quale 
vi assuiise il predicato di Gradivo solito darsegli mm saevit al dire di 
ServioS e che gli lu cosi proprio presso i Iiouiani, che ne diveiine il 
suo nome per antononiasia. Cou tutto cio se ne ignora la vera oiif^iue, 
e a quel che parc non la seppero uè meno gli antichi, scrivendo Festo : 
«Gradivus Mars appellatus esta gradiendo iu bella ultro citroque : sive 
ffa vibratione liaslae, quod Graeci dicuut Kpd^cLivziv : vel ut alii dicunt 
rrquia gramine sit ortus, quod interpretantur quia corona graminea 
crin re mditari maximae est honorationis ^ ii Raro è peraltro di vedere 
accoppiati questi due appellativi di Marte e di Gradivo, e noi non ne 
abbiamo in pronto altro esempio se non quello somministrato da un 
frammento del Donati°, niun conto dovendo farsi dei due oiïerti dal 
Gudio^, de' quali è palese la falsità. 

La gente Pluzia è cognita per moite altre iscrizioni, e volentieri ci 
sottoscriviamo ail' opinione del Reinesio ^ che giudico essere la mede- 
sima che la Plauzia o Plozia, da cui la sola varietà dell' ortografia la fa 
comparire diversa-'. Quantunque il nostro marmo si trovi in Roma, 
chiaro è nondimeno per le cariclie da L. Pluzio Pio sostenute, cli' egli 
appartiene ad una città subalterna; onde potrebbe nascere il sospetto 
ch' ei fosse Tiburtino, si perché fu célèbre in Tivoli la casa dei Plauzj 
corne anche perché un gran numéro di lapidi da quel luogo é stato da 
qualche secolo in poi transferito alla metropoli '°. 

' Iscriz. Doni. cl. L n. lo. ' P. 87, 2 et 3. 

' P. 26, h. ' Cl. XI,n. 33. 

' Cl. 1, n. Ixh. [Henzen, Supplcm. Orell. ' [On lit CPLVTI sur un denier du 
n. 5670. J vi' siècle, et il parait que c'est à tort quon 
Ad Aen. lib. I, vs. 296, a voulu identifier les Plutii avec les Plautii et 
[Paul. Diac. Excerpi. ex Festo, p. 97. les Ploli'i; voy. Mommsen. Hist. de h mon- 
ed. 0. Millier.] naie romaine, p. 618, n. 92. G. Gavedom.J 
P. 2 5, 7. [Donati a tiré ce fragment du '" [Suivant Doni, cette inscription pro- 
recueil de Doni (cl. I, n. /i6), lequel dit vient de Monte Porzio. près de Tusculuni. 
avoir vu la pierre même. J. B. de Piossi] .f. B. de Bossi.] 



80 MLSEO LAPIDAUIO VATICA.NO. 

Intanto non è da cUibitarsi clie 1' edilità conseguita da IMuzio sia la 
notissima magistratura municipale di questo nome, essendo clie non 
vi si annette alcun altro aggiunto che distingua di quale edilità si 
favelli, onde intender si deve délia più comune. Air opposto, quando 
voile parlarsi degli edili di Roma, ove ne furono di diverse specie, non 
si omise giammai di fare avvertenza se l'onorato era édile curule, o 
édile délia plèbe, o édile céréale. Al Reinesio venue in capo di cre- 
dere qui fallata la lezione AEDILIS, cli' ei voleva cambiare in AEDI- 
TVVS per la frivola ragione di far si che i titoli di Pluzio fossero tutti 
sacri. Ma oltre che la pietra non ammette alcuna emendazione, non 
avvertiva poi egli quanto sarebbe disdicevole che un misero sagresta- 
nuccio coprisse insieme il primo posto religioso nella città, quello cioè 
di prefetto délie cose sacre ! Noi lo troviamo sempre occupato dai per- 
sonaggi più insigni nel paese per le dignità ricevute : e taie fu quel 
T. Flavio Isidoro cavalière romano, quinquennale ed augure, che 
possedevalo in Terni ^ e taie fu pure quel Nario tribuno militare e 
duumviro, che godevalo in Todi^. Questa carica a nostro avviso fu solo 
propria délie colonie e dei municipj , e chi n' era rivestito vi godeva 
proporzionatamente di quelle facoltà che competevano in Roma al pon- 
lefice massimo, che si sa aver avuto in cura tutto ciô che concerneva la 
religione. In tal modo spiegasi felicemente come se n' abbia memoria 
solo in lapidi municipali, e non mai in alcuna spettante a personaggio 
Homano, e cosî pure si troverà nelle città suddite la corrispondenza 
del ponteficato massimo, la quale s' ignorava ^, ma che non doveva 
mancarvi, sapendosi che la loro amministrazione politica e religiosa fu 
(h'I tutto conforme a quella délia capitale. Perciô conviene accurata- 
mente distinguere questa dignità dall' altra di curatore locorum mcro- 



' GriU. p. hij, 3. [Celte inscripUoii ce jn'NARIVS pounait bien être ciussi un 

existe encore ;i Terni, et j'y ai lu moi- PKaclor SACKorum; voy. mon Sup[)l. au 

nif^nie PRAET- SACROR., comme dans recueil (rOrelii. n. iîgSl). W. 11enze>'.] 
Apianus, Manuce et les meilleurs recueils ' [On connaît ce[)en(lant un pontifex 

manuscrits. W. Henzen.] maximus à Viho Valentia; voy. mon Suppl. 

• Murât. 763, 5. [Ce Narius, ou plutôt au recueil d'Orelli. n. r)(j56. W. Hfnzen.J 



MUSEO LAPIDA 15 10 VATICAN 0. 31 

mm, aedium sacrarum, clie lu iiiipicijjo seiiatorio per istiluzionc di 
Augusto, e le cui iiicombenze furono essenzialmente diverse, restrin- 
geiidosi a prcsiedei-e alla niateriale riparazioiic de' sacri edificj. 

La prefettui'a délie cose sacre ci fa stiada a scoprire 1' altra carica di 
MONITOR- AVGVR, ch'è conosciuta unicamente pei' questa iscri- 
zione. Noi crediaino che tali parole alludano ad un uflîcio solo, e non 
ai due diversi di monitore e di augure corne potrebbe parère a taliino, 
perche monitor è termine troppo genei'ico, che per denotare un inca- 
rico particolare richiede 1' appoggio di un' altra voce che lo determini. 
Per la quai cosa leggeremo conhdentemente monitor augurum, e direnio 
che si è usata in AVGVR qiiella stessa ahbreviatura che si è prati- 
cata in SACROR. Varj sono i sensi del vocabolo monitor raccolti nei 
lessici, ha i quali quelli di nomenclalor e di villicus potrebbero accor- 
darsi coll' aggiunto augurum; ma questi sono mestieri servili che non 
possono convenire ad un ingenuo, e molto meno ad un uomo illustre. 
Per lo che vuol darsi Iode al Reinesio che ne scopri un altro signifi- 
cato più opportune al nostro hisogno, notando : ce Monitor offîcii circa 
rcceremonias sacrificiorum appellatio est, formata a Graeco kpoavv- 
^t fj.wv : notatque eum, cujus partes verho praeire sacrificanti. n E ag- 
giungeremo poi noi che in questo senso corrispondente a praecenlor fu p. Oo. 
usato da Tertulliano aller che scrisse : rrllluc suspicientes Ghristiani 
ccmanibus expansis, quia innocuis : capite nudo, quia non erubesci- 
crmus : denique sine monitore, quia de pectore oramus pro omnibus 
fc imperatoribus \ 11 II ch. Monsig. Marini- ha già raccolto tutto quelle 
che potevasi aggiungere a ciô che il Brissonio^ e il Van Dale* avevano 
dette suir officie del monitore, ossia sul rite che un sacerdote praeisset 
verbis, o sia intuonasse ai suoi coUeghi o al popolo le solenni preci che 
si avevano da recitare ^ Gonchiudesi adunque che 1' ufficio di L. Pluzio 
era quelle di suggeritore degli auguri. E perô da osservarsi che in al- 

' Apolog. c. XXX. * [Dissert, antiq. c. vni.] 

' Fr.Arval.^. iio. ^ [Voyez Forcellin. Lexicon, sub voce 

■ [De formnh lib. I. c. cm, clxxviii el Praeeo.] 

CXCII.] 



32 MUSEO LAPIDAUIO VATICANO. 

cuni collegj, corne in qucllo degli arvéïli iina taie incombenza non era 
commessa stabiimente ad alcuno, ma si afïidava ora ad une ora ad un 
altro dei fratelli, e clie al contrario nella più parte degli altri sacerdozj 
era questo un attributo di chi li presiedeva. Nel nostro caso non puo 
rivocarsi in dubbio che l' incarico di L. Pluzio fosse permanente, e che 
da esso non ridondasse qualcbe maggiore onorificcnza che dall' essere 
augure semplicemente. Dopo ciô sarebbe egli lecito il sospettare che 
monitor augiirum fosse il titolo del capo degli auguri? Certo è che noi 
P. 'ji- sappiamo bene la denominazione di chi aveva il luogo principale fra i 
pontefici, fra i salj, fra gli arvali, fra i quindici dei sagrifizj e fra 
moite altre société religiose, ma che non abbiamo il più piccolo bar- 
lume per conoscere conie gli auguri chiamassero chi era il primo fra 
loro. Abbiasi questa congettura per cjuello che puo valere, purchè non 
se n'induca, che Pluzio ^essi per questo dall' essere un uomo munici- 
pale. Anche le città di provincia ebbero i loro auguri, confessandolo 
Cicérone : ccHucisti decemviri, cum lOD colonorum ex lege Piulli de- 
trduxerint, centum decuriones, decem augures, sex pontifices con- 
fc stituerint ^ ; 11 e conosconsi dalle lapidi gli auguri di Fabraterno, di 
Sentino, di Spoleto, diBrindisi, c di molti altri luoghi-^. 



' De lege ugraria, II, c. xxxv. — - [Voy. Henzen, Suppl. Orell. Indices, p. ig. J. B. de 
Rossi.l 



FIGULINA D\ DOMIZIA LUCiLLA. 



FIGULINA 



DI DOMIZIA LliClllA, 



MADRK DELI/ IMPEKATORK MARC ALIRELIO". 



Se ubertoso tVutto credono gli erucliti di coiiseguire d'dlk loio rictT- 
che quaiido giungono a scoprire qualche inonumento apportatore di 
notizie per 1' addietro sconosciute, non minore pare a noi di racco- 
giieine qiuintun(|ue volte ci si offre il modo di ridurre a dimostrazione 
le congetture degli altri. Chè vivissima conipiacenza noi proviamo nel 
poter chiarire ai detrattori delF antiquaria, che questa scienza non va 
errando alla cieca, come dal volgo si vociféra, ma che anzi ben di rado 
mette il piede in lallo allor che si fa scorta délia face délia critica tra 
il fitto bujo de' secoli trapassati. Un tal piacere ci viene ora rinnovato 
da nna figulina venuta fuori dagli scavi, che il sig. Vescovali fa ese- 
guiie nella villa Negroni sulle Esquille, la quale intatto ci mostra il 
marchio. con cu'\ il foniaciajo voile che rendesse testimonianza délia 



[>. :i:Hj. 




[Exilait du Gininaie Arcadico , 1819, t. I, p. Sog-^yô. 



36 FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. 

Ivi adunque ci si présenta chiaraoïente in tre linee : 

P. 3fio. ODEX-PRvDOMLVCvVERCLvQV 

ANTIIII'E^VEROII 
C O S 

la quai leggenda è facile interpretare : 

Opus doliare ex praediis Domitiae Lucillae Veri. Claudius Quinquatialis, 
Antonino IIII et Vero II consulibus. 

Non sappiamo definire s' ella sia qiiella medesima clie tii édita 
tra le iscrizioni doliari del Fabretti\ in cui non si scorge altra diffe- 
renza se non MER in canibio di VER. Imperocchè se da una parle 
quesio sospetto è favorito dalla somma loro somiglianza e dalla fré- 
quente difficoltà che si prova in tali sigilli di ben discernere le lettere 
ora mal impresse ora svanite, si esclude dall' altra per la conosciula 
diligenza di quell' efuditissimo prelato, e pel confronto di un altro 
siio maltone^ in cui parimente si osserva ¥ECit MEKC ■ CLcmdii 
OyiNquatralis. Laonde essendo certo cbe quel Claudio ebbe un servo 
chiamato Mercurio o Mercuriale o Mercatore, nulla osta cli' egli possa 
essere nominato in quest' altra tegola délia stessa fabbrica, e quindi 
che i due bolli sieno diversi ira loro. Ben perô crediamo che un tegolo 
simile al nostro venisse aile mani del Boldetti^, ma egli errô certa- 
mente nel leggere VPR iu vece di VER, e questo sbaglio di un' unica 
lettera basto perché da una taie scoperta non si cavasse quel frutto chi; 
36i. si poteva. Niuno di tali sigilli fu veduto dal ch. Monsig. Marini, il 
(|uale fu costretto di attenersi alla lezione Fabrettiana, allorchè do- 
vette farne parola nella dottissima sua opéra délie Figuline, che inedita 
conservasi nella biblioteca Vaticana, e alla quale ci protestiamo debi- 
tori di una gran parte délie notizie che sianio per soggiungere. Per le 
quali cose, se ignota del tutto non potrà dirsi la nostra tegola, sarà per 
altro sconosciuta certamente la vera lezione délia sillaba da cm' ripete 
tutto d suo pregio. 

' Inscr. domesl. p. 5i.3, n. i83. ' Osservaz. sopra t Cmileri , p. 53.'}. i. 

' [Ihid. p. 523, n. 187.] 



FIGULLW DT DOMIZIA LLCILLA. 37 

l)j niuiia persoiia si lui nulle terre colle cosi varia e cosi IVequenLe 
memoria quanto di Domizia Lucilla, di cui parla eziandio un' ara sacra 
ad Apollo', e V iscrizionc dclf orlo di un <;ran vaso doliar(! |)OSSê(lulr) 
già dal Marini, nella qualc leggevasi EX • OFIC • FORT • DOMIT • 
LVC. Questa femina vi è sempre l'icoi-dala per cagionc de'suoi predj, 
clie in un cpltaiïio delGrulcro^ si dicono pracdia lAicilliana, ov' ei'ano 
posle moite fornaci, di cui sono note finora le Doniiziaue, le Augustane, 
le Caniniane, le Terenziane e le Fulviane. 11 suo nome ora s' indica 
colle semplici iniziali D-L, ora meno compendiosamente, come 
nella nostra tegola, DOM-LVC, o DOMIT -LVCIL; ora infine si 
scrive tutto alla distesa DOMITIAE- LVCILLAE, o DOMITIAE- 
P • F- LVCILLAE per avvertirci cli' ei-a figlia di un Puhlio. Moite voile 
si dice ancora semplicemente Lucilla, o Lucilla nostra, con cspressione 
cioè d' aiïetto e di riverenza servile, siccome abbiamo poc' anzi acceu- i'. 3G:> 
nato ^ ; e questa non essere diversa da Domizia Lucilla si dimostra dal 
Marini coH' osservazione clie un medesimo Dionigi ora si confessa servus 
Lucillae, ora Domùiae LucUlae, ora Domiliae P. F. LiiciUae, esempio 
che poi viene ripetuto in altri due servi Primitivo e Forlunato. E questa 
verità si conferma dal vedersi memorate nelle tegole di Lucilla alcune 
fornaci che sappiamo d' altronde aver certamente apparlenuto a Do- 
mizia. 

Ln' altra Lucilla che si attesta moglie di Vero, LVCILLA- VERI, 
trovasi anch' essa molto spesso nei lavori de' fornaciai; e questa pure 
dal Fabrelti fu creduta non diversa dalF altra, fondando su taie con- 
gettura lutta 1' illustrazione che poscia ne diede. Egli slimo di dover 
cosi giudicare col confronlo dei due mattoni da noi citati, cioè di quello 
simile al nostro, in cui leggeva : rcEx praediis Domiliae Lucillae Mer- 
crcator Claudii Quinquatralis, n e dell' altro in cui scopriva : rrEx pj'ae- 
rrdiis Lucillae Veri fecit Mercator Claudii Quinquatralis,^' onde non 
potendo dubitare che i servi nominati in quei due tegoli fossero la 

' Doni, Cl. VU, n. 9o3; Murât, p. ':?3, pag. 090, nol. i i. — ' [^ovoz plus haiil, 
1 9. . |)ag-. -1 T) . ] 

' Pag. 09/1, 1. Vid. Marini, Fr. Arval. 



:iS FIGLLINA Dl DOMIZIA LLCILLA. 

inedesima persoiia, ne conchiuse giiistamente che lo stesso doveva dirsi 
anche délia padrona del predio. 11 Maiini pratichissimo di tali materie 
non dubitô di fare sommo plauso a questa opinione, e ne corroboré 
1' argomento recato, osservando che negli iegoli di Lucilla di Vero 
trovavansi anche ricordale le figuline Terenziane, Q. Flavio Aprile, 
p. -M^-A. Livio Marziale, Marino e Fortunato ; persone e cose tutte nominale 
del pari negli aliri bolli che fanno espressa menzione di Domizia Lu- 
cilla. 

Con tutto ciô il sentimento del Fabretti aveva trovato un opposi- 
tore, benchè non forniidabile, nel Gassio', ne la cosa poteva dirsi di- 
niostrala, perché non cra escluso il sospetto che una potesse essere 
liglia erede dell' altia, con che sarebbesi facilmente spiegato corne i 
servi e i béni délia prima fossero passati in dominio délia seconda. 
Confessiamo che il Marini, riflettendo che questa Lucilla di Vero era 
commemorata in sigilli che portano la data degli anni 907 e 908, 
aveva messo fuori di questione ch' essa non poteva essere l' impéra- 
trice Lucilla figlia di M. Aurelio, che non fu sposata a L. Vero se non 
circa T anno 916, 917. Ma chi vietava d' immaginarsi che lo stesso 
M. Aurelio, che pur ebbe qualche sorella di cui ignoriamo il nome, 
n'avesse avuta una chiamata anch' essa Lucilla, e che questa fosse stata 
mai-itata ad alcuno dei varj consolari, che in questi tempi usarono il 
cognome di Vero? Per quanto sfornito di prove fosse questo sospetto, 
certo era ahneno che niuno di tanli tegoli, in cui si ricorda la Lucilla 
di \ero, ci faceva ancora sicuri che costei si chiamasse Domizia. 
Quella sicurezza adunque che non avevasi per l'addietro si sarà adesso 
acquistata dal nostro boHo, il quale non ci lascierà più alcun dubbio 
che la padrona di questi predj non sia sempre la medcsima. 
36/i. Non taceremo tuttavia che una taie certezza potevasi conseguire an- 

cora prima, se si fosse più accuratamente esaniinalo quest' altio tegolo 
riferilo dal Marini, negli Arvali-, e riprodotto nell' opéra inedita délie 
Figuline, al n. 80 : 

' Vita di S.Silviu, ]>. 17. — ^ Fr, Arvril. |). ()()-. 



FIGULINA DI DOMIZIA LLCILLA. 39 

MYRTILI DOMITIAE P F LV 
DOLIAR VERV 

Non possiamo negare rli essere riniasti sorpresi, veggendo che il doL- 
tissimo illustratore confessa dl non sapere cosa faccia ivi quel VERV, 
quando pure non sia uno sbaglio per VERI, cioè doliare Veri. Gosi 
certaniente dev' essere, sia per un idiotisino del popolo, sia perché 
r artefice abhia perniulata una lettera ; ma a nostro parère è certo 
pur anco , cli' essendo quell' iscrizione disposla in circolo , dovevasi 
incominciare a leggere la seconda riga da VERV, non da DOLIAR, 
con che ne sarebbe venuta limpida la spiegazione : ccMyrtili Domitiae 
rrPublii fdiae Lucillae Veri doliare. n 

Posto adunque in sodo che questa matrona appellossi Domizia Lucilla, 
che fu figlia di un Publio e moglic di un Vero, ed osservato eziandio, 
che la sua memoria nei tegoli di certa data comincia dall' anno 876, e 
non va piii innanzi del 908 ^ niuno sarà più per rifiutare il sentiniento 
del Fabretti, che costei sia la madré dell' imperatore M. Aurelio. In- 
fatti Capitolino ci narra 2, ch' ella nacque da Galvisio Tullo due vol te i'. .'.o: 
console, il quale ebbe il prenome di Publio per fede délia lapide délie 
ferie Latine ^ e che maritata ad Annio Vero morto in giovine età senza 
avère oltrepassata la pretura, gli partori il figlio Marco nell' anno 87/1. 
Ella viene chiamata espressamente Domizia Lucilla da Sparziano \ 
Lucilla dicesi una vol ta da Capitolino ^ e Lucdla pure si conferma dalK 
imperatore suo figlio nell' opéra che intitolô EIS EATTON, ove rac- 
conta*^ che AovxtXAa Owipov [èb'iveyxz) , sha XovxiXka. rr Lucilla 
rc Verum extulit ; mox et ipsa Lucilla elata est. ^ Nel quai luogo come 
giustamente avverte il ch. EcklieP, prese un solenne granchio il Gata- 
kero supponendo che vi si parlasse di Lucilla minore figlia di M. Au- 
relio e moglie di L. Vero, quando è manifesto che questa fu uccisa pei- 

' [Voy. plus loin, p. àa, note 2.] * \n Didio Iuliano , c. 1. 

' [In M. Aurelio, cap. i.] ' In M. Aurelio, c. m. 

' Marini, Fr. Arval. pag. 1-39. [Orelli. ' Lib. Mil, c. xxv. 

n. 9471.] ' D.N. F. t. VII. p. 98. 



/lO FIGULINA Dï DOMIZJA LLCILLA. / 

ordiiie di Coiiiinodo suo fratello piii aniii dopo ch' era iiiancato di vita 
il padre, il quale per conseguenza non poteva acceiinarne la morte 
n(d suo libro. 

Con tiitlo ciô ai giorni iiostri la génitrice di Aurelio il filosofo viene 
comuneniente chiamata Domizia Galvilla anche dai critici piii eruditi e 
severi. Tutti perô sono tratti in inganno da un errore di copista, che 
Irovasi in Capitolino, il quale dopo averla chiamata altrove Lucilla, 
conie abbiamo avvertito, scrive sul principio délia vita di M. Aurelio : 
1». Ui]. r Mater Domitia Galvilla Calvisii Tiilli bis consulis fdia.n Ma che costei 
si cognominasse Galvilla non fu detto da altri mai, ne tal cognome 
porta nei tegoli o nelle altre cerle memorie che ci sono rimaste di lei, 
e Cahisilla sarebbesi delta dal nome di suo padre Galvisio, non Cal- 
rilla che procederebbe da Galvo ; onde meritô di essere citata dal 
Noris^ per raro esempio di un nome feminile, che nulla abbia di so- 
migiianle col nome paterno. Per lo che non esitiamo a sottoscriverci al 
giudizio del Marini, il quale ci lasciô scritto nelle sue Figuline : rcio per 
(rme sono e saro sempie persuaso che la parola Galvilla stia in questo 
rluogo, corne si suol dire, a pigione, e conti-o Tintenzione delbiografo, 
n^che nelle sue carte deve aver scritto, o cosi voile almeno, Domitia 
r Lucilla Calvisti Tulli bis consulis filia. Ma o egli medesimo o il copista, 
fT tratti in errore dalla seguente voce Calvisii, in vece di Lucilla i^ose 
rrsbadatamente Calvilla : sbaglio per taie cagione occorso più volte nei 
ffcodici, e notato dai critici.^- 

E in appoggio di questa sentenza aggiuugeremo noi, che non puô 
stare nemmeno che costei avesse ambedue i cognomi di Galvdla e di 
Lucilla, come 1' Eckliel-, Ennio Quirino Visconti^, e molti altri di chia- 
rissimo nome hanno giudicato; imperocchè entrambe quelle voci hanno 
3f>7. la terminazione vezzeggiativa, che non soleva adoperarsi se non in 
(jueir unico nome per cui una donna cliiamavasi più comunemente, 
onde h'a i marmi che ci sono rimasti di lemine polionime niun altro 
esempio se ne ritrova; e concludiamo in conseguenza che se costei 

' Epiai, corn. p. Zi6. ' \Jconogr. Rom. L I. p. 81.] 

' \D.N. F. t. VII, p. kZ.\ 



FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. /il 

avesse aviito voramente queste tre appellazioni, sarebbesi diiiuiiidala 
Domizia Calva Lucilla, non Domizia Calvilla Lucilla. 

Moite volte vien fatta menzione di loi nelle oj)ere di Frontone che le 
era caiissinio, ond' è raro clie nel commercio epistolare fra lui e 
M. Aurelio nianciiino i vicendevoli loro saluli. Abbiaino anzi due 
epistole greche ^ cbc con la scmplice intestatura MHTPI KAIZAPOZ 
diresse a lei niedesima quello scrittore, mentr' eia console, il cbe vuol 
dire o nell' anno SgB, o più probabilmente nell' anno seguente, corne 
opina il cb. editore ab. Mai. Da un' altra lettera a M. Aurelio, in cui 
incluse la prima délie dette epistole per la madré, consta ch' ella era 
intendentissima del greco linguaggio, onde gli raccomanda : r Tu pi-ior 
fflege, et si quis insit barbarismus, tu qui a Graecis litteris recentior 
cres corrige, atque ita matri redde. Nolo enim me mater tua ut opicum 
ff contemnat. 11 E conosciamo dalla seconda cb' ella talora soggiornava 
in Napoli, onde con quell' epistola le accompagna la propiia moglie 
Grazia da lui mandata in sua vece per solennizzare seco lei il giorno 
in cui ricorreva il suo nascimento. 

E ora deciso cb' essa non visse tanto per vedere il iiglio Marco sabre 
air impero sul principio del 91^, e cbe non fu mai onorata del titolo 
d' impératrice , contro ciô cbe avevano opinato il Fabretti e pocbi altri . 
che le attribuivano le medaglie colla leggenda LVCILLA • AV- p. 368. 
GVSTA. Il Marini se ne accorse da un passo di Capitolino -, il quale, 
dopo aver narrato cbe Marco cedè una parte dei béni materni ad Um- 
midio Quadrato, soggiunge alcun' altra cosa avvenuta post excessum 
Divi PU : onde se il biografo non ba invertilo 1' ordine cronologico pare 
évidente cb' ella premorisse ail' imperatore Antonino. Ln' altra più 
forte ragione ne dedusse il Visconti^, col solito suo acume, da questi 
versi délie iscrizioni Triopee, ove parlando di Regilla moglie di Erode 
Attico si dice : 

Ne sia che dalle prische semidee 
L' alrna madré di Cesare V escluda, 

' [Ad M. Caesareui, \\h. II, ep. 11. m.] ' [Iscrk. greche Triopee, p. ho. n. 56. J 

^ [In M. Aurel. c. vu.] 



/i-2 FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. 

Ella clie impera ail' eroine anliche, 

E condottiera è dcli' Elisie danze 

In compagnia di Semele e di Alcmena^ 

Imperocchè non gli sfiiggi, che se fosse andata Ira i più, imperando 
tria il figiio, ed essendo stata fregiata del titolo di Augusta, non ie sa- 
rebbe mancata la consecrazione; e pero il poêla Marcello, che poco 
sopra colloco Faustina in compagnia délie dee, 1' avrebbe degradata 
lacendola figurare soltanto fra le primiere eroine. E a ciô ben si uni- 
t'ormano le osservazioni sui tegoli, dalle quali rilevianio che i béni 
inaterni erano caduti in potere di M. Aurelio prima ch' egli ottenesse 
l'impero. Ce ne dà una prova Ti. Claudio Secnndino, il quale dopo 
aver fabbricato rnattoni ex praediis Liicillae Veri, altri ne costrusse ex 
p. liOç). praediis Caesaris nostri, il che ci fa vedere che M. Aurelio a quel tempo 
non aveva ancora cinto 1' alloro : scrivendosi Caesaris e non Augusti 
noslri, corne si disse da poi. Laonde si conchiude che Domizia Lucilla 
probabilmente mancô di vita poco dopo il 908, ultimo anno in cui le 
figuline fanno memoria di lei^, e sicuramente innanzi il 91 ù, epoca dell' 
assunzione del figiio al trono impériale. 

Due altre Domizie Lucille sono conosciule nelle carie degli eruditi. 
E per riguardo alla prima si è creduto daalcuni^, che cosi si chiamasse 
la moglie di L. Elio Cesare, figiio adoUivo dell' imperalore Adriano : 
ma queslo finora non è che un sogno privo alïalto di fondamento. Im- 
perocchè ne Sparziano, ne alcun allro ci ha insegnalo il nome di 

' [ Ov^^ fiiv vpo}VYiai isaiXatriaiv fMsSéovaa Voyez le Bullettino dell' Insth. arcli. i 833 , 

Kaiactpos i^pOifioio 'csapô^ztat o^mvia ^l.r\^y,p ^ lo^o, où Celle inscription a été publiée, 
è5X''povèpxoi>-évinv'apotepâm>v^i()eâo}v, ^^^^. \^ j^^^g suivante de Borgliesi : rrElla 

v>Ay^ev iUvaiyjai -^oponlccaimn, dvd<yae,v , ^^^^^^ ^.^^ ^,,j y ^^^-^^ ^],^ ^^^^^.^j j ^^^^^^j ^^j j^j,_ 

avTri t' A'/.Kurivr) re adHcctpri ts Kaêuetrivri. , i- i • i- i i -/• 

•^ ' ffvano et di Auguiino conseil del lob, e in 

Visconti, /scm.gr. Triop. p. 3^) ; Corp. {usa: „crvana di lei mi convcrrà allonffare di un 



Gr. t, 111, p. 9-1 o.j Tiinno la durata délia vita clie aveva asse- 

=* [L'insciiplioii doliaire suivante, qui est ^^^^nata a Domizia Lucilla madie dell' inipe- 

de l'an 909, a été découverte depuis à -ratore M. Aurelio. WL Cavkdom.] 
Viterbe, par Kellermann : ^ Veggasi il Tillcmoiil, Ilist. des Ewpc- 

fixpr. domitiae LVCILLAOI'VSDOLDIO leurs , art. \1V sur Adi'ion. 
H»/«iVSSERSILVANET mq;. eus. 



FIGULINA Dl DOMIZIA LLCILLA. A3 

coslei, e solo ci si ô latlo sapcre che fu fifjlia tli iNifjiiiio, il quale non 
appartenne certamente alla gente Doinizia, ma più presto ali' Avidia : 
siccome ha feliceinente scoperlo il Marini coll' aiuto di una lapide \ ati- 
cana'. Molto più sicuia è la seconda, la cui meinoria ci è slata pari- 
menli serbata da una figulina : 

FAVSTI DOMITIAE CN F 
LVCILLAE 

Il Fabretti che fu il primo a publicarla- interprété le abbreviature 
Caesaris Noslri Filiue, e 1' aggiudico alla più volte mentovata Lucilla i*. 370. 
figlia dell' imperatore M. Aurelio. Ma essa chiamossi Annia e non Do- 
mizia, siccome ci testificano le medaglie dei Bizantini^, e qualche altro 
monumento ancora. Ne potè esservi alcuno che nello stesso tempo si 
accusasse suo servo e la chiamasse figlia di Gesare, perché fin ch' ella 
stesse sotto la soggezione paterna, costui sarebbesi detto servo di suo 
padre, e non suo. E quando ella potè avère dei servi proprj mercè 
r emancipazione ottenuta pel suo matrimonio con L. Vero ne! 917, 
già da tre anni prima M. Aurelio era divenuto imperatore : e in 
questo caso dovevasi appellare figlia di Augusto, e non di Gesare, corne 
infatti Y appellano le medaglie. 

Il Marini'' con maggiore naturalezza giudico doversi leggere CNei 
Filiae, e molto probabilmente s' immaginô nell' opéra inedita délie Fi- 
guline, che costei sia stata contemporanea ail' altra omonima di cui 
ragioniamo ; e sia questo il motivo per cui ambedue contro il costume 
più fréquente délie donne, aggiunsero per distinguersi il nome dei 
padre. Gosi anche Agrippina moglie di Germanico nelle medaglie bat- 
tute sotto Glaudio e nei contornati fu detta Marci (intendi Agrippae) 
jilia, onde non si confondesse coir altra Agrippina nata da lei e mo- 
glie di queir imperatore. E veramente senza una tal ragione cagio- 
nerebbe meraviglia la frequenza con cui la nostra Lucilla affeltô di 
chiamarsi figlia di Publio nelle opère doliari, che richieggono tanta 3^1. 

' Fr. Arval. p. 666. ' [Voy. Eckhel, D. N. V. t. VII, p. 98. J 

^ [Inscr. (lom. p. 5ii, n. 192.] F7'. Arval. p. 668. 

6. 



hk FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. 

brevità e nelle quali, quantunqiie sieno memorate parecchie altre 
matrone nobilissime, niiina perô vi ricorda la discendenza del padre. 
E ciescerebbe lo stupore mirando conie non siasi voluto preterirla 
anche alcune volte, in ciii sembrava cbe lo spazio non la capisse, onde 
si è preferito di conipendiare piuttosto l' intero nome nelle sigle D • P • 
F'L di quello cbe ommetterla. E aggiungasi ancora cbe osservando i 
tegoli di Luciila cbe portano data cronologica, si conosce cbe la giunta 
P'F è stata usata più b-equentemente nei più anticbi cbe nei piii ré- 
cent!, anzi dopo l'Sgi non vedesi più adoperata, quantunque quei 
mattoni proseguono sinoal 908, siccome si è detto. 11 cbe sembra darci 
non poca ragione di supporre, cbe circa quel tempo essendo morta la 
figlia di Cneo mancasse nell' altra il timoré délia confusione, e qiiindi 
cessasse F uso di evitarla. 

Queste considerazioni sono state ibrse il motivo, per cui il Marini si 
è poi indotto a crederla più veccbia délia figlia di Publio, ed a cam- 
biare il suo sistema sugli antenati délia madré di M. Aurelio. Veggendo 
egli cbe costei si cbiamava Domizia, e sapendo da Gapitolino cbe suo 
padre fu Calvisio Tullo, sospettô ^ cli' ei non fosse diverso da Domizio 
Tullo, di cui parla lungamente una lettera di Plinio^. Sappiamo di là 
cbe Aft'o célèbre oratore mori senza aver revocato un suo antico testa- 
mento fatto dieciotto anni prima, con cui adottava i due fratelli Tullo 
e Lucano, i quali perciô conseguirono la sua pingue crédita malgrado 
cbe il testatore se ne fosse pentito, a tal segno, cbe fu cagione onde 
fossero confiscati i béni del padre loro. Tullo non ebbe proie, e Lucano 
da una figlia di Curtilio Mancia consegui una femina sola, la quale dal 
nonno Curtilio, indispéttito col genero, fu istituita sua erede coll' es- 
presso comando cbe fosse emancipata dal padre. Soddisfece Lucano 
a questo patio dando in adozione la figlia al fratcllo Tullo, e lo lascio 
oziandio signorc dei proprj béni alla sua morte, seguita sulla fine dell' 
impero di Domiziano, come risulta dal trovarsene un epigramma ne! 
libro iiono di Maiziale '. Tullo sopravvisse fin verso 1' anno 863, e lascio 

' Fv. Arvai p. (WiB. . ' Epifjr. i.ii. 

' Lilj. VIII, epist. xviii. 



FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. Ziô 

tutta la sua successione alla (ijjlia adottiva dopo aver riconosciuto cou 
ricchi le<)[ati i iiipoti, ed anche un pronipote. 

Questa fijjlia adunquc che l'irnasn padi'ona di un immenso patrimo- 
nio erasi immaginato il Marini che ("osse la noslra Dornizia Lucilla nia- 
ritata poscia ad Annio Vero : ma un taie supposlo non reggeva in 
alcun modo. E in primo luogo Lucilla si protesta le mille volte di essere 
iiglia (li un Publio, e ail' incontro Tullo essendo stato adottato da 
Cn. Domizio Afro portar doveva il prenome dell' adottante, come lo 
portava Domizio Lncano, per fede di dnc l)elle iscrizioni che ci sono 
rimaste di lui '. E lo porto di fatto secondo che ci attesta un tegolo i'. -i-ji. 
in cui viene nominato Cn. Domizio Agatobulo che si professa suo li- 
berto : ed ognuno sa che i liberti usavano il prenome del loio padrone. 
Di poi per concordare Capitolino col supposto Mariniano bisognava 
stabilire che la famiglia paterna di Lucano e di Tullo fosse stata la 
Calvisia, onde potcr credere che il biografo avesse amato di chiamare 
il secondo piuttosto col nome gentdizio suo proprio, di quello che con 
l'adottivo. Ma questa legittima conseguenza non si avvera, perché dalle 
citate lapidi di Lucano si conosce ch' essi provennero dalla gente ïizia. 
Finalmente un terzo insuperabile ostacolo procède dal computo delF 
elà ; imperoccliè se Domizio Tullo alla sua morte aveva già un proni- 
pote, come dice Plinio, ne viene che già fosse nonna la figlia sua. Or 
come puo essere credibile che una femina già avola nel 863 fosse ca- 
pace di generare M. Aurelio unclici anni dopo nel 87/1? 

Con tutto cio le ragioni ch' emergono per addimostrare, che la Lu- 
cilla di Vero ebbe parte nell' eredità di Domizio Tullo, sono troppo 
evidenti, perché non si possa negare che fra loro sia stata una stretta 
parentela. AU' infuori di questa donna non vi è alcun altro di cui nelle 
tegole si faccia piii fréquente menzione quanto di Tullo, ora ricordato 
colla compagnia del fratello, ora senza : il che vuol dire che i mattoni 
in cui vedesi solo, sono stati fabbricali dopo la morte dell' altro. Ora 87^, 
è degno di osservazione che fra poco più di venti servi, di cui si fa 

' Grnt. p. ^io3. 1 e 9.. [Orelli. n. 773.] 



^6 FIGULINA DI DOMIZIA LLCILLA. 

ceiino iielle opère cloliari tli Tullo, cinque di essi, cioè Fortiiiialo, 
Successo, Aprile, Nicomaco e Primitivo si trovano altresi sulle tegole 
di Lucilla : e che i due piiiiii si veggono ancora in quelle di Tullo e 
di Lucano insieme nominati. Non pare egli manifesto che questi servi 
onionimi sieno senipre i medesimi, e cli' essi ci somministrino la storia 
dei cambiamenti di dominio soiTerti dal predio in cui lavoravano? E 
che cio sia veramente, si prova da tre bolli, che ci assicurano essere 
slata posseduta da Tullo 1' officina Caniniana, nel mentre che altri di 
loro ci fanno fede, che fu anche goduta da Lucilla di Vero. 

Paragonando adunque meglio le osservazioni doliari coi racconti di 
Plinio e di Capitolino e col calcolo dei tempi, il Marini nell' opéra 
inedita recédé dall' antico avviso, e credè invece che la figlia adottiva 
di Tullo sia la Lucilla dei tegolo Fabrettiano, e che, essendosi questa 
maritata a P. Calvisio, nascesse da loro la Lucilla di Vero. E cosi cerla- 
mente svaniscono tutte le opposizioni, econ molta naturalezzasicombi- 
nano insieme tante e si diverse cose, che il suo supposto acquista aspetto 
gravissimo di verità. E in primo luogo si soddisfa al sospetto, che già 
avevasi, che altresi la Lucilla maggiore avesse in alcun modo appaite- 
nuto a Tullo, veggendosi che il Fausto délia sua figulina era stato anche 
servo di lui : corne si apprende da altri bolli, e da questo specialmente 
dei Fabretti^: 

FAVSTVS DOMIT TVLLI 
FECIT 

p. .^7:,. Di poi quella matrona viene per tal modo ad avère in padre un Cneo 
corne si richiede, ne si nega alla figlia di continuare a chiamarsi figlia 
di Pul)lio. Cosi, nel mentre che si spiegano i tegoli, le narrazioni di 
Plinio e di Capitolino rimangono intatte : cosi colla giunta di una ge- 
nerazione svaniscono tutte le dillicoltà insorte per la troppa età che 
conveniva assegnare alla madré di M. Aurelio : cosi questa, divenendo 
figlia deir altra, viene ad essere più giovane, e nel tempo stesso coeva, 

hi.scr. doiii. ^). 5iG. ii. 2 ai. 



FIGULINA DI DOMIZIA LUCILLA. M 

corne sembrava esser necessario per le cose [jià dette. Cosi s' intende 
corne Lucilla minore non abbia serbato alciin vestigio délie appella- 
zioni j)atei'ne, iniparandosi chc desunse anibedue i siioi noini dalla 
geniti'ice : il cbe si sa essere stato fatto eziandio da altie li[;li(', <■ spe- 
cialmente dalla sorella dell' imperatore Adriano cbe denorninossi Do- 
mizia Paulina al pari délia madré. 

E se mai si ricliiedesse onde sia avvenuto cbe Domizio Tullo e la sua 
nipote siano cosi spesso ricordati nei mattoni, rncnlre la figlia dell' 
uno e madré dell'altra non lo è cbe una sola volta, sarà facile il ri- 
spondere cbe i predj di cui si traita probabilmente fecero parte del 
ricco legato cbe Tullo lasciô alla nipote giusta il ricordo fattone da 
Plinio; onde essendo a lei pervenuti direttamente, senza essere passati 
prima in potere délia madré, non reca stupore cbe siasi taciuto di quest' 
ultima. E siccome 1' epistolografo nomina i nipoti in plurale, cosi potrà 
supporsi cbe di questi legati toccasse la sua ricca porzione anche al 
marito Galvisio, il quale trasse forse motivo da cio di assumere il co- 
gnome Tullo ignoto prima alla sua casa : sapendosi cbe moite volte P. ^^70. 
nei tempi imperiali la ragione dei cognomi va cercata nelle crédita con- 
seguite, non altrimenti da cio cbe avviene ai giorni nostri. 

Recapitolando adunque le cose fin qui dette, concbiuderemo cbe 
in molto pregio dobbiamo tenere queste tegole, cbe ci hanno svelato 
r ascendenza materna di M. Aurelio cbe ci era prima ignotissima, la 
quale dietro l' esposte osservazioni sarà la seguente. Suo trisavolo fu Cn. 
Domizio Afro morto nelF 812 : da cui furono adottati Lucano e Tullo 
figli di Sesto Tizio, ambedue i quali assunsero per cio 1' appellazione di 
Cn. Domizio. Lucano, cbe poi mori circa 1' 848, da una figlia di Curtilio 
Mancia generô Domizia Lucilla maggiore, detta percio figlia di Cneo, 
e adottata dallo zio Tullo cbe mancô di vita verso 1' 863. Questa spo- 
sata a P. Galvisio Tullo diede la nascita a Lucilla minore maritata ad 
Annio Vero, a cui fra 1' altra proie partori M. Aui'elio nell' 87^1. 



ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 



ARA ANTICA SCOPERÏA IN HAINBURGO, 

DAL SIG. CONSIGLIERE STEFANO, NOBILE DE' MAINONI, 

l)IRKTT(»ltK DELliK KABRICHE DR' TABACnilI , 
PlIBBLICATA CON ALCUNE SPIECAZIOM 

DAL DOTÏ. GIOVANNI LABLS. 

MII.AKO 1820 , TIP. DI C. G. DESTEF4NIS A S. ÏBNO ' . 



Il sig. coiisigliere de' Mainoni, caido amatore di ogni génère di P. 376. 
aiitichità e di belle arti, fra le ruine di Garnuiito, antica città délia 
Pannonia, trovo non ha giiari una bellissima base cou questa iscri- 
zione ^ : 

T • F L • T • F I i¥ 377. 

mEKG • PROBVS 

D EC • M V N IC ' 

CAR-EX-V-DEC • 

OBHONOREM 

A VG V R AT V S 

TFL-PROBI-FIL- 

S V 1 • D E C V R- 

MVNIC • EIVSD- 

E Q^V O ■ P V B L • 

D D 

L • D • D • D 

ORFITOET-RVFOCOS-K-SEPT- 

' [Extrait du Giornale Arcadico, 1820, t. VII. p. SyÔ-Scji, et t. VIII, p. 53-66.] — 
- [Voy. Orelli. n. 2988.] 

7- 



87«. 



52 ARA SCOPERTA IN HAINRURGO. 

I due tianclii sono ornati di un simulacro pei' parte, scoipito a rilievo 
da buon maestro. Quello a sinistra de! riguardaiite rappresenta una 
donna di faccia, vestita délia tunica, del peplo e de! manto, la quale 
colla mano destra tiene un timone sovrapposto ad un globo, e colla 
manca un cornucopia. Sul di lei capo si scorgono gli avanzi del polo, o 
vertice, o apice che dir si voglia, e da questi attributi ognuno a prima 
vista vi riconoscerà la dea Fort una. Dali' altro lato apparisce un gio- 
vane seminudo, incoronato di torri, avente nelle mani una patera ed 
un corno d'abbondanza. Egli è assai cbiaramente il Genio di una qiial- 
che città, e con molta verisimiglianza quello délia stessa Garnunto. Ma 
il sig. de' Mainoni non contento di aver tratto di sotterra questo bel 
monumento , ha desiderato eziandio che alcuno lo facesse conoscere al 
pubblico, accompagnandolo con un comentario d' illustrazione : ne per 
vedere compila questa sua brama poteva indirizzarsi ad un soggetto 
più acconcio di quello che ha scelto. Egli è il ch. dott. Labus, uno de' 
più illustri professori délia scienza lapidaria che ora conti l'italia, il 
([uale ha nobilmente soddisfatto ail' inchiesta con una iunga lettera 
édita con molta eleganza tipografica, ed intitolata al medesimo sig. 
consigliere. 

Comincia il dotto autore dall' interpretare l'iscrizione, che felice- 
mente legge cosi : Titus Flavius, Tilifilius, Sergia, Probus, decurio mu- 
nicipii Carnunti, ex quinque decuriis, oh honorem auguratus Titi Flavii 
Prohifdiisui, decurionis mimicipii ejusdem, equo puhlico, dono dédit. Locus 
datus decreto decurionum, OrfUoetRufo consuUbus, Kalendis Septembribus. 
Quindi in poche righe c'insegna, che Garnunto fu illustre e forte città, 
m cui stanziarono gl' imperatori M. Aurebo, Galerio e Valentiniano, e 
dove avevano il quartiere d' inverno due legioni, cioè la décima Pia 
Fedele , e la decimaquarta Gemina. Délia sua prisca grandezza fanno 
fede molti scrittori, e la loro testimonianza vicne confermata dagli 
nvanzi di un arco, che sussiste tuttora e di cui in fine dcll' opcretta ci si 
donn il discgno. Moite lapidi si sono tratto tratto dissepellite fra i suoi 
luderi, e tra queste noi ne sceglieremo una sola, perché inedita 
fmora, e perché degna di andare per le mani degli eruditi, stante il 



ARA SCOPERTA IN HAINRURGO. 53 

modo singolare cou cui vi s' iiidicano i due Augusti Diodeziaiio e Mas- 
simiano coi rispoltivi loro Cesai'i Costanzo c Galerio ' : 

D ^ S ^ I ^ M 

FAVT OB.I-IMPERII-SV1 
lOVII • ET • HERCVLIl 

RELIGIOSISSIMI 
AVGVSTI • ET • CAESAR.es 
SACRARIVM • RESTITVERVNT 

Fu pensiere del Lazio, fondato sopra un altra iscrizione, non i)er6 P. 379. 
dei tutto sicura, che Carnunto fosse colonia romana, dal clie il nostro 
autore non dissente per riguardo a' tempi più anticlii. Ma neli' età cui 
si riterisce il marmo che illustra, è certo che godeva gli onori di niuni- 
cipio, cosi in esso due volte appellandosi. E forse ebhe debito di 
questo bénéficie ad alcuno degl' imperatori délia casaFlavia, potendo 
farlo supporre i nomi di T. Flavio usati dai due Probi délia nostra 
pietra, e sapendosi d' altronde che tali diritti fuiono conceduti da alcuno 
di quel prencipi a Scarabanzia alti«a città délia Pannonia. E ([ui si 
âpre largo campo al dott. Labus di svelare la politica dei Romani, i 
quali allorchè riducevano in provincia un paese soggiogato, non ispo- 
gliavano già quelle genti di ogni apparenza di libertà, ne le esclude- 
vano dalla repubblica e dalla partecipazione degli onori. In quella età 
niuno fu chiamato suddito, e molto meno gl' Italici : ma tutti da quegli 
accortissimi furono detti socj compagni. Quindi colla fréquente con- 
cessione délia loro cittadinanza giunsero a conseguire 1' altro scopo di 
mettere i vinti a parte dei loro interessi : e cosi spiegasi facilmente 
corne una sola città potesse pervenire a farsi signora délia maggior 
parte del mondo. E per queste riflessioni si chiarisce ancora il motivo 
per cui gli abitanti délie colonie e dei municipj, anche in tempi m 
cui i comizj più non si radunavano, seguitavano tuttavolta a far tanta 
pompa délia tribu cui appartenevano, e di ufficj, e di sacerdozj, che 

' [Voy. Orelli, n. io5i.] 



hU ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

paragonali a quelli di Roma potevano sembrare di vilissima impor- 
tanza. Iniperocchè l' aggregazione aile tribii conferiva loro il diritto di 
concorrere a qualunque più eccelsa carica dell' impero, e gli onori 
p. 38o. municipali eraiio ad essi corne una scala per salirci. Per lo che non 
aveva torto il nostro T. Flavio, se si vantava di essere ascriito alla tribu 
Sergia, e di aver posto frai decurioni di Carnunto. 

E noto che 1' ordine decurionale era nelle città di provincia l' imnia- 
gine del senato di Roma, e che non vi si ammettevano se non le per- 
sone più doviziose e piii ragguardevoli. Il nostro autore ci rimette a ciô 
che scrisse dillusamente su questa materia nella sua dissertazione édita 
fino dal 1 8 1 3 , Délia Irihù e dei decurioni delV antico mimicipio Brescinno. 
Qui si restringe solo a provare, che non altro che decurioni furono i 
quindici primi di Marsiglia nominati da Gesare \ i dieci primi di Amelia 
e di Centoripe ricordati da Tullio '^, iprencipi délie colonie di Tacito^, 
e i prencipi dei pubblici negozj di Firmico \ E si prévale poi di questa 
occasione per combattere la sentenza di un chiarissimo scienziato, il 
quale tenue che un PRINCEPS • SABINORVM, manifestatoci da un 
marmo di Brescia^, null' altro fosse che un semplice soldato gregario. 
Ma quella lapide è dei tempi imperiali; e saviamente avverte il dott. 
Labus, che fino dai giorni di Mario andô in disuso la célèbre divisione 
degli eserciti l'oniani in haslati, principes e triarii^. Per lo che il princeps 
Sahinorum sarà lo stesso che il princeps civitatis NicopoUtanorimi , A prin- 
ceps coloniae Aeclanensis, il princeps genliiim Baqualium, e il princeps 
Tmmplinnrum di altrc lapidi, non che il princeps AUinatium, e il prin- 
ceps Galliae provinciae che aggiungeremo noi, ricordando Maturio 
Arriano che viene onorato del primo titolo da Plinio Giuniore^ <• 

' Bell, civil, lib. I, c. wxv. supjjrimée; mais les noms sul)sislèrent, à 

^ Pro Sex. Rose. Amer. c. i.v; In Vcrr. Tcxception de celui de triarii, qui fut rem- 

acl. 11 , 111). II . c. Gy. placé par un titre dérivé du fihtm, et ils ser- 

Uist. \\\). 1, c. xxvii. virent à désigner les diiïéi-enles classes des 

' Astron. lib. III, c. iv e xu. centurions; voyez mon article dans les /Imw// 

[Rossi, Mewone firescî'awe^ p. -j 78; cl'. dcW Instit. arch. i858, j). 9.^ et suiv. — 

Orelli, n. 37.59.] W. IIenzkn.] 

'' [Celte ancienne division lïil (mi ellel ' Lib. 111, cp. 11. 



ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 55 

C. Valerio Procillo che ottennc il seconde da Cesarc^ Ora in tutti p. 38i. 
questi casi nuli' altro voile dirsi certaniente se non che quel taie era 
il piii rag[juardcvole sia per nobiltà, sia per ricchezza, sia per eccel- 
lenza fra gli abitanti di quella data città, ])opolo, o provincia. 

Seguendo T ordine dell' cpigrafe, si passa a trattare délie cinque 
décurie dei giudici, nelle quali tu ammesso T. Flavio : e intorno a loro, 
preterendo scientemente le cose già note, ci si danno invece ottime 
avvertenze. E primieramente confermando 1' opinione del Vermiglioli 
si dimostra che l' abbreviatura EX • V • DEC va spicgata ex qiiinque de- 
curiis, e non già ex quinta decuria, corne piacque una volta al dottissimo 
Visconti. In seguito si rileva 1' errore del Reinesio c del Gori, i quali 
abbattutisi in una riga, in cui si leggeva EQVO • PVBLICO • EX • V- 
DECVRIIS, conlusero le décurie dei giudici colF ordine de' cavalieri, 
e crederono che vi si parlasse di un solo ufficio e di un solo titolo, 
Fatto pero sta che furono due, bensi di grado eguale, ma fra loro 
diversi. Iniperocchè fra le cinque décurie due ve ne furono ducenarie, 
per le quali bastava la meta del censo che occorreva de' cavalieri. E ri- 
guardo le altre, quantunque sia vero che per csservi annoverato richie- 
devasi il censo équestre, e quindi sussista che ogni giudice di esse 
poteva, anzi doveva essere cavalière, non pcrô ogni cavalière fu giu- 
dice : del che senza altri esempi sono prova i nostri due Flavj, il 
primo de' quali fu EX • V- DEC, H secondo semplicemente EQVO 
PVBLICO. Il Rivautella ed il Ricolvi confessarono- d' ignorare quali 
cause spettassero alla decisione délie décurie, ma il nostro autore opina 382. 
molto probabilmente, che le più gravi e quelle che risguardavano la 
repubblica si agitassero innanzi il tribunale del pretore coll' assistenza 
dei decemviri, o dei centumviri, e che le altre concernenti questioni 
di fatto e controversie private si abbandonassero al voto di giudici a ciô 

' Bell. Gall. \\h. l, c. XIX. [Voyez en outre des peuples barbares, comme les Baquales, 

mon Supplém. au recueil d'Orelli, Ind. IX, et ceux qui sont mentionnés dans quelques 

p. io3. Il y a cependant une distinction à inscriptions de l'Algérie; voy. Annali dell' 

établir entre ces p'àic?/>e5; il ne faut pas con- Inslilut. i86o, p. 96-97. M. Hexzen.] 
fondi^e ceux des municipes romains avec ceux " [Mann. Taurin, t. II. p. 52.] 



56 ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

députa ti dallo stesso pretore, e scelti fra le décurie di cui si tratta. Il 
che posto, ben si spiegano le altre formule niente menu comuu'i . judicea 
selecti, indices de selectis, judices selecti ex decuriis, jiidices ex V decuriis 
inler selectos, le quali tutte vogliono dire il medesimo. 

Molti esempi raduna in seguito il dott. Labus di altri, che in bene- 
merenza di uflizj o sacerdozj ottenuti da essi, o dai loro figli, o dai loro 
congiunti retribuirono aile città, da cui gli avevano conseguiti, pubblici 
spettacoli ed opère pubbliche. E conta fra questi G. Giulio Severo, il 

quale 

OB- HO 
NOREM • MAGISTERl 
COLL- FABRVM-SILANVM 
PECVNIA- SVA- FECIT 

Gli editori del Museo nazionale Ungarico \ nel quale questo niarmo si 
conserva, lessero collegium Fahrum Silaniim, e crederono che Silano 
fosse un appellativo di questo collegio. Ma quai' è quell' uomo un poco 
pratico, non diremo degli studj epigrafici, ma délia lingua latina, il 
quale possa discordare dai dottor Labus quando nell' abbreviatura 
COLL" supplisce COLLegii e statuisce che G. Giulio Severo, in be- 
nemerenza dell' onore conferitogli coll' eleggerlo maestro dei fabri, 
fece a proprie spese un silano, ossia un doccione o una maschera da 
cui si spargesse 1' acqua di una fonte? Seguendo un taie costume, anche 
T. Flavio Probo per mostrarsi grato alla città di Garnunto, che aveva 
eletto augure suo figlio, le donô una statua sorretta dalla nostra base, 
1». 38:i. ch' egli dedicô, o vogliamo dire espose al pubblico, il dx primo di set- 
tembre dell' anno di Gristo 178. 

Questa data somministra al nostro autore il fondamento di una 
plausibile congettura, onde spiegare i bassirilievi che adornano i fian- 
chi deir ara, ed indovinare la fausta occasionc in cni essa fu dedicata. 
Neir anno 177 i Marcomanni ed i Ouadi, che abitavano la Bocmia e 
la Moravia, avendo riprese le armi, tentarono una nuova incursione 

' \Acta litter. Musei Ungarici, t. I, p. <-2(jS: voy. Orelli, n. 33 -2 1.1 



ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 57 

jH'lle provincie dell' impcio. I due Iratelli Quintilj, che reggevano le 
Pannonie, iecero tutti gli slorzi per conteiierli, rua cosi stentatamente 
vi riuscivano, che 1' impcratoro M. Aurelio creclè necessario di accor- 
l'ervi in persona. Egli parti da l^oma col (iglio Commodo nel 17H, ai 
cinque dcl mese commodo corrispondeiite ad agosto : onde F ultiino 
giorno dcl mese, in quel torno, dovette arrivare a Carnunto, ove 
per tre anni aveva fatta la sua residenza in tempo ddla prima spedi- 
zione contre i medesimi Marcornanni. Nulla aduncjue di più verosi- 
mile, che T. Flavio Probo lesteggiante per Y arrivo del desiderato Âu- 
gusto, profittasse di questa bella congiuntura per accrescere la pubblica 
letizia colla dedicazione del suo dono. E per verità quest' opinione, 
già resa probabilissima dalla coerenza dei tempi, acquista poi maggior 
peso dai simulacri, che sono effigiati intorno la base. Essi indicano 
chiaramente il Genio di Carnunto che sacrifica alla Fortuna. Ora 
ognuno sa che la Fortuna era appunto la protettrice dei viaggiatori. 
Oltre di che quai altra dea meglio che 1' arbitra degli umani eventi 
poteva invocarsi a prô di un prencipe, che veniva ad intraprendere una 
guerra? Dali' altra parte il Genio è certamente in atto di sacrificare, 
ne il Genio di una città sacrifica per private l'agioni. Egregiamente P. 3s/i. 
adunque il dott. Labus ha immaginato che qui si alluda ai voti sciolti 
dalla città di Carnunto alla Fortuna Reduce pel felice avvento di 
M. Aurelio. In una medaglia di Alessandro Severo cita ta dal Rasche^ 
noi vi abbiamo egualmente un genio che sacrifica alla Fortuna in pre- 
senza dell' imperatore. Chi sa che la statua sovrapposta alla nostra 
base, e di cui Y iscrizione non fa motto, perché da se stessa palesavasi, 
non fosse appunto quella dell' imperatore filosofo? Anche L. Aquillio, 
per aver conseguito lo stesso onore dell' augurato, donô a Grumento 
la statua di Adriano^, e Ti. Claudio Severo regalô quelle di Caracalla 
e di Giulia Pia al corpo dei pescatori e dei palombarj di Roma, di 
Ostia che siasi, da cui era stato eletto patrono^. 

Ed èpoi indubitato che questa base fu eretta per V appunto nelf anno 

' Toni. II, part, i, p. 1.386. ^ Grut. p. 891 , 1. [Orelli. n. 4 11 5. 

" Grut. p. 2 A8 , 9. [VIommsen , /. N. 3 1 3.] 



58 ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

178, facendone fede il consolato di Orfilo e di l^ufo, di cui si vede in- 
signita. E questo il seconde marmo che si conosca, il quale ci presenti 
i loro iiomi. Ma quanto è certo, pel consenso di tutti i fastografi an- 
tichi e moderni, che costoro ottennero i fasci ordinarj di qiiest' anno, 
altrettaiito è controverso clii essi si fossero, e quai sia la famiglia cui 
appartennero. E per riguardo al primo, cinque sono per lo nieno le 
genti senatorie, che in questi tempi costumarono il cognome di Orfito, 
cioè la Calpurnia, la Salvidiena, la Gavia, la Vezzia e la Cornelia, aile 
quali due ultime gli scrittori dei fasti hanno con molta discrepanza 
attribuito il nostro console, 
p. 385. Cominciando dalla Calpurnia, non si conosce di essa che un Ser. 

Calpurnio Scipione Orfito apparente da una lapide del Fabretti \ il 
quale ci sembra quel medesimo che mori nell' anno 191, per attestât© 
di un célèbre registre sacerdotale pubblicato dal Marini^. Ma sebbene 
costui si appelli Calpurnio, noi crediamo fermamente che non debba 
torsi ai Cornelii, ai quali lo fa chiaramente appartenere il cognome 
Scipione ed il prenome Servio; e teniamo che per differenziarsi da altri 
Iratelli, egli (secondo molti altri esempi di questa età, nella quale 
erano sovvertite le antiche leggi dei nomi romani) desumesse il nome 
gentilizio dalla madré : e veramente una Calpurnia Lepida figlia di 
Lucio fu maritata ad un Orfito, siccome ci attesta un nobilissimo ceppo 
sepolcrale datoci dal Marini^. 

Ai tempi di costui visse un Vezzio Scipione Orfito senatore, memo- 
rato in una lapide*, che altrove^ abbiamo provato essere anteriore di 
poco air anno 18^. Ma anch' egli pel cognome Scipione si palesa di- 
scendentedai Cornelii, e si sarà detto Yezzio per una ragione consimile 
a quolla, per cui l' altro chiamossi Calpurnio : anzi nuUa osterebbe che 
costoro fossero germani, uno de' quali avesse preso in prestito il 
nome dalla madré, 1' altro dalT avola. 

Spettano poi alla casa dei Salvidieni quel Salvidieno Orfito che fu 

' Inscr. dom. p. 7^1, ii. 5 18. " Griit. p. 3oa, 2. 

Fr. Ai-val. p. iGy. n. V. '' Giorn. Arcad. t. 1. j). 19-^. | Voy. plus 

' Iscriz. Alb. p. 100. haut. p. 22.] 



ARA SCOPERTA IN HAINRURGO. 59 

accusato (la Aquillio Uegolo, corne insegna Tacito^ e che fu fatto ucci- 
dere da Nerone pel frivolo pretesto crquod tabernas très de domo sua p. 386. 
ffcirca forum civitatibus ad stationem locasset,Ti secoiido che ci dice 
Suetonio-. Malauiente, a iioslro senno, egli è stato confuso dal Ma- 
rini^coirOrfito collega dellimperatore Claudio riel consolato dell' aniio 
5i, il quale presso Tacito" e Plinio^ non che in tre marini'^ che ci 
mostrano tutti i suoi nomi, dicesi semplicemente Ser. Cornelio Orlito. 
Ma la ragione per cui non possiamo concorrere nel sentimento di 
queli' esimio antiquaiio dipende precipuamente da questo, che Salvi- 
dieno Orfito per attestato di Dione'^ fu ucciso nell' 818, e ail' opposto 
sappian)o da Tacito® che nel medesimo anno Cornelio Orfito era uno 
degli adulatori più sfacciati di Nerone, a segno taie di ottenere in 
senato, che in suo onore si cambiasse il nome ai mesi di aprile, di 
maggio e di giugno. Onde chi conosce alcun poco 1' indole di questo 
severissimo storico non puô persuadersi, che, data l' identità délie due 
persone, avesse egli taciuto ogni cenno del pronto ed inaspettato gui- 
derdone, che costui avrebbe ottenuto dalla sua vHtà. Dovrebbe essere 
suo figlio r altro Salvidieno Orfito, che s' immischiô in una congiura 
contro Domiziano, onde ne fu esigliato, come si rileva da Filostrato '•*, 
ed anzi ucciso poco dopo, secondo ciô che ci narra Suetonio ^°. E forse 387. 
da lui provenne M. Salvidieno Orfito collega di M. Peduceo Priscino, 
col consolato dei quali viene notata un insigne lapide Capitolina", 
sulla cui applicazione si sono avute tante contese. Rettamente il Mu- 
ratori, il Giorgi ed il Guasco avevano creduto che costoro fossero i 
consoli del 110; ma loro si oppose acremente il Marini^-, il quale 
voile riportarli ail' anno 5 1 . Se ne ritratto per altro nell' opéra inedila 

' Hisi. lib. IV, c. xLn. ' Lib. LXII, c. xxvii. 

■^ In Nerone, c. xxxvii. * Annal, lib. XVI, c. xii. 

* Fr. Arval. p. 116. * NellaVita di Apollonio, lib. \ II. c. vin 
' Annal, lib. XII. c. xLi. e xxxiii. 

* Hist. mit. lib. Il, c. xxxi. '" In Domitiano , c. x. 

'^ Kaiendar. Antial. [Henzen,^»//;/?/. Oz-e//. " Guasco, Inscr. Capit. t. II. p. 7 û. 

n. 6445 ; Corp. inscr. Lat. 1. 1 , p. 89.7] ; Grut. '^ Fr. Arval. p. 1 16. 

p. 3oo, 1, e p. io65, 11. [Orelli. n. 71 4.] 

8. 



60 AKA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

délie FiguliiieS acquietaiidosi alla senteiiza degii avversarj : e vera- 
iiiente oltre le altre ragioni, che si deducono dal coniesto di quell' iscri- 
zione, una gravissima n'émerge dai lasti di Cassiodoro e di altri che 
seco lui convengono, i quali in vece di Orfito scrivono Soleno, che 
ognuno vedrà facilmente essere una corruzione di Salvidieno. 

Délia gente Gavia non ci è cognito se non M. Gavio Orfito console 
nel i65, uomo che ci rimane ignotissimo, quando pure non voglia 
tenersi un parente o un tiglio di M. Gavio Massimo, che fu per venti 
anni prefetto del pretorio di Antonino Pio. 

Non parlianio di Aquillio Orfito che il Panvinio ha creduto sulletto 
;dr imperatore L. Vero nel i54, non essendo ben sicuro se in quella 
lapide, che a Claudia Baccbide chiarissima femmina dedicarono Sestio 
Laterano ed Aquillio Orfito F ultima parola debba leggersi COS, e 
jion piuttosto FOSiierimt, corne fece il Grutero-. 
p. 3?^. Ma di tutte le fauiiglie romane che usarono il cognome di Orfito la 

più célèbre è la Cornelia, e quella eziandio che lo mantenne più co- 
stantemente di ogni altra. Abbiamo già parlato di Ser. Cornelio Orfito 
console nel 5i. Indi ci è noto Ser. Scipione Oifito console nel 1/19, 
clie poi lu proconsole d' Africa e innanzi cui Apulejo recitô un' ora- 
zione, nella quale lo loda per la sua moderazione e per la sua ino- 
destia. Egli è indubitatamente quel medesimo proconsole Ser. Cornelio 
Orfito, di (ui si ha memoria nell' iscrizione dell' arco di Tripoli, pub- 
blicata da molti, ma più corretta certamente dal MalTei^, e nei Viaggi 
di Ah Bey '. Essa è dedicata ai due imperatori M. Aurelio e L. Vero, e 
spetta senza meno o alla fine del i63, al principio dell' anno se- 
guente, veggendosi dato il titolo di Armeniaco a Ij. Vero, e taciuto in 
M. Auiclio, e sapendosi d' altronde che il secondo ricusô per qualche 
tempo la comunanza di quest' onore, che infine accetto egli pure 
nel ifi/i, onde nel brève periodo di questo rifiuto deve onninamente 
stabilirsi l'età di (juel marmo. E intanto noi crediamo che il console 



' Num. 297. ^ Mus. Veron. p. Aliy, -Jt. 

' P. 861, '2. ' Tav. XV. 



ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 01 

de! 1^9 sin il proconsole del i63, perché conosciamo la costituzionc 
di Tiberio, siilla (jiialc veggasi il Hichio', iiella quale era statuito che 
niiino godesse del bciieficio délia sortizione délie due provincie conso- 
lari dcir Asia e delF Africa, se non dopo un decennio dal conseguimento 
dei lasci. Qiiindi noi dubitiamo assai, se 1' Orlito ciie otlonne dall' impe- 
ratoie Antonino Pio la diinissione dall' uflicio di prefetto di Konia, lun- i'. :i«(j. 
gamente da lui occupato, abbia da confondersi col nostro console : il che 
non sarebbe certamenle vero, e piutlosto dovrebbe credersi suo padre, 
quando sussistesse la ragione addotta dal Casaubono, che qiiesta ri- 
nunzia fosse stata originata da soverchia vecchiezza. Figlio del console 
lu probabilmente Gornelio Scipione Orfito, ch' ebbe un sacerdozio nel 
189-, e un suo lontano discendente sarà stato L. Cornelio Scipione 
Orfito senatore ed augure nel 296, di cui alquante iscrizioni si ri])oi'- 
tano dal Fea ^. Quindi per quasi tre secoli avendosi memoria del co- 
gnome Orfito presso i Cornelii, e per moltiplici onori essendo questi 
illustri e famosi, giustamente conchiude il dott. Labus, che la niaggiore 
probabilità vuole che ad essi appunto si attribuisca 1' ignoto Orhto 
memorato nella nostra base, finchè altri più chiari monumenli non 
sopravvengano a provare il contrario. 

E qui faremo una riflessione, per cui nuovo fondamento si accresce 
air opinione del nostro autore, Scrive Frontino de coloniis a proposito 
dei consoli del 1^9 : Haec determinalio fada est Orfilo seniore et Qiiinlo 
mcio Prisco consulibiis '' . Ognuno vede che il tcsto è scorretlo, onde il 
Rigalzio voile leggervi Ser. Scipione Orfito et Q. Nonio Prisco, e il Goe- 
sio Orfilo conditore et Quintilio et Prisco consnHlms. Ma questo è un creare 
di nuovo, non un emendare. La lezione da preferirsi è indubitata- 
mente quella che propose il Marini ^ : Orfito seniore et Q. Sosio Prisco 
consulibns. Ora la cura di distinguere il console del 1^9 coll' epiteto di 
seniore suppone manifestamente che ai tempi di chi scriveva poleva te- 
mersi di confondeiio con uno più Orfiti giuniori, e ciô importa che il ;^9o. 

' Ad Tacitum, \).9.ii. * [Voyez Gromnt. vêler, ed. I.Jifhdianii. 

" Marini, Fr. Arval. p. 167. p. g^A.] 

^ Miscell. philot. [t. 1 - j p. clxii et clmii. ^ Fr. Arvnl. p. 178. 



62 AllA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

primo abbia aviito qualche figlio, che al pari di lui giungesse ali' onore 
dei fasci. È vero che qiiesta ragione tanto miUta in favoie del console 
del 178, di ciii cerchiamo notizie, quanto per qiiello del 17'i, che 
parimenti chiamossi Orfito senza che altro sappiamo di lui. Ma sarà 
certo almeno che uno di questi due consoli appartenne alla gente Gor- 
nelia, e che di alcuno di essi avrà parlato Gapitolino \ quando disse, 
che a M. Aurelio cccrimini dalum est, quod adulteros uxoris promo- 
rrverit Tertullum, et" Utdium, et Orpliituin, et Moderatum ad varios 
rf honores, n 

Passa in seguito il dott. Labus a trattare dell' altro console Rufo, 
chiamato Vezzio dal Panvinio, Giuliano da quasi tutti i nioderni fasto- 
grafi e ch' egli fidatamente appella Tineio. Esiste in Firenze il fram- 
mento di un' iscrizione greca édita due volte in quelle Novelle lette- 
rarie^ e dedicata agli Dei Sinnei e Simbonii per la sainte dell' imperatore 
Gommodo Antonino sotto il consolato di Q. Tineio Rufo, mancando il 
nome dei collega per la rottura del marmo. 11 ch. Amaduzzi, che fu il 
primo a divulgarlo, 1' assegno ail' anno 182, in cui i fasti ci mosirano 
un ignoto Rufo compagno di G. Petronio Mamertino, ed ail' opposto 
l'ab. Fontani, che ignorô 1' anteriore pubblicazione, lo riferi al col- 
lega di Orfito nel 178. 11 Marini^ si dichiarô per la sentenza dell' Ama- 
duzzi, opponendo che il Fontani non aveva riflettuto che il monumento 
3g 1. parlava di Gommodo già imperatore, e che nel 178 viveva ancora 
M. Aurelio. Ma accuratamente osserva il Labus, che il giovane Gom- 
modo fu assunto dal padre in collega dell' impero, e ch' ebbe il titolo 

' In Marco^ c. xxix. le recueil dans lequel elle a paru étant assez 

^ Anno 176A, p. A83, e anno 1788. rare de ce côté des Alpes, nous croyons devoir 

p. 9 10. [Cette inscri|)tion ayant été omise la reproduire ici : 

dans le Corpus inscriplmmm Graecarum , et 

Osoi^ crtjrNAOlZKAIZYMBCOMOIZ 
. . . .avTOKKOMMOAOYANTCJNEIIMOY 
YnOKTINElOYPOYcDOY 

Cette inscription avait été découverte à rence peu de temps après. — L. Renhcr.] 
Rome, en 17G/1; elle fut transportée à I^lo- ' Fr. Arval. p. C6i, 



ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 63 

di Auguste fmo dal 177, onde IMP • CAES ■ L- AVRELIO -COM- 
MODO • M • PLAVTIO • QVINTILLO • COS si legge nella cé- 
lèbre lapide del collegio giadiatorio Aureliano ', per tacere délie me- 
daglie che gli congiimgoiio il tilolo impériale colla tiibunizia potestà 
|jiima e col suo primo consolato. Frivola è dunque Y obbiezioue del 
Marini, la quale perde tutla la forza tosto che si è dimoslrato che ne! 
178 Commodo chiamavasi imperatore. 

Air opposto il iiostro autore ha sottilmenle studiato un argomento 
per cui dimostrare che Tineio non puô essere il console del 182. Egli 
osserva che questo Q. Tineio Rufo fu ascritto ail' ignoto sacerdozio del 
più volte cilato registro Mariniano^ 1' anno 170, e che ne cedette il 
posto a M, Annio Libone innanzi il 179, i di cui consoli si memorano 
subito dopo. Considéra appresso che da questo collegio si sortiva per 
promozione ad altro sacerdozio, che in questo caso si suole senipre 
indicare quai fosse, per designazione al consolato, come avvenne a 
Petronio Septimiano che ne usci nel 1 89 e fu console nel 190, a Oenio 
Severo che per egual motivo ne andô fuori nel 1 70, e forse a C. Mattio 
Sullino nel 186, del cui consolato sufFelto siamo pure sicuri. Giô 
posto, Q. Tineio Rufo che non fu traslatato ad altro ullicio sacerdotale 
avendo cessato di appartenervi innanzi il 179, non puô credersi il 
console del 182 : imperocchè s' egli ne usci per morte, la conseguenza 
è évidente, e se ne sorti per conseguire i fasci doveva esserne estratto p. 3()2 
non nel 179, ma nel 181, in cui solo potè essere designato, Dali' altra 
parte il frammento fiorentino avvisandoci che Tineio fu realmente 
console sotto Commodo, ci fa certi délia vera ragione per cui egli 
cessô da quel collegio; onde rimane évidente, malgrado la rottura del 
marmo Mariniano, che la sua abdicazione segui nel 177, per salire al 
consolato del 178, e si avrà quindi a conchiudere che in quest' ul- 
timo anno non segui alcun mutamento in quel sacerdozio, il che pure 

' [Marini, Iscriz. Alb. p. 12; Orelli, Prt/flims; voyez sa lettre à M. Minervini sur 

n. 9566.] les deux consuls du nom d'Avitus, BuUelt. 

^ Fr.^rt>rt/. p. 166. [Borghesi a démontré archeol. Nap. a\m.\\\ , 18/10. pag. 99. — 

depuis que cet alhum est celui des Saliens L. Remer.] 



393. 



Qà AHA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

troviamo essere avvenuto solto altri consoli, che perciô si veggono 

preteriti ^ 

Scoperto cosi il casato del compagno di Orfito s' inoltra il dott. La- 
bus a cercarne i inaggiori, e ne trova l'avo o il padre in quel Rufo 
legato augustale di Adriano nella Giudea, che nel i3G unitamente a 
Giulio Severo repi'esse la sedizione suscitala da Barcocheba. 11 nome 
di costui leggesi scritto con molta variété presso gli storici, dicendosi 
Tinnio da Giorgio Sincello, Ticinio nel teslo armeno di Eusebio, Tynio 
nel volgarizzamento di S.Girolanio, e Tinio dallo stesso sanlo in Daniele, 
c. IX. Ma che in tutti questi luoghi debba restituirsi Tineio fu giudizio- 
sissima osservazione di monsig. Marini, il quale vide eziandio ch' egli 
era stato legato dello stesso Adriano nella Tracia, siccome ci attesta 
una medaglia dei Bizieni^. Questa famiglia divenne poscia chiarissima 
per gli onori conseguiti, e sono cognitiQ. Tineio Sacerdote Clémente^ 
console nel t58; Q. Tineio Sacerdote ascritto al più volte citato col- 
legio nel 170; Tineio Clémente console nel igS, e Q. Tineio Sacer- 
dote console per la seconda volta nel 219. 

Fermato adunque che coloro i quali diedero il nome a quest' anno 
fiirono Cornelio Scipione Orfito e Q. Tineio Rufo, il nostro autore si 
propone la dilhcoltà che nel latercolo militare ripubblicato dal ch. 
Schiassi^ si dicono invece ORFITO • ET- IVLIANO • COS. I fasto- 
graii si erano iacilmente tratti d' iinpaccio supponendo che Giuliano 
fosse un secondo cognome di Rufo, e fu questa la ragione per cui dai 



' [Borghesi est revenu plus lard sur cette 
opinion; voy. les Annales de l'Instit. de cor- 
rcspondance arcli. i85a, p. i^i8, où il dé- 
duit de l'inscription 635 1 du Corpus inscr. 
Gr. que Q. Tineius Uufus cpiitta le collège 
des Saliens Palatins [tour entrer dans celui 
des pontifes, et démontre que ce personnage 
fut consul en 189, conformément à l'opinion 
d'Arnaduzzi et de Marini, qui avait été com- 
battue par Lahus. VV. Henzes.J 

' [Mionnet, Médailles anliq. t. 1, p, SyA , 



n. 7/1; Eckhel, D. N. V. tom. H, p. -36.] 
^ [ Borghesi avait écrit C. Tineio , mais il 
a fait remarquer lui-même , Annali delV Insti- 
tulo di corrisp. urcheologica , 1 85 2 , p. 1 /i8 , 
que l'inscription dans laquelle est mentionné 
ce personnage (Orelli, n° Syoi) avait été 
mal lue, et que le marbre porte Q^TINEIO. 
W. Henzen. I 

' Guida del forestière al Museo deW uni- 
versilà di Bologna, p, /isi. [kellermann, 
Vigil. Rom. n. io3 rt.J 



ARA SCOPERTA IN H\f\fU'RGO. 65 

moderni viene comuiiemente chiamalo Giuliano Rufo. Ma tlopo che si 

è riuscito a scoprire i suoi voi'i nomi, quest' ipotesi non piio pin soste- 

nersi, onde pensa piuttosto il Lahiis, rhe Tijieio Riifo o per morte 

preniaiura, o per nltra ([ualsiasi raffione, cessasses dalT ufïizio iniianzi 

che fosse conipilo il suo nundino, e cou cio si desse adilo a sostiluii'si 

lin snR'elto Giuliano. ()iiesta opinionc; non inconira dilïicoltà, perché la 

cosa è cosi consueta, che ne abl)ianio esernpi in quasi tutti gli anni, 

nei (juali ci è dato di conoscere 1' esatta successione dei consoli sinio- 

gati agli ordinarii. Ed è poi da lidettere che moite novità in fatto di 

consoiati s' incontrano tanto nel marmo holognese, quanto nell' altro 

che dalla hiblioteca di S. Gregorio ad cliviim Scaiiri publico 1' Odorico ', 

i quali sono certamente due pezzi di nna stessa iscrizione, délia quale 

alcuni altri ne mancano, e che contengono un elenco di soldati disj)osti 

verisimilmente secondo V ordine del loro arrolamento. Otto consoiati 

ivi s' incontrano, ma tre volte sole vi si osserva una perfetta corrispon- 

denza co' fasti, mentre oltre la varietà che presentemente esaminiamo, 

altri quattro aimi sono notati col nome di un solo. Si ha egii da dire 

che essendo quel registro stato inciso sotto l'impero di Gommodo, vi p. Sgû. 

si preterissero tutti quel consoiati che incorsero nella sua disgrazia? Ma 

quaiunque ne sia la ragione, difficilissima sicuramente da indovinarsi, 

certo è che queste deviazioni dai fasti comuni concorrono a rendere 

sempre più probabiie T opinione del dott. Labus, che nel nostro caso 

si tratti di un console sufi'etto non di un ordinario. 

E viene poi sospettando che questo sull'etto sia l'imperatore Didio 
Giuliano, che in compagnia di Pertinace fu certamente surrogato circa 
questi tempi, Una taie congettura ha senza diibbio molto maggior fon- 
damento che non ebbe quella del Panvinio, il quale senza alcuna 
buona ragione fissô il loro consolato nell' anno seguente. Tuttavolta, 
perché conseguisse certezza, converrebbe sciogliere gli argomenti che 
addusse il Reimaro ^ quando voile che il seggio consolare di Didio e 
di Pertinace si avesse a stabilire avanti il 176, appoggiandosi su questo, 

' Syllogc , p. 3î>o. [ Kellermann . Vigil. Rom. n. io3.] — ' Ad Dionem, p. 1188. S 75. 
m. 9 



66 ARA SCOPERTA IN HAINBURGO. 

che Dione e Capitolino faiino Ij-avedere aver Pertinace coiiseguito i 
fasci iniianzi la ribellioiie di Avidio Gassio. Ma egli è vero allr<'sî clie 
Capitolino non si accorda con Sparziano riguardo il consolato di Didio, 
onde il Tillemont e 1' Eckliel, che ben se ne accorsero, dovettero con- 
tentarsi di rampognare la negligenza degli scrittoi'i, su' quali si posa 
la storia Augusta '. 
T. Mil, Ma noi ci eravamo dimenticati di accennare una dottissinia digres- 

p. 5.T. (^ione che fa il nostro autore, avendo avuto opportunità di i-iferire 
nna lapide trovata di Iresco a Buda, che sciolla da' suoi nessi dice 
<*osi - : 

ô/.. N E F T V N O 

C • I V L I V S 
GEM I N I VS 

CAPELLIANVS 
LEG- AVG • PR • PR • 

E questi quel niedesiino Capelliano, di cui ci diede un' altra pietra 
il Grutero'^ dedicata agli Dei Gonservatori; e se in (juella si legge di 
più ch' egli tu ascritto al sodalizio tiziense, impariaino da questa che il 
suo nome gentiliziofu G. Giulio. E cosa molto difticile il decidere se sia 
(pjel Gapelliano medesinio che, seguendo il partito delf imperatore 
Massimino, slorzo i due Gordiani Africani ad uscire di vita. Se fosse 
vero che colui fosse a quel tempo un semplice procuratore délia Mau- 
retania, corne generalmente si asserisce dai moderni, non vi sarebbe 
controversia nel giudicarli diversi. Imperocchè vi è ogni j-agione di 
credere clie (\mA Gapelliano rimanesse ucciso quando 1' Africa toino 

' |J)ans son yilicl»; sur les Fragmenta GEMINVS ; mais on lit GEMINIVS «liiiis 

/uns antcjustiniaHei puhViés par le cardinal une copie plus exacte de ce nionuinent, 

Mai, Borghesi s'est de nouveau occupe du adressée depuis à Borghesi et communiquée 

premiei- consulat de t^ertinax et de Didius par lui à M. Henzen. Voy. Annali de.W Inslà. 

.Iulianus, et il en a fixé la date à l'an 9-28, di corrispondenia uicheologica ^ iHôS, p. 9.6. 

<le Rome, ou lyS de notre ère. Voyez j)lus L. Rkmeh.] 
loin. j). 111 et suiv. VV. Hknzk\. | ' Vng. 19, A. 

[Lahus avait lu, à la troisième ligne, 



\UA SCOPERTA L\ HAINBURGO. 67 

air ()bljedi(3iiza del terzo Gordiano, ne puo suppoisi cli' egli prima otte- 
iiesse d govei'no délia Paniionia iideiiore in <jualità di logato, siccome 
da queste lapidi si arguisce, e scendesse poscia tanto di grado da divenire 
procuratore. Ma (juesto litolo non gli è attribuito clie pei' una congct- 
tura dipendeiitc dalla ciedenza che la provincia allidatagli fosse la 
Mauietania, e dal sapersi da Tacito che dtiae MauriUmiae procuratorilms 
cohihenturK Peio Gapitolino, nei due luoglii ciie ne; lan motto, nuH' 
altro dice se non che leggeva i Mauri-; ed alT opposto Erodiano ri 
assicura ch' egli era prefetto délia Mauretania soggelta ai Roinani, che 
da loro viene detta Numidia^. Oia la Niimidia era abilata da' Moi'i 
niente meno délia Tingitana e délia Cesariense. Ma la Niimidia gover- 
nossi certamente da un legato augustale, ed allora non vi è più difii- 
coltà ch' egli possa avère ottenuta quella legazione dopo 1' altra délia 
Pannonia. Aggiungasi attestare 1' istesso stoi'ico che Capelliano era 
senatore : il che quanto si addice ad un legato, altrettanto disconviene 
ad un procuratore, i quali non furono se non cavalieri \ procuratores 
Caesarum, quae equestris nobUitas est'*. Finalmente tutti convengono 
ch' egli aveva sotto i suoi ordini un giusto esercito. Ma s' egli era un 
procuratore, quest' esercito non poteva essere che poche coorti, perché 
se vi fosse stata un' intera legione, vi sarebbe stato necessariamente un 
legato di Augusto; ed in lai caso a questo e non ail' altro sarebbe per 
la maggioranza del grado competuto il comando di quei soldati. Per 
lo che si conchiude sembrarci più verisimile che Capelliano fosse 
legato délia Numidia, da cui poterono benissimo dipendere anche le 
due Mauretanie, tutto che rette da' loro particolari procuratori : sapen- 
dosi appunto che il legato di Siria aveva sotto la sua obbedienza il 
procuratore délia Giudea. Il che essendo, non è tolta la possibilité che 
il Capelliano di questa pietra sia quel niedesimo che fu cosi devoto ail' 
imperatore Massimino ^ 

' Hist. lit). I, c. XI. ' [M. Henzen a reconnu depuis, clans le 

' In Maxim, c. \i\: in Gord. c. xv. C. JnUvn Geminins Capelliamis dont il est ici 

' Lib. Vll.c. IX. question, le légat impérial de la Pannonie 

' Tacit. Ayricol. c. iv. inférieure, sous le commandement de qui 



68 ARA SCOPERTA IN HAINRURGO. 

P. 50. Intaiilo il titolo, di cui si adoma in (juesti marmi di LEG* AVG- 

PR-PR, somministra al dotl. Labus rargomento di un' erudita que- 
stione cooli editori del Museo nazionale Ungarico, i (|uali spiegaiio 
LEGatns AVGustaUs FKimi FKaetorii^ : e col prencipe di Torremuzza, 
che in una bella lapide di Agrigento avendo trovato Qj PR • PR, in- 
tei'preto Qnaestoi' FKimae FRoviiiciae'^. Ma il nostro autoi'e, dopo avei'e 
negato l'esistenza di tali uflici che non sono cogniti ad alcun classico, 

ad alcun marmo legittimo, raccoglie una bella schiera di esempj, 
pei quali si dimostra più cliiaro délia luce, che le prime abbreviature 
debbono compiersi LEGalo AVGusli PRo FKaetore, e le seconde 
Quaestof PRo PRaelnre. E applicando questa teoria ai presidi délia 
Pannonia, Ira' quali, secondo ogni verisimiglianza, deve contarsi Ca- 
pelliano, dopo averne adunato una copiosa série, ci fa vedeie che 
questo fu appunto d titolo di cui godevano. Uno di essi lu (}. Glizio 
Atilio Agricola, che in una bella lapide di Toi-ino^ si dice LEGAT- 
PRO • PR • IMP • NERVAE • G AES • TRAIAN • AVG • GER • DA- 
CICl • PROVINC • PANNON, e in sua illustrazione il nostro au- 
tore ci fa dono di una jjreziosissinia tavola di bronzo, colla quale si 
détermina ail' aiino 106 il suo secondo consolato ch' eia hnora incerto. 
Questa tavola contiene un diploma dell' imperatore Trajano, che fu 
edito per primo dal sig. Lysons nel 18 13''; ma siccome siaino certi che 
l'opéra di (piest.o dotto Inglese non è ancora pervenuta in Italia, aven- 
done noi fatto inutili ricerche da Napoli lino a Torino, e dall'altra parte 

1 operetta del sig. Labus non essendo vénale, cosi crediamo tli tare 

étaient placées les troupes en faveur des- ' \lnsc): SicUiae, cl. L n. \x\, p. i^.j 

quelles ont été rendus les diplômes XI et XII ' [Mann. Taurin, part. II , p. -ji), n. \lii ; 

de M. Arnelh. Or ces diplômes sont certai- Mafïei, Mus. Veron. p. «Jio, n. 6; cf. Hen- 

nement du rèjjne d'Aiitonin le Pieux. Il ne zen, Supplem. Orell. n. Sûig.] 
peut donc y avoir identité entre ce person- ' Reliquiae Brkannico -Borna me , toin. I . 

nage et le légat de l'empereur Maximin. Voy. |). iv. | Voy. (iazzera , Notizia di alcnni iivovi 

Annali deW histitiito dicorrinpondcina arclieo- diploini imperiali , \). h\\ Cardinali , Diphmi 

(offica, i8b5, j). >)G. L. Remku.] imperiali, n. xi; llenzen, Supplem. Orell. 

[Aet. liUerar. Mnsei Vnfrarici , sect. I. ;i. Ukh'i.] 
1). '1 1 0. I 



AU A SCOPEHTA IN HAINBIjKGO. 60 

cosa gratissirna ai iiosiii ('luditi licopiaiido jjcr iiitero un moiiimiento, 
(la ciii scaturiscc iiilinita liice alla sloria tenebrosa di (juesti tem|)i : 

Priiiwi pjiiic csterna. 

imp-caesar-divi-nervae-f-nerva-Traianvs 
avgvstvs- germanicvs-dacicvs- pontifex-max 
imvs-tribvnic- potestate • vii -imp-iiii-cos-v-p-p 
eqvitibvs • et -peditibvs- qvi • militant-in alis 
qvattvor • et • cohortibvs -decem-et-vna- qva e • a p 
pellantvr-t-thracvm-et-t-pannoniorvm-tam 
piana-et-ïï-gallorvm sebosiana- et • hispa 
norvm • vettonvm -c-r-et-ï-hispanorym • et-ï 
valcionvm • milliaria • et • t • alpinorvm ■ et • t 
morinorvm • et • t- cvgernorvm ■ et • t • b aet asi 
orvm • et ■!• tvngrorvm • milliaria • et -ît- thr a 
cvm • et • îtl • bracar • avgvstanorvm ■ et • îti 
lingonvm • et • îtl • delmatarvm • et • svnt 
in- brittannia- svb- l-neratio-marcello 

Q_yi-QyiNA-ET-VICENA-PLVRAVE-STIPENDIA 
MERVERVNT-QVORVM-NOMINA-SVBSCRIPTA 
SVNT-IPSIS'LIBERIS-POSTERISQVE-EORVM-CIVITA 
TEM- DEDIT- ET- CONVBIVM- CVM -VXORIBVS- QVA S 
TVNC • HABVISSENT- CVM -EST • CIVITAS IIS'DATA 
AVT-SrQVI-CAELIBES-ESSENT-CVM-IIS QJVA S 
POSTEA-DVXISSENT • DVMTAXAT • SINGVLI • SIN 
GVLAS- A-D- XIIII-K-FEBR 

IWLABERIO- MAXIMO-iT 

Q_-GLITIO-ATILIO-AGRICOLA-n COS 
ALAE-Ï-PANNONIORVM-TAMPIANAE-CVI-PRAEST 
C • VALERIVS • CELSVS 
DECVRIONI 
REBVRRO • SEVE RI • F- HISPAN 
DESCRIPTVM -ET-RECOGNITVM-EX-TABVLA-AENEA 
QVAE- FIXA- EST-ROMAE-IN- MVRO -POST-TEMPLVM 
DIVl - AVGVSTI -AD- MINERVAM 



70 ARA SCOPERTA IfV HAINRURGO. 

Seconda parle eslerna. 



Q^ 


POMPEI 


c • 


PAPl 


T • 


FLAVI 


P • 


CAVLI 


C • 


VETTIENI 


P • 


ATINI 


TI 


• CLAVDI 



HOMERI 

EVSEBETIS 

SECVNDI 

VITALIS 

MODESTI 

HEDONICI 

MENANDRI 



i8. Noi lion parlereiiio dell iucremeiito che di qui riceve la geografia, 

non de' varii corpi d' esercito che per la prima volta si i'anno conoscere, 
non deir ignota legazione Britannica di Nerazio Marcello', non délia 
conterma che da questa proviene al suo consolalo del io3, non del 
lunie che si spande sull' età di Suetonio, che da questo legato tu eletto 
trihuno, secondo attestaci Plinio"^. Preteriremo che questo hronzo, 
per le savie dottrine del Vernazza , assicura il trionfo deila prima 
guerra Dacica sulla fine del i o3 , o sul principio del i o/i , mirabilmente 
concordando colle medaglie del secondo congiario di Trajano, notate 
col quinto consolato^. Taceremo ch' egli toglie ogni dubbio sull' opi- 
nione dell' Eckhel e degli altri', che questo istesso consolato quinto do- 
veva dal io3 irasferirsi al lo/i; e taceremo pure ch' egli ci scopre che 
il suo collega non fu già L. Appio Massimo, notissimo per aver op- 
pressa sotto Domiziano la sedizione mossa nella Germania da Antonio 
Saturnino, siccome tenevasi per fermo, ma bensi Manio Laberio Mas- 
simo prociiratore délia Giudea dopo l'eccidio di Gerusalemtne^, legalo 

' [Voyez, sur Neraliiis Marcellusel sur sa ''' Lib. Hl , episl. viii. 

famille, le Mémoire de Boi'ghesi sur quel- ' [Borghesi a donné la liste el la des- 

ques inscriptions de Sepino, dans les An- crij)tion de ces médailles , dans son Mémoire 

unies de l'histitut de correspondance arclicolo- suv le consul Biirbuleius , p. 9.0. (uCavi;- 

Ififjuc , tome XXIV, 180a, p. b-h-.i, et sur i)Oi\r.| 

iNeratius Marcellus en |)articulier, sa lettre ' \D. N. V. t. VI, p. Ai5 et suiv.| 

à M. de Rossi, dans le Bnllelm fie i85i, ' [oscpli. lirll. .iud. fil). VII. c. vi. 

p. 35-36. W. IIknzkn.J 



ARA SCOPEHTA IN HAlNBURGO. 71 

(lella Mesia ', clie si diporlô valorosaniente nella prima guerra Da- 
cica, facendo prigioniera la sorella di Decebalo e conqiiistaiido uiia 
forte città^; e che infiiie, essendosi mescliialo nolla congiuia di Cal- 
piirnio Grasso Friigi contro Trajano, Tu per ^anUm/AV dei senatoi'i r<- 
lef^ato in mi' isola, in m'i trovavasi liittora ((uando Adriano fu assunlo 
air injpero, il quale, ad onta degli allrui consigli, riciisô di l'arlo h. 59. 



nioinre '. 



Ma se di queste cose non ci conviene di lavellare, perche ci ricor- 
diamo di avère assunte le parti di compilatore, non quelle di autore : 
per la medesima ragione ci corre H debito di far osservare, che questa 
tavola, cornparata colle iscrizioni ïorinesi di Q. Glizio Agricola, som- 
ministra al dott. Labus il fondaniento di una bella scoperta, che l'epoca 
ignota délia divisione délia Pannonia in due provincie deve per Y ap- 
punto tissarsi a questi tempi. Egii si è contentato di accennare questo 
suo sentimento : ma avendolo noi dovuto sottoporre a diligente esame 
per portarne gmdizio, non ci saià grave d' indicare le ragioni che 
abbiamo trovato di proteggerlo. Scrive Sparziano\ che nell'anno 107 
r imperatore Adriano fu eietto pretore, e che subito dopo fu spedito 
legato deila Pannonia inferiore. Dunque in quell' anno la division^^ 
délia Pannonia era già seguita. AH' opposto la più antica délie lapidi 
ïorinesi^ che, quantunque ora mutda, deve pero ristaurarsi colF au- 
torità de! Macaneo% che la vide (juando era intégra, ci fa conoscere 
che Q. Glizio nel brève impero di Nerva era già console e legato délia 
Belgica. 11 secondo di quei marmi' ci aggiunge, che dopo 1' assunzione 
di Trajano egli passô al governo délia Pannonia, il quale essendo fini- 
timo alla Dacia Y obbligo a prender parte nella piima guerra contio 
Decebalo in cui combatte valorosamente, onde ne riportô molti onori 
militari. Finalmente dal nostro bronzo si ricava , che Q. Glizio conchiusa 
la pace ritornô a Homa, verosimilmente per accompagnare Trajano 

' Plia. lib. X, episl. lxxv. ' Mail'. Mus. Veron. p. JiS. 5. 

' Dion. lib. LXVIIl, c. IX. " Ad Sex. Aur. Victor, c. xlii. p. i«5. 

' Spait. in Hadrian. c. v. ' Maff. Mus. Veron. p. 21 H. 0. 

' In HndriaiK c. m. 



72 AU A SCOPERTA IN HAINBDRIM). 

nel suo primo tiioiitb, e clie uel lo/i vi otteiine iu preiiiio de suoi me- 
riti il secondo consolato unitamente a Laberio, ch' era stato il legato 
deir altra provincia limitroia, vale a dire la Mesia. Ora iiella seconda 
délie citate lapidi i\ nostro Q. Glizio si dice semplicemente legato délia 
Pannonia, senza avvertire se délia superiore, o dell' inferiore. Ond' è 
nianifesto clie fin tanto che fu retta da lui, ella fu lutta una provincia. 
Per le q'uali cose si ha da conchiudere, che la riceicata divisione deve 
onninamente stabUirsi Ira il principio del loû, e il loy : ch' ella av- 
venne sicuramente in occasione di una délie due guerre di Trajano 
contro Decebalo, e solo restera da cercarsi se ciô fosse nella prima o 
nella seconda. Il doit. Labus inclina a quest' ultima epoca, perché si 
è abbattuto in un altro legato dell' unica Pannonia , che ottenne 
anch' esso i premj militari in una guerra Dacica : onde essendo certo 
che durante la prima quell' otficio era occupato da Q. Glizio Agricola, 
non gli rimaneva se non di credere che l' altro l'avesse ottenuto nella 
seconda. 

E questo L. Funisulano Vettoniano, di cui una bella lapide, sco- 
perta in Croazia nel 1771, lu édita dal Brotier' e dal Blaskovics-, ed 
illustrata dal ch. Marini^. Egli opinô che costui avesse conseguito quegli 
onori non sotto Domiziano,^in cui si ebbe parimenti una guerra coi 
p. (ji. Daci, ma bensi sotto Trajano : perché nel marmo si parla di una 
corona navale ottenuta in quella occasione, e la famosa colonna di 
quest' ultime imperatore lo faceva sicuro, che sotto di lui si combatte 
certamente pei* acqua sul Danubio, il che non si sapeva essere avve- 
nuto sotto Domiziano. Ma, cou tutto questo, il suo giudizio fu erroneo, 
ed egli fu tratto in inganno dalla copia poco fedele che gliene venue 
aile mani, neUa quale si occultô che nel sasso era cancelhila una linea. 
Eccone un esemplaie ])iù accurato datoci da Matteo Pietro Katancsich*, 
il quale attesta di averlo tratto da se stesso dal niarmo : la cui oper'a 

' Ad Tacit. t. 111, p. AOcj, ed. 1776. * Spécimen philologiae et geographiae Pan- 

' Hislorianniversalislllyrici, \..\\,\s. <o.h. noniarum, 1795. [Voy. Henzen, Supplem. 

' Giornole de' Lellernti di Pisn , t. 111, Orell. n. 563i.] 
,[). 991. 



ARA SCOPERTA IN HAINBLRGO. 78 

essendo presso iioi quasi del tutto sconosciuta, non fa meraviglia so li;i 
sfuggiio alla diligenza del doit. Lal)us : 

L-FVNISVLANO 

L-F-ANI-VETTONIANO 

TRIB-MIL-LEG-VI-VICT-QJVAES 
TORI • PROVINCIAE- SICILIAE 
TRIB -PLEB-PRAET • LEG • LEO • IIII 
SCYTHIC -PRAEF-AERARI-SATVR 
NI • CVRATORI • VIAE • AEMILIAE • COS 
VII-VIR-EPVLONVM- LEG' PRO • PR 
PROVINC-DELMATIAE'ITEM-PRO 
VINC-PANNONIAE-ITEM-MOESIAE 

svpERiORis • 'Donp^o^mm^m^mmm 

BELLO-DACICO-CORONIS-IIII 

MVRALI • VALLARI • CLASSICA • AVREA 

HASTIS • PVRIS • un • VEXILLIS -IIII 

PATRO N O 

D- D 

Qra quella cancellazione ci fa certi che ivi parlavasi dell impera- F. tj-^. 
tore Domiziano, attestandoci Suetonio^ che il senato dopo la morte di 
lui : creradendos ubique titulos, abolendamque omnem memoi'iam de- 
ff cerneret. r, E infatti rarissime sono le lapidi in cui il suo nome si sia 
salvato dalla giusta indignazione de' suoi nemici. Per lo che in quelle 
linee si dovrà ristaurare : 

AB-IMP 
DOMITIANO • AVG • GERMANICO 

E cosi Vettoniano, lungi dall' essere stato il successore di Agricola saià 
anzi uno de' suoi predecessori , il che per verità meglio si accorda con 
Tacito^, il quale ci fa sapere ch' egli era legato délia legione quarta 
Scitica fino dai tempi di Nerone 1' anno di Cristo 69. 

' In Domitian. c. xxiii. — ^ Annal. \\h. XV, c. vu. 

III. 10 



7A ARA SCOPERTA IN HAINRURGO. 

E wiacchè il discorso è caduto sopra di lui, non risparmierenio di 
pubblicaie quattro franimenti di una sua grandissima iscnzione, scol- 
pita qualche tempo dopo 1' altra, e forse dopo la morte di Domiziano : 
ond' è che vi si veggono aggiunte le cariche ch' egli consegui posterior- 
meiite. Da questi quattro frammenti se ne formano due pezzi, e due 
altri ne mancano per l' intégrité délia lapide, sci'itti con ottime lettere 
quasi palmari, che si veggono disordinatamente murati nelF interne 
délia rocca di Forlimpopoli. Il Vecchiazzani^ e il Muratori^, non avendo 
P. 63. saputo mettere i quattro frammenti a suo luogo, e di più avendovene 
aggiunto un quinto che dalla diversa forma dei caratteri ben si conosce 
non appartenervi, ne fecero un enigma che nemmeno la sfmge avrebbe 
saputo interpretare, e sognarono appartenere a un C. Popilio, di cui 
non evvi û minimo indizio : 

/ • f un i su lanuS - L- F • ANl 'VETt o u iA N V S ■ C O S 
vii-vir- eptiloîium' sOD AUS • AVG- ?KOcos • prO VINC • A/RI C A E 
leg • aitg • pr ' pr • jn-oviNC • DELMATIAE • ITEm'proviN C' PANNONIAE 
item ■ moesiae ' sm;;ER CVRATOR-AQVARVm • cwratOR- VI AE- A Em IL- PRAET 
trib- pleb • praef- aéra Kl • QV AEStor • trib • mil- leg'Vl -VI CTR-II I- V»-. ....■■ 



Ma se devesi anticipare la legazione di Vettoniano, come avrebbe 
certamente fatto il nostro autore, se non fosse stato ingannato dal 
falso giudizio del Marini, non perô scapiterà in alcun modo la sua sen- 
tenza sulla divisione délie Pannonie, perché abbiamo in pronto un altro 
soggetto da dare per successore ad Agricola. E questi L. Giulio Urso 
Serviano, il cognato dell' imperatore Adriano. Egli proviene da un 
bellissimo passo di Plinio, che non è stato avvertito ne dal Blaskovich, 
ne dallo Schoenwisner, ne da alcun altro di quelli che hanno trattato 
dei presidi délia Pannonia. Scrive quest' epistolografo'' : ccQuod ille 

' Bisp. al Be.s. p. 8. lion d'après une nouv(?lle copie prise sur 

^ Pag. 435, 0. les lieux par M. Kr. iiocdii. L. l«KNii:r,.| 
' [Voy. Henzen, Supplem. Orell. 5439. ' Lil). Vlll, episl. x\iii. 

Nous avons corrige le texte de cette inscrip- 



AKA SCOPERTA IN HAINBURGO. 75 

ff (luïiius Avitus) oljsequium Serviano exactissiiuo viio praestitit! Queiii 
crlegatuin tribuiuis ita et iiitellexit et cepit, ut ex Germania iii Panno- 
ffiiiam traiiscLintcm, non ut conimilito, sed ut cornes adsectatorque 
ffscqueretui'. n Oia il tempo délia sua lefjazione nella Germania supe- 
rioix' non è controverso. Abbiamo iu Sj)arziaiio^ : rcTrajaiio a Nerva 
fcadoptato, ad gratulationem exercitus missus (Hadrianus), in Germa- 
ffiiiam superiorem translatus est, ex qua festinans ad Trajanum, ut 
frprimus iiuntiaret excessum Nervae, a Serviano sororis viro (qui et 
ffsumptibus et aère alieno ejus proditis Trajani odium in eum niovit) 
ff diu detentus fractoqne consulte vehiculo tardatus, pedibus iter faciens, 
rr ejusdem Serviani beneficiarium antevenit. r» E adunque évidente 
cil' egli governava la Germania quando Trajano divenne imperatore. E 
cio pure si ricava dallo stesso Plinio-, il quale ringrazia quel prencij)e, 
che inter initia felicissimi principatus sui (dunque quando ei'a ancora 
nella Germania) gli abbia conceduto û diritto dei tre figli per le pre- 
gbiere di Giulio Serviano, cbe dal contesto ben si comprende essere 
stato présente. Ciô posto, e dalle cose superiormente dette risultando 
che la legazione délia Pannonia dal principio dell' impero di Trajano 
sino alla fine délia prima guerra Dacica fu occupata da Glizio Agricola, 
ne verra che la sua traslazione a quella provincia non puô stabilirsi se 
non dopo la partenza dell' altro. Avrà dunque Serviano avuto parte P- <> 
nella seconda guerra contro Decebalo : terminata la quale , sull' esem- 
pio del suo predecessore, avrà accompagnato il secondo trionfo di 
Trajano. E infatti al pari di Agricola consegui il secondo consolato 
neir anno che immediatamente successe alla finale conquista délia Da- 
cia, vogliamo dire nel 107, siccome meglio di ogni altro faslografo ha 
tenuto il Dodvello^. Intanto sapendosi di certa scienza che in quel 
tempo fu fatta una grande variazione nelle frontière di quella parte 
deir impero, essendosi fondata la nuo\a provincia délia Dacia, andrà 
benissimo che nella stessa occasione anche la limitrofa Pannonia fosse 
divisa, onde col mezzo di due legati più facilmente vegliare alla difesa 

' In Hadrian. c. 11. ' Praelectioiips Cnnideniame , XII, n. 10. 

' Lib. X, episl. li. et XIU. n. 5. 



uindi giustamente il dotl. Labus avrà 



P. 66. 



76 ARA SGOPERTA IN HAINBURGO 

dei confini coiitro i barbari : e q 

notato per primo préside délia Pannoiiia inferiore Elio Adriano, il 

quale veramente nel 107 fu destinato a quell' ufficio^ 

I limiti prescritti al nostro foglio ci vietano di rendere coiilo di al- 
cuiie altre giudiziose osservazioni, di cui è arriccbita 1' operetta che 
abbiamo per le mani, troppo tempo avendo dovuto consumare iii 
chiarire uno dei puiiti più important i délia storia Pannonica. Ma non 
ci pentiamo dei fatto, imperocchè la scoperta di cui abbiamo ragionato 
è tutta dovuta agli studj lapidarj, e il mostrarla fondatissima e vera ci 
è parso il miglior comento che per noi potesse farsi ail' ultima parte 
dello scritto dei nostro autore. In essa vigorosamente rintuzza l' impu- 
denza di certo italiano, il quale non si è vergognato di asserire, che 
se vi ha scienza avvolta ancora nel sajo delV impostura è quella degli scrit- 
tori d' iscrizioni lapidarie : che il pubblico si lascia soprajfare troppo facil- 
mente dalF accigliato aspelto di questi doltori : che sarebbe a desiderare 
qualche moderno Luciano che smascherasse queste letterarie soperchierie, con 
moite altre villanissime contumelie contro la scienza epigrafica, ed i 
cultori di essa. Noi ci contenteremo di pacatamente osservare, che pei' 
scrivere cose di tanto disprezzo contro quest' arte conviene non avère 
aperto mai i libri dei classici, onde non aver veduto quanti errori 
quante false lezioni si siano corrette, e si correggano ogni giorno coi 
marmi : e bisogna essere molto poco domestici délie lingue dotte per 
non accorgersi di quante voci essi abbiano arricchito i lessici greco e 
latino. Ugualmente fa mestieri di essere alTatto profani alla storia ed 
alla geografia dei secoli addietro, onde non confessare gl' infiniti sus- 



' [ Borghesi a depuis changé d'avis; dans 
sa dissertation sur quelques inscriptions de 
Sepino {Armait dell' Inslit. i852, p. li), il a 
émis l'opinion que Servianus avait été le suc- 
cesseur et non pas le prédécesseur de Giitius 
Agricola. Du reste, depuis que l'on sait que 
Servianus fut consul pour la deuxième fois 
en 109 et non pas en 107, le raisonnement 
par lequel Borg-liesi s'attache ici à soutenir 



l'opinion de Labus a perdu sa hase; el 
comme, d'un autre côté, il est certain qu'Ha- 
drien ne fut pas le successeur immédiat de 
Giitius Agricola, ce qu'on peut dire de plus 
précis sur l'époque de la division de la Pan- 
nonie en deu\ provinces, c'est qu'elle eut lieu 
entre les années 1 o3 et 1 08. Voy. mon article 
sur la grande inscription d'Hadrien, Annali 
dclV Inslh. 1862, p. 1 53-1 56. W. Henzeiv.J 



ARA SCOPERTA IN IIAINRURGO. 77 

sidj che quest' aile loro somministra ; e solo chi délia cronologia non 
conosce clic il iioiik; poirà Ignorarc, ch' essa (la un secolo a questa parte 
è cresciuta più do\ rloppio in giazia spccialniente délie fatiche degli 
epigrafici. ()lli<.' di che piiù anche duhitarsi se chi taccia d' impostiua 
r arte lapidaiia si sia giammai degnato di osservarne le regole : peicliè 
in questo caso avrebhe certaniente sapiiio, che il primo elernento di 
questa scien/a è la critica, e la critica colf inqjostura si accorda ap- 
punto coiiic r ac([iia col luoco. Per lo che simili ingiurie iiivolvciido 
r aperta coni"ession(! d' ignorare tutte le cose lin (jui ennnicrate, noi , 
per la parte in ciii ci sono comuni, le abbiamo ricevulc con animo assai 
soflerenle, e ci è anzi piaciuto di metterle in serbo, potendo giovare 
air opportunité a far riconoscere per nulli i giudizj di un tribunale, 
che da se stesso si dichiara incompétente per lali materie. 



CrPPO VIJGLIAKK 1)1 VEHO^A. 



CIPPO MIGLIAUE Df VEROISA, 

AL SIG. GOr\TE GIOVANNI BATTISTA DA PERSIGO, 



P D E s T A I) I V E R ÎN A 



j* 1 



Essendo toniato al Miiseo lapidario Maliejano iiei pochi ma beatis- l\ 
simi giorni da me condotti lo scorso armo in codesta ridente città, mi 
feri r occhio un marmo che non mi ricordava di aver veduto quando 
vi fui altra volta , e seppi infatti che novellamente vi era stato tiasfe- 
rito dalla casa Moscardi. Egli è un rocchio di colonna di straordinaria 
grossezza scritto con grandi leltere ; e il commodo avuto di parago- 
narlo coll' altro célèbre cippo che gli giace vicino, appartenente a 
Sesto Atilio Sarano- proconsole nell' anno di Roma 619, mi fece ac- 
corgere di leggieri, che questo pure era antichissimo, e certamente dei 
secoli repubblicani. Ma da una parte le ingiurie dell' età che ha molto 
sofferte, dall' altra la disposizione circolare délia scrittura, la quale 
portava che il raggio del sole favorisse il riconoscimento di alcuni ca- 
ratteri, e disturbasse quello di altri, m' impedirono, non ostante ogni 
mia diligenza, di ricavarne Tintera lezione. Ella ebbe allora la bontà 
di ordinare che la pietra si togliesse dal suo luogo, e fosse rotolata, 
onde ottenere che sopra ogni lettera cadesse 1' angolo di una luce pro- 
pizia. Per questa semplicissima operazione mi riusci palese ciô che 

'■ [Extrait du Giornale Arcadico. i8-3i , n. 3iio; Corp. inscr. Lat. tab. LV, b. et 
t. X, p. Qii-999.] tom. 1. p. 153.11.5^9.] 

' [Maffei, M«s. Veron. p. i 08 . i ; Orelli, 



82 



CIPPO ilJlGLIAHK Dl VKKO^A. 



F, 212. 



2 1 3. 



prima mi era osciiro e dubbioso; e chiara m' apparve T cpigiaie se- 
gueiite : 

S- POSTVMIVS- S" F- S- N 

ALBINVS • COS 

GENVA 

tmrnmmm^ x x v 1 1 

Spurius Postuniius Spurii filius Spiirii nepos Albiniis consul Geniia \miUu 
pa.tsuum] . . . .\xvii '. 

Le prime cifre luimeriche dell' ultima riga sono cosi fattamente cor- 
rose, che io temendo il pericolo di riaianere alliicinato, amai piut- 
tosto di confessarle incerie. E questo parmi l'obbligo principale di un 
fedele copista di lapidi , il quai si ha da contentare di asserire ciô che 
realmente ha veduto, ne deve prendersi giuoco délia buona fede dei 
letton, spacciando come certe le sue congetture e i suoi sogni. E Dio 
volesse che molti altri fossero stati di questo mio pensamento : che la 
scienza epigrafica avrebbe basi molto più ferme di quello ches'abbia; 
ne la maggior fatica che io debbo subire nell' emendazione dei fasti sa- 
rebbe quella di riconoscere in sassi altronde sinceri, quali sieno le 
giunte inopportune e le false lezioni che l' impostura e l' ignoranza vi 
hanno spesso introdotte'^ Non vi fu bisogno di studio per accorgersi 



' [Voy. Corpus inscr. Lat. tab. LV, a, et 
toni. I, p. 1/19, n. 56o, où cette inscrip- 
tion est ainsi conçue : 

S- POSTVMIVS-S'F S-N 

ALBINVS-COS 

pX* GENVA Cremnnam 

^ Nel fascicolo dei i'ebbrajo di questo 
fjiornale si è tornato ad agilare la contro- 
versia sulla fede nicritata da Pirro Lijj'orio, 
e vi si è ammesso che moltmimi fra gli tnnu- 
inerevoli momtmenti che lascio nei suoi mano- 
scriiti copiasse dafrli originali. Qnesta conf'es- 



sione fa onore ail' imparzialità dell'estensore, 
che quantunque mal animato contro questo 
barattiere , niente gli rifiuta di tutto ciô , che 
se gli puô mai concedere. Ma non era da 
ommettersi che appunto una délie grandi 
arti fu quella d'inlerpolare le vere iscrizioni, 
e specialmente di supplirle a suo senno ove 
fossero, corrosc, appostatamcnte can- 
cellate. E queste sono quelle che continuano 
ancora ad ingannare gli erudili, perché la 
sua ignoranza ha falto si che mille miglia 
lontano si conosca la deformità délie allre 
che finse di planta. Per avère un saggio 
délia sua fedeltà nel trascrivero i marmi. 



CIPPO MWAAXWK DI V EU ON A. 83 

del pregio ddla nostia iscrizioiie, cIk; munilestossi a prima visla, onde 
non seppi corne moglio addimostrarle ia gratitudine dell' animo mio, se 
non col proinetteHe, clie le avrei scritto alcuria cosa per iHnstrarla. 
E vero clie lardi soddisfoall' impegno eonli-allo; ma, come dice il pio- 
verbio, è meglio tardi che mai. 

Per quanto abbia svolto i libri dei laslograli, degli epigrafici, e di 
roloro che hanno liattato delT antichità di Verona, niuno ha sajjuto 



p. aili. 



oltre g-li espiupi jjià addoUi dal ch. monsig. 
Mai'ini, basti qiieslo solo che io prendo a 
caso ira i inollissinii che potrei allegare : 
non permellendo di più la brevità di iina 
nota. Ecco diuKjue una délie più ceiebri 
fra le sue lapidi, ch' egli dice Irovarsi a 
Mantova, e che fu esattamente ricopiala dal 
povero Gudio [pag. 36 , 7] , il quale si prese 
eziandio la cin\T di notare che trovavasi niu- 
filala e conotta nel Griitero, pag. 55. 3 : 

MERCVRIO 
L- LOCRETIVS • SECVN DVS 
EX • VOTO • D • D • KAL • IVL 
M • ANTONIO • COMMODO • III 
ET-VIRIOBYRRHO-COS 

Per vei'ità la copia che il (ij'utero prese 
(lalleVerderianenonè inoltoesalta; ma l'ori- 
ginale esiste tiUlavia nella slessa ciltà di 
Mantova, ove io I' ho veduto ocularmente 
nel palazzo già inservientealla reale accade- 
inia. Eghèancora bello ed intatto, a taie che 
leggerebbelo un cieco [V. Lahus , M iiseo di 
Mantova . t. I , tav. /i8 , p. 2 2 4]; e dice cosi : 

N£ R C V R I O 
Q^- LOCCEIVS 
SECVNDVS 
EX-VOTO 

A N T O N I N O • m 
1/ ultima linea è slala caiicellala collo 



scalpello. ma non in modo che non si co- 
noscano assai chiaramente le Iraccie di un E . 
e non sia riniasta inlatta la lineetta che in- 
dica una cilia numerica. Ognuno vede clie la 
lapide spella al 961 ; che va rislaurala ET- 
GETA II COS ; e che 1' abrasione fu un 
effetto degli ordini di Caracalia, il quale 
voile annullata la memoria di suo fratello. 
Doniamo, che il L • LOCRETIVS pei 
Qj LOCCEIVS. e i' ANTONIO per 
ANTONINO sieno errori di lezione di 
copia : ma quel COMMODO e quel so- 
gnalo VIRIOBYRRHO donde sono mai 
provenuti se non dalla testa del Ligorio ? E 
se questa non è impostura , quai altra sarà? 
Ne a sua difesa giova 1' addurre, che non 
puo farsi giudizio suH' esemplare de' suoi 
manoscritti serbalo nella Vaticana, perché 
il copista non è correttissimo. Io ho avuto 
molli giorni per le mani 1' originale di To- 
rino; ne ho sdegnato la f'atica di cavarne 
esattamente tutte le iscrizioni speltanli a 
consoli e magistrati romani, che si trovano 
nei primi sei tomi. ad oggetto di farvi sopi-a 
con tutto commodo le mie riflessioni. Due 
cose posso quindi assicurare : la prima che 
il Gudio è slato diligente nello sj)oglio délie 
opère Ligoriane, perché non ho trovato 
mancargliene alcuna délie trascrittê da me . 
salvo quelle che già si avevano nel Grnlero 
e nel Reinesio. La seconda . ch egli è poi 
anche stato fedelissinio , perché se qnalclx' 



Sa CIPPO MIGLIAHE 1)1 VEUONA. 

darnii contezza di questo marmo : onde sono costrelto a giudicarlo 
P. p.iC). interamente sconosciiito. Ne nieno ]' editore del Museo Moscardine ha 
fatlo alciin motto. Non cade il più piccolo dubbio, ch' egli apparlenga 
alla classe délie colonne migliari, ossia di quel pilastri che sogliono 
collocarsi lungo le grandi vie pei' numerarne le miglia, e nei quali 
non di rado si esprime anche il nome dei principi o dei magistrati che 
le hanno fatte costruire o riparare. Quesi' iiso risale presse i Romani 



voila si allonlana alquanto dalla lezione dell' 
archetipo, questo non torna certamente a 
danno del Lig^orio : ciô avvenendo quando 
si è incoiitrato in si grossi ed evidenli scer- 
pelloni, ch" egVi uomo abbastanza erudito 
non j)oteva ingozzare, onde gli ha emen- 
dati, secondo che il buon senso e la pratica 
délia scienza portavano. Ma per giudicare 
délia fede del Ligorio basla una semplice 
rinessione. 

Contemporanei nol raccogliere lapidi fu- 
ronoMartino Smezio ePirro Ligorio. Non so 
se si riuscirà ad indicare alcun sasso vedulo 
dal primo, pel quale non si possa egual- 
nienle rifcrire la testimonianza di vista o 
deir Agostini , odel Mefello, o del Cittadini, 
di alcuno dei tant' altri , délie oui schede 
si adornano le biblioleche. Certo è poi che 
le piètre dello Smezio nella massima parte 
ci rimangono tultavia. Air opposto le Ligo- 
riane riportate dal Gudio sorpassano in nu- 
méro le vedute dallo Smezio. Ma fuori di 
Ire quattro eccezioni , se jiure tante sono , 
quale vi è di esse che sia stata osservata da 
altri , di cui possa dirri ove il marmo si 
trova? Per quale sciagurata fatalità lutte le 
Ligoriane sono perile; e per quale privi- 
légie le Smeziane nella più gran parte si 
sono salvate? Non è ella évidente la conse- 
guenza, che la ragione procède perché le 
Smeziane esisterono veramente in bronzo ed 
in marmo. o le Kigoriano nnn obboro altra 



vitasenon sulla carta?Che se comincierassi 
a classificare quesl' ultime , allor si che la 
frode diverrà manifesta. Per esempio , se 
spoglierassi il Ligorio, si troveranno non 
meno di sessantuno prefetti del pretorio tulti 
anteriori alla famosa divisione di questa ca- 
rica fatta da Costantino, e tutl' ignoti a 
ciaschcdun altro. Possibile che tanti perso- 
naggi rivestiti délia seconda dignità dell' 
impero sieno tutti sfuggili alla storia ? Ag- 
giungasi che la série di questi prefetti, dei 
quali neir indicato intervallo ne conosco 
omai cento venti , quantunque moslri ancora 
non poche lacune , pure per tratti assai lun- 
ghi è compléta, onde alfatto si rifiiita dal 
porgere ospizio a tanta gente. Taccio poi 
degl' intrinseci vizi, che il più délie volte 
trova la critica nei feti Ligoriani, come sa- 
rebbe la memoria del inese di liigho e di 
agosto in lapidi porlanti consolati anteriori 
a Cesare e ad Ottaviano, nella quai fossa 
r ignorante falsario è per lo meno caduto 
quattro voile. Si conchiuda adunque doversi 
dai lapidarj toner fermo rapporto al Ligorio 
lo stesso canone critico, che i numismalici 
dopo la sentenza profcrita dall' Eckhel , D. 
N. V. t. 1 , p. 1 Al , e seg. hanno molto sa- 
viamenle stabilito riguardo a quell' altro 
impostorc del Golzio, cioc che le cose da lui 
solo provcnienti non meritano crcdcnza al- 
ciina, tirichè non vengano appoggiate da |»iii 
lida auloriti». 



CIPPO MIGLIARE Dl VERONA. 85 

a molta vetustà ; e se malgrado iiu {jiusto sospetto, non abbiaino ba- 
stevoli argomenti per dinioslrarne autore Appio Claudio Gieco, cui deve 
la sua origine la regina délie strade : sappiamo peraltro che 1' adoUù 
M. Emilio Lcpido quando nell' anno di Ronia 5 67 aperse la nostra via 
Emilia. Esislono tuilora tre délie colonne cli' egli vi fece collocaie, 
délie (pudi una vedesi a Caslel S. Pietro, e le allie duc si conservano 
nel Museo dell' università di Bologna. INella più conservata di queste 
ultime da me veduta si legge cosi ' : 

M-AEMILIVS-M-F-M-N 
LEPID • CO S 
C CXXC VI 

Una taie iscrizione, corne ella ben vede, è sorella germana délia veio- 
nese, e se non puo contendersi che la prima offra una solenne testi- 
monianza del cammino fatto spianare da M. Emilio, sarà egualmente 
certissimo per la seconda, che anche Sp. Postumio fece eseguire un' 
opéra similc che aveva principio da Genova. E veramente ci è noto, 
che una strada detta per F appunto Poslumia scorreva per codeste parti, 
délia quale ci ha lasciato memoria Tacito -. Ed ora conosciamo ezian- 
dio, in grazia délie erudite fatiche dell' Odorico nelle Letlere ligustichc, e ^■ 
del Filiasi nelle Memorie dei Veneli, che questa via dalla Liguria arri- 
vava fino aile Alpi Giulie, venendo da Genova a Tortona, Piacenza e 
Gremona, di là per S. Lorenzo, Mosio, Gazoldo e Goito, a \erona, di 
dove staccavasi di nuovo per progredire nell' alto Padovano, indi nel 
Trivigiano, e infine per Oderzo nel Friuli. Malo scrivere a lei tali cose 
egli è da vero un porlar civette in Atene, cosi dottamente avendo eila 
ragionato délia via Postumia nell' egregio lavoro, in cui ci ha mostrato 
le rarità di codesta sua patria. Ne per altra ragione ho voluto farne 

' [Borghesi avait oublié les sigles M-N pins loin, p. 90 -yG. Cf. Corp. iimr. Lai. 

à la fin de la ligne 1 . A droite de la ligne -3, lab. XLVIII. b, et loin. ï. p. 1 '17. n. .")3(). 

on voit sur le monument les chiffres XXI, L. Remer.] 
qui ne font pas partie de linsci-iption; voyez ^ Hist. lib III, c. x.xi. 



86 CIPPO M[GLIARE DI VERONA. 

«luesto ceiJiio, se non perché ricordando una taie notizia, non vi sarà 
chi neghi di riconoscere Sp. Postumio per fondatore di quella strada, 
e la nostra pietra per una délie colonne migliari, che lungo essa soi- 
p-evano. Il che essendo, noi avrenio alla présente scoperta 1' obbligo 
p-randissimo di averci manifestato l'ignota epoca di quella grand' opéra, 
epoca peraltro che ci conviene ricercare coi presidj dell' arte critica, 
perché il nome di questo console colle ascendenze che se gli danno 
non si ritiova nei fasti, 

L' Odorico fu d' avviso, che si ponesse mano a questa via o nell' anno 
090, o nell' anno 67/1 di Ronia, ambedue governati da due consoli 
Postunij, cioè d primo da Lucio, e il secondo da Aulo, 1 ano e l'altro 
de' quali ebbe in provincia la Liguria. A quest' ultima età fermossi il 
Piliasi, avendo rettamente osservato, che 1' Emilia la quale dovè senza 
dubbio precedere la Postumia non fu distesa come si è detto se non se 
iielfanno 667; e che solo nel 578 fu fondata AquHeja. Restô per altro 
(lubbioso se dovesse coH' Odorico attribuirne 1' onore ad A. Postumio 
p. 9i«. console nel 67/1, a Sp. Postumio che trattô i fasci nel 58o, a L. Po- 
stumio clie li consegui nell' anno seguente. Malgrado tanta incertezza 
ne' loro giudiz), non si ha perô alcuna ragione di criticarli : perché al 
loro temj)o non si poteva sapere di più. Essi non avevano che due soli 
cardini cronologici, entro i quali conveniva circoscrivere, come fecero. 
le loro opinioni, La via Postumia, traversando l' Insubria e la Venezia, 
doveva essere certamente posteriore ail' anno Varroniano 620; perché 
quelli stcssi che vogliono anticipare il primo passaggio del Po fatto 
•lallc armi romane, non possono avvanzarlo oltre quest' anno. Doveva 
poi essere anteriore al 687; perché la famosa senteriza sulla lite dei 
conliiii fia i Genovesi e i Veturj édita |)i'in)a dal Grutero ^ ed ultima- 
mente illustrata dal Seri'a'^, la quale porta la data di cpiest' anno, ne 
la dislinta meuzimie : IBl -TERMINl • DVO • STANT • CIRCVM • 
VIAM-POSTVMIAM. I^'r lo rlie Ira qucsti due liuiiti insornioiita- 

Pcif;. -joA. I \ oye/A Corpufi inscript . Lui. trovato nello valle di Pnlccveru , iKillo Mémo 
lab. XX , cl loin. 1. |). -ja et siiiv. | rie dell' Accndeinia iin^criitlc di doiiorn . I. If . 

[Discorso .sopra un (tiitico inonioiioilo i8o().| 



CIPPf) MIGLIARE DI VERONA. 87 

bili restringeremo noi pure le nostre ricerche dirette a liiivciiiie il ((jii- 
sole desiderato. 

Nei 1 17 aiini clie s' interpongono tra H 620 e il ffo"], dieci volte 
i Postumj pcrveiiiicro al sujîremo onore dei fasci; e Iratlandosi dei 
lempi délia i'cpul)blica, e di lempi per la maggior parte assai noli, è 
evscluso il timoré, che alciin altro di loro possa essere stato sulletio, di 
cui non ci sia pervenuta contezza. Per singolai-issinia lortuna i bene- 
meriti fasti Capitolini hanno conservato il nome di tutti questi consoli : 
onde sarà inutile il mendicarne altronde notizie, quando si banno in 
pronto testimonianze superiori ad ogni eccezione. Ora sette di quei 
magistrati non possono certamente confondersi con quello che noi ri- P. aie,. 
cerchiamo, perché niuno di loro porto il prenome di Spui'io. Sono 
essi : 

An. 590, L-POSTVMIVS- A-F-A-N-ALBiNVS 
An. 525, L-POSTVMIVS- A- F. A-N-ALBiNVS II 
An. 539, L-POSTVMIVS- A- F- A -N-ALBlNVS III 
An. 57/i, L'POSTVMIVS-A-F-A-N-ALBlNVS 
An. 58 1 , L - POSTVMIVS - A • F • A - N • ALBIN VS 
An. 600, L- POSTVMIVS- SP-F-L-N-ALBIN 
An. 6o3, A -POSTVMIVS -A-/. . .n-albinus 

Anche i due seguenti meritano di essere preteriti : perché (|uan- 
tunque conirontino nel prenome, discesero perô da diversi proge- 
nitori : 

An. 568, SP-POSTVMIVS-L-F-A-N-ALBINVS 

An. 58o, SP-POSTVMIVS-A-F-A-N-ALBiN-PAVLLVL 

Se aduncjue in nove di questi dieci consoli si verifica un apei'to motivo 
di esclusione, converrà forzatamente ricorrere ail' unico che rimane, 
cioè a Postumio Albino Magno , che tenue la sedia consolare 1" anno 
606 in compagnia di L. Galpurnio Pisone Cesonino, di cui per la 
rottura de! marmo non è restata nelle tavole dei Campidoglio se non 
questa lacera memoria. .... ALBINVS • MAGN. E qui notero, che 
anche prescindendo dalla gravissima difîicoltà che proverrebbe dalla 



88 CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 

citata sentenza dei Genuati e dei Veturj, non potrcbbesi cio no») 
estante pensare a Sp. Postiimio console dei 6/i/i, ch' è il primo délia 
casa a succedere ad Albino Magno nei fasti : perché la nostra pietra 
demanda apertamente un personaggio ciii nel suo consolato fosse 
data in provincia la Gallia ; e ail' opposto sappiamo da Sallustio^ che 
p. 220. quel Postumio ottenne invece la Numidia, ove fu impiegato nella 
guerra contre Giugurta. 

Stabilité adunque che il console délia pietra veronese altri non pue 
essere se non quelle che precesse nel 606, osservero che il preneme 
di Spurie gli viene assicurato senza contraddiziene dai due antichi 
fastografi, che tesserono i lore cataloghi per nemi e non per cognemi, 
quali sono Cassiodore e Mariane Scoto^. E al lore dette accresce melta 
autorità Giulie Obsequente^, ch' è 1' unico dei vecchj scrittori da cui 
si ricordi queste collegio censolare. Il Sigenie e il Panvinio, la cui opi- 
niene è stata risuscitata dal Piranesi, le avevano asserito figlio di Spurie 
e nipete di Aule, perché lo avevano creduto hglio di Spurie Albino 
Paululo console nel 58o, mentre ail' opposto il Pighie gli diede per 
avo e per padre due Auli, reputandolo generato dal console dei 57 A. 
Ma ambeduè queste opinioni sono semplicissime congetture che non 
hanno alcun solide appoggio ; onde dobbiamo ringraziare il novo 
marmo, che porta una sicura cerreziene ai fasti, avvisandeci che costui 
fudiscendente da due Spurj. Per le che sarà forse miglior consiglio il 
tenere, che suo nonne fosse Sp, Albino console nel 568, morte nel 
57/i^, da cui per la regela générale che al primegenito seleva iniporsi il 
prenome dei padre, pue supporsi nato un altro Spurie, igrioto è vere, 
ma che sarà stato fratello dell' Aule console nel 600, e defento sul 
principie délia sua carica. 1 numismatici opinane che da queste Sp. 
Magno venisse in luce un altro A. Albino triiiuiviro in compagnia di 

' [Bell. Jug. c. xx\\.\ M. Mommsen, toin. 1, p. AiT». .1. B. de 

^ [Ces deux autorités se réduisent aune Rossi.J 
seule, l'ouvrage du prétendu Marianus ^ Prodigior. \\X [78]. 

Scotus n'étant qu'une copie moderne de la ' Liv. lib. XL, c. xlii. 

Chionique de Cassiodore; voyez la note de 



CIPPO MIGLIARE DT VERONA. 89 

C. Malleolo, e di un L. Metello che non si sa bene se sia il Delnialico 
il Diademato , e cio perché in varie medaglie si confessa figlio di 
Spurio ^ E questi poi dall' Orsino viene con molta probabilità reputato P. a;?!. 
quel medesimo, di cui ci dice Sallustio, che fu fratello di Spurio con- 
sole nel G/iA e che lu suo legato nella guerra Giugurtina. Per lo che 
anche quel console dovrà credcrsi nato dal nostro Magno : onde avrà 
avuto ragione il Pighio di dirlo figlio e nepole di due Spurj, tuttochè 
cio avesse asserito sul falso fondamento di un denario Goltziano. 

Ne per credere che il Postumio di cui parliamo sia il console del 606 , 
si cagiona difficoltà dal vedersi preterito nella lapide il secondo co- 
gnome di Magno , che se gli dona dai fasti Capitolini. Sono del parère 
del Pighio, che quesla non si abbia a stimare un' appellazione onori- 
fica, corne lo lu perPompeo, ma sibbene un soprannome personale del 
nostro Spurio originatogli dalla grandezza délia sua statura, ed invalso 
nel popolo per distinguerlo dall' altro Sp. Postumio suo contempo- 
raneo e console nel 58o, il quale per 1' opposta ragione fu chiamato 
Paullulus. E veramente in tutta la sua casa non si trova altro sentore 
di questa denominazione ne prima ne dopo di lui, cosa ben difficile a 
spiegarsi, se fosse stata la riconipensa di grandi azioni. Anzi a riserva 
délie tavole Capitoline e dell' anonimo Norisiano, non vi è alcun altro 
che a lui stesso 1' attribuisca : il che puô far supporre, che quantun- 
que fosse cognito volgarmente per questo nome, egli peraltro non 
r abbia assunto giammai. Del resto anche Sp. Albino console nel Sy/i, 
tuttochè soprannominato Losco da Livio, manca délia seconda appel- 
lazione nelle piètre di Campidoglio. Cosi G. Gecilio Metello console 
nel 6/1 1, detto Caprario pel tardo suo ingegno, omise questo vituperoso 
cognome in una sua lapide, di cui ci ha dato un frammento il Gru- 
tero^, e cosi P. Servilio Vazia Isaurico console nel 676 tacque û primo, ^2^ 

' [Borghesi changea ensuite d'avis, et se osserv. ix, tome II, p. 97 i. Cf. Momni- 

rangea à l'opinion d'Havercamp , qui re- sen, Hist. de la monnaie romaine, p. 509. 

gardait le triumvir monétaire A. Albinus C. Cavedo.m.] 

comme un fils du consul de Tan 64 A, Sp. "^ Pag. 877, 6. [Corp. inscr. Lat. vol. I, 

Postumius Albinus; voyez Decad. XVI, p. îîSo, n. xii.] 



90 CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 

provenieiite da un' imperfezione délie gambe, nei due ceppi clie tece 
inalzare nella sua censura, e clie sono riferiti dal Fabretti ^ e dal Ma- 
rini^. Senza di che la preterizione dei cognomi nelle lapidi dei secoli 
repubblicani è frequentissima : onde per parlare di quelle sole , che 
personaggi consolari fecero incidere a proprio nome, noi veggiamo 
che il L. Mummio dei 608 non euro il glorioso agnomc di Acaico nelF 
insigne travertino delMarini^; che il M. Fiilvio dei 629 tralasciô di 
chiamarsi Flacco nel marnio délia valle di Stura edito dal Durandi ^ ; 
e che il L. Gecilio Metello Diademato dei 687 soppresse ambedue i 
suoi cognomi nelle due iscrizioni scolpite sulia rupe dei monte Venda 
dateci più correite dal Filiasi ^. 

La storia dei tempi di cui ragioniamo, per la perdita dei libri di 
Livio e di quelli di ogni altro storico, si ricava solo da compendj e da 
epitome, ond' è cosi digiuna, che non cagiona meraviglia se non ci ha 
tramandato veruna notizia de! nostro console. Tutto ciô che puo dirsi 
di lui si riduce a questo, ch' egli fu un oratore. Imperocchè tengo per 
fermo che a lui debbasi riferire quel cenno di Cicérone nel Brulus^ : 
Multae sunt Sp. Albini oraliones, ch' egli annovera fra gli oralori me- 
diocri. 11 Corrado nei suoi commenti a quest' opéra fu di avviso che 
qui si parlasse dell' altro Sp. Postumio Albino console in compagnia di 
M. Minucio Rufo nel 6/17, il quale abbiamo detto essere stato proba- 
bilmente figlio di questo nostro. Ma il suo giudizio non regge alla 
P. 223. prova di una critica diligente. Ognuno sa che Tullio in quel suo scritto 
conserva 1' ordine cronologico, e che va passando in rivista i Romani, 
che in ogni tempo fiorirono per qualche fama di eloquenza. Ora egli 
ascrive quello Sp. Albino ail' età, in cui ottenne il principato dei foro 
Ser. Sulpicio Galba console dei 610, e fra gli altri gli assegna per 

' Insci-. (lom. ]>. /187, n. 1C7. \Corp. iiiscr. ' // Piemonte cispadano, p. 7. 

Lat. vol. I,[). 170, n. 608.] ^ T. II, p. 12. [Voy. Furlanetto, Lapidi 

^ Iscriz. Alh. p. 21. \Corp. inscr. Lat. Eut. p. 99 cl suiv. et les notes de Borghcsi ; 

lab. LXXXIX, A, et vol. I, p. 17g, n. 609.] Henzen, Supplem. Orell. n. 5ii/i: Corp. 

* Fratr. Arval. p. .3o. [Orelli, n. 563; inscr. Lat. tab. LVIU, a , rt et h, et vol. I, 

Cor/}, macr. Ar?/. lai). M, A, et vol. I, p. i.5o, p. i.'SS.ii. hk^.L. Remki\.| 
n. hh\.] « Brutus, c. xxv. 



CIPPO MIGLIARE DI VERO^A. 91 

coetanei L. Cotta console aiich' esso nel Gio, G. Lelio console nel 
Gi^, lo Scipione Africano ^^iuniore console la prima volta nel 607, 
L. Miunmio console nel 608 e Q. Pompco console nel 6i3; e pro- 
siegue poi, che visse quasi ai medesimi leinpi, sed paullo minor natu, 
M. Eniillo Lepido Porcina, che ottenne i lasci nel 617. Clii dunque 
non vede che tutti questi sono compagni del console del 606, non mai 
di quello del 6/47? Ma vi è di più, che il medesimo Tullio nello stesso 
libro' dice espressamente che l' altro Sp. Albino lu coetaneo di C. Galba 
liglio del Servio poco sopra memorato, il quale a suo detto successe 
in grido di eloquenza a G. Sempronio Gracco, che fu ucciso nel 633. 
Oltre di cio non vi è alcuna apparenza che il secondo Spurio fosse un 
uomo di studio, ma piuttosto un militare, perche Sallustio ce lo dipinge 
avido di guerra, la quale essendo console esercito veramente nella 
Numidia, benchè con nota se non di tradimento, certo almeno di ne- 
gligenza. E sicuramente non dovè poi aver campo di scrivere moite 
orazioni : perché secondo che si rileva dal citato passo di Gicerone, al 
ritorno ch' ei fece dall' Africa, fu condannato in forza délia legge Ma- 
milia come reo d' intelligenza con Giugurta. 

Ma se poco sappiamo délie qualità del nostro Postumio, tutte poi 
ignoriamo le gesta del suo consolato, délie quali niuno ci resta che P. 22Z1. 
abbia mosso parola. Gadde questo nel second' anno délia terza guerra 
Punica, ma egli certamente non vi ebbe parte, perché Appiano c'in- 
segna che la provincia dell' Africa e l'amministrazione di quella guerra 
tocco in sorte al suo collega L. Pisone, il quale infatti vi si reco in- 
sieme col pretore L. Ostilio Mancino che aveva il comando délia flotta, 
e dove null' altro operarono di memoiabile, se non che il saccheggio 
di alcune poche città. Ferveva pure in quest' anno la terza guerra Ma- 
cedonica contro il Pseudofilippo; ma questa fu tutta raccomandata al 
pretore Q. Gecilio Metello, che vi riporto due insigni vittorie, onde il 
nome ne ottenne di Macedonico. E continuava eziandio F ardua lotla 
contro Viriato nella Spagna ulteriore e nella Lusitania; ma questa 

' Bru tus , cap. \\.\iv. 



92 CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 

pure sostenevasi da un pretore, cioè da C. Plauzio Ipseo, corne Ap- 
piano ci attesta S il quale vi fu sconfitto, e dovè in appresso contenersi 
dentro luoghi muniti. Gonosciamo adunque con sicurezza che Sp. Po- 
stumio non si meschiô in alcuna délie tre guerre che si ebbero durante 
il suo consolato; e ciô andrà bene, s' egli era un uonio piuttosto di toga 
che di spada. Queste cose risguardava certamente quelF audace in- 
gegno del Pighio, al quale fra mezzo a mille sogni non puo negarsi 
un occhio penetrantissimo, allorchè considerando che giusta il costume 
di queir età dovè senza dubbio toccare in sorte a Postumio una qual- 
che provincia, s' ideô di avère abbastanza di fondamento per giudicare 
quai ella fosse. Premesso che le provincie ordinarie di quel tempo fu- 
rono la Gallia, le due Spagne, la Sicilia, la Sardegna e la Macedo- 
nia, egli osservô che a Postumio non potè affîdarsi la Macedonia e la 
p. 22:1. Spagna ulteriore, perché sono note le persone che in quel tempo le 
governavano; e molto meno potè darsegli la straordinaria provincia 
(leir Africa concessa a L. Pisone, come si è detto. Vide poi che non 
poteva tampoco attribuirsegli la Spagna citeriore, la Sicilia e la Sar- 
degna, perché fuori del caso di una guerra in que' luoghi, del quale 
durante il suo consolato non vi è il menomo indizio, solevano queste 
reggersi da un pretore, e quindi la loro amministrazione sarebbe stata 
in giorni placidi troppo tenue incarico per chi aveva il supremo im- 
pero. Laonde conchiuse che la provincia di Postumio dovè essere la 
Gallia cisalpina congiunta alla Liguria, la quale per la sua importanza 
e per la diuturnità délie guerre che vi furono , costumavasi già da 
niolti anni di assegnare ad uno dei consoli. Questa telice congettura 
sarà ora rivolta in certezza per 1' autorità del nostro marmo : tant' è 
vero che gli eruditi, quando sanno farsi ben lume colla face délia 
critica, inciampano di rado. Intanto 1' ultima memoria di moti guer- 
reschi nella Gallia, di cui ci sia giunta notizia, porta la data del 602, 
nel quale Obsequente^ ci avvisa in Gallia prospère pugnalum. Sarà 
dunque tutto consono al vero che Sp. Postumio trovando linalmente 

' [Bell, flisp. c.L\i\.] — ' [Prodiifior. XVIII (77).] 



CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 93 

pacificato un paese clu; (la quasi novant' anni era stato sull'armi, si 
desse cura d' imbrigliare quci popoli rivoltosi con una strada che tutto 
percorrevalo per lrav(îrso, e che unendosi coH' Emilia offriva com- 
modo passajjgio aile legioni provenienti da lîorna, por recarsi facil- 
mente sopra ogni punio in cui 1' avesse cliicsto il bisogno. E il titolo 
di console, di cui si adorna in questa colonna niigliare, la quale niuno 
negherà essere 1' ultinio compimenlo di una slrada, ci farà poi fede 
che un si grande lavoro fu interamente eseguito durante la sua ma- p. aafi. 
gistratura : perché se gli fosse stata prorogata la provincia, e gli fosse 
occorso quesio tempo ulteriore per consumare la sua impresa, non 
COS ma PRO-COS vi sarebbe detto, corne sa ognuno che non sia 
afîatto straniero aile costumanze romane. Per lo che dalla lapide ve- 
ronese sarà dimostrato, clie la costruzione délia via Postumia deve on- 
ninamente fissarsi ail' anno 6o6; e cessera ogni meraviglia, se di ciù 
non erasi avuto alcun sentore, avvegnachè trattasi di un fatto avvenuto 
in un tempo di cui è quasi totalmente perila la storia. 

