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Full text of "On Australasian climates and their influence in the prevention and arrest of pulmonary consumption"

UC SOUTHERN REGIONAL LIBRARY FACjUTY 



G 000 005 438 7 




ITli 



All 1)1!"' 





:irr 




AD LSO n 

CFFICIALI SANITARI, MEDICI PROVINCIAL!, INQEGNERI, CHIMICl 
E VETERINARI IQIENISTI, UFFICI E LABORATORI D'lQIENE 

PER CURA DEL 

Prof. ANGELO CELLI 

Direttore delFIstituto d'Igieno della R. Universita di Roma 

COK LA COI.LABORAZIONE DI 

0. Casaiji-andi, A. Scala, I. Nosotti, D. Spataro, T. Griialdi, C. Fradella 



Ojjcra in 2 volutni 
corredati da numerose figure intercalate nel testo 



SECONDA EDIZIONE INTKRAMEXTE RIFATTA 
del Manttale dcW Vfficialc sanitavio 



Vol. I. 

Mlcroscopla - Protozodogia - Batterlologia - Cliimica - iplene flclle carni e Cel latte. 




ROMA-MILANO 

SOCIETA EDITRICE DANTE ALIGHIERI 

DI 

ALBBIGHI, SEGATI e f. 

190i 



PROPRIETA LETTERABIA 
BELLA SOCIETA EDITRICE DANTE ALIGHIERI 

Dl 

ALBRIGHI, SEGATI e C. 



(03 1780) Roma - Tipografia E. Voghera 



iVA 



15"^ 3 



PREFAZIONE 



La prima edizione del Manuale delViifficiale saui- 
fario e da tempo esaurita, e da qualche mese, mano a 
maiio, si e pubblicata a dispense qnesta seconda. 

Negii ultimi anni la scienza e 1' arte dell' Igienista 
veiinero perfeziohandosi in tal guisa die tutti i capitoli 
del precedente manuale, oltreche rifonderli, si dovet- 
tero ampliare e pin I'iccamente illustrare. A qnesto 
modo, quasi seiiz' accorgerci e diro pure senza volerlo, 
da uno siamo arrivati a due volumi, altrettanto grossi 
che quello primitivo. 

Era gia molto difficile in un volume, come nella 
pratica, delimitare il compito dell'ufficiale sanitario, 
cui tocca in ispecie nelle citta pin popolose conoscere 
e risolvere i molteplici quesiti che si affacciano per 
ognuno dei tanti argomenti d' igiene. E poi dove finisce 
r opera sua, e incomincia quella dell'autorit^ sanitaria 
superiore, e dei laboratori di sanita, e dei chimici, ve- 
terinari, ingegneri suoi alleati nelle quotidiane batta- 
glie per la vita e contro la morte? 

A tutte queste ragioni si deve se il primo e scarso 
manuale dell'ufficiale sanitario e giunto lino ad essere 
qnesto nuovo e pin ricco Manuale delV ifiienista. 



2P00309 



VI PREFAZIONE 

Per comodita didattica e professionale dovemnio 
divideiio in due volumi : il priino die comprende le 
ricerche di laboratorio, cioe Microscopia, Protozoo- 
logia, Batteriologia, Cliimica, Ispezione delle carni e 
del latte ; il secoiido che abbraccia le iiozioni d' Igieiie 
pratica, cioe Epidemiologia generale e speciale, Igiene 
del suolo e deirabitato, Polizia sanitaria, trattata seni- 
pre e specialmente come una minuziosa ])ropedeutica 
dell'ufficiale sanitario. 

Questi ancora non e abbastanza, come avrebbe ad 
essere, la base ampia e ferma della piramide dell'ammi- 
nistrazione sanitaria. Una liforma legislativa e ammi- 
nistrativa s'impone verso tale meta ogni giorno piii, e 
per secondarla, non oso dire per aftVettarla, e forse bene 
che questa seconda edizione. oltreche intieramente ri- 
fatta, esca anclie ampliata in maniera da rispondere 
alle sempre maggiori esigenze del servizio sanitario. 

Aumentando pero la mole del liljro non uscinnno 
dal campo esclusivo dell' igiene pratica, e quindi essen- 
zialmente pratico e rimasto I'indirizzo dell' intiero ma- 
nuale. 

Con tutta la buona volonta mia e de' miei valurosi 
collaboratori, mende ce ne sono, e ne salteranno fuori 
senza dubbio ; ma non domandiamo che d'esserne messi 
in guardia. per correggerle in un'altra che sperianio 
prossima edizione, augurando frattanto a questa I'ac- 
coglienza anche troppo favorevole ch'ebbe la prima. 

Roma, 1" gennaio 1(304. 

Akgelo Celli. 



INDICE ANxVLITICO 



MICKOSCOPIA APPLICATA ALL* KUENE. 



MICKOSCOPIO Pa<j. 1 

Parte iiieccauiea » 1 

Parte ottica -....» 2 

In,i;i'aiuliuiento o valoro ottico dei uiicroscopi » (5 

Misnrazioue degli oggetti al inicroscopio » 7 

Uso del iiucrosco])io » 8 

Scclta del microscopio » 10 

CARNI FRESCHE, CONSERVATE E (iRASSO » 15 

Cakxi » 15 

Esanie mieroscopico per ricoiuiscerts a (|ualo auiinale appar- 

teuga la carne in esaiuo ; . . » 15 

Esame raicroscopico per ricoiios'iere se la cariio apjjarteuga 

ad auiuiali atfetti da lualattie itifettive » 18 

Esame microscopico per ricoiioscero so la carm; sia iavasa 

da parasiti animali » 23 

Cariii cisticercato » 23 

Canii con cisfci » 25 

Cariii con larve di vernii » 27 

Carni con veruii alio stato adnlto » 28 

Carni con sarcosporidi » 30 

Esanie microscopico per riconoscere se ad nna data carne 

siano comniistd soatan/e estranee o carni di altri animali » 31 
Esanie microscopico per riconoscere se le carni siano fre- 
sclie, froUe, pntret'atte, degenerate, acariate, amiuuffite, 

colorate » 32 

Gkasso » 34 

LATTE, FORMAGGIO E BURRO » 35 

Lattk , » 35 

Esame microscopico per riconoscere se si tratti di vcro latto 

o di colostro » 35 



VjII INDICE ANALITirO 

Esame raicroscopico per ricouoscere se si tratti di latto pro- 

venieato da inaiiiinelle sane o aiunialate Pafi oC> 

Esame inicroscopico per riconosceve ho il Inf-.te oonteuga 

germi che ne alteriuo la costituzione » o7 

Esame microscopico del latte per ricouoscere se esso con- 

tenga germi di nialattic infettive » 40 

Esame microscopico del latte per riconoscere se sia stato 
annacquato o scremato e mescolato a scope di frode con 
sostanze diverse » 41 

Esame microscopico per riconoscere se il latte coutcnga sn- 

diciume » 42 

FORMAGGKt K lUHIiO » 48 

FARINE, PANE E PASTE » 44 

Farixe » 44 

Esame microscopico per riconoscere da quale vegetale pro- 

venga una farina » 45 

Esame del granuli di aniido (caratteri delle diverse specie 

di amido) » 45 

Esame del reticolo cotiledonare » 53 

Esame microscopico dei peli . . . » 56 

Esame microscopico della crusca: tecnica di cs.-inie ; di- 
verse specie di crusca » 50 

Esame microscupico e microchimico ])Pr riconoscere se in 

una farina esistano elementi appartenenti a semi nocivi. ^> fiti 
Esame per riconoscere se ad luia fiirina sieno mescolate fa- 

rine inferiori, fecole, segatura di legno, polveri iiiinerali » 74 

Mescolanza di frumento e mais » 7 4 

» » legiiminose » 77 

» » segale » 78 

» » orzo » 7{> 

» » dura, grano saraceno, ave- 

na, riso » SO 

» con polveri mineral i » 83 

Esame per riconoscere se la farina sia in(|iiinata da pa- 

rasiti » 83 

Parasiti animal i e vegetal i » 85 

Pake e taste >•> 91 

CAFFfe, THE, CACAO, ClOCCOLATTE, ZUCCHERO E MIELE . » 93 

CAFFi; » 9;^ 

Esame microscopico per ricouoscere la qnalita del catfe . » 94 
Esame per riconoscere le adulterazioni del caffe (calffe in 

cliicchi, calH' polverato, caffe sjiossato) » 95 



INDICE ANALITICO IX 

Tni: • Pag. lOB 

Cacao k cioccot.attk » 105 

ZfCCHERO K MIKI.K » 106 

DROGUE E SPEZIE >-> 107 

Pkpk >^ 107 

Zaffkraxo » 111 

Caxnki.la >•> 115 

Garofaxi » 116 

NOCE moscata » 117 

CONSERVE DI VERDURE » 118 

COXSKRVA PI I'OMIDOltO "....» 118 

VINO, ACETO. BIRRA » 120 

Vixo >•> 120 

Es.irae per riconoscere In iiatnr.a del deposito . . . . » 121 
Esame mioroscopico per riconosfovc se il vino sia alt.erato 

da inicrorgaiiisini >•> 121 

At'KTO . ..... >^ 123 

Hiri:a ...» 123 

ACQFA, ARIA, Sl'OLO » 125 

\vqvA >■> 124 

Tecnica per I'esamo dell'acqna . . . • » 126 

Reperto iiiicroacopic) flell'afqna » 127 

Residui miuei'ali » 127 

Residni orj;anici » ".27 

Esseri viventi » 127 

Vermi •....» 128 

Protozoi » 133 

Alglie » 135 

Batteri lilamento.si » 135 

Aria » 138 

Sr'oi.o » 141 

TESSTTTI, PELLICCERIE, CARTA » 142 

Tf.ssi'ti » 142 

Esanie per riconoscere (|nali aiano le fibre te.ssili che eom- 

pongono nn te.ssuto » 142 

Esaine niicroscopico » 143 



X INDICl': AXALITK'O 

Ksiiiue uiicrocliiinico /'".'/ M'' 

Esanie polariscopico » li'7 

Esaiuo microscopico per riconoscore so nu tessiito sia for- 
iiiato da fibro tessili nuove o provtiiieufci <la tcssnti 
fiiori di uso >* i^^ 



PkI.LU'CEUIE 

Cakta 



14!t 
149 



PllOTOZOOLOGIA. 

PARTE GENEKALE /'".'/• 15o a IHT 

Cakattei;i ge.nekali dei i'kotozoi Paff. loo 

Senaibilitii, uioviinciito, uutrizione » 154 

Riprodazioue, diiiiora '■> 155 

Azioue patogeiia >" loi') 

Rcazioui dell'us]>ito » 157 

Antodegenerazioiii '» 15)S 

MeTODI di KICERCA 1>KI I'KOTOZOI > 159 

Prepavati a fresco » 159 

Preparati a fresco o colora-'-ioiic vitalc >-^ 159 

I're.parati o colorazioiii a secco » IGO 

Coltur(5 " 16t; 

liioculazioiii » 167 



PARTE SPECIALE » 1(57 

Classificazidxe A 167 

EizoPODi: 

Micetozoi >•> 1()X 

Auiebe > 169 

MASTiGOFOni: 

Tripanosomifli > 177 

Tripanosoina gambienso ^ 177 

Trip;iiio.soiiia Castellan! 179 

Si'DiiOZOi : 

Coecidi « 181 

Coccidiuiu ovifoviiif- ^> 184 

Vacciuo o viiiuolo » 185 

Molliiscmii coutagiosum » 186 

Tiimori uiuligni » l8f> 

Rabbia » 187 

KiHoaporidi » 191 

Plasmodium quartauae a 191 

Plasmodium tevtianae laevis ,> 192 



INDICE ANALITICO XI 

Plasiuodiaui iiestivoautmiinale Pag. 194 

Ciivatteri differeiiziali tra cnlcx e anopheles » 196 

Teunica per I'esiuiie clelle zanzare iiialaricbo a frcico . » 199 

Apiosoma (pirosoma) » 200 

MiXUSl'ORIDI >^ 201 

MiCKO.Sl'OP.IDI » 201 

SarcOSPORIDI (psoio-tpeinii) » i'Ol 

Savcocystis lindeuiaiii » 201 

CiGLIATI » 202 

Balantidiuiii c(jli '^ 202 



BATlEIUOLOGrA. 

PROPKIETA GENERALI DEI IJATTERI E TECNICA BATTERIOLOGICA. 

PhoPKIETA DEI BATTERI DIMOSTHABILI COX l' ESAME MICROSCOPICO Pari. 210 

Soluzioni coloranti v preparati » 210 

Preparazione delle soluzioui coloranti • » 210 

AUestinieuto del preparato » 211 

Preparati colorati » 211 

Prepaiati-a fresco » 214 

Preparati a goccia pendente » 215 

Morfolofjla dei batter i » 217 

Graudezza » 217 

Forma » 219 

Dispo-izione » 219 

Contenente e coutonuto (c.jpsale e uucleo) » 219 

Diniostra'.ionc deha iiiembraQa >•> 221 

Dimo^tiaziouo dcUa cnpsula >■> 222 

Dimostra'.ioue del contenuto diflfereuziato nolla celliila 

batcerica . >> 222 

Metodo di Gram » 222 

Colorazione dti uranuli nietacroiuatici >^ 224 

Colorazione del jirasso (coloiazioni speciHcbedei bacilli 

della tubercolosi) » 225 

PROPRIETA BIOLOtilCHE DKI BATTERI, DIMOSTRABILI CON I/'eSAME 

MICROSCOPICO E COI.TURALE » 228 

Movimeiito dei batteri » 228 

Moviniento dei neraii aerobici » 228 

Movimeiito dei .:;ermi aoaerobici » 229 

Diiuostrazioue delle ci.i;lia dei batteri » 231 

Biprodiizione del batteri » 233 

Riprodiizioue per divisione diretta » 233 

Colonie » 235 

Infissioni >^ 236 



XII IXDICE ANALITICO 



^o( 



Patine I'ofl. 2i 

C'olture in terreiii liqnidi » 238 

Riprodnzione per spore » 238 

Sporificazione . . . » 239 

Germoijliazione delle spore » 241 

Metodi per riconoscere le spore (MoUer, Klein) . . » 242 

Altri modi di riprodnrsi dci batteri » 243 

Xntrizione (lei laittri ^^ 244 

Assimilaz/one >^ 244 

Trofismo"! » 246 

Terreni di eoltnra arfclHciali » 246 

Tecnica per la prepavazione dei terreni di coltiira . . » 248 

Teneni comnni ■ » 248 

Terreni special i >^ 2r)2 

Terreni pel iioiiococco > 2r>2 

Terreni pel b. dell' iutinenza » 254 

Terreni pel b. delJa tnljercolosi » 255 

Terreni pel b. d^Ua lepra » 255 

Terreni pel b. dlla difterite >■> 255 

Terreni pel v. del colera » 255 

Terreni pel b. del c:irbnnchio, occ » 255 

Terreni per nmffe, blastomiceti e oidii » 255 

Tecnica per 1' isolamento e la coltivazione dei l)at.teri . » 256 

Isolaniento de^'li aerobi » 256 

Isolamento deu'li ariMerobi » 260 

Coltivazione degli aerobi » 264 

Coltivazione degli anaernbi » 266 

Tecnica. per 1' incnbazione ddio colture battericlie . » 268 

Termostati » 268 

Tcrmoreu:olatori » 269 

AtTIVITA CHIMICHE DEI BATTKIII » 270 

Pisraenti » 270 

Processi di decomposizione oruaiiira (fermenti, enzimi, diastasi, 

lisine, soatanze tossiclie) » 271 

Dimostrazione dejrli erzinii 272 

Ferment azioni •> 274 

PrOPRIETA DEI BATTERI DI FBONTE AGI.I AGENTI FISICI E CHIMICHI. » 276 

Jfjenti fisici ,> 276 

Luce » 277 

Elettricita e pressioue atmosfciica » 277 

Disseccamento » 277 

Scuotimento » 278 

Tempcratnia . .... » 278 

Sterilizzazione fraziouata » 279 

Sterilizzazione a tecco » 280 

Sterilizzazione ad nmido » 281 



IXDICE ANALITICO XIII 

Tecuica per studiare I'a/ione de<;li agenti tisici stevilizzanti Pag 283 

Filtrazione . » -Si 

Agcnti chhnici ... » 

Sostanze aseltiche, battericiile, spovicide » 287 

SterilizzazioDc con sostanze chiniiche » 290 

PliOl'RIETA I>EI BATTEItl VERSO <JI-I UKGAXI.><M1 VIVENTI ...» 291 

Condizioni perchc un fjerme esplichi un'azione patoijena ...» 292 

Condizioni ineienti all'or.i^anisiiio » 292 

Via d'entratii » 292 

Aniinali reretf ivi o ivfrattari » 292 

Condizioni ioereiiti al u;erino » 293 

Virulenza » 294 

Tossicita » 294 

Veleiii primari (tossine, pi'oteioe, ecc.) ...... 294 

Veleni secondari (ptomaine, loiipocidine, einclisine) . . » 296 

TecHica per lo stw^io delle atUcita hiochimichc dvi hatieri ...» 297 
Separazione dei veleni batterici primari: tossine, proteine, 

nndeo-proteidi, nucleiue . » 297 

Sepai-azione dei veleni secondari : eniolisiiie, lencocidine » 301 

Ttcnica deJle inoculazioni dei hatteri » 302 

Preparazionw del niateiiale » 302 

Sirinj^a da inocUluzione . » 302 

Fissa^ione e preparazione dijil'animale .... » 304 

Vie d' inofulazion<i » 304 

Scelta dell'aiiimale e liio,y:o d" iiioculazione .... » 305 

Tecaha pi-r Ir nutopsie hatteriologichc . » 306 

Sezione dell'animale infetto » 30? 

Reparti niaeroscopiei ijcuerali ... . . . . » 307 

Diatjnosi batterioloirica » 307 

Preptirari dajili orujini . . » 307 

Culture daijli ort;ani .... » 308 

Preparati dal 8aii<ino » 308 

Coltnre dal sanyu" . . . . » 308 

MoDO 1)1 COMPORTAR."*! UEI HATTEKI RISPETTO AGI.I IMOUI DI ANI- 

MALI IMMUN'IZZATI » 309 

Teoria di Ebrlicli » 310 

Agglatiuaraento » 313 

Pi-ecipitazione . » 319 

Battericidia » 320 

CARATTERI DEI SIXGOLI BATTERI PATOGEXI 
E MEZZI DIAGNOSTIC! 

Cl.AS.SIFICAZIONE I>EI BATTERI Pdfl- 321 

LePTOTRICEE, CI.ADOTRICEE, BE(;iATOACEE » 32.> 

Crenotrix » 32(> 



XIV IN'DICE AXALITICO 

Thiotbrix Par, o2Q 

Begiatoe » 327 

Stukp'totrr'ek * ^28 

Caratteri luorfologici ...» o29 

Caiatteri coltnrali • » ^29 

Caratteri biologici ... ... » ^30 

Actbiomyces * ^''1 

Caratteri inorlblogici e biologici .... ...» 331 

Diagnosi ' » 332 

Identificiizione . . >^ 332 

Diagnosi differcnziale . » 332 

MlCOB.\.TTERI .* » 334 

B. della tuhercolosi, » 334 

Caratteri morfologici » 335 

Caratteri coltnrali . . » 335 

Caratteri biologici » 336 

DiagQOsi » 337 

Nello spiito » 337 

Nei liquid i » 339 

Nei tessnti » 340 

Differfnziale fra i vari b. della tubercolosi . . . . » 341 

Id. coi b. della pseudotabercolo.si » 342 

Id. coi co.sl detti bacilli dello smcg ua ' 343 

B. della lepra » 344 

CORIXEBATTERI » 345 

B. dtlla d'fterite » 34G 

Caratteri morfologiei . . .......... 346 

Caratteri coltnrali » 347 

Caratteri biologici » 348 

DiagQO.si >•> 348 

SCIFOBATTKRI » 353 

B. della nioriui . » SSo 

Caratteri microscopici ■ » 353 

Caratteri coltnrali . . . . » 354 

Caratteri biologici » 354 

Diagnosi » 355 

Id-'iititicazione » 355 

Diaguosi differenziale coi pseudomorvosi » 16 

B. della peste » 35(i 

Caratteri microscopici » 357 

Caratteri colturali » 357 

Carjtteri biologici » 358 

Diagnosi >. 353 

Identificazione » 353 

Diaguosi differenziale con altri gernii » 360 

B. dell'ulcera molle e del noma » 360 



indicia: AXALITICC XV 

BaTTKHI IM50rRI.VMF.NTK DKTTI Pdfi. 361 

li. emorraqico » 361 

R. ictirjlde. » 361 

Pastenrellosi » *36t 

B. flelle setticemie. emi>rraqichc (Biippc) » 366 

/?. mnriseWco e h. del Mai rosso dei snini » "iyGS 

B. dvlVhifinema » ;569 

Caratteri iiioi-lbl(i>:"i<'i, coltiirali c liioloiiici » 369 

Diaofnosi » 372 

Identificazione .... . » 372 

l)ia,i::nosi dittVreiiziale . . . . » 373 

7>. cnpsulati » 371 

/>. ptit'iimoHuie Fvicdth'inder » 37i 

]'>. dcU'ozenia » 37."> 

Ji. del riniincleroma » ;)7(i 

J'>. laclis ai-rofieiics » 37(1 

/>'. ncidi lad hi » 377 

Ti:()TF.i » 377 

B. zopfi e forme simili . . . » 378 

B. rulfiare e forme simili » 379 

RaTTEIU. DJ.I. TIKO, DEL CQI.OX K DEI.T.X DI.'iSEXTElIIA . . . . » 380 

B. del tifo . . » 381 

Caratteri iuorfolo<;ici ...» 381 

("arattori colturali » 382 

Caratteri biolojiiei. ... » 383 

Di;i<i-nosi . . . » 384 

I.solamento flallc feci e flall'arin.i . . . » 384 

Id. dall'acqua, dal latto, dai liqnidi in nenere . . . . » 38.") 

Id dalle roseole » 386 

Id. dal saiiiiue ... » 387 

Ideiititicazione (sierotliajjiiosi) » 387 

Dia^nosi dilterenzialo coi siniiltili » 389 

B. coli commie . . . . ' » 391 

Caratteri morfolonici . ,■> 391 

Colturali » 392 

Biolojjici » 393 

Dia^nosi » 393 

Isolamento » 393 

Identificazione » 394 

Diaojnosi differenziale col b. del tifo » 39.") 

Id. eon altre forme di b. coli » 400 

Id. col b della psittaco.si » 401 

B. dissenterico » 401 

Caratteri niorfolooici 401 

Caratteri colturali » 402 

Caratteri bi«looici » 402 



XVI INDICE ANALITICO 

Diagnosi ^•'O ^0-> 

Ideufciticaziouo . » 403 

Diagaosi ditfereuziale coi pseudo dissenterici . . . . » 406 

Id col b, del tifo » 40(> 

Id. col b. coli » 40t> 

B CKOMOGKXI. 

B. piocianeo e alfcre forme lluoresceiiti : b. di Pottien, b. vi- 

ridis; b. cianogeno » 407 

Bacilli pkoi'kiamente detti » 408 

B del carbonchio ematico » MO 

Caratteri morfologici » 409 

Caratteri riprodiittivi » 410 

Caratteri colttirali » 411 

Caratteri biologici » » 41:-; 

Diaguosi » 415 

Isolamento » 41."> 

Ideufciticaziouo ..... . . ... * . » H(> 

Diaguosi differenzialo coi .similcavbouchi . . . » 117 
Id. coi bacilli aerobici ncl torreuo, nei inatcriali iu pntrc- 

fazioue, uell'acqua » 417 

Id. col b. micoide » 119 

Id col b. iiieseiiteiico » 419 

Id col b. megaterio » 420 

Id col b. sottile » 120 

Id col b. dell'edeiua maliguo e col b. del carbonchio siii- 

tomatico ... » 420 

B. delVedcina mallgno . » 421 

Caratteri morfologici » 421 

Caratteri colturali ...» 122 

Caratteri biologici » 12o 

Diagaosi » 42o 

Isolamento .... » 423 

Diagaosi difforcnzialc col b. del carboucbio sintomatico. » 424 

Id. con alfcri gerini siniili al b. doll'cdema nialigno . . » 425 

B. del carbonchio sintomatico » 427 

Caratteri morfologici » 427 

Caratteri colturali » 428 

Caratteri biologici » 428 

Diagaosi » 429 

Identiticazione » 429 

Diagaosi differenziale cou altri germi del suolo . ...» 429 

I'l.KTTlUUI » 430 

B. del tetano » jso 

Caratteri morfologici » 430 

Caratteri colturali » 430 

Caratteri biologici » 432 



p 

I 



INDICE ANALITICO XVII 

Diaguosi Ptifi 438 

Identiticazione » 433 

Diagaosi ditfcreuzialo coi b. tetauosiiuili ...... 435 

Clostridi . . » 436 

B. fusiforme di Viucent-Bernheim. . . » 43l> 

ViBRioxi » 437 

Vibrione del colera ... •,..,» 437 

Oaratteri microscopici » 437 

Caratteri colturali » 438 

Caratteii biologici » 439 

Diagnosi » 441 

Isolanicuto dalle feci » 441 

Id dall'acqua » 442 

Id. dal suolo e da altri materiali » 442 

Identiticazione . . » 443 

Diagaosi differenziale tra vibrioni colerigeni di varia pro- 

venienza » 443 

Id tra il V. di Koch e il v. di Finkler-l'rior » 444 

» » c il V. di Metschnikoff » 445 

» » e il V. di Deneke » 445 

» » e i vibrioni colerasiiiiili dello acque . » 44(> 
» » e i vibrioni fosforescenti dello spnto, 

del suolo » 447 

f^l'IRILLI E Sl'IKOCHETI » 448 

COCCACEK » 449 

Stafilococchi ... » 449 

Stafilococco piogeno alho » 449 

Caratteri morfologici, colturali o biologici . . . . » 449 

Diaguosi » 450 

Identiticazione, diagnosi ditfereuziale ccd luicr. candi- 

cans » 450 

Id con lo statiloLOCio aurco apigmentato . . . . » 451 

Stafilococco piogeno aureo " ... » 451 

Caratteri morfologici colturali e biologici . . . . » 451 

Diagnosi ... » 452 

(Stafilococco del raiuolo) » 452 

Stafilococco piogeno citreo » 452 

Stafilococco roseo » 452 

Diplococclii » 453 

Gonococco » 453 

Caratteri morfologici » 453 

Caratteri colturali » 454 

Caratteri biologici » 455 

Diagaosi » 455 

Ricerca nel pus » 45(i 

Diagnosi differenziale con altri coccbi » 457 



XYiii INDICE ANALITICO 

,r ■ ^^ ... Pan 451 

Meningococco •' 

Dlplococco delV osteomalacia * '^^^ 

Diplostreptococco del renmatismo * '^^'^ 

Tetrageni . 

Streptococchi 

Diplococco lanceolnto . * 

Caratteri morfologici * ^''^ 

Caratteri colturali ^> -^''^ 

Caratteri biologici * •^*'"-^ 

Diagnosi * ■^*''' 

Identificazione .... , >' •^'''' 

Diagnosi ditiferenzialc: varieta tibrinogona e varietu 



edematogena 



46:; 



Varieta nevrotossica * **'"^ 

Streptocoeco piogene . . . . » -it'-l 

Caratteri morfologici * "^^'^ 

Caratteri colturali ...» 404 

Caratteri biologici » "^^^ 

Diagnosi . . . . » 46i> 

Sakcixe » •^^'^ 

Grkmi INVISIBILI O T'LTRAMICrtOSCOnCI » 4(>S 

Ef^AME BATTERI0L0f4IC0 DELL'ACQl'A, DELL'AKIA E DEL 

SUOLO » ■i't^> 

ESAME BATTERI()I,(>GI('0 l)KI,L'AC<irA . » 475 

Appareccbi per prelevare i canipioni » 470 

Apparecchi per prelevamenti in stiperficie . . ...» 476 

Id. a profondit^ rilevanti » 180 

Recipienti per i sub,strati seininati » 482 

Enumerazione dt i gernii: ...» 483 

nelle coltnre arrotolate • » 484 

nelle piastre, nelle scatole di vetri, occ . . . » 484 

Subatrati per la semina » 4<^7 

Cassetta di trasporto » 487 

Apparecchi per I'incubazione delle coltnre » 488 

Precetti fondamentali di tecnica ... » 489 

Microrganismi clie si ricercano con I'esanie batteriologico » 489 

Id. con i nietodi coranni •....» 490 

acliizomiceti » 490 

blastomiceti, oidiomiceti, ifomiceti » 501 

Microrganismi che si ricercano con nietodi speciali » 502 

b coli, b. del tifo » 503 

b disseiiterico » 504 

V. del colera » 504 

anaerobi patogeni >> 504 



IXDICE AXaLITICO XIX 

Considerazioni sui risultati degli esanii delle acqne . . Pag T>07i 

ESAMK BATTEHIOLOGICO PELL' AlIIA . . » ~>01 

Tecnica: per luezzo degli aero<copi » 508 

Id delle cc-ltnre in gelatina » '^OH 

Id del gorgoglianieiito in gelatina llnida . . . . » 509 

Id del gorgogliaiiiento in iin liquido iiierte ...» 510 

Id. della filtrazione attraverso inateri.ali soiidi . » 510 

Id della iuociilazione delle polveri » 513 

Germi che si possono trovare nell'aiia. » 518 

ESAME BATIERIOLOGICO l>Er. TERKEXO E DEI MATERIAI.I DA 

COSTRrZIOXE . . .... » 514 

Esame drl terreiio ... ...» 514 

Prelevaiuento del campione » 514 

Semina del terreno » 515 

Batteri banal i del snolo ... .... » 517 

Batteri patogeni del snolo » 518 

Esame del materUile (la costrnz'wne » 520 



CHIMICA APPLICATA ALLA lOIENE. 

ACQUA. 

Generalitd I'<^(]- 525 

Norms per attingere I'acqui per I'analisi » 529 

Caratteri fisici » 530 

Caratteri chiin'wi ...» 532 

Detcrminazione del rcsiduo secco » 532 

Dotcrminazioue della durezza : 

col nietodo di Clark » 534 

col metodo Faist e Knanss » 535 

col nietodo di Boutron e Bondet » 538 

col metodo di Giorgis e Feliciani » 540 

Grado di dnrezza » 540 

Alleggerimento delle acqne : 

col processo di Clark » 543 

col processo di Giorgis e Feliciani » 543 

Determinazione dei nietalli alcalini » 544 

Determinazione del cloro: 

col metodo di Mohr » 545 

col metodo di Vohlard » 516 

Ricerca e determinazione dell'acido solforico » 548 

Ricerca dell'acido fosforico » 549 

Determinazione della sostanze organiclie : 

col metodo di Knbel » 551 

in presenza di nitriti e sali ferrosi . » 552 



XX indicf: analitico 

Ricerca dell'ammoiu'aoa Pafj oor, 

Rii-erca dell'acido nitroso » ■^•^'^ 

Ricerca e determi'nazioue dell'acido nitrico » 557 

Ricerca e determiuazione dei raetalli nocivi ....'...» 561 

Detenu inazione delle sostauze sospese » 562 

SteriUzzazione delle acque inquinate: 

con cloruro di calce » •*6o 

con bromo . >> 563 

Norme pn- (liadicare della potahiUtd di un' acqua » 564 

ALIMENTI 1)1 ORIGINE ANIMALE. 

Carne Pdfi .")66 

Alterazioni e sostituzioni » 566 

Ricerca del glicogeno . . .... » 567 

rilEPARATI DI CAUNR PI .MAIAI.E 

Ricerca del glicogeno » 568 

Reazione biologica per la ricerca di altre rami » 569 

Ricerca della fecola o delle farine » 570 

Ricerca delle raaterie ooloranti rosso : . » 570 

Ricerca del uitro » 570 

Determinazioue dell'acido borico » 570 

Ricerca del bisolfito di soda . » 571 

Pksci. 

Alterazioni e modo di ricono.scerle » 571 

Composizione »* 572 

UovA. 

Alterazioni e modo di riconoscerle » 572 

Composizione » 57$ 

Latte. 

Origiue del latte » 573 

Colostro » 574 

Proprietd fisiche e chhniehe del latte. » 575 

Den8iti\ . » 575 

Aspetto al microscopio » 575 

Separazione della crema » 576 

Azione del calore ....... 576 

Reazione » 577 

Coagulazione ... » 577 

Influenza dell'alimentazione sulle proprieta e sulla qualita 

del latte _ » 577 

Composizione del latte » 579 

Grasso » 579 

t^aseina „ 580 

Lattalbuniina » 532 

Proteina del siero. » 582 



INDICE ANALITICO XXI 

Sostanze azotate cristalloidi Pag 582 

Zucchero di latte ... ...» 582 

Amiloide » 583 

Acido citrico » 583 

Sostauze minerali » 583 

-Inaliai quantitativa . » 584 

Presa del cainpione » 585 

Determinazione della deusitflt 

colla bilancia di Westplial » 585 

col lattodensimetro . . » 587 

Determinazione della density, del latte rappre.'io ...» ."'>92 
Determinazione del grasso : 

per via ottica coll' apparecchio di Feser . . . . » 592 
per via volunietrica col metodo di : 

Marchand » 593 

Adam » 595 

Ramshen-Fonard » 596 

Gerber » 597 

per via ponderale col metodo di Soxlet » .")9H 

Determinazione delle sostanze azotate albiiminoidi e non 

albuminoidi ... » 599 

Determinazione dello zuccbero di latte: 

per via polarimetrica » (iOl 

per ridnzione dei sali di ranie . . » 601 

Determinazione delle sostanze solide ......... 602 

Determinazione delle ceneri » 603 

Determinazione dell'acidita » 603 

Latte stantivo » 603 

Composizioue del latte » 604 

Sofisticazlone del latte: 

Sottrazione della crema ... » 605 

Sottrazione della crema ed aggiunta di acqua » 605 

Determinazione della density del siero di latte . . . . » 605 

Aggiunta semplice di acqua .... ... . » 606 

Aggiunta di acqua e di sostanze cbe fanno elevare la den- 
sita : 

amido . . .... » 607 

destrina » 607 

latte di pecora » 607 

Aggiunta di acqua zuccbcrata . » ()07 

Modo di conoscere se un latte sia s^tato bollito ... » 608 

Ricerca del bicarbonate di sodio . . » 608 

Ricerca dell'acido salicilico dell'acido borico . . . » 609 

Ricerca della formalina e dell'acqua ossigenata ...» 610 

BrRRO . . . ■ » 611 

Preparazione e composizioue del burro » 612 



XXII INDICE ANALITICO 

Presa del campioue ^"d- '■'^'^ 

Determinazione dell'acqua e del grasso » t^lS 

Detemiinazione della caseina, dello ziicchero di lutte, delle 

ceneri . * *'^^ 

Detenuinazione dell'acidita » '^^^ 

Sofisticazioni del burro : 

Burro artificiale ... * 'il^> 

Metodifisiciper scoprire la sofisticazione ecu grassi estranei: 

pvocc3SO Drouot . . •• >> ^ '^ 

esame al microscopic polarizzatore » 617 

esarae al refrattometro di Zeiss ........ 1518 

determinazione della density a 100° C » 619 

Mefcodi cliimioi per scoprire I'agginnta di grassi estranei . . » 620 

Determinazione degli acidi volatili » 620 

Ricerca dell'olio di sesamo » 621 

- Ricerca del burro di cocco » 622 

FORMAGGIo : 

Preparazione del formaggio » 622 

Prelevaraento del campione . . . » 624 

Determinazione della umidita » 624 

Determinazione delle ceneri, del clornro di sodio e delle so- 

stanze azotate albuminoidi » 625 

Composizione media di alcnni tipi di formaggio » 625 

Determinazione del grasso e dell'acidita » 626 

Sofisticazioni con so.stanze amidacee, minerali e con grassi 

estranei » 626 

Ricerca delle materie coloianti: diinetilamidobenzolo ed Orleans » 627 

ALIMENTI DI ORIGINE VEGETALK 

Ckre.vli - Frumexto Pafi 628 

628 
629 
630 
631 
632 
633 
634 
634 
635 
636 
637 
638 
639 
640 
641 



Composizione del seme 

Sostanze azotate . 

Amido .... 

Saccarosio, glucosio e destrina 

Cellulosa .... 

Grassi e sostanze minerali 

Composizione media del seme del fnimento 

Segale 

Orzo ed aveua 

Riso e granturco 

Composizione media del seme del granturco . . 
Utilizzazione dei cereali per I'alimentazione umana 

Macinazioue 

Macine e macinazione alta 

Macinazione bassa, molini americani ed a cilindri 



IXDICE ANALITICO XXIII 

Buratti . . Pag 643 

Deeorticazioiic . . » 643 

Macinazioue del graiituvco . . » 644 

Oassificaziouo dclle fariiio » 64r> 

Analisi delle farino . . ...» 646 

DeteriniDazione della uinidita o delle sostaiize niiiiorali » 646 

Determiuazioue dell'aciditii . » 646 
Determinazioue delle sostanzc azotate, del i^rasso e della cel- 

lulosa . » 647 

DetermiDazioue dell'aiuido » 648 

Deterininazione del ^liitiiie » 648 

Valiitazione della panilicabilita delle fariiie . ...» 649 

Composizione dello farine di vari cereali » 650 

Sotisticazioiii delle fiu'in«j . . » 651 

Umidita, sostanze miiierali, fariao di legiio » 652 

Alhiine, solfato di rame, solfato di zinco » 654 

Fariiie di leguminose » 654 

Alterazioui delle farine: 

amirmftimento . . ... » 654 

aniiimftiiiieuto del i;- anttiroo o della farina e licerca del 

penicillo tossjco ... .... . . » 655 

ricerca del loglio, dell'agvosteiiiiiia e della segala conmta » 656 

Composizione delle farine di legiiniinose » 657 

Paxe ... .... . » 657 

Lievitatiira . » 658 

Diverse qiialita di pane . » 659 

Analisi del pane » 660 

Deteroiinazione dell'acqiia o di altrc sosfcauze . . ...» 660 

Composizione di alcune qiialita di pane » 661 

Sofisticazioni del pane : 

acqua » 661 

sostanzc mincrali, allunie, solfato di rame e .solfato di ziuco » 662 

Alterazioni del pane » 662 

P.\STE DA MINESTHA: 

Preparazione » 663 

Analisi delle paste » 666 

Sofisticazioni ed alterazioni delle paste ' . . » 666 

Materie eoloranti .... » 667 

Kicerca del giallo di Martins » 668 

Ricerca del giallo uaftolsolfouico, del giallo auranzia, del 

giallo Vittoria, del giallo metauile . . . . . » 669 

Ricerca dell'acido picrico, dello zafferano e del giallo d"uovo » 670 

Pa^te ali.' rov(» . . » 670 

Materie eoloranti aggiiinte » 671 

Determiuazione delPacido lecitiufosforico e del niiniero delle 

nova uella pasta » 671 



XXIV IN DICE ANALITICO 

Olio di oliva Pag. 61J^ 

Composizione di alcunii oli >> ^^'"^ 

Sofisticazione con oli di semi . » ♦^'^^ 

Reazione di Heydenreich » ^"^ 

Reazione di Hanchecovue * 67. > 

Reazione di Halphen per Polio di cotone » 67.') 

Reazione di Boudin per Polio di sesarao » 675 

Reazione per Polio di arachide ...» 67.) 

Determinazione del nuniero di jodio » 676 

Ricerca degli oli luinerali » 677 

Alterazioni delPolio di oliva » 677 

CONSKRVK AIJMI'.NTARI : 

Ricerca dei metalli tossici » 678 

Ricerca delle sostanze antisetticlie » 679 

BEVANDE ALCOOLK'HE. 

Vixo Pag. 680 

Composizione del niosto » 6><0 

Ferujentazione del mosto ed effetti chiniici della fermenta- 

zione » 681 

Invecchiamento del vino » 682 

Correzione dei mosti : 

per aggiunta di znccbero » 682 

secondo Chaptal » 684 

secondo Gall » 68."> 

Composizione del vino » 6SG 

Analisi del vino : 

Presa del campione » 687 

Determinazione del peso specHico » 687 

Determinazione delPalcool : 

per distillazione » 687 

coll'ebulliscopio di ^lalligand » 690 

Determinazione delPestrattd secco » 694 

Determinazione delPacidit^ totale, volatile e lissa . . » 695 

Determinazione delPacido tartarico totale e libero » 697 

Determinazione del bitartrato di potassio » 697 

Determinazione delPacido tartarico combiiiato colic tcrre » ()97 
Determinazione degli zucclieri ridnttoricol metodoFebliiig- 

Soxhlot . . ... . » 699 

Determinazione dello znccbero di canna » 700 

Saggio polarimetrico 700 

Determinazione della glicerina e dello ceneri . . . . » 701 

Sunto della composizione cbimica dei vini d'ltalia . » 702 

Sofistlcazioiii del vino : 

Annacquamento » 704 



I 



IXDICE ANALITICO XXV 

Materie oolorahfci estranee nei vini rossi Pag 705 

Materie coloranti estranee nei vini bianchi » 708 

Zuccheraggio » ''^09 

Ricerca della saccarina » 709 

Ricerca della dnlcina e della sucramina » 710 

Ricerca del sale aggianto, dell'alliune e dell'alcool . . . » 711 

Deteriuinazione della gessatura ...» 712 

Ricerca dell 'acido solforico libero » 713 

Ricerca dell'acido salicilico, dell'abrastol e dei tluornri » 713 

Ricerca dei uietalli tossici » 714 

ElHlJA 

Preparazione » 714 

Aualisi della birra: 

Determinazione dello deusita, dell' alcool, dell'.estratto, 

delle sostanze azotate, della glicerina ....... 7ir> 

Determinazione delle ceneri e dell'aciditfl » 7l(> 

Compo.'^izione della birra . . . » 71<) 

Solisticazioni della birra .... » 717 

Araenico » ^1^ 

ACE'W). 

Preparazione » ' 1 ' 

Analisi dell'aceto .... » 71 S 

Determinazione dell'acidit.\ totale » 718 

Solisticazione dell'aceto : 

Annacquamento, aggiunta di acidi niincrali ... . » 719 

Aceto di spirit© o essenza d'aceto » 719 

Ricerca dei raetalli tossici . . » 719 

Malattie dell'aceto . . . . » 719 

Ai.cooi.. 

Preparazione .... » ^-0 

Distillazione e rettilicazione » "J^^l 

Determinazione delle impnriti\: 

col nietodo Rose » "^22 

col metodo Girard-Rocques . .... ...» 725 

Ricerca o determinazione delle nldeidi » 72(i 

Ricerca e determinazione del furfinol » 727 

ACQIAVITK K LlQl'ORI 

Ricerca dell'alcool nietilico » 't'^^ 



OGGETTI D'USO 

Solubilita del pionibo degli Hmalti . . Po(J 730 

Determinazione del pioinbo nelle stagnatnre » 730 

Rif^erca dell'arsenico nelle stotfe, carte, ecc » 730 



XXVI INDICE ANALITICO 



AKIA 



Coniposiziouc dell'mia . ^'T/ '31 

Determiiiazioae delPacido carbouico : 

col metodo di Pettonkofer » "32 

col luetodo di Wolpert. • » "33 

Kicerca dell'ozono . * '34 

Determinazione dell' umidita dell' aria . » 734 

Determinazioue dell'umidita degli ambienti abitabili » 736 

Prelevamento del campione della iiialta delle uuira » 737 

Determinazione della umidita della malta: 

col metodo Markl-De Eossi » 737 

col metodo Glassgen » 739 

Ricorca dell' ossido di carbonio nell' aria » 740 

Kicerca dell' acetilcno e dell' idrogeno solforato » 711 

Kicerca dei vapori di mercurio » 741 

Kicerca del solfuro di carbonio » 742 

SOSTANZE ILLUMINANTI 

Caxdele stkakiciie: 

Sapouiticazioue dci grassi I'aii 743 

Preparazione della stearina ...» 743 

CaNDELK 01 TARAFIXA : 

Preparazione . . » 744 

Petkolio: 

Preparazione e raltinazione » 745 

Determinazione dell' intiammabilita del petrolic » 746 

Ga8 tkr illumixazioxe : 

Gas carbone . . » 749 

Composizione » 750 

Depurazione fisica » 75o 

Depurazione chimica » 7r)l 

Kicerca del solfuro di carbonio » 752 

Ricerca dell'acido carbonico e dell'idrogeno solforato ...» 752 

Eicerca e determinazione dell'ammoniaca » 752 

ACETILENi:: 

Preparazione o depurazione ^ » 752 

Gas acqua: 

Preparazione e composizione » 75.1 

Luck elettrica : 

Produzione » 754 

Giudizio igienico delle varie luci » 755 

Fotometri.\ : 

Priucipi gcnerali » 755 



INDICE ANALITICO XXVII 

Candela norinale di Monaco Pari. 7.">G 

Candela nonuale tedesca; ioglese; laiupada Hcfuer; 1am- 

pada Carcel ed Uuit^ di luce Violle . » T.'iT 

Fotometro di ^Veber : desciizione, suo iiupiego per luci sem- 

plici e colorate » 758 



IGIENE DELLE ( ARNI E DEL LATTE. 



IGIENE DELLE CARXI. 



I 



Carxi degli animali da mackllo 

Macelli . . .... 

Tmpianto ... 

Fumionamenio . . . . 

Orario del sei'vizio . . ... . . . 

Norme per I'accettazione degli auiinali iu vita 

Metodi di uccisioiie . . . . 

Criteri per la vi.-jita e boUatura delle cariii 
Modi di trasporto e di conservazione delle carui 
Norme per il t-.cquestro e la disfcruzioue delle carni e dei 
visceri malsani .... .... 

Norme per la lavorazione e sterilizzazione delle carni 

Ordine, discipliua. palizia, ecc 

Carxi iMPHoran: at.i.".\limkntazione dki.i," tomo. 

C'arni magre ... 

Id di animali nati morti 

Id di animali troppo giovaui . .... . . 

Id. di animali maltrattati prima o durante la macellazione . 

Id. di animali uon o male dissangmiti 

Id, di animali m< rti accidentalmente 

Cakxi alteratk 

Per inflnenze atmosferiche 

Per larve d'insetti (mosche) . 

Da me licamenti e veleni 

Carni rosse . . . 

Carni fosforescenti e luminose ... 

Carni odorose .... 

Carni ammuffite 

Carni con famo di tabacco 

Carxi malate. 

Malattie infiammatorie 

Malattie contagiose 

Setticemie . 

Carboncliio ematico 



Piiq. 



765 
765 
765 
766 
766 
76(> 
767 
767 
767 

76S 
770 
771 

771 
773 
77l> 
774 
774 
775 

776 
778 
780 
782 
782 
783 
783 
783 

784 
785 
785 
786 



XXVIII INDICE ANALITICO 

Caibonchio sintomatico Po{l- '^^'' 

Eabbia . • » "^87 

MorTa e farcino » 789 

Farcino criptococchico » 789 

Farcino bovino » 789 

Tubercolosi » 789 

Scrofola » 795 

Cancro. » 795 

Vaiuolo » 796 

Difterite » 790 

Tetano . . . . » 797 

Corizza gangrenosa dei bovini » 797 

Mai rossino dei povci » 797 

Setticemia e colera dei suini ...» 798 

Ematinuria epizootica o nialattia bo\ina » 798 

Tifo bovino . » 798 

Affca epizootica . '....» 799 

Pleuro-polmonite contagiosa » 800 

Actinomicosi . . • » 800 

Morhi parasitari .... » 801 

Panicatnra dei suini » 801 

Panicatura dei bovini » 803 

Trichina spiralis » 804 

Ecbinococchi . . . . » 80(5 

Balbiana gigantea » 607 

Psorospermosi o nialattia da psorospemii . . . » 807 

Pentastoma tenioide » iS08 

I'arasita del Danker » 808 

Distonia della came » 809 

Al/IEKAZIONI DEI YISCFRI ED ORGAXI. 

I'egato » 810 

Milza » «ii 

Pancreas » ^12 

l^eni y, 812 

Capsiile snrrenali » §12 

^tomaci ,, 813 

Intestini » 813 

Glandule mesenteriche » 813 



Cuore 
Polmoni 



Timo 



813 
814 



Cervello e niidollo spinale . » 814 



815 



Diaframma >> 815 

Testicoli e mammelle » 815 

Utero ■ ■ ^^ 81,. 

^""^'^ » 816 



INDICE ANALITICO XXIX 

Lingaa jP«J7- "^ItJ 

SaDgue » ^M 

Carxi dkgi.i aximali da coktile k 8elva<tGixa » 817 

Cahni dki pesci » 821 

Carni salate o comuxque treparate .... . . . . » 823 

IGIENE DEL LATTE. 

Gexeralita Pafi. 825 

Cause che faxxo variare la qualita e l.\ qx'antita del latte. » 827 

Igiene della stalla » 827 

Alimentazione . ... . . » 829 

Fermenti solubili . ... » 831 

lUIEXE DELI.E VACCHERIE E LATTERIE » 833 

I'ulizia del persoaale . » 835 

Id. delle vacche . . » 835 

Miingitura . . » 835 

I'ulizia dei recipient i » 836 

Filtrazioue ... . » 837 

Kefrigerazione . . » 837 

Spacci o latterie » 838 

LaTTERIE SOCIAL! . . .' » 838 

COXSERVAZIOXE DEL LATTE » 841 

Riscaldameuto e bollitura del latte » 842 

Metodo di Forster >> 842 

I'asteurizzazione » 843 

Sterilizzazioue » 843 

Ossigenazione » 844 

Latte Gaertner od uiuanizzato » 844 

Condeusazione ...» 844 

('ongelazione » 845 

Farine lattee » 845 

Latticixi e loro ispezioxe » 845 



Pkof. o. casageandi 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



¥ 



'^ ' ^ic t ^.^ ^ z^ — -^ '^ — » ^^ 



3IICR0SC0P1A APPLICATA ALL IGIENE 



3IICROSCOPIO. 

Lo strumento necessario per le ricerchedi pertinenzadell'igiene 
e il microscopio cosi detto coniposto. 

Esso consta di due parti: la i)arte nieccanica e la parte ottica. 

La PAiiTK MECCAJ^icA costituita «lal cosi detto stativo si corn- 
pone di una hase generalmente a ferro di cavallo, la quale sostiene 
una eolouHd verticale. Verso la meta dell'altezza di questa colonna 
e applicata ad angolo retto una piastra metallica forata nel centro, 
annerita ovvero coper ta di vetro e piu generalmente, di ebanite, 
di forma quadrata, rcttangolare o rotonda. Da questa piastra detta 
iarolino imrtoijijetti^ la colonna viene divisa in due parti, le quali 
nei microscopi grandi sorio articolate fra di loro. Xei microscopi 
cosi detti inglesi, nei quali e stata molto studiata la parte niecca- 
nica, la base e costituita da uu trepie<li sul quale si articola la 
porzione del microscopio portante il tavolo ])ortoggetti e il tubo 
portalenti. 

La porzione superiore della colonna i)orta un braccio al quale 
e annessa o una guaina eutro cui scorre a dolce sfregamento il 
tubo portalenti, ovvero una doccia entro cui scorre un'asta dentata 
clie e annessa al tubo portalenti e clie viene con questa alzata od 
abbassata per mezzo di apposita ruota dentata. Essa e altresi mo- 
bile dall'alto al basso per mezzo di una vite micrometrica clie 
ordinariamente si trova all'estremo della colonna ma clie puo tro- 
varsi anclie immediatamente al di sotto del tavolino portoggetti 
o lateralmente (nuovi niodelli di Zeiss). 

Sotto al tavolino portoggetti si trova poi ilcosi Actio diaframma 
(I iridc il quale nei microscopi di recente costruzione sostituisce il 
xiicchioportacliaframml nel quale si possono collocare delle piastrine 

Celli 1 



2 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 

forate (diafrainmi piani) ovvero i cosi detti diaframmi cilindrici, di 
cui Koritska ue costriiisce uiio ad iride. Yi sono del resto anche 
modelli nei quali qiiesti congegni sono sostituiti da im'unica piastra 
girevole a fori di varia grandezza clie possouo farsi corrispondere 
a seconda dei bisogni al foro clie si trova iiel tavolino portoggetti: 
sono specialmente quelli nei quali non e applicabile il cosl detto 
condensatore della luce di Abbe, come i i)iccoli modelli di Hartnack. 

La parte ottica si compoue dei sistemi di lenti per lo iugran- 
dimento e dell'appareccliio di illuminazione. 

I sistemi di lenti per lo iugraudimento sono due: Vohhiettivalc 
e Voculare, i quali sono tenuti assieme da uu tubo che oggidi si fa 
di due pezzi (di tre solo nei microscopio tascabile di Beale) di cui 
il superiore entra a dolce sfregamento nell' inferiore. Xel segmento 
superiore si trova una graduazione che permette di regolare a vo- 
lonta, entro certi limiti, la distanza fra I'obbiettivo e I'oculare. Que- 
sto tubo e generalmente uuico e dritto, ma pub essere doppio come 
nei microscopi binoculari di Wenliaui e piegato ad angolo retto, 
come nei microscopi di Chevalier ed Amici. Pero tale disposizione, 
necessitando 1' interposizioue di prismi, non ^ favorevole alia chia- 
rezza delle immagini, specialmente quando si adoperano obbiettivi 
forti : quindi non e stata adottata. Recentemente solo, lo Zeiss ha 
costruito dei veri e proprii microscopi binoculari a distanza focale 
forte e a grande potere di penetrazione, i (puili fanno vedere gli 
oggetti come in rilievo; ma gli ingrandimenti che danno sono au- 
cora troppo piccoli. 

li^ohUettivo consta di un sistema di lenti di cui 1' inferiore 
prende il nome di lente frontale e la superiore di lente emergente, 
il quale sistema da un'immagine rovesciata ingrandita e reale di 
un oggetto posto un poco al di la del suo fuoco, cioe fra la semplice 
e la doppia distanza focale. Generalmente ogni sistema obbiettivale 
e formato da tre doppiette ossia dall'unione di due lentine I'una 
piano-concava e I'altra biconvessa, tenute assieme da balsamo del 
Canada, delle quali lenti quella piano-concava guarda in basso con 
la sua parte plana. E dico generalmente, perclie nei sistemi ob- 
biettivali ad immersione vi sono doppiette e triplette in numero 
diverso. 

Gli obbiettivi comuni diconsi acromatici o aplanatici perche 
mediante opportune combinazioni cercano di correggere la aberra- 
zione di refrangibilita e quella di sfericita. 

Infatti per correggere il cromatismo nelle doppiette la lente 
piano-concava e di vetro erou-n mentre le biconvessa e ^ijiint: pero 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 3 

nou si tratta mai di una correzione coinpleta, giacche iioii vieue 
realmeute corretta die I'aberrazione dei due ultimi colori dello 
spettro, il violetto e il rosso, non quelle dcgli intermedi. Cos! per 
correggere il vizio di sfericita oltre a studiare bene le curva- 
ture delle singole lenti, cercando di adoperare lenti poco cou- 
vesse, vengono iuterposti diaframmi tra le diverse doppiette o 
triplet te. 

Grli obbiettivi che diconsi apocromntici souo quelli prima co- 
struiti dallo Zeiss con vetri speciali di borato e fosfato, i quali 
hanno un forte grado di aplanatismo e acromasia. e permettono 
quindi anclie Tuso di oculari molto potenti. (^uesti obbiettivi lianno 
un forte angolo di apertura numerica e una forte distanza focale : 
e peruiettendo di osservare a forti ingrandimenti immagiui ben 
chiare degli oggetti, aluieno nell'asse ottico del microscopio, ser- 
vono ottimamente per rilevarne i particolari piii delicati. 

Finalmente vi sono anclie gli obbiettivi ])untacromaik'i (Leitz), 
semiapocromatici (Koritska), rappresentati da sistemi di lenti clie 
per lo impiego nella loro fabbrica di vetri speciali sono piii cor- 
retti degli acromatici per cio die si riferisce al vizio di cromati- 
dta e sfericita; ma non raggiungono pero la correzione degli apo- 
cromatici. 

Con questi obbiettivi i fabbricauti hanno tentato di fornire 
dei sistemi di lenti, non cosi alterabili come quelli degli apocro- 
matici, ai quali fosse possibile applicare i compensatori ottenendo 
iinclie, con ingrandimenti discretamente forti, iminagini chiare. II 
seuiiapocroniatico V,, ' di Koritska per es., per usare le parole del 
Buscalioui, unisce ad una grande luminosita e cliiarezza di imma- 
gine, propria degli apocromatici, il pregio dell' inalterabilita. 

Gli obbiettivi distinguonsi poi in quelli a secco, quando tra la 
lente frontale e il vetrino coproggetti rimane uno strato di aria, 
e a immersione se tra la lente frontale e il vetrino coproggetti 
viene posto un liquido il cui indice di rifrazione avvicinandosi 
a qiiello del vetro, permette die i raggi emergenti dall'oggetto 
sieno ineiio deviati. Come liquido venne dapprima usata I'acqua, 
la quale ora serve soltanto in casi speciali per es., per I'osser- 
vazione di organismi viventi tenuti in camere umide con obbiettivi 
a grande distanza focale (D* Zeiss). Oggi invece usasi Folio di 
cedro, il cui indice di rifrazione (1,515) si avvicina molto di iiiu 
a quello del vetro (1,555). Soltanto con un obbiettivo speciale co- 
struito dallo Zeiss, si puo sostituire all'olio la monobromonafta- 
lina, die ha lo stesso indice di rifrazione del vetro della lente: 
-occorre perb in questo caso die gli oggetti vengano inclusi in 



4 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIEXE 

liquidi speciali (ioduro di Hg, ecc.) e clie i vetri coproggetti siauo 
di iin detenninato spessore e di flint. 

Esistono auclie i cosi detti obhiettiri a correzione, uei quali^ 
iiiediante im collare graduato, attorno al tubo portadoppiette, gi- 
revole attorno al proprio asse, la lente frontale deH'obbiettivo 
puo avvicinarsi od allontanarsi dalle altre, in niodo da poter 
raccogliere quel raggi luuiinosi clie per il diverso spessore dei 
vetrini coproggetti andrebbero dispersi: qneste lenti pero sono 
l)Oco adoperate perclie i fobbricanti hanno corretto i loro sistemi 
obbiettivali per i vetrini coproggetti piii in uso, aventi nno spes- 
sore di mm. 0,16, nonche per una determinata lungliezza di tubo, 
generalmente 15-17 cm. 

G\\ obbiettivi si indicano variamente a seconda dei <liversi 
fabbricanti. Gli acromatici a secco con nunieri o lettore i)rogres- 
sive indicanti via via un grado di ingrandimento maggiore, senza 
pero stabilirlo, e quelli ad immersione indicando in frazione di 
pollice inglese la loro distanza focale equivalente ossia la distanza 
focale di una lente semplice clie produrrebbe lo stesso ingrandi- 
mento. Gli apocromatici vengono indicati con la loro distanza focale 
equivalente, espressa in frazioni di millinietri e con I'angolo di 
apertura numerica, col quale si intende la cosi detta « superficie 
lenticolare utile » ossia quel fascio angolare di luce, avente il ver- 
tice nell'oggetto, e clie puo essere utilizzato dalla lente per for- 
mare I'immagine. Quanto piu grande e I'angolo di apertura clie ha 
un sistema obbiettivale, tanto maggiore e quindi la quautita dei 
raggi luminosi utilizzabili dall'oggetto ossia quel clie si cliiama 
il potere di risoluzione delle lenti e quanto piii grande la distanza 
focale tanto piii commendabile e ancora I'obbiettivo. Pero sic- 
come un grande angolo di apertura porta con se un minore potere 
di definizioue cosi i migliori obbiettivi apocromatici non dispon- 
gouo clie di una distanza focale di 2 mm. con 1,40 e tutt'al piu 1,50 
di apertura numerica. 

IPoculare (e per oculare s' iutendono generalmente i cosi detti 
oculari ordinarn o di Huyyens o di Campani) e costituito da un si- 
stema di lenti clie da una immagine virtuale dritta e ingrandita di 
un oggetto — rappresentato dalla immagine data daH'obbietti vo — 
il quale si trova fra il suo fuoco e la lente. Esso spiega la sua mas- 
sima potenza a tubo alzato nei microscopi ordinarii tra 15-17 cm. 

L'oculare Huygens e formato da due lenti piano-convesse, con 
la faccia plana rivolta in alto; di queste lenti la inferiore prende 
il nome di lente collettrice o di campo, la superiore di lente oculare; 
quest'ultima lia una distanza focale doppia della precedente: esse 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIEXE O 

souo disposte in niodo clie il fuoco delle due leuti cada Dello stesso 
punto. 

Si conoscono poi oculari nei quali nua delle lent! cerea di 
correggere il vizio di cromaticita delFaltra e sono qiiesti i cosi detti 
oeulari aplanaiici od ortoscopici, ed altri clie a mezzo dell' iuterposi- 
zione di prismi, riducono dritta V iinmagine fornita rovesciata dal- 
robbiettivo. Ma essi uon sono aftatto in uso, come non e in iiso 
Voculare di Rajnsden nel quale I'immagine cade appena al di sotto 
della lente colletrice, per cui una piccola scalflttura, uno sporco 
qualsiasi su questa lente, diventa visibilissimo. 

Sono invece oramai uiolto adoperati i cos'i detti oculari compen- 
satori costruiti la prima volta dallo Zeiss, per gli obbiettivi apocro- 
matici. Quest! oculari devono il loro nome al fatto clie compensano 
mediante una correzione in senso opposto la ditt'erenza di ingran- 
dimento per i diversi colori die lianno tutti i forti obbiettivi, sicclie 
col loro uso si toglie la differenza cromatica dell' ingrandimento 
per la zona periferica del campo. Essi cioe lianno un potere di 
ingrandimento maggiore per il rosso clie per il bleu, meutre gli 
obbiettivi apocromatici ingraudiscono piii fortemente il bleu. Ac- 
coppiando i due sisteiiii 1' iinmagine appare sino all'orlo del tutto 
incolora. In questi oculari la disposizione delle lenti a volte e come 
negli Huygens, altre volte come nei Ramsden : in ogni caso pero 
sono fatti in modo clie il punto focale inferiore occupa in tutti la 
stessa posizione nel tubo del microscopio, percui si puo cambiare 
oculare durante qualunque osservazione, senza spostare il tubo del 
microscopio. Va anclie notato die si possono adoperare con gli ob- 
biettivi acromatici, pantacromatici e semiapocromatici, almeno 
con quelli die non danno fortissimi ingrandimenti. 

Grli oculari Huygens vengono indicati con eifre arabe o romane 
progressive, le quali stanno ad indicare una potenza di ingrandi- 
mento sempre maggiore senza pero stabilirla. Gli oculari apocroma- 
tici sono indicati con cifre, ognuna delle quali indica il numero delle 
volte die I'oculare ingrandisce 1' immagine data dall'obbiettivo. 

liappareccMo di ilium inazione si trova tra il piede e il tavoliuo 
portoggetti. Nei microscopi ordiuari, per i quali non necessita 
die I'uso di lenti a secco a mediocre ingrandimento, e rappreseu- 
tato dal solo speccliio die e piano da un lato e dall'altro concavo: 
il primo adoperasi quando la sorgeute luminosa e lontana, il se- 
condo quando e vicina o quando, pur essendo lontana, c'e bisogno 
di maggior cliiarezza uel campo visivo. 

Quando si usano lenti ad immersione od anclie lenti a secco 
die danno forti ingrandimenti, si intercala tra il portadiaframmi 



6 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

e il ta\'oliuo portoggetti, il cosi detto coudeusatore della luce, die 
per lo piu e qiiello di A"bbe, perche realmente e il migllore. Esso e 
costituito da 2-3 grand! lenti piano-convesse con la parte plana ri- 
volta in alto, che rifrangono la luce trasmessa dallo speccliio nel 
fuoco che trovasi pressoche nel piano del preparato. Siccome poi il 
sistema di lenti del condensatore ha un grande angolo di apertura 
il cainpo illuminato e ampio. Nei grandi niicroscopi questo appa- 
recchio e mobile dall'alto al basso per mezzo di apposito movimento 
a cremaliera e cio serve a portare esattamente il suo punto focale 
nel piano nel preparato, a seconda dello spessore del vetro portog- 
getti, oppure ad allontanarnelo in maniera da diminuire 1' illumi- 
nazione del preparato. Adoi)erando il condensatore la superficie 
riflettente dello specchio e quella che apporta un angolo di aper- 
tura maggiore, cioe la piana: pero questo sempre nel caso che la 
sorgente luminosa si a lontana. 

Xella pratica ad ogni modo non si segue qaesta rcgola, anzi la generality si abitua ad 
usare in ogni caso lo specchio concavo. Del resto, questa e una necessita 11 piii dclle volte, 
perche lo specchio piano riflette 1' intelaiatura delle finestre che coinpaiono nel campo uiicro- 
scopico come grandi linee nere perturhatriei. 

In alcuni microscopi si possono far eseguire al condensatore dei 
movimenti lateral!, die servono a centrarlo; anzi questo movi- 
mento non manca quasi mai nei microscopi inglesi; ma per gli 
us! comuni questo movimento e inutile, salvo die non si tratt! di 
microscopi microfotogralici. 

INGRANDIMENTO E VALOKE OTTICO DEI MICROSCOPI. — I fab- 

bricanti aggiungono a! microscopi una tabella per gli ingrandimenti 
coi vari sistem! di lenti a tubo alzato (generalmente a 160 mm.). 
Si puo pero determinare il numero delle volte che il sistema 
oculo-obbiettivale ingrandisce un oggetto quando si conosce la 
distanza focale della lente e il numero delle volte che I'oculare 
ingrandisce I'immagine data dalPobbiettivo. All'uopo si divide 250 
(costante che rappresenta la distanza visiva massima a cui si forma 
I'immagine piii netta dell'oggetto) per la distanza focale della lente 
obbiettivale espressa in mm. ed il quoziente che rappresenta I'in- 
grandimento del sistema obbiettivale, si moltiplica per il numero 
segnato sull'oculare. Si compreude come tale ricerca sia possibile 
soltanto quando vengano adoperati obbiettiv! apocromatici od 
anche semi e pantacromatici in cui sia indicata la distanza focale 
equivalente in mm. 

Qualora poi si voglia conoscere 1' ingrandimento di un dato 
sistema oculo-obbiettivale e si possegga un micioinetro obbiettivo, 



r 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 7 

si puo giungervi serveiulosi di apposito appareccliio, detto ca- 
mera hicida, il quale serve per disegnare gli oggetti clie si guar- 
dano al microscopio. A tal uopo, si luette a fuoco il inicrometro 
obbiettivo e si applica aH'oculare la cainera lucida, poi si dise- 
guano le divisioni clie si vedono iiel campo microscopico snlla 
carta e si inisnra la distanza tra una divisione e I'altra. Se per es. 
ogni divisione niisura 10 nun. vuol dire clie ogni divisione del 
niicronietro obbiettivo die e di Y,^^ di mm. e stata ingrandita 
1 X 10 X 100 cio^ 1000 volte. 

In alcuni microscopi e precisameute in quelli di Zeiss e ancora 
possibile applicare al tavolino portoggetti il cos\ detto mierometro 
a vite, col quale senza bisogno di altri apparecclii si puo cono- 
scere la grandezza dell'oggetto clie si osserva: lo strumento pero e 
alquanto complicato e niolto costoso. 

Oltre 1' ingrandimento b utile conoscere nella pratica il cosi 
detto valore ottico del microscopio, mediante il quale si pub sapere 
tino a clie limite di grandezza con un dato sisteina oculo-obbietti- 
vale si possauo distiuguere gli oggetti I'uno d'altro in un dato 
campo microscopico. II procedimento piii alia niano c quello veccliio 
di Hiirting'. Si prende una reticella metallica a niaglie strette, si 
attacca in un modo qualunque al porta«liaframmi, si mette sul tavo- 
lino portoggetti un preparato di acqua gommata sbattuta in ma- 
niera da contenere molte bollicine di aria e si mette a fuoco una 
bollicina. In essa si osservera subito rimmagine di un quadratello 
della reticella composto di un certo numero di inaglie. Si applica 
allora il mierometro oculare, e naturalmente, si comincia ad abbas- 
sare il portadiaframmi e quindi la reticella sino a clie i tili delle 
reticelle siano distinguibili nella bolla di aria. Si calcola allora, 
conoscendo il valore micrometrico dell'obbiettivo, il valore appa- 
rente di tutto il quadratello. Se per es., misurers\ 1 p. di lato e 
conterra 10 maglie, ogni maglia verra ad avere '/,„ «li M- di lato, 
e cio vorra dire clie il sisteina di lenti potra far vedere distinti 
gli ogg'etti sinclie distano fra di loro ' 'j„ di micron. 

MiSURAZIONE DEftLI OGGETTI CHE SI OSSERVANO AL 3IICT10- 

soopio. — Gli Ogg'etti clie si osservano al microscopio si misurano 
mediante il cosidetto mierometro oculare, rappreseutato da una 
lastrina di vetro in cui 10 mm. sono divisi in 100 parti. Questa 
lastrina si colloca sopra o sotto il diaframma clie sta tra la lente 
oculare e la lente collettiva, ossia nel posto preciso dove si forma 
rimmagine reale, con la parte segnata rivolta in basso e la si mette 
a fuoco alzando o abbassaiido opportunamente la lente oculare. 



8 MICKOSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 

Posto poi a fuoco 1-oggetto di cui si vogliono conoscere le dimen- 
sioni, si couta il numero delle divisioni del micrometro oculare clie 
comprendono rimmagiue microscopica e si moltiplicano qiieste 
ultimo per il valore delle divisioni micrometiiclie con quel date 
obbiettivo, valore che trovasi segnato nella tavola degli ingrandi- 
menti. II prodotto lappresenta le diniensioni dell'oggetto in micron 
o fx o millesimi di milliiuetro. 

l'"accio notare cUe in ijuasi tutti i trattati il iiiicron <■ latto sinoniuio di iiiiciomilliiiietro: 
i(uesto pero e un errore. 11 inicroniillinietro noii t- int'atti la millesinia parte del mm. ossia il 
micron, ma la milionesima e si indica con ini. 

Per avere una cifra esatta occorre pero clie il micrometro ocu- 
lare venga usato sempre collo stesso oculare, generalmentc il 
2 Huygens o il 4 compensatore, perche ringraudimento clic le 
divisioni del medesimo subiscono per opera della lente oculare non 
venga a cambiare. Di piu occorre clie il tubo sia alzato (questo 
come regola generale) a 160 mm. <> un po' meno se e applicato il 
revolver portao])biettivi. 

Qualora non si conoscesse il valore micrometrico dell'obbiet- 
tivo, bisogna fare uso del cosi detto micrometro-obbiettivo, ossia di 
una lastrina di vetro in cui un mm. e diviso in 100 i)arti ed ogni 
parte per conseguenza corrisponde a 10 |i. Questa lastrina si sosti- 
tuisce al preparato microscopico e tenendo in sito il micrometro 
oculare, si conta quante divisioni di quest' ultimo vengano com- 
prese in una divisione del micrometro obbiettivo: e allora, se 
p. es. 5 divisioni del micrometro oculare sono comprese in una del 
micrometro-obbiettivo, avremo che ciascuna di\isione del micro- 
metro-oculare avra il valore di 10 : 5 =: 2 [i. 

Avendo il solo micrometro obbiettivo si pub, ponendo 11 mate- 
riale da esaminare sul medesimo e facendolo servire da lastrina 
portoggetti, calcolarne direttamente le dimension!; pero cib non 
e possibile fare con oggetti gia montati in preparazioni fisse. 

Uso DEL MiCROSCOPio. — XelFadopcrare il microscopio bisogna 
avere delle cure speciali: 

1° nella messa a fuoco : 

a) fare scendere il tubo porta-lenti piu presso che sia possibile al 
fuooo per gli obbiettivi a secco e per gli obbiettivi ad iuimersione sino ad 
immergere nella goccia di liquido la lente frontale ; 

h) aggiustare lo specchio ed i diaframmi opportunamente prima di 
far uso della vite micrometrica e usare lo specchio concave quando la sor- 
gente luminosa e vicina ed aprire o togliere il diaframma, ci6 che t- neces- 
sario per le preparazioni batteriologiehe colorate ; usare lo specchio piano 



MICfiOSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 9 

quando si abbia la sorgente luminosa lontana e diafiammi con fori piii o 
meno stretti, oio cbe e necessario per le preparazioni incolori o poco colo- 
rate ; 

c) muovere il preparato col pollice e P indice della mano sinistra ; 
quando passa qualche ombra, far corrispondere questa al centre del campo, 
abbassare ancora un poco il tubo e finite di mettere a fuoco muovendo in un 
sense o nelPaltro la vite micrometrica, evitando di farle eseguire molti giri ; 

2" nell'adoperarlo : 

a) guardare con un occhio nel sisteiua oculare, cercando di abituarsi 
a tenere aperto I'altro occhio; muovere con il pollice e Pindice della ma uo 
destra in un sense e nelPaltro la vite micrometrica, per osservare tutti i 
piani del preparato, badando di fare movimenti appena percettibili quando 
si adeperano forti ingrandimenti, piu ampi quando si adoperino ingrandi- 
menti medi; 

ft) aggiustare durante Pesservaziene convenientemente 1' illumina- 
zione del campo visivo, sostituendo eve occerra: lo specchio piano al lou- 
cavo ; la luce obbliqua, alia luce diretta, cio che si ottiene spostando 
lateralmente alPasse ottico del microscopio lo speccbio e in quella posizione 
raccogliendo i raggi dalla sorgente luminosa e dirigendoli nel preparato; il 
campo chiaro col campo oscuro cio che si ottiene ponendo sul portadiaframmi 
un anelle raetallico con la parte centrale diaframmata, in maniera da inter- 
cettare i raggi luminosi central! ritlessi dalle specchio colP interpesizionc 
di questo disco; il campo microscopice appare oscuro e se vi sono corpiccieli, 
che a luce diretta si erano o nen visti o appena intravisti, si osservane bene 
chiari in campo oscuro; 

c) sapere al momento opportune, semjjre che occerra, far agire dei 
reagenti sotte il campo microscopice ponendo una goccia di liquido lateral- 
mente al vetrine coproggetti e aspirando dalPaltra con carta bibula: e, du- 
rante queste ricerche microchimiche badar bene di non sporcare la lente 
frontale delPobbiettivo, incon-veniente che ove si avverasse bisognerebbe 
cercare di rimediare lavande subito Pobbiettivo con acqua e pei asciugandelo. 
Ricerdare che nella composiziene del Hint c'e il piombo, che i vapori di NH. 
« gli alcali a lunge andare intaccane le lenti e cosi i vapori degli acidi, 
nitrico, cleridrice e solforico specialmente. Se si dovessere fare a lungo 
ricerche del genere, sarebbe consigliabile adoperare stativi appositi, i cosi 
detti stativi da microchimica, nei quali Pobbiettivo sta al disotte del tavolino 
portaoggctti con la lente frontale naturalmente rivolta alP insu e il tubo 
portaoculare h fissato ebbliquaraente al piede del microscopio: tra la base 
delPobbiettivo e il punto in cui h fissato Peculare evvi pei un prisma per- 
che P immagine data dalPobbiettivo giunga alPoculare ; lo specchio si treva 
in alto al disopra del tavolino sostenute da apposita asta ; 

3° nel riporlo: 

a) alzare il tube del microscopio, pei togliere il preparato, sempre 
dal davanti : 



10 MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 

h) pulire la lente frontale in senso circolare con pezzuola di tela 
finissima, ripetutamente lavata, asciutta: se la lente e sporca pulirla con la 
pezzuola bagnata con benzina o xilolo e poi di nuovo con la pezzuola asciutta; 

c) non togliere I'oculare, lasciando a posto I'obbiettiro, ma togliere 
prima questo, poi quello ; 

d) se le lenti sono sporche, girarle in senso circolare, tenendo I'oc- 
chio applicato al microscopio per stabilire se siano quelle dell'obbiettivo o 
quelle dell'oculare e pulirle avendo cura di rivolgere sempre in basso la parte 
del tube rimasta aperta evitando per5 di svitare nei suoi singoli pezzi I'ob- 
biettivo: qualora questo fosse necessario, e meglio inviare Pobbiettivo alia 
fabbrica ; 

e) tenere lontano il microscopio dalla luce solare e da sorgenti ca- 
lorifiche ; 

/) coprirlo con una campana di vetro o con scatola di cartone ; 
g) dovendolo trasportare, prenderlo per il piede con una mano e con 
I'altra per la colonna. 

SCELTA DEL MICROSCOPIO. — Varie sono le fabbriche del mi- 
croscopi in Germauia, in Francia, in Ingliilterra. In Italia evvi 
qnella del Koritska raccomaudabile sotto tutti i punti di vista. 

Per gli scopi a cui deve servire in batteriologia e in micro- 
scopia, qualiinque sia la fabbrica a cui ci si rivolga, il microscopio 
deve essere foruito oltre clie di lenti a secco, di una lente a immer- 
sione e quindi anclie dello appareccliio di Abbe. 

Fattane poi la scelta, e sempre bene osservare lo stato delle 
lenti. 

Cio in altri termini significa dare il proprio giudizio sui poteri 
di dejinizione , di penetrazlone , di acromati,smo,di a2)]a)iasia , ecc. ecc, 
del sistema obbiettivale, del valore ottico in genere di tutto il si- 
stema oculo-obbiettivale, e dello stato di costnizione dello stativo. 
Senza voler far torto a nessuno, e sempre consigliabile per avere 
un giudizio esatto rivolgersi a persona clie abbia lavorato ed os- 
servato con molte lenti diverse e dello stesso fabbricante e di altre 
fabbriche, e di non rivolgersi mai, a clii, anclie provetto in ricerche 
microscopiche si e servito sempre del proprio microscopio. 

II microscopista deve provare gli obbiettivi acromatici con gli 
oculari Huygens, i semiapocromatici, pantacromatici con gli Huy- 
gens e i compensatori, gli apocromatici con i compensatori. E tra- 
lasciando di fare ricerche speciali in rapporto all'acromatismo e 
alFaplanasia deve arguire lo stato della correzione delFaberrazione 
di cromaticita e sfericita dalle prove per riconoscere il potere di 
detinizione e di risoluzione del sistema oculo-obbiettivale. 

II potere di definizione consiste «nella proprieta- di produrre 
immagini a contorni netti, ben definiti, distinti, sottili, le quali ri- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALLIGIEXE 11 

tra.u»iiino deireleyiiuza e della finezza delle buoiie e fresclie inci- 
sioni e degli stampati cou caratteri nuovi su buona carta ». Qnando 
fa difetto questa propiieta si hanno iinmagini a contorni sbiaditi, 
larghi, indefiniti, sfnmati, paragouabili a quelli delle cattive inci- 
sioui, stanclie, ed alle impressioni clie ^^i lianno dei caratteri vecchi 
sfumati o logorati dairuso. 

Per saggiare bene il potere di definizioue uon si possono ado- 
perare die le lastre di prova di Abbe, cioe, dischetti di argento 
fenestrati tissati a ^■etrilli portoggetti e clie si mettono a fiioco 
dopo avere messo al posto del diafrauiiiia nu disco con due fori 
uno centrale e nno laterale, opportunameute fatti, dai quali per- 
vengono dne coni luminosi nel campo microscopico. Se I'obbiet- 
tivo e perfettainente corretto ad una data posizione del tubo le 
due immagini dei due diselii fenestrati, corrispoudenti ai due coni 
di luce, devono coincidere, e le striscie d'argento devono presen- 
tare bordi marcati incolori. Se la correzione e relativa come negii 
obbiettivi acromatici occorre conteutarsi di vedere gli orli bleu 
o gialli : se sono violetti o rosa si possono tollerare a patto clie 
le due immagini coincidano esattamente. Xegli obbiettivi apocro- 
matici va poi notato clie il potere di definizione non si puo esten- 
dere a tutto il campo : le due immagini cioe non coincidono e cio 
si deve al grande angolo di apertura clie posseggono le lenti per 
il quale si ha costantemente il cosi detto incurvamento della su- 
perficie dell' immagine. 

Questo fatto non si deve notare negli obbiettivi meno potenti 
dove in tutto il campo visivo, sino al margine, 1' immagine deve 
essere appianata. Per tale ragione saggiando con le lastre di 
Abbe gli obbiettivi apocromatici, i bordi delle strisce d'argento 
appaiono incolori soltanto nel centro del campo visivo. 

II potere risolrente o penetrante consiste nella proprieta di met- 
tere in evidenza i piii ininuti particolari di struttura tanto nella 
superficie quanto nell' int^rno degli oggetti esaminati. Va da se 
clie gli obbiettivi non possono accoppiare un forte potere di de- 
finizione con un forte potere di penetrazione perclie ambedue i 
poteri sono legati alia grandezza dell'angolo di apertura: se e 
ampio, maggiore e il potere di risoluzione, cio clie e utile nei forti 
obbiettivi; se e piccolo, maggiore e quello di definizione cio clie 
e utile nei deboli obbiettivi. Xella pratica il potere risolvente si 
saggia per mezzo di oggetti di prova, cioe : 

<x) per le leuti a secco: 

— preparati di hyparchja janira, in ciascuno degli esemplari 
della quale si devono vedere delle liuee trasversali osservando ad ingrandi- 
mento di 60-150 diametri: 



12 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

— preparati di lyleurosUjma angulatum, nci qiiali si devono ve- 
dere tre sistemi di liuee a luce obliqua, osservando all' ingi-andimento di 150 
o 200 diaraetri, ed i medesimi a luce centrale, osservando all'ingrandimento 
maggiore. Sono questi generalmente gli oggetti di prova che forniscono i co- 
struttori. Cou maggiore precisione nel pleurosignia le strie longitudinal! di- 
ventano appariscenti ad illuminazione centrale all' ingrandimento di 150-200 
diametri, e le trasversali cominciano a farsi visibili qua e 1^ distintamente 
a quello di 300 diametri. Sono poi a questo ingrandimento distintissime ovun- 
que adoperando la luce obbliqua. Ad ingrandimenti piu forti, le linee chiare 
si vedono in piccoli quadratelli assai distinti, ad angoli piu o meno smus- 
sati, cosicclu' le linee oscure che li delimitano sembrano ingrossate da rigon- 
fiamenti piu o meno simmetrici ; 

h) per le lenti a immersione preparati di surinella (jemma, in cui 
si deve vedere una reticella di fine linee trasversali e longitudinali inter- 
poste tra altre linee piu grosse trasversali che si partono da un'altra lon- 
gitudinale ; 

c) sia per le lenti a secco sia per quelle a immersione, preparati di 
saliva che ognuno puo fare li per li da se, come consiglia il Bizzozero : in 
questi coi piccoli ingrandimenti di lOC-120 diametri si devono vedere ben 
contornate e distinte sia le grandi piastre dell'epitelio boccale, sia le piccole 
cellule salivari ; con forti obbiettivi a secco il movimento danzante dei gra- 
nuli del loro protoplasma e con gli obbiettivi a immersione le minutissime 
linee parallele e a decorso piu o meno regolare che percorrono le diverse 
facce delle piastre salivari. 

Le combiiiazioui piu utili per lo scopo cui puo servire in mi- 
croscopia e batteriologia, un luicroscopio, sono, riferendoci ai mi- 
croscopii della casa Koritska, le seguenti : 

Oculari Huygens 2 micr. 3-4 \ 
Obbiettivi a secco 2-6-8* ' L. 287. 

I e II ( Obbiettivo a immersione \.'\^' ; 

Stativo VI con apparecchio di Abbe ed anello ferma-tubo L. 130. 
meglio stativo IV-a con apparecchio di Abbe L. 170. 
Oculari Huygens 2 '"'cr. 3.4 
\ Obbiettivi a secco 2-6-8; compensatore 6 L. 337. 

J Obbiettivo a immersione '/is' semiapocromatico ; 
Stativo IV-rt con apparecchio Abbe e revolver triplo L. 200. 
Oculari Huygens 2 '"i'-'i'- 3 4 ; compensatori 4-6-8 ■ 
Obbiettivi a secco 2-4-6-8 L. 412. 

IV <' Obbiettivo a immersione '/is" semiapocromatico ' 

Stativo II apparecchio di Abbe e revolver triplo L. 270 o lo sta- 
tivo Il-a con apparecchio Abbe e revolver triplo L. 290. 

Due parole su queste combinazioui. Per tutte si e cercato di 
scegliere quegli obbiettivi ed oculari die piu si adattano alle 
ricerche microscopiclie e batteriologiche, per avere immagini 



III 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 13 

chiare eel ingranclimenti sufficieuti. Si e preferito nelle combi- 
nazioni I e II e uella III, die e la piii consigliabile, I'obbiettivo 
a secco 2 (clie serve per la orientazione e per I'esame sintetico 
<lei preparati) e non il 3 o il 4 perclie il 2 ha un campo visivo piii 
grande, e una cllstanza focale maggiore, ragione per ciii puo ser- 
vire per vedere oggetti cliiusi in scatole (come le colouie nelle 
scatole di Petri), mentre col 3 il piii delle volte bisogua aprirle. 
Si e scelto I'obiettivo 6 e non il 5 perclie ingrandisce un po' di 
pill, da iinniagini chiarissime ed e dotato di un disereto potere 
di risoluzione e di un buon potere di penetrazione con una forte 
distanza focale, per cui anclie corpi piccolissimi gia si rendono visi- 
bili senza bisogno di maggiori ingrandimenti. Si e seelto I'.S* e 
non il 9 perclie ha un campo visivo piu cliiaro, da immagini ben 
definite, ha un forte ])otere risolutivo e da ingrandimenti piii 
clie sufficient!. 

Xella combinazione III si e accanto ad '/,/ semiapocromatico 
posto il compensatore 6 e non il 4 e 1'8 forniti dal costruttore, 
perclie io ritengo clie il 4 possa benissimo, atteso il debole in- 
grandiniento clie dii, essere sostituito dai comuni oculari Iluygens, 
e 1'8 ingrandisca troppo, abituando, chi fa ricerclie igieniclie di 
indole pratica, a vedere gli oggetti troppo ingranditi di guisa 
clie quando poi si trova ad osservarli coi comuni ingrandimenti^ 
non ci si raccapezza piii. 

Del resto clii voglia avere e il 4 e I'S compensatore ed anclie 
un obbiettivo a secco intermedio tra il 2 e il 6 puo riferirsi 
alia IT combinazione, dove anche gli stativi e specialmente il 
nuovo Il-rt, sono di gran lunga preferibili agli altri. 

Lo stativo VI e piii clie sutticiente ai comuni bisogni : pero 
manca del movimento in alto e in basso del condensatore ed ha 
una colonna meno robusta. 

Lo stativo IV-« (fig. 1) offre tutte le comodita dei grandi sta- 
tivi, e snodabile, ha la colonna solida, puo alzarsi ed abbassarsi in 
esso I'apparecchio di Abbe con lo specchio e il diaframma. 

Lo stativo II ha il tavolo piii grande, la vite micrometrica 
graduata, il condensatore mobile per mezzo di cremaliera indipen- 
dentemente dallo specchio, ecc. oltre ad altri particolari tecnici 
non trascurabili. II Il-a possiede poi anche il tavolino girevole 
con viti di centramento per la traslazione del preparato. 

Generalmente poi si consiglia di fornirsi anclie dei cosi detti apparecchi 
accessori del microscopio come del tavolino traslatore, del tavolino riscal- 
dante, della camera lucida, del polarizzatore, del microscospettroscopio. Molti 
di questi accessori sono iniitili. II tavolino traslatore p. es. , adattato a muo- 



14 



MICBOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



(fig 1) 




MICROSCOPIA APPLICATA ALL'l&IEXE 15 

vere iu due seusi il preparato, uon serve che in casi speciali e per studi 
apeciali e si pvio benissimo non abituare ad adoperarlo : in ogni caso eon- 
siglio di fornirsi di nn tavolino adattabile a qualunque microscopio come e 
quello del Reichert, e non di un microscopio fornito dello stesso. II tavolino 
riscaldante, (V. Protozoologia) non serve cbe per casi speciali e puf) essere 
sostituito il piu delle volte dal termostato; cousiglio ad ogni mode per clii 
avesse neceseitll di tenere i preparati sotto il campo microscopico alia tem- 
peratura di 37° C. di mettere il microscopio nella camera riscaldante di Zeiss 
che h di legno, a fondo metallico con due aperture laterali per muovere il 
preparato e un vetro davanti per dar luce alio speccbio; la temperatura si 
regola eventualmeute con un termoregolatore e un termometro i quali pog- 
giano sul tavolo portoggetti. 

Xecessario per il microscopista e invece il polariscopio; ma di questo ap- 
pareccbio se ne parlera piii a proposito nel capitolo cberiguarda I'esame delle 
farine. 

ESAME MICEOSCOPICO 

DELLE CAENI ERESCHE E COXSERVATE 

E DEL GRASSO. 

Carni. 

Praticaudo resaine microscopico della carne, si deve cercare di 
rispondere ai seguenti quesiti : 

a quale animale appartenga la carne in esame ; 

se la carne appartenga ad animali affetti da malattie in- 
fettive ; 

se la carne sia invasa da parasiti animali; 

se la carne sia fresca, frolla, putrefatta, ammufflta; 

se alia carne si trovino commiste soslanze estranee. 

1. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE A QUALE ANIMALE 
APPARTENGA LA CARNE IN ESAME. — Poclli si SOnO OCCUpati di 

stabilire diflerenze tra le carni dei diversi animali che vengono 
macellati. Qualclie ricerca e stata fatta soltanto siiUe fibre musco- 
lari striate e sulla grandezza delle cellule adipose; ma special- 
mente trattandosi di diflferenziare la carne di animali affini, non si 
puo pretendere di potere sempre acquistare tanta sicurezza di 
giungere alia diagnosi. 

Recentemente lo Stazi si e occupato del valore da dare al- 
I'esame istologico delle carni. 

L'A. ba studiato anzitutto in generale la dimensione, la forma, la stria- 
tura delle fibre, poi la posizione, il numero, la grandezza, la direzicne del nuclei, 
ed infine le cellule adipose; poscia ba ricercati tutti i caratteri peculiar! 



IQ MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 

a iudicati nelle singole earni dei bovini, biifalini, eqmni, suini, caprini e 



ora 
oiini. 



Bovini. Vitello. — Fibre piuttosto piccole; striatuve trasversali sot- 

tilissirae; i nuclei numerosi, grossi a paragone della fibra, sono situati, 
tanto'ai lati cli questa, qnauto Inngo la linea mediana (secoudo Zoccoli e 
Nosotti, sono posti di preferenza nelPinteruo; secoudo Savarese, occupano 
il centro; secondo Stazi di solito si trovano ai margini) ; le cellule adipose, 
alquanto ovali, otfrono diametri minori di quelle di bue e di vacca (Nosotti). 

Giovenco. -^ Fibre piii gTandi di quelle di vitello; striature trasversali 
alquanto piu grosse; i nuclei ovali, ma non niolto allungati, sono abba- 
stanza nmnerosi, perb si trovano fibre che ne hauno pochi; le cellule adipose 
sono teudeuti alia forma ovale, come del resto in tutti i bovini. 

jiue, — Fibre in generale piti sviluppate delle precedenti ; striature tra- 
sversali ancora piil spesse; i nuclei grossi, ovali, molto allungati si trovano 
sn tutta la faccia interna del sarcolemma; cellule adipose di gi-andezza mag- 
giore paragouate a quelle degli altri animali da macello. 

Vacca. — Fibre quasi identiche per dimensione a quelle di bue e cosi pure 
le striature trasversali; i nuclei sono grossi e numerosi; i globuli di gi-asso 
sono di poco piu piccoli di quelli di bue. 

Toro. — Fibre quasi tutte sviluppate quasi quanto quelle di bue, pero 
nello stesso preparato se ne trova sempre qualcuna piu piccola; la striatura 
trasversale h grossa e luarcata; i nuclei compaiono alcuni come corpicciuoli 
ovali allungati, altri quasi rotondi, ed altri anche piii allungati, tutti nella 
direzione longitudinale della fibra, di varia grandezza e non molto numerosi. 

BuFALiNi. — Vitello. — Fibre di grandezza intermedia tra il vitello bovino 
e un bovino adulto; le striature trasversali piii marcate di quelle di un bovino 
in pari condizione di eta; i nuclei, grossi, poco numerosi e in maggioranza 
ai lati della fibra. 

Giovenco. — Fibre poco piu grosse di quelle di giovenco bovino; stria- 
ture trasversali piu marcate e visibili; nuclei, alcuni piti piccoli di quelli 
di vitello bufalino, altri piii grossi, ma assai piti numerosi, di una forma 
molto allungata. 

Bufalo. — Fibre bene sviluppate, meno trasparenti di quelle di bue con 
le striature trasversali piu marcate; i nuclei, in alcune fibre piu numerosi, in 
altre meno, hanno forma diversa tra loro, alcuni molto allungati, altri ovali, 
altri quasi rotondi; le cellule adipose si veggono di forma poligonale. 

Equini. — Cavallo. — Le fibre sono abbastanza grosse, ma generalmente 
meno che nei bovini e bufalini, con bellissima striatura trasversale somi- 
gliante a quella delle fibre bufaline. Da alcuni non si tiene affatto parola in- 
torno ai nuclei e da altri se ne nega addirittura la presenza, pero la fibra 
se e opportunamente trattata, essi rendonsi appariscenti ne piii ne meno 
che quelli delle altre fibre, alcuni piu grossi, altri piii piccoli, tutti allungati. 
Le cellule adipose hanno una forma piii decisamente ovale, ma meno svilup- 
pate di quelle dei bovini e bufalini. 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



17 



Asino. — Fibre sviluppate forse quanto quelle di cavallo con piccoli nuclei, 
i piu piccoli fra qiielli finora osservati. 

SuiNi. — Le fibre sono eguali o poco piii grosse di quelle di bovino adulto; le 
striature trasversali si veggono sottilissime ; i nuclei sono piii numerosi in al- 
cune fibre, in altre meno, alcuni sono ovali allnngati, altri pure alluugati ma 
rotondi ad una estreraita ed a punta nell'altra. Tra alcune fibre poi si trovano 
alcuni ammassi di cellule adipose che geneialmente sono di forma poligonale. 

Caprixi - OviNi. — Le fibre sono sottili forse quanto quelle di vitello 
di poche settimane; le striature trasversali sono finissime, ma molto bene 
visibili; i nuclei sono grossi, alcuni di forma uguale a quelli delle altre fibre, 
altri o rotondi o triangolari. 

Dopo tiitte queste osservazioni lo Stazi conchiude col dire die 
per poter diflerenziare una came da un'altra, I'ainto piu forte ci e 
dato dalF esa- 
uie macrosco- 
pico; I'esaine 
istologico si 
presta male. 

Troppo grosse >W .O^H^ V 

sono le diffe- ^ 

renze che si 
uotano uon so- 
lo nelle fibre 
degii aniinali 
dello stesso ge- ^ " 

nere, in quelle * rtg. 2. 

deimuscoli del- 
lo stesso animale, nia ben anche in quelle dello stesso muscolo e 
perfino del medesimo fascetto muscolare, per potervi insistere. 

Tuttavia i trattatisti, limitando la diaguosi differenziale tra 
eartie hovina, equina e suina, ritengono die, fino a un certo piinto, 
<iueste carni si possano distinguere. 

a) in base al nuniero dei nuclei, alio spessore degli strati e 
alio spessore totale delle fibre muscolari striate, perche : 

— quelle dei bovini sono ricclie di nuclei, presentano 
una striatura abbastanza delicata e uno spessore die e inferiore a 
quello delle altre (fig. 2-«) ; 

— quelle degli equini sono povere di nuclei e presentano 
striature un po' grossolane e uno spessore niaggiore (fig. 2-b) ; 

— quelle dei suini sono povere di nuclei, posseggono una 
striatura grossolana e uno spessore maggiore di quello di tutte le 
carni degli animali da macello (fig. 2-c) ; 





Celli 



18 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

b) ill base alia graudezza delle cellule adipose, perclie: 

— le cellule adipose dei bovini sono inolto graudi, anzi 
le pill graiidi di tutte fra quelle degli animali da macello ; 

— le cellule adipose degli equini sono le piii piccole fra 
tutte (media i^ 35) ; 

— le cellule adipose dei suini souo piu piccole di quelle 
dei bovini, ma piu grandi di quelle degli ovini (media ij. 60). 

Soltauto recentemente per diifeienziare una carne dall'altra 
si e pensato di mettere a protitto il metodo sierodiagnostico. 

II Eiegler lia infatti tiovato clie i sieri dei conigli trattati 
con Festratto acquoso di una data specie di carne, danno un pre- 
cipitato o per lo meno un intorbidaiiiento quando ad essi si ag- 
giunge una certa quantita dell'estratto stesso, mentre non danno 
la detta reazione quando si aggiungano estratti di carne di specie 
diversa da quella adoperata i>er le iniezioni. La reazione compare 
tanto se Festratto e fatto con carne cruda, quanto se fatto con 
carne bollita. o arrostita. Se si tratta di un iniscuglio di iiiii estratti 
il siero di essi presenta la reazione solo quando si aggiungono 
estratti identici a quelli adoperati. Cosi il Kiegler avrebbe diagno- 
sticate le cariii di coniglio, di capriolo, lepre, cavallo, vacca, porco, 
gat to. 

Secondo Miessner ed Herbst il succo deve essere iircjiarato, se con carne fVesca nel rapporto 
di 1 di carne a 50 di soluzione fisiologica di cloniro di sodio, se con carne salata nel lapporto 
di 1 a 25. Si pu6 anclie adopcrarc la soluzione di cloniro sodico col 0,5 "/„ di acido I'euieo. 

2. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE SE LA CARNE AP- 
partenga ad animali affetti da MALATTIE INFETTIVE. 

TraUandosi diricercare hatterii neJle carni fresche, I'esame si pra- 
tica raccogliendo con ansa di platino sterilizzata, a secoada dei casi, o il san- 
gue del cuore, della milza, della muscolatura e ove occorra delle vene, o il ma- 
teiiale che si trova uei focolai in cui ha sede la malattia, o 1' uno o I'altro 
materiale, allestendo poi preparati a fresco e preparati colorati preferibil- 
mente coUa miseela dello Ziehl o con quella delP Ehrlich iisando ove oc- 
corra il metodo del Gram, tuttocio secondo i noti dettami della tecnica bat- 
teriologica. 

Quando si debbano fare preparati dalla superlicie di taglio degli organi, io 
coneiglio fornirsi di vetrini portoggetti sterilizzati direttamente alia tiamma, 
disporne alcuni sul tavolo sopra carta bibula, prenderne un altro per un lato 
stringendolo fra il poUice e 1' indice c poi imbrattarne il bordo taglieute ; 
indi la medesima superficie di taglio imbrattata strisciarla sopra alcuni dei 
portoggetti posti sul tavolo. Si ottengono cosi dei preparati in cui il ma- 
teriale h posto in unico strato sottile, che poi si secca e si colora. 

Quando poi si abbia a che fare con pezzi di tesauti e consigliabile 
porli in capsule Petri, tagliuzzarli con una forbice curva senza togliere del 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 19 

tutto il coperchio della capsula e poi, per fame preparati, prenclerne ima 
certa quantity con im robusto ago di platino e porla sopra un vetrino por- 
toggetti sterilizzato schiacciando poi la poltiglia con un altro vetrino clie 
si toglie via per strisciamento. Solo quando il tessuto sia molto spappola- 
bile come nel caso di milze carbonchiose, si piio ridurlo ad uno strato pin 
sottile col bordo di nn vetrino pulito come nel caso precedente. I vetrini 
sporchi che banno servito per le manualit^ si gettano in un recipiente con- 
tenente acido solforico piu o meno concentrato. 

Se si tratta di 2)i()emie, quando siano prodotte da stafilococchi, 
si ricercheranno qnesti germi possibilmente nei focolai osteomieli- 
tici clie e difficile mancliiuo; quando invece siano prodotte da stre- 
ptococclii si ricercheranno preferibilmente nelle localizzazioni dei 
varii organi. La loro diagnosi e semplicissima: basta per gli stafi- 
lococchi riconoscere cocchi disposti ad ammassi, per gli strepto- 
cocchi disposti a catena di rosario: da un semplice preparato i)ero e 
impossibile riconoscere la specie cui questi germi appartengono. 

Del resto va notato clie oltre ai cocchi si possono rinvenire 
altri germi, poiche non e detto clie tutte le pioemie siano prodotte 
da cocchi : in tali casi senza la prova colturale e la prova biolo- 
gica e impossibile giungere ad una diagnosi. 

Se si tratta di settieoemie alia ricerca microscopica si e data da 
molti poca importanza, perche, v'e chi ancora ritiene clie la setti- 
cemia sia dovuta soltanto ai prodotti settici assorbiti e penetrati 
nel torrente circolatorio, cioe a quel materiali clie con parola im- 
propria sono dette tossiue della putrefazione. Ma dal moment© 
che queste forme di setticemia, tutte le volte clie si sottomettono a 
studio dal batteriologo, si vedono trarre la loro origine da bacteri, 
e evidente che la ricerca microscopica si deve fare anche in queste 
affezioni per trovame gli agenti causali: soltanto non tutte le etio- 
logie delle diverse setticemie sono note, o ben sicure. 

I Ijovini e piii raramente gli equini e i suini possono essere af- 
fetti da carboncMo ematico. Si troveranno: un edema gelatinoso, 
sottocutaueo, le carui pallide, cosi dette lessate, la milza grande 
uerastra, spappolabile, il sangue piceo. In tutti gli organi si tro- 
veranno bacilli lunglii e grossi {<>■ 3-6 — n 10) con gli estremi 
che nei preparati fissati e colorati appaiono tagiiati nettamente 
e specialmente quando sono riuniti a catena con uno spazio ovoide 
tra di loro per cui le estremita appaiono leggermente concave; 
questi germi sono immobili e appaiono per lo piii nei tessuti forniti 
di una capsula, e sono colorabili col metodo del Gram. 

I bovini, gli ovini ed i caprini, possono essere afletti da car- 
honchio sintomatico. Si trovera in una regione muscolare una 



20 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIEXE 

tumescenza crepitante al tatto, coperta di pelle generalmente 
necrosata, contenente un liquido sierosangiiinolento ; la massa 
muscolare rossobruna, infiltrata del liquido stesso, e intramezzata 
da bolle di gas ; versamenti nelle cavita, e la milza ingrandita, 
rossastra. Facendo preparati dal liquido sottocutaneo, dal succo 
dei muscoli, dalla polpa della milza, si troveranno forme bacillari 
simili a quelle del carboncliio ematico, ma in massima piu coite e 
piu sottili ([A 1 X 5 - 8). Quelle osservate iiel succo dei muscoli souo 
perb modificate nella loro forma avendo assunto I'aspetto di bac- 
chette da tamburo o di fuso per la presenza di spore. Sono bacilli 
per lo pill isolati, che alcuni ritengono colorabili col metodo del 
Gram, ove all'alcool si sostituisca Folio di anilina e non si pratichi 
la colorazione di contrasto. 

Gli equini, e anche gli altri animali clie forniscono carne man- 
gereccia, eccezione fatta pare dei bovini, si possono trovare aftetti 
da edema maligno. Essi presenteranno un edema sottocutaneo qiial- 
clie volta crepitante, sierosanguinolento, dift'uso, cougestione di 
tutti gli organi e quindi anche della milza e la muscolatura di un 
colorito rossovinoso, fuxinata, come impropriamente si dice. Nella 
milza, nel liquido sottocutaneo, ed eccezionalmente soltanto, nel 
sangue, si troveranno bacilli piii corti e piii sottili di quelli del 
carboncliio ematico, (|x 1 X 3), a estremita arrotondate, isolati o 
riiiniti a filamenti (hmglii sino a 15-40 ix) immobili o quasi, mentre 
sono mobili le forme corte, non colorabili secondo la maggioranza 
degli autori col metodo del Gram. 

I bovini adiilti possono poi essere affetti dalla cosi detta setti- 
eemia emorragica, dalla febhre catarrale maligna, dal tifo ecc. ; i 
vitelli dalla difterite, dalla diarrea hianca ecc.,; i bufali dal bar- 
hone hufalino ', gli ovini dalla mastite gangrenosa, dalla 2)olmonite 
verminosa; i suini dal mal rosso, dalla> setticemia suini, dalla, peste, 
dal colera ; i poUi dalla difterite, dal colera, dalla peste. 

Per la ricerca e la diagnosi degli agenti etiologici di queste 
malattie, non val nulla il semplice esame microscopico : e d'uopo 
chiedere aiuto alia batteriologia. 

Quando invece si tratti di infezioni da batteri die teudono a 
localizzarsi negli organi, allora potra trattarsi di tubercolosi, di 
actinomicosi, di farcino nei bovini, di tubercolosi e di difterite negli 
uccelli, di morva e di tetano negli equini. 

Se si tratta di tubercolosi, nei bovini si notera nei polmoni o 
nei gangii linfatici (nei noduli meno caseiflcati) o nel muco bron- 
cliiale la presenza di bacilli diritti o un po' curvi, sottili e lunghi 
{\i 0,3 - 0,5 X 3-5) colorabili coi metodi di colorazione dei bacilli 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 21 

della tubercolosi. Qnaudo invece si tratti di tubercolosi iiei polli, 
la ricerca va specialmente fatta nel fegato, nei gangii mesenterici, 
nella inilza e i polmoni vanno esclusi. 

lu ogni caso poi se si tratta di esaminare il contenuto inte- 
stinale, specie di bovini, bisogna ricordare die nelle feci delle 
vacclie normalmente si trova iin bacillo, qiiello di Moller, clie asso- 
rniglia abbastanza al bacillo della tubercolosi e si colora nello 
stesso modo. E aiicora bisogna aver cura di non confondere, 
fondaudosi sulla sola colorazione dei batteri, focolai di psendotu- 
bercolosi, con quelli di tubercolosi: nei primi i batterii sono ge- 
neralmente corti e grossi, ammassati e facilmente coltivabili. 

Se poi si tratta di carni affette da actinomyces si notera la pre- 
senza di tuuiori duri di aspetto lardaceo (specialmente nel mascel- 
lare inferiore dei bovini) con punti suppurati contenenticorpi bianco- 
grigiastri o giallastri clie trattati con acido acetico al 5 "/o ^ <iil'i- 
cerati si presentano costituiti da masse filamentose i cui elementi 
alia periferia hanno aspetto di clave o pere, colorabili coi comuni 
colori anilinici e dimostrabili anche nelle sezioni col metodo di 
Weigert. 

Se si tratta di farcino ho vino in corrispondenza delle estre- 
mita si troveranno dei cordoni duri ed indolenti lungo il decorso 
dei linfatici, nel cui contenuto in mezzo a dei focolai di rammolli- 
mento si troveranno dei fllamenti ramificati e variamente intrec- 
ciati clie stanno a dimostrare la natura streptotricea dell'aflezione. 
Se si tratta di morva si avra la presenza dei noduli mocciosi 
e nel sangue di bacilli un po' meno sottili dei bacilli tubercolari, 
a estremita arrotondate, generalmente non omogeneamente colo- 
rabili, vacuolati come si dice o a navicella, isolati o a due, mobili 
qualclie volta, non colorabili coi metodi di colorazione specifica 
dei bacilli tubercolari e neppure col metodo del Gram. 

Se si tratta di difterite dei xmUi^ si troveranno in corrispondenza 
della base della lingua delle membrane bianco-sporclie, le quali 
esaminate al microscopic col metodo di Neisser si dimostrano con- 
tenere il bacillo della difterite. Questa aifezione non va confusa con 
quella della difterite comune dei polli clie andrebbe cliiamata difte- 
rite setticemica, la quale e prodotta da un germe, appartenente al 
grnppo del h. colt. Questo germe si ritrova anche nel sangue dei 
polli, mentre non vi si trova il b. della difterite genuina. 

Se si tratta di tetano nel solo sito d' inoculazione nella ferita, 
quando essa sia rinvenibile, si trovera una leggiera cliiazza emor- 
ragica con germi sottili e diritti, generalmente isolati e qualche 
volta riuniti a filamenti, resistenti al Gram, mobili, forniti (pare 



22 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



solo se la ferita e aperta) di una spora terminale, clie da loro 
I'aspetto di bacclietta di tamburo. Nessun orgauo presenta micro- 
scopicameute delle alterazioni, ne in essi, ne nel sangiie sono visi- 
bili dei germi. 

Se si tratta di carni affette da botyiomieosi si avranno negli 
equini dei nodnli duri bianco-giallicci, come granelli di sabbia 
circondati da una guaina comune, entro ai quali si trovauo corpi 
di grandezza varia disposti a grappolo, grandi da 5 a 100 |a clie 
risiiltano dalla riunione di forme cocciche, le quali sarebbero anche 
state coltivate. Indubbiamente sono formazioni parasitarie e il 
parasita e stato cliiamato discomyces equi dal liivolta o hotrt/o- 
myces equi : perb il suo nome comune e quello di micr. aseofonnans 
datogii dal Jolme e Robe. 

Secondo Kitt sembra si tratti di un germe simile alio stafilo- 
cocco aureo. Perb non solo non e ben sicura la sua parentela con lo 
stafilococco piogeno aureo, ma neppure quella coi cocclii, cliecche 
a mio vedere, sia stato scritto sul proposito. Difatti alcuni autori 

lo collocano nell'anello di passaggio 
fra i microbi ed il gruppo degli strejJto- 
thrix, clie lianno ben altra forma di 
quella dei cocclii e clie sono delle in- 
dividualita batteriche note ormai con 
tutt'altri particolari. 
/^, -^^iii^ a >i_^»A Se si tratta di carni alfette da hla- 

t-'y■=-'^)/7 .^ /'L^^KWi 1 Htomiceti, si potranno trovare lesioni 

diverse tanto piii clie recentemente 
si sono messi in rapporto questi es- 
seri con le neoplasie: ricorderb solo 
clie nel fareino criptoeoccico del ca- 
^^°" ^' vallo (nel pus delle gliiandole) si tro- 

vano dei corpi ovoidali un i)o' acurai- 
nati ai poli, contenenti spesso qualclie granulo splendente (fig. 3). 
Questi corpiccinoli sono stati riferiti a blastomiceti non solo per la 
loro forma ovoide (si sa clie vi sono di tali blastomiceti) ma anche 
perclie sarebbe stato coltivato dai noduli un blastomiceta clie nel 
cavallo avrebbe prodotto noduli consimili, con esito alia forma- 
zione di un pus denso, analogo a quello del fareino criptoeoccico. 
^o\ perb non abbiamo mai potuto vedere gemmare alcuno di que- 
st! corpiccinoli, ne abbiamo trovato in essi le caratteristiclie mi- 
crocliimiche dei blastomiceti, e dal materiale farcinico ricco di 
tali corpuscoli sinora non abbiamo potuto isolare in alciin terreno 
speciale forme blastomiceticlie (Casagrandi ed Adani). 





MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 23 

Se si trattera, di volatili e si noteranuo siilla cresta, sul collo, 
attorno all'arco sulle palpebre, nella faccia interna delle zampe 
dei noduli solidi che scliiacciati lasciano 
fuorinscire un contenuto fomiato da corpi 
ovali o rotoudeggianti, nu po' splendenti, 
a contenuto omogeneo, come raggrinzato 
(fig. 4), si dovra pari are di vaiolo dei 
polli. 

Un'alTezione identica si puo produrre micro- 
scopicamente (Casagrandi) e macroscopicamente 
(Sanfelicc) cou un blastomiceta. 

Secondo Marx e Sticker, Pepitalioma conta- 
gioso dei polli che si fa sinonimo di vaiolo dei ^S- ^^ 

polli sarebbe invece dovuto ad un virus filtra- 

bile attraverso le candele di Berkefeld che si ritiene nou lascino passare 
neppure i piu piccoli batteri visibili coi comuni ingrandiinenti. 

Trattandosl poi di pyaticare queste rieercke in ciirni conscrvate, 
occorre fare preparati a fresco, diliiendo un po' del materiale, se 
poltaceo, in un poco di acqua con cloruro sodico e osservando 
l)i'iuia a debole e poi a forte ingrandimento; se di carne in pezzi, 
strofinaudo questi sopra un vetrino pulito, diluendo magari un po' 
della jioltiglia degli stessi con acqua e sottoponendo il materiale 
airesame microscopico, dopo avere colorati i preparati coi metodi 
del Gram, dello Ziehl Xeelsen, ecc. £ pero impossibile, general- 
meute, venire a una diagnosi esatta senza le ricerclie colturali e 
la prova sugli animali, e quest'ultima e necessaria perclie per i 
diversi procedimenti di conservazione della carne le ricerclie bat- 
teriologiclie possono avere esito negativo. 

3. ESAME 31ICROSCOPICO PER RICONOSCERE SE LA CARNE SIA 

INVASA DA PARASiTi ANIMALI. — Xcllc carni possouo trovarsi 
cisticerclii, cisti, larve, vermi adulti, sarcosporidi. 

a) Carni cisticercate. — Le carni con cisticerclii sono di 
suiui, di bovini ecc. 

I cisticerclii della carne suina rappresentano lo stato cistico o 
vescicolare della taenia solium, clie liaper oste definitivo I'uomo,, 
nel cui intestino si sviluppa prendendo il uome di verme solitario. 

iS'e si tratta di carni fresche la diagnosi si fa esaminando i 
muscoli sopra e sotto-scapolari, cervicali, femorali, sotto-lombari, 
la lingua e il cuore (cio che non esclude, clie i cisticerclii si pos- 
sano trovare in altri organi, nelle sierose, nel fegato, nella luilza 
ecc). Eitrovando quivi dei corpic<nnoli ovalari pinttosto duri, bian- 





24 MICBOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

cosporclii, pressoche della grandezza di im grano di migiio, si 
estraggano tagliando con iin piccolo bisturi la capsula connetti- 
vale da eui sono circondati, si pougano sopra im vetiino portog- 
getti in una goccia di glicerina e si schiaccino ponendoli sopra un 
altro vetro portoggetti. Cosi operando si svagina dalla vescicola 

10 scolice o testa, clie osservata al microscopio ad un ingrandi- 
mento di circa 60 diametri (oc. 3-4 Kor. obb. 2) mostra le quattro 

ventose e una doppia serie di un- 
ciui robusti in numero di 24-32 

(fig. ->)' 

I cisticerchi della came hovina 
vappresentano lo stato vescico- 
lare o cistico della taenia medio- 
cuneUata o mginata o inerme, clie 
ha per ospite definitivo I'uomo, 
nel cui intestiuosi sviluppa, pren- 
^. : ' U^.'l ■'■■>- dendo pure il nome di rerme soli- 

ng. -.. fig 6, tar 10. 

Se .si tratta di curni fresche, 
osservando il cuore, la lingua, i massateri, i muscoli del laringe, 
si troveranno delle vescicole di forma allungata, poco piii lunglie 
e poco pill larghe di '/, cm., presentanti nell'equatore una maccliia 
bianco-giallastra. 

Si completa allora I'esame con la ricerca microscopica operando 
come per il cisticerco della taenia solium. Xel preparato si vedra 
la testa svagiuata del verme, fornita di 4 \entose, con una depres- 
sione centrale fra le stesse, senza uncini : a questa parte del verme, 
clie corrisponde alia testa fa jier lo piii seguito un collo niolto pie- 
ghettato (fig. G). 

Se si tratta di earni conservate si i)uo procedere con il raetodo 
di Riessling piii o meno modificato. 

A tal uopo si prende della soda o potassa caustica, la cui density segni 
al densimetro di Baum6 19° corrispondenti presso a poco a 1,15 di peso spe- 
cifico, oppure non avendo il densimetro, si sgrassa la came con etere e si 
prepara una soluzione concentrata alcalina cos\ fatta che introducendovi in 
essa la came, questa galleggi. In una data quantity di liquido (circa 300 cmc.) 
posto in una boccia a collo largo e a tappo snierigliato, si fa pervenire una 
cevta quantita di came (che se fe molto grassa si tratta precedentemente con 
etere), tagliuzzata finamente e si sbatte bene sino ad ottenere una poltiglia, 

11 pill possibilmente omogenea. D'altro canto si versa in un biccbiere a ca- 
lice circa 1 litro o piti della soluzione alcalina e in essa si versa la poltiglia 
ottenuta, si agita alquanto e si lascia a se. In breve tempo al fondo si de- 



I 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 25 

positano i cisticerchi, mentre la came rimane galleggiante. Si decanta allora 
il materiale e si esamina ci5 che va al fondo scliiacciandolo, in una goccia 
di glicerina, fra due vetri portoggetti. 

Si piio anche digerire la came in pepsina idroclorica a 40" per varie ore : 
il grasso dopo questo trattamento rimane a galla ; i cisticerchi intaccati solo 
nelle loro pareti, vanno a fondo; la came viene digerita; h questo il pro- 
cedimento di Schmidt-Muhleim. 

I cisticerchi dei ruminanti e dei suini, die si trovano uelle sie- 
rose (peritoneo, pleura, pericardio) e non nei muscoli prendouo il 
nome di cysticercus tenuicoUis e rappresentano generalmeute lo 
stato cistico o vescicolare della taenia marginata, Tantica (jJohu- 
losa, la quale ha per ospite definitivo il cane nel cui intestino 
si sviluppa come verme perfetto. Gia ad occliio nudo questo 
cisticerco si riconosce facilmente perclie la graudezza della vesci- 
cola caudale e per lo piii quella di un uovo di piccione o di 
polio, d' onde il nome che ad essa danno i beccai di « boUa 
d'acqua ». 

Ad ogni modo per esser sicuri della diagnosi, sgusciata la 
vescicola e compressala fra due vetri si libera la testa del gio- 
vane verme fornita d'un lungo collo pieghettato, il quale sta in- 
vaginato nella vescicola nel cui liquido galleggia. 

Questa testa osservata al microscopio si presenta provveduta 
di 36-38 uncini. 

I cisticerchi che si trovano nella cavita peritoneale e plenrica del 
coniglio e della lepre e che prendono il nome di cysticercus piri- 
formis rappresentano la fase cistica della taenia serrata che ha 
per ospite definitivo il cane. Essi si presentano isolati o riuniti a 
grappolo con una macchia polare bianca. Schiacciandoli fra due 
vetrini esce lo scolice, che al microscopio presenta quattro ventose 
e un rostello aruiato di 34-4:8 uncini. 

b) Garni con cisti. — Le carni con cisti appartengono ai piii 
diversi animali: possiamo trovare fra di esse quelle con cisti di 
echinococco e con cenuri. 

Leccfr?*/ ajfette da ecMnococco sono caratterizzate dalla presenza 
di vesciche di varia grandezza (da un seme di canapa alia testa 
di un bambino) sferiche, ovoidali o modellate a seconda della 
strnttura delForgano, per lo piii circondate da una capsiila con- 
nettivale fornita dai tessuti. Esse si possono trovare nei piii diversi 
organi, ma con preferenza nel fegato dei carnivori, dei rosicanti, 
degli eqiiini, dei ruminanti e persino degli uccelli e costituiscono 
lo stadio larvale-cistico o idatico della taenia echinococcus, che ha 
per ospite definitivo il cane e anche altri animali. 



26 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



La diagnosi di cisti da ecliinococco indipendentemente dai dati 
macroscopici, clie gTandeinente la facilitano e la rendono il piu 
delle volte indubbia, e possibile mediante resarne microscopico. 
Se entro la cisti, suUa sua parete interna si trovano quel bot- 
toni arrotondati, clie si chiamano cistinidi o rescicole (jcrminaUve 
alia ciii superficie esterna si uotano delle appendici cave, ogniina 
delle quali corrispoude ad una testa di echinococco, bastera di- 
staccare pezzetti della parete cistica in corrispondenza di questi 
bottom ed osservarli al solito in una goccia di glicerina debita- 
mente scliiacciati fra due vetrini portoggetti. Si vedra allora clie 





fig. .7 



ogni cistinido e costituito da 1 a 20 e piu scolici o teste con 4 
ventose, un rostello ed una corona di uncini (fig. 1-a, h). 

Se invece entro la cisti, dallo strato germinativo interno della 
medesima non si sono originate i ciHt'inidi, per cui 1' idatide, 
pur essendo di un volume piii o meno notevole, rimane sterile 
ossia diventa acefalocisti , e sempre possibile far la diagnosi di 
cisti da ecliinococco prendendo in considerazione la struttura 
della iiiembrana della cisti, clie si presenta in ogni caso multi- 
stratificata, come se fosse costituita da una serie di lamelle sot- 
tili, amorfe disposte concentricamente (fig. 1-c). Dopo di clie non e 
iieppure necessario, per avvalorare la diagnosi, rinvenire nella 
parte interna della parete cistica, lo strato grauuloso o germina- 
tivo clie vi si deve trovare. 

Le cisti clie si sviluppano nel cervello del montone ed ecce- 
zioualmente del bue, della capra, del cavallo, intorno alia gran- 
dezza di un novo di polio (fig. 8-«), si chiamano cemiri cerehrali e 
rappresentauo la fase cistica della taenia coenurm clie lia per ospiti 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 



27 



definitivi il cane e la volpe. Ha una parete robnsta e contrattile 
con maccliie bianche pin o meno numerose, corrispondenti ad 
altrettante teste di teiiie invaginate in diverse stadio di sviluppo. 





^>i:^^>?t>L;jS^/ 



^fe'^cS 



lig. 8 



Schiacciando fra due vetrini alciini di questi puuti bianclii, si 
vede una testa (fig. S-h) arinata di una doppia corona di uncini 
alcuni lunghi, altri corti, in numero di 12-16 per ogni corona, con 
quattro ventose e uu collo coutenente corpuscoli 
calcarei. 

c) Cariii con larrc di vermi. 
Se si tratta di suini si possouo ritrovare uei 
muscoli dei medesimi le larve della trichina sjn- 
ralis (fig. 9), la quale conduce vita di verme 
completo neir intestino dello stesso animale. La 
presenza di questo verme nelle carni dei suini si 
dimostra tanto nelle carni fresclie clie conser- 
vate, per la presenza di puntini biancastri fra le 
fibre muscolari; questi puntini sono rappresen- 
tati da una cisti fusiforme della grandezza di 
!J. 10 X mm. 0,30 — 0,80, nel cui interno si 
trova il vermiciattolo ripiegato a spira e della 
lungliezza di circa 1 mm. La capsula e cliitinosa, pub auclie calci- 
ficarsi e generalmente presenta ai poli un certo numero di cellule 
adipose. Per giungere alia diagnosi e necessario trovare il vermi- 
ciattolo, perclie la presenza di puntini biancastri puo esser dovuta 




fig. 9. 



28 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

a focolai actinomicotici calcificati, a deposit! di tirosina, a sarco- 
sporidi. Quando i puntini non si vedono ad occliio nudo, specie 
se le cisti uon sono calcificate, se si tratta di carni eonservate, si 
dilacerano pezzetti presi a caso, in acido acetico al 0,20 **/„; se si 
tratta di carni fresche si dilacerano in semplice cloruro sodico, le 
fibre dei pilastri del diaframma, dello i>soas, della lingua, degli 
intercostali, degli addominali. Quando le cisti siano calcificate 
si puo favorire Fuscita del vermiciattolo dilacerando il materiale 
in acido cloridrico o solforico al 2-5 "/„ e guardare il preparato 
ad ingrandimento di 40 diametri. 

Siccome poi oltre alle carni suine, bovine e ovine si adoperano per 
alimento anclie quelle dei pesci, degli uccelli, ecc, cosi 1' igienista 
dovrebbe ricercare pure se in questi ultimi esistessero dei vermi : 
pero sono ben i)oclii i parasiti interessanti. Possiamo citare 
fra gli altri il tetrarhi/Hchiis molae o (VihotriorhynehuH graciUs die 
si trova nel fegato Aq[V orthagoriscus mola, il quale viene in alcuni 
paesi mangiato dalla povera gente. Esso rappresenta lo stato lar- 
vale di un verme clie ha, a quanto pare, per oste definitive il pesce- 
<3ane. La diagnosi del resto si pub fare quasi ad occhio nudo 
perche al taglio il fegato lascia fuoriuscire una serie di fill bian- 
castri caratteristici, rappresentanti la coda del verme, essendo Iji 
testa incistata in una capsula connettivale entro il parenchima 
€patico. 

Cosi pure nei pesci d'acqua dolce e in particolar modo nel 
luccio iesox lucius) nella bottatrice [lota rnlgaris), nella perca 
{perca JluviaHHs) e anclie in diversi salmonidi, si puo trovare nei 
muscoli il cosi detto plerocercoUle. P^sso rappresenta la larva del 
hotrioceplialuH latus, clie lia per ospite definitive I'uomo. Trattasi 
di un corpo ovalare, ciliato, lungo 25-30 p, clie si scava un canale 
nei muscoli, rappresentante la testa e il collo del botriocefalo. 
d) Carni con vernii alio stato adidto. 

Se si tratta di fegato di bovini, equini, ovini, suiui, nei dotti 
biliari, si puo trovare il cUstoma epatico dalla caratteristica forma 
di foglia di salice, visibile ad occhio nudo. Quando non lo si trovi, 
si puo esaminare il conteuuto dei dotti e le feci al microscopio 
per cercarvi le uova, che sono grjindi ij. 130 X 80, opercolate, a 
contenuto granuloso. 15 specialmente poi indicata tale ricerca 
quando si sospetti la presenza del distoma nei polmoni, nella 
inilza, nei muscoli. Se si tratta di fegato di ovini e facile trovare 
insieme al distoma epatico, un altro distoma piii piccolo, il lanceo- 
lato, le cui uova sono piii piccole. misurando ix 39-41 X 24 ovoi- 
<iali, opercolate, nerastre. 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 29 

Se si tratta di pancreas di bovini e bufalini, si piio trovare^ 
alineno in bovini asiatici, un distoma simile al lanceolato ma anche 
pill piccolo, le cui uova sono operculate al polo piu largo e grandi 
I* 44-49 X 23-30. 

Xei muscoli dei siiini inline, si possono trovare delle cisti^ 
simili a quelle delle carni trichinate, ma piii piccole, da dove si 
pub estrane un piccolo distoma, diagnosticabile in ogni caso al 
microscopio, il cosi detto distoma della came. 

Eccezionalmente nel fegato degli ovini e dei bovini, in cor- 
rispondenza della biforca/ione della vena porta, si puo trovare 
la bilhartia crassa, verme visibile ad occliio nudo, clie si dice 
generalmente essere riconosciblle per trovarsi accoppiato. Pero 
in questo sito per lo piu si trovano solo dei masclii i quali si rico- 
noscono per i noti caratteri della bilhartia haematohiadeW uomo*^ 
soltanto sono un po' piii lunghi : il mascliio infatti misura mm. 14 
e la femmina 20. In ogni caso la diagnosi si fa cercando le uova 
nell'interno del corpo del verme. Queste sono rotondeggianti o 
fusate con un solo polo fornito di una appendice spinosa, grandi 
mm. 0,17 V 0,04: contengono un embrione. Piii numerose si tro- 
vano nelle vene meseraiche e in quelle della vescica. 

Se si tratta di polmoni di ovini specialmente di montone e 
di capra si puo ritrovare lo strongilo filaria. fi un nematode: il 
maschio e lungo 3-8 cm. e la femmina 5-10 cm. Le uova sono 
ellissoidi della grandezza media di 120 X 55 }i, contenenti un 
embrione mobile e un guscio sottile, clie si deforma ad ogni movi- 
mento delFembrione. Gli embrioni si possono trovare anche liberie 
della grandezza di [jl 540 X 20. 

Xon va confuso con lo strongilo rossastro piu piccolo (il ma- 
schio misura circa 2 cm. e la femmina 3): le sue uova misurana 
|x 95 X 60, sono quindi piii strette e anche piu piccole. 

Se invece si tratta di polmoni di bovini ed eqiiini (cavallo^ 
asino specialmente) si puo trovare lo strongilo mieruro, di cui il 
maschio e lungo 4 cm. e la femmina 6-8. Sono dei vermi flliformi, 
contenenti uova ellissoidi grandi [j. 85 X 35 con embrioni clie 
possono essere anche liberi : sono grandi ia 280 X 25. 

Questo verme non va confuso quando si trova nei bronchi del 
cavallo e dell'asino con lo strongilo d' Am field, ch'e piii piccolo^ 
misurando il maschio circa 3 cm. e la femmina 4-5. Le uova sono 
molto pill larghe, misurando pi 50-60 e anche un po' piii liinghe 
misurando |x 80-100. 

Se si tratta di polmoni di suini, si pub trovare lo strongilo pa- 
radosso, di cui il maschio e lungo 12-15 mm.e la femmina 20-50 mm. 



30 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Le uova sono grandi |j. 57-100 X 39-72. Gli einbrioni possono essere, 
liberi, grandi ii 220 a 350 X 10-12. 

Nella cute, nel cuore, iiel sangue, nel peritoneo, nel fegato, nei 
bronchi, nell'occhio ecc, dei vari animali (bnoi, cavalli, asini, muli, 
cani, polli, piccioni, rane) si possono poi trovare le piu diverse 
Jilarie, la cui presenza si riconosce spesso senza I'aiuto del micro- 
scopio: e seuipre pero anche con questo difficile stabilirne la spe- 
cie; eppero credo inutile insistervi sopra. 

e) Canii con sarcosjwridii. — Si notano nei suiui, paral- 
lelamente alls fibre muscolari striate, delle strie bianche o bianco- 
grigie grandi 2-4 mm. X '/o clie prendono il nome di otricoli o 
sarcocisti. 

L'aspetto di questi otricoli o sarcocisti e quello di sacclietti fu- 
siform!: la cuticula clie li delimita, presentasi nei muscoli del 
porco striata trasversalmente (fig. 10 ) sembra per la presenza di 




fe ^ 

k s "£ 



fig 10. 



poricanali e i corpi die vi si coutengono hanno forme diversissime, 
globulare, ovalare, semiluuare, sino alia reniforme clie sarebbe 
quella dei corpuscoli adulti, omologlii ai corpuscoli falciformi delle 
gregarine. 

Questr corin furouo chiamati otricelli o otricoli del Miesclier 
o corpuscoli del Eainey, gregarine miesclieriane synchytria mie- 
scheriana, miescheria titriculosa. Sono molto comuni nel maiale 
ove prediliggono gli stessi muscoli dove si trova generalmente la 
trichina. Si possono trovare anche nel cavallo, dove perb e inii fa- 



I 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 31 

cile trovarii neiresofago, e nella lingua. Xei boviui si possouo tro- 
vare nei muscoli del clorso e delle spalle e anche nella lingua. 

Un altro sarcosporidio (sarcocystis tenella) e frequentissimo 
nelle pecore dove prediligge I'esofago, ma puo trovarsi anche nei 
muscoli del cuore, onde la morte per cardioparalisi : esso diviene 
visibile ad occhio nudo in forma di noduli biancastri grandi 
quanto un grano di miglio e piii ancora. In quest'ultimo caso, 
quando cioe i noduli sono tanto sviluppati, prende il nome di haJ- 
hiana gUiantea. Anche nelle fibre muscolari dei bovini fu rinve- 
nuto un sarcosporidio non ancora ben definito isarcocystis 1)1 a n- 
cliardi?) 

4. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE SE AD INA 
DATA CARNE SIANO C03HMISTE SOSTANZE ESTRANEE O CARNI DI 

ALTRi ANENiALi. — Sono Ic carui conservate quelle alle quali si 
possono trovare commiste sostanze estranee, e geueralmente sono 
gli amidi quelli die piii di frequente veugono aggiunti. 

Si fa diagnosi di mescolanza con amido, indipendentemente 
dalla specie dell'amido, stroflnando frammenti di carne sopra un 
vetrino e poi lo si bagna con acqua o con glicerina diluita. Si 
osserva quindi il materiale al microscopio, aggiungendo lateral- 
mente al vetrino coproggetti una goccia di tintura di iodio di- 
luita: se ci sono corpuscoli di amido siano pure frammentati, si 
coloreranno in bleu. Bisogna pero aver cura di non tener conto 
dei piccoli granuli in cui non e visibile la striatura, perche per lo 
pill questi appartengono al pepe. Del resto in genere la farina 
aggiunta e quella di patate per cui o si troveranno frammenti di 
granuli o grossi granuli piii o meno rigonfi e sfaldati. L'aggiuuta 
di farina, si fa per aumentare la cosi detta proprieta di legare, os- 
sia di assorbire acqua per rendere la carne conservata, succolenta, 
coerente al taglio. Presso di noi costituisce una frode : non pero 
cosi in altri paesi, dove v'e tale usanza: per es. alia salsiccia. 
si ritiene da molti salumai in Germania die sia necessaria I'ag- 
giiinta del 2 "/,, di farina. 

Molto pill difficile e riconoscere se le carni conservate siano 
commiste o anche sostituite con altre carni : almeno I'esame mi- 
croscopico e di poco o niun aiuto in tale ricerca. In genere e la 
carne di maiale, specialmente se insaccata die viene mescolata o 
sostituita con altre: p. es. con quella equina. A fare una diagnosi 
ditterenziale possiamo oggidi ricorrere alia prova sierodiagnostica, 
lunga e difificoltosa, con la quale recentemeute p. es., il Griming 
sarebbe riuscito a dimostrare la presenza della carne equina, in 



32 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

carni nou solo fresche, ma salate, conservate, affumicate di altri 
animali. 

Si preparano a tal uopo dei conigli inoculandoli sottocute per 8-9 settimane 
con estratto di came equina (V. p. 18) : quando il siero di questi animali ag- 
i^iunto a sangue di cavallo diluito produce subito un precipitate a fiocchi fini 
o oTossi, esso e pronto. AUora si preparano degli infusi in soluzione fisiologica 
delle carni sospette (lasciando macerare a freddo la came se vecchia per 
12-24 ore) e si filtrano sino a limpidezza. A questi infusi limpidi si aggiunge 
il siero specifico. Si lia un precipitate solo se nelP infuso fatto con came 
equina o con altra came in cui e mescolata I'equina. 

Questo procedimento e meno rapido ma sembra piii sicuro di quelle del Niitel, II ((uale 
inocnla 1 succhi nello speco vertebrale doi>o averli trattatl con soda all' 1 %. 

5. ESA^HE MICROSCOPICO PER RICONOSCERE SE LE CARNI 
SIANO FRESCHE, FROLLE, PUTREFATTE, DEGENERATE, ACARIATE, 

AMMUFFITE, COLORATE. — Le cami fn'scJie presentano le fibre 
bene dissociabili, conservano la loro elasticita, permettendo una 
certa trazione senza spezzarsi; il sarcoleinma e il contenuto delle 
fibre sono molto trasparenti, gli strati mono e birefrangenti sono 
netti ma poco apparent!; i nuclei sono cliiari e contengono nucleoli; 
attorno al nucleo e sovratutto ai poli, esiste sempre uno strato 
di protoplasma granuloso, avanzo del protoplasma primitivo. Du- 
rante poi il periodo della rigidita cadaverica le fibre sono meno 
elastiche, piii compatte e piii friabili; e difficile ottenere fibre lun- 
glie; le striature sono molto piii evidenti che nelle fibre di jnuscolo 
fresco (Fiorentini). 

Le carni frolle hanno perduto quasi completamente la loro 
elasticita; tentando di dissociare le fibre non si liesce che a spez- 
zettarle ; il protoplasma si spappola e si scinde entro il sarcolemma 
il quale conserva ancora un certo grado di resistenza e di elasticita 
tanto da resistere a quelle pressioni che con gli aghi gli si impri- 
mono nelle preparazioni ; gli strati mono e birefrangenti tendono 
a scomporsi e ridursi in forme fibrillari e granulose; i nuclei del 
■ sarcolemma sono pochissimo visibili ed il protoplasma e in gran 
parte opaco (Fiorentini). 

Le carni putrefatte si riconoscono troppo bene per i caratteri 
fisici. Qualora pero fosse necessario procedere a ricerche special!, 
per es. per il sospetto che appartengano ad animali morti di ma- 
lattie infettive, si possono fare preparati a fresco e colorati per ve- 
dere se vi siano microrganismi e chiedere aiuto alia batteriologia. 

Occorre pero essere molto cauti i^rima di giudicare in via di 
putrefazione una carne che contenga dei germi, poiche e ben vero 



MICKOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



33 









4 



1 

tig. 11. 



clie finclie dura la rigidita cadaverica nelle earni di animali sani 
lion si trovano germi; ma iion h cosi nelle earni frolle, die sono 
poi quelle clie si mangiano. Xon e quindi consigliabile di ritenere 
iuadatta al consumo quella carne clie dal suo interno da luogo a 
sviluppo di colonie di germi banali perclie 
questa puo essere semplicemente t'rolla. 
Nelle earni putrefatte il maggior numero 
dei germi trovasi alia superficie e facendo 
delle culture a piatto, con un po' di ra- 
scliiatura superficiale, primeggiano le co- 
lonic del h. vulgare {proteus vul{iaris). 
Quando poi si tratti di earni conservate 
e esclusivamente il criterio tisico qiiello 
clie guida alia diagnosi. 

Ya da se die in assenza del criterio 
tisico e del criterio batteriologico, iiou 
bisogna confondere con earni alterate da 
processi putrefattivi, quelle le cui fibre 
si presentano al microscopio in preda a 

fattid€gen€ratiri{^g.ll-a,b,c): si possono trovare fibre a conte- 
iiuto granuloso come spruzzate con incliiostro di china, col coiite- 

nuto granuloso die scompare 
dietro aggiunta di acido acetico 
[degenerazUmc album inoide)', fi- 
bre die presentano un conte- 
nuto fattodi goccioline adipose 
finissime {degencrazione grassa) 
clienon si disciolgono con I'ag- 
giunta di acido acetico; fibre 
die presentano la sostanza con- 
trattile disposta in masse zol- 
lose ed accartocciate [degene- 
razione cerea) ecc. 

Le earni contenentl acari 
sono specialmente quelle die 
trovansi in commercio, seccate, 
o polverizzate. £ facile ricono- 
scere la presenza di questi es- 
seri, se viventi, esaminaudo un frammentino in cui si scorga qual- 
clie punto polverizzato, o se si tratta della polvere di carne 
esaminandola direttamente in soluzione fisiologica di cloruro 
sodico: se le earni sono veccliie e gli acari sono morti, si tro- 




fig. 12. 



Celli 



34 MICKOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

veranno i loro cadaveii, o tiaiunienti di essi (fio-. 12-rt), od aiiclie 
le uova (fig. 12-e). 

Lc canti atnmuffite finalmente oltre che per i caratteri fisici si 
dovrebbeio ricouoscere al niicroseopio per la presenza di miceli 
apparteueuti a diverse inufte, diagnosticabili per mezzo delle loro 
terminazioni fruttifere ; ma perche si abbia questo reperto alio 
esame microscopico, e necessario che rammuftimento sia recente. 
Se e vecchio non si troveranno clie spore, corpiiseoli cioe rifran- 
genti o rotondi od ovali grandi r>-7 /i a contenuto omogeneo senza 
vacuoli (nel qual caso e piii probabile si tratti di blastomiceti . La 
diaguosi non e possibile clie rascliiando un po' di carne e poueu- 
dola sopra una capsula di Petri in cui si sia versato dell'agar-agar, 
meglio se acidificato (V. Batteriologia . Se si sviluppauo molte co- 
lonic di muffe trattasi certamente di carne ammuftita, se una o due 
bisogna andar canti nel dare un responso positivo, perche trattau- 
dosi di materiali stati esposti all'aria e ben difficile che non vi sia 
caduta sopra qualche spora di mnlfa. 

Lc earni colorate, indipeudentemente dalle colorazioui artifi- 
ciali che loro si dauno a scopo di softsticarle, si)ecialtnente se 
conservate ed insaccate possono esserlo per opera di genui. Trat- 
tasi specialmente della colorazione rossa che si forma alia superficie 
della carne dovuta ad un germe di facile diaguosi, il h. prodi- 
giosuni che non e pero quello che colora le carni conservate, spe- 
cialmente di pesce. A (juesto proposito e bene ricordare che mentre 
per il priuio non si iuii)edisce il cousumo della carne, per il se- 
condo si, almeno nel caso in cui i pezzi di pesce siano uniforme- 
mente colorati in rosso. Si possono anche trovare le carni fosfo- 
rescenti per sviluppo di batteri fosforescenti; ma sono reperti 
estremamente rari. Se non si associano processi putrefattivi queste 
carni guaste ma non nocive, sono del resto ancora commestibili. 

Orasso. 

In quauto al grasso o strutto, a parte la frode che si commette 
vendendo una data specie di esso, per esempio quello di porco, 
aggiunto di grasso di bue, la ipiale non puo essere scoperta con 
I'esame microscopico (e che e probabile possa dimostrarsi con la 
prova siero-diagnostica) il microscopista puo essere chiamato a 
dire se ad esso vi siano commisti corpi estranei, come amido, 
polveri minerali, ecc. E molto facile ritrovare queste sostanze, 
prendendo una determinata quautita di grasso e facendolo bollire 
con il doppio di acqua, lasciando quindi in riposo il materiale 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 35 

dopo averlo versato in un bicchiere a calice. Se vi sono corpi 
estraiiei a poco a poco precipitano uientre il grasso rimane gal- 
leggiante. Allora non rimane clie raccoglierli, dopo decantazione, 
con una pipetta ed esaminarli al microscopio. La raccolta si fa 
molto bene se si versa il liquido caldo in un inibuto al cui coUo 
sia applicato un tubo di goninia stretto da una pinza. Quando si 
creda giunto il momento della comi)leta separazione dei corpi 
estranei dal grasso, si apre la pinza, facendo pervenire il deposito 
e una certa quantita di acqua in un sottostante bicchiere a calice, 
badaudo di licliiudere a tempo, cioe prima die passi il grasso. 
L'acqua pervenuta nel bicchiere a calice si lascia a se sino a che 
vSi e formato il deposito, oppure lo si centrifuga e si esamina il 
residuo. 

ESAME MICEOSCOPICO 
DEL LATTE, DEL FORMAGGIO E DEL BURRO. 

Latte. 

L'esame microscopico del latte deve essere diretto a risolvere 
i seguenti qnesiti; se si tratti: 

di vero latte o di colostro ; 

di latte proveniente da mammelle sane o malate; 

di latte contenente germi che ne alterino la costituzione ; 

di latte contenente germi di malattie infettive; 

di latte annacquato o scremato, aggiunto, a scopo di frode, 
di sostanze diverse; 

di latte contenente del sudiciume; 

di latte di vacca, di i)ecora, di asina, ecc. 

1. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE 8E SI TRATTI DI 

VERO LATTE o DI COLOSTRO. — Prcsa con una pipetta una goccia 
di latte piuttosto piccola dal sedimento di un bicchiere a calice in 
cui si sia versato il liquido in esame e lasciatolo per un certo tempo 
a se, lo si esamina colFingrandimento di 300-400 D, avendo cura 
di non comprimere il vetrino coproggetti. 

La diagnosi riesce molto facile perche diversi sono gli elementi 
morfologici del latte a seconda che si tratta di latte proveniente 
da glandule mammarie funzionanti da poco tempo o no, cioe a 
seconda che si tratta del co.si detto colostro o del latte propria- 
mente detto: infatti nel colostro si trova un numero di elementi 
assai maggiore che nel latte ordinario. 

