(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Opere del cardinale Pietro Bembo"

Google 



This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project 

to make the world's books discoverablc online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct 

to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the 

publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to 
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying. 
We also ask that you: 

+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commerci al purposes. 

+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web 

at |http: //books. google .com/l 



Google 



Informazioni su questo libro 



Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 

nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 

un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 

dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 

culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 

percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 
Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non 
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed edito ri di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 
nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books. google, comi 




fflMD-SlEWffOFDjJVNICH-TOIVEHSirY 



LETTERE 



DI 



M. PIETRO BEMBO 

CARDINALE 

A* Prencipi e Signori ^ 
e suoi Famigliari Amici scritte ^ 

Diviso in Badici libri. 



TOLUlUrE TERZO. 






MILANO 



■^fll 



Saila Society Tipografica ds' Glassici Italiàkz 
contrada di s. Margherita, N/ Iii8« 

▲UNO Z8l0% 



/ 



— \ 



l9.il^^i 









• • • 

• • • 

• • • < 

• » • • 



• • 









« • • 









• • 



• • 



* • 



•-.1 



• • 



••V 

• _• 



*• 



DELLE LETTERE 



• • 






DI 



M. PIETRO BEMBO 



VOLUME TERZO. 



inno PRIMO. 



^A Stesser (i) Ercole Strozza. 
A Ferrara. 

- vjhe vi debbo io dire? Io leggo é 
scrivo e peoso e parlo e con voi e con 



wmmmmmmL 



fi) DeJlo Strozza si è fatta men- 
zione ncUcL terza parte d^ fioL IL Ora 



p 



• • 






• • 



•© TOLTJME TER20>. 

« altrui più sovente senza fallo alcuno dS 
quello, che è da credere, che facciate yet 
meco i se non per altro rispetto , alme- 
no perciò, che io non ho chi così spesso- 
interrompa e sturbi i miei ragionamenti e 
pensieri qua, come avete costà voi. Perchè 
non cangierei con gli onori di tutti cotesti 
vostri tribunati e seggi , né con la turba 
de^ vostri Clienti questa mìa ingToria 
e solitaria vita. Se non che d'un bel sol 
troppo si perde, del quale non si perde 
cosi in cotesta civile e Urbana. Ma confop- 
tomi, che vi dee incominciare a piacere 
il viver separato, e la solitiuiiney come 
fa a me , poscia che non potendola voi 
andare ad usare ne* lontani luoghi, v'inge- 
gnate di ritrovarla in città ne* romitori 
delle Certose. Le quali se sempre fossero 
di quella maniera , che furono il giorno ^ 
che esse ebbero voi con la Signora Du« 
ehessa alle loro cene , chi non si facesse 
Certosino , sarebbe da dire , che ^gli noc^ 
credesse nelf evangelo e nella nostra fede» 
Ma basti tanto per giuoco. Voi da vero 



aggiugniamo ^ che in parecchi luoghi deU 
le opere di lui fu il Bembo con segna^ 
late espressioni lodato ^ e specialmente 
nel Poema intitolato Venatio a car. i8b 
della edizione di Aldo del i5«4^ in &. 



LIBKO PRfMO. y 

alla Signora Dachessa basciate la mano 
per me , ed alla gentile .madonna Agno- 
la, ed a quelle altre Donne e Donzelle mi 
raccomandate , ed alcuna volta di cotesto 
mondo scrivetemi due parole. Se Carlo 
mandasse a me sue lettere , che prima 
nelle mani vostre venissero , con le quali 
vi paresse che fosse un libriccino, levate* 
nelo, che fia il Properzio della Cintia, o 
dategliene senza altramente mandamelo qua 
giù, acciocché almeno la tardezza di que« 
sto cammino ancora non me le faccia pa- 
rer di negligente neghittosissimo. Non so 
quale possa esser la cagione di questo in- 
dugio, che dalla vostra venuta in qua non 
Ilo lettere da lui. Io me ne vergogno og« 
gimaì. State sano* A* 3, d* Agosto i5o3. la 
Ostellato. 

A Messer Bernardo Sibiena 
secretano del Cardinal de Medici. 

A Roma. 

Ancora che io non sappia se sete ri'* 
tornato a Roma, e solamente lo stimi per 
conjettura ^ pure non posso tenermi dallo 
scrivervi , caro e dolce Bernardo mio » noti. 
tanto perchè io abbia di che scrivervi f 
quanto per ragionar con voi , del quald 
cosi volentieri e tante volte penso il di^ 
che poscia che io veder non vi posso, con** 
vengo sfogare il pensier pregno per quella 
via^ che jBOk à dat^^ • q[uesUL k la sQndura* 



B VOLUME TEtóoJ 

Quale stella, o qnaìe mia colpa non tuolé^ 
^ che io colà viva, dove io vorrei? Giurovi 
per solo Iddio, che io non mi posso per 
niente conformare e racchetare a questa 
nostra o ambiziosa , o mercantile vita ; 
ed a prender, come si conviene a chi in 
questa comunanza dimora, i costumi della 
città, e la maniera delle sue genti, in mo- 
do mi siede nell' animo Tantico mio disi- 
derio , si degli studj , i quali in tutto mi 
toglie o la nostra universale ambizione, o 
il mercatantare , che qui è in prezzo e ad 
usanza , e si di quel vostro vivere cortese 
e libero di Roma , che ogni di più m^ ac-* 
cende e sollecita, che io il cerchi. Yorrei 
potere amar questo modo * di vivere , 
che può nondimeno essere e splendido ed 
illustre molto a chi vi si mette animoso e 
di voglia , poscia che io dentro vi sono ; 
o amando io Tozio é cotesta libertà, pò-* 
terla oggimai tenere e possedere, e non 
disiderarla ed agognarla sempre invano , 
come io fo , ne posso altramente fare. E 
dicovi , che se io avessi maggior fortuna , 
che io non ho , o se io pure avessi tanto 
meritato col nostro Signor Vicecancelliere, 
<;he io certo credessi che egli avesse a pi- 
gliar la protezion mia , quando io a Roma 
venissi 3 né di mano la si lasciasse infino 
attauto , che io non avessi modo di pò*- 
terìo servire onoratamente , io noli mi pò- 
trei^ contenere del venirvi , per istarmi • 
per vivermi con voi. Ma U pensar^^ sa io q^^ 



xiBRo ramo/ § 

Mik reìii^si sen^a modo di potervi dimorare 
agiatamente , che potesse avvenire , che io 
poco onorato e poco riposato vi vivessi, mi 
ritiene in questa e suggetta e ristretta ed 
a me grave e^nojosa vita mal mio grado. 
Yedéte oggimai voi, quale stato è il mio, 
che quello, di che io sono dovizioso, non 
mi piace , ^anzi egli m' è a fastidio , e di 
quello , che infinitamente mi gioverebbe , 
casso e lontano mi sento essere, senza sa^ 
per come giugnerlo a acquistarlo,. che mi 
vaglia. Voi queste cose, che io come a mo 
stesso vi scrivo , non ragionerete con per* 
sona, traendone sempre il Si^or Ticeoan-* 
celliere, a cui nessuna parte /del mio animo 
voglio che sia nascosa giammai. Aspetta 
disiderosamente quella contezza de' beneficj 
di San Giovanni » che m avete promessa , 
e vorrei , se potesse essere , che non s' in- 
dugiasse per voi a mandarlami. Il vostro 
Capitolo , che voi la Fogliólosa chiamate, 
anco aspetto quando che sìa. Che vi deb- 
bo io dir più? Scrivetemi^ vi priego, spes«- 
ao, se volete che io coi^ alcun refrigerio 
viva , che nessuno altro piacere ho , cha 
quello y che mi vien di| cQteste contrade. 
A Monsignor Reveren. Ticecancelliere ba« 
acierete la mano per me, e me umilmen- 
te raccomanderete. Se còl Signor non meu 
mio, come dite, che vostro. Monsignor 
de* Medici farete il simigliante , cii^ mi fia 
molto caro. Abbracciatemi il Magnifico , 



/ 



So VOLUME TERZO.' 

é State sano. A' 29. d'Agosto i5o5« Di 
Vinegia.. 

A M. Bernardo Biblena. 
A Roma. 

^ Ebbi le vostre lettere, e poco appres-J 
éo cbiamato dalla Sig. Ducb. andai ad Ur« 
bino, e trovai che S. S. avendo avuto no- 
vella che '1 Vescovato di Padovja era stato 
Conferito a M. Reveren. Vicecancelliere , 
àvea scritto a S. Sign. pregandola della 
pensione per me. Ne potean le lettere es- 
sere ancora in Bologna, che s'intese;, come 
a Vinegia il Vescovo di Vicenza T avea 
avuto. Perchè poco mi pare che avanzi 
J)ià o a lei di scrivervi sopra ciò , o a me 
di pensarvi. Di quella Badia, della quale è 
data la riserva , pazienza. E buòna pezza , 
the io non so quello, che avvenuto sìa 
del benificio della croce, che si dovea 
spedir fin quando 10 da voi mi dipartii , 
la supplicazion del quale fu smarrita, e poi 
non istava bene. Io Tavca oggimai dimen- 
ticato per non ve ne dare altra noja. Ma 
Madonna Emilia questi giorni ricordandol- 
mi ha voluto che io ve ne scriva. Non 
V* incresca farmene due parole. 11 mio (i) 



\ ••• 



{}\ Il Sonetto dee essere quello che 
incomincia : Mentre il fero destiu mi toglie 



\ 



^. 



Sonetco che vi piaccia ^ m è caro , e piA 
ancora m^ è caro ciò ^ che io veggo 
che voi con diligenza notate le cose mie; 
Se non che troppo tempo e parole spen* 
dete in pregandomi che io a male non 
abbia lo essere avvertito e ripreso da voi; 
Il che tutto è soverchio. Anzi non potete 
vói farmi piacere alcnno maggiore , che 
senza un rispetto al mondo dire a me 
quel tutto , che io so , che voi vorre- 
ste che io a voi dicessi in somigliante 
caso e con quella medesima sicurea^za» 
Ebbi lettefe da Brescia , nelle quali Mad. 
Alda mi scrive , che scrivendovi , io la 
vi raccomandi. Al Grasso tanto più mi 
raccomanderete , quanto più stimo che mi 
bisogni. Conciossiacosaché dal partir suo in 
qua per nessuna via, né per nessuna sua 
lettera scritta ad Urbino io mi possa [esse- 
re accorto , che egli si sia una sola volta 
ricordato del suo Bembo. Ma in ogni mo«- 
do abbracciate] mi stretto, se tuttavia fatta 
-^i verrà il poteirlo abbracciare. A M. Ce* 
«are ed al nostro degli amici suoi più ve^ 
ri dimentichevole Frisio mi raccomanda 
per le mille, ed al mio Conte Lodovice 



-^r— « 



e vieta , nel quale V Autore gli dimandò 
la luna di bronzo^ com€ a suo luogo luni 
ffomente dicemmo. 



/ 



'ia rotvjnt temo: 

a CUT non incomincio pure ora ad essere 
^bWi^ato. Al vostro e mio Sig. Cardinale 
de' Medici renderete quelle grazie del suo 
dolce e cortese animo nelle cose mie^ che 
sono a tanto debito convenienti. Che voi 
facciate per me quello^ che farebbe mio 
fratel Bartolommeo, se egli in luogo di voi 
fbsse , sono io <^osi certo , che non fa me- 
sliero che me ne diate a parole testimo- 
nianza. Anzi mi fido io e riposo cotanto 
neir amor che mi portate ^ che per Dio 
per Dio e un' altra volta per Dio , se voi 
non foste in corte , io mi starei d'una ma« 
ia voglia. Ne ho sostegno alcuno più dol^ 
ce a' miei gravosi pensieri, i quali di vero 
non sono pochi , né più sodo e fermo di 
voi , sopra 1 quale più s' appoggia il mio 
animo , che non s' appoggiano ora le mie 
braccia sopra questa tavola , alia quale 
adagiato vi scrivo. Se il cielo cosi a voi 
darà modo di poter giovare a me-, come 
io spero di sollevarmi un di per vostra 
mano .dal ' giacimento , nel quale ora so* 
no, assai agevolmente e voi ed io diverrem- 
mo contenti* Ma [non più. Amatemi e sta- 
re sano. A' 5. di Febbrajo i5o6. Di Castel 
Durante. 



i ' 



/ 



LIBRO PRIMO. l3 

Zd M. Bernardo Bihiena. 
A Roma. 

Per lettere dell' Arcivescovo dì Saler- 
no ho inteso , che le mie lettere e prime, 
e seconde , assai tardo vi sono venute alle 
mani , che m* ìncresce e per cagion vostra 
e per mia, che ne aspetto disiderosamente 
risposta , ed oggimai ella tarda troppo a 
venire. Non so-se le mìe otto lettere v'han--' 
no smarrito, e se temete più voi la fatica 
della penna in una scrittura, che io non 
fo io nelle due , parendovi poter poco gua«4 
dagnar meco in questa parte , come è ve« 
ro : basta bene se mi superate in un* altra 
forse di maggiore importanza a questo tem« 
pò 9 nel quale ella è in Roma prezzata più 
cho altro. L'ufficio , che disideravate dalla 
Sig. Duchessa , come vi scrissi , per questi 
sei mesi non si può avere , perciò che era 
già promesso a colui , che V avea avuto gli 
fiei mesi passati secondo usanza. Aretelo 
forniti questi. E cosi è segnato nella lista 
a quel vostro amico , che la Duchessa lo 
impetrò dal Signor Duca a vostro nome, o 
feceue far nota, acciò che al tempo pec 
dimenticanza non fosse dato ad altri. Avete 
gran cagione di far caso di queste Madon- 
ne r una e V sdtra , perciò che molto mol<» 
to sete amato e tenuto caro ed in buon 
conto dalle loro Signorie. Quantunque io 



l4 rOV^VOR TERZO* 

«ia certe che lo sappiate senza mio testi-' 
nìonio. Né altro per questa , state sano. A* 
38. d^ Agosto lòo'j. Di Urbino. 

ji M. Bernardo Bibiena. 
ut Roma. 

Accetto r assoluzione , che mi date aI-> 
r obbligo 9 che io avea con voi , di rispon- 
dere doppiamente alle vostre lettere. Ma 
non ve ne voglio molto ringraziare , che so 
io avete fatto non meno per fuggir fatica 
voi , che per levarla a me. Pure in ogni 
modo ve ne ringrazio. Di Gennajp e della 
beatitudine, alla quale credete, che io pos- 
ta essere intromesso, se sarò a Roma, e 
dieir amico , che vi scrissi, che la disidera^ 
Va, non ha uopo rispondere altro. Se non 
che io vi priego a visitarlo alle volte senza 
sconcio vostro, ed a farvi più suo ancora, 
che non sete» D'Agosto (i) che sia caldo^ 



(i) Sotto questo nome^ e sotto glial^ 
tri^ che si trovano sparsi nella presente let" 
ura , e nelle segg. scritte al Bibiena y ce-* 
lanosi suggetti particolari , i quali V Au^ 
tore non volle che fossero palesi ^cosicché a 
noi si rendono impossibili anche le oon^ 
ghietture^ senza die II Bembo favellando 
di non so chi^ e per celarne il nome chia* 
mandolo Topazio scrive allo stesso Bibie"^ 



LIBRO PB.IHO* l5 

e dell* Aurora che sia fredda , più mi do<* 
glio^ cbe io mi maravigli. Pro dell* uno, e 
danno e vergogna dell'altra. A Faustina ììq 
fatta la vostra ambasciata, vi ringrazia del- 
r amore che le mostrate. Per lei non man*- 
rherà, che V opera non vada innanzi , se 
per altri non mancherà , dico per chi sape- 
te che è ritroso. Increscemi che amore v'as- 
sassini più che mai, poiché non potete pef 
ora trovare altro scampo alle insidie sue^ 
che quello delle lettere y che se pure gU 
occhi alle volte vi soccorressero, meno per 
avventura ne stareste male. Io sono vie più 
gagliardo di vói , che arci molte cagioni di 
far le pazzie, e non le fo* 11 Topazio si 
mostra più che mai acceso di quel fuoco ^ 
che io vi ragionai, e fanne -molte dimo3 tra- 
zioni, che sono a colui certo sopra moda 
care, ma non si lascia però portare piik 
oltra, che ove si dee. Che Cimba sia aa« 



na nella lettera in data de i6f. di Dicem^ 
bre le parole che seguono: Gu>^date come 
scrivete di questo Ihpazio , che agevolmen* 
te se ne potrebbe venir in lume% Siatene 
avvertilo. Conviene per tanto lasciare H 
pensiero dC inutilmente affaticarsi per sape^ 
re cosa significhino i nomi di Aurora^ di 
Agosto, di Gennajo, di Cimba ^ di Topa« 
zio, di Penelope ed altri rie^ quali il Bem^ 
bo pose tanta cura per non essere inteso*. 



i6 VOLUME TSU^ò! 

corata, mi duole. La -Navicella Terrebbe Vo^ 
leatieri nel mio porto, se ci si potesse ve^ 
Dire senza sospetto de^ G)rsali » che sono 
alla guardia , spero ad ogni modo che ella 
ci verrà j venendo Io saprete. Quel vostro 
amico 9 che amò' Ipp. e fu amato, da qui 
innanzi a vera nome M. perciQcchò quello 
altro nome è troppo inteso, ed in questo 
sarà COSI vicino ad N. nelle scritture, co* 
me essi sono negli animi loro. Mad. Du^ 
chessa vuole andare airAvernia, sev*ande- 
rà le farò compagnia e passerò ad ogni 
modo alla Patria vostra, per vedere il nido 
di tanto ingegno , il quale doveva essere ii 
maggiore amico , che io avessi , ma non 
voglio dire più oltra. Amatemi ad ognì'mo- 
do , e scrivete spesso , caro il mio Bernar- 
do , che non potreste credere quanto io 
riposo e m' acqueto nelle vostre lettere, hm 
raccomandazioni ove bisognano* Al prima 
di Settembre iSoy. Di Urbino. 

ji M» Bernardo Bihiena. 
A Roma. 

Jeri intendendosi qui la risoluzione di 
quelli tre Vescovati Cremona, Vicenza e 
Padova , e che Vicenza restava a Monsig. 
Reverendiss. Vicecanc. parve a Mad. Du*- 
chessa di richiedere a S. S« la promessa gii 
fattale qui della pensione mia sopra detto 
Vescovato. U perchè essa gli scrive assai 



y 



LIBKO WllMO. 17 

baldamente, come Tederete. E scrive anco* 
ra a voi , che diate le lettere a Monsig. 
fteverend. ed aggiugniate a favore dei desi-" 
derio suo quelle parole e quella instanzia , 
the vi parerà bisognevole ed opportuna so- 
pra ciò. Scrivevi ancora che preghiate la 
Navicella a dare ajuto a questa impresa^, 
non volendo sua S. lasciare parte alcuna 
non tentata , perchè questa cosa abbia buon 
fine. Io non sono per dirvene altro, perchè 
so che non bisogna , se non che e Mad« 
Duch. e Mad. Emilia ed il Sig. Ottaviano 
il quale infinitahiente divìderà questo suc- 
cessoy ed io ancora, speriamo tutti insieme 
senza dubbio alcuno , che IVIons. Reven non 
se ne tirerà a dietro, massimamente a que- 
sto tempo , che gli è tocco più fortuna da 
questa parte, che esso peravventura non 
isperava* Il perchè non gli deverà esser gra- 
ve questo picciolo incarco. Ben vi priego, 
che se sua Sig. vi darà buona risposta, fac- 
ciate che la espedizione della bolla , o di 
quello che se ne averà a fare, si faccia 
tosto , e senza indugio più che si può. E 
di questo vi stringo e gravo , per tutto quel- 
lo amore che^ mi portate. Farmi che ab- 
biate assai largo campo di parlare sopra 
ciò e per la occasione presente , e per la 
caldezza della Duchessa , non voglio dire 
per altro rispetto, in modo che se ora non 
otterrete quello per me , che si cerca , io 
ed altri ne rimarremmo ingannati. Ottenen* 

Bembo Voi. VII. :a 



mB volume tsrzo: 

dòsi io aro la staaza Romana più onorevor 
]e, che io non esumava ^ il che potrà gio- 
vare a' nostri comuni pensieri non poco» 
llimetto il tutto air amore ed siila- pruden- 
zia vostra. Aspetto con disiderio sapere in 
che sarà riuscito il favore di Penelope per 
la lettera scritta al Gh. che ne sto con pas- 
sione. Se foste sì valente uomo , che espe- 
diste e Tuna e T altra di queste bisogne , 
o come potremmo sperare d'aver in parte 
dato principio alla tela delia nostra quiete. 
Darete ricapito allo alligato libro, ai^a'Re* 
veren. patroni nostri mi raccomandate, e 
non siate cosi scarso delle vostre lettere a 
ehi le disidera cosi caldamente. A^ 9. di 
Settemb. iSoy. Di Urbino. 

^ M. Bernardo Bibiena: 
A Roma. 

• 

Il Conte Lodovico Taltr^jerl mi scris» 
se ^ che mostrando egli con M. Fabrizio 
aver nuova commissione dal Sig. Duca e 
dalla Signora Duchessa sopra le cose mie, 
esso M. Fabrizio gli disse, che a lui basta- 
va 1* animo, se io^ voleva , di farmi elegge- 
te dal Gran Maestro, e dalla religione nel 
priorato di Cipri dappoi la morte del pre- 
sente Priore, e che credea farmi venire det» 
ta elezione in brieve tempo. Aggiugnendo 
ehe là Religione avea ottenuta una boiU 
derogante ad ogni riserva fatta, eccetto queU 
le del Conclavij sicché io gli dicessi quel^ 



lo, die esso avesse a fare in questa male* 
via , che io 'Vederei , che dove esso ha il 
«apere , non gli manca il volere. Io .gli. ri- 
sposi jermattina, che sono a Venezia leggi, 
che vietano lo impetrar henificio di qualun- 
que guisa vivendo il possessore. Il che è 
fatto, perchè non si procuri la morte altrui; 
€ però , che io non cercherei questo . per 
niente. Ma hene arci caro^ che M. Fabrizio 
Hii facesse da Rodi venire una riserva di 
ducati tremila generale sopra i primi bene- 
fic) vacanti nello stato Tiniziano. Il che cre^ 
dea che dovesse a lui di pari difficultà, o 
facilità essere j e pregai il Conte a disporr 
re S* S. a questo fare. Priegovi vediate aes* 
«ere col Conte e con T Arcivescovo^ e 
provvedere che si tenti questa cosa, e se 
ne faccia o^ni possibile. Perciocché se io 
avessi questa riserva » credo sarebbe agevo- 
le cosa farla confermare dal Papa. Il che 
fatto quanto mi potesse e dovesse esser caro, 
voi ve lo potete stimare. Quando M. Fab* 
&on venisse cosi gagliardamente a questa 
cosa 9 vedete di tener qualche via , che gli 
%* accresca volontà* Di qua averò quelle leo- 
tere , che bisogneranno. Voi costà avete il 
fteveren4issimo Vicecancelliere , che pure 
credo se ne scalderebbe alquanto, dico con 
M. Fab. o con iscrivere a Rodi. Avete ol- 
tra qoestvNerbona, che anco perav ventura 
agevolerà la cosa appresso il Zio voleniier 
j». Al quale se bisogueri; «ìlha di qua si scri- 
va, fate che io lo sappia, 4tppresso questo 



/ 



20 VOLUME TERZO ^ 



direte al Conte Lodovico che se Isi vedrà; 
che faccia a proposito, prometta a M, Fab. 
quello che esso vuole , e che somma gli 
parerà spediente di pensione , in caso che 
la riserva abbia esecuzione, o di quella par- 
te* che a lui parerà, che io in ogni tempo 
gliene farò onore. Vuoisi tenere molto si- 
lenzio sopra questo negozio, per li rispetti 
che sapete. Renderete infinite grazie al Conte 
Lodovico per me, che vedo che ha molto ani- 
mo e molto disiderio del ben mio. E basti. E 
air Arcivescovo mi raccomandate , ancora 
che non faccia mestiere. Aspetto con disi- 
derio risposta della pensione di Vicenza , 
la quale se verrà , come si spera , mi farà 
più agevole la stanza Romana, alla quale 
mi pare ogni di uno anno , che io dia in- 
cominciamento. Il Sig. Prefetto venne quat- 
tro di sono qui per le poste. Sta bene , 9 
fa carezze e buonissimo viso al mio Ma- 
gnìfico. La vostra Plasma vi si raccomanda 
assai, con la quale molto spesso di voi si 
ragiona , da chi vorrebbe che voi foste in^ 
grazia di tutto il mondo tanto quanto sete 
con M. b almeno di Panuzio. Qui si dubi- 
ta che le lettere*, che vi porta ora il Sig. 
Enea de' Pii della Illustrissima Signora Du- 
chessa di Ferrara , v' abbiano a tener , su- 
perbo quindici giorni. Però guardatevi, che 
non si dubiti del vero. Io non ho già ca- 
gione alcuna d* insuperbirmi io ^ che mille 
anni sono non ne ho avuto niuna. State sa- 



LIBRO PRtMO. 21 

no c per Famor di Dio hoa fate tanta pe- 
narla delle vostre lettere, chef tosto tosto 
iacomincierò a chiamarvi ingrato q disamo-* 
revole. A' nostri Reverendissimi basciate la 
mano per me. A* 1 3. di Settembre iSoy, 
Di Urbino. 

, J[ Messer Betnardo Bihiena. 

A Roma. 

Ho da rispondere a dne vostre di sa.' 
e di 24- Incomincierò adunque dalla primie- 
ra. Iscusovi del silenzio , che avete tenuta 
meco molti giorni, poscia che avevate cosi 
possente cagione da farvi scordare ogni al- 
tro pensiero. E con N. mi rallegro della 
ricuperata sanità di Virgìnia , riprendolo 
tuttavia di quella sua così rìgida disposi- 
zióne, se colei moriva. Così si può pecca- 
re troppo essendo amorevole , come essen- 
do poco. Duolmi del pericolo d^aver gran- ' 
de bastonata degli allumi , nel quale è il 
nostro M. Agostino , e dìsiderogli sopra 
modo buon &ne. Della cosa di !Vf. Fab. ; 
il Conte me né dà buonissima speranza. 
Il perchè a me pare quello ^ che pare a 
voi , che 5e ne debba fare fondamento. E 
cosi farò , e per meglio poter fare e que- 
sto e altro , io delibero d* essere questo 
Ottobre, o almeno questo Novembre, a 
Roma , se io ne dovessi volgere il mondo , 
sottosopra. Il Conte senza Mio alcuno fa 
per me tutto quello che può ^ ed amoire- 



^2 VOLtnHS T«nteC# 

Tolissimainente vi s' adopera e vi pens» , ^ 
mi sollecita al venire alla corte; il clic, 
acciocché noi fia più agevole , e* mi pro- 
mette la stanza di Pavia, che è sotto Bel- 
vedere, la qual cosa soprammodo m* è ca- 
ra , sì perchè sarà la stanza gentile e eo« 
medissima e vicina al palazzo, e sì perché, 
come dice il Conte , vedendomi il Cardi* 
naie in casa sua, gli parerà esser tenuto 'a 
favoreggiarmi. Questo , quanto alla prima» 
Quanto alla seconda dico, che i ringrazia* 
menti vostri d^ intorno air ufficio promesso 
al vostro amica, Mad. Duchessa leggendo- 
quella parte della vostra lettera, se gli ha 
fatti essa stessa, e dice che fate bene a 
conoscervi e chiamarvi voi stesso Fojano, 
ma che sete tuttavia Fojano gentile. Mad. 
Emilia medesimamente ha letta queir altra 
parte aspettante alla trama dellosura , e 
molto ve ne ringrazia , e restane soddisfat-* 
tissima, ma dice non esser per questo pia 
vostra , di quello che ella era prima , la 
cosa non uscirà in luogo dove possa alla- 
gare, non ne dubitate. Al Mng. T ho eo«* 
municata , come volete. Che Gennaro sia 
pure ancora freddo, non è da maravigliarsi* 
A me piace* assai, che vi abbiate fatto chia- 
ro quello , che era dubbioso fra noi. Ma 
se IO vengo a Roma, o esso si potrà mutar 
di volontà, a a me potrà avvenire noq br« 
sognarmi lo entrare in quella beatitudine. 
Te ne rendo molte grasrie. Questa vostra 
lettera è stata si cortes^ , che ella m'ka 



ristorato tutto Y affanno della tardità vostra 
passata nello scrivere. Quanto m*è piaciuta 
quella parte dove dite, che l'Aurora è tut- 
ta in -voler la corniola. Quanto quella altra 
della Filosofia de' denari. I\la ella riuscirà 
come dite in barrcria, non per altro, sq 
non perchè credo non siate voi più avven- 
turato di quello, che io mi sia io. La Na- 
vicella è stata nel porto con grande fe^ta 
e piacer di IM. e suo. Sopra la qual cosa 
mi dice N. che quando sarà con voi , vi 
ragionerà una navigazione che fu non me- 
no dilettevole che maliziosa. Le vostre rac- 
comandazioni ho fatte tutte. Rendovene al« 
trettante raddoppiate. Ecco il fine del mio 
rispondervi alla seconda vostra. Ora m' a< 
vanza dirvi, che perchè M. si confida assai 
poco nel favore de* suoi , alla venuta e 
dimora che esso farà nella città di Panu- 
zio, non tanto perchè essi non possano 
molto , quanto perchè non vogliono potere 
affine, che a lui bisogni ritornare ad esser 
Denajo , esso priega e strigne , e quante 
può grava N. a pensare di trovargli qual*» 
che fondamento di* qualità , che ibasti iì 
tenere quella sua stanza in pie fiaattamo 
t:lhc alcun Dio lo ajuti , o per via della 
cosa -che si cercava da Tidco, o per quel- 
ta , che si cerca da orientft , o per alcuna 
altra maniera ,^' che lo ingegno di !^. /accia 
nascere. Perciocché vada, Cfime può, esso 
tuole esser vicifio a ^Panuzio in og^ai modo. 



i6 voLtnn tsu^ò! 

corata, mi duole. La Navicella Terrebbe to^* 
leatieri nel mio porto, se ci si potesse ve* 
Dire senza sospetto de* G)rsali , che sono 
alla guardia , spero ad ogni modo che ella 
ci verrà; venendo Io saprete. Quel vostro 
amico 9 che amò Ipp. e fu amato , da qui 
innanzi averà nome M. perciocché quello 
altro nome è troppo inteso, ed in questo 
sarà COSI vicino ad N. nelle scritture, co^ 
me essi sono negli animi loro. Mad. Du*^ 
chessa vuole andare airAvernia, sev*ande- 
rà le farò compagnia e passerò ad ogni 
modo alla Patria vostra, per vedere il nido 
di tanto ingegno , il quale doveva essere ii 
Maggiore amico , che io avessi , ma non 
voglio dire più oltra. Amatemi ad ogni'mo^ 
do , e scrivete spesso , caro il mio Bernard 
do, che non potreste credere quanto io 
riposo e m' acqueto nelle vostre lettere. Lo 
raccomandazioni ove bisognano* Al primo 
di Settembre iSoy. Di Urbino. 

ji M» Bernardo Bihiena. 
A Roma. 

Jerì intendendosi qui la risoluzione di 
quelli tre Vescovati Cremona, Vicenza e 
Padova , e che Vicenza restava a Monsig. 
Reverendiss. Vicecanc. parve a Mad. Du*- 
chessa di richiedere a S. S« la promessa già 
fattale qui della pensione mia sopra detto 
Vescovato. Il perchè essa gli scrive assai 



y 



LIBKO WllMO. 17 

fidamente, come Tederete. E scrive anco* 
ra a voi , che diate le lettere a Monsig. 
fleverend. ed aggiugniate a favore del desi« 
derio suo quelle parole e quella instanzia , 
ehe vi parerà bisognevole ed opportuna so- 

Sra ciò. Scrivevi ancora che preghiate la 
lavicella a dare ajuto a questa impresa^, 
non volendo sua S. lasciare parte alcuna 
non tentata , perchè questa cosa abbia buon 
fine. Io non sono per dirvene altro, perchè 
80 che non bisogna , se non che e Mad« 
Duch. e Mad. Emilia ed il Sig. Ottaviano 
il quale infinitahiente dividerà questo suc- 
cesso, ed io ancora, speriamo tutti insieme 
senza dubbio alcuno , che Mons. Reven non 
se ne tirerà a dietro, massimamente a que- 
sto tempo , che gli è tocco più fortuna da 
questa parte, che esso peravventura non 
isperava* Il perchè non gli deverà esser gra- 
ve questo picciolo incarco. Ben vi priego, 
che se sua Sig. vi darà buona risposta, fac- 
ciate che la espedizione della bolla , o di 
quello che se ne averà a fare, si faccia 
tosto , e senza indugio più che si può. E 
di questo vi stringo e gravo , per tutto quel- 
lo amore che( mi portate. Farmi che ab- 
biate assai largo campo di parlare sopra 
ciò e per la occasione presente , e per la 
caldezza della Duchessa , non voglio dire 
per altro rispetto, in modo che se ora non 
otterrete quello per me , che si cerca , io 
ed altri ne rimarremmo ingannati. Ottenen?; 

Bembo Voi. VII. :a 



*a4 rùujìfÉ TSKzo: 

Molto m* ha pregato sopra ciò caldaiujenfef^' 
che io ve ne scriva. Cosi adunque fo. Il 
che se a lui verrà fatto, spera che possiate 
insieme con lui tosto cantare : Non jam 
amplius vivenws , sed i^ivimus. Pensateci , 
pensateci , q scriveieoìi qualche cosa , che 
io gli abhia a dire. Amatemi e 'state sano» 
Antonio Maria e Cola vi si raccomandano. 
Voi mi raccomanderete a Monsig. Vostro 
Reveren. ed a quegli amici co' quali vi ver- 
rà bene poter fare questo ufficio , e sopra 
tutto a voi stesso , il mio dolcissimo soa« 
vissimo amantissimo Bernardo. A' %Q* dì 
Settemb, iSoy. Di Urbino. 

A Messer Bernardo JBibiena. 
A Roma. 

Tornaij jerisera da Padova. Mio paH 
dre^ il quale è stato molto grave, sta bene^ 
lammi imposto, che come io sia a Roma , 
.o raccomandi molto diligentemente a Mon-» 
àgnor Reverendissimo vostro. Uno degli 
:ntensi disiderj suoi è veder la casa vostra 
liei suo primiero stato. Trovai le vostre 
de\ 3o. del passato, alle quali non fa biso- 
gno di molta risposta. Ringraziovi delF uf- 
ucio fatto con Rosa. Della Vigna di Mon- 
signor di Pavia vedo ancora quanto scrive- 
te. Tcv da me pensava , quellp che pensate 
ancor voi , che più ? Delle nuove di qua 
<ial Conte sarete inforpjiato a pieno, il qua-. 
1(81 ne Jha lunga je ^particolare, informazione 



tat^tiO PRIMO* 3$ 

ila Mess^f Cesare: però mi taccio. Solo vi 
dico che chi possendo star cade tra via ^ 
Degno è s che mal suo grado a terra 
giaccia. Del parente d' oriente , me ne so- 
no riso tra me. O come la fortuna governa 
alle volte bene queste cose. Salutatemi M« 
Marco Cavallo, e pregatelo, che sia conten- 
to di fare , che io veder possa qudlli suoi 
nuovi nonetti , che dite , che me ne farete 
piacer singolare. Al Beroaldo dite, che si 
sono smarrite alcune sue lettere,, che ve« 
vivano da M. Niccolò Tepolo ed a lui mi 
raccomandate. Al mio cortese e valorosa 
Arcivescovo per le mille, so^che io erro a 
non gli scrivere ora, ma non ho tempo. E 
cosi al mio Conte. State sano. Per lo primo 

Eoi più allungo. A' i3. di Novembre iS^y. 
>i Urbino. 

A Messer Bernardo Bihiena. 
uà Roma» 

Se io vi raccomandassi le cose del Si-^ 
gnor Conte Gio. Frane, da Gambara , so 
io, che mi direste assai peggio, che moc-* 
cicone e smemorato. E se io noi fo, si po- 
trà credere , che io non le abbia a cuore ^ 
abbiate pacienzia « e tenetemi per quello ^ 
che voi volete , che io ve le voglio racco- 
mandar tanto , quanto ìq v' abbia mai in 
alcun tempo raccomandate le mie. Pier- 
frane, viene a Roma per le bolle della 
xiaunzia della Badia ;^ che è stata buona 



46 VOLtTMK TMCSEò! 

crorata, mi duole. La I^avicella T^trebbe yo^ 
lentieri nel mio porto, se ci si potesse ve« 
Dire senza sospetto de* Corsali , che sond 
alla guardia , spero ad ogni modo che ellA 
ci verrà j venendo lo saprete. Quel vostro 
umico ^ che amò' Ipp. e fu amato, da qui 
innanzi averà nome M. perciocché queliti^ 
altro nome è troppo inteso, ed in questo 
sarà cosi vicino ad N. nelle scritture , co«* 
me essi sono negli animi loro. Mad. Du^ 
chessa vuole andare airAvernia, sev^ande^ 
rà le farò compagnia e passerò ad ogni 
modo alla Patria vostra, per vedere il nido 
di tanto ingegno , il quale doveva essere il 
Kiaggiore amico , che io avessi , ma noa 
voglio dire più oltra. Amatemi ad ognimo^ 
do, e scrivete spesso, caro il mio Bernar- 
do 9 che non potreste credere quanto io 
riposo e m'acqueto nelle vostre lettere. Lo 
raccomandazioni ove bisognano* Al primo 
di Settembre iSoy. Di Urbino. 

Jl M» Bernardo Bihiena. 
A Roma. 

Jeri intendendosi qui la risoluzione di 
quelli tre Vescovati Cremona, Vicenza o 
Padova , e che Vicenza restava a Monsig. 
Reverendiss. Vicecanc; parve a Mad. Du- 
chessa di richiedere a S. S* la promessa già 
fattale qui della pensione mia sopra detto 
Vescovato. Il perchè essa gli scrive assai- 



/ 



LIBRO MllMO. 17 

fidamente, come Tederete. E scrive anco* 
fa a voi , che diate le lettere a Monsig. 
Reyerend. ed aggiugniate a favore del desi-: 
derio sao quelle parole e quella instanzia , 
che vi parerà bisognevole ed opportuna so- 

Sra ciò. Scrivevi ancora che preghiate la 
[avicella a dare ajuto a questa impresa*, 
non volendo sua S. lasciare parte alcuna 
non tentata , perchè questa cosa abbia buon 
fine. Io non sono per dirvene altro, perchè 
80 che non bisogna , se non che e Mad. 
Duch. e Mad. Emilia ed il Sig. Ottaviano 
il quale infinita Aliente dividerà questo suc- 
cesso, ed io ancora, speriamo tutti insieme 
senza dubbio alcuno , che Mons. Reven non 
se ne tirerà a dietro, massimamente a que- 
sto tempo 5 che gli è tocco più fortuna da 
questa parte, che esso peravventura non 
isperava* Il perchè non gli deverà esser gra- 
ve questo picciolo incarco. Ben vi priego, 
che se sua Sig. vi darà buona risposta, fac- 
ciate che la espedizione della bolla , o di 
quello che se ne averà a fare, si faccia 
tasto , e senza indugio più che si può. E 
di questo vi stringo e gravo , per tutto quel- 
lo amore che( mi portate. Farmi che ab- 
biate assai largo campo di parlare sopra 
ciò e per la occasione presente , e per la 
caldezza della Duchessa , non voglio dire 
per altro rispetto, in modo che se ora non 
otterrete quello per me, che si cerca, io 
ed altri ne rimarremmo ingannati. Ottenen^r 

Bembo Voi. VII. a 



36^ voiMiÉ rtiMùS 

<f Ippolito: il àecoado deir Aurora. Mi giu- 
ra* che non gli vorrebbe perdere per si vo- 
glia' gran cosa: Vorrebbe che ne diceste 
lÀia j^arola a sue fratello. Io vorrei bea 
dirtfj ^he io aspetto da voi avviso di mol- 
tè cose, ma se io non Tho di nulla, come 
roterò io di hiélté èose? Voi mi castigate. 
Mk io mt he vendicherò, che ho mille 
o6«e bèlle' da scrivervi , e non ne voglio 
s<^v^e tnez^da onà. Ebbi T altro di una 
piècéVolìsàl epistola del Beroaldo scritta nel 
voì^trò camerin'o, che gli ebbi invidia. Ri-' 
sp^nderogli come io possa. Se vorrete ve- 
dere nna mia nuova figliuola , V Arcivesco- 
vo-di Salerno ve la potrà mostrare. ;Prie- 
gòvi Vedetela prima che alcuno altre , e 
5<«;rivetemelie minutamente il parer vostro. 
Dtyvvi licenza ancora , anzi ve ne stringo ^ 
cli\é la emendiate. L* alligata a Terpandro. 
Tutto il mondo saluta Terpandro, e gli 
ricorda a tosto ritornare , siccome fu la ^ua 
piH>messa. Al mio Onorato Messer Giulio 
Tomarozzo dite che mi raccomandi. Voi' 
al Beroaldo , ed a* miei Gentilissimi Por- 
cari* A* 2. di Decembre iSoj. Di Ur- 
biao. ^ 

A M. Bernardo Bihiena. 
5 A Roma. 

* Jersera ebbi la vostra de* 3o. del passa- 
to y tarda cotfie- vedete 5 ma cara e dolce 
cojtté^ fnii^sog[tioxto essere tutte le vostre e 



tanta pia, quanto io le ho più rare, che 
sapete, che voluptates cammendat rarior 
usus. Come che io ne sia poco coatenco{^ 
che vorrei molto più tosto cedere ogni di 
vostre lettere^ f d ogni di avervi a ri»ppi^4^rf 
re, che non le vedere se non cosi di radotl^ 
Se r amico .vostro da Cesena non si trovò 
scrìtto nel libro degli uGficj , fu. per traco-^., 
taggine di M* Jer. Staccoli , al quale la Sig^ ^ 
Duchessa avea- dato commissione ;<Jie . ve io 

Sonesse. E se. ora v' è scrìtto Terzo^: pomo > 
ite, non vi caglia, che questo .ordine('di.> 
primiero o secondo, non è guardato. La Sig;» ^ 
IDuchessa vuole, che lo abbiate, secondo > 
che ella v* ha promesso , subito dopo que«^ 
sto che Tha ora, e dice, che ella sarebbe 
uccellata vie più che T amico vostro, sa 
esso non lo avesse. Averete con questa una i 
lettera di Sua Eccell. sopra. ciò, la quald ^ 
più ha caro far cosa che vi piaccia , che 
non avete voi d^ esser compiaciuto. Sicché 
potete dire . ali* amico vostro che . ^tiaf - 
eoa r animo riposato , e non ne dubi- 
ti • Pìacemi assai quel capitoletto della <; 
vostra lettera, dove scrivete che io vi per-f- 
doni se voi mi date troppa briga. O bel 
trovato. Le nuove della Cimba, e della idro- 
pica mi sono care^ e della nuova plasma 
d'Oriente, rendovene grazie, e priegovi a 
non tacermi tutto quello , che sapete , che 
io intenderei volentieri. Il Topazio si jmo« 
stra più caldo che mai^ onde >p io vi di:- ^ 
fiessi^ cjie Al, $ia freddo^ nop meicrodet^e^ v^ 






3à VOLXJME TERZOJ 

egli 8* e alquanto riscaldato , quantuncfue 
egli si guardi da me , né vuole , che io ìù 
scopra. Tuttavolta non òredo né anco, che 
mollo fuoco lo^ arda. Ma stimo che col To»* 
pazio esso ne faccia maggior sembiante^ 
che non é nel vero. Sono tra loro avvenu^ 
te certe cosette ^ che gli hanno ingelositi , 
non senza qualche gravezza deir uno e del*^ 
r altro. Lilia è il Secretano di M. in tutt(^, 
e del Topazio in buona parte. Ma non su 
il Topazio che esso da M. sappia cosa del 
inondo. Ringrazio il buono ^nimo de' Rev^» 
rendiss. Vincola ed Urbino di voler far ga^ 
gliardamente T ufficio di buoni patroni per 
me con N. Sig. che certo m'c carissimo 
averlo inteso, e voi per mio nome bascia* 
tene le mani alle loro Signorie. A me par^ 
non potere avvenire che io non vìnca uà 
di questa dura fortuna mia, essendo io Bota- 
to il patrocinio loro. E perchè come ave- 
rete inteso , non bisognerà per questo con* 
to ^ che essi prendano fatica , saranno con« 
tenti di riserbare questo buono animo loro 
ad altra stagione. Voi mi dite ^ che io ho 
grande obbligo al Conte Lodovico da Ga^ 
mossa, il quale oltre airoperare per me cal- 
damente , non cessa di ricordare a voi é 
ad altri tutto quello, che è da fare in be- 
Bificio mio. Sappiate che buoni di sono, 
che io so d'avere al Conte obbligo infinito, 
se merita infinito obbligo uno infinito disi- 
derio e studio del bene altrui, ed in tutto 



eètei orbo 9 se io non vedessi il sole. Spero 
se io non fornisco molto tosto i miei gioi>« 
ni y che esso non solamente saperà , che 
io SO9 che cgU procura dihgentissimamente 
il ben niio, ma ancora conoscerà essersi 
adoperato per animo meritevole d* essere a«« 
mato da lui più , che mezzanamente. Per^ 
che Agnolo tornerà indietro con un Mulo , 
mandatemi quelli pezzi antichi , ebe io vi 
lasciai 9 che sono una tavoletta rotta eoa 
figure di basso rilievo , ed una testolina 
d' alabastro d'uomo, ed una di marmo di 
Tauro , ed una figurina di bronzo. Rispon^ 
dete a Madonna Duchessa sopra le cose 
mie. Vedete la mia canzone » che io man^ 
dai ali' Arcivescovo ed emendatela , e seri* 
vetemene il parer vostro» Amatemi il mio 
caro e dolce e amorevole Bernardo. A' 9» 
4i Dicemb. iSoy. Di Urbino. 

A M. Bernardo Bibiena. 
A Roma. 

La vostra lettera comune a tre noi i 
tanto m' ha fatto ridere 9 che ancora non 
jni posso racchetare, e sono quattro di 
che V abbiamo ricevuta. E questo m è av^ 
venuto per cagione di WL Cesare, il quale 
eairò in tanta collera del modo, col quale 
a lui solo scrivete , parendogli ^ che meno 
riverenza a lui si portasse da voi, che agli 
altri , e che forse non si conveniva , che 
non volle, ohe Mad. Duchessa leggesse la 



^2 VOttlWS TEtiTOw 

volissimamente vi s' adopera e vi pensa , e 
mi sollecita al venire alla corte; il clie^ 
acciocché nai fia più agevole , e* mi pro- 
mette la stanza di Pavia , che è sotto Bel- 
vedere , la qual cosa soprammodo m' è ca- 
ra , si perchè sarà la stanza gentile e co« 
modissima e vicina al palazzo, e st perchè, 
come dice il Conte , vedendomi il Cardi- 
nale in casa sua, gli parerà esser tenuto a 
favoreggiarmi. Questo , quanto alla prima. 
Quanto alla seconda dico, che i ringrazia* 
menti vostri d^ intorno ali* ufficio promessa 
al vostro amica, Mad. Duchessa leggenda 
quella parte della vostra lettera, se fili ha 
fatti essa stessa , e dice che fate bene a 
conoscervi e chiamarvi voi stesso Fojano , 
Dia che sete tuttavia Fojano gentile. Mad. 
Emilia medesimamente ha letta queir altra 
jmrte aspettante alla trama dellosura , e 
incito ve ne ringrazia , e restane soddisfat- 
tissima, ma dice non esser per questo pia 
vostra , di quello che ella era prima , la 
cosa non uscirà in luogo dove possa alla^ 
gare, non ne dubitate. Al Mng. T ho eo- 
municata , come volete. Che Gennaro sia 
|>ure ancora freddo, non è da maravigliarsi* 
A me piace' assai, che vi abbiate .fatto chia- 
ro quello , che era dubbioso fra noi. fifa 
se io vengo a Roma, o esso si potrà mutar 
di volontà, a a a>e potrà avvenire non bi- 
sognarmi lo entrare in quella beatitudine* 
Ve ne rendo molte grasie. Questa vostm 
lettera è stata si cortes^, che ella lahsk 



tistorato tutto Y affanno della tardità vostra 
passata nello scrivere. Quanto m^è piaciuta 
quella parto dove dite, che l'Aurora è tut- 
ta in voler la corniola. Quanto quella altra 
della Filosofia de* denari. IMa ella riuscirà 
come dite in barrcria, non per altro, s9 
non perchè credo non siate voi più avven- 
turato di quello , che io mi sia io. La Na- 
vicella è stata nel porto con grande fe^ta 
e piacer di M. e suo. Sopra la qual cosa 
mi dice N. che quando sarà con voi , vi 
ragionerà una navigazione che fu non me- 
no dilettevole che maliziosa. Le vostre rac- 
comandazioni ho fatte tutte. Rendovene al-* 
trottante raddoppiate. Ecco il fine del mio 
rispond4;rvi alla seconda vostra. Ora m* a« 
vanza dirvi, che perchè M. si confida assai 
poco nel favore de* suoi , alla venuta e 
dimora che esso farà nella città di Panu« 
zio, non tanto perchè essi non possane 
molto, quanto perchè non vogliono potere 
affine 9 che a lui bisogni ritornare ad essex 
Denajo , esso priega e strigne , e quanto 
può grava N. a pensare di trovargli qual' 
che fondamento di- qualità , che |basti ift 
tenere quella sua stanza in pie finattamo 
che alcun Dio lo ajiiti , o per via della 
cosa -che si cercava da Tideo, o per quel- 
Ìa , che si cerca da oriente , o pep alcuna 
altra maniera ,•• che lo ingegno di N. /àccia 
nascere. Perciocché vada, Cf>me può, esso 
vuole esser vicino a ^Panuzio in oyai modo« 



rouauÉ TEKzo: 

Molto m* ha pregato sopra ciò caldamenler^' 
che io ve ne scriva. Cosi adunque fo. H 
che se a lui verrà fatto, spera che possiate 
insieme con lui to^ro cantare : Non jam 
amplius vivemus , sed i^ivimus. Pensatìeci , 
pensateci , e scrivetemi qualche cosa , che 
io gli abbia a dire. Amatemi e 'state sano* 
Antonio Maria e Gola vi si raccomandano. 
Voi mi raccomanderete a Monsig. Vostro 
Reveren. ed a quegli amici co* quali vi ver-* 
rà bene poter fare questo ufficio, e sopra 
tutto a voi stesso , il mio dolcissimo soa« 
vissimo amantissimo Bernardo. A' ZQ* ài 
Settemb* i5oy. Di Urbino. 

A Messer Bernardo Blbiena* 
A Roma. 

Tornai! jerisera da Padova. Mio paH 
^ drC;, il quale è stato molto grave, sta bene^ 
bammi imposto, che come io sia a Roma, 
.0 raccomandi molto diligentemente a Mon-» 
ùgnor Reverendissimo vostro. Uno degli 
intensi disiderj suoi è veder la casa vostra 
liei suo primiero stato. Trovai le vostre 
de^ 3o. del passato, alle quali non fa biso« 
gno di molta risposta. Riugraziovi delF uf- 
ficio fatto con Rosa. Della Vigna di Mon- 
signor di Pavia vedo ancora quanto scrive-* 
te. Tcv da me pensava , quellp che pensate 
ancor voi , che più ? Delle nuove di qua 
dial Conte sarete informato a pieno, il qua*, 
le ^ejha lunga e ^particolare, informazione 



litfiiiO PRIMO* sS 

da Mess^r Cesare: però mi taccio. Solo vi 
dico che chi possendo star cade tra via , 
Degno è ^ che mal suo grado a terra 
giaccia. Del parente d' oriente , me ne so- 
do riso tra me. O come la fortuna governa 
alle volte bene queste cose. Salutatemi M« 
Marco Cavallo, e pregatelo, che sia conten- 
to di fare, che io veder possa quelli suoi 
nuovi nonetti , che dite , che me ne farete 
piacer singolare. Al Beroaldo dite, che si 
sono smarrite alcune sue lettere,- che vé« 
vivano da M. Niccolò Tepolo ed a lui mi 
raccomandate. Al mio cortese e valorosa 
Arcivescovo per le mille, so^che io erro a 
Bon gli scrivere ora, ma non ho tempo. E 
cosi al mio Conte. State sano. Per lo primo 
poi più allungo. A' i3. di Novembre iS^y. 
j3i Urbino. 

ji Messer Bernardo Bihiena. 
uà Roma* 

Se io vi raccomandassi le cose del Si-^ 
gnor Conte Gio. Frane, da Gambara , so 
io, che mi direste assai peggio, che moc-* 
cicone e smemorato. E se io noi fo, si po- 
trà credere , che io non le abbia a cuore $ 
abbiate pacienzia « e tenetemi per quello ^ 
che voi volete , che io ve le voglio racco- 
mandar tanto , quanto io v' abbia mai in 
alcun tempo raccomandate le mie. Pier- 
frane, viene a Roma per le bolle della 
rinunzia della Badia ;^ che è stata buona 



!i6 voLtar-MK TsRZd; 

cosa per lo Conte. So che ne sentirete pi a^* 
cere più che mezzano. Questi di s' è fatto 
qui gravisìsimo rjimmarico della infititiità 
del nostro M. Àgostin Ghisi ^ che s* iotcn-^ 
deva, che era senza rimedio mortale* Que- 
sta mattina poi abbiamo respirato alle nuo- 
ve del miglioramento, Priegovi non vi sia 
grave, visitarlo per mia parte, e rallcgrar* 
vene seco _, ed a lui raccomandarmi. Se 
it) vi dicessi quanto incres^eva e doleva 
qui il suo pericolo , forse lo credereste 
difficilmente 5 quantunque sappiate quanto 
si gentile e valoroso uomo merita , che 
ognuno si doglia del suo sinistro, non che 
della sua morte. Aspetto di più cose vostre 
Jettere. Deh Dio, e perchè ne sete divenu- 
to còsi avaro? basterebbe che voi foste 
scrittore Apostolico, ed aveste tutte le bol- 
le di Roma nelle mani da scrivere , si 
poco attendete alla scrittura delle lettere 
agli amici. Basciatemi Terpandro. A Mons. 
Vostro Rev. mi fate raccomandato. A M- 
Giulio , a M. Luigi , al Grasso , a voi 
stèsso. A' 26. di Novemb. iSoy. Di Urbino. 
M. ha comunicato lo heu heu suo e del 
Topazio con Lilia. E non vuole da qui in- 
nanzi, che alcuna particolarità sua gli sia 
nascosa j M. mi ha pregato, che io ve lo' 
scrìva. 1 



tniKo FRua. 27 



A Messer Bernardo Bibiena. 
A Roma. 



Io non posso più portare in pace il 
vostro cosi lungo silenzio, ne posse far <li 
meno , che io con voi non me ne doglia* 
Oggimai sete divenuto troppo più disamo- 
revole ^ che io mai amorevole non v^ ho 
estimato. Ahi Fojano Bernardo^ che tanto 
mostra amar gli amici , quando gli vede ^ 
poscia quando essi gli sono lonuni, npn 
se ne ricorda più. Men male sarebbe* al- 
quanto meno accarezzarli , e così in ogni 
lampa in ogni stato mostrarsi loro sempre 
ad un modo, che oggi esser di fuoco nel- 
la benivoglienssa ed amistà loro, domani 
di ghiaccio e di neve. Ma io non voglio 
andare più oltra rammaricandomi^ che il 
danno sarebbe più mio, che vostro. Con-' 
ciossiacosachè voi poco curate di mÌQ 
affanno ^ ed jo ragionaìadooe più e piùi 
mi cuoi;o e tormento. Il Mag. mi dice f 
-che io da sua parte vi scriva, che se per 
caso M. Agostin Ghisi morisse , che Dio 
nel guardi , esso vi ricorda ^ «che essendo 
egli questo anno a Roma, gli diede due 
anelli , un Diamante in tavola con due 
F. F. nel fondo , e una Plasma con una 
testa dì tutto rilievo con due alette f che 
può esser la vittoria. Il primo fu dono 



22 VOttlWS TEMiO# 

voUssimamente vi s' adopera e vi pens» , ^ 
mi sollecita al venire alla corte; il clie^ 
acciocché nai fìa più agevole, e' mi pro- 
mette la stanza di Pavia , che è sotto Bel- 
vedere, la qual cosa soprammodo m' è ca- 
ra , si perchè sarà la stanza gentile e eo« 
modissima e vicina al palazzo, e st perché, 
come dice il Conte , vedendomi il Cardi* 
naie in casa sua, gli parerà esser tenuto 'a 
favoreggiarmi. Questo^ quanto alla prima* 
Quanto alla seconda dico, che i xingrazia«» 
menti vostri d^ intorno ali* ufficio promesso 
al vostro amica, Mad. Duchessa leggendo- 
quella parte della vostra lettera, se gli ha 
fatti essa stessa , e dice che fate bene tk 
conoscervi e chiamarvi voi stesso Fojanoy 
Dia che sete tuttavia Fojano gentile. Mad» 
Emilia medesimamente ha Ietta quelF altra 
parte aspettante alla trama dellosura , 
molto ve ne ringrazia , e restane soddisfat- 
tissima, ma dice non esser per questo pia 
vostra , di quello che <^lla era prima , la 
cosa non uscirà in luogo dove possa allar- 
gare, non ne dubitate. Al Mng. The eo^ 
municata , come volete. Che Genuafo aia 
pure ancora freddo, non è da maravigliarsi* 
A me piace* assai, che vi abbiate fatto chia- 
ro quello 9 che era dubbioso fra noi. Ma 
se IO vengo a Roma, o esso si potrà mutar 
di volontà, o a a>e potrà avvenire noq hi" 
sognarmi lo entrare in quella beatitudine* 
Ve ne rendo molte grasie. Questa vostra 
lettera è stata si cortes^, che ella m^hsk 



ristorato tutto Y affanno della tardità vostra 
passata nello scrivere. Quanto m^è piaciuta 
quella parto dove dite, che l'Aurora è tut- 
ta in voler la corniola. Quanto quella altra 
della Filosofia de* denari. IMa ella riuscirà 
come dite in barrcria, non per altro, S9 
n'on perchè credo non siate voi più avven- 
turato di quello, che io mi sia io. La Na*- 
vicella è stata nel porto con grande fe^ta 
e piacer di M. e suo. Sopra la qual cosa 
mi dice N. che quando sarà con voi , vi 
ragionerà una navigazione che fu non me- 
tti» dilettevole che maliziosa. Le vostre rac^ 
tomandazioni ho fatte tutte. Rendovene al-* 
trettante raddoppiate. Ecco il fine del mio 
mpond4;rvi alla seconda vostra. Ora m* a« 
vanza dirvi, che perchè M. si confida assai 
poco nel favore de* suoi , alla venuta e 
dimora che esso farà nella città di Panu* 
zio, non tanto perchè essi non possane 
molto, quanto perchè non vogliono potere 
àfnnCf che a lui bisogni ritornare ad essex 
Denajo, esso priega e strigne, e quante 
può grava N. a pensare di trovargli qual- 
che fondamento di- qualità , che |basti ii 
tenere quella sua stanza in pie finattamo 
the alcun Dio lo ajiiti , o per via della 
cosa -che si cercava da Tideo, o per queL- 
fa, che si cerca da oriente , o per alcuna 
altra maniera ,'' che lo ingegno di ^. /àccia 
nascere. Perciocché vada, come può, esso 
vuole esser vicino a ^Panuzio in oj^^i modo« 



^4 roujìfÉ TEKzo; 

Molto m' ha pregato sopra ciò caldanuenftf^' 
che io ve ne scriva. Cosi adunque £o. Il 
che se a lui verrà fatto, spera che possiate 
insieme con lui tosro cantare : Non jam 
amplius vivemus , sed i^ivimus. Pensateci ^ 
pensateci , e scrivetemi qualche cosa , che 
io gli abhia a dire. Amatemi e 'state sanq* 
Antonio Maria e Cola vi si raccomandano,. 
Voi mi raccomanderete a Monsig. Vostro 
Reveren. ed a quegli amici co* quali vi ver- 
rà bene poter fare questo ufficio, e sopra 
tutto a voi stesso , il mio dolcissimo soa^- 
vissimo amantissimo Bernardo. A* ZQ^ di 
Settemb. iSoy. Di Urbino. 

A Messer Bernardo Blbiena. 
A Roma. 

Tornai! jerisera da Padova. Mio pa-H 
drej, il quale è stato molto grave, sta bene^ 
bammi imposto, che come io sia a Roma, 
.0 raccomandi molto diligentemente a Mon-» 
àgnor Reverendissimo vostro. Uno degli 
intensi disiderj suoi è veder la casa vostra 
Sei suo primiero stato. Trovai le vostre 
de* 3o. del passato, alle quali non fa bìso^.. 
gno di molta risposta. Ringraziovi dell* u£« 
ficio fatto con Rosa. Della Vigna di MoQ-. 
signor di Pavia vedo ancora quanto scrive- 
te. Te da me pensava , quellp che pensate, 
ancor voi , che più ? Delle nuove di qua. 
dal ContQ sarete informato a pieno, il qua-, 
le ne Jha lunga e ^particolare informazione 



LtBàO PRIMO* aS 

Aa Mess^ Cesare : però mi taccio. Solo vi 
dico che chi possendo star cade tra wa ^ 
Degno è y che mal suo grado a terra 
giaccia. Del parente d* oriente , ine ne so- 
no riso tra me. O come la fortuna governa 
alle volte bene queste cose. Salutatemi M« 
Marco Cavallo, e pregatelo^ che sia conten- 
to di fare, che io veder possa quelli suoi 
»uovi monelli, che dite, che me ne fareto 
piacer singolare. Al Beroaldo dite 9 che si 
sono smarrite alcune sue lettere ,. che ve** 
Bivano da M. Niccolò Tepolo ed a lui mi 
raccomandate. Al mio cortese e valorosa 
Arcivescovo per le mille, so ^ che io erro a 
non gli scrivere ora, ma non ho tempo. E 
casi al mio Conte. State sano. Per lo primo 

Eoi più allungo. A' i3. di Novembre iS^y. 
^i Urbino. 

A Messer Bernardo Bihiena. 
A Jloma» 

Se io vi raccomandassi le cose del Si-^ 
gnor Conte Gio. Frane, da Gambara , sa 
io , che mi direste assai peggio , che moc- 
cicone e smemorato. E se io noi fo, si po- 
trà credere, che io non le abbia a cuore ^ 
abbiate pacienzia ^ e tenetemi per quello ^ 
che voi volete , che io ve le voglio racco- 
tnandac tanto , quanto io v' abbia mai in 
alcun tempo raccomandate le mie. Pier- 
frane, viene a Roma per le bolle della 
rinunzia della Badia ^ che i stata buona 



2f6 voi.ifME terzo; 

cosa per lo Conte. So che ne sentirete pia-* 
cere più che mesizano. Questi di s* è fatto 
qrii gravissimo rammarico della, infìtitiità 
del nostro M. Àgostin Ghisi , che s* inten-* 
deva^ che era senza rimedio mortale- Que- 
sta mattina poi abbiamo respirato alle nuo- 
ve del miglioramento. Priegovi non vi sia 
^rave, visitarlo per mia parte, e rallcgrar- 
vene seco ^ ed a lui raccomandarmi. Se 
io vi dicessi quanto ìncres^eva e doleva 
qui il suo pericolo , forse lo credereste 
difficilmente 5 quantunque sappiate quanto 
sfl gentile e valoroso uomo merita 5 che 
ognuno si doglia del suo sinistro, non che 
della sua morte. Aspetto di più cose vostre 
lettere. Deh Dio, e perchè ne sete divenu- 
to còsi avaro? basterebbe che voi foste 
scrittore Apostolico, ed aveste tutte le bol- 
le di Roma nelle mani da scrivere , sì 
poco attendete alla scrittura delle lettere 
agli amici. Basciatemi Terpandro. A Mons. 
Vostro Rev. mi fate raccomandato. A M. 
Giulio ^ a M. Luigi , al Grasso , a voi 
Stesso. A' 26. di Novemb. 1607. Di Urbino* 
M. ha comunicato lo heu heu suo e del 
Topazio con Lilia. E non vuole da qui in* 
nanzi, che alcuna particolarità sua gli sia 
nascosa j M. mi ha pregato, che io ve lo- 
scriva. 



LIBRO FKIHO. 27 



A Messer Bernardo Bihiena. 
A Roma, 



Io non posso più portare in pace il 
vostro cosi lungo silenzio, ne posso far 4Ìì 
meno , che io ^on voi non me ne doglia* 
Oggicnai sete divenuto troppo più disamo» 
revole ^ che io mai amorevole non v^ ho 
estimato. Ahi Fojano Bernardo^ che tanto 
mostra amar gli amici , quando gli vede ^ 
poscia quando essi gli sono lontani, npa 
se ne ricorda più. Men male sarebbe- al- 
quanto meno accarezzarli , e cosi in ogni 
tempo in ogni stato mostrarsi loro sempre 
ad un modo, che oggi esser di fuoco nel- 
la benivoglienza ed amistà loro, domani 
di ghiaccio e di neve. Ma io non voglio 
andare più oUra rammaricandomi^ che il 
danno sarebbe più mio, che vostro. Con-' 
cìossiacosachè voi poco curate di mio 
affanno , ed jo ragionandone più e pia. 
mi cuovo e tormento. Il Mag. mi dice f 
<lxe io da sua parte vi scriva, che se per 
caso M. Àgostin Ghisi morisse , che Dio 
nel guardi , esso vi ricorda ^ che essendo 
egli questo anno a Roma, gli diede due 
anelli , un Diamante in tavola con due 
F. F. nel fondo , e una Pla^nla con una 
testa di tutto rilievo con due alette f che 
può esser la vittoria. Il primo fu dono 



r 



'4^ TOLUME TEUO. 

g|io , che ella mi tolga eziandio il potervi 
<^n lettere visitar qualche volta, e fiirvi 
certo , che da aleniti primi iragionfmenti ia 
qna ^ che 1 mio BfL Niccolò Frisio ebhe 
meco di voi , sempre vi sono stato affezio- 
nato E vero , che nuovamente si m* hanno 
acceso molte cose , che di voi mi scrive 
sovente esso Frisio , e tra le altre Y amore 
che dice essermi da voi portato, che non 
ho voluto rattener la mano di correre a 
questa penna, ne ho potuto j la qual mano 
consapevole degli affetti del cuore vi rende 
sicuro, che io grandemente desidero e che 
conosciate, che io sono già cosa vostra ^f 
e che ne facciate ancor me conoscente* 
Ciò sia 9 quando vi degnerete comandarmi , 
dove mi sentiate buono a servirvi, e pia- 
cervi. Alla qual cosa fare grandemente vi 
Edego. State sano. A^ 3o. d^ Ottobre i5o5« 
^i Vinegia. 

ji M* Giulio Tornarono. 
A Roma» 

Di molte cose mi sento, valoroso M. 
Giulio mio , al nostro cortese Frisio tenu- 
to , e di ciascuna grandemente, ma nel ve- 
ro di nessiina tanto, anzi pur non di tutte 
insieme senza fallo alcuno, e perdonimi 
egli, quaiito io gli sono dello avermi egli 
fatto conoscer voi. La qual cosa quantunr 
que io stimassi già da prima per lo suo. 
testimonio., jdp verm^ esse^Oi. grumosissima 



>* 



LTBno secondò: 4^^ 

eara , del cai diritto giudicio aveva io peir 
lo addietro vedute molte prove, pure tutta 
via le vostró eleganti ed uùiaiifiìsimè e doI« 
cissime lettere da me nuovamente ricevute 
hanno fatto in maniera , che io ora molcd 
maggior tesoro conosco avere in voi guada- 
gnato, cbe nella mia dianzi credenza ed 
ìstimazion non era. Il quale conoscimento 
di quanta soddisfazione ed allegrezza mi 
sia, più agevolmente si può pensare, che 
ìsprimere o ragionando o scrivendo. Perchè 
al buon giudicio vostro ed alla prova degli 
anni vegnenti lasciandolo per ora non ne 
dirò più oltra. Ma al dono delle dieci me- 
daglie , che mi fate , venendo , senza fino 
vi ringrazio della vostra molta cortesia , sr 
perchè segni sono ed immagini della antica 
memoria , della quale ogni parte • somma* 
mente mi suole, come dite, dilettare, e^i 
perchè sono elleno belle assai , e per ^ 
stesse dono grande e gentile. TerroUe adun- 
que per queste cagioni care , e vie più an- 
cora , perchè vengono da voi e sono pri^ 
mier testimonio della nostra amistà. Le vo* 
stre animose offerte non rifiuto. UseroUe 
eziandio , quando me ne verrà mestiero , 
tuttavia tanto più confidentemente , quanto 
voi v' arete presa di me sicurtà, ed usato- 
mi e operatomi a guisa di vostro non solo 
buono amico , ma ancora buon fratefUo. ' 
Arete con queste lettere i miei Asolani ^ i 
quali vi mando non già perchè abbiate voi' 
cosa^'làhló luètitr di stàire ìk si' caro Idógoi^' 



,4 



ma perchè non ho io pegno più caro . d% 
mandarvi a stare , che questo parto. £ pu^ 
re voglio , che a mia soddisfa^one alcuna 
cosa delle mie vi stia. State sano. A^25« 4i 
Novembre i5o5. Di Yìnegta. 

jil Sig. Gilberto da Carpi. 
A Roma. 

Non ha voluto la mia sventura, Illasfr. 
Sig. mio, che V. & sia venuta a Roma a 
questo tempo ultimo, che io vi sono stato, ma 
vi ci ha mandato subito, che mi vide par- 
tire, per farmi tanto maggiore la invidia. U 
che lasciando da parte ^ poi che altro fare 
tLKHfL se ne può, dlegromi con Y. S. e di 
questa venuta sua in Ronia , che quella 
che sommamente suole a me piacere , 
credo ancora che a lei piaccia, cioè quella « 
tlUnza e dimora , e della qualità di questa 
venuta, poi che vi veniste mandato da sì gran- 
de Re. E se le cose ^ che trattate , succe- 
deranno secondo il disìderio vostro, tanto 
più me ne rallegrerò, e sentirò buona 
parte del piacere e dell* onore e comodo 
vostro ancora io forse al pari di qualtmque 
altro ^ che ciò disideri* In questo mezzo \ 
abbraccio V. S. con questa lettera 9 ansi 
pure con tutto il cuor mio. Delle cose mie 
non ho che scriverle; Mio padra e tatti i 
miei stanno bene. Io« se V. S. non si par-« 
tira questi due mési da Roma^ la spero 
vedere eosti ^ se ptire si partirà^ ìa Urbino; 



At non penso,, che toraando^ non siatd 
per far qtiesta via. Il Signor Duca è nel 
letto, ma con poca gravezza. Mad. Quche»- 
sa e Màd. vostra consorte stanno benissimo. 
Piaccia a Y. Sig. di raccomandarmi in 
buona grazia di Monsignor Reverendissimo 
di Claromoat ed a voi stesso , quanto 
fa mestiero. A* a8. d^ Agosto iSo'y. Di 
Urbino. 

A M. (i) Latin Giovenale^ 
A Roma. 

Bene dimostrate in ogni luogo ed in 
#gni tempo d'amarmi , Cortesiss. M. "Latin, 
«aio, quando non av^te voluto che a me 
lungamente stiano |celati i prosperi success 
si delle cose vostre, e massimamente quel- 
li, de' quali per T amore, che io meritevo- 
lissimamenie vi porto ^ potevate stimare 



N 



(i) // Giovenale amicassimo del Ben^ 
ho fu Legato di Paolo III. appresso la 
Bì^mbblica di Venezia , ed ottenne ^pa* 
recchi impieghi prenvirosi, dalla Sede Apo^ 
gtoUca. Ebbe grido di buon Letterato , ed 
alcune sue Rime furono dall' Atanagi puih- 
hUeate nel Tomo L della sua raccolta* 
funno menzione di lui il Toscano nel Pe- 
pliis lulìae, i/ Lampridio ne suoi versi 
koMjedakn. . 



4^ TOLtrane ' rteso. 

che io fossi di^deroso di sentir naorty 
per quello che a Roma mi ' ragionaste 
Xféir ultimo partir mio, alla fuggita. Rea- 
dovi adunque * di còsi cortese ufficio molta 
grazia , e rallegromi con voi della conser- 
vazione del vostro canonicato altreHanto, 
Soanto faccia Anton Maria vostro y che 
'allegrezza non può capere nella pelle* 
Appresso priego le stelle , che non cosi 
scarsamente vi donino per lo innanzi delle 
cose^ che la fortuna ha in man sua, come 
fatto hanno per lo addietro; ma ve ne fac- 
ciano tanta parte, quanta s* acconviene alia 
vo!«(ra molta virtù, e quanta alla cortesia 
del valoroso e gentile animo vostro è ri-^e 
chiesta. Le nuove, delle quali mi date ' 
avviso, mi sono state gràtissime. Perchè viì* 
priego , che non vi rincresca usare questa: 
officio delle altre volte. Delle cose , che.L 
qui sono , poco vi posso scrivere altro , se 
non che si ride , si scherza , si giuoca , si 
l>urla, si festeggia, si studia, si compone 
eziandio alle volte* Se io avessi più tempo, 
che ora non ho , di questo ultimo eserci- 
zio vi manderei con questa il testimonio 
d' una bella canzone nata questi giorni di 
|kf. Baldassarre Castiglione mio. Farcito un'ala ; 
tra volta. Amatemi e basciate la mano per 
me a Mons. vostro Reverend. del quale* 
sono ora maggiormente servo per questa, 
cortesia usata con voi , ed al mio onorato 
M. Persio Malvezzo mi raccomandate senza 
fine, e salutatemi il vostro Casanova. S(ate 



séno. AT g^ dì Settembre i5o6. pia che in 
freiu. Di Urbiao.^ ' 

' ji M. Latin Juvenale» 

, Avendo io questa mattina per lettere 
di , costà inteso V. S. esser appresso N. 
Sìg. ia buono stato 9 ed avere già da S. 
Sant. ricevuto^ un dono di ducati cinque- 
cento d* entrata 9 ho di ciò preso quel pia- 
cere , e quella allegrezza sentita 9 ohe si 
cottTÌene air antica e pura e grande nostra 
amistà , e die io so , che Y. S. in ogni 
tempo arebbe fatto d*alcuna prosperità mia; 
|>a]iàidomi essere a parte con voi di co« 
tèsti .giustissimi avanzi e delle vostre one- 
stissimer e lietissime feste. Di che con Y. S. 
mi rallegro di tutto il mio cuore. E tanto 
fb . questo ufficio più volentieri , quanto 
spero per cosi vivo argomento già vedutosi 
ddlla pronta cortesia di S. Beatitudine ver-^ 
so voi, che tosto siate per Ricevere dalla 
sua. larghezza . doni e grazie molto, maggiori, 
le quali giugnere e venire a Y. S. noa 
potranno senza mia poco mei^o che pari ., 
soddisfazione e contentezza. Lodato né ara . 
fff. Sig. Dio 9 che in cotesta ci'eazione ha 
insieme col vostro bene eziandio quello 
dèHa Cristiana Rep. e di tutto U mondo 
procacciato. Di che corno che io mi sia 
questi di per lettere con Sua Saut. raUe« 



• i f 



Bembo VoU 



5o rohimm TsàiEO. 

grato • y. Sig. mi farà grafia a rallegrar^ 

sene ella ancora più pienamente e più 

afFettuosamente a nome mio, e hasciarle 

il Santiss. e Beatiss. pie in mia vece. 

State sano. A' 2$. di Ottobre i534« Di 

Padova. 

"jé M. Latin JuvenaJe* 
A Roma. 