Dopo avère fin qui pai'lato di cio che costituisce la parte piili singo- 
lare del nostro marmo, resta che poche cose aggiunga sopra alcune 
altre minuzie non affatto indegne di osservazione. E fra queste con- 
terô per la prima la semplice S usata per abbreviatura di SPVRIO. 
Questo prenome per autorité di Plutarco soleva denotarsi colle prime 
due lettere : Spurms quoque duahus Utteris indicatur SP ^ ; e a questo 
detto si conforma la pratica comune délie lapidi e dei codici. Ma ciô 
è.ben vero dal principio dei tempi imperiali in appresso, o se anche si 
vuole, dai tempi in cui era salito in fiorc Cicérone; perché più antica- 
mente Spurins non si scrisse se non con una lettera sola, dal che, se 
abbisognasse, potrebbe ricavarsi un buon argomento a prô dell' ante- 
riore vetustà délia nostra lapide. E preterendo lo S • AFRA délie me- 
daglie délia gente Afrania , per restringermi ad esempj tutti tolti dalla 
famigha dei Postumii, nella famosa tavola de' Baccanali del 568, 



' Quaesl. Rom. c. cm. [Èaliv olv no.i à Sirôpjos tùv hià hvotv ypaf^ofxévwv, toû cr nat 

rov -W-l 



227- 



9à CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 

S • POSTVMI VS • L • F • COS ' dicesi quel taie clie nei l'asti Capiloliiii 
si scrive SP- POSTVMI VS; egualmente A • ALBIN VS • S • F leg- 
gesi in alquanti denari, che ho detto riferirsi per consenso dei iiunii- 
smatici al Hglio del nostro console^ ; e del pari A • POST • A • F • S * N • 
ALBIN trovasi in alcuni altri, che si reputano appartenere a suo 
nipote^ Finalmente L • POSTVMIVS • S • F mirasi nel bronzo dei 
Tiburtini inciso al tempo délia guerra Sociale, la cui fede è stata riven- 
dicaia dall' immortale Visconti*. E qui giova avvertire che è senza se usa 
]' eiTore dello Scaligero, il quale nelF indice délie sigle del tesoro Gru- 
teriano spiegô Sexlus la S di quest' ultima tavola : mentre niente più 
che due parole prima vi s' incontra SEX'IVLIVS, ed un critico délia 
sua sfera doveva accorgersi che se nel medesimo scritto SEX era 
sicuramente il compendio di Sextus, la sola S doveva esserlo di un altro 
prenome. Non perô voglio io che queste osservazioni si abbiano ad 
estendere ai secoli degî' imperatori, ne' quali il prenome Spurio andô 
ogni giorno divenendo più insolito fino a poi mancare del tutto; e spe- 
cialmente alla S tagliata a tra verso da una linea, quale si vede in 
due Gruteriane ^, in una Mariniana*^, ed in altre lapidi, dove ammetto 
ancli' io ben volentieri, che questa sigla sia una più compendiosa ab- 
breviatura di Sesto. 

Si era risaputo da Livio'', che nel S/ig Genova fu sorpresa e di- 
strutta dalla flotta cartaginese di Magone figlio di Amilcare, e che due 
anni dopo fu ristaurata dal propretore Sp. Lucrezio. Ma non sapevasi 
egualmente che in capo a poco più di cinquant' anni ella fosse cosi 
risorta dalle sue rovine da essere considerata come la principale città 
délia Liguiia, e meritare che da lei avesse principio una strada che 

' \Corp. inscr.Lal. Uib. XVIII, et vol. I, * Iconogr. rom. [T. I, p. 89. — Voyez 

|). Ixfx, n. KjO.J Corp. inscr. Lat. lab. XLXVIII , g, et vol. I, 

" [Voyez plus haut, p. 89, note 1.] p. 107, n. 901.] 
[ lis appartiennent probablement au pe- '^ Pag. 554, 92, et pag. 55<), 5. 

tit-fiLs (lu consul de lan G44, car la compa- '' Fr. Arval. p. 329. | Kellermann , Viiril. 

raison des dépôts monétaires a prouvé que Rom. n. 109., col. m, lin. 5.] 
ces monnaies ont été frappées entre les an- ' Lib. XXVIII, c. xi-vt. 

nées C93 et 677. C. Cwedom.] 



CIPPO MIGLIARE DI VERONA. 95 

litiveisava tiitla 1' Ilalia, siccome ora conosciamo. Ed inipariaiiio ora 
pure, chc la vera strada Postumia era quella che pel Varco délia Boc- p. 228. 
chetta djrigevasi a Genova; no» 1' altro tronco, che da Torlona coii- 
duceva immcdiatamente a Savona : su di che ijli scrilfori di questa via 
ci avevano lascialo sospcsi. Del resto noi al)hian]o nella présente iscri- 
zione una nuova conforma che il vero nome latino di (piesla ciLlà lu 
Genua, corne la chiamano Livio, Valerio Massimo, Plinio e Pomponio 
Mêla, e come dicesi nella piii volte citata sentenza dei confini e i?i un 
sasso del Grutero', e non già il barharo laniia venuto fuori nei secoli 
bassi, di cui primi furono a valersi Procopio e Luitprando. 

Ampio soggetto di erudite inquisizioni e di geojrrafiche ricerche 
somniinisirerehbe il numéro délie miglia interposte fra Genova e il 
luogo in cui era situata questa colonia; ne molto importerebbe che si 
fossero logore le prime cifre, perché forse con pi{i assidue cure, se 
non si riuscisse a leggerle, si potrebbe almeno riconoscere la quantité 
délie cancellate, osservando la posizione délie rimanenti. Oltre di che 
essendosi salvati i numeri minori, con uno scandaglio délie attuali 
distanze non dovrebbe essere difficile di supplire con qualche sicurezza 
i maggiori. Ma per far ciô occorre un ampio corredo di notizie topo- 
grafiche relativo specialmente a quel tratto di paese percorso da (juesta 
strada fra Verona e Cremona, ove il suo letto è ora abbandonato : 
notizie che io non posso avère con si poca conoscenza di quei luoghi, 
e in tanta lontananza di domicilio. Oltre di che sarebbe indispensabile 
di sapere con esattezza il sito précise, in cui fu trovata la nostra co- 
lonna, il che a me non è riuscito di scoprire. Ben è vero che con tutto 
questo resterebbe campo a qualche obbiezione. E da avvertirsi che 
nella parola POSTVMIVS da più récente scalpello sono state di i^y. 
molto prolungate le due gambe del primo V, e cosi pure le due aste 
del M, e quella dell' I, e che finalmente si è lasciato cadere un altro 
I in mezzo del secondo V, con che si è formato un VIIII di maggiore 
dimensione dell' altre lettere. Anche nella colonna bolognese da me 

' Pag. 1096, 10. 



96 CIPPO MIGLIAUE DI VERONA. 

su! principio riferita vedesi di fianco ail' aiitica iscrizioiie un mador- 
iiale XXI. È chiaro che ambedue hanno subito la sorte di molti altji 
ceppi migliari, nei quali gli antichi marmi si sono fatti servire ad una 
posteriore misura. Se non che nella pietra bolognese 1' epigrafe es- 
sendo piii corta, era rimasto vuoto uno spazio, onde si potè voltare la 
colonna per inciderci il nuovo numéro. Ma 1' iscrizione abbracciando 
nella nostra quasi 1' intero giro del fusto, non si è avuto altro modo 
se non quello di riscrivere sopra Y antica leggenda. Giô posto nasce 
gagliardo sospetto, che nel convertire il nostro sasso ail' uso novello, 
possa essere stato rimosso dal posto che prima occupava, e quindi che 
il novero délie miglia in esso notate non sia più veritiero. Ma dall' al- 
tra parte è anche supponibile in questa credenza che stante la gran 
mole e il soverchio peso del marmo, piccolo sia stato il tragitto che se 
gli è fatto fare : onde restera sempre vero, che i numeri di cui è insi- 
gnito saranno per chi sappia bene adoperarli di un grandissimo sus- 
sidio, onde conoscere le distanze délia via Postumia. Il che certamente 
niuno potrebbe fare meglio di lei, si pel vantaggio di trovarsi sulia 
laccia del luogo, come perla diligenza e 1' erudizione di cui è abbon- 
devolmente fornita. E con ciô di tutto cuore me le raccomando. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIAiNEO. 



111. • i3 



SÏJL OIGESTO ANTE(iIl!ST[NIANEO 

Dl MONSIGNOR MAI'. 



(ilontinua cou assiduo zelo 1' indefesso Monsig. Mai ad arricchire la p. us. 
repubblica letteraria dei iiovelli tesori, che con tanta félicita va disol- 
terraiîdo nell' inesausta miniera délia biblioteca Vaticana. Dopo 
averci dato non ha guari due v(Jumi di preziosissimi scritti degli ora- 
tori di Arpino e di Girta, i due più grandi uomini del loro tempo, 
eccolo sollecito a legalarcene un terzo-^, che se cède ai fratelli nelT 
età e nella faina degli autori, li vince perô forse nella copia e nella 
novità délie notizieche ci sonmiinistra. Quattro opère di quattro diversi 
sci'ittori in lui si riiichiudono, oltre il saggio di una quinta, ed oitre 
utilissiine varianti di altre già conosciute. 

E parlando per ora délia prima, dirô ch' ella si compone di un no- z^. 

bilissimo frammento di antico Digesto di gius civile^, del quale si sono 
salvate cinquantasei pagine, perché un nionaco di Bobbio del secolo 

' [Extrait An Giornalc Arcadico , 1826, L. Caecilii Minutiani Apulei grammntki dr 

t. XXII, p. 68-95.] orthographia Irium librorum fragmenta. 

^ Juris civilis antejnsthiianei relifjuiae me- Romae, in collegio Urbano apud Biii- 

ditae ex codice rescripto bibliolhecae ponttft- laeum, mdcccxxiii, in-S" gr. di pagine in 

ciae Vaticanae, curante Angelo Maio bihlio- tutto 356, oltre 80 di prefazione. 
thecae ejusdem. praefecto , ^ [Ce précieux fragment a été plusieurs 

Q. Aiirelii Sijiiimuchi V. C. norem oratio- fois revu et publié depuis; on en doit à 

uiiin partes cum adnolatiombiis , M. Mommsen deux éditions qui ne laissent 

C. hilii Victoria iirs Bhctorica , rien à désii'er; la première a paru à Berlin 

i3. 



100 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

ottavo se ne giovô insieme con altri fogli staccati da un eseniplare dei 
codice Teodosiano e délia legge cosi delta dei Borgognoni, per riscri- 
vervi sopra le coHazioni dei santi di Cassiano. Rassomiglia questo Di- 
gesto nella forma al Giustinianeo, se non che nel primo si meschiano 
indifterentemente le dottrine dei giureconsulti e le leggi de'prencipi, 
mentre nel secondo furono soltanto ricevute le risposte dei sapienti, 
essendosi riserbati i rescritti imperiali ail' altro lihro de! Codice. E si 
osserva pure quest' altra differenza fra loro, che nell' Amalfitano le 
costituzioni spettanti a ciascun titolo sono disposte per ordine cronolo- 
gico, mentre nel Vaticano non si è serbata alcuna ragione di tempo. 
Gonvien confessare che di questa nuova collezione giuridica non si 
aveva per 1 addietro alcun sentore ; e in fatti la maggior parte délie 
leggi in essa radunate è apparsa affatto ignota, sebbene non poche an- 
cora vi s' incontrino che sono ripetute nelle Pandette o nei Godici di 
Teodosio e di Giustiniano; con questo vantaggio non di meno che qui 
si veggono quasi senipre piij ampie ^d intere. Il più antico degl' im- 
peratori che vi sia ricordato è Trajano, corne il piii récente è Valenti- 
niano seniore, dal che trae motivo di giudicare Y egregio editore nella 
sua dotta prefazione, che questo lavoro sia anteriore in elà al codice 
di Teodosio, e posteriore a quello di Gregorio e di Ermogene^ Più 
dubbioso rimane sulla questione, se sia stato compilato di privata 
autorité; ma propende pcraltro a credere che l'autore seguisse la re- 
ligione pagana. Premesse queste notizie generali, io ne verro piluc- 
p. 5o. cando le cose più importanti, che di mano in mano mi si ollViranno, 
relative alla storia ed ail' erudizione, lasciando interamente ai giuristi 
1.1 cura di mostrare quale sia il vantaggio che da lui ne proviene alla 
scienza légale. 

Sette sono i titoli che ci sono rimasti in questo frammento, il 

en i86o, la seconde h Bonn, on i86i, 820, et que les lois de dates poslérioures 
sous ce lilre: Juris anlejustinirmcifrugmcvla qu'elle conlicnt y ont dlé ajoulécss dans le 
ffunc dicuntur Vaticana. .1. B. de Rossi.] cours du iv'' siècle; rien ne peut faire sup- 
I M. Mommsen a démontré que cette poser qu'elle ait été rédi|[ée par une auto- 
compilation a été faite sous Constantin, en rite publique. J. 1{. de Uossi.J 



BIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. ' 101 

primo de' quali si denomina ex empto et vendilo, o contiene un responso 
d' incerto giiireconsulto, molti di Papiniano, c ventitrè rescritti im- 
periali da Alcssandro Severo a Coslantino Magno, molti de' quali 
sono disgraziatamcnte mutilali. Di uno di ossi pag. 5 [§ 3o]', che porta 
la data Aureliano et Basso coiiss. spctlante ail' anno s'y!, giuslamente si 
prévale 1' crudito annotatore pcr confermare che quello lu il primo 
consolato dell' impcratorc Aureliano, contro la maggior parte de' mo- 
derni collettori di fasti, che, ingannati da due falsissime iscrizioni Ligo- 
riane^ l'avevano reputato il secondo. Per altro raddoppiandosi a Basso 
quest' onore dai fasti greci Eracliani sostenuti dal marmo di Secenara^, 
ch' è r unico sincero di quest' anno che finora si conosca, se qui non 
vi è stata negligenza per parte del copista, converrà dire, o che la 
cancelleria impériale seguisse in questi tempi il costume di coloro che 
non tenevano conto dei consolati sulTetti conseguiti prima degli ordi- 
narj, o più probabilmente che Basso non avesse avuto in precedenza 
che i soli ornamenti consolari, i quali da alcuni si computavano, ben- 
chè impropriamente, per un vero consolato, dietro il primo esempio 
datone sotto Settimio Severo da Fulvio Plauziano, secondo che avverte 
Dione*. E lo stesso converrà pur credere riguardo al rescritto di 
Gallieno del 260, dato [SaecuJaii^ II et Donato conss., pag. 5 [S 19]. 
nel quale col consenso di tutti gli antichi fasti si rifiuta al secondo il 
geminato onore, che perô gli viene concesso nelle due tavole di bronzo 
già del Museo Vettori, pubblicate dal possessore^. 

Erasi in dubbio se Sesto Gatio console nel 280 avesse avuto il 
cognome di Clemenziano di Glementino : ma ora dovrà preferirsi il 
secondo pel nuovo esempio che ne porge la pagina quinta [§ 98], con 
cui confronta fra le altre la bella lapide del Museo Palatino di Man- 



' [ Les pages auxquelles renvoie Borghesi ^ Gud. qui viditj p. i4i, 9. [Orelli. 

sont celles du livre du cardinal Mai; nous n. i856; Mommsen, /. N. 5478.] 

y avons partout ajouté, entre crochets, l'in- '* Lib. XLVI , c. xlvi. 

dication des paragraphes des éditions qui ^ Dissert, glyplofiraphica ^ ]i. xu. [Murât, 

ont paru depuis. L. Renier.] p. 364 et 563.] 

' Reines. Cl. V. n. /j8; Gud. p. a/i. 1. 



102 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

heim riterita dal Donati^ Fra le persone mentovate iii questo titolo 
non so bene se la Rutilia Prima vivente ai tempi di Costantino nel 3 1 5 , 
pag. 7 [S 33], sia la medesima ch' è nominata nel seguente marmo del 
Muratori- : 

RVTILIA 

FORTVNATA 

RVTILIAE-PRIMAE 

LIB-V-A-VIII 

parendonrii anzi che la di lui semplicità debba consigliare a riportarlo 
a tempi più aiitichi. 

Bensi di nobile stirpe diro essere stata la Flavia Aprilla ricordata 
due anni prima nella stessa pagina [§ 34], imperocchè i suoi nomi l'ac- 
cusano discesa da una famiglia resa illustre da M. Flavio Apro sena- 
tore ai tempi di Trajano, e ricordato da Plinio giuniore^ e nel dialogo 
De causis corruptae eloquentiae'^, non cbe da due altri a lui omonimi, 
che conseguirono i fasci nel i3o e nel 176. 

Che peccato perô che siasi ommesso il nome del correttore del 
Piceno, a cui è indirizzata una bellissima ed intera costituzione di 
Costantino dell' anno 3i3, pag. 7 [§ 35], e ch' esser doveva un uomo 
di grande importanza, veggendosi che 1' imperatore lo chiama joarem* 
karissime algue ammitissime, il quale titolo non so se si abbia esempio 
che sia stato mai dato a persone di minor condizione dei prefetti del 
pretorio e délie due capitali^ Certo che Valentino il quale cra conso- 
lare délia stessa provincia nel 365 dicesi semplicemente Valentine karis- 
sime nel codice Teodosiano^; per lo che vi sarebbe mai pericolo che in 
quel P. K. che giusta il solito l'erudilo Monsignore ha interpretato Pa- 

' Pag. Û70, 5. [Orelli,n. i8i;Steiner, ^ [On verra en elîel plus loin (page 1 oH. 

hmcr. Dan. et Rhen. I, 633. J note 3) (pie celle conslilnlion esl adressée an 

' Pag. i556, i5 ; Romae apud Ficoro- préf'el du prétoire, qui avait di'oil à ce litre, 

nium. J. B. de Rossi. ] 

■ Lib. V, ep. XIV. ° Lib. II. til. i\, I. 5. 

' [Tacit. De Orat.] cap. n. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 103 

rens Karissime, dovesse questa volta prendersi P per l'iniziale del nome 
de! préside, che contro l'uso vedesi prelerito? Mérita poi spéciale osser- 
vazione la data di questa legge, pei- la nicmoria che vi si la délia città di 
Alba, che sarà la Fuceiite annoverata Ira le Picene anche nel libro di 
Balbo presse Frontino', e perché ci assicura che ai 29 di agosto di 
queir anno Gostantino trovavasi in Aquileja : Dal. JIII Kal. Sept. u/j. 
FF. ad correclorem Piceni Aquileja. Accepta AI 111 Kal. (kl. Albae, Constan- 
tino Aug. III conss. Per lo che saremmo obbligati a ritardar^' il siki 
viaggio nelle Gallie, che sulla fede del suo panegirista e di Zosimo si 
credeva aver intrapreso nella primavera per reprimere i Franchi, che 
violando la data fede minacciavano un' irruzione , oiule sappianio da 
altre leggi che nel novembre e nel décembre soggiornava a Treveri. Ma 
vi è modo di conciliare questo nuovo documente cogli storici, dicendo 
che queir Aquileja non sia già 1' italiana, ma sibbene T altra situata 
nelle vicinanze di Ehingen sul Danubio, di cui ha recentemente par- 
lato il dottissimo Amati^. E per verità qualche cosa di non comune 
deve nascondersi in quella sottoscrizione, attesa la stranissima novità 
di portare doppia data di luogo Aquileja, ed ap. FF, non sembrando 
qui niente opportuna l' interpretazione ^V^ld¥isc^lm Frumentarium , che 
suol darsi a quelle due sigle. Se la présente costituzione tu mandata 
dalla Germania, come par certo dal mese in cui fu scritta, e dall' inter- F. 53. 
vallo di 21 giorni corso fra la spedizione e la ricevuta, non puô a meno 
che quelle significhino alcuna cosa che prevenisse il lettore a non coi- 
rere tosto col pensiere in Italia al veder nominata la celebratissinia 
Aquileja. Potrebbe quindi cadere in mente di supplire APud Francos, 
raddoppiata ail' uso di quei tempi la prima lettera a denotare il plu- 
rale, o XVud Francorum Fines, altra consimile, con che il senso 
correrebbe egregiamente^ Ma prima di azzardare alcuna congettura. 
farebbe mestieri di conoscere il luogo preciso, ov' era posta 1' A(]ui- 

' [Gromaticiveteres, QA.L?id\max\nA.\, ' [Cette difllculté provient uniquement 

p. .25,3.] d'une mauvaise lecture du cardinal Mai : le 

- Giornale Arcadico , 18-2 4, tom. XXI. manuscrit ne porte pas «p-FF^ mais bien 

p. 5g. apff, ce que M. Mommsen a interprété avec 



10^1 DIGESTO ANTEGiUSTlNlANEO. 

leia danubiana, e segnatamente s' ella sorgeva sulla ripa romana, o 
sulla ripa dei Franchi, il che io mi confesse d' ignorare del tutto. Sarà 
dunque meglio desistere da ogni vaneggiamento, e di abbandonare 
]' illiistrazione di questo difficile luogo agli eruditi Alemanni, che aju- 
tati dalle cognizioni topografiche sono al caso di vedere tanto più ret- 
tamente di noi. 

Il Basso cui è indirizzato il susseguente rescritto [§ 36] del mede- 
simo Costantino, nel quale si tratta di una querela fra Esuperanzio 
uomo chiarissimo e suo nipote Valentino, sarà senza meno un prefetto 
di Roma, essendo questi i giudici ordinarj dei senatori, e perô non si 
avrà timoré di equivoco nel reputarlo Settimio Basso che fu prefetto 
dai 1 5 maggio del 3 1 7 fino al primo settembre del 3 1 9 , siccome ci 
assicura 1' anonimo. 

Ad una lacera costituzione di Valentiniano seniore [§ Sy], datata 
da Treveri li 10 novembre del 369, ove già sapevamo che a quei tempi 

dimorava, ne succède un' altra pari menti mutila [S 38] diretta pr. 

pv. Ltig. prim., che il preclaro editore ha spiegato l^?\.aesidi Pro\inciae 
LUGdunensis PWlMae, suH' esempio délia legge di Costantino che si 
trova nel codice Teodosiano inviata ad Antonio Marcelhno altro pré- 
side di quella provincial Ma se è vero, corne egli stesso annunzia, che 
la prima lettera P abbia piuttosto la sembianza di un altra R, io ame- 
rei meglio di supplire coRR, e d' interpretare correclon^; non opponendo 
ostacolo il citato Marcellino che si appella préside, atteso che non è 
nuova la variazione del titolo dei governanti di una medesima pro- 
vincia, onde sappiamo che la Gampania per esempio fu amministrata 
da proGonsoli, da consolari, da correttori, da rettori e da presidi. Il 
nome poi di questo personaggio che si è perduto nell' intestatura , tro- 



raison a prnefecto [praetorio]; ce n'est donc ^ [Mais il n'y a jamais eu de correctores 

pas l'empereur Constantin, c'est le préfet dans les Gaules, et d'ailleurs cette première 

du prétoire qui a envoyé d'Aquilée au cor- lettre est un A et non pas un R; M. Momm- 

rectour du Picenum la constitution dont il sen a donc lu avec raison : ad consulkKem 

s'agit. J. B. DE llossi.] provinciae Lugdiincnsis primac. — J. lî. de 

' [Lib. XI, tit. m, I. 1.] Rossi.| 



DIGESTO ANTECxIUSTiiMANEO. 105 

vasi iiel corpo dclla legge, in cui s' egli dice Fauste karissime; ond' ella 
sarà pregevole per averci palesato un ignoto préside délia provincia 
Lionese, e per la novità di aver contro û solito la data dell' anno o']'.>.. 
11 quai Fausto non dnhilo esser quel medesimo che dal codice Giusti- 
nianeo' conosciamo essere stato poi conte délie sacre largizioni, non 
sappiamo bene in quai anno, perché manca la data, ma certaniente 
innanzi il 383, in cui fu associato ail' impero Arcadio,il cui nome non 
trovasi Ira quelli degli allri Augusti in fronte di ([uell' epistola. 

Il secondo titolo tratta de usufnictu, e non contiene che quattro soli 
rescritti imperiali con altrettanti consolati. Importante è il primo 
[% lii] Fmisto 11 et Gallo, appartenente al 298, perché accresce fede 
air anonimo Norisiano, ail' indice dei prefetti di Roma, al supposto 
Idazio, ai fasti greci minori, al frammento Bucheriano e alla legge xxi 
de! codice Giustinianeo de padis^, che ad Anicio Fausto concedono i 
doppi fasci negatigli da tutti gli altri, ed anche da tre marmi, che per- 
altro essendo cimiteriali non sono per questa parte di grande autorità^ 
Ha molto merito questo rescritto, perché ci somministra un ignoto P. 0: 
proconsole dell' Africa , da aggiungersi alla série datane dal Morcelli \ 
che appunto in questi tempi si querelava d' ignorarlo. Egli é Elio 
Dionisio, avanti cui l'imperatore Diocleziano ordina a Tannonia Giulia 
di presentarsi ; e quantunqiie non dicasi apertamente proconsole, per 
taie perô si palesa dal titolo vir clarmitmis amicus noster, e dal no- 
tarsi che la legge fu proposita Carthagine. Né alcuno potrebbe sospettare 
che invece di proconsole egli fosse vicario de! prefetto del pretorio, pri- 
mieramente perché il titolo che in questo caso gli conveniva sarebbe 
vir spectabilis, dippoi perché dagli atti di S. Marcello centurione délia 
legione Trajana^ siamo assicurati che quell'ulîicio era quest' anno oc- 
cupato da Aurelio Agricolano. È noto questo Dionisio per parecchie 
iscrizioni, fra le quali trasceglierô la seguente, che dà maggiori no- 

' Lib. IV, lit. XL, 1. 1. * Neir Africa Christiana , vol II, p. 176. 

^ [Lib, II, lit. m, 1. ai.J ' Presso il Ruiuart, Acta sincera marly- 

' [Voy. de Rossi, Inscr. christ, mh. Rom. rum, p. -265. [Ed. Paris. 1689, p. 3i3.] 
1. 1, n, 5î3-96.] 

m. i'» 



lOG DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

tizie di lui, pubblicata due volte dal Fabretti \ e veduta in Horiia dal 
Doiii^: 

L- AELIO • HELVIO 
DIONYSIO-C • V 

IVDICI SACRARVM COG 
NITIONVM TOTIVS ORIEN 
PRAESIDI SYRIAE COELE 
CORRECTORI VTRIVSQ^ 
ITALIAE CVRATORI AQ^ 
ET M I N ICI A E C VRAT 



OPERVM PVBLICORV 
PONTIFICI DEI SOL 

iiiiiiiliiiilli¥ii^ii^ii'iMiiii 

P. 5fi. ' COLLEGIVM 

FABRORVM TIGNVARI 
MVLTIS IN SE PATROCINIIS CO 



Délia cura deile acque da lui sostenuta sotto l' imperatore Diocleziaiio 
parla pure un' iscrizione Gruteriana^, e délia cura délie opère pubbli- 
clie avuta sotto lo stesso impero, si ha memoria in due altri marmi, 
uno del Grutero^, 1' altro del Fabretti*^. Intanto questo rescritto ci 
mostrerà pi'esso a poco il tempo in cui esercitô questi ulîicj, che sa- 
ranno tutti anteriori alT anno del suo proconsolato non mentovato nella 
sovra posta iscrizione, perché incisa anteriorraente, mentr' era curatore 
dello opei'e pubbliche, onde va bene che fosse onorato dai fabbrica- 
tori dei legnami occorrenti alla costruzione degli edificj. Ed è ujjual- 

' /h.sc>'. r/ow. |). -iof). n. 5i 7, pag. 700, ' Vap-. 178, (>. [Urelli. 1 oiVj,] 

II. 'il 5. * Pag. 111.6. [Orelli, 10/17.J 

Cl. V. II. Oo. |Orelli, n. Go.] " Insrr. dom. paj^, 68;'), n. 71. 
CVRATorî" locornm et. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 107 

mente di tutta regolarità, clie queste due curazioiii gli fossero di scaia 
per otteiiere il proconsolato dell' Âfrica ; veggendosi anni dopo che 
quella dell' acque lo fu del pari ail' altro proconsole Postumio Tiziano, 
secondo una lapide del Fabretti'. Corne il suo predecessore Cassio 
Dione, che da quella provincia passô alla prefettura urbana nel 196, 
cosi egli pure consegui questo nuovo onore nel 3oi, per quanto ci ta 
sapere 1' anonimo. 

È degna di attenzione anche la susseguente legge del '298 [S 6 y.], 
perché si confernia che l' imperatore Diocleziano agli 8 di febbrajo 
trovavasi al Sirmio, ove nel giorno précédente ce lo annunziava un' 
altra legge del codice di Giustiniano. Converrà perô dire che nella 
data di quella che vien dopo [§ /i3], sukcripla IIII Kal. Ocl. Viminaci 
Caess. Conss. sia stata per negligenza dimenticata la nota ///, e che 
perciô dall' anno 296 debba trasferirsi al 3oo. Imperocchè da altre 
leggi emendate dal Tdlemont, dei 19 settembre, dei 3, dei 17, dei 20, 
e dei 3o di ottobre, sappiamo che Diocleziano nel primo di quegli 
anni stanziava al Sirmio, lontano da Viminacio i5'i miglia, mentre 
altre dei 26 e 27 settembre del 3oo ci fanno manifesto, che in quel 
tempo egli appunto risiedeva nella seconda di quelle città. 

Ma se poche sono le leggi contenute in questo titolo, in compenso 
moite sono le risposte dei giuristi, cioè di Giulio Paulo, d' Ulpiano, di 
Papiniano, di Salvio Giuliano, di INerazio e di Giuvenzio Celso, parec- 
chie délie quali sono ripetute nell'antico Digesto. Di due altri giurecon- 
sulti è perito nel codice il nome, che non dev' essere impossibile di 
ristaurare essendosi salvata la citazione dei loro libri. Si attribuisce 
al primo nella pag. i3 [S /i/i] lib. II r. Aur. Felici ; e il ch. editore 
dopo aver rettamente interpretato lihro II responsorum, tituba in di- 
chiarare se il di lui autore sia Papiniano Nerazio, ognuno dei quali 
scrisse libri di responsi. Veda peraltro, se forse si avesse a preferire 
Cervidio Scevola, a cui pure sex libri responsorum si aggiudicano dall 
indice fiorentino délie Pandette, e cio perche quest' Aurelio Felice da 



Fabrelti, Inscr. dom. [). -208. n. 5i(J. 

1/4, 



108 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

lui nuovamente si commémora nell' inforziato ^ L'altro ignoto, di cui 
si citano siiio a quattro libri de interdictis, p. 28 [§ 92], sarà poi 
sicuramente Venuleio Saturnino, che compose sei libri sopra questa 
materia per confessione dell' indice su mentovato. Ne è da tacersi che 
a pag. 28 [§ 77] si ha da correggere il nome del giurisperito comune- 
mente chiamato Vinidio Vero, e che ivi appellasi Vitidius, essendo che 
la lezione del codice Vaticano viene gagliardamente appoggiata da una 
ta vola di onesta missione pubblicata dal Weszpremio^ e ripetuta dal 
P. 58. Vernazza ^ dalla quale s' impara che questo Marco Vindio Vero fu 
console suffetto nel giugno del i38 in compagnia dell' altro giure- 
consulto Pactumeio Clémente. 

Trapasso di volo sul terzo titolo de reuxoria et dotibus, tutto contesto 
di squarci di Paulo, di Ulpiano e di Papiniano, ove non ho da no- 
tare se non che nell' unica legge degl' imperatori Severo e Garacalla , 
riterita dal secondo di quei giurisperiti pag. 36 [§ 119], il mutilo 
nome del personaggio Iulio In. ... cui ella è diretta, dovrà restituirsi 
hiUo Inliano, per autorité di un' altra legge degli stessi prencipi, indi- 
lizzata al medesimo, che si trova nel Digesto^. La materia di cui in 
essa si tratta, cioè dei béni di coloro che accusati muojono innanzi la 
sentenza, già per se stessa faceva conoscere che il personaggio a cui si 
rispondeva, era un giudice pretorc, il che sarà ora maggiormente 
comprovato dal vedersi a lui inviati due rescritti di un argomento af- 
iatto diverso; onde non ponno essere due brani di una medesima 
costituzione. Per lo che me ne verra buon lume per fissare alquanto 
meglio r età di un console mentovato nella seguente lapide, di cui 
altro non si sapeva, se non che doveva essere posteriore a M. Aurelio, 
il quale a detto di Gapitolino^ pel primo curalores multis civitalihiSy quo 
laliu.s Hmaloriaa Icnderei dignilalcs, c scnalii dedif. La concordanza dei 

' Lib. XXXiV, til. m, I. sy. |C'ost Ulpien ^ Diplomu di Adriano spiegato, p. \ki. 

qui est l'auteur de ce livre; voy. le Digeste, [Gardinali, Diplomi imperiali, tav. XVII. | 
lil). XXX, 19.0, .S ■>. .1. B. i)K Rossi.] ' Lil). XLVIIl, lit. xm. I. 9.. 

' SuccincUi medlcoriwiHungarioc et TidH- ^ lo Moiro , c. \\. 

silvuniue hiographia , t. III, j). 638. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 109 

nomi e deil' uffîcio pretorio non che tutto 1' assieme délia lapide che p. 09. 
sa più del terzo secolo che del secondo, mi fanno credere agevolmente 
che il personaggio onoratovi non sia diverso dal nientovato nei rescritti 
superiori. Per lo clie s' egli fu pretore sotto Severo, e se innanzi di 
giungere al consolato gli tocco a sorte la provincia dell' Acaja, che se- 
condo le leggi non potè avère se non dopo un quinquennio délia pre- 
toria magistratura, converrà per conseguenza ritardare altresi la susse- 
guente legazione A({uitanica, cui succedetlero i fasci, e hssarla sotto 
r impero di Caracalla di Eliogabalo; onde starà bene che si dica le- 
gatus Augusti, non Augusloriim : 

L • I VL 10 • L • F • PAL 
I V L I A N O 

PRAETORI-CVRATOR] 
CIVITATIS-INTERAMNA 
TIVM-NARTIVM-PRAEF 
MIN ICIA-PROCON SVLI 
PROVINCIAE-ACHAIAE 
LEG-LEGIONIS-SECVNDAE 
AVGVST • LEGAT • AVG 
PRO-PR-PROVINCI 
AE-AQ_yiTANIAE-CON 
SVLI • OFFICIALES 
EIVS • PROVINC I A E • AQVITA 
NIAE-OPTIMO-PRAESIDI 
HOMINI • BONO 

Questa iscrizione trovasi ripetuta in due marmi, uno de' quah dai 
Grutero malamente si disse esistente a Roma^ quando per attestato 
del Passeri, in un opéra inedita nelia biblioteca Oliveriana, è stato 
sempre a Terni, prima presso il medico Giazzi, poi nei Carmelitani, 
finalmente in casa Manassei, ove lo vide il Marini'^. L' altro i'u poi tro- oo. 

vato nei 1788 negli scavi di Otricoli^, onde conosceremo che gli ofïi- 

' Pag. (i-i-2 , n. 7. ^ Guatlani , Monumenli aiiticlti liietlili per 

'^ [Frntr. Arval. p. 169, nota 35.] V unno 1788 , luglio, p. lv. 



110 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

ciali délia provincia di Giuliano, per onorare il suo consolato, gli dedi- 
carono una di queste basi iiella città di cui era nativo. Imperocchè non 
dubito di crederlo figlio di quell' altro Giuliano, cui spettano questi 
due cippi, otricolani anch'essi, entrambo editi dal Grutero ^ : 



L- IVLIO-L-F-PAL I V L I A E • L V C I L L A E 

IVLIANO L • I VLI • I VLI AN I • F I L 



IIII • VIR • AED • P ATRON I • MVN I CI Pi 



IIII-VIR-I-D CVIVS • PATER 

iTTl'- VIR-QVINQ^ THERMAS • OCRICVLA 

QVINQjîT-DEST NIS • A SOLO • EXTRVCTAS 

PATRONO SVA • PECVNIA • DO N A 

MVN ICI P I VIT 

PLEBS • OB • MERITA DECVR • AVG • PLEPS 

L-D-D-D L-D-DD 



E del padre eziandio si parla in uno di questi due titoletti, prove- 
nuti essi pure dagli scavi di Otricoli, che ora si vedono nel Museo Va- 
tican o : 

illUVLIO-L-F- PALAT P.V L I O • L • F • PAL- 

LVCILIANO IVLIANO 

liATRONO • MVNICI l-'iATRONO • MVNICI 

pMrenaevs PI • Irenaevs 

LIB LI B 

jl ch. Monsig. Marini'^ riferi tutti questi cinque marmi ad un istesso 
soggetto, ch' egli chiamô L. Giulio Giuliano Luciliano ; ma parmi evi- 
P- 61. dente che il console debba distinguersi dal patrono del municipio, 
giacchè nella seconda pietra in cui si annoverano tutti i suoi officj niu- 
nicipali, parmi impossibile che con un COS, o alineno con un CV 
non si fosse dato un cenno délie magistrature tanto maggiori da lui 
occupate. E s' era vero che fosse figlia di un senatore e di un consolare, 

' Pag. ti9.^, n. 8 e 9. — * Fr. Arval. p. i6-^, nota 35. 



DIGESTO ANTEGIUSÏINIANEO. 111 

non saiebbesi poi risparmiato il tilolo di chiarissima femina a Giulia 
Lucilla memorata pure in questo sasso del Donati^ : 

D-M-FEC 
IVLIA • L • F 

LVCILLA 

DIADVMENO 

L-PEDAGOGO 

B • M 

Egualmente non veggo corne possano ad una stessa peisona attri- 
buirsi le due lapidi Vaticane ambedue délia stessa forma e délia stessa 
dimensione, che a mio parère parlano di due fratelli; lo che essendo 
restera molto probabile cbe la figlia prendesse il nome di Lucilla da 
Luciliano suo zio : e per tal modo da tutte queste iscrizioni non solo 
avremo un console sufTetto, ma ben anche suo padre, suo zio e sua 
sorella. 

Un tesoro di pellegrine notizie rinchiudesi nel quarto titolo de excu- 
mtione, ma occorrerebbe un intero libro per tutte svilupparle e met- 
terle in chiara mostra. Cominciando tuttavolta, come ho intrapreso, 
dai consolati, dirô che abbiamo subito un nuovo collegio in quelle pa- 
role di Ulpiano, pag. 5o [§ 'io3] : idque et divus Marcus Pertmaci et 
Aeliano conss. rescripsit. Vedo che il ch. annotatore ha pensato dubita- 
tivamente ail' anno i63, e m' immagino che ciô abbia fatto perché P- ^J^. 
prestando fede ai fasti dello Stampa e di altri ha trovato console ordi- 
nario in quel anno un Eliano, ch' esser poteva quel medesimo ch'era 
qui mentovato. Ma il fatto sta che il console, il quale in compagnia di 
Pastore aperse quell' anno, non fu già Eliano, ma Leliano, come scrive 
la maggior parte degli antichi fastografi, e come non ci lasciano du- 
bitare quattro iscrizioni, délie quali basterà solo citare un' insigne ta- 
vola Gruteriana^ riconosciuta suU' originale dal diligentissimo Metello^ 
Laonde venendo a mancare ogni fondamento a questa opinione, con- 

' Pag. SiQ, n. 1. ^ Ne! codice Vaticano ii. 11^99, p. i^- 

' Pag. 196-1 97. 



11-2 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

verra cercare altri argomenti per trovare a questi consoli la loro sede. 
Non credo che alcuno potrà sospettare che col rarissimo cognome di 
Pertinace altri si denoti fuori dell' imperatore di questo nome, che ap- 
punto sappiamo aver conseguito il suo primo consolato suffetto nell' 
impero di M. Aurelio. Il Panvinio pel primo lo fisso ail' anno 179, in 
cui Gommodo fii console per la seconda volta, appellandosi a Gapito- 
lino che lasciô scritto^ : rr Post haec praefectus Urbi factus, in qua prae- 
ff fectura post Fuscianum hominem severum Pertinax mitissimus et hu- 
•rmanissimus fuit, et ipsi Gommodo plurimum placuit; quia ille esset 
ffiterum, cum Pertinax factus est. -n Ma quest' opinione del Panvinio, 
henchè difesa dal Reinesio^ e seguita da tutti i fastografi, meno forse 
il Muratori, che negli annali preteri di far memoria del primo conso- 
lato di questo imperatore, fu abbattuta dal Reimaro^, ove mostrô che 
questo passo di Gapitolino era mutilo e corrotto, il che pure confessano 
i suoi commentatori, ed inoltre maie interpretato, perché ivi si parla 
P. <^^- non del primo, ma del secondo consolato di Pertinace, ch' esercitô ve- 
ramente in compagnia di Gommodo 1' anno 192, mentr era nello 
stesso tempo prefetto. Giô premesso, io avvertirô che l'anno, in cui 
questo principe ebbeiprimi fasci, si ricava da Dione, il quale scrive* : 
TQuamquam vero Pertinax ob res praeclare gestas consul esset factus, 
rr tamen non deerant qui id indignarentur, quod esset obscuro loco 

-rnatus cum autem Gassius res novas moliretur in Syria, Marcus 

'• vehementer perterritusGommodum filium, veluti qui jam posset inter 
ff pubères haberi, acciri ex Urbe jubet. t) Gon lui si accorda Gapitolino^ : 

•f Marcus imperator praetorium eum fecit, et primae legioni re- 

•fgundae imposuit, statimque Raetias et Noricum ab hostibus vindica- 
"vit. Ex quo eminente industria studio Marci imperatoris consul est 



' In Pertin. c. iv. d(poLvù>v toO ^o Kacraiov xaxà Tr;t' 2u- 

■ Syntagma inscr. p. liih. piav vewTspiaavros , a(^àhpoL èxTcXoLjeis à 

' Ad Dion. iib. LXXI, nota 76. Mâpwos, rov ii()(x(xohov rôv viov sk tïjs 

* [ToO Se MepTÎvfXHOs èiri tolis àvhpaya.- Vwfxrjs, (bs xai es è<pïjëov5 };§>; reXeiv Sw- 

OioLis i/TTOLTeiav ÂctëèrTOs, 6(xoûs rfcrav oî ve- và[xsvov, fjisTSTrifxi^aTO.] Lib. LXXI,c. xxii. 

uetTÔjvtss STri t&j dvcii avràv rà yévos è^ ^ In Pertin. c. u. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 113 

-' designatus . . . Cassiano motu composito e Syria ad Daniibii tutelarn 
crprofectus est, atque iiule Moesiae utriusquc, mox Daciae regimcii 
rr accepit. n Di qui adunqoc si ritrae che fii ascritto fra gli uoniini protorj 
quando fii maiidato iiella Rezia e ncl Norico, il che da Dione' si dice 
essere avvcnuto iiel 172; onde stando al consueto non potè oUare al 
consolato senza una particolar dispensa del principe, se non dopo un 
triennio da che era stato nominato pretore, il che ci porta al lyB. Al 
contrario si conosce che, quando fu repressa la ribellione di Avidio 
Cassio, il che tutti confessano essere avvenuto sulla fine di quell' anno, 
egli di certo era già stato console; imperoccliè sul)ito dopo ottenne pro- 
vincie che lo stesso Capitolino distintamcnte particolarizza per conso- 
lari'^ : rrCuriam Romanam post quattuor provincias consulares, quia 
rrconsulatum absens gesserat, jam dives ingressus est. n Ottimamente 
dunque Dione premette questa sua dignité al viaggio che nello stesso 
anno fece Commodo nella Germania, d quale a detlo di Lampridio^ P- «'•• 
rrPisone et Iuliano coss. profectus in Germaniam XIV kalendas Aelias 
ff(ai 19 di maggio) ut postea nominavit, iisdem coss. togam virdem 
ff accepit, 11 délia quale fu rivestito crNonarum luliarum die, quo m 
ff terris Romulus non apparuit, et eo tempore quo Gassius a Marco 
frdescivit,n corne poco prima aveva attestato d medesimo biografo^ 
Per le quali cose sarà manifesto che Pertinace ottenne il secondo nun- 
dino consolare nell' anno in cui i fasti comuni segnano per ordinarj 
Galpurnio Pisone e M. Salvio Giuliano^ e sarà anche conosciuta la 
ragione per la quale absens consulatum gesserat : imperocchè essendo 
stato in quel tempo mandato nella Siria per combattere il rivoltoso 
Avidio Cassio, non potè recarsi a Roma ad esercitare la sua autorité. 
Fissato cosi 1' anno in cui fu console per la prima volta, resta ora 
da sciogliersi la gravissima difficoltà che s' incontra per la contraddi- 

' Lib. LXXXI, cap. m. quelques années après, en 1827, l'inscrip- 

2 In Perlin. c. ni. tion n° iSSg dOrelli faisait connaître les 

^ In Commod. c. xu. véritables noms de ces deux consuls, L. Cal- 

'> Ihid. cap. n. • pitrnius Piso et P. Sahius Iulianus. — 

^ [Borghesi écrivait ces lignes en 182 4; W. Henzen.] 



lu DiGESTO ant?:giustinianeo. 

zione degli antichi nella persona del collega. Conciossiachè Capitolino 
gli associa Didio Giuliano' : hiliauus ei in consulatu collega fuerat et in 
proconsulatu successerat , e con lui concorda Lampridio : Itdianus fuit 
consul cum Pertinace, et in proconsulatu Africae eiclem successit, mentre al 
contrario il nuovo Digesto gli assegna per collega un Eliano. lo dunque 
comincierô dall' osservare che non vi è alcuna buona ragione per asse- 
gnare a Salvio Giuliano figlio dell' ordinatore dcll' editto perpetuo 
piuttosto i fasci ordinarj di quest' anno, che quelli di un altro, non 
essendo questa che una semplice congettura del Panvinio senza alcun 
positivo fondamento. Potremo noi dunque con molta più ragione giu- 
dicare che il Giuliano collega di Pisone sia il Didio che poi divenne 
P. 65. imperatore; e cio essendo niente osta perché si creda che Pisone avanti 
il termine délia magistratura non dirô che morisse, avendo motivi per 
crederlo vivo in anni posteriori, ma si hene rinunziasse, e cosi po- 
tesse essergli sostituito Pertinace. Di queste volontarie rinunzie innanzi 
di aver consumato tutto il tempo statuito alla durata dell' ufficio, occa- 
sionate moite volte dal bisogno di partire sollecitamente per la pro- 
vincia, abbiamo esempj in buon dato; e basti per ogni altro quelle 
contemporaneo del 178, in cui Orfito aperse 1' anno in compagnia di 
Piufo, ed ebbe poscia per socio un altro Giuliano, come c' insegna un 
elenco di soldati pubblicato dal Fabretti'^ che io stesso ho veduto nel 
Museo deir università di Bologna. Per tal modo Pertinace potè per 
([ualche tempo essere collega del console ordinario Giuliano, il quale 
compito il suo nundino, che in questi tempi non saprei ben dire se 
per gli ordinarj fosse di quattro mesi di due, dovè necessariamente 
avère il successore; ed ecco quindi verificato il caso che il primo mu- 
tasse compagno, e ne avcsse uno nuovo in Eliano. 

Prevedo pero che mi si opporrà che Didio successc a Pertinace nel 
|)ioconsolato dell' Africa; onde se fosse vero, come ho supposto, che 
(juegli fosse giunto prima di questo ad assumerc i fasci, dovea per ra- 
gione di anzianità prccoderlo ancora nel conscguimento dclla provin- 

' In Pcrlin. ca[). .\iv. Guida al Museo di Boloijna, p. 62; Kcllei- 

* Inscr. dom. p. -210, 11. 530. [Schiassi, niann, Vigil. Rom. n. 103".] 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 115 

cia. Quest' obbiezioiio sarebbe stata insolul)ile avaiiti la scoperta di 
Frontonc, ma ora si annulla coU' oitava sua lettera ad Aritonino Pio. 
Scriv' e<]li a quest' imperatore : rNam ci de jure sortiendi, quoad incer- 
rr tum fuit, disceptavi, etpostfjuain jure bbcrorum prior alius apparuit, 
r: eam quae mihi remansii spleiididissimani proviuciani pro electa Jiabui ; r. 
dal che si vede che il ma<j[5;ior numéro dei figli dava la precedenza fra 
i consoli dello stesso aniio, che avevano diritto alla sorte. E cio pure 
sembra convalidarsi da cio che si scrivc in questo medesimo titolo a 
pag. /i8 [§ 197], in cui si dice che i figli bello mnissi et in fascibus 
sunwncUs et in jndicandi munere pro superslilibns habentur, ut lege Iidia 
de maritandis ordinibus, de fascibus sumendis. . . . cavetur; dal che pare 
potersi dedurre che questa fosse una délie disposizioni délia célèbre 
legge portata da Aiignsto nel 786, confermata poscia dall' alira legge 
non meno famosa Papia Poppea. Ora Didio Giuliano non ebbe mai che P- w>. 
un' unica figlia Didia Clara; Pertinace al contrario ne contava per lo 
meno due S e quindi sta bene che per questa ragione avesse la pro- 
vincia innanzi il suo compagno, tuttochè gli cedesse alcun poco in 
anzianità. 

Passando poi ad indagare chi possa essere l'altro suo collega Eliano. 
per quante ricerche abbia fatte, non trovo a questi tempi altra persona 
di un taie cognome suscettibile di questo onore, se non che L. Roscio 
Eliano nominato nel catalogo Vaticano di un nobilissimo collegio, forse 
dei salj palatini, pubblicato dal Marini^ : il quai Roscio per essere stato 
eletto flamine usci da quel collegio nel 171, cioè quattro anni soli 
innanzi il tempo di cui ragiono, cedendo il suo posto a T. Fundanio 
Vitrasio Pollione. Il suo successore credesi il console dell' anno sus- 
seguente 176; onde sta bene che circa questi tempi godesse anch' egli 
dei medesimo onore. E per verità egli ei-a di nobilissima famiglia Bre- 
sciana, che ha più voite seduto nella maggiore curule, conoscendosi 
già nei fasti L. Roscio Eliano Mecio Celere console suffetto Y anno 
100, L. Roscio Paculo Eliano console ordinario nel 2 2 3, e aspettando 

' Dion. lih. LXXIII, cap. vu.— * Fr. Arval. p. 166. [Voy. plus haut. p. 63. note 1.] 

i5. 



IIG DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

di trovarvi posto L. Roscio Paculo, probabilmente padre di quest' ul- 
timo e figlio del nostio, del cui consolato ci assiciirano una base di 
P. 67. Perugia édita più integralmente degli altri dal P. Abate de Gostanzo', 
ed un' altra di Vercelli pubblicata con poco appiaudita illustrazioiie dal 
professore Ranza^. 

Resta ora che io compensi Salvio Giuliano dell' espulsione che ho 
di lui fatta per dare a siio nipote il posto che occupava iiei fasti , al 
quale avrà diritto, se exercilihus praeerat, corne attesta Lampridio^; non 
essendosi per i' ordinario affidati eserciti a veruno senza provincia con- 
solare. E crescerà questo diritto, s'egli era molto istruito nelle scienze, 
corne il Tillemonf' ha creduto di poter ricavare da Diorie^ clie lo chiaina 
èXXoyifxwroLTOv; perché allora non si avrà da dubitare clie di lui si 
parli da Suida ail' articolo di Damofilo, ove ci narra che quel hlosofo e 
sofista fu educato da Giuliano console sotto Marco imperatore. Per lo 
che a lui concederô volentieri i fasci suiïetti del 178, che ho già detto 
essere conferili a un Giuliano dalla lapide militare di Bologna; e sapen- 
dosi da Dione ch' egli ebbe milites sibi deditissimos , potrà sospettarsi 
che questa appunto fosse la ragione, per cui quel soldati con esempio 
unico in tutti i cataloghi di egual natura, abbiano preterito uno dei 
niagistrati eponimi di quell' anno, per onorare il loro ruolo col conso- 
lato del loro générale. 

Sommamente importante per la storia è la notizia dell' orazione di 
M. Aurelio, quant in caslris pracloriis recilavil, Paulo iterum et Aproniano 
consîdibus, VIII Id. lan. pag. h% [§ igB], perche ci prova che quel 
principe nel gennajo del 168 trovavasi a Roma, onde avrà tutta la 
ragione il Tillemont*^, il quale in mezzo ai garbugli di Capitolino seppe 

' Disaniina degli scrittori di S. Rufino, lus, l'un dos consuls ordinaires. \ oyez dans 

p. 699. [ Verniijolioli, Iscriz. Perug. p. Ai G. ses Fus i. cos. la note sur les consuls de cette 

Orelli, n. 38/i8.J annde. L. Renier.] 

^ [Depuis, Boryiiosi adoptant l'opinion ^ In Cominod. c. ni. 

(^mise par Marini [Frat. Arval, p. iog, et * Hist. des Empereurs, (îonimode, arti- 

Figul. n. 443), a placé en i84 le consulat cle iv. 
de L, Rosciiis Paculus, qui aurait alors roni- '•" [I.ib. LXXIl, cap. v. ] 

placé, comme suircctus, L. Eggius MaruI- " Ilisl. des Empereurs, M. Aurèle, art. x. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 117 

(listinguere duc viaggi degli Augusti fratelli alla volta dell' AHeiiiagna, 
uno sul comiiiciare del 167, da cui ritornarono sulla fine dello stesso 
anno dopo coiichiusa la pace coi Marcomanni, 1' allro iimanzi il ter- P. <i^. 
minare dell' anno segiientc, quando ridestossi la guerra, durante il 
quai viaggio L. Vero péri d' apoplessia in Altino circa la meta di gen- 
najo del 169. Dovremo ora dunque confessare che 1' Eckhel' a toi'to si 
è rifiutato di prestar fede a quest' opinione del Tillemont; e quindi 
starà egregiamente che le niedagliè coniate sul principio del 168 ono- 
rino la Fortuna Reduce. Pero in questo luogo non potrà assolversi 
dalla taccia di negligenza il copista dei nuovi Digesti, per avère ne- 
gato a L. Venuleio Aproniano il segno del secondo consolato, contro 
cio che dottaniente scrisse il Marini -, i cui detti sono poi stati confer- 
mati dalla bellissima lapide scavata a Gabio, ed illustrata dal Visconti^. 

Venendo ora ai personaggi mentovati in questo titolo, il Doniizio 
Rufo che pel primo s' incontra, e cui rescrissero i divi fratelli, vien 
forse altresi ricordato in un picciol sasso del Museo Veronese riferito 
dal Maffei^ 

Quattro voile aile p. /i2 [§ lôg], 5i, 62 e Sg [§ 2A6], si fa niemoria 
d'Elio Diodoto, che fu pretore sotto V impero di Garacalla, e di cui 
pure fa parola il seguente marmo del Grutero^ che trovavasi a Buda : 

Q_:VATINIO'ADIVTORl 

. QVONDAM-CENTVR-LEG 

ll-ADIVTR-H-M-V 

AEL-DIODOTVS • C • V 

HERES • PIVS 

FECIT 

La solenne appellazione Clarissimus Vir ben conviene a chi era stato 
pretore, ed ora conosceremo 1' età prima incerta di questa lapide, la (u,. 

' D. N. V. t. VII, p. 57. Constanfine, Inscripùons romaines de l'Algé- 

^ Fr. Arval. p. 196. rie, n. 182-2. L. RemerJ. 
' Monumenti Gahini, p. i63 et suiv. [et * Mus. Veron. pag. 16G. 

depuis, par une curieuse inscription de ^ Pag. 067. i,e\ Apiano. 



118 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

quale dal canto suo ci mostra che Diodoto fu nella Paiinonia inferiore 
se non altro con qualche importante grado militare, se pure dir non 
si voglia , il che non è improbabile , che vi fosse legato délia provincia. 
Osservando poi che in questo titolo più volte ripetutamente si no- 
minano i niedesimi soggetti, parmi di non dubitare che il Fulvio Emi- 
liano mentovato m un rescritto délia pag. k'] [§ 189] sia lo stesso 
Emiliano délia pag. 5i [S 210] a cui si cita una lettera di M. Aurelio; 
e quindi quel rescritto non risguardando lui stesso, ma Manilio Optivo, 
sarà chiaro ch' egli è un pretore un préside, che aveva consultato 
r imperatore su quel dato afî'are. Per la quai cosa non esito a crederlo 
il padre di un altro Fulvio Emiliano console ordinario nel 206, e mi 
compiaccio di aver trovato finalmente un personaggio, a cui attribuire 
una bella iscrizione di Ancira divulgata da molti, e più correttamente 
degli altri dal Montfaucon ^ : 

AtDOYAYIONPOY 
ZTIKONAIMIAIA 
NONn PEXBZEBAfli 
TIZTPAVnATOINHBOY 
AHKAIOAHMOZTHEMH 
T POnOA EQZA TKY 
PAZTONEAYTQN 
EYEPTETHNEniME 

AOYNENOY 
TPEBIOYAAEEANAPOY 

Fu questa dal Muratori '^ e da altri aggiudicata al figlio, console 
corne ho detto nel 206, ma una talc opinione parve non soddisfare al 
Pielando. E veramente generava non piccola dillicoltà 1' osservare che 
un' altra lapide esistentc parimente in Ancira ^ da questo medesimo 
Trebio Alessandio fu dedicata al console G. Giulio Severo legato délia 
Sirin. il (|iialc iii una tcrza pictra consecrata alla moglie sua Cara- 

Pdldcoirr. fjnœcd , p. 1 58, .'} ; cl", p. i Gi . ^ Monlfaucon, Palacogr. Gracca, j). i Gg. 

Corp. inscr. Gr, vol. III, p. 7A, n. lioi-2.] [Corp. inscr. Gr. vol. III, [). 81, 11. ho-?.tj.] 
Vag. 565, 3.J 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 119 

cilea ' clicesi nP^TOI T^N EAAHNÎ2N. Si cra creduto ch' cgii fosse 
quel Giulio Severo, che sap])iiimo da Dione '^ essere stato legato délia 
Bretlagna, dalla quai provincia fu nel i33 traslatato da Adriano ai 
governo délia Siria ; ma giustamente avverti Moiisig. Marini^ ch' egli 
doveva essere diverse, percliè sebhene nella lapide si enumerino minu- 
tamenle lutte le sue dignità, niuu ceuno peraUro vi si fa délia le^'^a- 
zione Biitaiinica, che non poteva tacersi, avendola esercitata prima 
délia Siriaca che si ricorda nel marmo. Per lo che niolto più prohabil- 
mente dovrà tenersi per quel Severo nominato da Aristide'S che certa- 
mente fu console, perché da quell' autore si fa espressa menzione del 
suo proconsolato deli' Asia, e di cui egli ci dice ch' era oriundo délia 
Frigia superiore. Il Masson nella Vita di quell' oratore colloco un taie 
proconsolato nell' anno 169, e stimô che la Frigia superiore di Ari- 
stide fosse la stessa délia Frigia magna di Strabone^, di cui faceva 
parte la Galazia : nel quai caso egregiamente concorderebbe il chia- 
niarsi primo dei Greci, e il trovarsi i suoi marmi nella sua patria 
Ancira, capitale di quella provincia. Lo che essendo, potrebbe duhi- 
tarsi ch' egli fosse il C. Giulio Severo console ordinario nel i55, il 
C. Giulio Stazio Severo, sotto il cui consolato fu rilasciata 1' onesta 
missione di Yienna, édita fra gli altri dal Marini*^. Il quai' ultimo Se- 
vero non è già la medesima persona dell' altro, come si è general- 
mente creduto, senza badare che il giorno I II Nouas Novembres, in cui ^■ 
fu data la missione, trovasi nel i55 occupato dai sulîetli Pollione ed 
Opimiano per fede délia célèbre iscrizione di Giuvenzio Gelso " ; e che 
la tribunizia podestà XVII d' Antonino Pio domanda apertamente che 
quel diploma sia riportato alla fine dell' anno précédente i54. Se dun- 
que poco dopo quest' anno Trebio Alessandro colloco l' iscrizione a 

' Montfaucon, Paîneogr. Grâce, p. 160. ^ Fr. Arval. p. 665. [Gardinali, Diplomt 

[Corp. inscr. Gr. vol. III, p. 8-2, n. AoSo.] mperiali, tav. XX; Arnetb. Zivôff militâr- 

^ Lib. LXIX, c. XIII et xiv. Diplom. pi. 93 et 96. ] 

■' Fr. Arval. p. 169. ' Gruter. p. 607, 1. [Orelli, n. 4870; 

* Serin, sacr. IV, loin. I , p. 3-23 ; [tom. I . Brunati , Musei Kirchcriani inscr. pag. 55 . 

p. 5o5, ed. Dindoif.j n. 109.] 

' Lib. XIII, c. VIII. 



120 DIGESTO AKTEGIUSTINIANEO. 

Giulio Severo, sarebbe cluro a concepirsi, corn' egli avesse vissuto 
cotanto per aver cura délia declicazione del marmo sopra riferito di 
Fulvio Emiliano, se fosse vero clie si dovesse attribuire al console 
del 206. Ogni difllcoltà sarà tolta, se in cambio sarà dato a questo 
nuovo Emiliano, che fu conteniporaneo di quel Severo, fiori sotto 
M. Aurelio, e che, se fu pretore préside, niente osta che abbia ancora 
potuto conseguire i fasci in un tempo, in cui si avevano per lo meno 
dieci consoli Y anno; sapendosi ora che fino dai giorni di Frontone il 
consolato, se non altro dei suffetti, non durava più di due mesi ^ 

Tre volte si fa menzione alla pag. ^7 [§ 191], 5i [§ 208] e 69 
[§ 2/17] di un rescrilto degF imperatori Severo e Caracalla a Claudio 
Erodiano, che apparisce anch' egli un pretore, e di cui si ha me- 
moria nella seguente base palermitana data dal Muratori ^ e dal Tor- 
remuzza^ : 

TI • CLAVDIO • HERODI 
ANO-C-V--LEG-PROV-SI 
CIL • IVDICI • R ARISSI 
MO • PATRONO • COL 
PANHO RMIT • PRINCI 
PALES • VIRI • EX • AERE • COL 
LATO • D • D 

7a. Veda altri s' egli si abbia a confondere collo storico Erodiano, che vi- 
veva certamente a questi tempi, perché trovavasi in Roma alla morte 
di Gommodo, che confessa da se stesso di aver conseguito diverse ma- 
gistrature, non municipali, ma dello stato; ed a cui opportunamente 
alcuni aggiungono'il nome ancora di Clodio. 

[ Ipiano a pag. 53 [S 220] asserisce di aver consigliato non so che 

' [Borfflicsi s'est de nouveau occupd de quelle vdcut ce personnag'e. — L. Renier.] 

L. Fulvius Rusticus Acmilianus, dans son ^ Pag. iiiA, n. 3. 

M(';iiii)ire sur le diplôme de Decius, p. 38 cl ^ Inscv. Siciliac et ohjacentium insularum , 

suiv. et il y a appuyé de nouvelles preuves pag. 18, n. 33. [Orclli, n.37r)o; llenzen. 

l'opinion qu'il ëmet ici sur l'époque à la- Supplem. Orcll. n. 56o/j.] 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 121 

cosa ad Alclmo liherto maleriio e tuloie di Furlo Ottavio uomo cliiaris- 
sinio; dal che cliiaro appaiisce, clie questo senalore era più giovane 
di lui. Ho per altro un sospctlo assai gagliardo clio il suo nome qui sia 
coiTotto per mancanza di un' abbrcviatura ; perché due gentilizj senza 
cognome sono stati senq)re assai rari in Uoma, e perché tuUo cio che 
di lui si dice, egregiameiiLe conviene a G. Furio Ottaviano, nienio- 
rato Ira gli uomiiii chiarissinii nel -2^0, in una tavola del Fabretti', 
a cui spetla pure un titoletto del Muratori^, e quest' avanzo di una 
niagnifica base veduta in Ronia dal Doni^ : 



CAECILIAE-MA 
TRI • PlISSIMAE 

FVRIVS 
OCTAVIANVS 
COS-PONTIF-FIL 



Ln nuovo legato da accrescersi alla série dei presidi délia Belgica 
avremo poi in quel Claudio Saturnine, a cui si nota nella pag. bU 
[8 228] aver scritto una lettera l' imperatore Adriano. S' egli era le- 
gato di una provincia, era dunque stato prima certamente pretore: 
onde sarà da distinguersi dalF altro Claudio Saturnino che sarà suo H. 73. 
figlio, il quale non ebbe quella carica se non sotto Antonino Pio, e che 
per tre volte si nomina nel Digesto Giustinianeo \ Tertulliano^ ci 
avvisa che un Claudio Saturnino scrisse un libro de Coronis, ed io non 
so bene se ad alcuno dei nostri spetti il seguente sigillo di bronzo, tro- 
vato nella Sicilia, che fu cognito a Monsig. Marini : 

T-CLODI-SAT 

VRNINrC-V 

' Pag. 09^ 9. [Mommsen, /. N. 635.] * Lib. XVII, lit. i, i. 6; lib. XX. lil. iir. 

- Pag. 1783, 1 5. 1. 1; lib. L, tit. vu, 1. h. 

' Cl. V, 11. 68. ' [De Coron, c. vu.] 

m. 16 



123 DIGESTO ANTEGIUSTIINIANEO. 

non elle questa base di elegantissimo lavoro, riferita dai Grutero' : 

d. m. 

M • CLAVDl • SATVRNINI 

. FECIT 

CLAVDIA- TYCHE • PATRONO 

BENEMERENTI 

Un qualche ignorante correttore deve poi avère emendato PLAE- 
TORIO ne! nome che la prima mano aveva rettamenle scritto di 
Plalorio Nepote nella pag. 5/i [S a 9 3], in cni si cita un rescritto indiriz- 
zatogli dal Divo Pio. La verità di questa lezione viene dimostrata da 
una sua lapide, trovata nel Ghetto di Pioma l' anno 1 63 1 , pubblicata da 
molti quasi sempre scorrettamente, e ch' io daro qui secondo 1' esem- 
plare che mi è paruto più accurato, e che è certamente scevro d' er- 
rori - : 

IMP • CAES • M • AVRELIVS • ANTONI N VS • AVG 
PONTIF-MAX-TRIB- POTEST • X V • COS • III • ET 
IMP • CAES • L-AVRELIVS -VERVS • AVG 
TRIB-POT- COS-II-TERMINOS • VET V STATE - 
COLLAPSOS- EXALTAVERVNT- ET- RESTITVE 
RVNT • R • R • PROXIMO • TERMINO • PED .... 
POSITOS-EX- AVCTORITATE-IMP-CAESARIS 
NERVAE • TRAIANI • AVG • CVRANTE 
A • PLATORIO • NEPOTE • CALPVRNIANO 
CVRAT • ALVEI • TIBERIS • ET -RIPARVM 
ET-CLOACARVM- VRBIS 

Impariamo di qui che Plalorio era curatore del Tevere nel iGi, 
carica che concedevasi a pei'sonaggi che di fresco ei'ano stati consoli ; 
onde saremo sicuri che a lui pure non manco quest' onore, ed anzi 
nvremo ogni ragione per giudicai'e che il rescritto gli fosse indirizzalo 
da Antonino Pio, mentre occupava la pretui'a. Egli lu liglio senza meno 

l'.'i{j. m5o. 8. — '^ L^oy. ilenzen. Suppl. Ot-ell. u. o^ya.] 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 123 

di ([Liel Plalorio Nepote ricordalo più voile du Spaiziaiio iiella \ila di 
Adriaiio', di cui fii l' iiiliiiio aniico nieiitr' cra ancora privato, e dal 
(juale in appresso fu prima ricolmo d' onoii, poscia avulo in somma 
detestazioiie. A lui fu posta una base trovata in Aquileja nel 181 5, 
e poscia trasporlata nell' impérial Museo di Vicima^ la quale non 
sapendo che in llalia sia mai stata pubblicala, Uascriverô qui volen- 
tieri secondo la copia che me ne favori il sig. ab. Polidori : 



A- PLATORIO -A- F 

SERG • NEPOTI 

APONIO-ITALICO 

MANILIANO 

C-LICINIO-POLLIONI 

COS • AVGVRI- LEGAT -AVG 
PRO • PRAET • PROVINC • BRI 
TANNIAE-LEG-PRO • PR- PRO 
VINC • GERMAN • INFERIOR 
LEG • PRO • PR • PROVINC • THRAC 
LEG- LEGION -Ï-ADIVTRI GIS 
QVAEST- PROVINC- MACED 
CVRAT -VIARVM • CASSIAE 
CLODIAE-CIMINIAE-NOVAE 
TRAIANAE • CANDIDATO • DIVI 



TRAIANI • TRIB • MIL • LEG • XXII 

PRIMIGEN • P- F -PRAET -TRIB 

PLEB- Il Ï-VIRO- CAPITALI 

PATRONO 

D • D 



lo posso garantirne Y esattezza, avendola faita di iiuovo collazionare 
suir originale, per assicurarmi del singolare disordine che per coljja 



' [-Cap. IV, XV elwiii.] Brescia, p. 3^ el sutv. et Orelli. n. 82'i 

" [Voy. Labus, Antichi monitm. scop. in avec la note de M. Henzen. Suppl. p. 83.] 

16. 



124 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

del marmorario vi si scorge sulla fine, ove in particolare ii CANDI- 
DATO che doveva essere unito al TRIB-PLEB, o al PRAET, tro- 
vasi staccato e non retto da alcuno. 

L'Apollinare che scrive a Giulio Paulo nella pag. 55 [§ 227] è senza 
contrasto il giureconsulto Nasennio Apollinare, che lo consulta di 
nuovo nel Digesto Giustinianeo ^ Il Glandorpio si accorse che il di lui 
nome ivi erroneamente si scriveva Nesennio e Nessennio, gentilizio 
non mai udito da alcuno, onde voile coiTeggere Cesennio : ma pare a 
me che con molto minor guasto si possa restituire Nasennio-, ch' è una 
famiglia ben conosciuta per molti marmi. 

A pag. 56 [S 282] abbiamo un Pompeiano pretore, a cui dice Ul- 
piano che imperalor noster rescripsit. Potrebbe dubitarsi quai sia questo 
principe, attesochè da quel giureconsulto si suole in lai modo deno- 
tare tanto Caracalla, quanto Alessandro Severo. Qui pero avrà voluto 
intendere il primo ; perché questo passo proviene dal suo hbro de ojicio 
praetoris tulelaris, ch' egli scrisse vivente il figlio di Settimio Severo, 
come si prova da altri squarci délia medesima opéra esistenti anche 
nei novi Digesti pag. Û9 [S 200] e pag. 5^ [§ 238], nei quali si no- 
mina impei^alor noster ciim paire, ove per la inenzione che si aggiunge 
del padre altri esser non puô che Caracalla. Questo Pompeiano adun- 
([ue sarà quel medesimo che dallo stesso Augusto fu ucciso nel 212, 
dopo la nioj'te di Geta, siccome racconta Sparziano^: rrOccidit etiani 
ffPompeianum Marci nepotem ex filia natum et ex Pompeiano, cui 
ffuupta fuerat Lucilla post mortem Veri imperatoris, quem et con- 
ffsulem bis fecerat et omnibus bellis praeposuerat, quae gravissima 
frtunc fuerunt, et ita quidem ut videretur a latronibus interemptus. ^^ 
A torto perô dubitô il Fabricio \ che si i'osse ingannato lo storico nel 
dirlo nipote di M. Aurelio , essendo il suo detto confermato da Ei'o- 
diano, che fia gli uccisi in (jueH' occasione nomina LnciUae sornris 

' \a\). III. l. V, I. 3/4; lil). XXVII, l. 1. (lorp i\ <')(lo])l('e dans son Onomaaticon , 

I. 39; lih. XXXV. t. II, I. 2-;i; lil). XLII. |). (io.K L. IkMEU.] 
t. I. I. Al. ^ In Carac. c m. 

' [C'est en dhl la restitution que Glan- ' Ad Dion. lih. LXXVII, not. .îy. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 125 

CommocU flium ^ ; onde sai'à iiiio rlci jriovjuii clie il genero di Marco 
mandava nel 19'i ncll' anfiteatro a veder combattere Conimodo coi gla- 
dialoii, corne attesta Dione'-^ : crClaudius Pompeianus ille senior imii- 
ffqiiaiii intcrf'uit, licet (ilios siios ad spectanduin mitteret. ^ 

Sa])cndosi adiinque ch' egli lu pretore, cresceranno le ragioni per 
reputarlo il Pompeiano clic in cornpafjnia di Avito lu console nel tîoy, 
a cui nei fasti coinuni malamente aggiungesi 1' altro cognome di Civica, 
col solo fondamento di una falsa lapide del Ligorio fatta pubblica dal 
Gudio^. Per lo clie ora non avrebbe forse più motivo di querelarsi 
il Marini, che si doleva di non poter cio dimostrare*. Non dire per altro 
ciô ch' egli disse nella pagina susseguente, cioè che Caracalla decoro 
questo Pompeiano di due consolati sulTelti , e del comando délie truppe 
in tutte le guerre, a lui applicando insieme col Tillemont^ e con tutti 
gli altri quelle parole del passo di Sparziano^' che ho poco fa riferito : 
rcquem et consulem bis fecerat et omnibus bellis praeposuerat, quae 
rr gravissima tune fuerunt. -n Imperocchè, preterendo che niuna délie 
lapidi, délie leggi e délie collezioni di fasti, che nomina il console 
del 909, gli attribuisce raddoppiata magistratura , domanderô solo 
quali furono tutte queste guerre gravissime sotto l' impero di Cara- 
calla avanti il 219, in cui Pompeiano fu tolto di vita, le quali potes- 
sero venir commesse al suo valore. Nel brève tratto di poco più di un 
anno dalla morte delF imperatore Severo a quella di Geta, che diede 
motivo alla sua occisione, non fuvvene alcuna, per quanto si sa, e 
certamente non si ebbe in quest' intervallo alcuna nuova salutazione 
impériale. 

Queste cose adunque debbonsi riferire al padre, a cui solo egregia- 
mente convengono , il quale fu realmente due volte console, corne attesta 
Capitolino -, e come ci conferma un' ara del Museo Nani, pubblicata dal 

' [Tr;s T£ KofXfxôSoy àSsÀ^r/s \o'JKiXXr}S '' Pag. 02, 5. 

viôv.] Lib. IV, c. vr, S 3. " Fr. Arvnl. p. 700. 

" [rioj-aTD/iai'ô? KAa{/§jos ô yépwv oùk ^ Hist. des Emp. Cararalln, orL vu. 

é(TTiv 6t£ iiïyjvTfidev , àXAà tov» [lèv vieis " In Carac. c. m. 

éTTSfjnrsv. ] IJb. TvXXIl. c. xx. ' \x\ Marco , c. \\. 



126 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

conte GuaiTiieri^ E veraniente, egli prese granclissiiiia parle iii lutte 
le guerre che 1' Auguste suocero ebbe co' Marcomaimi e con altri po- 
poli deir Allemagna ; délie qiiali fu tanta l' importanza che da Capito- 
lino vengouo rappresentate conie le più grandi di cui si fosse udito 
parlare-, e da Eutropio^ si paragonano aile Puniche. Infatti da un' 
onesta missione riferita dal Vernazza*, sappiamo che fino dall' anno 
p. 7«. 167 egli era legato délia Pannonia inferiore; onde intervenue alla 
spedizione del 170, corne si raccoglie da Gapitolino ^, ed a lui poscia 
fu affidata quella guerra per fede di Dione^ e dell' epistola di M. Au- 
relio che si trova dopo la seconda apologia di S. Giustino, in cui nie- 
mora il vecchio Pompeiano, quem hello ducem praefecimus " . So bene che 
i critici più severi hanno quell' epistola per un' impostura , ma ognuno 
almeno acconsentirà ch' eîla è un' impostura molto antica. Ed egli 
continué poi neU'amministrazione di quella guerra finchè durô; onde 
Erodiano^ ci narra che nel 180, dopo la morte di M. Aurelio, invano 
tentô di persuadere Gommodo a ritardare il suo ritorno e a non dare 
la pace ai nemici prima di averli interamente domati. Sarà aduncjue 
dimostrato, che il quem constdem bisfecerat, con quel che siegue, di- 
pende dal Pompeiano, cui impla fuerat Lucilla, e che il nominativo reg- 
gente da sottointendersi sarà Marcus, ch' è stato nominato poco prima. 
Ghe se cio non estante ad alcuno questa sintassi sembrasse un poco 
dura, si ricordi qnesti che 1' autore di cui si tratta è Sparziano, e tor- 
neragli a mente quanti altri imhrogli di simil fatta s' incontrino ne 
suoi scritti. Del resto questo seconde Pompeiano dev' essere il padre di 
un terzo, che fu console oïdinario sotte Alessandre Severo nel 281 ; ed 

' \Soprn nn' ara dcl Museo Nani, p. iv: ' Lib. VIII, c. xii. 

voy. Orell. n. lOSa. Borgliesi en a donné *" Diploma di Adriano , append. I.n. XVII. 

lui-môme un texte plus coitocI. dans son \ CurdinaU, Diplovnimper. iav. WIU.\ 
Mémoire sur une inscription de l'ancienne ^ In Pertin. c. n. 

Narona {Dullctt. Nap. N. S. ann. III , p. 1 92) , ' Lib. LXXI , c. m. 

mémoire dans lequel il a traité, avec tous ' |Ù rfixérspos 'SJoXéiJLO.p^os. Edit. Paris, 

les détails nécessaires, de l'hisloiie de ia5i,p. iG^j.J 
T. Claudius Pompcianus. — L. Pirnuîr.] " Lib. 1. c. vi. 8 lo sq. 

' In Matco, c. xvn. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 127 

avremo poi 1' iiil(;i'() suo iioiiic in (|ii(;sla lapide lionosc copiala \)\\\ ac- 
curatamente dallo S|)()n' : 

PROSALVTEDOMiP p. r. 

NIMPLSEPTSEVERI 

//GTOTIVSQpOMIlf 

El VSAVFANiSM A 

TRONSETMATRIBVS 

PANNONIORVMET 

DELMATARVM 

TICLPOMPEIANVS 

TRIBMILLEGIMIN 

LOCOEXCVLTOCVM 

D I S C V BtO N EETT ABV LA 

v-s 

Ji Sulpicio Simile che si présenta poche iinee dopo [$ -233], a ciii 
scrisse l' imperatore Trajano, dalle cose che si nari'ano lia lutta 1 a])- 
parenza di essere un prefetto dell' aiiiiona. Egli è senza iiieiio quoi 
Simile célèbre per la sua virtù, che da semplice centurioiie airivù 
ad essere prefetto del pretorio di Trajano e di Adriano : di cui parlano 
Sparziano^, e Dione che ha conservato il suo epitalllo^ Di esso tratta 
altresi questa semplicissiina iscrizioncella presso il Fabretti ' : 

G E N I O 
SIMILIS 
FAMILIA 

Ip-uoto ei'a pei' P addietro il nome délia sua gente, e saremo obbli- 

' Antifjuilcs de hjon . p. ly. [Voyez hi ^ In Hadriait. c. i\. 

nouvelle édition de cet ouvrage, publiée par ' Lib. lAlX, c. m\. 

MM. Renier et Monl'alcon, p. 17, et M. De '' Inscr. dont. pag. 70. n. 7. fOrelli. 

Boiss\eu,f nscript. rnUltinna de Lyo)i . p. .')().] n. 17-30.] 



128 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

gali a quesla scoperta, se ora abbiaiiio iinparato ch' essa fii ia Sulpicia. 
Sembra che dalla prei'ettura dell' aiinona passasse direttamente a 
quella del pretorio ^ ; essendo la prima dignité uno degli ultimi gradiiii 
80. per giungere alla seconda; onde sappiamo clie appunto lo stesso fece 
ancora il célèbre Ulpiano. 

Succède [§ 2 35] un altro prefetto dell' annona per nome Claudio 
Giuliano; ma bisogna guardarsi di non confonderlo con quello, a cui 
un sinnle ulïicio si attribuisce da due marmi del Grutero'^ : imperoc- 
cbè questo nuovo fu prefetto sotto Adriano, e perciô innanzi il i38; 
mentre T altro godé la medesima dignità sotto Severo, portando quelle 
iscrizioni la data del 201. Ouest' ultimo è assai probabilmente ([uel 
medesimo Appio Claudio Giuliano ch' era patrono dei Canusini nel 2 2 3 ^, 
che neir anno susseguente fu console perla seconda volta, come ci ha 
insegnato un marmo del Donati^, e ci viene ora confermato da una 
nuova iscrizione trovata a Porto ^, e che fu anche prefetto di Roma 
sotto Alessandro Severo per attestato del Digesto^', benchè sia sfuggito 
alla diligenza di tutti i dotti, che si hanno data la série di quei magi- 
slrali. Egii a mio parère fu padre dell' altro Claudio Giuliano console 
suffelto nel 237, come si ricava da Capitolino', e nacque da Claudio 
Giuliano Naucellio, qui provinciam cum exercilu adminislmvil sotto M. Au- 
relio e L. Vero, secondo che si ricava dalle lettere che gli scrisse Fron- 
tone ^. 11 nuovo prefetto sotto Adriano dal nostro Monsignore viene 
reputato con molta verosimiglianza il padre di Naucellio ; ed io aggiun- 
gero che forse discendeva dalla famiglia dell' altro Claudio Giuliano 
che aveva comandata la flotta del Miseno, e che fu ucciso per ordine 
deir imperatore Vitellio , giusta cio che si narra da Tacito °. Non saprei 

' [Il fut probalilernenl tiuparavant préfet '' Pay. 178, 2. [Corpus inscriptionum 

rrEgyptc; voy. Labus, Epigrafc lalina sco- Graecarum, n. C707.] 

perla in Epllo dal via^rjjiatore Belzoni, ' [Ilenzen, Supplem. Orell. n. 05-33.] 

p. 100-102, et Ileiizcii. Supplem. OrcU. '' Lih. XXXI, lit. 87, $ 3. 

n. 5309. L. Renier.] ' In Maxim, cl Balhin. c. xvii. 

* Pag-. 3i3, G e p. 3.9, 0. " [Ad Amicos, lib. I, ep. viii, w , \\i.] 

^ Eabietti . Imcr. dom. p. 098 , y. [Orelli, '■' Uislor. lib. III . c. lvii. 
n. 37-21 : MoMiiusen, /. A^. 035. J 



DIGESTO ANTEGILSTINIANEO. 129 

pero dire a quale di tutti questi Giuliani spetti la seguente lapiduccia 
délia villa Albaiii, iiiessa in luce dal Donati ' : 

DiS-MANlB 
TI -CLAVDI 
PHLEGONTIS 
TI -CLAVDI 
IVLIANI 
LIB 

Oltre i fin qui annoverati, parecchi j)ersoiia(r(ri in questo titolo si 
ricordano, dei quali non mi è riuscito di rinvenire altra contezza. 
Fra i più inipoitanti debbonsi citare il prefetto dell' annona Marco 
Dioca [§ 235], o piuttosto Marcio, perché se fosse un prenome, non 
sarebbesi scritto per iiitero ; Filuminiano [S 28^] che sembra aver 
avuto la stessa carica sotto Garacalla; Manilio Carbone [§ 168J pre- 
tore sotto M. Aurelio e L. Vero ; e i seguenti che mostrano anch' essi 
di essere niagistrati, cioè Polo Terenziano [§ 200] sotto Garacalla, 
Flavio Severiano [§ 201] sotto Severo, e Glodio Pulcro [S 2o5] sotto 
M. Aurelio, il quale è notabile per aver risuscitato i nomi dell' antica 
gente Glaudia patrizia, alla quale perô non avrà potuto appartenere, 
se è vero ciô che scrisse Suetonio-, ch' ella si era estinta del tutto in 
Britannico figlio dell' imperatore Glaudio. Qualche dignità sembra 
pure aver avuto un Gereale [§ 286] vivente sotto Settimio Severo, il 

cui mutilo nome MAN è stato dall' illustre editore ristaurato 

M. Anicius, senza dubbio perché gli era noto Anicio Gereale console 
designato nel 65 e memorato da Tacito \ di cui questi potrebbe essere 
un discendente. Peraltro osservo che ne in questi Digesti, ne nel gran 
corpo délie Pandette Giustinianee si nominô mai alcuno con tutti tre 
i nomi, fuori del rarissimo caso che vi si trascriva alla lettera qualche 
carta più antica : onde parmi che nemmeno qui si abbia da supporre 
cosi di leggieri una taie novità, quando agevolmente puô unirsi lalet- 

' P. hhl\, i3. [Marini. /scr. ^/i. p. 79.] rapporté par cet auteur, mais par Tacite, 
- [C'est pardistractionqueBorghesi a cité Annnl. lib. XllI, c. \vii.| 
ici Suétone; le fait dont il sag'û nest pas ' [Annal, lib. XV, c. lxxiv.] 



P. 82. 



130 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

tera M del prenome ail' AN del nome, e felicemeiile sii])plire Man- 
Uus ManUius. 

Ma clie dire poi délie iiotizie di ogni génère che da questo prezioso 
titolo ci provengono! Quai gruppo non ne contiene a pag. Bg [§ 26/4 1 
la sola epistula divorum Hadridni et Anlonini et fratriim ad Caerellium 
Priscum praetorem tutelarem, ricordata dal giiireconsulto Paulo nel suo 
libro de officio praelons tutelaris, la qnale ci mosira che non di più re- 
scritti, corne supponevasi, ma di un solo si traita in un passo consimile 
Divus Hadriamis et divus Pius etfralres rescripsenmt , che si trova nel Di- 
gesto^ Questalettera non potè essere scritta prima dei 26 febbrajo dell' 
auno i38, in cui Antonino Pio fu associato ail' impero da Adriano, ne 
dopo i 1 di luglio dello stesso anno, in cui quest' ultimo mori. Di 
(jui dunque apparisce che in questo brève intervallo gli atti délia can- 
celleria impériale furono spediti a nome del vecchio imperatore 
Adriano, ch'era il solo Augusto, del novellamente eletto Antonino Pio. 
che aveva il titolo d' imperatore e di Cesare, ma non d' Augusto, corne 
ci provano le sue medaglie e la singolare iscrizione dei quindici mag- 
gio di queir anno, riportata dal Grutero-^ e dei due giovanetti M. Au- 
relio e L. Vero, che non avevano che quello di Cesari. E se è cosi, 
come non piio essere diversamente, perché in altro modo com' entre- 
i-ebbero tutti questi personaggi neil' intestatura di quella lettera'? ecco 
decisa di un colpo una délie ])iù grandi controversie cronologiche, la 
quale ha esercitato le penne del Pagi, del Tillcuionl, del Silvestri 
P. 83. e di molti altri critici; quella cioè sull' anno dell' adozione degli Au- 
gusli Iratelli, che alcuni volevano fissare ail' anno i38, altri al 189. 
Ed eccola decisa interamente a favore del Tillemont, il quale tondato 
sulle parole di Spai-ziano ^ : rrHadrianus. . . . adoptavit Arriiim Aiiloni- 
" iinm .... sed ea demum lege, iil ille sibi duos adoptaret : Aimium Ve- 
fM'uni et M. Anloni)Him,n aveva sosteniito contro Gapitolino che 1' ado- 
zione di questi ullinii era accadiita nello stesso giorno, in cui surccssc; 
(|uella di T. Antonino loro padre adottivo, cioè ai aBlebbrajo del i38. 

' Lil). XLIX, til. XIV, I. iH. ■■ In IJadi: c. xxiv. 

* Pag-. 2.56, n. 6 et .5. 



DIGESTO AiMEGIUSTINlANEO. 131 

l^ccoci di piii palesalo che il pretore tutelare di queli' anno ("u Cerc;!- 
lio Prisco, cd ecco iiifine dala un altra soleiine smentita al medesiiiio 
Capitoliiio , il qualc; ci avcva iiisejjnato che l'istituzione di quel pre- 
tore era dovula a M. Aurclio ' : rr Praetoreiii tutelarem primus fecit, 
fcquum ante tutores a coiisuiibns poscereiilur, -n quaiido ail' opposto 
ora impariamo che quest' uflicio oià esisteva hno dajjli ultimi îjioriii di 
Adiiaiio. Lo che essendo chi potrà restare esitante, se abbia da prestai- 
Cède a quell' imbroglione, o piuttoslo a Giulio Paulo tanto più antico 
di lui, specialmeiite trattandosi di uua carica sulla quale quest iiltinio 
scrisse uu libro particolare '^ ? 

A pag. 37 [§ 126] si uominauo hi qui sunt ex coUegio sex primo- 
rum, che io credo gli stessi che i seviri, sevirales, ordo seviralis, dei 
quali disse bene 1' emineniissimo Noris^ : fr In collegiis seu corporibus 
cf artificum seviri primo loco censebantur a corporatis creati, qui eis- 
ffdem corporibus praesidebant. 11 (Juindi sévir navimdariorimi abbiamo 
nel Grutero^; sévir quinquennalis collegii fabrurn , sévir qtiinqiiennalis col- 
legii omnium fabnim nel Muratori^ e ordo seviralis collegiifabrum, coUegii 
cenlonariorum presso il medesimo^; sévir centonariorum nell' Olivieri", 
e sévir linliarius nel MariniS sulle quali cariche è da vedersi l' Oderico". 



P.8i. 



' In M. Axtrel. ex. 

' [La découverte de l'inscription de Con- 
cordia étant venue depuis confirmer le té- 
moignage de Capitolin sur l'époque où fu- 
rent institués les praelores tutelares , Borghesi 
a l'econnn avec M. Mommsen {Epigrapliische 
Anakkten , n" -16 ) que c'est le texte de Julius 
Paulus qui est corrompu, et qu'au lieu de ex 
epistola, il faut y lire ex cpistoUs. \oy. Annali 
delV Inslit. 1 853 , p. 1 90 et siiiv. L. Renier.] 

' Cenotaph. Pisan. diss. I, c. vi. p. 77. 

^ Pag. /iA5, 1. [C'est une citation fausse, 
empruntée par Borghesi au cardinal Noris, 
lequel a voidu citer l'inscr. 645.6 de Gruter 
(àaAi d'Orelli). Il n'est pas question dans 
ce document d'un sévir navicidariorum , mais 



d'un personnage qui était sévir axignstnlis et 
navicularius. L. Renier.] 

^ Pag. 5 16, 5 et 688, 7. [C'est la même 
inscription, et elle est Ligorienne. L.Remer.J 

'^ Pag. 517, à. [Il faut lire dans cette 
inscription, ordo seviralis , coUcgium fabrum , 
collegium centonariorum. \\. He\ze\. ] 

' Marm. Pisaur. pag. 61, n. 168. 

^ Fr. Arval. p. 366. 

■' Dissert, et adnot. p. loi et.suiv. [^'oy. 
sur les Seviri, qui n'ont rien de commun, à 
ce que je crois, avec les Sexprimi dont il est 
ici question, mon article dans le Zeitschrift 
fiir die Alterthumswissenschaft , 1868, n. -2 5- 
37 et 37-60, et mon Suppl. au recueil 
d'Orelli. n. 7089. W. Henzen.] 

^7- 



132 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

Dalla paff. 38 [§ i3/j] imparianio che gli arcarii Cacsariani, ossia 
misceptores , (jnibtis reditus domui principis dehiti tradcbanlur, coiiic gli 
ha defiiiiti il Golotredo, avevano i loro iiflicj nel foi'o Traiano : o da 
essa vengoiio pur fuori per la prima volta [§ iSy] gli anaholicarn, cioè 
coîoro che lavoravano Y anaboUum\ di cui Valerio Sinforo regalô Escu- 
lapio in iina lapide del Grutero ^ e che noi diremmo fabricatori di cap- 
potti, alla figura dei quali si accosta il maiitello di Telesforo fedel 
compaguo di quel dio. 

Subito doj)o compariscono [§ i38] îV qui in centuria censorum vela- 
torum, sunt, ove è chiaro che per una viziosa crasi del copista, di cui 
si hanno frequentissimi esenipj iiei codici, è stata omessa un a, do- 
vendosi leggere centuria accensorum. Imperocchè non vi è dubbio che 
ïvi si parla degli accensi velati, assai spesso nominati dai marmi, da 
Festo, ed ora da Cicérone^, de' quali quel poco che si sa puo vedersi 
nel Fabretti^ che pel primo si accorse ch' essi componevano un colle- 
gio; i quali ora più non si contende che fossero sacerdoti, benchè an- 
cora siano oscure le particolari loro incombenze. Qiialche cosa di più se 
ne sarebbc saputo, se fosse vero che in un' iscrizione Muratoriana ^, in 
cui si ha ACCENS • VEL • FLAM • DIVI • M AGN • ANTON , si fosse 
dovuto leggere ACCENSo • VELato • ELAMimmi • DIVI • MAGN^ 
ANTONmt, come ha fatto 1' editore; ma sapendosi che i flamini non 
formavano corporazione, e che era addetto ciascun di essi al culto di un 
dio inparticolare, sono di fermo avviso che debbasi supplire FLAM//??', 
p. 85. e che in quella riga siano indicati due diversi offici religiosi. 

A pag. /io[§ i/i8]si ricorda is qui in portu pro sainte imperatoris 
sacrum facit ex vaticinatione archigalli, e sarà questa una bella memoria 
di più da accrescersi alla dissertazione del Giorgi suir archigallo. 



' [C'étaient plutôt des bateliers chargés ' }nsei\ dom. p. A33. | On en sait be;'u- 

(le transporter à Rome le Mé qui arrivait à conp ])lus aujourd'hui sur ce snjfsl, <pii a 

Oslio; voy. M. Momnisen, /!>()/(/// JrV/' /)i.s7/<. élé traité d'une manière définilivo pai' 

18/19, P- ^'•^- h. Renier.] M. Mommsen, dans les Annales de l'inslii. 

* Pajr. 70, 8. [Orelli, n. iBy^?.] i8/i(), p. 909-980. li. Rknieh.| 

^ De Hejnihlica, hh. II, c. xxn, S ho. '" Pag. 10(^7, n. ft. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 133 

Tra gli ofTici militaii si cita a pag. 53 [§ 222] is qui commenlariofi 
habet praefccfi, ed è {jià ben noto clic ogni coorte avcva il suo prefetto 
particolare. Colui che teneva i commentaij trovasi altre volte chianiato 
a commenlarm, vel commentaricnsis , e coiiisponderà al iiostro sarpente 
maggioi'e, esscndo sua iiicombeiiza il serbaro i registri e i conli délia 
compagnia. Nellc lapidi per altio dicesi più coniunoiiierite lihrarins 
o libiarius commenlarieims\ onde Ubrarius stihpraefecli e librariits coliorlia 
abbiamo nel Donati^, librarius tribuni ncl Fabretti^, e libîarius kgionis 
nel Grutero^ 

Dei giuridici dati per la prima volta a governare l' Ilalia da M. Au- 
relio molto resta da dire anche dopo ciô che ne lianno scritto il 
Zaccaria'^ ed û Fabricio'^; onde a chi volesse prendersi quest' assunto 
potrà giovare il sapere dalla pag. 56 [§ 282], che ai tempi di Ulpiano 
era vietato al pretore tutelare di dare il tutore ai pnpilli, che quan- 
tunque abitassero nella capitale, avevano il loro patrimonio in regioni 
soggette air autorità dei giuridici. 

Belle notizie sui fornai di Roma, da aggiungersi a quelle che si ave- 
vano nel codice Teodosiano ^ si trovano alla pag. 56 e 57 [S 288- 
287]. Sapevasi già ch' essi formavano un collegio detto nelle lapidi 
COLLEGIVM, CORPVS-PlSTORVIVl\ anche CORPVS- 
PISTORVM • SILIGINARIORVM ", e conoscevasi ancora che ave- p. 86 
vano il proprio patrono^'^ e che erano sotto la spéciale disposizione dei 
prefetto dell' annona, come si ricava daCassiodoro^'. Sendira che il loro 

' Vedasi ii Marini, Fr. Arval. p. /igg. manière beaucoup plus complète, la ques- 

* Pag. 178, 1. [Voy. Kellermann, Vigit. tion des Juridici de TUalie. dans son Mé- 

Eom. p. 28, n. 9.] moire sur l'inscription de Concordia; vov. 

^ /«scr. rfo??î. pag. 21 3, n. 536. [ligne 18. Annali clcW Instit.di corrisp. archeoL i8o3, 

Fabretti avait lu LIB • PR ; mais il y a sur le p. 1 96 et suiv. L. Remer.] 

monument LIB-TR; voy. Schiassi, Giiida ' Lib. XIV, tit. m, De pistoribus et caln- 

al Museo di Bologna, p. 62 , et Kellermann . boleusihus. 

Vigil. Rom. p. 5i , n. 103". L. Renier.] ^ Gruler, p. 266, 1 ;Muratori, p. 91, 8. 

' Pag. 80, 8. ' Grut. p. 81, 10. [Orelli, n. 181 o.j 

' Instituzione anliquario-lapidaria , p. Ii5. '" Grut. p. 36i, 2. [Murât, p. 721. i.j 

' Ad Bionem, lib. LXXVIII, not. /i5. " Lib. VI, form. xvui. 

[Borghesi lui-même a traité depuis, d'une 



134 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

colle^io fosse istituilo da Augasto, o aliiieuo ai suoi tenipi già esi- 
steva"! perché il COLLEGIVM- SILIGINARIORVM alzô aria lapide 
per la sua sainte, che puô vedersi nello Spoii^; ma iiuova forma e 
stabilité ebbe da Trajano, di cui ci dice Aureiio Vittore ^ : rcamionae 
rrperpeluae mire coiisiiltum, recepto firmatoque pistorum coUegio.r 
Ora impariamo che ciô fece quell' imperatore con uiia costituzione indi- 
jizzata a Sidpicio Simile prefetto , corne pare, dell' annona, stabilen- 
done d numéro a ceiito, c accordando loro il privilegio di essere esenti 
dalle tutele; anzi apprendiamo pure che un altro collegio di fornai era 
istituito ad Ostia, ma che qnesto non gode va dei medesimi diritti. 

Qualche cosa sarebbe pure da dirsi sulla cura del calendario, sui 
curatori délie strade, sui primipilari , sui decuriali, sui negozianti del 
foro Suario, e sopra tant' altre cose che si ricordano in questo titolo 
abbondantissimo d'ogni maniera di erudizione, se non mi fossi già trat- 
teiuito soverchiamente intorno ad esso, e se non fossi costretto a passar 
oltre per non eccedere di troppo i limiti che mi sono prescritti. Solo 
non voglio preterire una notizia bibliografica che di qui si ricava, cioè 
che Giulio Paulo dopo aver scritta in un sol libro T opéra superiormente 
menlovata De ojficio praeloris tutelaris , tornô poscia a rimetterci le mani 
ampliandola e dividendola in più volumi; onde a pag. 69 [§ 9^7] si 
cita il primo libro editionis secimdae de junsdictione lulelari. 
l>. S7. Succède il novo capitolo, qiiando donatoî' intelligatur rcvocasse volun- 

lalem, a cui dàprincipio una mutila legge [§ 2/18] di Gostantino Magno 
del 33o, data da Costantinopoli XVII Kal Augusli, dalla quale cono- 
sciamo che quell' imperatore, il quale nel fcbbrajo trovavasi a Serdica, 
essendo j)oi venuto ad assistere alla dedicazione délia sua nuova città, 
accaduta agli undici di maggio, vi si fermô per tutto il resto dell' anno, 
essendo nel codice Teodosiano data dal medesimo luogo anche la Icgge 
seconda de Indana [iib. XVI, tit. vni] dei 99 novembre, il Gotofiedo 
od il llitter si erano già accorti che nel medesimo codice la leg{je prima 
de pacliH, Iib. 11, lit. ix, la seconda de administralione lutorum, Iib. 111, 

' Miscell. entd. (i)ditjiiii. |);i{j. (iA. — '^ De Caesarib, c. xiii. 



DIGESTO ANTEGIUSTIiNIANEO. 1:^,5 

lit. XIX [S 3()J, e I;» priinn de donalionibis , lil). Vlll, lil. xii , ;i rui i!<'! 
codice Giuslinianeo corrispoiidoiio la legjje '.a de] libro V, lit. xxxvik 
e la qB dcl lihio Mil, lit. uv, erano tulte framinenti di uiia sola costi- 
liizioiie di Costanliiio. Quesla vcrità è addivcMiiita mariif(3sta ora c\^^' 
iiiia taie costiluzioMe ])uo qui leggersi por iiitcro a pajj. Go [S '>.Ac)J; <■ 
(piiiidi non si avià più duhhio sullc coi'iezioiii da l'ai'si ai molli ei-rori c 
coulraddizioni, clie por colpa doi copisti si osservano nella data di questf 
leggi, e nella dignilà di quel Massimo rui sono indirizzatc. Iniperocchè 
il giorno in cui lurono scritte varianiento notavasi, ora VI Non. Feli. ora 
IV Kal. Nov. ora III Kal. Feh. ora III Non. Feb. e (juel Massimo nel co- 
dice Teodosiano dicevasi praefectuH Urbis, mentre nel Giuslinianeo si 
inmuncm\Rj)raefecluspraetorio. Regnava pure discordia nell' anno , perché 
ora si attribuivano al 3 16 sollo il consolato di Sahino e di lUdino, oia 
più reltamente si prolraevano fino al 828 Severo et llujino cons.s. Non 
lieve difetto scoprivasi pure nel dirsi date da Roma, lo che non poteva 
essere, perché Costantino occupato prima nella guerra coi Goti, poi [>.hh. 
in quella con Licinio, consumô tutto quesfanno nelF lllirico, nella Ma- 
cedonia e nella Tracia, senza mai venire in Italia. Ora pero sarà toita 
ogni menda, essendosi veduto che invece di data, doveva scriversi yjro- 
posîta inforo divi Trajani; e tutto andrà egregiamenle, ristaurando come 
ha t'atto il ch. editore III Non. Febr. Severo et Rufino conss. E cosi sarà 
aperto che il Massimo, a cui in quesla costituzione si parla, é il Valerio 
Massimo Basilio console ordinario nel 827, che dall' Anonimo sappiamo 
essere stato ])refetto di Roma dal primo settembre del 819 fino ai 18 
dello stesso mese del Z^Z, nel quai giorno gli successe Lucerio Verino '. 
Vengono appresso parecchi responsi di Papiniano, in uno de" (juali 
si commémora a pag. 66 [§ ^Sy] un Elio Sperato, ch'esser potiebhe 

' [Tous les manuscrits du code Thëodo- praetorio) à la leçon P. V. (praefecto Vrbis). 

sien et du code de Justinien s'accordent à dater C'est aussi l'opinion émise par M. Momm- 

cette loi par les noms des consuls de l'an sen , dans sa deuxième édition des Froff- 

iii() , Sabino et Rujlno conss. mais \h ne s ac- menta juris nntpjustinianni , p. 85. Dans la 

cordent pas snr le litre de yl/rta?wîMs^ auquel première, il setait rangé à tavis de lîor- 

elle est adressée. Il faut donc maintenir la ghesi. J. B. de Rossi.J 
date 3 1 6 , et préférer la leçon P. P. {praefecto 



]36 DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. 

uno cli quel due ricordati in due marmi K Egualmente il Pomponio 
Filadelfo, che poco dopo [S 9 58] si présenta, non fu forse diverso da 
(juello che trovasi in questa pietra ^ : 

T • POMPONIVS • T • F • PHILADELPHVS 
POMPONIA-T-F-DORIS 

Gratissimo sarà agli studiosi délia légale il titolo successivo ad legem 
CÀnciamde donatiouibiis , perché di questo celehre plébiscite pochissimo 
è ciô ch' è riniasto nel gius conosciuto. Nella sottoscrizione délia legge 
di Costantino a pag. 78 [§ 278] data XIV Kal. Nov. Mediolano, Con- 
stantio et Licinio cpnss. dovrà onninainente rimettersi Constantino et Lici- 
nio IV conss. e cosi riportarsi al 3i5, perché ci si fa espressa menzione 
di Vezzio Rufino prefetto di Roma, û qiiale ai 5 settembre dello stesso 
anno ricevè la prima legge del codice Teodosiano de maternis bonis ^, 
p. 89. e che siamo assicurati dall' Anonimo essere stato prefetto dal 90 agosto 
fino ai /i dello stesso mese dell' anno seguente. E a questo medesimo 
tempo dovrà pure trasportarsi 1' altra legge délia stessa pagina [§ a 7 A] 
'data Idibus Augiistis Romae, Constantino et Licinio Aiigg. conss. non po- 
tendo spettare al 812, in cui questi due principi furono per la prima 
volta colleghi nel consolato; giacchè Costantino non divenne padrone 
di Fioma se non dopo la morte di Massenzio, avvenuta in quest' anno, 
ai 28 di ottobre; e nemmeno potendo hssarsi al 3i3, in cui lo furono 
per la seconda, avendo già notato a proposito di un' altra legge del 
primo titolo esservi grande apparenza che nella primavera se n andasse 
nelle Gallie; donde non ritornô se non nell' anno sussegucnte. Al con- 
trario vi sarà perfetta concordanza stabilendole al 81 5, perché sap- 
piamo che questo principe ai 2 di giugno era al Sirmio *, di dove venue 
ad Aquileja, nella quai città sottoscrisse ai 18 di luglio la legge sopra 
citata de maternis bonis. Va bene adunque ch' egli fosse a Roma ai 1 3 
li agosto, ove infatti sappiamo che trovavasi tanto ai 2 5 dello stesso 



(I 



' (irnl |). 077. 1 1 ; Mur.'it. p. i /i8o, 8. ' Lib. VII, lit. xvni, I. i. 

■ Miir.il. p.'ifj. i/içp, 7, c [)0g. I72f), ■* Cod. Thcodos. lib. II, lit. .\\\, I. 1, de 

i5. pignoribus. 



DIGESTO AINTEGIUSTINIANEO. 137 

mese ^ quarito ai i3 di setlembre^ e cIkj poi ripartitone capitasse a 
Milaiio ai i 9 di oltobre , fincliô ai 1 a di décembre lo veggiamo già ritor- 
nato al Sirmio^, Tuilo cio egregiarnente si accorda coll' epistola iG 
di S. Agostino, dalla ([uale si licava che Goslantino Magno nei rnesi di 
agosto e di setteinbie fece soggiorno in Ronia, di dove chiaino a se 
Geciliaiio e i Donatisti, che si erano a lui appcllati dal giudizio di 
Arles. Ma essendorie poscia partito, Ceciliano lo raggiunse a Miiauo, 
ov^ essendo venuti pure i Donatisti, lu promulgata la finale sentenza 
che assolveva il primo e condannava i secondi. Anche nella legge délia P. 90. 
pag. 71 [§ 970], che dicesi subscripla V Kal. Mai Sirmi, Caess. conss. 
converrà credere che siasi negletto di aggiungere lerliinn al consolato 
e che perciô dal 29/1 debba riportarsi al 3 00, corne ha fatto il Tille- 
mont di un altra dello slesso giorno nel codice Giustinianeo^; e cio 
perché nel primo di questi anni Diocleziano ai 27 di aprile non risie- 
deva già al Sirmio, ma ad Eraclea, corne ci prova un' altra legge dello 
stesso codice ^ 11 consolato di Diocleziano e di Massimiano, che in un 
rescritto délia pag. 76 [§ 280] si scrive Aiig. III et II conss. è certa- 
mente fallato, tuttochè in egual modo si noti l'anno 290 nella Gronaca 
di Prospère; essendo fuori di contesa che nel 287, in cui Massimiano 
fu console per la prima volta, Diocleziano lo fu per la terza. Di cio 
fanno amplissima fede i medaglioni coiiiati pel possesso di quel conso- 
lato, e descritti dall' EckheU', coll' epigrafe IMPP • DIOCLETIANO 
III-ET-MAXIMIANO-COSS, non che la base del Museo Gapito- 
lino colla stessa data édita già da gran tempo dal Grutero^ e le tre 
iscrizioni segnate TER- ET- SEMEL- COS che si trovano presso lo 
Spon^ il Muratori^ ed il Marini^", le quali da tal uno erano state erro- 
neamente assegnate ail' anno 3o2, e che debbonsi senza dubbio a questo 

■ Cod. Theodos. lib. Xî, lit. xxx. 1. 3 , de ' D. N. V. t. VIII, p. 2. [Voy. Cohen. 

appeUattonibus. Méd. impér. t. V, p. 4-2 5. Minervim.] 

^ Ibîd. lib. X, tit. I, i. x,de jurefisci. ' Pag. >i83, 1. 

•* Ihid. lib. XIV, tit. \xv. 1. 1, defrumento * Miscell. erud. antiq. p. 56. 

Cartliag. ' Pag. 108, 1. 

' Lib. 11, tit. XXII, 1. (). '" Iscriz. Albanc, pag. àg. 

' Lib. IV, tit. XIX, 1. 11. 



Î38 DIGESTO AMEGIUSTLMANEO. 

reslituire '. INon ci sarebbe adunque altro mezzo per diminuire l'errore, 
se non quello di supporre che non si fosse computato il primo conso- 
lato suffetto di Diocleziano; ma se questa scusa sarebbe sufficiente per 
lin ordinatore di fasti corne Prospero, non lo sarà per unalegge, infinité 
essendo le prove che la cancelleria impériale costantemente lo conteg- 
giô. Sarà dunque da cercarsi s' ella si debba assegnare al 287, emen- 
P- 9 1 . dando Aug. III et I conss. pure al 290, restituendo Aug. IV et III conss. 
La data perô V Non. Mari. Mcomediae mi fa propendere a seguire l'eru- 
dito cditore, scegliendo il primo anno, sul principio del quale sappiamo 
che Diocleziano era veramente in quella città, ove aveva passato Tin- 
verno, e donde lo troviamo partito solo ai 5 di aprile, in cui ci com- 
parisce a Bizanzio; mentre ail' opposto non abbiamo alcuna prova, che 
ci sia stato ne! 290. L' altro rescritto dell' anno susseguente 291, 
pag. 86 [§ 3i5], benchè meschiato con quelli di Diocleziano, dovrà 
concedersi al suo collega Massimiano Erculeo, a cagione délia sotto- 
sci'izione XII Kal. Mart. Dorocortoro , la (juale ci fa sapere che chi lo 
rilasciô soggiornava allora a Reims nelle Gallie, il che non puô essere 
di Diocleziano, che a quel tempo aveva la sua stanza nell' Illirico. 
Ciô air opposto ben conviene al collega, che da Eumenio- ci è noto 
essersi in quell' anno occupato a ripopolare i contorni di Cambrai e di 
Treveri, dandoli ad abitare a molti barbari, che si erano sottomessi 
al dominio romano. Notabile è poi che sebbene le intestature délie leggi 
negli altri titoli rettamente a Diocleziano accoppino Massimiano, in 
<(uesto peraltro costantemente ail' Erculeo si sostituisce Costanzo 
Cloro, tuttochè alcuni di questi rescritti siano anche anteriori alla sua 
elezione in Cesare, come sarebbero quelli del 285, pag. 82 [§ ^^97], 
e del 286, pag. 7/1 [§ -^^B]- H che non ])otrà spiegarsi se non col sup- 
porre che le leggi in esse contenute siano state desunte da una fonte 
diverse da ([uella da cui provennero le altre, e precisamente da una 
qualche collezione, in cui si fossero obbediti gli oi'dini di Costantino, 

' [Depuis, Borghesi a reconnu que, dans Urbts Romae , vol. I, pafj-. -^li. J. 15. di: 
res inscriptions, lo formule dont il s'a{>-it in- Rossi.J 
diquf; lann/ie •?.h^ : voy. mes Insrr. christ . ' Panegyr. Conslnniii Caes. c. xxi. 



DHiKSTO ANTKGIUSTIMANEO. 139 

il quale do|jo clie l'Erculeo si uccise, fece ahbattenie le imnia^jiiii e 
cassariie il iioiiic , coiiie inipariaino da Lattaiizio ' c da Eusebio '^. 
Che se è vcro che Liciiiio do|)o la morte di Massimirio Daza facesse 
altrettaiito ri<![uardo a Massimiano Armentario, corne sembra ricavarsi 
da Eusebio^, rctlaiiieiiLe si saraiino (jui ritenuti i soli due Augusti, 
la cui ricordaiiza era riinasta in onore, e sarà ])oi una disatteiizione del 
compilalore o del copista avvezzo ad associare (^ostaiizo a Diocleziano, 
se io ha fatto talvolta anche alloi' quaiido non dovea dargli alcun coni- 
j)agno. E veramenle pare che le leggi di qiiesto titolo siano state rica- 
vate dai registri non di un privato giurisconsuUo, ma di un pubblico 
tribunale, veggendosi che un simile decreto di abolizione di uiemoria 
viene osservato anche alla pag. 70 [§ 267], nella quale l'anno 2o5 si 
nota col solo consolato secondo di Garacalla , taciuto il nome del collega 
Geta di dannata rimend^ranza, onde non poche sono le lapidi, in cui 
lo veggiamo cancellato coUo scarpello. 

Non manca di buone notizie ancor questo capitolo, onde impariamo 
a pag. 69 [§ 266], che Topera di Ulpiano in LXXXIIl libri sopra 
Teditto, fu scritta negli ultimi tempi délia sua vita, e particolarmente 
dopo il 229, veggendosi che nel primo libro riferisce un rescritto di 
quest' anno delT imperatore Alessandro. Una solenne conferma dell' 
apoteosi dell' imperatore Probo, taciuta dalle lapidi e dalle medaglie, 
di cui non si aveva che un cenno da Eumenio nel panegirico di Go- 
stanzo, e nel calendario natalizio dei Gesari, comparisce a pag. 78 
[§ 288]*, e dovrà credersi fatta dal suo successore Garo, per esclu- 
dere il sospetto di essere stato conscio délia sua morte. Anche uua no- 
vella città detta Suneata, in cui lu affissa una legge di Diocleziano dell' 
anno 286, s' incontra a pag. 82 [§ 297]; e spetterà poi ai geograh 
H decidere se mai s' abbia da credere l' istessa di Synaos Siuiaus, che 

' De mort, persec. c. xLii. au titre Imperator, aussi M. Mommsen a- 

' Hisl. codes, lib. VIII, c. xni. t-il expliqué par le mot Domiims le d barré 

" Ibid. lib. IX, c. H. qui avait été pris pour le sigle de cet ad- 

" [Le card. Mai avait lu Divus liiip. Pro- jectif. L. Remeh.] 
I»ts; mais jamais lad jectif Divus ne se joint 



140 DIGESTO AWTEGIUSTINIANEO. 

P. 93. fu iina città vescovile délia Frigia maggiore sotto il iiieiropolitaiiu di 
Laodicea, com' altri vogliono di Gerapoli, le cui medagiie portano 
l'epigrafe CYNAGITrîM. 

Poco frutto perô ricavasi dalle persone mentovale in questo titolo, 
che rimangono per la più parte sconosciute; essendo tutte donne 
privati spettanti nel maggior numéro ai tempi Dioclezianei. Tuttavolta 
il Flavio Menandro ricordato da Alessandro Severo a pag. 69 [§ 1266] 
potrà dirsi essere stato probabilmente délia stessa famiglia, da cui 
provenne il chiarissimo giovine di questa pietra di Gapua' ; 

P-FLAVIO-MENANDRO-AFRICANO-C-1 
IIII • VIR • VIAR • CVRANDARVM 
FILIO-DVLCISSIMO-ET-INCOMPA 
RABILI • GAVI A • PROCVLA • C • F • MATER 
POSVIT 

Il nostro editore ha già notato che un Auielio Onesimo, somigliante 
nel nome a quello che trovasi a pag. 8/i [S 3 1 2], è ricordato nelle iscri- 
zioni Veliterne recentemente date in luce dal sig. Gardinali-, ed io 
aggiungero che un altro,il quale apparisce di un età anche inferiore, 
trovasi nel Grutero^. Tuttochè il soldato cui rescrissero Severo e Gara- 
calla nel 210, pag. 62 [§ 29.5], dicasi Atilius Natilis, io ho gran sospetto 
che si debba emendare Nalah's; e un G. Atilio Natale si ha infatti in un 
marmo di Alife*. L'Alessandria che ottenne un rescritto di Diocleziano 
nel 286, pag. 77 [§ 286], n'ebbe pure un altro non molto dopo, 
nel 29^, inserito nelle Pandette^ Più d'ogni altro pure si attira l'atten- 
zione del lettore Aurelio Severo Alessandro che viveva nello stesso 
anno 286 , p. 75 [§ 281]. il quale abitava a quel che pare nella Tracia, 
perché la legge si dice aiïissa a Bizanzio, e in essa si fa motto del préside 

' Doni, cl. V, n. 169. [Mommsen, /. N. ^ Pag. Sg, n. ^i. 

n. 36o3.] " Gruler. pag-. /»6o, y. [Orelii, n. 8101; 

^ N. fio. [Orolli, n. 3/i5(); Mommsen. jMommson, /. A^. /178/1.] 
;. N. 6810.] ' Lib. Vlll, til. uv, I. 19. 



DIGESTO ANTEGIUSTINIANEO. Ut 

délia provincia. Non puo a meno che ferisca l' animo l' idenlità di questi H. 9^- 
tre nomi con quclli che porto l'imperatore M. Aurelio Severo Alessandro, 
e che percio insorga un sospetto che qui si tratti di alcuno che si glo- 
riasse di annoverarlo Ira i suoi maggiori. Niuno degli storici ci fa cenno 
se dalle tre moglie che condusse ahhia no procrcato figliuoli : ma an- 
corchè si crcdesse morto senza proie, potrebhe costui provenire da sua 
sorella Teoclia, che l'istesso Alessandro avcva in animo di maritare a 
Massimo figlio del suo uccisore Massimino. Ne farebbe maraviglia che 
ella, 1 figli deir imperatore se ne ebbe, per salvarsi dall' ira di quel 
barbaro , si fossero riparati in una lontana provincia , sapendosi da 
Suida ^ che anche Basilisco figlio dell' imperatore Numeriano ff Constan- 
rctinopohm migravit,ii e che i figli di Probo crvel odio invidiae, vel 
fr timoré Romanam rem fugerunt, et in Italia circa Veronam . . . iarem 
ff locaverunt,n al dire di Vopisco^. 

Dell' ultimo titolo de cognilorihus et procuraloribtis solo poca parte 
rimane, e questa ancora malconcia; ne in esso mi si présenta cosa degna 
di annotazione, ail' infuori dell' ignota città di Sersum [§ 826], in cui 
dicesi proposta una legge del 298. Un tal nome sembra evidentemente 
abbre\iato; ma io non conosco alcuna città che cominci con quelle 
due sillabe ^. 

Termina con ciô quest' insigne framrnento di dritto romano ina- 
spettatamente tornato alla luce, a cui 1' accurato editore fa seguire le 
varie lezioni che ha rinvenute nei quaderni del codice Teodosiano, di 
cui insieme si valse il monaco Bobbiese, moite délie quali sono im- 
portanti perché emendano il testo , confermano le correzioni fatte dal 
Gotofredo. Egualmente ha riprodotto quello squarcio del responso di 
Papiniano che nello stesso rescritto gli è venuto aile mani, e col quale 
pure si restaura in parecchi luoghi l'edizione dell' Amaduzzi, e si con- 9^>. 

ferma il sentimento di coloro che tacciano d' interpolata la legge dei 
Borgognoni. Chiude finalmente questa prima parte del suo libro con re- 

' S. V. Maf/as. - de l'an 296; or Dioclétien résidait alors à 

^ In Probo, c. xxin. Sirmivm. J. B. de Rossi.] 

' [M. Mommsen pense que cette loi est 



l/i9 DIGESTO ANTEGItlSTINIANEO. 

galarci gli scolj , o sominarj inediti, di maiio anterioie al secolo dc- 
cimo . clie si veggono in niargine del vetustissimo esemplaie de! codict' 
Teodosiaiio che fii già del Petavio, e che dall' crédita di Cristina di 
vSuezia perveniie alla biblioteca Vaticana. Ed io pure chiuderô il mio 
estratto col congratularmi coH' infaticabile prelato délia sua nuova ed 
importante scoperta, col tributargli i ben nieritati encomj per la solle- 
citndine, la diligenza e la dottrina inipiegata nel farne partecipe il 
pubblico, col telicitare gli eruditi sulle non poche e pellegrine notizic 
che da questa sono loro provenute, e coll' eccitare i giurisconsulti a 
mostrarci quai sia 1' aumento che da lei ne riceve la storia dell antico 
dritto, il che io inesperto di questa scienza severa non sono stato al 
caso di fare. 



SOPRA YALERIA MASSTMILLA. 



SOPRA VALERIA MASSIMILLA 

MOGLIE DELL' IMPERATORE MASSENZIO' 



Non seiiipre basta che la prospéra forluna ricondiica alla luce dei P. 8*;. 
monumeiiti, pei qiiali si manifesta alcuna délie tante cose clie s' igno- 
rano dell' antica storia, se insienie non fa si che pervenga aile mani di 
chi prendasi cura di alzarne grido fra gli eruditi, onde se ne dilïonda 
la conoscenza, e cosi rendasi proficua la scoperta. Gio per dir vero 
assai di rado succède nella numismatica, perché non appena una me- 
daglia di qualche importanza è slata portata alla conoscenza del 
pubblico, che tosto si pensa ad illustrarla, e a trarne quel maggior pro- 
fitto che si puô, mentre al contrario hen di fréquente accade nell' epi- 
grafica, che si continui a confessare di essere nell' ignoranza di una 
cosa, che già da una lapide rimasta negletta erasi risaputa. E questo 
è appunto avvenuto riguardo al nome délia moglie dell' imperatore 
Massenzio. Tempo fa gli antiquarii avevano assegnato in isposa a questo 
principe Magnia Urbica, e paraninfo di questo matrimonio era stato 
il Patino, ma più accurati confronti fatti sulle di lei medaglie persua- 
sero poscia al Genebrier di accoppiarla piuttosto ail' imperatore Garo. 
Più tardi venne fuori il barone di Stosch col suo famoso medaglioncino, 
in cui vedesi il di lei ritratto congiunto a quello di Carino, motivo per 
cui dopo una controversia insortane fra il Belley ed il Khel, e la sentenza 
porta tane dall' Eckhel, gli eruditi sonosi accordati di aggiudicarla a 

' [Extrait de ïAntologia di Firemc, iSao, toni. XVIII . p. 86-9/».] 



146 SOPRA VALERIÂ MASSIMILLA. 

ouest' ultimo. Ma io ho gran timoré che avesse ragione quel taie che 
avverti 1' Eckhel fciuimmum eum ipsa Sloschii aetate Florentiae ex 
ff fraudatoris mala officina prodivisse^n perché falsi sono certamente 
tutti quelli che io ne ho veduti, e falso è pur quello che da più di qua- 
rant' anni si trova nella mia raccolta. E veramente sembra molto strano 
che si dovessero avère monete in un numéro abbastanza copioso délia 
moglie di un Âugusto, che in pochi anni rcuxores ducendo ac reji- 
crciendo novem duxit, pulsis plerisque praegnantibus,ii corne ci avvisa 
Yopisco^ Tuttavolta non è da dubitarsi che quella impératrice appar- 
K. «7- tenga alla famiglia di Caro, perché le medaglie di essa sono le sole, 
in cui trovansi ripetute esattamente le diverse sigle, che si veggono 
neir esergo délie sue. Ma alla di lei mano potrà avère diritto anche 
Numeriano, ch' è certo aver avuto moghe, nominandosi suo figlio Ba- 
silisco da Suida^. 

Ma che che ne sia di Magnia Urbica, vero è che dopo esser caduta 
r antica sentenza che la faceva sposa di Massenzio, fino a questi ultimi 
giorni si è sempre confessato d' ignorare come si denominasse la sua 
donna. E pure è fino dal 17^ che il marchese MatTei pubblico * la 
seguente lapide trovata nel territorio di Zagarolo, che fu poi traspor- 
tata in Roma nel palazzo dei prencipi Rospigliosi signori di quel feudo : 

DOMIN AE • M AT RI 
VAL • MAXIMILLAE 

NOB- FEM 
VAL-ROMVLVS- C- P 

PRO-AMORE 
ADFECTIONIS • EIVS 
MATRI -CARISSIMAE 

' D. l\. V. l. VII, p. 519. [M. Cohen la ont dëmonlré do la manière la plus indu- 
donne comme vraie, d'après l'exemplaire du bilable (pie Magnia Urbica était la leninie 
Musée britannique. Méd. imp. t. V, p. 308. de Carin; voy. Orelli, n. Soôy, et mes Ins- 
C. Cavedoni.1 criptions romaines de l'Algérie, n. iSi'.^. 

' In (larin. c. xvi. L. RenikiuJ 

^ S. V. Mafias. [Des inscriptions, décou- '' Mm*. Veron.\). 3i ■? . <). [Henzen. Suppl. 

vertes dej»nis la publication de ce iiK'iiioire. OreU. n. ^y')']\.\ 



SOPUA VALEIUA MASSIMILLA. U7 

Niuiio, che io sappia, si è accorto délia priiicipessa chc si asconde 
in qiiesto niarnio, perché a iiiuno è vemito in mente di farne il para- 
pone con un altro trovato nel niedesimo luogo, e divulgato prima dal 
Vignoli', quindi dal Muratori^ e dal Ficoroni^ : 

DOMINO • PAT RI 
M • VAL • MAXENTIO 

VIRO-CLARISS 
M-VAL-ROMVLVS-C-P 

PRO • AMORE 
C ARITATI S • EIVS 
PATRI • BENIGNISSIMO 

Basta il loro semplice confronte per conoscere che queste due basi 
furono fatte per stare unité, e ch' esse ebbero per autore Romolo, che 
già sapevasi essere stato figlio di Massenzio, il quale innanzi che il 
padre fosse sublimato al soglio impériale voile dare questa dimostra- 
zione di figliale alïetto ai suoi genitori. E che in questo giudizio non 
vi sia pericolo d' errore per una somiglianza di nomi si dimostra dal 
titolo di nobilissima femina che vedesi dato alla madré. Si sa che 
questo titolo di nobilissimo era proprio dei figli, figlie, fratelli, sorelle 
degl' imperatori, come apparisce dalla legge unica de privil. domus Au- 
gustae\ e da ciô che ha notato il Gotofredo alla legge ultima de luslrali P 8^- 
coUatione\ Spanemio*^ e il Mazzoleni^ hanno già avvertito ch' egli ebbe 
origine al tempo dell' imperatore Conmiodo, ch' è il primo che si trovi 
nominato NOBILISSIMVS- PRINCEPS in un marmo del Museo 
Veronese\ e sulle medaglie del quale fa per la prima \olta comparsa, 
nella numismatica il rovescio NOBILITAS • AVG. Ed in vero es- 
sendo egli stato figlio di un imperatore, e per la parte materna nipote 
di un altro, e discendente per adozione da altri tre, poteva giusta- 

'• De columnalmp. Antonini PU , p. 3i5. ' Cod. Theodos. lib. XIII, tit. i. 

- Pas. ■-53, 3. * Anitnndv. de Caes. p. /ig. 

^ Metn. del primo e secondo Labico,]). (i5. ' T. II, p. 357. 

* Cod. Theodos. lib. X. tit. xxv. ' Pag. loi, 2. 

»9- 



1^8 SOPRA VALERIA MASSIMILLA. 

mente vantarsi délia sua nobiltà. Dopo di lui 11 titolo NOBILISSI- 
MVS trovasi concesso a tutti i Gesari, ossia a tutti i principi destinât! 
al trono, onde vedesi attribuito a Geta in una lapide^, ed eragli 
anche stato dato nell' iscrizione dell' arco romano di Settimio Severo, 
ove fu poi cancellato, corne lo fu nella base riprodotta per ultimo dal 
ch. sig. VermiglJoli^, il quale poscia gentilmente si compiacque di av- 
vertirmi, che avendo tornato a sottoporre a più diligente osservazione 
r ultima linea che vi è mezzo cassata, aveva potuto ricavarne ET-P- 
SeFtimlO • GETA' NOBiliss • caes ' COS. Egualmente vedesi dato a 
Diadumeniano in un marmo del Maffei^, ad Alessandro Severo in uno 
del Grutero^, a Massimo in un terzo del Muratori^, per nuHa dire dei 
figli degl' imperatori successivi, sui monumenti de' quali diviene il com- 
pagne quasi indivisibile di CAESAR. 

Nella numismatica peraltro il primo ad adoperarlo fu Diadumeniano 
sui nummi délia colonia Laodicea di Siria, ed in quelli coniati in Roma 
lo è fmora Filippo giuniore. Ne fu già egli un titolo esclusivo de' Ge- 
sari, come è sembrato pensare 1' EckheF', il quale non ha trovato dif- 
ferenza fra i Gesari c i Nobilissimi se non ai tempi di Gostantino V Go- 
pronimo, del quale narra Niceforo Gostantinopolitano, che dei suoi 
figli creô Gesari Gristoforo e Niceforo, e Niceta Nobilissimo. Imperoc- 
chè molto prima nei fasti e nelle lapidi il titolo di Nobilissimus Puer 
vedesi dato a Varroniano figlio dell' imperatore Gioviano ed a Valen- 
tiniano figlio dell' imperatore Valente, che non furono Gesari, ed a 
Graziano ed Onorio innanzi che lo divenissero. Ed anzi fino dai tempi 
del primo Gostantino racconta Zosimo : «Erant et imperii quodam 
rrmodo participes Dalmatius a Gonstantino Gaesar dictus, et Gonstan- 
P. 89. fctius Gonstantini frater, et Hanniballianus, qui purpurea et aureis or- 

' (irul. pag-. (ib , i3. [Orelli, 9^1- ] nients; voyez Mail". Mus. Veron.]). ï?^m, -i- 

' îscriziorà Perugine, p. 285 [ed. II, Ove\\i,n.^li-?.,eimesInscr.rom.(lerAli>ikie, 

p. fioli]. n. 1781. L. lllCNIER.] 

Mus. VcroH. p. A53, 8. [Ce n'est pas " Pag. 46, 10. 

Diadumënien , c'est Maxime, qui est men- ' l'ag. 960, 5. 

lionne dans celte inscription. Mais Diadu- "^ D. N. V. t. VIII. p. 870. 
niénien est ainsi qualifie sur d'autres nionu - 



SOPRA VALERIA iMASSlMILLA. 1^9 

crnata linibis veste iitebantur, digniiatem nobilissirnatus, utvocaiit, ab 
rripso Goiistaiitino ])ropler arlgiiatioiiis revereiitiam conscquuli'. -n 

Fra le donne poi abbianio Elena nio^jHe di Crispo, e Fausta moglie 
di siio fratello Costanzo, che nelle niedajjlie si dicono Nobibssime Fe- 
mine, e Nobilissima Puella chiamasi iina liglia di GalHeno in un' iscii- 
zione Gruteriana^ : IVLIAE • NOBILISS • PVELLAE • FIL • GAL- 
LIENI • AVG • ET • SALON • AVG • 

H titolo adunque di Nobilissima Feinina niostrandoci che Valeria 
Massimilla era nata di sangue impériale ci proverà molto bene che 
il suo marito Massenzio altri non è che l' imperatore di questo nome. 
Imperocchè appunto sappiamo ch' egli el)be una moglie a ciii questo 
titolo conveniva, essendo slata figlia delF imperatore Massimiano 
Armentario, siccome ci fanno sapere Vittore^, Lattanzio^ e 1' Anonimo 
Valesiano che scrive : rrTunc legatos ad IJibem misit Licinium et Pro- 
crbum per colloquium petens, ut gêner apud socerum, id est Maxenlius 
rcapud Galerium precibus magis quam arniis optata mercaretur-'. ■» E 
più di tutti gli storici vale poi la testimonianza délie sue medaglie 
coir epigrafe DIVO • MAXIMIANO • SOCERO • M AXENTI VS • 
AVG- vero IMP • M AXENTIVS • DIVO • MAXIMIANO • SO- 
CERO. infatti i nomi di Valeria Massimilla sono manifestamente de- 
rivati da quelli del padre, ch' è noto essersi dimandato Gaio Galerio 
Valerio Massimiano. 

Di questa principessa perô nuH' altro sappiamo se non che era figlia 
di Galerio e délia prima moglie ch' egli ebbe, la quale fu costretto a 

' [Yvvijpx^ov hèdVToisTpÔTTOv Tivà 1ix)^u6l- leronc, publiée avec une note de Borghesi. 

TtoStKaïaapiTTÔKœvalavTivorjKaTaalixdsis, dans \e Bnllett. delV Instit. iSôa, p. i^o. 

éti Se xai KcovalàvTios, àheX(pos (wv aiirov , G. Gavedoni. ] 

Kai kvviêaXXiixvos , ècrdfJTt ^pdb(xevoi hoh- ^ Pag. î^yô, 7. [Orelli, n. lOiS.Cestune 

Koèci.<psÏH(xi-zsepi)(_p\)(jw,ifj5 zo\)\syop.évov inscription fausse; voy. Mommsen, /. N. 

vo}^eXiaaip.o\j -vs^xp' aOroO RwrcrVarT/roi* 6^7*. L. Renier.] 
Tu;^6rTssà^taîat§orT>;s(7ic)y£V£<œ5.] Lib.n, ' Epitom. cap. xl. 

c. XXXIX. [C'est ainsi également que Valérien " De mort, persec. cap. xviii. 

le Jeune, frère de Gallien. reçoit le titre de ^ De Comiantio Chloro, etc. initie. 

NohUissimus Vir dans une inscription de Fa- 



150 SOPRA VALERIA MASSIMILLA. 

ripudiare nell' anno Varroniaiio io/i5 per isposaie Galeria Valeria 
figlia fleir imperatore Diocîeziano, atteso che non potè nascere da 
questa seconda che non ebbe proie perché era stérile, secondo attesta il 
lodato Lattanzio^ Ella fece Massenzio padre di due figli, cioè del 
nostro Romulo, e di un altro, di cui s' ignora il nome, e che sopra- 
viveva dopo la morte del fratello , secondo che narra i\ sesto panegirico 
in onore di Costantino^, dal quale pure s' impara ch' ella era viva 
negli ultimi giorni del marito, dicendoci che Massenzio due giorni 
prima délia battaglia con Costantino usci dal palazzo impériale per un 
funesto presagio che l'aveva spaventato la notte, e andô ad alloggiare 
colla moglie e col figlio in una casa privata : rrQuid enim aliud illum 
rrsperasse credendum est, qui jam ante biduum Palatio emigraverat, et 
ffcum uxore ac filio in privatam doinum sponte concesserat, ut res 
rrest, omnibus terribilibus agitatus et nocturnis pulsus ultricibus; ut 
fftu, jam olim expectatus habitator, sacris illis aedibus diu exhalatis 
crexpiatisque succederes. ii E dalla famiglia poi di questa principessa 
P. 90. pare che al primogenito provenisse il cognome di Romulo, che assai 
verosimilmente fu dedotto dal nome délia nonna di lei, ossia délia 
madré dell' imperatore Galerio, la quale chiamossi Romula, onde 
quest' Augusto diede poi al luogo délia propria nascita in di lei onore 
r appellazione di Romuliano, siccome raccontano Vittore^ e Lat- 
tanzio *. 

Farà senza dubbio maraviglia, che Romulo, il quale aveva dato il 
titolo conveniente alla madré, non desse poi al padre se non quello di 
uomo chiarissimo, ch' era proprio di ogni senatore, quando è noto che 
anche Massenzio era figlio dell' imperatore Massimiano Erculeo. Per lo 
che potrebbe alcuno tcnere che avesse ragione 1' estratto degli Atti dei 
santi Menolane ed Alessandro, nei quali molto parlavasi délia vita di 
Costantino, conservatoci nella Biblioteca di Fozio, e in cui si dice che 
Massenzio era figlio non dell' Erculeo, ma di suo fratello : rrMaxentius 



De mort, pcrscc. cap. l. ^ Ephom. Iiisl. Auff. c. \i.. 

Ciip. \\i. '' Dcmorl. jierscc. (.\i\[). ii. 



SOPHA VALERIA MASSIMILLA. 151 

rrvero Romano in occidento iinpeiio praefuit, IVatris Maximiani filius'.- 
Ma egli è solo a racconlarci tal cosa, dkîmIio sla poj' 1' altra senteriza 
la piena degli scrittori, cioè Eutropio, Y imperatore Giuliaiio, Lallaii- 
zio, Zosimo, i duc Vittori, Paolo Orosio ed altri. E vi è anzi di più 
clie alcuni liaiiiio espressamente notalo cli' egli era stato supposlo da 
sua madré Eutropia, onde si lia nel Vittore^ : rrSed Maxentium suppo- 
ffsituni ferunt arte mulieris, tenere niariti aninium laborantis auspicio 
rr gralissimi partus,iT con cui si accorda il citato panegirista di Gostaii- 
tino, elle scrive^: crille erat Maximiani suppositus, tu Constantii Pii 
ff filius, n ed insieme 1' Anonimo Valesiano, che più dellagliatamenle 
c' informa : rrDe cujus origine mater ejus, cum quaesitum esset, Syro 
fcquodam genitum esse confessa respondit. i^ Ma che che ne sia di tal 
cosa è certo ch' egli riconosceva 1' Erculeo per suo genitore, avendo- 
sene l' invitta testimonianza délie sue medaglie, nelle quali si scrive 
IMP • MAXENTIVS • DIVO • MAXIMIANO • PATRI. Lo che es- 
sendo, per spiegare la mancanza del titolo di Nobilissimo nella sua 
base, io non so immaginare altra ragione se non quella che fosse in- 
cisa dopo 1' ahdicazione délia porpor'a impériale fatta dal padre, pei' 
la quale cssendo passato il trono in un' altra linea , veniva a cessare 
in lui ogni diritto di aspirarvi. E sembra veramente che dopo 1' elezione 
di un nuovo Augusto di diversa famiglia, i parenti del predecessoje 
perdessero cogli altri onori anche il titolo di Nobilissimi, non avendosi 
alcun esempio ch' io sappia ne di lapidi, ne di scrittori, in cui dopo il 
cambiamento del régnante si vegga ad alcuno di loro attribuito, E Mas- 
senzio ebbe veramente una buona ragione di astenersi allora dall' P. 91. 
usarlo, perché al momento délia rinunzia del padre e di Diocleziano, 
avendo quest' ultimo proposto di rivestirlo insieme con Gostantino 
délia dignità di Gesare, suo suocero Galerio vivamente si oppose e 
fece in cambio nominare Severo e Massimino Daza. Per lo che dovette 
egli allora sofîocare il suo dispetto, e mostrarsi pago di una vita pri- 

' [Mct^évTi05 hè Tî)s Karà Pojfjij;? yjp^ev, ' Epitom. Itist. Aug. c. XL. 

dihsl(pihoit5 6ûv Maltfxjavoù. Photii Bibliotli. "^ Cap. m. 

n. o.hd. p. ^170, oA. Bokker. ] 



15-2 SOPRA VALERIA MASSIMILLA. 

vata, per non irritarsi contre il possenle suocero divenuto Auguslo, e 
per celare ie arti clie mise in opéra, onde una rivoluzione dei preto- 
riani \o portasse infine siil soglio. Lo che essendo, noi sapremo presso a 
poco il tempo, in cui queste Lasi furono collocate. L' abdicazione di 
Diocleziano avvenne per fede di Lattanzio a Nicomedia il primo giorno 
di maggio del io58, e contemporanea dovette essere presso a poco 
quella dell' Erculeo a Milano, mentre al contrario Massenzio assunse 
la laurea impériale ai 28 di ottobre del sussegiiente anno 1069, corne 
ha ben provato il Tillemont\ dal che ne viene che nell' intervalle di 
questi diciotto mesi dovrà riporsi la loro erezione. E il luogo in cui 
lurono scoperte sarà poi stato la villa, in cui in questo tempo erasi 
ritirato Massenzio, sapendosi da Vittore ch' ella era appunto situata 
in itinere Labicano. 

Chiamandosi adunque il padre Clarissimiis Vir, va bcne che Romulo 
prenda la denominazione di Clarissimiis Puer, che cosî debbono onni- 
namente interpretarsi quelle sigle coll' autorità del glossario di Papia, 
e non Carissimus Puer, corne venue in testa al Muratori, il quale aven- 
dole trovate nella lapide di C/ Fabio Rufmo Lucillo^, che visse tre 
anni, due mesi e undici giorni, notô : ffC'P* siglae obscurae, quuni 
crde puero agitur. Donec meliora quisquam me doceat, interpréter 
r carissimus aut ca7^ns 'piier.-^ Questo titolo tj-ovasi espresse per 1' ordi- 
nario colle sole iniziali, ma perô vedesi tutte disteso in una lapiduccia 
veduta da Lipsie^ : 

D M 

T-ATTICI 

STRABONIS 

ROMVLI 

CLARISSIMI 

PVERI 

E fra le lapidi, in cui il sensé di queste sigle non è equivoce per la 

' Hisl. des Empereurs, noie x\xn siif ' Pag. 1678. -3. 

Coiislanliri. ' Aiictar, iriser, tel. p. 56. 



SOPRA VALKHIA MASSIMILLA. 158 

compagnia di altra persona clie si prova aver goduto del clarissiniato, 
deve contarsi una del Fabretti' pcrcliè, corne nella nostra questo ti- i*.'j?.. 
lolo si dà al figlio di un uomo cliiarissimo, in quella si dà al fratcllo 
di Mesia Fabia Tiziana cbiarissima femina. Qualche altra volta invece 
di C'P incontrasi C"I, sicconie in fpiclla di L. Piagonio Tuscenio 
Quinziano^, nell' altra di Q. Giulio Nepoziano^ e in tre Bresciane di 
M. Nonio Arrio Pauline Apro, due délie quali furono date scorrella- 
mente dal Grutero^, 1' altra dal Bianchi^, nelle quali tutti; dovranno 
queste sigle interpretarsi Qlarissimus \uvenis, siccome ci niostra un 
altro mai'nio pubblicato dal Zaccaria'', in cui questa formola è tutla 
distesa. E avendoci insegnato Ulpiano ^, cr Clarissimae leminae sunt 
rr clarissimorum virorum uxores et fdiae, donec nubant aliis inferioris 
ffgradus,-n ognuno intenderà clie i figli e le figlie dei senatori secondo 
il loro sesso e la loro età dovettero chiamarsi clarissimus puer, clarissi- 
mus juvenis , clarissima puella ^. 

Intanto dal sapersi cbe Bomulo nell' anno io58 o 1069 dicevasi 
ancora puer, ma che perô egli era in taie età da poter dare degli ordini 
da se stesso, e fare incidere délie iscrizioni, se ne avrà qualche bar- 
lume per conoscere presse a poco il tempo délia nascita di questo 
oscurissimo principe. Se lo sposalizio di Massenzio con Massimilla fosse 
stato anteriore alP elevazione dell' Erculeo al trono impériale nel 1089, 
pare che venti anni dopo il primo frutto che ne provenne avesse do- 
vuto avère oltrepassata l'età, in cui poteva ancora dirsi fanciullo. 
Dair altra parte parmi poco probabile che dopo che il padre fu impe- 
ratore, potesse Massenzio sposare la figlia di un privato, finchè taie fu 
Galerio. Egli è dunque verisimile che queste nozze avvenissero quando 
Galerio fu proclamato Gesare nel io/t5, epoca infatti in cui con allri 

' Pag. 685. n. 86. ' Pandect. lib. 1, tit. ix, 1. 8. 

" Murât, p. 789, 6. * [Voyez le Mémoire de Labus, Intorno 

^ Grut. p. /i23, 11. V anlico marmo di C. Giulio Ingenuo , 18-27. 

' Pag-, hh , 10, e 807, '3. in-8°;on y trouve réunies toutes les inscrip- 

' Marmi Cremonesi, tav. IV, n. 1. tiens citées ici par Borghesi. L. Remer.] 

" Storia letteraria d' Ilalia , t. II. p. 5 06. 



15^j SOPRA VALERIA MASSIMILLA. 

inatrinionj si cerco di assodare la biioiia armonia fra i quattro le- 
gnanti. In questo caso supponendo cli' egli fosse iiato nell' anno ap- 
presso , ne verrebbe che al tempo in cui fè scolpire queste basi egli 
avesse avuto circa tredici anni, età appunto conveniente a ciô ch' esse 
domandano. 

E questa età parmi egualmente richiesta dal consolato, ch' egli 
prese insieme col padre nel 1061. Fino a quel tempo non erasi ancor 
veduto lo scandalo di concedere i fasci a bambini di pochi anni, e 
qualcbe volta ancora lattanti, corne poi videsi dopo che Gostantino 
ebbe sovvertite tutte le forme délia repubblica romana; ma erasi 
avuto riguardo che anche i giovani pi'incipi avessero almeno assunta 
la toga virile. Per la quai cosa il piii giovine dei consoli che si conosca 
innanzi questo tempo fu Nerone, il quale fu designato di quattordici 
anni come c' insegnano gli storici e ci mostra il frammento di una sua 
lapide \ ch' è stato malamente attribuito a C. Gesare figlio di Agrippa, 
in cui si dice QVEM • COS • POP VLVS • CREAVIT • ANN • N AT • 
XIIII. Nel nostro supposto quindici circa avrebbene avuto Romulo 
quando prese possesso di quella dignità, e quindi la sua elezione non 
avrebbe avuto niente di contrario agli usi stal)iliti nella famiglia im- 
périale. 