GU elementi morfologici del colostra sono (fig. 13-^): 



36 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



- aj i glohuU lattei sferici a conteniito splendente e incoloro, a 
contenente cosi accentuato da sembrare costituito da un cer- 
cliietto oscuro, grandi da 2 a 10-12 n, generahnente disposti in 
ammassi di globuli di diversa grandezza ; 

hj cellule grandi, irregolarmente rotondeggianti od ovali, nu- 
cleate, ma a nucleo non sempre visibile, contenenti goccioline adi- 
pose, molto piccole, giallognole; 

cj i corpuscoli del colostro propiiamenie detti, ossia cellule come 
le precedents, ma piii grandi (30-40 \i) a nuclei invisibili, zeppe di 
globuli lattei (incolori) ; 

dj rare cellule pavimentose a contorni delicati, a nucleo ovale 
circondato da protoplasm a finamente granuloso, spesso contenente 
goccioline di grasso; 

ej rari leucociti per lo piii fortemente grauulosi. 
Gli elementi morfologici del vera latte (fig. 13-a) si riducono 
invece ai soli (jlohnli lattei^ gia descritti, i quali|mostransi coi so- 
liti caratteri e distinguonsi da quelli clie si trovano nel colostro 





tig. 13. 



specialmente perclie non sono piii disposti ad ammassi ma isolati 
e sono anclie di grandezza in massima meno varia. 

Se perb il latte e stato bollito si troveranno anclie generalmente 
dei corpi sferici costituiti da un gran numero di cristalli aghiformi 
di acidi grassi disposti per lo piii in forma raggiata (fig. 13-e). 



2. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE «E SI TRATTI DI 
LATTE PROYENIENTE DA MAMMELLE SANE O MALATE. — SpeSSO 

accade die il latte veuga secreto da mammelle malate durante al- 

cuni periodi di ingorgo o di infiammazione delle mammelle stesse. 

L'esame microscopico in questi casi mette in evidenza: un buon 

numero di leucociti dei quali alcuni si presentano inalterati e altri 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 37 

sono talmente riinpinzati di globuli lattei da ricordare i corpuscoli 
del colostro ; ammassi di globuli lattei trattenuti da iiiuciiia i quali 
prendono il nome di corpuscoli inoriformi. I leucociti stauno a in- 
dicare fatti infiammatori e da alcuni si ritiene clie un latte, iion 
sedimentato, contenente per ogni campo niicroscopico a 300 dia- 
metri piii di 5 leucociti debba ritenersi nocivo. 

Insieme ai leucociti si possbuo notare anche dei corpuscoli rossi, 
la cui presenza in certi casi puo notarsi anche senza quella dei leu- 
cociti in seguito a congestione dei vasi delle glaudole mammarie 
aventi esito in piccole emorragie ghiandolari, cio clie pub succedere 
fi.siologicamente nel periodo clie precede quello dell'allattamento 
e in seguito a lesioni dei capezzoli. 

Si riesce facilmente a rinvenire questi elementi, lasciando a se il prepa- 
rato, non couipresso, dopo aver messo a fiioco i corpuscoli di latte ed abbas- 
sando poi il tube portalenti, perche mentre i corpuscoli lattei trovansi aderenti 
alia superiicie del vetrino coproggetti, gli elementi cellulari piu pesanti tro- 
vansi sulla superficie del portoggetti. Si pu5 anche allungare il latte con acqua 
e poi esaminarne il sediment© o il lesiduo della centrifugazioue (Fiore). 

3. ESAME MICROS'COPICO PER RICONOSCERE SE IL LATTE CON- 
TENGA GERMI CHE NE ALTERING LA OOSTITUZIONE. — SonO COnO- 

sciute alcune alterazioni cosi dette spontanee del latte clie coll'e- 
same niicroscopico si puo dimostrare se esse siano prodotte da 
microrganisini o no. 

I quesiti quindi clie possono risolversi sono i seguenti: 

a) Se il latte sia coagulato per opera di microrganismi clie vi si 
siano svilup2)ati. 

La coagulazione del latte per opera di microrganismi puo essere 
doviita alia produzione di acido lattico oppure a un enzima. 

La coagulazione dovuta alia produzione di acido lattico devesi 
a microrganismi i quali si possono distinguere in due gruppi : il 
primo costituito dai microrganismi specifici della fermentazione 
lattica ed un secondo da microrganismi i quali eventualmente 
trovandosi nel latte possono determinarla, o microrganismi facol- 
tativi della fermentazione lattica, ecc. 

Oggidi si conoscono molti microrganismi specifici della fermen- 
tazione lattica i quali sono stati anclie distinti a seconda clie 
producono o no gas; ma in fondo il piu comuiie e un bacillo e 
precisamente il b. acidi lactici di Hiippe. 

In quanto a quelli cosi detti facoltativi della fermentazione 
lattica, sono diversi: tra gli scliizomiceti, gli stafllococclii pio- 
geni, il bacillo piogene fetido, il batterio del colon, ecc. ; tra i bla- 



38 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

stomiceti il saccaromices lactis del Duclanx, il saccaromices acidi 
laetiei del Grotenfelt, ecc. 

La coagalazione dovuta alia azioue di un enziiua cliiamato dal 
Duclaux presame, e prodotta per lo piii dai cosl detti tyrothrix 
die forse non sono clie degli streptoihrix: peroquestiniicrorganismi 
non sono i soli perclie da recenti studi anclie altri comunissimi 
sembrano dotati della stessa proprieta. 

Allorche Fesame microscopico non rivela la presenza di alciin 
microrgauisnio nel latte coagulato, e si pno escludere clie la coaga- 
lazione sia dovuta a batteri, occorre pensare ad altre cause, per es. 
a sostanze ingeste, poiche vi sono dei vegetali i quali ingeriti da- 
gii animali possono determinare la coagulazione del latte stesso 
come la cynara cardunculus, il ficuH carica, Voxalis acetosella, ecc. 
b) Se il latte sia colorato per opera di microrganismi che vi 
si sia no sriluppati. 

II latte pub presentarsi colorato e quando cio e opera di mi- 
crorganismi, si pub diinostrare versando alcune gocce del latte 
colorato in tubi di latte scremato e sterilizzato mezz'ora per tre 
giorni nella pentola di Koch. 

In tal caso se il latte innestato (naturalmente posto nel termo- 
stato) assume la colorazione del latte colorato, devesi ritenere che 
la colorazione e dovuta a microrganismi, nel caso inverso va 
attribuita a materiale ingerito dagli animali, poiche si sa che il 
latte pub essere: colorato in azzurro per ingestione di anchusa offi- 
cinalis, di mercurialis perennis, di isatis tinctoria, di equiseium 
arvense, ecc; in giallo dal melampyrum arvense, dal davcus ca- 
rota, ecc; in rosso dal cactus opuntia, dal galium rubioides, ecc 

Ora la colorazione che pub subire il latte per microrganismi 
pub essere la colorazione bleu, la rossa, la gialla, la violetta ecc. 

La colorazione bleu devesi al h. cyanogenus s. synciaueus o del 
latte bleu (Hiippe). Ya notato perb che per opera di questo mi- 
crorganismo, il latte non assume sempre una tinta bleu marcata 
ma una tinta che pub variare dal grigio al bleu e che non e sempre 
identica a quella che si manifesta quando il microrganismo venga 
coltivato nei vari terreni che si usano in batteriologia ove assume 
una tinta che va dal bruno al verde. 

La colorazione rossa e dovuta a diversi microrganismi, di cui 
i pill frequenti sono il h. prodigiosum, la sarcina rossa, il 6. 
lavtis eritrogenes, ecc E stato pure trovato un save, ruber, che non 
e VJiefe rasa comune dell'aria. Questo saec. >«7>f r pub colorare il 
latte in rosso framboesia e trasformare il latte in un materiale che 
ingerito dai bambini produce diarrea (Casagrandi). 



I 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 39 

Le colorazioni gialle e violetta soiio meno freqiieiiti : la prima 
«' per ]o pill (lovuta alia sffreina (juiUa: la secomla per 1(> piii al h. 
janthinum. 

c) Se il h(ttc ahhia assHuta una consistenza vi.sco,s(t per opera 
(U microrganhmi. 

Allorche il latte presentasi viscoso o fllante, devesi attribiiire 
tale fatto alia fermentazione viscosa la quale e i>rodotta <la una 
serie di luicrorganisnii i qiiali sono stati distinti in due grnppi: 
V uno rappresentato da (pielli clie producono una sostanza mucosa 
o filamentosa dallo zucchero di latte fmicr. lactispitHitosiis di Hiippe, 
(lipl. lactis UodermoH di Sclimitz-Rotz, sirepl. hoUandicus di Iliippe) 
e da quelli die la producono dai corpi albuminoid! {hac. lactiH pitui- 
tosm di Loffler, bac. hietis rifieo.su.s di Adametz, hac. mesentericus 
ndgatusj. Questi due gruppi di microrganismi possono facilmente 
differenziarsi col solo esame microscopico facendo parte del primo 
solo cocchi e del second© solo haeiUi. Per ricerche piii esatte occorre 
pero procedere all'esame batteriologico. 

d) Se il latte ahhia perduto la sua normale costituzione per 
opera di )uieror{/amsnii direrfii. 

Molte volte il latte presentasi alterato e le alterazioni presen- 
tate non possono riportarsi ad alcuna delle fin qui esposte. 

L'esame microscopico pub in alcuni casi rivelare la presenza 
di ifi i quali fauno subito pensare a alterazioni dovute ad ifomiceti 
o a oidii. Va ricordata a questo proposito la presenza quasi co- 
staute iie^Voidium lactis, il quale si sviluppa generalmente nel 
latte in cui si e prodotto acido lattico, purclie la quantita dell'acido 
formatosi non superi 1 ' ^-2 " „. Frale muft'e e comune i\ 2)e)nc ilium 
(jlaucum. 

In altri casi pero l'esame microscopico continua a rivelare la 
presenza di bacilli. Cosi per es. quando il latte lui sapore amaro, 
se questo non e dovuto a vegetali ingesti (come le foglie di patate, 
di arthemisia ahsinthium, di samhueus nigra, ecc), puo essere do- 
vuto alio sviluppo nel medesimo dei bacilli mesenterici. Cosi quando 
il latte ha odore di acido butirrico mentre si pub ritenere clie abbia 
subito la fermentazione butirrica, clie puo o no essere secondaria 
alia fermentazione lattica, si possono trovare altri microrganismi 
per la cai diagnosi, naturalmente, bisogna praticare ricerche batte- 
riologiche. Essi sono: il bacillus o vibrio butiricus del Pasteur, 
il Clostridium hutiricum del Prazmowsky, il bae. butiricus (aerobico) 
dell'Hiippe, cui vanno aggiunti il bac. mesentericus vulgatus, il bae. 
liodermos, il bacillus lactis albus del Loftier, il sacc. butiricus de] 
Valenti, ecc. 



40 MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIEXE 

4. ESAME MICliOSCOPICO DEL LATTE PEE KICONOSCERE SE 
ESSO CONTEKGA GERMI DI MALATTIE INFETTIVE. — Dal pimto di 

vista igienico e certamente qnesto il qiiesito piii importante a risol- 
versi: e pero impossibile riuscirvi senza Faiuto dellabatteriologia. 

I microrganisnii patogeni clie esistoiio nel latte sono del resto 
generalmente cosi scarsi, clie anclie per qiielli diagnosticabili per 
mezzo di colorazioni speciflclie, la ricerca spesso riesce infrattiiosa 
pure essendo il latte in esame dai inedesiini inqiiiiiato. 

Ad ogni modo alloiche si voglia i)rocedere alia ricerca dei ba- 
cilli con il solo aiuto del microscopio, e utile dopoessiccato e fissato 
il preparato, lavarlo in etere o cloroforraio per liberarlo dai globuli 
di grasso, oppure lasciarvi essiccare una goccia di latte diluita in 
due gofce di soluzione di carbonato sodico 1 7..? semi)re serven- 
dosi della seniplice teniperatura ambiente, e poi dopo colorare. 

II preparato va fatto dai sediiuento formatosi in un bicchiere a calice o 
dai residue centrifagato. £ meglio pern, lasciato depositare il latte o cen- 
trifiigato, allungare con acqua il deposito dopo decantazione: si lascia poi 
riposare e si ccntrifiiga ancora, esaminando il nuovo deposito che si viene a 
forinare (Fioie). 

Serve bene poi il metodo dell' Ilkowitsch. All'uopo: si trattano 20 cnic. 
di latte con acido citrico; si filtra il materiale e si raccoglie il coagulo; si 
scioglie il loagulo in soluzione di fosfato sodico e si aggiungono 6 cmc. di 
etere; si centrifuga il materiale ed il residuo si esamina. 

Si puo anclie eseguire quest'altro procedimento : si prendono 30 cmc. di 
latte, si centrifuga, si decanta, e il residuo si tratta con 2 cmc. di potassa 
al 5 % ; si agita e si lascia riposare, per 5-6 minuti ; quindi si aggiungono 
15 cmc. di acqua distillata, si centrifuga ed il deposito si esamina. 

Se poi con questi nietodi si riesce a diniostrare la presenza di 
qualchemicrorganismo che abbiacaratteri morfologici, riportantisi 
a quelli di alcuno dei patogeni, non lo si potra pero mai affermare 
con assoluta certezza. 

Infatti per il bacillo del carbonchio, del tifo, del colera, ecc, 
non i)ossediaino metodi di colorazione speciali, e per il l)acillo 
della tubercolosi per il quale abbiamo questi metodi, giovinio 
poco, perclie dagli studi della Rabinowitscli, del Petri ecc. e di- 
mostrato clie nel latte e nel burro esiste spesso un haciJlo pi^endotu- 
hercolare che si di^torta verso le sostanze coloranti come il bacillo 
di Koch, e che negli animali produce lesioni che sono identiche 
a quelle della tubercolosi, bacillo clie si distingue da quello di 
Kocli perche si coltiva facilmente, perclie le lesioni prodotte 
negli animali non sono trasmissibili in serie da animale ad ani- 
male, ecc. 



MICKOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 41 

Occorre quindi servirsi di altri mezzi i quali escono dal campo della mi- 
croscopia, cioe per es. : 

— per il b. della tubercolosl inoculazioni, del residue ottenuto cou 
la centrifugazione, nelle cavie (nella • faccia interna della coscia di una 
cavia) e inoculazione in altra cavia delle ghiandole inguinali della prima, 
divenute piu o meno caseificate per vedere se si tratta del bacillo di Koch, 
o del pseudotnbercolare, facendo nello stesso tempo culture per vedere se si 
tratta di un bacillo che si coltivi facilmente (pseudotubercolare) o no (ba- 
cillo di Koch). 

— per il h. del carhonchio inoculazione sottocutanea a cavie nella re- 
gione addominale del residuo ottenuto con la centrifugazione, e ottenuta la 
morte dell'aniniale dopo tre giorni tutt'al piii, procedere dal medesimo alia 
diagnosi del carbonchio (dalF esame dell' edema gelatinoso sottocutaneo. del 
sangue, del cuore, della milza ecc). 

— pel' il 6. del Ufa, per il b. eoU e per il v. del colera procedere con gli 
stessi metodichesi seguono per la ricerca di questi microrganismi dall'acqua. 

— per il h. dissenterico, fare innesti in terreni special! e altre prove 
(V. batteriologia). 

— per il b. difterico, esaminare il residuo della centrifugazione coloran- 
dolo col metodo di Neisser, fare culture, ecc. 

5. ESAIME MICKdSCOPICO DEL LATTE PER RICOXOfc5CERE SE 
SIA STATO ANNACQUATO O SCREMATO E MESCOLATC) A SCOPO DI 

FRODE CON sosTANzE DIVERSE. — II latte viene aiiche faeiliuente 
soflsticato e le soflsticazioui die piu facilmente vengono scoperte 
mediante Fesame microseopico si fauno alio scopo di ridare Ta- 
spetto e la deusita al latte stesso, qiiando esso e stato scremato 
od anuacquato. 

Prima di ricercare le sostanze usate alio scopo, si pub osservare 
se il uumeio dei globuli lattei sia inferiore al normale. A tale scopo 
si pone una goccia del latte sotto al campo del microscopio, aveudo 
cura in questo genere di ricerclie di prendere sempre una goccia 
dello stesso volume e di usare un vetrino coproggetti sempre delle 
stesse dimensioni, attendeudo prima di fare I'osservazione alcuni 
rainuti perclie i globuli del latte vengano a galla e occupiuo tutto 
lo strato superiore del liquido in esame. 

Procedendo in tal guisa con le debite cautele, fatti numerosi 
raffronti tra latte normale, scremato ed annacquato, si riesce dopo 
una certa pratica a poter dare un giudizio: per essere esatti, ci 
si potrebbe anclie servire di un appareccliio simile al contaglobuli 
Thoma-Zeiss, detto citogalattometro del Guida. 

Per riconoscere poi se 11 latte sia stato scremato od annacquato si puo, 
come fa il Pasquini, centrifugare il latte ed esaminare cio che riraane a 
galla. 



42 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Efli avrebbe veduto che nel latte normale i globuli del latte stanno fr» 
di loro in rapporto numerico costante, cioh i globuli grandi sono circa un 
terzo del medi e qaesti circa un terzo dei piccoli. Nel latte scremato non 
si trovano piu i globuli grandi ed i medi sono ridotti piii o meno a se- 
conda della scrematura, sino ancbe a sparire. Nel latte annacquato si trovana 
invece tutti e tre gli ordini di globuli : pero nientre nel latte normale essi 
sono addossati gli uni agli altri in mauiera da non lasciare spazi tra di lore- 
superiori al diametro di due globuli grandi, e sono ancbe in alcune aree 
disposti a strati, nel latte annacquato invece gli spazi sono sempre piii o 
meno grandi. 

Fatte qaeste osservazioni si puo ])assare a ricercare le supposte 
8ofisticazioni le quali generalmente coiisistono iiell' aggiiinta di 
(imidl e principalmente di ainidi di cereali. Questi sono riconosci- 
bili all'esame inicroscopico (V. Esanie inicroscopic<> delle farine). 
Si possouo ad ogni modo mettere maggionnente in evidenza racco- 
gliendo il deposit© foriiiatosi in un biccliiere a calice su cui si sia 
versato il latte con I'agginnta di un poco di acqua iodata la quale 
colora in bleu tutti gli amidi, lasciando scolorati i globuli del latte. 

L'aggiunta di (jomma dragante, si dimostra, nel caso non sia 
completamente sciolta nel latte, per la presenza di ftocclii biancastri 
die assumono col iodio e I'acido solfoiico una tinta bleu-violetta 
sotto il campo microscopico. 

L'aggiunta di sostanza cerebmle spappolata, e eccezionale e si 
rivela dai frammenti di fibre nervose, dalle cellule caratteristiche 
della sostanza cerebrale, da una serie di granulazioni amorfe die 
si trovano niescolate ai globuli del latte. 

0. ESAME MICR08COPICO PER HIOONOSCERE SE IL LATTE CON- 

TENtxA DEL suDiciUME. — Si sa clie un criterio sicuro per giu- 
dicare della conservabilita niaggiore o minore del latte, pub aversi 
dalla quantita di sudiciuoie die esso contiene e che tutto o 
la massima parte del sudiciume, die abitualinente si trova nel 
latte del mercato, e costitaito da feci di vacca, coUe quali vi 
arrivano in quantita grandissima quel gerini die ne producono le 
alterazioni spontanee (Mazza e Gavelli). 

Mediante I'esame microscopico di latte lasciato sediiiientare 
o centrifugato (meglio ancora esaininando il residuo di latte ag- 
giunto di iiiolta acqua e lasciato sediinentare o centrifugato) si pub 
riconoscere subito il latte sudicio per la presenza di dementi 
vegetali (fibre tracliee, dementi cellulari conteuenti clorofilla), nova 
di vermi ecc, tutti o quasi provenienti dalle feci delle vacclie. 
Questi dementi si possono anclie raccogliere facendo filtrare il 
latte sojira un filtro di cotone. 



I 



MICROSCOPIA API'LICATA ALL'IGIENE 43- 

7. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE DA QVALE A>'IMALE. 

PROVENGA IL LATTE. — Per ricouoscere la provenieiiza del latte 
in (iuesti ultiini tempi si e utilizzato 11 procedimeiito sierodiagno- 
.stico. 

II Bordet ha infatti veduto se si inocolano a diverse riprese dei conigli 
nel peritoneo con un dato latte (scaldato a 65" per 1 ora), nel siero di sangue 
dell'animale aggiunto in vitro con alcune gocce del latte stesso (10-15 gocce 
a 3 cmc. di siero) si forma no snbito dei granuli e poi dei fiocchi e il liquido 
si separa in due parti Puna limpida e I'altra costituita dal deposit© dei tiocchi 
riuniti. Nel siero di coniglio non trattato invece non si produce alcun feno- 
meno, come pure se il latte aggiunto proviene da un animale di specie di- 
versa da quello dal quale proveniva il latte inoculato. 

Forma^gio e burro. 

Nel formaggio e nel burro possono ricercarsi mediante I'esame 
microscopico le sostanze clie sono state aggiunte a scoi)o di frode^ 
come amidi, sostanze minerali, ecc., nonclie i microrganismi che 
importano dal punto di vista delF igiene. 

Per I'esame microscopico del formaggio si puo stemperare un 
po' del materiale in acqua distillata e parte esaminarlo diretta- 
mente al microscopio, parte lasciarlo seccare sul vetro portoggetti 
e poi metterlo in un recipiente con etere, lasciandovelo in contatto 
per un quarto d'ora, e poi Colorado con soluzione anilinica di Ziehl 
o di Elirlicli. 

Pero procedendo in questo modo non si potra giungere sempre 
ad emettere un responso certo. Bisogna quindi fare in modo da 
ridurre prima il formaggio ad una poltiglia, gratuggiandolo se e 
duro, pestandolo in un mortaio se e molle e poi trattarlo con acqua 
distillata e sterilizzata : si decanta la parte liquida e si centrifuga^ 
e si introduce una pipetta al fondo dove rimane il residuo, quindi 
si aspira e si esamina al microscopio all'ingrandimento di 300-400 
diametri. 

Qualora si ricerchiuo microrganismi patogeni, si opera nella 
stessa maniera adoperando pero mortaio, tubetti, pipette, acqua^ 
distillata, tutti sterilizzati. E I'acqua di lavaggio ottenuta dall' ul- 
timo procedimento, si inocula negli aniniali o si semina nei terreni 
«li cultura come per il latte. 

Si pub anclie dopo trattato il formaggio poltigiiato con acqua 
e centrifugato, applicare addirittura ad esso il metodo dell'Ilke- 
witscli ossia trattarlo con una soluzione di fosfato sodico, aggiun- 



44 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

gervi C cine, di etere e poi il materiale centrifugato, inocularlo o 
seininarlo. 

Riguardo al huno qnaDdo si sospetti sia soflsticato con I'ag- 
giunta di sostanze estranee (indipendentemente dal grasso di bue, 
«he si diagnostica colle prove chiiniche e col polariscopio e forse 
■col temi^o anclie con la sieroazione), si puo procederno alia ricerca 
col metodo dell' Husson. A tal uopo si aggiungono a circa 1 gr. 
di burro 10 gr, di glicerina, si fonde il tutto a bagnomaria, si 
iigita bene, e poi si aggiungono 10 cmc. di alcool a 90" e 10 cmc. 
di etere a 66". Quindi si pone il recipiente contenente il miscuglio 
in un bagnomaria a 25". A poco a i)OCO si separano dne strati: il 
superiore fatto di alcool ed etere, I'inferiore di glicerina con un 
po' di alcool. Fra i due strati si depositano gli amidi, nientre gli 
altri element! clie eventualmente vi possono essere stati aggiuuti, 
come polveri minerali, precipitano al fondo. Con una pipetta si 
raccolgono e si esaminano facendo preparati microscopici in acqua 
clie si osservano all' ingrandimento di 300 dianietri. 

Si pti5 anch© usare lo stesso procedimento del Fiore indicate per il gi-asso, 
ciofe trattare il burro a caldo con acqua ed ewaminare il residuo formatoai 
nel bicchiere a calice. 

Qualora nel burro si sospetti la presenza del hacillo dclla tuber- 
colosi occorre fonderne una certa quantita, poi mentre ancora e 
caldo centrifugarlo, decantare, trattare il deposito con etere, la- 
sciare ancora depositare e poi doi)o decantazione dell'etere, ripren- 
derlo con alcool, lasciarlo essiccare sopra un vetrino portoggetti e 
<;olorarlo coi metodi di colorazione del bacillo della tubercolosi. 

Anclie in questo caso bisogna perb badar bene di non confon- 
clere il h. delta tubercolosi coi b. pseudo-tubercolari, per cui occorre 
inoculare parte del residuo non trattato con etere e con alcool in 
animali seusibili come si fa nel caso in cui si tratta di latte. 

In quanto alia presenza di altri germi patogeni, ricerca clie 
non si fa mai, si fonda il burro e lo si tratti come il latte. 

ESAME MICROSCOPICO 
DELLE FARINE, DEL PANE E DELLE PASTE. 

Fan* lie. 

I semi di varie piante (specialmente quelli delle graminacee e 
delle leguminose) sono adoperati come sostanza alimentare, ed a 
tale scopo mediante opportuno trattamento viene dai medesimi 
separata la parte legnosa da quella piii facilmente digeribile 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 45 

costituita, dai granuli di amido: essa rappresenta la cosi detta 
farina. 

La diffusioue di questo materiale alimeutare proveniente spe- 
cialmente dai semi delle graminacee, divenuto di i^riina necessita^ 
obbliga I'igienista a portare sulle farine una rigorosa sorveglianza. 
Ed e appunto colle indagini microscopiche sulle medesime clie e 
lecito: 

— riconoscere da. quale vegetale provenga una farina o iden- 
tificare la farina; 

— riconoscere se in una farina esistano elementi provenienti 
da semi nocivi; 

— riconoscere se la farina sia inquinata da parassiti. 

1. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE DA QUALE VE- 

(tETALe provencia I na farina. — L'esame microscopic© si fonda 
sull'esame dei granuli di amido, del reticolo cotiledonare, dei pell 
e delle crusclie. 

1. Esame dei granuli di amido. 

a) Caratterl comnni ai vari granuli. 
I granuli di amido provengono da semi ove trovansi accumu- 
lati nel tessuto amidifero, il quale rappresenta lo strato piii interno 
del seme e propriamente quello clie sta all'interno dello strato 
delle cellule aleuroniche : questo insieme a tutti gii altri strati so- 
vrastanti costituisce la cosi detta crusca. 

Essi sono rappresentati da una serie di corpicciuoli, i quali, a 
seconda del vegetale da cui provengono, lianno caratteri diversi 
rilevabili dalla loro forma, grandezza, aggruppamento, stratiflca- 
zione, ilo, comportamento alia luce polarizzatae agli agent! cliimici. 
In base alia forma, i granuli sono stati riuniti dai Di Vestea 
nei quattro tipi morfologici seguenti : 

Tipo globoso lenticolare. — Segala, frumento, orzo; 

Tipo globoso allungato. — Leguminose, fecole di patate, ar- 
row-root (Antille, Maranta, Indie), fecole di tolomane, ecc. ; 

Tipo globoso poliedrico. — Mais, dura, grano saraceno, aveua^ 
riso ; 

Tipo globoso polimorfo. — Castagne, arrow-root (Travan- 
core, Taiti), sagou, tapioca, moussaclie, ecc. 

In base alia grandezza media massimaj i granuli degli aniidi 
possono disporsi in una scrie discendente a cominciare dai- 
I'amido di patata, che e il maggiore, sino a finire con quello del 
riso clie e il piu piccolo (non tenendo conto dei granuli composti 
di quest'ultimo e di quelli dell'avena) : 



46 MICROSOOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Patate, siuo a 100 e piii \x. Castagne, siiio a 30 [x. 

Legaiiimose,siiioa60ei»iu;j;. Grano saraceno, sino a 20 ;/. 

Segala, sino a 53-57 |a. Dura, sino a 33-41 \i. 

Frumento, sino a 43-47 |j. Avena, sine a p.. 

Orzo, sino a 33-37 ii. Riso, sino a 7 |i. 
Mais, sino a 30 |ji. 

In base al niodo di riiiuirsi fr<( d'l loro, i granuli <li aniido si 
-distinguono in semplici e composti. 

Sono semplici i granuli di tutti gli amidi enmnerati, nieno 
quelli dell'avena e del riso, i quali si presentano isolati e riuniti 
in ammassi, clie cliiamansi granuli composti od a mosaico: perb i 
piccoli granuli della patata e del frumento possono (lualche volta 
trovarsi riuniti a tre, come ancora 1 granuli del mais possono tro- 
varsi riuniti ad ammassi i quali non lianno nulla di coinune coi 
veri granuli composti. 

In base alia stratijicazione, non c certamente possibile stabilire 
dati invariabili riguardo ai vari granuli, pero si pub ritcnere die 
esistono granuli con striatura 

sempre visibile: leguminose, patate; 

ora visibile, ora no (alia periferia) : segala, frumento, orzo, 
castagne, mais; 

invisibile: avena, riso. 
In base ai caratteri deU'Uo non e possibile stabilire raggruppa- 
menti assolutamente costauti : si \n\o soltanto ritenere clie esistano 
granuli con ilo : 

generalmeute sempre visibile : fecole, segala, leguminose. 
orzo, mais; 

spesso non visibile; frumento, castagne; 
invisibile: avena, riso. 
In base al comporiamento alia luce xmlarizzata del (jramiH di 
amido pih (jrandi e permesso di distiuguerli nei due gruppi 
seguenti : 

Attivi : 

In campo oscuro e cliiaro : leguminose, patate (fig. 14-«) ed 

anche a volta qualche granulo di altre farine come p. es. di mais. 

In campo oscuro e non cliiaro: frumento (fig. 14-6), segala, 

orzo, mais, dura, grano saraceno, grossi granuli della castagna. 

Inattivi in campo oscuro e cliiaro : avena, riso. 

Per I'esame dei giauuli d'amicio alia luce polarizzata si applicano al micro- 
scopio due pvismi di Nicol (di spato d'Islanda, quindi birefrangenti) di cui 
nno in luogo del tubo portadiaframmi anuesso al tavolino del microsoopio e 



MICROSCOriA APPLICATA ALL'IGIENE 



47 



I'altro al disopra dell'oculare. Qiiest'ultimo prisma prende il uome di prisma 
analizzatore o superiove, I'altro di prisma polarizzatore od inferiore. 

II prisma snx)eriore si pub far girare attorno al pi'oprio asse, dimodoclie 



» 




lis. U. 



e i)ossibile otteuere a volouta I'incrocio dei due prismi. Dicousi quindi iaat- 
tive quelle sostanze clie rimangono o^cure a Campo os -uro ed attive quelle che, 
piu'e essendo il campo oscuro, presentansi solo parzialmente tali; dimodoclie 
81 hanno in esse parti chiare e parti oscure. I tratti ueri si osservano negli 
amidi cosi detti attivi, ed lianuo generalmente la forma di una croce (ai)- 
punto perche gii amidi vanuo considci-ati come degli sferocristalli risultanti 
dalla riunioue di aglii birifraugenti). 

Orbene, dei granuli d'amido osservati al micropolarizzatore, ve ue lia 
alcuni i quali si in campo oscuro die in campo chiaro, presentano una croce 
nera, le cui branche sono regolari, salvo uelle patate che le presentano iperbo- 
licbe; ve ne lia altri che presentano questa croce solo in campo oscuro senza 
caratteristiche speciali, eccczione fatta del granturco, la cui croce ha gli 
estremi slargati e brillanti, come ve ne ha ancora alcuni che non presentano 
alcuna croce ne in campo oscuro, ne in campo chiaro: fra questi pero I'aveua 
non pub dirsi assolutamente inattiva. 

In haite al modo di diportar.si dei (jramili d'amido verso i varii 
reagenti va ricordato il colore bleu-violetto die assnmono in con- 
tatto con una soluzione iodica; il rigonfiamento, la dissoluzione die 
assnmono nella potassa, caratteristico, per es., per I'amido di pa- 
tata, i cui granuli assumono I'aspetto di grosse vescicole; le modi- 
ficazioni die i granuli medesinii assumono in contatto con I'acqua 
calda (sfaldamento dei granuli del frumento, trasformazione dei 
granuli di segala discoidali nei granuli a ferro di cavallo, ecc). 



48 MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'iGIEXE 

In qnesti ultiiui tempi e stato poi studiato il rnodo di dipor- 
tarsi degli ainidi delle principali farine (frumentOj segala, orzo, 
niais) verso gli acidi, gli alcali, i mordeuti, le sostanze maceranti, 
le sostanze coloraiiti (Casagrandi e Clavenzani). 

Tra i vari acidi inorganici esercitano un' azione distruttrice 
poteute, il solforico, il cloridrico, il nitrico ed il cromico: gli altri, 
compreso il fosfoiico, noii lianno azione sensibile. Gli acidi stessi^, 
al disotto delle proporzioui del 50 "/j, salvo il cloridrico, pur mo- 
strando la medesima azione distruttrice sui granuli del frumento^ 
dell' orzo e della segala hanno azione piii debole verso quelli 
dimais, sia bianco, sia giallo. E precisamente I'acido solforico cone. 
puro nella proporzione di 35-40 p. di acido e 100 di acqua; I'acido 
nitrico puro nella proporzione di 20 di acido e 100 di acqua; il 
cloridrico nella proporzione del 25 '/„ (sebbene quest'ultimo non 
cosi marcatamente come gli altri tre), riescono a distruggere tutti 
i granuli del frumento, dell'orzo, della segala, rigonfiano ed alterano 
i grossi granuli di mais, lasciando intatti i medi e i piccoli. 

La maggior parte degli acidi inorganici non fa clie rigonliare i 
granuli. 

In quanto agli alcali, a parte I'ammoniaca clie non spiega al- 
cuna azione, la soda e la potassa distruggono, se concentrate anche 
raediocremente, i diversi granuli. Xelle proporzioni dell'1,8 "/(> 1^ 
potassa e in quelle del 0,75-1 7o I'l soda, distruggono solo quelli 
di frumento, segala, orzo, lasciando intatti quelli del mais e piii se 
di mais bianco clie di mais giallo. 

Tra i mezzi maceranti la miscela di Scliultze distrugge tutti 
i granuli; diluendola almeno col doppio di acqua i granuli di 
mais resistono di piii. 

Tra i vari colori di anilina alcuni non colorano gli amidi, altri 
li colorano lievemente ed uniformemente, altri intensamente, ed 
altri colorano preferibilmente quelli di mais, come il rosso-ma- 
genta, il giallo-acido G., la dahlia, ecc. 

b) Caratteri S2)eci((Ji (lei granuli priucipali: 

Tecnica di esame. — Generalmente per studiare i granuli di amido si pone 
un poco di farina in una goccia d'acqua o di glicerina diluita, apesso anche 
leggermente iodata e si sottopone il preparato all'esame raicroscopico, os- 
servandolo con lenti a secco (Oc. 3, obb. 6, Kor.). Pero questo raetodo non 
puo dare risultati conformi al vero, allorche si tratta di rilevare la gran- 
dezza del granuli stessi, poiche essi non vengono egualmente idratizzati. 
Occorre quindi che precedentemente il materiale in esame venga versato in 
un bicchiere a calice pieno d'acqua (bastano pocbi pizzichi di amido) ed al- 
lorche nei fondo del vaso si e formato un certo deposito venga raccolto, 
mediante pipetta e sottoposto all'esame. £ anche utile prima di proceder© 



MICBOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 



49 



a qaeata operazione di far passare la farina successivamente attrarerso a 
tre stacci a maglie aempre piii fine (mm. 0,75-0,50-0,25) e raccogliere la fa- 
rina che rimane nell'nltimo staccio, sebbene questo procedimento non sia 
strettamente neceasario. 

Simjoli granidi d'amido. — Xella descrizione di questi granuli 
€redo utile dal punto di \ista didattico incoininciare da quei 
graniili cbe presentano caratteri completi e via via teruiinare con 
quelli che li presentano meno compleii. 

1° J./«irfo di pataie (fig. 15 1. — Globuli ovoidi o piiiformi di 




fig. 15. 



grandezza variabile sino a 100-120 fi. generalmente isolati.con stria- 

tiira sempre visibile, concentrica attorno all" ilo eccentrico per lo piu 

pnntifomie: attivi alia luce polarizzata in campo oscuro e chiaro: 

2° Amido di leguminose ifig. IGj. — filobuli reniformi ed 




ovoidi di grandezza variabile sino a 80-90 |jl. isolati, con stria- 
tura periferica, con ilo centrale rappresentato da una fessura 

C'ELLI 4 



50 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



longitudinale, sfrangiata agii estremi; attivi in campo oscuro e 
chiaro ; 

3" Aniido di segala (fig. 17). — Globuli sferoidali appiat- 
titi, isolati, alcuni grandi sino a 57 jx, altri piccoli, con striatura 
per lo pill non visibile, ma a volte visibile alia periferia, con ilo 







tig 17. 

centrale non perb esistente sempre in tutti i granuli, raramente 
piintiforme, per lo piii crociato, tricorno o stellato; attivi in campo 
oscuro ; 

4" Amido di frumento (fig. 18). — Globuli rotondi, visti di 






^^.O) 




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i^ ■ — y 1 J 



^^ i /I P \J 



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fronte, a lente biconvessa visti di lato, grandi sino a 47 |ji, isolati, 
con striatura rarissimamente visibile alia periferia, con ilo quasi 
costantemente invisibile, attivi alia luce polarizzata solo in campo 
oscuro : 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



51 



y^ Amido (U orzo (fig-. 19). — Globuli rotoiidi ed ellittici 
con tendenza ad assiimere la forma irregolarmente tondeggiante 
a bordi alquanto sinuosi ed ondulati, giandi sino a 37 )i, isolati, 
con striatura spessissimo invisibile anche alia periferia; attivi solo 
in campo oscuro; 









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fig. 19 



tig. 20. 



0" Amido di caatagne (fig. 20). — (Tlobuli polimorfi (lentico- 
lari, poliedrici, piriformi, a goccia cadente) grandi fin a 25 }i, 
isolati, con stratiflcazione ed ilo poco evident! e di essi attivi alia 
luce polarizzata soltanto i piii grossi ; 

7" Amido di mais (fig. 21). — trlobuli nettamente poliedrici 




52 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 



quelli del mais giallo (fig. 21-rt), ad angoli smussi qiielli del mais 
bianco, grand! quelli del mais giallo sino a 30 \i (in media 20-25), 
quelli del mais bianco pure sino a 30 (in media 22-27) ma la mag- 
gior parte 15-20 p, isolati e riuniti a grandi ammassi, con stratifi- 
cazione per lo piii invisibile, con ilo in molti pantiforme od a croce; 
attivi alia luce polarizzata in campo oscuro e, meno spesso, appena 
nel chiaro; 

8" Amiflo di dura (fig. 22). — Globuli irregolarmente polie- 
drici ad angoli un po' smussi, raramente con stratificazione visibile, 




con ilo profondamente incavato, triraggiato, a croce, stellato o 
lineare, grandi da 4 a 41 }x, cioe i granuli grandi |x 33-41, i medi 
13-18, i piccoli 3-7. attivi in campo oscuro; 

9" Amido di (jrano saraceno (fig. 23). — Globuli irregolar- 



'% ^ ^^ 


o 









°j^:<'i 



fig. 23. 



mente poliedrici isolati e riuniti ad ammassi, generalmente aventi 
una forma allungata con ilo centrale a volte raggiato, alcuni grandi 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



53 



4-8 }i, altri 10-15 e tutt'al piii 20 ji, attivi in campo oscuro alia 
luce polarizzata; 

10** Amido di arena (fig. 24). — Grlobuli poliedrici, isolati, 
grandi jx 9 o riuniti ad ammassi rotondi od ovoidali grand! 42-60 p., 




detti granuli a mosaico, senza stratificazione ne ilo visibili ; inat- 
tivi quasi completamente alia luce polarizzata; 

11" Amido di riso (fig. 25). — Globuli poliedrici isolati o riu- 
niti in granuli a mosaico della forma del reticolo cotiledonare cioe 







ovoidale, gli uui e gli altri piii piccoli di quelli della avena, senza 
stratificazione ne ilo visibili, completamente inattivi alia luce po- 
larizzata. 

2. Esame del reticolo cotiledonare. — II reticolo cotiledonare co- 
stituisce la trama dell'albume e pub paragonarsi ad un cribro a 
fori di varia forma dentro i quali si trovano i granuli di amido. Di 



54 



MICROSGOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



esso si trovano i resti nelle farine, non potendo venir separate dal- 
I'amido mediante la macinazione. 

Per studiarlo si pratica la setacciatura della farina attraverso ai tre stacci 
a fori aempre piu stretti, si raccolgono le massette rimaste auU'ultimo staccio 
e si trattano in un vetro da orologio a freddo con potassa all'l ",'„ od a 
caldo con carbonato sodico al 10 % fino a che sono divenute trasparenti e 
si sottopongono all'esame microscopico schiacciandole tra il vetrino coprog- 
getti in una goccia di glicerina diluita. 

Si pno anche facilitare la ricerca dei reticoli trattando una certa quan- 
tita di farina con acido nitrico al 50 "/o che distrugge gli amidi; nel depo- 
sito che si forma si trovano i reticoli intatti. 

.11 reticolo amilifero present a caratteri diversi a seconda del 
seme da cui proviene, i quali caratteri si rilevano dalle forme delle 
magiie, dallo spessore delle pareti, dalla resistenza alia potassa. 

Eiguardo alia forma delle magiie, il reticolo amilifero piio 
essere (fig. 26) : 

b 








1 



9 



'i'^o:»C 



r 



fiS. 2G. 



1" a magiie tendenti alia forma rotondeggiante (friimento, 
orzo, rig. 2G-fl); 

2" a magiie tendenti alia forma quadrangolare (segala, 
fig. 26-&); 

3" a magiie tendenti alia forma quadrata o poliedrica (mais, 
riso, fig. 26-c); 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



55 



4" a magiie ovalari ma irregolari (leguminose, fig'. 26-f?). 
liiguardo alio spessore delle pareti il reticolo aniilifero pub pre- 
sentarsi : 

1° a pareti sottili (dura, riso, fnimento, segala, orzo); 

2" a pareti spesse (leguminose e mais). 
II reticolo amilifero e poi caratteristico nella dura e nelle legu- 
minose : 

1" per la presenza lungo le pareti del reticolo, di nodi rifran- 
genti piriformi (dura, fig. 26-e) ; 

2° per la divisione del reticolo in tante concamerazioni da 
membrane perforate e per la presenza di lacune nei puuti di divi- 
sione dei sepimenti (leguminose). 

Eiguardo alia resistenza del reticolo amilifero alia KOH, il 
Di Vestea ha potuto osservare che trattando il medesimo con tre 
soluzioni diverse di KOH, I'una al 2 "/o? I'altra al 5 /„ e la terza 
al 10 y„, si osserva che alcuni reticoli sono distrutti dalla KOH 
al2*V 



altri dalla KOH al 5 



altri dalla KOH al 10 



ed 



O, ttiiVii vic*iiiv ^^^^^ II.. -i^v. , o, 

altri ancora resistono a quest'ultima soluzione. 

£ cosi possibile stabilire a mio avviso i quattro gruppi se- 
g'uenti, piuttosto che tre, come originariamente e stato fatto : 



Tabella I. 



Gruppi 



Reticoli amiliferi 



Potassa 2 «/„ 



Potassa 5 '/« Potassa 10 '/i 



I gruppo 

II gruppo 

III gruppo 

IV gruppo 



/' Frumento ' Distrutto rapid. 

Id. 

Id. lent. 

Id. rapid. 

Id. 

Persistente 
Id. 



\ Orzo 

■ j Segala 

' Avena 

Grano saraceno. 



Mais giallo e rosso. 
Riso 



Mais bianco. 
Uura . . . . 



\ Leguminose. 



^aggina. 



Id. 

Id. 

Id. 
Id. 



Distrutto lent. 
Distrutto 

Persistente 
Id. 

M. 
Id. 



Distrutto 
Id. 

Persistente 
M. 



Dal modo di diportarsi dei vari reticoli di ciascun gruppo, si 
possono poi stabilire in qualche caso delle differenze : cosi il reti- 
colo del frumento e quello della segala sono bensi distrutti am- 
bedue dalla KOH al 2 V^, perb quello del frumento e distrutto 
rapidamente, anzi lo e gia dalla KOH all'1,5 /„, mentre quello 
della segala viene distrutto piii lentamente e solo dalla KOH 
al 2 •* . 



56 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 



3. Esame microscopico del peli. — I peli si trovano nelle fariue 
provenienti dai semi dei cereali, e benclie la loro ricerca non giovi 
sempre alia diagnosi, pure e sempre utile tentarla nei casi diibbi. 
Essi si ricercauo raccogliendo le particelle clie rimangono galleg- 
gianti sulla superficie dell'acqua versata in un bicchiere a calice 
in cui si siano gettati pizziclii di farina raccolta, dopo la setac- 
ciatura, sugli ultimi due setacci o prendendo un ]w' della scliiujna 
che si forma facendo bollire 2 o 3 gr. di farina in 100 cmc. di ac- 
qua ed esaminandola in una goccia di idrato di cloralio. 

Xei peli si studia la lunghezza, lo spessore della parete, la lar- 
ghezza del lume, la configurazione. 

Riferendoci soltanto ai peli del frumento (fig. ^l-a), della segala 





(fig. 21-h), dell'orzo (fig. 27-c), dell'avena, (fig. 27-^7), eccone le di- 
mensioni dalle quali si possono trarre poi i rapporti tra il lume 
e le pareti, rapporti che si crede generalmente abbiano grande va- 
lore nella diaguosi differenziale tra segala e frumento : 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 



5Z' 



Lungliezza dei peli: 

Frumento |a 120-800 

Segala » 50-420 

Orzo . . . » 60-250 

Avena » 1000 




Spessore dei peli : 

Frumento . 
Segala . . 
Orzo . . 
Avena . . 



flg. 27. 




jx 15-21 

» 9-17 

» 8-20 

» 25 



58 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Spessore delle pareti: 

Frumento (piii spesse della segala). |a 7 

Segala (raeno spesse del frumento). » 3-4 

Orzo » 4 

Avena » 10 

Larghezza del lume : 

Frumento (meno largo della segala) |i 2-4 



Segala (pin largo del frumento) . » 



2-7 



Orzo » 4 

Avena » 8 

Eiguardo alia conflgurazione i peli sono generalmente rappre- 
sentati da cellule molto allungate terminate a punta e slargate 
alia base con lume interno naturalmente di forma conica. Quelli 
dell'orzo terminano per lo piii a punta tronca, per cui tino a un 
<3erto punto e possibile distinguerli da quelli del frumento e da 
quelli della segala. Quelli di quest'ultima per il loro ampio lume non 
si possouo confondere con quelli del frumento. In quanto a quelli del- 
I'avena souo i piu lunghi di tutti e i piii grossi : presentano quindi 
dimensioni superior! a quelle di tutti gli altri peli. 

I peli di altre cariossidi differiscono poi notevolmente da (pielli 
descritti; cosi p. e. i peli della dura sono spesso a lume trasver- 
salmente diviso, perche pluricellulari. 

4. Esame microscopico della crusca. 

Quelle parti del seme che racchiudono il tessuto amilifero costituiscono 
ia cosi detta crusoa. Di questa se ne osserva sempre qualche traccia nelle 
farine anche le piu fine, e la sua ricerca h specialmente importante nella 
diagnosi dififerenziale dei tre principali cereali: frumento, segala, orzo. 

Tecnica d' esame. — Per esaminare la crusca h utile distendere la farina 
sopra un foglio di carta bianca in sottile strato, aiutandosi collo spigolo di 
un cartoncino e poi scegliere con una pinza i frustoli. 

Questi potrebbero senz'altro esaminarsi al microscopic : pero, come ha 
fatto rilevare il Di Vestea, capitando per solito di piatto, non possouo di 
regola, comunque rischiarati, far rilevare distintamente quel complesso di 
note istologiche, che si impara a conoscere in tagli praticati perpendicolar- 
mente alia superficie dei semi. 

E meglio quindi praticare delle sezioni iucludendo la crusca in gelatina 
glicerinata aggiunta di un po' di acido fenico perchfe non vi si sviluppino 
microrganism i . 

AU'uopo si raccoglie la crusca nel modo indicato e la si fa rigonfiare in 
acqua distillata nel fondo di una provetta, facendo bollire I'acqua per qualche 
minuto ovvero tenendola a bagnomaria a 50-55° per qualche tempo. Si versa 
quindi I'acqua della provetta, si radunano i frustoli di crusca, si spremono 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



59 



fra due fogli di carta bibula e si gettano in una capsulina di vetro o di por- 
cellana munita di beccuccio, nella quale si e niesso in precedenza un po' di 
gelatina glicerinata fusa, e vi si lasciauo stare a dolce calore per 1 ora. Po- 
scia si versa le gelatina con ia crusca in una doccia o in un canale a fondo 
cieco praticato in un midollo di sambuco; si lascia raffreddare e rapprendere 
la gelatina e poi si pone il midollo di sambuco nell'alcool a So''-90°, che 
di regola dalla sera al mattino mette in grado di potere eseguire le aezioni 
o a mano o col micxotomo, Le sezioni poste sul vetro portoggetti si riscal- 
dano lievemente in modo da fondere la gelatina e da permettere di togliere 
il cercine di sambuco che sta tutt'attorno, si ricoprono con una goccia di 
gelatina glicerinata fusa che si copre col vetrino coproggetti e cosi sono 
pronte per lo esame, il quale va fatto all'ingrandimento di 40-50 diametri. 

Parti della crusca. — Sezionando trasversalmente la crusca e possibile di- 
stinguere in essa una serie di strati comixni a tutti i semi che, seguendo i 
■dettami della botanica, sono i seguenti: il pericarpo o perlsperma (che co- 
stituisce le pareti del seme) distinto in tre strati: epicarpo; mesocarpo; 
«ndocarpo; lo spermoderma distinto come sempre in due strati, testa ed endo- 
pleura o tegmen; lo strato delle cellule aleuroniche. 

Ora, gli strati suesposti, nelle crnsche delle diverse cariossidi, presentano 
delle diversity che rendono possibile di poter stabilire a quale vegetale ap- 
partenga la crusca in esame. 

Senza entrare in pafticolari e attenendoci ai soli caratteri ditferenziali 
che presenta ciascuna crusca, ecco quanto e strettamente necessario saper 
conoscere per potere stabilire a qual seme appartenga la crusca presa in 
esame. 

Crusca del fnimento (fig. 28). — L'epicarpo e caratterizzato da 
vari strati di cellule allimgate a pareti spesse, oiallo-brune. 



2jo ooqoooooc 




fis;. 28. 



II mesocarpo e caratterizzato dalla presenza delle cosi dette cel- 
lule di cintura, die sono cellule giallicce grandi ir)4-192 [a, splen- 
denti, punteggiate, piuttosto diritte o incurvate alquauto nel senso 



60 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



del diametro wiiuore della cariosside. Queste cellule souo comu- 
nemeute riteuiite caratteristiche dell'endocarpo, e allora il meso-^ 
carpo viene descritto risultante di vari strati di grandi cellule 
punteggiate costituenti un tessuto facilmente lacerabile sottostante 
agli strati dell'epicarpo. Pero questa distinzione degli strati del 
pericarpo nou e secondo quella data dai botanici (Strassburger 
])er es.). Invece I'endocarpo h caratterizzato dalla presenza di 
qualclie cellula otricolariforme : esso perb nel seme adulto e poco 
o niente visibile. 

Lo sperinoderma ordinariamente si distingue in due strati: 
I'esterno detto bruno, e I'interno ialino: perb realmente esso consta. 
di tre strati: I'uno forinato da una membrana sottile, scolorata, di 
aspetto omogeneo, I'altra di una membrana sottile, bruna, formata 
da cellule le cui pareti lateral! non sono bene distinguibili e la 
terza di una membrana bianca molto rifrangente. 

Lo strato delle cellule aleuroniche e costituito da grandi cellule 
poligonali viste di fronte, rettangolari viste di lato; questo strato h 
spesso JA 50-5o. 

Crmca della seyala (fig. 29). — La struttura degli strati della 
crusca della segala e pressoche simile a quella del frumento, ne 
differisce perb essenzialmente perclie lo strato delle cellule di cin- 




lig. 29 



ttira e formato da cellule alluugate die si i^resentano incurvate 
verso lo esterno mentre quelle del frumento se si presentano incur- 
vate, lo sono verso V interno. 

Dippiii lo spessore della crusca e almeno di '/. inferiore a quello 
del frumento: difatti quella del frumento misura pi 110-120, men- 
tre quella della segala misura }x 95-100 in media (Di Vestea). 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



61 



Crusca deU'orzo (fig. 30). — La stnittura degli strati della cru- 
sca dell'orzo diversifica da quella del frumento per la preseuza 
sul pericarpo dei rosidui delle glume, cioe di protuberanze coniche 




fig. 30. 



per rimpiauto dei peli, nonche per la presenza di un triplice strato 
di cellule aleurouiclie, mentre nel frumento e nella segala questo 
strato e costituito da un solo filare di cellule. 

Crusca del mats (fig. 31). — £ specialmente caratteristica per- 




fiff. 31. 



che il pericari>o e rivestito di uno strato ondulato per la presenza 
di cellule a parete spessissima a lume largo, sotto le quali trovansi 
delle cellule fusiformi a lume stretto. In quanto alio strato sper- 
modermico e pocliissimo sviluppato e uon preseuta niente di carat- 



62 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENB 



teristico. Lo strato delle cellule aleuroniche generalinente e unico 
ma puo mostrarsi anche doppio. 

Cnm-a (JeWarena (flg-. 32). — £ caratterizzata dal perclie ad 
essa stanno adesi frammenti delle glume del seme, costituiti da uno 
strato esterno di cellule a pareti spesse ondulate, incastrate le une 




I 



fig. 32. 



nelle altre, sul quale si tiovano o cercliietti clie rappreseutauo i 
punti ove eraiio impiantati i peli o i peli stessi essendo quest! di- 




stribuiti su tutta la superficie del seme. Seguono poi van strati di 
cellule fusiformi, un parenchima a pareti sottili nel (piale si puo 
trovare clorofilla. Lo spermoderma e sottile e bruno, lo strato delle 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGlENE 



6S 



cellule aleurouiehe e unico. Lo spessore della crusca e cli 50 \x in 
media (Di Vestea). 

Crusca del riso (fig. 33). — £} caratterizzata per lo piii dal 
solo strato spermodermico costituito di cellule rettangolari o 
irregolari o allungate a pareti sottili e dallo strato ialino. Quando 
si trovano anche le glume del seme, queste sono formate sia da 
uno strato di cellule a parete molto spessa irregolarmente cubiche 
a lume grande con insenature, fra le quali cellule stanno incastrati 
i peli, sia da cellule fusiform! in vari strati. 

Crusca del grano saraceno (fig. 34). — £ caratterizzata dalla 
presenza, procedendo dallo esterno all'interno di uno strato di 
cellule a parete spessa e a lume grande come nel mais, di varl 




strati di cellule fusiformi a lume stretto e parete spessa, di vari 
strati di cellule grandi a pareti sottili die si trovano negli angoli 
del seme e clie costituiscono quello clie comunemente chiamasi 
parenchima : in questo tessuto si nota la presenza di fasci vasco- 
lari a spirale. Segue lo spermoderma formato da cellule rettango- 
lari sottili costituenti una membranella. 

Crusca deJla dura (fig. 35). — L'epicarpo e rappresentato da 



r^QCi^ 




Jig. 35. 

una cuticola sottile e priva di percettibile orgauizzazione. II 
mesocarpo e formato da due sovrapposti filoni di cellule a grosse 



•64 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



•pareti alkmgate uel senso della direzione della lunghezza del seme: 
hanno forma tubulare, contorni ondulati e sono ricclie di iDori di- 
sposti generalmente lungo la linea mediana del loro asse maggiore. 
L'eudocarpo e formato da cellule di spessore variabile a con- 
torni non ben definiti: in sezione longitudinale si riconoscono 
pero per fibre. Lo spermoderma consta di quattro strati, due di cel- 
lule tubulari lunghe e sottili, due rappresentati da due sottili 
membrane probabilmente corrispondenti alio strato ialino e bruno 
della crusca del frumento (Tortelli). 

f Crusca delle leguminose (fig. 36). — La crusca delle legumi- 
nose, presenta un prinio strato di cellule molto alluugate disposte 




flg, 30. 



nel senso dell'asse minore del seme o strato delle cellule a paliz- 
zata; un secondo strato delle cellule cos) dette prismatiche perclie 
formate da cellule allungate di forma prismatica addossate le une 
alle altre e contenenti cristalli di ossalato di calcio; un terzo strato 
delle cost dette cellule stellate perche formato di cellule irregolari o 
raggiate con spazi fra di loro; dallo strato spermodermico formato 
da un filare di cellule irregolarmente quadrangolari punteggiate 
o strato parenchimatoso e da uno strato di cellule rettangolari o 
epidermide inferiore. 

Di guisa die riunendo assieme i caratteri principali coi quali 
^e lecito diagnosticare la specie di una crusca, ne risulta : 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



65 



1" cht' Ja entfica del frumento ha di caratteristico la preseuza 
(li uno strato di cellule di cintura allnngate dritte o leggermeute 
curve verso I'interno; 

2** die la crusca della. segala ha di caratteristico la presenza 
di uno strato simile lua con le cellule a semiluna presentanti la 
loro curvatura rivolta airesterno; 

3" che la crusca deWorzo ha di caratteiistico specialmente la 
presenza di un triplice strato di cellule aleuroniche e la eventuale 
presenza della gluma ; 

4" die la crusca del mais ha di caratteristico la presenza sul 
perisperma di una cuticola a superficie ondulata formata da un 
primo strato di cellule a parete niolto spessa e a lume largo; 

5" che la crusca della dura ha di caratteristico le cellule ricclie 
di pori lungo la loro linea niediana, e lo spermoderma composto di 
quattro strati; 

0° che la crusca del (jrano saraccno ha di caratteristico i niolti 
strati delle cellule dell'epicarpo varie per forma e dimensione; 

7° die la crusca delV arena ha di caratteristico la presenza 
di un primo strato di cellule incastrate le une nelle altre con dei 
cefchietti fra di loro rappresentanti i punti di inserzione dei peli 
o coi peli stessi ivi impiantati; 

8'' dielacrusca del riso ha di caratteristico, quando si trovano 
i resti delle glume, la presenza di un primo strato di cellule irre- 
golarmente cubiche a pareti spesse e lume sfrangiato fra le quali 
sono incastrati i peli; 

9" die la crusca delle leguminose presenta di caratteristico lo 
strato delle cellule a palizzata, oltre poi alio strato delle cellnle pri- 
smatiche con cristalli di ossalato di calcio ecc. 

Natiiralinente nelle farine possono tro^ai'si altri frnstoli uon appai'tenenti 
alle crnsche descritte. 

Cosi per es., potranuo trovavsi frammenti di hiiccia di palate dei quali si 
paria a pag. 82 o i frammenti della huccia delle castaffne e propriamente delPen- 




doplenva o buccia interna. Qnesti frammenti esaminati al microscopio si pre- 
sentano formati da cellnle pentagonali o esagonali brune irregolari e riunite 



CELL! 



m 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



da prolungameuti nella castagna amara {aesculus hyppocastanum) (fig. ol-a) 
saldate insieme nella castagna mangereccia caatanea vesca (fig. 37-Z)). 

Finalmeute si potranno anche trovare, specialmente nelle farine che ser- 
vono di aliiuento agli animali, dei corpnscoli angolosi vitrei rosso-cupi i 
quali seziouati presentano un primo strato forniato da grandi cellule ciua- 
drau<^olari a pareti sottili, un secondo strato di cellule irregolari poco di- 
stinte, con nno strato di cellule alluugatc e poi uuo strato di cellule poli- 
o-onali quadraugolari conteneuti una sostanza bruna, ecc. (tig. 38): questa 
struttura (■ propria del linnm usitotisshniim. 



r^ 



c 
c£ ' 



"^^ 



3 ?^\ 



C ^- 






tifl 






fig. 3S. 



2. ESAME PEK KICONOSCERE SE IX UNA FAUINA ESISTANO 
ELEJEENTI APPAKTENENTI A SEMI NOCIYI. — Qufindo il gTanO 11011 

e stato bene vagliato ovvero qiiando e stata commessa ima frocle, 
si puo trovare nella farina traccia dei cosi detti semi eterof/enei, 
di cui alcuui s;ono realmente dannosi alia salute perclie cansa di 
disturbi nervo.si e gastvo-euterici. 

I semi eterogenei clie ]»ia comunenieiite si trovano luescolati 
alle farine soiio: 

il lolio fJolium tcmuhntvm) : il niello fagrostenima (jitha{ioJ ; 
il melampiro (melampirum xnaienHe s. arrensej ; il latiro flatJiyriis 
aphaca ci dimenuH) ; la veccia (vicia satiraj; la saggina fmrghion 
vulgaris); il delfinio ((leJpliinium consolidaj ; il rafano selvatico 
(raplianns raphraniHirum): \\ rinanto (rinanius maior vt minor) ; 
I'atreplice (atreplix astata). 

La ricerca di quest! semi si fa sia col semplice esame micro- 
scopico della farina sia con ricerclie microcliimiclie. 

Coir esame microscopieo : 1" data la presenza di lolio, si note- 
ranno i cosi detti corpnscoli del lolio, ossia dei corpi grandi 20-50 \>. 
rotondi o reniformi format! da un mosaico di granuli poliedrici 
addossati gli uni agli altri e grandi 3 \i. in media (fig. 30), 
nonche frnstoli di crusca die lianno molta rassomigliauza con 
quelli del frnmento, ma clie se ne distinguono per alcnne partico- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 



67 



larita, come per il colorito giallo-verdastro a riflessi violacei del 
pericarpio, per lo spessore di 70 [i, ecc. In pratiea del resto pno 




.tS^^o 



togliere ogni dubbio il trovare, dopo trattauiento del frustoli con 
potassa al 10 % , fra lo spermoderma e lo strato delle cellule aleii- 
roniclie, il micelio di nu fungo, iatto questo clie non si trova mai 
nella crusca del frumento. 

A (juesto fungo si 6 attriljuita di recente molta iniportanza poiclic alcuni creciono clie 
I'azione tossica (clie si esplica con la produzione di vertigini) clie produrrebbe il lolio, e qnindi 
la prodnzione della sostanza tossica detta temulina, sia dovuta al fuiigo stesso. II fatto che 
solo il lolium temulentiuii ba (luest'azione, e cbe altre graminacee come la segale producono 
vertigini iinando la loro carioside c invasa da un micelio analogo, confermerebbe questa 
ipotesi e induirebbe a sospettare cbe si tiatti di un unico parasita, clie secondo il Ludwig 
sarebbe la ciboria gfrumantrna .>■. temulenta. 

2° data la presenza di mcJlo o fiittaione, si noteranno i cosi 
detti corpuscoli amidacei dell'agrostemma (fig. 40-fc) ossia dei corpi 



i'*"'*'?. 




tig. 40. 



allungati cuneiformi finamente pimteggiati per la presenza di flnis- 
simi granuli di amido, i quali si disgregano qnaudoi corpi amidacei 
vengono trattati con I'acqna e si vedouo mnoversi nel liqnido con 



68 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

movimento browniauo, nonche per quella di frustoli di cruscay 
che, sezionati, mostrano alia periferia delle protuberanze, le 
cosi dette villosita dell' agrostemma, pressoclie coniclie, rapi)re- 
sentanti in sezione gii aeulei die trovansi sulla superficie del 
seme (fig. 4.0-a). 

Le farine uiellate si giadicano iusalubri al liniite di 0,50 "/„. II Di Vestea,- 
consiglia percio di distendere la farina col metodo Pratesi e di raccogliere 
pazientemente, dopo spruzzatiira col liquido Vogl, i punti neri reperibili in 
5-6 quadratini di 4 cm. di lato, servendosi di apposito cartoncino portaute 
appunto una perdita di sostanza di 16 cm^. Egli lia veduto che una farina 
niellata al 0,50 % lascia pescare sopra una superficie di 16 cm'^, in media 
5 frammentini di perisperma chiaramente ideutiticabili, ed ha concluso col 
dire che si giudichera la farina insalubre o nociva qnando trovansi di quegli 
elementi in ogni cami^o di 16 cm*, in nuniero non minore di 2-3. 

3" data la presenza di mclampiro (fig. 41), si iioterannOj 
frustoli di crnsca, che alia sezione i)reseutansi formati da nno 




strato cuticolare giallo-briino, sotto al <pi<ile si trovano cellule 
poligonali a grosse pareti e poi un veticolo cotiledonare rosso- 
bruno a maglie poliedriche coi sepimenti clie sono formati da cel- 
lule ialine, quadrangolari, disposte simmetricamente, contenenti 
una sostanza protoplasmatica grigia e delle goccioline di olio; 
4" data la presenza di Jatiro o di veccia, si noteranno anzi- 
tutto nella farina, granuli di leguminose e frammenti di crusca 
con le note caratteristiclie di quella delle leguminose. Per fare la 
diagnosi di latiro o di veccia giovera perb ricordare : 

aj per il latiro : che il peri(;arpio presenta delle macchie 
nere, marmorizzate o variegate di rosso e nero su fondo sporco, 
macchie che al microscopio presentansi violette ; che lo spessore 
dello strato delle cellule a palizzata e di 60-63 n ; che quello delle 
cellule prismatiche e di 47 ;).; che lo spessore dello spermoderma 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 69 

e cli 15 IX ; clie lo spessore della crusca e di 180 ;j. ; clie la grandezza 
del grauuli e di 2.") [jl o di 40 ij. senza graiidezze intermedie, e clie 
il reticolo amilifero presentasi a maglie pentagonali, grandi 50 i^, 
resistente alia potassa al 10 V^ e racchiudente i granuli avvolti in 
una massa granulosa colorabile in giallo coll'iodio; 

h) per la veccia : che il pericarpio ha colorito marrone scuro 
con maccliie nere ; che e rivestito alio esterno di una cuticola de- 
licatissima ; che lo spessore delle cellule a palizzata e di 55-60 ix; 
che quello delle cellule prismatiche e di 25-30 |x; che quello dello 
spennoderma e di 20-25 |x ; che quello della crusca e di 100 [x ; che 
la grandezza dei granuli e di 28-30 [x; ossia intermedia tra i gra- 
nuli piccoli e i grandi del latiro e che il reticolo amilifero e a ma- 
glie esagonali piii luughe di quelle del latiro, cioe 80-95 [x; 

5° infine la presenza di saggina, di deljinio, di rafano selva- 
tico, di rinanto e di atrepUce si pub anzitutto supporla agevol- 
mente perche le farine in tali casi souo alterate nei loro caratteri 
organolettici. Per es., Vatrejylice, che si suole aggiungere in Russia 
alia farina di grano nei tempi di carestia, si riconosce anche 
senza alcun aiuto del microscopio dal colorito grigio e persino 
nero, che impartisce al pane (il cosi detto pane della fame). Que- 
sti semi non sembrano produrre, almeno sinora, alcun disturbo 
all'organismo, salvo il deljinio il quale oltre a dare alle farine sa- 
pore acre e disgustoso e dimostrato essere nocivo. La diagnosi di 
questi diversi semi si fonda essenzialmente sui caratteri della 
crusca ed e resa piu alia mano dalle ricerche microchimiche. 

La crusca del deljinio e costitaita da un perisperma rivestito di aculei ed 
ha la stessa costituzione di qxiella del grano saraceno: I'Dvario h coetituito 
da un reticolo a maglie esagonali con goccioline di olio senza amido (Terni). 

La crusca del rafano presenta un perisperma giallo-oro formato da una 
pellicola rugosa, da uno strato di grandi cellule pavimentose pentagonal! e 
poi da una membrana crivellata di fori sotto cui trasparisce lo strato delle 
cellule pigmentate. L'albume e giallo-zolfo a maglie ovoidali e poligonali con- 
tenenti zone di sostanze oleose prive di amido. 

La crusca del rinanto ha il perisperma con la parte esterna costituita da 
uiio strato di cellule allungate e sottili, e subito sotto vi e l'albume a maglie 
quadrangolari a contenuto granuloso, senza amido (Terni;. 

CoU'esame microchimico occorre far precedere lo esame micro- 
scopico dalla azione di reagenti. Usansi all'uopo il reattivo del 
Vogl (alcool a 70" p. 100 e acido cloridrico p. 5), nonche la po- 
tassa al 10 " (, e Tacido solforico al 10 "/„ sempre in alcool a 70*' 
(Terni). 



70 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 

ProcedUncnto col reattivo (lei Vogl. — Seguendo il nietodo Pratesi-Di Vestea 
« sopra di im coinune piatto bianco a superficie levigata, si distende nua pic- 
cola quantita di farina (5-10 gr.) in strato sottile, aintandosi con lo spigolo di 
uncartonciQO a renderlo quanto e piii possibile unifomie. Quindi lo si asperge 
con la miscela di Vogl che riesce comodo di tenere in uno spruzzino di 
vetro, il cui turacciolo sia traversato da un solo cannello di vetro tirato a sot- 
tile pipetta, avendo cura di bagnare lo strato di farina in maniera nnifortue. 
Cio fatto si riscalda il piatto al di sopra di una iiamma, sino alia prima cora- 
parsa di vapori e si aspetta alquanto per vedere comparire qua e \h delle pic- 
cole aree di colorazione, ovvero il mettersi in evidenza e moltiplicarsi a vista 
dei punticini nerastri. » 

La comparsa dei punti nerastri giiida alia ricerca del nieJlo,. 
delfinio, veccia, ucari; la comparsa di chiazze, colorate general- 
mente in rosso o violetto o azzurro, fanno dubitare della presenza 
della segala cornuta. Jolio, Jatiro, saggina, dura, faggiolo, melam- 
piro, ecc. 

Tiitti questi diversi elementi vSi raccolgono sulla punta di un 
ago per fame 1' esame microscopico, osservandoli in una goccia 
di acqua o di glicerina al 50 "/„, compriniendo leggermente il 
coproggetti, a piccolo ingrandiniento (acari, villosita dell'agro- 
stemma) e se occorre a forte (segala cornuta}. 

Va qui notato che originariameiite la ricerca dei semi eterogenei si praticava seguendo 
il metodo del Vogl e piii tardi quello del Pratesi. che per ()uanto piii delicato non raggiunge 
pero la delicatezza del metodo Di Vestea, non essendo. come quello del Vogl, associate alio 
esame microscopico. II Vogl trattava 2 gr. di farina con 10 cmc. del suo reattivo e se otteneva 
una colorazione giallo-aranciata del li(|uido che si sei)arava dal deposito della farina, lasciando 
in riposo laprovetta, afi'ermava che nella farina trovavasi del gittaione, mentre se otteneva una 
colorazione rosea, che si modiflcava in verde con I'aggiunta di alcali, atl'ennava che vi si trovava 
del lolio. Siccome pero il reattivo del Vogl usato in tale modo riesce a scoi>rire il gittaione 
solo (juando trovasi mescolato alia farina almeno al 5 % e il Udio almeno all's " '„ . il Pratesi 
consiglio di distendere la farina in sottile strato sopra un piatto di porcellana, bagnarla col 
reattivo del Vogl e osservare se si notava la presenza di punti rosci i ([uali starel)bero a in- 
dicare la presenza di frustoli di lolio, ecc. 

Procedimento con la potassa al JO °/„ e I'acido solforico al 10 "/o. — Anzi- 
tutto, si po3sono, distesa la farina secondo il metodo Pratesi, spruzzare due 
preparazioni, Puna col liquido di Vogl, in cui all'acido viene sostituita la 
potassa al 10 "/o, e Paltra con lo stesso reattivo sostituendo alPH CI, VH'- S0'\ 
Cosi, secondo il Terni, si mettono subito in evidenza quali elementi reagi- 
scono alia potassa o all'acido o ad ambedue i reattivi, e quali rimangono 
inalterati nelle loro tinte. Si possono anche raccogliere con qualsiasi metodo 
dei frustoli di crusca, e po.stili in acqua distillata e messo a fuoco il prepa- 
rato (osservandolo a debole ingrandimento), porre ad un lato del vetrino 
coproggetti un pezzetto di carta bibula in modo da stabilire una correute di 
liquido dal preparato, e dall'altro sostituire goccia a goccia la soluzione dt 
potassa o d'acido solforico. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 71 

Con questi truttamenti il Terni ha notato che in generale coll'alcali i 
pigment! reagiscono con una gradazione di tinte dal giallo-verdasfcro al verde 
sino all'azzurro intense e coll'acido dal rosa pallido sino al rosso scarlatto 
e al rosso mattone e ha potuto stabilire il qiiadro segaente nel qiiale tro- 
vansi indicate le colorazioni assnnte dal perisperma dei pin diversi semi 
dopo il trattamento microchimico. 

Peril, per quanto consta tlalla mia esperienza, non bisogna credere che le colorazioni 

_ indicate dal Temi per i pericarpi dei vari semi siano in tutti i casi assolutamente specificlie 

si da aft'ermare clie un dato frustolo appartenga certamente ad un seme piiittosto die ad un altro, 

perclie in alcuni casi non le lio trovate corrispondenti a quelle indicate nella tabella : per conto 

mio sono d'avviso che queste ricerclie neeessitino di nlt^riori e piti nunierosi controlH. 



72 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



Tabella 


2. 






Semi 


Colore normale ' 

Potassa 10 ",o 
del perisperma 


Acido solforico 10 "/o 


Frumento 


giallo pagliarino 


giallo: leggera colora- 
zione verdaslra delie 
cellule di cintura 


giallo; leggera colora- 
zione rosea delie cel- 
lule di cintura 


Orzo 


iJ. 


id. 


id. 


Segala 


id. piu colorato lo stra- 
to delle cellule di 
cintura 


giallo verdastro; colora- 
ziune verde chiara 
delle cellule di cintura 


giallo pon pallido; piii 
colorile le cellule di 
cintura 


Avena 


giallo pagliarino 


verde chiaropiu intenso 
neir eiidocarpio; di- 
slinta colorazione dei 
peliedella cuticola del 
pericarpio 


giallo rosa pallido 


Mais 
(giallo 
e rosso) 


giallo 


giallo verdastro; il reat- 
tivo estraei I colore an- 
che dall'amido 


nessuna reazione 


Mais 
(bianco) 


giallo palliiio 


giallo verdastro; nessu- 
na reazione dell'amido 


nessuna reazione 


Riso 


incoloro o leggermente 
colorato in alcuni 
punti in marrone 


nessuna reazione o leg- 
germente verde cliiaro 


nessuna reazione 


Grano 

saracenu 


color giallo scuro 


giallo verde chiaro 


giallo chiaro 


Dura 


giallo rosso cinahro 


inalterato; si colorano 
in verde lo spermo- 
derma, le cellule aleu- 
roniche e I'embrione; 
il reattivo estrae il co- 
lor verde 


inalterato 


Panico 


giallo verdaslro 


verde chiaro 


giallo rosa 


Miliu 


giallo 


giallo 


giallo rossa?tro 


Lolio 


giallo verdastro 


verde chiaro, verde erba 
persistente 


rosa e rosso ciliegia e 
rosso fucsina persi- 
stente 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 



73 



Semi 


Colore normale • 
del perisperma 


Potassa 10 "/o Acido solforico 10 % 




Asro- 
stemma 


bruno marrone 


nessuna fpazione; il reat- 
tivo colora I'amido in 
giallo \erdastro e ne 
estne il colore 


nessuna reazione ; accen- 
tua leggermentc il co- 
lore marrone 




Delfinio 


nero(assenza di amirlo 
- colorazinne tiiaila 
delle holle di olio 
con tintura dijodio) 


nessuna reazione 


nessuna reazione 




Rafaao 
selvatii-o 


giallo d' oro (assenza giallo rossastro 
d'amido) 


giallo con ritlessi ver- 
dastri 




Rinanto 


gripriastro (colorazione giallo aranciato 
giaila con tintura di 

jodio) ; 


nessuna reazione 




Melami)iro 


giallo cliiaro . nessuna reazione 


id. 




Laliro 


grigio a macchie vio- 
lacee e nere 


azzurro intenso e verde 
mare (fugace) 


roS'O vinuso e rosso vio- 
ieilu persistente 




Veccia 


marrone con macchie 
nere 


marrone e giallo; mac- 
cliie viola scuro 


nessuna reazione 




Sorgo 


rosso marrone 


rosso gialla-Iro; il real- 
tivo estrae il colore 
S(;ii7a alterarne la tin- 
ta; colora in verde pal- 
liilo iospermodermae 
le cellule a glutlne 


colorlto russo piii bril- 
lante 




Atreplice 


niarri-'ne nessuna rea/.ione 


rosso bruno 




Fagiuolo 


variabile verde chiaro che si con- 
1 verte in azzurro 

1 


rosso carminio che si 
convene in marrone 




Sesfile 
1 cornuta 




violetto persistente 


nessuna reazione 

1 





74 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

3. ESAME PEE RICONOSCERE SE AD UNA FARINA SIANO 
MESCOLATE FARINE INFERIORI, FECOLE, SEGATURA DI LEGNO^ 

POLVERi MiNERALi. — 1. Mescolanza con farine inferiori. — Le 
diverse operazioni necessarie per ghuigere alia diagnosi sono le 
seguenti : 

1° Esame microscopico delFamido dal deposito formatosi in 
un biccliiere a calice pieuo di acqiia nel quale si sono gettati piz- 
ziclii della farina in esame; 

2" Esame microscopico previa separazione meccanica degli 
amidi la quale si fa mediante (luell'operazione die e intesa leriga- 
mento deWnmido. 

A tal uopo si impastano 10 grammi della farina sospetta, si pongono 
entro una pezzuola i cui capi si legano mediante un filo, e poi si sottopone 
il sacclietto ad uno stillicidio di acqua, raccogliendo il liquido in un b:c- 
chiere a calice, fino a che se ne e formata una quantity da 50 a 80 cmc. 
Si agita e si versa il liquido in un secondo bicchiere : si lascia riposare il 
liquido fino che sia fatto un po' di deposito, poi si decanta in un terzo bic- 
chiere e, formatosi un deposito si decanta in un quarto e, ove sia neces- 
sario, si ripete I'operazione in un ciointo. Cosi si riescono a separare fino 
a un certo punto i granuli di amido di differente peso, ciofe i pih pesanti 
nel primo bicchiere, i meno nel secondo e cosi di segnito. 

S** Esame microscopico del reticolo cotiledonare e quindi rac- 
colta delle massette clie rimangono dopo la fstacciatura della farina: 
trattamento delle medesime con potassa all'l "/„ e osservazione 
successiva in giicerina diluita; 

4" Esame dei frustoli che rimangono a galla in un bicchiere 
pieno di acqua nel quale siasi versata della farina, per vedere se 
fra essi si trovano dei pell; 

.")" Distensione della farina sopra un foglio <li carta o piatta 
bianco verniciato in sottile strato, ricerca dei frustoli di crusca, 
inclusione in gelatina glicerinata, sezionamento e osservazione ; 

0" Distensione come sopra, e prova microchimica colla po- 
tassa e con I'acido solforico, ricorrendo alle tavole del Terni per 
i risultati, senza peri) attribuire assoluta specificita alia colorazione 
ottenuta. 

I casi special! die piii facilmente si presentano, sono la mesco- 
lanza a\\a, farina di frumento, di quelle di mais bianco, di legumi- 
nose, di segala, di orzo, di grano saracoio, di dura, di arena, di riso. 
Proeedimenti per riconoscere la farina di mais aggiunta a quella 
di frumento. 

A tal uopo lo Sclavo iiiise a pvofitto I'esame polaviscopico. Egli fece ri- 
IcA'ave che non tutti i corijuscoli dell'amido di mais bianco sono attivi alia- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 75 

luce polarizzata e precisaiuento i globosi grandi e i globosi e poliedi'ici pic- 
colissimi: pero quelli di media grandezza ("15-20 p), mostvauo sempre iii 
cainpo oscuro una croce uera spiccatissima con le bvunche disposte I'una nor- 
malmente all'altra. Ora di fronte al frumeuto qiiesta proprieta sarebbe molta 
pin spiccata, perche e ben vero cbe le forme di media gi-andezza di qnest'ul- 
timo mostrerebbero piti netta in camj)o osciiro la croce nera; ma uou mai 
COS] spiccata come quelle dei corpuscoli del mais. Dippiii nei primi le branche 
della croce di solito si presenterebbero inclinate I'una sull'altra formando in 
alcune un vero X: solo qnalclie volta sarebbero disposte in posizione verticale 
come nel mais. 

11 Baumann invece tratta i preparati di farina con potassa all'l,8°/o la 
quale distrugge i corj)uscoli di frumento lasciando quelli di mais. 

Pero tanto il metodo dello Sclavo quanto qnello del Baumann e consimiii 
non servono a ricercare i grauuli di mais quando si trovano in piccola quan- 
tity di farine. 

Noi (Casagrandi e Clavenzani) ci serviamo di uu procedimento col quale 
abbiamo cercato: 

1° mettere in evidenza la presenza anche di pochi granuli di mais in grandi 
quantita di farine, eliminando, prima di fare preparati microscopici, dalle 
farine medesime qualunque traccia di amido di frumento, segala, orzo; 

2° riunire in un solo procedimento tutti i dati necessari per una diagnosi 
siciira, in modo da non dOver ricorrere a ricerclxe comparative. 

AU'uopo bisogna operare su grande quantita di farina in modo da poter 
trovare piti facilmente i granuli di mais che vi potessero essere frammisti. 

Si prendono quindi da 30 a 50 grammi del campione di farina in cui si so- 
spetta la presenza dell'amido di mais, si impastano con acqua e si pougono 
in una pezzuola che vieue sottoposta ad uno stillicidio di acqua, come si fa 
per levigare I'amido. Per5, a differenza dell'ordinario modo di procedere, non 
si sospende I'operazione allorche si sono raccolti da 80 a 100 cmc. di liquidO' 
in un biccbiere a calice; si prosegue invece sino ad ottenere una quantita 
assai maggiore di liquido. Si lascia riposare il materiale in bicchiere a ca- 
lice per varie ore, favorendo, ove si creda opportune, la deposizione dei gra- 
nuli di amido, col sostituire alia precipitazione natiirale quella mediante la 
centrifugazione ; indi si decanta il liquido. 

Al deposito cost ottenuto viene aggiuuta una certa quantita di uno degli 
acidi miuerali sopra indicati nelle proporzioni stabilite (v. pag. 48), cbe si lascia 
agire ]3er pochi miuuti (in genere e consigliabile di non raggiungere i 5') e si 
arresta I'azioue dell'acido coll'aggiunta di abbondante acqua distillata. 

Dopo aver lasciato riposare il materiale in bicchiere a calice almeno per 
mezz'ora, si decanta e si osserva. Sotto al campo del microscopio, se I'ope- 
razione h riuscita, debbono osservarsi i granuli del frumento, orzo e segala 
pallidi, molto rigonfiati, senza alcana rifrangenza, per il quale aspetto, ana- 
logamente a quello delle emazie scolorate, noi diamo ai granuli, cosi trasfor- 
niati, 11 no me di ombi^e di (jranuli. 

In mezzo a queste ombre si noteranno gli aggruppamenti dei corpuscoli 
amilacei del mais, che lianno I'aspetto caratteristico a pavimento e che sono 



76 MICROSCOPIA APPLICATA ALLIGIENE 

formati iu gran parte cTai gro9.si granuli del mais alquanto rigonli e defor- 
niati (specialmente quelli perifericij. I medi ed i piccoli grauuli di mais inal- 
terati, o tutt'al piii coU'ilo reso maggiormente evidente, spiccheranuo uiol- 
tisshuo per la loro fonua e per la loro rifrangeuza. 

Un tale reperto h tertaiuente sufficiente per ricouoscere il luais nella fariua 
di frumento; qualora solo non fosse possibile vinvenire i grauuli medi di 
mais, ma si notassero eoltanto gli accmnuli a pavimento dei grauuli gi-andi, 
si pao avvalorare la diaguosi coU'esame polariscopico, come consiglia lo 
Sclavo. 

Per6 I'esame polariscopico con questo metodo non riesce bene se non quaudo 
si distrugge I'amido di frumento, segala ed orzo per mezzo della potassa, iu 
quanto che lo stesso procedimento, fatto per mezzo degli acidi, non permette 
la formazione perfetta della croce. 

In ogui caso, qualora non sia possibile applicare il metodo polariscopico 
perchfe gli ammassi sono troppo alterati, noi consigliamo di aggiungere, sotto 
al carapo del microscopio, una soluzione diluita di uno dei colori di auilina 
che colorano i grani di niais. In tal caso si notera che qucsti ammassi si colo- 
rano, mentre le ombre dei gi'anuli rimangono lievemente tinte. 

Con questo procedimento si notano anche dei particolari di un certo in- 
teresse. Cosi adoperando per eseuipio la soluzione acquosa satura di rosso di 
Magdala, si noterk che i granuli di mais assumono un colorito rossastro che 
tende al violetto, mentre invece le ombre dei granuli, rimangono tinte in 
rosa un po' carico. In genere, specialmente negli ammassi dei granuli, sono 
i contorni dei granuli stessi che appaiono pin colorati. 

Qualora poi I'amido di mais sia aggiunto alia farina di frumento in quan- 
tita notevole, questo metodo si pu5 semplicizzare n rendere'possibile la dia- 
gnosi del mais anche senza microscopio. 

A tal uopo dopo aver trattato cogli acidi, il deposit© ottenuto col leviga- 
inento dell-'amido, noi consigliamo di aggiungere addirittura nel bicchiere 
a calice la soluzione coloraate (che 6 mcglio sia di colori che anche in solu- 
zioni acquose sature la lasciano trasparente ; per esempio il rosso di Magdala, 
il giallo-acido) lasciandola agire circa mezz'oi'a, ed agitando ogni tanto. Tra- 
acorso questo tempo si lascia riposare il raateriale, si decanta il liquido. 
si aggiunge acqua e si osserva se nel deposito si sono formati dei piccoli 
grumi colorati. Data I'esistenza di questi ultimi, si pub ritenere che alia 
farina di frumento sia stato mescolato il mais, perchfe questi ammassi soui> 
appunto formati da granuli di mais. L'esame mieroscopico, che si puo fare 
per eontrollo, pu5 suggellare la diagnosi. 

Ad ovviare poi 1' inconveniente che coll' aggiunta di acqua i gi-anuli si 
decolorino, noi consigliamo di aggiungere uu liquido il quale conservi i co- 
lor! di auilina, e per questo in luogo della soluzione acquosa satura di ace- 
tate potassico che, attesa la sua densita. non permette che i grauuli d'amido 
si depositino presto, consigliamo I'uso del liquido Kipart e Petit. 

Qaesto liquido ha la seguente coinposizione : acqua canforata gr. To; acqua distillata gr. 7r>: 
acido aoetico glaciale gr. 1; acetato di rame gr. 0.30: cloruro di rame gr. 0.30. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 77 

Anzi uoi coloriamo addirittura coa sostanze coloranti sciolte invece che 
in acqiia, nel liquido siiddetto poi avvenuta la colorazione, decantiamo, ag- 
giungiamo il liquido piu'o, lasciamo riposare ed esaminiamo macroscopica- 
ineiite e microscopicamente il deposito. 

Procedimenti per riconoseere le farine di leguminose agginnte a 
(juella di frnmento. 

la quanto all'aggiuuta di farina di leguminose a quella di fruniento, bi- 
sogua anzitutto non credere sofisticazione, cio che invece pub essere una 
qualnnque casualita, poich^ come bene si esprime il Valenti, e noto che 
in una farina di frnmento anche la meglio lavorata si pu5 fcrovare alPesame 
mieroscopico qualche granule di leguminose, specie di veccia, poicht' non 
sempre si riesce a vagliare i grani in raodo assoluto dalle etesse, ed a questo 
bisogua ben badare quando si debbano fare delle perizie per non esser tratti 
in errore credendo trattarsi di un'aggiunta fraudolenta quando questa in 
realta non esiste. 

A tal uopo si puo cominciare col prendere un graramo della farina da 
esarainare: lo si agita in tina provetta da saggio con 10 cmc. di una solu- 
zione a parti eguali di acqua distillata ed acido solforico puro concentrator 
appena perb si h fatta la mescolanza e c' e ancora sviluppo di calore. Dopo 
alcuni minuti si osserva che il materiale ha acquistato un colorito giallastro 
e il liquido ha preso una consistenza sciropposa. 

Se la farina h di leguminose, rapidamente il liquido acquista un colorito 
roseo, che mano mano va facendosi sempre piii intenso fino a divenire rosso- 
vinoso. Di piu si forma alia saperficie uno strato denso costituito da quasi 
tutta la farina esaminata. 

Se la farina al contrario e di frnmento puro, acquista dopo un tempo piii 
lungo che nel primo caso una lieve colorazione rosea, che mantiene immu- 
tata anche per dodici ore, non raggiungendo cosi il colorito rosso-vinoso 
caratteristico della farina di leguminose. Tutta la farina inoltre si discioglie 
nella soluzione, dimodoche nulla riniane galleggiante alia superficie del 
liquido. 

Se la farina linalmente risulta costituita dalla mescolanza di leguminose 
e frnmento, il liquido. anche quando le proporzioni di farina di leguminosa 
aggiiinta sia del 4 "/.,, assume rapidamente una colorazione, che da rosea, 
diventa dopo quindici minuti circa,. di una tonalita rosso- vinosa non perb 
tanto carica come nel primo caso. 

Ls due farine si riescono a differenziare, perche quella di leguminose gal- 
leggia, mentre quella di frnmento si scioglie. 

Si pub anche adoperare il metodo del Vogl ed a tal uopo si prendono 2 gr. 
della farina e si trattano con 10 cc. del reattivo, si agita e poi si lascia in 
riposo. Se il liquido si colora in rosso porpora, vuol dire che la farina con- 
riene leguminose. 

Perb con questo metodo non si pub stabilire quanta sia la farina di le- 
guminose aggiunta, mentre con quello del Valenti pare si possa invece stabi- 
lire sino al limite del 4 "o, rimanendo perb incerto se le dosi sono minori. 



78 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 

In tale caso si ricorre all'esame microscopico col quale non basta ricer- 
<;are i granuli d'amido, perch^ si possa scoprire la frode, ma i reticoli coti- 
ledonari, dal numero dei quali la diagnosi puo essere avvalorata. 

Dagli studi del Di-Vestea si conosce la resistenza differente, che hanno 
il reticolo cotiledonare della farina di frumento e quella di leguminose trat- 
tati con soluzione di potassa caustica : in una soluzione all'1,5 % il reticolo 
cotiledonare del frumento si distrugge in pochissimo tempo, mentre quelle 
delle leguminose non viene distrutto neanche dalla potassa al 10 %. Orbene 
dalle ricercbe del Valenti risulta che ancbe con gli acidi il reticolo cotiledonare 
di leguminose si comporta in modo da poterlo diiferenziare agevolmente da 
quelle di frumento. In soluzioni infatti di acido solforico puro concentrato ag- 
giunto di parti uguali d'acqua distillata, il reticolo delle leguminose si mette 
in evidenza e persiste a lungo. mentre quelle di frtimento si distrugge subito ; 
percui, trattando una mescolanza di farina di frumento e leguminose con I'a- 
cido solforico a parti uguali con acqua, si riescono mettere in evidenza i reti- 
coli e ci si pu5 fare un concetto del numero dei medesimi nelle farine ; quindi 
86 vi sia frode o no. 

All'uopo si prendono 10 grammi di farina e s'impastano bene in un mor- 
taio con 50 grammi d'acqna della soluzione notn. 

Si versano in un bicchiere a calice e vi si aggiungone altri 50 grammi 
della soluzione agitande con una baccbetta di vetro. 

In una farina centenente leguminose nella proporzione del 4 % , si ritro- 
vano in ogni campo del microscopico da 4 a 5 reticoli cotiledonari. In pro- 
porzioni maggiori la quantita aumenta gradatamente. 

Volendo poi distinguere le diverse specie di leguminose che sono state 
aggiunte, il solo mezzo microchimico non h sufficiente : se nelle prove pre- 
liminari la farina e di fagiuolo o fava, ad esempio, con acido solforico ed 
acqua si ha un colorito, che, prima rosee, acquista presto un colore rosso- 
vinoso, mentre se c'e veccia va dal gialle-bruno a quelle dell' infuse di caflfe: 
perb nou si tratta di dati su cui seriamente fondarsi. 

Si puo anche ricorrere al procedimento sierodiagnostico. II Bertarelli ha 
all'uopo preso in esame le farine di fagiuolo, di pisello, di lenticchia, di 
fava e di Teccia ineculando con gli estratti acquosi di questi semi i co- 
nigli per 6-7 settiinane. Egli ha ottenute sieri precipitanti specifici per 
I'inftiso di pisello, fagiuolo e di lenticchie nella concentraziene di 1 a 6000. 
Naturalniente pero, questo genere di ricerche ha bisogno di ulterieri studi. 

Procedimenti per riconoscen' la farina di segale a{igiunta a 
quella di frumento. 

L'aggiunta di farina di sefiala h melto pin difficile a stabilirsi. Si puo an- 
zitutto usare il metodo del Wittmart. A tal uopo si sospende 1 gramme della 
farina sespetta in 50 cc. di acqua, e si riscalda lentamente a 62° C, poi raffred- 
data la miscela, si esamina il depesito al microscopie. In genere si trovano, 
inalterati o pece alterati i granuli di amide di frumento, mentre quelli di se- 
^ala sono rigonfiati e spaccati. 



MICROSCCPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 79 

A questa prima prova di orieutazione bisogua poi aggiiingere quella delle- 
vigamento dell-'amido e della misura dei diametri dei globuli pin grandi : 
poiche, come h stato detto altrove, i grossi granuli della segala hanno dei 
diametri (intorno a 50 ;j) i quali non sono raggiunti da quelli piu grandi del 
frumento. Nel contempo in questi granuli si nota con costauza Pilo crociato 
o ad ipsilon. 

Finalmente si puo prendere una certa quantity di farina setacciarla, rac- 
cogliere le masse che rimangono sul setaccio, trattarle con acido nitrico 
al 40 "4 e raccogliere il deposito in cui si trovano i reticoli. Questi reticoli 
si lavano sotto al campo microscopico e poi si trattano con potassa all' 1,5 7^- 
Si distruggono cosi i reticoli del frumento; quelli che persistono sono 
della segala, i quali hanno una forma quasi quadrangolare che in confronto 
a quella del reticolo del frumento, sino a un certo panto e abbastanza ditfe- 
renziabile. 

Slieciale importanza poi si attribuisce alia ricerca dei peli. Si prondono 
percio 3 grammi di farina, si fanno boUire in 100 cmc. circa di acqua e si rac- 
coglie un po' della patina che rimane galleggiante e la si esamina al micro- 
scopio in una goccia di idrato di cloralio. Tenendo present! i rapporti tra 
la grandezza del lume e lo spessore delle pareti, non h difficile potertrovare 
nei peli un buon dato diflferenziale. 

Finalmente, si ricorre all'esame della crusca, di cui si debbono fare le se- 
zioiii come consiglia il Di-Vestea. In tal caso, oltre tenere presente lo spe- 
cials incurvamento delle cellule del mesocarpo (non dell'endocarpo come si 
ritieue generalmente) h bene come dice I'A. notare la uotevole differenza clie 
esiste nella grandezza complessiva delle stratifica?;ioni, corapresa quella delle 
cellule aleuronicbe, (V. pag. 60) e se le laminette di crusca trascinino seco 
un cospicuo brandello di tessuto dell'albume, ci5 che succede frequentemente 
nella segala e nell'orzo ma non nel frumento. 

Procedimenti per Hconoscere la farina di orzo aggiunta a quella 
di frumento. 

L'aggiunta di farina di orzo a quella di frumento, incoutra ancora mag- 
giori difficoltk ad essere diagnosticata. 

Lo studio dei caratteri degli amidi auche dopo la prova del levigamento, 
se fa rinvenire granuli della forma globoso-lenticolare con tendenza alia forma 
di rene, o ad ima forma nou perfettamente ovoide o sferica, uoncbe la pre- 
senza di granuli con ilo lineare si pub sospettare la presenza dell'orzo. Al 
contrario dell'aggiunta di segala, quella di orzo non pub seriamente essere 
avvalorata dall'aiuto della micrometria. Infatti per dirla col Di-Vestea se b 
chiaro che con I'aiuto della micrometria quando si trovano corpuscoli lenticolari 
che oltrepassano 41 [j. di diametro, si afiferma indubbiamente la presenza di se- 
gale, a rigor di termini non si pub escludere la presenza del frumento e dell'orzo ; 
come trovando corpuscoli che non oltrepassano i 41 ]j. si esclude bensi la 
segala, affermando la presenza del frumento, ma non si pub escludere I'orzo. 
Con I'aiuto della micrometria b quindi jiossibile una diagnosi completa e 
univoca solo in caso di farina di puro orzo. Fiiori di questo caso e neoessario 



80 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

invocare alfcri criterii che (stando sempre nei limiti di una diagnosi microsco- 
pica) si trovano nei caratteri (molto vaghi) dei contorni e dell'ilo del cor- 
puscoli stessi, nella configuraziorie e grandezza dei peli e, meglio ancora, 
nella strntt'ira degli elementi della crusca, la quale presenta il triplice strato 
di cellule aleucroniche che h aseolutamente caratteristico. 

In questi ultimi tempi h stato tentato il procedimeuto siero-diaguostico : 
si sono infatfci ottenuti nei conigli iaoculati coU'estratto della farina di orzo, 
con quello di segale e di frumento dei sieri che precipitano specificamente 
solo i relativi infusi di orzo, segale e frumento: pero e ancora da vedere come 
si diporti il eiero su dati infusi fatti con farina di orzo o segala o di ambedue 
mescolate a quella di frumento. 

Procedimenti per ricoiwscere Je farinc di dura, grano saracenOf 
avena, riso, aggiunte a quella di frumento. 

L'aggiunta di dura, ftrano saraceno, avena, riso, i- assai meno frequente ed 
e assai piu facile a diaguosticarsi. Giova anzitutto ricorrere al metodo Bar- 
telaer, col quale si puo o trovare o scartare la presenza di riso. Si prendono 
20 grammi di farina e si pongono in acqua a 11-12° C per 1 ora. Indi si filtra 
e si aggiunge al filtrate altrettanta soluzione satura di acido picrico. Se non 
si ottiene alcun precipitato si tratt.a di sola farina di riso, se lo si ottiene 
si puo tvattare di tutte le altre farine poichfe queste lo d^nno. 

Per meglio avvalorare la diagnosi si pub poi ricorrere alia prova del li- 
vigamento del Lecanu. Si prendono 15-20 grammi di farina si impastano con 
acqua e posti in una pezzuola si spremono sotto uno stillicidio di acqua, 
raccogliendo I'acqua di lavaggio. Questa ei agita bene e si versa in uno o 
piu bicchieri a calice facendola perb passare attraverso un setaccio di seta. 
Dopo 6-12 ore si osserva il deposito, in genere diviso in tre strati: in quella 
inferiore si trovano i grossi granuli del frumento, in quello superiore i pic- 
coli, in quello di mezzo che ^ di un colorito giallo-sporco i medi. Se vi era 
stato aggiunto riso, i suoi granuli si trovano in questo strato e si ricono- 
scono facendo preparati (cercando specialmente i gi'anuli composti) dopo 
avere decantato I'acqua e insieme il priino strato, che si toglie facilmente 
perche poco compatto. Bisogna per5 durante questa osservazione badare di 
non confondere il riso coi piccoli gi'anuli del frumeuto che hauno dimensioni 
simili a quelli isolati del riso per quanto siano meno angolosi e uno alnieno- 
dei lati sia alquanto arrotondato. 

Per differenziare poi, i granuli di riso da quelli delPavena, del grano sa- 
raceno, della dura, si ricorre anzitutto, all'aiuto della micrometria la quale 
mette subito sulla buona strada. Giova pero aiiche, servirsi nei casi dubbi di 
altri procedimenti. 

Cosi. h utile ricercare i peli per i quali si pub seguire lo stesso procedi- 
mento indicate per ricercare xjuelli di segala (V. pag. 79) che nei riso sono 
corti, tozzi, a base cuneata (fig. 42-&), mentre nelPavena sono lunghi, sottili 
(fig. 21-d.); per il grano saraceno h utile ricorrere anche all' esame polarisco- 
pico, caso mai si avesse dubbio si trattasse di avena o di riso (si sa che il 
grano saraceno possiede granuli grandi 5-8 ;j. attivi alia luce polarizzata) e 



MICROSCOriA APPLICATA ALL'IGTENE 



81 



/ 



considerare bene la forma dei granuli composti, allargata, irregolare, mai net- 
tamente ovoide come nel riso e nell'avena. 

Per la dura, occorre tener presente la sooiiglianza dei granuli con quelli 
del mais, ma la mancanza assoluta di forme disposte a pavimento, il minor 
diametro dei piu grossi granuli, e le diverse grandezze dei medesimi. 

Secondo il Torelli inoltre la oavita centrale presenta una tale varieta 
di configurazione che molto facilmente riesce a costituire uno dei caratteri 
differenziali piu salienti e adatti per distuiguere I'amido della dura da quello 
del mais. Essa non h cosi uniforme e costante nella dura come neL mais; 
nelle forme estreme raanca del tutfco e i gi-a- 
nvili presentano I'aspetto di cellule liscie ed / 

appiattifce, nelle mediane e visibile e fre- | 

quentemente h costituito da una sottile ed 
elegante raggiatura la quale partendosi da 
una cavitk centrale, raggiunge la periferia 
del granulo dividendola in raolteplici rego- 
larissiuii segmenti. La varieta di queste 
forme di granuli non si riscontra nella fa- 
rina di altri cereali, e costituirebbe un ele- 
mento diagnostico di molto valore. E utile 
anche ricercare i peli, die si presentano 
spesso con il luine diviso essendo anche pln- 
ricellulari (iig. 42-a) uonche il reticolo coti- 
ledouare luugo le cui pareti si trovano 
noduli piriformi rifrangenti e la crusca il 
cui uiesocarpo differisce dai quello di altri 
cereali. 

Si potrebbe anche in casi atssolutamente 
dubbi ricorrere al metodo sierodiagnostico 
servendosi del siero di conigli precipitante 
specificaraente I'infaso di raais. E evidente 
che se questo siero non deteriiiina alcun pre- 
cipitate iiell'infuso di farina di frumento, in « 6 
cui si h incerti se si troTi mescolata, non tig- *2. 
vi sark dura o mais. Cosi usando un siero 

specifico per I'infuso di grano saraceno si potr^ esclndere od ammettere I'ag- 
giunta di quest'ultimo alia farina ecc. 

2. Mescolanza eon fecole. — La fecola clie piu facilmente si trova 
mescolata e qnella di patata. Essa, come del resto tutte le altre, 
e facilmente riconoscibile per i granuli di amido che non lianno 
nessuna somiglianza coi granuli dei cereali, <lelle graminacee e 
delle leguminose, granuli che facendo la prova del levigamento 
dell'amido si trovano subito al fondo del primo bicchiere. Ad ogni 
modo la diagnosi di mescolanza di auiido di patata si puo avvalorare 
ricercando i frammenti della buccia, che hanno I'aspetto di membra- 

Celli 



82 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 




iielle traspaienti, le (juali sezionate mostransi costitiiite da vaii ti- 
lari di cellule tubulaii a pareti sottili gialla^tre sovrapposte le une 
alle altre e man mano piii basse procedendo 
. _,-- -^ ._^— -.i^.— (ijjipjjiterno all'estenio (fig. 43). 

3. Mescohoisa con segatura di legno. — 
L'aggiunta fiaudolenta di polvere di legno 
alle farine aliiiientari e al pane e stata ac- 
curatamente studiata dal Tavernari, il quale 
ritiene clie il niiglior mezzo di ricerca della 
stessa sia quello indicato dal Wiesner (me- 
todo clie consiste ntl fare agire i^er breve 
tempo sulle sezioni o sui frammenti vegetali 
una soluzione alcooliea di floroglucina al 
0,01 /„ e nel trattarli poi con acido clori- 
drico, con clie si ha quasi istantaneamente 
ill tutte le parti lignificate uii color rosso 
traente al violetto) coadiuvato dall'esame 
microscopico dei frammenti di crusca. II Ta- 
vernari procede come segue: 

Disfcesa la farinu o il fiore in iino strato uuiforme spesso di '2 mm. leg- 
germente corapresso, si lascia caderc una goccia di uua soluzione alcooliea 
di floroglucina all'l "/o e successivamente sulla traccia della prima una 
goccia di acido cloridrico, commerciale diluito, al ^/.-'/,, ; se havvi della se- 
gatura di legno si palesera quasi istantaneamente con un colore roseo, qua 
e la piu accentuate, in punti tinti piii intensamente in tono di fragola, 
mentre se si tratta di farina noruiale non solo la colorazione tardera a com- 
parire ma noii assutnera mai un grado cosi forte, lasciandosi solo in parte 
colorarc i frammenti di crusca: d'altro canto il nuuiero dei puuti rossi sara, 
di fronte alia farina con segatura, molto rainore. 

Invece della floroglucina, si poasono anche adoperare altri reagenti piii 
sensibili. Cosi il I'iutti adopera I'ortobromofenetidina che colora in giallo solo 
le parti liguificate, mentre quelle cellulosiche riraangono scolorate. 

Si puo del resto ancbe, senza ricorrere all'ortobromofenetidina, reudere il 
procedimento piii sensibile col cercarc di riunire i frustoli di legno cbe si tro- 
Tano in una determinata quautita di farina distruggendo in essa i corpu- 
scoli di amido. lo mi servo del seguente procedimento. 

Prendo 10-15 grammi di farina, li tratto con 500 cmc. di una soluzione 
di acido cloridrico al 25 30 "/n a caldo, a\endo cura di riuiescolare il materiale 
in una capsula man mano cbe si scalda. Poi ancora calda, verso tutta la 
miscela in un filtro piano di porcellana bucberellata coperto di due, tre fogli 
di carta bibula e applico I'imbuto sopra una bottiglia tubulare per flltrare 
coll'aiuto dell'aspirazione. AUorcbe tutto il liquido e filtrato, verso sulla carta 
bibula una soluzione alcooliea all' 1 "/,|di floroghicina; poi, passata questa, del- 
I'acido cloridrico commerciale. Dopo poco tempo se evvi segatura di legno si 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 83 

troveranno una aerie di frustoli colorati in rosso fragola. I frustoli di crusca 
lion assiiiuono mai una colorazione con uq tono cosi netto: la maggior parfce 
delle volte anzi non si colorano affatto. In ogni caso la diagnosi si puo avva- 
lorare prendendo qualche pezzetto e sottoponendolo all'esame microscopico. 
Qualora poi non si possegga il microscopio, si pn5, dopo filtrato tutto il 
liquido, lavare bene cio clie rimane sul liltro con acqua distillata, facendone 
passare attvaverso il filtro circa 500 cmc, poi si toglie la carta bibula, si pone 
sopva uu piatto di porcellana e si secca a dolce calore. Quando la carta e 
secca, si inninidisce con una soluzione alcoolica di floroglucina all'l "/(, acidi- 
ficata con acido fosforico. Se vi h segatura si ottiene una colorazione rosso- 
fragola, scaldando ancora il piatto. La crusca non assume mai questa colo- 
razione. 

4. Mescolanzd con polveri inhwrali. — Le sostaiize luiiierali 
che si so^lioiio imire alle farine a scopo di frode sono: 

«) la creta; [i) le terre magnesiache ; y) il gesso; cJ) lo 
spato pesaute (solfato di Ba); i) il caoliuo: X) la farina fossile 
(latte di luiia) : ijl) le ceneri di ossa. 

Per rintracciare queste sostanze bisogna ricorrere anzitutto al metodo di 
Calletet consistente nel porre 4 o 5 gr di farina in un vaso cilindrico con- 
tenente 30 cmc. di cloroformio, ag'tare e lasciare a se per qualche ora; dopo 
qiiesto trattamento le sostanze minerali van no al fondo del recipiente, mentre 
I'amido rimane a galla. Occorre pero, perchr quest'ultimo fatto si verifichi, 
che I'amido non sia anidro ; ossia che non abbia una densita minore del 
cloroformio; all'uopo consiglio di porlo precedentemente disteso in apposito 
piattello entro una camera umida di Tyndall, nella quale si sia versata una 
piccola quantity d'acqna. Ottenuto il deposito ricercato (che in piccolissima 
quantita puo trovarsi anche normalmente) va esaminato al microscopio. 

Se trattasi di ])olvere di marmo si osserverauno subito cristalli 
romboedrici di carbonato di calcio, i quali trattati con H'SO' si 
trasformeranno in cristalli agliiformi di solfato di calcio. Se si tratta 
di ossa calcinate si osserveranno degli auimassi di sostanza fina- 
mente granulosa giallo-sporca, marrone o nera, i .quali trattati 
con H^SO' diveutano il centro della formazione di cristalli aglii- 
formi del pari di solfato di calcio. Se si tratta di altri materiali, 
questi trattati con acido solforico o con altri acidi rimangono 
insohibili e sono diagnosticabili coiresanie microscopico soltauto, 
quando si tratti di farina fossile, essendo (piesta formata di sclie- 
letri di diatomee. 

4. RiCONOSCEKE 8E LA FARINA SIA INQUINATA DA PARASITI. 

— Quando le farine provengono da grani avariati oppure allorclie 
non sono state bene conservate possono presentarsi inqninate da 
parassiti. 



84 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Rignardo ai Grani arariati si ricouoscono abbastanza facil- 
niente. 

« I cliicchi di grano attaccati dalla volpe o dalla ruggine o 
dai parasiti animali perdono del loro peso, e quindi iinmorgendo 
una certa (piantita di grano nell' acqua, i cliicclii amnialati ven- 
gono a galla : cosi possiamo giudicare sino a un certo ])unto delle 
qualita del grano e del suo valore alinientare. Ma i semi, cou- 
servati in locali iimidi e male aerati o in grandi ammassi, subi- 
scono facilmente uu process© di fermentazione con lo sviluppo di 
batteri e di muffe clie li rendono improprii al consiimo. In questo 
caso la forma e il peso del cliicco non vengono punto cambiati, nfe 
sempre si ha lo sviluppo di odore speciale, die pub a\' vert ire 
della cattiva conservazione del seme. Bisogna allora ricercare se 
il seme lia conservato la proprieta di germinare, clie immediata- 
mente vieue distrutta dalla presenza di microfiti, i quali inva- 
dono prima il tessuto i)rotoplasmatico dell'embrione. La ])rova si 
fa con un apparecchio detto appunto germinatore (fig. 44) co- 
stituito da un recipiente di veti-o, da un disco 
di porcellana con cento forellini scavati ad 
imbuto il cui foro piii piccolo ha un dia metro 
inferiore a quello trasversale della cariosside 
(lei cereali. Un altro disco <li feltro portante 
nel centro un termometro ser\e da coperchio 
airappnrecchio. A cinque centimetri circa dal 
*^s- *^- Ixtrdo libero del vaso nella parte interna, si 

nota una sporgenza circolare che ser^ e a so- 
stenere il disco di porcellana, il quale va esattameute a combi- 
nare con la parete del vaso. 

Si prendono 100 chicchi di grano da esaminare e si disjjon- 
gouo coll'embrione rivolto in basso nei forellini ad imbuto del 
disco di porcellana; si rimett© il disco a posto, versando un po' 
d'acqua sul fondo del recipiente. Si ricoprono i chicchi con un 
leggiero strato di terra di giardino umida, e si sovrappone il 
<Usco <li feltro, abbandonando I'apparecchio in luogo a tempera- 
tura conveniente per la germinazione (20"-25''). In questo modo in 
opportune condizioni di calore ed umidita, i chicchi sani germi- 
nano, e dal conteggio, dopo alcuui giorni, potremo desumere la 
percentuale dei grani avariati, che anche nelle migliori partite di 
semi, raggiunge sempre il 3-4 % » (Terni). 

Kiguardo ai parasiti delle farine generalmeute si distinguono 
in preesistenfi quando si trovavano gia nel seme e in Hopraggiunti 
quando si souo sviluppati propriamente nella farina stessa. (xli 
uni e gli altri poi i^ossono essere animali e vegetali. 




MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 85 

a) Pa7'asiti animali. — Si possono gettare degli spizzichi di farina in iin 
bicchiere a calice contenente acqua distillata e raccogliere le mondiglie ri- 
luaste alia superficie osservando in una goccia di potassa al 5-10 % per scio- 
gliere I'amido: pero in alcuni casi, quando per es. si sospetti la presenza 
di acari e meglio distendere la farina in sottile strato sopra un piatto ver- 
niciato bianco, facendole acquistare una superficie uniforme e attendere al- 
quanto. Si vedr^ allora che sulla superficie della farina si formano tante 
piccole protumberanze crateriformi che sono il punto di partenza di solchi clie 
si vanno formando, nei quali con una lente si vedr^ qualclie cosa muoversi. 
Si possono allora toccare questi punti con un ago bagnato e osservarli al mi- 
croscopic. Qualora poi non si voglia attendere, basta spruzzare la farina col 
reattivo di Vogl e porre al microscopic i puntini neri cbe appaiono. 

I parasiti animali clie si possono trovare nelle farine piii comu- 
nemente sono 11 ti/rogJt/phus farinae clie e 11 comiine aearo della 
farina; \\ ienehrio )iio]itor alio stadio larvale; un eoleottero nera- 
stro fornito.di una lunga proboscide detto sito2)hyJ)is (jranarms o 
2)unternolo che si puo trovare nelle farine sia alio stato adulto che 
alio stato larvale; Vanguilhda tritici che nel grano da luogo alia 
cosi detta (}o1ta del grano caratterizzata da sporgenze sulla super- 
hcie del chicco dentro le quali vsi trova un residuo polveroso, for- 
iiiato da gomitoli di anguille; la tigmiola o aJncite faecopliora ce- 
reateUa) lepidottero fornito di due grandi ali inclinate a formn di 
tetto ; ed altri parassiti meno frequent! dei suddetti. 

b) Parasiti regctali. — I parasiti vegetali che si possono tro- 
vare nelle farine provenienti dal seme sono almeno tra i piii co- 
muni la segala cornut<(, le spore di pucciniae, di tiUetiae^ di ustilago. 
Quelli che si sviluppano dopo, sono generalmente batterii, blasto- 
miceti, ifomiceti. 

La segala cornuta rappresentante lo sclerozio del fungo detto 
clainceps purpurea si forma non solo nella segala, ma anche nel 
frumento ed e molto iraportante ricercarlo (benche sia noto che 
da noi I'ergotismo non si veriflca mai o quasi mai e che i nostri 
grani non sono quasi mai avariati dalla segala) perche bisogna 
pensare che molto ne viene importato dal di fuori. 

Del resto come fa osservare lo Stagnitta-Balistreri « se la 
quantita di segala cornuta che si osserva nelle farine di prima 
qualita, anche pros'enienti da grani molto avariati, generalmente 
non e tale da recare ap]>rensioni dal punto di vista sanitario e 
nemmeno si puo affermare che ne vengano modificate le qualita 
fisiologiche normali richieste per questo tipo di alimento; non 
si puo dire altrettanto dei residui della burattazione di queste 
farine, perche essi contengono la massima parte del cornetto 
sclerotinico, sicche quando vengono utilizzati per la eonfezionc 



86 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



(lelle fariiie tli seconda e terza qualita, queste contengono quasi 
sempre una quantita di segala cornuta assai rilevante. Di piu 
il 95 per cento circa delle farine di qualita inferiore, confezio- 
nate coi prodotti di macinazione dei grani esteri, contengono la 
segala cornuta in quantita raramente inferiore airi-2 per cento ». 
I metodi per la ricerca delta segala nelle farine, ossia dello 
sclerozio del fungo, sono molteplici; chimici, spettroscopici, niicro- 
scopici. Questi ultimi sono i piu sensibili. 

A tal uopo, segiiendo il nietodo Stagnitta, si distende nn po" di farina da 
esaminare in nn aottile strato iiniforme con superlicie liscia, sopra un piatto 
o una lastra di vetro. Si spruzza la farina fino ad impregnamento col liquido 
di Vogl badando che le goccioline di liquido che cadono sulla farina, siano 
finissime x>er nou alterare la superlicie uniforme dello sti-ato. Si riscalda 
quindi il piatto o la lastra, passandoli sulla tiauima fino a 30°-40'' e poi si cer- 
cano quel punti che hanno un colorito bruno o rosso vinoso. Con un ago si 
prendono e si trasportano sopra il vetrino porta-oggetti, in una goccia d'acqua 
distillata e quindi si sovrappone il vetrino copri-oggetti, comprimendo legger- 
mente ed asciugando ai uiargini I'eccesso di liquido. La osservazione si ese- 
guisce prima a piccolo ingrandimento (ocul. 3, obb. 2 Koritska) cercando 
nel campo microscopico i frustoli di color rosso vinoso o bruni, e lissandoli 
nel mezzo del campo. Indi si pone da un lato al margine del vetrino copri- 
oggetti un pezzetto di carta bibula in modo da stabilire una corrente sotto il 
campo del microscopio e dal margine opposto si fa penetrate a gocce la po- 
tassa al 20-30 "/()• Dal frustolo della segala si viene a estrarre la sostanza 
colorante che ha una tinta violacea smagliante. 

Si puo ancora viemmeglio avvalorare la diagnosi osservando la struttura 
del frustolo. All' uopo si lascia agire la potassa per qualche minuto nello 
stesso preparato, quindi si comprime il vetrino copri-oggetti in modo da 
schiacciare e distendere il frustolo in esame, e si osserva a piii forte ingran- 
dimento. Si notano (fig. 4.o-a) allora cellule poligonali e ovoidi a doppio con- 






<^ 






S:?Qc34:70c: 




tig. ib. 

toruo con couteuuto brillante uei punti in cui gii oli estrattivi non sono stati 
ancora saponificati dalla xjotassa, e cio qnaudo il frustolo appartiene alia 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 87 

periferia del cornetto e quando cade nella osservazione di piatto; se invece 
aderisce al frustolo anche la parte midollare del cornetto e la osservazione 
cade nel senso longitndinale, appariscono le cellule allungate e gli ifi dicotomi 
del micelio, pure con contenuto splendente. 

Si puo anche raccogliere qualche frustolo e sezionarlo. In tal caso si tro- 
vera: « nei tagli trasversali (fig, 45-c) presenza di numerose cellule rotonde 
o pioliedriche a pareti spesse, incolore nella jjarte centrale, colorate in viola 
verso la periferia e nei tagli longitudinal! (fig. 45-/^), presenza di cellule al- 
lungate nel senso dell'asse maggiore dello sclerozio ed irregolarmente sinuose, 
contenenti gocciole di olio rifrangenti di diversa grandezza le quali spesso 
mascherano il tessuto cellulare, per cui h consigliabile trattare prima con 
etere clie le discioglie e permette di veder bene quesfc'ultimo ». 

Bisogna pero ricordare che la reazione con la potassa, specie nelle farine 
setacciate con buratti finissinii. nelle quali la parte periferica del cornetto 
difetta, non si verifica che in qualche frustolo. In questi casi bisogna ricer- 
care quel frustoli che posseggono la parte periferica dello sclerozio, sul quale 
si potra far agire la potassa caustica. Soltanto nei casi in cui la segala e la 
farina siano state molto male conservate, la reazione potra mancare ; ma 
allora basterk I'esame microscopico del frustolo a togliere ogni dubbio. 

Si puo anche facilitare la ricerca della segala con una prima reazione 
macroscopica e cercare di eliminate I'amido sino dal principio della operazione. 

A tal uopo al raetodo Pratesi Di Vestea per il distendimento della farina 
in sottile strato sopra un piatto di porcellana, seguito dallo spruzzamento 
del materiale col reattivo del Vogl, sostitnisco il setacciamento della farina 
attraverso un setaccio a larghe maglie, sopra un piatto coperto di carta 
bibula a vari strati e bagnata abbondantemente di una soluzione di acido ni- 
trico al 20 °,'o. L'acido nitrico se pure e concentrato in questa proporzione 
distragge gli amidi dei cereali, lasciaudo intatti i frustoli di segala che assu- 
niono nn colorito rosso fragola dopo un certo tempo e spiccano sul fondo 
leggermente giallo della carta bibula. Ottenuta questa reazione si puo pren- 
derne qualcuno con un ago e osservarlo sotto al campo microscopico (ocul. 3, 
obb. 2 Koritska) tra un portoggetti e un coproggetti. In tal caso, se esso 
apparterra alia parte periferica dello sclerozio, 8an\ colorato in un bel tono 
rosso-fragola. Si puo anche precedenteinente versare la potassa sui punti rossa- 
stri che si trovano sulla carta bibvila, e allora si otterrii che essi diverranno 
scuri 6 circondati, i piti grossi specialmente, di un aloncino sfumato violaceo, 
sebbene non con molta costanza. 

Ad awalorare la diagnosi si possono anche fare altre due osservazioni con- 
sistent! nel setacciare sopra un piatto bagnato con potassa al 20 ° „ la farina 
sospetta e ripetere la stessa operazione sopra un piatto contenente acido ni- 
trico puro. Nel piatto contenente la potassa si noteranno. dopo un po' di 
tempo, scaldando il piatto, dei punti violetti circondati da un aloncino sfu- 
mato dello stesso colore, e nel piatto contenente acido nitrico, gli stessi 
punti ma rossastri con alone sfamato dello stesso colore. 

Quando poi la farina sia stata mal conservata e i frustoli di segala non 
assumano la colorazione rosso fragola, dopo il trattamento <-'on l'acido nitrico 



88 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



al 20 )»er cento, non rimane che prendere tutti i frustoli giallo-bruni o scuri 
e osservarli al microscopio per vedere se hanno il tipico aspefcto dei frustoli 
di segala. 

Per stabilire poi la qnantita di segala, puo servire lo stesso 
inetodo indicate dal Di Yestea per ragrostemma : inescolando 
I'l V(,o di segala alia farina, io ho trovato in media, nel campo di 
16 cm*, 62 frustoli. Lo Stagnitta avendone trovati 5 quando la se- 
gala vi era mescolata nelle proporzioni del 0,1 "/^o, ossia 50 nelle 
proporzioni dell'l "/„„, vi sarebbe una differenza di 12 frustoli in 
pill. Si comprende del resto come questi dati siano passibili di 
qualclie differenza, a seconda della mescolanza piii o meno ben 
fatta della farina e della segala. 

Le pucciniae, le tUJefiae, le nsi'ihtgo souo spore di diversi fun- 
glii i quali costituiscono rispettivamente la ruggine, la carie, il 
carhone del qrano. Esse si rinvenuono abbastanza facilmente nelle 






tii;. 40. 



farine, specialmente se si lia ciua di steiiderle in sottile strato so- 
pra uu piatto bianco verniciato e spruzzarle con acqua: si trove- 
raiino allora qua e la puntini nerastri, die. ove siano in jnccolis- 



MICHOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIP:XE &■:> 

siuie quautita, iion debbano esseie cousiderate danuose specie le 
Puccinie e le Tillezie. Le Ustilago solo potrebbero esseiio perche 
si sa clie tali spore contengono una sostanza solubile iu acqua, tos- 
sica e ad azione paralizzante (De ]Marchis). Esamiuati al mieio- 
scopio si presenterauiio : 

se di imcciniae, (fig. 4G-fl), come corpi ovoidali, con o senza 
picciiiolo, a parete liscia od un poco rngosa, a conteiiuto grannloso, 
€olor ruggine; 

se (li tiUetiae (fig. 46-^), come corpi sterici con leggera oudii- 
lazione periferica e con contenuto reticolato dentro le cui maglie si 
trova una sostanza protoplasmatica brnna, grandi |i 15-18, (luiudi 
assai piii di quelle di ustiIc({io carlo con le quali uiolti trattatisti 
non tenendo conto delle diiuensioni costantemente le conlendono: 
se di nstilago, come corpi generalmeute un po' ovoidali, pic- 
coli, di colorito nero ebano, a pareti liscie ed a contenuto die pub 
essere rappresentato da corpicciuoli sterici rispleudenti, (fig. 46-e) 
e cio nel caso si tratti deW nstilago carho, grandi (x 5-8; OA'vero 
<3orpi sterici, con membrana presentante all'esterno sporgenze a 
guisa di aculei ed a contenuto di colore marrone oscuro, grandi 
!i 9-13, nel caso si tratti di ustilago maidis (fig. 46-f7). 

I hatteri clie si possono trovare nelle farine, sono stati studiati 
solo uella farina del mais in rapporto alFetiologia della pellagra: 
non sembra pero sinora si siano trovati altro clie del microrganismi 
comunissimi e specialmenne il b. mesentericKS rtdgatus e il 2)r. 
I'ulgare. 

Xel mais guasto, si e parlato di uno speciale bacillo, il h. mai- 
dis, ma esso non e clie uno dei mesenterici (il fiiscus torse) e non 
lia importauza alcuna, cliecclie sia stato scritto in proposito. 

La ricerca di questi germi oramai non si fa clie per vedere se 
la farina vSia in via di putrefazione o no. 

I hlastomiceti clie si possono trovare nelle farine furouo del 
pari poco studiati. II Peters ne trovb nelle farine in fernientazione 
quattro : certo si e clie tbrme blastomiceticlie vi si possono trovare 
e per quanto a me costa non e difficile rinvenire abbastanza fre- 
quentemente il rosa-hefe die e tanto comune nelP aria. 

Gli ifomiceti die si possono trovare nelle farine sono rappre- 
sentati pure dalle comuni specie di peniciUum (jlaucum, mueor 
racemosus, mueor mucedo, asper(jiUus glaucus e niger. rhizopus nigri- 
cans, ecc. la presenza dei quali, in primo tempo e rivelata da mi- 
<?eli (e bastano questi da soli per ritenere la farina avariata) e 
quando la farina e veccliia solo da spore, ossia da corpiceioli 
rotondi rifrangenti die molto facilmente si confondono con goe- 



90 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 

eioliiie di grasso se noii si fa attenzione alia loro meinbrana bene 
distinta. 

La ricerca degii ifomiceti nelle farine lia in questi iiltimi tempi 
a.ssnnto graiule importanza specie dopo gli studi fatti sulla tossi- 
cita delle spore di una yarieta di un penicillo glauco, il quale par- 
rebbe avere relazioni con la la pellagra (Di Pietro). 

Diventa <|uindi iniportante saper dire se in una farinji si tro- 
vino delle muffe e se tra queste muffe vi siano piii o meno ab- 
bondanti le spore di questa varieta di penicillo. 

Per ricercare le muife nelle farine, si puo seguire il seguente 
procedimento: 

Si piglia un po' della farina sospetta, si essicca a 35^-40", si disgrega 
in un modo qualunque, raagari pestandolo in un mortaio, e poi si getta a 
pizzichi in un bicchiere a calice, della capacity di mezzo litro, contenente 
acido nitrico al 50 "/o, agitando con bacchetta di vetro, perch^ non si formino- 
dei gTumi. Si lascia stare in riposo per un' ora dopo di che si osserva il 
deposit© al microscopic (Pastore). 

Se la farina e ammutlita, si noteranno le spore delle mutte 
e in condizioni favorevoli pub capitare di vedere dei niiceli o- 
dei framuienti di essi. Talvolta se questi vi sono, pub nascere un 
po' di confusione tra i reticoli amilifcri die riniangono intatti ed 
ammassati e gl' ill : perb ove si tengano presenti alcune parti- 
colarita, quali la grossezza maggiore dei miceli, le forme clavate, 
i settj, sara facile esitare gli error i. 

Ya anche notato che quando si lia una farina normale, di 
frumento ad esempio, dopo il trattamento con I'acido nitrico, al 
microscopio, oltre ai detriti e al reticolo amilifero, osservansi dei 
corpuscoli rotondi, piccolissimi, rifrangenti die potrebbero a prima 
giunta trarre in inganno. Ma nella massima parte dei casi questi 
corpicciattoli sono sempre piii jiiccoli delle si)0i'e degii ordinari 
penicilli, aspergilli e delle mucoiinee; luinno un contoruo non per- 
fettamente rotondo e sono di grandezza varia. Le spore invece 
sono perfettamente rotonde, spesso unite a due, a tre, a catena o 
ad ammassi, identiclie nelle loro diraensioni, aggruppate talvolta 
attorno ad un micelio. Del resto ove poi nascessero dei dubbi, si 
possono prendere 10-15 grammi di farina, trattaiia con I'acido, 
lavarla con alcool od etere, poi osservare il deposito al microscopio^ 
Se vi sono spore si troveranno e non potranno eonfondersi con 
tali dementi, i)oidie questi scompaiono. 

Si pub anche colorare il raateriale, per esempio con la crisoi- 
diiia, la quale in soliizione idroalcoolica, tinge splendidamente 
in giallo le spore e i reticoli amiliferi. 



MIOROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 91 

(Juanto alia ricerca della speciale varieta tossica di penicillo 
basta prendere (Dl Pietro) im po' di farina, sbatteiia in acqua di- 
stillata sterilizzata e con una pipetta del pari sterilizzata, ver- 
sarne qnalche decimo di cmc. in piastre di Petri g'ni contenente 
rart'reddato nno strato di agar-agar coniune aggiunto di acido tar- 
tarico e glucosio (v. Batteriologia). ]Jopo 24 ore a temp. ord. (25°) 
si svilui)pano eolonie ramose bianclie nella superficie superiore,. 
gialliccie neir inferiore die sporificano rapidamente, le qnali tra- 
sportate in gelatina ordinaria o acida, non fondono. 

Con le spore del penicillo si seminano poi diversi tiibi di 
agar solidificato a becco di tlanto e quaudo souo sporificati, si 
estrae la patina e si da a mangiare a una piccola cavia. Dopo- 
1-2 ore cominciano negli animali delle scosse e dei tremori e un 
barcollamento caratteristico. Se la dose e forte I'animale muore 
in collasso dopo S-10 ore: se e debole si salva. In ogni modo la 
diagnosi e fatta. 

Pane e Paste. 

Xell'esame microscopico del pane e delle paste vanno tenuti 
presenti tntti i quesiti clie debbono risolversi quando si procede 
alPesame di una farina. 

Generalmente Fesame si pratica per ricercare: 

1" quale sia la farina di cui sono composti; 

2° se alia farina usata siano mescolati elementi di semi 
eterogenei : 

3" se alia farina usata. sia stata aggiunta farina di altra 
specie ; 

4° se siano alterati da parassiti. 
Riguardo alia tecnica da seguirsi : 

1" quando si voglia sapere la specie o le specie di amido 
di cui e fatto il j?rt«e o se vi si trovino elementi di semi etero- 
genei, non esaminare gli strati superliciali clie sono stati piii 
sottoposti alPazione del calore, ma la mollica e possibilmente quei 
2)H»ti clie sono rimasti non cotti e clie vi si trovano sempre, spap- 
polarli in acqua e osservarli ; quando si tratta di pasta pestarne 
alcuni pezzi in un mortaio riducendoli in polvere tinissima e poi 
fare preparati inclusi in acqua glicerinata ; 

2° quando si voglia sapere se il 2)ane sia alterato da paras- 
siti, esaminare preferibilmente gli strati superliciali ove general- 
mente si noteranno delle maccliie di vario colore clie potranno 
mettere sulla strada, ammenocli«i non si tratri di ]iarassiti gia 



92 MICROSCOriA applicata all'igiene 

preesistenti nelle fariiie perclie allora e piii coiiveniente esami- 
narne jiii strati iutenii ossia la moUica. 

Pero, esamiiiaudo direttamente la mollica al microscopio, nou 
seuipre si riesooiio a stabilire delle diagnosi sieure. specie quaudo 
si vuol vedere se alia fariua siauo commiste sostanze estranee couie 
polveri minerali, parassiti, ecc. 

lo ho trovato utile tagliuzzare la mollica, se il pane e fresco, frammen- 
tarla se e secco, e poi essiccarla a modico calore per es. a 37'^-40<' o meglio 
ancora in un essiccatore ad acido solforico. magari se poasibile facendovi il 
vuoto. Poi trituro la mollica essiccata, in un mortaio, la passo a iin fino 
setaccio metallico e la polvere ottenuta considero poi come se fosse farina, 
aottomettendola cio^ a tutti quei procedimenti che servono a discoprire le 
adulterazioni e le sofisticazioni delle farine, nonch^ le sue alterazioni. 

Lo stesso trattamento faccio subire alia pasta: soltanto in alciini casi in 
cui e difficile renderla coal secca da ridurla triturabile, mi servo della ra- 
schiatura cbe ottengo con nn biaturi, raschiatura che a sua volta essicco e 
trituro in un mortaio. 

Va da se poi che prima di tutti (luesti trattamenti sia il pane 
die la pasta debbono essere osservati. magari con Taiuto di una 
lente per vedere se vi siano alterazioni macroscopiclie date da 
parassiti animali, come il punternolo per es. o da altre cause. 

Xel praticare Tesame microscopico tanto del pane quanto 
della pasta, bisogua ricordare costantemente che molti granuli ap- 
paiouo rigontiati. deformati, con spaccature per efletto delle ma- 
nipolazioni cui e stata soggetta la farina. Cosi pure, i grandi gra- 
nuli del frumento, si rigonfiano, presentano una striatura piii o 
meno visibile, e ai principianti ricordano i granuli di fecola di pa- 
tata, oppure si fessurano, a croce o ad ipsilon ricordando i gra- 
nuli di segala. Yisti poi di lato i granuli di frumento possono pre- 
sentare una lunga fessura che ricorda I'ilo dei granuli di orzo, ecc. 

Tenendo presenti le dimensioni dei granuli si puo i)ero facil- 
mente escludere che i granuli appartengono alia segala e all'orzo, 
come tenendo presenti i caratteri deH'amido di patata, e il modo 
di diportarsi verso la luce polarizzata. si puo escludere che si 
tratti di granuli di questa fecola. 

Inoltre e opportuno, avere cura speciale di ricercare specie, se 
si tratta di pane, se si trovi commisto del talco la cosi detta jwl- 
vere da pane. Secondo I'Anfbsso, I'esame microscopieo giova moltis- 
simo a discoprirla, specialmente se, come io consiglio, si dissecca 
prima il pane, si tritura e si tratta, come se fosse farina, col metodo 
di Calletet. La presenza del talco e rivelata da aghi o prismi (spi- 
<^ole) grandi mm. 0,03 — 0,07 X 0,001 oltre ad altri elementi la- 
mellari e a corpuscoli di forma quadrilatera. 



MICROSrOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



V'6 



ESAME MICROSCOPICO 

DEL CAFFE, DEL THE, DEL CACAO, DEL CIOCCOLATTO, 

DELLO ZUCCHERO, DEL MIELE. 

Caflfe. 



I tiiitti del ciiffe sprovvisti «lel lore pericarpo .souo rapinesen- 
tati dai cosi detti cliicclii del caffe, ossia da jiraiii verdastri <;ene- 
ralinente piu lunglii clie larglii, convessi da lui lato, piani e solcati 
longitudinalinente dall'altro. 

IstologicameDte pailando souo costitniti dall'albume del .seme^ 
generalmente aiicora rivestito dello spennoderuia, ossia: 

1'' Da nil tessuto di cellule poliedriclie I'nna disposta aceauto 
alFaltia, a pareti spesse circa C |i, colorate leggenueiite in verde 
giallastro coiitenenti gocciolette oleose e granula/ioni di varia 
iiatura (amidacee ecc); 

2° Da nn tessuto costituito da uuo strato di cellule appiat- 
tite, allungate, a pareti non bene 
distinguibili, forraanti nel loro 
insiemeuna meinbranella traspa- 
reute adesa airalliume e di uuo 
strato di elenienti allungati (tino 
a 500 If.) e molto stretti (30-40 lO 
fusifonui a parete spesso fine- 
strata trasversalmente, fornianti 
nel loro insieiue una membrana 
clie rappresenta lo strato ])iu e- 
steruo dello spermoderuui. 

Questi cliicclii adoi)eransi <> 
triturati torrefatti, alio scopo di 
fare il noto infuso di caffe ed al- 
I'esame microscopic© oltre ad 
una serie di corpi amorfi, e di 
goccioline oleose, non dovreb- 
bero mostrarsi costituiti clie dal 
reticolo dell'albume (fig. 4,1 -a) e 
dalle cellule fusiformi dello sper- 
nioderma (fig. 47-6), (raraiuente 
si vede lo strato interno di que- 
st' ultimo) clie si possono met- 

tere bene inevidenza trattando il materiale triturato, con alcool o 
etere o potassa (1 «li materiale su 4 di solvente). Cio si fa agitando 



if la 




tig. iT 



94 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIEN'E 



il miscuglio per breve tempo in una provetta, indi si la.seia depo- 
sitare^ si decauta il liqiiido, si sostitiiisce acqua e si sottopone 
iill'esame microscopico. 

L'esaiiie microscopico dovrel>be poter servire a riconoscere di 
quale specie di caffe si tratti; ma, in realta esso non serve clie a 
mettere in evidenza sia le adulterazioni clie si fanno del caflte in 
«hicclii, sia quelle clie si fanno del carte torrefatto e macinato. 

1. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE LA (JUALITA DEL 

CAFFE. — Di questo studio si e recentemente occupato il Tusini 
11 quale ha praticato sezioni dei grani di carte verdi, dopo averli 
fatti boUire in potassa al 10 % per '/, ora. Queste sezioni esa- 
minate al microscopic dopo passaggio in alcool e xilolo ed inclusc 
in balsamo del Canada mostrano ben misurabili le cellule del- 
Falbume e dello spermoderma. 

L'A. avrebbe trovate le seguenti dimensioni niedie: 



Tabblla. 3. 



Qualita del Gaffe 


Grandezza in (j. delle cellule 


del reticolo 
alia periferia 


in prossimita 
dell'ilo 


dello 
spermoderma 


Abissino 

S. Domingo 

Portorico 

Moka 

Santos 

1 Venezuela 


62 X 43 
60 X 40 
60 X 33 
59X41 

37 X 43 
30X42 


52X39 
56 X 44 
63X33 
36X43 
61X43 
44X34 


275 X 32 
300 X 33 
267 X 29 
233 X 32 
355 X 32 
320 X 30 



Queste dimensioni si numtengono secondo FA. sii per giii ab- 
bastanza costanti finclie si tratta di chicclii di carte Ncrdi: pero a 
voler giudicare a quale qualita appartenga un carte torrefatto, non 
-cisipuo riferireche alle dimensioni delle cellule dello spermoderma, 
le quali sarel)bero in media le seguenti : 



Xel carte abissino 
» Moka 
» S. Domingo 
>> Portorico 
» Santos 

» Venezuela 



I'JG X 30 
1G5 X 29 
184 X 30 
222 X 27 
212 X 30 
238 X 30 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEXE 95 

: :i, ESAME PER KICONOSCERE LE ADULTERAZIOM DEL CAFFE. 

— Adulteniziom del eaf'e in cMccM. — Coiisistono nel iiiescolaie, 
pill raramente nel sostituire completamente i cliicchi di vero catte 
tonefatto con grant che lianno pressoclie fonua simile, fabbricati 
€on varie materie (pasta dt farine diverse e per lo piti di cereali, di 
argille, ecc.). Questa falsificazione si riconosce gia molte volte 
dal colorito e dalla forma ed in ogni caso percheper lopiii i cliicclii 
falsiticati gettati in nn biccliiere di acqua- vanno al fondo e sono 
ixnche facilmente sgretolati e polverizzabili al eontrario di quelle 
del vero catie, salvo il caso non si tratti di caft'e gia boUito e 
rimesso in commercio. 

Quando poi qnesti dati non Ibssero sutticienti, basta ricor- 
rere alio esanie microscopico della polvere clie si oltiene dalla 
loro pestatura, nella quale non si devono trovare clie gli elementi 
earatteristici del cafite. 

AdnUerazioni del cafe polcerato. — Esse consistono general- 
mente nel mescolare alia polvere di caffe i cosi detti succedanei 
del cafte, cioe le radici di cicoria, i ficlii, le gliiande dolci tor- 
refatte, le farine, le fecole, la segatura di legno, i semi di ara- 
cliide, i nocciuoli di.olivo, i semi del corugo e del sorgo, le rape 
e le carote essiecate, delle polveri mineral!, delle polveri di mat- 
tone, e perfino quella di sughero. 

Qualora si sospetti la presenza di elementi estranei nel catte, 
si puo cominciare col versarne una certa quantita in un l>ic- 
cliiere a calice contenente una certa quantita d'acqua, osser- 
vando poi se il materiale stesso vai al fondo e I'acqua si tinge : 
nel caso clie questo succeda si puo ritenere die il catte sia stato 
falsiticato (aiiimeuoclie non si tratti di fondo di catte essiccato 
e rimesso in commercio), dacclie il vero catte galleggia e non si 
tingono clie dopo qualclie tempo, leggermente in giallognolo gli 
strati siiperficiali del liquido. 

Per fare poi le diagnosi del materiale col quale e stata adul- 
terata la polvere di catte, occorre conoscere quali sono gli ele- 
menti caratteristici delle varie sostanze clie si usano a scopo di 
frode. 

Gli elementi caratteristici delle radici della cicoria torrefatta 
sono rappresentati da frammenti di elementi cilindrici con striatura 
trasversale (fig. 48), rappresentanti pezzi del tessuto della radice. 
Possono aiiclie trovarsi, ma molto ditticilmente, delle cellule i)areii- 
cliimatose poliedriclie a pareti sottilissiiiie, frammenti di vasi lat- 
ticiferi, ecc. 



96 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



Gli elementi caratteristici de'i iichi torrcfatti souo rappresentati 
<la cellule graudi irregolari, poliedriche con molti vasi lattici- 
feri, grandi, a contemito granuloso, anastomizzantisi fra di loro 
(fig. 40-rt), oltre ad altri elementi di secondaria importanza (fibre 





■m 



tii;-. 48. 



flg. 49. 



vascolari (,tig. ■4'.>-?>), elementi cellulari poliedrici, spesso con cri- 
stalli di ossalato di calcio, peli (fig. 40-(') ecc). 

Gli elementi cartitteristici delle (jhiande dolei torrefatte sono 
rappresentati da grandi cellule poliedriche racchiudenti granuli di 
amido (fig. 50) irregolarmente ovalari, a ilo puntiforme od a fessura 

> vL^"^ 



o 



tig. 50, 

centrale ed a stratificazione concentrica (jualche volta evidentis- 
sima, oltreclie di elementi di secondaria importanza, fasci vasco- 
lari, ecc. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE iU 

Gli eleuienti c.aratti'ristici dolle carotc iorrc/dtU- si riconoscoiio 
l)er lai)resoii/a di uu tossuto paiencliiinatoso con oellulo a ina^lio 
ovalari e pareti sottili, coutenenti dej^li ajiiii jiiiallastii o iicv la 
presenza di eleinonti traclioali ivroiiolaii con fossuie llnoari visi- 
bilissime. 

Gli elementi caratteristiti doi iioeeioli di iiJiro toncfaili (tiji'. 51) 
si riconoscono s[)ecialinontG per la presenza di luniilie libre fu- 
siCoinii, incoloii, non fenestrate, ehe si tiovano insieme a niolte 
cellule sclerosate a pareti spesse, con fessurenella parete interna. 





fig. 5L 



La segatura di legno si rivela per le moltiplicitii delle fibre le- 
gnose clie si trovano nelle preparazioni. 

La ixdrcre di smihcro (fig-. ~y2) (scoperta <lal Bajardi nel catte 
torrefatto luacinato) e piii ditficile ad essere diagnosticata tanto 
[till die e una adnlterazione assohitamente eccezionale e che si 
fa tutta a danno delhi povera gente la (piale compera piccole 
quantita di catte gia pesato. 