Forse non piglierei altrettanta confideii^ 
«a con alcuno 9 che oggi in Roma viva, 
quanto pìglio con Y. Sig. conoscendo Fa- 
more e buono ed antico , cbe ella mi poiv 
ta. Con questa confidenza M. Carlo Gttal* 
teruzzi mio cariss. Compare e da me da 
fratello amato , isporrà a Y. Sig. un nna 
antichissimo disiderio. Il quale se Y. Sig. 
potesse trarre a fine , gliene sarei tanto 
tenuto , qttanto non basto a dire. Elss% 
darà fede a M. Carlo, e sopra ciò ne ffr* 
rà, quanto alla sua prudenzia ed amorevc^ 
lezza parrà di dover fare ; alle quali due 
grandi e bellissime sue virtù raccomanda 
il mio predetto antico disiderio e pensiero^ 
Y. Sig. stia sana e felicissima. Al i6. di 
Novembre i534. Di Padova. 



^ M. Latin Juvenale. 
jt Romn. 

So che iù non basterò a rendervi 
convenevoli grazie della umana e piena 
d* amore e di dolcissimo affetto lettera vi>- 
«tra. Tuttavia, quali vaglio e posso 9 le vi 
rendo, e tanto ancor pin, quanto è nuova 
cosa quella, che ho veduta in voi, la quale 
non si suol gran fatto vedere oggi tra gli 
acumini. E questa è , che nessuno avveni- 
knento di fortuna o lontananza di tempo 
ha potuto in parte alcuna mutare il con- 
stante animo vostro nella nostra di cotanti 
anni amicizia e carità i -siccome dalle vor 
«tr^ parole, che so che di mezzo il vostro 
cuore uscite sono, ho chiarìssimamente ve* 
dttio. Le proferte che mi fate, io le ricevo 
•ommamente volentieri. PorroUe ad opera ^ 
Quando me ne verrà roccasione. Ben vi 
priego , che siate contento basciare il pie 
a N. Sig. deir onorato brieve, che S. Sant* 
a* è degnata mandarmi in risposta delle 
sue lettere* Il qual brieve ù vede che 
proviene da quel dotto e grande e grave 
animo di S. Beatitudine* Io . ne le rendei 
immortali grazie, e spero che anco il.mon« 
do averà tosto ancora egli da rendergliene 
molte, ed i letterati uomini particolarmente 
perawentura sopra tutti. Pregherò N. S. 
Dio per la lunga vita sua. Che stimo altro 
non bisognarci* AL Carlo Gualieruzzi nostro^ 



S2 TOLininc nnzo* 

e piacemì che voi cosi il chiamiate, m*ha 
scritto lungamente dèi ragionamento fatto 
con voi , del quale voi mi toccate nelle 
vostre lettere. Siate di tutto ringraziato im^ 
mortalmente. {State sano , ed amatemi , cod- 
ine fate. A* 26. di Movemh. i534* Di Pa<t' 
dova. 

ji itf . Latin Juvenale 

Nunzio di N. S» 

ji P^inegia. 



Non so, qual nuova io avessi potute^' 
sentir più volentieri , che udire che V. S»^ 
sia venuta a Yinegia. Onde ho voluto cim 
queste poche righe visitarla e salutarla ed 
abbracciarla con Tanimo, quanto più affet^ 
tuosamente posso , facendogli intendere., 
che io voglio ad ogni modo venire ad ab- 
l>racciarla costi. E però la priego a famù 
sapere per questo mio , che io le mando 
a posta, quanto ella stima dimorare in Yi- 
negia.* acciocché io possa diliberar del 
quando. In questo mezzo ella piglierà que- 
ste poch^ cose è deboli, che io le man*^ 
do, e le .goderà per amor mio. Stia sa- 
aa V. S. Agli 8. di Decemb. i535. Di Pa- 
dova. 



1^ 



jÌ Messer Latin Juvenale* 
A Vinegia, 

Piacemi^ che Y. S. sia per venir qui* 
L'aspetterò disiderosameate. La quale si 
degaerà venire alla sua antica stanza, dico 
. antica, perciò che io sono antico amico di 
y« S. E perchè maestro Girolamo da Ogob- 
Lio m* ha detto non so che del Signor 
Ricciardo , se Y. S. conosce il Signor Ric^ 
Ciardo ed è suo amico, prima, che mio, 
io li concedo fare in ciò, come li pare; 
Ma se io sono vostro, e voi mio di molli 
anni avanti, per Dio Y. S. non mi faccia 
questa ingiuria» Aspetto Y. S. ad ogni mo* 
do^ « cosi la priego e stringo e scongiuro 
a fere. A cui in questo mezzo mi racco- 
mando. A* i3. di Dicembre i534« di Pa-, 
dova. 

A Messer Latin Juvenale* 
A Vinegia. 



» 

Ho avutO; i due sonetti vostri, che 
l^ndemente mi soi^o piaciuti. Ne ringrazio 
Y» S. con la quale mi rallegro della sua 
singolare eloquenzia. Perciò che io ho in- 
teso , che Y. S. ha così maravigliosamente 
soddisfatto a* quella ;SigDoria nello ringra- 
ziarla del pos&esso donato , che ciascun di 
quelli padri aoa s;i può soddisfar di ladar^ 



54 rÙhVmK TEHBO. 

)a e portarla insino al cielo. Cosi f9nu9 
gli uomini valorosi 9 che certo in corie e 
in ogni luogo a questo tempo son pochiw 
Se pòsdomane partirete ^ N. S. Dio v' aq* 
compagni. Ma di grazia correte poco , e 
conservatevi non solo a R S. ma anca alla 
casa e famiglia vostra. Abbracciando eoo 
tutto! cuore V. S. farò qui fine a qiM» 
Sii pochi versi. A* 29. di Dicemb. lòS^r 
Di Padova. 

« 

^ M, Latin Jiu^énale^ 
ui Roma* 

La lettera vostra venutami dalla focir 
della Sequana e dall' Oceano Gallico y mi 
fti più cara, che sé ella da Roma mi fosse 
venuta, in quanto ti ricordarvij voi di me 
in quel luogo, e tra quelle cose grandi , 
le quali operavate a nome di N, & .mVA 
stato argomento non leggiero dell'amor che 
mi portate* rendovene moke grazie. ,L*altra 
lettera, che dite avermi scritta da Romani 
io non rho avuta. Resto soddisfatto deiro« 
pera vostra con N. S, Aspetterò , ch'e ven- 
ga quel tempo^ nel qua! dite, che si {)otrà 
Sperare alcuna cosa d'intorno al Priorata 
Ungarico. £ se verrà, fie bene. Se neo 
verrà, non me ne darà mólta noja. Ho fatile 
}e salutazioni vostre tutte da quella dèUa 
Signora Mad. Brigida infuori[, le quali are« 
te fatte più comodamertite voi stesso- costi ^ 
dov^ ^Ua è venuta. Gli altri iatù vi :naa!!{ 



iiiBBo afiGonDo; $S 

lutano e vi si raccomaadaao Da M. Carlo 
àtete inteso quello ^ che s* era or4ioato di 
supplicare a N* S. per me seo2a voi , non 
creaendo, che voi cosi tosto doveste tornare. 
Ora , che sete in Roma , non mi stenderò 
in pregaryi a volervi disporre di spendere 
alqnanto della vostra autorità per me in 
(Questo mio gran bisogno. Gbe so non es- 
sere in parte alcuna necessario il mio prie-f^ 
go con voi, il qual sempre sete pregato 
dair amore antico, che tni portate, e da 
quello, che sapete che io a voi porto* E 
pure tuttavia Ve ne priego. Manderò in ese- 
cuzione il ricordo (i) vostro di mandar 
fuori i mìei brievi. Come che la bene- 
detta istoria 9 che nelle mani ho , mi tiene 
assai occupato. Ma rimetterò og;ni cosa per 
fornir questa. Slate sano cariss. ed amantiss* 
M. Latin mio. A'i3« di Giuguo* i535. Di 
Padova. 



^■MMka«W^MMMMM«.«aiM*«*Mii^k«aaaaaiMMaiMMMMaMMMa*Mr 



[i] Leggasi la lettera con cui il Bem^ 
ho dedicò £ suoi Bre\^i a Paolo IJL, e si 
éipparìrà chiaramente , che egli per lo sti* 
molo di Latino Giovenale diede quel libro 
aUa luce ^ spinto dalle ragioni m lui ad^ 
dottegli y le quali in essa Intera ^onm dìf-^ 
fiésanientg di^a/iimatf. 



^ 



5Ò TOLtJ»£ TXBZO. 

A, M. Latin Jia^^nale% 
A Roma, 



Se io assai tardo piglio questa peona. 
in roano per rendervi grazie dell* opera ^o* 
atra posta a beneficio mio con N. S. per la 
quale io bo da S. Santità impetrato più di 
quello 9 cbe io desideraya sopra le cose di 
Villa nuova y scusimene la sicurtà , cbe an* 
ticaménte io con voi bo , per cagion della 

?uale a me pare non potere errar con voi» 
lome cbe con Tanimo le vi bo cumulatisi 
aimamente rendute molti giorni sono , quan- 
do io da prima intesi da AI. Carlo nostro^- 
quanto -voi v'eravate in ciò per me fatica- 
to e sollecitato amorevolmente. Ma come ve 
lé renderò, io caro il mio M; Latino, di ma» 
niera , cbe basti a quello , cbe io di ciò 
tenuto vi sono ? In nessun modo. Percioc- 
cbè non possono le parole soflicienti esse- 
re di fatto , quando esso avanza eziandio il 
pensiero. Percioccbè ia non pensai mai tan- 
to di favore e di cortesia ricevere, qunnto 
n' bo ricevuto. E posso dire , che più bo 
da voi e da quegli altri Signori, che aju« 
tato m' banno , avuto che io non ho disi- 
dorato d' avere , dico in questa parte della 
Badìa. Sarà dunque peravventura via meglio 
cbe io mi taccia, e serbi nelV animo T ob- 
bligo , cbe io ve ne sento , che pormi a 
scrivervi, per dirne poco^ e poveramente 



LIBKO 8ZC0ND9» Sy 

lingravianrene. Come che sia, io v* abbrac- 
cio afteKionatissimamente con T animo, e 
priego N. S. Dio, die ve ne renda egli babà 
inerito, poscia che io a ciò né con fatti ba- 
sto , né con parole so bastare. Io mi dorrei 
grandemente del cammino, che prendete 
ora in Francia, temendovi alcun sinistro 
per li casi, che può seco portare il corre^ 
re in diligenza tanta strada , se non fosse 3 
che avendola voi fatta tante altre volte, a 
pure un altra volta poco fa, posso credere^ 
che più agevolmente la farete questa per 
r uso. già preso sopra. Oltra che essendo 
voi da tal Prencipe mandato ^ come sete , 
non si dee dubitarQ, che ogni prosperità, 
ogni buono avvenimento con Voi non sia* 
Sute sano ed amatemi. N. S. Dio v'accom- 
pagni , e riduca sanissimo e (lietissimo. A*. 
9. di Setteuib. i535. Di Padova. 

jil Signor Ottaviano Fregoso. 



Ar,eì voluto^ Illustre Sig. Ottavian mio,' 
che le stanze, che furono da Y. S. ordite^ 
e da me tessute con frezzoloso subbio que- 
sti, di piacevoli, che per antica usanza si 
donano alla licenzia ed alle feste ^ affina 
che elle si recitassero per giuoco da mar 
scherati dinanzi la nostra Signora Duchessa, 
e Madonna Emilia nostre zie , secondo il 
sentimento della finzion loro, recitate e udU, 
%e una Tolta nella maniera , dbie & ordinò f 



58 roLtnaa tkrzoj 

siccome venne lor fatto d' essere ; elle ^I 
fatto nascoste si fossero e dileguate dagli 
òcchi e dalla memoria di ciascuno in mo- 
do , che altro di loro, che la semplice ri- 
cordanza, non fosse rimaso. Perciocché as- 
sai vi dee esser chiaro , che in qitella gui* 
sa e in tale stagióne può peravventura star 
bene e dilettar; còsa , che in ogni altra sa- 
rà disdetta, e sommamente spiacerà. E que« 
ste medesime stanze sono di qualità, che 
siccome il pesce fuori dell^acqua la sua va- 
ghezza e piacevolezza non ritiene , cosi el* 
ìeno fuori della occasione e del tempo lo- 
ro portate non averanno onde piacere. Oltra 
che ogniuno ^ che le sentirà o leggerà , se 
e^se pure si lascieran leggere, non saperà 
che elle siano state dettate in brevissimo 
spazio tra danze e conviti, ne* romori e di- 
scorrimenti , che portan seco quei giórni ^ 
come sanno quelli che le videro e udirono 
dettare. Ed era certo il meglio fuggire il 
rischio della riprensione là , dove acquistò 
alcuno di loda non può aver luogo. Ma poi 
che a voi pur piace d' averle appresso di 
voi , e di poterle in mano vostra mostrare 
a chi richieste ve le ha , come dite , ed a 
tne non è leòito ritenervi quello , che è 
ifion men vostro parto, che egli si sia mio, 
quantunque più tosto si possa ciò scóncia^ 
tura , che parto chiamare , io a V. S. le 
mando ricordandovi , che se neir opera del- 
le arme e delta cavalleria sete voi ricco ed 
abbondevole di gloriai io ia queUar del ca^ 



bteo € delle scritture vie più ne seti pove« 
To , e pid^ bisogno me ne fa , che io possa 
dì lei e tempo niuno sicuramente far per* 
dita. Slate sano. Il secondo gtoma della 
Quaresima dtlT anno i5o7. Di Castel Da^ 
sante. 

j^l Signor Ga^parro PalIai4c£no» 
In Corte Maggiorg. . 



Se molte Tolte mi ayrenisse» Ulnstrìss* 
Sig. Gasparro mio^ aver Messìa molto spes- 
so scrivcprei a Y. S. si per darle avviso del* 
Io stato di tutti ^oij e si ancora molto piÀ 
per darle t^ausa di rispondere , e così in« 
tendere della salate sua, della quale nella 
aostra già comune corte si tiene dSligentissimo 
conto. Ho adunque molta grazia al presenta 
Tamburino del Signor Qiàeazze, eoe e ne( 
ba di y. S. dato voce» ed ora promette d\ 
portar questa. U quale le dirà dove ha trovata 
u Signor Ottavian Fregoso e me. Cominr 
^erò a dire qualche cosa delle no$tre# 
Ijo Illustrissimo Signor Duca nostro e |ifad» 
Duchessa e tutta la corte vennera qui que-« 
sto carnassale. Furono benisssimo veduti 
da N. S. e ds^ tutta Roma , e così festeg* 
gìati e visitati ed onorati grandemente ban^ 
ao fatto qui, e quelli di solazzevoli, e la 
qnadragesima e la Pasqua. Furono appre^ 
aeninti da N. S. e da alquanti di questi 
fteverendisst Signori Qurdinali: 6 di sona 



6<^ rotvmT. reinfo? 

ohe partirono allegri e sani per Urbino, La 
Duchéssa nuova bellissima fanciulla riesce 
ogni di più dilicata e gentile e prudente! 
tanto che supera gli anni suoi. La patrona'* 
primiera nostra, e Madonna Emilia stanno^ 
bene air usato. E tutti gli altri Gentiruomi^ 
ni nello stato Ibro solito. M. Roberto ha 
avuto questi di una Abbazia per un sua 
fratello a Salerno, che vale ducali i5oo# 
Il Sig* Ottaviano ancora non é del tutto 
libero della sua quartana , pure sta meglio 
dell'usato, ed oggi siamo venuti a sollazzo 
a desinare col Capitano M. Zanetto dal Bia* 
aio a San Paolo nella sua galera, dove ave^ 
mo a caso trovato il Tanillùrino, e dove ora 
a y. S. scrivo. Io sono rimasto a Roma per 
alcune mìe occupazioni per alcun di ^ poi 
me ne ritornerò ad Urbino. Il Sig. Ottavia^ 
no è per andare a Salerno per risanare del 
tutto in quello aperto aere e diiicato luogo; 
r^oi siamo molto più che disiderosi d' inten- 
dere alcuna cosa di Y. S.^ e mal fate a la«- 
sciarci cosi poveri di nuove di voi. Il per- 
chè vi preghiamo e strigniamo che vogliate 
alle volte dar carico al vostro amorevole 
Don Antonio a farci quattro versi. Il che 
doverebbe fare esso ancora aenza vostra no<^ 
tizia. Sarete contento di raccomandarmi agli 
Illustriss. Signori vostri fratelli, e, quando 
il vedèrete, a M. Latin mio, il quale diù-* 
dero di vedere , ed al dotto ^1. Orfeo. A 
Don Antonio mi raccomanderò, quando ave* 
rò .lettere da lui» A Maeatro Gio. Mediea 



f.tVIO SECONDO? 6t 

Ubi r»^còmstndos e bascio ed abbraccio sia, 
<){ qaa Y. S. jipud Sanctum Patdum ex 
TfberL i5. d'Aprile i5io. Di grazia , Sig. 
Gasparro mio, Y. S. faccia che io intenda 
spesso dello slato suo, che certo poche ora 
passano, che la memoria di Y* S. non sia 
meco, e sempre mi reca affanno il non sa- 
per di lei qnello che sempre disidero sa* 
pere. Di nuovo a Y. S. con tutto '1 cuore 
mi raccomando. 



j4l Signor Giuliano de^ Medici, 
che Magnifico era detto^ 



Alla lettera vostra , Sig. Magnif. mio ^ 

(ler la quale mi chiedete , che io vi scrìva 
a qualità del sogno della mia madre , il 
qual sogno le diede contezza della ferita,* 
che poi data mi fa quella mattina medesi^ 
ma, che ella s'era la notte dinanzi sogna* 
ta , e del caso avvenuto sopra ciò (i) ^ ri- 
spondo , che essendo il mio padre Amba- 
sciatore della Patria nostra in Roma nel 
Ponteficato di Papa Innocenziò , ed io in 
Yinegia giovanetto d* anni dicidotto rimase* 
vi con la mia madre , e un piato a nome 



{}) Questo qiH^enimento igiene minuta-* 
niente raccontato dal JSecatello nella vitm 
dàC* Autore. 



\ 



6» VOLUTO TitMCli 

di lui laceìido con un nostro gentile uonut 
nomato M. Simon Gore, il quale M* Sim<i# 
ne mandava un suo nipote aetto Giusto a 
ùlv quel piato centra me a suo nome; do^»^ 
vendo io andar con una scrittura al Magi« 
strato 9 dove il piato si facea , ed uscendo^ 
k dimane della mia camera , mi si fé in« 
contro la mia madre , e dissemi , figliubl 
mio 9 dove vai tu? Ed io avendogliele de^> 
%o y ella mi pregò , che io a parole con 
Giusto Gero non venissi. A cui io risposi 
che a me venire a parole ][|con Giusto non 
bisognava ^ ma solo portare a* Signor Giu-^ 
dici una scritta, e in presenza di lui darla 
loro. 11 che detto, ella con maggior instane 
2Ìa un altra volta mi pregò , che io parole 
4^on Giusto non facessi. Air otta maraviglia- 
tomi io di ciò, la richiesi a dirmi per qual 
cagione ella cosi mi dicesse, ed elU seguen^ 
do, mi rispose, dicolti, perciò che io que^w 
sta notte m'ho sognato, che Giusto Goro 
ti feriva nella mano destra. Tu sai quanto 
i miei sogni alle volte vengon veri. Dunque 
guardati, caro figliuol mio , di non venere 
ad alcuna riotta con lui. Di che rispostole 
io che cosi farei, me n'andai al Magistra<» 
to, ed avvenutomi con Giusto, come con 
amico , gli dissi , ecco questa è la scritta ^ 
che io dar voglio a' Signor Giudici, e mo^ 
straigliela, cosi complicata in mano avendo* 
la; egli, che era nel vero anzi^ pazzergne ^ 
che no , e non avea molto onoratamente 
«pesi gli anni suoi , i quali erano alquanti 



più de' miei, avventatami la sua mano mi 
tolse e preàesi quella scritta, e rivoliosì po- 
co meBo che correndo usci del palagio, a 
andò via. Io non potendo senza la scritta 
procedere quella mattina nel giudicio, me 
B^ andai tutto cruccioso nel Rialto seconda 
r usanza della Città. Quivi venendo dappoi 
Giusto , e f opra Y ingiuria , che egli fatte» 
mavea, con un viso sciocco ridendo e bef* 
fiindosi di me, la bisogna andò di maniera, 
che usciti della loggia del Rialto , e posta 
mano alle coltella, egli, che mancino era,' 
mi feri nella man destra, e taglionuni so<* 
pra il secondo dito , che indice è detto , 
eoa tutto il nodo, là dove egli colla mano 
si congiugne, in tanto che di poco mancò^ 
che il dito col nodo a terra non mi cades-> 
se* E cosi il sogno della mia Madre si mo^ 
atro essere più tosto visione stato, che so-* 
gno. E giurovi Sig. Màg. per la riverenza, 
che avere a Dio si dee da noi uomini, che 
io non vi, mento di parola. Altri sogni an- 
cora potrei della mia madre raccontarvi , 
che venner veri nel lor tempo. Ma a me 
basta avervi soddisfatto di questo, che ad- 
divenne in me medesimo , come mi richJe-> 
dete. State sano, e raccomandatemi alla no-^ 
stra Sig; Duchessa; , e a Mad. Emilia , ed 
a M. Baldassarre , ed agli altri compagni e 
Catelli nostii. A' ^6« di Luglio i5i2» Dì 
Roma. 



64 rovmnE tsuo» 

^l Signor Giuliano de^MedicL 



Àncara che Y. S. dato non m* abbia at 
partir mio la lettera di credenza, che ella 
Tolea darmi , non ho pTerciò di meno foiv 
nito la bisogna con questi Signori, che voi 
m' imponeste. Perciocché questa mattina sod-> 
disfatto che io ebbi alla commission di N. S. 
salutato il Prencipe e gli altri per nome 
di y. Eccell. e fatto loro intendere quanto 
abbiate sempre servata memoria dagli obbli^ 
ghi, che conoscete avere a questa Città ^ 
e quanto in ogni trattamento delle cose sue 
con N. S. vi siate sempre mostrato grato e 
dtsideroso della reintegrazion del lóto Sta* 
to^ di che io era ottimo testimonio; dissi 
loro che voi con parole piene di singolare, 
affezione m' avevate imposto^ che io da vo« 
atra parte confortassi questa Rep. a^pigliare 
il consiglio di N. S. e la pace con Clesare. 
Perciocché eravate certissimo che né risnl- 
terebbe il bene e Futile e il riposo di lei» 
affermando loro che verranno delle occasio- 
ni assai, se essi ora pigliano rassettamento, 
{>er le quali eglino potranno ristorar "quel-* 
o, che ora par loro di perdere. E voi vi 
proferivate d' essere in ogni tempo buono 
procura tor loro. Le quali cose tutte il Pren« 
cipe accettò con lieto volto , commemoian<-« 
do quanto questa Città e Rep. è stata sem« 
pre affezionata alla Illustriss. casa vostra , 



LiBHO 8XGdTn)a« 65 

e spezialmente a voi , molto ringraziandovi 
del buono amor vostro, e di questo ufficio, 
ed a voi gratamente profferendosi. Ho dap- 
poi salutato M. Niccolò Tepolo e M. Luigi 
Foscari per nome vostro. I quali ameaduni 
grandemente e vi ringraziano e vi si rac- 
comandano, ed io vi bascio la mano. A* 6. 
di Dicembre i5i4« Di Yinegia. 

Al SigM Giuliano cU^ Medici Confalonier 

di Santa Chiesa. 



^ene Tnnocenzio a Y« Eccell. espedi-* 
(o da Mons. Reverendiss. di Santa Maria in 
Portico. Il quale e per lettere ed a bocca 
porta a V. S. tutte le cose 9 cbe ella può 
▼dere intendere, tal che a me non resta se 
Hoa raccomandarmi a Y. EccelL e pregar 
Dio che la conduca e reduca sana e soddi- 
sfatu di tutto ciò che ella di questo sud 
viag^ disidera. Bascio la mano a Y. S. ed 
al mio Signor Priore di Capua mi racco^ 
mando, e M. Anton Maria priego mi scri- 
va il successo di questa gita, si che io pos- 
sa partici pare dd piacer suo. Di Roma 19. 
di Jan. i5i5. 



Bembo Fol. VII. 



SQ VOLrME TEKIO. 

v// Sig. Giuliano de Medici CarifalQnler 

di Santa Chiesa, 

Io mi rallegro opn V- Eccell, della 
soddisfazione , che io ho veduto per le sue 
lettere a Mons. Reverend. di Santa Maria 
in Portico e per .la relazione di M. G. Ves** 
pucci^ che ella prende della sua Illustriss, 
Signora Consorte. E tanto più me ne ralle*» 
grò , quanto io stimo che queste soddisfa^ 
zioni avanzino tutte le altre. Dio vi faccia 
per lo innanzi da ogni parte cosi felice , 
come fin qua v^ha fatto allegro e contenio 
da questo canto. Bascio la mano a Y. Ecc^ 
ed alla illustriss. sua Sposa. Qui ahbiamct 
avuto un bellissimo Garnassale, mercè deU 
la Signora Marchesana , ma più bello Y a*» 
veremrao avuto d' ass'ai, se ci fosse stata V, 
EccelL bellissimo poi senza fine , sé ella 
ci fosse stata con la Sposa. Bascio un^ altra 
vòlta la mano a V. Ecc, Pi Roma» A.' ztà^ 
di Febb. Ji5i5. 

'^/ Sig. Giuliano de' Medici Confalomep 

di Santa Chiesa, 

Io sono a.^sai certo, Illustriss, Signor 
mio, che ancora che io niente scrivessi, 
V. S. sarebbe certa che io mi rallegro del- 
le consolazioni e soddisfazioni ''sue , quanto 
idcuno altro^ siccome io fo. Che intenden^ 
do quanto V. Eccell si ti^oe comeoi* di 



moglie, parendogli averne trovata una secon-* 
do il cor suo , ne sento quella allegrezza , 
la quale se non é tanta , quanta la vostra , 
certo non è minore di quella di Monsignor 
Reverendissimo di Santa Maria in Portico , 
con ho saputo dir più. Credo io senza dub- 
bio che le contentezze delie mogli siano le 
fiiaggiori, che in questa vita si sentano, e 
sempre credetti cosi. E vero, che io credo 
che le siano rare. Perchè tanto più ha V. 
Ecc. da renderne grazie al Sig. di sopra 9 
che appresso a molte altre grazie v'ha da* 
ta anco questa» Ed io, che sono a parte 
della, contentezza di V. Eccell. siccome an- 
tico e vero servitore che io vi sono, n^ 
rendo alla sua Maestà le maggiori ^ che 10 
posso. E lo prìego che gli piaccia continua- 
re a lunghissimi anni la soddisfazione vo-« 
stra e in questa e in tutte le altre parti ^ 
siccome io spero che farà fidandomi sopra 
la mólta ed incomparabile bontà di Y. Ecc» 
Ho ragionato col mio Magn. M. Giovanni 
Vespncci alcune cose particolari mie, e pre-> 
gatolo ne parli con lei. La priego ad ascol- 
tarlo, e se )a occasione del nuovo governo 
datole lo porterà, ad esaudirlo, si afiind 
che V. Ecc. mi porga mano ed ajutimi ad 

^^^SS^^^^^ '^ ^i^<^ ^^^ à' un grave peso che 
mi sta sopra, e si ancora perchè il mondo, 
vegga oggimai alcun segno dell'amore di 
lei verso me e della buona grazia sua. Al- 
ia quale bascio la mano, e riverentemente 
su raccomando pregandola si degni racco*; 



iR8 TOLUME TERZO, 

mandanur alla sua illustrjss. Signora Con- 
sorte. Di Roma agli ii. di Marzo, giorno 
de) le nostre comuni allegrezze. i5i5« 



A M. Pietro Bibiena. 
A y inezia. 



Deh cortese il mio magnifico M. Pie- 
tro. Se cosi buon frutto m^ ba rappoi'tato 
una mia brìeve lettera scrittavi, che ne ho 
da voi ricevute due lunghe ciascuna^ e quel- 
lo che è il più ^ dolcissime ed amorevolis- 
9Ìme; ben debbo io a Y. S. scriver sempre 
volentieri, siccome fo. E se non arete que- 
Bta,.se non assai tardo è, perchè la vostra 
de' i3. ebbi io tre di sono due ore dappoi 
che il cavallaro partì, in modo che non po- 
tei per queHo spaccio rispondervi. Ne oìp- 
poi è ito alcuno ver voi, ed anco ora scri- 
vo senza sapere che alcuno parta. Arete 
questa in ogni modo col primo. Se la mia 
venne a voi in 1 1 . giorni ne sarà forse sta- 
-^0 cagione il mal tempo, che suole ritene- 
re ì cavallari a Rimino bene spesso , che 
io la diedi pure con buono indirizzo. Tut- 
tavolta anco le vostre hanno penato nove 
e dieci di a venire a Roma. La lettera vo- 
stra , che era nella prima , da essere mor 
strata a N. S. mandai io in quel pynto 
che io Tebbi a S. Sant, che erano d'intor- 
no alle quattro of e ^ e videla volentieri 5 e 



LtBiio dit<roNDO.' 6g 

diedela a leggere al Datano, col quale suo- 
le comunicare molto le nuove, m^ifisimamen- 
te dalla entrata de' Medici in Firenze in qua. 
Mandaigliela volentieri, perchè era pruden^ 
tissima lettera, e dava buon testimonio del- 
l' animo della mia Patria verso S. Beaiitudi* 
ne. Quanto al disiderio tenete d* intendere 
i progressi di M. Bernardo, dicovi, che 
dvendo diliberato N. S. di richiamarlo e 
commesso, che gli fosse scrìtto se ne venis* 
se, poi si pentì, ed ordinò eh* egli segui- 
tasse il Viceré , come vedete che fa. La 
cagione deir andata sua dovete avere intesa 
da quella Signora. Era disagevolissima, e 
per quanto si stimò da esso stesso, quando 
egli montò a cavallo , poco meno che del 
tutto impossibile. Nondimeno la destrezza 
e valor suo ha operato assai , il che credo 
gli fia di riputazione grandissima, e più se 
le 'cose anderanuo oltra secondo il voler di 
N. S. Questo vi dico di vero che di M. 
Bernardo tanto onoratamente sente e parla 
N. S. che è cosa da non credere, conside- 
i^ta la natura di S. Sant. , che di nessuno 
si contenta, di nessuno si suole lodare. Ap^ 
presso agli Spagnuoli tutti cht ha più ere* 
dito di M. Bernardo bisogna che sia più 
che uomo. Non può oggi mai più stare ri« 
stretta, non che occulta, la virtù di vostro 
fratello, non può penare lungamente ad es- 
sere rimunerata. Ognuno Io ama , ognuno 
r onora , ognuno gli crede e commette vo- 
lentieri 5 ognubo se ne loda , ognuno lo 



^o YouM^ ttjiztr: 



prova maggiore è più valoroso , eie' ft&tt 
era la spei^nza sua , per grande che ella? 
sìa stau* Ria a chi scrivo io queste cose 7 
Quanto al venir suo a voi , se fosse venu-^ 
to, non sarebbe stato per vedervi, nonché 
esèo non ne arda di desiderio , che ne ar- 
de grandemente, ma per commissione di 
i^. S. se esso con gli Spagnaoli non aves* 
se operato cosa alcuna. Né mi maraviglia 
anco che esso non. v^ abbia scritto. Non si 
può essere cosi cauto e guardingo della com* 
ìnessa secretezza altrui, che avanzi. Iscusa«- 
tenelo^ che sono certissimo non lo faccia 
di sua volontà. Penso starà con quelli eser- 
citi fino alla espugnazione di Brescia. Poi 
se ne verrà con V uno verso Ferrara. Pure 
questa è stima mia. Non la ponete a certez- 
za, ed anco le voglie sono mutabili. Man- 
dai la lettera vostra in quel punto che io 
Tebbi a Monsign. di Tricarico, il quale èf 
qui da otto giorni in qua, ritornato da Vi-* 
lerbo, dove è stato tre mesi a diporto col 
Re ver. Cornato, che ora anco è in Romav 
Alle altre dolcezze della vostra prima noa 
rispondo, che mi bisognerebbe tutto *1 me- 
le della Ciciliana Ibla ad adequarne une 
picciola loro parte. Tengo alla seconda , 
che ebbi jermattina de' j4- con la alligata 
a Mons. Reverendi, de' Medici , la quaU 
mandai al Datario, ohe é quello che fa gli 
spacci per Firenze, e sine cujus nmJtu non 
^i parte alcuno ; averà buonissimo ricapita» 
Le nuove 9 che mi date per la lettera dei 



LliRO FECONDO. 7f 

Coveroatoré, erano qiii un dì o due prima 
per leuere tilT orator Vini^iano. Restami rin-' 
graziarvi della dolce diligenza vostra di que- 
Bto e degli altri avvisi, che mi sono stati 
Carissimi quanto posso dirvi. E sé io non 
credessi darvi soverchio carico t vi preghe- 
rei al seguire di cosi fare inflno al ritorno 
di M. B. che ne riceverei grandissima sod- 
disÉaizione. Le cose tutte de' Medici vanno 
con tanta contentezza di quella città , che 
tion si dee disiderar più. Abbraccione anco 
io sin ài qua Y. S. con tutto V affetto dei 
sensi miei. Alla quale facendo Une senza 
£nc mi raccomando. ASz^k d^Ottobre i5ia» 
Di Roma. 

■ 

j4l Conte Giovanni da Tiene. 
A f^icénàd. 



Messere Agostino Angiolello mio cu* 
gìno farà conoscer a V. S. il grave danno, 
che io ho ingiustamente sopportato nelli 
tre imprestiti passati per conto della Badia 
di Villa Nuova, che è nella vostra diocesi; 
il qual danno è stato, che ho pagato i due 
terzi delie entrate , che io ne traggo per 
ciascuno imprestito. Ora che per la inte- 
grità di V. S. sete stato eletto ad esser uno 
de' ritassa tori del quarto imprestito del Cle- 
ro, priego V* S. ad esser comenta aver tan- 
to rispetto al detto mio danno, che per lo 
innanzi io noni pata maggior interesse di 



If2 VOLI^ME TERZO* 

quello cbe mi si conviene, e che lo sgra* 
vamentQ futuro ricompensi in qualche par- 
te al soprappeso passato. Della qual giusti- 
zia da y. S. in quello, che a lei starà, 
fattami le sentirò eterno obbligo > siccome 
spero e mi confido nella sua bontà e giu- 
stizia^ che ella farà. A cui mi proff(3ro e 
raccomando. A' i3. d'Aprile i532. Di .Vi-^ 
negia. 

[A M. Cammillo Paleotto Secretano 
del Cardinal di Santa Maria in Portico: 

A t^iorenza. 

Scrissi a Mons. nostro Reverend. que- 
sti di pregandolo a farmi grazia e dono 
della sua Yenerina marmorea, che non ha 
potuto trovar luogo nella stuffetta. S. S. non 
mi risponde, il che mi fa dubitare noi;i for* 
se gli sia parata la mia richiesta presuntuo^ 
sa. Priegovi , se vedeste ^ che cosi fosse , 
siate contento dire a S. S. che se essa mi 
vuole castigare della presunziou mia usata 
in richiederle troppo bella cosa col non 
rispondermi, io sono più contento vedere 
due righe di mano sua, che mi nieghino 
ciò che io gii addimando , che non sareb* 
be averlo ed esser privo delle sue lette- 
xe. E voi almeno, M. Cammillo mio caro, 
scrivetemene alcuna cosa. È vero, che io 
mi rammaricherei di questo vostro silenzio 
più che io non fo, se io non isperassi » 
che più di quindici (giorni non mi poteste 



LIBRO SICONDO. rj3 

tenere in questa voglia , conctossiacHè fra 
questo tempo mi fido potervi e vedere e 
parlare. Quando non voleste , poi che fo« 
ste qui, per fornire in tutto la burla , te- 
Bermi anco la favella. Gomechè sìa bascia- 
te la mano a Mons. Reverend. in mìa vece* 
Ed a^ vostri e miei fratelli, che senza no- 
marli sapete quali sono , ed a voi medesi- 
mo mi raccomandate più che mezzanamen- 
te, e tornate tosto. A' 19. di Maggio ulti- 
mo quarantesimo se^to anno della mia vita* 
ti5i5« Di Roma. 

^ M. Cammillo Paleotto^ 
A Ruberà. 

Sto di mala voglia, che intendo Mons. 
Reverend. nostro avere un poco dì febbre. 
Per amor df Dio, M. Cammillo, procurate a 
vostro potere la sua sanità* Non mi mara-* 
mìglio giA, che al grande ed incomparabile 
dolore, che S. S. ha preso della morte dei 
Buon Signor Duca nostro, esso si senta un 
poco male. Ma non vada questo poco ma- 
le innanzi. Ti priego siate contento avvisar- 
mi per ogni messo, che in qua viene del- 
lo stare di S. S. Mi basteranno due righe, 
senza 'che vi prendiate fatica di molta scric*» 
tura, che ve n*e resterò obbligatissimo. Non 
istarò allegro fino attanto , che io non in- 
tenda S. S. essere guarita. Ebbi tre anni 
iono , un benificio per rinunzia nella dio- 
cesi di Verona , chiamato Sanità Alarla di 



^4 yolùMb tEftzd; 

Mon Tanibano. Né pec ingej^no mia o taé-^ 
comandaxioae del Signor Alberto da Carpi 
o brievi di IV. S. o inierposizìonc di ML 
Jacopo Bannisio , al quale per questo con-» 
io sono molto obbligato , ho mai potuta 
averne il possesso, se non che fu pur toU 
ta questa benedetta possessione a nome mia 
da uno de* provveditori Viniziani, che era-? 
DO allora in que' luoghi con T esercito^ 
due o tre mesi sono. Se Mons. Reverende 
passerà alla Cesarea Maestà vi priego vo^ 
filiate pregar S. S. in nome mio a voler6 
impetrar da Cesare ^ che M. Francesco 
Mazantc Arciprete di Verona possa pigliaf 
questa possessione per me, che è mio prò* 
curalor sopra ciò, ed avere brievi di N* 
S. Monsonbosco Secretarlo del Viceré,* che 
mi fé' difficile questo possesso , ora non è 
più in quelle bande. Vale il benefìcio a 
buoni tempi ducati novanta. Siavi a memo» 
ria. Io vorrei pure non mancar di tutti voi 
ad un tratto, e sarebbe bene che Mons* 
Hevérend. rimandasse in qua M. Giulio a 
far le faccende sue con N. S. Vedete di- 
sgrazia mia! io m^ affrettai di tornar tosto 
a Roma per voglia , che io avea e diside- 
rio di vedere M. Giulio, e ridere con lui 
in luogo di voi altri, de' quali io mancava , 
e il di dixvinzi o gli due, che io fossi qui^ 
esso s'era partito^ e per soprag:;iunta voi 
ve ne andavate in Lombardia; almeno rac* 
comandatemi ora a lui, e tenete tra voi 



tnnò stcovoo: j5 

alcuna memoria di me* E gaandò oiancia-' 
te a not te c<^xi Mons. Reve/rend. chiamate*- 
minile tolte tra le vostre ciancie. O che 
pagh<?rei io essere con voi! Non faremmo 
2>di, M. Giulio^ cosi un poco, di primiera al^ 
le volte^ se io vi fossi? Io vi sarei una Yi^^ 
gnhola. Voi ridete sì ? A Dio. Di grazia 
basciate la mano amendue a Monsignor Re^ 
verend. per me. A voi ed al mio M. Lati« 
no mi raccomando. Non ho più carta da 
questo lato. O M« Gammillo mio, che pa- 
gherei io che Voi poteste aver conosciuto 
il nostro Navagiero, che areste conosciuto 
un ben dotto giovane, e dico un'altra vol- 
ta ben dotto. Certo che 5a assai ed ha gen- 
til giudicH) ed acuto. State sano. A* i4« 
d'Aprile i3i6. Di Roma.' 



A M. Cammillo Paleotto. 
A Modona. 



Escasatemi con Movs. Reverendisst sa 
io ora non gli scrivo , che nel vero non 
Lo tempo. Benché anco non ho gran fatto 
che, se io già non gli volessi scrivere, chc^ 
ho avuto oggi a pranzo meco il Sig. Ippo» 
litino, il quale m'ha dato tanto piacer, 
che e stato assai. O quanto è dolce e pia« 
cevole Bambino. Intendo per un capitolo 
4' una vostra lettera Mons. Reverend. avere 
ordinato che si scrìva a Mons. della Yalle 



V 

76 VOLUTSfTF TERZOi 

per M. Àgostin Foglietta , di che ne rin-. 
grazierete S. S. escusandoml ^ se con 1«^ 
ìilttnie mie lettere le replico queì\o stesso*^ 
Il che tuttavìa scrivendo conosceva essere 
non necessaria, e basciate la mano a S; 
S. nella sua buona grazia quanto più pote^ 
te raccomandandomi. O M, Giulio mio niio^ 
mio, io mi vi raccomando, ed a voi M* La-^' 
tino è M. Ermanno miei cari e onoratissimi 
fratelli. A voi M . Gammiilo non mi raccòman* 
do punto, state sani. A' 27. d'Aprile i5i6. 
Di Roma. 

Jl M. Cammillo Paleotto» 
ji Roma. 

Io v' avrei pure scritto alcuna volta in 
qucstH vostra lontananza , se io non avessi 
pensato nojarvi, più tosto che altramente , 
con le mie lettere , stando voi non bene , 
come sete stóto Ora che s' intende il mi-> 
glioramento vostro, v' abbraccio e bascio 
più di mille volte con queste poche righe, 
significandovi che poche ore passano, che 
Mons. vostro l\everend. non ragioni di voi tan- 
to amorevolmente, che io non basto a scriver- 
ne la millesima parte. O M. Cammillo mio 
dolcé^ quanto piacere ci troncate e fate im<» 
perfetto col vostro male^ e col non esser voi' 
con Mons. 0^sù pazienza. Attendete pure a^ 
guarir di forza , che tornando noi a Roma> 
vi troviamo gagliardo. Raccomandatemi at 
mìo ^caro ed onorato Compare !IM. Alessaat 



LIBRO SECONDO^ 77 

dro da Cesena, ed al mio M. Girolamo 
da Ogobbio per più di mille volte per cia-« 
scuno ed a voi stesso sopra tutto* Priego il 
datore di tutte le grazie, che questa gra- 
zia da me sopra tutte le altre disideratis-*. 
sima mi conceda, che io vi possa nel ri-/ 
torno nostro a Roma veder ael tutto sano 
e lieto , come vi vidi quando tornaste di 
Fiorenza. Basciovi di nuovo mille volte. 
À' 12. d'Ottobre i5i6. Di Corneto. 

A M. (i) Jacopo Sannazaro. 
A Napoli, 

Se'l cortese^ come si vede^^ e come io 
stimo sommamente gentile amico vostro 



(i) £ sos^erchia raccontare chi sla- 
mato Jacopo Sannazaro , . e quante lodi 
abbiano riportate le cose sue così voU 
gari ^ come latine ^ fra le quali il suo 
Poema de Partu Virginis pieno dellcu 
magnificenza J^irgiliana non ottiene l'ul- 
timo luogo ; ma non uscì alla luce senza 
essere prima stato sottoposto al parere 
del Bembo y come racconta il Beccatello 
nella Vita del nostro Autore* Alcune 
lettere del Sannazaro al Bembo sona im- 
presse nella Baccolta del Sansovino tante 
volte da noi aUegatd di lettere di diversi 
aUo stesso Bembo dirette ;> doi^e si racco^ 



^S- VOT.UME TERSOJ 

saputa avesse, Sig. M. Jacopo mio, quanta 
soddisfazione io prendo in far cosa, che a 
voi piaccia , egli non arebbe preso tanta 
fatica in farmi quelle due camiscie e due 
sciugatoi a molto oro e cosi dilicatamenie 
lavorati, che voi mandati m* avete. Percioc- 
ché egli sarebbe stato assai ceno, che di 
nessuna opera posta per me in servizio aU 
trui tutti questi cinque anni del Ponteficato 
di N. S. ho avuto si larga mercede, come 
della poca , che nel suo piato ho posta ai 
prieghi vostri , tanto è stato il piacere , 
che del servirvi ho preso. E di vero infin, 
che voi m* avete ora una scatola di sapone 
moscato, e quando una di manna mandata, 
io quel tanto ho ricevuto volentieri da voi 
venendomi. Ora che veggo la coi'tesia 
troppo innanzi andare, e voi mandarmi do* 
ni di molto prezzo e di nuolto lavoro, non 
m è già bastato V animo di rifiutargli , per 
non offendere almeno quella volontà , con 
la quale la corona civica dell'uno di quei, 
doni, come dite fu lavorata* Ma bene mi 
sarebbe stato più caro dono , che quella 
medesimo gentile amico avesse estimato f 



glie la stima che faceva di lui^ dal quale 
venne contraccambiato con gli Asolani 
mandatigli in dono , e con altre vicende^ 
voli lode^ die si leggono nelle pistole latini 
nel IVn Folumcp 



{(he Tamore, che io a voi porto, fosse tale, 
che non potesse^ siccome non può, «è Cre- 
scere, n4 minuire, E perciò che egh di 
quesii a simiglianti accidenti non avesse 
mestiero; a me certo è stato piacevole tutto 
cjaelio affanno 9 che per la vostra lettera a 
M. ?• Jacopo ho compreso voi aver sentilo 
dello essere stato in sospetto « che la Ciis« 
setta fosse smarrita, poi che avete pcrmes* 
so, che tale amico vostro, e di si rara qua- 
\ìik^ si sia dato a così faticosa opera, e di 
cotanta spesa niente altro meno hisoguau^ 
dogli, che cotesto. Ne vi voglio già io ore-» 
dorè, che non abbiate ciò inteso prima, 
che dopo '1 fatto. Ma come che ciò sia, 
poi che cosi gli è piaciuto di fare, io le dette 
cose ho prese volentieri, e sentogliene tan- 
to maggiore obbligo , quanto meno gli era 
Uopo in questa parte faticare ed a questo 
uflicio dimettersi còsi leggiadro spirito. £) 
poscia che avete preso tanta cura sover- 
chiamente non v' incresca pigliare ancor 
(questa, che necessaria è, se io ingrato non 
voglio essfere , di ringraziamelo , quanto sì 
Conviene, in mia. vece, e proferirmi a lui, 
iBÌ'ccome cosa non meno vostra , che siate 
voi suo. Della sua bisogna niente dirò ri^ 
mettendomi a M. P. Jacopo diligente ed 
amorevole sollecitatore e disiderosissimo di 
piacervi, se non questo, che io la reputo 
molto più mìa, e vie più al cuore mi sta, 

tke non istà nn |)iato, che io fo ov^ con 



9o yOLUMC TEEZOf 

molla diligenzìa d^lla commenda di BoIoJ 
gna beneficiò da me molti anni disiderato, 
e di cui sono in possession novellamente • 
della quale grande e potente avversario, 
cerca di levarmi. State sano, molto Magnir 
fico e dal mondo estimatissimo , ed a me 
sópra tutte le cose . caro Signor M. Ja« 
copo mio. A* ^4* ^i Dicembre i5i7» Di 
Roma. 

j4 M. Jacopo Sannazaro. 
A Napoli. 

Ho veduto molto volenrieri e in Ve-^. 
nezia , dove fui a questi di santi , ed ox^^ 
qui , il venerabile e dotto e virtuoso Mae-* 
Siro Paolo Fontana , e per innanzi ayca io 
veduto con mollo piacer mìo la vostra let-; 
tera , eh' egli giunto in Venezia mi mandò 
qui, dove allora io era. Rimangovi tenuto, 
che m'abbiate dato modo di conoscere cosi 
gentile e raro uomo. Egli ha con le predi-, 
cazioni sue grandemente soddisfatto alla , 
Patria mia, la quale voi chiamate e potete 
ragionevolmente chiamar vostra. Perciocché . 
vi sete amato al pari di qualunque s'è na-.. 
tio e proprio figliuol di lei e pianta. Ho, 
fatto per sua Paternità poco, che poco ha 
egli voluto che io faccia. Arei fatto assai 
di quello, che in poter mio stato fosse per , 
rispetto e riverenza vostra ^ se io avessi, 
saputo che fare, o in che adoperarmi. La 
ìscusazione , che voi fate del non mi scri<- 



LIBKO SECOimO. 8l 

Tere di man vostra, mi duole per conto di 
voi, che siate, stato cosi lungamente cosi 
indisposto. Sarebbe oggimai tempo cbe voi 
vi risanaste a pubblico benificio del mondo 
ed a contentezza de\ vostri amici , che in 
venerazione v* hanno. Dio faccia che io né 
senta tosto quella novella, che da noi tutti è 
senza fine disiderata e con molti e molto 
caldi voti a Dio pregata. Di grazia fateci 
oggimai partecipi della vostra reverenda 
Crlsteide fuori mandandola e pubblicandola. 
La iscusazion della carta non buona va 
troppo oltre. Raccomandomi in buona gra- 
zia vostra^ fin di qua con quella parte, con 
rìie io ciò far posso , abbracciandovi rive- 
agentemente, e fasciandovi. A' ^4* d'Aprile 
f:5a5. Di Padova. 



Jl M. Bartolommeo dalla Valle. 

JL Roma* 



Egli m* é grandemente « caro il òono*^' 
Iter e , che non solo a coloro i quali nieh'te 
dtro amano che la Poesia ^^ sommamente 
piaccia e diletti il Petrarca, ma eziandio 
appo quegli altri egli sia in prezzo , che 
a tutte le altre arti più si danno o sonosi 
>iati, che a questa. La qual cosa io e in 
Còltissimi uomini ho già veduto avvenire , 
%d ora veggo essere avvenuta in voi. U 

Bembo Voi VII. 6 



;i"'- 



52 TOLUarK TEIUO.' 

'é[Uale ftl p4sr la grandezza della vestirà iìd« 
liiiissima famìglia ,6 sì ancora per lo acà-^ 
imaestramenio e per Io stile pr^o da* vòstfi 
teaggiori dato allo armi ^ ed al matteggio 
^é governo deUd cose , nondimeno^' amate e 
temete sovente in^ titiano le Canzoni di M* 
Francesco, e quelle, candidissimo e rarìè^ 
simo poema estimando ^ fatte le vi avete 
molto famigliari. Perchè , e col Poeta mi 
rallegro, che se a lui dopo la morte ò ri« 
maso il sentire ciò che tra vivi si fa , in 
ogni guisa di studio trovi amatori delle 
sue belle e vaghe scritture, e con voi ten» 
go che sia da rallegrarsi, al quale gli altri 
csercizj non tolgono il pascer T animo di 
così dolce e dilicato cibo. E certo grande^^ 
mente vi lodo ^ che a quello divino ìnge<« 
gno , che già alla patria vostra fu caro, e 
jda essa ricevette onore ^ e lungamente coi 
vostri uomini visse, rendiate voi merito mol« 
to ora con lui dimorando nella guisa, che 
si può, e suoi amorosi pensieri, che furono 
cosi alti e così gentili, nelle sue carte con 
maraviglia e con diletto rimirando e ricer- 
cando. Il quale stadio vostro se altro non 
mi facesse manifesto , sì lo farebbe il heU 
lissimo Canzoniere del Poeta, che voi pre- 
stato m' avete , ed io tratto dalla vaghezza 
del libro, tuttavia con quella sicurtà, chs 
la vostra molta cortesia già buon tempo 
m* ha data, ho tenuto meco volentieri moU 
ti giorni 9 e terrei ancor più , se non che 



eenveaeiKl^ « ine domattma parure per 
Ui'bipo 9 a 9QÌ il rimando 9 con cui esso 

Ei4 yaientUi^l diniorerà , che (eaere gli su- 
ìtf^ .^U^iuim^k còmpagaia* State sano. Aii 
zo^ài,h^s\\o^ i5ir» Di, Borico ia Roma. Noi 
gtorao appqiiìto cheU medesimo nostro Poe- 
la pasrsò a miglior vita« 



. li . L 



\ • 



ss 



LIBRO TERZO. 



A M. Giovan Matteo Giberto. 

A Roma. 



p 



oche cose arci potato veder più to- 
lentieri^ S. Giovan Matteo mìo, ,che le vo- 
stre umanissime lettere , le quali m' hanno 
di piacer non aspettato ripieno , lodato sia 
Dio 9 che v^ ha di lontana parte e di lungo 
e disagevole cammino sano e salvo a Roma 
ritornato ^ ft voi ringraziato ^ il cjuale aoa 



$^ TÓLUME TEkZO. 

yi sete dimenticato di me, ne per lòiita* 
Ijianza 9 uè per la cura e maneggio àéh 
Ip grandi cpse ,^ che ayei^ avuto a tràt^ 
tar lun^p tèmpo , Te ' cpj.aU di leg^ìei:^ 
le non grandi di mente altrui fev$f So- 
gliono , né solo dimenticato non Ve uè 
setCj la qual cosa mi sarebbe dolce e cata 
s;ata da se solamente a pensarlo, ma an- 
cora mi datQ di ciò soavissima pruova con 
Io scrivermi e salutarmi si cortesemente; 
IRendovi eziandio grazie del vostro ràlle- 
^grarvi, meco di questo mio presente ozio^ 
che intendete che io mi piglio e godo 
cosi pienamente. E di vero nessuna cosa 
nella vita avvenir mi potrebbe giammai , 
che più mi fosse cara, di questa, e di 
<jui amandomi voi come fate , più doveste 
meco rallegrarvi, ed esser di ciò più ccn- 
tento , siccome si fa degli amici nelle loto 
prospere e liete cose. Ma nondimeno do- 
vete sapere , che la fortuna m* ha queste 
ozio interrotto e tolto via per ispazio don- 
ilo anno intero in fehbre e quartana' ed al- 
tra avviluppandomi non seDZ(i perìcolo di 
lasciarvi la vita. Come che ora, fa Dio 
mercjè e sano e contento sono a bastanza, 
r^el qual tempo ed in" tutto 3 passatoi da 
che più riveduti non ci siamo, mi s'è del 
continuo e per la memoria girato lo ^tan 
Xfi c^i vói eéi jI grdbde disìdorio degli 
séudj,^ che ho coiioscitilo in vói essere , 6 
quf^ni ragionamenti ^ che altra volta aven»« 
mo insieme per la &elva di Soriano cavai'* 



LTURO T1&R20. 87 

nando , ed ìQ cotali pensieri non sapendo 
che cosa migliore io vi dovessi 'poter disi^ 
derare, v^ho sempre disiderata riposo , il 
qaal solo io estimava vi mancasse^ a farvi ^ 
quamo si può qua giù, e contento ^e felì^ 
ce. Quantanque io vi sémto di si alto é 
vìvo ingegno, che potrete <ion le lettere 
e con gli studj far fratto eziandio nel 
mezzo del negozio, quanto altri soglia fare 
nelle solitudini, solo che a ciò fare vi 
disponiate. Le proferte, che di voi mi fate, 
ricevo io volentieri e con lieto cuore , né 
men grande vi reputò io ora, che io vi 
reputassi giammai , estimandovi più dal- 
l' animo vostro , che dalla fortuna e dal 
poter giovare altrui , il qual potere è non- 
dimeno in voi ampio tuttavia pregando il 
cielo» che non solo il vi mantenga e guar- 
di tale, quale esso al presente è, ma an- 
cora Taumenti di giorno in giorno, quando 
si vede , che quanto voi più potete , tan- 
to più possono dt favore e di bene e 
la virtù e le huone arti e le dottrine spe* 
rare. Ho salutato il mio Flavio per nome 
vostro , il quale ora è meco in questa so- 
litudine. Cola , che è a Padova , saluterò 
come io il vegga , dbe ila fra due o tre 
:fiorni. V^no e T altro sono vostri altresì, 
come miei ed .io ijoisieme con esso loro 
.son vostro, sìccame io debbo essere per 
Famore^ che mi portate e sopra tutto per 
la ^incomparabile bontà e virtù vo£)tra. A 



88 TOLUMC TKHZO; 

Monsignore Io Cardinale sarete contenta 
di baciar la mano a nome mio ^ ed a 
Mons. di Gapua, al quale io scrissi a que- 
sti di ^ ed al vostro gran debitore , e npi]t« 
dimen ricco da ppcere altamente soddisfar- 
vi, e dal mond(> onorato Vida, ed al mia 
H» Agostin Foglietta, ed allo elo<}uQnta 
Giovio raccomandarmi, e sopra tutti a voi 
stesso. State sano. A' 6. d'Ottob. i522. di 
Tilla nel Padovano. 



A M. Giù. Matteo Giberto, 
A Marna. 



Se voi foste uno di quelli^ che noift 
hanno dove spender le loro ore , io , che 
sono in assai alto ozio , e spendo le mie ^ 
come io voglio, vi scriverei più spesso, ché^ 
io non fo, almeno per bene spendere quel-* 
la ora , che io mettessi nello scrivervi , se 
non per altro. Ma perciocché io so , che 
più spesso a voi suole avvenire, che il 
tempo da dare alle vostre bisogne vi man- 
ca , che quello vi sopravanzi , che sia dn 
dover donare alle soverchie lezioni , io mi 
taccio 9 tuttavia di voi dolce e continua 
memoria tenendo, e sovente di quelli ra- 
gionamenti fra noi più volte stati ricordan- 
domi, i quali quanto fossero a voi da me 
con vero animo detti, voi ora ve ne potete 
avvedere. Yi priego adunque ad escusare il 



mio silenzio con questa cagione ed apensare, 
^he dove che io mi sia , che . che io fac- 
cia^ io par son vostro, e penso di vedervi 
e visitarvi, come, io intenda, che ta Tosca-* 
nà sia risanata, e voi e Mons. di Gapua 
in Firenze essere , i qnali non penso cha 
abbiate ad esservi senza Mons. lo Gardina-« 
le. Al quale sarete contento basciar la ma- 
no a nome mio, e raccomandarmi al mio 
Giovio ed a se stessa. State sano. Di Vil- 
la nel Padovano. Agli 8. di Setterabrai 



i5zd. 



A Messer Giot^an Matteo 
Giberto. 



Se non è in questa Città uomo alcuno, 
che per queljo che si vede, non pare che 
ce ne sia, il qual non senta molta alle- 
grezza della nuova creazione al Pontificata 
del comune Signor nostro, quanta é da 
credere che ne debba sentire io, il quale 
da molti anni in qua ninna altra' cosa graa 
fatto ho avuto ne' mìei disìderj, se nont 
questa ? il perché più tosto lasciando a Y; 
Sig. che lo giudichi, e da quella letizia 
che voi ne prendete, facciate estimazioQ 
della mìa ^ che pensando di poterlo a ba- 
stanza isprimere, con voi di tutto il cuor 
mie , e di . tutto il mio animo mi rallegro 
di questa felicissima, e siccome io spero, si 
iutto il mondo Cristiano salutevolissima ijio-^ 



go TOLom tib;bo. 

v^lla. Ne so eon cui io mi possa di cìi^ 
rallegrar più conveneTolincnUS 7 ^ che non 
Toi , il qual sarete di questa felicità prin-« 
ctìpalmente goditore. Abbracetovi adunque ^ 
stringevi , basciovi con questa poca carta^ 
Sìg. M. Giovan Matteo mio, inuno attanto 
che io possa ciò far con la persona. E rin« 
grazio Dio ^ che non solamente a S. Sant., 
ha dato modo di poter giovare ad esso 
mondo molto maggiormente, che per addie* 
tro non ha potuto.^ ma a voi ancora, il 
qual non dubito che avendo sempre nei 
vostro minore stato sopra ogni cosa inteso 
a meritar con gli uomini , ora che sarete 
appo tanto S. tutto quello 9 che voi mede- 
simo vorrete essere non siate per merit;ar 
con loro tanto maggiormente, quanto a voi 
basterà per . divenire illustre ed eternot 
Vorrei con voi ragionare in cosi lieta, e 
bella materia lunghissimo spazio'. Ma coji'- 
siderato le occupazioni vostra , ed olu*0 a 
eicT/ pensando in brieve di vedervi , mi n« 
marrò di pili oltre tediarvi con questa let- 
tera, e pregando la bontà divina, che sic-» 
come è stata liberale in donare a Papa 
Clemente Settimo il luogo in terra del 
suo figliuolo, eosi sia eziandio larga a do- 
nargli lunghissima vita, acciò che egli pos- 
sa usar tra gli uomini le sue virtù , ed e^ 
glino goder di loro più lungamente , farò 
fine nella buona vostra grazia raccoman- 
dandomi , e pregandovi a basciar il pie a 



N. Sìg. à nonri^ mio. Sute sano. A.* Ten- 
tano di NoTéxttbre iSsS. Di Padova* 



A M. Benedetto Mondolfo, 

Urbino. 



Ancora cbe io non yr abbia acrìno 
jfappoì ' che io mi partii di coteate contrae 
de 9 non è per qaesto , che io non abbin 
sempre serbata verde la memoria dell» 
nostra 'amistà non altrimenti, cbe se io 
fossi stato di continuo con toì. Con que««: 
sta confidenza piglio a raccomandarvi Mae-^ 
ttro Bernardo Fiorentino e Flaminio sua 
ftgUuolo Musici di liuto degni da esser 
cari ad ogni Re. Essi disideravano avec 
luogo appo il Sig. Duca. Priegovi siate con- 
lento per amor mio favorire questo loc 
dtsiderio , che Io riceverò da voi in luoga 
di piacer singolare. Pregandovi oltre a que« 
sifo a raccomandarmi nella buona graaia del 
Sig. Duca , ed alle Sig. Duchesse mie 
Sign. ed a^ voi stesso, non vi scordando 
the io son vostro. A' 6. di Giugno i5:|3* 
Di Padova. 






\ 



'Al Sig. Francesco Maria i 

della Rovere y 
. Duca d' Urbino. 

n Ccivalier Dotto M. Lodovico animo*' 
AQ e pronto soldato , il quale io raccomaii* 
dai a Y. Eccellenzia per gentile uomo neUa 
5ua famiglia , viene a servirla disideròsissi- 
mo non pure ora , ma già molti anni di 
trovar luogo nella grazia sua. Sono assai^ 
certo si per )a sperìenza, che egli altre' 
volte ha data del suo valore , e si per I*. 
molta divozion che ha al nome vostro, che^ 
egli non solamente farà onore a se stessa 
ed alla sua casa, la quale è delle più no-* 
hili di questa Città, con piena soddisfazioni 
di T. Sig. a cui egli disidera sopra tutta 
le umane cose di soddisfare j ma ancora a 
me, che Tho a voi raccomandato. Toma 
a pregarvi che vi degniate raccorlo volen^' 
tierì, e dargli quel luogo, che giudicherete 
a questa qualità di servente convenirsi. Il 
che io riceverò per donato a me stesso, e 
cosi di questa grazia ne piglio io tutto Toh-s 
hligo. Da questo primo ingresso in ayan-^ 
ti lascio che il suo bene adoperare gli 
acquisti, quanto egli averà a sperar da' 
voi , a cui bascio la mano, N. Sig. Dio sia 
vostra guardia A* 7. d^Ottobra i523. Di- 
Padova. 



t 

ttBRO nKZO« - 9^ 

I 

"jil Duca D* Urbino. 
In Campo a Melano^ 

Giovan Domenico cavalcatore costuma- 
ta persona , ed il quale io molto amo , di* 
sidera quattro parole di raccomandazione 
da y. Èccellenu al Slg. Viceré di Napoli 
in favore d* un suo parente cittadino di 
Bari 9 e viene a lei per questo.^ Quando a 
y. Sig. non sia in disagio farnegli grazia*,' 
io il riceverò in singoiar dono' dalla sua 
cortesia, dalla quale ne ho ricevuti innu- 
xnerabili altri , e porrollo a canto quelli 
nella memoria della mia antica servitù con 
lei. Alla cui buona grazia e mercè bascio 
la mano disiderandule a questi importaur 
tissimi tempi tanta prosperità di fortuna,, 
quanta è in lei virtù d^ animo y e di ciò il 
cielo affettuosissimamente pregando. A* i6« 
di Febbrajo i5a4. Di Pattova; 

^l Duca d'Urbino. 
A Verona. - 

. Se io li<> fatto piacere a Y. Sig. in 
darle il mio iit'orsiere , no ben sentito tanto 
piacere io dandogliele , che non era biso^ 
gno che ella per sue lettere nie ne ringra- 
ziasse , massimamente sapendo ella che o- 
gni mia cosa ragionevolmente è sua, ed jio 
insieme con esse, e sopra essn ttutn. Le 
rendo nondimeno grazie di questa cortesia 



^4 VOf-UHE TX«£0. 

sua , e del suo troppo amorevolmente rl« 
cordarmi se essere in capital mio, bascian-» 
dooegli la mano , e nella sua buona grazia 
raccomandandomi. A* i:2, di Settembre i525« 
X)i fiadova. 



jii Duca éT Urbino. 
In Campo., 



•> •> 



• t • 



. >r 



fi 



Mando a V. Eccellen. Antonio Tiq^iv^ 
tino mio servitore 9 ed a me assai cf(i:Q^<^ 
allevata nelle arme da fanciullo, ed eserpt^ 
tato in esse, e d'animo ardito e fprte:, ^4 
in somma atto uomo a far si beué ^ cot' 
me un altro pari suo , tutte quelle com^ 
che a valoroso soldato appartengono* Yi^Aè 
a Y» EccelL per servirla , e per acquistar 
ben servendo la sua grazia. Per la quiéd 
co&a vi priego ad esser contento di dargli 
liiogo nelle lancie spezzate vostre, e tidd 
che ad esso agevole ed ispedito sia il pos- 
ter valorosamente adoperando meritai con 
voi. !Non dubito che Y. Eccell. non sia 
per averne utile servizio 5 e con qu^ta fi- 
ducia gliele mando più volentieri. Nella 
cui buona grascia e me ed esso Antonio 
^accomando con tutta la inclinazion d^ì- 
1' animo mio. A' 24. di Luglio x5a6. ^Pi- 
Padova. r 



's 



5 •::,'■/ 



t . » «» v* 



> 1 . '■> * 



Itti Duca éC Urbino. 



|t.endo a V. Eccdl. quelle magigiori 
grazie, che io posso, dello 'avito, ch'ella 
mi fa noD solo in nome di sé y ma ancora 
del^a Sig. Duchessa, al yenire a fare alcun 
dì di questo prossimo Settembre con Yo- 
tftl^e $igg. in Ogobbio, dove efle saranno ed 
insieme anco Mons. rArci?esc. di Salerno. 
Hè^^oteva ricever cosa più cara^ che que- 
sto segno, che nfonle sia ingrata la devo- 
ifeiòn mia. A che rispondo , che se io mi 
potrò sciogliere si {per tempo dalle occu- 
pazióni , che ora molto necessariamenio 
401 mi ritengono V ehe io possa in ciò 
Soddisfare a Y. EÌccelL ed a me stesso , 
id il farò niòlto volentieri. Che di vero 
¥tiino dovermi esser dilettevolissimo il po<« 
ter dopo tanto tempo riveder quelle con- 
trade , nelle quali ho fatti alquanti anni 
della miglio^ vita cosi lietamente, e Tuna 
e Tahra di Y. Sign. ed anco il mio Mons. 
di Salerno in esse. E se pur ciò non mi 
potrà venir fatto a questa volta, io il fa- 
rò ad ogni modo un'altra più t'osto che 
là possa, it io averò vita. Quanto alli 
Lanzecnetti , che io ho posti per Frat^é- 
si nella inscrizione a Y. S. mandata, lo 
feci^ estimando per quello, che mi p^rea 
aver sopra ciò altra volta inteso , che essi 
ibsser di quelli , che vengono di verso la 



e jla Cplonisb^t? 4» Mìtgfojiaa ij^^y- Trevefey- 
luoghi^ seco^/io rC^^Mre-i della FcasiciaL, A 
qù^ ^utto ciò^ft che è da quella ': ripa ddl^ 
Reno,^ /:hi»Q(m-^UH^ ) . e Gi!irQiaQta > quella yr 
cl^ e . . 4air altra. ^^Ilque ;«(» iessì. yeoaeisoor- 
da'. ^quelle « pariji^ U j(i^ciaìoiie( aTeoà ii^ifui»! 
ìiqmQ antico e .propria ckiamaodo)^oGdbi^!: 
volajago T* :Sig; credere /m-.C!e«ire Gfaeondb- 
v^p inerita pia fede, che . ^rHtorémlottQeiT 
eli^Q«.JSe essi «eii^erp da aliura .paBteii e?&Vu;(^ 
Si^^^mi farà > incendere d^ qui^le^ wcéimr 
cì^ijòs fli ^ darv lQf<ih U i?iói|ie ràtico . più fa»^v 
prlp^f.Qhe io «potrò. Nella x^oi buon» gFfl(zile>- 
b^o^o riverenteniente la mano, ed alU* Si{|^^ 
D^chiQssai altresì. State sana« A' 22* d'Agor*-^ 
istp i35J. Di Vinegia* 



u 'u ■ i • . : 



;^ ilf. (i) .Giulio Cammillo Ddndnio; 

4- Boloffia. 






-4'^:- : __ __ ^Z: 



..^'.iBo uvutp .per mano di M. Roniiiilo 
r^eo|ipÌA deUe amiche novelle , ckenJaH.^ 

' ;± - ^nr" ^ '-■.--. ■■■ ' - , " *^,^ 

A l <i ' ». t ii.< r' ii i .. ' ;; > . — . — ^ ■ . "' v' - ' - •' ' 

(x) Giulio Cammillo Autore del Tec^ 
irò ebbe in somma ammirazione il Bembo^ 
di^^CUt scrisse molte lodi in parecchi versi 
iaijpi .esisfpnfi nel secondo . Tomo deUc^..^ 
BqoQoUa di y GdqflMì^mmatteo Toccano ùhi*ò':> 
titolata: Carmina ilìustrium Poetaruoi lut^^c 
loriun. Alcune sue lettere al nostro Autore 



I \ 



Ycrte fatto scrivere di buonissima lettera , e 
come io veggo molto corretto , insieme 
con le rime de* poeti di quelli tempi , 
della qual cura tante grazie vi renao ^ 
quante posso il più, massimamente senien- 
aoyi doppia fatica^ in cdò avere avuto, e 
doppia- no)i|. per j^iacermi ; ed oltre^ a ciò 
dwnb delle aUrè cose furatevi da quello 
reo uomo per soprappeso/ Dì che certa* 
mente m^ineresce al pari di voi, che sa 
qaanto queste perdite sogliono altrui recar 
molestia e gravezza. La scusa, che* per 
questa cagion fate alla tardità e lunghezza 
del tempo in ciò posto, non faceva punto 
bisogno. Perciò che questo libro così m* è 
giunto caro a questi di ^ come egli molto 
prima arebbe fatto. Avrestemi fatto piacere 
a scrivermi la spésa , che néir una , e nel- 
r altra opera avete fatta; la qual cosa vi 
piriego a fare ad ogni modo al ricever di 

Suesia lettera, se volete che io vi rimanga 
i questo impaccio datovi tenuto compiu* 
tamente. Alle altre cosi officiose parti oella 
vostra lettera^ e cosi d*amor piene e di^ 
dolcezza e di cortesia, non risponderò a 
parole, che non le saprei cosi efficaci for^. 



dirette si leggono fré$ ifuelle di diversi at 
Bembo ^ Òhe racòotse il Sansovino^ ed iiih 

presse nel i56o; 

■ • ♦ ■ .• • ■ 

Bembo Voi. III. % 



1^ rtnjvmm ybuo. 

ioAre^ cottie iGf vorrei che Me fossero, te cor 
iùè sì donverrebbc a volcrwne io ringra- 
ziaré^bàsfevolmetìte• Serberolle noadicneno 
Beffa migUor parte del mio aaimo, e seo»- 
j>re 'dfisidererp di poter per voi c'osa., clw^ 
taoto cara vi sia , che non bastiate voi A 
diamene tutto il piacer vostro , siccoihè 
'non basto io ora a dirvi tutto il mio* iUl 
buono e gentile e da me senrpre onorala 
CaTiséndì , ed al Magnifico M. Àlessandiò 
'Manzilólo rèndete grazia delle salutaziom, 
che mi fate a nome loro, ed alle loro Sig. 
"mi raqcòmahderete , e sopra tutto a .voi 
stesso. State sano. A* r8. di Novem. i5a3« 
Di Padova. 



•"- ■ j*.- 



A M. Agostìn Foglietta. 
A Boma. 

So che voi conoscete senza che io par- 
li , quanto io mi sia rallegrato della crea- 
£Ìon del nuovo Signor nostro; non solo per 
conto di Sua Santità, della quale devoto 
^ervo sono, o per^ conto del mondo, che 
atimo abbia a dovere essere ottimamente 
governalo per le sue mani , o pure per 
xnlO) che ho questo giorno &opra tutte le 
còse disiderato ; ma ancora «per cagione e 
rispetto vòstro 9 il qual me ne par vedére 
non men lieto di questo avvenimento ,* che 
si ^ia esso stesso 9 che' è fatto Papa. Saoza 
che io mi rendo sicuro, che voi ne sanìi- 
rete qiiér primo,, che è più convenevole alla 



vm vifitt^i «Ife fica è lo. ^^^wp ft la JFpjc^ 
coaa, nellae^p^Je <#ete ora ^ xooie.ohe |lU 
sia pia.jahetifti :il|€k$ocre..i^^ a qijl^i^ 
ora mollff ilni^hi te^mpL Pqr U qufil f^s^ 
quoto .jfià ;li€taiai«iue pos^ ' .y! sjbb rancio ^ 
con voi vCoh di il^Ho il cuor mio di <Qo$i.ti^ 
lice .nonzia aUegreiaa^ pregando sopra \xijkt(f 
ÌBoluiy.che di* tutte le buoue cose ècagipo)^ 
die , sìccomer f st#mOr che i^sso questo 9Pf- 
fcia..volaijO 9 .c^si :gU piaccia ancora . dpuai^ 
> Saa Safit. IjiDghbsima yitn^^ . acciocchjè ep 
e|^ possa giovare al mondo più JuDg^- 
mente ^ . e ; noL e gli altri $uoi seryi , ana^i 
pare tatti ,gU jaop^ini ,^ sentiamo di que^tp 
effetto più lunga contentezza. Se a voi 
piacerà .basciare il piede di S. Sant. a no- 
me mio^ io vVarò di^ ciò. molto grado. 
Sute sano. À' zi< di rfovenib. i5z3. Di 
Padova. 

.ji M^ Agostin Foglietta* 
t , ui Roma. 



» • 



Bftnebé io creda, che e dal mio Ayila 
;e da M*/Agostin fieazzanò voi avereto. in* 
l^o il progresso del miQ viaggio; pure al- 
meno per avere occasione di ragionar ctAt 
voi i voglio che ancora da me Io inteb- 
diiifee. Io montai a cavallo, siccome V- .$• 
jiMe, aaaai debole dal male, che Rc^na JO^i 
Àmmò in; .merito del mio essere venutaci 
-rivederla. Tuttavia cosi come io andai^cj|- 
'«Icaiidii ^ ; andai ^eaùandio, -^figliando ^i^. 