Da cio ne proviene buon lunie per interpretare una volta le sigle che 
si trovano nell' epigrafe délie sue medaglie. Essa trovasi variata in 
(pjesti tre modi, non facendo caso di quelli che non ponno dare una 
garanzia abbastanza sicura di verità, di corretta lezione : 

DIVO • ROMVLO • NVBIS • CONS • {vd NVBIS • C ) 
IMP • M AXENTIVS • DIVO • ROMVLO ■ NV • FILIO 
IMP • M AXENTIVS • DIVO • ROMVLO • N V - CONS • FILIO 

E indubitato clie queste medaglie iurono stanq)at(^ dopo il n>ir.i, 
in cui egli ricevettc il secondo consolato in comj)agnia del j)a(he, e nel 

* Grut. pag. -aaS, 5, 



SOPRA VALEHIA MASSIMILLA. 155 

quale moii annegato nel Tevere, corne ad alcuiii è paruto di poter 
ricavare dal seguente passe del sopracilalo panegirico di CostaiitiMo : 

rrSancte Tibri tu iiec ialsiini lîoinulujii diu viverc Jiec pairicidaiu 

ff Urbis passiis es natare. n Ë inutile il rilerire gli strani intei'pietaiiieiiti 
dati fiiiora a (pjelle due sigle NV, clic sono stati laccolti dal Jobert^ 
bastando il dire clie tanto il Biinardquanto l'Eckhel lianno sentenziato, 
cbe niuno erasi ne meno accostato al grado di probabile congettuia. E 
pure non vi è cosa ne più seinplice ne più sicura. Quelle iniziali non 
inrlicano se non cbe il titolo cbe gli conveniva. Se (juando era ancora 
fanciullo e figlio di un pi'ivato appellavasi Clarissimus ?uer, dopo cbe il 
padre divenne imperatore, ancb' egli dovette canibiare il titolo di Cla- 
rissimus in quello di NohiUssimm, corne dopo aver presa la toga virile 
non sarà stato più ?uer, ma V/r. E mi fa meraviglia corne i numismatici 
non siano prima arrivati a questa facilissima spiegazione, quando ave- 
vano rettamente interpretato N. F. nobilissima femina, e tutti sapevano 
cbe al C. F. clarissima femina , contraponevasi il C.V. clarissimus vir. 
Il senso adun([ue tutto piano di quelle iscrizioni è Nobîlissimo Vira 
BlS'CONSuh', e NobiUssimo-ViroFlUO. E il b-utto poi di questa 
interprelazione sarà quello di aver sempre più conosciuta la falsità già 
avvertita dall' Eckbel del medaglione del Museo Gesareo, una volta 
dei Certosini di Roma, aggiunto dal Baldini aile Numismata praestan- P. 9^. 
^/ora del Vaillante in cui dicesi M • AVR-ROMVLVS'NOBILIS • 
CAES. Se dopo morte egli non cbiamavasi se non cbe Nobilissimus 
Vir, sarà indubitato cbe non lu Gesare giammai, come prétende il me- 
daglione, percbè se gli sarebbe allora dato un titolo minore di quello 
cbe gli competeva, dicendo vir in vece di Caesar. Ma la falsità di quella 
medaglia è ancbe invittamente comprovata dalle nostre due basi, le 
quali ci mostrano cbe Romulo non usô gia il gentilizio di Aurelio, 
come il falsario ba creduto dietro gli insegnamenti del Golzio, ma 
bensi quello di Valerio. Del resto, cb' egli non fosse onorato délia 
dignità Gesarea, ci vien ancbe palesato dal non farsene motto nella 

' Science des Médailles, loni. H. p. 195. — ' Tom. Ili. p. aSA. 



156 



SOPRA VALERIA MASSIMILLA. 



segiiente iscrizione framrnentata, clie imparo in qiiesto momerito essere 
stata di récente scoperta in Ronia nel circo di Caracalla, colla quale 
pono fine a qiiesta jnemoria ^ : 



DIVO- ROMVLO • N • M • V 
C O S • O R f/ • î ^■ • F I L I O 
D -N • MAXENTf • INVICT 

V I wmmmsm a v g • n e p o t i 

• T • DIVI • MAXIMIANI • SENi 
O R I S • A C • i unioris • a u g ' ' 



' [Nous avons reproduit cette inscription 
d'après la copie que Kellermann en avait 
envoyée à Borgliesi , et que celui-ci a trans- 
crite dans le manuscrit de ses Fastes, à l'an- 
née io6-3, où Romulus fut consul pour la 
deuxième fois. Lorsque Borghesi envoya cette 
dissertation au directeur de YAntologia di 
Fireme , il ne connaissait encore ce document 



que par une copie tellement incomplète et 
inexacte , qu'il nous a paru inutile de la faire 
réimprimer. L. Remer.] 

^ [ Alii in postrema linea supplevere AC • 
his • avg. nos AC • nmioris • aug. Cf. Eckliel , 
D.N. V. t. VIII, p. 28. B. BoRc.HESi in Fasi. 
COS. ad ann. 1062. 1 



ARCO DI FANO. 



SULL' EPOCA 



DEL 



RISTAURAMËNTO DELL' ARCO DI FANO, 



AL MARCHESE ANTALDO ANTALDT 



Per teiitare di scioglieie la non l'acile questione risguardante l'epoca 
précisa in rui fu ristaurato Y aico di Fano, la quale ora mi propo- 
nete per parte del di lui valente illustratore sig. Mancini, fa d" iiopo 
deterniinare 1' età délie due lapidi, clie vi hanno correlazione. Vede- 
sene una tultora scolpila sull' architrave, ma perduta è 1' altra ch'era 
incisa tutta in una linea nella cornice del loggiato superiore, e che ïu 
poi ricopiata nel prospetto marmoreo di questa fabbrica, che osservasi 
suHa parete dell'annessa chiesa di S. Michèle, ove dice cosi : 

DIVO ■ AVGVSTO • PIO • CONSTANTINO • PATRI • DOMINORVM • 

Ingiustamente si è preteso di movei' dubbio sopra la sua legittimità. 
per la ragione, che concède a questo principe cristiano il titolo pagano 
di divo, quando è questa alT opposto una chiara riprova délia sua 
fede, perche un falsario del XIV o del XV secolo non si sarebbe nem- 
meno sognato di attril)uirglielo. Inlanto è luori di contesa, che Gostan- 
tino fu veramente dopo morte onorato delT apoteosi dal senato. aven- 

' [Exli-ail de l'ouvrage de ringénieur Arco di Auguslo in Fano (Pesaro. 189.G. 
Ponipeo Manoini. intilnlé Ilhistrddonn drll' in-fol.), p. ^S-aS.] 



P. 2:3. 



160 ARCO DI FANO. 

dosene positiva testimonianza da Eutropio che scrive ^ : crDenuntiata 
ff mors ejus etiam per crinitam stellam , quae inusitatae niagnitudinis ali- 
ff quandiu fulsit : eam Graeci cometen vocanl; atque inter divos nieruit 
ff referri.'ji E il titolo di divo gli viene poi confermato dal catalogo na- 
talizio dei Cesari stampato per ultimo da monsigiior Mariiii'^, in cui 
si nota MENS -.FEBRAR-DIVI -CONSTANTIN! III-K-MAR, 
da moite medaglie, e segnatamente da qiiella col rovescio AETERNA 
PIETAS, nella quale attorno la sua testa velata leggesi distesamente 
DIVO • CONSTANTINO • P, e infine da questa base romana 
pubblicata dallo stesso Marini^ : 

DIVO 

CONSTANTINO 

AVGVSTO 

CORPVS 

SALARIORVM 

POSVERVNT 

Che se l' iscrizione di Fano fu fatta incidere, corne ve n' è apparenza, 
da Turcio Secondo Asterio ricordato dall' altra lapide, acconciamente 
avrà egli mentovato la consecrazione di quest' imperatore, perche 
Turcio era addetto alla religione dei gentili, corne si prova dal tro- 
varsi che nel 876, trentanove anni dopo la morte di quel principe, 
egli occupava ancora il sacerdozio di quindecimviro dei sagrifizii*, il 
che risulta da un marmo Gruteriano^, riportato altresi, ma piii intera- 
mente dal Panvinio*^ : 

D D • NN • VALENTE ■ V • ET • VALENTINI ANO • AVGG • CONSS 
TVRCIVS • SECVNDVS • ASTERI VS • V • C • XV • VIR • S • F 
PONTI VS • ATTICVS • V • C 
SERVILI VS • AEDESIVS • V • C • P • P • HIEROF • HEC 



' Breviar. lib. X, c. viii. morts; voyez, sur Tapothéose des empereurs 

* Fr. Arval. p. 887. [Orelli. n. 1106.] chrétiens, mes luscr. christ, urbis Ro7n.\o\.\. 

^ Ihid. p. 99/i. [Orelli, n. 1092.] p. 338; cf. jwro/e^»'. p. xetxv. J. B. deRossi. | 
' [ Les chrëtiens eux-mêmes , au iv" siècle , ^ Pag^. 1 9^? , 3. 

accordaient le titre de Divus aux empereurs " In Faut, ad ann. 397. 



ARCO DI FANO. 161 

Assicurata cosi 1' autenticità cli quest' epigrale, farô ora avvertire ch' elia 
ha moltissirna analogia con due aitri moriumenti, i quali servono a 
spargerc; s()j)i'a di essa molta liice. E il primo un insigne sasso dei 
Museo di Canipidoglio rilerito dal Maffei ^ nel quale si legge : 

DIVO • AC • VENERABILI 

PRINCIPI • CONSTANTINO 

PATRI-PRINCIPVM 

MAXIMORVM 

L • CREPEREIVS • MADALIAN VS • V • C 

PRAEF • ANN • CVM • IVRE • GLAD 

Ed è poi l'allro una medaglia ben cognila, sul di oui rovescio sta P. 3/1. 
scritto WSTA'VENEKandae-MEMOriae, e clie rappresenta nei 
diritto la testa velata di Gostantino colla leggenda Divus-Venerabilis' 
CONSTANT\NWS-?atcr'Trmm'AVGGustorum\ Il titolo di divo 
rende manifesto, che tutte queste epigrafi sono posteriori ai 22 di 
maggio del 887, giorno dclla morte di quell' imperatore, il che pure 
apparisce dalf epiteto VENERABILIS non usato sulle medaglie se 
non se pei defunti, invece del quale nelF iscrizione dell' arco si è 
sostituito il PIVS, che quando è scompagnato dal FELIX è indizio anch' 
esso di morte, come sui nummi di M. Aurelio, di Pertinace, di Setti- 
mio Severo e dello stesso Gostanzo padre di Gostantino. Al contrario 
è certo che il marmo di Gampidoglio è anteriore ail' anno 3/n, per- 
ché a quel tempo Madaliano non era piii prefetto dell'annona, ma 
era già stato promosso, non si sa precisamente quando, a fare le veci 
del prefetto del pretorio, come c' insegna una legge del codice Teodo- 
siano ^ che gli è indirizzata. La medaglia poi pel titolo di Augusti che 
conferisce ai figli di Gostantino non puô precedere i 9 settembre 887, 
perché al dire d' Idazio c: ipso anno nuncupati sunt très Augusti Gonstan- 

' Mus. Veron. pag. 95 1, n. 3. [Orelli. Vus et PrtTer^ comme, sur d'autres mon- 

n. 1091 et n. 8169.] naies, les siglesVN et M- R parles mots 

" [Les sig-les D-V et PT doivent, plus VeNerandae McmoKiae. — C. Cavedo.m.] 
probablement, s'expliquer par les mots Di- ^ Lib. X\I. tit. x, S 9. 



162 ARCO DI FA NO. 

ff tinus, Constantius et Gonstans V Idus Septembiis, ii e dall' altra parte 
coiifessando di essere destinata a celebrare le esequie del loro padre, 
dovrà essere contemporanea ai suoi funerali, i quali per verità sap- 
pianio da Eusebio, da Socrate e da Sozomeno essere stati ritardati di 
alcuni mesi perché si voHe aspetlare che i suoi figli venissero ad assi- 
stere ad una taie funzione, onde non furono fatti effettivamente se non 
dopo che il secondo Costanzo fu tornato dalla Mesopotamia , ove trova- 
vasi per la guerra coi Parti. La celebrazione adunque di queste esequie 
deve presso a poco coincidere col tempo, in cui i figli di Costantino 
turono proclaniati imperatori, e quindi la medaglia sarà stata coniata 
senza nieno nell' autunno del 387. Il che posto vi è tutta l'apparenza, 
che debbano esserle anteriori le due iscrizioni, nelle quali non si dà 
loro r appellazione di Augusti, ma si dicono genericamente principi e 
signori, e quindi sono di fermo avviso che fossero realmente incise fra 
i 22 di maggio e i 9 di settembre '. Imperocchè in quel frammentre si 
ebbe un interregno, nel quale dice Eusebio che gli atti pubblici fu- 
rono spediti a nome dell'Augusto defunto, motivo per cui attesta che 
Costantino seguitô a regnare ancora dopo morte, su di che sono a 
vedersi H Valesio^, il Pagi^ e il Tillemont*. Gosi sarà spiegato con tutta 
facilita corne Turcio e Madaliano prestassero ad un morto gli onori 
soliti a rendersi al sovrano régnante e come non parlassero dei prin- 
cipi attuali che in termini vaghi ed ambigui. 

L' altra iscrizione poi che mirasi nell' architrave dell' arco, sotto 
quella di Augusto, è la seguente : 

CVRANTE-L-TVRCIO-SECVNDO-APRONIANI-PRAEF-VRBFIL-ASTERIO-V-C-CORR-FLAM-ET-PICENI 

Di questo L. Turcio Secondo Asterio molti altri marmi fanno parola. 
Meritano sopra gli altri la precedenza questi due provenienti da uno 
scavo nella piazza di S. Marco di Roma, conservati tuttora nel Museo 

' [Voyez la lettro do Borfrhesi nu P. Gar- ^ Not. ad Euseb. p. 9.0 fi. 

iiicci, sur une inscription (le Sorrente, dans ' Critica in Annales Baronii , ad an - 

le Bullet. arch. Map. N. S. i8.S3 , ann. III, num .3.37, S /». 

(). 53 et suiv. C (Iwedoni.] ' Ilist. dm Emper. Constantin. art.'Lxxvr. 



ARCO DI FANO. 163 

Vaticano, e puhblicati dal Visconli \ <lal primo (Ici ({iiali'^ si annunziano 
tutte le di}jnilà cli cui lu iiisignito : 

ASTERlI 
L • TVRCIO • SEC VNDO • C • V 

FILIO-L-TVRCI-APRONIANI-C-M-V 

PRAEF-VRBl-NEPOTI 

L • TVRCI • SECVNDI • C • M • V 

CONSVLI • PRAETORl • QVAESTORI 

COMITI • AVGVSTORVM • CORRECTORI 

PICENI • ET • FLAMINI AE- ELOQVENTI A 

IVSTITIA • INTEGRITATE • AVCTORITATE 

PRAESTANTI • IN • OMNI • DENIQVE 

VIRTVTE • PERFECTO • ORDO 

SPLENDIDISSIMVS- AMITERNINAE 

CIVITATIS • OBINSIGNEM ' ERGASE 

AMOREM • P ATRONO • DIGNISSIMO 

STATVAM-EXAERE 

POST • ADMINISTRATIONEM 

AD • PERPETVI • NOMINIS 

GLORIAM- DEDIT 

dair aiti'O ci si palesa il nome délia sua moglie, clie sebljeiie moiico 
per la Irattura del sasso, fu forse quello di Oviiiia Paterna, conoscen- 
dosi poco prima di questi tempi Ovinio Patenio prefetto di Roma ne! 
i>.8i, di rui ella potè esser figlia senza improbabdità : 

. . .lAE- PATERNAE 

. .NOMIAE • C • M-F 

VXORI • OPTVM AE 

ET-MERITO 

DILECTISSIMAE 

L-TVRCIVS-SECVNDVS 

ASTERIVS • V • C • EX • AERE 

STATVAM • DEDIT 

\J ufficio dei cori'ettorato délia Flaminia e del Piceno vieiie anche con- 

' Museo Pio-Clement. t. II. p. -3 1; [éd. de ' fHenzen, Supplnn. Orell. n. 6/175.] 

Milan, p. 89, 00. I 



\U ARCO DI FANO. 

fermato a Turcio Secondo da queste altre due lapidi, la pi-inia délie 
quali trovata in Tivoli 1' aiiiio lyBB, vien riferita dal Muralori' e da 
altri, e somministra biion lume per ristaurare la susseguente fram- 
mentata, anch' essa di Tivoli, divulgata già da gran tempo dal Grii- 
tero ^ : 

1. 2. 

BEATISSIMO SAECVLO 

DOMINORVM 

NOSTRORVM 

CONST ANTI CONSTANTE • et 

ET CONSTANTIS CONSTANTIS 

AVGVSTORVM AVGVSTORVM 

SENATVS POPVLVSQ crrNTA-rwc 

ROMANVS SENATVS 

CLIVVM'TIBVRTINVM POPVLVSQVE 

IN PLANITIEM-REDEGIT ROMANVS 

CVRANTE-L-TVRCIO PONTEM • REFECIT 

SECVNDO • APRONI AN! CVRANTE • L • TVRCw • secundo 

PR AEF • VRB • FIL APRONIANI • PR AEF • urb -ftl 

ASTERIO-V-C- ASTERIO-V-C-corr 

CORRECTORE • FLAM FLAM • et 'piceni 
ET-PICENI 

Eruditi di prim' ordine, coine sarebbero il Noris^ il Gotofredo\ i\ 
Mu^atori^ il Corsini*^, benchè poi alquanto ne dubitasse il Tillemoiit^ 
e apertamente ne dissentisse il Ritter emendando il Gotofredo, non 
posero difficoltà nel confondere il nostro L. Turcio Secondo Asterio 
(;on L. Turcio Aproniano Asterio che fu correttore délia Toscana e 
deir Umbria nel 3/i6, e infine prefctto di Roma per un triennio dal 
362 in poi. Di quest' ultimo parla tre volte Aminiano Marcellino "^ ; a 
lui sono dirette una legge del codice Teodosiano^ e un' altra del codice 
Giustinianeo^'^, ove pero se vorrà sostenersi il suo nome converrà credere 

' Pag. 663, 9. [Orelli, n. 1099.] ' Hhsl. des Emperevrs, Jiilion, aii. xvm. 

' Pag. 1079, 1. ' Lil). XXin,c. i,S /»;Ub. XXVI,r. m. 

' Cetwtaph. Pisntia, diss. IV, cap. ii. .H i ; lih. XXVIl, c. m, S 3. 

Prosnpofjftipltia codia's Tlicodosiani. " Lih. XIV, lit iv, 1. 3. 

' Anecdola, L I , p. i /i i . '" Lih. I, (il. m., I. U. 
" Séries praefecfor. Vrhis , p. i()i. 



ARCO DT FANO. Î65 

fallato quelîo dei proncipr o dei consoli; e a lui puiv; non rlisconvengo 
chc sia attrlbuito col P. Ab. di Costanzo un IVammento marnioreo di 
Bettona odilo da lui', dal qiiale si apprende, clio lu padre di due figli 
Aproniano e Discolio. E<f][ è memoi-ato altresi in moite lapidi, délie 
quali citerô tre Grnteriane^, per nulla dire di (piattro dei Gudio ^, che 
sono manifeste imposture dei Ligorio, tuttocliè ad alcune di loro abbia 
prestato fede il Corsini. Fra i marmi sinceri piacemi di addurne per ciù 
che risguarda la présente controversia uno Gruteriano^ e uno Mura- 
toriano •', che ci danno maggiori notizie di lui : 



1. 

ASTERII 

L-TVRCIO-APRONIANO-V-C 
FILIO-L-TVRCl-APRONIANI-V-C 
PRAEFECTI -VRBIS- NEPOTI 
L • TVRCi • SECVNDI • C • V • CONSVLIS 
QVAESTORI-PRAETORI-QyiNDECEM 
VIRO • SACRIS • FACIVNDIS • CORREC 
TORI • TVSCI AE • ET • VMBRI AE • OMNI 
VIRTVTE • PRAESTANTI • STATVAM 
EX • AERE • ORDO • SPOLETINORVM 
AD-MEMORIAM-PERPETVl-NOMINIS 
CONLOCAVIT 



CVRANTIBVS • FL ■ SPE • V • P • ET • CONDO 
NIO-TAVRO-IVN 



POST • AMANTi • ET- ALBINI • CONS 



' Disamina degli scriUori di S. Ilujino, 
p. 5i -3. 

" Pag. 6/17, n. 607; p. 1 080. n. 9. 



ASTERI 

CONSTANTIAE 
ABSTINENTIAE-TESTIMONI 
VM • SEMPITER • L • TVRCIO 
APRONIANO-V-C'FIL-TVRCI 
APRONIANI-C-V-PRAEF-VR 
BI- NEPOTI -TVRCI -SECVNDI 
COS-QVAESTORI- PRAETORI 
XV-SACRIS-FACIVNDIS-COR 
RECTORI- TVSCI AE- ET -VMBR 
lAE-OB-EIVS -INSIGNE- M ERI 
TVM-SINGVLAREMQVE-IVSTI 
TIAM - QVA - OMNIFARIA- LVCEN 
SIVM - VTILITATI - HONESTATIQ_^ 
PROSPEXIT - CONSENSV- OB 
SEQVENTISSIMI-ORDINIS-AC 
EIVSDEM-CIVITATIS-POPVLI 
EXACTO-ADMINISTRATIONIS 
TEMPORE • STATVAM - EX - AERE 
PATRONO-COLLOCATAM-ADMI 
NIST RAVIT • DD- NN- III- ET 
III - COS - DECRETA • EST - AVTEM 
POST - CONSVLATVM - AMANTII 
ET-ALBINI 

' Pag. 38, 5 ; p. A 1 , 5 ; p. G6 , /i ; p. 08, G. 
* Pag. 476. 7. [Orelli, n. 1100.] 
' Pag. 379. 1. 



166 ARCO DI FANO. 

P. 26. Paiagonando queste iscrizioni colle altre di L. Tiucio Seconde Aste- 

rio io non diibito di asserire, che spettano a due ben divers! personaggi. 
Osservo che il correttore délia Flaminia in tutti i suoi maimi benchè si 
dica figlio di Aproniano non mai perô assume questo cognome, ed usa 
per dilTerenziarsi quello di Seconde adoprato prima da suo nonno. 
Al contrario il curatore délia Toscana non si chiama giammai Secondo, 
ma sempre Apioniano , e fu questo veramente il suo nome caratteri- 
stico, perché ad indicarlo di esso solo si servono Ammiano e le due 
leggi sopracitate. Egualmente , benchè nelle loro lapidi si schierino 
tutte le dignità da essi ottenute, in niuna perô mai si accumulano i 
due distinti correttorati délia Flaminia e délia Toscana, tuttochè l'iscri- 
zione Vaticana di Secondo dicendolo elevato al consolato non avesse 
potuto dissimulare il governo délia seconda provincia, se si fosse trat- 
tato délia medesima persona. Imperocchè se Turcio Secondo post ad- 
tmnistrationem délia Flaminia e del Piceno ottenne i fasci, non potrà 
supporsi che dopo il consolato amministrasse la Toscana, perché in 
questo caso sarebbevi stato consolare, e non correttore; e quantunque 
sappia bene, che i consolari délie provincie dopo Costantino molto 
spesso non erano stati promossi al consolato, ciô nondimeno non 
trovo alcun esempio, che chi aveva goduto di quell' eminente dignità 
siasi mai poscia appellato col titolo inferiore correclor. Ne si prenda 
la scusa che anche il marmo di Aproniano proveniente dal Muratori e 
j)oco fa riferito, benchè si confessi inciso DD * NN • III • ET* III • 
COS, cioè neir anno 870, tuttavolta non parla délia prefettura ur- 
bana ch' egli consegui nel 862, perché nella stessa lapide si attesta, 
che quella iscrizione fu decretata nel 8/i6, ond' è chiaro che fu scol- 
pita tal quale era stata scritta e votata in quell' anno, il che pure si fa 
palese dal confronte colT altra Gruteriana composta anch' essa nel 
medesimo post-consolato di Amanzio e di Albino. Di più la citata base 
Vaticana ci dice che Secondo oltre d' essere stato console, certamente 
sufletto, fu eziandio cornes Aiigustoruiti , ullicii che niuno ci avvisa aver 
ottenuti Aproniano, il (juale viceversa fu prefetto di lîoina, il che non 
si ;iiiriiiii/i;i del!' .-illro. A mio parère iuliiiiffue fiirono essi «lue fratelli, 



ARCO DI FANO. 107 

iiiio dei (juali cliiaiiiavasi più proprianieiite Socoiido, l'altro Api(jniano. 
anibedue figli di L. Tiircio Api'oniaiio ])rer<;tto di Roma 1' anno 339 , 
nipote di un allro L. Tui'cio Sccoiido console, ma ignoto ai fasti, e 
torse pronipoie di L, Turcio Fesaso Aproniano console ancli'egli, ma 
d' incerta data, di cui favella un' iscrizione del Fabretti ', che il Relando 
malamente riporto al console dell' anno di Gristo 191 , che ora da un 
marmo Vaticano pubblicato dal Marini'^ sappiamo essere staio Pedone 
Aproniano. 11 cognome di Asterio non trovandosi costumato da alcuno 
dei loro antenati, sarà verosimilniente proveniito a questi due fraielli 
dalla madré, ma perô questa denominazione attaccossi molto più tena- 
cemenle a Secondo che air altro, perché osservo che in niuna délie 
sue lapidi se ne vede mai privo, mentie al contrario Aproniano ne la 
senza in tutti i marmi che fece incidere essendo prefetto di Roma. 
Quindi porto opinione, che sia piuttosto il primo quell' Asterio, a cui 
Pelagonio dirige il capitolo nono del suo trattato di mascalcia, del quale 
è per fare imminente dono al pubblico desideroso il benemerito sig. 
Cioni. Non avendo pero qui pronte alla mano le opère di Libanio non 
saprei dire s' egli sia egualmente 1' altro Asterio, a cui furono da lui 
indirizzate délie lettere, tuttochè l'affermarsi in una délie sue iscri- 
zioni che fu eloquentia praestmis possa renderlo degno dell' amicizia 
di quel sofista. 

Dileguati con una tal distinzione gl' imbarazzi ch' erano provenuti 
dalla mescolanza, ch' erasi fatta di tutte le lapidi fin qui mentovate, 
dai quali non si era saputo sciogliere il Corsini, se non supponendole 
mal descritte, vediamo ora cosa puôricavarsi da quelle di Turcio Se- 
condo per rapporto al tempo in cui amministrô la Flaminia. Le due 
iscrizioni di Tivoli dedicate a Costanzo e Costante per la mancanza del 
nome del terzo fratello Costantino giuniore furono sicuramente erette 
dopo l'anno 3Ao, nel quale fu ucciso quesf ultimo presso Aquileja, e 
vice versa il nome di Costante ci dimostra che devono collocarsi avanti 
il o5o, in cui anch' egli fu assassinato per la congiura di Magnenzio. 

' fnsrr. dorn. p. 792. n. U?i^. — * \Fr. Arval. p. 167.I 



168 ARCO DI FANO. 

Fra questi due estreiiii è adunque certo chc cade se non tutto, aiineiio 
una parte de] correttorato di Turcio. Ma ch' egli debba ritirarsi di non 
poco tempo al di sopra del 35 o si fa palese dal ceppo Vaticano conse- 
cratogli post admimstrationem, in ricoinpensa délia quale ci mostra che 
ottenne il consolato : imperocchè anche quella base fu anteriore alla 
morte di Costante, U che si prova dal titolo che gli vien dato di cornes 
Aiiguslorum, non essendovi più stati due Augusti dopo quell' epoca 
lino al 36o, in cui Giuliano Apostata divenne collega di Gostanzo, 
e vietando Ammiano^ che il governo di Turcio sia protratto tant'oltre, 
facendoci fede che ne! 355 il Piceno era retto da Patruino. Ma se 
con certezza puô asserirsi che Turcio cessô di essere correttore qualche 
anno prima del 35o, niun dato si ha al contrario per determinare 
quando lo divenisse, non essendovi a quei tempi alcun limite deter- 
minato ail' ufficio di questi presidi, onde per esempio G. Geionio Rufio 
Volusiano ci dice in una iscrizione Gruteriana -, che ai tempi di Go- 
stantino fu correclor Ilaliae per annos oclo. L' unica cosa intanto che puô 
asserirsi si è , che l' iscrizione di Turcio suH' arco di Fano è posteriore 
al primo semestre del 330, perché in essa si vanta di esser figlio di 
Aproniano prefetto di Roma, e suo padre non consegui quella dignità 
se non ai \k luglio di quell' anno, secondo che attesta 1' anonimo de 
praefeclis Lrhis. Egli non ritenne quell' ufficio se non tre mesi, onde 
sapendosi che per l'ordinario soleva durare un anno, dalla brevità 
dello spazio potrebbe alcuno dedurne, che morisse nell' esercizio délia 
sua carica, sapendosi poi dall' iscrizione Vaticana del figlio che quando 
gli lu dedicata, era certamente il padre escito di vita, siccome costa 
dal titolo che se gli attribuisce Qlarissimae Memoriae Vir. Da quanto 
adnnqiie si è ragionato finora apparisce che le due iscrizioni dell' arco 
di Fano sono ben lungi dall' essere coetanee, e clie per lo meno vi ha 
fra loro una dillerenza di due anni, tutte le apparenze concorrendo a 
fermare quella di Gostantino nell' estate del 337, e non potendo anti- 
ciparsi 1' altra di Turcio prima délia meta di luglio del 339. 

' Mb. \V, c. VII, S 5. — * Paff. 387. 5. 



ARCO DI FANO. 1G9 

Si è creduto da alcuno chc la liparazione di quest' arco fosse occa- 
sionata da un ristauro d(3lla via Flaminia siilla quale è collocato, 
onde dalla ricerca del tempo, in oui lu eseguito il secoudo, se ne po- 
tesse desumere un nuovo lunie anche per la prima. Il londamento di 
quest' opinione è basato sulla seguente iscrizione cei'tamente mifjliaic 
pubblicata dal Doiii ', la quale da lui vien collocata a F'ano, in rolu- 
mella in plurrs parU'fi poslm fliJJ'rarla : 

IMPP • CAESS • VALER p. 27. 

10 - DIOCLETIANO • ET 

AVRELIO • VALERIO 

MAXIMIANO • PIISS • FE 

LICIB'SEMPER-AVGG- 

ET -FLAVIO- VALERIO 

CONSTANTIO • GALERI 

O-VAL-MAXIMIANO 




ROM-CXCI 

CVRANTE-L-TVRCIO-APRO 

NIANO-V-C-PRAEF-VRB-FIL 

ASTERIO -CORR-FLAM -ET 

PICEN I 



Non frapponendosi meno di oltre trent' anni fra l' impero di Diocle- 
ziano, e il correttorato di Turcio, per quanto voglia allungarsi 1" uno 
e anticiparsi Paltro, questa lapide non potrebbe stare , se non che 
supponendo che fossero due diverse iscrizioni incise sulla inedesima 
colonna, cosa ben fréquente sui ceppi migliari. U che posto, potrebbe 
questo parère avère aspetto di verità, perché di qui risulterebbe che 
la Flaminia fosse stata effettivamente racconciata sotto il governo di 
Turcio. lo non negherô che quella via fosse risarcita ai tenqji di Go- 
stantino, ciô comprovandosi da un altra colonna migliare tuttora esi- 

' Class. II, n. 107. 



170 ARCO Dl FANO. 

«tente a Riiiiino Jicl Miiseo del fu Giano Planco, la quaK; j)el iiumeio 
che porta CCXI doveva sorgcre vicino alla Gattolica, onde spetta ella 
pare senza dubbio alcuno alla Flaminia, Fii essa pubblicata la prima 
volta dal Lami', poi dal Donati*^; ma parte per essersi confuse insieme 
le tre diverse iscrizioni cbe ivi sono scolpite, parte per le gravi ingiiirie 
cbe ha softerte dalT età, la copia che se n' è data aile stampe riusci cosi 
ditettosa da non potersene cavare cosa alcuna di buono. lo sono de- 
bitore alla cortesia del sig. Antonio Bianchi, che a mia richiesta ha 
coHazionato di nuovo l'originale, se posso olï'rirne una lezione piii 
emendata; e darô poi per garanti de' miei supplementi un' iscrizione 
Mafl"eiana\ una Gruteriana"^, una Muratoriana'^, ed una dell' univer- 
sité di Bologna édita più correttamente dal ch. Schiassi*^. Ne debbo 
anclie lasciar di avvertire che nella prima iscrizione la quarta riga fu 
cancellata a bello studio, perché vi si leggeva MAXENTIO, il quale 
iniperatore conosciamo da altri ceppi aver aggiustata questa via, e il di 
cui nome sappiamo essere stato rasato dai pubblici monumenti per 
decreto del senato : 

Dît iiiif) parte, Dali' altra , 

inip • caes ccxi 

M • anreiio d ' n ■ j'I • v a l ' c ons tan 

VA LE RIO TINO • PIO -/e/- rtMg- 

WM&mmmM d I v l • COnslanlH 

P I O • F E L I C I a u g ■ p i i ' fi l i o 

INVICTO DD-NN-m«^no 

AVG M AXI M O • et- fl 

CCXI VlCTOKl ■ pp •//• 

S E M /> e r • a u g g ■ 

b • r ' p • n a t i s 

ccxi 

(juesta cobjuna ci serba memoria délie tre successive riparazioni 

' Novdk Florentine , t. XII, p. 5.')8. | To- ' Pag. 1078, (j. 

nini, Bimini avanli l' era vol{>\ p. i i-?.| ' Pag. y 58. 8. 

^ Pag. 9.9.0, F). '' Gtnda del forestière al Muaeo di lio~ 

' Mvft. Ver. p. lo^i, >J. l()[pw , p. 'M'). 



Aiico i)i rwo. ITl 

Catte da Massciizio, da Costaritiiio c da Magiio Massimo, e ci mostra 
che iiiuria ik; Im Falla ai t(3in[)i di (lostanzo c di Costante, sotto i (jiiall 
abbiamo vediilo cadeic il coriciloralo di Tuicio, e veramerite niun altro 
ceppo c a mia iiolizia, il ([uale ci piovi clie sotto quoi principi si fosse 
lavorato intoriio la Flaminia o l'Emilia. Non potrebbo aduiiqu(3 adat- 
tarsi a Tiircio se non il ristauro oi'dinato da Costantino, ma io dubito 
assai, cbe anche questo possa ridursi ajjli aiiiii délia sua carica. E pii- 
mieramente la memoria di essere stato figlio di CostanzoGloio lu luollo 
piii in uso nei tempi anteiioii di quel régnante, di quello clie negli 
nltiini, nei quali andata era in disuso avendo cedulo il posto ad alhi 
titoli. Inoltre dalle colonne migliari délia via Emilia, una délie (juali 
lu trovata in Cesena', conosciamo ch' essa fu racconciata nei 828, e 
quindi tutto porta a credeie, che contenq:)oraneo sia stato presse a 
poco il ristauro délia Flaminia. Finalmente cio che più importa si è, 
che la colonna di Rimini posta nella medesinia provincia di Turcio ci 
mostra che in quest' occasione non si notô sui ceppi migliari il nome 
de! préside, sotto cui si fece quell' opéra, al che aggiungerô poi di non 
aver conoscenza, che quest' uso siasi mai praticato in Italia sotto il 
governo degl' imperatori. Se consimili furono le iscrizioni messe lungo 
r Emilia, quando lu rifatta a quel tempo, come si prova da altre iscri- 
zioni affatto simili a quella di Cesena, meno la dilTerenza del numéro i>. 28. 
délie miglia, trovate a Parma, a Pavia, ad Altino-, ogni ragion vuole 
che quelle che dovettero mettersi a Fano, fossero somiglianti a f|uelle 
di Rimino. Per lo che io ho gran sospetto, che la colonna del Doni, la 
quale viene dalle schede del Manuzio, non abbia giammai esistito nei 
modo ch' egli la descrive, e sia anzi un inauspicato maritaggio di due 
diverse lapidi che non hanno mai avuto alcuna relazione fra loro. A 
mio parère ï ultima parte non è che la medesima iscrizione dell' arco 
nostro, con cui mirabilmente combina, se non che vi è ommesso il 
cognome SECVNDO verisimilmente per colpa del descrittore, del 
copista, alcuno de' quali non puo assolversi dalla taccia di negligenza 

' Doni , cl. Il , li. 1-21. — ^ Grut. p. 1 09 , G , e 288 . -2 : Donati .p. 1^9. 3. 



172 ARGO DI FANO. 

accusata manil'estamente dall' APRONIANO, clie non puù staie, iii- 
vece (li APRONIANI. Cio che poi ne rimane è certamente la stessa 
iscrizione che a Fano, in colwnna rudi confraclaque , si copiô cla se stesso 



Il (lilioentissinio Sniezio ' 



IMPP • caess<>vaLer 

lO • DIOCLETIANO • ET 

avreLi o • vaLeri o 

MAXIMIANO-PIISS- FE 
LiCIB • SEMPER • AVGG 
ET- FLAVIO • VALeRIO 

constantio-gaLeri 

O • VAL • MAXIMINO 

mivmm^mmBKOM • cxci 

E le duc Imee inancanti si hniino ])oi da siipplire 

NOBB • ET • INVICTISS • CAESS 
AB • VRBE • ROM • CXCI 

sulla testimonianza di Giriaco d' Ancona, che o vide il niarrno quando 
era meno daiiiieggiato, o ne trovô un altro degl' analoghi, e se lo 
trascrisse sebbene con qiialche crrore, corne puo vedersi dalla copia 
che dai nianoscritti di lui ha ])ubblicato il Muratori -. A me che ho 
((ualche pratica délie scliede del Manuzio, che ho maneggiate per 
alquanti mesi nella Vaticana, sembra évidente che la lapide del Doiii 
deve provenii'e non dalla raccolta che il primo aveva preparata per 
la stampa, che tu poi trasiusa di peso nel Grutero, e nella quale sono 
certo di non averla veduta, ma bensi da alcuno di quoi siioi libretti, 
clie direi pugillari, i quali recava seco per viajjgio. ed ove quest' uomo 
eruditissimo ricopiava alT infretla le lapidi clie andava incontrando, 
onde giunto a Fano vi avrà notala una sotto Y altra Y iscrizione délia 

' Pag. 57, ♦').— - Pag. /4()i, 8. 



AUCO IJ] FA.NO. 173 

colonnetta e quella dell'arco, senza lorsc farvi alciin segiio di divisionc 
fra loro, onde sarà slata tiitta inavvciianza del Doui, o dcl suo aiiia- 
nuense, se riandando quello scartalaccio ne ha da due lapidi lormata 
una sola. 

Tolto cosi il sost('(]no ail' opinione, che raccomodatura délia Ha- 
niinia abbia dato niotivo alla ristaurazione dell'arco, io pcn^o [uwi- 
tosto, che fosse questa occasionala da un générale riattamento aile 
mura e aile torri délia citlà. Mi nasce questo sospetto dal luogo pic- 
scello da Turcio per far incidere la sua iscrizione, ch'egli forse a])po- 
statamente separô dall' altra di Coslanlino, e sottopose a quella di Au- 
gusto, onde venisse a succedere immediatamente al MVROS • DEDIT 
di quest' ultima, il che puo essersi da lui reputato l)aslcvole per ui- 
dicare quai cosa era stata per lui falta, senza di che il suo CVRANTE 
rimane per aria, e lascia al letlore il difficile incarico d' indovinare di 
che cosa aveva avuto cura. Su laie supposlo parmi probabdissimo, 
che questa riparazione fosse stata comandata da Costantino, sia a 
Turcio, sia al suo antecessore, onde essendosi messa mano ail' opéra 
cominciando dalla porta principale che conduceva alla metropoli , fosse 
questa per conseguenza linita più presto, quando quel prmcipe usci 
di vita, onde in benemerenza se ne facesse la dedicazione alla sua 
memoria durante il tempo dell' interrègne. La riparazione poi délie 
mura ese^uita in appresso richiede tempo e fatica, ne il lasso di due 
o tre anni sarebbe soverchio a (juesto lavoro, termmato il quale 
volendo Turcio lasciar ricordanza di avervi presieduto, va bene che 
facesse incidere la seconda iscrizione sullo stesso monumento, da 
cui questa riparazione aveva avuto principio. E veramente si usô di 
collocare sulle porte i testimonii délia restituzione délie mura délia 
citlà, del che basta per ogni altro esempio quello edito dal Maffei ^ 
inciso r anno 265 suU' antica porta délia citlà di \erona, la quale ha 
non poca somiglianza colla forma che da Turcio fu data ail arco di 
Auguslo, e che ci mostra essere stato costume di quei tempi di sovrap- 

' Mus. Vrrnn. p. i 97. 



17/i AUCO DI FA NO. 

|)oi-i<' ail«> portt^ dello inuia un loggiato , verisiiniliiu'iile [)er avère il 
iuogo d' onde diieiidenie l' ingresso ai iiemici. Cosi parmi spiegato 
senza steiito corne qiiesla fabbrica possa preseiitarci due lapidi di 
Icmpi diversi, ma peio ii'op])o vicini fra loio per poter iiidicai'e due 
diversi l'islauri. Secoudo aduiupie quesia mia opinione la sola dedica- 
zioiie a Costaiitinx) sarebbe cpiella che stanzierebbe T epoca délia riao 
comodainia delT arco, la quale per quello cbe si è detto finora sarebbe 
stata eompiula nel 387 di Cristo, AIT amor vostro mi i-arcomando. 



ISCRIZÏONI 1)1 UHBISAGLIA. 



INTORNO 
A DUE ANTICHE ISCRIZIOM DI LRBISAGLIA, 

AL SIGiS. CARLO FILOM'. 



Moite grazie siano rese primieramente alla gentilezza del sig. colo- v. i63. 
nello Armandi, che mi ha favorita una copia cosi diligente délie lapidi 
da lui vedute in Lrbisagiia, di poi a voi che avete avuto 1' obbligante 
pensiero di procurarmela. Non vi siete ingannato nel credere, che due 
di loro mi sarebbero riuscite accettissime, risguardando un perso- 
naggio che ha diritto di trovar luogo nei miei fasti, e di cui l'ultima 
specialmente somministra notizie tali da arricchirne la storia. La prima 
di queste iscrizioni è cognita fino dai tempi del Grutero ^, e fu poi ri- 
prodotta dal Marini^ con tanta esattezza, che non ha lasciato alcuna 
cosa da correggere al nuovo esemplare : 

VITELLIAE 
C-F-RVFILLAE 

C • SALVl • LIBERALIS • COS 

FLAMINI • SALVTIS • AVG • MATRI 

OPTVMAE 
C • SALVIVS-VITELLIANVS -VIVOS 

Ma ignota del tutto erami la seconda, che mi dite scoperta due anni 16^, 

' [Extrait du Giornale Arcadico, 1826, Fr. Arval. pag. i6i. [Voyez Orelli. 

t. XXXII, p. i63-i8/i.] n. 1171.] 

' [Pag. 1023.6.] 

m. 28 



178 ISCRIZIONI DI URBIS4GLIA. 

sono nelle vicinanze di quell' antica città, e iiella quale senza alcuno 
sforzo si ristaura la piccola parte che le hanno invidiata le ingiurie 
degli anni ' : 

c'salviO'C'¥'WEL'LmEKAU 

nonio ■ BASSO • COS • PROCOS • PROVIN 
ciae • waCEDONI AE • LEGATO • AVGVSTORVM 
provinc- BRITANN- LEGATO • LEO- V -M ACED 
/rafrî-rtRVALI-ALLECTO-AB-DIVO-VESPASIANO 
et • divo- tiTO • INTER • TRIBVNICIOS • AB • ISDEM 
nllecto- INTER • PRAETORIOS- QyiNQ^IIII ■ P-C ■ HIC • SORTE 
proroa • ffirTVS ■ PROVINCIAE • ASIAE • SE • EXCVSAVIT 

Dopo aver autenticato la restituzione délie prime due righe colla ta- 
vola arvale XXII, nella quale egli si denomina C • SALVIVS* LIBE- 
RALIS-NONIVS-BASSVS, non isprecherô la carta in difendere il 
supplemento délie rimanenti, che viene suggerito dalla frattura délie 
parole e délie forniole : poco importando se nell' ultima, invece di 
facTVS, sia stato scritto daTVS,elecTVS,o altra cosa simile , quando 
Costa dal senso ch' è superiore ad ogni dubbiezza. Questo marmo 
avrebbe pienamente rassicurato monsig. Marini, che sembrô rimanere 
ambiguo se l' arvale fosse la medesinia persona del console délia lapide 
prima; e la confessata eguaglianza dei tempi dimostrerà parimenti che 
ambedue non sono diversi dall' oratore Salvio Libérale, di cui si ha 
memoria in Suetonio ed in Plinio Giuniore. Sappiamo dal primo ^, che 
difendendo egli in faccia ail' imperatore Vespasiano la causa di un 
F. ifi."). dovizioso reo, per nome Ipparco, ebbe il coraggio di esclamare : fc Quid 
frad Caesarem, si Hipparchus iiS millies habet?T) Délia quai liberté 
quel principe non solo non mostrossi affrontato, ma anzi ne lo lodo; 
e vediamo di fatti dalla nuova scoperta che ricolmollo d' onori. Ci narra 
])oi l'altro^, ch' essendo stato accusato di prevaricazione in faccia al 
senato Norbano Liciniano, inviso d'altronde per le sue delazioni, rr duo 

' [Orelli, n. 1 170.] ' Lib. III, epist. ix, S 33. 

^ In Vespas. c. xiii. 



ISCRIZIONI DI UKBJSAGLIA. 179 

"consulares laeserunt eum testimonio, taiiquam apud judicein 

ffsub Domitiano Salvii Liberalis accusatoribus adluisset;-)! per lo che 
dicendoci il medesiino PHiiio cbe tu poi coiidamiato, e che queste 
imputazioiii ei mugis quam praevaricalio nocuerunl, se ne avrà gravis- 
simo argomento cbe Salvio eziandio fosse stato relegato in quei mise- 
rabili tempi posteriori ail' anno 9 a, dei quaii parla Tacito \ e di cui 
ci dice Filostrato: cr Plenae sunt exulibus insulae gemiluque continens, 
crexercitus autem tormidine, senalus denique suspicionibus'-^.^i Sarà 
diuique stato ricbiamalo da Nerva , che appena eletto imperatore exules 
restiluit, seconde che attesta Dione ^ E veramenle apprendianio da 
Plinio*, che nelF anno 100 di Cristo sedeva in senato, ove jjrese 
parte nel giudizio di Gecilio Classico : nella quai congiuntura viene 
onorato dell' elogio di vehemens et disertus. Siniilmente da un' altra 
epistola^ si ricava, che nel niedesimo anno, ma qualche niese prima, 
iu uno dei senatori che perorarono a prô del leo nella célèbre causa 
di Mario Prisco, nella quale quantunque omnes artes suas frotuUl dovè 
non di meno soccombere ail' eloquenza dei due oratori avversarj Ta- 
cito e Plinio, 1' ultimo dei quali non gli nega perô la Iode di rrvir sub- 
fftilis, dispositus, acer, disertus. ii 

Ora venendo aile novelle notizie che di lui ci présenta la nostra la- 
pide, la dicbiarazione di essere stato figlio di un Cajo ci mostrerà P. )66. 
ch'egli non ebbe alcuna relazione almeno prossima di parenlela coll' 
imperatore M. Salvio Otone, e ne meno coi suo fratello L. Salvio 
Tiziano, i quaii furono figli di un Lucio e nipoti di un Marco. Oltre di 
che questi erano originarj di Ferentino, mentre ail' opposto tutto porta 
a credere che Libérale fosse nativo di Urbisaglia, anche perché vedesi 
appartenere alla tribu Velina, nella quaie troviamo censili altri abi- 
tanti di quelia città, come c'insegna un latercolo militare*^, e dalla cui 

' Agricol. c. XLV. ^ [Tows (pevyovza.? HaTrtyaje. ] Lib. 

■ [nAî/pejs «i vffaoi (pvjâhojv, /; h'iJTTsi- LXVIII, c. i. 

pos oinùôyyjs , rà Se alpaTsvtxaTo. hsiXicis , ' Lib. III, epist. i.\. 

Y) Se ^ijKXrjTOs vTrovoioLs.] Apollonii vita, ^ Lib. II, epist. xi. 

lib. Mil, c. V, S 6. ° Marini. Fr. Arval. p. 829. [Voy. Gro- 

23. 



180 ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

famiglia fu pensiero de! Catalani ^ che l' antica Pollenza assumesse la 
denominazione di Ui^bs Salvia. 

La seconda appellazione di Nonio Basso molto probabiimente c in- 
dicherà la famiglia, da cui nacque sua madre, giiista il costume iiilro- 
dottosi sotto r impero o di annettere ai proprj nomi quelli dell' avo 
materno, e talora pure quelli dei bisavoli (ragione da cui provengono 
tanti polionimi), ovvero di allungare il gentilizio délia madre, giusta lo 
stde ch' era in pratica anticamente per le adozioni, siccome amô me- 
glio di fare i\ figlio di costui, che dai nomi uniti del padre Salvio Li- 
bérale e délia madre Vitellia Rufdla fece chiamarsi Salvio Vitelliano. 
Moite volte si è in dubbio se il gentilizio paterno sia F ultimo o il primo; 
ma qui fu seguita per certo l'usanza piii antica, togliendo ogni equivoco 
l'altra lapide, in cui il nome materno fu preterito. 

Di questo Nonio Basso non ho veramente alcun' altra notizia : ma 
avverti peraltro monsignor Marini, che questa denominazione fu anche 
adoperata dal console ordinario dell' anno 81, che nella tavola arvale 
XXIII chiamasi ripetutamente L • FLAVIVS • SILVA • NONIVS • 
BASSVS, motivo per cui non sembrô estraneo al sospetto che il 
P. 167. nostro Libérale fosse la stessa persona di quel console. Ma nna taie 
opinione sarà svanita del tutto, se si osservi che colui propriamente 
domandosi Flavio Silva, come dopo la lapide Gapitolina pubblicata 
dal Muratori', ha ora provato anche l'altra prodotta dal ch. Fea ^, 
in ambedue le quali la seconda denominazione fu reputata superflua. 
Sarà pero spiegato con tutta semplicità, come potessero usarla tanto 
Salvio Libérale quanto Flavio Silva, supponendoli due fratelli uterini 
nati da una medesima figlia di Nonio Basso, che fosse passata aile se- 
conde nozze, ])ure due cugini generati da due hglie del medesimo 
padre. 

Vi è apparenza che Salvio non sia stato un rainpollo di famiglia se- 
natoria, perché la lapide ci fa vedere non essersi egli incamminato aile 

tefeiul, Imper ium Romanum Iribulim descri- ^ Pag. 3 18,1. [Marini, Fr. yl>i'«/. [). 101 

ptum, p. 86.J el 1 liî. j 

' Origini Fennane, p. 87. ^ Frcmim. difasti, p. 8, n. 18. 



ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 181 

magistrature per la retta via del vigintivirato, corne usarono cli lare 
i figli dei senalori, ne essere eiiti'ato in senato per l'ordinaria porta 
délia questura, ma esservi stato poitato di slancio da un rescritto del 
principe, che fece uso délia podestà censoria conierendogli i diritti 
competenti ai tribuni délia plèbe, senza ch'egli avesse esercitata rpiella 
carica, e ne nieno le altre cb' erano prima necessarie per conseguirla. 
Non è perô questa una novità in Vespasiano, avendoci le lapidi e gli 
scrittori serbato memoria di altri parecchi che furono da lui insigniti di 
questi onori codicillari, narrandoci Suetonio', che cr amplissimos or- 
ffdines, et exhaustos caede varia, et contaminatos veteri negligentia. 
rpurgavit supplevitque, recensito senatu et équité, submotis indi- 
ff gnissimis et honestissimoquoque Italicorum acprovincialiumallecto.ii 
Perô oltre l' essere egli honeslissimiis nella sua patria, come dimostra la 
pietra, insegnandoci che tu QyiNQjIIII e P"C, cioè patrono di 
quella colonia e quinquennale quattro volte, dovè non poco contri- 
buire alla sua esaltazione il grido acquistatosi nell' arte oratoria, atte- P. iG8. 
standoci il lodato Suetonio che Vespasiano cr ingénia et artes quam 
ff maxime fovit;-" e dovè pure avervi qualche parte la parentela toccata 
di sopra con Flavio Silva, che fu un valoroso ufficiale degli eserciti Ve- 
spasianei, il quale dopo la concjuista di Gerusalemme, es^endo legato 
délia Giudea, impose 1' ultimo fine alla guerra coll' espugnazione di 
Masada avvenuta ai i5 aprile del 79, siccome apprendiamo da Flavio 
Giuseppe'-. 

Due cose intanto voglionsi ricavare dal fin qui detto, 1' una cioè che 
r elezione di Libérale fra i tribunicj non puô essere anteriore ail' anno 73, 
perché fu in quell' anno che Vespasiano e Tito assunsero la censura : 
r altra che il nuovo candidato aveva a quel tempo sorpassato venticin- 
que anni, perché diversamente quell' imperatore, molto tenace délie 
leggi, avrebbegli conferita 1' onorificenza ch' era propria di quell' età 
coH' ascriverlo fra i questorj, non fra i tribunicj, che dovevano avère 
qualche anno di più. Al contrario, il passaggio che fece poco dopo al ceto 

' In Vespas. c. ix. — ^ Bell.hd. lib. Vil, c. viii. 



182 ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

pretorio, non coll' elTettivo esercizio délia pretura, ma per la medesima 
via di un impériale rescritto, ci mostrerà che, quando fu accolto in se- 
nato, non aveva ancora l'età propria per quella carica, ch' era fissata 
air anno trigesimo, giacchè verisimilmente in quel caso senz' altri 
preamboli sarebbe slato aggregato ail' ordine più decoroso, corne nella 
stessa occasione avvenne al Bresciano Minucio Macrino, ch'essendo già 
maturo ed equestris ordinis princeps , incontanente fu radlectus a Divo 
cr Vespasiano inter praetorios,!? siccome ci fa sapere il ripetuto Plinio ^ 
La nostra iscrizione, dopo aver fatto un fascio degli onori codicillari 
P. 169. di Salvio, per le cariche da lui poscia sostenute seguita 1' ordine cro- 
nologico inverso, che suol essere il più fréquente nei marmi, salvo il 
consolato ed il proconsolato, ch' essendo il colmo di ciô che poteva 
desiderare un senatore, è d' ordinario stile che siano annunziati di 
subito, qualujique sia il tempo in cui furono conseguiti. Conosceremo 
da ciô che la prima dignità, alla quale fu promosso dopo essere stato 
rivestito del lato clavo senatorio fu il sacerdozio arvale, che gli fa dato 
aile calende di marzo del 78; ed abbiamo di fatti nella tavola XXII- 
r atto autentico délia sua aggregazione a quel coUegio, cosi concepito : 

IN-AEDE-CONCORDIAE-ADSTANTIBVS-FRATRIBVS-ARVALIBVSEX-TABELLA-IMP 
CAESARIS • VESPASIANI • AVG • MISSA • C • SALVIVM • LIBERALEM • NONIVM • BAS 
SVM • IN ■ LOCVM • C • M ATIDI • PATRVINI • DEMORTVI • COOPT AMVS 

In seguito fu mandato a comandare col titolo dilegato la legionequinta 
Macedonica, ufficio che non concedevasi ad uomo che fosse meno che 
pretorio, come apparisce da più scrittori e segnatamente da Tacito ^. 
Il quale ufficio certamente occupava nelF anno 80, in cui era assente 
da Roma, per ciô che si ritrae dagli atli arvali di quell' anno conser- 
vatici nella tavola XXIII', dai quali apparisce ch' egli a quel tempo non 
intervenne giammai aile adunanze del suo collcgio. Questa legione 
quinta, diversa dall' altra del medesimo numéro appellata Alauda ^ 

' Lil). I , epist. XIV. '^ | Le surnom de colle Ic^gion élail Alau- 

' fMarini,Fr. yln;«/. p. XXVIII, ]. 93-9,0. 1 due et non pas Alnuda; voyez loin. II, 

^ Aifricol. c. vu. [). 334, note 5.J 

" (Marini, Fr. Arval. |). cxxx.j 



ÏSCRIZIONI DT URBISAGLIA. 183 

che aveva i suoi allogjjiameiiti nella Gcrmania inleriore, si dice da 
Tacito ail' anno 63, che recens e Moesis excita erat^, e sarà questa la 
ragione per ciii fu denominata Macedonica : imperocchè è da sapersi, 
che ia Mesia e la Macedoiiia ai tenipi di Tiberio e di Caligola iorma- 
rono una sola provincia, finchè quest' ultima ne fu separata e resti- 
tuita al senato da Claudio nel fiU, seconde che c' insegnaDione-. Pia- F. 170. 
cemi di qui riferire una lapida de! primo préside délia Mesia dopo la 
separazione, che fu insieme legato, e verisimilmenteil primo, di questa 
legione, lapida che trovavasi in Arezzo nel monastero di S. Caterina, 
édita da molti, e segnatamente dal Gori^, délia quale non si era fin 
qui fatto alcun uso, perché mutila nei suoi fianchi, scbbene fosse facile 
di accorgersi, che apparteneva ad un personaggio il quale nella sua 
vecchiaja è ben noto nelle Storie di Tacito ^ : 

/ • m ARTIO-L-F-POMp« 

macKO 'TRîB- MIL- LEG • il • iTTl V I R. • V ia r 
cur-q-AED-CVK-?K- LEG • TI • CLAVDI • CAEs • «u^ 
pro ' PR • PROVINCIAE • MOESI AE • LEG • ÏV • SCYT • et 
leg-V-MACED -VKOCOS ' ?KOV • ACHAlae 
citrA- SO KteM • EX- D - D - Publiée 

La legione, di cui parlo, per la guerra coi Parti fu nel 63 spedita 
nel Ponto^; e nell' anno susseguente nell' Armenia, ove fu comandata 
da Annio Viniciano, genero del célèbre Corbulone cui era affidata la 
condotta dell' esercito : il quale Annio non avendo ancora 1' età senato- 
ria, reggevala col titolo di prolegato^, e presto abbandonolla per ac- 
compagnare a Roma dopo fatta la pace il re degli Armeni Tiridate '. 
Gessato il bisogno che si ebbe di lei, fu inviata nell' Egilto, d'onde sul 

' Annal, lib. XV, c. vi. docteur Steiner. Annali dell' Instituto di cor- 

^ Lib. LX , c. XXIV. rispondenza archeol. tom. XI, 1889. p. 167; 

^ Inscr. Etr. t. II, p. 298. voyez ce que j'en ai dit moi-même dans le 

* [Lib. II, c. xxui. XXXV, XXXVI, lxxi.] même recueil, lom. XXXI. 1859. p. 17. — 

^ [Borghesi s'est de nouveau occupé de W. Henzen.] 

l'expédition de cette légion en Orient, dans " Tacit. Annal, lib. XV, c. xxvi et xxviii. 

son article sur les inscriptions du Rhin du ' Dion. lib. LXII. c. xxxui. 



Ibà ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

principio dell' aniio 67 Tito la condusse nella Palestina per la guerra 

Giudaica^ Era allora suo legato Sesto Céréale, sotto i cui ordini ebbe 

parte nell' espugnazione di Gerusalemme ^, dopo la qiiale fu da Tito 

r anno 72 rimandata nella Mesia^, ov' ebbe in appresso la sua stanza"", 

e dove fu poscia impiegata nelle guerre Daciche contro Decebaio ''. 

Egli è adunque in questa provincia che Libérale avrà sostenuto l'uffi- 

cio di suo legato, nel quale sarà stato successore, ma probabilmente 

non immediato, di Sesto Céréale*^, il quale forse non è diversa persona 

lai Tuccio Céréale, che Plinio annovera fra i consolari nel io3 ^, e 

îui i fasti comuni accordano i fasci ordinarj del 106, ma sicuramente 

i torto, stante la discrepanza dei tempi, come ha ben veduto il Dod- 

vello ^, a meno che non volesse supporsi, che fosse quello un secondo 

onsolato : de! che per altro in tutti gii antichi fastografi non si ha il 

menomo indizio^. 

Non saprei dire quanto tempo persévérasse Libérale in una tal le- 
gazione. Pare tuttavolta ch' egli ne fosse esonerato avanti la guerra 
Dacica di Domiziano, il cui cominciamento suole riporsi nell' anno 86, 
non tanto perché apparisce non aver egli conseguito alcun premio per 
bellicose azioni, il che fa presuniere che militasse in tempo di pace, 
([uanto perché Dione ricorda fra i generali di quella guerra un Giu- 
liano^'', ch' è probabdmente il Calpurnio Giuliano di un' iscrizione del 
Muratori". Consta da essa ch' egli era nello stesso tempo legato délia 
quinta legione Macedonica e délia Mesia senza dir quale : il che significa 
che fu anteriore alla divisione di quella provincia in superiore ed in- 

' Joseph. Bell. Jud. iib. III, c. iv, § 2, ' Lib. II, ep. xi, § 9. 

" Joseph. Bell. Jud. lib. III, c. vu, S 82; * Praelect. Camden. p. hko. 

lib. VI, c. IV, S 3. '^ [Dans les Fastes consulaires, cos. suff. 

Joseph. Bell. Jud. lib. VII, c. v, § 3. ann. incert. Borghesi émet l'opinion que Scx~ 

'' Grut. p. /i8i , 1 ; p. ^190, 2. tus Ccrealis doit plutôt être identifié avec Ci- 

'" Grut. p. 891, 6; [Orelli, n. ?)hhk;\ vica Cerealis, mentionné par Suétone, in 

Visconti, Monumenti Gabinini, p. 206, [ed. Domit. c. x, et par Tacite, Agricol. c. xlii. 

Rom. Henzen, Supplem. Orell. n. 545 1.] L. Renier.] 

' [Joseph. Bell. Jud. lib. m, c. VIII, S 32 " Lib. LXVIl, c. x. 

et36;lib. IV, c. IX, S 9; lib. VI, en, S 3; " Pag. G4, 7. [Orelli, n. i5Go.] 
Vit(t Jos. S 70.] 



ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 185 

feriore, dopo la quale ogniina di esse ebbe il proprio préside : divisioiie 
che si fece o sulla fine delT impero di Doiniziano, o snl bel principio 
di quello di Trajauo^ 

Geleberrima è la costituzione di Augusto dell' anno 71^7 di Roma, 
rimasa in gran parte in osservanza fino ai tempi di Diocleziaiio, colla 
quale divise le provincie in cesaree ed in senatorie, disponendo per 
queste ultime, cbe 1' Asia e 1' Africa fossero cavate a sorte e governate 
per un anno da chi fosse stato console, le altre da chi fosse stato pre- 
tore : e proibendo a tutti egualmente rr ne ante quintum annum a gesto 
crin Urbe magistratu provincias sortirentur, i^ conie ci fa sapere Dione '-. 
Per qualcbe tempo cbiunque aveva amministrato quelle magistrature 
avanti il limite prescritto, ebbe egualmente parte ail' estrazione, quan- 
tunque il numéro degli aspiranti eccedesse il numéro délie provincie 
da estrarsi; ma successivamente, e per lo meno ai giorni di Dione, com 
egli stesso prosegue, 1' imperatore rrjubet tôt viros, quot sunt pro- 
fcvinciae, eosque quos voluerit sortem inire^. -n Perô restô sempre 
ferma la sostanza, cbe le sole persone consolari pretorie fossero 
ammesse a concorrere ai rispettivi proconsolati, e fra tante lapidi che 
conformemente alla nostra ci descrivono il progressivo avanzamento 
nelle dignità, non si ba pure un esempio che ne discordi. La provin- 
cia délia Macedonia annoverata fra le senatorie da Augusto, richiamata 
fra le cesaree da Tiberio nel 768 s e restituita al senato da Claudio 
nel 797, siccome ho accennato di sopra, fu dunque nna di quelle che 
ai tempi del nostro Salvio governavasi da un uomo pretorio, e come 
a taie saràgli toccata, quando giunse l'anno délia sua sortizione , dopo 
aver consumato tutto parte del tempo intermedio nella legazione 
militare. Cosi in questi medesimi tempi ottennela il padre di P. Tullio 
Varrone, dopo essere stato legato délia legione XIII, il quale avendo 

^ [ Plus probablement à la fin du règne ' [Myjhévx ■Tspo 'zsévzs stmv f/£Ta to èv ty) 

de Domitien qu'au commencement de celui TnôXsi â^^ai xXrjpoiJcrdat.] Lib. LUI. c. xiv. 

de Trajan; voy. Henzen, Dipîo7na militare ' [[aapiBiiorjs ts yàpToîs édvscfiKa.1 oiis 

d'Adriano, dans les Annali dell' Instit. di àvèBshjcJV KÀr;po{io-^a< k£>,sÛ£<.] Lib.LIII. 

corrisp. archeol. tom. XXIX. iSSy, p. 19. c. xiv. 

L. Renier.1 ' Tacit. Annal, lib. I. c. lxxvi. 



173. 



186 ISCRIZIONI DI URÔISAGLIA. 

progredito nella carriera politica per le vie ordinarie, in una lapide che 
ho trovata molto più corretta in un codice Vaticano ^ di quello che 
\o sia nel Grutero ^, si dice : 



TRIB • MIL • LEG • VIII • AVG 
Q^VRBANO -PRO-QjPROVINC 
CRETAE- ET • CYRENARVM 
AEDILI- PL-PR- LEGATO • DIVI 
VESPASIANI- LEG-XIII-GEMINAE 
PROCOS- PROVINC- MACEDONIAE 
P • TVLLI VS • VARRO 
OP T I M O • PAT RI 

Erasi in dubbio, se il diritto di estrarre la provincia competesse sol- 
tanto a chi era stato effettivamente pretore, o se fosse altresi comune 
a coloro, che per privilégie ne avevano ottenuti gli onori : e questo 
dubbio era ajutato dal non aversi alcun esempio irrefragabile, nel 
quale si vedesse conferita una di queste provincie ad un ADLECTVS* 
INTER-PRAETORIOS, tuttochè costoro non siano rari neimarmi, 
ed abbiane tessuto un copioso catalogo il Marini^, che si potrebbe in 
oggi impinguare. Fra le due prove che se ne adducevano in favore, una 
era desunta dalla seguente lapide del Grutero 



4 



SEX-OPPIO-PRISCO 

V- C -X- VIR- STILT- IVD 
ELECTO • INT • ORDINAR • AB 

ACT • SENAT • AEDIL 

ADLECT-INT-PRAETOR 

PROC -PROV LYCIAE 

PROC • PROV- D ACiAE • PROC • PROV 

RAETIAE • ET-VIND 

QVAEST- PROV- MACEDONIAE 

IIII -VIR-VIAR- CVRANDAR 

PATRONO-INCOMPAR 

S • P • Q_- T I B V R S 

OB • MERITA • EIVS 

' N. 5287, p. 180. — ' Pag. /lyG, 5. — ' Fr. Arval. p. 727 et 790. — ' Pag. 646, 8. 



(SCHIZIONJ Dl URBISAGLIA. 187 

Ma prescindendo che questo marmo è di sospettissima tede, perché P. 17V 
provlene unicaniente dalle Ursiniane, cioè dalle schede del Ligorio 
possedute dall' Ursino, ognun sache 1' abhreviatura PROC non vuol 
già significare jarocowsî*/, ma procurator. E se alcuno si maravigliasse, 
corne un uomo pretorio siasi inchinato ail' ufiicio tanto men dignitoso 
di procuratore , avverta che cio nasce perché quel!' imbroglione del 
Ligorio, che non ha mai toccato lapide che non contaminasse, ha 
fatto un sol lulto di due diversi frammenti spettanti a due diverse 
persone, gli onori délie quali recitavansi nel jyrimo per ordine cronolo- 
gico retto, nell' altro per ordine inverso. Il che apparii'à maiiilesto, se 
si consideri, che contro ogni regola sono ivi attrihuiti ad un medesimo 
soggetto due diversi ufficj del vigintivirato, cioé il decemvirato délie liti 
sul principio, e il quadrumvirato délie strade sull' ultimo. Ma divisi 
che siano quei due frammenti, andrà bene che Prisco fosse prima 
decemviro , poi eletto INTER • QV AESTORîos, che cosi vuolsi onnina- 
mente emendare quellinsulso INT • ORDINAR, in seguito segretario 
del senato, édile e pretorio : corne del pari si troverà regolare che 
r altro sconosciuto dal quadrumvirato délie strade passasse alla questura 
délia Macedonia , e quindi abbandonando la carriera senatoria per 
mettersi al servigio diretto di Cesare \ ottasse alla procuratoria délia 
Rezia e délia Yindelicia, poscia a quella délia Dacia, e finalmente a 
quella délia Licia. 

Rimarrebbe adunque soltanto l' altro esempio proveniente dalla lapide 
di G. Porcio Prisco Longino, riferita per ultimo dal Marini-, in cui egli 
si dice ALLECTO • INTER • FRAETORIOS • PROCONSVLI • 
LYCIAE • PAMPHYLIAE : ma oltre che toccô ad essa pure la dis- 
grazia di capitare nelle mani del Ligorio, che l' impasticciô al suo solito, i7->. 
in modo che lo stesso Marini non riusci a purgarnela interamente, ella 
spetta poi anche ai tempi di Alessandro Severo, che si sa aver fatte non 
poche innovazioni nel sistema politico dell' impero : onde la sua testi- 

' [Il n'existe, à ma connaissance, aucun pour celle des fonctions équestres. W. Hen- 
exemple de personnage ayant ainsi abandonné zen. ] 
la carrière des magistratures sénatoriales " Fr. Arval. tav. LXl. 

si, 



188 ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

moiiianza non ha molto peso pei tempi superiori. Importante è adun- 
que sotto questo riguardo il nuovo marmo, che le è anteriore di quasi 
un secolo e mezzo, il quale ci diinostra che il titolo di uomo pretorio 
accordato per rescritto del principe attribuiva a chi n' era onorato tutti 
i diritti competenti a coloro, che di fatto erano stati pretori. 

Ma mollo più preziosa sarà questa pietra per gli eruditi d' Inghil- 
terra, giacchè da essa ne proviene un nuovo legato impériale di quel 
paese, che chiuderà una lacuna nella série datane dall' Horsley nella 
sua Britannia Romana. Noi ne abbiamo un completo catalogo incomin- 
ciando da A. Plauzio che ne fu il primo, fino a Cn. Giulio Agricola, 
neila Vita che il suo genero Tacito scrisse di quest' ultimo, il quale 
secondo 1' opinione che dai critici è ora generalmente ricevuta, pro- 
lungô il suo governo fino a tutto 1' anno di Cristo 85. La gita adunque 
di Libérale in quella provincia non puô ad alcun patto farsi precedere 
a quest' anno, ne! quale incomincia il quinto dell' impero di Domiziano. 
Altronde la nostra lapide c' insegna ch' egli vi fu legatus Augustorum : 
ma questi due imperatori non ponno essere Vespasiano e Tito, perché 
moiti ambedue molto prima che Agricola ricevesse il successore. Per- 
lochè se si tratta di due principi vissuti contemporaneamente, non 
potranno questi essere se non che Nerva e Trajano, del quai' ultimo ci 
attesta Plinio ^ : crSimul filius, simul Gaesar, mox imperator et eon- 
P. 176. ff .sors tribuniciae potestatis factus est. ii Onde fu collega del primo 
iieir impero circa tre mesi, siccome asserisce V Epitome di Vittore. Se 
poi s' intende di due Augusti successivi, il che non viene escluso dalla 
formola legatus Augustorum, perché abbiamo più distesamente LEG • 
PRO • PR • DI VI • AVGVSTI • ET • TI • C AES ARIS • AVGVSTl jiel 
Muratori^, LEG • DIVI • TRAIANl • parthici • et ■ irrvp ■ TRAIANI • 
HADRIANI-AVG-PROVINC-HISPAN-CITERIORIS nel Do- 
iiati ^ e similmente LEG • AVG • PR • PR • DIVI • TRAI A 

' Panegyr. c. MU. IMP • C AES • TRAIANI • H ADRIANI . 

^ Pag. 9,99, 5. [Orelli, n. -^305. | etc. Voy. Spon, Antiquités de Lyon , nouvelle 

' Pag. aSa, 9. [Il faut lire, dans cette édition, p. 907. !.. Renier. | 
inscription, LEG- DIVI TRAIANI • ET- 



ISCHlZlOiM 1)1 UUBISAGLIA. 189 

DRIANI-AVG-PROVINC-PANnomrte nel Finestres', allora oltre 
Nerva e Trajano potrebbero anch' essere Domiziano e Nerva, Trajano 
e Adriano. Ma in qiiest' ultimo caso bisognerebbe disccndere fino aJ 
117, in cui Trajano mori : il cbe portercbbe cbe Lib(3rale fosse già 
settuagenario, quando reggeva la Brettagna, età molto poco propria pei 
préside di una provincia bellicosa, nella quale perciô costumossi sem- 
pre d' inviare dei generali nel più robusto vigore degli anni. Oltre di 
che non intenderebbesi, corne un uoino fiorentc pel credito che aveva 
in senato, adorno di talenti e di meriti, qnale il nostro Salvio apparisce 
per la lestimonianza di Plinio, fosse giaciuto negletto per tutto il lungo 
governo di un principe corne Trajano, cosi ben affetto ai senatori. 
Parmi adunque altamente improbabile, che questa sua legazione si 
abbia a differire fino al principio dell' impero di Adriano : e se cio è, 
converrà pure ritirarla al di qua dell' anno lo/i, perché dalP insigne 
diploma di onesta missione pubblicato dal Lysons'^ conosciamo, che 
r Inghilterra era in quel tempo governata da L. Nerazio Marcello. Dali' 
altra parte non possiamo tenere che questi due Augusti siano Domi- 
ziano e Nerva, perché abbiamo veduto di sopra che Libérale fu esi- i>. 177. 
gliato da] primo di questi imperatori, e tutto autorizza a credere, che 
non fosse richiamato se non dal suo successore. Non resta adunque se 
non che riconoscere in loro Nerva e Trajano, nei quali si verifica di 
più, che per qualche tratto regnarono insieme : lo che essendo, il titolo 
di legalus Augiistorum ci darà buon fondamento di asserire, che al 
principio del 98, in cui Nerva cesso di vivere. Libérale era già alla 
testa délia sua provincia. Quindi il suo nome nella série dei presidi 
délia Brettagna dovrà inserirsi dopo quello di Sallustio Lucullo, che 
da Suetonio^ sappiamo essere stato rettore di quella provincia ai tempi 
di Domiziano, e che si ritiene comunemente pel successore di Agricola : 
se anche si vuole, dopo quello di un ignoto Trebellio, che sotto il 
medesimo impero gli viene surrogato dall' Horsley, e del quale tutta 
la fede rimanga appresso di lui. Viceversa dovrà il nostro Salvio pre- 

' Inscr. 6'rtte/o«. p. 3o6. pag. li. [Voyez plus haut. pag. 69-70. | 

■^ Reliquiae Britannico - Bomanae , lom. 1, ' In Domitian. c. x. 



190 ISCRIZIONI DI URBISAGLIÂ. 

mettersi a L. Nerazio Marcello, che ho detto incontrarsi legato ne! 
106; ma restera sempre fra loro un posto vacante che aspetterà di 
essere riempito, perché Salvio al principio dell' anno 100 era già tor- 
nato a Roma, ove perorava in difesa di Mario Prisco, e Marcello non 
potè ottenere la provincia se non dopo i fasci ordinarj da lui eserci- 
tati nei primi mesi del io3, più ora non dubitandosi dell' errore in- 
valso neifasti, per correggere il quale il quinto consolato di Trajano 
invece di essergli anteposto deve anzi succedergli. 

Dalle cose fin qui discorse sarà in gran parte spianata la strada a 
determinare approssimativamente 1' età del suo consolato, che non 
potrà essere stato se non che suffetto, non trovandosene alcuna me- 
nioria presso i fastografi. E primieramente la provincia pretoria délia 
P. 17X. Macedonia da lui governata mi somministra un indizio non disprezza- 
hde, ch' egli tardasse ad ottenerlo. Esaminando le lapidi onorarie dei 
personaggi consolari, délie quali un copioso numéro ci è pervenuto, 
mi sono più volte meravigliato, corne siano poche in proporzione 
quelle che loro attribuiscono una deîle provincie pretorie dipendenti 
dal senato, quantunque non vi sia quasi alcuno fra loro che non sia 
stato pretore, e che non vi abbia per conseguenza avuto diritto. Ho 
(juindi osservato che ne mancano sempre tutti coloro, dei quali puô 
argomentarsi che siano presto arrivati ad assidersi sulla maggior cu- 
lule, ed a questa osservazione corrisponde ancora quel poco che se 
ne puô trarre dalla storia. Imperocchè non el^bela Adriano, che il suo 
l)iografo ci dice essere stato pretore nel 107, e che fu poi console nel 
109; non Fi'ontino pretore urbano nel 71 secondo Tacito \ e console 
iiel 76; non Agricola, non Pertinace, non Plinio infine, nei quali 
lungo intervallo non decorse tra gli onori pretorj e i consolari. Per lo 
che mi sono immaginato, che coloro i quali ottennero i fasci prima 
che giungesse il turno délia loro sortizione, perdessero il gius di avervi 
piii parte, giacchè questo dritto veniva in loro commutato coU' altro di 
aver poi la provincia consolare, e in questa opinione mi raffermo non 
essendomi riescito, per ricerche che ne abbia fatte, di trovare alcun 

' ffist. lil». I\ . c. wxix. 



ISCRIZIONI DI UllBISAGLIA. 191 

esempio, dal quale si mostri senza dubbiezza, che alcimo dopo i fasci 
abbia amministrata una provincia pretoria K Trovo bene al contrario , 
che i' imperatore Settimio Severo governo la Sicilia iiinarizi di esser 
console, trovo che Giulio Scapula console designato era già stato pro- 
console di una provincia, di cui si è perduto il nome, in unniarmo ri- 
ferito dal Grutero^, e trovo in altre lapidi édite dal Marini^, dal Gru- ?. 179. 
tero *, e da me medesimo ^ nelle quali senza alcun dubbio le dignità 
ricevute sono registrate con esatto ordine cronologico, che L. Giulio 
Marino, Umbrio Primo, ed A. Giulio Quadrato divennero consoli dopo 
aver retta l'Acaja, la Licia, e Y isola di Creta colla Cirenaica, ch'e- 
rano tutte di pertinenza del senato. Dal che se ne avrà buon lume 
per portare lo stesso giudizio anche per riguardo aile altre iscrizioni, 
nelle quali la disposizione cronologica è meno évidente, anche non è 
stata osservata. Ciô premesso, parmi non restare alcun dubbio, che 
cosi pure nel nostro Libérale 1' amministrazione délia Macedonia pre- 
cedesse il consolato. La legge d' Augusto prescriveva che fra la magi- 
stratura e la provincia s' interponessero cinque anni : ma il fatto sta, 
che da Tiberio in poi, sia per F accresciuto numéro dei suffetti, 
piuttosto a motivo di diffidenza politica , Y esperienza ci mostra che 
nelle provincie consolari l' intervalle fu di un decennio , ed anche di 
piij, ed io stesso ne ho addotta una nuova autorité*^. Per ragione di 
analogia sembra che debba essere avvenuto lo stesso anche nelle pro- 
vincie pretorie ; e per verità a cio ci conforma l'unico esempio, che in 
tanta penuria di notizie posso recarne. L' imperatore Settimio Severo 
nacque nel 1/16, e fu fatto pretore di 82 anni : dunque nel 178, se- 
conde Sparziano^ il quale dopo aver memorato altri suoi impieghi 

' [Depuis, Borghesi a reconnu la faus- ^ Vag.k^S,^. [Corp. inscr.Gr.n. ko-i^.] 

seté de cette hypothèse et démontré, par ^ Fr. Arvat. p. 753. 

un certain nombre d'exemples, qu'on pou- * Grut. p. 691, 12. [Mommsen, /. N. 

vait prendre part au tirage au sort des pro- igS. ] 

vinces prétoriennes, après avoir exercé le ^ Décade XI, osserv. m. [Voy. tom. II. 

consulat, aussi bien qu'auparavant. Voyez p. 1/1, et Corp. inscr. Gi\ n. 3548.] 

son Mémoire sur le consul Burbuleius . p. 43 ^ Décade XIV, oss. i. [Tom. II. p. i36.j 

et suiv. L. Renier.] ' [In Sever. c. iv. ] 



102 ISCRIZIONI Dl URBISAGLIA. 

prosiegue : rr Siciliam proconsularem sorte meruit, suscepitque Romae 
'•aiterum filium. In SicHia quasi de imperio vates vel Chaldaeos consu- 
fduisset, reus factus . . . absolutus est. ir Dal che non si puô trarre altro 

180. senso, se non che essendogli toccata in sorte la Sicilia, prima di an- 
darvi mentre già v' era, gii nacque in Roma il secondo figlio. Ora si 
è d'accordo che Geta nacque nel 189, e quindi fra la pretura di Se- 
vero e la provincia pretoria s' intromisero almeno dieci anni. 

Se dunque colla stessa misura si ha da determinare il proconsolato 
di Libérale, ne verra ch' egli non potè conseguirlo se non inoltrato 
r impero di Domiziano : e se il consolato fu ancor posteriore, corne 
|)otrà supporsi che ne fosse onorato da un principe, il quale gli era 
si poco amorevole, che non tardô molto a cacciarlo in esiglio ? A\ï 
opposto Lina tal dignité dovè in lui precedere la legazione britannica, 
perché quella provincia stante la sua importanza, accresciuta dal co- 
inando degli eserciti che in essa stanziavano, non fu data che a per- 
sonaggi, i quali avessero toccato l'apice degli onori : del che potrebbe 
cumularsi gran numéro di prove, se non le rendesse inutili la sola 
testimonianza di Tacito, che comincia il catalogo di quei presidi colle 
parole : cr consularium primus A. Plautius'. -n Ma vi è di più che quella 
provincia fu solita a darsi frequentemente subito dopo il consolato. 
Per Turpiliano ed Agricola ne abbiamo la fede dello stesso Tacito , che 

écrive del primo- : rrDetentus rébus gerundis Suetonius tradere 

T exercitum Petronio Turpdiano, qui jam consulatu abierat, jubetur;r 
e ci dice del secondo ^ : ce Consul egregiae tum spei fdiam juveni mihi 
f" despondit, ac post consulatum collocavit, et statim Britanniae prae- 
rpositus est. T) Un eguale assicurazione per riguardo a Petilio Céréale 
ci viene data da Giuseppe Ebreo : ce Vcspasianus .... ad Petilium Ce- 
crrealem. . . . litteras misit, quibus consulem eum declaravit, jussit- 

181. fcque ad Britannias administrandas proficisci \ •)•) Ne dal detto degli 

' Agricol. c. xw . TiXi(A)KspeiiXi(A}...Tï)v (ittoltov hihoits tijxyjv, 

^ A^mal. lib. XLV, c. xxxix. «ai hsXsùoûv ap^ovra BpSTloLvta.^ àTriévai. ] 

Agricol. c. IX. Bell. Jud. lib. VII, c. iv, S -2. 

* [OitsairoLcrtoLvus TséfXTvei ypi;j.iJ.'XTa Ils- 



ISCKIZIONI DI UUBISAGLIA. 193 

scrittori discordano le iscrizioni. il ciiato diploma del Lysons ci ha 
mostrato che ai 19 gennajo del lo/i Nerazio Marcello era già legato 
deir Inghilterra, c i fasli ce lo iiisegnario console sul principio dell' aiiiio 
avanti. Egualmente i critici ripoiigono 1' aiidata di Frontino in quella 
provincia nell' anno 76, e il Poleni nella sua Vita ha stabilito il primo 
suo consolato nel 7 A : opinione che ha ricevuto gravissimo fondamento 
dalla successiva scoperta dei fasti délie ferie latine editi dal Marini\ dai 
quali si rileva che nel mese giugno luglio di quell' anno fu veraniente 
console un taie, del cui cognome non si è salvato che questa misera 
lacinia. . . ON .... 

Dietro tutto ciô sembrami probabile, cheNerva, il quale successe a 
Domiziano a' 18 settembre del 96 e richiamô subito gli esuh, fra i 
quali dovette essere ancora Libérale, non tardasse a ristorarlo deile 
sotFerte traversie cogli onori del consolato, e colla successiva legazione 
britannica. Cosi Giulio Basso, uno dei suoi compagni nell' infortunio , 
al ritorno dall' esiglio fu ricompensato colla Bitinia per attestato di 
Plinio ^. Il consolato a questi tempi era già regolarmente addivenuto 
quadrimestre : onde si ebbero per lo meno sei consoli l' anno , secondo 
che ci ha insegnato il prezioso frammento dei fasti Ostiensi delf anno 
92 pubblicato dal ch. sig. Cardinali^; ma lo fu talora di due mesi ed 
anche di meno, corne troviamo ail' anno 69 nelle Storie di Tacito. Puô 
adunque Libérale aver ricevuto contemporaneamente il richiamô dall' 
esiglio e la dignità consolare per 1' ultimo bimestre dell' anno 96, e 
più facilmente puô aver conseguito quest' onore nel successivo 97, nel 
quale sebbene lungo catalogo di consoli tessa il Panvinio, pure non l\ 182. 
sono certi che i due ordinarj Nerva e \irginio Rufo, in luogo del 
quale, defonto nella magistratura, fu a compimento del tempo asse- 
gnatogli sostituito lo storico Cornelio Tacito. Ammetterô pure che si 
abbiano da attribuire a quest' anno Domizio Apollinare e Vezzio Pro- 
culo, ma ne va escluso certamente Giulio Frontone, che deve riportarsi 

' Fr. Arval. p. 129. arti, t. I, p. 196. [Henzen, Supplem. Orell. 

' Lib. VI, ep. IX. n. 66/16.] 

^ Memorie romane di Antichità e di Belle 

m- a5 



19/i ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

air anno précédente per ciô che si ricava da Dione ', corne ha ben os- 
servato il Fabricio iiella nota sottoposta, e cosi pure Pompeo Goilega, 
nato da un' erronea spiegazione data aile parole di Plinio'^ : rccollega 
ff Certi consulatum, successorem Gertus accepit; n ove non vuol già dire, 
che Pompeo Goilega già consolare iterô quest' onore, ma si bene che 
rrVettius Proculus coHega Publicii Gerti,n come 1' ha chiamato poco 
sopra, fu mantenuto nel consolato promessogli, e che un altro fu so- 
stituito in luogo del suo compagno designato Publicio Gerto, che per 
giudizio del senato veniva ad esser deposto^. Niente poi ci addimostra 
che gli altri dueFabio o Fabricio VeientoneeFabioPostumo,memorati 
da Plinio nella medesima epistola, fossero consoli in quell' anno più 
che Gornuto Tertullo ricordato subito appresso, e che sappiamo non 
esserlo stato se non che tre anni dopo in compagnia di Plinio, non 
altro da quel luogo ricavandosi, se non che costoro furono senatori, i 
quali in quell' anno diedero il loro voto nella causa di quel Publicio; 
che anzi vi è tutta 1' apparenza che Veientone, il quale era già vec- 
chio a quel tempo, e ch' era già stato pretore fino dall' anno 5/i ', e 
relegato da Nerone nel 63^, sia stato console molto prima e proba- 
bilmente sotto Domiziano, cui fu molto accetto per la sua adulazione, 
P. i83. essendo che viene annoverato da Giovenale'^ fra i consolari che inter- 



' Lib. LXVIIl, c. I. [Dion-Cassius ne dé- 
signe Fronto que par son surnom ; Panvinio 
et Fabricius en avaient fait M. Cornélius 
Fronto ; Borghesi l'appelle ici hdius Fronto. 
Mais depuis la publication de ce mémoire , 
le diplôme militaire de Baille [Memorie cleW 
Accademia di Torino, t. XXXV, tav. v e vi) a 
fait connaître ses véritables noms , Ti. Catius 
Fronto , et ceux de son collègue M. Calpur- 
nius Flaccus. Voyez le travail de Borgbesi in- 
titulé Diplomi impcriali di congedo militare , 
dans les Memorie dclV Instituto di corrispon- 
denza archeologica , vol. I, p. 43 et suiv. — 
L. Renikr.J 

^ Lib. IX , ep. xni. 

' [Borghesi a donné depuis une interpré- 



tation plus exacte de ce passage de Pline ; il 
a démontré que Puhlicius Certus et Vettius 
Proculus n'étaient pas consuls désignés , mais 
seulement préfets du trésor, charge au sortir 
de laquelle on était ordinairement élevé au 
consulat, et qu'enfin les mots de Pline ffcol- 
frlega Certi consulatum, successorem Certus 
rraccepit," veulent dire qu'en effet Vettius 
Proculus fut désigné consul , tandis que l'on 
se contenta de donnera son collègue Certo un 
successeur dans la charge de pracfeclus aera- 
rii. Voyez dans les Fastes consulaires la note 
sur les consuls de l'an 85o. L. Remeb.] 

' Dion. lib. LXI, c. vi. 

' Tacit. Annal, lib. XIV, c. i.. 

"^ Soi. IV, vs. 1 13. 



ISCIUZIONl 1)1 URBISAGLIA. 195 

vennero al ridicolo consifrlio del lombo. J.o che essendo, anche con- 
cedendosi che in quell' anno iossero dcisi^j^nate soltanto tre coppie di 
consoii, giusta lo stile a quel lempi divonuto oïdinario, restera sempie 
vero che un pajo non è ancor conosciulo : e se non altro, rnancherà 
sempre il collega di Vezzio Proculo sostituito in luogo di Certo, che 
non sappiarno chi fosse ^ Nulla adunque si oppone alla mia congetlura, 
che Libérale possa avère ottenuto i fasci sotto il brève impero diNerva, 
dopo i quali sia stato mandato legato délia Brettagna sulla fine del 
97, tempo nel quale era già stalo adoltato Traiano e latlo paitecipe 
del regno, onde potesse dii'si legahis Auguslorum. E cosi restera a Salvio 
uno spazio congruo di duc anni per governare quella provincia, ed 
essere poi tornato alla capitale al principio dell' anno centesimo. 

Ai tempi imperiali non si ebbero certamente in Ronia altre magi- 
strature che si cavassero a sorte se non che i proconsolati : onde non 
puô appartenere che ad uno di essi la dignità che nella penultima 
linea dicesi per tal mezzo ottenuta. Ma siccome quello délia provincia 
pretoria è già stato annoverato di sopra, cosi necessariamente dovea 
qui parlarsi dell' altro délia provincia consolare compétente a Libérale 
pei fasci sostenuti : il che vien ridotto ad evidenza dalla provincia dell' 
Asia, che fu appunto una délie consolari. Il marmo ci avverte per 
altro che il nostro Salvio si scusô dal ricevere questo benehzio délia 
sorte, non rare essendo state queste rinunzie moite volte non volon- 
tarie e procurate dagl' imperatori, quali furono quelle di M. Lepido 
e di Agricola riferite da Tacito-. Altre volte perô la vecchiaja la 
mala salute consigliavano a rinunziare una carica faticosa, e che ob- 1*. 18/1. 
bligava a lunghi viaggi per assumerla, come fece Frontone, ch' eletto 
anch' esso proconsole d'Asia, mentre si preparava al viaggio, senti 
aggravarsi le sue abituali infermità, e perciô se ne scusô presso 1' im- 
peratore Antonino Pio^. Una ragione non dissimile deve essere quella 

' [ Le collègue de Vetlius Proculus fut Fastes consulaires la note sur les consuls de 

luUus Lupus; il est nommé, ainsi que Vet- lan 85o. L. Remer.] 
tius Proculus, dans une inscription publiée ^ Annal, lib. III, c. xxxv; Agrtcol. c. xlm. 

par Gruter. p. 1071, h. Voyez dans les " Yroni. ad AntoninumPium, e^. \u\. 



196 ISCRIZIONI DI URBISAGLIA. 

che sotto un principe cosi giusto e cosi buono corne Trajano mosse 
Libérale a fare altrettanto, tanto più che dalle cose che si sono di- 
scorse, apparisce bastevolinente, che ail' epoca délia sua sortizione egli 
doveva essere già avanzato negli anni. Soliio era per altro che a questi 
proconsoli abdicanti si desse una rimunerazione in denaro dal pub- 
blico erario , che salarimri chiamasi da Tacito ^ e yépas da Dione - : 
dal quale apparisce ch' ella a m monta va ad un milione di sesterzi. 
State sano. S. Marino a di 2^ di novembre 1826. 

' Agricol c. xLii. — ' Lib. LXXVIII, c. xxii. 



EXCERPTA VATICANA. 



HISTOUICORUM GUAECOKlJM 
EXCKRFTA VATICAN A'. 



Costantino X Porfirogeiiito, figlio di Leone VI il Sapiente e nipoU' 
(][ Basilio 1 il Macedone, 1' anno di Cristo 911 successe ancor lanciullo 
al padre nel soglio bizantino, che occupa fino al gBg , nel qualc inancô 
di vita per veleno propiiiatogli da suo figlio Rornano II. Fu principe 
tutto dedito agli studi délie lettere, ch' elïicacemente proniosse, e ch' e- 
gli stesso coltivô con onore, siccome dai libri che scrisse e che ancor 
ci rimangono, si fa manifesto. Fra le opère nelle quali ebbe parte, o 
che certamente furono compilate a sua insinuazione dai dotti di quell 
età, contasi un ampio spoglio florilegio dei più insigni storici greci 
diviso in cinquantalrè volunii con titoli difl'erenti, nei quali fece rac- 
cogliere ciô che trovavasi qua e là narrato su quella data materia: 
onde cosi formarne un magazzeno, del quale con poco diverso dise- 
gno aveva già ofFerto T esempio fra i Latini Valerio Massimo. 

Due libri soltanto di questa voluminosa collezione erano a noi per- 
venuti, uno cioè de legalionibiis , di cui una parte fu mandata dalf arci- 
vescovo Antonio Agostino al célèbre Fulvio Orsino, e ch' è poi stato 
completato dalF Hoeschelio ; l' altro de virlutibus et vitiis conosciuto più 
comuneniente sotto il nome di excerpta Peiresciana, perché da un codice 

' Scnptorum veterum nova coUectio e Va- Romae, typ. Vatic. M DCCC XXVII. in-li". 

ticanis codicibus édita ah Angelo Maio hihlio- [Extr. du Giornale Arcadico, 1829, t. XLI . 

thecae Vaticanae praefecto. — Tomus II, His- p. 96-1 3A ; t. XLII . p. 1 77-1 79 et p. 3-22- 

toricorum Graecorum partes novas compleclens. . . 3 6 1 .] 



97- 



200 EXCERPTA VATICANA. 

proveniente da Cipro e serbato nella biblioteca di INicolô Fabrizio Pei- 
rescio fu messo alla luce in Parigi dall' eruditissimo Eiirico Valesio. 1 
titoli di veiitidue altri eraiisi risaputi per le citazioni che ne vengono 
latte in questi due ; dai quali non è chi ignori quai dovizia d' inaspet- 
tate notizie ci sia stata dischiusa, e corne ne abbiano profittato le più 
accurate edizioni per ristaurare e supplire le mutile storie dei vetusti 
scrittori. 

Ora di un terzo di quei volumi, e délia conoscenza che tre altri 
trattavano de regum successione, de arte imperatoria, de rerum inven- 
toribus, siamo noi debitori aile indefesse ricerche del celebratissimo 
P. 08. Monsig. Mai , da cui è stato rinvenuto in un codice rescritto délia 
biblioteca Vaticana, alla quale cosi meritamente presiede, eniulando 
le fatiche e la gloria degli Olsteni e degli Allacci suoi illustri prede- 
cessori. Se per tante sue precedenti scoperte e dottissime pubblica- 
zioni egli si era già reso singolarmente benemerito délia giurispru- 
denza antica, délia romana eloquenza e di molti altri rami délia varia 
filologia, verra per questa a guadagnarsi inoltre una nobil corona dalla 
greca letteratura, alla quale restituisce non piccola parte di nobilissimi 
scritti, di cui da tanto tempo compiangevasi come disperata la perdita. 
Ne la Iode, quantunque grandissima, che gliene proverrà, si sarà da 
lui procacciata a facil mercato; larghi sudori essendogli dovuto certa- 
mente costare il far risorgere e il leggere tante pagine obliterate di 
minute corsivo, ne poca essendo stata la noia ch' egli avrà trangugiato 
per la riordinazione di tanti fogli capovolti e confusi dal posteriore 
copista, siccome apparisce dal prospetto che ne ha prodotto a convin- 
cimento degli studiosi. Aile quali cose se aggiungasi, ch' egli ha con- 
traposto al novo testo la corrispondente versione in purgato latino, 
che l'ha arricchito di copiose note grammaticali , critiche e filologiche, 
e che ha corredato tutto il suo lavoro di un' erudita prefazione c di 
un indice scrupoloso, dovrà rendersegli la giustizia di dire, ch' egli ha 
insieme soddisfatto a tutte le parti di un diligente editore. 

Questo libro de sentenliis è tessuto di brani già divulgati di Seno- 
fonte, di Arriano, di Procopio, di Agazia e di ïeolilatto, che il nostro 



EXCERPTA VATICA.NA. 201 

Monsifjnore lia consifrliatamcnte protcrrncssi, lirnilaiirlosi a puljblicare 
le parti iiiedile di l^olihio, di Diodoro Siculo, di Dioiiigi d' Alicar- 
nasso, d'Appiano Alcssandi-iiio, di Gassio Dionc, di Dexippo, d'Euna- 
pio e di Mcnandro, insieme con iiii IVammento del rornanzo erotico di 
lamblico intitolato Babi/Jonica, clic Ira ([ucjjli stoiici lu iriliuso iiel 
codice. Sovrastano di picjjio le copiose reliquie di Diodoro, dalle 
quali è pi'eso cominciamento, chc non occupano meno di i3i laccie, 
appartenendo a ciascuno dei XXV libri perduti, se il solo sesto se ne 
ecceltui, i di cui escerpti sono periti insieme coi primi quaderni del P i)9- 
manoscritto. E non meno abbondanti o meno slimabili sono i nuovi 
frammenti di Dione, che incominciando dall' ultinia parte délia prefa- 
zione prose^uono fino alla battaglia di Canne, durante il (jual tempo 
ognuno sa che le sue storie ci mancano del tutto. La successive defi- 
cienza di sei pagine lascia aperta una lacuna di 186 anni, che ritorna 
a riempirsi con un morselletto del libro XLVIII spettante al 716, 
dopo il quale si prosiegue 1' espilazione fino al terminare dell' opéra, 
notando moite cose clie furono tralasciate dal suo compendiatore Xifi- 
lino. E patente chc Dione chiuse il suo lavoro coll' anno ottavo di 
Alessandro Severo, onde recherebbe stupore, corne lo spoglio si pro- 
tragga fino ail' iinpero di Costantino , se non si credesse che le cose 
posteriori siano dovute ad un suo continuatore, che Giovanni Antio- 
cheno molto probabilmcnte vien giudicato dall' illustre editore. Xè 
pago egli di un cosi cospicuo supplcmento, con cui impinguare una 
nuova edizionc dello storico di Nicea, un altro non meno important^ 
ne ha suggerito, congregando molti pezzi tratti in parte da una sil- 
loge di Massimo Planude, da un' egual coUettanea di Giorgidio, e da 
un antico florilegio d' incerto autore, tutti inediti e provenienti dalla 
Vaticana, ein parte raccolti nelle stampe di Suida, di Antonio Melissa 
e di Arsenio vescovo di Monembasia, ch' erano sfuggiti al Reimaro, 
che non furono prima riconosciuti corne appartenenti a Dione. 

Se più preziosi per l'antichità, meno forse proficui per la storia 
sono gli escerpti di Polibio abbastanza estesi anch' essi, e desunti da 
tutti i quarante suoi libri, se non che per riguardo al XI\ nota il col- 



.6 



90L) EXCERPTA VATICAN A. 

lettore di averne avuto sott' occhio soltanto i\ proemio, essendo maii- 
P. 100. caiite il coflice da lui usato fino al foglio trigesimo. Vi si trova la con- 
clusione di tiitta Topera, vi è gran parte del libro XII, che il Reick 
aveva egregiamente indovinato essere stato diretto a rifmtare gli errori 
principalmente di Timeo, e se ne ricavano iiuove notizie personali deilo 
storico, fra le quali non è l'ultima quella délia richiesta che di lui fece 
agliAchei il console Manilio, e del viaggio che conseguentemente intra- 
prese fino a Corfù K Interamente perdute erano poi le storie di Dexippo , 
di Eunapio e di Menandro , onde Monsig. Mai ha voluto maggiormente 
meritare dei suoi lettori riunendo tutti gli altri frammenti, che se ne 
sono salvati, e rinnovandone anche la versione, quando ha avvertito 
che r antica non era abbastanza corrispondente. 

Gosi varia essendo adunque la suppellettile di vecchie scritture, che 
primamente vien' ora offerta alla meditazione degli studiosi , sarà fa- 
cile immaginarsi che ubertoso dev' essere il frutto che se ne trarrà per 
ogni génère di erudizione, e segnatamente per 1' antica bibliografia, e 
per la storia dei divei'si popoli ; quantunque 1' argomenlo del présente 
libro sia a quest' ultima meno favoi'evole dei suoi fratelli, più risguar- 
dando i detti che i latti. Ma troppo lunga e troppo ardua impresa sa- 
l'ebbe quella di voler annotare tutto 1' uso che puô farsi di una cosipre- 
ziosa scoperta ; e noi crediamo di soddisfare abbastanza ail' ulTicio nostro , 
se da un lato solo la verremo contemplando. Per lo che scrivendo noi 
pei nostri connazionali, quella parte pi'esceglieremo, che direttamente 
li concerne, e quindi ci restringeremo ad indicare brevemente secondo 
I' ordine cronologico ciô che d' ignoto ci è send^rato d' incontrare in 
queste pagine relativamente alla storia dei nostri maggiori. 
loi. E incominciando corne per preambolo da un loro costume, cono- 

scevamo da Seneca" essersi disputato, se dovesse assoggettarsi di nuovo 
alla pena una vestale impuia, che balzata per condanna dalla rupe 
Tarpoa, incolume avesse fatto quell' orribile salto invocando 1' aiuto di 
Vesta. Recava sorpresa, com' egli contro il solito dei retori avesse schie- 

' Paf»-. hfij. — " Eil). I, Declfnn. m. 



EXCERPTA VATICANA. '208 

rato in bella mostra (jli ar[;omentl (\i molli a pro dell opiiiione pin 
severa, clie seinbrava sostenula dalie l<3g[j[i, traltaiido ail' Oj)posto molto 
parcamente la pai'te più inferma dclla causa in lavoro deila rea. Ma 
cessera ogni meraviglia, ora clie apprendiamo (la Dione^ che i Romani 
risparmiavano la vita a quei delinquenti che procipitati dal Campido- 
glio r avessero per buona sorte conservata, più non verificandosi che 
Seneca contrariasse la sentenza più dcbole, s' ella era assistita dalla 
consiietudine. Uno degli uomini più celchri sj)inti a morte per tal modo 
fil Spurio Cassio console per la terza volta nel 268, che gli eruditi si 
sono accordati a chiamar Viscellino malgrado la somma varictà che 
s' incontra nei codici, e che noi diremmo piuttosto Vitellino con al- 
quanli dei vecchi fasti, onde secondo 1' uso dei cognomi di quei primi 
tempi provenga dall' antica città di Vitellia. Tutti convengono esser 
egli stato condannato alla pena capitale per delitto di afîetlata tiian- 
nide, ma lo stesso Dione viene ora ad assicurarci -, tccompertum esse 
crhominem hune invidia, non suo aliquo crimine fuisse oppressum , -.t 
onde acquisterà maggior fede ciô che ci dice L. Siccio Dentato presso 
Dionigi^, e noi entreremo per lo meno in gran sospetto ch' egli fosse 
vittima di une cabala dei patrizi, che odiavano in lui il primo inven- 
tore délia legge agraria. Tuttavolta se si ha da prestare orecchio a Va- F. 102. 
lerio Massimo *, il medesimo Cassio aveva sommossi ad impedire la 
surrogazione dei magistrati quei nove tribuni délia plèbe, che il loro 
coUega P. Mucio fece perciô bruciar vivi dal popolo. L'atrocità di quel 
fatto, la novità délia pena e più il silenzio di tutti gli altri storici face- 
vano dubitare délia credenza dovuta a Valerio, il quale prima non 
contava che un solo seguace di tenue fama in Zonara, ma che troverà 
un più valido appoggio nello storico Niceno^ ora che veggiamo che 
Zonara secondo il solito aveva da lui presa quella narrazione. 

Parimenti avevasi in conto di favola cio che Suida ci diceva di un 

' Pag. iklx. [Fragm. XVII, éd. Bekker.] ^ Anticli. Rom. lib. X, c. xxxviii. 

" P. i5o. [Fragm. XIX. Kai éxhjXàv ys " Lib. XII, c. m, .S 2. 

ÔTi Kv^OTVTryjSsis àXX oÙHohiHvaixs Ti àitM- ' Pag. iSa. [Fragm. XXII.] 

Asro.] 

26. 



204 EXGERPTA VATICANA. 

Februario, il quale fece bandire Furio Gamillo, accusandolo di aspi- 
rare al principalo, e cbe viceversa tradotto in giudizio dopo chel'esule 
dittatore ebbe liberata Roma dai Galli, fu fla^î^ellato ed espulso dalla 
città, aggiungeiido clie in odio di lui il mese cbe portava il suo nome 
fu fatto più corto degli altri. E pure ancbe questo racconto procède 
da Dione ^ e veramente se se ne tragga V innovazione fatta in quel 
tempo al calendario, cbe restera sempre sospetta, potrebbe ben'essere 
cbe fosse fondato, giaccbè ancbe Livio- e Plutarco^ memorano questa 
accusa mossa contro Gamillo da L. Appuleio tribuno délia plèbe. 
Niente infatti si o])pone cbe quel medesimo Appuleio possa avère avato 
il cognome di Februario, non essendo nuovo cbe i Romani lo deduces- 
sero ancora dai mesi, onde comunissimo fu tra loro quello di lanuario, 
ne insolito l' altro di Aprde'*; per lo cbe da questo luogo non ne 
avremmo di più se non cbe la pena a cui soggiacque 1' accusatore per 
la sua calunnia. 
p. io8. E dai medesimo storico ^ novella autorità si concilia allô stesso Zo- 

nara, da cui appellasi Rufo quel Ser. Sulpicio tribuno consolare nel 
877, marito di una délie due figlie di M. Fabio Ambusto, nella di cui 
casa r allra di loro sposata a Licinio Stolone udi il rumore délie porte 
percosse dai fasci. Sulla di lui fede il Sigonio ed il Panvinio gli avevano 
aggiudicato quel cognome unendolo ail' altro di Pretestato, cbe gli 
danno le tavole Gapitoline, ma n' era poi stato spogliato dai Pigbio e da 
tutti i moderni fastografi pel poco credito dello scrittore da cui pro- 
veniva, e forse percbè giudicarono cb' egli avesse equivocato confon- 
dendolo coH' altro Ser. Sulpicio Rufo, cbe occupé la prima volta il 
medesimo tribunato nel 366. Ma confortati da questa più valida testi- 
moniaiiza non avremo ora difficoltà di ammettere quella giunta nei 
fasti, traendone insieme il vantaggio di conoscere, a quai branca dei 

' Pag. 5.S0. [Fragm, XXVII.] September, Sepiemhrius, Ocloher, Oclobrius, 

' Lil>. VI, c. XXX. November, Novembrius, Dccembcr, Decein-^ 

' In Camill. c. xii. brins. J. B. de Hossi.] 
'' [On a aussi des exemples do noms dr- '■" Pag. i55. [ Fragm. XXIX.] 

rives de ceux des autres mois , comme Mains . 



KXCERPTA VATICA^A. 205 

Sulpici costui appartenue. Imperocchè avrà avulo lorlo il Pighio, che 
repulollo un IVatello di C. Sul[)icio Petlco console nel 890, che da 
Livio sappiamo essere stato del ranio dei Camei'ini, mentre piuUosto 
si avrà a credere un fi(]lio del Ser. Rufo qui sopra citato. 

Una pari novità ci si mostra ' nel cognome personale RuLlus, voce 
che scioccamentc nell' elà passate erasi riputata una conuzione di 
Pullus, e che il Vossio ncll' Elimologico ci ha insegnato piovenire da 
rus, e corrisponderc a ruslicus. Yien egli assegnato da Dione al AI. Fabio 
console nel 3 9/1, nel 898, e nel Aoo, chiamato Arnbuslo da tutti 
gli altri per ragioni manifestamente ereditarie, quando prima qiiesla 
denominazione non leggevasi data se non che al liglio di lui Q. Fabio 
maestro dei cavalieri nel li^c),e poi console cinque volte, il (juale per- 
altro più comunemente appellasi Rulliano. Ma saputo che siasi, esser P. 10^1. 
ella un cognome paterno, ci sarà facde il render ragione di questa 
differenza, imperocchè se alcuni poterono giustamente continuarla nel 
figlio, si potè da altri con pari diritto allungarsi in una terminazione 
patronimica, come vediamo praticato nei primi discendeuti di Po- 
stumio Albo e di Valerio Gorvo, che ora si trovano denominati Albi e 
Gorvi, ora Albini e Corvini. E cosi inoltre ci sarà spiegata Y origine 
e il significato, che ci erano prima ignotissimi, délia parola PniUiamis, 
la quale non vorrà altro esprimere se non che discendente da P»ullo,e 
che viceversa ci farà testimonianza délia piena fede che in questo luogo 
è dovuta allô storico. 

Rarissime sono le spontanée rinunzie al consolato, di cui Ronia li- 
béra ci somministri l'esempio; e una nuova ne avremo- per parte di 
T. Alanlio Torquato, d quale divenuto inviso perla soverchia severità, 
con cui mantenne la disciplina mditare fino a far uccidere il proprio 
figlio, ritiutô i fasci che a motivo di una nuova guerra gli vennero ol- 
ferti la quarta volta poco dopo il /n A , rispondendo sdegnosamente : 
ffNeque ego vos paterer, neque vos me^n Ma dai dottissimo editore si 
è acconciamente osservato, che questo medesimo fatto viene attribuito 

' Pag. 160. [Fragm. XXVI, 6.] ^ [Ovt' âv èyà} vulmv dvxtjxoiurjv, oiO' 

' Pag. 187. [Fragm. XXXV, 9.] iu-Ts èuoii.] 



206 EXCERPÏA VATICANA. 

da Livio ^ ail' altro T. Manlio Torquato pronipote del précédente , il 
quale si sarebbe egualmente scusato dall' assumere la suprema dignità 
del 5/i/i, che se gli voleva conferire al tempo délia guerra Aniiibalica, 
allegando 1' ind)ecillità dei suoi occhi, e ribattendo le istanze, cbe se 
gliene ripetevano colla medesima sentenza : rr Neqiie ego vestros mores 
rr consul ferre potero, neque vos imperium meum.n Ed ha poi giusta- 
p. io5. mente conchiuso, che in questo dissidio fra Livio e Dione dovrà la 
criticasentenziare in favore del Greco, perché inetta sarebbe la risposta 
se provenisse dalla debolezza délia vista, quando al contrario ella è 
tutta conveniente al rigido carattere del primo Torquato, e ragionevo- 
lissima dopo i segni d' odio che aveva contro di lui manifestati la ro- 
mana giovenlù. Per la quai cosa da questo luogo si offrira un nuovo 
argomento délia poca cura che si diede il Patavino di rettamente ag- 
giudicare le cose da lui narrate, délia quale noi pure fummo costretti 
ad accusarlo più volte nell' illustrazione dei frammenti Gapitolini. 

Se la corrosione del codice non avesse fatto soverchio contrasto alla 
lettura, opportunissime a supplire le lacune délia sua storia sarebbero 
le pagine 166 e 167, in cui si parlava délia superbia di Postumio 
Megello, deir impresa di Gurio Dentato e délia sedizione del popolo 
sul monte Gianicolo pacificata dal dittatore Ortensio. Dopo di che si 
racconta i' ignotissima fuga di un esercito confederato contro i Romani , 
discioltosi fra le ténèbre délia notte ail' appressarsi dell' altro console, 
avendo ognuno degli alleati provveduto al proprio scampo inscienti 
i compagni, le quali cose sembrano dover appartenere alla guerra con- 
tro i Sanniti, i Lucani, i Bruzzi e gli Etruschi, accennata in questi 
tempi dall'epitome Liviano. Ed è notabile altresi una nuova circostanza 
délia stiage degli Etruschi e dei Sennoni fatta al lago di Bassanello 
da P. Dolabclla console nel Û71, di cui in Roma si ebbe prima sentore 
per l'onde sanguigne, c pei cadaveri strascinati dal Tevere, di quello 
che per notizia che ne fosse pervenuta -. 

Discendendo poscia alla prima guerra Punica, sapevasi già che i 

' I.il). "XWI. c. xxii. — ' Varr. 536. [Fragm. XXXIX, 9..] 



KXCEUPTA VATICANA. 207 

Carlaginesi scoiilorlali dalla prcsa di Tunisi avevano inviata uiia so- P. 106. 
leniie ambasceria al console Atilio Regolo ])er domandargli la pace, 
ed ora impariamo da Diodoro\ cli' ella si compose di tre personaggi, 
dei quali fu capo Annone figlio di Ainilcare, queilo stesso che, coman- 
dando la flotta, pugiiô iiiielicemeiite prima nelle acque di Agrigento, 
indi in quelle di Eraclea, e che aveva negoziato altre volte col mede- 
simo console in Sicilia. Mancanli di lutte le particolarità di quella 
guerra nel 5i 1 , ci sarà grato poter aggiungere alla storia che il con- 
sole C. Fundanio ebbe il comando dell' esercito, che in quell' anno 
sotto le mura di Erice continué ad essere opposto ad Amilcare Barca-. 
Avendo quest' ultimo costretto i Romani alla fuga, ingiunse a Vodo- 
store non più ricordato Ira i duci Cartaginesi, che nell' inseguirli non 
permettesse ai soldati di abbandonarsi allapreda, al quai' ordine non 
avendo soddislatto, non solo perde il frutto délia vittoria, ma venue 
eziandio in grave pericolo con tutti i suoi fanti, da cui poterono a 
pena liberarîo dugento cavalieri che si erano mantenuti in disciplina. 
Dopo il quai fatto Amilcare mandô a domandare una sospensione 
d' armi a Fundanio per seppellire gli uccisi, che gii fu arrogantemente 
ricusata dal console, facendogli dire che se aveva senno, non doveva 
domandare tregua pei morti, ma pei vivi. Ma di quella superba ri- 
sposta ebbe poi occasione di pentirsi, perché afilitto tra brève da gravi 
perdite fu sforzato egli pure alla medesima richiesta, che Amilcare più 
generoso gli accordé, aggiungendogli nobilmente ch' egli faceva la 
guerra ai vivi e aveva fatto pace coi morti. Ala la pace coi vivi ancora 
fu poi conchiusa nell' anno seguente, nella quale ebbe parte Giscone, 
che secondo Polibio era governatore di Lilibeo pei Cartaginesi, e negli 107 
articoli délia quale sbagliô Appiano, quando v' incluse la restituzione 
dei disertori, domandata è vero dal console Lutazio, ma rifiutata perti- 
nacemente da Amilcare insieme colla consegna dell' armi, siccome ora 
ri attesta Diodoro ^ a cui in parte suflVaga Cornelio Nipote \ 

Spetta a questi tempi una singolarissima legge, che pei lume che 

' Pag.5o.[Lib.XXIII,c.xii,ed.Mu]ier.] ' Pag. oU. [Lib. XXIV, c. xiii.] 

' Pag. 53. [Diodor. lib. XXIV, c. ix.] ' In Himilc. c. i. 



•208 EXGERPTA VATICANA. 

da lei si spande mérita di essere accuratamente esaminata, traita dagli 
escerpti Dioriei di Massimo Planude^ nei quali si legge : ce Marco Clau- 
ff dio et Tito Sempronio cos. decretum Romae fuit, ut fdioriim tantnm- 
ffmodo natu maximus patris cognomiiie uteretur. n II testo porta tov 
TJSccTpos èncôvvyiiccs , voce usurpata certamente più volte nel senso datole 
dal ch. traduttore, ma che perô presso i Greci, i quali non ebbero che 
un iinico nome, non potè avère una forza cosi determinata corne il 
cognomen dei Latini, e infatti nuH' altro voile propriamente significare 
se non che un nome desunto da qualche cosa, e quindi strettamente 
])arlando non è se non che l'équivalente di denominatio. Occorrendo 
aduiique di schiarire la mente dell' autore, non abbastanza spiegata 
dair espressione troppo generica délia sua lingua, e dovendosi statuire 
per conseguenza, a quale dei tre nomi romani si riferisca la legge sopra 
citata, noi osserveremo che se avesse da risguardare i cognomi, ella si 
vedrebbe smentita ad ogni passo, per tutto il tempo almeno in cui 
stette in piedi la repiibblica. Infatti subito dopo la sua pubblicazione 
noi troveremmo, per servirci soltanto dei fasti consolari, che i due fra- 
telli G. e P. Valerii consoli nel 5i5 e nel 5 16 portarono insieme il 
cognome di Faltoni ; che L. e P. Gornelii nel 617 e 5i8 chiamaronsi 
entrambo Lentuli Caudini, e che Marco e Manio Pomponii nel 621 e 
P. 108. 523 usarono la stessa denominazione di Matoni. Egualmente nella 
_ generazione susseguente sono notissimi P. e L. Scipioni, P. e Sesto 

Elii Peti, T. e L. Quiiizii Flaminini, Gn. e M. Bebii Tamfdi, tutti fra- 
telli dimostrati, per niente dire in anni meno remoti di M. c Q. Gice- 
roni, di Appio, Gajo e Publio Pulcri e di altri infiniti. Inoltre se lo 
scopo délia legge era, corne sembra, quello di distinguere i diversi 
fratelli, come sarebbcsi cgli conseguito nelle famiglie, frequentissime 
in quel vccchi tempi, che non usavano cognome di sorte alcuna? 
Niuno poi pensera certamente ai nomi, che gentilizi appunto si disscro, 
perche comuni non tanto ai fratelli, quanto ai nipoti, ai cugini e ai 

Pag'. oA 1 . [Frafjrn. XLIV : On èiti Map- ■zspeaëxnépOi) twv 'zsy.ihoov [ists-^ziv P(o(j.ixtoi 
HO\t K/.ctt/Stoti wxi T/tou IsixTvpœviov imà- TcrapeKeAeticrarTO.] 



EXGEPiPTA VATICANA. 209 

rami tutti délia mcdcsima gentc. Quindi resta unicamente, che colla 
parola èTrrjôvvfxioL volcssc Dioiie indicare i prenomi', i qiiali si cornpre- 
sero aiicir cssi iicl significato di quella voce, onde scrive Giovanni 
Lido- : UovëXios BaXépios UovnhKolccs , Ziv al fxsv Svo ènoôvv(j.iOLi tvv 

èx pMfXOLlWV y CÔS e<pVV , XCÙ 'La^ivWV 'TSOLpSrh'jXrjVV 'kOLfXTVpOTTJTCL , i) r]e 

TptVr; T7;v èx irjs TSepl tov Srjfxov c/lopyrjs èSetxvv ^lâB^mv. E per 
verità già conoscevasi che ciascuno dei fratelli portava un prenome 
différente, attestandolo positivamente Yarrone : crin praenominibus 
ffideo non fit item, quod liaec instituta ad usum sin.fjularia, quibus 
rrdiscernerentur nomina gcntilicia, ut ab numéro. . . . (Juintus, Sextus, 
ffDecimus, sic ab aliis rcbus. Cum essent duo Terentii, aut plures, 
rdiscernendi caussa, ut aliquid singulare haberent, notabant^i^ Erasi 
anche osservato dagli eruditi, che i primogeniti conservavano comu- 
nemente il prenome del padre; ma sarà bene tutt' altra cosa il saper 
ora, che ciô non accadeva già per un semplice uso, ma per effetto di 
una legge particolare ; délia quale insperata noti/ia non potranno che !'• 109. 
menar festa i genealogisti, ai quali viene sonmiinistrato un prezioso 
filo d' Arianna, con cui avvolgersi meno dubbiosamente nell' intricato 
laberinto délia discendenza délie famiglie. 

Resta infine che si stabilisca F età délia promulgazione di questa 
legge, che nel codice viene notata fra il célèbre ritorno a Gartagine 
di Atilio Regolo spettante al 5o/i, e uno squarcio dell' arringa che nel 
535 tenue L. Lentulo in senato per consigliare la seconda guerra Pu- 
nica. La data cronologica che le viene affissa ce Marco Glaudio et Tito 
rrSempronio cos. -n non potrebbe spettare se non che al 589, in cui 
M. Glaudio Marcello fu sostituito per collega a Ti. Sempronio Gracco 
in luogo deir ucciso L. Postumio. Ma oltre che sarebbe poco proba- 
bile, che nell' anno successive alla battaglia di Ganne si avesse in 
Roma il tempo e la voglia d' intrattenersi a prescrivere le norme dei 

' [Il est bien difficile d'admettre que, parmi nom personnel, comme Africanus , Asiati- 

ies trois noms romains, \e prénom soit préci- c?/s, etc. qu'il a voulu parler. Th. Mommsen.] 

sèment celui que Dion a voulu désigner par ^ De Magistrat. Rom. iib. I , c. xxu. 

lemotsTTwrtjfx/a. C'est probablement du SM/-- ^ De Ling. Lat. Iib. IX, S 60. 

m. 27 



210 EXCERPTA VATIGANA. 

iiomi, quel consolato di Marcello non fu clie momentaneo, imperoc- 
chè ne! pimto istesso, in ciii ne prendeva possesso, avendo tuonato il 
cielo, gli auguri dichiararono viziosa la sua elezione, ond' egli rinun- 
ziô. Poslo dunque che nel codice è corso certamcnte errore nel pre- 
nome di uno di quel consoli, niuno délia gentc Sempronia essendosi 
chiamato Tito giammai, non vi è di meglio che seguire 1' opinione dell' 
egregio annotatore, tenendo clie costoro siano C. Claudio Gentone e 
M. Sempronio Tuditano consoli del 5 1 /» , nel quai' anno per la pace 
fatta con Cartagine potè Roma occuparsi di faccende domestiche. 

Ma ritornando ai fatti storici, troviamo contezza in Dione ' délie 
prime pratiche avute coi Romani dagli Spagnuoli già assoggettati per la 
maggior parte al Punico giogo, i quali nel 5 28 inviarono unalegazione 
per indagare 1' animo del console G. Papirio Masone, che guerreggiava 
p. ijo. nella Gorsica. Quantunque accolti cortesemente, partirono rattristati 
per avère appreso che si sarebbero rivolte le armi contro di loro ad 
effetto di esigere le grosse somme di denaro, che Roma pretendeva 
dai Gartaginesi in compenso délia guerra coi Sardi e coi Gorsi, délia 
quale gli accusava di essere stati i promotori, E alla medesima Spagna 
sembra spettare l' ignota città di Victomela-, espugnata poco dopo sul 
cominciare délia tenzone con Annibale,i cui abitanti, non inferiori in 
ierocia d' animo ai Saguntini, si arsero colle loro case, tatta strage 
délia famiglia si uccisero di propria mano. Golla disperazione dei quali 
fa contrasto lapazienza dei Siracusani, riferita dal medesimo Diodoro^, 
che ridotti ail' estremo délia miseria dopo la conquisla fatta da Mar- 
cello délia loro città, spontaneamente si fingevano servi per essere 
vendnti ed alimentati dai niiovi loro padroni. Nella pagina susseguente 
itmaiizi la sentenza portata nel 55o contro Q. Pleminio, che aveva 
deiuJjato il tenipio di Proserpina in Locri, parlasi ' di un pontefice 
massimo, a cui i doveri del sacro suo ministero non permettevano di 
allontanarsi molto da Roma. Nel quai luogo voile di fermo favellarsi di 
P. l.icinio Grasso console con Scipione Africano nel B/ig, elevato sette 

' Pag. 18/.. [Fragm. XLVIII.] ' Pag. 60. [Diodor. lib. XXVI, c. xx.] 

' Pag. 57. [Diodor. lib. XXV, c. wii.] " Pag. Oi . | Diodor. lil). XXVII, c. 11. | 



EXCERPTA VATICAN A. 211 

anni prima a quella suprema di.<jnilà relijjiosa ; alleslaiido anche Livio' : 
ff Sicilia Scipioni extra ordinem (data) coricedente collcga Crasso, quia 
ff saci'orum cura poiitificcm maximum in Italia retinehat. ti 

Sapevasi già clic una délie condizioni imj)Oste da Scipione ad Aii- 
tioco Magno, ed accettata nella stipulazione délia pace del 566, era 
stata la consegna di Toante pretore degli Etoli e autore primario 
délia guerra Etolica, il quale insieme con Annibale aveva tiovato li- 
covero presse di lui : ma è nuovo ciô che si aggiunge'^ che il senato, w m. 
dopo averlo ricevuto in suo potere, generosamente gli perdono. Egual- 
mente Livio erasi contentato di dirci^ che Q. Fulvio Flacco console nel 
575 con piccolo sforzo aveva trionfato dei Lignri, senza poi darsi la 
cura d' indicarci, contre quai parte délia Liguria avesse rivolto le armi. 
Al cui silenzio supplisce ora Diodoro*, narrandoci che i Gemeleti aven- 
dogli per mezzo di ambasciatori dichiarato la guerra, egli li segui da 
vicino nel ritorno e prontamente penetrô nel loro paese. Alla quai 
città di Cemelinm Cemenelium, cognita per molti autori e per moite 
iscrizioni, di cui rimangono le reliquie a Cimiez tre miglia discosto da 
Nizza, egli assegna un' origine non dissimde da quella di Roma, atte- 
standola cr a latronibus et fugitivis condita ^ ii 

Più minute particolarità si ricavano dalla pagina 86 *^ intorno To- 
lomeo VI Filometore, il quale cacciato dal trono d' Egitto da suo Ira- 
tello Tolomeo Fiscone, se ne venue a Roma nel 691 accompagnato da 
tre soli servi e da un eunuco, ed ivi prese misero alloggio in un soffitto 
presse il pittore Demetrio, ch' era stato suo ospite in Alessandria, dal 
che si vedrà la convenienza délie scuse che fece fargli il senato, e che 
si sono riferite da Valérie Massimo''. Al contrario dalla pagina 87^ si 
rileva il poco favorevole commiato, con cui nell' anno seguente furoiio 
rimandati gli ambasciatori di un altro re, che fu Demetrio I Sotere, il 
quale, mentr era statico dei Romani, avendo saputo la morte di Antioco 

' Lib. XXVIII, c. xxxviii. ' ['^■KbX)j(7lwvKtiloTJi£-:wvd)Kiaiiévr}.] 

' Pag. 71. [Diodor. lib. XXIX, c. xxxi.] ' [Diodor. lib. XXXI. c. xviii.] 

' Lib. XL. c. LUI el lix. ' Lib. V. c. i. exter. S 1. 

' Pag. 7 1 . [ Lib. XXIX . c. XXVIII.] ' [Diodor. lib. XXXI c. xxx.] 



212 EXCERPTA VATICANA. 

Epifane suo zio, e che la corona di Siria era caduta sul capo de! fan- 
ciullo Antioco Eupatore, secretamente se n' era faggito contrôla loro 
mente, e aveva coU' armi ricuperato il regno paterne siccome figlio di 
Seleuco Fdopatore. Zonara ci aveva avvisati^, che ad oggetto di pla- 
carne lo sdegno egli inviô loro un' ambasceria, che fu maie accolta; 
ed ora Diodoro ci aggiunge essersele dato in risposta : ce Quod tum de- 
crmum clementiam impetraturus esset Demetrius, qiium satis senatui 
fcpro siii regni viribus fecerit^, n cioè quando avesse soddisfatto aile 
aspre condizioni, con cul si era data la pace ad Antioco III il Grande. 

Una diversa ortografia o vero mia menda del codice hanno resa 
ignota al ch. editore la città di Begeda nella Geltiberia^ la qnale per 
aver voluto ampliare il recinto délie sue mura diede motivo d' inimicizia 
ai Romani, dai quali pretendevasi, che fosse questa un' infrazione dei 
patti. Cionondimeno ella è certamente quella medesima città, che 
trovo detta anche Belgida da qualche moderno, ma che Segeda o 
Segida si denomina da Strabone*, da Stefano Bizantino e da L. Floro^ 
che Segestica seconde il Morales fu appellata da Livio*^ e i di cui po- 
poli sono a mio credere gli scorretti Segienses per Segidenses di Plinio ^ 
Le medesime cose che di lei ci narra il risorto Diodoro , ci erano già 
state insegnate da Appiano^ il qaale ci aggiunge come Fulvio Nobi- 
liore console nel 601 , che le mosse contre l'esercito, ne riportô una 
solenne sconfitta, onde poi avvenne, che la piccola fiamma allora su- 
scitatasi divampô nell' incendie délia guerra Numantina. Viceversa 
réputé più emendato il teste del Sicelieta, eve chiama Cacyre quel 
principale di Ici cittadino, che Gare demandasi presse Appiane, paren- 
demi che il prime nome abbia maggior imprenta di origine celtiberica. 

Un' arguzia del vecchie Gatenc, censervataci da Plutarce^, da Livio'° 

' Lib. IX, c. XXV. * Lib. Il, c. xviii. [Lib. I, c. xxxiii.j 

' [Ôti rev^erai tùv (piXcLvdpw-nwv Ar;- '' Lib. XXXIV, c. xvii. 

(irJTpios , èàv TÔ Ixavov tsoirj tj; (td'jkAvtso ' Hist. nat, lib. III, c. m, .S -2/1. 

xaTà "zrjv tyjs àp^'^s è^oixrlav.] ' Bell. Htspan. c. xliv. 

' Pag. 89. [Diodor. lib. XXXI, c. xxxix.J ' In Cat. Maj. c. viii. 

' Lib. III, c. IV, .S 1.3, p. 1O9. '" Epitom. lib. L. 



EXCERPTA VATIGANA. -2\?> 

e da Appiano', ha rcso célèbre ia legazione inviata in Bitinia iiel P. uS. 
606, onde riconciliare il re Prusia con siio figlio Nicomede; la quale 
componendosi di un podagroso, di uno stolido e di un altro che aveva 
il capo in più luoglii ferito, gli diede argomento di dire, che quell' 
ambasceria non aveva ne piedi, ne cuore, ne testa. Si era indarno desi- 
derato di sapere chi fossero coloro, quantunque non mancasse ragione 
per credere che non dovevano essere di chiaro nome, giaccbè il pretore 
urbano, a cui il senato aveva commesso di disporre quella missione, 
il buon esito délia quale era tutto riposte nell' energia e nclla célé- 
rité , essendo stato segretaniente guadagnato da INicomede , aveva 
avuto cura di scegliere uomini inettissinii. Ma questa curiosità ci viene 
ad un tempo appagata da Polibio^ e da Diodoro^ e sebbene in ambe- 
due i luoghi siano stati storpiati i nomi dalF ignoranza dei menanti, 
non è difficile tuttavolta il ristaurarli, onde ricavarne che prencipe 
délia legazione fu L. Licinio, a cui la podagra aveva tollo 1' uso dei 
piedi, aggiuntisigli per compagni A. Mancino, che per la caduta di una 
tegola aveva avuto cosi fracassato il capo da reputarsi a miracolo il 
viver suo, e L. Malléole, di cui non vi era in tutta Roma maggior ba- 
lordo. Fra i due Licini, che si conoscono viventi a cjuel tempo col 
prenome di Lucio , non potrà essere il primo L. Lucullo console nel 
6o3 tornato pure allora dal proconsolato délia Spagna, ove colla vélo- 
cité dei movimenti aveva debellati molti popoli e délia cui astuzia si ha 
saggio in Strabone^, e nei frammenti Peiresciani di Dione^ attesochè 
con tali qualité egli sarebbe dei tutto inopportune al caso nostro. 
Laonde preferisco L. Murena bisavolo ciel console dei 692, che Tul- nà. 
lio*^^ ci attesta essere stato uomo pretorio, condizione se non indispen- 
sabile, convenientissima almeno al capo di una legazione. E per 
riguardo ai compagni parmi che il primo di loro fosse figlio di 
A. Ostilio Mancino console nel 5 8/1, come ho l' altro per un discendente 

' Bell Mithrid. c. vi. ' Lib. VIII, c. vi, S 29, p. 38i. 

' Pag. lilig. [Lib. XXXVIl , c. xiv, éd. ' Pag. 35. [Lib. XXXVI. c. vm.] 

Didot.] ^ Pro Muren. c. vu. 
' Pag. 99. [Lib. XXXII. c.\x.] 



'2\à EXCERPTA VATICANA. 

di uno dei due fratelli ed edili L. e M. Publicj Malleoli memorati da 
Festo S da Varrone, da Ovidio e da altri, un di cui figlio o iiipote sarà 
stato probabilmenie 1' altro Publicio Malleolo leo di parricidio nella 
persona délia propria madré, che pel primo lu cucito nel sacco e get- 
tato in mare V anno 653 ^. 

Appartengono a Viriato e alla lotta da lui sostenuta alcune ignote 
cognizioni, che ci somministra il libro XXXIII di Diodoro, dal quale 
si apprende, che quel valoroso Lusitano già divenuto condoltiero 
di soldati menô in moglie la figlia di Astolpa, uno dei più ricchi uo- 
mini délia Spagna, ch' era stato prima congiunto di famigliarità coi 
Romani. E si commenda poi lo stesso Viriato per la sua naturale fa- 
condia, délia quale fece uso segnatamente nel riprendere l'incostanza 
dei cittadini di Tucca, i quali ora aile sue parti si accostavano, ora a 
quelle dell' inimico. Due città si conoscono fra loro vicine, presso che 
omonime, aile quali cio potrebbe riferirsi, insegnandoci Plinio^, che 
allô stesso convento giuridico Astlgitano furono aggregate le due colo- 
nie crTucci, quae cognominatur Augusta Gemella,-)-) e rr Ituci, quae Vir- 
er tus Iulia,i7 la prima nelle sue lapidi presso il Grutero appellasi RES- 
P VBL • TVCCITANORVM , e COLONI A • AVG • GEMELLA • 
TVCCITANA, mentre T altra chiamasi ITVCI anche nelle sue 
p. n5. medaglie autonome riportate dal Florez". L' egregio annotatore ha 
preferito la seconda, senza dubbio perché 1' ha veduta memorata in 
questa guerra da Appiano, da cui si scrive : rr Viriathus Servilianum 
ff coegit relictis castris Ituccam remigrare ^ ; ii ma sotto la sua correzione 
io starei per la prima, ricordata anch' essa, ma coll' altro suo nome dal 
medesimo storico : cr Servilianus Escadiam, Gemellam et Obolcolam 
ff urbes Viriathi pracsidiis lirniatas expugnavit *';i7 e ciô non tanto per 

' S. V. Pubiicius clivui). [l'îiJI". 288, éd. xal Ïitttois ra^vràTOis rjvœ^Xei tois -ûjoXs- 

0. Mùller.] (liois (Jié/^pi tov yiepovïXtavèv es îrxjxHyjv 

* Liv. Epitome, lib. LXVIII. àrao-7j;o-a«.| Uell. Ilispnn. c. lxvii. 

^ Hisl. nat. lib. III, c. i, S 19. '' [Ù Se 'ï.spovïXta.vùs ■xûôXeis eîXev 

'* Tab. XXXI, fig. 12. Etaxahiavre KaiVéfxsXXavKaiÙëôXnoXoLV.] 

^ [ Ô Se OvpiaTdos tl/iXots àvhpiat Dell. Ilispan. c. LWiii. 



EXCERPÏA VATICA.NA. 215 

la più pretta conforiiiità alla lezioiie, quaiito perché non consta che 
Ituci abbia mai aderilo alla t'azione nemica ai liomani, ii che al con- 
trario si è addimoslrato (lell' altra. 

Ma degno di magjjiore alteiizione sarà il risorgiinento délia coiUro- 
versia, che reputavasi definita, intorno 1 epoca délia pace con Viriato, 
che gii eruditi, sulla lestimonianza di Appiano ' e di Livio-, avevano 
stanziato essere stata conchiusa nel 61 3 dal proconsole Q. Fabio Mas- 
simo Servdiano, non osLante il dissenso dell' autore délie \ite degli 
iiomini illuslri^ e di Dione ', da cui differivasi di due anni, attribiicn- 
dola a M. Popilio, che nel suo consolato del 61 5 ebbe apjnmto per 
provincia la Spagna. Gonciossiachè V opposizione di cosloro diviene 
piij gagliarda, dopo che si palesa confederato con essi Diodoro^, il 
quale attesta di più, che Popilio era in quel tempo console eiïettiva- 
mente, con che viene a rifiutare ogni concHiazione, che si fosse potuta 
tentare, supponendo ch' egîi fosse stato prima un legato di Serviliano. 

hnportantissima per la cronologia è ugualmente un' allra questione 
originata dal seguente squarcio di Diodoro '' : r- . . . . Car])onis atque 
rr Silani. Tanta autem multitudine occisa, alii filios alii fratres lugebant, P. nr.. 
fr alii in orbitate relicti liberi deplorabant exitium et Italiae solitudinem : 
rrplurimae vero niulieres viris spoliatae aerumnosam viduitatem expe- 
crriebantur. Intérim senatus excelso animo cladem ferens, multos saepe 
rriuctus et pioratuum summam vim reprimebat; quamque ipse ex tam 
■Tf gravi casu tristitiam capiebat, fortiter tolerabat. ii Memore il ch. edi- 
tore che Silano e Carbone vengono nominati come consoli dall'antico 
scoliaste di Cicérone, ch' egli scoperse anni sono nei codici rescritti 

Bell. Hlsp. c. L\i\. 'ZSOLîZes ixT;oXsXsi(i(j.évoi Tyv 7côv yovéùjv 

' Epitoyne , lib. LIV. iijw'ksiri.v nai t))v hoiXioLs èprjfii'y.v KCHTCohii- 

In Viriath. povTO, Tjiksï<ylti Se jxtvn.iKSs iv^pwv èale- 

' Fragm.GLXlll,p. 68. [Fragm.LXXV.] pyjfxévon yr>ip^^'^^ iTuyo'j? è/.iaSoLVGv 'sset- 

' Pap-. 98. [Lib. XXXlll , c, \\i.] par. H hè ct'j} >cAî;to5 p.syalo'^ijyjMs (pépoiicra 

' Pag. 111. [Lib. XXXIV, c. xxwn : ... t>)i' <Tt>fx(^opàt', rà t£ ^o/./.à'aév9r] xai rrjv 

Hipêcûvos Kat liXoivov " rocrovTOv Se TsXyj- virapëoXijv tùv KAanOuùv to -ûtoÀù xaré- 

Oovs àvr}p->jp.svov , oi fxèv tiioOs oi Se dhsX- alzXXs holI t))v sttI rr} (ni^xi^opi X-ùiryjv èni- 

(poiis è-Tévdovv, Tirés Se -ûraxirpcor ôp(poLvoi HpDTvIoaévrf (Sapéojs é<pspsv.] 



216 EXCERPTA YATICANA. 

délia biblioteca Ambrogiana, gli è stato facile il giudicare, che qui 
pure si favellasse di loro. Perô fin d' allora egli si accorse, che quei 
consoli si cercavano indarno nei fasti , onde abbracciando 1' opinione 
di un dottissinio erudito oltremontano inchinô a credere che spettas- 
sero air anno Yarroniano 670, nel quale assunsero i fasci L. Gornelio 
Cinna per la quarta volta e Cn. Carbone per la seconda. Imperocchè 
è noto, che Cinna sul primo cominciare di quella sua magistratura fu 
ucciso dai soldati in Ancona, onde poteva aprirsi 1' adito a sospettare 
che nel suo posto vacante fosse surrogato un Silano, il quale per tal 
modo divenisse collega di Carbone. E la medesima sentenza ha ora 
riprodotta, eccitando gli studiosi dei fasti a voler più diligentemente 
scrutinare questo punto ; al quai invito volendo, per quanto è in noi 
corrispondere, ci solfermeremo alquanto ad esaminarlo. 

E incominciando dal commentatore Tulliano, scrive egli^ : ce Tune 
rrSilanus et Carbo cos. legem tulerunt, ut omnes, qui essent ex foede- 
crratis populis, civitatem Romanam consequerentur : si modo illo tem- 
rrpore, quo lex lata esset, domicilium in Italia haberent, et intra diem 
117. ffsexagesimum professi apud praetorem fuissent, t) Queste cose sono 
manifestamente ricavate da cio che dice il medesimo Cicérone - : cf Data 
rr est civitas Silvani lege et Carbonis : si qui foederalis civitatibus ad- 
rrscripti fuissent, si tum , cum lex ferebatur, in Italia domicilium habuis- 
rrsent, et si sexaginta diebus apud praetorem essent professi. 17 Tutta 
la differenza consiste nel titolo di consoli, che lo scoliaste ha aggiunto 
del suo a Silvano e Caibone, e nella mutazione che ha fatto del primo 
nome da Silvano in Silano , varietà che trovasi pure nella più parte dei 
codici deir Arpinate. È da vedersi pertanto in quai tempo quella legge 
fosse portata , a parère dello stesso Tullio. Egli difende il poeta Archia 
accusa to in virtù délia legge Papia, da cui fu prescritto crue quis pere- 
rrgrinus pro cive se gereret,i^ e vuol mostrare che il suo cliente era 
veramente cittadino romano, perché quando fu emanata la legge di 



' Scliol. Ijohieiis. in orationem pro Arclàa , * Pro Archia, c. iv, § 7. 

arguni. [p. 303, éd. Orelli.] 



EXCEUPÏA VATICANA. 217 

Silvano e di Carbone, egli già trovavasi ascritto alla cittadlnanza délia 
città confederata di Eraclea, e perché aveva soddisfatlo a tulte le coii- 
dizioni elle quella le[j<je iinponeva. Dice duiKjiie ' clie Archia fc Romain 
ffvenit Mario consule et Gatulo,-n ossia nel G52 ; clic dopo un inter- 
vallo di tempo abbastanza lungo tornando da un viaggio fatto in Sicilia 
in compagnia di L. Lucullo, crvenit Heracleam ; quae cum esset civitas 
raecjuissimo jure ac foedere, adscribi se in eam civitatem voluit-pi il 
che ottenne ad intercessione dello stesso Lucullo ; e che di poi rr data est 
ff civitas Silvani lege et Garbonis^pi onde Archia, ce cum domicilium 
cfRomae multos jam annos haberet, professus est apud praetoreni 
ff Q.Metellum fannliarissimum suum', r il che è a direpresso Q. Melello 
Pio ; giacchè poco prima ^ aveva enunciato cli' egli rrerat jucundus P. 118. 
ff Q.Metello illi Numidico et ejusPio filio, v e nuovameiite ripete*' : rr Quid? 
ra Q. Metello Pio familiarissimo suo, qui civitate multos donavit, ne- 
crque per se neque per Lucullos impetravisset ? i^ Combatte poi le due 
obbiezioni che gli venivano opposte, e per riguardo alla prima desunta 
dalla mancanza dell' atto originale dell' aggregazione del poeta alla 
cittadinanza di Eraclea, risponde" : ce tabulas. . . Heracliensium pu- 
re blicas. . . Italico bello, incenso tabnlario inlerisse scimus omnes;?) e 
air altra, che d suo nome non trovavasi nelle tavole del censo, oppone^ : 
rrEst enim obscurum primis (censoribus) Julio et Crassonullam populi 
cr partem esse censam ? -n Dal che è chiaro che Giulio e Crasso furono i 
primi censori, che dovevano comprendere Y accusato nel censimento. 
Ciô premesso, se Archia ottenne la cittadinanza romana in grazia 
d'essere ascritto a quella di Eraclea, è évidente, ch' ei non potè con- 
seguire la prima se non dopo che gli stessi Eracleoti furono niessi a 
parte di questo dritto. Ora, quando ciô avvenisse, si dichiara dallo stesso 
Cicérone nell' orazione pro Dalbo-^ : cr Lege Julia , qua lege civitas est sociis 

' [Pro Archia, c. m, § 5.] " [Pro Archia, c. x, S 26.] 

' [Ibid. c. IV, S 6.] ' ' [Ibid. c. IV. S 8.] 

' [Ibid. c. IV, S 7.] ' [Ibid. c.v, ? 11.] 

'' [Loc. cit.] ' C. VIII, S 9 1. 
' [Ibid. c. m, S 6.] 

m. 38 



218 EXCERPTA VATICANA. 

ff etLatiiiis data, . . . magna coiiteiitio Heracliensium et Neapolitanoruiii 
rfuit, ciim magna pars in iis civitatibus foetleris sui liberiatem civitati 
r anteferret. n La legge Giiilia fu promnlgata dal console L. Giulio Gesaie 
nel 66/i in favore délie città,che nella ribellione ïlalica rimasero fedeli 
a Roma, corne apparisce da Appiano^ Patercolo-, Strabone^, A. Gellio' 
ed altri ; e quantunque fosse legge consolare, prese tuttavolta il nome del 
solo console Giiilio, perché portata dopo gli undici di giugno, nel quai 
ig- giorno fu ucciso il suo collega P. Rutilio Lupo, giusta Ovidio^. La legge 
adunqiie di Silvano e di Garbone, più conosciuta dai giuristi sotto il 
nome di Plauzia Papiria, fu certamente posteriore alla legge Giulia, di 
cui anzi non fu che un' ampliazione, perché la Giulia diede la cittadi- 
nanza agli abitanti dellc città confedei'ate e la Plauzia 1' estese anche 
agli stranieri, che fossero a quelle aggregati. Dali' altra parte se Giulio 
e Grasso dovevano registrare il nome di Archia nelle loro tavole, è 
indubitato egualmente che la legge di Silvano e di Garbone dev'essere 
anteriore, o per lo meno contemporanea alla censura di costoro. 
Ora P. Licinio Grasso e L. Giulio Gesare furono eletti censori 1' anno 
665, per fede délie tavole Gapitoline e di Plinio°, ed ambedue poi fu- 
rono messi a morte dalla fazione di Ginna nel 667, siccomc racconta 
Appiano ^ con altri infiniti. Parimenti se gli archivj di Eraclea furono 
l)iuciati nella guerra Italica, è chiaro che cio non potè avvenire più 
tardi del 666, nel quale il console Silla estinse ogni reliquia di quella 
guerra, Tutto cio rinchiuderebbe 1' epoca di questa legge entro stret- 
tissimi cancelli; ma cio che addimostra spettar' ella veramente al 665, 
è la ])retura di Metello Pio. Imperocchè se dentro sessanta giorni dalla 
sua data doveva farsi la prescritta dichiarazione in faccia a un pi'etore, 
e se Archia la fece innanzi di lui, sarà provato ch' egli era pretore in 
([ueir anno medesimo, in cui fu ])0)'tata la legge. Ora Metello Pio eb])c 
la provincia nel 666, nel quai' anno successe nella Puglia a Gosconio, 

' Bell. cir. lil). 1 , c. \M\. ' Fasti, lib. VI , vs. 503. 

' IJh. II, c. XVI. ** Htst. nat. lil). XIII, c. m, .S -ji/i. 

' Lit). V, c. I. ' Bell. civ. lib. I, c. lwii. 

* Noci. Au. lil). IV, c. IV. 