Per riconoscere qucsta sofisticnxione, secoudo il Rajardi, i procediinenti 
da adottarsi sarebbero facilissimi qualora si trattasso di una semplice sosti- 
tuzione di polvere di siigUero a quella del caftt^, tenendo conto delta pro- 
prietj\ delle polvero di au<;hevo di galleggiare nell'acqua fredda o calda,- 
acidilicata o non acidificata, senza, anche dopo giorni, tingere I'acqna sotto- 
stante, ci6 che non succede alia polvcre del caff^, la quale a Inngo andare, 
solo in parte galleggia e tinisco col tingere Paequa in giallo pin o meno 
carico. 

Ma in fatto non h certamente possibile cUo venga in mento a qnalcnuo 
di sostituire tale polvere a qiiella di caff^; tutt'al pih pub venirvi aggiunta. 

OcHorre anzitntto cercare di separai'o questa polvere dal caffft o per far 
cio bisogna spossare anzitntto la polvere di caifh in esanie di luaniera 

Celli 7 



yg MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

che vada a fondo nell' acqua. Si prendono quindi 5-10 gr. di essa c si fanno 
boUire in 50 cmc. di acqua, meglio se acidulata cou HCl; dopo 8-10' di bol- 
litura si versa il materiale in un biccliiere a calice e si lascia raffreddare; 
la polvere di caff6 torvefatto e spossato va a fondo, la polvere di sugbero 
invece riniane a galla. 

Se rimangono dei dubbi si puo versare il liquido contenente la polvere 
invece cbe in un biccbiere a calice in un imbuto al cui collo si attacca un 
tubo di gomma stretto da una pinza. 

Appena formatosi il deposito si apre la pinza, si fa cadere il deposito 
insieme a dell'acqua iu un sottostante biccbiere a calice ripetendo I'opera- 
zione piii volte con Pnggiunta di nuova acqua fino a cbe si h sicuri cbe 
tutto il caff^ spossato sia venuto a separarsi. 

Sopra un filtro di carta si raccoglie cio cbe h rimasto galleggiante e lo 
si secca a dolce calore in una stufa qualsiasi; seccato si raccoglie e un 
pizzico si dibatte in una provetta contenente del xilolo. 

In questo liquido il catffe spossato va a fondo, luentre la polvere di su- 
gbero rimane costantemente a galla. 

Si pub poi avvalorare la diagnosi di polvere di sugbero prendendo un 
pizzico di quella cbe e rimasta secca sul filtro e stropicciandola sopra un 
foglio di carta bianca; In tal caso la carta si viene a tingere in uero. 

La polvere di catfe spossato o no, tutt'al pib imprimo alia carta un 
colorito marrone. 

Trattando poi la polvere, cbe rimane galleggiante nell'acqua bollente o 
meglio ancora nello xilolo, in un vetrino di orologio con acido croraico, 
possibilmente in soluzione satura, se si tratta di polvere di sugbero i frani- 
mentini non si sciolgono ancbe dopo 24 ore di aziooe a fred lo, se invece 
si tratta di polvere di carte si forma una poltiglia densa, omogenea bruna. 

Esaminando al microscopio un po' del materiale indisciolto i frammentini 
di sugbero appaiono costituiti da un reticolo a pareti sottilissime cbe circonda 
degli spazi poligonali; se si tratta di polvere di caflf^ nel campo microscopico, 
non si scopre nulla di ben definito. 

Questo metodo si puo ancbe adoperare direttamente sulla polvere del cafffe 
sofisticato f.icendo agirc sopra pizzicbi della medesima, la soluzione satura di 
aoido cromico ed esaminando dopo 24 ore una goccia del materiale al mi- 
croscopio. Pero e sempro meglio cei-care di selezionare prima il sugbero dalla 
polvere per giungere a risultati piu positivi. 

Si potrebbero ancbe raccogliere i frammentini di polvere rimasti galleg- 
giaati suU'acqua bollente e fame delle sezioni, trattando poi queste, sotto 
il campo raicroscopico, con Sudan III col quale si sa cbe solo le pareti 
cellulari suberificate assumono una colorazione rosso-carminio caratteristica; 
pero nel sugbero torrefatto questa colorazione non h cosi netta e in ogni caso 
il procedimento e troppo incomodo pei-cbe possa applicarsi nella pratica. 

Le polveri mineraU si riconoscono perclie sono particelle gene- 
ralniente opaclie, amorfe clie stridono sotto il vetrino coproggetti 
comprimeudolo leggermente ; souo quelle die cadono piii presto al 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 90 

fondo gettantlo il catte torrefatto in iin biccliiere di acqua. Trat- 
tate con acidi spesso danno effervescenza per la loro trasforma- 
zione in sali, oppnre rimangono inalterate. 

Adulterazioni del cafe sjwsmto. — II cafe s2)()Ssato o c.musto, 
da me stato di recente studiato, sfugge geueralmente all'ispe- 
zione del vigili e alle prelimiuari ricerclie di laboratorio sia esso 
puro, perclit' galleggia sull" acqna e perclie all'esame microsco- 
pico si mostra costitnito dai soli element! del caffe, sia meseolato 
con altre sostanze, come cicoria, ecc, perclie allora la prova del 
biccliiere e la prova microscopica condiicono a ritenerlo caffe tor- 
refatto, semplicemente adulterato. 

Ora il cafe torrefaito spossato trovasi sotto forma di chicchi in- 
ieri, chicchi in frammoifi, chicchi macinati opoJvcre di cafe. 

I chicchi interi torrefatti spossali non diffeiiscono dai chicchi 
ordinari se non perclie hanno perdiito in gran parte la lucidezza 
caratteristica. Del resto gettati in nn biccliiere contenente acqna 
a temperatura ordinaria, o anclie calda, galleggiano, sempre die 
siano bene ascintti. Macinati, la polvere di caffe da essi prove- 
uiente, galleggia benissimo nell'acqna fredda tingendolentissima- 
meiite gli strati d' acqna sottostanti, salvo il caso clie non siano 
stati pill volte spossati, poiclie allora T acqna pno anche non tin- 
gersi affatto. Nell'acqua calda sopra i 50" e nella bollente, sia o 
no acidificata con HCJ al 5-10 °/ , i frammenti pin grossi precipi- 
taiio al fondo abbastanza rapidamente. Esaminata al microscopio, 
la polvere in discorso, senza bisogno del trattamento con I'etere 
o coUa potassa o coll' alcool, si vedono i caratteristici elementi del 
caffe con i loro particolari di strnttnra (fenestrazione ecc.) abba- 
stanza bene, perclie parte dell' olio fn portato via nelle prime 
bollitnre. 

I chicchi f}'amme))t((ti torrefaiii sposHati e piii raro poterli osser- 
vare; ma, il fatto di trovarli in frammenti pin o meno grossolani in- 
duce gia I'ufficiale sanitario a nn esame accurato. 

Se si tratta di caffe spossato tali frammenti sono sforniti asso- 
lutamente di Incentezza. Gettati in un biccliiere contenente acqna 
alia temperatura ordinaria galleggiano. Se 1' acqua e calda, e acidi- 
ficata con HVA al 5-10 Vo, molti pezzetti vanno a fondo: pero 
questa prova riesce assai ineglio se si macinano. L' acqua fredda 
o non si tinge affatto o si tinge con straordinaria lentezza. 

Esaminati al microscopio i^resentano gli elementi caratteristici 
del caffe molto bene distinti nei loro particolari. 

II caf^ torrefatto macinato e spossato o esausto — fondi di 
caffe — viene smerciato molto comunemente e non e facile rico- 



100 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

noscerlo dal vero caffe non spossato tanto piu die spesso i riven- 
ditori lo ine.-^colano col caffe torrefatto macinato non spossato. Esso 
1)610 lia un colorito meno scuro, tendente al marrone, e non lia 
I'odore gradevole caratteristico del caffe. Versato in un biccliiere 
a calice contenente acqua alia temi)eratura ordinaria, galleggia e 
generalmente anclie dopo molte ore non tinge I' acqua sottostante. 

Se I'acqua e bollente o calda, nieglio se acidificata con acido 
cloridrico al 50 V„, vanno a fondo, in poclii minuti, 1 pezzetti 
pill grossi, forraando un deposito, clie, esaminato mostrasi co- 
stituito dagli elementi caratteristici del caffe con i loro particolari 
di struttura cliiaramente visibili, come se fosse sgrassato. 

A riconoscere se la polvere di caffe sia stata o no spossata e 
adulterata co:i altri niateriali i i)rocedimenti sono i seguenti: 

1. Proceduiienti per riciDioscere se uiki polvvrc di pnro caffe sia 
stata spossata : 

a) La polvere di caffe si versa in un biccliiere a calice conte- 
nente acqua calda acidificaia o non con HCI al ."i-lO per cento. 
In 30 minuti circa, se il caffe e sjjossato, si depositano al fondo i 
pezzetti piu grossi; se non lo e, si nota una leggera dei)Osizione 
di frustoli, lungo le i)areti, una tinzione giallognola dell'acqua, ma 
nessun frammento di cliicco va a fondo, salvo (jualche pezzetto 
molto grosso, specie se il caff'e e stato macinato da molto tempo. 
h) La polvere di caffe si versa in un biccliiere contenente 
acqua alia temperatura ordinaria (15°-25** C). L'acqua, se si tratta 
di veri fondi di caffe, non si tinge neanclie dopo 12 ore; se si 
tratta di polvere di caffe proveniente da cliicclii frammentati tor- 
refatti e spossati, si tinge, ma sempre piu lentaraente e meno 
di quel clie faccia la polvere di vero caffe non spossato. 

c) La polvere di caffe si tratta con xilolo od alcool assoluto 
(servono imperfettamente e non sono consigliabili I'etere solforico, 
I'etere di petrolio e la benzina), prendendone un pizzico e sbatten- 
dolo entro una provetta, contenente 10-15 cmc. del liquido, per 1-2 
minuti. S3 il caffe e stato spossato, va tutto al fondo, mentre se 11 
caff'e non e stato spossato si forma uno strato galleggiante costi- 
tuito da tutti i frammenti piu grossi. 

d) L' infuso a freddo di 4 ore di 5 gr. di polvere di caffe in 
100 gr. di acqaa distillata, filtrato, aggiunto di soluzione acquosa 
satura di laccamuff'a, assume una colorazione rossastra se 11 caffe 
non e stato spossato, violacea iuvece se e stato spossato. L'opera- 
zione si fa aggiungendo in una buretta graduata una certa quantita 
dl soluzione di laccamuffa a 25 cmc. dell' Infuso in un cilindro di 
vetro gradiiato. Si fa cadere percib goccia a goccia la soluzione 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEI^E 101 

di laccainiiffa,agitaiuloil liquido dopo ra.ugirmtadi ' '^ in '/, cmc. Se 
il caffe esi)Os.sato. difticilnieiitc si ariivauo ad aggiiiugere 2 cmc. di 
soluzione di laccaniutt'a a 10 cm. di infiiso, senza ottenere una co- 
lorazione violetta. Se il catite non b spossato, si possono ag'g'iimgere 
10-15 cmc. di soluzione di laccaiiiuHa. sino a riempire il recipiente 
senza riuscire a ottenere colorazioue violacea. 

(') L'infiiso a freddo di 4 ore di 5 gr. di polvere di caffe in 
100 cmc. di acqua distillata, filtrato, si tratta con nitrato mercu- 
voso e dalla quantita del precii)itato si arguisce se il caffe sia stato 
spossato o no. All'iio^io si prendono 10 cmc. dell' infuso, si versano 
in tidjo graduato sino a 10 cmc. e del diametro di 1 cm., quindi si 
aggiungono 2 gocce di nitrato mercuroso. Si forma un precipitato 
clie dopo varie ore (e bene attendere non meno di ore) si depone 
al fondo, sebbene qualclie liocclietto rimanga aderente alle iia- 
reti del vaso. Se il caffe e stato spossato, difficilmente in un tubo 
graduato delle dimensioni indicate si ottieue un precipitato piii 
alto di 1 cm., mentre se il caffe non e stato spossato, i precipitati 
sono sempre su[teriori ai 2 cm. 

2. Proci'dimenii iK'f riconoscere se una j oJvcre di cafe risulti da 
una mescohotza di cafie S2)ossato c cafe non spossato. — II caffe torre- 
fatto esausto, sia in cliicchi, siai macinato, viene mescolato a caffe 
torrefatto non esausto. liicouoscere la. frode in tal caso non e facile. 

Se il caffe e in cliicchi si possono scegliere quelli di aspetto 
opaco, macinarne una ventina separatamente I'uno dall'altro e poi 
fare per ciascuno la prova delValcool, o quella del xilolo. 

Sia clie questo i)rimo saggio dia risposta positiva, sia die non 
la dia, si prendano 10 gr. del caffe, si macinino e si gettino tutti a 
poco a i)OCO in un bicchiere a calice grande contenente acqua calda 
iicida o no. Se fra i cliicchi ve ne erano degli spossati, i loro fram- 
menti [>iii grossi vanno a fondo, sicche dopo 30 minuti, se si e for- 
mato un deposito nel bicchiere a calice, puo ritenersi clie tra 1 
cliicchi ve ne erano degli spossati. Occorre pero procedere anclie a 
(lualche altra ricerca, raccogiiendo i frammenti precipitati. 

A tal uopo, invece di un bicchiere a calice, e bene servirsi di 
un imbuto di vetro fornito nel collo di un rubinetto a smeriglio a 
forame largo o di un imbuto al cui collo si applica. un tubetto 
di gomma, che si chiude con una i>inza a molla. Trascorsi i 30 mi- 
nuti, si apre il rubinetto o la molla e si lascia passare il precijiii 
tato in un sottostante recipiente che generalmente e un imbuto 
piano a molti fori coperti di carta bibula in vari strati. 

Se il caffe e gia polverizzato, non occorre fare alcuna opera- 
zione preliminare: si versa addirittura nel bicchiere a calice con- 



102 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

tenente acqna calda o iieirimbuto, come lio ora indicato, e si rac- 
colgono i frammenti precipitati riinasti siilla carta bibnla. 

Sia nel priuio caso clie nell'altro, le carte bibnle si pongouo 
a essicare, e, qiiando il materiale e asciutto, si fa la prova del xilolo 
o dell'alcool e quella dell'acqua fredda per osservare se si tiugono 
gli strati dell'acqua dopo molte ore. Xei casi diibbi occorre rac- 
cogliere auclie il caffe rimasto galleggiante sulFacqua calda, asciu- 
garlo e procedere alle stesse prove, le quali debbono, invece die 
di caffe spossato, dimostrare la presenza di caffe non spossato. 
Raramente col materiale raccolto in superficie e al fondo, succede 
di dovere piocedere a ulteriori ricerclie; in ogni caso si pub fame 
I'infiiso (gr. 2.50 in 50 di acqua) e dopo 4 ore fare la prova della 
laccamuffa e del nitrato mercuroso. 

Bisogna pero clie il materiale non sia rimasto a lungo nel- 
I'acqua calda (non piii di 15-20 minuti), altrimenti anclie quest'ul- 
tima prova puo rimanere dubbia. 

3. PfocedimenU per riconoscere se una polrere di cafe risnlti 
dalla mescolanzu di caffe torrefatto maciiiato simssato, agf/iiinto di 
materie ctero(ienee, e di qiieste j^nY caffe non s2}ossato. — I fondi di 
caffe smerciati come polvere di catt'6 sono molto spesso mescolati 
con sostanze estranee, e per lo piu con cicoria. 

L'esame microscoi)ico facilmente le disvela, unito ad altri saggi 
pill o meno complessi sulla densita. degli infusi e sul loro colorito. 
In pratica sen/a dover ricorrere al microscopio si puo in qualclie 
caso usufriiire del colorito del liquido clie liltra dopo il tratta- 
msnto deirinfuso con nitrato mercurioso, o con acetato di piombo, 
con cloruro stannoso, poiche, mentre tale liquido filtra limpido se 
rinfuso e di caffe, tiltra invece pin o meno giallo se I'infuso e 
di caffe e cicoria. 11 metodo pero non e niolto sensibile e non 
giova sempre concentrare Tinfuso per renderlo tale. Si pub ren- 
derlo alqnanto piu sensibile, agginngendo qualche goccia di clo- 
roformio, sbattendolo in una provetta e poi lasciando in riposo 
il liquido filtrato per 5 o (5 ore. Se si forma un deposito latte- 
scente si puo sospettare la presenza della cicoria: se pero al di 
sopra di qiiesto il cloroformio rimane limpido, non si puo giungere 
a tale couclusione (Clavenzani). 

Dopo questa i)rova preliminare si versa la polvere in un 
biccliiere contenente acqua fredda e si lascia a se per 12 ore. 
Se evvi caffe spossato, questo rimane galleggiante. Si racco- 
glie allora quest'ultimo e lo si sottopone alia prova dell'alcool 
o del xilolo. Se questa riesce positiva, il caffe pub ritenersi 
spossato. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



103 



I 



Nel caso I'.oi die fondi di ctiffe e cicoria sialic inescohiti a 
caffe torrefatto inaciiiato non spossato, si ricoiioscoiio i due catte 
assai semplicemente. Si getta un po' della polvere in iin bicchiere 
a calice o meglio nell'imbato giti descritto, conteiiente acqua 
calda. Si raccolgoiio i pezzetti preeipitati, si seccano e si gettaiio 
in nn altro biccliiere conteneute acqua fredda. Se fra i pezzetti 
si trova del catte, deve rimanere galleggiante su questo bicclnere, 
inentre la cicoria va a fondo. Xel priino biccliiere riniarra quindi 
galleggiante il caffe non spossato, precipiteranno il catte spossato 
e la cicoria; iiel secondo rimarra galleggiante il catte spossato 
e andra a fondo la cicoria. 

Xaturalmente, bisogua poi procedere all'esanie iiiicroscopii o di 
particelle del materiale clie riiuane galleggiante e die precipita, 
per giungere ad una diagnosi esatta. 



The. 

Le foglie della thea sinensis vengoiio diseccate, dopo essere 
state alquanto torrefatte, e ado[)erate per fare il noto infuso 
di the. Andie questo materiale alimentare viene facilinente falsi- 
ticato con foglie di altre ])iante o colorando le foglie di the di 
qualita inferiore in modo da dargli I'aspetto di quelle di qualita 
superiore o sostituendole con queste. 

Per ricouoscere se le foglie appartengono realmente alia thea 
sinensis non basta seinpre I'esanie macroscopico, perclie spesso sono 
framinentjite : in questi casi quindi I'esanie niicrosco[)ico si rende 
necessario, dopo s' intende averne fatte le sezioni col rasoio. Si 
trattera di foglie di the quando in una sezione trasversale si os- 
servano i seguenti strati (flg. 53). 




1" repiderinide superiore senza stomi, formata da un solo 
strato di cellule ricoperte di una spessa cuticola ; 



104 MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 

2" due strati di cellule a palizzata <^on grani di clorofilla; 

3" un parencliima a lacune costituito da cellule rotoude con 
meatitra di loro, contenenti clorofilla ocristalli di ossalato dicalcio; 

4" grandi cellule sclerosate, rainiticate die attraversauo il 
liarencliima e lo strato delle cellule a palizzata per sostenere la 
cuticola ; 

5" I'epidermide inferiore costituita da piccole cellule rettan- 
golari cou stomi e con peli unicellular], specialmente nelle foglie 
giovani ; 

Le adulterazioni, e le sostituzioni del tlie, in commercio sono 
molte e non senipre facili a scoprirsi. 11 Pellegrini, clie se ne e 
occupato, consiglia di uiettere in rilievo i caratteri macroscopici 
e quelli niicroscopici. 

Per Vesame macroscapico si ranmiolliscouo i pezzi per 1/2-1 ora in acqua di- 
stillita a 60", se ne dispiega bene ooni parte sii una last.ra di vetro e si no- 
tano i caratteri pin salienti. Gia la Sfuiplice ispezione mette in grado di poter 
esclndere molte delle foglie chc con quelia del the nou hannoniente di comuno, 
come quelle trigone del pioppo, le lobate della quercia, le forteraente dentate 
della fragola, le lanceolate e strettissiiiu- del litospermo, le lobate a lobi den- 
tati del cratego. Ancbe le foglie della rofia vnuiiin. della veronica officinnl'ig, del 
pruims spinosa h facile ricono^cerle per la esigiiita delle diinensioiii. Le specie, 
fra le descritte, le cui foglie prese in complesso potrebbero apparire simili, se 
non identiche a quelle del thh {Iannis, faf/ns, sambucus, fraxinus, salix, etc.) si 
diff-Tenziano tenendo conto delle nervature e della eonfigurazione del lembo. 
Qiiesto e intero ed ondiilato nrl lauro e nel faggio, con dentellature rudimentali 
nel salix caprea, a denti marcatissitui nel sambiico e nel frassino. 

Per Vesame microscojnco, ramraolliti i pezzi come sopra, si esegaono sezioni 
trasverse, giovandosi a preferenza di quelli die recbino breve tratto della ner- 
vatura mediana, giacclie c in corrispondenza della medesima, cbe, quando esi- 
stono, sono disposti gli dementi sclerosi. 

Qiiindi si prcnde nota dello spessore delle foglie, perche I'A.dopo ripetuti raf- 
ronti in diverse condizioni e negli stati di sviluppo piu diiferenti, ba potuto 
fissare i confini entro cui lo spessore oscilla ndle singole specie, e rinnire in tre 
gruppi le foglie: nel primo quelle cbe misurano meno di 120 udi spessore, nel 
secondo quelle cbe misurano fra 120 e 200 ij, nel terzo quelle cbe misurano 
da 200 |jL in su. 

Nel secondo gnippo, in cui si trovano le foglie della thea sinensis e delle sue 
varieta, stanno quelle della rosa canina, del fraxinus excelsa, del quercus rohur, 
del crataeffus txnacantka, della veronica officinalis, del populus mains, del laurns 
nobilis, dell'oiea europea. 

Per differenziarle si ceicanoipeli, giaccbfe variano nelle singole foglie: sono 
lungbissimi pluricdhilari nel faggio, pluricdlulari e piu corti ndla quercia, 
clavati e ghiandoliferi nella rosa. Per la veronica i cui peli potrebbero confon- 
dersi con qiielli uuicellulari del the, non si trovano stereidi nello speesore dello 



MICROSCOPIA APPLICATA ALLIGIENE 



lUo 




flK 54. 



strato lacimoso. 'Sel poiynlus si trova cLe 1' uuiforuut<\ degli strati a palizzata 
•fe rotta ad iatervalli dalla presenza di grosse cellule sfericlio completamente 
prive di clorotiUa, nel ci-'itaegus e ne\ fraxlnns si nota Pesistenza di elementi 
ramoji componenti I'ipotillo. 

Cacao e Cioccolatte. 

I semi torrefatti della theohroma cacao polverizzati costitni- 
scouo la iiolveve di cacao. Con qnesta poi, agginuta di zncclieio e 
aiomatizzata, silaiiiio i jtani e le tavolette di cioccolatte. 

Xclla pnJvcre di cacao si riiivengono una serie di elementi 
(fig. 54) olti'c i qnali non debbono tro- 
varsene altri, e cioe: 

1" granxili d'amido ovali, rotondi 
od a b'v;cotto,giandi geneialmente3-4 p; 
ma spesso 6-10 {x senza ilo e stratifica- 
zioni visibili.attivi alia Ince polarizzata; 

2" vaiie specie di cellule, cioe eel- *^ 
lule amilifere, jtoliediiclie, contenenti 
ima sostanza violetta, cellule appiattite 
l>runastre, cellule alluugate disposte a 
vari strati, cellule sclerosate con pareti 
.spessissime, fiammenti di tracliee; 

3" i corpuscoli di Mitsclierlicli che sono dei peli pluricellulaii, 
giallastri, i (luali sono molto rari a trovarsi, peiclie apparten- 
gono alio strato piii e^terno del seme, mentre la i)olvere di cacao 
deriva in massima parte dal grano piivo del suo involucro. 

Tutti questi elementi si mettono bene in evidenza trattando 
la polvere di cacao e risi>ettivamente i semi o le tavolette pe- 
state con alcool od etere e poi con acqua, cosi come si procede 
per il caffe. 

La sofisticazioue piii frerpiente consiste nel mescolare alia 
polvere di cacao, quella della scorza del seme; e allora, cliecche 
si dica in contrario, die sono numerosissimi i corpuscoli di 
Mitsclierlicli e die si vedouo cellule sclerosate giallastre, tracliee 
Itiii o meno numerose, e cellule parencliimatose brunastre. 

Segue la sofisticazioue, con Taggiunta di amidi, per lo piu 
fecole, di cui gia si lia un indizio aggiungeudo cacao in una pro- 
vetta contenente acqua e facendolo bollire: al li(]uido ottenuto si 
aggiunge molta acqua e poi qualclie goccia di tintura di iodio. Se 
I'amido era stato aggiunto, il liquido rimane bleu: in caso diverso 
si ha una fifumatura bleu die scompare agitando. L'esame micro- 
scopico poi completa la ricerca. 



106 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



'Sel cioccolato, si trovano gli stessi elemeiiti tlella polvere di 
cacao, pill quelli clie veuAouo aggiunti per renderlo anclie piii 
piacevole al palato e clie bisogna badar bene di non confoiidere 
con sotisticazioni. 

Qneste del resto sono nnnierosissime, poiclie il niateriale si 
presta molto a comnietterle, senza farle scoprire. Si pub trovare 
dell'amido e speciabnente amido di castagna, segatura di legno, 
polvere di marmo, ecc, per la ricerca dei qnali si procede come 
abbiamo gia indicate nei capitoli riguardanti Tesaine del caffo. 

Zucchero e Miele. 

Lo zucchero viene spesso a scopo di liode mescolato con so- 
stanze diverse, come amidi e polvere di marmo. 

Per riconoscere (jneste sostanze si sciogiie in nn bicchieie a 
calice contenente acqna lo zuccliero in esame e si esamina sia 
il deposito, sia cio clie pub trovarsi alia superficie. Se si tratta 
di amido Iji diagnosi e ovvia, se si tratta di marmo bastera. 
agginngere una goccia <li acido solt'orico al ])n'i)arato per avere 
i cristalli agliiformi di solfato di calcio. 

II miele viene per converso il piii delle volte solisticato coUo 
zucchero di canna. ^^i riconosce la sofisticazi<uu^ l>erclie, accanto 
ai cristalli romboidali piatti e sottili o allungati, agliiformi del 
miele clie sono misti a granuli di polline (fig. 55 B-a) e spesso 

a 




tig. 55. 



a cera, si trovano i grossi cristalli dello zuccliero clie risaltano 
benissimo (tig. oo-A). Quando questi non si trovino, ma si vedano- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 107 

<le.u'li elemeiiti vegetali piii o meno iiumeiosi e dei graniili di 
amido, la sofisticazione e stata fatta con sciioppo di fecole. 

Data la presenza di granuli di i)olline sarebbe interessante 
ricoiioscere quelli die ingeriti sono causa di disturbi gastrici, 
come sono i graimli di polline, dell' aconitum napeUus, e Ijcot- 
tonum, ecc, pero non e sempre possibile diflt'erenziarli, o almenOy 
occorre aA'ere in questo genere di ricerclie una pratica clie non e 
per lo pill facile acipii.stare. 

Si h anclie tentato di riconoscere se il niiele vSia pure o sofisti- 
cato con altre qualita di ziiccliero, servendosi della sieroreazione. 
A tal uopo il Rigler iuociila conigli ripetiitamente con miele piiro 
e col siero di quest! animali tratta aohizioni di miele puro, e di 
miele sofisticato. L'A. lia trovato clie questo procediniento e uti- 
lizzabile solo per riconoscere quelle sotisticazioni del miele nelle 
quali si tratta di un materiale clie non contiene aflfatto miele: 
se si tratta di una semplice mescolanza il risultato e incerto, anzi 
per lo pill si finisce coll'ottenere lo stesso risultato clie si ha 
quaiido si tratta di niiele puro. 

ESAME MICROSCOPICO DELLE DROGHE 
E DELLE SPEZIE. 

Si cliiamano droghe e spezie quel derivati da cortecce, tiori^ 
frutti, radici, ecc. di piante esoticlie clie servono in gastronomia 
come condimenti, ed entrano nella confezione di molte sostanze 
destinate aU'alimentazione. 

Tra le principali vanno citati il pe2)e, lo zafferano, la can nella,. 
i (jarofani, le noci nio.scate. 

Pepe. 

II pepe e la bacca disseccata del 2)ij?er nigrum, e si trova in 
commercio tal quale, oppnre macinata sotto forma di polvere di 
pepe, la quale puo essere scura o nera come si dice, se la bacca 
viene tritiirata tal quale, hianca se e stata prima inacerata nel- 
Tacc^ua salata o di calce per decorticarla. 

II pepe viene anzitutto_/a/s//jeafo in grani. A tal uopo si ricorre 
ad impasti di farine diverse insieme a un po' di polvere di [lepe. 
Si riconoscono pero facilmente i grani artiticiali, gettandoli in un 
biccliiere a calice pieno d'acqua, dove essi vanno a fondo e dopo^ 
nil certo tempo si disgregano, mentre il vero pepe ga'leggia, salva 
la specie pesante del Malabar e i vecclii grani di pepe bianco (Ber- 



108 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIEXE 



tarelli) i qnali vauuo a fondo ma uon si disgregano. Si possono in 
questi casi nsare delle miscele di acqiia e gliceriiia (densita ] ,080 — 
1,110) nelle qnali i grani di pepe bianco galleggiano, mentre quelli 
di pepe artificiale cadono al fondo (Bertarelli). I5 ntile nei casi 
dubbi far bollire a lungo in un recipiente cliiuso i granuli : se sono 
•di pepe falsiflcato, e facile vederli gia spappolati nelP acqua; 
se di pepe vero sono soltanto rigonfiati. Clii abbia nn antoclave 
pub fare la prova mettendoveli dentro per nn'ora. Prendendo dopo 
nn granello di pepe falso fra il pollice e Findice e comprimendolo, 
si spappolera senz' altro, mentre prendendone nno di pepe vero si 
spaccliera semplicemente. 

Naturalmente I'esame microscopico del materiale assoda la dia- 
gnosi. 

Se si tratta di 2i<^p€ vero si devono trovare i seguenti elementi : 

l^eliK'iye nero (fig. 56), molte cellule sclerosate a pareti spesse 

■con fessure dall'interno all'esterno della parete, ammassi di cellule 




fig. 50. 



poligonali a pareti esili, frammenti di fasci, fibre ravvolte a 
spira, tracliee, cellule (luadraugolari a pareti spesse, addossate a 
elementi cellulari brunastri, cellule contenenti goccioline di olio, 
tiltre poligonali o d'altra forma contenenti fini granuli amilacei clie 
del resto possono trovarsi anclie liberi. 

Nel pepe hianco, siccome deriva dai granuli decorticati, man- 
canza, almeno in quasi tutte le qualita, delle cellule sclerosate al- 
lungate a pareti canalicolate, minor numero di fasci fibrolegnosi 
.an/J qualche volta presenza di sole tracliee, e nel restantc gli stessi 
elementi del pepe nero. 

Se invece non si tratta di vero pepe, potranno trovarsi gli ele- 
menti pill diversi, perclie innumerevoli sono le falsificazioni e le 
iidulterazioni clie si fanno di questa droga, specialmente se polve- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 109 

rizzata. ]S"e soiio stati trovati formati di aniido di inais, di fiu- 
ineuto, di noccioli di olivo, peperoni di S[)agna e gomma (Berta- 
relli), di friimento, liguina (H, polveri di peperoiii (cosi si fanno 
le cosi dette coccole insetticide), di frnmeuto e lignina (Grimaldi),. 
di frumento, cascame di pepe, destrina e polvere di carbone. La 
principaJe sostituziom' consiste: iiell'nsare la polvere del pe- 
duncoli, dei ranioscelli, del rivestimento del seme. Qin.'sta polvere 
e riccliissima di fasci libroleguosi, di tracliee, di fibre pericieliclie 
o a spirale, e non contiene i caratteristici elementi selerosati del 
pe[)e, le cellule oleifere ed aniilifere. Essa sarebbe facilnieute 
riconoscibile al microscopio ; ma per lo piii viene mescolata a 
terra e ad altri materiali per cui diventa a sua volta pressoclie 
inidentificabile. 

he irrinciimU adulterazioni consistono uel mescolare alia jiol- 
vere di pepe, quella sopra ricordata; la polvere di noccioli di ulivo 
clie e facile riconoscere per le lunglie fibre fusiform! incolori non 
fenestrate e per il gran numero degii elementi selerosati a pa- 
rete fessurata clie lianno un eontenuto incolore, mentre quello del 
pepe e bruuastro, e la parete ha una tinta verdastra, mentre (juella 
del pepe e gialliccia; amidi e fecole insieme agli elementi della 
crusca o della buccia, i quail tutti sono piii o meno prestamente 
diagnosticabili tenendo i)resenti i caratteri gia addotti nell'esamo 
delle farine; la polvere di gliiande, clie si riconosce dai granuli di 
amido di forma irregolarmente allungata od ovale a contorni irre- 
golari, con ilo a lente biconvessa, i quali si accompagnano a ele- 
menti cellulari parencliimatosi (di cui alcuni contengono ancora dei 
granuli di amido) disposti in lembi piii o meno grandi; la segatura 
di legno clie si rivela per il gran nnmero degli elementi le- 
gnosi ecc. ; la polvere di scorza di nocciole clie e riccliissima di 
cellule sclerosate assai simili a quelle dei semi di ulivo e quindi 
ditferenti da quelle del pepe stesso; le polveri minerali, variabili 
per provenienza, amorfe per lo piu, generalmente strident! sotto- 
il vetrino, precipitant! al fondo di un biccliiere a calice, contenente 
acqua, assa! piii rapidamente di tutti gli altri elementi del pepe 
puro o adulterato. 

IS'ella pratica per diagnosticare di quale sofisticazione si tratta 
secondo il Collin e il Villier I'osservatore cominciera anzitutto con 
Pesaminare una polvere di pepe dopo averla fatta macerare per 
circa dodici ore in una soluzione ac(iuosa di cloralio all'S per 100. 
Quando in seguito all'osservazione di cinque o sei preparati, ci si 

(I) La lignina o legnoso, consiste di polvere di noccioli di iilivo, di dattero, di palma, 
di mandorle, di noce, di nocciole e si cliiama, nel caso del pepe, pepina o pepolina. 



110 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

sara reso conto della relativa proporzione dei diversi elementi del 
pepe in esame, allora solo si piocedera all'esame del pepe sospetto 
previamente sottoposto alia suddetta macerazione. 

1. Verificando nclla polvere sospetta un ecceaso di amido, — se questo aruido 
h pill piccolo di quello del pepe, se h racchiuso in cellule fusiformi, e se a 
lato di queste cellule si riavengouo delle cellule epispermiclie brune, fusi- 
formi, a pareti spesse ed iacurvate, delle cellule sclerose, brune, a lumo pun- 
-tiforme e delle cellule tras^ovsali regolari, si concludera per la presenza di 
cardamomo. 

Se I'amido h in piccoli grani chiusi entro cellule poligoaali allungate, 
se vicino a queste cellule si osservano delle cellule epispermiche a parete 
molto siuuosa e dei detriti di tegumenti con delle lacune tondeggianfci, vuol 
•dire che c'h del fjrano sa7-accno o frnmenta nero. 

Se I'aiuido h in grani molto voluminosi c striati concentricamente e se 
•questi grani sono accompagnati da larghe cellule epidermicho a parete sottile 
-e da trachee ben sviluppate o da vasi molto larghi, nella polvere ci saranno 
I residai della preparazione della fecola di patite o delle spezle d' Alvet-nia. 

Se I'amido e in grani ovoidali molto grossi ed accompagnati da cellule 
sclerose a parete mediocremente spessa e dentellata a guisa di sega vi sara 
aggiunto del mifilio o dell'oj^o. 

Se I'amido si presenta in grossi grani striati concentricamente e paral- 
lelamente, sotto forma di pera allungata o di bottiglia, e accompagnati da 
•fibre, da grossi vasi raggiati e da cellule resinose, si sospettera la presenza 
dei rizomi di (jalanga. 

2. Verijicinio la presenza di numerose cellule scUrenchimatofie prire di via- 
ieria brunastra, — se queste cellule sono molto irregolari nella loro forma 
e se sono tutte niunite di pareti molto spesse e canalicolate, si potrfl so- 
spettare I'aggiunta di sansa di olice. 

Se queste cellule sono un poco piti regolari e se qualcuna di esse h prov- 
vista di pareti assai meno spesse e punteggiate, sari indizio della presenza 
•di flusci di noce. 

Se queste cellule sono a pareti spesse e raggiate, se hanno dimension! 
ineguali e se le cellule epidermiche sono munite di peli marginali conici, 
corti ed unicellulari, vi sari ragione di sospettare la presenza di fiusci di 
nocciuole. 

3. Verificandi) la presenza di numerose gocoioline di olio entro cellule poligonali 
irregolari, e di detriti colorati di episperma, — se questi ultimi sono ricoperti 

•da una rete a maglie esagonali, se presentano una tinta bruno-scura si con- 
•cluderk per la presenza di vwstarda nera. 

Se invece sono colorati in giallo pallido, se sono regolari ed accompa- 
gnati da cellule poligonali che presentano delle striature concentriche e da 
-cellule poligonali piii piccole, a pareti rifrangenti, piene di corpuscoli, vi 
sari stata aggiunta della mostarda bianca. 

Se vi sono detriti bruni, con strie molto larghe e sinuose, si trattera di 
■sansa di arachidi o pistacchi di tei'ra. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL"IGIENE 111 

Se sono colorati in bruno cupo e accompagaati da cellule fusifovmi ri- 
•copertc da uq lato coq cellule rotoudeggianti e dall'altro con cellule trasver- 
sali, regolari, vi sara aggiunta della sansa di lino. 

Se sono rotondi, fiuameute striati e accompagnati da grosse cellule pa- 
xenchiiuatose a pareti molto spesse e niuuose, vi sara aggiunta invece della 
sansa di canapa. 

4. Verificando la presenza di (jruppi di cellule regolari e puntcfKiiate cbe de- 
limitaao degli stomi disposti irregolarmeate, delle cellule a palizzata e al- 
cune cellule sclerose a pareti niediocremente spesse, vi saranno aggiunte 

Joglie di laitro. 

5. Verijicanio la presenza di grosse (jliianrlole otriculari e di piccol' gluandole 
unicellulari sopra del frammeutini di epiderma muniti di stomi disposti 
perpetidicolariuente al tramezzo cbe separa due cellule vicine si rivclera 
I'esistenz I delle sommita Jiorite di Labiate (time, pepolino, ecc). 

6. Verificanio la presenza di grosse cellale sclerenchimatose e hernoccolute, a 
pareti molto spesse e sinxosr, aceonipaguate da cellule contenenti una materia 
■colorante rossj, e da cellule sclerose a pareti piii sottili e sinuose, si conclii- 
der^ per I'agginnta di pepe di Cajenna. 

7. Verificando la presenza di numerose cellule sclerose intrecciate in rario 
senso, di cellule ispessite e contenenti del granuli di aleurone e dei cristalli 
a rosetta si rivelera I'agginnta di polvere di coriandolo. 

8. Verificando V ahbohianza di detriti fortemente colorati, di fibre molto 
spesse, di cellule sclerose molto largbe, a pareti punteggiate e poco spesse 
separate da graudi meati e la presenza di lungbi peli marginali conici, 
iiniseriati e pluricellulari sara permesso di sospettare I'agginnta di frantumi 
residuall di pepe. 

9. L'abhondanza di cellule epiderniiche, di fibre spesse e di cristalli seniplici 
od agglomerati rivelera I'esistenza probabile di una polvere di scorze diverse. 



Zafferauo. 

Lo zafferauo genuine (stimmi del crocus sath-i(s, pianticella 
bulbosa della famiglia delle Iridacee) lia un prezzo molto ele- 
vato e per tale ragione e coutinuameute I'oggetto delle piu di- 
verse frodi, le quali poi si conipiono quasi tutte a danno dei consu- 
matori al uiinuto. Ora queste frodi sono tanto i^iii frequent! e 
tanto nieno facili a scoprirsi quando appunto lo zafferano viene 
posto in vendita i)olverizzato. 

Le frodi consistono il piu di so\ente nell'aggiunta di polveri 
minerali o di polveri vegetali die posseggono un colorito simile 
a quello della polvere di zafferano e nell'aggiunta di sostanze 
colorate artiflcialmente e previamente spalmate di olio, glicerina, 
miele, ecc. 



112 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIEME 




II micioscopio e qualclie semplice reazione chimica caratte- 
ristica, sono i presidii necessari per I'accertamento e la diagnosi 
della frode. 

Grli elementi di una polvere di zafferauo jionuino (flg. 57) souO' 
caratterizzati dalla presenza di protuberaiize molto bene appari- 

seenti sulle cellule epidermiche clle^ 
sono sensil)ilmente rettangolari o leg- 
germente poligonali ; di papille nume- 
rose nellaparte supeiiore degli stimmi-y 
di nn grande hnnioro di tracliee molto 
tine ed orlate di eelhile fusiformi; di 
graniili di [lolline di forma arroton- 
data e di aspetto liscio. 

Un mezzo rapido per svelare la 
^ V^^RV/ ^^'^^^ nello zafferano polverizzato, con- 

r: 5 ^J ?'V'^^;si(»t> ^^B^^ siste n<d i)renderne una piecola qiian- 

tita e disteiiderla su di un vetrino 
portaoggetti ; sopra ei si versa una 
goccia di acido soltoiico eoncentrato, 
si copre con un vetrino copiioggetti e si esaniina rapidamente il 
preparato a debole ingrandimento. I t'rammenti di zalierano puro 
si vedranno colorati in a/.zurro cupo clie jiassa al violaceo e 
circondati da una zona li(]uida del'o stesso colore. Se nel pre- 
parato si osserva qualche particella o qualclie Irammento il quale 
non presenta la stessa tinta, si pnb allora sospettare la frode; 
nel (lual caso si procede ad un esame piii accurato e ad una de- 
terminazione rigorosa degli elementi estranei. 

Bisogna essere rapidi nella prova, perche la tinta bleu-vio- 
lacea prodotta dal contatto dell'acido solforico con lo zatterano 
e molto instabile. 

Si puo anche meglio agire come segue : si mette a fuoco 11 
preparato e tenendo 1' occliio all' oculare si depone una goccia di 
acido solforico su uno dei lati del coiuioggetti, per modo clie 
I'acido si insinui tra i due vetiini, si notano cos! le modiflcazioni 
di colore clie assume la polvere appena viene investita dall'a- 
cido. Se appare subito una colorazione viola intensa, vuol dire die 
la polvere coutiene orange-[i-naftolo; se si ba colore azzurro clie 
poi passa al verde e al bruno vi e dello zatitranone {carthanius 
tinetoriaj. 

Le polveri vegetal i che si aggiungono a scopo di frode sono la polvere 
di radice di curcuma (curcuma longa) facile a mettersi in evidenza per la 
colorazione azzurra a contatto con una goccia di liquido di Lugol che assu- 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 113 

mono i fraramenti pin o meno voluminosi formati da cellule molto larghe, 
ii-regolari e ripiene cli salda d' amido. Insieme poi alle cellule amilacee si 
osservano al microscopio delle cellule piu piccole che contengono una ma- 
teria resinosa di un bel giallo d'oro e del vasi striati e limitati da cellule 
fiisiformi a pareti piiittosto spesse. Si notano ancora dei gi-anelli di fecola 
appiattiti, elittici od ovoidi spesso prolungati, ad una delle loro cstremita, in 
una breve punta smnssata e talora anche troncati: presso I'estreniita affilata si 
scorge 1' ilo e generalmente si distingue nel granello una serie di strati con- 
centrici. 

La polvcre di legno di Sandali) rosso (pterocarpas santalinus) si rivela dal- 
I'eaame microscopico che mette in evideuza le fibre legnose, munite di 
pareti molto spesse e che conservano il loro colorito rosso anche se trattate 
con gliceriua acetica: oltre a queste si nota I'esistenza di frammenti di vasi 
logncsi molto larghi e reg.ilarmente punteggiati, di cellule punteggiate pro- 
venienti dal parenchima legnoso e la presenza di un grande numero di cri- 
stalli prismatici di ossalato di calce, racchiusi entro piccole cellule sovrap- 
poste e aderenti alle fibre legnose. Nelle cellule e nei vasi si jiossono talora 
viscontrare dei piccoli granuli e delle goccioline di una materia colorante di 
un intenso e magnifico rosso {santalina), che vi si trova nelle proporzioni di 
circa il 16 p. 100. L' alcool le disjioglie immediatamente e il liquid© di- 
veuta rosso; la potassa caustica del pari le discioglie, assumendo un colore 
violetto e colorando nel tempo stesso in violetto le pareti cellulari. 

La polvere dl le(jno di Ftrnamhueo {caesalpinia crista) albero delle foreste 
del lirasile e della Giamaica molto ricco di una sostanza colorante rossa 
facilmente solubile nell'acqua, h caratterizzata dalla presenza di grossi vasi 
screziati, di fibre legnoso piii o meno frammentate, sia isolate che riunite 
in fa-ci, da detiiti di parenchima legnoso formato da cellule lunghe a pareti 
spesse, 6 i>unteggiate, da raggi midollari isolati o aderenti a dei frammenti 
piu o meno voluminosi di segatura. Qualcho volta si possono ritrovare anche 
qui (lei cristalli prismatici di ossalato di calce nelle cellule aderenti alle fibre. 

La polcere di legno di Campeggio si riconosce facilmente perche colora la 
saliva in rosso scuro ed ha un sapors astringente zuccherino. 

La polvere dei Jioretti di Cartamo presenta al microscopio i seguenti ca- 
ratteri: cellule irregolaruiente poligonali piii lunghe che larghe; piccole 
papille arrotondate molto meno appariscenti e meno grosse di quelle che si 
os>ervano sugli stimmi dello zafferano. Le cellule epidermiche della corolla 
contengono granelli di una materia colorante rossa e di un' altra gialla. Si 
notano ancora frammenti di piccoli fasci fibro-vascolari, cellule quadrango- 
lari o leggermente arrotondate, trachee sottili, ed intino granuli di polline 
che sono molto piu piccoli di quelli dello zafferano, a superficie verrucosa con 
tre angoli arrotondati provvisti di t e pori molto evidenti. 

La polvere dei semi-fioretti del Fiorrancio h caratterizzata da cellule del- 
I'epidermide della corolla, molto strette, allungate, rettangolari o legger- 
mente poligonali e contenenti una sostanza colorante di un bel giallo aran- 
ciato in forma di gocci<iline piuttosto grosse ed ovali; si osservano ancora 
dei peli, uniseriati o biseriati e pluricellulari, conici. Questi peli possono 

Celli a 



114 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'JGIENE 

easere corti e composti di due cellule poligonali che si fanno via via piii 
piccole a niisura che si allontanano dalla base del pelo che h luolfo lavga. 
Qualche volta questi peli souo pluriseriati per i tre quarti inferiori della loro 
lunghezza e uniseriati nella loro parte superiore. Esaminaudo poi minutanR-nte 
al microscopio la polvere dei semi-fioretti del Fiorrancio si scorgonu qua e la 
dei grauuli di polline che non souo a superticie liscia come quelli dello zaf- 
ferano, ma irti di piccole punte coniche, notevolmente piii piccoli di quelli 
del Cartamo, di forma pressoche triangolare e muniti anch'essi di tre pori 
bene evidenti. 

Lia l)olvere dei fiori di Melagrano, riconoscibile al microscopio per il fatto 
che la corolla dei fiori di melagrano e ricoperta da una epidermide formata 
da cellule irregolavi a pareti ondulate e rivestite da una cuticola nettamente 
striata. Nella jjarte superiore della corolla le cellule epidermiche assumoao 
la forma di papille molto promineuti; nella parte inferiore esse sono alluu- 
gate ed ugualmente striate. I grauuli del polline sono ovoidali o triangolari 
ed il parenchima compreso fra le epidermidi della corolla contiene dei cri- 
stalli stollati di ossalato di calcio. 

La polvere dei fiori di Arnica h facilmeiite riconoscibile per la quantita e 
variety dei peli che aderiscono alia corolla, uuicellulari, pluricellulari, uni- 
seriati, conici e variamcnte accoppiati e disposti a forma di un ciuffb di 
penne, del tutto caratteristico. Si nofceranuo ancora dcUe cellule epidermiche 
della corolla della porzione filamentosa del fi(jre, alcune disposte a forma di 
papilla, altre irregolarmente poligonali allungate e striate. I granuli di 
polline sono irti di papille molto nppariscenti e sono piii piccoli di quelli 
dello zafferano. 

£ stata anche rilevata nella polvere di zafferano la presenza di frarn- 
raeuti fiuissimi delle tiinielie di cipoUii disseccate e colorate artiiicialmente e 
la presenza di polvere di pcpcrone rosso, fecole, destrina, cnrne, {/esso, creta, 
sahhia, horace, solfato di soda e di hario, cloruro di sodio. nitrato di potaasa, 
cremor di tartaro, tartrato di harii e di potassio (crema di tartaro solubile), 
limatura di piombo e polrcre di smerifilio: tutte sostanze che vengono spalraate 
di olio, di glicerina o di miele e quindi colorate artiiicialmente e profumate 
con la tintura di zafferano. 

La sofisticazione dello zafferano in polvere h giunta lino al punto di far 
passare per zafferano una polvere costituita essenzialmente di giallo Fittoria. 

Esso inline puo venire messo in commercio dopo essere stata spogliato 
in tutto od in i>arte della sua materia colorante mediante uno speciale trat- 
tamento con alcool. Questa polvere di zafferano esausto si riconosce facil- 
mente: essa ha poco o punto odore; il suo colorito ha perduto di intensity, 
e di un rosso pallido, talvolta quasi giallo; tinge appena la saliva in giallo; 
messa a contatto con I'acqua la colora debolmente. Naturalmente ([ueste diffe- 
renze sono meglio ai>prezzabili quando si fa una esperienza comparativa con 
dello zafferano di bu<»na qualita (1). 

(1) Ho tratto tutto ([uesto capitolo su lo zafferano da una rivista sintetica sulle sotisti- 
cazioni dello zafferano in polvere e sui mezzi per renderle evidenti, compilata dal dott. A. 
Bajardi: lo stesso si dica di ci6 che si riferisce alle adulterazioni del pepe polveiato. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALN'iGIENE 115 

Canuella. 

La eannella b la corteccia di diversi alberi del jieiiere cinna- 
nioHium. In commercio se ne distiiignono generalmente due specie, 
quella dl Ceylan e quella della China, di cui la prima e piu apprez- 
zata. Si vende in eannelli o scorze arrotolate su se stesse, ed in 
polvere. 

Gli elementi della eantiella <li Ceylan (lig". 58 a, h) sono rappre- 
sentati da cellnle fusiformi molto Innglie a pareti spesse, fevssnrate 



. .^. ..-■„ — ni—iiitnnM-i Ill Ill-— '■'-^■' 




flg. 58. 

longitndinalmente, da cellnle sclerosate, allnugate, rotondegianti 
a pareti spesse, con fessnre nella membraua dallo interno verso 
I'esterno e a contennto giallo; da cellule amidifere, con granuli 
•di aaiido piccolissimi, ed oleifere contenenti anclie cristalli di os- 
salato di calcio. 

Gli elementi della canneJla di China sono gli stessi della ean- 
nella di Ceylan (fig. 5S-a, c); pero le cellule sclerosate sono piii 
larglie e tendono alia forma quadrangolare, le cellule amidifere 
sono pill numerose; i granuli di amido piii grandi ed in essi vi- 
«ibile un ilo. Di piii vi sono cellule suberificate clie si presentano 
■come elementi a membrana spessa, a contenuto bruno, a conte- 
nente resinoso, generalmente disposte a strati, nei frustoli. 

La sostitnzione che si fa alia eannella in seorza consiste nel 
vendere per eannella di China o di Ceylan, cannelle ancora piii 
scadenti. In tal caso I'esame microscopico pno ben poco, tutt'al 
pill si riesce a dichiarare la sostitnzione della eannella di Ceylan 
•con altre cannelle, come con quella di China. 

Le adulterazioni piii conmni alia polvere di eannella consistono 
nel mescolare alia stessa la polvere di nocciole, di seorza di noce, 
di maudorle, ossia elementi facilmente riconoscibili per il gran 
numero di cellule sclerosate che contengono, le quali sono poi 
del tutto incolori, mentre quelle della eannella sono gialle. La 



IIG 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 



cannella, come il pepe, viene anclie adulterata con polveri minerali^ 
ed esse si riconoscouo nella stessa maniera. 

La canneUa sia in scorze che in poJverc si vende subdolameute 
molto spesso spossata, ossia precedent emente esaurita coll'alcool 
o col vapor d'acqua per estrarne Fessenza. Al microscopio si so- 
spetta la frode per la cliiarezza degii elementi, per la mancanza 
o quasi di gocciole oleose e per la scarsezza delle cellule oleifere- 

Qiiesta cannella polverizzata spossata vieae poi a sua volta" 
aggiunta a cannella non spossata : in tal caso riconoscere la frode 
diventa impossibile uiediante il semplice esame niicroscoi)ico. 

Oarofaui. 

I garofani sono i bottoni floreali del carijophyUna aromaticus.. 
In commercii) si trovano quelli inglesi che sono pin apprezzati e 
quelli di Borbone e di Cajenna: questi ultimi sono i piu scadenti. 
Generalmente i garofani si vendono intatti col nome di chiodi di 
garofani^ ma jjossono trovarsi anclie sotto forma di polvere. 

I chiodi vengono frequentemente venduti gia spossati, ossia 
esauriti con alcool o vapor d'accjua per estrarne Folio essenziale; 
pill raramente s stitniti addirittura con impasti di farine, cui si 
da la forma del chiodo, ai quali impasti si da Fodore aggiungen- 
dovi un po' di olio cssenziale. 

Per riconoscere tali frodi si triturano e si esaminano al mi- 
croscopio. Gia durante la triturazione se sono stati spossati si 
frammentano abbastanza facilinente, mentre se non sono stati spos- 
sati, i frammenti si romi)ono meno facilmente e si attaccano al 
pestello e alie pareti del mortaio. L'esame microscopico completa 
poi la diagnosi. 

<SV .si iratta di chiodi di garofani veri (fig. 59) si troveranno 

delle cellule epidermoidali isolate 
o addossate a glandole ad olio 
essenziale ; lunglie fibre fusiformi^ 
cellule contenenti cristalli di os- 
salato di calcio, grani di polline- 
triangolari e forniti di tre pori, 
fasci fibrolegnosi, gocciole di olio^ 
Se si iratta di chiodi di garo- 
fani spossati^ si troveranno gli 
stessi elementi, ma scarse o as- 
senti saranno le gocciole di olio^ 
ben visibili le ghiandole oleifere 



i'^fe 




tijl. 59, 



e coi loro elementi chiarissimi, ecc. 



MICBOSCOPIA APPLIOATA ALL'JGIEXE 



117 



8e si tratta di chiodi di garofanl artificial}, si opera nello stesso 
inodo iisato per riconoscerc i grani di pepe artificiali. 

In quanto i\\\'A polvere di (jarofani e cosi poco comperata clie 
non varrebbe la pena di parlarne : essa ad ogni modo pno venire 
adulterata con polvere di chiodi di garofani spossati o di qnalita 
inferiore, eon qnella dei piii diversi semi, con i;olveii minerali. La 
sofisticazione piu comuue consiste neiraggiungere la polvere dei 
pedicelli floreali della stessa pianta clie si riconosce facilmente 
all'esame microscopico i)er la presenza di gran numero di lunghe 
fibre a pareti spesse, di cellule sclerosate, ecc. 

Nocc moscata. 



La Xoce moscata e il grano della nn/ristica fragyans la quale 
si vende per lo piii in grani, raramente sotto forma di polvere. 

Le noci interc possono essere sostitaite con noci artificiali clie 
si riconoscono nello stesso modo dei grani di pepe e di garofani arti- 
ficiali. Si vendono anclie, in parte sostituite quando per una causa 
qualunque per es. per opera di insetti, manca qualche pezzetto al 
nocciolo; e tale sostituzioue parziale si fa con pasta di farina. Essa 
si riconosce dope la macerazione in acqua. Sono anche fraudo- 
lentemente messe in commercio spossate, cioe private del grasso, 
il cosl detto burro della noce moscata: pero piii clie coll'esame 
microscopico, questa frode si diagnostica con mezzi cliimici. II mi- 
croscopio non fa clie sospettarla per la mancanza del grasso o 
la scarsezza dello stesso. 

Sotto forma di polvere la 
noce moscata si adultera con 
gli stessi elementi coi quali 
si adnlterano le altre drogiie. 
Le frodi si riconoscono cer- 
cando gli elementi caratteri- 
stici della noce moscata, e 
vedendo se ve ne siano altri 
■clie non sono propri di essa. 

Gli elementi car((tteristiei 
della voce moscata (fig. 00) so- 
no i seguenti: cellule polie- 
driclie appiattite a pareti fi- 
namente colorate in bruno fig. eo. 

contenenti anclie cristalli di 
materia grassa, cellule parencliimatose poliedriclie a pareti sot- 




118 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



tili, contenenti amido, cellule a pareti sottili bruuastre o granu- 
lose contenenti materia grassa, la quale fuoriesce facilmente nelle 
preparazioni e mascliera le altre parti della polvere e die si pre- 
senta in masse giallastre amorfe ed anclie in cristalli. 



ESAME MICKOSCOPICO 
DELLE CONSERVE DI VERDUEE. 



'Z^ 






^^ 



•^m 



Era le varie salse commerciali, si trovano alcune conserve, la 
pill comune delle quali e quella di pomodoro (preparata, dal succo- 
— mesocarpo — del solanum hjcopersicum per fermentazione, per 
cottura e disseccazione). 

L'esame microscopico di essa, quando si tratta di eonserva hem 
fatta in ciii non entra clie il solo mesocarpo, fa vedere grandi 
cellule ovali o rotondeggianti itig. 01) (nelle quali si osserva qual- 

(^lie grano di amido e degli am- 
massi amorft di sostanza colo- 
rante) e dei fasci librolegnosi. 

Quando invece trattasi di eon- 
serva nial htrorata, si trovano 
anclie elementi dello spermoder- 
ma, quindi cellule poligonali a 
pareti spesse, liscie o punteggiatCy 
^' „, • con pigmento di tinta variabile e 

ng. 61. I o 

i residui dei sepimenti formati da 
grandi cellule irregolari a pareti un po' ispessite, ondulate e 
liersino sinuose. 

Nell'esame microscopico della eonserva di pomidoro e essen- 
zialmente uecessario dimostrare la presenza del mesocarpo, e sic- 
come le pareti cellulari possono essere distriitte o rotte, la dimo- 
strazione del medesimo e legata alia presenza del pigmento e 
dell' amido clie in esse si conteneva. 

II ingmento si presenta sotto tre forme : di piccole lamelle 
poligonali, di bastoncini sottili, di aglii terminanti con una estre- 
mita aguzza, con I'altra tronca. (Juesto pigmento non va confuso 
con quello dell'epicarpo, e, per distingiierlo, basta trattarlo sotto al 
campo microscopico con una goccia di acido solforico; esso deve 
passare immediatamente al bleu-indigo. 

In quanto ai granuli di amido i piii debbono essere grandi 
ji 0-16, altri appena p. 2 e altri sino a [a 35. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 



iiy 



I grauuli di graudezza media nou dovrebbero trovarsi per ogiii 
carapo microscopico, alVingraiidiniento di 300 J), nella conserva 
normale, in numero maggiore di 2 ad 8. 

Di pill i granuli grandi debbono essere all'esanie polariacopico 
attivi iu caiupo oscuro e presentare una nitida croce uera inca- 
strata in una croce cliiara assai piii ampia di sostanza attiAa 
alia luce polarizzata; i granuli piccoli, sono invece brillanti in 
totalita in caiu[)o nero. 

La conserva di pomodoro e stata trovata adulterata con I'ag- 
giunga di polpa di zucca o di carota, coi frutti della rosa selva- 
tica, nonclie con aniidi di diversi cereali o di fecole. 

La polpa di zucca (tig. 62 a) si riconosce i)er la presenza di 



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lis. 02. 



grandi e nuuierosi fasci fibrovascolari; le trachee sono grandi, ac- 
compagnate quasi sempre da vasi raggiati nonche da cellule spe- 



120 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

ciali alhingate tubiilari, clie sembiano dei vasi laticiferi. Se aI 
sono elementi deU'epicarpo, soijo rai)i)resentati da cellule di forma 
variabile a cuticola spessa, liscia e Ira di essi si notano degli 
stomi. 

Lii i)ol[>(( di carota (tig. f)2-/>) lia qui caiatteri molto piii netti 
di quaudo si osserva nella polvere di catte dove si trova polve- 
rizzata e secca. 

Fauno parte della poli)a della carota cellule epidermiche al- 
lungate a pareti sottilissime; delle cellule irregolarmente poligo- 
uaii coutenenti materia coloraute cristallizzata o no in modo ca- 
rat teristico e disposta molto diversamente da quella del pomodoro; 
di graiidi elementi, traclieali; di fasci fibrovascolari in genere 
diritti con punteggiature e raggi particolari. 

1 frufti della r<>.sa se'v(itic<( (canina) impartiscono alia conserva 
un sapore ed un colorito, clie non si allontana gran die da quello 
del pomodoro. Tale adultenizione e statai scoperta di recente (Bal- 
doni) e, a parte i particolari microsco[»ici degli elementi di (piesto 
frutto, la sua presenza si riconosce perche il contenuto di alcnne 
cellule ((luelle immediatamente sottostanti alio strato epider- 
moidale) in presenza di (pialclie goccia di percloruro di ferro 
al '/.^ " („ assume una colorazioue verde-scura dovuta al tannine 
die contengono; nessun elemento della conserva di pomodoro, (la 
questa reazione, non contenendo tannino. 

Jj'aniido, col ([uale piii facilmente si sotistica la conserva di 
pomodoro, e quella di granturco die si riconosce per i suoi caiat- 
teri gia indicati nelFesame delle farine: si puo pero trovare anclie 
\ii fecola di dioncorca (fig. 02-c) die si ricono.^ce per la presenza di 
granuli di amido tondeggianti od ovoidali o elittici o allungati e 
alquanto incurvati, con una striatura evi<lentissima, un ilo eccen- 
trico o puntiforme o crociato o stellato o a lessura, grandi |i. 
30-80-100, attivi alia luce polarizzata, ecc. 



ESAME MICEOSCOPICO DEL VINO, DELL'ACETO, 
DELLA BIKKA. 

Vino. 

L'esame microscopico del vino puo dirsi tale uello stretto sense 
della parola soltanto iinclie ser^e alio studio dei depositi del vino 
e in parte per quello delle nuilattie del vino stesso. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 121 

1. ESAME PER EICONOf^CERE LA NATURA DEL DEPOSITO. — 111 

base ill leiierto deU'esame microscopico del sedimento del vino, 
distinguoiisi qnattro sorta di deposit!: I'uno formato da cristalli, 
Taltro da polveri, il terzo da sostaiize coloranti, il (luaito da ini- 
erorganismi. 

I cristalli clie po.^souo trovarsi nel vino sono di due sorta: 
cristalli di bitartiato potassieo die si posano iiei puuti piii de- 
clivi dei vasi in amniassi per lo piii raggiati e bene spesso fioc- 
cosi; cristalli di tartrate neutro di calcio, rai>presentati da grandi 
prisini sovente a tacce einiedriclie, i qnali in parte forinano la 
cosi detta <'ainicia clie riveste le pareti delle bottiglie. 

Le sostanze jwlverosc sono dovute generalmente a terra, clie 
viene portata insieme all'iiva e die si ricouosce per i suoi gra- 
nnli aniorfl irregolari die si depositano rapidamente al fondo del 
recipiente e la cui i)resenza si sospetta sin da principio per il 
cosi detto odore di terra die lia il vino. 

II (Jeposito dei viicrorfi<(nisiiti e raro: peio si pno trovare qual- 
clie cellula blastoinicetica e cpialdie germe proveniente dall'nva. 
Se abbondano i saccaromiceti, il vino ha im sapore frizzante ed e 
in i)arte guasto. Se abbonda il donatium pullulans (die ha tutti 
i caratteri di un oidio) il vino ha odore sgradevole ; se evvi la 
botritis cine yea, od essoproviene da nve die siano state attaccate 
dalla stessa (uve marcite) il vino e liquoroso e torbido, imbru- 
nito o decolorato. 

2. ESAME MICKOSOOPICO PER RICONOSCERE SE IL VINO SIA 
ALTERATO DA MICROEGANISMI. — II villO puO CSSCre SOggCtto a 

malattie dovute a microrganismi die in esso si sviluppano. Queste 
nialattie sono: lajioretta, Vacescenza, Vincerconimento, Vagrodolce, 
la viscositd, V am a rare. 

La diagnosi di queste nialattie si fonda sui seguenti dati : 
Fioretta. — Presenza di una pellicola bianca, polveruleuta, 
facilinente disgregabile sulla superficie del vino, formata da cellule 
ovoidali piii o nieno allungate, gemiuauti, rappresentate dal .wcca- 
rnmyces mycodenna o wjcoderma rim. Questo si sviluppa nei vini 
contenenti non piii del 12-13 '' ^ di alcool e svibippandovisi tra- 
sforma I'alcool in acido carbonico ed acqua. Kon va confuso con 
i micoderma aceti che sono batterii i quali si sviluppano quando 
la quantita di alcool e diminuita sino a raggiungere il 10 "/o ^ 
sono causa dell'acescenza. 

Acescenza. — Presenza di una pellicola biancosporca, mem- 
branosa, non trasparente e non disgregabile sulla superficie del 



122 MICROSCOPIA AFPLICATA ALL'IGIENE 

vino, costituita di forme bacillari spesso gonflate nel uiezzo, riu- 
nite a due, a catena, a lilamenti e rappresentati dal niycodervia 
aceti ossia dai batteri delFaceto. Di questi oggidi se ne conosconO' 
diversi, di cui non tutti pero ossidano I'alcool per produrre acido> 
acetico. I due principali sono il h. accticum e il h. pastoriamim dei 
quail il primo predominerebbe nel vino malato, e sarebbe difle- 
renziabile dal secondo (!) perche con la tintura di iodio rimane 
incolore, nientre il b. pastoriauo si colora in giallo. 

Incerconimento. — Presenza di una colorazioue violacea o- 
bluastra del vino, perdita della limpidezza, intorbidamento, produ- 
zione di una spuma molto persistente, dovuta al grande sviluppo- 
di acido carbonico. Questa malattia per cui il vino si dice girato e 
provocata da bacilli clie al microscopio appaiono dritti, sottili, a 
estremi arrotondati, isolati o riuniti, piegati ad angolo o a ginoc- 
chio. Secondo Kramer si tratterebbe di un gruppo di bacilli {b. sa- 
prof/enes vim I-VIT) e di cocclii {m. saprogeue-s vini III) clie pro- 
durrebbero, a si)ese delle sostanze azotate ed albumoidi e poi 
dell'acido tartarico, una speciale putrefazione(]a cosi detta fermen- 
tazione tartarica cui sono predisposti i vini clie provengono da uve- 
peronosporate e ammuffite). 

Agrodolee. — Presenza di un sai)ore dolciastro e intorbida- 
mento del vino dovuti nlhi ferment itz tone inanniticd, clie e opera di 
batteri assumenti la disposizione a catena (strei)tobatteri) e che 
sono circondati da una sostanza iiiucilagginosa (!) die li collega 
insieme: basta pero trattarli con li(]uido di Lugol perclie le cate- 
nelle si scindano. Essi somigliano ai diplococclii dell'aceto seb- 
bene siano alquanto piu grandi : le estreniita sono arrotondate e 
nel mezzo presentano talora una leggera strozzatura clie tende a 
far assumere ad essi la forma di bozzolo (Peglion). Questo germe- 
pub vivere taiito nella massa del licjuido, quanto alia sua super- 
flcie ove forma un velo semitrasparente, bianco, con riflessi sericei. 

Viscosita graasumc. — Trasformazione del vino in un liquido- 
viscliioso, come grasso od olio. In esso si nota la presenza del 
h. I'iscosns vini di Kramer. 

Amarore. — Trasformazione del sapore del vino in amaro pic- 
cante e presenza di bacilli lunglii immobili, isolati o riuniti a fila- 
menti piu o meno intrecciati sui quali si depone la sostanza colo- 
rante, ossia di un germe che a mio vedere probabilmente non e clie 
una streptothrix. 



MICROSCOPIA APPLIOATA ALL'IGIENE 123- 



Aceto. 

L'esaiue microscopico clell'aceto si conduce come qnello del 
vino, per riconoscere la natiira del deposito clie in esso si trova e 
per vedere se e affetto da malattie. 

Va soltauto notato clie nelPaceto il deposito e quasi tiitto rap- 
presentato da microrgauismi e costituisce il cosi detto deposito pol- 
taceo, nel quale si trovano in grande copia i cadaveri dei batteri 
dell' aceto. Ls forme batteriche viventi riunite a zooglee si trovano- 
piuttosto verso la superflcie. 

Inoltre nell'aceto mal conservato e nel quale la quantita del- 
I'acido acetico e inferiore al 4 "/^ si puo trovare un nematode, la 
cosi detta Anguillula aceti, visibile anche a occliio nudo, guizzante 
sulla superflcie del liquido, quando, pero, non si tratti di aceto 
molto veccliio. 

Birra. 

Anche I'esame microscopico della birra puo dirsi un esame mi- 
croscopico nello stretto senso delLi parola, solo flnclie serve alio- 
studio dei depositi della birra: lo e in parte invece, quando serve 
alio studio delle malattie microbiclie della birra stessa. 

1. Esame per riconoscere la natura del deposito. — 
Nella birra, lasciata depositare, si possono trovare, alfondo delreci- 
piente, gli elementi dei material! clie sono stati adoperati per fabbri- 
carla: quindi <jranuJi di umido piii o meno alterati e refiidui dei 
semi dei cereali, i quali si riconoscono dai caratteri gia indicati 
nell'esame delle farine, Bisogna pero ricordare die oltre a questi 
si possono trovare anche quelli appartenenti al luppolo^ cioe pic- 
cole ghiandole lucenti e translucide die si distaccano dai coni di 
luppolo, e die costituiscoiio quella polvere gialla die va in commer- 
cio col nome di lupolino. 

I depositi di microrganismi sonorari: si puo rinvenire qualche 
cellula di saccaromices cerevisiae; in genere se (jueste abbondano,. 
la birra e alterata. 

2. Esame microscopico per riconoscere se la birra sia 
alterata da microrganismi capaci di determinarvi malat- 
TIE. — Come il vino, la birra e soggetta alia inalsittia, delVacescensa , 
della fermentazione latticaj della riscosita, della ferinentazione 



124 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

imtrida, delVaf/ro-dolce, ecc, e si riconoscono come causa di queste 
4ilterazioni dei batteri, i quali, come quelli del vino, si pre- 
tende (!) diagnosticare il piii delle volte, per mezzo del semplice 
€same microscopico. 

Pero, a differenza del vino, la birra pub essere alterata anclie 
per opera di blastomiceti speciali, oltre clie dal sacc. mycoderma 
causa della fioretta. Cosi il sacc. c.rifiniis-, caratteristico per le sue 
cellule piccole ovolari, da alia birra una tinta opalina, verdastra 
^ un gusto viscoso, la cosi detta malattia vcrde; il sacc. pastoriano 
I e III di Hansen, caratteristici per le lunglie cellule a bodino e 
•quelle ovoidali allungate, rendono la birra torbida e amara, ecc, ecc. 

ESAME MICEOSCOPICO 
DELL'ACQUA, DELL'ARIA, DEL SUOLO. 

Acqua. 

Al giorno d'oggi si da poca importanza all'esame microscopico 
di un'acqua, perclie Pesame cliimico e I'esame batteriologico sono 
quelli clie maggiormente attirano Tattenzione. Xon v'lia dnbbio, 
ad ogni modo, clie esso specificando in molti casi la qualita delle 
sostanze organiclie, le quali si trovano in un'acqua, pub rilevare 
inquinamenti clie nb I'esame chimico, ne I'esame batteriologico 
possono mettere in evidenza. 

L'esame microscopico infatti, pub darci un criterio importante 
per giudicare della iiotabilita di un'acqua, quando ci rivela la pre- 
senxa di riftuti animali ovvero la flora e la fauna microscopiche 
die sono proprie di acque stagnanti o palustri. 

Non possiamo pero nascondere, die perclie cib avvenga, occorre 
■die I'esame microscopico sia ben condotto, cosa nou facile a farsi 
presupponendo delle cognizioni un po' estese (le quali non sono 
sempre acquistabili dai nou specialisti) nel campo degli esseri in- 
flmi del regno auimale e vegetale. V lia di piii: non si lia 
oggidi ancora una traccia per ben condurre un esame microscopico, 
perclie iiei trattati se ne parla o troppo superficialmente, o nieute 
altro die per far un eleuco di tutti i vegetali e animali inferior! 
che si conoscono dai botanici e dai zoologi. 

1. Tecnica da seguirsi per fare V esame microscopico di un'' acqua. 

Per procedere alio esame microscopico di un'acqua si raccoglie il cam- 
^ione, con le stesse precauzioni colle quali si raccoglie per lo esame batterio- 
logico (V. Batteriologia) prelevando una quantit£l di acqua relativamente ab- 
-bondante; ciofe 2-10 litri. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 125 

In genere, si lascia clepositare I'acqua o eiitro nn biccliiere a calice per 
2-3 giorni, oppure entro recipient! appositi cilinclrici, terrainanti in fondo con 
tubnlatura conica nella quale si applica a smeiiglio un cappnccetto di \eti'o 
cavo, ove si raccoglie il sedimento, od anclie cilindri, entro i quali si intro- 
duce una bacchetta di vetro che porta in fondo nn disco concavo rn alto, 
iiel quale si laccoglie il spdimeuto, man mano clie I'acqua esce a goccie da 
nn rubinetto posto in fondo all'ap])arecchio. 

Perb alcuui prefer'scono filtrare I'acqiia addirittnra in sito, anche attra- 
verso fogli di carta bibnla, e raccogliere ]e ultime quantita clie rimangono 
sul filtro. In quest'ultiino ( aso, si coiuprende che si pub ntilizzare nella til- 
trazione una quantita di acqua rilevante. 

Si pub anche raccogliere il sedimento dell'acqna, servendosi del metodo 
seguito dal Sedgwick. Questi filtra I'acqua attraverso un liltro di sabbia cal- 
cinata, separa il deposito organ ico dalla sabbia, disgregando tjuesta in una 
quantity di acqua distillata 50 volte pin piccola e decantando rapidamente il 
liquido. In quest'nltimo si trova il deposito, che viene esaminato al micro- 
scopio. L'enumerazione dei residui si fa poi servendosi di apposito appa- 
recchio simile a quello di Malas?ez-Hayem, sul quale non e qiii il caso di 
entrare, 

Perb, col metodo del Sedgwick, molto niateriale va a fondo con la sabbia 
durante la decantazione e I'esame pub dare risultati incompleti. Ad evitare 
in parte qnesto incouveuiente, io mi servo di un filtro Maassen largo (lig. 63-a) 
a fondo piatto, di porcellana porosa, e aiuto la filtrazione mediante I'aspi- 
razione. Raccolgo, entro provette, gli ultimi 50 cmc. che rimangono sul filtro, 
avendo cnra, prima di roccoglierli, di spazzolare il fondo del filtro, con appo- 
sito spazzolino sterilizzato e centrifugo. Decanto il liquido ed esamino il 
deposito dei tubi. 

AH'uopo ho eostruito I'apparecchio (fig. 64-^, ) seguente : esso cousta di iin cilindro me- 
tallico stagnate A clella capacitii di Vj"l Htro fornito di nn livello (a) e nei fondo di uu ni- 
binetto 1 6;. 'Sella parte superiore e aperto e porta ai bordi un disco piatto (c). Nell' internOr 
appena al < i sotto del disco, evvi nn anello metallico, sul quale si adatta il bordo della can- 
dela Maassen C a mezzo di un disco di gonmia. Lateralmente al disotto del disco evvi un 
rubinetto clie si pone in comunicazione colla pompa aspirante fig 64-a). 

Sul disco si coUoca, coll'intermezzo di im largo anello di gomma, nn tubo di metallo U for- 
nito a sua volta di un altro disco metallico (et al bordo. Qnesto tubo B ^ svasato in alto a 
imbuto, ba la capacita di Vs-l litro ed ha nn diametro piii stretto di quello del recipiente 
inferiore, e ci6 percbe possa far pressione anche sui bordi della candela. 

Si stringono i due dischi per mezzo di morse il-2.i applicate al disco (e) del recipiente A- 

i pezzi AeB si sterilizzano divisi nella stufa a 100", si riuniscono quindi compresa 1h can- 
dela (che frattanto e stata sterilizzata a seeco) e si sterilizza ancora una volta nella stnfa. 
a 100°. 

L'acqua da esaminare si versa nel recipiente superiore B : essa per mezzo della aspirazione- 
fatta nel recipiente A passa in qnest'ultimo attraverso la candela porosa, lasciando su (juesta 
depositati i materiali corpuscolari. 

Man mano che passa se ne pud aggiungere de la nuova, avendo per6 cnra, osservando i) 
livello (a,\ di svotare ogni tanto il recipiente A. Ci6 si fa aprendo il rubinetto in comunica- 
zione con la pompa « dopo il distacco del tubo da quest'altima), e poi aprendo il rubinetto (6). 

L'esame del sedimento, conninqne otteuxito, si opera facendo 
dei preparati a fresco o a goccia pendente. £ inutile o quasi pro- 



126 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



<3edere a colorazioni^ come si faceva una volta, perclie esse non ser- 
vono clie a svelare i batteri die si ricercano meglio coll'esame 
batteriologico. 

Per i preparati a fresco, basta coprire la goccia posta sul porta- 
oggetti con iin vetrino copri-oggetti e circondare il vetrino con 



(flg- 63). 






Z:^ 



CL 




(tig. C4). 



paraffina per evitare che I'acqna evapori durante I'osservazione 
microscopica. 

Per i preparati a goccia pendente occorre fare delle gocciole 
piccole per potere all'occorrenza servirsi anche di forti lenti a 
secco, a corta distanza focale. fi consigiiabile ad ogni modo di ser- 
virsi delle cellette di Ranvier, le quali tolgono Pinconveniente 



MICROSCOPIA APRLICATA ALL'iGIENE 127 

<lella gocciola inolto spessa, disponendosi il materiale costante- 
inente in iin sottile strato (V. Batteriologia parte generale). 

2. Reperto microseojnco delVacqua. — Costitiiiscono il reperto 
microscopico di un'acqua residiii ininerali, residui organici, esseri 
A'iventi. 

I residui niinerali sono rappresentati da granuli o di forma 
irregolare, inattaccabili dalla maggior parte del reagenti cliiDiici 
(argille, quarzo) o di foiDia cristalliiia (carbonato o solfato di ma- 
gnesia e di caleio, cloruro sodico, nitrato potassico, ecc). II trovare 
questi residui lia peio i^oca o niuiia importanza nello esame di 
un'acqua, poiche e coll'esame cliimico clie si precede alio studio 
dei suoi componenti minerali. 

I residui orf/amci die possono trovarsi nell'acqua di pozzo 
o di cisterna o auclie superficiale sono numerosi, e la loro ricerca 
h importante, sia perche specificandone la presenza si pub dar 
maggior valore all'analisi cliimica qualitativa delle sostanze or- 
ganiche di un'acciua, sia perche stauno ad indicare die I'acqua 
non e difesa dagliinquinamenti, o che con essa ha contatto la falda 
liquida superficiale, o che addirittura viene in contatto con lo 
esterno. 

Questi residui possono distinguersi in: 

a) corpi di origine animale (sedimenti deirurina,peli, piume, 
frammenti di fibre muscolari, gocciole di giasso, ecc); 

h) corpi di origine vegetale (amido, granuli di polline, tra- 
chee, fibre tessili, ecc). 

Gli esseri viirnti che possono trovarsi nell'acqua, e per la cui 
ricerca e necessario il microscopio, sono numerosissimi e apparte- 
nenti al regno animale e al vegetale. Non tutti pero debbono es- 
sere oggetto di ricerche speciali, ma soltanto quelli che hanno 
pill diretto rapporto con I'liomo, rimanendo gli altri oggetto di 
ricerche d'ordine piii generale. 

Rigiiardo agii esseri appartenenti al regno animale: non e nc: 
cessario procedere alia diagnosi del genere o della specie delle 
forme di Artropodi che si possono rinvenire, ma basta indicare la 
presenza di forme del gruppo; invece e necessario procedere a 
ricerche piu minute sia per i Vermi, perche nell'acqua possono tro- 
varsi le nova o le larve di quelli die vivono parassiti nell'uomo, 
sia per i Protozoi potendosi trovare nell'acqua le forme cistiche 
dei parassiti dell'uomo per la cui diagnosi e necessario proce- 
dere con grande rigore. 

Cosi riguardo agli esseri appartenenti al regno vegetale, a 
parte gli ifomiceti e i blastomiceti che a nostro avviso debbono 



128 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

rientrare nello esame batteriologico, si deve porre attenzione alle 
ah/he, senza clie per altro sia. strettamente necessario diffoiidersi 
iu ricerche special! snlle medesime. £ ])er6 assai im[)ortante ricer- 
care e diagnosticare quelle forme filamentose clie fiuo a poco tempo- 
fa si sono collocate nel g'rupi)o dei « Fiidenbakterien » come le 
(•renothrix. 

Cio premesso, gli esseri viventi clie o debboiio maggiormente 
essere ricercati nelle acqiie o clie piii fre(|vieiitemente possono tro- 
varcisi souo i seguenti : 

Vermi. 

Vi si trovano nova, larve, vermi nello stadio adulto. 
Le uora possono essere di : 

a) Trematodi cni appartengouo il distoma cpatico, il lanceo- 
htfo, la hilharzia hftcnidfohid^ ecc. ; 

b) Cestodi cui ai)partengono le ieuie: sol'mm, mginata, eehi- 
nococcus, cucmnerin((j nana, leptocepJmla, ecc. ; 

c) li^ematodi cni appartengono il tricoeephdlKs cZ/.s^mt tra i 
Tncotrachelidi : Ven.stronfiylu.s {/igas, lo .strougyhis lotujevayhuitus^ 
Vanchylostoma duodenale tra gli StrongilifH ; I'ascaris lumbricoides , 
il mixtaa, ecc. tra gli Aacaridi ; Vojcyuris rcnnivnJ((ri.s tra gli Os- 
siiiridi, ecc; 

d) Acantocefuli cui appartengono gli eehi)i<trhynchus (jUjui^r 
niouiJiformis, ecc. 

Esse si riconoscono dai seguenti caratteri clie per maggior cl>ia- 
rezza riunisco nella seguente tavola: 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



129 



CARATTEKI DELLE UOVA DEI VEEMI CHE SI TROVANO NELLE 
ACQUE. 




Celli 



130 




MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 










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Cellule addossate le une 
a lie altre riempienli 
luttol'uovoin mode da 
as-umere una forma po- 
liedrica. 

Embrione con 6 uncini 
(larva esacanta). 


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Sottile, liscio, con un opercolo al polo 
piu stretto, rti colorito bruno-gial- 
lastro. 

Sottile, liscio, con un opercolo a un 
polo e un ispessimeiito a forma di 
bottone all' altro, di colorito ne- 
rastro. 

Spesso con strlatura raggiata gros- 
solana, giallastro. 


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Ovoidale piii strelta a un 
polo. 

Ovoidale a poli smussl. 

Ovale con un polo foriiito 
di una spina o sperone 
lungo 20 [A 

Quasi sferica. 


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135-145 X 70 90 
38-45 X 20-30 

135-160 X 55-66 

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Distomum hepaticnm Retziut. 
Fig, 65-a. 

Distomum lanceolatum Mehlii. 

Rilharziahaematobia Cobbold. 
Fig. 65-&, c. 

Taenia solium Rudolphi. 
Fig. 65-d. 


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MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 131 



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132 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



Le larre (fig. OG) clie possono trovarsi neiracqna sono : 

(tj I miraeidii o embrioni cigliati del distoma cpatico 
(fig-. 66-rt,) e del dutoma lanceolato (fig. 00-&), i qiiali si distin- 
gnoiio tra di loro, perclie il prinio lia la forma di cono tronco 
e presenta aU'estreiuita anteriore, la quale e la piii larga, una pic- 
cola prominenza e dietro ad essa sulla faccia dorsale una maccbia 




pigmentata a forma di A', ed e tutta ricoperta di cigiia vibratili^ 
mentre il vsecondo ba forma sferica o x^iriforme ed e provvisto di 
cigiia solo nella parte anteriore del corpo, nella quale esiste pure 
un pungiglione retrattile. 

h) L' vmhrlone del hohriocvphaluH hitus (fig. 00-c), die e 
rappresentato da un piccolo animale sferico grande p. 45-50, con 
Tectoderma spesso [ji 10, ricojierto di cigiia vibratili lungbe e nu- 
merose e ba 1' interno occupato da una massa cellulare rotondeg- 
giante, alia cui superficie si distinguono tre paia d'unciui. 

cj Tjc larve di anguillula intestiiKdifi (fig. 00-^), clie vengonO' 
espulse con le feci. Esse banno una lungbezza di mm. 0,45-0,60 
e una largbezza di ja 10-20, sono simili a quelle delPAnchylo- 
stoma, ma sono piii grandi e in date condizioni possono apparire 
come avvolte da una cisti, percbe banno subito una muta senza 
lasciare il veccbio tegumento. 

dj Le aiKjmUule stercorcdi (fig. GfJ-c)? (ossia le figlie delle 
larve dell' anguiUnla intestimdis, le quali larve, come si sa, di- 
venendo mature si distinguono in mascbi e femmine, si accop- 
piano e producono figli) grandi dapprima 30-40 jx poi sino a 
0,55 mm. con caratteri clie le fanno somigliare alle forme delle an- 
guillule intestinal! parassite, cioe con una coda accorciata con due 
rialzi laterali, ecc. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 133 

e) Le larve (k^We filar ic (fig. 00-/J </), di cui quella ({^Wix filnria 
iiwdmensis clie e lunga |x 50(t-7()0 X 15-25 ha forma cilindrica 
termiuante con luuga coda, e quella della fihiria hanchrofti 
e grande mm. 1,50 X 0,25, mobilissima, foinita di papille nell'e- 
stremita caudale, di un tubo digerente, ecc, e viene a liberarsi dal 
eorpo delle zanzare clie liaiino suechiato il saiigue dei filariosi, 
dopo ('he le zanzare sono morte e cadute neiracqua e il loro 
corpo si e decomposto. 

fj Le larve di anchyh>i<t<yina duodenale (fig. GO /*), die sono 
grandi \i. 560 x 24 con estremita caudale affilata, ecc, e rivestite 
da una specie di guscio dapprima flessibile, poi incrostato di sali 
calcarei, (dovuto al fatto die esse subiscono varie mute senza die 
i tegumeuti dell' involiicro embrionale vengano abbandonati), cio 
die permette loro di vivere nell'acqua. 

I vermi adulti, che possono trovarsi neiracqua, non hanno 
stretto rapporto conl'Uomo: sono i Gordii, di cui possono pero 
trovarsi anche le larrc: i Kotiferi i quali spesso .sono stati con- 
fusi con gli Infusorii e che si distinguono per avere il corjio 
esteriormente segmentato senza che ad ogni divisione corrispon- 
dano degii organi interni, per avere 1' estremita anteriore munita 
di un apparecchio ciliare spesso retrattile : un esempio si ha nel 
comune rotifer vuhjaris, ecc. 

Protozoi. 

I Protozoi, che si possono trovare nelle acque, sono numerosis- 
simi. Pero fra di essi le forme che sono importanti, per essere pa- 
rassite dell'uomo sono poche, e per queste va in ogni caso tenuto 
presente che nelFambiente e quindi nell'acqua e dubbio se al- 
cuna se ne trovi nello stadio di Aita libera (come viene invece 
comunemente creduto e riferito nei trattati). Xe consegue che le 
forme protozoiche, conducenti vita libera nell'acqua, non possono 
avere per noi che un' interesse biologico generale. 

I Protozoi che si trorano in vita libera nell'acqua sono special- 
mente rappresentati da esseri appartenenti alle classi dei Rizo- 
podi, Mastigofori , Ci(jUaii, Suctorii (v. Protozoologia, parte speciale). 

Tra i rappreaentaiiti della classe dei Bhhopodl si trovano: 

a) le Amoebae (forme a protoplasma nudo dotate della proprieta di emet- 
tere pseudopodi e ritirarli, ecc); 

h) le Arcellae (forme a protoplasma esternamente iudurito a guiaa di gu- 
scio, ecc); 

c) le Diffliigiae (forme in cui per la cementazione di corpuscoli estranei 
come granuli di sabbia, scheletri di diatomee, ecc, si lia la formazione di 



134 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 

una corazza che a volte ha forma di un novo e che presenta un'apertura 
per la fiioriuscita dei pseudopodi, ecc); 

d) i rappresentanti del gruppo degli Heliozoi che sono forme nude o 
con guscio, per lo piu di forma sferica, emettenti pseudopodi filiformi da ogni 
punto della superficie del corpo per cui si dicono anche animaletti da sole 
come, ad esempio Vactinophris eichhornii, ecc. 

Tra i Mastigofori si trovano i rappresentanti dei dae gruppi degli Eri- 
flagellata e dei Dinoflagellata, cioe : 

a) il cercomonas o dimorpha long'icauda tra i Dlmorpha ; 

h) la vionas giittula tra i Monas, caratteristiche forme nude ovali, ro- 
tonde o fasiformi, che al punto del flagello principale portano per lo piu 
un'apertura boccale, dietro cui stauno vescichette e nuclei; 

c) le euglene, caratteristiche per il loro corpo fusiforme che ricorda la 
forma di un pesce ; 

d) la dendromonas virgaria tra le Dendroi)wnaf<, caratteristiche colonie 
di animaletti riuniti insierae sopra un gambo che si ramifica; 

e) le voloox, caratteristiche colonie di animaletti tenuti assieme da un 
involucro gelatinoso, come, per esempio, la pandorina morum. 

Tra i Cigliati si notano tutti i rappresentanti dei vari gruppi degli: 

a) Holotrica, come la phialina verniicnlaris, il di/eptus margaritifer, il 
paramoecium bursaria, caratteristici per avere il corpo coperto di fine ciglia, 
le quali possono ritenersi indifferenziate anche in vicinanza del cifostoma; 

b) Heterotrlca, come lo stentor polimorphus, caratteristici per avere il 
corpo ricoperto tutto di ciglia, le quali in corrispondenza del peristoma sono 
lunghe e disposte in vari sensi (obliquo, a spirale, ecc); 

c) Hypotrica come la sti/lonichia puetulata, caratteristici per la loro forma 
bilaterale e per possedere le ciglia solo alia faccia ventrale; 

d) Peritriea come le voWcelle, caratteristiche per la loro forma sferica o 
cilindrica nuda o eccezionalmente con un incompleto rivestimento di ciglia 
e in generale con una serie periviale di ciglia lunghe. 

Anche dei Suetori m trovano alcnni rappresentanti : la loro caratteristica fe 
che nello stadio adnlto nnn possiedono ciglia nh altri organi di niovimento 
(V. Protozoologia, parte generale). 

I Protozoi che non si troi'ano in rita libera nelle acque, ma die 
ri si possono trovare nella fuse cistica provenienti dalle feci del- 
I'uoiDO, sono: VEniamoeha liomims [Amoeba coli); il Megastoma 
eniericum s. Lamhlia intestinalis; il Balaniidium s. Paramoecium 
coli, per la descrizione delle quali, rimando alia Protozoologia, 
parte speciale. 

Si dovrebbero poter trovare anche le cisti del Trichomonas ho- 
minis ; ma, non e ancora ben stabilito se quelle descritte per tali^ 
appartengano a questo parassita e siano delle vere cisti. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 135 



Alghe. 

Le alghe clie si i)ossono trovare nell'acqua sono moltissiine e 
apparteugono alle piii diverse famiglie. Si riuvengouo infatti rap- 
rappresentanti : 

1. delle chroococcacee come il chroococcus tiirgidns, rappresentato da cellule 
a contenuto verde-azznrro, circondate da una membrana spessa, incolore ; la 
policisiis marginata, carattevistica per il suo involucre gelatinoso incolore, di- 
sposto in diversi strati concentrici, ecc. 

2. delle nostococcacee come i nostoc, rappresentati da masse gelatinose in 
cui stanno filari di cellule sferiche, olivastre, ecc; le oscillariaeee rappresen- 
tate da cellule riunite assieme coi setti di visor i non bene visibili, contenenti 
uu protoplasma granuloso, caratteristiche perchfe le estremita oscillano len- 
tamente a destra e a sinistra e viceversa, ecc, 

3 delle palmellacee come il pleurococcus angnlosus, rappresentato da cel- 
lule grandi 7-12 [j. a contenuto verde, isolate o rianite in piccoli gruppi da 
una membrana spessa, come i protococchi, col le loro cellule di diversa gran- 
dezza, fra cui il P. infusionum, che h il piu grande, h formato da cellule di 
15-45 [I, di colorito verde, con una membrana a sottili strati, spessa e o libe- 
ramente nuotante o immobile e in questo caso in piani spesso numerosissimi. 

4. delle confervacee, come la cladophora glomerata, alga filamentosa i cui 
filamenti contengono corpiccinoli verdastri poligonali (cloroplaetidii) giustap- 
posti, fra i quali si trovano poi altri corpi di diversa natura: i singoli fi- 
lamenti s:ino costituiti da cellule spesse 30-50 |ji e 2-6 volte piii larghe che 
lunghe. 

5. delle sigmenacee come il siqmena pectinatum, alga filamentosa a fila- 
menti o isolati verdi o giallo-verdastri, costituiti da cellule spesse 18-50 y, 
od avvicinati e iu contatto per la pressione di due cellule; le spirogire o co- 
niugate, le quali, come le precedenti, sono delle alghe filamentose ricono- 
scibili percli6 entro ai singoli elementi eellnlari si contiene un protoplasma 
incolore e dei grandi corpi clorofillacei verdi disposti a spirale. 

6. delle diatomee o alghe a guscio silifeo fra cui alcune delle naviculacee 
come la navicularia nVifZ/s ; alcune delle 8CrtZ|)rrte come lo scalprum attenuatum 
Cpleurosigma att.); alcune delle meridieae come il meridion circulare, ecc, e 
cosi via dicendo i rappresentanti di altre famiglie sui quali non insisto. 

Battei'i filanientosi. 

Xei trattati in genere si parla di crenothrix, di cladotluix, 
di JcjHothrix, come di forme microscopicameiite distinte e sepa- 
rate; pero basta leggerne le descrizioni per compreudere quaiito 
i loro caratteri siano indecisi, e come sia difficile diftereuziarle 
tra di loro. Si tratterebbe « di esseri (Gasperini) che descritti ora 
come alghe indiffereiiti di acqne terinali, ora come bacilli fila- 



136 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

ineiitosi, si prestavaiio a ricevere ai)i>ellativi j^eneiici e specifici 
vari » ina clie in foiiclo l)ote^'allo benissimo riannodarsi a] gruppo 
delle Begiatoe. 

In raassima si tratta « di germi a tilanieiiti dritti o variamente incuvvati, 
privi di regola di raiuilicazione, contiuui e a volte avticolati, a estremit^ 
ricuvve, dotati di movimeuti anguiformi o immobili, forniti di granuli rifrau- 
genti, aventi addossati gramilazioni, credute erroneamente di zolfo, inoltipli- 
cantesi per scissione, iiiai per spore, svihippautisi specialniente nelle acque 
teriuali solforose iu tioclietti clie diconsi gleicina o baregiua >■. 

Le forme pin importanti le ciii descrizioni i trattatisti si tramaudano 
]'nno all'altvo, sarebbero: la crenMrix kuniana o polispora; la hef/iatoa alba 
e hi. da dothrix dichotoma, la leptothrix valdcria e ocracea. 

Staudo al Gasperini, a parte lo coufusioui cho souo state fatte descri- 
vendo per crenotrix, begiatoa etc, le forme e di alghe e di batterii che si 
trovavauo insieme ad ossi, faceiidoli magari passare per stadi di svilnppo 
dei modesirai, certaraente sarebbero begiatoe, ad elemeuti lungbi sottili, iiidi- 
visi, le forme leptotriiie di Valderi, e dovrebbero cluamarsi heriiatoa tenuis- 
sima, come ancora la thiotrix tenuisiima di Winogradsky. 

Sarebbero begiatoe ad elementi pih grandi, ma con tntti i caratteri delle 
begiatoe vere, la hefiiatoa alba, simile so non la stessa della crenotrix che 
I'A. chiama begiatoa Kuniana; cosi pure sarebbe nna begiatoa la begiatoa 
major etc. 

AUe Begiatoe, bisognerebbe aucora riportare quell'alga clie I'Ehereuberg 
chiama galionella Jerruginea, che fii descritta come iino spirocheto, a lunghi 
filaraenti sottili isolati o avvolti tra di loro in diverse fogge. A questo tipo 
corrisponderebbero stadi anormali di Crenotrix, i cui filamenti invecchiando 
o perdeiido la vitalita danno luogo a forme a rovcscio e si sciudono in 
nastrini sottilissimi, in parte avvolgendosi ad elica, nonchfe uu alga che il 
I'ellegi-ini, avrebbe x)otuto allevare in laboratorio e che sarebbe una indivi- 
dnalitfl ben distinta, ditferente dalla crenotrix. 

Sarebbe solo da discutersi intorno all'esistenza della cladotrix dichotoma, 
la quale cosi come si descrive generalmcnte e un'alga, uno streptotrix etc. 
ed e iuideutifieabile. II Gasperini dice: se non sono accadnti equivoci con 
gli actinomyces, con le leptotrix, con i bacillus, e probabile che per cladotrix 
si sia inteso indicare quelle forme delle alghe che stanno per perdere o che 
non lasciano pivi vedere la clorotilla, che sono sottili e can articoli simili a 
quelli dei bacilli piii elevati, che non sono coltivabili nella gelatina, nel- 
I'agar e nel brodo, immobili, senza ramilicazioni ed aventi uua posizione in- 
certa nella sistematica. 

Ad ogni modo conviene separare dalle Begiatoe in genere e dalle Creno- 
trix in igpecie quelle forme tilameutose che sono state descritte erroneamente 
Crenotrix perchfe hanno la j)roprieta di assorbire il ferro sotto forma di ossi 
doidrato, ma che sono dei veri ifomiceti. Si differenziano perche hanno 
ramilicazioni vere, filamenti variamente spessi, a rigonfiameuti bruschi, con 
tratti nei quali le deposizioni gi-anulari non nascondono la struttura dei fila- 



MICR03C0PIA APPLICATA ALL'IGIENE 137 

luenti e poi per la loro notevole resistenza all'acido ossalico. II Pellegriui 
ha infatti duuosti'ato sperimeiitalmente cbe tali proprieta la posseggono il 
mucor mucedo, \\ penicillnm (ilaucurn, il thamnidlum elegans e auclie delle alghe 
diverse dalle begiatoe, come la spyrogira elongafa. 

Tra tutte le Begiatoe la pin importante e quella cbe a preferenza di altri 
«S9eri da luogo ai molte]>lici inconvenieuti conosciuti sotto il iioiue di 
vrenotrix. 

I^elle pareti di qiiesto raicrorganismo {hcf/. l-nhniana Gasp.) 
si fissa del ferro sotto forma di ossido ferrico orgaiioide e qnesto 
processo di fissazione i)iu die essere legato con la uecessita clie 
lia il microrganisino stesso dei sali di ferro per vivere e moltipli- 
carsi, rappreseiita nn fenomeno biocliimico complesso clie fiiiisee 
con la morte e la disorganizzazione della parte assile o vitale dei 
fllamenti, i quali, a processo inoltrato, vengono solorappresentati da 
guaine vuote ed inorganiclie, conii)letamente solnbili in acido ossa- 
lico come in altri solventi deH'ossido ferrico. Per lo sviluppo della 
hegiatoa I'uniana possouo venire otturate, pero, non solo le coudot- 
tnre di giiisa, ma anclie quelle di terra cotta, di piombo o di qual- 
siasi altro materiale con la ditfereuza, clie mentre in qnelli di gliisa 
Si ha lo svolgersi di nn fenomeno molto complesso die iniziandosi 
con la produzione di tnbercoli ferruginosi, prosegne con la compar- 
tecipazioiie ed alterazione delle pareti e puo terminare con rostrn- 
zione quasi completa di lunglii tratti di condottnra, negli altri tubi 
invece le ostruzioui si trovano dove vengono favorite da condizioni 
meccaniche e cio per I'accumulo dei filamenti per I'ammassarsi 
e il snccedersi di uumerose generazioni di microrganismi i piii 
diversi, i quali mentre da uu lato ostacolano la normale circola- 
-zione dell'acqua, dall'altro contribuiscono ad alterarne i caratteri 
in guisa da ridurla pertino inservibile a qualsiasi uso domestico. 

La Crenotrix (fig. 67) si riconosee con discreta facilita nelle condnttuve di 
ghisa esamiuando i tnbercoli ferrnginosi, dove si puo trovare nella sua forma 
iilameutosa fornita di una guaina spesaa e rigida o sotto forma di lilamenti 
«]icoidali, se il sno sviluppo e da tempo arrestato: per5 in alcnni casi essa 
-pnb non esserci inh, e allora I'esame del tubercolo rimane negativo, il che 
pero non autorizza a uegare clie la crenotrix vi sia stata. Quando invece 
si tratti di condutture di altro materiale o di sorgenti, si cercano quei fioc- 
clietti ocracei cbe stretti fra il pollice e I'indice dinno I'impressione di una 
sostanza untuosa e cbe coutengono una sostanza polverulenta, argillosa e si 
esaraiuano al microscopio. 

Ecco, ad e8emj)io, un dettagliato reperto, eseguito dal Gasperini, di ce- 
apugli di crenotrix. Egli li trovo costitniti da iin gran unmero di lilamenti di 
<jolore ocraceo, inirecciati, incurvati, serpiginosi, hingbissimi, spessi ix. 1-7, 
i pin sottili a parete incolora, i pin grosai a parete cupa molto rifrangente (a) 



las 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'iGIENE 



sulla parete dei lilaineuti non c' era vestigio di colore cremeus ; e il con- 
tenuto non appariva differenziato : erano come tnbicini vitrei orgauoidi, con 
pareti liscie, regolarraente cilindrici : nei piii colorati era bene apprezzabile 




s*" 







fig. 67. 

una linea scura continua ed omogenea verso I'asse dei lilameuti: gli estremi 
erano tronchi, in genere senza ramificazione. Perb nella begiatoa media not6 
anche dei filamenti incolori, molto rifrangenti, costituiti da articoli bacilli- 
formi con movimento oscillatorio, dei quali i piu eottili presentavano vere e 
propi'ie ramilicazioni (begiatoa ramosaf). 

In altri casi trovo delle forme grandi con guaina ferrica spessa (d) pseudo- 
ramificate o con vere ramiticazioni, dovnte al fatto clie i lilamenti, trovan- 
dosi addossati, venivano saldati assieme dalla guaina ferrica, e cosi si finiva 
col produrre fortuitamente una vera ramificazione. 

Finalmente egli trov5 lilamenti lunghi, sottili (|j. 1-1,7), isolati o fra di loro 
avvolti a spira, piu o meno nnmerosi, cui diede il significato di forme anomale 
di crenotrix per sfibramento dei filamenti inveccliiati o morti. 

Colorando i cespngli con i comuni colori di anilina, i lilamenti incolori si 
colorano facilmente e inteusamente, quelli organoidi no. Trattandoli coll'iodio 
questi ultimi mostrano nell'interno come un sottilissimo filaraento spezzato in 
tanti articoli piu o meno luugbi i quali occapano regolarmente I'asse della 
guaina ferrica o vi si dispongono irregolarmente. Trattando jjoi i cespugli con 
acido ossalico, scompaiono le guaiue ferriche (b) e rimangono dei filamenti 
ialini sottilissimi continui o con linee trasversali piii rifrangenti e qualche 
volta con una serie di punti piu rifragenti disposti a catenella (c) ecc. 

Le Crenotrix sono incoltivabili : solo il Pellegrini avrebbe ottenuto, per 
pochi giorni, uno sviluppo della begiatoa alba in acqua distillata, addizionata 
di pocbe gocce di brodo e di 0,001 a 0,01 "/„ di solfato e cloruro ferroso. 



Aria. 



L'esame microscopico delFaria e oggidi diretto alio scopo di 
ricercare gli elemeiiti costituenti il pnlviscolo atmosferico, indi- 



MICROSCOFIA APPLICATA ALL'IGIENE 139 

pendentemente dagli organisnii viventi, inuffe, blastoniiceti, bat- 
teri die si ricercauo coll'esaine batteriologico. 

Volendo esamiuare il piilviscolo atmosferico, generalmeute si cousiglia di 
esporre all'aria per un tempo determiuato dei vetrini spalmati di glicerina 
e oaservare al microscopio ci5 che vi si e deposto sopra. Si pub anclie fa- 
cilitare tale ricerca, servendosi di qiialcano dei cosl detti aeroscopi, per 
esempio dell'aeroscopio del Pouchet o del Miquel. 

Si pii5 pero, non possedendo aeroscopi, procedere al lavaggio dell'aria o- 
nell'acqua distillata sterilizzata o nel liqnido indifferente proposto dal San- 
felice (glicerina al 5 "/<, iu acqiia distillata), o nella soluzione fisiologica di 
cloruro sodico o in questa stessa con aggiunta di acido fenico (1 "/o)- H la- 
vaggio si compie facendo pasaare e gorgogliare I'aria a piccole bolle attra- 
verso una o pin provette comunicanti fra loro. II deposito per I'esame mi- 
croscopico si facilita mediaute la centrifugazione. 

L'Arens poi ha ideato un soffietto di stoffa impermeabile ai gas, della 
capacita di 5 1. provvisto all'apertura di un tubo ad Y con rubinetti alle 
due bi'anche. Si riempie il soffietto, chiudendo uno dei rubinetti situati 
all'estremo delle due branche del tubo ad Y lasciando aperto I'altro, e lo 
si svuota procedendo inversamente. 11 filtro consta di un tubo lungo 8-10 cm. 
e del diametro di una provetta e affilato ad una estremita. Viene riempito- 
di un tampone di ovatlu del diametro di 3-4 cm. avendo cura di liberarlo dai 
peli liberi soffiando e di essicarlo in un essiccatoie ad R^ SO^. Con questo- 
appareccbio si possono iiltrare fino a 200 1. d'aria in ^/^ d'ora. 

Senza ricorrere al metodo dell' Arena, che nella pratica h alquanto incomodo, 
si pu6 anche praticare I'esame microscopico dell'aria per la ricerca dellfr 
particelle insolubili facendo passare I'aria attraverso ad un filtro di zucchero 
come quello da me ideato per I'eaame batteriologico (V. Batteriologia, parte 
speciale) e poi, dopo avere aapirati 20-100 litri, sciogliere lo zucchero in acqua 
facendolo pervenire in un recipiente contenente acqua distillata sterilizzata, 
che viene centrifugata per poi esaminarne il residuo. 

Perch^ i risultati siano eaatti e consigliabile che il filtro sia tenvito du- 
rante I'aspirazione, verticale, e che con un esame di controllo, si sappia 
bene ae nella soluzione zuccherina semplice si trovino elementi eterogenei 
e se vi si sono, non si riferiscano poi all'aria. 

Quando si voglia tenere conto anche delle particelle solubili, allora si 
puo sostituire il filtro di zucchero con uno di amianto, ed esaminare diret- 
tamente al microscopio i primi strati del filtro facendo una s6rie di prepa- 
rati per esempio in olio di vaselina, in olio di uliva, o anche addirit- 
tura in olio di cedro, o balsamo del Canada o idrato di cloralio, procu- 
rando di non mettere sul vetrino portoggetti una graude quantita di ma- 
teriale. 

Qualunqiie sia la tecnica adopeiata, I'esame microscopico del- 
l'aria h assai difficile, perclie la interpretazione di tutte le par- 
ticelle clie si riscontrauo (sempre iDdii)eiideiitemente da muffe,. 



iJLU MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

blastoiniceti e batteri), e legata a coiiosceiize individnali che si 
acqnistano solo con una pratica speciale. 

Tiitti i costitnenti del pulviscolo atmosferico si possono rag- 
gTiippare nelle tre categoric di imJveH orgarAzzate, organichc, 
inorganiclic. 

Fra i corpi organici ed organizzati possono trovarsi delle 
alglie, dei protozoi incistidati, dcllc nova di elniinti, dementi tntti 
])iu o meno coartati, alterati, e diagnosticablli. Fra i corpi orga- 
nic!, si trovano peli, polline, frammenti di corpi organizzati vege- 
tal], ecc, fra i corpi inorganizzati, polveri di pietra, metalliclie, 
di tornitori, di pulitori. In generale si puo ritenere clie I'esame 
microscopico dell'aria inteso nel suo vero senso igienico, ha impor- 
tanza reale solo per stabilire se I'aria delle fabbriclie, ove lavorano 
molti operai, sia o no dannosa per le molte particelle sospese, 
clie vengono respirate, specie poi se si tratta di pai'ticelle a bordi 
iicuminati, taglienti, a sega, ad nnciiio. 

Dagli studi sinora fatti gli e certo clie le polveri microscoiti- 
cameute variano secondo i diversi anibienti e le diverse fab- 
briclie, come si pub rilevaie dal lavoro dell'Arens e del Perisse, 
i (piali lianno dato anche le figure microscopiclie delle varie pol- 
veri minerali ed organiclie che si p.ossono rinvenire nei diversi 
ambienti industriali. 

Le pill pericolose sono le metalliclie, specie quelle che deri- 
vano dalla tornitura degli agiii di acciaio, poiche esse sono ta- 
giientissime, ed inspirate possono indurre delle vere emorragie 
bronchiali o polmonari. 

Pericolose sono anche le polveri di pietra, specie quelle del 
quarzo, che oltre ad assere taglienti come le metalliclie, possono 
presentaie delle insenature che le rendono vieppiii dannose; peri- 
colose sono pure le polveri di madreperla e di cocco. 

Le polveri organiclie che deri vano dal leguo, per essere ra- 
spose, riescono anche dannose, quantunque in grado minore delle 
precedenti, delle quali sono anche meno dure. 

Fra le polveri di fibre vegetali sono piii pericolose quelle di 
iuta che sono foggiate a pennello. 

Le polveri di fibre animali iion otfrono un gran pericolo; le pin 
nocive sono quelle clie si ricavano dalle manipolazione delle carni 
e delle pelli. 



MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE • 141 



Suolo. 

Come I'esaiue dell'aria, aiiche qiiello del suolo era per Taddie- 
tro iin sernplice esauie batterioscoi)ico. In segnlto, col progredire 
della scienza, qiiest'esame si e diviso in microscopico e batteriolo- 
gico e si e data a quest'ultirao la inaggiore importanza. 

Esame microscopico. — Alcuni att'ermano clie esso possa rive- 
lare la natura miuerale del terreno; ma, si comprende come, sia im- 
possibile, possa condurre ai un risnltato di tal genere. Piuttosto 
esso i»uo servire per studiare tutto cio clie sta attaccato, per dir 
cosi, alle sue particelle, e clie uon puo essere rivehito dall' esame 
batteriologico. 

Si preleva anzitutto una certa quantity di terreno (da mezzo ad nn cent, 
cubico) con un cucchiaiuo di platino o di altro metallo pi-ecedenteraente bon 
sterilizzato e la si emulsiona con acqua distillata e sterilizzata seniplice o 
contenente del cloruro di sodio (0,75 per cento). Si esamina quindi una goccia 
del liquido dappvima con un ingrandiniento di 100 diametri, e poi con uuo- 
raaggiore di 400-600 diametri. 

Si comprende di leggieri Pinsulficienza di questo metodo, perche il terreno 
86 non e ben diviso in finissime particelle, non si presta all' indagine micro- 
scopica. 

Meglio e di porre il terreno prelevato in un matraccio Erlenmayer, con- 
tenente acqua o Nail al 0,75 °/o, sbattere ben bene, e poi esaminare I'acqua di 
lavaggio, sia col metodo dei preparati a fresco, clie con quello a e;occia pen- 
dente. Si viene cosi ad aver notizia di cio che h sospeso, e clie ordinariamente 
h costituito da protozoi, alglie od ifomiceti; si completa poi 1' esame osser- 
vando ci5 clie resta nel fondo del matraccio. 

Emmerich propose (a proposito per5 dell'esfime batteriologico) di sbattere 
da 2 a 5 cmc. di terreno con 50 caic. di acqua in un recipiente clie avesse un 
fondo concaTo, e che, fosse provvisto di una iine rete metallica a poca 
distanza del fondo stesso. Su questa rate si raccoglierebbe il terreno; sotto 
alia rete e nel fondo concavo si raccoglierebbe I'acqua di lavaggio. 

L'operazione poi dovrebbe ripetersi una ventina di volte. Ma anche cosi 
praticando, il terreno resta sempre costituito da particelle grosse che non per- 
mettono I'esame al microscopio. 

Meglio h, di triturare prima il terreno in un mortaino di porcellana (pre- 
viamente sterilizzato col farvi bruciar dentro dell'alcool) e ridurlo cosi in 
finissima polvere. Una certa quantity di questo terreno si sottoraette poi a 
quell' operazione che per analogia a quella che si pratica sugli amidi chiamerei 
levigamento del terreno. lo pongo il terreno entro un recipiente fatto a guisa 
di un coraune estrattore, costituito quindi da un tubo di metallo diviso a 
lueta da una reticella con un tubo alle due estremit^, chiuso ciascuno da 



142 MICR0SC50PIA APPLIOATA ALL'IGIENE 

tin rubinetto o da uq tubo di gomma stretto da una pinza (V. Batteriologia : 
«.same batteriologico del suolo). 

In questo recipiente si sbatte molte volte il terreno con acqua clie si ricam- 
bia dopo aver fatto depositare la parte pin grossolana. Aprendo il rubinetto 
inferiore I'acqua di lavaggio si fa uscire e si raccoglie in un bicchiere a calice. 
Appena formatosi un piccolo deposito si decanta in un altro bicchiere o cosi 
via in un terzo e in un quarto, esaminando poi il deposito cbe si viene a for- 
mare costituiscono il reperto, dell'esame microscopico del suolo, a parte le 
sostanze minerali, sostanze organiche, esseri viventi per i quali rimando 
all' esame microscopico dell' acqua. 



ESAME MICEOSCOPICO DEI TESSUTI, 
DELLE PELLICCEEIE E BELLA CAETA. 

Tessuti. 

I tessuti sono formati di quelle sostanze clie si ridacono in 
fini elementi suscettibili di intreccio, e clie prendono il nonie di 
fibre tessili, le quali presentano caiatteri abbastanza distinti tra 
di loro in modo da esser possibile di risolvere i seguenti quesiti: 
1° quali siano le fibre tessili clie compongono un tessuto ; 
2** se un tessuto sia formato da fibre tessili nuove o prove- 
nienti da tessuti usati._.. ^ 

1. ESAME MICROSCOPICO PER RICONOSCERE QUALI SIANO LE 
FIBRE TESSILI CHE COMPONGONO UN TESSUTO. — Le fibre tes- 

sili piu usate in commercio sono : 

1" Fibre vegetaU, rappresentate da: 

aj cotone (peli dei semi di varii gossypii); 

bj canapa (fibre del legno della cannabis satira); 

cj lino (fibre del legno del linv/ui usitatissiimim) ; 

(J) juta e (fibre del legno di alcuni corchinri); 

e) ramie, cliinagras (fibre dei ramoscelli della urtica 
nivea). 

2^ Fibre animali, rappresentate da: 

aJ lana (peli generalmente di ovini e caprini); 

bJ seta (secreto delle glandole della bombix mori e di 

di altre specie selvatiche di bombyx, di attaccus, di antheria, ecc). 

Ora, per riconoscere di quali di queste fibre tessili sia formato 

un tessuto, si procede alio esame microscopico, microchimico e 

polariscopico. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 



143 



II materiale si ottieue clilaceranclo un po' di tessuto e osservandolo sen- 
z'altro in acqua glicerinata, salvo il caso in cui si tratti di filati o tessuti 
colovati od apparecchiati, poiche bisogua innanzi tutto far bollire il mate- 
riale (per pi-ivarlo del colore e dell'apparecchio) in acido cloridrico al 3-5 % 
o in altri liquidi (soluzione di cloro, acido croraico diluito, carbonate po- 
tassico 2-3 %) : earji ntile anclie lavare prima il materiale in etere allorch^ 
si tratti di tessuti sndici o grassi. 

Uemme microiicopico permette di riconoscere le singole fibre 
tessili, die compongono iin tessuto tenendo present! i caratteri ri- 
guardanti la loro forma, il loro aspetto, la presenza o no di un 
lume centrale, il modo di presentarsi degli estremi ecc, come si 
puo rilevare dalla tabella seguente : 




144: 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL IGIENE 



Tab. 5. 



CaRATTERI MORFOLOOIC 



Nome 
delle fibre tessili 



Forma e aspetto 



Lume centrale 



Co tone 
(fig. 68 a) 



Canapa 
(liK. 68-6) 



Lino 
(fig. 68-f) 



Jiiti 



Ramie 



Lana 
(fig. 68 d) 



Seta 
(fig. 68-f) 



Elemenli gem^raimpnie appiatliti, na';triformi, 
altorcjorljati, a spira: pcssono pt'ro trovar- 
sene rli ([uelli |ipr Iiiiiso tratio cilindrici 
e simili alle liljre ili lino. 



Elempnti cilin.lrici con rigonfiamenti qua e la 
pooo a[ipariscenti. 



Elemenli cil'ndrici, trasparenti, con rigonlia- 
menli a canna di bamhii. 



Elemenli cilindrici spesso uniti a fasci. 



Element! cilindrici simili alle fibre di iuta. 



Element! cilindrici costituiti di: 

1" lino strato epidermico di cellule dispo- 
ste a enibricp (che manca nelle lane molto 
lavoraie, nelle ungheresi, nei merinos). 

2" di uno strato corticale costiluito da II- 
brille giustapposte. 

3" da uno strato midollare di cellule poli- 
gonali (che nelle lane blanche si presenta 
come una linea oscura) il quale nelle ini- 
gliori lane deve essere appena visibile. 



Element! quasi perfettamente cilindrici, lu- 
cenli, omogenel senza alcuna striatura (que- 
sta pero si trova nelle sete esotiche e I'a- 
cido cromico la rcnde anche piii manlfesta) 
dritti, regolari (alcune sete esotiche soN 
tanto presentano i 111! avvolti a spirale). 



Nelle qnalit.i scadenti (indiane) tret 
quattio volte piUKia.de dello 
spessdre deile paieti, nelle line 
(americHne ed egiziaiie) listretto: 
In (jualcuna puo anche mmcare 
(fibre non mature leiidenti alia 
forma cilindrii-a). 



Abbaslanza ampio terminante verso 
la punta della libra in una linea 
appena visibile. 



Esilissimo appena come una linea 
giallo^nola. 



Lume ampio, e qua e la delle sta- 
gnature. 



Lume assai ampio. 



Siccome ogni filamenlo e costituito 
da due riieta fjiustapposte, il punto 
di unione delle due meta a volte 
puo rassomigliare ad un lume. 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 
ELLE SINGOLE FIBRE TESSILI 



145 



Carattei'i speciali 
degli estremi 


Caratteri speciali 

lungo il percorso 

della flbra 


Dimensioni e rapporto 

tra la lunghezza 

e il diametro 


tjeneralmente terminano con una 
estremita a puntaarrotondita 
uniforme e coll'altra tronca 
stllacciata. 


Alio stato greggio sono rivestite di 
una cuticola ciie e insolubile 
nel reattivo di Schweitzer. 


Variabile: per io piii spesse 12-li [j. 
e lunghc 10-40 mm. 


iKstremi arrolondati, a volte con 
diramazioni lateral!. 


Rigonfiamcnti o nodi lungo il per- 
corso. 


Larghe 22 [j. e Innglie 15-25 mm. 
Rapporto della lunghezza al 
diametro circa 1000. 


liSstremi a punta. 


Idem ma molto piii pronunciati.- 
le fihre .sono striate longitudi- 
naimente. 


Larghe 10-26 [j. e lunghe 25-30 mm. 
Rapporto della lunghezza al 
diametro circa 1200. 


lEstremi a punta ariotondata o 
irregolare. 


Senza fstriatura longitudinale ne 
noili 


Larghe 20-25 [j. e lunghe 1,5-5 mm. 
Rapporto della lunghezza al 
diametro 90. 


■Estremi arrolondati difflcllmente 
ritrovabill. 


Striate longitudinalmente: con no- 
di e striature trasversali. 


Larghe 40-80 ,a e lunghe 63-250 mm. 
Rapporto della lubghezzaal dia- 
metro 2400 






Larghe 15-40 [>. e lunghe 40-200 mm. 






Larghe 8-2 i [j. e lunghe 3-J0-125O 
mm. 



Celli 



146 MICEOSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

Tenendo present! i caratteri microscopici delle singole fibre si 
possouo svelare le frodi, clie sono assai comuni in commercio, con- 
sisteuti nel fabbricare tessuti di lana o di seta mescolando ai queste 
altre fibre tessili, p. es., di cotone. 

IJesame microchimico dei tessuti si pratica trattandoli con di- 
versi reagenti, clie in massima servono a far distinguere le fibre 
animali dalle vegetali, cioe: 

aj con iodio ed acido solforico, o piu semplicemente con il 
cloroioduro di zinco: \e fihre vegetali contenenii cellulosa assumono 
una colorazioue violetta, nientre le animali assumono una tinta 
gialla ; 

hj con una soluzione cupro-ammoniacale o reattivo di Swei- 
tzer: \e fibre vegetali contenenti cellulosa si disciolgono piiio meno 
rapidamente, fatta eccezione di quelle clie contengono la suberina, 
le quali poi resistono anclie alVacido solforico ed agli alcali ; 

c) col solfato di anilina, le fibre vegetali contenenti lUjnina 
assumono una colorazione giallo-oro clie non e assunta dalle fibre 
animali ; 

(I) cogli acidi : 1' acido solforico ed il nitrico al 25 7o ^oii ^^- 
sciolgonO alcuua fibra vegetale, ne impartiscono loro colorazione 
alcuna, meutre colorano in giallo le fibre animali ; I'acido picrico 
colora in giallo fibre vegetali e fibre animali; pero con il lavaggio 
successivo nell'actiua le fibre vegetali si scolorano, mentre le ani- 
mali rimangono colorate; 

e) con gli alcali: la i)otassa al 10 7oi anclie bollente, non 
dissolve le fibre vegetali, mentre invece dissolve le fibre animali ; 

f) coUe sostanze coloranti, aniliniche, mentre le fibre vege- 
tali assumono piuttosto stentatamente i colori di anilina, le fibre 
animali li assumono facilmente ; 

g) con reattivi speciali : il reattiN o di Xylander impartisce 
un caratteristico colorito nero alia lana per la combinazione dello 
zolfo, clie essa coutiene, col bismuto del reattivo, essendo questo 
formato da sale di Seignette grammi 4, soluzione di idrato sodico 
al 9 " ^ gr. 100, e sottonitrato di bismuto grammi 2. 

In genere i procedimenti clie si adottaao sono i seguenti (Nasini e Yil- 
lavecchia) : 

1° Per distingiure le fibre animali (lana, seta), da quelle vegetali (ca7ia/a, 
cotone, lino, ramie, etc.): 

a) accendendo ad una fiamuia le fibre isolate od in piccoli fascetti, 
quelle animali brnciano svolgendo funii con odore di coina bruciate e con 
reazione alcaliua, e lasciauo un carbone spuguoso e pesaute, che da un residuo 
abbondante di ceneri; le vegetali invece brnciano con fiamma viva spandono 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 147 

fiimi di odore empireumatico con reazione acida, e lasciano nn carbone clie 
da pocbe ceneri; 

b) la soda o la potassa all'S % a caldo sciolgono le fibre animali, la- 
:8ciano quasi intatte le vegetali ; 

t') I'acido uitrico colora la lana e la seta in giallo e lascia scolorati 
il cotone e il lino. 

Ricordero ancbe il metodo del Vetillard per distinguere le varie fibre vege- 
"fcali, fondato sull'esame microscopico delle fibre in direzione longitudinale e 
in sezione trasversale, e sulla colorazione con 1' iodio e coll'acido solforico di- 
luito (vol. 3 S.^ SOi a 60" + vol. 2 glicerina + vol. 1 acqua distillata). Con 
xiuesto trattamento I'A. ba distinto le fibre in due gruppi, a seconda cbe si co- 
lorano in azzurro (lino, canapa, cotone) o giallo (juta) e ba trovato altre par- 
ticolarita sulle quali non insisto. 

2° Per distinguere le fibre di seta da quelle di lana: 

a) trattando le fibre con potassa caustica e sciogliendole, con nitro- 
prussiato di soda, si avra una colorazione violetta se vi e lana, nessuna 
colorazione se vi e seta; 

h) trattando Je fibre a freddo con il reattivo di Scbweitzer si scio- 
glieranno le fibre di seta, non quelle di lana; 

e) trattando a caldo le fibre con cloruro di zinco basico, le fibre di 
seta si sciolgono, inentre quelle di lana vengono attaccate solo debolmente. 
o" Per distinguere le fibre di lino da quelle di cotone : 

a) trattando il tessuto con acqua leggermente acidulata e j)oi lavando 
-con acqua ammoniacale le fibre di cotone si staccberanno, rimanendo quelle 
di lino a formare lo scbeletro della tela; 

b) immergendo la tela, priva dell'apparecchio e del colore, nell'olio 
di oliva, e poi spremendo I'eccesso d'olio ed osservando per trasparenza, le 
iibre di cotone appariranno biancbe ed op.iche, mentre le fibre di lino ap- 
pariranno translucide. 

L'esame poUtriscoinco, puo essere utile in alcuni casi: per 
-esempio per assicurarsi se un tessuto sia composto di fibre di 
juta o di lino o di ambedue. 

AU'uopo si scaldano le fibre con acido nitrico ordinario cui 
si ag'giunge una traccia di clorato potassico, si lava con acqua 
pura e poi con acqua alcalinizzata con potassa per neutralizzare 
I'acido trattenuto nelle fibre; si decanta il liquido e si agitano 
le fibre con altra acqua pura. Cosi le fibre si dissociano e possono 
osservarsi ponendole, ancora umide, sopra un vetro portoggetti, 
lasciando evaporare il liquido, e aggiungendo una goccia di gli- 
cerina. 

In tali condizioni le fibre non solo lasciano apparire in modo 
nettissirao 1' ispessimento caratteristico delle pareti, ma permet- 
tono il saggio alia luce polarizzata. Collocando il preparato fra 
i due primi di nicols incrociati del microscopio, con un ingraii- 



148 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

dimento di 600 diametri, si nota clie mentre le fibre di lino e 
canapa presentano dei belllssimi eii'etti luminosi, quelle di juta 
mostrano nn colore sensibilmente uniforme, azzurrognolo o gial- 
lastro: questo pero naturalmente non avviene clie per le fibre com- 
pletamente dissociate, giacche con le fibre aggregate e sovrap- 
poste si ottengono dei fenomeni luminosi e complessi, analoglii a 
quelli del lino (Revelli). 

2. esame microscopico per riconoscere se tn tessuto 
sia pormato da fibre tessili nuoye o provenienti da tes- 
suTi FUORi DI rso. — I vecchi tessuti di lana mescolati con 
lana nuova e anche a volte con seta, lino e cotone, opportuna- 
mente lavorati, costituiscono la cosi detta lana rigenerata, arti- 
ficiale, meccanica o shoddy. 

Eiconoscere qualitativamente nei tessuti di lana rigenerata le 
fibre clie non siano di lana non e difticile, ricorrendo agli ordinarii 
metodi di indagine, di cui si parla nel paragrafo precedente. Ri- 
conoscere invece, in un tessuto di lana, se le fibre di lana siano- 
di lana nuova o di lana rigenerata e cosa alquanto piii difficile, 
e basata quasi unicamente suU'esame microscopico. 

Con questo infatti si rileva (Revelli) : 

1) clie le fibre di lana rigenerata clie si trovano in un tes- 
suto, si presentano generalinente di tinte molto diverse, cib clie 
dimostra non essere state colorate con lo stesso processo, ma 
diversamente a seconda dei tessuti dai (piali provenivano; 

2) clie le fibre di lana rigenerata non sono cosi regolari come 
quelle della lana nuova, perclie si restringono a poco a poco, o- 
tutt'a un tratto, poi di bel nuovo si dilataiio in una espansione 
per ancora restringersi o mantenersi regolari per un certo tratto r 
in molti punti le scaglie sono andate perdute ; in altri il pelo e 
guasto, di guisa clie il diametro diventa minore del normale,. 
ne e raro si riduca a 10 |jl e anclie meno. Inoltre gli estremi 
dei singoli fili, si presentano troucati in modo lirusco e irrego- 
lare, mentre nella lana nuova terminano in fibrille ondulate ed 
esilissime; 

3) clie le fibre di lana rigenerata, trattate con lisciva di 
soda o potassa, vengouo intaccate e gonfiate piii rapidamente 
che quelle di lana nuova, e clie I'acido solforico concentrato di- 
strugge la struttura primitiva del pelo della lana rigenerata 
molto pill rapidamente die quella del pelo della lana nuova. 

Per procedere a queste ultime ricerche, occorre seguire il metodo della 
Sclesingen: ciofe, collocare a croce sul portoggetti iiu pelo di shoddhy e im 



MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 149 

pelo di lana nuova filata: quindi lavatala e spogliatala del sudiciume e 
■della materia grassa, far venire in contatto con le due fibre il reagente, no- 
tando il momento in cui esso tocca i peli. Si mette quindi il coproggetti e 
«i osserva al microscopic con uu ingrandimento di 65 diametri. 

In quanto poi a riconoscere in un tessuto in cui si sia dimostrata la pre- 
:8enza di lana rigenerata la quantity di quest'nltima, bisogna ricorrere alia 
mumerazione delle fibre stesse, calcolaudone il rapporto con quelle della lana 
aiuova: il numero delle fibre da contare non deve essere inferiore a 1000. 

Pelliccerie, 

Coi peli di vari animali sono formati gli oggetti di pellicceria, 
salvo quelli che sono fatti con le piume degli uccelli. 

L'esame microscopico delle pelliccerie si pratica: 

1** per riconoscere se gli articoli siano realmente fatti con 
peli e non con fibre tessili o con piume, al die si procede coi me- 
todi di indagine microscopica gia indicati per i tessuti. 

2° per riconoscere da quale aniniale provenga il pelo. 

All'uopo si trattano i peli con acqua alcoolizzata, si pas- 
sano in soluzione diluita di carbonato sodico, si lavano e si 
osservano tenendo presenti quel caratteri die sono stati indi- 
cati per i varii peli. 

Per esempio se si tratta di ziheUino si troveranno peli in cui il 
canale midollare e uiolto visibile, e un'embricatura die agli orli 
esterni del pelo e marcatissima, e i cui estremi lianno una specie 
•di striatura dovuta alle scaglie eiiiteliali. 

Se si tratta di lontra si troveranno peli in cui il canale midol- 
lare presenta, in contatto con la parte corticale, dei restringimenti, 
un aspetto molto granuloso, delle scaglie grandi, degli estremi sol- 
€ati da strie, ecc. 

Carta. 

L'esame microscopico della carta ha per oggetto di stabilire: 

1^ di quali fibre la carta sia costituita; 

2" quale sia lo stato in cui queste fibre si trovano; 

3" se le fibre contengano conglobate delle sostanze ete- 
Togenee. 

1. L'esame microscopico per riconoscere di quali fibre sia costi- 
tuita la carta si fa ])er stabilire se nella carta si trovino fibre 
legnose in genere, perdie queste, nella carta destiuata a conser- 
varsi a lungo, vanno considerate come una sofisticazione, essendo 
una delle cause principali di deterioramento. 



150 MICROSCOPIA APPLICATA ALL'IGIENE 

All'uopo si fanno boUire frainmeuti di carta in soda all'1-2 per 
cento nei casi piii ordinari, ovvero si tratta prima la carta con 
acqua e alcool, se si sospetta la presenza della lana, o anclie con 
acqua sola, quando si tratti di carta non incollata; poscia si passa 
il materiale attraverso un setaccio a maglie finissime, si lava cio 
die rimane sul filtro con molta acqua: poi si pone in una capsula 
di porcellana, aggiungendo una piccola quantita d'acqua, e si agita 
sino a ottenere I'isolamento delle singole fibre. Queste, poste sul 
vetro portoggettij si esaminano e potrauno subito essere ricono- 
sciute per le fibre tessili die ordinariamente usansi nella confezione 
dei tessuti, ovvero per altri niateriali vegetali, die con esse non, 
lianno relazione. 

La ricerca, del resto, pub essere facilitata procedendo a diverse 
reazioni anclie sotto il campo microscopico, poiclie si sa: 

a) die con una soluzione iodoiodurata glicerinata (giii. 1.15 
di iodio, gm. 2 ioduro di potassio, 1 cmc. glicerina, gin. 20> 
d'acqua), le fibre di legno e di iuta si colorano in giallo; la paglia 
e lo sparto rimangono incolori ; il cotone, il lino, la canapa si 
colorano in bruno; 

h) die con 1' iodio e I'acido solforico si ottiene una colora- 
zione bleu della cellulosa pura, gialla del legno, verde delle cel- 
lule meno lignificate ; 

c) die con la fluoroglucina e I'acido cloridrico, si ha una 
colorazione piii o meno rossa delle parti lignificate, mentre la cel- 
lulosa rimane inalterata, ecc. 

2. L'esame microscopico si fa per riconoscere se le fibre conten- 
(jano conglohate sostanze eterogenee : puo cosi niettere per es., in evi- 
denza deH'amido. Le polveri minerali (argilla, creta, gesso, solfato 
di bario) solo fino a un certo punto possono essere rivelate dal 
microscopio. La ricerca di sostanze nocive alia salute, per esempio 
dell'arsenico, non entra nell'esame microscopico. Ricorderemo per5- 
die si pratica (metodo Gosio) innestando in un pezzetto di patata 
sterilizzata un po' della carta e poi seminando sulla patata il 
penicillum hrevicaule. Se evvi arsenico, si notera un caratteristico- 
odore di aglio. 



Prof. A. CELLI 



PROTOZOOLOGIA 

(PROTOZOI PATOGEIVI PER I.' U O:\IO) 



I 



"^ « ::;ic {> ^1^ i -^T^ ' ^' 



PROTOZOOLOGIA 

(PROTOZOI PATOGEI\I PER L'UOMO) 



PARTE GEI^fERALE 

Lo studio dei protozoi patogeni comincib prima clie qnello dei 
batteri patogeni. 

Nel 1837 il Donne deserisse il trycomonas vaginalin e lo cre- 
dette la causa della sifilide. Nel 1843 il Grnby scoperse il trypa- 
nosoma sanguinis e il Miesclier i sarcosporidi ; nel 1855 il Corna- 
lia trovb i suoi corpuscoli nella pebrina del baco da seta, e su 
questa nialattia e sul modo di i)reservarne 1' industria, tin dal 
18G7, il Pasteur facea i suoi fauiosi studi. Nel 1877-78 il Woronin 
trovava nei tumori delle radici della rapa la plasmodiophora 
hrassicae; nel 1878-79 Kivolta e Leuckart iniziavano le ricerche 
.sui coccidi del coniglio; nel 1879-80 il Laveran facea sugli emato- 
zoari della malaria le sue prime e Ibndamentali osservazioni, che 
furono seguite dalle nostre, dal 1882 in poi, e nel 1887-88 da 
quelle del Danilewski sui pavasiti endoglobulari nei vertebrati 
inferiori. 

Nell'ultimo venticinquennio si e raccolta man mano una lette- 
ratura sempre piii vasta, die oggi lia i suoi periodic! speciali 
(Arcliiv fiir Protistenkunde, di Schaudinn), e i suoi speciali trat- 
tati; Ira quest! segnalo il piu moderno e il piii completo, quello 
del Doflein, avvertendo die, nell'esporre un breve compendio, ad 
uso dei medici, mi occuperb quasi esdusivamente e a grandi tratti 
dei soli protozoi patogeni per I'uomo. 



I protozoi sono esseri unicellulari ; la loro grandezza varia 
da poclii il, come quella di un globulo rosso, ad alcuni centimetri. 
La loro struttura e quella di una cellula: lumno quindi proto- 



154 PROTOZOOLOGIA 

pliisuiu, lino o pill nuclei e meinbranii. Qiiesta perb in alcune 
condizioni di vita endocellulare e libera puo non aversi. 

La sostanza niicleare i)iio essere diversaniente distribuita nel 
protoplasuia: cioe pub essere raccolta in an niicleo princii)ale 
o macronucleo, e in iin niicroniicleo, detto anclie centrosoraa per 
la sua grande iuiportanza biologiea, ovvero pub essere diffusa 
in forma di un reticolo di granuli o aghi di croniatina. Queste 
singole particelle di (ironiatina si chianiano anelie croniidii. II 
niacronucleo ha funzione vegetativa, i croniidii raccolti in ma- 
cro o micronucleo, ovvero diffusi per la cellula, lianno funzione 
riproduttiva. 

II i)rotoplasma e granuloso ovvero jalino, omogeneo, e secondo 
queste varie condi/.ioni si colora piii o ineno con gli speciali 
reagenti; esso esercita per mezzo di piccoli organi od organoid! le 
varie funzioni vitali, come sensibilita, movimento, nutrizione^ 
resistenza nelPambiente, sviluppo fino a un certo limite, ripro- 
duzione. 

Ad esempio la sensibiUta e il movimento si manifestano: 

i() per mezzo di contrazioni e deformazioni di tutto il corpo; 

h) per mezzo di jiseudopodi ; cioe il corpo cellulare emette 
prolungamenti o gettoni per cui il protozoo cainbia continua- 
mente di forma, e quando si fa immobile diventa. rotondeggiante; 

c) -per mezzo di Hagelli, clie imprimono al corpo del i)rotozoo 
il movimento di traslazione, certe volte assai vivace, come nei 
tri[)anosonii, ne' quali il flagello si continua, per tutta la lunghezza 
del corpo, in una membrana ondulante; 

<1) per mezzo di ciglia, die alia periferia di una parte o di 
tutto il corpo, come nel bahoiUdium coU, con le loro vibrazioni ra- 
pidissime imprimono il movimento di locomozione. 

e) per mezzo di fibrille contrattili, come nei ciliati. 
La nutrizione si compie in alcuni protozoi per tutto il protopla- 
suia clie incorpora le sostanze nutritive o le assorbe per osmosi, 
ovvero si compie in uno o piii vacuoli digestivi: il residuo delhi <li- 
gestione e fatto da granuli di aspetto e com[)osizione (;liimica diffe- 
rente, che sono emessi alFesterno. I vacuoli digestivi non si deb- 
bono coufondere coi vacuoli contrattili clie servono ad espellere i 
materiali di ritiuto, e forse anclie ad una circolazione rudimentale. 
In altri i)rotozoi piii evoluti una parte del protoplasma acquista 
la funzione di polo boccale (citostoma) da cui sono attratte le 
sostanze nutritive e introdotte nel corpo cellulare; al polo boccale 
pub corrispondere anclie un polo anale (citopigio), per I'emissione 
dei materiali di rifiuto. 



PROTOZOOLOGIA 155- 

J^ei protozoi ancora pin evoluti gli organoidi della nutrizion& 
si differen/iano maggiormente tino ad aversi del veii e propri ap- 
parati succliiatori, come, ad eseinpio, nei suctorii, provvisti d'una 
specie di calice, circondato da tante a])pendici le quali si attac- 
caiio, a iiio' di ventosa, snlle sostanze da ingerire. Cosicclie dalle 
pill semplici forme di fnnzione niitritiva si passa gradatamente a 
quelle piii differenziate. 

La riproduzione puo essere o asessiiale (monogonia) o sessuale 
(anflgoiiia o si)orogonia) : e sempre \i prende una parte impor- 
tantissima la cromatina clie si suddivide e si diffonde in due o piit 
particelle clie fanno come da polo di attrazione delle niiove masse 
] )rotoplasmaticlie . 

La riproduzione asessuale si compie per divisione regolare^ 
clie pub essere o longitudinale, o trasversale, o per gemmazione, 
a figure o lobi simmetrici, per esempio, a rosetta ; ovvero si com- 
pie per divisione irregolare: in ogni modo fino a clie il parasita 
resta nello stesso ospite pub ripetersi a lungo, per molte e molte^ 
successive generazioni, come avviene per esempio nelle reci- 
dive delle febbri da malaria. 

Nella riproduzione sessuale si pub avere o la fiisione di due 
esseri uguali, cioe isogamia, come nei tripanosomi, o la fusione 
di due esseri differenziati sessualmente, cioi' eterogamia. In tale 
ultimo caso si lianno: il protozoo mascliile, o cellula spermatozoidCj 
con gli spermatozoi o microgameti, e il jirotozoo femininile, o 
cellula novo, o macrogiimete. Qiiesto viene circondato da mi- 
crogameti, dei quali iiiio solo penetra. nella cellula femminile^ 
compiendone la fecondazione ; dopo di clie si lui una molti- 
plicazione e suddivisione della cromatina, cioe una proliferazione 
polinucleare e in definitiva la geiiesi di taiiti esseri nuovi. Un 
esemj)io tipico di questa riproduzione sessuale lo incontrerema 
nei coccidi e negli emosporidi. 

Talora la riproduzione sessuale avviene anclie mediante uno 
scambio di sostanze fra. nucleo mascliile e femminile. 

In ogni modo tinclie il jiarasita si mantieiie nello stesso ospite 
si riproduce indefinitamente per divisione; ma se abbandona 
• (piesto ospite per entrare in un altro, allora assicura la specie 
mediante la riproduzione sessuale. 

Bimora. — Son numerosi i protozoi clie possono fare una 
vita libera nell' ambiente, come nei liquidi e nei luoglii molto 
umidi; e se incontraiio condizioni a loro sfavorevoli, per esempio 
il disseccamento, allora si circondano, per resistere, di una mem- 
braiia segregata dal protoplasms, ed entrano cosi nello stadio 



156 PROTOZOOLOGIA 

<}istico. A noi pero interessano soltanto entozoi, che vivono cioe 
<lentro altri esaeri. Ma noii tutti gH entozoi sono jiarasiti, altri in- 
vece sono simbionti, ed altri semplici commensali ; i simbionti vi- 
A'ono, e vero, a spese dell'ospite, ma emettono anche sostanze die 
riescono iitili ed assimilabili per I'organisino entro cui dimorano; 
i commensali invece vivono, p. es., nell' intestino a spese della ma- 
teria nutritiva grezza, cioe non ancora elaborata dall'ospite, ov- 
vero a spese delle sue sostanze di rifiuto. 

Gli entozoi parasiti si nutrono invece della materia viva del- 
I'organismo dell'ospite, p. e., del protoplasma cellulare, oppure dei 
sncchi nutritivi, resi cioe assimilabili dall'ospite stesso, e necessari 
percio alia sua esistenza. In tal modo essi riescono oltremodo no- 
<3ivi COS! alle cellule, come ai tessuti ed agli organi. 