1lro# vót trf»nr "tTrtizo. 

j^e à forza' di modo, che a Tiaé àeì 
iiiinò mi sono sentito esser quello ycbe^io 
sòglio^ o la voglia dèi fuggir^ di Romai 
àké io avea, essendb stato male da lei ri^ 
cevtilo e tr£^ttato , o la mutazioB dell^aere 
pi ^ercizio ^ che se l'abbia opierato j ''^ 
peravventara .thtti e tre. Feci ias Bologna: ì 
giorni- santi e tè feMe della Pasqua ; dove 
visitai Mons. di Fano; il quale governa ca* 
51 bdne1|ne11a città e neHa giustkùa e iiftL- 
1è altre parti del suo ufficio ,- ohe noi^wM 
pórrebbe lodarlo a bastatoa. Giunto che io 
lìì Padova fui, visitai gli amiei^^ e da efai 
ivisitsltò me ne son venuto qui alla «mia Vii-. 
Ietta, che molto lietamente m' ha rioeimitl) 
^nèlla quale io vivo in tanta quiete, inquaiy- 
lo a Roma mi stetti a travaglio e fasti^. 
Non odo nojose e spiacevoli nuove» Non 
penso piati. Non parlo con procurata. 
Non visito Auditori di Ròta, Non sento iro- 
mori^ se non /quelli, che mi fanno al quàn^, 
ti Lusignuoli d' ogn'intorno gareggiando tra 
Ipro , e molti altri uccelli , i quali tutti 

{^are , che s' ingegnino di piacermi con la 
prò naturale armonia. Leggo, scrivo, quaoh 
tò io voglio; cavalco, cammino, passeggia 
molto spesso perentro un boschetto, ^hà 
io ho a capo delf orto. Del quale orto asr 
sai piacevole e bello talora colgo di mano 
mìa la vivanda delle ÉjÈ^^^e tavole perula 
sera, e talora un caiFf strucclo di fragola 
la mattina, le quali poscia m' odorano ntìa^ 
tolàménte la- bo^ca, ma ancora tutta la mea* 



8t> Twcìo velie r orto è la .qa9a.«4 oVnu*\-: 



Ò9sa tuttp^'l jgiorao. dì rose è piena, 
laàneà. oUre a jcìò che caa una barchetta' 
primm per uà vago numjicéUo, che dinari 
aliar mìa. casa corre continuo, e poi p^ ta 
Brenta-^ ìa cui jijkQpo un brevissiino cors^p 
questo fiumicelLo entra ^ e U quale è bel- 
lo ed allegrissimo fiume 9 ed ancora èssa 
da utt^altjpa pane i miei mcdesìrni c^mpi 
liagna^;io non vada la sera bupna .pezza 
diportandomi 9 qual ora le acque pi^ che 
la terra wi tengono a grado. Jn. questa gui- 
sa -penso di far qui tutu la state e /tutto 
rAutnnno, tale voi La, fra ..questo tèn^pp a 
Jaiiot^ ^ ritornandomi a rivedere g)i amici 
|ier due o per tre di, acciò che p^r com-* 
pàrazione delia città la villa mi paja piik 
;gMiziosa«. Ho ragionato con Y, ^S. più lua*- 
gamente , che io non credetti dover fare , 
quando presi la penna a scrìvere. Resta, ^ 
che: io vi pri^ghi a basciare il santissima 
pie di N». S. in mia vece, e raccomandar* 
.mi in buona grazia di S. Sant, A cui riv^* 
rentecnente ricordo . che. come che io ab- 
Ili» M animo assai riposato , non è che la 
aprama del mio statò e delle mie fortume 
<soa aia molto minore, che non sono i mìei 
biaogoi; là onde nel mezzo della, mia^uie^ 
9er>mi pungano e fanno sospirare efemere 
ilene. spefatfo ^ a i quali miei bisogni sua 
^B«^t; promise di dar riparo^ dicendomi 
asiie 'jassa JDiie avea più voglia dime. Pregh|- 
ahnofA S>'>3ant« ad esaore coA^^z^^ 4^ 






/ 



• •• •- 






.;•;• JbQn lasciare andare in 'mkiio dtitiff Ttliè*^^' 
/V.V'.ch? |o io donai. Alla qtìàlé'I^ iS; Dio p^ 
''jS.u 'Iu.4^ghìs8Ìmà feticità. State sàì!iò7 A^6è di 
:>•;'* rfaésio i525. pi Villa. 



jé M. Galasso Ariosto. 
? A Bologna. 

PocLe lettere arci potute vedere, ca- 
ro il mio M. Galasso, cne m^avesser tanto 
f' «per ?ecatp^ quanto hanno fatto le vostre^ 
e m'ha date ii- (Jentile' Messèr' Pamfilo 
^^QS^mo; e tanto è questo mio piacérete 
.fileno niaggiore stato , quahtp* io meno le 
, j^spettava. Yi ringrazio adunque di questo 
^^ypstro amorevole ufficio 9 quanto posso il 
più. É per rispondere alla parte della me-* 
jpnoria della nostra amistà, vi rendo sicuro, 
che io son quel vostro huon fratello , che 
mi potete aver negli altri tempi conoséiii- 
fQS e per questo dolcissimo m • è suto lo 
intendere da esso M. Pamfrlo del mostro 
^^Imono stato, nel quale N. Sig. Dio vi prò- 
i, ed avanzi di giorno in giorno; il 
[e avanzamento di tanta felicità non po- 
;^à, giammai esfserè , che io sèmpre non la 
^ vi dSsiapri ancora mpggiore. Se io dèi Vo- 
; stro venire a B(>lot»na inteso avessi prima , 
j^, che io me rie fossi panilo, v'avrei voluto 
4 flfpett^re ad ogni 'modo, né mi sarebbe sta- 
rata )a dimora riojeV ole Tuttavia quellt>, che 
aligera noii potè èssere, sarà piacendo a 




Dio .questa < Settembre 9 o almen questo^'6{- 
tobre, se Aoipa fia del morbo libera., '<^ 
me si spera. la quésto uiezzo an^téiof^'^ 
state sano, ed a Mous* vostra f^lefiiì'T^Ì|« 
rentemente racGomandato nelle vostrérlétt'4- 
re. A' 2g. di Luglio 1634. ^^ Villa. 



A M. Francesco Maria Moka. 
u£ Bologna^ 

' ■ " ■ ■ ■■ 

Benedetto sia quel picciolo disòf dfidét 
MoWa mio caro\, il quale mi fé veùir pjù 
tardi alle mani le lettere di Mad. Gamiùil- 
la, di che io mi dolsi con "M^ f^am« Per- 
ciocché dove io arei una sola risposta alle 
jstie letttere da lei ricevuta ^ né ho avute 

2uaUro, le quali mi sono state tutte cosi 
pici e co^i care , che io le serbo iù luò- 
go di quattro belle e preziose eemme. Ed 
oltre a questo ho da voi un*^ altra lettera 
in tesiimonianza della diligenza di lei. Ve- 
dete ^ra se io me ne debbo tener buotio. 
Quantunque dau altro canto mi sento alF a- 
aima tanto obbligo e coU lei e con la Si- 
gnora Contessa moltiplicato j^ che a me non 
pare di poter giammai essere a soddisfarlo 
bastante. -Oude io vivo in affanno. E cosi 
ÌQ me da un fonte medesimo e diletto e 
pena si deriva; U qual maraviglia m^ é si 
dolce^ ;qh^,io ho preso per partito di 1 Ima 
us^ir co^ loro di debito, àhcorsi' ch^q io 



% ^ 



potessi 9 e voglio esser Iofq tenuto :ed 

^ligato in eterno. Così .adunque farete loro 
intendere tante TpltQ ali! urna e airaltra rac^ 
comandandomi, ^ante di me vi. aoyverrà 
in loro presenza, che certo^non fieit omIt 
^; conciossiacosaché in. quel tempo j^netm 
occupato in tanti piaceri ed in tante vostre 
gioje r animo che non lo potrete m^^ndar 
cosi lungi. Se verrete, come dite, poi no(*^ 
atro M. Alfonso a sure alcun giorno ja 
quésto mio nascondimento e villetta , mi 
larete singoiar piacere , alla qua! cosa f^re 
vi priego grandemente. Risaluterete M. G<9l- 
Tasso. Arioàto a mio nome^ siccome avete 
éaliitato me al suo • e state sano. A* agk ai 
tuglio i524. Di Tilli- , 

jil Moka. 

•~ ^ ^^ ■• * 

A Bologna. 

. Ho caro 9 che Mad. Gammilla sia ca^ 
gione che io vegga alcuna volta delle vor 
Mre lettere , del qual piacer mio vi priego 
ad esser contento di nugraziarnela per m^, 
©ira per rispondere alle vostre lettere, io 
le scriverò quando ar.Q alcuna cosa da man- 
«Urle, che altramente scriverei a vgto. la 
questo mezzo tempo, non v^incresca avermi 
alle volte ne* vostri ragionamenti , siccome 
ho voi spesse volte ne' miei , se non tra 
cosi bella e cara compagnia che tale non 
è in altra parte, almeno' tra quelle, con 



itàMii' §85 

^a diM* ìb veé4ilo»éoa v*boi cfce nòti V^^^ 
tei vif foste iu^ rimescolando in "quei*:^-i 
<1acN»:i9lì}^0«iha^i ^ i quali mm V mrcbli^nd 
mwife wgtfèrdlft; perchè sm^ r Febo c^d 
jilè ìv^^' èorelli cosi caro; Avete Béhrs^l- 
Mo-fiitoy e benissimo fairete a rìm^nié¥fi 
Innga^eoté fra noi. lo m* avveggo (jne in 
%ano V-^o insieme^ cotì M. Affonìfo aspei- 
^to.T 0rà noli' ritnatrò di ciò ingannatala 
éhe non v'iaipeiterò più. Anzi ti perdoìfò; 
ilo tirtta ic[Uf Ma ingiuria , che* mi fate d^ 
fl^n- atceheroii la promessa « perciocché ìfp 
eòmprendo , die buouissioiii cagione ré n^ 
ritiene. E stimo venite io prima cosia h 
voi a questo Ottobre per fornire il viag- 
gio , che io incotnindai alla Pasqua di re- 
suresso passata , e cosi penso rivedervi* 
Per la qual cosa priego Mad. Gammilla e 
la^ Signora Contessa , che* noii vi lascino 
di Bologna partire , se pure vòleste^^cìo 
fat^e i infin che io ;a Roma non passò, filo 
detòò* lungamente nulla, per dire aTèujàit 
ibosa. Stat% saiiót e salutatemi M. AlfonBO\, 
e-M. Filippo Martia de'Rossi. Il primo "^^ 
di Settembre iSzA. Di YtHa nel Padòvìf- 

uè. ' y 

■*...., 

■ - ■ ■ • * j' ' •"■ • 

U\j . ' - • , - 



iò6 vdLtnKS Tsudffo^ 

M Molta. 
A Bologna. 

Se'M. G. T. y' ha ' scoperto grà» par- 
te de' suoi tesori costì in Bologna , egli mi 
piace , conciossiacosaché voi doverete esser 
dà quinci innanzi più ricco. Direi che io 
ve ne aversi una grande invidia, se non che 
la Vvidia è peccato mortale, e io sono qui 
in Róma neir anno del Giubileo , nel qua- 
le si conviene ir mondi e senza peccato 
alla indulgenza. Vi ringrazio nondimeno 
della contezza, che mi date con le vostre 
piacevolissime lettere di quella bella e lun- 
ga lezione ; "alle quali lettere aggiunse non 
poco di diletto il Forno con le sue dichia- 
razioni e commenti più particolari di mo- 
do , che io tra per 1* una cosa e per Y al- 
tra ho rattemperato il dolor preso da me 
del non essere io stato presente con voi 
alla parte della nostra grande utilità e gua- 
dagno. D' intorno alle quali tutte cose e 
ad altre, che ai/cor qui si sentono ed ro- 
dono in cosi fatta materia tutto il giorno 
ini rimetto ad esso Forno, il quale a hel- 
r agio raccontar le vi potrà. Ed alle Sig. 
Mad. Isabella e Mad. Cammilla venendo ^^ 
a nome delle quali mi salutate, vi priego 
a rend«;r lor in mia vece tante grazie^ quan- 
ti' furono i capelli, che si tagliarono alla 
Sìg. Beatrice y di che. ufi nacque la vostra 



cosi bella Elegia (i)? e cosi leggiadra; ed 
insieme a dire a Mad. Gammilla , che se 
io non le ho mandata ia Canzona, phe di« 
te, fu perciò che avendola io donara a M. 
Trifohe , convenevole non mi parve il vo- 
ler fare d*nn&éte&sa cosa due doni. Ma 
ci)me che sia ,' sarete contento^ di pregarla, 
<t;he i^uando pure élla stimasse che io aves- 
si errato, ella mi perdoni ,- e di baciarle 
la manti per me; direi ancor la bécca, se 
i' eQstnmi f^rancesi fossero in Italia cosi 
come ci è il Re. State ^ano* Di Roma. Ai 
15. di Gennajo i5a5. 



>: ■ r 



Al Moka. 

'• A JRoinà. 

■**>•■ . - „ 

' Io non so qfiai letter^e mi fosser pò* 
^tite giugnet cosi care, come cara e dolce 
^* è stata la vostra seconda^ epistola scritta- 
ìhi ir di medésimo della prudente elezio- 
ne fatta dà N; S* de' nove Cardinali nuova- 
mente da S. Sant. creati, di parte dé^qnali 
mi date soavissima e piacevolissima cont^z- 
i^. O Mòlza mio c^ro, quanto mi sento io 



/ 






(i) La elegia del Molza incomincia 
Quid fles àbscissi toties dispendia, crinis ? 
e si ritroi^a nelle antiche raccolte di poe- 
sie latine fatte da Giovampaolo Ubaldiniy 
^ da Giovanntatteo Toscano. 



f o8 ' TO&fnn rwuù. 

tenuto a >S: Sane, per conto del nostro MMéy! 
Garpentrasso. (Farmi ora essere io medesit 
mo vie più che Cardinale. Lodata sia ì» 
divina bontà, che gli pose in cuore quesu» 
pensiero, ed egli sempre adorato da. me^ 
che rha al suo fine recato* Medesimamen^ 
te m'ò dolce e cara stata la creaziòn ^^ 
Mons. Polo , a cui e per la sua eccell^^i^ 
dottrina e per Y infinita bontà non si coi|^ 
, veniva men chiaro ed illustre^ grado. C afMa 
ro che egli sia. spirito molto util^ alla Ilo^ 
maoa Rep. che grandemente ha di taruojr. 
mini uopo a questo tempo. Dimque Q^n^i 
fesso che io vi debbo ràevayyéXM^ qu^ 
madmodum quìdem scribis^ l^raesi^rlitn cw^ 
mihi ctiam dederis, quod ridere piane po^ 
sem : Afhici scilicet nostri dibaphum et tek^ 
rores : quos jacit. Quella parie , dove dite 
di lui , e giugnete che a pena credete ch^ 
io mi possa contenere, quin frontem/eriann, 
cosi é stato. E dubito che fia ciò cagiono^ 
a molti di mostrarsi buoni pi^ che d' essere* 
Piacemi sopra Mons. di Salerno il giudicio 
vostro. O santa e benedetta mente ed ani- 
mo , chi può non lodarlo.^ o pure chi a 
bastanza può lodarlo ? ffui quam . iìle istìg 
non satisjecit\ Voi ridereste, se sapieste €[ù4f 
li lettere sr scrivono dagli amici d* s^lcì^ 
di loro in questa Città, affine che si oi^^ 
da , che I!f. S. ha quel tale più é ; più ^ 
combattuto , ed alla fine contra.sua voglia 
sforzatolo, ad accettare il cappello. Ma ci^ 
niante ado^iera^L^ già. ognuno pare scàad«f 



lei^^ó^, da nfe in fuori, che sempre ha qf^. 
Auto ad uà modo 9 e nessano inganao m'à 
oì?a l^uto fatto da lui. Anzi Tho ìoporbiior^ 
iiÌ9»ima persona, che ha voluto rmostraire^l^ 
mDFildo chi egU é, e sempre è stato. H» 
fiitto della vostra eleganti ssnna epistola queU 
fo, che avete voluto che io facisia« Osten4k 
èitìm iUam uni aut alteri tantum ^ ^uqM 
tai^ umantissimos^ habea : ne tua tant elet 
jgecns lì^^óubratìo penitus perirat. Dunque: s4** 
rete^ còlfitehto far voi di questa nu<a letteca 
soinigliante. La quale a voi sole scrivo^ 
cdHMs che il mio 4satarro nop m'abbia an-* 
éòru lasciato, ehe è stato cagione 9 che iq 
non r ho latinamente scritta, come io do- 
vea, e la vostra dolcezza parimente, che 
me ne libera. Stace sano. - Al primo di Gqo- 
Bajo , e deir anno iSSy. E giovami aver^ 
lo incominciato con voi ragionando. Di Pur 
éi^va. 

A Xt* JPietro Ardinghelli. 
'A Firenze* 

• 

Non era bisogno che voi mi racco man* 
daste il Reverendo M. Niccolò vostro figliuor 
la. 'Bastava che io il vedessi, come ho ve- 
duto^; che non sarei mancato del dover mio 
{iter r antico amore e fraterna • benivoién;^ 
nostrai H<> nondimeno avute le vostre due 
liéUere care, siccome quelle, che mi vengor 
no da carissTina parte. Siate cetio,! Mi cJPéi'* 
ito-criio^ che io ijkswà in ^^^^lolbd^ si^asa 



ÌMo^ó , che r avete voi; sernoa che io giji^, 
gn?rò air amor paterno, ohe Ì0i.gli porto ^ 

a nel rispetto è quello onore^^ cbe Sjuioìe 
arsi daU'uo fratello all'altror Hogli pr<j^^ 
ferta la tuia ca»a e ciò che .dentro v Ày^^ 
dolcis^hììo mi fia , che eglL Is^ um -^ , €pfD[f 
stia. DogHomi che io sono, ia partiroiij^c^ 
Roma, e già ho mezzo il pie ^ella .^tafiÉ^ 
Tuttavia restano qai de^ niiei> che facan^jL^ 
seaìi()r8 per ìaì quanto per :me.,.$4)rivete§|^ 
che senza nessun risparmio .ricel|ieggaL>.f 
miei con quella sicurtà, che esso richifr 
derehbe vói e gli altri suoi. Io . spero es%p^ 
re fra due mesi e mezzo ritornato, e pesr 
ciò in brieve potere e goderlo, e far per 
lui quello, che fia mestiero* la questo mez« 
zo mi vi raccomando, e vi priego lunga 
quiete e molta felicità. State sano». A* io» 
a Ottobre i524. Di Padova. 



iù 



A M. Taddeo TaddeL 

A FìFetae* . , 

Come che io avessi sempre fatto ogni 
cosa a soddisfazion del Reverendo M* CÌiO- 
colò Ardinghelli per X antica amistà, cbQ»j| 
tra suo padre e me^ pure le vostra molto 
calde lettere in raccomandazion guaimi fao* 
no ancora più disideroso di far per ini, 
anzi m* accendono di disideria , . «he, legU 
m^ imponga delle cose ^ ohe gli sia/io im- 
stiero. £ già Tho veduto ed abbracciato e 



j^roffcfto^ , quanto io ho, equati^to .io va- 
glio/ Rott- dabittfie, che io non, ^i^ perayer- 
ìàr in qtfel- cento, in che si ^ogliauo i cari 
figliuoli jrvere^ «d apcora m maggiore^ }m 
quanto io-T'ònoferò aguia^.^i frat^^Ho. ][1 
iSctonence della 'VJpstra ietti^i^a n^'ha raddpp^ 
piata ' il disiderìo di v^ vedervi j ri è 1 dolpe , cjd. 
smorevole^ ed afFettuosa«. .Ma q^aesta m^la^ 
dètca pesiilenaa di Bologna ed ^ alquanto so- 
spetto della^ vostra , che . ^noo^ - i^niaoie j^o 
non iiellà città ^ almeno 4iel . c^^niajio , ^- 
no che io ho xiiliberato ora,; che pure pas- 
sar-debhò a Roma 5 far la via dolU ,Ma]:.Qa 
e non venire per costà. Tuttavolta vi do 
la. mia fede, che se maggior sospetto non 
vi sarà al mio ritorno, di venirvi al tutto 
a vedere , ed a godervi due di, ne' quali 
potrete ragtonacmi i vostri pensieri , ed io 
vi potrò raccontare i miei , e farvi vedere^ 
se M. Girolamo Muzio , che dite , v' ara 
bene accontato delle cose mie^ o no. Quan- 
tunque ia credo , che voi ve ne avvedere- 
te al primo incontro^, . scbza che io apra 
bocca. Stimo che sia vero quello, che dito 
della memoria che tenete di me. Perciò 
ohe ia né tenga altrettanta di vai e di tut- 
ta l^ vostra gentile e dolcissima, faldiglia , 
4^' incita contentezza sento in .me a voi, ri- 
l^nsando, siccome avviene delle cose^ che 
altri hai più care, ed alle, quali ,iCTediaii[^a 
i^ $tessi essere in gradii»: Fapci^. il Ci^lo 
die ^oi ci possiamo godere ]lqingamen,(e. 



—i 



il 



/ 



I 
> 



Ila roLfrìKE tkezo* 

Non bisogna ^ ohe m* inviliate ad asar éti^\ 
V opera vostra , dove me ne venga nopo ,- 
perciò che io il fo. M.à voi perché non fa* 
te altrettanto ver me? che mai non mi chie- 
deste cosa ninna ? Io so che avete pochi 
al mondo cosi presti al servirvi, come me 
areste volendomi. Riserbomi a dir molte 
cose a bocca ; e perciò pia che mille 
mille volte alle mie carissime sorelle e don-» 
ne Monna. Gostanza e Monna Ippolita 4- e4 
a M. Gherardo ed a voi raccomandandomi 
e basciaado i vostri fanciulli farò fine i| 
questa lettera. State sano. A'iOé d* Ottobrei 
i5:24« Di Padova. 

J M. Taddeo Taddei. 

A Firenze. - 



Noi tralasciamo troppo lungamente lo 
scriver nostro usato , del quale io grandis- 
simo diletto pigliar soglio, e non solamen* 
te nel leggere le vostre lettere, che sem« 
pre sono soavi e dolci, ma ancora nello 
scrivere io a voi , perciò che a me pare 
in quel tempo esser con voi , e con voi 
presente ragionare. Per la qual cosa bene 
sarà , che torniamo alla buona usanza , e 
se noi non aremo altro che scrivere, ci 
salutiamo tra noi e visitiamo in quella nipi** 
niera. Ora io ho da scrivervi anco altro ^ 
e ciò e , che m' impetriate da cotesti vo« 
stri Signori Illustrissimi un divieto sópra 



'inVKKy TEflZO* I 13 

Tépera-, che io fo stampare» , della Volgar 
lingua. II qnal divieto come a>>bia a dove- 
re essere , ^potrete conoscer daii* «esempio di 
quello, che m'ha N. S. concédtrv)^ ch§ 
fia ~in' qaeste lettere. La qual cosa faie tan^ 
io pia Tolentierì doverete 9 quanto la &stta 
epera altro non contiene , che onore ^A 
«ile della nostra Toscana lingua, in quaa. 
lo per me raccorrò se n'è potuto. Bisogne*^ 
rà oltre 'À ciò che poniate dilìgeos^a in fa-> 
M^ che io il detto divieto abbia il più to« 
ato che si possa. State sano , e salutatemi 
IL Gherarao e Monna Gostanza e Monna 
Ippolita, e tutta la vostra gentile e dolcis- 
sima famiglia, e chi vi piacerà , oltra e8sa« 
là' cinque d'Agosto iSsa. Di Villa nel Pa^ 
dovano. 

J M. Taddeo TaddeL 
A Firenze. 



Arcte per mano di M, Pier Francesco 
Bórgherini due dermici libri sopra la Yol- 
gar lingua or ora usciti di sotto la stampa; 
tino de*quali terrete per voi , che a voi il 
ìnando , X altro darete al Signor Ippolito 
molto a sua Magnificenza raccomandandomi, 
del quale quello che a me scrivete , m' è 
8UIÓ carissimo 3 come che anco in Roma 
Uè ne venissero quest^anno gratissimi rap^ 
(^oiti. Per la qual cosa io ^ il quale non 

Bembo Voi VII. % 



li 4 vattmiK TEitttT. 

arei petalo far di meno di non amarlo^ 
quale che egli si fosse , essendo nato dt 
cui è 9 tanto più volentieri Y amerò ^ più 
tenerarairnte , quanto io veggo che egli il 
vale p^r se stesso. Il libro che voi gli da- 
rete ^ essere gli potrà testimoniò dell' amen 
Ve , che io al suo huon padre ho portauv 
I> cui memoria nella mia menrte è viva e 
/resca più che giammai , e cosi fia mentre 
la vita mi durerà. Quello, che Messev Gi<J 
rolamo Muzio v'ha di me detto, è vero ìq 
quella parte « che io sia e sano della pep* 
«sona e con T animo assai tranquillo la Di& 
mercè. Delf altra parte tanto vi dico , cbel. 
io stimo che egli non v'abbia fatto menzo» 
gna , che io il credo e cortese e geatileé 
Ma tutto ciò ho pensato molto prima cbcr 
ora, di fare io cne T intendiate voi^ sopra 
gli altri. Anzi mi si fa tardi, cbe quel ràm<* 
pollo sìa di tanto cresciuto, che egli sicu- 
ramente possa sostenere Taria del vostro cie-^ 
lo,, per inandarlovi. Ma di questo sì potrà 
diliberar poi. Sopra le quali cose ho rico* 
nosciuta r amorevole affezion vostra nelle- 
Tostre lettere, ed a nome vostro ho salu^ 
tato tutta la mia casa , la quale è altresì- 
vostra. State sano , raccomandatemi é Mi' 
Gherardo ed alle vostre donne, e salutat^-^ 
mi i vostri fanciulli ^ i quali peravventuM^ 
sono ora nomini, siccome noi vocchi* - A' 4^'^ 
d'Oitobi^e i525. Di Padova* 






i.-fm^ TEltZ^i^. Ili 

A Valerio ''intagliatore. 
A Vinegia. 



Yi mando la mostra medaglietta del 
r^eroaciao insieme con due fiorini e mez- 
Eo, e che è il prezzo che ella v^è costata^ 
«iccome mi diceste j e vi priego che quan« 
do r arete usata e tenuta per lo bisogno , 
^l quale la richiedete , siate contento riter 
3(iéfldoven« il detto prezzo rimandarla a star 
CQ^i^ r altre mie, e con quel bello Nerod 
grande, che io ho. Io credetti che vói me 
)'are:8te data affine che io la tenessi e fos« 
se mia , e ciò credetti ricordandomi che 
io pure avéa fatte delle cose a benifìcia' 
vosftro 5 e tra' F altre alcuna che vi fu di 
^iù utilità, ehe ^e io v'avessi donato cen- 
to medaglie tali, quale è la vostra, lasciane 
do star ^ da parte gli altri cotanti ufficj fat- 
ti daf me per voi in cotanti anni , che io 
amica vostro sono. Dico questo, per mo- 
strarvi la cagione^ che mi mosse a creder 
quello, che io credetti, noh per rimpro* 
▼orarvi i piaceri fatti da me in parte aicu* 
uà, che non ^ ciò mia usanza. Da ora in* 
nanzi non crederò più cosi follemente/ Ed , 
ailk^ il dico per farvi conoscere, che io 
non soQ preste, come diceste a mio fratel^, 
lo j e se io fossi prete, non sarei di quel-. 
li, che V* han tenuto il vostro, ma sarei 
lAio 9 che Y* ho molte volle dato del mio. 



J l6 TOl>UM« TERZOJ 

State sano, ed attendete a farvi ricco , se 
noQ per altro , almeno acciò che possiate 
far poca stima degli amici vostri più sicu- 
ramente. A' II. di Gennajo i525. Di Pa- 
dova. 

A M» Valerio de^ Belli intagliatore. 

A Vicenza. 



- » 

A me incresce che U cane non vi sia 
riuscito buono , come disideravate. Dio sa 
che io non \ arei mai creduto, da tal par<«. 
te mi veniva. Pazienza. Quanto alla cagna 
rossa, che dite, chi v*ha detto che io ho 
levriera , non sa bene ciò che egli dice. 
Ella non è mia, ma è d' una Donna, che 
se Tha allevata dal latte, e halla tanto ca-* 
ra, che è cosa da non credere. L'ho altra 
volta voluta torre , per donarla a M. Ago- 
stino Angiolello , e non X ho potuta avere. 
Non che io non Tavessi avutay se io fossi 
perseverato in volerla al tutto ,. che quella 
iDonna non mi può negare cosa , che io 
voglia da lei. Ma la vidi si mal contenta 
per questo^ e cosi con. molte lagrime la- 
sciarmi la cagna ^ che io non ^glie la volli 
torre j e diliberai di non gliene parlar mai 
più. Sì che , Messer Valerio mio caro , io 
certo i^on ho cagna levriera nessuna. Ma 
datevi buona voglia, che se io ne dovessi 
far nascer uno, ve Io troverò, e sarà buor 
no. Che non lascierò passo a fare per com^ 



LIBRO TEHZO; ' IXrf 

piacer?!. State sano. A^6, di DecemLre i53o; 
Di Padova. 

A M. Valerio. 



Vi mando, M. Valerio mio caro, un 
cane levriero bratto, ma buono, se xnhan* 
no detto il vero quelli 9 che Thanno dona- 
to. Voi lo proverete , e se cosi sarà , lo 
terrete per vostro. Se non sarà, lo renderò 
a chi me Tha dato. Attendete a star sano. 
Il cane si chiama Turco. A* 3. di Gennajo 
i53i. Di Vinegia. 

A Mr Valerio. 

Quanto alla figuretta del mio conio se 
la voglio vestita o nuda, vi dissi che la 
faceste come meglio vi pareva di fare. Pur 
crederla , che fosse bene , eh* ella avesse 
un poco di vestimento. Vi ringrazio, e ne 
aspetto vedere il piombo con disiderio. Sta-* 
te sano , il mio caro M. Valerio. Air ulti« 
mo di Fòbbrajo i533. Dì Vinegia." 

A M. Valerio. 

Ho avuto il gesso della figura del mia 
rovescio, la quale mi è paruta, $iccomé 
è, bellissima ed eccellente. Di che vi rin-^ 
grazio quanto posso. £ vero , che non vor- 
rei le aveste «.esso qu4 raw^ m maao« 



ftS VOLUME TERZa. 

l^ur, poiché fatto è, non importa. Vorrfei 
solaqieate che faceste che quel sasso aves^ 
ae qualche botta, siccome di più aUo e! 
più basso , acciò non fosse così liscio , e 
paresse più sasso. Credo mi intenderete» 
Vorrei faceste le lettere alla testa del mo- 
4o che vi scris^si. Potrete, fatto questo, maiv- 
darmì la impronta della testa, ed io vi man- 
derò r ariento da far quattro o sei meda- 
glie. Io ho qui il cagnuol maschio figliuoli 
di quella bella cagna , il qual non hgl la 
coda mozza , ma integra. Se volete , che 
io vcl mandi, scrivetemi, che vel manderò. 
Mi piace, che abbiate forniti i lavori della. 
Cassetta, i quali son certo siano bellissimi. 
Mi doglio di questi tempi , che peravven- 
tura vi faranno più difficulià, che non biso- 
gnerà ad averne buono e giusto premio» 
Attendete a star sano. A' i a. di Marcai 53 2« 
Di Yinegi». 



t.' 



«19 



UBRO QUARTO. 



Al Sig. Ridolfi Pio da CixrpL 



p 



ìacemi che in ìscambio d^una sem^ 
plice salutazion fattavi a nome mio dal mÌ0 
preposito voi mi diate si dolci lettere cab- 
ine soQ quelle , che io ricevei jerì ^ nelle 
quali mi fate intendere il pericolo, ch# 
portate per cag^n della vendetta , che si 
cerca contra voi, sperando che se io fossi 
costi , il mio consìglio vi gioverebbe. IHel« 
la qoal cp&a^ benché ia sappia qhji la vo* 



♦20 VOLUME TERZO. 

stra prudenza e molta , né ba birtogno dS' 
mio o d'altrui consìglio, pure mi piace ^ 
come cbe sia , che mostriate disiderarmi , 
« mi chiamiate cqsi amorevolmente. A che 
rispondo 9 che se io avessi cosi buone ar^ 
mi, come io già ebbi, o come avete ora 
voi , non solamente con parole vi difende-, 
rei , ma torrei eziandio a combattere ia 
luogo vostro , per levarvi di quella briga , 
se pure così v* è grave il combattere , co* 
me solevate dire. Di che io lodare non vi 
saprei , eslimando che perdiate via più rì-« 
cusando la pugna, che se perdeste combat* 
tendo. Olirà che ninna cosa suole , essera 
più dolce a' prodi e valorosi uomini, che 
la. giusta e sudata vittoria , la quale a mia 
gìudioio sarebbe sempre dal vostro canto.^ 
Ma io comincio à credere , che voi oggi- 
mai vi ravveggiate del vostro errore, e per 
questo diciate , che potrebbe essere , che 
non fosse male alle volte il contraddirsi; 
La qual cosa io confermo , anzi dico che 
e tolto a molta rigidezza il non mutarsi 
giammai di proposito , mutandosi le occa- 
sioni cosi spesso. E credo che la Signora 
parente vostra e comare mia vi drrà quel 
medesimo, se ne la domanderete; alla qua- 
le stimo siano gravi le vergogne , che a 
voi vengono per la molta timidità , che in 
voi si vede da questo canto. Andate anda- 
te , che mostrate poco di sapere quanto 
un bel morir tutta la vita onori. Ed io 
sono unO) che vorrei più tosto morir mUr 



LIJRO quarto; lai 

le volte , che una sola mostrar paura , se 
io in luogo di Toi fossi. Ma lasciando il^ 
motteggiar da parte. Io non veggo Y ora , 
che io mi trovi con voi e con la Sig. Co- 
mare, e che io possa udire molte cosq 
nuove, che mi promettete di farnli inten- 
dere. Anche ne averò alcuna io da dire a 
voi , la quale ne' libri Padovani non si leg- 
ge. Io tuttavìa mi starò qui questo mése 
tutto 5 ed in questo tempo fornirò alcune 
mìe bisogne, e pìglierò il Giubileo eoa 
più divozione, che io potrò, massimamen- 
te vedendo io ogni di maggiormente rifor- 
marsi questa Santa Corte , e prendere più 
iaudevoli costumi e leggi. Alla qual cosa 
fare voi parimente tenuto sete, che sete di 
lei articolo e membro. Appresso a questa 
me ne tornerò a voi molto più volentieri , 
che io qui venuto non sono, come che io 
non vorrei per cosa del mondo non ci es- 
ser venuto. Il Sig. vostro Zio ha fatto que- 
sti di fuochi e feste ^ senza aver molte le- 
gna da farle. Esso sta all'usato, il bambi-* 
ZIO e la madre benissimo."" Io a voi ed alla 
Sig. Gpmare mi raccomando* Di Roma. Ai 
12. di Gennajo i5zS. 



1^2 VOLUME rXMtOs 



' I 



Al Sig. Ridolfo da Carpi. 
A Padova. 



Ho inteso ^a M. Falno, il quale y*Iui 
resa questa lettera , la cagione , perché je-* 
ri mi scriveste , e perchè poi . ripigliaste la 
lettera già data a* miei costi. A Messer 
Fabio duole nelP anima , che voi abbiate 
pensato t che esso avesse giammai consen- 
tito a faro uno scritto a 'pregiudi ciò di voi 
e di Monsign. de' Rossi 9 i quali avete fat- 
to cotanto per lui. £d a me duole non 
poco, che questo pensiero vi sia caduto 
neir animo, noù solo per conto di Messer 
Fabio y che è gentil persona, e da non sa- 
per fare di coleste cose , ma ancora per 
mio , che non sarei stato poco offeso in 
ciò. Or poi che avete saputo il vero , non 
dirò sopra ciò altro, se non che nella vu« 
stra buona grazia raccomandandomi vi rac* 
comando M. Fabio» Di Villa. Àirultimo di 
LugHo 15^5. 

Al Signor Ridolfo da Carpi. 

A Pisa. ^ 

Già stavamo con sete di sapere al- 
cuna novella di voi , quando il vostro ed 
ora eziandio mio Mons. Dolce n^i diede le 
lettere vostre , che m' hanno recata acqua 



l • • 



tTBRO QUARTO» ì^3 

dolcissima da spegnerla. Ringrazi ooe la vo- 
stra cortesia. Bea mi duole d' intendere ^ 
che non siate vivo, come mi scrivete; sa 
tuttavia questo vostro esser morto non é 
con vantaggio . Perciocché alle volte è av-* 
yenuto , che uno che mostra d* essere in 
^e morto ^ sarà stato vivo doppiamente , 
siccome quegli, che si truova poscia vivere 
in altrui , ed acquista queir altra parte pev 
sua 9 nella quale egli è , onde dire si può, 
che e^li viva in due vite ad un tempo. Il 
che se avviene a voi, non solo non mi do« 
glio di questa vostra guadagnosa inerte « 
onzi me ne rallegro io grandemente* Né 
^redo che si possa miglior mercatanzia 
fare né costi, né altrove , di questa. Piace* 
mi che serbiate memoria di me, e fovvi 
sicuro, che molto spesso si ragiona, dove 
io sono , di voi , e ragionerassr continuo. 
Perciò che il potervi Vedere stimo non fia 
per Io innanzi, se non è tardo e rado, e 
iarà mestiero , che io mi racconsoli del- 
la vostra loatanao^za. in questa maniera. 
Ro basciato Lucilio a nome vostro , e sa-- 
lutata la madre di lui e lettale la lettera 
vostra dove di lei parlate. La quale e vi 
ringrazia di ciò grandemente, e vi si rac- 
comanda y ed insieme vi manda dicendo 
che le dovete credere la cosa del divorzio 
più che altro. Se è vero che '1 Signor vo- 
stro '^ìo abbia riavuto dallo 'mperadore la 
sua patria, io me ne rallegro tanto» quanta 



124 rOLUME TCRZO# 

potrei far di cosa veruna dìsideratissima ed- 
aspettatissima a questo' tempo; e ne rìn-^ 
grazio la Divina Maestà , la quale a .me 
pare che in questa parte con giusto occhiò 
abbia qua giù guardato. Ho mandato a M: 
Leonico la poscrìtta vostra, che gli è stata 
gratissima sopra modo e per rispetto di 
voi • e per conto del vostro illustre mae- 
stro. Raccomandasi all'uno ed all'altro ren^ 
dendovi molte grazie della memoria onorata, 
che serbate , di lui. Esso è stato malato 
questi prossimani di, ne* quali io non fui 
senza gelosia della sua vita per la molta 
età, che gli è sopra. Ora sta bene, tutta* 
via in casa. Io son quello stesso , che mi 
lasciaste ^ se non in quanto mi sono al- 
leggierito d'una delle mie nipoti, la qua- 
le ho maritata a gentile uomo Yinizianò 
assai a soddisfazion mia e de' miei* A (i) 
M. Antonio RoncìoneJ, a nome del quale 
mi salutate, sarete contento raccomandarmi 
abbondevolmente , e sopra tutto al vostro 
maestro , come che egli due grandi offese 



(i) Questi fu Pisano e Poeta To^ 
scarto , e scrisse in rima molto leggio^ 
dramente nel principio del Secolo XP^I, y 
come il dimostrano alcune sue Poesie da^ 
noi vedute ne MSS. del Sig. Apostolo Ze^ 
no ; dove aveasi riscontro , chct fossero 
scritte, ij^t 1507. 



fj^to m* abbia , V uaa delle quali e stata ii 
torre a Padova se, e Taltra voi. A Mons. 
d' Inghilterra farò le racGomandasioni vostre- 
4omaae. State sano. Di Padova. A' i6. di 
Marzo i5i6. 

uil Signor Ridolfo da Carpi. 

A Pisa. 



Quanto migliore speranza mi dà la 
sieconda lettera di Y. S. della sua vita , 
che non di^de la primiera, tanto ed io ne 
rimango più contepto, e toì stimo avere 
fatto più lodevole pensiero. Cosi adunque 
si vuol fare 9 cioè vivere con men noja, 
che si può; se bene altri si vede privo 
delle cose sue più care, siccome ci vediamo 
noi qui amici vostri, e come si vede e vi 
sentite voi costì, quasi corpo privo della 
«uà anima. Lodo la diliberazion vostra del-' 
Tessere io Villa , il che non ho ancora 
potuto fare io lodatore e consigliatore agli 
altri uomini della solitudine e deir ozio 
villorecchio. La qual cosa m* è avvenuta 
per avere io maritata una delle due mie 
nipoti, che m* erano ed ancora in parte 
sono in casa , le quali nozze m' hanno te-' 
nato occupato ora in Yinegia , ed ora in 
Padova insino a questi giorni, ne* quali 
Tho a ixiarito mandata Gentile uomo Vini-* 
isiano, e di bonissimi costumi, e per gli 



Jl6 TOLUM« TERZO j 

State sano, eà attendete a farvi ricco , se 
noQ per altro , almeno acciò che possiate 
far poca stima degli amici vostri più sicu- 
ramente. A' II. di Gennajo i525. Di Pa- 
dova. 

A M. Valerio de^ Belli intagliatore, 

A Vicenza. 



A me incresce che U cane non vi sìa^^ 
riuscito buono , come disìderavate. Dio sa^ 
che io non X arei mai creduto, da tal par« 
te mi veniva. Pazienza. Quanto alla cagna 
rossa, che dite, chi v*ha: detto che io ho 
levriera , non sa bene ciò che egli dice. 
Ella non è mia, ma è d' una Donna, che 
se Tha allevata dal latte, e halla tanto ca-* 
ra, che è cosa da non credere. L'ho altra 
volta voluta torre, per donarla a M. Ago- 
stino Angiolello , e non T ho potuta avere. 
Non che io non Tavessi avutay se io fossi 
perseverato in volerla al tutto ,. che quella 
iDonna non mi può negare cosa , che io 
voglia da lei. Ma la vidi si mal contenta 
per questo^ e così con. molte lagrime la- 
sciarmi la cagna ^ che io non ^glie la volli 
torre j e diliberai di non gliene parlar mai 
più. Sì che, Messer Valerio mio caro, io 
certo non ho cagna levriera nessuna. M^ 
datevi buona voglia, che se io ne dovessi 
far nascer uno, ve lo troverò, e sarà buo« 
no. Che non lasciexò passo a fare per cqjii<I 



finicerti. State sano. A' 6. di DecemLre i53o; 
£>i Padova. 



t • 



^ M. Valerio. 



Vi mando , M. Valerio mio caro , un 
cane levriero bratto, ma buono, se xn han- 
no detto il vero quelli 9 che Thanno dona- 
to. Voi lo proverete , e se cosi sarà , lo 
terrete per vostro. Se non sarà, lo renderò 
à: chi me Tha dato. Attendete a star sano. 
H cane si chiama Turco. A* 3. di Gennajo 
i53i. Di Vinegia. 

A Mr Valerio. 

Quanto alla figuretta del mio conio se 
Iti voglio vestita o nuda, vi dissi che la 
faceste come meglio vi pareva di fare. Pur 
crederla , che fosse bene , eh* ella avesse 
un poco di vestimento. Vi ringrazio, e ne 
aspetto vedere il piombo con disiderio. Sta** 
te sano , il mio caro M, Valerio. Air ultim- 
ino di Fòbbrajo i533. Di Vinegia. 



ri 



A M. Valerio. 

Ho avuto il gesso della figura del mio 
rovescip , la quale mi è paruta, siccome 
è, bellissima ed eccellente. Di che vi rin- 
grazio quanto posso. E vero , che non vor- 
rei le aveste «.esso qu^ raw^ iin maao. 



taS TOI.UBCK TSuaoi 

Ti priegii a darci avviso di voi tamo pìiì>. 
che qui s'era inteso, che costi. era ogai> 
cosa piena e di morbo e di romori. Ai-, 
tendete a star sano. Mons. de' Rossi, man* 
dato qui il Sig* Ettorre suo fratellp) andòr 
a Roma per pochi giorni* A M. Giovanni: 
Spagnuolo ed a M. Anton Roncione sarete, 
contento raccomandarmi. Di Padova. A'*7«. 
di Novembre i5a6. 



M Signor Ridolfo da Càrpi. 
A Roma» 



'• I 



Piacemi che Y. Sig. sia in Roma. Bea. 
vorrei che voi vi foste per altra cagione:, 
che > per quella, ch^ mi scrivete, e che 1 
oig. vostro Zio fosse sano , il quale é eoa 
troppo. gran peccato delle stelle infermo sì 
lungamente, se da esse vengono le umane 
disavventure. E sarebbe oggimai tempo ^ 
che egli si riavesse^ e potesse vivere qual-. 
che anno sano e gagliardo . ed oltre a cip 
riposato, ed in casa sua. 11 che Dio gli 
conceda, e doni a me poter ciò vedere , 
prima che io tanto inv.ecchi ^ che il pò» ., 
tere andare a Carpi mi sia dagli anni tolto 
e vietato^ Quanto alla informazione delle 
rendite del Patriarcato di Constantinoppli ^ . 
che per T amico v^ostro mi chiedete» vi 
dico che elle solcano valere d' intorno- f| , 
fiorini ottocento. È vero che a Mons. 1q 



' .-.'.''i 



Lino flTiUTO: I!K) 

Cardinale Egidio non aggiunsero il primo 
anno pure a seicento, trattone le spese, che 
Sua S. vi fé in un procuratore, ohe egli vi 
mandò , che le riscosse. Del secondo anno 
Sua S. non ne ha anco riscosso quattrino. 
Stimo tuttavia che elle potranno valere a 
chi le terrà con aldina buona cura, d'in- 
torno a settecento ; e sono tutti denari , 
ohe si riscuotono di possessioni livellate 
neir Isola di Greti, e son buoni denari. 
Potrebbonsi oltre a ciò queste rendite ac^ 
crescere con favor di Roma, ottenendosi di 
poter di nuovo livellar le possessioni già 
livellate. Ma sarebbe ciò malagevole a for- 
nire a forestiero , che Cardinale non fosse 
Quanto poi al potere il vostro amico per 
esser Fiorentino averne la possessione dalla 
Patria mia, io la credo ad ogni modo dif-^ 
ficile impresa , e forse da non potersi ot« 
tenere. Tuttavia assai cos& alle volte si fan- 
no di quelle , che pajono altrui poco posr 
sibili a fare. Da Mons. Dolce non- ho in- 
teso di voi cosa niuna , che è stato molti 
di a Yinegia, ed ancor v'è; né da altrui 
prima, che ora per le vostre lettere me- 
desimamente datemi da Mons. Stampa; 
Ho risposto alle lettere vostre. Ora vengo 
ad una mia non poco importante bisogna, 
la quale intenderete dal mio Pietro Arila 
renditor di questa. Nella quale siìfpo , che 
mi potrete porgere un grande e singolare 
gjuto é iostegno con la molta autorità del 

Bembo FóL VII. o - 



/ 



^Sig. vostro* Zio ofmico'* $ì^^ ^aìmi^pm^fo 

'Mons. Datario ,' che lo Ama- ed' 'ó^oMC, 
'quanto' il' mondo fa. Pefcìò^^ehe nuti dofaro, 
me egli noa lo visiti asisaì Srpf^io <"> xaU 
>^aaie tempo alquante amorevoli -edl" Éiffetm^ 
tkùte parole di S. Sig"* dettegli còn^4}a9ÌÌR 
grafia e cott quel modo, co' qfisrli egii^^ 
'fat*e tanto grandi e gravi cose. poCrebboflD 
valermi, tjuanto intenderete dal aetto Àidb. 
Al che (kre io il priego con tutta laf^ iM^a 
' deilà lunga servirà con lui, s4<(!C0ihei'^ 
importanza del mio bisogno vuole /^^rd» 
io faccia. Esso potrà agevolare* in qufc- 
-sta occasione tutto il rimanente dellà'^a 
^vita, e questo ozio de' miei stud} inap€^o 
alle volte più che non dovrebbe dàlltf f^o 
larga fortuna mia , e dalle gravezz^V'^^^ 
"^ quali mi soprastanno, che non ^i pb^dtto 
scaricare, se non con più oro che n#ft/ò 
quello, che a me viene in mano delle -*rie 
rendite. Che pure quest* anno ho maritato 
una seconda nipote mia c^n non picciolo 
mio sinistro, che niente aliro ha in dote 
avuto , che quello , che io le ho dato. E 
penso di maritare ancora la terza , cha 
m'avanza, se io potrò, e poi tié 'irt-ò ma- 
ritate tre, pure solo di quellò\ <;1ié tti'hi(}i- 
< fio le mie e lunghe e gravi fatiche tt^ìcfUi- 
^ stBLto y per modo , che se ora il ' Sii^pir 
r vdsil^o Zio ][3er sua" cortesìa manda^S^^-cj/o- 
- ^Ipto prospero e secondo -veùtdV -dhi^^o 
o^ljtMtf 3 nelb mi^ gactii e 4felìbtèi vdfe f)% 



: >j^ismo ;^tfA uro. r 1 5 1 

ofiie9|!7«niiQf:DUPkerei la detta povera; e hmy- 
^ma(>faiìciidla.v] che a maritar*! mi reMa^'e 
jiqiieiiéreìint stéaaa più) pensar gi?9imai di yo- 
llere altro^ e. ^aeiato e- ripoaatc^ e trlip- 
-cpiìitlo d»reii<verfio,lui. Totmn muneris hoc 
sAiii;^U^l?ereì^ohè se esso aoa vi; ;^* ÌDter- 
^poidt^^ ;^tiaio di noA aver oosa^ che. io vo-^ 
agiia^iki^ quella, che iiueiiderete« Ben dìti- 
ctderò ohje<S4 S. vi s'Iuterponga di, .modo 9 
sdok^- a'IMoQvT0atarìo Boa paja, che io Qon 
.^Inr .6di JSbella buona grafia, di lui. La qo^l 
3eb6a iUtta a voi raccomando cosi caldam^n-* 
»$e!^ o<>aie ^ la importanza ricerca 9 che io 
^fiEicoiàyle la< nosica amistà a ciò fare ra s^- 
oMi(«r^< Ho detto, quello, che io vorrei. 
cTiUiatia ae voi vi ci vedete o disagevo- 
r.le^a^a^^ o rispetto alcuno 9 che impedisca, 
oWHi^, uè fate parola 9 ma tacete e tenere la 
vva4.' tutto quello, -che io vi scrivo. State 
filano. A* 4» d'Aprile iSay. Di Padova, 






r -, • . 



»: 



j • . 



jél Sig. Ridolfo da Carpi. 
A Roma* 



-9 . Dal mio Avila ho avuto , quanto voi 
^iglt* dicevo d' imorno a quello , di che io 
:.;v^|Mregai. Del quale ufficio vi ringrazio, 
jrqui^^tOi sapete xhe io fo, senza . che io : il 
^dVi[ scfiiia* Ho poi avute {e vostre l^tte^e, 
oij^ef rie quali veggo e voi avere soprassedu- 
oitq xHl jcaiiiirqiiio di Francia, ed il Sigoor^o- 
atrn zio essere ito a Palagio, dove quattro 



l3z TOLUME TEHZO. 

mesi sono, non è stato e dovervi dimorare: 
Nel qual tempo perciò che io sono asatù 
isicuro e che potrete fare alcuna cosa s^be- 
nefìcio mio, e che la faro te , aUro non di- 
co. Quanto alla infornia&ione delle rendite 
del Patriarcato dì Cosiaattnopoli più par- 
ticolare , che 1' amico vostro vorrebbe , dì- 
covi che io gliele potrei dare , se un mia 
Maestro dt casa,, che fu in Greti a pigliar- 
ne la possessione a nome del Cardinale , 
non fosse morto, che f avea molto minu- 
la e conia. Ma esso perì in mare con tut- 
to le scritture sopra ciò , di modo , che a 
mo non è rìmaso di loro pure un verso. 
Nondimeno tanto vi dico, che quelle ren- 
dite sono tutte in denari , che si riscuoto- 
no i ducati Tiniziani di possessioni livella- 
te, ì qnali denaii fanno la somma , che io 
vi scrissi in molte partite. E queste rendi- 
te il Cardinale spera potere accrescere ^ 
rompendo le livellazioni antiche con auto- 
rità delta Sede Apostolica, e rinnovandole* 
e già ha dato principio a far certe citazio- 
ni in coloro , che posseggono le cose del 
Patriarcato, per venire a questo. Ma è <ài 
impresa non da ciascuno, o da chi non 
avesae olirà il favor di Roma ancora molr 
to potere in Greti. Wè sopra ciò altro dir 
vi posso , che io sappia. Avanza che io vi 
prìcgbi , che siate contento dar piena fede 
al mio Avila di quanto e^ti vi dirà a no- 
1 negozio e disiderio d' nn 
^\Oentìlft uomo. VinÌKÌano 




UBRO QUARTO. l33 

mio amaìiuS9Ìmo fratello. Alle parole del 
:c{uale Avìla mi rimetto senza nojarvi con 
Icinga scrittura. Nella qual cosa tutto quel- 
lo , che farete a benificio di lui , riceverò 
per fatto e conferito a me stesso, e di tan- 
to vi resterò tenuto mentre io ci viverò. 
State sano. In calende di Maggio iSay. Di 
l^adova. 

j 

^ jil Signor Enrico Orsino 

Conte di Nola. 
A Nola. 

Oggi ho ricevuto le lettere di V. Sig, 
4ate a' 5. d^ Ottobre ^ e scrittemi in racco- 
jnandazion di Lateriò Macrino da Brescia. 
Per le quali veggo quello , che molto m*é 
stato caro di vedere , che voi avete preso 
confidenza di raccomandarmi alcuno ae Vo- 
stri , il che sempre far potete non solo per. 
conto della feL mem. 4el Sig. vostro Avo- 
lof, al cui nome ogni Yiniziano dee essete 
tenuto grandemente, ma ancora per rispet- 
IG^ di voi, il quale io ho e in osservanza ts. 
Ish riverenza^ molta. Dogliomi non m'essere 
jtfovata in . Vinegia p pur^ in quelle parti 
j|(Bpr le.^3|i>ispgne deir amico vostro, che gli 
H^i &tto conoscere quanto X autorità vo- 
ifUf {Mossa con meco. Io questo Ottobre ap- 
.^P^l^.^i partr di Padova, dove io mi sto 

, e venni in Roma per basciare 
f^i^.agjli ^g. Sono tuttavia per tornar- 
''-^4ÌIM|^^ ^^Sl 9[uesta quaresima»- Se 



•',"*."> ^.^ 



v:' 



V 



pm^ qt^aH3ó io JltùNn sarò; ffra téftipo dièS 
30 possa servire air amrco Voilro-^Mo' it'ftM»* 
rò senza risparrtito niuiio. ti cke voi gli ^ 
potrete fare intèndere. Sempre cbe V*^ Sijg^i^ 
sf vorrà valere di <jncl poco ^ cbe 10 sénOf^ 
ella il &ccia ad ogni piacer suo, che u»^ 
gliele profFero tatto di bnònisàimo }a&ini<>y> 
e ^oho. A* 126. di Gennajo i525. Di Ro« 
ma. ' ^'^- 

jil Conte di Montéleone Viceré 
, di Cicilia* 

Quello, cbe ^averantio operato le invi- 
die e le emulazioni fratesche contra Frate 
Fràit^sco Bruno, V. S. Tintenderà dtVen- 
ii^tòi^i di queste lettere. Qual« sia la homm 
éÀ^\jAep\xk di lui, ella il sa, nk fa luogo,' 
elle' io gliele racconti. Ora perchè la ta^» 
dicina di questa ferita può venir solo dal 
{sciòt di y. Eccell. bo preso questa penvà^ 
ih hìano^er supplicarvi cbe vi piaocia^scn^ 
vere a Tv S* e dando a S. Sant. testittoaio 
della dottrina e della vita di Frate F^aa^ 
céscó pregarla a volere ordinare, non 4ìc» 
cbe ^gli i^ia riposto in quel grado^daliqmN 
lè tuttavia egli è stato indignissimaidento 
dipostò, ma solamente rimandato in-XIicilia 
èdr alla patria sua per soddisfazion di viem 
ta 'quella Isola, cbe priva del miglior 'Pa« 
direi òhe. peràvventura sia in lei, se tte diii^ 
Fe^'^e rie fa" pi^egbi a voi. -Stimò cb« se^V? 
£c4eìì!%iglierà que^a poca fttica n httm^ 



/' 




ìifrii^iris^tf^ è a voi gr(^ade(nie^Qte'tenuiOp'^ 
a^mgtrèt^ ^qtie&^a. titolo. ^^ gli' altri mòlu/ 
4^»^CQrt06Ìa vostra. Ed ic> per T amore j^' 
Qbye io -por^Or alU sua virtù,: p per la ,noja/ 
cilt^He pceade sup fratello ,. mio creato éd^ 
aiÀe iQ^iro , come figliuolo , ve ne seaiiro- 
immortale obbligo* À.lla cui buona grazia ' 
bascio la mano. A' 7. di Febbrajo 15^5. &i 
nomai." '"^"^ ^...,.- ., .. 



A Monsignor di Fontanalata. 
« ^ 'A Padoi^a^ 



'.••* 



"■m" 



:^ Rendo molte grazie^ a V. Sig. della meX 
nopia' ohe av«oe di me serbata cosi fre^cat, 
^aj^Qii anni) e della visitazione fattaqpfl ora 
danirói 0Qn le vostre lettere. Alto 'ncQn^rjp;!^ 
delle qaali cose vi fb intender.e, che avfinf 
doi ^to iateso 3 tornato che io £ui da Ronvi^ft 
vói etsere «tato alcune settimane in Vd^So--^ 
và;^ mi ^dolse^ Hoa avervici potuto per la piià^ 
kMatànaaza ^ vedere e godere^ La qual co^^ 
afi>^(>e«so di^rè al pre^nte ia .^mmen^a 
4qI p^sisaio^ $e voi vi ci 'fei:mecete. Quajif-^ 
ID appai^iem^, alla composizione^ di c^ii nii 
liéerò'ate, vi rispondo, cbejoaolti, appi sor, 
«0^ cbe io i2on'- son booizo.a f^r cps^da^jiuy^a 
xiòtiFei^tloci ad altrui vogtia, c©jaaio§»;^^Gsa^^^ 
etkèt per me; polii ppqgp T*de v^tp. ^^r^^re^, 



/ 



l56 VOLUME TEUO; 

avventura bastevole in aJcuno altra, se vot 
vi degnerete operarmi e comandarmi. A cui 
mi profiero di buonissimo animo. State sa*, 
no. A* IO. di Giugno i525. Di Villa. ^^ 

A M. Francesco da Novale Medico. 

A Padova. 

Come cbe io sia ben certo, che non 
bisogna che io vi raccomandi alcun mio, 
e per Tamor, che io so essermi da voi 
portato , e per la psservanza , che io non 
pur come a parente, ma ancora come a 
padre a voi porto : pure il gran disiderio , 
che io ho, cne Piero Anton mio sia ia 
cotesta sua febbre bene e diligentementis 
curato, mi fa or a- pigliar questa cura so- 
verchia di raccomandarlovi, siccome io fo; 
che nel vero io il vi raccomando più che 
Ì9 posso , come quello che m' è ed anti-* 
eolissimo ed ottimo^ servitore, e per questo 
cagioni eziandio carissimo. Io non posso 
racchetarmi né aver bene, mentre il pove« 
rino è in travaglio. E cosi di me sarà in-* 
fin a tanto, chMo il senta libero. Dùnque 
se-Y. Eccell. ha piacer del mio riposo • 
della mia contentezza, vi priego ad esser* 
gli amorevoi medico e diligente procurator 
d^lla sua salute ^ nella quale in parte sta 
1^ ^ia. Aggiugnerò questo obbligo agli al- 
tri , ehe io vi tengo. I quali non mi si scor- 
dano , uè scorderanno icnai. Spero /vedervi 



timo QUARTO* • 187 

'iat sei od otto giorai alla più kinga. State 
sano. A^6. dì Luglio i525. Di Villa « 

ji M. Francesco Burla Piacentino 

Lettore in leggL 

A Padova» 

Messer Flaminio , il quale a questi di 
Vha a nome mio parlalo sopra la bisogna 
di> Messer Fabio, un'altra volta ve ne ri- 
zirlerà, e vi dimostrerà quanto io mi sen** 
^ ta ténnto alla molta vostra cortesia , che h 
tatto quel poco, che io sono. Quantunque 
senza questo nuovo obbligo la vostra molta 
ed illustre virtù assai prima m* avesse po- 
sto a vostra rendita. Rimane che io di due 
cose VI prieghi, Tuna è, a dare a me tut-* 
ta: la ^Ipadi ciò, che Monsig. de'Rossi ha in. 
^ materia operato 9 e liberarne lui, il 
quale ha sempre mostrato avervi a grande 
rispetto ed onore , e ricordarsiydella pro- 
nessa , che esso fatto v* aveva. Perciocché 
io mi profFero di soddisfare in voi tutta que- 
sta somma , e me ne chiamo vostro debi« 
toro. L* altra é che voi pensiate così d'usar 
me e adoperarmiÉ» come io ho voi operato, 
e di me valervi in tutte quelle cose, nelle 
quali mi sentirete buono a far per voi^ La 
qnal cosa se voi farete, mi fia ciò tanto 
caro ^ quanto e voi potrete vedere , ed tó 
vi mostrerò velentieri. State sano, e ^ ^alu^^ 
tatemi il nostro Bellino j del eui ritoitio 



faiitt> pi^cwe ho preso, quanto presi v^4iQ^ 
lare della partenza. A' jé di 'Luglio i5:>jiftc- 
Di Villa. 

j41 Conte Lodovico di San Bonifacio. 

A Padova. - 

Ho avuto il fasciuccio delle lettere , 
che m' avete mandato* e raecoi/iandato. Co- 
lui , che '1 manda , mostra poca prudenza 
in quello, che egli ricerca dal mio Messer 
Gola. Tuttavia, averò la bisogna ad atiimo 
per conto di voi e degli altri Sig. che la^ 
2ni raccomandano^ Rendo molte grasie al. 
Cardinal Campeggio, ed al Legato della* 
troppa umana salutazion loro , di cur soaos 
oggimai antico debitore, ed ogni di mil^r^ 
glsino' con più stretti nodi a ciò, e speziala 
mente Mensig. Legato, che si mi strigae ^ 
die io non mi posso, né mi debho^nèmi 
voglio riscuotere dallo essergli, leiiuto giaiiH 
mai. Io non ho ancor veduto quest' aao«r 
ramico qui ^ né ci ho avuto quel diportai^ 
del quale mi ricordate. Che non solp m'i«b^ 
cresce per conto di voi, perciò che se 
io avuto r avessi, potreste averlo avuto 
ancor voi y itia oltre a ciò ezi^i^dìfo per ri- 
spetto particolar 'mio ^ il quale sempre 
volentieri veggo le belle e rare cose* 
Se io averò^ ventura alcuna per lo innanzi, 
voi /il saperete. A - Mons. di fiàjutf ^cirissi a 
€|<«e!Sti giorni , e lo .visitai per Jo mio ^^1 
CoIa> che è. in Vinegìa. vA voi m .ra^ft^. 



«àlida 'pregandovi ad attendeir a-darrlbnoar 
tettpo, lastre sete in cosi bella ed utile 
primavera degli anni vostri. Vorrei essere^ 
da voi raccomandato al mio onoratìssimo 
padve AI. Leonico. State sano* A' :i6. di Lu- 
glio i5a5. Di Villa. 



A. M. Luigi da Porto. ) 

■ . - ^ • • ■ ^ .'f 

Alla vostra non rispondo altro , che 

Iiiesto , che quando io facessi |>oca stima 
(^lle composizioni di tutti gli altri uomini, 
it che non fo, e di che Dio mi guardi, 
sempre ne farei molta delle vostre. Però 
qutindo vi piacerà che siamo sopra la vo^> 
stra bella novella insieme , mi proffero di 
{afvi vedere che cosi è. State sano e rsK^^ 
comandatemi a tutti quelli vostri e mie» 
frasielli.) veramente gentili e cortesissimi no« 
Biini. M. Flaminio con tutto il mal dire e 
pensar vostre di lui vi si raccomanda al^ 
iresié A* 9. di Giugno i5z4* Di Padova. 



V. ■ i ■ \ 

' . "* A Vicenza. 



A Messer Luigi dm Porto. 






*' 'Mandoviv Ortorato Messer l^uigi, gli-Asc»^^ 
Imi.'i <{nali per vostre mi chiedete.' Do»?^ 
^iBoA^y dbe 4{ttando il v^itri^ mesM è- vìh^ 



"ì^O rohjmz terzo. 

nato qui CQ& le vostre, io sono stato fuori 
della terra, nò Tho potuto vedere, ctie 
grìoia gli aresti avuti. -Mandovegli per M, 
qjUri^hiò mio onorato e maggior fratello , 
<^ anco è vostro* Se altro posso ^r voi, 
ope(ri^(emi. Yolea questi giorni venir a star^ 
DbCk due a yi<2enza , ed alcune occupazioni 
i^pL me r hanno conceduto poter fare. 
J^azienza, ad altro tempo. State sano. Ai 
1(6. d'Ottobre i5«3. Di Yinegia. 



ji M. iMÌgi da Porto. 



In poche parole, onorato M. Luigi ^ 
vederete per la inclusa che io scrivo a M** 
Giovangiorgio da Trissino, quello che io 
voglio da lui , cioè che esso scriva a M* 
^nton Niccolò de* Loschi , il quale è qui, 
ohe esso è contento che egli mi dia una (i]> 



(i ) La Medaglia , di cui favella il 
B&nho^fu posseduta dal Trissino^ il qua^ 
l^ a nessun modo volle concedergliela 
per h ragioni da lui allegate nella rispO" 
sia , che fece all' amarissima lettera del 
Bembo ^ che leggesi nel Segretario di Pam* 
^o Persico > a ca,r. io 5. // desiderio del 
Memho di ottenere quella medaglia pro^ 
cedala dalia somiglianza ^ che ella a/n^evé^- 



LIBRO quarto: i4i 

medàglia d'oro che esso gli avea promes- 
sa 9 e per quanto aspetta a lui, na caro 
che lo l'abbia, e che egli dia la lettera al 
presente portato^ Pietro Ant. mio , iche va 
fino a Verona, e subito ritorna qui. €redo 
che M. Giovangiorgio non si tirerà addio* 
tro, che noi riputeria quella gentil persona^ 
che M reputo. Ma se egli si ritirasse , fato 
ogni cosa ' possibile , che egli non vi di^a 
di no^ come farei io per voi in qualche 
cosa importante. Non mi potreste far rosa 
più cara. Mio Padre, che scrivendo io que- 
sta mi è sopraggiunto\ mi ordina che io 
vi prieghi e stringa sopra ciò molto molto 
da parte sua ^ e che ne preghiate ancora 
esso M. Giovangiorgio. rNè altro sopra ciò. 
Yoi non vi lasciaste godere questo carne- 
vale qui. Farò ancora io altrettanto , come 
Vengo a Vicenza. Al Mag. Niccolò da Porto 
e M. Bartolommeo Pagello e M. Leonardo 
da Porto ed agli altri amici fatemi racco-» 



con una donna ^ la quale egli onorava 
'molto ^ e che sotto il nome-diBererdee 
»^wa negli Asolani introdotta a ragionar' 
te. Così si raccoglie dalla lettera del Sem^ 
ho y che verrà fra le Ietterai aliante im- 
pressa nel fine di questi . f^olumi ^ dp- 
intendo che la risposta ^del Trissino di 
iopra accennata trovasi nello .stesso Se- 
"^i&ario del Penfieo a par^ S s.3». 



^42 imLVMt tmiti^. 

ttHÉndatOiC telate sano. A' 9; di» Bfano. lSo@. 

Di Vinegift. ^ r-^ 






ji di. Luigi da Porta, , i>f> 



i: 



: 1 . . , .r-, 



.rf 



La prima vostra , per la quale m' «iVf 
Vitate della venata della Illustri Mad. ;A^%- 
tònia da Gonzaga, e dì M. 'Pablìno dit 
bagni, ebbi alquanto tainii a tempo, elfii) 

rtevale essere oggimai in cammino , o là. 
certo se non fosse statò' <die mi sono 
questi di sopraggiunte oòcupazioni di qua- 
lità , che non posso una ora partirmi di 
quésta terra ^n a tanto che io non le abbia 
<:sp^dite, subito sarei volato a far a quella 
'Mad. rivercuzia , che me ne è crepatoli 
core. Risposivi due parole per M Luigi 
Vostro cognato cosi sotto sopra. Oggi poi 
Ilo avute altre vostre, per le quali mi date 
avviso d'essere stato a' bagni un giorno e 
mezzo , e de' piaceri che ..vi avete . javutì. 
Che potete pensare , se io ve ne ho avuto 
invidia. Ringraziovi di tale avviso, e mas- 
almamente della dimora^ che fin a* ì3. 
del futuro è per fare la Sig. Mad. Anton, 
ad Abano. Nel qual tempo procurerò d'e- 
spedirmi per poterla visitare, come disidero; 
e del tutto ne sarete avvisato. La mia ali- 
data è alquanto prolungata^ per rispolti 
che non occorre che io scriva: SapereteJae 
pgui . pa^rtiicQlar saccO9»0. ; U fori^ieFe . nQn 



r.^o^é n^ Crede» già tS. di uscire par 
villa e per vedervi , ma come vedete noA 
mi posso per ancora partire. Come che io 
mi parta di queste acque , subito ve ne 
darò avviso. 'AI ^iiiio. Màg.«i.Mr Francesca 
vostro Zio ed a Maestro Bernardino mi 
raccomandate , e salutatemi Gai^riele mio 
A)*ii&£zO>( ^» ditegli m* attenda ja promessa 
tlètla imiBÌ One. Amatemi^ come fate^ doloe 
il mio^lM^^ 'Luigi caro e geatile*. A' z5. di 
iÌ{iggfiK-i5o6c Di Vinegia^ i 

^'i - 'jtf M.lMìgi da Porto. 

" ' Chi non* sa^ dolcissimo M. Luigi mio^ 

^6 io ho sentito afTaimo della vostra m»- 

^nia avuta ulrimamente a Yinegia? Perchè, 

khk non- sa og«i;imai che io son vostro tao^ 

%ò , quanto è tutto quello che io 6on mi<^ 

^llò noontro mi piace che siate fuor di 

gravézza, e riavuto. Ed a qu^^sto di dove- 

9» essere più gagliardo, «he mai. Che Dio 

'4f!fcc(a cfae^^cosi sia, e che io yi vegga sa-* 

'iit)'#^ lieto cento anni continui. Pro^^urate 

edufique di non vi lasciar infermar più, 

il cKe procurerete guardandovi da* sinistri, 

che so noù fliapet:e molto ben fare. Vuoisi 

^vivere {liù che si può . e Fasciar da parie 

le maninconiè , che affliggono alle vake 

^più che alcuna altra fatica. Sé io sapessi 

^roe fare nelle cose vostre ., io non naaii- 

lrt)£c<iAV"Mk mille & Af. ^Q?aa Angelo, > che 



nmfte rrié ne scrive, come io lì dissi, cnV 
tisbgnando esso facesse. Credo per questi' 
che non abbia bisognato , o cb« V ocdiìié!^ 
dàirt con M. Cesare Gonzaga, che ne ave», 
Ti*'a parlare al Card, di Pavia ed all'Aj- 
^niiho per nome della Duchessa le abbia 
supplito" al bisqgao. Se pure altro bisognerà.^ 
di quello che io posso, non mi sparmiatè^ 
che quando bisognasse che io aadassì a^ 
Bologna a questo fine , Io farei. Piareini elle 
abbiate fatto pensiero di venire in qua dq-, 
pò natalo, e cosi vi priego facciate. Ben vi, 
priego che mi diate avviso , se sete per 
venire. Perchè potria essere che mi veniss^ 
occasion di andar fìuo a Bologna alla Cor-; 
tÉ.' II che non farò, se saperò quando arfr;. 
.. té voi ad esser qui, e rimetterò l' andati^ 
ad un' altra volta. Benché io non so né an- 
che perciò , ^e .«nQora non yctawdo voi ìo 
y' andassi. Tutto sta ìd ^occasione. Però 
venite j che rideremo otto giorni, e caccie- 
T^t,e da vov I9 nianinc^nia, c.be vedo tvreu 
prèso. Ma die» n9A"8ej,.e vf» ubmoT,!,ck|B,^ 
htso^n^ di posA^ che possa à,à uf^aio 9Vj^^ 
ii|ri?^ pig^jrsi '^olta mttpincoÉiia? Sp J^,*;.'j 
nK^Ce» vivete. aUegrp a. che appena CÒ?».,^^(, 
vive; 2ò„p9n ito avute, afltre'vo^tse l«jtji9^9j. 
da^jiì^àia., che -questa de'.itS, d,'Qttop^i 
Ui(-a|t<(j «jh^ppr M-Giov^ j^gejo' i*c)fi«g,^ 
>fS,!ì^.'céij^ft,'.V^,P»*'e oe venga a j^.ditij^i^g 

ciré 'giorno in un' liiocó àci 8. miglia qui vi- 
cino più(jp OMO, che ^^(^8^ %^:^ 



UBO sVAitcrol t^ 

Còrte^^E Ik KarÀ tatto *1 tempo 9 che tace' 
ili queste cootirade ^ eccètto 90 io anderò 
còme diiti -^ Bologna 9 ed eeceiito la ^ 
di queato Carnevale^ che ho propieéso nOm 
Dfeidietsa di farli 9 dove sua Signoria sarà^ 
o in XJrhioo 9 o a FossamlNroiie. Però.ae 
iFèrrete voi, laicierò ogni altra cota, e n 
fitrò compagnia. Le cose mie 9' ae io nom 
sono diigraaiaiissiiiio, anderanno un gtcnrna 
in porto, Se avete voi molte cose da dir*^ 
mi ^9 ed io ho molte cose da dire a voi; 
Però venite. Feci le raccomandazioni alla 
Sig. Duchessa ed a Mad. Emilia 'ed, a 
Biàd. T. tutte vi ringraziano^ e risalutap- 
Bó. State sano e ricordevo)e di me , e sa*-! 
lutatemi' il vostro Acate. Ho avuto jerìi 
lettere da Mad. Graziosa e Mad. Veronica. 
àk i5. di Dicembre i5o6. Di Urbino. 

A M. Luigi da Porto. 
A VicerMi. 

Il Cane, che dite mandarmi corrente 
e haono9 o che egli non sappia la strada , 
e che avuto non abbia chi gliela insegni 1^ 
io ancora pon Fho veduto 9 e sojao oggi 
diece di che le vostre lettere mi furono 
tendnte. Se egli vètrà, io il riceverò vo^ 
lentiert per amor del donatore oltre a que- 
sto 9 che io ne ho bisogno. Perciò che io 
ne ho aspettati in vano alcuni Frioli, che 
aii doveano^ buoni di sono, venir ^ ' 



jtesft* Voi. ni. t# 



pratifio.iW. ^trildA dltreal come man IVli^i^ff 
VQStr^o. fin .qaest' osa sAputa>. EU w^uril' ^Iwo,^. 
41 )q^^^ dite pro^ìaccHeretQ, ia ^ w^ jrju^(>|u|Ufi99 h 
qg;ii|xt(]i J^a veduto il prii^eto,<wa noiii4l»v 
ua|)^Q, V ragiott^ae , mentre 10 iie«^uaft<^ì«u«%<i 
reX'Z^ ho.. . di . dovere ayer pur ^Qo|:est#. ^ I9H0 
rotespeoù che $UtQ cosd ia fati^l^e^^ v^rr#ifr> 
p^ù.^ t.Q3to . vi fbate. 41 piacere.' 7«mtaviANfiv 
vuole portarle toltre meno affanaotoiQeBle «}^ 
che r uomo può, che bene spesso le gravi 
cose si fanno leggiere . con la pazienza e 
con r animo riposato e sofferente. Ti rac* 
comando costi il mio M. Cola e quello f 
ohe egli vi fa. State sano ed awai^m, e 
S2^1m,ate gli amici. A^ 39* di JU^^ìq i§*3i5«^^ 
Di Yilla. . . . ' cfA 



ji M. Luigi da Torto*. 
-A f^inegui. /. 



> »■ : ' f •>. 