EXCERPTA VAÏICANA. 210 

siccome attesta Appiano', ond' v manifesto ch egli aveva esercitato la 
pretura in Rom a nell' aiino avanti, 

Fei'oiata cosi da tante ])arti l'età précisa délia le>]<]e di Silvano e di 
Carbone, non potranno costoro pii^ essere i consoli del 670, anche •'. >io. 
prescindendo dalle gravissime difïicoltà che opponeva quell'anno, il 
quale si rifiuta ostinatamente di ammettere al suo re^jgimento alcun 
Silvano Silano. Inlatti non è già solo Patercolo ad atfermare clje in 
luogo deir ucciso Ginna non fu sostituito alcun altro , e che Carbone 
continué da se nella niagistratura ; ma egli è sostenuto non meno da 
Livio-, che da una più minuta testimonianza di Appiano", e se ne lia 
poi r irrefragabile conferma délie tavole Capitoline : 

CN • PAPiRIVS • CN • F • C • N • CARBO • ÏÏ • SOLVS 
CONSVLATVM • GESSIT. 

Per trovar luogo a costoro, per indagare chi siano, noi dovremo per- 
tanto limitare le nostre ricerche al 665 , estenderle tutto al più anche 
al 66/i, per non escludere il caso possibile, che la legge Plauzia Pa- 
piria fosse promulgata sulla fine di quest' ultimo, e che per conse- 
guenza i sessanta giorni da lei prescritti parte cadessero neil' anno 
précédente, parte nel susseguente. Nel primo di essi amministrarono 
i fasci P. Rutdio Lupo, che come abbiamo detto mori a mezzo délia 
sua magistratura agli i 1 di giugno, e L. Giulio Gesare, che non sola- 
mente la compi, ma prosegui eziandio per una parte dell' anno ve- 
niente a combattere con Papio Mutdo. Nel secondo ottenne il conso- 
lato Cn, Papirio Slrabone, che trionfante degli Ascolani ritornô in 
Roma VI-KAL'IAN, essendo proconsole T anno dopo nella stessa 
guerra Sociale. Egli ebbe in collega L. Porcio Catone, che mentre si 
accingeva a guerreggiare coi Marsi, fu ucciso per frode del figlio di 
Mario non essendo ancora terminato Tinverno, siccome attesta d più 
volte ricordato Appiano*, d che sembra confermato dal narrarci Pli- 

' Bell. civ. lib. I. c. lui, ^ Bell.civ. lib. 1. c. lwvhi. 

' Epilome, lib. LXXXlll. * ibid. c. l. 

28. 



220 EXCERPTA VATICANA. 

nio ', clie ai 3o di aprile di quell'anno Stabia fu espugnata da Silla siio 
legato, il quale anche a senso del medesimo Appiano subentro nel 
coniando del suo esercito. Non è dunque possibile ad alcun patto d' in- 
triidere in questi due anni un nuovo collegio consolare, perché in am- 
bedue uno dei consoli eletti da prima conservô costantemente la sua 
dignità. Per la quai cosa noi dovremmo tacciare di aperto mendacio il 
coinmentatore di Tullio, se non restasse luogo a qualcuno tenero dell' 
onor suo di prenderne coniro noi le difese, cosi ragionando : Sia pure 
che nei fasti di questi tempi non si trovi luogo per due consoli nuovi. 
Voi stessi perô concedete che vi sarebbe per uno. Ora se lo scoliaste ha 
scritto : rr Tune Silvanus et Garbo cos. legem tulerunt, ii clii vi ha delto 
neir abbreviatura cos. di supplire consules piuttosto che consul? L' au- 
tore non ha dato questo titolo se non che a Carbone. Quai cosa im- 
pedisce che un console abbia potuto unirsi ad un tribuno délia plèbe 
nel persuadere 1' accettazione di una legge ? 

Gertamente la questione proposta sotto questo nuovo aspetto diviene 
più grave e élude moite difficoltà. Primieramente nella scelta da farsi 
fra le due leziom Silvano di Gicerone e Silano del commentatore, vien 
tolto ogni diibbio che s' abbia da preferire la prima, onde vi si parli di 
M. Plauzio Silvano, che fu veramente tribuno délia plèbe nel 665, 
seconde la chiarissima testimonianza di Asconio^ : ce M. Plautius Silva- 
crniis tr. pi. Gn. Pompeio Strabone, L. Porcio Gatone cos. secundo 
fcanno belli Italici,-" il quai Plauzio Silvano è poi abbastanza cognito 
per l'altra legge de judiciis àa lui portata in quell'anno medesimo. E 
vero che il nuovo console Garbone non potrebbe reputarsi surrogato 
nel 66/i in luogo dell' ucciso Rutilio Lupo, vietandolo apertamente 
Appiano ^ : cr In reliquum anni nemo sufl'ectus est Piutilio, quod Gacsari 
crnon vacaret in urbem revcrti ad comilia.n Ma non si ha una cosi 
espressa proibizione per trasferirlo ail' anno successive, nel quale sa- 
rebbe più opportune al nostro bisogno, e per tenerlo suffetto a L. Por- 

Hisl. nal. lil). III, c.v, S 70. toû é-rov? oùk èjévero, Hé^Torj Kahapos 

In Corndian. % ult. [p. 79, éd. Orelli.] oin àyoLyôinos axph)v SjaSpafAê;»' è-!ti cxp- 
\Po\trùlrx} ixèv S)) hiihoy^os èivi Xotirov yjx\.[jiai(t. £? i*oû(iï}v.]BcU. civ. lib. l,c. xliv. 



EXCERPTA VATICANA. 221 

cio Catone morto, corne si è avvisato altra \olta, prima ch' entrasse la 
primavera del suo consolalo. Alla quai sentenza viene poi aggiunto 
gravissimo peso da Plinio ', il quale in quest' anno assegna elTeltiva- 
mente a Cn. Pompeo per collega un Caibone : crin Campano autem 
fcagro Stabiae oppidum fuere usque ad Gn. Pompeium el L. Carbonem 
frconsules pridie Calendas Maii,n ov' è da porsi mente alla data, che 
coincide appunto col tempo in cui una délie sedie consolari ^acava 
per V uccisione di L. Porcio. Ne potrebbe opporsi che questo L. Car- 
bone sia stato ignoto a M. Tullio, che in un' epistola passa in rivista 
tutte le persone di quella famiglia che vissero ai suoi tem])i. Imperoc- 
chè nel bel mczzo del suo discorso asserisce : ce Cognovimus C. Carbo- 
ff nem - et ejus fratrem Scurram : quid bis improbius? -n II quai Gaio si sa 
da Vaierio Massimo ^, che fu ucciso dai suoi soldati nella guerra Sillana, 
e ch' era fratello di Gn, Garbone tre volte console nel 669, nel 670 
e nel 672, crqui Lilybaei a Pompeio nostro est interfectus', ^o ignoran- 
dosi poi del tutto chi sia il terzo fratello Scurra, che per la concordanza 
dei tempi starebbe egregiamente, che fosse il Lucio di Plinio. E ag- 
giungasi in fine che un Garbone viene altresi annoverato dall' unico 
L. Floro^ frai duci, che in quest' anno medesimo 665 amministrarono 
la guerra Sociale : crGato discutit Etruscos, Gabinius Marsos, Garbo p. 123. 
fcLucanos, SuUa Samnites;ii onde sarebbe verisimile il dire che in- 
sieme colla carica di L. Gatone avesse conseguito il comando militare, 
che le era stato annesso. 

Noi abbiamo raccolto e niesso in mostra tutto ciô che puô allegarsi 
in sostegno dello scoliaste, ma parlando ingenuamente non saremmo 
disposti per questo a ricevere nei fasti il nuovo Garbone. Un personag- 
gio consolare vissuto ai tempi di Gicerone, délia cui dignità non ri- 
manga alcun vestigio nelle tante sue opère, è una tal meraviglia, che 
eccede ogni credenza. E invincibile è poi 1' ostacolo proveniente dalle 
tavole Gapitoline, ch' escludono positivamente ogni suftetto da questo 

' Hist. nat. lib. III, c. v, 8 70. ^ Lib. IX, c. vu, mil. $ 3. 

^ Ad Farn. lib. IX, ep. xxi. [Les manus- ' Cic. Ad Fam. lib. IX, ep. xxi. 

crits ont Cn. Carbonem.] ' Lib. 111. c. xvui. [Lib. II. c. vi Jahn.J 



p. la/i, 



222 EXCERPTA VATICANA. 

anno, il silenzio délie quali in tempi cosi viciai alla loro età annuila 
tutte le supposizioni. E veramente chi avrebbe potiito teneie i comizj, 
nei quali rimpiazzare il defooto Catone? Non il coHega Pompeo, che 
trionfo ai 27 di décembre, e che avrebbe perdiito ogni dritto al trionfo. 
se avesse prima rimesso il piede in Roma. Non un dittalore, essendo 
costante che per cento venti anni avanti Silla non ebbesi dittatura. 
Resta adunque che tanto nel 665 , quanto nel 66/i si lasciasse vacante 
la sedia sgombrata dalla morte di uno dei consoli. Per lo che sotto- 
scriviamo al giudizio dei critici, i quali nel testo Pliniano Cn. Pompeium 
et L. Carbonem consules sentenziarono corrotto dalla negligenza dei co- 
pisti l'ultimo nome in luogo di L. Ca(oîiem\ che doveva esservi ; e 
teniamo poi che il Carbone autore délia legge Plauzia Papiria in com- 
pagnia di M. Silvano fosse un suo collega nel medesimo tribunato. 
Intatti possiamo mostrare, che uno di quella famiglia fu elfettivamente 
tribuno délia plèbe a quel tempo. Scrive Tullio^ : crErat Hortensius in 
r-bello (Italico), primo anno miles, altero tribunus mditum. Sulpicius 
rclegatus aberat^. . . Reliqui, qui tum principes numerabantur, in ma- 
rc gistratibu s erant. . . . Erat enim tribunus plebis tum G. Gurio. . . . 
ffQ. Metellus Celer. . . . Q. Varius, C. Carbo, Cn. Pomponius.ii Nel 
primo adunque nel second' anno délia guerra Sociale, ma più proba- 
bilmente nell' ultimo, se i nomi sono stati disposti con ordine crono- 
logico, il che è a dire nel 66/1 nel 665, era tribuno un C. Carbone, e 
ciô pure si dimostra da un altro luogo '^ : rMe stante C. Carbo C. f. tri- 
fcbunus plebis in concione dixit his verbis : Marce Druse, patrem 
rrappello. . . tu dicere solebas sacram esse rempublicam. Quicumque 
tfcam violavissent, ab omnibus esse ei poenas persolutas. . . . Patris 
rdictum sapiens temeritas fdii comprobavit. n Le quali cose dimostrano 
abbastanza che questo discorso fu tenuto, dopo che il figlio Druso fu 
ucciso nel 663. E chi poi fosse questo C. Carbone, si l'icava da un terzo 

' [Tous les bons manuscrits onl en effet '^ Brutus, c. lwxix, § 3o5 e seg. 

L. Catonem; la leçon L. Carbonem n'est cn- ' VeggasiAppiano,fie//.cîV.lib.I,c. xlvu. 

tide dans le texte f|ue par une conjecture ' Orator, c. lxih , S 2 1 î2 e seg. 
fl'Enn. Bîiiljciro. I 



EXCEI'.PTA VATICANA. 223 

passo ' : rr In codem i<)iliir iiiimeio ejusdem aetatis C. Carbo luit illius 
rr eloqueiiLissimi viri filins. . . (}. V.'iiiiis. . ., Gn. Pompoiiius, -i dal chfî 
appariscc; csscr egli slalo un li'aLeilo cu<jiiio del Gn. Garbone console 
tre volte, figlio deil' oratore G. Garbone console nel 63 A, c quello in 
linc cli(3 nel 679. fu ucciso da Daniasippo, siccome ba egi-egiamente 
notato il Manuzio, Laonde se ne concbiude clie nell' orazione pro Ar- 
chia sono coiTotlissinii i nonii dci due Iribuni Silvano e Garbone, che 
abbiamo fin qui presi in esanie; e cbe iallace per conseguenza è la 
discorde lezione dell' interprète Tulliano, corne lo è il nuovo titolo che 
ba loro attrdjuito, ingannato probajjilmente dagb usi del tempo impé- 
riale, nel quale i soli consoli portavano le Icggi. 

Rivolgendoci quindi al passo di Diodoro, già per le stesse cose fin P. i^' 
qui discorse sarà manilesto che il Garbone eil Silano da lui memorati 
debbono essere due personaggi diversi da quelli dello scoliaste, subito 
che il nome di uno di loro più non corrispondc. Il cbe pure viene di- 
mostrato dalla differenza dell' età. Lo squarcio in controversia è pre- 
ceduto dalla descrizione délia prigionia e délia morte di Alessandro II 
Zebina re di Siria, avvenuta nel 682 , e da tre miserabdi frammenti, il 
primo de' quali tratla délia fuga di M. Fulvio Flacco nella sedizione 
del 635, il secondo degli Scordisci, per lo che è probabile che appar- 
tenga alla vittoria conseguita da loro sopra il console G. Porcio Gatone 
nel 6/10, il terzo infine ha di vista Giugurta già divenulo re di Numi- 
dia, ma amico tuttoia dei Romani, onde parla di cosa anteriore al 
643, in cui cominciô la guerra Giugurtina. Viceversa gli succède im- 
mediatamente la paitenza dalla Sicilia del proconsole L. Lucullo, e la 
venuta del successore G. Servilio avvenute suî principio del 65 -j, colle 
quali chiudesi d libro XXX\I. Se dunque la narrazione del Siceliota 
deve risguardare un fatto anteriore al proconsolato di costoro, sarà 
certo ch' ella non piio avère relazione coi due magistrati dello scoliaste, 
i quali non esercitarono il loro ulïicio se non che tredeci anni dopo 
c[ueir epoca. Le quali cose considerando teniamo per fermo cbe quel 

' BrUtUS, c. LXII, i^ •2-2 i. 



T2à EXCERPTA VATICANA. 

paragrafo appartenga alla guerra coi Cimbri e coi Teutoni, suscilalasi 
appiinto in quell' intervallo, e che segnatameiite ricordi le due prime 
sconfitte date da quci popoli ai Romani, quella cioè cbe presso Noreia, 
P. 126. in oggi Gorizia, ioccô a Gn. Papirio Garbone console nel 6/n\ e l'altra 
ricevuta nella Gallia da M. Giunio Silano console nel 6^i5^. E vero 
cbe costoro furono consoli in due anni diversi, ma F identità délia 
guerra e la parità dell' infortunio gli banno fatti più volte congiun- 
gere insieme, onde leggesi in Quintiliano^: rr Jam fugatorum Garbonis 
fcatque Silani sub comparatione felix mditia est. t> Ed altrettanto osser- 
vasi pure presso Patercolo ^ : rrlmmanis vis Germanarum gentium, 
crquibus nomen Gimbris ac Teutonis erat, quum Gaepionem, Man- 
ffliumque conss. et ante Garbonem Silanumque fudissent fugassent- 
rrque in Galliis, et exuissent exercitu.n Quindi egregiamente concorda 
cio che si soggiunge su tanla nioltitudine di uccisi, sulle querele dei 
padri, délie mogli, dei fratelli e dei figli per la perdita dei loro cari, 
sulla solitudine dell' Italia, e sulla costanza addimostrata in tanta dis- 
grazia dal senato romano. Lo cbe essendo, i due luoghi di Diodoro e 
dello scoliaste Giceroniano, cbe diedero origine alla présente disquisi- 
zione, riceveranno una spiegazione plausibile, senza cbe perciô debba 
portarsi turbaniento nei fasti, cbe in questi tempi sono troppo solida- 
mente stabiliti. 

Ma riprendendo, cb' è ben ora, il nostro cammino, noi c' incontre- 
remo in nuovi particolari délia guerra Sociale, e degli avvenimenti 
cbe la cagionarono, somministrati dal medesimo Diodoro ^. Singola- 
rissima è l' intera formola di giuramento, con cui si legarono quegl' Ita- 
liani, cbe aspirando alla cittadinanza di Roma si erano associati per 
secondarc i torbidi disegni dei loro fautore M. Druso tribuno délia 
pleine. Nel testo si intitola nudamente jusjurandum Philippi^^ ma non 

' Liv.^/>//ome,lib.LXII[; Jul.Oljseqiiens, ^ Z)ec/«m. III, c. xiii. 

Prodigior. c. xxxviii [98]; Tacit. German. " Lib. II, c. xii. 

c. xxxvi. '■" Pay. 1 15 e scj»'. [Lib. XXXVII, c. ix et 

' Ascoii. //* Cornclian. [p. 08 , ctl. Orolli; | soq.] 

Liv. Epilomc, lib. LXV; Florus, lib. I, " [Upjcos <l><A/7r7rou.] Lib. XXXVU, c. xr. 
c. XXXVII. ÎLib. III, c. III. 1 



I'. JO-. 



EXCERPTA VATICANA. 2:>5 

puô supporsi prestato da L. Marcio Filippo console in tempo del tiilni- 
nato di Druso e ne ineno da alcun' altro Roinano, ripugnando la 
clausola : rrquod si civiLalciu consequai' Drusi Icge, patriam aihitrabor 
rr Romani ^ Il Per lo che il nostro annotatore ha giudicato, che quel 
console non lo piestasse ma lo proponesse, e previcne poi 1' obbiezione 
délie gravi inimicizie, che regnavano Ira Druso e lui, ricordando, che 
si riconciliarono insieme, onde scrive 1' aiitore délie Vite degli uomini 
illustri'-: fcCum Latini consulem in Albano monte interfectiiri essent, 
fr(Drusus) Philippum admoniiit ut caveret. n E a questo scopo avrebbe 
forse giovato anche un passo di Cicérone, in cui dice al figlio di lui^ : 
cfTiius pater, Philippe, nonne uno tempore cum suis inimicissimis in 
cf gratiam rediit, quihus cum omnibus eadem respublica reconciliavit, 
rrquae alienarat?-n Non so peraltro se questa riconciliazione , la quale 
non fu che filtizia a segno taie che la voce pubblica accuso Filippo 
deir assassinio di Druso, ed egli dopo essere stato il contradittore 
délie sue leggi fu anche l'autore délia loro rescissione, giungesse mai 
a tal punto da farlo cooperare aile sue macchinazioni per dare la citta- 
dinanza ai confederati. Certo che da questa medesima pagina si ma- 
nifesta chiaramente che il senatusconsulto ottenuto da lui, con cur 
furono abrogate quelle leggi sotto il pretesto délia mancanza degli 
auspicj, siccome insegna Asconio \ fu anteriore alla morte del tribuno, 
contro ciô che ha mostrato di credere il Freinsemio ^ Quindi noi ab- 
biamo gran tema, che il soverchio laconismo del compilatore abbia qui 
offuscata l' intelligenza délia mente di Diodoro, e che Marcio Filippo 
in questo giuramento non abbia avuto altra parte se non quella di ij8. 

discoprirlo e di pubblicarlo per mettere in aperto le trame dell' ordita 
congiura. 

Tutti gli storici si accordano nel dipingerci il grave dispetto che 
invase gl' Italiani quando si videro defraudati nella speranza di aver 
parte ai comizj, e 1' intense odio che concepirono contro i Romani, 

' [Èàv Se yévMfxai TSaXhif? tw Apov<70v ^ De Prov. comul. c. l\, S 21. 

và{xw, 'VSTvpila. vyrîrroinxi rr/r pMfxijv.] * In Cornelian. [p. 68, éd. Orelli.] 

^ [Aurel. Vict. De Viris illustr. c. lxvi.] ^ Supplem. Livii, lib. LXXI, c. xxxvii. 
111. 29 



226 EXCERPTA VATICANA. 

(lel (iiiale si avrà luiovo argomento neil' ignoto fatto relative ad un 
eccellente commediante per nome Samnione, ch' era a quesli ultimi 
carissimo pel molto riso che suscitava ^ 11 che sapendo i Picentiiii, per 
togliere loro questo diletto avevano fermato di iiccidedo, se accorto- 
sene l' istrione nel mostrarsi dalla scena, con moite facezie, e col para- 
gonarsi alla rondine che sicura travola da nemico a nemico, e pone il 
iiido nelle case di tutti, non avesse ammolliti gli animi e mitigato lo 
sdegno. Perô F antica amicizia, 1' ospitalità e le parentele che stringe- 
vano i due popoli non poterono esser estinte cosi subito dal rancore 
da non seguitare sulle prime a gettare qualche scintilla; onde ci si 
narra -, che avendo Mario condotto i Romani contro i Marsi coman-- 
dati da Pompedio Silone, i due eserciti opposti dimenticate le armi 
si diedero mutui segni di benevolenza, e gli stessi capitani ebbero fra 
loro un pacifico colloquio, ch' è rimasto ignoto a Plutarco, il quale 
non ne memora che uno posteriore ed ostile^. 

Nel foglio susseguente * si ha ricordo d' un Gretese che venne a pat- 
teggiare col console Giulio il prezzo del suo tradimento, e che ail' 
esibita fattap^li di ricompensarlo colla cittadinanza romana, rispose 
esser questa una splendida inezia : rcNos autem (Gretenses) onniem 
rargenti causa lapidem movemus, terram universara ac mare concur- 
P. 129. r santés ^T! Da cio si è crcduto che anche l'isola di Greta inviasse soc- 
corso in quella guerra agl'Italici; ma dall' ultime parole saremmo 
tentati di travedervi piuttosto un corsaro, dei quali la sua patria 
abbondava, simile a quell' Agamennone archq:>irata di Gilicia, autore 
poco dopo délia strage dei figli dei Pennesi, il quale trovandosi dete- 
nuto nelle carceri di Ascoli era stato nel primo scoppiare dell' insurre- 
zione rimesso in libertà dai Piceni. Gelebre è in questi tempi 1' assedio 
di Esei-nia iatto dai confederati, suH' esito del quale non si è concordi; 
altri dicendola soccorsa da L. Silla, altri piià probabilmente l'eputan- 

' Vag. 117. [Lib. XXXVII, c. xii.| '' | To^etiofxev yàp vf^efs èni tô xépZos , 

^ Pag-. 118. [Lib. XXXVII, c. xv.| «ai -cràv jS^Aos r/fxwv x'^P"' [«'=''] àpyvpîou , 

^ ]n Mario , c. xxxiii. ve[x6ixevoi 'zsàcrav ywp'xv waî ^-otAarVav.] 

" P.-in. ii<). lui). XXXVII, c. XVII. I 



EXCEliPTA VATICANA. -l'il 

dola riconquistata da lui : ma certo sarà aliiieno, per le nuove testinio- 
iiianze ^ esseie slala ridotta a tali estremità dalla famé, che gli abitanti 
non solo furono astietti a cacciarne iuLli i servi, ma a ricorrere ezian- 
dio ai più vili aliment! . 

Dalla (juerra Sociale nacque 1' allra più atroce di Silla e di Mario; 
ed è notissimo che Cinna, il quale era stato espulso e privato del con- 
solato dal suo colle<>a Cn. Ottavio, essendosi accostato aile inuia di 
Roma con poderoso esercito, il senato vedendosi inferioredi i'orze tento 
per via di ambasciatoi'i di movere jjratiche d accordo. Qui si è con- 
servata la risposta dell' esule : rrNon posse se, unde consul cxiverat, 
rreodem privatum reverti'^-n E nuovo del tutto è poi il colloquio che 
ne sussegui fra il medesimo Cinna e Q. Metello Pio richiamato coi suoi 
soldali alla difesa délia patria, nel quale quest' ultimo si studio di con- 
ciliare le opposte pretese, esibendogli che si sarebbe acconsentito rut 
ff imperatoriam dignitatem retineret^, n al quafelTetto fu il primo a salu- 
tarlo imperatore. Ma questa proposizione dispiacque egualmente ai 
due partiti, perché Mario sopraggiungendo alîermô non convenire che 
chi era vittorioso dimettesse il consolato, e Ottavio negô pertinace- P- i3o. 
mente di soffrire, che Roma ritornasse sotto il dominio di Cinna. Ma 
stranissima è poi la morte del giovane Mario, colla quale fu imposto 
fine a quella guerra, e intorno cui si fa dire a Diodoro" : rrpersequen- 
r tibus crudeliter hostibus in cuniculorum adytis interfectus proprio 
fr sanguine extinxit ignem insomni superstitione perpetuo servatum.-n E 
inconcusso che il console C. Mario fu ucciso a Preneste, del che con- 
viene pure il présente frammento. Ora come potè col suo sangue 
estinguere il fuoco perpetuo délie \estali? Egli, come ognuno sa, cu- 
stodivasi a Roma; e al più potrà credersi, che se ne nutrisse un altro 



' Pag. i9 0.[Lib. XXXVII, c. XVIII.] i^côio/o-ei' (WO-7£ cr7paT>;} ôv e/rai tôv K«w«v.] 

^ [Oïs âTTÔxpitriv éhoûKSvo itiTOLTOs s^sa:]- '* Pag. 127. [Lib. XXXVIII, c.xvii. Éttî/ 

Xiidùs Ù15 orj 'orpocrs^é^'xro T})r èTràvohov èv toî ye X^P"' "^V^ '^'^^ hiùJKOVTOJv daÔTrjTOs 

ihiù}TOV(T)(yjnoL-mûonj(T'XCTdoLi.]Lih.\\WlU, xcù -ûspo? avTOÏ? àhitiois [Li%i(povt]dsi5 divé- 

c. I. (7§£(jsv àr rcô aiptart tô àKOtftrjTW hsKTthoii- 

' Pag. ig/i. [ Lib. XXXVIII. c. 11. 2i»i't- uovsiaTyjpovusr'Ov ■zrûp è^ oùôjvos.] 

29. 



228 EXCERPTA VATICANA. 

in Albano, conoscendosi le vestali arcis Albanae ; ma chi ha mai soii- 
tito che vestali e fuoco sacro fossero a Preneste ? Laonde sarebbe mai 
da sosjDetlarsi , che qui si nascondesse un insigne abbaglio del compen- 
diatore, il quale com' è accaduto qaalche altra volta avesse confuso 
due narrazioni in una sola, atlribuendo per tal modo ad uno ciô che 
spetta ad un altro ? Gerto che in quest' anno medesimo Q. Mucio Sce- 
vola pontefice massimo per ordine dcllo stesso Mario fu scannato a 
Roma nel tempio di Yesta ; e quindi abbiamo in Floro^ : rr Vestales am- 
er plexus aras tantum non eodem igné sepelltur, n e più opportunamente 
nello stesso Diodoro'- : ^rSiquidem quae sicariorum crudelitas erat, per 
creos non stetit quin ad ipsos Vestae focos mactatus, sempiterna reli- 
re gione custoditum ignem cruore suo extinguei'et. i^ 

E impossibile T indovinare a quai proposito il continuatore di Dione 
abbia raccontato, sotto l' impero di Diocleziano ^ che L. Ottavio si rifiu- 
tasse d' intervenire ad una cena trionfale cui venue invitato, se come si 
P. 1 3 1 . addiceva non gli fosse stato dato il primo posto. Dottamente il prelato an- 
notatore lia illusti'ato questo luogo col confronto di Valerio Massimo ' : 
rrMoris est ab imperatore ducturo triunqjhum consules invitari ad coe- 
rrnam, deinde rogari, ut venire supersedeant, ne quis eo die, quo ille 
rrtriumpharit, majoris in eodem convivio sit imperii. t» Forse 1' uso di ri- 
trattare ai consoli l'invito cbbe origine da questo contrasto; ma comun- 
que sia non pare dubbioso, che qui sitratti di L. Ottavio console nel 679, 
e del trioufo di P. Servilio Vazia sugl' Isauri, atteso che i fasti non cono- 
scono altro console cou quel nome, e che in quell' anno non potè esservi 
altro trionfo. Dal che avremo il vantaggio di accorgerci, che si ha da anti- 
cipa re di un anno il ritorno trionfale di Servilio Isaurico, che il Sigo- 
nio, e dietro lui i fastografi avevano stabilito ail' anno 680, sul fon- 
damento di essersi delto da Tullio^ : rrP. Servilius quinquennium 
rrcxercitui pracfuit,-n e supponendo ch' egli fosse andato nclla provin- 

' Epitom. lil). II . (;. viii. f Ml). III, c. xxi, ' Pag-, o.hh. [Fragm. Htst. Gr. éd. Mùller, 

éd. 0. .Jal.n.J vol. IV, p. 10.8.] 

' DcvirLcivitiis, p.OiG. [ Lili. XXXVIII, " Lib. II , c, vin, S 6. 

c. wii.l ■' In Verr. <icl. II. lib. III, c. xc.Ssii. 



EXCERPTA VATICANA. 229 

cia 1' anno susseguenle al stio corisolalo (Ici H-yF). Nella ([m\V iiltinia 
credenza hanno sbagliato cortaiiiente, perché Servilio ])arti per la Ci- 
licia un anno prima, cioè mentr' era console ancora , sicconie attesta il 
Irammento di Sallustio conservatoci da Prisciano e da Nonio : rltaque 
ff Servilius aegrotum Tarent! collegam prier transgressas [iter vortit ad 
ffCoricum urbem inclutani] ',•" ove il litolo di collega dato ad Appio 
Claudio, che si ammalo nel rccarsi in Macedonia , diinostra assai 
chiaro, che quando si lasciarono a Tarento dura va tuttavia il consorzio 
délia loro dignità. 

Degnissima infine di chiudere il présente estratto di ciô che accresce 
la storia di Roma repubblicana, sarà 1' iscrizione che Pompeo Magno 
pose nel tempio da lui edificato a Minerva, in parte conservataci da 
Plinio-, e che ora troviamo assai piii ampia in Diodoro. La preziosità 
di questo monumento, che rinchiude il sommario di tutte le gesta di 
Pompeo neir Oriente, ci fa credere che sarà per piacere ai nostri let- 
tori d' averlo sott' occliio per intero^. fr(Cnaeus) Pompeius Gnaei filius 



V. i :',:>. 



' Hislor. lib. I. [ Fragm. Sh el 87 , éd. Kritz. 
Ce sont deux fragments différents et qui , pro- 
bablement, n'ont aucun rapport entre eux. ] 

^ Hist. nat. lib. VII, c. xxvi, S 97. 

■^ Pag. 199. [Uo^Tïijïos rvaiorj vies fxéyas 
a^TOxpàriop tî)v 'zSfxpaXtov rrjs oiHOV[xsvrj5 
KOii -îniacLs xàî svtos Ùks^vov Vi](J0\ts èXe\)- 
dépœas roi) TueipxTiHOv 'zsoXé(xot) , à pvaifxs- 
vôs 'uroTS TSoXiopxov^évrjvTyp' kpioëcup^àvov 
jSa«T<Xe/av, TaXariai' ts nai ràs {(Trepxsjfxs- 
voLs p^wpas KOLi èivapx^ioLs Aaiav , BiOvin/xv, 
VTTspoLcnriaoLs hè nix(pXixyoviixv rs xai tov 
WôvTOv, kpp-svlav T£ «ai A^ai'ar, sti §è 
iëvjpiocv, KoAp^/Sa, M£(707roTaju/av, 2cy^>;- 
vrjv, Tophvrjvrjv, vTroxà^as §è ^aaiXén M;;- 
hwv \apsîov, (SacTiAça ApT&)Aj;a l^yjpwv, 
^OLtTiXéa. AptaloëovXov lot/Sa/wi', ^aaiXéoL 
kpéTCLv Na^araiW, ^aaiXéa Apotêcor, «ai 
Tj)»' waTà KjÀjKtav 2'jp/av, ïovSa/ar, Apa- 
ê/ai», ]s.vpr]v'XiKy)v STrapp^j'ar, Xyjxiorj? , \oiv- 



yoxjs, "ïiOavovs , Hvjôpj^ov? xai rdè Xoi-irà (^OÀa 
rà fjt£Ta|ù KoX^îhos wai MatcoTihos Aiu.vy]5 
rijv ■nrapàXiov K0L-7é)(^oi>T0L xal tovs toOtw!' 
^OLrjiXeïs èvvéa tov àpidfxov xal 'ssàvTX. ra 
èvTos Tifs IlovTtKijs Kcci Tïfs Epv6pi5 5-a- 

Aâ(T(7Vâ htOLX'XTOtKOVVTCl. , Htl Ta Ôpl'X TfjÇ 

rjysixovias toïs àpon Tijs yijs 'ZSpoaStëàaxs, 
«aï xà? 'zspocrôhovs Pwp.aian' (pv/.â^'xs , as hè 
■TSpOG'XV^l'jOIXS , Toiis X£ ivhpiivT'xs Kii xà 
Xomà à^jSpvfxaxa rwv Q-swv xai tojv ■zjoXs- 
fxicot ix<p£Xô(X£V05 dvédi)H£ xî; 3-sàJ y^pvrro'js 
(xupiovs xai hi(7)(^iXiovs é^yjiioma, ip')\jpio\j 
TàXavTOi rptaKÔata. énlà. Lib. XL. c. iv. — 
Le texte de ce passage a été corrigé d après 
la révision qui a été faite du manuscrit par 
M. Herwerden ; le mot èirap^ioiv. lu par ce 
savant après le nom de la Cyrénaïque, suffi- 
rait à lui seul pour prouver que ce pays 
était déjà réduit en province romaine lors- 
(jnil fut soumis par Pompée. Th. Mommse\.] 



230 EXCEUPTA VATICAN A. 

cfMagnus imperator littora orbis cunctasque intra Oceanum insulas 
fcPiratico bello liberavit. Idem expedivit obsessum jamdiu Ariobarzanis 
rrregniim, Galatiam praeterea et siiperiores regiones ac provincias 
f-Asiam, BitliyDiam. Défendit etiam Papblagoniam, Pontum, Arme- 
rrniam et Achaiam : insuper Ibcriam, Golcbidem, Mesopotamiam, So- 
erphenem, Gordyenem. Subegit autem Medorum regem Darium, Ibe- 
r- rorum regem Artoleum, ludaeorum regem Aristobulum, Nabataeorum 
rr regem Aretam, Arabum regem; tum Ciliciae proximam Syriam , 
ffludaeam, Arabiam, Cyrenaicam, Achaeos, lozygos, Solnos, Henio- 
rchos ceterosque populos inter Golcbidem et paludem Maeotin, 
rrquotquot ad mare pertingunt, et horum reges novem : omnes item 
rr populos, qui circum Ponticum Rubrumque mare incolunt. Fines im- 
rrperii ad orbis terminos promovit. Romanorum vectigaiia conservavit, 
rrpartimque auxit. Statuas et cetera simulacra deorum reliquumque 
rr hostium ornatum direptum dicavit Deae, auri pondo GGIOOGIOGIOLX 
rrargenti talenta GGGVII.-)^ 

Moite piii nazioni sono qui memorate che presso Plinio, il quale al- 
tresi si appella a quest' iscrizione. E cliiaro cbe V Acaia ricordata dopo 
r Armenia non puo essere la Grecia , a cui fu dato questo nome quando 
fu ridotta in provincia romana, ma esser deve T Acaia Pontica, délia 
p. i33. quale non sappiamo se col nome di regione si abbia memoria in alcun' 
altro, oltre Seneca ^ : ccScytliia et totus illeferarum, indomitarumque 
ff gentium tractus civitatesAchalaePonticis impositas littoribus ostentat. -n 
11 re degl' Iberi, che qui dicesi Artoleo, chiamasi Artoce da Appiano'^; 
ma non sappiamo chi sia questo nuovo re degli Arabi, diverso da Areta, 
vinto da Pompeo, non ricordato da alcun' altro, e di cui si tace il 
nome. Egli non potrebbe essere se non un re degli Arabi Sceniti, che 
abitavano la parte inferiore dclla Mesopotamia ; cjuando pure non si 
credesse piuttosto che quell' Arabum regem debba unirsi al précédente 
Nabataeorum regem Arelam, onde voglia denotare un doppio regno di 
costui. Fra i popoli dimoranti tra la Golcliide e la palude Meotide, 

' (lonaol. lul Uelviam, c. vi, S 8. — '^ BcU. Milhr. c. cxvii. 



EXCERPTA VATICANA. -231 

sono celebri jjli Achei e {i;li Eniorlii, c non ijjiioli i lozy[îi rlclti Inzuges 
da Ammiano Marcellino', e Zygi (la Slrahone - e da Plinio^; ma se 
non ci è corriizione nel nome dobbiamo conlessare, che ci erano ]))')ma 
inauditi i Solni^ Appiano ci avcva insejjnalo cbe queste popolazioni 
obbcdivano a molli regoli ^ ed ora fino a nove ne conta la présente 
iscrizione. 

Ma più soi'prendente è il vedere fra i paesi conquistati da Pom- 
peo annovei'arsi la Cirenaica, di cui niun' altro ba latto sillaba ; la 
quale donata per testamento ai Romani dal suo re Tolomeo Apione 
morto nel GSy, si lasciô per alcun tempo in libertà dal senato, fincbè 
finalmente fu ridotta in provincia : onde leggiamo in Appiano ^' ed in 
Plutarco'' cbe nel 710 fu assegnata a Cassio e Bruto insieme coll' isola 
di Greta, alla quale restô in seguito annessa. Gli eruditi sulla testi- 
monianza di Eutropio ^ cbe la dice aggiunta ail' impero romano in 
tempo délia guerra Cretica, banno creduto cbe cio avvenisse nel 687. i'. i:^'j. 
ma ignoravasi il pei'sonaggio, da cui fu traita in soggezione. Imparan- 
dosi or dunque cbe fu Pompeo, dovrà dirsi cbe cio eseguisse in occa- 
sione délia guerra Piratica in quel medesimo anno da lui felicemente 
consumata. E le copiose monete di quel paese col nome di L. Lollio ci 
daranno poi non piccolo argoniento di giudicare, cbe per una ta! spe- 
dizione si valesse dell' opéra di quel capitano, cbe fu veramente suo 
legato in quella guerra, e in cui ebbe appunto un comando opportu- 
nissimo a quell' impresa, avvisandoci Appiano : rr Insulae vero et Aegeum 
crmare universum cum Hellesponto obtigerunt L. Lollio'.-^ Ma su 

' Lib. XXII, c. vni. S 3i. Soanos; voy. Plin. Htst. nat. lib. VI, c. xiv. 

^ Lib. XI, p. /192, 695, 696. S 16. Strabon les appelle ^oivss, lib. XI. 

^ Hist. nat. lib. IV, c. xii, § 80. [Ils n'y en, .S 19. p. ^97, ^99.] 
sont pas oppelésZi//j'e.s^ mais lozyges. Peut- ' Bell. Mithr. c. cii. 

être cependant Borghesi entend- il parler ici " Bell. civ. lib. III, c. vni. 

des Zigae de Pline ( Hist. nat. lib. VI , c. vn ) , ' In Brut. c. xix. 

que quelcjues personnes confondent en effet "* Lib. VI, e. xi. 

avec les Zygae de Strabon. C. Cavedoxi.] " Bell. Mithr. c. xcv. [Ta? he vô(jov?K:ti 

" [Le texte était en effet corrompu, et au tô Kiyxïov oltkxv xai tov ÈXXijffTiovTOv en 

lieu de SoArovs, Sohws , il faut lire 2oavoO?. ènzivw \oxjxios AôAAjo? (£(pi*/.ao-(7s).] 



232 EXCERPTA VATICANA. 

questo proposito ci riserbiamo di tenere iielle uostre Osservaziotii iiii- 
mismatiche più diffuso ragionamento\ onde illustrare questi nummi, 
che si sono mostrati fmora ritrosi a tutte le cure degli studiosi ; e noi 
saremo debitori alla présente scoperta, se ci riiiscirà di determinare una 
volta il loro autore e la loro età. 
T. XLli, Trapassando dai secoli repubblicani a quelH dei Gesari, noteremo 

'' '''^* da prima che il Gornelio proveniente da un frammento di Dione'-, il 
quale rimproverato per mali costumi délia moglie incolpô Augusto di 
essere stato l' autore délie sue nozze, non è alirimenti Gornelio Ginna, 
ma Gornelio Sisenna : siccome apparisce dal libro LIV, cap. xxvu del 
medesimo storico, d'onde quel brano è stato distaccato. E lo stesso 
Sisenna vien eziandio molto probabilmente ricordato, prima corne 
triumviro monetale, poi come proconsole délia Sicdia in alquante 
medaglie del Tesoro Morelliano^, e forse anche in un' iscrizione del 
Museo di Parigi\ la quale accenna un L • CORNELIVS • SISENNAE- 
LIBERT • HILARVS, e quindi ci puô dare un argoraento di credere, 
che abbia avuto il prenome di Lucio. Fu avvertito da Tacito ^, che 
Tiberio ebbe in costume di prorogare lungamente i presidi nell' am- 
i7«. ministrazione délie provincie : del che la pagina sopra cita ta ci riporta 
la ragione, la quale da lui rendevasi recitando 1' apologo di un uomo, 
che avendo ulcéra ti i piedi respingeva chi ne cacciava le mosche, ad- 
ducendo che quelle erano sazie, menlre le altre che sopraverrebbero 
sariano fameliche. Gosi pure da Suetonio^ e da Seneca'' eraci stato 
trasmesso che sotto l'impero di lui la legge de majestale fu spinta a 

' [Borghesi ne s'est pas occupé de cette voyez Berichte der Saclmschen Gesellschaft, 

question dans ses Observations numismati- i85o, p. 188. L. Renier.] 
ques, mais il l'a traitée dans une lettre à ^ Pag. 553. 

M^' Cavedoni, que nous avons fait réini- ^ In g. Apronia, II, e in g. Cornclia, 

primer à la fin de ses OEuvres numisma- tav. V, VII, R. 

tiques; voy. t. II, p. 897 etsuiv. Il y déve- " [De (liarac, Inscriplions du Musée du 

loppe ro[)inion qu'il émet ici sur l'époque de Louvre, \)\. LU, n. 5/47. Voyez Décade XVII, 

la réduction de la Cyrénaïque en province osserv. vu, tome II, p. 336. | 
romaine; mais il est revenu sur celte opi- ^ Annal, lih. I, c. lxxx. 

niori, après la découverte du fragment de "^ In Ttber. c. lix. 

Salluste, tiré du palimpseste de Berlin; ' i)e £ene^c. lib. III , c. xxvi. 



EXCEKPTA VATICANA. 233 

tanto rigore da essere delillo capitale ce cfligiem (principis j nummo vel 
cfannulo impressam latrinae aut liipaiiari inlulisse';r) ed ora si ag- 
giunge ^, che per una cosi lieve iiiavvcrteiiza fu messo a morte un 
consolare, che non sarà facile indovinare clii sia fra i molti che per 
quella legge furono allora condannali. Apprendcsi poi dalla carta 2o/i, 
che Zonara^ aveva desunte da Dione* le particolarità délia seconda con- 
giura contro Caligola scopeita 1' aiino 798, per la quale fu giustiziato 
il questore di lui Betilicno Basso ; c sarà anzi tolto ogni dissenso in- 
torno il suo nome fra Seneca^, e 1' edizioni dello slorico Niceno dalle 
quali scorrettamente dicevasi Cassio. Per lo che avrà errato il Fabricio 
che voile farne due distinte persone opponendo che il Basso di Seneca 
fu flagellato, mentre il Cassio di Dione fu messo a morte ; senza badare 
abbastanza che il fdosofo non escludeva l'uccisione, che viene anzi 
poco dopo mentovata, solo avendo allora per iscopo di mostrare la 
crudeltà di Caligola che si era dilettato nel contemplare i tormenti di 
tre senatori romani. Perô convien credere, che manchi tuttora su 
questa congiura il vero testo Dioneo che fu piili meno compendiato, 
e forse non diligentemente, da Xifdino, da Zonara e dal PorOrogenito; 
û che risulta non tanto dalla varietà che s' incontra fra loro, quanto 
dalle contradizioni che si scoprono cogli altri scrittori. Imperocchè il P- 179- 
secondo e il terzo fra i primi si accordano nel dire, che fra i senatori 
allora imprigionati Anicio Céréale era il padre di Sesto Papinio ; il 
che oltre 1' essere poco verosimile si per la diversité dei nomi, corne 
perché Anicio non fu designato console se non che nell' 818, si oppone 

' [Une intéressante découverte, faite ré- mondes limage des empereurs; c'est là cer- 

cemment à Pompéi, est venue nous donner tainement ce que la loi punissait, et non pas 

l'explication de cette loi. Les murs d'un lu- le fait de porter sur soi des médailles irapé- 

panar, remarquable par les inscriptions ob- riales, ou d'avoir à son doigt un anneau 

scènes qu'on y a gravées à la pointe , pré- dont le chaton représentait limage de lem- 

sentent des empreintes de monnaies de Galba, pereur. Minervim. ] 
de Vespasien et de Titus, empreintes que "^ Pag. 55/i. 

l'on y a faites en appliquant sur l'enduit le "^ Annal, lib. XI, c. vi, p. Sôy e seg. 

droit de ces monnaies. (Voy. Fiorelli, Gior- " Lib. XLIX , c. xxv. 

nah degli scavi , 1869 , p. 5 '2.) On avait donc '" De Ira, lib. III, c. xvni. 

Ihabitude dimprimtr dans ces lieux im- 

III. 3o 



Tdà EXCERPTA VATICANA. 

poi anche direttamente ail' asserzione di Seneca, da cui si attesta nel 
luogo citato, che quel Papinio iiacque da un consolare ; ond' è per 
certo il secondogenito di Sesto Papinio Gallieno console nel 789, di 
cui si ha un cenno in Tacito^ E del pari quest' ultiino storico accusa 
apertamente Céréale^ di essere stato lo scopritore di quella congiura, 
mentre il Porfirogenito ci vuol far credere ch' egli nihil omnino dixit ^, 
e Zonara invece ne attrihuisce la colpa a Sesto Papinio sedotto dalla 
promessa dellimpunità. La poca diligenza del Porfirogenito apparisce 
eziandio dalla pag. 208, in cui ci riferisce siccome Mitridate re degli 
Iheri,resosi prigioniero col patto di non essere ucciso, ne condotto in 
trionfo, arditamente rispondesse aile minacce, colle quali 1' accolse 
Timperatore Claudio, quando gli fu presentato in Roma. E chiaro in- 
fatti ch' egli ha confuso d re degli Iberi ucciso nell' Armenia da Rada- 
niisto in questi tempi medesimi coll'altro Mitridate re del Bosforo, a 
cui veracemente le predette cose appartengono secondo la copiosa 
relazione di Tacito^. Il solo Zonara ci aveva conservata la giustissinia 
richiesta, che sotto il medesimo impero fece ai Romani un principe 
harbaro per nome Carataco, dopo aver veduto le ricchczze e la ma- 
gnificenza délia loro metropoli : ma dall' istessa pag. 208 sappiamo 
ora di più, ch' egli era un prigioniero di nazione Britanno, a cui fu 
concesso di vivere liberamente in Italia, insieme colla moglie e coi 
P. 180. figli; e percio sarà manifesto esser egli il medesimo Carataco, che fu 
vinto da Ostorio Scapula^. Nuove arguzie ci somministra il regno di 
Nerone *^, siccome quella di un senatore, che da lui interrogato cosa 
gli paresse del suo infâme matrimonio con Sporo, scaltramente gli 
rispose : rr Cosi avesse il padre tuo menato tal moglie ! n E 1' altra del 
liberto Febo, che alla demanda che cosa facesse allora l' imperatore, 
diede in risposta, cr Partorisce ii ; alludendo alla parte diDanaë, chestava 
rappresentando sulla sccna. Dopo 1' uccisione di Agrippina sua ma- 
dré, furono atterrate le statue di lei ; ma Nerone avendo frapposto 

Annal, lib. VI, c, \lix. " Annal, lib. XII, c. xliv e seg. 

" Ibid. lib. XVI, c. xvii. ' Tacit. Annal. lib. XII, c. xxxv c seg. 

[IlavTeAcos oi'hèv el-nsv.^ " Pyg. '2 1 5 e 9 1 G. 



EXCEHPTA VATICANA. '235 

piccolo indugio a toriiarsciie a Koina, avveniic che non si giunse in 
tempo di rimovernc una, clie avrcl)be veduta nel suo passaggio ; onde 
lu coperta con un lenzuolo, il clie diede motivo ad un bell' umoie di 
scriverle sollo' : rEgo verecundor, el te non pudetîr) Ne taceremo una 
nota importante dell' erudito editore ai due frammenti aile pag. 2i/i 
e 919. Ivi si narra clie caduto Vespasiano in disgrazia di ^Jeroue, il 
quale gli aveva vietato di più comparirgli d'innanzi, nel racconian- 
darsi per questo a Febo liberto di lui, andava querelando, qnonam 
pergam'^1 al che l'altro di mala grazia replico sis xopaxccs, secondo un 
greco proverbio, che indica un luogo di supplizi nella Tessaglia. Egli 
ha dunque opportunamente avvertito, che il medesimo fatto si rac- 
conta altresida Suetonio^, da cui se gli fa dare in risposta : abi Morho- 
niam; la quai voce da lui giudicata corrotta ha indarno esercitata la 
solerzia dei comentatori, qiiando era facile di fai- disparire quel mo- 
stro , emendando : abi in Gcmonias ''. 

Mancano gli escerpti degT imperi susseguenti lino ad Adriano, sotto 
cui si parla ^ di una sedizione in Alessandria da lui repressa con una i'- iBi. 
semplice lettera; la quai sedizione è forse quella stessa già conosciuta, 
e ch' ebbe origine dai contrasti insorti pel ritrovamentodiuno dei buoi, 
che gli Egizi veneravano pel dio Api^ Ed agli onori resi da quel prin- 
cipe alla defonta Plolina sua madré adottiva, alla quale era debitoredell' 
impero , aggiungeremo ora la funèbre orazione, che di lei recito secondo 
r antico uso romano, che commetteva ai figli la cura di lodare gli estinti 
genitori. In essa l' encomiô specialmente , percliè nelle moite cose , ch' ella 
gli aveva domandate, non aveva giammai ricevuto ripulsa, volendo con 
cio significare, che le sue rich'ieste furono sempre giuste e discrète. 

Fra ipersonaggi, che pei ritrovamenti dei nostro monsignore hanno 
ricuperato gran parte dell' antica loro célébrité, niuno deve essergli 
piii tenuto di quel Simile, che avendo incominciato dalF essere centu- 

' Pag. '2 1 1. [Éyw «((Tp^tiroftaj wai ffO otix " [Les manuscrits ont Moriom/W;, et il n y 

aihr}.] a pas de raison pour le changer. Th. Mommsen.] 

^ [Uoii àTTéXdct);] ^ Pag. •2'ii. 

^ In Vespasiati. c. xiv. * Spartian. in Hadriun. c. xii. 

3o. 



236 EXCERPTA VATICANA. 

rione solto Traiano (erroneameiite scanibiato con Adriano dal Porfi- 
ro^enito'), meritô perle sue virtù di conseguire la prefettura del pre- 
torio sotto il successore, e di essere onorato inoltre con una pubblica 
statua. Imperocchè c insegnô da prima nei frammenti del gius ante- 
giustinianeo^, che quel prefetto innanzi d' esserlo dei pretoriani, lo fu 
deir annona, e che appartenue alla gente Sulpicia; ed ora ristaurando 
il testo di Dione'' ci conferma che seconde ï attesta to di Giovanni Ga- 
zeuse edito dal Salmasio nelle note a Sparziano'S egli non sorpassô 
r età di cinquant' anni, contro V opinione del Tillemont, che gliene 
aveva assegnati settantasei. Oltre di ciô ci ha fatto conoscere la sua 
moglie e i suoi figli, pubblicando nelle note la seguente lapida del 
Museo Vaticano : 

p. 182. . . . D I A • C • F • Q^V A R T A 

...T-SVLPICIO- SIMILI 

. . . S-VIRO-SVO -ET- SEX-TESITAN 
. . . O • QVARTINO • FILIS SVIS • EX • HS • CD 
. . . TVM-ET-AEDIFICIA-QVAE-IVNCTA-SVNT 

. . . T • F • I 

solo non potrô sottoscrivermi al parer suo, ove crede che di qui si ricavi 
eziandio che Sulpicio Simile abbia avuto il prenonie di Tito, avendo 
già dimostrato il ch. Labus, quando lo aggiunse alla série dei prefetti 
dell'Egitto, ch' egli chiamossi Publio^; onde la frattura délia présente 
iscrizione si avrà più verisimilmente da supplire clauDlA • C • F • 
QVARTA sï¥eT-SVLPICIO- SIMILI. 

Viene appresso l'uccisione di Serviano e di Fosco, narrata altresi 
dair edito Dione''', ai quali sembrerebbc ora che si aggiungesse un 
ignotissinio Silvano. Ma io tengo per fermo, che vi si abbia sempre da 
riconoscere la medesima persona, e che ncl testo del Porfirogenito il 

' Pag. 23 9. lui avait altribué ce prdnom on s'appuyant 

* [Voy. plus haut, p. 1-37 et suiv.] sur l'inscr. liji^c du Corp. inscr. Gr. ins- 

fLib. LXVIII, c. xi.x.] cription qui avait 6té mal lue et qu'il a mal 

' In Iladrian. c. i.x. corrig^jc. Tu. Mommsen.] 
^ Di un' eptgrafe latina scoperta in Egitlo ^ Lih. LXIX, c. \vn. 

dal viagfriatore Belzoni , p. 100. — [LaLus 



EXCERPTA VATICANA. 237 

iioine di Serviaiio sia due volte vizialo, la prima in Silvano, la seconda 
in Servdio. Nuova confcrnia incontrasi a pagina 228 dell'ignoranzanelle 
lettere di Basseo Rufo prefetto del pretorio di M. Aurelio; del quai' ul- 
time ci si aggiungc, che nella guei'ra contro il ribellato Avidio Cassio 
non voile ammettere alcun soccorso di soldati stranieri, asserendo noji 
convenire clie i barbari fossero spettatori délie dissensioni romane. 

Ma una vera scoperia è quella cbe ri{juarda 1' ultinia superstite tra 
le figlie di quell' imperatore, délia quale avevasi qualcbe barlume, 
ma di cui ignoravasi il nome : onde ne verra a ricevere incremenlo la 
genealogia délia casa Augusta. Lasciando da parle la proie mascbile di i'. i83. 
quel principe, noi sapevamo da Erodiano : cr Imperator Marcus filias qui- 
(cdem suscepit complures ^ : ti sulle appellazioni délie quali non sarà inutile 
ilfare avvertenza, potendo il loro esempio gettar molta luce sulla ragione 
délia nomenclatura délie dame Romane oscurissima in questi tempi. 

La maggiore di tutte le sorelle fu certamente l' Augusta Lucilla , ma- 
ritata da prima ail' imperatore Lucio Vero, e dopo la morte di lui a 
Ti. Claudio Pompeiano console due volte, attestando ripetutamente lo 
stesso Erodiano - : ce Pompeianus qui Gommodi sororem natu maximam in 
cr matrimonium babebat , 1^ e di nuovo^ : rr Lucilla erat Commodo maxima 
ccnatu soror. n Ella chiamossi Annia Lucilla, per fede di una medaglia 
dei Bizantini descritta fra gli altri dal cav. Mionnet*; onde è chiaro che 
prese il cognoine dall' avola paterna Domizia Lucilla, e che conservé il 
gentilizio originario délia propria casa, tramandatole dal nonno M. Annio 
Vero, ch' era pur quello délia madré Annia Faustina. E noto, corne poi 
avendo tramata una congiura contro suo fratello Commodo fu nel 986 
esigliata per suo ordine a Capri, e quindi a poco fatta morirc. 

La seconda figliuola domandossi Domizia Faustina, di cui abbiamo 
r iscrizione sepolcrale veduta nel mausoleo di Adriano dall'anonimo 
del Mabillon ^ e che viceversa assunse il nome dell' avola e il cognome 

' [Tw ^aaiXsiioini Mapww ©-KjaTips? ' [AouwAAa ^f t&j KofxfxàSw'zrrpso-êuTàT); 

{xèv èyévovTO ^Asiovs.] Lib. 1, c. 11. isivroûv dhsX(pij.] Lib. I, c. vi, S 6. 

^ [Stiv(WKS« ■yàp Tj; -sTpeffêuTaT); T&)v àSsA- * Tom. I, p. 879 , n. 107. 

(^ùv TOI) KofxptôSou.] Lib. I, c. VI, .§ 1 1. ^ Analect. vet. p. 363. [Orelli, n. 879.J 



238 EXCERPTA VATICANA. 

délia madré. Di lei parla il padre in un epistola a Frontone ' : ff Alvi 
cf fluxus constitit, febriculae depulsae, macies lamen pertenuis et lussi- 
fcculae nonnihil restât. Profecto intellegis de parvola nostra Faustina 
frhaec me tibi scribere.-n E dicesi poi apertamente sua tiglia nella rispo- 
P. 186. sta di Frontone : rdllud pericuium, qiiod quasi tuum. . . . acceperam, 
ff filiae tuae Faustinae fuisse aperuisti. •>•> La sua mala sainte la spinse an- 
cor fanciulla al sepolcro, e dalla cita ta iscrizione si vede apertamente, 
ch'ella mori mentr' era ancor vivo Antonino Pio, e innanzi che il padre 
salisse al principato. 

Niuna di queste due avendo veduto la morte del fratello impe- 
ratore, resta necessariamente cbe tre altre femmine siano nate da 
M. Aujelio, attestando positivamente Lampridio^ : ccCommodus soro- 
cr res très superstites reliquit. n La più grande tra queste era Fadilla 
per testimonianza del lodato Erodiano, dal quale si riferisce ^, che 
crmaxima natu soror Fadilla nominei-) avverti Commodo del pericolo 
che correva nel tjli-i per l' irritamento del popolo contro Cleandro. 
S' ignora il suo nome : ma è évidente che desunse il cognome dalla zia 
materna Aurélia Fadilla, sorella di Faustina giuniore, vero dalla 
bisavola parinienti materna denominata Arria Fadilla. Ella viene anche 
memorata da Yulcazio Gallicane \ che riporta una lettera scritta da 
Faustina al marito in tempo délia ribellione di Avidio Cassio, vale a 
dire nel 928, in cui gli fa sapere, ce quia Fadilla nostra aegrotabat, in 
ffFormianum venire non potuipi e dalla quale apparisce pure, ch' ella 
non era ancora niaritata chiamandosi poco doipo ptiella virgo^. 

Dalla storia non si era conservata particolare ricordanza délie altre 
due. ma per una aveva supplito al difetto una lapide Gruteriana*^ de- 

' Ad M. Cacs. lib. IV. ep. xi. Arch. Nap. N. S. aiin. 111 , p. i 9,G el suiv. que 

"^ In Commod. c. xviii. celle lellie el la réponse de Marc-Aurèle sont 

[Uhs ■TùfisaëvTiTrj rœv Kofxfx(!»§oti àSeA- enlicrcnicnl a^jocryplies. L. Renier.] 

^«v, <I>a5/ÀAavr cit'Ofxa at;T)7.J Lib. I. c. xni, * Pag'. 26^?, 8. [Orclli, n. 8G9. Voyez 

Sa. en oulre, dans mes Inscr. rom. de l'AIffcric, 

' In Avid. Cass. c. x. les inscriplions '2718 el 2719, dont la der- 

[Borghf'si a démontré depuis, dans son nière prouve que celle fille de Marc-Aurèle 

nié-moiie sur une inscription de Narona. Bnll. vivait encoi-e sous Caracalla. T.. Renier.] 



EXCEHPTA VATICAXA. 239 

flicala VIBIAE- AVRELIAE- SABINAE-DiW MARCI • AVG//.s7î 
Filiae, délia quale a iiostro parère lu liherto quel MOCIMVS • SABI- 
NAE'AVGusti (id est Commodi) - SOKOKIS • Ll^etiiis , mernorato iii 
un altro marmo riferito dal Grutero^ e dal Miiralori^. Il seconde nome P. iBO. 
di questa quarta fijjlia di M. Aureiio è (|i]elio clie usava il padre dopo 
che fu adottato nella fami^lia di Antonino Pio, c il cognome fii de- 
sunto dalla bisavola iifjualmente adoitiva, 1' Augusta Sabina; appunto 
corne ad uno de'piccoli fratelli délia nostra Vibia Aurélia, ricordalo 
in un' iscrizione greca del Muratori ^ fu dato il nome di Adriano, in 
rinnovazione del marito di quelT impératrice. Ma d' onde si sarà mai 
dedotto il primo di Vibia inaudilo del tutto nella cognitissima paren- 
tela di M. Aureiio? Non crediamo d' ingannarci avvisando che il co- 
gnome Sabina ce ne porga sentore : perché nelle donne di due nomi e di 
un cognome, quest' ultimo è spesso dipendenie dal primo, corne nella 
impératrice Erennia Gupressenia Etruscilla, in Lorenia Gornelia Gri- 
spina^, in Mesia Fabia Tiziana^, derivanti da un Ei'ennio Etrusco,dal 
console L. Lorenio Grispino, dal consolare G. Mesio Tiziano*^, e in altre 
parecchie délie qualinon è questo il luogo di lare troppo lunga comme- 
morazione. Premettiamo pertanto che non si sa alfatto chi fosse il ma- 
rito deir Augusta Matidia nipote di Traiano, e che ci è del pari inco- 
gnito il gentilizio délie sue due figlie, cioè dell' impératrice Sabina, e 
délia seconda Matidia morta sotto il regno di M. Aureiio, che l'onorù 
dipubblici funerali : presso cui le sue bambine solevano lalvolta villeg- 
giare : cheloro lasciô in legato una ricchissima collana di perle, e délia 
quale tutte le notizie che potevano aversi sono state raccolte dal nostro 
monsignore alla pag. 167 délia seconda edizione di Frontone. Niuno 
certamente presta più fede ai nostri giorni al nome di Giulia, che dai 
vecchi eruditi si attribuiva alla sposa di Adriano, dopo che l'Eckhel ha 186. 
dimostrato^ ch'egli non aveva origine se non che da una falsificazione 

• Pag. 590, 1. ' Gud. p. 3/»5, 12. 

' Pag. 906, 9. ^ Fabretti, Inscr. dom. p. G85. 86. 

' Pag. 691, -2. [Corp. tnscript. Graecar. "^ Reines, cl. VI, n. 62. 

n. 5968 e.] ' D.N. F. t. VI. p. 520. 



UO EXGERPTA VATICANA. 

del Golzio. Congetturando adunque che tanto la prima, quanto la terza 
denominazione di Vibia Aurélia Sabina provengano da quella sua bisa- 
vola, chiameremo in sostegno del nostro pensamento questa lapide ^ : 

D • M 

L-VIBIVS-AVG- LIB • FLORVS'FECIT 
VIBIAE- CHELIDONI-CONIVGI- SVAE 
KARISSIMAE-B-M-ET-SIBI-ET-VIBiS 

SABINIANO-MATIDIANO-FLORO-THELIMORPHO 
MATIDIANE • LIBERIS • SVIS • ET • VIBIO -THELIMORPHO 
AVG • LIB • PAR.ENTI • SVO • KARISSIMO 
ET • LIBERTIS • LI BERT ABVSQV E • Suis 

SVORVMQVE • POSTERISQVE-EOR 

M • CVM • VPOG AEO • SVO • tERED • EXTERV • NON • sequetur 

Ella vieiie coadjuvata da un altro frammento di buoni tenq^i-, nel 
quale si legge . . . VIBI • AVG • L . . . . 

Ognun sa che non ha mai esistito alcun Augusto che si chiamasse 
L. Vibio, dal quale il liberto Floro polesse cosi denominarsi. Vibio 
Treboniano Gallo e Vibio Volusiano, che sono i soli di questo casato 
che godessero il trono, portarono ambedue il prenome di Caio ; onde 
non ponno avère alcun diritto su questo marmo. Resta adunque che 
si debba leggere Lucius • VIBI VS • AVGustae ■ LlBerlus • FLORVS ; e 
si osservi poi che costui ebbe una particolare affezione di mettere ai 
suoi famigliari de' nomi che gli fossero cari ; onde ad uno di essi diede 
la propria nomenclatura, ad un altro quella del padre, per lo che è 
molto facile a credersi clie nei rimanenti rinnovasse la memoria délie 
sue anticlie signore. In qualuncpie ipotesi i nomi congiunti di Sabiniano 
e di Matidiano, il quai ultimo è rarissimo, parlano troppo eloquente- 
i'. 187. mente da se stessi, perché possa dubiLarsi del tempo, a cui quesla 
lapide appartiene. Teniamo adunque che costui fosse un liberto délia 
impératrice Sabina; ed è poi noto che, secondo la legge dottamente 
sostenuta dal Fabretti^, i liberti délie donne ed anche délie principesse 

' (init. [). 11 1^1, 8. [Momnisen, /, N. ^ Mural, p. 918. 7. 

71 3;]; Henzon, Suppîcm. Orcll. n. 5^iCo.j ^ Pag. /j3G, ^5. 



EXCERPTA VATICANA. 



'2h\ 



desumevano la prima parte délia iiomericlalura dal p^eiiitore délia pa- 
droiia. Il sunto adunquc di queslo ra[>ioriaiiienlo sarà, che il marito 
deir Augusta Matidia debba essere slalo un igiioto L. Vibio, al quale 
restera a pregarsi una fortuiia coiisirnile a quella cli'è toccata a C.Ma- 
tidio Patruino padre di quell' impératrice e sposo dell' altra Augusta 
Marciana, che oscurissimo egli pure ci è stalo in fine rivelato dalla 
tavela arvale XXII. 

Ma accostandoci più da vicino al iiostro proposito , se conoscevasi 
r esistenza di una quinta figlia di Marco, abbiamo già detto che igno- 
ravasi chi ella si fosse : ne tampoco sapevasi a quale délie tre ultime 
attribuire cio ch' Erodiano ci aveva narrato di Caracalla^ : crQuin et 
crCommodi sororem jam anum, atque ab omni])us imperatoribus, ut 
ffMarci fdiam oportuit, magno in honore habitam, morte afTecit, cau- 
ccsatus quod Getae necem apud ipsius matrem deflevisset.-n Ora tutte 
queste oscurità vengono dileguate da un insigne squarcio di Dione : 
ff Antoninus décréta Cornificiac nece, honoris veluti causa, jussit eam 
rquam vellet mortem praeoptare. Illa autem diu liens, patremque 
crMarcum et avum Antoninum, fratremque Gommodum memorans, ad 
ccextremum haec addidit : infelix animula aegro in corpore clausa, 
«egredere, libertatem adipiscere, ostende bis, etiamsi nolint, te Marco 
a esse prognatam. Tum omni ornatu deposito, seque ipsa neci accom- 
ccmodans, venis incisis obiit^.-n Pare che le dubbiezze ch' ella accenna 
sparse sulla legittimità délia sua nascita, provenissero dall' impudicizia 
délia madré; come è poi sicuro che desunse il suo nome dalla zia 
paterna Annia Cornificia maritata ad Immidio Quadrato. Cosi di- 



p. 188. 



' [ Tr,v T£ Rofjtfjt6§oi» dh£A(py}v, TspeaS'jTiv 
rjoT} , xai zypos tsàvTWV ^acriXéœv dis Màpxov 
Q-Djcirépot. TSTipjfjiéi'-)]!', âiréHT£ivsv • airioLV 
STra^a^wv, d)s §aKpva-â(T}; 'srapà rf; fX);Tpi 
aÙToi) èiri tù 'zsaihos (pôvoj.] Lib. IV, c. vi. S 6. 

" [Ôti kvTOûvTvos Kopvt(ptKloLV (xé/.'Xoov 
dvatpsiv, (t)5 hfjdsv rtf/wr èxé).£i)(7sv avTt'jv 
éléadoit ^-xvoiTOv ùv foii)~s7y.i iTTodavsïv >; 
Se wÀaOo-aira tsoa/.'x koii (xvyjadstfnx rov 'cra- 



Tpds Mâpxou xai to'j -zôàiTTioit A7't«i'(Vo*j 
xai Toi) dheA(porJ Ko(j.(xàho\t , réAos STryjyoLye 
TccvTOL • rw hxxrlv^ès "^D'/^ihiov èv sovyjpoo 
(TcoiJLixTi xci.dsipjp.evov, ê^sXds , èAs\)Ospcb- 
6y}Ti y osii,ov avTors 6tj Màpxou S-t»-) T^rjp ei , 
xàv p.)] èdéAcoatv • -n xoù à'Kodsp.évr] Tsivia. 
TÔi' xocrpLOV ùv 'zsspiz^é^XrjTO , xii sùOerij- 
aa.at £a!;T);r, Tis (p/J^ois iiïéTeu; xai diré- 



doivev.] Pag. -2 00. 



3i 



2/i2 EXCERPTA VATICANA. 

stinte quesie due prlncipesse omonime, slarà beiie che délia figiia si 
parli nella prima epistola del primo libro di Frontone ad Antoninum 
ïmperatorem, nella quale il siio augusto discepolo lo dispensa dal venire 
alla villa di Lorio per le usate felicitazioni nel di natilizio di Cornifi- 
cia; siccome sul fondamento di questo passo di Dione, e su ciô che si 
ricavava dalf epistola di risposta, aveva già egregiamente avvertito il 
nostro prelato. E il di lei nome dovrà poi ristaurarsi nelle malconce 
iscrizioni, che gli Efesini dedicarono a tutti i figli di M. Aurelio, édite 
nel Gudio ^ dal Pococke^, dal Froelich^ e dal Muratori*, délie quali 
mi contenterô di supplire quelle soltanto che fanno al nostro propo- 
sito ^ : 

^AAIAAAN KopvKpiKiav crABEINAN 

GYrATEPA evrATépa 3-vyoiTépa 

MAYPHAIOY MAYP);A/oTj (i- aùpy})^iov 

ANTQNEINOY ANT Qvsivov dvTMveivov 

KAIEAPOZZEBAZTOY KAIZAPos ffegacr7où Hahapos <Te§oi(Tloù 

Egualmente a questa nuova sorella dell' Augusto Gommodo dovrà a 
nostro credere restituirsi la seguente lapide da noi veduta, che insieme 
colle altre délia basilica di S. Paolo fu fatta pubblica dal prestantis- 
simo monsignor Nicolai "^ : 

P. •so. D • M 

I A N V A R I O 
A R K A R I O 
CORNIFICIAE 
AVG-SORORIS 

DIGNISSIMO- CANDI 

DATO 
HYMENAEVS-AVGG 



' Praefattonis oppend. p. 33, n. ?)-j e 38. ^ [Voy. Corp. inscr. Gr. n. -^969, •H)7o, 

^ Inscr. ant. p. 18, 6. a, h.\ 

■■ Quatuor tentamina , p. /i58. " Basilica di S. Paolo, p. 97. [Hcnzen, 

* Pag. ii/j*?, 3; p. 590, /i; p. .S91, 1. Suppl. Orcll. n. f,lijf\.] 



EXCEIIPTA VATICANA. 2Zi3 

Imperocchè si ha fondanKinto per diibilare, se 1' altra Cornificia sia 
perveiiuta a vederc il IVatolio sul soglio^; ed anche in queslo caso 
sarebbesi delta non AVG'SOROR, ma AVGG- SOROR, siccome 
osservasi praticato dalla nuova sorella di 1^. Vero, Ceionia Plaiizia, che 
in un' iscrizione puhblicata da queslo giornale^ dicesi AAEA0H AY- 
T0KPAT0Pf2N; e cio per la conosciutissiina adozione di Anlonino 
Pio, che aveva latta una sola faniiglia délie due case di Marco e di 
Lucio. 

Più dubhiosi resteremo, se a lei pure appartenga una liberta menio- 
rata nell' iscrizione di un ceppo marnioreo, che lu riferito due voile 
con niolta varietà dal Grutero^ e iinianzi lui dallo Smezio*, di cui 
questa sembra la niiglior lezione : 

D I S • M A N I 

CORNIFICIA 
FAVSTINAE- LIB 

EVPORIA 

ARAM-ÎN-FRONTE 

PEDES-X- IN -AGRO-FED 

XI 

Ci pare anzi che più probabilmente debba assegnarsi alla zia, nontanto P. 190. 
perché alla padrona non viene dato alcun tilolo, il che meglio conviene 
alla sorella di un seniplice Cesare, quanto pel cognome di Faustina, 
che fin qui non abbiamo alcuna ragione di attribuire alla figlia di Marco; 
mentre ail' opposto sianio invitati a giudicare, che l'alti-a con intera 
nomenclatura si domandasse Annia Cornificia Faustina. Imperoccliè 
ricavasi da Capitolino ^ ch' ellafu maritata a M. Ummidio Quadrato con- 
sole nel 920; onde vi è tutta l'apparenza che di lei si parli in una te- 
gola riportata conie mutila dal Marini^ e che noi riprodurremo per 

' Capitolin. in Marco, c. vn. ' Pag. 868, ^, e p. 97 1- 0. 

- Tom. XVII, anno 1823, p. i!i8.[Corp. ' Foi. 12-2 , 3. 

iiiscr. Gr. n. 5883: cf. BiiUett. ileW Insiit. ' In Marco, c. i. 

arcli. 1809, p. 77. n. vu.] ''' Fr. Arval. p. oih. 

Si. 



24â EXCERPTA VATICANA. 

reintegrarla secondo la lezione cbe ne abbiamo fatta nel Museo Capi- 
toliiio iii compagnia del cb. sig. Sarti : 

OPVS DOL EX PRAED VMIDI QVADRATI 

ET ANNIAES FAVSTINAE EX F 

SEX APRI SILVINI 

Questa infatti non puô essere l'altra Annia Faustina vivente ai me- 
desinii tenipi, figba del console dell' 881 M. AnnioLibone^ zio paterno 
di M. Aurelio, la quale perciô dicesi sua consobrina da Lampridio ^, e 
avyysvrfs ova-cc tw oiinoxpôiTopi eyyir/la da Galeno^, da cui nacqiie 
Vitrasia Faustina y\jvh evnccTpis, uccisa da Commodo nel 986*, e cbe 
ancb' essa per comando del medesimo fu messa a morte nell' Acaja 
r anno 9^8 ^; atteso cbe non fu già ella maritata ad Ummidio Quadrato, 
ma si bene a T. Vitrasio Pollione console per la seconda volta nel 929. 
Dobbiamo una tal notizia a questo marmo importantissimo bencbè 
P- 191. frammentato , e quel cb' è peggio mal letto , trovato ai bagni di Greoulx , 
e riferito dal Millin*^, ove l'informe linea PRAE. . . III • IMP, cbe non 
ba senso ragionevole, essendo opposto aile leggi di quel tempo cbe un 
consolare sia stato prefetto del pretorio , e molto più di tre imperatori , 
dovrà certamente emendarsi PRAEF • VRBIS, non potendo in una la- 
pide posteriore al 999 essere stata fra le altre caricbe preterita la più 
insigne, ottenuta per lo meno nel ^'■2'], siccome ba mostrato il Corsini^ 



' [L inscription doliaire suivante, qui est ' De pmenotiotiead Post. c. xu. 

conservée au musée du Vatican et paraît ' Lamprid. in Comniod. c. iv; Dion, 

inédite, a permis à Borghesi de corriger les lib. I^XXII, c. v. 

noms de ce consul, qui s'appelait Lucius et ^ Lamprid. in Commod. c. vu. 

non pas Marais : '' Magasm encyclopédiqîie , 1811, toin. III , 

EXPLANNLIBOSALEXOFFANDEC p. 269, [et tom. V, p. 5(|; Orelli,n. 3/iai.J 

SERVIANOIIIETVARO ' Ser. praef. Urb. p. 83. [Borghesi est 

COS revenu depuis sur les assertions qu'il émet 

Voyez les Fastes consulaires h l'année 881. ici. Dans une lettre qu'il m'a écrite le 

L. Renier. ] 29 avril 1 854 , et qu'on trouvera à cette date 

In Commod. c. v. dans sa Correspondance j il démontre que les 



EXCEUPTA VATICANA. 



2/i5 



coir appoggio (Jcir apocn'fa, ma pcro anlica lellera di M. Aurelio, che 
succède alla seconda a])ologia di S. Giustino : 



a n n i a m 

FIL-FAVSTINA 

T- VITRASl • POLLI 

ONIS- COS-n -PRAE/ 

Tn-IMP-PONTIF 

procO S • ASIAE 

VXOR 

N Y M P xH I S 

GRISELICIS 



Dopo ciô la nostra Cornificia sarà ella stata niaggiore o minore di 
Vibia Sabina neil' età, essendosi già riconosciuta Fadiila corne la più 
attempata délie tre figliuole di Marco sopravissule alla morte di Com- 
modo? Nell'epistola sopra enunciata^in cui si dispensa Frontone dall 
intervenire a Lorio nel giorno in ciii ricorreva il nascimento di lei, ag- 
giungesi ancora, |;?«//î(.s noster Antotiinus aliquo lenius tussit. E questi F An- 
tonino nato gemello con Gommodo ai 3i d'agosto del 91^, e morto 
quattro anni dopo, siccome attesta Lampridio - : rr (Gommodus) natus est 
rrapud Lanuvium cnm fratre Antonino gemino, pridie Gai. Septembris, 
rr pâtre patruoque coss Antoninus quadrimus est elatus.ii Quella 



conséquences tirées par Corsini de ia préten- 
due lettre de Marc-Aurèle étaient erronées , 
et que les termes de cette lettre prouveraient 
au contraire que T. Vitrasius Pollio avait été 
préfet du prétoire. Voyez d'ailleurs son mé- 
moire sur deux inscriptions de Foligno , An- 
naUdeir Instit. archeol. i866,t.X\'IlI,p. SAy. 
et sa lettre à M. Gerhard, dans les Mém. de 
la Soc. des Antiquaires du Rhin, 1 8/1 3 , n. u , 
p. 1 o/j-i o5. Quant à l'inscription de Gréoux. 
on nous saura peut-être gré d'en donner ici 
un nouveau texte tiré d'un fac-similé publié 
en i8A3 par M. Piouard. à la suite de son 



Discours sur l'importance de l'épigraphie : 

a n n i a / 

FILFAVSTINa 

TVITRASIPOLL? 

ONISCOSIIPR AE/ 

r- JH I T I M P P O N T I F 

proeOSASIAE 

VXOR 

N YMPHIS 

GRISELICIS 



La restitution des lignes 6 et 
M. Mommsen. L. Remer.J 

' Ad Anton, imp. lib. I, ep. i. 

" In Commod, c. i. 



5 est de 



l(J-2 



2^0 EXCERPTA VATICANA. 

lettera adunque non puô essere stata scritta più tardi del 9 1 8 ; c se a quel 
tempo già celebravasi l'anniversario di Cornificia, ella avrà avuto per lo 
nieno un anno; onde il suo natale puo ben essere, e sarà anzi molto 
probabilmente anteriore, ma non certo posteriore al 917. Dali' altra 
parte Filostrato ci descrive M. Aurelio résidente al Sirmio insieme colla 
moolie e con una figlia ancor balbettante, che poco dopo si d'ice piiella 
triennis\ notando espressamente cbe a quel tempo l'imperatore dimo- 
rava nella Pannonia a cagione délia guerra. Tutti convengono cbe ciô 
appartenga alla prima spedizione Marcomannica, che astrinse vera- 
mente quel principe a restare assente alquanti anni dall' Italia; spedi- 
zione cb'egli intraprese movendo da Roma sul llnire del 929, siccome 
ba dimostrato l'Eckbel^ col fondamento délie medaglie iscritte PRO- 
FECTIO-AVG, alcune pocbe délie quali porlano la data délia tri- 
bunizia podestà XXIII, ma la piii parte quella délia XXIV. Il Tille- 
mont ha riferito^il fatto, cui si riporta la narrazione di Filostrato, al 
92/1 : ma a noi, che possiamo abbondare nei limiti, basta di aver mo- 
strato, che non puô essere anteriore ail' anno précédente. E dunque da 
conchiudersi che Cornificia, nata non più tardi del 917, non puo essere 
la fanciulla che aveva tre anni, non prima del 928; e quindi diremo, 
che mancando ogni ragione per sospettare di una sesta figlia di M. Au- 
I'. uf6. i-elio, Sabina è con inolta verisimiglianza la. puella di Filostrato, e cbe 
per conseguenza si succedettero nelf ordine dell' età Fadilla, Cornifi- 
cia e Sabina. 

Dal fin qui dette puo venire agevolata la via a congetturare chi fosse 
il marito délia nostra principessa. Dei tre generi di M. Aurelio, ai quali 
lurono date in matrimonio le tre ultime sue figlie, due vengono cliia- 
ramente ricordati dal più \olte citato Lampridio'', cioèL. Antistio Burro 
console nel 98/1, e M. Petronio Mamertino console delf anno seguente. 
Il terzo ricavasi da Dione e da Erodiano, ovc ci parlano di Annia 
Faustina terza nioglie dell' iinperatore Elagabalo; délia quale il se- 

' [Tp(£T2r 'crajS/w.J Vila Herod. Attic. in Ilist. des Empereurs, l. II; Marc-Aurèle. 

Vil. Sopliisl. lil). II. c. M. art. XIV. 

' D. A^ V. l. \ 11, |). r)8. ' In Commod. c. vi et vu. 



EXCEHPTA VATICANA. 2A7 

condo ci dicc clie rr l'e ferre [jenus siium ad Commodum dicebatiii- ': •• 
meiitre l'altio ]a defiiiiscc un poco più chiaramenle : r-Erat eiiim Clau- 
ffdii Severi et M. Aiitonini neptis^.ii L'EckJiel'' lia sventala ropiriione 
de! Fabricio, clie avevala reputata figlia di Liicilla e di Claudio Poui- 
peiano; ma non ci ])are clie in questo caso s'inconlii alcuna nécessita 
di ricorrere ail' espediente ch' enli ha preso di dare ail' omoyovrjs di 
Dione il senso di ahneplis. Ammettiamo che Annia Faustina, quando 
passo aile nozze di Ela^jabalo iiel 97 A, avessc una venliiia di anni, non 
dovendo pin esserc nella prima puberlà, se per l'iTinanzi era già stata 
maritata a Pomponio Basso. Gosi supponendola vcnuta in luce circa 
il 955, quai difficoltà che possa esser nata da Vibia Sabina, che,stando 
air opinione del Tillemont, l'avrebbe partorita in età di trcntatrè anni, 
ed ancbe di meiio? Perché niente osta che la narrazione di Filostrato 
possa venire abbassata qualche poco di più. Noi dunque prendendo 
l'espressione di Dione nel senso più comune, osserviamo che la fami- 
glia di Claudio Severo dev' essere certamente quella del padre, perché P. ig'i 
senza di cio Dione non avrebbe anteposto un privato ad un imperalore. 
Quindi pensiamo cbe Annia Faustina, la quale avrà presi i suoi nomi 
dalla nonna, fosse generata da questa figlia di Marco e da un figliuolo 
di Claudio Severo fdosofo peripatetico, ed uno dei precettori di quel!" 
imperatore. Ne si opponga troppa viltà a questo matrimonio : perché 
Claudio Severo il filosofo, ch'é il solo dei suoi maestri a cui M. Aure- 
lio dia il titolo di/m/er*, fu certamente amplissirao personaggio per cio 
che si raccoglie dall' epistola che gli diresse Frontone ^ e per quello 
che ne scrive Galeno^ da cui si ritrae ch' egli fu console circa 
l'anno 916''. E restera poi dubbioso s' egli sia quel medesimo Ti. Clau- 

' [TpiT7]v §£ TsâXiv rjyâysTO {BXtoyi€(x- k. t. A. De se ipso, lib. I, c. xiv.] — " Ad 

Xos) àvaÇiépoxxTCLv to yévos eis Kônuahov.] Amicos , lib. I, ep. m. 
Lib. LXXIX, c. V, S ^. '^ Nel libro De pmenotioiie ad Post. e spe- 

^ [Toi Ts yàp 'S.eovTJpox) to\i KXavhiov «ai cialniente nel cap. 11. 
ToO kvTMvivov Toù Mâpxou àivôyovos rjv.] ' [Voyez le mënioirede Borgliesisur une 

Lib. V, c. VI. inscription tle Narona , BitUctt. Nap. N. S. 

' D. N. F. tora. VII, p. 961. ann. IIl, p. i35 et sniv. Il y de'montre, à 

[ITapà Toii àhsX(poiJ ixoij Seourfpov, l'aide de ce document el dune inscription 



us EXCERPTA VATICANA. 

dio Severo , ch' era stato console ordinario nell' 899 , se piuttosto quest' 
ultimo si abbia a credere suo padre. Gli eruditi si sono accordati nel 
Mudicare che Burro fosse il marito di Fadilla : onde per le cosc già 
dette resterebbe che Maniertino lo sia stato di Gornificia; il che sarebbe 
dimostrato, se si potesse essere sicuri che délia terza coppia si favellasse 
neila seguente iscrizione romana^ il che peraltro restera incerto, non 
avendosene altro argomento fuori délia nuda identità dei nomi : 

VIBIAE • SABINAE • CONIVGI 
O B S E Q_y ENTISSIMAE • ET 
MIRAE-CASTITATIS-FEMINAE 
CLAVDIVS • SEVER.VS • CONCORDIVS 
ET • S I B I 

P. 195. Tutta volta, anche senza di cio, ora che si è conosciuto che Gornificia 
neir ordine délia nascita tenne dietro a Fadilla , potrà reputarsi con 
probabilité, che fra i generi di M. Aurelio a lei sia toccato qiiello, che 
successe nel consolato al marito délia sorella maggiore; essendovi tutta 
l'apparenza che ad ambidue fossero dati i fasci per onorare la paren- 
tela che avevano contratta colla casa impériale. E in questo caso Gor- 
nificia sarà stata la madré di Petronio Antonino, che insieme col padre 
Maniertino e con lo zio Sura Seltimiano fu fatto togliere di vita per 
ordine di Gommodo Tanno 9^3 ^ 

Proseguendo il nostro cammino, diremo importante il primo dei 
frammenti, che risguardano l'impero di questo figlio di M. Aurelio ^ 
dal quale impariamo che un Prisco legato délia Brettagna fu salutato 

grecque trouvée à Poinjjeiopolis( Corp. inscr. trois sœurs de Lucille, c'est-à-dire Fadilla, 

Gr. n. Al 54), que le précepteur de Marc- qui seule était alors en âge d'être mariée; 

Aurèle , qui s'ap| lelait Gnacus et non pas Ti- eudn qu'Annia Faustina , femme d'Elagabale , 

herius, fut consul en (S(j();que son fils, Gu. était petite-lille de cette princesse, et, par 

(Jlandius Scverus le fut deux fois, en 91 G et conséquent, arrière-pelite-fdle de Marc-Au- 

en 996, et que, lors de son dernier cousu- rèle. l^. Renier.] 

lat, il était déjà gendre dcMarc-Aurèle;d'où ' Grut. p. 8A0, -j. 

il conclut qu'il avait épousé non pas la plus ^ Lamprid. in Cormnod. c. vu. 

jeune des (illes de ce prince, mais l'aînée des ' Pag. 2!^/i. 



EXCERPTA VATICANA. 2/i9 

imperatore dai suoi soldali : dijjiiilà pcr allro ch'cgli lifiiito di ricc- 
vere, rispondcndo loro, rrTalis e<]0 siiiii inipcrator, quales vos estis 
r milites ' ; n cori chc a nostro credere voile loio ricordare, ch'eraiio tutti 
stretti dal medesimo giuramento. Il cli. editore è rimaso dubbioso, se 
qui si parli di Stazio Prisco uno dei Jjeiierali délia {juerra Partica, o se 
questo nome si abbia da reputare scanibiato con quello di Pertinace : 
ma ci sembra da preierirsi la prima sentenza, atteso che la legazione 
Britannica di qucll' illustre gueriiero vienc assicurata da un suo titolo 
onorario prcsso il Grutero^ : 

m ' statiO'M' ¥ 'CL' PKISCC 
l ICINIO • ITALICO • LEGATO • AVGVSTORVM 
PR-PR-PROV- CAPPADOCIAE-LEG-AVG/r 
PR-PR-PROV-BRITTANNIAE-LEG-AVG^ 
PR•PR•PROV•MOESIAE•SVPER•CVRATOr^ p. ,yG. 

ALVEI • TIBERIS • ET • CLOACARVM • VRBIS -Cas 

LEG-AVGPROV-DACIAE-LEG-LEG-XIII-G-P-F-LEG-LEG 
rlnl • GEM- MARTIAE-VICTRICIS-SACERDOTI-TITIALI 
/^AVIALI-PR-INTER-CIVES-ET-PEREGRINOS-TR-PL-QVAEST 
FROC • AVG -"XX • HEREDITATIVM • PROV • NARBONENS • ET- AQV ITAn 
/;R-EQj,ALAeT-PR-C-R-TR-M1L-LEG T-ADIVTR-P-F-ET-LEG-X-g--P-/ 
eT-LEG-ÏÏÏÏ-GALLICAE-PRAEF-COH-nÏÏ-LINGONVM • VEXILLO 'MIL 
fZONATO-A-DlVO-HADRIANO-IN-EXPEDITIONE-IVDAIC^( 

Q^-CASSIVS-DOMITIVS-PALVMBVS 

il supplemento délia prima riga è messo fuori di questione dal confronto 
con due altre sue lapidi riferite dal medesimo Grutero ^ Consta intanlo 
da questa, cb'egli ebbe il governo delF Inghilterra poco dopo il 912, 
nel quale fu console ordinario; e che non dovè farvi lunga dimora, 
perché dopo Y uccisione di Severiano legato délia Cappadocia iu nel 
915 destinato a succedergli, siccome appariscc da Gapitolino^. Onde 
starà bene che fosse richiamato da una provincia, in cui la sua presenza 

' [Èyw siixt oLvioxpàTOûp oîoiii(X£îs (ripa.- Henzen. Suppletn. Orell. n. 5i8o.] — 

Tt&jraj ècrlé.] ' Pag. a , n. 1 1 ; p. Ao, n. i3. 

' Pag. /193, 1. [Smet.qiuvidit. fol. 6G. 1; * \n Marco, c. w. H in Vero, c.\n. 

m. 82 



250 EXCERPTA VATICANA. 

poteva esserepericolosa. Dovrebbe pero dirsi che il compilatore avesse 
coUocata quosta memoria fuori di luogo; cssendo certo che Siazio Prisco 
niori sotto l'impero di Marco; se non pensassimo che Dione ne abbia 
facilmente favellato in occasione délie nuove e più aperte sedizioni, 
che scoppiarono nell' esercito Britannico ai tempi di Cominodo. 

Tutti gli storici ci avevano narrato che questo principe fece togliere 
la testa al colosso di Nerone dedicato al Sole, per sostituirvi la propria; 
ma ora sapremo che lo ridusse eziandio a rappresentare un Ercole, ag- 
giungendogli la clava e la pelle leonina, e sottoponendogli l'iscrizione 
LVCIVS-COMMODVS-HERCVLES, cheuna pasquinata cambiô 
in quest' altra : fc Jovis filius Gallinicus Hercules, non sum Lucius, sed 
rrcogunt me^-)! Dal che verranno ad avère una pii!i piena illustrazione 
le sue medaglie colla clava nel rovescio, e l'epigrafe HERCVLI • 
COMMODO-AVG. 
p. 197. Malaniente dal Porfirogenito chiamasi Flacco il console Sosio Fal- 

cone proclamato imperatore dai soldati in odio di Pertinace, che a di 
lui intercessione sfuggila condanna dipena capitale inflittagli dal senato, 
e che ora ci si dice aver vissuto il rimanente de' suoi giorni in campa- 
gna. Al successore Didio Giuliano volevasi in Roma innalzare una statua 
d' oro - , ch' egli non accettô , contento di una di bronzo , che dopo la sua 
uccisione fu atterrata;e la medesima moderazione mostrô Settimio Se- 
vero, quand non ammise che pochi dei molti onori che il senato gli 
aveva decretati , rispondendo : <t Malle se aniniis diligi quam decretis^. n 
Se non è un secondo cognome, il quale non è raro a questi tempi, 
è difficile immaginarsi come siasi permutato il nome in Bibiano Vi- 
biano * a quel senatore, che Settimio tento indarno di subornare 
perche si facesse il delatore dcgli amici del suo emulo Albino, e 
che Claro appellasi rettamente nelle edizioni di Dione. Se non che 
I aggiungersi qui, ch' egli era un uomo consolare, renderà sempre 
più manifesto esser' egli il C. Giulio Erucio Claro, che infatti fu con- 

' ^.los z!ctïs Kd/./ivtKos UfjiK/.fis ' [Tafs •Ivy^'xis (xe (piXshe xai fxr; rois 

' Paff. ■?.9S} , c. cix. ' Pa^. siay. 



EXCEHPTA VAÏICANA. 251 

sole ne! 9^G. Aiichc Sparziano ' coii<jiun}je alla morle comandata (IpI 
giurcconsulto Papiniano (jiiella di nii Pclionio, che non si sa chi sia : 
ma dai nuovi franinienli coslui diccndosi Palroino, enlreremo in giu- 
stificato sospetto clie si iraiti di Valeiio Patruino procuratore appunto 
di Caracalla, che viene memorato nei Digesli-. De'jna di una niajjgiore 
avvertenza è Tallra correzione, che si fa al nome certamente depra- 
vato da Xifdino^ di quel Giunio Paulino poeta satirico, a oui Caracalla 
regalo dieci mila sesterzi in premio di certi versi che gli aveva com- 
niesso di comporre contro di se. Dai nuovi frammenti chiamasi Giulio l*. )9«. 
Paulo, e si aggiunge ch'era un uomo consolare, ma cosiavvezzo a niol- 
teggiare anche i principi, ch'essendo stato una volta imprigionalo d'or- 
dine di Settimio Severo, che minaccio di fargli tagliare la testa, gli 
rispose, esserne padrone, ma fin a tanto che gli fosse attaccata al busto, 
niuno, e nemmeno egli stesso, avère la podestà di tenere la sua lin- 
gua; al che l'imperatore sorrise e fece riporlo in liberté. Egli è dun- 
que persona di famiglia non ignota, poichè apparisce nato probabil- 
mente dall' altro poeta Giulio Paulo, morto sotto il regno di Antoniiiu 
Pio, a cui A. Gellio, che frequentava la sua compagnia, fa l'elogio di 
dirlo* : crVir bonus et rerum litterarumquc veterum impense doctus;--- 
come viceversa si avrà ragione di supporlo il padre del célèbre giure- 
consulto Giulio Paulo, consolare anch' egli e prefetto del pretorio di 
Alessandro Severo. Ed anzi potrebbero spingersi più oltre i sospetti fino 
a reputarlo Tignoto genitore dell' impératrice Giulia Cornelia Paola 
prima moglie di Elagabalo; tanto più che il titolo di svyevso-loLTv^chi^ 
le attribuisce Erodiano, ben converrebbe alla figlia di un consolare: se 
Dione chiamandola soltanto co' due ultimi nomi non mostrasse di pre- 
diligere la credenza, ch' ella sia provenuta dalla gente Cornelia. E bellis- 
sima è ugualmente l' emendazione, che dalla pagina 555 portasi al testo 
dello stesso Dione; ove parlando dei gravosi tributi esatti da Cara- 
calla, si racconta che nel circo si giunse una volta ad esclamare'^ : ^Nos 

' In Carac. c. iv. * Noct. Att. lib. XIX, c. vu. 

" Lib. XLIX, tit. XIV, I. 5o. ^ [Tovs Çcôrras àTroAoOfjiev, ivot. toùî 

Lib. LXXVII, c. XI. TsdvsùTxs ^-i-d/k^fxsv.] Lib. LXXVII, c. x. 

3-2. 



252 EXCERPTA VATIGANA. 

rrvivos perdimus, ut mortuos sepeiiamus. -n Délia quai senteiiza per la 
corruzione di una parola non arriva vasi ad intcndere il valore, che al 
199. contrario ci diventeràlimpidissimo, cambiato che siasi il verbo àizoXoZ- 
fxsv in àTrefxnoXovfj.ev ; onde a ragione si querelavano i Romani, crven- 
ffdimus vivos ut mortuos sepeliamus. iî 

332. Coir impero di Elagabalo cessano gli escerpti di Dione; e solo da 
Valeriano incominciano quelll del suo continuatore, che per la loro 
preziosità si bramerebbero più copiosi, onde diradare la folta caligine, 
che ingombra questi tempi. Dalla pagina 235 s' impara che il padre dei 
tiranni Macriano e Quieto, al cui tradimento s'imputa la sconfitta e la 
prigionia di Valeriano, non dimandossi anch' egli Macriano, siccome 
appellasi comunemente, ma Macj'ino, secondo che lo chiama Zosimo'; 
e ch' egli non fn già prefetto del pretorio,giusta i sospetti del Tillemont, 
ma lo era dell' annona e cornes thesaiirorum : notizia pregevolissima, 
perché ci mostra che questi conti sono più antichi dei tempi di Co- 
stantino e di Diocleziano, dai quali si riputavano istituiti. Vi si vede 
ch'egli non segui quel principe sventurato alla battaglia; ma perché 
era mutilo di un piede, fermossi a Samosata, ove raccolse i fuggitivi 
scampati dalla strage,ed ove Sapore vittorioso gl'inviô Cledonio pme- 

333. posiluin admissionihus dell' imperatore, ch'era stato fatto pi'igioniero 
insieme con lui, ad oggetto di persuadergli, sebbene indarno, di venire 
presso il suo signore. 

Il solo Zosimo ci aveva fatto cenno di un Moro chiamato Cecrope, 
che in questi tempi ardi con tanti altri assumere la porpora impé- 
riale, e di cui ora si aggiunge^, che fu prontamente ucciso dai suoi 
soldati per opéra di Teodoto cognito fra i capitani di Gallieno, e da 
lui adoperato contro Emiliano nell' Egitto e contro Postumo nelle Gal- 
lie. Ma si conosce di più, che il nome finora attribuitogli era fallato 
per colpa dei menanti; giacchè dai nuovi escerpti costui invece vien 
detto Memore, e cosi vienc egualmente denominato nell' insigne co- 
dice Vaticanodello stesso Zosimo consultato dai ch. editore. Onde sarà 

[Et oussi Zonoras, Annal, lib. XII, c. x\iv, p. OgS, éd. Bonn. Cf. Corp. inscr. Gr. 
n. 3/ lu. C. (JWKDOM.l — ^ Paf»-. •?.?>('). c. cxi\. 



EXGERPTA VATICANA. 253 

falso cio clie prima ci-edevasi, cioè clT cfjli fosse quel medesimo Ce- 
crope, elle uccise poscia Gallieno. E ci si narra poi clie qiiando Iii- 
genuo fu elevato da questo principe ad un ullicio che non si nomina, 
ma elle probabilmente sarà stato il cornando degîi eserciti délia Mesia, 
l'Augusta Salonina, oiTesa dalla sua fisonomia, concepi gravi sospetti 
délia sua fede, che non tardarono a verificarsi, essendosi di li a poco 
ribellato. Per la quai ragione aveva dato ordine di Lenerlo di vista ad 
un tal Valentino, promosso ancli' esso ncl medesimo leni])o ad una 
carica luminosa : del quai personaggio la storia non ha sentore : quando 
pure, secondo la congettura del nostro prelato, non si abbia da cre- 
dere quel Valente che fu proconsole dell' Acaja, ove aspiro anch' egli 
alla suprema podestà. 

La pagina 288 ci parla di una sfida a personale duello, che Gallieno 
mandô a Postumo, il quale imperava nelîe Gallie, da cui non fu rice- 
vuta : ma è nuovo del iutto, che il célèbre Odenalo Palmireno fosse 
figlio di un altro Odenato, che corne sospetto di tramare cose nuove fu F. Vi'* 
fatto privare di vita da un ignoto Rufino vecchio podagroso, che appa- 
risce essere stato il préside Romano di quelle regioni, e che su di ciô 
dovette scolparsi al ti'ibunale dell' imperatore, innanzi cui era stato 
accusato dal figlio dell' ucciso. Dalle quali cose si conferma bensi, 
che la famiglia del marito di Zenobia era una délie più potenti dei 
paese, ma nello stesso tempo si dimostra sempre più la falsità dell' opi- 
nione che facevalo principe sovrano di Palmira. Il che presso molti 
critici aveva già incontrato gravi diffîcoltà; avendosi qualche indizio 
fino dai tempi di Alessandro figlio di Mammea, che quella città fosse 
soggetta air impero Romano. 

Un facilissimo sbaglio del copista ^ ha poi falsaniente attribuito il 
nome di Quinto al secondo figlio del sopracitato Macrino, il quale 
addiinandavasi C. Fidvius Quietus per indubitata testimonianza délie 
sue medaglie. Ma piuttosto che reputare corrotto anche il nome del 
susseguente Garino invece di Macrino, amiamo di crederlo un ignoto 

' Pag. -389. c. cxxii. 



nii EXCERPTA VATICANA. 

personaggio, del quale ci si (lice aver egli sopportato di inala voglia 
che Odeiiato spacciasse di guerreggiare a nome dei Romani; motivo 
per cui da quest" ultimo ne fu ordinata 1' uccisione, la quale non sem- 
bra che avesse etTetto. Imperoccbè queste cose si narrano corne acca- 
dute dopo che Odenato ebbe intimata la resa ad Emesa, in cui Quieto 
aveva slabilita la sua sede, e ail' opposto innanzi che quella città fosse 
stretla d' assedio Macrino suo padre era già perito in battaglia nei con- 
fini délia Tracia, combattendo contro Aureolo. 

Alla storia di Claudio il Gotico è da aggiungersi \ cK essendo 
ancora privato fu ferito pugnando in un tallone, motivo per cui un 
P. 335. soldato paragonoUo ad Achille : il che sembra avvenuto mentre coman- 
dava neir Illirico, e durante la guerra contro Ingenuo, alla quale inter- 
venue veramente un imperatore, cioè Gallieno, che si cita come pré- 
sente. Un intoppo incontrasi poi nella pagina sAo, ove si narra che sotto 
il regno di Claudio un barbaro per nome Andonnoballo disertô dagli 
Eruli ai Romani, e venue a colloquio con un ^î^ovXos dell' imperatore, 
il quale voile persuadergli di entrare al servigio impériale; al chel'al- 
tro rcplico tacciandolo di animo servile, solo dedito al ventre, avendo 
venduta la sua libertà per essere alimenlato e vestito. Ora quale ulTicio 
sarà mai questo di ^i^ovXos alTatto inaudito ad ognuno? La voce è 
sicuramente nuova, e non se ne vede nemmeno 1' etimologia. Fra tutte 
le congetture ci sembra la migliore quella di un nostro dottissimo 
amico, che con lieve mutazione legge ^îyovXos e interj)reta vigil impe- 
ratoris. E noto infatti, che oltre i vigili urbani istituiti da Augusto, i 
quali in una lapide^ cheli mentova nel sccondo caso si trovano eziandio 
chiamati VIGVLVM, tutti gli eserciti ebbero le loro guardie o senti- 
nelle, che anch' esse si dicevano vigiles; del che basti per ogni altro 
l'esempio che ne porge Tacito^. E Codino'' descrive poi bene quest' 
altra specie di vigili, che custodivano il (S^oaadTOv, cioè la residenza 
♦' il castrum dell' imperatore in tempo di spedizioni guerres che, con 

' Pajr. 907, c. cxxi. " ^//s^ lib. V. c. xxii. 

* [Orelli. n. 3 100; Kelleimariri, Vi(;{l. " De Office. \\\ 

lUtin. II. 16. I 



EXCERPTA VATICANA. '255 

guardie diurne e notturne, che quindi si appellavano jS/yXat, vigiliae, 

e (jiiesti componevansi por la piii parte di valorosi barl)ari hYinsfugae 

dedilitii. Gerto che con una laie spiegazione divieiie naturalissimo 

che il primo con cuil'Erulo s' incoiitro fosse una sentiiiella del campo 

impériale: e starà egualmente bene, che l'uno intendesse il lingiiaggio 

deir altro, potendo facilmente la guardia essere stata nativa délia nie- P. :'..i(i. 

desima nazione : nel quai caso meglio se le applicherebbero i rimpro- 

vej'i che il barbaro le dirigge. 

Zonara ci aveva insegnato ^ che Aureîiano, poco dopo la sua 
elevazione al trono, aveva raccolto un gran consiglio di stato per 
deliberare sull' amniinistrazione dell' impero; ed ora conosciamo che 
non lu già tenuto a Roma, secondo che parve al Tillemont, ma si 
bene a Ravenna. E il cenno poi che succède ci fa concepire un' alla 
idea délie virtù civiche di Nummio Albino console per la seconda 
voila neir anno 1016, che ci si descrive corne vecchio ed aggravato 
da mortale malattia in tempo che i Marcomanni avevano occupata 
Piacenza. Importantissimo è poi l' unico paragrafo risguardante 1' Au- 
gusto Probo^. 1 critici avevano derisa la narrazione di Zonara, la 
quale c' insegna che Garo governatore délia Tracia, avendo subodo- 
rato che si tramava di eleggerlo imperatore, domandô alla corte di 
essere richiamato; il che non avendo ottenuto, i suoi soldati man- 
darono ad efTetto il loro divisamento, costringendolo ad assumere la 
porpora ed a condurli in Italia. Del che informato Probo, spedi sotto 
gli ordini di un générale, che non si nomina, un altro esercito per 
ricondurre in dovere i ribellanti : il quale giunto in faccia a Garo, a 
lui si sottomise, imprigionando il proprio condottiere, in seguito di 
che lo stesso Probo fu poi ucciso dalle milizie ch'erano con lui rimaste. 
Tutto ciô viene esattamente confermato dal nuovo frarnmento, che 
parla in modo assai positive délia ribellione di Garo, e délia risoluzione 
di reprimerla colla forza délie armi, presa a persuasione del tribune 
Martiniano, che niente impedisce che possa essere quel medesimo, che 

' ^n?i. lib.XII, c. xwii. — ^ Pag. '2^3. c. cxxvn. 



•256 EXCERPTA VATICANA. 

P. 337. trent' anni dopo, già salito a somnii onori ecl avanzato in età, siccome 
i suoi niimmi il dimostrano, divise per qualche mese il soglio impé- 
riale coiî Licinio. 

Non ignoravasi che gli accessi di demenza, a cui ando soggelto Dio- 
cleziano negii ultimi anni del suo regno, furono il precipuo motivo 
délia sua abdicazione; e qui si aggiunge ^ che i suoi sonni venivano 
turbati da uno spetlio, il quale gli comandava di cedere l'inipero a 
Galerie, siccome fece. Ed utile al numismatici sarà il sapere^, che 
Licinio squagiiava le monete coniate in onore délie viitorie di Costan- 
tino Magno sopra i Sarmati; imperocchè oltre l'esserci resa ragione 
délia loro rarità,si conoscerà eziandio, che fra le varie guerre ch'egli 
ebbe con quei popoli, i nummi coll' epigraie S ARM ATI A • DE- 
VICTA appartengono alla spedizione narrata daZosimo^, ed eseguita 
neir anno loyB. Finalmente troveremo * una piii chiara conferma del 
detto di Zonara, che il medesimo Costantino erasi da prima ideato di 
stabilire la sede dell' impero a Serdica, célèbre città délia Tracia in 
oggi Sofia, ove infatti le date délie leggi ci mostrano aver egli fatto fré- 
quente residenza , innanzi che si cand^iasse poi di pensiero in favore 
del promontorio Sigco, ossia del vecchio Ilio, e che si déterminasse in 
ultimo per Bizanzio. 

Abbandonando poi il continuatore di Dione per passare ad Euna- 
|/io , questo medesimo autore ci confessa nel proemio del secondo li- 
bro^, che il principale istigatore, da cui venne spinto a scrivere le sue 
storie, fu il medico dell' iraperatore Giuliano TApostata, il célèbre 
Oribasio, che da lui si torna a dire Pergameno; onde sarà confermato 
l'errore di Suida e di Filostorgio, che l'avevano fatto di Sardi. E da- 
338. ranno poi motivo di erudite ricerche ai gcografi i popoli Nardini'"', dei 
quali non ci è riuscito finora di trovare altro cenno; contro dei (juah 
lo stesso Giuliano mosse una militare spedizione. Si nota che quel!' 
Augusto soleva molto vantarsene : e che la descrissc anzi in una sua 

' l'ag-. 2/i5, c. cxxviii. " Pag. 2/16, c. c.vxx. 

' Pag. 2/16, c. cxxvni. ■' Pag. 966 [c. vi; c. iv, ed. Bonii.|. 

I.il). II. c. wir sog. '^ Pag. o.Fx) [c. xi; c. xi, ed. nonii.|. 



EXCERPTA VATICANA. 257 

iettera ail' ignoto slorico Cillcnio, pcr correggere le cose, nelle quali 
si era questi discostato dal vero ncl raccontarle. Intanto è da osservarsi, 
che quella spediziono viene narrala uel codice, corne eseguita dopo 
ohe Giuliano aveva già preso il titolo di Aiigusto\ cioè a dire dopo la 
primavera del 3Go, e iniianzi ch'egli componesse l'orazione che ancora 
ci resta contro il cinico Eraclio, la qiiale si giudica scritta poco dopo 
la morte di Gostanzo avvenuta li 3 di novembre del 36 1. Il clie es- 
sendo,appena questa guerra potrà credersi diversa da quella ch'egli 
ebbe col re Vadomario, il qiiale sacclieggiava i confini délia Rezia ed 
aveva battuto ed ucciso il conte Libinone, ma ch'egli astutamente scppe 
larsi prigioniero; dopo di che valicato il Reno sorprese i nemici e li 
costrinse alla pace. Ammiano Marcellino, che racconta queste cose^, 
chiama quei popoli col nome generico di Alemanni; ma è ben ])roba- 
bile, che ne avessero un altro particolare; ed in queslo caso i Nardini 
dovrebbero cercarsi sulla sponda Renana opposta a Basilea. Ma su di 
ciô meglio vedi'anno gli eruditi délia Germania. 

La pagina seguente ci scopre la ragione che mosse quell' impera- 
tore a comporre F orazione che abbiamo superiormenle citata contro il 
fdosofo cinico, ch' Eraclio cliiamasi da Eunapio, mentre altri lo dicono 
Eraclito. L' aveva questi invitato ad ascoltare le sue lezioni , dandogli 
grandi speranze che le avrebbe trovale attissime per la migliore ammi- 
nistrazione delF impero; ed egli allettato dalla magnificenza délie pro- 
messe, lo aveva compiaciuto. Ma vedutosi burlato, volea vendicarsene, P. 339. 
e lo fece generosamente, usando le armi non di principe, ma di filo- 
sofo. Il quai Eraclio torna poi a nominarsi alla pagina 267, c. xx^, ove 
si racconta , che presentatosi a Procopio parente del già ricordalo Giu- 
liano, il quale erasi ribellato a Yalente, percosse fortemente il suolo 
col suo bastone, gridando : crForti animo esto, ut aliquis te quoque 
ccposterus laudet^. -n 

Era notissimo il sofista Musonio già proconsoie dell' Acaja, ch' essendo 

' Pag. 258, c. x[c. X, ed. Bonn.]. " [Aakiixos èaao, ïvx ris as xai oyl>iyôva>v 

^ Lib. XXI, c. IV. el sim?. Cf. Odijss. A. vs. 3o-2.] 

' [C. xxviii. ed. Bonn.] 

m. 33 



258 EXCERPTA VATICANA. 

vicario délia prefettura del pretorio iiell' Asia, si fe' incontro ad un' iii- 
ciirsione degrisauri, dai quali fu morto cou tutti i suoi l'anno SGy : 
ed ora troviamo ^ il suo epitaffio in qualtro versi, dai quali si raccoglic 
che fu sepolto in Ilio. Se ne cita autore un Teodoro, che appaiisce un 
personaggio d' importanza, résidente in Sardi, e che opportunamente 
l'annotatore ha creduto quel Teodoro proconsole, di cui rinmngono 
due altri epigrammi presse il Brunck^; il che essendo, puô formarsi 
una plausibile congettura, che colui fosse il proconsole dell' Asia 
di queir anno da aggiungersi alla loro série, che in questi tenipi è 
appunto rnancante. Ne taceremo la facezia di un dialogo tratto dagli 
escerpti di Massimo Planude^, che ci conferma la già nota moderazione 
deir imperatore Graziano. Una femmina presentossi a quel principe 
per querelarsi del niarito, che la percuoteva, e n'ebbe da lui in ri- 
sposta : questo non m' appartiene. Al che la donna replicô, che suo ma- 
rito congiurava eziandio contro di lui : E cio, allora le soggiunse, non 
appartiene a voi. 

Ma ritornando ad Eunapio, un nuovo personaggio ci viene da lui 
proposto* in quell' Argibolo, che si mostra come un confidente del 
Goto Gaina, e come suo cooperatore nella ruina delF eunuco Eu- 
P. 3/10. tropio arhitro dell' impero ai gioi'ni di Arcadio. Ed un' altra ag- 
giunta alla storia degli uoniini illustri sarà poi quella risguardante 
Fravito, Fravitta^, pagano di religione ed uno dei ca])i dei Goti, 
il quale avendo sposata una Romana si era attaccato ail' impero, a 
cui restô sempre fedelissimo. Fu uno dei più gran capitani del suo 
secolo, che avendo purgato le provincic dai masnadieri che le ma- 
nomettevano, sconfissc poi Gaïna e i suoi Goti in una célèbre battaglia 
navale e salvô Costantinopoli; in premio di che fu fatto console oi'di- 
nario per l'Oriente l'anno di Gristo /loi. Dopo il suo innalzamento 
air apice degli onori, più non si aveva notizia alcuna di lui; c solo 
ora apprendiamo, che fu ucciso fraudolentemente mentre rcgna- 

' l'.'ig. 971 [c.x\v = c.xx\ix, ed. Bonn,]. " Pog. 287 [c. xLni=c. Lxii,cd. Bonn. |. 

' Totn.llI,p. 6. •' Pag'. 288 [c. xLvr=c. lxv, ed. Bonn.]. 

•^ Pag-. 5/17, c. IV. 



EXCERPTA VATICANA. 259 

vano dissiflj fin' due iinpeiatoii, cIkî alli-i non ponno esserc se non 
clie Onorio ed Arcadio; e per conscfjueiiza iniianzi la morte di quest' 
nltimo seguita il primo di mafjfjio del A 08. Lo storico ne addossa la 
colpa a Iciace alessandriiio, di cui ci dice che sotto la reggenza dell' 
AugLista Pulcheria fii mullato per cio di quattro mila monele d' oro dal 
vicario Erenniano, il quale sarà da aggiungersi auch' egli alla Notizia 
délie dignità dell' impero orientale. E lo studioso annotatore lia poi 
vediito ', clTegli è ([uel lerace sommamente addetto a S. Ciriîlo, di cui 
parla Socrate-; nel (|ual caso il Giovamii, che si memora come parte- 
cipe deir uccisione di Fi-avito, altri non potrebbe essere che il cele- 
herrimo S. Giovanni Grisostomo. Ma se ciô è, sarà questa certamente 
una délie solite calunnie, délie quali Eunapio, caldo partegiano del 
paganesimo, suole aggravare i Cristiani; e a noi basterà di averla ac- 
cennata ai signori accademici délia religione cattolica, per essere certi, 
che la loro pietà non sarà tarda a vendicare la memoria di uno dei più P- 3/ii 
insigni campioni délia Chiesa contro le accuse del greco idolâtra ^. E con 
ciô porremo fine al nostro estratto, giacchè le altre cosc, che rimar- 
rehbero provenienti da Menandro, appartengono tolalmente' ail' im- 
pero d'Orienté, e quindi sono fuori dello scopo che ci eravamo pro- 
posti, siccome estranee del tutto alla storia dell' Italia e di Roma. 



' Pag. 710. 

' Hisf. lib. VII, c. \iii. 

' [ Personne n"a encore répondu à cet 
appel de Borghesi; je le ferai dans une des 
prochaines livraisons de mon Bulletin d'Ar- 
chéologie chrétienne (août i863). Du reste, 
saint Jean Chrysostome n"a pas besoin dêti-e 
défendu; ce nest pas de lui que parle Eu- 
nape. Celui qui fit périr le consul Fravitus 
était un personnage très-puissant à la cour 
d'Arcadius, et qui y disposait à son gré de 
toutes les charges: or saint Jean Chryso- 



stome, surtout depuis l'an /loi, était bien 
loin d'avoir celte position; dès cette année, 
en effet. Eudoxie. femme dArcadius. avail 
commencé à le persécuter. Le personnage 
dont Eunape a voulu parler est évidemment 
Jean , comte des largesses d'Arcadius en ici , 
auquel, suivant Zosirae [Hist. lib. III, 
c. xvni), l'empereur confiait tous ses secrets, 
et qui était même soupçonné d'entretenir 
des rapports criminels avec l'impératrice. — 
J. B. DE Rossi.l 



33. 



MARMO DI S. PAOLO. 



ILLIJSTRAZIONE 
Dl m MARMO INTERESSANTE, 

SCOPERTO 
NELLA BASILICA DI S. PAOLO AD QUATUOR ANGULOS, 

DETTA OSTIENSE'. 



Questo grandiose frammento fu rinvenuto iiel demolire il tabciiia- P. 
colo marmoreo sull' altare délia confessione dell' incendiata basilica di 
S. Paolo 2 : 

d M 

. . . staliUo . . ,/. . . B A R B A R O • C O S 

, . . . leg-- AVG G • G E R M • s V P E R 

/EG-AVG-PROV-THRAC 

donato • donis ' mil -iELLO-PARTH • MESOP 

praet q- PROV • AFRI C • TR • L ATI C ■ 

kg X vir • stli T • IVDIC • SEVIR • EQj ROM 

c n j u g i-l) eN E • MERENTI 

ARCIANA-C-F 

F 

Comprende circa la meta dell' intera iscrizione, per quanto piiô giiidi- 
carsi dalla peiiultima riga, ch' è una délie poche sviscettibili di un pieno 
ristauro, e nella quale sembra certo che fosse ripeluta l iisitatissima 
formola coniiigi ôeNEMERENTI. La lapide è certamente sepolcrale, 

' [Extrait du Giornale Arcadico , i83o,tom. XL\I, p. ly^-igA.j — ' iVoy. Henzen. 
Supplem. Orell. n, 55oi.] 



'26/1 MARMO DI S. PAOLO. 

facendone iudubiiata fede 1' avanzo dell' intitolazione agli Dei Mani, 
che osservasi sul priiicipio ; e fu posta ad un console chiamato Bar- 
baro, da Marciana o Larciana chiarissima femiiia, che la dilTerenza 

170. dei cognome fa credere piii presto moglie che figlia del defonto. La 
inenzione, che vi si fa nella quinta riga délia guerra Partica offre su- 
bito buon liime per non errare di molto nel giudizio délia sua età. 
Senza contare la più antica spedizione di M. Antonio, alla quale è 
troppo manifesto che questo marmo non puo riferirsi , e solfermandoci 
air anno 979, in cui il regno dei Parti passô in potere dei Persiani, 
quattro sono le guerre con quella nazione memorate dalla storia, 
mosse da Traiano, da L. Vero, da Settiniio Severo e da Caracalla. 
Ma la prima e 1' ultima vengono escluse dallo stesso frainniento, û 
quale ci attesta che allora regnavano due Augusti, il che non verifi- 
candosi sotto Traiano e Caracalla, rimane chiaro che quei due pren- 
cipi non ponno essere se non che i due Augusti fratelli, cioè M, Aure- 
lio e L. Vero, pure Settimio Severo col figliuolo. Lo che essendo, la 
mente corre spontaneamente a pensare, che questo console Barbaro 
sia il fratello di L. Elio Cesare e lo zio dell' imperatore L. Vero, cioè 
M. Ceionio Civica Barbaro, di cui ha dilfusamente ragionato il Ma- 
rini'. E infatti uomini dottissimi alla prima scoperta délia lapide non 
esitarono a sposare questa sentenza. Egli ottenne effettivamente il con- 
solato ordinario in compagnia di M. Melilio Regolo nell' anno Varro- 
niano 910, ed è anzi il solo di questo cognome di cui i fasti ci serbino 
l'icordanza. Ma se questo sospetto si verra più maturamente conside- 
rando, si conoscerà facilmente che non puô verificarsi per tre ragioni. 
Nasce la prima dal sapersi abbastanza precisamente, che Civica 
Barbaro non intervenne alla spedizione contro il re dei Parti Volo- 
gese III, che durô circa quattro anni, essendo stata intrapresa da 
L. Vero nel 91 5, tornandone nel 919. Imperocchè apprendiamo da 

17^'- Capitolino'-, che nel 917 Civica trovavasi in Roma, e che fu scelto ad 
accompagnare Lucilla figlia di M. Aurelio destuiata sposa delT impe- 

' Fr. Arval. p. 6 F) 7. — "^ In Marco, c. i.\. 



MAHMO DI S. PAOLO. 265 

ratore suo riipolc , il (juale venne a riceverla ad Efeso. Ne vi è proba- 
bilità che dopo avère soddisfatto alla sua commissione passasse a rni- 
lilare nelF esercito che combatteva coi Parti ; essendovi al contrario 
ogni apparenza che la sua lontananza dalla capitale fosse di brève du- 
rata, percio che ricavasi da Galeno, Questo farnoso iiiedico per sua pro- 
pria confessione venne a Homa poco dopo la partenza di L. Vero per 
Y Oriente , e ne parti innanzi il ritorno di lui, essendovisi trattenuto poco 
più di tre anni. Nel tempo che dimorô nella metropoli dell' impero, egli 
si acquistô gran credito colle sue sezioni anatomiche, e Ira gl' illuslri 
personaggi che solevano intervenire a vederle, nomina ripetutamente ' 
questo Barbaro zio dell' imperatore Lucio. Sembra che durante il 
soggiorno di Galeno egli non restasse per lungo tempo assente da 
Roma. 

Il secondo argomento viene suggerito dal medesimo nostro marmo, 
il quale nel memorare le cariche sostenute dal defonto serba manife- 
stamenle 1' ordine cronologico inverso, cominciando dalle più recenti, 
e gradatamente risalendo aile più antiche; solo dovendo eccettuarsi la 
dignità consolare, che per la sua eccellenza è di ordinario costume, 
che si annunzi sempre per la prima, qualunque fosse il tempo, in cui 
erasi conseguita. La linea, in cui si fa parola délia guerra Partica, 
deve senza dubbio supplirsi donato donis mililarihus 6ELLO PARTH, 
e dalla coilocazione di lei si fa aperto, che costui ricevette i doni mi- 
litari, innanzi di essere legato délia Tracia, o piuttosto in tempo 
che reggeva quella provincia. Ma qualunque délie due opinioni si 
prescelga, sarà sempre vero ch' egli fu decorato di questi doni innanzi 
di esser console, perche la Tracia fu provincia pretoria, come vedremo, P. 177. 
ne usavasi di mettere al suo reggimento un uomo consolare. Lo che 
essendo restera chiara la difïerenza di questo Barbaro dallo zio di 
L. Vero ; attesochè questi ottenne i fasci cincjue anni prima délia guerra 
di Vologeso, ne un personaggio cosi distinto per la sua stretta paren- 
tela colla casa impériale, dopo aver ricevuto il sommo degli onori, sa- 

' De praenot. ad Post. c. 11 et v, 

m. 34 



1». 17.S. 



266 MARiMO Dl 8. PAOLO. 

rebbe poi stato illegalmente degradato col mandarlo ad un govenio 
inferiore alla sua dignità. 

L' ultima ragione poi per escludere Civica da ogni diritto su questa 
lapide dipende dall' opinione in cui soiio, che la guerra Partica qui 
mentovata non sia già l' intrapresa da L. \ ero, ma bensi quella niossa 
da Settimio Severo. Ove mi riesca di provar ciô, non essendosi inco- 
minciata la seconda se non quarant' anni dopo il consolato di Civica, 
è facile il conchiudere cli' egli a quel tempo o era iiscito di vita, o al- 
meno non era piii in un' età capace di militare. 

E cliiaro cbe il MESOFotamico è stato aggiunto per particolarizzare 
la guerra di cui si è inteso di favellare, onde distinguerla da quella 
di Traiano, che celebratissima in molti monumenti, viene sempre detta 
Partica assolutamente. Ora quel predicato non mi sembra molto accon- 
cio per denotare la guerra di L. Vero. Concedo che in quell' occasione 
da Avidio Gassio lu ricuperata la Mesopotamia aggiunta aile provincie 
romane da Traiano e abbandonata dal successore Adriano ; ma pero 
lo sforzo maggiore di quella spedizione fu rivolto conti'o l'Armenia, 
che fu conquistata da Stazio Prisco e da Marzio \ero; e il di cui trono 
fu restituito a Soemo, che n' era stato espulso dai Parti. E veramente 
non dalla Mesopotamia, ma dall' Armenia fu tratto il titolo testimonio 
di quelle vittorie, che si congiunse ail' altro cli Partico, onde ambedue 
gli Augusti fratelli sulle medaglie e sui marmi vengono denominati 
Armeniaci Partie!. Ma non occorre dilTondersi in congetture, quando 
si ha la prova pi'ecisa, che con queste due appcllazioni si conti'adi- 
stinse veramente quella guerra. Imperocchè si legge nell' iscrizione di 
M. Ponzio Leliano' DONATO • DONIS • MILITARIB • BELLO- 
ARMENIACO-ET-PARTHICO'AB-IMP-ANTONINO-AVG- 
ET • A • DIVO • VERO • AVG, e cosi pure troviamo nell' altra di 
M. Claudio Fiontone riierita dal l)arone di Férussac '^ DONAT ■ 
DONIS • MILIT • BELLO • ARMEN • ET • PARTH • AB • IMP • AN- 
TONIN • AVG • ET • A • DIVO • VERO • AVGVST. Se dmi(|ue 

' ()rii(.[). 'iT);, •?.. [Orelli, n. '.UHO.]— '' Biilld. lomA . i8-^/i , soct. VII , p. 0.99. | Ilnn- 
zcii, Supplem. Orell. n. 0/179.] 



M AH MO 1)1 S. PAOLO. 267 

(|uella giiei'ra era coiiosciuta aRoma sotto il nome di Armeniaca Partica, 
restera che quest' altra, che appeilasi Partica Mesopotamica , si abbia da 
credere da lei diversa ; e se cio è ne verra pure ch' ella non possa 
essere se non bi terza mossa da Settimio Severo, non avendosene 
alcun' altra, a cui possa applicarsi la condizione, che a quel tempo 
regnassero due imperatori. 

Non ignoro che da alcuni si sogliono distinguere due guerre Partielle 
sotto Severo. Si conviene délia poca importanza délia prima, la quale 
non fu che il compimento délia guerra civile contro Pescennio, e che 
si détermina ail' anno 9/18. Ma piacemi meglio 1' opinione deU'EckheP 
e de! Visconti'^, i quali hanno tenuto che in quell'anno non si venisse 
a formale rottura fi'a le due nazioni, e che V imperatore si contentasse 
di respingere soltanto le scorrerie di alcuni popoli e principi dipen- 
denti dagli Arsacidi, che al più egli avesse da combattere con qual- 
che corpo staccato di Parti venuto in soccorso degli Osroeni e degli 
Adiabeni, contro i quali aveva allora rivolto le armi. In qualunque 
caso non potrebbe esser questa la spedizione contemplata nella nostra P. 179. 
lapide, perché Garacalla non solo non partecipava allora del titolo di 
Augusto, ma ne tampoco era ancora stato salutato Gesare. La grande 
guerra, che procuré a Settimio la denominazione di Partico Massimo, 
ebbe origine perché, nel mentre ch' egli era aile mani col suo rivale 
Albino, \ologese IV invase con grandi forze la Mesopotamia, siccome 
ci narra Dione^. Severo parti sulla fine del 960 per rispingerlo, e nei 
conflitti che poscia seguirono l'Armenia non ebbe alcuna parte, per- 
ché un altro Vologese figlio di Sanatruce re di quel paese prévenue la 
burrasca col domandare la pace, che gli fu conceduta dai Romani. La 
guerra adunque fu rivolta dalla parte délia Mesopotamia, da cui i 
nemici si ritirarono ail' appressare di Severo , il quale da quella banda 
pénétré nella Parzia al finire dell' estate, occupé Seleucia e Babilonia, 
e air ingresso dell' inverno espugnô eziandio Ctesifonte capitale del 
regno, che abbandoné dopo averla saccheggiata. Tutto cié avvenne 

' D. JV. V. tom. VII. p. 1--3. - " Iconogr. gr. ch. v. S 01, t. III. p. \ih et siiiv. — 
' Lib. LXXV. c. IX. 



268 MARMO DI S. PAOLO. 

neir anno 901, nel quale Garacalla fu associato ail' impero, e salutalo 
Augusto dai soldati ; e quantunque non se ne sappia precisamente il 
mese, sbagliô perô certamente Sparziano^ che differi questo avveni- 
mento dopo la presa di Gtesifonte. Imperocchè ci rimangono ancora 
due sincerissime iscrizioni, 1' una édita dal Moratori ^, l'altra dal Fa- 
bretti ^, nelle quali il figlio di Settimio già vedesi chiamato Augusto 
in Ronia ai 19 di settembre e ai i5 di ottobre. Dato adunque il 
tempo necessario perché la notizia dall' Oriente pervenisse in Italia, e 
perché potessero incidersi le lapidi, restera fermo che 1' assunzione di 
Garacalla dovette sempre precedere l' ingresso dell' esercito Romano 
sul territorio dei Parti, ancorchè non volesse anmiettersi la vecchia 
sentenza, che ha stabilito il principio del suo impero nel giorno an- 
P. 180. niversario di quello del padre, vale a dire ai 9 di giugno. Tutto per- 
tanlo combina, onde a questa guerra alluda il nostro marmo. 

Pero io non credo ch' ella fosse denominata Mesopotamica per la 
sola ragione che in essa fu ricupei'ata quella provincia. Primieramente 
in questo caso sarebbesi chiamata non Partica Mesopotamica, ma Me- 
sopotamica Partica, perché la riconquista délia Mesopotamia prece- 
dette r invasione délia Parzia , corne per lo stesso niotivo la guerra di 
L. Vero si disse Armeniaca Partica, non Partica Armeniaca. Dipoi è 
affatto insolito che i Romani menassero vanto di avère riguadagnato 
qualche porzione del loro impero occupato dai nemici, anzi fino dai 
tempi délia repubblica era espressamente vietato di trionfarne. Gli 
sludiosi deir antica geografia sanno bene che la provincia romana 
délia Mesopotamia conquistata da L. Vero non comprendeva già la 
Mesopolamia tutta intei'a, sia tutta la regione situata fra 1' Eufrate 
ed il Tigri, ma che la parte specialmente australe era rimasla in po- 
tere degh Arabi che continuarono a signoreggiarla, motivo per cui 
da alcuni autori viene anche chiamata Arabia Scenitica, quantun<|ue 

' [In Sevcr. c. xvi.] empruntée à Panvinio, lequel la tenait de 

* Pag. io35, 6. [Orelli,n. 8687. Cette Ligorio. J. 15. de Rossi. ] 

inscription n'a aucune autorité; Doni, qui ' Pag. S9O, n. 9.^7. |Orelli. n. •a^jSû.l 

dit lavoir tirée des Schcdae Mamttianae , Ta 



MARMO DI S. PAOLO. 269 

r Eufrate la dividesse dall'Arabia Déserta. Severo reduce daCtesifonte 
nel 962 condusse T esercito contro qucsta porzione délia Mesopotamia 
non soggetla ai Romani, onde aprirsi il passaggio per ritornare nella 
Siria, ma quantunque riiiscisse nel suo divisamento non potè pero 
espugnare la città di Atra, il di ciii re Baiscmio vole\a egli puiiire 
di aver sôccorso Pescennio. Ne i suoi sforzi furono coronaii da iiiiglior 
successo quando torno la seconda volta a cingerla d'assedio, non si 
sa bene peraltro se nello stesso anno, o nell' anno susseguente, Sta 
diinque egregiamente che nella nostra iscrizione la guerra Alesopo- 
tamica si faccia succedere alla Partica, e clie da lei si prendesse il P- 181, 
secondo appellativo con cui distinguere questa spedizione da quella 
di L. Vero. Délia quale spedizione di Settimio non mi è riuscito di 
trovare alcun' altra memoria sulle lapidi, non tenendo conto délia 
Ligoriana pubblicata dal Giidio ' ; onde sarà non piccolo pregio di 
questa nostra l' averci insegnato la denominazione, sotto ciii lu co- 
nosciuta. 

Da quanto si è ragionato sin qui rimane troppo manifesta F esclu- 
sione di Civica Barbaro da ogni pretesa sopra questo epitaffio, e il 
bisogno di ricercare alcun' altro, cui possa concedersi. Nel silenzio délia 
storia di questi tempi, che ci viene solo narrata da compendiatori , e 
nella mancanza di altri marmi fortunatamente soccorre aile nostre 
ricerche la numismatica, la quale per alquanti imperi ci sonmiinistra 
la série dei governatori délia Tracia. Le medaglie d'Anchialo, di 
Bizia, d' Adrianopoli, di Pautalia, di Filippopoli, di Serdica e di Traja- 
nopoli, tutte città di quella provincia, e délie quali ne conosco fino 
a ventisei diverse, sotto l' impero appunto di Severo fanno fréquente 
menzione di un loro préside Barbaro ; e l' identità del tempo e délia 
carica ci renderanno buona testimonianza, ch' egli sia il personaggio 
che ricerchiamo. Il suo nome ordinariamente si esprime colF abbrevia- 
tura HrCTBAPBAPOY,overoHreCTABAPBAPOY:matalora 
meno compendiosamente si scrive HT 'CTATI • BAPBAPOY. corne in 

' Pag. 166. ?>. 



-270 MARMO DI S. PAOLO. 

due, l' una di Bizia, Taltra di Trajanopoii, descritte dalMioiinet', o pure 
HreM -CTATei • BAPBAP, seconde una terza di Serdica mal letta 
dal Vaillant e restituita alla vera lezione dallo stesso Mionnet'-. Senza 
p. 182. prestar fede al falso nome di Acilio mostratoci da una medagiia di 
Traianopoli prodotla dal Vaillant •\ o ail' altro di Ostilio di cui dietro 
un' altra di Bizia sospettô sulle prime il ch. Sestini", restava perô sem- 
pre il dubbio se questo Barbaro appaitenesse alla gente Stazia, piut- 
tosto alla Statilia, ma questo dubbio ancora fu poi disciolto da un 
insigne medaglione di Pautalia pubblicato dal^Eckhel^ nel quale si 
legge HreMO Clli TIAIOY BAPBAPOY nAYTAAIfîTiîN. 

A intera conoscenza pertanto di questo personaggio più non reste- 
rebbe se non che di saperne il prenome, ne questo pure mancberebbe, 
se si volesse credere al Vaillant, che gli ha attribuito quello di Tibe- 
rio, adducendo in due nummi di Filippopoli HTG TIB BAPBAPOY, 
ed Hre Tl BAPBAPOY, ed in un terzo di Trajanopoh HTeMOC 
TIB BAPBAPOC. Ma la falsità di quest' ultima lezione fu già notata 
dair Eckhel '^, che la rimproverô di un manilesto peccato grammati- 
cale per r Hr6M0C invece di HFGM^N, ne io credo che siano piii 
certe le altre due, perché osservo che in tutte le medaglie dei presidi 
délia Tracia, e cosi pure in quelle délia vicina Mesia Inferiore, il pre- 
nome è poco fréquente, quando s' incontra non si dà mai il caso che 
sia scompagnato dal nome. Per questa mcdesima ragione non mi 
tengo abbastanza sicuro ne meno deli' HfGTBAPBAPOZ, del Mu- 
seo Tiepolo^: ne dell' HFGTBAPBA promulgato recentemente nella 
prima parte europea del Museo Hedervariano^, quantunque ne faccia 
lusinghevole invito il sapere, che il prenome Tito fu assai famigliare 
alla gente Statilia; troppo facile sembrandomi lo scambiare in HFGT 
il solito HTCT in medaglie che non oiTrono mai il punto divisorio 

' Suppl. t. II. p. '.i3/i, n. 17 1, c p. 5io . '"" Catal. Mus. Caes. Vindob. 1. I. p. 7S, 

11. 180)]. II. 19. 

' Ibid. p. 485, n. 166'i. ' D. N. V. t. IV, p. 2/.5. 

'' Graec. p. 88. ' Pag. 9/17. 

" Leti. l. Vil, p. 11. ' Pflg. 7-3, n. 28. 



MAUMO DI S. PAOLO. 271 

délie parole. Più proliahile mi sembrerebbe il chiamarlo Marco, cli' ù P. i83, 
denominazione cognita aiicli'essa degli Stalilii, appellandosi percioalla 
sovracitata medaglia di Scrdica dcl Mioiinel ', ma iiivcce di HrCMovos 
CTATGIXtov iiilerprelando Hr£(xovos MccpKO'u CTATGfXfovroircsom- 
pio di fjiiellc di alli'i presidi, siillo rpiali si vedn HTe • M nOMriHIOY 

OYoneiCKOY, Hre- m toyaaioy maeimoy, Hre- m ai- 

C6P0Y6IAIAN0Y. E poticdjbe addurscne una sufTiciente ragione aA 
dire, cb'è quasi inusilata su questi nummi l' abbreviatura HFGM. non 
avendosene altro sicuro esempio da potcr citare se non Y HFGM * M • 
nONTCABeiNOY del Mionnet-, cb'è pero dei tempi di Antonino 
Pio, e di una medaglia di primo modulo, cbe oiïriva maggioi' area da 
l'iempire. Pero io non intendo di dare a quesla congettura maggior 
])eso di quello che mérita, e più sicuro sarà certamenle il consiglio di 
attendere la sopravvegnenza di qualcbe altra medaglia che meglio ci 
scbiarisca, la quale se mai, com' è accaduto in altri dei presidi sopra- 
citati, ci olTrisse per esempio HP-M-CTA, ci darebbe definita la 
questione. 

Intanto essendo questa la prima voila, in cui un governatore délia 
Tracia incontrasi memorato tanto sulle meclaglie greche quanto sopra 
una lapide latina, se ne avrà modo finalmente di dimostrare qual'era 
il loro titolo e il loro grado, e di togliere cosi alcune dubbiezze che 
tuttavia molestano i numismatici. Sappiamo da Tacito^, che nel 772 
per autorità dell' imperalore Tiberio essendo stato privato del regno 
Rescupori a motivo dell' uccisione da lui fatta di suo nipote Coti \, 
ffThraciain Rhoemetalcem fdium, cpiem paternis consdiis adversatum 
ff constabat, inque liberos Cotyis dividitur : iisque nondum adultis Tre- 
ffbellienus Rufus praetura functus datur, qui regnum intérim tracta- 18/1. 

rcret, exemplo quo majores M. Lepidum Ptolemaei liberis tutorem in 
r Aegyptum miserant. -n Fu questi il primo Romano che spiegasse giurisdi- 
zione nella Tracia, e da lui spetta una bella iscrizione rimasta ignota ai 
commentatori di Tacito, e riferita pin correttamente degli altri dal Doni\ 

' Suppl. t. II, p. /i85, n. )6G-î. '' AnnnLWh. U.c. lxmi. 

" T. I, p. .'ii(), n 3A-:>. ' Cap. v. n. 3o. 



272 MARMO DI S. PAOLO. 

quantunque eqiiivocasse nel rneUerla a Ronia, quando fu trovata fra 
le rovine dell' antica Concordia , ed eslste a Portogruaro ^ : 

T-TREBELLIENO-T-F 

CLA-RVFO 
QjTR-PL-LEGATO 
CAESARIS-AVGVSTI 
PLEBS 

Ne guari andô che tutta la Tracia fu rimessa sotto il governo di un 
solo, perché Caligola nel 792, siccome riferisce Dione -, trasferi 
Coti VI a regnare sull' Armenia minore e riuni i suoi stati a quelli di 
Remetalcell, che non potè a lungo goderne essendo stato ucciso nel 1' 800 
per tradimento délia moglie. I Traci si rivoltarono in quest' occasione, 
ma r imperator Claudio li sottomise e ridusse quel regno in provincia 
romana, secondo che insegna Eusebio e il suo seguace Sincello. 

Gran dissenso peraltro régna su di questo fra gli eruditi, attesochè 
Suetonio, Eutropio, Vittore ed Orosio attribuiscono a Vespasiano la 
riunione délia Tracia all'impero, e ciô che più monta, lo stesso Eu- 
sebio, piuttosto S. Girolamo ^, torna a ripetere sotto quel principe : 
rrAchaia, Lycia, Rhodus, Byzantium, Samus, Thracia, Gilicia, Gom- 
frmagene, quae antea liberae et sub regibus amicis erant, in provin- 
rciam redactae,iT determinando questo fatto alF anno V del suo prin- 
cipato, vero al VI, siccome hanno alcune altre edizioni. I sostenitori 
délia prima sentenza hanno risposto esser solo per un fallo di lezione 
che questi scrittori si fanno parlare délia Tracia, e che in tutti quel 

' [J'ai revu cette inscription, et la copie ° Lib. LIX, c. xii. 

que j'en ai prise est ainsi conçue: ^ Ed. Mai, Script, vet. nov. coll. t. VIII. 

T • TREBELLENO • L • F P- ^^°- [Saint Jérôme a emprunte ce fait à 

CLA-RVFO Eutrope, en l'attribuant arbitrairement à 

QjTR-PLLEGATO l'année 5 ou 6 de Vespasien , et Eutrope , 

CAESARIS-AVGVSTI comme Victor et Orose, l'avait tiré de Sué- 

î'LEBS (Que (^Vcspas. c. vnr). Celui-ci en est donc 

Le ms. de Tacite a aussi TrehcUenus , que les le seul ^{-arant. Tu. Mommskn.] 
éditeursonteu tort de changer. Tu. Mommsen.] 



MAIÎMO DI S. PAOLO. 273 

luoglii deve leggersi Trachea o Trachia, coine verarnenie si scrive in una 
parte (Ici loi'o codici, csseiido qiicslo iiii epiteto da unirsi alln siisse- 
guente Gilicia. Gon tulto cio si scguita aiicora a difeiidcre gagliarda- 
meiite l' opinionc deHo Scaligcro, il quale sehbene ainmettosse per l*. i*^'». 
vera la piinia lestimoiiiauza di luisebio, crcde lullavolta clie una parte 
délia Tracia avesse continuato ad obbedire a qualcbe regolo e cbe di 
questa s' iinpadronisse poi Vespasiano. Peraltro è da osservarsi che 
Suetonio e gli altri storici avrebbero parlato assai iiii|)ropriarnente 
dicendo in modo assolulo, cbe la Gilicia venne allora in podestà dei 
Romani, quando fino dai tempi délia repubblica la piii gran parte di 
quella regione già costituiva una provincia, e qiialcbe volta ancora 
consolare. In latti da Dione \ ove parla délia célèbre divisione délie 
provincie fatta nel 727 fra Augusto e il senato, viene espressamente 
computata fra le cesaree, e due presidi di lei, 1' uno sotto Tiberio, 
l'altro sotto Nerone, sono ricordati da Filostrato- e da Tacito^ AH' op- 
posto è ben vero cbe Galigola, per detto di Dione ^, donô ad Antioco IV, 
re di Gommagene, quella parte délia Gilicia cbe portava il nome di 
Aspra, di Agreste, di Tracbea. E quel re possedevala sotto Glau- 
dio, per attestât© del medesimo Tacito ^, il cbe pure colle medaglie 
coniate in suo onore ci confermano Aegae, Alexandria ad Issum, Ane- 
murium, Gelenderis, Hierapolis, Lacanatis , Laerte , Mopsus , tutte 
ciltà di quel paese, il quale realmente insieme colla Gommagene fu 
unito da Vespasiano all'impero, quando nel quarto anno del suo go- 
verno fece spogliare il medesimo Antioco di tutli i suoi stati, siccome 
difl'usamente ci narra Giuseppe Flavio ^. Dali' altra parte, dopo essersi 
saputo per le cose già dette , cbe la Tracia era stata divisa da Tiberio 
in due porzioni, e cbe di nuovo fu riunita da Galigola sotto lo scetlro 
di Remetalce II, è difficile immaginarsi una terza divisione, la quale 
poi fosse cosi estesa da poter prendere il nome di tutta la regione. In 
ogni caso per convalidare la prima asserzione diEusebio, e per togliere 

' Lib. I.III, c. XII. * Lil). LIX, c. VIII. 

^ Apollon, vit. lib. IV, c. xii. ^ Anml. lib. XII, c. lv. 

' Annal, lib. XIII. c. xxxiii. ' Bell. Jud. lib. VII, c. vu. 

m. 35 



186. 



21li MARMO DI S. PAOLO. 

(li contesa, che già innanzi Vespasiano la Tracia eia soggetta ail' im- 
pero, io metterô in campo un' autorità superiore ad ogni eccezione, 
la quale nella présente conlroversia non era stata addotta puranche. 
E qiiella di Tacito, che esaminando lo stato dell' impero romano ai 
tempi di Galba ci dice : rr Duae Mauretaniae, Raetia, Noricum, Thracia, 
fret quae aliae procuratoribus cohibentur, ut cuique exercitui vicinae, 
rita in favorem aut odium contacta valentioruni agebantiir '. i) Ecco 
dunqiie non solo provato che la Tracia prima di Vespasiano era sotto- 
messa ai Romani, ma che di più ail' uso délie provincie minori ella 
soleva essere amministrata da un procuratore. 

Ne cambiato aveva condizione di governo ai tempi di Domiziano, 
siccome mi mostra un' iscrizione forse inedita già esistente a Perinto, 
che ho tratta dalla descrizione di un viaggio fatto da un anonimo ai 
tempi di Papa Eugenio IV, che si conserva nella biblioteca Vaticana'^ : 

AN BEAZOYPAQ 
AYTOkPATOPI KAIZAPI AOMITIA 
NQ ZEBASTQ TEPMANIKQ TO lA 
VnATQ EniTPOnEYONTOE 0PAKHZ 
K-OYETTIAIOY BAEZOY TIKAAY 
AIOZ ZEBAZTOY AnEAEYOEPOZ 
ZHNA TPIHPAPXOZ KAAZZHZ HEPIN 
eiAZ ZYN KAAYAIOIZ Tl YIOIZ KYPEINA 
MAEIMQ ZABINQ AOYnQ <DOY 
TOYPQ TEKNOIZ lAIOIZ ITPQTOZ 
KA0IEPQZAN 

P. 187. (}uindi ben s'intende come, da un' epistola diPlinio^ si arguisca, che 
la Tracia aveva una certa dipendenza dal legato augustale délia Mesia, 
essendo d'oi'dinario stile che i procuratori délie provincie minori fos- 
sero soggetti al governatore délia pi-ovincia consolare vicina , come 
nppiinto sappiamo che il procuratore délia Giudea era sottoposto al 

' Htst. lib. I , c. XI. voyageur qui l'a copiée est le célèbre Cy- 

^ Cod. 5960, p. 3. [(]etle inscription ne riaque d'AnctW. J. B. ok Rossi.] 
so trouve pas dans lo Corp. inscr. Gr. Le ^ Lib. X, op. i.n [ep. xLni,e(l. Keil.J. 