Era gli entozoi piirasiti che vivono a spese della cellula ve ne 
sono di quelli die lianno dentro la cellula stessa varia sede d'ele- 
zione, Alcuni fkariophagvsj vivono a spese del nucleo, altri a spese 
<lel plasma. 

Entoparasiti dei tessuti sono invece quelli die vivono, p. es., 
nel derma e nel sangue: tra questi ultimi I'emosiioridio della ma- 
laria vive nei globuli rossi e nel ])lasma. 

Fra gli entoparasiti degli organi ve ne sono di quelli die vivono 
in mezzo agli enzimi dei succhi digestivi senza esserne toccati. Per 
ispiegarequestaresistenzasipuo supporre die gli entozoi elaborino 
antienzimi die neutralizzano gli enzimi digerenti e gli altri enzimi 
organici: la questione pero e ancorji. contro versa, e si riannoda con 
quella della aiitodigeribilita o non dello stomaco. 

Aziotie patogena confrontata con quella dei hatteri. — Molte 
delle alterazioni die derivano dai protozoi rientrano nel campo 
della vera patologia cellulare. Ogni protozoo die vive a spese di 
una cellula v' induce una malattia. Se I'invasione protozoaria e 
limitata, in una parte del corpo, a un gruppo di cellule, si 
puo avere un tumore, o un'altra malattia locale: se invece e 
generalizzata a cellule cosi diffuse come sono i globuli rossi ne 
viene una infezione generale qual'e la malaria. In (juesti casi 
1' azione patogena e diretta o immediata dal protozoo alia cellula 
ospite. 

Ma si potrebbe avere anche un' azione patogena indiretta, 
quando cioe il protozoo segregasse materiali tossici. Quest' ultima 
e la maniera per la quale esercitano princii)aliuente la loro azione 
patogena i batteri; ma non e ancora sicuramente dimostrata pei 
protozoi, che finoggi non e certo se riescano a produrre eventuali 
proteine, tossine, ed emolisine. 



PROTOZOOLOGIA 157 

Delle proteine del protozoi si e supposta I'esistenza per ispie- 
gare certi speciali effetti patologici in alcniie iiifezioni protozoarie ; 
ma si e tentato finora isolarle soltanto da protozoi cosi grossi come i 
sarcospoFidi, o protozoi delle carni, triturando i quali, si e aviito 
nn estratto acquoso e glicerico, die inocnlato riesce tossico letale 
in proi)oi'zione di 5 milligr. di sostanza fresca per 1 kil. di pesa 
di coniglio, e da sintomi coleriformi, mentre in piccole, ripetute 
dosi conduce alia caccliessia. 

E da notare pero die etfetti simili si lianno andie Inoculando 
te^sati tisiologici, come la tiroide. 

Qnanto alle tossine dei protozoi si e pailato, ad es. di pirotos- 
sine della malaria; ma noii potei dimostrarle nepi)iire raccogiiendo^ 
da molti malarici, grandi qnantita del siero dd sangne ne' varii 
period! ddl'accesso febbrile, e inoculandolo poi anclie dentro le 
ven3. E nemmeno dal coefticiente urotossico delle urine dei mala- 
rici si e ricavata alcnna prova certa d'una simile pirotossina. f^ poi 
dimostrato die si i)OSSono avere febbri alte con poclii e scarsi 
parasiti nel sangue e viceversa. 

Lo stesso dicasi del meccanismo ddla febbre nell'infezione da 
tripanosomi. D'altronde e ancora sempre oscura. eziandio ndle in- 
fezioni battericlie la patogenesi della febbre. E neppure sono di- 
mostrate altre eventuali tossine dei ])rotozoi, die ijotrebbero spie- 
garci la cacliessia caratteristica della infezione malarica, e di 
altre infezioni protozoarie; come non si sa nulla dei prodotti tos- 
sici die possano derivare dalle necrosi cdlulari causate dai 
protozoi. 

Le emolisine, linalinente, jiarrebbe ov^io ci fossero almeno nelle 
infezioni protozoarie dd sangue, die viene a subire certe volte 
perdite enornii di globuli rossi; ma sinora non si sono potute di- 
mostrare se non, forse, nella malaria bovina, in cui e molto fre- 
quente I'emoglobinuria. 

Coiicludendo, poco o nulla si sa. per orai delle sostanze tossiclie^ 
elaborate dai protozoi. 

Reazioni deU'ospite. — Son dirette a neutralizzare I'azione pa- 
togena e possono essere reazioni o cdlulari od umorali. Le prime 
danno le neoformazioni cdlulari o connettivali, die tendono a cir- 
coscrivere o ad incapsulare i parasiti. Se le cellule neoformate eser- 
citino una vera e propria fagocitosi sui protozoi non e ancora 
dimostrato neppure pei globuli bianclii nella infezione malarica e 
nella tripanosoiniasi, in cui pur si vedono i leucociti inglobare gli 
ematozoi, de' quali resta fuori soltanto il llagdlo che continua i 
suoi movimenti vorticosi. 



158 PROTOZOOLOGIA 

Lii reazione uinorale dell'organismo contro i batteri si mani- 
festa, com' e noto, mediante lo agglutinine, batteriolisine, antie- 
molisine, antitossiue, o mediante sostanze immuiiizzanti (ales- 
^ine ecc). 

Delle agglutinine si e creduto dare ana. dimostrazione nel 
sangue malarico in cui le emazie si aggiutinerebbero fra loro per 
causa di una supposta agglutinina segregata dai plasmodi: questa 
reazione avrebbe dovuto essere un segno diagnostico anclic della 
malaria latante, ma questi fatti e queste speianze non ebbero in- 
-discutibile conferma. 

Xell'infezione da tripanosomi una reazione agglutinante c'e, 
ma e leggera ed incomi)leta, giacclie mentre una porzione di questi 
protozoi si raggruppano fra loro, altri, alia periferia della zona di 
^agglutinamento, rimangono mobili. 

Quindi nelle infezioni da protozoi non si i)uo ancora parlare di 
vere agglutinine. E neppure si puo ancora i)arlare di protozoo- 
lisine; anzi vi hanno degli ematozoi clie in tutta o in parte della 
loro vita che noi conoscianio vivono liberi nel siero del sangue. 

Nulla sappiaiuo ancora di eventuali sostanze antitossiche ed 
^mtiemolisiniclie. 

Quanto a sostanze immunizzanti verso i protozoi, si puo avere 
un'immunita naturale o congenita ed un'immunita acquisita dopo 
sott'erta hi malattia. L'immunita artitlciale si e tentato provocarla 
nella tripanosomiasi ; inoculando successivamente sangue infetto 
ad animali suscettibili e riuscito fare acquistar loro una immunita 
attiva ; cd e riuscito, in quest' unico caso, i)rodurre un siero 
immunizzante e curativo, ma di cosi debole potere clie finora 
contro i protozoi i)ossianio dire non vedianio possibile una siero- 
terai)ia. 

I)un(iue il meccanismo dell'azione patogena e della imm.unita 
nelle malattie da protozoi e alquanto diverso che nelle malattie dei 
batteri. 

Autodegenerazioni : consistono in vacuolizzazioni e successive 
disgregazioni che certe volte possono simulare una moltiplicazione 
per scissione, e ci S]>iegano la guarigione spontanea di un processo 
infettivo da essi determinato. Cosi ad. es. si disgregano e muoiono 
le forme sessuali de' plasmofli malarici, che nel sangue circolante 
e negli organi dell' uomo non trovano i)iu le condizioni di vita^ 
che trovano invece passando nello stomaco delle zanzare. 



PKOTOZOOLOGIA 



159 



METODI DI RICERCA DEI PROTOZOI. 

Preparati a fresco. 

Sono da preferirsi specialnicnte per fare una rapida diaguosi soinmaria e 
per vedere il iiiovimento. Si possono fare (sangue) seuz' alcnna aggiiinta av- 
verfcendo solo clie copri e porta oggetti siano pulitissimi, e percio prima 
passati in acido idroclorico, e successiyaniente in etere, od alcool, e poi con- 
servati al di fuori della polvere. Per la pronta diagnosi degli ematozoari e 
questo aucora sempre il metodo piu sbrigativo. 

Notisi pero che il sangae malarico deve essere schiacciato, coprioggetti 
<5ontTo portoggetti, sopra un panno o una carta sugante, che assorbano il 
sangne in eccesso. Torna comodo percib tenere gi^ porta e coprioggetti pre- 
parati e pnliti entro carta sugante. 

Altre volte ai niateriali freschi (fegato, intestino, ecc.) si pub aggiungere 
la soluzione fisiologica di cloruro di sodio (0,75 %). 

Giova anche tener distaccato con piccoli sostegni il coprioggetti dal 
portoggetti, o esarainare su portoggetti concavi a goccia ijendente. Quando 
i parasiti sono liberi nel siero di sangue (tripanosomi) h utile far precedere 
la centrifugazione del sangue. 

Per vedere meglio imovimenti a fresco puo essere utile anche il tavolino 
riscaldato (Y. fig. 69) mediante circolazione di acqua calda alia temperatura 
che viene indicata dal termonietro. quale si vede nell'orlo anteriore del ta- 
volino stesso. 




Preparxti a fresco e colorazione vitai.e. 



Pel sangue si ottengouo buoui risultati col turchino di luetilene sciolto in 
liquido ascitico (Celli e Guarnieri), o col metodo segueote: suU'orlo di un 
vetrino coprioggetti si mette una piccola goccia di soluzione acquosa satura 
di turchino di metilene : indi si fa combaciare quest'orlo con la superficie di 
un altro coprioggetti in modo da forniare un angolo acuto, e cosi strisciando 
si distende il liquido colorante in uno strato sottilissirao e si fa essiccare. 
Su questo vetrino cosi preparato si pone una goccia di sangue, che poi si 
pone c si schiaccia su di un portoggetti: il preparato infine si circouda di 
vasellina. 



160 PROTOZOOLOGIA 



Preparati e colorazioni a secco. 

a) Eaccolta del materiale. — Anzitutto bisogna fare la piu scrupolosa pu- 
lizia dei vetrini, come sopra si e detto. 

Per avere strati sottili, si prende il materiale (sangue, macco, ecc.) col- 
I'orlo di un coprioggetti, e con quest'orlo si striscia a man leggera su altri 
coprioggetti, Pun dopo Paltro. 

Per la colorazione in massa del sangue malarico, Ross consiglia, quando 
i parasiti son pochi, prendere uno strato grosso di sangue, e poi dopo 
disseccato, liberarlo con acqua distilUata, dalla emoglobina che occulterebbe 
la vista dei parasiti: questi, colorandoli, si vedono bene specialmente se 
appartengono alle forme piu grosse. In tal caso pero pub servire per la 
diagnosi anche uno strato spesso di sangue a fresco. 

b) Fissazione. — La fissazione del sangue sul copri o portoggetti si pub 
fare col disseccameuto alParia (alle lampade per lo piu nuoce) e poi in alcool 
assoluto per 20 minuti, o in miscela di alcool assoluto ed etere a. parti 
uguali, per 2-5 minuti. 

Per la fissazione di altro materiale (mucco, contenuto intestinale, ecc), 
conviene usare il sublimato acetico (sublimato soluzione acquosa concentrata 
CO. 100, alcool assoluto cc. 50, ac. acetico goccie 5): dopo 10 minuti di 
azione, si lava per altri 10 minuti il preparato in acqua distillata e poi in 
alcool comune, e poi si colora, come diremo, p. es. in emotossilina di Grenacher. 

c) Colorazione sempUee. — I preparati di sangue essiccati e fissati col detto 
metodo si colorano con uno dei seguenti liquidi : 

1. Turchino di metilene in soluzione alcoolica concentrata; 

2. Ematossilina alluminosa di Erlich; 

3. Tionina. 

A tutti questi metodi e da preferirsi la colorazione col liquido Manson 
che risulta di turchino di metilene al borace secondo la seguente formola : 

Turchino di metilene gr. 2 

Borace » 5 

Acqua distillata » 100 

I preparati si tengono nel colore per 30 secondi a 1 minuto. I nuclei dei 
leucociti si colorano in azzurro oscuro, i globuli rossi in azzurro chiaro, i 
parasiti assumono una colorazione meno pallida dei globuli. 

Koch usa Pistessa soluzione di Manson dilnita fiuo a che alio spessore 
di un centimetro si rende trasparente. 

Si pu5 anche usare il turchino di metilene alia potassa secondo la for- 
mola di Loftier. 

I preparati di sangue con tripanosomi si colorano anche bene con so- 
luzione alcoolica di fucsina, o con soluzione di fenato di tionina. 

I preparati di mucco o altro liquido patologico si possono colorare anche 
col carminio boracico, o con ematossilina ferrica, o con ematossilina allumi- 
nosa di Delafield o di Grenacher, o con violetto di genziana, o con safranina. 



PROTOZOOLOGIA IGl 

Le colorazioai segueati valgono specialmente pel sangue, e pin in ispecie 
pel sangue malarico. 

(1) Colorazionv doppia. — Si vengouo a colorare diversauiente i parasiti 
e le emazie approfittando della diversa affinity, verso i colori di anilina. 

1. C'olorazione con turchino di metilene ed eosina. 

A) solnzione acquosa conceutrafca di turchino di metilene; 

B) eosina in soluzione alcoolica o acquosa al 2 "/o- 

Si tengono i preparati nella soluzione A per 3'-4' e poi nella B per 'A,-l'. 
Le emazie si colorano in rosso, i parasiti e i nuclei in turchino. 
Possouo usarsi i due liquidi mescolati insicme fChenzinsky). 

Soluz. acq. cone, di turchino di metilene gr. 40 
Soluz. Vj 7o ^^ eosina in alcool a 70 "/(i • » 20 
Acqua distillata » 40 

Si tengono i preparati per 15 . 
Qiiesta soluzione si altera facilmente. 

2. Colorazione con ematossilina ed eosina: 
NelPematossilina i)er 5 10': 
Nell'eosina per V*"-'^ • 

Le emazie si colorano in rosso, i nuclei e i parasiti in violetto. 

3. Colorazione con eosina, turchino di BoitcI e tannino. 

Soluzione di eosina Hochst 1 7(io • • . cc. 4 

Acqua distillata » 6 

Turchino di Borrel » ] 

II turchino di Borrel non e che turchino di metilene all'ossido d'argento. 
Si prepara mettendo in una fiala di 150 cc. qualche cristallo di nitrato di 
argento con 50-60 cc. di acqua distillata: quando i cristalli sono sciolti si 
riempie la fiala con soluzione di soda e si agita ; si forma un precipitate 
nero di ossido d'argento che si lava ripetutamente con acqua distillata, per 
togliere il nitrato di soda e I'eccesso di soda. Allora sull'ossido di argento 
si versa una soluzione acquosa satura di turchino di metilene medicinale di 
Hochst. 

La miscela si lascia a contatto 15 giorni, agitando ripetutamente. 

Con la formola suddetta si fa, al memento di servirsene, la miscela co- 
lorante di eosina e turchino di Borrel. Vi si pongono per 20-30 uiinuti i pre- 
parati di sangue; si lavano in acqua, e poi per 10-15 minuti si pongono in 
soluzione di tannino a] 5 "/o I '^i lavano di nuovo in acqua, si asciugano e 
si chiudono in balsamo. 

Le emazie si colorano in rosa, i nuclei dei leucociti e dei parasiti in violetto 
e il protoplasma e la membrana dei parasiti in turchino pin o meno pallido.. 

4. Colorazione con eosina e turchino di metile. 

Soluz. acq. 1 "/„ di turchino di metile 

(Methylblau, Metbylwasserblau) . . . cc. 25 
Soluzione acq. 1 "/u fli eosina . ...» 35 
Acqua distillata » 100 

Celli 11 



162 PKOTOZOOLOGIA 

I preparati si fissano o con siiblimato, o con liquiclo di Zenker o colla 
seguente soluzione di Mann : 

Acido picrico . . . . gr. 1.0 

Tannine » 2.0 

Soluzione saturadi sublimato con NaCl . cc. 100 

I preparati lissati si lasciano per 24 ore nel colore, quindi si lavano in 
acqua, si disidratano in alcool e dopo si niettono nella segnente soluzione : 

Alcool assoluto cc. 50 

Soluzione di lisciva di soda in alcool asso- 
luto all" 1 7( gocce 4 

In questo miscuglio le sezioni diventano rossastre, qnindi si lavano rapi- 
damente in alcool assoluto poi in acqua, quindi per altri 2 minuti in acqua 
leggermente acidulata con acido acetico, nella quale tendono a riprendere il 
colorito turchino. 

e) Colorasione tr'qyla. — Con questa colorazione si viene ad ottenere una 
differenziazione nueleare del parasita, e piti propriamente una colorazione 
elettiva della cromatina differente da quella del corpo parasitario. 

1. Metodo Romanowski (189]). 

Si usano i 2 colori di anilina, turchiuo di metilene ed eosina, in so- 
luzione acquosa. Mescolando in determinate proporzioni i due liquidi si ba 
lo sviluppo di un terzo colore neutro detto colore della cromatina. 

A) Solviz. acq. cone, di tiirchino di metilene (10 "l^). 

B) Soluz. acq. di eosina (10 °/ ). 

Si prendono di A) due \olumi dopo iiltrazione e si mescolano a cinqut- 
volumi di B). La colorazione si ba in 2-3 ore. 

Con questo metodo i globuli rossi si colorano in rosa, i nuclei dei leu- 
cociti in violetto-scui'o, i parasiti in turcbino, la cromatina in rosso-vio- 
lettp o carminio. Vi e^ 1' inconveniente cbe molto spesso si forma un ab- 
bondante precipitato cbe rovina i preparati, ed h perci6 cbe lo stesso autoro 
usb soluzioni meno concentrate (diluite a meta), pero i risultati sono molto 
inconstanti, poicbe molte volte si debbono variare lo proporzioni dei due 
colori fondamentali per ottenere il terzo colore. 

2. Metodo Ziemann. 

Fa duopo per una buoua riuscita usare il turcbino di metikue cbimica- 
mente puro e depurato di tutto il cloruro di zinco: (si prestano bene il tur- 
cbino rettificato di Ebrlicb o il turcbino di metilcnf medicinale di Hocbst) 
e I'eosina B-A A-G di Hocbst. Le soluzioni si preparano nel seguente modo: 

A) Turcbino di metilene medicinale Hocbst gr. 1 

Acqua distillata boUente » 100 

Si tiene per 24 ore agitando di tanto in tanto e si filtra. 

B) Eosina gr. 1 

Acqua distillata calda » 100 

Da questa poi si preparano soluzioni all'l Voo- 



PROTOZOOLOGIA 163 

Essi-udo il terzo colore, nentro, solubile in iin eccesso di tiirchino di iiie- 
tilene e di eosina, h di grande necessita per la biiona riuscita del preparato 
determinare il giiisto rapporto del miscuglio, affiii(;life esso non si disciolga 
pill. Si ijrocede percib nel seguente mode : 

In sei vetrini concavi numerati si raettono due centimetri cubici della 
soluzione di turchino di metilene e successivamente I'eosina nelle seguenti 
proporzioni : 

Nel prime vetrino G cm. c. nel seoondo 8, e cosi di seguito 10, 12, 14, 16. 
Si mescolano bon bene i due liquidi e si mette in ciascuno di essi un preparato 
di sangue gi5, fissato. 

Si controlla il grado della colorazioiie ogni quarto d'ora ed il miscuglio 
che uiostrer^ la piii bella colorazione violetto-carminio dei nuclei sara quello 
che servira di base per le colorazioni. Generalmente la projiorzione h 2 di 
A con S-14 di B. 

Stabilito il rapporto tra i due liquidi si precede alia colorazione tenendo 
i preparati colla parte del sangue rivolta in giii a galleggiare nel miscuglio 
per 30-10'. 

Si lava abboudautemente in acqua, si asciuga e si osserva in balsamo. 

Questo inetodo, che ha seguato un grande progresso nella tecnica della 
colorazione dei parasiti della malaria, h stato oggetto di numerose ricerche 
da parte di molti osservatori, che vi hanno portato delle modifiche alio scopo 
di rendere piu costante e siciu'a la colorazione della cromatijia. 

Zettnow ha proposto di alcalinizzare la soluzione di turchino di metilene 
con la soda, Berestnetf col carbonato sodico, Laveran coll'ossido d'argento, 
altri col borace; e, sempre alio scopo di migliorare la nitidezza dell' imma- 
gine; gli stessi A. han proposto dei liquidi decoloranti per estrarre il turchino 
di metilene dall'emoglobina. 

luiportanti sono le ricerche del Nocht sulla uatura del terzo colore ueutro, 
che e dovuto al rosso del turchino di metilene, e che si puo estrarre da una so- 
luzione per mezzo del cloroformio (questo si colora in rosso). Gli alcali, il ca- 
lore e I'eta della soluzione agevolano la produzione di questo terzo colore. 

3. Metodo Eomanowski-Ziemann modificato. 

Ecco le moditicazioni apportate ai suddetti metodi nelF Istituto d' igiene 
(La Branca): esse costantemente d^nno buoni risultati. 

1"* Preparazione dei liquidi. 

A) soluz. di turchino di metilene medicinale Hochst. Si adoperano so- 
luzioni molto diluite per lo piii all'l "/q, che si rendon alcaline con carbo- 
nate potassico secondo la fermola: 

Turchino di metilene gr. 1 

Acqua distillata » 100 

Carbonato potassico » 0,50 

E preferibile il carbonato potassico al sodico perch^ dh piii viva colora- 
zione della cromatina. 

Si tiene la soluzione in bagnomaria a temperatnra di GO c. per qualche 
era. II liquido assumer^ una colorazione viola. Le soluzioni di qualche .setti- 
mana danno migliori ri.sultati. 



Ig4 PROTOZOOLOGIA 

B) Solnz. di eosina B. Hoclist : 

Eosina ■ <^gi"- 10 

Acqua distillata » 100 

2" DetenuiuazioQe del rapporto quautitativo tra le soluzioni di tiircliino 
di nietileiie e di eosina. 

Anzicli^ procedere per tentativi si procede uel seguente modo : 
8i diluisce uii cmc. della soliizione di tuvcbino di metilene in 10-20 cmc. 
di acqua distillata in una cotnune capsula di Petri ; da una buretta gra- 
duata, contenente la soluzione di eosina, si fa cadere questa a gocce, agi- 
tando di frequente, per ottenere la mescolanza dei due colori fine a che 
compare uu pveoipitato in forma di finissima polvere nera. 

II numero dei cmc. di eosina adoperati rappresenta la quantity che si 
deve mescolare con 1 cmc. di turchiao di metilene affinche si abbia il 
terzo colore. 

Pero alio scopo di evitare eccessivo precipitate h meglio prendere un poco^ 
meno di eosina. 

Qaesto uietodo oltre il vantaggio della rapidita ba qnello di potersi appli- 
care a tutte le soluzioni di cui non si conosce il titolo. 

E utile stabilire spesso i rapporti tra le due soluzioni, variando esse 
molto a seconda della teraperatura e dell'eta della soluzione di turcbino dr 
metilene. 

3° Colorazione. 

I preparati fissati in alcool assoluto ed essiccati si pongono nella ra- 
scbetta da colorazione, o in vetri concavi, col lato ove h disteso il sangiie 
in giu, a contatto del liquido colorante. 

In un mortaio di vetro si versa la soluzione di turcbino di metilene ed 
eosina secondo le proporzioni stabilite; si rimescola ben bene e si versa il mi- 
scuglio nelle vascbette. 

Pa5 anche diluirsi questo raiscuglio in 5-10 volte il volume di acqua 
senza che i risultati ne siano variati, anzi si ottengono colorazioni piu 
nitide. 

I in-eparati si tengono per 30'-60'; talora se si vuole abbreviare questa 
tempo basta un leggerissimo riscaldamento senza che si manifestino vaijori. 
Si lavano abbondantemente in acqua. 

Si passano per alcuni secondi in una soluzione di acido cloridrico ad 
y^-*/., "/„, o per pochi secondi nel seguente liquido differenziale (Zettnow) : 
Soluz. acq. di turcbino di metilene •/-, Vo '^^^^ 100 
Acido acetico '/t <ii cmc. 
Si lava di nuovo, indi si fa un rapido passaggio in alcool assoluto (2"-10") 
poi, dopo avere asciugato, in xilolo, e si osserva in balsamo. 

Si hanno preparati nitidi e senza supercolorazione massimamente se si 
diluisce la miscela colorante. 

I globuli rossi si presentano in rosa pallido, i nuclei dei leucociti in 
viola, e i parasiti assumono una tinta leggermente azzurra con la cromatina- 
in rosso carminio. 



PROTOZOOLOGIA 165 

<3. Metodo Leishmann. 

J) Tarcliino di uietilene . , . . . gr. 1 

Acqiia distillatii » 100 

Carbouato sodico » 0,50 

B) Eosina B. Grubler gr. 0,1 

Acqna distillata » 100 

la nn vetrino si pone una goccia di A) cbe si diluisce in 25 gocce di 
iicqua distillata. 

In nn secondo vetrino si pone una gotcia di 1!) cbe si diluisce in 25 gocce 
■di acqua distillata. 

In un terzo vetrino si mette il preparato di sangue fissato e su di osso 
si versano conteiuporaneaniente le diluizioni di A e B, si agita per fare av- 
venire il miscnglio e dopo niezz'ora si estrae il preparato e si osserva in 
iicqna. Se luolto colorato si lava in acqua o per 1-2' iu alcool assoluto. 

5. Metodo Xocht. 

A) Turcbino di raetilene policromo Unna ("Grubler). 

Qnesto liqnido i* alcaliuo per cui bisogna neutralizzarlo con acido acetico. 

B) Soluz. acq. cone, di turcbino di nietilene. 

C) iSoluz. di eosina 1 "/o • 

Per ottenere la colorazione si procede nel niodo segueute: 

Si prende 1 cmc della soluzione J) neutralizzata, cbe e di colore viola 
•e si mescola con 1 cmc. di acqua distillata, indi si aggiunge a goccia la so- 
luzione B fino a cbe il liquido prende vin colore turcbino scuro. 

Iu un altro vetrino si mettono 3-1 gocce di C diluite in 2-3 ( inc. di 
acqua. 

Yi si ftdino cadere delle gocce della miscela delle due soluzioni di turcbino 
<li metilene tino a cbe il li(iuido non acquisti colorito turcbino scuro. 

In questo miscuglio si mettono a colorire i preparati per 24 ore. 

6. Metodo La Branca-Leishviann. 

Per una colorazione rapida dei parasiti con risultato di poco diverse dai 
precedenti metodi pub usarsi quelle proposto dal Leisbmann e cbe salvo lievi 
■differenze si usava gi^ prima nel nostro Istituto: 

A) Carbonato potassico gr. 0,50 

Acqua distillata ....... » 100 

Turcbino di metilene medicinale . » 1 

Si tiene a bagnomaria in 60-65° per qualcbe era. 
B) Eosina B soluz acq. l"/(io- 

Dopo qualcbe giorno dalla preparazione si mescolano i due liquidi a parti 
uguali in un recipiente a colic largo cbe si agita spesso (Leisbmann). 

Si ottieue cosi un precipitate sotto forma di polvere finissima. La quan- 
tita di eosina necessaria per avere il precipitate deve, in certi casi, essere 
assai maggiore di qnella proposta dal Leisbmann (1 volume di turcbino di me- 
tilene e 2 o 3 di eosina). 

Dope 12-24 ore si filtra il miscuglio e il precipitate, lavato ben bene con 
acqua distillata, si lascia seccare sul tiltro stesso. 



If36 PROTOZOOLOGIA 

Da qiiesto precipitate si prepara il liquido coloraute in solixzione alcoolica 
preferenflo I'alcool metilico, nella proporzione segueute : 

Precipitato gr. 0,30-0,50 

Alcool metilico » 100 

Per la colorazioue si precede nel seguente modo: 

Si disteude il sangne sui vetrini col noto metodo dello striscianiento e si 
lascia asciugare all'aria. 

Si ricopre il preparato con 6-8 gocce della soluzione alcoolica che si lascia 
agire per 5-10 minuti. 

8i aggiunge sul vetrino dell' acqua distillata in abbondanza oppure si 
mette il preparato direttamente in capsula contenente dell'acqiia. 

Dopo 5 minuti si lava abbondantemente fino a che il preparato assuiua nna 
tinta rossastra. 

Si chiiide in balsamo. 

Talora sul vetrino si deposita il precipitato, specialmente quando si lascia 
agire il liquido per molto tempo e si evapora I'alcool, cif) che rovina i pre- 
parati; in tali casi si toglie il precipitato con un rapido passaggio in alcool 
assoluto o meglio con olio di garofano, che ha il vantaggio di rischiarare 
i preparati. 

8pesso i globuli rossi hanno una tinta uon decisamente vosa specialmente 
quando I'acqua non ha agito per un tempo sufficiente. 

I vantaggi di questo metodo sono moltissimi : 

1" si ottiene una colorazione simile a quella cht- col miscuglio Ko- 
manowski ; 

2" ferapida la colorazione poichJi essendo il liquido colorante in soluzione 
alcoolica non vi e necessita di lissare i ]»reparati ; 
3° si usa un liquido unico ; 
4" e facile la tecnica. 

COLTUKK. 

a) Sii terreni morti. — Kiescono solo per Ic amebe abituate a vita saprofi- 
tica, e pei micetozoi. 

Secondo le mie ricerche il fucus crLspus e il terreno di coltura piii adatto 
per ottenere colture pure di una data specie di amebe, ma non i^nre nel 
senso batteriologico, in quanto che le amebe sono inseparabili da varie 
specie di batteri che sono il loro nutrimento essenziale. 

Per tale scopo colturale il fuco si prepara come 1' agar-agar: s' ottiene 
cosl una poltiglia gelatinosa, sulla quale si coltivano benissimo per succes- 
sive generazioni le amebe, specialmente saprofitiche. 

h) Su terreni vtventi: 

]" Cornea. — II Guarnieri ha scelto questo terreno di coltura pel pus- 
vaccinico e vajuoloso: si puo assistere cosi ad altei-azioni patologicbe che 
si osservano ad occhio nudo, e con tagli microscopici si possono seguire le al- 
terazioni endocellulari. 



PROTOZOOLOGIA 167 

2" Peritoneo. — Furono iisate, per segaire lo sviluppo dei tripanoaomi, 
le iuoculazioni di sangue nel peritoneo di animali suscettibili o no all'iu- 
fezione. Si possono cosi ora per ora, giorno per giorno, seguire alcune fasi di 
sviluppo. 

3" Canal digerente di animali sncchiatori. — Per seguire lo sviluppo degli 
.'oiosporidi si h fatto succhiare il sangue a sanguisughe: i globuli e i pa- 
rasiti si couservauo a lungo; ma ulteriori fasi di sviluppo uon si osservano 
che negli insetti capaci di funzionare da ospiti iiitermedi o definitivi. 

IXOCULAZIONI. 

II pill spesso si fanno per le via sottocutanea, endoperitoneale ed endo- 
veuosa. Unicamente cosi puo studiarsi lo sviluppo e I'azione ijatogena degli 
ematozoari, come tripanosomi ed emosporidi, inoculando ciob il sangue in- 
fetto ad animale suscettibile, p. e. il sangue malarico da uomo a uomo. Cio 
che puo farsi essendo la malaria una malattia che prontamente si diagno- 
stica con I'esame del sangue e prontamente si guarisce col rimedio specifico. 
Non essendo la malaria dell'uomo inociilabile ad altri animali, una buona 
parte del probleraa sperimentale della malaria si dovette per necessity risol- 
vere raediante inoculazioni di sangue da uomo a uomo. 

. PAETE SPECIALE. 

Scel.ii'o fni le inolte lii segueiite classiticazione, die seuza avere 
alcuiia pretesa di essere esatta e deflnitiva, puo avere per ora nno 
scopo didattico: 

Stipite : Protozoi. 

I. Sottostipite , PJasiiiodromi. 

Classe I : Rizopodi. 
Classe II : Mastigolbri, 
Classe III: Sporozoi. 

II. Sottostlpite: CigUofori. 
Classe IV : Cijiliati. 
Classe V : Suctori. 

I plasmodromi haniio la caratteristica di inuoversi eon pseu- 
dopodi o con tlaj>elli, i eijiliofori con le ciglia. 

I plasmodromi si suddividono in 3 classi secondo che, nella vita 
adnlta, si muovono (;on pseudopodi radiciformi (rizoi)odi), o con fla- 
i4elli (inasti<i,ofon), ovvero mancanodejili uni e de.uli altri organoidi, 
e si riprodncono per mezzo di corpiiscoli sporiformi (sporozoi). 

A lor volta i cigliofoii si soddividono in 2 sottoclassi, secondo 
«-lie hanno le cij^lia alia snperticie di tutto il corpo e per tutta la vita 
(cigliati), ovvero a preferenza, in un i)unto del corpo e durante il pe- 
riodo della loro vita j^iovanile, o in circostanze special! (suctorii). 



168 



PROTOZOOLOGIA 



La classe dei Eizopodi si puo suddividere in vari ordiiii; a noi 
c' iiiteressano : 

I ordine : Micetozoi ; 
TI ordine: Amehe. 

Micetozoi. 

Come Jndica il nome, i micetozoi sono dej»li esseri enigmatici 
che stanno fra il mondo animale e (iiiello vegetale. II loro ciclo di 
svilu]>i»o non e interamente noto, e <inindi anclie la posizione siste- 
matica fra i rizopodi non e definitiva. 

Un esempio tipico di parasitismo endocellulare da mi«'etozoi 
fu illnstrato dal Woronin nei tumori delle radit-i della Brasdva 
Rapa (fig-. 70). Questi tumori sono costituiti (fig. 71) dalle pareti 




lig. 70 (da Dotlein). 



delle cellule vegetali ripiene di micetozoi, rappresentati o da aniebe 
libere (fi^g. 71-«), o liunite insieme a mo' di plasmodi propriamentj? 
detti, cioe di colonic di cellule fra loro fuse (fig. 71-?>, c), ovvero da 
a^cumoli di spore (fig. l\-d, e, f), che, rompendosi la liiembrana 
parietale, diventano libere, e cadendo sul terreno uraido vegetano 
e si sviluppano in tante forme mixoflagellate, die entrano in nuov(» 
radici e propagano il contagio. 

La profilassi percio di questa malattia consiste uel distruggert' 
le radici delle piante, dopo il raccolto, nello scartare dalle nuove 



PROTOZOOLOGIA 169 

colture le piaiite ainmalat(?, e neiravvicendare almeno per un anno 
con (jualclie altra coltura il terreno gisi infctto. 

Ho riportato que>^to esenipio di parasitisnio endoeellnlare della 







fig. 71 (dii Doflein>. 

TJasmodioplioro hrassieae, perclio fu il prinio stadiato, e ci lia ser- 
\ito per sosteuere, eon argomento di analo<;ia, il parasiti.snio endo- 
globulare della malaria, quando nessuno prestava fede alle nostre 
ricerclie sn qnesta infezione : anehe il nonie di plasmodi della ma- 
laria venne ispirato da qiie^to caso tipieo di malattia i)ara8itaria 
endocellulare. 

Amebe. 

Ilanno per molto tempo occupato I'attenzione dei naturalisti e 
dei medici. Xon e aucora certo se siano esseri a se, o invece 
rappresentino iino &tadio nella vita di altri esseri appartenenti al 
mondo dei protozoi. 

Sono corpi unicelinlari elie nel 1" periodo della loro vita man- 
cano di membrana: lianno protoitlasma in parte graniiloso, in parte 
jalino, e uno o piii nuclei: sono dotati di nn movimento a psendo- 
podi, che appnnto da loro e stato detto ameboide 



170 



PROTOZOOLOGIA 



Nolle colture al fuco crispo (v. pa^-. 100) si possono seguire 
le varie fasi di svihippo, cioe lii tase ameboide, la fase di riposo^ 
la fase cistica, e qiiella di riproduzione. 

Di quest' ultima- eouoscianio bene finora il ciclo asessuale (v. fi- 
-•ura 72). 




flg, 72 (da Doflein). 



Cioe un'ameba si divide in due, ciascuua <li queste in altre due^ 
e cosi via (fig. 72, i-3i. Questa divisione puo esser diretta od anclie 
niitotica. 

Oltre a questa riproduzione seissipara, ve ne ba un' altra per 
spore (tig". 72, ''-9), ebe sembra sia jtreceduta dalla coniugazione. 

Non e accertato ancora se la coningazione avvenga per iso- 
gamia o per eteroganiia, cioe fra macro e microgaiiieti. 

Ad ogiu modo si vedono delle amebe trasformarsi in cisti 
con una piii o meno s])essa membrana; la sostanza nucleare si 
Irammenta in piu nuclei, la cisti si riempie di tante i)iccole spore, 
(juanti sono i giovani nuclei; e appena le nuove generazioni di 
amebe sono mature, la cisti si rompe e le giovani amebe escono, 
libere, per ricominciare un nuovo ciclo di svilui)po. 

Le aiuebe in vita soprofltica sono assai dittuse in tutto 1' am- 
biente, p. es. nelle acque ordinarie e termali, nel terreno, a diverse 
alfcitudini, e in generale in localita uinide. 



PROTOZOOLOGIA 



171 



Con le coltnre uel ^^u(^^letto fiico crispo lio potuto coltivare e 
isolare le seguenti s])ecie, viventi saprofiticamente : 




Amoeba ji-iittula (fiji". 73, i-s) 

» lobosa (tij^-. 73, 9 is) 

» iindulaiis (fig-. 73, 16-23) 

» coli o coUsimilis (flc,'. 73, 24-32) 

» si)inosa (fig. 73, -'-^-^o) 

» (liaphana (fig. 74, ii-^«) 

» vermienlaris (fig. 74, ^^■^■') 

» reticularis (fig. 74 56-59) 

» arborescens (fig. 74, "o--") 



Di ogmina si vede V eeto ed entoplasma e talvolta il iiucleo auclie 
a fresco ; si vedono poi le varie fasi, ameboide, rotonda o di riposo 
e cistioa. Taloia si vedono anche vacuoli digestivi e contrattili. 



172 



PROTOZOOLOGIA 



La diagnosi differenziale iion e difficile se si tien conto della 
morfologia, nelle diverse fasi.di sviluppo, e in ispecie in qiiella 
ameboide e cistica. 




fiS- 74. 



Nelle due varie fasi, auieboide e cistica, e pure varia la 



Tab. 6 



Resistenza delle amehe agli agenti fisico-chimici. 

I'ase ameboide Fa.se cistica 

temperatiira 45" per o ore 60" per 1 ora 

» 50" per 1 orii 67" » 

luce — 270 ore 

disseccamento — 11-15 mesi 

putrefazione 2.) giorni '.>','* giorni 



PROTOZOOLOGIA 173 



Azione pdiogena (?) deJIe amehe. 

Qiiesti protozoi si trovano spesso deiitro il iiostro orgauismo r 
lie furono trovati nel laringe, nella bocca, iiell' apparato uro' 
geiiitale ; ma il loro liiogo di predilezione e il caiiale digerente, in 
ispecie I'intestino, ove trovano un ambiente alcalino, il piii adatto« 
per essi. Con mie ricerclie coltiirali trovai la seguente 

Tab. 7. Distrihuzione (lelle <())i€h€ ncll' intestino. 

IJeperto eolturale 
Jiiti'stiQO di l(auil)ini pasltivo negativo 

bambini sani . 2 . 12 

cataiTO intestinale 20 30 

diarrea verde 3 2 

diarrea .sanguinolenta 6 

entente follieolare 1 2 

2G 52 

lutestiao'di ailulti 

individiii sani 1 17 

catarro intestinale 4 

tubercolosi intestinale ....() 5 

diabete 1 

tifoide 2 

colera nostrale 1 

» asiatieo 14 

proctitB eatarrale 1 

dissentsria 11 54 

12 99 

Si vede quindi <;ome le amebe siaiio piii freqnenti nelF in- 
testino dei bambini anziche in qnello degii adulti, nel quale nn 
po' pill frequenteniente, ma non sempre, si trovano con le colture 
nei casi della dissenteria. 

In quest' ultima infezione anclie il reperto microscopico del- 
1' amebe coli e tutt' altro clie costante : in 54 casi I' ho trovato 23 
volte soltanto. 

Manca quindi hi 1^' condizione essenziale per riconoscere que- 
sto protozoo come la causa unica deUa dissenteria. L'ameba coli 
*> stata rinvenuta anche nelle dejezioni di persone sane ; se n' e 



174 



PROTOZOOLOGIA 



■distinta percio una varieta i)atogena e una non patogena. Lo 
Scliaudinn anzi ritiene si tratti non solo di due specie ma a dirit- 
tura di due generi differenti; la l*"^ starebbe, come semplice conimen- 
sale, nell'intestino sano o inalato (amoeha s.cntamoeha colij, la 2"" sii- 
rebbe capace di distrnggere i tessuti <lella. niuccosa intestinale 
nella dissenteria f entamoeba histoh/ticaj. 

Le caratteristiche differenziali sarebbeio le seguenti: 

Entamoeba coJi: ectoplasuiajalino, i)ocorit'rangente e scarso: 
gTosso nucleo ritrangente; stadio duraturo cistico (73, -^-s-): la 
cisti sono rotonde. o, meno frequenteraente, ovoidaU, di grandezza 
variabile intorno a una media di 15-20 p., con pareti a doppio 
contornOj e un contenuto proto[ilasiiiatico granuloso, mono o po- 
linucleare (8 nuclei). 

Entamoeba histolijtica: ectoplasma jalino (v. lig. 75) molto 
netto e ritiangente ; nucleo i)Oco vifrangente, si)esso invisibile a 




^■.■2» lift/ 




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flg. 75. 

fresco, e visibile con la colorazione come un piccolo corpuscolo, con 
poca cromatina ed eccentrico; stadio duraturo non cistico, ma in 
forma di piccole spore die diventano libere. 

La fig. 75 ci mostra 1' ameba stessa nelle sue fasi ameboidi e 
<li riposo, nelle feci disseutericlie. 

La prima ameba si riprodurrebbe per scissione o per schi- 
zogonia, nonclie in seguito a copulazione: la seconda si riprodur- 



PROTOZOOLOGIA 175 

rebbe per scissioue e gemmazione : entrambi si riiivoiigono iiellc 
dejezioni dissentericlie, ove si trovaiio in ambiente a<latto per iiu- 
trirsi e moltiplicar.si ; e in vero si nutrono a spese dei globiili rossi 
del sangue delle feci : se ne vedono cosi di quelle clie ne lianno in- 
globato pei'fino 8-10 (v. figure 73 e 75). 

S' e detto, ed e vero, che inoculando nei giovani gatti le deje- 
zioni dissentericlie si puo riprodurre la dissenteria con le amebe; 
ma nelle dejezioni inoculate oltre V amebe vi c una <]uantita di 
l>atteri eventualmente i)atogeui ; e colture di amebe, prive di bat- 
teri, uon e finora possibile ottenerle. Quindi I'esperimento negli 
animali non e probativo come quando si fa con le colture pure di 
un dato germe. Si e detto eziandio che coi suoi \ icaci pseudopodi 
I'entoameba istolitica penetrerebbe fra le cellule della parete inte- 
stinale e cos\ le distruggereblie: ma nessuno ha potuto escludere 
i batteri e i loro i)r()dotti tossici in quest' azione iiatogena ulce- 
rativa. 

Si e rii)rodotta la dissenteria nei gattini inoculando anche il 
pus di ascesso epatico postdissenterico e sterile su colture in agar. 
Ma il pus certe volte e sterile in alcuni terreni di coltura e in altri 
no ; e nessuno pub sostenere che il pus sia un semplice sustrato 
di coltura e non invece un prodotto per se patogeno. 

Xon abbiamo quindi finora esperienze decisive in favore della 
eziologia amebica della dissenteria, la quale del resto ormai sap- 
piamo essere prodotta da batteri (v. Batteriologia speciale). 

Alcuni pero ritengono ancora che la dissenteria tropicale sia 
prodotta da amebe; ma in Egitto, nei Giappone, a Cuba, ecc. 
si e trovato ugualmente che in Europa il bacillo dissenterico. 

Si e voluto anche distinguere con Tanatomia patologica una 
dissenteria ulcerosa da amebe ed una dissenteria difterica da bat- 
teri; ma nessuno puo <lisconoscere Tazione patogena dei batteri 
speciflci. 

Altri sostengono che le amebe siano il veicolo dei batteri, 
mentre invece e piu probabile esercitino su di essi un' azione fa- 
gocitaria; ed altri infine ammettono che le amebe tengano aperte 
le ulceri dissenteriche, mentre i piogeni, gli stessi bacilli coli e co- 
lidissenterici anche coi loro i)rodotti tossici sono gia piii che sut- 
ficienti per esercitare quest'azione ulcerativa. 



Anche ad altri esseri ameboidi si e attribuito potere patogeno. 
II Ley den ha indicato, senza perb dimostrarlo, come causa del 
cancro un'ameba. Ed anche nell'escreato della tosse convulsa, nei 



176 PROTOZOOLOGIA 

saiigue <lei morbillosi o dei sifilitici, nei ciisi di leucemia e pseudo- 
leneemia si sono indicate delle amebe. La causa pero di tutte 
([ueste malattie e aiicora oscura. Cosicclie jiossiamo dire clie finora 
non conoscianio alcana anieba certamente i^atogena. 



Fra i protozoi della cla-sse dei mastictOFOki ve ne lianno seuza 
dubbio dei patogeni iiella sottoclasse dei fla,2:ellati, e i)iii in ispecie 
nella famijilia dei 

Tripaiiosomidi. 

Di questa famijilia. e per iioi interessaiite il jienere tripanoHoma 
caratterizzato .da. uii corpo protoplasm atico affilato, che nel movi- 
mento i)reiide la fi<»ura come di iin trapam? (onde il nome); cioe 
la membraiia celhilare da un lato e vivacemeute ondiilante, e ter- 
minal con un flayello caudale (fig. 70^ A, B^. 

La moltijdicazione tinora conosciiita e qnella ases.suale, ed 



si 



/^.,.-- 

r* 



f.^ '"?'■■ 




flg. 76 (da Doflein). 



avviene come nella fi.u". 7(>, die dimostra i vari modi della ripro- 
duzione monogamica del tripanosoma. dei ratti, finora il meglio 



PROTOZOOLOGIA 177 

stvuliato, cioe la riproduzioiie per scissione o longitudinalc {C — (r), 
o tra oversale (H) o a rosetta (J\" — 0). 

La frip((nosomiasi si nianifesta come wna malattia caratteriz- 
zata nei manimiferi piii grossi (bovini, eqiiiiii, ecc.) «la una distru- 
zioiie di eniazie, onde anemia acuta o subacuta, die, trattandosi 
di un parasitismo estraglobnlare del sangue, si puo spiegare am- 
raettendo clie i tripaiiosomi producano una emolisina, ovvero 
sottraggano dementi nutritivi ai globuli rossi. 

Si lia inoltre tumor di milza, e non di rado simanifestanolesioni 
emorragiche locali della pelle o degli organi genitali. 

La. febbre nell'infe/ione acuta non manca ed e o continua o in- 
termittente o remittente e come ricorrente. 

Questa malattia in alcune delle sue forme si proi)aga di certo 
per opera di insetti succhiatori del sangue : non conosciamo perb 
ancora per quale meccanismo intimo cio avvenga. 

Con le successive inoculazioni di sangue dei ratti infetti da 
tnjxowsoma leicisi a ratti sani si puo mettere in evidenza un prin- 
cipio di agglutinazione. 

I sieri specifici die si possono cosi ottenere sono sempre ag- 
glutinanti, raramente paralizzanti del movimento dei tripanosomi, 
e non mai microbicidi. 

Un ratto guarito di una prima infezione non ne contrae una 
secondai. I sieri specifici die si ottengono con la. immuuizzazione 
attiva, mediante successive e i)rogressive inoculazioni di sangue 
infetto, spiegano azione preventiva solo couteraporanea all'innesto: 
Tazione loro curativa e sempre limitata ed incerta. II meccanismo 
di questa parziale immunita sembra sia di ordine cellulare o leu- 
cocitario, anzidie umorale. 

;Non i)roducendosi tossine, non si puo parlare nei)pure di anti- 
tossine. 

Dei vari tripanosomi finora trovati nel sangue degli animali^ 
per noi il piii interessaiite, jierdie si e ritrovato nell'uomo, e il 

Ti'ipanosoina g^aiubiense. 

Fu rinvenuto da Everett Button in un uomo, die era stato 
del tempo suUe rive del Gambia (Africa inglese o del Capo). I sin- 
tomi die I'infermo presentava era no: 

Debolezza e denutrizione generale, piu molesta alle gambe; 
febbre intermittente a tipo irregolare; cioe temp, non molto alfca 
per 1-4: giorni con remissioni mattutine, e apiressia per 2-5 giorni 
<3on temp, normale o subnormale; edema specialmente delle pal- 



178 



PROTOZOOLOGIA 



pebre; iperemia delhi pelle e talora della congiuntiva; tumore sple- 
nico; freqnenza del respiro e del polso. 

Durante la febbre, non durante rapiressia, si vede nel saugne 
periferieo circolare il /ri2M7*o.sowjrt (famhiense (fig. 77) cli' e lungo 




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Try|>anosoiiia le^visi. 




Tiyiiaiiosoniit brucei. 



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Tryi»anosonia e<|uippiduni. 



Tnpanosonia {laiubiense. 



(compreso 11 flagello) 18-25 jji; esso e piu corto clie quello Jewisi 
(24-30 [x), di quello hrncei (20-28 i-i) e di quello equiperdum (25-28 p.). 
La largliezza va da 2 [a a 2,8 jjl. 

Differisce dal hrucei anche per la lungliezza del tlagello e per 
lo searso numero di granuli di cromatina: nel protoplasraa eon la 
colorazione doppia si osserva il macronucleo nel mezzo del corpo; 
il polo acuto contiene il micronucleo da cui parte il filamento 
di cromatina che va lungo la membrana e termina a tlagello on- 
dulante. 

Non e pero ancora definitivamente distinto dagli altri tripano- 
somi patogeni per gli animali. 

i) interessante che .siasi trovato questo caso certo di tri- 
panosoma nell'uomo, in cui gia il Nepveu n'aveva segnalati, sin 



PROTOZOOLOGIA 



179 



<lal 188S, 6 ciisi nelF Algeria (5 iu persone contemporaneamente 
affette da malaria, nno iu un individuo apparenteraente sano) 
senza pero darne ima descrizione precisa. 

Altri tre casi di tripanosomiasi nell'uomo fiirono ultimamente 
descritti nel Coiifio. La malattia si era svihippata dopo la puiitnra 
di insetti (in un caso fu ideutificato Vargas monhata), e si uiauife- 
stava con anemia e tebbre a tipo ricorrente, una volta anclie a 
tipo continue). Sicclie per questa malattia le mosclie succliiatrici 
di sangue avrebbero la stessa importanza clie le zecclie per la ma- 
laria bovina e le zanzare per la malaria degli uccelli e delPuomo. 
Analogamente la tripanosomiasi e trasmessa nei ratti dalle pulci, 
nei grossi mammiferi dalla mosca tse tse o (ilossina mnysitans. 

Recentemente nella cosidetta malattia del sonno il Castellani 
lui trovato, in 70 ^,'„ dei casi, un tripanosoma die somiglia molto, 
ma non pare identico al gambiense. 

Oltre il genere TrypanoHoma si e trovato, flnora solo nei pesci, 
un altro genere, chiamato Tryixuioplasma, clie si caratterizza per- 
clie la membrana ondulante termina con un flagello non solo indie- 
tro ma anclie d' innanzi, e verso il mezzo del corpo passa attraverso 
la massa d' un centrosoma, grosso quauto il nucleo. 



Fra gli altri pvotozoi, apparteueuti ai raastigofori, non ne abbiauio altri 
Che siano patogeni veri e propvi. 

II gen. Cercomonas — senza membrana ondulante — fu indicato come pa- 
xasitario dal Dujardin tino dal 1" terzo del secolo scorso ; e poi trovato nella 
cangreua polmonale, e nella pleurite putrida, senza pero cli'abbia alcuna 
azione causale su questa malattia. 

II gen. Trichomonas — caratteristico per 3-4 flagelli e una membrana 
ondulante — ba 2 specie : 

a) Trichomonas variinalis di Donn^, vive nella vagina della donna, nel 





catarri di reazione acida; mnore in ambiente alcalino ; si fe trovato solo nel 
30-40 % "iei casi esaminati, e non fepatogeno; 



180 



PROTOZOOLOGIA 



h) Trichomonas hominis di Davaine (tig; 78), si distingue dal precedeute 
per essere piii piccolo, e perchfe vive solo in ambiente alcalino; percib si h 
rinvenuto nell'intestino di adulti e bambini, sani e malati delle piii diverse 
malattie intestinali. 

Non si trova mai nelle diarree dei lattanti. Non si conosce con sicurezza 
la forma delle cisti in vita libera. Manca di qualsiasi azioue patogena. Forme 
analogbe o identiche si rinvennero nella cangrena polmonare e in essudati 
pleurici. 

II gen. Lnmhlia o mefiastoma e caratteristico per avere nn corpo simmetrico, 
bilaterale, e all'estremita anteriore un paio di Hagelli, nel mezzo due paia 
di flagelli, e nell'estremit^ posteriore ancora un altro paio di Hagelli, in tutto- 




I. ' ; 



fig. 79 (in parte da Dofleiu). 

8 flagelli; nella parte anteriore ha una concavity (fig. 79, A, B.) simile ad una 
ventosa per cui aderisce alle cellule intestinali. 

La flg. 79 mostra appunto la lamblia o ii megastoma intestinale, libero 
(A, B), o aderente (C) cellule intestinali. 

Nella fase di riposo (D) presenta una figuva piriforme, e nella fase ci- 
stica (7:,') si presenta in forma di corpi ovali, brillauti, lunghi 8-10 ;j, larghi 
8-9 y, con membrana molto refrangente clie lascia iutravvedere nell'interna 
un contenuto cellulare cbe ricorda la forma del megastoma col relativo pro- 
cesso caudale ripiegato sul corpo. 

Nei casi osservati nelPuomo si avea stitichezza alternata a diarrea profusa; 
ma simili disturbi intestinali si possono anche avere indipendentemente da 
questo protozoo, che perci6 non e certo abbia vina docisiva azione patogena 
anche quando e aderente in gran numero alle cellule nel duodeno e nel digiuno. 
Nel crasso si vedono solo le cisti. 



Sporozoi. 

Sono parasiti, per lo pifi, endocellulari ; iu nno stadio di vita 
sono ameboidi. Si riproducono non per scissione, nia per spore, e 
11 pin spesso per jjenerazlone alternante, asessuale e sessuale. Per 



PROTOZOOLOGIA 



181 



-^inanto a noi pin interessa possiamo snddividcrli in due ordini: Coc- 
vUliophorma, e Gvegarinida. I primi si possono snddividere in sottor- 
dini, 2 de' <iuali c'interessano: I. Coccldia; TI. Ilacmosporidia. 

Cocci cli. 

Sono pi'otozoi rotondeggianti, con protoplasniai gvannlo.so, non 
•ditterenz labile in ecto- ed entoplasma, con nucleo vescicolare, con 






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tig. SO (dii Dortfin). 



nucleolo o cariosoma, senza vacuoli contrattili, senza granulazioni 
nutritive di riaerva, giacclie vivendo nell'interno di cellule si nu- 
trono per osmosi a spese di queste. 

Si riproducono asessualmente e sessualmeute, uiediante nn di- 
niorfisnio evolutivo, scoperto da R. Pfeiffer e conipletato poi da 



182 



PROTOZOOLOGIA 



Schaudiim, Simoud, Siedlecki ed altri. Cioe iu (luesto gruppo di 
esseri si succedono, nellu loro evohizione, 2 cicli, uiio endogeno in 
im primo osi^ite, con moltiplicazione di germi, clie prodncono Tan- 
toinfezione ; 1' altro, ch' e precednto da fenomeni sessuali, genera 
individni incistati, resistenti, e oapaci di abbandonare il 1" ospite^ 
pet" trasportare in un 2" Tinfezione. 

Di questi cicli di svilnppo dei coccldi abbiamo, secondo Schau- 
dinn, 2 tipi. Xel V tipo (fig. 80) si vede in I il nnovo germe libero^ 
iu II mentre penetra in una cellula epiteliale, in cui il nucleo si 
sposta alia periferia mentre il protozoo si sviluppa e cresce (III e 
IV): in V si iuizia, con la proliferazione del nucleo, la moltiplica- 
zione asessuale, die continua e si compie nelle fig. YI e VII, in 
forma di rosetta: uno dei corpicciuoli figli (VIII) ricomincia Tauto- 
infezione penetrando in nuove cellule sane dello stesso ospite; altri 
2 cori)icciuoli figli (IX e X) cambiando ospite si ditterenziano ses- 
sualmente in 2 serie di corpi gli uni femminili (XI o, h, c) gli altri 




*^ / 






tig. t^l (da Scliaudinn). 



mascbili (XII d, h, c, (J); la fig XI c e la cellula novo clie sta av- 
vlandosi al suo comj^leto sviluppo; la fig. XII d e la cellula maschile 
plena di spermatozoi; uno di questi si vede libero nella fig. XII e. 



I'EOTOZOOLOGIA 183 

La tig. XIII mostra la fecoudazione ; varii spermatozoi si di- 
spougono attorno alia celliila per fecondarla: iino solo pero entra, 
e appena entrato, la cellnla femminile si ricuopre di una inembrana. 
Snccessivameute si vedono la ]H'oliferazione nucleare (XV-XVIII) 
e la formazione di tanti corpiiscoli anticamente detti falciformi 
(XIX), i qnali, rompendosi la cisti, si faimo liberi (XX) e uno di 
essi ricomincia nel 1" ospite la niiova infezione endocellalare. 

Xel 2'* tipo (fig. 81) il ciclo asessuale e duplice, si ha cioe una 
serie di elementi maschili (I-VII a) die arrivando a moltiplicarsi 
riprodueono nello stesso ospite la rispettiva infezione; cosi fanno, 
l»er loro verso, gli elementi femminili (1-VII); mentre corpic- 
ciuoli figli, della riproduzione asessuale, rispettivamente maschili 
(VIII-XI a) e femminili (VII-XI), diventano sempre piii sessual- 
mente ditferenziati, per arrivare poi alia fecondazione (XII) e poi 
alia proliferazione nucleare e alia definitiva produzione di corpu- 
scoli falciformi o sporozoiti (XIII-XVI). 

Siccome i vari autori per indicare le diverse fasi addottano 
nomi differenti, cosi e anche utile rappresentare come in uno spec- 
chio (Tab. 8) e coi diversi sinonimi i vari passaggi del ciclo evo- 
lutivo completo dei coccidi. 

Tab. 8 

Generazione asessuale i Schizonte o Mononte; sin: corpo ameboide, ameba 
Sin : Schizogoiiia ^ ^ j ^ 

' Monogonia f i • Mezozoito; sin: sporulazione 

^ Autoinfezione 

I / Macrogamelocito; sin.- cellula-uovo madre 

S Macrogamete ; sin : ovulo, ovoide 
'^\ Microgaraetocito; sin: corpo flagellato 

' Microgamete; sin: llagello, spermoide, spermatozoo 

Macrogamete + .Microgamete == zigote; sin: oocisti 

Generazione sessuale ) Sporonte o anfionte 

Sin : Sporogonia { I 

Anflgonia j Sporoblasto; sin: spore, corpuscolo 

I falciforme 

Sporozoito 



Eteroinfezione 

La. coccidiosi h una infezione cellulare legata alia schizo-o-mo- 
nogonia, ed alia successiva invasione delle cellule epiteliali delle 
vie aeree (naso, laringe, trachea, polmone), delle vie digerenti 
(bocca, stomaco e specialmente intestino), delle vie biliavi, del fe- 
gato, del rene, e del testicolo ; raramente n'e invasa la milza, e non 
ne sono niai invasi gli organi sessuali femminili. 

Xegli animali inferiori puo essere una infezione anche dei tes- 
suti in quanto che i coccidi invadono la pelle, il tessuto connettivo, 
muscolare e il mesenterio: questi sporozoi non sono dunque sempre 



184 



PKOTOZOOL(»GIA 



e obbligatoriamente parasiti endocellulari ; souo, comunque, assai 
diffusi, si incontrano cioe nei vermi, miriapodi, insettij mollii- 
schi, pesci, aiiflbi, rettilij uccelli, inaminiferi, e anche nell'uomo. 
Sono gli sporozoi piu freqiienti negli uccelli e nei mammiferi, e in 
ispecie fra gli erbivori. Era i Coccidi patogeiii a noi interessa di 
pill il seguente: 

Coccidium oviforiiie: (sin. ciinicoli, perforans). 

La fig. 82 dimostra il ciclo di sviliippo di qiiesto coccidio : le 
prime qiiattro figure mostrano il ciclo asessuale die termina con 






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fig. 82 (da Eivolta e Sietllecki). 



la monogonia: le due figure di mezzo mostrauo il niacrogainete e 
il microgamatocito : le sei figure in basso, mostrano alciini stadi 
del ciclo sessiiale. Cioe avvenuta la fecondazione, si ha la oocisti 
e poi la formazione di sporoblasti, e infine la formazione di spore 
Che germinauo gli sporozoi ti, i quali ricominciano la nuova in- 
fezione. 

II cocccidio oviforme e stato trovato fluora neiruomo e nei ])o- 
vini oltreclie nei conigli. 

KeU'uomo e stato descritto da Giibler in un caso di tumori 
pseudocancerigni del fegato: i tumori erano ripieni di un li- 



PROTOZOOLOGIA 



lb5 



-quido ill cui miottiv;iiio eorpnscoli ovoitli, ricoiiosciiiti poi da Leii- 
ckart come coccidi oviforini. Xel re no ed uretere dell'uoino da 
Baillet e Lucet, iiell'essudato plenrico da Kiliister e Petres ^^ono 
stati i^iire iiidicati dei coccidi, non pero ben definiti, ne certa- 
inente tali. 

Xel coniglio b notissima e comnne I'infezione coccidica del fe- 
srato e deilo intestino. 









''^'' 



Yacciuo e vaiuolo. 

Soiio state riferite ai coccidi altre infezioni dell'uorao; passiamole percio 

brevemente in rivista. 

Fin dal 1892 il Guarnieri coltivando la linfa vaccinica nella cornea del 

coniglio ebbe a notare un fenomeno 

assai caratteristico, cioe 60-70 ore -^ ^^ 

dopo dell'innesto un'oruzione di pun- 

tolini migliarici, e poi nna piccola 

ulcerazione irregolare a bordi fra- 

stagliati. La cornea attorno si opaca; 

raramente si ba ipopiou. Presto pero 

la necvosi epiteliale suddetta si limita 

e si ba la riparazione del processo 

con un leucoma centrale. 

All' esaiue microscopico (fig. 83 

Ijarte superiore e media) dentro le 

cellule epiteliali di fianco al nucleo 

si vedono corpuscoli in varie fasi di 
sviluppo, cbe furono dall'A. interpre- 
tati come parasiti endo-celliilari del 
vaccino e cbiamati perci5 Ciitonjctes 
vaccinae. 

II Guarnieri continuando gli studi 
sulla struttura e sullo sviliippo di 
questi corpuscoli, ha trovato in essi 
un citoplasma granuloso, con un nu- 
cleo vescicolare provvisto di un cario- 
soma, ovvero con un grosso granulo, 
rotondegggiante od ovoide, di croma- 
tina, cbe tiene luogo del nucleo ve- 
scicolare. 

Si avrebbe ancbe (fig. 83, parte 
inferiore) una moltiplicazione e divi- 
sione della cromatina ciofe una mol- 
tiplicazione nucleare per un processo 
di divisione diretta; e per un tal 
modo di riproduzione sarebbe molto verosimile ai tratti di sporozoi. 












fig. 83 (da Guarnici-iJ. 



18(i FKOTOZOULOGIA 

Gli studi del Guarnieri ebbero pareccbie conferme tra le qnali citero quelle 
del Monti e del Wasilewski, cbe dopo lunghe ricerche conclude essere la piu ve- 
rosimile la teoria cbe i detti corpuscoli siano gli agenti patogeni del vaccino. 

Altri banno obbiettato cbe siano invece inclusioni cellulari derivanti da 
varii stimoli cliimico-lisici sulla cornea. 

II Gorini ha utilizzata la relazione corneale del Guarnieri per fare il con- 
trollo del vaccino, ammettendone la purezza e la genuinit^, quando insieme 
coi suddescritti fenonieni locali caratterisfcici, non si ha ipopion nelle prime 
24-48 ore dell'innesto. 

Corpuscoli endocellulari perfettaniente analogbi a quelli del vaccino, fu- 
rono dal Guarnieri descritti sulla cornea del coniglio, coltivandovi linfa vaiuo- 
losa: si avrebhe dunque anche un Cytoryctes variolae. 

£ intine da notare cbe Piana e Galli Valerio arrivarono agli stessi risultati 
del Guarnieri con I'innesto del contenuto delle pustole del vaiuolo del cavallo 
(Horse-pox e small-pox) nella cornea del coniglio. 

Ulfcimamente pero il Sanfelice dalle pustole e dagli oi'gani dei vaiuolosi, 
come pure dalle pustole vaccinicbe ba coltivato un cocco singolare, morfo- 
logicaraente uguale alio statilococco piogeno aureo, ma differenziabile per la 
sua azione patogena, cio^ capace di riprodurre alterazioni vaiuoliformi nei 
cani, noncbe la caratteristica reazione macroscopica e microscopica, descritta 
dal Guarnieri sulla cornea del coniglio. 

Studi ulteriori dovranno mettere in rapporto queste varie ricercbe e sta- 
bilire detinitivamente la natura dellu causa del vaccino e rispettivamente 
del vaiuolo. 

Mollusco coutagioso deiruomo. 

Si manifesta, come e noto, con vescicopustole biancolattee, contenenti carat- 
teristici corpuscoli rifrajigenti, rotondeggianti, detti corpuscoli del mollusco. 

Preferisce le parti dove la pelle e piii sottile (petto, addome, braccia): 
h trasmissibile da uomo a uomo, e finora non ad altri animali. 

Circa 40 anni fa il Vircbow paragono i corpuscoli del mollusco al coccidio 
oviforme e la sua opiuione h stata in maggiore o minor grade seguita fino 
ai nostri giorni da Klebs, Bollinger, Xeisser, ed altri. 

Bizzozero e Manfredi invece ne negarono la natura parasitaria. 

Casagrandi con ricerche microchimicbe non e riuscito a deiinire se si tratti 
di un parasita vegetale oppure di vin protozoo. Dai noduli ha isolate blasto- 
miceti, incapaci pero di riprodurre la malattia (v. Microscopia pag. 23). 

La causa di questo morbo non fe quindi ben chiara: la malattia microsco- 
picamente uguale. e pel resto analoga, del vaiuolo dei colombi sarebbe pro- 
dotta da un virus filtrabile (v. loc. cit.). Ma non cosi comportasi il mollusco 
ooMagioso (De Blasi e Santori). 

Tumori lualigui. 

In questi, pareccbi autori banno descritto (tig. ><4) delle neoformazioni 
endocellulari cbe vennero somigliate ai coccidi. Ma per parlare dei coccidi 
non basta indicare delle figure o forme di moltiplicazione per divisione, oc- 



PROTOZOOLOGIA 



187 




corre climostrare il doppio ciclo di sviluppo sopradescritto, noncbe la vita 
del parasita in due ospiti differenti. Invece che di protozoi trattasi con tutta 
probability di alterazioni del protoplasma e del 
nucleo delle cellule. 

E poi Sanfelice ha dimostrato cbe certi blasto- 
niiceti inociUati si trasformano uei tessnti in modo 
da prendere ligure identicbe a quelle descritte 
come coccidi del cancro. Secondo lo stesso A. al- 
cuni tumori si pofcrebbero sperimentalmente ripro- 
durre con 1' inocxilazione di un saccaromices detto 
appunto neoformans. 

Ma auche la teoria blastoraicetica nou spiega 
tutta I'eziologia dei tiamori maligni. E sono tutta- 
via riuscite infruttnose ]e ricercbe di batteri o di 
organismi amebiformi e in genere di protozoi pa- 
togeni di cos'i terribile malattia. 

Ral)bia. 

Da mie ricercbe suUe propriety del virus rab- ti<;. 84 (<la Foa). 

bico, e sulla resistenza sua agli agenti fisicocbi- 
inici, avevo concluso fin dal ]887 cbe il virus 

rabbico per la sua poca tenacitfi si scosta dai virus latterici allora conosciuti.. 
Divestea e altri poi aveano pensato a protozoi. 

Recentemente A. Negri ba trovato in modo costante nel sistema nervoso 
degli animali rabbici, a fresco e col metodo del Mann, forme cbe egli tende 
a riteuere parasitarie dentro le cellule nervose, ove prendouo dimensioni sva- 
riatissime, dalle rotondeggianti e assai piccole (1-5 y), alle ovali o triango- 
lari, alle elitticbe o piriform!, lungbe u. 27, largbe pi 5. Queste forme i^iii 
grosse contengouo a lor volta piccoli corpicciuoli che si colorano in turchino, 
mentre il resto del protoplasma si colora in rosa, e pare indichino un pro- 
cesso di moltiplicazione. E dubbio ancora pero die siauo protozoi. Certo 
sono assai scarse nel pavimento del IV ventricolo, dove h notoriauiv nte piii 
localizzato il virus rabbico. E sinora nelle gbiandole salivari del cane non 
furouo trovate ne queste nfe altre forme cbe si possano dire protozoicbe. 

Ad ogni modo le osservazioui sono ancora troppo incomplete per farlc ri- 
teuere la causa della rabbia. 

D'altra parte, per mie ospcrienze in corso, dovrei conclndere cbe il virus 
rabbico si comporti come un virus filtrabile. 



Emosporidi. 



Sono parasiti del jilobnlo rosso in varie classi di animali, 
dai batraci ai rettili, a.iili uccelli, ai mammiferi e all'iiomo. 

Le forme pin giovani souo cellule ameboidi con nucleo e ca- 
riosoma, e abbondanti jiranuli di cromatina: ben presto acqui- 



188 



PROTOZ(.)OLOGIA 



staiio poi gTanuli di pi^^mento scuro o iiero (melauina) cli'e il le- 
sifluo (lella digestione della emoglobina : talvolta liossiedono aiiche 
vacnoli uon coiitrattili. 

Hanno generazioue alternante. Cioe: nel 1" stadio della loro 
vita ill animali snperiori (monogonia o scliizogonia) sono jiara- 
siti del globiilo rosso dei vertebrati; nel 2" stadio (anflgonia o 
sporogonia) sono invece parasiti di alcnni insetti. 

Qiieste due fasi di sviliippo costituiscono iusieme il ciclo 
completo di riprodnzione degli emosporidi: la 1''^ fase corrisponde 
all'infezione del sangne del 1" ospite, la 2*^ fase corrisponde al- 
I'infezione del 2° ospite, delle zanzare cioe o delle zecclie. 

Seguiamo questo ciclo completo (fig. 84), prendendo come tipo 
quello della febbre terzana lieve, eli'e il meglio conosciuto. 



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fig. ?4 (da Scliaudinu ed altri a.). 



PROTOZOOLOGIA 189 

111 I si vede iiii i;lol)ulo rosso, clie coiitiene uii jiiovaue para- 
sita aiueboide, ool suo iiucleo vescicolare, e con il cariosoma. 
In II si lia lo stesso paiasita die crescendo ha invaso buona 
parte del gobulo rosso; lia i granuli di melanina; e per una pro- 
lifera^ione del niicleo e della cromatina e avviato verso la scis- 
sioiie, o riprodnzione inonogonica. Questa e completa in III. Le 
spore o i merozoiti liberi iiel plasma possoiio segnire due vie; 
o eutrare in globulo rosso sano e ricominciare il cicio asessuale 
e cosi via per tante generazioni successive, e qnindi per tanti 
successivi access! febbrili; ovvero possono gia sessualmente dif- 
ferenziarsi ed entrando in nuovi globiili rossi sani (IV) iniziare 
la prodnzione di due serie di ganieti, i feimiiinili e i inascliili; 
in V\ YI^, YIP vedesi lo sviluppo endoglobulare progressivo dei 
inacrogameti o gaineti feinmiuili; in V', YI'', YII'' si vede lo svi- 
luppo dei microgametociti o dei gaineti luaschili fino alia produ- 
zioiie dei inicrogameti o Hagelli, o spermatozoi. Uno di questi 
(YIII) penetra iiella cellula-uovo o macrogamete, e la feconda. 

Da qui in avanti lo sviluppo nlteriore o sessuale non puo 
avvenire clie uello stomaco delle zanzare; dove le figure IX, X, 
XI, XII, XIII rappresentano Fevoluzione degli sporonti o an- 
fioiiti, la formazione cioe di cisti, il protoplasma delle cpiali, 
])er una divisione e proliferazione nucleare diretta conduce sino 
alia formazione di un ammasso di sporozoiti (XIII), clie, rotta 
la parete cistica, diventano liberi (XIV), vanno nelle glandole 
salivari, e con la saliva, mediante la pnntura della zanzara, 
penetrano di nnovo iiel sangue, dove invadoiio (XVI) globuli 
rossi sani, e liprincipiano I'infezione. 

Quel clie avviene di questi sporozoiti durante il periodo d'in- 
cubazione della febbre non lo sappiamo aiicora. Si riproducono 
senz'altro, ovvero iniziano subito lo sviluppo monogonico, produ- 
cendo man mano generazioni di parasiti ascssuali, clie solo se ar- 
rivati a nn certo numero determinano la febbre. 

Gli access! febbrili sono certamente legat! ad ogn! nnova ge- 
nerazione monogonica : s'inizia la febbre con la penetrazione dei 
nuovi mononti nei globuli rossi, e cessa quando tutti i parasiti 
giovani, divenuti endoglobulari, cominciano iiel globnlo rosso il 
loro ciclo di sviluppo asessuale: la durata di questo ciclo di svi- 
luppo coincide col vario periodo febbrile, rispettivamente quarta- 
nario, terzanario o quotidiano. 

La febbre puo mancare cosi quando la malattia volge alia gua- 
rigione spontanea, come in alcune infezioni gravissime con sin- 
tomi perniciosi. 



190 PROTOZOOLOGIA 

Le recidive a lunglii iiitervalli son dovute certainente a forme 
■ahe rimangono latenti. Queste recidive sono cosi caratteristiche 
die la febbre malarica si potrebbe chiamare febbre recidivaute. 
Secondo Schaudinn i gameti die preparano il ciclo sessuale sareb- 
bero capaci auche di moltiplicarsi monogonicamente (fig. 84 W) 
prodiicendo giovani spore che penetrano come quelle della ge- 
nerazione monogouiea o asessuale dentro nuovi globuli rossi, per 
riprodurre cosi la febbre recidiva. 

Le alterazioni che i parasiti possono indurre iielle emazie sono : 

rigoufiamento e consecutivo scoloramento totale, ovvero sco- 
loramento parziale, con la raccolta cioe dell'emoglobina verso il pa- 
rasita; 

raggrinzamento e consecutivo colore piii intenso dell'emo- 
globina ; 

raggrinzamento, con produzione dei cosidetti globuli rossi 
ottonati, cioe del colore dell'ottone vecchio ', 

frammentazione dei globuli parasitiferi; 

comparsa di granulazioni finissime, colorabili coi colori ba- 
sici di anilina; 

trasformazione dell'emoglobina in melanina, onde la mela- 
nemia cli'e propria esclusivamente dell'infezione malarica ed e 
legata alia nutrizione degli emosporidi, cioe rappresenta il residuo 
indigesto della loro digestione: oltre a cio puo aversi anclie la 
produzione di un pigmento ocraceo (emosiderina) die da la rea- 
zione del ferro ; quindi il disfacimento delle emazie avviene per 
un duplice meccanismo, die conduce cioe alia produzione della 
melanina da una parte, della emosiderina dall'altra; 

dissoluzione e passaggio dell' emoglobina nel siero del 
sangue. 

Tossine, emolisiiie, agglutinine specifidie degli emosporidi 
non furono ancora con certezza dimostrate. 

II meccanismo percio della distrnzione del sangue e della feb- 
bre non e conosciuto ancora. 

Altrettanto dicasi del meccanismo deirimmunita, di cui cono- 
sciamo quell a naturale e quella consecutiva alia malattia piii o 
meno lungamente sotterta. La fagocitosi e un process© di grande 
importanza nel corso dell'infezione malarica; ma se si cerca di 
analizzare quale influenza eserciti sul decorso della infezione, e se 
possa condurre alia guarigione spontanea, non si puo rispondere 
nulla di preciso. Certo la diversa mitezza o gravezza dell'infezione 
si deve alia qualita e alia diversa virulenza dei parasiti. La fago- 
xiitosi, poi, certamente, deterge il letto vasale <li tutte le scorie e 



PROTOZOOLOGIA 191 

<lei cadaveii degli emosporidi, depositati nel sangue circolante e 
iiegli organi durante rinfezione acuta; ma cio avviene per ogni 
granulazione estranea die arrivi o si formi nel sangue, o si depo- 
sit! negii organi. 

La generazione amfigonica o sporogonica si eompie, come fu 
detto, nello stomaco di speciali insetti; il clie fu indicato dal Man- 
son, dimostrato per primo dal Eoss, e confermato da Bastianelli, 
Bignami, Grassi, Kocli e da molti altri. 

La. fig. 85, fotografata dal vero, a ingrandimento di circa 




800 diametri mostra in basso una sezione dello stomaco, al di 
sopra 4 cisti clie rappresentano vari stadi della sporogonia. 

Come decorre I'infezione negli insetti e in ispecie nelle zanzare 
non lo sappiamo bene: ])are clie durante rinverno e la iirimavera 
possa in esse avvenire una guarigione spontanea, con relativa de- 
generazione e scomparsa degli sporonti o amfionti; pare altresi 
clie alcune razze di zanzare in alcune speciali localita di paludi- 
smo senza malaria siaiio immuni dairintezione. 

Eiiio«iporidi noiruonio. 

1. Plasmodium quartanae. — La scliizogonia avviene in 
72 ore circa, onde il tipo febbrile quartanario, cioe ogni 3 giorni. 

I mononti (v. fig. <S(I) hanno movimento ameboide pigro e 
<li breve durata; i granuli di pigmento nero souo grossi e poco 



192 PROTOZOOLOGIA 

iiiobili: la grandezza massima dei parasiti e quella di una emazia 
uoriiiale. , 






V 






• ;S!r • ' ■'•,,'.' .V'" "•■"*'' 



I merozoiti souo disposti a marglierita attoriio al iiocciolo re- 
siduale di pigmento nero, e sono di forma oblunga, in numero dL 
0-12, e con nncleo. 

L'emazia clie alberga il parasita non si ingrossa; talvolta anzi 
e impiccolita ed ha un colorito piii scuro. 

Quando nel sangne di un malarico si compie una sola genera- 
zione asessuale di questo plasmodio si lia la infezione quartana- 
ria semplice; quando son due le generazioni, si ha la quartan a 
doj^pia, e quando le generazioni sono tre, la febbre quartana 
diventa tripla, cioe la pseudoquotidiana o quotidiaua quarta- 
naria. 

Karamente, quando cioe le generazioni monogoniche sono 
pill numerose, si hanuo febbri irregolari e subcontinuCj nui non 
mai perniciose. 

La distruzione dei globuli rossi e liraitata. 

!Nel sangue periferico i gametociti sono rari, rarissimi i micro- 
gametociti. 

La sporogonia non e ancora del tutto conosciuta. 

II i^eriodo d' incubazioue e di circa 2 settimane, talvolta per- 
flno di 47-60 giorni. 

2. Plasmodium tertian ae laevib, s. vivax. — La schizo- 
gonia avviene in 48 ore; i mononti (v. fig. 87) hanno vivacissimo 
niovimento ameboide, granuli di pigmento nero fini e uiobilissimi; 
la grandezza massima di quest! parasiti supera quella di una 
emazia. 



PROTOZOOLOGIA 



193 



I merozoiti son disposti u girasole o a grappolo, hanuo figura 
rotonrta, arrivano al uuinero di 12-20. 





flff. 87. 



L'emazia clie alberga il parasita si rigonfia e subisce uuo sco- 
loramento totale. 

Quando uel saugiie di uii malarico si svolge una sola genera- 
zioue asessuale di questo emosporidio, si lia la febbre terzanaria 
semplice, e quando le generazioni sono due la terzana diventa dop- 
pia, o quotidiana terzanaria. Rare sono le infezioni terzanarie sub- 
entranti, dovute a piii generazioni parasitarie : non si ha mai la 
perniciosa. 

La distruzione dei globuli rossi e piu attiva clie uella quar- 
tana, ma e sempre relativamente limitata. 

Bisogna saper bene come si possono riconoscere nel sangue 
circolante i gametociti. 

In generale si pub dire clie sono gametociti quelle forme nelle 
quali la cromatina, senz'essere disseminata per tutto il plasma, e 
invece raccliiusa come dentro un anello del plasma stesso, ed 
anclie quando con lo sviluppo ulteriore si moltiplica e si sgretola 
in flni granulazioni, continua semjire a costituire un tutt'insieme. 

Nello stadio adulto si possono anclie distinguere i macrogameti 
dai microgametociti. 

Questi ultimi lianno la cromatina accumulata in forma di un 
gomitolo di flli; il plasma d'intorno e pocliissimo colorabile, ed es- 
sendo fortemente pigmentato di granuli di melanina, questi risal- 
tano molto sul fondo quasi scolorato del plasma. 



194 



PROTOZOOLOGIA 



I macrogameti iiivece lianno uii solo graiiulo o uu luistro di cio- 
matiiui in mezzo a una zona di plasma poco o punto colorata; il 
j)igmento nero e disseminato irregolarmente per tutto 11 corpo pro- 
toplasmatico. 

Ad ogni apiressia si forma una nnova generazione di gameti ; 
ogni nuovo access© febbrile ne distrugge la piii gran parte. 

La sporogonia avviene a 28"-30" in 8 giorni circa nello stomaco 
degli anofeli. 

II periodo d' incubazione 'e in media di 10 giorni, eccezional- 
mente perfino di 3 settimane. 



3. Plasmodium AESTn^oAUTUMNALE s. precox. — 1^ il pa- 
rasita delle febbri gravi o estivoautnnnali o tropicali. 

Di qneste febbri si distingnono 2 tij)! clinici fondamentali; quo- 
tidiana vera, terzana grave. E analogamente si lianno 2 varieta 
parasitarie, le quali si distingnono principalmente perclie Tuna 
compie la scliizogonia in 24 ore, I'altra in 48 ore, e perclie si pos- 
sono rispettivamente riprodnrre con la inoculazione sperimentale. 




1 




"""^ /^^i^ 



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V^ 



I 



flg. 88. 



La terzana grave e assai piii frequente della qnotidiana vera. 
Morfologicamente la diagnosi dififerenziale fra qneste 2 varieta 
e difificilissima, e solo e possibile fra i mononti piu adnlti ; cioi- 



PROTOZOOLOGIA 195 

<quelli della quotidiana sono gia piccoli, lianno moviinento jioco at- 
tivo o sono immobili; uientre qnelli della terzana (v. fig. 88) arri- 
vauo a ' 3 del volume del globulo rosso, liauno grannlini di pig- 
mento mobili e spesso il contonio dentritico. 

Del resto i mononti giovani liaiiuo movimento ameboide vivace, 
finissiuii gvauuli di pigmento iiero; i uierozoiti sono a piccoli cn- 
moli di eori)iccinoli rotondi irregolarmente disposti in iiumero 
di (J-8. 

11 globulo rosso ospite subisce di rado uiio scoloramento gene- 
rale; pill spesso lo scoloramento e parziale per I'accumulo dell'emo- 
globina verso il parasita. 

Si lia pure quell'altra caratteristica necrcsi clie conduce alia 
formazione dei cosidetti globuli rossi ottonati. 

il questo il solo parasita clie pub dare le perniciose, oltreclie le 
febbri continue e subcontinne gravi. 

Le febbri cosidette tropicali non difteriscono clinicamente 
dalle nostre estivoautuunali, ne v'e ditt'erenza etiologica tra quelle 
e queste febbri. 

La perniciosita, oltreclie da ragioni individuali (malattie pre- 
gresse o preesistenti) dipende da ragioni parasitarie, cioe: presenza 
di i)arasiti estivoautunnali, abbondanza del reperto parasitario al- 
meno in qualclie organo (cervello ecc), maggiore attivita prolife- 
rativa, alto grado di tossicita parasitaria. Quest'ultimae cosi varia- 
bile clie di parasiti estivoautuunali, dal punto di vista del potere 
tossico, possiamo averne una varieta attenuata, come nell'alta 
Italia e in jiarte della media, nna varieta a virulenza esaltata, 
come nel Lazio e nell'Italia meridionale e insulare, e infine una ^ a- 
rieta ipertossica o perniciosa. 

La distruzione del sangue nella infezione grave puo essere 
tale clie un solo attacco di perniciosa puo costare flno un milione 
di emazie per mmc. 

Con la distruzione del sangue, e secondo alcuni con la perni- 
ciosita dei parasiti, fu messa in rapporto anclie Temoglobinuria. 

Questa puo essere causata da cliiniuo, nei malarici, ed anclie, 
in questi medesimi inalati, i)u6 sorgere senza somministrazione di 
cliinino. 

L'eziologia perb e la patogenesi di questa infezione sono oscure 
iincora: non si sa se iirovenga da speciale varieta di plasmodi esti- 
voautuunali, ovvero da un altro speciale parasita, rassomigliabile 
ai pirosomi o piroplasiiii della emoglobinuria dei boviui. 

Qualclie raro caso di emoglobinuria si e avuta anclie insieme 
con la quartana e con la terzana lieve. ' 



196 PE.OTOZOOLOGIA 

Oltre alle 2 suddette varietti parasitarie estivoantunnali ?i puc> 
talora osservare il j^htsmodium immaculatum, ciotv seiiza pigmento 
nero e quindi senza iiielanemia: di simili emosporidi apigmentati 
se ne vedono in altri animali; nelP uomo si trovano raraineiite 
spornlazioiii asessuali senza pigmento nel cervello, nientre in 
altri visceri se ne trovano col blocclietto di raelanina al centre. 
Cio viiol dire clie alcuni emosporidi estivoantunnali della varieta 
perniciosa possono arrivare alia scliizogonia. senza prima pigmen- 
tarsi: ma se possa farsene una specie a parte, o si tratti di una 
terza varieta e ancora da vedersi. 

I gametociti dei plasmodi estivoantunnali si riconoscono perclie 
flno da giovani lumno la figura allungata, che di>enta poi ovoide, 
e poi semilunare. 

Con la colorazione si riconoscono quando sono giovani anclie 
lierclie piii intensamente colorabili dei mononti. 

I gametociti adulti si possono differenziare anclie nelle due 
forme sessuali. 

II microgametocito ha il pigmento nero accumulate al centre^ 
in forma di un largo anello pigmentato, e alia periferia lia, 12-20 
granuli di cromatina, i ([uali sono <listribniti anclie lungo gli 
spermoidi. 

luvece il macrogamete lia il pigmento nero distribuito irrego- 
larmente, e solo 1-2 granuli di cromatina. 

I gameti mascliili sono sempre molto piii numerosi di quelli 
feniminili. 

La sporogouia a 28**-30" avviene nello stomaco degli anofeli 
in circa 8 giorni. 

II periodo d' incubazione e in media di 3-1 giorni, talvolta al 
massimo di 10-17 giorni. 



E necessario conoscer bene le note caratteristiclie del Gen. Cu- 
lex per saperlo differenziare dal Gen. Anopheles. 

Le Hova di culex (fig. 89 parte super iore), sono raggruppate in 
forma di tante barcliette galleggianti sull'acqua, ed hanno ciascuna 
una forma come a cuneo. 

Le nova di anofeli invece sono (fig. 90, i>arte inferiore) rag- 
gruppate in forma di brevi nastrini ed banner ciascuna la forma 
di barclietta. 

Le larve (fig. 90, parte superiore) di culex si distinguono da 
quelle di anofeli perche le prime stanno nell'acqua obliquamente 



PROTOZOOLOGIA 



197 



«on la testa in giu e la punta caiulale alia sui)erficie; rnentre le 
larve di anofeli staDiio orizzontali a fior d'acqua. Una iiosizione 



l%^^^# "^yp 



]M,S 







fig. 80. 



cosi diversa e caratteristica dipende dal modo com' e disposto 
I'appareccliio respiratorio delle trachee: qneste nelle prime vanno 




insieme a sboccare in un solo tube aerifero alPestremita caudale, 
mentre nelle seconde sboccano con due slimmi snlla superflcie 
dorsale. 

Le niiife dell'uno e dell'altro genere, grossolanamente, si ras- 
somigliano nella ibrmai comnne di grossi interrogativi (fig. tui, 
l^arte inferiore^, e nel loro vivace mo\ imento a capriola: basta te- 
nerle a svihippare per fame subito la diagnosi dalle forme perfette. 

Qneste, o gli insetti lyerfeiti si distingnono benissimo dalle ap- 
pendici cefaliclie (fig. 91, 91* ingrandite circa 10 volte). 

I cnlex, e piii precisamente le loro femmine, haimo fra il pnn- 
giglione e le antenne (fig. 01) i dne palpi rndimentali. Gli anofeli 



198 



PEOTOZOOLOGIA 



invece (fig-. 02) li liaiino lunji'lii quanto il imiigiglione, e cosi le 
loro appeiidici cefaliclie, quando sono bene staccate fra loro, di- 
veiitano 5, meiitre nei culex son 3. 





fig. 91. 



fig. 92 



!Si ricouoscono anclie a prime aspctto dalhi forma o i osi/.ione 
dell'addome, dalla posizione delle zampe, e cosi via. 

In Italia di anofeli ne abbiaiuo 4 sjjecie, e tutte 4 possibili pro- 
pagatriei di malaria. Le specie si riconoscono, fra^ Taltro, dalle ali. 

Tij'' anopheles claviger (fig. 93) ha 4 macchiette a punti a i'orma 
di una sqnadra . . : o di un T incomplete nella sua l)ranca tra- 
sversale. 

Uanophelcs 2)ictH.s (tig. 94) lia le maccliie a strie snl margine 
anteriore dell'ala. 



tig. 93. 



hUoiojjheles mperpktm, clie abbonda sopratutto in alcune loca- 
litii del mezzogiorno d' Italia, e il piii piccolo. 

Vanopheles Ufurcatus, die vive nei bosclii, non lia attatto 
maccliie sulle ali. 



PEOTOZOOLOGIA 199 



Tecnica per Tesaiiic dollo zanzare inalai'ieho a fresco. 

Siccome i parasiti lualarici possouo trovarsi nello stoiuaco o intestine 
medio degli anofeli e nelle glandole salivari e indispensabile la preparazione 
di ambedue quest i organi. 

Si adoperi nna soluzione fisiologica (0,75 °ja) di cloruro sodico, la quale 
nou altera Paspetto dei parasiti, come fa invece la soluzione di fornialina 
(forinalina 2, cloruro sodico 0,75, acqua distillata 100). Questa ultima so- 
luzione non h quindi consigliabile per uno studio accurate. 

Occorrono due agbi ed un microscopic da dissezione, che ordinariamente 
si adopera solo per preparare le glandole salivari. 

Per la preparazione dello stomaco la zanzara viene cloroformizzata versando 
due o tre gocce di cloroformio o di benzina sul tappo di cotoue clie chiude 
la provetta nella quale fu catturata. 

Poscia le si tolgono colle dita o con una forbicetta le ali e le zampe. 

Quindi si dispone col dorso sul portaoggetti in mezzo ad una goccia dl 
soluzione tisiologica. 

Con uno degli aghi, appoggiato con delicatezza fra il torace e I'addome, 
si tien ferma la zanzara; con I'altro si stira I'estremita posteriore dell'ad- 
dome in corrispondenza del terzultimo anello. 

Vien fuori ordinariamente, attaccato ai tre ultimi anelli, il tubo digerente, 
i-ompresa buona parte dell'esofago, 

Operando con accortezza si evita di estrarre le ovaie, le quali, quando le 
uova souo mature, ingombrerebbero la preparazione. 

Si deve compiere la preparazione dentro la goccia di soluzione tisiolo- 
gica; si copre quindi col vetrino coprioggetti evitando qualsiasi pressione. 

Si pub guardare a secco con I'obbiettivo 8* di Koritska. 

Gli antionti e le ovocisti si trovano di regola nella parte dilatata dell' in- 
testine medio, o stomaco propriamente detto, ma possono trovarsi anche in 
altre sczioni di esse. 

Possono essere pochissimi (uno, due) e in uumere considerevole (pareccbie 
centinaia). 

L'esame dello stomaco e bene farlo quando la zanzara ba digerito il san- 
gue. Nei casi in cui si deve esaminare uno stomaco con sangue si precede 
nello stesso mode. E di piu si fa una leggiera pressione sul vetrino copriog- 
getti per schiacciare un pe' lo stomaco; il sangue fueriesce e si allontana con 
un pe' di carta bibula, mentre da un lato si mette qualcbe altra goccia di 
soluzione fisiologica. 

La preparazione delle glandole salivari esige niolta pazienza. 

Si fa meglie col micrescopio da dissezione percbe i tuboli glandolari non 
sono piu lungbi di 1 mm. 

Si adopera la stessa soluzione fisiologica suddetta. 
. La zanzara, a cui fu telto lo stomaco, si adagia sul fiance in mezzo ad 
una goccia di liquido. 



200 PROTOZOOLOGIA 

Con im ago si tien fisso il toi-ace nel mezzo e cou I'altro si stacca cleli- 
catamente la testa. 

Lo clandole .lalivari possono riuianere attaccate alia testa e in tal caso 
si veggono nuotare nel liquido, erl e facile isolarle con la punta dell'ago. 
Owero rimangono nascoste nel torace e allora si deve premere leggermente, 
con I'ago, snlla parte antero-laterale di esso: con una pressione ben fatta 
le glandole schizzano fiiori dal torace nel liquido. 

Se la preparazione h completa debbono vedersi sei tubi rinniti tre a tre, 
due pill lungbi e uno niediano piii corto. Si pone suUa preparazione il co- 
prioggetti, al quale possono farsi i piedini di cera per non scliiacciare le 
glandole. 

Se qneste sono infette si veggono gli sporozoiti fra le cellule o nel lume; 
e per poco che si schiacci la preparazione fuoriescono in gran numero nel 
liquido ambiente. 

Gli sporozoiti possono vedersi isolati e rinniti in fascetti. Possono esseie 
scarsi ovvero in numero sterminato. L'osservazione pub farsi anche a secco 
con I'obbiettivo 8* di Koritska. Si puo anclie procedere alia fissazione, colo- 
razione, e al taglio delle sezioni, come al solito. 

La fig. 95, fotografata dal vero, mostra I'anatomia grossolana dell'appa- 

-1 

! 




fig. 95. 



rato digerente, cioe da sinistra a destra mostra a piccolo ingrandimento, le 
appendici cefalicbe, le gbiandole salivari, V esofago, lo stomaco, e alcuni 
tuboli del Malpiglii. 



Era j;li emosporidi, il genere Apiosoma o Pirosoma si 
credeva proprio siuora del soli auimali, come si lia ad es. 
nella malaria bovina, febbre del Texas, o emoglobinnria del 
bovini. 

Eecenti ricerclie di Gotschlicli dimostrerebbero che analoglie 
forme di protozoi si ritroverebbero nel sangue degli ammalati di 
tifo peteccliiale. Si ritroverebbero cioe : forme endoglobulari, pi- 
riformi, con Aivace movimento ameboide; forme estraglobulari, 
ossia cisti (forme di riproduzione asessuaM) e corpi flagellati o 



PKOTOZOOLOGIA 201 

ganieti. Qneste licerclie eziologiclie verrebbeio a coiisolidaie la 
ipotesi clie certi iiisetti succliiatori (ciniici ecc.) trasmettono ciuesta 
epiclemia. 

* * 

Alia classe degli sporozoi appartengoiio anclie: i mixospokidi 
clie producono malattie speciahneiite nei pesci; i microsporidi 
clie attaccano a preferenza g\i artropodi (i)ebrina del baco da seta); 
i SARCOSPORIDI o i)Sorosperini delle carni. 

Questi ultimi sporozoi si trovano molto diffusi nei muscoli 
dei vertebrati, a preferenza nei mammiferi (suini, ovini, bovini). 

Sono parasiti della fibrocellula muscolare, senza destare pero 
reazione nei tessuto circostante, e senza prodnrre fenonieni nior- 
bosi, eccetto tutt'al piii qualche paralisi o paresi mnscolare. Pos- 
son ragginugere i^erfino la lunghezza di 2 cm. 

II loro cielo di sviluppo e ancora. poco conosciuto. Si conosce il 
solo stadio dei cosidetti otricoli del Miesclier che sono eisti allnn- 
gate, proYviste di una membrana cliitinoide a 2 strati, una jalino 
Paltro striato per la- presenza di poricanali, divise all'interno, iiie- 
diante setti, in molte camere pieni di cosidetti pansporoblasti, o 
accumoli di spore, o corpiiscoli reniformi, falciformi ecc. provvisti 
di nncleo (v. Microscopia fig. 10, pag. 30), e omologlii, Ibrse, ai 
corpuscoli falcifornii dei coccidi. Non sono ancora- ben noti i modi 
d' infezione. 

Ultimamente lo Smith e riascito a riprodurre, dopo un 
periodo d' incnbazione, la sarcocystis muris facendo mangiare la 
carne di sorci infetti a sorci sani. Ma per altre sarcocisti, per 
quelle degli erbivori, questo modo d' infezione, per la via dello 
stomaco, non e dimostrato, e alcuni pensano anclie a un ospite 
intermedio. 

Dei vari sarcosporidi finora descritti a noi interessa uno tro- 
vato nell'uomo; cioe la 

Sarcocvsfis lindeinanni. 



Fu detta cosi dal Kivolta in onore del russo Lindemann die 
nei 1863 accenno a corpuscoli di Miesclier nell'uomo. 

In realta se ne conosce nell'uomo un solo caso certo, descritto 
a Kancv da Baraban e St. Kemy nei muscoli lariiigei di un 



202 



PROTOZOOLOGIA 



giustiziato: si manifestava. sotto forma di cisti di grandezza varia 
tino a 1,G millim. (fig. 96: in A vedesi il taglio trasverso, in B il 

A 



w 









^'^^^'«®'^uiaffiiMiii!k2s^ :;: 



s^^aii^i^/:. 'r 



tig. 9(5. 



taglio longitudinale della cisti) eontenenti spore o corpuscoli bana- 
niformi della lungliezza 8-9 mm. 

Un altro caso, non ben pero <leterminato, fu deseritto a ^losca 
da B. Eosenberg: si trattavn di una cisti del miocardio [tiena 
di corpnscoli ovali, reniformi, ovifovmi ecc. 

La classe del Cigliati non contiene protozoi veramente patogeni, nia 
invece ecto- od entocommensali. 

Ricordero il solo 

Balaiitidiiim coll (tig. 97). 

Qnesto d'ordinario alberga nel porco, dal quale sembra possa essere con- 
tagiato Puonio. Si trova in amnialati clie hanno soflferto altre malattie in- 




Jis:. 97. 



testinali, e continuano ad avere catarro intesfcinale piii o meuo intense, con 
alternative di peggioramenti e miglioramenti, e con ulcerazioni del crasso, del 



PKOTOZOOLOGIA 203 

•cieco e del retto iielle quali all' autopsia si trovauo i balautidi, peuetrati 
anche nella sottomuccosa, e inoltiiDlicatisi certe volte in tal uumero che si 
crede possano irritando mauteuere le xilceri aperte e provocate anche emor- 
ragie. Peru i luedesimi etfetti patologici possouo aversi con nlcerazioni inte- 
stinali senza questo protozoo. 

La lig. 97, in A mostra lo stadio adalto in movituento, in B e C inostra 
la scissione, in D mostra la fase di accoppiamento e, nella parte inferiore, 
inostra la fase cistica, nella quale esce dall'intestino insieme alle feci. 

Le cisti sono grandi in media ;j. 60 X 32-35 per quanto si trovino anclie 
quelle grandi ;j. 80 X ^0 ; esse hanno una forma ora tondeggiante, ora ovoi- 
dale con un polo pill acuminate dell'altro; la parete cistica i' a doppio con- 
torno, regolarissima; il contenuto e grossolanamente granuloso, e occupa 
tutta la cisti, salvo in un punto clie ramuienta il peristoma dei balantidt 
liberi (Casagrandi e Barbagallo). 



Prof. O. CASAGEAXDI 



BATTERIOLOGLi 



■3' 

I 



'^^ '• "^V^ <> ^1^ a — -^ — — ' ^ 



BATTERIOLOGIA 



Batteri .soiio stati dapprima detti da Colin e Koch i microrga- 
iiisiui studiati da Miiller frihrio e monasj, dalF Eluenberg', dal 
Pasteur ftorulacee, hattrri^ rihrioni, monadij, dal Becliamps fmi' 
crozirnij, dal Davaine fbatteridij, dal Henle (microHporine e mona- 
dinej, dal Sedillot (microhi), dal Xiigeli fsckizomicetij. 

Oggidi pero bisogiia. separare dal griippo dei liatteri tvitte 
quelle forme clie appartengono sia ai Protozoi (come le monadi, 
gli infusori) sia agli Ifomiceti e ai Blastomiceti, e intendere per 
Ibatteri quelle forme di vegetali, capaci di riprodursi per scis- 
sioue e per spore o solo per scissioue, rotonde o allungate, dritte 
o curve, di dimensioni estremamente piccole, le piu piccole clie si 
conoscano. 

Quindi batteri sono gli esseri clie il Colin cliiamo, se rotoudi, 
sferohatteri; se di forma allungata e dritta, mierohatteri gli immo- 
bili, (Icsmohatteri i mobili; se di forma allungata e curva, spirohat- 
teri: ossia quei germi clie la geueralita chiama: 
CoccM se di forma rotonda ; 
Batteri o Bacilli se di forma allungata; 
Vihrioni e ^^Hrilli se di forma curva e a- spira. 

Le ricerclie moderne su tutti questi esseri lianno condotto a 
trovare clie si tratta costantemente di vegetali, apparteuenti al 
gruppo delle schi.zojicee, a cui appartengono alghe efunghi. Come 
pero non e netta la separazione tra alglie e funglii, cosi anclie nei 
batteri non sempre e netta la loro origine dalle une o dagli altri, 
benclie la maggioranza possa ritenersi derivata dai secondi. 

Si e visto infatti che certc forme bacillari (come il b. della tuliercolosi) 
proclurrebbero im micelio, clei conidi, delle zigospore, le qnali si sviluppe- 



208 BATTERIOLOGIA 

rebbero in modo da serabrare risiiltauti dalla copula di cellule genitrici (Droba), 
e clie altre (come il b. del tifo) formano sferule con dentro, piccoli corpiccioli, 
quasi si trattasse di stilospore (Gamalei'a) ecc. 

Studiando poi tutti i singoli gruppi dei cocclii, dei batteri, dei 
bacilli, dei vibrioni, ecc, nei qnali si trovauo dei germi capaci di 
vivere in organismi viventi e di iicciderii, ossia i cosi detti germi 
patoffeni, e tenendo presenti i rapporti inorfologici di quest! con 
altri gernii banali, si e riuscito a- diniostrare die detti genni pato- 
geni liauno intima pareutela con altri, viventi nell'ainbiente, cioe 
con dei saproflti. 

Ora questo studio, a niio avviso, conduce a trovare nei singoli 
gruppi delle batteriacee dei capostipiti nei quali si riuniscono i 
caratteri raorfologici e biologici di tutto il gruppo, ai quali capo- 
stipiti si rit'eriscono anclie i caratteri del batterio patogeno, quello 
clie individualizza, per dir cosi, il gruppo stesso. 

Cosi la batteriologia cessa di essere un dizionario descrittivo- 
di una serie di germi distinti e separati tra di loro per caratteri 
diversi e supposti specifici, ma forma un tutto armonico con la 
Botanica e con la Zoologia. 



BATTERIOLOGIA 209 



Paete 1. 

PROPRIETA GENERALI DEI BATTERI 
E TECNICA BATTERIOLOGICA. 



I Batteri, dal puiito di vista della loro morfologia (struttura, 
forma, grandezza, ecc.) e della loro biologia (moviraento, riprodu- 
zione, manifestazioni diverse della vita attiva, comportamento 
verso gli agenti esterni) formano oggetto di studio di quella parte 
della microbiologia die dicesi « Batteriologia generale ». 

Ora, la conosceuza della morfologia e biologia generale di tali 
esseri, e uecessaria a conoscersi non solo dal biologo, ma auclie dal 
patologo e dall' igienista, poich^ senza di essa e impossibile farsi 
uu cliiaro concetto xlei caratteri di tutte le forme battericlie pa- 
togene. 

Quindi se, dal punto di vista pratico, lia assimto graudissima 
importanza quella parte della Batteriologia clie si occupa dello 
studio delle proprieta dei batteri, clie possono essere patogeui per 
I'uomo e per gli animali ; tuttavia lo studio di essi e della flora 
microbica dell'acqua, dell'aria, del suolo deve essere preceduto da 
quello delle proprieta generali dei batteri, pur dando maggior 
risalto ai patogeni in ispecie. 

Percio le proprieta dei germi saranno distinte per mezzo 

(lei caratteri microscopici, 

dei caratteri colturali, 

del modo di comportarsi verso gli agenti fisici e chimici, 

di proirrieta Inologiclie speciali, 

del modo di comportarsi verso gli animali in cui vengono 
inoculati, 

del modo di comportarsi di fronte agli umori degli animali 
imnmnizzati o infetti. 

Ya da se poi clie, per farsi uu concetto di tutte queste pro- 
prieta, essendo necessario conoscere bene la tecnica batteriolo- 
gica, nello studio della parte generale della batteriologia, faremo 
entrare tutto quello della tecnica, die e necessario a conoscersi jier 
questo genere di ricerclie. 



210 BATTEaiOLOGIA 



Cap. I. 

rKOPRIP:TA DEI BATTERI 
DIMOSTRABILI COLL' ESAME MICROSCOPICO. 

A. — Soliizioui colorauti e preparati. 

Per le ricerche da eseguire a mezzo dello esauie inicro.scopico 
ci serviamo in genere di preparati colorati e di prei)arati a fre.sco 
o a goccia peudentc. 

Le ricerclie a mezzo di preparati colorati si possono distiii- 
guere in: 

1° ricerche mcdianie coJorazioni .sjH-cifichc, ossia mediaute 
procedimenti coi qnali si distingue e si diagnostica solo uu dato 
microrganismo fmetodi di colorazione del hacillo delta tuber col osi J; 

2*^ ricerche mediaute colorazioni apeciali^ ossia mediante pro- 
cedimenti coi quali si riescono a mettere in evidenza caratteri 
liropri di un solo microrganismo o di nn dato gruppo di mlcror- 
ganismi fmetodi di colorazione del hacillo della difterite, del (jono- 
cocco e del diplococco); 

3" ricerche mediante colorazioni comuni, nelle quali rientrano 
i metodi ordinari di colorazione, die non dovrebbero a\ere lo scopo 
di condurre a diagnosi special!, come ordinariameute si crede, ma 
solo di mettere suHa strada per le ulteriori ricerche. 

La colorazione del materiale non e pero die I'ultimo atto di una 
serie di procedimenti, die conducono al completo allestimento del 
preparato. 

I. Pi'eparaziono dollc »«oliizioni culoranli. 

Le sostanze coloranti che adoperiamo in batteriologia sono fatte in genere 
con colori basici di anilina, raramente con colori acidi. 
Con questi colori si fanno: 

a) sohizioni semplici acquose (colore 1, acqua distillata 100) ; 

b) soluzioni idroalcooUche, composte di una parte di coloi-c, dieci di 
alcool a 90°, e novanta di acqua distillata; 

c) soluzioni mordenzate, nelle quali all" acqua e sostituita la soluzione 
acquosa di un mordente, per es. : di acido fenico al 5 7,„ o di potassa 
all'l "/no o delP acqua di anilina (che si fa sbattendo per 5 miunti da 3 a 5 cmc. 
di olio di anilina in 100 cmc. di acqua distillata e quindi filtrando su filtio 
bagnato;. 



BATTERIOLOGIA 211 

Le soluzioni coloninti piii in uso sono le Idroalcooliclie e le mordenzate, ed esse nella 
l)ratic'a si fanno assai rapidauiente partendo da una soluzione alcoolica satura del colore 
<25 fi'i'. di colore e 100 cuic. di alcool assolutoi di cui si prelevano 10 cnic. e si aggiungono 
a 100 di acqua o di una soluzione mordenzata. Cosi si ottengono il lifjuido di Zielil, o fiicsina 
fenica, i]uello di Ehrlich o violetto di genziana all'ac<ina di anilina. di Lijffler o bleu alia po- 
tassa, ecc. 

II liqnido di Ziehl risulta di 1 gr. di fucsina. 10 cine, di alcool assolnto, e 90 di una solu- 
zione di acido fenico al 5 V^- 

II liquido di Ehrlich t- costituito da 1 gr. di violetto di genziana, 10 cnic. di alcool e 90 di 
acijua di anilina. Siccor.ie poi (jiiesto liquido si altera molto facilmente, si suole farlo volta a 
volta bagnando una bacchetta di vetro in una soluzione alcoolica satura di violetto di gen- 
ziana, e niettendone tante gocce in aequa d'anilina, posta in una capsula di porcellana, finche 
sulla superticie del liquido si t'onua una pellicola a r'tlessi nietallici. persistente. 

Quaudo si precede a colorazioni complesse, spesso bisogna servirsi anche 
di liqiiidi decoloranti, die possoao esseve rappreseutati o da una soluzione 
iicquosa di acido solforico dal 5 al 20 " „ o di acido nitrico dal IC al 33 "/o) 
o dal liquido del Lugol, che si ottiene sciogliendo in .300 gi". di acqna distil- 
lata 2-3 gT. di joduro pofcassico e 1 gr. di jodio. 



II. — Allestiiiienio del preparato. 

PREPARATI COI.ORATI. 

Distendimento del matcriale. — Per allestire i preparati coloratl bisogua con 
un ago di platino sterilizzato (v. Parte I, Cap. Ill), foggiato ad ansa nieglio 
•i-lie dritto (fig. 98), prelevare nn po' del niateriale coutenente i germi e porlo 



-4- 



Jig. 9K. 

sopra un vetrino coproggetti pulito (ossia lavato in acqua e in alcool o uieglio 
aucora sgrassato con potassa (v. Parte I, Cap II, colorazioue delle cigiia) (1), 
distenderlo bene sul vetrino stesso, tenuto con una pinza, scegliendo fra le di- 
verse pinze quelle che piti si prestano, quali le piuze del Cornet (v. culture 
aerobi a goccia pendente) o di Koch o, in mancauza di meglio, le pinze co- 
niuni a punte piatte o curve. 

Invece dei vetrini coproggetti, si possono adoperare anche i portoggetti, 
■come ha consigliato il Neisser sino dal 1888 ; in tal caso e meglio deporre 
il raateriale da una parte, in maniera da poter tenero il vetrino seiiza bi- 
sogno di pinze, e senza che il materiale o il colore sporchiuo le mani. 

(1) Se il vetrino non i- ben pulito, il materiale si distende male, cioe a blocchi. a zone, 
■e quindi il preparato riesce sjiorco. 



2J2 BATTERIOLOGIA 

Quiinrto il nuiteriale e sospeso in un liquido, basta raecoglierne un poco e disteuderlo con 
I'ai^o ili platino o col bonlo di un vetrino; se per6 il niateriale e molto denso e non si potesse 
ue eniulsionare ne fiammentare coll' ago di ])latiuo. si puo traspoitailo in un uiortaino pre- 
cedentenieute lavato con alcool, sterilizzato niediante I'aecensione di quel po' di alcool che 
riniane snlle paieti del recipiente vuotato. Peio e senipre meglio tentare di scliiaeciailo t'la 
due poitoggetti, lavati e sterilizzati piecedentemeute alia flanima. cio che geneialmente sempie 
riesce. Se si tiatta di organi, e utile spappolare I'organo in una capsula di Petri a mezzo di una 
forbice curva, e poi prelevare una quantita detemiinata della polpa colFago di platino e fame 
preparati comuui ; oppnre passare sulla superfieie di taglio il bordo di un vetiino e strisciame 
la parte sporca su altri portoggetti posti sopra un foglio di carta bibula. tenendo, mentre si 
striscia. una delle estremita fenna col dito indice della mano sinistra. 

E bene, pero, iniparare a servirsi dei coproggetti, limitanclo 1" uso dei 
portoggetti a quei caai in cui h necessario schiacciare il materiale, per es.,. 
per I'esaine degli sputi, nella polpa degli organi, ecc. 

Essiccamento. — Comunqne fatto, il prcparato si essicca, generalmente 
alia fiamma, operando opportunamente per non bruciarlo. La regola sarebbe 
di essiccarlo a 65 cm. di distanza da una comune fiamma Bunsen, o a 35-40 da 
una comune fiamma ad alcool; pero nella pratica questa regola non si segue, 
lo, per es., preferisco una piccola fiammella luminosa, e mi regolo dal calore 
cbe puo sopportare la mano. 

Aleuni usano anche ogni tanto poggiare la superticie inferiore del vetrino suU'eniinenza 
tenai' per vcdere se 6 troppo caldo, o poco caldo ; ma (piesta piatica non 6 consigliabile in labo- 
ratori di batteriologia, s]>ecialmente se si colorano materiali contenonti germi jiatogeni. 

In qnalclie caso soltanto Tessiccamento si fa alia temperatura ambiente sotto una cam])ana, 
o in essiccatori ad acido solforico : per es.. nel prei)arare il materiale per la dimostrazione 
delle ciglia batteriehe. 

Fissazione. — II materiale seccato deve lissarsi al votrino,. altri luenti 
quando si aggiunge il colore si distaccano i batteri e nnotano nel liquido, sicche 
puo succedere che, nel lavare il preparato, veugono in gran parte portati via 
coU'acqua di lavaggio. 

La fissazione si fa generalmente alia fiamma. Alcnni passano il vetrina 
per tre volte attra verso a una fiamma Bunsen o ad alcool; ma questo metoda 
di fissazione non e con.sigliabile. 

Molto meglio e seguire la regola dello Jolme, cioi' passare sulla fiunima tre 
volte il vetrino (se si tratta di un vetrino portoggetti, meglio quattro) alia 
distanza di circa 1 secondo una volta dall'altra, descrivendo ogni volta un 
cerchio verticale avente pressoche il diametro di un piede. 

Xon e necessario sostituire la iissazione alia tiamma con (juella mediaute alcool assoluto, 
od alcool ed etere, salvo che si tratti di colorare batteri endocellulari. (Juaudo. per es.. si 
colora il meningoeocco di Weichselbaimi o il gonococco di Xeisser nel litpiido cefalorachidiano' 
I'uno, nel pus blenorragico I'altro, la fissazione nell' alcool c ])referibile. sebbene non indi- 
.spensabile. 

Colorazionc. — II materiale seccato e fissato si colora. Per ci5 si im- 
inerge il vetrino nella soluzione colorante contenuta in una capsuletta fonda 
(non piana) o in bicchierino di vetro adatto (Becber), quindi si riscalda il 
liquido sino a che si vedono svolgere dei vapori dalla sna superfieie. Piii 
rapidaraente si procede cosi : a mezzo di una bottiglia contagocce in cui si 
tiene la sostanza colorante. si vorsano alcune gocce sulla superfieie del vetrino 



BATTERIOLOGIA 213 

in cui si tvova il preparato, e poi questo si awicina ad una fiauima, clie 
non deve easere molto alta, pevche allora il liquido evapora rapidamente e 
il colore rimane depositato siil preparato. 

Si badi che il liquido colorante copra tutto il preparato, versaudo non 
una sola, ma piii gocce ; cosi si evita che rimangano sul vetrino dei cerchi 
<li colore depositatosi ai bordi della goccia. Appena si svolgono dei vapori 
dal liquido colorante, il materiale si puo ritenere colorato. 

Si pud ancbe riscaldare il liquido in una vaschetta di porcellana, iiuuier- 
gervi dentro il vetrino per qualche istante e poi toglierlo; ma tale procedi- 
mento e piii lungo e quindi meno pratico, nonostante sia certamente il migliore. 

Soltanto in qualche caso (per colorazioni differeuziali in genere) si porta 
la temperatura del liquido all'ebollizione. Allora o sempre meglio di porlo 
in capsule di porcellana, sorvegliaiido pero I'ebollizione per non veder saltar 
via colore e vetrino. In tutti i modi, in questi casi, servono ottiraamente i 
preparati sui portoggetti, sui quali man mano che il liquido, evapora, se 
ne versano nuove gocce. 

Quando si versa il liquido sui vetrini coproggetti o portoggetti, bisogna 
avere cura che il liquido non sgoccioli al di sotto del vetrino stesso, perche, 
evaporando la goccia sottostante, il colore si depositerebbe sulla superficie 
inferiore del vetrino imbrattandolo, e potrebbe colare lungo la pinza, spor- 
cando le mani, cio che e sempre una noia. 

Lavagqio. — Si butta I'eccesso di colore in un lavandino o in apposito 
recipiente, e poi si lava il vetrino o sotto un leggero getto di acqua comune, 
in maniera che non asporti del materiale, oppure in una bacinella contenente 
acqua pulita. 

Si puo auche adoperare acqua distillata, ma non e strettamente neces- 
sario se non per manipolazioni special!. 

Si noti che quando il preparato si lava sotto un getto d'acqua, va tenuto 
obliquamente sotto al getto stesso, con la superlicie in cui c' fe il materiale 
rivolta in sOpra, e che quando si lava in una bacinella non bisogna muo- 
vere il preparato di costa, tagliando I'acqua, ma di faccia, spostandolo con 
moviraento di va e vieni, servendosi del vetrino a guisa di paletta. 

In tutti e due i casi si abbia cura di lavare bene anche la parte che 
viene teniita con le pinze, poiche e sempre li che si accumula molto colore, 
il quale poi. togliendo il vetrino stesso dal lavaggio, si diffonde sul prepa- 
rato, e, nel caso si debba procedere a successivi lavaggi in alcool, tinge ra- 
pidamente I'alcool stesso, cosicche diventa impossibile percepire il momento 
in cui deve cessare I'azione del decolorante. 

Alcune volte si sopprime il lavaggio coU'acqua, e ci si contenta di buttar 
via I'eccesso di liquido, e di togliere il resto ponendo il vetrino di costa 
sopra un foglio di carta bibula. Pero questo procedimento e sempre seguito 
da ulteriori manipolazioni, dopo le quali si fa un lavaggio definitivo, e in 
ogni caso non costituisce la regola. (Yedi luetodo del Gram, pag. 224). 

II preparato lavato si pone fra due fogli di carta bibula e si asciuga pas- 
sando dolcemente I'eminenza tenar o ipotenar o il polpastrello del dito indice 
della mano destra sul foglio superiore della carta bibula. Poi con una pinza 



214 BATTEKIOLOGIA 

(o auche con le niaiii) si prende il preparato e si trasporta in altra parto 
clella carta bibula e si ripete Poperazione. 

Indusione. — Se non si deve procedere a decolorazioni, il preparato si 
riporta definitivamente siilla fiamma, ad opportuna distanza dalla stessa, e 
si secca del tiitto, tenendo sempre rivolta in alto la parte dove sta il ma- 
teriale. Poi si depone sopra un vetrino portoggetti una goccia di balsamo- 
del Canada diluito con xilolo (1) (3 parti di balsamo e 1 di xilolo), quindi 
vi si depone sopra il coproggetti con la parte in cui si trova il materiale 
rivolta in basso, e si comprime leggerinente con nn'unghia o con una bac- 
chettina di legno o di vetro pulita. 

Per pveparati da nou conservare, invece del balsamo si pun usare una 
goccia d'acqua ; per5 bisogna ricordare che Pacqua evapora presto e quindi 
una osservazione un po' lunga non si puo fare: sarebbd meglio, in tutti i 
casi, adoperare un po' di glicerina diluita. 

Decolor azione. — Se invece il materiale deve essere decolorato, si fa sgoc- 
ciolare il decolorante suUa superficie del vetrino dove si trova il materiale, 
tenendolo leggermente iuclinato sopra una bacinella, oppure si iunnerge dentro 
a un recipiente (cbe puo essere un comune vetrino da orologio) in cui si trova 
il decolorante, tenendolo sempre con le pinze, ove la durata delP'azione del 
decolorante debba essere breve (decolorazione con soluzioni acide), o lascian- 
dovelo cadere deutro, quando talc azione debba durare (jualcbe miniito (deco- 
lorazione con alcool). 

Quando il decolorante lui agito a sutHcieuza, il preparato si lava come 
dopo la prima color.-tzione e poi nello stesso modo si asciuga. 

E utile, nel caso si usi Palcool come decolorante, smuovere anche un 
poco il vetrino da orologio, che va posto sopra un fondo bianco (carta bi- 
bula, per es.), per vedere quaudo cessano di svolgersi nuvole di colore: tale 
operazione e inutile invece quando si usino come decoloranti gli acidi. 

Ricolorazione o colorazione di contrasto. — Dopo la decolorazione, se si 
vuole ricolorare il materiale che si h scoiorato, si versa sul vetl'ino seccato- 
qualche goccia di un colore di contrasto, cioh diverso dal primo c si scalda 
sino ai primi vapori, poi si lava, si asciuga e si include. 

Alcune volte e inutile scaldare la soluzione di contrasto, bastando farla 
agire a freddo: in tal caso Pazione del colore deve durare perb sempre un 
po' di pill (qualche niiuuto). 

PHKl'AllATI A KKESCO. 

Per fare i pre})arati a fresco basta diluire nn po' di materiale in una 
goccia di acqua distillata sterilizzata, o meglio in una goccia di soluzione di 
cloruro sodico al 0,75 "g sterilizzata, sopra un portoggetti e poi coprirlo col 
coproggetti, spalmando i bordi con paraffina se i preparati debbono durare 
piuttosto a lungo. 

Percio si scioglie uu po' di paraffina in nna capsuletta e con nn ago caldo- 
piegato a squadra se ne prendono piccole quantity die si stendono lateral- 

(1) II cloroforniio e la trementina seivoiu) iiieiio liciie peiclit- i iiip))arati si ilecoloraiio. 



BATTERIOLOGIA 



215 



meute alle coste del coproggetfci. Per avere una discreta chiusura si badi 
che il bordo del portoggetti sia asciutto; in ogni caso si ripassi suUa pa- 
raffina solidificata I'ago caldo. 



PREPARATI A GOCCIA PENDENTE, 



Per fare preparati a (jocc'ia pendente, occorrono dei vetriui portoggetti spe- 
ciali. Si possono adoperare 

1° le camera di Koch (fig. 99), che sono dei portoggetti con nn incavo: i 
liordi del vetrino si spalmaiio con vasellina (badando di non metterne troppa o 




poca), poi si prepara un coproggetti pulito e nel suo mezzo si depone una 
ansa del materiale contenente i geriiii. Qaindi si rovescia sul coproggetti il 
portoggetti in niodo che la goccia venga a corrispondere al centro dell'in- 
cavo, senza pero che ne tocchi il fondo. Poscia con rapido moviniento si 
rovescia il preparato in modo che il vetrino coproggetti rinianga soi)ra al 
portoggetti, badando in tale movimento di non fare colare la goccia lungo 
i bordi dell'incavo. La goccia pendente e ben fatta quando il vetrino co- 
proggetti e ben aderente al portoggetti a mezzo della vasellina (a) senza che 
rimanga alcun pnnto per cni possa peneti-are dell'aria, cio che porterebbe 
alia evaporazione della goccia pendente (1>) ; 

2" le camere di Bottcher (fig. 100) che sono dei portoggetti comnni (A) al 




tin. 100. 



cui centro si applica, a mezzo di paraffina o di balsamo del Canada, nn cer- 
chietto di vetro (C) a bordi smerigliati, che fa 1' nfficio dell'incavo delle 
camere di Koch. Del resto la preparazione si fa come per allestire i 



216 BATTKRIOLOGIA 

preparati nei vetrini di Koch: la goccia (P) devc rimanere sospesa sotto 
il coproggetti iB). 

3° le camere di Eauvier (fig. 101), che sono vetrini coproggetti central- 
iiiente provvisti di una incavatura circolare, che delimita una colonnina 




tig. 101. 

appena appena piii bassa della superlicie del vetrino portoggetti. I bordi del 
vetrino si spalmano di vasellina; stiUa colonnina si depone una goccia del 
liqnido in cui si trovano i geriui; quindi si pone sul vetrino portoggetti un 
coproggetti bene pnlito, badando che la vasellina formi uno strato continno 
tra coproggetti e portoggetti in niodo da impedire I'entrata dell'aria. 

Fra tutu iiuesti luetotU rultimo ilescntto sarebbe il niigliore, i)erche lo stiato del liqiiitlo 
ha uno spessoie uniforme: pero i genni riniangono sparsi in esso e non e sempre possibile 
fissare 1' attenzione su qualcuno di essi per vedere sc sono niobili, mentre nsando gli altii 
due metodi le forme die permettono tale constatazione si trovano presso i bordi della goccia. 
Dippiii a volte il liquido cola lungo la colonnetta e si riduce a poca cosa, ci6 che ostacola le 
ulteriori osservazioni. 

NeUa pratica quindi si ricori-e al primo procedimento : Tunica difflcolta sta nel mettere a 
fuoco il preparato. s))ecialnient« quando si debbono fare csservazioni a forte ingrandimento, 
come e quasi semijre il caso. 

Alcuui cousigliano di trovare il bordo della goccia. osservaudo jirima con deboli ingrau- 
dimenti, e stringendo bene il diafrarama al di sotto del tiivolino del microscopic, poi sosti- 
tuire Tobbiettivo a forte ingrandimento e mettere a fuoco nello stesso punto, con opportuni 
movimeuti della vita micrometrica. 

E pero molto lueglio mettere a fuoco addirittura il bordo del vetrino la dove si trova la 
vasellina, poi spostare a poco a ])oco il vetrino finche si vede comparire una linea scura o 
chiara che attraversa il campo microscopico. Quaudo si e visto questa linea, si ferma il i)re- 
parato, e si gira la vite micrometrica iu nn senso o nell'altro, fino a che la linea diventa 
netta, ossia appare evidente il bordo della goccia. Si fissa bene I'attenzione su quel punto e. 
se vi sono germi, si vedranuo aftbllar.si lungo la linea stessa. Si adatta allora opportunamente 
il diaframma in modo da illuminare sufticientemente, ma non troppo, il preparato e poi si 
sposta ancora il vetrino per osservare i germi all'interno del bordo, poichfe al bordo stesso 
facilmente, se si tratta di germi mobili, si immobilizzano e si aggruppano. 

In genere non sarebbe necessario osservare le gocce pendenti, come comunemente si fa, 
usando obbiettivi a immersione: ma oramai e cosi dift'uso I'uso di adoperare queste lenti. che 
e impossibile toglieilo. 

Ad ogni modo giova ricordare clie con I'obb. 8* Kor. e il 4 ocul. si rivelano benissimo e 
la disposizione e la mobilita dei germi. vale a dire tutto quello che si puo rlcavare per i bisogni 
pratici dai preparati cosi fatti. 

Qualunque sia ad ogni rnodo la tecnica usata, bisogna ricordare che il 
materiale da esaminarsi deve essere sospeso in un liquido. Se si tratta di 
brodocolture, bastu disporne un'ansa sul coproggetti; se invece si tratta 
di patine batteriche, si prelevano con nn ago dritto piccole quantity di esse, 



BATTEKIOLOGIA 217 

si emulsiouauo in una piccola gocciolina di acqiia, posta precedeutemeute 
8ul vetrino, badando di dare la preferenza alP acqua distillata sterilizzata, 
o alia soluzione di cloruro sodico al 0,85 % . Si pub anche adoperare I'acqiia 
potabile, che in ogni caso h da preferirsi alia cornune acqua distillata dei 
laboratori, la qnale h sempre ricca di germi (Giinther). 

B. — Morfologia dei batteri. 

Per mezzo dell' esaiue inicroscopico si studiauo la forma, la 
grandezza, la disposizione, i caratteri del contenuto e del conte- 
nente dei germi. 

Per lo studio della forma del contenuto e del contenente, si fanno pie- 
parati colorati, che si allestiscono col metodo delle colorazioni semplici. Essi 
servono anche per giudicare della grandezza dei germi: bisogna pero indi- 
care il modo d'inclusione di tali preparati, poichfe i diametri dei batteri in- 
clusi in acqua sono superiori a quelli degli stessi inclusi in balsamo, stando 
uel rapporto di tre a due. 

Per la disposizioae dei germi si possono fare preparati a fresco, ma e 
-assai meglio servirsi dei preparati a goccia pendente (v. pag. 215). 

1. GrRANDEzzA. — Quaiito alia grandezza, quelli rotondi o 






(a) 






A 







is 



id) 









tiy-. lOJ. 
(ila Kolle e Wassorniium). 



218 



BATTEKIOLOGIA 



cocclii si i)reseiitauo di nua grandezza varia (tig-. 102 a, />, c, dj; vi sono 
.IpIIo, forme piccolissime, per es. jjl 0,2, e delle altre grandi siiio a p. 2,3. 



^^■■^^ 












----OS 



(?» 



(«) 













(d) 



■ ' / tiK. 103. 

(«. /<, c ilu Kx)ll(' !■ Wassciiiiaiin : </. oii^iiiale). 

Auche i bacilli hanno grandezze svariate (fig. 103 «, ?>, c, d): tra 
i bacilli patogeui il piii grande e qnello del carboncliio, die misiira 
ill limghezza 2 \i. e il piii piccolo e qnello deir influenza clie lia di- 
niensioni 10 volte minori; ve ne sono poi dei grandissimi, (fra i 
l)anali alcuni Inuglii persino 30 |j. e larglii 4 jjl) e dei piccolissimi, 
tanto piccoli da essere addirittnra invisibili, sicconie recenti stndi 
tendono a dimostrare. 

Anclie le forme curve espirulari hanno dimensioni svariatissime 
(flg. 104 ff, h): le forme piii grosse si troverebbero tra gii spirilli. 



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li-. \()i. 



(da Kcillo e W'as-e niiaii). 



BATTERIOLOGIA -iU 

2. FoKMA. — Lii forma dei batteri si jnio riportare a due tipi 
principali: la sfera (v. tig. 102 1, e il cilindro dritto {\. fig. 103)o curvo 
(v. fig. 104:). Se perb la forma di ogni batterio si pub riportare a 
uuo di questi due tipi, nei casi spociali essa preseuta molte moda- 
lita; per es. tra i batteri, in alcuiii, semiuati in terreui nutritivi so- 
lidi, primeggiano le forme a diametro lungo, altri rimangono corti 
e tozzi (coccobatteri) (v. fig. lOo-a) e altri assumono perfino I'aspetto 
di filamenti clie alcuiie volte appaiouo anclie ramificati (v. Parte II, 
gruppo strejHotrix^. 

3. DisposizioNE. — 111 quanto alia disposizione, le forme ro- 
tonde si dispoiigouo per lo piii a gnippi di due di piii, a catena o 
ad ammassi (v. fig. 102): le forme alliiiigate sono isolate o disposte 
a filamenti seriali < v. fig. 10->), o aiiche come i rami di un albero 
{streptotrix). 

i. CoNTENENTE E coNTENUTO — I carattexi del contenuto e 
quelli del coutenente dei batteri oggetto di studi recentissimi, 
staiino a dimostrare clie la striittura di questi esseri e quella di 
una eellula di fuugo o di alga. 

Xoii si pub qiiiudi iiiii intenderli come granuli nel seiiso di 
Altmann ne come protoplasmi privi di nuclei, ne come semplici 
nuclei, come voleva il Biitschli. 

Gia vari autori avevano atfermato die ciascun batterio doveva 
essere rappresentato da un corpo iiucleare riAestito.di protoplasma; 
e si considerava per nucleo tutta la parte del batterio ordinaria- 
mente colorabile, e per protoplasma uno straterello periferico iiivi- 
sibileeincoloiabile come le ciglia, per lo piii confuso con la capsula. 

Certo, a voler negare I'esistenza del nucleo nei batteri, come 
ancora oggidi si fa da qualcuno, da un lato si urta coutro tutte le 
leggi della biologia, clie riconoscono in ogni celhila vivente e mol- 
tiplicantesi la presenza di questo corpo, e dall'altro contro i risul- 
tati cui ha condotto la cliimica biologica, dai quali appare la i)Os- 
sibilita di estrarre dal corpo batterico delle nucleine, e in quantita 
auclie rilevante. 

D'altro canto, ammessa la presenza del nucleo; noii era possibile 
discoiioscere la presenza del protoplasma, iioiche iion si conoscono 
cellule viventi e moltiplicantisi rappresentate dal solo nucleo. 

a) Coutenente o capsnhi. — Gia vari autori avevano iiotato 
die opportunamente coloraiido i batteri (specie con alcuni metodi 
di colorazione delle ciglia) oltre alia cosi detta membrana l)at- 
terica (ossia al limite apparentc di ciascun microbo die si mette 
ill evideiiza con le comuni colorazioni), si ])oteva colorare uno 



220 BATTERIOLOGIA 

strato pill o meuo spesso, a volte completanieute avvolgente 
<fig-. 105) il gerrne, a volte solo dimostrabile nei puiiti di uuione 
tra eerme e cerme. 



($ 








fi^'. 105. 
(da ]!inaglii) (dii Ilordoiii-ltlVediiz/i) 

E questo strato, clie preseiitava la stessa ditticolti\ di colora- 
zione delle ciglia, veniva iiiterpretato dagli uni come protoplasina, 
dagli altri coine imo strato perimembraiiaceo gelatiiioso. 

E poiclie ora si trovava oro no, ma piii specialmente era facile 
riuveuirlo nelle forme parasitarie molti[)licaiitisi uei tessuti, era 
la seconda ipotesi quella clie incontrava maggior favore; per cui si 
riteneva o come un rigonfiamento della capsula batterica. o addi- 
rittura come una modificazioue degli strati periferici del germe 
sotto I'azione dei liqnidi batteriolitici. 

Le ricerclie del Fischer fiitte per mezzo della plasmolisi con so- 
luzione di cloraro sodico al 25 " „ o nitrato potassico al 5 " „ dimo- 
stravano pero la presenza di uno strato piii intenio rispetto a 
quello gelatinoso, al quale strato piii interno spettava il nome di 
inembrana. 

Bisognerel)be quiudi a rigor di termini interpretare la mem- 
brana batterica costituita di due strati, di cui 1' interno costante- 
mente visibile e ben colorabile e Pesterno difficilmente tingibile. 

A questi due strati della membrana il Kemstler e il Busquet 
•diedero il nome di strato cuticolare e di strato gelatinoso, e cosi 
va intesa la membrana batterica, secondo i recentissimi studi del 
Grimme. 

b) Contenuto o nucleo del BiitschU. — Gia fin dalle ricerclie 
■di (luegli autori clie andavano trovando iiel contenuto dei bat- 
teri dei corju ora colorabili con un colore ora no, dei punti tin-gi- 



BATTERIOLOGIA 221 

bill cou i coloii iiucleari, del tratti diportantisi in iin inodo piut- 
tosto clieiii nnaltro, rispetto a determinati processi di colorazioiie, 
si comprese clic il corpo batterico iioii poteva essere soltauto co- 
stitiiito da una massa alveolare spongiosa piii densa all'internO' 
clie all'esterno, come voleva il Biitsclili. 

E oggidi clie gli stndi sono tauto progreditij ,si pub atferniare 
esistere nel contenuto batterico gii identici element! clie esistono 
nel corpo di tutte le cellule vegetali e specialmente delle alghe e 
del fungiii. 

AH' interno dello strato cuticolare della membraua si rico- 
nosce la presenza del protoplasma (citoplasma o protopltisma 
periferico) e nel contenuto sono dimostrabili grassi (fig. lOG a),. 




tig. 10(J ((l;i (Iriiiiine) 

glicogeno (b), granuli albuminoidei o cor[)uscoli nietacromatici di 
Babes, ipnnti oscuri nella fig. lOO-r) inter[)retati come nuclei dal 
Xakauislii (punti cliiari nella fig. KMJ-c) piii aiicora un corpo spe- 
ciale, clie difficilmente si riesce a. vedere iielle cellule in attivita di 
sviluppo, ma clie pero si pub dimostrare in quelle in riposo e in 
quelle in sporificazione, e clie sarebbeil nucleo scoperto dal Meyer, 
(liuindi, a voler oggidi dare una definizione della cellula batte- 
rica, bisogiierebbe dire clie si tratta di una celhila vegetale con 
membrana bistratificata, cou un nucleo, i suoi vacuoli, e gli ali- 
menti di riserva. 

La presexza della membraxa si dimostra coi nietodi di ricerca della cap- 
sula batterica, capsula che si era finora distinta in falsa, reale e vera: inten- 
dendo per falsa quella che si forniava nell'interno dei tessiiti per una sup- 
posta giustapposizione di sostanze albuniinoidee o colloidi ; per vera qnella 
che accompagna i germi non solo nei tessuti ma anche nelle culture; per 
reale queUa di cui sono forniti ordinariamente alcuni germi o che possono 
anche formare quando sono coltivati in condizioni speciali, come e per il b. 
del carbonchio in liquid! contenenti arsenico: questa specie di caj)sula sta- 
rebbe a indicare un organo di protoziono. 



222 BATTERIOLOGIA 

La miiosTEAZiONE DELLA tAPSULA viene fatta eon tUversi procedimenti. tra cui i piii alia 
•mano erano c sono i seguenti : 

a) per la colorazione della eapmla falsa e reale. 

1. II preparato seccato e flssato si immerge in acido acetico 1-2 Vo per 4-") minuti ; poi si 
lava e si colora a caldo in violetto dl Ehrlich: si lava in alcool forte, poi in acqua : si colora 
a caldo in eosina sol. acq. 1 "A; si lava e si include. 

2. Sul preparato, seccato e tissato, si versa una soluzione alcoolica satura di violetto di 
o-enziana; si scalda leggermente, badando che I'alcool nou prenda luoco, e die uon evapori 
troppo, perclie allora rimane una patina di colore sul preparato. che ne resta completamente 
■coperto ; si lava rapidamente sotto nn getto di acfpia ; si asciuga subito con carta bibula, si 
secca e si include: le capsule rimangono colorate in viola pallido o scolorate, nia bene visibili : 
11 corpo batterico rimane colorato in violetto. 

3. Sul preparato seccato e fissato si versan*) alcune gocce di una soluzione acetica di 
Dalilia (acido acetico cnic. 50, acqua ICO e violetto di Dablia a saturazione) e si scalda; si 
lava, si secca e si osserva. 

b) colorazione della capsula vera. 

K facile dimostrare, con qualaniiue colorazione, speciahiieute adoperaudo soluzioni mor- 
denzate. (fucsiiia carbolica diluita) la pie.seuza dello strato cuticolare; (juella dello strato ge- 
latinoso non si dimostra ch cou metodi estremamente difficoltosi. come qucUo del Bunge per 
la colorazione delle ciglia. 

Si puo teutare anche il proeediniento del IJoui, clie sarebbe piii alia uiano, ma die per 
■quanto ci eonsta non riesce cosi facilniente come dice I'autore. 

A tal uopo si diluisce il materiale iu una goccia di albume di novo gliceriiiato (lui albume 
in 50 cnic. di glicerina con 2 goccie di formalinal si secca e si tissa il prei)arato ; si colora col 
liquido di Ziehl per 20-30 secoudi ; si lava in acqua : si asciuga e poi si ricolora per 4-G minuti 
con lii|nid(i di Liiftier: si lava anrora, si asciuga e si moiita in balsamo. 

La PRESEXZ.V di UX COXTENUTO DIFFERENZIATO XEI,LA CELIAL.^ 15.\TTE- 

KiC.^ si stadia per mezzo di rnia serie di colorazioni piii o nieno coiuplesse. 

Recenti studi hanno dimostrato che lui batteri giovaui con la formol- 
fucsina (Griimue) si colora quclla parte del i)rotoplasma che preude il nome 
di citoj)lasma c che nei batteri vecchi degeuerati si riduce ad amiuassi, a piinti, 
che si alternano con zone di grasso scolorate. Qiieste poi si colorano col Su- 
dan III in soluzione alcoolica, mentre rimangono scolorati i vacuoli. Con il 
iodio poi si mette bene in evidenza il glicogeno al centre e ai poli delle 
cellule, e mediaute opportani reattivi microchimici, si riesce a dimostrare che 
i COST detti corpuscoli metacromatici del Babes sono sostanze albuminoidee. 

Tutti questi particolari nel contenuto del germe ordinariamente per5 non 
si mettono in evidenza, perchfe se essi hanno importanza per uno studio 
raorfologico hno, poco o nulla iniportano per la pratica diagnostica. 

Si usano invece a questo scopo dei processi di colorazione piu o meno com- 
plessi, cioe : 

P Colorazione col 7netodo del Gram. — Si dice che resi.stono al raetodo 
del Gram quel germi che rimangono colorati in violetto o bleu nero; che non 
resistono quelli che si scolorano o si colorano col colore di contrasto; perb 
ve n" h sempre qualcuno che non h ben chiaro se si diporti sempre in un modo 
o nelPaltro; per cui, volendo, per es., in riguardo al metodo del Gram, distin- 
guere i germi in due gruppi, non e possibile, essendovi il b. del carbouchio sin- 
tomatico, quello delFedemamaligno, qviello della paste (!) e quello della morva(!) 
che si diportano in modo dubbio, sebbene sitenda dai piu ad ammettere che si di- 
portino negativamente (e cos\ uoi crediamo) come risulta dal eeguente quadro: 



BATTERIOLOGIA 



223 



Tab. 9. 



Resistono Si scolorano ; ma qualche 

ossia rimangono colorati in autore ritiene che possano 

nero o bleu nero rimanere colorati 



Non resistono 
ossia si scolorano o si colo- 
rano con la soluzione di 
contrasto 



Actinomyces bovis 

( umana 
B. tubercoJosi ' 

' aviaria 

B. lepra 

B. flifterite 

15. carboncliio ematico 

IJ. tetano 

Stalilococco piogene 

Dipiococcodellapolmonite 



B. carboncllio sintomatico 
B. edema maligno 
B. peste 
B. morva 



B. tifo 

B. coll 

B. influenza 

Vibrione colerigeno 

Spirillo febbre ricorrente 

Gonococco Neisser 



In genere si puo quindi riteiieve senipre in riguardo ai gernii pato- 
geni, che: 

1° resistono : tiitti i 'cocchi nieno il (jonococco; i bacilli (sporigeui) nieno 
V edema e il carh. sintomatico : Ic streptoblirix, non la morva e la peste; 

2° non resistono: tntti i batteri (nel senso di Lrliinauu-Xcuniann) e tutti 
i vibrioni, e lo spirillo di Obermeyer. 