■ ! ' • JV 



Son venuto a Padova, per par)^^ éU 
Podestà, ed hqgU parlato. Esso -è stato ni|; 
poco malato al tempo della commissione 
datagli di costà. .Ora staheni^^ nda aspetta 
che di nuovo gli sìa commesso. Yì confor* 
lo al venir voi a parlare a Sua Mag. qui , 
e „ad informar)^ dej caso prima che ^^sso 
s^Jnfornidtp^, ,c. pospia moUp pili .a Uor 
varvi con lui e <;on gli altri sopra 'i fatlffft> 
Efisp^ é giustisaima e molto ragi^neviple^ F^ j 
^^.fS^.;?^* ^si lascìcrà pprtaire ,d^ particQliftg 
^o^U*^^ j^udicar ^pa . J^j, canwif E4 Jft.fei^ 



/ 



siÀlié^^ià #a'fài^. Qaft&to alla tiiifl Badia, 
iok'l^ho affittita 'per tte anait e quésto è 
ilr]p^l^!àifè« pavido io pòtr^ Ye tilB ag^vdistò 
vélbniiéti "^ |Mr V torneo vosfti^ , e pottàb« ) 
be^ ilice' ^fl^éniFé , ' che io p6tei»«f primit 
€h«H ti^e NM^i ibrUHi^èro. perciò sé fai^tf^ 
cll^^fo'' patiéf vi possa, forte lion fia kó- 
vìtefaStyì'Siàte'4ÉBo ed amatemi Agli tmdicS 
4» 9èiMl6bì«^lì5!x5< Di Padova. • - 

^ ^>'>'y 'A M. Luigi da Patto. - 
^ - "^ - ' A P'icenza. 

Mandai il mio Ant^ a M. Leonardo i 
e ìcifissi' aticora, credeiido vòt essere a Vi- ^ 
negia. Ora vi priego a rimandarmi lo sten^' 
dardo, che aveste già bnon tempo, che io 
ne ho bisognd: La Settica etò presta per 
vostro cognato, ma^ esso Aon F ha osata. 
Attendete a star sano , e raccomandatemi 
ai^cliU geo tiltlomitfi Vòstri e nòstri amici. 
A^li vJFi di Luglio i558. Di Padova» 



t\ 






A M. Luigi da PortOi 
^ 'A f^9fùia. ' 

'^'Ebbi i due capretti, de'ciuali tanto più 
VT^t^ngrarié, quauto av^è pagattj diie volte 
fMlld, che /dovevate, ad tino,' che màinóxt., 
prgèfsc^tea, tjkè esso debba:.' Cft Vbst^o' co- ' 
gfiftéè liii 4utAe ^timdemétité; ed' è'cosa^à^ 
diieréèné. PM@ H9à»<^tÌL foìhm )^£létiii^' 



( 
I 



^ 



l^ilnr I15 yp^wrai città fof|i|v 4ft)t|NH«,,|»»i« 
^ffift,aUUpfipetq;iU flu^^* Ai^ji K0r6i(ìD%i 

Bjji^, Qp VO; a yiii0gìa p^r ^i «4«Mt0 0)911^ 
%5e sano , ,# gq4cr^ , mfl4o«*«»ni»i»^ 

: ; '; .^ ifiingrazio ^ DìL Lnigi 1910 > c*ro ^^^4i9 
l^jcagolifii mandatimi V e ; deU't^ltrp «wi^ 
CiQiì vi pigliate carico -.di ogiaii4ai?n|)en#^rpij^> 
ch^ quesii mi bastano a§$AÌf^',iri/ i9iEi>¥Ì0 3f: 
qftp&iglip jde'X e mi ?i riic^oipuadiq^i ^ %f 
M. i;Bfj;n4irdino inficine ^ co% ; ^<pief)^ A^W 
b^i^cUtQjPammiUo da pan^ ini«%: 4* iS>réÌn 
Ffbbrajp x5^. Di Paao?a^ / / ,t mi fa' 

^ verona. r->- - ^ , ci ^ 

Messer Trifon Gabriele, che h quelloi^ 
di cui erano i due chericati , che ora sott 
miei 9 de* quali avete voi presa la possessio- 
ne per me , mi rincunziò' insieme con èssi 
tutto quello^ che egU< avani^aya da riscuo^' 



1^ a#M;'Albmì> della G^Aié^sl^^ die ' iifdit^ 

i<^tr piHe ,^^è6od^ telii«<«^' Idi ^ieè-a 

éimè^Kto^ «ire t(Cti,''di«"^ fiiceia^cM^ 

fone j cbe é stato mdko^'jpòct^'j ^If ii#%Éi 
sue qnetanze. Intendo lui essere gentil per-' 
4ona : -però^'iìttÌDb 'trèn ittaàcHerS' di fare in 
ciò il suo debito'; 'Toi gli lascieirete per sua 
jbtica tiMto ciò , che vi parri se gli con- 
Vitina if è- pri»eaoMe)rete ' che e^i vf ii* U 
w t iii i< en te y cliy faori potrà {terisiò evirar ^ééiì^ 
t#(^' Isteft'ii^i'dt^ilM ibcrèscfè^e^à^' didoTi. '^ 
éi èèéScd' vblentitfrh ehe' so' dih V^ehtìè^ 

4_ r ' <y_' I" 



1« Aitiate 'pél^'ìÉtbòr' "dì iÉaej ^é\òStfo tì6:> 
SMPA M ^'' B^t«)élA dàlia' T^ré 'ti4 "a'itff ^^' 

al buon M. Girobtmé ti^Àislé^^ ììif^W 
nù sento tenuto molto più , che. non è tu^ 
to quello ^^«&r^(d>Vtfi^V# 2^i ^ Luglio 
iSaS. Di Villa, s^i " ^ '*' '»>. 

SiOH aio Olio t iì^^ì ty^'i-^ ^^iìb } o^^ns iiio ih 
ie«e iiuo 0JDttdi«ni óì^Uirrtn un ^ ^ni i^q sii 



• - , ■ . f ■ ' 

;. • ■ ' . ■ ■ ■ . ■ ■' J *r , • - 1 : 4 o 

^^ iJf. Pamfilo Rosfrimò 
Govetnaùor del Ftscùin^ di ''■•:- 

Véroruu '^ ' ■' -^ 

TogKo con queste pochm righe rtciftfc— 
:ftiaiidarvi Michele e BartoloftfSfièo BéTiìi* 
, mini condennati da voi per; avfer toìW^'^ili 
mano a gli ufficiali vostri un lor fratello ^ 
che vessi menavano in prigione peccato 
nel quale ogni buono e gemile uomo inrap 

5 crebbe j e per questo peiravventturà degno 
i compassione e di pietà. AVi?ra^earo di 
sentire, che vi mostriate loro Kilemehté {ter 
amor di me^ luitavia éenza ciàrico 'd<ìH^ÀÌftir 
' Vòstro: State sano. A* 3. di Fébbrafjó t^^. 
Di Padova'. * i 



A M\ 



ili:.* r^ ; 



•V' 



l Ventura PisBófìlo Sed^lHHir^- . 

del Sig, Duca dì Ferrara. '*'. ^"^ 

A Ferrara. ' ''««'^ 

t-- :■.■..■:..•.. lini 

Ben si pare 9 quanto vaglfottò gK'nÀH 
ei. Né il più onorato , né il più pièiid^^i- 
Vièto ^opra le stampe delle mie cò$é Vol^a* 
ri potea io avere aalla Eccoli, del Sg^*ì9a^ 
tea vostro di quello^ che màiidato m'aif^e» 
Blblito Màgn.M Ventura mio. Otidtft ió%ii 
confermò neir antica opènion miji, èÀié JÉ^fan 
ies<«rò sia un buono e véro amicò à t*ia«i 
sennonché Tha. Rendone'^àftunque à SIS* 
«jaéttè ìhaggioTi^ graznr cbtf io posso, ''ètlie 



le bascjo la mano riverentemente* A voi ed 
air amor delle vostre lettere non risponde-^ 
rò con ^ikc^.^. .che con qucfla dell* animo 
^^o ^ U «if^U, jaaimd è inv^fso di voi tale, 
che non a* appagai , cou parole , che egli 
mandar faori sappia per iSiprimervisi e pa* 
. .|^^affVÌ«ji»<,E p§xjfà0 egli per me» ^lale si 
. ^f^c^^Te ..vi j&i* paccomanda» A' 17. d'. Agosto 

^ .;i. ... jÌs M^. Ventura PistofUo. . 

^^^:,. ..:,,;.: A Ferrara. ,:. 

.;yói avete sempre, mostrato con ogìii 

fi.^qoaQo^ che. ora è cagion del vostro 

imijyche io sono da voi , ajptiato » e 

9Grbai(^ m<>morìa della nostra antica e 

pura e fedele amistà. Di che yjl, lipg^azio , 

e tengo questa vostra testificaÈion per co- 

sv^^Aoimo mio grandemente calta ^ sicco« 

me far de|>J^ £ se non fosse, che io non 

voglio appagar vi, di .quella moneta medesi-< 

ma, che m* hanno le vostre lettere recata^ 

.fdurei> che-io,, verso voi fo il somigliante, 

fÉd^^^i v^jropQchi\ giorni passano, lui' qj^Zf 

fl.^òm^ vostro tiW suoni nella mia ca^a* 

p0rfyye|i4,ura i sdirei stato tanto a riveder* 

,;W,^ ^ iH^nqstra, pon ao, se io debbo più 

'xx^'x i^^J^i mi^^i^ìbwe travagliata e conqi^s- 

xjBJ^^tJt^afe^^^W^t^Wse ia pac<j fa liberta dal- 

^;j^ pesi;itó|^ y^j^p noDi ci lascia il poter 

.iìW«^r^*VrW^^^* il»', cowrada sepg^a so- 




^plo* jcimor foftvd' a aie Tfgk^t«r ndle w- 

m9t ) carte v di boDmkstma ; voglèa téli lioc i » * 

rteaf^Siate .€OBtemo>rydi ttii rÌ0Mfpr«6 it^mm, 

;«<flle « voi Jie fvimievaltcsdi'9 ,Aéf ip{adiglÌ9f#di 

fur queaiai via.' & per jioé*^Teiiitrì«Mfrv 3991 

"vi pòrta ^^knine lime mite oeUwSi^ TtUtrM*- 

oioi^nacl^jciÉalQf »lale/50llb^lnM^ .«q[«testi^ «M* 

•te 3^ e> iiaiOv.ti .di fiDescoy/cheijì^peiti ffen* 

>eor) .ràaoiatio . ti loro' incbioetcó. vIXiaiMeJDO 

f^aaper.^fioiÉte gta il mio^fil^i^jG^tdo^e flApid. 

:^ijiixmaf Wiaiialt atreie comento raccmouior 

^darmù iL* 4imcie^ tefae £ite «i.Aome mia 4C#1 

Signor Opoa^'ioVè ai caro ^ che ì»> ive ««e 

«tede Hi^Ue graeie* Aim vi/p^iego^io^MMe 

^k i fare •peasìpi & ^eerie io aono n dt *M*. * .>»i5^ 

itbciàQ ^ deimo serro. StaiO: < eànov • ( A^iHf^ 

;<Uj$eiteiid»M^ i52& Dbl mio pieci ole. I^ 

"9Ìano»- '**'•?.'. -'^ ■ ' ■ . . r- ;■ ■•■ ■>...*■. ■ i(>-:r 

Ji M, FenOtra JPiseqfihw . ojr 






lo .mi son doluto delU morte deLbiiòtt 
£ig. Duca^ vostro graftdeniefitQ^i.peff «ibofei 
«omì^ tra* qoaJi «òa è ^atatot^Jeggier ; ^eUo 
^ellfi '|>er4tt« iwMtiies. Della ..i^ciide l coni • Ivei 
imi pamin^rieo. ìe^^ueste ^pocbe mg^e^opnèif 
g^m}4^^1HK SUlg, .JDift a OQoaobrviy ed/O insto» 
jrarifepe^ hp^tf^volaieflte^ S^oza >clifti jl rjapel^ 
i#^.,i^^b]jr€fi^ y ^be a ; <}uéaio..)iiìfelètleo teeipo 
lN!P»iefi«2.#i^ iltajiO) toltir!}aUk>t{iàfr^a£;ftialib 



«MMè^^ Gene: a^ivttQ lamia Pajtmirì aiiuu 
-ndvelii è^'«gkmta ^taoIe6tu9Ìma^>« ^doa)M|j| 
'«'piÀ 4ì*<qqello, cfae.'jperftumiitQm Isv Mrettie 

-iM ^Wimn ^bpendai: Amò tuti^mfi 

oMl^;efce.M-^au>vche il vostni^^ttora^^ad 
«•i^lfliii natfiMile in^no' gii sìa rsgnueiiria^tAo 

ilfoatfMa -• awamtà e dok^esai ipostra^ ' innèo 

^debba b' nmnwrità a scriverà^ t>':{mra^'èM^ 
^lMiiiÀ>mi ' dii-i2kiteAÀi « scrivanie *è vof^i^bb 
«jir^ carsa mia una dtràBa» J&i^iia'^t^GP^ 
per fantesca detta Anna la fedele 9 la tfwA 
mi serve cosi bene, che io Tho cara mol- 
to^ o quaiiKDf*'^tra, ^l#'io ai^tl gianimai# 
Qaesu Anna ha <»»tiW cugino detto Ja- 
comin da Tuola Zavattiere dclF arte vec- 
tthitf^, oba aia^ mi ^' "éiatrà v^^di *' San > Rofaiano. 
Ìtoqpialar)^oir;siM:M«la!^e tanfo 4a pragc^'^ 
aàìiaiPlar^QlJbcì«&' «d^ andar l^^nn» « 'pa!sr$at% 
ìf»^ui!>a* Fanara, óbs elkiNkistiatidd un^iÀii^ 
paitoii-iciò^ dK 'ei)i'iÉFa «^ tezniCa^' V^aiid^ 
e Matt<^vÌ> hen- ii«^«intfsi ae^nié^ ir àmiftì^ 
gten^,' eome se egiS non €ùpteV^a;'<Sigtt9- 
M| * attitò ^ te « finaejc A tMlslei atta^ tlÉf^j «Vóietf 
dUi^4riIa-a^ Bildoidid'itoirliarsi , ^ il ^^àgiit'tiWi^ 
ne alcuni suoi arneaetti affine che cUa«oxi 



154 ymi4rvt9 MMo. 

5i partiste 9- eoa questo colore tcltg.r egli 
volea, cli€ ella gli pagasfiie leiipe^e4i^qii!et 
lì tre mest^: che ella era «e^xo f tatu. La qij^ 
richiesta quanto fosse onesta, sì perchè egli 
l'avea chiamata e stimolata ac| andarvi , e 
si>anedca perciò che eUai L'avea^ ^e^q^OAfan- 
tesca servito, e dUvea oUra le spese meri- 
tare alcun premio , voi vel vedete. Ora io 
}Mriego voi 9 che ifatto a vch .^enir^, il detto 
•Jacomino gli diciate sopra ciò ^quellu^ rtf^e 
'(^ merita. Che 30 voi gli riacalfi^l-^ >|(ì9ii 
un htton riprendimento, gli oi;.ecdbi,,^'Si(rèJ>* 
ihe ciò poco alla sua ifigraiku4ine9 ^^d^^a ^ 
<{ueUa,vche gli isi .converrebbe.; di- que$|a 
viilaoia. Come: che io da voi non^^geffMi . 
jdtro» ae nou che opeiriate e .^acciajusyl v4l' 
le 46tte rabic€Ìuole> della ipia &nt0$c^,. f4)>,e 
fieno, segnate in una c^arta. iu questa^Jli^K^im 
per le quali ella ero disposai di ^ v<^^.^9^. ^ 
Fepjmra* Ma io T ho jeiteauta^, accippc^è 
ella, jion ai parta da me^ OUra .che 4 y«^ 
efaia e poco ga^gliarda» da £Gir.quest|^ TÌ^'>A 
ial ^tempo. Q uanda^colui. pigliasse sopf^(9Jò 
eaeusaauroue alcuàa , a dica[s^e ^ alLrapn4^f| » 
che come 4o vi scrivo » non gliele crtedf^te, 
e. tenete ^[)er certo quello ess«ra : iV -ve^ o 9 
ehorie raoconutQ v'ho. Se voi.vic<were^e« 
te le dette cose , ehe sonp» Sa #e npVÌ4 ^ 
saa pa^onit) assai alla povei?i| donna Y:sa|^e 
contento tenerle , e darmene contezza, che 
io darò ordine 9 che elle mi sian mandate 
a'Vinegia. Ed a vostra Signoria ne sentirà 



^iLfBM ìfVkwro. i 55 

^^^Qali^ obbligò a qadlo, che farei ^ se elle 
"f^erpià'ìàoie éeìiai Coaie&»à Matelda. Ai 

,-^i. di NéveftvbtiB i^34i Di Padova. 

2« t% ■.•.'-. ■ 
-."•'.. f •»■■■...* ^ « . - ■ » 

^ ^'yi^M. Flavio Criiolino 

;:ji il; gapété-'éoMe»to di porre ogni Tostra 
^ilìligeìfcWi^lin' cercar tra ìh mintite de'brievi 
'^ppekifi''A^ mie <faeììa del ' brievé, r^seni|rio 
*aiél^t|tUif^ Vi maiada w ^tfoùsm ìetiéra^^ e 
^ tr&Vatake^ éi * |H>rtarla al Cardinale 'AniieIlii»o# 
'£ 'M> cbsa ' éléOfta'^of ra la ^pedizioa di^et- 
^^%riéVévW vi -ricordate, di dirla ni^ési^ 
^ìifktlÈéti^' 91 Sj^^. *Siate sano. Non vogiro la^ 
^i^àf ^dì' «krvf ^ etie mi taoco^tandidie^^a 
mMfi^grt;- iróstro' grandemente; alla cui ama-* 
-f Ili tfàMà' Ietterà 'Àcpiitami iiii^ risposta sOp?a 
^!r^céi^'^del'€fftulò non rispomièrò, p«rii#Q - 
'^llH' f)|lngi^r' ftitica; posda i^he io wggoioke 
^:>glt Afi''^iapòi^lé^ cosi difigiem temente', ipian* 
^tàédUte' Hdfr bisogni. Perciò- che^ io-s^a 
'^BMlr fe dolciiMni toa^ e^idik n^ta i^rimie- 
-W^iAà tèUéHi $'*8%iizà' che ^voi ancora me^ ne 
> ìi^idike; ^Stite ikìA^ iin^ ^ tra iroltaioriisiUe; 
r '4^i^:tÉjtftb |4u ^ quaétó a^6€6 <xra ct^scillio 
"^ièrVbstré rèndite^ di ehe mi ralli^gra o«n 
^fjf. A^iM). dVAgostè i^aS- JDi WU. 

•«^i»-' ,0 /:^.-. -^ '.;;;;:;■. . ,,. . -.•.;. . ;,...• 

^ • ■ ' •■.-•'• • •■ . * .1 •» ■ ■ . T. 



/ 






bbiissitho. Tottn éakf^x <{H>f0i|ati^Mdkhre^Jb-kb 
cW ({Oleato ^dbeoì»! qoel plliio 'Riempo ^^éti 
Pomefieato ^ì (Leofie ìmh^o^ totii»e0rreaml« 

eril^:%iioto Cbffdinàle^ ■ i 'br^vi/* Orlerai diitv 
albi ¥òke< Bapau Leone 'noii^to];ea««h«»al^ttAr 
ly^i^pesse^i" sDh»? ordinh^ -»toiÉie' po^el4b»é^ 
eaaere di' quMb i brieve «T^teuitf// Ma >)ii> 
sMttidor^ìcièdi^ paste », soino ^iMreitor^^^af^^ 
vr^£it»ca ^dii^Teckre: se^t foàse^ipoasibite »kixi%^y 
va» > la Biìnuta auiemiea^^del ^btieve^'^.ddyt ' 
<jttal ti maa<ii^ r«»étxi|Ma'itii*<4qiJues«a>>l6U 
ra^ fatto 4a Papa Giulio. lo" ^iìiid^^^ \i%Èàf^ 
che male sif possa iriavenirWp«r ai^li^ i^'> 
ggmi'.' Pttrese vedrete yia^t U4>dot> alQwriO^ 
a^HtSSV^atiii^itiio mi fia ^be ' iie fa^im^M^^gtii^ 
dilrgénaa. Pìacémi' eJbé coteMO >^9^^if»^:^i»!^ 
pbf«Q«Oimoibo sii vada rlillantatidiKM^ ridevi 
nosaendosi, che <eglt rfa ìiìale^a ^tt^i«v|^à.^ ^ 
AriMonéó. yoici^ mi ^xaiaàcomairdèfete / a^'istati^fs 
rete sano. Agli ii« di Settembre iSai. 4itt^^ 
Padova. 



le bascjo la mano riverèntemente* A voi ed 
air amor delle vostre lettere non risponde-^ 
rò con ^lkc^. ^ . iche con qnefì» dell* animo 
mio; U «maU jaaimd è inverso di voi tale, 
che non a* appaga., cou parole , che egli 
mandar faori sappia per iSiprimervisi e paf^ 
I^^^cvUÌm.E piscio egli per men ^lale si 
^cf^? evi &ir, accomanda» A' 17. d'. Agosto 



V t ■ T • . 



; t. ... jÌ, M^- Ventura PisfqfUó. , 

'.:;,, ..;,., ,- A Ferrara. . . ,. , 

r» ; .c^ói avete sempre, mostrato con ogni 
..fip^fi^qu^tlo^ che. ora è cagion del vostro 
.^.^^^riffreinu ,, yche io sono da voi , amato » a 
j^ìte seihaf((^ ip<*moria,deUa nostra antica e 
pura e fedele amistà. Di che "^.^jjrjiiaigrazìo, 
e tengo questa vostra testificazion per co- 
sì^ uill\anji.mo mio grandemente caita^ sicco* 
me far del>)>^ S s(S non fpssef, che io non 
voglio appagarvi, di quella moneta medesi-* 
ma 9 che m* hanno le vostre lettere recata^ 
^{durei> chc/io, verso voi fo il somigliante , 
i^m^^^l v^JTO pochi. giorni passano, lui' ^ua*' 
^^/ù fiòm^ yo^ti?o n^on suoni nella mia ca^a* 
9^ pj^r^yve^ura^sarei stato tanto a riveder* 
;;ifji,^'ag. hi^iiostra, pon so, se io dehto più 
j^idif; he^hff mf.^i.Ìb?pe travagliala e conqi^s- 
,,^a,M^stft^,jf<Wse ia pac<j ^^ libera dal- 
,-^ pesi;itó|^a ^^jcìiip neiK ci lascia il poter 
y Ppis^r^4iVr,fftn covrala sep^^ /^ 

!>rfR?^\Of.^Wi %9m. ^<^i <?**. t io ^ ^bracujo , 



i8^ roatmoL TKUo» 



%• ■ . ■ ■ ■ ••...- 

. f .1 

• • ' ■ » 1. 1. 



yif M. Flavio Criiblùmi 



vditra lettera*? vediBEx^ <}iièsta dè^iia^td'fiDii? 
ceifibte codila sua dol cessa' vkihm teeptì^c 
tràto* piacere ^^ che io V ho pvesai ii>j ir^o.i 
dr<molce lettere^ A. cui fifpoado piàirteirdèBi 
che Tolai^ noQ' arei'^i'SopratteAiitQi dà aadbj 
te ^ecapaKioiii, per cagion delle , qualìcM^^? 
nobili Vinegìa^suto poca* tBeiio^''Che«A.(Aae''^ 
mesi cofltpimi* Che vi* siate dolutole} vm[ 
Icmo 4imotiii dato 9' vi ringisiaio^^re tati^|^c£ 
altri' parìmeate^t de' squali;: :acrfTete, che .avMf 
né molti aititi. ^Lodato. Di», che diltsa m^ 
salvato m'ha; e di' questo^: ancori, :^ncbe^9#<} 
hx3 scoperto «hi è colui stato f-jche'sUa liria^ 
morte ha inteso cosfì sceUeratamcme^ otidcn 
io saprò pef: lo' 'innanzi da pui' «goardimittr^ 
Della vostra rìcuperau -sanità- thi i raiìbmtmt 
poco meno ^: che saci^iat» t vdi atesaOy;jei(|»«( 
glio à ^oiM^ ^ugBrio^ che : diciate ^ ^ee^er] 
^& si gaghardò , che sareste buono * f iicocit> 
jjHBfr la .'miaicVillélta. Volesse Iddio^ ,«ji^ mtiip 
^lia vi ijrenissè/^ di ritornarvi eòa piace^v^dL» 
Monsignor vòstro tuttavia, almeno liffòiemlir? 
con Messer Avila e Messer FlaminiiOo iquak) 
li stimo che forniti i loro piati e bìsoAhMa 
(}i^!costiy'vopjianno riveder queste • coninadei^» 
ed Jo. pò tesare; con voi tutti e ire e? coiot ojfln.') 
Gola /passar; qitei ;empc9 4:;he io jcir« hov »l 



y 



Tftere, 4slie lo terrei per \à, più cara parte 
della mia TÌMtvv-6f MoOaignL Rex:i»rend. vù^ 
Siro parla molto onorattmente di me ^ egli 
fa , stceoine dolce Signore , che egli e , e 
fa sempre. Rendetenegii voi per me quelle 
gPdsie^ «he ^ia tauua cortesia '«i convengono, 
edi'^lttesbdeile salutazioni sue ,. le quait 
s^mp^re m* ap|>ortaiio le vostre lettere. Qaeli 
I^B^^fPArte di «queste ultime, .con I» qual<» vi.: 
railegrate- ffieòo Aella cura datami dalla mia 
pallriia di scrìflrér la; istoria sua^ piglio io 
volentieri perciò, nhe io so, che ella vie^ 
iiadairémore, che mi portate, ma non 
'per^dotMto\-ih» ella di piiàcer mi"8*a^9 cl)6 
no^ ni é, dovendo ciò essermi di* più^foH : 
tica^, <xhe p^ravventOra in questi anni non- 
mi a(i/.ebnvenia. Ghèr d'utilità ella non m'À^ 
pmito^ì-nè Farei*' aemft^ata^ se questi* Signohf 
n;i4i ^àle cosa t^a^onato m' avesser<^, e vai ^ 
ni^l^oiò avete il falso- inteso. E il vero che 
av^ii4ò io per <jueita cagione da dover di^: 
mm^ar^: in Vinegia secondo che eglimiver^ 
lrà;dbisognande di per di é tempo per tem^? 
po-f'-^ssi m^ hanno- assegnatp'la pifiooèe d un^i 
cftsay^IKKScia èhe io non v' hb^nsìtansa': la 
ipial lAcionè' ib tutta ko gràU<iesaa e datar 
Ul^SigVHite del mio albergo... M^^Iieonioo hk: 
tKiditar^ron moltò^ piacer di lui ia salmaaiodi. 
obe ]jé gli ho -à» nomcf vostro / recitaésf ; ' e 
nMJ^O'Kt risalutai allo 'ncoBtro.^ Ill.quale edl 
è« »éa0iÌMimrorft'>gagliardo per gli«anni moltiy 
cofif egli >ha, ed amati grandementci M.' Cò>» 
. 1«> vb^liagraaia^^che vi ricotdiate 4i -Itù e; 



i60 . rotUmt nMf0: 

dice non arere per quesia volta da rispoiN 
denri 9 avendo alle altre vostre lettere rU 
sposto a bastaxua. State sano ^^ e di noi ri- 
cordevole , che V* abbiamo spesso non solo 
ne* nostri pensiesi, ma anco néVagionamMi» 
ti. A' 3. di Febbraio i53rv Di Padova. 



A M. Flavio Crisolmo* 1 
Jn cincona. 



. Ho veduta la vostra lettera de' a5« cK 
Settembre d' Ancona tanto più volentieri , 
guanto, più disiderava avere alcnna novel- 
la di voi. Avete fatto bene a levanne&tè ta 
sete^ e sopra tutto bene a scrivere al 
Cardinale Egidio , che stimo Y abbiate rior* 
graziato d^'beneficj donativi. Non lo ko ^ 
che $• S. è in viHa diece miglia loo- 
tan di qui Emmi incresciuto che siate in* 
dugiato tanto a far questo officio , maiasH 
inamente che ^Ua prima richiesta , che $a 
gli feci, di buonissimo animo ve gli doni# 
Ed avea qualche cagion di fare altrameaMk 
;'Va .maado con q^ueste la sua risposta* Vì9r 
cerni che siate^ risanato. La qual non è p^ 
msL v/entora a qnesti cesi sinistri tempi, eiit 
pare meraviglia alcuno esser vivo. Che apqn 
,44» vi torni a memoria la mia villetta .m 
4|oeUa viUt ae cosix ò, mi piace. Ma io iioft 
(^tfsAfdA pbe tra cotesto vostre grandezze àv^ 
se loo^o questa picciola fortuna pw^ > ^^ 



;fi' 



' Lhiio QUÌRTÓ. I0t 

varvr di lei ^sovvenire , conie wtìB che fa; 
Della nuai però^ io che piciciólò àaimo hi> 
nòa mi pentp, an^i mi sto ih essa ogni di 
più contento. ET soaò la Dio inefcè saaq e 
gagliardo as^ai. A me sì ihpri qiiesf aancf 
il mio Piero Ààtóhio '^ che' mi dolse via più 
che non parca potesse doler la morte d'uà 
semplice servente., Era buono e fedele e 
più di '2^. anni niecò éiàto constante in 
ogni fortuna sempre, rfon posso né voglio 
dìmenticarlomi. Morironini dopo lui in brie^ 
TI giorni due altri, che voi non conoscete, 
6 che' m* eran fattori di buona t[ualilà. Ora 
oneste febbri si son rimesse per la centra* 
da ^ ed anco insieme con esso loro Qn po- 
co di morbo f che ha più sbigottita cho 
<lannegglata questa 'città. Io damane mi' ri* 
tornevo in villa a' piantare , e- speziai menter 
a rimettere il mio lioscheito , che ha quo? 
^j,! anno per Io infinito caldo d^Ila state al-» 
flùanli castagni e quercioli perduti. Le vo- 
airé «edere hanno cbiiterto un bello e grati-* 
*a^ padiglione, che 'io feci loro. Ho ancóra 
'^linefiso fid edera tutto il picciolo pórgota- 
'V>!. ch^è alla fine del giatdino , fatto pri- 
^^a di larici bène ed ordinataitientè pósti o 
if^lcaniéràti che in due o' tre aùnl stinco 
yèrrà i^Ilissiaiò. Hovvene dato còiitb'volen- 
"ticrìj^/i ciò vediate che i ro^rì ^riiieipj 
Jìaìnno ^uòiì seguimento. Io iion solanietite 
^rrp vói senapré, sirioioie nìosfrate d4«i4«- 






ntré. per iùió, mi sarò ancora Hi bgni-teiR- 



V. 



iG2 . ròLtTME 

po ió Tostroi Quando sarete atlla éótiMi 
nou v' ìncresca fare che lo v^ga alle ^l- 
te quattro versi di vostra mano. A Monsi'* 
gnw ytràtro Revét^ndiss. mi Accomandcrc-' 
te, e starete sano. Il Preposito è ito in Ere* 
sciane ^ perciò non vi scrive. A' a$. d' Otto- 

5ire"i5m Di Padova. 

■\* '■■'■ ■ ■' - -. ■" - • • - •. /• .•".. 

'A Mi Flaviù €rìsòlino, 

A Roma: 



■ I . »> » 

■ • • - ' . ■ 



I • ' ' 



ri,-.-. 



Èbbi ^ ben tara la vostra » Ietterà i^evirtà-r 
^i di Marsiglia, che mi donò novelle ;dr 
Nttstfo Signor e di veri -stesso. Vfe ne» rin^- 
'^iàzià grandemente, e veggo quella -che 
tfa^' ciascuno > che di là viene e sfapere- ^ 
"^possà, ìò intendo 5 Tamor vostro ver* mie 
ihantenèrsi nel più verde stato, e non si 
'^lóàttgiare j perchè o le buccie de* nostri voi- 
Hi sr ^canj^ino , o pur le cose della fonuha 
•^M Vadalo alterando, che sogliono aver gran 
^fUtzee, IPiàcerAÌ tutto ciò, che io di voi odo, 
' ìfcòW solo della grazia, che avete col Signor 
^o^iro, ina ancora dello accrescimento del^ 
^ié reirdite ifostre, e sopra tnAlo dell'animo 
<éHé *avéte , di riposare un giorno. Di che 
'WrlbdiJ s^òpftì' modo, e più vi loderò aned* 
i^ ^ quando aréte ciò po:»to in opera. > Di 
me* e *del mio^stato Monsignor Soranizo vi 
' '^otrà dir tuftto quello , che io scriver «H 
j^òfè^si. Dùnque fero bene con tutto il cùtf^ 
^iidtPiabbjfàecì^^ 9ift di oua. State wàé^ 



U mio càiissuuo Af. Flavio. A^ 20. di Di-r 
cembre iS3;J. Di Padova* .. ! 

■ ■' A M* Gioi^an Battista MentebìigriOf.^ 



,-"■ V 





Io vi ringrazio, Reverendiss. M. Gioy^ 

Batiisu mio , non solamente dello aver voi 

soddisfatto^ M. Pietro Landò col brieve man-' 

datomi e sollecitalo da voi appresso Mons. 

Datario Sig. vostro, ma ancora della molta 

cortesia posta in questa spedizione^ ia qua^ 

le ho veauta.j»eIl€^diiQ vostre umanissime 

Jettece scrittemi sopra ciò, dijie nonfàpi^eì»^ 

))ono essere state più dolci» fnè a mie pjià 

carer Quantunque ^e sono state tali, q,i 

li sogliono essere tutte le cose vostre 

la dimora, che avete fatta in questo :i 

j^io della quale vi scusate» m'é in part^p 

jAqvMl stata spiacevole, solo clxe per la 

icagiou di lei, e ciò è la indispozùoQ mostra? 

.d^^IIa quale poscia che sete risanato^ ^n 

?avvien piùv che se ne parli, %e nojfi x^hèia 

in^vprifego a por cura di lOiaQ^nervi sana .e 

ìh^Uj^ ttm a Roma.) che patria vontu ètf 

.^om^in Yifiegia ^vete. fatto, che è la n^ia; 

la "iiqualo; in ciò ha ben dimostrato di^ape^r 

/^an;ta cara r cosa ella in ipe conteneva te* 

7ieadwi> Le profferte , «che mi 죻te .delia 

'postila operat in altre - co^e ^ die, ^o^m^ 

-per ìiie^' iKin \i rispjonderò^^^.rlipn ^j^à^ 

^nhigi. Qfpisl^ome io ara iiVhe> .fatì^ii^i^fq^i/l^ 

SukhiQrò eziandio qualunn^ue ai(ra volta ne 



▼errò biBognaodo ; e cosi crederò sedipr# 
nAie voi facciate per me andiclievolinente ^ 
come avete fallo a questa volta per M. Pie-' 

,tro V e P^^^v^^^^^^^ ^^^^ P®^ ™^* <^hG A^ 
sono staio ricbieditore. Io. ora non mi vi 

ppofiS^rirò si per questo, che io sono gi» 

^^lù anni yo&tro, e profferirvi il vostro 

x^cdbesimo sarebi)e soverchia cortesia, e sì 

.afllcora; perciò^ che tutto qu'elto, che io po^* 

soi^ è poco; Ole so in che vater di me vi 

p^Asiate 'VOt grande , ed a grandissimo Sig* 

caro^ 'ed in grandissime occasioni di sem- 

prtl porier per altrui dimorante* Là dove io 

in niuna di qu^^sti stati mi sento essere ^ 

anni sona io già divenuto un sempli-oe viK 

Itflj^llo^ di questo /Contado* State sano, ed- 

amatemi^ A.* ao. d* Agosto ^5a5. Di Villa ^et 

Fadovaao», 

. '■ -, ^ .. - - . •• ■ ■ • 

i -^ M. Paolo da Porto ^ Canonico 

di Fìcenza* < 

Io ho fatto ogni diligenza per riscuo* 
tere dal mio afBttuale di Villa Muova di 
questi tre anni passati, che è Prete Vin- 
cenzo Gomaro^ almen tanto, che io potes- 
si soddisfare al debito, che ho con voi per 
conto delle Decime, e non ho potuto ri- 
trarne pure un soldo. Né avvien quésto , 
perchè egli non mi debba^ che m^è rima- 
so debitore dintorno a cinquecento fiorio 
d' oro , o perchè non sia il tempo da pa- 
garmi , che già ne &ono passati tutti i tec-j . 



MHii tli molti mesi , o ancora perché eglr 
JHOB pos^, che ha in San fioni^aisio, dove 
dimoFà, una casa tutta |>iena di gvano^' e 
4* altri buoni avanzi fatti della mia Badia>v 
senza che ha oltre a ^ne«to traffichi^ s de- 
mercatanzie da potere a«sìcuraire ogur^os^t 
so creditor suo. Ma é forse o per la molnl 
ta baldanza, che egli ha meco per F amo^ 
re 9 che egli sa che io gli portò, o pec iac 
peca agevolezza, che stima che io abbia' 
ài farmi da lui soddisfare essendo egli pra^; 
te. Ma come ciò fia, non avendo io al pre-^ 
sent^ altro modo da levarmi del detto de«*| 
bito con voi , vi do e consegno esso prete 
Vincenzo per mio debitore. Fatevi dà lui 
pagar di tutta la somma , che io ne son ' 
contento. Da Monsignor Boldù^ che v' ba- 
data questa lèttera , potrete informarvi più" 
minutamente di quello , che io vi scrivo ^ 
a cui darete piena fede. Mi profferò a Y- 
S. A' IO. di Settembre i5aS. Di Padova; 



\ 



t 

; ' i 



. e 

•■ f 



. ■ i - ., •■:{': X : 



•i 



<sc?: 



T 



% — r ^' 



■ .' * 



« V 



-r 



U if. 



- •!>'< 




1 h 


\, ^ 




. 1 


.-^-.'i- 




\ ' 



«•/ •/ •• • 



.:-. "5 ;>-.'/ 






, >•■■ 



'i'- 



i * 



■i ■> .; *:'■!. 



■-. : ;*' 



■^Jtitw-..- :,.-... 



■..!...■ .. ■ - ^ 



^ 'fc . 






• • ■» 



■ ir.:\0'^> X ilOà? 



««r 



UBRO QUINTO. 



"^A M. Girolamo Fracastoro Fisico. 

A Verona. 



M. 



olto volentieri ho ricevuto il vo* 
fitro poema datomi da M. Leonico insieme 
eoa le vostre lettere « e mólto di buona vo- 
glia e con sommo piacer mio l'ho veduto. 
X come che altra volta un , altro esempio 
di lui toltovi nascosamente mi venisse ven- 
duto due o tre anni sono, pure con qucU 
la avidità , che arei fatto t se mai veduto 
non r avessi f o forse peravventura con piuf 



f4Ìft8 VOLITME TERZO. 

jeasendoml esso a quella Yolta.placlulo gratt- 
li^meote^ e pei^ciò estimando si come pln 
-emeodaiainii dovesse czia^dip pìiSt: piatire 
L-ffoest'altra^. io T ho ora e Ietto e rileilo 
-^ìA fiate ) e ciascuna più volentieri in tati- 
eto^jcbe non ho veduto, . né voluto vederi» 
juaUro alquanti giorni. Per la qual cosa mi 
Ip^tt potervi dire sicuramente, che egli.é 
^d^ ipsoho maggior prezzo , che voi noi fate . 
^ vJpeHe vostre lettere , e che a giudicio mtQ 
«t^^gUiè. così bella operetta^ e cosi poetica, 
e^icosl da ogni sua parte ben condotta, e 
^^osi cara, come altra, che a. questo nostro 
^colo in luce vienuta sia. Direi un poco 
.più oltra ^ se non fosse, che io ci ho per 
vostra gram e per vostra somma cortèr 
<;SÌa (i) troppa parte. Il primo libro ha mol- 
,tp cose belle anzi tutte , e parmi che scri«- 
viate in verso cose tolte di me^zo la Filo- 
sofìa molto poeticamente e molto più gra^ 
zio&amente, che non fa Lucrezio molte ^el- 
le sue, £ primieramente bellissima. pirticelr 
lo. è quella^ nella quale parlate a me, . e 
tanto bene disposta ed ornata , che io non 
saprei disiderar più da Virgilio. E certo , che 
io non dico più di quello che io stimo. . 



i V 



>! 



; rn XO ^ccenm. r onore , che gU/ec^ ji 
Wr^c/OLstpr<f nj^lt avergli dedicalo qileA sho 
eièigi^issi^ ^oemay e nel^wej;ecQfi m^k 

i libri deltu Sijììide. . v >^\rps ^. ^ vaV 




' *ÌP»deté pèt éfa^sìày quanto è (juello*; cbeiavi 
, ^4leb^ di tahlò è ^ì^ònoraijo e^rta&c catia dnna. 
ffèl^ff^ilé jtatibvHi due altre tolte vi' 'tiotif- 
dhté' di me nel secondo Jihro f^O»^'wpa 
déHé cfùàH 'òhiudete e fluite roperi. AeJ- 
li^ifiKa ih- 1' anébr partita tmta>qiicilà parie 
^(tihe inoodiinciaSy tatuare uge , »c. in finora 
^pi^el verso, i^fgo ìUet nostra ec. Ma dfl 
'*rtmo/ lifeto- sopra tutto mirabile «la (O 
^làtoetitìaErottie , òhe- fate nei' fine , ben Ticca 
^' piénd di qnelhi cfòpia ed abbondaniiac e 
vagb\e»Ra yirgfilianà y che cotanto ' fa mara-^ 
cigliare- chiunque il legge, e in questa la 
<)noìrte di MrMareo Antonio, è ultimamene 
td- quelli cinque versi : Illa tempest0t&,^ 
^e mi' fìirt' credere, che Tabima di Vir- 
^g^iovegli abbm dettati. Il secondo libro 
Ve^amc^itlé é** tutto dall' un capò ali* altro 
i'eggiadri.isimo^ e pieno di figure Virgiliane 
• di vagheieee infinite, forse in quàtcbe 
ipake p^er cvtgione rfclla novità delle cose , 
tih^'vi sòno^ e per la varietà delle eibe a 
tncdicine^ che Vi ai raccontano , nelle dcr 






t • i *< 

I I I 



(i) La lamentazione del Fra^astoro 
SI trova nel primo libro della Sifilide poco 
ìunge dai fine , ed incominciaz En etiam ^ 
<96tì ho5' agefènt 0rudelia nplla; dove pian^ 
^' con parecchi t)ersi ripieni dèlti;^ gm^àà 
f^rgUiààa la morte Jdi Maròaniptiió él^llci 
Torre Feronese» ^ * '/'■'"''' 



t^9 VOLim» TEUCh 

scrizioni delle quali di gran lunga superata 
la espettazioa mia, e credo superereie qae)« 
la di ciascuna altro. lu questo libro la £i- 
▼ola del legno non potria esser meglio pen- 
sata 9 né starci più propriamente di quello 
che ella vi sta, ne in più atto luogo posta« 
Ora per soddisfare non solamente a voi 
chetai ciò mi predate,, ma ancora a. me 
atesso, per la parte, che avete voluto cl^e 
io ci abbia, no in questa Jeggiadrissiina/ 
operetta notale quelle cose, che arei falMi, 
selio stesso r avessi composta, e con quel-'' 
Io amore medesimo. Le quali saranno ; ag;i> 
i;iunite con questa lettera , ed avèranno in^ 
sieme le correzioni « che io v*ho pensate; 
aopra. Le quali non voglio che vagliano 
appo voi, se non in . quanto possiate vedere 
a qual parte pieghi U mio o disiderio 4^ 
giudicio. Voi poscia togliendo da me sola ^ 
lo averveno avvertito., rassetterete quantici 
vi pairà da . rassettare con miglior liinVj^ 
che non è questa mia già logora ed ìn«^ 
rugginita, e per niente non mi crediate! 
più che vi bisogni. D^ alcune altre cose hìj^' 
ragionato con Messer Franco della Tor- 
re 5 che. na il renditor di queste, a cnii^ 
mi rimetto. Le grazie y che io v\*ho a rién^ 
dere io le riserbo a raccosìi ere in' altro ténCiV 
po» (Jra state sano, e tenetemi tanto peir 
vosup, quanto è intéramente -tu^ò ^queuoJ 
che io sono. À' a6. di Novembre i òisS.^ JC^ 
Padova. . V. .• , . . L 






A itesìér Girolamo J^racìOHòró,^ 



k 



• • • t J» ■ ' . V .* 4 ' ■ 



•^ , ■.■•.■...•- ■*•*.• :ì 

fiideyiitó jetì la vostrt lettera ìli rispoii^' 
•?a ■ della, riiia ' sópra^ i ■ dae libri- Tostri , 'é - 
vecfuita qiièlia parte di lei V dorè dite atei?^ - 
pénVato ' di '1a$crar ne' deifi 'libri 'la farcia'' 
détr argènto vìVo, e giti{(rieire u» àkre^ librtfr v 
agii due', lioii mi siotto potuto tènere di?: 
«crivem dà capiò e pregarvi j che ntmro^l 
gtiaté éMràrd ift qtiè^ta fatica , la qaató ìoì; 
npii splaoieàte ^timo soverehiaV ina 'oltre a . 
eio iàtìcòra danhosa. Petcifr che quaude^ 
b§n faceste dbe i libri fcyssefò quatiroj noi|- 
die tré, 'io per ine non ^i concederei mai,» 
che 11 fingere' due favole 'rt csM coaì^da; 
ogiKiVlòro parfe liuove e da niunr anùca 
ptehdeiiti fosse altro che lioii ben cònwide* 
rare à bastafnza. Dove quella de^ legno vA 
sodisfa ed empie raninro màraviglioèatnfeawr 
tè.'Sènz^ the per esàere il legno coi^à liuoi^ 
vaY ella yi' sta più proprìameitté , che* «Km 
fa"q^^ ^ello argentò, che eMéosa^ tritta:^ 
* ad ógniinò famigliare, come sapete* Char 
dcyé dite che Virg. fa digressioni ne' suoi 
I^ò^ì, vi rispondo, che àHcó voi ne 'fat^ 
ftf'/qWti libri larité, che è be« à^sai-' 
Bèhchè altro è digressione*, fed altro fayolW 
del tutto nuova. Anzi Virg. stessa qua*idàf 
favella d^Axineo^ non la finge tutta da se. 



1^8- VOtCMf. TER30« 

tua la trae e t^yglie dalle antiche* Da Plo^ 
darò non potete trar buono esempio. ^ che . 
è poeta lifirìca e Ditirambico, U quale pe- 
rò in tutte le sue opere cpsi diverse noiii 
ne finge di nuove, se non due. Del Pbnta- • 
no non parlo y del quale se io avessi ad 
imitar cosa alcuna, vorrei imitar di lui le 
virtù, e. no«ii vizj. Questo finger le fs^voje^ 
in essa è cosivvizioso, che per questo WSL 
ai può leggere alcuno de^ suoi p(^€mi !senzai 
stomaco. Oltra che la favola vostra del-*' 
l'argento, quando auco vi si concedesse, 
che ella non fosse soverchia , per la in-, 
iinita imitazione che essa a quqUa di 
Virg. . non mi piace per se in niun mo*-; 
do. Torno per tanto a dirvi che a iiie 
pare che vogliate pigliar fatica a danno 
vostro. Né io saprei lodare, ancora se. la 
favola non fosse in considerazione , cotesta 
vostro pensiero di farne tre libri, quandn. 
la qualità della materia del poema è cosi 
compiutamente da ogni sua parte fornita 
in due, che tutto quello che vi si arrog- 
gerà , non potrà essere altro , che portare 
acqua alla fonte. Contentatevi, M. Girolamo 
mio, , di qnello , che fatto avete, che vi pro- 
metto che avete fatto assai: e non vogliate 
e$sere voi di quelli pintori, che non sansa 
leji^iMriie mani dalle loro opere. I dae hbti 
50ìiaj j pieni j, sono abbondevoli di modo^~ 
ehet>iuteni:t6. pare che vi manchi o difideratf 
viljiiìlpoMiahrfKè pet tutto ciò, dalla favoU. 

<ddìWgONKHO' m £^^ v'à-pure un veca^' 



fioft dico sQvevcfaio^ ma solamente ozWs^^v 
Si5 vi. lascerete la favola, ed oltre m ciò()vi'> 
gìugnerete altre €ose, non potuete a 'gin-* 
dicio mio porvi giammai tanta fatica e tanto 
stndio , che non sìa per parer .a* dotti «(' 
giudiciosi nomini y che abbiate nraluio fai? 
troppo. In somma per nessuna condizione 
poaso io impetrar da me il c.oDcederviycbe 
quella favola non meriti esser tolta di quei 
libri. Se io dico peravventura più di quel^ 
lo , cbe a modesto amico si converrebbe ^ 
r amore ohe io porto a quella opera::, e 
r obbligo che io ve n bo, mi fa cosi parlare. 
Ho soprAtenuto questa lettera per parlarne 
prima con M. Leonic^o, e vederne il parer 
suo. Il quale è in tutto di quésta medesima^ 
openione e giudicìo, e cosi a nome suo 
ancora vi scrivo^ quanto è scritto qui sopra. 
State sano* AV5. 4i Gennajo i5:)6. Di 
Pado'Ta^ . -, , 

A Mi Girolamo Fraca$ior&.>^''^^^^>^'^' 

- A Verona: ^ > ^'> «i 

.■ .. ■■ ■■ . • . • - ^- v").^ 



Ha ricevuto il bello e grande'^ )e 'àfugt»^» 
lar db»o del vostro poema erQrieo>del mal 
Fraiusese, onorato M. Girolamo mia, il^ 
qu'al doQO> m' é più caro stato^-cbe vèrftiio^^ 
aUM,ycIie' io^ abbia giammai per3tf)tto^^i' 
tempo^ della mia.riù^ta ricevuto {>aj da'ti iiAr €^4^ 
ddla'-lbn!àna ^ ^o ' dalia brilli vòleii2;a<KKl^gUv 
uomifif. ilolioi M veduto r e i^ti^dnwiooèfiiil^Uo^ 



/ 



t74 tOtrttHB TKtóO* 

.piacer . mìo '9 cpcb quanto ^ doyea ve^er^^^e 

-ùiM^i del vostro ingegno e della lymtfa 

doiirìoa'y/fe libriv <)he ixiaQ4ecanjeK>'i(iiM|ftei 

.iffisii»me col vostro «la: memorìK <lel' mio..i^ 

.«le^AìCui sono iodirìzisaiij .'quaJ^ó Ja^^^ 

tmanlingna (durerà , con illustre e . onoi;ip« 

nisftimo «estioiomo e del vostlK>'d^me.giu4i<- 

JCÌ04 C'déU'aniore che mi portate; d^'rqiia* 

ilirvdde bonw saprei dire qoal più ; dolce :^ 

pini 'soafve' mi sìa , o di cui fan ds^ iiie -si 

>debba iha^iore stima. Vi renderei di ^ó- 

-tanta vostra cortesia grazie , se io palinole 

^trovar potessi , che bastassero a eiò^^re 

•convenevolmenie. Perciò che a. peusar di 

rispondervi con alcun dono ^ e cpmie.rai 

^ «uol dire di rimunerarvi , io forza^ né a^4i^ 

re non bo. Riserberò adunque e Mrivx^rp 

«el mii> animo assai capace ed a ri$evei:e 

ed a. rispondere altrui con. amerei 4utto.qiie^ 

sto cosi alto e puro debito » che . io» ; fi 

tengo, . e pregherò il cielo , che vi 4<Mi![t 

intft (e f prosperila convene v^jle alla vos^tra 

iKtii;»^ Sta^te sano« Agli 3. d'Ottobre i&5a» 

rDiPadova. 

■ ■■ ^ . . . ■ ' ^ ' r . . • , - •• ' ■ ^ ' '■ 

• »• 

^- • jd: M* Girolamo FpacastoFO% r ì -i 

-iy-f •• . - . ' ^ f^eroftan .'.-.■•, ;■ ^••:r 

.' . * • .» e. 

or oQiianlo i» sono più da voi firrmt^), 
^e pisravvexH^UFfll dst vervwio raltro^<ii?^ 
nr.aoBEu^ er'icato ; m'abbia >, lia^O: h^ f^^^-i^^^ 



•^^€tM'^i4c6vitttf ^^ii-a le móltd ^ móìù , che a 

f^tfèsli /^^^^critto iti^hanno pi5r la cagfMìe^ 

^^à)^* bat'éì il)^s<!)^a $cme^^ onoratis^ÌBio 

-il ^mib At»^ ' Oirol»mo e covlem«simo. £d lera 

' fbr^fe 'ò^" ri chièsta he«^ sok$^ ali^ auK^r 'ciie 

"fiatf-po^tatè, ''ma 'aitcara^dFtLStfttza e. ca* 

iilttitté «^o^ro^ per lo ad^ìeuo renuio. Ohe 

%fei'ia >hó^à voi altra Tolia ricevalo il 

^màigglùrè e f^ ìllasire dooo ed il pia 

-|)rferioso e più da me estimato e pregiata, 

ièlLe' tutti gli aliti doni, che io no gtatb^ 

^ifiàl avuti da ttitti gli altri nomini , in- 

;^à{ém«nnente^ notìf ^ono, il poema dico latin 

|toih*<y èo^ì cliiaro 6 còsi ràìro 5 era verisi- 

'teil^ è^ conveniente, che io ricevessi anco 

^dfà Aa v'oi la più amorévole di- gran lunga 

*f dolce e ^stt|lVé e cara prosa volgare, che 

%^ fibbia Ietta in questa occasione ed a 

^^ùpsto tctìipo* Né toglie là. sua vaghezza il 

:Vo^ro inganno di giudicar di me molto 

Étopra il vero , o di sperar vie più , che ro 

prestar non posso. Che Pano e Taliro sono 

é dWdetite amore inganni^ e di dolcissimra 

natura segni, siccome in voi e quello e 

questa sono. Ed io che so di chente somma 

v' ingannate , non solamente ve ne scuso ^ 

anzi vi rendo io di cotesta dichiarazion vo* 

»lra deir allegrezza , che avete della mia 

novella dignità presa , con le vostre sovcr- 

c<Ariè lode e troppo favorevole giudizio ac- 

è^llnpagtiata é'meìscolata, le {iiaaie tanto alih 

i*($ì'af^^maggiOt4'è piùUmmortdli, ajla ca^he, 

^é %Èiè^&^ ^ la >vo«if ft j^^oaaV'pÀ cbe >aU^ 



\ 



*t^ VOLUiiE TERZO. 

«uc note risgtvirdando. Donimi N. S.-DJo,* 
dalla cai volontà si dee credete , che tutto 
questo avvenimento sia, tanto delia sua 
grazia ^ che io a voi possa quanto cbe 
sia grato ed amorevole dimostrarne^ State 
sano. A* 1 3. d* Aprile iSSg. Di Vinegia,, 



^ M. Girolamo Fracastoro. 
Al Concilio a Trento. 



Ebbi, Eccellentiss. M. Girolamo mio ^ 
le vostre lettere insieme co* dottissimi libri 
vostn novamente impressi e legati de sfai* 
paihia et antipathia rerum, e di quelle al* 
tre belle materie, essendo io impedirò daW 
le mie podagre di maniera, cbe io non ha 
potuto essere , siccome io disiderava , Tap- 
portator di loro a N. S. Ine al Reverenda 
ed Illùstr. Farnese. Tuttavia senza dimora 
mandai al Reverendis. ed al Rever. Mafei i 
loro libri , pregando il Mafei , che di man 
sua presentasse in nome mio a N. S* il 
$ao , come fatto ha. C parimente a tutti 
gli altri ho fatto dare il suo, da quello di 
M. Andrea da Pescia in fuori, perciò che 
esso non è qui , ma a, P<*scia , dove perà 
sarà' mandato il libro d^ un- suo con uua 
mia lettera a lai Mi rallegro con V. S. di 
questa cosi bella ed onorata fatica vostra^ 
la qual vedo ' sarà con gli altri bellissimi 
parti del vostro ^igeguo ad eterao oiiQce 



éei QOme tostro. E piacemi 'cbe noa ab->, 
biàte^ dìmeniicata la poesia , perchè siaiet 
invecchiato assai, siccome V ho dÌ0iBnticata 
io, che non [mi ricordo quasi più d'aver 
mai £siuo verso alcuno. La prima volta, che 
io esca di camera e parli con N. S, gli ra« 
gionerò del libto vostro e di Y. S. e farov'- 
vì mandare quello, che S. Santità me ne 
risponderà. Il nome vostro è molto grande 
e grato ed onorato in tutta questa corte , 
anzi in ogni parte , dove siano buoni e 
dotti nomini. U quale è 4)co alquanto fatto 
Biaggiore per conto dell' onorato e Reve* 
rendo luogo, dove ora sete. Sarete contento 
raccomandarmi a quelli Reverendissimi ed 
lUustrissimi Signori Legati tutti e tr^ Sir- 
gnori miei osservandissimi, ed a saluprè a 
nome mio il Magnifico e buono Aledser 
Luigi Prioli, e il dotto e pio e san/o j^oe- 
ta Messer M^rco Ant. Flaminio. A' 20. di 
VLuggio di juaul mio. i546. Di Roma» 



■M Conte Giwarmi Antonio da Collalto; 

A Collalto. 



Voi vedetrete per la qui rinchiusa let-^ 
tara di VL Lampridio quello, che egli seri-- 
ve, al quale per l'amor, che. io gli porto, 
non posso mancare. Di che ho voluto man-' 
libarvi Francesco mio staffiere a posta, àcr 

Membo Voi VII. la 




cfiktèf^^àiidaVgir a ine j>fer cWtoi^^:^ ppAifam 

Ifàjnétité; gFitnrtèrò a' Roma/-^u»d« .^À 

^délUaVer' $ài^5 òfóm«nio itti fa<M:fiiMe^tót^kn|af 

ìSlól'hlnLB ity gli fttò sòglia- -«i4t;*4B&J8dl& 

^i'-r^?a/;pef sona ^^ che egli é j ' nH^iti&Cìs^j^ 
^fòefol^ìfo ^^da i3Ìa«ctln6. ©irtefe^akakà-s^^Wt 
]M^^ioW^5 s^ che ^Wi-Uiqji 

t?<jh?4^1Ìfaótì^db'^^#^^^^ (irkeikf feo^oiMft» 
WW'tóé^liiJi^hc àotf fi) *>,<^d'«1^waiw*. 
J>f 4ieiiì« Voi lui m Vi# mif ilméi»^ 

derete questa medesima lettera di^]||f^ÌL^ÌÉÉk 
prifiio. Dogliomi oltre a ciò con voi grao- 
demmte. d^Ua morte del Conte Sertorì» 
vostro fì^àtèlló. La qéal 'pèrdita j^er k sua 
viriù e valore meritamente dee essere suta 
grave ad ogni buono Italiano. N. S. Dio 
compensi gyiesto danno con alcuna equiva- 
lére tf^ lEeKcità alla iltósire casa 
'^'faiirupàL vostra: State sanò. A' ig. ^ Ke^ 
ij^in^ré i5^^; Di Padova. -^i- '>^ 



■r > < ■- 



' ^ 'A '■■' ' V ■.^- ... ^ :.^ ■- V., . ...•.^^. .t 

«->/ \-. ,_ '.• ■. .. ^i ,^^^ Manfredo '- '^ ' '> •. V"- 



'l4?a$^iMéero1p6?^%9ÌÌW€ !*.'>ì.lirf^?m 



/ 



éàH'.Ofakub.liailtam^i con questa lettera, « 
SEteoictfimi^ oli^ì 14 vi .sono qunl buon fca.- 
ArilftQq cfictTJÙko H^Aia m'avete conosciuto. 
y Jo'iBBiMapift ^aroendue d'iut medesjm6 
£à^. •énfi/ pitrei'ft, ciò vi rficcomaDdo la bi- 
sa^int>'clcl3(leU9r>q»tro, mollo più che raip, 
M»X«lll{^)di%^$)rso il quale vogliate man- 
jAOil^eotrÀÌ£6pdpt^ i vostri medesimi beni- 
0«^'.Cht-aQ' c^e piò cbe egli ha in coleste 
tìWtriisb:»' cgii , y ha da voi. A V. S. ini 
ìprof^Hfp otÌ2 r^K^j^^ando , dolendomi pari- 
mWi^.^oi^ \t^i 4<^ì^^ perdila del Conte^^Sei*- 
4ATÌQv^43^M>.i^ ,ooavicBe alla nusLra anur 
4t«ii.^ate- ^flD. A' aq. di Novembre, i5à5, 

^j»«ik.w. .,,,-..:,.- v;;S' 

ohnl-is-^ :>■■.■:}'■ '■' , . '' vi 

ai.B fii -^ ^. ficcalo. Jndins^Ui?. ,.,. ^' 
si.'.'.!. 3-rjs:o ■^,.:. A.fio^vg,.. _ ,', ", '".'.^.^ 

oiC .S ,;" .^-:t-ii.„:; r, - ' , ,^ .^,..-, 

-«vfiipe* r.(ji:T'i: fi'- ..-,■ • - '- \ ■ -'i nc'-. 

Jl*1 1^91^ fi«9;^j( ii^ì". ^Iiro qjiaMine?j(ng, , 
Ad legèm CorneÌÌM.^fa^i^:^ ^A'^^> 
Eot qui Inter se diversa iestimónid pràe- 
huerint. Dove dice. Qui se prò milite ges- 
siti et illicit^.-if^ffg^bi^^^ffsfis ,^tf vel falso 
Duplomace viai^^cpn^iietmt tpro admissi 
^ualitale gravissime pumendus est. Per la 
^ual cosa conferendo questo luogo con gli 
ji|pi^,du»j,,9he' io.gVi rppstr^iij ,^,^*^ cre- 
ì^ffi.j^nfi;,,^i^re iDu^cjrtid s}i e^im^io ani 



9 

*||f VOLUBI» temo!' 

dovea comandare a ciascuno, per dorè co^ 
lui avesse a passare , che lo agevolassero 
di cavalli, o di nav^ o d*ahre bisogne del 
cammÌA^ ,; per andarle rettiainetìte;. E sia 
quella ^ tolta pure dal Greco j^, che si 
Volge nel Latino così, e dicesi Duo, in ve- 
ce didire'Zyo. A Y. S* ed al mio M Gio- 
^atiiii :. mi raccomando. AVi^S. di Qiennajo 
tX^^i Di Padova. 

^ Messer Ermete Stampa, 
A Padova. 

Se io desiderai già per altre cagioni j 
che voi prestaste il vostro favore a M* Yiat' 
éeaaH> Catena nel conseguimento .della lejt^ 
tura, che egli cerca, ora il disidero in 
molti doppi, poscia che il nostro Signor 
Ridolfo Pio per sue lettere a ^me il raccoN 
manda così caldamente, come voi vederete 
qui dentro. Per la qual cosa con tutta la 
iorza del mio a voi inclinatissimo animo vi 

J>riogo a mandare innanzi lo incominciatd 
avoro della vostra cortesia ed amore verso 
zne j che certo io lo riceverò da voi ,a 
moka grazia , e resterovveae di tanto te- 
nuto , quanto vedete che io debbo diside- 
randolo sommamente. Avanza che io mi 
raccomandi nella vostra buona mercè, e vi 
ricordi che io vostro sono. Agli otto di IMUgn 
gip j5:i6. Di Yilla* 



/ 



\ 



^> 



'ttBRÒ ^NT07 ftl 



A* Fratelli ... 

di M. Féderko da. Ogobhió. 
Ad Ogobhiq. 



f» .i- 



Torrei potervi dare migMor novèlla'^ 
the io non posso, ma poiefaé la condietone 
umana/ è tale , che a noi bisogna ricevere 
gli avvemmenti della Fortuna tali ^ quali 
ella ne gli manda , ^i fo intendere, sicco- 
me il vostro e mio M. Federico è perito 
iQ mare rompendo la nave , sopra la quale 
«^ì era, per fortuna d' intottto a. Rélédà^^^, 
tAéà^-^ /Gréti, ed insieme con lui sono p^ 
Sti'^i^ày^ìlta ' uomini, che sopra la àa^ve 
ètànò.'È^ata fatta diligenza da M. Gfii<o;- 
liTÙSòJCiòrntafo' compare di lui del sua sttB«^ 
^ìP^^W-fioii^ è potuto ricoverar cosia Riiitilif. 



i ^'ctniftorto a portar questo caso pateleritfe- 
tóeVìtc, accordandovi col volere del éieW^ 
l>ogliomene nondimeno con voi tutti , è 
tanto pii j che '1 poverino tira iVi un tra^ 
1 fice, elle certo gli sarebbe stato dVnoré é 
tf utilità- gratide, se N. S. Dio l'avesse iatciaia 
tn vita. S0 IO per voi son buono a far cosa^ 
jche vi piaccia, mi vi profero di buonissim^ó 
linttnò;.. Mèrtidando voi a Roma a Bf on^. lo 
'Giaràinale Egidio, al quale io ho scritto di 
ciò a benifìcio vostro, mi tend<> stentò, ch^ 
egli darà ad alcun di voi o de' vostrHr fi- 
j|;liuoU il Gaoo^icato^ «hit H di lyi. Fede-; 



rigo. State saiii. A' 27/ di' Mj^b v(5j^ ' 



■f..-; 



^ M. Bart&lommeò Alcfssémdtinó '^* ? 
Segretario di Monsignor Legata: - 

^ Vinegia^ ^ • 



<C- ■j''. 






"^ol tederete ' quello ^ che ifo ^eriré^^ 
IÉqqs. Lìegato sopra li (bisogna ilei 'Né^^ 
miei Àarfentl è fratelli nella sue lelt#fa«*I# 
ÌDi'qaesti sblo vi prìego , ehe se mi codiéÀ 
scéte 'biiònb a poter giammai per Véi eéis^* 
cné'Vl' piaic^cia, e se sapete |che io i^à-A 
grato anìmo^ vogliate comentarri, che ^MàUìi 
Tostro mi conceda il dono, del quale io iì 
priego nelTe mie lettere. Il qual dono po^ 
trete porre a tutto quel credito, che vi pi»' 
cera a aver meco , che io mi ve ne fb de* 
Bitore già da ora. Non posso né potrò a 
tempo alcuno aver da voi cosa più cara cr 
^ata di questa. State sane. A' 17. di Set* 
témhrè i536. Di Padova. 

'■■ A M. Bartolomméo AìestanéMrioS^''" 
•" - •■ ■ A Vìnegùt. ■ ■•:•-; ì:^? 






Ho vedìito la vostra^jsposta; e pftrèH^' 
the solo hcy da doletmi che più per' tenjp^ 
ia tiou'V^iahhia dritta, Poflèrollo #^^i^ 



*]N^?^5 i^iupfftr a, queUo, che i]rastpr|Uf npà 
piiò , perciocché è già fatto. B^p 'vijp^ 
che vi piaccia per lo innanzi non^r più 
favore alcano agli avversar] de* parenti miei^ 
se es^vV^>'>^7^^Mf'<^l^^^^i^ii99i <fU^, ce^o^ sona 
del sK. W 'q^. pi?^cere potrete .ppr^ni a 
quanto débito vi piacerà, c£ie a tanto mi 
sottoscriverò volentieri. A Mons. Legato 
non avviene che io dia altramente noja 
^0 jjil^e lettera. Sarete voi contento racco- 
iì|ii^<farec'e me-0 i detti I^ieì pi^ie^ti a $^< 
$; in^ia ;Vece, deg^i per k loro >iiriù d^^^ 
aei^p^Ua buona sua grazia,, e in taaió rac-^ 
poi^ian^dargUele ^ che S. S. si disponga ad 
l^ejrglì l^errcari. State sano. A' 24, ^V*^^^^ 
mmhtei^ 26y Di Padova» ' ' 



..'^ .'•* 



•f;iq- 



■i» 



'i 



?.ì) e 






■•^ 



:j4 M*. Momulo jémaseo. 
A Bologna. 



. . t 



-:: Fi^r la i^^rte del Bezicco, 'Rfoo^. fi^óJt 
dù ed altri vostri amici hanno operata,^ 
che se vorrete accettare il venire a questa 
lettura 9 a voi sarà dato tutto quello, che 
avea ciA'j^ftil^ ^^zicco^ ed alcuoi; co»« più-t 
Egli avea conto, Torini. Quantunque per ei" 
tro buono ordine , che s* è posto , potrà 
essere , che quelli Signori passeranno ifl 
cmoraryi anicora più oUra che ip »on dico. 
S^a^o bifOgQd <;he vi lodate . inteflid/jjrf ,, W 
c^^l^o - tdQ{^(jl;9 W^ >P«c ywii»i-r,^ % 



«questa basterà ohe ce ne scriviate ttna ptf^ 
rola, tenendovi certo che quanta ci scrive*- 
rete sarà secretissima. Dico questo^ per li 
rispetti, che io so vi debbono nEim>vepe a 
non voler che. si sappia che voi cerchiate 
questa condotta. Quantunque voi non W 
cercate, ma ella v'è proferta e voluta dare,, 
il che acciò che paja ben fatto senza con- 
sentimento e saper vostro , ed anco accia 
abbiate cscusasionc eon cotesti vostri Si- 
gnori si aggiugnerà nella condotta vostra, 
che essendo voi suddito di questa Signoria^ 
siate a:stre.tto sotto pena di confiscazioa 
deV vostri beni al venire , e cosi nessuno, 
vi potrà riprendere. Però vi mando io. im 
mio staffiere a posta con queste lettere , 
affine che egli mi rechi da voi risposta. Yi 
ricordo il buono aere Padovano ed il reo 
Bolognese , la grandezza di questo studio^, 
e la quiete^ il guadagno, che senza dnbbio 
farete qui maggiore ^ il titolo più onorato , 
e forse gli amici vostri , che perawentura 
sono qui più amorevoli , che quelli non 
3ono^ che costi avete : le speranze vostre 
Bocnane non si perderanno con mandar 
quatido fia tempo uno de' vostri figliuoli a 
<\uel Signore, che potrà farvi del bene, se 
egli vorrà. Datemi risposta ^ e ricordivi y 
che le occasioni sono da pigliar , quando^ 
vengono e pigliar si possono. Senna volta rl-« 
tornerete qui^ non vi mancherà in brieve 
xnigjiore stipendio e jnigUar ventura. Siai» 



j ■■ 




f 

iàRO j e salutatemi la mìa gentil comare 
Mad. Violante. A* ^3. di Settembre i5i& 
Di Padova. 

A M^ CrìstofóTo Ceraota. 

AcL Arbe. ( 

-, . ^ . - -t . • 

Gratissime mi sono }e vostre lettere ^tate^* 
er le qaali e cosi amoreToImeaie ?i do- 
[ie meeo della morte di M« Bartolommeo 
mio fratèllo, e cosi prudeni^enifiite me tti^ 
date alla pazienza e consiglio e conforto. 
Neir uno certo avete ragion di dolervi, che 
avete in lui perduto un jbaono amico e 
fratello, dal quale eravate ed amato ed 
onorato al pari d^ ogni suo più ^ongiuma 
e più caroj delF altro vi rèndo molte grs^ 
»e, massimamente perciò , che io n<m ho 
conoÀciuro in me quella prudenza in' ^ue^ 
alo mio dolore e perdita, che voi per vo^^» 
fttra cortesìa mi date, anzi ho avuto ^ 11119^ 
siiero di confortatore tale , quale sete voi 
•tato, che m^ avete recato quella medicina 
con le vostre lettere, che si potea darmi 
più profittevole a questa ferita. Torno dun-* 
que a ringraziarvene più d^una volta, ^ 
prieso il cielo che a voi conservi i vostri^ 
e ad èssi voi, quanto più lungamente disi- 
derate e Tuno e gli altri. Ho avuto piacere 
assai ^ che m' abbiate trovato il cane moiv- 
lacco, del qual mi scrìvete. Am^i vi.priego 
ad usar diligenza di farlo portare in Yine^ 
già a mano di M. Giovan Matteo mio ni-: 



1^ rohtm^, TMfaa: 

potè, /iJJornp .^l^, al .cjuakivho <^i 4V:9l^ 
parlato. Similmente «ipetiem Ji^ fici^oaitji 
voleaiierì , e senti rovvi qbbligo e àéìV una 
cura e delT altra. Convien^i che io mi vi 
proferi hé^ é%s&e qaeUo^ che v^OTa^mio fra- 
tello. La qiaal cosa- io fo di buonissimo ani- 
mo e per piacer di lui, se egli queste cose 
sente, e per merito vostro, e per debito 
BlÌQ/'&(ate sano, ea usutemi in ^ tutto ie bì- 
fyQ^e vQstr^ «enza ri^parmio^ Di P^dotTf 
j^UjiilMmQ di SettQiubre i526^ 



'. i - fi'., \:^ li 



/' 



^n 



A 



A M. Cristoforo C^nota^ 
Ad Arbe. 



K 11' 



■ ■■'■ Iti 

cui.' 7 



.^ Ho ricevuta lo sciamito ^ che m' av^tfT 
. mandato, che è $tato braccia venti.. Y^ t&^ 
db' grazie della fatica. Rimandovi h>,,^ritjn> 
•vostra delle lire novantatrè, le qualflm*de^ 
«ravaie debitore, e benché il detto sciamiti 
no» le vaglia ,a pez^za, pij^^ yol^tit^ir^^.yf 
rtn&etto ogni cosa^ che irìmai^te^^ ^c^yei^ì 
dsairèv se bene ^iò fy^e 4Vv^SSM¥h#^^ 
^ma<^ cbe-ogli Jt^qnf ^vAnai- vi pFii^^ ;^j tfr 
itermi per: yostrit;^ i» . e ad ti^ac;^^ , 4^y<^^yfhr 
éike eoe; io /.si^r b^Qn^^^ ,i^r pi^r vof^^^db^ 
ae«>p*eitì gioverò pi^o^rè %o\en\i^^fi^st^ 
Hmì^Qf^iin Àia,,peiR,^e, e rpegw .^ftlUff?- 

itoorVcli^j io viiupo^tOp :ei4^ riÌj9 ,pnìf^jfj 
Versai voiv^ìSAfctft ty sm^ y ,^^^^ :^^t^.,,^^^ 
aW«>'&imgKa|r^ i'iÉiJn^ìr.ftlie.if^ <?fl»ltiBP^II 



téHeté btìrtd dèi vostro stato. Di Padd?».^ 

■ ,.- » ..'.. \<! .'1.1* / . f. 



A^-ii/éi Giugno 1 5^7, 



-^ *'-••■' ' : . r'). ' ?r> o-' 



•?^' ^*- ■■ ^- ■. ■.:7- 






'..V t 



ir 



ìBT. jéiessanétró de Pùsit. 
A Firenze. 



1 



i ) 



•);:•. 



Ho veduto M. GriovdDni vostro fi^ìuoid 
^óti tn'olto piaéér mfo/* 0fil qdàl^ e^6i(^M> 
stato visitato a nome Vo^tl^O'coheilTitìlMty'; 
ed ho avuto le vostre lettere, che mi sono 
sute iratissime. Egli ben dimostra esser 
nato dì vói 'ìion solò nel vbltiÈi /ina ancora 
in quella parte, che più' si dee dir nostra^ 
r animo e la virtù ed i costumi. Stimo al>« 
biate ottimamente fatto ad averlo a questa 
èiiftà- ed a questo stùdio 'mandato. Eccome 
tììé débole paìrociiìio jKrèsa ilmiais^ta^ 
^i '^uale dite p^rendere -siè^brà e fidiinsfa 
J^ ItìV pirre io gli» ho pfèfertàl^^ kr mìA 
èà«y^^c'lè fcòse mìe, è' le fort:6 tàvky ^ in* 
àiessd^,'dhe^;$fiono gìpbii^ I!^ meig* 

gio^^cère |mtrò 4d là (Juésta à^ éheeimm 
é "i^tanisa rfccvére ,• ^be Senti w che- cgiv ii 
V^^lfa di ììie seme "VispalWio ^^u^. Ipriti 
fiitto tì^, che da nìe' pott^ tTonxw5fe«ip^ 
Éét^fai^à sòddisfazion' dtift' ed^a 'pitid»t(|)'aèl 
3Rtto istùdio, don aspettò ^j^we^ dn^h^i ti» 
liSiieit^. In quelle Kìósé'olicr io s»pera>J^rm« 
ftSìi^^ potrò, scriftet«gl> ^^oii^bé ^i> dome^ 
tfìf^amentè e ardi^améttl^ usri'4ir'mibvcasa «ed 



\rSS VOLUME TKnzo; 

appresso di voi gliele profero è dono. Sla^ 

te »ano. Di Padova. A' 21. di Novembzie 

1526; 



^ 



A M. Alessandro de Pazzi 

Amhasciator Fiorentino. 