MARMO 1)1 S. PAOLO. 275 

legato délia Siria. E starà cgualmente berie che alloiquando la Biti- 
nia da provincia seiiatoria passo ad essere piovincia cesarea, in gra- 
zia délia straordinaria missione di Plinio, aiiclie la Tiacia gli fosse as- 
soggettata, togliciidola alla dipendeiiza del legato délia Mesia, onde 
nella sua célèbre iscrizione di Milano egregiamente fu supplito dal 
Ma ri ni ' : 

LEGAT • PRO • Pli • PRO VINCI AE • ?ONti ■ et ' hithyniae 
CONSVLARI-POTESTArlN- E AM •? K.OV IN Cl AM-Ef in -thracimn af^ 
IMP • CAESAR • NERVA • TrAI ANO ■ AVG • GERMANico • dacico • missiis 

Non andô guari perô, che dallo stesso Trajano lu dato anche alla 
Tracia un legato suo proprio, del che ci rendono testinionianza alcune 
niedaglie di Perinto édite dal Sestini^ coH' epigrafe EFII lOYOYEi;- 
Tiov KEACov T\Ps(7ë£VT:Gv ANTic/lpoLTvyov. E questi il célèbre giuris- 
consulto Giuvenzio Celso, che fu poi console per la seconda volta 
nell' 882. Quelle niedaglie attribuiscono ail' imperatore il titolo di Da- 
cico, e tacciono quello di Partico, onde v'è probabilità, che dopo finita 
la legazione Pliniana fosse la Tracia elevata ail' onore di esser retta da 
un uomo pretorio, al che potè dare un giusto niezzo la conquista délia 
liniitrofa Dacia, e il bisogno di vegliare più attentamente sopra quei 
nuovi sudditi, c sopra i barbari circonvicini. 

Due al tri legati di questa provincia ci sono cogniti sotto il successore 
Adriano, cioè A. Platorio Nipote LEG-PRO- PR-PROVINCTHRAC 
apparente dal suo titolo onorario, che pubblicai nel mio estratto del P- 18». 
gius civile antegiustinianeo del cIj. monsig. Mai, inserito in questo 
nostro giornaleS e Tineo Rufo, HREC- KAI • ANTI -TOY- CEBAC, 
che il Marini cavô fuori da una niedaglia di Bizia ^ e ch è quel mede- 

1 /'>. Arvul. p. 768. Institnto di corrisp. archeol. i85/i. p. 62 et 

^ fM. Monimsen a restitué depuis cette i3. L. Remer.] 
inscription , en comparant les meilleures co- ^ Lettere di continuazione , t. IV, p. 56. 

pies qui nous en sont restées, et il a dé- ' iSo/i. t. XXll. [Voyez plus haut, page 

montré qu'au lieu de Et in thraciam, il faut 1-2 2.] 

ici suppléer Eœtra sortem. Voy. Annali delV ° Fr. Arval. p. 655 e nota 101. 

35. 



p. i8( 



276 MARMO DI S. PAOLO. 

simo che si segiialô riduceudo in dovere i rivoltosi Giiidei. Anche ai 
tempi di Antonino Pio, Antonio Zenone si appella legato propretore 
in tre medaglie di Filippopoli S e in nna quarta di Perinto ^ ma egli 
è i' ultimo dei governanti di quella regione, che sni nunimi di lei 
assuma quel titolo. Imperocchè i successori di lui sotto il medesimo 
imperante o tacciono affatto la qualità délia loro carica, scrivendo 
YnO-cDABtouArPinnEINOY^, eni-lOYKOMOAOYS o pren- 
dono la nuova qualifica di egemoni, corne nel sovracitato HTEM • M • 
^ONT•CABEINOY^ HT • nOMn • OYOn EIIKOY '\ HTE- 
TAPriAI • ANTIKOY \ E questa seconda costumanza rimase poi co- 
stante fino a Garacalla, sotto cni le medaglie délia Tracia cessarono di 
nominare il magistrato romano; non potendosi poi dubitare del sup- 
[)lemento di (piella voce, ora pin, ora meno accorciata. trovandosi alla 
dislesa HTeMONOC- M -TOYAAIOYMAEIMOYnAYTAAIflTrîN 
in un medaglione di Gommodo del Real Museo di Baviera citato dal 
Sestini ^ 

L'Eckhel dottamente provô" che la voce rtys^œv presso i Greci in- 
distintamente adatlavasi a qualunque sorte di magistrato primario,e 
che percio corrisponde con tutta esattezza al praeses dei Latini, del 
quale scrisse Macro nei Digesti^": cf Praesidis nomen générale est, eoque 
ff et proconsules et legati Gaesaris, et omnes provincias régentes, licet 
ffsenatores sunt^', j)raesides appellantur. -n Istitui percio la duplice que- 
stione, se gli egemoni délia Tracia fossero i magistrati particolari délie 
rispettive città, nelle quali furono coniate le medaglie, ovvero i rettori 
romani dell' intera provincia, e in queslo secondo caso s'eglino rice- 

' Mionnet, Snppl. t. 11 , p. 6 A7, 11. 1 Mi-2 ; ^ Mionnet , Méd. mit. i. 1 , p. A 1 6 , 11. 3^2. 

Haym , Tesoro Brilan. p. aSh , lav. XXXIV, ^ Eckhel , Catal Mus. Cacs. part. 1 , p. 78 . 

fig. 10, éd. (li Vienna; Froeiich, Quatuor n. 1. 

lentatn. p. 196. ' Mus. Sanclcm. l. 11 , |). -^31. 

^ Seslini . Letterc di conlinuazione , t. VI, ^ Class. gen. p. 3i. 

p. 9.9.. " D.N. F. t. m. p. -ih'-l 

' V.iillanl, Gr. p. Zi5. '" Lib. \Ml.\\\l\,\. \ ,DeOfcio praesidis. 

' lv;kliel. C«<rt/. .¥m.5. CV(e.s-. |)ar(. I. p. 7<|. "(H (aut lire : r Licel senatores non 

n. -jo^. '•siiiil.'- Tu. \1ommse\. I 



MARMO DI S. PAOLO. 277 

vesserola loro nomina daH'imperatoro, o dal s(3iialo, jjiusta la iiotissima 
(livisione délie provincie in cesaree e proconsolari. E «jiustameiite le 
risolse ambedue mostrando che la Tracia fu sempre proviiicia cesarea , 
e che gli egemoni non fiirono se non che i governatoi'i mandai i dnl 
principe per arnministrarla. 

Gon tutto quesio è rimasla una qualche altra conlroversia ajicoia 
indecisa. E vero che praeses è nome generico, ma è vero alliesi che 
dopo Alessandro Severo divenne il titolo proprio se non di tutte, di 
alcune almeno délie provincie imperatorie, giusta il notissimo passo <li 
Lampridio^ dal quale si narra che quell' Augusto rrprovincias praeto- 
errias^ praesidiales plurimas tecit, proconsulares ex senatus voluntate 
rrordinavit. n Infatti prima délie innovazioni portate daDiocleziano nelT 
amministrazione dell' impcro, ed anche ai tempi di Caracalla ti'oviamo 
per esempio PRAESIDI • PROVINCIAE • NVMIDIAE \ PRAE- 
SES-PROV-HISP-CITS e PRAESES -j^romNCIEGERM ANIAE- 
SVPERIORIS^ Egualmente conosciamo che i sovrastanti aile piccole 
provincie non si stettero contenti del modesto titolo di procuratori, che 
avevano da prima, ma assunsero in seguito F altro piii pomposo di praf^- 
ses, onde il solo Grutei'o ci somminisira PROC ■ ET • PRAESIDl • 
PROV • SARDINI AE ", PROC • ET • PRAESIDl • ALPIVM \ pro- 
rwATORI • ET- PRAESIDl ■ ALPIVM • COTT\armn\ PRAESIDl • 



1'. uiû. 



' [In Alex. Sev. c. xxiv.] 

' [Les manuscrits ont provinctalegatorias , 
doù Saumaise a tiré provincias legatorias, 
comme l'exige Topposition des provinciae 
proconsulares. Le biographe a voulu dire 
probablement qu'Alexandre envoyait sou- 
vent, au lieu d'un legutus , un procurator et 
praeses j, c'est-à-dire un gouverneur non 
sénateur; car, quoique le titre de praeses 
convienne aussi aux gouverneurs de rang- 
sénatorial, comme terme technique et légal 
il désigne un gouverneur de rang équestre. 
Th. Mommsex. 1 



' Donati, p. -264, i. [Orelli. n. 9Û6.J 

' Grut. p. 978, 9. [Cette inscription est 
du temps de l'empereur Carus. et le per- 
sonnage qui y prend le titre dont il s'agit 
porte, sur un autre monument de la même 
époque . celui de V • C • LEG • AVGG ■ PK • 
PR-PROVINCIAE-HISPANIAE CI- 
TER lORIS. Voy. Grut p. 078. 1: Orelli. 
n. loûo. L. Remer.] 

' Grut. p. 698, 3. 
Pag. '487.' 6. 

^ Pag. /tgS, 6. 

' Pag. 693.7. 



278 MARMO DI S. PAOLO. 

FKOV 'TIN Git(mae\ tacendone altri che si trovaiio raccolti presso il 

Ma ri ni '^. 

Poteva adunque credersi che la légale mutazione del titolo di lega- 
tus in praeses fosse molto piià antica dei tempi di Alessandro Severo, e 
in questa ipotesi la Tracia sarebbe una délie prime provincie a sommi- 
nistrarne l'esempio. diversamente si aveva luogo di giudicare, ch'es- 
sendo cessate le ragioni per cui quel paese si era fatto governare da 
un legato propretore, fosse stato restituito ail' antica amministrazione 
di un procuratore, il quale sulle tracce di altri suoi colleghi avesse 
voluto nobilitare il proprio officio col denominarsi egeinone o préside. 
Ma il confronto Ira la lapide del nostro Barbaro, che lo dice legatus 
Augustorum provinciae Thraciae, e le medaglie coniate sotto il suo reg- 
gimento, dalle quali appellasi egemone, dissipa fmalmente tutte queste 
incertezze. E manifesto per esso, che da Traiano in poi la Tracia pro- 
segui ad essere governata da un legato propretore, e che la mutazione 
del titolo avvertita sui nummi non ebbe altra origine se non che dall' 
uso che incominciava a diffondersi di chiamare presidi generalmente 
i reltori délie provincie, qualunque fosse il loro grado. E infatti fra 
l'epistole Pliniane del libro X vedesi in quella che nelle vecchie edi- 
zioni è la 53, e che nelle recenti trovasi al numéro 58, che anche 
Traiano scriveva, ignoscet illis Moesiae praeses, tuttochè non possa du- 
bitarsi che la Mesia sotto il suo impero fosse commessa ad un legato 
augustale. 

Ho detto superiormente che la Tracia fuprovincia pretoria , e non con- 
I'. M)!, solare; onde prima di désistera dal ragionare di lei, mi trovo in debito 
di mostrare il duplice fondamento délia mia asserzione. Viene sommi- 
nistrato H primo tanto dalla nostra iscrizione quanto da quella di Pla- 
torio Nipote, da ognuna délie quali ci consta che la Tracia fu il primo 
goveino da loro couseguito. Egli è adunque chiaro che questa fu la 
provincia cesarea, che loro spettava in conseguenza dclla ])retura, il 
che vien meglio addimostrato dall' osservarsi che la seconda legazionc 

' Pag. 366. 1. — ^ Fr.ArvuL \). i}-ï6 , nota 'j5/i. 



MARMO Dl S. PAOLO. 279 

toccata ad ambeclue fu quella délia Gciiiumia Superiore, o Inferiore, 
l'ana e l'altra délie quali è già comprovato che furono consolari. An- 
che pin fermo è l' allro aro[omento desuiilo da cio che si narra da Dione ' 
intorno Claudio y\tlalo, co[jnito eziandio per un nummo di Pautalia 
coir effigie di Goniinodo edito dall' Eckliel'^. Scrive quello storico che 
nel 971 Elagabalo crinCypro Claudium Attalum, qui Thraciae fuerat 
ff olini praescs et a Severo tenipoi'e belli Nigriani senatu motus, a Ta- 
re ranto autem dignitati pristinae restitutus, eo tempore ex sortitione 
rrCypro praelectus erat, interfecit, propterea quod oU'endisset Coina- 
rr zonteni ^ -n Attalo adunque non fu mai console, perché se lo fosse stato 
nel cavar a sorte la provincia senatoria non poteva toccargli Cipro,che 
fu sempre uno dei proconsolati riserbati ai pretorj, ma doveva venir- 
gli l'Asia l'Africa, che, siccome è notissimo, furono le dueprovincie 
del senato destinate ai consolari. 

Questo Barbaro dev' essere stato di nobile schiatta, attestandoci la 
lapide che nella sua prima giovinezza, e innanzi di occupare il deccm- 
virato che giudicava le liti, fu seviro dei cavalieri romani. Il pochis- 
sinio che si conosceva di questo ufficio è stato detto dal Fabretti\ e dal 
Marini^ ma è cosi poco, che si restringe a farci sapere che quei seviri P. 192. 
erano i prefetti di sei turme di cavalieri. Ma quali turme erano queste, 
e quali le loro incombenze? In tanto bujo per me porto opinione. che 
quelle lurm£ siano le stesse délie quali parla Suetonio ^ ccTrojam hi- 
er sit turma duplex majorum minorumque puerorum, i^ ossia le sei squa- 
dre di giovinetti Romani, nelle quali posteriormente furono divisi pro- 
babilmente secondo l'anno délia rispettiva età, che in certe determinate 
feste ed in altre straordinarie eseguivaiio le decursiones, nelle quali 
consisteva il ludus Trojanus reso cosi célèbre dai versi rli Virgilio', su 

' Lib. LXXIX, c. m. toO KA>;pov tj) KOttow 'srpOfny.-/,6évTa, otj 

- Catal. Mus. Caes. part. I, p. 78, n. 10. rw K«opià|oi'Tt ■zspoasHexpoDKSi (èÇ'ov£v<Te). 

^ [ÉvT£Tr7Kt(7rp&) KAavStov AT7aAoi'Toi' ' Inscr. dom. Y>. hio. 

Tïjs QpâKïjs 'tsotè âp^oiVTa xai vira p.èv toO ^ Fr. Arval. p. 776. 

^soMvpov in ToO avvehpiox) èv tw toO N/- " In Caes. c. xxxix. 

jpov T^oXéiico SK-K£(T0VTX, iiTo §£ ToC Ta- ' Aeti. lib. V, vs. ôUb e seguenti. 

pivTOM ss oiùro è-KCLvx^fJJévzy., «ai tôts èjc 



280 MARiMO Dl S. PAOLO. 

cui è da vedersi ï excursus dell' Heyrie ^ Da infiiiiti luogbi dei classici 
si ricava, clie questi giovinetti erano tutti patrizi, o figli di senatori, ed 
ognuno sa che per quanto eccelsa fosse la riascita dei Romani, finchè 
non erano ascritti ail' ordine senatorio, rimanevano nel ceto dei cava- 
lieri. Non è qiiesto il luogo di appoggiare la mia opinione, perché ciô 
mi obbligherebLe a duplicare i limiti che ho prefissi al présente arti- 
colo; bastandomi di poter asserire, che questi seviri cosi frequenti nelle 
iscrizioni appariscono tutti di un' età molto giovenile, e che non ne 
conosco alcuno, il quale possa dimostrarsi che sia stato un honio novus 
nei senso romano , nel mentre che di moltissimi è manifesta la nobi- 
lità délia loro origine. Non per questo mi attenterô di far discendere 
Statilio Barbaro dalla célèbre famiglia degli Statilii Tauri, sembran- 
domi anzi ch'ella venisse meno ai tempi di Nerone, do])o i quali se ne 
perde ogni memoria : e infatti la storia parlandoci di Statilia Messalina , 
ultima moglie di quell' imperatore, non ci fa motto di alcun suo parente. 
Viceversa ai tempi di Adriano le figuline mi fanno conoscere T. Stati- 
P. 19.3. lio Massimo Sevei'o Adriano'^ ricordato nell' anno 880 ^ e di cui ho tro- 
vato memoria anche tre anni prima in un altro tegolo inedito da me 
veduto nei magazzeni dei Museo Vaticano, il quale non è forse di- 
vei'so dallo Statilio Severo, a cui Ti'aiano diresse un rescritto nei Di- 
gesti ^, e elle con tulta probabdità fu il padre di un altro T. Statilio 
Severo, console ordinario nel Q'^*^. Gli stessi Digesti fanno parola^ di 
Statilio Secondo legato dell' imperatore Adriano '^; e alcuno di questi 
ben potrebbe essere un antenato dei nostro Barbaro. 

' [ Borghesi a de nouveau parlé des sef«n d'Athènes relative à Hadrien, AnnciU dell' 

equitum Bomanormn, dans son mémoire sur Instit. dicorrisp. arch. 186 9, p. 1/41, note 1. 

l'inscription de Concordia , Annali dell' Instil. W. IIknzkn. ] 

^/i cormp. rtrc/t. 1 853, p. 18g, maison main- ^ Fabretti, Inscr. dont. p. 620, n. 3tî5. 

tenant l'opinion qu'il émet ici sur la nature ^ Marini, Fr. Arval. p. 3 18. 

de cette charjj'e; et dcpnis, M. Momnisîn, '' làb. XXIX, lit. I, 1. 9^. 

dans son Ili.si. Boni. lom. I, 3' éd. p. 78/1, ' Lib. XLVIII , tit. lll, 1. 11. 

a clierciié à expliquer autrement ](! titre dont '' [de légat d'Hadrien est probal)lement 

il s'agit; voyez ce que j'en ai dit moi-même le même cpie le T-STATILIVS- MAXI- 

dans mon article sur la grande inscription MVS • Secundus qui a écrit son nom sur 



MARMO DI S. PAOLO. 281 

Regolarissimi furono i passi, con cui si avanzô nella carriera degli 
onori : imperocchè fu prima seviro de' cavaiieri romani, iiidi decerii- 
viro délie liti, e tribuno laticlavio di iiiia lejjione, che la frattiira dei 
marmo ci vieta di saperc quai fosse, e iiifiiie senatore mercè la (jue- 
stura, ch' esercito appresso il proconsole dell' Africa. 11 vacuo che riinane 
innanzi qiiest' ultima carica era occupato da due altri ufficii, uno dei 
quali doveva essere necessariamente quello che lo condusse alla pre- 
tura, fosse mo' egli il trihunalo délia plèbe, o alcuna délie edilità. i'al- 
Iro fu senza dubbio la pretura , ch' egli non potè a meno di conseguiie, 
se fu poi legato propretore délia Tracia, che, siccome abbiamo veduto, 
da lui reggevasi circa il tempo délia guerra Partica. Secondo ogni ve- 
risimiglianza al ritorno da quella spedizione dovette ricevere nei fasci 
il guiderdone dei valore che i doni militari ci attestano a ver dimostrato 
in quella guerra, ma questi fasci furono certamente suffetti, essendo 
già cogniti abbastanza tutti i consoli ordinari de! principato di Settimio 
Severo. Ne gli avrà certamente conseguiti avanti il gS-i, al di cui comin- 
ciare terminossi la guerra coi Parti, dopo la quale potrebbe essere stato 
rinviato a Roma per assumere la nuova dignità. Ma perô è assai dub- P. jo''- 
bioso, che cosi veramente fosse, ed è ugualmente incerto di quanto si 
abbia da ritardare questo suo onore , atteso che potè egli egualnif nte 
seguire l'imperatore nelle sue posteriori spedizioni contro gli Arabi 
délia Mesopotamia Inferiore, ed anche non esser tornato alla capitale 
se non che in compagnia di lui sul finire dei gBB. La lacuna délia terza 
imea conteneva probabilmente alcuna délie cariche, che si solevano 
conferire ai novelli consoli, come sarebbe a dire la sovraintendenza délie 
fabbriche sacre, o di alcuna délie strade maeslre d'Italia. Certo è poi 
che la mancanza délia seconda riga dev' essere empiuta dalla memoria 
di uno due sacerdozi, dei quali niun consolare si lasciava privo, es- 
sendo d'ordinario stile,che questi si memorassero subito dopo il conso- 
lato. La legazione délia Germania Superiore fu 1' ultima dignità da lui 
occupata. Egli l' ebbe certamente regnando Settimio Severo, ossia innanzi 

le colosse de Memnon , ANNO ■ XX • HA- gr. et latines de l'Egypte, tom. Il . p. -280 . 
DRIANI-IMP-N; voy. Letronne. Inscr. n. 358. C. Cavedoxi.i 

m. 36 



28-2 MARMO Dl S. PAOLO. 

il 9O6, in cui quel!' imperatore iiiori, imperocchè il titolo LEGAVGG 
pin non si verificô se non che nel 991 nei pochi mesi dell' inipeio di 
Balbino e Pupieno. E vero che il limite da me fissato potrebbe anipliarsi 
di un anno portandolo al 966, e avendo riguardo alla société nel regiio 
de' due tratelli Caracalla e Geta, se non che la lapide essendo stata 
incisa dopo la morte del nostro legato dovi'ebbe essere naturalmente 
posteriore a quell' anno; ma dopo 1' uccisione di Geta, e nei sommi 
rigori di Caracalla che ne vennero in seguito, niuno sarebbesi più az- 
zardato di ricordare la dignité di quel principe infelice. Sotto dunque 
l'impero di Severo, piuttosto circa la di lui meta, potiemo aggiun- 
gere Statilio Barbaro alla série dei presidi délia Germania Superiore, 
che ci è stata data dallo Schœpflino, il quale non ne ha conosciuto 
alcuno durante quel principato. 



C. EPKIO MARCELLO. 



36. 



C. EPRIO MARCELLO'. 



Il ch. cav. Avcllino con iina dotta memoria ha testé preso ad illu- P. 1^7. 
strare la vita di Eprio Marcello célèbre oratore dei tempi di Nerone e 
di Vespasiano, traendone ai'gomento dalla seguente iscrizione onoraria 
a lui dedicata, rinveiiuta anni sono nell' atrio délia cliiesa di S. Prisco 
presso l'antica Capua, e clie ora serbavasi inedita nel Real Museo Bor- 
bonico ^ *. 

T-CLODIO-M-F-FAL 
EPRIO • MARCELLO 
CO S -TT- AVG VRI 
CVRIONI-MAXIMO 
SODALI-AVGVSTALI 
PR- PER-PROCO S 

ASIAE-TÎT 
PROVINCIA- CYPROS 

Da questa importante lapide ci sono state per la prima volta scoperte 
la sua antica nomenclatura, il prenome dell' oscuro suo padre, la sua 
tribu, i sacerdozi ai quali fu ascritto, le attribuzioni délia sua pretura, 
e di più il suo gemino consolato, mentre per l'addietro appena di uno 
solo poteva farsi ragioncvole congettura. 

' [ Osservazioni del cav. F. M. AveUino so- corrispondenza archeologica di Roma, 1 83i , 

pra un epigrafe del Beal Museo Borbonko, p. 167-1 56.] 

vella quale si fa menzione di C. Eprio Mar- " [Mommsen, /. N. 36oi; Henzen. Sup- 

cello. Napoli, dalla stamperia Reale, iSiîi, plein. Orell. n. 5626.] 
inh". — Extrait du Bullettino dell' Insùluto di 



286 C. EPRIO MARCELLO. 

Egli ha diviso il suo lavoro in due parti, nella prima dclle quali ha 
'is. l'accolto iutto ciô che intorno ad Eprio ci harino tramandato gli antichi 
scrittori, riserbandosi a ragionare nella seconda dei monumenti, che 
faniio ricordanza di lui. Ecco il sunlo di amhedue, confidando che 
siano per essere accolte di buon grado le notizie di un persouaggio 
che intéressa del pari la storia letteraria e la politica del suo secolo. 

Di abbietta origine o di poveri genitori, in un anno che non è noto, 
nacque Eprio Marcello in Capiia, onde va bene che fosse censito nella 
tribu Falerna, cui furono particolarmente ascritti i Capuani, siccome 
quella che aveva desunto il nome dai loro campi Falerni^ Fino dalla 
prima giovinezza recatosi a Ronia diede opéra agli studi dell' eloquenza 
ed alla professione di avvocato, nella quale poi si alzô in tanto grido, 
che ne raccolse ricchezze grandissime, e giunse a dividere il principato 
del foro coH' altro illustre oratore suo contemporaneo Vibio Crispo'-. 
Essa gli apri eziandio la carriera degii onori, e quindi, allorchè nell' 
(Soi il prctore L. Silano fu deposto nel di précédente alla scadenza 
délia sua carica, Eprio subentrô nell' esercizio per quel}' nnico giorno 
dolla vacante pretura,che dalla lapide apprendiamo essere stata quella 
che rendeva ragione ai forestieri ^ Qucsta magistratura quantunque 
cosi brève bastô tuttavolta a renderlo capace di essere eletto in appresso 
legato augiistale délia Licia; ma non sembra che in quel governo si 
dipoitasse con molta intégrité. Imperocchè tornato a Roma nell' 811' 
venue cliiamato in giudizio dai suoi provinciali, ma ei seppe muovere 
tanti intrighi, che non solo corne innocente fu assoluto, ma alcuni dei 
suoi accusatori n'cbbero condanna di esiglio-'. 

Intorno questi tempi, e certamente innanzi l'BiS, gl'indirizzo (^o- 
lumella la sua prima opéra agraria, Di grave obbrobrio pero si coperse, 
quando iicH' 819 accetto da Nerone 1' incarico di sostenere l'accusa 

' [Cï. Grolcknd, Inipcrium Ro7nnnnm Iri- safjc cité, et Rorgliesi lui-même, dans le 

hutim descriplum , p. hh.\ Bullettino dcU' Instit. di corrisp. arch. i(S4(), 

^ Dial. de Orat. c. viii. p. 17.3. W. Menzen.] 
'' Tacil. Aiiunl. iil). XH, c. iv. ^ Tncit. A)iii(iL lih. XII [, c. wxiii. 

' [Ou plutôt on 810; voy. Tacite, pas- 



C. Kl>RIO MARCELLO. 287 

proniossa da Capitoiie Cossuziano contro Trasea Pelo, rendendosi com- 
plice per lai inodo dclT iii[»iusla seiilenza e dclla morte dell' uomo il 
più virtuoso fra i Romani di (jueH' età K Egli n' cbbe dall' imperatore 
un guiderdone di cinque niilioni di seslei'zi, ma si atliro insieme gravi 
inimicizie e l'indignazione di tutli i buoni. Per lo che dopo la morte di 
Néron e fu acremente attaccato in senato da Elvidio Prisco, che si sfor- v. ir^y. 
zava di vendicare il suocero Trasea, e acerbi rimproveri ebbe pure a 
soflVire da Licinio Gecina, allorchè nell' anno successive 82 'i, avendo 
seguito Ottone alla guerra , deliberava con molti altri senatori a Mo- 
dena, se conveniva, 110, di riconoscere il principale di Vitellio. Ma da 
j)rima il dubbio in cui si era sulle intenzioni di Galba, di poi l'aulo- 
rilà dei più nioderati troncarono quei liligi^. Risorsero pero più caldi 
col primo negli ullimi giorni dello slesso anno, allorchè si Iratto delT 
elezione dei legati da inviarsi al novello imperatore Vespasiano, che 
furono scelti a sorte secondo û parère di Eprio ^ e accaniti divennero 
nel senato dei primo febbrajo 828, nel quale Elvidio tentô di ripro- 
porre contro di lui l'accusa délia morte di Trasea. Ma a cjuesti pure 
neila seguente tornata impose fine il Gesare Domiziano, dichiarando 
doversi tirare un vélo sulle cose passale \ 

Gli scriltori convengono che l'arte sopraRina e l'eloquenza dell'ora- 
tore di Gapua trionfô in quest' occasione delT inesperienza di Elvidio e 
deir odio slesso dei padri, e che coi medesimi mezzi riusci poi ad insi- 
nuarsi molto avanti nella buona grazia di Vespasiano ^ Non puô dun- 
que dubitarsi ch' egli sia uno degli amici di quel principe, contro i 
quali dopo la sua venuta a Roma seguita sul cadere dell' estate dello 
slesso anno, allamenle declamava il medesimo Elvidio ^ corne si avrà 
pure gran fondamenlo per credere che Suetonio l'avesse di mira, 
quando ci dice'' che niun' innocente fu punito solto \espasiano cr nisi eo 
rrinvilo et decepto,n soggiungendo subito dopo, come Elvidio fu rele- 

' Tacit. Annal, lib. XVL c. xxii e seg. ' Tacit. Hist. lib. IV, c. xlih. 

^ Tacit. Hist. lib. IV, c. vi. e lib. II, ' Dial.de 0^rt^ c. v e viii. 

c. LUI. * Dion. lib. LXVI, c. xii. 

' Ibid. lib. IV, c. vi, vu. viii. ' In Vespas. c. xv. 



288 C. EPRIO MARCELLO. 

gato in esiglio, il clie sembra dover' essere avvenuto dopo il principio 

Gli onori ottenuti, che la nuova lapide ci mostra essere stati tutti 
quelli, cui poteva mai aspirare un privato, il potere di cui godeva alla 
corte e la benevolenza délia quale l'onorava ^imperatore^ non trat- 
tennero perô Eprio Marcello dal mostrarsegli sconoscente, del che lo 
rimproccia Dione'^ nell' avvisarci che insienie con Cecina Allieno ordi 
neir 882 una congiura contro di lui. Ma scoperta la trama, Allieno tu 
ucciso per ordine di Tito, ed Eprio, giudicato e condannato dal senato, 
si recise la gola con un rasojo. 
P. 100. Dopo aver cosi ordinato tutte le memorie, che di quest' oratore ci ha 

ti-amandate la storia, scende il cav. Avellino a trattare délie medaglie 
che a lui appartengono. Tolte le differenze provenute dalla maggiore 
o minore conservazione dei nummi, che i descrittori hanno avuti sott' 
occhio, egli le riduce a due, entrambe di rame e di seconda grandezza, 
meglio degli altri riferite nel Tesoro Morelliano^ e dal cav. Mionnet*. 
Sul diritto délia prima vedesi la testa imberbe e diademata del senato, 
secondo che indica la leggenrla OEON • CYNKAHTON , in cambio 
délia quale apparisce nella seconda il riti*atto laureato di Vespasiano 
coir epigrafe AYTOKPATOPA • KAICAPA • OYECH ACIANON. È co- 
mune a tutte due lo stesso rovescio, su cui si scrive ANOY • EDPI^- 
MAPKEAAfî • r • KY, vero TO • T • KY, col tipo di una hgura ni piedi 
con abito succinto e il modio sul capo, avente un globo o altra cosa 
di figura sferica nella destra, e un tridente nella sinistra. I precedenti 
numismatici supplirono KYirpiwv e crederono che Marcello fosse stato 
proconsole di Cipro, mentre l'Eckhel ail' opposto leggendo KY aourjov 
vi trovô ricordata la città di Gyme nell' Eolide, e conseguentemente tra- 
muto ad Eprio il proconsolato, dandogli invece quello dell' Asia per un 
triennio. Questa sentenza avendo ricevuto am])ia conferma dalla sco- 
perta iscrizione ha aperto la via ail' egrcgio illustratore di spiegare quell' 
oscurissimo tipo che lu molto usitato dalla zecca di Gyme, opinando 

' Dial. de Oral. c. viii. ^ In g. Epria. 

- Lib. LXVL c. xvi. ' Méd. ant. t. III . \). 10. 



C. i:iMUO MARCELLO. 280 

che vi si rappresenti la città medesima personificala, e ciù pel confronlo 
chêne ha fatto col celcbro bassorilievo Puteolano, in cui vedcsi efli- 
giata in compagnia di altre città dell' Asia abbattutc dal terremoto, e 
ristorate da Tibcrio. Al quai giiidizio molto volenlieri mi sottoscrivo, e 
corne il tridente assai bciii; si addice ad un luogo marittimo, cosisarebbe 
poi da ossei'varsi, se quel simbolo ignoto sostenuto nella dcstra, che 
variamente si è detto un globo, un pomo, un vaso, potesse mai essere 
piuttosto una palla di cavolo, o di broccolo, cioè la KvfxaL dei Greci e 
la cyma dei Latini, la quale facesse allusione al nome délia città. 

Fermato coU' autorità di queste medaglie e délia lapide , ch' Eprio 
Marcello amministro per tre anni la provincia dell' Asia sotto l'impero 
di Vespasiano, giustamente statuisce il nostro autore che, per le cose 
estratte di sopra dagli stoi'ici, questo suo governo fu evidentemente 
posteriore ail' 828. Viceversa dalle espressioni adoperate nel dialogo 
de Oratorihus ^ ricava con non minor fondamento che Marcello trova- 
vasi in Roma l'anno 828, in cui fu scritto quel dialogo-. Il suo pio- 
consolato adunque avrà sicuramente preceduto susseguito quel!' 
anno; ma egli riflette, che nella seconda opinione non si avrebbe più 
tempo bastevole per collocare una magistratura triennale, il ritorno a 
Roma, gli ambiziosi intrighi e la morte infine di Eprio accaduta, corne 
si è detto, nell' 882. In conferma di che io osserverô, che anche la 
série proconsolare dell' Asia si rifiuta di ricevere dopo r828 un reg- 
gimento di cosi lunga durata. Si hanno alquante medaglie di Smirne 
fatte imprimere dal pioconsole Vezzio Bolano durante la vita di Vespa- 
siano; se ne ha una di Tito, in cui la corrosione dei diritto non ci lascia 
conoscere, quali titoli gli siano attribuiti^; ma se ne hanno insieme 
due altre, in cui Giulia sua figlia appellasi AugustaS la quai denomi- 
nazione si sa non aver ella conseguita, se non dopo che il padre sub- 
entro nell' impero ai 2/1 di giugno delF 882. È chiaro adunque che 
Vezzio reggeva d freno dell' Asia, quando usci di vita Vespasiano, ma 

' Cap. VIII. " Sestini, Lett. t. IV, p. 116; Arrigoni, 

^ Cap. xvii. VIII. p. 129. 

' Morell. %). in Tito, lav. XIII, lig. 10. 

m. 37 



P. 1.^1. 



290 G. EPRIO MARCELLO. 

è chiaro egualmente che una parte clello stesso anno 882 spetta al di 
lui successore, cioè al padre dell' imperatore Trajaiio, che una bella 
lapide del Chaiullcr ^ ci mostra essere stalo proconsole nel settimo coii- 
solato di Tito già diveouto Augusto. Ora conviene ricordarsi, che V aniio 
proconsolare non cominciava già corne quello délie altre magistrature 
dalle caleude di gennajo, ma bensi dal giorno in cui si metteva il piede 
nella provincia : che il termine stabilito da una costituzione dell' impe- 
ratore Tiberio'-, innanzi il quale i novi governatori dovevano partire 
da Roma, era il primo di giugno : e che in fine i presidi dell' Oriente 
solevano consumare circa due mesi nel viaggio, onde Cicérone, stac- 
catosi dal Tusculano ai 7 di maggio, entrô nella Gilicia ai 3o di giugno, 
ma che perô dalla legge dovevano esserne loro accordati tre, perché 
altrettanti ne avevano per ritornare, leggendosi nello stesso Dione : 
crLatum est, cui successor missus esset, is ut statim ex provincia abiret, 
P. i52. crac ne in redeundo domum tempus tereret, sed intra tertium mensem 
ffRomam i-everteretur ^, ii Da tutto ciô se ne trae che il proconsolato 
di Vezzio Bolano, il quale non fu che di un anno solo, siccome risulta 
dalla seconda Selva del libro quinto di Stazio *, dev' essere cominciato 
verso la fine di luglio, il principio di agosto dell' 83 1, circa il 
quai tempo nell' anno susseguente gli sarà succeduto Ulpio Traiano. 
Lo che essendo, ognuno vedrà che rimanendo impedita una parte di 
queir anno, non rimarrebbe libero ad Eprio dopo 1' 828 un intero 
triennio. Ma v'è di più, che conviene sottrarre anche un altr' anno per 
concederlo a Silio Italico, del cui proconsolato sotto Vespasiano ci fanno 
fede alquante medaglie di Blaundo, diDorileo e di Smirne, oltre la te- 
stimonianza diPlinio Giuniore. Silio per detto dello stesso Plinio^ novis- 
simus a Nerone faclus est consul neW 821, dal quai principe deve Eprio 
avère onninamente ottenuto i ])rimi fasci; ed anzi prima dell' 890 per 

l'ag. 3o, n. 78. [Cf. Corp. inscr. Gr. tj; âvaxo^i^rf [xij èyy^poviisir, iXX èvrès 

11. 3i46, 8935.] Tpiôjv (lyjvœv èTvaviéva.1.^ Lib. LUI, c. xv. 
' Dion. lib. LVR, c. xiv. " [Vers fyli-^^h.] 

' [Oraj^ Té tw b SiâSop^os êXOr), en t£ ' Lib. RI, ep. vu. 

ToO êdvov^ OLÙriK'x ctÙTÙi' è^op[iS.aOcLi xai èv 



C. EPHIO MARCELLO. 291 

la ragione che si adduce dal iiostro autore'. Se pcitanlo Silio j]li ce- 
deva di non poco neli' anzianità d(3l consolato, deve eziandio avergli 
ceduto nel diritto délia sortizione délia piovincia, e quindi il procon- 
solato di E])rio sarà stato senza meno anl(;rioie a quello di Silio, Otti- 
mamente adunquc il cav. Avellino 1' ha collocato nel quadriennio dall' 
S'ih a tutto r8'J7, e cosi 1' avrà determiiiato in modo non dubbioso 
e tutto comodo a riempire la lacuna che incontravasi nella vita de! 
suo oratore. Imperocchè starà benissimo, che dopo essersi vendicato 
de! nemico Elvidio sul principio dell' 82/1, andasse nell' Asia, e assu- 
masse il régime di quella provincia nel secondo semestre di quell'anno, 
giusta l'uso degli altri proconsoli, e starà del pari egregiamente che 
compito il suo tricnnio se ne tornasse alla capitale, circa il settembre 
deir 8a 7 -, onde nell' anno appresso dalT autore del Dialogo ci sia rap- 
presentato come résidente a Roma. 

L'Asia essendo, come ognun sa, una délie provincie consolari del 
senato, la di lei sortizione supponeva manifestamente in Eprio un pré- 
cédente consolato, e questa credenza è poi stata abbondantemente au- 
tenticata dalla lapide, che invece di uno gliene ha attribuito due. Fu- 
rono essi entrambo suffetti, ed entrambo ignoti ai fasti, nel favellare 
dei quali è piaciuto al ch. autore di seguire alcune mie congetture. 
Certo è che fino ail' anno 811^, in cui Marcello tornô dal governo 
délia Licia, egli non era stato console ancora, perché la Licia, cosi P. i53. 
quando perla célèbre costituzione di Augusto nel 797 restô nel par- 
taggio degl' imperatori, come allorchè sotto Trajano fu in candjio délia 
Bitinia ceduta al senato, si mantenne sempre provincia pretoria, onde 
se Eprio avesse precedentemente conseguito la porpora consolare, non 
poteva più competergliene F amministrazione \ Viceversa il governo 
deir Asia, il cui principio è stato superiormente fissato ail' Sa/t, som- 
ministra un ostacoio abbastanza solido, perché i suoi primi fasci non 

' Alla pag. 9 1. ^ [Lisez 810. Voyez plus haut, p. 28G. 

^ [On verra plus loin , p. 292 . note 9 . qu'il W. He\ze\. ] 
était déjà à Rome dans la première moitié ' [\ oyez cependant plus haut, page 19 1 , 

de cette année. W. Henzen.] note 1.] 

37. 



292 G. EPRIO MAHCELLO. 

possano ne meno dall' altra parte vagare iargamente. E cognito che da 
Tiberio in poi un decennio soleva o doveva interporsi fra l' esercizio délia 
dignité ipatica e la sortizione délia provincia, onde con questa norma 
il primo consolato di Eprio restera circoscritto entro il quadriennio che 
decorre dall' 811 ' ail' 8i/i. E vero che l'esperienza ci mostra che a 
questi tempi era già andata in dimenticanza l'antica legge Gornelia, 
quantiinque rinnovata da Silla, dalla qiiale veniva interdetto di pren- 
dere un secondo consolato, se non erano trascorsi dieci anni dalla ge- 
stione del primo. Tuttavolta non sembra doversi dubitare che Marcello 
sia stato debitore a Vespasiano délia ripetizione dei fasci, e in questo 
caso non potranno essi collocarsi se non dopo il suo asiatico proconso- 
lato, il che è a dire, non prima dell' 827 ^^ jn c^j fu (][ i-itorno a Roma, 
ne dopo r 882, in cui si uccise. 

Dal fin qui detto sarà mostro, quanta luce dalla sagacità del cav. 
Avellino sia stata diffusa sulla vita dell' oratore, di cui si era assunto a 
tener discorso. E per verità tanta è stata la diligenza da lui adoperata 
nel riunire tutto cio che poteva sapersene da lasciare poca speranza 
d' incontrarsi in alcuna cosa, che gli sia rimasta sconosciuta. Per me 
non ho da aggiungere se non che una medaglia di secondo bronzo co- 
niata in Laodicea délia Frigia, édita dal Mionnet^ e dal Sestini \ la 
quale attribuirô volentieri al primo anno del proconsolato di Eprio, 
giacchè fra duecento e sei presidi dell' Asia, che mi trovoadunati nelle 



' [Lisez 8io.Voy.plushaut,etBorghesi, 
dans le Bullelt. dell' Instit. 18/46, p. 176; 
il y a démontré que, d'après les dernières 
découvertes, le premier consulat d'Eprius 
Marcelkis doit être placé dans le deuxième 
semestre de 810, ou dans le deuxième tri- 
mestre de 811, ou enfin, ce qui lui paraît 
plus probable, dans le deuxième semestre 
de 81 A. W. He\ze\.] 

^ [Marcellus l'ut, en eiï'et, consul pour la 
deuxième fois au mois de mai de l'an 897 
(voyez le diplôme de Vespasien chez (lardi- 
nali . Dipl. imper, tav. VI . et mon Supplém. 



au recueil d'Orelli, n. 54 18). Cest poiu'quoi 
Cardinali (Dipl. imp. p. 91) veut faire re- 
culer d'un an son proconsulal d'Asie ; mais, 
comme l'année de son départ pour la pro- 
vince semble être bien établie, il faut croire 
plutôt avec M^' Cavedoni (D?);/ow«. mil. p. 1 0) 
qu'il en revint quelques mois avant le terme 
légal de son administration. Borghesi lui- 
même a toujours été de cet avis. Voyez 
BuUcll. (Icir instit. archcol. 18^16, p. 17 •a. 
W. IIenzen. ] 

' Mêd. anl. t. IV, p. 3i0. 

' Lett. t. IX, p. io3. 



C. KIMilO MARCELLO. 293 

raie schecle, non ne incontro alciin alti'o, cIkï siasi cognoniinato Mai- 
cello. Ella lappresenta an un lalo la l«'sla nuda del popolo col! epi- 
grafe AHMOC • AAOAlKeHN ', e ci la vedeiv dalF allio iina foioiia 
fli lamo, entio cui sta sciillo in cinque righe OMONOIA • 6111 • MAP- 
K6AAOYAN0Y. Dopo cio non mi resta se non cIk' di piegare la 
buona l'oituna ad olTiirc IVecpieniiMiuMile a cjuesl' iliusti'e archeologo 
altri monumenti di eguale inijjortanza, non potendo capitare in mani 
inigliori per essere schiariti con maggiore accnraiezza, con più soda cii- 
tica e con pifi acconcia eiiulizione. 



P. 



' [Mionnet a rectifié depuis la descrip- 
tion qu'il avait donnée de cette monnaie, 
qui offre au droit la tête de Bacchus , avec 
son nom AIONYCIOY et celui de la ville 



AAOAlKeQN. et non pas AHMOC • 
AAOAIKGQN: voy. Snpplém. tom. VII. 
p. 5Hi. n. ^9.']. C. Cavedoxî.] 



INTORNO UfV ERMA. 



IMOl'.NO UN l']nMA 



scoi'i:r.ïO 

I 



NELLA HOMAGNA 



Fi'a le ville di Casaiiiuraia e di S. Zaccaria, il chc è a dire cou piii \\ iSa. 
lai'go intervallo Ira le ciità di Ravenna e di Gervia, faceiidosi uiio scavo 
di poca proioiidilà in un iondo del conte Giuseppe Mangelli di Forli, 
uomo lodato per coltura di spirito e per aniore ai buoni studi, lu riii- 
veniito mesi sono un erme di niarino bianco, alto nietro uno e cin- 
quanta centimetri, clie verisimilmentc era collocato ad uso di termine 
lungo r antica via Regina, che attraversava quel contorni. La parte 
inferiore del sinmlacro ha la solita forma cuLica quadrilatera, e la 
superiore rappresenta fino ai fianclii una figura giovanile con ca])o 
nudo e crine corto e ricciuto, involta nel pallio che le copre ambedue 
le braccia, un di cui lembo è gettato sulF oniero destro. 11 pallio si sol- 
leva d'innanzi, avviluppandosi in arco per lasciare scoperte le vergogne 
virili, sotlo le quali appariscono le forme délia natura muliebre. Siil 
ventre infine è incisa la seguente iscrizione, la quale vien chiusa da 
una foglia di edera, e da un ramoscello che le sono sottoposti- : 

lOV-TER-M- 

VAL-ANT- 
AN -TI • CO • 



' [Extrait du Bullettino dcW Instittito di publié diius les Annali deW Insliluto di cor- 

corrispondenza archeologica di Roma, i83i, risp. arcli. ib/jy, t. XIX, pi. S.] 
p. j8-3-i8^. Un dessin du monument a été ' [Voy. Henzen, Suppl. Orell. n. 6658.] 

III. 38 



298 INTOUNO UN ERMA. 

Eila non oiïre difficoltà, ne in leggerla IOV^ TEK'ninali Marais VA- 
Lerins ANTom'ws ANTICO Votum Libens Solvit, e ne nicno nell' in- 
terpretarla. Il soprannonie di Orio o Terminale è uno dci più vetusti 
che sia stalo assegnato a Giove, parlandone Platone^ Riguardo a' Ro- 
mani, Dionigi di Alicarnasso c' insegna che il re JNuma Pompilio fc cum 
jiississet unumquemqne suum agrum circumscribere et lapides in 
rffinibus ponere, lapides illos Jovi Terminai! sacros esse voluit'-.-') Per 
lo che questo Giove anche da molti antichi venne conluso col dio Ter- 
mine, eguali essendo le loro incombenze di avère in tutela i confini; 
e quindi sarà forse dopo aver vinto una qualche lite intorno di essi, 
che gli sarà stato sciolto il présente voto dal possessore del campo. Egli 
P. i83. chiamavasi Marco \alerio Antonio Anticone, e il doppio gentilizio, di 
cui è provveduto, uno dei quali secondo il solito dei tempi imperiali 
dovrebbe essere il paterno, 1' altro il materno, persuade che non fosse 
persona del volgo. Riesce nuovo il cognome, ma non n'è difficile la deri- 
vazione, palesandosi chiaramente per un accrescitivo di anticus, ante- 
riore, posto innanzi, o piuttosto di antiquus, che i Latini scrissero anche 
anticus. Da quando cesso il primitivo costume di distinguere le diverse 
persone di una stessa famiglia variando il prenome, uno dei modi, ai 
quali si ricorse per differenziarsi, fu appunto quello di mutare la ter- 
niinazione deicognomi, dal che ebbero origine le tante finali diminu- 
tive, accrescitive, vezzeggiative e peggiorative, che in loro s' incon- 
trano. Parimenti non è nuovo nell' epigrafia di vedere o in tulla la 
lapide, o in qualche parola solamente separate le sillabe da un punto : 
e questa pratica, ch' è stata avvertita in altri marmi dal Marini^ mi fa 
credere che la présente iscrizione non debba essere anterioie al secoîo 
degli Anlonini. In taie opinione mi conferma la foglia di edera c il ra- 
moscello, ambedue i quali dopo i più bei tempi dell' impero furono 
adoperati come punto finale, ed anche corne punto intermcdio\ e che 

De Legibus , lih. VIII [|). 8^i'3, K. |. iepoùç ditéhsi^ev Opion Sto? toù» Xif/on5.\ 

' Antiq. Rom. lil». II, c. lxxiv : [xeAeû- ' \Fr. Arval. p. 33.] 

cra» •jàp inialy -ssspi') pi-J^ii xijv ca'jToO ' | Uno inscri|»tioi) de (lirla rappelle cet 

KTfjatv, Kai alfirrti "/idoDs è-ni Tofs ôpots, usaoe des feuilles df lierre; on y lil : LIT- 



I\T0I{.\0 l\\ KIJMA. 291) 

qui non si voolioiio ripetere se non che da iiiia hi/zairia dello scaipol- 
lino, elle anio <li non lasciarcî inoperoso lo spazio di un' iilhina litiea. 
Quesla cpigrafe, quantunque cosi brève, non manca di nierilo, essendo 
la prima nienioria, ch' io conosca sulle lapidi, di Giove Terminale. 

Dalla dedicazione che gliene fii fatta, non si puo luttavolla dedurre, 
clic a lui debba allresi riferirsi 1' immajjine espressa nella scultura. Gli 
attributi cbe se le danno, non ponno mai competcre a Giove, il qtiale 
veccbio o giovane cbe si dipinga, si mostra costantemente con capelli 
folti ed alquanto prolissi, strelti quasi sempre da una qualcbc co- 
rona, o almeno da uno strofio, ossia bcndello. Molto meno poi si addi- 
cono a Giove Terminale, quantunque mollo bene gli convenga la forma 
inferiore di cubo, avendosene T effigie in alcune medaglie di Metello 
Scipione e di Terenzio Yarrone', sulle quali ci viene ofl'crio colla par- 
ticolaiità di una lunga barba attorta in boccoli cadeiiti, corne la cbioma 
del calamislratiis ApoUo. Laonde risguardando ai moltiplici casi cbe le 
iscrizioni ci somministrano di simulacri di un nume dedicati ad un al- i*. i86. 
tra divinilà, nascerebbe spontanea la credenza, cbe qui fosse effigiato 
Ermete o Mercurio, del quale è cosi propria la figura dell' erma, che 
ne ha da lui ricevuto il nome. Infatti a questo Dio egregiamente si 
adatta la faccia giovanile, il capello riccio e tosato, e molto più l'in- 
segna di virilità, testificando Macrobio'- : fPleraque etiam simulacra 
rMercurii quadrato statu figurantur, solo capite insignita, et virili- 
crbus erectis,n e ciô per ragioni provenienti dalla teologia di allora. 
Ne farebbe grave difficoltà la mancanza délie ali al capo, perché si 
conoscono altie sue statue, in cui n' è privo ; ne si opporrebbe tampoco 
V osservazione, che 1' erma è affatto ignudo per 1' ordinario ed ha tron- 
cate le braccia, onde il detto di Giovenale\ rtruncoque simillimus 



TERAE • N • XXXX • AVRO • INLV- n. 6 , et in g. Tercntia, n. /. , B. [Cohen . Mcd. 

MINATAE • HEDERAE ■ DESTIN- consul, pi. VIII. QiecUia, lo, et pi. XXXIX, 

GVENTES • INCOCTILES • X; voyez' Terentla, 6 et 6.] 
Renier, Inscr. rom. de l' Algérie, n. 1891. ^ Saturn. lib. I. c. xi\. 

C. Cavedoni.] ' Sat. VIII. 

' TItes. Morell. in g. Caecilia, tah. II. 

38. 



300 INTOHNO UN EUMA. 

rrlieiiiKie, n potendo ciLarsi un osempio alTatlo coiisimile in un (h^naro 
di M. !*isone^ sul quale è scolpito un ernia di Mercurio colle hraccia 
egualnienie inviluppate enlro il mantello. Se non che corne altribuire 
a Mercurio 1' unione dei due sessi ? Gio non puô spettare che al solo 
Erniafrodito, ma ])erô essendo egli nato da Mercurio e da Venere, 
starà bene che al figlio siasi accomunata gran parte del costume pa- 
terno. La novità pertanto di vederlo cosi rappresentato produrrà che 
la présente scoperta sia di qualche importanza anche per 1' antichilà 
figurata^. 

' Thés. Morell. in <j. Qdpurnia, tab. II, Hermès androgyno représenté sur un vase 
1 1 . [Cohen , Mcd. cons. pi. X , Culjmrnia, 22.] do Gnalhia , Btdlett. Nap. ann. V, p. 80-38 , 
^ [On peut comparer à ce ïiionumenl un pi. V. — C. Gavedom] 



ISCRIZIONÏ DI OTTAVIA. 



INTORNO 

A DUE ISCHIZIOM \)l OTTAVIA 

FIGLIUOLA DI CESAHR AlIHUSTO. 

KKCKNTEMENTE SCOPKRTK I >i ROMA. 

\ SALV\TOP.E BKTTI ', 



Dal comuiie aiiiico mardi. Bioiidi mi si era già dato (jualchc seii- l'. 380. 
tore délie controversie cosli suscitate da due iscrizioiii riuveuute iiello 
scorso mese in un antico colombario ])resso la poila di S. Sebastiano : 
e ne conosco bene il motivo ora che voi, eccitandoini a dirvene il mio 
pensiere, me ne avete favorito una diligentissima copia, dalla quale 
apprendo che sono cosi concepile : 

12. 

PAEZVSAE • OCTAVIAE 
CAESARIS • AVGVSTI • F 

ORNATRICl 
VIX-ANN-XVIII 

2 3. 

PHILETVS-OCTAVIAE 
CAESARIS • AVGVSTI • F 
AB -ARGENTO • FECIT 
CONTVBERNALI • SVAE 
CARISSIMAE-ET-SIBI 

' [Extrait du Giornale Armdico , i83i, ' [ Ilonzcii . 6;/y>y^/t'//<. 0;t-//. u. ô'^o.l 

î. XLIX. p. 230-938.] ' \Ihkl.n.h^^^ 



30/i ISCUJZIOM 1)1 OTTAVIA. 

Poslo il piiiicipio, dal quale voi pure non vi moslrat(3 alieno, clie tali 
epigrafi spettino ail' imj)ero tli Augusto, grave cerlamente e giustissimo 
sai'à 1 imbarazzo che (levé cagionare una nuova sua figlia denoniinaia 

■2:y-. Otlavia; noto essendo lippis et (oîisoribus, ch' egli non ebbe clie una 
figliuola sola, la quale cliianiossi Giulia. Infatti, senza parlare degli 
aitri scrittori, decisiva è la testiinonianza del diligentissimo Suetonio\ 
da cui si attesta che quell' imperatore ce ex Scribonia Juliam, ex Livia 
frniliil liberorum tulit, quum maxime cuperet. liifans, qui conceptus 
reral, immaturus est editus.n Un biografo cosi minuto, che ci rende 
conlo peiTnio di un aboi'lo generato da celui del quale scrisse la vita, 
corne avrebbe potuto ignorare ([uest' altra proie, se realmente l'avesse 
avula? Ne puô ricorreisi alla scusa, che 1' unica figlia di lui, cosi al- 
taniente célèbre, ollre il nome di Giulia abbia avuto anche quello di 
Ottavia : perche siamo ancor troppo lontani dai tempi, in cui comincia- 
rono ad usare due genLilizj, e perché in ogni caso non si sarebbe mai 
onuiiesso il primo nome, col quale era generalmente conosciuta. Non 
troYo dunque altro mezzo per disciogliere questo nodo Gordiano, se 
non quello di reciderlo risolutamente ail' uso di Alessandro, negando 
cioè che il Caesar Angustus del nuovo marmo sia il figlio del divo Giulio, 
e sostenendo invece che in quelle due parole non si hanno già da 
riconoscere i nomi proprii di Ottaviano, ma bensi le qualificazioni gê- 
nerai i comuni ad ogni imperatore délia famiglia dei Gesari. 

E per verità niuno ignora, che tulti i successori di lui si appropria- 
rono la denominazione di Augusti, e che dopo la sua morte questa 
voce da un onorevole agnome, che gli era particolare, passa a divenire 
un Lilolo générale di quanti poscia tennero il principato di Roma. 
Quindi se nelle leggende, di cui trattiamo, invece di Caesaris Auguslif. 
si fosse scritto semplicemenlc Aiigtisli f. come per tacerne altri poste- 

2:^2, riori vengono ap])ellali Britannico, Tito e Domiziano nelle loro me- 
daglie piesso l'Eckhel-, e corne altresi chiamasi Antonia figlia dell' 
imperator Glaudio in una lapide del Muratori^ sono certo che mi con- 

' in ylM^'7/.s7. c. i.xiii. ^ Pag-. 996. 8. [Orelli, n. G79.] 

' D. .\. V. L 1\, p. 25/1, 351, 5/17. 



ISCRIZIOM 1)1 OÏTVVIA. 305 

cederesle assai facilnK'iil(3 non esser necessai'io clic l;i conosciiiln Ol(,i\ia 
dovesse esser nata dal piinio Augiislo, ma cIk; polichhc heu osserc 
stata procreata da qualunquc filli'o dcjjli Aiinusli, clic lo sussefjiiirono. 
Tutla adunque la difïicollà procède dalla coinpafjnia del Caemrk. 

Non è qui del mio assunlo 1' entraie in lunj'lii discorsi snllc varie 
vicende di quesla parola, perche nel nosLio caso consento di prosc- 
guire a ris^juardarla per un cognome, coin<; lo lu nella sua oi'inine. 
Ma questo cognorne, pervenulo ad Ollaviano ])cr T adozione di lui lalla 
da Giulio Cesare, che cosa ha di cosi privalivo per lui, clic non sia 
proprio eguahncnte dei primi quattro suoi successori ? Non fuiono 
anch'eglino adottati nella gente Giulia, e non si domandarono essipuie 
7V. Caesar Augnslus, C. Caesar Auguslu.s, Ti. Chmdtns Caesar Avfrusliis, 
Nero Caesar Auguslus? Quai cosa adunque impedisce che non jKjlessero 
chiamarsi anche assolutamente Gesari Augusti, quando 1' esperienza dei 
marmi e degli autori ci mostra che, nei secoli imperiali specialmente, 
fui'ono cosi spesso preteriti i prenomi ed i noini ? Voi ])cr6 nii i-isjjon- 
derete, che queste denominazioni essendo già staie solennemente con- 
secrate per indicare Ottaviano, i successori di lui non poterono più 
usarle senza una qualche aggiunta che li distingucsse, sotto pena di 
generare una tal confusione da non conoscersi piii di chi si favellasse. 
Nel che vi daro hen ragione : ma nello stesso tempo vi domandero 
quai cosa vi sia di piii chiaro nell' Augush films, di cui si è parlalo 
poco fa, e neW Atigîtsli liberhts d' infiniti Tiberii Glaudii, che percio 
non si sa se abbiano otlenuta la manomissione da Tiberio, da Claudio, i». -^n. 
da Nerone. Se il dir nudamente Augusti filins non iinporlô che si 
avesse di mira Ottaviano, mditano le stesse ragioni perché si potesse 
dire ugualmente Caesaris Augusti filia senza riferirsi a lui. Laonde mi 
aspetlo, che voi ritirandovi in un ultimo trinceramento tornerete ad 
obbiettarmi, che non si ha perô veruna prova, ch' effettivamente i suc- 
cessori di lui abbiano adoperato quelle appellazioni senza congiungervi 
una loro caratteristica. Ed io vi acconsentiro, che non ne sia stata 
peranche prodotta alcuna : perché non è a mia notizia, o almeno non 
mi ricordo, che fin qui siasi mai dubitato da alcuno degli epigrafici, 
111. 39 



306 ISCRIZIONl DI OTTAVIA. 

che tutte le lapidi memoranti Gesare Augusto spetlassero ad Ottaviaiio. 
Ma se la queslione sarà ridotta a taie estreniità, spero che dovrete 
darrni vinta la causa. 

È vero che, preso alla sprovista sopra un argomento del tutto nuovo, 
io debbo pregarvi a restar pago dei pochi esempi, che in una ricerca 
frettolosa mi sono capitati aile mani, sicuro che ail' occorrenza potro 
ampliarvene la lista con une studio più diligente. Eccovene intanto 
une chiarissimo * : 

CINNAMIS'CAESARIS 

AVG • VERNA • DRVSILLIANA 
CINNAMI • ET • SECVNDAES • F 
ANNORVM • V- HIC ' SITA- EST 

Questo Gesare Augusto, che per 1' crédita di Drusilla diveniie pa- 
drone délia fanciulla Ginnamide, non è certaniente il vincitore délia 
battaglia d' Azzio, perché egli premori a qualunque délie tre donne di 
questo nome, e perciô non potè essere il loro erede. Se intenderete 
P. 23/i. Livia Drusilla moglie di lui, sarà Tiberio suo figlio : sarà Galigola, se 
ricorrerete a Drusilla figlia di Germanico sua sorella, corne ho per 
fermo, o alla bambina Giulia Drusilla sua figliuola. Ma ch' ei sia asso- 
lutamente Galigola, vi si farà aperto dal confronto coH' epitaffîo di Gin- 
namione, fratello délia licordata Ginnamide-: 

CINNAMIO 

C • CAESARIS • AVG • VERNA 

CINNAMI • CAESARIS- ET 

SECVNDAE- DRVSILLIANOR 

FILIVS-HIC 

E per ti'oncarvi ogni via, ])er cui poteste dubitare che queslo G. Ge- 
sare invece di Galigola fosse Ottaviaiio, vi aggiungo una terza lapide '\ 



' Mural, i». 8(j3. .3. ' Murât, p. 8(j:5, 9.. 

' Mural. |). ()95 . i3. 



ISCRIZIONI Dl OTTAVIA. 307 

dalla quale risulta che il padre e la madré di Ginnamidc e di Cinna- 
mione continuavaiio tultavia ad esser servi ai tempi di Claudio : 



CINNAMVS 

TI-CLAVDI- C A ES A RI S 

AVG-GERMANICI 
DISP- DRVSILLIAN VS 
CVM • FILIS • SVIS • HIC 
POSVIT • SECVNDA • CONImx ' 



Egu al mente chi potrà rifiutarsi di riconoscerc il nicdesiino Caligola 
in quest'altro frammento pubbîicato dal Marini-, faccndone cosi aperta 
testimonianza la data dell'anno 791 ? 



M • AQ_yiLA • IVLIANO P. 2.35. 

P-NÔNIO-ASPRÉNÀTE COS 

VII-K-IVNIÀS 

PRÔ • SALVTE • ET • PÀCE • ET 

VICTORIA- ET -GENIÔ 

CAÉSARIS-AV^' 



Cosi pure non puo dubitarsi che M. Vezzio Valente iiitendesse parlar 
di Nerone, quando s' intitola in una lapide riminese-' 

PROC • IMP • C AES • AVG • PRO V • LVSITAN 

essendo questa la carica che attualmente occupava, almeno l'ultima 
da lui sostenuta, allorchè gli lu dedicata quell' iscrizione nelT 819, 
sotto i\ consolato di C. Luccio Telesino e di C. Suetonio Paulino. 
Da un' insigne base rotta nella sommità, che si conosce perô spel- 

' [C'est ainsi que Borghesi complète ce ' Griit. p. 1 iot>. h. [Kellerniann, Vigil. 

mot: peut-être vaut-il mieux lire CONTm- Rom. n. 60; Tonini. Rimini nvanti il piinci- 
bernalis. L. Rexier.] pio delV cm voilure, p. 35o: Henzen . Sii/i- 

' Iscriz. AJhane , j). 10. [Orelli. n. (399.] pkm. Orell. n. 6767.] 

39. 



308 ISCRIZIONI DI OTTAVIA. 

tare al console C. Domizio Tullo, esistente in Foligno presso i niai'chesi 
Niccolini, pubblicata due volte dal Muratori' e corretta sull' originale 
dal Marini-, io ricavci'o soltanto le righe cbe lanno al mio intento. La 
lapide procède con ordine retrogrado, e dopo aver detto clie costui 
essendo designato pretore, fu da Vespasiano mandato legato propretore 
deir escrcito d' Africa, e che in tempo délia sua assenza fu annoverato 
Ira oji iiomini pretorii, aggiunge : 

DONATO-AB 
F. 2.S6. ;wP-VESPASIANO -AVG-ET-TITO-CAESARE-AVG-F-CORONIS 
MVRALI-VALLARI-AVREIS-HASTIS-PVRIS-II'VEXILLIS-III 
ADLECTO • 1 NTER • PATRIC lOS • TR • PL • QVAEST • C A E S A R • AVG 
TR • MIL • LEO • V-aLAVD-XVIR-STLITIBVS- IVDI 
CANDIS etc. 

Se costui fosse stato questore del Gesare Augusto Ottaviano, avrebbe 
Hvuto l'età questoria di venticinque anni nel 767 pei* lo meno, in cui 
([ueir imperatore mori, e pcr conseguenza avrebbe ottenuto i doni 
militari di otlant'anni, percliè Vespasiano e Tito non glieli poterono 
conferirc al più presto se non nell' 822. E in un' ctà cosi vigorosa 
avrebbe comandato 1' esercito dell' Africa, e sarebbe poi corso di ga- 
loppo in Germania pcr condurvi gli aiuti, cbe abbisognavano per la 
guorra contro Glaudio Givile, siccome la stessa lapide accenna. Anzi 
dopo tulto ciô avrebbe tenuto il consolato, sarebbe tornato in Africa 
pi'oconsole\ e più cbe centenario avrebbe circa F 8/18 veduto la morte 
di suo fratcllo Domizio Lucano, corne c' insegna Marzialc'. Credat Ju- 
daetis Apella. Il fatto sta cbe secondo 1' ordine regolare délie sue 
dignilà, il Gesare Augusto di questo marmo non puo essere cbe 
Néron e. 

Preterisco altre citazioni o meno cbiare, o cbe lianno bisogno di 

' l'<\'|. yOG , T), c j). H')H.fi. miliiis liUcanus, Crul. p. AoT), 1; Orclli. 

^ Fr. Arval. j). yGB. |(i('. Henzoïi, Siip- ii. 770. j 

plem. Orell. p. 75, n. 77-). | ' Lib. IX, epijji-. i.ii. | Voyez plus liaul. 

'' [Voy. rinscripLioK «le son l'irre (In. iJo- p. hh el suiv.] 



ISCRIZIONI Dl OTTAVIA. 309 

troppe parol<! pei' cssci*c climostrate, e mi arresto a rpiest' iiltiina 
pietra', rir ù cosi opportuna al nostro proposilo : 

VALERIA-HILARA 

NVTRIX 

OCTAVIAE-CAESARIS-AVGVSTI 

HIC • REQVIESCIT • CVM 
TI-CLAVDIO -FRVCTO VIRO 

SVO-CARISSIMO 

TI-CLAVDIVS-PRIMVS-ET-TI • CLAVDIVS • ASTER 

BENEMERENTIBVS ■ FECERVNT 

L'editore, coiitro ogiii regola, pretese tli sotloiiilendci'c CAESA- 
RIS* AVGVSTI -sorom, credendovi noininata Ottavia madré di Mar- 
cello : e deve essere stata iina disattenziooe del ch. Orelli-, quaiido 
cambiô sororis 'mfiliac, perche non più lontano clie nell'iscrizione pre- P. 
cedente aveva già recato l'esempio di ANTON! AI • AVGVSTAI • 
DRVSI, e di IVLIAI- AVG- AGRIPPINAI-TI-CLAVDI -CAE- 
SAR-AVGVSTI. Allronde cbi non sa che un nome maschile in 
genitivo, il quale sia attaccato a quello di una femmina senza alcuna 
dichiarazione, è sempre quello del marito? Non sarebbe adunque più 
sola la vostra Ottavia a suscitare degl' imbrogli, pretendendo di farsi 
riconoscereper figlia di Augusto, giaccbè si aggiugnerebbe anche quest' 
altra, che non ne genererebbe minori, se reclamasse la participazione 
del s 110 talamo. Gonciliate voi, se vi dà l'animo, questo inaspettato 
matrimonio, ed io dopo vi concedero che la nuova figlia possa esserne 
stata il frutto. Ma siccome cio è impossibile, cosi sarà forza conchiu- 
dere di buon accordo, che gli eruditi hanno avuto torto per 1' addietro 
neir attribuire indistintamente ad Ottaviano tutte le lapidi che parla- 
vano di Cesare Augusto, e che di qui innanzi conviene accuratamente 
avvertire ove queste due voci sono nomi proprj, ed ove sono titoli délia 
podestà suprema. 

' Murât, p. gi8, /i. — ^ N. 65 1. [Voy. Henzen, Supplem. Orell. p. Ci. n. 05 1.] 



310 ISCRIZIONI DI OTTAVIA. 

Cou una tal distinzione lutte le diffieoltà che le iiuove lapidi lace- 
vano insorgere saranno spianate, non solo senza alcuna lesione ail 
autorité délia storia, ma ben anzi a lei pienaniente conformandosi. Ihi- 
perocchè la vostra principessa non sarà che 1' infelice e virtuosa Olla- 
via celebrata dai versi di Seneca, che acconciamente si dice CAESA- 
RIS- AVGVSTI -Fï/m, perché naccjue dal matrinionio delF Augusto 
Claudio con Valeria Messalina, e che nella lapide Muratoriana poco 
sopra addotta si annunzia invece CAESARIS'AVGVSTI •j/.ror per- 
ché lu moglie dell' imperatore Nerone. Egualmente ella si chiama OC- 
TAVIA- AVGVSTI anche nella medaglia coloniale delî'Eckhel', 
p. i!38. e viceversa OCTAVIA • AVGVSTI • F in un altro nummo citato 
dal medesimo numismatico -. Più chiaramente si esprime un altro 
niarmo del Muratori^, in cui viene denominata OCTAVIA -DIVI- 
CLAVDI -F*. Oltre la memoria che si ha di lei nella tavola arvale XV, 
il Giutero^ ci ha conservato un suo titolo scoperto in Roma nel i569, 
e che anticamente sarà stato collocato sull'arco di Claudio insieme con 
quelli di altri principi délia sua famiglia, clie sono riferiti dallo stesso 
collettore '^. Quantunque sia alquanto danneggiato, pure non è difficile 
di cosi restituirlo : 

oCTAilAI 

//•CLAVDiI 

CAISARIS 

AVGVSTI • P • P •/ 

Continuate a daruii notizia délie altre scoperte, che si sono latte nel 
nuovo colombario, ed abbialemi per raccomandato ail' anior vostro. 



' D. N. V. t. VI. p. 980. " [Klle esl ai)|)elée KAAYAIA OKTA- 

^ ///ù/. p. 98i.[Ilsemble,j)ar ccqu'ajonte OYIA dons une inscri|)lion de Sainos; voy. 

Eckhel, que ceUélég-oiido ne peut ôli'e admise (Ini'iin. Drsciipllon des Ues de Paimos et de 

f'I que la monnaie a été mal lue. Cf. Colien, Smnos, p. -21 5. G. Cwkdom.] 
Mèd. intj/ér. t. I, p. 21 3. C. Cwkdoni.] '" Pag-. ^l'^S, (1. 

' Pajj. 89.3. (j. " Pag. 936. '1 e 9. [Orclli. n. (ISo. | 



ISCRIZIONE VENETA. 



OSSERVAZIONI 



INTOBNO 



UN' ISCRIZIONE VEINETA'. 



Nel demolire una casa in Venezia si rinvenne, non ha guari, questo p. 280. 
nobil frammento, che fu trasportato nel nascente museo di quel semi- 
nario patriarcale, e che mostra di essere circa la meta dell' intera 
iscrizione : 

L • VO LVSIO- l'f- snturnino 
COS • AVG • SOdali' augustali 

SODALI-TITIO 

LEG-PRO-PR'TI-cfles-flît^- . . 

Spetta manifestamente ad un L, Volusio console, che fiori sotto l'ini- 
pero di Tiberio di Claudio : del che ci fa fede Tultima riga, la quale 
non ammette altro supplimento se non che LEGalo ' ?KO • FKaetore • 
Tlberii • caesaris * mignsti, vvero Tlberii • claudii • caesaris ' aiigusti. Nella 
mia osservazione vi délia Décade VF ho già parlato abbastanza di 
L. Volusio Saturnine : crCui vêtus famdia, neque tamen praeturam 
fregressa : ipse consulatum intulit, censoria etiam potestate legendis 
rrequitum decuriis functus, opuQique, quis domus illa immensum vi- 
crguit, primus adcumulator, •■> seconde che attesta Tacito*. Egli ebbe i 
fasci suffetti del 7/12 in conipagiiia di G. Ganinio Rebilo : sorti il pro- 
consolato dell' Africa forse nel 7/18 per autorità délie medaglie, che ivi 
illustrai: fu legato di Augusto nella Siria dieci anni dopo, giusta un 

' [Extrait du Giornale Arcadico, i83i, LEG- PRO • PR-TI -C . . . Th. Mommse\.] 
t. XLIX, p. 280-801.] ^ [Voy. tome I, p. 3i 1 et suiv.j 

^ [Ma copie porte, à la quatrième ligne, * Annal, lib. III, c. xxx. 



3\i ISCRIZIONE VENETA. 

altro iiuiuino delF Eckhel ' ; e passo di questa vita nel 778 sul princi- 
P. 981. pio del settimo anno di Tiberio '-. Il Vadlant-^ con non poca verisimi- 
gliaiiza lo reputô geiierato dal Q. Volusio che nel 708 segui in Gilicia 
il SLio maestro Cicérone', e che il Glandorpio appoggiato a quest' ul- 
tima citazione ha tenuto per niarito di una zia dell'imperatore Tiberio : 
colla quai credenza ognuno s' immaginerà facilmente corne il figliuolo 
poi salisse a tant' auge di dovizie e di onori. Da quel Lucio nacque un 
altro L. Volusio Saturnino, che ricevette anch' egli i\ consolato sulTetto 
l'anno 766 insieme con P. Silio, siccome ci ha insegnato un frammento 
di fasti illustrato dal ch. sig. Clémente Cardinali^ Ampliô costui con 
una lunga parsimonia le ricchezze paterne, per le quali vien celehrato 
da Columella'' e da Tacito \ e consegui eziandio la prefettura di Roma 
per testimonianza di Plinio ^, nella quai magistratura fini decrepito i 
suoi giorni^, essendo morto nell' 809 in età di 98 anni siccome si 
ha dallo stesso Tacito nel passo seguente^° : crAt L. Volusius egregia 
fffama concessit : cui très et nonaginta anni spatium vivendi, praeci- 
rrpuaeque opes bonis artibus, inoffensa tôt imperatorum amicitia fuit,n 
secondo che ha corretto il Lipsio in luogo del volgare malitia. Intorno 
poi alla discendenza di lui torna a narrarci il lodato Plinio ^^ : cfNuper 
crL. Volusio Saturnino in praefectura Lrbis extincto, notum est e Cor- 
rrneliaScipionum gentis Volusium Saturninuni, qui fuit consul, genitum 
rr post LXII annum : -ii il che vuol dire ch' egli ebbe l' indicata ])role circa 
il 778. Si è quasi concordemente opinato che questo figliuolo fosse il 
Volusio Saturnino, il quale con P. Cornelio Scipione, probabilmente suo 
cughio, occupo il consolato ordinario dell' 809 in tempo appunto délia 
982. morte del padre, e che per le cose detteci da Plim'o avrà avuto più di 

' D. N. V. t. m, p. 275. Orelli, n. O^A, ol Corp. inscr. Lai. vol. I. 

" Tacit. Annal, lib. III, c. xxx. p. /lyO, n. \ii.] 

■' Nummijamil. p. 07G. " De re rust. lih. I, c. vu. 

'' Ad Famil. lib, V, ep. x; Ad Attic. lib. V, '' Annal, lib. XIV, c. Lvi. 

ep. XXI. " Hist.mt.Vih. XI, c. xxxviii (90). 

'' Memorie romane di Antichilk et di Belle " Ihid. lib. VU, c. xlix (/i8). 

Arli, lom. I, p. 179. — [Voy. Atli dell' 'M/ma/, lib. XHI, c. xxx. 

Accndemiapontif. d'Archcol. tom. II, p. 267 ; " Hist. nat. lib. VII , c. xii (i i ). 



ISCRIZIONE VENETA. 315 

trent' anni, <|Liaiido ascèse a quest' onore : il che iioto per correggere 
l'erroneo calcolo latto dal CorsinP. Egii pero prenominossi Quinto e 
non Lucio, siccome comprovano pin Iiio'jlii di Tacilo, un senalns-con- 
suho del Doni-, un' iscrizione del (jrulero^ veduta dal Pigliio, e la 
lavola ai'valc X\ II h; ed io aggiungero clie ([uesto prenome conlerma 
1' opinione degli eruditi intoi-no il suo genitore, leggendosi nello stesso 
GruteroS clie Volusia Irène e Dorione posero una lapide al loro figlio 
Misto, servo di L. Yolusio Saturnine, col perniesso del loio niiovo pa- 
drone Quinto. E da lui si reputa procreato un allro Quinto, che lïi 
console ordinario con Domiziano l'anno 8/i5, da cui sarà disceso il 
Volusio Saturnino, che viveva ai tempi di Gommodo^, limanendo poi 
incerto, come attaccare a quest' albero Y Appio Annio Marso Volusio 
Saturnino memorato in un tubo di piombo presso il Muratori'', e cosi 
pure il ramo dei Volusi Torquati che sembra aver desunlo queslo co- 
gnome dalle nozze con qualche matrona délia gente INonia o Bellicia. 
Dei quai ranio non conoscevasi prima se non che una femmina ricor- 
data in due lapidi, una del Donati', 1' altra del Muratori^; ma ora è 
venutofuori anche unmaschio indicatoci dalla seguenle iscrizione copia- 
tami in un orto délia via Lateranense dal mio egregio amico ab. Amati, 
che non so se fin qui sia stata pubblicata'' : 

DIS-MANIBVS 
VOLVSIAE-OLYMPIADIS 
M-LICINIVS-EVTYCHVS 

Q_y I-DISPENSAVIT p. 283. 

VOLVSIO-TORQVATO 

LVCI-FILIO 
CONIVGI • SANCTISSIMAE 

FECIT-ET'SIBI 



' Séries pr II efeclormn L'rbis , p. ko. '' Miirijii, Fr. Arvat. Uiv. x\\\. 

' Cl. 11,11. G6. [Orelli,n. 3ii5.j ' Pag. /170, 7. 

'^ Pag. 9, h. [Henzen. SuppJeui. Oicll. ' Pag. /ii8. G. 

11. 5-'ioG; Moraniscn. /. N. a/iGS.] " Pag. iqSG, \î. 

'' Pag. 9SG, /i. ° [Henzen, S?</)/)/e/«. Orell. 11. G 089. 



316 ISCRIZIONE VENETA. 

Da qiiesta rapida rivista di tutti i personaggi délia gente Volusia, 
che sono finora conosciuti nei migiiori tempi imperiali, risulta che la 
lapide veiieta non puô spettare se non che ad uno dei due Lucj padre 
e figlio consoli nel 7/19 e nel 766, i quali sarà stato facile anche anti- 
camente di confondere insieme, se bisognô mettere fra loro un segnale 
di distinzione, corne vedesi praticato nella sottoposta epigrafe^ : 

EVXINO • L-VOLVSI • SATVRNINI-P 

NEGOTIATORI 

ACANTHVS • L-VOLVSI • HELENI • L 

H-C-FECIT 

E chiaro che la sigla P, da cui si termina la prima riga, significa 
Patris, corne pure altrove^, al che non avendo prestato attenzione il 
Marini ^, fu da lui questa lapide attribuita inavvertentemente al figlio. 

Se r ultima parola del nuovo frammento avesse salvata una sola 
lettera di più, che ci assicurasse dell' imperatore ivi nominato, saremmo 
forse tolti da ogni incertezza sulla persona, cui devesi aggiudicarlo : 
imperocchè se si parlasse di Claudio, non cade dubhio che non po- 
trebbe pensarsi al padre, il quale fini di vivere ventun anni prima che 
incominciasse quell' impero. Ma siccome più probabilmente si fa ivi 
p. 286. menzione di Tiberio, cosi i dritti potranno essere comuni tanto al pa- 
dre quanto al figlio : avendo superiormente avvertito, che anche il 
primo di loro sopravvisse più di sei anni sotto la dominazione di 
questo principe. Per lo che sarà d' uopo di piià largo ragionamento 
per determinare positivamente, a chi di quel due debba riferirsi il ti- 
tolo rinvenuto. 

Tre considerazioni intanto mi muovono a giudicare piuttosto in fa- 
vore del figlio : la prima délie quali è desunta dalla loro età rispettiva. 
Questi, corne ho annunciato di sopra, terminé i suoi giorni nell' 809 
contando novantatre anni di vita, dal che ne conscgue, ch' egli sia nato 
nel 71 G. Cio posto, converi'à per lo manco atlribuire al padre una 

' Mural, p. gôi, 10. — ^ (inU. p. j-io, G. — ^ Fr. Arval. p. i23. 



ISCUIZIONE VENETA. 317 

ventina d'anni di più, percliè possa averlo generato : il che portera chc 
sia venuto alla luce avanti il OgG, Quindi al principio del 768, in ciii 
cominciô a verificarsi il titolo di Icgalo di Tiberio, Volusio seniore avrà 
numerati almeno seltantadue aiini, mentre il giuniore non ne avrà 
avuti clic cinquanta due. Se dunqiie si considérera, che il padre tro- 
vavasi a quel tempo in un' ctà già troppo avanzata per essere più atto 
a sostenere il comando di un esercito, e se si avvertirà altresi, che 
dieci anni prima aveva conseguita da Augusto la massima délie lega- 
zioni, quai' era la siriaca, per non potere più sperare da alcun' altra un 
incremento di onore, si conoscerà facilmente che la presunzione sta 
tutta in favore del figlio, che viceversa era allora nel fiore délia viri- 
lità, ed a cui pure non deve essere mancala la provincia consolarc 
cesarea. 

Deduco il secondo argomento dal confronto con un sasso malcon- 
cio del Ghersoneso Tracio, addotto dal Muratori ', ch' è pero facile il 
restituire : 

coLONIA P. 28: 

L- VOLVSIO • SrtTVRNINO 
COS'vii'vii'o ' cpuLON 

Dec clEC 

La differenza del sacerdozio ci assicura che questo L. \ olusio è diverso 
da quello délia lapide veneta, perché se volesse credersi la medesima 
persona, converrehbe ammettere quattro sacerdozj in un privaLo : il 
che è fuori di ogni regola, e non ha, ch' io sappia, alcun esempio. Se- 
neca, descrivendoci- gli ambiziosi dei suoi tempi, limita le loro pretese 
a due : rrTanta tamen importunitas hominum est, ut quamvis multum 
cracceperint, injuriae loco sit plus accipere potuisse. Dédit mihi prae- 
crturam? sed consulatum spcraveram. Dédit duodecim fasces? sed 
crnon fecit ordinarium consulem. A me numerari voluit annum? sed 
crdeest mihi ad sacerdotium. Cooptatus in collegium sum? sed cur in 

' Pog. 1 99.5, 8. — ^ De ira, lib. III. c. xxxr. 



318 ISCRIZIONE VENETA. 

ffunumîii Nei marmi certaniente, fuori del caso dei principi délia la- 
miglia impériale, i qaali dopo Nerone ebbero il privilégie di essere 
ascritti a tutti i collegi, non mi è mai occorso d'incontrare più di tre 
aggregazioni sacre in uno stesso soggetto ; ne in maggior numéro n' ebbe 
Galba, di cui ci dice Suetonio^ : rrAccepit sacerdotium triplex, inter 
fr quindecimviros sodalesque Titios item Augustales cooptatus. -n Ne di 
più di altreltante fu insignito lo stesso Claudio innanzi di addivenire 
iniperatore : a cui una lapide del Marini^ attribuisce le medesime di- 
gnité sacre di Volusio, cioè l'augurato e i due sodalizj augustale e 
Uziense. Per le quali cose se al padre si assegnasse il nuovo marmo, 
converrebbe necessariamente riferire al figlio quelio del Ghersoneso. 
Ma la maggior semplicità di quest' ultimo sembra persuadere clie sia 
p. aSfi. più antico dell' altro. E veggasi di l'atti quanto ben corrisponda al 
paragone con quelio di L. Gornelio Balbo console nei 71^^, di 
Ap. Glaudio Pulcro console nei 716*, di M. Erennio Picente console 
nei 720^, di Sesto Appuleio console nei 726 ^ di P. Sdio Nerva con- 
sole ne! 73/1^ di L. Galpurnio Pisone console nei 789 ^ di G. Marcio 
Gensorino console nei 7^6 ■', di L. Gornelio Silla console nei 7^9"^, e 
di altri, tutti incisi durante la vita di Augusto. Di più, un sacerdozio 
solo meglio si confà colle costumanze dei primordi dell' impero, nei 
quali alcun residuo ancora conservavasi dell' antica moderazione re- 
pubblicana, mentre un cumulo di tre meglio si spiega in Volusio giu- 
riiore, che provo gli efl'elti dell' amicizia di molti imperatori. Final- 
mente parmi più verisimile, che il sodalizio augustale, il quale non 
potè conierirsi avanti la fine del 767, fosse dato piuttosto nella sua 

' Iii Galb. c. Mil. ' Murât, p. i55(), lo. 

'■' jf'V. ylri'rt/. p. 707. ' ])e Lama, Iscrizioni antichc collocatc ne' 

'' Murât, p. 99.3, 3. [Mominsen, /. A^. mxiri délia scala Farnese , p. 60. 

36o2.| ' GruL p. h?>h, G. [Mommson, /. N. 

'' Oiclli, 11. 3/117. I Moinmsen , /. A'. ^'•^19-] 

-j.hoh.] '" Grut. p. 3y8, 3. [On j)ourrnit aujour- 

' Orolli, H. 110. dliui au<j'menler beaucoup le nombre de 

'' Donali , [t. 71. 3. | Mommson . /. A'. ces exoin|)les. .1. B. nr, Rossi. | 

ÔOi (j.l 



ISCRIZIONE VEGETA. 319 

istituzioiie ad un consolare di florida eU'i, clic poteva eseguirne l'iii- 
combenz(3, di quello clie ad un altro jjià l'olto dalla veccliiaia, c clie 
seconde ogni pjobabilità doveva a quel teinj)o essersi già rit ira lo dai 
pubblici alï'ari. 

Ma la rag^ione potissinia che, a mio parère, esclude il padre da ogni 
diritto sopra la lapidcî veneta, nasce dalF altestazione laltaci da luia 
medaglia dell' Eckliel', ch' egli nel 768 fu legato di Ottaviano nella 
Siria. Ognuno sarà coslretto a concedermi, che una dignità cosi prin- 
cipale, quai era il governo délia provincia piii ricca e più importante 
deir impero, non poteva tacersi nel suo eiogio. lo ammettero bene, 
che ai tenq^i di Augusto, ed anche dopo fino a Nerone, non fu in mollo 
costume l'aggiungere il nome délia provincia, che si era govcrnata : p. 087. 
spesso contentandosi di annunziare in génère, che si era stati procon- 
soli, legati di quel taie imperatore. Conosciamo di fatti per la seconda 
parte M. Artorio Gemino, LEG'CAESAR- AVG^, T. Trebelleno 
Rufo, LEGATO -CAESARIS-AVG 3, T. ElvioBasila, LEGATO- 
CAESARIS-AVGVSTIS Q. Vario Gemino, LEG • DIVI • AV- 
GVSTP, Postumo Mimesio Sardo, LEGATVS • TI • CAESARIS • 
AVG^ Sesio Papinio, LEG «TI • CAESARIS -AVG -PRO • PR s 
C. Cilnio Petino, LEGATI -TI • CAESARIS -AVG ^ Scsto Palpeho 
Islro, LEG -TI-CLAVDI- CAESARIS -AVG'^. Ammettero ancora 
che la ristrettezza dello spazio da supplirsi consiglia a credere, che 
quest' uso fosse anche seguito nella nostra lapide. Ma dopo concesso 
tutto ciô, restera sempre vero, che anche senza nominare la Siria non 
si poteva ommettere di notare, che Volusio il padre era stato legato di 
Cesare Augusto : e quindi, se l'epigrafe a lui veramente spettasse, sa- 
rebbesi scritto LEG • PRO • PR • DI VI • AVG VSTI • ET • TI • C AES A- 

' D. N. V. t. III, p. 975. ' Marini, Fr. Arval. p. 53. [Mommsen, 

' Orelli, n. 1811. /. N. 5/171.] 

^ Dom,cl. V, n. 3o. [Voyez plus haut, " Grut. p. 188, 1. 

p. -272.] ' Grut. p. lilij, 9. 

^ Candida Dionigi, Viaggio nel Lazto, "* Fabretti, /«wr. <^/oj«. p. 760, n. 569. 

p. 60. [Orelii, n. 4365; Mommsen, /. iV. ° Grut. p. hh-j, k et 5. [Voy. Henzen . 

/i546.] Svppkm. Oi'pU. p. 66, 11. 693.] 



320 ISCRIZIONE VENETA. 

RIS • AVGVSTI , corne fece Dolabella console nel 768 \ Prevedo che 
ini si risponderà : E chi vi assiciira che questa legazione di Augusto 
non occupasse appunto la lacuna dopo SODALI -TITIO? Non mi 
oppongo aile probabili apparenze che puô avère questa congettura; 
ma non mi si negherà ne meno, che se questa carica doveva esporsi 
separatamente da quella che si consegui sotto Tiberio, non potè espri- 
mersi con meno parole di queste : LEG • PRO • PR • DIVI • AVG. Ora 
la lunghezza délia linea antécédente è conosciuta, ne puô estendersi 
P. 988. più in là di COS • AVG • SOdali • augustali, perché innanzi 1' apoteosi 
di Claudio non si ebbero altri sodalizj maggiori se non l' augustale e 
il tiziense, e perché Ira mezzo 1' enumerazione dei sacerdozj non puo 
interporsi altro ulTicio. Dali' altra parte questo spazio ben corrisponde 
a quello che si richiede per leggere nella prima riga L'VOLVSIO* 
L-F'SATVRNINO. Da ciô ne viene, che la seconda linea componevasi 
certamente di ventuna lettere, ed è poi da notarsi che la dimensione 
del carattere è in lei eguale a quella délia terza. Non è dunque pos- 
sibile d'introdurre in quest'ultima SOY) A\A-T\T\0 ' leg' irro' i)r' divi' 
aug. il che importerebbe ventisei lettere, perché l'eccedenza di cinque 
lettere h^a una riga e 1' altra é soverchia ; ed é chiaro che la lacuna non 
ammette un cosi lungo ristauro^. 

Mostralo cosi, che tutte le ragioni si accordano nell' assegnare il 
trammento di cui si parla al console del 756, passerô ad indagare se 
lu vcramente da Tiberio, oppure da Claudio, che gli fu affidata questa 
legazione. L'argomento dell' età, che ho adoperato di sopra per ne- 
garla al console del 7^2, mi gioverà eziandio per escludere il seconde 
di questi imperatori. Essendosi provato che il figlio Volusio nacque nel 
71 G, chi non vedc che alla proclamazione di Claudio, seguita nel 79^, 

' Grul. j). 39G, 1. [Orclli, n. 2365.] Borghesi. D'ailleurs, l'inscription de Venise 

* I On a Irouvé depuis, à Aenona en Dal- ayant à la première ligne 8 lettres conser- 

matie, une autre inscription évidemment vées et 11 perdues, à la deuxième ligne 

relative au inêine personnage, et dans la- 8 lettres conservées et i3 perdues, rien 

quelle on lit : DWl- AVG [mti- et- ] TI* n'empêche de supposer qu'à la troisième 

C[aesrtm-f/îVrrtM^'-J VSTI • F, ce qui prouve li{jne, où elle a 11 lettres conservées, elle 

la nécessité du supplément rejeté ici par en ait eu i5 de perdues. Tu. Momhsen,] 



ISCRIZIONE VENETA. 321 

egli contava 78 aiini? Di j)iù iiiaiica quasi il tempo materiale, in cul 
al)bia potulo sotto quell' Augusto escrcitare un laie uiïicio : perché 
l'arô osservare più a])])asso, clie circa il ])rincipio tli quell' inipero deve 
essergli stala conferita la prefcttura di lioina, nella (juale mori. Resta 
dunque che ottenesse la provincia da Tiberio : ma la storia non ci 
somministra alcun barlume pei- congetturare (|ual fosse, e poco aiuto 
ci vien dato dalla provenienza de! inarmo, che non sappiamo ove ori- 
ginariamente era collocato. Tuttavolta essendosi rinvenuto in Venezia. 
la cosa più probabde è, ch' ivi sia stato trasportato dalla vicina Dal- w '.So 
mazia^; e in questo caso sarebbe lecito sospettare che Volusio sia stato 
il successore di P. Cornelio Dolabella nella legazione dell' illirico, che 
appunto ignoriamo chi fosse. In taie ipotesi il piincipio del suo governo 
dovrebbe riporsi circa il 778, perché due iscrizioni dello Spon^ ci pro- 
vano che Dolabella nel 771 e nel 772 era ancora in Dalmazia, e Ta- 
cite^ ce lo assicura già tornato a Roma nel 77Û. 

Una grave inavvertenza riguardo a questo L. Volusio si commise 
dali' illustre padre Gorsini^, la quale fu giustamente notata dal Ma- 
rini^ e poscia dal lodato sig. Cardinali". Gonobbe egli il riferito luogo 
di Tacito"^ : ce L, Volusius egregia fama concessit, cui très et nonaginta 
ff anni spatium Yi\ endi : ii e se ne giovô anzi per proporre Y emenda- 
zione, non so perô quanto necessaria, nel testo di Plinio ^ : "Proflu- 

cfvium sanguinis fit multis per ora stato tempore, ut nuper 

fcMacrinio Yisco viro praetorio, et omnibus annis Volusio Saturnino 



' [L'inscription d'z'Venona . que jai citée 
plus haut, et un fragment provenant du 
même endroit et paraissant aussi appartenir 
à Saturninus conlirmenf. cette conjecture sur 
la provenance de ce monument. Du reste, 
il faut remarquer que rien dans les inscrip- 
tions dAenona ne prouve que la légation 
obtenue par ce personnage sous le règne 
de Tibère ait été celle de la Dalmatie; et, 
en effet, ce ne put être celle-là, car une 
inscription trouvée à Corinium , dans cette 
même province, et que j'ai vue, lui attribue 
m. 



cette légation, mais sous le règne de Cali- 
giila. Th. Mommsen. ] 

^ MisceUanea erudhae antiquitatis , [). i-g 
et 1 8 1 . 

^ Anna}, lib. III, c. XLVii. 

" Ser. praef. Urhis , p. /to. 

^ Fr. Avval. p. ggS. 

* Memorie romane di Anticliità c di Belle 
Ard, t. I, p. 198. 

' [Annal, lib. XIII. c. xxx.j 

* Hist. nnt. lib. XI, c. xxxvui (90). 



322 ISCRIZIONE VENETA. 

ffUrbis praefeclo, qui nonagesimum etiam excessit aiinum.ii Ma non 
baclô elle da quel passo dell' annalista veniva irrevocabilmente fissala 
ia morte di lui nell' 809 in tempo del consolato del figlio, e non ebbe 
di mira se non che 1' altra asserzione già da me riportata dello stesso 
Plinio : crNuDer etiam L. Volusio Salurnino in Urbis praefectura ex- 
rr tincto notum est e Cornelia Scipionum gentis Volusium Saturninum, 
ffqui fuit consul, genitmn post LXIl annuni \v Sapendo egb adunque 
che il naturalista scriveva il XIV libro délie sue storic nelF 83o -, quel 
?iuper interprefato in senso troppo rigoroso gT imbroglio tutti i conti: 
F. 290. e avendo creduto che il prefetto Volusio fosse mancato di vita intoi^no 
queir anno, censuré ingiustamente il Lipsio per aver riconosciuto il 
liglio, qui fuit consul, nel Q. Volusio ch' ebbe i fasci nell' 809, da! 
quale voile onninamente distinguerlo, senza perô arrischiarsi di pale- 
semente confonderlo col collega di Domiziano nell' 8/1 5, perché vide 
bene che il consolato di costui non potè esser noto a chi péri nell' eru- 
zione del Vesuvio dell' 882. E pure dal confronto di quel due luoghi 
Pliniani doveva facilmente accorgersi che il imper di Volusio Saturnino 
non doveva essere di freschissima data, s' era stato anteriore ail' altro 
nuper di Macrinio Visco : e uomo dotto, com' egli era, non poteva igno- 
i-are che il valore di questa voce ammette un' estensione anche latis- 
sima: onde leggiamo per esempio in Cicérone^: ffEa quae nuper, id est 
cfpaucis ante saeculis, reperta sunt. n La conseguenza intanto di questa 
svista è stata quella di avère stabdito la prefettura ui'bana di Volusio 
circa 1' 826 : il che è a dire sedici anni dopo ch' egli era passato nel 
numéro dei pii'i , interponendolo fra Ducenio Gemino prefetto nell' 82 1 
ai tem])i di Galba, e fra Plauzio Eliano ch' ebbe il medesimo ufficio da 
Vespasiano. E cosi uito nel medesimo scoglio, in cui falsamente pretese 
che avesse naufragato il Lipsio : perché se Volusio fosse mancalo di 
9.3 anni nell' 829, avrebbe di venti anni avuto il consolato del 766, 
(|uando gliene mancavano ancora cinque, non diro ail' età consolare, 
ma alla stessa età senatoria pi-escritta da Augusto secondo Dioue*. 

' [Lil). VII. c. Ml (1/1). J ■ De nal. Ikor. \\h. Il, c. 1,. 

' [Ilisf. nal. lil). XIV, c. V {k).] " Lil). Ml . c. w. 



ISCHlZIOiNE VENETA. 32:i 

E dunque évidente che corivieiie riportare la prcfelluia di lui ad un 
tempo più alto : il che non puo farsi senza sconvolgere la série de! 
Corsini, e senza l'ichiamare ad un bieve esanie i diritti dei pret'elti 
antei'iori. 

Posto per cardine, che L. Volusio lascio la vita nell' (^09, mentrc 
occupava ancora la sua carica, è inutde al nostro scopo 1' inquirer(î p. ^y 
sui siioi più antichi predecessori, che prima esercitarono la nuova au- 
loi'ità confei'ita loro da Augusto. Basterà di ricordare che giusta la con- 
corde testimonianza di Tacito^ e di Dione^, quelF ullicio resto vacante 
nel 785 per la moi-te di L. Pisone pontefice, figlio del suocero di Giu- 
lio Cesare, console nel 789 e célèbre non meno per le sue vittoi'ie 
sui Traci e sui Bessi, che per l'abuso da lui fatto del vino, il qualc 
perô non gl' impedi di giungere ad un' età ottuagenaria. Notero bensi 
di passaggio, che attestandosi positivamente dal primo dei citati scrit- 
tori, che Pisone era succeduto nella dignità prefettizia a T. Statilio 
Tauro console per la seconda volta nel 728, uomo anch' egli provectae 
aetalis, converià espellere altre quattro persone, che il Corsini aveva 
in questo i'rattempo indebita mente allogate nella série dei prefetti or- 
dinarj. Paolo Emilio Regillo sarà il primo, assegnato ail' anno 767, che 
si annunzia sempliceinente come questore di Tiberio, proveniente da 
una lapide spagnuola del Grutero ^, che io uniformandomi al parère 
di altri avrei creduta apocrifa per la novità dell' espressione PRAE- 
FECTO- VRB-IVRI-DICVND, se \\ dott. Puertas non mi avesse 
assicurato, ch' esiste tuttavolta in Sagunto, quantunque ora alquanlo 
mutila, secondo che mi fa vedere la copia da lui favoritami. Il secondo 
è Pomponio Grecino decemviro délie îiti, rammentato ail' anno 770, 
ma che spetta probabilmente ad un tempo inferiore : il quale dé- 
riva da un frammento di Gubbio ristampato alquanto più esattamente 
dal padre Sarti \ Le cariche di ambedue ci mostrano, che costoro 
sono due ragazzi, ch' io rimanderô fra i prefetti délie ferie latine, loro 
uiancando il consolato, cioè il primario requisito che si richiedeva, 



lÇ)-i. 



Annal, lib. VI , c x, ' Pag. 3/t8, n. 9. 

Lib. LMII. c. xi.\. * De cpiscopis Eufjnhinis , p. xxiv. 

/n , 



324 ISCRIZIONE VENETA. 

secoiido il consiglio di Mecenate accettato tla Augusto e conservaloci 
da Dione ^ : rr Praefectiis Urbi ex primarils viris creandus est, qui 
cfomnes magistratiis, qui geri ante hune convenit, gesserit ^ -n Esclu- 
derô poi il fainoso Seiaiio attribuito al 776, ed iicciso, corne ognun 
sa, ne! 78/1 : non avendo in suc favore se non che lo scoliaste di Gio- 
venale, il quale confuse nianifestamente il prefetto del pretorio col 
prefetio di Roma, malgrado che quelle due cariche fossero in quei 
tempi fra loro incompatibili. E prendero infine a fischiate, insieme col 
Gardinali-, il G. Perpernio Naiiziano, ch' è un fetido parto del Ligo- 
rio, da me riscontrato nel touio quintodecimo dei suoi manoscritti, 
e che per taie si manifesta, se non allro, ai falsi nomi dati in quella 
lapide ai consoli del 782 : essendo ben da dolersi che il Gorsini abbia 
spesso contaminato il suo dotto e laborioso lavoro colle imposture di 
costui. 

Dopo ciô, mettendoci in via, impariamo da Dione^ e da Tacito '*, 
che a Pisone fu sostituito L. Elio Lamia, console fmo dal 766 : il quale 
moii neir anno dopo 786 : e converro pienamente nel mettere in sua 
vece Gosso Gornelio Lentulo console nel 778, figlio del Gn. Gornelio 
Lentulo Gosso , che riportô gli onori trionfali per le vittorie sui Getuli, 
e che aveva avuto i fasci ordinari del 763. Egli s' appoggia sopra un 
chiarissimo passo di Seneca^, che ce lo dipinge virtim gravem et mode- 
ralîim, sed mer»um vino et madenlem. Il Gardinali ^ ha già reltamente 
osservato , che manca ogni ragione perché il Gorsini restasse dubbioso 
se questo Gosso pi-efetto sia il padre il figliuolo, quando Tacito^ ci ha 
annunziato la morte del vincitore dei Getuli fino dalF anno 778. Non 
\\ 993. abbiamo poi alcun argomento per giudicare quanlo si protraesse la ma- 
gistratura di costui; ma io farô terminarla avanti la fine del regno di 
Tiberio, perché nell'ultimo anno di quell'imperatore incontro un altro 

' \\\oAict.p'/o5 §é Sî; t«s en twj» 'ZSporjHÔv- \Àh. IjVIII , c. xi\. 

Tf/jv , xai èKTÔiv Tsàvra. zà xv.Otjkovt'x 'uspo- ' Annal, lib. VI, c. \xvn. 

■Jî2-!t<>/ tT£D!J.évœv dTToheiKvitrOft).] Ml). LU, ' Lib. XII, ep. iawiv. 

c. \xi. '' Mem. romane di Anticitilà, I. III , p. lU). 

* Mcm. romane di Anticitilà, t. I, p. 'J.58. ' Annal, lib. IV, c. XLiv. 



ISCRIZIONE VENETA. 325 

prefetlo, clic injjiiistamente aparcj' niio non si è voluto accogliere nella 
série. 

Flavio Giusoppi!, dcscrivendo miriutamente le avvcntiire di Agrippa, 
poscia re cle'Giudci, ci narra che verso la iiietà dcl 789 essendo stato 
arrcstato il sno cocchiere Entiche, cnm i^erdnclua easet ad Pisonem Urbis 
'praefcdum ', rivelô i discorsi scgreti che in carrozza aveva teriuti con 
Caligola il siio padrorie, il (jnale due Ire mesi dopo fu perciô messo 
in carcere : c riferendo corne quest' ultinio lu poi liberato subilo do|)o 
la morte di Tiberio, avvenuta ai 17 di aprile d<'l 790, ripete^ : ffMox 
crallatae sunt a Gaio litterae, alterae ad senatum, quibus Tiberii inor- 
fctem significabat, alterae ad Pisonem Urbis praefectum, quae et hoc 
cfipsum niinciarunt, jusseruntque Agrippam e castris in eas aedes 
ff transleni , quas habitabat antequani vinciretur. i^ Il Lipsio nelle note 
a Tacjto^ cui tutti gli altri, compreso il Corsini\ sono venuti dietro, 
accueô Giuseppe di errore per aver fatto sopravvivere a Tiberio 1' an- 
tico prefetto Pisone, clie, corne si è veduto, gli premori di cinque 
anni, aggiungendo : rcNec enim aliiim habeo, de quo possint illa in- 
ff telligi.i? Ma da una parte è diiTicile \\ negar fede ad un gravissimo sto- 
rico, che ha avuto cosi piena conoscenza di quei fatti da raccontarli 
colle più leggiere particolarità, e dall' altra la ragione del Lipsio è fra- 
gile e per giunta non vera. Inqjerocchè quantunque non possa pen- 
sarsi a L. Pisone Augure console nel 763, che si iiccise di propria niano 
nel 777 ■'', ne a L. Pisone figlio del prefetto, trucidato nienlre era le- p. 29A. 
gato délia Spagna Giteriore nel 778", resta perô un quarto L. Pisone 
figlio di Plancina e del Gneo che fece avvelenare Germanico ad istiga- 
zione di Tiberio, a cui niente si oppone che questo imperatore abbia 

' [^kywyi)? aùrov èfit nsiawvoi. yevofxé- -nyôAswî toî;tô t£ dyopsvovcra , nat tuv 

vr)s, Ôs rjv (pvXa.^ rrjs -rsàleMs.] Ant. Jud. ÀypiTnrav èxéXevcjsv en toO al^txonéhov 

lib. XVIII , c. VI , § 5. ixsTOLaltjcTSCv eis rnjv oîxioLV èv j; ■zspÔTeçtOv 

' Ibid. § 10. [ÈiTJcr7oAa/ t£ àipinovro i) hsOijvoLi.litny.v ^ïysv.^^ 
•srapà ToOrai'ow, 1) (xèv 'zrpàs tijv ad-) nXyjTOV ^ Annal, lib. \I, c. x. 

TOI) Tiëeptoii htoi(7'xÇ)ov(7ix T))j' TeÀ£i/T))î' jcai '' iSer. prarf. Urb. p. 36. 

Tj)r aÙToii -aapiXy^ip tTjs tjyeiJ.ovi'x^ ysvo- ^ Tacit. Annal, lib. IV , c. \xi. 

(Jiévy/v , y) hs 'oroùs \lsi(ju-'V% tov (pitXnKa. rrjs " îhid. c. \LV. 



2 9l>- 



3-26 ISCRIZIONE VENETA. 

poluto concédere la prefettura nel 789 dopo ia morte di Cosso , non 
mancandogliene alcun merito, perché era stato console ordinario iiove 
anni prima, cioè nel 780. Dione ci avvisa ^ eh' egli era in sospetto 
a Galipola : onde niente di più probabde, che fosse da lui rimosso 
flalla carica e mandato nell' Africa, ove lo troviamo proconsole nel 
792, in rimpiazzo probabilmente di M. Sdano, che governava qnella 
provincia al principio deli' impero di Gajo, siccome si raccoglie da 
Tacito-^. 

Questo seconde Pisone avrà avuto per successore in Roma M. San- 
quinio Massimo, a cui tocco il primo consolato suffetto forse nel 779, 
per quanto puô congetturarsi da un marmo di Pompei riferito dal ch. 
ab. Guarini^, e che per attestato di Dione\ mentr' era prefetto urbano, 
appunto nel 792, ricevette i fasci la seconda volta per rinunzia latta- 
gliene da Galigola ai trenta di gennaro. La sua prefettura non puô es- 
sere stata lunga. Apprendiamo da Tacito ^ che nell' 800 egli era morto 
legato délia Germanialnferiore, nel quai governo dev'essere successo a 
P. Gabinio. Quest' ultimo, a detto di Dione '^, vinse i Gauci nel 79^, per 
la quai vittoria gli fu dato da Glaudio i\ soprannome di Gaucio insieme 
cogli onori trionfali, secondo che apparisce da Suetonio '. Non igno- 
randosi adunque che questi onori, come quelli del trionfo, non si sole- 
vano conseguire se non dopo la partenza dalla provincia, è da credersi 
che Gabinio nello stesso anno , al più nel susseguente, ritornasse 
a Roma, e quindi che Sanquinio abbandonasse contemporaneamente 
la dignità che occupava per recarsi a rimpiazzarlo. In taie ipotesi la 
prefettura sarà vacata nel 796 ail' incirca : dopo il (jual tempo s' in- 
contra nella série del Gorsini un ampio vano, che si estende a tutto 
r impero di Glaudio e ad una parte di quello di Nerone. Sarà egli 
pertanto degnamente riempito snrrogando a Sanquinio il nostro Volu- 
sio : e non essendo da supporsi che quella dignità gli sia stata confe- 

' fJb. LIX, c. XX. ' Lib. LIX,c.xin. 

^ Hist. lib. IV, c. XLviii. ^ Annal, lib. XI, c. wiii. 

■■ Com?//enL P7, éd. Il, p. 5i. [Mommsen, '' Lib. LX, c. viii. 

/. A'. 2-270. 1 ' In Cloud. c. x\iv. 



ISCRTZIONE VENETA. '6'21 

iiln iiell' ulliniu decrepitezza, non si troverà straiio, clie la jiroliinfja- 
/ioiie non ordinaria dcUa sua vita abbia prodotto altrcsi, clio lunfja- 
niente la conservasse. 

In canibio di Vohisio morto prefcUo, conic si è dctto piîi volte, nell' 
809, dovrebbe collocarsi T. Flavio Sabino, fralello dell' imperalore 
Vespasiano, ucciso dopo F incendio del Campidoglio ai 18 di docenibif 
deir 829 ^ E difatti detiaendo la durala dell' imporo di Galba (da ciii. 
conie vedremo, fii spogliato del suo ofticio), la (jiiale lo sloriro pei' 
rotondare il numéro puo aver calcolata per un ainio inlero, resterebbe 
esattissima 1' asserzione dello stesso Tacito^ : fcSeptem annis, quibns 
cf Moesiani , duodecim, quibus praefecturam Urbis obtinuil. n Ma questa 
conmioda disposizione viene turbata dallo scrittore medesinio col no- 
lare^, che neir 81/1 Pedanio Secondo mentre teneva la prefeltura di 
Roma fu assassinato da un suo proprio servo, per la punizionc del quai 
delitto nacque grave dissenso in senato. Il Corsini congetturo : (rFieri 
fffortasse potuil, ut Sabinus ille, siculi Galbae tenqîoribus duodecim 
crannorum illoi"um seriem in ordinem redaclus abrupil, ita quoque Ne- 
rr ronis temporibus anno quodam, autaliquot anni mensibus cessaverit, 
fffortasse ut suffecti consulis munere fungi posset^. n Ma questa ragione w 096. 
non piiô esser vera : primieramente percbè se innanzi la carica urbana 
Sabino aveva goduto per sette anni la legazione consolare délia Mesia, 
era stato adunque console molto prima; ed anzi precedentemente al 
suo tVatello cadetto, se crprivatis utriusque rébus Vespasianum aucto- 
ff ritate anteibat^i^ e se ffante principatum Vespasiani decus domuspe- 
ff nés Sabinum erat*^. -n Secondariamente poi percbè il consolato non in- 
terrompeva la prefettura, essendo piuttosto in costume cbe la prefeltura 
portasse con se la ripetizione dei fasci, come si è veduto in Sanquinio, 
e come potrei mostrare con una moltitudine d'esempi degli anni prossi- 
mamente posteriori. Altronde Flavio Sabino essendo stato il primo ad 
occuparla due volte, e avendo ciô meritato cbe se ne facesse annota- 

' Tacit. Htst. lilj. ill , c. lxiv et i,\ix. ' Ser. praef. Urb. p. kk. 

- îhid. c. Lxxv. '" Tacil. Hist. lih. III, c. l\\. 

' Annal, lib. XIV. c. xlii et xi,iii. ' Ihid. c. lwv. 



328 ISCRIZIONE VENETA. 

zione, talchè senza parlare d' altri, lo stesso Tacito scrivc ' : rr Urbi 
rrFlavium Sabinum praefecere, judicium Neronis secuti, sub quo eaai- 
cfdem ciipam obtinuerat ; it peicbè non avrebbe avvertilo il caso anche 
più straordinario, cbe per altre due fiate si fosse assiso in quel seggio, 
aggiungendo una sillaba sola per dirci, ce sub quo bis eamdein curani 
r obtinuerat?T) Per concordare dunque Tacito con se medesimo io non 
vedo altro mezzo se non quello di sospettare, cbe sia occorsa una faisa 
lezione nel suo testo, e perciô invece di ctseptem annis, quibus Moe- 
fcsiam, duodecim, (juibus praelecturam Urbis obtinuit,ii si abbia da 
riscrivere rrtotideni, quibus praefecturam Urbis obtinuit. t) Ghe se nei 
codici dcllo storico questi numeri, invece di essere scritti alla distesa, 
fossero stati espressi con cifre aritmetiche, crescerebbe la probabilité 
délia niia congettura, potendo ognuno vedere quanto facile e quanto 
fréquente sia lo scambio tra Xli e \IÏ. 
P. 297. Dietro ciô a Volusio Saturnino io farô seguire L. Peclanio Seconde, 

cbe in un anno incerto fu console surrogato in compagnia di Sesto Pal- 
pelio Istro, per testimonianza di Pîinio-. E a lui defonto nell' 8 1 A sosti- 
tuirôT. Flavio Sabino, c!i' era certaniente in posto alla morte di Nerone, 
avendosene l'espressa confessione di Plutarco^, ch'è sfuggita al Gorsini : 
rrOtlio auteui Piomae custodem Flavium Sabinum Vespasiani fratrem 
rconstituit, sive hoc etiam egerit ob Neronis honorem (nam ab illo 
rr magistratum Sabiuus acceperat, quo eum privavit Galba), sive ut Vc- 
ff spasiano benevolentiam fidemque ostenderet in Sabino amplificando. 11 
Il prefetto messo nei suoi piedi da Galba nell' 821 fu G. Ducenio Ge- 
nn'no ^, sul consolato del quale, certamente anteriore ail' 81 5, sonosi 
avute diverse opinioni dal Panvinio, dal Fabretti e dal iMarini. E dopo 

' Htst. lib. I, c. XLVI. ^Xâoviov "Ecuëïvov , àhsXtpàv Ovso-Tracrjai'oî) , 

^ Illst. natur. ]'\h. X, c. xii (iG). [Bor- KOLTécrlijcrev, she jcai toïito 'rspi^as èiriTifxrj 

ghosi a démontré (l(;|)iiis que L. Pcnlanius ISepôôvo^ (^sap' ènsivov yàp sîXy}(p£i tijv dp- 

Secundiis et Sex. Pnlpeliiis Histcr lurent con- j/7)i' ô Saêù'Os, dÇieiXsTO hèrdXêois avràv) . 

suis en 800; voyez, dans ses lùislcs consu- shs (xdXXov evvotoLv èveheinvvro Ovea-rroL- 

laircs, la note sur les consuls de cette année. (jiolvcj) holi Tsialiv av^'-xw 'ï.ocëïvov.] 

\j. Remeiî. ] ' Tacit. IJist. lib. I, c. \iv. 
In Ollione, c. v. [T);s§é Pwixtjs Ç><jA'xk'x 



ISCRIZIONE VENETA. 3'29 

lui è fuori di questioiie doversi riporre la seconda prefettura di Flavio 
Sabino nell' Sas : la qiiale terminera colla sua uccisione ai 18 di dé- 
cembre dcllo stesso anno, siccome si è detto. 

Da qiiest' epoca in poi si âpre nella série una certissima lacuna, 
ignorandosi aiïatto chi abbia avuto il governo di Roma nei primi anni 
di Vespasiano. T. IMauzio Eliatio, cbe incontrasi dopo\ non puo essere 
stato il successore immediato di Sabino. Il suo elogio di ponte Lucano- 
ci dice : 

HVNC LÉGATVM IN [sic) 
IN HISPÀNIAM AD PRAÉFECTVR VRBIS REMISSVM 
SENÀTVS IN PRAÉFECTVRA TRI VMPH ALIBVS 
ORNAMENTlS HONORÀVIT AVCTORE IMP 
CAESARE AVGVSTO VESPASIANO 

Ora sappiamo da Suetonio ^, clie quando Galba prese la poipora im- 
périale nel giugno delF 821 , erano già otto anni cli' esercitava la lega- 
zione délia Spagna, e sappiamo egualmente da Tacito *, ch' egli mise 
nel suo posto M. Gluvio Rufo, il quale è vero cbe nell' anno seguente P. -^yS. 
tornô in Italia, ma non perdette per questo la provincia, rrquam rexit 
fcabsens exemplo L. Arruntii.i^ Conosciamo di più cbe al principio 
deir 828 Plauzio Eliano era ancora in Roma, ove come pontefice assi- 
stette alla religiosa cerimonia, con cui si diede incominciamento alla 
ricostruzione del tempio di Giove Capitolino^. La sua partenza per la 
Spagna non piiô dunque fissarsi piij presto délia fine di quell' anno, 
e per conseguenza il suo ricbiamo, occasionato dalla promozione cbe 
se gli diede a prefetto délia città, non potrà cadere cbe circa la meta 
deir impero Vespasianeo *'. 

' Tacit. Annal, lib. XV, c. xviii. ° [On sait par l'inscription du Ponte Lu- 

"^ [Orelli, n. 760; Fea, Framm. di Fusti , cano qu'il était préfet de la ville lorsqu'il fut 

p. civ; Garrucci, / segni voJgarmente detli honoré dun deuxième consiihit. HVNC 

accenti, p. 87.] IN EADEM PRAEFECTVRA VRBIS 

' In Galba, c. ix. IMP • CAESAR ■ AVG VESPASIÀ- 

' Hist. lib. I, c. vni. et lib. II. c. lxv. NVS ITERVM COS-FÉCIT; or une 

' Tacit. Hisl. lib. IV. c. lui. lessère de gladiiih'iir iqjpartenaiit à M. Des 

111. Aa 



3:i0 ISCRIZIONE VENETA. 

Volentieri ammetterô poi l'opinione del Corsiiii, che innanzi la fine 
dell' impero meclesimo gli siiccedesse il giureconsiillo Pegaso, per la 
teslimonianza che ce ne porge il Digesto'. Imperocchè non puô con- 
ferirsi a Pegaso la dignità lasciata vacante da Sabino, e chiudere cosi 
l'eniinciata lacuna anteponendolo ad Eliano : primieramente perché 
costui non ehbe il consolato insieme con Pusione se non che sotto il 
regno di Vespasiano, corne si attesta nelle Istituzioni Giustinianee '^; 
onde i fasti dell' 822 essendo interamente rienipiti coll' autorità di 
Tacito, si ha la certezza, che alla morte di Sabino egli non possedeva 
ancora i requisiti necessarj per essere prefetto. Di poi perche nei prinii 
anni di Domiziano continuava ad esercitare, se non tutta, almeno una 
parte délia ricevuta podestà, seconde i noti vcrsi di Giovenale^ : 

Rapta properabat aboUa 
Pegasus, attonitae posilus modo viHicus Urbi. 
Anne aliud tune praefecti? 

P. 299. Il vero senso dell' ultimo emistichio non poteva intendersi dal Cor- 
sini, essendosi penetrato soltanto dopo la scoperta dell' opéra di Lo- 
renzo Lido De magistratibus Bomanis, il quale nel libro primo '' accenna 
r innovazione fatta da Domiziano di dodici prefetti di Roma; più chia- 
ramente spiegandosi nel libro secondo^ : rrDomitianus non modo de 
crpraefecturae praelorii veteri honore detraxit, verum et praefecturam 
crUrbis, quantum quidem in ipso fuit, dilaceravit, duodecim pro uno 
crpraefectos Urbis, singulos videlicet singulis Romae partibus, consli- 
fftuens.li 

Vergers, et qui a été pul)li('e par M. Henzen , * Sat. IV, vs. 76-78. 

a prouvd qu'il fut consul pour la deuxième '' Cap. xlix. 

lois au commencement de Tan S:>.']; c'est ^ Cap. \ix. [Ù6sv ov (xàvov sTrapp^oTï/xa 

donc en HoG quil faut placer son élévation tmv 'zspa.iTW^iwv Tr;s ovcryjs aiiTt) tù isp'tv 

à la préfecture de lionie. Voyez le Mémoire de riixrjs èltjiiiwcrsv , iXXà [xijv ua.ï Ty)v -zso'kiap- 

M. Henzen dans les Annales de l'Institut de yov è^ovcrlav, rô ys eis avrùv ijnov, htecnrd- 

corresp. arch. iSSg, p. 5 etsuiv. L. Rr,\u;r.J Otjos Stio 'crpô? rof? ^sKa vTràp^ovs tsô'Xsw^ 

Eil). 1, t. II, .S ult. De origine juris. dvd' évos, «ôî §>) kolÔ' énacrlov Tfj.fjixoL t))? 

'^ ]j\\). Il, til. X\III, i^ .^. Pù)fXi}S , 'STpO)(^£ipi(ji(X£V05 \ 



ISCHIZIONE VENETA. 331 

Dopo avci- reso fin qui ad un Icmijjo ])iù accoiicio la prcfelluia di 
\oliisio, restorebhe in fine clie si rcslaurassero le ultime due l'ijjlie del 
nostro fi'annnento. Ma quanlo è sicnra la restituzione délie due prime, 
altrettanto è dubbiosa quella délie altre. L' iscrizione è certamente délia 
nalui-a di quelle, die non mentovano se non clie gli uffici ma^jjiori, o per 
espi'imernii più esattamcuile, quelli che si erano otlenuti d()j)o il con- 
solato. Non dubilo quindi clie una délie dignità, délie quali la IVatlui-a 
del manno ci ba invidiato la memoria, fosse il proconsolato deli' Asia o 
deir AIrica, cbe V amministrazione dei fasci gli dava il gius di conseguire 
dopo un quinquennio. Imperoccbè Volusio essendo sopravvissuto lunga- 
mente al consolato, ed anzi avendo dovuto usare del suo diritlo di soili- 
zione vivente Augusto che glielo aveva conferito, è difficile il supporre 
cbe circa il tempo debito ei sia rimaso privo délia provincia senatoria : 
tanto più cbe la provincia cesarea tardô alnieno undici anni ad essergli 
concessa. Ma dall' altra paite manca ogni indizio per argomentare 
se questa lapide gli sia stata dedicata anteriormente o posteriormente 
alla sua prefettura. Nel secondo caso sarebbe facile il supplimento con 
ordine rétrograde : 

SODALI • TITIO -prae/urbis 

LEG • PRO • PR • TI • caes • aug • pro ' cos' d' d'^ 

]\è in taie supposto dovrebbe far maraviglia, cbe si fosse taciuto il 
nome délia provincia da lui retta con autorità proconsolare, ricoi'dando 
cio cbe bo notato di sopra riguardo ai legati augustali, ed osservando 
cbe un egual silenzio mantennero i proconsoli L. Ceciiio Rufo-, T. Elvio 
Basila^, Manio Gordio Rufo*, Q. Asconio Gabinio Modesto^ G. Gilnio 

' [J'ai parlé plus haut des suppléments de " Candida Dionigi, Viaggio nel Lazio, 

la ligne 3; à la fin de la ligne d il faut PA- p. 60. [Orelli, n. /j365; Moininsen, /. T. 

TRONO, mot par lequel se terminent les libàQ.] 
deux autres inscriptions. Tu, Mommsen.] * Orelli, n. 3i /i 2. [Voy. Décade V,oss.vn, 

■^ ?ieines. Sijiitagm. cl. vi, n. 16. [Orelli, tome 1, p. t^Gg.] 
689; Corp. inscr. Lai. vol. I, pag. 187, "* Malfei, Mtis. Veron. p. iili, 1. 

n. 639.] 



332 ISCRIZIONE VENETA. 

Petino ', L. Giulio Rufiuo", C. Bubellio Blando^ e il Q. Sanquinio délia 
mia osservazione ottava délia Décade quarta*. 

Peraltro se si vei'ificasse il sosjjetto clie questo marmo fosse di origine 
dalmatina, e che avesse anticamente esistito entro i limiti del governo 
affidato da Tiberio a L. Voliisio, potrebbe allora apparire più probabile 
che gli fosse stato dedicato in tempo del suo regginiento, e pei- conse- 
guenza prima délia prefeltui'a. Gon taie opinione potrebbe credersi, 
che dopo il sodalizio tiziense succedesse la memoria del proconsolato , 
che r angustia dello spazio da compiersi consiglierebbe allora di credere 
r asiatico piuttosto che 1' africano : e la situazione délia pietra, come 
nel titolo affine del supposto suo predecessore Dolabella^ rendendo 
inutHe d' indicare il paese, in cui 1' onorato esercitava attualmente la 
legazione, meglio sarebbe di compiere il ristaiiro : 

SOD ALI • TITIO 'pro • cos ' asiae 
LEG • PRO • PR • TI • caes • aug ' patrono 

3oi. Ma queste cose siano dette soltanto per mostrare l' incertezza di tali 

supplimenti, e per conchiuderne che dalle ultime due righe non puo 
cavarsi fondatamente a piô délia storia , se non quel tanto ch' espres- 
samente ci annunziano. 



Borghesi n'avait pu faire usage, pour cette dissertation, des insci^iptions du co- 
lumbarium des Volusii , découvert en 1826, dans la vigna Ammendola , sur la voie 
Appienne, mais publié seulement en i83i, par Amati, dans le Giornale Arcadico'^. 
Nous tirons de ces documents ce qu'ils contiennent d'essentiel pour l'histoire de 
cette famille, en les citant d'après Cardinal!, qui les a reproduits dans ses Diplomi 
imperiali. Les originaux sont aujourd'hui de nouveau enfouis dans les magasins du 
Vatican. 

Ces inscriptions paraissent ap|)artenir presque toutes à la mémo époque; la seule 

' Fabretti, Inscr. dom. p. 700, 5G9. " [Tomcl, p. q/j/j.J 

' Crut. p. A2/1, 6. ' Crut. p. 896, i.[Orelli,n. 2365. J 

^ Orelli, u. fiy/i. " [Tome L, p. 260 et suiv] 



ISCRIZIONE VENETA. 333 

qui soit datée (Cardinali, n. 253) est de l'an 812, NERONE- 111 • MESSALLA • 
COS, c'est-à-dire de trois années seulement postérieure à la mort du vieux et riche 
préfet de la ville Lnciiis, qiù mourut en 8or) et eut pour liérilier son fils Quintus, 
consul en cette même année 809. Conformément à ces données, la plupart des 
affranchis portent le prénom Lucius (106, 256, 258, 259, 267, 628; VOLV- 
SIA L'L, 25G), \esQuvUi, peu nombreux, sont évidemment des jeunes gens 
(261, 271, 525), et l'on voit (pi'à l'époque où ces inscriptions furent rédifjées, 
le maflre, le propriétaire des esclaves, celui qui avait accordé l'emplacement pour 
la sépulture, était le fds, Quintus Noster (255, 262, 26/1, 266 , 525), Cependant, 
au lieu du lils, quelques inscriptions de la familia, en petit nombre il est vrai, 
mentionnent le père (273, L- VOLVSl • SATVRNINI -TOPIAR. — 522, L- 
VOLVSI • SATVRNINI • SER- AB • HOSPITIIS • ET • PAEDAGOG ■ PVEROR. 
— 78, L- VOLVSl CITHAROEDO. — 628, L- VOLVSIO • PARIDI • A 'CV- 
BICVLO • ET • PROCVRATORl • L • N) , ce qui peut s'expliquer par le fait qu'elles 
seraient d'une époque antérieure à 809, quoique cela ne soit pas absolument né- 
cessaire. La même observation s'applique à l'inscription incomplète n" 106, L" VO- 
LVSIO • DIODORO • L • VOLVSIVS • ZENON • FILIVS • FECIT • PERMISSV- 

L Mais il n'en est pas ainsi du n" 52 3, où un Q^VOLVSIVS'PHOEBVS, 

portant, comme on le voit, le nom du fds, déclare avoir obtenu la permission du 
père et du lîls, PERMISSV- L- ET- Q_:N0STR1. On ne peut guère l'expliquer 
qu'en supposant que le père avait, dans les derniers temps de sa vie, émancipé 
son fds, en lui confiant une partie de sa fortune et l'administration compliquée de 
ses biens. C'était ainsi en réalité au fds que l'esclave devait son affranchissement; 
aussi porte- t-il son nom, et c'est seulement par convenance qu'en mentionnant la 
permission il nomme également le père en premier lieu. 

Les renseignements que ces inscriptions nous fournissent sur les femmes sont 
plus précieux. Dans le n° 260 est mentionnée une esclave de cette CORNELIA- 
L- VOLVSl, que Pline nous apprend avoir été la femme du préfet de la ville. A 
la même personne se rapporte l'inscription n° h-2'], barbare et incomplète au point 
de ne pouvoir être comprise. Je considère comme sa fdie CORNELIA- VOLV- 
SIA, à une esclave de laquelle, nommée Elate, est consacrée l'inscription n" 378. 
Un nom nouveau pour nous est celui de TORQVATA • Q_;_VOLVSl, dont l'es- 
clave Panope est mentionnée dans le n" 377; ce ne peut être que l'épouse du con- 
sul de l'an 809, ce qui s'accorde avec le fait que deux autres esclaves, une Spu- 
rinna (n° 522) et un Spendo (n" 253), sont qualifiés de TORQVATIANI; ils 
avaient, selon toute pi'obabilité, fait partie de la dot de cette Torquata. Spendo 
date son inscription (n" 2 53) de l'an 812, et pourrait bien être le même que le 
Spendo contubernalis de la Panope du n° 377. 



33/i ISCRlZlOiNK VENETA. 

Ou voit |)ai' ce qui procède quelle était la relation existant entre les Volusii Tor- 
qualiei les Volusii Satumini. Il est évident que le VOLVSIVS-TORQVATVS- 
LVCI-FILIVS de l'inscription citée par Borgliesi , p. 3i5, ne peut être un fds de 
(J. Volusius et de Torquata; mais il n'y a rien là d'étonnant : cette inscrip- 
tion ne provient pas du columbarium des Volusii; elle est probablement plus 
récente de plusieurs générations. Le Q. Volusius Saturninus qui fut consul en 809 
])eut avoir eu deux fils, Q. Saturninus, qui fut consul en 8/i5, et un L. Torquatus, 
de qui pourrait descendre le Volusius Torquatus de cette inscription. 

Th. Mowmse>. 



TESSERE GLADIATORfE. 



SOPHA 

DUE TESSEUK (iLADIATOlUE CO^S()L\|{| 

SCOPEUÏE ULTIMAMENTE li\ ROMA'. 



E inutile il ridire di (juale ulilità pei' la correziouc e pel suppliiiieiilo v. OG. 
dei fasti consolari siano state ricoiiosciute le lessere gladiatorie, sic- 
coine quelle che per quanto puo finora giudicarsi provenondo tutte da 
Uoriia ^, porlauo senipre il nome dei consoli ch' eiaiio attualmente iii 
ufficio, lié si limitano agli epoiiimi secoiido 1' uso non infrequente iiei 
monuuienti délie proviucie; che di più iiotaiido il mese ed il giorno, 
soniministi'ano sicure norme per argomentare la varia durata dei con- 
solati. Laonde rese un importante servigio il ch. sig. Clémente Cardi- 
nali, allorchè avendo preso ad illnslrare altre quatlro di queste tessere, 
già conservate nel Museo Vettori, radunô la collezione di tutte quelle 
insignite di nota cronologica, délie quali ebbe notizia^. Egli amiunzio 
di averne portato il numéro a trentaquattro, oltre cinqiie altre cou 
consolato sconoscinto ai fasti comuni : ma convien credere che una sia 
stata omessa per negligenza dello stampatore, perché di fatto le le- 
gistrate sono soltanto trentatre. Probabilmente la mancante sarà quella 
deir anno 7712, snlla quale ricondnrro più a basso il discorso, riferita «'.y. 

' [Extrait du Giornale ArauVco , i83i. inscr. Lut. t. I, p. 190-201. n. yiii. 768 el 

t. LIV, p. 66-98.] 776 fl. C. Cavedom.] 

^ [On en connaît aujouidhui trois au ' Memorie romane di Antichità e di Belle 

moins, qui ont été trouvées loin de Rome, Arii, t. II, p. 1/17. 
à Modène, à Parme et à Arles; voy. Corp. 

m. /1.3 



338 TESSERE GLADIATORIE. 

dal conte cli Cayliis \ che non trovo descritta nel suo catalogo : non 
avendo egli potuto avère di mira 1' altra del 701, édita pel primo dal 
Reinesio-, che fu da lui giiidicata apocrifa per la ragione che porta la 
data III • KL • FEB , nientre è noto che i consoli di quel tempo Gn. Do- 
mizio e M. Valerio non entrarono in carica se non al principio di Inglio. 
Tuttavolta le nostre tessere essendo state il solo génère forse d' anti- 
caglie, che il Ligorio siasi astenuto dal contaminare, e pel poco conto 
in cui si avevano da prima essendo rimaste iramuni da contraffazione 
fino dopo il principio del secolo passa to, non è facile il conccjîire, corne 
fra quelle di vecchia scoperta quesla sola sia stata l'alsificata, e corne 
almeno non siasi accorto délia frode 1' Heinsio uomo di bastevoli co- 
(rnizioni antiquarie, clie n'era il possessore. Altronde nei nomi e in 
tutlo il resto ha buona fisonomia di verità , e V obbiezione che le viene op- 
posta, quantunque grave, non è pero indissolubile. Certo è che a quei 
tempi non essendosi ancora introdotto 1' uso dei posiconsolali , V anno 
y 01 non ebbe altra caratteristica se non quella, che gli provenne dal 
nome dei consoli che poscia furono eletti. Se dunque la tessera fu conse- 
gnata subito dopo la pugna, non è improbabile clie si lasciasse vuota la 
quarta riga, come in quella comunicata dal Sanclemente al Guasco^, 
datata V-K-FEBR, e che per non perdere poi la memoria dell' anno 
fosse in seguito riempita dopo successa la nuova elezione. Ma non è 
poi cosi sicuro, che si avesse sempre tanta premura di render subito 
al gladiatore la meritata testimonianza ; leggendosi in una del Ma- 



' Becueil d'Antiquités, l. III. p. o-c^o, 
pi. LXXIV, 1. 

■ Syntogm. cl. v, n. 60. | Corp. inscr. Lat. 
vol. I, p. 197, 11. 73.').] 

■^ Mus. Capitol, l. il , p. (J7. \Co)p. inscr. 
Lat. vol. I, p. t^ioo, c. C^olli; lessèi'c esL cor- 
tfiinenionl fausse; la forme SPECTAVIT 
l(! prouve iiK-ontestabiement. Mais il y <'ii a 
une autre parfaifoiuenl aufliciilirjue qui con- 
(irnie |)leiiK'iiK'ii( r()[)inioii ('mise ici par 
f)or<>liesi: la voici ; 



ANTIOCVS 




SCRIBONI 


SP 


A-D-V-ID-IAN 





La qualrième face y est restée vide, l/ori- 
<;itial est au Musée Britanni<pie ; jeu ai l'em- 
preinte. I-e Corp. inscr. Lat. vol. i, p. 'iioo, 
n. 775, n'en donne cpie la deuxième et la 
troisième lijjne. Fii. Rnsciii.. | 



-iii' 



TESSERE GLADIATORIK. 339 

riui ' SFectatus MEnse Qyinlili, dal che seml)ra indicai'si chc fosse 
incisa (juaiido si ei'a già dimenticato il {jioriio pieciso, in cui avvenne wck. 
il combattirnenio-. Più apcrto iiiotivo di esclusione pcr la iiovità délia 
forma ciliiidrica, j)er la diversità délia inaleria e pcr le cose clie ne 
ho risapute, credo io di avère ri<]uardo l'ulliina delT 838 [jià posse- 
dula dal Hiniinese Giano Planco, clie ne parlo nelle Novelle Fiorejilinc^, 
e che tu accolla fra le iscrizioni etrusclie del Gori '^ e nella raccolla del 
Donati^. Ella somminislrô argomento di erudite investigazioni ail' Ha- 
genbuchio*^, ma le sue fatiche furono gettate al vento, perche il Gori 
r avverti poco doj)0 di aver imparato che quella tessera era opéra di 
un falsario romano^. Ed io fra le carte di mio padre trovai sopra di 
ciô ogni notizia desiderabile nella minuta di una sua lettera ad un 
amico (forse l'Amaduzzi), dalla quale appresi, che nelle nostre vici- 
nanze era stalo rinvenuto un piccol cilindro di antica corniola, il quale 
fu acquistato dal Bianchi, e clje questi aveva fatto incidervi la pubbli- 
cata iscrizione per rendere più prezioso il suo cimelio. 

In compense pertanto di questa dichiaratamente falsa ne suggeriro 
un' altra con consolato incerto sfuggita al sig. Cardinali, clie dal Padre 
Lupi fu mandata al Muratori, e senza essere da ([uesto intcsa venue 
da lui pubblicata ^ : 

FELIX = PETIC = SP-K-FEB = M- CAESOGALIYS 

Io non mi sono atlentato di rigettarla, e per F autorità delta sua pro- 

' Fr. Arval. p. 828. [Orelli, n. qSôi; ^ Ann. 1 7/i3,p. ySa ,eann. lyiS.p. 619. 

Corp. tnscr. Lut. vol. I, p. igS, n. 781.] ^ Toin. 01, praef. p. xxxi. 

^ [Cette lessère a été trouvée près de ^ Pag. 169, 3. 

Parme. On n'en connaît qu'une autre où ° Epist. epigr. p. B69. 

rindicîition du jour soit égolement oujise, et ' Ibid. p. 383. [^oy. Corp. inscr. Lot. 

elle provient comme celle-ci de la Gaule vol. I, p. 200. e.] 

Cisalpine : elle a été trouvée près de Modène ; ^ Pag. 1789, 27. [Ce n'est pas une tes- 

voy. Cavedoni, Bullett. deU: Institut. i83/4, sère; c'est l'inscription dune de ces urnes 

p. 23 1, et Corp. inscr. Lat. vol. I, p. 197, de San-Cesario qui ont été publiées d'abord 

n. 763. La particularité dont il s'agit doit par le P. Lupi. Severae martyris epitaph. 

donc être expliquée par une autre raison p. 86 et suiv.puispar le P. Garrucci. Bw/Zf^^ 

que celle qui est ici proposée par Borghesi.] Map. miovo , vol. 1, lab. xii, et récemment 



UO TESSERE GLADIATORIE. 

venienza, e perché niente escliide clie vi si possano iiascondere duc 
ignoti suffetti, essendosi in libertà di leggere nell' estrema liiica Marco 
CAESOnio, Gaio ALUo, ALfidio, ALhinio, ALlieno IVS/o o WSlino, 
anche Marco CAESîo, CAESeiiiio, CAESemiio, Olo per Aulo, o 
p. 69. vero Quinto GALUo, GALIonio, GALerio IVS/o. Se perô vi si avesse 
da credere nominata una sola persona, Marcus CAESOnius GALLVS, 
la singolarità del caso reiio me la renderebbe gravemente sospctta, 
corne me lo sono per la stessa ragione le due altre tratte dalle schede 
Vettori, e pubblicale in altra occasione dal lodato Cardinali, délie 
quali perô sembra che l'erudito editore abbia in seguito concepito 
qualch' ombra, non avendole in questo lavoro classificale : 

PAMPHILVS = SERVILI =: SP-PR- ID -Qy! — M-SILANVS ' 
PETRVLIVS := C-SEXTI = SP-K'IVN = L'SABINVS'-^ 

Coniputando la Reinesiana sarebbero adunque quaranta le tessere 
consolai'i ch' erano note quand' egli scriveva, non tenendo conto dell' 
apocrifa del Museo Borgiano del 7/11^, e dell' altra parimenti spuria 
del 763 da lui citata \ ne di quelle del Museo Gervasoni Angelini di 
Rimino, délie quali ebbe coniezza dall' Olivieri, che le sentenziô tutte 
di false. lo le ho vedute e posso attestare che fu rettissimo quel giu- 
dizio. Ascendono al numéro di sedici, tre délie quali non hanno con- 
solalo. e tre non sono che una copia délie già note del 69^, del 696 
e del 757, come io credo piuttosto, del 785. Pubblicherô le altre, 
onde niuno possa essere condotto in inganno^. 

dans le Corp. inscr. Lut. vol. I, p. îii9 et lion sans doute, avait écrit à la dernière 

suiv. Le fac-similé, dans les Priscae Lnt. ligne MSERVILIVS. L'original est au- 

mon. tal). xv, n. ^2, la donne ainsi : jonrd'luii an Musée lîritannicjue; j'en ai 

__,,-. ^-^,„ c--, - -r-n l'empreinte sous les veux. Fn. I\iTscui,.l 

FELIX PETICSP K FEB ^ y r<- i- vr 

,» ^ A r-r- ^ A T TT rr- Gardinali , worn. Arcadtco, tom. XI, 

MCAES-GALIVS o r^ • t t 

p. 90 1. [Corp. inscr. Lat. t. 1, p. 901, n. \ 

et non pas CAESO. L'original est conservé ^ [Corp. inscr. Lat. vol. I, p. 901. y!| 

au collège Romain. Fr. Ritsoiil.] ' Mem. rom. di Antichità, t. 11, p. i59. 

' Cardinali, Giorn. Arcadico, tom. XI, [Corp. inscr. Lat. vol. I,p. <o.o\.z.\ 

p. aSi ; ïscr. ant. ined. n. 3i8. [Corp. inscr. '' [Corp. inscr. Lat. vol. I, j). 901, i-s. | 

Lat. t. I, p. 901, /. Rorghesi, par dislrac- 



TESSERE GLADIATORIE. :5'ij 

P-PERELIVS = ANTELIVS = P-I<-IAN — TI-AVRIVS-COS 
DEMETRIVS SECSTVS =: TERZVLVS =: SPECT — QiCAES-M-AVR-COS 
M-FELIS = ANTONI = SP-PR-ID-QVI =VENNO-COS 
L-MANLIO= T-PETRONI= SP-lll-N- IVN = VENNO'COS 
C-MEMMI = MEMM1VS = P-K-FEB= PALMA'COS 
MARTIALIS=:PETILLI=:P-F<-IVN — CORVO-COS 
SEXTIS = MAMA =i P- K-PEB = PRISCO-COS 
MARCIVS= CELR=SPI<-APR= M'MEMI-L-A 
CESTIVS = PERELI r= P I< NOV = ANTONINYS • AVC 
FA.VI-DIVI=C'FABI-C-F = A-M-D IV = . . . O.AV.AD 

Al catalogo del Cardinal i fu poi fatta un' appendice di altre sci dal 
mio egregio amico dott. Labus\ mentre quasi contemporaneamente 
una settima dell' anno 762 veniva divulgaia in qnesto giornale- dall' 
altro mio amico il ch. Amati. Postei'iormente di tre nuove ho ricevulo 
comnumicazione, una dell' anno 69/1, serbala nel Museo Verità di Ve- 
rona, e trasmessami dal Labus^ : 

R V F I O 
S E R T O R I 
S P • ID • SEX 
L-AFR- Q_-MET 

e due del 684, acquistate in Borna daU'eruditissimo doit. Nott, ch' ebbe 
la gentilezza di farmele osservare : 

HERACLEO PILODAMVS 

MVCI GELLI 

SP-K-QVIN SP-K- Q_y I 

CN-POM-M-CRi CN-PO-M-CRA-' 

Questa série di cinquanta tessere° riceve ora novello aumento dalle 
due seguenti \enute da poco aile mani del diligentissimo raccoglitore 

' Neir annolazione wi alla dissert, del * [Corp. inscr. Lat.t. Lp. lyB.n. yâS.J 

Morcelli sulle tessere degli spettacoli romani. ' [Ibid. n. -■2-2.] 

i826,oUobre, p. io/i.[Orelli,n. 2565; ' [On en connaît anjourd'hui 0-2, sans 

Corp. inscr. Lai. voi. I, p. 198, n. 7/19.] compter les dontenses et les fausses. L. Re- 

' [Corp. inscr. Lat. t. I. p. 196, n. 7-28.] \ier.] 



a/j2 TESSEIIE GLADIATOUIE. 

sig. Capranesi, ambeclue d' indiibitata legittimità, siccoiiie mi assicura 
un giudice competentissimo, quai è il predetto abatc Amati; alla cui 
amicizia debbo la fedele partecipazione di tutlo ciô che si rinviene nell' 
aiitica signera del mondo, spettante a'miei studj sui fasti : 

FORTVNATVS P I N V S 

CRVSTIDI DOMITl 

S P • K • D E C SP • N • SEP 

DRVS-C-M'SiL-COS ' M • ASIN-C-PET ^ 

Farô poche parole délia prima. La gente Cruslidia, délia quale fu 
servo quelFortunato, non è ignota, avendosene memoria in due marmi 
r iino del Muratori'\ l'altro del Fabretti* ripetuto ])ni correttamente 
dal Marini ^ Anche il consolato quantunque non ancora iscritto nei 
fasti e dichiarato d'anno incerto dal Cardinali, è già cognito per un' 
altra tessera da lui riferita, e pul)blicata primieramente dal Gori'', che 
porta la data SP • ID • AVG • DRVS • C • M • SIL • COS , i quali nomi 
furono poi completati da questo tegolo scoperto a Citlà di Gastello : 

DRVSO • CAESARE • M • SILANO • COS 
GRANI 

Fu illustrato dal sig. canonico Giulio Mancini^ aile cui dottrine presto 
pienissimo assenso il Marini \ onde sulle loro orme ripeterô che questi 
consoli appartengono ail' anno Varroniano 768. Gonsta da una délie 
tessere del Museo Vettori, che in quest' anno G. Norbano continuava 
ancora nella sua magistratura aile idi di giugno, mentre ail' opposto 
dalla superiore del Gori apparisce, che aile idi di agosto gli era già 
stato sostituito M. Sdano. Se ne conchiude adunque, che la surroga- 
zione seconde il solito di questi tempi avvenne aile calende di higlio; 

' [Corp. inscr. Lai. hib. 111, S, el vol. 1, ' Fr. Arvali , ]). 38. 

j). 199, n. 7G0.I "^ Symbolae liller. t. Vlli, p. i8. [Corp. 