Questo procedimento si ritenne siieclfico della niembrana batterica, ma poi si e vediito che 
nella colorazione del blastomiceti, anche dope aver dlgerito la luembrana. il colore limane lo 
stesso : cosi pure I'opinicne clie esso fo.sse una colorazione specifiea del glicogeno e caduta. 
]>ercli6 estraendo questo dalle cellule colorate, il colore riiuane lo stesso. Trattasi di una colo- 
razione del citoplasma batterico, anzi di (jTielle parti del medesimo che e possibile distruggere 
col disseccauiento e con la prolungata azione del calore. Queste sostanze ancora ignote libere- 
rebbero I'acido dalla pararosanilina, la quale si conibinerebbe stabilmente coll' iodio e darebbe 
luogo con essa a un eori>o non attaccabile ni' dair HCl ne dalla potassa all' i "/o ne dal car- 
bonate sodico al 5 °/o ^ difficilmente solubile nell'ali ool. 

A parte 1' influenza del processo di fissazione la quale realmente nou esiste, c certo cbe 
i genni resistono piii o meno a seconda del materiale da cui provengouo ; cosi quelli che pro- 
vengono dal pus si scolorano ineno facilmente di quelli che provengouo da culture e lo stesso 
accade se si usano soluzioni molto concentrate e si fanuo agire a lungo ; in genere i gernii 
giovani in attivita di sviluppo sono piii resistenti, meno quelli nello stato di i-iposo, e nieuo 
ancora (pielli in via di degenerazionc. 

Qiiesti ultimi anzi si possono. secondo Grimme. riconoscere colorandoli col (ir:iiii. sia 



\ 



'•0«t«^ 



fig. lUT (da (iriiiiniei. 



perehfe rimangono colorati a tratti, o ai soli poll, siccht- appaiono come articolati, (Bg. 107) 
sia perche basta appena far agire quaklie secondo I'alcool perche si decolorino del tutto. 



224 



BATTERIOLOGIA 



Per colorai'p tol laetoilo del 
Secondo Grain. 
1 . si inimerge in liquirto di 
Klirlieh f si riscalda sino 
ai juiini vapori. 



2. si toglie I'eccesso di colore 
sgocciolando il vetrino sn 
carta bibiila. 

3. si sgocciola sopra del li- 
quido del Lugol per 30"- 
1 minute sino a colorito 
bruno del preparato e poi 
si lava in acqua. 

4. si sgocciola sopra deH'alcool 
assoluto ; si lava in iiccjua, 
si secca. 



Gram si opera cosi: 
Secondo noi. 



sino a clie il liqnido boUe 
per 1 minnto e in recipiente 
coperto. 
. Idem. 



:!. si immerge in liquido di 
Lugol, ove si tiene per 30 se- 
eondi e si lava. 



Secondo Griitime. 
1, si immerge in liquido dt 
Ehrlicb bollente per 2 se- 
cond i. 



3. si inunerge in li(iiiido di 
Lugol per 2 prinii. 



4. si inunerge in alcool asso- 
luto per I juimo. 



. .si immerge in alcool as- 
soluto per pocbi secondi. si 
lava in acqua, si ricolora 
sempre con colore di con- 
trasto in sol. acq. di ve- 
suvina i. Vo i **' lava, si sec- 
ca, ecc. 

II metodo del Gram ha pen") subito niolte modificazioui, perobi' gli antori cercarono di far 
resistere stabilmente tutti (piei germi cbe resistouo poco, o male, e clie secoiulo alcuni si di- 
portano positivamente, secondo altri negativamente. Cosi si sono indicati procedimenti del 
Gram con sostituzione della sostanza colorante (violetto fenico secondo Mericux ; bleu t'enico 
od ammoniacale secondo Kiilme ; tionina lenica secondo XicoUe) o con sostituzione dei docolo- 
ranti (olio di anilina secondo Weigert, alcool acetonato secondo Xicollc, alcool cloridi'ico se- 
condo Giinther, acido picrico secondo Claudius, ecc). 

Dopo le ricerclie fatte sul suo meccanismo essendo pero accertato clie per la buona liu- 
scita del metodo e assolutameute necessario usare quel colori clie liauno maggiore .atfinita 
coU'iodio e quindi quelli cbe appartengono al gruppo delle pararosaline (violetto di genziana, 
violetto di metile, bleu vittoria) tutte le modiKcazioni con sostituzione di fucsina, bleu di nieti- 
lene, vesuvina debbono assolutamento scartarsi. D'altro eanto si 6 visto cbe I'azioue solvente 
degli alcool sulla sostanza colorante clie si forma e quindi I'azione decolorante decresce man 
mano cbe ci allontaniamo dall'alcool etilico per avvicinarci ad alcool di ])eso niolecolare snjie- 
liore : quindi tutti quel metodi in cui 1' alcool etilico e sostituito sono meno adatti. 

La sostituzione dell'alcool con altre sostanze si puo applicare pero nel ca.so di licerca dei 
bacilli nei tessuti, dove altre cause possono influire percbe I'alcool non esplicbi la sua azione, 
o la esplicbi tropj)© potentemente: servono bene tra gli altri quello di "Weigert e <|uello di 
Claudius. 

Ad ogni modo dopi) la decolorazioue e utile praticare una seeonda colorazione con un 
colore di contrasto giallo o rosa. percbe quel germi cbe non banno resistito si colorano con 
questa, e quindi si rendono visibili. Anche quelli cbe hanno trattenuto il colore debolmente, 
c cbe quindi parrebbero resistere. prendono il niiovo colore e cosi dimostrano un (■om))orta- 
mento negative rispetto al Gram. 

D'.altro canto, con le colorazioni di contrasto bene sjiesso si colora ancbe la capsula (falsa), 
per cui il gei-me assume caratteri cbe lo rendono piii facilmente jdentificabile. 

2'' Colorazione dei granuli metacromatici. — I granuli metacromatici, o 
albuminoidi, sono molto importanti a cercarsi, perch^ esi.steudo in certi germi 
patogeni, come il bacillo della difterite, sono di grande ausilio alia diagnosi 
estemporanea. 

Si conoscono metodi di ricerca generali dei medesimi, fra cui quello piu 
recente del Grimme: pero, dal punto di vista diagnostico, va attribuita 



BATTERIOLOGIA 225 

maggior importanza a quel luetodi, che sevvono a luetterli in evideuza in 
singoli germi, E per ora tali metodi si riferiscono solo ai batteri della dif- 
terite e del tifo. 

Per il b. difterico si conoscono il metodo del Crouch, del Bronstein, del 
Neisser, del Piorkowski, del Fischer, tra i quali il migliore e il pifi general- 
meate usato h il procedimento del Neisser, dacch^ gli altri colorano i granuli 
non sempre in modo ben differenziabile dal resto del protoplasma. 

II metodo del Neisser consisteva originaluieiite iiel trattare, per 1-3 secondi, il preparato 
seecato e rtssato a freddo con una soluzione idro-aleoolico-aeetica di bleu di metilene e dope 
lavaggio iu acqua passarlo in soluzione acquosa di vesuvina per 3-5 secondi, quindi lavarlo 
essicarlo e includerlo. 

Le due soluzioiii sono le segueuti : 

Turchiuo di metilene gr. 1 '', 

Alcool a 9(5" cine. 20 ( 

Acido acetieo » 50 I 

Acqua distillata » 950 / 

Vesuvina gr. 2 j 

Acqua distillata » 1000 * ^ 

Perd e Ijene ogui volta che si fanno tali liquiili stabilire la durata dell'azione di ambedue, 
poiclic i limiti indicati dall'autore non sempre coirispondono. L'esperienza ci ha insegnato 
che in ogni caso 6 meglio fare agire 30 secondi la soluzione J. e 45 la soluzione B. 

Sotto' il campo microsooi)ico si vedono i granuli colorati in bleu o bleu nero e il corpo 
dei haeilli colorato in giallo cliiaro (fig. 108) il corpo del bacillo e (jni inver e mono scuio dii poli. 






tiji-. 1U8. 

Per il b. del tifo si conosce il semplicissimo metodo del Mignla che, se- 
condo I'Aiitore, avrebbe una certa elezione per i granuli uietacromatici di 
questo gerrae, ma che, posso assicurare, difficilmeute riesce. 

II materiale, provenieute da coltura su patate a reazione leggermente acida, si distende sul 
vetrino, si secca, si flssa e si toloia con bleu di metilene in soluzione idro-alcoolica a freddo 
l)er pochi istanti. Si lava, si essita e si include. 

3° Colorazione del gra>iso {colorazioni specijiche dei bacilli della tubercolosi). 
— Per la dimostrazione del grasso nel corpo dei batteri, oltrechfe per mezzo 
del bleu di metilene e del sudan III, col quale si colorano il protoplasma 
batterico in bleu e i grassi in rosa, sono stati adoperati dei procedimenti 
speciali, che hanno particolaro importanza dingnostica per la ricerca del ba- 
cillo della tiibei'colosi. 

Telli 1"> 



226 BATTERIOLOGIA 

Qiiesti procedimeuti perfezionati nelle singole particolai-ita di tecnica 
consistono nel colorare a caldo i batteri, seccati e fissati sui vetrini, con 
iin colore mordenzato, sia esso il Tioletto di genziana all'acqua di anilina di 
Elulich o la fucsina fenica di Ziehl, e poi nel decolorare con nna soluzione 
acida (Pacido nitrico nel caso si colori con il liqnido di ElirlicL. I'acido sol- 
forico nel caso si colori col liquido di Ziebl). 

Alia decolorazione si fa seguire il lavaggio ncll'alcool e nelPacqua e una 
colorazione di contrasto (eosina se si h prima colorato col violetto di gen- 
ziana, bleu di metilene se si e colorato colla futsina). Con questi trattamenti 
i batteri che posseggono grande quantita di grassi rimangono colorati in 
violetto o in rosso, mentre gli altri, iiisieiiie col niateriale in cui si trovano, 
prendouo il colore di contrasto. 

Dagli studi fatti sulla resistenza agli acidi dei vari bacilli colorati, gli 
autori non sarebbero pero tutti d'accordo iiell'amiuettere cbe si tratti di una 
colorazione assolutanieute specilica dei bacilli della tubercolosi. 

La resistenza alia decolorazione, secondo Ehrlicb. sarebbe legata alia iiu- 
penetrabilita della membrana, secondo PAlberscblag a sostanze albuuiinoidee 
speciali e al cellulosio, secondo altri a sostanze albuminasimili aventi la 
reazione della cliitina, secondo Fischer e Pappenlieira earebbc dovuta a un 
fenomeno fisico. 

Pero oramai si ammette trattarsi di una resistenza inerente a grassi spe- 
ciali: il Koch e di questa opinione, anzi egli ritiene che questi grassi for- 
mino uno strato protettivo attorno al gernie, e cos\ PUnnae il Klebs. Difatti 
per mezzo di procedimenti chimici con potassa, o soda, xilolo, etere, ecc. , 
e possibile estrarre dai bacilli una sostanza che ha precisamente tale potere: 
il De Giaxa e riuseito, mediante il trattanunito cou alcool, etere di petrolic e 
potassa, ad estrarla dal bacillo della tubercolosi, e in questo istituto si i- 
ottenuto uguale risultato trattando nello stesso uiodo il bacillo pseudotuber- 
colare del latte e del burro (Carnevali). 

Solo i recenti studi del Grimnie, fatti su bacilli che resistono all'azione 
degli acidi, compreso il bacillo della tu1)ercolosi, tenderebbero a diuiostrare 
che si tratti di una sostanza solubile nello xilolo, nelPalcool a 80°, nelPacido 
cloridico al 5"/,,, nelPacqua di Javelle, pochissinio solubile nelPctere solfo- 
rico, niolto nelPetere di petrolio. Quindi secondo il Grimme, non si tratte- 
rebbe di una sostanza grassa, non foss'altro perchfe dope il trattamento con 
Pacqua di Javelle per '/j ora a 1 ora, si mettono ancora in evidenza i gi-assi 
nelPinterno del batterio, ne si tratterebbe di sostanza albuminoide, perchfe 
la tripsina non la distrugge ecc. 

Con tutto cio, sino a prova contraria, la colorazione dei bacilli della tu- 
bercolosi, sara da noi intesa come una colorazione di speciali grassi che im- 
bibiscono lo strato gelatinoso della membrana. 

Le condizioni per mettere in evidenza questi grassi variano da germe 
a germe; uoq tutti cioe, una volta che si sono colorati, resistono ugualmente 
alPazione delle soluzioni decoloranti. La pratica ha dimostrato che fra tutti 
i germi il piu resistente e quello della tubercolosi; resistono meno il b. 
della lepra, i pseudotubercolari, i bacilli dello smegma, specialmente usando 



BATTERIOLOGIA 227 

11 metoclo Koch-Ehrlich, che puo ritenersi quasi specifico. Si e anche visto 
•che tra i germi della stessa specie 1 piu resisteutl sono 1 piu giovani, qaelli 
in maggior attivitfi dl sviluppo, e clie gli altri lo sono meno. Si e del pari 
veduto che la coinposizione dei substrati puo aumentare o diminuire tale 
resistenza (quelli ricchi di grasso, per es., 1' aumentano), che dopo ripetuti 
passaggi da substrate a substrate, e quest' e precisatuente quelle clie succede 
passaudo da tubo a tubo la tiibercolosi per ottenere le brodoculture intor- 
bidate col metodo di Arloing, tale proprieta diminuisce ; che alcnui I'acqui- 
stano in colture in cui si trovano i germi della tubercolosi, come il carbonchio 
sintomatico ; che i bacilli della tubercolosi man niauo che si riducono alia 
forma streptotricea, la perdono, ecc. 

Varie dunque sono le condizioni nelle quali la propriety di resistere agli 
acidi si rendono ora piu manifesto, ora meno; nfe ancora se ne pu5 dare con 
sicurezza un elenco razionale. 

Volendo ad ogni modo indicare delle regole generali, si puo dire che la 
resistenza dipende dalla tecnica seguita nella colorazione e nella scolora- 
zione, dalla eta e dalla provenienza dei batter!. 

In quanto alia tecnica, occorre ricordare: che il liquido colorante, specie 
se si adopera la fucsina fenica, perchfe venga assunfco bene, h necessario agisca 
a caldo (meglio fare bollire la soluzione stessa, secondo Grimme) e che il 
liquido scolorante agisca a freddo : se questo agisce a caldo si ottiene la 
.scolorazione. 

I procediinenti che a tal uopo si seguono sono i seguenti : 

II jireparato tissato e seccato si coloia con piocedimenti rapidissimi, o rapidi. 
Tra i procediinenti rajtidissimi (poco consigliabili del resto) vanno ricoidati qiielli 

1° di Franckel. — II preparato si colora cou fucsina carbolica per 5 miniiti a caldo 
c poi, lavatolo, si tiene per 1 minuto nella soluzione decolorante-colorante di Prjinckel (alcool 
a 90° cmc. 50; acqua anilina cmc. 30; HNO3 , cmc. 20; soluzione alcooUca satura di bleu di 
nietile q. b. per avere una tinta bleu intensa); si lava quindi, si essica e si nionta. 

2° di Gabbet. — II preparato si colora con fucsina carbolica a caldo per 1-5 niiuuti, si 
lava e si imnierge per 30 secondi in soluzione di bleu di metilene al 2 "/„ . in aeido solforico 
al 20 °/o , si lava, si secca e si monta. 

Tra i procedimenti rapidi vanno citati quelli di Zielil-Xeelsen, clie e il piii alia mano, e 
queUo di Kocb-Elirlich. che 6 il pih specifico. 

1° secondo Ziehl-NeeUen il preparato si colora con fucsina carbolica a caldo (meglio 
facendo bollire un momento il liquidoi si lava iu aoqua, si passa rapidaniente in acido solfo- 
rico al 20 »/o ('wai adoperare I'acido nitrico die precipita e decolora la fucsina), si lava in 
acqua, si colora a caldo sino ai primi vapori con soluzione idroalcoolica di bleu di uietilene, 
si lava in acqua, si essica e ,si nionta. 

Questo prooedimeuto. cosi come 1' ho descritto, nou e quello originale dello Ziehl-Neelsen: 
in questo si intercala iin lavaggio in alcool dopo la prima colorazione, lavaggio die e per- 
fettamente inutile; dippiii i tempi di diirata delle singole manipolazioni sono diversi. 

Pen") Tesperienza mi ha dimostrato che e assolutamente preferibile eseguirlo nel modo 
descritto. 

2" secondo Koch-Ehrlich il prei)arato si colore con violetto di genziana all'olio di ani- 
lina caldo o boUente, si lava in acqua e poi in alcool flno a che si svolgono nuvole di colore, 
si passa rapidaniente in acido nitrico al 33 °/„ , si lava in acijua, si colora a caldo, sino 
ai primi vapori, con vesuvina in soluzione acquosa 1 "/o od in eosina in soluzione idroal- 
coolica 1 "/o . 

Xaturalmente se si tratta di bacilli che resistono alia decolorazione meno di quelli di 
Koch, bisogna fare piii diluita la soluzione nitrica (per il bacillo della lepra, per es., bisogna 
ridurla al 10 "f^) o limitare la decolorazione al solo passaggio nell'alcool (b. della smegma). 



228 BATTEEIOLOGIA 

Cap. II. 

PEOPRIETA BIOLOGICHE DEI BATTERI, DIMOSTRABILI 
COLL'ESAME MICEOSCOPICO E COLTURALE. 

I batteri luanifestano la loro vita attiva in modi diversi, cioer 
col muoversi, col moltiplicarsi, col niitrirsi, per mezzo di attivit^ 
chimiclie. 

A. — MoAimeuto dei batteri. 

lu genere i batteri si distinguono in due griippi: quello dei 
batteri immobili e qiiello dei mobili. 

I cocchi, salvo qualclie eccezione, si ritengono immobili ; i vi- 
brioni e gli spirilli quasi tutti mobili, e i batteri e i bacilli in 
parte mobili, in parte immobili. 

Tra i patogeni sono immobili i cocclii, i bacilli della tuberco- 
losi, della difterite, della peste, della morva, del carboncliio; sono 
mobili i bacilli del tifo, del tetano, dell'edema maligno, del car- 
boncliio sintomatico. 

E il movimento dei germi si distingue in movimento serpen- 
tino o venuicolare (b. del tifo), a spira o a succliiello (vibrioni),. 
rotatorio (b. carboncliio sintomatico [?]). 

Nessuno di questi movimenti xn confuso con quello di cui 
sono dotate tutte le i)articelle solide finissime sospese in un 
liquido e die dicesi movimento browniano o improprio : di (piesto 
genere di movimento sono dotati tutti i germi immobili. 

La mobility dei germi generalmente si studia a fresco per mezzo di pre- 
parati a goccia pendente. Per mezzo di preparati colorati si mettono in 
evidenza gli oigaui del movimento ossia le ciglia. 

I preparati a goccia pendente vanno fatti in modo diverso, a seconda che 
si tratta di germi che si svilappano bene in presenza dell'ossigeno atmosfe- 
rlco o di germi che si sviluppano meglio o esclusivaraente fiiori del contatto 
del medesimo. 

Per studiare il movimento dei germi aerobici a fresco, si praticano colture 
in. brodo, con le quali si fanno delle comuni gocce pendenti, aveudo perb' 
I'avvertenza di far aderire bene il vetrino coproggetti al portoggetti me- 
diante vasellina, per evitare che rimanga qualche punto di comunicazione 
con I'interno della vaschetta e che quindi la goccia evapori. Inoltre occorre? 
tenere il preparato incondizioni adatte di temperatura, ciofe questa non deve 
essere nfe troppo bassa, ne troppo alta ; percio uella stagione invornale e utile 
mettere le gocce pendenti per nn certo tempo uel termostato a 37° e poi os- 
servarle. In ogni caao si pub usare un tavolino riscaldante (V. Protozoologia 
tig. 69) o la camera dello Zeiss (V. Microscopia pag. 15). 



BATTERIOLOGIA 



229 



Per stiidiare il movimento del germi anaerobici, la goccia pendente va posta 
in cellette, nelle quali sia possibile porre una sostanza che assorba I'ossigeno o 
scacciare Paria sostitiiendovi iiu gas, oppure si possa fare I'una e I'altracosa. 

Dei primi due procedimenti, come risnlta anche dai recenti studi del De Grandi, il mi- 
gliore e realmente il secondo, poiche tutti i mezzi eliimici adatti airassorbiniento dell'ossi- 
geno sono troppo lenti. Secondo questo A. si prende una camera di Bottcher, (fig. 109) il cui 
<3ercliietto di vetro iu un punto del boido inferiore abbia una scannellatura a tutto spessore. 
Fatta la goccia pendente, si applica il vetrino coproggetti sul bordo superioie dell'anello della 
camera con balsanio del Canada e si introduce dell' H dal foro deU'anello. Dopo 4-10 minuti, 
mentre ancora funziona il getto dell' H, si versa in corrispondenza del foro una goccia di 
balsamo densa per oecludere il foro stesso. 




tig. lOu (da De-Grandi). 

E i)erd meglio, come faecio io, adoperare come portoggetti un vetrino di Ranvier con una in- 
taccatura laterale (vetrino Itanvier-Prazmowski, fig. 110 JL): sul bordo si salda il eerchietto di 
vetro. 



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„■ ;" - 


^ 



tig. 110 (da Hiippe). 

«lie non c'e bisogno abbia un foro, perche 1' idrogeno si fa entrare dall' intaccatiu-a (e) fatta sul 
portoggetti, dopo avere, per la stessa intaccatura, introdotto un po' di pirogallato potassico. 




fig. in. 



clie viene a trovarsi nello scavo circolare (d -. la chiusura si fa nello stesso modo die col me- 
todo De Grandi. 



230 



BATTERIOLOGIA 



Si ottengono cosi veramente delle ottime gocce pendenti (fig. Ill), in condizioni di anaeio- 
biosi siit'fieienti per giiidioare della mobilita o non del batteri seinenzati 

Sino a poco tempo fa si riteneva clie i batteri si potessero distin- 
guere in clue gruppi, quello dei germi cigliati e quello dei gerini 
sprovvisti di ciglia, griippi in tutto corrispondenti a quelli dei 
genni mobili e dei germi immobili : pero, pare clie non si possa in 
tutti i casi far sinonimo di movimento la presenza di ciglia, tanto- 
e vero che alcnni pazienti osservatori avrebbero dimostrate le ciglia 
anclie in tntte o quasi tutte le forme immobili del genere coccus e 
quindi negli stafilococclii e in tutte le sarcine, nonclie in alcnni 
vibrioni o spirilli riconosciuti del tutto immobili. 

Del resto, anclie nei batteri cigliati, in determinate epoche 
della loro vita le ciglia o scompaiono o si riuniscono, formando 
i cosi detti flagelli (per es. nel tetano [De Grandi] quando il germe 
invecchia prima di sporificare). 

Ad ogni modo, in base al numero ed alia disposizione delle 
ciglia attoruo al corpo batterico, essi, secondo Massea, (lig. 112) si 
distinguono in: 

monotriclii faj quando posseggono un ciglio a un estremOy 



i 



i 




anlitriclii [b) quando posseggono un ciuUb di ciglia a due 
estremi ; 

lofotrichi (c) quando posseggono un solo ciuffo ad un 
estremo; 

peritrichi (cl) quando tutto il loro corpo e rivestito di ciglia>. 
Tra i germi patogeni sarebbero : 



TAii 10. 








Monotriclii 


Anfitriclii 


Lot'otriclii 


Peritrichi 


Colera 


Kessuao 


Colera (?) 


Tifo 


B. coli {■-!) 






Tetano 

Cirboncliio sinto- 
matico 

Edema maligno 



BATTERIOLOGIA -i51 

La fliinostrazione delle ciglia nei batteri solo in pochi casi h relativa- 
mente facile. Kiesce per es. cou una qiialsiasi colorazione semplice, adope- 
rando il liqnido del Ziehl, quando si colorano i bacilli della patina della 
lingua o i ■vibrioni colerici nelle feci dei colerosi, in qnesto secoudo caso forse 
per iin'azione mordenzante specials dei snccbi intestinali, che permette poi la 
lissazione del colore. 

Ma in tufcti gli altri casi, quando cioe si tratta di germi provenienti da 
colture, la colorazione della ciglia h uno dei problemi piu difficili e piu 
squisiti della tecnica batteriologica; prova ne sia che sono noti e raccoman- 
dati una serie di metodi, ognuno dei quali iiou riesce sempre, neppur dopo 
iin'esperienza personale lunga e laboriosa. 

La buona riuscita del preparato h legata a una serie di condizioni, fra le 
quali sono note le seguenti : 

a) il materiale h preferibile proven ga da colture in agar non glicori- 
nato di recente preparazione, di colore ambra trasparente, non contenente 
pill del 5 " I, di cloruro sodico; 

i) le colture devono ossere receuti, provenienti da altro agar e da 
patine lisce, sottili, piu o meno diffuse: 

c) esse debbono esser tenute a una adatta temperatura di sviluppo: in 
genere si sceglie la temperatura di 37°; ma non e detto che per tutti sia la 
piu idonea, anzi, stando a osservazioni jecenti, parrebbe la piu adatta 
quella di 18"; 

(1) il materiale deve esser prelevato con delicatezza mediante I'ago di 
platino dritto e diluito in acqua distillata senza rimescolarlo ; 

e) il vetrino coproggetti deve esser perfettamente sgrassato e privo di 
qualunque impurity, cbe determini poi la precipitazione del colore ; 

/) I'essiccamento e la fissazione devono esser fatti delicatamente ; 

g) il materiale, prima dfUa colorazione. dev'esser trattato con un li- 
qnido mordenzante, o il liquido mordenzante deve agire insieme al colorante. 
Di tutti i procediuienti descritti da vari autori e rip.ortati nei trattati nes- 
suno riesce mai la prima volta che si pratica, ne costantemente in tutti i casi. 
Di recente soltanto, sono stati descritti due metodi (forse fondati ambedue 
sulla formazione di una lacea tintoria sulle ciglia come col metodo del Loftier, 
del (|uale rappresentano veri perfezionamenti): sono questi il metodo del 
De-Rossi e il metorlo Cerrito. 

Ambedue gli autori indicano due procedimenti ; I'uno lento die <■ natu- 
ralmente il consigliato e il preferibile, e 1-altro rapido. 

Ecco in paragone i vari tempi dei due piocessi. 

Secondo il De-Eossi Secondo il Ceerito 

1" PuUzia del vetrino. 

In alcool e poi in acqna, quindi ancora in Bollitura in potassa al 10 '/„ per 10 mi- 

alcool e benzina, poi strotinamento cou un nuti ; lavaggio in acqua conmne e poi in a- 
l>annolino e tinalmente jiassaggio per 40-50 cido cloridrico al 10 °/„ 15 niinuti ; lavaggio 
volte sulla tianinia Bunsen. in acMjua eomune e poi in acqua distillata : pu- 

lizia eon panno di tela grossolano. 

II vefyiao !' pronto quando una goccia d'acjua gi xpande in forma circolare sullo stesso. 



282 



BATTERIOLOGIA 



2° Preparazionc del materiale batterico. 



ITn'ansa rti coltnra su agar (di materiale 
che si dimostra mobile aU'esaiue in goccia 
pendente) si pone in un vetrino da orologio 
contenente 1 cmc. di H- distillata ; dal 
centro del inenisco si preleva un-ausa che si 
pone sopia il vetrino pulito e si essicca in un 
essiccatore ad H-SO* o all'aria. 



TJn'ansa di coltvira in agar si pone in 
2 cmc. di acqua distillata lasciando a se la 
emulsione sinche si sedimenta ; quindi se ne 
l)rende un'ansa, si pone sojira il veti'ino pu- 
lito e si seeca in essiccatore ad acido solforico 
o air aria. 



II materiale t pronto quando si forma ?m anello bianco opalitio mil vetrino. 
3° Mordenzatin-a e colorazione del preparato. 



r,0 
1000 



40 



Sol. raordenzante e colorantc : 

acido feuieo gr. 

acqua distillata ...» 
si scioglie e si aggiunge 

acido tannico ...» 
poi si aggiunge una solu- 

zione di fucsina basica » 25 
in alcool assoluto . cmc. lOO 
A. questa 8oluzione si aggiungono deter- 
minate quantita di una soluzione di idi'ato 
potassico 1 °/„ sino a che (I'aggiunta si f;'. a 
gocce a 10-20 cmc. del liquido) agitando. il 
liquido clie cola lungo le pareti. lascia un 
precipitato polvtriilento. 

Si filtra e ritiltra sempre sullo stesso tiltro, 
sino a che il liquido rimauc lini]iido per 
qualcbe minuto. 

Si pongono quindi 4-J gocce del liquido 
colorante sui vetrini : esso diviene prima 
iridesceute, poi si intorbida, quindi si forma 
il precipitato : nel momento in cui qucsto si 
forma le ciglia si colorano. Si getta quindi il 
liquido, .si lava, si secca, si include. 

(Eecentcnionte il Yalenti ha trovato che il 
metodo riesce pure uon agginngendo potassa 
al liquido del De Kossi. Indnbitatamente ]»er6 
I'A. ba una pratica personale in qnesti pro- 
cedimenti di colorazione, per cui facilmente ot- 
tiene buoni preparati, tant'e vero che anche 
col metodo originale del De Kossi dice di avere 
ottenuto ottimi risultati, die ad altri o non 
riesce bene o riesce difHcilnicnte. come c av- 
venuto alio stesso Cerrito). 



20 
10 
» 1 

gr. 20 

» 1 

» 2 

cmc. 5 

di allame si 
e in bottiglie 



Sol. mordeuzante : 
Sol. tannino all'etere 25 "/„ . cmc. 
Sol. ac(i. allume di ferro 50 "/„ » 
Sol. alcool sat. fucsina basica » 
Sol. colorante : 

ac(jua distillata . . . gr 
acido fenico .... i 

alccol > 

fucsina basica .... 
Le soluzioni di tanuino e 
fanuo a parte in bagnomaria 
chiuse: quindi si niescola'io e sempre in bot- 
tiglia chiusa si i>ongono in un bagnomaria, 
che va portato sino all' ebollizione. e durante 
la boUitura si agita. 11 colorito della prima 
soluzione die i- bleu deve con I'aggiunta della 
fucsina divenire viola: e inutile qualunque 
flltrazione. pcrchc precipitato non se ue deve 
avere. 

Si copre il preiiarato col moidente, ope- 
rando a temperatura non inferiore a 22° (se 
la tenii>eratura »• piii bassa, il mordente dii 
iin po' di precipitato e bisogna die agisca di 
piii. almeno per 10 minuti) e si lascia agire 
per 30 secondi, scaldato alia tiamma ad una 
altezza di 10-15 cmc. e si ripete I'operazione 
per 3-4 volte : 1' audio del materiale deve 
assnmere un colorito grigio. 

Quindi si versa so]>ra la soluzione fenica 
di fucsina. che si scalda sino ai primi vapori, 
e poi. tolto da sopra la fianinia il prejiarato, 
.si lascia ancora agire il liquido caldo per 
1 minuto: si lava, si asciuga con carta bi- 
bula e, se I'andlo ha assunto un colorito rosa, 
si include. 



Secondo Gemelli si otteugono buoue colorazioni di ciglia, col luotodo se- 
gueutc. Si preparauo queste due soliTzioni: 

, i Pcrmanganato di potassio cirr. 25 

a) i " 

' Acqua distillata . nr. 



I') 



100 

Cloruro di calcio » 0. 75 

Acqua distillata » ioO 

c) 20 p. di quest'ultima si aggiunge 1 p. di una soluzione all'l "/„ di rosso neatro. 
I preparati fatti con tutte le regole gia dette per gU alt.i metodi. si tengouo 10-20 secondi 
nella pruna soluzione. si lavano in acqua e si asciugano e si montano. 



BATTERIOLOQIA 



233 



Come si vede, sono moltissime le precauzioni da seguirsi pei' ottenere una 
buona colorazione di ciglia, e tali precauzioni derivaro dal fatto che si tratta 
di organi non solo estremamente delicati, ma dei quali non si conosce la 
<30stituzione, benclie tutto faccia supporre che abbiano quella stessa dello 
«trato gelatinoso esterno della membrana batterica. che e ugualmente poco 
■dimostrabile, e che siano appendici della stessa, e non gia produzioni del 
protoplasma uscenti attraverso forellLni speciali della membrana batterica. 

B. — Riprodiizione dei batteri. 

Si siiole distinoiiere uii doppio uiodo di riprodursi dei b atteri, 
per divisione diretta e per spore, sebbene qualclie autore tenda 
iid animetterne anclie altri, die pero sono tutt'altro die accertati. 

1. RiPKODUZIONE PEE DIVISIONE DIRETTA (COLDNIE, PA- 
TINE ECC.) — Ciascun batterio, in iin dato periodo del suo sviluppo, 
si divide in due, e poi ciascuua parte ingrandisce, assumendo le di- 
mensioui della ceUula niadre, rimanendo o no attaccata all'altra 
meta (fig. 113). Cos! si hanno dei batteri isolati o riuniti a catena, 
it grnppi di due, di (|uattro, in aininassi. 




tijr. 113 (da r^ehaudinni 



Tale divisione pno a v venire secondo un solo piano, secondo 
■due piani, o secondo tre piani. I cocclii a catena e a grappolo, i 
batteri e gli spirilli si dividerebbero secondo un solo piano, i 
•cocchi a quattro secondo due piani, le sarcine secondo tre piani. 

Per la proprieta di riprodursi a (juesto modo, i batteri si inol- 
tiplicano con una attivita portentosa, seuijtre die trovino condi- 
zioni adatte di substrato e di teinperatura. 



234 



BAITEBIOLOGIA 



E stato affermato che il vibrioae colerigeuo in 24 ore pub dare luogo a 
1000 trilioni d'individui, cbe il bacillo del carbonchio uell' organismo in 
48 ore puo dar luogo a 16,777.216 germi. 

Calcolando che ogni mezz'ora si produca una nuova generazione di germi ^ 
in 24 ore, alia teraperatura piii idonea che sarebbe vicina a 37% ogni germe 
darcbbe luogo a circa 50 division!, il che porterebbe alia produzione di 
1.125.899.906.842.624 individui. 

Ci5 risulta dalla seguente tabella dove e indicate il numero delle divi- 
sioni cui ciascun germe potrebbe dare luogo in 24 ore alia teraperatura 
da 10 ' a 37° C. 



Tav. I 1 . 






Teniperatura 


Nnmero 
delle divisioni 


Numero dei germi 


35''-37'' 
28»-30» 

1 80.200 


45-50 
40 
3) 
23 
10 


1.125 899.906.842 62i 

1.099.511.627 77G 

1.073 741824 

1.048576 

1 02; 



Questo iiiodo di nioltiplicarsi dei germi e identico a quello degli 
oidi e degli ifl degli ifomiceti, ed e, a quauto pare, il risultato di 
una riproduzioDe agaiuica : certo esso spiega rnbiquita dei batteri. 

Delia proprieta di moltiplicarsi per via diretta dei batteri, ci 
si serve nella pratica per rilevare i cosi detti caratteri coUurali 
dei germi, cioe per la prova culfnrali: 

Seminando infatti material i C(jnteiienti batteri in terreni di 
niitrizione o liquidi o solidi, adatti al loro sviluppo, (luesti si 
moltiplicano rigogliosamente e prodncono le cosi dette colonie. ^ 

ISTei terreni liquidi tali colonic non si vedono, lua ci si pud 
persuadere cbe si souo formate o ])erclie il brodo si intorbida, o 
perclie si foriiui un deposito, o perclie si forma una pellicola, o iier 
tutti questi caratteri insieme. 

^ei terreni solidi, se ciascun germe si moltiplica separata- 
mente dal vicino, si vedono {colture a piatto) come piccoli ])unti, 
generalmente visibili ad occliio nudo, di s]>essore, consistenza e 
colorito diversi. Se invece i germi sono molto vicini gli uni agli 
altri, lungo la liiiea di innesto {colture ad infissione) si formano 
dei nastrini piii o meno continui. Se inline i germi si svilupjiano 
sopra una. sui)erficie unica {coltura per styisciumento), si formano 
delle patine, piii o meno diffuse, spesse, secche, umide, accartoc- 
ciate, consistenti, colorate o no. 



BATTERIOLOGIA 



235 



Nelle COLOXIE (clie si formano nelle cosi dette colture a piatto) si studiauoi 
la forma, la grandezza, lo spessore dei hordi e del centro, la irasparen.a, la 
mperficie, il contorno, iV contenuto, la oo«.8<sfe«^a. Si possono tro^are cosi 
dig. 114): 





(f) 




k\ '?> 




<- vv- ( ! (h> 






(t> 



r?> 



flS. 114. 



236 



BATTERIOLOGIA 



Colonie simili a goccioline di rugiada ^v. parte II, B. lutiiienza), fina- 
mente granulose (a) con strati concentrici (b), con nucleo ; a superficie ve- 
nata (c) o striata radialmente (<?) ; moriformi (e), accartocciate, raggrinzate 
if); a bordi con fine raggiature (g), con nucleo da cui si partono filamenti 
aggrovigliati a cavaturacciolo (h); colonie a bordi lauiniati e somiglianti a una 
foglia di ranunculacea (?); colonie risultanti da tin ammasso di colonie piii pic- 
cole a budello o salsicciotto (/) ecc. 

Nelle iNFissiONi in gelatina si studia (fig. 115): 





fin;. 115. 



lo 8viliq)po in superfiGie (raancante, limitato, esteso) e lungo 1' infissione 
•(mancante, a nastrino, a corona di roaario, a filamenti) ; 

il modo di flmdificare la (lelatina (fig. 116) : a calza (a), a imbuto, (h) 




a coppa (c), a cilindro (d). a vescicole profonde (e). con o seuza pellicola 
galleggiante, con zona di tiudificazione torbida o limpida, colorata o scolorata. 



BATTERIOLOGIA 



237 



Nelle I'ATixE si studia I'eBtenaione, lo spessore, il contorno, la stiperjicie, la 
conslstenza, il eolorito. Si trovano cosi sull'fljrar (fig. 117) : 




patine limitate alia linea di innesto, Usee, biaiicosporche o variamente 
colorate, trasparenti o opache a bordi lisci, umide (a): 

diffuse, a bordi ondulati, umide molto spesse, gassogene o no (&), o 
diffuse a superficie accartocciata (c) ; 

discontinue perche le colonie piii o meuo graudi nucleate o no, ecc, si 
sviluppano separatamente (e): 

a patina spessa secca, a superficie anfrattuosa, a bordi sinuosi e fina- 
mente seghettati (d). 

SuUe patate (i\g. 118) si trovano: patine, spesse, opache, piii o meno dif- 
fuse, a superficie liscia (a), od anfrattuosa, mammellonata (b) ecc. 




238 



BATTBRIOLOGIA 



Nelle COLTCRE ix terreni liquidi, si studia: Vaspetfo che assume il li- 
■quido: se rimane limpido (con fiocchetti, con fiocchetti e deposito, con o senza 
pellicola galleggiante) , se diviene torbido (omogeneamente con o senza de- 
posito); il deposito, quando c'e (granulare o polveroso, fioccoso o fiocconoso) ; 
il velo pellicola quando c'e (liscia, raggrinzata, accartocciata e spessa, sot- 
tile, trasparente od opaca, scolorata o colorata, resistente, facilmente fram- 
mentabile, diffusa alle pareti del tubo o no). 

Bisogua per5 tener presente che il tipicissimo dello sviluppo nei vari 
mezzi comuni di nntrizione pub subire delle variazioni e non piccole in rap- 
porto alia concentrazione, alia reazione, alia natura del substrate, al tempo 
•da cui data la vita parasitaria del germe, alle sue pareutele con altri germi. 

Cosi lo streptococco puo anche intorbidare il brodo, e lo stesso si dica 
del bacillo della difterite ; il bacillo del tifo pn5 foriuare colonie simili a 
quelle del b. del colon e a quelle di semiltiH e viceversa. 

II b. del tifo 6 il v. del colera formano patine spesse sulle patate, esili 
sull'agar acido. 

Se poi i gerini provengono da substrati speciali o sono posti in peculiar! 
condizioni di vita, la variabilita dei loro caratteri colfcurali diventa anche pin 
marcata. II tifo e dei similtili per esempio ricordauo altri germi nonpatogeni, 
■come il b. zopf; i b. difterico, i inorvoso, ricordano delle streptothrix, ecc. 

2. RiPRODUziONE PER SPORE. — Per spora si intende iiii 
corpo clie si forma iiell'interiio del jierine, iiiodificando o no la 
forma del batterio stesso, corpo clie e capace di rii»rodnrre il jierme 
<}lie lo lia formato e specialmeiite di essere straordinariamente 
resistente agli agenti flsico-cliimici, per lo stato di concentrazione 
maggiore in cui si trovano le sostanze albuminoidee in esso rac- 
cliiuse e ])er la mancanza di acqua. 

A dimostrare la diflt'erenza di resistenza tra le forme vegetati\e 
e le forme sporiflcate di uno stesso batterio, basta dare una oc- 
cliiata ai questa tabella dove e posta a confronto la resistenza del 
bacillo del carboncliio con ({uella della sua spora, agli agenti fisici. 

Tab. 12 



Luce diffusa 


Bacillo 


Spora 


V. 


d. 12 ore 


M. d. 80-180 giorni 


Luce solare 


M. 


d. 5 ore e 30 m. 


• • 24 ore 3 giorni e piii 


; Disseccamento 


M. 


d. 70 giorni 


Vive sino a 10 anni 


■ Pressione 


M. 


i1. 3 ore 


M. d. 12 ore 


: Acqua sterilizzata 


M. 


d. 3 giorni 


Vive d. 2 anni e 5 mesi 


• potabile 


M. 


d. 3 giorni 


• 1 anno e 5 mesi 


» di mare 


M. 


d. 24 ore 


• 1 anno e 7 mesi 


i » di seltz 


M. 


d. 5 giorni 


• 154 giorni 


Ghiaccio 


M. 


d. 5 giorni 


» 90 giorni 


Poi vera della spazza- 
Jl tura di strada 


V 


d. 14 giorni 


> 2 anni e 9 mesi 



RATTERIOLOGIA 



239 



Si ii ritennto clie ogni cellnla batterica uon possa fonnare piii 
di una spora, pero sono stati descritti batteri die lie forinerebbero 
anclie due. 

Intonio al processo di spoHficazione e stato di receiite inib- 
blicato uno studio dello ScliaudinD su due bacilli, uno disporigeiio 
(h. hUtschliiJ e I'altro moiiosporigeno fb. sporonemaj. Secondo I'A. 
la formazione delle spore sarebbe preceduta da uii tentativo di 
divisione del bacillo con I'accenno alia produzione di due cellule 
sorelle, le quali, rimanendo pur sempre congiunte tra loro, scam- 
biano e fondono alcuni dei propri elementi (fig. 119): il fenoiiieno 




fig. 110 (<la Scautlinii). 



xicorda in certo qnal luodo uii processo di auto-fecondazione, luolto 
simile a quello die si svolge nelVactinos^Jhcrium e in alcuiie alghe, 
e la spora fb. sporonema) o le spore (b. bnUchUi) sarebbero 11 
prodotto finale di tale processo. 

In quaiito alia struttura (fig. 120) le spore sarebbero costitnite 
da una iiieinbrana bistratificata : esina si cliianie- 
rebbe lo strato esterno {a), entina I'interno (6), e 
quest' ultimo racchiuderebbe il protoplasma della 
spora o protoplaHto {c). 

Le concUzioui per la sporificazione dei batteri 
noil sono tutte note. Grli aerobi lianno bisogno di ^'a- i o. 

ossigeno (essi non sporiclierebbero mai secondo 
Matzuscliita in una atmosfera di if e a una pressione inferiore 
a 30 mm.); gli anaerobi devono trovarsi in ambienti die ne difetti. 
Secondo VA. 11 contenuto massimo di ossigeno tollerabile dagli 
anaerobi obbligati sarebbe 0.0031 '^/„. In quanto alLi temi^eratura. 




240 batteriologia 

si e tiovato clie Tottimo di temperatura per la forma zioiie delle spore 
iiei ixenni i)atogeni si avvicina all'ottiino di sviluppo, cioe a 37". 
Per il b. del carbonchio, per es., si e vednto clie: 
a 31"-37° sporilica in 10 ore 
a 24" » » 30 » 

a 18" » » 50 » 

a 12" noil sporilica o sporifica lentamente. 
II b. delFedeina iiialigiio e quello del carbonchio sintomatico 
non sporificano sotto i 15"; quello del tetano sotto 20". 

Le altre cause non sono u,<;ua]iiiente accertate: per es. il di- 
I'etto di materiale di nutrizione clie non pareva fosse, sino ad ora, 
una delle condizioni favorevoli, poiclie si era veduto i bacilli spo- 
rilicavano anclie in materiale ricco di sostanze nutritive, e dal 
Matzuscliita ritenuto recentemente come uno stimolo importante 
per la sporificazione, anzi il primo. Secondo 1' autore la spori- 
ttcazione degli anaerobi avvieue meglio in terreni con il 0,25-0,5 "/,> 

di cloruro sodico e il 5-10 "/, di glucosio a -|- 31" 1- 38" C 

e pill facilmente al buio che alia luce diffusa. 

Le cause poi clie possono ostacolare la sporificazione sono an- 
cora meno note. In geiiere vaniio citatc? le condizioni di anaerobiosi 
per- gli aerobi, di aerobiosi per gli anaerobi, le temperature molto 
alte (12" per il b. del Cinbonchio), condizioni speciali ancora. non 
bene note, inerenti ai terreni di coltiira, o all'organismo in cni si 
moltiplicano i germi patogeni : i)er es. il b. del carbonchio non 
sporifica nell'organismo vivo, meiitre sporifica il b. del carbonchio 
sintomatico. 

La sporificazione iiei batteri pub avvenire : 

1" senza che si deformi il batterio in cui si producono le 
spore (forme di hacilU propriamente detti) (fig, 121 a); * 




(a) . (h) (c) 

fts- i:;i. 



BATTERIOLOGIA 241 

2** con la deformtizione del batterio nel suo diametro tra- 
sverso, per cui la cellula diviene i)iii o uieno fusata (forme di 
clostridi) (fig. 121 ^) ; 

3° con la deformazione di nno dei poll del batterio, per cui 
la cellula assume I'aspetto di una bacchetta di tamburo (forme di 
pkctridi) (fig-. 121 e). 

La (jermo(jliazione delle apore (fig. 122) in adatte condizioni di 



9 d ^ 




I 



fig. 122. 

temperatura e di substrato, a seconda dei vari batteri pub av- 
venire in tre modi: 

1" La spora, avvolta da una capsula gelatinosa, si trasforma 
direttamente in bacillo, senza lasciar traccia di membrana, oppure 
la spora si trasforma direttamente in bacillo rivestito dalla stessa 
membrana ) 

2" durante il germogliamento, si forma nella spora una se- 
conda membrana, un endosporio rivestente il giovane bacillo che 
esce da un polo della spora ; 

3° il bacillo fuoriesce all'equatore invece clie ad un polo 
della spora: solo alcune volte le si)ore germogliano nell'interno 
<lel bacillo, il quale prende la forma ramificata. 

Sino a questi ultimi giorni si e ritenuto che i germi capaci di 
produrre spore fossero soltanto alcuni appartenenti alle forme 
battericlie allungate e dritte, e quindi si sono distinti i batteri 
(Lelimann e Xeuiiiann) in batteri o germi non formanti spore, e 
hacilli o germi formanti si)ore (1). 

Tale distinzione puo ancora accettarsi, sebbene recenti ricerche 
tendano ad ammettere che nei germi non sporigeni si producano 
delle spore, che i)ero non hanno la resistenza di quelle degli spo- 
rigeni i)ropriamente detti. 

Sarebbero queste le cosi dette protospore del Fedorowitsch, 
risultanti dalla fusione di una serie di corpi albuminoidi esistenti 
alia periferia del germe, lo quali si forinerebbero nel b. della dif- 
terite, e io aggiungo anche nel b. della tubercolosi, dove vi sono 
dei granuli analoghi. Devesi perb notare che il significato di pro- 

(1) Faccio notare che per Migiila i primi sarebbero invece le forme allungate non clgliate, 
i seconrti quelle cigliate. 

Celli 1G 



242 BATTERIOLOGIA 

tospore dato a questi germi e assai difficile ad esser bene accetto, 
dopo gii studi del Grimme die ritiene questi graniili siano corpi 
grassi. 

Si e anclie afferiiiato clie aleune forme noii sporigene, pas- 
sando nell'iiitestino degli iusetti, sporificliino : ma, tali ricerclie 
abbisognano di iilteriori controlli, perche non e sufficientemente 
dimostrato die i geriiii trovati sporificati, nelle feci di questi ani- 
mali e anclie nel loro intestiuo, siano proprio quelli die vennero 
ingeriti dagli iiisetti. 

Dippiu e necessario tenere presente die Ic spore una volta 
colorate non sono ugualmente resistenti ai decoloranti: per es. 
le spore del carboncliio sono molto resistenti, quelle dell'edema 
maligno e del carboncliio sintomatico lo sono molto mono. II me- 
todo die serve quindi a far risaltare bene (pielle del carboncliio, 
non serve a far risaltare ugualmente quelle degli altri. 

Quindi i iirocediinenti i)er la colorazione delle spore sono di- 
versi e vanno distinti in due gruppi: quelli die servono a mettere 
in evidenza le spore A^ere, resistenti, una volta colorate, alia deco- 
lorazione mediante acidi, e quelle die servono a mettere in evi- 
denza le spore vere poco resistenti agli ageiiti decoloranti. 

Le spore veve si riconoscono coll' esaiue a fresco e per inezzo di colo- 
razioni. 

I preparati a fresco ]308aouo far supporre la lore esistenza per la rifran- 
genza speciale di cui sono dotate, per la forma regolare, rotonda od ovale, 
per la deforinazioue del corpo del gerine nel punto in cui si trovano (b. del 
tetano, b. del carb. sintomatico). 

I preparati colorati si fanno seguendo speciali x^rocedimenti, la buona 
riuscita dei quali e legata per5 a condizioni diverse e principalmente alia 
provenieuza del materiale : 

1° da culture in terreni solidi (preferibilmente su patate) : il bacillo del 
carboncbio per es. suUe patate, forma in breve tempo numerose spore, mentre 
nel brodo e un'eccezione trovarne qualcuna ben dimostrabile, ammenoche 
non si prendano quel germi rimasti aderenti al punto in cui il liquido lani- 
bisce la superficie del vetro ; 

2° da materiali tenuti ad una adatta teraperatura di sviluppo : per il 
carboncbio 28 ', per 11 tetano, per il carboncbio sintomatico, per I'edema ma- 
ligno 35° 37°; 

3° da culture teuute nelle condizioni di aerobiosi se si tratta di germi 
aerobi di anaerobiosi se si tratta di germi anaerobi. 

Tra i metodi jier colorare le prime va preferito (juello del Miiller. piil o nieno modificato 
nei particolari della manipolazione. 

Metodo di MiiLLEE. II materiale seccato e fissato per 2 miiiuti neiraleool assoluto, viene 
posto in cloroformio per lo stesso tempo, poi senza lavare viene trattato per 5 niinuti con acido 
cromico al 5 °/„ . (Quindi si lava e poi si colora a caldo (senza fare bollire). per 4-r> iiiiuuti con la 



BATTERIOLOGIA 243 

fncsina di Ziehl : si lava ancora in acqua e si passa 1-2 secondi in acido solforico al 5 "/o , si 
torna a lavare e poi si colora con blen di metilene in solnzione acquosa a freddo i>er 20-3 i se- 
tondi, si lava nn"ultiina volta, si essicca, si nionta. Le spori' riniangono colorate in rosso, il 
<-orpo liacillare in turcliino 

Seeondo noi il materiale seccato e fissato si tratta con acido cromico al 5 "/o per 10 niinuti 
A freddo, si lava abbondantemente in acqna, e si colora a caldo sino alVebollizione in fucsina 
fenica per 15 minnti ; si lava in acqua, si passa rapidissimamenne in H- SO'' al 2 °/„, si lava 
e si colora per 20-30 secondi, a freddo o scaldando leggermente, con bleu di metilene idroal- 
■coolico. 

Per eolorare le spore degli altri gernii si abolisce iiddirittura il passaggio in acido solforico, 
Kniitandosi alia semplice decolorazione con alcool per pochi secondi. 

Metodo di Klein. Si emnlsiona una patina in agar con KaCl al 0,83 "/„ (2 cmc.\ se ne pon- 
cono 20 gocce in una provetta, aggiungendovi altrettanto liqTiido di Zichl flltrato. Si scalda fino 
ai priiiii vapori. se ne i)releva un'ansa, si distende sopra iin vetrino lasciando essiccare all'aria. 
Si flssa alia fianinia, si lava con acido solforico 1 %, per pochi secondi, poi in acqua e si rico- 
lora con l)leii di metilene scaldando sino ai prinii vapori : si lava, si secca, s' include. Con questo 
procedimento rimangono colorate le spore in rosso e il corpo del battcrio in bleu. A mio avviso 
perf> riniangono colorate in rosso anche altre ])arfi del corpo batterico. come vacnoli e giassi, 
per cni non e cosi specifico come quelle di Miiller. 

Sono stati consigliati molti altii metodi. i quali per6 sono meno raccomandabili. Cosi alconi 
inveee deUa fucsLna fenica adoperano il violetto fenico; altri sostitniscono all'azione delUacido 
<romico qnella del calore. passando una diecina di volte il preparato alia fiamma; altri deco- 
lorano con una solnzione di acido iiitrico 1 su 3 o col cloridrato di anilina al 2"/^-, altri infine 
prima colorano il corpo liacillare col lileii. poi dopo le spore con la fuxina, ecc, ma sonotutti 
procediinenti poco consigliabili. 

3. Altri modi di riprodursi dei batteri. — Oltre a qnesti 
modi di riprodursi dei batterii, ne sono poi stati descritti altri: 
y'e chi lia veduto delle forme bacillari fornite di nn pniito i)olare, 
ed ha pensato a una genimazione con successiva divisione seeondo 
iiiio o due piani (fi^. 123), v'e chi ne ha vedute altre allungarsi, 



123. 



ramificarsi e presentare, all'estremo di piccoli iiiiceli, delle cate- 
nule di corpi rotoiidi (fij;'. 124), i cosi detti coiiidi, da distinguersi 




dalle endospore, die sono le vere spore dei batteri. V'e chi ha de- 
scritte nelle forme cocciche, delle forme piii grosse, pin resistenti 



244 BATTERIOLOGIA 

alle colorazioiii, e le ha soinigliate a spore cliiamandole artrospore 

(fig-. 125). 



fig. 125 (da Migula). 

In genere si pub ritenere, per cio clie si riferisce alle forme 
allungate, clie yeramente in determinate condizioni di sviluppo, 
in speciali mezzi di nutrizione, alcune di esse tendono a ramifi- 
carsi cosl che assumono piii o meno completo I'aspetto di quel 
batteri detti streptothrijc, i quali all'estremo dei filamenti pos- 
sono presentare dei corpiccioli rotondi fgonidi) a serie catenu- 
lari, ognuno dei quali e capace di riprodurre il germe da cui 
proveniva. 

C. — Nutrizioue dei batteri. 

1. AssiMiLAZioNE. — I batteri, come tutti gli esseri viventi^ 
lianno la proprieta di assimilare gli elementi, die concorrono a 
formare la materia vivente, cioe carbonio, azoto, ossigeno, sodio^ 
fosforo, ferro, calcio, magnesio, ecc. 

L' assimilazione del carhonio per opera dei germi si pub fare in 2 modi : per 
mezzo di speciali pipjmenti assimilanti, o di speciali azioni chimiclie. 

I batteri, i quali assimilano per mezzo di pigmenti assimilanti, sono 
quelli che piii si avvicinano alle jnante e possiedono o la clorofilla, o un 
altro pigmento, detto batteriopurpurina, Questi germi prendono il carbonio 
direttamente dall'anidride carbonica dell'atmosfera e sembra che coll'ossigeno 
libero formino della formaldeide, che si polimerizzerebbe. Da qnesta poi per 
nna serie di trasformazioni, si avrebbero gli idrati di carbonio (amido, de- 
strina, saccarosio, uialtosio, ecc). 

I batteri, i quali hanno la capacita di assimilare il carbonio per mezzo 
di speciali azioni chimiche, sono i nitrobatteri, i quali utilizzano 1' H na- 
scente, che rimane libero per la trasformazione dell' ammoniaca in acido 
nitroso, per disossidare I'auidride carbonica e formare acqua e formaldeide. 

Tutti gli altri batteri prendono il carbonio da una serie di coraposti che 
lo contengono sotto forma di CH- e di CH; non da quel i cbe lo contengono 
sotto la forma C O o CN. 

Questi corpi furono stndiati dal Xageli, ehe li ha classiticati nel seguente ordine : zucchero, 
peptone, mannite, glicerina, leucina, acidi tartarieo, citrico e succinico, asparigina, acido ace- 
tico, alcool etilico, acidi benzoico e salicilico, propilammina. metilainniina, fenolo. 

Anche in questo case, senza entrare in particolari, il principio della sintesi 
dei composti di carbonio e rappresentato dalla formaldeide: anzi h dimostrato, 
che a seconda della quantity maggiore o minor© del gruppo CH^O si ha 
maggiore o minore forza nutritiva da parte delle sostanze. 



BATTERIOLOGIA 245 

Vien quindi da s^ che quei corpi che contengono molti di questi gruppi 
€H'0, liberi, sono piu nutritivi di quelli da cui i batteri debbono trarlo 
fuori da una serie di composizioni. 

L'asaimilazwne dell' azoto e compiuta da due grandi gruppi di batteri, 
Un primo gruppo prende I'azoto da quei corpi che lo contengono nella forma 
NH*, meno da quelli cbe lo contengono come N H e meno ancora da quelli 
che lo contengono come NO. 

Questi corpi sono stati classiflcati dal Nageli in riuest'ordine : peptone, sintonina, fermenti, 
leucina, tartrate di XH', siiccinato di NH", asparagina, aeetato di KH', acetamide, me- 
tilamina, etilamina, propilamina, carbamide, ossamide, sali minerali di NH' e sali minerali 
dell'acido nitrioo. 

II secondo gruppo di batteri assimila P azoto dalP atmosfera, e questo 
gruppo cosi importaute comprende i batteri del genere Bhizohiiim (batteri 
Tadicicoli) i quali si sviluppano nelle radici delle papilionacee, dove for- 
mano le cosi dette nodosity delle papilionacee. Essi assorbono direttamente 
I'azoto dal terrene e lo cedono alia pianta, la quale in cambio ofFre ai bat- 
teri il nutrimento. £ questo un esempio di simbiosi. 

Conie il primo prodotto di s-intesi delPassimilazione del carbonio sarebbe 
rappresentato dalla formaldeide, cosi il primo prodotto di siutesi dell'assi- 
milazione delPazoto viene rappresentato dalla asparagina, che sarebbe I'al- 
■deide dell'acido asparaginic© o acido amidosuccinico. Essa polimerizzandosi 
e combinandosi coll' acido sollidrico e con I'idrogeno nascente condurrebbe 
poi alia formazione della molecola albuminoidea. 

All'assimilazione del carbonio e dell'azoto si annettono due grandi fatti : 

LA CIRCOI.AZIONE DEL CARBONIO E DELL'aZOTO. 

II carbonio si trova in natura nell'aria atmosferica sotto forma di anidride 
«arbonica e deriva dalla trasformazione delle sostauze idrocarbonate e delle 
«ostanze albuminoidee in genere. Esso per5 non rimane come tale, perch^ 
le piaute verdi lo scindono in carbonio ed ossigeno, il primo dei quali viene 
assimilato e r'condotto a far parte dei composti idrati di carbonio, e questi 
alia loro volta dai fanghi e dagli animali sono scomposti e ripri.stinati in ani- 
dride carbonica. Cosi c'e una continua circolazione del carbonio in natura. 

Per cio che si riferisce alia circolazione dell'azoto, esso pub venire as- 
■aimilato dalP atmosfera dai h. radicicola direttamente, indirettamente dagli 
altri, e rieu dato alle piante che Pntilizzano, formandone le sostanze albu- 
minoidee. 

Gli animali utilizzano queste sostanze albuminoidee vegetali e per una 
serie di processi le trasformano in sostanze albuminoidee animali. Le so- 
stanze albuminoidee animali sono poi attaccate dai cosi detti batteri della 
putrefazione, i quali le scompongono e le riducono in N H% H^O e CO". 
L'NH' a sua volta viene poi trasformata in nifcriti e nitrati per opera dei 
batteri nitrificanti e resa cosi assimilabile dalle piante. 

Eiguardo all'as.similazione dell' ossigeno i batteri si distin- 
guono in aeroM, anaerohi e anaerohi facoltativi o come meglio si 
dice in ossigenojili, ossigenofobi e paraossigenoflU. 



246 BATTEKIOLOGIA 

JJassimiliazione degli (tltri corpi, fosforo , sodio, ferro, jjotassio^ 
caJeio, manganese, ecc. Aieu fatta dai singoli gerini clie prendono 
qiiesti corpi per ]o piii dalle diverse .sostanze minerali. 

2. Trofismo. — I germi rispetto al modo di niitrirsi si di- 
stinguoiio in tre gruppi : in-ototrofi^ meiatroji e imratrofi. 

Nel gruppo dei iDrototroli sono germi che si contentano di po- 
cliissimo, clie vivono snl ferro, sullo zolfo, snl salnitro ecc. 

11 gruppo dei luetatrofl comprende due gruppi di gernii, I'uiio 
rappresentato da quelli die attaccano le luaterie orgauiche morte 
e teiitano distruggerle o trasfonaarle e questi souo i saprogeni, 
I'altro da germi die vivono a spese dei uiateriali prodotti dai 
primi e sono i saprofili o saprofughi. Era questi alcuni possono 
divenire parasiti ; bastera dire die sono saprofili il b. del tifo, il 
b. del colon e il v. del colera. 

II gruppo dei paratrofl comprende i germi die vivono solo 
nell'organismo animale, come il gonococco di ]S^eisser, il gernie del 
vaiuolo, della sifilide, della rabbia. Tutti gli altri paratrofl, pur 
viveudo esclusivamente iiell' organismo, jjossono mantenersi vi- 
tal! fuori di questo, senza perb moitiplicarsi, come i b. ddla tuber- 
colosi e della difterite. 

3. Tbreeni di coltura ARTiFiciALi. — Tutti gli studi die 
si sono fatti intorno alia nutrizione dei germi lianno avuto per 
mira di stndiare quali sono le condizioni nelle quali si possono 
coltivare i batteri; si sono studi ati quindi i terreni di cultura e si 
e cercato anzitutto di rilevare i caratteri ibn<lamentali di questi 
per essere adatti alio sviluppo dei batteri, cioe: la riccliezza dei 
materiali nutritivi, la consistenza, la reazione. 

Circa la ricchezza dei materiali nutritivi, generalmente si e ri- 
tenuto e si ritiene die i substrati debbano contenere grande nu- 
mero di corpi, die debbono cioe essere complessi. 

Percio ia tutti i laboratori oggigiorno si usano iufiisi vegetali e animali, 
a cui si aggiuDgono peptone, cloruro sodico e anche altre sostanze, facendo 
cosi delle soluzioni piu o meno complesse che servono ottimameute per lo 
sviluppo dei germi. Pero tale procedere non e strettaiuente scientilico, per 
cui i batteriologi teutarono di fabbricare dei substrati piii semplici nei quali 
eventualmente si potessero anclie eliminare le sostanze albuminoidee. 

Sono note gia le formule minerali del Pasteur, del Niigeli, ecc. 

II Franckel ha cercato d' introdurre nelP uso comune questa formula: 
acqua 1000, Na(U 4, fosfato sodico 2, citrate d'ammonio 6, asparaginato di 
sodio 4. 



BATTERIOLOGIA 247 

In qiiesto liqnido si coltivano una serie di gerini appartenenti al grnppo 
dei metatroli, per es. il prodigioso, il sottile, il mesenterico, il cianogeno, il 
piocianeo, il colera, il proteo, il pneumobacillo. 

II Gamaleia ha indicato, ove si voglia ottenere lo sviluppo dei j)ai'atroti, 
p. ef>. del bacillo della tiibercolosi, questa formula: acqiia 1000, aspara- 
gina 4, citrato di amuionio 4 o fosfato di sodio 2, alle quali sostanze si ag- 
giungono gr. 30 di glicerina. 

Cio nou toglie per5 clie alcnni batteri si sviluppino anche iu soluzioni 
pill seniplici; p. es., in soluzioni di cloruro sodico al 3 Vd il vibrione del 
colera prospera ancora Vi sono anzi germi che utilizzano per la lore nutri- 
zioue solo Pacido carbonico e I'ammoniaca dell' aria e quel poco di materiale 
che si pu6 trovare snlla parete del vase ; essi seinbrano percio vivere appa- 
rentemeute in acqua distillata ed <■ curioso che si dice(!) trasfovraino 
quest'acqua in una uiassa gelatinosa. 

In (inanto alia rcazione del suhstrato le ricerclie fatte dimostrano 
che lia graudissinia importanza. Si e vlsto per es. die in una so- 
luzione di asparagina e di zuccliero all' 1 "/o, linclife qnesta lia 
una reazione alcalina, si svilnppano il b. del tifo, 11 b. del colon, 
il vibrione del colera e il b. piocianeo: pero il bacillo del tifo 
vi si svilnppa meno. di tutti ; qnando la soluzione e acida, il b. 
del carboncliio, quello del tifo e il vibrione del colera non si 
svilnppano piii. 

In <jenere i germi si svilnppano in terreni alcalini o neutri: gli 
acidi sono i>referiti dalle mnffe e dai blastomiceti. 

Durante lo sviluppo nei substrati alcalini o neutri per lo piii 
i singoli germi trasformano dapprima in acida la reazione del 
substrato. 

Per potersi .studiare questo fenonieno si sogliono aggiungere ai liquidi 
diversi indicatori, per es. la tintura di tornasole, la feuolftaleina o colori 
di anilina, come il turchino di metilene. 

Riguardo alia consistenza dei suhstrati noi li distinguiamo in 
due gruppi: liquidi e solidi. 

I liquidi sono rappresentati : da soluzioni minerali, da infusi 
vegetali o animali, fra i quali il piii comunemente usato e il brodo 
Loffler, che e un infuso di carne con peptone e, se si vuole, anche 
con glicerina. 

I substrati solidi sono rai>presentati da patate tagliate a fette 
o da nova dure; da infusi solidificati mediante sostanze special!, 
come I'agar-agar, il fucus crisj.us^ la gelatina o colla di pesce; 
da siero di sangue o da albuminato sodico solidiflcato a 70^ o 
a 100". 



248 



BATTERIOLOGIA 



Tecnica per la preparazione <lei teiTcni di coltura. 

Nella pratica i terreni di caltura nei quali noi coltiviamo i germi e nei 
quali, dopo ottenutone ]o sviluppo, cerchiatno di rilevare caratteri diagnostici, 
possono distingiiersi in due categorie: 

1° terreni nei quali si sviluppano tutti i germi a parity di condizioni 
o terreni comtini ; 

2' terreni nei quali preferibilniente, in determinate condizioni. si avi- 
luppa piuttosto un germe che un altro, o terreni speciali. 

Tkrreni comuxi. 
Comuni sono tutti terreni con albumina (fig. 126). 




fig. 126 (rtii Heim). 



1. Infuso di came, — Oiilininhmiente si jneiide dellrt Ciniie ina};ia (di vaccn, di cnvallo) si 
spezzetta e poi si mette in infusionc col doppio peso di acfjua distillata, alia temperatura ordi- 
naria, per 12 ore o meglio fine a 48 ore, ]icreli6 si i- osservato che si possono estrarre piii 
sostanze nutritive da cami molto frolle. 

Si pu6 anclie tare I'infuso a caldo, ma in (juesto caso le operazioni elie seguono sono meno 
semplici clie nell'altro. Infatti I'infnso a freddo basta che sia bollito una volta ; mentre qnello 
a caldo deve essere riscaldato 2-3 volte ; nei liltrarlo l)isogna stare attenti a non pennettere il 
passaggio di sostanze albuminoidee precipitate. 

Ottenuto I'infuso e flltratolo, e necessario alcalinizzarlo, e cio si fa o con soda o con IK>- 
tassa, o con carbonato di sodio ; (juesto e anzi il migliore, perclie, anclie mettendone nn eccesso, 
non nuoce alio sviluppo dei germi, ci6 che succederebbe con un eccesso di potassa. 

La tecnica deU'alcalinizzazione e sempliee ; si versa cioe il liquido in una grande capsula, 
vi si aggiunge tanta soluzione acquosa satura a freddo di carbonato di sodio flno a clie la carbi 
di tomasole non diventa nettamente bleu, e poi si fa bollire. 

E utile servirsi come carte reattive di quelle colorate in viola, le qoali diventino rosse 
o bleu quando vi si faccia cadere una goccia rispettivamente acida o alcalina. Le migliori carte 
reattive sarebbero quelle non porose e colorate da una faccia, la cui 8ensibilit.\ puo provarsi 



BATTERIOLOGIA 249 

portaiulovi a coiitatto una goccia di una soluzione di aeido ossalico 1:1000CO e vedendo se si 
•ottiene arrossaniento. 

Si pu6 anclie alcalinizzare con i)recisione, usando la soda normale e mettendo come indi- 
catore la fenolt'talina ; nia nella cout'ezione dei comuni terreni e un procedimento siiperfluo. 
Siccotne poi dope Tebollizione il liquido potrebbe tornare acido, »'; necessario, prima di distri- 
buiilo in tubi e sterilizzarlo, assicunirsi della sua alcalinita. A tale brodo si usa aggiungere 
ri % di peptone, il 0,5 "/., di cloruro di sodio, e dal 2 al 6 % di gliceiina. 
Ecco come, secondo il Grimbert. si opera nell'Istituto Pasteur : 
1° si macera della came triiiciata nel doppio del suo peso di acqua fredda per un tempo 
•da determinarsi ; 

2° si spreme attraverso tui panuo e si porta il li<iuido aireboUizione per (lualclie niinuto ; 
3" si filtra attraverso carta bibulii ; 

4" si alcalinizza leggermente, ma nettamente con soda diluita ; 

5° si pone il liquido alcalinizzato nell'autoclave a 120" per un quarto d'ora, e si riltni 
ancora caldo : 

6" si distribuisce nei recipienti e si sterilizza. 
Nel nostro istituto si fa macerare la carne nelFacqua fredda per 24 ore, quindi senza 
togliere la came, faeendola p;ssare attraverso un panno, si fa bollire per ',';. ora. Si tiltra iwi 
alia carta, si aggiunge 11 »/„ di pept«ue e il 0,50 % di cloruro sodico; si fa bollire per qualche 
minuto, si filtra 1 11a carta e si alcalinizza nettamente con soluzione di carbonato sodico satura 
a freddo. Cio fatto. si cuoce nella pentola di Koch almeno per 1 ora, si laseia freddare e si 
filtra un'nltima volta, dopodiclie si distribuisce in tubi o in palloni e si sterilizza detinitiva- 
mente, badaudo di saggiare la reazione (clie deve essere alcalina) di ((ualcbe tubo. 

2. Brodo alVegtraUo di Liebig. — Invece del precedente brodo se ne puo fare un altro scio- 
gliendo ri-2 % (meno bene il 0,5 Vo) di estratto di carne Liebig in lOO cmc. di ac(iuiv coniune. 
cui si aggiunge 11 % di peptone (il cloruro di sodio e inutile). Si cuoce per 30 minuti nella 
stufa di Koch, si laseia depositare e raifreddare e poi si filtra. Si akanilizza nel modo ordinario 
oppure si scalda e si aggiuugono il 30 "/^^ ^i soda al 4 "/„ e poi tante gocce della stessa solu- 
zione sino a che la carta di tornasole rimane decisamente bleu. Si torna a cuocere per 15 minuti. 
si tiltra e si distribuisce. 

3. Brodo all' alhiimosa (Hesse). —Si i- anclie tentato di sostituire ai materiali surricordati 
delle albumose. specie quella di Heiden. Essa si scioglie nell'acqua, con facilitJi, generabnente 
nella proporzione 0,5-1 "f^. II miglior terreno all'albumosa si fa prendendo gr. 5 di albumosa 
di Heyden. sciogliendola in un raortaio in 50 cmc. di acqua e poi a>;giungendo 5 gr NaCl 
30 di glicerina e gi-. 950 di acqua. Si tiene nella stufa a 100" per 15 minuti, si filtra, si distri- 
buisce nei recipienti e si sterilizza. 

4. Soluzione di allmminato alcalino. — L'albumina d'uovo si fa cosi (Casagrandi) : 

f-i prendono 100 gv. di albumina secca, si sciolgono in 100 cmc. di acqua distillata, si 
flltra attraverso cart i, si aggiungono 5 cmc. di soluzione di soda al 4 % ogui 125 cmc. della 
soluzione di albuu\ina filtrata e poi ad ogni 50 cmc. di liquido si aggiungono 10 cmc. di acquit 
distillata. Si distribuisce in tubi e si sterilizza nella stufa di Koch o nell'autoclave. 

5. Latte. — Oltre a questi liquidi si usa anche il latte, clie deve adoperarsi scremato; 
iiltrinienti si forma in superfieie nei tubi di saggio uno strato spesso di globuli del latte clie 
osta ola grandemente lo sviluppo dei geniii aerobici. 

6. Gelatina ed agar. — Per avere dei terreni solidi, non si deve che aggiungere al brodo. 
preparato come sopra, alcune sostanze, (juali, in geuere, la gelatina o colla di pesce e Tagar. 
De la prima e di regola nggiungerne il 10 "/„ : solo nella stagione estiva e bene salire iil 15 "/o, 
perclu'. se la temperatura dell' ambiente si eleva a 28''-29<', si liuidifica e lo st«sso si dica per 
comodita di tras orto se la gelatina deve .servire per esanii di ac(iua. Soltanto in casi speciali 
quando si vogliono studiare certi caratteii colturali di dati microrganismi c bene che I'infuso 
di carne venga gelatiuizzato nelle proporzioni del 3 al 4 "/„. 

Dell'agar basta aggiungere 1-2 2 '/j %= aggiiuigendone di piii diventa estremamente dif- 
ficile la flltrazione. Essa si aggiunge in iiolvere, oppure in fill che si tagliuzzano con le forbici. 

H brodo gelatinizzato si tiene per 1 ora nella stufa di Koch ; il brodo agarizzato per varie 
ore (da 2 a 5) ; quindi si flltra, cio che, se riesce facile per la gelatina, usando un imbuto a 
doppia parete nella cui intercapedine si mantiene dell'acqua calda, oppure ponendolo entro la 
stufa di Koch, <• invece niolto difticile per I'agar. In ogni caso cio si fa entro U pentola del 



250 BATTERIOLOGIA 

Koch o ill un inibuto ad acriua bollente, lavorendo la flltrazione col far pressione per mezzo 
di aria compressa, nel qual caso va da s^ che I'imbuto deve esser fornito di copercliio a chiu- 
sura erinetica con un rubinetto in comnnicazione con una pera di gomma die serva per faie 
la pressione. 

Si puo pero ovviare a tutte queste manipolazioni lasciando riposare il liqnido nella stufa 
a 100" e pol servendosi del liquido decantato; oppure si pu(j segwire il metodo del Centanni. 

Qnesti prende un cilindro di rete metallica fornito nella superficie superiore di un bec- 
cuccio cui si attacca un tubo di caoutchouc. Si circonda il cilindro con carta bibnla che 
vi si trattiene aderente per mezzo di anelli di caoutchouc. Si mette in comnnicazione il tubo 
di gonnna con una bottiglia a tubulatura laterale e questa con la pompa aspirante, quindi si 
immerge il cilindro nel recipiente contenente agar bollente, il quale recipiente si pu6 anche 
tenere in un bagnomaria la cui acqua si porta alia eboUizione (sebbene non sia neppure neces- 
saiia questa precauzioue, perche la tiltrazione si fa generalmente con grande rapidila). 

Tanto della gelatiua quanto dell';- gar dopo tiltrati, deve esser risaggiata la reazione, che 
deve essere alcalina. 

7. Agar al sangve. — All'agar si puo poi aggiungere del sangue : perci6 si fa colare sulla 
superlicie del substrato una goccia di sangue fresco, sterile, di coniglio, di cavia, o d'nomo : cosi 
si forma il cosi detto blut-agar o agar al sangue : i tubi si tengono in tennostato per 48 ore 
almeno prima di adoperarli ; quelli che rimangono sterili si adoperano. 

8. Agar al siero. — L'agar ancora si pu6 aggiungere di siero e allora si fa il cosi detto 
agar-siero. Si scioglie l'agar in un bagnomaria la cui ac(iua si porta aU'ebollizione e poi si lascia 
raflreddare sino a 40"-50'' : quindi si riseabla del siero a 4O''-50'' e si aggiunge all'agar nelle pro- 
porzioni di 1 di siero a 2 di agar. Dopo di che si lascia raflreddare, disponendo in modo la 
provetta che si soliditichi a becco di tlauto. 

9. Siero di sangue. — Altro terrene solido e il sieio di sangue. che peio si usa solo in casi 
speciali perche ue e difticile la preparazione. II sangue iiitero preferibilmente di Viicca o vitella, 
si raccoglie entro cilindri di vetro, da cui. dopo coagiilatosi. si estrae il siero con una pipetta 
di vetro sterilizzata e si distriluiisce in provette. Meglio k perd servirsi dei jialloni di Tizzoni 
Centanni (fig. 127), foriiiti di una tubulatura laterale e di una bacchettina che si erge verti- 
calmente dal fondo del lecijiiente. Attorno alia bacchettina riniiiiie attaccato il coagulo; cosi 




fig. 12' 



il siero si separa e \nv\ essere vfisato nei recii)ienti per mezzo del tubo laterale che e anche 
piegato ad imoino in modo da evitare una troppo grande inclinazione del recipiente. 

II siero di sangue raccolto nei tubi generahuente si adopera coagulato a begco di tlauto, 
per cui i tulii si pongouo in una scatola a doppia parete leggermente inclinata, la cui tem- 
peratura si porta lentamente a 70°. Man mano che il siero si coagula nei tubi, questi si tol- 
gono, perchfesesi lasciano a lungo, il siero diventa bianco e cessa di essere traspnente come 
quando, per far presto, lo si solidifica a 100\ 



BATTERIOLOGIA 



251 



Gli appareechi elie seivono per ]a soliditiertzione del sangiie a 70° sono quelli di Koch e 
di Abba, la cui descrizioiie si trova in tutti i trattati. 

10. Patate. — Uu ottimo materiale solido di cultura sono le patate, specie le olandesi, cbe 
preseutano forma ovalare. a superficie liscia, e una polpa farinosa. 

I metodi di preparazione di questo substrato sono diversi come diversi sono i recipienti 
cbe servono a conteuerlo. 

Se si preparano le patate col nietodo del Koch, ciofe, senza decorticarle, si spazzolano ben. 
bene con soluzione di subliinato, si steriUzzano nella stula, e poi con coltello airoventato si 
tagliano a metii e senza sejiariire i due pezzi si introducono in una camera di vetro grande, 
(le eosi dette caniere di Tyndall , pulita con sublimato, e contenente al fondo un foglio di carta 
Viibuhi baguata in sublimato : si separano quindi le due met4 in modo die le supertioi di taglio 
guiirdiuo iu alto. 

Questo procedimento per6 oggl e stato messo a parte ; percbe non i- pnssibile distruggere 
le spore del germi del terreno (v. Parte I. Cap. Ill), senza molte sterilizzazioni. con le quali 
il substrate di nutrizione diventa meno adatto alio sviluppo dei germi e poi assume una colora- 
zioue nerastra. 

£ migliore 11 metodo dell' Esmareli : mondare cioe bene le patate, tagliarle a dischi, clie si 
raettono in capsule Petri ed ivi si sterilizzano : oppure quello del Bolton e Globig, (fig. 128> 




fig. 128 (da Helm). 



cioe acouratan\ente spazzolr.te e mondate le patate. cavarne cilindri per mezzo di un foratappi^ 
tagliando poi i cilindri a becco di Hauto. Questi becchi di liauto si mettono (iiiindi in^provette 
aventi al fondo dell'ovatta bagnata <dn aequa distillata sterile (flg. 129-rt) o in provette aventi 







(h) 



flg. 129. 



252 BATTERIOLOGIA 

vicino aU'estremita inferiore una strozzatura che serve a trattenere la patata. i cosi detti t)i1)i 
di Koux (fig. 129-&) e permette cosi che nel fondo possa rimanere tant'acqua quanto e neces- 
saria a mantenere umido il substrate nutritive. 

11. TTova. — Oltre le patate si sono adoperate anche le uova ; ma non e detto cbe il contenuto 
■delle uova sia sterile ; d'altro canto non e questo un mezzo di cultnra alia mano e a cui sia 
■oramai piix necessario ricorrere. 

Cosi pure si sono adoperate rape, carote. carciofi, ecc, ma I'uso di questi substrati. se lia 
ragioue di essere per ricercbe speciali, nella generalita dei casi e inutile. 

TeRRENI di Ct'LTURA SPECIALI. 

Servono sia per lo sviluppo dei gernii che difficilmente si uioltiplicano al 
di fuori degli organismi viveiiti (paratrofi), sia per ricercare detenninati 
gernii in mezzo agli altri (niutfe, blastoniiceti, v. del colera, b. del tifo, eci-.) 
sia per differenziare gernii niolto simili tra di loro (b. del tifo, b. coli, etc.). 
Sicconie lierb niolti di e«si, controllati, si sono diniostrati inadatti, e niolti 
non sono sufficienteniente stati studiati, cosi mi limiterb a riferire solo quelli, 
che seinbra niaggiorniente si prestino agli scopi anzidctti, avverteudo perd 
che nessnno di essi jinb ritenersi assolutamente sjtecifico. 

TERRENI di Cl'LTURA DEL GONOCOCCO. 

1° il terreno di Thahiiann: si jirepaia I'agar nel inodo ordinario, sino al momento della 
alcalinizzazione definitiva. Questa deve esser fatta in una determinata proi>orzione, per sta- 
bilire la quale si precede cosi : a 30 cmc di agar tluiditicato e addizionato di qualche goccia 
di soluzione alcoolica di fenolftaleina, si aggiunge poco a poco, mediaute una pipetta graduata, 
■della soluzione di soda norniale flno alia oomparsa di una leggera tinta rossa ; si calcoUino 
i '/( della qnantitii di soda che c stata necessaria per la neutiali/.zazione dei 30 cmc. e si 
deduce mediante una ])ro])orzioue la quantita perceiituale da aggiungere .all'agar per ottenere 
il voluto grade di alcaliniti ; 

2" il terreno di Cantani: si fanno perveniie 25-30 cmc. di sanguo umiuo estratto dalla 
vena del braccio in altrettanti gliceriua e alcune gocce della miscela si aggiungono all'agar 
ordinario, o a bredo, o a liquido ascitico : 

3'' il terreno Casagrandi: si prepara I'agar or iuarie, aggiunto del 0,5 "/^ di nutrosio. 
<aggiunta che si fa anche nel terrene di "Wasserniann citato dai trattatisti, ma die non da buoni 
risultati), e si alcalinizza col metodo del Thalmann : si aggiungono ((uindi ad ogni 10 cmc. di 
agar sciolto a 40° 2-4 gocce di sangue sciolto in gliceriua pura riscaldata a 55" per inattivare 
i complement! del siero: il sangue die ]nh si piesta e ([uello iimano; pero pu6 servire anche 
quelle di vitella. 

TERRENI per la DIAOKOSI DIFl-ERENZIALE TRA IL B. DEL TIFO E IL I!. DEL COLON. 

Questi terreiii soiie meltissimi, liquidi e solidi : i principali e meglio rispondenti alio scope 
«ono i seguenti (gli altri sono semplicemente elencati nella parte II dove si parla del b. coli) : 
Terreni liquidi. 
1. I hrodi fenico-cloridriei. di Parietfi. 
Si prepara il brode ordinario, e si aggiungono acido fenico e acido doridrico % nelle 
tre properzieni: 

0,45 acido fenico, 0,40 acido doridrico 
0,95 >, 0,80 » 

1,44 » 1,15 » 

5n mode da fare tre brodi con diverse grade di acidita. 

Si posseno anche tener pronte delle soluzioni di acido fenico e doridrico cosi fatte: 
acido fenico 4,S "/„ — acido doridrico 3,9 % 
» 9,6 % — » 7,8 V, 

14.4 Vo- » 11,17 7o 

« dope averle volta per volta ben agitate aggiungerne 1 cm. a 10 cm. di bredo gia distribuito 
nelle jirovette. 



BATTERIOLOGIA 25S 

Questi brodi sono, per qnanto const.* alia uiia esperienza, siiperiori a (juelli *li Pere, Vin- 
cent, ecc. del quali percid non parlo. 

2. II brodo al IcUtosio e alia laecanaiffa, di Wurtz. 

Al brodo comnne, si aggiunge 11 2 "/„ di lattosio e tanta solnzione di laccamuffa sine a ot- 
tenere una eolorazione violetta persistente dopo la sterilizzazlone. 

3. II brodo lattofenolftaleinizzato. di Abba. 

In 1000 cmc di acqna si sciolgono 10 gr. di peptone Witte, 5 di XaCl, 20 di lattosio: si 
ciioce per '/» ora nella stnfa, si sterilizza e 6i aggiungono i/j cm. di solnzione alcoolica di fe- 
nolftaleina all' 1 "/„ e tanto di solnzione satnra a freddo di carbonato sodico siuo a die il broda 
assume una tinta rosea decisa. 

i. II brodo al liquido di Gram, di Besson. 

Si sciolgono a ealdo 20 gr. di peptone Cliapoteau, 5 gr. di XaCl, 2 gr. di fosfato di soda 
in 1000 gi'. di acqua ; si riscalda sino a 115°, si tiltra, si distriljuisce in rccipienti in ragione- 
<U 10 cmc. per ciascuno, die ^si sterilizzano a 115°. Al momento di servirsene, ad ogni tube si 
aggiungano tante gocce di liquido del Gram recente sino a che il liquido assume una leggera 
tinta bruno-rosea che scompare in 5-6 miiiuti (in genere 15-30 gocce). 

Si pud anche adoperare in mancanza d'altro il lirodo ordinario, preferendolo non alcaliniz- 
zato, cui ijoi si aggiunge il liquido del Gram. 

5. II brodo al fegato di vitello, di Cesarig-Demel. 

Si fa nn infuso a freddo per 24 ore con 250 gr. di fegato fresco di vitello in 1000 cmc. di acquar 
si cuoce, si aggiungono 10 gr. di peptone e 5 di cloruro sodico e si cuoce ancora, quindi si 
sterilizza nell'antoclave e si aggiunge il 2 V„ di tintnra neutra di tomasole ; poscia si sterilizza 
definitivament« 

6. II siero di latte di Petruschy. 

Si diluisce del latte a meta con acqua, si acidiflca leggermente con HCl diluito, si riscalda 
a IS'-SO" per coagulare la caseina e si tiltra. II flltrato si alcalinizza eon solnzione satnra a 
freddo di carbonato sodico; si. cuoce per 1-2 ore, si flltra e al filtrato die deve essere limpido 
si aggiunge tanta solnzione di laccamuffa sino a eolorazione violetta; quindi si sterilizza. 

7. II brodo con nitrati di Bleiteh. 

A ICO cmc. di acqua si aggiungono 2 gr. di peptone secco "Witte, 0,5 di XaUl e cmc. 2,5- 
di solnzione di nitrato potassico al 0,08 "/o : si cuoce, si flltra, si sterilizza. 

8. II liquido di Klopstock. 

In 100 cmc. di acqua si sciolgono ana 1 di lattosio, nutrosio, glucosio e 0,5 di cloruro 
sodico ; si cuoce, si flltra, si aggiunge tintnra di tomasole sino a eolorazione violetta, e si di- 
stribuisce il materiale ponendolo preferibilmente entro i tubi a fermentazione. 

Terrcni solidi gelatinizzati. 

1. La gelatina al decotto di palate di Eisner. 

Si fa un infuso di 12 ore con 500 gr. di patate mondate e tagUuzzate in 1 litro di acqua; 
il liquido decantato si aggiunge del 15-20 "/„ di gelatina dopo averne riportato il volume a 1000; 
si cuoce per qualche minuto e si alcalinizza con soda sino a reazione debolmente acida, si tiene 
Jieirautoclave per pochi minuti, si Ultra e si aggiunge una solnzione di ioduro di potassio al 
lO °/o nelle proporzioni di 1 di solnzione a 19 di gelatina. 

2. La gelatina di Orivibert in nostituzione della gelatina di Eisner. 

Si sciolgono in 1000 cmc.di acqua, 1 gr. di maltosio, 2 di amido solubile, 2 di asparagina, 
2 di fosfato neutro di potassio, 2 di solfato di potassio, 2 di solfato di magnesia, 2 di bima- 
lato di ammonio, 1 di carbonato di magnesia. A qnesto liquido si aggiunge il 15 "/^ di gela- 
tina, si chiariflca con bianco d' novo, si riscalda a 115" e si flltra. Quindi si saggia 1' acidita 
la quale deve essere tale die 10 cmc. della gelatina siano neutralizzate da 5 cmc. di acqna di 
(■alee. Si prendono percio 10 cmc. di gelatina. si aggiungono 50 cmc. di acijua distillata si versa 
(jualche goccia di fenolftaleina, e si aggiunge I'acqna di calce Se per ottenere la neutralizza- 
zione occorrono piii di 5 cmc. di Rcqua di calce, si aggiunge alia gelatina della solnzione normale 
di soda «iuanto bastji per ottenere tale risultato. Si aggiunge poi 1' 1 % AilKo Ai Br E. 

3 La gelatina all'urina di Piorkowsky. 

Ad nrina del peso speciflco 1020, resasi spontaneainente alcalina, si aggiunge il 3.3 "/„ di 
gelatina e il V, per cento di peptone, si fa bollire i)er 1 ora, si flltra e si sterilizza. 

4 La gelatina minerale di Remy c Sugg in sostituzione della gelatina di Piorkowsky. 
Si sciolgono in 1000 cm. di acqua 2 gr. di glucosio, 0,5 di peptone, 0,5 di as])aragina, 8,75 di 

acido citrico, 0,5 di fosfato neutro di potassio, 0,25 di solfato di potassio, 0,25 di solfato 



254 BATTERIOLOGIA 

<li magnesia. Si tiene nelFantoclave per im quarto d'ora, si versa in nn pallone contenente 
120-150 gr. di gelatina e si alcalinizza leggemiente con soda. Si rimette nell' autoclave per 1 quarto 
xl'ora e poi si acidifica con soluzione nomiale di acido solforico in niodo clie 10 cmc. di gelatina 
.abbiano nna acidita saturabile da cmc. 0,2 di solnzione i/s ^" fli soda. Si agita, si cuoce per 
10 minnti a 100° si flltra, si saggia I'acidit^. Perci6 10 cmc. di gelatina .si agginngono a 
100 di acq. distillata e si versa qnalche goccia di soluzione di fenolftaleina: colFaggiunta di 
«mc. 0,2 di soluzione '/j N di soda deve aversi una colorazione rossa. Si aggiungouo allora altri 
gr. 2,50 di solfato di magnesia per litro, si divide in tubi in <iuautita di 10 cmc, si sterilizz i 
■e al inomento di servirsene si aggiunge 1 cmc. di una soluzione acquosa di latto.sio al 35 °/o e 
0,1 di soluzione fenica al 2,5 % . 

5. La gelatina al decotto di earciofo di Fovx. 

Si fanno bollire dei torsi di earciofo per 20 minuti in acqna : nel li(iuido die si ottiene si 
Agginnge 11 10 °/„ di gelatina ; si cuoce, si flltra, si sterilizza e si fa solidificare a becco di 
flaiito in provette. 

6. La gelatina al liqnido di Cambier, di Tusini. 

Si prei)aran() le tre soluzioni costituenti il liqnido di Cambier : 
Sol. acq. al 3 % di peptone cmc. 1000 

» 1 ° soda caustica >> 88-120 

» s:»tnra lieddo di Xa CI » 88-120 
^i meseolano, si sterilizzano. vi si aggiunge il 3,3 Vo " '' 10 Vo *li gelatina e si filtrauo. 
Terreni golidi agarizzati 

1. L'agar ol nntrosin e al violetto criHtallizzato e alia lacca)nt(jf'a. di Drigalsly e 
Conradi. 

A 1000 cmc. di brodo leggermente alcalinizzato si aggiungouo 10 gr. di i)eptone, 10 di nn- 
trosio, 5 di XaCl. 30 di agar; si tiene per 3 ore a 100°, si lascia sedimentare e si decanta. Si 
l)repara d'altro canto nna soluzione acqiiosa di laccamuffa secondo Kubel-Tiemann : 130 cmc. 
di tale .soluzione si f nno bollire per 10 ore e si agginngono con gr. 15 di lattosio dopo di che 
si cuoce per nn quarto d'ora. 

All'agar fluidittcato si agginngono 2 iiiic. di nna soluzione calda di soda i\\ 10% e la solu- 
zione di laccamuftrt lattosata flno a colore violetto e 10 cmc. di una soluzione cahla e sterilizzata 
di cristallo-violetto 15 all' 0,1 "/„. II tutto si versa in capsule Petri. 

2. L'agar al roSKO neutro o rogso di toluilene, di Rothberger. 

L'agar coniune .sterilizzato nelle provette si scioglie e vi si agginngono 2-3 gocce di soluzione 
acquosa satura di rosso neutro o rosso di toluilene sterile. Si lascia raflreddare a 40° a cilin- 
dro e si semina con qnalche ansa di brodocultura in brodo e sitbito si porta sotto un getto 
-di acqua fredda ])er flssare il materiale innesrato. 

Terreni solidificati con alhumina d' novo. 

1. Albume d'uovo all'infugo di caffe. di Puccinotti e llunnicchi. 

A loo cmc. di albume d'uovo si agginngono 20 gr. di catt'e crndo e vi si lasciano immersi 
per 2-3 giorni. Si filtra I'albnme attraverso garzt asettica, si distribnisce in provette in quan- 
tita di 10 cmc. i)er provetta, si tiene a CC-OS" per due ore ogni giorno e ])er 6 gionii, .si soli- 
difica a becco di fl .uto o in piastre jwrtando il materiale alia temi)eratura di 70°. 

2. Albuininato alealino, al mttroxin, alia laecamxiffa. all' infuno di caffe, eec , di 
Casagrandi. 

Si prepara una soluzione di albunr.na d'uovo secca al 9-10 % in accina distillata, si filtra. 
«i aggiunge 1' i Vo fli nutrosio e a ogni 125 cmc. di licptido da 4 a 5 cm. di soda caustica al 
4%, e poi, se si vuole, tsnta solnzione di laccamnfl'a sino a c^olorito violetto, si sterilizza a 
60° -65° i)er vari giorni e si solidifica a becco di flanto o in piastre a 70". 

Si pno anclie preparare come col metodo Drigalsky e Conradi (adoi)prando la soluzione di 
laccamnfl'a e lattosio e violetto cristallizzato) o con I'infnso di catt'e alia Puccinotti. 

Terkeni di culture per il bac. dell' influenza. 

Si prepara l'agar o il brodo aggiimgendo qualcho goccia di glicerina, in cui siasi f.vtto per- 
•venire del sangue vunano, di piccione o di coniglio (Y. terreni di cultura del gonococco), op- 
pure si aggiunge ai terreni di culture dell'ematogeno (die si ricava dal rosso d'uovo digerito 
■con jiepsina). 



BATTERIOLOGIA 255 



TEREENI DI fOLTURA PER IL B. DELLA TrBERCOLOSI. 

Agar all' albumosa , di Hesse. 

In 50 cmc. d'acini.-t si sciolgOHO a iitldo 5 gr. di albumosa di Heyden e in altii 50 si sciol- 
gono 5 gr. di NaCl, e 10 gr. di agar cui si aggiungono 30 cmc. di glicerina. Si mescola la 
IH'iiua sohizione alia seconda e si alcalinizza con soluzione di soda come si fa per alcaliuizzare 
I'agar di Thalmann, si flltra e si sterilizza. 

Albuminato alcalino aU'albumosa. di Casagrandi. 

Invece dell'agar, si pn6 fare iin terreno a base di albnmina d'uovo secca sciolta in acqna 
alcaliua, il quale si ottiene iiello stesso modo indicato ]ier il terreno del h. del tifo e del colon: 
soltanto si aggiunge. invece del nntrosio, I'albumosa di Heyden e una qnantita di glicerina. 
corrispondente al 30 "p. 

Terkeni di coltura per il n. della lepra. 

Patate glieerinate neutralizzatc. 

Si tagliano le patate olandesi a fette, e le fette si tengouo immerse in una soluzione di 
glicerina al 6 "/o P^r 48 ore. Si saggia qnindi la reazione del liqnido : se acida si neutralizza con 
una soluzione di soda X, avendo cura di nou oltrepassare il niomento della nentralizzazione. 

Qnindi le i>atate si mettono in larghi tubi alia Eoux la cni anipolla sia piena di glicerina 
al 6%, nentralizzata. e con qnesto si bagna ogni tanto la snperticie della ])atata. 
Brodo di pcsce. 

Si fanno dei brodi di pesce, servendosi di pesce spada o di pesce tonno, cosi come si fanno 
i brodi di carne : quest! si possouo, iiltrati e sterilizzati, adoperare tali e quali oppnre agginn- 
gere di glicerina al 5 % e di glucosio all' 1-2 "/o- 

TERRENI di coltura del I5ACILL0 DELLA DIFTERITE. 

Agar all'urina. di ScJdoffer. 
Si prepara dell'agar peptonizzata al 2 "/,„ col 6 "/o f" glucosio e a due parti della stessa 
rtuiditicata a 40° si aggiunge 1 i)arte di urina sterilizzata e portata alia stessa temperatura. 
Urina al peptone e alia glicerina. di Casagrandi. 
Si aggiunge a 100 cmc. di urina, della densita di circa 1020, 1 gr. di peptone o di estratto 
di carne Liebig, si fa bollire per nn'ora a bagnomaria, si tiltra. si di.stribuisce in provette 
il liqnido e si sterilizza. 

Albume d'uovo con urina al peptone, di Casagrandi. 
DelFalbume d'uovo si dilnisce a parti uguali col liqnido precedente, si Ultia, si distribnisce 
in provette e si sterilizza a 100". II materiale assume un aspetto bianco opaco. 

Con la sterilizzazione frazionata alia temperatura di OO'-GS" si puo anche ottenere traspa- 
rente. 

TERRENI DI COLTCEA DEL V. DEL COLERA. 

Acqua peptonizzata salata di Dunham-Koch. 
A 100 cmc. di acqua si aggiungono 1 gr. di peptone secco Witte e 1 gr. di XaCl, si al- 
calinizza con soluzione satiu'a a freddo di carbonato sodico, si flltra e si sterilizza. 

TSRRENI DI COLTURA PER LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE TRA B. DEL CARBONCHIO. B. SOTTILE ECC. 

Liqnido di Fiore. 
Si fa uua soluzione di acido amidosuccinico gr. 0,60 in 100 cmc. di acqua distillata e si 
aggiunge di gr. 0.025 di solfato di magnesio e d gr. 0,05 di fosfato di sodio, neutralizzando la 
soluzione con qnalche goccia di ammoniaca diluita. Si flltra e si sterilizza. 

TERRENI DI COLTURA DELLE MUFEE, DEI BLASTOMICETI E DEGLI OIDI. 

Sono in genere gli stessi terreni dei batteri, acidiflcati con acido citrico, tartarico o anche 
spontaneamente acidi. 

Per le niuft'e serve bene il liqnido minerale del Kaulin. Per i blastomiceti I'acqua di malto, 
il mosto di l)irra, gli infusi di frntta secche, i decotti di carota di rapa o di barbabietola. 

Tutti questi terreni possono essere sostitiiiti dal brodo acido glucosato e dall' agar acido 
glucosato secondo Casagrandi. 



256 



BATTERIOLOGIA. 



Si prepara nna soliizione rti glncosio al 50 Vo e tli acido tartAiico al 10 */, e 4-6 gocce si 
aggiungono a 5-6 cmc. di brodo orrlinario oppnre di agar ordinario. portando ambedue le solu- 
zioni alia temperatiira di 40" e iwi per 10 niinnti a 100°. 

Si pu6 anche avere un ottimo terrene per lo s^^lnplx) di qiiesti gernii, prendendo 1000 cmc. 
di decotto di patate (agginnto di 20 gr. di peptone e 100 di glncosio) terrene die si pu6 solidi- 
fleare con agar o con agar-fucns a parti nguali e aggiiingere dojio filtrato e sterilizzato con 
acido tartarico in sohizione acqnosa al 10%- 

II. Tecnica per risolainento e la colUvazione dei batteri. 

a) ISOLAMENTO DEGl I AEKOBI. 

1. Per iaolare i genni si e per molto tempo adoperato il metodo per di- 
luizhne nei terreni liquidi. A tal nopo si tlistribuiva in una serie di palloucini 
il liqnido nutritivo in qiiautita di 10-15 cmc. per ciascnno, si faceva per- 
veuire nu certo nnniero di gocce del liqnido contenente i gernii in uu primo 
recipiente, da questo si prendevano due gocce e si facevano pervenire in un 
secondo, da questo tre iti un terzo e cosi via dicendo, fino a ragginngere il 
nnmero delle gocce fatte pervenire nel primo. 

2. Oggidl per5 questo procedimento non si usa piii preferendosi il metodo 
indicate dal Koeli, ciofe I'isolamento in substrati solidi, fluidificati al mo- 
mento dell' iunesto ossia le cosi dette culture per diluieione a piatto. 

A tal nopo occorre anzitutfco preparare il mezzo i>er prelevare il niateriale. (^uesta prele- 
vazione pu6 farsi con aghi di ])latino, di vetro o colle pipette Pasteur. L'istrnmento migliore 
e Vago di platino iridiato e mont^tto sn bacchettn di vetro (cif) che si fa scaldando I' estremo 
della bacchetta al color rosso ad una tianmia Bnnsen e \w\ intilandovi per breve tratto 1' ago 
scaldato). Generalmente occorrono due agbi. uno grosso e uno sottile : qnest'nltimo per j)rele- 
vare materiali liqnidi, il i)rimo iter fare infissioni e prelevare materiali piii densi. Ajubedne 
a seconda dei casi si adoijerano dritti (v. fig. 98 , o foggiati ad nncino o, come si fa piii comu- 
nemente ad ansa (v. fig. 98). Per farla, si prende 1' estremo dell' ago fra il ]K)llice e 1' indice 
della mano destra e colla sinistra si fa fare alia bacclietta di vetro un mezzo giio in avanti e 
poi indietro ; e siccome cosi' si lia un'ansa aiiertft, per completarla si stringe tra due dita. 

Prelevato il materiale, si trasporta nei terreni di ciiltura, i quali terreni 
si trovano generalmente nei comnni tubi da saggio cliiusi con tappi d'ovatta. 
oppnre nei palloncini di Miquol, i quali si differcnziano per avere il coUo 
a smeriglio chiuso da un cappuccio terminante in alto in un tubo che va 
otturato da battuffolino di ovatta, ovvero nellc: bottigliette del Roux a forma 
cilindrica, ecc. 

Per aprire qnesti recipienti. se si tratta di provette, come 6 il caso comtme, si prendono 
•lueste fra il iwllice e Tindice della mano sinistra (fig. 130), si steriUzza il tapjM) brnciandolo 




BATTERIOLOGIA 



257 



alia flamma, lo si affen-a col pollice e I'indice tlella mano destra e giiandolo attomo al suo asse 
si estrae; si intiodnce e quindi si sliatte nel Uquido I'ago gia sporco del materiale da semina; 
qiiindi si Vnucia il tappo, si cliiude il tiiljo e si steiiJizza I'ago. Se il recipiente d rappresentato 
da fiaseliette del Eoux, se ne affena il coipo fia I'indice il medio e Tanulare della mano si- 
nistra, (lig. 131) se ne toglie il cappuccio colla mano destra e si mette tia il pollice e mignolo 
della mano sinisti'a, e qnindi si fa I'innesto nella soUta maniera. 




Cio posto, qiiauclo si prorede all' isolameuto dei germi col metodo di Kocb, 
si preudouo tre tubi di gelatiua o di agar fusi, si iutroducc nel pvinio tiibo 
I'ago di platiuo foggiato ad ansa, sporco di materiale iuquiuaute, dal primo 
tnbo si prelevauo due anse che si passauo in un i-ecoudo e da qnesto tre anse 
(■he si passauo iu nu terzp, avendo cura di sbattere ogni volta I'ago eutro il 
substrato. Quindi i tre tubi si vuotano iu altrettante capsule Petri, uelle 
quali il substrato si lascia solidificare. Cosi i geruii, soparati Puno dall'altro, 
rimaugouo impigliati uel substrato solido e si uioltiidicauo ciascuuo per pro- 
prio conto formando colonic a se (fig. 132;. 




C'EI.tl 



258 



BATTERIOLOGIA 



Le capsule di Petri (fig. 133) piti usate «ouo quelle a bordi diitti, del diametio di circa 
9-10 cm., (a) e non le nuove a pareti oblique, a coperchio giallo e incavato (b). 



/t 



lA 





(«) 



fig. 133. 



('') 



Prima di esse si adopera\imo le lastre di Koch, ossia delle lustre di vetro ehe si pone\'ano 
soprii iiu \etro perfettamente in piano, perche poggiante sopra nii trepiedi livellabile coH'inter- 
mezzo di un recipiente contenente gbiaccio o ueve (fig. 134): ma (lueste lastre di Koth non ven- 
gono pill nsate nella pratica jier la dilficolta tecnica e per i possibili e facili inqninamenti. 




fig. 134 (da Heiin). 



Inveee delle capsule del Petri, si ])ossono pero adoperaie le fiaseliette del Eoux, o (jnelle 
del Petri e del Eoszaliegyi, nelle quali si pone, prima dell' innesto, gelatina o agar che si 
fluidifica a bagnomaria ; innestivta che sia, non si versa in altro recipiente, iierclie basta di- 
sporre le flaschette in piano sopra al tavolo e lasciarc che il substrato si solidificlii, jter ottenere 
delle culture a piatto. Le fiaseliette del Ronx lianno la forma delle bottiglie dei sali di Karlsbad, 
((ig. 13.^) 1<> fiaseliette del Petri soiio iialloncini schiacciati a ]iar('ti jiarallele ed ]iaiinn da una. 




BA'^iTERIOLOGIA 



259 



pjH-tc vicino a1 collo nu'ltisenatni-a, liv ([nale impeiiisce al iiuiteriale ili ciiltiira di .scorri'ie snl 
tappo ; le, tiaschetie del Roszahe;iyi (ftjr. i:i6) sono sitiiili alle nltime, ma con una delle supcrfici 
])iane divisa in quadia'.ini di 1 cm. di liito. lio che e utile per il con- 
tenjiio delle colonic. uM 

111 quanto ai xiavticolari dclla t(^(•lli(•a oceorreiitc per fare .1 

Ic colture piatte in cajisnU'. <li Petri e aiizitntto uecessario fliii- 
ditieare. a 40° C in n;i 1>ai>-u()iiiarla, inai alia fiamiua, tre tubi di 
i'-elatina o a 100° tre di a.t>ar. Otteiiutane la fluiditicazioue,, 
si laseiuo raffreddare wiiio a die la teuiperatura della gelatiiia 
sia iutoruo a 30° e quella dell'agar a 40° C. (temperatura 
oceorreiite a mauteiiero liiiido I'ugar). Si pougouo allora fva 
il pollice, e P iudico doUa luaiio wiuistra, in iiiodo die Paper- 
tiira di e.ssi onardi il iialiiio della mauo: si preude eon Paltra 
inaiu) Pago di platiiio, si stevilizza, si briiciauo (iiiiiidi tutti i tapi)i dei 
tulii die si speugouo eoUe dita e si toigouo uiio ad uno iiiefiteiido il priino 
fra Piudice e il medio, il secoudo fra il medio e lo auiilare e gli altri fra 
Paunlare e il miguolo ilella mauo stessa (v. fig. 127) oppnre, ma meiio bene, 
nel oalmo della mano (fig. 137;. Ci5 fatto si toriia a stt^rilizzave Pago, si in- 



II ■«■•■■■ 
, JBaaiBai 

i;!G. 




•qiiiiia eol iiiateviale e si iuuesta uei tulji uel modo iiidieato, quiiidi si ri- 
mettouo i tappi uei rispettivi tubi. Ad uuo ad uuo jioi si riaprouo, si bruciano 
i bordi delle provette alia fiamma, e il luateriale si versa uelle diverse capsnle 
Petri, proenraudo di farlo disteiidere in esse ugualmeute, colP iiuprimere uii 
moviiueiito adatto alle capsule stesse. 

In alcnui casi, iuveee del metodo per diluizioue, se lie usaiio altri per iso- 
lare i gernii. 

3. Evvi il cosi detto metodo per strisciamento die. eonsistl^ nel fare deUe strie 
snl terreno nutritivo con la piiiita dolPago di platiuo o eon una spatola im- 
Ijrattata del luateriale iiu(niuato. Percib si versii della gelatina o ddPagar in 
una eapsula Petri e si aspetta cbe solidifiehi, poi con Pago iufetto si fauno 
sul luateriale di untrizioue delle strie parallde, qniiidi si gira la capsiila 
di 90° e si fanuo strie perpendicolari alle prime. Si puo aucora ginire la 
eapsula di altri 31'° e tracciare altre strie e cos^ via fino a formare come iiu 
reticdato (fipj. 138), 

4. Evvi auche il cosi detto metodo per distendimento. Si preiidouo tubi di agar 
solidificati a becco di flaiito, conteueiiti acqiia di condeusazione, uella quale, 
s'immerge Pago infetto e da uu itriiuo tubo si jiassa a uu secoudo, da (jiiesto 
il un terzo, da qiiesto ad uii (piarto; poi indiuaudo e roteando ciascuii tubo 



260 



BATTERIOLOGIA 



si procura i-lie I'acqna di condeiisazione bagai coiupletaiiieiite il becco di flauto; 
qniiidi si rinietto in posizioue verticale. 




tijr i:i^. 



1)) ISOI-AMEXTO DEGI.I ANAEHOIU. 



Si iiso isolave i gcviiii ossigeuofobi facoiido dello piastre col luetodo del 
Kocb e poi coprendole con mica o vetro; nia non c un procediiueivto convo- 
nieute, percbfe facilmeute si sviluppauo anche gernii aei'()bi tra i due strati 
di agar. 

Per la stessa ragione, nsaudo dcll'agar come terrouo di nutrizioiie e ado- 
peraudo le capsule del Petri, non basta coprire con uno strato di agar sterile 
quelle gi^ innestato. 

Ci si pub servire piuttosto di provette. A tal uopo si prendono dei tiibi di 
agar e dopo averli fatti boUire, si lasriano raff'reddarc a 40", (piindi si inne- 
stauo col metodo delle diluizioni, gia indicato per le piastre degli atu'obi. 
Soltauto I'agar non si versa in capsule, ma si la^cia nei tubi die rapida- 
mente si rattreddauo in nn bagno d'acqua. Ci5 fatto si versa snll'agar solido' 
altro agar liquido o paraffina od olio o vasellina bi)lleiite e si cbiudono con 
tappo di ovatta e con tappo di gonnna. 

Nella massa dell'agar si sviluppano allora le colonic separate le uue dalle 
altre. Quando ci5 si e ottenuto, si linui il tubo in nu ])uuto e cou uu car- 
bonetto Berzelius si rompe, si estrae il tampone di agar, che si fa pervenire- 
in una capsnla di Petri, dove cou bisturi sterile si taglia a dischi in maniera 
da poter osservare le colonic in piano. 



BATTERIOLOGIA 



261 



Si puo auclie scaldare il foiido del tubo ad nua liaimiia e far scliizzave 
il tanipoue di agar in iiua capsula ; in tul caso bisogua teuere il tubo con 
una piuza di leguo viciuo al suo bordo, e questo iiitrodtirre tra il coperchio 
o il foudo della capsiila: iiiau iiiauo clie il tampoiie si stacca, se ue agevola 
I'uscita col toiu^rn il tubo per nn tratto pin o nieiio graiidc sopra la sor- 
gente calorifera. 

Migliori risultati per5 si ottengouo iiietteudo le piastro cutro apparecclii 
iiei qnali il Hubstrato uutritivo rimaue fuori dal contatto dell'osaigeuo del- 
I'aria. 

I iiietodi jjor raggiuugere qut>sto si-opo soiio nioltcplici : fare il viioto uel 
recipicnto seiuiuato, scaeeiare 1' aria per mezzo di gas iuerti, assorbire I'os- 
sigeno con sostanze cliiniiche, ecc. 

Procediiibento col vtloto: 

Per fare il vuoto possiamo servirci della poni]>a a niercniio, della pompa ad aciiua a 
caduta o a ricadiita, dell'eboUizione. 

Come pompa 6 ntile quella a caduta rt' acqna rappresentata da un imbntino di vetro 
contennto in lui mauicotto di vetro anch'esso, die vicino all'estremita delF imbnto si restringe 
tin quasi a prendere il diametro di esso, e clie per mezzo di un tubo laterale si mette in co- 
mnnicazione con un manometro e col recipiente, nel quale si vuol fare il vuoto (v. microseopia 
tig. 6-1-a). Una colonna d'acqua, passando per 1' iud)nto e la parte stretta del mauicotto, pro- 
duce il vuoto che sarii maggiore o minore a seconda dell'altezza della colonna d'acqua ; se questa 
^ di 11 m., il vuoto c orrispondera pressodu' ad una atmosfera. 

Nella pompa a ricadnta I'acqna penetia direttamente nel mauicotto e da questo forma ima 
colonna di caduta clie fa il vuoto nel mauicotto e (juindi in un tubo clie e in questo e clie 
comunica con nn manometro e col vaso, dal quale deve aspirarsi I'nria. 
Sostituzione dell'aria con gan inerti. 

II nietodo pin ditt'uso 6 quello di sostituire I'aria con del gas. Si usano del recipienti cilin- 
drici a colic stretto, cliinsi a mezzo di un tappo di gomma munito di due tnbi, del quali nno 
si spinge flno al fondo del vaso. Entro questo si mette il liquido di nutrizione, e snbito dopo 
.si fa comunicare il tnbo piii Inngo colla sorgente di nn gas die cosi va a sostituii'e I'aria del 
l)allone (fig. 139); nello stesso modo col nietodo di Frankel si scaccia I'aria non solo da reciiiienti 
grandi contenenti sub strati liciuidi ma da piccoli contenenti snbstrati solidi. 




fig. ia9. 



I gas die si b consigliato sostituire all'aria sono V idrogeno, I'acido carbonico, e il gas 
illominante ; ma qnesti due ultimi non sono oggi piii in nso, perche dotati di una certa azione 
antibatterica. 



262 



BATTERIOLOGIA 



Ifella piatica orclinaria si fa svolgere 1' H da im apparecchio di Kipp e si pn6 far perve- 
niie nelle piovette die e I:ene siano a collo strozzato, eosidette di Grnber (fig. 140) e du- 
rante I'accesso del gas si la 1' innesto : (piindi si fonde il collo e si rhiude alia lainpiula. Solo 




bisogna aver cura clie all' H non sia mescolata aiia per non aversi il iiiiscuglio tonante, cio 
che si evita facendo passare il gas per nn certo tempo, e non direttainente dall' a]i-i)arecchio 
(fig. 141). 




Procediinento coll' anHorhimento dell'ossigeno. 

Invece di sostitulre I'aria con altri gas, il Buchner ha iiensato di assorbire I'ossigeno con 
speciali sostanze e proprio con una solnzione accjuosa di acido ])irogallico alia quale si aggiunge 
della potassa. 

Egli pone la detta solnzione Ln fondo a dei recipient! ciliudrifi, nei (juali introduce i tubi 
innestati e cliiusi ; poi tappa il vaso con disco snierigliato spalmato di vasellina. L'ossigeno h 
man mano assorbito dalla solnzione, che assume colorito marrone sempre piii oscuro flno al 
nero. In caso che i tubi seminati sieno niolti o si tratti di piastre, si pn6 nsare un grande 
recipiente. 

Procedimenti comhinati. — Nei laboratori si coiuljiuauo iiisieme questi vari 
procedimeuti servendosi di appavecchi speciali. Cosj ci si pub servire di una 
campaua a bordo suipri^liato ])o>>-giaute sopra nn tavoio di vetro foiMiita di 



BATTERIOLOGIA 



263 



nil tiilio loii rubiuotto. Posta la coltnra snl piano di votro, si copre con la 
cainpana, la qnalu pub tarsi aderire coinpletamente niediaute vaselliua i» cera 
vergiiu', c qiiiudi si fa il vuoto. 

£ bene clie sotto la canipaua si sia niessa anchc una soluzione acqnosa 
di acido pirojoallieo con potassa e nn piccolo nianometro (tig. 142). 




ti^-. 142. 



Ni)i ei .servianio or<linaTianit'nte degli essiccatori di Scheibler (tig. 143-a) 
o di Henipel (fig. lioh) cbe si possono anclie povtare in terniostato pieni dei 
tubi o dt'Ue piatte iunestate. 





(«) 



lig. u:i. 



Volendd sostituire alParia dell' idrogeno, I'appareccliio del Petri rappre- 
senta ora il desideratum per un laboratorio. Esso consta di uu piano di vetro 
sill quale poggia una campana aperta in alto e nuinita di un tappo attraver- 
sato da due tubi, di cui uno giuuge sino al fondo del reeipiente e P altro 



264 



BATTERIOLOGIA 



appeiia deboida dal tappo ; da qnesto si fa il vuoto c dall'altxo si fa entrare 
1' idrogeuo. 

Per giudioare quaudo I'aria sia tiitta stata scacciata, si pouti deutro I'ap- 
pareccliio uua vasclietta conteueute potassa al 60 ", o uella quale si pougouo 
delle listaxelle di carta imbevnta di acido pirogallico, la vasclietta essendo 
fatta iu inodo clie It- listerellc non vengano ad essere bagnate dalla i)otas8a, 
80 lion quaudo a bella posta si iucliiii l-'appareccliio 

Quando si gindiea I'operazioue fiuita, ossia die I'aria sia conipletauieute 
sostituita, spostaudo alquauto I'appareccliio, la jiotassa bagna una listerella di 
carta: se qiiesta iion si abbruuisce si puo riteucre I'aria tutta scacciata. 

Si pu5 pero molto semplicemente uella pratica iraprovvisare un aijpareccliio 
ponendo una campana sopra uu bagno di olio di vasellina o di mercurio e' 
facendo passare entro la campaua due tubi di cui meglio un tantino piii lungo 
dell'altro : da questo si fa entrare 1' H, dali'altro si fa uscire : dopo il tempo 
voluto si chiudono i tubi di gomma adattati esteruaraente ai tubi di vetro. 
E questo il metodo del Botkin (fig. 144). 




fii:. in. 



Entro al recipieute si puo jirima porre una vaschetta con acido pirogallico 
e potassa sopra apposito sostegno. 

C) COLTIVAZIONE DEGI.I AKROBI. 

Le colture degli aerobi, si fanuo: in brodo; in gelatina a piatto e per 
infissioue; su agar, su siero albuminato, solidificati a becco di flauto; su 
patate, ecc. ; a goccia pendente. 

Per fare le colture in brodo, si tocca con I'ago di platiuo sterile il mate- 
riale contenente il gerrae da studiare in coltura pura e poi si dibatte nel 
brodo I'ago di platiuo per pochi secondi. 



BATTERIOLOGIA 



265 



Per le colture in gelatina a piatto, si opera come si fa per otteuere le eo- 
louie sepiirate dei germi, ciofe per isolaiii. 

Per lo colture in (felatina od agar per inflssione, si tocca coU'ago diritto 
il materiale iufetto e lo si iunesta nel ciliiidro di gelatina od agar, aveudo 
cura di iutrodurlo uel ceutro dello stesso e cevcando di ragginiigere il foudo 
della provetta, st-uza deviare (tig. 145). 




Per le colture a strisciamento sii agar, albuminato, patate, ecc. si tocca il 
materiale iufetto cou I'ago diritto o ad ausa e si striscia sul terreuo di nu- 
trizioue, faceiido una stria rettiliuea o serpigiuosa iucomiuciaudo dal foudo. 

Xel fare queste o])erazioni, i tul>i si teiigouo fra il pollice e 1' indice della mauo sinistra 
(V. fig. 128), si toljrono i tappi bniciati e si pongono fra le altre dita, tenendo livolta in basso la 
parte da introdtuie Hfi tiibi, meutre con la niano destra si tiene I'ago. 

Fatti gl'innesti, si richiwdono i tuln coi tappi che si passano direttamente alia llamma per 
bruciarli. Se il materiale inqniaante trovasi in tnbi, questi si pongono accanto a qnelli da inne- 
stare tra il pollice e Tindice della niano sinistra ; se si trovano in capsule qneste si lasciano s>il 
tavolo, si scopercMano alquanto e nello spazio libero si introduce I'ago. Si pu6 anche niettere il 
tnbo da innesto tra- il medio e I'anulare e I'indice della mano sinistra, jjoi col pollice e il mignolo 
si alza il coperchio, mentre colla mano destra, tolto il tappo alle provette, si introduce I'ago di 
jjlatino nella capsula, lo si inquina e s' innesta il tn1)o. Quiudi si rimette il tappo con la 
stessa mano. 

Altri, del resto, consigliano di tenere i tnbi in altro niodo : nella pabua della mano, (v. fig. 135). 
tra le dita, ecc; tutto sta nel seguire una tecnica che peinietta di oijerare, evitando qnanto 
■sia possibile gli in(ininament\ dando la maggior lil)erta ai movimeuti, e lasciando vedere cio 
ehe si fa. 

Allorche nou si deve osservare lo sviluj^po uiacroscopico del geruu-, va 
fatta la semiua a goccia pendente. 



2m 



BATTERIOLOGIA 



Per i ^ermi aerobi si faiiuo t'oiue le i>(»ore peiuleuti orrtiiiarie : soltauto 
iiol fare queate coltnre h necessario usare tutte le preeanzioni, perchfe la 
•joccia noil veiiga deposta siil vetrino in diretto coutatto coll'aria sovrastaute, 
Quindi il vetrino ooproggetti sterilizzato alia fiaiiuiia, si prende con una pinza 
Cornet, che si pone al bordo di un tavolo; poi eon nn tnbo di vetro tirato alia 
laiupada e ripiegato ad augolo si aspira del niateriale iufetto eo^i da rienipire 
il corpo del tnbo pin clie aia possibile; si avviciua I'estrenio di qnesto alia 
snperficie inferiore del vetrino snddetto, si provoca la fnornscita di nna goc- 
ciolina di liqnido che si attaeca al oopriogii;etti (tig. 146); si adatta infin<- 




(piesta snl portoggetti speciale (v. Jig. 99). Nod riiiiane dojxt lio cbe i'osser- 
vazione al niicroscopio, eontinuata per nn eerto tempo pi-r vcdcrc il niodo di 
sviln])]iarsi del gernie. 

(!) CoT/riVAZIONK DKdI.I AXAEKOBI. 



Xflla pratica giornaliera i procedinienti iiih adottati soiui i scgueiiti : 
1. Per la semhia su piastre di fielatiiia ofi a{iar. — Nel .-ubstvato nntritivo 
bollito e bisciato ratfi'eddare a 40° C, si innestaiio i geriiii, indi il niateriale 
si versa in seatole di Petri e, appeiia ratfreddato, si versa sulla capsnla nno 
strato di agar o gelatina ealda. 

Prima elie si raffreddi, si pone la eapsnla fiitro nn i-oimiiif t\ssii'catore da 
cliimiea, in tonb) al qnale si e in preeedenza versata nna solnzione di aeido 
pirogallico e al momento della ebinsnra nn po' di potassa. In fondo alio stesso 
r.'eipienti- h bene vi siano dei frainmenti di vetro. 

So I'essiiu-atoro e fornito di nn rnbinctro, e consigliabile di fare il vnoto 
])er mezzo di nna poiiipa. 

In (|ne-sto istitnto invece degli essiccatori eomnni si adoperaiio qnelli di 
Heinpel (v. fig. 142-6) e la solnzione di aeido pirogallico si pone soltauto 
nella cupola dell'appareccliio, perch^ se si pone anclie in fondo all'apparec- 
eliio, mentre si fa il vnoto, la solnzione pno spvnzzare contro le pareti e 
]m5 aiicbe entrare nelle capsule. 

£ aucbe utile di sostitnire al rnbinetto a smeriglio nn tappo di goiuiua 
ad nn sol foro, attraversato da un tnbo di vetro, il quale porti una dilata- 
zione elie si riempie di ovatta. Questo tnl)o di vetro, fatto il vnoto, si 
fonde nel sno estremo libero. 



BATTERIOLOGIA 267 

Per ovviare poi all' incoQvenifute clie nel puiito di nnione flel copei'cliio 
ool corpo deU'essioc-atore, a Inngo aadare, peuetri dell'aria, h eousigliabile, ma 
lion indispeusabile, di adattare t^steruanieiite un aiiello di goiimia. 

2. Per allestlre colture ad infissione in gelatina o in ar/ar od in oenerale 
colture in terreni solidi entro prorette. — Nel substrato untritivo boUito e la- 
sciato solidificave, dopo praticato 1' innesto, si versa altro agar o gelatiua e^ 
seinpre prima che qnesta solidi fii-lii, si chiude con tappo di ovatta steriliz- 
zata il quale viene 8j)into alquanto dentro al tubo clie si cliinde, poi cou nu 
tappo di gomma attraversato da un tubo di vetro; questo si attacca alia 
ponipa per ftirvi il vuoto c, ottenutolo, si fonde alia lampada il tubo di vetro. 

Inveue di operare in tal guisa, i tnbi si possono collocare, seuza il tappo 
di gomma, addirittiira in un recipiente Hempel, contenente acido i)irogallieo 
(' potassa e messo in coinnnicazione eon una pompa da vuoto. 

3. Per allesUre colture in hrodo. — 8e le colture si vogliono fare entro^ 
provette da saggio, il metodo migliore consiste nel fare bollire il liquido e, 
appena ratfreddato, innestarlo e poi subito cliindere il tubo spingendovi den- 
tro un tampone di ovatta e applicando un tappo di gomma attraversato dal 
relativotnbo di vetro clie si innesta alia poinpa per il vuoto. Ottenuto questo^ 
si chiude il tubo alia lampada e si pone o tal quale nel terinostato, o ineglio 
entro un appareechio Hempel in cui si f;i il vuoto, come si h piii volte detto. 
Per eccesso di precauzione, prima di porre il tampone di ovatta, si pno anche 
versare nel tubo dell'olio di vaselliiia bollito, ma e un procediinento che non 
fe strettamente necessario. 

Quando poi si debl)ano allestire colture in grande, in palloni, o in Er- 
lenineyer, occorre seguire altri procedimenti. 

Alcuni, innestati i palioni, vi fauuo il \nioto attaccandoli alia pompa, 
fondono il collo alia lampada e li chiudoiio. Per5 quando si devono aprire 
occorre romperne il collo. E meglio quindi in questi casi applicare al collo 
del recipiente un tappo di gomma a un foro nel quale si innesta un tubo di 
vetro che si applica alia pompa per fare il vuoto ed ottenuto questo, si chiude 
il recipiente fondendo il tubo di vetro. 

Per ovviare poi all'inconveniente che col tempo, nel terinostato, I'aria li- 
nisca con I'entrare, si piio fare un cappuccio al ta]ipo stesso con un mastice- 
adatto, per es. di pece e cera vergine. 

Yolendo poi essere sicuri che assolutamente non penetri aria nel matraccio, 
si juib seguire il consiglio dato da Ainpola e Ulpiani d' immergere il ])alloue 
rovesciato in un ciliudro contenente dell'olio, ma ci5 non si fa mai. 

4. Per allestlre colture a goccia pendente. — Si usano doUe cellette di Bottcher 
al cui cerchietto sono adattati due tubetti pure di vetro iino da un lato, 
I'altro dall'altro. Per uno dei tubicini si fa entrart dell' idrogeno adattandovi 
un tubo di gomma e quando si crede che tutta I'aria contenuta nella piccola 
celletta da cultura sia stata scacciata, si striugono con pinze i tubetti di 
gomma. 

E meglio pero servirsi delle cainere di Bottcher sui vetrini di Kanvier 
seguendo il metodo da me indicate per studiare il movimento degli anaerobi 
a goccia pf-ndente. 



268 



BATTERIOLOGIA 



III. Tecnica pei* I'incubazione delle colfure batteriche. 

Volendo poi ottenei-e le colture sia degli anaerobi clie degli aerobi, occorre 
tener presente clie i substrati semenzati vanno posti ia condizioni di tempe- 
Tatura clie si avvicinino all' ottimo adatto al loro sviluppo (la cosi detta 
teuiperatura eugenesica per distingiierla dalle altre dette disgenesiclie), il 
quale ottimo in geuere si aggira per i geriiii patogoai intorno ai 37° C. 
{35°-37°j come si pu5 rilevare dal segiieutf qiiadro. 

Tab. 13. 



Batteri patogeni 


Tern 


perature in gradi C. 


eugenesica 


disgenesiclie 
massiina minima 


ottin.a 


Stadlococco 


35-37 
37-38 
35-37 
3f.-37 
23-37 
39-37 

37 
33-38 
(20) 33-37 
33-37 
37-38 
37-38 

37 
33-37 

37 

37 

38 

37 


4V 
46-47 

42 

39 

46.5 

46 
42-43 

42 
41 (?) 
40(52) 

41 
41-45 
40-50 
43-15 
41 (?) 

41 

43 

40 


15 
18-20 
22-21 
21-23 
4 
4 
2G 27 

23 

4-3 
18 20 
28 30 

29 

20 

12 

18 

13 

14 

812 


Strepiocofico ... 

Diplococco . . 


Gonococco . . . . .... 


B. coli 


B. tifo 


B. intluenza 


B. morva 


B. peste 


B. diftorite 


B. tuhercolosi utnana 

B. tuhprcolosi aviaria 

Actinomyces 

Carbonchio emalico 

Garboncllio sintomatico 

Eilema maligno 

Tctano 


Vibrione del colera 



A tal uopo si mcttoiio nei cosi detti termostati, clie sono recipieiiti eiliu- 
drici o cubici, a dopjiia parete, nella cni iatercapediue si pone acqua o si 
lascia I'aria. 

Oggi uei laboiatori i\i batteiiologia si usano i termostati a<l acqna, e ad aria (1). 

In quelli ad acqna nello spazio comi-reso fra le dne pareti si mette acqna, clie deve essere 
tlistiUata e l)onita, o per evitare deposit! e per cacciare 1' ossigeno, die altrimenti renderel>l)e 
difficile in prime temjw regolare la t<?raperatnra. 

In lino dei tori coinnnicanti cuH'iiiterno si introduce iin termometro. In im altro coniuni- 
■cante con I'intercapedine, si introdnce il teriuoregolatore, cioe uno istrnincuto die risentendo 
le variazioni di temperatura del mezzo die e nell'intercapediiie permette die alia laiii])ada af- 
fluisca pill o meno gas. 

Di termoregolatori ve ne sono a mercnrio, ad alcool, ad alcool e mercnrio iiietallici c a 
pressioiie idrostatica. 

(1) Si usano aiiche. in nianeanza di meglio, termostati semplicissimi di logno ccni una tnlia- 
tura uel mezzo, sotto la (jnale si mette una lamjiada, noudie come camera di incnbazione. di nn 
apparecchio nel quale si i)ongono dei topi (mns nmscnlus) i qnali possono vivere in iiiio sjiazio 
limitato anclie agglomerati, jmrche non mandii loro nntiimento. Proporzionando il nniiiero di 
•essiall'ambiente, ilPacinotti ha potnto avere una temperatura costante di 15-20-30-38" ('. nonclie 
teiiqierature interinedie. 



BATTERIOLOGIA 



265^ 



Termuregolatore di. Reichert. i, quest' aitpareeeliio costituito <la Hii tubo cilindrico, ternii- 
niuite (lalla parte iiifeiiore in xin grande bnlbo, avente verso la ineta una branca trasversale 
fhe porta una vit«, e presso I'estremo snperiore un'altra branca libera. Presso che a distanza 
nguale fra le due branche si trova una strozzatitra nel Inme del dlindro. L'apertnra di questo 
e cliinsa a smeriglio da nn tappo a T vnoto, del quale la branca vei-ticale si affina a conOr 
terminando in una piccola apertura e porta in alto lateralment« nn forellino. Delle branche 
verticali, una termina a fondo cieco, I'altra h aperta. 

Si riempie il detto appareccliio di niercurio tin quasi a chindere l'apertnra inferiore del 
tai)po, \e s'introduce per uno dei fori sopraricordati, fino a far pescare gran parte del bulbo 
nol liquido cont«nuto nello spazio interparietal e ; si adatta alia branca lateralo piii alta van 
tubo di goninia Lu comunicazione colla lampada, e un altro tubo di gonuna in coninnicazione 
ton una sorgente di gas, si iidatta alia branca trasversale aperta del tappo. 

Portato il terniostato alia temperatura voluta, lacendo girare la vite della branca hiterale piii 
bassa, si inalza il inercurio tino a chiudere conipletamente l'apertnra inferiore del tappo. Allora la 
fiauuua della lampada 6 solo nutrita dal gas che passa pel forellino laterale della branca vertical© 
del tappo : se cosi e sufiiciente a conservare costante la temperatura del termostato, rimane tale j 
.se e insufficiente, si anmenta, perch^ il mercuric si abbassa svitando alquanto la vite, e cosi si 
libera piii o meno I'apertura inferiore del tappo, dando libero passaggio al gas. 

Termoregolatore di Soxhlet. Consiste in un tubo ripiegato ad S- con una branca aperta in 
alto e svasata, la quale viene diiusa da un tappo di gomma traversato da un tubicino die ha 
I'estremo inferiore tagliato a becco di darino, e possiede nella parte alta al disotto del tapiw 
un forellino. Si riempie di alcool ed etere tutta la branca terminante nel bulbo, e poi si versa 
del mercurio fino a liempire gran parte della branca snperiore e si tappa in mode che il tubicino 
venga a sflorare il menisco del metallo coll'estremo inferiore, mentre il superiore ^ innestato a 
un tubo per cui passa del gas, che va alia lampada per altro tnlio di gomma adattato alia dira- 
mazione laterale di cui in alto 6 fornito I'istrumento. Allorch^ il termostato si 6 jiortato alia 
temperatiua voluta, s'inmierge nel mercurio tntto I'estremo inferiore del tubicino alio scopo di 
ottenere I'efletto di cni sopra. 

Termoregolatori metalKci. Ricordo senza descrivere qnello di Arsonval e quello di Roux, 
dei quali quest'nltimo va specialmente raccomandato. EssO serve ottimamente per i termostati 
ad aria, die per i laboratori sono i piii comodi. 

Xella pratica giornaliera, non avendo gas, si puo usare una lampadina ad olio, che secondo 
la necessita si abbassa o si alza, opjjnre di un termoregolatore a henzina, secondo Gazzarini 
(fig. 147). In questo caso.il termostato presenta nel fondo nn foro chiuso da una memliraua 




270 BATTERIOLOGIA 

■AH quale, aderiscp una i>iccola lamina clie porta im vetrino (V orologio colla coneavita rivolta 
in basso. Qnesto vetiino tocca un'asticella uietallica ingrossata con una leva (he termina in nna 
forchetta innestata alia lampa'la a benziua. per mezzo di nn manicotto esterno al Ijeeco. AUoreh^ 
I'acqua riscaldandosi si dilata, spinge in giii la membrana the i)remendo .sulla leva fa si clie 
questa innalzi il siiddetto manicotto, ci6 clie porta nn irapiccioliiiiento della flamnia. 

Si sono anche costruiti dei termoregolatori ad ac(iua calda non avendo il gas a disposi- 
zione, termoregolatori metallici per riscaldamento a petrolio, ecc. 



D. — Attivita cliiiniclie dei batteri. 

I batteri sono capaci di una serie di attivita cliiiniclie, clie 
si esplicauo con la pioduzione di alcali, acidi, basi, pigiuenti, 
coi pill diversi processi di scomposizione organica, con fermen- 
tazioiii. 

1. PiGMENTi. — I batteri, dal punto di vista della produzione 
del pigmento, si distingnono in: cromogeui e iioii cromogeni. 

I batteri crouiogeni possono in'odiirre uii pigmento giallo, 
rosso, verde, aranciato, bruiio, tiirchiuo, violetto ed indaco. 

I cromogeni si distingnono i)oi alia loro volta in cromofori e 
cromopari. 

Sono cromofori qiiei batteri clie posseggoiio entro di loro il 
pigmento per es. i batteri siilfurei ; sono cromopari qnelli che lo 
secernono al di fuori del loio corpo : soltanto il violaceo, die si 
riscontra spesso nell'acqna, lo tiene nella membrana. 

La natiira del pigmento pare che non sia ugnale in tutti, 
per es. la piocianina, quel pigmento bleu clie produce il b. piocia- 
uico, per cui si colora in bleu alcune volte il pus, sarebbe una 
sostanza basica; quello del b. prodigioso, una sostanza albumi- 
noidea e quello clie nei batteri sporigeni serve ad attirare i 
raggi solari sarebbe costituito di sostanze grasse. 

1 pigmenti si producono in condizioni speciali, clie variano per 
ogni germe; alcuni, e cpiesti sono quelli die vivono alia superficie 
del snolo e dell'acqua, per produrlo lianno bisogno di luce, altri 
lianiio bisogno delPoscurita, altri dell'ossigeno, altri di determi- 
nate temperature, altri di certi substrati e cosi via dicendo. 

In iiKissiiua bisogua riteuere che la proi^rietk <li ijrorliirrc pio-iiieuto e 
incostaute, per ciii la distiuzioue tra l>atterl croiiio^ciii e noii crouiogeni ha 
nn valore relativo. 

Infatti il fliplococco di Friinckel, che e nno dei batteri non cromogeni, 
pn5 certe volte produrre nn pigmento rosso niattone, e seeondo alcnai il vi- 
brione del colera, che fe tra i tii>i(i batteri nou cromogeni, certe volte pro- 
duce nil pigmento fosforeseento (?) 



I 



BATTERIOLOGIA 271 

Si ^ vcduto aiiclie clie i battevi elie suud tipifaiut'iite croiiiojit'iii iii coii- 
<lizioni spociali pcrdouo il pigiiu'iito jjcr Henipre, y. e.s. lo stafilococco anreo, 
se viejic coltivato in anaerobiosi perdc il siio piguieuto b divieue taliuentc 
simile alio stafiloc-occo piogeno albo cdii' riosce iiapoHsibiln potcrlo differea- 
ziare. 

Pt'i- litercrtie il iiigmento nei batteri iu ogni incdo si fanno colture in terreni solidi pre- 
ferendo (luelli su patate, tenendo 11 matejiale a bassa teniperatnra, per eg., a 20° ; ci6 clie pei'6 noii 
toglie chc alcnni gernii prefeiiscano la gelatina come mezzo di niitrizione od altri terreni. Le 
colture appena sviln])pate si tengono alia luce diffusa alia quale la generalitii dei germi sono 
dotati della tacolta di prodiirre pigmonto 

2. Processi di scomposizione organica. — I batteri si e 
ritenuto clie ajiiscono sulle diverse sostaiize organiclie in due 
modi ; direttamente e indirettameiite. Agiscono direttamente 
quaiido le sostanze vengono vscomposte per opera dei batteri stessi; 
agiscono indirettamente, (juando Aengono sconiposte da speciali 
sostanze clie essi eliniinano. Senibra pero dimostrato die ogni 
batterio, se scompone una sostanza organica, lo fa indiretta- 
mente, cioe per la prodiizione d'una sostanza solnbile, cliiiiiica- 
niente attiva, clie elimina dal proprio corpo. 

Le prime ricerche siil proposito 8ono state fatfce su (piel germe cbe decom- 
poiie I'urea. E stato il Miqiiel ehe ba potato notare clie esso e couk^ iavolto da 
iiiia sostanza, cbe emana dal germe stesso ed h capace di decomporre I'urea. Pero 
la prova migliore dell'azioae indiretta dei germi sulle sostanze organicbe, 
h stata data dai iratelli Buclvner vari auni fa. Questi riuscirono a dimostvare 
clie il lievito cbe serve per la fermentazioue alcoolica uoii produce Talcool 
dal glucosio direttamente, oasia per opera deUc sole ci4lub', ma jiercbfe queste 
cellule producono una sostanza cbe attai-ca il glucohio, decomj)oueiidolo in 
alcool e anidride carbonica. 

A tal uopo fecero delle grand i colture dei blastomiceti del vino, li tri- 
turarono insieme a sabbia iinissima, compressero tutto questo materiale a 
molte atmosfere medianto una adatta pressa e ottennero mi liquido, estrema- 
niente labile al di sopra di 40", 45°, col quale si otteneva la fermentazioue 
alcoolica. 

II materiale die opera la scorn posizione organica sarebbe rap- 
presentato dai cosidetti fcrmenU o enzinii o diastasL Di questi 
enzimi ve ne sono diversi poiclie i batteri possono possedere: 

1" un enzima analogo alia ptialina die si trova nella sa- 
liva, Veiizima (liastatico; 

2" un enzima die disidrata e tluidifica le sostanze albunii- 
noidee, Venzima 2>rot€olitico, ill qmile, stando agli studi del Fermi, 
erroneameute si e attribnita la propriety di peptonizzare Fal- 
bumina; 



272 BATTERIOLOGIA 

3" un enzima capace di invertire il saccarosio in gliicosio 
Vinvertina ; 

4° enzimi die coagulano il latte senza acidificarlo, il caglio 
o enzima lahico', 

5° enzimi clie scompongono I'amigdalina analoglil alVemul- 
sina, ecc. 

£ da aspettarsi clie col progredire degli studi blologici si tro- 
viuo nei batteri tntti gli enzimi, clie si conoscono e clie si sogliono 
distinguere in diversi gruppi : cioe enzimi coagulanti e decoagii- 
lanti delle materie album inoidi; enzimi idratanti e desidratanti 
delle sostanze amidacee, delle sostanze azotate, dello zncchero, 
dei glicosidi, ecc; enzimi ossidanti e disossidanti: enzimi decom- 
ponenti e ricomponenti. 

Per diinostrarc la presenza clei divevsi eiiziiiii, occorro iunestarc i germi 
in adatti substrati di imtiizioue e procedere ad alcnue reazioui cbiniiclie. 

Per vedere se un geriue possiede : 
1° V enzima proteoUtico, si iunesta in brodo gelatinizzato : dopo nn certo tempo 1» ge- 
latins viene fluidificata, ci6 che si rende bene visibile se 1' iunesto viene fatto per infissione. 
In genere i germi proteolizzanti, sciolgono la gelatina al 10%: per6 per alcniii tale proxirieta 
si reude maiiifesta nsando terreni gelatiiuzzati in una propoizioue minore. 

Qnando si rimiingiv in dubbio se la gelatina sia fluidificata, si sb.itte il tnbo snlla palma 
della mano per vedere se il nieniseo del ciliudro di gelatina viene a spostarsi, e dal canale 
deir inllssione venga a staccarsi qnakhe gocciola di materiale fnso. 

In alcnni tasi dopo <-he e avvenuta la tiuiditicazioue della gelatina hmgo il tratto inflsso, 
se si pone la cultnra a nna bassa temperatnra, si torna a solidificare la parte fnsa ; tale feno- 
meno, che si pu6 osservare nelle infissioni per es. di statilococco anreo, uon ha per£> impor- 
tanza diagTiostiea. 