A ' Vinegia. 



Mentre io pensava di salutarvi con due 
tersi '^ e proferirvi tutto quel poco, che io 
J^ìio^ì led' ecco che voi mi salutate cdn lé 
Tò^tt^ oìnanissime lettere proferendomivièòti 
feolta cortesia, il che io ricevo volentieri-^ 
À^ mi pento «ssere in ciò dà voi e^pi^i^ 
imio 'è vinto, per dovervene io sentir -nfèigj» 
tìor'f^bWig^. . E rin^raziovene quanfóf iè 
|)9ssò ViV più pregandovi a sfervirVi^ di *Wéé 
sfccoin0 d nno , che buon tempo fa è "^p^ 
4trò. Io sento molto piacere della venuta 
Vostra alla mia Patria, e della autorità che 
voi v'avete recata dalla vostra, la quale 
Veggo, che sa molto bene eleggere -i suoi 
itHnistrt: quello, che il più delle voke non 
9ànpb far le repubbliche. Quanto alla Etet-* 
"tri vòstra io T ho tuttavia nelle nrani/Rf- 
s^trbohii a dirne quello che me ne paìrei 
cófae io l'abbia fornita, e forse a bocca ^ 
ed in ogni fnodò con quello amore , t5(M| 
che vorrcS «he voi mi diceste il parer; vb-* 
sW^ neltéi ;mie-cosfv.- Aspetterò ancorar ^P E* 
dqypoF ch%^4isif- proirieti^ In questo niéìSS 
mLgotlei«^il vostro mv&ìo. dellir èui'^^ 



V 



tui e costami as^ai con voi mi rallegro ^ 
oh^sete padre a si modesto e geniil figli* 
nolo. State sano. A' 21. di Febbrajo i5i7* 
Di Padova. 



A M. Alessandro de Pazzi 
A Vinegia. 



Ho veduto la vostra Elettra con quel-* 
Iq amore , con che vorrei che ognuno 
vedesse le mie scritture. Sopra la qualar 
poscia ebe voi cosi caldamente mi richie-, 
oete^ che io vi dica ilmio giudicio^ dic6 
che io QÌ ho veduto di molti bei luoghi 
^ con molta vaghezza rapportati pel la» 
lino , che deveranno grandemente piacere 
a, chiunque con diritto occhio gli leggerà^ 
ed^a me sono piaciuti mirabilmente. E vero 
ehc in molte altre e molto maggior parti 
io vi disidero più cura di quella , ciie 
a me pare che v* abbiate posta, e più sta- 
dio e più fatica. £ per questa cagione crc« 
dereì che fosse ben ^atto 9 che non h. vr 
lasciaste uscir di mano con questa faccia , 
che ella ora lia, ma cercaste d' abbellirla' 
ancor più, prim^i che ella veder si/ascias^, 
$6 da chi grande amico vostro noa fosse; 
IHé è, che io non sappia quanto malagevo- 
le qosa ^£i il far ^Sofocle latino a verso per 
f^rso, che possa piacere. £ perciò non lo* 
4#ei( gianoipai ad alcim mio amico, che pi^; 



gliasm j^^cK^M imprese. Ma ^o sircocsi^ TB^Il 
^o |;Ii uotnuii più Tolentieri yUupe^a|3ip.,j4i| 
CfiN»e poii.j^lle, che essi le diÈérió^f\^^^ J» 
isoumo eoo la disagevolèz^za , q. Mpojrg 
cdn b> efi^ere ppce possibile iRl\^M'i989f 
veraoi] }>eft6 risponda f. Questo -è/ 'ìttx^ 
htiertìì^vv^piiment^ sopra la Tragedia, ^i; 
tfty déUQ¥Ì>3 se ^oft eoa molla 9cieqfj;a,c>a|<i 
mei^o oofl. infinito dividerlo dell' ^nor^, ^{a 
ddfa, ^gloria vostra* , Quanto poi aye^^c^tcfi 
fojsftì particolari per l^i^j clie Jqipp s/cf^c^^^ 
dò Aincihe^ ^e ^ragionerò col vostra ^^^yjl 
quandtr. egli ri^omffà qujv Stat^, jiii^p i-oft 
riputatemi mokq vostro. X>i. Pa^Q^» ^ {i/^? 

''■'■[ ■ '■^■' ' '•'.•■ ' ■ \'-^ -•■''. r. (!->•./ /Il ib 

A u u4< Mi Alessandro d^ Ptfz^i^ hì>^ 

.!-• .ì--'..- ò. A f^inegki. , -. ;. .-.•,i)noi 

' Bmlmi grandemente, Sig^ M^ 4)!^^^ 
d^D.miia, che y. $9 la qual^Q. iaspej^^jf^,^^ 
yéBse &rè in- ques^ porti molto l^ngf; , 4tt 
ibcra,.casi tosto (H^ia per paj^tir^^, ^9^]^% 
ifai'sdùvète; e tanto,. più nH^€l)iG)^e,.^{p4fM^ 
io par? la ctìa.eoiftgurj^t loftoO; yVho &im^ 

.ogginrdj. amico amo^ mostro 3 ipt^ io^jp^ pftj^ 
tl^ midi ho ^ lutto ffuqsto. ' tei^pa dlf i4^a^ 
mxÉoààmixio pe/^hò- qa^i^e , jsón , a^^ ^^^ 
dtìrWBtavlacquaJo il.più ijella y4|p, jn«ew# 
jlà )di/iqi;^lQS. 9be i^ll^i yiù cerca ju^I^SÌtìI* 

«gKjjobn fb'^a^ pjgliAtr© ^ ^BO^^n ^iglÀ «W^ 
ci solo veder noa si póssouQ^ io procaccio^ 




rt^^r iàìinène'' pàcfe , raòcoiisolaiidom 
ifti«éti8l |>¥i€ita òón Ik cortese lectora y che 
fiiVarète^sééitta 9 la quale è: si dotee, tAte 
Ba&ttirì a^tarVià racèrbìtà, cb«'^ue«;0 av-» 
teiiiìn^io di non v*avep potuto tederò m'ha 
fiécata: i^fla '^óaje rispondetido io , |)rrinie^ 
fàìAettié^ fi ringrazio deirofioM'^ che > mi 
fate éoP'^alutai^Mtì e pr offei^irmivi' «osi ^ aini* 
Hie<^olftj^nté: Ckiim ehe ^è^ta ulùma patui 
{^^nbirìéra ^ògjgimai hebeesam ti^avucii^dhó 
W^ffo^d* lùoIU itml m qUA voi >per jmwv 
il^iome m^di- vìcyi soifo^'B oom^ idUe anco 
iou %^Sdgi£|^à che Toi m' inTiusie àl< {^tv 
i^c^èjhè: #éWé nostra^ amistà. Pure tpieoa 

' cura che ne prendete m' è cafav che* mi 
dimostra voi essere di questo animo , po- 
scia che'^da roè^il >icerfeate. Pòi vè^ fo in- 
tendere che se tiaa^nderete il vostro M. 
Gio* al primo tempo qui allo studio , co- 
ièé'dit4 di v<>lér fare 5' i6' m'ingegnerò di 
tisi&tiiè'é éómpèiisaf veirsQ lui ^uèl liutto, 
itì^cKè^iòVcoriVor mancato 4ono. iìa- quale 
iùéoifendà ' tra io più volentieri- laro, e: di 
idf?^itìre ^niifito , ' r|aftnto i Suoi • laudevnU 

. ^SWifttì è list modestia e la m^ia virtà^ se 
fttblftf* ptK) in fòneiiillò essere, inerilinti ctle 
"^^ l^ré io 'i clie ' r atìtóo ^ «ome figHuplt^ ^ 
«ftV tìistìSmo sjjuant^^ si togli)» lomiano gli 
P^^ rifoó solo- atót>rè> ma' a»<5|3 «ivei^ema* 
tMftk jàiitìé dr M. Afatónit^^ t0stt4> ' fvateUò 
wfl^jdftrò ^ V.' Srigv eòtìfortii nè^ ceirphèfrò di 
fii^onscniajrvenè • atCràifietóte , » s^fetàà^khe 
"rtSB* i*^<^'fiàrttrt prudemeiéfc^ iidotti^a 



A'tab'parditeu^Salor •dirò y cka a me ptrè;» 
thk dbimKpié^m cpesto tempo minare y. egli 
si iia^fìrd»^ un' tiuilvftgìe ipi coriìida^ ^f iraw* 
glittCo£06eit4b§* nel) quale pòdD«4Ìt!Ìlie(o «pet? 
rw^1M^'(yìlò *^i9edece y" J» et t dolet^^va ^4i^^ 
c»Wf^ i^teMa(p«rreio|^ cosa tldiimalftrr 
ceéAl ib iW- ^mÉriaidìiie4.«riàlr^diapl5iUi^ ^^ 
no. Ben vi prìego a TalerviK^^^iiìeOft^Bft: 
risparmio alcuao , dove conosciate che^ io 
sia buono a servirvi. A cui disidera e fe^ 
lice ritonso^ml&i PmH^ eA^iB^^^igili^ luogo 

Siena e lunga ^ppMpe^itàw>>' Se iù Firenze a 
[.Taddeo Taddei'^edvà^ M Pierfrancesco^ 
e Giovanni Borgfaerini voi mi raccomande- 
rete , ciò mi fia molto caro , ed a M . An-« 
dséa Sebaldiy^no ^gU saitiébi^amci^iìche 
lodili quelta'vi^a m' abbia. State- sftAi. 



PsMbvai A' i'4* -d' Aprile 1 538. ! t t mu^ 

V. < :^ jii:M, JSonaifèniura OrseiUi i r■^ «^iv 
- ' '£} ' S§àpe^rio - di Mònsignar Sofus^^^r^ tuo 

. i-.^r.i;, V- fir ri ^ f^iaegia» ^>. .^-m li onrif 

^>*'{o in^^forttÌM 'm»<^uest' orav^^^i^^^- 
le *'*^ae^ della notiev -di «leggere ih<vosiiiol4*o> 
vìo^'velgai(e« ^^'^' qf^elhir^ì icbe^ io lésttjfihAk 
po«é^\^* ^ aienèèv eglr i»mi1^ .imdi»«N^)4eIi^^ 
Boccaceio, anzi è di:^ipeMS(makdUokb li>f||M^<-&T, 
na dalla vaghezza dello stile di lui , e dai 
«Ufi costumi e maniere dello &crivere« QU, 



tre ft' questo pare scrittara pia antica, che 
non fu il BoceMcio. Pefeiò che é piena di 
vocaboli gii iralasciaù dà gli mimini de 
quel tempo. Vi ringrazio della eotteaia li- 
sa lami e rimandolvi con questa leiiera.Sa-. 
rete •contento fare che io intenda aerareta 
amM) e di ra^eomandarmi a Mona^ Tostro^ 

ed d Sig« Gesare.Simeaano* A'iy.diFolt^ 
1^17: *Di Padova. ». 



. * 



Al Maestro ddla 

idi Santa Giustina. 
ji Padova. 



- Il vostro Témistio é stato in casa diìi 
Bfbns. Cibò ^ come prestato. Ora non r òli 
più; ma è in mano d'an gentile ttomo di < 
Vicenza , il quale io non conosco 9 come 
ohe io sappia il nome. Potria però essere, 
che io potessi iin di adoperare, che esso 
toroa^sUM al'^soo' albergo, dai quale, mala 
mano il rimosse , siccome m' è anco stato 
detto e confessato senza tormento. Se voi 
darete quel libro di r altr' )eri al presente 
nùot^'AiiMaggienr^ fia 'lienisabno* :da(o ^ ed 
io -^ ve 'n^ sarò buon -tendiitore^' e.;. baronie ; 
obbliig[d al 'Sig* Abatèf^ali quale jr,'.R#fecen«* 
za'itfi*'^ rao<$omanderà3 e profibcira. J)4 Pado^.% 

Bembo rat. VIL i3 



\ 



" \ 












t • 



■jà.M* Agostin Gonzaga. 
A Mantova. 



-& ::> ttiSiig* Ercole, Sig. vostro, e ceno 
ioifmrimio ,. Roa aolo perchè è nato Sigoo* 
a^ft.^c»» :liioltQr.più. perciò , che egli ) si vc^ 
ine e jTregia da se stejiso di quegli ornameli-' 
4Ì^;phe^Ì!o sopia r.allre cose tutte pnoro> 
lAicpe Rifinirgli; uomini ben degni d'essere 
gllftgtt altri 'uoìnini Signori; prese^ à' mìci 
^ìe^vM» Francesco Bellino nella sua fa^ 
snigUa. H €fual Bellino tanto predica tpaaX 
$i^pH)re e tanto Tama, che na latto me 
ancor più acceso nell'amor di lui, che io 
non era , ed era poco meno di quanto si 
può essejre^ Tuttavia ricercandolo; io della 
vita y che egli ora tiene , e de' suoi studj ; 
sì come colui, che disidero, che egli non 
^ir ifecnpii, che sar^he. peccato grandissimo; 
v^^ vada innanzi di di in di là dove lo 
t^lMAma ia sua stella , che . gli ha donato 
9^1 chii^ro ingegno 4 trovo,, che egli è. m 
!P«iinpagni^ bene : onorata dÌel Maestro del 
S#^ Ercole 9 ma di qualità, che egli poco 
pilo» aHei^de^'^ ^llo studio per cagion. degli 
^ll^^j«j.y che in ^^quelta. Camera si fannov»i 
^[dali <|^^tuj)qne siéno per lo pià.vdi>iefe- 
tere, pure a lui tolgono la quiete e^ Tozia 
particolar suo. Intendo olire a ciò , che 
egli è stato posto a quelle tavole, tra le 



4[na1ì il suo mondo e levato animo più per« 
l'de , che il corpo non acquista. Perchè ho 
voluto pregar X vai , che per amdr di me , 
^he vostro sona^>vogtiaie 'pigliare un poco 
^>ai cura 9 in fare che neir una e nell* altra 
cosa M. Francesco ahhia da potere alquan- 
to più. riposar T animo» Perciò che sii que-< 
sto fia^ egli potrà meglio e più vìvameui% 
4iitendere^ta*^uoi stad]. Il che tutto tteoi^tte^ 
rà a più onore del Signore Ercole ^ a cui 
«sso gli ha dedicati; Voi sopra tutta pìglio** 
le in ciò v}a, la quale io nessuna parte 
possa offender 1' animo di &. S. il qu^fe 
10 nondimeno stimo che sappia pòco^ di 
queste particolari hìsogne de' suoi , si .jsd-^, 
m^ avviene nelle grandi case. State ^md^ 
A.'7» di Marzo iSaj. Di Padova. 

A M^ Terriero Bekramei' 
> A f^inegia. - ^^ 

.: ...... * -..•■■.■>•.-• 

Vostra Sig. sia contenta a far qtt^<3^'| 
éi dbe vi pregherà Mons. de'Ro&si^y an<^ 
in parte più volentieri^ e più vivamente péìr 
amor di me V che ve ne seiìtirò altrettsiMa 
obbligazione:, quanta- fari egli» Anì8Ì/p)UL#ef ^ 
per dir più il vero, io a voi rimarrò 4;eù%H 
io «^ oU>ligato di tutta la somMay-é' coli 
£sii^e.:due crediti con ' xi^a * sola ' aort;é8VÉ« 
fitiAe:saao« Agli ii« di Maggia ^^^17. Di 
Padova;^ • 






' <■, ' ■ t \ ^ ., ■ . ' '. • ' > I ," 

; ' -4^' M. 'Gimhvì^ Cittadino^ i "^i-l 

■•'[:•-■ ■'■.•^■'•' ■ utf J^inegia. - '•" 'v^ 

t -./■••' 

' ' '-Nòli ho "prima fatto alle v<j$tre tectórr 
^làjpf^sti 3j molto onorato. M. Girolarho mtoy 
^^Sjùatì' lettere mi recarono i due* leg^ia^i 
dfi 'Soòbttì Vostri; perciò che iiit^uelk'fde^ 
desima ora , che io le ricevei ^ ciisi'fenàì 
cavalcare. Ora che ritornatp sono, vi rispoù^ 
do cosi : primieramente , che tròppo nel 
vero ^lébbo Jiìir amóre che tni porta tè> po- 
scia che pure V6lét« il mio giudicio sopra 
)e colte ed ^leg^nti corìiposizion vostre. 
Pappoi che a me pare che le rime vostre 
|ion abbiano di piio ne d'altrui ri^guardp 
l^é^tlèro , é pdssofno da se andare ' dova 
lor^fape, sicure che non incontreranno 
^bi k^agiònevolmenid biasimar le possa. £a« 
té acciò che ci si ragioni alcuna cosà s^ 
pra^ dica che jò non mi ricordo avere iaU 
ttó;fkit4 jetto quella vece Celeste posta 
per vóce, che da se stia , siccome ata iit 
quéi yo^t^o verso v^/ bel del suo celeste^ 
ipinzi per y^^ ^ che sempre ad altra voce 
y aggiugne. Delta qual còsa se yoi n'avete 
esempio, ciò bastaf vi può* Se non Favete 
e vqtóte averla così posta con T irmtoriti 
i^^lH vòstra virtù , anco so , che sempre 
fin conceduto a'' grandi uémiài il trovar niio?* 
y0^^'cose con giudicio e con modk». Leahre 

Siìfli di quel sonetto, con tutto T altro a^ 






ai qtlesta cortesia, e dei credilo ette mi 
dave, il quaj.ey$i!5 noftx.paro Sjpv^^ict^o a voi^ 
che molto amite ^'.pajpc'àx pqravvètitara agli 
altri, òlle più dirittàmenid mirano da Amo-» 
rr-.nòil dcicrtpati, Jitajft ,saijja.*|,f wM^cpRiflinda- 
tenttra. MjQf,a»;^i P'aju&,.q^aà4tJoii T}Y.^M^\ 
tCii figliai il^^tro Sig, Cesare, ed £^/]\4ran?%Ì 
gfiiU^tiS^ : vowro frIaJtellar A!a^. di, Maggi.^^ 

, uConte. Marcò ^ntàmq ^mf^oì^-^ 

oLì :;(!-. >!-^ ,■''"'}■'' '' ^^4 • - ■ ^^> v:.^^:i.!dK" aof| 

'.^v j )1 Voteti ji. Signor .Caiiìpar^^^ 
ttcttiousaf^e meco qne^i ufiSei,, ch'e.;,Hft?r j^j 
veftgcs di', mandarmi:. doni feoti 4oA^|S9"^Sf^ 
fievale air amistà nostra. Che Cj[frp^>,cj^^ 4'? 
abbiaiil Conte Agostino qui irt , gji9j|, m^q^ 
che .f vòs^tta e sua è , noà poJf^fìo jfi^io^'^ 
t3Ìie:ìip enfia te di far queste cos^, lf<?i^y.t<^ ^j^ 
ftìaiPcèyjpQSLsv tcHetv.elo vse .iiorv <5^^'^o^l^l^1^ 
davolrrieiiiie e<i ott^irirtanienAe , ctonie. xiCfr^i^^^ 
iretuurfi sarebbe aÌ}ai cop(li3ÌolX'di,ljLM,/irk^^^ 
woy 'silmeno di mfinierqt;, qhe.lié .qS ^ fì%^ 
£ù mftQcherà nessun^ dejle .n^^s^sgrif} v .co^ 
»èf?!nèiglt sopraTan?::Q)irati^a'^>Ì0 nM^feisqgp^^ 
%tiiii. Onde iJubitar iho3ii:§ì^Qttràf.4fec^^egli,jy 
divenire abbia troppo dilìoatiO^ iÌ-ch^,.5UQ^ 
ès6ere il ipcj^gio a^ gioyaio^eiHi, >eeppie^,è p^^i.' 
J^'W|)j|attutto é i^^dttVf ^i'M^>ài:^^ *é^ 



lattila Vicasa noa altramente, cbe itegli 
uni fosse figliuolo. Ed io tanto piacere hor 
dti^^ecTerlomi qui ^ che questo piacer nri 
^oddi^fà per tutto Toro, phe voi poteste 
fiiaiidjirmi Dunque siate pregato a non Tar 
fiàrmeco a questa maniera. Io per questa 
iroka lio accettato le due ruote di cascio 
€^i prosciutti e le salciccieelelingue è la 
códognatd, che mandato m* avete, per nóit 
vi dar nojà non gli pigliando. Ma se farete 
l^iiì Cosi , io più non arò questo rispetto y 
é''l!ion accetterò cosa, che mi mandiate; 
Né' anco rimanderò il Conte, se non dotto, 
edsiumato non dico , che egli è già costui 
ixiatissimo« Di cui^non voglio, che V.,S. sr 
j^i^li un pensiero al mondo. Perciò che s& 
io a me stesso non mancherò, né a lui 
mancherò altresì, il quale io amo poca mej» 
dì quello, che araate voi, e la Signora mi» 
€omare. A cui mi raccomanderete e atten- 
diBretó a star sano. A' 28. di Maggio iS:^^.^ 
D* Padova. 

ji Cammillo di Simone* 
A Bologna* 



Ho veduta e letta la tua bella e lung» 
lettera molto volentieri, e parrai che tu 
sia già fatto valente assai secondo la tua 
hrieve e picciola età, e lodoti che hai he» 
poste le tue fanciullesche giornatelle, e che 
oltra che sai scrivcFe latinamente, fai an^ 



LIBRO Qtiirro. tQ§ 

tbra assai bella e formata lettera. Ma Tedi 
che non ti pa)a sapere perorò assai, e che 
Veglia non ti venga di fermarti ^ o di àoH 
passar pfù oltra , se non lentamente , che 
nulla fatto aresti. Anzi ti sia sprone a farti 
andare ancora più veloce per lo innantó, 
il vedere te aver fatto buon viaggio per lo 
addietro, e che sii camminato questi tuoi 
primi anni profittevolmente. Perciocché co- 
si fanno i buoni fanciulli, che vogliono di« 
venir prodi uomini e dotti, ed onorar la 
casa loro, e rallegrar di se i loro Padri 
e le loro madri, siccome dei por cura e 
studio di far tu sopra gli altri, che sei co<- 
tanto amato da* tuoi, e cotanto adagiato ed. 
ajutato, acciocché tu apparar possa le buone 
lettere, e crescere in costumi ed in papere 
non. iheno che in persona ed in età. I^a 
qual cosa acciocché io saper possa se t£i 
la farai, voglio che tu mi scriva spes** 
so latinamente , siccome hai fatto ora. la 
questo mezzo saluterai Mad, tua madre da 
parte mia, ed il tuo maestro* Tito Padre 
che venne a me malator, ti rimando io sa- 
no e salvo, che fia portator di queste 
mie lettere a te , siccome fu a me delle 
tue. Sta sano. A' 4. di Giugao i$27. Di 
Padova. 



♦ -«. 



^^< 



àà A Padoi^a. 

Oli? ■ ^.j, . ' ' •• , ' 

-io(} Io stQt^^Lnoii' senza qualche frutta dif 
tfKMjsta dimora.. Ma ci stO' con alctina. paura 
ehieitpel poverino di M.. Fabio sopra la 
r.6iga di suo padre da Roma abbia dHatorao 
jsJia ^ sua ilfiStura assai di quello^ phev.cj^i 
fjion jyooeebbe, per la HioUa importuàità 
degli awcarsar) suoi. La onde io* vi,prÌ!ego 
srift essiere contentfo di pigliar questa' ialiea 
-per me ora , che altra volta né pigUoi'o 
mxiha^ maggietr per voi, di raccomandarlo 
€onx>IiL vo^ra ben meritevole autoriti eoa 
ciascuno ^I nostro Mons. Stampa, e pregar 
S. S. che tanto più il voglia avere ora bea 
riposto sotto la sua prote;6Ìone e grazia, 
quanto meno sarebbe per lui a questo tem- 
po cader di quella sua lettura e grado; 
aggiugnendo in ciò a favor suo quello, che 
jW perete molto meglio dir voi,, che io scri- 
ie6f<^. Nè.^ico io già ciò, perchè io crtsda 
$ih^ bisogni con Mons.» Stampa,. il quale. ^ 
# ^aj»tQ io. questa cosa desidero, e q.uajiL- 
tOn^gi'usl^me^te la desidero , e quamo io 
^-soglio fidai e nell'amor suo. Aia di^ 
eo)^ perciò, che T aiìiore che io a fil> 
i^ubio poi^o, mi fa d'ogni cosa temette-, 
jàriteora che io non sappia ben dire di che 
ì«v teina: ^ o perchè. Vorrei aver fatto per 
Alonsi :^tflaipa alcuna cosa di qualità, cbe 
io mejriuissi immollo .eoa lui » acciocchi più» 



tome' qnpm^f»^ jx^t 

stcìtramente ìo il potessi pre|{aFe , che' iot 

Tiòn fo; ancora* ehe il ^^raàde amore , cbe 

io gli porto 9 e la moka '.estimazione, che 

io fo della virtù e valor suo e di quel sua 

'^ipwntrskrmo*^ (Soavissimo in^fgno-, ali por-< 

^on<^ mcdta baldanza, e ^ibòlua fede di ^fM^-^ 

iaie.:»s$ai coct essd' lui ancora 'i^I-iqeril/éii- 

odo;^ Ma' q^ie^Ho^ che io prerc^vvc^ituÌDa ^qgumi 

/fa^so'per me^ ragione vale^eoi$a<.i^, the 

jpui£>il |»^àa co>) favore e 'Col juèsao di ixoLf 

^^:/em^ nessuua^ cosa si^ può negarci* Mia io 

«i^diRteado o^iniai^ phì -olcira ^l^ dbe aUa 

'dimestichezza di tutti e evo noi- non s'ia<^« 

oéiMérfeiie. Perdonatemi ed amatemi e étate 

lianotf A^ ii4* di £Ungno iS^y*^ Dì Villa^ 

-^ -•: - - . • .'- ■ i ■ .' . 

^^iv / -, A M. Jacopo Baonfi^tio. ^ 

'-.^'^'^ -' v'- - A' J^inegia, ■ --r. m .■ ■-. '^' 

M 

'>''-, { J I ■■ . . ' .■ • • • • ~ 

^•..■f»«^»-.J ,' ..t ^» 

^ Scriva a M. 'Oiovan Matteo, il mialj«o 
éifer« itìòlcb affezionato di voi, che vi ptio* 
^i a p^Jiar^ un poco di carico di diìr-i^ 
m Collegio cinquanta dotte vostre gra^ e 
«ionr^od^ie e vive parole a s^ost^e^^at^ent^ 
della ìj^ìustizia , ohe iir' è sitata roUà 'e guà- 
iisi sconciamente in quello, che egli vi dirà. 
Aita qual cosa fare anco io vi priego coir 
^ella coniidenza^ che mi dà e la virtù 
e la cortese natura vostra, a rimanerv*^ 
»e molto e molto tenuto e ubblig»to. A' 
voi proferendomi in^ tutto i^ueUoia che i^ 



iù2 TOL0ME tKur.a: 

fossi buono a piacervivA' 9. di Luglio 1527^ 
Di Padova. 



jà M. Jacopo Buonfiglio. 
ji. Vinegia. 



Non credea darvi tanta fatica per la 
bisogna mia d* Àrbe , quanta veggo cfae^ 
io vi do , per quello che mi scrive il no-* 
stro M. Giovan Matteo. Ma poiché così 
è, io per me son molto contento accrésce- 
re r obbligo , che io v* ho, a tanta somma» 
e parmi avanzare, quanto più tenuto vi 
soi^, sperando di soddisfare un dì o eoa; 
r opera , o con V animo ^ col quale m^ ia- 
gegnerò non essere da voi vinto, se pure 
con r opera voi mi vincerete , che noa 
può quasi essere altramente. Ma lascian-* 
do questi conti da parte, io di tatto 1 
cuore vi ringrazio delle vostre molte fatiche 
poste per me, e vi priego a tenermi per 
znolto vostro ^ poscia che io vi tengo per 
mio, li quale abbraccio infin di qua. A* 24* 
d'Ottobre 1537* Di Padova. 



'A M. Jacopo Buonfiglio. 
A Vinegia, 

Troppo sete ed amorevole e cortese ^ 
Eccellente BL Jacopo mio, poiché coai» 



irima gcriNro. nói 

àfsn dirò nmanauiente , ma profusaméàte 
in amore mi rispondete con le .vostre lettei'èi 
Alle quali sa Dio, che io non so che dir- 
vi, cosi mi richiudete ogni passo, al quale 
^o volgere mi pòssa, e mi levate ogni ma^ 
teria da potervi far risposta. Per la quat 
cosa ho preso ^ tacere estimando che per 
avventura cosi mi verrà meglio fatto quello, 
ébe io disidero di fare, e noi posso, che 
è'^ài dir tiiolto; Perciocché ,voi, che sapete 
dir hene sopra gli altri , immaginerete ehB' 
ièr abbia taciute quelle belle còse, che vtA 
areste saputo dìfe, se in vece di me stata 
fési^. E cosi v* arcte voi stesso fatta per 
AìR la risposta , alla quale saper fare io in 
rtiille anni pervenuto non sarei, ringraziane 
dovi nondimeno di ciò in queste carte , 
aecon4o che io so il meglio e più viva- 
mente , ed affermandovi , che io reputo 
quésto obbligo dell'^amor vostro, che con^ 
81 onorate parole mi scoprite e mostrate di 
portare , iii altrettanta somma , di quanta^ 
e quello deir opera e della fatica , che 
poiiete nelle cose mie. La qual fatica è 
tanta, quanta io nou mi pento già che sia, 
per conto del mio esservene tenuto, ma 
ai bene perciò y che io non vorrei esser 
cagion di darvene cotanta , come io fo , 
sentendovi massi mamentte per la vostra prò* 
fcssione si occupato , che non potete senza 
molto disagio e sinistro spendere poche ore 
in una sola cura, non che molte , come 
a^ete per me speso ^ ^ tutuVìa f^^tkà^V9i. 




Ma di ciò non più. Quanto al Bernardo, io 
non so d'avere scritto a M. Giovan Matteo, 
che io voglia essere'. pagato \del grano, a 
quanto esso vale cMr^,. Perciocché non l'ho 
anco neir animo , che non sono così cù- 
pido d' avanzare. Ma si bene che io voleai 
difai'ficme io avcMi ad ^mK paiptQ,>* ve* 
4e^$p l^njìy f. dov<5 anqora non è stam f^itff^ 
^tìb ^louaig^ pan la quaJ cosa cot^^^i.^igiift^ 
«lÀJWitorii n^, haiino jpojt^t^ 
£n|)^roK) o^fi^eWva ^i .idi , fìbe mu, ep^^l^^ 

^l.lj55Eat^^;.fréd^ -itigli ;.V^«JÌS$^ 0- :i|iaji(i^?fift 
qùi^jé^ve. /soii€> itip t(vrre,,tì 4o¥e $ìt i^ i4 
gi«j|icip.ci&e^ . f^oi ..qqi '/alt/? lorfp-gli iéaséni 

pi^xà i*vei:;imorsa. .9ill<b Ipnp Sign/^Àft^jBjft 
Wjfò{to| toRla non gli ,^.,.a ^^d ijsib^osli* 
]^n4erel? ^0bbl»zione 43100 ,I>isQg^a^,Bi|filY^ 
^)fe^®Giai iicatta del prezzo. Venga q^^fì^ j^^ 
ti qui del^xozzo^ che egli fxQv^k^fhé 
io non sono più ayoro in pigliare, che egli 
SI sia in dare , né più diligente in cer-^ 
car parte del mio .per giustizia , che e-* 
ali in negarmi 4pjgjii$taniente il tutto, é 
in procurar di non darlo. Questo e quello, 
o:he io vorrei. Tuttavia do a voi libertà; 

fei4:.Ghe!/.dfciiutij:> jWi. terrà je pagijit ,^,^^ft 
teirtt0tìSl»JU(3 «iimi. 4^^<l»Sj(ii .fi?o^p£i|^F,e 3*^^^f 

'1137 !Y o^iiiiLu oJh; l;o r)^^noo oìì^^gv ojael/p 

f^y gmti^X) , olb(^(p3 ohi:p elfi ^ ' oy^v^i 



\ 



iifw© qtJmjJ^ ^: 





■<\\ : •/; < 


' Z ' ' ' V' . ' •! " ^ * . * 1 ' f "^.^ 


. i7^ r,ii» 


if, 


i;W 


.'•■-. ' 




vv .?/' ' \- ■'';■.-• r-i 




Grt 


riofi 


• > 




oiT'n:: 


'"'J^ !/?/. €lalùerano. 


■ri'^^ov 


■■-r 




^r^ 




"■ ' - A yinegia. » 


.:■■■■ "> 


O'i 


:.ì:p; 


'' ' 


e' 


■ • •• ' .■ ' • '^ . ", ■ X ' ' 




i 1 1 


■ j;;fr". 


f 


* ■ ' • * . 




^*iir'( 


* 


ol.jq 



'* ' Rendevi quelle 'grafie i'^ihc io? dfeWifc 
dìéltàp réfe ria ^ che ipi fate, lua (\xx^ì proJt 
fei*5l;'^eytò'm' è <!arà% ,e i^brà pagittiie!^ ><$fa^ 
f^'^f^\V arditamente ppoaaeéidrò! -■ dvoiiH^ve^ 
ìsihf^MV' lì disidèpio mio. Il '<|a9^e • soTty^n^ 
litttt^ ìn^l ffuccedera , l'obbligo^ mio- a \^&p 
s^fu^iià più p!é oliano ule^ quale «^r^bbe^ 
* ifè ò^Qi còsa fetta mi venisse. Voi- s<gte df 
i|iiéi[ti amici , che non si troytfho a <|u«^ 
Al^t^ft]^pi'^ se non di ràdo. Donivi il ciel(| 
4A'^b(9.èi^ (aìpe moire più onorate proférte 
fifééta^,^ che non som queste, idhe il vostp^ 
jiMlAa oretta potére ogni cosa. State «aitt^ 
l.^'ì^^.'^i'Lugliai 1527. Di Padwfi. ' 






«: »s- 



l", . ■ r , 



• ' . * > ; 

'■* ^J • ■ '' T .•»^./ . '■/, 

"' 'Non rl-spoiidetò, M. Galceranti mio, ^liat 
prima parte della vostra lotterà altro che 
quiesto, che io vi diiidcrt) lafortutwar efitià- 
le air animo , ed ancor questo, cbé io di 

3uestQ vostro cortese ed alto aqimo vi ren- 
inin^ortali grazie. Alla seconda 'parte , 
IVFÌvq * IM. Q^do Capj^ello p cjuaniQ voi 



vedrete,^ e commeup a M* Giovan Mattea 
mio Nipote, che faccia ia ciò tatto quello, 
tìie voi gli direte. Al quale però non biso^ 
gjiiava, che io cosa niuna commettessi. Per- 
croche essendo egli venuto qui T altr jer i, 
<;on xnolto suo dispiacere mi ragionò, la 
|^l^lJ;azion della sua Quarantia ultirnamén- 
^t^.faua nel piato vostro ^ affermandomi e^^f 
S^,i?e egli stato largamente della openione.f 
^^^/non vinse, e riputare che vi fosse J&:tto 
^pi:;esisp ^orto* Nondimeno gli ho scritto e4 
ii^pos^^, come io dico» Usatelo ed opec^r 
telo sicuramente nelle cose vostre, che egU 
vi risponderà tale in fatti, quale io ve Y ho 
<|ui dimostrato a parole, e quale si con« 
viene che jegli sia ali* amore che io vi por^ 
to, ed al vostro elevatissimo ingegno. State 
sano ed amatemi. A' 28» di Luglio i5a7* 
Di Padova. 



ji M. (i) Francesco Bellino. 



Alla vostra Lettera data Y altr jeri fel- 
tro non rispondo , se non che io lod^ ia 
diliben^zion vostrsi del partire j e npu^ltg 



r • • . t 

\ .... 1 ,» • 



. - O w> i 



>.Jl l U' l u > ■ W il " l' I • Uh i un 1 1 Il l ì' < Il I " i 1 ^ . ■ • ■ ' ■ i\ t. 'W '' 

^ > 0) Cpst^i riuscì eccellente n^^llo/^cri'- 
"tofjie Q^ersi^ Latini j e di fiù J^cu:e^vq^ ifÈfinfi^i 
&q,£^^aJiinM/cpme mh 



ÌAVhO QOTNTOé 

pia quella dello accostarvi a Mons. dei 
«.ossi. Se' io noa fossi carico di soverchi 
pesi 9 come io sono , v* arei già buoni di 
incitato a parte delle mie fortune, e sa^ * 
rebbcmi dolcissimo vedervi qui* Ma con-* 
vengo mio mal grado contenermi il più 
delle volte dalle cose, òhe it) più dtsidero. 
I»a qual cosa tuttavia potrà tornarvi a più 
vaolàggio j che di lui potrete aver miglip- 
re e più agiato oste^ che di me. Gomef 
«he sia , confortatevi , che alla virtù noir 
Diàncò mai , né mancherà patrocinio. Sta« 
le.: sano. Df ÌPadova« A' ^8. ai Luglio iSay. 



^ M. {i) AntoniQ Tebaldeo. 



Jeri da un figliuolo di Messer Jacopo 
Aìvarotto mi furono rendute le vostre let- 



ti luoghi delle lettere. Un saggio delle sus 
composizioni fu impresso da Giovammatteo 
Toscano nel Tomo II. della sua Rao-- 
colta a CQjr. 206. e di alcuni versi di lui 
in morte di Pietro Pomponaccio fa con 
molte lodi menzione il Bembo nelle lettere 
lalim^ scrivendo ad Ercole Gonzaga^ 4^e 
fu poi Cardinale. 

' '{t) Il Tebaldeo Ferrarese fu celebre 
ajélrf& la fine àel Secolo' Quindicesimo per 
le'Me^ne ripone di Urut certa vivacità 



» I 



le ^ffOfA'^i^^^am^} ohe* m ^himio> ^àtmoim^i^t^ 

Ù3i^ €^mU?! à^k iQardiqal <]aloaàa3tl^cvi4a b^tls) 
cos«^J# ulcre oì^tjro diaav^enfiiié 9rih(Mh^o 

a j((>^ ^Uficsivpmphèelle'haniiio CM^'^^Isdltt^v 
P^^U<<Ma lasciatìd^ q^ste da patb j^^qu^iiiriQ 
toi^fk!". j^t||ia*fiQ(tkii^'cb<i^ mi cbmktei^^tb %é<>^ 



paìt^€uis4 allonàanò di moUo ^liò &iuni^'^ 
jeii^isUiimd d($l^E$ikiPca ; ^ mct^^'àilegmisH^^ 
Jin4ìtbnÉnìe \o^v limQsói'Hìckm Hat oo^ótai»} {oci 

stinta^ essendosi i -Letterati di guel S^ 
colo accqrli del loro errfiai^ ^(ùu^iubbUzj 
carsi gli Asolarli del Bembo y_ e V Arcadia 
ded^^SkninSì&aià ^ ^^he irt9égnar^Mò<>à^lO$^o- 
Tf^itJfo&iu/ <0osB^t^fasse ,it mimfféim'tcSim^ 

nqmdftte. 'AÌ6cam>si*^U\<iTéii^ld6^ 

t^én^. -ijSgmmmi Hé$ia^ né' <^j pm»i pté^-^ 
fiàUoemente. / 



aMirwi Pipofo grttU ipiesUi siéttMssà'^élfe ''"' 
«sàie! ai6M in richiedenieglr a qtteiWittte-^' ' 
pob^AU coflie Te gli posso io mf»iÀàrti;^^e' * 
Tok <r 4ini)l sil uè* messiiggìefi TaUSè V 'Rbmtf ^ 
di ^Mte eofttraéo 5 uè il etmnìitio'è «iéÉh^^ 
va^MrfpaHo^aleanart almèbo m'iW^tfM %bt^^ 
^80«llt#r^ corno rio vo* gli frvwsi «MiiaiidttW,'^ 
chofiOOiì^aroi fiiuo aenaa dimora; #oiiib' ito" 
MHaiodo da< jeri in qua, comò io ^deMW^ 
u|<|t'IMl< Ubbidirti^ e non ^ tiròfb^^ nfodk),'^' 
né /vi^i^ Fot la qnal cosa rt ditro dda ^siery 
rima^!'Oho> io astato atTvertìto, se' tni*'pt(lri'*' 
Tonir iroralo come farvegli venire allo itiai^ 
ni^ omandarvoglii Toltra^ che mi 'sì/tttiàW ; 
▼oi/A ooi^Toleto. cor io'gli dia, e^li)'j|^]e4o' 
daM. ii^oniaaente* Aooiocchè ko io^^ttod^^ 
avessi fnodo , e voi V aveste , mei facesto 
intendere. Gbe certo io disidèro più jdbm . 
questi pochi danari, che voi non disiderate 
ch^ io. ve ^ dia* Goafortovi adoora^^ ol^ vé^>; 
niAOvi»ji|Utote partii* e lasciar quel wiaavM >^ 
corpar^inofftoi deUft.ibelk Roma»<Il:(i^*M^'A 
iMAUhyi ohe '. ^ avete moadatoi è btUo^W "^ 

fos0A> figlio} >: a>U^ \ imkasione<*AU *Ifidùn^^ 
poiché. é^litmnantfiiA4l'^^rm^ jj^é» /umc^jmm^;: 
reìka y^f0t9 ^tMsMo 'tf ^ i^ontdé :tam»^jftó^ ^tk' 

ifomòo roL VII. 14 



pi^^é\ ^ n^r^ii^' faifogaov^dinroctoracBfiiail 
dlbonà.' Anzi ve i&e reiMl^o ip itfìtU»{ gjiMam^ 
^he IO- posso. Atoendètc in cpceller^no^f 
dd^^érvretttttre a slar salto ^ e' tfsnc«MiÌ9|ttii 
fiìKlo?09ti^ come sempre fiù. QnfoatfltfiÌB&^a 
ìdè» io a M. Jacopo Alvarouo/4àii?|priuwt 
miiPjia isuo^ mésso « che TitiatiA diMwM 
spiai. Jii^Ii ti. d'Agosto^ iSay^^liKf^jPadl»»;^ 

e i/n r.' lA'M. lantanio TèbaUsa^ ^ybomoo 

-ii^n^iU -^ '■ '■• • ^ ;- -- • r -^^-^ . 0<o<jii £fc' 

ii^.^Ho: inteso i^oxn molto mio- <lis|AÌ^lfréI$ 
lfX>i;:fe£PS6re! iti openiohe d' andare - -àt fii^^là 
vm$n^^ vita nella Provenza 9if|zió, o «pfà'^^fdsdb 
i^^^, opatcnto delle cojse «Iella fìostra^^piii^rft 
ÌMì^* Laoade ho voluto sccivent^i ^ e ;|«M^ 
gffvi $r, >ion . entrare in questi^ peissiiri ^^ eil 
a.'jipn colere pmvar di yo4 tatibcf ami4l<^i^ 
iiiri,/. quanti avete in queste coftirad#i;^'^tei 
Z|ftv|ftvete> toolti. Sete amato yi sete >>lti^i^t<^ 
ji^tfii4Ì4Ìderato: qiù^i>x5ct«; dkideram iti^^fff» 
negìa , dove avete il Rarente vost^,^^h^ 
9H>Up v',onora ^ e e^tmob partire tutt^'^a 'Sili 

ì[ ?o -i , (..^YT-i.^ ir?A'..ì/ m>;-ì: ->w^:o]an £b 

dì^^fyf^i^^h i^iASit^^ idi, dù*e jP còme iìj^hoi 
^W^ ^fìmUié> ^k.^i, scrisse yinrjsua <^i0^ 




iMtnMioMn »^ voìt^ ,.#^ rètPjK^gfiii;: che hifmHf 

po^etteiklMD^raff f qob' i'itainia - ]:iposato ^df 
«bre MMW" friù deUe. c<l|IM>dità^^^4<^^%'^^b 
i^pnialiiieiiÉi^ agli yuptniai ntteiapm^^ r ~^ ' 
sUir/^ranrif eaiura^ ili' i^f^im^v akta città 
«ftonadi Avrete Padova , {neU/a quale aei 
sairatb ^ 'Ketiihi.eiité ed ^jnorevolmenie ricc^ 
varo. Che volete voi caro il mio M* Anto- 
nio andare ora lontane e non usate ed in- 
comode C0làicade\ rieoréando f* s^c^ in età 9 
che dee voler riposo. £ quale Città più è 
da riposo , che Yinegia ? C chi V ha giam- 
mai e conosciuta ed amata e lodata più 
4ì^ 7W9Ì2 ; Or vi friete -éoai agevokneotetdimen- 
AÌci||è dtel ^vdstro 'giudicio medesimo-?- £ se 
4ìg«cpi'Ue|i iitggiste per tèmtf delle' gnèfve 
ei4i:ii{iiel' incile 4? idie< passato avete^ e^ ^ud 
img(h Q jquftle^ «iuà fkiù è da ques^i^sos^te^iu 
HoI^t(ftiia:,>f^che la Patria ^ mia T Gii hWi 
gi^àairifti po»oQo avHschiare, p^r ehi-^^ci^ 
}i^«efi9l»-vìspetto. Chjs se ben citanno^éSài 
m alenùsa >paHrte '£aiUtftì , jqn<elli V' che > wp^i^ 
ìtà&tanOi^Ma>! diiivere^ amuiepdaìw ha^limPb^^ié 
ednregf^re rgH- 1 crisdti b ì^impvoidenzé^ftì^ 
ilrie. i Mai 1 «le «v^ocUié' «tati e ^i<^^^ uhidiè('^& 
peccano, non hanno poscia da riporre e 
daristprare i nostri danni tempo , e. nel 
mezzo del peccare il più delle volle con- 
%ieoei:»che si fornicano ift^ <»ttfccio'>éd''tà 
Asdognc^^ed >in vani pàfitìtn^bcivvé' dii^j^éfàtci:^ 
M^j Dunque^/ di gtàm pV(ftsaté div^ìàit ^,^ 
e penserete del comodo e del ben rék^Si^ 



:].IJL yaLlTMK TERZO* 

Ip^ parlo cosi p^r moììto ' éhòre , che io ti 
porto ^ . e . inptto disidérìd 9 c^è^lò' ho 3étt» 
^^ìe^f^ VQI^tra. Pnejgoyi nldmVnifU^Kù tiii fii4^ 
cu^^^.ì^fendere alcuna cosà di voi; TàUl^ 
g^,9J^i. vostri stanno l^ène.^tsite yòi tfì^tM 
i||[,\,S.. ai (^ennajow 1S2S. Dì Padova.'»: '*^^^' 

li . • ajb 



jtf iif. Antonia Tébaldeo. 
A Roma. 



♦ S.'-U 



,\ .1 .-^^ ^ 



Mandovi, Sig. M. Antonio mio, la iVift 

provenzale di M. Bartolommeo Giorgio 

•gfffì/i^lfi \ nomo Viniziano 9 che mi chic^dete , 

ìl>t|qivile, ivi. 3artolommeo acrile dcune 

jQa9.z<^^i in quella lingua, che ìó ho. & 

r?ei)^^4^gH altri scrittòr pròVen2à9i ^ dmW 

.^i^ji mi fate richiesta in generale, id^HifAi 

^^.m^pdo . jperciò^. che io certo sono jihe' 

^S^ p^j* voi le vogliate , ma per 'aHitifìfo 

^;;iH^X) . che richieste ve le ha. Che bér<^ 

f|i^ ^io fo pensiero <ìì fare imprimw6*iàa 

.4V.^mLt^ le rime, de* Poeti Provètò^liiiéSè- 

.ffp^ ppn la. lor (1) vite, nòn vorrei* 

$]ifhriqne.. andassero fuori per mapó dé^i 

..^mini;,seaza^/ le., altre, incresdemi déna 

■ • •• 7 



Mta 



*■••■-"'• -"^.'. -jr»» ..j..-».. 




ii.^ 



LIBRO SCINTO, Srr^ 



fMfK^ CfcifWra, ma che , quesù xìo'iiaU^ 
à^f» porUjpo - seco gli anni. Auen(i<^''^H 
4|||;'panQ.,-4eli rimanente , e pensate altitiitii^ 
jfiiUgt ^j-t^jnkte a riveder queste cotitraftl^y 
natie qa|li,fQtreste vivere più iranqnit)M|)en4 
te, che in cotesle , e dove ci aitte ■ pi4 
amato. A* 12. di Novembre i53o. Di Pa- 
dova. 



jé M. Fabio jécoramhono da Ogohhìo. 

ixh et vi . , -^ Padova, 

t^'^'''^' ■-■■'■ ' ■ . ■•■" """■, ,;,„.., 

snio^ 4al , zatl^gro con Toi della vcitifigt 
^ yfìftv^ pa^re, e con Ini parim^te., 
^rfi^ stifi^ Avk Tenuto ad ^aor? 'ftd «'t^- 
jpy^(^:di i^utt^ la sua vita.' Fo T abbratiéìo 
^^ ,,^,^q{ia, molto stretto e tdtthfiaùifA^ 
Mi^Kayt. Yef^rei a Padova al stio pi^ìMpfO, 
^,^^a}p;~m^ÌDVÌtate, se uba fossCH '"^^ 
fj^Q^A^ia, ponto debbo far qui ^ètta'^^^ 
.^fppmi^a jtQohp da m^ disider^tà 'e ^4?- 
rjà^i,,J^. qifale sé io, prete^ni^tteìiSi 0^^, 
jmf, 4,.^lia,' fòtica J^fao potuta tiòncbfìà- 
cfi5^5Ìr?flCJ? nPP iQi',yerr^lm&"fàito~-póttìia 
pia avere. Benché al nOùie cH' "v(^U^*Pb- 






ari y'iif-titarir -ritìcBri. 

é'rf "pie/i' iAÌi>?a. li ilntir pHiMH. Hq «è» 
re^'fc lil*ii> t>ili' V>tòf aMiracclarte. SaH 
Uib.'X'-iii. drWVembi'fc-iS^.i'Ok Vllht 

-O} sII^Ij iJiiaKU.!.,!., ji^ o!. IO -:,.,. u; jj..-ii 7 
-OHOfnoil^i.j ^tMh ji] . ,...^ I ht, ,ot 

.ogt. ocb,,,,„, S.!^,_si,^;„. („, ,„, i,.^,, 
e/i;t);. ,rr:;t^j^^.i,--r.' .„,- . ,., , .,,;^ ti/i,./ 

01J.---.ì; h 'fi ..-.Ivi . ■..; .- , J,,.'i ;[, 

j''' Alla vostra onì<'ÌOSh' leUera'irìBpSBtteW 
/jrtìo, onotalissimo M. Patìd nQb, tehe s»^ 
no' stato in moUc. ocìsupazìmli ,' '(k^dl ehff 
ib réLbi. Ohra che ù^sstìtia i^ortim'att^ 
ella' seco recala , prr la quaJe lo totftd sii" 
Vessi a rispondere. Sé -queati Signori '■ItiUmo- 
Ima^ori dello studio Padovana non 'V^'bMUA 
saputo conoscere , laonde ^TCKè'miitìitoufl 
pecSiero della stanza vostra, cfàttaU ^Ri^ 
niana , il danno fie'dì lOMH , 'C^e pt«A«>> 
ventura non vi meritavano y poi'' flbe < «SÌR 
sono di così picciolo -ànìnto 'co«aÌe"toi^'^ 
Veggo QBsere. E pure,' duè'iìotéStO'Kiéw- 
inentu , siccome io severo, 'riA' ceaii'OtMib 
ed uttl vostro, come che i«' vi'dUicleMBbi 
molli rispeiii |ità "toSto- '<juè , db&im 
orna, nondimeno ìo° sa^ò ^eAprtf"(A>tKisÉ(b 
dello accrescimento e della soddis&uiit 
vostra. Mandi N. S. Dio a prò lutti i vostri 
pensieri , che io ne sentirò sempre quel 
piacere , che ne riceverà e sentirà vostro 
padre stesso ; dal quale ho inteso le ca- 
gioni della vostra dimora , che mi sono 
piaciute. E spero che quel principio pacto^ 



K 



o noa fare secondo gli andamemì delle co- 
se , ed il corso , che elleno piglieraano. 

Le profitta-, «tw-ini fatf; delU,ofw^ca vostra 
cosd, mi son ciré, X/seroIIe eziandio ogai 
volta, che me ne venga bisognando, come 
di fìgliuolo, che io vi tengo. Se il nostro 
M?iG«J*Wi»Sp4gauolo,,^ in Ji.oipiTfffnten-' 
-te , iflip^ .-ini: DÌ^e, ^9 salutazioiii de) qual 
fée Ig.^v^^re^J^tere ni<9Jidatemi ho ricciute 
»dl«rt«r*.,^ ^lH9'ass8i die egli non nb- 
4nt. ep«it Vpofl, ,^rra(o in non acceitare la 
ewlld(zt9fl^'i>pi^p'03tagli-, .come questi miei 
JUforiilstQCÌ., a^$Ùt^A')o p<:i <'0»^ poco a- 
- VanaOft.ocli» .-non; ? avanzo , ma perdita, 
Utri^f&i^i4erì^.,ìx> per lo innanzi poca 
-CUD» fi>i,^iclier«( ^Ue i:ose di questo stu- 
dio , ^idaap.comf^ vogliono. A lui mi rac- 
^Qtàn49^tB a^s^i, e.lo ssliuereie a nome 
itèt^»oti%f,9^\mo!^^ e 39TÌ0 M. Leonico. M. 
-i^iaiaii^o vjf^ne ed h^i già cacciate le sue 
T(kw;.iali>fcri.,q»pr^?ftft. jVl. Cola vi sì rac^ó- 
Snand»' e jtttH(i.la fllija casa, che vostra ì, 
:S*aeft-««BO-|AgU ,8-^ d'Aprile, i5zg(. Di Pj^- 

'*•**'■''■■'"' ■ ■ ■<■■■ ■•rf---v ,5 o;Ì--Ó 

.'.mc^i j .;-.- ,-r-. . „-.| f- /; ,i.„,r/- ^„„.., 
boj. o-t-i;»:--.; .-.- .,. ,„ .„?., i.,.,„i,:,a 

OTI.OV «-,,.;:.. ., ...,,.,,i, ..,, .,,1^. ,.,.,.,,„' 

-ì;-. '>f 0.-,,..: '<• ..1,.,,,. .j, ^,^,,,„ ,,|, ' 
-''fs.j ^jiii.'ìjinq l'jun oib oiDqe ;i .sJnioeiq 



ai# T^itHpK isnt9^0* 



')i?.> v'.K ■■^■.''' .•;■•' >"i -^i . .f.'^ r- »J->- 



Jf, ( i) Emilio Emiy. .r^ ■ , ,r ; 

-j5< .^r-ri'^* . ; •..- A Moscia. .r ^^ ^;p,.:r) 

Ho avuto per mano di M • Giulio Por*' 

celaga il bello e grato vostra dono de* ee« 

drìi^i^^^l^wquidUL' a^o aAcor più^ be^o e più 

grato del sonetto ^ della graziosa lettera 

vostra , che tutti mi sono stati si cari , 

che molto molto ne ringrazio voi e la vo- 

l(tra. ì90)yt(fl9^^ b >qu^ non avea p;|rò hi- 

,&og|ia(^po n»e di ^esio segno;» ohe.inolfi 

^[^^\ r^^faiky^k^ eUa m';^ra$sai chiai;^^ v?)'^ 

; Vft Ji^?fti vi ijjà mi si . dimostrò .. m oUo t^if^y^^ 

;q;aaiH)0uf^) buQU.WmpP da ipev^ ci c^q- 

•«cei{iiqap^,£ar<^ ogw vostra ,t;^3tifica^ipii,ijfo|^ 

Ji s^RiHft; piacere. Ho avuto^ inviai? a cp|^- 

1^. diiqtprf vostra del Lago, e .vorrei :vo||b^- 

t^éri raveji^vi tenuta cpmpagpia. Li^ ^ quale>4A' 

VMÌa.^is si fa mipore aspettando .io quello^ 

.f^^j;>^Ì^p0O(nettete, di venire in qua, P^me 

^ lWR^^;PrQ<nettere. ogni cosa^ che in me 

Wh m^'W^^ T^\ ^^^- voi perei Q pi^ credifo 

iìlo^'^H^e misi convenga. Ghe fo.'ng^ 

^ sareb^^: cQn^ujffje , vostro ,, che .trpver%- 







ste meno della credenza, mio » che non 
riuscirei ^nà*^ espeitazion - vè^im Tuttavia 
quale io mi sia ,-^^k^Wd^ono. StatCksano. 
A' 37. di Novembre 1527. Di Padova. 



<^^ J'. 



^ A'ìk. Pie»o EmettiM^ àA^^ampepi^ 

^T .'<'>. "ì^. v'.'^." A ^.'«''. '■'^f- 'Pi^^ynotti -^ '-^ ' ^ A'jiì C)lil^ 
^-^tv»- {,. •; ,.V • ■ . ^.,,; ;;■ ■.--.l^ni: O^loèA 'Olf^ 

iu ofl^ Vèdòto -jiet^ le lettere ¥<>^WAP«Ìefcìlè; 
%^'!l8,^ é iy. é 28; dt)rfòbè«^/^^tJriftftg^di 
iNweiJiiire il fostfo'-moho aimoré^^litfn'^tffo 
Htììa eò«è del Btkgistrato di 'Mi^^Aiiriò&to 
*d«tì^o ftótelfo , ma ancora e jAdlid^-j^ 
^tfllé iriìe posto con mòtta sblfeéìtttdld^s^l "SIl 
ctó Vi iris^òliido 5 che tpiantóiad^ e^étJ 





siate cèrto che ìtt r*ky^:^ 
i^<^0fidkndatissiiRcfv <^d àttiolò tfòù.''miériiò^, 
:*Ìié*Jie cgfe mi ibss^ figruiòlo ; dtìiné*^- 
ttcMie èssere per età , che tiéf i riffiafitìS* 
HW i»^ rhò iìi Inogtr d' onorate^ f^Jhf^nafJ H% 
Httiàtìehetò' $ tutto poter mio ^^fisiSlb él^ 
è^Wsf^ ybirtìfficio, prócuì'ai^U^'lfùaicift 
ph ertile cosa, iche «Jùesta ndtt^'^^f <ftfti 
solo è onorata , e può essere fondamento 
ottima ad altri utili edificj-, ^ h o ^gl i- si - p o^ 
trjanno far sopra. E di ciò statevi di huo- 
Mteffitói àniirio; Piacettri qtià^iW^^allé) cose 
m^Y'^' abbiate avuta' là • |^rotìÌK^'^ 

tpr*qà\«;tmiftettda di BehctéUW. E^^^ 
osé ^d^itiYortìò^ ad éàia V ' ^e '^ W ^^ 
delle ^ttétì^èà^' 'dèi 'minl>ò'W3à^st> p< 




\ 



dlbonà.' Anzi ve i&e rerMl<0 ip ii^elhr{giiiftdf^ 
^he' io- posso. Attendete in c[neUer*iio|«of 
dd«iàrvyeiBtttre a slar saùto ^ e ' tfsncbMii d|i[db 
fiiuo ?09ti}o^ come «eitipre fiù. QtifQatfl{£ÌB&^ 
àè» io a M. Jai^opo AivarottO/^à* imprimé 
p^i^am '^0^ mésso 9 c^fae ritiatiA donuDM 
filini. :A0]i tt. d'Agosto^ 15374 >ldfc3Pad4i3w^ 

■0-)'«' ,-'^ ••• .:. *■ - :. .<. • • J''V tMÌ3 tOJjjy 

^-Aii i.'? -jh--. ■/: ...•••..« . -.-^^ ;-j«ìbiifi Olii 

'-K» ?.. Il/ir M. 'sintonie jRdiiaifeow oboiuo» 
if- f'.'rq ■•].^^.^ -^'yì Ramici. ^^ ;-/-'jv e^b eoo 

n^^oHotr inteso <!0]i molto mio- di^pii^érél^ 
ifx^ìcifesrsere iti openiobe d' andare^ à^ H^^ìk 
vmlin^ vita nella Provenza sario, o <pìà<^|^8lb 
i^}^ opat^nto delle cose della jiostrsi^^)niyèrft 
J^tajyiK. Laoade ho voluto scciveri^i ^ elM^ 
gffvi ib>ion : entrare in questi» pontièri ^^ ed 
a.'jion toìexe prìvar di voi latibcf i^ni^r^'i^ 
fiifi>9< quanti avete in queste co|tii?ad#i^'>eha^ 
ziftviAvete inolti. Sete amato y^ 8efe>nìv^t<»tj 
d^^Qi 4i4i derato: qiAÌ ^v-xsct^ didideram ìn^^Sf» 
negia , dove avete il /Parente . vostw^;) ^b^ 
9H>Up v'ionora ^ e oVmoL partire tutt^^^a sui 

-f^.A:-. \Ai\ ^ '-\\^^^\ \\\i[ V' jfv >;• -il lei* 0X.\9/n[ 

4?-j/5?Tq*aL i^iASit^s^ idi, dire jp. come iii^h» 
^»f^fimUi'i^ ^kJ^L scrisse rirr -isua '%ù^ 




potette) klMD^raff' c^a^I'teìnia ,]:inosato^(f$ 
éofe MMWfriù deUe c<)^iM>dìtà^^ 4<^Ua» ^Mb 
i^pMÌaliiieii«i^ agli uommi^- atteaip«U>#r 
sUir^rarrtremura' ili> ineffimav akta città 
wm^adi Aret e Padova , {nella quale aei 
aatetb 'Ketàkneute ed ^mdrevcàmenie ricetr 
varo. Che volete voi caro il mio M. Anto* 
nio andare ora lontane e non usate ed in- 
comode ccMìtrade rìeorcaiido fr séUs in età 9 
che dee voler riposo. E quale Città più è 
da riposo , che Yinegia ? C chi V ha giam- 
mai e conosciuta ed amata e lodata più 
1^^ 5il9Ì2 : Or vi frìete -è08Ì agevokneotetdimen- 
iic(i|è dtel ^ vcistro 'giadicio medesimo-?" £ se 
ikiqain^i fitggiste per temai delle^ gnèfve 
ei4ìfii{uel' male^j1 die passato avete^ e> ^nd 
•fam^o^ 9 jquftle^ «iità j^iù è da qaesùisos^ieiiJL 
Ibl9t(aiia;ivf^che la Patria mia T Gii .aauf 
tt9vàaiu«ii poasoikr'avHsGhiare, p^r ^t-^tKi^ 
tni^ep^l» >«ìspettq. Ghjs se ben ci tanno^éSài 
|%.aleiiina ^psHTte £aiUi«i , jqa«elli v' che - wp^i^K 
ié&tanO(j> Q)f dóiyerev amuieodaìti^ ha^ianPbf^^è 
^Dregf^ere gH; cnsdti e le* JcnprudenKé $fìA 
•ine. ( llVi» 1 le ^«ocljié < «tati e ^^l^j^^^ uhirfièf^JS» 
peccano , non hanno poscia da riporre e 
da ristorare i nostri danni tempo, e nel 
mezzo del peccare il più delle volle con- 
tieoe. >cbe si fornidCcmo itt* ò^ttfccio-'^a''fÀ 
Asdogno'. ed >in vani pèntitnehti^ve^ diÉpèttuct^ 
M^^ Dunque^ di gtàm pesate dì <^ìàit ^^ 
e penserete del comodo e del ben réà^Si^ 



\ 









• À 






ao o a 2 . o J .J i J 3 S 6 J 7 ; j 5n 



^.1 i 



oj.'mc>vv.vj 



:• f,fnmoE TOigjìfJiiT ^jioyi ^lo :f,ar 



^ > /_» (■^ ■ 



:?>0i 



ad 



a%t 



LIBRO SESTO. 






I 

•— "^R 



^ M. Francesco della Torre. 
A Verona. 



A, 



.nzi sono io qaello, che debbo render 
molte grazie a M. Pietro Melini, poscia che 
per cagion deli' ordine datovi da lui io ho 
aa voi ricevuta così amorosa lèttera, che 
vale molto più , che quelli denari non va- 
gliono y che io gli avea rimandati , onde è 
avvenuto che voi m^ avete scritto, se ben 
fossero essi di molta maggior somma, che 
non sono. £ per lasciar da parte ì denari dèi 




<|uali Qoù avviene pia che «i.jagìiiMN^» 
che voi avuti gli avete i» ed.4iUa parCtc^J 
r oss«rvaMui^ Ae dite p€n$l»mg^;, '^f^ftsn^h 
è buon tempo > M« Frafu;^s6o,T^io^i^ìlf yf^ 
ao essere da voi beae amato, ^jt^erpiifHg^ìli^ 
aaputo non T avessi prima, $1 F,^ iPhSSb 
ddto ispresso .ultimanieiuey quaJE^i(\>,toi.,^^ 
qui spassaste , tali cose nXi fojc |ii^.vojii)|g 
veridica : persona dette, che fappo f0f|;^|ifH 
zrianzi deÌTamore che mi porl^^v ^^i^)?^ 
* le nmore io prima vi ringra;:(i^«9 jei^ffM% 
più ancora , quanto amando voi me , cam- 
minate a ritroso del fiume, che ora la vo^ 
s»ra nave pórta^ il qual fiume % gi^jsa del 
Nilo dovea più toato secondare i miei pic- 
cioli campi , che come rapido torrente e 
sassoso , guastargli. E poi vi dico , che io 
ho amore da voi meritato. Perpioqc^^ foste 
che io vi conobbi, e scopersi il. vostro anjsr 
mo ardente alle buone arti ed all^. yi^^^ 
v*ho ^nftpre poi aratalo .ed. òii,o<[f^^^. JU^- 
^isùl cosa se io.ho.fattp da me ,pc^it,4A 21^^ 
dietra^ quanto maggiormente o^ajf( de|^ 
io.&re invitato a ciò dalW hu^^, ,]^t^a 
«ieiHe .verso me, e.d^^^^orl^^ ^^^^9I>Pf3 
tr0moioii4eU^olK)(r mio .^x^y^ataXtJi^ 9M% 
quiete i cba dit^ noft. aìv^ V4l3W%ì#»fl«CTk 
cim lewMtrelettem, ndAiMlo no^^ijm^^}^ 
per loiìo >^eagiràtne ^ ma si. tranquiUer^^v^^/s^ 
raddolcirà y ae . ' eli» > sarà ioace^^i t<^^| |^a^ 
éneBnnendv' deNa^ ibrtana^' ^ìoc^^q^I Ifi^^mA 
vìené^ dìfféièrè^j bene spe.4so. M\ebi3i\tfe ,^^m 



tMM ÉMtOw Iti 

ik6f ^iàib i^i^^ <iìtò Sonò tinhkfitsihy tkki 
4ift^€da'^)e/itttolé. Voi se crederete elfeeiof 
fià ¥b^^roy'fHnto métto vi 'fallirà'^ me^tdU 
fttsk'àf^^rédeiiza , (^ti^aÀlo con pia dolore or 
dftftn^' miW mi s* è in, alcdtto raUita la mia) 
dfitIe^^>ho 'ttiigg^ ajpparato'j} quanta 

BMlàT^^e^'IaudévòIfe cosa è ifn amoM^^l^ri- 
spiftii^ik.^itkté iiÉno, ^ salutatemi itosfDra 
PWlte^'^'^ vpsifi Zìi e M. PanfUbi AN^nS* 
^Ì!^Ì:iIè iS i8. Di PàìdoVìà; ; ^ ; n n . 

>=' ''-A-M. JPhxAdsicó della Torres 

■■:■:! >....■■■ .-£ j^erorta. ■ 

.. - ■ iv - » ■ • ; . 

' Délfe fektòria còsi diKgeittemeato fot** 
fà^^'> Vi' HingratìÒ mòtto Maglia il mio ftfc 
FtiiftVyerfcfó', Jiè io' dà voi * aspettai méiiccir^ 
ti?^e tVffirìo: D' intorno alla qual fattoria 
TÈr ^olà V* ara risposto a bastanza. Del 
ciéttié, anco non vi rendo minori grafie ^ 
^frjfntunijtìe* 'eg|?'-liyere non si m pouito# 
ei^d&'ifi^' bene MùoW ne parlar più ^er ab» 
ttiH giórno. Pèrdfòiiccbè potrà avven irci che? 
tìòn [ìfhòstrando voi' di farne gran oaso i e 
]Al^Mndovén^ , qnelli^ suoi guardiani cosi 
déWàggi' si pentiranno di non ; l'aver datq 
pw *quél prézjfo, e d^ranloti di- loro vo- 
lotftà^'^' Ba&tèrà che voif-Hol Vf scordiate del 
tnoé. T^r metnflo il genetta di Mad; Verov 
nic^^ 'e la risposta , « ch^ -^ehiede^. I^ qu«I 



at4 ^ voLvm^ ^ttttbt 

cokV t^^'^iè" 'tai^a , è ètàltt fìMth ^n^Oé Ì» 

a^^ttftiM b^ftdre ^ mi Utocoàn^èétim ^ e«>ètti 

DòiiiAo ed; il melt# lA^Aàmnikfi'ék nkà^ 
ipòHa ferma credeiisii ^ ^dfe^^fii idUbéifiiii:' 
diVAnìir 'fftOiOM ed m«isii^'jb«^4cifem<>St4»>'' 
tfr'Mnti; /A.lt* ttltitnò dì lEag^ -fSSoi^iDl^ 

'-■tj .-li* ..;.,:;. ■ I: ■ .. .^. «-ritìq iin-.: 

•i'V^->- i/< M. Bernardo Tuésa:*': -»»»»•" 

• • - 

^ Gtfn molt^ piacer nifo ho f%éo.w^^hf^ 
Tbfibe leuèM^ o^rstp M. BeroaiKdd>, ^QiwMn 
cJèVtùd ii vago e gentil Soneuq ('^)^ .iMb^ 
qtiali6 'mi Tisttate con apeiru dim(|auMMi|v 



X'i) ^i Soni^ dl^Benkaràò ^Kj^^ m 
/oèfd^ éM Bembo i fùrie de9^esser^yfi£Blài^> 
0he ùiòominùim i BeorlMi v^>i[vbe d' kr» «1 j^^^mì > 
iii\>atri il . oamittiMV' «^^^ ii' ot^M^tfo^ 7i«i|m»r. 
mù Hbrù dègU jàmcri^^ 4Mnm^ .aM\ itelicrai 

3 tire in ti^ 4el^éSmbo ii'^^^^ 

otquoìUh inferiore oA/^Hmò'^fni <wigteba>> 



MM9 n;9m>% »^% 

'400Stfit voftni, 4el quale vi xcQdo.qiui- 







pagttkriNiA«lo.|R>n k Afe GaoKoaj (O^sU. 
a«Abi iteteni «d un eorpo^ le. . qtiali wam;' 
cbiacoiIjKa ttdere e ridire e l^^v oipiMiKUi^ 
cfór fof irò ingegno y rcbe tfendene vpetr. :e<jk' 
dieCro^ iaue u^rllPeir. di qqeBto medUMÌmo 
«aggetto , e per la malageroletsa della i^-^ 
feria, e per la loro eccellenza tali, ehe 
non parea se ne dovesse più giammai per 
ninno poter Jbrmar' dieci v^rait^ che legger 
ai potessero; a voi .^ -l^aKato F animo di 
coinporne tre altre , quasi a gara di lui » 
acciocché al nostro secolo non mancasse 
questa leda. Di che^mi ra)lègfto<->coii:^voi , 

2Mnio ,èA»bo > -e fàìf^ A tàd0,rM,^^ 
urHina^da potere a dileuo vosii^ ig^])4f^W 
ìoMaai questo vosu^o luodabilisaiaiQ iito^^qk 



^*t^mf^'^^mK'^f'i¥9mi^9t^ 



.w li^Le tmy Cumoni 4^ oc^i xfputc 
dal V0fsot imumdo ^fra sómUe 4^Ifetr^ 
tàarmìnom U iitnoymifit^aamfHfà^TmslCa^ 
Mmpati di jiwa. fìè MrffenyfmhHègktn^éiàkf. 

noiripieim di:heUezMg^idiJti&n^ 




^0l6 VOLVKÈ TSffZD^ 

luXi'SBlv^iion^ vhe a ootae del- mio^ifsr^Dylr 
fieo 'M. Ouamo Grimalda mi fat!9'^ m' im 
dato cagìon di risalutarlo eoa lettere ad es«* 
90 scritte. Non ini fia di meno caro, che 
a Sua Signoria mi raccomandìaie ancor 
^i. StMe sano. A* due d' A|;o8W i5a8. Di 
.ViNa/- ■ ■ .■'- *• 



\ i% 



w > . . ' . . 1 , • I , •• \ * • 

■,'.'.> \ ■ . • » . , S ' \ • 

*^ - !^ M Bernardo Tasso'y A*^^^- 

<'|- Secretorio della Signora Duehes^^ * 

,'.'}■-'•.• di Ferrara. ••" .■■.-«)«^'' 

• •}/!'.?: ■ri»- : . ' • ■-:•'%.•" o 

■ ..X » j ì •■ ■ ' ' ■ ■.' . ■ • ■'■:'" 1 '.'*■,*■ , 

• t' >Ho veduti gli otto sonetti, ebemaiidiiK 
il ni*- avete, volentieri , « sonomr piaienili 
SÉolto. E perchè mi pregate e atungnete^s» 
iai' cortesemente, che io ve ne difca-til j^ir 
ter lAio, crederei essere indegno >deU!a«Mr 
ni portate, se io di ciò liberamonter* nèh 
vi piacessi^ Cosi vi mando in± questo fbgUo 
alcuni ppohi ;)VKectinienti. Yoi .,vi pansexeia 
aopra , e rassetterete meglio quelle partì , 
le quali vi parrà che his<#ìg^o n*td>hiana, 
dft quello che ho fatto io-^ che non ^r4lf» 
jpMtò^ se non froca orab Quanto al 'Mae^ 
iSico^ P^iegrino Mot^tto , che ha segnate ì» 
mie prose eou te parole ingiuriose , cht 
TfÀ seriviQttt<^ ^òt^ete dirgli ^ che egli s* iiiii* 
gànna. * PercioGGhé- se ad esso '(>dre che lo 
abbÀav fu^io il ^ jPortunio^' perciò ohe ^io^ di^r 
M^ «ilclMie' jpbdìe*^ nose ^ - che egli avea^ pri^ 



4 egli nel< vero non è così« Aa;é 

M ha egli i a tAe. furate (i) con té .j^opi^ij^ 

r •.--,■•'.- r • , * 

' *• < •- ■ • 

:j.i* ■ . , 5.j3 *.»!,' ;.*... [ y ^. . ,■ ■ ■'■l'i» iiC"' 

■ I ì il ■ I . !■ * ■ III ,. -[ ■ ( '■ ■ illW 



^v 



:/t I 



: (i) Del fdrtb fatto dal Vortunio al 
Bembo f ascella anche Gio* And. Garise/^db 
in lina lettera al Bembo fra quelle di di-^ 
versi dal Sansovino pubblicate^ con quéste 
parole : De' q^all ^regoldmetiti : della Uh-- 
g^wtìj)? direi "essere lutato primo dft^OT?^8 giu- 
dicioso M. Giovanni :Fj;ii^esco Fortuaio, 
seU manifesto furto alla volgar Grammati-- 
-ca del primo di lei svegliatore Bembo del- 
io JBtere earte fatto non lo mx vie^a^e. La 
iquale '^perchè forse in brieve colla aécusa- 
ftione: y^rvà a luce ^ di leggieri mi pàs$a« 
fil ianto i solamente facendo ciascheduno air 
«eMo^ ehe ^nelid , che ^ essef e uccello di' 
iGionone parve, xorvo nel vero fue. Il ^qui^- 
4èV^ pup.4!oa sna voce in qualche l^og9 
^à^À "Striduto ^ eoa mpdosta castigazione^ a 
<>eafii%a(r irieglio V^jateremo ^ acciocché ^k 
^vt^d" ò^ d'occhiute piume si cohfapciai 
4ÌltPe Sèi testimonio dd G^arisendo^ pt^osH 
^dèàidXù con ragioni mostrarci che ilf^^f 
tè mat^ fiotó' es^^ó ^ aiuti ^ che dèi JBhr^ 
tunio^^rton s0lo perohp il Ben^bonorf ai^eie 
^m bisógno di apparare ■• dàt ^riuma 'ciòi 
Àfhe^ iJfuesti mat seppe- inseànmre:^: irta anvl§ 
perchè ^ioavasi ^d^Ue^ ietterà delV. Autòté 
ifannA> ^gl^ conìpos^ t maseUedufioijdi iquei 
Uè lihrL Nella lettera LK. amorosa seri-. 



p^fpl9, eiM^.lo giiAli io le jM\f«i ,«^i«^.^ifj^ 
uqr p^^ libretto for^ prwa^g, c^/;qgli^;'^^^ 
{MS60.1)eQ ^rUre, XM^a d&e ma^C ^riy^^re^ 
<*e,tegU-tidfl M.ebbc in fla^pp Rq^^^ i^pj^ij^. 
giurai,! Jljjual .|i|>ro io mi profìEct:q,^(f^^fl^ 

'-*^u| : :.l . . .• . .. ■ -M ' ■:».;£7£q 

i^iftiiiiiÉÉ iwiii<l< ■ Hill ipii |ii1ii«ii Wiliigùttéii. 

if)/. jc-.i:' .;- , . ^ .ìiiifin; '0 

Vffcif]mii^i j^Vfiva /iato prindpi^^ a4,f^^f 
Tì^^nm^oni della Lidgwi,^ e cfi^^Jil^ 
n«4 90^ f ^mnàé^ tal lettera, ^crfi(^ in. u^cf^ 
t4f ée[)iu0:4iySett^mf. di qufillo st$ss^ ar}p(^^ 
I^l0!Mtl^ra.4€ttima ^ Tri/on Qabi;ie(^^ 
4Ùkp§imo 4i Aprile del M5ia,digeycKfig_ 
iM^eua ^ .. terminati, i due pfvni ìibr^.i^efif^ 
J^40 y gHeli manda percfm £Ù ^l^gffA 
mlJimJ^lla qual lettera rUfp(g^n^ ^ 
^^ellare ài Éannusia gli raccomqima j, ch§^ 
tengOs ci4radi quelle sue Scritture^ PW^km 
ijfmep, che non i^i sieno carpifpj, qwnd^, 
udito 5 che vi erano alquanti , che scrjiffpf 
vano sopra la lingua ^volgare : con le qua^ 
li parole viene ad accennare il Fortunio j 
ed il Calmeta , da cui ( come altrove ^di^ 
cemmo) cons^ien dire^ che gli fossero state 
furate parecchie osservazioni intorno alla 
lì n g ua . F inal ment e^ TreUa l ette ra - tenui -al* 
^\y^/5p/V^^ro di Salerno dice^pUegli s(^xif^. 