^ [Corp. inscr. Lai. lA). lll,Q,elvol. I, inscr. Lai. lab. 111, L. el vol. 1, p. 199. 

p. 199,11. 766.] 11. 7()-i.] 

^ Pag. 1093, 1/1. ' Giornalc di Padova, gcnnaio i Sol*. 

' Inscr. doiii. p. fi^'j. 80. " Fifruline, n. ^'.96, 0. 



TESSERE GLADIATORIE. :\'ù\ 

(j apprenclendosi oia clic; il siiiïelto Silaiio durava tuttavia iiella carica 
aile calendc di décembre, se ne inlerii'à (juasi cou c(!i't(îzza, clie niiiii 
allra mutazione avveniie nei fasli di quel!' arino, i ([uali percio saraimo 
integramcnte listanrati, scrivendo : 

NERO-CLAVDIVS-TI-AVG-F-DIVI-AVG-N-DRVSVS-CAESAR 
C • NORBAN VS • C • F • FLACCVS 

SVFF-FAL-IVL-M-IVNIVS SILANVS ' 

Inaiidito essendone d consolato , raaggiore studio doiiianda la seconda , 
alla quale sola per conseguenza consacrerô le mie cnre. Spero clie du»' 
cose facilmente mi si concederanno dagli eruditi : la prima cioè chc 
questi consoli debbono credersi anteriori, o al pin contemporanei a 
Nerone, perche fra tante tessere, dopo aver rigetlata quella deir83H. 
non se ne conosce che questa sola di poclii anni posteriore a quelT 
impero^ : 

S A L V I V S 

C A L P V R N I 

SP-XIII-K-AVG 

L-FLAVIO-FIM-C-ATI 

la di cui lezione è stata in più modi vessata per condurla ad esprimere 
anni diversi; quando invece è correttissima, e riceve tutto il hinic 
dal marmo Napolitano di Tetlia Casta^, nel qiiale pure si legge EDI 
YnATHN AOYKIOY OAAOYIOY 0IMBPIA KA! ATEIAIOY BAP- 
BAPOY. Apparisce da esso che i suffetti L. Flavio Fimbria e G. Atilio 
Barbaro debbono aver conseguito i fasci poco dopo il primo consolato 
di Domiziano dell' anno 82 /i\ ch' è precedentemente memorato nella 
stessa lapide. L'altro punto sul quale mi confido di non trovare oppo- 

' [Cette restitution a été depuis pleine- Annali dell' Inslil. icSSy, p. 5 et suiv. C'ojy;. 

ment confirmée par la découverte des fastes msa\ Lat. t. l, p. -aco , n. 77^. L. Renier. ! 

dAntium; voy. Henzen. n. ^hh-2, et Corp. ' (]arminioFalcone,5<ormY/«S. Gennaro , 

mscr. Lft^. vol. I. p. '17,5, n. XIV. Fr. RoccHi.] p. 371. [Minervini, L'antica lapida napn- 

" Murât, p. 990, 1, e 611, 3. [Corp. letanadi Teitia Casta , p. â, lin. 16.] 

inscr. Lat. t. I, p. -jod, n. 773. On en a ' [C'est cette année-là même qu'ils furent 

trouvé flepuis une de lan 8;i7 ; voy. Henzen. consuls suflecti. à [)arlir des calendes de 



34/1 TESSERK GLADIATORIE. 

sizione sta nel dire che uno dei persoiiaggi délia nao\a lessera è cerla- 
mente un Marco Asinio. Non deve esser difficile l' indagare notizie di 
costui, essendo fortunalamente cognitissima la sua tamiglia. L'albero 
di lei ci è stato dato dal Ruperlo nelle ta vole genealogiclie, dal Rycliio 
e dal Brotier nei commenti a Tacito, cd è stato aumentato da altri, e 
specialmente dal sig. Cardinali che moite cose scrisse di questa casa'. 
P. 73 lo passerô qiiest' albero brevemente in rivista, tanto per ricercar 
contezza del nostro console, quanto per aggiungere alcune mie osser- 
vazioni. 

Tutti convengono nel porre per primo stipite Herio Asinio di patria 
Marrucino, clie fu uno dei pretori creati dai rivoltosi Italiani nella 
guerra Marsica'-; e ciô con gran fondamento, attesochè i noipi di 
Herio e di Marrucino si trovano rinnovali fra i suoi discendenti. Egli fu 
ucciso in battaglia sul principio di quella guerra nel 66/i^; onde non 
potè nascere da lui 1' oratore Asinio Pollione, che nell' osservazione 
decinia délia mia Décade ottava* mostrai non essere venuto alla luce 
se non che circa il 677. Herio adunque se n' è creduto 1' avo; e vera- 
niente la tavola Goloziana, i fasti trionfali Gapitoliui, ed altri marmi ci 
attestano che fu suo padre un Cneo, di cui non si hanno altre notizie, 
se pure aicuiio non volesse confonderlo col Cn. Asinio Dione, vivente 
ai tempi di Silla, ricordato da \ alerio Massimo^ 

Da tali antenati provennero i due fratelii Asinio Marrucino e il 
licordato G. Asinio Pollione, dei cjuali credo quest' ultimo il cadetto, 
perché ebbe un prenome diverso da quello del padre, e quindi non 
godette del privilegio concesso ai primogeniti dalla legge del 5i/j, che 
dagli scritti di Dione ha risuscitata il cli. Mai^ Marrucino non è cono- 
sciuto se non che per 1' epigramma XII di Gatullo, niun conto dovendo 

juillet; voy. Borghesi, dans le Gïorna/e ylr- Bell, civil, lib. I, c. m: Sil. Ital. lib. J, 

cadico, (. LIX, p. 79, et, dans ses Fastes vs. 17. 

consulaires, la note sur les consuls sullecli ' Liv. Epilom. lib. i.wiii. 

de l'an S^h. L. Renier.] " [Voy. tome I. p. fiio.\ 

' Mem. rom. di Anlichilii , t. Il, p. i o5 e '' Lib. IX, c. xv, i^ 0. 

seg. " [Voyez plus baul. p. -îog. la notr; de 

^ Vell. l'ateic. lib. Il, c. xvi ; Appiaii. M. Mommsen.] 



TKSSEKE GLADIATOHIE. 3/ir, 

farsi délia lapide Lultora esistente a Gliieli, che 1' Allegiaiiza ' si coii- 
leiito di chiciinaie restiluita, ma che più giustanieiite venne giudicata 
apocrila dal Muratori - e dal .Romanelli ^, iiella (juale si preiioiuiii;! 
Tito e vanta lalsameiite il tilolo di console. Pollione al conliario è 
celebiatissinio pei suoi scritti e per la sua elocjuenza; e (juantunijue 
aimoverato ira (jli uoniini novi da Velleio * elevo al più alto <ji;ido di 
splendore la sua l'amiglia, ottenne i lasci nel 71/1, trionlù delUi Dalnui- 
zia, e mori ottuagenario nel 7^7, secondo la testimonianza délia cro- 
naca di Eusebio. Si è niostrato d' ignorare clii fosse sua nioglie, quando 
Appiano ^ ci attesta, che lu una figlia del L. Quinzio proscritto (hii 
triumviri nel 711. Egli è stato reputato la medesima persona col 
L. Quinzio famigliare di Cicérone nel 70^^°, ed io lo tengo lo stesso col 
(juinzio Gallo legato nell' Asia del proconsole Q. Fili[)po, a cui il me- 
desimo Tullio raccomando alcuni suoi amici\ attesochè con taie opi- 
nione saràpronto il motivo, per cui secondo il costume allora crescente, 
si veggapoi attribuito il cognome materno ad uno dei figli di Pollione, 
dei quali se ne conoscono lino a quattro. 

Mettero in conto primieramente cogli altri genealogisti una Icniinina 
maritata a M. Claudio Marcello Esernino console nel 73*2, da cui nac- 
que Marcello Esernino foratore, che si attesta nipote di Pollione da 
Seneca*^ e da Suetonio". Ciô mi sembra più probabile di quello che 
farlo col Carditiali un figlio di Asinio Gallo; essendo cheTacilo'° distin- 
gue apertamente la famiglia di Pollione da quella di Esernino : r Fa- 
fccile Asinium et Messallam inter Antonium et Augustum belloruni 
crpraeniiis refertos, aut divitum lamiliarum heredcs Aeserninos et Ar- 
rcruntios magnum animum induisse.^-» \i è stato chi a (juesto Marcello 
ha dato il prenome di Caio c gli ha concesso un consolato sufl'etto 
nel 759, ponendolo collega di \j. Ai'iunzio in sostituzione di M. Eini- 

' Opuscoli , p. !2î!3. " Ad Allie, lib. VII, ep. ix. 

" Pag. 1812, 2. ' Ad Famil. lib. XIII, ep. xliii c \li\. 

■ To/ragr. t. III, p. 1 19. [Voy. Mommseii, ** Con^rov. lib. I\ . prooein. 

/. A'. 821 *.J ^ In Augusl. c. xi.m. 

' Lib. II, c. cxviii. '" Anmd. lib. XI. c. vu. 
^ Bell, civil, lib. IV, c. xii e xxvu. 

ui. kli 



3/i() TESSERE GLADIATORIE. 

75. lio Lepido tbndandosi sulla Gruteriana' L-ARVNTIO • ET • C • 
CLAVD- MARCELLO -COSS, la quale non puo speitare al 70'^, 
in cnifurono ordinari il padre di Arrunzio c quello di Esernino, atteso 
che quest' ultinio ebbe indiibitatamente il prenonie di Marco, lo non 
negherô la porpora consolare in un anno incerto ail' oratore Esernino, 
perché se gli fosse mancala, Tacito non avrebbe potuto chiamarlo ad 
swiima proveclum^. Ma sosterrô bene che non potè conseguirla nel 759, 
perché lungi che L. Arrunzio persévérasse tutto l'anno nell' ammini- 
strazione dei fasci, cio toccô invece al suo collega M. Lepido, e ad 
Arrunzio lu sostiiuito L. Nonio Asprenate, sicconie c' insegnano due 
tessere gladiatorie, una del Grutero^, l'altra del Marini*. Penso di 
|)iM che Esernino avesse non il prenome di Caio, ma quello di Marco 
corne suo padre, e ch' egli sia uno dei cui'atori del Tevere sotto la pre- 
sidenza del consolare C. Vibio Rufo mentovati in un' iscrizione Grute- 
riana^ Lo che essendo, cosa si farà délia lapide, che ha prestato fon- 
damento alla combattuta congettura? Si pronunzierà, che provenendo 
unicamente da schede, e rimanendo soggetta ad altre censure, é on- 
ninamente spuria, corne 1' aveva già sospettata il Marini^ e dichiarala 
il Gardinali \ malgrado che sia sfuggitaalla vigile crilica del ch. OreHi\ 

Tre niaschi inollre nacquero da Pollione, cioé Salonino dato alla 
hice nel 716 e niorto nove gioi'ni dopo^, Herio Asinio mancato in età 
giovanile '*', e C. Asinio Gallo, che dal suo prenome e dalla sua età 
consolare si manifesta pel primogenito. 11 liuperto, il Rychio e il 

76. Brotier gli hanno assegnato di piii un quarto figlio ignotissimo pieno- 
minato Marco, onde potesse da lui provenire M. Asinio Agrippa, il quale 
io >^opprimo pei' le ragioni che adduri-o quando tratterodi quest' ultimo. 



1 i) 



l*ag. 10, -i. ' Mem. rom. di Antichità, L I. p. -'.50. 

^ Annal, lib. XI, c. vi. ' N. 1670. [(lelle inscri})li()n nous h ('Ii' 

'■ Pag. 33/i, 8. [Corp. inscr. Lai. vol. I. transmise par Boissard. M. Moinmsen la croil 

p. 198, n. 75^1.] Ligorionne; voy. /. N. p. itî8 et n. 38-i. ''. 

' /'V. Anal. p. 6/1.'). I C'o»7>. hiscr. Lai. .1. R. dkRossi.] 

vol. I, p. ujH. n. 755.] ' Sorv. ad Virgil. Ed. IV; Acron. m flo- 

P«'ig- 197, •>• '■«<• lil>- IL od. I, i5. 

* Fr. Anal. p. O-? , nola ■>.-i-]. '" Senec. Controv. lib. IV. prooeni. 



TESSEllE GLADIATORIE. 3/i7 

C. Asinio Gailo, oraloie aiich' ogli di grido, ricc'vette il coiisolato 
ordiiiaiio ncl yAO, e moii d' iiicdia, non si sa se iorzala o volonlaiia, 
nol 780 '. Fu il solo dei ligli di Pollioncî clie contijiuasse la laniiglia, 
sposando \ ipsania Agrippina, nata dal célèbre M. Agrippa e da Poni- 
j)onia liglia di T. Pomponio Allico-, nioj'jlic in prima di Tibeiio, clic 
la ripudio iiel y/i'i '\ morta nel 77?) \ da cui lu an'icchiio di nunierosa 
piole. Fecero parte di questa Asinio Salonino ce M. Agrippa et Pollioiie 
cf Asinio avis, IVatre Druso insignis,ii il quale nel mentre eh' era desti- 
nato sposo di una figlia di Gernianico, mori nel 776 •', e un Cn. Asinio 
FOLLIONIS-ET-AGRIPFAE-NEPOS, noto unicamente per una 
lapide di Pozzuoli^. Quantunque generalmente costoro siano stati re- 
putati due fratelli, io non vedo cosa si opponga a crederli una sola 
])ersona. che con intero nome si chiamasse Cn. Asinio Salonino. Pro- 
vennero inoltre da quel matrimonio G. Asinio Pollione console nel 77<i, 
che opportunaniente si attesta figlio di Gaio nelP indice di Dione'', e 
che forse fu il primogenito; Asinio Gallo, che dovrebbe essere stato 
console anch' egli, detto PoUionis nepos da Suetonio\ il quale avendo 
cospirato contro Claudio fu mandato in esiglio nel 799 "' ; e Ser. Asinio 
Gelere fatto morire dallo stesso Claudio '°, che si annunzia figlio di 
Gallo in questa lapide di un liberto di sua madré '^ : 

M • V I P S A N I V S P. 77, 

AGRIPPINAE-L 
THALES • COLLACTAN 
CELERIS'GALLI-FILI 
VIXIT -ANN- LXIIX 
CHRISES-FRATER-MERENTI 
FECIT 

' Tacit. /l««rt/. lib. VI. C. xxiii. Spon, Mise. p. 182; Mural, p. 676, (>. 

^ Dion. lib. LVII. c. 11; Tacit. Annal. [Monimseii, /. A. 2^99. J 
Hb. 1, c. xir. ' Lib. LVII. 

^ Suelon. in Tiher. c. vu. ^ In Claud. c. xni. 

^ Tacit. Annal, bb. III, c. xix. ° Dion. lib. LX, c. xxvu. 

^ Id. ihid. '° Senec. De morte Claudii lud. c. xiii. 

'^ Fabrelti, Inscr. dont. p. yoB , n. 3/16; " Fabretti , //iscr. dom. p. 486. n. i5o. 

Ixh. 



3/i8 TESSERE GLADIATORIE. 

H suo prenome e il suo collega nella dignità consolare, già avvisataci 
da Plinio' e da Macrobio', appariscono da un lacero passo di Fron- 
lino^ che deve restitiiirsi Ser. Asinio Cekre L. Nonio Quintiliano cos.'^ i 
qiudi dal Panvinio sono stati giudicati suffelti nel 798, e che lo fu- 
rono ccrtamente in quel torno, dovendo essere posteriori al 791 pej- 
riô che richiede il citato luogo di Frontino, e per \ altro di Plinio non 
oltrepassare l' impero di Galigola, ucciso ai 2 A di gennaio del 79 A- 

A tutti questi figîi di Gallo già conosciuti avrà da aggiungersi una 
femmina ignota, che sembra risultare dal frammento di un gran cippo 
lomano, prodotto dal MafTei ^ con qualche sbaglio e saltando una riga, 
ma di cui posso dare una niiglior lezione, ricavata suH' originale dal 



diligentissimo Amati 



. . .I-NEPTIS-C-ASIN. . . 

. . .POLLIONIS. . . 

. . .Q:TI • CAE. . . 

. REM • DRVSI • C AES ARIS • YKotris . . . 

. . .INTERMITTERE. . . 



Resta infine M, Asinio Agrippa console nel 778, uscito di \ita nell' 
anno susseguente e cliianiato figlio di Marco nell' indice consolare di 
Dione •"', niotivo per cui i genealogisti di questa famiglia l'hanno cre- 
duto nato da un ignoto fratello di Asinio Gallo, e quindi figlio anch' 
esso di Pollione. Ma io tengo per fermo che quell' indice corrotto assai 

///.s7. nal. lil). I\ , c. wii. rH/'rttor r((/»(7/v(»i . puis conlimici' : /1|s/h?oJ , r-l 

" SuUivn. lib. III, c. XXVI. voir dans .... tonio Quintiliano X'miWaxiwn 

' De Aquis , $ 109.. d'un consulat qu'on no peut rosliluei- dune 

' [Le manuscrit porte : huic snccesnil posi manière certaine. Le dernier éditeur, en écri- 

fjucm Ser. Asiiiius Celer A . . . . tonio Quin- vaut post mensem Ser. Asinio Celerc A 

liliduo constdibus A. Didius Gallus. Le mol tonio Quintilinno consulihus, n ci \ias compris 

fjuem ('tant probablement une corruption de que la date post mensem exclut celle du con- 

mcnsem, ainsi que l'a reconnu M. Nipperdey, sulat. Th. Mommsen. ] 

il faut conserver le nominatif et voir dans '' Mus. Fero». p. 9,88, 7. 

Ser. Asinius Celer, non un consul, mais un '" Lib. LVII. 



TESSERK GLADIATORIE. :5VJ 

(li soven!(3 dalla no[»lijr(îMza (Ici iiienaiili, lo sia ancora in (jueslo liiogo; 
c piacemi assai più di scpiiire il sciilimento de! Lipsio e del Cardinali, 
che invece riiaiiiio repulalo iiii altro fij^iio di C. Gallo, tre ragioiii 
conf'ortaiidomi in (juesla senlcnza. E evidcnle da [iriina che col prc- 
nome e cognonie di cosUii, ainbedne eslranei alla gonte Asinia, si voile 
rinnovcllare la menioria del fainoso M. Agrippa; il che apeiiamente 
l'accusa générale dalla figlia di lui Vipsania Agiippina. Dipoi Tacilo ' 
lo afferma nato claris majorihus, quam velmlù, il che saià verissinio 
s'ebbe in padre Asinio Gallo, e per avi Asinio Pollione e M. Agrippa, 
nientre nel contrario parère sarebbe inesatto il numéro dei più; non 
polendo contare fra i suoi cbiari rnaggiori se non che il solo Pollione, 
ignotissirao esseiido il su])posto suo genitore. Final mente è necessario 
di accrescere il numéro dei consolari che furono procreati da Asinio 
Gallo, onde si avveri F altro dette dello stesso Tacito-, che lo annunzia 
toi consularnim parenleni, dei quali non conosceremmo che due, cioè 
Asinio Pollione ed Asinio Gelere. Ed è poi questa la ragione, per cui 
tengo che abbia ottenuto i fasci anche Asinio Gallo giuniore : onde il 
padre per questo titolo celebrato dall' annalista non sia da meno di 
Q. Metello Macedonico, che meritô dagli storici il medesimo encomio, 
perché da lui nacquero quattro consoli. 

Ma se per questa parte ho reso giustizia ad un' opinione del sig. 
Cardinali, non saprei poi seguirlo neU'altra, colla quale annovera tra 
questi figli anche Vipsanio Gallo, che mori esercitando la pretura nel 
770 ^ Niun argomento si adduce pei- persuaderci ch' egli appartenesse 
alla gente Asinia, anzi ne trovo uno ail' opposto, il quale mi dimostra 
che non potè derivare dal matrimonio di Asinio Gallo con Vipsania 
Agrippina. Questa matrona, come si è dette, fu ripudiata da Tiberio 
nel 7^2 , mentre era ancor gravida, onde per quanto si vogliano affrel- 
tare le sue seconde nozze, il primo frutto che da esse prévenue non puo 
esser nato innanzi il 7/18. Al contrario è necessario che Vipsanio Gallo 
cominciasse la vita almeno tre anni prima, onde avesse 1 età légale 
di trent' anni per esser pretore nel 770. Per me in questo luogo è 

' Annal, lil». IV, c. l\i. — " Annal lib. YI , c. wiii. — ' Anna}, lih. Il, c. li. 



350 TKSSERE GLADIATORIE. 

siuo-gita iriosservata ai leceiiti commentatori di Tacito una l'alsa cor- 
rezioiie del Lipsio, cbe voHe sempre emenclare Vipscmius ov inique 
trovo scritto Vipsanus, o Vipstamis; e credo cbe costiii sia il padre dell' 
altro Vipstano Gallo memorato in un frammento di lapide del Maiïei ^ 
che r Hagenbucbio- ba reputato console sulîetto entro il triennio dall' 
anno 80 5 ail' 807, non so bene perô con quanta verilà, non essendo 
questa l'occasione di esamiiiarlo. 

Venendo alla generazione sussegiiente, tenevasi cbe dalF Asinio 
Gallo, esigliato da Claudio, fosse venuto il console ordinario dell' 81 5, 
che nei fasti si notava coniunemente L. Asinio Gallo. Ma dopo i'in- 
venzione fatta in Ronia di una lapide mandata aile stampe dall' Ama- 
duzzi\ e da me diligentemente riscontrata nel Mnseo Yaticano, nella 
quale il nome di quel console trovasi ripetuto, è fuori di questione 
cb' egli spetlo alla gente Afinia, allronde conoscinta, non ail' Asinia, dal 
cui albero si clovrà per consegnenza staccare. Yiceversa le nuove sco- 
peite gli banno aggiunto un' ignota figliuola di Asinio Celere, la quale 
prese la seconda denominazione dall' avola, e cbe proviene da un 
marmo recato da prima nelle EfFemeridi romane*, e riprodotto quindi 
dal piii volte citato sig. Cardinali nelle sue iscrizioni inédite, posto al 
servo HERACLAE • ASINIAE • AGRIPPINAe • CELERIS • FI- 
LIAE•STRATOR^. 

I fasti deir anno 807 ci somministrano il console M. Asinio Mar- 
cello, cbe trasse apparentemente il suo cognome dall' illustre cugino 
Marcello Esernino, e cbe per la somiglianza del prenome si è con pro- 
babilità giudicalo figlio di M. Asinio Agrippa. Tacito ^ ci racconta cbe 
neir anno 81/1 un Asinio Mai'cello si rese complice délia falsibcazione 
di un tcstamento, ma cbe la memoria dei suoi maggiori e l'interces- 
sione dell' imperatore lo salvarono piii dalla pena cbe dall' infamia. 
Agginng(! poi cbe Pollione lu suo bisavo, e cb' egli era di non dis])rczza- 
bili coslumi, se non cbe credeva cbe la povertà fosse il pi-ecipuo di tutti 

' Mus. Veron. p. 289, 5. , " Aiin. 189.1, p. 38 1. 

^ Epist. cpigr. p. 996. ' Annal, lil), XIV, c. xl. 

Novcllc Fioi-cntine, t'J'j^i . p- iA(). 



T E s s E 1{ I^: C. L A D I AT R I E. .*} 5 1 

i mali; dal clie si arguisce abbastanza che la geiite Asiiiia, loi'sc a mo- 
livo (Iclle pcrsecuziorii sofferte sotio Claudio, cra a ([ucsii lempi assai 
ilecaduta dalF antica opiilenza. 11 Tillemont' lo credè un figlio de] 
sopracitato console M, Marcello, S(;nza badare cbe in laie supposto Vo\- 
lione sarebbe stato suo Irisavolo. Ml' oj)posto il (ilandorpio, il Hvcbio 
<'d alli'i ne hanno latta una persona sola col console, il che pure inconLia 
(pialclic dillicoltà. Ti'alascio che più innaiizi ci si desteranno gravi so- 
spetti che quest' ultiino niorisse nelF Hoy, durante il suo odicio; ma 
in ogni caso sembrerebbe più importante che lo storico invece di nolaïc 
la nobiltà del reo, avesse dovuto avverlirci ch' egli era un consolare. 
Resta adunque che si giudichi più facilmeiite un suo IVatello. Aviemo 
bensi un figlio di quel console nel Q. Asinio Marcello nato da Marco, 
console anch' egli, ma d'anno incerto, se è sincera un' iscrizione del 
Grutero- provenienle dal Panvinio. costui gode di una lunga vec- 
chiaja, o pure sarà stato un suo figlio il Q. Asinio Marcello possessore 
di poderi, nei (juali si fabbricarono moite opère doliari^, la prima délie 
<|uali porta la data dell' SyC), e cui dui'ava ancora la vita nell' 88 y, se- i'. 8i, 
condo che ci attestano altri due mattoni riportati, ma non esattamenle, 
dal Muratori*, poco dopo il quai tempo dev' esser morto. Il Marini •' 
gli ha dato per fratello 1' Asinio Pollione ricordato in un tegolo del 
Grutero '^, a cui ne spettano insieme due altri messi poscia alla luce dal 
Guattani'', e anche questi due veduti al Tuscolo'' dall' Amati : 

ASIN-POL A-POLL 

' Htst. des Empereurs, Néron, art. xii. i^^O un fragment de corniche en marbre 

^ Pag. 192, 8. (le grandes dimensions, sur lequel se lisait 

Marini, Fr. Arval. p. 190. l'inscription suivante, gravée en li'ès-heaux 

" Pag. dûh, 10 et 11. caractères : 

l ^'^■«/'■«e, n. 763. A • P O L L 1 O N I S • F 

Pag. 1 83 , 1 1 . as/ N I • C E L E R I S e 

[ ^^''^''- '!''''^- ^- ^1; P- ^«5. _ _^^,^.^ IVS • POLLIO -F 

*■ [La famille des Asinii Polliones et des 
Asinii Celeres a eu des propi'iétés près de J'ai depuis cherché en \ ain ce heau frag- 

Tusculum, à l'endroit où existent encore ment. .1. B. de Rossi. ' 
aujourd'hui des briqueteries. J'y ai vu en 



35-i TESSERK GLADIATORIE. 

Dietio un taie giuclizio io non porro dilikoltà nel credeie, ciie il padrone 
di quella fornace fosse 1' Asinio Pollione prefelto di un ala mdilare nell' 
822, commeniorato da Tacito \ e nell opinare di più, clie questo gio- 
vane cominciando dalla carriera mililare, com'era prescritto, giungesse 
in fine a dare û nome ai fasti nell' 83/i, nei quali coll' aulorità délie 
tavole Arvali trovasi ora scritto fra i consoli ordiiiaij Asinio Pollione 
^e^l•ucoso. Chi ha voliito farlo nascere dal Pollione console nel 776 
non ha considerato ahbastanza che Y intervallo di cinquantotto anni 
Ira la dignité del padre e quella del figlio è poco lavoreA^ole a questa 
congettura , in un tem])o in cui i fasci si davano legalinente a trentatre 
anni, e che altronde ad ognuno délia casa era lecito di rinfrescare la 
memoria del primo autore délia propria nobiltà. 

I predj di Asinio Marcello colle fornaci e gli opérai che vi lavoravano 
furono ereditati da una sua figlia, che ora chiamasi Asinia Marcelli 
/{lia, ora Asinia QuadralUla'- , la quale erane certamente in possesso 

P. «9. negli anni 89/1 e 896, e che vi continuava anc ra nel 908^. 11 veder 
passati questi béni in dominio di una donna potrebbe invitare al so- 
spetto che in lei si fosse estinta la famiglia di Asinio Marcello, se l'iden- 
tità del cognome non porgesse viceversa argomento di avvisarsi, che 
a questa discendenza si debba forse attaccare Asinio Quadrato scrittore 
di storie al tempo dell' imperatore Filippo, e quindi fors' anche il 
C. Asinio Pretestato console nel 996, l genealogisti infine hanno conve- 
nuto che l' Asinio Basso uomo pretorio, e il figlio di lui Asinio Kufo, 
vivent! ai tempi di Pliuio giuniore, spettano ad un' altra casa, impe- 
roccliè nella commendatizia che in favore del secondo questi scrive a 
Ftiiidano*, in cui parla dei loro maggiori e dei loro studi, aveva troppo 
interesse e Iroppa occasione di rammentare la loro provenienza da Pol- 
hoiie e da Gallo, se veramcnte avessero appartenuto a quella prosapia. 

II frutio intanto di questo lungo discorso sarà quello di aver veduto, 
che nella gente Asinia non si conoscono se non che due, i quali ab- 
biano usato il prenome di Marco, cioè l'Agrippa console nel 778, e il 

' llisl. lil). II. c. i.i\. ' Marini. Fr. Arval. p. iç).') o 'Jt'.'xjj. 

' Fabretti. Inscr. d(»ii. p. 5ui. 5i e5-2. ' Lil>. 1\. <■[). wii. 



TESSERE GLADIATORIE. 353 

Marcello console iieH' 807, ojjmiiio (!(;' (|ii;ili jimcMx' i recjuisili ri- 
chiesti per esser noiniiiato iKîlla iiosira t('ss(;ra. 

Ma pel secondo si haiirio raj<jioiii tli escludeilo derivate da al Ira 
sorgente. Tacite' nari'a che IVa i porteiili, i ((iiali ])redissero la moite 
di Claudio, avveiiuta ai i3 di ottohre delT amio consolare di Marcello, 
fiiiimerabatur dimiiiutiis omnium magistratunm numerus, quaestore, 
fraedili, tribune ac ])iaelore, et consule paucos intra menses defunc- 
frtispT e con lui si accordano in rpiesto i-acconto Dione''^ e Suetonio^, 
il quale poco dopo aggiunge : rrClaudius cum consoles designaret, ne- 
r^minem ulti'a mensem, quo obiit, designavit. r Consta adunque di i'. 8;^. 
due particolarità nei fasti delF 807; la prima cioè, che uno dei consoli 
mori durante la sua dignità e prima dei i3 di ottobre; l'altra che 
questi consoli non crano destinati ad occupare tutto 1' anno la carica. 
dunque i designati fino alla fine di ottobre lurono gli ordinari, pure 
neir intervalle erano stati loro sostituiti i suffetti. Nella prima ipotesi 
il defunto sarà necessariamente Asinio, e con cio sarebbe cliiara la 
ragione, per cui in appresso non si abbia altra memoria di lui. Impe- 
rocchè il suo collega Acilio A viola sopravvisse senza dubbio, e lo tro- 
viamo proconsole dell' Asia nell' 818, e curatore dell' acque nell' 827, 
siccome mostrai nella mia osservazione prima délia Décade XIV \ Ne 
gioverebbe il dire che Asinio puo aver finito i suoi giorni dopo le none 
di settembre, in cui fu data la tessera, perché sussisterebbe sempre 
che Aviola si sarà mantenuto nel posto fino aile calende di novembre, 
e conseguentemente mancherebbe il luogo per l'altro collega, che la 
stessa tessera gli assegna. Ma io credo veramente più probabile la se- 
conda supposizione, cioè che anche in quest'anno la durata dei consoli 
ordinaii non oltrepassasse il primo semestre, secondo il costume già 
incominciato ad introdursi fino da' tempi di Auguste e di Tiberio, e 
continuato da Nerone al dire di Suetonio^ Infatli se ben si consideri 
il passo di questo biografo relative alla designazione dei consoli faita 

' Annal, lib. XII, c. lxiv. " [Voy. tome IL p. i35 et suiv,] 

^ Lib. LX, c. XXXV. ^ In Néron, c. xv. 

' ïn Clavd. c. xlv. 

m. /!i5 



H h 



35/1 TESSERE GLADIATORIP]. 

da Claudio, che ho addotto superiormeiUe, sembra egli indicare qiial- 
che cosa di più che la solita iiomina de' soli due eponimi, la quale por- 
tata a dieci mesi riuscirebbe stranissima, perche si allontanerehbe 
egualmente dall' aiitica pratica di dodici, e dalla più récente di sei. 

Oltre di che spero di avère argomento più positivo, che nemmeno 
in quest anno mancarono i suflelti. Seneca nel suc ludus fa paro- 
dia deir apoteosi di Claudio, decretata prima délia sepoltura del suo 
cadavere, trasportando la scena dal senato di Ronia al consesso degli 
dei neir Olimpo. Attribuisce loro tutti i costumi Romani fino a fingere 
che avessero i consoli anch' essi, e quindi fa che da Giovc, ossia dal 
nuovo imperatore, frprimus interrogatur sententiam Janus pater : is 
rdesignatus erat in Kalendas Julias postmeridianus consul, homo quan- 

crtumvis vafer, qui semper vidit àjtxa TSpoo-ŒM xal onio-cTM Proximus 

ff interrogatur sententiam Diespiter Nicepotae filius, et ipse designatus 
r consul nummulariolus. Hic ([uaestu se sustiiiebat, vendere civitatulas 
rrsolebat^i^ Parmi chiaro che qui si è volulo celiare sui consoli, che 
ebbero parte alla consecrazione del defonto^ e se cio è, non piio dubi- 
iai'si, che fossero surrogati dicendosi chiaramente ch' erano stati desi- 
gnati in Kalendas Julias. Infatti F autore délia satira assegna a questi 
numi dei caratteri che in moite cose non si accordano colle dottrine 
délia mitologia. Senza entrare in altri particolari, che mi condurreb- 
bero troppo fuori di strada, ognuno sa che Giano presiedeva aile ca- 
lende di gennajo : onde come sta che le sue attribuzioni siano differite 
di sei mesi? io m'inganno grandemente, o Seneca ha inteso rimpro- 



De morlc Claudii lud. c. i\. 
' [Comme, suivant l'usage romain, ce 
n'ëtaient pas les consuls en exercice, mais 
les consuls désignés, qui élaienl appelés les 
premiers à voler, il est évident que Sénèque 
n"a pas voulu ])arler ici , comme le pense 
lîoi'ghesi. des consuls du second semestre 
de 807, mais de ceux qui étaient destinés à 
gouverner r01ymj)e Tannée suivante. Or 
I amiée terrestre 808 commençant ()ar le 



consulat de l'empereur régnant, c'est pro- 
hablement pour éviter toute allusion à ce 
prince que le satiiique parle des consuls du 
second semestre de cette année. 11 est pos- 
sible qu'il ait eu l'intention de railler les 
personnes deslinc'cs à exei'ccr cette charge 
à Rome; mais il se p(!ut aussi ((ik; l'allu- 
sion , d'ailleurs certaine , l'oule sur autre 
chose ([ue sur l'époque du consulat. Th. 

MoMMSEN.] 



TESSERE GLADIATORIE. 355 

verarc di doppia faccia uno dei consoli ch' eritio in ufïicio al primo di 
luglio , e quindi per far seiitirc il suo frizzo, e disLiiiguere il vecchio 
Giaiio dal iiuovo, ebbe cura di chiamar quosto ponieridiano, appli- 
cando leggiadramente la divisione dcl giorno alla partizione consola ro 
deir anno. 

Se dunquc al secondo semestre si ehbero miovi reggitori, ne j)uic 
iii ((iiesto caso la nostra cpigrafe potrà rilerirsi ail' 807, perché se si p. 85. 
vollero nolare coloro che tenevano il primo seggio in senato ai cinque 
di settembre, Asinio Marcello, se non era morto come penso, n'era già 
scaduto al finire di giugno, e se viceversa contro l'usato stile délie tes- 
sere si fosse amato di preferire quelli che diedero il nome ail' anno, si 
sarebbero cilati i due ordinai'j Asinio ed Aviola, non mai nn ordinario 



e un surrogato. 



Non resta pertanto se non che di ricoriere a M. Asinio Agijppa, 
che nel 778 tenne i fasci ordinai'j unitamente a Gosso Gornelio Len- 
tulo, il quale non èper certo il collega che ora gli verrebbe accoppiato. 
Per altro risalendo ail' impero di Tiberio veniamo appunto in tempi, 
nei quali non fu insolito, che ad uno dei consoli fosse dato il succes- 
sore, mentre il compagno restava tutto F anno in uffîcio. Nel decorso 
di questo ragionamento ne abbiamo già veduto due esempj al 769 e 
al 768, e sei altri ce ne somministrano negli ultimi anni di Augusto il 
760, il 76/1 e il 765, nei quali Lucilio Longo, Gassio Longino e Vi- 
sellio Varrone furono surrogati a Nerva Siliano, ad Emilio Lepido ed 
a Fonteio Gapitone; e cosi pure sotto Tiberio il 769, il 771 e il 785, 
in cui Scribonio Libone , lo stesso imperatore e Gamillo Arrunzio 
kirono rimpiazzati da Pomponio Grecino , da Sejo Tuberone e da 
A.\itellio. Niente adunque osta perché non possa credersi che anche in 
qnest' anno Asinio Agrippa abbia avuto per socio nel primo semestre 
Gosso Lentulo, e nel secondo il personaggio di cui per la prima volta 
ora acquistiamo contezza. 

Ma chi sarà costui, che viene indicato semplicemente colla prima 
sillaba C -PET? Niun dubbio che siano queste le iniziali di un genti- 
lizio, cosi richiedendo la corrispondenza dei collega che dicesi M- 



;^,5(; TESSERE GLADIATOIUE. 

ASIN, non M-AGRIP. Fra le genli nobili romane non ne ahhianio 
pei'o clie tre sole, aile quali una taie intestatura possa adattarsi. I.a Pe- 
treja : ma questa rimase estinta nella guerra AlVicana di Giulio Cesare, 
p. s(i. per l'riccisione del padre e del figlio ^ La Pelillia, e avremmo oppor- 
tnnamenle solto il regno di Tiberio un Petillio Padb, padre del parente 
di Vespasiano (J. Pelillio lUdb Geriale, console sulïetto nelT 8^3 c nell' 
8 0,-7. Ma egli viene rispinto da Tacito^, da cui siamo informati cb' era 
lin uomo pretorio, il quale con ogni inezzo più iniquo tentava di aprirsi 
la strada al consolato del 781, onde non puo avère alcnna pretesa sul 
[)recedente 778. Rimane dnnque la Pelronia, faniiglia a dir vci'o più 
nota e più diramata delT allre, alla quale non esito di ascrivei'e la per- 
sona di cui si favella. 

Di alcuni consolari di (juesta casa, cbe non hanno trovato ancora 
una sede certa nei l'asti, si ba inemoria in tempi coetanei, poco 
discosti da quelli di Asinio Agrippa, i dritti dei quali sarà doveroso di 
esaniinare, piima di esporre alcuna opinione. Si présenta innanzi gli 
allri P. Petronio, cbe il TilIemont^ alla cui sentenza volentieri mi ac- 
chelo, ha stimato padre del P. Petronio Turpiliano console ordinario 
nell' 81/1, e viceversa il Furlanetto '^ ba non meno plausibibnente cre- 
duto liglio deir altro P. Petronio Turpiliano tiiumviro monetario di 
Auguslo nel 735. Egli 1' ba reputato pure il PETRONIVS- F • F, cbe 
fu eletlo augure nel 7()o, corne apparisce dal registro di (juei sacer- 
doti illustralo dal sig. Cardinali''. Giusta il savio pai'ere del Rycbio ° è 
il consolare ricordato da Suetonio", da cui nacque Petronia nioglie in 
prima di Vitellio cbefu iinperatore, al quale partoriVitellioPetroniano, 
e passa ta aile seconde nozze con P. Dolahella ucciso nell' 8'J!î\ cIh; bi 
rese madré di Ser. Cornelio Dolabella l^elroniano console orcbnario 
87. nell' 889. Puo trovaisi un ïnolivo délie nozze di sua liglia con \ ilellio 

' De hcll. AJncciH. c. xoiv; Gros. lib. VI, '" Mcm. rom. di Anlichilh , (.11, p. Sy. 

.-. \i. ' AdTacil. IHst. lil). Il,c. i.xiv. 

^ Amial. lilj. IV, c. lwiii. ' In Vilell. c. vi. 

llkl. des Emper. Caius, ar(. xui. " Tacil. Ilist. lib. II, c. i.\iii. 
'' ForceUinian. kxic. s. v. Pktmoma. 



TESSERE TtLADIATORIE. 357 

nei legaini cIk; <>ià siringevano h loio lainiglie, sapendosi che questo 
P. Petronio ebbc in consorte la fiolia Ji nna VitoUia, per fededi Tacito, 
cil' è il primo a far parola di lui iiel 77A '. Egli viene commendalo da 
Filone- per la sua doltriiia, ])er la piacevolezza de' suoi modi e per la 
docilità del suo rialurale. Pdleviamo pure dallo stesso scrittorc, che 
godé continuale inagislrature, fra îc quali ricorda il procoiisolato dell' 
Asia, coiifermalogli da due nummi, uno di Smirne ^, i' altro di Per- 
gamo*, dal quaruUimo siamo inoltre avvisali averlo ritenuto tre anni. 
Queste medaglio ne dcterminaiio presso a j)o(:o il leiiipo. La Smirriea 
rappresentando il tempio decrelato dal coniune dell' Asia al senalo, a 
Tiberio ed a Livia, non puo essere antoriore al 779, in cui dal senalo 
si prescelse, clie i'osse edificato a Sniinie, e deve anzi essere posteriore 
a queir anno, in cui fu proconsole M. Lej)ido^, La Pergamena poi as- 
sociando le teste di Tiberio e délia madré, dovrebbe essere coniata 
mentre la seconda era ancop viva, non molto dopo la morte di lei, se- 
guita nel 782, perché dopo 1' avversione che il figlio spiegô contro la 
niemoria délia delonta, dovette passar presto la voglia di onorarla. 
Gerto è che Petronio nel 789 era già tornalo a Ronia, leggendosi che 
in quel tempo dai senatori fu eletto in compagnia dei quattro progeneri 
di Tiberio a stimare il danno cagionato ai privati dall' incendio del 
circo e dell' Aventino^. Tre anni apprcsso, ossia nel 792 fu dato da 
Caligola in successore a L. Vitellio neîla legazione délia Siria, siccome, 
appoggiandosi a Giuseppe Ebreo, ha dimostrato il Noris''; nella quai 
carica persisteva tuttavia dopo 1' autunno de! 79^1, per autorità di 
un' al Ira sua medaglia, notata coH' anno 90 dell' era Antiochena^; di P. s8. 
fatti solo neir anno susseguente gli venue sostituito Vibio Marso. Fu 
messo a morte per ordine di Claudio : onde Seneca gîielo dà per 
avvocato iuiianzi il tribunale di Eaco, chiamandolo velus convicloy 

^ Annal, lib. lll, c. xli\. ^ Tacil. Annal, lib. IV, c. lyi. 

" Lcg. ad Caium, p. 1097. C, ed. Paris. '' Ibkl. lih. VI, c. xlv. 

i64o, ' Cenolaph. P'min. dissei't. II, c. xvi, 

' Thes.Morell. lab. H, n. /i. § 12. 
' Wiomet. Snpplèn. f.V. p. 'i-^g, n. gSg. ' Eckbol . /). N. V. t. III, p. 80. 



358 TESSERE GLADIATORIE. 

ejiis, hoiiio Claudiana lingua disertusK 11 Paiiviiiio, il Golzio, F Almelo- 
veeii ed alU'i gli aggiudicarono i fasci sulTeltl del 789; ma il Tillemont- 
provo clic non potè allora amministrarli. E per verità, se fu proconsolc 
non niolto dopo il 779, deve averli onninamente conseguili prima di 
andare nell' Asia. Potrebbe adunque concorrere a questi del 778; ma 
oltre la grave dillicollà proveniente'dalla mancanza delF intervallo pre- 
scritto ira la magislratura e la sortizione délia provincia, ne fa insupe- 
rabile ostacolo la diffei-enza del prenome, clie ne costituisce due diverse 
persone. A noi occorre un Cajo Petronio : e al contrario costui cliia- 
niossi Publio per concorde lestimonianza di Tacito, di Seneca e di 
Filone, anzi dello stesso suo edilto ai Doriensi, ricopialo da Giuseppe 
Ebreo ^. 

Un altro personaggio opportuno aile nostre ricerche potrebbe tro- 
varsi in uno dei consoli cbe diedero H nome ail' oscurissima legge Giu- 
nia Petronia, citata da Ermogeniano '\ risguardante i servi, con cui, 
rfsi dissonantes pares judicum existant sententiae,pro libertate pronun- 
crciari jussum.r II inotivo cbe le diede origine ci è rimaslo piii chiaro, 
dopo essersi sapulo dalle nuove Istituzioni di Gajo ^ cbe pari di fatto 
era il numéro di quel giudici. rf Consilium '^ autem adbibetur in urbc 
cfRoma quidem quinque senatorum et quin(|ue equitum Piomanorum 
crpuberum; in provinciis autem viginti recuperatorum civium Romano- 
P. 89. ff rum. 1-) Ella viene repulata la stessa colla legge Petronia'', di cui ci dicc 
Alodeslino^ : crPost legem Petroniam et senatus consulta ad eam legem 

' De morte Clnudii lud. c. xiv. les cas de partage des voix. Th. Mommse.n.] 

"■ Hist. des Empereurs, noLe IV sur Tibère. ' [ Il n'y a aucune raison , ni pour idenli- 

■' Bell. Jud. lib. XIX, c. vi. fier la loi Juniu Petronia, qui réglait les suf- 

* Diffcst. lib. XL, lit. I, fr. 2/1. frages dans les procès sur la liberté, avec la 

■' Lib. I , c. VI , .S 7. loi Petronia, qui réprimait quelques abus de 

" [Ce consilium, qui permettait la ma- pouvoir des propriétaires d'esclaves, ni de 

numission aux propriétaires mineurs, était regarder comme consulaire l'une ou l'autre 

bien diiïérent du collège déjuges chargé de ces lois. Celaient probablement deux ])1<''- 

de prononcer dans les procès sur la li- biscites des derniers temps de la républicpie 

berté. Ces juges étaient les decemviri liti- ou du règne d'Auguste. Voy.Iludorll, /Jcc/(/.v- 

lius judicandis, et comme ils étaient dix, gescli. vol. I, j). G3. Tu. Mommsen.] 

il i-ivail él(' en eflèt nécessaire de slaliiei- sur " Digesl. lib. XLVHl , til. vin. l'r. 11..^ -2. 



TESSERE GLADIATORIE. 359 

rrpertinentia doniiiiis potoslas al)lata est ad l^estias depugnaiidas siio 
rarbitrio serves tradei'e : oblalo taiiicji judici servo, si justa sil doniini 
trquerela, sic poenae tradeiui*. ii Malaiiieiite per l'addielro se ii' era 
opinato autore il V. l^elroriio Tiii'[)iliano, console nell' 8 i /i ; ostaiido 
il noine de! coinpa^jno, clie non lu un Giunio, ma L, Ccsennio Peto, e 
sapendosi di più cli' essendo stata connnessa a Petronio la legazione 
délia Bietlagna, P. Calvisio Rusone fino dalle calende di marzo era già 
sostituito per socio a Gescnnio. Quella legge dev'essere ])iù antica, per- 
ché dopo l'impero di Tiberio, e forse in occasione che Galigola abrogo i 
comizi, ch' egli stesso aveva restituiti al popolo, i nuovi editti legislativi 
cessarono di ])rendere il nome di leggi, contenti di quello di senatus 
consulti. Ma fjuantunque 1' età di questo nuovo Petronio convenga per- 
cio assai bene al nostro intendimento, pure insorge ancor qui la mo- 
lesta difiicoltà délia non corrispondenza del collega. Per me incbinerei 
volentieri ad assegnare quella legge al P. Petronio, di cui si è ragio- 
nato di sopra, e cosi potremmo entrare in qualcbe speranza di deter- 
minare l'anno del suo consolato. Non credo che il compagno Giiuiio 
sia un nuovo personaggio, perché ai tempi di Tiberio non rinvengo 
alcuno di quesia gente, che possa aver seduto iiella maggiore curule, 
il cui nome non sia già iscritto nelF albo consolare. Gogniti sono tutti 
i consolati dei Giunj Silani e i due dei Giunj Blesi, Giunio Gallione, 
ossia Anneo Novato, i cui fasci non sono ancora abbastanza fissati, non 
puo risalire a tanta antichità, perché quando Seneca suo fratello scri- 
veva i libri de ira sotto Galigola, non era ancora stato adottato, e per 
conseguenza non portava ancora l' appellazione di Giunio. 

Resta perciô giusta la mia congettura, che l'altro autore délia legge 
Giunia Petronia debba cercarsi nei fasti, i quali per ventisei anni dal 
755 al 780 (togliendo i primi undici, che già sono pieni e non am- 
mettono ulteriore appendice), non offrono che due casi acconci allô 
scopo. Avveravasi il primo nel 768, in cui s' incontra il suffetto M. Giu- 
nio Silano, ma ora l' altra tessera, che ho qui pubblicata, ha chiuso 
ogni lacuna in cpiell' anno. Sussiste quindi soltanto la seconda oppor- 
tnnità nel 77'>. , in cui ti'oviamo ordinarj un allro M. Giunio Silano e 



360 TESSERE GLADIATORIE. 

L. Norbano Balbo, senza che si abbia alcuiia notizia dei surrogati. Puo 
dii'si adunque, che aile calende di luglio, seconde il coiisiiclo, fosse 
messo nei piedi di Norbano P. Petronio, il quale per tal modo dive- 
nisse il secondo collega di quel Giuuio. 1 tenipi corrisponderebbero 
egregiamente; giacchè fra il consolato e il proconsolato di Petronio 
s' interporrebbe circa il decennio, cbe Tiberio soleva lasciar decorrero 
prima di dare ai magistrati la provincia senatoria. E del pari quella età 
assai bene si addirebbe ad una tal legge, sapendosi cbe in quelT anno 
il senato si occiipo effettivamente délia legislazione dei servi, come ci 
mostra 1' altra leR"e Giunia Norbana de servis minus soUemniter manu- 



'DD' 



missis. 



Non si ha che un' obbiezione da fare a questa congettura; e pro- 
viene dalla seguente tessera del conte di Caylus, che ho già citata', 
dalla quale apparirebbe che L. Norbano si fosse mantenuto nella carica 
fino quasi alla fine dell' anno : 



MARCELLINVS • Q^MAX ■ 
TASVCIO-V 
M-SIL-L-NO-B-COS 
A-D-X-F-NOV- 



91. Ma ella mi sembra soggetta a grandi eccezioni. Il ch. Orelli^ per darle 
pure un senso tollerabile, ha interpretato Vieil nella sigia délia se- 
conda linea : ma questa è una formola affatto nuova invece del solenne 



' [Celte lessère existe encore aujourd'hui 
au cabinet des Antiques de la Bibliothèque 
impériale de Paris. On s'explique diflicile- 
ment comment elle a pu être publiée avec 
tant d'inexactitude par Caylus, dont le texte 
a été reproduit dans le Corpus inscrtphonmn 
Latinarxim, vol. I, p. "30 1, /*. Elle est re- 
présentée en fac-similé, d'après une em- 
preinte, dans les Priscae Latinitatis monu- 
mcnta, tab. XCVII, L (Cf. Enarrat. p. 92), 
avec les variantes suivantes : 



M-MARCELINVS-Q:.MAX 

FASVCIO 

A-D-X-K-NOV 

M-SIL-L-NOR-COS 

Deux ou trois lettres de la deuxième ligne 
sont, il est vrai, passablement obscures et 
problématiques; mais du V llnal (ce V qui 
a cl<.! un vrai casse-tète poiu' les savants). 
il n'y a absolument aucune trace. Quoi qu'il 
en soit, la fausseté de cette tessère n'en est 
pas moins hors de doute. Fr. Ritsohl. ] 
^ N. 2661. 



TESSEUE GLADIATORIE. 361 

SFeclatus, sostenuto dal conscnso di tutte le tessere che si conoscono. 
Non minore stranezza si osserva nelT alterazione deli' oïdine délie rif^he, 
essendosi ])reniessa la data dell' aniio a (jii(;lla del giorno, conlio lo 
stile jjfeneralniente osservalo in (|nesli avorj, Insolilo è pure di deno- 
tare il nome o il cognome dei consoli con una semplice iinziale invece 
délia prima sillaba,come qui si vede praticalo ncl cognome di lialho. 
Anche i nomi non mancano di série obijiezioni. TASVCIO è eviden- 
temente un diminutivo di Tasuciis; ma provenendo da tolo-iv ë-z^wv, 
tanto egli quanto i suoi derivati dovrebbero avère rasj)irala, corne 
euimchus, daduchus, lyclinuclms ed altri composti del verbo e;^w. Di 
più per la sua terminazione egli è un caso rello, duncpie due e non 
uno sarebbero i giadialori mentovali in questa lessera, perché i servi 
non ebbero mai se non che un nome solo. Per distornare questo pode- 
roso ostacolo (l'ermo sempre che qui si scrive Tasucio non Tasucianus, e 
che percio questa voce non puô denotare il primitivo padrone], non si 
ha altro scampo se non che leggere MARCELLINVS Quinli MAXimi 
TASVClOnis Vicit, Ora come sta che il servo abbia il nome tuUo 
ingenuo di Marcellino, e il padrone l'agnome servile di Tasucione? E 
come supporre questo in un nobile, che per taie si manifesta Quinto 
Massimo al denotarsi col solo prenome e cognome, soppresso il genti- 
lizio? In una epigrafe di sedici parole sei o sette difhcoltà, alcune 
délie qnali gravissime, debbono destare un veemenle sospetto, che la 
buona fede del conte di Gaylus sia slata questa volta sorpresa da un i*. 92. 
falsario. 

L' ultimo Petronio, clie potrebbe avère qualche pietesa di venire 
accoppiato con M. Asinio, sarebbe quello di cui parla Tacito', ossia il 
Petronio Arbitro, autore del Salijricon, di cui moite cose ha scritto dot- 
lamente il Jannelli'-. E confronterebbero di fatti la qualità di consolare 
e r identité del prenome Cajo, che gli vengono attribuite dall' annaii- 
sta. Ma questa denominazione è assai controverse, perché tanto Plinio^ 
quanto Plutarco* lo chiamano ail' opposto Tito, e l'autorità di quest" 

' Annal, lib. XVI. c. xviii. xix. ' HIst. mit. lib. XXXVII, c. 11. 

* Dissert. IJI ad Perott. cod. ms. * De discrim. adul. et amie. c. xix. 

m. /,6 



362 TESSERE GLADIATORIE. 

ulliQio seiiibra dover prevalere, perch' egli scrisse quel prenome non 
per iniziale, ma per intero, onde ha da essere stato nien facile uno 
scambio dei copisti. Ne osta se quella appellazione fu insolita alla gente 
Petronia romana, non avendole Ar])itro appartenulo, se fu Marsigliese. 
Maggior motivo di differenziarlo dal nostro console nasce dalla sua età. 
Tacito^ ci asserisce, ch' egli fu proconsole di Bitinia, rrmox consul, 
^dein revolutus ad vitia, seu vitiorum imitaiione inter paucos familia- 
(trium Neroni adsumptus est, elegantiae arbiter, dum nihil amoenuni 
fret molle adfluentia putat, nisi quod ei Petronius adprobasset. IJnde 
rrinvidia Tigellini, quasi adversus aemulum et scientia voluptatum po- 
rc tioreni.-ii Per lo che accusato corne complice nella congiura di Flavio 
Scevino, fu costretto a tagliarsi le vene nell' 819. S' egli fu proconsole 
di Bitinia avanti di addivenir console, come positivamente si afferma, 
e come dev' essere, perché la Bitinia dall' impero di Augusto fino a 
([uello di Trajano fu sempre provincia pretoria, onde Arbitro avrebbe 
perduto il diritto di cavarla a sorte dopo il consolato-, ne verra di con- 
seguenza, ch' egli non potè ottenere quest' ultimo assai sollecitamente. 
Dalo ancora ch' egli sia stato eletto pretore appena ch' ebbe 1' età le- 
gittima di trent' anni, se per sortire la provincia dovette aspettare il 
prescritto decennio, è certo che non potè giungere al seggio consolare, 
se non nell' età di quaranta due anni per lo meno. Ora se questa sua 
dignità dovesse determinarsi al 778, ne verrebbe che, quando fu rice- 
viito nella famigliarità di Nerone in tempo ch' era già incominciata la 
potenza di Tigellino, dunque non prima dell' 8i5, ne avrebbe avuti 
settantanove, e sarebbe stato pii!i che ottiiagenario quando si uccise. 
Mil chi non. vede che un' età cosi provetta è incompatibile coi vizj dei 
«piali viene tacciato, e che per conseguenza l'ignoto consolato di Pe- 
tronio Arbitro non puo smoversi dall' impero Neroniano? 

Dimostialo per tal modo, che la nostra tessera non ])uo spettare ad 
alcuno dei l^etronii consolai'i, ch' crano noti fin qui, io nel silenzio 
degli scrittori, non trovo a chi altri possa attribuii'si se non se a G. Pe- 

' Àinuil. lih. XVi , c. xvin. — ^ [Voyez plus liatil, p. i()i,nolo 1 .j 



TESSERE GLADIATORIE. 363 

troriio Umljrino, ricordato noi seguente rnarmo del Museo Gapiloliiio, 
conosciuto fiiio dai <jiorni del Grutero' : 

T • Oy INCTIVS-CRISPINVS 

VALERIANVS 
C • C ALPETANVS • STATIVS • RVFVS 
C • PONTIVS • PELIGNVS 

C • PETRONIVS • VMBRiNVS 
M-CRASSVS- FRVGI 

CVRATORES 
LOCOR'PVBLICOR- IVDI-CAND 
EX-S-C-CAVSA-COGNITA 

EX PRIVATO • IN • PVBLIC • RESTlTVER 

Coiiie ha ben vediito il Marini-, i niagistrali di quesla lapide non liaiino 
da confondersi coi due notissimi curalores aedium sacrarum, operum 
locorwnque ptiblicorum, islituiti da Augusto, e clie dovevano essere slati 
pretori : diversi essendo questi nostri cosi pel numéro di cinque, corne 
per l'ufficio, che non fu quello di sovrastare alla fabbrica e alla ma- 
nutenzione dei pubblici edifizi sacri e profani, ma bensi l'altro di i'. ()5. 
rendere al pubblico i luoghi occupali dai privati e di delerminarne i 
giusti confini. Una tal cura fu da prima esercitata per se stesso da 
Augusto^, ma trovasi poi che nel 767 era divenula una délie attri- 
buzioni dei consoli\ Pare adunque, che questa separata magislratura 
dovesse la sua istituzione a Tiberio, il quale si piacque di simili depu- 
tazioni di cinque senatori, per dir meglio di quattro senatori presie- 
duti da un consolare; onde nel 7G8 ne creô un' altra consimile perché 
avesse pensiero del corso del Tevere^. E sembra pure che quella di cui 
parliamo cessasse dopo il suo impero; insegnandoci un marmo del Maffei*^ 
che le incombenze affidatele, dopo il ripristinamento délia censura ai 

' Pag. aoo, G. * Donati, p. hôo, 5, e p. li-ji, i-i. 

* Fr. Arval. p. 776. ^ Dion. lib. LVII, c. xiv; Grut. p. 197. 

^ Sueton. in Augusl. c. xxxu; Grut. 3. 
p. '200. 1 e 3; p. 19G, 3. ' Mus. Veron. p. 3o6. 7. 

/16. 



:U\h TESSERE GLADIATORIE. 

tenipi (]\ Claiulio, furoiio restituite ai censoi'i. Certo è poi, clie le due 
iscrizioni, che di lei faiino memoria, spettano al tempo da me statuito, 
perché 1' allra del Fabretti ' è posleriore al 7^9, in cui ebbe i fasci 
L. Asprenate iiomiiiatovi pel primo, e viceversa anteriore al 777, nel 
qiiale si uccise di propria maiio il terzo di quei curatori M. Cecilio Gor- 
iHilo, iiomo pretorio". Ne puo dubitarsi clie anche gli altri loro colleghi 
lossero tratii dal senalo, atlestandosi nella stessa lapide, che P. Viriasio 
Nasone era attualmenie tribuno délia plèbe, c P. Licinio Stolone essendo 
dichiaratamente il tnumviro monetale dei tempi di Auguslo. in quella 
poi, che ho poco fariferila, il consolare è T. Quinzio Grispino Valeriano, 
sulïetto nel 765 in compagnia di P. Lentulo Scipione. G. Galpetano lu 
capo dei curalori degli archivj^, e uno dei curatori del Tevere^ i quali 
per aulorilà del passo già citato di Dione'' furono tutti senatori. G. Ponzio 
p. (,(;. Peligno legato proprctoi'e di Tiberio è noto per una lapide tuttora esi- 
stente a Brescia, stampata poco esattamenle dal G^ute^o^ dalla quale 
consla ch' esercitô per due volte questa cura dei luoghi pubblici nell' 
intervallo Ira la questura e 1' edilità curule; dal che sembra potersi 
dedurre, che quelF niïicio fosse annuo di sua nalura, ma che gli fosse 
])roi"ogalo. Intine M, Grasso Frugi è quel medesimo che fu poi console 
oïdiiiaiio nel 780. Abbiamo adunque in G. Petronio Umbrino un sena- 
tore pi'ecisamenle del tempo che ci è necessario, e niente vieta di cre- 
dere che proseguendo nella strada délie magistrature, per la quale si 
era incamminato, possa esser giunto a trattare i fasci nel 778. L' esser 
egli anteposto a M. Grasso Frugi indica che aveva sopra di lui (jualche 
preminenza , almeno di anzianità , onde starebbe egregiamente , che 
r avesse anche preceduto di un biennio nella |)romozione al consolato. 
A mio avviso egli è un liglio del G. Petronio successore di Gornelio 
Gallo nella prefettura deli'Egitto, la quale amministro dal 798 al 730 
secondo i calcoli del Lal)us, e in cui si rese famoso per aver ])ortato le 
ainii Piomane nell' Etiopia, vincendo la l'egina Gandace. Seud)i'a poi 

' Inscr. doni. p. 656, n. /i8>2. ' Griit. j). 197, .'». 

^ T.'icit. Annal, lil». IV, r. \\\u\. ^ Lib. LVII, c. xiv. 

Mmv.l. (). 685, 1. ' Pag. /lôy, 3. 



TESSEUK GLADIATORIE. 3(')5 

elle siavi stala qualche rclazione di parentela fia il iiosU'o C. Petroiiio 
e Ponzio Nignno, console iiel 790, allcso die nel célèbre giuramento 
(legli Ariliesi, riferito dal Fabretti', (juest' ullimo cliiamasi cou tiilli i 
suoi nonii C Pelrotiio Ponzio Ni<;rino. 

Cotai parentela ira le due famiglie viene più cliiararnente accusata 
dair antico scoliaste di Giovenale, clie al verso 638 délia satira M, in 
ciii si ])arla di Ponzia clie avveleno i jiropri ri[;li, ricordata alti'esi in 
più epigrainnii di Marziale, noto secoiido la correzione del Lipsio : 
rr Pontia P. Petronii fdia, queni Nero convictum in crimine conjiira- 
r tionis damnavit, defnncto niarito (ilios suos vcncno necasse convicta, 
cfcuni largis se epulis onerassct et veneno, venis incisis saltans, (|iio 
rr maxime studio oblectabatur, extincta esLf) Si è creduto clie (jiii sia 
l'allato il prenome del padre, percbè P. Petronio seniore lu messo a 
morte ai tempi di Claudio, siccome abbiamo veduto, e P. Petronio di 
lui figlio fu ucciso per ordine di Galba^, onde niuno di loro lu coii- 
dannato da Nerone. Il Lipsio^ voile emendare Titi, percbè amo di con- 
l'onderlo con Petronio Arbitro : e dello stesso parère fu 1' autore di una 
lapide Gruteriana* dicbiarata spuria dal De \ita\ Ma per quanto si sa 
deir autore del Salyricon, non pare cb'egli avesse ne moglie, ne proie. 
Da questo luogo intanto si fa cbiaro, cbe qualcbe adozione deve essere 
intervenuta fra le genti Ponzia e Petronia , veggendosi cbe presse îo 
scoliaste il gentilizio del padre non corrisponde a quello délia figlia. 
Délia quale adozione venendoci poi oiTerto un indizio dai nomi di C. Pe- 
tronio Ponzio Nigrino, parmi più proliabile il supporre, cbe quella bar- 
bara madré, conservando 1' appellazione primitiva délia sua casa, na- 
scesse dacostui, del quale non sappiamo la fine; onde puô essere stato 
benanclie uno dei tanti consolari messi a morte da Nerone; e cb'egli 
air opposto, discendendo dalla Ponzia, fosse adoLtalo dal nostro C. Pe- 
tronio e perciô ne assumesse il nome. In tal caso sarebbe lecito altresi 
di difendere come sano il prenome di Publio datogli dal commenta- 

' Inscr. (lom. p. 678, n. i3. * Pag. 912, 6. 

^ Tacit. Hist. lib. I , c. vi. " Inscr. Benrv. p. lx . n. ùùB. 

^ Ad Tacit. Annal, lib. XVI, c. wiii. 



366 TESSERE GLADIATORIE. 

toie ; Jjastaiiclo perciô di appellarsi ail' esempio di niolti altri, corne di 
Pomponio Attico. di Bruto 1' uccisore di Gesare e dell' imperatore 
Galba, i quali ora furono chiamati col loro prenome originario, ora 
coir adottivo. 

Se vere sono le cose fin qui ragionate, la loro conseguenza sarà, che 
in grazia délia nuova tessera nei fasti dell' anno 778 si dovrà d' ora 
innanzi riscrivere : 

M • ASINI VS • C • F • C • N • AGRIPPA 

CN • CORNELIVS • CN • F • CN • N • LENTVLVS • COSSVS 
SVFF • KAL ' IVL • C • PETRONI VS • C • F • VMBRIN VS 

E per tal modo la série consolare di questi tempi essendo accre- 
sciuta di un nuovo Petronio, ne verra pure, che non resti più cosi sicura 
r aggiudicazione che si era fatta dell' altra legge Petronia sui magistrat! 
municipali, citata in un marmo di Pompei edito dal sig. march. Arditi', 
dietro cui se n' era potuto rinvenire nuove traccie in un' iscrizione del 
Fabretti '-. il ch. Furlanetto ^ l' aveva con somma probabilità attribuita a 
P. Petronio, i cui fasci si sono superiormente déterminât! ail' anno 77'i ; 
ma ora potrà movere qualche pretesa sopra di lei anche il nostro G. Pe- 
tronio del 778*; su di che staremo attendendo il giudizio dell' egregio 
cav. Avellino, il quale nelle sue osservazioni sulle lapidi pompejane ci 
ha messo poco lii^ nella speranza di veder consecrate a questa legge le 
sue dotte investigazioni. 

' [La legge Petronia illustrnta, Napoli, ^ [Voyez, dans le tome II de ses Opus- 

1817, in-/»", p. 5; Orelli, n. 8679; J^Iomm- coli, la note 5 de la page 28/1 , où il a donné 

sen, /. N. n. â25o.] le premier la véritable explication des sigles 

^ Inscr. dom. p. /i85, n. iSg. IllI -VIR- P • L- P de l'inscription de Fa- 

^ Forcellinian. kxic. s. \. Petronia. hretti mentionnée plus haut, explication dont 

' [Avant tout il faudrait prouver que d'autres savants se sont depuis disputé la 

c'est une loi consulaire et non un plébiscite. priorité. L. Remer.] 

Th. Mommsen. 1 



DIPLOMI IMPERIALI. 



DIPLOMI fMPERIALl 

DI 
CONGEDO MITJTARE'. 



Savio e lodaio consiglio fu quelle de! Barone Vernazza, d' illustre !'. 3.' 
ricordanza, allorchè nel mandare alla luce un diploma impériale di 
congedo militare uni insieme ed ordino tutti gli altri, che fino al nu- 
méro di ventuno erano allora conosciuti. Il quai domestico esempio è 
ora stato seguito dal ch. mio collega in quest' Istituto, i\ professore 
Gazzera di Torino^, che nel dar fuori un nuovo cimelio délia stessa 
natura gli ha aggiunto per compagni tutti gli altri, che dopo il Vernazza 
sono venuti a notizia del pubblico ; cosi che in queste due opérette se ne 
avrà pronta aile mani la piena raccolta, Di sette diplomi si compone 
pertanto la présente appendice , che comprende i due di Traiano de- 
gli anni 867 e 809 pubblicati dal Lysons^e riprodotti dal Labus nel 
suo dotto commentario sull' ara di Hainburgo " ; quelle di M. Aurelio e 
di L. Vero del 91/1 da me ristaurato, pubblicato dal Ravizza^ e ripe- 
tuto dal Giornale Arcadico'^; Y altro di Settimio Severo e di Caracalla del 
961 edito dal De Lama''; e il frammento di Diocleziano divulgato dal 

' [Extrait des Memorie deW Instttuto di ^ Reliquiae Britannico-Romanue , Kent. 

corrispondenza archéologie a di Ro7na,tom.l , tab. 1 et 2, 
p. 3 3-5 1.] " [Le premier seulement de ces deux di- 

^ Notizia di alcuni nuovi diplomi imperiali plômes avait éié reproduit par Labus : voyez 

di congedo militare, e ricerche intorno al con- plus baut, p. 69. L. Renier.] 
solato di Tiberio Catio Frontone, del profes- ^ Epigr. ant. di Chieti, p. 10. 

sore Costanzo Gazzera, socio e segretario " Luglio 1827, tom. XXX\. p. 75-76. 

délia Reale Accademia délie scienze. Torino , ' Giornale Arcadico, febbraro iSaS, 

dalla stamperia Reale. i83t, in-6". tom. XVII , p. -274-98/4, 

III. /17 



370 DIPLOMI IMPERIALI. 

Guarini \ che pel titolo attribuito a Massimiano Erculeo di SAKmalicus 
Maximus V dev' essere posteriore al io5/i, in cui fu scritto il célèbre 
editto di Stratonicea, nel quale Diocleziano, e per conseguenza anche 
r Erculeo, si appella soltanto SARM -MAX-IIII. Di questi siccome 
noti da qualche tempo mi dispenserô dal tenere discorso, quantunque 
p. 3/1. ora ricompariscano arricchiti di parecchie buone osservazioni, e mi re- 
stringero a ragionare soltanto degli altri due, che al merito comune ai 
loro fratelli uniscono il pregio délia novità. 

Quello ch' è interamente debitore délia sua pubblicazione al mio col- 
lega, dopo essere stato rinvenuto a Peregova nell' Ungheria, è passato 
nell' impérial Museo di Vienna, e non conserva se non che una sola 
délie due laminette, la quale di più è anche frammentata'^ Tuttavolta 
comparando lo scritto délie due faccie si perviene a restituirlo in gran 
parte : anzi 1 editore per mostrarne il senso seguito 1' ha anche ristau- 
i-ato interamente : ma io per non dar luogo ad alcun inganno riterrô 
quel soli supplimenti, che sono sicuri : 

imp caes divi /ta^/RI AN FDI VITRAI AN I 
parthici n divi weRVAEPRONTAELIVS 
liadrianus a n f ONINVSAVGPI VSPONT 
max trib pot. . . IMPIICOS IIII PP 
equit et pedit r/M IMILINA LISlTT QVAE 

appell NETGALLETPANN 

et i lilpia cONTETCOHXÏÏIVLP 

et coETTfL VLPHISPcc 

et AELAcoETIaVGNERV 

.... et i ulpia BRITTcoETI H ISP AN 

. . . .et ef ilHISPSCVTETTCY 

. . .et NETVÏTHRACETSVNT 

in et cî/rENSVBMACRI NI O 

^y M i N Q_E T V I G I N T S T I P 

EMERITDIMISHONESTMISSQVOR 
NOM I NSVB5CRIPTSVNTC I VITRO M A N 
QVIEORNONHABDEDETCONCVM 

' ISov. monumcnti EcUmesi, y. 16. weau fac-similc, dans ses Zwolf vouiischc 

^ |M. Ameth en a depuis pid>lié un non- M ililur- Diplôme , n° ix, pi. XXI l.j 



DIPLOMI IMPERIALI. 371 

VXORQVASTVNCHABCVMEST 
CIVITISDATAAVTCVMISQVASPOST 
DVXDVMTAXATSINGVLIS 
A D V K OCT 

SEXCALPVRNIOAGRICOLA 

TICLAVDIOIVLIANO 
COhTvLPIABRITTON ce CVIPRAEST P. 35. 

L NONIVS BASSVS PICEN 

EX PEDITE 
LVONER COMOLACI F BRITT 
DESCRIPTETRECOGNITEXTABVLAAER 
QVAEFIXAESTROMAEINMVRPOST 
TEMPLVMDIVIAVGADMINERVAM 

Giustamente si osserva dal cli. autore essere un merito pailicolare 
di qiiesti bronzi l'aprire le vie ad un génère di storia tutto nuovo délia 
milizia rornana, a ([uella cioè che risguarda gli ausiliari ed i confede- 
rati; e sotto questo aspetto H riferito diploma non sarà meno prege- 
vole di qualunque altro. Imperocchè venivano da lui commemorate tre 
aie di cavalleria e dodici coorti di fanteria; e quantunque sia perito il 
nome dialcune, offre tuttavolta di che ampliare il catalogo che di tali 
corpi ci lu dato dal sig. Cardinali ^ Ma per rispetto aile aie mi permetta 
il mio collega di scostarmi alquanto dal suo sentimento. Egli crede che 
r indicazione délia prima occupasse tutta intera la sesta riga, e che le 
due rimanenii fossero ricordate nella settima : onde suppli QVAE 
appell i ulp aqiiùaN ET GALL ET PANN et. i hisp et ulp cONT. 
INiun diibbio che gli avanzi del nome dell' ultima spettino ad un' ala 
Ulpia di contarii, ossia di lancieri, e tutto al più potrebbe restare leg- 
giermente incerto , se si parli délia prima célèbre in uiolti marmi ^, op- 
pure di una supposta seconda, di cui finora non si ha conoscenza. Ma 
ben mi riesce strana la mescolanza di tre diverse nazioni in uno stesso 

^ Memorie romane di Anticidtà, tom. III , diplôme qui . ainsi qu'on le verra . appartient 

p. 217 e seg. à une province voisine , a prouvé depuis que 

^ [Le/ac-sw«7edun diplôme de Tan 157, c'était en effet cette première aile des con- 

publié par M. Arneth, Militàr-Diplom. pi. X, tarit qui était ici nommée. W. Henzen.] 



372 DIPLOMI IMPERIALI. 

reggimeiito, e tengo di più che il sccondo di loro non sia sconosciuto. 
Infatti una lapide di Gamerino, édita da molti e in ultimo dall' Orelli ^ 
ci fa rimembranza di un Menio Agrippa PRAEF • ALAE • GALLOR • 
ET-PANNONIOR-CATAFR«6'/«e, il quale viveva anch' egli sotto 
P. 36. l'inipero di Antonino Pio. Parmi adunque più probabile il credere, che 
délia prima ala non sia rimasto superstile se non che F ultimo N^, e che 
dietro 1' esempio addotto, il nome délie altre due si abbia da leggere 
ET GALL ET PANN catafi- et i ulpia cONT. 

Fra le otto coorti, de' quali più o meno intera si è serbata la me- 
moria, era già nota la sesta dei Traci, e cosi pure la prima dei Brit- 
toni e la prima degFIspani, ambedue migliarie; se non che ai titoli di 
Flavie e di Elie, de' quali entrambo furono insignite, converrà ora 
aggiungere 1' altro di Ulpie, che ottennero dalF imperatore Traiano. La 
prima dei Nervii, sebbene ignota al Gardinali, pure era apparsa nel 
secondo diploma dei Lysons^, ma ne consegue anch' essa F accrescimento 
dei cognome di Augusta. La seconda degF Ispani incontrasi nel Gru- 
tero^ ma quando sia la medesima, toccherà a lei pure il nuovo predi- 
cato di scutata ; noji essendo nuovo che anche le coorti ausiliarie fos- 
sero armate di scudi , giacchè un PRAEF • COHORT • SC VTATAE 
ci si mostra in una lapida di Veio, sfuggita anch' essa al Gardinali, 
quantunque édita dal INibby^ Ho detto : quando sia la medesima, 
perché fra le tre che vengono adesso in luce per la prima volta, si 
trova un' altra COH • 1 • HISPAN diversa per certo dalla I • FL-VLP • 
HISP • oo memorata due righe avanti; onde potria ben essere, ch' eila 
losse la prima scutata, e che quindi si avessero a sceverare ambe- 
due dalle altre coorti spagnuole, che progrediscono in numéro fino 
a dieci. La prima CY. . . non sembra potersi supplire diversamente 

^- 8o4. cl les Annales de l'Instilnt de Corrcspon- 

[Peut-être n'est-ce pas une conjecture dance archéologique, i 855 , p. 3i, note y. 

trop hardie de suppléer campagoN ou hisp- W. Henzen.] 

campagoN; on sait en effet qu'une aile de '' [Voy. Gardinali, i)îp/omùV«/;. Lav. Xll.| 

ce nom (-lait slalionnée dans la province à '' Pag. 355, G. 

laquelle appartenait ce diplôme. Voyez mon '^ Viaggio nei contorni di llomu, lom. I. 

Supplément au recueil d'Orelli, n. G858', pag. 5i. 



DII'LOMI IMPERIALI. 373 

(la CYprioriim, o CYrenensium, ma prohabilmente avrà ragione il 
nostro autore, chc ha prescelto il seconde popolo, perché questc 
coorii corne vedremo stanziavano appurito nella Cirenaica^ Felicis- 
sima infine mi sembra l' interpretazioiie AEL Anensium, ch' egli dà ail' 
avanzo del nome di un'allra coorte, credcndola composta degli Arabi 
abilaiori délia città di Ela o di Elana sul mar lîosso in vicinanza delF 
Egitto, ch' esser dovette una dellc conquiste di Traiano : ben rillet- 
tendosi da lui, chc se si ebbcro aie e coorti di Arabi, d' Iturei, di 
Damasceni e di Petriani^, niente osta che se ne potessero avère ancora 
di Elanesi. 

La formula ET SVNT che sussiegue, chiama necessariamente la 
provincia, in cui erano acquartierati questi soldali , e quanlunque non 
rimanga di lei se non che il misero avanzo. . .EN, basta tultavia per- 
ché si possa con sicurezza interpretare CyrEN^, essendo essa 1' unica 
provincia romana, in cui si avveri quella terminazione. Imperocchè 
1' Armenia, l'Adiabene, l'Osroene e simili regioni orientali, che in vai-j 
tempi furono conquistate dall'impero, non ne facevano parte sicura- 
mente sotto il regno di Antonino Pio, e le leggi sul troncamento délie 
parole escludono la Lugdunense, la Narbonense '^, ed altre di egual 



' [On vei'ra plus loin que Borgliesi s'est 
trompé sur le nom de la province où étaient 
stationnées ces troupes; mais alors même 
qu'il eût eu raison sur ce point, il n'aurait 
pas dû en faire un argument en faveur de 
la restitution du mot CYrenensium, parce 
que, ordinairement, les troupes auxiliaires 
n'étaient pas stationnées dans leur patrie. 
Du reste, si l'on s'en rapporte dx\ fac-similé 
de M. Arneth, qui paraît exécuté avec plus 
de soin que celui de Gazzera , il n'est point ici 
question d'une nouvelle cohorte , mais d'un 
surnom de la cohorte II Hispanorumsculata, 
qui se serait appelée en outre CYpria ou 
CYrenensis. W. Henzen.] 

^ [On ne connaît ni aile ni cohorte de Pe- 
triani; on connaît seulement une ala Pe- 



Iriana (OreUi, 5i6; Henzen, 5/155), ainsi 
appelée de quelque officier romain nommé 
Petra, et non pas de la ville de ce nom. 
Yoy. Annali delV Instit. dicorrisp. arch. 1 855, 
p. 27. W. Henzex.] 

^ [J'ai démontré, en comparant les trou- 
pes mentionnées dans ce diplôme avec celles 
en faveur desquelles fut rendu le diplôme de 
Statius Priscus, en 157, que l'opinion à la- 
quelle se range ici Borghesi était erronée . 
et que la ligne dont il s'agit doit être sup- 
pléée : ET SVNT in dacia apul 'E'H(sî) ou 
in dacia maluENîsi). Cette correction a été 
depuis approuvée par Borghesi. Voyez An- 
nali deir Instit. di corrisp. arch. 1 855, p. 3 1 . 
note 9. W. Hexze.-v.] 

' [ La même raison s'opposerait à ma res- 



37. 



37Z» DIPLOMI IMPERIALI. 

flesinenza. E parrà poi molto bene che 1' abbondaiiza dello spazio li- 
chiegga la premessa di un' altra parola, essendochè la Cirenaica non 
fece mai provincia da se sola, ma dopo essere stata assoggetlata ai 
Romani da Pompeo, fii riunita al proconsolato di Creta. Farà dun- 
que meraviglia come il Gazzera, d' accorde col Labns, piuttosto che 
restaurare colla scorta d' infinili esempi ET SVNT in creta et cy- 
rEN, abbia amato di leggere in aegypto et cyrEN : del quai loro con- 
siglio non essendosi addotte le ragioni, mi è convenuto investigarle, e 
parmi veramente di averne trovata alcuna, che mi move a seguire il 
loro avviso. 

Per quanto moderatamente si voglia calcolare la cjuantità dei soldati, 
che componevano quesle tre aie e dodici coorti, quattro o piuttosto sei 
délie quali erano migliarie, converrà sempre farla ascendere a circa 
dieci mila uomini. In conseguenza se sei mila, ossia una legione, fu- 
rono creduti un numéro abbastanza importante per meritare di essere 
sempre affidati ad un legato dell' imperatore , questo corpo maggiore 
non puô aver avuto un comandante di minor dignità. Ora non puô a 
meno di cagionare sorpresa tanta copia di soldatesche nel governo di 
Creta, che fu una délie piii piccole provincie proconsolari, le quali per 
la stessa loro istituzione dovevano essere inermi ; e infatti senz' altre 
ricerche vedremo dal secondo diploma, che la Sardegna e la Corsica, 
le quali anch' esse erano di ragione del senato, non furono presidiate se 
non che da due coorti. Di piii come conciliare in tal caso nella stessa 
provincia le due autorità elerogenee di proconsole e di legato di Au- 
gusto? Qualche straordinario mutamento deve adunque essere occorso 
nella di lei amministrazione, e difatti la storia ci somministra un' occa- 
sione, che dovette richiederlo. Imperocchè sappiamo che sulla fine dell' 
V. 38. impero di Traiano avvennc nella Cirenaica una furiosissima ribellione 

tilulion; mais il siiflil de comparer quelques et à la Nari)onnaise; c'est qu'on sait parfai- 

diplomes militaires, pour voir qu'on n'y ob- tement qu'il n'y avait pas darmëe dans ces 

servait pas si scrupuleusement les lois de l'a- provinces à l'époque à laquelle appartient 

bréviation. VV. Henze\. — Une antre raison notre diplôme. L. Remhr.| 
devait empécber de penser à la Lyonnaise 



DIPLOMI IMPEHIALI. 375 

pcr parte dei Giudei clie l'ecero stra^^e (Ji ])iù di dugento e venti mila 
fra Greci e Piomani ivi abitaiiti; la quai ribellione cssendosi comuni- 
cala air Egitto dcgenero in aperta guerra, di cui Adriano commise la 
condotta a Marzio Tui'bone, clie riusci in fine a restituire in quel luo- 
glii r autorità impériale. Parimenti è noto essere stata una délie solite 
provvidenze dei Gesari quella di avvocare a se le provincie proconso- 
iari, quando le guerre o gravi turbolenze vi si manifestavano. Per tali 
ragioni Augusto si riprese la Dalmazia dando in cambio Gipro e la Gallia 
Narbonese, e per alcuni anni sospese l' invio dei proconsoli nella Sar- 
degna. Gosi Tiberio ripose solto la sua diretta podestà la Macedonia 
colla Mesia, finchè Glaudio rese al senalo la Macedonia, formando délia 
Mesia una nuova provincia cesarea. Gosi Traiano permuta coi senatori 
laPanfilia, ricevendone la Bitinia, che sotto Severo o Garacalla fu poi 
loro restituita : e cosi M. Aurelio e L. Vcro per l' irruzione di \ olo- 
gese affidarono temporariamente 1' Asia al loro legato Avidio Gassio. 
Niente adunque di più probabde, anzi di piii conforme agli usi romani, 
che in quella circostanza la Girenaica fosse staccata dalla Creta, che 
seguitô ad essere proconsolare, siccome apparisce dal Digesto^ per 
assoggettarla al prefetto dell' Egitto, cui fu dato il carico di quella 
guerra. E in questa nuova situazione potè rimanere alcun tempo a mo- 
tivo dei timori, che continuavano a destare gli Ebrei, che in gran nu- 
méro ivi dimoravano, e che sul cadere dell' impero di Adriano ripre- 
sero effettivamente le armi nella Palestina, onde ne segui la seconda p. 39 
distruzione di Gerusalemme. Gosi pure di nuove sollevazioni giudaiche 
ed egiziane sotto il successore Antonino ci fa motto Gapitolino^. Gerto 
è frattanto, che le prove dell' unione délia Girenaica colla provincia 
cretese abbondano nelîe lapidi per tutto il primo secolo cristiano : che 
malgrado le mie ricerche non mi è riuscito di trovarne alcuna durante 
r impero di Adriano e di Antonino Pio : ma che ricompariscono daM. Au- 
relio in poi, da cui probabilmente dopo sedata la rivolta di Avidio Gas- 
sio fu restituita ail' antica società, facendone fede fra gli altri i marmi 

' Lib. XI.VIII, lit. XVI, Ir. /i. — "^ In Antonino Pio, c. v. 



376 DIPLOMI IMPERIALI. 

del célèbre Fabio Gilone^ e di Settimio Geta, fratello dell' imperatore 
Settimio Severo^. 

L'opinione finor^a difesa riceve nuovo fondamento dalla memoria del 
préside, sotto il comando del quale erano poste quelle coorti, e di cui 
non ci è rimasto se non che il solo nome: SVB MACRINIO . . . Questa 
gente fu pocliissirao estesa : ed io non conosco che tre soli personaggi 
a lei appartenenti , cioè Macrinio Visco uomo pretorio contemporaneo 
di Plinio ^, Macrinio Vindice prefetto del prelorio di M. Aurelio*, il 
quale comandando la cavalleria péri nel 99 5 in una battaglia contro 
i Marcomanni ^, e il console M. Macrinio Avito Gatonio Yindice , in cui 
si estinse la linea mascliile délia sua casa, apparente da una lapida del 
Museo Vaticano, édita con qualche scorrezione dal Grutero^. Il profes- 
sore Gazzera ha supplito : SVB • MACRINIO ■ avito -praef. immaginan- 
dosi senza dubbio un supposto padre zio di questo console , non es- 
sendo possibile ch' egli avesse di mira lui medesimo. Imperocchè dalla 
stessa lapida siamo fatti certi, che il primo ufficio da lui conseguito fu 
quello di prefetto délia coorte VII dei Galli, nel quai comando fu do- 
nato DONIS-MIL-IN-BEL-GERM-AB-IMP-M-AVR-ANTO- 
NINO • AVG, onde rimane dimostrato ch' egli non ha potuto reggere 
alcuna provincia sotto il principe antecessore. Per me perô egli è ma- 
p. /lo. nifestamente il figlio del prefetto del pretorio, che s' istradava per la 
carriera dell' armi nelîa stessa guerra, in cui gli fu ucciso il padre. Lo 
che essendo mi pare meglio chiamato il supplimento SVB -MACRI- 
NIO •Z/'mJîce-pm»?/". attribuendo cosi quell' ufficio al genitore dilui, col 
quale egregiamente si accordano i tempi e la carica successivamente 
occupata. Se si trattasse di qualunque altra provincia se ne incontre- 
rebbe difficoltà insormontabile, perché se Vindice fu prefetto del pre- 

Marini, Iscriz. Albane, p. 5o; Grut. ^ Grut. p. logy, 7. [Coiy. inscr. Gr. 

p. 1099, 7, [Il n'est pas nécessaire de faire n. 2691. ] 
remarquer que toutes ces conjectures ont ^ Hist.nat. iib. XI, c. xxxviii. 

perdu leur base depuis qu'il esL démontré " Grut. p. 5 1 3 , 1 . 

que leîj^ troupes mentionnées dans ce di- ^ Patrie. De /e^a<. p. 12/1 ,ed. Bonn. Dion, 

ploine étaient stationnées dans la Dacie el Iib. LXXI, c. m. 
non pas dans la Cyrénaïque. W. Henzen.] ' Pag. i33, 5. 



DIPLOMI IMPERIALI. 377 

lono non fu per conseguenza senatore, e quindi nù proconsole, ne 
legato. Ma ncll' cnunciata opinione chc quel soldati niilltassero nell 
Egitto, la qualità délia persona non potrebbe meglio convenire, es- 
sendo questa 1' unica provincia per 1' appunto, il cui reggimento era in- 
terdetto a chi aveva 1' accesso in senato, e sapendosi anzi clie la di lei 
prefettura era una délie scale ordinarie per salire a quella del pretorio. 
Si avrà dunque molto verosim il mente di qui un nuovo prefetto egi- 
ziano da aggiungersi alla série che ce ne ha data il Labus\ la quale 
viceversa non si rifiuta di ammetterlo, niente impedendo che possa ve- 
nire interposto tra Furio Yittorino e Basseo Piufo, l'uno suo anteces- 
sore, r altro suo collega nel comando dei pretoriani. 

Non meno importante, ma più chiara si troverà l' indicazione del con- 
solato, che se è ignoto ai fasti non perô gli scrittori ignorano le per- 
sone dei consoli, dei qiiali la diligenza dell' illustratore ha ripescato 
certe novelle, ch' erano giàbastate per darmi fondata congettura di non 
essere ioro mancata quella sublime dignità. Imperocchè del primo ci 
attesta Gapitolino-, che sul cominciare dell' impero di M. Aurelio e di 
L. Vero, ossia nel 91^^, ccadversus Britannos quidem Calpurnius Agri- 
(fcola missus est pi nella quale legazione, che fu data costantemente ad 
un consolare, siccorae risulta da Tacito*, successe a M. Stazio Prisco, 
che nello stesso anno dalla Brettagna fu traslatato nella Cappadocia ^. Ed 
è poi da tenersi che Agricola continuasse lungamente nell' amministra- 
zione délia guerra commessagli, che si protrasse per lo meno fino alla 
seconda spedizione Marcomannica del 922*^ facendone fede una lapida 
d' Inghilterra, in cui si dice : SVB • CALPVRNIO • AGRICOLA • 
LEG' AVC, la quale è certamente posteriore alla morte di L. Vero 
seguita circa la meta di gennaro dell' anno medesimo, perché altrimenti 

' Epigrafe scop. in Egitto, p. /19 e seg. série, 1867, tome IX. p. 61. E. Hub>er.] 

"^ In Marco, c. viii. * Agricol. c, xiv. 

^ [Je crois qu'il faut reculer d'un an. ^ Capitol, in Fero^ c. vu; Grtit. p. 698. 1 . 

c'est-à-dire jusqu'en 916, l'arrivée de Sex. [^oy. plus haut, p. "2^9.] 

Calpurnius Agricola dans la Bretagne. Voy. ^ Capitol, in Marco, c. xx. 

mon article sur les gouverneurs de cette ' Camden. p. 6G0. 
province dans le Rhein. Muséum, nouvelle 

ni. /18 



378 DIPLOMI IMPERIALl. 

sarebbesi appellato LEG'AVGG. L' identità del preriome Sesto, 
rarissimo nella gente Calpurnia , puô coiisigliare a crederlo délia casa di 
quel Sesto Galpurnio Giuliano, discendente per certo del Caipurnio 
Giuliano legato di Domiziano nella Mesia^ a proposito del quale scrisse 
Frontone- : crEquitis Romani unius contubernalis mei Sexti Calpurni 
rrdignitatem rogatu meo exornasti duabus jam procurationibus datis. -n 

Più certe notizie si hanno délia famiglia del suo collega, che si re- 
puta discendente dal Claudio Giuliano, che dopo aver comandata la 
flotta del Miseno fu procuratm^ ludi magni, e quindi ucciso per ordine 
del fratello daU'imperatoreVitellio nell' 822 ^. Nacque apparentemente 
il console da un altro Claudio Giuliano prefetto dell' annona sotto 
Adriano^, e viceversa fu padre di un quarto dello stesso nome, che ot- 
tenne anch' egli la medesima prefettura nell'anno gBA^, dalla quale 
potrebbe pensarsi che con regolare promozione passasse a quella del 
pretorio, onde si avesse a confondere col Giuliano che, nel codice Giu- 
stinianeo*^, troviamo pochi anni dopo investito di quelF ufficio da Se- 
vero e da Caracalla. Il che se fosse , converrebbe distinguerlo dall' Appio 
Claudio Giuliano, forse allora suo figlio, patrono dei Canusini nel 976 ^, 
console per la seconda volta l'anno dopo, prefetto di Roma ai tempi di 
Alessandro Severo e probabilmente nel 987^. Del compagno di Agri- 
cola si fa ricordanza in un titoletto del Donati^, e fra varie lettere che 
gli furono indirizzate da Cornelio Frontone ce ne rimangono ancora 
P. '12. due, dalle quali apparisce ch' ebbe altresi il cognome di Naucelio^*^. 
Consta pure da esse che sotto i Divi Fratelli amministrô una provincia 
e un esercito, dal che ottimamente ricava il nostro autore che fu un 
legato consolare. 

Ma in quale anno questa nuova coppia di consoli si dovrà aggiun- 
gere ai fasti? Saviamente risponde il profcssore Gazzera, ch' essendo 

' Dion. lib. LXVII, c. x; Mural, p. 66, 7. ' Grut. p. 821 , 9, e p. 3i3, 6. 

^ Ad Pium, ep. ix. " Lib. VII, tit. xxxiii, 1. 1. 

' Plin. Hist. nat. lib. XXXVII , c. 111 ; Tacit. ' Fabrelti , Inscr. doni. p. 698 , 9. 

Hisl. lib. III, c. LMi, Lxxvi, Lxxvir. ** Cod. Just. lib. I, til. xliv, 1. 1. 

'' Mai, Digesto Antegiustvitaneo , p. 67 . " Pag. /i 5 6,1 3. 

[ Voyez plus haut, p. 198.] '" Ad Amicos, lib. I, ep. viii <; xx. 



DIPLOMI IMPERIALI. 379 

perito il numéro dellc tribunizie podestà dell' imperatore, rnanca V uiiico 
sicuro londamento che si avrebbe avuto per deierminarlo, onde si puô 
asseverare soltanlo, che costoro, i quali occuparono ii nundino di set- 
tembre e di ottobre, esercitarono il loro uliicio non prima dell' 898, sul 
principio del qualc Antonino presc il quarto consolato iscritto nol di- 
ploma, enon dopo il 918, aLtesoclie ai 7 di niai'zo snccessivi quel prin- 
cipe usci di vita. Inchinerebbe tuttavolta ad assegnarli al citato anno 
898, supplendo nei titoli imperiali TRIB* POT- VIII; e cio a motivo 
che in quell' anno si diede sicuramente un congedo ai soldati, del che 
ci rende testimonianza la prima pagina interna di un allro diploma 
dello stesso Antonino edito dallo Schoenvvisner ', nel quale è desiderato 
il nome dei consoli. La ragione addotta dimostra certamente la possi- 
bilità délia congettura, ma lascia pcrô luogo ad osservare che in questo 
caso tanto Agricola quanto Giuliano avrebbero tardato sedici anni dopo 
il consolato a ricevere la provincia cesarea, essendo che ambedue non 
la conseguirono se non dopo la morte di Antonino Pio. Ora quest' in- 
tervallo puô sembrare soverchio, specialmente dopo gli esempi che ho 
raccolti nell' illustrazione del marmo di Salvio Libérale 2, dai quali si 
vede essere stato di uso fréquente, che la legazione délia Brettagna se- 
guisse da vicino la dignità ipatica. Per lo che taluno potrebbe trovare 
più verosimile, che i fasci di costoro si avessero da riavvicinar maggior- 
mente al principio dell' impero dei due fratelli^. 

Infme per non lasciar trapassare alcuna riga inosservata riflette il 
mio collega, che il L. Nonio Basso prefetto délia coorte prima dei Brit- 
toni dev' essere un discendente un atïine del poco fà ricordato G. Sal- p. 'Vi. 
vio Libérale Nonio Basso console ai tempi di Nerva, ed io aggiungerô 
anche del L. Flavio Silva Nonio Basso console ordinario dell' 83 A". 
L' apprendersi ora che questo prefetto era Piceno conferma l' opinione 
ch' io aveva già esposta sulla patria degli altri due personaggi ^. 

' Iter Pannon. part. II . p. 121. [ Cardi- en 9 1 1 ; voyez daiis ses Fastes la note sur les 
nali , Diplomi imperiali, tav. xix.] consuls suiïecti de cette année. L. Renier.] 

'' [Voyez plus haut, p. 192.] ' Marin. Frai. Anal. tav. xsiir. 

^ [Depuis, Borghesi a placé ce consulat '' [Voyez plus haut. p. lygetsuiv.] 

^8. 



380 DIPLOMI IMPERIALI. 

H secondo dipioma molto più conservato, quantunque anch' esso 
maiicante di una pagina, fu rinvenuto in Sardegna, ed è stato recen- 
temente piibblicato pcr la prima volta dal sig. cav. Badle ^ : 

impnervacaesaravgvstvspontifex 
maximvstribvnicpotestatcostipp 

peditibvseteqvitibvsqvi milita nt 
incohortibvsdvabvsIgeminasardo 
rvmetcvrsorvmetiTgeminaligv 
rvmetcvrsorvmqvaesvntinsardi 
niasvbticlavdioserviliogemino 
qviqvinaetvicenaplvravestipen 
diamervervntitemdimissishones 
tamissioneemeritisstipendlisqvo 
rvmnominasvbscriptasvntipsis 
liberisposterisqveeorvmcivita 
temdeditetconvbivmcvmvxo 
ribvsqvastvnchabvissentcvm 
estcivitasiisdataavtsiqvicaeli 
besessentcvmiisqvasposteadvxis 
sentdvmtaxatsingvlisingvlas 
a d vi idvs octobris 

TI CATIO fronTONE 

Go S 
McALPVRnto flacCO 

COHORT "ÏÏ GEMINa Ugurum ETCVRSORVM 

CVI p'AEST 

TFLAVi us moGNVS 

p./,/,. TVNILAE EGARES 

DESCRIPTVMETreco^>^^«VMEXTABVLAAE 

NEAQVAEFIX aestro m a EINMVROPOST 

TEMPLVM Dlvi a ug ad mINERVAM 

Non essendo ancor giunta fi no a me la spiegazione datane dal primo 
editore, mi manca il modo di favellarne, ma non posso tuttavia tem- 
perarmi dal notare la noLiltà di questo nnovo préside délia Sardegna. 
La famiglia dei Servilj Gemini lu una délie piii antiche délia repub- 

' Memor. délia Reale Accad. di Torino, Loin. XXXV. [Cardinali, Diplomi imperiali , lav. x. | 



DIPLOMI IMPEHIALI. 381 

blica, ed è cel(3br(3 per niolti consolât! ed ;iUri [ximarj onori, che cori- 
segui, specialmente nel seslo sccolo di lioma. Nella niia osservazione vu 
délia Décade VIII ' mi sono studiato di coiidurne la discendenza fino al 
M. Servilio console nel yBG, che chianiossi Noniano, perché adottato 
dalla gente Nonia nella Servilia, a ciii l' imperatore Tiberio cedette 
nel 770 la ricca eredità lasciatagli da Pakdeio, crejus nobilitatem pecu- 
rrnia juvandam praefatusn al dire di Tacito ^. Egli fu padre di un altro 
M. Servilio Noniano célèbre oi'atore e console anch'egli nel 788, dopo 
la cui morte, seguita nell' 812, reputavasi estinta la sua casa, non Iro- 
vandosenepiii vestigio. Ma ora conosceremo che mantenevasi ancora ai 
tempi di Nerva, sia che questo préside fosse da lui procreato, sia che 
nascesse dal matrimonio di un Claudio colla Gonsidia M. ServUii consu- 
laris filia guarita dal niedico Démocrate secondo 1' attestato di Plinio^. 
Riguardo a questo diploma d professer Gazzera non si è preso altro 
assunto se non quello d' illustrarne lo sconosciuto consolato, ch' evi- 
dentemente appartenue ai primordi dell' impero di Nerva , ossia ail' ul- 
time nundino dell' anno 8/19, atteso che la magistratura ipatica in questi 
tempi era ancora quadrimestre, siccome ci ha confermato il frammento 
di fasti di soli quattro anni indietro, edilo dal ch. Fea \ Gon piena si- 
curezza il nostro autore ha restituito/zwiTONE nella frattura del primo 
nome, fondandosi suH' autorità di Dione % da cui si asserisce che un 
Frontone era console per 1' appunto nei giorni, che succedettero ali' 
uccisione di Domiziano avvenuta ai 18 settembre di quell' anno ; il quai 
console, quantunque avvertito dal Reimaro, era stato ingiustamente dis- 
simulato da tutti i fastografi. Fi dal confronte dell' asserzione dello sto- 
rico col nuovo diploma ne ha poi invincibilmente dedotto, che questo 
personaggio è l'oratore Catio Frontone più volte commemorato da Plinio 
Seconde*^, da cui si loda come vir movendanim lacrifnarum 'peritissimiis , il 
quale nell' 853 difese in senato Mario Prisco, e nei due anni susse- 

' [Voyez tome I, p. Sg/i-SgS.] ^ Lib. LXVIII, c. i. 

^ Annal, lib. II, c. XLViii. ^ Lib. 11, ep. 11; lib. IV. ep. ix; lib. VI, 

^ Hist. nat. lib. XXIV, c. vu. ep. xiii. 

"* Framm. di fasti, p. xliv. n. h). 



382 DIPLOMI IMPERIALI. 

guenti Giulio Basso e Rufo Vareno. In conseguenza del quai rettissirno 
giudizio ha potuto distinguere quest' oratore dall' altro più célèbre Froii- 
tone, maestro di M. Aurelio e di L. Vero, con cui era stato erronea- 
mente confuso da parecchi dei passati eruditi. INiuuo ora potrà più 
dubitare, che non sieno state due diversissime persone, ciô apparendo 
non tanto dalla diversité del nome, che in uno fu Ti. Gatio, nelF altro 
M. Gornelio, quanto dalla discrepanza délia loro età, imperocchè il 
primo ricevette i fasci nell' 8/19, il secondo tardô ad ottenerli fmo ail' 
896. E con pari fondamento i' ha sceverato eziandio dalf ignotissimo 
collega di Traiano nel consolato dell' 853, che nella più parte dei 
vecchi fasti si dice Frontone, in due soli Frontino Pontino, e che da 
taluno dei moderni, cui hanno prestato un fievole appoggio due false 
lapide Ligoriane , è stato creduto M. Giulio Frontone, mentre altri più 



robabilmente l' hanno mudicato lo scrittore Sesto Giulio Frontino'. Im- 



tt 



perocchè Y unica cosa che si sa di sicuro di quel collega di Traiano , si 
è che per attestato di Plinio^, egli era console allora per la terza volta, 
il che basta perché non possa meschiarsi giammai con Gatio Frontone , 
che ora impariamo non essere asceso ai seggio consolare se non che 
neir8/i9, troppo ripugnando agii usi di quei secoli, che un privato 
nello spazio di meno di un lustro si sia assiso tre fiate sulla maggiore 
curule. 

Dair altra parte non dispiacerebbe al mio collega di atlribuire al suo 

Gatio r elogio che di un Frontone viene fatto da Marziale^, ove lo dice 

p. /i6. clarum mililiae, Froiito, togaeque decus: il quai Frontone è stato gene- 

ralmente creduto quel medesimo, in casa di cui si riunivano a reci- 

lare i loro componinienti i poeti derisi da Giovenale nella satira prima ^ : 

Froiilonis platani convulsaque marmora clamant 
Scmper et assicluo ruplae clamore côlumnae. 

' [Il a été en effet constaté depuis, par Trajan, dans le consulal de 853, était Sex. 

une inscription publiée par Sarti et Setlele, Julius Frontinus. W. Henzen. J 
Ad Dionysii opus de Vattcanis cryptis append. ^ Panegyr. c. lx, lxi. 

tah. XX, p. G9, (voyez mon Supplément au ' Lib. l, epigr. lvi. 

recueil d"Oielli,n.G5i5). que le collègue de ' Sat.hxs. i2-t3. 



DIPLOMI IMPERIALI. 383 

Ma checchè ne sia del Frontone di Giovenale, clie non impngnero po- 
ter esserc probabilmente il nostro oraloie, attoso che quella salira iii 
scritta dopo 1' 853, c forse alquanti anni più tardi, memorandosi in 
essa ^ la condanna di Mario Prisco, io dii])ito assai che per la inedesima 
ragione dci tenipi possa portarsi un egual giudizio del Frontone di Mar- 
ziale. Gonsta che quel poeta non diede già luori tutti in iina volta i 
suoi epigrammi; ma che di mano in mano che ne aveva scritto un certo 
numéro li veniva riunendo in sépara ti librctti, ch' erano da lui suc- 
cessivamente mandati alla luce. E vei'o che pubblico il secondo libro 
innanzi del primo, siccome confessa 2, ma egli attesta egualmente che 
a quel tempo era già composto il primogenito, quantunque inedito, 
nel quale si protesta di aver raccolto quaerumqtie hisijtivenis et puer qiion- 
dam^. Ora l' epigramma secondo del secondo libro fu scritto manifesta- 
mente in occasione che Doniiziano assunse il cognome di Germanico, 
il che le medaglie mettono fuori di questione essere avvenuto nell' 887. 
Sembra certo adunque che la compilazione del libro primo debba es- 
sere stata anteriore a quest' epoca e facilmente posteriore ail' anno 
833, cui spetta il libro De spectaculis, che generalmente nei codici se 
gli premette. Ne contro una taie opinione si promove difTicoltà dagli 
epigrammi che cominciano e chiudono lo stesso libro primo, essendo 
chiaro per loro medesimi, ch' essi furono aggiunti dall' autore al mo- 
mento dell' edizione. Per lo che se 1' epigramma risguardante Fron- 
tone, che trovasi nel bel mezzo di quel libro, ha da credersi ante- 
riore di dodici anni almeno ail' 8/19, se a quei tempi i' età consolare 
era determinata a trentatre anni , e se le lodi , che da Plinio ven- 
gono date a Catio inducono una ragionevole probabilità che non 
avesse egli da desiderare lungamente quest' onore, non si potrà a 
meno di entrare in grave sospetto che, quando Marziale scrisse C|uei 
versi, Gatio Frontone fosse ancora un giovane di primo pelo , al 
quale per conseguenza non potrebbe convenire quello splendido elogio. 
Per le quali cose mi sembrerebbe, che più probabilmente si avesse da 

' Vs. 45. — ^ Lib. II,epigr. lxwxiii. — ^ Lih. I . epigr. cxiv. 



38^ DIPLOMl IMPEIilALI. 

riferire a Q. Pactumeio Frontone console nell' 833 ^, o se anche si 
vuole, a Sesto Ottavio Frontone coHega del Giulio Gandido^, che fu poi 
console la seconda volta nell' 858; i fasci dei quali saranno anteriori 
air 8/i5, se Ottavio in quell' anno era già préside délia Mesia ^. 

Passa quindi il professore Gazzera ad esaminare chi sia 1' altro Fron- 
tone, che viene memorato da Eliano, nella sua Tactica, allorchè ci 
dice^ : rDe instruendis copiis juxta Homeri praeceptum scriptores ha- 
crbemus Stratoclem, Hermiam et Frontonem, qui nostra aetate vivit, 
f'virum consularem. n Quell' opéra lu intitolata dall' autore ail' impe- 
ratore Adriano, onde niun dubbio che 1' indicato Frontone sia stato 
console o innanzi quel principe, o sotto di lui. Laonde tornerà giu- 
stamente a venire espulso Gornelio Frontone , ora che dalle sue epistole 
ci fu comprovato ch' egli non ebbe i fasci se non che dal successore An- 
tonino Pio. E niun riguardo a parère del nostro autore dovrebbe poi 
aversi ail' altro console M. Claudio Frontone, un di cui titolo onorario 
trovato nel foro Traiano fu prodotto dal ch. Mai ^, atteso che la pro- 
venienza dai manoscritti del Ligorio glielo fa riputare una délie solite 
finzioni di quel notissimo iuipostore. Perô convien portare un piii favo- 
revole giudizio di quel marmo dopo la scoperta che se n' è fatta di un 
altro in Ungheria dedicato al medesimo soggelto^, dal quale risulta che 
la quasi totalità anche del titolo romano è sincera , e che soltanto il Li- 
gorio vi ha interpolate o corrotte alcune délie prime righe, per non ri- 
P. /i8. nunziare al suo costume di non lasciarsi uscire dalle mani alcuna iscri- 
zione senza contaminarla. Ma con tutto questo nemmeno egli potrà 

' Marin. Frat. Arval. tav. xxiii. xai Èpixeia nai <^pôv7wv( tû> Had'rtiiàe v-na.- 

' Fabretli, Inscr. dom. p. 333, n. AcjG; rmw àvSpt.] 

Grur. p. 968, 3. ^ M. Cornelii Frontonis et M. Aurelii 

•' Grut. p. 675. 1. [ Cardinal!, Diplomi Epistol. éd. Rom. praef. p. xxii. [Henzen, 

imperiali, tav. vin. Le diplôme de Domitien, Supplem. Orell. n. 5^78.] 

publi(^ par M. Henzen, dans le /??<//e». rfe//' '' Bulletin Fcrussac , 189^, sect. vu, 

Instk. i8i8, p. 'ih et suiv, a prouvé qu'ils p. 299. [Henzen, Supplem. Orell. n. 6/179. 

furent en effet consids en 889, à partir des C'est en Transylvanie et non pas en Hongrie 

calendes de mai. L. Remer.] que cette inscription a étd trouvée. W. Hen- 

' Cap. I. [Ilspi Tijs naO' Ofirjpov txkti- zen.] 
x'^5 èvTV)(^0(X£v arjyypcLiipeÎKJi STparonAer ts 



DlPLOMl IMPERJALI. 385 

essere il ricordato (la Eliano, quantuiiquc sia chiaramente il Frontone 
di Luciano^ che intervenne alla guerra Partica di L. Vero, essendochè 
dal confronto dellc duc lapide si ricava ch' egli non cbbe il consolato 
se non che da M. Aiirelio. Resta adiinque ferma la duplice esclusione, per 
cui concliiudc il Gazzera non aversi altio personaggio, cui si possameglio 
riporlare la testinionianza del grecoscrittore, quanto il nuovoCatio. Xè 
io faro contrasto al suo detto, perché nel supposto che Catio abbia as- 
sunto il consolato dell' 8/19 appena entrato nell' elà légale, avrebbe avuto 
cinquanta quattro anni allorchè Adriano monté sul trono, onde potè an- 
che vedere la fine di quell' impero. Solo mi sia lecito di avvertire, che 
puo esservi un altro concorrentc, i cui dritti non sono stati esaminati, 
cioè Emilio Frontone padre probabilmente di Emilio Frontino procon- 
sole deir Asia sotto M. Aurelio, citato da Eusebio^, e di Emilio Fron- 
tiniano senatore sul principio del regno di Gommodo ^. Proviene costui 
da una lapida di Gittà di Gastello édita meglio degli altri dal Gori^, 
nella quale si parla di due sentenze prolTerite in fevore dei Tifernati 
Tiberini prima da questo Frontone, poscia da Arrio Antonino ambedue 
niomini chiarissimi. Si ha molta presunzione per credere, che costoro 
occupassero d seggio di uno dei quattro consolari d' Italia instituiti da 
Adriano, ed aboliti da M. Aurelio, nel quai caso insorgerebbe in lui 
un altro console Frontone capace di disputare a Gatio la niemoria di 
Eliano. 

\enendo infine al secondo console del nuovo bronzo applaudo al 
supplimento M'cALFVKNio facCO; ma debbo chiedere al mio col- 
lega un nuovo permesso di dissentire dal suo avviso, ([uando lo crede 
quel Galpurnio Flacco, a cui nel Digesto^ Dmis Hadrianus dijferendam 
accusationem adidteni resmpsil. E évidente dal contesto, che colui era 
un pretore, il préside di una provincia, onde appena puo dubitarsi 
che sia il Flacco legato délia Lusitania sotto il medesimo AugusLo, ri- p. h^. 
cordato nel frammenlo di un' iscrizione del Ghandler*^, ristaurata in 

' Quomodo scrib. hist. c. xxii. ' Etr. t. II, p. 33g. 

' Hist. eccles. lib. V. c. xviii. ' Lib. XXXVII, tit. ix, 1. 8. 

^ Grut. p. 3o2, 9. '^ Inscr. anttq. append. p. 9-2, vu. 
m. ig 



386 DIPLOMI IMPERfALI. 

gran parte dal Marini\ e che con poche aitre aggiunte puô leggersi 
interaniente cosi : 

yiiov xaXTToxjpviov KYRSINA TAAKKON i) ir a t o v 
oiwvian-nv -sspsa^svT-tjv KM A N T ICTP AT H TO N AYTOKparopoj 
KatV. rpajavoû àSplANOY CeBACTOY enAPXGIAC AOY ^ j rart a s 
Yiye^àva Isy. 7 ffsgACTHCeniMeAHTHNOAOJNAYPHAI ACKAirpiovf/i^dAvs 

alpa-vvyàv S>7fxapX0N TAMIAN PCOMAIOJN XIAIAPXON Xey 

àpxnv àp^avra'Â ANAPOJN OACJN eniMeAHTHr 

r; ^ovXrf koli hfjpios craAAMINICON TIMHC XAPI N 

Se dunque costui ebbe da Adriano un governo pretorio , quai' era indu- 
bitatamente il lusitanico, e lo stesso dicasi del lugdunense, quand' anche 
si volesse seguire la sentenza ineno probabile del Chandler, sarà sem- 
pre manifeste, ch' egli non avrà mai potuto conseguire tanto prima i 
fasci da Nerva, ma che dovrà averli ottenuti dopo il ritorno dalla pro- 
vincia. Per lo che non ho esitato a conferirgli nelle mie schede quelli 
ch' egualmente suffetti e sconosciuti seguono la data di un chirografo 
di donazione presso il Muratori ^ : 

ACT- XVIII -K-IANVAR 
C • CALPVRNIO • FLACCO • L • TREBIO 
GERMANO COS 

Diiatti quest' atto si riporta comodamente ai giorni di Adriano non 
tanto per cio che si è detto del nostro Galpurnio, il quale potrebbe 
essere allora il padre di un altro Galpurnio Flacco, che non fu senza 
ofïici sotto Settimio Severo^, quanto per le ragioni provenienti dal suo 
collega, che circa questa età viene ricordato da Volusio Meciano, allor- 
chè scrisse^ : crTrebius Germanus legatus etiam de impubère sumpsit 
crjudicium,')^ c di cui pure troviamo un superstite in un tribuno mili- 
tare del medesimo impero di Settimio^. 

Distinto pertanto cosi per la diiïerenza dei tempi, come per la di- 

' Frat. Arval. [). 7A7. | (If. (jorp. inscr. ' Dtgest. lih. IV, lit. iv, fr. 9 3. 

Gr. n. 9638.] " Ibid. lib. XXIX , lit. v, fr. 1 fi. 

^ Pag. 439, I. * Grut. p. /i6, 9. 



DIPLOMI IMPERIALl. 387 

versità del prenomc, il G. FJacco compagiio di Germano dal M. Flacco 
socio di Froiitonc, sarà ora da indagarsi se in questa famif^lia s' incontii \\ 5o. 
alcun allro che sia lecito confondere con lui. E bon parmi di averlo 
trovato opporlunissimo in quel Flacco coctaneo di Gatio ed amico di 
Plinio giuniore, che gli diresse un' epistoîa in ringraziamento di certi 
tordi da lui mandatigli in dono, nel titolo délia quale tanlo i codici 
Arzeniano e Riccardiano, quanto gli escerpti del codice d' Amburgo fatti 
dal Lindenbrogio opportunamente gli aggiungono il gentilizio Galpur- 
nio^ Anche Sesto Pomponio^ ci ha tramandato notizia di un Gal- 
purnio Flacco, cui era stato lasciato un servo con certe condizioni, 
intorno le quali fu chiesto il parère del giurisconsulto Sahino. Questa 
memoria eziandio potrebbe richiamarsi alla medesima persona, se quel 
giurisperito fosse Gelio Sabino, che fiori dominando Vespasiano; ma 
non dissimule parermi piii verisimile , che ivi si tratti di Masurio Sa- 
bino vissuto sotto Tiberio e autore di un' opéra sul gius civile che fu 
dallo stesso Pomponio commentata. Sarà dunque coslui un Galpurnio 
più antico, e probabilmente uno dei primi délia sua casa, venuto di 
Spagna,volentieri sottoscrivendomi ail' opinione del nostro autore, che 
di là ne deduce V origine pel confronte con una lapida di Tarragona ^, 
Alla quai sentenza accresce nuovo peso V osservazione, che tanto il 
Flacco spagnuolo, quanto il legato délia Lusitania furono ascritti alla 
stessa tribu Quirina. 

Del reste non sembrando da dubitarsi per 1' esatta coincidenza dei 
tempi, che il nuovo console sia 1' amico di Plinio, questa istessa ami- 
cizia darà gran fondamento per congetturare, ch' egli pure fosse un 
oratore o almeno un uomo di lettere. Lo che essendo, quai persona 
più opportuna per crederlo quel Galpurnio Flacco ignotissimo, da cui 
abbiamo gli escerpti délie declamazioni di dieci retori minori, scoperti 
e pubblicati dal Piteo, e che sogliono andare congiunti aile declama- 
zioni di Quintiliano? Gerto che la sua età, la comunanza dell' ori- 
gine spagnuola e il suo stile, che non partecipa alfatto délia susseguente 

' Lib. V, ep. II. ^ Grut. p. 389. 7. [Henzen, Supplem. 

^ Digest. lib. XL. lit. v. fr. ai. Orell. n. 7102.] 

49. 



p. 5), 



388 DIPLOMl IMPERIALI. 

scuola Froiitouiana , poiino facilitare il sospetto ch' egli fosse un disce- 
polo di quel sommo maestro d'eloquenza, mentre ail' opposto l' iscri- 
zione del Chandler ci dà molta ragione per tenere , clie il G. Galpurnio 
Flacco dei tempi di Adriaiio, a cui fin qui si è attribuito quello scritto, 
fosse un uomo piuttosto di spada che di toga. Se questa congettura, 
che sottometto al severo giudizio dei critici, otterrà il loro sutYragio, le 
nuove pubhlicazioni del professore Gazzera, oltre Y aumenlo recato 
ai fasti, acquisteranno anche il merito di avère sparso qualche lume 
maggiore sopra uno degli articoli più oscuj'i délia storia letteraria. 



FASTl SACERDOTALI. 



FUAMMEMO 

DI 

F4STI SACERDOTAU' 



Fino dal iH'iti usci di sotterra questo preziosissinio marnio |)iove- 
niente dagli scavi, che la munificenza de! duca di Blacas, ailora amba- 
sciatore délia Maestà Cristianissima presso la S. Sede, ordinô aile falde 
del Gampidoglio, perché gli architctti dell' Accademia di Francia potes- 
sero esaminare la pianta del teinpio délia Goiicordia : 

FELICI -AVG D-CAELIO 

•IIII-NON • MAI- IN -AEDE- DIVI- 
TERIS -IMP-ANTONINI-Pll-FELI 
SV- F- L • EGN ATI VS -VICTOR- LOLL 
5 \0 • FELICE • AVG • ET • OCLATINIO 

X • PR • ID • I VL • IN ' AEDE • DIVI • Pli • 

OS • EX • S • C • COOPTATVS 

OS-A-P-R'C-DCCCCLXXIII-VI-IDlVL-INA 
10 EX S • C 

mm. NOBILISSIMVM-CAES-iMPERlI 

VERO • ET • Tl - C LAVD • QVINT 
XVIII VIII-KAL-APRIL- IN 
AE 

t-p-p-pro-cos-ex-s-c-c 

i»:pm pio-fel-avg-et-m 
ost-romam'condita 

90 erra 

' [Extrait des Memorie deW Inslitulo di nuscrit original, possédé en partie par 
corrispondenza archeologica diRoma, 1882 , M. 0. lahn, en partie par Tlnstitut de cor- 
tome I, pages -^SS-SîîS, et revu sur le ma- respondance archéologique.) 



39l> FASTJ sacerdotal 

Supplimenlo. 



imp ' antonino 'pio ' FELICI • AVG * iiii ' et'D' C AELIO • balbino ' ii • cos 

a- p- r-c- dcccdxv • IIII • NON • MAI • IN • AEDE • DIVI -pii • et • dkae •J'auslinae 

ex-UtTEKlS • IMP • ANTONINI • Pli • FEUcis-aug 

et -ex- comenSW ' F • L • EGN ATIVS • VICTOR • LOLlùinus • coopt 

5 imp • antonino' plO • FELICE • AVG • ET • OCLATINIO • advento • cos 

a-p-r-r-dcccehX • PR • ID • IVL • IN • AEDE • DIVI • Pli • ef divae • j'auslinae 

imp • mes • m • aureliVS • anloninus • PI VS • FELIX • AVG ' p' ni' trib'pot'cos'p'p 

pro'cOS'EX-S'C' COOPTATVS 

gralo ■ pt ■ spleuco ■ cOS • A • P • R • C • DCCCCLXXIII • VI • ID • IVL • IN • Arde ■ divi-pii 
10 EX S-C 

;/( • aur ■ alexandnun • NOBILISSIMVM • CAES • iMPERlI • hcr • cùOj>la(um 

seVERO • ET • Tl • CLAVD • QV iNTmno • cos 

a'p-r-c dcccclxxXVlW ' VIII • KAL • APRIL • IN • aede • divi'pii • cl 
divae 'faustinA E 
1 5 imp ' eues • c • iulius ' verus • maximinus ' pius 'felix • aug 

P. 906. pont ' max ' Irih -poT • P • P • PRO • COS • EX • S • C • Cooptalus 

imp • c ' iul • maximino • PIO • FEL ' AVG • ET • M • antonio • gordiano 

ofricano-cos' mino'pOST 'KOMAM'CONDlTAvi' dcccclxxxix 

c • iulius ' verus • maximus ' gerniANlcus ' nobilissimus ' caes 
2 ERRA ex- S' c cooptatus 

Egli non isfuggi alla diligenza de! march. Melchiorri, zelantissinio 
raccoglitore di ogni epigrafica novità, il quale se lo trascrisse tantosto, 
e avendolo due anni dopo falto soggetto dei suoi studi, lo pubbiicô 
corredato di supplemento e d' illustrazione ^ 

I consolati, che gli accrescono pregio, si attrassero tosto la mia atten- 
zione, la quale si accrebbe per le diffîcoltà cagionatemi da (juello che 
si ricoida nella linea tredicesiina, e ch' era stato aggiudicalo ail' anno 
Ga])itolino 978, ristaurandolo imp ' alexandro ' seVEKO ' ET • TI • 



' Memorie romane di Anlicliilà e di Belle dans son Suppldmenl au l'ecneil d Orelli . 
Arti, (. III. p. ()i. [M. Ilonzen l'a reproduit 11. Go53.] 



FASÏI SACERDOTALI. 393 

CLAVD • Oyinltlio ' marcello' coH. Imperocchè essendo luori di conlesa 
per mille altii riscontri, che i l'asci assunti in quell' anno dal figlio di 
Mammea furono i second! , non sapeva iininafjinare la rajjione, per cui 
da questa pielra ci venissero lapprcsenlati corne i primi. E piii destava 
la mia nieraviglia che risorgesse la già ahhaltuta congeliura del Pan- 
vinio, per cui al collega Marcello fu attribuilo il nome di C. Ouintilio; 
ora ch' è manifesto essersi detto quel console L. Aufidio. J)ella quai 
verità già da un tempo ci ha reso testimonianza una sincerissima lapide 
di Lione veduta coi propri occhi dal march. Maffei ', quantunque per 
un errore, di cui egli medesimo si accusa nel Museo Veronese^, vada 
attorno congiunta con un altra di Montpellier, che in alcuna guisa non 
le appartiene. 

Per queste ed altre ragioni mille duhhiezze mi si avvolgevano per 
l'animo, le quali, venuto a Roma, non potei occultare al ch, editore, P. «57, 
che cortesemente si esibi di dissiparle col procurarmi 1' ispezione 
délia lapide. Laonde fummo insieme ad osservarla presso il sig. Fea, 
da cui ora si conserva, e il frutto dell' esame istituitone fu quello di 
confermare, salvo qualche minuzia, la verità délia lezione già pubbli- 
cata, ma di accorgerci a prima vista, che quest' iscrizione era stata in- 
cisa in vari tempi, e da cinque scarpelli diversi. Da ciô fu facile di trarre 
prontamente la conseguenza che il senso délie righe scolpite da una 
mano non poteva congiungersi, e molto meno meschiarsi, con quello 
délie intagliate da un' altra. La lunghezza del tempo, che si era inter- 
posto fra r estrazione délia copia e l'uso che poscia ne fece, aveva can- 
cellato dalla mente del march. Melchiorri questa osservazione, il quale 
nel ripeterla fu il primo ad accorgersi che per una taie dimenticanza 
ei si era lasciato menar fuori dal retto sentiero, e che il suo suppli- 
mento non poteva più sostenersi. Ed essendo egli allora distratto (la 
altre cure, voile per sua gentilezza a me commettere 1' incarico di re- 

' Antiq. Gall. p. 72, ed. Veron. Murât. \es Antiquitutes Galliae , \es deux inscriptions 
p. 356, 2. se suivent, mais ne sont pas confondues. 

^ Pag. 1 1 3. [Ce n'est pas lui-même qu'il L. Renier.] 
accuse de cette erreur, c'est Muratori; dans 

III. 5o 



39/1 FASTI SACERDOTALI. 

stituire quest' epigrafe alla sua vera inlelligenza, onde gli studiosi délia 
cronologia romana non restassero defraudati dei nuovi lumi che da 
essa provengono. Alla quale incombenza se non ho potuto più presto 
soddisfare, io gliene chiederô perdonanza. Intanto mi sono creduto in 
debito di accennare queste cose si per rendere la conveniente Iode ail' 
ingénuité di quelF erudito cavalière, corne per discolparmi appresso i 
lettori, se non perderô tempo nel contraddire ad opinioni, che il nobi- 
lissimo autore ha spontaneamente ripudiate. 

È scritta questa lapide in una sottil lastra di marmo venato , che ha 
subite d' ogni intorno le ingiurie dei secoli. Inoltre le sono state appo- 
sitamente tolte collo scarpello le righe i5 e 19, délia quai' ultima non 
l'imangono se non poche vestigia sulla fine, e cosi pure hanno sofTerto 
un' eguale litura tre nomi nella linea 6, e sul principio dell' 1 1 e délia 
p. a58. 17. Corne si è notato, ella fu scolpita da cinque diversi artefici, al primo 
de' quali appartengono quattro righe ed altrettante al secondo. Sono 
opéra dei terzo le linee 9 , 1 ed 11, a cui subentra il quarto dalla 1 2 
fino alla 16 , che viceversa dalla 17 in poi viene rimpiazzato dal quinto. 
11 primo carattere è abbastanza ben formato e fu lavorato con dili- 
genza; ma i successivi gradatamente peggiorano, usando forme sempre 
più neglette e più smilze. E 1' ultimo specialmente sembra accusare 
molta fretta, perche le lettere non hanno un solco regolare e seguito, 
ma furono semplicemente accennate con colpi staccati di un ferro pun- 
tuto percosso dal mazzuolo. Non puô esitarsi nel giudicare che questa 
tavola facesse parte dei registri di un qualche collegio sacro mostran- 
dolo apertamente la solenne voce COOPTATVS, sulla quale sarebbe 
vano r aggiunger parole dopo le dotte cose che ne ha raccolte il Ma- 
riiii '. Noto è infatti che gli antichi Romani, come usarono di conse- 
gnare aile piètre i fasti dei magistrati, cosi non neglessero di eternare 
in egual modo la successione dei religiosi sodalizj; dei che parecchie 
lapidi tutlora esisUmti ci fanno amplissima fede. 11 ])iù ilbistre di questi 



' Fr. Arval. |». i ^i a ig. [Voyez aussi talion der Rômer ; Leipsick, 1818. in-8°. 
Je livre de M. Mercklin. intituM : Die Coop- W. Hknzkn.] 



l ASTI SACERDOTALI. .395 

cataloglii vieil lirerilo dal Grutero ^ (3 due altri franimenti, clie al rnede- 
simo spettano per quel clic pare, sono stati dissepolti in appresso. Il 
primo conservalo ncl Musco Capitol iuo fu l'alto di pubblico diritto dal 
Fabretti^ o dal Muratoii^; l'altro rinvenuto dal Fea fu illustrato dal 
cil. Gleiiieiite Cardinali'* : dopo la scoperta de! quai' ultimo si è avuto 
motivo di sospcttaie, che risguardiiio tutti il collegio degli auguii •'. 
Siamo debitori al Maririi ^ délia pubblicazione di un altio di questi elen- 
cbi esistente nel Museo Vaticano, che altrove congettuiai appartenere 
ai Salii Palatini ^ detti con altro nome sacerdoti délia casa Augusta 
Palatina^ Lo stesso Grutero-' ci ha dato inoltre quello dei pontefici P. 259. 
délia colonia di Sutri, e recentemente il citato sig. Cardinali^" ha pro- 
dotto un frammento di egual natura, che con molta verosimiglianza 
ha riportato ai sodali Glaudiali di Boville". Oltre questi di pertinenza 
sicura probabile se ne conta un quinto d' ignota aggiudicazione 
che dal lodato Museo Vaticano fu ripubblicato più correttamente dal 
Marini^-, e per ultimo un sesto cognito fino dai primi tempi, in cui 
presero voga gli studi epigrafici, che dalle schede di Fra Giocondo 
fu messo in iuce dal Grutero ^^, ma con errori cosi palmari, che giu- 
stamente si ebbero grazie al sig. Fea, quando coll' aiuto di un vecchio 
manoscritto potè correggerne alquanti ^*. Giovandomi di offrire un 
saggio délie iscrizioni di questo génère, perché se ne possa fare il 
confronto con quella di cui sono per ragionare, preferisco questa, 

' Page 3oo, 1. ,9 pgg, ^02. 1. 

^ Inscr. dom. p. 696, n. 188. ^^ Mem. rom. di Antkhità e di Belle Arli , 

' Pag. 35o, -2. L II, p. 309. 

'^ Mem. rom. di Antichilà e di Belle Arti , " [Borghesi a démontré depuis, dans son 

t. II, p. 87. mémoire sur le consul Burbuleius. p. 79 et 

^ [Voy. Osservazioni numismatiche , De- suiv. que c'est un fragment des fiistes dn 

cade VII, osservazione vn , tome I , p. 3/19 grand collège des Augustales Claudiales: 

et 35o.] voyez, au surplus, Henzen. Supplem. Orell. 

" Fr. Arval. p. i65. n. 6o46. L. Renier.] 

' [ Giornale Arcadico, 1819, l. I. p. 190 '^ Fr. Anal. p. 86. 

et suiv. Voyez , plus haut, p. 22 et suiv. Cf. '^ Pag. 3oo, 2. 

Bidlett. Nap. i8/i5, p. 99.] '*' Frammenti di F asti , p. .59. 

* [Voyez, plus haut, p. «3, note U.] 



p. 260. 



396 FASTI SACERDOTALI. 

avendo maniera di presenlarne una lezione che non lascia forse altra 
cosa da desiderare : 

Romae olim in pavimenlo ecclesiae S. Martini ad Marforium ' : 

PRAESENTEII ET CONDIANO COS 

P MARTIVS VERVS 

IMPCOMMODOVI ET PETRONIO SEPTIMIANO COS- A • P-R- C'B-CCCCXLh' 
ID-OCT-IN PALATIO IN AEDE lOVIS PROPVGNATORIS IN LOCVM MARTI VERI 
L-ATTIDIVS CORNELIANVS COOPTATVS 
SATVRNINO ET GALLO CO S • A • P • R • C • B- C C CC L • P R • I D • D E C 
IN PALATIO IN AEDE lOVIS PROPVGNATORIS IN LOCVM 
ATTIDI CORNELIANI VITA FVN CT I C-CL- PATERNVS 
COOPTATVS 
TI-CLAVDIO SEVERO-C-AVFIDIO VICTORINO COS- A- P- R- C-B-CCCCLII 
IIII ID-APR-IN PALATIO IN AEDE lOVIS PROPVGNATORIS 
IN LOCVM CLAVDI PATERNI VITA FVNCTI 
. . . ATRIVS CLONIVS COOPTATVS 
IN AEDIOV-PROPVGN-EXLITTERIS 



Preterisco poi scienteniente V altro brano aggiunto dal Gudio al Gru- 
tero'-^, e pubblicato eziandio dali' Almeloveen ^, che da taluno si po- 
trebbe sospettare aver fatto parle del sopra riferito; dovendo la sua 
origine allô screditatissimo Ligorio, nel nono libro dei cui manoscritti 
r ho io stesso riscontrato *. 



' [rrEdiderunt Mazochius f. XXIV, Apia- 
nus f. 820, Panvinius in Fastis, ad ann. 
963, Smetius f. i5i, i3, Manutiiis Ortho- 
grapli. p. A63, Gruterus p. 3oo, 2, Fea 
Framm. di Fasli, p. 5 9, Orellius n. 4 9 alii- 
que; sed apud onines mendis abundat. Nos 
quantum licuit emendavimus (Memorie deW 
Instit. Arch. vol. I, p. ^Sg) coJlatls codice 
Marcanovano eoque, qiiem habuit cardinalis 
Canale, necnon schedis Vaticanis lacobi Li- 
lii 11.09.38, pag. /i, et scbedis Achillis Stalii 
in Bibliotheca Vallicelliana adservatis B, 
1 oh. Castigationes nostras serius confirmatas 
comperimus a codice Florentino Peruzziano, 
cujus typum exbibemus ex lidelissimo apo- 
grapho, vulgo vocant Facsimile, ab aniico 



Braun nobis comparalo. Codex iste priorera 
ac postreniani linoam addit ceterisque omni- 
bus praestat, quod unus linearum ordinem 
servavit.fl Note extraite du manuscrit des 
Fasles de Borghesi. Voyez en outre Henzen, 
Supplem. Orell. n. GoSy, et de Rossi, Le prime 
Raccoltc, p. 1 59 du tirage à part. L. Renier.] 

^ Pag. 19-2, 1 3 . 

^ Praef. ad Fast. p. 34. 

* [A ces fragments de fastes sacerdotaux 
cites par Borghesi , on peut encore ajouter 
ceux qui ont élé trouvés dans les fouilles de 
la basilique Julia; voyez mon Supplément 
au recueil d'Orelli, n. 6o58, et le Bulleit. 
deW înslit. 18A9, pag. i33 et suivantes. 
W. Henzen. J 



FASTI SACERDOTALI. 397 

Taie essendo il contcnuto di queste tavole, o<)[nnn vede chc non po- 
terono scolpirsi tulto ad un Iratto, ma clie di mano in mano che ve- 
niva ascritto un nuovo collnr^a, aggiungevasi la memoria délia sua 
elezione. Bensi ammetteio volentieri, almanco pei sacerdozi più anti- 
chi, che non si cominciasse fino dai primordi délia loro istituzione a 
tenerne rcRistro mannoreo : ma è évidente del pari che le nomine 



P' 



posteriori alla prima incisione si dovettero notare secondo i' ordine pro- 
gressivo dci tempi nei qiiali avvennero. Quindi sarà chiarissima la ra- 
gione per cui la nostra lapide vedesi scritta con diversi caratteri, se 
di cinque diverse cooptazioni in vari aimi avvenute ella ci rende testi- 
monianza, e se non meno di ventitre anni s'interpongono Ira 1' ultima 
e la prima. E non è già questa una particolarità che siatutta sua pro- 
pria, perché fra le poche iscrizioni qui ricordate che ho potuto vedere, 
io l'ho anche avvertita in quella dei Salii Palatini del Museo Vaticano, 
e piii chiaramente mi è apparsa nel frammento del Gampidoglio che ho 
superiormente citato dal Fabretti. Per lo che quai dovrà essere 1 au- 
torità di queste piètre, certamente sincrone aile cose che narrano, e p. 2G1. 
quale il pregio in cui si hanno a tenere, se loro mercè ci è dato di 
consultare gli stessi archivi, per cosi dire, dei rispettivi collegi ai quali 
appartennero ? 

Il march. Melchiorri, avendo considéra to che i sacerdoti, dei quali 
si favella nel nostro marmo, congregavansi nel tempio del Divo Pio, 
porto la plausibilissima opinione, cui volentieri mi sottoscrivo, chc questi 
fossero i sodali Antoniniani istituiti per 1' apoteosi di quell' imperatore ; 
e citô a proposito questo passo di Gapitolino^ : rcMeruit et flaminem 
c:et circenses et templnm et sodales Antoninianos. ii Ma quanto è certo 
che, suir esempio dei sodali Augustali consecrati ad Augusto a consi- 
mili collegiati fu commesso anche il culto di Antonino Pio, altrettanto 
potrebbe semhrare dubbioso il nome che fu loro attribuito, perché lo 
stesso biografo, tornando a parlarne^, li chiama invece Aureliani : rcEt 
cflaudavit uterque (Marcus et Verus) pro rostris patrem, flaminemque 

' In Pioj c. xiii. — ^ In Marco, c. vu. 



:^98 FASTI SACERDOTALI. 

cf ei ex afïinibus et sodales ex amicissimis Aurelianos creavere. ii Per altro 
è agevole il dire, che usarono ambedue le denominazioni, toJte en- 
trambo dai iiomi di quel principe, che innanzi V adozione chiamavasi 
T. Aurelio Antonino, se non che colla seconda designossi strettamente 
il nuovo Divo cui furono addelti, mentre coll' altra più générale si com- 
presero la moglie Faustina e gli altri délia sua casa, venendo dichia- 
rati i sacerdoti délia gente Aurélia, corne i Flaviali lo furono délia Fla- 
via e gli Augustali délia Giulia; alla quai sentenza somministra grave 
fondamento l'esempio recato dal Maffei^ di un consolare SODALIS * 
AVRELIANI • ANTONINIANI. E veramente non puô sospetlarsi 
che il secondo appellativo, piuttosto cbe da Antonino Pio, dérivasse da 
suo figlio M. Aurelio Antonino, divinizzato egli pure, facendone oppo- 
sizione M. Ponzio Leliano, console probabilmente nel 916, e SODA- 
LIS • ANTONINIAN VS • VERIAN VS. Imperocchè la di lui lapide ^ 
p. 262. in cui prende quel titolo , fu certamente eretta mentr' era ancora tra' 
vivi M. Aurelio, siccome risulta dall' aggiungersi in seguito, ch' egli ot- 
tenne i doni militari AB • IMF • ANTONINO • AVG • ET -A- DIVO • 
VERO'AVG. Da Ici perô egualmente si dimostra, che i sodali Ve- 
riani furono gli stessi degli Antoniniani, d che è a dire con altri ter- 
inini cbe, dopo la consecrazione di L. Vero, i sacerdoti del padre furono 
eziandio incaricati dei sacri onori del figlio adottivo. Per la quai cosa 
invece di Aurehani Antoniniani presero a dirsi Antoniniani Veriani, e 
quindi si espresse con proprietà Capitolino^, allorchè scrisse : crMarcus 
rr llaniinem et Antoninianos sodales et omnes honores, qui divis ha- 
ffbentur, Yero dedicavit. i^ 

Dietro un taie esempio è da credersi, che le loro incombenze venis- 
sero estese anche agli altri principi di questa casa, che col progresso 
del tenq^o furono divinizzati. Per riguardo di M. Aurelio ce ne fa fede 
il pin voile citato Capitolino* : ccTemplum Marco constitutum, dati sa- 
ff cerdotes Antoniniani et sodales et flaniiries et omnia, quae de sacratis 
ffdecrevit antiquitas, n onde ne acquistarono la nuova denoininazione 

' Mus. Ver. p. 81, 8. [Orelli, n. 2378.] ' In Marco, c. xv. 

' Grut. p. 657, 3. [Orelli, n. 3 186.] ' Ibid. c. xxix. 



FASTI SACERDOTALI. 399 

di Marciani. E per rispetto a Commodo ne vedrenio oi'' oi'a il testimoiiio 
di una lapide. Ne si cainbio l' usato stile nell' apoteosi diPertinace, quan- 
tunque iiascesse da tutt' altra stirpe, essendo stato intruso egli pure 
nella discendenza del Divo Pio dal successore Severo, colla doppia ado- 
zione cli' egli finsc fatta di se dallo stesso Pertiriace et da M. Aui-elio. 
Consegiientciïiente prosegue a iiarrarci Ca])itolino ^ : «Filius Perliiiacis 
rfflameii est factus; Marciani sodales, qui divi Marci sacra curabanl. 
rcHelviani sunt dicti propter Hclvium Pertinacem , ii con cui concorda 
egregiamente Sparziano^ : cfSeverus Pertinacem inter divos sacravit, 
craddilo flamine et sodalibus Helvianis, qui Marciani fuerant. t^ A luUo 
ciô ben corrisponde un' iscrizione^ posta ad uno di questi sacerdoti vis- 
suto ai tenq^i di Caracalla, che vi si dice SODALI • MARCIANO- 
AVRELIANO • COMMODIANO • HELVIANO • SEVERIANO ; p. .63. 
dalla quale si apprende allresi che Settimio Severo fu aggiunto al calen- 
dario degii altri divi venerati da questo collegio. E lo stesso si fece pari- 
menti di Caracalla suo figlio, attestando Sparziano^ : ccHabet templuni, 
cfhabet Salios, babet sodales Antoninianos, qui Faustinae templum et 
fcdivale nomen eripuit,n colle quali ultime parole abbastanza ci signi- 
fica che questi Antoniniani erano i sacerdoti dei vecclii Antonini, alla 
figlia e alla moglie dei quali aveva egli rapito il tempio erettole dal 
marito aile falde del monte Tauro. Lampridio^ ci dà notizia che in onore 
di Alessandro Severo crdati sunt et sodales, qui Alexandrini appellati 
crsunt :n e dal fin qui detto si avrà ragione per sospettare che fossero i 
soliti sodali Antoniniani , ai quali secondo il consueto si fosse applicato il 
cognome dell'ultimo deificato délia razza degli Antonini, siccome quello 
che voile farsi credere figlio di Caracalla , secondo che appare dalle sue 
leggi*^, e dalle sue iscrizioni, délie quali basterà citare la Gruteriana", 
in cui s' intitola DIVI • ANTONINI • MAGNI • PII • F • DIVI • SE- 
VERIPIINEP. 

' In Pertiii. c. xv. '^ In Alex. c. lxhi. 

^ In Severo, c. vu. '^ Cocl. \\h. II , lil. i , I. 8 , e lib. XII . 

^ Grut. p. 879, 7. [Orelli, n. âSyg.j tit. xxxvi, 1. l\. 

' In Caracall. cap. ult. ' Pag. 191 , 8. 



àOa FASTI SAGERDOTALI. 

E qui finiscono le notizie che dagli scrittori e dni marmi ci vengono 
somministrate di questo collegio, le quali giungouo appunto fino ai 
tempi, di cui tratta la nova lapide, dopo i quali ci è ignoto, quanto 
ancora sussistesse. Il DodwelP ha giudicato che venisse a cessare insieme 
cogli altri ai giorni dell' Augusto Tacito, che fece ergere un tempio in 
onore di tutti gl' imperatori consecrati , e nel quale fu d' avviso che riu- 
nisse tutto ciô che apparteneva al loro culto ; del che rimanga la fede 
appresso dilui. Intanto senibra bastevolmente fondato che questi sodali 
fossero sempre i medesimi, tuttochè seconde il variare dei tempi as- 
sumessero le varie denominazioni di Aureliani , di Antoniniani, di \e- 
riani, di Marciani, di Commodiani, di Elviani, di Severiani e di Ales- 
sandrini. 
p. 96/1. Più dubbioso è il giudizio, se si abbiano da confondere cou loro anche 

i sodali Adrianali, ch' erano stati istituiti da Antonino Pio in onore dell' 
Augusto Adriano giusta 1' attestazione di Sparziano^. Se ne sarebbe si- 
curi, se si potesse prestar fede ad un' iscrizione dell' anno 926^, posta 
ad un SODALI -AELIAN- HADRIAN ALI • ET • ANTONIALI - 
ET • FAVSTINIAN; ma eila procède dai sospetti adversarii di Achille 
Stazio, senza essere mai stata veduta da alcuno, e porta inoltre con se 
indizi troppo patenti di falsità ^. Tuttavolta , anche senza far conto di quella 
lapide, non mancano siifficienti congetture perrendere probabile 1' opi- 
nione alTermativa. Conosciamo di fatti che non ad ognuno dei singoli 
imperatori divinizzati destinavasi uno spéciale collegio che gli onorasse, 
ma sibbene uno ad ogni famiglia. Cosi gli Augustali, fondati pei primi 
da Tiberio, erano dedicati alla gente Giulia per detto di Tacito ^ e 
(juindi oggetto del loro culto tanto fu il divo Giulio, quanto il divo Au- 
gusto, ai quali più tardi fu aggiunto anche Claudio, come, se non altro, 
ci mostra la lapide del console P. Plozio liomano'', il ([ualc fu sodah's 

' Pmelect. 6V»m/en. Pi-aelecl. I, ad Spar- inanuscnls conservés à Tui-iii, et dans les 

liaiii liddrian. c. vu. schedac , autrefois lîarberines, aujourd'hui 

^ In Hadrian. c. xxvii. Vaticanes, de cet imposteur. J. B. dk Rossi.j 

^ Doni. cl. IV, n. 19. |Orelli. n. 9.376.] '^ Hist. lib. V, c. xcv. 

' [En effet cette inscription provient de '' FabreUi, Inscr. dom. \t. hiï , n. 353. 