2" V enzima diastatico: si innesta il genne in pappe d'amido prive di glncosio. A tal tiopo 
uon serve la pappa d'amido di patate perchS dopo le manipolazioni della stei-ilizzazione, da 
(liiasi sempre la reazione dello ziuthero. i, meglio nsare la pappa di amide di riso al 2 "/o ch? >*i 
pu6 anche glicerinare. Sterilizzata entro tubi, si innesta col germe e tTopo 6-8-15 giorni si tratta 
con il Pehling per vedere se si ottiene la reazione dello zncchero, sempre per6 controllando la 
stessa reazione sa pappa di riso non innestati. 

3° Venzima invcrsivo dei germi rispetto -A saccarosio (per gli iiltri znccheri la ricerca 6 
difficoltosa e quindi uon si fa): si iunesta il germe in brodo ordinario aggiunto dell' 1-2 "/„ di 
saccarosio e steriUzzato non nell 'autoclave, ma nella stnfa di Koch. 

Bisogna ricordare, nell'accingersi a questa ricerca, che facilmente il saccarosio nel brodo. 
dopo la sterilizzazione, appare gia invertito e qnindi prima di innestare i tubi va saggiata in 
vari di essi la preseuza di glncosio. Si puo anche sterilizzare in blocco il brodo saccarosato 
entro una bottiglia a tubulatura laterale, usando il disijositivo che verra indicato jier la di- 
stribuzione dei substrati filtrati alio Chamberland. 

4" Venzima eoagulante il latte: si innesta il germe in latte .scremato diviso in tnbi e ste- 
rilizzato nella stnfa di Koch e non nell'antoclave. Prijna di innestarlo si saggia la rea«ione del 
latte, che deve essere neutra o alcalina : se non lo e, si aggiuuge qualche goccia di nna soluzione 
di carbonato sodico. Dopo un determinato tempo di dimora in termostato (1-10-15 giorni) si guarda 
se il latte h coagulato in granuli, in blocclii, in massa, e. si saggia le reazione clie non deve 
essere acida. Se 6 acida. la coagulazione si deve alia ^yodnzione di acido lattice ecc, e non piii 
ad un enzima eoagulante. 

I germi che coagulano possono anche possedere nn enzima dissolvente la caseina, per cui 
dopo la coagulazione si puij avere il dissohoinento del coagulo. n latte perde il suo colorito 



BATTERIOLOGIA 273 

bianco e assmue nn» tinta grigio siwrca : nello stesso tempo iion si vede piii alcnn tleposito 
bianchiccio di corpuscoli lattei. 

5" Venzima emulsivo, lo si innesta in brodo di Liifflei' col 2 "/„ di amigdalina. Dope 2- 
8 giorni se I'aniigdalina « stata deconiposta in acido cianidrioo, aldeide benzoica, ghicosio, le 
colture danno odore di inandorle amare. 

Tra i vari enzimi di recente scoperti va ricordato quello clie 
e capace di distriiggere i microrganismi stessi (per cui le culture 
Diuoiono) Venzima hafterioUtico, studiato nelle culture del piocianeo 
dall'Einmericli e dal Low. Per opera di questo enzima avvieue 11 
discioglimento dei batteri, che si trasformano in particelle pallide, 
trasparenti, clie cessano di colorarsi coi colori di anilina e poi 
scompaiono, ossia avviene la cromatolisi e la stromatolisi, per 
dirla col Gramaleia. 

Vi 80U0 inolti corpi olie possono prortnrre cromatolisi : I'acqna distillata 
per es. sarebbe cromatolitii^a ; ina wovra tntti priiueggerebbero gli alcaloidi 
batterici, le uucleine, gli acidi ainirto-derivati. A voleiia ottenere con queete 
sostaiize occorrono anche alcuiie coiulizioni foudainentali, quali la reazione 
ueutra del mezzo, la integrita dei batteri, il nessvin trattameuto col calore 
sopra 50", ue con antisettici, eccezion fatta del cloroforniio. 

Al contrario delle sostauze crouiatoliticbe, poclie sono le sostanze che pro- 
ducouo la stromatolisi in vitro. Vi si arriva solo niediante le ebollizione coji 
alcali o acidi e col vapore riscaldato a 150°; con forti solnzioni di sali nentri 
si riesce a ottenere il rigonfiamento deila stromina dello stroma, «• la sna 
colliquefazione fiuo a ridurla a una massa gelatiniforme. 

Dai batteri invece h possibile ricavare im materiale enzimico die lia azioue 
cromatolitica e stromatolitica, la liaina batterica. 

Per ottenere le lisine il Gamaleia ha proceduto in vaii modi. Anzitiitto ha potuto asso- 
ilare die, trattando il bacillo del carbonchio con varie sostanze cromatoliticlie. si forma niia 
sostanza solnbile in amnioniaca, precipiti»l)ile eoll'acido acetico, la cromatinina, e ha sup- 
IMJsto che dalla combinazione di questa con gli acidi aniidoderivati, che sono fra gli agenti i 
migliori jier ottenere la cromatolisi, si formi la lisina specitica o termento batteriolitico o battc- 
riolisina del carbonchio, detta anche antracolisina o fermento antracolitico. Applicando lo stesso 
trattamento ad altri batteri, avrebbe poi ottenuto altri fermenti lisinici specitici. E finalmento 
avrebbe indieato nn metodo generale per ottenere le lisine dei singoli germi, compresa la tuber- 
colixina, trattando i batteri con i fermenti peptici e precipitando il liqnido con acido acetico o 
con la miscela etereoalcolica : il precipitato rappresenterebbe la lisina. 

Allelic le sostanze tossiche solubili secrete dai germi sarebbero 
secondo alcuni degli enzimi, anzi degli enzimi coagulanti ed 
avrebbero i caratteri delle iiucleoalbumine (Gamaleia). 

(xli enzimi infatti come le tossine sono solubili in acqua e 
glicerina, e iiisolubili nell' alcool e nell'etere; tan to gli enzimi 
clie le tossine sono sostanze labili, sicche a volte bastano i soli 
trattamenti usati per puriticarli per ottenere sostanze senza 
azione. 

Una proprieta comuue a tutte e due sarebbe quella di pro- 
durre moltissimo lavorio in piccolissima quaiitita; cosi per es. una 

Celli IK 



274 



BATTERIOLOGIA 



parte di labfermeuto, il caglio, e capace cli precipitare 300,000 
parti di latte. Aualogaiiiente il veleno tetanico, se e molto tossico, 
uccide in dosi quasi imponderabili gii animali. 

Fiiialinente dati enziini e date tossine una volta affermate 
date proprieta nou le modificano ; la tossina tetanica, la tossina 
difterica, hanno sempre quelle proprieta e non altre ; una non si 
puo cambiare nell'altra, lo stesso dicasi per gli enzimi coagulanti, 
inversivi, ecc. 

Gli enzimi e le tossine si diportano poi nello stesso uiodo di 
fronte agli agenti fisici e cliimici, poiche le tossine resistono a 
secco ad una temperatura die si aggira sopra i 100" (cosi la tos- 
sina della difterite resiste tiuo a 100", la tetanica fino a 130°) 
e gli enzimi a secco, in polvere, resistono in media fino a 130", 
150-'; e al caldo umido le tossine resistono fino a 60" circa, gli 
enzimi fino verso 70". 

Anclie riguardo agli alcali, agli acidi, agli antisettici, le tos- 
sine e gli enzimi si diportano nello stesso modo. Yaria quindi solo 
il dipartimento biochimico, perche le tossine inoculate negli ani- 
mali li uccidono, nientre gli enzimi sono innocui; sebbene da 
alcuni si sia ritenuto, per aver sperimentato con sostanze non 
sterili, clie questi ultimi pure siano tossici. 

Seioudo il (Tamaloiii, a iiiteudere le tosyino conic appartciienti al jiTupjio 
dei fcriiicuti coauiilauti e ad aunoverarle, nel contemiio, tra Ic imclco albu- 
ininc, iiou evvi contradizionc. Efjli s(^rivc : « la riccrca cliiiuica <lvcc yoltanto 
che per la loro origine dai nuclei l)atterici, per le loro jjcucrali rcazioui, 
per hi loi'o facile deconiponibilit^, per il loro coiiteimto in fosforo, le tos- 
Miue dcvouo essero Hunoverate tra le inicleo-allmiiiiiic ; ma la riccrca speri- 
uieutalc coudiice alia concluHione clie esse apparteuijono ai feriiieiiti coagu- 
lauti. Tra qiieste due soluzioui iiou e'e coutradizione. 

« La iiatura cliiuiica dei fermeuti ci h in ".cnerale scouosciuta, ma una 
iutera serie di considerazioui accenna alia loro ana logia coUe nuclco-allmmine. 
I fermeuti sono senza dubbio corjii complicati cbe couteugouo una liase mi- 
uerale come auche elementi di quella sostanza sulla quale essi agiscouo, e 
conteugono pure uu gruppo centrale comuue a tntti, che uiiisce questi di- 
vcrsi elementi. Ad nu tale coucetto siii fermeuti corrispoudouo beuissimo le 
MO»tauze coiinmi a tuttc le cellule, le nucleo-albumine ». 



3. Fekmentazioni. — Le fermeutazioni microbiclie si possono 
liunire in 4 gruppi : 

1" Fermeutazioni 2)er scomposizione iJegli idruti ili carhonio (e 
quindi la fermentazione alcoolica, ossalica, citrica, lattica, butir- 
rica, ecc.) degli alcool polivalenti, degli acidi grassi e degli os- 
siacidi organici ; 



RATTERIOLOGIA 275 

2" Fernientazioni per ossidazione (acetica, nitrica) ; 

30 Fermentazioni per riduzione (trasformazione dello zolfo 
in idrogeno solforato, fermentazione dei iiitrati); 

40 Fermentazioui complesse che compreiidono la fermenta- 
zione putrida o piitrefazione e le industriali (fra le qnali abbiamo 
(juelbi della maturazione del forinaggio, del tabacco, delle con- 
eerie, dell'oppio, deir indaco ecc). 

Tra tntte queste fermentazioni, si tiene conto, per la diagno- 
stica dei batteri, di quelle degli idrati di carhonio e specialmente 
degli ziu'clieri. 

Queste fernientazioni sono state profondamente studiate dai chimici-bio- 
logici, per5 nolla pratica batterioloi;i('a si utilizzano solo quelle in seguito 
alle quali si ottiene visibile svilnppo di gas nelle culture e acidificazione 
del substrato culturale. 

II gas clie si forma fe delL'acido carbonico in niassinia parte ; per5 certa- 
mentc uou e il solo ; h stato trovato spesso delF idrogeno e del nietano ecc. 

La dimostrazione della produziorie di gas da parte tlei gernii si fa innostandoli par iniis- 
sioue in gelatitia od agar glncosato all' 1 "/„ oi)pni'e in l)rodo clie si versa noi 
saccarimetri a fermentazione (v. fig. 148) o in reiupienti analoghi dove il gaa 
si possa raccogliere nella parte alta del recipiente senza sfuggire. 

Solo in qualche case si pu6 argnire la ])roduzione di gas da una spuma 
che si forma uei brodi. In ogni caso se il liqnido si e tiuto preceiientemente 
iu blen accanto alia iirodnzione di gas si pn6 dimostrare, dalla colorazione rossa 
che assume il lic^nido, qnella di acidi che oltre al carbonico sono il lattico, 
nonchfe in traece il fenioo, I'acetico, il propionico, il butirrico. 

La prodtisione di aoldo lattico si e ritenuta molto importaute 
in alcuue diagnosi differenziali, perche si h visto che alcuni germi 
nolle culture glucusate o lattosate al 2-5 ° „ producono acido fig- 148. 

lattico iuattivo, altri destrogiro ed alfcri sinistrogiro. Cosl j)er es. 
il vibrioiie del colera produrrebbe acido lattico sinistrogiro, mentre il vi- 
brione dauubico lo produrrebbe iuattivo: cosi il b. coli produrrebbe acido lat- 
tico destrogiro nieutre il b. del tifo lo produrrebbe siuistrogiro. 

Per6 queste ricerche per cni bisogna ricorrere a determinnzioni polarimetriche non sono 
alia mano; quindi ordin'triamente ci si limita a vedere se un germe produce acido o no in 
substi'ati zucclierati, aggiungendo della tintura di tornasole, e osservando se diviene rossa con 
maggior minor rapidita. 

Da ultimo giova ricordare, che si e data e si da graude importanza alia 
produziouc di iniolo uelle culture, iudolo che deriverebbe dalle sostanze albu- 
minoid! attaccate dai gernii e che quiudi sarebbi' uno tra i tanti prodotti del 
ricainbio dei batteri. 

Per vedere se un germo produce iiidolo, si fanno culture in brodo senza zucchero, e si 
tengono per vari giorni nel termostato ; qiundi secoudo Salkowski, si agginnge meta del volume 
totale di acido solforico al 10 "/„, clie serve a mettere in liberta I'indolo dai nitrati e si riscalda 
senza portare aU'ebollizione. Se c'6 indolo appare una colorazione rosea piii o ineno netta dovuta 
alia formaziono di nitroso indolo In alcuni casi 6 uecesaario aggiungero un po' di nitrito sodico 




276 



BaTTERIOLOGIA 



o potassioo (li cui si tieue proiita una soluzioiie al 0,08 " » e ilella qnale se ne agginngono pocUe 
gocce Si pDsaono auolie fare delle brortocult are nel brorto cou nitiato, il biodo di Bleisch 

(V. pag 253). 

I vibrioni in genere producouo la reazione dell' indole Creazione rossa del colera' senza I'ag- 
eiunta'di'nitrito di potashio pfrth^ ridiicono i nitrati di cni si tiovauo si nipre tracce nolle col- 
ture, speiialmente portatevi dal peptone (he s'agginuge. 

Quando riiidolo viene prodotto in minima quantita, si pn(\ aecondo Mac6, aggiungere alia 
cnltura iin po' di alcool amilico e sbatter bene: il solfo-indigo azotato potassico si scioglie nel- 
I'alcool amilico il quale, lasciando in riposo la provetta, viene a galla ove appare come un anello 
roaeo o rosso sul liquido. 

Riunendo insieme i gerini p:itogeni clie ordinarianiente producouo indolo e quelli clie non 
lo produtoiio si pu6 stabilire la seguente ta)>ella (Kitasato) : 

Tab. 14. 



I 

1 



Germi che darebbero il piii delle volte 
la reazione delTiudolo 


Germi 
clie non danno la reazione dell'indolo 


Statilococchi piogoni (?) 

B. coli 

B. della difterite (?) 

B. tetano 

B. carboacliio sinlomatico 

B. edema maligno 

Vihrione del colera 


Gunococco 

Slreptococco 

Diplococco 

B. del tifo 

B. dell'influenza 

B. morva 

B. tubercoiosi 

B. del carhonchio ematico 



Cap. IIT. 

PROPRIETA DEI BATTERI 
DI FRONTE AGLI AGEI^TI FISICI E rnrMI(3T. 

Si sogliono distingiiere due sorta di morte di batteri ; morte 
naturale e morte violeuta. 

I batteri soggiacciono alia moiie naturale specialmente in 
seguito alia concorrenza vitale: e per Tinterveuto di un altio 
fattore, rappresentato daU'ensima batteriolitico, secreto dai vari 
germi, che ha hi proprieta di distruggere, di dissolvere i micror- 
ganismi, pur essendoci grande ricchezza di substrato nutritivo. 

La morte violenta dei batteri e in genere provocata da due 
grandi gruppi di agent! : ftsici e chimici. 

A. — Agenti flsici. 

Gli agenti fisici che sono capaci di uccidere o togliere i germi 
inquinanti un dato materiale sono: la hice. I'elettricita, la pres- 



BATTEEIOLOGIA 277 

sione atmosferica, il disseccamento, lo scuotimento, la tempera- 
tura, la filtrazione attraverso materiali finamente porosi. 

1. La luce e un potente sterilizzante dei gerini e agisce spe- 
cialuiente (piaiido li colpisce nella fase di vita vegetativa: allorclie 
soiio sporiftcati impiega uiaggior tempo ; p. es. meutre il bacillo 
del carbonchio piio resistere alia luce solare diretta per circa 4 ore, 
la spora invece vi resiste anclie 6 giorni. 

In ogiii caso 11 iiiodo di agire della luce solare sui batteii 
•consiste in una forte ossidazione del protoplasma, per cui questo 
inuore. 

La luce eJettrica e niolto meno attiva della luce solare; i raggi 
bleu, violetti ed ultravioletti sono i piii attivi, i rossi ed i gialli 
i meno. La luco elettriea e attiva di per se senza Pazione del 
galore. 

2. L'elettricita e un discreto sterilizzante deigermi, quando 
pero venga usata a potenziale molto alto. 

Essa esercita un'azione diretta sia mediante I'innalzamento 
di temperatura, sia modifieando il substrato, cosi per es. una cor- 
rente di 5 M.A per 5' uccide i b. del carbonchio in brodo forse 
per I'azione di acidi e dellV)' nascente clie si produce (Apostoli 
e Laquerrierre). Spore del carboncliio aderenti a due lili di pla- 
tino coperti di agar e funzionanti da elettrodi ed immersi nel 0,6 
di Xa CI morirono. II b. pyocianeus peri pure rimanendo in un 
solenoide di 800 niila oscillazioni al secondo. 

La PRESSIONE ATMOSFERICA e attiva solo sui germi non spo- 
rigeni: se lo sono non bastauo neppure forti pressioni per ucci- 
derli. Cosi mentre la spora. del carbonchio non muore, sottoposta 
alia pressione di (500 atmosfere, ma solo si puo attenuare, si pub 
ottenere la morte del bacillo a 12 atmosfere (temp. 38"-39''; se- 
condo Chauveau. 

3. II DissECCAiiENTO agisce sui batteri spesso insieme alia 
luce solare; anche da. solo puo pero in qualclie caso essere suffi- 
ciente ad uccidere i gerini ; il riiigge infatti ha potuto dimo- 
strare die piccole particelle di sputo che vengono emesse dalla 
bocca d'individui malati, specialmente tisici, negli ambient! dove 
non havvi sole, ma sufticientemente seechi, vengono ugualmente 
sterilizzate alia condizione che esse sieuo tinissimamente sud- 
divise. 

I germi patogeni essiccati avrebbero la resistenza esposta nel 
quadro seguente : 



278 



BATTERIOLOGIA 



Tab. 15. 



Gernii 


Resistenza 


Genococco 


Qaalclie ora 


Vibrione del colera 


Da qualclie ora a 2 giorni 


B. peste 


Da 1 a 8 giorni 


B. diftPrico 


Da 20 a 30 giorni 


Streptococco 


Da 44 a 36 giorni 


Diplococco 


Da 19 a 55 giorni 


Stafilococeo 


Da 55 a lOJ giorni 


B. del tifo 


Sino a 70 giorni 


B. tuliercolosi 


Da 2 a 3 mesi 



4. Lo scuoTiMENTO se continuato ed inteuso mediante adatti 
apparecchi arresta lo sviluppo ed uccide (Ilorvalh-Polh). Le di- 
verse specie si comportano diversamente: sensibili sono lo str. 
citreo ed il b. megaierio ; resistenti iiivece sono il b. del tifo ed 
ii b. Huoresceus iion liqiiefaciens (Meltzer). 



5. La temperatuka ^il piii iiiiportante agente sterilizzante. 
Pero bisogna ricordare clie in dati gradi, langi dall'essere sfavo- 
revole, e favorevole. 

La temperatnra favorevole dei batteri b quella che i)erniette il 
loro svilnppo e si distingue in temperatiira minima, ottima e mas- 
sima di svilnjipo, come si puo vedere nel seguente quadro in 
riguardo ai germi patogeni per I'uomo. 

In genere bisogna ritenere clie la temperatura ottima di svi- 
luppo i)er i microrganismi parassiti ossia per i paratroti sia quella 
dell'organismo umano, cioe 37"; per i prototrofi, cioe quei genni 
i quali si contentano di poco, la^ temperatura dell'ambiente in 
cui vivono, la quale eccezionalmente per alcuni raggiunge 0", e 
per altri GC'-OS", ecc. 

Le temperature sfavorevoli ai batteri sono le basse e le alte : 
pero mentre 1(? temperature alte uccidono i germi, le basse non 
fanno altro die i)aralizzarne lo sviluppo. 

Le alte temperature souo quelle con Ic quali hi procede alia sterilizzazione 
degli oggetti couteuenti batteri. Esse si distiaguono in alte discoutiuue o 
intorno ai 60"-80'' ed in alte eontinue o iutoroo ai 100". 

In geneve i batteri non resistono a lungo nella lore fase vegetativa, al 
di 1^ dei GC-TO" C. per cui si possoao sottoniettere per alcuue ore a questa 
temperatura colla certezza di ucciderli tutti. 



BATTERIOLOGIA 



279 



Sn qnesto principio <• fondato il cosi detto processo di titerilizzazione frazionata. 

Con qnesto procedimento peio non si riescono ad uccidere le spore, le qnali fiiundi nei gioiui 
snccessivi si svihippano. 

Per nccidere anclie qneste, cioe dope die il materiale t- liuiasto per 2-3 ore a So" lo si ri- 
poi'ta verso 30"-37'' e ve lo si tiene per 12-24 oie. poi si torna a riportarlo a 55" e cosi via per 
5-6-8 i^iorni badtindo di evitare di raggiiuigere. (jiiando i liquid! contengono sostanze albtiini- 
noidi. durante la sterilizzazione, la temperatnra di 58° perche le albnmine s-i coagnlano. 

In tal guisa le spore dell'oggi saranno i bacilli che il domani verranno uccisi. 

Qnesto proceoimento prende nome di sterilizzazione alia Tyndall, la quale in batteriologia 
si usa per il siero del sangne, I'albiime d'uovo, ecc, e in genere per tutti quel substrati che 
coagnlano a 100° e divengono opachi. 

Le teniperatiire alte intorno al 100° uccidoiio tutti i batteri comprese Je 
spore, ma pero si diportano alquanto diversamente a seconda che si tratta 
di temperature al oalor secco o al calor umido. II calore uniido h ansai 
pill poteute a parity, di condizioni del calore secco, poiche coine si com- 
prende faciluiente iu.sieuie alia tcmperatura iutt-rviene un processo d' idra- 
tazioue, che h il primo fattore che guida alia scomposizione delle Hostanze 
orga niche. 

Infatti cousideraudo per es, la temperatura che ci vuole per uccidere in 
10 uiinuti le forme vegetative del batteri patogeni si trova che questa si 
aggira intorno ai 50''-60% mentre per ucciderli uello stesso tempo raediante 
il calore secco bisogna ragginngere temperature molto piii elevate che sono 
pin vicine ai 100° e in ogui caso raai inferiori a 70". 

Ci5 risulta dalla segueute tabella : 



Tab 1 6. 



Germi patogeni 


Temperatura ad umido 


Temperatura a secco 


Stafilococco piogeno .... 


56-58 




.^ 


Streptococco piogeno .... 
Diplococco della polmonite. . 


52-54 

56 




c 


Gonococco • 


55-60 




O e 


B. del colon 


58-60 




O < 


B. del tifo 


56-60 






B. deir inllueiiza 


60 


— 


~ 


B. della morva 


55 






B. della peste 


70 




> 


B. della flissenteria 


58 60 ' 2 




B. della difterite 


60 (?) 


•c 


o 


B. della tubercolosi 


70 


CT 


3 


Actinomices 


70 




o 


B. del carbonchio ematico . . 


54 




^ 


B. del carbonrliio sintomatico. 


60 


1 


<a 


B. del telano 


60 






B. deU'edema maligno. . . . 


60 




l^ 


Vibrione del colera 


52-60 







280 



BATTERIULOGIA 



Quando poi si tratti di germi .sporificati, si trova die la teiuperatnrii di 
100' non e niai snfBcieute a secco per potere uccidere le spore in 1 ora; 
luentre quella ad uiuido, protratta per lo stesso tempo, uccide sicnramente 
tutte le spore del carboacliio einatico e dell'edeiiia maligno, del carbonchio 
sintomatico e del tetano. 

lu genere si ritiene clie le spore del carl»oiicliio eniatico a 100" ad umido 
iLon resistauo piii di 1-5 niiiiuti: pero se ne soiio trovate alcune ehe resi- 
stouo al di la di 45 iniuuti (Moatella); ma, uessuuo ha dimostrato clie ve ne 
Biano di quelle che resistouo al di 1^ dei 60 minuti. Invece ^ dimostrato clu^ 
per uccidere le spore nello stesso germe a 140" a secco uecessitano almeno 3 ore. 

Del resto, anche le spore (lei batteri banali del terreno, clie sono straorclinariamentc lesi- 
stenti, sopportano molto cli piii le alte temperature secclie die le alte umide : bastera dire che 
tuentre per ncciderle in 1 miniito a temperature umide necessitauo IW, per ucciderle a tem- 
perature seeche nello stesso tempo, bisogna snperare i 200", come risulta dalla seguente 

tabella : 



Tab. 17. 



Resistenza delle spore 


dei bacilli del terreno alle 


alte temperature 


temperatura 


ad umido 


a secco 


100" 


16 ore 


_ 


lOoO-llO" 


2-4 ore 


- 


US" 


«/s-i ora 


- 


125»-130» 


piu di 5 minuti 


- 


135» 


1-3 minuti 


- 


140» 


1 rainuto 


- 


150» 


- 


piii di 2 ore 


1580 


- 


2 ore 


180» 


- 


1 era 


200" 


- 


5 minuti 



La sterilizzazione al colore secco si fa direttameiite alia liamma o iodiretta- 
meute in aria riscaldata. 

Si sterilizzano direttamente al calore della liamma : arroveutandoli (.igo di platino, piicole 
candele da flltrazione) ; ]iassandoli sulla liamma sino a scaldarli fortemente (vetri, pii)ette,ecc.). 

Per sterilizzare Tago di i)latino si precede nella maniera seguente : da prima si pone snlla 
fiamma verticalmente flnche tutto sia arroventato, poi si passa la bacchetta con movimento di 
rotazione e di andii-i\"ieni orizzontalmente snlla tianmia stessa, in line si torna ad arroventare 
Pago, disi»onendolo verticalmente. 

Si sterilizzano neH'aria secca riscaldata a ISO^-lgO" i vetri ben ascintti, I'ovatta, la carta, 
(qiiesfultinia in appositi reciiuenti). 

Gli api)arecchi clie scrvouo alio scopo sono le uttife del Pastevr e ([nella del Koch. 

La STUFA DI Pasteur e rapi)resentata da un cilindro di rame saldato a I'uoco, a do))pia 
[larete ; essa in basso port,'* da un lato lui tubo ripiegato a squadra (tubo di ventilazione) ; il 
fondo della p.irete esterna ^ per certo tratto ap.^rto. la do\e corrisponde la sorgente caloritica. 



BATTEBIOLOGIA 281 

La STUFA rii Koch ha la forma di nna cassetta a sezione rettangolare a (loyvia parete : snl 
t'oiido esterno forato poggia un disco di rame o amianto, mentre la i>arte sniieriore esterna e 
fornita verso la meta di nna piccola griglia c-he serve a lasciar sfuggire i prodotti della com- 
liustione. 

II riscaldamento si ottiene per mezzo di nna flamnia Bnnsen, colla quale si arriva a 180° C. 
sc e a tre becchi, a 150* C. se ad nno solo. II tempo per ottenere la sterilizzazione degli og- 
getti varia di '/j-l ora secondo die la temperatnra 6 di 180" o di 150" C. 

GU oggetti vanno niessi nel centro della camera con il tajjpo rivolto in alto se chinsi con 
ovatta e possihilment* non appoggiati alle pareti ; la fiamma va accesa subito appena aperto il 
rnljiuetto del gas. perche se questo riem]>ie rintercajiedine pn6 aversi nno scoppio coll'avvi- 
cinare il cerino acceso. 

La 8terili;zzazione ad utnido si fa nelle stufe dove si svolge del vapore d'acqiia. 

La PENTOLA DI Koch e la piii comnne : essa e rappresentata da luia caldaia a forma conica. 
alia quale 6 saldato un cilindro con uu copercMo che ha un fore per il termometro. 

n materiale da render sterile, niesso in uu cestino, si depone sopra un reticolato che divide 
la i)entola dal cilindro. 

In questo appurecchio si sterilizzauo i terreni tli nntrizione, e le sostanze che non possono 
^'enir sottoposte a sterilizzazione a secco come il legno e la gomma. 

La dnrata dell'azione steiiUzzante varia a seconda del materiale, cosi per la gelatina non 
deve essere piii di '/; ora, per I'agar non meno di '/i d'ora, e per le patate e le carote non meno 
di 1 ora, affinchd periscano anche le spore, inoltre I'operazione va ripetnta per 2-3 volte nei 
giorni sncces8i\'l. 

L'AUTOCLAVE ser\e per sterilizzare gli oggetti ad umido col vapore soprariscaldato. 

Questo consiste in una spessa caldaia metallica, cilindrica. chiusa ermeticamente da un pe- 
sante coperchio di bronzo provvisto di tre fori : ad nno di questi e avvitato uu rubinetto per 
I'nscita dell'aria e del vapore", al secondo 6 flssata una valvola di siciu'ezzaed al terzo nn ma- 
uometro jjer indicare la pressione del vapore neH'interno. Un cesto cilindrico serve per conte- 
nere gU oggetti da sterilizzare ed il sostegno snl quale 6 situata la caldaia 6 provvisto di 
una doppia corona di becchi a gas. 

Per nsarlo si versa I'acqna nella caldaia sino quasi a lambire il fondo del i)aniere ; s' in- 
troduce il medesimo nella caldaia cogli oggetti da sterilizzare; si chiude avvitando suceessiva- 
niente le viti opposte fra loro; si apre il rubinetto d'nscita del vajtore ; si accende la corona 
esterna delle flanuue a gas; si attende che il vapore nsceudo con torza dal rubinetto, abbia 
scaeciato tntta I'aria dall'interno dell' autoclave e poscia si chiude il rubinetto. H manometro 
salira allora rapidamente e con questo anche il termometro se c' ^. Arrivata la pressione al 
grado volnto, si cerca di niantenerla, regolando le fianune con lo spegiiere la corona esterna 
e accendendo 1' interna. Da (juesto momento coniincia il periodo utile della sterilizzazione. 
Dopo 20'-U0', secondo 1 casi, si spengono le flamme, si aspetta che I'ago nel manometro scenda 
a 0° e poi si fa uscire lentaniente il vapore dal rubinetto svitando il coperchio appena tntto il 
vapore e uscito. 

Gli errori nei quali si pud incorrere nell'nso dell'antoclave, sono priiicipalmente tre : quelle 
ileir espulsione iiu'ompleta dell'aria dall" interno deH'autoclave, non ragginngendo cosi la tem- 
peratnra voluta in tutti i jumti del medesimo; quello di far nscii-e con troppa violenza il va- 
jiore, terminata la sterilizzazione, causando nna tnmultnosa ebollizione dei liquid! e 1' espul- 
sione dei tappi dai recipienti; quello di far eutrare improvvisamente I'aria (aprendo il rubinetto) 
qnando il vapore, essendosi gia condensate, la j)ressione nell' interno ^ negativa, iBCorrendo 
iieirincidente opposto. ciofe che i tappi verrebbero violentemente ticcati nell' interno dei reci- 
luenti. Si pud anche far funzionare 1' autoclave, da semplice stufa di Koch, lasciando aperto 
il rubinetto d'uscita del Aapore. 

Qnando si sterilizzauo nell' autoclave i terreni nntriti\'i, e inutile portare la pressione al di 
la di Vs atmosfera (circa 115°), e la dnrata di azione oltre '/s ora: portare i substrati a 130° 
come consigliano molti aiitori, signitica alterarli e renderli meno adatti alio svilnpi)0 dei germi. 

Per la gelatina o pei substrati conteneuti zuccheri non invertiti o amido, meglio e non ser- 
virsi di tali apparecchi. 

Usando I'autoclave basterebbe in genere una sola sterilizzazione, ma e meglio mettere il 
;:iorno segnente il materiale nella stufa di Kt cli i)er Vj'l ora. 



282 



BATTEEIOLOGIA 



Compeudiaudo i vari procedimenti die sono adottati nella 
tecnica batteriologica, si pub stabilire la vseguente tabella per la 



Tab. 18. 



Sterilizzazione luedianf e il calore. 



^ [ si no al color rosso 



aglii (U i)livtino 

canrtele di porcellana (eccezionalmente perclie <li- 
vengono eccessivamente porose) 






^ I quasi sino al color rosso 



sino a 150" per 1 ora 



"3 I a l80''-200'' per 1 ora 



acfiua Ijollente per '/a"^ ^^'^ 



bacchette rti vetro 
pipette di vetro 

Itinzette, striunenti metallici die si rtcbbano ado- 
perare li per li 

/ ovatta, carta hihiila, ]tipette avvolte in ovatta o 

\ carta bibula, capsule di Petri avvolte in carta 

\ bibula, tnbi da saggio o palloni chiusi con ovatta, 

\ tiltri di zucchero (v. esame dell'aria) 

oggetti di vetro non avvolti da o\atta o da carta 
; l>il)ula, oggetti metallici senza il nianico di legno, 
f oggetti di porcellana. di t^-rra cotta, di gesso, ecc. 



^ :: 



trnmenti per operazioni e i)er auto]isie 
siringlio <li vetro o con n\ontatura nietallica 
tantuttb di gomina o aiiuanto 



circa a 100" per '/= ora 
ripetendo 1' opera- 
zione per 3 giorni 



gelatiiia nntritiva 

pappe di auiido 

brodi con sa<;carosio e altii znccheri non invertiti 

oggetti di gonima 

recipienti di vetro con tappi smerigliati 



nelle stufe di Kocli, 
di Budenberg. ecc. 

circa 100° pei 1 ora e i brodo ordinario 

piu ripetendo 1 'ope- ) agar-agar 

razione 2-3 volte in ) patate. carote, ecc. 

giorni successivi ^ candele porose 



V) atm. (115"-120») 
per 15-20 minuti 



negli antoclavi 



brodo ordinario 

agar 

striunenti metallici con o senza il manico di legno- 

pipette, pinzette con ovatta o carta bil)nla 

candele jiorose 



\ patate, carote, candele porose, strnnienti, ecc. 



a 1 atm. ISO" per 
10-15 minnti 

/ siero di sangue 
a SO-^-eO" fa bagnomaria per 4 ore ri- I :^n,nnu„ati alcalini 
petendo I'operazione per 7-8 giorni 1 jiq^i^ii pleurici, asciti.i 

ponendofraun intervallo e Taltro j terreni di cultura aggiunti di sostanze facilmente 
ilmaterialein termostato). y alterabili 



BATTEBIOLOGIA 



2bo 



Per stufliate I'azione dei priiicipali ageiiti tisici sterilizzanti occorre sc- 
Hiiire una particolare teciiica. 

Per stMlare Vazione della luce solore o (lei disseccamento, si iiiquinano telo. 
till di seta, baccliettiue metalliclie o meglio di vetro, ecc, ei essiccauo e'si 
cspoiigoiio alPazioiie della luce diretta, diffusa e alio oscuro, agendo cura 
iiel caso clie si voglia eliiuiiiare I'azione della temperatura di porli entro re- 
eipit'uti di vetro a loro volta coliocati in nua corrento d'acqua a temperatura 
costante di 1U''-12''. Dopo Tin certo tempo si innestano 
nei terreni di cultura oi)pnre si inoculano negli 
animali. 

Per stucliare Vazione della temperatura e special- 
mente delle temperature alte umide (delle alte secche 
credo inutile parlare), bisogua servirsi di appositi 
dispositivi. 

Generalmente nplla pratica di laboratorio, gli studiosi si 

servoDo della comune pentola di Koch; e stabiliseouo la resi- 

stenza delle spore coll'esporre i fili di seta, impregnati di spore. 

al vapore flueate di qnesta pentola, semiuandoli dopo in tubi di 

ijrodo od agar. 

Questo procedimento pero non e esatto, perclie il vapore 

sprigionato dalla j)entola del Koch non raggiunge mai la tempe- 
ratura di 100°. Alio stesso inconveniente va soggetta la pentola 

di 13udenberg. 

Altri si servono pure del vapore tluente chesvilnppa da un 

])allone a collo largo; ma auohe con (juesto semplicissimo appa- 

recchio non si ottieue iiiai la temperatura del vajiore a ICt", am- 

inesso pure ehe si circondi il collo del pallone con un altro reci- 

piente contenente acqua in ebollizione. 

Alcuni sono ricorsi anche ad apjiarecclii speciali piii o meno 

i-oniplicati come a quelle di Miquel e del Lattraye. che consiste 

in uno autoclave do])pio ; in quello interno si pone il materiale 

sporigeno, neU'esteroo I'acqua per svolgere il vapore. La tempe- 
ratura viene segnata da terraometri di cui uno ]ie- 
netrante neH'autoclave interno; ma questo appa- 
reccbloe tutt' altro che alia i)Drtata di tutti, ed in 
ogni caso h specialmente adatto per studiare I'a- 
zione del vapore a tenii)erature snperiori a 100°. 
Un appareccliio molto piii semidice e piii pra- 
tico, si mostra invece quello del Simonetta, consi- 
stente in una comune boccia Erlenmeyer rivestita 
di amianto, al cui fondo si pongono dei pezzetti 
di vetro; attraverso il collo si fa passare il t^rmo- 
metro ed il materiale contenente spore che bisogna 
avvicinare molto alia superticie del liquido in ebol- 
lizione Esso i)er6 non pu6 servire atl'atto per pa- 
lecchie ore. 

A questo scope si i)u6 adoperare come sorgente 
di calore a 100° quelle che si svolge da un piccolo 
autoclave ; facende pervenire il getto di vapore in 
tig. 149. I'll recipiente in cui la dispersione delle stesso va- j^..^ 150 

pore viene evitata mediante una copertura ana- 

loga a quella della stufa di Budenberg (fig. liOj.regolando opportunamente la pressione e I'uscita 

del vapore. oppure, come io pieferi.sco, un grande cilindro metallico rivestito di amianto con un 



284 



BATTERIOLOGIA 



foio nella parte superiore in cui si pcne tin tappo attiaversato da un termometro e da un tu- 
Ijetto di vetro a hiine stretto. In alto lateralmente 11 cilindio porta un foro in cui si puo 
iutroilurre un tappo di gouima portante una asticciuola piegata ad uncino a cui si sospendono 
i flii. le bacchettine inquinate (fig. 150). 

II materiale si prepara da patine su agar o su patate, si emnlsiona in acqua sterile, si flltra 
attraverso carta e nel filtrate si imniergono le bacchettine di vetro o i fili di seta sterili che 
si pongono a essiccare in un essiccatore e poi si sospendono nell'interno deH'apparecchio ste- 
rilizzante tenendoveli il tempo necessario per I'esperienza, dopo di che si innestano in brodo 
o in gelatina o negli animali, a seconda dei germi di cui si tratta. 

6. La filteazione veramente non uccide i genui, li separa 
solo dai materiali in cui si trovano. Essa si fa mediaute candele 
porose di porcellana di Cliamberland, o di terra di infusorii di 
Berkefeld. 

Qualanque sia la foviiia data alia candela, i>f'roli^ il materiah? filtri nel 
yiii l>reve tempo possibile e la candela possa venire per il niag-gior tempo 
iitilizzata, ^ necessario che il liquido filtri dall'esterno all'interuo. 

Se non ai posseggono filtri adatti alio scopo e si ^ costretti a liitrare dal- 
1' interne all'esterno, la mij^lior candela h (juella del Maassen corta che si 
applica ai filtri Reichel nei iiuali ai cappnccetti di gomnia che trattengono 
i bordi della candela al bordo del recipiente di vetro si possono sostituire 
delle morse metalliche, evitando cosi V inconvenieute dei cappticcetti che 
facilmente si rompono o non tengono bene (fig. 151). 

La fiUrazione dall'iatorno all'esterno porta seco fra gii altri inconve- 
nienti; quelU) di rendere inamovibile il tiltro; ecco perchfe in molti labora- 
torii si da la prefereuza alle candele Chamberland con annessa tubnlatnra 
di gomma la qnale si adatta ad un reciiiientc ci>u tubnlatura la*erale. 





fig. 152. 



La candela si iinmerge in iin recipiente cilindrico nel quale si versa il liquido che viene 
■aspirato nella bottiglia di \etro. II tubo di gonima deve essere lungo per potere sollevare ogni 
tanto la candela e spazzolarla entro un recipiente contenente acqua sterilizzata. !& per6 preferibile 
invece di un recipiente cilindrico di vetro qualsivoglia, servirsi di recipieuti svasati superior- 
luente in corrispondenza del collare della candela e foniiti d'una tubnlatnra laterale con inibutino 
a livello deH'orifizio del cilindro per il quale si versa il liquido man mano che ^iene aspirato 
iv. fig. 152). E bene anelie iunestare al beccuccio di porcellana deile candele un tuljo di vetro 



BATTERIOLOGIA 



285 



Iimgo JO fine, a mezzo di lui collare di gomina, al (juale tubo (v. fig. 152) poi si attacca qnello di 
caontchout del recipiente ove si fa I'aspirazione : qnesto tnbo di vetro serve a prendere la 
candela senza insudiciarsi le mani per spazzolarla e nel contempo flnita la filtrazioue per rivol- 
tarla o inclinarla senza doverla afferrare ton ])inze od altro, pert-he tntto il li(]iiido die in essa 
si eontiene, pervenga nel recipiente e non vada, come si fa generalmente, perduto. 

Qualora poi si vogliano filtrare piccolissime quantity di litjuido, si innesta direttamente al 
tnbo di gomma nna delle ])iccole cantlele Kitasato e si fa nso di nn tnbo corto. 

All'iucouvenieiite delP iuquiuaineiito del liqiiido filtrato provenieute d.'i 
filtri sterili o da recipient! steiili, inconveniente dovnto ai travasi uecessari 
per distribuirlo, si pu5 ovviare raccogliendo parzialmente in A'ari recipienti 
il niateriale filtrato sorvendosi di nn dispositiro applicabile all'aj)parecchi<> 
di tiltrazione clie permetta di niisnrare la qnantit^ del niedesimo. 

A tal nopo il liqnido sterile si raccoglie in nna bottiglia a tubulatnra laterale a cui si 
applica la pompa del Centanni {Hjf. 153) nel cni tnbo b intercalato nn tnl)0 di vetro (7) con 




tij;. 15:i. 



nn rigonfiamento pieno di cotone, mentre nel collo della bottiglia si introduce nn tappo di gomma 
ad un solo foro attraverso il qu>le passa un tnbo di vetro piegato ad angolo che nella parte 
interna pesca flno in fondo alia Ijottiglia. Qnesto tnbo (1) si unisce per mezzo di un tnl)o di 
gouima stringibile da nna pinza col tnbo a -T della buretta. 



286 



BATTEKIOLOGIA 



Pel- fur fiinzionare rapparecdiio si svita la piuzetta b suaccennata, si preme sulla pera di 
ffonima D, e allora 11 liquido sale per 11 tubo (he pesca nella bottigUa ed entra nella buretta 
graduata B. SI arresta I'entrata del liquido stringeudo la pinzetta b. 

Per fare I'aspirazione ci si pub servire di pompe ad acqixa o di altri ap- 
parecclii come di quelle Eaplin per diacciare i liquidi, Alcniie volte pero 
se re pii5 fare anche a meiio, o praticarla a mano con una pera di gomma 
e cio quaudo si debbano filtrare attraverso piccole candele dei liquidi uou 
conteneuti germi dimostrabili nh coll'esauie microscopico iie con quello cul- 
turale (i cosi detti germi iuvisibili). 

Allora si circonda la candela di uu maniootto metallico, il colic della caudela si fa passare 
per un foro praticato nel fondo del manicotto, a cui si costringe a stare aderente stringendo- 
velo contro con una vite e con 1' intermezzo di nn anellodi cantcliout. II collo libero della cau- 
dela si introduce nel collo dl una bottiglia attraverso un tappo di gomma forato. II liquido 
da filtrare si versa tra la parete interna del cilindro e la candela (fig. ir>4-o). 

Oppure si versa dentro ad una candela clie si ( liiude con un tappo attraversato da un tubo 
in comunicazione con una pera di gomma: il licjuido che passa attraverso la candela perviene 
in un recipiente entro cni 6 sospesa la candela avvolta con ovatta nella sua parte alta (fig. 154-6). 




^a) 



fig. 1S4. 



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Usaudo le candele Cbamberland e bene sapero clie quelle cbe lasciano pas- 
ware i batteri visibili specialmente niobili souo segnate con la iiiarca /-'^-F,,,: 
Man mano cbe da F^ si procede ad Fi diminuisce il uuuiero e la qualita dei 
germi cbe passano, fincbe F non ne lascia passare alcnuo dei A'isiljili. Souvi 
poi candele segnate con la marca B cbe non lascerebbero passare neppure 
questi. 

Usando le candele Berkefeld fe necessario provarle volta per volta, non 
essendo costante la loro porosity, sebbene si possa in generale affermare cbe 
non lasciano passare alcuuo dei germi visibili purcbe si faccia la liltrazione 
rapiclamente, e preferibilmente senza pressione, od aspirazione ed abbia una 
durata relativamente breve, 

Le candele si provano molto semplicemente ; si immergono sino alia estre- 
mit^ in una provetta plena di acqua; si adatta al collo dclle candele una 



BATTERIOLOGIA 287 

pera di jj,oniiiia e si comiiriiuo Paria nelPiuterno di esse ; se sfuggoiio dalle 
candele delle bolle d'aria, 8ono da scartare perclie o fessurate o a pori molto 
gi'audi, o I'attaeco col coUo e laalfatto. 

Quaiito alia sterilizzazione delle candele, essa non va mai 
fatta, se si vuol essere sicuri della loro bonta, nella stufa a secco. 

Si sterilizzano bene nelP autoclave per 1 ora (a llS'-l'iO"). Quantlo i)oi soiio state molte volte 
adoperate si rigenerano, come si dice, ossia si bruciano sino al calor rosso alia fiauuiia. E lueglio 
pert in quest! rigenerarle immergendole in pernianganato potassico 5 "/„ o bisolfato di soda Vs° 
o acido acetico 10 Vo- ^i ^i lasciauo uiuuerse 24 ore, poi si lavano con acqna distillata per varii 
giomi e si sterilizzano. 

B. — Agenti cliimici. 

Gli agenti cliimici, causa di morte dei batteri, soi.o stati di- 
stinti in tre grandi gruppi: sostanze cliimiclie asetticlie, batte- 
ricide, sporicide. 

Per sostanze asetticlie s'intendono quelle sostanze clie impedi- 
scono sempliceuiente lo sviluppo dei germi asporigeni, per batte- 
ricide quelle clie li uccidono nella fase vegetativa, per sporicide 
quelle clie uccidono anclie le spore dei germi. 

Fra le sostanze asetticlie tieiie, secondo gli studi del Beliriug, il 1" posto 
il verde iiialacliite ebe impedisce lo sviluppo del h. del carl>oiu;liio agginiito 
nella proj)orzioiie di 1 a 40000 di cultiira. 

Fra le sostanze hattericide stndiate iu rapj)orto al loro inodo di agire siil 
bacillo della tnliercolosi occupa il x'l'iiuo posto I'aeido feuico al 5 "/<) <'lie ue- 
cide il l)acillo della tubercolosi iu 30 secoudi. 

Fra le sostanze sporicide, il primo posto, secoudo Paul e Krouig, e oceu- 
pato dal bicloruro uiereurio ehe all' 1,7 " „ uccide le spore del earboueliio 
in 12-14'. 

Ci5 risulta dalla segueute tabella dove souo messe iu paragoue Pazioue 
dei disinfettanti cbimici sohibili. 



2S8 



BATTERIOLOGIA 



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J5ATTEKI0L0G1A 28l> 

Per studiare I'aziouo (U nii rlisinfcttanto cliiiuioo sni batteri bisogua teuei' 
preseute alcune couclizioui spcciali, riguarcio al iiietoflo »li Htudio. Non wi 
pub iufatti saggiare I'azioue disiufettaute di uu liqiiido su <li lui geriiie, ag- 
giungendo <(uesto liqiiido alia coltiira, ])crclu< in qnesta giiisa so uo saggia 
solo il potere asettiio. 

Occorre tar agire la soluziojie disiufettaiito siil geviue, c jx)! tolta questa, 
iunestare il geriue in adatto tcrrouo di coltura, <l(>po averlo ]iTivato ])OHsi- 
bilinente di (|niilnuqno traccia di autisettico. 

Airnoi)o si intioducono <lci (ili ili setii opimio dello Itacchi-ttuic <U \-ftio Imn piilitc uell'o 
mulsione dei I)<willi in iic(in;i. distillatii, e toltele caliche di gernii, si inftttono a seccivre in uu essic- 
(^atore. Appena secclie s' iniinergono nelJa soluzione disiufettante, vi si teiigono un dato teuiiK), 
poi si levano e s'iuunergono in una solnzione jireparata piecedenteiuente ohe alibia la proprieta di 
trasforraai'e in nn materiale innocno la sostanza che e servita a nccidere i gerini. Cio fatto si 
lavano le bacchette ed i lili in acqua distillata e poi si niettono nel terreno di coltui-a. 

Nel fare queste riceiche liisogna jwi ricordare die nou c la stessa cosa servirsi di un ma- 
teriale piattosto die di un altro j»er sciogliere la sostanza steiilizzante, poidie si possono avere 
dei risultati assolutamente rliveisL Si c visto iufatti per es die se si aggiunge il snblimato 
corrosivo a una euiiilsioiie di bacilli neiracijua, si trova die iiccide il bacillo del caibonchio 
uella piopoizione dai 1 : 50000 ; se lo si aggiunge iuvece ad un'eiuulsione di l)acil]i in biodo, 
la iiroporzione discende a 1 : 40000 e se ad un'emnlsione in siero, scende (ino a 1 : 2000. 

In quanto al mecfanismo d'azionc doi vari agenti cliimici 
capaci di nccidere i batteri, le opiuioui noii sono ancora ben asso- 
date: secoiido il Ptbiger e il Lihv, le sostanze battericide e spori- 
cide sono <|ue]le die contraggono conibinazioni con i grnppi amidici 
e aldeidici delle sovstanze albuminoidee viventi, appnnto perclie si 
tratterebbe di cori)i sostituendi. 

Seeondo la teoria del chimico olandese van 't llott" le varie so- 
stanze disinfettanti e tossiche nelle loro soluzioni vanno soggette, 
come molte altre sostanze, ad una parziale dissociazione elettroUtica., 
per eft'etto della quale nn certo numero di inolecole si scinde in 
due elementi o gruppi di elenienti, clie acqnistano proprieta elct- 
triche antagonisticlie e prendono allora 11 nome di joni. Per es. in 
una soluzione di sul^liniato insienie colle molecole Hg CI., esistouo 
gli elementi liberi oj(»ti Hg (elettropositivi) e CI (elettronegativi), 
II potere antisettico delle sostanze dipenderebbe precisamente 
dalla quantita degli elementi liberi, o, clie val lo stesso, dal grado 
<li dissociazione elettrolitica. 

II grado di dissociazione poi varia per diverse condizioni: 
1" aumenta coUa temperatura : vanno <[uindi usate a pre^ a- 
lenza soluzioni deboli, ma calde; 

2" varia colla natura del solvente : per il snblimato, per 
Tacido fenico, ecc, auuienta in presenza d'aequa »; diminnisce in 
assenza della medesima, quindi in alcool, in grassi, ecc. ; 

3" varia per la presenza di altre sostanze: cosi il grado di 
dissociazione elettrolitica del snblimato aumenta di pin in presenza 

Celli 19 



2fH) 



BATTERIOLOGIA 



di X((Cl clie di RCI., mentre (luello del permaiiganato potassico 
cresce specialmente in presenza di 7/67. La proporzioiie della 
sostanza favorejugiante non e inditt'erente; cosi tornando al subli- 
inato, si ha clie VN^aCl aiimeiita molto di piii I'energia di una so- 
luzione di snbliuiato (1,7 V„) nella proporzione dell' 1 "/^ clie 
in quella del 10 "/o* P^re clie anclie Faggiunta di acido tartarico 
al sublimate abbia la stessa azioiic. 

Xella pratica batteriologioa la sterilizzazione con sostanze 
cliimiclie si fa: 

1° mediante U gublimato eorrosivo : I piii luloj)! rinio l;t miscohi- di Lnplace (ucqiiii -jr. 1000: 
jKido doiidrico gr. 5 ; dornro mercnrico in sostanza gi. 1): alcnui pen") adopeiano la sohizioiit^ 
dal 3 al 5 "/^^ di (tloiiiro ineiTurico. Si nsa per disinfettaie cainpane di ^•('tl•o, caniero di Tyndall, 
l)iani di vctro, cavte l)il)nle chc sorvono per If caincic iiiTiide, le iiiaiii e le parti inolli dej;li aiii- 
inali da inocnlare o da sezionare. 

Se dopo la disinfezione lo parti del)l)oiio rimaiiere aseiiitte, si lavaiio eon aleool o eon aleool 
ed etere a parti iijiuali, aintandosi ecu Itatuttbli di eotonc idrotilo, sterilizzati a seceo. 

Lc spore del li. del earbonchio ninoiono in nn teni]H» varialiile da 3' a 30' nel sitWiniato 
1 »/jo e aeido tartarico ;"> "/„; lo «taflloeoe<-o in :!' a lO' : se non si a<r<rinni;e aeido, le s])ore nmoioiio 
in 10'-40' ; lo .statilococeo in 3'-l5' : 

2° mediante I'alcool o I'aleool e I'eterc a parti iiguali i>er sterili/.zare le slringlie, j;li 
oggetti di gntta])erea, e 1 recipieiiti die si ronipfrebbero nelle stufe. (^uando e jwssibilc, dojio 
avere lavato gli oggetti, si da fiioco al residno di aleool riniasto ; ]>er es. per sterilizzare i mortal, 
gli istrnmenti nietalliei, eee. Va ricordato die agisee nieglio nella eoneentrazione del 50-70 °/, ' 
elie in quella inferiore al 50 °/o o superiore al 70 Vo (K]'steiii. ^linervini) come si ri1(^vadalla se- 
gnentP tal)ella rignartlo i)er es., al b. coli e alio stal'. p. aureo 

Tab. 20. 



Gernii 


Aleool al 


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vivoiio dopo 


morte dopo 


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10 minuti 


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10 nilriulj 


3 giorrii 
24 ore 



e elie in ogui easo non ha aknna azione sulle foriiu' siiorilicate (le s]>ori' del l>. del rarl)oniliio 
sono aneora vivc dopo 58-00 giorni e eapaei (inoeulate) di nceidere le eavie (Tusini) : 

;?" mediante I'acido fenico non si .st<»rilizzaiio ogu:etti di vetro pieeoli o recipieiiti, ma i 
bquidi nei quali non si vnolo si 8\ilni>i)ino gernii. Se ne faaiio .solnzioni al 10 "/„, di cni si 
aggiunge 1 erne, ogni 100 cmc. di liqiiidoda sterili/.zare, e qnesta soluzione e snfliciente perdie 
se esperienze avrebbero diniostrato die al 3 "/o i" podii seeondi (H-lO) nceide i gernii non 8]iori- 
geni e al 2 °/o in <inaldie miniito i piii resi.stenti come gli stafiloeocehi e die in diluizioni niiriori 
agi.sce male; tnttavia e certo elie a hingo aiidare, aggiiinto ai liqnidi organiei. si ])u6 andie 
nelle i>ro])orzioni del 0,5-1 "/o contare sulla sua azioue, ])urilie pero iiou vi si troviuo gernii 
(qiorigeni. 



BATTERIOLOGIA 

Ksso iiit'iitti >• uu (k'liolf s]iorici<l;t, comi- risultik (1:^I1:^ titlicllii scjriiwite : 
Tar. 21. 



291 



Soluzione di fenolo al 


Destino delle spore del b. del carbonchio 


sccondo Behring secondo Montebelli 


5»/, 
2V„ 


morto in 3 ore 
4 . 
-24 » 
non muoioDO 


aiiclie dopo 6-17 j;iorni 
sono Vive 



Si adopt'i-a ;vnclie i)er steriliz7.;ne oggetti <U tiomma-, ecc, in;i lueiio treciueuteinente e ineno 
Ill-Ill', jMi'ichc ]>otendo servire per essi il calore uiiiido, si 6 piii sioiui con questo di ottenerli 
storili. 

5° il cloroforniio, il toliiolo, I'essenza di senape, ecc, e in geiiere j^li antisettit-i volatili 
si nsano nejrli stessi casi dell'acido fenico; si possono poi libenirc dai liijuidi, sraldaiido qnesti 
It'ggerniente a liagnomaiia : I'aggiunta di rlorofoiinio si fa per eseni]>io alle iiraiidi masse di 
.siero da conservare, alle patine batteriche raccolte, e cbe debbono essere ulteriormente trattate 
per estrarre le j)roteine, !e lisine ; qnella di tolnolo si fa ai sicii prcjiarati, alio soluzioni di 
fossine, ecc. 



Cap. IV. 

PKOPRIETA DEI BATTEKI 
YEKSO GLI OIUxANISMI VIVE XT I. 

Stmliando il moilo di couipoitarsi dei batteri ver.so jiii orga- 
iiisiui viventi, si studiaiio Ic loio attivita biochiiniche. 

Sotto questo imnto di vista, i batteri da qualclie teni[«.) soiio 
•stati distinti in paioycni e non patogeni, distiiizioiie clic o^\i>i si e 
teutato di sostitviire con quella di ^Mro-ss/// k^^. aaproliti, divisi gli 
uiii e j;li altri alia loro volta in facoltativi ed ohbligati. 

[ntatti iili studi sulF azione patogena acquisibile dai geiini 
jiou i)atogeiii, liaiino condotto a ritenere die i uou patogeni pos- 
soiio ill condizioiii speciali, diveiiire realuiente patogeiii. 

Cosi e stato dimostrato die qiiei badlli, die si tro\ano negli 
iiifiisi in putrefazione, come il iiiegaterio, il sottile, il niesenterico, 
possono, posti in cellette di collodion nel peritoiieo di cavie o di 
colli gli, acqnistare tale un'azione patogena, die coltivati net co- 
iiiuni terreni di mitrizione accpiistano le propiieta di un germe 
setticoeraico, die nccide cioe, gli animali per setticeniia o tos- 
siemia. 

8tudi analoglii fatti (Casagrandi, Martoglio) anclie in rapporto 
ai cocdii e ai cosidetti batteri ximilpatogeni (siiiiil-tifi e pseudo-dif- 



292 BATTEEIOLOGIA 

terici), clie neirambiente si troviino \ni\i di azioiie patogeua haiiiio 
condotto a trovare che essi nei siibstiati clie contengono i pio- 
dotti solubili ed iusolubili del geimi patogeni, possono divenive 
pure patogeni. 

A. — Condizioni perclie im germe 
esplicW im'azioue patogena. 

Le coudizioui necessarie perclie un geruie eserciti la sua azione- 
patogena, sono relative all'orgamsmo che lo osinta, ed al geiuie 
medesimo. 

I. Condizioni increnti airoi'ganisiiio. 

Le condizioni inerenti aH'organismo da tenersi ])resenti, in 
fondo sono due : 

1° la via d'entrata ; 

2" la presenza di una recettivita all'infezione. 

Via d'entrata. — La via d'entrata ha molta importanza pel 
decorso ulteriore dell'infezione. Cosi Wvssokowitsch lia provato 
che un gran numero di germi sono rapidamente distrutti quando 
s'introducono nella circolazione generale. I batteri del tetano non 
determinano la malattia se non penetrando per una ferita ; invece 
per OS si mostrano innocui, anzi vivono spesso in commensal! smo 
nell'intestino di alcuni auimali domestic! . Vice versa i batteri del 
colera non agiscono, nell'uomo, che pel tubo digerente. II virus 
della peripneumonite del bovini uccide facilmente gli animali 
quando s' inietta per la via endovenosa; invece per la via sot- 
tocutanea non produce che un flemmone poco grave. Al contrario 
si comporta il carbonchio sintomatico. Per alcuni germi la ferita 
della cute o delle mucose pub essere molto superficiale, e forse 
puo anche mancare (stafilococco, peste, morva, sifilide); per altrl 
invece la ferita deve essere molto profonda (e quanto accade, piii 
specialmente, pei germi anaerobic!, come il tetano). In certi casi 
sono le manifestazioni cliniche che variano col metodo d'inocula- 
zione; ad es. lo streptococco puo produrre un'eresipela superfi- 
ciale, un'eresipela tipica od un flemmone, secondo la profondita 
dell'inoculazione (Achalme). 

Animali recettivi e refrattari. — Grli animali da esperi- 
mento non sono recettivi a tutti i germi patogeni, per es. il polio 
non lo e al carbonchio ematico ; il cane non lo e alia tubercolosi 
aviaria ecc, come si puo rilevare dalla seguente tabella, dove 
per ogni germe patogeno verso I'uomo sono indicati gli auimali 
ordinariamente recettivi e refrattari. 



BATTERIOLOGIA 



293 



Tab. 22. 



Germi 


Animali refrattari 


Animali recettivi 


Stafilococclii piogeni . 





coniglio, cavia, ratto, topo, cane 


Streptococclii piogeni 




coniglio, topo, cavia, cane, ratto 


Gonococco .... 




cani? conigli? cavie? 


Diplorocco della polm. 


piccione 


topo,coniglio, ratto, cavia, cane 


B influenza .... 


- 


scimmia, coniglio, cavia, topo 


B. coli 

B. tifo 







cavia, coniglio, topo 


B. peste 


polio, picc'one, cane, gatto 


topo domestico e carapagnolo, 
cavia, coniglio 


R. morva 


polio, piccione, topo bianco, 
ratto, cane, pecora 


asino, cavia, topo campagnolo 
e domestico, coniglio, gatto, 
cane 


B. oarboncliio emalico 


polio, piccione, cane, ratto 
bianco, gatto, lana. 


cavia, topo, coniglio, pecora, 
passero 


B. edema maligno 


polio, g.itto, cane 


topo, cavia, coniglio, ratto. 
polio, piccione, cane, pecora 


B. carbonehio sinto- 
matico 


coniglio 


cavia, pecora 


B. tetano 


piccione, polio, cane 


topo, cavia, ratto, coniglio 


B. difterite .... 


ratto bianco, topo bianco 


cavia, polio, piccione, coniglio, 
cane 


B. tubercolosi umana 


polio 


cavia, coniglio, cane, sciii.mia 


B. tubercolosi aviaria 


cane, cavia 


polio, piccione, coniglio 


Vibrionedelcolera . . 


— 


cavia, ratio 



Si possono \}eio rendere recettivi gli aniiuali refrattari colle inoculazioni delle piii diverse 
sostanze (tra cni primeggia 1' acido lattico) oppnre sottoponendoli all'azione di canse predispo- 
nenti. quali il digiixno, la .sete. ece. Tutti qnesti agenti hanno la proi)rieta. a qnanto nu consta 
])er ricerclie personali, di dimhiiure grandenieiite la i)rodnzione di quelle sontanze protettive clie 
si trovano nell'organisnio e che servono a ])aralizzare sia I'azione dei coriii l)atterici di per se. 
sia I'azione dei loro veleni, cioe le alessine o complementi del sangue, i quali (v. Parte I Cap. Y.) 
lianno la proprieta di distrnggere germi coll' intermezzo della sostanza detta gensibilatricc, 
addimento o desmone. ecc. che doiw attaccatasi al germe perniette si espliehi I'azione del coiii- 
jilemento. 

E di fatti se si sottopongono al digiuiio dei pictioui, inoculati 10 o 20 gionii prima di car- 
lionchio, si trova che dopo 7-8 giorni di diginno gli animali muoiono; e se prima si va a stn- 
diare la quantita di alessine libere nel loio sangue. si trova che essa e di niolto dimiunita 
lispetto a quella d'un iiiceione .sano (Casagraudi). 

II. Condizioni inerenti al sreriue. 



Le condizioni inerenti al germe sono la virulenza e la tos- 
sicita. 



2UJ: 



BATTEKIOLOGIA. 



1. La virulenza non o altro, secondo il lioux, die I'attitmliiic 
clie lia iin germe a inoltiplicarsi in iiii organismo vivente, pro- 
ducendovi dei danui. 

Ora non tutti i geruii patogeni si trovano in condizioni di 
virulenza costaute : questa pub aumentare o diminuire. 

Per mettere i germi in condizioni di adatta virulenza si 
l)Ossono inoculare in una serie di auiiuali recettivi passandoli 
dall'uno all'altro o, piii seuiplicemente, anclie coltivandoli in con- 
dizioni anaerobioticlie, perclie vi sono <lei gernii clie in (luoste 
condizioni possono divenire virulenti. 



2. La tossicita o 1' attitudine clie lia un 
dei veleni. 



[.ernie di produire 



Un tempo si faceva una graiulo distiuzioiu^. tra germi viriilcjiti o germi 
tossici; i primi t*i ritenevano causa delle infezioni aetticemiche, i >^econdi diWi' 
infezioni tossiemiche. 

Questa distiuzioue oggidi uoii si potrebbe piii ammetteie uello stretto seiiso 
della parola. 

Gli stiuli fatti ssnl iiieccauismo della iiifezione cailionchiosa, la ([iialo si riteueva la piii 
tipica infezione batterica, lo dimostrano. Kon giii die aliliiaiio valoie le liceiche di qnegli aiitori 
che vollero consideiarla nna intosKicazione tipica, dimostrando una iiwtetica tossiua (MarmiPi) 
e degli alcaloidi speciali (Martin), perche la piodnzione di queste sostanze nessuno ha niai piii 
l>otuto ottenere; ma pen-he invece si pno ritener dimostiato che il b. del earbonchio 6 i)rov- 
visto di una proteina dotata di forte ]K)tere necrotico e di azione coagnlante diretfav sul saugiie, 
ne si pu6 disconoscere che negli organi degli aiiimali infetti si trovi dell' istone in uiaggioi' quaii- 
tita che negli organi sani, sostanza dotata di azione tossica indiibl)ia: e. neppnre si jmo negaie 
'•he nell' infezione carboncliiosa si prodncano sostanze emolitiche (Casagiandi). 

E qnesto clie si dice per 1' infezione carbonchiosa pno ripctersi i)pr lo altre infezioni jmt 
la diplococcica ecc. 

Bisogna quindl ritenere clie tutti i germi, siano o no setti- 
cemici, agiscano per la produzione di sostanze che alterano la 
intinia funzionalita delle cellule dell'organisnio. 

Queste sostanze sino dai primi studi batteriologici sono stati 
distinti in due gruppi: veleni irrimnri e secondari. 

Veleni priiuari. 

I veleni primari sono quelli capaci di riprodurro i principal!, 
se non tutti i siutomi della malattia. 

Tossine. II gruppo piii importante e piii tipico e rappresen- 
tato da veleni solubili (1) le cosi dette tossine, sostanze clie lianno 



(1) Alcuni hanno voluto intendere per tossine tutti i veleni batterici solubili ed insolubili. 
distinguendoli in esc ed endotossine. Ci6 pero genera una gi'ande confnsione, per cui h nieglio 
intendere per tossine i veleni solubili secreti dai germi, con che <i si viene ad atteneif al 
signiflcato dato dai pivi antichi ricercatori ai veleni batterici. 



battekiuloCtIa 2H5- 

iiiolte relazioni con gli en/inii, taiito clie sono stati detti eiizimi 
tossici, e si soiio ascritti al grupyo degli enzinii coagnlaiiti, av- 
valoraiido un aiitico concetto della patologia delle infczioni, se- 
condo il (jnale queste .sarebbevo analoglie a delle coagulaziom', 
e dando ragione nel conteiiii)o del i)erclie si producono le tossine 
stesse. 

Infatti a quale scopo i batteri produrrebbero tossiiie? Natviraliiioute, jicr 
dirla col Ganialeia, uou per iiceidcre o;li auiniali, poiclie j>li esseri \ive)iti 
lion vivouo per la vita altrui, ina per se stessi. Bisogua peiisave die i fcr- 
iiieiiti coagulauti servoiio alPassiinilazioiie. alia sintesi produttvicr dei corpi 
albumiiioidei del deteriiiinato orgaiiisiuo, (piiudi i veleiii batterici servoiio 
alia nutrizioiio dei batteri, alia siutesi dolle loro sxjeciali sostauzo allmmi- 
iioidee, all'assiniilazione degli albnniiuoidi. E chiaro, dopo cib, elie i batteri, 
lueutre si abituano a vivere in lui determiuato anibieiite, ad assiiiiilarc il 
iiiateriale di untrizioiie di qnesto mezzo, separeraniio in piii grniide (|iiaufiti\ 
il corrispondeiite fcriiK^ito, cioe il veleno, e diveiTaimo piti tossici. 

Le iiioleeole tossiche, secondo Ebrlicli, sarebbevo eostitivit(^ di 2 parti: una 
atossica detta grupjw aptoforo, e nn'altra tossica eostitnita <li 3 i>arti die si 
jiroducono siK-cessivamente: V prototossSva, 2" deuterotonaina , 3' tritotosaiva. Jai 
prototoHsina e la tritotossina nelle voccbie coltnre si traslnriiierebbero in tos- 
so/VZe ossia in sostanza atossica; la deiiterotossina invece sarebbe piu stabile, 
e manterrebbe la tossieita permanento alia cultnra. 

Proteine, nucJeoproteidi, nnclcine. Altri veleni primari soiio 
prodotti da batteri, nia riniangono nel corpo <lei batteri stessi. 

Da studi fatti in Italia dal Maffucci, nella scuola di Koch, nel 
laboratorio sieroterapico del Behring, e stato dimostrato die dai 
germi si i)Ossono estrarre per mezzo del vapore acqueo sotto 
pressione, o per mezzo di soluzioni alcaline molto forti, o per 
mezzo di macerazione nell'acqna, delle sostanze clie lianno una 
forte azione locale flogogena e un'azione pirogena e marantica: 
sono queste le cosi dette proteine. Qneste sostanze si ritiene in 
genere siauo degli albuminoidi clie avrebbero la proprieta di resi- 
stere ad alte temj^erature (sopra 1 00"), di sciogliersi negli acidi 
concentrati, di i^recipitare con i diluiti, di esser facilmente nen- 
tralizzabili ecc. Pero cosi come le iutende la generalita dei batte- 
riologi, sono piuttosto un miscuglio di diverse sostanze, tra cui 
puo esserci il veleno batterico specitico. Esse comprenderebbero le 
nucleo-albumine o nucleo-proteidi, le nucleine ecc. 

Per alcuui germi I'azioiie delle proteine si deve ai nucleo-ijroteidi. 

n Galeotti stiifliaudo i nncleo-proteidi dei vari liatteri, clie cstraeva mediante sohizioiii 
sodiche, rinsci a trovare clie iuocnlati iielle vene producono stasi, trombi, edenii, coagnlazioue 
del saiigne e morte, die. penetiati nel .sistema linfatico, producono iiigorgo della niilza, delle 
jrhiandole del Pej-er, coagnbvno il plasma intercelliilaro epatico, neciotizzano la cornea e la 
cute, producono disgregazione gianulaic delle cellule renali. ecc. 



29G BATTERIOLOGIA 

Per altri gcriai I'azioae si deve alle nucloiue e agli aeidi nucleinici. 

Infatti il De Giaxiv ha i>otuto riprodnrre il tubercolo crtKeiticato con la nuelehia estrattii 
<lal Iiacillo della tnbercolosi. 

K il Knppel ha diiuostrato che la com detta tuberenlina del Koch, la quale 6 una jH-oteiua 
(estratto glicerico o acqnoso del bacilli della tnbercolosi). contiene una seiie di corpi giassi, so- 
stanze aromatiche, alcooli, fia cui evvi il veleno del bacillo. che da un lato sarebbe rapprc- 
sontato da una base, la fubercolosamina c dall'altra d.i un a<ido. Vaeido tubcrcoUnico, aventi 
coniiiiii un grnppo niolccolaie. il tossico. 

A'eleni secontlari. 

Dei veleiii secoiidari sono stati studiati per primi le piomame; 
altri die si producouo esclusivainente iieirorganismo o nelle col- 
ture sono stati stvidlati solo dopo. 

Le ptomahu- battoiiche sono basi che hauno oiigine dalla scompos-izione delle sostan/c 
alljuiuiuoidi, basi (-ho maiiifestano nu'azione toHsica, che ])u<'> essere del tdpo della curarina. 
della caffeiua. della gnanidina o delPanunoniaca. I )>attori non prodncono qneste soetanze tos- 
siche a caso: secondo il Gamaleia. nel n\icleo in condizioni di vita latente inattiva -si trovaiio 
quelle forze che ]ias,sando nel jn-otoplasma lo obbUgauo a coiiii)iere qneste o quelle funzioni. 

Per il passaggio di (|ueste forze alio stato attivo. sono necessarii degli eccitanti: essendo la 
croniatina un corpo acido e constando principalniente di acido nudeinico, per scioglierlo sono 
nece.ssarie- delle liasi. Ora le ptomaine aiipaiono come nno di quest! eccitauti dell'attivitA delle 
cellule scioglieudu e portando in circolo la nndeina acida. 

Di inolto uiaj;gior interesse sono invece i veleni secondari clie 
si producono fuori e dentro gli organismi viventi. Uno di essi di 
recente sco[)erto negli stafllococclii, e poi in altri gernii e da Icuco- 
cidina la cui iiupoitanza e speeialmente stata diniostrata nella in- 
fezione diplococcica. 

Si sa che il dijilococco della polmonite i- stato creduto uu germe tossico: ma il suo veleno 
e assai debole e non potrebbe spiegare di \<cv si- solo jiercln- gli aniinali morissero. Si e detto 
I>ure che contiene una proU-ina niolto tossica : i)pr6 qucsta jirimitiva osservazione non e stata 
riconfermata. In (inesti nltiml temjii invece si e jwtnta diniostrare la presenza di un altfo 
veleno, della cosi detta leucolisina, ossia d' una sostitnza che ha la proprieta di distrnggere 
i globuli bianchi e che viene secreta dal di])locoeco come e secreta dallo .stafllococco. 

Un altro veleno secondario (• riii)presentato <lalle emolisine bat- 
tericlie, cioe da sostanze capaci di distniggcre i jilobuli rossi 
degli animali in cui i germi si sviluppano. 

Dagli studi fatti sinora su quest! veleni secondarii lisulta che posseggono la leucocidiiia 
tutti gli stafllococclii piogeni oltre al diplococco della polmonite e che posseggono remolisina 
moltissimi batteri i)at«geni e non patogeui : tra i ]iatogeni sarebbero emolitici sui cospuscoli 
rossi di cavia e di coniglio nelle condizioni ordinarie: lo stafllococco, lo streptocoeco, il diplo- 
cocco, il b. influenza, il b. della difteiite, Tactinomices. il vibrione del colera (?), il b. del tetano, il 
b. dell'edema maligno: non lo sarebbero il b. della morva. della peste, del titb (?), della tuber- 
colosi, del carbouchio ematico: per6qualcnno avrebbe tro\ato il b. del tifo emolitico, e cosi pure 
io un poco il b. del carbonchio ematico. 

Va notato die i veleni secondari secondo alcuni autori si 
produrrebbero solo negli organisnii infetti per opera degli orga- 
uismi stessi. 

Infatti gU studi esegniti dal Carboue avrebbcro ])C-r es., dimostrato che qnando un dato dijdo- 
cocco cntra neU'organismo per la via sottocutanea o per altra via die non sia la endovenosa. 
we] ]>unto d'entiativ si ha grande accorrere di leucociti e consocutivnmente ]irodiizione. da i)arti- 



BATTERIOLOGIA 



297 



ilt'l (liplococco, (lei sno enzima leucolitico. Orft uelle tlistnizioiji (lei leucociti si liltcnt una so- 
stanza, die piglia il noiiie di nucleo-utone. di cui rLmane 1' istone, clie prodnce la paralisi e la 
iiiorte ilell'animale. 

B. — Teculca per lo studio delle attirita biocliimiclie 
dei batteri. 

a) SkPARAZIONK dei VELEXI BATTEHICI I'KIMARI. 

Tossiiie. — P(?v ricercare le tossine batteriche e iu genere tiitti i vtleni 
solitbili, occorre aiizittitto coltivare il germe, clie si siqipone capace di jjoter 
produrre tale veleuo, iu tui liquido. Pol bisogiia studiar bene le condizioni 
(lei substrate iu rapporto ai peptoui. alia gliceruia, alio zuccLero, ai sali. 
Xioiclife se uioltissinii l)afct(?ri producono inolti veleui 1^ dove c' e peptone, 
^gliceriiia, non si puo dire altrettanto dove ci souo dello zuccliero e dei sali. 

Le brodocoltnre in cui si (■ svilux)pato il gernie si liltrano poi attra verso 
eandele porose e si raccoglio il liquido filtrato. 

Si possono a tal no])0 adoperare i piii diversi disiKisitivi : i migliori souo qnelli eoi (jiiali 
(• possibile prelevai'e dal liqiiido filtrato determinate C£uantita del uiedesimo, a intervalli di\eisi 
-scii/.a dovere aprire i recipieuti. 

lo mi servo di una hottiglia di Kitasato a tnlmlatnra lateiale A (tig. 155) : nel collo della 




fi.ir. 1: 



2US BATTEBIOLOGIA 

Iiottijilia jwiijio nn trtpjio <li iioiiimii a- tie fori, pei i qnali i»a.ssano tie tubi di vetro piefTiiti ail 
iHiK'olo letto. nno fltn (juali 1 ragginnge il I'oiida della liottiglia ; qnesto viene iiiesso in fimiimi- 
cazione, per mezzo di nna tnbnlatnra di •loiiiuia. con la branca verticale di nn tnbo di vetro 
a T 2, le cni l)ranclie orizzontali a loro volta sono aunesse, scnipre per mezzo di gonmia, la 
inferiore con nn tnbo tirato a pizzetta \i. la snpeiion; con nna Iinretta gradnata B munita 
al sno estremo di iin tappo di gomma attravernato da nn tnbo con lijiontianiento a palla, ]>ieiio 
di ovatta jtressata 4. Un altro dci tnbi piegato ad angolo retto S mnnito anch' esso di nn 
rigontiainento pieno di ovatta. conmnica con la ponipa aspirante O per mezzo di nn tiibo ili 
gomma : il teizo, infine, di qnesti tnbi fi, e aunesso ad nna candela jioiosa Cliainbeiland. 
posta in nn adatto recipiente C contenente il liqnido da tiltiare. 

jSel tnbo di gonnna della ])oinpa i> e intercalata nna tnbnlatnra di vetro 7 con rigonlia- 
mento a palla pieno di cotone ed e attaccato al tnbo laterale della bottiglia Kitasato. 

Ai tnbi di gonuna poi clie comnuicano con la biuetta gradnata a con la liranca \crti<:ale 
del tnbo di vetro a T b, con la tnbnlatnra della pomiia Centanni c e con qnclla della candela 
( 'haud)erlaud d. sono applicate <lelle morsette a vite. 

Ecco ora come si i>rocede ])er far fnnzionare Tappareccliio. 

Anzitntto occorre flltrare il li(inido e raccoglierlo nella bottiglia di Kitasato : iicnio si ap- 
))licano le morsette al tnbo della ponipa Centanni c e al tnbo di gonuna d die mette in rela- 
zione la bottiglia con la bnretta gradnata. Cosi, I'aceiido agire la jionijia asiiirante, il li(inid<i 
jiassa nella bottiglia. 

Qnaudo se n'(s raccolto una certa qiiantita, si tolgono !e ])iiizette dei due tnbi snaccennati 
e viceversa si applicano al tnbo della ])oni])a e. e al tnlio della candela d : si osserva qnindi 
se la pinzetta die stiinge il tnbo di gonuna a applicato sotto la bnretta stringe bene. i|nindi 
si ])reme snlla iiera del Centanni D. II liqnido compresso entro la bottiglia sale allora eritro 
il tnbo 1 die \i iie.sca lino al fondo ed entra nella bnretta gradnata li ove si fa ragginngere 
quel livello die si crede. 

Si arresta I'entrata del liqnido stringiMido la jiinzctta a])plicata al tnlio h cbc lurtte in en- 
innnicazioue la bottiglia con la bnretta. 

Fatto qnesto si apre la pinzetta apitlicata al disotto della Imrcthk a c si di\idc il liqnicld 
contennto in rinesto, come si ciede, entro recipieuti st«^rilizzati A' e /•'. 

Prima di procedere a tntte ([iieste o]>ei-azioiii occorre iiaturaliiicntc slciilizzare Ic singoli- 
porzioni deirapparecchio. 

A tal nopo si pone nella jwutola del Koch la bottiglia e la bnn-tta con attiiccatji la 
<andela dello Chamberland A B C e senza la jiera del f'entaiini />. 11 tnbo di vetro 7 <(m la 
dilatazione ripiena di cotone apjilicato a quesfnltima dcvc riinanere attac<ato al (iilio di goninia r 
iiinestato alia tnlmlatiira laterale della bottiglia. 

Qnando sia liuita la tiltrazione e riuianga del liqnido nella bottiglia ^1 ancora da dividore. 
si j)oti-ebbe togliere la candela C l:»8ciando a posto il tnbo di gonima rf che si .stringe con nna 
pinza; ma, e meglio in qnesto ca.so dlN-idere il tnbo di gonniia d della t^andela in due parti 
l>er mezzo di nn tnbo di vetro. Co.si si pn(i distiiccare la candela con la part<' del tnbo i>iii 
vieino ad essa lasciando a posto il restante tnbo al qnale apjmnto si applica la jdnzetta. 

I veleni solubili si possouo aver aecclii procipitandoli con solfato di ajii- 
iiiouio, che si toglie poi per dialisi (operazione senipre hiuga e tutt' alti-o 
die alia niauo) o per mezzo flell'alcool. II precipitato si ratvoglio e si secca 
ill nil essiccatore. 

lufiiie, si pu5 auclie coiiciMitrarc il liquirto liltiato in apposito (■(iiicen- 
tratore. 

Sia che il liquido veiiga coiiceiitrato a baguoiiiaria a 40" C. in un ]ial- 
loiie o iu uua storta in relazioue cou iin refrigeraute o con la jionipa aspi- 
rante ; sia che veuga conceutrato iu uua capsula couteuuta cutro un appa- 
recchio nel quale si faceia il vuoto e in cui vi siono so.stauzc cssiccanti, gli 
e certo che la concentraziono del liquido si fa piu rai>idajneuto e i)iu agc- 
vohneute se il liquido stesso viene ]»osto fraziouatanuMite ncgli apparecclii 
couceutratori. 



]5ATT1£RI0L0CtIA 



2uy 



A till nt)iK>, vok'iulo fciic lii roiu-cntrazioni' t-iitio pivlloni. mi seivo di piilloni sferici :i tri' 
tnhulature; iii nuo rtui <'olli d(!l i)ul!one introdiu'o im tuljo ri]negi>to die nietto in relnzione con 
nn rftfrigeriinte 11 quale r innestatu nel collo <li una hottiglia a tubnlatnra latcrale che o in 
lelazione con la pompa <li aspiiazionc. In nn alUo del colli laterali del jiallone si fa passaro 
il teiinonietro, nel teizo si introduce nn tnbo ripiegato che si niette in lelazione per mezzo di 
nn tul)0 di gonmia con nn tnbo di vetro clie raggiange il foudo di una liottiglia a tnbulatnia 
latciale passaudo attraverso nn tapiio di gonnna intisso nel sno collo. 

Nella tnbnlatura laterale si innesta il tnbo di gomnia della pera di Centanni il ((uale tulio 
al solito c interrotto da nna tnbnlatura di vetro con rigontiamento. 

11 li(imdo si fa entrare uel pallone facendo agiie la ponipa del Centanni come neH'apiia- 
reccliio i)er la (listril)uzione dei liltrati sterili: solo per interronipere Tafflusso del liqnido perclie 
nel pallf)ne si ])ossa fare il vnot«, e uecessario stringere nna pinza intercalata uel tnbo che 
mette in coniniiicaKione la l)ottiglia a tubulatnia laterale col ])allone, tubo die deve quindi es- 
sere di gomma. 

(Juando i)oi la quantitii del liqnido adoperata si e concentrata, si<'<'Ouie nel pallone c'e il 
vuoto, per fare accedere nnovo Injuido basta aprire di nuovo la pinzetta apx»!icata a quest« 
tubo perche il liqnido venga aspirato nel ])anone. Anche in questo caso I'accesso del liqnido si 
arresta striugendo la pinzetta. 

Yolemlo conoscere la quantitii del liqnido che si concentra, si pno poi sostitnire alia liot- 
tiglia a tnbnlatura laterale una bottiglia simih^ graduata. 

Qiiando la concentrazione del liqnido si faccia entro cap.snl6 poste in apparecchi da coii- 
centrazione speciali, si pno fare la medesiuia distribuzione del lifjuido, man mano che si con- 
<;eiitra. 

L'apparecchio che ])i(i si ]>resta alio sco](o e il concentratore Casagrandi (tig. 156). 




Esso consiste in uii recipieiite ciliudrico di raiue a doppia parete J ; con 
lino spazio tra le due paro.ti piuttosto ampio (civca 5 cm.); sul bordo e 
saldato nn cercLio di ottone pulito al tornio clie ha una larghezza uguale 



3U() BATTERIOLOGIA 

alia ir.eta dcUo spessore del recipiente (cm. 2,o) ed e saklato tutt'atfcorno al 
inaririne interno deR'ajvpareccliio. Al di fuori di questo cerchio soiio poi pra- 
ticati due fori : iino a per il terinometro, xxu altro per versarvi dentro I'acqiia, 
nn terzo c per il termoregolatorc. 

Sal cerchio metallico tornito, meglio con V intermezzo di iin cerchio di 
gomnia, si poncun coperchio divetro foggiato a cupola B con un labbro interno 
rialzato e col bordo finameute smerigliato: il vertice della cupola presenta uu 
collo largo ncl quale si puo introdurre un tappo di gomma (I: questo coperchio 
e in tutto identico al coperchio degli ossiccatori di Hompel. 

Entro al recipiente metallico ]ier mezzo di sostegni si dispone in ima cap- 
sula piana il liquido da concentrare e da evaporare. Nel labbro del coper- 
chio si colloca dell'Z/^ S0^ concentrato o cloruro di calcio ecc. Attra verso il 
tappo di gomma iiitisso nel collo del coperchio si fa passare un tubo di dia- 
metro il i)iu possibilmente largo, il quale si piega ad angolo, e si mette in 
relazione con la pompa di aspirazionc. Tutto I'apparecchio e sosteuuto da un 
trepiede C. 

S'intende che tra le due pareti del recijiiente va posta delPacqua bol- 
lita la cui quantity e segnata da un livello. Quest' acqua si i>uo togliere 
per mezzo di nn rubinetto e posto lateralmente e in basso all' apparecchio 
stesso. 

Dopo questa descrizione si comprende facilmente come I'apparecchio possa 
funzionare. 

Si versa una data quantity di liquido ncUa eapsula che si dispone sul 
sostegno contcnuto nel recipiente, si regola la teniperatura intorno ai 40° C. 
e si congiungc 11 tubo f della pompa asjtirante al tubo (i anneaso al co- 
perchio. 

L'acqua che si evapora dapprima si depone suUa parete interna del co- 
perchio e ricade sotto forma di gocciolinc nell'acido solforico. In seguito, 
quando tutto I'apparecchio h ben riscaldato, viene aspirata dalla pompa. K 
bene quindi intercalare fra I'apparecchio e la ]>on\pa una bottiglia D a tu- 
bulatura laterale nella quale si raccoglie il distillatn e fornire la boccia 
stessa di un refrigerante E cosi come h stato descritto per la concentrazione 
del liquido servendosi del pallone. 

Si }iao anche introdurre nell'interno dell'apparecchio un termometro at- 
traverso il tappo di gomma del coperchio per leggere la temperatura che si 
trova neli' interno del recii»iente; pero tale lettura non ^ sempre facile a 
farsi, poiche il velo di acqua condensata che riveste le pareti interne del 
coperchio, lo impedisce. 

Oltre al termometro adoperando un tap])0 di gomma a tre fori si i)ub 
introdurre un tubetto di vetro che raggiunga il fondo della eapsula : questo 
tubetto di vetro, fuori dell' apparecchio, i^er mezzo di un tubo di gomma 
pill o meno lungo, e messo in relazione con un altro tubo che raggiunge il 
fondo di una bottiglia a tubulatura laterale passando attraverso il tappo di 
gomma infisso nel collo della bottiglia. 

In questa bottiglia si tiene il liquido da concentrare che viene spinto 
entro la eapsula premendo una pera di Centanni il cui tubo e innestato nella 



I 



BATTERIOLOGIA oUl 

tiibiilatura laterale della bottiglia. Si arresta la 8j)\nfca del liqnido stringeudo 
una morsetta adattata al tubo di goiuma chc congiuiige il coperchio con la 
bottiglia a tubulatura laterale. 

Quando il liqnido versato uella capsala si h evaporato lo nviove quau- 
tita di liqnido e inutile spingerle per mezzo della pompa. Basta infatti al- 
lentare la vite perche questo veuga aspirato e cada nella capsula. Con que- 
st'ultima disposizione cho vien descritta dal Bajardi a proposito delle ap- 
l)licazioni della peva Centaoni si pno frazionure il liqnido da evaporan- uella 
capsnla e si abbrevia I'operazione. 

Invece poi di separate i voloni solubili con la tiltrazione, ni pu5 anchi' ag- 
giungore acido fenico o altro disiufettaute (v. pag. 290-291) allc Inxxloculturc 
(' poi lasciarle riposaro, oppure centrifngarle ; nia e un procedinieuto che si 
presta ineno bene. Ad ogni uiodo. quaudo si difetti di nmi ponipa d'aspira- 
zione e di caudele porose vi si puh rieorrere. 

Proteine, nucleo-proteidi, nucleine. Per ricercare le proteine si ]ir(])araiio 
delle piatte sn agar-agar, si versa suU'agar soliditicato una (lerta qnantita 
di brodocoltnra o di cmulsione in acqvui distillata di patine battericlie e 
l)oi quando sullo piatte si e svilnppata una patina diffusji (dopo 3-4 jiioriii 
a 37°) la si raccoglie eon una spatola sterilizzata. 

Se si vogliouo estrarre i nucleo-proteidi, si trattano le patine con soda 
all'l "'„ a freddo o poi la soluzione centrifngata o lasciata depositare, si 
Ultra alia earta e si prji3cipita eon acido acetico. 

Se invece si vogliouo estrarre le proteine grezze, si seccano le patine in 
un essicatore, si triturano in un mortaio coperto, e qnindi la polvere si tratta 
con acqua a caldo (cio si puo anche fare nella pentola di Papin a 110"") poi si 
centrifuga e si raccoglie cio cbe rimane disciolto nel liqnido. 

Ove poi si vogliano le nucleine e bene trattare le patine prima coi sol- 
venti dei grassi (non pern coll'etere solforico) e (juindi, il residuo emulsio- 
narlo in acqua o seccarlo. 

II disseccamento si fa in un comune essiccatore ad H'SO^ o meglio nel 
concentratore gia indicate. 

b) SePAKAZIOXK PEI VELKXI SEC'OXDAIM. 

Per ricercare i veleni secondarii, la tecnica varia a seconda dei vclcni 
cbe si vogliouo ricavare. 

Emol'sine, Per le emolisine il inetodo uiigliore e quello indicato dalN<'isscr 
e Wecbsberg. 

A tal'uopo si fanno ilelle culture in luodo, le qurtli dopo lui certo numeio di jriorui (nou 
nieno di 8) si flltrauo allii caiidela porosa. 11 tiltrato (clie si puo conservare aggiunsendo a 
100 cnic. di esso, 5 cmc. di u:ia soluzione di: acido fenico 10 cmc, glicerina neuti'a 20 cmc. 
acqua distillata 70 cmc.) in quantitjl di 2-5 cmc. si \wixe in una provetta cui si aggiungouo 
1-2 gocce di sangue deflbrinato per es. di coniglio. Si pone quindi a 37° il miscuglio. Dopo >m 
tempo variabile da 1 h. a 24 h. se nella brodo-coltura c"era emolisina, i corpuscoli rossi rimangono 
discioiti e il liqnido assiune un colorito rnbino tra8i)arente. 

Si put> anclie stabilire eon esattezza il valore della potenza eiiiolitica ap]>liciindo, come io ho 
fatto Io stesso procedimento indicato dal London per studiare la vis cmolitica {Vh) dei sieri. 
A tal'uopo si fa una emulsione di 5 cmc. di sangue delibrinato in 100 cmc. di NaCl al 0,85 "/^ 
ed a 5 cmc. di questa emnlsione si aggiungono frazioni gradatamente crescenti o gradatamente 



302 BATTERIOLOGIA 

(lecrescenti tlelle hrotlocultnre emoliticlie. Dopo obe le inoscolimze soiio ruiiastc nella stufa nn 
certo numero rti ore si prende uota de] priino e dell ' ultimo tnbo ia cni c avvemitiv piii completa 
remolisi e si stabilisce nna frazione (a intmei'ivtore la qnimtita di brodoeoltura da agginngersi 
ad 1 cmc. della emulsione sangnigua i>er ottenere la ]>ih debole azione emolitica. a denominatoi'e 
la pill piccola qnantitil di bvodocoltnra che bisogua aggiungeio ad 1 ciiu-. dell' eiunlsione per 
ottenere la massinia azione emolitica) il cni quozient* 6 il Yh. 

Leucocidine. Per li^ leucocidine si puo adopcrave il iiiotodo iixlicato dal 
Neis8er e WeL-lisbcrg por (Uuiostrare la loucocidiiia stafilococcira. 

Ill base al priiicipio che i lencociti. qnali cellule viventi. Iianno bisogno di una certa quan- 
titii di ossigeno che sottraggono all'aiubiente, gli antori peiisarono di agginngere ai leucoiciti 
del bleu di metileiie, il quale in i)resenza dei leucociti viventi riducendosi a lencobase, si sco- 
loia, e si mantiene cosi scolorato. quando si inipedisca ])er mezzo di olio di vaselina che venga 
a contatto con I'aria. 

Tale azione scolorantc che lianno i leucociti <• i)oi anche jwssiliile calcolarc. Per far qnesto 
si comiiicia col vedere se i len(!ociti haniio poteie riducente. In un tnbo da- saggio del diameti'o 
di circa 7 mm., si versa '/,, cmc. di essndato diluito in i)arti nguali con una soluzione di os- 
siihito di sodio all'l "/„■. si riemjiie ])oi con soluzione di XaCl al 0,8,"> "/„ sino ad avere un 
volume totale di liquido uguale a 2 cmc. vi si aggiungono dne goc<-ie della soluzione di bleu 
di metilene (bleu di metilene 1; alcool assolnto 'JO: ac(iua distilli*ta 29) diluita all'! su 49 con 
soluzione di doruro sodico al 0.8."> °/o, e si versa sopra olio di vaselliua. Se dopo due ore di 
permanenza nel terniostato. il liquido bleu diventa bianco nclla sua ineta iiit'eriorc. il pot<'re 
riducente dei leucociti rimane dimosti-ato. 

Dopo di cio si stabilisce il potcrc riducente dcll'cssudato detcnniiiniiilo la dose miiiiuia 
riducente. 

Percio ]»reso un dcterminato volume <li essudato si distribuiscc in i)rovcttc contcncnti 
2 cmc. di dornro sodico al 0.85 "/„ e jioi si aggiungc a tutti i tubi hi- siduzione indicata di 
bleu di metilene. l^a quantita minima di essudato capace di dare ancora riduzioiic (• la- dose 
minima riducente o liineH ridiiccnn o /> r. 

■Stabilito cio si determina il i)otcri' lencotidico del tilti ato colturale. A talc uopo si ])rcnde 
nna quantita di essudato do])pia di queUa che nelle prove ])rccedenti rap]ireseiita VLr, vi si 
aggiuuge una coriis]>ondente quantita di licjuido leucocidico, si ]>orta la iniscela a 2 cmc. ag- 
giuugendo doruro sodico al O.8.") '/„ e ])oi si jwne nel terniostato per '/., ora. Poscia si aggiun- 
gono 2 gocce di soluzione di Ideu di metilene" e vi si versa sopra I'olio di vaselina. 

Se il liquido aggiunto Iia azione leucocidica, il sedimento dei leucociti, si colora anche 
esso in bleu, .se invece non I'ha, il sedimento rimane bianco. I/osservazione va fatta dojio 
due ore. Xaturalmente ]>er stabilire il ])otere leucocidico bisogmv fare divei'si tubi, aggiun 
gendo quantita diverse di liquido leucocidico alia minima (luantitii riducente di essudato. 

C. — Teenica delle iuoculazioui dei batteri. 

Per A'eilere se un dato i>cTiiu' sia |>atot;'i'iu) i' norcssario inocnlavlo in 
aniiiiali. 

1. PiiErARAZioNE DEL M.VTEiiiALK. — II iiuiterialt'. da. iiiociilaro ])ii6 essore 
liquido o solido; se liquido .si adopera geueralineute tal quale; so solido lo 
stesso, iutroducendolo iu una taaca cutanea o si cerca di ridurlo inoculabile 
come un liquido, eniulsiouaudolo in soluzione. sioloj>'ica, dopo averlo stenipe- 
rato iji uu uiortaio o in lyii^chiere a calice o in un tnbo da sa<>;gio sterile per 
mezzo, iji questo caso, di una bacehetta di votro a estremo smcrigliato. 

2. BiRiNGHK d'ixoculazione. — L(' siriiiolie adattc a scopi batteriologiei 
sono di molti modelli: ad aolii sniontal)ili e ad ag-bi fissi, con stautuffo o 
seuza, ne deserivorb solo due: le piil usate da noi. 

Sirinr/a Titrsini-Centanni. Lc piu in uso sono (]Utdlc iu cui Pago i' saldato 
al tubo di votro, graduate o no. 



BATTERIOLOGIA 



cJUo 




iii;-. InT 



f^in'ste Kiriiij:Iin si finino itjriie ]<cr niez/.o di un coi'ih) <1i pompiv die pn6 essere o uno 
stiHitiiftb o niiiv jialliv seniplke di gomiiia o mcglio liv pera del Centiinni. 

IJuesta (lig. 157) eonsiste in unit coinnne ])eirt di goninia A. a pareti niolto lolinste, ncll;* 
qniile al caiuiello si sostitnisce nn tul)o metallico a 2', di fui si iiiflgge nno del tiatti delle 

ln'anclie oiizzontali entro il collo della pera. mentre 
r altro rt riiiiane luori e vieue tagliato a Ihmxo di 
Haiito ill niaiiiera da potcivici adattare il i)oli)a- 
strello del dito ]>ollite : alia liianca veiticale h. 
die con (|uesta disiiosizione data al tnlio a T di- 
^iene orizzontale. si nnisce nn tnlio di gomnia c, 
(lie serve per innestarvi al sno estremo la siiinga 
'I'msini rf. 

("liiudeiido col dito jio'liee I'liiitizio a ))e<eo di 
liaiito. e coiujHiniendo nello stesso tempo la pera 
con la palina della inano, si fa il vnoto nella stessa: 
ed e jiossiliile eosi I'arla agire da aspinitoie rila- 
sciando natnralniente il eor])0 della peia. 

Coniiiriiuendo la pera, sempre teiiendo cliinso 
l"oiitiziii a liccco di^Hanto col dito ]i(illi(e. si \n\ii per eon\erso scactiare il liqnido aspirato. 
Xante I'aspirazioue qnanto la piessione si jmo anestare qnando si creda. togliendo il pol- 
pastrello del dito pollice daH'orittzio del tnlio a beeco di Hanto. 

<inest« cor])o di poinpa del Ceiitaiini, seniplieissinio e di facile maneggio. peiniette di fare 
le iniezioni senza I'ainto dell'assisteiite ed ha vantaggio di essere applieabile a siringhe Tnr- 
sini seiiiidicissime. senza il linco nel vetro per anestare raspirazione del li(juido. 

Sirimia IngMlleri (tig 158). £ forinata da iin tubo di vetro clio per mezzo 
di due strozzaturc e di\isa in due jiarti die 
delimitano un rigoutiamento. 

1m ]iai-te />' serve per recipienti' del liqnido. e gra- 
diiatji e termina in nna oliva a ciii si pno adattare 
nn agodiPravat. sia direttamente. sia interponeiidovi 
nn lireve tnlio di goninia. 

La dilata'zione C serve ad iiiipedire die iier iiiiak-ln' 
falsa uianovra il li(inido iienetri nella ciiiuera d'aiia A 
dove s<'orre lo stantnttb. Xella sua estreinita inferioic 
la jiarte A porta nn Iiatnflblo di ovatta. Lo stantiitfo I> 
si adatta al lioido della. camera d'aria ]ier mezzo di nn 
audio nietallico. cosicclie si pno toglieie, tntte le volte 
die occorre, ]ier sterilizzarlo. 

Xell'estremita snperiore iiresenta nn liottone. iicl- 
V inl'erioie nn disco di cnoio stretto da dne disclii 
juetaliici. Le dne estreiiiitA dello stantnttb sono aperte 
lierche si possa ricacciare in giii il liqnido senza ver- 
sarlo, nel case die la prima aspirazione non sia stata 
snfiiciente a raccogliere la quantita volnta. 

Invece di nsarla con lo stantnttb, qnesta siiinga 
si pno benissinio adiittare alia ponipa Centanui, iii- 
trodnrendo nella camera d'aria nn tappo di goniiiia 
attraversato da nn tubo di vetro die si adatta al tiibo 
della )ionipa : eosi io I'adopero. „ . -..j, 

Uu'ottiuia siriiiga la quale si usa (juaiido 
e iiecessarid iuiettare qiiantitil di liqnido sim 
^iiaina nu^tallica e a stantiitfo di gdiiuiia, la cui deserizione si trova ovunque. 

l,e siringhe di vetro Tursini, Ingliilleri; ecc, trattennte entro tiibi da sggio a mezzo ili 
ovatta, si sterilizzano nella stafa a secco ; qnelle del Konx ndl'acqua bollcnte agginnta, a 




20 eiiie. e poi qnellu del Roux a 



304 . BATTERIOLOGIA 

secomla dei casi, di un i)0' di carbonato sodico : la diiiata della steiilizzazione deve esscie noij 
ininore di 15 minuti. 

o. FissAZiONE E PREPARAZIOXE DELL'" ANiMALE. — Per fare le iuotaila- 
zioui si fissa I'auimale; cio clie si ottiene o legandolo sn particolari sostegui 
<», se si tratta di cavie e di conigli, afferrandoli colle maul sotto le ascelle 
c all' ingiiiue. Fissato I'aniniale se ue rade in uu puuto il polo uianoATaudo 
la forbice coutro la direzioiie diesso; quiiidi, doj)o lavata la parte in ciii si 
deve introdurre I'ago, fon sapoue e poi coii acqna, si disinfetta con sn1>li- 
mato e si rilava con acqua distillata. 

Si pu(i anche adoperare la pasta al solfldrato di calcio che r un ottiuiu dei)ilatorio. ciniu' 
ha dimostrato di recente il Montelielli. 

Per farla si prende della calce di recente spenta, vi si agginnge nu' eguale qnantita in 
peso di acqna, indi vi si fa gorgogliare dell'idrogeno solforato iino a far ac'inistare al latte 
di calce una colorazione verdognola. 

Per usarla basta disteudere accnratauiente con una spatola un sottile strato della so.stanza 
sulla regione che si vuol radere, lasciarvelo per due o tre minuti, poi lavare con uu pennello 
resistente bagnato in acqua tiejiida: si ha cosi la cute conipletauiente detersa di peli senza 
traccie di irritazione. 

4. Vie di ixoculazioxe. — I'er le inocnlazioni noitovuianee si solhva nua 
])lica della pelle, introduccndovi alia l>asc o Intcriiliiiontc I'ago, ("lie si fa 
jienetrare per nn certo tratto nel sottocutaucu. 

Per le bioculazioni nella vavita peritoneale, <■ precetto atfcrvavc a jilica fiitta 
la parete addoniinale, stringerla fra il ])olli(t' c I'iudico c iiniiKli inliggcri' 
I'ago tiuo a che non si seiite pih resistenza. 

Le inocnlazioni enrfovenose si ])rati(vuio nei conigli nella veini marginalia 
dell'oreccbio. A tal uopo, I'aniniale, si pno dare a tenere a nn inscrvientc. 
Percio si fa passare il dito indice della niano destra sulla nnca, il medio sotto. 
le altre tre dita attoruo al collo e coHa mano sinistra si tengono ben tesi gli 
arti posteriori ; cost ancbe se I'aniniale fa degli scatti, questi non sono tra- 
sniessi alia testa. Dopo ci5 non riinane che radere i peli dell' orecchio, 
(lisinfettarlo, coniprinierlo alia base per farne rigonfiare le vene o in nna di 
qneste introdnrr*; I'ago, dal (|ual<' deve sgocciolarc, nicntrc lo si iniigge, del 
liqnido. 

So le inocnlazioni si fanno nclle vene giiigiilari si tagliano i tessnti iiiolli 
e si niette a nndo la gingnlarc esterna, e senz'altro si introdnce I'ago nel 
Inme di essa; fatta x>0£ I'inornlazione, si lega sopra e sotto, (cio nel cane 6 
inutile), e si cuce la ferita che si lava con sn1)liniato, si asciuga e si copre 
con collodion. 

Per I'inoculazione negli orrjani si sceglie, in genere, il rene e il fcgato e 
ad essi si arriva rispettivaniente attraversando la parete dorsale, I'addomi- 
nale o toraco-addominale a seconda dei casi. 

Si fanno inocnlazioni anche nella cornea c sotto la dura madre. Nel prinio 
caso si fa tenere aperto I'occhio da uu aasistente, o col blefarostato : con una 
pinza si striuge la palpebra uititante e si devia ; quindi con nua laucetta 
o con I'ago si opera. Nel secoudo caso si rade il pelo, si tagliano trasversal- 
meute, in corrispondenza delle bozze frontali, per uu ccntinietro, le iiarti nioUi 



BATTERIOLOGIA 



JJ05 



fhe si stiiocauo uiiifcaiueiito al ycriostio. Cou uu trapaiio si leva \m ilisclictto rti 
osso, e quindi, pcnetraudo con nu ago orizzoutalniente nel sacco subdHvalc, si 
inoculano nou j)iu di una — tro gocco del raateriale. Si pub, auclie dope 
scoUato il peviostio, forare 1* osso con nu bistoxi (clie si tieue in niano cosi 
clie ne debordi nn piccolo tratto), faceudo dei uiuvinienti di va e vieui, raa 
h mi luetodo poco consigliabilo. 

Le inoculazioni sottocutanee mediante le taache dorsali, cosi dette pcrcbe nel 
praticai'le si sceglie il dorso, si faiiuo in genere alle cavie e ai topi. A tal nopo, 
doj)o rasa e disinfettata la cute, qnesta si afferra con una pinza in scnso lon- 
gitudinale all'asso del corpo, si solleva, e fatto uella sna parte postovioro un 
fcaglio trasversale con le forbici, vi s'introdnce nn bisturi alio scopo di fov- 
niarvi una saccoccia nella qnale poi si inunette il niatei'iale. La ferita si 
copve con ovatta sterilizzata e si I'iveste tntta di collodion. E nieglio perb, 
prima di far qnesta operazione, sutnrare le ferite: qnindi, ancor prima 
d'iutrodiirre il materiale nella tasca dorsale, si passa ((nalclie tilo attravcrso 
le dne labbra della ferita, e niessa la sostanza inqninante si striiigono i 
lacci e si spalnia il collodion. 

4. ScBLTA dell'animalk k luogo d'ixocui.azionk. — In quanto alia 
scelta dell' animale e al sito d' inoculazione per la diagnosi dei principali 
germi patogeni, si iDossono segnire lo iudicazioni della tabella segnente : 

Tab. 23. 



Germi 


Auimali di scelta 


Sito d' inoculazione 


Stafdococco .... 


conigljo 


cute rasa adilonie 


Streptococco. . . . 


coniglio 


sottocute padiglione orecchio 


Diplococco .... 


coiiiglio 


sottocute addonie 


B. Coli 


coniglio 


sottocute padiglione oreccliio 


B. Tifo 


cavia 


sottocute e peritonco 


B. Morva 


cavia maschio 


peritoneo 


B. Peste 


topo 


peritoneo .sottocute base coda 


B. Irilluenza .... 


coniglio 


sottocute 


B. Difterite .... 


cavia 


sottocute torace 


B. Tubercoiosi . . . 


cavia 


sottocute coscia e peritoneo 


B. G.irhoncliioemritico 


cavia o coniglio 


sottocute 


B. Garhonchio siiitom. 


cavia 


sottocute 


B. E'Icma uialigno . . 


coniglio 


sottocute 


B. Tetano 


cavia 


sottocute 


V. Colera 


cavia 


sottocule peritonco 



Celli 



3()G BATTERIOLOGIA 

I). — Tecuica per le autopsie batteriologiche. 

Qiiniulo I'animale iuoculato inuorc, occorve fame I'antopsia, la quale lia 
il doppio scopo rti mettere iu evidenza lo altevazioui auatomo-x)atolo.<;;ielic. 
provocate uell'aiiiinale dal geriue durante I'iutVzione, e di pcrinettori- di iso- 
laro il germc dagli organi dcll'aninialo sti-sso. 

I. Sezione dell' aniiiialo infef to. 

A. PitEPAUAZioxE dell'aximalf.. — Per fare un'autopsia occorre ii.ssavf 
I'auimale sopra un sostegQO, e il nietodo piii coniodo e quello d'incliiodarlo 
coU'addouie rivolto iu alto sopra un pezzo di legno o legarlo eiitro una ba- 
cinf41a di ferro suialtato fornita di fori luugo lo pareti laturali: cosi fissato 
I'animale si lava con acqua calda e magari, ove occorra, con subliuiato e ])oi 
con acqua bollita. 

Quindi si preparano bisturi, forbici, pinze in una vaschetta di ferro smal- 
tato contenente acqua con carbonato di soda, nella quale questi strumenti si 
sterilizzano facendo bollire I'acqua per 15 uiinuti. 

D'altro canto si teugon pronti: dd cotone bagnato in acool sopra un vetro. 
una bacinella con soluzione disinfettantc o acqua bolleute in cui si buttano 
gli strumenti iufetti, una lampada, un ago di platino, dei tubi con materiale 
culturale, delle capsule di Petri, sterili. 

/; Yaiu TEMi'i DELi/AUTOPSiA. — 1. Si affcrra con una pinza una i)lica 
dcU'addonie al di sopra del pube e si taglia trasversalmentc con una forbice 
retta; si intila nell-asola la branca smussa della stessa forbice e si taglia, lungo 
la linea alba, la ciite, arrestandosi alia base della testa. Si fanno allora quattro 
tagli lungo gli arti in maniera da mettere alio scoperto gli inguini e i cavi ascel- 
lari: nel suo insierae, attesa la posizione in cui I'animale h fissato, il taglio 
della cute assume una forma ad X. Si scolla quindi la cute stessa con un bi- 
sturi e si mette a nudo il sottocataneo di cui si osserva lo stato. 

Quando si debba fare I'autopsia di uii volatile si fa I'asola nello stesso 
sito in niodo per5 da interessare tutta la pareto muscolo-cutanea, si intro- 
dacR nel cavo toracoaddounoale la branca smussa della forbice dirigendosi 
iu dentro quasi trasversalmeute all'animale in modo da tagliare lo stcrno. 
Si ripete poi I'opcrazioue dall'altro lato o cosi si viene ad aprire il cavo 
toracoaddominale a coperchio. E inutile <li soiito prima scollare la cute per 
osservare lo stato del sottocutaneo. 

Bistnri, forbici e pinze si sostituiscono con altre, oppure si bagnano nel 
cotone zuppo di alcool e si Ak fuoco all'alcool col quale sono riraasti inumiditi 
od ancUe s' immergono ncUa soluzione bolleute. 

2. Poi si afferra una plica muscolo-connettivale della parete addominale 
al di sopra del pube. Nell'asola si introduce la branca smussa delle forbici, 
si taglia sine alia base dello sterno e si seguita il taglio rasente all'arcata co- 
stale a destra e a sinistra, senza fare un taglio a croce coiue nelle ordinarie 
autopsie: cosi la cavita addominale e messa alio scoperto. Subito allora si 



BATTERIOLOGIA 307 

guarda alio stato del peritoneo, alia milza, al pacchetto ghiandolare mesen- 
terico, ai reni, al liquido endoperitoneale, alle capsule snrrenali: il fegato si 
vede nieglio quando si « aperfco il torat-e. 

Per osservare la m>l:a si afferra lo stomaco e lo si sposfca a destra arrove- 
sciandolo: la milza appare al di dietro di esso (quando si tratti della milza 
di un polio, consiglio di scoUare il ventricolo delle adiacenze cou una pinza 
<'hiusa poi rovesoiarlo in alto: in fondo appare I'orgaiio che ha forma di 
nn pigHolo). Per osservare le fihiandole mesenteriche si sposta il grosso intestino 
a sinistra sino a vedere I'inserzione del mesenteric. Per osservare i reni e le 
t'apstile surrenali si spostano tutti gli intestini, ecc. 

3. Si prosegue dopo cio I'autopsia: con le forbici si fanno due asole una a 
destra e una a sinistra che iutacchiuo I'arcata costale e I'inserzione del dia- 
fvamma: si entra in esse con la branca smussa delle forbici e si tagliano le 
costole dirigendosi in dentro e iu alto sino al manubrio dello sterno. Quindi 
con una pinza si aiferra la base di quest'ultimo, e rasente alia sua inserzione 
con la parete toracica si taglia, preferibilmente con una forbice curva, il dia- 
framma ; cos\ si vengono a conservare perfettamente le cavity pleuriche. 

Si osscrva allora lo stato della pleura , deijwhnoni, del pericardio e si giiarda 
se c'e liquido nelle cavita; poi si apre il pericardio e si osserva il cuore. 

II contenuto in sangue di ((uesto si osserva afferrando con una pinza il 
cuore alia sua base, in maniera che si erga e la punta guardi in alto, e poi 
con una forbice scaldata alia fiamma si taglia trasversalmente in corrispon- 
denza dei ventricoli in modo da mettere alio scoperto le cavit^,. 

II. Repei'ti general! inacroseopici. 

Se I'animale e morto per setticemia, in gencre si notano su per giu gli stessi 
fatti. 

Coll'inorula/.iouc perituuoalc ipcrcmia: di tutti gli orgaui, edeniizzazione, 
cmorragie, versameuti, ecc. 

Coll'iuoculazione sottocutanea si possouo aggiungero fatti local i consi- 
stent! in cliiazze emorragiche, edemi, ecc. 

Coll'inocnlazione endovciiosa primeggiano gli ingorglii dcgli organi e gli 
stravasi sanguigui. 

Se Vaniviale e morti intossicato, generalmente, negli organi non si trovano 
fatti degui di nota, si -[mb pero trovare qualclie fatto locale uel punto di iuo- 
culazione. 

Del resto le xirincixjali alterazioni die si trovano negli organi degii ani- 
iiKili iiioculati con i principali germi patogeni trovansi descritte nella parte II. 

III. I>ia»-nosi batteriologica. 

1. Preparati dagli organi. — Volendo fare preparati dagii orgaui, o si tagliano 
cntro una capsula di Petri con una forbice curva e si prende qualchc fraiu- 
iiieutino con una jtinza o con uu ago sterilizzato alia fiamma, si schiaccia tra 
due portoggetti, e portato via il di i>iii con 1'^ costola del vetro, si colora e 



308 BATTERIOLOGIA 

si esauiiiia,; oi)iJure, dopo tagliato Forgano, si strutiua sopra uu portoggetti la 
superlicie cli taglio. 

2. Coltiire dagli organi. — Se poi si vogliono fare colture, la siiperticie di ta- 
o-lio si tocca coll' ago di platiao e si innesta il matoriale raccolto uei relativi 
substrati; oppure si spappola beue I'organo, iii scatole Petri, sempre con uua 
forbice, teaendo pero a posto il coperchio, e poi si tocca il luateriale spap- 
polato con Pago di platino e si fauuo inuesti. 

3. Preparati dal sangue. — Per fare preparati dal sangae si tocca la super- 
ficie di taglio del cuore con il bordo di mi coproggetto e poi lo si striscia su 
altri vetriui puliti, disposti iii piano sopra iin foglio di carta bibula. 

4. Colture dal sangue. — lu qnanto alle colture, si introduce I'ago di platino 
in una delle cavitS, veutricolari messe alio scoperto, si asporta un ])o- di 
sangue e lo s' innesta. 

Per essere perb sicuri di operare al coportoda <iualun(iue inquinamento, 
e nieglio non tagliare trasversalmeDte il cuore nia operare come segue: si 
afferra la punta del CTiore con una pinza a denti di topo e si solleva tutto 
il cuore ; si arroventa Pestrenio di una bacchetta di vetro e si fa un'escara 
still' oreccbietta destra; si prende un bisturi apiiuntuto o una lancetta bene 
sterilizzati e si iucide la parete dell' oreccbietta ncl punto in cui si e fatta la 
escara ; s' introduce qnindi attraverso I'apertura 1' ago di platino, cbe una 
volta sporco di sangue, si innesta nei vari substrati di nutrizione. 

Yolendo poi lavorare al copexto da qualunque inquinamento io mi servo 
di una cameretta di lavoro, di cui ecco la descrizione e il funzionamento. 

Tale camera ha la foniuv ili un parallelepipedo alto cm. o'). l»ij;o cm. 50, e lungo cm. 45; 
il foudo h cli legno, le pareti anteriore, laterali c superiore sono costituite datelai pure di legno, 
fomiti di vetri. La posteriore e divisa in due met^ nel sense della larghezza; lanieta superiore 
6 costituita da un telaio a vetri, la inferiore rta uno sportello fomito di due aperture attra- 
verso le quali si possouo Introdurre le mani e I'avambraccio. A pioteggere poi Tintenio della 
cassetta dalla penetrazione dell' aria attraverso quests aperture, al bordo delle medesiuie souo 
att-accate due nianiche di stoffa impermeahile, le quali portano al loro estremo un elastico. di 
maniera che quando in esse si introduce la uiano, la manica viene ad aderire al polso delTo- 
peratore. 

n soflitto delle camere e mobile a coulisse, di modo che si pno togliere, e dopo toltolo 6 
possibile levare la parte della parete posteriore fomita di vetro, poiche anche essa 6 mobile a 
coulisse. 

Naturalmente, per chiudere la camera, se si toglie questa ])arte della ])arete posteriore, bi- 
sogna introdurre il soflitto orizzoutalmente (lungo due guide), appena al di sopra dello spor- 
tello e sino ad accostarsi al vetro del telaio anteriore a ciii si fa aderire per mezzo di ovatta. 
Cosi la chiusura inyece che in A 2> O X> si fa in A' B' C D' (Juando si adoperi la cassetta 
non ridotta (cii) che si fa quaudo si voglia utilizzare maggior spazio in altezza), I'operatore deve 
guardare attraverso il telaino della parete posteriore ; quando iiivece si odoperi la cassetta ridotta, 
I'operatore pu6, attraverso la parete superiore, osservare le manovre che fa colle mani uell' in- 
terno della cassa (fig. 159). 

Ifeirinterno, attraverso un foro praticato in uno dei telai e fornito di ovatta, si introduce 
un tubo di gomma per la lampada a gas, oppnre ci si serve rti una semi>lice lampada ad al- 
cool. Yi si introducono poi, aprendo lo sportello o 1' apertura i>osteriore, gli oggetti necessari: 
mortal, forbici, tubi, ecc. Xel fondo si coUoca sempre una lustra di vetro. 

Le pareti della camera e cosi il fondo si lavano con una soluziojie di subUmato, e poi per 
mezzo di un foro jiraticato in uno dei telai si mette in comunicazione con una stufa ad acqua 
e preferibilmente con un'autoclave, in modo da introdurvi dentro del vapore ad una sufticient© 
temperatnra (80° C) per uccidere i germi che eveutuakueutc i)Ossauo essere sospesi nell' atia. 



BATTERIOLOGIA 



SOU 



Gli oggetti (levono porsi nella camera steiili anche airesterno. e qiiinrti si avvicinano alln 
sportello aperto. se si tratta ili capsule, rti tnlii. di boece, di moitai copevti con carta bilmla: 
luentre^funziona il getto del vapore aciiiieo. si toglie la carta bibiila, e subito si pongono deiitro: 




fig. 159. 



se si tratta di stnimpiiti. in lecipienti contenenti acqua boUente ecc. Cosi pnre il pezzo da 
tagliare deve porsi deutro dopo disinfettato e lavato, mentre funziona il getto del vapore 
acqneo. 

Mi sono anclie servito, per sterilizzare la camera, della formalina ; ma e molto inco- 
modo rodore della stessa, percli^ sempre un poco ne sfngge dalle commessnre. D'altro canto, 
per togliere quest! vapori irritanti, sostitueudo nella camera aria filtiata attraver.so del eotoiie. 
quando poi la si apre per introd\irre gli oggetti. non si ^ sicuri clie non penetrino de; germi. 



Cap. Y. 

MODO 1)1 DIPORTAllSI DEI BATTEllI 
EISPETTO AGLl UMORI DEGLI AXIMALI i:\IMUXIZZATI. 



Una voltii che i germi sono peiietrati uell' ors,amsmo, qnesto 
leagisce alia lore invasione e produce delle sostanze clie si versano 
iiei sieri degli aiiiniali stessi, (Dititossichc, antivirulcnte, a<i<iluti- 
vanti, hattericide. 

Siecome auUa genesi di qneste sostanze e fondato il iiiodo <li 
ottenere sieri iminuniz/.aiiti e curativi, e siecome snlla presenza di 



310 BATTERIOLOGIA 

esse sono fondate spcciali proprietii clie venuoiio impartite ai sicri, 
(lelle qnali ci gioviaiiio nella pratica dia*>nostica, cosi e iiecessario 
addeiitrarsi iiii i)oco uel meccaiiismo deiriiiimuiiita, senza di die 
sarebbe iiupossibile poterci intendere. 

Quaiido nil dato germe vieiie ad esercitaie il cosi detto biofa- 
oisrao, rorganismo cerca di opporsi, sia ])roduceudo sostanze die 
iieutralizzano il veleno da esso germe secreto, sia produceiido 
sostanze clie distrnggono il germe o lo danneggiano od anclie ne 
annientano hi virnlenza senza lederne la. vitalita. 

II nieccaiiismo di tale prodnzione si si)iega coUa cosi detta 
teoiia di Eluiich. 

Si sa clie inocnlando negli animali delle sostanze tossiclu^ <> 
anclie delle sostanze indifferenti, come albnmine, caseine, enzinii 
ecc, si ottengono <lei sieri antagonisti, i quali modifieano la na- 
tura cliiniica di qneste sostanze, per es. ne annientano Tattix ita. 
]ie determinano la coagulazione e la precipitazione ecc, Essi sono 
i sieri (Dititossici, anlienziniici {antipyoteoUtico, Huilprcsa^nivo ecc), 
i sieri precipitanti. Si sa pure che inocnlando negli animali dei 
batteri vivi o morti, delle proteine o dei nucleo-]>roteidi estratti 
dal loro corpo, oppur<; degli elementi istologiei, per es. emazie, 
cellule nervosa ecc, si ottengono dei sieri i quali agglutinano, le- 
dono, uccidono e talora dissolvono (piesti elementi (sieri hattcrl- 
cidi, antinfettiri, liticij. 

Kiunendo insieme tntti (juesti fatti, si possono stabilire. c<»n 
Elirlicli, tre gruppi di sieri : 

a) sieri eapaci di neutralizzare Vazlone di deteruiinate sostaitze 
ftossine, enzimi) : fra qiiesti sieri ii(]urati(>, coine cdsi particoJari, 
quelli antitossici: 

b) sieri atti a modijicarr rdttrazionc reviproca delle inohcole 
proteiclie lihere in un Uquido, o legate ai carpi hatterici ed ayli ele- 
menti istologlci; sono questi i sieri aggliitinanti {!) e precipitanti ; 

c) sieri eapaci di esercitare unhizione nociva di fronte a cellule 
estrancc aU'organismo da cui provengono: fra questi sieri Jigura no, 
come casi particolari, quelli dotati di potere hattericida e hatterio- 
Utico. 

Stando alia teoria deirpjiirlicli, occon-e anzitutto farsi il con- 
cetto dell'istofisiologia cellulare, considerando ogni protoplasma 
vivente costituito di 2 parti, di cui Tuna rappresenta il centro 

(1) Keceiiteinente A'enicy li:v (lliiiostrato (lie alcnni sieri ;ij;.i;lntiii;inti iientializzjHio U- iiio- 
leoole tossiclie legate ai coipi liatteiici. Si aiiimetteva invece die essi agissero sni batteri iiuii- 
lettamenie, grazie a sostanze rtette stiuntline, atte ad etcitaie i fagociti nelJa lotta tontra 
1' iiifezioiie. 



BATTERIOLOGIA 311 

fuiiziouak', e raltra. b. (juella clio mette in lapiiorto qiiesto ccritro 
coiresteruo ed e costituita. da catene inolecolaii poste di fiaiico al 
centro (catene laierali^ scitenl-etfoi o reccUori). Questi griii)pi mo- 
lecolari luinuo iiu compito importantissimo iiell'attivita, vitale del 
protoplasm a, perclie servoiio alia sua nntrizione. Ehrlicli iic coii- 
sidera tre specie: di 1", di 2'^ e di 3" ordiiie. 

Qnelli di prime ordiue avrebbevo affliiita con le molecole tos- 
siche ed euzimaticlie in geuero, e in circolo costitnii-ebbero le cos'i 
dette (Oititossine e gli anticorpi n costituzione i»iii semplice. 

Qnelli di secondo or dine avrebbero affinita con ie sostanze ag- 
glntinabili o precipitabili: essi costitnirebbero in circolo le <'Osi 
dette (Kjiflutinine e prccipiiiin'. 

Qnelli di terzo ordine da nn late avrebbero affinita con gli ele- 
ment! cellnlari estranei penetrati neg'li orgaiiismi, e dall'altro con 
unai sostanza zimogena, secreta dalle cellule dei tessnti, la cosi 
detta alesaina, eompleinenio, sostanza termolahUe, addimento, cUasi, 
la quale di.struggerebbe gli elementi cellulari estranei con 1' inter- 
mezzo pero dei recettori di terzo ordine. Quest!, una volta stac- 
catisi dalle cellule e liber! in circolo, s! cliiamerebbero sostanze 
scn,sibilizzatfici, immunisine^ corpi intermedi, amhocettori, carpi fis- 
natori, sostanze termostahiU, anticorpi , preparatori^ copule, desmoni, 
corpi immunizzanii^ jilocitasi. 

La produzione dei vari ricettori verrebbe stimolata da veleni e fermenti, 
da sostanze agglatinabili c precipitabili, ecc, con un meccanismo sempli- 
cissimo. 

Secondo Ehrlich infatti, affinchi' una sostanza introdotta nell'orgauismo 
abbia azione tossica, h necessario che possa fissarsi stabilmente sulle catene 
laterali. Ora, quando le sostanze tossiche s'inoculano in dose elevata, vcrreb- 
bero a tissarsi sn tutte le catene corrispondenti, reudendole inattive; le cellule 
fornite di queste catene non potrebbero piu compiere normalmente la loro 
nutrizione, e morirebliero pin o meno presto. Quando, invece, le sostanze 
tossiche s'inoculano in dose refratta, non si fissorebbero che su poche catene 
laterali; le catene rimaste libere basterebbero a compiere la nutrizione; e le 
cellule, pur risentendo un danno parziale, non morii-ebbero. Anzi esse secondo 
Ehrlich si liberano delle catene laterali combinatesi con le sostanze tossiche, 
divenute per loro inutili o dannose, e le riprodncouo, per la legge biologica 
generale dell' ipercompenso, in eceesso (Weigert). Cosi h che I'animale pub 
essere inoculato con dosi via via maggiori di veleno senza morire; anzi, I'ec- 
cesso di riparazione e tale, che le catene laterali riprodottesi superano 1 bisogni 
delle cellule ; le superflue vengouo quindi messe in circolo, ove possono fissare 
il veleno: esse costituiscono le autitosainc, che quindi non sono che catene 
laterali staccate, le qnali saturando le molecole tossiche in circolo, impediscono 
che vadano a fissarsi sulle catene laterali delle cellule dei tessuti. 



312 BATTERIOLOGIA 

Cosi, secoudo I'ipotesi dell'EhrHcb, si vengono a formare i f^ieri antitossici: 
e cosi e logico ammettere che si vengano a formare i sieri antiferhhentativi , 
qualora invece della sostanza tossica, s'inoculi nelPanimale una sostanza en- 
zimatica. 

Centanni lia stabilito che le catena lati-rali non sono presenti soltauto alia 
superlicie degli elementi istologici, ma anclie nel loro interno, dove costi- 
tuiscono una vera forza di riserva, pronta a sostituire i corpi avanzati non 
appena questi, piu esposti agli attacchi dello sostanze velenose, sono stati 
resi inattivi, o si sono staccati dal protoplasina cellulare, 

I sieri agcilutinanti r precijntantl si prodtUTclihero nello stesso inodo. 
ColPinoculazione dei batteri viveuti o dei loro estratti nncleo-proteidici, 
si stimolc-rebbe la produzioiie dei reeettori di secoudo ordine, cbe in circolo 
costitiiirebbero le agglutinine. Questi recettori, a differeuza di quelli di iirinio 
grado, coiisterel)ber(t pero di due parti, 1' luia ayjtofora, capaee di fissarsi 
agli elenieuti agglutiuabili, I'altra zimofora, atta ad agglutinarli, ed essi si 
staccberebbero dalle cellule con queste due parti gi^ indissolubilmetite unite. 
Finalnieuto il nieccanismo di produziono dei sieri citolitici e hatterioUtiei 
pui) pure spiegarsi coUa teoria di Ebrlicli, cosi come h stata enunciata. Di- 
reiuo col Galeotti « cbe ancbe in ((uosto caso lo sostauze iniettate vauno 
ad occupare le catcno Uiterali dei protoplasmi dell'auimale inoculato, clio lo 
pcrdite di (juestc cateue lateral! sono compensate da una rigenerazione so- 
vrabbondaute, clie le cateno lateral! siiiicrtiue si versano nel siero e cbe 
tinalraente queste vauno a fissarsi sui mateviali corpascolari eterogenei cpialora 
il siin'o reso attivo veuga con questi in contatto ». 

Pero per spiegaro il fenomeno della citolisi, e necessario cbe intervcnga 
la sostanza preseato nel siero uormalc, Vaddimento o alessina. Questa, in cou- 
dizioni normali, non pub dissolvere le sostanze corpuscolari, percbe non yiib 
fissarsi colle medesime ; cib avviene soltanto quando nel siero si trova Li 
sostanza iuteruiediaria specifica (ricettori di 3" ordiue o corpi irannmi/.zanti), 
cbe ne permette I'azione. 

I ricettori di 3° ordine consterobbero di duo gruppi ai)tofoii: I'lmo cito- 
filo, atto a fissarsi agli elementi da distruggerc, e l-'altro coraplementofilo, 
atto a fissarsi al complemonto. 11 conqjlemento quindi, a dilfcrenza del gruppo 
zimoforo dei ricettori di secoudo ordiue, non sarobbe oi'dinariamente attaccato 
al corpo iutermedio, ma libero negli umori, e vi si fissercrebbe tutte le volte 
cbe ce ne fosse bisoguo. 

Puo riteuersi duuque die la citolisi e la batteriolisi avvengauo jjercbe 
nel siero degli animali trattati con determinate cellule (corpuscoli rossi, sper- 
matozoi, leucociti, corpi batterici) o con alcuni loro derivati, come i uucleo- 
pi'oteidi, si forma luia sostanza, corpo immunizzante, capaee di fissarsi sulle 
stesso cellule e di attirarvi Vaddimento, cbe si trova gia nel sangiu^ sia degli 
animali immuuizzati, sia di quelli cbe non lo sono. 

Taiito i sieri iiutitossici, qnanto gli a^gliitiuanti, e i batte- 
i-ickli, sarebbero poi specifici,' quasi senza nessuiia ecceziono, 
pe.rclic le sostanze clie eonferiscono loro le dette proprieta vengono 



BATTERIOLOGIA 313 

pitxlotte dall'organismo come reazione alio .stimolo delle sostanze 
tossiiilie, aj^glntinabili e corpnscolari corrispondeiiti, ed liaimo 
<iuiiidi I'azione di nentralizzare soltaiito qneste e noii altre, per 
<]nanto ad esse simili. 

II clie risponde al iiotu assioma del Belirinji' « die Fmiezione 
« di dati elementi in dati animali stimola iiegli stesv^i la prodii- 
« zione di sostanze nuove, speciflclie, capaci d'impedire Fattivita 
« deii'li elementi considerati ». 

AGClLI'TlNAME^'TO. Xella ]>ratica diagnostiea si mettono a 
l>rotitto specialmente le pvoprieta (i(i<j]iitui<i)iti del sieri per iden- 
titicare i li'enni. 

A till uopo si iuocuiuno auimali cou coltiire vivnleute o atteiuiatc o nc- 
cisc, I'oi loro filtrati. o anclie ooii gli estratti nufloo-proteidici. 

Si praticano varie iniezioni (4-10 e piii\ secondo'la quantity di materiale 
adoperata ogni volta e la forza agglutinante del siero, clie si vuole ottenere. 
Poi si preleva il sanguc. 

Per ottenere il sangne dalla cavia basta pungere I'oi-ecchio, badando di 
uoii attraversarlo da parte a parte: all'uopo conviene di tagliare prima i peli, 
<' rix»ulire la parte con ovatta imbevuta d'etere, ci5 che ba ancbe I'azione di 
congestionarla leggermente. Se il sangue stenta ad nscire, si pu5 allargare 
il foro e comprimere leggermente all'intorno, ripulendo ogni volta. Nei conigli 
occorre forare la vena marginale delPorecchio e comprimerla alia base; ancbe 
qui e bene prima tagliare accuratameute i peli e ripnlire con etere. Si po- 
trebbero ancbe salassare gli animali da una carotide, od ucciderli e prele- 
varne il sangue dal cuore ; ma in generale non occorre servirsi di quest i 
mezzi, percbe pocbe goccie di sangue bastano alia siero-diagnosi. Quanto 
all'uomo, il sangue si' pTio ottenere dal polpastrello di un dito o, meglio, dal 
lobo inferiore dell'oreccbio, ripiegato tra il pollice o I'indice; pei bisogni 
pratici non e mai necessario il salasso da una vena del braccio. 

Man mano che il sangue esce si aspira dolcemente in una pipetta; o in 
uu tubicino da linfa vaccinica cbe si chiude alia fiamma. Si aspetta cbe il 
sangue coagiili, e che il siero si separi ci5 clie si favorisce con lo staccare il 
coagulo dalle pareti del tnbo: si puo del resto ancbe centrifugare. Poi si 
aspira il siero in un'altra pipetta molto affilata, clie possa penetrare entro 
la precedente; oppure si raccoglie in un vetrino da orologio e poi si aspira. 
E necessario che il siero sia ben limpido; se non lo e, occorre lasciarlo in 
quiete finche non sia chiariticato, oppure centrifiigarlo. 

II siero cosi ottenuto si aggiunge, in proporzioiii determinate, a coltnre 
in brodo o ad emulsioni omogenee di patine in agar ; poi si osserva macro- 
scopicamente, entro tubetti di vetro, se si formano delle nubecule, dei tioc- 
clietti clie si raccolgano in fondo al tubo; e, microscopicamente, mediante 
gocce pendenti, se i batteri s' iinmobilizzano e si riuniscono in ammassi. 

Le coltnre in brodo che una volta erano le piu consigliabili per le ricerche 
niacroscopiche, si e visto che si prestano meno bene delle emulsioni. Yal 



314 BATTESIOLOGIA 

lueglio quindi segnire la tecnica consigliata da Gruber, cioe emulsionare, nel 
brodo, un po' di patiua di coltura in agar, badando perb di non asportare 
I'acqua di condensazione dell' agar, dove gli ammassi Hono abboiidanti. Si 
ottieue cos'i, molto facilmcute, un'emulsione del tutto omogenea: la quantita 
dei batteri dev'essere tale, che I'emulsione medesima si mostri appena latte- 
scente. Si potrebbe in certi casi, fare I'emnlsione iiella soluzione Jisiologica 
di NaCl; ma, iion h cousigliabilo perclii' imniobilizza alcuni germi. 

AVidal, Gruber, ecc. ritengoiio che col metodo uiicroscopico possano farsi 
delle valutazioni luolto piii precise che col metodo macroscopico. Per ese- 
guire qneste valutazioni si souo imaginati vari mezzi. Deutscli conta, nelle 
gocce pendenti, il uumero degli amuuissi presenti nel carapo uiicroscopico ; 
ma questo uumero uon e iu rapporto colla forza agglutiuaute del siero; d'altra 
parte esso varia molti.ssimo, in uno stesso preparato, da un sito ad un altro; 
minimo verso ibordi della goccia pendente, diviene massimo al centre. Koelzer 
si avvale della mobility dei batteri; ma non e:uate alcuu parallelismo tra 
questo elemento e la grandezza, la compattezza e la quantity degli ammassi; 
d'altra parte i termini di coufronto stabiliti da questo autore sono poco iiu- 
merosi. Verney utilizza due eleuienti: la gi-andezza dei grumi e la mobilita 
dei batteri. Questi possono essere: del tutto immobili ; o mobili, ma che uon 
si spostano da un sito ad un altro, c mostrano dei moti oscillatorl piii o 
meno rapidi, pur restaudo aderenti, per un puuto del loro corpo, ai grumi 
di cui fanno parte; od infinr nuotanti nel liquido e questi possono rap- 
presentare la quasi totalita dei germi; una piccola minoranza; oppure pos- 
sono essere approssimativamente la meta di tutti i germi. Da cib cinque 
termini di paragone diversi, per giudicare della mobility. Quanto, alia gi'uu- 
dezza degli ammassi, in alcuni casi si ha soltanto tendenza alia loro forma- 
zione ; cioe nel campo uiicroscopico si vede che tiitti i batteri sono mobilissimi; 
ma, in molti siti, due o tre batteri si avvicinano, si riuniscono, rimangono in 
questo stato per un po' di tempo, e poi tornano a scpararsi. Quaudo gli am- 
massi esistono, in certi casi sono formati da due, tre, quattro batteri soltanto; 
altre volte non si riscontra, in tutto il preparato, che ua solo ammasso irre- 
golare, reticolato; tra questi due estremi Verney intercala, un po' arbitraria- 
mente, altri due gradi. Anche qui si hanno quindi 5 termini di coufronto. 
Iniine questo autort> tiene conto anche della compattezza degli ammassi e del 
tempo che impiegauo a foi'marsi. 

Quanto al metodo macroscopico, le valutazioni precise sono difiScili. L'ag- 
glutinazione si suole denotare coi termini di : fortissima, forte, mediocre, 
debole, dubbia, maucante; oppure si fa uso di asterischi, di crocette, di nu- 
meri, ecc. '-he corrispondono a qneste designazioni. E bene indicare anche 
i caratteri della chiariiicazione (rapida, lenta, iucompleta) (1). Ma qneste valu- 
tazioni sono quasi sempre troppo arbitrarie, sicche solo in mani sperimentate il 
metodo macroscopico puo dare dei buoni risultati. 

La misura esatta della forza agglutinante di un siero riesce utilissima in 
certi casi; ad es., per distinguere nettamente un germe da uno aiiine non 

(1) lo ]io notato clie in (lu.'vlclie caso la cbiarificazione e dovuta a sostanze litiche. e iioii 
a sostanze agglutiuauti: cio snceetle s])ecia]meiite (luando si nsano sieri (be chiarificaiu. ay-- 
ginnti in propoizioni piccolissinie. in niodo ila stabiliie dei ia])i)oiti a 1 su 200000 e pin. 



BATTERIOLOGIA 315 

Ijasfca sempre la ricerca qualitativa delPagglutinazione, ma occorre ancbe 
quella quantitativa. Wassermann lia insistito molto sii queato punto. In ge- 
nere pero, pei bisogui pratici, uon occorrouo delle misure rigorose Id ogni 
caso e, ueccMsario indicare le diluzioai alle quali si sono fatte le esperieuze. 

Sul decorso delPagglutinazioue possoiio poi intervenire vari fattori. Un'a- 
zione importantissima h devoluta al tempo. La grandezza degli ammassi cresce 
sempre piu col tempo, aiiche perch^ vari ammassi piccoli si fondono tra 
loro ill uuo maggiore ; la mobilita invece e minima dopo 1-3 ore, e torna a 
crescere in segnito, per nn tempo piii o meno lungo. II memento pin adatto 
per giudicare della forza agglntinante di nn siero h duuque dopo 1-3 ore. Si 
suole indicare sempre, nelle ricerche suU'agglutinazione, dopo quanto tempo 
si e fatta I'osservazione; ad es. la formnla A^ '/sooi' rr * "* * * denota cbe Pag- 
glutinazione dopo due ore alia diluzione di '/iooo ^ fortissima. 

Uno dei fattori meglio noti cbe agiscono snll' agglutinazione h il calore. 
Entro certi limiti questo accelera di molto il fenomeno; cosiccbe, quando 
si bafretta, conviene lasciare i preparati nel termotjtato. Per ricerche com- 
parative invece, e dovendo ripetere spesso le osservazioni, h pin comodo 
servirsi della temperatura della camera. 

II siero puo essere diluito con nna emnlsione di batteri piu o meno con- 
centrata. II grado di concentrazione e quasi indifferente ; solo se i batteri 
sono eccessivamente scarsi o eccessivamente numerosi Pagglutinazione h lenta 
a prodursi, forse percbfe jiel primo caso i batteri sono troppo lontani gli uni 
dagli altri, e la forza cbe 11 attrae non pub esercitarsi con intensity ; nel se- 
cond© invece le agglutinine debbono ripartirsi sopra nn numero troppo grande 
di batteri. 

L'eta delle coltnro e nn fattoro la eui azione non h bene stabilita ; tnttavia 
senibra cbe con coltnre vecchie gli ammassi di nuova foriaazione siano meno 
evident!. D'altra parte, com'c naturale, nelle coltnre veccbie la mobilitfl dei 
germi raanca. Val meglio quindi servirsi di coltnre cbe abbiano 24 ore al mas- 
simo. Le coltnre uccise col calore o coi disinfettanti, invece, si agglutinereb- 
bero bene; ed anzi si e tratto profitto da questo fatto per confezionare delle 
coltnre uccise {'con aldeide formica) da servire pei medici pratici : pero io non 
le consigiio. 

L'et^ del siero di solito non ba alcuna azione, come ba constatato Widal, 
e come banno confermato vari autori. Ancbe il sangne disseccato da vari niesi, 
se si macera in acqua od in soluzione li^iologica, e in grado di prodnrre Pag- 
glutinazione; ed anzi nel Canada i laboratori adibiti alle siero-diagnosi ri- 
cevono soltanto, dai medici pratici, del sangne disseccato su carta bibula; 
ma h una pratica pure poco consigliabile. 

Alle volte avvieue cbe certi sieri, inveccbiando, presentino il cosi detto 
fenomeno jyaradosso, osservato da Eisenberg e ^'olk, Lipstein, AVassermann, 
Do Blasi. Accade cioh cbe a conccntrazioni gi^ forti non agglutinino, ma acqui- 
stino il poteredi farlo adiluzioni piu forti ancora, per perderloa diluzioni molto 
elevate. Questo fatto e importante nella pratica, percbe indica come non basti 
sempre confezionare delle miscele a date concentrazioni, ma occorra fame ancbe 
a diluzioni elevate, per stabilire con certezza se i sieri agglutinino o meno. 