'^W^^.^miP^^^: *^ Urbino ,^ej>arm^^^^^ 




aflfàt^'ò^ì <Vtìiha ,' che éf^ vè^s^; ' «'«*>-( 
BfttecerirM fò meritò essrfr da ' lui «egflat»^ 
e UòeHitb ik-qu'elìa^^a. Olirei d ■<éid<''tot 
^ife^'fMo WrIi(r''cott 'pe»oifli^<grtiftai'"Ì^ 
dagtliWhiie'w fìide'j cfbe h^nné da'méi>iif^>; 

E arate e udite tutte quelle cose^ delle qua- 
■ co»tu * . .può raffioiure. Hi mnìi\ ,^i moHaH- 
ni innanzi , che Fortunio si mettesse ad 
itt^F^aW dUttti qóello, che «^i'^^tfóa^pc^ 
Q^^à - è ^a veAAÈtta , -àie iti r^^Aiifi^'^isS!'- 
^ìàih^lèc toe^'lM Hm«^te:' » tì^ i*» 
ri'^ai'bùtfà-'giiì'dicie, ègfi st'^itùWMSfc'sofcs 
^^rtt''toi^t#.' àe nfà dv fìlsaiv^(]^veVt(y^WA 
KW a :im^ gm9(& pena det sUo h«««al^ 
Pfet^mì ^he siÌLte 'efm qdella DueftesìW^^ 
bjtóàtìi''e ^iéttì'Stìàto ed* oaòpévole ♦ &'*tì 
tìò Sftt ^SÌfiègto 'ton Voi; feè pròfferteiApfe» 

lèè''lì^\Tetii)tìÌ^.'!4. Sig. t>io siaTO^tlv g«^ 
diW'Stàle aWrib. A' aj. di Magai* ^S^gi'sE» 

^ oum\1-a;>'\ Vi .-?-.•.",.■. '-.i' V... M-,-'.-. ■'>'». T!)<\ il 

'l\\-i\' t>-'^ 'f^V^fl ^l^'J .,■■"■■'1' ■■-■■' ■■:'• ,' V-'^''-'l'.-tì 
rt-i.*a «.MVÌClV.'\ ■".\. ■>,-.,..■.: l:'>.-,0 •!"■;'. , .'■.11,-; -1^V.''.»^ 

Fanno i5i3. e l'anno 1S21. Dalle quale 
ragioni non può non raccp'^liersi manife- 
' sfSffientP.x ch& at Bembo non faceva d'ilo* 
pò ailornarsl con le Spoglie alirrii , quan- 
do 'egli aveva il modo dì comparire iena» ' 
P'ajutó d'altri assai vago e dovizioso. 



'^'•;. . '' ''•■ AT^rigl ■•^' '-'' ^'V '*» 

''" Ne accuVat-é / uè' scusai» tei Vttgtic^y/isé^ 
da'^poi dhè séte nella Francia; te nofnVlM>^ 
liaWHijfti'r scritto. Pcrcloctihè * olirà' dlié^ »ioP 
Hon lj{) atut<) di che sctìverVi ; 'e- séfeprè*' 
trd' ìnieso alciìna tiosa da voi, ]{jNoirèiM cttrèP 
^e-stithtyòìioiié'ìn alermtóirtà éttljpji 5^ 
déf qèiàì:é''yisstinà lèttera ho yìéàWL^^tLl» 
^^^ko A\;; pòscia che dà Vinégìrf >per^'diu>, 
^^nir FVaÀicése vi dipartisi^ JPerbhèHpatfe-ittJ^ 
eiò jj^à'ièi le ^òsirìe ragioni , itón di*ò "À 4t*^ 
rq piii'ókra. E incominciando orti,^ chè*^Mi^ 
fierhardò Tasso in* ha salinaio- da Vbs^rtt'pap*^ 
te'a fòiiipere quésto iliio' così luiì^ ^iiien^ 
!?i^o, pregnèrò V. S. che a voi altìresi ' jplac^* 
eia .dì por i&riè al vostro, fe che éF uno e?" 
F altro di lioi J)if*li alle volte* là pènna ìm 
niaho per dire al compagno^ se non altrt^ 
aWeri questo : io sto bene. Ma io vi eér-^ 
chcrò pupe altro a ciue$ta volta. Perciocchèr 
io sto in desiderio di sapete àè'^etè 'J>ér 
dimorar sempre in coteste contrade, o se 
pensate. distornarvi anoij^e, quando. Vor- 
rei eziandìo da voi intendere alcuna cosa 
di Mons. di Sal'tfrAo ,' (Jo^ egli è, che fa, 
se anco S. Sig, ha posto in obbKo la po- 
rgerà ' II fttlia; ^ ^io mi- sa?à da vói «ande e 



uno sfuo. fi$t 

dìp tanto, uhe io soao, quaU mi lasciaste « 
ia quanto-agli «jLadj eil alla mia. quiete, 
in quanto alle altre pa^tl, della vita, piti 
lìbero e più solo. Stonimi nella mia Villet- 
t^à^ pili .lungamente, che.io posso, doyfr ora 
Boxibt U. riuianeaie in CJittà- A. . Ytncgì^.To 
(Uirado. I ntiei pensieri ^a;]j)|QÌ,ta(^p^.,6^e 
io r4^1{t_ Cartnaa noQ solo non corco alcuna 
lioM' pfà ^ -ma aopo non la disidcro. l> co- 
si :^f)so j(l(.^i-V4<^mi quantunque di vita m^ a," 
VflRzo'i^liE, ia ciò 80UO io alla foruina met 
cUiimft-.^autp.) Ia quale avendomi questo 
■aa^'^aSs^t^ fatto vano quel pensiero, che 
eHb &r..st9a dovea , m' ha dato animo di 
. Qltfstrtffle -me^zo iUdìto j e di sprezzarla. 
Lft. qUflJL flO»d- io penso coslantitisimomcnte ' 
di>'£ac sempre^ E cooie che io oggimai sia 
v«i(^bio>j aon .sono - perciò cagìon<'vole ia 
pa^9.;fllicuna -della persona, aceiocchè an- 
«ft (^fffHQ dj me vi sia chiaro. E co^l v'arò 
fiuta ,:mio debitore. Se Moiis. di S.ilerno 
sarà dpv« voi sete, raccomaDdatemì a S. S. 
«ftiiih^i^ft; Stane sano, lo attenderò disid^ 
ilosissi^fVimeote , vostre lettere. A.'due d'Am- 
ato i5a8.,,Di .Villa. ... ..nr-l' 

,.' .,,, . :■., j. f^iterpQ.t,, ,1,' '^',' ;\ ,J 

'. Tornato l'altu'ieri, ,dV,;yiH«,, |^9fe j^- 
iWi^^^o miAa,q^e»ta,sta(ei ,9^1, ,1;? ,X<>?,'^ 
l^ere :,?f|pe ,*. . piene ^11* u jftjto j,^ jj^c J^,^ q'u^- 



rs^aCQfoie ^ ÌBà^à ; ii; ohe. lui ijsrQid^ >iwli^ 

t^f che Jòr Vr eonesea^ per^ non «nlrsì^t^i 
-ii^riinaiifesl 'parlari f) da' qiiali;^ vi ^ rimoyi6ui 
^jioicccfsi'igeMilaieBte netlie vostsef Utiére. 
^.Maiteke.rijio ìa^qni^a J&re 2 icbi; à^èolÉii ^ 
Ji€ha<qi»9t*'aiuM> »*nofi mt alato iiÌifei:mt^r^o 

Sion c^bìfe* ahinoi meke ca^uir dìjdakitai? 

^iiodatò'^ftU Dioy ebe. ii€ 46ie gurótoi^iiE 

i remile fcbe siateiroostr: eoa Jitconlodi «tttisèì f 

-^"Comeudite^i pme ablji atei» i^upna.^ guardili ^ 

*^« pridceievcoii ki ^ vostra o.eipra^ 'jCbÉui^bfz- 

«àr dì^inkQF}\j|j>comuiie desmid ^ 1QheIlaiMl- 
-tiBsme9 cUànrar riqiol vo^o* Jta mH»,*^$kB 
i^^Ate^joiS^ltìénbmistftr <|aestic^ teip|>OhiéiiritMt ^ 
-labmiemryireQeaaaiia» Ftixuofiebài^uaÉwjrttilN^- 
is»e Cosi»* ét»iO)MA€i*^ AQi^ àbtet^ iMflmpsJfi^ 
'^«artfmcBto spcs&cly. vostre lelìetm^ snoiiF>vpUr<^ 
iefaèaoiimuì krvireggfii e kggas ji4iiq[hre^.«fa 
1 (molto ; piacer rmiot che aicumiMhte seUe <|il 
7Soat>^ gtarlbsitHe , qaantoi^ipuD iesaesèiruf&isio 
-'fiqBii]Kue0>ialctamo,beft^ caroi Mm.nconosoimào 
^iojfltt ocoupazioni veistrts ;^ sarei^ jpocétjidi<- 
aanveto^j^jsi^ ào.aiéasfii diu dovette ikggeirQv.o 
^^; véderfe^'' per ogdi codiere^ ohe ,di .ooAtà 
-vemssé^iBastframifeiv quaodo :|i(i trQvef>cfte 

«sciope^atp , se eia tiut«m igHwmai v'.of- 

verrà^yxp cjalaMtéba: ^quando «avete aensa .caà^ 
miftcéeììài piA^c^^mxittMà >lse mi danete 
idi ri^ «ddcÙBrvaitr^/cosèìiiHbveUe, cl^e scipp 
r^BB^si fpefl^onoifieri^ oìasetino » i eAnae/i aìvj^e 

lattoùJMrM dibUa ciUraaa ioi3»«ttL dà' f rajak^oki^ 



'•3S 



' i m 4elte ^oJB ' <b quella tiribolata jèo? te. £ia- 
> 7cirmi^0rkita 'la- murte di - Macstml^MXlfoI^ mi- 
'^^la &ìitde€;ca> jBÌfm:ome éì quìq «imoti 9 d^ 
3:<>«glr^^mV'era 4 e di dotto^ e valoroso^ rfnefliico. 
^.?Ni Si Dio gli danl riposo. In tenderà «ròleit- 
. atteri del >mio AVila, ^eijtoo ^rece /di okii 
dà^ Carpentras^^ ebe non > potrà ^^ninì> laAtoI^S" 
oserey éfaie non ne abbiate aleuoop. avirisii ja 
^ ktfievé'j ^ dì^Ato«i6. Sadoletoi^o cb€L<iati«<Jke• 
r. WviOritjQB godo ti pmél dj^ìvi. f.DeltB6oGb-> 
r, ^tHIo ^}>ohe' dite^aTere^^intoM^ avim ivoivei 
< #i^(iie'!ferO!4' cbe lo^ pig^ief^f pet ibtrisdftO) e 
-^pÀ?ejiiés4> rMgnrio.' Benché le^:eo9J& di qiie- 
mà^^ miniera Italui ^ vmino v ogginxaì < . ipéii» ^ìa , 
^^ébe .*sirì^p«ò iaépettatne ogni male v^^ e:>nne«le'- 
v- pé'^ >ehe»a|MHi pure ^i persci ^ del aNilo,^'}il^ 
^^ie^iiédiojfehej'ie gsled e^le ^narricanaateidal- 
'*^£gitta^ier detf Asia fibbiano ad entnkr^Mel 
Sf^ vereiUi' m^ri ^^ioraiy 'Ma JaqjciandniqneMe 
xt»se>dikf^rie^ÀU mi momenò vdomanl^del- 
da^fiàia vitiii6ilai|>er iflar?r>y qoan^e^f pia ormi 
idi^Iaeoierà^ìl buon tempo • dell? ^m^^ stara; 
|nni> ^o 'per^^ia tisaaaa 9 .n^^taacoiis i àpér* 
-ièbé >qi)esiaiicittà^^d»e tmta ^piesta sAite^^ 
^sf ft€i^^&iohiiiatai dal moiè^ , leggieemeaae 
'^atcaviki^ aiicara^oaimcé lit^era; [Nih pk^mcifiio 
>A^ spiale vpevA€Ì>^4i febbre^ ttè^iìjiiei^.iaEirip* 
-ttay, tvif^^itli mn»3j(^0 n^'era d| piàodi* a5«' 
ianni ca^»e <}avfi»imei deno rPtcm> oA^oirie» 
j[^^lufieròoM< Oirolaiiio> JNBsgto I daile^st^ 
'^rta^io) Ifelforjiiisdwiar^:^^^^ éfjli shi 
^^nie Man«»n«.8Ìrda9eia >vedfreiioS]ai]S ifssaa^ 
^M^i iL Si i^cceinbMa^&i7£Ji|ìb Saaom^t 



-A. 



O 



fl34 VOLUME tsiiM; 

A. M. Giovan Francesco BinL 
^ A yicenza^ 



t ^! 



\ 



Voi non mi potrete mai nojare ada^ 
jiraQflevti^^rM. Giovan&aneesco mio caro^ 
percioooliè € per amor di Monsiga. %dAQY 
Ietto 9 e'. por lròst;ro che il valeie, io soaqf^: 
aiMrò' seàspre pronio e disideroso di fan^ 
ogni pi^èì^rer! Laonde le vostre lettere iiìfhajq»^ 
no -sdmmó^ diletto e nessuna noja ' recato « 
se non .ohe sonamament/; mi spiace dellfl 
HHova <)he del nostro itfons. Felice mi daft^» 
E ce^to fra molte altre perdete ^ c}uesta xt^% 
fie pieciola, ohe si perderia uà buono <# 
gentil Signore. Faccia Dio che sì caiiivp 
nuora non ci sia recata, e le ci renda ^^^^ 
no. Carissimo e dolcissimo m'è suxo ; ^^11^ 
/ueontro intendere del bene essere di Moih 
signor Sadoleto nostro, e ringrazio grdtidje^. 
niente voi ^ che me ne avete dato a]9vis«qu* 
Ii€ lettere di S. S» a M. Girolamo ? Negn^ 
non ho potuto dargliele») che ho £eiUp eec<«^ 
'Ctre due^ di continui per > ritrovarlo ^ e noa 
è Wi' questua terra .»; stimo che egli ^a m. 
yfen<»zi»v, e perciò ve le rimanddi ^ acoÌK)e-? 
^hè. gliela possiate^ dar vói. 5(eUe quali, leti? 
tare? sé fia cosa aileuiia di« nuovo «di 'S, $> 
«aii fairete sommut piacére a partecjìparl^ 
meeoff^e^mi ^ì^proflFero di buoBÌss)mQ,an|^ 
«TO' e wuanomando.: State sano. vAiV- uUinid 



ÌM!6 tìs¥(^. 3r3^ 



':-» 



j4 M. Gioitati Franbesco Bini. 
A Viterbo. 



5 I 



' »", 



WiòStrò Sigfrór ri diegni farmi grazia d' uni 
btietc, ^ne ùoììccda a Mad. M. ddla Tor- 
rf^5 la cjùal^r da ^alcuni mèri in ^;a'è <&tfftar 
c^tintiaTi^eìité ed è tuttavia nel Monisiero' 
di-» 8at! Pietro di Padova deHWdine di Saar 
Braidettd OssetV^nté , postavi dat^ suoij pèr- 
ehé 'Vi' stia fin ehe la rimatUinfo , perciotr- 
ébè è "Vedova i' ebe èllìi vi possa ^ stare ii^ 
fta q^l tempo, e poi ancora 5 che eJh »e 
ùJiéità, posSd ritornarvi per onesta 'rócfcea^ 
zìiorn iuiav dnalora ella vorrà con ' volonià 
tèèjrid infide ti o ^deHa Badessa* del detto^ luòga. 
H'»^é io riceverà rn graa dcjno da^iSini 
Sàtana alla qùo^le bascieretfe il piede pefr 
M)^ timi) mente nclta sua buona grazia rae^ 
i&d^afh dandomi l5e %. BeÉ^t. Sret concèdèrai 
fregherete <|ual ' vorrete de'RcVv Sig. Secret 
fÉ¥f 5 'fehe sia còntentx> di espedirioV ^W*^ 
toro Sisnbrie raxicomandandomi. Se nel briei- 
Tè? bì^^guera' spendere 5 fatelper me-;^'cbef 
ià- vi' dimettere i denari. Potrete dare il b'riis». 
vi a'^ Mi Fabio da Ogobbio figìiuol drMae> 
ró^ (rfrvjìanio niipdico, che v' ha reiidnt» 
tjtìesta.'f! <^jile passerà a Romane ri toTne> 
tìf^fi-b-' pòchi giòrni:»^0'' pnte ii JTnaomderc^e 
a Venezia a BartóIoiààaep^SSé Al^ssandiìnciv 



fSd ròvonz tÈUMiì 

ó%'éstt4m «ar^ig. Amba^cUi^r Viniciaflé 
M^"G«i^r^ dontariao. Più tosto* cbe Ut 
¥ÌBirà(v^nli'Mra p4lV «raro. State sano^ e 8# 
iè'^Vi Aé'fiéHfìo^ siàTi legno ^ che i6 farci 
^t rèi i$e> tu' ftdopraste. A 4;he Ivré vi ^pne^ 
goJ Al prim^' tf Ottobrer 1 5a8* 

-• "■-.'H^ii'k ).-A- '.'.■■. .: : '. 

^ i A §f^ Gioirmi Fmncesco Mira. /^ 

-Oì:': -^ ^>t ',, .'>rru,' ' . * ,:.. <: ». fr 

-; AUfiMtmtradéir ultimo d' Aprile eofté^^ 
aÙ^tlna lèd àm^evolisràma 'lettera «ott^ ht^ 
péiék 'HHptfÀiiii 9 per > lasciarvi ripoea^ i'-^ 

JiìtésGy'tbefitoiempo^ e aM vi dar ^B^oùè^ 
r'lHs|>oifdèréÉi ^ oòQoaceD<l^ io da^'vine ite^ 
oètìàpiiYoài v^Mre"; i{«iAiiéo^apcora vwfietf 
Xìì&iefàcb»e' parala^ Della tdt^ità éMi^ 
fliSé^ léttiese ^' nfeo ' ctìé ^e tardi vi -farc^tui' 
réadMé*^^ ìifèfr^tdporta. jt^ittcèmi ^ gelici' lOii 
«9FV^è ;ft*Ha ^nià ^^istèfeiT^ scrittàf ai -MiJti^' 
l^àiiketd ^ pÌ^ioi6ebé io dmJie^^o jcben cdtk^ 
Mie ìiA'^' Mate:! che '«bi^ tlé' hv> ' asvWI« 

a'^S.4Syni¥ttéeii^pdlr A^a'^ *<èsttiMe^ipiaM> 
]t^ìà^^^<^^h7^i(}^ 'é^ 5^lél vie fo^n^ipU^si^ 
é^é^'ilfii'^ti^J^iikmUo^féV '^^ «ftiti4et^l''>uttL 
«I6^1iBiWi''idi«^'|^^9e^'di 4à#òidt«^ttseii^uK[ 
dH^ttìP'ììdh'^^ifàià^^'òfìe^^» U^^^f^a^ic^ 
]^§l, V^ rie^ibrì^aitl %«ié^^;gi^M^. iQifi^^ 
8làm^4^^iÌJhe^}dàiiil4^'^lPlaóai^^«6l«i«^ p 



V»-» 



ebft $e tie porla , gran numer/O non^ ^c^o, 
del popolo 9 ma ancora de^mi|;Uoi^,| )aU^: 
ifuale poQ«>^ giovano i medici ^ fisith npikulH 
»ieAdendo €s$L daprìpsi^ T aja^^lii^ai^Ow iOr.9< 
p^iM, v' hactaO; ^trovato qualqtfe^f^Q^r^dMV '^^ 
non si, che non ve ne ,Ki%o^ni9i|^j%tfdi<' Y^ 
glio che ini raccomandiate al mio onoratis-* 
Simo già Collega M. Evàngelistja , ed a M» 

Bfosio molto ;^itrqui3^1K dH^ejTgbWe^^^ Pro- 
sperità piena , in iVQifieudfi^ della disavven- 
tura pubblica passata di Rom^. La quale 
sarebbe pur tempo che incominciasse a rac- 
chetarsi, ^ mij>mmii ed' a. fiwpf fPA^ ì* 
s^ Pmucipe^.e/ja, au^ cor^e^.^^^ h9}jMV^ 
llon ^.^80 dif^^.^^amo il piU]^Ì9^ ^1^ 
me 110)0 mi ^ense. C>e jDKw.JWevfk^^fli^^ft^ 
^0 nn<k !di -quf^iLi^ <ibe qui si^m^,^^, iflqfc 

44tìÉti «0 • i|U0llQ^ ; m^Isq'. eh^ io ^g|à .ftiir, ^a^t^ 
^omfiiidatemit «oca 41 Mi B^ei^anio^^^i^ft^ 
ilftì dol ì qmìe «itóndo xA^ . pa«s^9W o^^ , M^tr, 

tiOirlff <Ìspfidi«;^ÌQIil^ddl|«^ i^Ù^jn^ fJW^o.j^n9'm^ 
oHfe Q^ri:ipoJtCftt^E|0..p^^^ ip^l^l pi^^!4y*^ 

9$»^ e ^i5^d<^b %</Jfitto!He giDulR nH^noi À,y^_ 

jm^iom ijfi^td ii»a fe«^M»^;,^J^er'|%ii%J PT^^ 
cMr^cisM0UI.wdifce^«U ftqAéPAwqnVép^ie^ 

g48ayif^rl^,4ftr6 un b*04l, ricfip»t«^yiff«rtl 
ÀnfaliQ >poMf^ fe^sniw^ilf^^^ttt^rawHfi^T^ 




«1,(1X1 bteOhft^^r^W^ i4ir.SnrJie§|i -Sf^t^ ^#|^ 



%.<44'' 



«iate cerio che sempre mi saranno carissW 
me le vostre lettere, A.^ 2»i. di Maggio iSaS. 
Di Padovat . . v /. 






. * f *i * V 



'A M^ Antonio Capodivaeca. 

.1/ ,• .k;-;-.: --i.--^ 'i "i"- ■. »y). 1)1^1 I/i IL 

., , AvpadQ \o jme«o v<ii. ayej^ifotMj^i^frf^ 
|fistQ:aUe Donne idi S. Piei^o^ cbjp P#id|u^l 
J^^rpajo. ^ ceru JDfo^na ^. cb^ . SAM^ VÌflÌQÌoft 
j>};pssÌJ3«ani atte ca^i^HegTà iofcl^e Ji'|inWPOffhi§^ 
X5?'^^o,.>ioMe,c^e e|le pag^np. .Qgi*> cy«^ftd 
45,jmeresse,..ohe per quel .pQ|ì^o^n©,'ft|(^i§1• 
|^ ,al pi^bblicp , b*o . tolt^ qwstsi pflpftA sPM 
pp^garyi, che npa iyogUate.>^r;^o^qri^llftJ}aftj 
M Dpune usar terini^e. cosi. ^^Yt^M^^ I^S 

Ir?? gr^ayezza d^l caso pps^biji? Mdi^V^ftPis^ . 
^e sen^a riparo quando .Dio. ij[' nj^^fl^ii U\ 
jpifcìessa delle quali pejfò ch^e k mia^ ]g^ii| 
^wgipaj S perchè io 4ai mpÙi pnni^ ^ , HJU^i 
l^?;^ffezipf^e al luogo, ed^ hp ppe§p , na<^ 
YoUe delle laiiche per fipntjp^i^wp, n;9ftl>Q§Tf 
«p^pra, a^,I?andQnftr lamico, dwd^riqii^i^ 
4ej bea ipi^o.: PiwquB Xn^S. sioida^jiAe^u^^ 

^9i Pi^ P^Sft, %r^gat^.a4 ay*fi.pipil^,4^«^b 
lgj|>oEwi^ alquafllp.^p/ipi: pii^pìfcr? j>?^lfì«8fo 
tp p:}io , qhe Io riceyfif p, f^ *i^gpkA 4^><^^ 
«l^ A, . a . cui^iPJL ^ prpffew. Agli. \x.^ di Sp^epil*? 

' '' ' i ' 

« • * • 



"A M. Gherardo TadM'A'^ ^^ 
A Firenze. 






Intesa dai me molto tardo la morte 
di M. Taddeo vostro fratello^ Magnifico M. 
6bfFirYdò mio, m'* paì*utb iriiogi'àn' debi- 
te» fem ^èsa|K>chi l^ei^i l'é^ 'ttrVl' c^ 
doti ho sèmifo rtìdlri^à^ril^ono* i!(fta^y^'èhà 
«ert¥;iSi*i%i^ >cd^ molesta- é feòar- *eeriyà ^ 
mt^ cf««^arQtiaTituftijue il présente tó 
ny^lj^pd^^efitìfirfidfeàitoà «agfdne-'tó 
M'ia/^itt^etitl/cfbe ih tita è rfttia'sà^V niblté 
ibàl^ di dbt^r&i. Ahi' taialadett^ infla^sfò:| 
V:o«^ fetronoi ti géFDtilé^ ikomo ci* hai 'hìiii 
ei^Q5btì*pfeHegwnk) ingegnò *htti ìjpetttb^ iilli 
Jsk Pè^i-tà ' ed' a* ilòi. ?Jt)^ crèdo che faiaf 
flù>a>ittè dia pSé^ bastar r^ni^ò di V-éél 
a^^lfir*»z^^^fi^éèfeitt« eli^ iui^ tfotar iaó\i it 
f^i»^} La ^ar èo^al io' p^rtsaVa ptii* dÌ^'dòi> 
^§^ém\ ^ttanddJ àVVtftìisà^V ètte T[riéP cHiaJJ 





a^iW^ftìPl,>-é*é ^ufell\y^.ftAoì^,^^'^W^4B i'^ 
Mf^lPéaie^^pbtt^W^ éh^^feF^Uàfè^ «he-rie!^J 
6Mn fratello si può più cà?dàte!rè?ni*è- ailiàr 
di quello che io amava lui, a voi ho gii 
eà a'isuoi figliuoli rivolto ^ e disidero 9 che 



*<• ... 

•e i# MO bodao a piacervi , au - apeMuM - 
^enxM fìafiamuo, che seanpra aai icoveteis 
«mieo ▼osm fiedele e certo. Santa conseo- 
to aalatar la povera Moima Coaiaasa a wme 
mio, e BCoBna Ippolita, e danni alcmia ao* 
▼ella di voi lonL Sute sano. A'iS. di Di» 
i5^. Di Padova. 

3 

ji M. Pier Francesco Bor^hainL 

A Fireme. 



A due vostre lettere scrìttemi a* diciot*- , 
to d'Aprile d'un medesimo esempio é av- 
venato, che sono state lasciate per dimen* 
ticanza in an canto del mio scrittojo ri- 
poste cosi rinchinse infino air altr*)eri, che 
a caso trovandole io e aprendole , vi lessi • 
la nofella^ che per loro mi davate della - 
mone del mio M. Taddeo Taddeu La qiial 
novella non mi fa meno amara di qaellOy: 
che giudicavate toì, che mi dovesse esaereiE 
ansi tanto ancor più che io non basto a 
dirvene la doglianza e rammaricOf ^i# fini- 
to ne ha 1* animo ed il cuor mio. E spea^^ 
%o mollo innanzi al ano tempo nn gentile 
e pellegrino spirito delia vostra . eittiw IKo 
il riceva nel gremito della pieii soa, e |^ 
doni riposo è felicità etema. A vbi non i# 
che dira altro, se non che io sono nralté 
iK)stro , e che siate contento raccomandflkv- 



à 

légco ^eUt %luioU ^ RatÉ^i uételhmaeBtm 
disidknukhr^ ^aUegrtrmr ifCiest* altro anao^ 
CMi^4WM ^kw >d^iìiir ifigttiiol uuiseliiio^}; Itkéf 
aaM gir tu, poiché sii pkrO'èbe ^U ar yot^ 
niMiWciglià'iutsca]»» Dcdlé aorolle di|(|air 
non iscrìvo perciò, ohe do -siKcbo'*!' nostro 
M« Leonico ne tiene M ess. Gid. ben contò. 
State sano. A' i5. di Uiceinbre iSa8. 
Padova* <■ ):\^'-\r .'' ^< . ^ 



\- -■ 



ji M. Girolamo Negro , 
Sèartivio del Cardbial Cotnatio. 

A Rbma. 

: 1 ' 06 >)r«diit'é: con quania diUgeilza ▼i>Mv^/ 
to^iiéoffdato^dèUt mia bisogna a Faligna,.; 
ei Koiné -X avete ibrnita pienamente , di ok^ - 
aiaa|)fitiMgraeio. Ora ^erò che iov ho il 
rpgiléiso idi cpnseMo , di Vi. AdM^i^: 
]^9» ed ampio ;» come y^dereiOt*. perccé', 
mimt*vel da^ssum ^ ,ye no mando JiiJÌ>o1|ìél 
oosi qfifest^ l^Here^.e insieme con esse nna 
proo}«ra^da poterqe pigliar la possessione, » 
mùm^ffi telate subst^ufindi. E. !» {Mciogo^ 
m|^iaM» .< b^gUar fatiqa4i.&m6 fare. air ^a- 
élirMiDO» ìT processo J^t«uiPi4^0i ai^'bisogaer||, 
ohe. «4010 dà sv^. e pqji mat;HlÌMrno ia. pigMa;; 
la ' yssftflsipiMi j a<> qS^veste b^i^ mandare.s^ 
t«ma:A^«o«Mfc a>.% .qi^sio.^^^ p^jHA»" 

Bembo VoL ni. i6 



questa .jcoaft^ccmbglio ; d' gAtiìmhj^ chiq t)i| 
psmq iiL'XOtali spedixioal^e 'li}8^o()/]Ei^l$^ 

sognikyf cl^e .senza ààmfvà*t vìi gli JidmÌ360rit> 
EaKesIavOra, saip sàpeiMÙ ji^eoJjmilfiMhm^ 
ll^idgciim^o nah ÌMipaTtaiLdÌQtf6lwd^«>^ 
sto spaccio, insìn che mi scriviaaQL:^ ^al£& 
biate la risposta co^ denari , poiché le ren-* 
dite non si possono liscuoterc ora. Tutto 
cbc la celerità 'beB- pMta molle :xose non 
nocque giammai. Se io Vi do questo carico^ 
io il fo per ciò, che io non ho costi alca* 
n(>i fi^Vliiioi^ c^me^bo tutt^ ({uestoiiti^mpo 
p0P;fliì4Jetiio avuto^. £1 e<ui <yi daro^bitfdaa^ 
z^ìQÌ potexre, altoVcomro faticar tne 'confi^ 
d^MmtFspte 9 4}uafido io sarò h^cmo^aitpmf 
;4gf^j^ Qltrfi ..^he. V amorevole .?in«it|]Ì7(]icsli4 
qii^^nf fate 9 mijfe :à credena cfaeiiiani^fiJ 
jyi^,4>4caro , , ohe io ve xie^i graari^ hat i^ep^Mf 
^^ fate del ugn mi .sorivér, lusngahiaaicn/ 
ntj.^iaQè. A^ì non voglio io ohe piwidiai^ 
IQ ipi^r /piente, filtica. io: più i^critttsr|i ,lr; eb^^ 
ìA; q^elia,^fbe per neceast^ si prende. Cin) 
j^ ìif^e .q»ì|nte.é.quali debbnnoipei'tó^e^ 
9iU)P)<95fei: le ^ocoupasiioui delhif penna* iri^ 
s^jsir M^ oon più«.4M^<sverendissèmò.Sìgho^ 
vc^l^, f^i^iò;baiM;ierete Fa mano ^pet miPj 
^].it(ì j^^^mn^j^ià^^aete^^l gentile M. Aìf^M&ót 
Sarà bene, cha .^leiia spedi«ione^ ci'ià 
fare s'avera, di pigliar quel possesso, si 
faccia di modo, che ella non vada agli 
orecchi di M. Achille, o del nipote prima, 



gg(« pdi'ipyglbuald^^ciò vche: essi ^nooict'^s^ 
e(|^if0[ppQ^gaiib 'alUodifesft^ .tait^ ^ia^ ptiosii^ 
laii|p$(fi»esàMnebpiiiiia ^che essi ^ peri/modoir 
4i'jiMgicmareV il ' sappiano. JSeie )fnri^ail^ 
QSe^MéaiAiBdovi' quasi» ^Usogaa^e meteìlesttS 
Mri^ iStaie sano.' A''^ di''FAbiù\o^'^2^ 

-001 v'^* L'I?:'". '■•' r\i '. •• V , . '^, '■* ì: i •■ *>Ji. •' 

iioiT 0^*0 )d ^JUk/Gireiéiip%o) Negn^i ' ••' **'^ 

b(jH)Jeru>m iloveuio; ìptronar gli^^Oré^lii^; 
Ptfcldstiche la TOSI» Ietterà a Mr IlMijpi^ 
diì9!<ed ttriluì ed a me diede ma^rUfjdrrà'^ 
Hioi^acu bstona ' peEflsa di voi ,^^1 qus^l^-MèsI^.' 
Jbftmpndienio era nelhi su» casa. * tHè ' àèV 
liestcQnMesb Antòa Tebaldeo si taeqtte ptfc' 
H^a^tpeeso' a' ciò. argomento dalla m^dttrinltt 
yf03tm9k.leif$MÌ , il quale se 'verrà in Vjliefite' 
catUnidq , >cit > sarà si ben vedti«o che egli 
mùb b\, fÈemìtki sé non d'essere statò Iróp-; 
{Mi![) vètttroiiiasper me noj^ veggo l'iiH^it àt 
v^EK^urld ier»^rlo.< Di' 'guasta ^ sal^tatehti} ^ 
nc^omaD^atótnoglii :)&t»]|e' saao^ è piaci^iiit# 
dbif)air^^daiìe bhono indirizzo a queste leCti^ 
:^^f!cheMyanno al Frocurator d? Sartie Ag^- 
9Ù4ì}0>'yite Bi léswrpiiliper nràlco 'V(Mtò. A^4« 
di'Maggio !i^S[29. DlrPac^ovar^ ' 



"A M. Gipolamo Negiv* . j;^ 






Ogni di ho più dolci lettece dit titUi 
4i cbo Canto ve ne ringrazio 5 quanto jncÀ 
liaato a scrivere* Delle cose mie non Mtù 
^ìiTOy ppi che esse sono in buone mé^ 
;Hq veduto per le lettere di M. Flavio la 
-eagìon della dimora. Non importa,' pnr che 
^e gli vietino i frutti di questo anno ^co- 
me scrivete. La morte del nostro Navagiero 
m'è stata amara e dolorosa, come giudica- 
-te, e non posso racchetarme, che (pijp^ta 
perdita è pure stata troppa due volte. p^ 
.hlicamente , ed alla Patria, ed alle buong» 
lettere^ Cbe pure del mio particolar io mp 
itie passerei, che oggimai sono avvi^tzo allò 
triste cose. Ho veduto il vostro belio Epi- 
gramma sopra ciò. E stato veduto e lodato 
da gli amici vostri qui in Padova , dove 
r ho mostro io , ed in Yinegia , dove Y ha 
mostro M. Malico Antonio Michele nostro. 
Io r ho pur pianto (i) anco io non so co« 
/me, la qual cosa vederete un altra volta. 



**:■ / . 



[1] Qui il Bembo accenna i suoi due 
. Sonetti in morte dèi Navagero impressi fra 
< U Rime nel IL Volume., 



s 



1^' amico fa h^ne a rallegrarsene , che se 
M. Aadrea fosse visso, gli arehbe fatto ve- 
dere quanto egli è lontano dà elicila prima 
alma , che egli si crede avere in mano., 
el T/^baldeo , che. abbia messo in forse la 
"Siiaf venuta^ m^incresce, che amandolo io, co« 
%(^ io fio'i che lo amc^nijBme menò, che feccia 
IBéliset Agiiplo Gbloeiò y e n^ìi cieàp^m^ 
KH^tQ ptd^t^b; "diéìdc^o "Vederlo hì qtr^to b^ 
itp^«i e Viver rìj^oafato <y Thiij8Ìtf» ^ i^ 
1^ìttidVabo,òii!£aienodi quéste <ionti'^.^jg0»;e 

^tfiimij Sarete antcora eom^to di éàifiAiéfHé 
^ém^o a questa lettera in ntano di Mé^9lnr 
^^Ì^^;>Apiióii Alilésio y e di dire à-Me^^et 
"FtaViOj'^chc io aspetto risposta da Itii d^- 
%i' tèttera, che io scrissi a Maestro OhérU- 
l||faa^ dài^i orìuoli, e mandai in mano ' snk 
""ìlpìbiveadogli di ciò. State sano. A^±3. di 
Giugno rSag. Di Villa. 



> 



* V/. 



A VI. Girolamo Negro. 
A Roma 

' "' ' '•-•"'■''. ^ * *. • » 

Ho la vostra dé^5. solamente qu^ta 
mattina per cagion d^un poco di disordine 

, JY^en^tp a chi T ebbe in Vinegia da por- 
tarlami. Ma ciò nulla importa. Ella m^è 
giunta cara in ogni tempo. Del nostro buon 
ippiìnrf^: ^ Giuliano, così i^vìi ^t^ n A' da fa- 

"^i-©V<cottie ricorditb, teiìer t^Y^ I^ «tii l^éo- 
aa e cara memoria ìd^lè m^atà' nòstre èoti 




'iltli:à'iiiddó q^i; ga né" fib tagioiMl^o^cti 

'^ith Mèsser Cofa!» che te i^fgfi^à^4^«hi 

Vdliniifèri, e tob tra cèdete che ^^nfe léèf^ 

i^eim> àféùiìa. r^è ^ì jÀt>òedérà"^(riàza^éHM^ 

' tJé ^écnr Aff.Doàato, ^^iccobie rkiotiiHé. Nén 

'iràiè>àiii^ rfè a I6n^ mcréscèrà 'tett^HTtf- 
Is^' Velluti Mostra. Qtiàato alFamliid^Ii^^ift^ 
èc^ìiiitrcìa'cìairè, poco im^tà^ Unn^^fH^lA^ 
r ìiÀà^^i^ ed air aatra <}uelca9(^^lfèap|fift- 
" W debi>o; ' Sé i biioni *icesser qùélj^ndlèiby 
^tié'ia e^li, d mò'tnerescetebbèVGift^Ja^ 
"Vk' io qtiaxim gratitudine egli avèà'h&atàf^r- 
so ahirùi, ed aspettava questo TÌfflÉSi?2tt^lai 
Uittavia^ Di che yì 'può essek- teiìtikiàoMb' Bl*^ 
^\C.ir|o iiostro^ a coi scris$i intdtfad' 'à ^ctò 
J^fin ile' pritói giotnì: Pia'cétìi. F^àmiyrèv^e 
^ Vdiré dell' altro' riòstfo àifiiìcòrcKè^ pàtMh 
*ill lui ^ià fayellatò , cóiilB scriV'étè; Fu 
'^'^^^j^ii 'è mhib e scHi^éttó^ ^^ciàlìfo^'ìè^ to 
''*stdii(^''ÌtóÌQo. Sàlutàt'eiò affyéfuosis^ìtó'àkrii- 
'%' -a iioine inibV 'e i^'rtgr^ziit'élo^i^^^^^^^ 
calde opere, quante églt fe ]f>ei*' ^e /**felle 
mi sono gratissime e dolcissime. Yedrò que- 
gli altri sonetti 5 che dite volentieri. Piace- 
mi anco dvlle stanze^ che ha Mons. Sado* 



tjo- 






3J 



fflWt?» jolo/per vederlo. .U ,A^y«|le,^,^^e 

"J^^<Wi wmpre essw^ ^ellq pÌH.a^jftirj^^ 

-lge»«JlÀ.«l5^»o legg4. Qui si sta .11^. fsp^V»- 
»^j|^M^*4eUe cose di FiufeaM. E ia^l,yJu;or- 
^t^9|4ti..ftiji^ì si soao di ìg[ui pardii ipeir .}Jp|o- 
, ,^i^^^ii;ite pada yariameBte.y^i, costì fo 
.ftc^é^iSj «fjer la véTiia pia -cecta. J^éijpw® 
.^'gtngmjteri^^ delle qwali scrivete^ ©po^os- 
~i%'^.'.*s4^C cosi iRals. per tìui)Èl;IÌ^V, come 
ìiHf>SS'èh^^^°-; $Mniasì che JDi'é lo.jyftjjiaì 'ia 

<''>f<a iHiTWna. fjfe s^cbedeIrà,,.p9.^,ri Ms<ye 
.'^'4«NK^4''nsWO: :* Mona. Rever, -P.^lo^jiila 

f.^ f4fhm »P^??.9 e (?nwPv^°k?lW^P?p- 
.59teJ9l»a^f,np«t^9 oupqp ? 4ptipi 1^. ,.Ar)g(8lo 

. mano . •pef me, E , sjlflite , saaoi „A ÌB. di Gen- 
.,M)o. ,*.^27,. ;)i ,3fà4PYa. .n.uo . . ••-jo d..;; . 



4l|t Tdcmw noM. 









jrf M. Girolamo Ifepx}^ v 

«•' 1 . e . . ' ■ ■ - ^: 

Jt* 1 # • i.l • • '-' ■ • ' .. •.. 

vi''^ Dio il sa, che sa mtto^ qfianto èi^ 
Icre ' bo pr«so della mone del nea^ut^ ImoH 
«Tebaldeo-, Revet. M« <9Ìrolamo niio^ ^^* 
obliai morte intesi per ietterà di Mr CarW^ 
ipochi^ di dòpo la partita Tostra , e eoiiaUi 
<(die Aonia vi sarebbe molto niea cara^ tMft 
id liPòvaiDdo lui , cbe amavate^ cotanta^ o 
^ eut cotanto eravate amato. E i^ome dbo 
-egli «sia morto vecchissimo, nott pMit 
4per: tutto ciò racchetarmi j e dogtiomi dìji 
#1 buona nomo e cosi elegante ingegno note 
mvisso ancora molti anni ed il pensate 
^rà, che non ci sia pii\ il nòstra M. An^ 
tonio , ma ci abbia del tutto lasciati , m*A 
•duro e grave e molestissimo, e (la credo 
$b lungo tempo. Ma lasciando queste' que- 
k^le da parte, che inutili sono, ho volen^ 
^ieri inteso per le vostre cortesi lettere la 
iàavfine essere stata religiosa, ed avere egli 
-«rdinato che i suoi scritti maledici si dia- 
cào ai £aoèo , iO die si mutino in loro -^ 
4fei>mi;, ^necior/nessnno sia. da lui offeso» Mi 
^^ice ancora, che il Vescovo Colozio e vpi 
-abbiale > prèso cm^a di rivedere i detti ixtxk 
smentii ,: che na la più giovevole , che pigliar 
fier lui Si possa. Dogliomi d^gli Epigram- 
mi e j&oa^ti ultimamente ftiiti 9 <£&'quaii 



4amn Mvra.^ 4% 

-figli neisun testimonio ha lasciato, non gli 
«Tendo mai scritti^ come dite. È stata cer- 
umente gma perdita (t)^ Si tuole fare ogni 
possibile cosa di ricuperarne più che si 

5 ossa dagli amici suoi , che gli debbono 
a lui ayere uditi. E in ciò nessuno potri 
giovar. più ;, che il Vescavo. Quantnc alla 
lirafii(Mie9 ae io ayes3Ì alcuna cota, ohefioii 
ifiniai^ « tuttio U mondo m^nifestia dióriut/^ 
^alb^/Onor gli potesse ref^dere,. incomauèntf^ 
JTft rarei. scritta, Afavip niente ^ pì^ ^ 
iiobtliinque . altro. Quanto ali^Epita£io^^ to 
#01^0 ora.. tanto avvezzo, nella prosa: ^e lonta- 
4M da ogni poesia « che ancora ^chei io - ne 
#bMa ffttto prova, non però ho avuto gra* 
«ia^ di^ potere ordire un verso a questo fine. 
jolbjttavia , non rim.'irrò di pensarvi per lo 
iananai. Non ha eoa) fatto M. Gola« fiquar» 
Ifi vedendomi in questo pensiero n ha fat«- 



\ 



4-? V 



V 



^^, [1} Xa perdita 9 che si è faUa\ delle 
4^Sfi volgari^ e delle Latine compente dal 
;3rebaldeo nell'età sua avanzata^ non è 
tanto grave ^ guanto si argomenta daile 
jftorolB del Bembo : poiché àhuni òuoi So^ 
netti si trovano . sparsi per le Raoùolte di 
ifime volgari ^ e non pochi epigrmmjm fu^ 
ìf^Qno puabblicati da Gióvampaoto^sUbaldini 
iHei fibro intit^latAì Carmina uobitìinaa Poe> 
^rum ItaloTu^, ir^ dal T^scako nel To^ 
JHO prifiìo fielia Jua fiMccakacfmprvsfsam 
ÌBarigiiie fiw^oiaima^kvesus^guiBBdi. & - - 



tó>gH (a) lino ^ «he na^. ia .quef^.J[e$ft^:^ 
p: peràvyetitiira non vi spificerijL<.;f'A(i;^ei ^ 
ifii mandiate uno, 4®^faui d^^Im^.^EQ, 







1 * . , 

JiUfo da Cola Bruno ^ fu mpì:e^o^r~^^^ 

it npmfi fiel B^mbo nel liBro pitàoifita^^ 

.df:atÌQ 4e, studiìs )ib€ra|[ib^$,i^rti\j^^.|^a^ 

^uqaie^ a^^decemvfros ; S^p^mip(j[i^9:,f;^ugag- 

'jieijé: J^plgrammaia diver»orum ^^^HC^ 

ijiaam 4^legantissìtiia. Jacobi Sadoleti^ ^ . 

nalì^ Óràti9 de Pace ad Ioipe|catQr^em,CfV<^ 

laioi 'Qumt.um Cae^arem Augustiii.ni. .pitc^ 

apud yincentium Busdragum. MOSk^lX^p 

o. In questo Jjihro si ritrovano par^^. 

gue^ yersip e sono di questo tenore^ ,.,^ 




1 ; . i .1 



Quae ripis le saepe suìs slupuqre .,9^- 
nentem ' ,. 

Eridanus, Tyberisquej^ porens itìe ^ tic 
luus hospes : > . ^ ' ^ ^ 

Cregibile est, vates Antqm, a^olq S[UP{* 
^que silyis , J c/ J.^ 

Te canere Elysiis turba admir^nte l)eo^- 



rum. 



■ . » • - ; « ■* I 



/?/ to// versi T Autore fu ^ CQjofi(à t^ 
cemmo ^ Cola Bruno ^ sotto il cui nome 
furono dal Giovio posti ne* suoi Elogi 
degli Uomini per lettere illustri ^ dove ja 
menzione del Tebaldeo: 




'^^méiP kfMW iritìdèàXi. ^ Per \miè 'a'Ì83nkt 

Ìrarté' p6t ^iìigìón di' potergli rlVed^e- 
i vero uba so dire, qual cosa mi 
> p ot esse donar 1» fortuna più cara , - che -U 
pprtai^ S. S. in questi d'intorni, .dove io e 
^aSr'? é ^odi^Vil potersi alaùn 'giorno. 
VèéffeHtèglrbueitii mìa ca^$a, e IH BAdìk 
^di^^V^^^uò^^V, l'Vàa è r altra àWY^^VÌciilà 

Ni^'^ihetàkl aoVè S: • S; Utrà e: vèiàité' éèfi 



^ii^é^eifeiibc/ Ma tìa drirtèstietè, che | àl- 

''^éttàd WaHe' si rìtroverV è dimon hélfe vicìcie 

^nWdé. Pfé S^i S; poi^eT)bè rftròve avere 

stanza Ve^ftiha^^cfcè più ^tiiai foSsfe, pérmóJti 



conti, di queste. Basciaiegli la mano^^pcr 
.^lé^^'M. Matteo f^izzamàno' sìa 'tutto 



Sàe 




l^^iè^Wte^é'mtóio atcUiia cosa a^ 
to. .Non ho che altro dirvi^ sé noa'i6^e se 
aV^ ^àtetati 'df m^à^^ ^ qiiéilJà: qiìieie , 
idganaate alquanti vostri amici , cu% noi 
credono. State sano. A'X di Gemi.^i52S. 



., A, M. Aw:dio deM' acqua y.fQccfrim^.q 

di Verona.. ^: 'v ; --- r »Jl 



^ . « ■^- *• o 



."i .-» -- «s • i .-■ M ir* '• r\^ 



v^^«.«^C< 



Io ho due grandi obblighi a^^&lVuiNL 
è del favore prestatomi appresso il vostro 
Podestà, che è stato ^ quanto io medesimo 
desidera ohe fosse ; X ali.ro) àA Itoodo e 
prontezza e dest|*e^a:ut«iatà^Jn ciò , affine 
che '1 favor s'impetrasse da S. S. DelFuno 
e deir altro ve ne rendo quelle grazie, che 

^6iJ^^^^ ^^68^^^^' ® vi io intendere^ che 
10 oon. manderò gii^mmai la vost» c^ortcant 
]{} pbbliOj e se a tempo aLu'aae verrà^rlcbe 
ig; ciò,,yi possa dimostrare ^ toì conoficere» 
teiion ^vere m isterile terreno aemiasia 
guesto vostro ufficio. . B^uch^ oltre a que^ 
ali obblighi un altro ve ne ho del vostro^ 
^ftfìtile e poetico sonetto mandatomi melle 
vostre umanissime lettere^ U quale tanto pia 
m è grato e caro stato , quanto, meno io 
r aspettava da voi dato già molti anni .t 
pplto diverso esercizio, che mi fa a vede;* 
re^ quanto voi siate di felice e^ fectunaié. 
indegno, poi che selei ancora nelle -^acli ^ 
yqi lontane $i grande e si eccellente nia^ 
stro. Né questo tengo io per minor: déhit» 
4* alcuno degli due di ^opra detti. Anzi lo 
9^mà io molto più, Qnde bisognerà confe;* 
aar che io vi son tenuto d^ una gran som^ 
ma» La qual cosa fo volentieri , e ^ni m 
'9 p^i: voìiro,' e vìr priego a valervi 




di me in tutto quelle)-, in che io giovar vi 

Ì>oss».''Cbe mt itoverete pre^st'^ sdmpire a 
ar per voi, com#rptéfr òapé^ ed onorata fra-^ 
tello. State sano. All' ultimo di Febb» iSag. 
&itVinegib.> 



; . . / » . 



'A M. Ghhmnni Borghetlnu 
A Fiorenza. 



cr 



s, •■ ■ . • ■ • 

ir Sontt stato salutato più v!plte'4àl fno-^ . 
Mro padre M. Leonico per nomé^^di ' voi , 
ed hoUor pregato sempre a fare ah^étlSntò 
oon voi a nome mio, la qua! cosa non dù^ 
l»lo ehe egli fatta non abbia, e non v*ab'- 
bia anco scritto , che la memoria' di Voi é 
tra noi qui molto fresca, siccome dee es^ 
sère per. molti conti; Credo che parimente 
voi i|on vi siate scordato, che io tra gli 
altri sono e soglio sempre essere molto vo^ 
atre» Io vi (i^di , quando eravate qui y -una 
atorietta Yiniziana scritta per M. Pietro 
Marseelló^ insieme con quella di M; Leonar- 
do Oiiistimana. IMk questa voi mi rendeste*, 
quali* alipa portaste coti voi pàrr^dovi. La 
«lalé bisc^nandomi a questi i^', e ' faceu^ 
«oons io cercare in ' Vine^ia'^ àncora che 
quella^ che aveste dà' me fosse 'in 4§tàmpà^, 
pure non, ne ho pomto' a^iì^eì'èl^ki^^^ ' èhè 
non seen^^ trMuh pfà. Piè^cKè'^'i^d^veiigfè 
jpfre^arvif eiatà< obntenio:^ di /riiM^ndl^i^i 
Che se poi la vorrete , io la farò trascri- 



JlL- 



tai«<* infitte ^mip ,U ^vo^jfia uPii»«W»»io4ÌK)-M'.d 
d'Aprile 1529. Di Padova. k'o^jb^ ìQ 



V 






i )<lrot: ?Yo4^tOrmtJtQt YfiltfiKÙ^pL ìji \^r^ ed 

WÌMotòri»itì-$HB ,^oaomi.iiisres?imtfe ij^y.cis^if 

awii eof li 9 fi«QOme^deb|>a,j pfir r.aripc^Ifj^ 
che^.io ?'r pori<^ e per le, F.o^KftiWo^^vyf^y^ 
t«u Pi5' qu^li poi lAt^.nf sfit^ «?it?b «MKftti 

cbéM;aD> non mi : poaao ^^ dU^ jip^]^ a^bM^^ jfB^,^ 
(àiìiì.j ch0 io abbia saUUi,^ 4irvQVf>ai0^; ^^t 
ia Ù3t^: $<Ato più di; due .|nj5$i .qtìflÉrtft, ^^iheiq 
Simo verno iu Viaggi^ s€«a^s^ i;^difv >p^j^%,q 
che mi dimostrasse: voì^f/esS(^'?^ihT.<(Jiiei,p 
ai»i potutonalbviciw,«/qiijdc|?W^m^ Ìftj^ft,i 

vo«iTO.t Gome>cbet^^i«t sÌAr^M^^^ifnìjrj^gf^i 
che siate-i^ottjtft^ .qiu0^^ (D^lf^iaf^^e^ l^q^j 
veaiwiiio/haiìi Tfi»jegi^ lyiiiiptfc^sq, 'P^esjt^gyfeng 
preadiate fatica di venfre in qua voi, ac* 
ciocché io vedervi possa , e voi me j e se 
io sarò buono a fare alcuna cosa per voi., 
possiate avvertirmene. Gbe certo poca 



9LÌÙV ^^&éi^fé^^n^bl^ttixwi\, i^hé faré>>^v 



[ l^cóùtò iAstemiói 



-^ «é i< ^€«¥tf^éS$ nùtF ^'lla «pòtmcr^faer- 
sixsfdeiW ' ègir'ì) «s^^rè statD^er^m^ - 
mdéatii^ di^ Mad. Laura, con tartti sat^i tcd- > 
li *-tìdrr^Httf volgari, e «pezialmente col'i 
pi^itiì^^suè' èciùéttó, nel ^ttale noti è veri^i^ 
miitf ^éfie egli :fiiige^»è a sUa vergogna :i e 
cOB-'taiiìi altri lattai, ne* quali egli fa testi*- ' 
rtìt(Mh di èia;, i<>' iioA |>t*ésttmerò già dipo-: 
tetl6*i jptfì-Sua^fere io. E per<5iò lasciandoti '^ 
néHX ^otìf^S o][yéìiiohé stare mi rimarrò di^* 
faTOC? prfuov^.'Iia cjfuàle openÌ4^ne' per farvi' ^ 
ptBSrtf éf^ dSfébdipréi > ^se ' io potessi^ che sem- 
p»e*^!tfftsfiderb^piaéèrvÌ7 Delle lode ^ che mi 
dfiftfVivr^gr^BPirf^i^ntó ancor più, guanto ? 
i<^ì«^é^/fc^>ette td* lìtnoré procedono; Se - 
icP'tfà^l6^'avé^si*doVe^dÌtiz2^r qoe^ta- lette- 
ra/ y^tìttìi- r?^pWto prima. Stat« j «anfiOV' ^^ ^ 
#«àteiSi5rA'4i di'Iiuglio\|&^^ Di.Vilfa. ' 



i)C ^ ^ 'JU: !•- 



^ '> -, jj..'. u 'V r/ ■ j ;_• 






%SB Totinn toio; 

A M. Roberto [i] Madgtu. 

. A Vmegia. ■ : 



il piacere, che io presi m conoscere' 
a quciti di M. Matteo vostro figli nolo, e 
in ùdi^ da lui quello di voi che io non 
aspettava di 'sentire, eslimandovi per lo non 
v^ avere io veduto molti anni sono , già di 
quelli^ ohe non si possono vedere ne ncbr 
più ) m^hantió raddoppiato le vostre amsM 
€ cortesi lettere, per le quali ho inleso la 
memoria fresca, en. otforata, che serbate 4i 
me. Di che grandemente vi ringrazio, tie 
eitre cose vostre' non prospere , delle qua» 



*i^ 



• • • 

[i] Di alcune lettere del. Bembo sórti-' 
te al Macigni y che inedite si conservava^ 
no in Padova^ fa menzione il Sig Apth 
stola Zeno nel Catalogo delie opere^ dH 
nostro Autore posto dietro aile annòtasMh 
ni alla Vita del BembQ scritta da Mons. 
dellA Casa^ ed impressa dal Lovisa nella 
Raccolta degTI storici delle^ cose ^iniziane 
scritte per pubì^itò decreto. Noi facemmo 
ogni diligenza per rinvenirle ^ ma ciò non 
ci è riuscito y e nemmeno sappiamo se siò^ 
no ancUite a male , come facilmente sarà 
accaduto. 



.«mo tornii Ik&f^ 

il brievemente ragionate, mi sono moleste, 
«iccome esser debbono le disavventure de- 
gli amioL Cotne che la pcè^eme Magione 
fa , che sentendole noi casi spesso avveni- 
re e cosi universali , meno elle ci pajoii 
dure 3 avendo già per là lunga tisanza T a- 
nimo nostro fatto il callo alle itiste cose; 
•Piacenii tuttavia, che io vegj^^.che le. vir- 
ala di Vostro figliuolo jsoB tali^ che egli vi 
^uò alleggerire d* ogni graveessa» E pure di 
èiò solamente molto più mi raU^gro^che 
èi latte le vostre no|e non. pii . dogKo e 
rammarico con voi. lo^ e questi di T ba 
^dnta più volte, e sempte il.ritedcò v<h 
lentìeri e come radice vostre, e .come .dot^ 
%a giovale, vie -più peraiweatura , che noa 
portano gli anni suoi , e come modestissi- 
mo e costumatissimo. Ed ora con voi me 
. l^i profferó ad ogni comodo ed ■ onor suo*. 
Ceatienmìsi oltre a ciò mantener la buona 
^i^U^ lanista, che A tra il mio buon pa- 
'été e itoì ètata, massimamente invitato a 
cjfr dalle vostre leueeè. Lagnai cosa farò 
'')o di buissima voglia a voi parimente 
profferendomi. State . sano. , A^6< ai Maggio 
MÒ^g* Di Padova. ^ , V 



Bembo Fol. VIL 17 



s5S 






^^^i4^cbWr^$àf0mv^ Il Yppedtaddhpoltaiidni 

«U^e'ttrii^>'tiègUa^^rtO' poco nlesHB^'IofaMBidiidi 
|ìfai4^4i voioQui ooo so. cbe valitòodim; o 
ltféK*<]fi^Ud^t5cfae à molto :sovérchi<i'ìidifiot9 
iitetij^^'^ckò^'^i' ehe proiinriato cop .ogiii Sàìht 

^fi$té'^'k^ ttf cuira è Jb fiitÌ€a^^:ohe.ttg}r|^«4 
<fioÙL i^knno ^' nclia vostva^graveu'ìofecttUà 
Là^'t|t»àl tiosd) oltre che io fi os' dubito'^ cIm 
tò^^kcisi ^r voi , spero ancora oheirfiHa Ai 
I^Mf ^etk)' médesiiiK) frutto. £ >cè8Ì mcSckré 
f^sdmej^^'Jat, come egii all^va^fiiojDaggMfp* 
^1^ 'iraitaev vka vostra^ ^ìS^^eten cMktenUi 
arbb{*aeei|tri^ in ^ia veqei. A:rcinis«nii>qccOB 
dwù ftf)^'giovaiuémd)f6ar venire v\^Qderl«[i 
Bah i bgii Liti, - V i a* ' !^fy Se i Dio - leo cìsani v vqb rdit 
fyà^ìA-'Vmuy ^i oidcy e «Àe* instesicr^hnftKii^ 



s. 



•Is 






Mellei/uofaei^ » ^ppestei màa» ($ugioaf » fÀg^^r^gr 
f^uMMi^ che Jài lìosn ^y (»trOi «firMe^Q t «POAcffli 
dwqpciftiptai^ldifciiilertck foellib milvftg^ |^ 

m ^MiUototLcon la «sua partita ;.i(ÌQ :|io<i,nYj^ 

^i'fà igqra rpBrdita^ che aveiie ftiià^ }dVa /OOli 
ariahttoW « 00)51 amorevole ^ featellp 9;^ jbh^ r^ 
Is^asvfefHta.JP^ò ehe aàco ia ho JbiftQgj|0 
4ii«Kui¥orto ibraeidepe vói pia ^ «iDh't AÌo^^f 
wA^^alfÉaiy^éhe mtB. Pisrciè ohe iO^ UefipuM 
A i^ibitet ida^ voi io faari y ohe .; fi^u i Wi^aCoi 
S^;dbibiaidi)mè,<é' tfovomi di qui^^lch ibcmi 
•aperto i Accidèote isi mal cpatemoi .^blt M 
saturine' ne sa dar paoe. SA ho prèao iglh^. 
«te penna^ in'insr&o 'per alleo, cht |)e9 ptitf* 
ptlcÒB^vvaì r acerbcy><ipd: ìi^Uq idolat irì^'à. 
Hot ^av^tO! qaceio- atmo' mólte cagiom..di dcH 
lètmif persie;' morti dì mphr. ai&e^amicvabtt 
la comune isftoèbzà e dfyi^aie:!^ (ehh 

hxì m ha tolti. Ma nessuna m^ ha traffitta 
Taiiima più di questa, a nessuijia ho sapu^ 
Jto men dare alcun riparo. La qual cosa se 
a me avviene , né posso fare altramente , 
ehe è da credere , che debbiate òuc voi I 



Stittìb éfàMfqdè , éhe [iòclil àlt^i^ 9m|io>vhrk* 
in '^^^ ^^Vé acerÌAtà*^iErfEaiimr dì ncfr daei>^ 
OdVnt^^é-phy aiàbò ptiMtei^'^irai%bbo[;eoQhon 
noi ci accordassimo col volèr^'U^t^ cdSlG^Eé' 
sempre onorando con perpetua memoria il 
nome di Ibi^di ^f^ri^ssilóìò^ >% q:6eàkr le Ia« 
grime , che nulle gidf^^ ^ssono. A che 
fare vi conforto. E fo pur quello, che io 
di^'si dtfiA^n vì^ér £lre.^|fAMofMl^'fo'<d^bo^ 
Jfièft^è , ;4éhè^ noB bo . paréte^ da * fnioi r ^KmrA 
V2A^^7)n^1^Hhosfi^a*pn:^ikis« éiréV^iquèstmi^ 
€^iiP«ài^>ié f^è !Td>, è 'W ;> cbnfoltébMr aie 
rcA^ihksa'i è prcvepp^e tsót' échmglivr «ir 
ittiApà y^ièhe' per -TOòle- alleggerir ^^usmeialé 
d^ié^';Ii) a ^oi profFeiro tutto qtfeUo*^9iti#i» 
té'i^hé'it^iìèé' Yo^it& frac^lo portaMt/(0 
\t pi^egòj che in'yis^^tq di qUeii9^<nii(»fliflr 
f&àé^^iìsMe 'fhur K> iàhati2i nre e' la/ vM 
étftk'^ia ' qùellr giiissi , che facévav eglì;>^S 
ctìit'^nr^àrrà avere ^uta ' miiyor perlai' 
Steie'iÀno; A' 14. di Maggio i&ag; DibiHi^ 



d 



uva. 



^y A. 



i • 



i!/ :^- Bemttfdtn dì» iWfo. 

'^'"^'ifò-'Àvfityv !®>gfc M/r B««iatdi& ''mìo , 

tìif 'hiSi!èo''ai bfe}hsé*Ebl' spaf tfgi^ )<Jhe 4m'a^©i. 
^ ' ikidliVt} i ""([Ufrti' ^i ^son«' 4\.AÙi > thiMo] più 

VWilw "Ntótfié'sOWtf.' -Eli ckftv vi'i'Tini^^axM. 



1SaamÀid\nnmi<hc Bhhirfiv^f^t^y.fB^^tp^^^^ 
dife wftàieitì^jilr che gì . tè^pf)^4 WjOH^ffteftfij 
elpcìeftavi: a q^qeì i^sair* tama la^a, t9g;Iiq^i^r 

l^o ve' ne liberi^ ^ tanga^ $aiip éd.^i^lUgfiQi,f 
SiiIafò|dinMa Magli* vostra CQ|Ks<?rievi.Sg.aa 
sisnolppctx a% piaiiferi vositri. Se rispoci^da.t^rfjÌQt> 
prtaòtìaieaafK AJa^B* 4/ Aprile 1 63o. pi iVilf 
la nuova. .,.; 



y^ Jfn Bernardin da PortQ. 

jlfirNcHli scrissi; p^f M::A8gostìin;^^ngiplello 
«j ^.f/8. )[}rcgaj|Wlav^ fo^'-e ^<jonf efltto . ^?f]i4^r:^ 

frètcljo^^^stimandtì ,voi >^<^v^^e ^^,4^/^?^^^* 



.BOfjifkn»nì 



TÒ quella cura , che air amore , cbe fo 69 
tfl suo aulore.nQ][f;a(0-g^-^si ricercai» JE rende* 
xtmregli MÌi/gtiìl^UaeÌE> vlMfifk:Ì3LÌK«^ essi tut*^ 
tavia in questo mezzo perderanno nelle mie 
mani. A. V. S. mi raccomando. State sano^ 
À' i8. di Febbrajo i53i. Dì PadoTa. 

A M. Bernardin da Porto. 
A, Vicenza. 

Ho avuta il hel . donp de- Cotorni dar 
T. S. Molto Magn. M. Bernardin mio , e 
Be la ringrazio, come debbo, e per amor 
vostro gli goderò, pregandola ricordarsi ^ 
" che per mille conti debbo esser suo. » Stale 
sano e salutatemi M« Girolamo vostro Co- 
g^nato. All'ultimo e del mese e dielTaniM 
x532. Di Yinegia. 



.• • .' .. 



^..iV'5. ■-■1 ' •'•; .■: ■ .■ ■■ ■■ ■.■; : ■ :.- .'■ _ ,i r 

.^u'; '.:j^i f.}i]^' ^a:.. ■■. ^. '■:-.■ j-^-o ? t;f;.>...' 



é 






^ 3/. Cristoforo Tasso. 
A Roma. 



s 



'e gli amici non dovessero potere alcu« 
na cosa T uno con T altro, T amicizia noa 
sarebbe .cosi bella , e sopra tutto non cosi 
giovevole, come si dice e scrive e conosce, 
cbe ella è. Onde avendo io inteso voi ave- 
re impetrato la surrogazion nelle ragioni 
del Vescovo di Giustinopoli sopra il bene-* 
ficìo di Trascor , sopra il quale egli facea 
lite eoa meco, fidaudowi i^eli' ancore, cbe 



aveie sempre per vostra cortesia mosti^fiy 
portarmi ^ e nella vostra molta virtù ^ che 
vi separa» da|l(^ maii^e e coMi^.diel volgo^ 
Ilo preso ardire di preji(afvi con- questi po« 
ehi versi ad esser contento di non vi vo- 
ler porre nel luogo di quelli, che m^hanna 
dato luagamente y e danno tuttavia .tnolto: 
niolj^stia^.'Ci pareggiarvi con esso loraiGoin 
«ra^ ^PSk^ y che vostro sono. Anzi vogliate -j^fL 
4(^|^9r verso nie quello , che farei io: mifir 
Ip^itYpIf^i^J* voi^ e ciaftcuoa più voleniieoi^ 
cbfif^f^ "porrei, che $i paresse. cheioi/W' 
Ipssi .<\iqfìia0,9 e cederei a veiuitto: l&^ìfn^ 
p^ira^icii mie in tali casi* Cosi vi pri^^^ 
vc^Uate,. quésta una far voi, e levarla 4ì( 
questa l^oja. Acciocché mi .giovi Io arere idi 
ay:^o.:caro, quando da Soma tfXhtn 9€AH(p* 
4a. comqne amico nostro che voi, prictta .d*^ 
lui, avete impetrata la surrogazìon predata 
che ciò fosse avvenuto, estimando le mier: 
Mgioui dL quel beni'ficio non* ess^ meu.salie 
VQ ^eUe mani vostre, che , nelle proprie mie». 
Di, che vi rimarrò tenuto via più, ch^ 
non. vqle il beneficio medesimo, in. icpa«kto 
I9 i:;òrte&ia molto più vj^ia^ che ^ìorr^^jio^ e 
afjgjento ed )0ro« State, simo* Agjli li» di Gifi? 
SW i^ag. J^i Padoi:»* , . •- .i* ;j 

• J' \ . ■ ^•:"f:;M'-..-'» {;'•,/.'» >"• ■■\-:'-. ' -. ^ . ' T. 