Ligorio; elle se trouve au volume XX de ses [Orelli, n. 806 A.] 



FASTI SACERDOTALI. àO\ 

Auguslalis Clmidialis. Parimente non si dubila clie i sodali Flaviali fos- 
sero coniuni tanlo a Vespasiano, (jiianto a Tito. Quindi Antonino 
essendo stalo figlio adottivo di Adriano, sembrerebl)e che secondo il 
consueto i sagrifizi da farsi per lui dovessero essere stati conimessi ai 
sodali del padre, i quali non altro avessero fatto se non che aggiungore 
alloro nome di Adiianali il nuovo di Anloniniani. E cosi spieglicrebbesi 
con molla facHità la ragione, per cui le memorie lapidée, che ci sono 
riniaste dei prinii, superino di gran lunga iiel iiiinieio quelle dei se- 
condi, délie quali non ne conosco piii di sei, (piantunque la dura ta tanto 
maggiore del regno nella famiglia di Antonino sembrasse aver dovulo 
portare il contrario. Imperocchè potrebbesi credere, cbe molti per non 
attaccarsi dietro un cosi lungo strascico di nomi, quanti ne lurono ag- 
giunti in appresso, si fossero contentati di cbiamarsi Adrianali dal primo 
divo, per cui furono istituiti, corne veggiamo che gli Augustali omi- 
sero quasi sempre di soprannominarsi Claudiali. Ed allora potremmo 
portare piii a lungo le memorie del nostro sodalizio, avendosi una la- 
pide del sodale Adrianale M. Elio Aurelio Teone \ che deve esser vis- 
suto ai tempi di Gallieno : conciossiachè paia da non controvertersi 
ch' egli sia lo stesso Elio Aurelio Teone, di cui parla un' altra iscrizione 
di Siria, che si memora dal ch. Letronne-, e che gli dedicarono gli 
OPTIONES • LEG • III • KYR • VENERIANAE • GALLIANAE, le 
quali ultime parole si ha gran motivo di credei'e,che siano state mal 
lette dal Burckhardt in vece di VALERIANAE- GALLIENAE^ 

Air opposto, per distinguere gli Adrianali dagli Antoniniani giovano 
le parole di Capitolino, et sodales ex amicissimis Aurelianos creavere, le 
quali non sembra che possano intendersi se non che délia scelta di 
nuovi sacerdoti. OItre di che la denominazione di Aureliani gli accusa 
dedicati alla gente Aurélia, a cui Adriano non appartenue. E qualche 
riguardo mérita pure il vederli i-accolti in ciede Divi Pu, quando nel 

' Grut. p. logo, i3. [Orelli, n. 817/1.] lacorrection VALERIANAE; mais GAL- 

^ Journal des Savants ^ 1821 , page 686. LIANAE se trouve sur la ])ierre. Th. 

[Orelli, n. 3392.] Mommsex.] 
^ [Les copies postérieures ont confirmé 



à02 FASTI SACERDOTALI. 

caso contrario sembrerebbe clie si fossero piutlosto dovuti congregare 
in templo Hadriani memorato dallo stesso Gapitolino ^ Aggiiingasi clie 
in una base Tiburtina^ Sosio Prisco, console nel 929 , si dice SODA- 
LIS • HADRIANALIS • SODALIS • ANTONINIANVS • VERIA- 
N VS , il che mostrerebbe che s' intendesse parlare di due diversi sodalizj , 
giacchè se viceversa si fosse traitato di un solo, sarebbesi risparmiato 
ii secondo SODALIS, scrivendo più brevemente sodalis Hadrianalis, 
P. 266. Anloninianiis , Verianus. lo senza pretendere di definire la queslione, dirô 
che sarei piii propenso alla prima sentenza in grazia del seguente fram- 
mento del Museo Vaticano ; 

adlecto • inter ■ pa 

t r ICIOS • A • DIVO • PERTIN ACE • III • VIR • A • A • A • F • F 
soDALI-HADRIANALI-FLAMINI-COMMODIAN 
7J0/YTIMVS-LIB • ET-PROC-PATRONO 

Fin ({ui si è creduto che il flamine in Roma di ciascun divo Augusto 
fosse tratto dal coHegio dei suoi sodali , e per riguardo almeno ai fla- 
mini Augustali si sa ciô chiaramente di Germanico e di suo figlio Ne- 
rone per deposizione délia tavola Arvale XLVIII e di Tacito ^ compa- 
rata con un' iscrizione Fabrettiana *. Se dunque quest' ignoto era sodale 
Adrianale ed insieme flamine Commodiano, ciô vuol dire, che quei so- 
dali erano addetti al culto anche di Gommodo , il che è impossibile di 
concepire, se non supponendo che gli Adrianali fossero gli stessi che 
gli Antoniniani, 

Premessi questi pochi ccnni intorno i sacerdoti, dei quali secondo 
ogni probabilità si fa ricordanza nel nuovo marmo, nel porre mano alla 
di lui spiegazione conviene innanzi tutto soddisfare alla maggior diffî- 
coltà che s' incontra nelle lapidi di questo génère, ed ô quella di rico- 
noscere, se la nota cronologicaappartenga al personaggio che la pi'ecede, 
a quello che la sussegue. Nelle ta vole consolari Gapitoline, per ovviare 

' In Hadrian. c. viii. ' Annal, lih. I, c. nv. 

^ Spon. Mise. p. 189, '>. |Orolli, n. -«yOi; * Inscr. dom. p. 3(j5. n. 376. 

Annali deW Instit. iSA^i, p. /17.] 



FASTI SACEKDOÏALI. A03 

cho le luciiioiie di un aiiiio si confondessero cou ({iielle di un allro, si 
adoperô frequentemenle di separarle con piccole lijieo; ma iici lasti 
sacerdotali essendosi negletta questa precaiizione, accade d' oïdinario, 
che quando lianno perduto il loro principio, e che non si vede, per 
conseguenza, quai metodo abbiano seguito nella prima cooptazionc, si 
rimane per le successive in grandissima perplessità. Impeiocciiè jdi 
esempi che si sono salvati, mostrano abbastanza, che su di ciô non p. 267. 
hanno avuta alcuna regola lissa. Generalmente i più anticlii, unifor- 
mandosi allô stile délie tavole trionfali, costumarono di notare prima il 
nome dell' aggregalo, quindi l'anno dell'aggregazionc; e questo sistema 
vedesi seguito nel ricordato frammento illustrato dul Gardinali, ch'«3 il 
più vetusto di ogni altro, e in tiitte quelle cooptazioni délia tavola Gru- 
teriana, che sono anterioii a M. Aurelio. Ma sotto quell' imperatore vi 
s' incontra il primo caso dell' anno anteposto al sacerdote , e vi si vede pure 
che il nuovo costume prevalse infine sopra l'antico nei tempi posteriori. 
Infatti egli trovasi adottato anche nel catalogo dei maestri dei Claudiali 
edito dal lodato Gardinali \ che comincia dall' impero di Garacalla. Ma 
questa osservazione non puo somministrare da se sola una base abba- 
stanza solida, su cui fondare un sicuro giudizio per gli altri frammenti, 
che mancano di principio e di fine, onde per essi non resta altra spe- 
ranza se non quella di abbattersi in qualche personaggio, pel quale la 
storia somministri un aiuto. 

Per tal modo si acquista un sufticiente criterio, che la seconda ma- 
niera fosse seguita nel frammento dei sacerdoti clie si congregavano 
nel tempio di Giove Propugnatore, e che ho riprodotto poco fa. Impe- 
rocchè chi potrebbe credere che P. Marzio Vero, già console per la 
seconda volta nel 982, e forse il più célèbre condottiere d' armi délia 
sua età, fosse sopravissuto a Gommodo, passando fra i più nel 96] , 
quando Dione - attesta positivamente che quel principe apertamente 
col veleno toise di vita tutti coloro ch' erano saliti in fama nel regno 
dei padre e nel suo, tranne soltanto Pompeiano, Pertinace e \ ittorino? 

' Mern. roin. di Anlichità, t. II. p. 807. — " I^ib. LXXII, c. m. 



/40/1 FASTI SAGERDOTALI. 

Se Marzio fosse rimasto superstite, egli meritava per le sue gesta contro 
i Parti e contro Avidio Gassio di tenere il primato fra quegli eccet- 
tuati, ond' è ben più probabile clie il 9 A3 sia il suo anno emortaale 
anzi che quello délia sua aggregazione. 

Procedendo per questa via, mi è facile addirnostrare che anche gli 
P. 368. altri registrati nella pietra, di cui favello, incominciavano colla data 
cronologica, Ghi volesse tenere la contraria sentenza sarebbe forzato a 
concedere , che l' imperatore Elagabalo mentovato nella settima riga 
non fosse stato ammesso in questo collegio se non che nelT anno Gapi- 
tolino 978. Ma chi potrebbe persuadersi che si fosse tardato tre anni 
interi a conferire ad un imperatore il sacerdozio délia sua famiglia, 
giacchè pretendeva di essere un figlio di Garacalla? Inoltre chi sarebbe 
il nobilissimo Gesare délia linea undecima aggregato ai 2 5 di marzo 
del 988? Durante il regno di Alessandro Severo non si ebbe alcuno ri- 
vestito di quella dignità : e se si rispondesse ch' egli è Massimo figlio di 
Massiaiino, che in quelF anno appunto successe nell' inipero, per quale 
stranezza il figlio Gesare sarebbe stato anteposto al padre imperatore ? 
Il giudizio adunque délia critica ben si accorda con quello degli occhi, 
i quali osservando che la quarta linea, in cui trovasi il nome del primo 
candidato, è simile nella forma délie lettere alla prima e dissimile dalla 
(|uinta, ambedue annunzianti un' epoca consolare, sono forzati a con- 
chiudere che anche in questo catalogo la data dell' elezione lu notata 
sul principio, e non sulla fine. Per lo che seguendo la scorta del diffé- 
rente carattere saremo certi di non errare nel defiiiire i veri limiti di 
ciascuna cooptazione, e dopo aver veduto che la prima comprendeva 
quattro righe, più non restera che diprenderle parzialniente in esame. 

Lin. 1 . 

...FELICI AVG D-CAELIO 



Giustamente ha stanziato il mardi. Melchiorri, che qui si ricordano i 
consoli deir anno 9(>G, noti jier infinité Icggi, e |)cr varie iscrizioni da 
lui citate, aile quali se ne ponno crescere altrc quattro. Le prime due, 



FASTl SACERDOTALI. 405 

eclil»^ (lai Marini ' e iicgii alli del Miisoo Ungarico^, nominano l'ini- 

peratore senza il colle^ja, che vicevci'sa si aggiunjje nell' altre riferite 

dal Griitero^ e nclle Memorie di Anlichilà". In quest' ultima, ch' è la w afig. 

medosima tavola dei Claudiali, che ho indicata poco fa, s' incontrano 

tutte le j)arole che sono sopravissutc nella présente riga, e percio da 

lei se ne trarrà di peso il supplinHîiilo : 

iiiip • antonino ■ pio • FELICI • AVG ■ itii w/ • D • C AELIO • balhino • ii • cos 

Su questo consolalo sono concordi le opinioiii degli eruditi, dopo 
che il INoris mostro^, che il collega di (iaracalla è quel medesimo clie lïi 
poscia imperatore con Piipieno,correggendo cosi 1' errore del Panvinio, 
che avevalo reputato un suo fratello, cui aveva dato il prenome di Pu- 
blio,supponendolounnipote dell'allro PublioBalbino console nell' 890. 
lo aggiungerô solamente che Balhino era in età di trenlacinque anni, 
allorchè prese i secondi fasci qui menlovati, avendone avuti sessanta 
quando fu ucciso nel 991 *^; il che non sarà inutile di aver notato per 
ricavarne che i primi, dei quali non si ha altro sentore, non ponno 
eccedere a qualunque patto Y impero di Settimio Severo. 

Lin. 2. 

. . .IIII • NON • MAI • IN • AEDE • DIVI 



E solenne costume cosi degli altri iasti sacerdotali, corne dei nostri, 
di far succedere ail' epoca consolare 1' anno posl Romam conditam, e la 
nona riga ci mostra ch' erasi abbracciato il computo Capitolino, il quale, 
corne ognun sa, précède di un anno d Varroniano. Dovrà dunque ri- 
staurarsi sul principio a. p. r. c. dcccclxv, corne quello in cui tennero il 
seggio curule Garacalla e Balhino. Ne fa ostacolo il giorno IIII • NON • 
MAI, in cui fu convocato il collegio, tuttochè incutesse timoré al 

' Fr. Arvul. p. 9/1. [Orelli, 11. t>3io; " Tom. 11, p. .807. [Henzen. Supplem. 

Mommsen, /. N. 09/11.] Orell. n. 60/16.] 

^ Tom. 1, p. 220. [Orelli, n. 1922.] '' Episi. cons. p. 127. 

Pag. 721 , 9. " Zonar. Annal, lil). MI, c. wii. 



à06 FASTI SACERDOTALI. 

mardi. Melchiorri, il quale credè che quella data non potesse appar- 
tenere a questo consolato, perché fino dalle calende di niarzo M. An- 
tonio Gordiano era stato sostituito a Balbino, e perché nei monumenti 
pubblici, fra i quali comprese gli atti dei sodalizi, furono espresse con 
ogni esattezza le sufîezioni dei consoli. 
P. ^70. A mio parère la prima cosa non é certa, la seconda non é vera. Capi- 

tolino^ dice semplicemente che il maggiore dei Gordiani rrconsulatum 
rcprimum iniit cum Antonino Garacalla , secundum cum Alexandre pi 
ed è poi chiaro che in iino dei due luoghi s'inganna, perché Gordiano 
seniore non fu console che una volta sola per testimonio délie sue me- 
daglie. Ma comunque sia, né da lui, né da altri si détermina, in quale 
dei quattro consolati di Garacalla gli fosse associato. Nello stesso modo 
che il Panvinio ha prescelto il più récente, potrebbe un altro con eguale 
diritto prediligere il più antico, supponendo che Settimio Severo, se- 
conde un uso non insolito ai suoi predecessori, gli avesse rinunziato il 
suo postonel gBB. Parimenti è unagratuita asserzione dello stesso Pan- 
vinio, che d processo consolare di Gordiano avvenisse aile calende di 
marzo. 

Ma anche ammesso tutto cio, non potrà poi concedersi che i registri 
sacerdotali tenessero conto dei suffetti, mentre fra quanti ne ho supe- 
riormente annoverati , unico é il più vetusto di loro a ricordare i sur- 
rogati dei 7 1 /i, benché poi sia da avvertirsi, che insieme con essi noniuia 
i consoli, ai quali subentrarono, e che in quei vecchi tempi si aveva ra- 
gione dei suffetti anche nelle lapidi private. AH' opposto tutti gli altri 
consolati , che in numéro quasi di una cinquantina ci vengono presentati 
dal complesso di quelle piètre, sono costantemente ordinari, e avrebbe 
voce di pétulante chi perciô volesse sostenere, che tutte le aggrega- 
zioni da loro descritte fossero seguite in gennaro in febbraro. Per me 
certo non crederô mai che ai tempi di Gommodo e di Severo l' ammi- 
nistrazione dei fasci si prolungasse fino a dieci undici mesi, siccome 
bisognerebbe concedere per non trovarsi contraddetto dal fi-ammento 

' In Gord. c. iv. 



FASTI SACERDOTALI. /i07 

dei sodali di Giove Propuonatore. Ne consegne pertanlo clie, qualunque 
fosse lo stile délia cancelleria impériale, degli ;itli ricl senato e dei com- 
mentari di qualche collegio, i regislri alineno délie religiose elezioni si 
atteiincro al volgar costume di uominare soltanto i consoli ordinari, 
dal chc ne viene clie la loro data dei giorno è inconcludente pei fasti, 
nuU'allro annunziando nel nostro caso se non clie decoireva il majrjrjo 
di queir anno ch' era stato apei'to da Balbino e da Caracalla. 

Air indicazione dei tempo succède quella de! luogo, in cui lecesi 
r elezione dei nuovo sodale, e la frattura dei marmo sarà prontamente 
riparata dalla linea sesta, che c'insegna doversi qui leggere IN • AEDE • 
DIVI 'pii. Del quai edificio si parla altresi in un' iscrizione \ da cui si 
racconta che gl'imperatori M. Aurelio e Connnodo lecero porre a Basseo 
Rufo prefetto dei loro pretorio STATVAM • ARMAT • IN • FORO • 
DIVl • TRAIANl • ET • ALIAM • CIVILl • AMICTV • IN • TEM- 
PLO -DIVl • Pli, e cosi pure in Sparziano, il quale ci narra -, che per 
ordine di Caracalla croccisus est Petronius (o meglio PcUniimis, sic- 
ff corne si scrive dal Porfirogenito dei Mai^) ante templum Divi Pii, 
ffiractaque sunt eorum per plateam cadavera.n 

So che da altri si attribuisce a questo medesimo imperatore d tem- 
plum D. Antonini et cohmma cochlis, che nella descrizione di Vittore* 
vien collocato nella nona regione : ma si il nome di Antonino invece 
di Pio, come la di lui unione alla colonna Antoniniana, mi rendono 
piij probabile ï opinione di coloro che lo stimano il tempio dedicato a 
M. Aurelio secondo Capitolino ^ e 1' epitome di Vittore. lo aderirô pie- 
nauiente al march. Melchiorri, il quale ha creduto che 1' edificio qui 
mentovato sia quel medesimo, la di cui fronte si mira anch' oggi nel 
Foro innanzi la chiesa di S. Lorenzo in Miranda, e porge infatti nuovo 

' Grut. p. 875, 1. [Henzen, Supplem. descriptions des régions de Rome , n'en sont 

Orell. p. 872, n. 3676.] pas les auteurs. Ces descriptions sont ano- 

" In Caracall. c. iv. nymes, sous les titres de Curiosum Urbis 

^ Pag. 9-28. [Voyez plus haut, p. gSi.] Romae et de Notitia regionum Urbis Romae ; 

*■ [Il est aujourd'hui démontré qu'Aure- voy. Preller, Die Regionen der Stadt Rom. 

lius Victor et Sextus Rufus, auxquels on avait lena , 18/16, in-8°. J. R. de Rossi.J 
attribué jusque dans ces derniers temps les ^ In Marco, c. xviir. 



/j08 fasti sacerdotali. 

appoggio alla sua sentenza la viciiianza di quesla l'abbjica al luogo in 
ciii fu scoperta la pietra, la quale vi fu forse trasportata in secoli non 
molto remoti, per farne cake nelle fornaci, di cui ivi appresso si rin- 
vennero le vestigia. 

È noto per moite medaglie che qiiesto tempio fu eretto dallo stesso 
Antonino Pio per l'apoteosi di Faustina scniore; ma è cliiaro egual- 
menle che dopo morte egli n'ebbe la comunione colla moglie, atte- 
standolo il titolo che tutt' ora sussiste : 

DIVO • ANTONINO ■ ET • DIVAE- FAVSTINAE- EX • S- C • 

P. 272. Dietro cio vado considerando che malgrado l' aggiunta di PII rimane 

molto vacuo in questa riga, perché ella adequi in lunghezza la supe- 
riore, e che un' eguale disuguaglianza apparisce eziandio nella sesta, 
alla quale mancherebbe ogni plausibile supplimento. E questa defi- 

cienza si fa maggiormente sentire nella lacuna IN AE, 

che abbraccia le due linee 1 3 e 1 A , lacuna che il Melchiorri ha giudi- 
cato di poter riempire IN • aede • concordiAE. Ma ciô è troppo poco per 
tanto spazio, ned è giustificato il bisogno dei sodali Antoniniani di ab- 
bandonare la stanza consueta per convocare il loro collegio pochi passi 
lontano, non giovando l'esempio dei fratelli Arvali, che avevano il loro 
bosco cinque miglia fuori di Roma, per lo che occorrendo loro di con- 
gregarsi entro la città, in cui mancavano di residenza propria, erano 
obbligati di farlo ora in un tempio, ora nell'altro. Per tutte queste ra- 
gioni io preferisco di leggere con ogni naturalezza IN • AEDE* DIVI • 
pii • et ' divae fauslinAE , e di cosi ristaurare nei tre luoghi indicati, senza 
negare peraltro che alcun' altra volta per economia di spazio si potesse 
anche tacere il nome délia moglie, come abbiamo veduto essersi fatto 
nella lapide Gruleriana e nel tosto di Sparziano, chenominano soltanto 
il tempio dei Divo Pio. 

Lin. ;i 

TERIS-lMP-ANTONlNI-PlI-FELI 

Su II esemj)io délia cooptazione, che nella la vola XXll fecero gli Ar- 



FASTI SACERDOTALI. 409 

vali ex labella Jtitp. (Àiesaris Vespasicmi Aug. felicemente ha supplito il 

Melchion-i ex • ///TERIS • IMP • ANTONINI - Pli • FELIas • aw/r. Note 

sono le viceiide, cui ando soggetta la cooj^tazione dei sacerdoli rimante 

il governo lepubblicano. Da j)nma ciascuno del collefji rinipiazzo da 

se stesso i posti vacanti, finchè Cn. Doinizio Enobarbo tribuno délia 

plèbe nel 65 1 crpontificibus ollensior, quod alium ([uam se in patris sui 

rclociim cooptassent, jus sacerdotuni subrogandonini a collegiis ad po- 

ffpulum transtulit,ii siccome ci narra Suetonio^ e con esso Velleio^ e 

Cicérone l Silla nella sua dittatura abrogé questa leggeS clie da La- 

bieno tribuno anch'esso nel 691 lu ripristinata in l'avore dei comizi^ 

Ma da che la somma del potere venue nelle mani di un solo, le reli- 

giose elezioui s'involgono in dense ténèbre, ch' è assai difficile di dissi- 

pare, ed io sarei abbastanza soddisfatto, se mi riescisse soltanto di di- 

radarle. Fer quanto apparisce da un' epistola di Cicérone ^ la legge 

Giulia de sacerdoliis, di cui fu autore Giulio Cesare, conservé ai comizi 

questa prerogativa, ed essi la mantenneroaltresisotto Auguste, siccome 

ba diffusamente disputato il Noris^ Bensi per relazione di Dione^ lu 

concesso a questo principe nel 7-25 : kpécLs t£ a.v'cov xai invèp tov 

àpidfxov, oaovs âv dsl èdsXy'fcrri , TJSpooLipsïa-doLi 'cspoaxoLTS&lyjcroLino. La 

più parte degli eruditi ha ricavato di qui che la nomina dei sacerdoti 

fosse ceduta ad Augusto, ma io non vedo che dalle parole dello storico 

si possa ricavar altro se non che gli fu data la facoltà di ampliarne il 

numéro oltre Io stabilito per ogni collegio e di farne eleggere quanti 

voleva^ Il che più chiaramente apparisce da ciô che soggiunge : r Quod 

In Nerone, c. 11. «ai, qui, en eflet, semble exprimer que les 

Lib. II, c. XII. nominations se faisaient aussi régulièrement 

De lege agrar. II, c. \ii. par l'empereur. W. Hemze.\. — Sans doute, 

Ascon. in Divin, c. vu. à cette époque, à peu près comme pour les 

Dion. lib. XXXVII, c. xcvii. lois, le droit du sénat subsistait concurrem- 

Ad Brut. ep. V. ment avec celui des empereurs, et Ion com- 

Cemtaph. Pisan. p. 1 9 5. prend facilement qu'il l'exerçait surtout lors- 

Lib. LI, c. XX. qu'il s'agissait de conférer les sacerdoces soit 

[M. Mercklin, Die Cooptation j p. -20S, aux empereurs eux-mêmes, soit aux princes 

fait valoir contre cette explication la particule de leur famille. Th. Mommsen. ] 



410 FASTI SACERDOTALI. 

rfquidem ab eo receptum, deinceps in infinitum excrevit, ui iiiilii ne- 
rrqiiaquam opus sit amplius de numéro sacerdotum accurate commeii- 
frtari '. Il 

A mio parère la creazione dei sacerdoti fu tolta al popolo, quando 
furono aboliti i comizi, nei quali si eleggevano, il che avvenne sul priri- 
cipio deir impero di Tiberio, di ciii una délie prime cure rffuit ordi- 
fcnatio comitiorum, quam manu sua scriptam Divus Augustus relique- 
ff ratjii al dire di Velleio'-. Tacito^ ci fa sapere che per questa riforma 
cr e campo comitia ad patres translata sunt, ti e Dione * si estende a dar- 
cene più minute particolarità, dalle quali apprendiamo che l'impera- 
tore, essendosi riserbata la nomina dei consoli, fcex ceterorum magi- 
ffstratuum candidatis, quot vellet, electos solebat in senatum mittere 
fralios ei commendans, qui tune omnium suffragia auferebant, alios 
ffSulTi'agiis, comparationi et sorti permittens^. vi Non puô dubitarsi 
P. 27/1. che i sacerdoti corressero la stessa sorte dei minori magistrati, di- 
mostrandolo poco dopo la nuova maniera délia loro creazione, che 
nel 775 incontriamo presso Tacito*^ : crPaucis post diebus Caesar 
fcauctor senatui fuit Vitellio atque Veranio et Servaeo sacerdotia tri- 
er buendi. n 

Il senato adunque per questa costituzione di Tiberio essendo suben- 
trato nei diritti che avevano i comizi, sai'à spiegato come poscia pren- 
desse parte nell' elezioni sacerdotali, e come si trovi che alcune si 
dicono espressamente seguite EX-S'C. Vedesi infatli dall' esempio 
allegato, che gl' imperatori usarono da prima la formalità di far eleg- 
gere dai senatori le persone da loro proposte, formalità peraltro da 
cui ben presto si dispensarono. Imperocchè poco dopo l'autorità dei 
senato non vedesi pii^i invocata, se non per le aggregazioni degl' impe- 

' [Ôirep TSOD s| sHsivov 'srapaZoOèv es '' [Twi» §è Sr) ràs àAAas àpp^à? atroi/vTwr 

dôpialov èTri]ii^-)jOîj , écris (xrjlèv éri ^pfjvce.i è^eXéysTO Ôaovs ijOzXe , nai a<pa5 es to cniv- 

[xe 'usepl Toii TsXtjdovs aOràJv dKpiSoXoyetcr- éhpiov èaé-Ksixue , tous fxèv cTWialàs ai/TW , 

dai.] oïirep iino Tsàvioiv tjpowTO , tovs hè stt/ ts 

* Lib. II, c. cxxiv. Zma.iwfxaai Kai èiri ù(xoXoyla. tco rs nk^pw 
' Annal, lib. I, c. xv. -croioûfxevos. ] 

* Lib. LVIII. c. \x. ' Annal, lib. III. <•. mx. 



FASTI SACEIiDOTALI. à\\ 

raioii di itilii dolla casa impériale, mentre quelle dei privali non 
dipendono più clie dai codicilli del principe. Dione ci dice che gli 
Augusti rr omnibus sacerdotiis inaugurati sunt, ac alios plerosque in 
ffsacerdotum collegia adsciscunl ',ti ma non c insegna quando si arro- 
gassero questo diritto. Ma o fosse lo stesso Tiberio, cbe più tardi se lo 
appropriasse, o vero il successore Caligola, dopoessersi pentito di aver 
reso al popolo i comizi, certo è che ai lempi di Claudio già n'erano in 
possesso, avendosi il suo biglietto di nomina per un Arvab; nella ta- 
vola XII. Egualmente osserviamo nel citato regislro degli augui'i che la 
cooptazione di Nerone ancor Cesare fu decrelata EX-S'C, formola 
che poi si tace in quella di Rutilio Gallico e degli allri privali che si 
ricordano in appresso. Di Oltone ci dice Tacito^: rr Ponlificatus augu- 
re ratusque honoratis jam senibus cumuluni dignitatis addidit, et recens 
crab exilio reversos nobiles adolescentulos avilis et paternis sacei-doliis 
crin solatium recoluit. ii Per confessione, corne si è detto, dell' altra 
tavola Arvale XXII, Salvio Libérale fu ammesso in quel collegio nell' 
83 1 ex labella dell'imperatore Vespasiano : e Plinio giuniore in un' 
epistola^ richiede direttamente a Traiano la dignità di augure o di set- P. 
temviro. Il pej'chè 1' uso di nominare i sacerdoti con rescritto del prin- 
cipe rimontando fino ai primi tempi dell' impero, io non so acquietarmi 
dair altra parte all'opinione di eoloro che ne hanno fatto autore Ales- 
sandro Severo, in virtù del passo di Lampridio* : rr Pontificatus et quin- 
rrdecimviratus et auguratus codicillares fecit, ita ut in senatu alle- 
rrgerentur. Ti Parmi piutlosto doversi intendere che Alessandro fece 
ammettere nel senato chi per sovrano favore era stato insignito di uno 
di quei sacerdozi^ e sarebbe veramente questa una novità, perché 

[Ev -crao-ajs xars isp^awais ispôotrd'xt sage, croyant qu'il signifie que désormais 

HCii 'apotréTi xal toîs iX).oi> ràs zrXsiovs les nominations devaient se faire exclusive- 

(T(^rX^v hihôvy.i.\ Lib. LUI, c. xvu. ment par iempereur dans le sénat, tandis 

Hist. Jib. 1, c. Lxxvii. que M. Mercklin. Die Coopt. p. i56, en de'- 

Lib. X , epist. xv. duit que iempereur faisait encore conOrmer 

lu Alex. c. xLix. ses nominations par le sénat. W. Henzex.] 

[ M. Marquardt . Romische A Uerth. II , 3 , — Les manuscrits ayant allegarenhir et non 

p. 208 , n. 887, explique autrement ce pas- pas allegerenlur, il est évident que toutes ces 



/il2 FASTI SACERDOTALI. 

prima le dignité religiose non concedevano per se stesse alcun diritto 
al lato clavo\ benchè per 1' ordinario non si conferissero se non che a 
persone che n' erano già rivestite. Infatti puô osservarsi clie dopo quel 
tempo non s' incontra forse nelle lapidi alcuno di quei sacerdoti che 
non sia accompagnato dal titolo senatorio vir clarissimus^. Ne risulta 
adunque da tutto cio esser conforme alla pratica di questi tempi, che 
l'unico privato délia cui aggregazione si fa cenno nel nostro marmo, 
r abbia ottenuta in grazia di un rescritto dell' imperatore Caracalla. 

Lin. k. 

. . .SV- F -L'EGNATIVS- VICTOR- LOLI 



Il march. Melchiorri ha interpretato SVFfectus nei tre primi carat- 
teri di questa riga, il che gli ha l'atto lusinghevole invito a premettere 
consul nella parte perduta, supponendo che L. Egnazio Vittore fosse 
console surrogato, allorchè fu ammesso tra i nostri sodali. Ma tre ra- 
gioni tutte fortissime mi allontanano dal di lui pensamento. Confesso 
non esser nuovo, che ai sacerdoti, i quali attualmente occupavano il 
consolato, se ne attribuisse il titolo negli atti del loro collegio, onde 
T • HOENI • SEVERI • COS e m. petKONl • SEPTIMIANI • COS 
P. 276, leggiamo nel cilato rcgistro del Marhii^. Parimenti t. sextiiiS ' A¥K\- 
CANVS-COS incontrasi nella tavola Arvale XÏV, che ho riscon- 
trata nei magazzini del Museo Vaticano, la quale, quantunque ora mu- 
tila anche dalla parte destra, pure mi ha fatto vedere esser falso il 
sospetto dello stesso Marini^, che non avendola potuto osservare, credè 
che quel COS dovesse unirsi alla linea seguente. Ma ben sarebbe sin- 



hypothèses sont fausses et qu'Alexandre ne ' [Voyez cependant Tite-Live,lib. XXVII, 

lit autre chose que de décider qu'à l'avenir c. vni. Tu. Mommsen.] 

loutes les nominations aux sacerdoces faites ^ Grut. p. 27, 9 e 6 ; p. 98, 1; p. 1 9-< , 

par l'empereur seraient communiquées au 3; Marini, Iscr. Alh. p. 1/1, etc. 

sénat. Adkfrare est le terme technique pour ^ Fr. Arval. p. 166 e 167. 

Ho/?y?er, faire faire le protocole ;voy. Dirksen, '' Ilnd. p. 97. 

Manualc, s. v. Tu. Mommsen.] 



FASTI SACERDOTALI. ^13 

golare o novissimo, clie (jucsta qualifica si premcttesse al nome cIcHa 
persona, qaando in ogni alLio nionnmento epigrafico coslantemente 
gli succède. Egualmente inaudita sui iiianni sinceri è 1' addizione dell' 
altia ])arola suff'eclus alla ])]iiiia consul. In (jualunque tempo dellanno 
assumessci'O i fasci quei magislrati, per molti secoli si chiamarono tutti 
indistintamentc consiiks senz' altro aggiunto; ma poichè nel progresso 
si tennero più onorati coloro clie occupavano quella caiica aile calende 
di gennaro, questi bensi se ne vardarono dicendosi consides ordi- 
narii, senza pero che si applicasse agli altri alcun e[)iteto cIjc déno- 
tasse inferiorità. Su di che è décisive l'esempio della Muratoriana', 
la quale nomina tanto i consoli ordinari, quanto i suriogali. Fi- 
nalmenle il supplimento SVFfcclus viene escluso da una ragione di 
fatto, ed è che nel marmo 1' V è diviso con un punto dal F, il che 
dimostra apertamente che quelle due lettere spettano a due parole 
diverse. 

Tutt' altra cosa dovendo aduncjue cercarsi sul principio di questa 
linea, io proporrei di trovarvi piuttosto un cenno del consentimento 
che prestarono gli altri sodali a ricevere nel loro collegio Egnazio Yit- 
tore , leggendo seguitamente ex • liUeris • ùnp ' antonini'pn 'felicis ' aug • et • 
ex'consenSV 'Fralnmi. La formola è solenne, ne aliéna da simili casi. 
EX • PERMISSV- CONSVLIS • ET • EX • CONSENSV- SENATVS 
osservasi nelia IV tavola Arvale, DECuriomim • DEC re(o- ET • CON- 
SENSV -PLEBIS nel Marini^, CONSENSV- ORDINIS nel Mura- 
tori^, EX • CONSENSV- ET • POSTVLATIONE - POPVLI nel 
Grutero*, e senza andar per le lunghe basti la fréquente medaglia di P. .277. 
Augusto ' coir epigrafe CONSENSV - SENAT • ET - EQj ORDIN • 
P-QjR. Parimenti non è insolito che gli ascritti ad un medesimo 
corpo si chiamassero fratelli, senza poi diie che ci sono onninamente 
oscuri i costumi e le leggi di questi sodali, onde non si ha alcun ar- 
gomento da opporre alla supposta loro fratellanza, che di qui appari- 

' Pag. 572, 1. [Orelli, ASyo; Henzen, ^ Pag. A87, 3. 

Supplem. p. ^73.] * Pag. 686, 2. 

' Fr. Arval p. 399. ' Eckhel, D. N. V. tom. VI. p. 126. 



4U FASTI SACERDOTALI. 

lebbe per la prima volta ^ Iiitanto L. Tettio Ermete chiama fratres caris- 
simos et collegas certi ignoti sacerdoti nel Muratori^; Domizio Seconde 
nel Fabretti ^ offre non so quale riparazione fralribiis suis nel collegio 
dei Velabrensi; Valerio Grescenzione padre di tutti gli Dei, ed Aurelio 
Esuperanzio sacerdote di Sdvano, dedicano un' ara cumfratribus et so- 
roribiis presso il Grutero*, ed abbiamo poi una lettera di Velio Fido a 
Giuvenzio Gelso, ch'era promaestro di uno dei più nobili sodalizi di 
Roma, nella quale ora lo dke f rater, ora collega^. Del resto, tre cose 
generalmente si richiedevano per l' elezione dei sacerdoti ^ la nomina 
cioè, la cooptazione e l' inaugurazione, la prima délie cjuali abbiamo 
già veduto fatta dall'imperatore; spettando la seconda al collegio, la 
terza al maestro, o a cbi altro era il capo dell'adunanza. 

Ai tempi di Augusto scorgiamo nella tavola I, che gli Arvali proce- 
devano alla cooptazione per via di suffragi, per tabellas cooptarunt, ma 
l>. 278. poicbè la nomina fu devoluta agi' imperatori, è ben naturale che non 
si osasse più di sottomettere a scrutinio l'esecuzione délia loro volontà. 
Tuttavolta non vi è cosa improbabile in credere che, per formalité al- 
meno, si continuasse a richiedere ai confratri il loro cons.enso, corne 
abbiamo veduto che anche pei magistrati candidati dei principe segui- 
tava a richiedersi quello dei senato. Infatti nella tavola XXII, in cui 
si ha un'altra cooptazione dei tempi dell' imperatore Vespasiano, non 
si muove più parola délie tabelle, ma perô dicesi fatta adstantibus fra- 
iribus ArvaUbus, ove il cenno délia loro presenza puô bene equivalere 
a quello dei consenso, che suppongo indicato nella nostra iscrizione. 

' [Je no crois pas qu'on trouve un exemple "^ Pag. 1-26, 1. 

du niol/mïres pour désigner les membres des ' Inscr. dom. p. 16/1, n. t^gy. [Orelli, 

grands collèges. Les Arvales ne font exception n. 1 /i85. ] 

que parce que, suivant la Iradition, leur col- *' Pag. 21, 3. [Orelli, n. 1288, daprès 

lége avait été constitué, dans l'origine, par Boni (cl. I, n. 1), lequel a lu plus exacte- 

ies douze (ils d'Acca Larentia. Pour moi , je ment V AL-CRESCENTINVS • P ATRl • 

lis : omnium -cotisenSVFactus, en suppri- DEORVM • OMNIVM ; voy. Hcnzen. 

mant à la fin cooptntus, de sorte qu'il s'agi- Suppl. Orell. Indices, p. 62. L. Renier.] 
rait d'une nomination faite par le sénat au ^ Murât, p. 672, 1. [Orelli, n. /iSyc] 

nom de l'empereur. Tu. Mommsen. | " Veggasi il Marini, Fr. Arval. p. \h. 



FASTI SACERDOTALI. âl5 

E cio basti intorno al présente listauro, ciie non intendo di spitigere 
oltre i confini di una sempiice congettui-a. 

Più sicuro è qiiello del restante délia jijra L -EGNATIVS • VIC- 
TOR- LOLLM7m.s--coo]?toiw.s, apparendo inanifesto che il nuovo sodale 
sia quello stesso L. Egnazio Vittore Lolliano, a cui i cittadini di Platea 
ollersero la seguente lapide, veduta a Teb(^ da Ciriaco Anconitano^ c 
l'iprodotta dal Muratori'^ : 

ATAOHTYXH 

TONAANnPOTATONYnATIKON 

. EnANOPOQTHNAXAM AZ 

AErNATIONBlKTOPAAOAAIANON 

TONArNONKAlAlKAION 

nAPATQEAEYOEPIQAIIKAI 

THOMONOIATQNEAAHNQNnAATAlEQN 

nOAISTONEAYTHZEYEPrETHN 

E non esito ad attribuire al medesimo anche questi altri tre marrni 
deir Asia Minore, ch'io debbo alla cortesia del defunto amico Akerblad 
di chiarissima ricordanza, il quale voile spogliare le ricche sue schede 
per farmi parte di tutto cio che contenevano risguardante i magistrali 
Romani. Non debbo perô tacere che la copia sottoposta del primo di 
loro non è che un brano di una più lunga iscrizione, ch'egli omise di 
trascrivermi per intero, nuH'altro comprendendo ch' intéressasse il mio 
scopo. 

A Tiatira^. P. 279. 

THCEnirPATHC 

ANTirPATONE 

TEOHEICTOAPXE! 

ONANOYETNATIQ 

AOAAIANQMAnEA 

AAlOYAYnO etc. 

' Pag. XXXIV, n. aaS. ^ [^'oy- Corpus inscripùonmn Graecarum , 

* Pag. 555, 1. \^Corj). inscr. Gr. n. 1626. n. 35i6.J 
Cf. tom. II,p. 8U.] 



^16 FASTI SACERDOTALI. 



A Tiatira^ 

KM TOIC EKACTOY AYTQN TEKNOIC THN AE THN KAMAPAN OC AAN ETEPON 
EnENBAAH TQ OEIQ OIKQ TOY CEBACTOY YnEYGINOC ECTQ ATTH 

Al APXEIQN ANGY AOAAIANQ TO B M AVANAIOY K CMAP 

THN AE nPO THC KAMAPAC HYANEIAA TOIC 

A Didime^. 

ANOY EK TIAOAQPIAZ TOY ZEB EHI AN 

OYnATOY TO B ETNATIOY 

TOY AANHPOTATOY YHATIKOY lOYNIOY KYINT 

La mancanza del nome nella seconda di queste lapidi potrebbe iar 
dubitare, s'ella spetti al nostro Lolliano, o più tosto a Q. Hedio Rufo 
LoHiano Genziano, che fu anch' egli proconsole d'Asia, siccome appa- 
risce da un' iscrizione Gruteriana^, e che si memora eziandio in un 
frammento di Smirne recato dal Pococke* e dall' Hesseîio^, se non che 
il second' anno del suo proconsolato molto meglio si addice ad Egnazio, 
cui anche la terza di loro ci attesta essere stata prorogata la provincia , 
di quello che a Genziano, pel quale non ne abbianio alcun fondamento. 
P. 802. Ed anzi puô sospettarsi che gli fosse confermata anche pel terz' anno , a 
lui richiamando una colonna di Alessandria nella Troade, che avrà in 
ultimo probabdmente servito da ceppo niigliare, fattaci conoscere dal 
Barker Webb°. Ci si dice, ch'ella era ornata di tre epigrafi, la prima 
in greco non più leggiblle, l'altre due in latino, corne siegue, in una 

' [^oy. Corpus inscripùonum Gruccarum, '' Inscr. ant. p. tiG. 1. 

II. 3517.J ^ Praef. ad Gud. appencl. j). Ao. X\. •;!, 

[ Voy. Corpus inscriplionum Craecarum, [Voy. Corp. inscr. Gr. n. 317;). | 
n. 9870.J '' Osscrvazioni suW agro Troiano, iiolla 

' Pag. /117. 5. Bibliot. iluliana , 1821, vol. XXIII. 



FASTI SACERDOTAL!. à\l 

clelle quali è assai verisimile che queU'inaudito TOLLIANO dovesst' 
leggersl LOLLIANO : 

TOLLIANO /L • CONSTANTI VS 

ili-PROCOS MAXIMIANVS 

Non è iiisolito inlatli di liovaie sui sassi inigliari iscrizioiii di diveisi 
tempi, ne puô questa attribuirsi a Lolliano Mavorzio contemporaneo 
dell'imperatore Costaiizo e console ne! 355, essendo che un suo titolo 
onorario^ ci la sapere ch'egli non fu proconsole dell'Asia, ma si bene 
deir Africa. 

Il march. Melchiorrl ha poi aggiudicato al nostro sodale una base- 
in oggi segata in due parti, esistente non già Taurini, o sia a Belgrado, 
ma nelia cattedrale di Giavarino in Ungheria, secondo che apprendesi 
dallo Schoenwisner^ : 

Da un hUo : Dali' allro : 

VICTORIAE DEDICANTE 

AVGG-NN EGNATIO 

ET- LEO -I VICTORE 

ADI-P-F LEG-AVGG 

ANTONINIANAE PR-PR 

P-MARCIVS'P-F ET-CL 

SEXTIANVS PISONE 

EPHESO LEGATO LEG 

P-P-D-D V-IDVS-IVNIAS 

APRO-ET-MAXIMO 

cos 

Abbraccio volentieri la sua opinione , non tanto per 1' esatta corrispon- p. a8i. 
denza dei tempi, quanto perché questo legato, giusta ciô che saro per 
dire in appresso, apparisce un consolare, quale le due lapidi di Tebe 
e di Didime ci asseriscono essere stato Egnazio Lolliano. Ne mi trat- 
tiene la diversa predilezione dellappellativo, avendo osservato piii 
volte in altri nobili Greci dei tempi imperiali provveduti di doppio 
cognome, che nei monumenti délia loro nazione prescelgono di usare 

' Mural, p. 70'j , -j. — ^ Grut. p. 106. 3. — ^ Itei- Pannon. p. -Jiô. 

m. 53 



p. 282. 



àiS FASTl SACERDOTALI. 

quello, per cui erano piCi conosciuti nel proprio paese, e al conliario 
nelle lapidi latine adoperano l'altro, con cui erano probabilmeiite re- 
gistrati nel censo rornano. Mi trarrei troppo in liingo, se volessi ad- 
durre i fondamenti, siii quali appoggio quest'osservazione^ bastandomi 
di qui citare l'esempio del célèbre Erode Attico, al quale si attribuisce 
soltanto la seconda denominazione nelle epigrafi latine -, e che vice 
versa non usa se non che la prima nelle iscrizioni grecbe^. 

Ad un alti'o Lolliano, che porta tutti quattro i medesimi nomi dell' 
Antoniniano, fu dali'Areopago dedicata in Atene un'iscrizione riportata 
pel primo dallo Spon*, ma l'esservi chiamato TQ.N AONN^ÎN TON 
PHTOPA fece aggiudicarla al sofista Lolliano, che fiori circa i tempi 
deir imperatore Adriano, e di cui ci ha lasciato la vita Filostrato^c Lna 
taie opinione è stata suggellata dall' autorità del dottissimo cav. Boeckh 
neir insigne sua raccolta délie iscrizioni greche^, il quale, mosso dall' 
identité dei nomi, giudici che allô stesso sofista appartenesse anche 
l'altra iscrizione dei Plateesi che ho ricopiata di sopra, quantunque 
non sappia, se,allorchè gli sarà toccato di ragionare di lei, abbia per- 
sistito nel medesimo sentimento, non essendo ancor giunta fino a noi 
la continuazione di quel suo egregio lavoro ''. Spero perô ch' egli sarà 
per cambiare d'avviso, allorchè avrà conoscenza dell'altro omonimo 
proveniente dal nostro frammento, il quale non pnô certamente con- 
fondersi con quelF oratore, essendogli posteriore di più di un mezzo 
secolo d'età. Infatti la dignité consolare che il marmo di Platea gli at- 
tribuisce, quanto bene si addice a chi era ascritto ad un illustre soda- 



' [Borghesi a parlé de nouveau de cet 
usage dans sa dissertation intitulée : Dichia- 
razione d' una lapida Grulcriana, p. 38 ol 
suiv. W. Henzen.] 

' Murât, p. 372, 6; Grut. p. 3oi; Ma- 
rini, Fr. Arval. p. 82/1. 

^ Grut. p. 27, 1, et p. Sifi, 1; Fabretti, 
liiscr. dom. p. /j 1 3 , n. 355 ; Walpole , Metn. 
p. 3(); Mann. Oxon. a[)|)eMd. n. clwxii. 



'' Vil. sophist. lib. 1, c. xxni. 

" Corp. inscr. Gr. n. 877. 

' [M. lioeckli a, en effet, niainleiui son 
opinion dans le Corpus inscriplionnm Grae- 
carum, n. 1609; mais il l'a modifiée en 
partie au tome II, p. 8/1/1 du môme ou- 
vrage. Voyez d'ailleurs les nouvelles obser- 
vations de Borghesi, dans la dissertation de 
M. Gervasio sur l'inscription de Mavortins 
Lollianus, p. 18. VV. lb;Nzi:\.] 



FASTI SACEHDOTAIJ. àVJ 

lizio (il lloiiia, (:li(3 assni probabilmeriLe non concedevasi che a uomini 
chiarissimi, altreltanto sembra doversi negare a quel sofista pel silen- 
zio del suo biogralo, il (|uale sarebbe inescusabile di a ver taciuto del 
primo onore, cb(; in quel Leinpo potesse conseguire un pjivato, dopo 
aver creduto degno di ricordanza ch'cgli era slato prefetto dell' annona 
in Atene. A mio parère il più antico Lolliano i'u con molta verosimi- 
glianza il padre del seconde, ed avrà profittato del lavore procaccia- 
togli dalla lama délia sua eloquenza per apriie al figlio la carriera délie 
magistrature. Data per vera la congettura, con cui se gli è aggiudicata 
la lapide di Giavarino, quest'ultimo sarebbe stato legato propretore 
délia Pannonia inferiore nel 960, e quindi innanzi ([uellanno console 
suffetto, non venendo memorato nei lasti. Gonciossiachè già si sa per 
altri riscontri che l'una e l'altra Pannonia erano provincie consolari, 
e in quest' età se ne ha poi la positiva testimonianza di Dione', il quale 
rimprovera l'imperatore Macrino di aver opeiato contro il costume dei 
maggiori, per aver data quella legazione a Marcio Agrippa, uomo pre- 
torio che non aveva efïettivamente amministrati i fasci, ed a cui sol- 
tanto erano stati concessi gli ornamenti consolari. Laonde siarà bene 
che sei anni appresso, cioè dopo essere stato console e legato, fosse 
LoUiano insignito del sacerdozio, sapendosi che anche Plinio nol con- 
segui se non qualche anno post fasces depositos; e starà egualmente bene 
che jure sortilmiis ricevesse poscia il proconsolato delF Asia, ch'era una p. 9M. 
legittima conseguenza dell' ottenuto consolato. Ne metterei poi diffi- 
coltà che fra i suoi discendenti si avessero a notaie Q. Flavio Mesio 
Egnazio Lolliano Mavorzio console ordinario nel 1 108, e il di lui figho 
Q. Flavio Mesio Cornelio Egnazio Severo Lolliano Mavorzio ricordato 
in una lapide del Muratori ^. 

Lin. 5. 

... 10 • FELICE • AVG • ET • OCLATINIO . . . 

Si passa con questa linea alla seconda cooptazione, mercè la quale 

' Lib. LXXVIIl. c. xiw. — ' Pag. 702. 3. 

r)3. 



A20 FASTI SACERDOTALI. 

fil ascritto al coHegio l' imperatore Elagabalo, e seconde l'eseiiipio délia 
prima si comincia dalla data del consolato, che con tutta sicurezza si 
dovrà ristaurare : 

imp ■ atilotiiiio -pIO • FELICE • AVG • ET • OCLATINIO • advenlo • cos 

Dopo le moite cose che se ne sono scritte specialmente dal Noris ' e 
dal Marini^, nulF altro più resta se non che di portare una piccola 
emenda al gentilizio del secondo console. Giustamente erasi conosciuto 
che Tintera sua denominazione veniva somniinistrata da una lapide 
del Fabretti^, che parla di alcuni solda ti Qui ' Militaverunt ' Caio ■ 
OCLATINO-ADVENTO-COS, ma non si era badato, che nel 
primo N doveva avvertirsi un nesso di due lettere, che non è il solo in 
quella pietra. Il nostro frammento ci mostra che colui chiamossi Ocla- 
tinio, e non Oclatino, corne si è scritto finora, il che ha poi confermato 
il march. Melchiorri collazionando nel Museo Vaticano un' iscrizione 
Muratoriana\ in cui pure ha trovato OCLATINIO -ADVENTO, 
onde acquisterà maggior fede il Gudio ^, che cosi lesse anche in una 
del Doni*^. Non è dunque quel nome un patronimico, o un derivativo 
!8-'i. dalla gente Oclazia, come mostrô di credere il Marini, ma bensi un 
vero gentilizio, del quale non dovrà far meraviglia se non si è incon- 
trato altro esempio, sapendosi che Advento non fu nella sua origine 
se non che un semplice gregario, quantunque poscia giungesse ad 
essere prefetto del pretorio, console e prefetto di Roma^ 

Lin. 6. 
. . .X-PR-lD-IVL-IN- AEDE-DlVI-PlI. . . . 

11 numéro X, che si è salvato, annuncia abbastanza che sul prin- 
cipio notavasi l'anno Capitolino del consolato di Oclalinio, ed ho già 

' Eptst. cous. ' [ Une inscription trouvée en Angleterre 

Fr. Arval. p. 5-^5 e 6/19. peut l'aire sup])oser, avec une grande proba- 

Inscr. dom. p. 389, n. 5ii. hilité, qu'il avait été procurateur de la l>re- 

Pag. 354, 9. [Orelli, n. ^)hï^.\ tagne au commencement de sa carrière. Voy. 

Pag. 3 1,5. le Rhcin. Muséum, nouvelle série, t. XII. 

' CI. [, n. 39. p. 80, et t. XIV, p. 3Gi. E. HiJBNER. | 



FASTI SACERDOTALI. A21 

parlalo iiella liiiea 2 di cio clie marica sulla fine; onde saià cliiaio T iii- 
tero ristauj'o 

ay • /• • c ■ (hrchvX- PR- ID • I VL • I N • AEDE • DI VI -Fll-er dime •jamlmae 

Il giorno poi \k di luolio conferma quanto ho enunciato di sopra, 
cioè, che le date di ([uesta tavola non sono di alcun sussidio per deter- 
minare, quanto tempo restassero iii carica i consoli rispettivi. Ricavasi 
da Dione\ che i niagistrati ordinari di quest'anno furono l' imperatore 
Macrino ed Advento, ed altrettanto apparisce dalla sovracitata Murato- 
riana^ dedicata PR- ID • M ART, nella quale il nome di Macrino è cas- 
sato, ma non in modo che non possa leggersi, come ho verificato da 
me medesimo. Ora è certo che quell' imperatore non tardô molto ad ab- 
handonare il seggio consolare, attestando lo stesso Dione^ che quando 
giunsero le lettere, con cui egli dalla Siria annunziava la sollevazione di 
Elagabalo incominciata ai 1 6 di maggio, ambedue i consoli erano presenti 
in senato, dal che si fa manitesto, che alcun altro era succeduto nel suo 
posto. Ne colui che occupavalo ne fu espulso dallo stesso Elagabalo per 
subentrargli, quando poco dopo la vittoria riportata sul rivale agli 8 di 
giugno, gli prese la fantasia , contro ogni esempio, di sostituire nei fasti il 
proprio nome in luogo di quello di Macrino, notando espressamente il me- p. 285. 
desimo storico, che quello fu un consolato di puro titolo, w quem neque a 
ff nobis acceperat, neque unquam attigit, gestiis enim jam erat*. -n È dun- 
que di fatto, che ai 1 A di luglio Elagabalo non era uno dei consoli attuali; 
ed intanto il suo nome dovette notarsi su questa pietra, perché giusta i 
suoi ordini cosi doveva scriversi la magistratura eponima di quell' anno. 

Lin. 7 e 8. 

. . .VS^^B^PIVS- FELIX -AVG- .... 
. . .OS-EX-S-C-COOPTATVS 

Un imperatore régnante alla meta di luglio nell' anno, in cui fii 

Lih. LXXVIII, c. XMi. '' [Mî;Te ^(^siporovndeis èir' aOT>;v fJ-iJTS 

Pag. 35/1, -2. èXù}5 èÇ'OLlJ/âp.SVOS Ol.VTyj5,TSpohl-)jvV(Tlojàfi.\ 

' Lib. LXXVIII, c. XXXI. Lib. LXXIX, c. viii. 



p. 28fi. 



h11 FASTI SACERDOTALI. 

console Oclatinio Advento, non puô essere altri che Elagaljalo, ed in- 
fatti lio scandagiiato che la parola ANTONINVS confronta esalta- 
mente colio spazio cancellato nel marnio, e che di più corrispondono 
eziandio le reliquie supersliti di alcune lettere. Lampridio per ben tre 
volte ci ripete il motivo di questa abrasione, scrivendo nella Vita di 
queir Augiisto \ che dopo la sua uccisione rmomen ejus, id est Anto- 
rrnini, erasuni est senatu jubente,-)^ e di nuovo^ : cclta odibilis, ut no- 
ce men ejus senatus eraserit,^^ e in quella di Alessandro^ : rrAntonini 
crnomen ex annalibus senatus auctoritate erasum est. n E di un tal se- 
natorio decreto vedianio ancora gli effetti non solo nella nostra tavola 
e neir iscrizione già citata del Gudio ^, ma altresi in un frammento del 
Fabretti^ in lapidi riferite dal Muratori*^, dal Donati"', dal Sanclemente^ 
dal \isconti^ e in altre ancora. 

Gontemporaneamente ail' elezione, che si fece di costui fra i nostri 
sodali, fu pure ricevuto fra gli Arvali per referto délia tavola XLI, la 
quale ci dice : FRATR • ARVAL • CONVENER • AD • COOP- 
TAND-lMP-CAES-M-AVRELLIVM-ANtomWm>wm-/e/-AVG- 
P-M-TR-POT-COS-P-P-PROCOS. Abbiamo clunque qui tutti 
i titoli, che in quel tempo si diedero al nuovo Augusto, o che piuttosto 
si usurpô da se stesso senza aspettare che gli fossero conferiti dal se- 
nato, secondo che afferma Dione'°; il perché dietro una scorta cosi 
sicura suppliremo noi pure in queste due linee : 

imp'caes'm'aurelliVS ' antoninus'FlYS • ¥EL\X- AW G'p'm'tnb'pot'cos-p'p- 
procOS • EX • S • C • COOPTAT VS 

Havvi perô imbroglio certamente nell' atto di aggregazione oll'ertoci 
dalla tavola Arvale sopraccitata, imperocchè si premette da prima senz' 
altro preambolo la formola délia cooptazione : indi si narra, come e 



' (Jaj). wii. 




^ Caj). jiMii. 




' Cap. I. 




' PafT. .3i. 5. 




Imcr. dom. j) 


. 'ujli. II. 188 



Vag. 111/1. /j , e |). ■^ 1 G , 8 , 
Pap;. /j6/i, 5 e 0. 
De rnlg. ucrac cmend. j). 1 ^1 1 
Monuin. Guhin. p. t^oy. 
Lib. lAXlX.c, 11. 



FASTI SACERDOTALl. fiT^ 

quali Arvali lo cooptarono sotlo il portico d('\ lenipio délia Goncordia, 
senza aiilepopre al solilo la dala de! latio, la quale iiivece sussegue : e 
in fine si espone, corne nella cella di Giunone nel (^arnpidoglio i Ira- 
telli fecero voli per la sainte del loi-o impériale collega, omettendo 
qui viceversa Y ordinaria indicazione di (oloro che intervennero a 
questi voli. Nasce il dnhhio peitanto, se un laie racconto spelli ad un 
giorno solo o a due giorni diversi. Del seconde avviso lu il Marin i , mosso 
dalla difTerenza del luogo, in cni vedesi adunato il collegio, mentre io 
al conlrario inchino piultoslo al primo, sembrandomi che, se fossero 
due alti dislinti, sarebbesi secondo lo slile di ([uelle lavole ripetuta 
ambedue le voile la memoria degT intervenicnti e la data. Parmi inlatli 
naturalissimo, che gli Arvali, dopo aver proceduto ail' aggregazione 
nel tenqiio délia Goncordia , facessero il brève tragitto di salire in Gampi- 
doglio pel concepimento dei voti, essendo da osservarsi che la cella di 
Giunone Regina era per loro il luogo solenne di una taie iunzione, 
corne ci mostrano le tavole XXXVIII, XLVI, XLIV due volte, e forse 
anche la XL. Il ricevimento adunque di questo principe nei due collegi 
sartà seguito nello stesso di, che nella tavola Arvale notasi IMP-AN- 
TONmo-AVG-E^aDVENTO-co.r FR-ID-IVL, e quindi précédente 
di poco sarà stata la convocazione del senato memorata da Dione\ nella iv :'.H7. 
quale fu riconoscinto imperatore, e incui furono recitate le sue prime 
lettere scritle dopo aver superato in battaglia Macrino agli 8 di giugno. 
Nella quai adunanza si sarà fatto d senatusconsulto mentovalo nella Mil 
riga, il che essendo, avremo il vantaggio di sapere, quando Pioma in- 
cominciô ad obbedire ad Elagabalo, giacchè i trentasei giorni interposti 
fra gli 8 di giugno e i i û di luglio somministrano poco piià dello spazio 
necessario , perché da Antiochia délia Siria potesse giungervi la nolizia 
délia sua vittoria, e di piii quella dell' uccisione delP antecessore avve- 
nuta alquanto più tardi nella Gappadocia.Oltre di che ne avremo ezian- 
dio una sicurezza délia cura che mettevasi in quest' età di non perder 
tempo neir ascrivere gi'imperatori a tutti i sacei'dozi, appena ch'erano 

' Lib. LXXIX, c. II. 



Zi2A FASTI SACERDOTALI. 

saliti al trouo, veggendosi due sodalizi affatto segregati ira loro procc;- 

dere a quest' atto nel giorno medesimo '. 

Lin. 9. 

...OS-A-P'RC-DCCCCLXXIII-VI-ID-IVLIN'A... 

La miitazione dei carattere ci fa avvertili che incomiucia uiia miova 
cooptazioiie, la quale occupa minore spazio dell'altre, ristringendosi in 
tre linee. Non cade contesa che le due lettere . . . OS. premesse ail' epoca 
délia fondazione di Roma, siano l'avanzo del consolato, corn' è egual- 
mente évidente che questa volta dev' essere stato espresso piia compen- 
diosamente coi soli cognomi, non ammettendo la parte perduta più di 
due parole. E quantunque ordinariamente nei fasti sacerdotali i con- 
soli siano descritti con tutti i loro nomi, non è perô ad essi alfatto sco- 
nosciuta 1' altra maniera , perché LATERANO ■ ET • RVFINO leggesi 
nella tavola del Grutero-, Antonino AVG • III • ET • COMAZonte ii nel 
Irammento del Fahretti^, e SATVRNINO • ET • GALLO nell'altro dei 
(88. sodali di Giove Propugnatore. V anno adunque di Ronia DCCCGLXXIII 
ci farà sicuri del ristauro çjrato et seleuco cOS, si perché abbiamo ve- 
duto fmora che la nostra tavola segue 1' era Capitolina, corne perché, 
se quest' anno volesse credersi Varroniano, converrebbe supplire, corne 
sopra^ Anlonino Aug. Illet Comazonte II, e tutto ciô eccederebbe di troppo 
la laguna da riempirsi. 

E da gran tempo che per questi consoli sono in sollecitudine gli eru- 
diti. Grato et Seleuco scrivono d' accordo gli antichi fasti, coi quali con- 
sentono la tavola Arvale XLII e un' iscrizione Germanica non troppo 
bene ricopiata dal Donati \ solo discostandosene i fasti di Teone, ossia 
i fasti Greci minori, i quali offrono invece 'Lœ^iviavos xcal SeXevxos. Ma 
questa discrepanza fu conciliata dal Pagi^, il quale si accorse che Grato 

' [Les nouveaux fragments de fastes sa- lui. Il est donc probable que toutes ces cooj)- 

cerdotaux retrouvas dans la basilique Julia lations se faisaient le ni/^me jour. W. IIi:nzeïv.| 
(Suppleni. OrelL n. 6008) ont di'inontrë que ^ Pag. 3oo. i . 

la cooptation d'Elagabale par le colli^ge qui ^ Inscr. dont. p. hv^h . n. iK8. 

tenait ses réunions dans le tenij)le de Jupiter ' Pag. AGg, f>. 

Prfrjniffitnfor fi'éliiii ïi\il(i é^ii\<im(;i\l prid. Id. ' Critica ad Barouitiin. 



FASTI SACERDOTALf. /i25 

(loveva aver avuto un altro cognoine, e lo provo coll' autorità di Ginlio 

Africano cilato cla Giorgio Sincello \ presso cui si leggc Kctff ov Ovî-à- 

Tsvov rpoLTOs 'LsvspioLvoç VMfxoLtwv xccl 'LéXsvTios. Generalmeiite si è 

creduto corrotto quel 'ï^svspioLvos du ernonclarsi "Laùviccvos- per concoi- 

dare con Tconc , bciicliè (jiuîsta seiiteiiza non soddisiacosse molto al 

Helando, il quaie niostro di prediligcre la lezione del Sincello, amrnel- 

tendo tuttavia che questo console potesse in latino essersi chiamato 

Servianus. Successivamente vennero alla luce due altri monumenti, 

uno membranaceo, l' altro marmoreo, i quali porsero motivo di nuova- 

menle disputare di questo consolato. Il marmoreo fu un' iscrizione di 

Laodicea , délia quale si hanno due lezioni , la prima del Pocockc '^ : 

YnAT^NOY... PIOrPATOY KAI . . . INI... OY ZEAEYKOY, 

i'altra del Ghandler* : YnATIlNOY... OYf • ATOY • K • lOY • ET 

. . .OY ZEAEYKOY. Il membranaceo poi fu l'indice consolare premesso 

al libro LXXIX del célèbre codice di Dione che fu già dell' Orsino, dal 

quale quell' erudito ricavô ...CTPATOC CABIANOC KAI M OABl- w ^^. 

TEAA CEAEYKOC, e che riveduto poscia da monsig. Falcone gli 

ofFerse nel nome del primo console B -T- C • FRATOC CABIAN. Im- 

prese il Marini^ a j)aragonare queste nuove scoperte, ma sgomentatu 

da tanta varietà si protesté di non capirne nulla, e bramô che si ossei- 

vassero meglio le membrane Ursiniane conservate ora nella Biblioteca 

Vaticana*^. lo ho soddisfatto conogni possibile diligenza al suo desiderio, 

e posso dire che questo consolato comprende nel codice due righe, ma che 

sul principio délia prima 1' amanuense aveva sbagliato, onde raschiô la 

pergamena per riscrivervi sopra. Le correzioni sono in gran parte sva- 

nite, mentre la vecchia scrittura, che s'era internata profondamente , ha 

serbato dell' orme abbastanza visibili, onde mi è l'iuscito leggere : 

f BETECTPATOC CABIAN 
KAI M TABITEAA CEAEYKOC 

' Ediz. del 1 65 -3, p. 912, B. ^ Itiscr. ant. p. 9-j.[Voy. Corp. inscr. Gr. 

~ [^svTjpiavùs est en effet une mauvaise tom. III, p. 921. n. 6^72 , et p. 1 172 . an 

lecture de Téditeur; les manuscrits ont Sa- même numéro.] 
ëtviavôs. L. Renier.] ^ Fr. Arval. p. 678. 

^ Inscr. p. 5. n. 20. ^ Cod. 1278. 

in. 54 



^26 FASTI SACERDOTALI. 

Il primo E è stato evidentemente emendato, e pare coll' intenzione 
di trasformarlo in un A; corne lo è stato egualmente il secondo T, da 
cui si è cavato il F iniziale di TPATOC. Anche il précédente C ha sof- 
l'erto la mano medica, sembrando che se ne fosse voluto fare una let- 
tera astata; e sopra lui fu poi condotta la lineetta dell' abbreviatura , 
indizio non equivoco che quel nome è accorciato. Posto dunque che 
la comparazione délie due lezioni del marmo di Laodicea ci sommi- 
nistra OY. . . PIOY FPATOY, e che ambedue i descrittori vi hanno 
trovato spazio bastevole per supplire OYaXsPIOY, io non porrô dif- 
ficoltà nel credere che anche nel codice Vaticano il menante avesse cor- 
retto r BAAEP. Nella quale opinione concorro tanto più volentieri, 
quanto che non è nuova questa famiglia ai tempi imperiali, onde Flavio 
290. Giuseppe ' ci ha lasciato memoria di un Valerio Grato procuratore délia 
Giudea sotto Tiberio , e fra i provenienti dalle lapidi un C. Valerio Grato 
si ricorda in un catalogo Romano, che V editore Muratori^ ha creduto, 
non so quanto bene, di sacerdoti. Parimenti in un' iscrizione del Do- 
nati^ vien menlovato un G. Valerio Sabiniano, il quai secondo cognome 
assicurerô invittamente al nostro console sull' appoggio di un insigne 
suc titolo onorario , che mi copiai parecchi anni sono in Roma nei ma- 
gazzini del sig. Vescovali e che ci avrebbe dato di lui ogni desidera- 
bile notizia, se disgraziatamente non fosse stato segato per meta ^ : 

c ■ valerio • VOLT • GRATO 
sabWlANO 
cos'orDlNAKlO 
praef'flAM- ET -ALIM 

;;R-K-TVTELAR 

7-fc-semVo-EQ_:R-TVRM-III 
. . . VRO 
. . . S-AVG'LIB 
. . . a/IMENTORVM 
. . . i VSTISSIMO 

' Ant. Jud. lib. XVIII, c. 11. " [Cette inscriplion est nujouid'hui à I*a- 

" Pag. lyt). , 1. ris, dans la collection de M. U' duc de Rla- 

■ Pag. fi9.->., 17. cas. Tu. Mommsen. | 



FASTI SACEUDOTALI. fiTi 

Per la carica iridicata iiella quarta riga è da confrontarsi l' isciizioiie. 
di Balbino Massimo data dal Marini ^ e confessera poi che non sapiei 
supplire la settima se non leggendo viocWKO. I.o stesso Marini sospettô 
ch' egli fosse il . . . IVS* SABINIANVS, clie s' incontra nel registro 
sacerdotale, forse dei Salj, da lui edito, che ho lodalo allre volte; e per 
verità un suo sacerdozio empirebbe acconciamente la lacunn délia linea 
quinta. Ma mi fa una qualche difficoltà 1' osservare, che quella co- 
optazione avvenne nell' anno 962, onde potrebbe più piobabilmenle 
assegnarsi a suo padre, ad un altro Sabiniano. Intanto dagli uffîci 
sostenuti da costui pare dimostrato ch' egli fosse un uomo interamente 
di toga. 

Che se per le cose fin qui ragionate uno dei nostri consoli puo con P. uç^x. 
sufficiente fondamento appellarsi C. Valerio Grato Sabiniano, tutto an- 
cor riniane dubbioso ed oscuro per riguardo al suo coHega Seleuco. 
L' Orsino propose di chiamarlo Claudio, unicamente perche nel Di- 
gesto^ si riporta una lettera, che un Claudio Seleuco scrisse a Papi- 
niano; e questa opinione essendo stata abbracciata dal Leunclavio nel 
suo supplimento agi' indici consolari di Dione, n' è venulo che quasi 
tutti i fastografi 1' abbiano seguita , credendola di Dione medesimo. 
Meglio il Falcone, e dopo di lui il Marini^ hanno pensato a Giulio An- 
tonio Seleuco che da moite medaglie di Marcianopoli si dimostra essere 
stato legato délia Mesia inferiore appunto sotto il regno di Elagabalo. 
Ma anche questa sentenza, per quanto apparisca probabile, urta nello 
scoglio, che quei nonii non si ponno in alcun modo comporre ne cogli 
avanzi deil' iscrizione di Laodicea , ne coH' indice consolare di Dione. 
E non è poi gran meraviglia di trovar ripetuto il cognome siro di Se- 
leuco in tempo che un Siro reggeva l' impero, il quale di più ccfecit li- 
ce bertos praesides, legatos, consules, duces, omnesque dignitates polluit 
tf ignobilitate hominum perditorum , -n come ci dice Lampridio *. Fra 
tante ténèbre 1' unica cosa, che pare certa, si è, che costui pure avesse 
due cognomi. Per riguardo al prenome e al nome non trovo motivo di 

' Fr. Arval p. 679. [Orelli. n. 3i5i.] ' Fr. inW. p. 83 1. 

' Lib. XXXIV, tit. IX, I. i3. ' In EUogab. c. xi. 

54. 



à2S FASTI SACERDOTALl. 

necrar fede al codice di Dione, clie lo chiaraa apertamente M. Fabio, 
e quindi non vedo, perché non si abbia da ristaurare nella lezione de] 
Ghandler che ho per la più esatta, YnATi^N OYaXspiOY TpATOY 
KoLi (paé'IOY ET . . . OY XEAEYKOYi. Ma rispetto al primo cognome 
esiste tanta discrepanza IVa il suo . . . ET . . . , fra 1' . . . INI . . . del Po- 
cocke e il TE A A o 1' ITEAA di Dione, che senza una miglior lezione 
del marmo laodiceno, o senza una nuova scoperta che ci aiuti, non è 
possibile di venirne a riva. 

p. 299. Lin. 10. 

EX S • C 

Ho già detto, corne il senato col succedere ai comizi acquistô il gius 
di eleggere ai sacri ministeri, e corne in brève ne fii in gran parte spo- 
gliato dai principi che si arrogarono il diritto di distribuirli ai privati. 
Non gli restô pertanto se non che la facoltà, délia quale fece uso per 
lungo tempo, di conferirli agi' imperatori ed ai loro figliuoli, non es- 
sendosi voluto comparire di prendere si queste, corne le altre digmtà, 
di proprio arbitrio. Quindi 1' ammissione a tutti i collegi divenne una 
cosa solita a decretarsi dal senato ai nuovi regnanti ed ai loro dichia- 
rati successori, délia quale si celebrô la memoria sulle loro medaglie, 
rappresentandovi i simboli allusivi, che sono più comunemente l'asper- 
sorio, il simpulo, 1' orciuolo e il lituo, aggiuntavi spesso la secespita, e 
cambiatone talvolta alcuno ora nell' apice, ora nel tripode ed ora ne! 
bucranio. Malamente anche da sommi numismatici si sogliono chia- 
mare gl' istrumenti pontificali, quando dovrebbero dirsi sacei'dotali, 
imperocchèven'ha di quelli ira loro che non appartennero certamente 
a' pontefici, come d lituo che fu sempre di esclusiva pertinenza degli au- 
guri, e la patera, il tripode e il bucranio, che risguardano gli epuloni, 
i quindecemviri e gli augustali -. E peggio da altri sonosi creduti le in- 

' [Cette restitution est inadmissible, OAB; le ^en/«7ï«M?H, suivant Ghandler, se- 

comme Ta très-hien vu M. Franz; car entre rail OYET. . .OY. — Tu. Mommsen.] 
K et I il n'y a de place que pour l'A de ^ [C'est-à-dire les Sodales Augustales. 

KAI et l'on ne peut y faire entrer la syllabe Borg^hesi a aussi traité des symboles des 



FASTI SACERDOTALI. /j'i9 

segnc del poiitificato massimo, avvcgnacliè si veggono pel contrario 
attribuite anche a taluno clie non occupô mai quella dignité , quali sa- 
rebbero per esempio Massimo ed Etrusco. E per riguardo agi' impera- 
tori, che non furono prima Gesari, o che, se lo furono, non avevano 
ancora conseguite le aggregazioni , vedesi che sul principio non si co- 
stuma di loro decrctarie insieme coll'impero e col pontificato massimo, 
ma che per esse si adopero come pel consolato, pcl titolo di padre délia 
patria e per alLri onori , che qaantunque non si facessero molto aspet- 
tare, pure non si conferirono se non con qualche intervallo dopo l' im- P. 293. 
periale acclamazione. Gosi Vespasiano, riconosciuto per Augusto in 
Roma sulla fine dell' 822, non si vanta dei suoi sacerdozi se non che 
sulle medaglie dell' 8^5 '; Nerva eletto imperatore nel settembre dell' 
8/19, ostenta i simboli sacerdotali sui nummi dell' 85o^; Adriano, sa- 
lito al trono in agosto dell' 870, differisce a farlo fino ail' 872 ^, e An- 
tonino Pio, creato Gesare sul principio dell' 891 e di li a poco Au- 
gusto, li mette in mostra nel successivo 892 ". Ed è poi questi Fultimo 
dei regnanti, sui rovesci dei quali tali simboli appariscono, del che è 
facile render ragione, perché M. Aurelio e Gommodo furono aggregati 
mentr' erano ancora Gesari, e Pertinace fu il primo a cui in un giorno 
solo si conferirono tutti i privilegi imperiali , siccome attesta Gapitolino^ 
Pel quai fatto, come le altre onorificenze, cosi anche 1' aggregazione 
générale divenne un accessorio délia sovrana dignità, onde i monetieri 
cessarono di tenerne più conto. Difatti gi' imperatori successivi si tro- 
vano cooptati subito che si ebbe la notizia délia loro esaltazione, sic- 
come per Macrino c'insegna la tavola Gruteriana°, per Elagabalo l'ab- 
biamo veduto or' ora, e per Massimino lo vedremo tra brève. 

Anche pei Gesari 1' ammissione in tutti i sodalizi non fu da prima un 
necessario accompagnamento délia loro dignità, colla differenza per al- 

grands sacerdoces dans ses Osservazioni Nu- ^ Mezzabarba, p. 171. 

mismatiche, Décade VII, osserv. vi, tome I. ' Idem, p. 19-2. 

p. 3^5. W. Henzen.] ^ In Pertin. c. v. 

' Eckhel, D. N. V. t. VI, p. 285. " Pag. 3oo, 1. 

' Mezzabarba, p. i/i'i. 



430 FASTI SACERDOTALI. 

tro, che, quando lo divenne, non cessarono essi di farne pompa sulle 
]oro monete. Da princi])io i figli e i nipoti di Augusto e di Tiberio si 
stettero contenti alcuno di uno o due, altri di tre o quattro sacerdozi; 
e il primo fu Nerone che, adottato e fatto Cesare nell' 8o3 , appena neli' 
anno seguente ebbe assiinta la toga virile, fu SACERDos • COOP- 
Tatus ' IN • OMNm • CONLegia • SVPRA • NVMemm • EX • Senatus ■ 
Consulto, per testimonianza di una medagiia dell' Eckhel \ Tito e Domi- 
p. 29/1. ziano conseguirono gli onori cesarei negli ultimi giorni dell' 822,6 non 
puô dubitarsi che del pari ottenessero i sacerdotali, affermandolo chia- 
ramente del secondo una lapide del Marini^, che lo dice SACERDOS • 
CONLEGIORVM • OMNIVM. Per altro dovettero tardare a ricevere 
questi ultimi fino ail' 826, si perché non gli ebbe prima ne meno il 
loro padre Yespasiano, come perché in quest' anno ricade la coopta- 
zione di Tito ricordata nella solita tavola del Grutero \ M. Aurelio fu 
insieme con L. Yero adottato Cesare nell' 891, e poscia crin sacer- 
cfdotum collegia jubente senatu receptus,')^ al dire di Gapitolino* : il 
che dev' essere avvenuto nell' anno seguente, pel titolo di console che 
portano le sue medaglie cogli strumenti sacerdotali ^. Gommodo fu ap- 
pellato Gesare ai 12 ottobre del 919, e crXIV aetatis anno in colle- 
ce gium sacerdotum adscitus, t^ per fede di Lampridio*^, il quale poi ripete" 
crassumptus est in omnia collegia sacerdotalia sacerdos XIII calendas 
ffinvictas Pisone et Iuliano cos.n ossia ai 20 di gennajo del 928 : e 
ciô ben corrisponde aile sue monete coniate in questa circostanza, che 
gli danno Y appellazione di Sarmatico ^. La proclamazione cesarea di 
Garacalla fu opéra dell' esercito nel passaggio di Viminacio 1' anno 9^9, 
ma non fu ratificata dal senato se non nell' anno seguente , in cui Se- 
vero secondo Sparziano ^, dopo aver vinto Albino , rr Gaesarem Bassia- 
^Mium fdium suum Antoninum appellari jussit, decretis imperatoriis 



' D. /V. F. t. VI, p. 9.iU. 
'^ Fr. Arval. p. 191 . 
^ Png. 3oo, 1. 
' In Marco, c. vi. 
Eckhel,/). N. V. t. VIL p. /i6. 



" In Commod. c. i. 
' Ibid. c. XII. 

^ Eckhel,/). iV. Va. Vil, p. io5. 
In Sever. c. xiv. 



FASTI SACERDOTALI. ^31 

ffinsignibuspi il che dovettc avvenire avanti i 9 di giugno, pei- quaiilo 
puô trarsi da un' iscrizione romaiia'. Ora in qu(3ll' anno niedesinio lu 
decorato dei sacerdozi per asserzione délia più volte citata tavola Gru- 
teriana^, e dei suoi nummi, nei quali assume il titolo Imperalor desli- 
natus, che ben corrisponde aile imperiali insegne di Sparziano. 

Sendîi'a dunque cli' e^^li sia il primo a cui queste due onorilicenze 
lossero contemporaneamente concesse, forse perche ciô era divenuto 
pratica riguardo alla dignité imperatoria, che nello stesso tempo se gli i*. ai 
prometteva. Per rispetto a Geta nulla puô di certo affermarsi, perché 
quantunque costi che la sua nomina in Cesare avvenne nel 95 1 , i suoi 
nummi tuttavolta relativi ai sodalizi sono destituiti d' ogni epoca. Sem- 
bra pero che anch' egli nel medesimo tempo, alnianco assai presto, 
ne fosse provveduto, perché è raro che le sue medaglie anche con faccia 
puerde, col tipo, col titolo PONT, non facciano loro alkisioiie. 
E questa mancanza di note cronologiche incontrasi eziandio negl'im- 
pronti délia stessa natura di Alessandro Severo ^, onde saremmo anche 
per lui nella medesima incertezza, malgrado che i moderni critici ab- 
biano stanziato che la sua adozione segui nel 97^, sicconie vedremo. 
Solo da un suo rovescio rappresentante il processo dei suo primo con- 
soiato, in cui chiamasi PONTIFEX, erasi conosciuto che gli aveva 
conseguiti al principio dei 976 : ma ora che dalla présente lapide siamo 
assicurati che la sua cooptazione fra gli Antoniniani successe agi' 1 1 di 
iuglio deir anno précédente, avremo gran fondamento per credere che 
coUo stesso senatusconsulto glifossero conferiti tanto i sacerdozi, quanto 
i diritti di Cesare. Il che puô dirsi poi francamente di Gordiano Pio, 
che non persistette in quest' ultimo grado se non circa tre mesi, onde 
necessariamente in questo brève intervallo furono coniate le sue me- 
daglie coi simboli sacri. Dopo i quali esempi potremo tenere che si fa- 
cesse altrettanto con Massimo, con Filippo giuniore, con Etrusco , con 
Ostiliano, con Salonino, col secondo Tetrico, con Carino, e se vi è al- 
cun altro, délie cui religiose aggregazioni ci faccia certi la numismatica. 

' Grut. pag. 46, 9. — ' Pag. 3oo, 1. — ' Eckhel, D. N. V. t. VII, p. 968. 



432 FASTI SACERDOTALT. 

Tre soli intaiito fra i Cesari sembra clio siaiio stati privi délia geiie- 
ralità dei sacerdozi, il che si deduce dal non trovarsi sulle loro monete 
aicun tipo che ne faccia ricordanza, contro il solito di tutti gli aitri. 
Sono essi L. Elio , Albino e Diadumeniano , e pare che debba attribuir- 
'. 296. sene la ragione non tanto alla brevità délia loro vita, quanto alla loro 
lontananza da Roma, la quale avrebbe impedito che potessero inau- 
gurarsi. Rispetto a L. Elio la cosa è sicura, perché in iina sua lapide^ 
incisa pochi mesi prima délia sua morte, egli s' intitola XV • VIR • 
SACR- FACIVNDIS, ne si sarebbe vantato di un sacerdozio che non 
era il primario, se gli avesse posseduti tutti, almanco il più nobile, 
cioè il pontificato. Ma reca maggior meraviglia che ne sia stato senza 
Diadumeniano vissuto in un tempo, in cui i sacerdozi erano divenuti 
una conseguenza necessaria délia dignità di Gesare. Se non che oltre le 
ragioni addotte puô esservi stata anche 1' altra, ch' egii, non contando 
se non che dieci anni di età, non aveva forse deposta ancora la pre- 
testa puerde, tuttochè in Garacalla e forse in Geta si fosse già dato 
r esempio dei sacri ufïici conferiti a chi non aveva assunto ancora la 
toga virile. 

Lin. 1 1. 

-mm. NOBILISSI M V M-C A ES-iMPERlI... 



Recherebbe grave imbarazzo 1' accusativo di questa linea per la di 
lei interpretazione e supplemento, se non se n' avesse un esempio af- 
fatto identico e dei medesimi tempi , somministrato dalla ripetuta tavola 
Gruteriana^, ch' io riprodurrô con qualche correzione suggerita dalle 
schede Manuziane dei Vaticano : 

L • VIRIO • AGRICOLA • SEX • CATIO • C/emena'NO • COS 

IN • LOCVM • A • TERENTi • PVDew<IS 

Q_:PEiroNIVM-MELIOrpM 

coOPTATVM 

;r r • C • ANN • DCCCCLXXXIII 

' flriil. |). -^52, -i. — '' Pag. 3oo, 1. 



FASTI SACEHDOTALI. /i33 

Niun alloiitanamenlo qui s inconlia dalla rorniola ordinaria dellti 
altre cooptazioni, puramente grammaticale essendo la difl'ereiiza , pei- 
cui invece del pi'imo caso finora adoperato sccondo l'indole dclla lin- p. 097. 
gua latina, piacque a taluno di grecizzare col prediligere il quarto. 

H principio délia riga accusa manifesti iiidizi dell' abrasione che ha 
sollerta la sillaba . . . VM, ciô non estante leggibile, che sola di quel 
nome ha sopravvissuto alla iVattura del manno. Quale adunque sarà 
quest' erede del trono impériale, di cui si è voluto abolire la memoria? 
Indubitatamente Alessandro Severo, perche 1' anno 978, sia che pren- 
dasi secondo il computo Gapitolino, secondo il Vaironiano, non am- 
mette altri Gesari ; e percio dovrà ristaurarsi 7)i ' aur ' alexandrVM • NO- 
BILISSIMVM "CAES. Ma corne si potrà mai credere che fosse dannata 
la ricordanza di un ottimo principe, délia cui morte ci scrive Lampri- 
dio ', crpopulus Romanus senatusque omnis cum provincialibus cunctis 
rr neque tristius unquam, neque asperius acceperunt ?r E da cui anzi 
si prosiegue : cfSenatus eum in deos retulit, cenotaphium in Gallia, 
ffRomae sepulchrum amplissimum meruit. Dati sunt et sodales, qui 
ff Alexandrini appellati sunt, addita et festivitas matris nomine atque 
cfipsius, quae hodieque Romae religiosissime celebratur natali ejus 
ffdie.ii Infatti è vero, per quanto mi ricordo, che niuno innanzi al 
march. Melchiorri ha sospettato dell' abrasione del nome di Alessandro, 
e che anzi il Marini, avendola incontrata nella tavola Arvale XLIV, 
giudicô ch' ella non poteva ripetersi se non che da un caso fortuito. 
Ma con tutta la riverenza dovuta a quell' esimio antiquario questi casi 
sono troppo frequenti per provenire da un' accidentalità. A buon conto 
quattro già ne somministrano la nostra e la sua tavola, e 1' ara votiva, 
e la colonna migliare a lui non ignote, e fatte pubbliche dallo Schoen- 
wisner'^. Oltre questi posso citarne altri sei, il primo dei quali viene 
offerto da un' inscrizione Gruteriana^ da paragonarsi ad una Murato- 
riana*; tre provengono dal Muratori-', e di récente scoperta sono gli 

' In Alex. c. Lsiii. ' Pag. 355, -2. 

^ Iter Pannon. p. \hb e i53. ^ Pag. 356, 2: 656. 5. e 199-2, 6. 

^ Pag. io3, 1 ) . 

m. 55 



/,3Zi FASTl SACERDOTALI. 

P. yy8. ultimi due, clie furoiio trovati ad Haddersheim^ e al Porto Glaudiaiio'-. 
E riferirô per intero 1' undecimo marmo, edito negli atti del Museo 
Ungarico^, potendo correggerne le mende colla copia che ne trasse 
dali' originale in Pest e che gentilmente mi comunicô il mio egregio 
amico sig. Gatlaneo, conservatore dell' Impériale gabinetto numisma- 
tico di Milano, il quale giiinse eziandio a distinguere il nome cassato 

fleir imperatore : 

IMP-CAES 

m • aurelliu 

s • SEVERVS 

alexander 

P-F-AVGVSTVS 

PONT- MAXI 

MVS-TRIB 



RESTITVIT 

AB-AQ_;MP 
VIII 

Ne questi debbono essere i soli esempi, che siano apparsi finora 
col nome soppresso di AlessandroS pentendomi di non avertenuto me- 
moria di tutti quelli, nei quali mi sono incontrato, e ricordandomi spe- 
cialmente di aver veduto altresi scarpellato il secondo nome di alcune 
legioni che da questo principe eransi denominate Severiane Alessan- 
29f^ drine. E dunque forza di convenire che una cassatura ripetuta in tanti 
monumenti deve aver avuta la medesima origine da cui si ripete quella 
di molti altri imperatori, cioè un pubblico comando. Opportunissima 
intanto alla présente questione è questa lapide del Museo Vaticano, 

' Kunslblall, 6 jun. iSa'd. n. ijohS; dans ion Inscr. romaines de l'Algé- 

^ Giornak Arcadico, dec. i8>;!5, p. 352. rie, n. iio6, 38o9, , 38o3, etc. chez Avel- 

^ Torn. I, p. ho. lino, OpuscoU, t. III, p. an; dans le Corp. 

" [On en trouvera d'aulnîs dans mon mscr. Gr. n. A55^i , A56a , 6997, 5ooi, etc. 

Supplénr). au recueil d'Orclli, n. 5617 cl W . Henzen.J 



FASTI SACERDOTALI. A35 

insigne per la singolai'ità di una doppia lilura non avvertila dal (irii- 
tero, da cni lu riferita^: 

PRO-SALVTE-ET-REDITV- D- N • iMP • CAESARIS 



(•• iulio vero maximinn P I O F E L I C I 



INVICTO • AVG-|DOMITIVS-BASSVS-)-FRA-GENS 
VICE • PRINCIPIS • PEREGRINORVM • TEMPLVM • lOVIS • REDVCIS • C • P • OMNI 

CVLTV • DE • SVO • EXORN AVIT 

La dedica a Massimino incisa sopra la prima canceilatura , e quindi 
abrasa anch' ella, ma che conserva perô moite vestigia, lu Ictta ezian- 
dio dal Marini ^, il quale equivocô nel giudicare che la memoria pri- 
mitiva appartenesse a Settimio Severo, tratto probabilmente in inganno 
da qualche languida relicpiia del secondo nome, che sembra ancora di 
travedere. Ma il nome di Settimio fu sempre a Pioma in riverenza, ed 
io, avendo preso pazientemente a misuraie gli spazi, ho potnto per- 
suadermi che quest' iscrizione diceva da prima cosi : 

PRO • SALVTE • ET • REDITV- D • N • iMP • CAESARIS • M • AVR 
SEVERI-ALEXANDRI-AVG • ET- IVLIAE- MAMMAEAE-AVG 
MATRIS- AVG-ET-CASTR- 
Ora è da avvertirsi che l' intitolazione a Massimino lu scolpita nel 
primo anno del suo impero, mancando 1' appellazione di Germanico, 
ch' assunse nella seconda podestà tribunizia, siccome dimostrano le sue 
medaglie. Ne quel titolo sarebbesi qui certamente preterito, se F inci- 
sione fosse stata posteriore, scarseggiandosi anzi di materia, con cui 
empire la lacuna, per cui si dovette ricorrere alla giunta del generico P. 3oo. 
predicato d' invitto. Il nome adunque di Alessandro fu in questa lapide 
cancellato poco dopo la sua morte; per lo che io tengo per fermo che 
Massimino, dopo averne procurata I' uccisione, facesse anche condan- 
narne tantosto la memoria dai senatori, i quali dovettero tutto appro- 
vare, rrdum periculosum existimant inermes armato resistere,^ corne 

' Pag. 92, 3. — ^ Iscriz. Alh. p. 65. 

55. 



436 FASTI SACERDOTALI. 

dice a questo proposito Vittore^ Infatti scrive Erocliano- : cr omues con- 
fffestim amicos consiliariosque Alexandri a senatu lectos sustulit e nie- 

ftdio omniaqiie Alexandri ministeria, quibiis ille per tôt annos 

rrusus fuerat, ex aula ejecit, plurimis etiam interfectis^. ii E parmi poi 
assai verisimile, che dopo che lo stesso Massimino fii dichiarato nemico 
del popolo Roinano , 1' odio che si aveva contro di lui , e la ricordaiiza 
délia boiità del suo predecessore movessero il senato a riti-attare quel de- 
creto ed a votargli anzi le onorificenze , che sono ricordate da Lampridio. 
Stabilito adunque che il nome soppresso fu quello di Alessandro 
Severo , niuno ignora che Elagabalo ad insinuazione dell' avola Giulia 
Mesa in pieno senato adottô per figlio questo suo cugino, facendogli 
decretare il titolo e gli onori di Gesare. Noto è pure il dissenso degli 
antichi storici suU'età di un taie avvenimento. Imperocchè Lampridio \ 
('apitohno ^ e Vittore*^ gli fanno concedere questo grado dai senatori 
subito dopo la morte di Macrino, ossia nell' anno 971, mentre all'op- 
posto Erodiano^ dopo averci detto che Alessandro contava dieci anni 
di età quando Elagabalo divenne imperatore, alTerma che ne aveva 
dodici allorchè fu proclamato Gesare, il che ci trasporta ail' anno 973. 
Ma egli non è costante nelle sue affermative, perché poco prima aveva 
congiunto la collazione délia dignità Gesarea al figlio di Mammea colla 
di lui elevazione al consolato in compagnia del padre adottivo , e i 
p. 3oi. fasti ci rendono invitta testimonianza ch' egli non ("u console se non 
che nel 976. Alla quai' ultima sentenza sembra accostarsi Dione ^, il 
quale ne riportal' adottamento agli ultimi tempi di Elagabalo. E quesla 
pure viene ora seguita generalmente dai critici, che sono stati soccorsi 
da una medaglia di Gesarea del Libano disegnata dai Pellcrin-', su cui 

' De Caesaribua . c. \\\. T^Xeialoiis aiirùv K'xiàiréHTetveVyèKtëovXàs 

^ Lib. VII, c. I. ÙTTOTrlevwv.] 

^ [Ev6é(i)5 ovv Tovs T£ <piXovs 'wàrras, ' In Ilcliogabat. c. v; in Alex. c. i. 

oi (Tvvfjcrav tw ÀAelârSpw (jvve%poi intà ' In Macrin. c. iv. 

T)7s (yijyHkrj-rox) ^ovXfjs è-nù.syfJéwes , dire- " De Caesarihus , c. xxiii. 

(TX£i»dto-aTO. . . T)7V Ts S-spaTTSj'av TsiarLv , rj ' Lib. V, C. vu. 

(jvyysyùvet rw kXe^âvhpoi} tocfoxjtcov stôiv , ' Lib. LXXIX, c. xvii. 

T>;s (Sao-j/s/oii aù/.ys otTi-éTref/i/'s , tovs ts '' Mélanges, t. I , |). aS. 



FASTl S.\(.i:Hl)OTALI. à^l 

suuo da vedersi TEckhel' e il Musco Sanclemenziano-, la quale oU'ih 
iiel diritto la testa nuda d' Alessandro coH' epigrafe AVR • AAEXAN- 
APOS' CAISAR. e mostra nell esergo del rovescio la data BA0. ossia 
33-2. Nasce questa data dall ry^ dei Seleucidi comune nella Siria e nella 
Fenicia, che comlncia dall autuiiiio dell' anno ^ arroniano ^k-i: ond' 
eila ci prova, che questa mcdaglin, la qiiale già attribuisce al figlio di 
Mammea il titolo di Cesare. fu battuta innanzi l'autunno del 9-û. Per 
lo che, paragonando queslo numnio colle narrazioni di Erodiano e di 
Dione, e considerando dall" altra parte che Cesarea iu la patria di Ales- 
sandro. e quindi naturaloiente dovette esser sollecita di onorarela sua 
esaltazione, tosto che n' ebbe la notizia, se n' era cavata la giusta coii- 
segueuza, che la di lui adozione doveva essere seguita nell' estate del 
l'ipetuto anno 97Û. Il quai raziocinio è poi stato autenticato da duealtre 
medaglie di Ortosia, città ancli" essa délia Fenicia, édite parinienti dal 
Pelîerin^ portanti la medesima epigrafe M • AYP • AAEEANAPOC • 
KAICAP. ma diverse nella data, che inuua è la medesima BAO, nien- 
tre nell altra si segna PAO. cioè a dire 533. Imperocchè essendo di- 
mostrato, corne vedrenio in appresso, che Alessandro Severo già nell 
aprile del 975 era divenuto Augusto, resta cliiaro per queste due me- 
daglie che il cardine dell' era dei Seleucidi anche a quei tempi rima- 
neva sempre û medesimo, onde la seconda del 533 dovendo essere 
stata impressa fra l'autunno del 97 ù e la primavera del 975, ne Aiene p. 3f 
necessariamente che 1' altra col 53-2 debba precedere la rinnovazione 
dell" anno Siriaco. 

Sarà dunque non piccol mérite délia nostra tavela 1" apporre 1 ulthno 
sigillé a queste argomentazioni dei numismatici. facendo piena fede 
che Alessandro Severo fine dai 1 •• di higlio dell* anno Capitolino 973. 
corrispondente al Yarroniano 97^. portava eflettivamente il nome di 
Cesare. Ed appostatamente ho preso a mostrare di sopra, che in questi 
tempi insieme colla dignità Cesarea si solevano conferire i sacerdozi per 
dedurne che d senatusconsulto, con cui gli furono attribuiti i secondi. 

' D. N. V. L Ht. p. .36-2. — - Toni. IV. p. 501. — ' Recueil, t. \\\. p. ûA5. pi. i34. 
n. 1-2. 



438 FASTI SAGERDOTALI. 

dev' essere quel medesimo, con cui gli lu concessa la prima; dal clie 
ne consegue che ï adozione di questo principe non ha da essere se non 
che di pochissimi giorni anteriore alla sua coopiazione. 

Hpredicato di Nobilissimo, del quale ho già parlato abbastanza nella 
mia memoria sopra Valeria Massimilla moglie delF imperatore Massen- 
zio ', non présenta più soggetto di osservazione. Egli principiô ai tenipi 
di Commodo, e dai figli di Scvero in poi divenne il titolo proprio di 
tutti i principi délia casa impériale. Ma nuovo del tutto è l' altro sus- 
seguente, che non ci è rimasto se non che dimidiato, e che il march. 
Melchiorri giudicô di supplire iMPERlI sociiim. E veramente potrebbe 
egli appoggiarsi aH'autorità di Erodiano, da cui si narra che Elagabalo 
di 11 a poco disgustossi con Alessandro : rr Jamque adoptionis impe- 
ffriique participati poenitebat -, ii e potrebbe eziandio citare in esempio 
un' espressione corrispondente di Plinio^, il quale ci riferisce che Traiano 
crfactus est simul filius, simul Gaesar, mox imperator et consors tribu- 
rrniciae potestatis. i^ Ma analizzando la cosa, in che altro consisteva la 
società e la partecipazione dell' impero se non che nella comunicazione 
p. 3o3. délie due podestà tribunizia e proconsolare, dall' una délie quali veniva 
conferita la somma autorità intra pomerîuin, dall' altra extra Urbem, e 
che Augusto divise di fatti con Tiberio, Vespasiano con Tito, Nerva cou 
Traiano, Adriano con L. Elio e con Antonino Pio? Ora Alessandro in 
tempo che fu Cesare, non ebbe ne 1' una ne 1' altra, e sappiamo anzi 
che non 1' ha conseguite, se non quando fn dichiarato imperatore, sic- 
come attesta espressamente Lampridio^ : ce Augustum nomen recepit, 
rr addilo et ut patris palriae nomen et jus proconsulare et tribuniciaui 
frpotestatem et jus quintae relationis, déférente senatu, uno die assu- 
ré meret.n Altrettanto ci dimostrano evidentemente i calcoli istituiti dall' 
Eckhel suHe sue podestà tribunizie. Egli adun(|ue non lu nel latto col- 
lega di Elagabalo nell' impero, ne taie potè quindi denominarsi. Fer 
lo che preferirei di sostituire con pin verità iMPERlI hereilem, titolo 

' [Voy. plus haut, p. 1^7 et suiv.] ' Panegyr. c. xiv. 

[Ka< iJ.sTsyivjôCTKS Q-é(xsvos aOrèr viàv ' fn Alex. c. i. 

Kii xotvoûvùv TJ)s àp;^-,;s.] Lil). V, c. vu. 



FASTI SACEUDOTALI. ^39 

insolito', è vero, nia clic sarà efjuipollente all'altro imper alor des tiîiatus 
messo liioii in questi ((3iii|)i medesimi, e dcl (juali; fu decoialo il jjre- 
teso di lui padre Garacalla nella sua elevazione al ranjjo di Cesare, e 
prima clie ricevesse alcuna parte délia suprema autorilà. 



. VERO • ET • TI • CLAVD • QVlNT 



Sianio nella quarta cooptazione, clie si estende per cinque linee, e 
che al solito si manifesta dalla nuova forma del carattere, e dal iiiioxo 
consolato. Troppe sono le reliquie rimaste di quest' ultimo, perché 
non si abbia da esitare in riconoscervi 1' anno Varroniano 988, che 
dagli antichi fasti notasi con mol ta concordia Severo et (JuirUiano, non 
essendo da farsi caso dei fasti Fiorentini maggiori , che invece del se- 
condo sostituiscono il nome manifestamente corrotto di Movcriavos. E 
in egual conto debbono aversi i fasti minori, ossia quelli di Teone, che 
viceversa in luogo di Severo pongono Pompeiano, essendo da ricor- 
darsi che in questi tempi sono essi oltremodo confusi, onde non è im- p. 3o/i. 
probabile, che sia questa una viziosa ripetizione del console del 98/i, 
o di quello del 99/1. AH' opposto confrontano il frammento Bucheriano. 
la legge seconda del Godice, De ojficio praef. praelor. Orientis, e tre iscri- 
zioni cristiane riferite dal Muratori- e dal Donati\ non fidandomi molto 
deir unica gentdesca divulgata dal Pratilli*. Ella ci présenta un L. Coi- 
nelio Festo CLASS • SICIL • ET • ANNONAE • PRAEF, il quale du- 
plice ufficio mi rimane non poco sospetto si per la singolarità di a ver 
posposto il PRAEF che si sarebbe dovuto premettere, corne per l' in- 
compatibdità délie due incombenze, giacchè si sa che il prefetto delT 

' [Borghesi a depuis reconnu le même ^ Pag. 180, 3 e k. [M. de Rossi. hiscr. 

titre, donné à Alexandre Sévère, dans une Christ, iom. I . p. i3. regarde, avec raison, 

inscription trouvée à Walwick Chesters, en connne fausses ces deux inscriptions, qui ont 

Angleterre; voy. BuUett. dell' Instit. i85i, été empruntées par Donati au Diario lapi- 

p. 76, et Henzen, Supplem. Orell. n. 55 16. dnrio de Galletti. W. Henzex.] 
C. Gavedoni.] ' Via Ajrpia, p. 5i3. 

' Pag. 358, 3. 



-^/lO 



FASTI SACERDOTALI. 



annona aveva la sua stabile residenza in Roma, onde non pare che se 
gli potesse contemporaneamente affidare il comando di una flotta. Non 
essendo questa la prima volta , in cui è venuta meno la fede del Pra- 
tiHi\ stimo più prudente consiglio il metterla da parte ^, ed intanto 
compenserô il vacuo ch' ella lascia nelle lapidi di cjuest' anno aggiun- 
gendone un' altra provenuta dal cimitero di Priscilla, e che ho tratta 
dalle iscrizioni cristiane inédite del Marini^: 

FIRMINO COMPARI SVO 

KARISSIMO ANNORVM P 

M-LII-QVIEVIT IN PAGE 

III-NON-DECEMB 

SEV- ET-QVIN • COSS 



P. 30.-). 



Non puo a meno di non cagionar meraviglia laconcorrenza in quest' 
anno di quattro iscrizioni consolari cristiane, quante non se ne con- 
tano nel complesso di tutti gli anni precedenti, onde aveva quasi in- 
cominciato a dubitare , che appartenessero piuttosto a secoli posteriori , 
nei quali non mancano Severi e Severini, dei colleghi dei quaîi non 
siamo ben certi^. Ma mi ha rassicurato la prima del Donati, la quale 
porta inoltre la data PRIDIE • NON • APRILIS • DIE • BENERIS, 
attesochè il di quattro di aprile s' incontrô veramente in queir anno 
di venerdi, secondo il calcolo che ne ha fatto il Cardinali^. 



' [Voyez, sur le peu de confiance que 
mérite Pratilli, M. Mommsen , /. N. p. 1 85 ; 
cf. 72 et 9 1 5. W. Henzen.] 

^ [ Voy. Mommsen , /. /V. 1 9 1 *.j 

^ l'ag. 600 , n. 10. [Elle est fausse; voy. 
•le Rossi , fnscr. Christ. 1. 1 , p. 1 3. W. Henzen.] 

* [Les collègues des deux Severus et des 
deux Severinus , consuls ordinaires au iv° et 
au V* siècle, sont liien connus, quoique l'on 
ne connaisse pas tous leurs noms. L hypo- 
thèse de Ijorghesi qu'un Qidnlimms , consul 
inconnu aux fastes, pourrait être le collègue 
d'un Severus ou Severinus des derniers siècles 



de l'empire , est fondée sur quatre inscrip- 
tions , dont trois sont fausses (voyez les notes 
précédentes), et dont la quatrième, qui est 
authentique, ne contient rien qui puisse au- 
toriser cette hypothèse. Voy. le BuUeil. di 
archeol. crist. i863, p. aS. J. B. de Rossi. | 
^ Mem. rom. di Anlichith, t. I, p. y5o. 
[Le calcul de Cardinali est faux; le h avril 
•:?35 ne fut pas un vendredi , mais un samedi. 
ce qui, du reste, n'est pas étonnant, lins- 
ciiplion sur laquelle il s'appuie étant fausse. 
Voy. mes Inscr. Christ, vol. 1. proleg. |). lxxiii. 
.1. I). DE Rossi. I 



FASTI SACERDOTALI. Zi/il 

Questi consoli cou tr()j)|)() lieve congettura iurono detti dal Parivinio 
L. Gatilio Scvero e L. l{a»joriio Urinazio ()uinziano, solo pei'chè un Ca- 
tilio Severo si ricorda da Lampridio ' Ira i consinflieri dell' impcratore. 
Alessandro, e perché ii secondo fu da lui reputato figlio de! L. lîajjonio 
proveniente da una lalsa lapide Ligoriana rifeiita dal Grutero-, ch'è 
peraltro desunla da una vera piodotta dallo stesso coUeltore". Peppio 
fecc il mardi. Maffei*, al quale cssendo capitato un altro tilolo dello 
stesso Ragonio Urinazio Larcio Quinziano, si ostinô a pretendere contro 
il Muratori, ch' egli medesimo fosse il console di quest' ainio, senza 
badare clie ivi si attribuiva a Ragonio la qualità consolare, e clie vi eia 
poi abraso ad arte il nome di Commodo, siccomc bo io stesso ricono- 
sciuto ocularmente a Verona : per io che rimane fuori di contesa, che 
quella pietra fu incisa innanzi 1' uccisione di quell' imperatore. Ne più 
solidi fondamenti ebbe dail'aitra parte il Muratori-', allorcbè ci propose 
due altri consolari, cioè Cn. Pinario Severo vissuto ai tempi di Tra- 
iano, e T. Cesernio Stazio Quinzio Macedone Quinziano, ricordato al- 
tresi in due lapidi del Marini ^ che sembra dell' età di Settimio Severo. 
Ma tutti questi sogni furono dissipati dal ridetto Marini', slanziando 
che dei nostri consob non altro sapevasi se non che i nudi cognomi 
Severo e Quinziano : e fece pure altrettanto dietro le sue orme il sig. 
Cardinali^ se non che tentô senza miglior fortuna di far risorgere la 
sentenza del Panvinio, aggiudicando questi ûisci al figlio del Ragonio 
del Maffei, che si denomina L. Ragonio Urinazio Tuscennio (Juinziano i'. ■îoG. 
in due marmi del Grutero^ e in un terzo del Muratori '°. 

Noi deplorando la frattura délia nostra tavola, per cui si prosiegue 
ad esserci invidiata la conoscenza del primo di questi consoli '^ profitte- 
remo intanto dei nuovi lumi che da lei ci provengono intorno il secondo, 

' In Alex. cap. ult. ' Mem. rom. di Anlichitii , t. I, p. aôo. 

^ Pag. 45, 9. ^ Pag. 463, 1 e 9. 

•'■ Pag. 1099, 1. '"Pag. 789, 6. 

'' Mus. Veron. p. 1 13 , i. " [Voy. les nouveaux fastes sacerdotaux, 

" Pag. 358, '2 e /i. Suppîem. Orell. n. 6o58, par lesquels nous 

" Fr. Arval. p. 18 e 8-29. avons appris que ce consul portait le pré- 

Ibid. p. 356. nom Gnaeus. P)orgliosi a cru en outre pou- 

iir. 56 



/|/i2 FASTI SACERDOTALl. 

per determinar fiiialmente ch' egli chiamossi Ti. Claudio Quinziano. Ne 
restera poi iiiogo a dubitare ch' egli sia quel consolare, di cui ])ai'la 
un ceppo onorario trovato a Casapulla , ed ivi uiia volta esistente nella 
villa deir erudito Gamillo Pellegrini, ove fu veduto dal Gudio, che lo 
riferisce^ con maggior diligenza che non ha fatto il Pralilli, da cui |)ure 
si riporta '^ ; 

L-TI -CLAVD 
AVRELQVIR 
QVINTIANO 

TRIVMVIRO-MO 
NETALI-A-A-A-F-F 

QVAESTO R I • C A N 
DID-PRAET-COS 

PONTIF 
Tl-CL-FELIX-ll-VlR 
AMICO • I NCOMPAR 

L-D-D-D 

Per non restare niera vigliato del doppio prenonie di costui basta 
consultare la luiiga lista di consimili esempi raccolta dal Maiini"; e 
non si ha poi da lasciare senza osservazione cli' egli si prevaJse de! 
privilegio concesso, o più tosto generalizzato da xAlessandro Severo ai 
([uestori candidati, ut posl quaesturam pi^aeluras acciperent, sicconie ci 
annunzia Lampridio*. 

Presso il GiuLei'o^ e presso il Donati '' incontrasi una inalconcia la- 
pide d' hïghilterra, clie ci porge un CL • QVINTIANVS . . . COS. 
la (juale j)oti'ebh(' dai- ansa a credere che fosse stato legato coiisohuc 



voir lui uUi-il)iiei' depuis le gentiliriuni Clan- encore dans la villa Pellcfjn'ni ; voy. Moiniii 

ilius; voy. BnllcUino dcH' Imliiulo di cor- seii, /. A^. 3597. \V. IIk.nzrn. j 
rispondenia arcli. di Uoma, 18/17, [). i^fj. ' Fr. Avval. p. .'55. 

\V. IIk\zi:\. I ' In Alex. c. xliii. 

l'ag. i:ii ,•).. ' Pa{T. ()o. 8. 

Vin Appin. |)ai). 355. | Ce cippe e.\islc ' l'a^j. 5] . 6. 



FASTI SACEUDOTALI. /iVS 

(lella Brelta{][na, bciichè pin jjiohabilmenlc jioii vi si lialti s(; non clie 
(li un soldalo bcne/iciarius consiiUs. Forse con ma>j[fioi" verosimi[;lianza 
possono a lui lilciiisi le duc; l<'[f{]i indirizzatc dalT iniperatore Gordiano 
a un Quinziano', la j)iinia dcdlc quali porta la data dei 3 di aj)ri](' del 
996, non mancando apparenza ciic siano inviato ad un préside di 
una qualrlic proviiicia. 

Lin. i3. 
. . .XVIII- VIII- KAL-APRIL- IN 



L' avvanzo numerico XVIII, innanzi ciii rirnane qualche iraccia di 
un altro X, appartiene ail' cpoca cronologica corrispondente al con- 
solato di Severo e Quinziano, la quale dovrà ristaurarsi a - p ■ r ■ c ■ 
dcccclxœXVUl. Facilmenle qualcuno osserverà, che quest' anno se- 
guita il computo di Varrone, e reputerà una stranezza, che dopo avère 
la nostra tavola abbracciato finora 1' era Gapitolina, improvisamente 
qui cambi tenore. E sarebbe veramente questa una stravaganza, se un 
solo ne fosse stato I' autore, mentre ail' opposto, essendosi già avvertito 
ch' ella fu opéra di piii persone, nient' altro potrà inferirsene se non 
che non furono tutte dello stesso parère. Consta in fatti che ai tenipi 
imperiali queste due furono le opinioni che prevalsero suH' altre in- 
torno 1' epoca délia fondazione di Roma , ambedue le quali contarono 
gran numéro di seguaci, finchè la Varroniana resté vittoriosanella splen- 
dida ricorrenza dell' anno millenario, che a giudizio dei piii accurati 
critici fu celebrato secondo il suo computo dalle Palilie di aprile fine 
aile Palilie dell' altro aprile, ond' è probabilmente per questa ragione 
che non mi è riuscito di trovar più vestigio dell' era Gapitolina dopo 
r impero di Filippo. Intanto per provare fino a quel tempo 1' uso pro- 
miscuo di queste due epoche, non vi è bisogno di dipartirsi dalf esem- 
pio domestico dei fasti sacerdotali. Vediamo infatti , che nel medesimo 
secolo decinio il riferito registre dei sodali di Giove Propugnatore se- 3o8, 

' Co^. lib. IX, lit. XVI, 1. 2 et 3. 

56. 



hhk FASTI SACERDOTALI. 

gue r era del Gampidoglio, inentre ail' opposio il frammenlo del Fa- 
bretti ^ e quello dei sodali Glaudiali Bovillensi- notano i coiisolati di 
Prisco ed Apollinare, e di Severo e Vittorino secondo gl' insegnameriti 
di Varrone. Ma nulla vi ha di più decisivo a questo riguardo, quanto 
r incostanza délia tante volte citata tavola Gruteriana^. Ommesse le 
cooptazioni nelle quali \ anno fu logorato dall' età, ella ci présenta Var- 
roniani i tre primi consolati di Glaudio V edOrfito, di Tracalo e Tur- 
piliano, di Vespasiano III e Nerva, e ail' opposto ci moslra Capitolini i 
susseguenti diDomiziano XVI e Saturnine, e di Messalla e Pedone. Quindi 
alterna i due metodi in quelli di Présente e Rufino, dei due Augusli 
fratelli, di Prisco ed Apollinare, e finalmente, dopo averci descritti ail' 
uso Gapitolino i tre altri di Laterano e Rufino, di Severo III e Gara- 
calla, e di Faustino e Rufino, chiude con altrettanti Varroniani, che 
sono quelli di Présente ed Estricato II, di Elagabalo II e Sacerdotell, 
e di Agricola e Glementino. Dopo tantavarietà clii potrà più farsi me- 
ravigiia nella nostra lapide di questo semplice passaggio da una ma- 
niera air altra? 

Il Sanclemente* studio un modo, con cui conciliarc una cosi fréquente 
discrepanza , e dopo aver rettamente stabilito che l' epoca délia fondazione 
di Roma cominciava ai 2 1 di aprde in cui celebravansi le feste di Pale, 
e ne! quale per conseguenza doveva ricominciarsi fanno, pensô che le 
cooptazioni obbedienti all'eraGapitolina fossero accadutefra il primo di 
gennajo e i 2 1 di aprile, e che le Varroniane al contrario si dovessero col- 
locare fra quest' ultimo giorno e i 3 1 di décembre. Non si nega che l'e- 
poca ah Urbe condita dovè in origine computarsi daPalilie a Palilie, e puo 
anche concedersi, che questa maniera fu seguita nelle tavole trionfali, 
tuttochè si adduca eziandio un' altra ragione del ti'ovarvisi anteposti i 
P. 3oy. mesi di autunno a quelli di primavera. Ma perché la spiegazione riu- 
scisse soddisfacente converrebbe mostrare , che quest' uso fu lungamcnte 
continuato anche dopo il 600, in cui il proccsso dei consoli fu traspor- 
tato aile calende di gennajo, le quali divennero per conseguenza il 

' Inscr. dom. p. /19/1, n. 188. ■* Pag. 3oo, 1. 

[Voy. lleiizcn, Suppl. Orcll.n. Go/17. J ' De vutgaris aerae eniend. \). 110. 



FASTI SACERDOTALI. hk'o 

principio dell' anno civil(î. Senz' i;ntrare in iina questione che sarebbe 
troppo lunga a risolvere, e tenendonii strettaniente entro i limiti dei fasti 
religiosi, io osservero che la rarità di qucHi fra ioro, che conglungoiio 
le duc date dcll' anno e del giorno, avcva fin (|iii iinpedito di portai' 
giudizio deir opinionc del Sanclemenle. L' unica cooptazione che finora 
conoscevasi anteriore aile Faillie, era quella dei i o di aprile dell' anno 
969 nel consolato di Severo e Vittorino, somnfiinistrata dal fram- 
menLo dei sodali di Giove Propugnalore, la qiiale seguila 1' era Capi- 
tolina , corne le altre precedenti. Ma appunto per questo ella non era 
convmcenle in contrario, perché restava sempre lo scampo di ricor- 
rere ad un' eccezione, e di rispondere che questa volta era piaciuto ail' 
autore di seguire il calcolo Varroniano. Altrettanto perô non potrà dirsi 
nel caso nostro, in cui abbiamo quest' altra aggregazione dei 26 di marzo. 
Nel sistenia proposto, dai 91 di api'ile del consolato di Severo e Quin- 
ziano cominciarono tanlo 1' anno 987 Gapitolino, quanto il 988 Var- 
roniano, onde ai 26 di marzo doveva scriversi 986, se voleva usarsi 
il primo, o 987, se piaceva di adoperare il secondo. Ora 1' aimo che 
vediamo notato si allontana da ambedue i calcoli, e quindi mostra 
contro la sentenza del Sanclemente, che fino dalle calende di gennajo 
erasi cominciato a contare l'anno Varroniano 988. 

Lin. i5 e 16. 

. . .MIIflll«««iiiI^fiSI^»l 

. . .T-P P-PRO-COS-EX-SC-C 



La linea che annunziar doveva \\ nome del novello sacerdote, è to- 
talmente abrasa, ma la susseguente, che proseguiva a recitarci i suoi p. 3 10. 
titoli, mette fuori di contesa, ch'egli era un imperatore. Niente perô 
di più piano, quanto il dimostrare chi sia. La storia c' insegna che, nel 
consolato appunto di Severo e Quinziano , Alessandro Severo nel 
villaggio di Sicila presso il Reno fu ucciso in un tumulto di soldati ad 
istigazione di Massimino, che in sua vece fu elevato al principato. Sono 
questi i due soli Augusti, che imperarono in quell'anno, ma Aies- 



/,/iG FASTI SAGERDOTALI. 

sandio Jioii puô essere il cooptato di questa riga, perché abbiamo già 
veduta la sua aggregazione fino da quando era Cesare. Resta adunqiie 
onninamente ch'egli sia il siio successore, e veramenle dev' essere un 
iinperatore novello, perché niuii numéro apparisce dopo gli avanzi 
délia Lribunizia podestà, il che vuol dire ch'è la prima. E starà bene 
che il suo nome veggasi abolito, non essendosi anzi, come negli altri 
principi, aspettata la sua morte per farlo. Imperocché fu tanto l'odio 
del popolo romano contro di lui, che appena si sparse la notizia délia 
soUevazione dei Gordiani, spontaneamente furono dalla plèbe rr statuae 
fratque imagines Maximini ceterique honores statim convulsi-n al dire 
di Erodiano ' : né tardô il senato a dichiararlo nemico pubblico in- 
sieme col figliuolo. Nella quale occasione non è da dubitarsi che fosse 
ordinala insieme la légale proibizione délia sua memoria, leggendosi 
li-a le accîamazioni fatte in senato dopo la sua uccisione e conservateci 
da Gapitolino- ce Maximini nomen olim erasum, nunc animis eraden- 
rrdum.'n Dell' esecuzione del quai decreto oltre la nostra tavola ci sono 
testimonj una colonna migliare presso d Maffei ^, 1' iscrizione Vaticana 
che ho poco fa riportata, e una terza di Magonza, délia quale dovrô 
parlarc in appresso*. Goll'aiuto pertanto di altri suoi monumenti sarà 
facde di supplire : 

imp • caes • c • iuliiis ' verus • maximinus ' pius'felr aug' 
pont ' max • trib-poT -PP-PRO'COS- EX • S * C * Cooptatus 

\\ ;3m. Gonsla adunque di (jui che ai y5 di marzo del 988 Massimino cia 

già riconosciuto in Roma come imperatore, e questa notizia basterà a 
collocare la nostra tavola fra le piii preziose scoperte che si siano fatte 

[AvSpjâî'TS^ ovv K<xi ebcôves Ti(xai ts n /ii l 'j , dans les fastes sacenJolaux trouvés 

TsiffOLt Toï) Mci^tfxîvorj KarecTTrwrTO.Lilj.VlI, en i8Ac), Bullett. dcU' Inslit. 18^9, p. i33, 

c. vn.] i36 , dans une inscription romaine dédide 

^ In Maxim, cap. ult. à Maximns Caesar, Bullett. dclV hislit. i852. 

Mus. Veron. p. Zi53, 8. p. 19, et dans une inscription de la l'aies- 

[Voy.p. hîyh. — I^es noms de Maximin tine, Corp. inscr. Gr. n. /j585. C'est à tort 

ont (;té('jraloiiient effacés dans une inscri|)ti()n (|Lie dans celle-ci M. Franz a voulu reslituei' 

de Zaraï, lU-nier, Jnscr. rom. de V Algérie, les noms des Gordiens. W. Henzkn.] 



IWSTI SACERDOTALl. '\M 

fia ]un{TO tempo, vcnendo da Ici dc(iiiiL() i)\\n\ avanzo délia questione 
forse la pin clainorosa, clie sia mai slala Ira i ci-onologi. Intendo par- 
lare di quelle sul principio e sulla diirata dell' impero di Alessandro 
Sevci-o, da cui ne derivava 1' allra, slrettamerile coii[]iiinta colla piima, 
intorno 1' opoca délia sua moite, clie dai più ripouevasi nella pii- 
inavera di (|U(;st' aniio, mentre da altii volevasi dilleriLa lino ail' au- 
tumio. I.a paile che aveva in queste contioversie il célèbre ciclo di 
S. Ippolilo ha latto si che non solo abhiano esercilato l' injrejjno del 
Pagi, del Basnagio, del Tillemont e degli alhi scrittoi-i délia sloria 
générale tanto ecclesiastica quanlo profana, ma che siano state ezian- 
dio parlicolarmente discusse dal Dodvvell ', dal Valsecchi-, da Mon- 
sig. délia Torre^ dal VignoliS negli Atti degli eruditi di Lipsia\ non 
che in altre raccolte^ ai quali sono da aggiungersi il Mazzoleni' e lo 
Spalletti \ 

Sembrava ciie la vitloria sopra lutte due le (piestioni losse linuista 
a coloro, i quali avevano sostenuto ch'entrambo gi'imperatori h^laga- 
balo ed Alessandi'o erano stati uccisi nel mese di marzo, ma la seconda 
almeno di loro, ch'è quella che principalmente ci risguarda, risorse 
sulla fine del secolo passato patrocinata da due eruditi di gran lama. 
Uno di essi fu il Zoega^ che facendo valere un calcolo fondato sopra 
due medaglie egiziane di Antonino Pio esistenti nel gabinetto re;th' 
di Francia, torno a protrarre la morte di Alessandro Severo hno a! 
mese di novembre. Ma egli trovô un degno contradittore nel Sancle- 
mente, il quale'^ prese a vigorosamente combatterlo, negando fede a 
([uei nunnni che capovolgevano tutta la cronologia di questi tempi. E 
veramente convien credere che o fossero ritoccati, o mal letti, osser- 
vandosi che sono stati preteriti nel suo catalogo dal Mionnet, che ci 

' Dissert. XI (hjprian. polito dell' edizione del Fabricio. e la nola 

' De Elagabali trih. pot. V. i 3 del Reimaro al libro LXXIX di Dioiie. 
De ann. imperii Elagabali et de initio ' Animadvers. in mm. maœ. modnii e Mu 

imperii Severi Ale.xandin. seo Pisano. 

'* De ann. imperii Severi Alexandri. ' Dicluarazione di una tavohi o-spitale. 

' Ann. 1712,1714,171661719. " Numi Aegypt. p. 273. 

' Veggasi il tomo I délie Opère di S. Ip- '"' De vulgarl-s aerae emcnd. p. -27.") e segg. 



p. 3i3. 



ààS FASTI SACERDOTALI. 

ha comiinicate le dovizie di quel museo. Chè anzi fatlosi scudo dell' 
epoca di altre medaglie greche, torno il Sanclemente in questo mede- 
simo arringo con una dissertazione inserita in calce del volume seconde 
délie Lettere di contmiiazione del Sestini. Più moderato fu 1' altro difen- 
sore di quest'opinione, cioè l'Eckhel, d quale dopo aver confessato che 
la morte di Elagabalo, seguita circa gli ii di marzo del 976, era una 
cosa di già giudicata\ riprodusse per l'altra questione la medaglia di 
Mammea del Museo Gorrari édita dal Vaillant^, e coniata in Amasia 
del Ponto coH' anno CMB, ossia 2/12. E rimise eziandio in campo la 
legge seconda del codice Giustinianeo, de ojj. praef. praet. Orientis, che 
si annunzia data dall' imperatore Alessandro ai 1 3 agosto del consolato 
di Severo e Quinziano : ma non osô di trarre tutte le conseguenze, 
che risultavano da questo doppio argomento, sgomentato dalle insu- 
perabili difficoltà che gli offriva la série délie medaglie Alessandrine. 
Laonde ricorse ad un mezzo termine, stabilendo la morte del figlio di 
Mammea sul principio di luglio. Non rimase perô soddisfatto di questa 
decisione il citato Sanclemente ^ il quale tornô ad insorgere oppo- 
iiendo l'autorità di Erodiano , da cui si narra che Massimino, dopo 
essere stato elevato ail' impero per l' uccisione di Alessandro e dopo 
aver soffocato la ribellione di Magno, mosse guerra ai Germani e sac- 
cheggiô gran tratto del loro paese maturis jam segetibiis'', per lo che, se 
innanzi la mietitura aveva già passato il Reno, necessario era che qual- 
che tempo innanzi fosse stato rivestito del supremo comando. E per 
rapporto alla medaglia di Mammea rispose che le monete di Commodo 
avevano bensi stabilito il cardine dell' era di Amasia ail' anno 7/17 di 
P«oma, ma non ne avevano determinato il mese : onde niente impe- 
diva che si anticipasse dall'autunno fino circa il principio di maggio. 
Fra d quai tempo e gli 11 di marzo, in cui era seguita F assunzione 
di Alessandro, si aveva un sufïiciente intervallo, perché potesse giun- 
gerno la notizia nol Ponto in modo da permctiere la fabbricazione 

' D. N. V. l. VII. [). 289. ' [Uàhal'XTWV ïriiwv ànaa.<io\nfxiv. Lilt. 

■ Am?h. Gr. p. 161. VII. c. FI.] 

' Mus. Stinclem. t. IV. p. /i3. 



FASTf SACERDOTALI. Ii!x\) 

(li iiii'allra sua inctlaplia coiramio CKH, ossia ;!'>,8, uiciitic alT op- 
posto la iiovulla dolla sua morte, circoscritta allora in génère alla pri- 
inavera del (j88, doveUc an-ivare dopo l' irijjresso deiraniio iiiiono 
degli Aiiiasiciisi, c dopo la peiciissione dcl cilalo iiiiiiiiiio di Mamrnea 
coir cia ^M'}.. 

E questa l'isposta poteva esser Imoiia, iiiiiaiizi clie il Sestini scio*diessc 
del tutlo (jueslo nodo, avvisandoci \ che quelTanno è stato mal letto 
dal Vaillant, e clic invccc di CMB si ha da cori-eggore CAA, ossia 2.86, 
il che esclude allatto dalla présente lite (jnella medaglia, su ciii si è 
tanto disputato. Riguardo poi alla legge del Godice, il Pagi ave va già 
sospettato, che ne fosse sbagliata la data, e che invece à'Idib. Aunr. si 
avesse da leggere Idib. lan. o Idib. Febr. ma io penso, air()p])ost(), che 
più probabilmente sia sano il giorno, e fallato il nome dell'imperatore. 
Per ie cose fin qui dette è certo, che, se quella legge fu promulgata 
ai i3 di agosto, non dovette esserne autore Alessandro, ma Massimino; 
ed è certo egualmente, che se provenne da ([uest' ultimo, dovett' essere 
nella raccoita délie leggi soppresso il suo nome pel riferito decrcto del 
senato. dunque erro il susseguente compilatore nel volerlo ristau- 
rare, tratto in inganno dal consolato di Severo e (juinziano, che 
appartiene vei'amente alT impero di Alessandro, o piuttosto sciente- i*. :u'-\. 
mente sostitui il nome dclF uno a qnello dell' altro pei' non anniiettere 
nella sua raccoita la memoiia dannata di un principe, la quale avrehbe 
infirmata l'autorità délia legge. Per consimile ragione anche nel libroVïil 
tit. /i5, leg. 6, e lib. IX, tit. i, leg. 3 noi troviamo surrogato il nome 
dello stesso Alessandro a quello di Elagabalo; ed è poi questo il vero 
motivo di una parte degli anacronismi del Godice, dei quali alcun al- 
tro proveniente dalla medesima fonte fu da me notato nell' estratto 
del gius antegiustinianeo del Mai ^, e che troppo leggermente sono 
stati imputati alla sbadatezza dei copisti. Ne osta se nel medesin)o Go- 
dice s' incontra qiialche rarissimo esempio délie leggi di Massimino 
portanti il suo nome, noto essendo che da moite e diverse collettanee 

' (^lass. gen. p. 58. [Cf. Mionnot . Siippl. l. IV, p. /|3S, ii. 85.] — - [Voyez plus haut, 

p. i3S.| 

III. b-] 



/i50 FASÏI SAGERDOTALI. 

iii varj tempi e con varie norme compilate ricavô Triboniano il Corpus 
juris, che ora possediamo. 

Rimosse per tal modo le obbiezioni , clie avevano fatto vacillare iiella 
lede dovula a Dione, aiilore contemporaneo cd informatissimo délie 
cose per la sua dignità senatoria e consolare, iioi avremo da lui il 
giorno preciso dell' assunzione al trono di Alessandro Severo. Egli ci 
dice\ che la battaglia presso Antiochia, in cui Elagabalo vinse Ma- 
crino, avvenne agli 8 di giugno, ed asserisce che ce per annos très, men- 
er ses novem diesque quaituor praefuit, si quis a pugnae die, in qua 
frpotestatem summam obtinuit, velit numerare '-. -n II principato adun- 
que di Elagabalo, secondo i suoi conti, fini agli 1 1 di marzo del 97 5, 
nella mattina del quai giorno fu ucciso nei castri pretorii dai soldati , 
che salutarono tantosto imperatore Alessandro e lo accompagnarono al 
palazzo, siccome narra Erodiano^ Ora i due Vittori, Orosio, Eusebio, 
Sincello, Giulio Polluce, la ci'onaca Pasquale ed altri si accordano ad 
assegnare a quest' ultimo Iredici anni rotondi di regno, dal che ne 
verrebbe che 1' uccisione di lui fosse avvenuta nello stesso di natalizio 
del suo impero, e quindi dagli 11 di marzo fino ai 2 5 resterebbe un 
intervallo soprabbondante, perche potesse giungerne a Roma la no- 
tizia, e occasionare 1' aggregazione di Massimino. Ma convien confes- 
sare, che qualche giorno di più si ha da concedere ail' impero di Ales- 
sandro, perché Erodiano ^ gli attribuisce quatlordici anni, il che 
giusta il suo stile vuol dire , ch' era già entrato ncll' anno decimo- 
quarto. E infatti da Eutropio ^ ai tredici anni si aggiungono otto 
giorni , e nove da Lampridio '', il che porterebbe la di lui morte 
ai 18, ai 19 di mar/o. Lo stringimento del tempo non mi farà negar 
lede ai loro detli, perche noto espressamente Gapitolino^ che anche 
di li a poco la nuova dell' uccisione di Massimino, accadiita sotio 

' Lih. L\XVlII,c. XXXIX. ' Lil). V, c. Mil. 

' [Erscrt Tpjo-i «ai (xrjalv èvvéoL r}(xépii5 * Lût. VI , c. i e i\; lib. Vil , c. i. 

Ts rérlapaiv, èv afs rjp^ev, ojç âv zis dira * Lib. VIII, c. xxiii. 

Tïjs {liyr}? èv fj ro 'uja.vrsXès Kpàiro; écrxsr ' In Alex. c. lx. 

ipi6(x->j(Tetsv.] Lib. LXXIX, c. m. ' lu Maximin. c. xxv. 



FASTI SACERDOTALI. 'i51 

](' iniiia (Il Aquileja, perveiine a Borna entio il ([iiarto giorno, de! 
quale l'imase eziandio baslcvolo porziono jxîi- adunarc il senalo c fare 
tutto le altre cose ch' egli racconla. Dalo adimcjne che Alessandro sia 
stato privato di vita nella sentenza di Eutiopio ai )8 di marzo poco 
dopo il niezzogiorno, corne lifei'isce Lampridio, io non lio per nienlc 
improbabilc che un diligeiile corriere, paililo la slessa sera, possa 
averne portato la iiotizia dalle vicinanze di Magoi'iza a Borna in cento 
sessant' oi'C di viaggio all'incirca, ed esservi giunto il giorno -^a ahha- 
stanza in tempo per dar luojjo alla convocazione del senato, in cui |)ro- 
clamare il nuovo iniperatore. Ne mi la alcun caso, che nella stessa 
sera i sodali ch'erano insieme senatoii (e tali furono tutti, o pi-esso che 
tutti), ne! ritornare dall'adunanza, abbiano potuto fermarsi nel lempio 
di Antonino per piocedere alla eerimonia délia cooptazione, che in- 
sieme colle altre cose dovevano avère poco prima decietata. Ed è poi 
da avvertirsi che Massimino, secondo Erodiano^ era già stato salutato 
Augusto dai soldati almeno il giorno innanzi che fosse ucciso Alessan- 
dro, ed anzi più giorni ])rima se si crede a Zosimo, niente esseiidovi i>. ;^>.ii. 
di più vario, quanto le circostanze che si narrano deîla sua eleva- 
zione. Il che aumcnta sempre più la possibilité, che anche salva la fede 
degli storici egli fosse riconosciuto come principe in Roma ai 2 5 di 
marzo, secondo che testifica la nostra tavola. 

Lin. 17. 

. . .Wmm^ lO-FEL-AVG- ET-M 



Siam giunti alla quinta aggregazione, scritta, come si è annunciato, 
con caratteri più incolti délia précédente, ma si pei danni maggiori 
riportati dalla frattura del marmo, come per la doppia litura solFerta 
dal nome di uno dei consoli e del cooptato, è cosi poco cio ch' è ri- 
masto, che invece di una spiegazione non potrô più olTrire se non che 
délie congetture. Perô 1' oscurità dei tempi ai quali appartiene deve 

' Lib. VI. c. vm e i.\. 



/iô2 FASTI SACERDOTALI. 

far teiiere grau conto di ogni qualsiasi barlunie, che possa giovai'e a 
schiai'irli, ond' io preferirô d' implorare l' iiidulgenza del lettore, e di 
mettermi piuttosto a repentaglio di soguare, di quello che per una 
troppo vile circospezione abbandonare queste righe corne di disperata 
intelligenza. 

Intanto non puô dubitarsi che la prima linea conlenga un conso- 
lato, ma egli è troppo miitilo pei- potersi manifestare da se medesimo, 
e appena somministra alcune caraLterisliche, sulla scorta délie quali 
indovinarlo. Innanzi tutto deve essere il primo consolato di un Au- 
guste, e di un Augusto di poi, di cui sia stata dannata la memoria; 
in terzo luogo deve averne pai*tecipato un collega col prenomc di 
Marco , e finalmente dev' essere avvenula in quell' anno la coopta- 
zione di un personaggio, di cui pure sia stata abolita la ricordanza. 
ï fasti ce ne somministrano prossiniamente tre, nei quali si avvera 
la prima condizione, e sono quell i di Massimino ed Africano nel 998, 
di Gordiano Pio ed Aviola nel 992, di Filippo seniore e Tiziano nel 
998, la soverchia distanza escludendo che si pensi a quello di Clau- 
dio il Gotico nel 102 a. e mollo più ai successivi di Aureliano e di 
Probo. 

Gordiano Pio oltre alla prima prescrizione soddisfa insieme alla 
terza, avendo avuto per compagno Marco Manio Acilio Aviola, sic- 
comc ci ha mostrato un' iscrizione Capitolina', ma egli manca alla 
seconda e alla quarta, perché il suo nome fu rispctlato mai sempre, 
e non solo nel suo primo consolato, ma durante tutto il suo regno, 
la famiglia impériale non ebbe altri piincipi, se non che lui. Maggiori 
probabilità oiïrirebbe Filippo, di cui trovasi cancellato il nome nell' 
ara del Museo Nani illustrata dal conte Guarnieri e in uiTaltra iscri- 
zione dala dal f.ovrich^, e ch' ebbe un figlio Cesare, di cui pure vedesi 
la rimendjiaiiza distrutta nei marmi insieme con quella del padre^. 
Ma egli restera espulso dal ])i'enome del collega, se è vero che si chia- 

' Murât, p. 36i, 1. ' Maffei, Mvs. Veron. p. .'h -7 , 3; CiuL 

= Osscrvaz. sni viag'p di Dalmazùi delV p. 3i i, i. 
abb. Forlis, [). i')ïu 



FASTI SACERDOTALI. â53 

masse G. Mesio Tiziaiio sicconie ha giiulicato il Reinesio ' e ripetulo 
il Muratori^, al!ril)uen(lojjli un' iscrizionc del Fabrctti^ clie lo con- 
fessa apei'tamentc console e clic \nh laqjamente lo denomiiia G. Mesio 
Aqiiillio Fahio Ti/iano. E veramento non puo negarsi, che costui abbia 
dovuto fiorirc in ((iiesli {]iorni , atlostandoci un' altra iscrizione del 
lodalo Fabrelti'* cb' ('.<»li ei'a un ragazzo ai tenipi di Garacalla, al (|iialc 
competeva ancora il titolo di chrminms puer. Per 1' esclusione dcgb 
aUi'i resta adunque possessoje del canipo Massimino, che non si mostra 
refrattario ad alcuna délie leggi stabilité, ed in cui lavore si aggiunge 
una maggiore probabilité, essendo il più vicino alla data dell' ultimn 
cooptazione'^. 

Il suo consolato è uno dei più tenebrosi, e dev' esserlo se il suo 
nome fu rasato dai fasti ; solo i pii^i giovani Ira gli antichi collettori, 
quali sono Gassiodoro, Prospero, Mariano Scoto, il frammento Buclie- 
riano e il lil)ro pontilicale di Anastasio, avendolo rettamente segnato 
Maximino et Africano. AH' opposto l' anonimo Norisiano, i fasti greci mag- 
giori e quelli d'Oxford notarono Maximo et Afrtcano, cui altri tennero 
dietro colla dilTerenza di a ver più o meno confuse il primo di loro coi 
varj Massimi che procedettero per l' innanzi, onde Maximo III et Aj'ri- 
cano leggesi nel supposto Idazio, iMaximo IIII et Africano negli altri due 
anonimi editi per 1' ultime dal Roncalli, e peggio Mal/fxov to ç' xcù 
A(ppmoLvov nella cronaca Pasquale. I fasti greci minori si risentono tut- 
tavia deir antica cassatura, nuH' altro in essi i-itrovandosi se non che 

Kixi A(ppi}cavG\j, corne puô vedersi nella nuova recensione, che 

n'ha fatta il Relando^ Tutti poi si erano guardati d'avvisarci, cli' egli 
era l' Auguste proscritto, ed anzi fu confuse coi privati dall'autore délia 
SLq)posta lettera di S. Fabiano presse il Labbe', che scrisse Maximino 
et Africano rv.cc. conss. con cui concorda 1' alti-a epistola non meno dub- 

' Syntagm. inscr. cl. VI. n. 6-:>. d'Orelli, n. 6o58, ies nouveaux fastes sacer- 

■ Negli Annali. dotaux découverls dans la basilique Julia. 

^ Inscr. dont. p. 1 19, G. W. Hexzeiv.] 

' Jbiil. p. 685, 86. ' Fast. com. p. 176. 

^ [Voyez, dansmonSupplén)entau recueil Tom. I. p. 658. 



V. 3iS. 



p. 3. 



^15/, FASTI SAGEPiDOTALI. 

biosa di S. Antero presso il medesimo', se non che canibiô il nome 
di Massimino in Massimiano. Non avevamo dunque se non che la data 
délia legge 6 de jure dot. Maximino A. et Africano conss. e cosi pure quella 
délia legge i3 de pactis, le quali ci avessero significato che uno di loro 
era 1' imperatore, il che è poi stato riconosciuto vero dai critici, non 
tante per 1' use costante, che i novelli principi assumessero i fasci aile 
calende di gennajo immediatanienle siisseguenti alla loro elezione. 
quanto per la fede indubitata che ci fanno le medaglie di Massimino, 
di essere stato da lui preso effettivamente il consolato al cominciare 
délia seconda podestà tribunizia. Fino ai nostri giorni peraltro egli non 
erasi ancor veduto nei marmi, onde sarà singolare il seguente rinve- 
nuto a Magonza, non sono ancora molti anni, e comunicatomi dal 
mio ottimo amico sig. Luigi Vescovali, il quale si compiacque altresl 
di avvisarmi, che il nome di Massimino, quantunque abraso, era tutta- 
via riconoscibile ^ : 



IN-H- D ■ D • DEAE 
NE-MONTEM- 
VETVSTATE • 
RESTITVERVNT 
VITATIS-MATTÎACOR 
S E P • I M P • ui a x i vi i n o • a u g 
ET-AFRICANO -COS-HI • QJ/ORVM-NO 
Ml NA-ISTA • SVNT 
C • MEDDEGNATIVS- SEVERVS-CVR BIS 



VIRTVTI • BELLO 

VAT I C A N V M 

CONLABSVM 

HASTl FERI • CI 

X • K AL 



L • L E V I N I V s • Q_V E T V S 
T -VITALINIVS • PEREGRINVS 
COSTANTIVS MARCIANVS 
C RIXIVS ADNAMATVS 
C LAMILLIVS CRESCENS 
TITIVS BELAT VLLVS 

VS SEVERVS 

. . . . LICIN VS COSTA S 
T 1 V S VICTOR 



TERTINIVS ABROSVS 
MACRINIVS PRISCVS 
ATRECTVS CVPITIANVS 
. . . ERRI VS I V ST 1 N VS 
ATTONIVS ASCLEPIVS 
VRSIVS MATVRVS 
STATVTIVS SECVNDINVS 
SERVANDIVS SENVDVS 



Tom. 



[). 65i. 

" [Voyez Orelli, n. /1983, et la noie de 
M Flen/f'ii. Supplem. p. A 9 5. M. Vescovali 



avait omis dans sa copie I avant -derni^ic 
ligne de la première colonne, j 



FASTI 8ACERD0TALI. ^i55 

Ma S(; in <;iazia dell' iscrizioue Magonliiia veiine ora tolto da ogni 
contesa che uno doi coiisoli del 989 lu 1' iiii])<Malore Massimino, si 
restava poi sempre nelT anlica ignoranza relativainente al suo col- 
Icga'. H Panviiiio 1' ha cliianialo C. Giulio AlVicano, senza addurne P. '■'■ 
alcuii loiidaiiuMito, iiè credo elie allio ne avesse se non che questa 
hunigha non lu iguota a Tacilo, a Quirililiano ed a Plinio giuniore, non 
supponendo mai ch' egli abbia preteso di confondei-e con questo console 
il Giulio Africano scrittore ecclesiastico, benchè abbia liorito ai tenipi 
di Origene. Fra i successivi cronologi altri Y hanno seguito vwre pacu- 
dum, corne si protesta di Tare lo Stampa, altri più circospetti 1' hanno 
abbandonato contentandosi del semplice cognome ch' era unicamente 
sicuro. Una buona notizia di più ci darà dunque il nostro Iramniento 
aggiungendogli il prenome di Marco, e questa notizia Ijasterà per impe- 
dire, che non si pensi ne al giurisconsulto Sesto Cecilio AlVicano, se 
pure egli è quel desso che da Lampridio viene nominato fra i consi- 
glieri di Alessandro Severo, il che non pare; ne al console L. Ovinio 
Gurio Proculo Modiano Africano, di cui parla un' iscrizione del Museo 
Vaticano, che alla forma dei caratteri sembra veramente posterioie 
air età degli Antonini e che fu édita dal Fea '". Invece ella mi dà un 
piccolo incentivo a congetturare, che questo M. Africano sia il M. An- 
tonio Gordiano Africano giuniore, che due anni dopo vesti per poche 
settimane la porpora impériale nell' Africa. Si conviene ch' egli aveva 
già avuto il consolato, quando fu spedito in quella provincia coH' inca- 
rico di legato del padre che vi era proconsole ; cio ricavandosi da Capi- 
tolino^, che cosi descrive il progresso délie sue dignità : crQuaesturam 

rcHeliogabalo auctore promeruit praeturam Alexandro auctore 

cfurbanam tenuit, in qua tantus jurisdictionis gratia fuit, ut slatim 



' [La question relative à ce consulat a suffectus, probablement avec Alexandre Sé- 

éié décidée définitivement par les nouveaux vère en 982; voyez dans les Fastes la note 

fastes sacerdotaux trç[^ivés dans la basilique sur les consuls de cette année. L. Remer.] 
Julia, dans lesquels le collègue de Maximin ' Frammenti di Fasti, n. /17. p. 6^. 

est nommé Piqnenius Africanus. W. Hexzen. ^ In Chrd. c. xvin. 