31 (j BATTERIOLOGIA 

La spiegazione del fenomeno paradbsso e stata data da De Blasi e De 
Beravdinis, amniettendo I'esistenza di due aggliitinine, una delle quali, piu 
instabilo, si trasforinerebbe facilmente in una sostauza iucapace a produrre 
I'agglutinazione, ma dotata di niia affiuita uiolto forte pei batteri e cbe fissan- 
dosi su di essi im])edirebbe I'azioue dell'agglutiniua ancora attiva. 

Nelle dilnzioni elevate essa diverrebbo molto scarsa, e quiudi permette- 
rebbe all'agglntiiiina attiva di unirsi ai corpi batterici che non banuo subito 
I'azione della prima e di manifestare la sua azioiie. A dilnzioni elevatissime, 
infine, diveriebbero searse tutt'e due per produrre nn effotto qualsiasi. 

E da notare ancora ehe, secondo alcuni antori, le sostanze che provocano 
la formazione degliammassi sarebbero indipendenti da quelle che immobi- 
lizzano i batteri (agglutiuine, immobilisiuo). Com' e naturale, quando i bat- 
teri sono gi^ immobili non si jmft stndiare I'azione dei sieri snlla loro nio- 
bilitii; e quando essi sono gi^ rinniti in ammassi, occorre disgregarli, oppure 
e necessario servirsi della precipitazione di cni parleremo in seguito. E qnanto 
accade, ad ea., per bacillo della tubercolosi. 

Un'avvertenza della pin grande importanza c di non trascurare mai i prc- 
parati di coutrollo. 

Le sierodiagnosi comniii si possono fare cdii ilivcrsi a])iiarocchi e in vari 
modi. 

rROCEDIMENTO DI LABOIiATOIilO (CASAiiRANDI). 

Col siero di aniiuuli il qiiale agglntini in proporzioni piccolissinie, si possono iisare delle 
l)ipette dove 1 cnic. 6 diviso in 100 e 200 parti, e delle burette della eapacitii di 10-20 cme. 
divisi in decimi. Nelle pipette si mette il siero, nelle burette la ooltura; occorre inoltre una 
serie di piccole provette della grossezza di una niatita. Iji qneste si laseia cadere una data 
quantita (un cnic. o frazione di cnic.) di coltura a cui si agginnge. senipre a frazione di cnic., 
il siero. La pipetta e la buretta iiossono poi flssarsi verticalinente ad un apposito sostegno unen- 
dovi nella parte sn])eriore,un iuibntino di vetro per mezzo di nn tnl)icino di gonnna. 

AU'estreino inferiore ^ utile innestare a mezzo di un tnbetto di goiuina una pipetta tirata 
alia lampada. in maniera che il foro sia estremamente sottile e non permetta la caduta di 
gocce su]ieriori ad un centesinio o ad un duecentesinio di cmc. a seconda dei casi. Fatta la 
niescolanza della coltura col siero, si tappano le provette e si pongono nel termostato a 37° C, 
avendo cura di dar loro una ])osizione obliijua. 

PROCEDI.MENTI TRATKI SEN/.A AI'l'AUKCCHI SPECIALI. 

Qnando invece si dcbbano usare dei sieri clie agglutinino in proporzioni niaggiori, e qiiesto 
i> il case che ordinariamente si incontra nella pratica, si ])refeiisce stabilire la proporzione 
fra siero e coltura, servendosi di gocce di siero e di goecc di coltura. 

Metodi di Vidal. Vn tempo Widal si serviva di nni pipetta graduata a piccolissime fra- 
zioni di cmc. e fornita di una pera di gomma; con essa misnrava la quantita di siero e quella 
di coltura o di emulsione che doveva servire a diluiilo. Questo nietodo 6 ancora adoperato 
in alcuni laboratori. Pero d difficile e fastidioso regolare 1' aspiiazione con le dita; inoltre, 
lungo le pareti interne del tnbo, riraaue, per adesione, un velo li(iuido. die altera i risultati. 
perche rappresenta una frazione elevata della quantita di li(|uido contenuto nell' iuterno del 
tubo quasi capillare. 

"Widal adesso preferisce e consiglia nn altro metodo. Si jirende nn tubo di vetro steriliz- 
zato e chiuso con ovatta alle due estremita, si assottiglia nel mezzo alia tiannna, e poi si spezza 
nella parte assottigliata, in modo da avere due pipette. con aperture regolari e perfettamente 
identiche. Con una di esse si aspira il siero, e se ne laseia cadere nna goccia in nn vetrino da 
orologio od in nn tnbo ; con 1' altra si aspira V emnlsione dei batteri o la coltnra, e se ne la- 
sciano cadeie varie gocce. Dopo aver luescolato benissiino. si pnii proccdere alio stesso modo 



I 



BATTKRIOLOGIA bi < 

per otteneie una tliliizione nlteriore. Ad es. con 1 goecia di siero e 9 di coltura si ha una 
diluzioue ad '/,o ; con nna goceia di questa e 19 di coltuia si ha nna dihtzion^ ad Vijo' e 
COS! via. Vaiiando il numero delle gocce e ripetendo vaiie volte le diluzioni 6 facile otteneie 
tutti i lapporti possibili. 

Verney invece di due piiiette, ne usa una sola, avendo I'avveitenza di rilavaila spesso in 
acqua holleute, e inoltre di aspiiaie una o due volte la soluzione da diluiie, prima di lasciarne 
cadere una gocoia, in modo da ridurre I'errore dovuto al velo liquido che riniane neirinterno 
del tube. Le diluzioui jiossono farsi in vetrinl da orologio, per confezionarne poi delle gocce 
pendenti, o in tuhicini di vetro, per 1' osservazione uiacroscopica. 

Questo metodo e niolto pratico ; jier usarlo basta avere una goecia di siero e del tul)i di 
vetro couiune. £ anche niolto precise ; tuttavia la grossezza delle gocce non dipende sol tan to 
dal diainetro del foro, come sembra crederlo AVidal, ma anche dalla tensione superficiale del 
liquidi ; quindi le gocce di siero e quelle di coltura non sono certamente eguali, ed il metodo 
non puO) pretendere ad un ligore troppo grande. 

Se la quantitit di siero e molto scarsa e consigliabile il : 

Metodo ValagKSna. Disinlettat43 il dito dell' infermo, 1' A. 1' ascinga molto bene con un 
poco di garza asettica e lo i)unge con uno spillo. Uscita la goecia di sangue, con un sottile 
tubo di lint'a vaccinica fa entrare in esso per capillarita il sangue ; cosi forma nell' interuo una 
colonnina di sangue della lunghezza di 2-3 cm. Tonde poi i due estremi del tubo con un liam- 
mifero, ed aspetta che il sangue coaguli. Dopo 10 minuti si comincia a separare il siero lim- 
pidissimo in quantita sufflciento per eseguire la reazione agglutinante e dopo due ore e uiezza 
o tie il siero separatosi 6 di circa un centimetro lineare. 

In laboratorio si spezza fra le dita il tubetto a i)0chi millimetri dalla superiicie libera del 
siero. Qnindi il Valagussa suole impiegare, per avere all'incirca una niisura costante della 
quantitii di siero sii cui esperimenta, un ago da cucire della scala inglese numero 6 ; ne taglia 
la cruna, la immerge nella colonnina di siero e fa la reazione con (juella quantita di siero che 
aderisce alia cruna spezzata. 

Deposto il siero sul vetrino, mette accanto ad esso un'ansa rti coltura in brodo [A\ bacillo 
del tifo) di 24 ore o con 1' ansa stessa la mescola al siero. L'osservazione si fa in goecia 
pendente. 

Se la quantita di sangue aspiiata viene a riempire per buon tratto il tubicino, difficil- 
niente il siero riescira a separarsi sulla superflcie libera del sangue, jjerch^ il lungo coagulo 
r imjjedisce. Allora per eseguire la reazione basta rompere il tubicino a livello del coagulo ed 
estrarre con la puuta di uno spillo. per intiero, il sangue coagulato. II siero rimarra libeio 
nell' interuo del tubicino e ve ne sara nna quantita sutliciente per eseguire in goecia pendente 
la sieroreazione. 

Dopo 15'-20' e talora piii presto, si osserva se i bacilli sono ammassati e jirivi di niovi- 
mento. 

Perft il metodo di Valagussa abbisogna assolutamente di un'ansa di platino e di un ago 
calibrati ( 1 ) ; siirebbe consigliabile che venissero da qualche fabbrica messi in commercio, 
in modo da essere sicuri che realmente con la cruna si prenda una quantita di siero corrispon- 
dente circa alia quarantesima parte della goecia che pu6 prendere I'ansa. j^ou essendo pero 
in commercio non rimane che calibrare ansa ed ago da s6, cio che impoita molta piii accuia- 
tezza di quel che non si creda e per la quale bisogua ricorrere alle bilancie di precisione. 

Metodo Carducci. Qnesti ha fatto costruire delle pipette col beccuccio molto lungo e sot- 
tile, che sterilizza e conserva un recipiente sterile. Kaccolto il sangue con un tubetto del A'a- 
lagussa xiiuttosto di grande diametro e fatto separare il siero, ne ronipe gli estremi con uiia 
pinzetta, introduce il beccuccio di una delle pipette in uno degli estremi del tubo e soffiando 
fa uscire siero e coagulo, che raccoglie in un vetrino da orologio. Con la stessa pijietta conta 
quaranta goccie di coltura che fa cadere in un altro vetrino da orologio, poi vuotata la pi- 
petta deireccesso di coltura ne avvicina I'estremo al miscuglio di siero e coagulo, cosi il siero 
tosto sale ad una certa altezza per capillarita. 

(1) Per calibrare I'aasa I'A. consiglia di pesare in una bilancia di pi-ecLsione una deter- 
niinata quantita di Ucpiido e poi estrarne un'ansa e ripesarlo. Arguisce la capacita dell' ansa 
dalla diminuzioue del peso Uel li(iuido. Lo stesso procedimento segue per sapere la capacita della 
cruna dell'ago. 



318 



BATTERIOLOGIA 



Alloia soHiiHiclo (lolcemente aH"estipmo clolla i>ii>ottit f:t radeie uclle 40 gocce <li coltnirt 
nua goccia di wero. liiuescola il tutto cou nii'imsa di i>latiiio e del iiiiscuglio t'a im itreiiarato 
in goccia peiidoiitf. 

PliOCEDDIENTI PRATKI CON AllATTI APPARECCHl (CASAGRASDI). 

Tolendo i)oi essere assolntamente sicnri di usare rapijortl esatti. audie servendosi di 
piccolissime ((nantita di sieri, si \nw usare nii adatto apparet'ciiin da me costniito (fig. 160) 
<he constrt : 

1' di una i)iiietta ca]iillaie B. foiniiosta di dne parti: niia tubulare lb) della capacitii 
di Va nrmc. divisa iu "> parti, i-iii snssegue nn"altra («) della oapacita di 10 mmc. divisa in 10 
parti; di guisa the tutta la pijietta ha \u capacita di mnu'. 10 '/a = 

2° di nn ])iattino c con due scavi profondi : uno piccolo (rf) in cni pno eutrare alquanto 
comodamente la i)nuta della i)ipetta, ed uno piii urande (c) della capacita almeno di uu mezzo cmc. : 

3° di una .«erie di tubi capillari del diametro di 'J mm. a 2 '/.; mm. 
Quest"ai)pareechio si adopera co-si : si raccoglie il sangue in tubo quasi capillare: lor- 
matosi il coagulo. alle estremitii ed in mezzo, si romjie il tul)o, si toglie via il coagulo e si 
soflfia il .siero a mezzo di una peretta A Jiel prinio incavo (d). il i)iii iiiccolo. della jtiastrina C. Si 

A. 




tig, KUi. 

aspua da (d) con la jiipetta .1 J> lino al primo segno C/io '1' mnic.) e si innnerge (luindi la pi- 
petta nella coltura in lirodo re«:ente (che si versa i)recedentemente in un vetro da orologio) e 
si aspiia, di solito, fino al segno '-'-lO a seconda del rapporto che si vuol ottenere ('/.,o ad '/,„„) 
Se il siero ^ in quantita maggiore si iiossono asjiirarne -/,o dimmc., e allora bisogna siiccps- 
sivamente aspiraie una quantity dojijiia di brodociiltura per otteneie gli .stessi rapporti. 

8i passa qnindi. soiliando entro la jiipetta, il materiale nelV incavo piii grande (c) della la- 
strina e ]K)i se ne prende un po" con nn'ans:> di platino e si t'a una goccia pendente, che si osscrva 
dopo 10-20 niinuti. durante i quali viene tenuta in tennostato. Si puo anche i^ima as]iirarc 
la coltura, sotiiarla nell' incavo piii grande, e poi. lavata e ascingata la jnpetta, aspirare il 
siero e sofiiarlo nella cultura. lavando poi con la miscela la ]iipetta : ma. ^ meno comodo. 

Doi)o avere usato qnesto metodo, tengo i)er6 ad avvertire che il suo t'unzionamento i; legato 
a una certa piatica. che si ac(|Histrt in poco tem]io. 

Anzitutto bisogna aver eura nello aspirare il siero di i>r()ccdere con niolta jirecauzione, per non 
raccogliere troppo liipiido o non far entrare (jualclie Iiolla d"aria. inconveniente che altera le 
proporzioni della miscela da farsi. Infatti aspirando con una certa veeraenza, la colonnina del 
siero sale nel tubo capillare, ne bagna le pareti e. anche quando se ne espella I'eccesso, ri- 
mane sempre un veto attaccato alle pareti stesse, per cni. invece di '/,,, o -/lo di nimc, si 
viene ed averne asjiirata nua quantita maggiore. 

In secondo luogo occorre, una volta aspirata la voluta tVazione di mmc. di siero. badai 
bene a non far pressione nell' interno della i)ii)etta al momento di immergerla nella cultura: 
ma. senz'altro asjiirare appena inunersala. ariestando I'asiiirazione al segno stabilito, avendo 
sempre cura di non aspirare di jiiii per non alterare le proporzioni del miscuglio. 

In terzo luogo. una volta aspirato 11 siero, la punta della pipetta rimane baguata dalki 
stesso materiale. il quale va tolto con un po' di carta bibula. altrimenti, immergendo poi la 
pipetta nella brodoeultura. il siero aderente alia sua punta vi si mescola, e cosi si alteraim 
del 2>aii le proporzioni sierodiagnostiche. 



I 



BATTERIOLOGIA 319 

Lo stesso si (licii dulhi biotlocoltiua clie riniaue aileiputo alhi piiutu stessa : bisogiia quiiKli 
<lojni «|nest'ultiina opeiazioiie pulire ancor.i una volta la jmiita, cio clir si pii6 fare con un altro 
]>()' (li carta bibula. che poi subito si bincia. 

In (luarto luogo, nel sottiare via la mescolanza ili siero e di coltura, bisogna evitare di 
sortiare molto o forte per non fare nsciie delle bolle d'aria, clie nieseolanrtosi al li(|uido for- 
iiiano della scliiuuia. la quale rompendosi sehizza via dei geriui: l>asta del lesto una ]ncc(i- 
Hssima ((uantita di licjuido per fare un preparato a goccia pendente. 

Inline, non e necessario sterilizz.Tre rappareccliio volta per volta al calore. liasta lavarln 
in (icijita prima e poi con alcool ed etere e laseiarlo asciugare : e perfi insieme all' appareccliio 
.stesKO occorre tenere tre bottigliette, una con acqua. 1' altra con alcool e la terza con etere. 

J.,*appaieecliio oft're il vantaggio di potere praticare la sierodiagiiosi in ]>roporzioni esatte, 
con niiniuie i|iiantirM di sicni ffrazione di nnuc | il ilie non si pno fare con vernn altro ap- 
]iareccliiii. 

Precipitazio>'e. — Siccoiiie aiiche questa propriata b, spe- 
oitica, e ad essa che si ricorre iu certe condizioni, di prefereiiza 
<*lie airagplutiiiazionc. 

Pel siio studio qualitativo basta uggiungpre il siero, nel <iuale si viiole 
ricercare, al tiltrato di una coltnra in brodo, oppuj-e ad nna iiiaeerazione 
avtiliciale di corpi batteriri, ed osaervaie se si produce un precipitato. Si 
puo ani'bc aggiungerc il siero all'estratto nucleoproteidico sciolto in acqna 
alcalina. 

Per lo stuiio qnantitativo si nota a quale dilu/.ioue niassinia coutinua a 
prodursi il precipitato, e si designa il rapporto come limits di precipitazione. 

Battericidta. Del jmtere battericida dei sieri per identificaTe 
i i;eriiii patoii'eni ci si serve di rado: nel caso pero si voglia idenli- 
ticare il vibrioiie eolerigero, e ad esso clie si ricorre preleribilmente. 

Per studiare il potere batterici<la di uu siero, si proeede come per Pag- 
glutinazione; cioe si aggiungono deterniinate quantity di siero a emulsioni 
<li gernii, e si osserva al microseox)io in goccia pcMidente se i germi si dissolvono; 
oppurOj ove sia debole o manchi il potere litico del siero, dopo un tempo Aaria- 
bile da \'^ li. a 1 li. si aggiunge a queste emulsioni delPagar o della gelatina 
e si fanno delle ]>iastre. 

Sapendo quanti germi contiene '/in ^^ cmi-. dell'emulsione (cio clie si ot- 
tiene seminando tali quantita in piatte di agar o gelatina) si puo arguire, 
dalle colonie die si svilupx)ano, quanti siano i germi clie sono stati uccisi 
(lal siero stesso. 

si fa molto bene la prova servendosi di capsule di Petri, da me modiflcate, Del centro del 
cui fondo sia praticato un incavo come nei vetrini portoggetti. In questo incavo si pone '/in 
di cmc. della eunilsione e la quantita del siero clie si crede ('/j — 1 em.) dopo ' o — Hi. si 
aggiunge la gelatina o Fagar avendo cnra di versarla con una certa forza in eorrispondenza 
flcll' incavo i)ei'ehc i geiini si possano distriliuire bene. 

Tuttavia, se esiste anclie il potere agglutinante del siero, cio che e il caso 
piu frequente, il metodo delle piastre h molto inesatto, perche si forniano 
degli ammassi, composti talora da parecchie centinaia di batteri. Siccome 
ogni ammasso dsi origine ad una sola colonia, enumerando le colonie che si 
sviluppano, e riferendone ciascuua ad un solo genne, se ne deduce che il 
numero dei germi e notevolmcnte scemato, cio che invece non &. Anche 



320 BATTERIOLOGIA 

alcuni disinfettanti haniio ia stessa azione. Quasi tutte le licerche sul 
potere battericida degli umori sono state fatte senza tener conto di questa 
causa di errori, e quindi sono da rivedere. Solo quando nelle piastre non si 
sviluppa nessuna colonia, come nelle recenti ricerche di Wechsborg sul tifo, si 
h autorizzati a dedurne che esista un vero potere battericida. 

Per lo studio della battericidia occorre far uso di siei-o frescbissimo, percbe 
il complemento si altera, gradatamente trasformandosi in complementoide, il quale 
h sfornito di ogni azione. Si possono anche eseguire le ricerche aggiungendo 
del complemento (cioh del siero estratto da poco da un animale uon trattato) 
ad un siero veccbio, specilico. 

Un tempo, per queste ricerche, si usava soltauto il metodo di Pfeiifer. Si 
immunizzava, cioh, I'animale in antecedenza, e qnando si era sicuri di avere 
prodotta 1' immunizzazione, si inoculava nel peritoueo di un animale sano il 
germe che si A^oleva diagnosticare, insieme al siero dell'animale immunizzato, 
e dopo 1/2 !•• — 1 l^- ^i estraeva un po' di lirjuido dal peritoneo stesso e 
si facevauo delle colture a becco di clarino in agar, nont^hfe j)reparati a goecia 
pendente, per vedere se i germi erano immobilizzati, deforniati o disciolti. 

Ecco, per es. , come si opera ancora per il colera secondo il tnetodo di PfeiJ/'er, metodo 
che pu6 valere del resto anche per altri germi. 

Si uccidono col dorofonnio delle colture di colera e si iniettano in piccole dosi in cavio 
in modo cio6 che gli auimali non x>resentino notevoli abbassameuti di temperatura n6 fenomeni 
di intossicazione. Si inoculano allora le stesse cavie dopo circa dne .settimane con colture di 
vibrioni colerigeni giovanissime Idi 12 h — 20 h) fatte su agar, saleiido a poco a jioco da '/s •! 
5 anse stenipei'ate in 1 cmc. facendo ogni inoculazione alia distanza <li 8-10 giorni I'nna dal- 
I'altra. Dopo 1' ultima inoculazione si salassa 1' animale e il siero si pu(> conservare per vari 
mesi aggiunto di aeido fenioo al 0,5 Vo- 

Si stabilisee quindi il titolo del siero ossia la dose minima capace di distruggere in ini'ora- 
2 mmgi'. di coltura emulsionata in 1 cmc. di brodo e iniettata nel ca\-o peritoneale di giovani 
cavie del peso di 200 gr.: tale titolo si esprime in mnigr. (il siero piii attivo trovato da Pfeitier 
aveva lin titolo di '/2™u'gr.i. 

Ci6 fatto si prende il decuiilo della dose minima attiva del siero (decuplo del titolo) si 
aggiunge a 1 cmc. di brodo in cui si sia ennilsionata 1 ansa di vibrioni virulent! e si inietta 
nel peritoneo di una giovane cavia del solito peso, servendosi di una siringa ad ago smusso 
che si fa penetrare nel peritoueo dopo avere incisa la cute con una forbice. 

Bopo 20 miuuti attraverso lo stesso foro si introduce un tubo capillare di vetro nel quale 
si aspirano (se non salgono da s^) piccole quantita di liquido e con (piesto liquido si i'anno 
delle gocce pendenti. Se il siero aveva proprieta battericide i vibrioni si trovano inniiobiliz- 
zati, trasfoiTuati in granuli o disciolti. 

Giova pero notare clie col metodo Pfeiffer il complemento, ({uando si ado- 
peri del siero conservato a lungo con acido fenico, c scomparso nel siero stesso: 
quindi se la prova riosce «■ logico ritenere die esso venga fornito dagli umori 
dell'animale vivente. Oggi del resto, si preferisce I'osserv^azione in vitro (me- 
todo iudicato da Metchnikoff e Bordet) : si mescola, cioe, la coltura del germe 
sospetto con un po' di siero che se h invecchiato si aggiunge di siero fresco 
di un animale uuovo, e poi si coiifezionaao le goccie pendenti, <ippure se si 
ha I'animate immunizzato vivente, si salassa e si mescola il suo siero tal 
quale all'emulsione. Anzi si preferisce il siero di quegli animali immunizzati 
il cui siero di latte agglutina i vibrioni del colera (quindi P immunizzazione 
si fa in cavie gruvide e si prosegue durante il iiuerpcrioj. 



BATTEEI'_)L<iGIA '6'Jl 



Parte H. 

CARATTERI DEI SINGOLI BATTERI PATOGENI 
E MEZZI DIAGNOSTICI. 

Cap. I. 
CLASSIFICAZIOXE DEI BATTERI. 

La batteriologia specialc si occiipa dcllo studio particolareg- 
giato del singoli germi. 

Sia che iu questo studio si abbia specialc riguardo alia dc- 
scrizione di quelli patogeui per I'uomo c per gli animali, sia che 
non lo si abbia, per ben comprendere i caratteri dei batteri e 
auzitutto necessario disporli in un ordiue determinato, cioe clas- 
siticarli. 

Le classiticazioui siuora proi)oste dai botanici e dai batterio- 
logi, corrispondouo solo iu parte ad un concetto scientifico, perclie 
la distinzJou<> delle forme battericlie e stata basata quasi esclu- 
vamente sui caratteri morfologici, quasi mai su quelli biologici, 
sicclie le classificlie si riducono ad essere un'accozzaglia di germi 
I)iii o meno affiui Tuno all'altro, i piu incompletamente descritti ed 
inideutificabili, cio die rende disagevole a molti, di tralasciare i 
coufronti uecessari allorclie si trovauo ad aver isolato un germe 
non comuue, e quindi facilita la creazione di nuove denominazioni, 
per germi gia da altri veduti. 

Tni le classiticlie le piu recenti sarebbero quelle del Fischer e del Mi- 
gula (]). 



(1) A titolo <li curiositi'i diiii soltanto ube in <|uesti ultiini teiiiiii alcuni batteriologi fran- 
ccsi hanno adottato la classifica del Trevisan, il <xualc si c pcnnesso di sostitnire a tutti i 
noiiii indicanli 11 genere dei batteri delle dcnoiiiinazionl di uomi ])ropri d'aiitore ; ora questa 
ulassitica eervellotica, percbe non basata sojjia alcuii criteiio scientifico, crea una seiie di aj)- 
pellativi strani. i qnali vengoiio intesi da pocliissinii, c genera una grandissinia coufusione. 

I batteri delle sctticeuiie eniorragiclie ad es., souo stati chiamati 2^("^tovrcllc in onore di 
I'astenr, il quale certo non aveva bisogno, per essere deguatncntc onorato, clie i batteriologi 
sostitiiissero il siio eognome alia jiarola bacterium per «n griipjio di germi I E mi pare che 
qufsto csenipio basti. 

Celli 21 



L2 BATTERIOLOGIA 

II Fischer distingue cosi i battei'i : 
1" Haplobatteriucee : 

Allococcacee ( Micrococco (immobile) 



I 



^ Omococcacee ( Planococco (mobile). 

Sarcina. 

Plaaosarcina (mobile). 

Pediococco (a 4 od a tavola). 

Streptococco. 

' BacilluHi (immobile). 

„ .,, \ Bacillee \ Bactrinium ' © , moiio- 

Bacillacee - i ^ \ I 

(Spore) I liactrillnm "^ lofo- trico 

Bactridium £ peri- ' 

Clostridiacee (spore fusiformi). 

Pleetridiacee (spore a baccbetta di tambnro). 

Spirillacee (Vibrio, Spirillum, Spirochete). 

2" Tricobatteriacee : 

Filamouti immobili nou ramilicati con membrana : 
Crenothri.s; (senza zolfo). 
Thiothrix (con zolfo). 

Cladothrix (ramificati pscndo - dicotomica- 
mente). 

Filamenti penduli mobili senza membrana: Begiatoa. 

(^upst:i. classiiica iion ivjrge piii alia crifica porclie: 

1° riiiiiardo alle eoecacee, e dimostiato oraiiiai clie con o]i]iortuiii iiictoili di coknazioni, 
non si trovano ue cocclii lu' saii'iiie jirive di ciglia, (jnindi non i' possible distinjinere ]>er fpiesta 
pro])riota i i>laiiococchi dai inicroeoi'clii. \c saicine dalle jilaiiosarcinc ; 

2° rignai'do alle liacillaeoe e troppo ditiicile aeceitaisi se nn gpriiie sia o meno peritrico 
con assoluta certezza, i>fv potere stabiliie degli a}!;gTii])panienti in base al numero delle ciglia: 
la tecnica di colorazioiie delle ciglia ^ troppo delicata, troppo insicnra, porclie in niano a tntti 
possa pennettere di condnne a buoni risultati: f' stiaordinarianientc piii tacile, riplla niaggio- 
lanza dei casi, trovare i genni privi di ciglia, clic trovarli forniti : eppero ove si volesse se- 
guire il Fischer, si finirebbe col trovare senipre dei bacilli, e raraniente dei baetrini, dei 
biictrilli, dei bactridi. Dipi)iii in tutte qneste forn\e il Fischer amniette la presenza di spore, 
fatto che puo essere esatto ; nia non bisogna dimenticare che per un grandissinio numero di 
batteii le t'onue di vita duratnra non si sono ])otute dimostrare. 

:i° riguardo ])oi alia tricobatteriacee, fr assolutaniente inesatt" stuhilire distinzioni di 
grupid ill base all.a presenza o non di graniili zolfo. poiche si sa che i grannli co.si dctti 
di zoll'o. non lo snno; come e inesatto stabilire dift'erenze tra crenotrix i' begiatoe, trattandosi 
di germi appartenenti alio stesso gruppo: tinalmente non si sa che cosa intendere ])er thiotrix, 
e tanto meno jier dadotrix. poiche iie il Fischer ne altri Thanno aneoia bene precisato. 

II Migula, distingue i batteri nei seguenti gruppi: 

Streptococco. 
I Micrococco. 

Coccacee , Sarcina. 

f Planococco (mobile). 

\ Planosarcina (mobile). 



BATTERIOLOGIA 



323 



Batteiiacee 



Spirillacee 



Clamidobatte- 
riacee 



Bacterium (immobile con spore). 

Bacillus (mobile: ciglia in tutto il corpo; 

spesso con spore). 
Pseudomonas (mobili: ciglia ai poli; rare le 

forme con spore). 
Spirosoma (senza ciglia). 
Microspira (1-2 ciglia polari). 
Spirillo (5-20 ciglia polari). 
Spirocliete (senza spore e forse con una mem- 

brana oscillante). 
Streptothrix (tilamenti non ramiticati — ripro- 

cluzione per conidi). 
Cladotlirix (filamenti ramiticati - riproduzione 

per disseminazione di corpuscoli polarij. 
Crenotlirix (senza solfo). 
Fragmidothrix (filamenti non ramificati divi- 

sibili socondo tre piani). 
Thiothrix (con zolfo). 
Begiatoe. 

Xella classitica del Mijrula : 

1» non reggono le distiuzioni dei giuppi del cocc-hi, peiclie basate sulla presenza o as- 
senza di ciglia : lo stesso si dica per quelle delle Ijatteriaeee : 

2° in quella delle spirillacee, v' e il gruppo degli spirosomi. clie e diinostrato non esi- 
stere: alcimi di (luesti spirosomi, come il liiigualig. sono invece dei germi ramificantisi equindi 
non delle spirillacee : 

3° non ^ poi accettabile la distinzione delle famigUe delle claniidobatteriacee. pereUe 
r A. da per streptothrix delle detinizioui die non eorrispondono ai fatti. intende le crenotrix 
<liverse dalle begiatoe: e le framigdotrix e le eladotbrix non -si sa in che cosa bene differi- 
seano tra di loro. 

Nella pratica, nonostante ci siano dei dubbi snll'assenza, nelle forme bat- 
terii-lie, di endospore, si segue abbastauza spesso la classiticazione del Lehmann 
« del Neumann i quali distiuguono i batteri in: 

Streptococcus (diplo-strepto) 
Sarcina. 

[ Statilococcus. 
) Pediococcus. 
] Merista. 
' Merismopedia. 
Bacterium (senza spore). 
Bacillns (endobacterium), (con spore.) 
Spirillacee (vibrio spirillum, spirochete). 
Corynebacterium. 
Mycoliacterium. 
Oospora. 

Soltanto giova far rilevare : 
1° che la distinzione delle ooccacee in soli tre gruppi risponde male ai bisogni della 
liratica : specialmente Tuuire nel genere micrococcus tutti i tetrageni e gli stafilococchi. ge- 
nera confusione ; 



Coccacee 



Batteriacee 



Ifomiceti 



MicrococcTis 



324 BATTERIOLOGIA 

■2" the se saifbbo ginsto ehiamaie ifomiceti i genui clie fllogenetioamente si liijortano ad 
ifomiceti, tnttavia siceome ton questo nome intendiamo altri esseri molto e molto iiiii grandi, 
come i penicilli, gli aspergilli. i mucor. si finisce col generare troppa confusione. Cosi, chia- 
iiiare oospore gli streptotrix, e del pari poco pratico, peicbe, in tiattati botaniei, per oospore 
sono intesi degli oidi. 

A rjuesti grnppi poi il Lelimanii e Xeumann aggiungono i leptotrix, le begiatoe, le cre- 
notrix, le cladotrix, le tbiotrix, ma non ripetono die le veccbie distinzioni di qiiesti germi 
le (piali oramai non reggono alia critica. 

Ci<"> premesso, a me pare cbe la classifica la quale potrebbe maggionuente permettere al 
batteriologo di orientarsi in mezzo a tutti i germi seoperti e a quelli die ancora si vanno 
scopiendo, sarebbe quella che permettesse di raggruppare i germi ssimili, press' a poco, come 
ha tentato di fare il Fliigge. tenendo nello stesso tempo presente la possibile filogeuesi del 
gruppo stesso. 

lo, da tempo, per necessita didattica, lio cercato di dispone in 
questo modo i batteri, distinguendoli in due grandi aruppi: 

I. Gevini cho sono luolfo nllini alle alghe 
o dcrivano dalle stesse (*?). 

aj diagnosticahUi col solo csame microscopico. 

Leptothrix (forme filamentose lunglie, mai ramificate, sottili, di in- 

certa posizione nella sistematica). 
Cladothrix (alghe prive di clorofllla clie non sono ne delle begiatoe 

propriamente dette, ne dei leptothrix, ne degli strepto- 

thrix) di esistenza incerta come germi a se. 
Begiatoe prop, dette (alghe oscillariacee prive di clorofllla a cui 

vanno riportate le crenothrix e la maggior parte delle 

cladothrix, delle triothrix, ecc). 

h) forme curve diagnosticahUi coU'esame microscopico e hatteriologieo. 

Vihrioni (forme isolate per lo piii curve o a pareutesi). 

Spirilli (forme a spire corte). 

Spirocheti (forme a spire grosse e lunghe). 

cj forme rotonde. 

Micrococchi (forme rotonde isolate). 

DiplococcM (forme rotonde a due). 

Tetrageni (forme rotonde a quattro). 

StreptococcM (forme rotonde a catena). 

Sarcine (forme rotonde grandi, a quattro e a cubo). 

II. Gei^ini luolto afHni ai funghi <» die ilerivano dagli stessi. 

dj che si presentano nella forma tipica di miceli ramijicati con conidi. 

Streptotrix (che sarebbe meglio chiamare cladothrix ove per clado- 
thrix non si intendessero delle alghe). 



BATTERIOLOGIA o'Jo 

ej che solo in determinate condizioni di sriluiypo prcsentano nn mi- 
celio ramificato. 

Mieohatteri, 
CorynehatterL 

f) che per eerti carattcri del micelio (?) alcuni ricordauo stadl di 
streptotrix, ma che per la inii si presentano come hastoncini corti 
e tozzi vacuolati. 

Scifohatteri (no v. jien.). 

{ij che non e ancora dhnostrato, salvo in qualche caso speciale, e non 
ancora hen assodato che diano luogo a forme miceliari, ma che 
certo possono formare dei filamenti. 

a) senza spore, hatteri propriamente- detti, distinguibili in 
tanti .uTiippi risiiltanti dalla riiinione di germi simili, secondo le 
indicazioni del FUigge : 

1" gmppo dei batteri delle settieemie emorragiche; 

2° grnppo dei batteri AoiWinflnenza e dello sputigeno; 

3" gruppo dei batteri capsniati e mitcosi; 

40 grnppo dei protei ; 

50 gruppo del h. coli e del h. del tifo e del h. dissenterico ;■ 
3) con spore, hacilU propriamente detti, distinguibili nel 

gruppo dei hacilli : (spore nel mezzo, non deformanti) ; 

gruppo dei clostridi : (spore nel mezzo, deformanti) ; 

gruppo dei plectridi : i spore ad un estremo). 

Cap. II. 

LEPTOTEICEE, CLADOTEICEE, BEGIATOACEE. 

Questi germi, souo quelli che non rientrano nei comuni gruppi 
delle batteriacee (1) e die furono dagli autori chiamati in vario 
modo : 

dal Migula: clamidohatteriacee ; 
dal Fisclier : tricohatteriacee. 

(1) Xivturalmente, non lianno die fare coa essi alcune forme non coltivabili (quindi diiv- 
gnosticabili mediante I'esame microscopico) die si riannodano per la forma e le dimensioni ai 
bacilli, per lo piii sottili e InngM, disposti a strepto-liacilli o isolati, mobili o no, sempre colorati: 
sono questi i cosi detti bacilli cromofori di Fischer, che si possono dividere, alia loro volta, in 
vari gruppi, a seconda del colore del pigiiiejito : 

h. purpurei a pigmento rosso porpora ; 

b. vercle-f'ofjlia a pigmento verde, nelle sue varie gradazioni ; 



326 BATTERIOLOGIA 

Souo forme piuttosto liinghe, discretamente grandi: quasi 
sempre la loro membrana si iiiostra spessa, o perclie lo e real- 
mente, o perche ad essa e addossata una guaina. 

Migula divide le sue clamidobatteriacee: in streptotlirix, cladotlirix, cre- 
notlu-ix, fragmidiothrix, tliiothrix, begiatoe. 

Fischer le divide in : forme immobili e senza gnaina (tiothrix, cladotlirix, 
crenothrix); forme mobili e con guaina fbegiatoe). 

Migula ritiene clie tra le sne clanii(lol)atteriacee vi siano forme di streptothrix ossia iila- 
nienti grandi, ai cni estremi vi sono conidi, e forme di cladothrix che saiebbero simili alio 
streptotrix salvo che si ramiticlierebhero. 

Ma le streptotricee, qnali si iutendono comitnemente. sono forme allnngate, capaei di ra- 
mifiearsi, e ai cui estremi si trovano conidi : sarebbe meglio rinnire i due gruppi di strepto- 
tricee e di cladotri<'ee insieme, cbiamaudoli con nome unico di streptothrix o di cladothrix. Le 
8tre]itotricee del resto sono tutte coltivabili e rientrano nelle batteriacee propriamente dette 
e quindi possono venire diagnosticate con mezzi batteriologici. 

In qnanto alle fragmidiothrix si tratterebbe di forme a tilanienti non ramiticati clie si 
dividono secondo tre piani e verrebbero a dar luogo a dei tilamenti attorcigliati : ma di qnesti 
esseri bene individualizzati non se ne conoscono. per cui il grnppo. nel senso di ^Migula, 
non puo accettarsi. 

Diinodoclie (tolte le cladotricee, le streptotriceej le fragmidio- 
tricee), le clamidobatteriacee si riducono alle thiothrix, crenothrix. 
be(j\aioe, ossia ai grupjii di tricobatteriacee indicati dal Fischer, 
dalla cui classifica vanno tolte le cladotricee per le ragioni dette 
a proposito della classiticazione del Migula. 

La diagiiosi di (jueste forme e difticile : 

Crenothrix. — Le crenothrix, i cosi detti ferrobatteri, sareb- 
bero esseri filameutosi, clie non si ramificano, che non possiedono 
alcun granulo rifrangente, che sono forniti come di una membrana 
in cui si pub depositare delFossidoidrato di ferro, per cui coH'andar 
del tempo diventano perfettamente rigidi. Esse si dividono tra- 
sversalmente dando allora luogo a filamenti articolati. I trattatisti 
aft'ermano anche che nuando sono molto vecchie ciascun articolo 
si pub dividere in tre o (juatto sensi, dopo di che si formerebbero 
airestremo dei tilamenti, dei corpiccioli rotondi, uscenti dai fila- 
menti stessi, le cosi dette spore che caratterizzano la crenothrix 
polispora o I'uhniana : i)erb si e visto che si tratta di forme cocciche, 
le quali si moltiplicano entro i tubicini della crenothrix quando e 
morta. 

Thiotrix. — Le thiothrix, i cosi detti solfohattcri, si trovano 
nell'acqua solfurea e contengono granuli splendenti forse a torto 
ritenuti di solfo: si distinguono dalle precedenti appunto per 
questi granuli. 



BATTERIOLOGIA 327 

liEGiAToE. — Lc heijlaioe souo tipichc alj^lic oscillariacec 
seiizii clorotilla, a tbrina oiululata, a coiiteimto graiiuloso, a 
paretc ben iictta, mobili con inoviincnto oscillatorio o a i^en- 
(lolo. 

Gli «tudi recenti fatti sii (juesti cssoi'i, tendono a diuiostrare 
clie tatti sarebbcio dcllc begiatoe. Lc crenothvix sarebbeio 
bcjiiatoe che in doteriuinate c«)n<lizioni a(*<iiiistano la proprieta 
di assuincre idro.ssido di feno; lo thiotlui.x <lellc begiatoe clie 
in adatto condizioni divengono claniidobatteriacoe capaci di vi- 
vcrc in acqne solfuree, e inline le begiatoi'! propr. dette sarebbero 
«iuel]e forme elie si trovano nelle acqne in iicnere. Quindi i batteri 
tilameutosi, le claniidobatteriacee o tricol)atteracee sarebbero rap- 
presentate da sole l)e.uia.toe. 

Le pin importanti sono: 

1" la OKKNOTiuux KUHXIANA cbe h il tipo tlelle alglie capaci di assu- 
luere il forro e produvre i tubercoli ferrugiiiosi uci tubi di forro uou inca- 
tramati ; la sua guaiiia geueralmeute lia un coloi'ito ocraceo. Essa h uiorfolo- 
gicameiite identica alla./>e(7. alba, couiuiiissiina in tiitte le acque : solo questa 
uou ha la gnaiua ferrica ; 

2' la iJKG. TENi'issiM.v che e estremanieute sottilc, dotata di luovimcuti 
oscillatori : ad essa alcuni ripovtano la leptothrix raldcri o ochracea: pare pcro 
che si diffcrenzi dalla beg. teuuissinia perch^ quella c capacc di assumere 
il feiTO, e quosta no; 

3" la BKci. RAJIOSA che e una begiatoa la ([ualc ucl dividersi da articoli 
latcrali in cui si dcpouc del ferro: il ramo quindi divieue rigido e allora I'ac- 
cresciniento dell'articolo priucipale si fa in nn altro seuso, doudo la genesi 
delle raniilicazioni. Questa begiatoa uou si dove contbudero con ifi di pe- 
uicilli e di inucor che nelle condutture possouo piu'e rivestirsi di ferro, i 
quali se ne ditferenziano povchfe il diametro dell' ifo e seinpre grande, 
dippiu e settato, o la deposizione del ferro si fa a granii c non a capsula 
(Vol. I, pag. 138); ; 

■i" la 15EG. si'ir>ALiK()i!Mi.s cho 6 foggiata a spira cd e capacc anche essa 
di assumere iiua gnaiua ferrica. 

Di tutte, la piii iinportante e la U. Knlmiana clie produce il 
fenomeno crcnothrix : essa cio^ si niolliplica sulle pareti dei tubi 
di ferro non incatraniati formando colonics, attorno a. cui si depo- 
sitai uno strato di idrossido di ferro, per cui si fornumo i tubercoli 
ferru.!i,inosi clie ])Ossono tinire colFoccludere il tubo. 

Questo fenomeno puo succedere aiiclie nei tubi <li terracotta ; 
pero in questo caso si tratta di una uotevole riproduzione di ce- 
spu.iili di bejiiatoe clie serxono di terreno di coltura a parecclii 



328 BATTEBIOLOGIA 

germi, per cui si formano interi blocclii di uiaterialo meliiioso vhe 
pno occludere le coiMlutture piu piccole. 

Va pero iiotato die tutte le altre begiatoe possoiio dare il fe- 
nomeno crenothrix, e auclie altre algiie: quali la spirogyra elongata, 
e funglii, come il mueor miiccdo, il i)enicUhn)i (iliOiciOH. 11 tamni- 
Mum elegans (Pellegrini). 

Noi faccianio <liagiioai di crenothrix notaudo lilamenti isolati e libevi, ri- 
vestiti di giiscio di colore ocraceo a contenuto omogeneo, splendente, e solo 
alle volte con qualclie granulo; si trovano per5 anche lilamenti sottilissimi 
che vengono fuori come da nn unico picciuolo, i cosl detti lilamenti a nastro; 
ma in questo caso si tratta di nn fenomeuo invohitivo (la crenothrix si e 
rotta in una serie di lilamenti attorno ai f|nali si depone il ferro), quando 
non si tratti di un' altra alga descritta col nome di gallionella ferruginea, 
die secondo il Pellegrini 6 realmente nna forma di fevrobatterio a so. 
(V. Microscopia, Eaame microscopico (loll'acqua). 

Cap. tit. 

STEErTOTRICEE (ACTIXOMICETI). 

Sono germi filameiitosi. molto Iniiglii. oapaci di lamiliearsi 
dicotomicamente o pref<eiit;ire all' estremo libero dei eorpiceioli 
rotondi, disposti a rosario, clie sono i eonidi o artrospore, le 
«juali si ditt'ereiiziano dalle spore v<'re jterelie lianno una minor re- 
sistenza .agli agenti fisico-cliiinici dig. 1(»1), 



p 









xV 



Le streptotricee si possono pero presentare sotto forma di lilamenti con o 
senza artrospore nel (lual caso ricordano le forme di leptofhrix, o si trovano 
sotto I'aspetto di nna chetocladiacea [fnngo costituito da un micelio rami- 



BATTERIOLOGIA 329 

ficato e intrecciato, con coaidi termiiianti con corpi laterali rinfrangenti, 
rotondi, che si fondono insieme (zigospore) e nel cni iutevno si formano dei 
corpiccioli sottilissimi (stiloapore)] ci5 che dimostra che \o streptothrix si 
rannodano agli ifomiceti, anzi che potrebbero derivare dalle chetocladiacee 
stesse. 

Non tutti gli aiitori nsano il terniine di strepiotlirix : alcnni le chiamano 
cladothrLr. 

Veramentc. stando all'etiniologia del nome qneste forme si do^Tebbero chia- 
mare cladothrix, pinttosto che streptothrix; per5 geueralmente vengono chia- 
uiate col secondo ; ed o meglio conservare qnesta denominazione, per riserbare 
qnella di cladotrix alle alghe che hanno presso a poco la strnttnra delle 
begiatoe, ma non hanno clorotilla e sono ramiticate. 

Le streptothrix, si chiamano actinomices dal Gasperini e da altri, in 
onore del prinio germe patogeno scoperto in qnesto grnppo {Vactinomii<es hovis): 
si chiamano anche oospore (dal Lehmann e Nenmann, i quali non posero mente 
al fatto che in botanica le oospore sono oidi); twcardie dal Trevisan (in onore 
di Nocard). 

Clara! fori iiiorfologiei. 

I Ciirattori moi'fologici c coltnrali si ripetono in liuea iicnerale 
in quasi tutto le forme. 

Sono esseri filainentosi, ramificati, provvisti di conidi, resi- 
stenti al (iram, ininiobili. In speciali condizioni di sviluppo lo 
estremo tenuinale del loro ifo si ri.iionlia, il clie suceede in modo 
t\\)ico neWactino^ntjccs horin. Presentano i loro filamenti settati: 
o.uni frammento puo liherarsi dal filamento stesso e assumere 
quindi la forma di baoillo. 

AUnini nella forma, baeillare lianno la proprieta di assumere, 
per I'intermedio di sostanze ancora non bene note, forse grasso o 
modificazioni si)eeiali del citoplasma, alcuni determinati colori di 
anilina mordenzati e di non cederli in presenza di acidi. 

Sono (piesti i cosi detti hattcri acidofiU. Tale resistenza e piii 
evidente nelle forme parasiticlie, specialmente in quelle die si 
coltivano diffieilmente, come il b. della tubereolosi. 

Caratteri oolfiirali. 

In (jelatina per injinfiione : se vi si sviluppano, per lo jiiii la 
tiuidifioano, laseiaudo limpida la oelatina fusa; si forma alia 
superfu'ie una massa bianeastra consistente, a bordi irregolari e 
discontinui, elie poi si iiccartoceia e cade al fondo. 

II nastrino e "eneralmente .cranuloso e presenta dei rami iinis- 
simi (t\^. 102), piu spessi e piii evidenti nella parte alta dell'infis- 
sione elie nella bassa, ove possono anelie mancare. 



330 



BATTEKIOLOGIA 



In hroflo: qiiesto uon vieue intorbidato: vi formauo colonie sttic- 
cate, ramose clie precipitano al fondo, sotto forma di i)allotto]i]ie 

rajijiiiite (tig. ,1(5;}), o clie si attaecano 
al tubo specialiiieiite la cne il incnisco 
aderisco alia i)arete del tubo stCvSso, 
daudo hio«io a lui \'elo imperfetto e 
tiammeiitato: solo in ak'nuc forme pa- 
lasitielie si forma uii velo eoiitiiiiK^ 
omojieiieo elie piii tardi si accartoecia 
assumeiulo la forma di una carta geo- 
uratica in rilievo (tubercolosi). 

Sn (if/ar (iliccriiiafo .so]i(lific((t(> a 
I'ccco (I'i Huuto: si sviluppauo sotto 
iorma di c(.)lonie staccate cupolifonui, 
lianeo-sporche o eolorati^, a bordi ra- 
: amente schiacciati, plii spesso tina- 
mente areolati (tij;'. Ki-l , speeialmente 
se si jiuarda la superticie della colonia 
clie pojigia sul substrato, nel (]uale si 
approfondouo. Alle volte le colonie si 
fondono dando una patina aufrattuosa, spessa, 
rilevata, a l>ordi irregolari, bianco-sudicia o 
variamente colorata. Invecchiaudo, la super- 
ticie della patina ])u6 ricoprirsi di una pelurie 
farinosa di vario colore per la i>roduzione di 
ill aerei con spore. 

8u paUde: si sviluppano come suiragar, 
pero piu facilmente si forma il pigmento: 
inoltre alcune possouo sviluppare odori ca- ^'^' ^^'^' 

ratteristici. Sono tipici in questo terreno gli 
sviluppi delle streptotlirix: citrea, carnea, aurantiaca, alhidofava , 
terrUjtna, jlnricoloy, riolacea, orangica, cinerea, nigra (1), (troma- 
ticH, odori fcra ccc. 




lig. 162. 



tig. 163. 




Caratteri biologioi. 



Questi iiermi posseggono gli enzimi protcolitico, diastatico, in- 
versivo, ecc. 

In genere uccidouo gli animali in l.j-30 giorni per I'azione ma- 
rantica delle loro proteine: nelle patogeue tale azione si specifica 



(1) Qiiesta streptotrix c rjuella nota coi nomi di gtrepi. cromogcna, ili cladothrix dicotoma ; 
di ooxpora nitt^chnikotrii; di oospova chroinogenex (Lehmann). 



BATTERIOLOGIA Bol 

iiei iiucleoproteidi e nelle nucleine, (b. tubercolosi) oppure si lia 
produzioue di una tossina allorche il germe ha perduto qualnnque 
vapporto colla forma streptotricea (b. della dilterite). 

Le streptotricee patogene piu importanti soiio: V aciinomyces 
hovis, la stri'i)tothrix miulurae, la streptothrix farcUtica , la strep- 
tothrix hominis (?). 

Actinomyces. 

Carafteri moriolo^ioi o hiolou^ifi. 

Jj' actinomyces hovLs (siiionimi : diseomyces hovis e suis; h. acti- 
nocladotlirix : oospora, nocard'ia, strepiotlirix hovis; strepthotrix 
aciinomijces) si trova negli attiuomicouii del bue — noduli per 
lo pill del mascellare, ripieni di linfociti — e net muscoli del porco 
(act. mnscolorum suisj e specialmente net punti giallo-verdastii o 

brunastri, die sono costituiti da un in- 

treecio di filauienti sottili aggrovigiiati, .,r ^^^-"-.^ 

individnalizzati alia peiit'eria, ove termi- 

nano sottofonna di .rigonfiamenti (clave) 

rifrangenti, in appareuza articolati, a con- i ^SHBB^K •■ 1 

torni lisci o lobati itig. 165'. 

Queste clave sono colorabili nei cespn- 
gli giovani specialmente col metodo Gram- 
Weigert. Da questi cespngli si possono ' ** , ^ 

fare colture su siero o sn agar gliceri- «„ t„. 

^ '^ ng. Ibo. 

nato e si ottengouo colonic bianclie, poi 

grigiastre con tendenza al gialloguolo, anfrattuose e difficilmente 

fondentisi assieme. 

In gelatina a piatto, e meglio in agar a piatto, si formauo 
colonic dapprima rugiadiformi e cespngliose, nettamente delimi- 
tate che poi si rialzano a cupola e diventano opache, biauco-gri- 
giastre. 

Cresce in aerobiosi ed anaerobiosi in brodo ove difticilmente si 
forma nn velo: generalmente si produce un sedimento costituito 
da un intreccio di filanienti a bordi areolati: il brodo rimane 
limi)ido. 

In gelatinai per I'intissionc si sviluppa scarsamente: lungo il 
tramite si i)roducono delle barbe corte e tozze; sulla superflcie 
si forma una patina biancastra die poi si infossa. 

Inoculando Ic colture in brodo agli animali, questi muoiono 
senza die si riproduca rattinomicoma: si puo pero ottenerlo 




332 BATTERIOLOGIA 

qualclie volta inoculanclo loro (lirettamente il eoutenuto di iin 
attinomicoma. 

Xeirambiente si trova sotto forma di act. hovis sulfurevs (Ga- 
sperini). 

Diagnosi. 

Per 1' IDENTIFICAZIONE 6 assolutameiite necessario, nella iiiag- 
gior i)arte dei casi, tener presente la provenienza del inateriale 
dagli attinomicomi, dopo di die la ricerca si fa: 

a) per mezzo di preparati a fresco. I granuli giallaetri o grigiastri o pifi 
o uieno colorati in bruno dal sangue (dopo averli lavati in atqua lisiologiia, 
in modo da asportare le cellule liufatiche, o chiarificati con acido acetico) si 
achiacciano tra un vetrino coproggetti e udo portoggetti in una goccia di 
glicerina diluita, e si gnavdano a forte ingrandimento con lenti a secco o ad 
immersione. In nif zzo alle cellule linfatiche pifi o nieno intatte, si troveranno 
dei tilameuti, alcune volte ramosi o a cespuglio, altre volte a framnienti, 
altre volte col caratteristico aspetto clavato. 

b) per mezzo di preparati colorati. II inateriale trattato nello stesso modo, 
seccato e fissato, si coloi'a col raetodo del Gram ; i filamenti rimangono colorati 
in violetto, il fondo in giallo o in rosa a seconda del colore di contrasto 
adoperati). 

Xotasi clie por avere preparati piti nitidi si puo iramergere il preparato, 
prima di colorarlo, in potassa al 0,01 "/q secondo il metodo del Loffler. 

c) per mezzo di aezioni. I noduli si possono anche sezionare, colorando poi 
If spzioni con \ari ]n-ocedimenti, di cui il migliore o sempre qnello di Gram- 
Weigert. 

Per la diagnosi differenziale, nei casi in cui il inateriale 
non si sa se provenga da attinomicomi, bisogna tener presenti 
le altre foi*me di streptothrix patogene e non patogene, delPam- 
biente. 

Per cui bisogna ricordare essere bensi vero che varie streptotrix non cro- 
mogeno dell'aria, inoculate, producono dei noduli, ma che questi pero non 
possono riportarai agli attinomicomi del bue e dei suini. 

Tra queste forme tigurano I'alba (s. clad. Uquefaciens di Hesse), la Hofmani, 
Vact. albas di Berestnew. 

Del resto queste strepotricee non si clavanoche eccezionalmente nei tessuti, 
e tanto meno nellc colture. 

Alcune di esse coi ripetuti passaggi da animale ad animale o ancbe in 
altre condizioni di vita possono assumere un aspetto bacillare. Si conosce in- 
fatti una forma di sir. alba che pare abbia relazione col h. Zopfi il quale uelle 
condizioni ordinarie si presenta come un tipico battcrio (Casagrandi). 



BATTERIOLOQIA 333 

Occorre anclie differenziare 1' attiuomicosi dalle cos'i dette 
pseudoactinoniicosi hacUlari o leptotricce. 

Si possono trovare iafatti negli animali dei pseudoactinomicoiui che si dif- 
ferenziaao da quelli dati dalPactiaomices perch^ i grauuli sono molto piti 
grandi e voluminosi; spappolando questi granuli, il che e facile, ed esami- 
uandoli, noa si mettono in evidenza forme clavate; se qiialclieduna se ue 
tvova, cio awiene molto di rado e si tratta di clave piccolissime ; gli intrecci 
lilamentosi sono poi costituiti di filamenti non raiuificati, per cui i gerrai si 
assomigliano a leptotrix, tanto che alcnni autori hanno creduto che lo fossero 
realmente. 

Coltivandoli su siero, non si riproduce la colonia cespugliosa, ma nna co- 
lonia fatta di piccoli bastoncini a coutennto articolato, non oraogeneo, che 
non formano mai arfcrospore e che quindi ricordano il b. della difterite. 

Forme siniili si possono trovare nei polmoni degli animali e nelle miicose 
e sierose del coniglio come la str. ciinlculi (s. h. necrophorus, s. h. difteriae 
vltiilorum, s. b. necrosebacillus). 

Finalmeiite siccome altre streptotricee si trovano negli ani- 
mali, occorre sapere differenziare anche queste. 

In genere esse non si trovano in actinomicomi tipici: manca poi la pro- 
duzione della clave nei- cespngli: e le lesioni in cui si osservano sono in ani- 
mali diversi dal bue. 

Nell'uomo sono stati trovati bacilli riuniti in cespngli, piii o meno ramifi- 
cati e con corpiccioli staccati, simili quindi a tilamenti actinomicotici: sono 
prodotti da streiHotrix albe. 

£ stata trovata una forma nel canale lacrimale, ove produce concrczioui 
calcaree: e questa la str. di Ejypinger o asteroides: caratteristica per il colorito 
giallo-ocra che assume nelle colture: questo germe pare anche sia stato isolato 
da casi di meningite e di pseudotubercolosi, oltre che da un pus cerebrale. 

Altre forme sono state trovate sulle palpebre e nel dorso della mano, ove 
determinano le cosi dette botriomicosi, che hanno molta relazione colla botrio- 
micosi equina la quale segue alia castrazione. 

La malattia piii importante prodotta nell'uomo da una streptotricea h il 
piede di Madura: nel pus denso dei focolai, si trovano granulini gialli e alle 
volte ueri (grani melanici), dai quali h coltivabile una streptotricea che sulle 
patate forma una patina rossastra. 

Altre streptotrix si trovano nel naso e nella bocca, ove sono state de- 
scritte coi nomi di vibrio nasalis e lingualis: sono innocue e coltivate in terreni 
solidi, formano patine continue, rugose, mai accartocciate, e si approfondano 
alquanto nel substrato; in brodo si sviluppano al fondo come grnmi gialli. 

Nei bovini infine si puo avere una malattia prodotta da una strepto- 
tricea, il farcino bovino che e dovuto alia str. farcinica (s. b. nocardiac) i 
cui cespugli sono fatti di filamenti intrecciati, mai clavati. Un farcino simile 
si riscontra anche nelle capre e nei cani, dove si parla di una str. caprae, di 
una sir. canis. Queste streptothrix coltivate hanno i caratteri della str. alba.. 



334 



BATTERIOLOGIA 



Cap. IV. 

MICOBATTERI. 

lu questo gruppo si possono oramai comprendere oltre al b. 
della tubercolosi, il b. della lepra, quello dello smegma e vari ba- 
cilli pseudotubercolari. 

Esso h rappresentato da esseri clie, come dicono il Lelimann e il Neumann, 
sopra i terreni nutritivi solidi forma no coltuve rilevate piu o meno rugose 
ed asciutte. Microscopicamente sono bastoncini sottili e snelli, che spesso pre- 
sentano una ramificazione dicotoma tipica e talora tilamenti, ramificati o no. 

1 bastoncini colorati con fuxina carbolica riscaldata, cedono molto diffi- 
cilmente la sostanza colorante agli acidi e si comportano rispetto ad essi 
presso a poco come le spore degli ordinari schizomiceti. 

I. B. della tubercolosi. 

I Ixicilli della tubercolosi sono rappresentati da germi die si 
ranuodano al tipo delle streptotricee perche in determinate condi- 
zioni di sviluppo si moltiplicano, dando luogo a lungiii filament! 
ramiflcantisi, e i)erclie i loro estremi si i)ossono dilatare, rigon- 
fiare a clava (fig. 160), e alle volte si frazionano in una serie di 
corpiccioli i)iu piccoli, clie ricordano le artrospore. 




Quests uiodalita di sviluppo si ottengono quando i bacilli della tuber- 
colosi si coltirano in terreni liquidi, e si sviluppano al fondo del recipiente, 
avendo cura di aggiungere costantemente nuovo materials di nutrizione; si 
possono anclie avere coltivando i germi in organismi animali e specialmente 
negli animali a sangue freddo (rana p. es.): qualche volta si trovano pure 
negli sputi. 

II b. tubercolare non pno pei'6 riportarsi art nn rtetenninato tipo rti streptotiicea ; benclie 
si sia detto die derivi rta una strcptothrix alba. 

Invece pare che il b. tubercolare, in determiuate condizioni di sviluppo, si rauiificlii 
come una streptothrix, foi-rai zigospore e stilos]K)re, che quindi direttamente si possa riportare 
ai germi da cui Ibrse filogeneticaniente potrebbero derivare le streptothrix. e cice ad una 
■chetoeladiacea. 



BATTERIOLOGIA 



Caratteri iiiorfolog-iei. 




I 



fi lui sicrme sottile, hmgo, a estremi aftilati (tig-. KJT}, qualclie 
volta iiioiioclavato (1) raramente bklavato; (inando e "iovane si 
colora unite n'lnonieiite eoi co- 

iiiiini colori di aniliiia a ealdo, .^^"-'^ ^-S^r 

(juaiKlo e veccliio si colora in- - ^ ^^^-^ 

teiTottainento, per ciii appare 
articolato (M)ine so risultasse 
ilairnnioiie di tanti cocchi. 

1^ immobile, resiste al 
Gram, coi colori mordenzati si 
oolorai con difticolta, ma nna 
volta assunto il colore lo cede 
difticilmente anclie in jiresenza 
di acidi e d'alcool. 

Xon e si>ori<>en(): le cre- 
dute spore non sono clie pnnti 
in cui il citoi»iasma e i>iu ad- 

densato. 1'] aer()l)io, pero si svilnpi»a anclie in i)resenza di poco 
ossigeno (coloro die lo iliiinno creduto anaerobio sono caduti 
in errore). 

Caralferi eolturali. 

In (ieJatiu(( non cresce: si sviluppa invece sn agar (jJleer'mato, 
o aggiunto a siero di sangiie umano o di vitello, o in sangue intero 
di nomo, vitello, coniglio; e (quantunque non cosi bene come si 
dice I in agar airalbnmosa di Ileyden. Si sviluppa anclie in hrodo, 
purclie esso sia giicerinato o con aggiunta di siero di sangue o 
di sangue intero o di liquido ascitico e su patate glicerinate. 

Suir ac/ar fonna una patina diffusa, notevol- 
mente accartocciata, secca, vscagiiosa, verrucosa, 
rilevata nel centro (fig. 168). 

Su patate forma una patina clie lia gli stessi 
caratteri; ma se essa viene bagnata, in alcuni pnnti 
diviene molle. 

In hrodo si svilupiia sul menisco, ove forma 

un velo spesso accartocciato, bianco sporco: in ogni 

i-aso il velo si ottiene se sul brodo si pongono alcuni pezzetti 

di sugliero. Alle volte si sviluppa pero solo al fondo, formando 

(1) Per qnesto aspetto alenni lo hanno persino crednto un clostridio (!). 




tiff. lf.8. 



33t) BATTEKIOLOGIA 

nil dcposito tiocconoso, tilante, mehiioso, iiieutrc iuvcce il liquido 
lion viciie intorbidato. 

L'ottimo di sviluppo c a J:0"-J:1" C. 

Caratteri biolog'ici. 

Essi souo poco iioti per lo ditiHcolta di sviliii)po in toiroui adalti 
alia ricerca degli cnziini. 

E patogeuo per gli animali, alcnni eccettnati: e il suo inodo 
di agire e legato non ad una tossina solnbile dimostrabile, nia ad 
un veleno insolnbile iieirac<|na, insito nel suo eorpo, eioe ad una 
uncleina, dalla quale trarrebbe origine il tnbercolo. 

L'aiiimale poi morrebbe ])er Fazioue della tubert'olo.sauiina e 
dell'aeido tubercolinico, i <]uali avrebbero comune ii gruppo to.s- 
sico (Y. pag. 2\){^). 

Inoculato il b. tnbercoliire i)i'oduce il tubereolo (costituito da 
cellule giganti e da lintociti) nel (piale si trovano i bacilli tnber- 
colari, colorabili omogeneainente se il tidx'rcolo e giovane; <iuando 
iuvece e vecchio, allora il l)acillo si trasforina in una seric di cor- 
piccioli rotondi, acidotili, o mono e biclavati. 

II b. tubercolare si e voluto differenziare a seconda degli ani- 
uiali clie infetta. 

Si parla cos'i di un b. della tuberidlosi degli iiccclli, dci maiumifcri, dcl- 
I'uomo, ecc. 

Il 15. DELLA TLBKHCoLosi AViAKi.v sl dirtoivDzIa da qucUo do! uiaiuiiiiferi 
non tanto luorfologicamente quanto coltiivalmentc. Int'atti forma sull'agar una 
patina umida, uiolle, grassa, ove pieghottata ed ove no; 6 pin facilniente colti- 
vabile, cd lia nn optimum di sviluppo a 43" C, mentre quelle del b. della 
tubercolosi umana lo lia a 41"; a 65" C non niuore, uientrc quelle della tu- 
bercolosi dei niammiferi muore; questo nella eoltura si nianticuc in vita 
solo <j mesi, quello ancora dopo 10 uiesi e vivo. 

11 b. della tubercolosi dei niammiferi inoculato nellc galliiio c nei cani 
solo eccezionalmente produce tubercoli : I'altro invccc h niolto patogeno ijer 
le galline c per i cani, nei quali produce una tubercolosi diffusa. Nelle cavie 
inoculate con bacilli della tubercolosi umana, si ha tubercolosi diffusa; il b. 
della tubercolosi aviaria in\ece produce lesioni molto X)iu limitate. 

Pero vi sono dei punti di contatto : cosl per es. PArloing e riupcito a 
trast'ormare la tubercolosi aviaria in quella dei mammiferi; da uccelli (pic- 
cioui) si. o isolate uu b. della tubercolosi con i caratteri di quelle dei niam- 
miferi, e viceversa negli stessi animali si sono avuti tubercoli prodotti dai 
due bacilli, come per es. nei pappagalli. II De Jong ritieuc die come il ba- 
cilltt della tubercolosi del polio pub iufettare I'uomo e gli altri animali do- 
mestici, cosi quello dei mammiferi sia suscettibilc di trasmettersi ai volatili. 



BATTERIOLOGIA 337 

II b. i>ella Tri5KiicOLOs;i dki mammiferi in qiiesti ultirui tempi si t' cre- 
duto diverso da qiielli della tultcrcolosi umana: ceito il 1>. della tubercolosi 
miiaua, iaoculato nei boviui, uon ripvoduce la tubercolosi diffusa, peio passando 
la tubercolosi umana ad altvi animali, come a cavie e conigli, e poi inoculan- 
dola nei bovini (vltelli), si e potuto ottenere la morte di cssi per tubercolosi. 

II Bebring poi avrebbe dimostrato cbe i giovani vitclli, se trattati con 
nuo qualunqno di questi bacilli tubercolari, si imuiunizzano coutro tutte e 
tre le varictfl di tubercolosi, per cui secondo Tautore si tratta sempre dello 
stesso gcrme. 

Del resto orauiai l;i niafjji'ior parte <lei recenti sperimentatoii convienc nei ritenere identici 
i dne bacilli. C'osi secondo il De Jong «la tubeicolosi dell'uonio o quella dci mammifeii sono 
idcnticlic e causate dallo stesso bacillo di Koch... solo il b. bovino c ])er lo piii majrgiormenti' 
virulento di (luello deiruomo ». Ancbe (luesfautore pero animette die accanto alia tnbei-eolcsi 
(iidinaiia, uei nianiniifeii si trovi nna tubercolosi causata dal b. della tubercolosi aviaria. 
IValtro canto il ( Iratia in scguito alle niolte rieerclie fatte viene alia couclusione che si debba 
«amniettere cbe la tubercolosi umana (■ la tubercolosi degli animali doniestici formino una 
sola e stessa specie morbosa dovuta a nna sola e stessa specie microbica, il b. Koch ». E ag- 
ginnge che « le ditierenze osscrvate fra i diversi rappresentanti della specie bacillo di Koch, 
ricouoscono come I'attori principal! 1' influenza del mezzo clie loro serve di haliitat ordinario, 
perch^ esse si possono fare scomparire artiticiahnente variando le condizioni di esistenza di questi 
niierorganismi, in terreni diversi ccc... Secondo 1' autore la divi-sione della specie b. della 
tubercolosi nelle tre varieta bovina, vmana, dei mammiferi e puramente convenzionale e 
schematica, perche londata su caratteri abituali ma non eostanti, nb ugualmente pronunziati: 
donde dei tipi di transizione non solaniente nelle dirt'erenti specie animali, ma anehe uella stessa 
si>ecie. Le varieta umana o bovina che del resto sono le piii atlini si confondouo spesso nei 
niezzi loro propri; e specialmento negli animali intermediari, ijuali la cavia, il coniglio, il 
cane, il gatto, la scuumia, il eavallo, il porco c la capra. selibcno ancbe per essi la varieta 
bovina sia al)itualmente la piii virulenta ccc. ». 

IMagno^ii. 

La ricerca e la diagiiosi <lel b. della tubercolosi vainio fatte: 
iiello sputo, nei li<iuidi, nei tessuti. 



I. DiAGNOSi NELLo 8PUTC). — ISi puo fare niediante la prova 
niicroscopica (fig. 169) e biolojiica. 

La 2)rofa microscopica e fondata 
sulle colorazioiii cosi dette specificlie 
(Vol. I, pa8-.255). : ^^^}^ 

Si prcndouo i grumetti grigio-bianca- 
stri dello sputo, si pongono fra due por- 

toggetti (meglio che fra due coproggetti), i ^ ^^ 

si comijrimono per distenderli bene; il lua- "^ 

teriale cosi stratiiicato si secca, si fissa e 
si colora col metodo Ziehl-Neclsen (meglio 
che con quello Ziehl-Gabbet) o col metodo 
Koch-Ehrlicb. 

I bacilli appaiono colorati in rosso (Ziebl- ''S- ^^>'->- 

Ncelscn) sul foudo bleu o in violctto (Koch-Elirlicli) su fondo giallo o rosa 

Celli -- 



k ^ — ^ -J 



338 BATTERIOLOGIA 

Si jiossono anehe adopiTaro altri procetVmienti ]>iii <• ineno raeooinaudaliili ; lua essi jicri^ non 
sono eutrati nella pratii-a coiinme, poiiio i proceili-iiti. 
Questi metodi )U)Ssiainc> distingrueili : 
in quolll ill ciii non si la colorazione <li contrast" (Bn.scalioni e Kondelli : ITanser, ece). 
in quelli in oiii si I'a la colorazione di contrasto, ma nella decolorazionc si sostituisce 
I'acido solforico o il nitrico (secondo fJiinther, alcool cloridrico al o °/„: secondo Kiiline, cloii- 
drato di rosanilina al i; "/„ <■ ]ioi alcool; secondo altri, acidi acctico, ossalieo. citiico, ecr.). 

Se ijli spnti sono poveri di gorini si possono trattaro cou vari procedimenti. 

Jtletodo Hammond. — Si aggiiinge alio sputo nn egual volume di soluzione 
di acido fenico al 5 per cento, si agita la miscela per alcnni minnti e si 
lascia poi iii riposo Dopo nn'ora i bacilli sono giii radiinati al fondo del 
recipiente, da cni si possono raccogliere con una pipetta di piccolo calihro: 
la colorazione si fa coi niezzi soliti. 

Metoflo delVomofieniszasioiie deJlo simto: 

a) di Bkdert. — A 15 cnic. di sputo si agginngono 100 cnic. di soda 
caustica all'l 7o • ^i lascia a se per 43 ore e si esamina il deposito in una 
goccia di allmmina d'novo, jjerche il materiale non si stacchi dal vetrino. 

b) di Dc Lamorse c Girald. — Si mette I'espettorato f^ospetto in circa 
10 volte il Mio volume di acqua di Javelle diluita al terzo, o si agita di 
tanto in tanto. Si sviluppa cloro, die scioglie il muco ed il pus in 15 a 30 
minnti, e resta nn liquido torbido per gli elementi lignrati cbe contiene 
in sospensione. Si lasciano precipltare questi elementi in iiu bicchiere ro- 
nico, per 24 ore, oppure si centrifuga tutto il liquido nello stesso tube in 
successive operazioni, e decantando ciascuna volta il liquido chiarificato, 
riraane in ultimo un deposito insieme a 2-3 cmc. di liquido clorato. II cloro 
allora e trasformato in cloruro sodico o potassico per I'aggiunta di 5 a t! 
gocce della soluzione normale di soda o di potassa. Jja reazione 6 rapida 
anche a freddo. II tubo, riempito poi di acqua sterilizzata, si centrifuga 
un'altra volta. L' acqua h decantata cd il deposito si mette sul portoggetti, 
si essicca, si fissa e si colora col metodo di Zielil-Neelson o di Koch-Ebrlicb. 

Metodo propria. lo consiglio di fare un preparato con grande quantity di 
deposito e dopo seccato e lissato, immorgcrlo per 2-3 minuti in acido acetico 
glaciale (Maccdonio) per cbiarificare lo strato spesso dello stesso: dopo il 
trattamento con acido acetico natnralmente si lava e si torna a soccarc, 
quindi si colora. 

Metodo delVarricchimento dello sputo in germi: 

a) di Uesne — si ]U"ende un po'di sputo (piii cbo sia possibile recente) 
e si distende coll'ago di platino su piatte di agar-albumosa (V. pag. 255) 
descrivendo una serie di giri a elica che dal margine dell'agar terminino al 
centre della stessa: dopo 5-6 ore a 37" i bacilli si moltiplicherebbero, 
siccbe facendo preparati a impronta dai fioccbctti di muco sparsi sull'agar, 
dopo 24-48 ore si potrebbero txovare i germi cbe con altri procedimenti ri- 
niangono iuvisibili. 

b) di Giodli — si versa in una capsula di Petri la parte liquida dtl- 
I'albnme di un novo, cbe si rompe dopo averne sterilizzata la superlicie 
esterna, e in esso si seminano i fioccbetti di muco. Dopo 1-2 giorni a 37" si 
fanno i preparati. 



BATTERIOLOGIA 339 

La prova hioJoffica si fa inocnlaiido in ca^■ie il materiale so- 
spetto di conteiiere i bacilli, previo uiio qualuuque dei trattameuti 
clie possouo servile a rintracciare nel materiale da iiiocularsi il 
iiiaggior numero di germi (centrifugazione ecc). 

L" iimesto si pno fare iiel cavo peritoneale, specie se si e sieuri clie olti'o 
al bacillo di Koch non si troviuo altri .ijerini che possano comliirre a inorte 
troppo jiresto gU animali. Doj)o 20-25 gioiMii dall' iunesto si uccidono e si 
giiarda lo stato dell' epiploon, della milza, del peritoneo, del fegato. General- 
ineute I'epiploon e accartocciato, i«.pessito, pieuo di tubevcoli ; la milza ha delle 
diiueiisioni eiiormi ed e zeppa auche essa di tnhorcoli, dura, scnra. Esaiui- 
iiaudo al luicroscopio il couteniito di essi si trovaiio i bacilli. Se uon si lia 
fretta, si puo lasciare morire Paniuiale, ci6 che accade spesso solo dopo molti 
mesi (5-6). Le lesioni si trovauo lo sttsso, anzi inaggiori : per5 molti focolai 
caseificati non presentano piii bacilli diiiiostrabili colPesame micvoscopico. 

Quando poi il materiale da iuocnlarsi si sospetti contejiere altri batteri 
che possano in breve tempo condurre lo cavie a morte, e meglio (e secoiido 
noi dovrebbe sempre seguirsi questo ^jrocedimento) inoculare il materiale 
sotto cute seguendo il procedimento indicato dall'Abba per la ricerca dei 
b, della tubercolosi nel latte. « Si sceglie a tal uopo la superficie interna della 
coscia della cavia e si inocula sotto la cute di essa il materiale: dopo al- 
ciuii giorni nel caso dell'esistenza di bacilli tubercolari vivi nel sedimento, 
si forma nel luogo d" iunesto un uodo che tosto si ulcera e da cni geme lui jio' 
di pns conteneute bacilli tubercolari. lutanto i gangli linfatici iDgninali del 
lato corrispoudente all' innesto, si tumefauno e si possono palpare sotto la cute. 
Mentre si atteude I'esito definitive dell'esperienza, si puo asi^ortare nn 
ganglio, sezionarlo (oppiire 8papi>olarlo come facciamo noi) e colorarlo. 

II. DiAGNOsi DAI LKjUiDi (pleurici, pericardici, ecc, iiriua, 
feci, sangiie\ 

Si pu5 auzitutto esaminare il sedimento di 24-48 ore, avendo cura, nel 
caso delle feci, di diluirle con acqua distillata e di ^jassarle attra verso un 
filtro di garza o di Jina rete metallica per nou avere nel sedimento molti 
corpi estranei. 

In genere j)ero, anche quando i bac'Ui esistono, i preparati posiono riii- 
scire negativi. 

Perci5 si b pensato di applicare il metodo deirarricchimento dello sputo 
iti germi, di Hesse, che ad alcuni avrebbe dato buoni risultati. 

Migliore di tutti sembra sia il metodo del Jousset. 

Se il litjuido 6 spoutaueauieiite coagulabile. si aicgiiingono ad 1 p. di esso 10-80 eiuc. di una 
iniscela di pepsina 1-2 gr., gllceiina e HCl a 22' ana 10 cnic. rtuoinro di sodio 3 gr., aequa 
distillata 1000; e si tiene a 38° per 2-3 ore, agitando ogni tanto. 

Quindi si centiifuga e nel deposito si cereano i Iiacilli della tubercolosi. 

Se si tratta di sangne, se ne estraggono 30 gr. e vi si aggiungono 100 cine, di acq. dist. II 
reticolo di fibrina, elie si lorma per eoagulazione. trattiene i germi nel suo spessore: agitando 



340 BATTEEIOLOGIA 

il coagulo. luolto lasso, se ne asjiortano i globuli sanjruigni : i fiocclietti di fibiina ehe riman- 
gono si trattano con la niiseela tligereute. 

Se il liquido non i- spontaneamente eoagulabile, si plasmizza : percio si iiieseola a parti 
iiguali sangue di cavallo con XaCl al 10 °/o ^ *' centrifuga: si raccoglie il plasma clie si se- 
liara. e 30-40 gr. di esso si agginngono al liriuido in cui si presnmono trovarsi i 1). della tu- 
liprcolosi. Si ottiene cosi iin coagulo die si tratta come qiiello dei materiali spontaneamente 
coagiilabili di cui abbiamo teste parlato. Xel liquido clie si ottiene, centrifagato, si ricercano 
i bacilli della tubercolosi. 

Si pno anchc inocnlare il centrifngato (lei liquidi nel peritoueo o sottocute 
alio cavie. Anzi a qnesta i)rova giova rit-orrere tntte le volte che I'esame 
microscopico e riiiscito negativo. Per facilitare la ricerca si puo anche filtrare 
il liqniflo attraverso iin materiale poroso eVl inocnlare il deposito. Serve beue 
all'uopo I'appareccliio per raccogliere il sediinento dell'acqna per I'esame mi- 
croscopico (V. vol. I, pag. 126). 

III. DiAGNOSi NEi TESSUTi. — Si spappolaiio i noduli tra due 
portoggetti come se si trattasse di uiio si)uto e si colorano. Pero, 
ove si volesse anclie tenere in consideiazione la striittura del 
nodnlo, sarebbe necessario fare delle sezioni e colorarle. 

Per mettere in evidenza i bacilli uei tessuti spappolati c nolle sezioni ri- 
spondono bene i metodi del Buscalioni e Kondelli, del Lalforgne e del Cimino. 

Buscalioni e Kondelli propoiigouo di prei>arare due solnzioni : I' una 
di 6 gr. di ipoclorito di calcio in 60 gr. di acqua, Paltra di 12 gr. di car- 
bonato di calcio in 40 gr. di acqua. Questa seconda soluzione si filtra e si 
nnisce alia prima; si filtra di nuovo e si conserva la miscela in bottiglia 
colorata in bleu, cbiusa ermeticaraente. Si colora collo Ziehl o col violetto di 
Ehrlicb a caldo per qualcbe minuto, si lava il vetriuo nell'aoqua distillata 
e si tuffa nell' acqua di Javelle, lasciandovelo a contatto fino a che la colo- 
razione rossa o violetta del preparato diventa giallo-bruna. Si lava nuova- 
mente il preparato e lo si esamina in glicerina. L' esarae microscopico, se 
si tratta di spufco, mostra il fondo colorato in giallo, i nuclei delle cellule 
epiteliali, i corpuscoli del pus ed i microrganisrai che ordiuariamente si tro- 
vano negli sputi intensamente colorati in giallo-bruno ; i bacilli tubercolari 
si mostrano invece intensamente colorati in rosso od in violetto, a seconda 
della soluzione colorante impiegata. Se si tratta di tessuti, le cellule si colo- 
rano in giallo-bruno, i bacilli in rosso od in violetto. 

II Lafforgae, per la colorazione dei bacilli negli sputi, colora con lo Ziehl 
per 30' a caldo, poi fa agire sul vetrino essiccato e colorato (levando I'ec- 
cesso di colore seuza passarlo in acqua) una soluzione di acido tartaric© o 
citrico 1 : 10 per circa mezzo minuto, fino a che si ha colore roseo. Quindi 
lava in alcool, poi abbondantemente in acqua, e colora il fondo con bleu 
di metilene. Secondo I'A., 1' acido tartaric© ed il citrico escludono il pericolo 
di eccedere nella decolorazione. Volendo poi dimostrare i bacilli in sezioni, 
la colorazione si fa durare un minuto, e la decolorazione si fa con una 
soluzione acida 1 : 5 alternando con alcool assoluto fino ad ottenere un 
colore roseo. 



BATTEEIOLOGIA 341 

Secondo Cimino le sezioni dello spessore di 7 ;j. vengono distese ia acqua 
distillata a bagaomaria, passate «u vetriui rigorosamente sgrassati, e la- 
sciate quindi per 1 ora nel terraostato a 40'^, o per 24 ore all'aria, riparate 
dalla polvere. Co9\ esse restano saldamente incollate al coproggetti. Si spa- 
raffiaano poi, cosi incollate, in trementina e si passauo in alcool assoluto. 

Si lasciano cadere poche gocce di fucsina di Ziehl sul preparato, che 
vien riscaldato alia iiamma lino a svolgimento di vapori, seguitando a seal- 
dare per uno o due minuti; si lava abbondanteraeute in acqua, si immerge 
il preparato per 4 minuti in una miscela a parti eguali di acido nitrico al 
10 "/„ e di ematossilina ; si ripete di uuovo il lavaggio abbondante in acqua 
semplice, e P immersione nella stessa per cinque minuti almeno. Le sezioni, 
tratte dalla miscela di acido nitrico e di ematossilina con colorito giallognolo, 
perdono nell' acqua questo colore ed assumono man mano una tinta violacea. Si 
passa poi il preparato in una tenue soluzione di carbonato di litina, e con 
questo trattaraeuto i tagli diventano azzurri. 

Si fa seguire la disidratazione nella serie degli alcool a 70", 90°, ed asso- 
luto, il rischiaramento in xilolo e la montatura del preparato in balsamo. 

Questo metodo rivela nettamente i bacilli e dh ai tessuti una colorazione 
molto nitida. 

IV. DiAGNOSI DIFFEEENZIALE TllA I YAEI BACILLI DELLA 
TUBERCOLOSI. 

1" 2)er mezzo di preimrati colorati. 
Si pub soltiinto sino a uu certo punto, col metodo del Martzi- 
nowsk}^, tentare di difterenziare il h. dclla tithercolosi aviaria da 
quello delta iuhercolosi umana. 

Percio una volta dimostrati dei bacilli che si colorano col metodo Zielil- 
Neelsen o Kocb-Ehrlicli, si fanno altri preparati, che si immergono in una 
soluzione fatta con 1 p. di liquido di Ziehl e 2 p. di acqua distillata. Yi 
si teugono per 3-8 minuti, indi si lava con acqua e si colora col bleu di 
Loftier, si lava, si secca e si monta. Secondo I'A. il b. della tubercolosi dei 
raammiferi rimarrebbe scolorato, quello della tubercolosi aviaria assumerebbe 
una tinta rossa. 

2" per mezzo di colture. 

Approfittaudo della p in facile coltivabilita del b. della tubercolosi aviaria, 
di fronte a quello del b. della tubercolosi umana, si puo tentare con qualche 
fiocchetto di muco di fare delle colture in piatte, col metodo dell'Hesse ; 
pero h questo un procedimento che non sempre riesce, specie perchfe altri 
germi che si trovano insieme ai b. della tubercolosi si sviluppano e rendono 
le colture impure. E meglio quindi cercare di giungere ad una diagnosi dif- 
ferenziale. 

o" 2)er mezzo delle inoculazioni negJ'i animali. 

A tal uopo si inoculano delle caVie nel sottocutaneo della coscia ; dopo 
5-8 giorni si estirpano le ghiandole, si triturano in Tin mortaio sterilizzato 



342 BATTERIOLOGIA 

e si inocula 1' emulsione in uu piccioue: il h. della tubercoloei aviaria si 
sviluppa; quello della tiibercolosi iimana no. Naturalmente i risultati che 
offre questo procedimento vanno anche essi presi col beneficio dell' inventario. 

Y, DiAGNOSI DIFFERENZIALE COI BACILLI DELLA P8EUD0-TU- 

BEKCOLOSI. — In vari aiiimali soiio state descritte lesioni pseudo- 
tubercolari, in cui sono stati riscoiitrati i piii diversi gerini dai 
cocchi ai bacilli, ai filamenti anclie ramificati, articolati, ecc. 

Alcuni di questi germi si colorano col nietodo Zielil-Neelsen e 
col metodo del Gram, ed altri ne colF uno ne colT altro. Alcuni 
si sviluppano bene nei coniuni terreni di nutrizione ed altri no, 
come ancora alcuni uccidono gli animali con forme setticemiche, 
ed altri invece producono lesioni (die si avvicinano di pin a quelle 
prodotte dal b. della tubercolosi. 

Cbe si tratti di nn solo genue, come vorrebbe qualche autore, non o 
possibile amiuettere, peivhfe si sa oraniai che le lesioni anatomo-patologiche 
non soQo prove sufficienti per stabilirlo, dacchfe h stato dimostrato dal Carini 
che con molti batteri si pno produrre il tubercolo sperimeutale. 

La diagnosi differenziale deve quindi limitavsi a differenziare il b. della 
tnbercolosi da quei germi capaci di produrre una pseudotubercolosi, i quali 
si colorano col metodo dello Zielil-Neelsen. 

Ora il germe che pin facilmente pub trovarsi accanto al b. della tuber- 
colosi, specialmente uol latte, nelle feci, nell'orina e un bacillo che si puo 
benissimo riportare a quello isolate dalla Rabinowitsch e dal Petri dal 
latte e dal burro, e poi da altri, e studiato dal Carnevali die ne ha dato i 
seguenti 

Cahattehi morfologici. 

Xelle coltiue in mezzo licjuido, specialmente nel deposito al foudo del tnho, ii micioi-'^a- 
nismo lia la fonna di lui bacillo abhastanza Inngo e grosso, coi poll in'tensamente colorabili ; 
nno di questi 6 anche un po' ingrossato. Se le colture sono vecchie. il contenuto rti questi 
niicrorganismi pno essere framnientato. ed i singoli fiammenti assnniono piu intensaniente la 
colorazione. Nelle pellicole snperficiali delle colture in brodo e nelle patine su agar a becco 
di rtauto, primeggiano Ic forme coite a cocco-liatterio. Le forme bacillari abbondano invece 
nelle colture su patate. 

E iuuiiobile. 

Assume facilmente i colori d'anilina. Itesiste al Giam. Si colora col nietodo di Kocb-Erlicli 
e di Zielil-Xeelsen. 

Caratteri colturali. 

In (jelatina a piatto. — Colonic snperficiali rotondeggianti, a capoccliia di spillo, bian- 
castre. II loro centro, visto ad un certo ingrandimento, e piii scuro della loro periferia. Da 
esso sembra clie si dipartano una serie di filamenti, die si dirigono flno ai bordi della colonia. 
Questi bordi sono lievemente ondnlati. 

In gelatina per infissione. — Xon si sviluppa, o quasi, lungo la linea di innesto. In su- 
perficie forma una jtatina biaucastra. 

Su agar a becco di flauto. — Patina spessa, che si estende su tutto il terreno di nutri- 
trizione, umida ]iiiina, jioi socca; invecchiando assume una colorazione giallognola. 



I 



BATTERIOLOGIA 343 

.Si' jjoi!a<<^ — Piitina (Irtppriiuiv bi;ni<o-nTi,ii:iiistni, ])iii taidi liiaiK'o-niiiUastiu; ninida luiiiut 
]Kji sccca, a luargini lobati. 

Ill hrodo. — Xon intorbida il Inoilo; forma una poUifola in supoticif vhe limouta lnngo 
Ic paicti tlcl tnbo. costituita da isolotti biaucastri, sottili, secchi, confiiicnii; i'orina dcposito 
])olv('ioso al londo, abbondanto; toccato coU' ago di platino, appaio poltiglioso. Scuotciido il 
tnbo, la pellicola si framuieuta. ed i singoli frajumcnti vainio al fondo. 

In latte. — Si svilnpi>a senza coagiilailo i' foiniando una pellicola in suporticio. 

CAUATTEUI BIOLOUK'I. 

Tnveccliiaiulo, la loltura produce un piginento giallastro clii- tcndc all'aranciato. (^ncsto 
piguiento si produce i)rima nci substrati solid! die nci liipiidi ; in alcnni di (luesti si forma 
soltanto tardi; e quanto avviene nell'albuminato aloalino del ("asagrandi. 

Xon fluidifica la gelatiua. 

Xon iuverte il sacoarosio in glucosio. non trasfornia 1' aniido in /.nccliero, non coagula il 
latte, non decompoue Tamigdalina. La reazione dell'indolo e negativa ; non produce gas. 

Esso. inoeulato nel pt-ritoneo di cavie, produce noduli miliari in corrispondenza della 
milza, del legato, e talora del peritoneo ; da qnesti uodnli si pu6 coltivaro il baeillo, purclu- 
pero provenga da passaggi da animale ad animale : in ogui caso i focolai speciflci inoculati 
non ri])ot,ono lo stosso fatto patologico locale. 

Quiiidi questo germo si puo difforeuziare d:il b. della tubercolosi per 
la sua forma, per la sua facile coltivabilita e per la sua azione patogena 
verso gli animali. 

VI. DlACiNOSl DIFFEKENZIALE OOI COSl DETTI BACILLI DELLO 

SMEGMA. — Qnesti si troviiiio siil prepuzio, nel perineo, nelle pie- 
giic auali, snl elitoride e laiameiite nella bocca (V. b. della lepra, 
pag. o4:o). 

Per la diagaosi dilferouzialo si cousiglia servirsi del luetodo di I'appeu- 
liciiu (V. b. dolla lepra) ; ma per usare questo motodo bisogna prima avere il 
sospetto cbo si troviuo nel matcriale iu esamo ; e meglio quiudi fare prima uu 
preparato col mctodo di Kocb-Ehrlich, usando I'acido uitrico, come e pre- 
scritto, al 33 "/o come decoloraute, col quale procedimeuto e ben difficile cbe 
qualcho baeillo dello smegma rimanga colorato. Del resto il trattamento 
ulteriorc con alcool li scolora. 

In ogui caso si i>uo adoperare il metodo del Dorset. Qucsti tioiie i pre- 
parati per 5 minuti iu una soluziono alcoolica all'8 "/q di Sudan III e poi 
li lava in alcool a 70'. II Sudan III colora i bacilli della tubercolosi soltanto: 
gli altri rimangono scolorati. 

Inline, si potreltbo ricorrere alia ]»rova sierodiagnostica, la quale puo ser- 
vire anche per la diagnosi dift'erenziale coi pscudotubercolari. 

Per lo scopo ai consiglia di servirsi del siero di individui tubercolosi 
o di quollo di animali iiroculati con bacilli morti o vivi. Questi sieri 
determinano la precipitazione dei bacilli della tubercolosi dalle emu.lsioni 
in rapporti superior! a 1 : 10 (sccoiido alcuni siuo a 1 : 20), mentic non 
precipitano atfatto quelli della pseudotubercolosi. £ pero questa una prova 
clie meritercbbe maggiori coiitrolli per poterci fondare '^ou sicurezza sulla 
sua specilicita. 



344 BATTERIOLOGIA 



B. della lepra. 

I bjicilli dcllii l('[)rii sono fiormi sottili, lorse un po' piu lunglii e 
pill grossi (li quelli <Iellii tubercolosi, colorabili oiiioiieneameiite 
coi comiini colori di auiliiia, ad estremita iiii po' rigonfie; secondo 
alcuni legoprinonte inobili, secondo i i)iii iininobili; resistenti al 
Gram, ma meiio ivsistenti agli acidi del b. doUa tubercolosi, in 
quanto die colorati iioii si scoloraiio so noii qnando la soUiziono 
acida sia del)<)lo. Essi si coltivano ditticibnontc, tanto cbo si discnto 
ancora. se vorameiitc lo siano stati. 

Indnbbiamente perb alcnni autori liaimo isolato dai lepromi 
un bacillo non trapiantabile in agar glicerinato o in siero iimano 
ne su patate glicerinate, neiitrali/zatc, il quale risponde ai caiat- 
teri moifologici del b. della leiira. 

II Cantani aviebbe veduto die csso si svilnppa bene nel brodo 
di pesce, die rende viscoso-filaiite: <|uivi formerebbe colonie roton- 
deggianti a margini iVastagliati v ad asi)ett<) reticolato. Pare 
anelie die si svilnppi iiel terreno di Tlialmann (V. pjig. 255). 

In ogni caso i)erb il germe coltivato non lia ripiodotto mai dei 
lepromi. 

La identijicazione del h. della lepra si jmio dire f'ondata solo 
sull'esame microsco])ico. 

Nei linfomi essi si trovano entro le eelbile liiilatidie e tuori: si 
tratta di bacilli die si colorano come i bacilli della tubercolosi col 
metodo di Zielil-Xeelsen e col meto<lo di Kocli-Elirlicli, purclie 
invece dell'addo nitrico al 3.'^) % si adoi)eri <|ue]lo al 10 " „. Quest! 
bacilli coltivati, secondo 8proncli, verrebbero aggliitinati <lal siero 
dei leprosi nella proporzione <li 1 di siero a (!(» di coltura. 

Per dif'erenziarli dai h<(ciIJi della tiihereolo.si si pno adoperare il 
metodo del Uaumgarten, fondato sul priiicipio die i bacilli della 
lepra acquistano piii facilmente le solnzioni coloianti, di (]uel die 
non faccia il b. della tuliercolosi. 

Si poiigouo i ])reparati seccati, e li«sati, \iev (5-7 ininnti, in un vetrino 
da orologio in cni si •• posta dell'acqua clistilltita con agginnta di 5-6 gocce 
di una soluziono alcoolica di fucsina. 

Si paesano per 15 secondi in alcool nifcrioo tl di acido nitrico o 10 di 
alcool); si lavano in acqua e si passano in sol. acq. di bleu di metilene. Si 
colorano cosl in rosso i b. dolla lepra e rim.angono scolorati qnelli della tu- 
bercolosi. 

In ogni caso si pno ricorrere alia prova negli aniinali: si inocula una 
cavia sotto la cute della coscia o nel peritoneo. Non essendo il b. della lepra 



BATTERIOLOGIA 345 

patoo-euo per qnesti animali, non si avni aknina lesione: I'altro invece pro- 
durra i soliti tiibcrcoli. 

Per la (Viagnosi cUffercnziale coi bacilli dello smegma, siccoiue 
molti ritengono clie i bacilli della lepra siiiora coltivati non siaiio 
clie bacilli dello smegma, i quali sono ugiialmente iioii iiatogeni, 
ed lianiio caratteri aiialoglii, parrebbe non ci fossero dati diffe- 
renziali. 

In qnosti nltimi tempi pero si sono isolati vari di qnesti germi 
e si e veduto, die ancora meno del b. della lepra resistono, se eolo- 
rati, alia decolorazione con gli acidi, tanto clie, per non scolorarli, 
si consigiia di passare i ]ireparati solo in alcool. 

Essi si i^ossono oramai ridnrre ai tre tipi: ^loller, Czap lew- 
ski, Lnstgarten, i qnali, oltre clie per la forma ed il modo di com- 
portarsi verso gli acidi, si dift'erenziano pel modo di svilupparsi 
nei comnni terreni glicerinati: il tipo ^loller da nn pigmento rosso, 
il tijio CzapleAvski uii ingmento giallo, il tipo Lnstgarten non da 
pigmento di sorta. 

8i nsa di solito il metotlo di Pappeubeim, clie serve ancbe a differenziarli 
da quelli della tubercolosi. 

Si colora il materiale a caldo per 2 minuti con fucsina carbolica, si sgocciola 
via I'eccesso di colore, si imnierge il vetrino per 3-5 volto in una soluzione 
di corallina e bleu di metilene (corallina 1, alcool 100, bleu di metilene sino 
a saturazione, glicerina 20J si lava in acqua, si essicca, si niouta. 

I bacilli della tnbercolosi e pare anclie quella della lepra riiuangono colo- 
rati in rosso: in ogni caso quelli dello smegma rimangono colorati in bleu. 

Si consigiia anche di usare il nietodo di Martziuowski (^^ pag 341) col 
quale si colorano in bleu, nientre quelli della tubercolosi rimangono scolo- 
rati e quelli della lepra prima a^sumono un colore rosso e poi si scolorano. 

Vi sono anclie altri procedimenti, ma uno vale I'altro e percio e inutile 
riferirli. 

Cap. V. 
C O K I X E B AT TERI. 

In qnesto grnppo si possono comprendere il b. della difterite, 
i psondodit'terici, i b. delle xerosi, ecc. 

Esso e rappresentato da esseri cbe. come dicono Lehnuinn e Neumann, for- 
mano colture aventi il carattere di vere colture batteriche. molli, espause 
e poco aderenti. Microscopicamente sono dei bastoncelli con estremitiY rigon- 
liate a clava: in alcune colture presentano una vei'a ed evidenfce divisione 
dicotoma. 



34G 



BATTERIOLOGIA 



B. (lella difterite. 

Qucsto jicrme si ranuoda alle streptotlirix, perche in special! 
coiidizioiii di vita o capace di ramificarsi, ed i rami tcrminali si 
rigoufiaiio a clava e si presentauo come aiticolati, perclie il loio 
conteiiuto si raccoglie in punti pin densi, i qnali pero nou si de- 
vono interpretare come spore. 

La trasforniazioue della forma bacillare iii qiiolla ramiticata si puo diuio- 
strare coltivaudo il bacillo sii sulistrati uiiuerali cbe iinbevaiio dischi di 
caolino, oppiirc in coltnre vecchie in brodo glncosato all' 1 "/„ . Pare anche 
che la streptotlirix la quale rappresenta il b. della difterite in vita libera 
sia una streptothrix cromogena citrina (Casagrandi). lufatti vi sono b. difterici 
cbe coltivati prima su substrati mincrali e poi sugli ordinari terreui di col- 
tiira, formano patino gialle, e toudono a ramiticarsi : uno di questi bacilli 
e stato isolate dal Concetti. 

Carat tori luorfologiei. 

]] b. della difterite si presenta di solito come un bastoncino 
pinttosto Inngo, quasi mai diritto, spesso ricurvo, con un estremo 
slargato o clavato (tig. 170); secondo Eschericli si troverebbero 









r" 



t 



^ 



tiS. 171. 



7 



germi curvi, a cilindro alhmgato, clavati, a cono, cni oramai bi- 
sogna aggiungere anche le forme ramiticate. Si trova generalmentc 
a gruppetti di 2-3 perclie un germe si dispone accanto Taltro pa- 
rallelamente e ad angolo (fig. 171). £ immobile e resiste al (4 ram. 
11 suo contennto non e omogeneo. 

Secondo il Martin si potrebbero distinguere tre varieta di l)a- 
cilli: 1) uniformemente colorabili, disposti per lo pin parallela- 
mente: 2) grossi, lunglii, spesso clavati, con 2-3 punti intermedi 



BATTERIOLOGIA 



547 



.scoloi-ati, iutrecciiiti variameute tra di loro; 3) di media .urau- 
dezza, quasi forme di passaggio tra le due forme sopra descritte. 
Xon e sporigeno: i corpi speciali, colorantisi col metodo del 
Fedorowitsch (metodo del Gram in cui alia decolorazioiie coll'al- 
eool e sostituita quella coll' olio di anilina diluito a parti uguali 
con xilolo), e dall'autore cliiamati protospore, sembra non siamo 
clie accumuli di sostanze albuminoidee (Grimme). 

Cai'attci'i colturali. 




Si coltiva in tutti i substrati: pero preferisce i terreui gli- 
cerinati o anclie quelli in cui ci siano dei sail minerali (nrina 
per esempio). 

In agar a iilatio (in gelatina non sempre se ne lia lo svi- 
luppo) colonie prima di aspetto rugiadoso (come quelle dello stre- 
ptococco, del diplococco, dell' influenza, del mal rosso dei suini, 
di molti dei germi delle setticemie emorragiche) : coll'andar del 
tempo pero i bordi si appiattiscono, e visti a luce traversa si 
vedono lievemente ondulati e pianeggianti, 
mentre il centro sisolleva alquanto, per 
cui le colonie paiono nucleate: allora esse 
assumono un aspetto bianchiccio e diven- 
gono opaclie (tig. 172). 

In agar per injissione (in gelatina non 
sempre si sviluppa) si forma un nastrino .sottile, appena visibile 
e in superficie un velo sottile, traslucido, circoscritto, 
a bordi ondulati, clie col tempo diventa bianco sudicio. 
Su agar a hecco di jiauto raramente forma una pa- 
tina continua : per lo piu i singoli bacilli danno luogo 
a colonie (clie risultano dalla moltiplicazione di un 
gruppo di bacilli^, prima rugiadiformi, cerulee, a bordi 
piani e a nucleo rilevato. Da prima sono graudi meno 
di una testa di spillo, poi sorpassano questa grandezza, 
e allora il nucleo diviene ben visibile, e fra esso e la pe- 
riferia spesso si nota un cercliio piii cliiaro (fig. 173). 
Sul siero dopo 12-1(> ore a 37" forma colonie gri- 
giastre clie guardate per traspareiizai mostrano il centro 
nucleato. II siero non e fluidificato. 

Sa imtaiv lo sviluppo e scarso e si nota per lo piii 
solo dopo la seconda settimana, sotto forma di un velo 
sottile senza caratteri speciali: bisogna anclie die la 
fig. 173. patata abbia reazione alcaliua. 



P^5l 



348 BATTEEIOLOGIA 

in hroclo, secondo alcuiii osservatori, si svilupperebbe intorbi- 
(laiidolo, ma per qnanto mi consta la maggioranza dei bacilli 
difterici lo lascia limpido. Certo pero si foruiano piccoli grumi 
€he si raccolgono al fondo o rimangono sospesi: raramente si 
forma un velo ceruleo in superficie. 

In latte si sviluppa senza coagularlo. 

Caratteri biologici. 

11 b. difterioo possiede Teuzima diastatico e I'inversivo. At- 
tacca specialmente il glucosio (infatti dopo 4S li. i brodi alcaliiii 
divengono di reazione acida). 

Produce una tossiiui la quale si distrugge a 65" al calore 
umido e a 120" al calore secco, come aiiclie cogli acidi e cogli 
alcali. 

Iniettata per la A'ia sottocutanea, nel punto di inoculazione 
si produce una cliiazza emoriagica ; poi si nota un leggero in- 
gorgo e aiTOSsamento delle giiiandole soprarrenali e ijieremia 
del tenue; generalmente Tanimale muore con paralisi degli arti. 
La minima dose mortale e rappresentata da frazioni di cgr. e 
persino di mgr. 

La costituzione chimica della tossina difterica h ancora ignota : secondo 
I'Elirlich constereljbe di due parti, una non tossica (parte aptofora), e una 
tossica (parte tossofora) : essa non conserva un grado di tossicit.o, costante, e 
si trasforma in gran parte, in atossica o tossoide. 

Iiidipeudentemeute dalla vera tossina poi nelle colture in lirodo si produce 
una sostanza non tossica corrispondente alia stomoosina di Centanni, detta 
tossone da Ehrlich, analoga all'enzima batteriolitico dell' Emmerich e Low: 
la quale forse e causa delle paralisi difterirhe postume. 

Diagnosi. 

Per la diagnosi batteriologica della difterite occorre pro- 

cedere : 

1" alia prelevazioue del materiale, 

2" airallestimento del preparato microscopico, 

.1" all' innesto del materiale in terreno colturale adatto e al 

successivo allestimento di preparati microscopici dalla coltura. 

Prelevazione del materiale. — Il metodo piii alia mano e piii pratico e quello 
di raccogliere il materiale con un tampone di cotone avvolto attorno ad una 
bacchetta di legno, di vetro, o meglio di metallo, precedentemente sterilizzato 
dentro una comunc provetta (fig. 174). Questo tampone si estrae dalla ]>ro- 



BATTERIOLOGIA 



U'J 



vetta stessa al letto delPamraalato, lo si strotina sul 
punto leso, lo si ripone deutro la provetta e si riporta 
cosi in laboratorio. 

AUestimento del preparato microscopico. — II prepa- 
rato microscopico si allestisce per anotolamento, ossia, 
estratto il tampone dall'astiiccio di vetro, lo si arro- 
tola sopra un vetro coproggetti comprimeudovelo leg- 
germeute. Si lascia seccare il materiale, si fissa pas- 
saudolo tre volte alia fiamma, vi si vorsano sopra 
alcune gocce di uua soluzione idro-alcoolica di bleu 
di metilene o di bleu di Loeffler o di fucsina carbolica 
diluita all' 1 sii 10; si riscalda siuo ai primi vapori, si 
lava, si secca e si osserva. 

Si devono notare, dato che si tratti di difterite, 
dei microrganismi a forma di bastoncino riuniti a 
grnppetti, con un estremo generalmente un po' piu 
grosso, a contenuto non serapre omogeneamente co- 
lorato. 

Per giuugere ad una diagnosi esatta occorre met- 
tere in evidenza i granuli polari. 

All'uopo, tra tiitti i metodi, quello da preferirsi e 
il nietodo del Neisser (V. -pag. 225) percbe (De Nigi'is): 
a) mette in evidenza il maggior numero dei gra- 
nuli polari sia nei batteri delle coltnre, sia in quelli 
delle false membrane ; 

h) non da mai una colorazione in toto che ostacoli 
il differenziamento dei granuli del microrganismo. 

Esso inoltre si pud ritenere un raetoio di diagnosi 
differenziale: 

a) tra forme difteriche tipichi- e forme difteriche 
a tipo attinomicotico, ove si tenga conto della durata 
d'azione della soluzione, necessaria per mettere in evi- 
denza i granuli polari, (soluzione A 25-35", soluzione 
B 40 -45" per il bacillo di Luffler; soluzione A 50"-60", 
soluzione B l'-2' per il bacillo difterico del Concetti); 
/)) tra forme diftevicbe e pseudodifteriche, ove 
dopo ottenuta la colorazione si'gnendo le indicazioni 
uormali si proceda alia colorazione, facendo agire la 
soluzione A per un tempo piu lungo. In tal caso, 
mentre i bacilli difterici presentano i granuli polari 
ben differenziati dal corpo bacillare, i pseudodifterici 
non presentano piii tale colorazione netta, ma tutto 
il corpo bacillare assume la prima colorazione. 

Jnnesto del materiale in terreni colturali adatti — Non 
sempre con il semplice esame microscopico si riesce a 
fare la diagnosi di difterite. Nei casi negativi special- 







350 BATTERIOLOGIA 

mpute bisognii ricorrere a procedimeiiti colturali. Nei laLorutoui si ha serupre 
ii flisposizioue flell'a,i>ar glicerinato, che serve beuissimo : all'uopo lo si fonde, 
si versa in scatola di Petri (o sopra dei vetri portoggetti, che si collocano 
poi in scatole Petri, sopra nn tbglietto di carta bibula), si lascia solidificare e 
vi si arrotola sopra il batnffolo sporco del materials sospctto. Si pone nel 

termo3tato la scatola alia temperatura di 
35°- 37° e dope nn certo uumero di ore 
(7-12) si adagia snl luateriale nntritivo 
nn vetrino coproggetti nei punti stvi- 
sciati, nei quali generalraente si sono 
svilnppate una serie di colonie stacoate 
(fig. 175), e con il medesimo si fa un pre- 
parato ad impronta, colorando eon il 
procedimento di Neigser. 

Xella pratica giornaliera e ntile il 

luetodo del Valagussa. Qnesto consiste 

nel servirsi, uella prelevazione del nia- 

teriale, di batnffoli di cotone impregnati 

di terreno di notrizione solido, che puo 

tig. 17.'). esseve 1' agar glicerinato o il tei'reno 

Schloifer (V. pag. 255). 

I taiuponi sporchi del materiale si niettono in termostato a 35''-37^ (nou 

nvendo qnesto, enti-o apposita tasca nell'interno del panciotto) vi si tengono 

per 3-4 ore, poi si estraggono e si arrotolano sn vetrini i)ortoggetti, che si 

fissano e si colorano nel modo indicate. 

Infiue nella pratica ordinaria, specie quando ci si trova lontani dai la- 
boratori, si pno procedere all'esame batteriologico della difterito con nn 
nietodo assai semplice, che ho aviito occasione di controUare piii volte. 

All'uopo si prepara da un canto un terreno di nutrizione semplicissimo 
di urina al pei^tone e alia glicerina (V. pag. 255) e dall'altro dci batnffoli di 
cotone idrotilo niontati sopra una bacchetta di vetro o di legno, i quali si 
imniergono in albumina d'uovo diluita a metk con acqna distillata. Quando 
se ne sono irabevuti, si collocano entro provette vuote, seuza farli aderire alia 
parete, per mezzo di cotone che si applica all'apertura della provetta, attra- 
verso il quale si fa passare la bacchetta di vetro. Si sterilizzano qnindi al 
vapore d'acqua a 100° come il terreno liquido suindicato. L' albumina cosi 
coagala e trasforma il tampone in un pezzo cilindrico solido bianco. Al letto del- 
I'ammalato si portano almeno due taraponi cosl preparati, e si sporcano nella 
gola dell' individno sospetto difterico. Con uno di questi tampooi si pro- 
cede all'allestimento del preparato microscopico nel modo indicato; I'altro in- 
veco s' introduce entro ad un tubo contenente il liquido di nutrizione, sbat- 
tenddlo alqnanto. Indi si soUeva al di sopra della supcrflcie del liquido, in 
modo da togliergli qnaluuque contatto con il liquido stesso e lo si tiene so- 
speso entro la provetta, trattenendolo con un batuffolo di cotone applicato 
all'orificio della provetta, attraverso il quale si fa passare la bacchetta di 
vetro. Questa provetta contenente quindi il tampone sporco inumidito con 



BATTERIOLOGIA 351 

il li((niclo tli niitrizionf, si mette in termostato. Dopo G-S ore si estrae il 
tampone e con lo stesso si funno dei yreparati per arrotolamento sn portog- 
gftti ; e se da questi si ha risultato negativo, dopo 12 ore si fanno dei pre- 
parati dal liquido di nutrizione. 

Per la diagnosi differeuziale tra il b. doUa difterite ed altri 
gerrai simili, avendo questi gia isolati e coltivati, occorre proce- 
dere anelie ad altre ricerclie elie non soiio semplicemente degli 
esami ]iu('roseoi>iei. 

Per la diagnosi tra il b. della difterite, i pseiidodifterici, i b. della xerosi ed 
i bacilli siiuili al bacillo dil'terico isolati da altre infezioni c utile teuer pre- 
sente che il b. dit'terico c tossico, e quindi dopo aver fatto delle brodocol- 
txire die si tengouo in ternioscato 2 settimane, si filtrano alio Chainberland 
e si inocnla il liltrato (5-10 cmc. a una cavia sotto la cute del torace), per 
vedere se nccidc gli animali in 4 giorni al uiassiino, nol qual caso si tratta 
di b. difterico. 

Si pu(> anclie ricorrere alia prora sierodiagnostica in vitro. A tal uopo si 
inoculano animali col b. difterico, e prima che essi muoiano si salassano o 
il loro siero si fa agire su brodocolture intorbidate del bacillo (tali brodo- 
colturo si ottengono sbattendole ripetutamente in termostato e usando a 
prefereuza il brodo di carne al 2 "/^ di peptone a al G " '„ di glicerina). 

Secondo Santori il siero normale delle cavie agghitina il b. della difterite 
solo nella proporzione di 1 a 10, quello delle cavie iufette sino a 1 : 30. 

In ogni caso, se i germi non sono tossici e non si agglutinano, per la loi"o 
identificazione occorre tener presenti i loro caratteri morfologici e colturali e 
la loro provenienza. 

II "B. PsErDODlVTERlco (• nu po' piii coito e i)iii grosso; riconla pinttosto Ic forme onuente 
(IfirEsclieiicli e quelle coliche, inoltre non sempre si dispone a grnjipctti : in coltura, se in 
primo teuii)0 si svilupp-a come il b. difterico, h poi minore la temlenza alia nneleazione della 
colonia, che lia contorni regolari. Esso nccide <ili animali per setticeniia, jirortucendo talvolta 
granulomi. Ya pero notato che alonni negano la esistenza di nn gnippo di psewlidifterici. 
animettendo, come il Piorkowski, che (|ne.ti non ra]>presentino ;iltro clic individni mono virn- 
lentl della stessa specie del 1). di LJiffler. 

In uu recente lavoro del Lesienr la qnestione e stata molto l>ene studiata e I'aHtore lia 
potuto notare che realmente esistono dei germi simili al bacillo della difteiite dal quale si dil- 
ferenziano per la loro iunoeuita verso le cavie. Pero atteso il fatto clie ad alcuni di essi gli 
frt possibile fare acquistare virulenza, li oonsidera come difterici attenuati. lasciando imprcgiu- 
dieata la ([uestione in rapporto agli altri. 

iL B. DELI.A XEROS 6 morfologicamente ideatico al bacillo della difterite : pero non ^ tos- 
sico per gli animali. Esso si trova suUa congiuntiva aftetta da xerosi: varic ne sono le forme 
descritte, ma forse si tratta di un solo germe. 

Altri batteri, trovati in diverse art'ezioni. come il re)ialis horig (isohito da una pielonefrite) 
e il h. pseudotuhercologix miirmm. et ovig, Ji;iuiio analogia col b. della difterite, ma non vanno 
confnsi con esso. 

Pare invece identico col b. della difterite un bacillo die e causa di quella forma di difterite 
degli uccelli, che e trasmissibile all' uomo. da non confondersi col 6. diphteriae cohivibannti, 
che si riporta al gruppo del h. coli. 

Identico fe pure morfologicamente un germe che produce epatizzazione dei 
polmoni dei ratti, iperemie della milza del fegato e morte dell'aniniale. Esso 



352 



BATTEKIOLOGIA 



8i differeuzia dal b. difterico perclie h patogeno per i ratti per i quali il b. 

difterico tipico nou lo h. Del resto non h stato descritto nella flora boccale 

delPuomo: esso si chiama h. muris. 

lufiae, sjiova ricordarc clie quando si fii la ricerca del b. difterici da ina- 

teriali di sospetti difterici e ci si attienc al solo metodo di Neisser, puo at- 

caderc di trovare colorati dei gramili polari in geniii clie uoii sono iw difterici 

n^ pseiidodiffcerici. 

Gi^ dallo stesso lavoro del Noisser riaulta clie alcuiii gcvnii assolutamento 

diiferenti dal bacillo della difteritc posscggono doi gvaiiuli, iiel loro coiiteniito, 

('he assumono la L-olorazione medesima, conic- 

I ,1 1). es. il bacillo do] lieno. Da lavori di altri 

autori risulta die vi souo gernii scnipre del 
pari niolto diversi da quelli difterici, i (juali 
possoDo assumere la medesinia colorazione, 
per esempio alcnni cocclii, secoiido il Vala- 
gussa. 

Tra qiiesti gcrnii il pin importante c il 
cosi d<'tto I'ibrio Ihifliialis. Qnesto si pub tro- 
vare nella bocca doi sani e dei difterici sotto 
forma di bacilli sottili, con termiDazioni a 
• lava, spesso b'ggeniieute ourvi ooii graiinli 
polari niolto bene colorabili col iiiofcodo del 
lis- !'"• Neisser (tig. 176). 

Secondo il Bajardi, esso non o clio una 

streptothrix, e per qnesto accanto alio forme a bastonciuo so nc trovano 

anche molte ad Y. 









a; 



*!,-\ 



^^■^' 



yW 



-^v. 



IVr ilifleienzi;iilo <l;il li. (lil'terieo. ovc iiasc;* il sosiK-tto <U'11;» sua ]>n'S('nza. si ]>U'i <(jIo- 
liuv 11 iii:itiniale col iiietoro del Crouch o del lironxtcin, toi <inali i gianuli <li esso iiuii si co- 
loiano. 

Secondo Crouch, si coloia per 1-2 sccoudi nella sohizione seguente : Verde di motile 1 "/„ 
p 5, Dahlia 1 "/„ p. ], Acqna distillata p. 4. II corjw dei bacilli appare verdc chiaro e i gra- 
niili rossastri, 

Secondo Bnmstcin, si colora per '/s niinnto nella soluzione seguente : Violettx) di Dahlia i, 
Alcool a 1)0° 10, Acido acetico 50, Ae<iua distillata 

UO. Poscia per un tempo piii lungo in Vesuvina al — v 

- °/oj- I granuli ai)]>aiono brnni e il corpo del ha- , V/- •-• y, j 

cillo giallo. 

E pero niolto lueglio procedere a dello 
semine a piatto in agar. Dopo 12 ore a 37° 
si svllnppano nello spessore del substrate 
dello, colonie che, viste all'ingrandimento 
di 60 diauietri, si proscntano rotondeg- 
gianti, forteniente grauulose, non nu- ti^r. 177. 

cleate, di colorito giallastro e a bordi 

ramosi (fig. 177), quindi assolntamente diverse da quelle del bacillo dif- 
toriao. 




BATTERIOLOGIA 353 

Cap. VI. 
SCIFOBATTEKI. 

Come il Lehinaim e il Xeimiaun stabiliscono i clue .uriippi dei 
mico e dei coriuebatteri, cosi io credo opportimo di collocare il h. 
della morva in un uuovo gruppo (aveute relazioni con le strepto- 
tlirix) clie chiaiuerei del ficifohatteri. In questo giuppo tioveiebbe 
posto anclie il h. della jpcsfe, clie per aleuni avrebbe del pari rela- 
zioni con le streptothrix. 

vSi tratta di germi clie foriiiauo patine molli e poco rile\ate sul 
terreno niitritivo, e, microseopicamente, bastoncelli vaeuolati o a 
navicella, clie nelle condizioni ordiuarie di colt lira nou presen- 
tansi niai divisi e dicotomicamente (nel die differiscono dai cori- 
nebatteri). 

I. — B. della morva. 

lib. della morva in (jiie.sti ultimi tempi si e rauuodatoalgruppo 
delle streptothrix (Conradi) i)erclie si dispone in lilamenti, si ri- 
gonfia a clava e ramifica. 

Tali fatti souo stati osservati nci tessuti e uelle colture. vSi ottiene luia 
tipica ramilicazione nelle colture su blocchetti di caolino iiuljeviiti di solu- 
zioni miuerali (Casagrandi). 

Cai*attori iiiiei>ost*opici. 

Sono bacilli corti e tozzi nei <juali il citoplasma si ammassa 
ai due estremi o iu vari punti del corpo Ijatterico (fig. 178), 




tij;-. 17 



colorabili con le comuui soluzioni colorauti, per lo piii immobili, 
generalmente non resistenti al Gram (salvo iion si sostituisca Folio 



Celh 



y,jj, BATTERIOLOGIA 

(li anilina airalcool o non si faccia la colorazione di coiitrasto); 
soiK) jinneroln fiicoltativi, coltivabili in tntti i terreni. 

Caralfpri colftirali. 

In (jddtlna a j)latto foriiia colonie bianco-sporelie giallicce, 
specialmente nel centre, non niolto rilevate, a bordi irreg'olari, con 
una leg'giera lol>atnra e come solcate nella superficie. 

In (jcJatina per infi^iilone si svihippa fonuando una patina 
sottile, grigia, uniforine, uniida, a bordi sinuosi o dentellati: hmgo 
rinfissione si forma nn nnstrino spesse volte interrottoa corona di 
rosario. 

Su a(jar a hecco iVi Jiauto forma una iiatina bianco-sporcn, un 
po' diffusa dalla linea di innesto, umida. i)oltiicea, senza caratteri 
speciali (come il b. coli). 

Su putdte forma una patina (fig. 179) spessa, bianco-sporca, 
umi<la, i)oltacea contendenza aessere viscosa. gvigiastra dapprima, 




fig. 179. 

poi rosso-mattone e dopo lungo tempo giallo-bruna o giallo-rossa. 
In hrodo si svilnppa intorbidandolo lievemente e da luogo al 
fondo anna massa nn po'melmosa: a lungo andare il brodo 
diviene limpido. 

Cavattcri hiolog^ici. 

Coagula, ma non sempre, il latte; produce tracce di indolo: non 
<la gas dagli idrati di carbonio, ue H' S. 

Produce non una tossina, ma una proteina (la malleina) clie 
non si pub ancora affermare sia una nucleina come quella tuber- 
colare: essa ha un'azione marantica e flogogena. 

I topi di campagna e le cavic sono gii animali di laboratorio 
l)iu recettivi: lo sono meno i conigii, molto lo sono gii asini. 



BATTERIOLOGIA 355 

L' iiioculazione sottocutanea da luogo ad ascessi clie faeil- 
mente si ulcerano e clie possono durare a lungo, I'aniinale potendo 
rimanere in vita quasi un mese: i gaDgli prossimioii si ingorgano 
e presentano molti nodnli morvosi. 

L'inoculazioue di patine batteriche, emulsionate in non meno 
di 2 cmc. di brodo, fatta nel peritoneo di aniniali niaschi (special- 
meute di cavie) produce la cosi detta orchite morvosa, la quale 
serve per Li diagnosi di morva col metodo di Strauss. 

Dopo 3 giorni i testicoli si tumefanno e s'arrossano ; in una 
settimana circa si puo avere anclie perforazione delle tuniclie 
testicolari e fuoruscita di un pus denso icoroso. 

Alia sezione si trovano noduli morvosi nella vaginale e nel- 
I'interno dei testicoli: i fogiietti della vaginale sono uniti da 
essudato purulento riccliissimo di bacilli. 

Ilihgnosi. 

Ide>'tifi('Azioni:. — La identiticazione di bacillo della inorva 
si fa: 

1" coll' inoculare dentro il cavo peritoneale di cavie, o asini 
masclii, noduli morvosi spappolati, scolo nasale, colture recenti 
(le veccliie difticibnente sono virulente) per vedere se si produce 
I'orcliite morvosa dopo 3-4 giorni. 

E quando questa si e formata, dal pus e dai noduli si fanno preparati 
col metodo del Gram per vedere 89 si trovano bacilli che non vi resistono, 
a contenuto non omogeneamente colorabile, e colture su patate. 

Solo nel caso in cui il materiale contenga altri germi, prima di proce- 
dere alPinoculazione endoperitoneale, si inoculanel sottocutaneo di una cavia, 
o si innesta suUa cute scarificata ; quindi dopo alcuni giorni, si uccide I'a- 
nimale, si estirpano i gangli prossimiori, si spappolano e si inoculano nel 
cavo peritoneale di cavie maschi. 

Si po3Sono anche fare preparati colorandoli con metodi speciali (e inu- 
tile fare sezioni) : serve bene alio scopo il metodo di LJiffler : si colora in 
liquido di LotUer al bleu di metilene o al violetto di genziana per 5 minuti, 
si lava bene in acido acetico 1 °/o colorato in giallo con alcune gocce di una 
soluzione acquosa di tropeolina 00, si rilava in acqua, si secca e si monta. 
Sul fondo giallo devono spiccare i bacilli bleu o violetti; 

2" per mezzo della prova colla malleina. 

Gli animali, e per questo si preferiscono gli asini, vengono inoculati con 
il materiale morvoso, dopo esser stati tenuti in osservazione per 2-3 giorni, 
durante i quali si prende varie volte la temperatura del retto per stabilirne 
la media normale. Quindi sotto la cute della regione cervicale laterale, si 



356 BATTERIOLOGIA 

iniettano cmc. 2,5 di una soluzione di malleina al decimo in acqua feni- 

cata al 5 "/o. 

Dopo 6 ore si prende la temperatura e si ripete la prova, ogni 2 ore, 
per circa 20 ore. Se I'animale h affetfco da morvra la temperatura si eleva 
di 1",5. 

3° per mezzo della sieroreazioue. 

Con questo mezzo si potrebbe tentare di identificare il bacillo della morva 
ma mancano ancora ricerche sul normale potere agglutinante del sieri dei 
piccoli animali dilaboratorio, e d'altro canto si sa cbe gli animali non mor- 
vosi ma inocnlati di malleina posseggono uu siero, che puo agglutinare i 
bacilli morvosi come o il doppio di quello degli animali in preda all' iufezione 
(il siero di cavallo sano agglutina nella proporzione di 1 : 300-500, il morvoso 
in quelle di 1:500-1:1000, il malleinato in quelle di 1:500-2000) 

DiAGNOSI DIFFERENZIALE COI PSEUDOMORVOSI. — Ncllo steSSO 

gruppo del bacillo della morva si trovano il h. orchiticus o j)seii- 
domorvoso di Kui seller. 

Questo ha forma simile al bacillo della morva, pero resiste al metodo 
del Gram. Inoculato nel peritoueo di cavie mascbi produce un ispessiraento 
nodoso delle membrane testicolari e peritonite emorragica : non produce per5 
noduli, ne il testicolo fe ingrossato. 

Coltivato a piatto in gelatina ed in agar produce colonie lobate simili a 
quelle del colera: sul siero forma una patina giallo-aranciata : il brodo al- 
cune volte si intorbida diffusamente, altre volte si formano dei fioccbetti vi- 
sibili ad occbio nudo. 

Sono stoti ilescritti imclie altii bacilli psemloiuorvosi, ilie si (lipoitinio, inocnlati negli ani- 
mali, come il b. oreliiticus e che non hanno i caratteri coltuiali ilel bacillo ilella nioiva. 

Nello stesso gruppo del bacillo rtella morva si possono collocate anclie alciiiii cosi detti ijseudo- 
tnbercolaii peiclid danno luogo inoculati nel peritoneo a dei seiuplici nodnU dai (juali sono colti- 
vabili. Si tratta in genere di germi die si dilierenziano anclie dal bacillo della mor\a perche 
resistono al iiietoilo del Gram e che si rannodano al b. psendotnbercolare dei rosicanti 

II. — B. della peste. 

Semiuaiido il h. pestis nel siero di conijilio jielatinizzato (e 
nel brodo con aggiunta di varie quautita di bicroinato potassico 
0,01-0,04" o o di alcool sino al 10 "/o) si noterebbe la produzione di 
una serie di forme delle quali certamente alcune involntive, e 
altre evolutive, filamentose, a coutenuto interrotto, a estremi ri- 
gonliati, e perftno a catena, le quali lianno fatto pensare ad al- 
cuni clie il b. della peste si debba avvicinare al gruppo delle 
streptotlirix. 



BATTERIOLOGIA 



357 



C-aratteri iiiicroscopiei. 

Oi'dinariamente il b. della peste e iin germe corto e tozzo, a 
coutenuto non omogeneamente colorabile, perelie sono solo i poll 
quelli clie si colorano (fig. 180); raramente 
le forme stauno isolate; per lo piti sono riu- . •,'' . *. ,' "^. 

uite a coppia, a volte a catena. Queste ul- 
time si riscontrano piii spesso nelle colt are 





rebbe mobile ; ad ogni niodo, se lo e, cid 
accade raramente. 

Xon resiste al metodo di Gram, ordi- 
nario; vi resiste pero se all'azione dell'alcool 
non si fa segnire la colorazione di contrasto 
e airalcool si sostituisce I'olio di anilina 
(Weigertli). Xon prodnce spore ; alcuni 
corpicciuoli, trovati nel suo interno dallo 
Schiilze, vennero ritennti come organ! di 
vita dnratnra (protospore di Feodoro- ^s- i*o- 

witsch!) ma invece sono grannli metacro- 

matici, ossia grannli costituiti da sostanza albnminoidea (Volu- 
tanskugeln di Grimme) (V. pag. 224\ 

tiaratferi ooltiirali. 

Si coltiva su tutti gli ordinari terreni di coltnra, pero e neces- 
sario, per avere nn bnouo svilni)po, tenerlo almeno 24-48 li a 20" C, 
e poi a temperatnra alqnanto inferiore a 37" C, poiclie a 37" si 

ha uno svilnppo piii stentato. Si coltiva 
male nei terreni glucosati, suUe patate 
e snlle carote: molto bene snl siero di 
coniglio gelatinizzato. 

In (jeJatlna a inaito si f or mano colonic 
tondeggianti a contorni ondulati, forte- 
mente grannlosi, nncleate e scliiacciate 
(fig. 181). 

In (lelatina per injissione si forma un 
cliiodo piatto, e nn nastrino senza nnlla di caratteristico: la patina 




181. 



358 BATTERIOLOGIA 

ill su]>erficie iiou k rilevata, ma sottile, a bordi iiii po' piii i»iani, 
pill cliiara alia periferia clie al ceutro, spesso frammentata. 

Su agar a hecco di flauto si sviluppa una patina bianco-sudicia, 
iimida poltacea, uoii molto diffusa, discontinua, come se stentasse 
a sviliipparsi. 

Sulle patate forma una patina sottile, lucente, su cui emerge 
<iualclie colonia biancastra. 

1)1 hrodo, secondo la maggior parte degli osservatori, si svi- 
luppa senza iutorbidarlo : forma un deposito clie stii fra il gru- 
moso e il fioccoso; solo alle volte produce un lieve intorbidamento, 
clie dura qualche giorno e poi scompare; in ogni caso si vodono 
del fiocclietti nel liquido. 

Caratteri biologici. 

Secondo alcuni, nel brodo peptonizzato produrrebbe indolo; 
il latte non viene sempre coagulato (pare clie cib avvenga quando 
si coltiva il germe a- una temperatura superiore ai 20° (J.)| fermenta 
leggermente il lattosio. 

£ molto patogeno : il suo uucleoproteide (clie si jiuo estrarre 
col metodo di Lustig) (V. pag. 205) lia un'azione necrotica locale 
e coagula i succlii organici. 

II b. della peste inoculato negli animali riproduce 1' ingorgo 
gliiandolare, pleuriti, peritoniti sieroemorragiclie, versamenti san- 
guigni, iperemie, emorragie puntiformi negli organi. 

Per poter rijirodurre il bubbone e necessario stroflnare il ma- 
teriale pestoso o sulla cute dell'addome, o suUa mucosa boccale 
o nasale, o meglio iuocularlo nella cornea, nel qual caso si formano 
da prima ingorglii delle gliiandole mascellari del medesirao lato, 
poi delle peribroncliiali : si dice si possa averc anclie la polmo- 
nite pestosa. 

Diagnosi. 

Identificazione. — p:ssa si puo fare : 

1" coll'inoculazione in animali da esperiinento. 

Si preferiscouo i topi, clie si iuoculauo uol ca vo peritoiieale : dopo 2-4 
giorui gli animali luuoiono di aetticemia; i bat-illi si trovano in tiitti gli 
organi o nel liquido endoperitoneale col lovo caratteristico aspetto naviciilare. 
Se 1' inoculazione si pratica nel sottocutaneo (si sceglie la base della coda 
nel topo) dopo 40 ore le ghiaudole prossiiniori sono ingorgate e si pn5 avere 
auche qualche bubboue clie col tempo suppura ; quaudo gli animali nuioiono 
i bacilli si trovano dappertutto: nella milza si notano dei uoduli liiai'co 
grigi clio ricordano qnelli della tubercolosi miliare. 



BATTERIOLOGIA 350 

Qiiandi) il luateriule provieue da sputo, si pno biiguaruo nn tauiiionc di 
o^atta e strotinaiio sulla mucosa del uaso o dollc labbra di caiii o conigli 
o inocularlo uella congiiuitiva, e. atteudere di avere il tipico bubbonc (iiclle 
ghiiiudolo cervicali) c la polnionite pestosa. 

2" ]>('!• mezzo di prcparati colorati. 
Si (lebboiio trovare i bacilli di forma iiavicolare coloraiido col 
bleu di Lotirter, eol metodo indicato per il b. della iiiorva o eon altri 
proeedimenti. 

Se I'aspetto jiavicolarc si iiota in geriui corti e tozzi proveuicnti da 
bubboni v quasi certo cho si tratta di bacilli dolla ]>estc, il coiitenuto dei 
bubboui vcuorei I'ontcnciidi) solo cocchi o il baiillo del Dncrey clie e Ijeii 
divcrso per diiuonsioui o aspetfco (Y. pag. 360). 

3" per mezzo della sierodiagnosi. 

Si deve ricorrere al siero degli auimali immuuizzati. 

Maikl iivielil)C tiovato ehc il siero ili tikvallo immuiuzzivto ;iggliilinav;v il b. ilfllit peste 
nella diluizionc <U 1:100 in '/a-1 h. Pen") altri ha trovato die ci si puo attcnere amln' a di- 
luizioni di 1:50: non bisogna pen") scendere a dilnizioni piii basse deiri:10 percli6 in ([uesti 
lajiporti veugono agglntinati altri batteii. 

Si pu6 anehe adopeiare il siero di conijrli inoc\ilati con siero di aniuiali imniunizzati (non 
serve il siero di coniglio vaecinato col vacciuo Haffkine), i)erche mentre il siero di conigli sani 
non agglutina aftatto il b. della peste, il siero dei conigli cosi trattati lo aggliitina. Pno ser- 
vire anche il siero di cavia inoculato ripetntamente (alnieno tre volte) con vaccino Hailkine : 
il ]wtere agglutinante specitico appare dopo 14 giorni dall'ultiina inocnlazione. 

La prova dell" agghitinaniento si pno fare, invcce clie sii brodocolture o emnlsioni di 
patLne di bacilli in soluzione tisiologica. sn coltnre nccise col calore col metodo Hali'kinc. 

Secondo Klein, si pno ricorrere anche al siero di ratti gnariti dall'infezione pestosa. Qnesto 
siero fatto agire su emnlsioni di batteri della peste in solnzione lisiologica di XaCl (i Ijrodi 
non servirebbero. perche in essi si prodncono dei prccipitati) si agglutinano neUe dilni- 
zioni di 1 : 40. 

Finalmeute alcnni suno ricorsi al siero di uouiini pestosi : pero si e visto che il potere 
agglntinante non compai'e in esso neppuro quando sono trattati col vaccino Haffkine: v invece 
agglutinante il siero e Turina quando gli individui si inociilino col siero di animali inminniz- 
zati, prccisatnente come i conigli. 

Peru, secondo Rood, si \i\\it ricorrere all'azione precipitante del .siero dei nialati, potere di 
cui TA. si e .servito per far diagnosi di peste nelTuomo. 

Si raccoglie nna goccia di saiigne dal i)olpastrello del dito della persona da esamiuare. Si 
mescola una goccia del siero con nna coltnra in agar del b. della peste e si lascia in goccia 
l)cndente per '24 ore : (piindi si la disscccare la goccia e si colora. 

I," A. ha osservato : 

1° se si tratta di saugne di persone sane oppuro di persone colpite da forme avanzate 
e gravi di peste, i bacilli son ben conservati : 

2° se si tratta di sangne di pestosi convalesccnti, i bacilli sono distrutti ; 
3' se si tratta di sangne di jiestosi gnariti, oppnre aH'inizio della uialattia, il bacillo i- 
paralizzato nel suo s\-ilui)po. 

I/azione battericida del sangne dei convalescenti di peste dnra per settimane, talora fu 
osservato i>er 1-1 '/-; anno. 

Secondo Polveriui, il materiale su cui far agire il siero agglutinante si 
ottiene bene col metodo di Gibson. 

In un vaso di 2-3 1. si versano 2-3 cmc. di una soluzione di agar leggcrmente alcalina. la 
quale abbia luia t<ilc concentrazione da rimanerc li(iuida. Vi si aggiuuge una certa ([uantitii 



360 BATTERIOLOGIA 

<li coltiii:k in l>io(l() tli bafillo iipstoso e dopo 4i< h una solnziono ul 10% <U HkoIo in solnzione 
Hsiologica di Ka CI, in tali uropoizioiii cho 1 cmc. occupi 1 cniq. <U superficie <li agar. Si 
scuote il tiasco e si travasa il liijuitlo, cho o una emulsione <lel batterio, in un jiiccolo fiasco 
con 30-30 gr. cU sabl)ia sterilizzata e si scuote ili nuovo. Depostasi poi la sabbia, si flltra at- 
tiaTerso lana rti vetro. Al liqiiiflo filtrato. in cni i gcrmi sono stati iiccisi dal lisolo, il quale 
non impeflisce la reazione agglutinauto, vicno aggiunto il siero c il risultato tlclla piova si 
osserva al microscopio tlopo '/j '•'•*• 

DiAGNOSI DIFFERENZIALE CON ALTEI GERMI. — Alcuili gormi, 

clie luinno ciiratteri molto simili a quelli «lol b. della peste, possono 
trovarsi nei topi e bisogna saperli tlitterenziare. 

B. PSEUDOTUBERCOLOSis RODENTIUM. — Dal iiunto (li \ i.sta luort'ologico 
h simile al ]>. pestis: dippiii inofiilato nella conginnfciva produce tumefazioue 
del gangli sottoinasccllari i qiiali appaiono circoiidati da una inliltrazione 
siero-sanguinolenta ; noii si nota i^ero alcana lesione nei ]>oliiioni e nel fegato; 
solo ]a milza ^ tnuicfatta e prosenta piccoli jiuntini biancastvi. Si put) diffe- 
renziare questo bacillo per il sno iiiodo di svilnpparsi ia tcrreni coiunni e 
speciali, nonclie per la sua aziono verHo i topi e le cavie. Secondo Galli-Yalorio 
i principali caratteri diifeienziali sarebbero i sogiienti: 

1" nell'agar e nella golatina couiuni il 1). della )>osto forma colouie a 
contorni festojiati: il b. psendotubcircolare colonic rofconde a nncleo ct^ntralo; 

2° il b. della ]K'ste coltivato iu gelafcina riorkowsky produce colonie 
a bordi sinuosi e da uno dei bordi parte come una coda costituita da una 
serie di colonie (colonia a coniota); invec(^ il pscudotubercidarc forma co- 
lonie rotonde e nucleate; 

3" nell'agar di Ilankin (agar al 3 ", „ di NaCl) a 20° C. il b. della, peste 
da forme involutive o umlte forme a catena; invece il ijseudotubercolaro 
non d;\ mai forme involutive o solo di rado qualche catena : 

4"' il b. della x>este a 37" non coagnla il latte, il pseudotubercolare si ; 

5" inoculando col pseudotubercolare i ratti, siano essi grigi, bianchi, o 
di campagna, non inuoiono; inoculando c<d b. della peste le cavie sia nell'ad- 
donie die sottocute muoiono per setticemia pestosa ; gli organ i si trovano 
infarciti di tubercoli bianclii come punte di spillo: sono invece qnesti punti 
rari nelle cavie inoculate col b. ])seudotiibercolare. 

B. BRiSToiiEXSE. — Sono bacilli simili a (luelli della peste per il loro 
aspetto navicolare quando sono colorati : essi sono stati trovati nei topi, per i 
quail sono ])atogeni, ma non per i conigli. Producono ingorgo delle gbiandole 
prossimiori, auaiento di vohmie della milza e iperemia dei polmoni. I caratteri 
colturali sono perb divers! da quelli del b. della peste. 

A questo gnippo forse si i)ossouo raniiodare 11 b. deirulcera 
molle e il cosi detto b. del noma. 

I p.. DELL'ULCERA MOLLE (]',. ulccris cancrosi Ducicy) sono gerinl ])iuttosto lunglii c grossi 
a ostiPiuitii arrotonilato, a volte con due ligonflamenti latciali clic gli daniio la forma di eifra 8, 
sono isolati o a catena di 10-20 dementi. Si colorano coi coinnni colori di anilijia, pno il centre 
riiiiano scolorato, i poll sono piii colorati. Xon resistono al (iram ; non si coltivano sui comuni 
terreni, nia sull'agar-sangue e ne! siero non coagulato di coniglio. A IIT" C. do])o 34 li si loriuano 
colonic sollevate, rotondo, brillanti, le quali dopo 48 h diventano opachc. grigiastre, grandi 1 -3 mm.: 
appena esse si toccano coU'ago di platino. sembra die scivolino sul sulistrato di coltura. 



BATTERIOLOGIA 361 

Xel sieio di conijjlio si notu nn leggero intorbidanieuto o la prodiizionc di piccoli flocchetti. 

luoc\ilati ueir iiomo liprodHcono I'ulcera molle. 

iL E. DEL NOMA (6. nomae. h. Schimmelbuschii). Sarebbe strtto trovikto in nn c-.iso di noma 
postit'oso. £ nn genne ovalare a contennto non oinogeneo, piccolo, coito, capace di ftlanieutarsi, 
innaobilc, non resistonte al (irani. coltivabile in tntti i terreni a toniiiciatnia ordinaria. 

Forma colonic non sollevato e simili a quelle del b. coli. 

Per intissione in gelatina forma nn cliiodo piatto senza caratteri special! . 

In Iirodo si sviluppa dando luogo a flocehetti. 

In liqnido ascitico coagnlato forma colonic con jirolnngamenti apparentemente ramiticati. 

Inoenlato produce necrosi ilel sottocntaneo e ascessi e in nn caso panoftalmite. 

Xon si sa se sia la causa del noma perch^ altri aiitori avrebbero trovato in casi di noma 
fonne di bacilli o ooniclie o filamentose, o a rete (?) : potrebbe darsi si trattasse di una strepto- 
thrix, di cui i diversi osservatori avrebbero visto stadi isolati di sviluppo. 

Cap. VII. 
BATTER! PROPRIAMEXTE DETTI. 

I biitteri propriamente detti secondo Lehmann e Xtnimann sono 
le forme allniiii'atc clio non forinano endospore. 

1. — iJatteri delle setticemie emorraj;icire. 

II ji'iuppo dei batteri delle settieemie eniorraoiclie coiuprende 
dei germl clie sono statl isolati dall'nonio e dagli aniniali affetti <la 
diverse infezioni. 

T. XelFuomo, sono stati descritti fra gli altri il h. liaemorrha- 
givwii e il h. icfeyoides (1). 

B. HAKMORRiiAGict'M, al quale si attribuisce la causa della Porpora eiiiorra- 
gica o uiorbo uiaculoso di Werlhof. Si tratta di gormi covti e tozzi a due o 
a filauienti, capsulati nell" orgaiiisuio, nou resistcnti al Graui, faciluiente 
coltivabili. 

In gelatiua a piatto forniano colonic sottili rotondeggianti tcnui e poco 
diffuse; an agar fovmano una patina unifornie bianco-gialliccia; sulle patate 
d^nno laogo a una patina biancastra, lucida, non espansa, sx>o9so tilamentata. 
Secondo alcixni sono patogeni per i sorci, «econdo altri per Ic cavie e i cani ; 
pero in questi ultinii non scuipre riprodurrebbero Ic lesioni descvitte dagli 
aiitori nell'uomo. 