•OnnElltn ^'li- 1». '•^- »« -;.:•.;'-» l'n? 'J'^, li>t| ?"H' 

lifoabbta data otì^asiòtte dt scrivcfrtì'il'^Vi 
S^A'qtUttò i'-che io 'ini ^ veìfgogiìava oièzt^o 
nbfii a^n^'fiita molte ^i^tìiHe:'S tìfaìAé èi^Mk 
4tf4tì»^^lioameiiW^^^W*<)rtb»ètdt^^ ' 

Mixi^t e Ife^le^^^^pGr doÉtè'^c^tàléttre ^ìteedfó^^' 

fai^n^o ' tbfé'^d dii^àert óghi >bén* <sw^ ']j tófi 
^«iegtf'Mie io i^YoglM Hccomaìì^ifés 'M ^i 
8%;>^te* fel<V>«fee *ttbl 4ègtfale impediìrè àil 
<AtMet gelili atfà^^^a^a as^ai :leggieriEi,''tflii°^ 
égli i4ftn^urfla ^ignbrià' lawtó? disìdèfà y ^ 
Màtetó'^4' ^^kiwo Ebrfeo , cLe gli «t òppT^^ 
lAi-^uersioA Im ><fa^l* c65a,^peréhè « me^^'pà'fèr' 
a^§#éi%ttS^l dell* ottesfÉo,' che fiidii é^ìrt^^ias* 
kudèbil^V^l^etèiaccfcè altri notì t>òséa 'CoS^ 
i^^ttiré' ' Una*' j^raMtr^ 'volarla Vietare ' a tìiìoj^ 

é* 5^^i ^^i '»' potéri*a attenete j^ non ' * jrtrt w 
feiréV -^h« :^ iò^-^ot^'Vi^ rébcomandi^^di 'MWé^ 
iochiostro 5 dove io il nytBt^-^v&ilto^ iWSI 
offenda. E saran^tni caro intendere , che 
xMaestfo Jacob uomo per la sua virtù vera- 
mente degno da esservi caro, abbia la buona 
grazia vostra per queste lettere, lo mi sto 
qui tra* ** canti di molti uscignuoli , e tra 
tut^i gli odori della primavera e della state 



%66 TOLum- nsKm 

con laauno assai. ifipo5*ato- Dwecfc V. $j^ 
si vuol degnar cB vénitra a Alatili 0ii9:<|[ii)teT 
m , «Hftriine Be far«..5>ng€Uai!og^^^^ ,e{6mt 
che le stanza picèlold' ina poco degnili idbìlhf' 
grandezza Tostra. Ma la facete ,^rafj4ì^..{fjQJ[ 
adoperandola, Nelht x^ut buo^^a ^grassiaj.^fQJ^ 
raocomàodo; Di -Villani A.' .1^4 « dio jGiUgn^e 

'>\^i Al Signor Oiovan Gfio^acohintA oi.o/i 

-,j-vi,: );«. In In^ùìterta^ v ,v 5^^} rn:ì£8 

^ ; U lleTetenda M. Evangelista Cij^tadiilA 
(elinua> «qm: FalfiT jeri mi. salutò perisiKitpIgi 
di y. Sign.'e/di lei e delle cos^ ^ue Jii^^ 
gamènte mi ragionò^ La ^qual cossi mi f£^ 
tanto cara ^ quanto altra, che io avessi .p0«f 
tuto intendere a questi giorni. Di che vi 
rendo infinite grazie, che in così lontana par- 
te del mondo essendo , legnate najemoria di 
me 5 e ricevolo da voi- per dono dell'amor 
verso me vostro. Ne mi sono potuto ritene- 
re di prender questa penna, per risalutarvi, 
e ricordarvi che io vostro sono, quantnnquo 
voi grav« ingiuria mi faceste di queste xolM 
trade partendovi^ che noa vi degna&tè pasp 
«^indo lasciarvi da m« abbracciare, conosce9t 
dp voi e quanto io v'amava, e quanta, c^ 
gione avea d'amarvi. Ho inteso y. ^\^ 
venire iogni'dl più in? grazia del mQn4<f^f S 
ptlÀ in •dignità*^ ,ed, ib riii^chesze. Dl/ohe ,cpi| 
vbi^^iiìà raUegnow ^. Quantunque sb i& vi \(^ 
dfìiialirip^s»:»90ggu)%ai' dalle kàik^k^ tf^jMfi^y 



éf^té % ^Totnw ^belfor' eiiarga foitiMia^^ *mi 
TtìHAiS^r^ttà 'àlR^r ' più; lo ibi staf'còm& Ì9 
^^1^0. Odd^) qtte^a istata passata prima kt 
Tlmgia^'fr^ «la i imsei-SfoD^ nofitra di Sti^ 
Ìì$ìiic^^>t«^ |)0Ì peìr alenili poehi di quh E 
fQp.tfim^no (eh^iù riogioWnu dal jpiaoer preti 
i0^^di^ii^ederl(r 'e A esister ^ se^é. Gì^a' anco 
doverlo riaver qui questa state, cheieoi^i 
m' ha S. Sig/ scritto pensar di fare. Egli è 
tutto btt\[>lli^ jft liùito sani* icie Aioiédx nelle 
sacre lettere e' Latine e Oiieche ed Ebrai- 
che. Nostro Sig. Dio i^li doni lunga vit2)j 
AMd^'à< ioi flott 4iròl^ se non ehepsih di qua * 
itffeMcehriìdovi' eon tutto iì mid annno nella 
y^É^ik'aP'^udfia grazia ini Taèciunandò, pre^ 
|;àndc^vt lunghissima felicità/ A^ 5. di Gen.r* 
Mttjb ii53?2. Di Padoviii 

ly MÌ , • • •..,.. • ::. ,. :, ■.■•■••■>•' ;]' .; 

il» *.} . -^ M* Alfonso Toscana: 

^i^ fNòtf ìli' é cosa punto ttuovr, onorato^ 
M^ Alfbtisd^ Tamore eh0 mostrata nelle vo-i- 
É^ lèttele portarmi ti - dotto e buono é 
ftMo'ii§sinH3^'iM[. Claudia 'Tòlcrmer, né cred» 
s^a éésa tiuov» a Jui quello, che io gli 
^^o,'ed il gran conto v'<^i)è io di lui' fo; 
Tuttavia- 'a me è'^arissfAofo il testimo&i(^ 
ftb^af^iéiò' vostro 'ed il^ fiagìonamentof^ ^h^ 
li(»écò^ éì lui ^fat^v^E ibpraì:tàfctiD m'-è «li 
Mttft^Q* ^Mtte ^^ 4ihe^^0g)ì^peiisi^di[nd(iB«da 



con laa imo assai; rij>t)5*ato, D^eir^c ?(. $ip^ 
si vuol degnar cB venire a ftiatiii Wia^|[i<teT 
ni , €Hftr,ni& Be far«.,5>ngcUai!'..gi^Ì9tò <60tol$^ 
che le stanza picèfold' iim poco ^^niti^f^olty^ 
grandezita TOstra. Ma la fj|l:^ete -grafj^^jfmJI 
adoperandola, Nelht ^ut bu^li^a ^gr,^iaji9J^ 
raocomaodo; Di Villa-ì'A.' \ia4(4i^iCiiugnci« 

■-■ ' : * ' ■ ' '• ■'■■■' ; • ' ■ • ..;s^* ^ JB^i 'itt 

)'>M Al Signor Oiouan Gdoi^acQhinQi oi.ojj 

-i'/r.i.'i; }•;•■; '- In '/n^hil0effci^ v-on^jf ?>i3£?5 

^ \ U lleTetendo M. Evangelista Cijitad^A 
(elfonta- iqm: F air/ jeri mirsalatò «p6rr4(HiMo 
di y. Sign.' e/di lei e delle co$^ £iue Jii^^f 
{^aménto mi ragionar. La ;qual oqssi mi ì£^ 
tanto cava^ quanto altra, che io avessi .p0ir 
tuto intendere a questi giorni. Di che vi 
rendo infinite grazie, che in così lontana par- 
te del mondo essendo , legnate memoria di 
me 5 e ricevolo da voi- per dono dell'amor 
verso me vostro. Né mi sono potuto ritene- 
re di prender questa penna, per risalutarvi, 
e xicordarvi che io vostro sono, quantnnquo 
VOI grav« ingiuria mi faceste di queste coìm 
trade partendovi^ che noa vi degnaste pai^ 

«^àndo lasciarvi da m« abbracciare, con osqe^t 
dp voi e quanto io v'amava, e quanta, c^ 
^Qne avea d'amarvi. Ho inteso V. Sìa 
veiiire agni dì piumini grazia del m^tido»,: 
pia in -dignitài» ,^d. ih riii^cbezze. Di/c^bq tcpn 
itei »niÀ ralieg»ow. Quantunque st5 i& vi "^ 
ddiaiìirip^ssMo^iggi^aif dalle £aiM«)^ f fi^.iMl^, 



TtìHA^r^f'^ 'àlR^r ' più; lo ibi stOf'còm& Ì9 
#èiitiO. Odd^) qtte^a istaia passata prrnia kt 
¥imgia»{^^ «la ! itt«se> > SI odì aoflrtro di Sa^» 
Jì$liic^^>f«^i|)oi'peìr alenili poehi di quK E 
]^t!(f ifidéiio <ei»e io riogioWnu daljpiaoer preti 
%0i^^i^ ^theAtrlù ^ e A esister ^ seéé. Ct^Ao^ anco 
doverlo riaver qui questa state, che.eoi^i 
m' ha S. Sig/ scritto pensar di fare. Egli è 
tutto btt\[>il^ e liùito saniò i ^ne AtoitòN nelle 
sacre lettere e'L^tifiè e Greche ed Ebrai- 
che. Nostro Sig. Dio i^li doni lunga vit2>j 
All^l»^^à< ioi flou diròi^ se non ehesth di qua 
ÉtftMk^ehffìdoi vi) eoir tutto i!t ttiid soMbno nella 
vOSlh'aP^^udfia grazia ini Taèx^lUnandò , pré« 
|;àndc^vr-innghissìina felicità'* A^> 5. di Gea-^ 
Wkj(t>ìi532. Di Padova^ — 

f •/ 'fi', ^ • •,.'■' ; . . . . ' ■ ; • "^ • ' > 1 ' .' 

'"IM} '■ t .■ .. ■ f , * ■ '. . ' \: ■ ■ • \ 

ih r,'» ;^ M. j^lfonsó Toscana 

6.r ^Nòtf'ìn'è cosa 'punto ttnow, onorato^ 
M^ Alftrn^ci^ I-amore eh0 mostrata nelle vo<^ 
ift*Q lèttew 'portarmi tt dotto e bnonfo é 
ftMOéìssimo iMf. Claudio" Tolcrmer, né cred» 
s^ éésa tiuova a lui quello , che io gli 
^ìrio,^ed il gran coBtov' <^è io di lui' fo« 
Tntt^Viti '^a me èocarissinofo il testimò&i(^ 
ftb^af>^^iò''vos(tb- ed il^ li^agionamento?^ ^h^ 
tàfèc^^ di lui ^fat^v^'E: ibp«(':tàktiD m' è «li 
Mttk^Q* ^Mtte y^ 4ihe^^0g)|^peiiM^da[ dciaatia 



e ^«t^-iréf^^^ % ' mie ^ alcuna snm nj^ett ì^ì m- spflP^ 
si^ltìién^è <ìdh ^ì èbiaro «e^o . fjd*>vorhi4i 

voR 'dfeè-'; ( 'J^tò ^a^rélé^ cofl tento rendof gè^ di v 

cfeiiVéhtJdfao ' a' tanta r ortesia^ Bene* è f «re^ofif 
cftfe'^ftj^/'^^ol una gratide invidia,^ ptecìar lc]»e> 
aVeté'tÒ'F wdUia^qii^lla opera ye'Hod ìhhtjH 
yifflulir io/ Direi f che Io pregante ^aduesi^or 
^ihteiitòr^di -fartami fiedere ;t inp «lòii^iyor»' 
2^^* gta^jirlc^^ sò\K5rebiaHien*e. Ed*' laspette^^ 
jfif fd^'^^^to iheetb la sua ioraxioii .<& 
^ceMj'-^cftìé-^voi "trti ' proroeiiete., Aa^i.^ndn» 
^tfsfeo/Éar^èoM , chrc io non vi pm^faìr^rt 
^^t/' òhe io sono » oggimai 'Ve<icbio.>iM 
jv^rtiii-^ fatilo; piò disidero ragion^volmeii/; 
tef^'téliè'; egli noti tardi a lascianui ved^ 
qriéìli ép^si ^ iche egli mia vuole che jotti 
Lfà^ ^èifrle se egli si contenterà di inaìidatw> 
ttìiy io lo riceverò In hiogo di singplar dooc^ 
E sé noft^ vorrà che io la lasci vedere n 
' persona, e rimandigliele subitamente^^ cosi 
farò senza niun fallo, e di questo siatenegli 
voi mallevadore e promessa per me ,' e pi- 
gliate anco ^tica» e carico di *daria al Ga-? 
vallaro acconcia -di maniera, che ella non 
possa ricevere alcuna offesa nel portarla 
colui _, dove la dirizzerete. Certo che io 
itóh^^ptJtVei^'avé^' di voi* còsa |)ià cara , e 
n^tftò^'^aucora • 'mafì;i4lortoonte v quaa%o it>r-b^ 
é*ip'i4"gii^t^' tuttò^:>>temper«Mìo daUa^ielioniSt 
d?'èfl^lifitjt<3^csy?|oó<?ho icose, eh* saiK) uscilà 
£fiè^^aP4Ei)i^èi^4cggdrb>9 ;;e*V3oi^«inoitnarJb«àUit 



#iair7aaiurcIio&rrmar c0fii4tieU^ I^ttU!ipty.i-f>be.^ 

qiba(i|ia i lÀrmonift* ;{)uiiqaj3< Bop f ^ojo ,4^7ltii;Oif q^^ 

pttrav' 't^fita^ ibi fido i])pn: > pur t ;4i ^<Mi,pitt^ 
i^ìC9 fidi A^Gtaudid f «h^» non sV..4^):^;^ 
oièi' Jasei«r;nè da ^ine y.nèT dar^voi^ ipi^g^v rji^ 
¥Qiiol El nomo a dirvi ^ ; a . ptrjoi^^t^t^vi,^/^^^^ 

dmaflimaDiFeBle, ohe? s^ 'egli 'f^ri-à^.fcl^f^^fE^Vv 
ITO; oochto ^ che ^il mio ^mW-ìIa ifveggfi,,!^!^-^ 

1^05 ocdiiobnbn la vedrò*/'*^^^ ^glhil^c'fH d^ 
xà>, seria r bene, t la rinval^iaf^ Q^tJS$k9f^ta^fj i^ 
tflbf cefàlfa , e per lo priniQ Csi^^^ara^rJ^ 
mancate: a Vinegia io mino dxHr^^WJ^ 
Matteo Bembo mio nipote, che aìà^ a ^a^. 
Maria i>aa^o¥a.aul campo*, aasai ^^nof^ii^iPl 
éa^v^avaiUari tutti-, eOndanBaodgla . ^^s^ar^ 
ni«&te^i aceiò^ ^ia bene e diligenteai^<at9 IfKW^ 
tataliDelIe novelle di Roma, vi ci[Bgy^z\q4 
£ > (vé irìoòivdiO^ che io vostro sonoi Sta|fl s^^r 
no ergìakttateBii M. GiroUmo- ^g^Oft ^4à 
di Lugim ^&a9. Di Villa; i . .j '(or? 

t - ■ - " ( * ■* 



;W /-^.ji: ]<) 



1 1- 



Jt Me Alfonso Tosmnor iiy^ t.ril. 

H--n n;j'. '>ii-, . A^.Siem.'i.r'u - i- o'Jì;;;»;/ 






<f» " ' ^' • • » » 1 •' 1 > % ^ » , ' ? , ' ' ' . / r . • I I 1 1 ' 



*AJ vòstro .M. Marco :• A;^ionì<^ìboqfaM/?ir 
quelle aecogfiensetv che .io idoyft^^^.rra^jQi^ 
mQodaadollfifn voi. E seì^U :iavv^inf4:;.v|i;le/^#^ 
àk A me , ^ conoscerà (^antot ivoi^ possia^Ptl^fHscrf 



che.. io ìhotivpstrar itetiese^. iièlIdÌA<|^ili.o«ej^ 
«oi: mm^ ' maaiia ce > in jobblio ; K i i^mQiv , uqUa !■ n 
yì p^rto ^ e ^^iò di. t)ori;i^?ì tfiMiilA {>erjJa 
molte vìxAài vostra 91 =éW>giàii)ièQAÌijaiiw<A& 
feaìoitatìssimo mi yll&oefo.-JL^iMoHmoaoA 
Sesi profferte^ x&i soa camole vdolo^aj 
baidaDràsanieale > se mestier^^MéAtt 
i»ew Aikfucoairo ^on ti proSero 6o»ÌiKc;irà» 
«1% che io tutto prima che of ai soa vgaèt^ 
JBàmàne che. nD^adoperiate^iAl.:Sig. :jQiacai« 
Uditi Sig* vostro .re»dereiui^ 7 mèl^ ^<&3^^ 
deUe^sahitazionl sue 9 ed aaS.r.S. raiidffDn 
Iift9.4p3iànt«><vi piace. j>ove Bii^vegiiie'iDA 
ihandaiié. a. lui alcuna delle waàe lim^^llim 
in>{brì[€Mre ia manderò latte à^lbin ed iiti'jioB 
CjÌmsi fra podbi dì è chi pessa di fiir^idt 
nuovo V'imprimere con alcuna, ginnta ,o}èlui 
iMtctuta non ave tcv. State r^ano..À.\:^7A diiG^M 
iìajo i533. Di Padova^ ^ .a >l>^i> 38 

t^-- '•■ ''.' :...,• / .. ' ■ ■: .. •■; ' J^.^^.'■j■I a<illoM 

u;'^ . -^if M. Paolo Sadoleto..iìiyi3i\ ^i^ 

'.-■»«' -i -/4 Modena. ^ . .i^/ti -v; 






Increscemi , che non siate potuto ve-* 
nir fin qua ^ come dite aver disiderato e 
pensato di fare; Perciò • che io ainei veduto 
e conosciuto quel^ioya'ne^ il quale, e per« 
che è nipote ^.di Mons. di Carpentras , e 
perchè è egli di molta e di singoiar virtù^ 
4!^':4* ottime J(eitli€ire«^<H) aàno grandemetke e 
$[4i i^J^Of a£6EhùqnaèuWQiQ^ Ma;|M)!ÌchàAÌe^ \^ 



ipìbo^rò cOomaolcK^idi'f Mentirvi t^siotdocfer fio»r'> 

"^DtfiAAnesM < il ^ini^ìo^iiDialogo in6ÌGBie}ricoii 
teo^oiPCMo)etfie{e-J9*^^ii«lÌ€ di Mossi JvToefercb 
Hi^ft^Tìgtàeià àéLÌK fatica firerà ik ciò; JSè 
^^&tìà wesoi^ratxi^talouna scoia pec^^èauÀtdii 
iàv>^l»<>ò oiEtét'^pqir tempo assai ^QiìàÀto al 
métg9 mi^fftie diiio^to uiaiidario ^fuoii, <po- 
RÌftOttBe ^xAflu» e ! ic|« ^icenzai^diorMon^ 

ncifibrtìffe'da^vtaa fiai {)0i^i'|pa»li^iegrkàhiji:t«. 
Ber^tq^OEirg.i^. rmpl^ssa. 'PiaetsrBiv'tkék M^ 
^Ih^rsihe djbie , ideila ir^sata^i Mxxksr.di 
' Salerfitcb^n^ Ualia. 'Né potéa i^ncir nao^ìa 'più 
cbraajifé ^^ noa yi semisdi liMotis.v /vorace 
aiJdtQr elim^to e xk^n quel medesimo e ripix^ 
aop ^dbÀ 0giiiha^ e gode ^ hel ¥es eovato ^stat^: 
Se egli manderà in qatt^ìd Oonie^niaFia ìdà 
Mons. vostro, il quale io disidero mollo di 
▼edere, non gli si mancherà di buona diligen-* 
za, perché v^g^i^^éitTa eueoireito e vago. Sta- 
te sano il mio MrsF^a^fò i^^ me non mena 
di figliuol caro. A' 28. di Luglio i52(). Di 
Villa. 

■j oBogiifemài «ottixlf. (Sig.odéB* i»a¥iè> *lel' 



l 



roiaip«re%iBi||^>,Iiluaife Sig. Conte Agos&gM 
figlioiszo e figUttola mio .caro, ^kUa <puil 
XBOffte mi cUile\€oaiezza^..pec le voMee.leilAnKr 
re ck*i3« /di' questo m^iifli»- e. <:o9e»^ egaiiiL 
in lai perdmo^iia buoii iniftello,:.;cl^ I^Mn 
queUo- io il tenea;;,?^ ew Q6friO'.<^^r tS^ 
]ui. teofUo pcr.fraieUo parimeQte^^ tasM^n-. 
.ine ne- dogliio e wBmmìim^ifpàJMDAo fnc.- 
boi)t|à..di Biad. -Costans^ tyosicfi) laadll^ ^ 
dì voi stimo u$. abbiate senato P^ T naor .ni; 
r «Jltro inpomparabilo/ cordo^^H|x,,T(#iMndai 
e{{U moKto in età idi ;poier ngionfWf4tiMMt 
vivere ancora molti ai^ni a [8o44Ì9£uùoiin^<di 
voi. ed a profitto e4fMKnodo dellavoaira oii0<... 
raU| Simiglia. U che poscia, cbe a Dìq. wMr 
è piaciiuo cbe segua^ e xJiie egli ha loiisk. 
se chiamato-, resta, cihe voi, cbQsel^f^vtbf^ 
co guccessor deU« ^^ue ricchezze iàma«o^' 
prendiate animosamente le sue care ed^it :; 
ano^ pensieri , e cerchiate e procacea^ean-:. 
cor vo^ non solamente di mandare ìnnensifv» 
le vo^stre fortuna, siccome vedete ohe luh;^ 
fattQ egli j ma insieme con. esao loto ^ 0»u* 
molto ancur^ pii\, la buona fama della casa :* 
ed il nome particolar vostro , e tanto pi4 j 
vivamente, quanto avete voi cott;^ le moh»* 
ricchezze co^igiunto T ornamento,, 4^11e let^ .. 
tere, che non avea egli, del quale orna?... 
mento gli sete voi tenuto, e non fu egli : 
tenuto a suo padre. Quantunque tra tuttet :v 
le cure^ che deverete pigUarvi, né a ¥<H' '• 
più dovuta, né dagli uomini piì^Jodata, né , ' 
a Dio più accetta potrà alcuna essere, 






prèMT:, OttrtÉndéitf ' e '«tenuiiMi^' non* HMtò*^ 

wiCit 'ittlitiiattM'' "e ^^A^iN^ntt ripòHiiidftiU' 
«Éituv#'t^'n9nàii «Ho, e di pi^tt^rlirV pòt-* 

il iitaiP^'¥id6imf^ aninii»', come dia 'rKìt^ 
mali«<fttlM' volle io ftkri ttóa-inett Àiiri^ 
aetsidtfiii^ i»6sl!TCito. -A «^i proferirete tmid t 
qadihl^' ébe 'è io me , o «arft gtirminai^ td^ 
ogiii^<4iMir sQo e de' mor, ìt palernèdr» 
ftporrcKOIIIhictitts ora e ftéetMàfi htm iiltfii^ 
meute^V^ dbtf se io le fóiiii tftir» frateH^;^ 
Son^^^dlMi q«érto tsiiat^^ioMo, ehé^t'' V<ll'^'' 

doipi't il donté ¥d9f ro pàdHB^ l«sdif to* Una ^Éè^' * 
relfai ^ iion mftj' laqtiaié'ifggittiftr dee^Maè^ 
M te'- età*' dì "d^Tferlè dar éofApaigttii, f(^^ 
gliato^ cyU]|èn temente* ppoeorar ai'''tt^è¥ar- 
glieb '«iU^^'tli»' elk sifli e pien« oòntetiisiim 
di foi>^ «'Mlef Mor^^dellt fitari^é.* IfMtli-' 
meiiotKoa-'^&Mo «eaerari dr ndii''vì"dTre, ' 
«lie'^amo ^ft le aaréte largo e liberale'' 
detta'4^os^ rìtobé«D8> pei^ mogKo' e pì^A 
onor«uaieMe WMtoar U , tà&tò 4^. Sfg. Vib 
pia '^eUe ^edeidmo * riechoa^e fi «tiànìk; 

Bembo rol. VII. 1% 



-SCIftMIvfKkÀciiBUlif-Él/i^aliHidwap^a»!» iét^ilmii 

W/T% !^^||ÌiV^' « lr«Ù»^>(cAl^i«ìft^>lAthftiiìnolb 

^^ftn^^r<r^ morta ^^^i ^^ii^eolltelMM 
fti^i^^ahe ''Stellò?' y«'^4^ iJonO)iMp:ìk. 

*^ÌEni/v<i«ti^ dolce ¥«]èoHéè«^ dttewt&flé^ éi 

f iaiv<k^a'^fitècuile>'fla«# Ce«tHtz«fi44ei!iddt)iGWN 

che né men di parente vi sono, né mea 
di padre mi vi tengo essere per 1* amor 
paterno, che io vi porto. E come che- io 
Slad. Caterina mai veduta non aUbia, pore 
ìivno quanto figliuola , poi che ella vostr» 
aot^Ua è , Ir quale mMutnno fatta essere 
ancora vie pia cara le sue latine lettere 






■.mX 



Boeme» h^nsttr'^ <IIK^ ÌM^ 98VWÌ$Sfllè 

Ai iia B« «9frUri»lviii/yi mifm9mm^*'M' 

4Urrpei9tó/ianMi(sHf»l«i-9fM ▼MM«'^fP!» 

fi9«i src , oaoa v sir^ircj ih ay-nj sa od"j 
louiv.- 1 Tir, ^T?--.';^ Aj;^rjat iv rrn si^sq ih 

givi] .iiiiUÌs -i.^T .'.!;.:;. ov uuii Gstnajn'"''- bsM 




' ■ -* ■•'.■.. \. 







< * AH» * ♦ostni de' ai- di Dioemjire^] 
.tmonderò j^ochecighe^ Sag. Qoiite;QOD|i^^ 
l^ttol- mio- enro. /Vi^ riogr^io a^ t^^ 
titaflTdatomiy: «€te troppo cqi^Aesf^^igtn^^ 
Consiglio che mi dimandate , se dovete pi- 
gliar moglie, al che fare sete astretto dai 
vostri, vi'4Ì4(^f>cbe aon potete far meglio, 
che rimettervi, al volere di Miad: vostra 
madre ^ la quale é per la sua molta prB- 
denzà Vi consiglierà quello , che sarà ril 
«ben vostro, e per l* amore ^ji^^^te ella vi 
|)erta, dee da voi. meritar queste^, che: più^ 
.^he' a veruno altro, le crediate^ I^iàcemi ^ 
4ie arete come sperate ^ maritata Mad.'^a-* 
aterina vostra sorella^ e di .ciò .mi.T^Uegrere 
-aL pari di voi. L* amor vostro .'v^iciiOi^^^^ 
^che mi dimostrata in . ogni ^pa^te <àelÌ[f ^ 
•sere lettere^ come che a jne^x^ ^^:^^^ 
«liè^noadimeno sempre «c^ro/ titeiìtÌQ m 
Jt raneescQ vostro JMaestro ..esser m«l . conten-* 
lo, siccome poco estimato ed onorato da 
vvou lì\ grazia. Conte mio caro, non fate, 
che SI possa mai uire^ che chi.^iioTto ve- 
risimil mente ha meritato con "^Qir^Vt^j^X^ 
avervi cresciuto da bambino ipfliiio a/ aiyB- 
éta età , e seryito , semp^e^,^, qt^ , che séte 
«grande., e Sig. di moUa ncchc^zzal*^^^^ 



< •• 



sia da vói riconosciuto eoa quella pietà , 
che si conviene a si paiernq e si lungo uf- 
ficio e Éfiìà^ Parlo'V^i^^fMà^ lo grande 
amore, che io v4^pènqf Eiibi le vostre let'* 
tere da Yii^égia, Sono, stato qui alcuni gior-i 
ni 9 e pensò di partirmi di brieve. l;acreb« 
tfiemf min v^àVer trovato Mom; .rArcrrescovo 
V^sà^'^io.' HaccQoilandtftemi : a ^ad. Vosift 
dy^, ^salutatemi Mad. Ckterina^ é.*s%^ 
ItSàorò; Di Bole^a^V 14. di Gemiaia rSS»^ 

• • * ' -■-*•.- -■..*. '• 

,oi., ..- ijj^ Cù^^ Agosdn Landò. 

' " A Piacenza. ^ 1 i 

'I 

J 

^* ^"Cotùéchè^ Dtolti di piimadal Gante 
Amoirirto Scotto inteso avessf, voi avere*^ 
'ìiià^U^\Vtès^ una gentile e ricca fanciulki 
ifiidlà^'tostra medesima' casa , e ne avessi 
Hi^d^titsòWion sentita, che io deveaji^puce 
'1^^ ìàlpMàeAo* eziandio ora per le vosicG; 
'fèttcfre; Wé di nuovo piacer cagione stato* 
"^"ìttóròmciie' adunque con V. Sig, éi quel 
lodò, etile dovete anticamMte" sapere doDe 
".^ lo nelle prtfòsperò^ cose vòstre.» iCJài^puM 
con voi 9 ma parimente ^cojn la Si^« mia 
comare e madre vostta Mad. Gosiànza^^.a 
jCai a questo tempp cosa più cara e più 
^isiderata avvenir Qon.^ potea di cotesia. 
^ À^zì solo ciò restava a dovérla Ikr compia- 
làmènte contenta^^ Priegovi^,^ez{àndio^ che 
aaliHia^e a nome mio la Sig; fos^ra -^osa , 



\ 



la qnale amò og'gimai , cernie figHmM 41- 
suole amare, avendo io voi non mfn ^tte4* 
^liijól raro. Mio gran di»iBcrio era djQwt^i 
aer vostra madre e voi , e veder Affili^ tìp 
liprìna vosub sorèlla, the ancor vcdiHlf'WÓb 
Im». Ora mi s*è qùesl' aliro sprone "giifttft 
jUr animo , dì vedere CTiandio Y alinpiiiCUf 
di voi Slesso, di modo che io noa éfiMW 
jiji di non venir questa state a PÌd^iM'$ 
sé io sarò sano 4 per rallfegtsrmi mi -Mtlt 
partì , e ^ sì piena nsU. HoSS^^gà'Sc 
Dio vi &CCM dì coleste doku fieiissimo ed 
'awentnratÌMnjBO. State sano. M^ S^ d'Aprii* 
1533. Di-frfcdWt""'^ .''-■^-^■ 



rj. ^/ Conte jisoslin Limi». 

•■aiJJi; 'X'- . ,.::, , - „ ; . „. ,;; 

^"'' ^"' '"'u, '" ■' ■-'''' --c-^'o^'l^ 

"^/ '^Soi^TRtist: Sì^or Obme'tBti^ Alle 
stato qui questi parsati ^i^fiM^^ne la-'8i§. 
vostra madre ci è stata ,- Mesrtitiè^':)com''nÌ 
sarebbe mancata alla mia^ji^Jétff sUtwfàxNKM 
ed appagamento. Ma f(frt(i bk^lUtfr^^ttlBin 
ta mia ventura, acciò^«3tìM'16 far'Veqjja 
una volta costà solo pei'Vi^eV'^vHnAaià» 
jo amo non meno di cérìÉsìUfd -e'^isioM^' 
tissimo fìgliuolo. L'ambrfrV-'<^ WrHe TOMé* 
Intere ni] diniostnite '^iVtfret^ -Von criK*uft 



Wè éab-^l^anto, clic eìle non Tengaoo ai 
Btezzo il vo&tro liberale e magnanimo catti 
te. Dal mio M. Git^rgio ho inteso quello, 
die voi non mi scrìvete , che tulio tn' è 
i^'iafiniui |iiacere e diletto stato. fV. Sig. 
JPio vi faccia dì dì in di più consolato e 
^iiì felico. Io són. bene uno, che godo dells 
jrostr& gra&d^czza, quanto altro uom the 
i^iv». Avete fatto troppi vezzi al mio inulat' . 
éìeta- StAte &aao. À* i5. d'Ottòbirìe "x?30l 
Ci P-adova. ■ ' "liift -^i ^g 

. (fa t , ,1n.(. 

In /spagna. ^ ' '' 

Siccome a me i^e^bero , Reven. BI. 
Pietro, vostri s'ioistri dì Nizza, de* quali 
per le vostre lettere intesi , così mi stato 
;Oaro dappoi lo intendere dello esser voi 
.gìnnto alla Pstria vostra, ed aver trovato 
5tostro padre vivo e sano assai secondo la 
jmn età e qualità, e vostro fratello e gli 
«Itri tutti star heqe , come per le voslre 
;4e' 2y. dì Febbrajo mi date contezza, salu- 
iiAndomi ancora da lor parte. Di che rÌD< 
^azio Dio, che non v'ha prtrciù voluto abbati 
-àoaar negli affani, ne v'ha dopo le faticl-e 
-^dato questa contentezza di vedere ì vo*ci 
** d'esser da lor vedute e ricevuto con rojlta 
-festa, e rallegromene eoo voi e con esso 
riwQ- parunen^ ^Ljamjr.j ,c|ie .sai ^0*15*'^, > 



del qnal fate mcntton nelle, dft0 rà^tfài 
lettere^ non m*è punto nuóvfi, co^fif^iKvM^^ 
io k vostra buona e dolce natnjra;.lM^ |ii9il^ 
^i dito\ che voi ne sete ahbondevcdo^^gae 
cambia'to. Che cerio non v* amo , né tgugo 
ztien caro di quello farei, $e figj^oLjyu 
foste; E voglio faè\;iate /quel conto ,4^* 
Alia casa, mentre io,^fci viverò , che^f^^ 
dc^Ia vostra , a poierpe sempi^ dis{M>rr0, e 
sem{]|]re valervi di lei, ed usarla ad f^§^ 
vòstro onore e eomodo. Che cconu^c^clie 
elle sieno Tuna dall'altra per cos^f,^Bgo 
spazio divise e lontane, pur può avvenire, 
che Tuna per Y altra possa alcuna cosa a 
prò e ben suo. E se mai vi verrà in pen- 
siero di ritornare a queste contrade , sape- 
rete dove tornare, per esser da figliuolo e 
veduto e trattato. E certo non potrei' aver 
coDsolazion maggiore, che vedervi con sod^ 
disfa^ton vostra qui, e sentirvi usar le ipie 
fortune, ed essére alla parte di loro, siccp* 
me n^vete col vostro lungo e fedele ed a 
lne> litile ed onorevole servigio ^ e, con la 
vostra^ virtù meritato. Delle co&e vostre mi 
rimetto a quello che M. CqU, ve ne scrive, 
a enfi ho dato caricp di ciò. Io sto.beita 
la Dio mercè, e sentòmi cpsi g^gUafdo ù, 
httè^ come io abbia fatto da molti^^^ni ini 
qaa^ e vivo in assai tranquiUo statp^. comj9 
sapete. Né le procelle di questi turb(^issJaiiJL 
teihpi mi tolgono in tiinte la mja qujeie> 
the io' 'sempre non renda grazie a Dia. 






'^^èllli' tiitl^fartmia, e vie piò, dell'acino 
^liì^^àtò'.i - che ì6 dà sua Mjiestà 4oQ<tQa)i 
■■'t&a^i' State saoD, e siate cooteato.. di. scj^i-- 
; Wrfrin -ijuia tanto più spesso, qaaBto..j(p- 
^déAi,'^'^fae'-'}e vòstre' lettere mi sono, V^- 
'4uté-l4^ volle, e smanìsconst le RÌi4.,-ai 
---]«ce. '4>a -me e da noi tniii non nianci^-- 
4è'ctM-noii vi si scriva spésso, se^ la 4^9' 
"-goVoleeiEà àéì mandarvi le lettere nol^ip- 
tort. Risalutate a nome mìo vostro "pnqre 
'e vostro fratello. A* 27. di Settembre 1529. 
Di Padova. 



'A Messer Pietro Avtla. 
In Ispagna* 



''■ Tenuto io qiit in fiològna ajbf^g^^ 
. tf-pie' a H; Signore ed a visitar. moltL.mì^ 
Sl^ttòri^'dd amici, ^insieme a rjvfij^r,,^ 
Biia''Ma{^fbtie, cfie'ne avea. bisogno,. bp y^ 
htto'oggi psfrlar'é al vostro tesser Kpderit^ 
p«r aver ' mttdò .dà lui di m^n4arvi. leM^pf^ 
aiììbóine bo aviiio.' Perciò ctie la ii,mtenp^a, 
rf*e-egK era ^fll'ISig. M. Jacopo Salviate* 
Simqtre- vi scHvo , >' dÌQOvi av^rQ ax^M 
due vostre 'leti,ere,c.&'e mi 'sonostajejnolw» 
vtaé\_ intendei^aó- non, solo deUfijtosira ^ 
late-, Ttm àncott'^ei vostro '_aflmo.,fico(;^ei 
voler dt me e aeali' ialtri irirere.^Ó5|j:i; ^flh» 
cfescemi, cli^ pare non abbiate avuto al- 
cuna mia lettera» od io co' cinquanu duca- 



mMuUft r«r Gteova jH^; fiaaridi ^•'Ì0m»Ò9Èi 

pafeate éo^ dk:.d9Mm'^^$(mr;4^Uhryi<;jM^^ 
•ti^apcto più 4'mi» Y^bt^ft^pUr* df^ol.eff^ 
«ti raacrìsse svem ftliaiidèu iik bp9{pi% afi) 
cKindé 4 ;.'foétra ordiile. ^, :a9i9iK ^NW^ 

aia^^ M'tio aròjnado 4if inaiidaj|^.Je|t«p|{)^ 

sijito' dòpD'ibi fAiiiU VQfUra sf^4p9di^||i^l 
mm^pfri^ miua qaakbe imvagUiàfr^f^e. J|| 
portato stMr ^peau stagiona piena 5)4 iif^c^fi 
e, ittOTiali Marmiti , e di molto caro ,^ ^hfi 
hfc poaiat^;pie^ in aaore ad ogoi .^omp^fM 
GiMtilotiiaafto; MBtiQftclo ia ogni citici ^ 
contado wm ^solo molti sìoistri» ma am^ 
molte mkorii Beile. povere persone perf 4|o^ 
ala * cagione*. Qi^ lodatp Dio^ o la < faille.' 9 
lo-anfcrmtta :^n# pai^iite.^ «^per la^vo^f^^ 
dolgaoairo.:Ile in ftslia ora si fa paca|ii* 
tutta lei da Fiorenza in fuori , nella quale 
per sinistro suo fato ora derivano tutti gli 
incomodi i|i^<|9ea4i paesi« 1^^ paco 

potemo sperare mìa lunga quiete e un buo*» 
no e felice secolo. Ed io per me avviso, 
che fia dolce il vivere in questa nostral 
contrada pifh^clNBt alitowf^o in^Padg^ più 
cbe ,jft ligair val|UK>. lioo^ di MscvC J|^ 
^mpo k^xJ^ofke hvme più ^ f^nuai^ 

che tenei^'ia viii^»^(i. padre, il quai^nl?^ 



iifVànfii» qd^V^do^ %veteiiipàf«9nii^oir 
«èir^V^tfé^ iché^^^ieifo, ii«)k^<ji]flìfcm«toi 
J!ftè.^4»^fto'^^o#> viépò* mèli wèeotierij 

tf«M^ IMMteéMlb. ÀfL^^Oolar, il xfuafe èi on» 

e<flB[?%'^ WlpA'^}<4atl«te,4ì« ffiob)» ttq«ìsra«a 

fi»^ lipasi seftìfò; tì^»^^ ^bàr|<fatto in 
mrd?4èm^'é. E tuttavia questi mesi pissatt 
bS^^ìharitàtift la Giulia , terza mw nipote ^ ^ 
Si uno inosi^ gentile uomo assai onorata^ 
tàéaie 6 bene:' sil^che lanco dij ^qu^ta par** 
<e ini son fatto ' più tibét^r Non ragiotlwò 
|ièr ora con voi più a lungo. State ìiano ^ 
^ saltifiate a nome mio vostro padre ;« 
tostiti ^fj^éllo ^ è scrivete apesso ^ ópà • che 
Ìi^è#é spésso nibdo di mandarmi ymftrif' let^ 
fésfe. iC t^. di Bicembre 1529. Df^B^lagn^; 

• . 'T ■ l '..»■" 'r > "• .'.'■" • ' j- '' » 

■■■ • ' 1 - 1- . . T • .■, . ■ J . ' ji 

' fSbM-^é^viMtrtr' lettere priflia^ft- Pi»* 



r», poi >d« Gat^^traMo, orK 4i Spagli* 

'5&' «fcf 



é^>^.' «ftl pé^sàt»; <{tf«He di Oeoò^a'M»» 
■fl^i^liò t«nttt«^àtt« mani. Le cfMH iiititn^ 



^4 rÒlÉVVtt T«!klQ. 

v^ Tdia da. voi deHe cose^rostre «'^ello/^lteèp 
si disiderava.. Dogliomeoe con voi al pali 
di voi stes^ e per rispetto vostro '^ |^^9c^ 

~^mio ; vostro; t;he vi sento rilenato «^còim 
stretto a disagevole maniera di vivere 1<n^ 
tana dalla libertà da voi disidcrata; mio, 
che mi veggo privo di voi^ eoi quale pea« 
java di fare alcuno anno di questa vita.^ 
che mi resta ^ molto dolcemente^' che nes- 
suna co^a mi potea certo esser più d^léH 
e più soave 9 che )a vosfra presenza ed il 
vostro costuiìifatissiino convivere, del qucdd 
stimo che fa fortuna . m' abbia posto in ispe* 
ricusa con la dimora, che faceste meto 

f qnest^énno, per darmi maggior ferita era 
privandomene. Ma come che ciò sia , ella 
non mk potrà, tprre la vostra a me gratis** 
sima memòria, della quale cercherò d*ap* 
pagarmi al ineglio che io potrò s^ivendovi 
bene spesso 9 e spesso ricevendo^, da Voi 
lettere, òòtne fo. E Védepdovi ritenuto aeUi| 
Patria da giustissima ed onestissima cagio- 
ne, lauderò la dilibérazion vostra , e teì> 
rdvvi per *'queHo, che sempre V ho cono- 
sciuto essere, t btióho e prudente. Né tut- 
^via resterò pregtfr" Dio , che doni sanità 
à vostro' fratello , • che potrà perawentuwi 
irìsAHai'e, se' aHa suii Maestà pìaqerà ni^esaif^ 
dire i'Yòsttì e^ miei prieghi^e auca^^i^ 
cogita y jqiiamunqae la infermità swi-^ 
*^òrbp sia disperatissimo. ErqtàaU anfeftdià^ 
'^luter^te ^.nòmc mio: Di^ m3€ vr postìxéi* 
t^ 9 che ^ior s4^o^heti fib^ Ha bé^ manale 



detlii qaible la- f;iày, come f ap^W:^ . ^^ J9;; 
BO^oe eredetti guarir più» Che,lo<^a^ i^ 
SU1J11.DÌ0 mn^rcè, A elfi i^^go^ ^oB^ es^^jf 
ricorso io, viino. Ho aaca ^^^^uep^ di .^yuitJ^ 
la mia c^sa per la morte del Conte B^fi- 
niM^oo^.^riOQ che io vi s|a^.pef^^por dear 
i;ro,;ichQj^Jè la.Goi\teiB.sa(^ ^tara^yi cinalch^ 
giorno i^ ma . a me . au^ Ix>., andar^rì. Ed \vÌq 
|p|i$9minQÌàto :> raas^'^xtar 4v ^^^ ^^4'^> P^^^' 
phéin'^ayeaig^ bvspgno , e M. Cola. ne hf^J^ 

etica, (^fa il bap49 ^^^^}f:^^!P>fi^^^^.^^ 
bitofia 5taA£a, inaspettata ,cU^ ^^à sia ^ l^|!j,e 
£:& .tosto, per quello che ka^tei:à ^d alpjfP^^l^' 
11; Cola i a il. iutt9 mostro ]\l(^^Fgd^5^g9 
|;ià se ne invaghiscono. <ppnie.iab,$^ ^^ip^o.- 
^lieamente stiamo assai sospesi^ jdi qiielJp', 
c^evavvcrrà p».r conto delle co^é Tur,A^e}- 
wAte^ 4«Ue quali, tuttavia,^^ ^pera tea? 
9^r k gfàwdi prepa/^jf^ipni, cljj^^- lo'^^j- 
|IÌ«p4<>r€t col favor 4^na sua ^j^amag^^l^ 
già. 5! intende , che nella .Bossina soùo. stali 
tagliati a pezzi, alcuni Turchi , che pjre- 
davanaqqel Pl^^* ??,^S-,JpJi?iv^difenda egli, 
6 t^ovérni la sua. caif^a^.^Ho .llfatLe tutte le 
aaUutazioni vostre,. opeir nome di ciascuno 
>e; 1^ reodp moltiplicate, e sppra tutto deU 
U .ClWnarft^,J9^y»a^^%SGÌai ,,||Jiq^ìo.^:p.,Xqj- 
ifl^t<?j^^ncq|iljSantoii,n vostro.^^ssji tu^i 
2^^#QÌ /MJ^ifeVi^itiani h^^ JF^(jj-|iìro qi^sta 

hHs^^^on f^AgAv^oil ;a| ^ai^^p^erjni qtieì- 

4*f («t?M?, nii B^Mttete^ iJi/^prhar .pièmoria 
4krfW!7taflti,^^Ì>riv^^ 1« 



f89 #Mlff MV TMfHf 

SfÉie sitt#f'ii' NI Siffttéir Diar<)P«CI oofiSfUi *f 

èhe sé vomì t^kòi^aall^ l^iifrit ^ft^MiAl» 

]|ltì&v^èi{fèr'{^y^ éhe si Moti di^ fk9Ltoi>«fatf 

... - K^ cj*.r^^iil .-■^>> -ii;^. SiJij ^.i;-- .-^tJJH* iji SJJ 

. "i^meihehin kma^leimi 

'^iV f^M^riàk eàmbméi^c€fa6tshiqai% 
ió'^é^Uikto ^j^héf ^k^énfbéb iioptìmmn 

tibi 9 cai nigra parent "far tiurm. 




fiumane ]«i««mB«Md(ìdeVaùìiiiM^xl»gM^ ^», 

m abbia qaAtl«ijee^^li6a« l^rt§iti|À(3n!PS, q^« 
io so, che voi vel conoscete, si per la qaa- 
Utà di lai , iiiVji|4t«l%-già 44VA. <)i *^ <^1< se- 
gai di dover dÌMa^iSili J^finìta soddisfa- 
zioa mia e de* suoi tutti, che aggaagi^tv«-> 
Mitiii<^io»ide|tdei%DnS|>es&9,}'^j|» s|,|^,lf|^ ave- 
i^«^L<«parMt, aV:iveQ|§o^eUf^ niupliN^ ^^sif. 
•jlaiwbe é^jtA lMli&c(MH^c.tl«4^te cojqaie^ii^ 
unopiu^ M diloeva «p^fM .v<4l^jyi^^aggior 

ertniAìcBli Mttw»»ii.«ì|p9iWiWen^|r)B\ièi>Qgiùì. 

ff rita di questa.. E tuttavia rendo a Dio gra- 
lie di tatto ciò, che alla sua maestà piace, 
é piroourò di darmene pace ài mèglio^ chs 
iostfMMMt>jfii[o8t'.f aò))«ilf t {«H j9|«»^effli l^i rac- 

ébrt«i9^'$; i«ìc:i9»d[^ dim^;mm «>%%^ft 

'#Qi8VtÌkf«a«|og)«A»aS«|iIii d*S*ft^sMi 
li^9ÌfS^ «lì^>aì«i%)fMr9«t$^a(j|M|stgM 




i8ft : TOLimB nud! - 

ragiólt3imé> dirvoi, qa*ki4o ia< CQA larsfOWp. j 
Io ho 4mi^ ate yolia vostre; letl«ne. di SjpiK^:;) 
gaa, alle quali riftposi«> Vi 'pii#go-ao§^*^r^ 
sia grsv^ .rdarmi so?6Bid di voi' e-defieo«;ose;.^- 
▼osire .ft^vcillt; Gh« k> ve uà. jdacoKr a hiW ^. q. 
bene; spésso di^ me. 11 vostra Saa^^ìi^-xm^,^ 
sce beuo^ asiai. Stale «aao iic^iBio^^fO^o^^r 
onofiitO'M. -Ptelro. i^^. di SfRtdaibiO' ii^f!^ :j 
Di .:Vinegìa. * • ' •■ '\ / ^-.^ -.:fo- ^ 









-— ; -.■ Ad AvUa. ' . •■- *-•- -^..-.f 

; . - - • . , . , , .... . ^ j, ; a /^ t 

: 'NoA WpjricDa rispostò' alle -^os^rtt^^iiUj^t 

timejdfletUirer 4e* io. di SèttembM. Gt^ S4I0A^ oi 

staw'siitir^&ti sòtesf'pieòo di«ritK>|AÌ|ritf|^ 

per^tsagton ji? mia grai^tssiflàa malattta H&lp^ oi 

Comarìr y09i,n ^ ia -qukle ho pia vòJiIa^^jbI o 

dato dover sema fallo alcuno «JMNiHr^f i|9)fth>i; 

dimetta e&a è orsy la'^Pio inet^^»f>ii99bj|$f oi 

lo vira j mal ancor -vì^ìm' aUa>m 'saniù^J^. 

mal'ÌBuó é stato uiia febbre iaifden\issalki% di .; 

prinut.ed aciifissiiMv posòìa "Octe aH>lte:ia«?)^''. 

niere di dolori el ptminieilte deUe'^a»atfi'<^ 1 

delle braccia ostinata e<4ikDga di ptu di taaat-kn; 

tro Diesi. Tm qixesioirfianQo'aQì ^eaonanh^). 

tenulp mei^io,^ dìc^ió'^ioa crodeui-. pis^t^rqo. 

lare^ : e sp^ro m a ntenet*mi.' 'Ghe < ho ^ :Ci«#i|||tr.^^ ,t 

via 'ttteè;le: ««édS^ bboàe dtspos^atojiii o[ 

miep e . semoési cassidi mondo o ^ Im^er riaf ^< J> 

mi ,oòbe^f)ùfltdtf! firaftl|ai!^nsa»(^«eay J4 ;fat^ r 

lataasoair cflf litqifalen i9t i^on r ^iirf «^ doliiv ^ \'^ 






ff. 9tffi IHù lo ri^aai. Quanto al di«i4érìo' 
chéT^i^éé'^^'ed'^ailhi fl^peraaza eifeiandio di ri- 
yeitArnfi^^aaiiriéP che -sia, non dirò'^ltf o, se 
noi^^e^fiiftte di ciò siourdy' che ^ nessuna 
cosif^ ^flri ' poi rèfibd* a viréni r più ' diridl$i^ta oè 

Sii3r^r«'^-^é rivedervi qui, e Tivèd^arviòi 
i ^AelK "laniera , dèlia quale già' v-'^bbi 
e gdtfei'^pìrimà ehe vi sopraggittghekéer le-" 
novelle della malattìa di vostro fraté^0É^Nbn 
ho amico nò parente alcuno in questa vita 
fuori delle mura 'dèlia 'mia^ càéa, il quale 
io ami più di voi , tit inodó che se io po- 
tessi riavervi, crederei dover viver più lie- 
taméfité desiai è^più licosa to e eoiìtenta^ ehe 
io iidft^frfo. Né in 'do fingo ^ che' non ho 
da -ifii^epé Itliuna cagione. Solo Vamor che 
io yij^rt&y e quello che so portiate a. me, 
e la'^'^^siAi^ bontà e virtù mi i&nno cosi ra- 
gioDÉI^ iiir 'questa ^carta con voi* ' Arete avu- 
to iéftefird'^da M. Carlo Gualieruzzi dì Roma 
sopìible^'ininik^cie^* ch^ ha fatto il Palenzuo* ' 
la éi*félètHn]pòr]^'in piato la Commenda di ' 
Bolo^[IÌIi^-xhe v'ara idato molestia, non- du- 
bitòt Smiosi'-pdi qulorovate le scritture vo^ : 
atre 'ic^fhra^ la ^causai Né io temo di lui. U *: 
qaaiè^^ttiiftàFm ilisina a qui non ha dato pd^- 
cipiff-^dr mol^ettaìrmi* Anzi stimo , cfae^ egli 
tion^tfhllià a fare altro. loml vivo , /come 
io aéiglib,-^ {ll^€ola é'M. Federigo alcresi 
che fttiflMìxko bellissimo , e vi risakttano, e 
vi si 'raccomandano' senM'fiae. AL Flaminio ^: 
Ma rkttmato a Starsi' ^<;oil noi per lipoaaèe:^ ^ 
Bembo yol VII 19 



e-cJStsiMiaff^i]^iìf n&< non }beBe»^(^b(fora ie^rnog 
Uiiiàiri«pr(mo«<é totaafrdIxD daifiénitf) gfid&ikb 
suoi ^ Vistegìar^' GI]Ga.iaIldaToclrd^GCloliMJsrdtto 
isad'^ISTÌmana> .aMa^iouol^ìéiif^eiainéfeld^ttMH: 
6i{b' fuluco per la inorie3dkxiSlcfi!|C|tEte&}iEà^ 
i|4ak) Cardinale e^i è 6ta<)QM jHilasÌDlMnovtq 
doto ìOr;;i>«9seggiato ^ che 'Àvnmaao dSe^aresb^ 
sÌBdocljìqSiJ Si Gosì 1' abbìafBr|)ierdn%oo lanasri^ 
ó4fa4ai:èDluuvyo» iiìi icrivete^.éfaeonn mfni^ 
cresca darvi spesso di me novelle ; eìmieiSL 
detto parimente a 'yoi. Che se io averò so^ 
vente da voi lettere, sovente sentirò quello 
che afmprervoriet iSendre. Statò sMo^'^^g. 
di Gemìajo i535. IlM Pàdova. 



A M. Francesco Montanaro y 
- f^icanoidelÉPodestàr ^ I 

. idi fi^iGenta^> vA-nr^i ,oix> 

i Anoora che ìarsappia^ xììùì'jwoÌ'ì.wM^ 
psDi «a eeom andata aempreì Dgniif^jgiiastnnp^ 
pute> ^i /perchè io iamo xgrandeméniEe'^ìx^daAl 
mia giovanezza in'i<{tia:'¥alm0 «le^fi^lir^yfY 
isent^ifl^é si^^eeehiè jfiooDacodesso averi {ì0« 
tftBl^imi n.'soUeaitifisiimAavTecsar)!nellarìMiiP 
sdotèbtameMtriap d^ ni| aim Zìo^ nuceiràm^ài 
moi,rt0;^ >« '^uest^^ sodo cevii fmtit , ika» v^cU 
té. Qontqxvemét poche! n^e fiigliair; .fidanàr 
di raccoi»tiii(bàoi(ilU^^o$trat^^J^^ ààuSi 
pregandovi con tutte le forze del mio anir 
jno^ priipa che ora affezionato al valor vo^ 



u 






•i*:--W 


■: 




0'-' 


;»5 


r 


>\ì-: 


;■ - 





sCBO^f/k aioli 'iksdar'JfaoT' tolto, ali -.detto < Vale-*: 
nmciiSeK^ <|aiii£(na ultra che fiiretaquello^i 
oUh£)diioirdstroo€d»iMmeV iosice^^ ie ne- 
ynaniiift tdmtartAbfagato^j ^jgiufato ;'8e?; lìùelLat 
6B£litàDta^pflurtebeàBe> a me stesso») 'IP che 
pMrcoDrirat^chei voi : : conosciate più ; ;ciknl/: if 
opete^oSe anaiiaivTeixa 'cboiio poaaa/pernToi: 
atennal COBO ^«ehie oca) «Àoii fo eoa: lerpatooieui 
Siàim oni0oiikglt)tii«r di rS(o?eiikbM'i52^dQir 
Bàdaifa. j *>H*^"'m i-; -. -••'':'>'.•/ ì^m/J^ cc'''«'ir> 

on'>ci{) óihfy^t- ■:»ì.<^'n-' /^> M)Ì (.»v j.ì omov 

iji' iÌA'oif^ QioMft .BMtistm Guoonatoì, '^^ 

-</ Noale. 

Io vi rìiign^iò'puveass«ì, onorato M. 
Gio. Battista , delia dilige&za, che avete 
posta in darmi notizia della morte del vo- 
stro Piovano, ed ho compreso in ciò molta 
QOBlBniàffrosferai^ ed ji^ser vero qudJo''^ che 
^onvéto^^eUa^afFessiqai povtsvate QUacbuoiu| 
aBtiflfaorBBir«lriiiiiio.padDe;nLa' qual eosàv^erbef 
riVniéU^éiàiov'io* rehdei|f ene ^ v quando^ cho 
Mrjboon caxnbèicv (e? ad eiset'i^ne bejai^tato; 
QoiaiìtH^^ld « rimanente y >ioj tiiojd- > ho 'cro^tieaso 
dÉii{««ikD)pte«e^ Nofi perì> èimiwwrat'ti^^ob- 
blil^ mib .vficaò <voiì ohe^s&4o fi* avessi v**^ 
vm)dincuorè^|yroffèreadtiÌQfio. &a» Ai 

|3u idi dNówmbf o '■ vS&soJ ^Di:' IPafebivaiO ^ •> i,i \ h 



SgS VOLITME TERZO. 



A M. Lodovico Beccatello [ij. 
ji Padova. 



- H9 «viuo la .vottra. buona m&noiycpinf 
^te-^elle rime A&\ Saaaazaro iT^iiqàb^i', 

car<> ^ JB'o 'M> Lodovico , e ve ne . lìngn^' 
^io. Vi -jywflderei alcuno de' miei Isònem 
^m» mi cb.iedele, se noa. fosse chè'^'csiH 
^sareblM^no picciolo è vii cambio a taniion»- 
ji\à e fttoeuì e canzoni , che man'daìEe m*ij- 
jvete. Àl.niio-murno farò poi ciò cbé Voi 

vorreia.. in qaesto'inezzo .ed ft voi ed ld . 
rSig. VeiGOTo mi r&ccomaado. A'a. dì''G&tUI> 
,^3o. Di Vioegìa. .. 



[i] // Beccatello Bolognese fu molto, 
.caro al Bembo per la cognizione nelle /Bt- 
^tere , e per gli ottimi costumi; ed acquistò 
f^fatuicizìa di lui in. Padova dóve èrfiii pat- 
tato per apparare. Datosi poscia aitò Càr- 
te liomana , ottenne l' Arcivescovado di 
"'Jliigusi, fu Legato di Giaiirj-IIfi-aUa-Me- 
■^puShiiva, di f'^enezia, ed ebbe altri maneg- 
i»( tiCn^n poop momento., ne' quali segna- 
SitiSii,4i.-inalta j ed accrebbe in isttma ed 
.^4f*'f>nàre,Ji^6rto il Bembo, si ritrovarono 
in sua mano alcune scritture di lui , ed 
egli per f affetto , che a quel grand' tfo' 



LIBRO SETTIMO. agi 

*'■•'■■■ ^ SI.' Lodovico Beccatello, 
, , A Momat 

. !j o...Mr!/' ,n ■^,--.\.o'-.-'.-_ .\l^ V 

Àncora che a me non aie nuora l'atno-> 
revolezKa vostra verso me , Magoifìco M, 
todovico mio, pure ci 11 tQ-è gÌ6hti-i que- 
■sti di mollo cara ed òpptìftiirirf ; ')JÌ*tìdO'fe 
in molta travaglio pef' càgìon di'-'ij^teltei fetftit. 
aa persona del PalettVàoIs^;'è''tìtìi»endè tìòb. 
'ineno che sperando ttìpra 'f ^ffA^^' di" (JWSSft 
ultime aiidien^e. Al 'qàal W^>£f^ift-:filJH'Vé|. 
go che deveranno aver dato sìii^tar^ét^ 
jfe vostre fatiche porne a'J^ósteitìWie^to ii^fe 

g" ia giustizia con 1' antorit^ di' !tfo*iP H^V. 
antarino vostro Patrotìe. >A1 ' «ttìftle'^saVrfe 
contento render quelle ntì^^ttJ^i ^ziè^'-^e 
potrete in mia vece, e farlo certo, che io 
non" potrei da S. S. aver ricevuto maggiore 
j^rgomento e più yiro. segno dell^ sua huo- 
_t|a grazia ed anior^ ver me, di rhic^to, che 
'egli iit,'ha iti quiesta bisógna così 'j^rltèiid- 

fént^ ora dato, ^è l'i! bastiio inill^ ^ v'àlie 
_ ^. ta^aó di ciò^, e 'ààfobhe a S\ '"Si'- 'ihiHih) 



ino portava, volle scriverne dìffii-samettea 
jZo vita , che dal Sig- ^poftolo Zeno fu 
^pubblicata la prima folta nella imprgt^ò- 
^^e fatta dal Lovisa degC Istorici Vifi*' 
.Àkinu ,.',,,,■ "■■■■ "' 




hii^h^b deblio; é'^débbo iunco';^ >qiiM«ofas 

fé Mtei^^ dé^ 2t. d^l iia»lr#v:M.i Gài^«^<b 
dubito che quel tristo non SLfìtkamoQtkismt' 
tenza incontro a me sopra la lite, che egU 
cosi audacemente e cosi a mal tempo m'a^ 
vea susdbtrfy è 1^P^^^*^^skV^elr~trarla al 
fin suo. Per lo t}d^l& affiinno mandai a Ro- 
ma Messer Giorgio Palleano mio, ancora 
che egli non potesse oggimai andarvi a lem- 
'%W'SM j^^'W^^ Méttaìp Mèco a 

^à^^và'Tbrqtr^to^ 6 last^kl^^fti Ji. dtàkàh 
^j)rPd{i^; cfaVl tèrra ili vece *di}fijglittiytoifie* 
'tpìA^ dtxèH latito riverenza più' :4'<Ulfì6gn)Mi 
^ - ÒàrlcRìiat^; rll -quakf ' hi> ti^vàlé kfi. bdodb 
i^'tm vhtùosissimo ^Sig. ìmanio cheiha&si:^ 
|)ératd ògtli espetiai^ion-teisÉ $ cdm^ idi?A>io 
àÌtre\olte*'r abbia e cònostiiuto e^-z^teritò 
àhdè^i^me; Ragionai éodS. $«^kiìig#i}cU 
qn^. nbàtro di Fano f-. e véggo^ lslm^> >e{||B 
créà^ e ^énté di quel buo^a e;fdì^ gfOn- 
l^k^ aiito^(|uè1Io the sgj^itiànib^^àoi stfè«si/fcsi 
^^ual Bolsa òC è 'sot)rà' ' mòdd cara e>^ dolpe 
•,itka. Altro iionh0é^^ bta che tdlf^U Aìibì 
a^i arei^, e cotanto^ òfre m ntjn vw^ei^àrjeopo 
^"taWó tìiieéto dì;'Vf^^^ 
; a^M'^CBl^'lé^^ptà* dblcv^dcl mofeddi' I^^- 

^^V'ÌA'à'lìr^S'M a^tW 'taim>^^a*'ifetì«ar>niil. 
""K^sèriVcW'clf^ìliox^^^ 



<lii 



^é»idoMi^ c^H^fpato gioitane,; v;We;kO§|U^ 
-MiKtils0jM]cberiBf^<Pfn4« ^i qflo v^,||||^oh- 



il^O -ff.l .oti^ .1 -tr.. , ... .- .,.uv-^.V .l.fior 

k f^ìir/^jj4<)^.L(H*^k^ Peccate^ ,,^^ 

-offe rphitno" .-•^hitplW, ot .,..'f ,^,j^ ^-.j 
BTO-n?; oÌmì ^;..;-,.rf.v| - nrr.a v)^^oK fìat 
-rtff» « f/7nl)iv:, -:• - , r '.>-,Mv.^ nr.M rf^o -ffn 

"Mdb ;£ÉLorei^jLe^2a versp, p^, ^ i^Ia.^^jl^ì^^ 
iibnedetto [giovane 4i Mcxn$,4i^wiu?ij^ HJIYt 

diÌ7SthtÌ9$h ^lo inc^^v^dl mai vfiiièf,^^^^*^- 
ifott^rsiiL pìik dottrìaa,.4i mì|;ÌÌQi;i.^,j^ii^pià« 

-ntó- ii»gegno , 4ji più. ¥^a ; grayità ^ M , i^ 
L^flKèi4ir.iW«gWW'T«Bm^, di Jjui^j^ftj jppr 
eqiiéatO) c^ip^izì^^l pnjava .ip^ ^^%^^;^iptM- 

eijpjMla , pes4ita f^nf ita i^/;oify>ar^|iJ^ c<pp^o- 
-c^cht !)J#h^,i?Ji? .fine (§{^ i^i^ i^^ cj^^$^o a^oi ? 



Si. 

i 



oitiiaagvm U «pia^ «^IcMriofta ìa9Ìinag^ol»)ète&- 
^ oQèr toerid che siir gltiarùMi^ftOBi* ^ B^Uwcb- 
nra ^oBiJbo 1 potutoi^bjtidàip £» aKif» y^ taoimpao»^ 
osiiw ^éUAnmìa ^aia. ;^furbaofiè<> (peBc|iBdpBr 
odie^d^ ìMiitr^ 40 sia il'daloFe; chb ììjgscnlto 
xfquaaiiiDoio a ciò penso ^o pure lao^Mdicà 
-dybi40jelk) apicitOf noi mi- i4 sesta ^^icnae 
<.ardrrciì4>^otuo^^arexidokm fare^ aagiibSafrral 
isw emine, ^tJà.ibB W. k(ÌErire,:.ji cJbratknià, 
ofsmi^jsò certa DOEtipotefè» Fieliommor^kd, 
che cosi belli e rari doni eibbe dallai Sàtu- 
ra in questa vita, e con tanto ardore e ve* 
ra pietà cristiana se ne parti rendendo IV 
nima a}' àuo creatóre , in quel luogo e tra 
quelle persone, cLte più furono da lui ama- 
te ed avute care. Ma non più di questo per 
ora. Piacemi che M« Filippo sia can voi ia 
ii^^adi J(oE3* Revecend» Gontariuo, ed ab- 
^bjbate; post<)^ M« Vincenzo al servissia dèi 
Aev. Polo* -Se essi seguiranno avanti a; far- 
<isi^lla via con le lettera e co*J)uoni« co^ 
.am(ni aL meritar degli <>^ri e . delle laltse 
^9tse» ; potraflino ancota amendue stare a buo- 
i:^ s^fsuizq in teot^s^a,)Cflirte^ ma^imameii- 
^l^ic^stfpnti daViavjG^p • (daU'autontà di co- 
-{^^!I^^9^MS g^^i^ Signori come questi due 
^aonp^ a'guaJi gli avete, appoggiati^ A. 1^ 
5jf par^ M, If4Jii^ ; av^ già dato bello 
^ragide grixicipio^come da nn^ sua epistola 
ao^tj^n^ ^a qi^i^stti di ìxo compreso.ilt $igDoie 
4pio.^ni.,graz^ r uno e all'altro di se^- 
jjj^l^^r , !V^O]^I^ ledTo ouoraiìsaima,' e rà^ 



'.< 



fuSà jGBttesi a, Tostta pieii e cfàr^à q dbarìfiD ^> in 
meìèaiie. glom appresso gli- ùomiUèy ^>ìo 
cfisi'gli aitiri ¥BJie sént^ « sentirò perpetro 
X lébb^Oè. >SaTete (coatentOi baaciarolacmanoin 
cmmjBie^mm^ Mona. fi[BV.^CoM|r. •ijI'wItutar- 
IiminMi; ^io; ^èllàifiàta^ je |1; c(&ìo# ^gonino* 
^ M«.iFaa)erico/ M». dola e M. Plamiisio m^ì 

"xmBBS&lDh Paidovà;:*. :v x ^^i o ilhd ieo-) 9Il^ 

'-F. fi O -l'i' - jJ '. ' i > . • ò ' -• . ' C- 1 ..- «.' . jo .:. ■ 9i '.y •■- . 



■iiiarf. ; Jv iib "■ W^>i^^afD..-" '• ■ ■■^■" ->'i-"-' 



< .♦ . ■ -'V 



,J1Ì t \} '\ Lf ■' ' .' . ■ O «. . i. .'. » J. vv * . .. I.l ^ HA- 1 v- ' ■* -' • • 

11. hiYx rispotulo lafddf'pèroi^-^e òggi so- 
'limeiit^ ' fao a^to la vostra ietterai istin^à«et- 
-lai a^^ M. €ola. Piac^s&i assai , cbd éi até' de- 

jDesfii^a di Mone. 4i: Salerno) 4dt^^^ 

^^ello) che mi dite, non m* ^ nuovo* flot- 

-^me^ lina gtaÀd^ HividU. Ti asp^Uj^^ alitar 

meco questa. state dièci giorni, eòiit^ *tì* 

•orliate. Ma difbito fecciate a questa volta, 

cóme à^ molte altre avete fatte, 'thé'^i ^à- 

M^ éolamél^re i^ote. n che/seSiì vKef- 

rè per uom di poca fedèi lo sto aS^i Irt^- 

iiie, e cosfi fa M. CSÌa ^ il <|tf ale è cita i» 

^Tmi^a; Fteii vi TCrfro iiott^Kò' fc^fjé. 

•Bene v' ^tìio / come io^ ip^tf , « e^ ^iwkcè^ 

:ei»er da? tòi amatb: Atti KèufefS iSièlié^ . 



{ ^ oQèr loerid che sì» gltwriMi^aiiBt* I^r i«Mb- 
iiira rBÌMiJbo i pottttoi5hftdlÀi|p £» aofi yi taoimpao»^ 

cdÌ0TfiJ^ ^ra^^^'^^sì* il dfliore; che> iìì^^satto 
i.quaaiiiDùio « ciò penso^ o pure lao.iijM 

-dbbjjqis^l^ ^{Murito, noà mi ^ seiita,sicwBe 
.d?QrrcL^roiUo;^'parexidoim fare ibj^LdfiaÌLal 
isw (y^bre ii a .ìiba W. lodbire, jì JustianiÀ , 
o0om9rJBo certa dool ipotet é» Fielidssiino: ku, 
che cosi belli e rari doni ebbe dallal àatu- 
ra in questa vita, e con tanto ardore e ve* 
ra pietà cristiana se ne parti rendendo IV 
nima a) àuo creatóre , in quel luogo e tra 
quelle, persone, che più fiurono da lui ama- 
te ed avute care. Ma non più di questo per 
ora. Piacemi che M^ Filippo sia con voi in 
<^àa , di Slons. Reverenda Contarino, ed ab- 
.biate^ post<> M« Vincenzo al servigio del 
Aev. Polo* Se essi seguiranno avanfi a.far- 
nsi bella via con le lettere e co!i)uoni^ c<h 
.5tu(ni al. meritar degli onori e .delle ..altre 
-4^0» « potraimo ancora amendne stare a buo* 
•ne ^^ranzQ in ;eote^^>rarte, mats^imameii- 
^j!i$;c^st9puti dalfavo^re e idaiyautQrità di co- 
^l^^buòni e gran Signori come questi due 
ao^a, %^ quali gli avete, appoggiati. 4- €hfi 
9^ pare IVI* Ifi)i{^ aver già dato bello e 
i£rande grizicipio^ ;coàie da una sua epistola 
scsTÌt^^n^.a q^i^sti di no compressili Sigiioie 
4[)io ^ni^ grazi^. ^ l'uno e all' altro di $e^ 
4g^Ur ì^òlCme•J^ le^ro onoratìssima. e •in^ 



rx 



-dÉMMi^ia: 8Ufe&iiÌ9tifrtii9«iB(f di doi^r rigorl^r 
ddr lasttesia Tostta pièti e eari^QdbcKdfo- in 
s^tD4. e. glom ap^^sso gli' iiomiUl y aA.ìo 
ofiagti aitiri ¥e Be^ sant^ « sentirò perpetuo 
j^iébh£^Oi.>SaTete (cootentOj baaciarolaoiiaiioin 
f. nume ^ mia. b Mona* fisv. t Cbnif r. i^lwltutar- 
lankMiSiGnoi Pellài fiàta^je |^ c(&ìo# ^gonino* 
^ M«.iFaclbrico, : M., Gola a M. Fiamiiiio m^ì 

-\ji5B8&iDl Bàdowin:'. v'i^i o 1U3J ieo-) 0113 

*-£ fi O vi^ "" AJ ■ .'. i. .• Ci . " - .vi"" t! . jv.*- .. Oa'* .. . 

J...CJ •-»#>.'■.-■ i>^ f ■ r . *- -»■ *• • •* '•- '-■ - •''••'•■-' • '» "■'■ 
,^ i V* V I-I ■ ■' ^ .'..<-- <...'•'.* j. * ' .. #.l V »*• io ' * " -• . 

(li biYì rispondo lardOf^peroi^^e òggi so- 
'lamenta ilo a^to la Mostra tàtterfi^ ^tin^«i«t- 
-lai 9^ Bil. dolav Piacapii assai , cba éiaté' dé^ 
:jnesfi4$a di Mons. 4i: Salerno yd^ ^^le 
^•^ellcs^che mi dite, non m* ^ nuovo* 4Iot- 
-^eaie^ una gtaÀd^ invidila. Ti as{^tti^tf(>é^èlar 
meiso i^Qesia, state dièci giorni , eò^tt^ ^ 
•erigete. Ma^ diSbito facciate a questa vpfeà, 
cóme a^ molte *lire- avete fatte, 'thè iinti da- 
rete j&olaméj^re^ l^rote^ H che/se;^iìii niti- 
rò per uom di poca fedéi lo sto as^i !ié- 
iiie, e cósfì fa M. CSÌa i^ ir^tfafe^^^^^^^ età ih 

«Bene v'iwéÌo / come 10^ sp^tfvne ?P^ 
:ewer dar^oi ainatb; Aiti KgnfcfS Ihièbéak. 



MooB. l' Auivewc^ó v ^ ed - égle^vmi^^ e itmitf 
simmlàeme é M.- Benlrdoi A^^i* 41 fCrewfi 

li .•'-. j; A, .'^ ' •"' T^-'"*" ".'tV vaTsM nord 

'^K'o-fl^ Abfl g aò iÌ4Hi buoni caéaiijdii tiM 
Però 4rbpre^ y ohe se m^Mquet mmAdetoTiB 
naixìsse afeetm Imoad^ - che aT6r ai poieaìi^ 
mq 'lo^ ^compriate 9 e mandiaie) -coiii ^.tìo 
obe 'WrWf^ ^\.it mi aartriHe ^amo e4fA 
coi a^erò a dam ft rpracro. E mandaàdiAf' 
mily vedrei» bene a cui il contfégoeretd^ 
Ae Itoli mr^ aia cambiato, come -è >|ita<É 
mi altro oane Bon da rete , cbe a^iqMr 
sti dì m' ho Catto veinr d'altra parte.^ Se jb| 
TÌr do fatica y al>biate pésietizia. Io^:4:'^Q^l 
ericiò nei» credeste cbe io mi scordattH-» 
ohe sete mio, eccome io aoa ^o^ro* $4»- 
ti shnoi. A* 6» di Luglio» ^i5Sr« Di^ Pa^ 

i 

; i": ■ ■ ^ ' A Pesarch - -^i 

; :■ \r-.j. --^r • ':> . ^ *■ j •' . • .^- .- i . ,, ]^ 

^•^ 7 ! (Dir .iquàéto 'avete ' superato mon , mIo' Jgl 
:TÌob lesta ;^ ala^ anco la espettaeton i9Ìap^ 
Reyerend. M. lanoceazio , di taato yi rio- 



di9#if è(HtfttiMmé||te ^ d^l 4oiiov ik /vìfi m%k^ 

che ri pregava mi mandaate^ lepidi liac^al*' 
irò da ucoello, che io non vi ric^iiedea» 
ed itisieme ideila rete, ed oltre la rete del- 
r astectar^.«dbìràt&v^ ^eUa ^da porbure^^ caccia; 
le quali tutte cose ^m^hav. recate il vostro 
huon Persio , profferendomi oltre a ciò il 
vostro cavai Turco. Se tutti quelli , a' qua-> 
U%i liòhiede 'alnunri eosl^ ^faQesscftra^rK^ome 
avete iitcto yicì^^che^ richièsto d^^iqea conit 
^tàtm\ un can dd rete, m* avete ire cani 
arie «altre tante ^oesa mandate^ idoBarèper 
Iii^.qoi>p0r lo vostra 1 fidato ^^lervente ^ ia 
^^iiilieM riempo s* impoveiiirebbouo ùaobù vhs^ 
chÌ3ttoti|iisiv e molti credooìo^ diveiRÌiiébbo» 
fva'ficliiedttori a potfia. Voi avi3te ì^^a -idK> 
«iia^rata àervar memòria -deH* amore yicha 
té ti^ péii^ Ikfta io^ differrò- più «odesiépec 
joiinmnai a ritshiedéf'vi lì che oamou anhreo*' 
ètbhhi'^B voi pure a^veste £aitto sdha* quella 
ìeàe io ^disidévaì da : voL La vostra ^agàa 
HhttH pei mev DcU'i^tvo cane penso. >dà &r 
quello, che mi scrivete , che se fia buoaaf 
io il manderò a Maest. Valerio a vostro e 
mio nomew Ho^'leniMo cmiduéùli Persio vo« 
stro , e andai jeri aitòeoer fare fatti la vo>- 
Atra cagna, siccome da esso iatenderete. 
Piacemi che stiate bene ed onoratamente. 
4ia '^al easa io «vea -già' ^da) -MLifàviBa inte*- 
rS(9»y- il '^qttal mi ragionò della cufailfloha 



ttl(Wdgjrate pec trevarmi il cane ricniesl*; 
D^jp.gual cura tornando a ringraziarvi fa- 
X^-^^np , prPKandovi a saluiarmi il Rever. 
ì^y^^/^vaa Fraacesf^o vostro ?-io , del cui 
^BPHjIB' P*^'3 1 quanto dee, ed anco il bo- 
stfp ^. Bernardo e gli altri amici. Siate 
*8«ftG2^'.4- d'Agosto jS3i. Di PàdoT^^^-y^- 

A M, Innocenzio Sitnbaldo. 
A Pesaro. 



Emmi doluto del mal rostro grande* . 
mente, Rever. M. lonoceazo mio, e duolq 
che dubito non quelFaere vi faccia più dan- 
no di quello , che bisognerebbe. Perciò vi 
conforto a far vero quello che promettete 
della venuu vostra qui. Che potrete non 
solamente risanare, ma farvi forte per buono 
spazio. Gli sproni belli , che mandati m' *• 
Tele , mi sono cari stati. Ma voi non vo- 
gliate pigliar così spesso pensiero di donar- 
mi delle cose di costà. Quantunque del ca- 
ne da rete, che dite, non posso dire, che 
se ne troverete un buono, io non sia per 
-averlo grandemente caro. Ma non voglio lo 
-troviate con vostro disàgio e sinistro. Vi 
Alando un bottìcino del vino che io beo , 
•ìr^al vino se non fìa bene a piacere e 
-TO«ia vostra, iscusimi, che questo anno non 
•e ne sono fatti de' buoni, come suole. E 
peraweatura che anco il mare gli nocerà } 



cbé questi vini deboli' nò» lo'Mh^ìòA&'po^i 

ter vincere, come fanno r posselitr.Ea'plit^- 

ca dello Eccelleniiss, M. Mà«eo"'aa ■,Qftr«: 

, Fisico, che va a Roma ricIiiestb-W'WostiW 

' Signore ve lo porterà e téndct'i."'Tl\t|à là 

ir' mia casa vi saluta. Salutatemi .iMlW6i*> M. 