— Quant à Gordien le jeune, il fut consul 



/i5G FASTI SACERDOTALI. 

r: consulat u m, qiieiri pater sero acccpeiat, niereretui'. Maximini, slmi 
frejusdem Alexandii temporibus ad proconsulatuin palris niissus iega- 
r tus est obsecutus atque illic ea quae superius dicta sunt contigerunt. r 
infatti Gordiano il padie non solo lu latto proconsole al tempo di 
Alessandro Severo, ma benanche circa il 982, in cui 1' imperatore 
esercitô 1' ultimo suo consolato, se pure è vero ciô che scrive lo stesso 
Capitolino^ : cripse ex consulatii, quem ej^eiat cum Alexandro, ad pro- 
r-consulatum Africae missus est ex senatus consulto. n E lo stesso si con- 
fernia dalla lettera di ringraziamento cbe per quest' ottima scelta dal 
niedesimo Alessandro fu diretta al senato, e che dal biografo si rife- 
risce più abbasso^, la quai lettera presuppone, che quell' Augusto fosse 
allora assente da Borna, e verosiiinlmente occupato nella guerra coi 
Persiani. Ora, se il figlio fosse già stato console a quel tempo, per 
quai ragione avrebbe tardato cotanto a seguire il padre nella proviri- 
cia, tanto più che la scelta dei legati appaiteneva al proconsole, salva 
r approvazione del principe, corne insegna Dione? Questa ragione si 
ti'overà chiarissima nella mia opinione, e sarà quella di essere allora 
occupato dalla pretura e dall' aspettazione dei fasci, in virtù dei quali 
divenire ejusdem clignitatis vir, quali dovevano essere i legati consolari 
deii' Asia e dell' Africa a parère dello stesso Dione ^ Gapitolino adun- 
que non rifiuta, ma benanche favorisée la mia congettura, secondo 
la quale Gordiano giuniore, dopo esser stato al principio dell' anno 
collega nel primo consolato di Massimino pel solilo bimestre di questi 
tempi, avrebbe poscia ottenuta la legazione africana. Ma che sarebl)e 
j)oi , se quel passo dello storico fosse mal interpunto, comc [)uo aversi 
qualche motixo di sospettare, onde si avesse da leggere piuttosto : cf Ut 
rstatim consulatum, (pieni pater sei'o acceperat, mereretur Maximini 
rvel Alexandri temporibus? r Avendoci data presse a poco 1 epoca délia 
sua questura e délia sua pretui'a., l'agion vuole, che non ci abbia fatta 
desiderare quella del suo consolato, ch' era maggiormenle importante, 
e dietro cui resta inutile \ altra délia sua legazione che ne vien di con- 

In (ionh c. III. — ^ |[i Cidii}. c. v. — l.il». LUI. c. \i\. [Kh Twr ôfxoTifxwr'. ] 



FASTI SACERDOTALI. ^57 

seguciizji, (' clic ricade tra f m quae sîiperius dicla sunl. Lo clic essciido, 
la presenza di un ioiioio Africano iicl lasli di (jiicsli lempi e la (oii- p. 3-; 
correnza dello st(3sso pierioiiie di Marco ini sembla che diano alla pré- 
sente opinione un grado taie di probabilità da non merilare di essere 
troppo leggerniente disprezzala. Non dissimulo eh' ella trova un oppo- 
sitore in Ei-odiano, secondo ciii Goi'diano seniore non sarel>besi cliia- 
mato Africano innanzi di essere subJijnato airinipero; imperoccliè ci 
dice, che gli abitanti délia sua provincia dopo averlo salutato Augusto, 
proprio ejus nomini Africani nomen a se adilidereK Ma Capitolino-, cbe 
ripete la medesiina cosa, aggiunge che su di cio non erano concordi 
i pareri, e che allri lo credevano un vecchio cognome délia sua casa, 
quod de Scifionum familia originem Irahercl, il che senibra veiamente più 
probabile, nuovo essendo del tutto che simili denominazioni negl' impc- 
ratori provenissero da altra fonte che quella dei popoli vinti in batta- 
glia. Ed è poi molto consono al vero, che fra le due appellazioni del 
nuovo principe gli Africani prediligessero quella ch' era loro cosî oppor- 
tuna, il che ad alcuno avvezzo a sentirlo chiamare Gordiano puo aver 
dato motivo di credere, ch' ella fosse nata dalla circoslanza. 

Lin. 18. 
OST-ROMAM CONDITA 



Se il contesto, e 1' autorité di Valerio Probo non fossero slali piii che 
bastevoli per darci l' interpretazione délie sigle AP-RC, 1' avremnio 
avuta da questa linea, in cui si scrisse alla distesa rt?î/?o-;; OST-RO- 
MAM- CONDITAm. E quest'anno sarà il DCCCCLXXXIX corri- 
spondente al consolato di Massimino, supposto sempre che, corne ne! 
précédente , cosi in questo pure siasi adoperata 1' era Varroniana non 
mancando poi al completamento délia riga se non che il giorno e il 
mese délia cooptazione. 



[T&j Huptif} oLÙToii ovà^t-vi 'UjpoadévTes k(pptKavov iKà'Xeaav d(p' éa.vrcûv.\ Lib. Vil, c. vj. 
- ^ In Gord. c. ix. 

m. 58 



458 FASTI SACERDOTALT. 

Lin. 19 e 20. 
. . .ERRA 



323. Pi'ovato elle siasi, coiiie ho tentato di fare di sopra, che qiiest' atto 

a])])artiene ail' anno in cui fu console AJassimino, appena potrenio 
dubitare, che il nome scarpeilato del nuovo sodale sia quello de! 
suo (î()huolo Massimo'. Imperocchè da una parte attesta Capilolino- 
clie lu rasata la memoria tanto del padre, quanto del liglio, eraso no- 
inine Maximinorum, e cio vediamo mandato ad elTetto nella colonna 
nn'gliare già citata altra volta del Mafl'ei^. DalT altro lato siamo egual- 
niente sicuri, che Massimo dovette essere cooptato in tutti i religiosi 
coHegi per la fede che ce ne fanno le sue medaglie cogl' istrumenti 
sacerdotali, una délie quali d' argento aggiunge nelT esergo le sigle 
S • C , sulla cui spiegazione non sarebbe rimasto sospeso T Eckhel *, se 
avesse avvertito al vero significato di questi simboli, e se si fosse i"icor- 
dato, che tutte le cooptazioni dei principi si fecero sempre EX*SC. 
Massimo adunque dovette essere necessariamente aggregato anche ira 
i sodali Antoniniani, e perconseguenza memorato nei loro registri, onde 
niente di più probabile, che lo fosse in questa riga, dalla cui cassa- 
tui'a sono scampati soltanto sulla fine gli avvanzi di un' A e di tre unità, 
che io su])pongo provenienti dal bisillabo ANI. E queste lettei'e ponno 
lacilmente conciliarsi col di lui nome, ricavandosi dai nunnni che Mas- 
sinn'no in seguito délie vittorie l'iportate nelf estate précédente aveva 
assunto in quest' anno il cogiiouie di Germanico, e che quest' a])pel- 
lazioiK' In comunicata ancora al Hglio, su qualche medaglia del cpiale 
leggiamo l'epigrafe MAXIMVS • CAES • GERM. Per le quali cose 

' [Cf'la <i (Ué mis liors di; «lonle pjir l<; ' I/m.v. Ver. p, /i53, 8; [el aussi dans 

iikjI 1 VVENTVTIS qui se lit dans les non- rinscri|)Liou romaine puMic'e dans 1(! IhilleU. 

veaux fastes sacerdotaux; Supjtlem. Orell. dcll' Instk. iHfv). j». k). .1. 15. m: Hossi.] 
n. r)o58. W. I1.:n/.kx.] ' />. V. V. loni. VII , p. •)()«. 

■ Cap. ultini. 



FASTI SACERDOTALI. 'i59 

parmi spiaiiato il supplimeiilo di (|uesta ii<ja c ' iulius ' vei^iis "maximus ■ 
gerniANlcus • nobilissimiis • cacsK Ma se ciô è , non sarà vero ciù clie geiie- 
ralmente si crede, che Massimo sia stalo salutalo Cesaie dall' esfrcito 
nel tempo medesimo che il padre fu proclamalo imperalore, o al menu 
converrà dire, che i\ seiialo non poco lardasse a riconoscerlo in qiiesta P. ;^a/i. 
qualità. ïmporoccliè apparisce dagli csempi addotti, che in questi tcnipi 
il dccrcto délia dionità cesarea soleva andare di conq)agnia con quello 
deir ammissione in tutti i collegj, e la data délia nostra cooptazionc 
non puo anticiparsi innanzi le calende di gennajo del 989, nelle ([uali 
prese i fasci Massimino, più di nove mesi dopo cli'era salito al supremo 
potere. E veramentc, se il padre e il figlio fossero stati elevati al prin- 
cipato contemporaneamente, perché la cooptazione del figlio non sa- 
rebbe segiiita nello stesso giorno in cui abbiamo visto avvenuta quella 
del padre ? Dubilo adiinque grandemente che si siano prese in troppo 
stretto senso le segiienti parole di Capitolino^, suite quali unicamentc 
riposa la volgare credenza, ch' egli stesso siasi ingannato, tanto piii 
che confessa di non essere gran fatta informato délie cose di Massimo : 
ff Maximinus Augustus ab exercitu appellatus est, filio sibimet in pai- 
cfticipatuni dato, de quo pauca, quae nobis sunt cognita, mox dice- 
rmus.-^ Intanto la sentenza délia nostra tavola viene possentemente 
avvalorata da un medaglione del Mionnet^, che sembra certamente co- 
niato per solennizzare 1' esaltazione di quel giovane principe. Rappre- 
senta da un lato la sua testa nuda coU' epigrafe C'IVLVERVS' 
MAXIMVS-CAES, e mostra dall' altro 1' effigie laureata di Massi- 
mino colla leggenda MAXIMINVS • PIVS • AVG • GERM • P • M • 
TR- P-II*COS-P-P, per le quali note cronologiche anche quel nummo 
non puô anticiparsi avanti le calende del 989. Prevedo che mi si ob- 
bietterà una medaglia alessandrina del Museo Arrigoni che attribuisce 
a Massimo il titolo di Cesare, e che per la data L- A, ossia anno primo 

' [Les nouveaux fastes sacerdotaux. 5m/>- ^ In Maœiîmn. c. \ ni. 

plem. Orell. n. 6o58, prouvent qu'il faut ^ [Barété des méd. rom. t. I, p. 386; cf. 

ajouter encore le titre de princeps hwentutis. Cohen. Méd. imp. t. I\. p. loi.l 
W. Hexzex.1 



/,r,0 FASTI SACERDOTALI. 

flev' essere stata impi-essa avanti l'autunno de) 988. Ma questa iiieda- 
fflia iinica ha avuto qualclie lettera rifatta, è stata mal letta, per- 
ché deve appartenere al padre, corne lo dimostra la laurea che cir- 
conda la testa del diritto, la quaîe a Massimo non competeite giammai, 
p. ;îj5. e clie le sue niedaglie si romane, come peregrine, non gll hanno mai 
attribuita. Ed anzi dalla mancanza de' suoi nummi sinceri egiziani delV 
anno primo, mentre alciini se ne contano del seconde, e molti del 
lerzo e del quarto, caverô io un nuovo argomento da unirsi ai supe- 
riori per conchiudere, che Massimo veramente non ottenne il grado di 
Cesare, se non dopo incominciato il 989. 

Pin non restano délia nostra iscrizione se non che le quattro let- 
lere ERRA, miscrabili reliquie dell' ultima riga. Alla somiglianza del 
carattere si hanno da giudicare spettanti ail' aggregazione, di cui si è 
favellato finora, la quale non pare che potesse circoscriversi entro tre 
righe soUanto. Ma quai senso ragionevole potrà loro darsi ? Oh qui da 
vero haerci aqua! Aile volte mi è corso per mente che stante la celebrata 
bellezza di Massimo potesse esser stato chiamatoy/o.s orhis /ERRArwm, 
come le deliciae generis humani di Tito, piuttosto spes orbis ^ERRA- 
riim suir esempio di altri Cesari, che nelle loro medaglie vengono 
saliitati SPES-PVBLICA. Altra fiata lio fantasticato, che qui si nascon- 
desse il luogo, in cui i sodali tennero l'adunanza ; ma ho dovuto finire 
col conchiudere clie questi erano sogni d' mfcrmi e foie di romanzi, e 
che r indovinello era di tal natura da lasciai'si alla sfinge. Contentia- 
moci adunque di cio che si è ritratto linora da questo nobih'ssimo tVam- 
mento, mercè del quale si è potuto fissare 1' età di un illustre perso- 
naggio, listaurare per mctà un consolato ordinario, e determinare 
presso che il giorno dell* elezione di un (icsai'e e di un iuq^eratore, 
oitre i fondamenli che se ne sono avuti, su cui stabilire délie congetture 
abbastanza plausibili sull' aggiudicazione di un altro consolato, e suH' 
origine deîla dignità di un altio Cesare. 



LAPIDE GKUTEKIANA. 



DICIIIAUAZIONK 
D'UNA LAPIDK GIUJTERIANA 

PER CUI SI DETERMINA 

IL TEMPO JJELLA PUEFETTURA iJRBANA Dl PASIFILO 
E L' ETÀ DI PALLADIO lUTILIO ÏALHO. 

LETTA ALL' AC.CADEMIA Dl TOIUNO NELL' AUUMÎNZA WA 13 1)1 FEliliHMO WiW . 



Alloi'cliè, luolti aiiiii sono, o sapientissimi Accademici, mi coiidiissi 
a visitare codesta bella metropoli, ii barone Veriiazza di chiaia iiic- 
iiioria, vostro segretario a quel tempo e inio rispettabilissimo amico, 
non pago di avermi procurato Y onore di assistere ad una dotla vostra 
adiinanza, voile anche gentilmenie costringermi a non comparirvi come 
semplice uditore. L' angustia de! tempo e la riverenza dovuta ad un 
cosi illustre consesso avrebbero dovuto consigliarmi ad un rispettoso 
silenzio; ma il desiderio di offrire ad un erudito di tanta fama una 
pubblica prova délia mia stima con una cieca obbedienza vinse nell" 
animo mio qualunque altra considerazione. Profitlai quindi di una 
scheda, clie fortunatamente era rimasta dimenticata nel mio portafo- 
glio dopo il ritorno che aveva fatto non molto prima dalle rive del 
Tevere, e dissi brevemente di una lapide non ben descritta per T ad- 
dietro, sul fondamento délia quale mi parve che potesse restituirsi a 
stabile sede un prefetto di Roma ed un antico scrittore reputato fino 
allora di epoca incerta. Questo scritto sarebbe rimasto nell' obblivione 
in cui r aveva lasciato, se dopo che alla vostra benignità è piaciuto di 
farmi uno del vostro bel numéro, il ch. segretario professore Gazzera 

' [Extr. (les Memorie dell' Accademia di Torino, t. XXXVIII. i835. p. 1-07.] 



fiU LAPIDE GRUTERIANA. 

non me 1' avesse richiesto coine cosadoviita a codesla Realc Accadeaiia. 
Ma nel ricomparirmi dinanzi mi ha falto vergognare délia sua iiudità, 
ed inoltre alcune cose clie allora s' ignoravano o erano dubbiosc si 
sono ])oi l'isapute o certificate per le susseguenti scoperte fatte dalla 
scienza archeologica, onde ho sentito la nécessita di rifonderlo. Ve lo 
presento ora dunque alquanto meno povero e digiuno di quello che 
era, ma laie perô sempre da abbisognare di esser raccomandato alla 
vostra indulgenza. 

Il Grutero^ pubblicô un' iscrizione scoperta l'anno i58(j nelle terme 
romane di Tito, ma la copia da lui data non fu scevra d' errori, che 
mossero il Ueinesio ed il Gudio a farla soggetto di studio per emen- 
darla. Le loro congetture sonaper me divenute inutili, dopo che mi è 
accaduto di trovarne un esattissimo apografo nelle schede originali 
del Manuzio-, il quale attesta di aver veduto il marmo coi proprii 
occhi; aggiungendo che insieme con due altri rinvenuli nello stesso 
luogo, dei quali parlerô fra poco, fu trasportato alla chiesa di S. An- 
tonio neir Esquille, ed ivi tutti tre guasti per convertirli in altro uso. 
Ecco intanto la lapide Gruteriana giusta la lezione di quel manoscritto : 

3. PROPAGATORl-ORBIS 

AC-ROMANAE-REI 

^iliJilii^^iliiillirilP A X 
VICTORI-AC 

TRIVMFATORI-SEMPER-AVG 

w^mMmm^mmmmÊC o n s • o r d 

PRAEF-VRBI-ITERVM-IVDEX 

COGN • SACR • MAIESTATI • EIVS 

DICATISSIMVS 

' Pag. 971, h. ciana de Venise , p. /j(S , 1 , et y esl précédëe 

' Cod. n. 5î!53, pag. iC5, délia Biblio- de cette note : ff In ti'iltiis basibus inarmoreis 

teca Valicana. [Manuce avait hvé cette ins- freiïossis anno 1089 mens. Febr. in tlicrmis 

cription des schcdae de Celse Citladini, dont rrseu palatio Tili imp. in ipso trivio euntibus 

cette partie du manuscrit du Vatican n'est rra [bustis] Gallicis ad ecclesiam S. Pétri 

qu'un extrait. Elle se lit dans la copie de ces rrad Vincuia, descendendo ad ampbithea- 

schedae qui se trouve à la liibliotlièque Mar- rtrum : sunt nunc anle liospitale S. Antonii 



LAPIDE GUUTERIANA. 



465 



Nel destro fianco poi dcllo stcsso cippo eraiio scolpite qiieste Ire 



l'ighe 



D • PRID- FAL- IVNIAS 

ARBITIONE-ET-LOLLIANO 

CONSS 



Ognuno vede che uelle due linee canceJlate dallo scalpello si coiile- 
nevano i iiomi dell' imperatore cui fii eretta la base, e quelli deil' 
illustre persoiiaggio che gliela dedicô. Ma non estante le ragioni, 
certamente politiche, per le quali si voile abolire la loro menioria, 
quelle raschiature appunto, aiutate dai titoli dati al primo e dalle 
cariche sostenute dal seconde, ci presterebbero una scorta poco fallace 
per indovinarli. Se non che per riguardo al dedicante ci vieiie rispar- 
miata ogni fatica, bastando il coniVonto con quest' altra pietra édita 
dal Guasco^ e prima di lui dal Muratori- : 



MAXIMO- Vie 

TORI-ACTRIVMFA 
TORI-SEMPER-AVG 

FABIVS • TITIANVS • V • C • CONS 
ORDINARIVS-PRAEF-VRBI 
ITERVM • IVDEX-COGNITIONVM 
SACRARVM -MAIESTATI-EIVS 
DICATISSIMVS 



rrin Esquiliis.i Et p, 176: n-in tre basi di 
«■marmo cavate del 1689 di febbraro nella 
•rcrocevia di S. Pietro in Vincola al Coliseo, 
rrcioè nelle terme di Tito che poi furono dette 
rrdi Trajano.i Manuce est entièrement dac- 
cord avec Cittadini sur la provenance de 
cette inscription: creffossa est, dit-il, in pa- 
rrlatio seu thermis Tili lôSg Febr. in ipso 
fftrivio euntibus a bustis Gallicis ad S. Pétri 
ff adVinculadescendendoad amphilheatrum , 
rruna cum duobus aliis ejusdem Pasifdi ti- 
rrtulis. r, Et à la fin : rr furono portate a S. Ant. 
fr nelle Esquilie. e guaste per aitre opère. ^ 



Enfin , cette inscription se lit dans les ma- 
nuscrits de Winghe à la bibliothèque de 
Bruxelles, n. 17,872-17,878, 2. f. 3i. 
avec cette mention : frvidit Celsus. s, et dans 
la copie de ces manuscrits possédée par le 
marquis Raffaelli de Cingoli, f. i33. — Le 
mot Fabius se trouve dans la copie de Citta- 
dini, p. 61, et dans celle de Winghe. p. 3i . 
où cependant il est ainsi écrit : /ABIVS. 
— VV. Henzen.] 

' Inscr. Mus. Capitol, tom. I, p. qoo, 
n. 1 17. 



Pag. 398, 5. 



P. /i. 



59 



A66 LAPIDE GRUTERIANA. 

Ghi iieo^herà clie in qiiesti due sassi fosse ripetuta la medesima epi- 
wrafe, e che quindi il nome da ristaiirarsi nella sesta riga del primo 
sia quello di Fabio Tiziano ? 11 che aggiunge fede aH'Orsino, da cui 
proviene la copia del Grutero, il quale malgrado la cassatura riusci a 
leggervi FABIVS. 

Di qiiesto console Tiziano ci sono pervenute bastevoli notizie. lo lo 
reputo un discendente dall' aliro console Mezio Fabio Tiziano, che in 
conipagnia delF imperalore Filippo il padre resse i fasci ordinari nell' 
anno 2/» 5 dell' era volgare; del quai suo antenato e délia famiglia di 
lui di origine, come sembra, siciliana molto si favella nelle lapidi di 
queir isola raccolte dal principe di Torremuzza^ Da altre iscrizioni 
Gruteriane^ che si vogliono lutte l'iferire alla sua prima prefettura 
di Roma, apparisce che il nostro Tiziano ebbe il prenome di Tiberio, 
e che innanzi di giungere al supremo onore dei fasci era stato corret- 
tore délia Flaminia e del Piceno, consolare délia Sicilia, proconsole 
deir Asia e conte del primo ordine. Nulla perciô impedisce di credere 
che mentre occupava una di quelle cariche minori gli fosse indirizzata 
la legge di Costantino dell' anno 3i6\ scritta ad un Tiziano senza indi- 
carne 1' uffîzio, ma che contenendo un regolamento sulle poste dei 
cavalli spetta senza meno ad un magistrato. I fastografi con molto con- 
senso gli assegnarono il consolato ordinario del 887 in compagnia di 
Feliciano. Dali' indice dell' anonimo de praefeclis Llrbis apparisce che fu 
fatto prefetto di Roma ai 2 5 di ottobre del 889, e che ai 7 di marao 
deir anno seguente lascio nel suo posto il vicario Giunio Tertullo, 
essendogli occorso di recarsi alla corte impériale, verisimilmente per 
olïrire ail' imperalore Costante in Aquileja le congratulazioni del senato 
da lui presieduto suH' esito felice délia guerra mossagli dal fratello 
Gostantino giuniore, e terminata colla morte di quest' ultimo, seguita , 
poco prima dei 9 di aprile. Ritornato dal suo viaggio riprese il govcrno 
délia capitale ai 17 di giugno, e lo conservo fino ai 28 di febbraio dell' 
anno successivo, in cui gli subentro Aurelio Gcisino : onde sta bene 

' Siciliae inscr. p. 34 , 51; p. 5o, 21 ; ^ Pajj. igS, 4, 7, 8, e p. ^07, 8. 

p. 52, 25; p. 57, 38. ' Cod. Theod. lib. VIII, lit. v. 1. 2. 



LAPIDE GRUTERIANA. ^G7 

che questa medesima prefettura se gli atlribuisca iii uiia legge tlei 
26 di fjiugno del 3/io'. S. Gii'olamo iiella contiriuazione délia cro- 
naca di Eusebio lo encomia corne un uomo éloquente, annunziandoci 
che nel 3/i6 era prcfetlo del pretorio délie Gallie. La quai dignità dev 
egli aver occupalo lungamente, giacchè una seconda legge'-^ ci niostra 
che n' era rivestito fino dai 3o di giugno del 3/i3, uienlre una teiza"* 
e una quarta'' ci provano che vi perseverava ancora ai 3o di niaggio e 
ai 1 3 di novembre del 3/19. Il Tillemont^ inclino a ciedere che sul finire 
deir anno gli fosse sostituito Rufino a motivo délia legge dei '28 di 
decembie diretta Rufino praef. praet.'^, ma io penso piultoslo che coslui 
succedesse invece ad Anatolio nella prefettura del pretorio dell' llli- p. c 
rico, iiella quai regione lo troviamo di fatti nell' anno seguente per 
testimonianza di Pietro Patrizio'^, e dove anunette lo stesso Tilleniont, 
dietro un passe di S. Epifanio, cli' egli occupasse il medesinio ufïicio 
nel 35 1 e nel 352. Parmi quindi più verisimile il prolungare di un 
altro paio di mesi la prefettura di Tiziano nelle Gallie, onde sotto lui 
avvenisse ai 18 di genuaio del 35o la rivoluzioiie che porto la morte 
di Gostante e 1' esaltamento al trono di Magnenzio, alla quale dev' 
egli aver concorso in qualche parte, leggendosi che fu poscia uno dei 
più favoriti suoi partigiani. Consta inoltre, ch' egli dovette esser man- 
date prontamente da Magnenzio in Italia per ridurre Pioma alla sua 
obbedienza, attestandoci il lodato anonimo che riprese possesso délia 
prefettura urbana ai 27 di febbraio dello stesso anno 35o, e che la 
ritenne fino al primo di marzo delP anno seguente, in cui tornè ad 
essergli surrogato Aurelio Celsino. E apprendiamo poi da Zosimo'' la 
ragione per cui il nuovo imperatore si mosse a richiamarlo presse di 
se neir Illirico, che fu quella d' inviarlo ainbasciatore alf imperatore 

' Cad. Theod. lib. IX, tit. xvii. 1. 1; Cod. '' Cod. Theod. lit». IX. til. \\n. I. a. 

Just. lib. IX, tit. XIX, \. -2. ^ Hist. des Empereurs, Constance, ail. xn 

' Cod. Theod. lib. XII, tit. i, 1. 36; Cod. et xxv, et note i5. 

Just. lib. X. tit. Lxm, 1. h. ' Cod. Just. lib. VI, tit. lxii. I. 3. 

' Cod. Theod. lib. VII, tit. i, 1. 3; Cod. ' Delegat.^. '2j\[^.i^o.iù.ed.C.Mu\\er.] 

.Just. lib. XII. tit. XXXVI. 1. lo. * Lib. Il, c. xlii. 

59. 



à6S LAPIDE GRUTERIANA. 

Costanzo in Gibali con proposizioni di pace. Ma avcndo usato un lin- 
ffuaggio altero, ed offeso il principe nemico con pungentissimi detti, 
toi-nô senz' essere riuscito nella sua missione, onde ne segui ai 28 di 
settembre -dello stesso anno la baltaglia di Mursa, che prodiisse la 
ruina, e infine la volontaria uccisione di Magnenzio nel 353. Tutta- 
volta da un passo di Temistio^ e da un altro dell' imperatore Giuliano-, 
che senza nominarlo espressamente sembrano denotarlo in modo assai 
chiaro, i critici h anno ritratto, che dal vincitore Costanzo gli fosse poscia 
generosaniente perdonato. 

Stabilito cosi senza lema di equivoco il nome de! dedicante, e co- 
nosciute eziandio le qualità délia sua persona, sarà spianata la via a 
determinare con non minore fondamento chi fosse 1' Augusto ch' egli 
voile onorare. Non parlerô del Grutero, d quale dal luogo in cui clas- 
sifico la pietra, che è soggetto del mio discorso, parve volerla assc- 
gnare a Macrino, ad alcun altro dei principi interposti fra Garacalla 
e Gordiano Pio, essendo évidente ch' ella non puô risalire a tanta anti- 
chità. Air opposto il Giiasco, da cui falsamente si asseri essere intégra 
la sua compagna, mentrc io che 1' ho veduta nel Museo Gapitolino, 
posso attestare che serba chiai'i indizii di frattura nella testa, sogno 
al certo, quando ritardandola di troppo la stimô consecrata a Magno 
Massimo. Per seguire il suo parère converrebbe ammettere che Tiziano 
avesse vissuto gli anni di Nestoi'e, talchè dopo essere stato console 
nel 337 protraesse la vita fino almeno al 387, in cui quel nuovo usui- 
patore inipadronissi di Roma. Oltre di che la sola ommissione del titolo 
Dominus yioster, senza l'aggiunta del quale non mai si nominano gl' im- 
peratori di quei tempi nei pubblici marmi, doveva bastare a renderlo 
accorto dell' ingiustizia del suo supposto. Anche senza il |)aragoiie 
délia sua pietra colla nosLra, chi non vede che il MAXIMO non è 
ivi un îiome pi'oprio, ma un predicato aggiunto al VICTORI ? Meiio 
impiobabilc conjparisce a prima visla T altribuirla a Costanzo, come 
i'eceio il Gudio^ ed il Muraloi'i ', che fuori di proposito pensô allra 

' Oral. VI, )). 80, ed. i()8/i. ' Ad Griil. p. 571, II. 

' Oral. Il, |). 178, 0(1. Petav. " V^r. sO^j, 3. 



LAPIDE GRUTERIANA. m) 

volta a Costantino Magno', (|ii;niliiii(jii(^ iiiia Lai sontenza si rornpa 
anch' essa in Ibnnidabili sco[jli. (lerlo v, cIk; (jiiosLe la])i(]i non possoiio 
essere anteriori al .'^^)o, percliè fantio espressa menzione délia seconda 
prefettiira di Tiziano, onde conveircljbc dire che fossero posteriori 
alla cadnta di Majjnenzio, e che il cessalo prefetlo le avesse dedicatc 
a Gostanzo in benenierenza di avergli salvala la vita. Ma in questo caso 
chi avrebbe poi cancellato il nome di un imperatore vittorioso, la ciii 
auiorità si mantenne anche dopo la sua morte, tante sue leggi essendo 
poi state riceviite nei codici ? E chi a (juel tempo sarebbesi pin airi- 
schiato di.parlare di repnbldica al figlio di Costantino, a ciii quel nome 
era divenuto odioso, appunto perché gran vanto ne aveva menato 
Magnenzio, il quale per incuorare gli occidentali in suo favore aveva 
fatto loro sentire altamente 1' ingiuria recala a Uoma dalla famiglia 
deir avversario posponendola a Gonstantinopoli ? Ma per tbndarsi sopra 
una sola ragione, che non ammetta risposta : se le nostre lapidi fossei'o 
state dedicate a Gostanzo, come Fabio Tiziano avrebbe avulo la stol- 
tezza di vantarsi délia sua seconda pretettura, quando ei'a questa una 
délie principal i sue colpe, avendola acceltata dal tiranno? Gome egli 
solo non avrebbe conosciuto le leggi promulgate dal vincitore nel 35 2 
e nel 353, due délie quali ci sono rimaste nel codice di Teodosio-, 
con cui gli atti dell' impero Magnenziano furono abrogati, e ainiul- 
late le nomine in esso fatte, talchè perfino la memoria dei consoli di 
quel tempo in occidente fu tolta dai fasti ? 

Resta unicamente per tanto, che questi due marmi spettino a Ma- 
gnenzio, cui saranno stati intitolati da Fabio Tiziano in tempo délia 
sua seconda prefettura, e che quindi si abbiano correntemente da ri- 
st au rare : 

PROPAGATORl-ORBIS 

AC • ROM AN AE • REI 

p u b ' d • n • VI a g n e n t i ' m A X 

VICTORI • AC 
TRIVMFATORI-SEMPER-AVG 

' Vng. ^^r)^^, 5. — - I.ib. XV, tit. XIV, 1. 5, c lib. XVI, lit. \. I. 5. 



470 LAPIDE GRUTERIANA. 

H lilolo di propagalor reipiihlicae oltimamente converrà a clii iielle 
sue moiiete si vanta ora conie LIBERATOR-REIPVBLICAE, ora 
corne RESTITVTOR-LIBERTATIS, e che di egiiali, anche di più 
eiifatici elogi viene onorato nella seguente colonna migliare del Museo 
Veronese ^ : 

p. ;,. LIBERATORI • ORBIS 

ROMANI- RE STITVTORI 
LIBERTATIS-ET-R-P-CON 
SERVATORI • MILI 
T VM • ET • PROVI NCI 
ALI VM • D • N 

MAGNENTIO 
INVICTO-PRIN 
CIPI'VICTORI 

mmm r i v wmmmîmmmm 

La fine dovrà compiersi el • TKWMpliatori' semper • aug, per autorità 
di un' altra replica riferita dal Muratori^, e da me stesso veduta ne! 
terrilorio di Forli. La colonna Veronese ed una terza anche più mu- 
tila conservata nel Museo di Bologna^ furono probabilmente rovesciate 
e rotte in odio del tiranno, mentre ail' opposto nella Forli vese, ch' è 
sana, fu per la stessa ragione raso il suo nome. Gosi in un modo o in 
un altro fu obbedito agli ordini dell' imperatore Costanzo di perdere 
la licordanza del suo rivale, e dietro un taie esempio conosceremo che 
ambedue gli stessi modi furono adoperati a Roma riguardo aile due 
lapidi, di cui si tratta. E cosi del pari s' intenderà facilmente come in 
queir occasione fosse anche raschiato il nome di Tiziano, cli' era stato 
il suo principale magistrato in quella città. 

Sporo che da ognuno sarà facilmente conosciuta la solidità di cpiesli 
raziocinii, ma mi aspelto altresi che mi verra richiesto corne dunque 
avvenga che la prima base porti la data del consolato di Arbizione e di 

Pajj, io5, 2. ^ Schiassi, Guida del forestière al Museo 

Pag, 262, 1. délie Antichità di Bologna, p. 32. 



LAPIDE GRUTERIANA. /i71 

Lolliano, ossia dell' anno 355. S' ella confessa di essere stata dedicata i'. 
due anni dopo la morte di Maf^nenzio, corne a quel tempo potrà essere 
stata scolpita per onorare un delunto di già dannata memoria? Questo 
nodo insolubile, ch' è stato la pietra d' inciampo dei passati erudili, ('• 
quelle che rende preziose le scliedc Manuziane, le quali ci trajrgoiio 
felicemente da ogni impaccio, avvertendoci che nel lato opposto ail' 
iscrizione di Tiziano leggevasi sul medesimo cippo cpiest' altra epi- 

grafe : 

FABIVS-FELIX 
PASIFILVS-PAVLINVS 
VC-ET- INL- PRAEF 
VRBI-DEDICAVIT 

Aggiungono poi, che questa istessa leggenda scorgevasi in due allie 
basi trovale insieme colla prima, ma che nella seconda non era accom- 
pagnata da alcun' altra scrittura e che nella terza rétro, sed inversa 
lapide, osservavasi la seguente, che non m' è occorso finora di trovare 
pubblicata da alcuno^ : 

DOMINO-NOSTRO 

PIISSIMO 
DIOCLETIANO 
INVICTO • AVGVSTO 

AEMILIVS • VICTOR • V • F • A • R AT 
D • N • M • Q_- E 1 V S 

L' iscrizione di Pasifilo Paolino non fu ignota al Grutero^ il quale 
seppe altresi ch' era ripetuta in due marmi, ma ignorô che alcuno di 
loro avesse prima servito ad altro fine. Noi al contrario avendo in oggi 
la notizia che la medesima base mostrava da un canto il titolo di 
Tiziano, dall' altro ^uello di Pasifilo, ne trarremo la legittima conse- 
guenza, che la dedicazione latérale intermedia col consolato di Arbi- 

' 1 Elle avait été publiée, mais inexacte- schedis. Voy. plus haut, p. 464 , la note sur 
nient, par Gruter (p. 979, 1), auquel elle Tinscription relative à Magnence.W.HENZEN.] 
avait été donnée par Gutenstenius , e Fuhii * Pag. 1080, 1. 



Z,72 LAPIDE GRUTERIANA. 

zione e di Lolliauo puô egualmente assegnarsi si ali' uno clie ail' altro 
di loro. Ora per le cose superiornieiile discorse essendo abbondante- 
mente piovato che quella dedicazioiie non piio spetlare a Fabio Ti- 
ziano, perché la niemoria di Magnenzio non si potè rinnovare dopo la 
sua morte, ci converrà forzatamente conchiudere che appartiene a 
Pasifdo Paolino. E cosi veramente dev' essere, perché Pasifilo fu senz' 
aicun dubbio posteriore a Tiziano ; il che si comprova col diligentissimo 
elenco dei prefetti di Pioma altre volte citato, al qiiale sarà difficile di 
mostrare che sia rimasto ignolo alcun prefetto di queitenipi. Egli co- 
mincia dall' impero di Yaleriano nel 2 5/i, e continua per un secolo 
fino al 35/i, cioè fino ad un anno solo avanti la data délia nostra de- 
dicazione, ma presso di lui si trova bensi nolato due volte Tiziano, ma 
Pasifilo Paolino non mai. Ci sarà dunque chiaro ail' evidenza che quest' 
ultimo si prevalse per fare incidere le sue memorie tanto délia più 
antica base di Diocleziano, quanto délia più récente di Magnenzio, 
ch' era divenuta inutile dopo rovesciato quell' usurpatore. E con ciô 
non fece egli che seguire il costume di tanti altri prefetti, i quali dopo 
che Roma incomincio a scarseggiare di marmi stranieri adoperarono 
air occorrenza gli antichi, senza tampoco prendersi moite volte la cura 
di cancellare le primitive iscrizioni, il clje è già stato accuratamenle 
osservato dal ch. Marini'. 

Pasifilo Paolino non è noto se non che in gi-azia di questi marmi, 
serbandone gli scrittoii il più alto silenzio. Il Corsini^, che manco di 
altre notizie di lui, limase incerto dell' età in cui visse, e solo gli parve 
di poter collocare la sua prefettura verso la fine del quarto secolo di 
Cristo, perché nel 896 dal Codice Teodosiano^ viene memorato un 
Pasifilo, che il Gotofredo ben si accorse dal contesto essere stato il 
préside di una piovincia. Poco probabilmente il Valesio nelle note ad 
Ammiano Marcellino' lo confuse col filosofo Pasifilo, che quello storico 
racconta essere stato messo alla tortura in Antiochia nel 87^, quando 
fu scoperta la congiura di Tcodoro contro l' imperatore Valente. Ma 

' hertz. AU), p. /n , n. xxxix. ^ Lili. II, tit. i, I. 8. 

' Séries praefeclorum Urhis, \). ooç). '' Lib. XXIX, c. i, S 3G. 



LAPIDE GRUTERIAiXA. ^73 

cresceranno le ragioni per distinguerlo da ambedue ora che la dedi- 
cazione délia nostra pietra ci lia scoperto ch' egli occupava la prefet- 
tura di Roma ncll' ultiino giorno di maggio del 355. Sarà durique stato 
r immediato successore di Meminio Vitrasio Orfito, col nome del quale 
l'anoinmo pose fine ail' indice de' suoi prefetti, scritto, corne si è detto, 
un anno avanti la ristaurazione délia nostra base. Consta da esso che 
Orfito ascèse allô scanno prefettizio ai lo di dicembre dell'anno 353, 
e che vi si manteneva tuttora nel 3 5 A, il clie pure risulta da Am- 
miano\ e meglio dal Codice Teodosiano, nel quale abbiamo due leggi 
indirizzategli in tal qualité, la prima ai i6 di marzo^, la seconda ai 
2 2 di agosto^. Ne puô anzi du])itarsi che lo conservasse eziandio nei 
primi niesi dell' anno seguente, attestandolo di nuovo due leggi, T una 
dei 28 di marzo*, 1' altra dei 2/1 di aprile^ 

Convien perô confessare, che per istabilirc la prefettura di Pasitilo 
ai 3i di maggio del 355 s' intoppa in alcune diiïicoltà, che farà uopo 
rimovere. Nasce la prima dal trovarsi continuata nei codici legislativi la 
memoria di Orfito come prefetto per tutto i\ sessennio dal 353 al 359; 
onde il Wagner^ giudico che persévérasse tutto quel tempo nella ma- 
gistratura, e che se trovasi alcuno interpostogli, non si abbia questi da P. i3. 
credere se non che un suo vicario. Il che se fosse, Pasifilo intitolan- 
dosi apertamente FRAEF- VRBI, sarebbe espulso da quell' età. Ma è 
facile convincere il Wagner di errore con una testimonianza superiore 
ad ogni eccezione, cioè colla lapide Muratoriana' dedicata allô stesso 
Orfito , nella quale vien detto PRAEFECT • VRBI • NON • M VLTO • 
INTERPOSITO -TEMPORE- ITERVM • PRAEFECTO- VRBI; 
dal che risulta apertamente che corse una reale interpolazione nelP 
esercizio délia sua dignità. 

Ne piij solido è l'ostacolo, che sotto altro aspetto si présenta nelF 
opinione del Gorsini. Stimô egli che Orfito occupasse tre volte la pre- 

' Lib. XIV, c. VI, 8 5i. ' Cod. Theod. lib. VIII, tit. xii, 1. 7. 

' Lib.VI,lit. IV. 1. 7. ' AdAmmian.Maicell. iib.XVI,c.x.S/i. 

^ Lib. IX, tit. XXV, 1. 1. ~' Pag. 720, 2. 

' Lib. VIII, tit. XIII, I. 3. 

m. 60 



ûlh LAPIDE GRUTERIANA. 

fettura iirbana, e stabili che incorainciasse la seconda nel 35/i; nel 
(jual caso converrebbe dire, che 1' avesse continuata senza interruzione 
fino almeno a tutto il 355. Iniperocchè egli si chiama ITERVM* 
PRAEF-VRBI in due basi, che si potrebbero dire affatto consimili, 
se non si osservasse qualche piccola differenza fra loro nelle abbre- 
viature e nella disposizione délie righe, una délie quali veduta dallo 
Smezio^ fu scoperta nel monte Gelio vicino alla chiesa dei SS. Gio- 
vanni e Paolo, l'altra si rinvenne nel Foro presso S. Adriano^. Ambe- 
dne fiirono da lui dedicate al Gesare Giuliano Apostata, e per conse- 
guenza non possono essere state scolpite prima dei 6 di novembre 
de! 355, giorno in cui fu conferita a Giuliano la dignità cesarea. Ma 
fu un sogno de! Gorsini quella triplice prefettura, due sole attribuen- 
done ad Orfito le sue lapidi e lo stesso Ammiano Marcellino^, che me- 
mora la seconda ail' occasione délia venu ta a Roma delF imperatore 
Gostanzo nel SSy*. Le prefetture infatti cosi urbane, come pretoriane 
non si contavano già ad anno per anno ail' uso dei consolati, ma si 
avevano per una sola qualunque fosse la loio durata o di giorni, o di 



' Pag. 58, 8;Grut. p.984,8. 

^ Cod. Vat. n. 6o35, p. io, e n. 5^3^, 
p. 993 ; Panvinio iiei Fastt, ail' anno 1 109. 
[Le ras. 6o35 du Vatican, que Borghesi 
atlribue à Aide Manuce, contient les schedae 
de Panvinio, fondées en grande partie sur 
Ligorio, qui a aussi reproduit cette inscrip- 
tion dans ses manuscrits de Turin et de 
Naples. Mais le ms. 5â36 du Vatican est 
une copie de la collection épigraphique de 
Snielius, conservée à la Bibliothèque de Na- 
jjles, où cette inscription se lit, f° i3o. On 
ne peut donc douter de l'authenticité de ce 
monument. W. Henzex. ) 

' Lih. XVI, ex, S h. 
\ On conserve au musée du Vatican deux 
inscrij)tions consacrées à l'empereur Cons- 
tance par Orfitus, préfet de Rome pour la 
seconde fois, et auxquelles on peut donnei- 



cette date, ce qui permettrait de croire que 
celles de Julien ne sont pas d'une époque 
antérieure. Une de ces inscriptions est fort 
mutilée; mais l'autre est très-bien conser- 
vée; en voici le texte : 

PROPAGATORI-IMPERII 
ROMANI-D-N-F-L-IVLIO {xir) 
CONSTANTIO MAXIMO 
TOTO ORBE VICTORI 
ACTRIVMPH • SEMP • AVG- 

MEMMIVS VITRASIVS 
ORFITVS-V-C- ITERVM 
PRAEF-VRBI IVDEX 
SAC-COGN -TERTD N'M-Q^E 

On verra j)lus loin que cela s'accorde par- 
faitement avec l'opinion de Borghesi sur 
l'époque de la deuxième préfecture d'Orlitus. 
W. Henzkn.I 



LAPIDE GUUTERIANA. Ixlï, 

inesi, di aiiiii, non numerandosi la seconda e la terza se non nel 
caso ch' effettivamente si fosse dopo qualclie intervallo tornalo a con- 
seguirla due o tre volte. Malamente adunque il Corsini ha preso pei- 
una prefettura i pochi giorni che Orfito ne fu livestito sul finire del 
353, ed ha tenuto in conto di un'alti-a il proseguimenlo di lei nel 356 , 
dovendosi diie ail' opposlo, che la prima duio dai lo di decembic 
del 353 fuio almeno ai ik di aprile del 355, giusta cio che si è 
esposto superiormente, e che la seconda ricomincio sul principio del 
357, sul terniinare del 356, se si vuole riferire a quest' anno unu 
legge del codice ïeodosiano^ che il Gotofredo ed il Relando hanno 
riportata ail' anno seguente, e che manca délia data del giorno e del 
mese. 

Più formidabile sarebbe 1' obbiezione provenienle da un' altia legge 
dello stesso codice ^ ad Orfitum P. U. che dicesi data prid. Non. lui. 
Med. Arbitione et Lolliano coss. ossia ai 6 di luglio del 355, perche se 
veramente Orfito avesse protratto fino a quel giorno la sua dignità, 
resterebbe escluso, che prima dei 3o di maggio gli fosse succeduto 
Pasifilo. Se non che ognuno conosce quanlo siano generalmente cor- 
rotte le date délie leggi per la negligenza e l'ignoranza dei copisti, e 
quanto frequentemente si Irovino in esse scambiati fra loro i mesi.di 
lan. di lun. e di lui. Penso adunque che sia un altro merito délia nostra 
lapide l'averci scoperio in questa legge un errore, che niuno finora 
si era avvisato di rinvenirvi, e che dai 6 di luglio debba ella riman- 
darsi ai 6 di gennaio di quest' anno medesimo, in cui sta bene egual- 
mente che l' imperatore Gostanzo risiedesse a Milano. Per le quali cose 
rimanendo per ultima memoria délia prefettura di Orfito quella che 
ho già citata dei 2I1 ai aprile, ne conseguirà che Pasifilo Paolino non 
subentrô in quella carica se non che nello stesso mese di maggio, alla 
fine del quale la nostra base ci fa sicura fede ch' era da lui occupata. 

Egli non puo averla peraltro lungamente mantenuta. xVbbiamo da 
Anmiiano Marcellino^, che l' imperatore Gostanzo dopo essere tornato 

' Lib. IX, tit. XVII, 1. 3. — - Lib. XIV, tit. iir, 1. -j. — ' Lib. XIV, c. xi. § i/i. 

Co. 



'il6 LAPIDE GRUTERIANA. 

dalle Gallie a Milaiio, nella primavera del 35^ mandô nell' Oriente 
Leonzio, che fu poscia prefetto di Roma, sotto 1' apparenza di succe- 
dere nell' uffîcio di questore al defunto Monzio Magno, ma col vero 
scopo d' invigilare che Costanzo Gallo non tentasse alcuna novità nello 
stato. Dopo aver qnindi riferita l' uccisione di questo principe e la 
morte posteriore di Silvano, ch' erasi ribellato nelle Gallie, la quale si 
crede seguita verso la meta di agosto del 355, prima d' intraprendere 
a parlare dell' innalzamento al grado Cesareo di Giuliano Apostata 
avvenuto ai 6 di novembre, fa ricordo di una sedizione suscitatasi in 
Roma e raffrenata da questo Leonzio ^ Non puô dubitarsi che fosse 
allora prefetto délia città, si pel cenno che Âmmiano ne aveva dato 
precedentemente, come perché attesta di lui in qu esta occasione, che 
regehat Urbem aeternam. Leonzio infatti prende il titolo di PRAEF- 
VRB in un iscrizione del Muratori^, e si ha ogni motivo di tenere che 
continuasse a portarlo tuttavia ai 29 di ottobre del 356, per ciô che 
apprendiamo da una legge del codice Teodosiano^ Se dunque la sedi- 
zione romana compressa da Leonzio, secondo 1' ordine délia narra- 
zione di Ammiano Marcellino, avvenne dopo 1' uccisione di Silvano e 
prima dell' esaltamento di Giuliano Apostata, converrà ammettere che 
questo Leonzio fosse nel suo ufficio di prefetto di Roma per lo meno 
neir oltobre del 355. Conchiudesi pertanto che la prefettura di Pasi- 
lilo Paolino non puô essersi estesa al di là dei cinque mesi che inter- 
P. 16. corrono fra 1' aprile e 1' ottobre, e che percio non dovremo meravi- 
gliarci se di questa brève magistratura esercitata in tempo di piena 
pace non ci era pervenuta alcuna memoria nei libri. 

Dalle cose fin qui ragionate ne risulta adunque che fa mestieri di 
correggere il catalogo dei prefetti di Roma di questi anni, facendo co- 
minciare dai 10 di décembre del 353 la prima prefettura di Memmio 
Vitrasio Oi-fito c ])rotraendola a tutto 1' aprile del 355, sostituendogli 
poscia fino al settembi-e ail' ottobre il nostro Fabio Pasifilo Paolino. 
A lui sarà successo Flavio Leonzio, ch' era già in posto avanti i () di no- 

' Lil). XV, c. VII. - ■' Pag. 9Xih, h. — ' Lil). XVI, lit. 11, 1. i3. 



LAPIDE CRUTERIANA. !xll 

vembre dello stesso anno, c clic vi si manteneva ancora ai 99 di otiobre 
del 356, dopo ciii tornerà Vitrasio Oifito colla sua seconda prefettuia , 
la quale indla osta che possa essore cominciata anclie nel mese seguente, 
e che per la data di al(|iiaiite le[;<ji si proiraesse per lo meno (ino ai 
9.5 di inarzo del 359. Quiiidi ne seguita, che si avrà da espellere in 
questi tempi dalla série un Giuliano, che il Corsini interpose Ira Leonzio 
ed Orfito, appellandosi ad una legge ^ che porta 1' intestatura Imp. 
Conslanlius A. et luliamis Caes. ad fuUanum senza nonje di dignità, e 
che tei-rnina colla data vi Kal. Mart. Constantinop . ace. Id. Mai. R(jm. 
Conslanlio IX et Iuliano Caes. II ross. Il Gotofredo, malgrado la nian- 
canza dell' indicazione délia carica, ha ammesso che fosse diretta ad un 
prefetto di Ronia a motivo primieramente del titolo che gli vien dato 
di Vostra Sublimité, di poi perché vi si traita dei decuriali i-omani. 
ch' erano appunto sotto la dipendenza del prefetto, e perché in fine si 
cita che fu accepta Romae. Ma egli ha ragionevolmente osservato, che 
questa legge data da Costantinopoli non puo spettare al 357, giacchè 
r Augusto Costanzo risiedette a questi tempi in Occidente ed ordina- 
riamente a Milano, anzi consta che in quell' anno non fu certamente 
in Levante. Per lo che stimô errato il consolato, e invece di Conslantio IX P. 
et Iuliano II coss. che sono le note del 357, corresse Conslantio X et 
Iuliano III, con che ci riportô al 3 60, in cui veramente Costanzo tro- 
vavasi a Costantinopoli, ov' era tornato fino dalla fine dell' anno pré- 
cédente. Pienamente aderendo per questa parte al suo giudizio, io 
noterô di più che nel 357, durante il viaggio che si assegna a questa 
legge, Costanzo non solo era in Italia, ma ben anche a Roma, ove fece 
il suo solenne ingresso ai 99 di apriie'^ e aggiungerô poi che nella pri- 
mavera di quell' anno è inammissibile un nuovo prefetto, apparendo 
abbastanza da Ammiano^ che tanto i preparativi per ricevere l'impe- 
ratore, quanto la sua venuta successero nella seconda magistratura di 
Orfito. Ma io temo inoltre che per risanare interamente quella legge 
non basti di rimandarla al 3 60. Imperocchè è certissimo per confes- 

' Cod. Theod. lib. XIV, lit. 1, 1. 1. — " TiUemont, Hist. des Empereurs, noie xxxix sur 
Conslance. — ' Lib. XVI, c. x, § ^. 



/,78 LAPIDE GRUTERIANA. 

siorie délia sua lapide sepolcrale', che Juiiio Basso, successore di Orfito, 
mori iiella propria prefettura ai 2Û di agosto del 869, ed appren- 
diamo poi da Ammiano '^ che gli fu temporalmente sostituito il vicario 
Aiiemio sino ail' arrivo délia niiova nomina che si aspettava dall' im- 
peratore, la quaie dovette tardare alcun poco, perch' egli trovavasi 
allora nella Mesia, ma che non puô dubitarsi che cadesse sopra Ter- 
tullo, atteso che lo stesso Ammiano^ ce lo rappresenta già investito di 
qiieU'onore avanti la fine dell'anno. Ora per fede del medesimo sto- 
rico* questo TertuUo conserve il suo ufficio finchè non ne fu spogliato 
da Giuliano Apostata già entrato in aperta guerra con Gostanzo nel 
36i; onde ne meno nel 36o si trova uno spazio vacuo per collocare il 
Giuliano di quella legge. Il perché io ho gran sospetto, che ivi sia corso 
errore anche nell' intestatura, la quale diceva forse Imp, Constantius A. 
et Iulicmus Caes. ad lunium Tertiillum P. U. siccome ha mostralo il Yalesio 
che costui chiamavasi, e quindi 1' identità délia prima sillaba nelle 
denominazioni cosi vicine del Gesare e del prefetto puô ben avère in- 
gannato l'occhio del menante e fattogli ripetere il primo nome, secondo 
che r esperienza c insegna essere moite altre volte accaduto nei ma- 
noscritti. 

Indarno il Gorsini per sostenere la dignità di questo falso Giuliano 
r ha confuso con D. Simonio Giuliano, ch' ebbe sicuramente il governo 
di Roma, ma in un' epoca, a mio credere, molto piii antica. Proviene 
egli dalla seguente iscrizione incisa sul célèbre moggio di rame del 
Museo Mediceo riferita da molti, e segnatamente dal Fabretti^ e dal 
Gori'^ : 

MENSVRAE AD EXEMPLVM 

EARVM QVAE IN CAPITOLIO SVNT 
AVCTORE SANCTISSIMO AVG N 

NOBILISSIMO CAES 

PER REGIONES MISSAE CVR D SIMONIO 

IVLIANO PRAEF VRBI C V 

' Fabretti, Inscr. dom. p. f)05. n. t to.. " Lib. XXI, c. \, S 7, e c. xii, § 2A. 

'' Lib. XVII. c. XI, S 5. ' Inscr. dom. \^. r)->.8, n. 38o. 

■ Lib. XIX, c. X, 8 1. ' " Inscr. Etr. toiu. lll, lab. 1. 



LAPIDE GRUTERIANA. A79 

E ragionevolmentc se gli è poi attribuito anche questo marmo trovato 
iielle terme Ercolaiie', da cui apparisce clie prima era stato préside 
délia Dacia : 

HERCVLI-SANC 
TO • SIMONIVS 
IVLIANVS • V- C 
PR AESES • D A 
CIARVM 

La ragiooe eh' ebbe il Gorsini di ritardare 1' elà di Simonio fu quella i'. i.). 
di veder qui la Dacia nominata nel numéro di più, onde credè che si 
parlasse non dell' antica Dacia transdanubiana aggiunta ail' impero da 
Trajano, ma délia nuova di qua del Danubio iondata nella Mesia da 
Aureliano, trasportandovi gli abitatori dell' altra, seconde che narrano 
Eutropio, Vopisco, Sesto Rufo, Giornande ed altri, la quale ai tempi 
di Gostantino, come sembra, fu poi divisa in due, cioè in Ripense e in 
Mediterranea. Ma questa ragione è senza alcuna lorza ; imperocchè 
Ulpiano scrive^ che a suoi lempi rrquibusdam praesidibus ut mul- 
fftis provinciis interdicere possint indultum est, ut praesidibus Syria- 
fcrum et Daciarum,!^ e un mucchio d' iscrizioni, che o per la loro 
età, pel luogo in cui furono rinvenute, spettano senza dubbio alla 
provincia di Trajano, ci danno sicurezza, che molto prima di Aure- 
liano erano conosciute più Dacie. Per citare la sola collezione del 
Muratori, vi troviamo GENIO • DACIARVM due volte^, VEXIL- 
LATIO • DACIARVM in un terzo marmo \ e RESTITVTOR • 
DACIARVM si chiama apertamente da un quarto l' imperatore Tra- 
jano Decio^ Anzi collo stesso sussidio délie lapidi conosciamo di più 
che la Dacia del primo Trajano dividevasi in tre provincie, come con- 
tinua ad esserlo ai giorni nostri nei tre principati di Transilvania, di 

' Murât, p. y/iG, 6. * Pag. 88o, 7. [ex Caryophilo de Thernm 

■ Lib. X de Offîdo proconsuUs , in Digest. Herculan. p. 19.] 

lib. XLVIII, tit. XXII, 1. 7. ' Pag. 1101.3. [Maff. Mus. Ver. p. -2 '19. 

'Pag. 17, 8 [Orelli, ji. 19^8], e 1 0; Orelii, n. 961.] 
pag. 77, 11. 



^80 LAPIDE GRUTERIANA. 

Moldavia e di Valacchia^. Infatti CORON ATVS DACiarum III ai 
tempi di Gordiano Pio dicesi M. Antonio Valentino presso il Muratori ^ ; 
L. Mario Perpetuo fii COnSularis DACiarum III, e L. Emilio Garo 
LEGatus AVGusti ?Ko?Kaetore III DACIARVM ^ e di nuovo LE- 
Gatus AVGusti PR- PR-TRIVM • DACiarum si annunzia M. Glaudio 
Frontone nel bel titolo pubblicato dal barone di Férussac*. Gonsta da 
quest' iiltirno che Frontone fu ivi legato ai tempi di M. Aurelio, anzi 
poco dopo la morte di L. Vero, dal cbe puo argomentarsi che la sud- 
divisione di qiiella provincia, se non fu coetanea alla sua conquista, 
risalga almeno fino ail' anno 168, in cui i due Augusti memorati ri- 
portarono una qualche vittoria sopra quei popoli, come accenna la 
cronaca di Eusebio, pure fmo ai tempi di Antonino Pio, che represse 
un'altra loro ribellione, per testimonianza di Gapitolino^. 

Ne si è anche senza qualche lume per conoscere il nome di quelle 
tre provincie. Gon un marmo del Museo Vaticano ^ fu onorato un PRO- 
C^rator- AVGwsïr DACIAE- APVLENSIS, e in un altro del Gru- 
tero^ si ricordano i NEGOTIATORES • PROV- APVL, che lo 
Scaligero nell' indice assegnô alla Puglia italiana, senza badare che la 
pietra fu trovata sulle rive dell' antico Marisso, del Maros dei nostri 
di. E cliiaro che quella provincia prese il suo nome dal municipio 



' [La Dacie de Trajan ne formait que 
deux districts, la Dacia superior et la Dacia 
inferior; voy. mon Supplément au recueil 
d'Orelli, n. 6280, et Arneth, Mititàr-Diplom. 
11. VII. Mais dans le diplôme IX de M. Ar- 
neth, qui. ainsi que je lai dëmonlré, appar- 
tient certainement à la Dacie, le nom mutilé 
de la province ne peut être suppléé que par 
Malvensensts ou Apulemts (voy. plus haut, 
p. 873, note 3), noms qui ne se trouvent 
qu'à l'époque où la Dacie était divisée en 
trois districts. Or ce diplôme a été accordé 
par Antonin le Pieux, ce qui rend très- 
j)rohable l'opinion émise ici par lîorghesi, 
(|ue cette division doit être attribuée à cet 



empereur. Voy. sa lettre sur les gouverneurs 
de la Dacie, dans les Annales de l'Institut 
arch. de Borne, 1 855 , p. 35 , et mon article 
sur les antiquités de la Transilvanie , dans le 
Bulletin de 18/18, p. i52 et suiv. W. Hen- 

ZEN.] 

^ Pag. i5i, 2. [Orelli, '3 171.] 

' Koleseri, Auraria Bomano-Dacica, p. lO 
e /i6. [Cf. Henzen, Supplem. Orell.n. 6917, 
G918.I 

'' Bulletin, Sciences hist. t. I, p. '?.V)(^. 
[Henzen, Supplem. Orell. n. 5/179.] 

^ In Pio, c. v. 

" Orelli, n. 3888. 

' Pag. 433, 2. 



LAPIDE GRUTERIANA. /«81 

coloiiia di Apulo mentovato da Ulpiano, c da più di trenta iscrizioni, 
délia quai città sono cognite le ruine presso Garlsburg, e quindi non 
puô dubitarsi clie la Dacia Apulense fosse posta nell' odieina Transil- 
vania. Un' altra lapide del Grulero\ che lia occupato rnolto i geografi. 
ci serbo nienioria di un ?KAE¥cclm Municipii DACORVM lAS- 
SIORwm ai Icmpi di Antonino Pio, e quesli si sono creduti gli abi- 
tanti di lassi, moderna capitale délia Moldavia, onde puô esser lecito 
di sospettare, che cosi si denominasse un' altra délie Dacie. La terza 
finalmente, la quale per conseguenza corrisponderebbe alla Valacchia, 
apparisce dal titolo di un console, che sotto 1' impero di M. Aurelio 

di Garacalla fu ?KOCnrator -FROViimae-DACiae' M ALV , 

il cjual titolo è stato da me veduto nel Museo Vaticano, ed ora lo ripro- i>. o, 
durrô per correggere gli errori sfuggiti nella copia esibitane dal Gru- 
tero 2 : 

M-MACRINIO-AVITO-M-F-CLAVD-CATONIO 
VINDICI-COSAVG-P-R-QVIRITIVM-LEG-AVG 

PR-PR-PROV-MOES-INF-LEG-AVG-PR-PR-PROV-MOES 
SVP-CVR-CIVITAT-ARIMIN-PROC-PROV-DAC-MALV 
PRAEF • ALAE • CONTAR • PRAEF'ALAE • III • THRAC 
TRIB-MIL-LEG-VI-VICTR-PRAEF'COH-VI-GALL-DONAT 
BONIS • MIL • IN • BELL • GERM • AB • IMP • M • AVR • ANTONINO • AVG • HAST 
pVK • II • ET-VEXILL- II • CORNA- MVRALI-ET-VALLAR {.sic) 



IVNIA • FLACCINILLA- MARITO • KARISSIMO • ET 

MACRINIA • RVFINA • PATRI • PIISSIMO 
VIXIT-ANNIS-XLII -M-V 

Posso attestare la sincerità délia lezione MALV, ma non ho modo 
per compiere quella voce, non essendomi riuscito di trovare nell an- 

' Pag. 269, 8. [Cette inscription ne doit commencement de la huitième ligne : PVR- 

pas avoir une grande autorité; si elle n'est VEXILLII, et il n'avait pas remarqué la 

pas fausse, elle a été certainement très-mal lacune qui existe au commencement de la 

copiée. W, Hexzen. ] ligne suivante. Cette lacune devait contenir 

' Pag. 433, 5. [J'ai revu cette inscription un autre nom de luma FlacciniUa et le pré- 
sur le monument. Borgliesi avait lu ainsi le nom de son père. W. Henzen. j 

m. 6 1 



fiS-2 LAPIDE GRUTERIANA. 

tica geografia alciiii nome di città o di fiume per quelle regioni, che 

sia opportune ail' uopo^ 

Bensi dietro queste premesse mi è dato di mostrare, che Simonio 
Giuliano fu préside non délie due Dacie Ripense e Mediterranea, ma 
in vece délie tre Dacie più antiche, assicurandolo un inedito frammento 
che mi venue aile mani nelle fedelissime schede del Metello^, nelle 
quali si nota che fu trascritto dal Budeo, e ch' esisteva nella chiesa di 
S. Martine ai Monti di Roma, il cui pavimento è già noto essere stato 
lastricato per 1' addietro con rottami di vétusté iscrizioni : 

. . .sIMONI-PROCVLI-IVLlANI-C-v. . . . 

. . .si/RI AE • CO ELES • D ACI ARVM • III ■ P. . . . 

. . îMj'I DI C I ■ P ER • TR AN SP A D VM • PR. . . . 

. . . .TI-HII-QVI -CENTVM'IVGERA-AGRI-CVM . . . 



Quindi ne consegue che Simonio resse quelle provincie non solo in- 
nanzi Aureliano fondatore délia nuova Dacia, ma ben anche innanzi 
Gallieno, sotto il cui impero, al dire di Eutropio^ cr Dacia, quae a 
crTrajano ultra Danubium fuerat adjecta, amissa est,ii o corne asserisce 
Paolo Orosio* : ce Dacia trans Danubium in perpetuum aufertur. ii E 
alla stessa conclusione in parte si perviene per altra via, se si consi- 
deri, che Simonio fu anche giuridico nell' oltre Po. E vero che il Fa- 
bricio ha abbattuto l'opinione di coloro, che fondandosi sopra un passo 
mal inteso di Dione^ avevano fatto abolire i giuridici da Macrino, e 

' I Ce nom nous a été révélé depuis par teur des trois Dacies, dont le titre a été ainsi 

la publication du diplôme militaire du Mu- restitué par l'illustre épig'raj)liiste : PROC- 

sée de Naples, relatif aux er/îti^es sm^m/ares AV[gush iii] DACtnrim APVLchô/a' 

(Avellino, Opuscoli, t. III, p. 178; Henzen, AVKariae M[alv]ensis. Voy. Bullett. deW 

Svpplem. Orell. n. 552o); c'est celui de la Imlit. arch. 18/18, p. i53, et i855, p. 3/i. 

colonia Malvensts. Quant au nom de la troi- L. Renier.] 

sième Dacie, Borgliesi a cru le découvrir ^ God. Vat. n. 6089. pag. 2G1. 

dans une inscription copiée par Neigebaur, ^ Lib. IX, c. vui. 

près de l'emplacement de Sarmizegothusa, ' Lib. VII, c. xxii, 

et dans laquelle est mentionné un procura- ' Lib. LXXXVIIl, c. \\u, nota 1 1.). 



LAPIDE GRUTERIANA. ^8.'^ 

chc si è ora conosciuto che M. Elio Aurelio Teone giuridico délia Fla- 
minia e dell' Umbria ' fiori ai tempi di Valeriaiio. linperoccbè dai viaggi 
in Siria del Burckhardt si è avuta un' iscrizione dedicatagli da alcuiii 
soldati LEGionis ■ III • }^YKenaicae • VENERIANE • GALLIANE, le 
quali parole certamcnlc corrotte Iianno da reslituii'si VALERIANE- 
GALLIENE-, onde siano i nonii dei princi|)i regnanli, clie in «piesli 
tcnipi non è raro di vedcre assunti dalle legioni e dalle coorti. Ma con 
tutto queslo rimane sempre fermo, che sotlo Aureliano i giuridici isti- 
tuiti da M. Aurelio avevano già ceduto d luogo ai correttori, essendo 
notissimo che Tetrico dal primo di questi Augusli fu fatto correttore 
délia Lucania^. 

A minori difficollà va soggetta 1' opinione del Gori^, quantunque 
erronea anch' essa, colla quale assegnô la prefettura urbana di Simo- 
nio air impero di Gallieno, perché trovo una corrispondenza fra il 
SANCTISSIMO- AVG-N del suo moggio, e il SANCTISSIMO • 
GALLIENO • AVG'N che si legge nell' iscrizione délia porta di Ve- 
rona. Giustamenle per altro gli fu risposto dal Corsini, che il predi- i'. 23. 
calo di santissimo fu dato generalmente agi' imperatori di quel tempi, 
e innanzi e dopo Gallieno. E d Gori doveva poi riOettere, che conviene 
onninamente ricacciare la magistratura di Simonio innanzi l' impero di 
Valeriano, perché cominciando dal aSA la série dei prefetti, procède 
seguita per 1' autorité dell' anonimo. Se fosse vero, corne ha pensato il 
Corsini, che un imperatore ed un Cesare fossero nominati ne! bronzo 
Mediceo, troverebbe questi commodissima stanza ne' regni o di Trebo- 
niano, o di Decio, o di Filippo, ognuno de' quali ebbe un figlio decorato 
del titolo Gesareo. Ma sembra a me che le parole AVCTORE • SANC- 
TISSIMO -AVG-N • NOBILISSIMO'CAES non si possano inten- 
dere, se non che di una sola persona. E quantunque non sia solilo 

' Orelli, n. 889 9.. dans son inémoire sur 1 inscription de Con- 

^ [Voy. plus haut. p. hoi, note 3.] cordia; voy. Anii. deW Instit. i8d3. p. ^-^o- 

' [Borghesi a traité avec détails la ques- -222. W. Henzf.n.] 

tien des correciores de l'Italie , et il a appuyé ' Lisci\ Eir. t. 111. p. 2. 

de nouvelles preuves l'opinion qu'il émet ici , 



liSfi LAPIDE GRUTERIANA. 

che gli iniperatori, i quali, corne è noto, si dicevano ancora Cesari, 
prendessero più il titoîo di nobilissimi dopo essere divenuti Augusti, 
pure la cosa non è senza esempio, e iroviamo di fatli neU'Eckhel^ C' 
PESVBIO • TETRICO • NOBILISSIMO • C AES • P • F • AVG, e nel 
Grutero MM? • M • AVRELIO • C ARINO • NOBILISSIMO • C AES • 
PIO • FELICI • IN VICTO • AVG \ 

La particolarità intanto di veder riuniti in una sola persona cosi la 
denominazione impériale, corne la Cesarea, presta un argomento per 
credere che non vi fosse allora alcun Cesare, il che sussistendo con- 
verrebbe avanzare di qualche altro poco questa iscrizione fino ail' età 
di Gordiano Pio. Egli invero prima di essere Augusto era stato nobilis- 
simo Cesare, onde potè anche dopo conservare questo iitolo, corne ve- 
diamo dalle sue medaglieS che mantenne, essendo imperatore, 1' altra 
appellazione di principe délia gioventii, ch' era ancli' essa un attributo 
degli eredi del trono. Il pensiero poi di provvedere ail' equità délie 
misure ben si accorda colla cura che egli si diede per l' amministrazione 
délia giustizia attestataci dalla moltitudine délie sue leggi, e colla 
tranquillità délia quale sotto di lui torno a godere l'Italia. Aggiungasi 
che il suo impero è vacuo di prefetti, perché Timesiteo'^ non fu che 



' D. N. V. t. VII, p. i58. 

^Pa8r.277.8. 

^ [A ces exemples on peut ajouter trois 
inscriptions afi'icaines, Renier, Inscr. rom. 
de l'Algérie , n. 1 5 1 o, 1 5 1 1 et 2726. Quant 
à l'inscription 9 54 1 du même recueil, qui 
semhle donner le titre de NBC, noMlissimus 
Caesar, à Maximien Auguste, elle est fort 
mutilée, et je crains qu'elle n'ait pas été 
bien lue. J. B. de Rossi.j 

' Eckhel, D. N. V. t. VU, p. Sif). 

• L' Eckhel, /)./V. V. t. VII, p. 3i(), fu 
il |)rimo ad accorgei'si che il célèbre suocero 
di (iordiano Pio non poleva a ver avuto il 
cognome di Misiteo , troppo ripu<>nando che 
un uomo cosl virtuoso avesse sofferto di 
chiamarsi osor Deorum, siccome significa 



quella voce. Gredè adunque che si dovesse 
correggere Timesiteo, ossia cultor Deorum, 
parte soccorso da Zonara e da Zosimo, che 
l'appellano Timesicle, TifJu/o-jwA»)?, e parte 
confortato dail' osservazione , che i nomi di 
Furia Sabinia portati da sua figlia Tran- 
quillina confrontano con quelli di G. Furio 
Sabinio Temesiteo apparenti da una lapide 
dello Spon, Miscell. ^. tl\S [Recherche des 
antiquités de Lîjon, p, i^i; Henzen, Sup- 
plem. Orell. n. 563o],che potrebbc bon 
essere stata dedicata a questo personaggio 
prima délia sua elevazione alla prcfeltura 
del prclorio. Sono lieto di poter rivolgere in 
certezza una cosi ingegnosa congettura , ap- 
poggiandola col seguentc frammento da me 
trovato nel codice Vaticano, n. 59.53, f. 907, 



LAPIDE GRUTERIANA. 



/i85 



prefetto del pretorio, ripujjiiariclo agli usi di questi tempi di riunire in 
uno stesso soggetto le due prelelture, e perche Flavio Euricle Epitiii- 
cano deve leslituirsi ail' anno /j5o. Il Corsini non badô che costui , 
seconde il costume già da noi avvertito de' suoi predeccssori, si servi 
per fare scolpire la sua iscrizione di un marrno vecchio, di cui lasciù 
sussistere la dcdicazione, del che pero ben si accorse il Marini, che vide 
quella base solto V altar maggiore délia chiesa di S. Vito ad arcurn 
Galheni e l'ha riportata per questo fra le sue iscrizioni cristiane ^ Con 
tali apparenze non mi meraviglierei punto che il prefetto Simonio si 
nascondesse in quel Giuliano, a cui da Goi'diano Pio furono inviate due 
leggi^, le quali mancano, è Yero, dell' indicazione délia dignità , ommessa 
quasi sempre dal codice Giuslinianeo nelle leggi anteriori a Costantino, 
ma clie perô non hanno aspetto di appartenere alla classe de' rescritti 
privati, mentre anzi la prima contenendo un altro principio di legisla- 
zione criminale, mostra ogni probabilité di essere una costituzione in- 
dirizzata ad un primario magistrato. Esse portano la data dei 27 di 
luglio del 909 e dei 20 dello stesso mese del 2/11; e quindi avve- 
randosi il mio supposto avremo da loro l'epoca précisa, in cui Simonio 
Giuliano tenne le redini di Roma^ 



ove si diceva esistente nel pavimento délia 
basilica Lateranense : 

. . . .VS -TIMISITHEVS 
. . . .PRAEF • PRAETORIO 
. . . .ATICVM • M AIOR 
. . . .MO-FORTISSIMOQVE 

Foi'se invece di ATICVM doveva leggersi 
RTICVM, e allora potrebbe esservi men- 
zione dell' immenso portico, clie Gordiano 
e Timesiteo avevano cominciato a fabbricare 
nel canipo Marzio , di cui parla Capitolino , 
c. xxx. [Voyez dans la nouvelle édition des 
Antiquités de Lyon, p. i63 et suiv. le texte 
exact de l'inscription de Spon, qui a éié 
retrouvée en 1867, et dans laquelle les 
noms du personnage dont il s'agit sont ainsi 



écrits : C • FVRIO • SABINIO • AQVI- 
LAE • TIMESITHEO. L. Remer.— Quant 
au fragment trouvé dans la basilique de La- 
tran, Manuce. auteur du manuscrit 5253 
du Vatican, l'avait tiré du recueil de Citla- 
dini, et dans ce recueil (Cod. Marc. p. i35) 
la troisième ligne de ce fragment est ainsi 
conçue : . . . "ATI • CVM • MAJOR • I A- 
RIS , ce qui ne se prête pas à la restitution 
proposée par Borgbesi. J. B. de Rossi.] 

' Pag. i/io, 11. 

' Cod. Jusl. lib. IX , lit. vu , 1. 5 , e lib. IV. 
tit. xxxiv, 1. 6. 

^ [Borgbesi s'est de nouveau occupé de la 
date de la préfecture de Simonius, dans son 
mémoire sur l'inscription de Concordia , Ann. 
deirinstit. 1 853, p. 208 et suiv. W. Hexze\.] 



/i8G LAPIDE GRUTERIANA. 

Soombrati per tal modo gli ostacoli che potevano opporsi allô sta- 
bilimeiito délia prefettura di Pasifilo Paolino, io osserverô che, quaii- 
timqiie sia vero, corne abbiaino annunziato, che di lui non ci è rimasta 
altra memoria, l'età perô determinatagli dalle schede Manuziane ben 
corrisponde a qualche barlume, che mi è riuscito scoprire délia sua 
famiglia. Per le lettere di S. Girolamo e di Simmaco, e per moite 
iscrizioni^ è notissima Fabia A.conia Paolina moglie di Vezzio Agorio 
Pretestato, uscito di vita nel 887, mentre era prefetto del pretorio 
d' Italia e designato console per 1' anno seguente. Si attesta da quelle 
lapidi ch' era figlia di Aconio Gatullino Filomazio, console ordinario 
del 3A9, onde apparendo che dal lato paterno ella non prese se non 
che il gentilizio di Aconia, sarà di tutta verisimiglianza che dalla madré 
abbia desunti gli altri nomi di Fabia Paolina. Si avrà dunque da lei 
un indizio delF esistenza di una nobile famiglia in Roma, che usava 
queste denominazioni appunto circa la meta del quarto secolo di 
Gristo : e in tanta convenienza di tempi niente impedirà di congettu- 
rare, che Fabio Felice Pasifdo Paolino possa anche essere stato un 
h^atello délia génitrice di lei. 
p. df). Passando ora alla seconda parte del mio discorso, dirô che la sco- 

perta délia vera età del nostro prefetto somministra buon argomento 
per mcglio conoscere anche quella di Palladio Rutilio Tauro Emiliano, 
il quale scrisse quattordici libri de Re rustica, che ci sono rimasti. Niun 
sentore si aveva di lui, ne del tempo in cui visse, e solo si sapeva che 
lu posteriore a L. Apulejo, di cui un passo egli cita nel libro primo. 
Giô voleva dire che fiori certamente dopo il regno diM. Aurelio, onde 
a ragione fu ripreso il Vives, che F aveva collocato sotto Adriano. Ma 
dopo quello ch' è stato detto dal ch. Scotti intorno a Gargilio Marziale, 
nel pubblicare che fece alcuni capitoli trovati nella reale biblioteca di 
Napoli délia sua opéra de Re horlensi, che viene da Palladio moite volte 
ricordata, ci sarà cliiai'o che deve rimandarsi anche al di sotto dell 
impero di Alessandro Severo e di Gordiano. Dali' altra parte i critici 

' Grill. |). 809, ^ e 3; p. 3io, t ; Donati. p. 79,, 2. 



LAPIDE GKUTERIANA. /i87 

più accurati, dopo un dilijienle csanie rlel suo stile, si sono accoili 
ch' egli non poteva discendere fino a tempi cosi decaduti, corne sono 
quelli di Onorio, secondo che da alcuni prelondevasi. Quindi lianno 
convenuto, ch' egli deve avère scritto, quando la famiglia di Costan- 
iiiio occupava il soglio impériale, e conseguentemenle ne hanno fissata 
1' epoca circa la melà del quarto secolo cristiaiio. L' unico mezzo peio 
di stabilire sopra basi sicure la sua età era quello d' indagare il lenijjo 
in cui visse Pasifdo, ch'egli chiama uomo dottissinio, ed a cui indi- 
rizzô il XIV libro, ossia i suoi versi de insitionibus. Dai modi amichevoli 
si, ma insieme riverenti usati nell' epistola, dalla quale i versi sono 
accompagnati, e più dall' essere nell' ottavo verso appcllato socio da 
un uomo che ottenne una délie principali dignità dell' impero, quale 
mostrerô in appresso essere stato Palladio, sembra dedursi che anclu' 
questo Pasifdo fosse un personaggio di alto grado. Il perché se lo stile 
del citato scrittore accusa il secolo Costantiniano, essendosi ora trovato 
in questi tempi un Pasifdo prefetto di Roma, si avrà gravissimo londa- 
mento per credere ch'egli sia appunto quel taie, a oui Palladio aveva 
dedicato il suo libro, e cosi le congetture dei critici avranno nella nostra 
pietra una base più ferma su cui assodarsi. 

Prevedo perô che quest' opinione incontrerà gravissima censura, e 
che se le opporrà di cozzare di fronte colla legge generalmente rice- 
vuta e bandita dal Sirmondo nella prefazione délie note a Sidonio : 
ff Media aetate et post eversam rem publicam obtinuit, ut cum multis 
rrfere nominibus nobiliores uterentur, proprium tamen unicuique no- 
frmen esset, quod postremum semper collocarunt. ii Imperocchè, se ciô 
fosse vero, vedendosi nel caso présente adoperato un solo nome, si di- 
rebbe con giustizia che, se Palladio avesse inteso parlare del nostro 
prefetto, 1' avrebbe chiamato Paolino, e non Pasifdo, atteso che quello, 
e non questo fu il suo nome diacritico, siccome apparisce dalla sua 
posteriore collocazione. lo so bene che dopo cessato l'antico uso repub- 
blicano di distinguere gli uomini délia stessa casa colla varietà del pre- 
nome, e dopo che da molti si prese a chiamare tutti i figli collo stesso 
prenome del padre, nacque la nécessita di differenziare le persone 



488 LAPIDE GRUTERIANA. 

colla diversité del cognome. Ora questo per antica istituzione ponen- 
dosi da ultimo ne viene che in coloro, i quali non adoperarono se non 
che un cognome solo , la legge del Sirmondo si trova veritiera. Ma non 
è sempre lo stesso per gli altri che n' ebbero piii d' uno. Da prima il 
seconde cognome, ossia l'agnome, non fu molto comune, e non pro- 
venne guari se non dalle vittorie , corne in P. Cornélius Scipio Africmms, 
L. Cornélius Scipio Asiatimis, Q. Caecilius Metellus Numidicus; o dalle 
adozioni, corne Q. Fabius Maximus Aemilianus, Cn. Cornélius Lentulus 
Maixellimis , Q. Servilius Caepio Brutus; o da un soprannome imposto 
dal popolo, come P. Cornélius Lentulus Spinther, P. Cornélius Lentulus 
iSura, Q. Caecilius Metellus Celer. Ma fin d' allora volendo denotare al- 
cuno con una sola appellazione vediamo essere stato libero il farlo coll' 
uno coir altro dei loro cognomi. Non ho la pretesa d' ingolfarmi nel 
vasto pelago délia polionomia romana nata da motivi di adozioni, di 
eredità, o di particolari ambizioni, ma restringendomi a parlare del 
p. 28. doppio cognome, dirô bene che fu molto più fréquente dopo sotto 
l'impero, specialmente fra i nobili; onde Isidoro, scrittore di bassissima 
età, non dubitô di asserire^ che quattro erano generalmente i nomi 
délie persone : rr Species propriorum nominum quattuor sunt : praeno- 
ff men, nomen, cognomen, agnomen, n aggiungendo : rr extrinsecus enim 
ff venit agnomen ab aliqua ratione. i-) Per autenticare il mio detto , e per 
dare insieme un saggio délia nomenclatura romana nei tempi impe- 
riali, sottoporro una lista délie denominazioni di inolti principi, sic- 
rome di quelli di cui si hanno maggiori notizie, e non la incomincierô 
se non dopo la meta del secondo secolo cristiano, per avvicinarmi di 
|)iM agli anni de' quali m' occorre di ragionare : 

L. Veko. — L. Aurelius Verus Antoninus'^. Provennero in lui am- 
bedue i cognomi dall' adozione. 

CoMMODO. — M. Aurelius Commodus Anloninus. Il secondo gli fu dato 
dal padre, il primo dallo zio adottivo L. Vero, che 1' uso innanzi di 
regnare. 

' Orlijh,. lil,. I. c. VI. ,,. yf). — '' Kckhel, D. N. V. t. VII. 



LAPIDE GRUTERIANA. 489 

DiDio GiuLiANO. — M. Didius Severus Iulianus. Severo lïi iJ co.<morne 
de! padrc, Giuliano quelle dello zio materno Salvio Giuliano. 

Pescennio JNiGiio. — C. Pescennius Niger Itislus. 

Severo. — L. Seplimius Severus Perlinax. Dcsunse il primo dallo zio, 
e s' inipos(; il seconde in memoria del predecessore Pertinace. 

Garacalla. — M. Aurelim Severus AnlonimisK Uno è il cof^iioiiie 
paterno, l'altro (juello del supposto avo M. Auielio. 

Geta. — L. Seplimius Severus (lela-. Anch' egli prese il j>iiiiio dal 
padre, il secondo dall'avo, o dallo zio pateruo. 

Macrino. — M. Opeliiis Severus Macrinus. Assunse il primo quando 
fu eletto imperatore in ricordanza di Settimio Severo, l'altio tii il suo 
proprio. 

DiADUMENiANO. — M. Opelius Diadumenianus Anloninus. Piicevette (piello 
dair avo materno, gli fu dato questo allorchè fu dicliiarato Gesare. 

Elagabalo. — M. Aurelius Bassianus Antoninus^. Porto il primo tino 
da privato, desumendolo dalla madré Giulia Soemiade Bassiana, e 
trasse il secondo dal preteso padre Garacalla. 

Alessandro. — M. Aurelius Severus Alexander. Ne dedusse uno dal 
finto padre Garacalla, 1' altro fu il suo agnome datogii per essere nato 
in un tempio dedicato ad Alessandro Magno. 

MassimijXO. — C. Iulius Verus Maximinus. 

Massimo. — C. Iulius Verus Maximus. Li ricavo ambedue dal padre, 
variando la desinenza dell' ultimo per distinguersi. 

GoRDiANO Africano. — M. Aïitoni'us Gordianus Africanus. Trasse il 
primo dalla madré Ulpia Gordiana, ma non si è d' accordo suH' origine 
del secondo. 

PupiENO. — M. ClodiusPupienus Maximus'^. Pupienus fu il nome suo 
proprio forse tolto dalla madré, Maximus quello del padre ^ 

' Eckhel, D. N. V. t. VII, p. 221. ^ Museo Sanclement. tom.' III. p 7/1: 

^ Sestini, Mus. Hedervar. part. II, p. 63. Mionnet, t. VI. p. 4o8. n. 2897. 

n. 5; Grut. p. 267. 2. ■' [\oyez le mémoire de Borghesi. 5m//' 

■* Sestini, Mus. Hedervar. parte Europea, iiiip. Pupieno, dans le Dnllett. Nap. 2" série, 

p. 7/1, n. hh. t. VII. p. 60 et suiv. J. W. pe Rossi.] 



99. 



^90 LAPIDE GRUTERIANA. 

FiLippo GiuNiORE. — M. luUus Sevevus Philippus^. Nascono dalla madre 
Otacilia Severa, e dal padre M. Giulio Filippo. 

Dec 10. — C. Afessiiis Quintus Traianus Decius. 

Etrusco. — Q. Herennius Etruscus Messius Decius. V Etmscus gli fu 
comunicato dalla madre Herennia Etruscilla, il Decius dal padre. 

OsTiLiANO. — C. Valens Hostilianus Messius Quintus. L' ultimo fu uno 
dei cognomi del padre; non si sa d' onde ricavasse gli altri. 

Treboniano. — C. Vihius Trebonianus Gallus. E ignota 1' origine del 
Trehonianus che fu il suo agnome; Gallus era un cognome anlico délia 
sua casa^ usato dal G. Vibio Gallo Proculeiano^ ch'io credo suo nonno, 
suo bisnonno, 

VoLUSiANO. — C. Vihius Asinius Gallus Veldumnianus Volusianus. Gallo 
fu uno dei cognomi del padre, Veldumniano quello di mi suo ante- 
nato, e si manca di ogni notizia riguardo al Volusiano. 

Salonino. — P. Licinius Cornélius Saloninus Valerianus. Derivarono 
dalla madre Gornelia Salonina , e dall' avo paterno Licinio Vale- 
riano. 

Questa série basterebbe da se sola a dimostrare quanto sia fallace 



' Eckhel, D. N. V. tom. VII, p. 335; 
Orelii, n. ôoyô; Sestini, Lettere di coiili- 
nuazione, tom. VII, p. 69. 

"' Miirat. p. 869, h. Il ch. Furlanetto nel 
lessico Forcelliniano s. v. Trecenarius ha no- 
tato giustamente , che in qiiesto marmo si ha 
da leggere TRICENARIO in vece di RI- 
CEN ARIO , il quale sarà perciô un grado 
militare, non un secondo cognome di quel 
Sesto Vibio Gallo. 

' Grut. p. AHy, 9. Dopo che si è rimasti 
d' accorde che Afinia Gemina Bebiana ap- 
parente da una lapide di Perngia (Orolli, 
n. 997) sia slala la moglie di Treboniaiio 
Gallo , non dubito che questo principe fosse 
di origine perugina, e che alla sua casa 
iipparlenga eziandio il C, Vibio Gallo Pro- 
culeiano avo di Vibio Veldumniano , che gli 



eresse questa lapide nella medesima città. 
Ne dà gravissimo indizio l' osservarsi che il 
raro cognome di Veldumniano fu usato per 
r appunto daVolusiano figlio dell' imperatore. 
Il marmo è dell' anno 9o5, onde se è vero 
che Treboniano Gallo avesse 47 anni quando 
fu ucciso nel aS/i , corne dice il secondo Vit- 
tore, fj[uesto Veldumniano non potrà con- 
fondersi con Volusiano, che allora non era 
nato certamente, ma sarà il padre un 
zio dello stesso Treboniano, tutto al più 
un suo fralello più attempato di lui. | Bor- 
ghesi a traité depuis ces questions, d'une 
manière plus approfondie, dans son n)é- 
moire SuW iscrizione Perugina délia porta 
Marzia, p. 17 et suiv. du tirage à part. 
L. Renier. 1 



LAPIDK GUUTERIANA. ^91 

la legge, che il nome diacritico si mettesse sempre da ultimo; coricios- 
siachè s' ella si trova osservata in molti di questi principi, si vede poi 
smentita in parecclii altri, conie in L. Vero, in Conrimodo, in Pescennio 
Nigro, in Severo, nel primo Gordiano, in Pupieno, in Etrusco, in 
Ostiliano, in Treboniano e in Salonino. E cosi dev' essere perché con- 
sultando le loro mcdaglie si conosce che non avevano alcuna regola 
fissa per la collocazione del cognome particolare. Imperocchè se il figlio 
di Macrino, per esempio, chiamossi più comunemente M. Opelio An- 
lonino Diadumeniano, non manca perô il caso di trovarlo appellalo al 
rovescio M. Opelio Diadumeniano Antonino'. E cosi Trajano Decio 
tanto fu detlo C. Mesmus Quinius Traimms Decius quanto C. Messivs p. Si 
Quintns Demis Traiamis'-. Ma vi è di piii che non si fu ne meno co- 
stanti nel mantener sempre questo istesso cognome. Di falti il citato 
Diadumeniano ora si chiamô sempiicemente M. Opeliiis Diadumemanus^, 
ora M. Opelius Antoninus'^, e del pari Trajano Decio fu domandato 
talvolta C. Messius Traianus, talvolta Decius Aug.^ Anzi nelle stesse meda- 
glie romane Treboniano Gallo prende indifferentemente la denomina- 
zione d' IMP • C AES • TREBONIANVS • AVG, e d' IMP • C • GAL- 
LVS'AVG*^. Questa incostanza apparisce pure nei nomi dei figli di 
Decio, il primo de' quali iisô a vicenda i cognomi di Decio e di Elrusco, 
come risulta dalle leggende QjHERENNIVS-MESSIVS • ETRV- 
SC VS ^ e Q_: HERENNIVS • TRAI AN VS • DECIVS », in ciô imitato 
dal fratello per riguardo ai suoi cognomi di Ostiliano e di Quinto, del 
quale pure abbiamo la doppia epigrafe C • VALENS HOSTILIA- 
NVS^ e C- VALENS •MESSIVS•QyINTVSl^ e anche C -VA- 
LENS * QVINTVS^^ La quai varietà è poi chiarissima, ove si para- 

' Seslini, Mus. Hedervar.^art. Il, Tp.?)-jU, ' Tanini. p. 20; Pellerin, Me'/ft/jg^esjt. II. 

n. 9/1. pi. XXXI, n. 1 0. 

' Eckhel, D. N. V. t. VII, p. ^lx-2. ' Eckhel, D. N. V. t. VII, p. 3/i8. 

^ Ibid. p. 961. ' Banduri , part. I. p. 53; Tanini. p. 96: 

" Vaillant, Colon, p. 70 eya. Zoega, p. 298. 

'■" Ibid. p. 199, i93;Maff. Mus. Veron. '" Tanini, p. 93. 

p. 109, 4. " Eckhel, D. N. V. t. Vil. p. 353. 



'■ Eckhel, D. N. V. t. VII, p. 356, 355. 



63. 



à9'2 LAPIDE GRUTERIANA. 

goiiino le due medaglie in cui sono congiunte le teste d'ambedue; 
imperocchè in quella dello Spanemio' sono indicati colla leggenda Qj 
HER-ETR-DECIVS-C-VAL-HOSTILIANVS, mentre nell' altra 
di Bandurio^ si designano coi nomi AETRVSC VS • ET • QVIN- 
TVS'CAES. Questi nummi provano adunque ad evidenza la liberté 
p. 32. che si ebbe sotto gli Augusti di chiamare gli uomini di più cognomi 
con qiiello che nieglio talentava a ciascuno, e la falsità per conse- 
guenza délia regola del Sirmondo, stando alla quale, si è in continuo 
pericolo di fare di una persona sola due persone. Fu ella in fatti che 
condusse il Tillemont^ nell' errore di credere che quattro e non due 
fossero stati i figli di Trajano Decio, e siamo debitori alT Eckhel di 
averci mostrato che al solo figlio di Gallieno debbono attribuirsi le 
monete che fino a lui dai numismatici erano state divise fra Salonino 
e Valeriano giuniore creduto fratello di quell' imperatore *. Per questa 
falsa ragione avrebbe proseguito a restare ignoto il tiranno annunziato 
sulle medaglie TI- CL-MAR-PACATIANVS, attesochè 1' ultimo 
nome di lui era inaudito alla storia , se finalmente un nuovo suo 
nummo, che porta la data dell' anno di Roma looi non ci avesse fatto 
certi délia sua età, e non avesse confermato al Tôchon ciô ch' aveva 
pensato il Chamillard, cioè che quel MAR doveva supplirsi MAKimis, 
e che costui era il Marino di cui avevano parlato Zosimo e Zonara al 
tempo deir imperatore Fili])po. Ma ciô che meglio dimostra l' insus- 



^ De praest. num. t. H, p. 266. 

' Part. 1, p. 37. 

^ Hist. des Empereurs, note 11 sur Trajan 
Dèce. 

' [L'empereur Galluîii eut deux fils,. 
P. Cornélius Ltcinius Valcrianus , qui fut tué 
à Cologne en qSq par le tyran Postume, et 
qui est connu par plusieurs inscriptions 
(Orelli, n. 1009; W^man , Snpplem. Orell. 
n. 5998 et 55A6; Renier, Inscr. rom. de 
r Algérie, n. 1 5 1 o et S^Sa ) , et P. Cornélius 
Licinius Saloninus Vuleriunus, qui fut plus 
lard associé à l'empire. C'est au premier 



qu'appartiennent les médailles portant pour 
légende au droit les mots DIVO- VALE- 
RIANO -CAES ou DIVO -CAES -VA- 
LERIANO, et au revers le mot CONSE- 
C RATIO. Voyez Letronne dans le Jonrnal 
des Savants, 18/17, p. 780 et suiv. M^' Cave- 
doni, dans VAlbutn, XIX" année, u. xvii , 
p. 1 3/1 , et M. Ilenzen , dans son Supplément 
au recueil d'Orelii, note sur le n° 55/iG, et 
p. 79 àes Indices, où Ton trouve la nomen- 
clature exacte des princes de la famille de 
Valérien. L. Renier.] 



LAPIDE GRUTERIANA. un 

sistenza di ogiii regola certa nella nomenclalura di questa elà, si è clic 
ne meno gli antichi furono esenti dalle dubbiezze originale dalla du- 
plicità del cognome in una persona medesirna, onde Capitolino' con- 
fessa ingeniiarnente 1' impiccio, in cui 1' aveva messo 1' ini])eralore 
Pupieno, clie Massimo fu chiamato più sovente dagli storici greci, e 
Pupieno dai latini, impiccio clie non gli cesso se non dopo aver impa- 
ra to da Fortunaziano esser egli stato detto ccPupienum nomine suo, 
rrcognomine vero paterno Maximum. -n 

Ma perché queste eccezioni alla norma del Sirmondo non si cimî- 
dano ristrette ai soli principi délia casa Augusta, io proseguirô ad 
esaminare quanto ella si avveri anche per riguardo ai privati. Una délie 
precipue fonti délia polionimia provenne dall' uso generalmcnte in- p. 33. 
valso presse i nobili di accusare X origine materna, attaccando un 
qualche nome da lei précédente agli altri ereditati dal padre; uso ch' è 
rimasto tuttora presse la nazione spagnuola. In più modi ciô si fece, 
ora assumendo tutti i nomi délia madré, o dell' avolo materne, che 
talvolta si anteposero, talvolta si posposero, talvolta si meschiarono 
coi proprii : ora prendendone il solo gentilizio, che anch' esso talora 
si fa precedere, talora succedere ail' ereditario : il che essendosi fatlo 
ad arbitrio, ne viene quindi la fréquente difficoltà, quando non con- 
corrano altri ajuti, di statuire la vera casa a cui appartenue il polio- 
nimo, e l' impossibilité di ordinare la genealogia délie famiglie in questi 
secoli. A me, cui non occorre ora di favellare se non che délia plura- 
lità dei cognomi uniti ad un solo gentilizio, basterà di osservare che 
uno dei modi piij consueti fu quelle di prendere il cognome délia ma- 
dré, del che parecchi esempi sono stati addotti dal mio egregio amico 
il ch. Labus-, ovvero di allungare il nome o il cognome materne in 
una terminazione derivativa, corne al tempo délia repubblica si fece 
per le adozioni, e come nel caso nostro potrebbe essere Paulinus de- 
dotto da Pmila. L' ordinaria , ma non perô invariabile collocazione del 
derivativo materne fu alla coda degli altri nomi, e molto spesso servi 

' In Maxim, el Balhin. c. xvr. — ^ Antich. momnn. scop. in Brcscia, p. -3 6, 



fx<è!i LAPIDE GRUTERIANA. 

di agnome, il che spiega 1' abbondanza di queste terminazioni sotlo ii 
governo degli Augusti. In tal caso si verifica la legge del Sirmondo, 
ina ella è fallace tutte le volte che alcuno predilesse un altro cognome 
ricavato da diversa sorgente. Ecco una decina di esempi che confer- 
mano la mia sentenza, tratti dalla série consolare, la quale è la sola 
che in tanta caligine di tempi possa interrogarsi con sicurezza, siccome 
qiiella che col fondamento degli antichi fasti, e col confronto di più 
lapidi fra loro, puô mostrarci quai era il nome peculiare e più gene- 
ralmente ricevuto dei consoli. 
3^1. A Galerio Tracalo, console ordinario nell' anno 68, si aggiunse il co- 

gnome di Turpdiano da Giovanni Malala\ sostenulo da Cassiodoro, da 
Prospero, da Mariano Scoto e dai fasti di Oxford : ma egli non è co- 
nosciuto che sotto il nome di Tracalo dagli altri fastografi, da tre 
lapidi 2, da Frontino^ da Tacito* e da Quintiliano^ 

C. Bellico Natale Tebaniano, console sufletto nell' anno medesimo, in- 
filza tutti questi nomi nell' epitafio délia sua tomba'', ma non è chia- 
mato se non coi primi tre in due bronzi d' imperiali diplomi^ in altre 
due lapidi ^ e nel titolo di un suo ser\o°. 

L. Elio Plauzio Lamia Emiliano , console sufFetto nell' anno 8o, a cui 
vien dato quest'ultimo nome da Dione^*^, n' è privo quando viene ricor- 
dato in una tavola Arvale '\ e si appella semplicemente Lamia da Sue- 
tonio'^ e da Giovenale^^. 

Sei\ Cornelio Dolahella Petroniano, console ordinario nel 86, per esser 
nato da una Petronia^'' assunse questo agnome, che gli viene assicurato 
da un diploma di onesta missione^^; perô non si conosce se non come 

' Lib. X. " Grut. p. Q78, 12; Murât, p. 807, 9. 

^ Murât, p. 3o6, 1; Grut. p. 3oo; Fa- ^ Fabretli, Inscr. dom. p. 108, n. 269. 



bretti, Inscr. dom. p. /i85, n. 169. 

' De Aquis, 8 102. 

' Hisl. lib. I, c. xc, e lib. H, c. lx. 

' Inslil. lib. X, c. v, 119; lib. XII 
c. 1,6. 

'' Murât, p. 307, 3. 



' Lib. LXVl,c. III. 

' Mariai, Fr. Arval. p. 222. 

^ In Domittano, c. i e x. 

' Sat. IV. 

" Tacit. Ilist. lib. Il, c. lxiv. 

'" Marini, Fr. Arval. \i. /'lôG. [Cardin al i , 



Marini, Fr. Arval. p. A/19 e 65o. Diplomiimp. lav. VII. 



LAPIDE GRUTERIANA. /i95 

Dolabella (la lutti i vecclii fasli , da Censorino', da Gapitolino^ e da 
un' epigrafe Gruteriana^. 

Flacco Corneliano, console ne! i y/i'S è chiamato unicamente Flacco in 
tutte le vecchie collezioni di fasli, e in due iscrizioni del Gruteio^ e 
del Morcelli \ 

L. Tulilio Ponziano Genziano, suH'etlo nel i83, apparente da una ta- 
vola Arvale del Marini^ si dice solo Tutilio Ponziano nel suo sigillo 
edito dal medesimo antiquario^. 

L. Fabio Cilone Seplimino^, console per la seconda volta nel 20/1 , non 
è noto che pel nome di Gilone a lutti i vecchi fasti, a moite lapidi e 
leggi, ad alquanti rescritti imperiali conservati nel codice Giustinianeo. 
a Dione, a Sparziano e ad altri. 

L. Mario Massimo Perpeluo Aiireliano, console nel 228, non prende 
l'ultima denominazione se non che in quattro marmi^°, mancandone 
sempre nella data di un' infinità di leggi, in tutti i vetusti fasti, in 
cinque altre iscrizioni, negli scritti di Dione e in quelli di tutti coloro 
che lo citarono corne storico dei tempi imperiali. 

A Servio Calpurnio Domizio Destro, console nel 226, la sua base ono- 

raria recentemente scoperta^^ aggiugne l' agnome di CRI che non 

si è potuto supplire, perche affatto sconosciuto ad un gran numéro di 



p. 35 



' De die natali, c* x\ni, 

^ In Pio, c. I. 

' Pag. 5, 9. 

* Ignarra, De palaestra Neap. p. 979. 
[Corp. inscr. Gr. n. 5853.] 

' Pag. 108, 5. 

" De stilo inscr. p. 356, éd. Rora. 

' Fr. Arval. p. cxlv. 

' Ibid. p. 362. 

' Gud. p. 906 ; Marini , Iscriz. Alh. p. 5o 
e 5i. 

'" Gardinali, Inscr. Velit. n. 35; Murât. 
p. 397, A, p. 719, 9, ep. 9 09 3, 5. [Il faut 
y ajouter encore Tinscription découverte de- 
puis à Ardée, et que Borgbesi a expliquée 



dans le Giornale Arcadico , i856, t. CXLIII. 
p. 9 et suiv. J. B. DE Rossi.] 

" Bullettino delV Instituto dicorrisp. arcli. 
i833, p. 69. [Lo texte de Kellermana, au- 
quel renvoie Borghesi et qui était le seul 
que l'on connût alors , est très-inexact. De- 
puis , cette inscription a été transportée dans 
la villa Borghèse, et je Ty ai copiée avec 
M. Mommsen. On n'y lit ni le surnom 
CRI . . . . , ni le deuxième nom de famille 
Domitius. Ce monument n'appartient donc 
pas à la catégorie d'inscriptions dont il sagil 
ici. Voyez les Annales de l'Institut. 18Ù9. 
p. 9 98 , et mon Supplém. au recueil dOrelli , 
n. 65o3. W. He^zeiv.] 



^96 LAPIDE GRUTERIANA. 

le^f^i, ai fastografi ed aile lapidi, nelle quali viene nominato presso il 
Marini^ il Fabretti^, il Morcelli^, il Grutero * ed il Fortis^ 

Finalmente il console suffetto circa l' impero di Alessandro Severo 
p. 36. C. Porcio Prisco Longino, a cui i Tiburtini dedicarono iina base '^, dicesi 
semplicemenie C. Porcio Prisco in una tavola Arvale, in cui è ricor- 
dato due volte ^ 

Ma se per le prove fin qui addotte si viene sempre meglio dimo- 
strando non sussistere , che nelle persone di piii cognomi quello per cui 
alcuno era piii particolarmente conosciuto si metlesse sempre da ultimo , 
e se corne dissi ciô non puô esser vero, perché non si ebbe alcun me- 
todo fisso nel collocarlo, onde a cagion di esempio, il console Pedone 
del 1 15 si disse ugualmente M. Vergilianus Pedo, e M. Pedo Vergilianus^, 
perl'altro elenco che aggiungo sarà del pari manifesto non esservi stato 
ne meno alcun uso costante, per cui siffatte persone si designassero 
piuttoslo per l'agnome che pel cognome. 

M. Squilla Gallicano, noto per una lettera che gli scrisse Frontone •', 
lu collega nel 127 di T. Atilio Tiziano. Questo consolato si scrive ge- 
neralmenie nei fasti Titiano et Gallicano, ma pure in tre figuline édite 
dal Marini'o è piaciuto meglio segnarlo SQVILLA- ET -TITIANO • 
COS. 

Da un marmo del Grutero^^ erasi risaputo che uno dei consoli del 
jâ8 ebbe il doppio cognome di Asprenate Torqualo. Quest' ultimo è 
stato più comunemente ricevuto, ma il primo fu prescelto dall' ano- 
nimo Norisiano e da un bollo del Museo di Monsignor di Bagno ^'^ 

Servio Ottavio Lenate Ponziano ebbe i fasci nel 1 3 1 , e nelle iscrizioni 
e nei fasti vedesi adottato 1' agnome : pure in una lapide trovata al 



' Fr. Arval. p. iG6. ' Marini, Fr. Arval. tav. XLIl. 

^ Imcr. dom. p. 2o3, n. 5o8. ' Grut. p. 1068, 1, e p. 3oo. 

' De slilo inscr. p. 296. ed. Rom. ® Ad amicos, lib. I, ep. 97. 

' Png. 9, 9 , e pag. 119,19. '" Fr. Arval. p. 3i8 e p. 33i . 

■ Voy. Viaggio di Dalmazia , part. Il, " Pag. 33 7. 

p. 99. 9. '^ Marini, Figuline, u. /j55. 
" Marini, Fr. Arval. j). (;lxxviii. 



LAPIDE GRUTERIANA. ^97 

Tuscolo nel 1826 ' si voile notare in quest' aniio M -ANTONIO • 
RVFINO • S • OCTAVIO • LENAT • CONS. 

L. Ceionio Cornmodo e Seslo Veluleno Civica I*ompeiano procedettero i>. 37. 
nel iP)(). QuanliHi(|ue siano cogniti volgarmente sotto i nonii d'i Coni- 
niodo e di l^ornpeiano, cio non di meno in una figulina del Fea'^ si 
dissero CEIONIO -ET- CIVICA -COS, e di nuovo COMM-ET 
VETVL-COS in un altro tegolo da me veduto a Roma, ed in una 
lacera lapide del Muratori^ corretta dall' Hultmanno". 

Un marnio del Grutero ^ ci aveva insegnato che uno dei cousoli del 
i/ii erasi chiamato con inlero nome M. Peduceo Stloga Priscino. Perô 
in un altro del Muratori ^ si appclla M. Peduceo Stloga, e vice versa 
M. Peduceo Priscino in un terzo sasso del Museo Vaticano ''. 

Messaliuo fu il seconde cognome di C. Praslina Pacato console nel 
1/17, e questo gli viene dato in tutti i fasti, nella data d'una legge, e 
in due lapidi, una stampata dal Marini^, 1' altra inedita nelle mie 
schede ^, ma alF opposto chiamasi Pacato in due figuline dello stesso 
Marini '^, ed anche nella stessa iscrizione ch' egli dedicô fortVN AE ■ 
.wicTISSIMAE-TVSCVLANAE". 

Da due piètre del Marini ^'^ e del Fea^^ avevamo imparato che lo zio 
deir imperatore L. Vero, console nel 167, chiamossi M. Civica Barbaro. 
Ora costui viene detto Barbaro nei vecchi fasti, in tre lapidi, in una 
figulina, da Filostrato^^ e da Galeno^^ ma in vece appellasi Civica da 38. 

Gapitolino ^°. 

' [Bidlett. dell' Instit. i835, p. 106; chità, t. III , p. 10g. [Elle a été depuis pu- 

Henzen, Suppîem. Orell. n. O996.] bliée exactement par Borghesi, dans le Bul- 

* Frammenh di Fasti , p. 17, n. hû. letl. Nap. ann. II, p. 11 3. — C. Prastiim 
^ Pag. 65, 4. prend au contraire le surnom de Messnlinus 

* Miscell. epigr. p. 358. et ne porte pas celui de Pacatm dans trois 
^ Pag. 18a, h. inscriptions de l'Algérie, n. 10,11 et /i36o. 
^ Pag. 397, h. L. Remeb.] 

' Fea, Framm. di Fasti, p. 3i, n. 27. "^ Fr. Arval. p. 669. 

^ Fr. Arval. p. ihh. ''^ Framm. di Fasti, p. 54, n. 35. 

' [Voy. Bullelt. Nap. ann. II, p. \\h.] '* Vit. Sophist. lib. I, c. xxv. § 7. 

'" Fr. Arval. p. xlvii e p. ihti. '^ Ilspj toù ■zspoyvixvàaxsiv, c. 11. 

" Non esatta nelle Metn. rom. di Anti- '" In Marco, c. vm. 

m. 63 



/498 LAPIDE GRUTERIANA. 

Valeiio Grato Sabiniàno , console nel 221, al quale suH'autorità di un 
suo titolo, deir indice consolare di Dione e di Giorgio Sincello ho assi- 
curato tutti questi nonii in una mia operetta, clie vedrà fra non molto 
la luce \ si appeila Snhiniano dai fasti greci minori, e all'opposto do- 
mandasi Grato presso gli altri fastografi, e in tre piètre prodotte dal 
Marini^, dal Chandler^ e dal Donati*. 

Tralascio altri esempi, perché meno sicuri, e solo notero che gli 
addotti sono più che bastevoli a provare la libertà in cui si era di sce- 
gliere nei consoli provveduti di cognome e di agnome quello che me- 
glio piaceva, il che deve renderci guardinghi nell' ammettere cosi 
facil mente nei fasti la surrogazione di un sulTetto, solo perché in qual- 
che nionumento s' incontra discrepanza nel nome di uno dei consoli 
ordinari. 

Un'altra origine del doppio cognome deve desumersi daH'invasione, 
che sotto gli Augusti fecero in Roma i costumi stranieri per la continua 
aflîuenza dei Greci e degli Orientali. Il ch. nostro collega Letronne ha 
dimostrato^ che i Greci, i Siri, gli Egizi, almeno i più illustri fra 
loro, dopo essere stati aggregati all'impero praticarono di avère due 
nomi, r uno nazionale, l'altro latino. Molti essendone stati ammessi 
ai pubblici ufïicii nella metropoli, è naturale che la nomenclatura ro- 
mana si risentisse di questo loro uso, del che fa piena fede la frequenza 
dei cognomi grecanici, che colF avanzarsi dei secoli imperiali si viene 
sempre pin incontrando fra i magistrati. Peraltro fu importante avver- 
tenza dello stesso Letronne che non si ebbe alcuna legge nella dispo- 
p. 39, sizione di questi nomi, trovandosi il nome latino premesso posposto 
iiidiiferentemente a quello délia famiglia. Agli esempi da lui recati alcun 
altro ne accrescerô scelto tra coloro che per 1' aggiunla del prenome 
e del gentilizio fanno chiara mostra di aver partccipato délia cittadi- 
iianzn romana. Se s' incontra per una parte A'OONTEIOC OOPTIC 

' [C'est son Mémoire sur le fragment des ^ Inscr. nnt. ]). ç^'i , 0. 

fastes sacerdotaux; voyez plus haut, p. isi " Pa^j. A69, 5. 

et suiv. L. Renier. I '' Recherches pour servir à l'Iiifil. d'K/njptr, 

'^ Fr. Anal. p. iG/i. p. 9/17. 



LAPIDE GRUTEUIANA. /»yO 

ACKAHniAAHC, HOnAIOX AIAIOZ OAABIANOZ 1Q.\A0Z\ 
r-KAAYAION ZEIAIANON nOAYKPITON \ TIB • KA • MON- 
TANON TON KAI HIYXION \ ci si iill;iccia non meno (Jall' altm 
AYP-ArHIlAAOY XEKOYNAOY', TITATIAION TIMOKPA- 
TH MEMMIANON^ HOAIAION APnOKPATiriNA TON KAI 
nPOKAON\ Ma niuiia cosa mette in pin cliiara rnostia (jiiesta liceiiza 
qnanto il conIVoiito délie lapidi di due fratelli, anibedue li>fli del con- 
sole Claudio Frontino vissuto ai tempi di Ântouino Pio^ che si dissero 
Ti. Claudio Frontino Nicerato-' e Ti. Claudio Setiada Celiano'°, 1' uno 
de'quaii prépose il co'jnome latino al greco, 1' altro il greco al latino. 
Con taie mancanza di ogni norma positiva sulla collocazione dei 
due cognomi non deve far meraviglia se anche presso gl'illustri stra- 
nieri s' incontrano talvolta scambiati di luogo, corne ho già avvertito 
vedersi non di rado nella stessa persona presso i Romani. Siane di 
esempio il célèbre Ti. Claudio Attico Ërode console nel ik'd, il quale 
porta questi suoi nomi cosi ordinati in due lapidi del Boeckh^* e in 



' Grut. p. 36/i, 1. [Corp. inscrtpt. Gr. 
11.6297.] 

^ Murât, p. 5/17, 5. \Corp. inscript. Gr. 
ri. 8009.] 

' Corp. inscr. Gr. n. 3 98. 

* Ibid. n. 1875. 

' Murât, p. 63o, 8. [Corp. inscript. Gr. 
n. /ioi6.] 

" Murât, p. 56i, 2. [Corp. inscript. Gr. 
n. 1 19Û.] 

' Corp. inscr. Gr. n. 2026. 

' Digest. lib. IV, tit. xii, fr. 18. 

* Corp. inscr. Gr. n. 11 33 et n. 1827; 
Grut. p. 889, 6. [Orelli, n. 3ii3.] 

'" Riporlerô questa iscrizione . perché 
ignoro se sia stata altre volte pubblicata. lo 
1' ho traita dalle schede del Manuzio [ou 
plutôt de Panvinio; voy. plus haut, p. Ujli. 
la note de M. Henzen] (God. Vatic. 6o85, 
p. 66), e da quelle del Metello (God. Vatic. 
6089 , p. 363) , dalle quali ho imparato che 



fu trovata nel castelio di Montorio ai 2 5 di 
aprile del 1672 , insieme con quella del f'ra- 
tello riferita dal Grutero, che ho citafa qui 
sopra : 

T I • C L A V D I O 
SAETHIADAE 

C A E L I A N O 
CL- FRONTONI 
C O S • F • X • V I R 

STL-IVD-TRIB-MIL-LEG 
III -GALLICAE- Q_- PROVINC 
SICILIAE- CANDIDATO • IMP 
ANTONINI • ET • VERI ■ AVGVSTOR 

SOD ALI • HADRIANALI 
TRIB-PLEB-PRAET-FID-COM 
LEGATO-LEG-XI-CL-AVG 

PATRONO-COLONIAE 
D • D 

" Corp. inscriptionum Graec. n. i883 c 
n. 882. 

63. 



500 LAPIDE GRUTERIANA. 

tre altre del Muratori \ del Fabretti ^ e del Grutero ^ e che ali' opposto 
viene chiamato Erode Attico da A. Gellio, da Capitolino, daPausaiiia. 
da Ateneo e da altri. Sembra tuttavia che i nobili specialmente fore- 
siieri possessori di due cognomi ne preferissero uno per gli atti pubblici 
e adoperassero più volentierl quell'altro negli iisi privati. Senza par- 
tirci dal lodato Ateniese Claudio Attico Erode io avvertirô ch' egli lu 
iscritto nei fasti sotto la denomiuazione latina di Attico, e quindi viene 
indicato con questo solo cognome in due iscrizioni consolari del Ma- 
rini*, in una terza del Muratori ^ in una quarta Tudertina délie mie 
schede probabilmente inedita, e nelle basi onorarie che furono dedi- 
cate a lui e a suo figlio*^, non mettendone in conto qualche altra, che 
a mio parère spetta più probabilmente a suo padre. AU' opposto egli 
antéposé di chiamarsi col semplice suo nome greco di Erode nelle moite 
opère da lui fatte costruire \ non che nelle proprie lettere ^, e cosi viene 
appellato continuatamente da Filostrato nella sua Vita, nel carteggio 
famigliare di Frontone e in simili altre occasioni. Anche P. Valerio 
Gomazonte console nel 220, prefetto del pretorio e tre volte prefetto 
di Roma, non è conosciuto se non che sotto questi nomi da tutti i 
fastografi, in quattro lapidi che di lui si hanno^ e nello stesso indice 
consolare di Dione, quantunque il medesimo storico ci avvisi che nomi- 
navasi particolarmente Eutichiano^". Gosi P. Mummio Sisenna Rutiliano 
console nel i33^^ viene chiamato col solo ultimo nome da Luciano^^, 
ma non 1' usa giammai in tutti i suoi monumenti consolari serbatici 
dair anonimo Norisiano e da Idazio, da due figuline del Fabretti ^^ e 

' Pag. 827, 7. [Maff. Mus. Ver. p. ^120, append. n. 18-2 [Corp. inscr. Gr. n. 6i85]; 

5; Orelli, n. ^719.] Visconti, Iscriz. gr. Triopee. 

' Inscr. dont. p. 1 56 , n. 25 1 . ' Philostrat. Vit. Sophist. lib. II , c. i , S 1 3. 

^ Pag. 943, 1. [Orelli, n. 6/109.] ^ Murât, p. 9016, 3, e p. 35o, 9; Ma- 

" Fr. Arval. p. 3^6 e p. 333. rini, Fr. Arval. p. G/17; Orelli, n. 37/11. 

=* Pag. 327, 6. '" Lib. LXXIX,c.iv. 

' Corp. inscript. Gr. n. 1077; Murât. " Grut. p. 1097, 7; Marini, Iscr. Alb. 

p. 2o5o, 2. [Corp. inscr. Gr. n. 2871.] p. 1/19, nota 5. 

' Corp. inscr. Gr. n. 26, n. 998, n. 966; '^ Pscuclomant. 

Fabretti , /H«cr. f/o?H. p. /ii3 , n. 355 [Corp. '^ /wscr. f/om. p. 5o6, n. i25,ep.5i2, 

inscr. Gr. n. 61 SA] ; Maittaire, Marm. Oxon. n. 17/». 



LAPIDE GRUTERIANA. 501 

da tre lu.irnù csistenti presso il Doni ^ il MuraLori^ e negli Atti dell' Ac- 
cademia Romana d'archeologia\ Malgrado i fastografi e le tre lapidi 
che ora conosco del suo consolato del 5». s». 9, avremmo ignorato che lo 
storico Cassio Dione di Nicea avesse avuto il seconde cognome di Coc- 
ceiano, se Suida, Fozio e Tzetze non ce lo avcsscro riferito. Finalinenle 
chi avrebbe sospcttato che Ser. Gornelio Repenlinoprcfetto del pretorio 
di Antonino Pio*, e il console Ti. Claudio (jiuiiano, memorato nel di- 
plonia fatto di pubblica ragione dal ch. collega professore Gazzera ^, 
avessero avuto un altro cognome vernacolo, se Frontone nelle sue 
epistole*"' non gli avesse famigliarmente chiamati Naucellio c Gontuccio? w la 

Ben è vero che queste ultime loro denominazioni possono anche 
essere provenute da una terza fonte dei due cognomi, cioè dal sopran- 
nome imposto dal popolo, che vocahulum vien detto da Tacito \ signum 
da Lampridio^ e da altri citati dal Salmasio''. Isidoro^^ lo domanda 
cognomenlum, e dopo averio distinto dal cognome e dall'agnome, lo 
definisce : cr cognomentum autem vulgo eo quod nomini cognitionis 
fc causa superadditur, sive quod cum nomine est. v» Di tali popolari ap- 
pellazioni abbiamo molti esempi negli scrittori. Plinio c'insegna'^ che a 
motivo délia somiglianza del volto cr Scipioni cognomen Salutio mimus 
fr dédit, sicut Spinter secundarum, tertiarumque Pamphilus collegio 
ffLentuli et Metelli cos. ii Tacito racconta ^^ : crGenturio Lucilius interfi- 
ffcitur, cui mditaribus facetiis vocahulum cède alteram indiderant, 
crquod fracta vite in tergo militis alteram clara voce et rursus alteram 
ff poscebat. 11 Ed egualmente leggiamo in Vopisco'^ : rcQuum essent in 
crexercitu duo Aureliani tribuni, huic signum exercitus apposuerat 
(tManus ad ferrum. •>•> L' use dei soprannomi assai si diffuse coll' avanzarsi 

' Cl. II, n. i4i, ' Annal, lib. I, c. xli. 

^ Pag. 33 0, 2. " In Diadumeniano , c. iv. 

' Tom. II, p. 469. ' Ad Capitol, ibid. 

* Capitol, in Marco, c. viii; Marini, Fr. '" Origin. lib. I, c. vi. 

Arval. p. 55o. " Hist. nat. lib. VII, c. xii. 

' [Notizia di alcuni nuovi diplomi imp. etc. '^ Annal, lib. I , c. xxiii. 

Torino , 1 83 1 . Voy. plus haut , p. 370-371 .] '^ In Aurelian. c. vi. 

^ Pag. 3oo, 280 e 291, éd. Rom. 



502 LAPIDE GRUTERIANA. 

deH'impero, o almeno le persone, cui venivano imposti, provarono mi- 
nor ripugnanza nell' adottarli; il che si dirnostra dalla frequenza cou 
cui poscia s' incontrano nelle lapidi, parecchie délie quali sono state 
raccolte dallo Scaligero \ e moite piij furono aggiimte dal Fabretti '^, 
lo mi restringero ad offrire un saggio délie diverse manière, con cui 
si usô di congiungerli agli altri nomi : 

p. /,8. M • DATELLIVS • TROPHIMVS • QVI • ET • FORTVNATVS \ 

L • PERCENNIO • L ASCI VO • QVI • ET • MONNICVS K 
FLAVI AE • CAPITOLIN AE • CVI • ET • F A CCI AE ^, 
AGATHOCLES • O • CAE • RODIOS ^ 

trasferita cosi di peso in lettere latine la formola greca ô koli, 

CLODIAE • ACHILLEE • SIVE • CYRILLAE ', 

ACCI A • VEL • MARIA • EST • NOMEN • MIHI », 

C • IVLIVS • NEREVS ■ QVI VOC ATVR • PETITI VS ^ 

C • MANTIVS • I AN VARIVS • QVI • VOCITATVR • ASELLVS ^\ 

D • M • LVCILl • METROBi • SIGNO • SAPRICI '^ 

Aile volte il soprannome fu messo dai parenti o dai nutritori fino dall' 
infanzia, del che ci rende testimonianza il Fabretti ^^, presso cui si 
trova NOME • FVIT • NOMEN • H AESIT • NASCENTI • C VSVC- 
CIA; ma più spesso fu dato dal popolo, come al di d' oggi e corne lo 
fu per certo a L. Domizio Evaristol^ al quale SODALES'NOMEN • 
IMPOSVERVNT • BENEDICTI. 

E giacchè m'è occorso di parlare di soprannomi, non preteriro una 
questione lapidaria intorno cui sono ancora divise le opinioni degli eru- 

' Indice Gruteriano, c. ix. ' Grut. p. ii32, i3. 

■ Inscr. (loin. c. m, n. 21 e seg. '" Marin! , Fr. Arval. [>. 3o5. |()re]li, 

'' Grul. p. io4o, 7. n. 2679.] 

' Fabretti, Inscr. dont. p. 1A7. n. i83. " Murât. Pracf. t. I, coi. 88; [Orelli, 

' Ibid. p. 1/16, n. 17.5. n. 2780]; cf. Oderic. Sylloge, p. 8^7, [et 

" Murât. p. lAOo, 7.[Mommsen,/. /V. 6.] BuUet. Nap. nov. ser. ann. V, p. 62. | 

' Murât, p. 629, /j. '^ Inscr. dom. p. 166, n. 176. 

Reines. Syntagm. cl. XX, n. 1/12. '^ Grut. p. liai, U. 



LAPIDE GRUTERIANA. 503 

diti, la quale per Uil niezzo parmi potersi afrevolmerite risolvere. Ne 
col trattarla credo allontanarmi dal rnio scopo, perché ella mi coii- 
durrà a discendere ai tcmpi per rappunto, in cui fiori Pasifilo Paoliuo. 
e mi somministrerà un altro modo, con cui evitarc la proposta obbie- 
zione. Nelle basi specialmenle onorarie, apjiartenenti alla declinazione 
deir impero, non è raro di abbaltersi in nomi proprii staccati, che non h, Uh. 
hanno che fare col riinanente del dettato, ora incisi nella cornice, ora 
nella prima linea dell' iscrizione, ma sempre nel mezzo, vale a dire nel 
luogo più cospicuo, il quai uso è stato ben osservato dal Fabretti ' e 
dallo Zaccaria^. Aile volte è stato creduto il nome dello scultore, aile 
volte dci clienti, altre volte del dedicante, altre inline del personaggio, 
che si era voluto celebrare : ma ora che simili basi sono assai cresciutc 
di numéro , credo lecito di asserire che solo l' ultima opinione è la vera : 
che quel vocabolo appartiene sempre a chi veniva rappresentato nella 
statua sovrapposta, e ch' egli è il nome, per cui era più generalmente 
conosciuto dal popolo. Lo scopo quindi di una tal costunianza era 
quello di far noto a colpo d' occhio chi era 1' onorato anche a coloro 
che non volevano arrestarsi a leggere l'epigrale, e un taie provvedi- 
mento dovette divenire opportuno quando per la moltiplicità dei nomi 
non era facile il riconoscerlo, e dopo che pei preamboli suggeriti dall' 
adulazione conveniva pescarne l' indicazione alla meta délia lapide. 
Fondo questo giudizio sulla seguente schiera di esempi, nei quali la coi- 
rispondenza fra d nome dislaccato e quello délia persona , cui fu eretta 
la base, è troppo manifesta : 

AETERII. Minuzio Eterio vissuto nell' anno 867 \ 

CRESPINI. G. \ibio Crespino patrono di Benevento"^. 

GRACCHl-V-C. Arrio Mecio Graccho patrono di Salerno '. 

HONORATIANI. Flavio Onoraziano senatore^ 

Inscr. dom. p. 99 e seg. ^ De Vita, Imcriptiones Bencv. p. o.S . 7. 

Istituzione antiquario-lapidario , p. 935 [Moninisen, /. Y. iSay.] 

•^ S6g. ^ Murât, p. 1117, 1. [Mommsen. /. ^V. 

^ Gud. p. 189, 9. [Mommsen, /. N. 109.] 

•^9^"^-] " Fabretti. Inscr. dom. p. 99, n. ■?.'>Ji. 



50/1 LAPIDE GRUTERIANA. 

IVLIANI'V'C. Postiimio Giuliano senatore morto uel 386 ^ 
p. 45. KAMENII. Alienio Geionio Giuliano Cameuio prefetto di Roma 

ne! 333^, 

POMPEIANI. Barbarie Pompeiaiio consolare deila Gampagna nel 
333 ^ 

TATIANI. G. Giulio Rufiniano Ablavio Taziano, che taluno ha 
creduto IWblavio console nel 33 1*. 

BASSI. Anicio Auchenio Basso console nel /^o8^ 

ANICI-BASSI. Ilmedesimo^ 

CL-CLAVDIANI-V-C. Glaudio Glaudiano il poeta ^ 

PETRONl-MAXIMI. Petronio Massimo console nel /i33^ 

publ-CAEioni iuUANl. Publio Geionio Giuliano correttore délia 
Toscana e dell' Umbria ". 

IVLI-AGRI-TARRVTENI-MARCIANI-V-C. Giulio Agrio 
Tarrutenio Marciano prefetto di Roma circa d 38/i^°. 

Tutli questi nomi separati si trovano posti nel secondo caso, e taie 
tu veramente la pratica più comune; onde per reggerli converrà 
sottointendere o imago o statua, o altra parola équivalente. Ma perô 
s' inconlra usato anche il terzo caso , giusta il costume générale dei 
titoli onorarii latini : 

CLEMENTIANO. Pollio Giuho Glemenziano patrono di Nola". 

MANNACHIO. Umbonio Mannachio patrono di Eclano^'^. 

' Orelli, n. à.SGo. [Visconli, Mus. Pio- ^ Dalle schede dell' Amaduzzi, che vide 

Clem. t. 1, p. 77, éd. Milan.] questa base nel palazzo vescovile di Narni 

^ Oderic. Sylloge , p. 189. [Orelli, [^'oy- Henzen, Supplem. Orell. n. 5i3()]; 

n. ti35i.] Grut. p. 887, 9 , e p. 660, h. 

• Orelli, n. 33i6. [Mommsen, /. N. '" Murât, p. loZio, u. 

19/16.] " Grul. 1096, 8. [Mommsen, /. iV. 

' Murât, p. 1019, 2. [Orelli, n. 1181.] 1989. C'est par erreur que Borghesi a écrit 

•'■ Visconli, Mus. Pio-Clem. t. I, p. 80, CLEMENTIANO; il y a CLEMEN- 

ed. Milan. [Orelli, n. io5.] TIANI dans l'inscription. Ce noni devrait 

" De Vila, Inscr. Benev. p. ^3, n. 27 e donc être reporté dans la liste précédente. 

9.8. [Mommsen, /. N. 1/118 et 1/1 19.] L. Humer. | 

^ Grut. |). 391, 5. [Oi'clli, 1182.] '^ Cuarini, Rtcerche Eclanesi, p. 10/1. 

' Grul. p. kh^. 7. [Orelli. 11/10.] [Mommsen, /. N. iii5.] 



LAPIDE GRUTERIANA. 505 

FL • MEROBAVDI • V • S • COM • S • C. IlpoetaFlavioMerobaude'. 

FL-STILICHONI • VC. Il célèbre Flavio Stilicone suocero dell' 
iiiiperatore Onorio -. 

T • ANNONIO • BOIONIO • CRHYSANTI. ï. Annonio Boionio 
Crisanzio ])atrono di Pozzuoli nel 161 -^ 

Rarissimo è poi che si trovi adoperato il iiomiiialivo, o anche l'ac- 
cusativo giusta lo stile dellc lapidi greclie, corne qui appresso : 

IVI ARCELLINVS. Flavio Coinelio Marcellino correttore délia Pu- 
blia e dclla Calabria*. 

FILVMENVM. L' atleta Filumeno af tempo degl' imperatori Va- 
lentiiiiano e Valente ^. 

Fin qui si è visto osservata la regola générale, che 1' ultimo nome 
fosse il più cognito, onde come taie fii ripetuto ad oggetto di indicare 
prontamente la persona. Ma che questa regola abbia avuto le sue 
grandi eccezioni si fa chiaro altresi dal niiovo elenco che sottopongo, 
nel quale il nome prescelto non fu l' ultimo : 

ACONTIl. L. Ranio Aconzio Optato console nel 33/i^ 

AGORII. Vezzio Agorio Pretestato prefetto di Roma nel 867 ". 

ANICI • IVN. Anicio Paolino Giuniore console nel 33/i, detto altri- 
menti con tutti i suoi nomi Amnio Manio Gesonio INicomaco Anicio 
Paolino ^. 

AVCHENII. Anicio Auchenio Basso console nel /i©8^ 

C'NERATI. G. Neratio Proculo Massimiliano patrono d'Eclano'*^. 



' Orelli, n. ii83. 

' Grut. p. /il 2, 3. [Orelli, n. 11 33.] 

' Murât, p. 33i, 1. [Mommsen, /. N. 
•2606. Il faut lire TANNONIO etnon pas 
T • ANNONIO ; la date qui se trouve sur 
une autre face du monument appartient à 
une inscription antérieure. L. Renier.] 

' De \ita, Inscr. Benev. p. 22, n. 26. 
[Mommsen, /, /V. 1625. Cette inscription a 
été mal lue. ] 

^ Fabretti, Inscr. dom. p. 100, n. 226. 
[Orelli, n. 2583.] 
III. 



' Smet. f. 66 . 1 1 : Grut. p. /i63 . ti ; Mu- 
rat, p. 1057, 3. 

' Grut. p. 1102. 2, ex Sirmondu. qui 
vidit. [Orelli. n. 2356.] 

' Grut. p. 353, li. 

^ Gud. p. 11/1. 1. 

'" Ciuarini, Hicerche d' Eclano , p. 106. 
[Le texte publié par Guarini est inexact: 
les mots C ■ NERATI ne se lisent pas en 
tête de cette inscription : voy. Mommsen . /. 
N. 11 36. L. Remer.I 



6lx 



P. i6. 



/i8. 



506 LAPIDE GRUTERIANA. 

TARRVTENII. Tarrutenio Massimiliano consoiare del Piceno K 
MOYAniOYNElKlOYBOirîTAPXOYAnorONOY. M. llpio 

Paramono '^. 

Per tante prove manifestissime essendo adunque addimostrata la 
natiira e lo scopo di tali nomi isolati, non si avrà da dubitare che 
abbiano d medesimo significato anche i seguenti, quantunque quei 
nomi non siano stati replicati nel corpo délie isciizioni : ma in simili 
casi converrà dire essere quella un' appellazione di più da aggiungersi 
aile altre di quel dato personaggio, che sarà stata ommessa la seconda 
volta per amore di brevità, e corne un' inutile ripetizione. 

ADELFI. Clodio Gelsino correttore délia Puglia e délia Galabria ^. 

AEGIPPI. L. Mussio Emdiano procuratore dei due porti del 
Te\ ère ^. 

ARGENTII. Brizzio Pretestato consoiare délia Bizacena '^. 

ASTERII. L. Turcio Aproniano correttore délia Toscana e dell 
Umbria nel 3/i6, e prefetto di Roma nel 363*^. 

CARRADII. L. Aurelio Auxonte Leonida curatore di Capua \ 

CHAMARCOREI. L. Giulio Augurino vissuto al principio deir 
impero di Diocleziano ^ 

EVCHARIO. L. Lictorio Evangelo^ 

GREGARII* V-C. Geionio Gontucio curatore délia Flamiiiia e del 
Piceno nel Aoo '". 

PALLADl. P. Elio Dionisio^'. 

PONTl. G. Elvio Onorato '\ 



' Visconti, Opère varie, t. 1, p. 87. ' Fabretti, Inscr. dom. p. lui, n. 9^'6-î. 

' Corp. inscr. Or. n. i()'i6. [ Mommsen , /. N. 3Go5.] 

^ De Vila, Inscript. Benev. page 92, " Mariiii , Iscriz. Alh. p. /19. 

n. 22. [Orelli, n. 3i()3; Mommsen, /. N. '' Grul. p. 782, G. 

1623.] '° Fabrelti, Inscr. dom. p. 101. n. 229; 

" Murât, p. 5 1/1, 1. | Orelli, 3178.] Gud. p. 120, 1. 

^ Grut. p. 1019, 2. [Mommsen, I. N. " Fabretti, Inscr. dom. p. loi, n. 223. 

OSqS.] '^ Maffei, Mus. Ver. p. /i63, 3. [Orelli, 

' Grut. p. /17O, 7; Murât, p. 379, 1. n. 53o; Vict. Guérin, Voyage arcli. dam la 

[Voy. plus haut, p. i65.J régence de Tunis, t. Il, p. 2/j3.] 



LAPIDE GHIjTERIANA. 507 

TRITVRRII. M. Nnmiiiio Albiiio console riel 9^3 '. 
VERZOBIO. G. Umbrio Eudrasto pationo di Benevento^ 
VERZOBIO. G. CvA'io Bassco Donalo decurione di Benevento^ 
ZMINTHI. T. Gedio A tilio Grescente decurione di Pesaro*. 
Posso infalti recaie alcune prove, che anche questi norni , quan- 
tunque non ripetiiti, speltai'(Mio tnitavolta al personaggio cui lu dedi- 
cata la lapide. Imperoccliè ASTERII leggesi in ironie di un cippo del 
Museo Vaticano edito dal Visconti-' e dedicato a L. Turcio Secondo cor- 
rettore délia Fiaminia e del Piceno alla morte di Gostantino, il (jiuiKi 
in un' altra pietra stampata contemporaneamente dal citato Visconti, 
non che in una Muratoriana ^ e in due Gruteriane \ si appella segui- 
tamente L. Turcio Secondo Asterio. Il perché non potrà negarsi che 
anche 1' ASTERII, il quale, corne ho annunziato poco fa, trovasi in 
cima délie basi di suo h'atello L. Turcio Aproniano, fosse pure un 
suo cognome. Egualmente MAVORTI e MAVORTII mirasi in due 
marmi appartenenti a Q. Flavio Mesio Egnazio Lolliano console nel 
355^ e in un altro spettante a suo figlio Q. Flavio Mesio Gornelio 
Egnazio Severo Lolliano °; ed in vero i\ primo di loro dalf indice dei 
prefetti di Roma viene detto Flavio Lolliano Mavorzio. 

Non debbo perô dissimulare le obbiezioni che si potrebbero addurre 
contro questo mio avviso, che tali nomi distaccati posti alla sonmiità 
délie lapidi siano quelli, pei quali erano più volgarmente conosciuti 
i personaggi cui furono dedicate. Si trovano infatti alcuni di questi 



' Murât, p. 359, i; Fabrelti; Inscr. dom. 
p. 100, n. 9^8. 

" De Vita, Inscr. Benev. p. 97, n. 3. 
[Mommsen, /. N. 1699.] 

^ De Vita , Inscr. Benev. j). 1 3 , 1 (i. 
[Mommsen, /. N. 1-^79.] 

'' Donati, p. 657, k. 

^ Museo Pio-Clementino , t. II , p. 2 1 . [Voy. 
plus haut, p. iG3.] 

' Pag. 663, 9. [Voy. plus haut, p. Zj 6/1 (1).] 

' Pag. 1079, 1, e p. 199, 3. [Voy. plus 
haut. p. 16I1 (1) et p. 160.] 



* Orelli, n. 9986 e n. 3 169. [Momm- 
sen,/. N. 95o9. — Une nouvelle inscription 
relative à ce personnage a e'té trouvée à 
Pouzzoles en 1866; voy. Mommsen. /. A". 
95o3. Borghesi s'en est occupé dans une 
lettre adressée à M. Gervasio , et que ce sa- 
vant a publiée dans ses Osservaiioni sulla 
iscrizione onoraria di Mavorzio Lolliano in 
Pozzuoli, p. 1 4 et suiv. W. Henze\.] 

■' Murât, p. 709, 3. [Mommsen, /. N. 
95o/i.| 



6/i. 



I'. 69. 



508 LAPIDE GRUTERIANA. 

nomi attribuiti dai marmi ad uomini del resto cognitissimi , i quali 
non si sa d' altra parte clie si siano mai serviti di loro. In un' iscrizione 
riportata dal Visconti ^ si soprappone il nome SPEDII ad Acilio Gla- 
brione Sibidio, padre di Glabrione Fausto console nel /i38, che Sibidio 
chiamasi costantemente da Simmaco nelle lettere cbe gli scrisse. Gosi 
a Q. Aradio Rufino Valerio Proculo, préside délia Bizacena nel Sai, 
in due tavole del G^utero^ ed a suo figlio L. Aradio Valerio Proculo, 
console nel 3/io, in tre iscrizioni dello stesso collettore^ viene applicato 
il nome POPVLONII , di cui perô non si fa alcun cenno in tutte le 
memorie cbe ci rimangono del consolato del secondo, e ne meno in 
Simmaco, in S. xAgostino e nell' anonimo antore de praefectis Urbis, che 
j'avellarono di essi. Ugualmente EVSEBII leggesi in cima di un litolo 
dedicato al célèbre Simmaco l'oratore, console nel 891*, e PHOS- 
PHORII in un altro di suo padre, console sulTetto probabilmente nel 
07 6^ quantunque dagli scritti del primo e dai ricordi lasciali da tutti 
coloro che li memorano ambedue non si abbia il menomo indizio 
che fossero cosi domandati. E ne meno tacerô avverarsi anche di 
più, che simili nomi furono dati e non dati nei marmi aile medesime 
persone. NEBVLI si aggiunge in un' iscrizione di G. Vesidio Rufino 
patrono di Benevento '^, che in un' altra ^ si dice puramente Vesidio Ru- 
fino. In due marmi del Museo Vaticano editi ambedue dal Fabretti^, 
nei quali si fa parola del senatore Grepereio Rogato, sulla cornice 
del primo se gli accresce il cognome SECVNDINI, che gli viene 
5o. risparmiato nel secondo. Lo stesso accade in due altre basi dello 
stesso Museo, che riporlero, perché non so se la prima sia stata di- 

' Iscrizioni del Museo Jenhins, n. 12, ^ Anj]-. Mai, ihiâ. p. XXIV; Orelli . 

Opère varie, t. I, p. 86. [Le monument est n. 1 186. 

aujourd'hui au musée du Vatican; au lieu ° De Vita, Inscr. Benev. p. 17, n. 9. 

de SPEDII, on y lit VSPEDII, quoique le [Mommsen, 7. N. ib-2(j.] 
V soit un peu fruste. W. IIenzen.] ' De Vita, Inscr. Benev. p. 17, 11. i. 

^ Pag. 369, 1 e 9. [Mommsen, /. N. i595.] 

^ Pag. 36 1, 1 e 9; p. 363, 9. " Inscr. dom. p. 101 , n. 9 3o, e p. 3i. 

* .\ï]^. }t\a\,Juris civilis et Symmnchiora- n. i.'^o. 
lionum parles , p. XXX; Orelli, n. 1 187. 



LAPIDE GRUTERIANA. 509 

vulgata, e perché la seconda io fu scorrettamente dal Reinesio' e dal 
Fabretti ^ : 

HELVINI- C-CAERELLIO 

C-CAERELLI O POLLITI ANO • C • V 

POLLITTIANO-C-V procosmacedoniae 

PROrn^. PROVINT BONCII-VICTORINVS 

P RO LOS • P RO V I N C ivlianvs • et • germanvs 

MACEDONIAE venvssianvs-ex- africa 

BONClI • VICTORINVS ^^ ' innvmerabilia • eivs 
AGENTIVS-ET-BRVTTIO IN-SE-BENEFICI A 

PATRONO 

INCOMPARABILI 

Or corne, si dira, simili iiomi poiranno credersi i più comuiii di quelle 
date persone, se viene provato ch'esse talvolta ne facevano di ineno? 
Spero di avère in parte preparato la risposta a queste obbiezioni, 
allorchè ho nolato di sopra che parecchi personaggi di doppio cognome 
ne preferirono imo per gli atti pubblici, l' altro per gli usi privati. Niuno 
negherà ch'Erode fosse il cognome favorito del célèbre sofista di Atene, 
e pure ho mostrato che nella più parte délie lapidi, in cui fu memo- 
rato come console, questo suo cognome viene ommesso. Non trovo 
quindi diflficoltà che in un' occasione cosi solenne, corn' era la dedica- 
zione d'una statua, alcuno si contentasse di dare a Gerellio, a Gre- 
pereio, a Vesidio solo i pubblici nomi, tralasciando il privato, quan- 
tunque più volgare. Ma io penso altresi che in simili casi moite di tali 
appellazioni non. siano che soprannomi , e Io credo più facilmente 
quando ad uomini di origine certamente romana veggo date denomina- 
zioni grecaniche, sapendosi bene quanto il volgo délia capitale gre- 
cizzasse nei secoli inferiori dell'impero. E veramente se 1' uso dei so- 
prannomi fu in quel tempi cosi dilTuso, se frequentemente si veggono 
ricordati negli epitafi sepolcrali, che cosa impedisce che fossero ani- 
messi anche nelle basi destinate alla gloria di alcuno , specialmente 

' Syntagm. cl. VI, n. i8. — ^ Inscr. dom. c. ix, n. 363. 



5J0 LAPIDE GRUTERIANA. 

quando erano di onorevoie significato, corne Fosforio, o portatore di 
luce, in Simmaco il padre, ed Eusebio, o pio, nel figlio? Aggiungerô po- 
tersi anzi dimosirare che appellazioni di tal natura non furono escluse 
ne dalle lapidi, ne dal loro frontispizio. Esistono nel Museo Vaticano 
due piccole basi, già pubblicate dal Mafrei\ poste da Aurélia Soteride 
e da Mussio Crisonico nntritores lactanei a due nobili bambine attidate 
aile loro cure. Sopra la cornice di quella di Gellia Agrippina leggesi 
GLAVCOPI-VENERI, e MEROPI -HELIADES sull' altra di Li- 
cinia Lampezia^. Il mio dottissimo amico abb. Amati ha felicemente 
spiegato quelle voci, riconoscendovi altrettanti vocativi di quei vagbis- 
simi vivoxopi(/]ixà dati a femmine, che in greco sono neutri, e giudi- 
candoli i nom1 di blandizie, con cui quei balii chiamarono la prima 
délie loro alunne Gkmcopium Venerium, occhigaltina Veneruccia, e Me- 
ropium Heh'ades, Meropuccia Eliade la seconda, con manifesta allusione 
délia Merope, figlia del Sole e sorella di Fetonte, al XoLfxmiv del 
cognome Lampezia. Ciô posto, essendo stato sempre in liberté di cia- 
scheduno di assumere o di non assumere il soprannome che gli viene 
imposto, quale stranezza se non se ne trova alcun indizio negli scritti, 
o altre memorie di coloro, a cui o per modestia, o per vergogna, o 
per qualunque altra ragione non piacque riceverlo? 

Ma per ritornare al nostro argomento, e per venire di proposito 
all'età di Pasifdo Paolino, ecco alcuni esempj che smentiscono anche a 
quel tempo la legge del Sirmondo, i quali io trarrô in parte dalla série 
dei prefetti di Roma, in parte dagli scrittori. 11 piii volte citato anonimo 
chiama Valerio Massimo Basilio il prefetto del 819, ma negli anni 
susseguenti in cui continué la prefettura lo appella solamente Valerio 
Massimo, e Massimo infatti si dice nelle infinité leggi che gli troviamo 
dirette. Del pari attribuisce i nomi di Aconio Catullino Filomazio ai 
prefetto del 3/i9, ma ommette l'ultimo nell' anno appresso, e in ciô 

' Mus. Veron. p. p.q.S. 1 e 2. LIADES, mais HELLADI; de sorte que 

^ [Ce dernier monument ne se trouve l'explication de ces noms proposée par Amati 

pas au Vatican , comme le dit Borghesi , mais ne peut être admise, surtout si l'on se rap- 

dans la villa Casali, et on n'y lit pas HE- pelle qu'on a, dans l'inscription suivante. 



LAPIDE GRUTERIANA. 511 

corrispondoiio le leggi indirizzategli clie lo (loniandano Catullino, il 
che pur fanno le lapidi e i (asti riel memorare il suo consolato del 8/19. 
Non negherei tuttavia che i nomi gicci di Basilio e di Filomazio po- 
tessero essere soprannomi. Siiuiliiiente Flavio Peregiirio Satuiiiino, 
prefetto di Homa solto Onorio, cui spetta uiia lapide dell' Oielli', è 
semplicemente detto Peregrino iiella legge che lo stesso Onorio gli scrisse 
quando era conte del sacro patrimonio '^ Cosi Cecina Decio Albino, 
pr