B. ICTKROIPES, isolato dal Sanarclli nel 1897 da individui affetti da 
febbre gialla in America. 

Caraltori morrologii'i. 

I?aatoncelli ad cstrciuita arrotondatc ; disposti per lo piii in coppio di 
2-4 fjL di luughezza e in generale due volte piii lunglii clie largbi; forniti 
di 4-8 ciglia peritriche; non colorabili col metodo di Gram, moltiplicanti.si 
per scissione e non per spore. 

(1) Andreltbe aggiunto anclie il b. della peste. ma di esso abbiamo trattato precedente- 
mente nel grui>po degli Scifobatteri. 



362 BATTERIOLOGIA 

Caratteri coltiirali. 

Ill (jdatiiia a piatto. — Da principio coloaie giovaui, trasparenti, iuco- 
lori e presentaati Faspotto di leucociti con iia uucleo oscuro, sferico, cen- 
trale o periferico; al 6 '-7" giorao incoiuinciano a perdere la trasparenza, e 
divengono opache del tutto. 

In gelathia per infissione. — Limgo il tratto d' iuiicsto lo sviluppo e 
scarso e a forma di piccolissioic sferule; in superficie e insigniticanto. 

In gelatma per strisciamento. — Se il materiale d'inuesto 6 abbondantc, si 
ottiene iin nastro sotbiliasimo e trasparente ; se il luatei-iale e scarso e Ic 
colonic si sviluppano isolatamente, assuuiouo 1' aspetto di brillanti goccie 
di an aspofcto resinoso. 

Sii agar a piatto. — II miglior nu'zzo i>er diiuostfaro 1' aspetto caratte- 
ristico che presentano Ic colonic del b. ietcroUJes clie si ottengono sulP a- 
gar, h il segncnte : con un' ansa di platiuo contenonte uno scarsissimo 
uiateriale d'innesto (sangue o diluzione di coltura), si pratica una semiiia- 
gioue per strisciuuiento sulla superllcie di nu tiibo di agar solidilicato a 
becco di flauto. Dopo 12-11 ore di soggiorno nella stiila a 37° C. Ic colonic 
sviluppate, ben inteso ad una certa distanza I'una dall'altra, presentano nn 
aspetto cbe non e definibile da quelle di tante altre colonie niicrobiche, cioo 
sono rotondcggianti, trasparenti, un po' iridcscenti e azznrrognolc alia luce 
diretta. Se la roltura cosi ottcnuta nella stnta, si trasforma o si mantienc 
jicr altrc 12-14 ore alia teuiperatura dell'ambicnte (20 2^° C), si osserva ap- 
parire attoruo alle colonic un cercine biancastro luconte, di aspetto nui- 
dreperlaceo e opaco che si solleva niolto al disnpra del mezzo nutritivo 
e clie contrasta nettamente con la parte contralo appiattita e trasparente. 
La ligura clie si ottiene in tal gaisa venue chianiata per la sua analogia dal 
Sanarelli, fiqura a sigillo di ceralacca. Essa costituisco il i)iiv importante c 
il pih infallibile carattere diti'ereuzialo tra il b. della tebbro gialla c tutti 
gli altri microbi descritti finora. 

In hrodo. — Lieve intorbidamento, senza tormazione ne di pcllicolo ne 
di depositi lioccosi. 

Su patate. — Sviluppo impercetfcibile. 

In latte. — Sviluppo discreto senza coagnlaziono. 

Caratteri l>iolowifi. 

Sviluppo alqnanto lento e clie divieno presto stazionario. E anaerobio fa- 
coltativo. Verso gli agenti fisici si comporta cosi : al calore umido muorc a 
60' C. dopo un minuto e a 55' C. dopo 15'; al calor sccco e molto resistentc, 
a 100 ' muore solo dopo 1 ora e 10', a 120 '-125 ' nmore rapidamcnte. 

Verso gli agduti fisico-chimici si comporta cosi : nelle colture per lo piii 
muore dopo 1-2 uiesi ; il disseecamento di un ambiente seceo a 37" C. lo nccido 
infallibilmente in 50 giorni; in un ambiente umido alia tcmpcratura csterna 
variabile i)u5 rcsistere fino a 168 giorni. La luce solare diretta lo uceide in 
ore 7,30' (temp. est. 27"-28'' C). Nell' acqua di mare vive molto a lungo. 

Fcrmenta insensibilmente il lattosio (nei brodi lattosati con Ca CO' non 
produce ncssuna boUiciua di gas), piii attivamente il glucosio c il saccarosio. 



BATTEEIOLOGIA 363 

E causa di aZtera^iowi uell'uomo e negli animali, e 1' infeziouc puo cletcr- 
miiiare i snoi effetti piii gravi, anche qualora il numero dei bacilli sia assai 
scarso, perch^ i loro prodotti tossici souo molto attivi. Questi eflfetti souo i 
seguenti: febbrc alta, vomito di saugae (vomito nero), dovato ad una gra\o 
gastro enterite eniorragica, anuria (nefrite), steatosi del fegato, congestioni 
intense del sistema nervoso, fenomeni emorragici da parte di tutte le mucose, 
gravissima ematolisi. Le alterazioui istologiche 8ono dovute all' alto potcro 
tossico del veleiio specifico, e cousistono sopratutto nelladegenerazione grassosa 
degli elementi eellulari, in ispecie del fegato, nellu intiamniazioue parenchima- 
tosa degli elementi renali, e in lesioni congestive ed emorragiclie diffuse. Si 
trova nelle infezioni miste die sono comunissime e dett^rminate per lo piu dal b. 
coli, da streptococchi, stalilococchi, jn'otei, ecc. i quali penetrano facilmoute 
nell'organismo a causa delle profonde lesioni epaticlie e iutestinali e per lo 
spiccato potere chemiotattico posit ivo dei prodotti tossici del b. icteroides. 

Uccide anche se iniettato in piccolissime quantitfi. E itatogeno per tutti 
gli animali domestici (eccetto i gatti e i volatili), nei quali riproduco esat- 
tamente le stesse lesioni anatomicbe e gli stessi sintomi morbosi che si os- 
servano nell'uomo. Nei topi, nelle cavie e nei conigli produce una malattia 
eiclica della durata di 5-8 giorni (come nell'uomo), e la quale termina con 
una invasione del sangue da. parte del solo h icteroides inoculato. Nei cane 
riproduce il quadro esatto della fcbbre gialla umana, cioe vomito, diarrea, 
congestione delle mucose, gastro enterite emorragica, nefrite, anuria, itterizia, 
steatosi gravissima del fegato (sino al 70-72 "'o di contenuto grasso), ed infe- 
zioni miste prodotte dagli streptococchi, stafilococchi, colibacilli, protei, ecc. 
Anche nella scimmia puo osservarsi la steatosi del fegato. 

Le capre, le pecore e gli asini sono pure sensibilissimi, e muoiono pre- 
sentando lesioni anatomiche analogho a ((uelle umane. 

Riguardo alia virulenza, I'attivitfl del i. icteroides si conserva a lungo; 
per uccidere uu roditore basfcauo tracce di virus ; per uccidere un cane 6 piu 
utile ricorrere alia via endovenosa ed impiegare una dose di virus un po' 
pill elevata. Si puo anche aumentarla. Poiche il batterio e molto virulento, 
anche se ottenuto direttamente dal cadavere, ma coi passaggi continui attra- 
verso gli animali aumenta certo la virulenza iniziale. 

Circa il meccanismo della sua azione patogena, h stato diinostrato un velono, 
la cui azione e identica a quella del virus e la sua penetrazione nell'orga- 
nismo animale riproduco gli stessi sintomi e le stesse lesioni anatomiche ca- 
ratteristiche della febbrc gi;\lla umana e sperimentale (vomito, nefrite, stea- 
tosi del fegato, anuria, gastro enterite emorragica, itterizia, ecc). L'inicziono 
del veleno anche a piccole do3i nell'uomo determina la comparsa di una ma- 
lattia sintotnatologicamente e anatomicamente identica alia febbre gialla na- 
turale, e in questi casi il siero ricavato da una vena ha lo stesso potere ag- 
glutinante verso il h. icteroides di quello manifestato dal siero degli amma- 
lati o dei convalescenti di febbre gialla naturale. 

In occasione della epidemia di febbre gialla, che ha colpito lo Stato di 
New Orleans (Stati Uniti d' America), P. E. Archimard, VVooden e J. Ar- 



364 BATTERIOLOGIA 

chimar lianno applicato su larga scala (100 animalati) la siero-reaziooe del 
batter io di Sanarelli. Dalle I'icerclie degli autori risvxlto che la siero-reazioue 
nella febbre gialla si otti^ne con la stessa facility e con la stepsa sictirezza 
die nella febbre tifoidea, poichfe essi condussero le loro ricerclie sperimen- 
tando la siero-reazioue auche snl b, tifico come controllo. II potere agghi- 
tinante specifico si nianifesta nella febbre gialla subito al 2° giorno di ma- 
lattia, permane nel sangue molto tempo dopo la convalescenza e gli autori 

10 lianno ecct-zionalmente conservato sino al 19° anno dopo la guarigioue. 

11 limits di diluzione consigliabile h 1:40 come nella febbre. tifoidea. 

II. Neg'li animali i batteri trovati causa di setticemie einoria- 
giclie, sono moltissimi, e ancora poco bene studiati. Essi in questi 
ultimi tempi sono stati aggruppati dal Lignieres nei due tipi del 
coJera dei poUi e AtAV Iwg-coJera. 

Al primo tipo TA. lia dato il nome di Pasteurellosi (cor- 
rispondente al genere Pasteurella di Trevisan), al secondo quello 
di Salmonellosi (cordspondente al nuovo genere SalmoHclh' in 
onore di Salmon, lo scopritore del batterio dell' liog-colera). 

Xonostante la stranezza di qneste denoniinazioni che non lianno la ])enchi' miniiiia base 
liotanica o l)iologica, e che oftVono il mezzo a coloro che si dilettano di inventare nouii nnovi, 
per confondere di piti gli stndiosi, molti trattatisti, specialniente francesi (fra cni il Xocard e 
il Leclainche) hauno accettata, senza molto litlettere, tale distinzione dei germi delle settice- 
mi(^ emoiragiche. 

Solo per qnesto credo opportnno di riportare I'elenco di tntte Ic pastcnn-lle, le salmouelle, cni 
agginngo quello delle setticemie non dassiflcate, eosi come le elencano il Xocaid e il Ledainclie. 

1. Pasteurellosi: 
aviaria {colera dei poUi) : 

del coniglio {gcttici'i>iia del coniglio e setticemia di Beck) ; 
della cavia ; 

degli animali selvatici {TVildseuche) ; 
del montone (jmeumoenterite} ; 
della capra (pneuinnnite infettiva) : 

dei bovini {»etticeinia eviorragica (pneumoenterite), pleuropncumonife gettica dei vitelli, 
diarrea dei vitelli (white scour), enteque] ; 
dei hufali iharbone dei Ivfali) ; 

del porco Ipnetimonite contagiosa, swine-plagne, schiiciiwseuche, schweineseptihaeinie) ; 
del cavallo {febbre tifnide, pnemnonite infettiva) ; 
del cane [malattie del cane, tifo del cane {malatfia di Stuttgart}]. 

2. SALMONELLOSI : 

peste dei suini {hog-cholera, schweinpest). 

3. Setticemie non classikicate : 

cutcrite infettiva dei polli, malattie eplzooticlie dei poUi. setticemie dei polli, leucemia 
infettiva dei polli, dissenteria dei jiolli e dei tacchini, setticemia emorragica delle anitre e 
delle galline, malattie dei tacchini. enterite infettiva dei fagiani, colera delle anitre, colera 
degli nccelli acquatili. setticemia delle anitre, setticemia dei cigni, malattia dei cigni cosco- 
loba, malattie delle gru, dei piccioni, dei palombi, dei canarini, colera dei caiiarini, malattie 
dcllo struzzo, setticemia spontanea del conigUo, malattie settiche del coniglio. 

I caratteri differenziali tra i vari batteri delle setticemie emor- 
ragiclie si possono riunire nel seguente quadro, come ha fatto 
Roger : 



BATTERIOLOGIA 



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SQQ BATTERIOLOGIA 

lo per comodita di studio riferisco solo la descrizione dei tre 
batten segiienti: b. delle setticemie emorragiclie ; b. del tifo dei 
topi; b. del mal rosso. 

B. DELLE SETTICEMIE EMORRAGICHE (B. SEPTICAEMIAE HE- 

MORRHAGICAE DI huppe). — Secondo Lehmaun e Neumann, com- 
prende la setticemia degii animali selvatici (Wildseuche), la setti- 
cemia dei boviui, il barbone dei buffali, la setticemia dei porci o 
pneumoenterite dei suiui di Germania, la setticemia dei conigli, il 
colera dei polli. 

Sono cermi corti e tozzi capaci di filamentarsi, talvolta coa contenuto 
non omogeneo e colorabile solo ai poli, iioii resistenti al Gram, general- 
mente inimobili, ben coltivabili a 13" — 37" tanto aerobicamente quanto in 
anaerobiosi, asporigeni. 

In (lelatina a piatto, formano colonie rotondeggianti, da prima traspa- 
renti, translucide e poi bianco sudicie, perche la massa della colonia si 
ispessisce e diveuta opaca; i bordi sono rotondeggianti, la superficie liscia, 
e in qualcuno filogranata e queste colonie filogranate alle volte assiimono 
color bianco grigio, poi tendente al giallo ; non sono fluidificanti. 

In gelatina per infissione formano un chiodo tipico, patina diffusa, nn 
po' rilevata, pianeggiante, umida, biancosndicia, a bordi poco rilevati. 

Su agar a hecco di flauto per lo piu si ha sviluppo di una patina pallida 
velamentosa, niadreperlacea prima, che in qnalcuno inspessendosi diventa 
bianco-sudicia, nmida, poltacca, a bordi ondulati, a volte gialliccia, ricor- 
dando quella del b. coli. 

II brodo Yiene intorbidato: salvo eccezioni non si forma pellicola, ma 
solo al fondo nu sedimento polveriilento. 

II latte, salvo che da qiialche varieta di b. del colera dei polli e da quello 
della setticemia dei conigli, non viene coagnlato; pare che tutti, meno il 
b. della pnenmoenterite dei suini, prodticano indolo; nei terreni glncosati 
generalmente non producono gas: pero acidificano i snbstrati. 

Inoculati, uccidono con forme setticemiche, nelle quali primeggiauo fc- 
nomeni a carico del torace (pneumoniti) e dell' addome (iperemie, enteriti 
emorragiche): il loro meccanismo d'azione h perb ancora ignoto. 

Generalmente non h facile differenziarli tra loro. Ad ogni modo ecco al- 
cnni caratteri differenziali, i quali pero vanno presi col beneficio dell' in- 
ventario : 

U b. del colera dei polli pare identico al b. della setticemia dei coni- 
gli ; pero evvi una forma di setticemia dei conigli (detta spontanea per di- 
stinguerla dalla precedente che si dice sperimentale) il cui batterio si dilfe- 
renzia porchfe non h ])atogeno per i polli. Lo stesso b. del colera dei polli 
potrebbe confondersi cou un germe simile che produce la cosi detta ente- 
nte infcttka dei polli, ma quest' ultimo fe mobile, non si sviluppa su patate 
e non e patogeuo per i colombi. 



BATTERIOLOGIA 



307 



I vari bacilli della peste dei suini si ditferenziano tra loro : cosi qiiello 
della poste dei siiini tcdesclii {h. snicida) h patogeno solo per le cavie e non 
per i polli e i colonibi. luontre al oontrario si comporta qiiello della peste 
dei suini inglesi. 

Si ditlerenzia lo stesso b. della peste dei sniui di Germania, dal b. della 
pneiimoenterite infettiva doi suini (&. cholerae situm) (Hog-cliolera danese, 
marsigliese, americano) per i segnenti caratteri (Lehniann^ : 



Tab. 25. 



Epizoozia dei porci americana 


Epizoozia dei porci tedesca 


(pneuinoenterite • Hogcholera- b. colerae suum) 


(pneumoenterite - b. suicida) 


Vivaci movimenti attivi 


Immobile 


Fermentazione del glucosio (acid! e gas) 


Noil fermenta il glucusio 


Grescita rigogliosa su patata 


Grescita scarsa o nulla su patata 


Nessuna alterazione nal punto d'innesto 


Gravi alterazioni nel punto d' innesto 


Focolai nniltipli da coagulazione nel fegato 


Fegato spesso in degenerazione grassa 


Scar.si batteri nel sangue 


.\bbondanti batteri nel .sangue del cuore 
e dpi grossi vasi 


Scarsi batteri nel punto di inoculazlone 


Uatteri abbondanti nell'edema inliam- 
matorio del punto di inoculazlone 


I piccioni sono molto sensibiii, le cavie mcno 


Viceversa 



II b. galliuai'um e simile al b. della peste bovina, che h pero mobile 
e pill grosso e non 6 patogeno nh per i polli nfe pei colombi. 

II b. del barbone dei bufali assoniiglia niolto al b. della peste suina te- 
desca, e si differenzia cost dal b. del colera degli uccelli. 



B. BEL TIFO DEI TOPI (b. TYPHI MURIUM). — Sono gernii piuttosto corti 
6 grossi, alle volte riuniti iu tilamenti che non prendono il Gram, non 
forniano spore e sono sempre mobili perch^ peritrichi. 

In (jelatina a piatto formano colonic che si ditferenziano da quelle del 
colera dei polli, perche sono venate, rotondeggianti, a bordi un po' sinuosi, 
pianeggianti : ricordano le colonie del b. del titb. 

In {lelatina per infissionc forniano in superficie una patina sottile bianco- 
grigia a bordi ondulati, die a jii^^olo ingrandimento jiresentasi spesso 
nervata. Lungo 1' infissione si sviluppa un nastrino senza caratteri special!. 

Su agar a hecco di flauto forniano una patina piTi spessa di quella del 
colera dei polli, uniforme, liscia, uinida, grigiastra che ricorda piuttosto 
quella del b. coli. 

Sn patate forniano una patina spessa, umida, poltacea grigiastra, mentre 
tutt'attorno la patata assume una colorazione bruna. 



368 BATTERIOLOGIA 

In hrodo pvoducouo iiitorbidauiento iiuiforme con scarso scilimouto c seuza 
velo iu snporlicie; aggiuugoudo al brodo gliTCOsio uou si forma gas; il latte 
diventa acido lua uoii coagiila. 

II tipico h. typhi mur'mm e patogeuo poi topi domostiei c campaguoli, ma 
uou per i sorci s^'igi; produce la morte di cssi fatto iugerire iu S-12 gioriii 
cou omorragie della mucosa iutestiuale c stouuicalc e con tumore di luilza : i 
bacilli si trovauo uel saugue e negli orgaui. luoculato sottoeute uccido iii 
2-4 giorui. 

Alcuui ditfcrenziano d:v (luesto bacillo il b. vmripesti/cr (Laser) che saivbbc jiiii iiatogeno 
p prendcrebbe il Gram. Certamentc pare idcntiio a <iucsto uno isolate dagli spermotili 
{spcimophilus guttatus) die c ancora piii patogeno doi jn-eccdenti c iion ha nomo (si potrebbe 
chiainaio b. siKrmophilug gepticus o jjestifcr). 

B. MUr.ISEl'TICUS (h. DEJ.LA SKTTICKMIA. DKI TOl'l) K B. UHrsiOrATlIIAK 

suuM (b. del mal rosso DEI ST'iNi). — Souo germi molto piccoli cUo su 
dcteruiiuati terreui coltnrali (agar, patato) possouo filamontarsi, c perfino 
dicotomizzarsi (?), uou resistouo al Gram, souo per lo piii immobili, qmilcuuo 
si colora luoglio ai poli anzicli^ al coutro. Nell' intcvuo dei tessuti essi si tro- 
vauo provalontouioute sotto forma di battrri lunghi c uiolto sottili, cudo- 
cellulari. 

In gelatlna a piatto foruiauo colonic molto piccolo <• sottili, poco visibili 
(per vcdorli occorro un ingraudimouto di 35-50 diamotri a diafrauuua strctto). 
Si sviluppauo come puntiui di iutorbidameuto e uiano mauo clio i batteri si 
moltiplicauo, la colouia diventa finamcntc granulosa, a su}»crficic (al 3°-4° 
gioruo) un po' oudulata. Dopo vari giorui il bordo c costantemcute sfrau- 
giato; P iutorbidameuto della gclatina riuuino solo alia periforia, di guisa 
che ogui colouia e visibile solo per una specie di alone. Siccomo lluidificauo 
leutamcnte, la colouia si infossa uel substrato. 

In f/elatina per infisslone si forma nastrino appeiui visibile e attorju) ad 
csso si nota un opacamento a ccrchi giustapposti, maggiore in alto che iu 
basso, il quale a x»'*-"t^'olo iugraudimeuto appare dovuto a moltissimi rami 
molto lini che partouf) dalla linca d' iutissiouo, c souo ])iu lunghi c ])iii spessi 
in alto che iu basso (iniissione ad abcte nubecolare). Sulla sui»crticio si forma 
una patina esile ditticibnente pcrcettibile. Questo germc lluiditica loutamento, 
per cui dopo 8-15 giorui 1' intissionc assume iiu aspotto imbutiforuic (iniis- 
sione a tulipano). 

Su affar a hecco di Jlauto si forma una patina sottile (£uasi iuvisibilc (anche 
dopo 36-48 h), trasparente, la quale vista a luce obliqua ax)parc formata da tautc 
gocce rugiadiformi che si conscrvauo tali audio quando la coltura e vccchia. 

Su palate o uou si sviluppa, o lo sviluppo b imperccttibilc 

II hrodo vieuc iutorbidato uuiformemcnto ; uou si produce ne vclo, ne se- 
diuicnto: aggiuugeudovi glucosio non si ha alcuua fermentazioue. 

Il latte non vieue coagulato uh acidificato. Non si produce H-S. 

II b. murisettico e il b. del mal rosso souo egualmente patogeui pci topi do- 
mestici e campaguoli ; uua differeuza fra i due si cerca di fondare sul fatto 
che il b. del mal rosso produce colonic mono ramihcate e che ncll' iniissione 



BATTERIOLOGIA 369 

I'.ispetto dell'abete non h tanto facile ad osservarsi; in alfuni casi poi le 
colouie sarebbero molto diverse, come formate da tante zone allnugate, par- 
tenti da un uuico centro, con lacune interj)oste; qnesto aspetto pero h ve- 
ramente ecceziouale. 

II b. del mal rosso h patogeno pel maiale, nel qnile riprodace le tipicbe 
lesion i del mal rosso, eio^, cbiazze cutauee isolate o coiiflueuti, iperemie degli 
orgaDi interni e delle mucose, iugorghi gbiandolari, tnmefazione della milza : 
da tutti gli organi e dal sangue h possibile isolare il germe, il che si devo 
sempre fare, se non lo si vuol coufondere col b. dell' Hogcholera, che pn5 dare 
lesioni cntanee simili. 

Accanto ai batteri murisettico e del mal rosso, ve ne sono altri jiiu o meno 
bene descritti, cioe: 

il h. (lella Backsteinilattern, che produce nn'ertizione pustolare nei porci 
tedeschi, e che si distingue dal b, del mal rosso perchfe h molto piil patogeno 
di questo pei conigli ; 

il i ovisepticum isolato del Dionisi dai polmoni di pecore morte per la cosi 
detta polmonite vermino=a. 

II. — B. dell' influenza. 

Sono germi molto piccoli, corti e sottili, a estremita rotoiideg- 
gianti: le forme nettameuto bacillari si osservano specialmeiite 
nell'agar-sangue (fig. 182); nel brodo invece sono piu numerose le 




v; 












5 -.^v. '.. i'fV ^..4iiJ^• •• ■ * ,/'. ^d 



fig. 182, fig. 183. 

forme corte clie simulano un cocco (tig. 183) ; non resistono al 
Gram; sono immobili, disposti a 2, a 4, a piccole catene di ele- 
meuti disuguali, e, in determinate e rare condizioni, in piccoli flla- 
menti ; visti a forte ingrandimento, appaiono, quando si colorano, 
colorati solo ai poli. In genere non si colorano bene coi comnni co- 
lori di anilina: discretamente perb con lo Zielil diluito e col bleu di 
metileue. Pare perb sia meglio usare i colori sciolti in soluzioni di 
sublimato, secondo il metodo di Pewsner. 

Celli 'Ji 



ro 



BATTERIOLOGIA 



II b. deir influenza si sviliippa su agar sangne, e in genere in 
tutti i terreui contenenti emoglobina, o siero, o liquido ascitico, 
con glicerina, e agginnti di una goccia di sangue di uoino, di coniglio 
o di piccione (clie sarebbe iL piu ricco in emoglobina) o di ema- 
togeno (1). 

II Perez ha anclie constatato clie il b. dell' influenza e dotato 
di una squisita sensibilita di fionte aJle varie sostanze cheentrano 
nella coniposizioue del terreno nutritivo ; basta a volte cambiare 
la qualita del peptone clie si adopera nella preparazione del sub- 
strato, o modificare leggermente la reazione del substrato stesso, 
per ottenere dei risultati positivi la dove prima gli innesti resta- 
vano sterili. Sarebbe piii propizia una reazi ne nettamente alca- 
lina piuttosto clie unaalcalescenza molto debole. Egli ha constatato 
clie i terreni contenenti sangue od emoglobina sono i migliori : lo 
sviluppo nei comuni terreni (agar glicerinati), nei quali il Bruschet- 
tini ha trovato clie pure si pub svilui)pare, all'A. sarebbe la mag- 
gior parte delle volte liuscito negative. 

Secondo Bruschettini, se si estraggono asetticamente 3-10 cmc. 
di sangue da individui affetti da influenza e si teugono nei termo- 
stato a 37" e dopo un certo tempo si fanno trapianti in agar glice- 

rinato, si sviluppa bene: cosi pure nei 
siero di sangue gelatinizzato e nei brodo. 
Forma colonic sottili, appena visibili, 
trasparenti,rotondeggianti, rugiadiformi 
(flg. 184); solo a volte confluiscono, for- 
mando una piccola patina sottile seuza 
carattcri special i, ma genera Imente cio 
non succede. L'acqua di condensazione 
resta perfettamente trasparente: solo al 
fondo si nota qualche flocchettino bian- 
castro. 

11 brodo e leggermente intorbidato e 
vi si forma un deposito scarso; solo alle 
;rumetto clie rimane attaccato alle pareti 
del tubo. Tnvecchiando perb la coltura (in genere dopo 3-1 giorni), 
il brodo ritorna perfettamente limpidOc 

Certamente possiede una serie di caratteri biologici speciali, 
ma per le diflicolta colturali (specialmente in rap^iorto alia durata 
della coltivabilita) non sono stati studiati : forse agisce per opera 




volte si nota qualche 



(1) L'ematogpno si iirepar.v c!al tuorlo tVuovo, digerendolo iu succo gastrico. Secondo Bnnge 
(• una nucleina e sarebbe importante per la formizione del sangue. 



BATTERIOLOGIA d(l 

di proteiiie e di tossine (il Bruscliettini avrebbe trovato il sangiie 
niolto tossico). Le colture filtrate alio Chamberland, secondo altri, 
uccidono conigli e caui, e sterilizzate col clorot'ormio lianiio la 
stessa azione. 

Alciiui trovarono clie, ii.ociilato, produce cliiazze emorragiclie 
nel piinto di imiesto, ii)ereinie negli orgaiii interiii, versameuti di 
liquid! uella cavitA. Dice il Perez: 

Di tutfci gli animali speriiueatati dal Pfeitfer (topi, ratti, cavie, conigli, 
maiali, g-atti, cani, scinmiiej, solo uelle scimmie inoculate iiella trachea o nel 
polmone, si cleterminarono delle alterazioni aveuti una certa analogia con 
quelle provocate nell' uorao dall'iufluenza, come reazioue febbrile, qualcbe 
po' di tosse, fatti di catarro bronchiale. Con dosi forti (3 patiue in agar) 
iuiettate uella trachea, si aveva iutossicazione acuta, segulta da morte, senza 
lesioni u^ macroscopiche, ne nucroscopiche, delle vie respiratorie, e degli 
altri organi. 

Xei conigli il Pfeitfer avrebbe ottenuto solo fatti tossici, con modificazioni 
della teuiperatura e uotevole indebolimeuto muscolare: dopo 5-6 ore i conigli 
si rimcttevano completamente, salvo che la dose inoculata fosse stata forte 
perch' allora morivano in breve tempo. 

II Bruschefctini, invece, inoculando nella trachea dei conigli '/j cmc. di 
una delle sue colture di. influenza in sangue noto elevamento di tempera- 
tnra, seguita da abbassamento della stessa e morte dell'animale dopo 48 ore 
con gli stessi sintonii osservati da Pfeirtcr: alia sezione si notava conge- 
stioue infiaiuuiatoria broncopolmonare. Iniettando 1-2 gocce di coltura in 
sangue, la morte si aveva in 8-10 giorni con siatomi uguali e all'autopsia 
si notava bronchite, focolai pohuonalidi splenizzazione e anche focolai tipici 
di broncoj)olmonite. Nella cavity pleurica si notava del liqui io sieroso o sau- 
guinolento con qualche fiocco di iibrina e di pus, e con es-judato librino- 
pnrulento. Noto anche talvolta focolai metastatici nella sostanza corticale 
dei reni e alia superfieie del fegato. 

Receutemente poi il Perez riferisce che le piccole dosi delle sue colture 
produssero nei conigli solo disturbi transitori, le forti morte in' 24-48 ore 
con le note della tossiemia acuta. 

Inoculaudo il germe direttauientc nei vari organi e tessuti, solo in pochi 
casi avrebbe ottenute lesioni locali e precisameute iufiammazioni pohuouali 
e pleuriche, otiti medie purulente, artriti x'^ii"'ileiite, ipopion, panoftal- 
mite, ecc. Avrebbe pero osservata una graudo frequeuza nelle suppurazioni 
delle ferite lap.aratomiche, che era costretto a prati< are nei couigli per eseguire 
le inoculazioui nei visceri addominali, suppurazioni prodotte dal batterio 
dell'inrtuenza. Dei vari animali solo quelli che hanuo preseutato lesioni sup- 
purative sarebbero morti in un jieriodo di tempo piu o meno lungo in preda 
a cachessia accentuatissima e con fenomeni tossici. 

Le lesioni riscoutrate dall'A. nei vari organi sarebbero le segnenti : 
1" nella cute alterazioni troflche eomeq-nelle che si riscontrano negli animali intossicati, 
oioe aree alopeoiche, seccliezza e desquamazione I'nrfurace.i. eczema ; 



372 BATTERIOLOGIA 

2 ' nel cellulaie sottocntaneo, ascessi ; 

:!" neirapparato niuscolare, aft'ezioni tali da liavvicinarsi al reuniatismo muscolare e al 
microscopic constatabili come miositi parenchimatose ed interstiziali jiiii o meno intense con 
esito talvolta in siippnrazione : 

4° nell'apparato broncopolmonale. polmoniti lobulari, mai lo))ari, ed epatizzazione polmo- 
nale ; la pioduzioue di tibrina era quasi mancante : non si riscontravano veri focolai necrotiei 
e paeumoniti indurative, bensi piccoli ascessi polmonari da influenza limitati gener.Umente ai 
tessuti peribroncliiali : 

5° nella p'eura processi infiammatori piii o meno intensi con tendenza alia formazione 
di ascessi e di stravasi sanguigni. 

Secondo I'A. indebolendo poi la resisteiiza dell'intero organismo (con la ino- 
culazione di prodotti tossici diveisi) si possono riprodnrre parecchie delle 
varie alterazioni anatomopatologiche tipiche riscoutrate nell' nomo e dimo- 
strare cosi ancho sperimentalmente che il b. delF influenza negli animali (co- 
uigli) non determina solo una forma acuta di tossiemia, uia anche una forma 
subacuta o cronica. 

Diagnosi. 

Identificazione. — La identificazione del bacillo dell' in- 
fluenza si fa: 

1° Nello SPUTO, 

mediante preparati: si prcnde lo sputo fresco del mattino scegliendo 
le parti piii dense, di colore giallo vevdastro (secreto bronchiale), si stende 
sopra un portoggetti, si spcca, si fissa delicatamente e si colora a freddo per 
10 minuti in soluzione di Ziebl diluita 10-20 volte, oppure, ma meno bene, in 
liquid© di Loffler. 

. Se si trovano cumuli di piccoli bacilli addossati agli element! epiteliali 
si pub sospettare la presenza del b. dell' influenza. Va notato che bisogna ri- 
petere le prove raolte volte prima di negare 1' esistenza di detfco batterio 
nello sputo, percb^ esse non sempre vi si trova, anche in casi di epidemia 
di influenza. In ogni case si esaraini bene il secreto broncshiale e il nasale ; 
se manca nel primo, spesso e nel secondo. 

mediante colUire: si prende un po' di secreto broncbiale, si lava in 
scatole conteneuti acqua sterilizzata (si pu6 prendere all'autopsia anche un 
po' di polmone), si stempera il materiale in 1 cmc. di brodo sterile: quando 
si e ottenuta una emulsione uniformemente torbida, con I'ansa di platino si 
seminano becchi di flauto di agar al sangue: dope 20 h a 37° si debbono 
vedere delle colonic rugiadiformi. 

2' Net. saxgue b xeglt organi, 

mediante preparati colorati, disteso il materiale si fissa in alcool per 10 
minuti e poi si colorano in una soluzione acquosa concentrata di bleu di 
metilene (40 p.) e di eosina al 4 '% in alcool a 70° (20 p.; e acqua dist. (40 p.), 
teuendoveli per 3-6 h a 37°: i bacilli appaiono colorati in bleu in campo rosa; 

viediante colture, si adopera il metodo del Bruschettiui (V. pag. 370). 



I 



batteriologia 373 

3° Nklle coltuue. 
Si piio provare se si tratti di uu gevine capace di uccidere i couigli con 
localizzazioui nei pimti di iuoculazione e contemporaneameute per setticemia. 
Non pare si possa ricorrere al luetodo sierodiaguostico, perche alcuui af- 
fermano che nelle brodocoltnre non avvieiie n^ agglutinamento nfe chiari- 
ficazione con I'aggiunta di siero di malato d' influenza. (E una questione che 
va ancora studiata). 

DiAGNOSi DiFFERENZiALE. — Xello spiito 6 iiell' aria si pCS- 
sono trovare diversi batted molto piecoli, die all'esame dei prepa- 
rati colorati si possono confondere coi bacilli dell' influenza. Essi 
sono i seguenti: 

B. PSEUDOINFLVEXTHIAE (Pfeiflfer) : geneiivliiiente non ^ endocellnlare ed 6 disposto ad 
ammassi iu cui prevalgono i filamenti e le ciitenelle ; alle volte ^ state trovato negli spiiti di 
broncliitici sotto forma streptobacillaie ; e ben coltivabile e produce colonie legolari, visibili, 
bianchiccie. 

B. CONIUNCTIVITIDIS : t- intracellulare, disposto a due, pei suoi caratteri coltarali e simile 
al b. della setticemia dei topi ; si trova nella conginntiva e va diti'erenziato dal b. pseudoco- 
niunctiritidis, il quale e estracellnlare, non ^ patogeno, fluiditica e produce un pigmento giallo 
canario. 

B. SALIVAE JiiNUTissiMUM : e estracellulare, coltivato si s^'iluppa in gelatina ; su patate 
produce una patina bruna. 

B. CAVEUNis MiNUTissiMUM : non ^ mai endorellulare, si trova in anmiassi ; d strettaniente 
anaerobico. 

B. AERis MiNi'TissiMUM : produce un lugmento giallo-canario ed e m.na\e i\\ pseudoconiun- 
etivitidis, ma si isola solo dall'aria. 

B. AUREUS MINUTISSIMUM: si isola anch'esso dall'aria: produce un pigmento giallo oro, 
ed ^ molto patogeno specialmente pei topi e pei conigli, che uccide per setticemia. 

B. PYOGENES MINUTISSIMUM: fu isolato dal pus di un ascesso di un sifilitico, ha i carat- 
teri del b. aeris mimUisgimus, per6 non fluiditica la gelatina e non h patogeno n^ per i sorci, 
ne per i conigli ; produce un pigmento giallo nelle colture. 

Non e possibile confondere i germi appartenenti al gnippo dei 
batteri dell'inflnenza con qnelli che si rannodano al gruppo degli 
sputigeni, percli^ si tratta di germi che prendono il Gram, e nel- 
I'organismo sono spesso capsulati. Essi sono: 

il B. SPUTIGENUM TENUK (Pansini) : fu isolato dal Pansini dallo sputo di tubercolosi e pol- 
monitici : 6 molto picco'o, alle volte in filamenti, sempre capsulato, inmiobile. 

Forma ( olonie rotonde, ben visibili a 30-40 diametri, formate da una serie di aloni concen- 
trici : esse dojio 8 15 giorni assmuono uu colorito giallognolo, e la periferia diviene raggiata, 
chiara, trasparente, pianeggiante. 

Neir inflssione si forma un cordoncino punteggiato. 

Su agar si forma una patina sottile, visibile, umidiccia, e quando e vecchia gialliccia. 

Intorbida uniformemente il brodo. 

II latte viene coagulato per la formazione di acidi. 

E patogeno per i conigli e i ratti bianchi, non lo e per le cavie e i ratti grigi; 

il B. SPUTIGENUM ciiASiUM e molto pill grosso, con tendenza alia forma coccacea, pu6 cap- 
snlarsi, e immobile; 

Le colonie sono piii grandi e visibili anche A occhio niido, emisfericbe, bianco grigiastre ; 
su agar forma una patina sottile; 



374 BATTERIOLOGIA 

il B. SANGUINIS TYPHI fu confnso col b. typhi perche isolato d»l sangne di tifosi, nia rc- 
si.ste al Gram : coltivato sn agar e vista la patina a luce obliqna egsa b grigio blnastra; 

il B. CUNICULICIDA HAVANIENSE fu isolato tla indiWdiii morti di febbre gialla : esso ha i 
caratteri morfologici del tifo e coltnrali del coli ; b patogeno pei conigli solo qnando venga 
inocnlato nel peritoneo. Si cliiama anche b. coli colorabilis; 

il B. ENDOCADiTiDis GRISEUM ha molti del caratteri morfologici del li. del tifo ; ma e.saminato 
nei tessuli appare articolato come il b. della difteiite. Forma colonie spesse fllamentose simili a 
quelle del b. pneumoniae Friedlander. Su patata da una patina grigio brunastra. Inocnlato nelle 
vene dei conigli (anche senza la iniezione preventiva di sostanze inerti) si localizza prevalente- 
mente sulle valvole aort'che : 6 patogeno anche per i sorei. 

II r. — Batteri capsulati. 

Nel gruppo dei batteri capsulati si collocano tre gernii pato- 
geni per I'uomo: 

il h. pneumoniae {mier. pneumoniae, lineumohacillo) di Fried- 
liinder ; 

il h.ozaenae {capsvlatus mueosus, mncosus ozaenae)', 

il b. rMnosclerouiatis : 
i quali sarebbero, secondo alcimi, identici fra di loro, e al b. aero- 
denes {lactis aerof/enes) o b. pyogtncs di AUxirran. 

B. PNEUMONIAE Friedlander. — Sono germi molto corti e 
tozzi, isolati o a due raramente disposti a catena, forniti, soltanto 
quaudo si osservano nell' organisino, di una capsula; inimobili^ 
non resistenti al Gram, facoltativamente anaerobi. 

Si coltivano su tutti i substrati ove presentano i seguenti ca- 
ratteri : 

In (jclatina a piatto formano colonie eniisfericlie, biancliicco 
a. bordi regolari, d'aspetto porcellaneo, di consistenza mucosa con 
alia periferia un alone piii chiaio dovuto alFessere la parte peri- 
ferica piu plana: in alcune colonie e possibile vedere una specie 
di raggiatura clie parte dal centro e ^a verso la periferia a spira. 
In gelatina per injissione, lo sviluppo non e caratteristico : il 
nastrino e granuloso, e la patina e cui)oliforme, bianchiccia, a 
contorni regolari e di consistenza mucosa. 

Sit agar a becco di fiauto formano una patina omogenea, 
biancosporca, trasparente, clie vista, a luce obliqna, qualclie volta. 
lia lievi riflessi madreperlaeei, i quali ricordano quelli della pa- 
tina del b. coli: il colorito pero e piu grigio; I'acqua di coudensa- 
zione e torbida. 

8u patate produce una patina spessa rilevata, a bordi rego- 
lari Che coirandar del temiio da grigia diviene giallo-chiara, e poi 
bruniccia. 



BATTERIOLOGIA 6(0 

II hrodo viene forteineute e uniformemente intorbidato: si 
forma un deposito inucoso clie, sbattendOj si diffoiide rapidaiiieute. 
II latte viene coagulato nelle prime 24 li, e si lia sviluppo 
di acidi. 

Nei terreui glucosati o lattosati si svihippa pure bene e pro- 
duce acidi e gas {CO^,II). 

£ patogeno speciahnente pei topi, clie uccide per settieemia : 
si ritiene da alcuni patogeno anclie per I'uomo nel quale produr- 
rebbe polmoniti e setticemie (?). 

Si puo isolare dallo sputo di individui polmonitici e sani. 

Caratteri molto siraili al b. pueumoiiiae, hanno i segnenti gernii: 

b. lactis innocxms si svrnppa nel latte come il pneumobacillc; 

b. ovatus miiiutissimus (Unna) trovato in easi di eritemi aciiti : 6 un germe cajisulato 
immoliile, clie nonresiste al Gram; ed e patogeno solo i)er i topi e non per le cavie e i coniglir 

b. compaction clie si difl'e:enzia dal precedente perclie sn patate questo si sviluppa e 
(piello no; 

b. lactis viscoxns di Adametz si trova nel latte, ma esso non coagnla il latte, il qua?e 
per6 diviene nmcilagginoso e lo stesso si dica del 1 rodo, dove produce indole. 

Col pneumobacillo si conl'ondono niolti b. capsulati (di Pfeifl'er, Xicolajer, di Koch, di 
Mandres, di Marchand. di Dnuejer) die non si possono flno ad ora ben ditterenziare essendo 
poco completamente descritti. Certo i bacilli capsnlati deW acqua di fogna, della cheratoma- 
lacia. il 7iiucngo di Fashyng hanno i medesimi caratteri del pneumoliacillo : solo pare clie non 
producano gas ne coagulino il latte; 

Al 6. pneumoniae si riportano anche : un b. della phniropolmonite Aei caw Mi (nell'essu- 
dato e nel sangue si trova capsnlato, ed ha, se coltlvato, uno sviluppo nieno ligoglioso) e il b, 
pseudo-pneumonieiis riseontrato uella saliva di indiWdui sani forse ideutico al b. pneumoniae. 
Anche il proteus hoininis capsulatus (Bordoni e Utfredduzzii o b. capsulatus septicv^, piir 
piesentando forme ovalari e I'orme i)iu o meno allungate, che lo fanno somigliare ad nn proteo, 
in realtii ha i caratteri del b. pneumoniae. 

B. dell' ozena. — 11 hacterium ozaenae e rappresentato da 
un batterio corto e tozzo, immobile, non sporigeno, generalmente 
api)aiato, uniformemente colorabile, resistente al Gram, rivestito 
da una capsula in genere cosi spessa da dare al microrganismo 
dimensioni tre e persino quattro volte piii grandi di quelle clie 
non abbia in realta. Esso si sviluppa rigogliosamente nei comuni 
substrati di nutrizione, preferibilmente pero alia temperatura di 
So^-S?" ed in presenza di ossigeno. 

In (/elatina a inaito forma colonie piii grandi di una capoccliia di 
spillo, cupoliformi, bianco-sporclie, non fondenti, a bordi regolari, 
a contenuto omogeneamente e finamente granuloso, senza nucleo. 

SulVagar a piatto si sviluppa solo in superflcie, formando delle 
colonie molto piii grandi di una capoccliia di spillo, cerulee, tra- 
sparenti, a bordi regolarissimi cupoliformi, dal noto aspetto di 
gocciole di acqua torbida. La colonia non e nucleata. Vista al mi- 
croscopio ad ingrandimento di 40 diametri, appare finissimainente 
granulosa senza aloni o bordi concentrici ; soio in qualclie caso si 



376 BATTERIOLOGIA 

nota un centre piii spesso, di rado distinto dal resto della colonia 
per mezzo di un cerchietto periferico piu chiaro. 

In gelatina per injissione, in superficie ha uno sviluppo poco 
diffuse dal puuto d'innesto, sotto forma di una patina bianco- 
sporca, a bordi leg'germente lobati, a superficie omogenea umida ; 
lungo I'infissione forma un nastrino senza caratteri speciali. 

In agar j^er injissione: sviluppo abbastanza diffuso dal punto 
d'innesto, sotto forma di una patina bianco sporca, spessa, umida, 
a bordi lobati, omogenea, lucida. Lungo la infissione, sviluppo 
nastriforme, ancli'esso senza caratteri speciali : solo qualclie volta 
si nota ai bordi del nastro uno sviluppo nubecolare clie perb ap- 
pena emerge dal nastro stesso. 

Su agar a hecco di fianto forma una patina diffusa sn tutta 
la superficie del substrato di nutrizione, sottile, trasj areute, ce- 
rulea, umida, la quale sembra dovuta alio scorrimento lungo la 
superficie dell'agar di una o piii gocce di acqua torbida : tale 
aspetto si mantiene anclie nei becclii di fiauto clie hanno una 
data di 10 giorni. L'acqua di condensazione dell'agar si presenta 
torbida uniformemente dapprima e solo coU'invecchiare della col- 
tura, sembra die si formi un deposito fiocco-grumoso. 

In brodo si sviluppa intorbidando uniforipemente il liquido, 
formandovi un deposito leggermente fioecoso e molto lieve. In su- 
perficie da luogo, ma non sempre, ad una patina sottile cerulea, 
facilmente frammentabile, clie con costanza rimonta le pareti del 
tubo, aderendovi sotto forma di un velo a cercine, trasparente, 
omoo'eneo, ceriileo. 

In genere non e patogeno. inoculato per via ipodermica agli 
animali: i conigli e le cavie sono meno sensibili dei topi; le cavie 
si possono pero uccidere quando V iniezione si faccia per la via del 
peritoneo, i conigli invece quando V inoculazione si fa nelle vene 
e nel peritoneo. 

B. DEL RiNOSCLEROMA. — Si trova ncllc lesioni rinoscleroma- 
tose: e un germe corto e tozzo, isolato a due o a catena e capsu- 
lato; la capsula si conserva anche, se coltivato, in tutti i substrati, 
eccettuato il brodo. Eesiste abbastanza bene al Gram. Lo sviluppo 
colturale e come quello del h. lyneumoniae, perb le colonic sono 
sempre trasparenti. 

Non e patogeno in genere per gli animali, quantunque qual- 
cuuo I'abbia trovato patogeno come il b. pneumoniae. 

B. LACTis AEROGENES. — II h. lactis aerogenes lia i caratteri 
del b. pneumoniae, dell' ozena, del rinoscleroma, perb pub a volte 



BATTERIOLOGIA Oii 

colorarsi col Giain: seeondo alcuui e iimiiobile e difficilmeiite capsu- 
lato nei terreni liquidi, salvo clie nel latte, ove pare lo sia costan- 
temente. 

Anclie esso da gas e acidi nei terreni glacosati e lattosati. 

Ad esso si riportano i segueati germi: b. ca\icida o coli iinmobilis o coli 
similis; b. ueapolitaaus ; b. della setticeniia dei gatti; b. della dermatite esfo- 
liativa epidemica. 

II i. lactis aerogenes si siiole ditferenziare dal 1), acidi lactici, 

I B. ACIDI LACTICI souo geriui corti, ovalari, isolati o a 2 o a catena, 
e cio in tiitti i siibstrati, immobili, resistenti pochissimo al Gram. 

Si sviliippano su tutti i substrati meglio dei germi precedent!, forniando 
colouie spesse, opache, grigiastre, avviciiiandosi quindi piii al b. coli cbe al 
J), pneumoniae. 

In gelatiua formano colonie graudi persino 5-10 nmi. 

Su agar e specialmente in quelle colture vecchie nelle quali h riniasfca 
I'acqua di condensazione, la patina e biauco-sporca prima, poi gialliccia e 
iufiue bruna. 

Sulle patate si sviluppano come il b. pueumonico. La patina appare qna 
e 1^ come con perdite a stampo o a cratere, dovute alia produzione di bollicine 
di CO- cbe scoppiano. 

II latte coagula in una inassa compatta, da ciii si separa il siero limpido 
e ceruleo: la coagnlazione avviene per I'azione dell'enzima e per la produ- 
zione di acidi, specialmente di acido lattico inattivo. 

Non deve coufoudersi ad ogni modo con altri germi del latte per esem- 
pio col J), giintherii, che e qiiello proprio della coaguiazioue spontanea del latte. 

Questo 6>i svilupj)a sui comnni sub.-trati formando colonie poco visibili e 
nei substrati con I'aggiunta di calce forma colonie circondate da una zona 
trasparente. 

Cosi pure non va confuso col h. di Pflilger che ha molte forme involutive : 
esso h il cos^i detto 5. phosphorescens, il quale produce la fosforescenza delle 
carni, dei pesci, dei crostacei del mare, ecc. 

Auche il &. tij-eae h diverso : ad esso si riuuisce iin gruppo di germi a ah 
capsulati, dei quali sono state isolate varie forme che pare abbiano gli 
stessi caratteri : souo germi staccati o a due o a cateue che attaccano e decom- 
pongono I'urea. 

Formano colouie molto espanso, che possono ricordare quelle del b. acidi 
lactici, ma hanno i bordi molto piu sfrangiati, ecc. 

IV. — Protei. 

II gruppo dei protei e rappreseutato da germi che lianno real- 
meute qualclie pnnto di contatto con alcuni germi capsulati, tanto 
e vero clie uno di questi (il pr. ca/psulatus liominisj e stato collo- 
cato tra i protei dallo scopritore. 



378 BATTERIOLOGIA 

Esso, pare, si ricolleghi per6 anche al grnppo delle streptotrLx, ccine risnlta da^U stiuH fatti 
8ul 1) zopfi. Infatti qnesto germe, coltivato sii substrati mineral! soliditicati (agar), forma due 
specie di colonie ; le line trasparenti, sottili, a liordi regolari : le altre invece a borrti anfrattnosi, 
raggiati. Se il materiale di qneste ii]time colonie si semina sn dischi di caolino imljevuti di so- 
stanze minerali, allora si vede il germe lilamentarsi, i suoi estrenii si articolano, trasfornian- 
dosi in una serie di corpi rotondeggianti : alcuni germi inline pare si ramiflchino (?). Se questi 
germi allora si innestano nei coniuni substrati aggiunti di sostanze mineraU, e poi nei soliti 
terreni comuni, essi assnmono i caratteri colturali di una streptothrix, cic^: 

a piatto in gelatina formano colonie ramose, cespugliose. rotondeggianti, rilevate. » 
contorni areolati come nelle streptothrix ; 

per inflssione nello stesso substrate si forma un nastiino lungo da cni partono rami corti, 
davati e interrotti; 

in superflcie si forma una patina densa non molt ) diti'usa, a liordi regolari, che si Lnfossa 
come fanno le streptothrix snl substrato eolturale : 

su agar si forma una patina secca discontinua data dalla riunione di piii colonie roton- 
deggianti, cupolate a superflcie anfrattuosa ; 

in brodo, specie se al fondo del tubo si pone un dischetto di agar, il germe si sviluppa 
attorno all' agar come piceole colonie areolate che non si foiidono. 

I germi che appartengono al griippo dei protei si possono riu- 
nire nei due tipi di h. zopfi e di h. vuUjure. 

II B. ZOPFI h uu germe piuttosto lungo, che faeilinentc si filaineuta. e 
i iilamenti possono presentare estremi articolati : ogui articolo pub staccarsi. 

E molto iliobile perclife e peritrico, resiste al Gram ed h anaerobio facolta- 
tivo: pero si coltiva meglio in aerobiosi. 

In gelatina a piatto forma colonie molto delicate, sottili, velainentose, 
giigio biaiiche al i'-S' gioruo: a piccolo ingrandimento appaiono fatte come 
da im reticolato die ha I'aspetto di una tela di raguo : dai bordi della co- 
louia in seguito, si partono filaraeuti che si aggrovigliano, si dispongono 
a spirale (a salciccia, come si dice) e che si spargono irvegolavmeute uel sub- 
strato (V. fig. 114-i). 

In gelatina per infissione si forma in superflcie itna patina molto sottile, 
diffusa, formata da filamenti raggiati. 

Sa agar si sviluppa una patina pallida, ditfusa, bianco-grigia che non 
presenta alcuna ramificazione: lo sviluppo su agar e molto rapido. 

S idle palate lo sviluppo e identic.o a quello su agar, per5 la patina e piu vi- 
sibile ed e bianco grigia. 

II irodo viene poco intorbidato: anzi secondo alcuni non lo verrebbe. Ad 
ogni modo non si forma alcan velo in superflcie: al fondo si nota uno scarf=o 
sediraento fioocoso. 

Non coagula il latte, e non ue modi flea la reazione. 

Nei terreni glucosati o lattosati produce una scar.sa quaniit^ di gas (E- S, 
come il tifo) e solo traces di indolo. 

Possiede la propriety, innestato per infissione in tubi di gelatina, di svi- 
luppare le barbe verso il punto donde viene maggior quantity di calore 
(termotropismo positive). Cosi pure se h coltivato a 18 '-20° C. le barbe si 
sviluppauo nei senso della gravity (barotropismo positive . 

In geuere il b. zopfi non h patogeno per gli animali : perb lo si pub 
isolare dal pus di ascessi, da metriti catarrali e allora se lo si passa da ani- 



BATTERIOLOGIA 379 

male ad auimale, pu6 riprodiirre nodiili a contemito pnrisimile e talvolta 
veri ascessi : ad ogai moio uon uccide mai gli auimali per setticeuiia. 

II b. zopfi pare sia stato d» mold autori descritto con nomi diversi : cosi 1' Escherkh isol6 
dalle feci il b. zopti chiamandolo elicobatterio ; il Klein lo chiami") b. allantoidcris, il Kixline 
protetis zenkeri, col quale lo ooufuse. 

Appartenenti alio stesso grnppo' del b. zopti e sino ad un certo pnnto diti'ereuziabili sareb- 
beio il proteus iiiirabilis, il b. zenkeri e il b. heminecrobiophihts. 

II PR. MlRABiLis sarebbe iin b. Zopfl capace di fluidittcare lentaniente la gelatina e nelle 
colture presenterebbe molte forme involutive. 

II PE. ZENKERI non sarel)l)e flnidilicante ma attaccherebbe nieno dello zopfl i terreni glu- 
cosati, producendo uieno indolo e meno gas. 

II B. HEMINECROBIOI'HILUS fu isolato daH'Arloing da linfiideniti e si ditlerenzia perclid nelle 
patate produce una patina gialliccia. 

II B. vrLGARE (proteus vulfjaris, hacillns proteus) : ^ rappvesoiitato da ele- 
nieuti di cni alcuni sono coccifovmi, x^iii o lueiio grossi, altri a virgola, a 
tilamenti. E peritrico ed ^ molto mobile: resiste al Gram ed e anaerobio 
fdcoltafcivo; si sviluppa bene a tutte le temperature da 20° a 3"° C; e si col- 
tiva bene in tutti i terreni. 

Jn gelatina a piatto forma colouie sottili, traspareuti, velanientose, lluidi- 
ticanti: viste a piccolo ingrandimento appaiono tinamente granulose a bordi 
lisci, traspareuti: per5 coir'iuvecchiare, a partire dal ceutro, si formano 
dclle strie e zolle che si vedono galleggiare suUa gelatina fluidificata, e clie 
si avvicinano alia periferia, dal cui bordo si spargono nella gelatiua circo- 
staute (colonic digitate) assumendo dimensioni di 1 cm. e piu. 

In gelatina per iiifissioue il b. Tulgare produce da prima uua ilaidilicazione 
tnbulare e poi a cilindro. la gelatina fluiditicata e torbida e al suo fondo si 
forma un deposito : in superficie non si forma velo. 

Sii agar a becco di fiauto si forma unt patina diffusa, trasparente, bianco- 
siiorca, spessa ; dalla linea di innesto si partono numcroso digitazioni che in- 
vadono il substrato. 

II hrodo viene uniforracnente e molto iutoibidato; il sedimento e ab- 
bondaate, fioccoso, grauuloso : in esso il b. vulgare produce cdor di im- 
trefazione. 

Nel brodo glucosato produce molto H' S e indolo; nel brodo con aggiunta 
di urea questa viene decomposta. 

11 h. vulgare h molto patogeno e la sua azione h tale non gia per la pro- 
dnziono di una tossina e di una proteina ma perch^ attaccando lo sostanze 
albuminoidee produce una notevole quantita di ptomaine. 

Se per cause naturali o a'-tificiali si ottiene un b. vulgare clie non pro- 
duca ptomaina, la sua azione pafcogena cessa; per5 ove lo si pa^si da aui- 
male ad animale, intrammezzando i passaggi con coltare sui comuni substrati, 
allora puo produrre ascessi icorosi. 

II i. vulgare e ancbe stato ritenuto causa di setticemie, ma raramente. 

11 b. vulgare ha ricevuto molti altri nomi, o almeno tntto fa credere che mo!ti germi i (jiiali 
sono stati denominati in altro modo si possano perfettamente identiflcare con esso, p. es.: 
I'urobaciUug liqwefaciens ieiJtieug che decompoue I'urea ; 
il b. albus cadaveris: 



3S0 BATTERIOLOGIA 

il b. septiem di Pansiui, trovato negli sjiuti di tuheicolosi ; 

il h. cholerae infantum; 

il b. inuriseptictig pleomorphus isolato dal pus (pcco resistente al Gram, iiatogeno pei 
soi'ci) ; 

il 6. eelampgiae trovato dal Gerdes in casi di eclampsia. 
Ad esso si riportano poi i segueuti germi. tra gli altri : 

\\ proteus gepticug trovato nell' intestine di bambini: coltivato su patate, dii una patina 
biuna. 

il proteug pyogenes foetidus o liquefacieng crediito causa di otiti : non coagula il latte o 
su patate dii una patina gialla; 

il proteug pyogenes putidus septicus ■■ fu isolato da casi di meningite dopo morte ; da co- 
lonie rotonde, a liordi netti e fluidiflca poco. 

il 6. IX di Pansini : su patate d.i una patina prima giallognola, poi verdastra. 

il 6. havaniengis ii^Me/aciwi* isolato dall' intestine di nialati di febbre gialla dallo Stern- 
bers : (juesto sull' agar formerebbe una patina bruniceia e si svilupperebbe poco o nulla sulle 
jiatate ; 

il b. alb^i.m putidum forma colonic sottili non digitate, circondate da un alone tra- 
spiH-ente ; 

il b. sulfureus: si isola da acque minerali, ove par produca notevoli quautita di R- S ; 
non coagula il latte; 

il protects fiuorescens isolato da casi di nefrite con ittero, capaee di dare un i)o' di fluo- 
rescenza nelle inttssioni in gelatina e suU'agar e sulle patate una patina rossa. 

Al gruppo dei ])rotei il Fliigge unisce altri germi, iuconii)letamente descritti, i quali sono 
stati citati come patogeui per vari animali, trovati in casi di dissenteria, di leucemia, di gan- 
grena, di febbre gialla, in ascessi gengivali ecc. 
I pill importauti sono : 

il b. meningitidig acrogenes (Centanni); formerebbe colonic a margherita e su patate una 
patina giallo-bruna ; 

il 6. pneumoniae agilis che fu crednto causa della i)olmonite cousecutiva alia recisione 
del vago: 

il b. pneumoniae liquefacieng che produrrebbe una polmonite uei bovini, tluiditica foise 
come il meningitidix aerogenes. 

E per6 discutibile che questi e molti altri non elencati siano dei protei (1). 

Y. — Batteri del tifo, del colon e della dissenteria. 

II h. coli e il tyjyhi sono stati messi in un unico tipo dal 
Fliigge, a cui era si piio aggiungere 11 h. clysentericum. 

II gruppo cui essi appartengono si pub riannodare con alcuni 
dei precedenti. 

Si rannoda coi capsulati : infatti alcuni autori, come il Rous p. es., collocano il b. lactis 
aerogenes accanto al 6. coli: invece Lehmann e Neumann lo separano da (jnesto pel solo fatto 
che esso nou possiede ciglia, mentre invece il b. coli second© essi le possederebbe. 

Si riannoda coi protei : infatti alcuni autori senz'altro ritengono vi siano dei germi i quali 
mentre hanuo tutti i caratteri del b. coli, tiuidificano per("> la gelatina : cioe vale per il b pvncta- 
ivm il quale tiiiidifica la gelatina a coppa, per il 6. annulatum che invece la fluidiflca a foro, 
per il b. foetidmn liqtiefaciens il quale ha tutti i caratteri biologici del 6. coli ; per il b. cloacae, 
per il b. pneumoniae Uqihefaciens o b. agilis (?). 

(1) Molti di questi germi appartcnenti al gruppo del b. vulgare flno dalle prime ricerche 
sui batteri fatte dal Miiller venivano compresi sotto la denomiuazione di monas o b. thermo. 
^*gSi perf" per b. thermo si intende un germe che vive sulle foglie di piante aequatiche, molto 
grosso e lungo per cui sarii probabihuente sporigeno (sebbene il Beyerinck che 1" ha studiato 
non v'abbia trovato spore; e quindi un bacillo e non un batterio. 



BATTERIOLOGIA 381 

II gnippo, secondo studi recenti, pare inoltre abbia anohe rapporti con qnello delle set- 
tieemie eniorragiche, col quale perd si collega piii per 1' intermedio del 6. typhi cho del b. coli : 
infatti il b. della setticemia spontanea dei conigli, il tifo topi e I'Hogcholera ricorderebbero, 
pel loro modo di svilupparsi, il b. del tifo. 

]!^on ostaiite cio, e certo clie il j?rappo del b. coli e del h. typhi 
b cosi perfettamente individnalizzato clie possiauio coiisiderarlo 
come costitiiito da una catena di gerini ai cni estremi stanno da uii 
lato il b. del til'o, e dall'altro il b. coli, e fva di essi come anelli di 
conginiizione i similtifl o paratiti o pseudotifi (V. pag. 389;'. 

B. del tifo. 

Carattcii inorfologici. 

i!i un bastoncino sottile, alcune volte pinttosto corto, altre 
volte (tig'. 185) lungo, ad estreini arrotoiidati (pero sempre piii 
luiigo clie largo), alle volte articolato: 

talvolta pno trovarsi rinnito in fila- 9^HH^ * * i 
menti, e cio sjiecialmente quando si 
coltiva su patate acide o sulla gela- 
tina di malto e, sebbene piii di rado 
in agar e brodo : i fllamenti non si j&sVs'vivi'-*^ ^ 



ramificano. In determinate condizioni ^m-%^*fx 
coUurali presenta forme degenerative, 

3 

sotto forma di bastoncini strozzati (a f 

salsiccia); aggiungendo ai snbstrati ' '"'*'"**T''«» 

dei sali di litio si possono osservare _ ^ - j 

forme eteromorfe ossia bacilli grossi e 

liinglii, oppure sottili, i quali pren- °' 

dono male i colori, fllamenti, ecc. 

Le forme normali possiedono degli spazi cliiari nel loro iiiterno, 
interpretati una volta come vacuoli, ma clie probabilmente sono 

grassi: agii estremi invece v'e adden- 
samento del protoplasma, colorabile 
specialmente quando il h. typhi pro- 
venga da colture su patate o su siero 
di sangue. 

Esso e molto mobile, ed ha le ciglia 

disposte tutte attorno al corpo batte- 

ii^ I'"''. rico (peiitrico) molto lunglie (fig. 186): 

secondo alcnui partirebbero da una 

capsulti, clie circonda il germe; capsula clie cosi come si pub 





382 BATTERIOLOGIA 

colorare usnalmente e di forma tubnlare; alle volte pero, benche 
di rado, e ovalare. 

iSTou resiste al Gram ; e asporigeno, ed anaerobio facol- 
tativo. 

Caratteri eolturali. 

Esso si svihippa bene iu tutti i snbstrati, e I'optimiim di tem- 
l>eratnra oscilla frai i 35"-37" C, pero puo svilapparsi bene lino 
ai 41". Qnalora lo si ponga a temperatura piii elevata, cresce len- 
tameute; in ogni caso non si svilnppa se e posto oltre la tempera- 
tura di 45",5 — 46" C. Si svilup])a bene anclie a temperatura bassn 
(10" C), purclie pero lo si coltivi sempre su un dererminato sub- 
strato. 

II suo modo di sviluppo una volta veniva ritenuto caratteri- 
stico, percui coi soli caratteri eolturali si pretendeva poter far 
diagnosi di tifo, per esempio in un'acqua; ma oggidi si sa clie 
cio e impossibile. 

In (jelaiina a inatto^ forma due specie di colonic: trasparenti 
le une e sono le piu frequenti, opaclie le altre. Le colonic traspa- 
renti sono poco rilevate, lianno aspetto ceruleo o madreperlaceo, e 
viste al microscopio ai)i)aiono come intramezzate da una serie di 
solclu regolari cbe sembrano partire da un solco piincipale (co- 
lonic a foglia di vite o di fico, a montagna di ghiaccio) (tig. 187). 

Questi solclii pero possono mancare o 
esscre i)oclii, ovvero puo mancare il solco 
mediano; ma solo eccezionalmente la co- 
lonia e omogeneameute costrutta ; in ogni 
caso se si ha I'accorgimento di fare un i)as- 
saggio su patate e poi di nuovo in gelatina, 
si possono riottenere le colonic solcate. 

Le colonic opache sono rotondeggianti 

bianco-sporche, a bordi regolari, niucose, 

*'-• 1^^- oi)aclie; viste al microscopio g'ranulose c 

alle volte nucleate: quelle superliciali lianno 

la periferia piii appiattita, ])er cui sembrano circondate da un 

aloncino periferico. 

Tn fjeJatina per Infissioue si forma un nastrino sottile omogeneo, 
clie rarameute e granuloso: piii raramente pub presentare qualclie 
barba clie in tal caso, e sempre in alto: in snperficie forma una 
patina sottile, cerulea velamentosa, trasparente, a contorni lobati, 
poco dittusa. 




BAITERIOLOGIA 



383 



8u agar a hecco di flaiito forma una patina prima 
cerulea, omogcnea, iimida, senza caratteri speciali e 
poi pill spessa, grigio-siJorca (fig. 1!^8). 

L'acqua cli condensazioue e leggermente torbida 
con im lievissimo deposito. 

Su patate forma una patina sottile quasi invisibile 
I'lie si avverte solo a luce obliqua : toccandola con un i 
ago, appare come impigliata nel tessuto della patata. ! 

Solo alcune volte la patina e ben visibile cio clie \ 
puo dipendere dalla qualita o reazione della patatu, 
ovvero dalla provenienza del b. del tifo. 

11 hrodo viene uniforuiemente intorbidato: vi si ' 
forma un sedimento granuloso; in superficie non si j 
produce un velo, clie eccezionalmente. 



Proprieta hiologiolie. 



ftg. 188. 



II b. del tifo non produce pigmento, pero coltivato 
sulla gelatina (secondo Babes in determinate condi- 
zioiii) darebbe luogo subito al di sotto del menisco ad 
una colorazione bruna. 

^on pare clie produca enzima inversivo, non pos- 
siede 1' enzima proteolitico, nulla si conosce dalP en- 
zima diastatico; certamente non possiede Penzima emulsivo, cioe 
non decompone ramigdalina. 

Su terreni zucclierati, il piii delle volte produce H^ S, e decom- 
pone gli idrati di carbonio prodacendo acidi, di cui il piii abbon- 
dante e il lattico levogiro. 

Pare trasformi i nitrati in nitriti, e questi in ammoniaca : non 
produce clie eccezionalmente indolo. 

E patogeuo per I'uomo: pero non si e mai riusciti a riprodurre 
il tipico tifo negli animali ma enteriti, setticemie, ascessi. An- 
cora quindi ^ seonosciuto il suo modo di comportarsi nel produrre 
r infezione tifosa. Secondo alcuni, entrato per la bocca si loca- 
lizza neir intestino, e passa quindi in cireolo, localizzandosi in de- 
finitiva nella milza, ove produrrebbe le sue tossine. 

Sanarelli lia emesso I'ipotesi die si tratti di un' infezione delle 
vie liufatiche, cioe il b. del tifo si localizzerebbe uelle ghiandole 
linfaticlie, ove produrrebbe una tossina la quale verrebbe eliminata 
dalla mucosa intestinale e sarebbe dotata di un energico potere 
necrotico. II Paladino, studiando il contenuto tossico del bacillo, 
lia potato estrarre una nucleina e un nucleoproteide: quest' ultimo, 



384 BATTEEIOLOGIA 

inoculato negli aiiimali da esperiinento per via endoveuosa pro- 
durrebbe la coagulazione del sangue, iiecrosi e ingorgo delle plac- 
clie del Peyer. 

Grli altri veleni studiati antecedenteraente nelle brodocolture 
(tifotossina, tifoptoniaina, ecc.) sembra clie non siano prodotti dal 
batterio, ma inerenti a modiflcazione del terrene colturale. 

I$iagno»»i. 

IsoLAMENTO. — II b. del tifo si isola daH'organismo ammalato, 
dall'acqna, dal latte, dalle feci, ecc. 

La tecnica di laboratorio si arricchisce giornalmente di metodi 
di coltura per lo isolameuto del bacillo di Ebertli, i quali, secoiido 
i vari autori, vorrebbero essere realmente specifici, ossia adatti 
esclusivamente o quasi alia ricerca di questo germe. 

Ma la molteplicita dei procedimenti, il bisogno clie ognuno 
sente di ricercanie dei iiuovi, faiino senz'altro pensare clie ancora 
si sia luiigi dallo avere scoperto uu luetodo realmente adatto, nn 
metodo che possa ritenersi specifico. E cosi e realmente. 

Per isolarlo si mettono a profitto dei dijtortamenti speciali del 
bacillo verso gli acidi, gii alcali, le solnzioui disiiifettauti, colo- 
ranti, verso terreni peculiari di coltura; ma il piii delle volte 
questi procedimenti i)ortano a risultati negativi, mentre per con- 
verso lasciano discoprire altri germi tra cui, specie se trattasi 
di feci e di acque, il h. coli c' e sempre. La presenza di qviesto 
germe si dice quindi essere di ostacolo alio isolamento del bacillo 
di Ebertli e si giunge sino a ritenere clie ove esso si trovi iusieme 
al bacillo di Ebertli, questo non si possa isolare. 

I principali procedimenti sono i seguenti : 

1° 2^('t' I'lsolamoito del haeillo di Ebcrth dalle feci e dalVurina. 
a) per mezzo delle semine a piatto in gelatina di Bemy 
(V. Vol. I, pag. 252). 

Le colonie del b. del tifo appaioiio dopo due giorni: le profoude, di colore 
madreperlaceo. sono pih piccole che le colonie del coli, ma distinguibili ad 
occhio nudo; le superflciali, geueralmente soiio visibili solo al 3" gioruo. 

A priucipio esse ricordauo 1' aspetto di muffe, piii tardi si estendono, 
diventano piu madrepeiiacee, e possono allova raggiungere le dimensioiii di 
una luoneta da 50 ceutesimi. Va notato pero che certe colonie superficial! 
hanno qnalche volta un aspetto particolare, che le fa sembrare fioe goccie 
d'acqna; che le colonie del coli e quelle del tifo, quaudo si lifanno delle 
piastre di gelatina, riproducono colonie di altre variety, ed inversameute ; e 
che gli stafilococchi, streptococchi e tutti i niicrorganisnii in genere si svi- 
luppano in questa gelatina coi loro caratteri speciali. 



BATTERIOLOGIA 885 

Per 1' isolameiito delle colonic si fa iin passaggio in un tnbo di brodo clie 
viene messo a 37°. II giovno dopo si esamiua la mobility doi gernii, poi si 
fa ua passaggio in un tnbo di gelatiua (ditferenziale o no) lattosata e fa'tta 
liquida. Dopo aver agitato, il tubo vien messo in acqua fredda per la solidi- 
ficazione, poi h portato a 20-22°. In qneste condizioui il b. coli da bolle 
abbondanti dopo 24 ore. 

La stessa coltura in brodo serve per la reazione agglutinante, secoudo PA., 
colPaiiito di un siero antitifico sperimeutale, agghitinante a titolo elevatis- 
simo il bacillo di Gaffky. Vengono considerati come batteri del tifo solo 
quelli niobili clie non danno la reazione dell'indolo, clie non fiinno fermen- 
tare il lattosio, e che sono agglutinati a diluizione fortissinia C/godOu) ^^^ 
siero sperimentale. 

Con qnesto pioceduuPiito il lifiiiy trovo che il nuiiiero dei 1). di EI)ertli Jielle feci dei 
tifosi e limitato al princiiiio, jioi iuimenta al 2° settenario, potendo allora costituire quasi da 
solo la flora intestinale ; esso diniinuisce progiessivamente al 3° e i° settenario, ed infine il 
batterio scompare Intensibilmente dall" intestine, od alnieno non si riesce ad isolarlo. 

ISer\endofi di qnesto procediniento colturale I'autore pot^ anehe osservare (he i bacilli del 
tifo isolati dalle feci dei tifosi si lipoitano ad un solo e stesso tipo : che gli stessi bacilli nel 
corso del 2° settenario hanno giande energia yitale e di svilnppo. e che invece alia fine della 
nialattia hanno vitality debole, 

Constat<') inline in 3 casi nelle feci di tifosi, a sieroreazione negativa. il b. del tifo, 
Avrebbe anche trovato in 2 ca.si sii 12 di altie malattie, unbatteiio simile a qnello d'Eberth 
ma insensibile all'azione agglntinante del siero antitifico. 

l>) per mezzo delle gelatine di Eisner, di Piorkowski, del- 
I'agar di Drigalski. 

Le gelatine di Eisner, quella di Piorkowski e 1" agar di Drigalski si 
prestano nieno bene, innestando direttamente in essi il niateriale, per isolare 
il tifo dalle feci e dalPurina. In quella di Piorkowski si ha spesso una flnidi- 
ficazione rapida per svilnppo di gernii fluidificanti, prima aucora di poter 
notare lo svilnppo delle colonic del b. di Ebertb. L' agar di Drigalski si 
arrossa rapidamente per opera del b. coli 

Meglio si prestcrebbe la gclatina di Eisner, ma in qnest' Istituto h stato 
osser^ato clie in essa non si ha sempre lo svilnppo caratteristico del b. del 
tifo, che niolti similtifi, specie delle acque, formano colonic sottili, esili, 
a lievi nervature, le quali ricordano perfcttamente quella tipica del tifo, e 
che il b. coli si sviluppa spesac volte molto bene anche in primo tempo, 
oseia con la stessa rapidita di svilnppo che alcune volte ha il b. del tifo. 

Quindi e preferibile usare questi terreui dopo aver cercato di eliminaie 
molti dei germi che accompagnano il b. del tifo. 

S^jper Visolamento del h. di Eherth daU'acqua, dal latte e dai 
liquidi in genere. 

Si possouo centrifugare i liquidi stessi e adoperare il deposito per inne- 
starlo. Qnando si possa, h utile filtrare rapidamente il niateriale attra- 
verso ad una candela porosa (dalP interno all' esterno) e raccogliere con 

CeLLI 25 



3y(j BATTKRIOLOGIA 

pipetta sterilizzata cio the riaiaue 8ul filtro (serve bene all'nopo il luio ap- 
parecehio per I'esame microscopico clell'acqiia). 

I terreui colturali per 1' iunesto potrebbero essere i soliti terreni solidi 
•relatinizzati o agarizzati: pero a mio avviso h molto meglio servirsi del 
procedimento segneute : 

a) iimesto del materiale sospetto uei brodi feuico-cloridrici Parietti 
(vol. I, pag. 252), eschidendo quelli della prima sevie che per I'acidit^ troppo 
debole, permettouo lo sviluppo di altri geriui (ad ogui 10 cmc. di brodo si 
aggiimgano 1 goccia del liquido iu modo da iuuestare 10 tubi, I'ultimo dei 
quali cou 10 goccie e il primo con 1); 

b) dopo 24 ore di permauenza dei tubi nel termostato a 37"-41'', scelta 
di quelli (he sono ivniforuiemente intorbidati e passaggio dai medesimi di 
un'ansa del materiale in gelatina di Wnrtz e contemporaueamente in gcla- 
tina di Piorkowski. 

Se si producono liingo Piufissione ia gelatina di Wurtz bolle di gas e al 
tempo stesso nella gelatina di Piorkowski non si sviluppa alcuna colonia a 
filamenti, si eschide la presenza del b. del tifo. Se invece nella gelatina Pior- 
kowski si hauno colonie che a piccolo ingrandimento sono ramose o flagel- 
late (fig. 189), graudi quanto teste di spillo, dal cui centre chiaro e splcndente 






\'l 






ti. .'-^ 



■i ; , 



fiu-. 189. 



'■-J 




si diiiartono Innghi filamenti, in vario numero (1-2-4) (fig. 190), allora si in- 
nestano per infissione in altra gelatina di Wurtz. Se ivi si producono bolle 
di gas, si esclude la presenza del b. del tifo ; se non si ha produzione di 
gas, si passa all'innesto in brodo glicerinato e poi alia sieroreazione, op- 
pure si j)ub intercalare ancora un jtassaggio in terreuo di Drigalski e 
Conradi, il cui colore rimane bleu nel caso si sia isolate il bacillo di 
Eberth, rosso o rosa se si h sviluppato il b. coli o anche qualche similtifo 
(V. pag. 391). 

3" per I'isolamento del b. di Ebertli dalle roseole, si segue il 
procedimento del Keufeld. 



, BATTERIOLOGIA 387 

Si puliscono bene una o piu roseole con etcre, si pongono sulle stesse 
<lelle goece di brodo, si iucidono le roseole attraverso la goccia di brodo e 
poi si raccolgono con una grossa ansa di platino e si innestano in una 
grande quantity di brodo sterile che si pone in termostato. Contemporanea- 
meute si puo dilnire un" altra ansa di materiale neH'acqua di coudensazione 
di uno o pill tnbi di agar solidificato a becco di Haiito e poi fare delle colture 
per distendimento. Sia dalle colture in brodo che da quelle in agar, si fanno i 
passaggi ulteriori in altri terreni come quello di Drigalski e Conradi, e poi 
si precede alia sieroreazione. 

4" per 1' isolainento del b. di Ebertli dal sangue si puo se- 
gnive 11 procedimento di Castellani. 

Si estraggouo dalle vene 8-10 gocce di sangue e si innestano in 300 cmc. 
<li brodo sterile cbe si pone a 37°. Sviluppatasi la coltura, si fanno ulteriori 
passaggi nei terreni adatti per giungere alia diagnosi del b. di Eberth. 

IDENTIFICAZIONE. — Qualunque sia il procedimento seguito 
per isolarlo, il bacillo di Eberth deve aA'ere i seguenti caratteri 
<;ostanti : 

1" essere mobile ; 

2** forinare colohie sottili, madreperlacee, flagellate in gela- 
tina di Piorkowski ; 

3" non produrre gas nel terreno di Wurtz ; 

4'* non coagnlare il latte; 

5° lasciare bleu il terreno di Drigalski ; 

6" non dare fluorescenza nel terreno di Rothberger. 
Per essere poi certi che si tratta veramente del bacillo di 
Eberth e assolntamente necfssario procedere alia sieroreazione. 

Se si adopera il siero di tifosi e necessario prelevarlo quando 
siano gia presenti in circolo le agglutinine, e cercare di ottenere 
il fenomeno agginngendo il siero alia brodocoltura o all'emulsione, 
in tali proporzioni che non lascino adito a dubbio. 

1. Rapporti tra siero e r.oUura. — I nnmerosi litvoii che, tlopo la prima pubblicazione di 
Widal del gingno 1896, si oicuparono del fenomeno dell' agglutinamento, ci lianno dato, in 
rignardo alia diagnosi del tifo, al primo appariie ed alio scomparire del fenomeno stesso, prin- 
cipi informatori che debbono ritenersi inappuntabili. 

L'utilita diagnostica e stata pienamente messa in chiaro in quanto che oggi 6 aminesso 
generalmente che la reazione Gruber-Vfidal sia nn ottimo mezzo per la diagnosi del tifo addo- 
minale : i dnl)bi sollevati in principle Ln riguardo alia virnlenza, alia capacita di mobilita ed 
.alFetii delle colture del b. del tifo non sono tanto gravi, poiche s'e stabilito che tanto i batteri 
virulenti quanto quelli che lo sono meno, danno il fenomeno dell'agglutinamento quando vi si 
aggiunga il siero di un tifoso. Certo le colture e meglio che siano di 16-20 ore: peraltro si pu<V 
sperimentare pure con colture i>iu giovani. 

Ma non vi ha dubbio che e necessario di x^recisare esattamente il rapjwrto tra siero e 
•coltura. 



388 BATTERIOLOGIA 

E ci6 e tanto piii necessario. secondo Kiihler, perch6 in qualche caso si tvova the il sieio 
(li indivirtni non tifosi ha im potere agglutinante abbastanza elevato ; perci6 egli litiene I'ag- 
glutinaniento positivo (ordinaiiamente si suole ritenere per « positive » I'apparire di 3-4 muc- 
chietti evidenti al miciosfopio) qnando lo si abbia nel rapporto di conceutiazione di 1 a 50, e 
meno positivo quando esse sia di 1 a 40 : ci6 quando si voglia acceitare trattarsi di tifo. 

2. Comparsa della reazione agglutinante nel siero dei tifosi. — Kella maggioranza dei casi 
compare verso la fine del prinio settenario o nel corso del secondo settenario. Vi sono pero casi nei 
quali si veriflca piti tardi, perflno nella convalescenza, Qnest' ultimo fatto e molto importante a te- 
nersi in rilievo. Come ben dice il Mariotti, bisogna tenere presente tale possibilita jnima di 
concludere che in nn dato caso la sierodiagnosi sia negativa e prima di gettare il discredito 
sn qnesto mezzo. 

Certo cbe, rara essendo la sierodiagnosi positiva nel prinio settenario. .sono ginstiflcate 
le conclusion! tanto del Fiocca quanto del ilariotti-Bianchi ]ier il suo limitato valore nella 
diagnosi precoce del tifo. 

3. Durata della reazione agglutinante. — La dnrata della reazione del potere agglutinante 
si mantiene per diverse tempo nel siero degii individui guariti ; il ^ilariotti I'ha vista scom- 
parire eosi dopo 15 come dopo 118 giorni, ecc. 

La difiicolti), del resto, di seguire gli individui non \m() ancora conduire a stabilire delle 
statistiche che diano dei risnltati completi. 

i. Diportamento del siero di tifosi verso altri germi. — T'n' altra questione die e stata 
trattata da molti autori e quella cbe si riferisce alia possibilltit che altri germi vengano agglu- 
tinati dal siero di individui tifosi. II Kiilikr lo afterma senz' altro e agginnge die tale fatto 
pu6 succedere specialmente in rapporto al b. coli. 

lo, riferendo le prime osservazioni del KiJhler fatte insienie a Schofller, credetti di peter 
esprimermi come segue : 

Se <iuesti autori trovarono che stipiti coli-bacillari isolati dalle feci venivano agglutinati 
dal siero di individui anche infermi di tifo, ci6 non iniplica contraddizione ai risultati della 
sieroreazione, poiche pui) benissimo darsi nello stesso individuo tifose e I'infezione da tifo e 
(piella da coli. Soltanto potrebbe nn tal siero condnrre a errori nella diagnosi del germe ; nia 
ei6 non pu6 succedere in pratica, jioiche .se il bacillo di Eberth ha caratteri morfelogici e col- 
turali die nen permettone con certezza di diflerenziarle da alcuni tifosimili, lo stipite coli-ba- 
cillare invece ha caratteri tali che facilmente lo fanno differenziare, come per esempio la 
proprietil gasogena, ecc. Date quindi un siero che agglntini e coli e tifo e dato un germe che 
possegga tntti i caratteri negativi del coli e positivi del tifo, se qnesto vieno agglutinate non 
si potra interi)retare come coli, ma come tifo. Del resto in questi casi si pu(i benissimo otte- 
nere nei conigli nn siero agglutinante per mezzo di colture tifiche, col quale saggiare il liat- 
terio in questione. 

Del resto d anche dimostrato, e lo stesso Kohler lo riferi.sce. che il siero di individui nor- 
maU pn6 agglutinare il b. coli ; fa meraviglia quindi che il siere di un tifoso, oltre possedere 
la proprieta di agglutinare il b. di Eberth. possa agglutinare il b. coli? 

Certo per6 colore i quali si sono occnpati dell' argomento. in genere sono d' accordo nel 
ritenere che ragglutinamente del b. cell per mezzo di siero di tifoso avviene nella maggio- 
ranza dei casi in properzieni pill debeli : ci6 per6 non esclude il fatto inverse (V. pag. 394-395). 

II Courmont ed il Lesieur, per es., trovarono il siero di 22 tifosi agglutinante lieusi il b. cell 
ma debolmente, tanto da fare ci6 non ostante concludere che il siero dei tifosi ha in genere 
nn' influenza trascurabile sul b. coli e che la reazione per intensitA non e mai paragonabile 
a quella che si ha per i batteri tifici. 

5. Diportamento del siero di individui affetti da altre malattie verso il b. di Eberth. 

Dal punto di vista pratico hanno maggiore inipertanza quelle ricerche dalle quali risulta 
che individui afletti da altre malattie pessono possedere un siero il (luale agglutina in alto 
grade il b. di Eberth. 

Alcune di qneste ricerche non hanno basi di fatto ben accertate, altre invece le presen- 
tane ; tra queste ultime meritane di essere ricordate quelle del Kohler sugli itterici. Egli 
avrebbe trovato che il siero di questi individui possiede un alto potere agglutinante : ci6 gli 
ha fatto pensare ai lavori fatti sulla produziene artificiale del fenemene deH'agglutinazione (in 
ispecie a quelle del Malvoz) che ciefe delle sostanze chimiche posseno produrre nei sieri il 
fenomeno deH'agglutinamento. Egli percio si indusse a provocare ittero nei cani mediante le- 



BATTERIOLOGIA obl> 

gatuiii del coledoco e trovo t-he dopo t:ile legivtnrn. il sieio del c.ini, clie precedentemente uon 
agghitinava il b. di Eberth, lo agglntina. 

Tale fatto, secondo VA.. dipende dal perclie gli elementi della bile si diflbndono nell' or- 
ganisniy, tanto 6 vero clie tlssando per sutura la cistifellea nell' intestino, il potere aggluti- 
nante del siero diminuisce e poi scoiiipare. 

Lo stesso A. 6 poi anche rin.scito a dimostrare clie 6 I'acido tanrocolico della bile qnello 
che ^ pill efficace per ottenere ragglutiuazione artificiale. Le iniezioni d'aeido tanrocolico con- 
ferirono di frequente, ma iion costantemente, potere agglntinante al sangue di animali da espe- 
riniento. 

II Marinangeli wi e doniaiidato dojjO ei6 se delle sostanze somministrate a dei malati o a 
degli animali non determinassero nel sangue di questi, proprietil agglntinanti, tanto piii che il 
Malvoz. il Meuimo e TAltobelli avevano osservato che sostanze chimiclie (vesuvina, saftVanina, 
acidi, saU) agglutinavano in vitro il b. di Eberth. 

L'A. avrebbe trovato pero che la naftivlina, 1' autipirina, il bisninto. la saccarina, 1' esal- 
gina, la lattofenina, il soltbfenato di chinino, non iaipartiscono ai sieri delle cavie alcnn po- 
tere agglntinante. Solo la resorcina avrebbe tale proprietii; ma non si tratterebbe di nn fatto 
speciflco per il solo b. del tit'o, i>erche dal siero delle cavie, inoculate con la stessa resorcina, 
verreblie agglutinato anche il 1). coli e il vibrione del colera. 

Se si adopern il siero di animali iininunizzati verwSo il b. di 
Eberth, Tanimale che \)m si presta e la cavia. 
II Fiore ha a tal uopo studiato I'azione: 

1° del siero di cavie in preda all' infezione tifosa; 
2" del siero di cavie inoculate con coltura di tifo uccisa col 
calore ; 

3" del siero di cavie inoculate con estratti nucleo-proteidici 
del b. di Eberth ; 

4" del siero di cavie inoculate col b. di Eberth non virulento; 
5° del siero di cavia immunizzata. 
Ed e venuto a queste conclusioni : 

1. Per dimostrare le proi)rieta agglutinabili del 1), di Eberth non 6 iudiiferente servirsi 
dei sieri degli animali in preda ad infezione, o inoculati con brodoculture di tifo morto, o con 
gli estratti nucleo-proteidici, o immunizzati. 

2. L'agglutinamento pu(J non essere accompagnato dalla chiariticazione delle brodocul- 
ture, ma rendersi evidente soltanto a goccia pendente. 

'6. Alcuni sieri diminuiscono grandemente la proprieta di agglutinare il b. di Eberth, e 
sono quelli degli animali inoculati con rijietute iiuantitk di estratti nucleo-proteidici, senza 
aspettare che I'animale si rimetta in peso. 

4. Non e la stessa cosa, coeterig paribus, per stabilire se un baciUo di Eberth sia agglu- 
tinabile, osservare il fenomeno macroscopicamente nei tubi o in preparati a goccia pendente. 
A giudicare dalle prove in vitro pu6 infatti accadere di credere un germe non agglutinabile. 
quando invece esso si e dimostrato tale dalle prove a goccia pendente; il che porterebbe a 
diagnosticare per similtifo un germe che rappresenta il vero b. di Eberth. 

Dtagnosi differenziale coi similtifi. — Nell' ambiente e 
molto facile trovare dei germi che hanno alcuni caratteri del tifo 
e altri del coli: sono questi i similtifi che oggidi si possono distin- 
guere nei due grandi gruppi dei h. similUfi propr. detti (quelli che 
pill si avvicinano al b. del tifo) ; e dei h. similcoli (quelli che piii si 
avvicinano al b. coli). 



390 



BATTERIOLOGIA 



Tenemlo jtreseiiti i caratteii biologici seguenti : produzione di ga.s: coagnlazione del latte ; 
prodnzione di indolo ; produzione di acidi ; spessore della patina sn patate, tanto i simikoli 
che i Himiltiti si possono poi dividere in qnattro sottogruppi. 
Similcoli : 

1» gruppo : batteri cbe hauno tutti i caratteri del coli, ma non producono acidi; 
2" gruppo: batteri che hanno tutti i caratteri del coli ma non iiroducono ne acidi ne 
patina spessa su patate; 

3» gruppo : batteri che hanno tutti i caratteri del coli ma ora producono gas ora no. ora 
coagalano il latte ora no ; 

4" gruppo : Ijatteri che ora producono gas ora no, e per il resto tutti gli altri caratteri 
sono negativi. 
Similtifl : 
1° gruppo: batteri che hanno tutti i caratteri del tifo ma producono indolo: 
2° gruppo : batteri che hanno tutti i caratteri del tifo. ma formano una patina spessa 
su patate e ora producono gas e ora no: 

Z" gruppo : batteri che hanno tutti i caratteri del tifo, ma ora sono gasogeni ora no; 
4° gruppo: batteri che formano una patina spessa su patate. 
Cid si rileva meglio osservando la seguente 



Tab. 26. 



Germi 


Produzione 
di gas 


Coagula- 

zione 
del latte 


Produzione 
di indolo 


Produzione 
acidi 


Produzione 
di patina 

spessa 
su patate 


B. coli .... 




+ 


+ 


^ 


+ 


+ 




1 


+ 


+ 


+ 


- 


+ 


Similcoli . . . 


'4 


+ 
± 

+ 


+ 


+ 


■+■ 


+ 




;i 


_ 


+ 


+ 


_ 


_ 


Similtifi . . . 


\4 


- 


- 


+ 


- 


+ 




~ 


" 


~ 




+ 

+ 


Tifo 


- 


- 


- 


- 


1 





Ora alcuiii di questi gerini non si riescouo a differenziare 
dal bacillo di Eberth che per mezzo del criterio sierodiagnostico, 
altri anche per opera di terreni colturali speciali. 

a) Differ enziazione per mezzo del criterio sierodiagnosiico. 
Volendo servirsi per la diagnosi differenziale, del siero di 
individui tifosi o di aniraali immimizzati, e necessario ricordare 
che, anche il b. di Eberth, trattato con siero dotato di alto potere 
imnnmizzaute, pub non venire agglutinato. 



A 



BATTERIOLOGIA 391 

E uoto iufatti per opera del Sacquep^e che I'attitudiue agglutiuaute del 
b. di Ebertli h snscettibile di siibire delle notevoli variazioni : il tipico b. di 
Ebertb agglutiuabile dal siero dei tifosi nou si trova cioe costauteinente 
nelle stesse coiidizioni di agglutinaiuento; generalinente auzi esso teude a 
diiuinuire questa proprieta siuo a perderla conipletanieute. 

Gli si pub far acquistare, cbiiideiido le brodocoltnre in tubi e impe- 
deudo il contatto con Paria, nientre io lio ottenuto il niedesiino risultato 
cou colture anaerobiche. 

D' altra parte il tipico b. di Ebertli, secondo Sacquepee, pub perdere la 
propriety di essere aggiutinato, quaudo venga tenuto iu coutatto con nn orga- 
nismo immunizzato, e per esso con aiero di animali innnunizzati. 

Quindi, quando ci si trova di fronte a un germe che abbia tutti i carat- 
teri morfologici e biologici del tifo e non venga aggiutinato dal siero di 
animali inimunizzati o di individui tifosi, prima di afferniare che non si 
tratti di tifo bisogna iuocularlo successivamente in animali (4-5 passaggi in 
cavie) o poi dopo saggiarlo col siero di animali o d'uomo che realmente ag- 
glutinino il b. di Eberth. Soltanto dopo queste ricerche si jiub atfermare die 
si tratta di un similtifo e non di un b. di Eberth. 

b) Differenziazione per mezzo dei terreni colturalL 
Soiio pochissiini i terreni coltnrali nei quali i similtifi die piu 
si avvicinauo al tifo lianno iino sviluppo caratteristico. 

Alcuni differeuziano i similtifi innestandoli in latte, il quale non verrebbe 
da essi coagulato ma moditicato nella sua colorazione : diventerebbe cio^ bianco 
sudicio o grigiastro, meutre lo strato cremoso che si forma in siiperficie a poco 
a poco si assottiglierebbe 

Altri si possono differenziare facendo piatte uel terreno di Cambier-Tii- 
sini (V. Vol. I, pag. 255), dove formerebbero colonie granulose a margin! re- 
golari a bordi lobati o lisci, con nucleo o senza nucleo, mentre il b. del tifo 
formerebbe colonie a bordi irregolari per lo piti festonate. 

Altri se ne differenziano per mezzo dell'agar di Drigalski. 

A tal uopo da brodocoltnre pure degii stessi con nna, bacchetta di vetro 
piegata a squadra se ne preleva una goccia che si striscia sulla piatta. Se si 
forma una patina rosea e il terreno si arrossa si pub escludere la presenza 
del b. di Eberth. 

Fiualmente tutti quei similtifi che nel Diigalski si diportano come il b. di 
Eberth, si possono differonziare innestandoli in agar al rosso neutro di Roth- 
berger (V. Vol. I, pag. 255) fluidificato, solidificando poi subito do]jo il ma- 
teriale sotto un getto di acqua. II Kayse ha veduto che in questo terreno 
soltanto il b. di Eberth non dfl liuorescenza. 

B. coli comiimne. 

Sono bacilli grossi e tozzi, piu corti di qnelli del tifo (flg. 191); 
per lo piu riuiiiti a. due; essi si filainentano molto piu di rado e 
possono articolarsi: perb ogni articolo, a differenza di quanto si 



392 



BATTERIOLOGIA 









verifica pel b. del tito, si separa riinaiiendo coi medesiini dia- 

metri, per cui e facile trovare forme vi- 
,-'^,'- *'2» ^'^^^^ '' quelle cocciclie. 

' r* I ,, ^el loro interno i batteri presentano 

spazi cliiari irre;y;olari e addensamento 
del protoplasiiia ai poli. 

Genera linente il h. coli e immobile, 
pero secondo la maggioranza degli an- 
tori sarebbe provvisto di ciglia (peri- 
trico e a volte lofotrico). Certo la colo- 

_, * razione della ciglia del b. coli e molto 

fig. 191. difficile, e in nno stijute di h. coli a noi e 

riescita sempre negativa. 
Non resiste alia colorazione col raetodo del Gram, ed e \>to\- 
visto di nn capsula meglio dimostrabile clie nel b. del tifo quando 
si colora con qualcuuo dei metodi di colorazione delle ciglia. 






Cai'afteri coltiirali. 

Ha un optimum di sviluppo a 37" C; al di sopra di questa tem- 
peratura si sviluppa meno bene, e in cib differisce dal b. del tifo, il 
quale si sviluppa bene anche a 41": pero continua a crescere, quan- 
tunque stentatamente, anche alia temperatura di 46''-46*',5 C. 

In gelatina a })iutto forma colonic opache e trasparenti, le 
prime piii frequenti delle seconde, contrariamente a quanto av- 
viene pel b. del tifo. 

Le colonic opaclie sono rotonde, cupoliformi, a bordi regolari, sol- 
levate (tig. 192). Al microscopio presentano un contenuto o unifor- 
memente granuloso. ovvero un nucleo ben visibile, con o senza cerclii 




fig. 192. 



concentrici ; il bordo e ben differenziabile dal contenuto (fig. 193). 
Le colonie trasparenti sono cerulee e sottili, a bordi irregolari : nel 
contenuto si possono ritrovare dei solclii, ma sono in numero mi- 



BATTEKIOLOGIA 393 

nore e piu grossolaiii che nelle coloiiie del tifo, e inoltre uoii i>ar- 
toiio clii un solco principale. Alle volte il loro centro e rappresentato 
da una serie dl corpicciiioli rotondeggianti, simill a masse zoo- 
gleiche. 

In gelatina inr injissione si forma un nastrino denso, bianco 
sporco e in superficie una patina spessa, prima cerulea, pot bianco- 
sporca, diffusa, a bordi un po' sinuosi e di consistenza succosa. 

In fu/ar a becco di flauto si forma una patina a isibile, prima a 
riflessi madreperlacei, poi bianco-sporca, spessa, oi)aca, diffusa, a 
bordi irregolari non assottigliati, umida, lucente ; I'acqua di con- 
densazione e torbida e presenta un notevole sedimento. 

Sulle patate si forma una patina visibile, spessa, grigio-sporca, 
alle volte tendente al gialliccio (nel qual caso la patata assume un 
<?olorito bruniccio), poltacea, a superficie regolare. 

II hrodo viene notevolmente intorbidato in modo diffuso: il 
sedimento e abbondante; alle volte soltanto si forma un velo in 
superficie. 

II latte viene coagalato dopo 1-2 giorni, alle volte anclie prima, 
€ per lo pill in blocco. 

Caratteri biolog-ici. 

II b. coli non produce pigmenti : pero coltivato suUa gelatina di 
Babes, la colora in bruno formando anche ammassi di cristalli; le 
patate spesso si colorano in bruno e la patina pub divenire gialliccia, 

Non possiede I'enzima proteolitico, ma possiede il piu delle 
volte quello diastatico, I'emulsivo e I'inversivo: attacca gli idrati 
di carbonio e I'urea. Nei terreni zuccherati produce gas {C0% 
R^ S, HJ, produce altresl acidi (acetico, formico, lattico destrogiro 
o inattivo, e talvolta levogiro) e indolo. 

Dalle colture inbrodo si pub ottenere una tossinala quale per lo 
pill agisce solo se si inoculaingrandequantita: ha azione flogogena 
locale e azione generale con vulsivante prima, paralizzante dopo. 

Dal b. coli si ottiene pure una proteina ad azione nevrotossica, 
la quale ha azione locale e generale piii accentuata della tossina. 

Negli animali da esperimento produce ascessi (inoculato sotto 
la cute dell'orecchio del coniglio) e alle volte una setticemia. 

Diag^nosi. 

IsoLAMENTO. — Per isolare il h. coli commune sono adatti tutti 
i procedimenti conmni e tutti quelli speciali che servono per I'iso- 
lamento del bacillo di Eberth. 



394 BATTERIOLOGIA 

Nelle piatte si scelgono le coloiiie Totoucle sollevate a cupola, a bordi 
rc"olari: si toccano con Pago di platino e si passauo in brodo, latte, gelatina 
zuccherata e in tutti qnegli altri niezzi cbe servono a mettere iu evidenza i 
caratteri del b. coli. 

Quaiido si abbiano dei liquidi o couteuenti molti altri geriiii o poveri di 
b. coli, h per6 meglio isolarlo col metodo di Abba. 

A taluopo si preude il brodo di Abba giik diluito (V. Vol. I, pag. 253), si iu- 
qnina con 1-2-5 cmc. del liquido sospetto, o ecu qualcbe ansa dello stesso, si 
agginnge '/^ ^™*^' ^^ fenolftaleiua in soliizione alcoolica 1 % e poi tanta 
soluzione satura di carbonato sodico siuo a che compare una colorazione 
rosea del liquido. 

Si pone il materiale in termostato a 37° e dope 8-10-24 ore, qnando il 
liquido si h decolorato, si toglie. Si tocca con I'ansa di platino il liquido e 
lo si striscia sopra una piastra di agar sterile (fatta il giorno precedentc e te- 
uuta in termostato capovolta per far evaporare P acqua di condensazione) fa- 
cendo un giro a spirale dalla periferia al centro. La capsula si rimctte in 
termostato e il giorno dopo, dalle colonie isolate si fauno passaggi nei vari 
terreni per mettere in evidenza i caratteri del b. coli. 

Identificazione. — II J), coli commune e facilniente ideutifica- 
biie, perche e un geniie immobile clie forma colonie rilevate cupo- 
liformi in gelatina e in agar, che coagula il latte e clie da gas in 
tntti i terreni, specie con aggiunta di zucchero. 

Per essere pero sicuri della identificazione h necessaria qualcbe altra prova 
sommaria, p. es. P innesto sotto la cute delP orecchio di un coniglio (1 cmc. 
di coltura in brodo di 48 ore) come fa PAbba. Si forma cos'i un ascesso da 
cui si isola il batterio. Altre j)rove sono necessarie soltanto qnando mancbino 
alcnni dei caratteri foudamentali del batterio, ci5 che non h raro accada, in 
quantochb nel b. coli si raccliiude un gruppo di forme dotate di propriety 
morfologiche e biologiche che subiscouo delle variazioni spesso non piccole. 

Per otteuere poi un siero specialmente agglutinante per il b. coli h utile 
inoculare il liquido di lavaggio di patine di coli, passato attraverso ad una 
ciindela porosa: bastauo poche inocnlazioni perclife la cavia fornisca uii siero 
dotato di alto potere agglutinante soltanto sul h. coli e non su altri germi. 

In tutti i modi, il batterio non deve essere agglutinato dal siero di indi- 
vidui tifosi o di auimali immnnizzati ver.-o il b. del tifo nelle stesse pro- 
porzioni in cui h agglutinato il b. di Eberth. 

Qui per6 va auche uotato che il Yerney ha fatto la constatazione inte- 
ressante, che delle cavie trattate col solo b. coli non acquistano che un 
debole potere agglutinante verso questo batterio; invece ne acquistano uno 
molto elevate se, iu precedenza. sono state immunizzate verso il b. di Eberth, 
oppnre se si praticano delle iniezioni contemporanee di questo secondo germe. 
Un fcal fatto acquisterebbe molta importanza per la patologia, qualora po- 
tesse dimostrarsi che si ripetc anche per le infezioui naturali delPuomo. E 



BATTEB.IOLOGIA 



395 



uotevole anzi la circostanza, clie uelle iafezioni coliche pure dell'nomo non 
si h mai riscoutrato un potere agglutinante marcato verao il b. coli; mentr© 
iuvece, qualclie volta, durante la febbre tifoide se u'e trovato uno elevatis- 
simo (per es. da Gruber e Durham, Biberstein, Widal, ecc). Le ricerche piu 
sopra riferite lasciano supporre cbe, in queati casi, si trattasse di un' infe- 
zione niista, tipica e colica, di cui la seconda si era sovrapposta alia prima, 

DiAGNOSI DIFFERENZIALE COL B. DEL TIFO. — II b. CoU Si dif- 

ferenzia oramai molto facilmente dai batteriologi dal h. typhi, poi- 
clie al criterio del la grandezza, della mancata niobilita, del piti 
rigoglioso svilnppo da parte del b. coli, si sono aggiiinti un gran- 
dissimo numero di altri caratteri, piu o meno controllati ed esatti^ 
iquali si possono riunire nei sei gruppiseguenti, secondo Escherich 
e Pfaundler: 

Tab. 27. 



Ditferenze fondate sul diverso potere di riduzione 


terreni di coltura 


b. coli 


b. typhi 


Decotto di palate con itlrochi- 
nona 


scoloraz'one del substrato 
flivenuto bruno durante 
la sterdl/zazione 


nessun cambiamenlo di 
colore 


Gelatina colorata di Niiggeratii 


patina pochissimo svihip- 
pata: nessunadecolora- 
zione 


patina color violn-vescovo 
decolorazione del sub- 
strato 


Ag^r al soltlto di verde mala- 
chite (Marpmann) 


patina bianco-grigiastra 


patina verde-scura 


Id. al lattosio e al bleu di mc- 
tilene scoiorato con potassa 
(Itohin) 


dopo 15 ore appare una 
colorazione rossa lun^o 
la stria che progredisce 
rapidamente 


si sviluppa e lascia inco- 
lore il substrato 


Id. fuxinato (Gasser) 


scolorazione dell'agar solo 
lungo lo strisciamento 


dopo 2i h a 39° il mezzo 
si (lecolora e si colora 
la patina in rosso : la 
dec(dorazione del sub- 
strato e la colorazione 
della patina e completa 
dopo due gioriii 


Id. alia salTranina (Rolhberger) 


decolorazione in 24 ore 


nessuna decolorazione 


Id. al verde di metlle (id.) 


id. 


la parte inferiure diventa 
bleu-verdastra, la supe- 
rlore diventa rossa 


Id. al verde malachite {id.) 


id. 


appena appena attenuato 
il colore 


Id. al verde iolo (id.) 


colorazione bruno ro?sa e 
poi bruna 


nessun cambiamenlo 


Id. air indulina (id.\ 


sfumatura verde 


id. 


|d. alia nigrosina (id.) 


id. 


id. 


Id. al carminio indigo (id ) 


decolorazione in 24 ore 


prende una sfumatura 
verde 


Id. al rosso neutro o rosso di 
toluilene (id.) 


attenua la colorazione e 
produce fosfurescenza 


nessuna modilicazione 


Id. alia fu.'fina acida decolorata 
con soda (Robin) 


zona rossa attorno alle 
colonie 


nessun cambiameiito di 
colore 



396 



BATTERIOLOGIA 



Tab. 28. 



Differenze fondate principalmente sul diverse potere 
di attaccare gli idrati di carbonic 



terreni di coltura 



b. coli 



b. typhi 



SieV') di latte con laccamulfa 
secondo Petruski 



Siero di latte arlificiale [zuc- 
chero ill latte e solnzione di 
altiiimina d'uovo] {Bordas e 
loulin.) 

Brodo epatico e brodo epatico 
laccamuffato secondo Cesu- 
ris-Uemel e G nibonoff) 



Decotto di funglii (Mankotvski) 

Soluzione di peptone e mannite 
con pepsina ed indigo':armi- 
nio (Proskiiuer e Capaldi) 

Soluzione di aspara^ina e man- 
nite con sail nutritivi {Id ) 

Decotto di lequirilv {Kauf- 
mann) 

Brodo di Blelsch 



Acqua ppptonizzata 2 Vo (Sal- 

kotoski) 
Brodo al glucosio laccaniudato 

(Germano e Maurea) 

Brodo al latfosio con creta 
{Chantemesse e y'idal) 

Brodo lattosato con fluorescina 
(Graziani) 

Liquido di Klopstock 

Soluzione dialbiiminatocon lac- 
camufTa (Casagrandi) 

Gelalina o agar al lalto<io con 
tornasole (Wurtz) per stri- 
sciamento 

Idem per infissione 

Agar al 2Vo di glucosio (Ger- 
mano e Maurea) 

Agar di Drigahki e Conradi 



intorliidato e arrossato do- 
po 2'h (acidita massi- 
ma Vo corrispondente a 
4-5 Vo .^oluz. acida N/,o) 

intorhidamento e forte coa- 
gulazionedopoi-3 giorni 



sviliippo rapido, forte in- 
tortiidamento, produ/.io- 
ne (ii acidi, dopo 24 h 
arrossamento; dopo 48 h 
colorazione viola e pro- 
dnzione di gas. Le col- 
ture anaerobiclie si ar- 
rossaiio e poi si scolo- 
rano 

velo bianco-argenteo, sec- 

co; gas 
dopo 20 h a 37'' reazione 

ancora alcalina 

reazione acida 

colorazione verde o deco- 
lorazione 

dal 3" al 10° giorno reaz. 

indolo positiva, odore 

fecale fetido 
reazione della creatinina 

positiva 
arrossamento per produ- 

zione di acidi, sviluppo 

di gas 
id. 



il color giallo del liquido 
diviene carico: lostesso 
perde la sua fluorescenza 

coSgula, arrossa e produ- 
ce gas 

coagula. arrossa subito e 
produce gas 

patina abhondante: lungo 
Id strisciamento il sub- 
slratodiventa subito ros- 
so, sppsso gas 

id. e produz. di gas lungo 
1' infissione 

produzione di gas 

coloraz. ro.'sa del suLstra- 
to e della patina (?); co- 
lonie grandi2-6cm. ros- 
siccie non trasparenti 



deposlto al fondo, colora- 
zione hleu (acidita mas- 
sima Vo corrispondente 
alSVo soluz.acida IS/io) 

intorhidamento senza coa- 
gulazione 



nessuna produzione di gas, 
delicate intorbidamento, 
e poi cliiarificazione, do- 
po 241) scoloramento, do- 
po 48 h colorazione ro- 
sea. Le colture anaero- 
biclie rimangono intor- 
bidate: prima colora- 
zione rossa e poi scolo- 
ramento permanente 

frammenti lucenti, traspa- 
renti; senza gas 

reazione acida 



reazione alcalina 
debole colorazione verde 



reazione indolo negativa 
(col metodo Salkowski) 
nossun odore 

reazione negativa 

poca produzione di acidi 
e tardiva 

quasi mai gas (pero qual- 
ctie volta si) 

il colorito d^l liquido di- 
viene giallo pailido: ri- 
mane la lluorescenza 

coagula, arrossa, non pro- 
duce gas 

non coagula, arrossa len- 
tamente, non produce 
gas 

patina sottile ; lungo lo 
strisciamento, rimane a 
lungo il color bleu 

Id. senza produzione di 

gas 
nessuna produzione di gas 

colorazione bleu del sub- 
strato e della patina; co- 
lonie grandi 1-3 cm. bleu 
vitree simili a gocce di 
rugiada (?) 



BATTERIOLOGIA 



397 



Segue Tab. 28. 



Ditferenze fondate principalmente sul diverse potere 


di attaccare gli idrati di carbonic 




terreni di coltura 


h. coli 


b. typhi 


Agar al brodo di funglu (jl/an- 
1 kuwski) 


svilnppo rapldo di una 
patina, bianca, spessa, 
secca 


svilnppo lento di una pa- 
tina rossa, trasparente, 
umida 


Id. colorato con indigocarminio 
e fuxina {Manlcoioski} 


colorazione Iden-verde e 
pol dt'colora/ione del 
suhstrato 


colorazione bleu-violetta 
e poi rosso-lampone del 
substrato 


Agar lattosato alia fenolftaleina 
(.Graziani) 


decolorazione del substra- 
to 


persistenza della colora- 
zione rosea 


Albume d'novo al caffe (Pad- 
noUi e Manicchi) 


arrossa subito il suhstrato 
verde 


non r arrossa o 1' arrossa 
tardivamente 


Albuminalo alcalino allaPaci- 
notti {Casagrandi) 


id. 


id. 


Albuminato alcalino alia Dri- 
galski {Casagrandi) 


arrossa 


rimane bleu 


Albuminalo alcalino alia Vurtz 
{Casagrandi) 


id. 


id. 



Tab. 29. 



Differenze fondate suUa propriety di dar luogo ai piii diversi fenomeni chimlci speciflci 



terreni di coltura 



b. coli 



b typhi 



Brodo con amigdalina {Inghil- 
leri-Fermi) 



Gelatina al 
ferrico 



Id. al nitroprussiato di soda 
(Olkutvski) 



dopo 36 ore decomposizio- 
ne del glucoside in glu- 
cosio. acido prussico, 
aldeide benzoica : fer- 
mentazlone dello zuc- 
chero, acididcazione; o- 
doredi mandorle amare 
3 % di tartrate j colorazione nera lungo la 
I Inflssione dopo 10-12 
giorni (molto //'•' S) 

colorazione bleu intensa 
(molto H^ S) 



Id.all'acetatobasico di piombo 
Gelatina all'urea 2 7o (Gorini) 

Id.all'estrattodicardo (Roger) 
Gelatina al carciofo (Roux) 

Id. all'urina (Barone) 

Agar all'urea e al lattosio tor- 
nasolato (Kashider) 



Id. al taurocolato e al rosso 
neutro (Grundbaum e HUne) 



colorazione debolissima 
neraetardiva (poco//*S) 

dopo 3-4 giorni mucchi di 
cristalli lungo 1 'inflssio- 
ne, produzione di gas 
[A7/3 e CO, ?] 

patina giallo-ambra e poi 
bruna 

patina abbondantee colo- 
razione verde del sub- 
strato 

colonie rotonde cupolate, 
granulose 

dopo 16-18 h il mezzo di- 
veiita rosso per produ- 
zione di acido e dopo 24 h 
per la produzione di 
ammonlaca torna bleu 

colonie ro.sse con alone 
di intorbidamento 



nessuna decomposizione 
(legli zuccheri : nessuna 
acidificazione : nessun o- 
dore di mandorle amare 



colnrazione nera lungo la 
inlissione dopo 2 giorni 

colorazione bleu le^giera 
alio estremo dell' in- 
flssione (poco H- 5) 

colorazione nera marcata 
al 2" giorno (molto ^2 S) 

produzione di granuli u- 
niformementedi.<tribuili 
lini e bianchi (cristalli di 
carbonato di ammonio ?) 

palina incolore 

nessun sviluppo visibiie 



colonie festonate 

nessuna modiflcazione del 
mezzo o solo tardi leg- 
gero arrossamento ; in 
ogni caso mai produzio- 
ne di ammoniaca 

colonie trasparcnti e colo- 
razione del substrato in 
giallo-ambra od orange 



398 



BATTERIOLOGIA 



Tab. 30. 






Differenze fondate sul diverse potere di assimilazione 


per i gruppi atomici 




contenenti azoto 




terreni di coltura 


h. coli 


b. typiii 


1. Soluzioni contenenti acido 


sviluppo sempre manifesto 


sviluppo deflciente o man- 


tartarico, ciorliirico, solforico. 


.sempre rigoglioso 


came 


fosfato fli A'/Zi , asparagina 






ieucina, urea; altre conte- 






nenti amiiii, amidoacidi, gli- 






cerina {NdQeU, Usdiinski/ , 






Mamsen, C. Frankel, Retnij- 






Sugg) 






2. Soluzlone di acido amido- 


sviluppo ed alcalinizzazio- 


sviluppo e acidi Qcazione 


asparlico (Fiure) 


ne del suhstrato 


del substrate 


3. Soluzioni di acido amido 


sviluppo rigoglioso 


sviluppo deliciente 


butirrico [Fiore) 






4. Soluzione di asparagina, clo- 


sviluppo forte e proiluzio- 


sviluppo dericiente o man- 


ruio di calcJo. tosfato mono- 


ne di acidi 


can te 


potassico e zucciiero (Pro- 






slcauer e Capaldi) neiitraliz- 






zata sino a coiorazione ros- 






sa-violetta del tornasole 






5. Id. con acido citrico 


sviluppo ed alcalinizzazio- 


sviluppo e acidilicazione 




ne del substrate 


del substrate 


Gelatina di liemy e Sugg 


patina spessa brunastra 


patina sottile incolora 


Gelatina al brodo di Cambier 


colonie granulose, omoge- 


colonie trasparenti a niar- 


(Tusmi) 


nec a niarf^iiii regolaii 


gini feslonati 



Tab. 31. 






Differenze fondate su'la diversa inteusitk di accrescimento in genere 
su diverse proprietSi di resistenza verso sostanze antibatteriche 


terreni di coltura 1 b. coli 


b. tj'phi 


Latte {Sternberg- Ddvalos) 

Siero di coniglio {Silvedrini) 
Latte di burro 

Brodo con acido arsenico 

Id. dal 0,02 al 2 V.o di acido 
arsenioso (r/ioinot e Brouar- 
delj 

Estratto acqueso di ghiandole 
salivari (Mayer) 

Terreni in cui si e sviloppato 

il bacillo del tifo : 
Agar (Chantemesse e Vidal), 
Brodo liltrato alio Cbam- 

berland 


buen sviluppo, deposito 
giallo-paglia, scarso, 11- 
namento diviso: germi 
prevalentemente di for- 
ma diplococcica od o- 
vale 

in genere si sviluppa 

produzione di tanto acido 
da saturare dal 7 al 
12 7o di soda A'/IO 

sviluppo sino all'aggiunta 
di 1,5 Voo di acido arse- 
nico 

si sviluppa 

intorbidamento mediocre, 
velo bianco, spesso om- 
breggiato 

si sviluppa. 


buon sviluppo, deposito 
bianco-sporco molto ab- 
bondante, lloccoso: for- 
mazione di lllidie 

si sviluppa male o nulla 

sviluppo smo all'aggiunta 
di 0.01 di acido arsenico 

nessun sviluppo 

forte intorbidamento, con 
velo grigio piii spesso i 
ai margini che nel cen- i 
tro 

non si sviluppa 



i 



BATTERIOLOGIA 



399 



Segue Tab. 31. 



Differenze fondate sulla 


diversa iutensita di accrescimento in genere ! 


e su diverse propriety di resistenza verso sostanze antibattei-iche 


terreni di coltura 


b. coli 


li. typhi 


BroilocoltureliltratcalloCliam- 






berland io cui si eraiio svi- 






luppali : 






a) lo staf. p. albo, il p. fe- 


si sviluppa 


non si sviluppa 


tido, il li piociatieo, il b. 






fosforescenre: 






b) lo staf. p. aureo, il h. 


SI sviluppa 


si sviluppa poclii.ssimo 


del colera dei polli, il pneu- 






mobacillo, lo spirillo di Miller 






Mosto di birra (Gualdi-Faelli) 


si sviluppa 


non si sviluppa 


Gelalina al mosto di birra 


sviluppo rigoglioso sotto 
formadiunapatinaspes- 
sa, brun,istra,piu o meno 
estesa,a margin! ondulati 


sviluppo deficiente 


Id. aH'estrattoditiroide (Kopf) 


sviluppo rigoglioso : for- 


sviluppo deflciente : pa- 




mazione di una patina 


tina velamentosa appe- 




spessa, pie.^ata 


na visibile 


Id. air estratto di pancreas 


id. 


id. 


■ (Koliir) 






Id. al maltosio (Malvoz) 


patina soltile appena \i- 
sibile 


patina spessa, rigogliosa 


Gelatina all'acido citriro e al 


nessun sviluppo o appena 


dopo 48 ore colonie grandi 


violetto di m^lWe {L'jfelmann) 


visibile 


1 cm. t/», con appa- 
renza bleu, granulate 


Id. al decolto di patate (Holz^i 


nessimo sviluppo o scarso 


colcnio trasparenti, plane, 
linamente solcate, di no- 
tevole grandezza 


Id. con Jk (Ellsner) 


dopo 48 li colonie grand! 


coloniesomiglianti a gocee 




brune caratteristiche 


d'acqua finissimamente 
granulose. 


Id. all'acqua di nialto (Malvoz) 


colonie iiregolari rotonde 
bluastre e translucide 


colonie delicate 


Id. di Grimbert 


colonie dopo 48 b gro-^se, 


colonie trasparenti fma- 




granulosa, rotonde 


mente granulose, simili 
a goccioline di rugiada 


Agar al decotto di patate con 


sviluppo 


nessun sviluppo 


solfato di chinino i "/oo. are- 






tato di bario 2,5 Vo (EUsner) 






Id. 0,5 Vo, gelatina 5% (Strod- 


piccoia patina nel punto 


rapidadilTusione conintor- 


dart) 


di inoculazione 


bidamento del substrato 


Id. all'acaua di ghiandole sa- 


colonie bianche spesse 


colonie grigie piii spesse 


livari (Mcujer) 




alia periferia 



Tab. 32. 



Differenze fondate sulla diversa mobilita(?) 



terreni di coltura 



b. coli 



b. tj'phi 



Urina al 3,3 % di gelatina e al 
0,5 Vo <ii peptone (Piorkow- 
ski) 



Liquido di Cambier gelatiniz- 
zalo al n,3"/o (secondo Ta- 
sini) 



accrescimento come nella 
gelatina comune; svi- 
luppo prevalentemente 
di colonie senza prolun- 
gamenti o con prolun- 
gamenti brevi e grosso- 
lani e solo all's* giorno 

colonie cupoliformi 



a cerescimento lento ; for- 
mazione di prolunga- 
menti caratterislici, tini, 
sottili; intreccio a radlce 
e colonie sfilacciate sen- 
za centro, dopo 36 ore 

colonie festonate 



4U(J 



BATTERIOLOGIA 



DiAGNOSr DIFFERE]^ZIALE CON ALTRE FORME DI B. COLI. — 

Tenendo preseuti la mobilita, la produzione di gas, la proprieta 
di dare o no iudolo e qnella di coagulare o no il latte, si distin- 
guouo dal b. coU commune alcnne forme, isolate dalle feci o dall'iu- 
testino o da organi di inalati, come si pub rilevare dal segaente 
quadro: 

Tab. 33. 



G e r m i 


Mobilita 


Gas 


Indole 


Coagula- 

zione 
del latte 


B. coli commune 

B. coli (intestinale) 


+ 

+ 
+ 
+ 
+ 


+ 
+ 
+ 

+ 

+ 


+ 
+ 
+ 

+ 

+ 


+ 

+ 
+ 
+ 




B. dell'endocardite 

B. deir infezione urinaria 

B. dell'enterite follicolare 

B. alcaligeno fecale 



Anclie dall' acqua sono state isolate delle forme di h. coli, per 
lo pill alquanto mobili, clie in base agli stessi dati si vorrebbero 
difl'erenziare fra di loro, come risulta per le quattro seguenti : 



Tab. 


34. 








B coli 


Mobilita 


Gas 


Indole 


Coagula- 

zione 
del latte 


1 


+ 





+ 


+ 


2 


+ 


+ 


- 


- 


3 


4- 


- 


+ 


- 


4 


+ 


- 


— 


- 



Si dift'erenziano poi ancora alcune forme di batteri clie si met- 
tono in relazione col h. coli e che sono causa delle cosi dette 
iufezioni colibacUlari (colibacillos) negli animali cioe (Nacard e 
Leclainclie) : 

la diarrea dei vitelli; 

la setticemia dei vitelli di Tliomassen ; 



BATTERIOLOGIA 4:01 

111 setticcuiia ilei poUi e dei taechini di Ligiiieres c 3[artel : 
la setticemia del t'aj>iaui di Kleiu : 
la setticemia dei piccioiii di Saufelice; 
la psittacosi o setticemia dei pappa.!i,'alli; 
la corizza ganji'reuosa dei boviui. 
II pill importaiite, peiclie pub determimiie umi lualattia moi- 
tale neiruomo, c il b. della psittac;osi. 

II Xocarcl otteuuc dal midollo delle ossa delle ali dei pappagalli morti 
durante una epidotnia, delle colture pure di un batterio laolto corto e grosso, 
cogli estrenii arrotondati, uiobilissiuio, svilupijautesi nei coiuuni terrcni di 
coltura, purch^ neutri o loggoriueute alcaliui, anaerobio facoltativo, uou 
fluidificanto la gelatina. non coagulante il latte, cbc nou producova indole, 
non faceva formentare il latfcosio, non resisteva al Gram, non si sviluppava 
dove aveva vegctato il b. di?l tifo. 

Esso era uiolto i)atogeuo; infatti bastavano pii'colc quantita di t'oltiire 
inoculate uel ijoritoneo o nelle vene per nccidere i topi, le cavie, i couigli 
ed i poUi. Esso era patogeno, del resto, anclie per la via digerente : pero 
ocoorrevano da 2 a 15 giorni perclie gli auiniali morissero. All' autopsia il 
Nocard trovo seuipre gravi lesioui da setticemia emorragica, e gli fu possi- 
bile isolare lo stesso gormo in colfcura ijura dagli organi. 

Xou tiitti jili osscrviUori poro soDO d'accorilo suiretiologia (U41a psittacosi : vari lianiio 
trovato il dijdococco di Friiuckel. 

11 Palaiuidessi. clio ha paraiiouato li' diverse coUun\ dice che si tratta seinpre di Itastou- 
eiui iiiolto colli o di cocchi alluugati, clie si svihippano iu tutti i teiTeni, clie noii iondono 
)a gelatiua, nou coagiilano il latte, uou fanno lermcutaie il lattosio, sono mobili, uou co- 
loiabili col Graui e patogeui per tuttL gli aniuiali, uieuo clie per le cavie, iuoculandoli uil 
peritoueo. 

11 Gilbert e il I'ouiuier tvovarouo il b. del Xocard auclie in uouiiui atietti da psittacosis 
vinileutissinio jier i topi e per i piccioni. 

11 NicoUe trovo intiue che il siero di saugiie degli amuialati agglutiuava il b. di Xocard : 
per6 iu un caso trovA positiva la sicroreazione amlie col li. typlii ; uegativa In scnipre col 
b. coll. 

B. (lisseuterico. 

Trovato iiel ISDd dal Celli in Egitto e in Italia, ritrovato uel 
1898 da- Shiga, uel (lisippoue, uel 1900 dal 
Kriise iu (xermauia, e un germe clie ha alcnui ^ ' 

carattei'i propri del b. coli e altri del h. typhi. . j-- * ^ 

fC alquauto piii grosso iii genere del -''■^'•.♦*:!^<. 

b. coli, per lo piii e isolato, di rado a due * n > 

(tig. 191) e pill di vado a catena; e unifor- - , 

memente coloiabile, salvo iu alcnui casi in 

cm si colorauo piuttosto i poli ; non resiste ' 

al metodo di Uram. fi„ ^y, 

Celli 



J 



402 



BATTERIOLOGIA 





Xon lia ci.uliii, iiui i' dotato di un niovimcnto oseillatodo inolto 
pill vivaco di qiiello di .altvi germi. Non produce spore ed e auae- 
vobio facoltativo, sebbeiie si coltivi meglio in aerobiosi. 

<".ai»all<M'i colfurali. 

:srei terreni coiiiuni si svihippa bene a .37" C, meno bene al 
disopra di questa tempera tnra : cessa di svihipparsi a 4o" C. 

In (iclaUna a piatto forma eolonie di due tipi, opaclie e traspa- 
renti, le quali, ;i differenza di cpianto si osserva pel coli e pel tifo, 
si equivalgono nunu'ricamente. Le eolonie trasparenti souo sot- 
tili, cerulee, a contorni irregolari, lobate: viste al nncroscopio 
appaiono omogeneamente e tinamente granulose, ora si ora no nu- 
cleate, quasi mai solcate (fig. lOr*). Le eolonie opaelie sono piccole, 

rotondeggianti, cupoliformi, 

grigio-opaclie, a bordi de- 
])ressi, senza alcun carattere 
sjx'ciale (fig. ll>r»). 
, ^^^^^^^^ ^^^^^ In ficlatlmi per iiijissiouc 

i ^^KKKK^^ vv^IBf ^^ sviluppa un iiastrino sot- 

"" tile, omogeneo, biancastro, e 

iji suiterficie una i)atina sot- 
tile, cerulea, i)iii diffusa di 
(juella del b. del tifo ; essa 
assume un aspetto alquanto suecoso. simile a (juella del b. coli, 
dopo molto temi)0 e non sempre. 

Sit (u/dr H hceco di flauto forma prima una patina sottile, ce- 
rulea, con ritlessi madreperlacei, uniibrme, umida, diffusa, e pot 
pill spessa, grigio-sporCa, come quella del b. del tifo: l'ac(|ua di 
condensazione e un po' torbida, il sedimento e scarso. 

Sii, patatr forma generalmeute una patina sottile, esile, come 
(juella del b. del tifo: pero vi sono forme clic la producoiu) suc- 
cosa e spessa come quella del b. coli : e di colorito bianco-sudieio 
tendente al grigi astro. 

II hrodo e intorbidato uniforinementc con sedimento scarso; 
lion vi si produce un velo: solo nelle colture molto veccliie, nel 
punto di coutatto fra brodo e tubo, si nota un cercine biancastro. 
Generalmeute non coagula il latte e non produce gas. 

Cai*atleri biolo«^ii*i. 

I caratteri biologic! non sono tutti noti : certamente non 
possiede V enzima proteolitico, V inversivo. 1* emulsiAO. il dia- 

statico. 



'X.: 



fiff. 193 



BATTERIOLOGIA 403 

Sni terreni zuccherati si coiiipoita presso a poco come il 1). del 
tifo, attaccaiidoli poco, e qnindi produce poclii acidi. Non produce 
iiidolo in geuere: alle volte solo tracce. 

Spetta al Celli aver dimostrato clie possiede proprieta tossiclie 
diverse da quelle del h. coU commune e del h. del tifo. 

Esso produrrebbe una vera tossina capace di uccidere i ji'io- 
vani gatti e una proteina estraibile, p. es., col metodo del Lu- 
stig per la proteina pestosa. 

Forse e un nucleoproteide : inoculato produce ascessi e ne- 
crosi per quauto si riferisce alTazione locale, e marasma per quanto 
si riferisce all'azione generale. 

La inoculazione nel peritoneo di giovaui gatti della tossipro- 
teina, die si puo ottenere mediante la precipitazione delle bro- 
(locolture coH'alcool, ne produce la morte con fenomeni di paralisi, 
previo vomito ed eccitazione dei riflessi : all'autopsia si riscontrano 
cliiazze emorragiclie nel crasso e nella parte inferiore del tenue. 

Inoculando le colture nelle cavie e nei conigli, questi muoiono 
con fenomeni setticoemici, e, a seconda della \U\ di inoculazione 
seguita, presentano ascessi, peritoniti, pleuriti. 

II b. dissenterico e coltivabile da tutti gli organ! e nel sangue 
delle cavie spesso si trova gia 2-.") ore dopo F inoculazione. 

IMagnosi <lcl h. disscntoi'ico. 

IsoLAMENTO. — L'isolamento del bacillo dissenterico si fa 
dalle feci dei dissenterici preferibilmente prendendo i piccoli frani- 
mentini di muco clie si stenipcKino in brodo sterile. Dal liquido 
ottenuto si prelevano con I'ansa di platino piccole quantita con 
le quali si fanno delle piatte in gelatina ed in agar ordinario. 

Dalle colouie clie hanno un aspetto pianeggiaute a bordi irregolari senza 
venatura nella loro striittura, con o senza tracciadi luia nucleazione, si fanno 
trapianti nei terreni di coltura ordinari, dove si rilevano i caratteri gcue- 
rali coltnrali del bacillo stesso. 

Pei' la diagnosi fe pero utile fare inuesti in brodo, in latte e in gelatina 
di Wurtz : dal brodo si fanno gocee peudeuti per vedere se si ha die fare 
con un bacillo dotato di nn forte niovimento non proiirio, oscillatorio; il 
latte non deve venire coagiilato ; 1' innesto in gelatina lattosata inline serve 
per vedere se produca boUe di gas. Si possono ancbe faro innesti in acqua 
peptonizzata salata, e ricercare 1' indolo, la cui prodnzione generalinente nianca. 

Identificazione. — Sarebbe pero impossibile potere da que- 
sti soli dati giungere a<l identificare il b. dissenterico, perclie vari 
autori descrivono il tipico b. dissenterico con la proprieta di coa- 
gulare il latte, di produrre gas e di dare indolo, e perclie soiio 



404 BATTERIOLOGIA 

stati isolati dc4 b. (lisseiitei'ici clie eraiio priniitivaniente tbniiti di 
tali proprieta e in segnito le haimo perdute. 

Bisogna quindi ricorrere a procedimenti diversi: prove col- 
turali speciali, prova del potere tossico, prova della vimlenza, 
prova dell'agglutiiiainento. 

Prova colturali'. — In genere, come ha visto il Tasini, i nietodi per la 
ricerca del b. di Eberth servono ugualmeute per V isolanieiito dei b. della 
disseiiteria, e quindi, allorchfe con questi procedimenti si i- isolato da feci dis- 
sentericbe in coltnra pura un bacillo che si diporta come il b. di Eberth, 
si h qnasi certi che si ha die fare col vero b. della dissenteria. 

Vi sono pero terreni che servirebbero per differenziare il b. disseuterico 
anche dal b. del tifo. 

II Barsiekow vide che nei terreni con aggiiinta di nutrosio la prescuza di 
glucosio o di lattosio permefcteva la diagnosi differenziale del b, dissenterico 
rispetto al b. del tifo e al b. coli commune. Allora Kloi)8tock penso di rinnire 
i due terreni in nno, e dopo numerosi tentativi di niutameiito di rapporto 
del lattosio e del glucosio ginuae alia conclusione che ua terrono nutrosato 
coateneute 1' 1 "/o di glucosio e lattosio permette di dilferenziare i tre germi. 

In questo terreno il b. diss ntei-ico si sviluppa acidilicando scn\plice- 
mente fil terreno da ^leu diventa rosso) ; il b. del tifo acidifica e prodnce 
coagulazioue : il b. coli acidifica, coagula e produce gas. 

Prova del potere tossico. — Questa prova fn ])roposta da Celli cd e con essa 
che sino dal 1896 egli, per priino, riuscV a diniostrare che al batteriu isolato 
dalle feci disseuteriche, successivaniente poi stnrliato da Shiga, era da attri- 
buirsi la causa della dissenteria. 

Per procedere a questa prov.i, secondo il Celli, si preparano grandi brodo- 
colture, le quali dopo 10-12 giorni di dimora nella stufa a 37" C. si i>recipitano 
conalcool: il precipitato si secca, si tritnra in un mortaio e si iiiocula nel 
cavo peritoneale o nel sottocutaneo di piccoli gatti. Questo niateriale tossico 
proteinico spiega un-'azione piogena locale, un'azione marantica generale ed 
ha un'azione elettiva sulhi mucosa del crasso, caratterizzata dalla produzione 
di ipereniie, emorragie, infiltrazione emorragica e nocrosi snperhciale che va 
sino alia ulcerazione della mucosa stessa. 

La prova si pno fare anche col nucleoproteide estratto dal Celli e dal 
Valenti, e anch'esso tossico. Nei ijiccoli gatti inoculati nel sottocutaneo si 
nota un tremore che va man mano acceutuaudosi sino alia comparsa del A'omito : 
cessando questo, qnaudo la dose inoculata non sia stata eccessiva (perche in tal 
caso gli animali ])ossono morire anche dopo poche ore), gli animali rifiutanu 
il cibo, diminuiscono di peso, e in genere dopo 2 giorni muoiono. 

Nel peritoneo si trova un liqnido sicro-ematico e liogosi del crasso, a 
volte con emorragie e necrosi. 

Secondo gli studi dello Scala, la tossiproteina che si ricava dai batteri 
isolati da molto tempo e non passati attraverso gli animali, produce degli ef- 
fetti tossici, che si niauifestano in modo diverso; la tossina agisco prevalen- 
temente sul midollo e sul sisteiiia nervoso, e si hanno eifetti locali intensi. 



BATTERIOLOGIA 405 

Si puo auche riconoscere I'azioiie tossica tlei batteri clella disscuteria iicci- 
dendoli con cloroforniio e iniettandoli uelle vene dei couigli. In qucsti aniniali 
il Conradi avrebbe cosi provocato diarree p lesioni intestinal! che presente- 
rebbero la ]}iu grande somiglianza col quadro della disseuteria nmana: qnesta 
azioue veiiefiea specifica sarebbc doviita ad una sostanza estratta dai corpi 
batterici e solubile in acqua. 

Proca della vlrulenza. — 11 bacillo della disseuteria e abbastanza viru- 
leuto. Passandolo STiccessivauiente per le cavie (con inoculazione sottocutanea) 
si riescono a uccidere gli animali per setticeniia. 

Dalle ricerche fatte iiell" Istituto in tali coudizioni, le cavie luostrano 
dopo poclie ore dall' inoculazione Hottocutanea uu edema gelatinoso uel sito 
d' inof nlazione che ricorda alia lontana (^uello die produce il b. del car- 
bonchio : se peri) si aspetta che I'animale mnoia, I'edeiua sconipare. 

Per fare tale x>rova h necessario inoculare le cavie nel peritoneo, ncci- 
derle dopo 4-6 ore, isolare il bacillo dal sangue e reiuocularlo successi- 
vauiente iu altre cavie e cosi 4-5 volte. Dopo 1' ultimo passagj;io si iuo- 
cula il materiale colturale nel sottocntaneo di cavie sane o anclie di j)iccoli 
gatti. 

Proca delV a(jglutinamento. — II siero di animali immiuiizzati e il siero di 
individui dissenterici aggiutiua il b. della dissenteria. 

II siero degli animali adatto alia diagnosi deve proveuire da grossi animali 
forteuiente immunizzati, c i rapporti tra siero e coltura debbono nou essere in- 
i'eriori a 1 : 500 ; il siero dei dissenterici deve agglutinare nelle proporzioui 
di 1 : 50. Mentre adoperando il siero di animali immnnizzati sono inutili le 
])rove di controllo, adojjerando (luello nmano h necessario farle sni b. coli iso- 
lati dallr foci degli stessi individui eolpiti, potendoscue trovare di quelli die 
veni;ano agglntinati nelle stesso proporzioui. 

In tali casi, ripetendo la prova dell'aggiutiuamento in ])roi)orzioui luag- 
giori. si trova sempro die i b. della dissenteria vcngoiio agglntinati in 
dihizioni moUo ]iiii alte di quelle con ciii vengouo agglntinati i b. coli. 

Occorre aggiungere che l'ap]3rezzamento <lel fenomeno in goccia ])endente 
riesce per il b. della dissenteria meno facile che per il b. del tifo. Infatti, es- 
sendo il li. della dissenteria immobile, viene a mancare il criterio della cessa- 
zione dei movimeiiti, che h cosi prezioso nella sierodiagnosi del tifo. L'allesti- 
niento di un controllo <■ diinque asaolntamente necessario. Non si deve neppure 
far troppo asseguameiito nella osservazione macroscopica, giacchb nella pro- 
porzione coiisueta di 1 : 50 possono non vcdersi fiocchetti ni' tracce di preci- 
pitazione nei tubetti, mentre al microscopio si ricoiiosce che il fenomeno e 
nettamente avvenuto. 

^'i^ not;ito che col mezzo delht sicroreazionc si sono voluti .scpaniie (Lii li. dissenterici del 
geniii isolivti da alciini aiitori, clie induljliianiente soao dei veri dissenterici. 

Cosi lo Shiga ed il Krnse vorrehbero dimostrare clie il b. del Cell! nou e identico col loio. 
fi per questo, a parte i caratt*ri coltnrali e biologici la cni importanza e soltanto relativa, si 
vorrelibero appiinto giovare del criterio sierodiagnostico, onde convalidare la loro opinione. 

In iiiiest'Istitnto c peio state diniostrato che se si inimunizzano i gatti, le cavie, i couigli 
col b. di Shiga, il siero di questi aniniali agglntina in rapporti che oscillano fra 1 : fiO c 1 : 100, 
tanto il 1). di Sliija. qnanto qiiello del Colli. 



406 BATTEKIOLOGIA 

DiAGNOSi DiFFEKENZiALE. — 1" cot hacilU jjsendodisseutcrici. 

Da alcimi autori si e voluto istituire \\n gruppo di b. pseudo- 
dissonterici. II Kriise appuuto paiia di tali bacilli isolati in casi 
di disseiiteria sporadica nolle carceri dclla Gcrmania. 

Si tratta di gcriiii rlie pero uoq xxiasono distinguersi da quelli della dis- 
seiiteria, qiiando siano sottoposti a im accnrato studio, onde iiou credo op- 
portuiio insistervi sopra. £ soltanto da ricordare clie adottando i procedimciiti 
diagnostici del Kruse si fiuircbbe col creare nn iiumero stragraiide di bacilli 
siiiiili ad oguniio dei noti. cio die iiou viaponde piii ai modorni nietodi l)at- 
teviologici. 

Alcuni autori parlauo aiicbe di alti-i gcraii disscutcrici lluidificanti o gas- 
sogeni, ma nessuno di (juesti lia clie faro (!ol b. della dissentcria. I'd e 
quindi inutile acciugevsi a diaguosi dirtereiiziali "-on essi. 

2" col hacillo del tifo. 
Secondo il coniune consenso dei vari autori, il b. della dis- 
senteria avrebbe i seguenti caratteri coiuuni con <inelli del b. di 
Eberth : 

a) )»( coltarv in brodo — iiitoTbidameuto uiiifoniie sciiza X'i"oduzioiio di 
indole ; 

b) in tjelatina a piatto — colonie parte a boMroni, jiarte a foglie di \ ite ; 
<•) ill agar a piatto — patina alquanto trasparentc; 

il) in agar glaoosato al rosso nentro })pr infissione — nessuua colorazione 
nh ferraentazione ; 

o) in latte stcrilizzato — nessuua coagLilazione; 

f) in aiero con laccamiifa — arrossanieuto dapi)riina e poi dopo -18 ore ri- 
torno del colore bleu. 

Di froute pero a (piesti caratteri il b. dissenterieo ne preseii- 
terebbe altri clie lo farel)bero ditt'erenziare t'acilniente, cioe: 

1" e immohile ; 

2" Vagar al maltosio conlaccamitffa y'nnane l)Ieu (nientrf il b. del tifo e il 
b. coli lo arrossano) ; 

3" aulle patate fornui una patina ]»iu spessa di quella di-l tifo e nu-uo di 
quella del coli ; 

4° weZ terreno di Klopstock produce solo acidi ; 

5" non e agglutinato dal siero di individui tifosi. 

3" eol h. coli. 

In quanto alia diaguosi differeuziale del b. dissenterieo col b. coli, che a 
prima vista sarebbe la piu iniportaute, vale soltanto quando si trovino 
b. dissenterici gasogeni e ehe coagulino il latte, i>roprieta clie pero si perde 



BATTERIOLOGIA 407 

teuondo iu coltura il goruic per iiii tempo piii o jueiio liiiiiio, coine o siicccsso 
per il b. del Colli. 

In tali easi giova ricorrere al cviterio tossieo, seeoiulo il |(Vocediiiieuto iiidi- 
cato dal Colli stesso, e alia prova sierodiaguostica. 

VI. — IJatteri