Filomeno, ed attendete alla vostra 'saéiti. 

■ A*35. di Novemb. i53i. Di Padova . 






8oE 


















O'-'n^i i»y ;;v' ■. '»': <\i-r: . '^' : '-.'i'I" -jil non 

fi • ••\ »■. ■ ff • 

■ ■..o^' '> -r^'^n::::: v^'i^^'j^ ,m-,>o^ : ,>i;. i.':V»*/ o'i3Ì>k 

1 



3o3 



LIBRO OTTAVO. 



«■««i 



A M. Pietro Pamfilio da Ogobhio. 

A Pesaro. 



Jhi( 



o Teduto eoa molto piacer mio la 
vostra lettera scrittami da Bologna, M. Pie- 
tro mio caro , e restovi tenuto , che m' ab- 
biate dato novella di voi, e del vostro buo- 
no animo versò me. Di che tuttavia mai 
non ho dubitato , ansi ne sono io sempre 
stato certissimo. Vi direi allo 'ncontro, che 
io y^amo» come se mi foste figliuolo, e di- 
videro ogni bea vostro^ quanto aoiico e eoa- 



384 toLun 

gnuÈi0 òhe abbiala , se non ftsse , die pi^' 
irebbe parere, che io vi vòfesti licamMlr' 
di qndhi n^edesima moèeu ;' ctài a *^]iié* 
avete donata. Ma cerio^ che lò' dhet H' 
▼ero. Ora lomando alla vostra lettera / eBìt^ 
é venata a tempo, che io pensava diiieif- 
▼ere alla Duchessa, e pregarla d^ìotn'^'^aìl* 
da rete di quelle contrade. Ora, che'hd 
da rispondere a roi, voglio anco darvi i^fijb^ 
sto carico, di trovarmene un buono , co^ 
eie che si voglia,, che incontanente vi ri- 
metterò la spesa , che faiu v* arete» E se' 
pure per averlo migliore , vi bisognasse il 
£iVQr della Duchessa , pregatenela voi a 
nome mio, e basciatele la dilioita mano per 
me, in buona grazia di S. Sig. molta molto 
raccomandandomi. Slate sano. A.* 12. di filar- 
zo i53o. Di Padova. 



A Messer Pietro PamfiUo. 
A Pesaro. 



Ebbi questi di il cane da rete, che 
m* avete mandato , M. Pietro mio cara, ' 
che é bello, e son certo sia buono, da voi* 
venen4o. Te iie rendo quelle grazie , che \ 
a tal dono si convengono. E vi priego ne . 
rendiate quante sapete il più alla Illustris- 
sima Signora Duchéssa , la qual mi dite 
aver presa cura ohe io sia bene in ciò' da'* 
voi compiaciuto. Avereie con questa .le mie 



LIBRO DTIAYH '. 3o5/ 

tijne e gli àjoUrì risiampaù, eà in qual-/ 
clie parie diffcicnii dai primieri, e anco,' 
utcuni mici Dialo^jbi latini fatti hnan tfnii)'> 
fa, eà: UQO di loro in quelle contrciae. 
Baaciate la cuiiiio all'Illustrissimo Sif;nor Du- 
ca Signor mio, e Si^^riora Duchessa £>'jr me, - 
molto iioUa loro buona grazia raijcjjnian- 
daaHoiai' Siate sano il mio caro M. Pietro, , 
e se jo 8on Luiino in alcun;! cosa per vói, 
nin mi sparmiate , che cerio sete da tue 
amato da fif>liui)l'j. Prirgo il cielo a d.trvi fé- ' 
licita e Iiiioufl ventura. Di Villa Bozza al^ 
Zj. di.fiui;;ao i53o. M. Cola non vi li- ' 
sponde, ciie è dd più di in «jua a Vi!Ìa 
nova, dove egU,,^, i» «lira, e £itica di t'ab- 
iciq^a per me.. '. . .J"''; r . i.>-, /^Iiir/f'hi t-ct 
■■^' ' ':> " -■ '■.- ■ ■■ : '■ ■•■%■.■',-, fvr,T'.;,i.ffi05:jf,l 

A M. Pietro PamJÙto.^ '"'^^"^ '■*' 
A Pesaro. 



Da Monsignor TSrciveseoro di Salerà» 
ho inteso quanto sia bello il Bacco di bron- 
zo tcovato .costì.. Di fihe mi.j^lle^ro, foa 
la DQustrissiiua ,$i^ Duchessa,' che 'averi, 
«osi I)ella reliqpfa- antica' tra Ie"s'ue pose. 
Della cui saliìte' A'o, medesimametlte "tbtesO 
da{ .}leito Arcweaàova> N. S/ Dio ta cò'iud^* 
TI rdnga^eQter , uccòmé , e yol e ' nòe .4'^ 
devideriamo. La ^itla jó»)i', ebe af'ete;»-" ; 
daji. air ijTcivescpw.' sé SÌ,. Ì5., la vó*fà Te* " ^ 



^erè , non gli riuscirà tale quale dite ^ è 
i^àìé pera V^eniuta parve a voijTamor del 
qfuale portattrocii ^ t' bfei itr ci4 ^igannato , 
amoi:é dico, che spesso oóchio ben san fa ve^ 
d^ torto. Vi ringrazio deirufficio u»aj.o in 
Ktìtfts^ftiii Inty* ' le Wstre tetterei W v^o le 
rk*^ cd^ volètitiefij icome dì ]^rtófiia>«l^ 
tì^é Attendete a star tònòy tsd a feéìf i^iWifi^ 
éome fate, liB^ pàttona vostra à i^ui bMeie4 
fétc ^ dilica^ niano per tue y ^ n^ooi xml 
Bpntihìtute ^ %è ia sén ImoiPd a £apr^e:^èm 
Agli S. di ^iiugno i53r- Di' Vmegiav^ 
iMné àiidiaiiìb a PnidóM Mom^ ¥ Àittir€$QO^ 

1*0 -èfdldi' - ■ ■■■ :'.-::: 'ì ì- 

. *- ' ' . -V r.- i *.-.-. / ., ' , ^ f I /> 

* •*■'"'* 

A Messer Pietro PamfiUo*' i^ 

- ^d Urbino. •' '^^ 

Vi priéfjo mi facciate comperare owà 
dozzina di quelle bèlle lassa da lesrri^rff^^ 
che si soleano fare in Urbino di euojo di 
cervo, se io non erro. Il prezzo fià ìa 
qtiesta lettera. Le lassa potrete dare al Si- 
gnor M. Gioyaq. Jacopo Leonardo Orator 
del Sig«^^JD«i^ay se^e^i ritoTSséxà in queste 
acque , cbe stimo pure cbe si. Al quale 
mi raccomanderete , e starete sano , e se 
io^^ ^sii^ r itofc posso 9: mT.ad€|)crGTEÌ'^^^£ come 
calili V che v^anoìd qi¥s^ò i^Iiu&l'beit oarob 
Bdseiemieia^maTió^dl^EcceU. dnl Sig^dDuqa 
S$g. fi«r&>^ e: &g«^ I^cbessaì^ deHaacuE. xiA 
^mi^ li^imità/^oì ^ \yui^ :ifin gnazia to, cpzanit o dabf 
]^c;Au;Sl &.En^io ^i53it Di' pAdovatr^/u^^^ 






IWMifOfiA^V;,. |«.^ 









A Jtl> Pietro PamfiUù^ 



a 5 Ha veduta <^oii molto piacer, mio Ì# 
wostce leiterev per le quali mi date fperaa^ 
«a rdi venire in ^ua con Mons. 4^^ ^^^l'no* 
Sarete^ Mt Pietro mio, il così ben venuto r«i 
ken :YediitQ da me , quanto altro die i^ 
ts^eder '.potessi^, il che se io non vi dicevi- « 
pmreate e dovreste da voi estimare .fsKa 
aveas^ ad essere y sapeado quale e quaiu^ 
é r amore, che io vi porto. E sarete altc^ 
%\ veduto volentieri da tutta la mia casa, 
la quale lasciaste, di voL . affba^ioiiatissima. 
Io dunque v' atteipiderò con disiderio. A 
Monsignor di Salerno sarete contento basciar 
la vmaao-: per me^ ae sareie fCoQ-$. ($. At** 
toidete a «tan sano ^ €t pe9Si^l^ che 4Pf V^ 
itii<édi;abbiar carù' cptiani^ figliupl^^^ A' afl^ 
dì fìtenoAJa |533, JDi i^adi^a, t ^ .^ « 



ro-CFO ov.A-oo^J OC: 



?jao jp i\jdiv3^s§ri Plicfrof Pamfitio^ 

Z'ù o r onc< c^o'-s.!^ o - . :j, .■..'■:-.'::' ;^^/ '• • ■ -^ 

jm ■'. jDpgltomi;^ iM; Pèetrp mio , daUa m^utt^ 
amn> di^MAcui-^i Salerno detvenira: a atac- 
i^i^uiaita iatatc^ sa r^ecchè Testerò privici i^ 
•flùi Sb jcke m'eorm .co» daJòe y coite voi 
l^idtti te freasaipe, e si aìu:faé perché esàmavA^ 
averci ^jl^odér: voi; qàiri rjòqimé- xai aiiri^est^ 



Soft Totxmn. 

Ed ora non so quando v' averò a rivedere; 
Ma pazienza. Pure che , ciò sia con satisfa- 
zion di. So>S« e satìiià V itìiéno^.mi fia ciò 
molesto. Voi sete più espedito, che S. S. non 
èy e più agevolmente ve ne potrete venire, 
Agni volta che vi piaccia di farlo. A che 
wi'imnfox^. Io sio heife or^ , 41 rcbe; non 
h^ cose: fatto questa veraata, che^sofio HMia|^ 
nm poco indisposto. Attendete a^st^r-saf^o^ 
03 datemi* alle volte, nuova di vqì. ^^^c^t{|. 
)a jiKiaao aUo Ec^elleiltissirno Sì g. ^ Oucq: > ^ 
tii^i> Duchesia penne. A'miS. di Mar.zpf|i5^if 

^ Dìrfa40V4U-.: - . t^ r ..? 

..^b A' Mescer Pietro PamfiUom^/i ^ 

^^Ho avuto la vostra lettera^ per J^ ijUAr^ 
le .mi prom^teti3 venire, in qua , che i?^' à 
Qosa carissima } V dispetto , adunque, e f^pn, 
tilau tardo, che potria , essere ohe '^^e^i «a^ 
Tincgia , . dove mi bisognerà essqfo.. querv 
tla mese, come che io non sappia il qjuapr 
db. .IfìQrescemi nua aver potuto hascìar« 
la mtao a1 Sigaoc Puca ,, quando S. S. 
pass^ per Padova 5 perciocché io era, in- 
vilia, Ii6/ pDtei per causa di una indiapo*^; 
6Ìzion mia venirvi. Farete mia scusavcon* 
S. Eciceli, e raccomandatemi in buona gra- 
2sia sua e della Illustrissima Sìg. Duches- 
sa, Stale sano. A' 2. di Giugno i533. Di 
Padova^ 



c:'^^\:f n ó-O'. .■ . ,1 , .;<* ':^ noTj rr-, ,/;; 



?' '^ Itf di-vcfò 5 Mi Pietro, v'atci veduto^ 
Ittóftb ¥tìleiiueri > anzi non arei piitiktorj ve*' 
dfe^-allrfftno' più ^élènùer diivoi, diej iii 
rètfe HéiV ahima sempre, é sarete 0(mii>itit'«^ 
riid tà'^o^lt^à virtù, e Té^Q)!^, «:ll« fmopiof^'^^ 
tate. Mia ^dhe nitro tìéa ìàé tk^^iibi^^ov^tìk 
rò-coQ pazienza ques^to interdeuo- iFatibÉ^ 
dalla fortuna, o dal caso^ o dalla non buo*? 
na dispos^T^.it^n della ^ig/ 'Ouéliessa y dei 
venire a me, come shrevate promesso. S 
piglio a Luon segno, che S. S. non v'abba 
véhito lasciar partile» 'Co^i avviane, «he si 
fa da' ^àn Signori de- )or serventi più c^ri 
é-^ù'*dilìgèttti alle lor> bisogne. Potrete mh 
MVVèìÉtura venirci ain altra volta fl*tee ^oaf 
pfù'Hempo ed agio^vostro; Lo sémpe^jla-i^' 
mèri ', ' còme debbo , ^ é viciao Cc ^iominas ^ 
G^réylm fiét atere flflctìfia? volta noviile dii 
▼(n. i^tté^dèi^tea is^aj* sana, e Unttaccól 
xÉiàndéJretè a Mond^^puprv F ArjviveKGrfv€Ì^«di{ 

Sé^tehié Si^. tói(j. A'ìYédlSciteint&t ^5J!w 






i.i . 






. _ 4 



\ 



T 



dv« "wmAim tèìssm: 



A Méssòr Pàkfio Pan^lió. 
A Pesaro. 



V 
> .. .' 



!:''■ Ifem mi potevate ilàr W pia. ifntar^ 

i^dcé tiorplla^ carìssinio il mio JÙL fóeiip^iìi 

ijiicRar^ xbe data m*^aiMe <}a«stl di «assalì 

'^ IVfa'iitòvd, ciò à \% rÌ6Bpefa£Ìon^'idèfcl)a« 

' 69to 3t^ Sofà , che fca il Stg. £hiica:):ÌGos^ 

jaflo^' bttj^radope imp^^trai^ coik tauoiT lar« 

{|fbéÉ:2aé cortesia di S^ ]lla^là^< qa^maue 

^ùi DeHe vostre lettere mi diìia^scriice^ i& 

lj(!>rator^ dìd Dacà m'ha -po^ià^^qui pkii 

dfnisalneme narrato. Rallcgrom^iie ccm^'^^à^f 

Ecóéllènza e con Mad. la Duchessa dr<|Ei^ 

làitfaiiierÀ e di cfaeirammO) col quale^e^ 

tò\t^o\ che ro ho sèmpre le loro cosfe prò- 

sapere rifeevuito, e do a voi caricò jòk f»e 

àhlìoiidevolménte cpiesto ufficio a nóme inào, 

6 tàtìtò più ancora maggiormente ^ ^«faanu> 

^tiPsSd dono così belfo e cosi grande ^è ^« 

io dktó solamente -alla virtù di lui i«d^l 

vaWeV è non alla fortuna. 1^1 non "esser 

Voi potuto venire a^ me, accetto \%i escusa- 

won vostrist/ P^ 'Ukt- éoHèèdeiiaii il 

pofefvi * rivedere a quafche altro tedtifKK 

Stà'te^ ^^àhoV "H ^' di Gennai *53a. K 

Yinegia, ^ • '^k 



X**«0:!T*Tf«i%V- 




C^T^ 



.cfA2^*5JHr. dRÈg^ ^<imfili^^ 



w'. 



Questa vi fa per pregarvi, che se ave-J 
^te Tdf uàò de! tiMiri-^i q^^U(x s,;t^tct9 che 
* Vlopai^sa alta a pH^i^i ^^PW!^ J^!^^ ?i*>i" 
iÈxsAca^ 1^ maestro:: ai f;MMi,;YPtle§ti^ parW^u ^ 
>e irédbrerf che e$30. nig]|ia«&9 ^ii^^tf^ cijira. 
L^ttBlla^ che « :t2^ WBqio> s\app^iL^^^.[o 
-le^piarrti e oondì^ÌQ9Ì 4' ^a?0[9^^^^u^j[a^cjì^4 ^ 
i a non vi ^^aciCdtLterò^ ^jca» «jhf ni^u^o , m^|^to 
4e pnò'taìier di f ov >A me |>^s^ei?^^ c^^ia 
^'voi mi diciate. cofituls^aràb^ a, ^fi^r^'^jiglti.' 
hOIi uomini di ^sià d. per la ìjiigp^ i^^ta 
-geritile y e per i* iicuie^z^ detì iug^egap, ^ ^ 
>per: ritti cQnti:^ S|««d^ «M F^^?'9Wi r^^ìg^^^ 
*ocf«ie« sempre. Arò^caro^ che ,ael trÒyeVe^e,' 
:imc 0e ^feuciate un versa pri^^a^.^w;éì.o^c|ui. 
,'»é iQ^ mi fossi d'altriQ pj:oyv^dut9Ìqi,^ii0sta 
omezso > -^he pffBerà a veniire fe v^^^ra ji»-- 
-spo^ta^-, 'Voi> 1^ fxiii^fste ir^, .j^rap.\ Del 
i salariii^i k^ij^rpi /api^^ a voi, ob^ {a ntp,^ quan- 
to mi (^dirfsi0 e^e . i^ ai farq jsiljLbia • tanta 
iar<K Ile«5tiE|' i^h^ mv r^cjQpqiti^pdi^lé alta 11-» 
lu»t?!ÌsàifaA i§ig... IL^uc^i^si^. pptrpiiji vòstra a^ 
mia* ìAttendetfer' 9 a^r ,;SaiW)>^ ^- s^yi^^^^ 
Ji ypi alqatta^<ì9|a. 4* *7- ^ ^P^ff^fe"^^ ^%H^ 



Di Padova. ^ '!!.., / 






A Mescer Pieim JS^^i^^fiM^ 



t r 






. t.' * 



Alln vostra tunanissima lettera à^ (t^ii 
(del presente mese, oooratissimo M« Pibiv^ 
apio, rispondo» che io a vero caro . che » ce»- 
chja te d. uno siccome per }e altre vi sovisH» 
Che ne ho hisogno , e fiami ciò da.vei 
macere ed obbligo . grande ; e^c^^he come 
r abbiate trovato ^ prima che /l. mandiate^ 
mi scriviate . due parole delle qualità sue, 
ed aspettiate mia rispoata^ L' aaimo 5 che 
Sfosirate verso me | e. la infinita amorevoi 
lezza vostra ) non in' è pnnto cosa nuova; 
Mf io non Conosco m^rkar sì gran servite^ 
re, con !& prcciola fortuna mia ; né ardirei 
desiderar tanto. Come che quando foste 
con meco 9 mi parrebbe avere un figUuc^ 
meco che sempre in tal conto v' ho tenuto^ 
e terrò. E la mia casa sempre sarà a 
tutti i piaceri,, e comodi vostri. State sane* 
A' 28. di Novembre. i534r Di Padova. 



1^ Messer Pietro Pam/ilio^ 



, Ho inteso pqr la vostra con. mio di- 
spiacere de' ducati 5o. prestati a M. 1. là^ 
il quale è ben niio parente, e figliuolo d'un 
buono ., ^ v^ente Dottore Gemila uomo db 




questa città, ma essb noi mostra ne suoi 
costumi, ed è. molto scapestrato e licenzio- 
so e p0òì> '\;|Nr^dedte' gioYané. Pét la <}iial 
cosa vi rispondo, che vi facciate pagar da 
lui per tutte quelle vìe, che a voi sono 
più a' grado, né abbiafte a me, iiè a suo 
|>adre uli rispetto al mondo, che cò9Ì Asso 
/mole che si faccia» Non vedo per quesia 
vostra, 'che abbiate ricévuto una mia , 
la q«rale-vi rìspondéa- alla vostra prima 
ta« m risposta della mia,\per cui vi richiè- 
si d'un maestro di casa p^r me. Dunque 
vi replico , che se ne potete trovare alctì- 
DO, che crediate faccia per me, caro mi 
fia che '1 troviate^ e prima che lo inviata 
a venir qui , mi scriviate di Itii e della 
qualità sii^, ed aspettiate mia risposta. Sono 
certissimo che chiunque voi mi darete\i 
sarà in alcuna parte somigliante alla boiitJa 
e^ valor vostro. State sano. A* 20. di Diceo»- 
tre i534» Dì Padova. 



A Messer Pietro Pamfilio. 
A Vinegia. 



Nessuna lettera ho letta , M. Pietro 
mio caro, molti anni sono, più cara. della 
vostra 5^ per- la qtiale mi date nov^Ha della 
Illustris. Si^. ' EHiéh^ss'a- venuta' in 'ySte'gnt V- 
cdinsiei^ dì Mad. Cos^tanz^ , atfgitigtìéHflo'^ 
che ellft- e disposta "di 'Vetóré* 



^^^iorno qtii meeo. Il ciie se non ètti;} f«f^ 

Tenuto io costi sabito . per yedUrld^ Manéo 

if pòrtator di questa JA. Gtoiegii^ imis^ Sf- 

cretario a voi p^er invitar S>,^Si]g^.qHÌ, aopiò 

che ella pcravventnra nojr M' nitata^se :(^i 

proposito ) siccome dite a Bf.^ Cf^là^ìCtl^e 

"sogliono sovente far le Donne, ll^ciid M^ 

'Colà non essendo ora quii cbe è a. ^iHa 

névà ^ ho aperta ta sna lettera ^>e )ireduia 

' quello , che a lui scrivete. M. Gìòrgiot » jfm 

eziandio riverenza alla Sìg. Dacbessa » no* 

''ine mio r Io V aspetti^ con altrenanto din- 

dfrio, quanto e quello » che mostrate 4*9- 

Tere , e ehe io credo abbiate di. rivedérmi. 

Rftccomàn^datemi alla Ul: Sig. Duehesfà ^ed 

a Mad. Costanza 9 e nou dimorale al vt- 

nkqtiié State in questo mez2o ed alfe* 

gto e sauo. A' aa. di Settembre i536» EK 

Padova* 



A M. Pietro Pamftlco. 
A Mantova. 



Quel poco di male del piede, che ie 
giàavea, quando voi tì partisie di Padciii&a, 
crebbe di maniera , che io mai non ho 
potuto mettermi in via di venire a Man- 
tova , come io avea diliberato. Ed ancora 
sono nel letto , non perchè io non possa 
«tarmi su, ma per più tosto guarire, aven- 
do provato che il volere adoperarmi m'ha 



yitflrdfaCft It^uarigione. Spero tuUftvia fra & 
•di poter montare a cavallo e Tenirmene» 
La ^ifial C4>$a fare jukolto diaid^ro^-Ora air^if^ 
^lào^ io avuto la qtti racliiosa < da Moas^ no** 
Mètro di' Siàlemo, che mi scrìve diia^^ io vo- 
jliac darle indiiizzo ^ ^stiinando eg)i,^ coooo 
b ]pé|isa^ xAìB k Signoi^'Ducbesia^^a cui 
' 8« S^> scrive^ fos$e qui, ho. ToluM>^.ineUeTQ 
'>a- 4^BivallQ^ Pietro Castagna y ed a^ p<^^»ta 
^-aaan^^jrfavi 9 temeudo boa iudiigifir^ a;0ppa 
«- IfiDgo a dar detta lettera >. se 40^. avessi 
aroluto portarla. Raccomandare tepori. a^^nqH^ 
in i)aona f^razia di S..Sig. e scrìveteoii per 
4o'4etH> Pietro, ijuanto sarete p^er dimora 
^ m Mantova, ed anco se: lai Si^^ra M»^-- 
lehesaaa vi è; che. io intesi dsjla Signqira 
Duchessa \) che-S. Sig. voleva ^txdar nos 
' :%o -dovè; e se. ella vi sarà fra dipci.o do- 
dici di ancora. Che mi dorrebbe {tr^opp^ , 
venendo a Mantova, non poter fare a S* 
Sjg. reverenza^ e non vederla. Aspetto va* 
atre lunghe leuere e particoUd 9 e di gra- 
aia non mancatevjState .sano. A* 20. di Maf^. 
gio di natal mio 1637. Di Padova. 

c?i ^ri^Smerb anco .irolentieri ;se : MlonsigiW 
e iUi^aiv il Gard. è grumo a ^Blantovi^. 



4.j^ ^«.jL 



. *■» \' tf -, 41 






diS xte^ìX^È^&tibi 



.; . 



\ . 



À Messeti Pietro '^PamfUio. 
Ad Urbino. 

'^^ 'Rifi^ondò adrnià vcjstfa data in UAitì» 
a*^^ !Ì6r del; passato. E Hiifeovi , che siiWtoc^^ 
cKè* io? pbtei mettere un^ |>ocò^ il piédé'i* 
tutta ,' montai a òaviallo , e andai à> Màm<^' 
Vaf. Eia' qtìàr gita m'è suta niòltó rn«i imÌpì^^ 
jftli^fó' non V aver tfòva^a la SigtfoFaJ EUi^ 
iflJ^II^^, ^stptfòìne io dirìderaVa, e y<)i. ^Bu# 
vl^^^iofin étato' cinque o sei- di alleètaftìtìÈftt^ 
é'ireh Yédtìto. Il tnale mio del piedd è'^iCflii 
to^i^l^teHiosd e luiigoV^cbe^io tton 'Parrei 
lìiki cì*€?datb. Perciò che itìteòroineifcrtèiBisi*^ 
qukàdp ìa Sig, Duchessa era 'qui , ^^óm^rfi 
sa]|[i^et6\, àtfcorà non m' ha in inttò lasciiirt^ 
lib'éÉro^^ *Pùfe cavalco senza ijoja, è cain- 
làlnd^'Còttf^io^ posso. Vi mando mn libro ili 
qàè^tò ftiVtl^Kò, e priégovi a mgindarlò "c6» 
le* ^V lettere' a Monsignor Rev'ei'ètfdbsiitìf' 
cB. S'aleMò'i' a cui va. Quanto al nrio^ vc^i^ 
ré'^èostà, potrà essere che ila a quesij#- 
SfetéèihbVi. ^0i ^he È^&à yi voglio séri>t<éro^^ 
sXitq^ iiitìir^^ùh lp^)k <the io sérripre ctdi^/ 
esaminai 'acni àdoperiì lo vi scriverò alle- 
vòlte 5 '^c*0ftfé'*inòstrate disiderare^ Attendete' 
a &tar sitiù e Ketoy e basciate la mano |)^ì*- 
rfé'^alfà -S^g/^iàehcss&ytì coi desid<>r<5 ^ìW^^ 
m^ 'é ^ftìiigtó séiÀà- fefeckà. A' 1 5: di ^Lti^o/- 




>^ vr, 



L/ Messer Pietro Pamjilio. 
o . N^ Urbino. :. .. 

Alla vostra de' 27. del passato rispondo 

con la alligata di AI. Flavio, per la qual 

vedere^ Taaiino suo^ Naa è già.u^aacato 

da me inolto ^ciina àncora chq io 'friceves* 

sé la: 3i?ositrai lettera js di noa^ver. fatte bua-. 

n<^ fiCftcio in .questo proposito. , JN^ ,m' ,ex^ 

•tacito 4«ir animo il bisogno, delfa lUnsti:. 

Sig.^ Ducbcssa , là quale io subito venduto 

M% Blavio estimai, che: non potesse essei^e 

nieglio servita da veruno, altro^ cl^e dfi lui» 

M^lti ris|^etti suoi ohra ^ prò ppùto desila 

^ìetCf io ritengono dal venire al 3ery^.io. 

di 7$if E^e^Uv Ebbi gii molti dì .;dal $ig*, 

M.* Gió^ Jac. de' Leonardi 9 che il ls^>rOj,^ 

U qualiO^ ìq gli avea mandatp^, .^he 1.9,^7 

' ^ft^«e 4 Y. Sig. con lo mie Iw^^h.^^ét^. 

Mon& , di iSalerno, . era . stata d^i^^oitjcatgi^^cl^ 

1»^ patron di ba^ca, e che erafr^M) fi^^r^ 

v;^f^i...0f,TOaaderebbefi4 ,«eaaa àxiài^^^^^k^^ 

stìip^O/ rÉM?etG avuta ^ S. Sjg. . al^e^^{jgh^. 

]^i^% molto caro^ EU^ avutoi Wrati ti^av^g^ 

a^qiiWf^ti di tutti, dUe Bon Jgo pftijufjà» Ji. 

4i^M>*|a s^gipnaauenqryi i^j^qfflgsi^^^^el yenir,^ 

«^:Rv^, hijxsame dissiij9ff\44ag^e|^,4gj,]^^^ 

ftH<>a:j fil qu^le an<;ao)%^^rfir^W¥^<^. ^ftv 
v'aaiia*, rS(^?non, a tÉjnx^a^g.j^h/? ^9 mf^y. 
joeU^. S^atp, flip ,avanz^tOo4Ji^if> vj^tjoji^fshy^ 

So $ig, ; mlha ; lib/era^^ d|àtì% /?^$!.i'l J^/J^VP^^^r . 
Spero adunque senza mua,jl^ftj94Sf(ia^,'5rj 





.n^:^ 




>;^^ ci 




"^ ni^ 


■■-_ 


o 0*:^* 



Sig. Dio benedetto piacerà , di soddisfare* 
al voto al primo tempo. la questo mezzo 
conservi sti».Si!k^tàv«aiio Monsusdipraddet' 
lo di Salerno, il ^(iisild io infinitamente di- 
sidero vedere. Dico di lui perciò, che veg« 
go per le sue lettere, che S Sig. è stata 
ftial^pèd^ègti med^simo^ teme di' 8eì¥tesso« 
BSSviKalèlk làaho alla iUastr. Sig. « patrona 
^^^9 % ^a¥e "ÀdtK^ e li«to. A' lo^ di;jSefe» 
tèinl#e- fS*7/ Di Pftdoiirai s . z.i^3sstì 

ci cicc; hjjf^ M. Pieira Pamfdio» : 

-cr s :;:;r- ,..r jiy Pesaro. '■' ■■'-, 

r^^ ^ÉtjdWìaiw trovato tm l)uoii Pmiseito» 
As^id '^ìgf/^ Dèkl:6iijdi«r lecerne il disiderint; 
^e ìf^lsetivete délU fUusifis&. Sig. DucbeiMr 
tk W^%W è ti0O' M. ^ Sebasiiaii^ :£#oauMki 
flacftég^'pi^te' molto > dotto ìn^ Latiiiooe 
^ofi^à^f^lM^te in ' GrF&cOi INe ho itagianà^ 
jki^^^AxSAstt^\z\jòtQ^ <]panto^ ila>> laèoiSkS 
Kéy.^ ìiilt^r^A^à; Spérd «b^ (èUii! one^^iav^ 
tftHjdEn^'>sél^zio^ Esso sti^' ttd ublbid^eàs^^x» 
S^ 'oggi! iiÀ^ài. D^lei^aktìer^eoseiftqj^ooA 
^è*'^ i%ff^icdia j it^a» «^ potendo/io .toevof 
f^ar^' >Ì[Miildosé«tÉr 4nfihito' ^lor oqioìliBif 
s^klè^^'^^ànè"^)» ^r Sìftì; e-8Ìal«aA«>i!Ìi^ 
iioàWóì Ré^w. ^(^dè^Qd. A* f3vMÌi'NovtiBi 
iW**'ì3d8? Dl^iVinégiài'^'' >'-' ^^^ 0.^:7^0^ 

f - ^^ 



.A.^-' •* 



{ Li ^r^ifefei^ser Pietro jP^m/UiQ. : . . 

-;. zìrr. -\^.:rr\]A: Pesaro. '■ ^ r- -ti-o .::, ^^ 
_./■•- *i '• » ■ . - , ■ ^ . ., „. ... • • 

Vie Tihgrazio , il mio mol4io caro . ^ 
come ^Ituolo amato M. Pietro, fjtéU^ coa*^ 
gratulài^ione che fate meco per le yosrtre 
lettere della nuova, dignità. dopiKami da N« 
Sigli, e veggo in loro il buono è puro affet- 
to del vostro naimo. Per là; qual cosa io 
sin di qua v* abbraccio col mio, che è vo- 
stro da molti anni in qua, e vi priego a 
«ctederey che in ogaiatatOi ile),q^àleio mi 
UtDvi V >éd in ogui^'tempo, pniA soo. v^^tsf» 

taei^: A3U liltistrissima S%r D^iQ^^W ^ 3> 
iMMue odélU , quale vi rallegrato. m:0cO) ^s^eia 
^ooréàitor dt render di ciò molte graa^if j. q 
dkvi'^che JS. Sig. avi^à di me aemp^c^,^ 
booèol ei:£ediel- servitore^ quanto alcui;^ a|l<r 
€ray chejoggidi viva, fe<l attrettaato Jr^ Ilfei^ 
siartss.A 6i^ i Duca $\xq figliaì^lo' Ma ^ f^^ 
étOuinogUiD jrimettecmi ftgU .affetti ^, non<)all|9 
fox9h. A.; Mad. Clossta^ii ^ a mome df^ìia 
^lal^.parimè&te &tif) am^reyole^ ufiGcioi^jf 
iaiidiirei:e miolte grafìe ^ e mi raccoinapd^r 
reie^ afifetiuQAaniente, ^ieopitre ^^p^d che sì 
conviene ad uno, chei già :t4nto' e in \tàSkifi 
è suo. Fate altrettanto col Sig, Arcives. di 
Salerno, il quale non vedo l'ora di rivede^ 
re. li primo^ piacer grato e caro , che mi 
quesu AttO?a dignità miaj^ iia, che io 



|Ui> rovum£ mia? 

•pero fra l>rieTÌ giorni essere in Pesaro, # 
•atisfare al lungo disiderio mio a voi assai 
conto e chiaro non solo di rivedere le loiro 
Signorie; ma ancora cotesti luoghi, a* qoa* 
li tanto amor porto già cotanti anni. Or so, 
io non so far fine. Siate sano* Agli ii« d'A- 
prile 1539. Di Vinegia* 



A M. Pietro Pamfiìio. 
A Pesaro. 



\ • 



Mando M. Flam. mio Secretano alla 
Eccellen. del Sig, Duca ed a Mad. Daches« 
sa nostra , per condolersi a nome mip deli 
la repentina ed importuna morte di Mons^ 
Reverendissimo Fregoso , e per altre cose 
appartenenti al Vescovato d' Ogobbio , ed 
alla grazia fattami da N. Sig. Ho voluto eoa 
questa pregarvi ad essergli e consultore e 
indirizaatore in tutte le cose , ' che esso a 
fare averà per me , che so che col favoro 
e con r amorevolezza verso me gli potretoi 
essere di molto giovamento. Sa Dio quanto 
dolore ho avuto di si doloroso caso più no- 
stro, che di quel buono e santo Signore » 
siccome dfsil medesimo M. Flaminio potre* 
te intendere. Il qual Sig. ora gode dello, 
buone e sante sue opere , e noi siamo ri^ 
masi a noje e ad affanni: ma lasciando da 
parte queste querele sarete contento dar 
lede a tutto quello | che esso Ì/L Fiaminia 



♦i éìtt(8a-»ià'p*rte/ Attendete a-<^nforta^ 
ìtr^- HI ttstrìssìma- Signora rDnchèss*', ied a tcs 
ikèdi piu'^llcgrà che potete-,- W sahitafémi 
<ift jnia^ Sfgbora Comare Mad. CoàtàÀiàr^ p 
^^ state iànoi A* a. d' Agosto tS^^llMRé^ 






^ ^. Pietro Pam/ilio. 



Ben conosco in voi, Magnifico il mia 
Messer Pietro, quel vero amore, che sem- 
pre è slittò neiranimo candido Vostro verso 
ine, "di che sono nuòvamente informato da 
M. Flamtniio. Sìatehe da me ringraziato scii- 
ta fine. Qaantò alle poche e picciolé co$ò 
elle dividerà la Signor» Dnchessa è la Si^« 
finora mra' Comare Màd. Gostanza vorrei 
èlre le fossero di molta maggior qnalftà , 
Siè più 'irolentieri vorrei, eh* elle fossero le; 
sue. £ guanto alla cura^ che s ha presa fa 
Sjgt(ora xhichessa dì farmi avere tina letU^ 
cti àncòr^ piigliore , che quella che ave à la 
hoh. meni; del Reverendissimo Monsìgtiór 
Fregosb, io non 'so che: dire altro, se iion 
ehe rendo dr éìò a S.Eccellen., quelle più 
vive grane, che io possò^ è, se aVerò alcu- 
no annd di vita, S. Sig. òonòscer^ùon àvèt 
latta cortesia a persona ingrata/ Al pòVèro 
è" cieco Mf: Sìtàonettb , .ed alla ^a ngltuo^ 
la« delU tfixple è del qoialé m àVéà'iugiòibaA 



, io sua bona mem. userò tutti qtiegirùlficf^ 

,vAe siano per dimostrargli la ìncompÀriailM'- 

..le aficzione, che ho portata a sfuo Révcr. 

^ed tllusirissimo fratello^ e peravveAtura uoii 
]glt parerà in tutto aver perduto il Cardina- 
le. La effigie di IN. S. è qui salva, emàn- 
degassi in manl> vostra per lo primo chèla 
possa portare sana e salva, ^orologio fatto 
in forma di nave è ìq mano dell'Oratóre 
dello lllu9trissimò Sig. Duca preso per sua 

; £ceel]en. ed ognv-^lira cosa che' a S. Sig. 

^ed alla Sig. Duchessa piacerà di queste spo- 
glie , fia sua , come debbono essere sen'^a 
alcuna replica. Increscemi che Àfess. Fla-* 
mimo m' abbia mandato V oriolo pittciolo 9 
perciò che avea inteso^ che la Signodramia 
Comare voleva che fosse suo, faretelé in- 
tendere che se S. Sig. il vorrà, io glicl 
rimanderò molto volentieri. Racco mandate - 
jDÌi alla Illustrissima Signora Duchéssa, .ed 

' nlla Signora mia Comare, e state sano. Spe- 
ro di rivedervi un di in quelle Contrade. 

A* i3. a\^gosiò i54i. Di Roma. 



A M. Pietre Pamfilio. 

Io vi ringraziò a^sai, il mio Magnifico i 
jè. carissimo M* Pietro , dell* avviso òhe mi 

date della partita della Signora nriaCoiktià- 
|:re :Mad. Gostanza dalla £cceUenza della 
"^ Signora Duchéssa e, da Voi tutti. La ^qMat 

pariita, come «dite 9 la lascia a^liM %òik\ 



J 

iHvche mi dorrei molto, se la cagione, che 
|mtir la fa , non fosse così onesta e mgiò* 
nevolc ^ jpome ella è. Ma clxi é colui , che 
^ questi tempi non abbia più che ùaa ca- 
gione 4i dolersi? Io sono stato poco meno 
-di quattro mesi impedito dalle mie podagre. 
Ora pure la Dio mercè , sto bene assai. 
<Se alcuqa cosa posso adoperar per roi^ 
|ion mi sparmiate, raccomaltidaiidomi alla 
jSignora Duchessa, la quale io porto sem-* 

fre nel «lio animo con molta osseryana^ìa. 
tate sano. Agli k. dì Settembre 1^6; Di 
^ma. 



A M. MaminÌQ Tomarozza. 
.A Roma. 

Ti mando uua mia lettera,, che va al 

picevllor della mia Religione in . Napoli con 

^Qa pjTQcura in lui, da poter comparire net 

Capitoli provinciali;; che in Napoli si &ràBf- 

no f per me ed in mio luogo. £sso m^ha 

scritto del debito, che io ho conia reiigiòf 

fie per conto della mia Commenda di Be-« 

nevenio. Gli risponda. Averò caro , vediate 

che la lettera vada salva. Delle cose mie ^ 

<she avete nelle mani, non dirò altra 9 che 

•eoa certo nòa bisogni» M. Federigo tutto U 

^i ragiona di voi, e vi disjdera, © vi si 

!MCjpomanda. M. Gola- S a Villa, nudvà/ E 

M. Leonieo vi rbàluta*. S tate saao« A^ 6. . di 

.l^'etteiubre x53o.. DI Pàdoivà. 






3^4 TOLtTHB TKRza. 



A M. Flaminio Tomarózzo. 
A Roma. 



Àverete veduta 9 al giogner tli questa, 
darlo mio nipote , il quale ho voluto che 
venga à Roma, poiché alle lettere non vuo- 
le darsi, per pigliare esperienza di cotesto 
cielo. Ti priego a trovargli alloggiamento 
da dimorarvisi per alcun tempo, finché io 
gli preparerò da potervi stare. E sia X A* 
loggiamento di qualità , nel quale egli ncm 
«bbia a fare molta spesa, ma passi con po- 
co , ciò é con meno , che si può , senza 
patirvi gran sinistro. Sarà bisogno che prò* 
curiate che si riscuotino quelli denari dalla 
comunità di Benevento: scrivetemene alcu- 
na cosa, e parlatene con Messer Avila, e 
con M. Carlo da Fano. Vi mandai a' di pas* 
i^ati due lettere in due volte, che andavano 
à fra Carlo Pandone Ricevitor della mia 
religione in Napoli j sapere volentieri quel- 
lo , che ne é stato. Attendete a viver sano 
e lieto, e salutatemi i detti M. Avila e IML 
Carlo. A' 29. di Settembre i53o. Di Pa* 
dova. 



tlBRd OTTAVO* 3tó 



^ji Mk Flaminio Tqmarozzo* 
A Roma. 



Né mi son maravigliato, né mi son do- 
luto di voi ^ M. Flaminio mio, che non ne 
ho cagione alcuna. Se cagion dimaravigliar^^ 
si u di dolersi degli, amici non ha chièda 
loro servito con rischio della loro vitame-^ 
desiraa ^ come sono io stato da voi servita 
con pericolo 'della vostra. Dunque non vi 
date un pensiero al mondo di questa parte^^ 
e non crediate che io non sia tale versoio» 
quale Inerita la vostra molta virtù, e Faso- 
re che io certo sono che voi mi ^ portai^ 
{)uro e sincero. Quanto aspetta all' affittar 
, a Commenda di Beneveuto , ho scritto a 
M. Avila che vegga che ella s'affitti. Tut* 
tavia se fia a proposito per lacagiòn cha 
arrecate della permutazion da farsi di noa 
la dare ad affitto, fatene quanto a tutti voi 
parrà, irhe ben fatto sia, che io nelk vo*, 
stra prudenza ed amore mi rimetto, Atten^ 
dete a star sano^ ed a pensar di tornara 
a' vostri studj Padovani, dove sete aspetta- 
to. N. Sig. Dio vi consoli e conservi* A'a.a» 
di Génnajo i53i. Di Yinegia. 




TOLtrWX TXll»(K 



A M. Flaminio Tomarozzo\ 
^ Rotila* 



Tederete per quello, che io scrìvo ir 
M. Avila, r espediente che io Lo preso per 
ricuperare ì denari, che mi deì>hono i Ga*^ 
j^ccioli f che è il favor delk Signora Mar- 
chesa di Pescara^ La cpiale spero farà iu eia 
ifaellò^ che a me fie bisogno. Non repli- 
èherò qìai, quanto ho scritto di voi a lui, 
ehe so non esser mestiere. Solo vi priegio 
a darmi voi dal canto vostro quefllo ajuto, 
che potrete^ che sa Dio , se io ho n que^ 
sto di bisogno di quelli denari :r ed è pure 
onesto 9 che cessate di tanto le guerre e 
romori di quel mondo io debba poterli ri- 
scuotere* Sopra tutto vi priego a fare coi» 
prestezza e senza dimora tutto queUb, ebe 
fere averete. A voi mi raccomaudo*. A' i^ 
é*^Aprife i53i. Di Padova. 



A M. Flaminio Tòmarozzo^ 
A Roma. 



Ho veduto con molto piacer mia Ta vo^ 
ttra lettera de^'iS. per la quale ho inteso fb 
cose di Benevento andare a buon cammino, 
di che tutto vi ringrazio. Ho aùche veduta 



LIBRO OTTàTO.' 327 

volentièri la sottoscrizioni vostra nel proce^«* 
80 della mia bolla, sì perchè ho conosciu-* 
to che avete qaello ufficio, il che altrettan- 
to m^ è cajO) quanto se io stesso lo avessi; 
e sì àncora perchè vi veggo essere non so* 
lo eccellente scrittore , ma anco disegnato^' 
re, si hello e gentil segno vi ci avete fat- 
to. Ma lasciando da parte le burle, mi pia- 
ce che abbiate più fondamento da potervi 
rendere agli studj , che io non pensava, ai 
quali sete aspettato, e massimamente da IVI. 
Federigo, il quale avendo io salutato a no^ 
me vostro , mostrando che nella vostra let- 
tera fosse fatta menzion.di lui, vi risaluta 
amorevolmente. State sano , ed amate mo 
come io voi amo. A* 26. d' Aprile i53l. 
Di Vinegia. 



j4 M. Flaminio Tomarozzo. 
A Bologna. 



Per le lettere^, che io scrivo a M.Car- 
lo , ho assai risposto eziandio a voi^ Pure 
voglio ancor dirvi quello stesso , quanto a^ 
venfr mio in costà. E ciò è, che per nien- 
te non voglio entrare in via a questi rotti»-# 
simi e disagevolissimi tempi. Se N. S. so- 
prastarà a miglior giorni e più temperati , 
, io mi vi potrò, condurre o per; acqua, o 
conie che sia. Ora non m^aspettate per nes^ 
suh conto 9 vada il jrÌEBiiji0iue ^ coma vuole*. 



3a5 YOMIME TEKZOS: 

Ho detto a M. Carlo che stracci la Alia 
lettera , letta cEe egli l' averà. Non percià 
Togli o, che ella non sia comuDe parimente 
a voi , a cui non dekbo nascondere parte 
alcuna dcir animo mio. Salutate Mad. Giu^ 
tia per parte mia, e Gammillo insienie. J& 
state sano. A* 3o. di Dicembre i532. Di 
Vinegia, 



A M. Flaminio Tomarozzo^ 
A, Bologna. 



Voi vi dolete che non avete mie lerte^ 
re, ed io pure v no scritto , una volta da 
Padova già sono da* i5. giorni per un uom» 
del Vescovo di Majolica, che veniva per 
acqua , per lo quale mandai una procura 
ad ApoITonio d'intorno alle cose di Bene* 
vento. Le quai lettere non dubito punto a 
questo di non abbiate ricevute. E se non 
aveste , fate di rinvenire il detto messo in 
cas^ il Reverendiss. Cam^peggio, e di riaver 
le lettere, che per esso io vi rispondea a 
basranz^a d' intorno alla cosa del Vescove 
de* Grassi. Hovvì anco poscia scritto di que- 
sta terra, dove sono otto giorni fa. Di mo- 
do che a me parca avere satisfatto al biso- 
gno. Ora che per le vostre de' 3o. e 3i, 
del passato ricevute in questo punto , veg- 
go che vi dolete della mia tardità, me ne 



LIBRO OTTktoi 3:2j|. 

maraviglio altrettanto , quanto fate voi. Ma 
per darvi risposta , se '1 Valerio non portò 
mie lettere 5 fu che io v' avea già scriltcr 
a bastanza. Al quale io non ho dato spe- 
ranza niuna , ma egli da se se la . piglia , 
uè di ciò posso altro. Quanto al partito del 
Protonotario Gasale, vedete voi quid prae^ 
stet. A me semplicemente più piace lo spi- 
ritosanto dì Ravenna. Tuttavia sempre mt 
rimetto a M. Carlo ed a voi , che so che 
m^ amate sinceramente amenduni. Io sto con 
disiderio di saper se la corte è per ìstare 
in Bologna lungamente. E se Io 'mperador 
«i partirà, se si crede o si sa che ]N. S. sia 

{ler soggiornar costì qualche settimana. Del- 
a stanza mia, che sia alquanto più libera^ 
avete fatto bene. Ma io non voglio , come 
per tutte le altre v* ho scritto , venire cott 
questi tempi a voi. Al mio dolce Compare 
m. Carlo questa volta non iscrivo, fate che 
questa basti anco a lui. Del vostro venire 
in qua uno di voi, per cagion che io non 
vi scriva , jxon bisognerà che pensiate di 
pigliar questo sinistro. Attendete pure a stai; 
sani costi. Ne per ora so che altro dirmi* 
A' 4- di Gennajo i533. Di Vinegia.. 



V 



33ù yoLxrvx ts^oì 



A M. Flaminio Tomarozzo. 
A Bologna. 



Arete con questa una. mia al Mag. M* 
Niccolò Trapolino, il quale ^isno conoscia-: 
le, dotta persona ed antica. Sarete conten; 
to cercar di lui « e 4ai^gliele , dicendoci 
cbe se vi darà la risposta, me la manderes- 
te, e molto a S. S. raceomandarmi. Ha da 
spedire certa sua cosa con questi ministri 
Imperiali. Ma per dii^i come lo troverete 
Ageyolmente, domandatene Monsignor àjò 
Rossi medesimo , clwD $. Sìg. ve uq sapra 
dar nuova. Ho avuto,, a questi di da uno Al* 
LodovU^ Parisetto Reggiano una mollo bc^Ta 
epistola in verso eroico alla Oraziana ^ a 
cui rispondo. Sarete anco contento d^ votai" 
rizzargli la inchiusa ^ e d' intendct^e » che 
uomo costili sia^ che io non Tudì* mai pipi 
nominare. £ in vero buon p.oeta. ^^ate sane 
e raccomandatemi al mio carissimo i;io|i 
solo compare , ma fratello Messer Cai^lo 9 
e se andate alle volte alla sua stanza,, ss^ 
lutatemi i suoi osti. Se M. Alessandro Cor- 
vino verrà ad alloggiar con voi ^ direte a 
Mad. Giulia che lo riceva volentieri, e gli 
faccia buon viso e buon trattamento. Anzi 
preg'itenel voi a ciò fare, e ritenetelo con 
voi, È gentile ed amorevole giovane, ed io 
l'amo assai» A^ :a8. di Gennaro 1 535. Di Padova* 



iiTM^ &rfàiiv9i 33s 



'j4M. jFhminio Tomarozzo* 
A Roma. 



Un Marchese di Pescara fu moka csh 
Tu al Re Ferrandino^ il quale rientralo Fer-f 
Fiondino do|>o la partiu del Re Carlo in 
Kapoli , e Toleiìda riavere i dug Castelli di 
Napoli, ciò è il Novo, e quello deir ovo ^ 
«noiato questo Marcbese a ragionamento coT 
Francesi d*uQO di questi Castelli sotto. fe- 
de, fu da una saetta di balestro ferito nelf?. 
la gola, della qual ferita si mori» Questa 
Marchese di Pescara, che fu prode nelFor-» 
me molto , e perciò carissimo a^ Ferrandi^ 
no, bo io creduto sempre che sia ^tato 
padre del Marchese, che morì questi anni 
à Milano, e che si trovò alla presa dei 
Ite Crisiianìs5Ìmo. Ora per quello che mi 
scrivete non sarà stato suo padre. Ma cq« 
me che sia, di costui vorrei sapere il no- 
Ke. Però non v* increscerà domandaine a 
nome mio Monsignor Giovio. Ed attendete 
a star sano, A':i2. di Febbraio i$33» Di 
Padova» 



332 yohvmR térsoj 



•■» 



j4 Af. Flaminio Tomarozza. 
A Padova. 



Io ho avuto per Io più caro amico -n 
fratello, che aver si pos^a per aIcaao,'M; 
Girolamo Savorgnano. Il quale è stato moU- 
to raro e singolar gentile nomo della Pag- 
ina nostra , e pieno - di gran valore e di 
gran virtù j ed era il più grande , quando 
egli mori, che non sono molti anni , che 
fosse in Utine Patria sua^ ed in tutto il Fri- 
goli. Era oltre a questo mio Compare* Ora 
ì costui figliuoli io gli amo come miei £-• 
gliuoli , e disidero il ben loro , quanto 
il mio medesimo* Questi hanno a pro^ 
porre una loro causa di certa giurisdizioner 
juris patronatus delle chiese negli loro ca- 
stelli dinanzi ad alquanti di cotesti Signori 
Dottori e Leggenti di Padova. Sarete con-* 
tento trovare T eccellentissimo M. iVIariano 
Sozzino, che è uno di quelli, che ha m 
far questo gindicio , e pregarlo per parte 
mia, che se mai esso è per farmi alcun 
piacere in questa vita , voglia avete -p€5r 
/raccomandata la gìusrìzia di questa illustre 
famiglia, e arditamente difenderla con V-AVt* 
torità e dottrina sua in questa causa. Io pat^' 
Io cosi liberamente, perchè so che la ragio- 
ne è dal cantò loro. Tutto quelli^^ cIms 
S. £. farà e dirà in, favor loro^ io riceverà 



per fatto e donato a me medesimo. Ne mai 
verrà tempo , che io me lo. scordi* Farà in 
questo S. EocelU parimente, piacere al Mag. 
M. Niccolò Tepolo, il quale ebbe per mo- 
glie una figliuola del detto M. Girolamo , 
e sorella di questi fratelli. Tutto questo 
che io vi scrivo, direte a S. Eccell. e scri- 
vetemi quello, che ella vi risponde^ molto 
molto a lei <*.on tutta la industria vostra 
raccomandandomi. State sano. A'3o. d'AgO;^ 
sto i538. Di Vinegia. 



ji M. Flaminio Tomaroseo. 
A Padova. 



Io non posso più oltre portare il desi- 
'derio, che io ho di riveder le mie meda- 
glie, e qualche altra cosa antica, che. sont> 
nel mio studio costi. Perchè, sarete conten- 
to, quando tornerete a Roma portarmi que- 
ste di loro. Le Medaglie d'oro tutte. Le 
^T argento tutte, da quelle in fuori, .che 
sono neir^ltima tazza più grande di oauna 
indiana ed in maggior numero delle altre. 
Xiecdi bronzo delle prime quattro tazze di 
quella^^ maniera , e più, se più vi parrà di 
dover portare* 11 Giove ed il Mercurio e 1» 
Diana di bronzo, e quello oltre a. questQ 
che a voi piacerà di portfirmi. Troverete 
Aello studio Spagnuolo delle iìkledaglie^ quatr< 



334 ^ vocuHnfi mizoJ 

ero o ciaqae coUretie di zendado cremìsii 
che entrano tra le tavolette, nelle quali 
stanno le Medaglie d' oro della cassetta ^ 
le quali si tramettono a dette tayalette^ 
acciò portandosi la cassa elle non Mcano 
dalle stanziette loro. E la cassetta di velo* 
fo si ripone in un^altra cassetta coperta di 
cuojo > la quale io soglio tenere in terra 
50tto gli arma] di legno dalla parte de) del^ 
tu studio Spagnuolo. E cosi si possono pelo- 
taro e le Medaglie e la cassetta di velato 
sane e salve. Le altre 73« Medaglie d* oro 
porrete in un sacchetto. E somigliantemen- 
tepotrete porre e quelle d'argento, e quel- 
le ai bronzo in sacchetti, quelle di ciascu- 
na tazza separate in un sacchetto ciascu* 
xia. E parimente portatemi le loro tazzette, 
siccome meglio vi verrà a portarle, e quel 
bussolo damaschino dove stanno le Meda- 
glie d'oro 72. Portaretemi eziandio quella 
taxza ,' dove stanno> gli anelli e le corniole 
te le altre cosette con ciò che è in essa* 
E delle altre cose di poco peso tutto quel* 
lo, che a voi parerà di portarmi. E di que- 
sto ordine, ch'io vi do, non curate 4ip^' 
Jar con persona, perciò ch'io nOn ve^io, 
che si sappia. Se pure non avverrà parUr*- 
he al ritorno vt>stro a Roma to^ 1t HwifSfO 
cnoistro, -col quale ho comunicata qupsfa mia 
!'SeasuaÌità, è to^ìì)1o per oompagnov'a Jt;^e 
-'«rpettabola^ e certo sono, .clie-^e^s^^ a^d^^ 
*ftirà parola. iPecciocdhè èw»^É>nte,fi4tSi^rf^ 



fyàJA n 

I t. '/t-, V' i" •••' 

iiiBiaroTTiyo; 335 

W4 irò plaeere dì pigiiarmene spasso eoa 
l'Oli 9 quello cl]te l'arai eoa pochi altri. Già 
<tiie ore è venuta nuova della vicinissima 
morte di Monjs. Reverend. Gontarino^il 
<{aa]e avea gi-à perduta la favella, ehe ha 
-grandemente dolorata tutta questa corte. A 
jloe pare, che N. Sig. Dio voglia permette- 
te, che questa santa sede abbia ad aver più 
infelicità, che non si credea , togliendoci 
-ia prima «colonoa e so&tentacolo della sua 
Chiesa. Man me^ ne posso dar pace, ed ho 
il caoir pieno di'* lagrime. State sano voi. 
A? l'S. di Agosto 1 54:2. Di Roma. 



-\ . 



A M. Trafano Alicorno ^ 

Camerier di iV. S. 

A Boiogna. 



* . »■'• 



(: 



''' Mostro Sig. può già più di avere avnto 
disposta dì quel negozio , per lo quale la- 

, miÌÈÌ qu^li dae ànrievi a ¥• Sig. per ordine 
^' Sua Santità. U che «eé, siate pregato 
«t^ dirne uùa parola a S. Beatitudine e pre** 
giida a' degàtfm dì commettere a iVL Lvan- 
^elisia^ clié gli souoacriva e sigilli; e se 
S^à Santità gii^ ne darà la minuta., ^cheia 

'(«nga in; secreta' par^e^-Erpcdtti- fh&i siano 
igli poterete dare ìà-^M; Vèitar S^^ranzo^ a uni 

"" icfì^ò l^ò^ cbé^egtii ne averà a^è«Di'qpe- 

^-è'tòvnf&cié^ftèinpré iutiy tenuto, a voi;, ni 
ini' ii> sPèorder àv Ba&cio^ iUaiuisaiìoig prè 



336 VOLUm TKRXOJ 

di Nostro Signore ed a Vostra Sijpioria mi 
rsecomaado. A* i6. di Marzo i53a; Di Pa« 
dova. 



A M. Anton N&U. 
A Roma. 



Che abbiate cosi ▼ìyamente difeso Io- 
nor mio calpestato costi a gran, torto da 
quelli ministri delia Ganoelleria , senza es« 
sere voi stato a ciò pregato o ricìiiiesto da 
persona, e a caso sopravvenendo ài calpe- 
siio^ é stata cosa più tosto dalla vostra cor- 
tese e generosa natura, Mbsxu M. Antonio, 
mio, che da. xpiesti teitipi. Rendovéne qud- 
le maggiori grazie, che io posso, riserban- 
do la memoria di cosi gentile e amichevo- 
le atto nel mezzo del mio animo tatto 1 
tempo, che io ci viterò. Il nostro Messer 
Lampridio sta bene, ed è qui con molta 
grazia di questa città e di questo onorato 
studio , del quale se voi voleste esser pa^^ 
te , peravventura e voi non ve ne ti^overé- 
ste mal contento, ed egli se ne rallegrereb^ 
Le ed ingrandirebbe assai. Io non vi ci po^ 
trei già veder persona più volentieri. A voi 
mi raccomando con tutto il cuore. A*I7« dl^ 
Settembre i53o. Di Padova. 



,/■ 



\ 



UBKO OTTAYO^ ^'if 

A M. O Antonio Mezzabarba^ 

A Verona. 

Jeri a caso Viopendomi la vostra (i> 
GanzoQO della Gmcie in maao, io la rilessi 
volentieri, e poi con njoito. piacer mio la 



i*»i 



(*) Le costui! rime fyirono impresse 
dal Marcolini nel i536. in 4* ^ Vinegia^ 
e sono ripiene di traghi pensieri ^ e di 
quella eleganza con la quale solevano i 
Poeti in quel Secolo scrivere i loro com^. 
ponimentL In esse si leggono parecctiie 
lodi del Bembo ^ di cui fu il Meszabarba 
€issai famigliare^ ed un suo Sonetto sopra 
lo stesso Bembo fu da noi fatto imprima" 
re neir antecedente Volume. In un MS. 
di 9arie rime posseduto dal Sig. apostolo 
Zeno ritros^ai alcù/ii "versi di esso lUevut-^ 
barba scritti in lode di un libro ^ nel qua^ 
le vi erano alcune cose del Bembo y e per-» 
che non sono impressi nel mentovato Can^ 
zoniero ^ e sono composti sopra il nostro 
Autore , mi giova trascriverli ^ e fare 
che oltre al pubblicarsi^ sentano di ac- 
crescimento ed al nome del Bembo ^ e 
alla nostra edizione y- e sono i segg. 

Via più direi 9 Signor , arditamente 
Che del Tosco Poeta il gentil spirto 

Bembo Voi VII. %% 



^ 



^3S . né^sS fiitìb 



tttrtraì a rifógge^ 'pi*' <riin*' voftk^ è VicKn 
'tfótj «oftf'il fcéuttoeift.J"ai lei «^tf/é- giare 
*è "ttérVero saiiifé,'' luà'briVé a' èlò 'VI srcorsi 
é éònsidéi-ai quel ttiodd^'di tiJai^rk^'i^t^vtib 
'^^i/ vfal,"nè ptù -da ''Ore m 'altro pòétl^Heaiito 
"beV'àddièti-d' giàÙmaKU' <](<t^dfì"tfadÀo "eftrie 
*aie"'t>aj'* ^ólfa' d« ««(iifeno^^ilèlle ' S«lik^, 
^rdiò che egff ritdtltò dle^Hti^e ^èt^ <fià- 
iè -niedèsìrfac Tóct; eg!^tatla^à-*é"«'ffift'^ 




^-^l «6nó per tfgni ìàm tik^Ta\téf''ià^ 

•^*'lipg*td fosse In vói 4>f ^ù beVWéo»/ 
*^; ISe' non' che a me ]f)af Vedtì^^tfetàM 
'^ Ch'alia dolce dmbra del•sftave*1fnil:Wi■ 
^ '^Cbn più tei stil, con {)iu leggTaard^ftlfeao 
''"^ paùtaie, e con sì nobil màravl^a ,/'' 
■*'* 6hfe a sé' stesso Udir vostro sot ^yttrf^. 

' '' (i) La Canzone del Meztamfbit'è 
ymffrèss'à a car 42. delle Rimerai ttìi ,tà 




''StoAzè sonò ' dS òlio a^rsi ^ ed il c&ntìfffsL' 
^Ì!cl\iU ^ttto -''ed' in ciascheduna itlirèa 
^ 'W ^i^à ' té "^ medesime rime cagionate dààa 
'-'iBnii^ltàhzd deìyiAifnént&ddlè n^òci, ^tiéUe 

quali vanno a^éérihinàìt i ì^èrsi'^ il'-^cfie 

nelle Sestine non viene usato. 



oW§oK? volt?), §rlu.fta,,|dm5.; E,,ver<^, <:liie 
gjJ^Kja odi .qii^?;^ rìpie , ,r«]lìi^ , s?id«<;Jb«p''e -n 
^4èìfmo >>;*y»?te;.di»J6* iil. tij«iìyocv 4i'^e??<(. 

si'tìSflì 'S"^"FOrr,?fgi M**» t««M% sqBP. ^i /meJi|B 

B^J^M^à jacwnpar^jbile |»f!9A?"»e te^? 5 !?)«f¥» 

^g,,df3XÌ0i©„; ft^ 4* quella »,^s»e, wqv^jj^ YJ» 
dite quello , che a dire avete » qttasi come 
se le rime vi fosser piane ^ ed ogni stanza 

"^cTascunà "per "se d* altra e~ diverta ' maniira 

i«oR^?issr'»t <J<Wn?Jkatt0P ja. iwiggi^r^iprte 
amk .' Canjjon^' . del , ^ostpo ?e^Kitcsff^V,9r la 

qt^ <^»^.npq..ani 40» ppi^o , nù^fiep di 
t^^f^gfAtavsa» i cQo ypiu Carne, eh* Xo stivo ^ 

che^ pocli^-^oeti : «iaie per avere;', ri9^'Q s«- 
.cff¥((^f^f^^^ paniera, 4i Can90iie.^{8| mi 

pare egli, che malagevole sia lo accozzare 
{jii^inp^coitenrn.npigU^aìjenii 41 xq^^*' stes" 
Si«e^ v^i,';^ og ,dir ^hewe. Xa qiiàl cfi9f(,mm' 
^^k^^m Pl"ìv,'*r», fi, «iar?yigU9^„«lf,#qrà 
9«»li^i»gen«». <*« verwJWP, Ia,vvp^rf, »?»k^^*«f* 

»««fl? Mwi ypstrQj,dA.cuij^i<j^tó. 
^NÌft>\^o«Hh»^4 A. .gU> . ^Url^U^ffiss^^ri, j^laghi 
a\W\SlrV ,^^,^^pi^\9q^^e , ^«W»f^\> A^.s i^ftW 4sl«§f «- 

,j,^nal?re:.^Aqo, PL^I^a^^ya-.. osvv^vr \\s^v>v' 



jt Messet Lodovico Sirozza. / 
-" A Mantova. 

' Ebbi qnattro di rono eia M. Lazzsr» 
Buonamicn una leitera, che vai gli scrivete 
^rc^andolo a ricordarmi la promessa fatuW 
^Xi Bologna d jtitorno al epitaffio del Goatt 
Baldassarre vostro Zio. E perchè' aaco il 
•pregate di celerità, vi mando quello , che 
vi ho pensato sopra, senza averlo mandato 
'altramente a M. Lazzaro , per non perdeic 
in cpiestV opera più tempo. Ed in prosa 
•perciò, che a volere dir le cose- che dir' si 
convengono, il verso non basta. Se io aves- 
si avuto più tempo, peravventura che io vi 
arci aggiunto alcun verso Ora far noi pos- 
so. E tuttavia nessuna necessità ci ha di 
versi, che la prosa dice a bastanza. E per- 
chè .«nandatc i quattro versi fatti dal Conte 
sopra la morte di sua moglie , a me par- 
rebbe che in ciò si satisfacesse alla volontà 
sua, ed in uno degli due spazj quadrati si 
tagliassero i detti versi , e giugncrsi sotto 
tai parole. Hippoljtae Taurellae iiocori dul- 
eissimae ; quae in ambiguo reliquit utrum 
pulchrior an castior fuerit ; prinios in- 
ventae annos vioc ingressae BaldassarCa* 
stUionus^ incredibiliter moerens P. JNIDXXV. 
se in quello anno ella mori. Ma nota- 
te che il tctrastico è incorretto nel pri- 
mo verso , e vuol dir cosi: Non ego nùnc 



wVo confila^: dulcissima : vitam ec. Ed è 
cerio uà bello Cpigcaioeuo ed affettuoso ed: 
elegante, ne è da lasciar perdere. Oltra che 
benissimo starà l'uno epitaffio nelf un degli 
spazj , e r altro neli' altro , e potrassì cre- 
dere, che amendue i corpi della moglie e 
del marito sieno nellj. piramide. Axizi sq 
essi noo vi sono^ si dovrebbe porvegli, poi 
«fase tal« par che sia la volontà del iCon^td^ 
per quella che si vede ne' versi, fatti 4{l 
lui por epitaffio della moglie. Darò ques^ 
lectete •^ M* Benedetto Agnello , come, or- 
dinace^ Y^. ^ì|$- ^ì raccomai^di a Madoniui 
Alovisa. State sano» A' uQ. di Dicembre i53o* 
Di Vinegia. * _ 



^ M • yf M* Bernardin Sandri Segretario^ 
del Cardinal Gvimano. 
Nel FrigQli. 



I» • 



, .^ la^ho veduta una medaglietta d*arge^- 
to, -che ha dall'una parte .Mecenate, dal- 
l' altra Virgilio eoa quelle lettere , jche 
ditCr Poirebbe. essere che fosse questa te- 
sta e quella^ < di ■■ Mons. vostro Rever. uaa 
stessa. Questa che io ho, è cosa n^o4ern^, 
hen che di tconio e non^ getto. QuajUito ai 
Eliconi e- simili uccelli di preda , ,qu.^l4o 
uso è cosa moderna , ;el^e glj autiobi i;i9n 
gli aveaao mansuefatti i Txè gli usayaop t 
cóme gli usiant jaoL - Sari? te , conteoto , ha- 



tciar,< j^ . «qaao. p.^^ , in^ a , Mqdsì^.;. Reve^ 
rend. è starete s^i)'q,Àc94^^ 
Di'Vinegia. --e'-' 

„,•■ E ào\f'ì mi sono state le voslre Wtfifte 
^i^/^onto del vostro dolore che in esasMffi 
ja: scopre ricevuto della morte del mfd'I^ 
,^ÌO 5 e dolcissime per rispello di Mttìft^ 
jì^Òr lo Cardinal vostro, cn*; se ne ^d)b 
"BS?! ^S''* ^^ ^^ voluto che me ne fa8èfita 
^ì^ ■ voi. Di che renderete a Sua'SlM, 
bùelje grafie, che conoscete conven;ifti, |e 
j>tgnereie a far .questo uffi%ib'J)e)''teé'^^ 
jp. S.' sìcQopi'e preso avet«'à'^ai^,iDifCtf 'qifiA- 
,3(o per lèi. A cui' nondìmenV ^^rivb ìò'^n* 
'^ora. Qnanto a voi, io era assai certd' scu- 
ffi, le vostre lettere, che a Voi doTev^o le 
vàie di'savv.enture, poscia che io certo età 
.«eU'-ainor, che mi portate per quello, che 
io a voi porto. Pure la meuzìoDe di ci& 
vostra m è ^ara , e rendovene grazie. £ 

firiego il cielo, che faccia voi tanto conso' 
aio, quanto ha me posto in dolore e ia 
aifanno. Come che io mi sono oggimai, 
anzi pure assai tosto accordato col volere 
4«l Si;;, di sopra, e ringraziolo d'ogni cosa 
tue egli mi da e manda. Slate sano. A* i6. 
dj Settemiire l53s. DÌ Vinegifi. 






'sete 

faticato in maDtciiejrmi la' esenzlon coDces- 



-Giulia, quanto cortesemenle voi vi- 
faticato in maotcnermi la' esenzlon cot 
^^u^^|SOf)ra la mia magione, e quanto ta 
gffi-i^i s'3 valuto il vostro patrocinio. Che 
sfiTS^ia non fosse ta diligonzn cA insiiitìft 
■SftWW''^ vostra, le rose non sarcbbòno itfe 
AsflB P'^'" ™^' ^^ '^^'^ "" *' tengo e cotf- 
^fj|Oj. obbligalissimo , ne poireì a qnesti'^ 
XKffi^ avuto cosa più a me cara, Ut queslà, 
^Ja^^malc stimo più, che uii altro bdòn 
^^^^Ipio, pr:ipgp ^ora voi, cUe se mi aetìfl- 
,jt^,]^i^^Q' "jljscrvirvi in clic che sia, siare 
,,^i^piy9;<Ji, prènder fidanza sopra me, sen- 
.,^, niiiq r^pafuiìò. Che quando io ogni di 
^pi^(i^Ì(ja99Ì p^r vpi, non crederei giammai 
^,«4Z)^cnene. A cui, e me e le dette cose mie 
ilfiiccp inondo più tostò per usanza',.,. che 
pprj^isqgno. . A.' ao. di, . Giugno' 'i'SSir'Di 

ir^^Y'h: -.:.,'■.■ .... ■ ',.. ■■ -X^rj'^- 

1 
I 



ai t AiM}: ^<^<;9 -^^^^9^^° r^.M^T^^',^, 






-z:.o.-. rPotl^e., lettere .ho, rìcéyut'^j^in JattóMo 

.i^ytpnimento della i)ypYp.ḑ|ttitóda^_iT. ^. 

donatami, che nii M*"9 ,8*^^®3)';f,'^fj'j93^W'' 

le vostre. Nelle quali ho veàuio'^nioiio cBia- 

rameme il buono amore , che mi portate , 



• I 



344 tOLtJMK TMSof 

ed avete portato sempre di inolti^ anni a<t 
dietro. Oltra che per lettere del ^o go«* 
vernator della Magione, ho il vostre dolce 
affetto verso me^ e le dìmostraxtoni uscite- 
vi del cuore della vostra letizia intese -pia 
particolarmente e più a pieno j de\ qnali 
uffìcj vi sento e sempre sentirò molte grÀh 
zie. E priego IS. Sig. Dio qhe' mi doni 
occasione di poterlevi rendere in alcuna 
felice occasion vostra. In questo mezzo do« 
verete esser ceno che io v^ amo , come 
carissimo ed onoratissimo fratello si dee 
o si può amare. E in testimonio di ciò* 
vi profero tutto quello , che è in me da 
potervi donare con. lieto ed amichevole 
animo. State sano. A* 6. d'Aprile i539. Di 
Yinegia. 



j4l Signor Ferrante Prencipe di Salerno. 

A Salerno. 



Messer Giovan Jacopo di Simeone Na- 
poletano m' ha fatto intendere la disage- 
volezza, che egli ha dello intertenersi qui, 
e difendere il grado suo del Dottorato per 
cagion della mala qualità di questi tempi , 
e pregatomi che' io lo raccomandi a V. 
Sig. in ciò, che ella sia contenta di com*- 
mettere a' vostri tesorieri, che restituiscano 
a Mad* Beatrice di Peres madre sua i se- 
mento scudi, che M. Giovanni Antonio di 



^meone già Governator dello àtìsKo' di ' San- 
to Severino di V. S. vi prestò V^alla qual 
Madl Beatrice debbono cedere detii'detìari;. 
lù ricordandomi che V. Eccell. essendo' cfnt 
tóUe che io il conoscessi per suo j ho esii^' 
inaio ràgionevoìmenie noiì poterg^h manba^'d 
di quésto ufficio 5 spezialmente dovendolo 
io far con lèi suo Sig. *Siaie duuque e da 
z&e pregato e dal bisogno di lui molto più' 
supplicato, ad averlo per -^raccomandato in 

Jùesto vie più necessario che volontario 
isiderio suo. Questo doito se egli dalla 
larghezza e cortesia vostra otterrà, io a voi 
rimarrò di ciò obbligato parimente coìa esso 
]ui , il quale amo e come servo di V. S, 
come dotto e gemile e de^rio della vostra 
grazia. BasQiovi la mano. A' i6. di Giugno 
i53i. Di Padova. 

j4l Prencipe di Salerno^ 
A Salerno, 

Bastava assai , che V. S. m^avesse eoa 
una sua visitazion fatto arrossare , e posta^ 
mi così indissolubile catena al collo per la 
molta cortesia di lei quella fiata ' usatami , 
senza ritornando ella in Padova esser venu- 
ta un' altra volta alle mie case per vedermi. 
Il che intendendo io da* miei, conobbi che 
la mia fortuna non avea voluto , che io 
avessi tanta cagion d* insuperbire, e fec^mi 
essere a quelli di in altre parti. Della qual 





V. S. sjEj ue.fiaole ella eoa. le sue. ifinams^^ 
sime^ leU|(ep:e. ;£ f^psi riofo^t^ ijoi ,ji;^l^^d^ " 

W'. la.dex^a, catepa ipia e, gli etem^pbf 
che ìu.«i tengo. , Di che vireaaa.mijue 
zie, x^^e vantaggio mio grande è, . it cpj^f^^ 
$ar Jx^n^ il yero^^.qne^tp infinito, £avj(MìS9|f)§9 
4a Vagina Signoria ricevo^ V<d i^^ogil} J 
49 nie- ne d^ho insuperbire m;il gfa^j^^ 
la f^^iffiin^ 2 ehe mi tolse la seconda 
il, pQtcr,vi^v.ed?re, e raìlograrmi dojipii 
t,n 4h fmeila ,¥i§ta. QiMinto apparijettfi ai 
}o^j xhei mi scrivete dell^, l^ig^qora 
if^lijQm. di. Cwdona Yicereipa .^r _ 
J19 4^^? aljqie&sQ vost]^9 lume ì^ mie.f:^;^ 
e Jatine,.$ volgari, afEwia che a jpi ^i.ffi^'' 
4isfac<;ffi ,. dcll^ quale ;3o. sono ai}^cj9 i^errp 
per le alte e chiare doti donatele! ^a^cièl^) 
lattee vie maggiori e più illustri dalla ^m 
dilìgei^Lza e virtù. A. cui bascio la mano nel- 
la buoqa grazia di Vostra Signoria sen^a 
fine raccomandandomi, A*:23. di Luglio i^3t. 
Di Padovì^. 



A M. Lodovico de RqssL 

A Bologna* . ^ 




i ì 



Ho vqduto per le vostre lettere il 4i- 
siderio vostro di aver da me a livella per 
^9* anni V orto , che ebbe già Maestro Ja- 
copo da Carpi. A che rispondo ^ che a nes- 



«jlii^ %d TtìSBVplmo lìVcfHlrt-c^W'tatòiì anni 
<5òià^'àl«uitó^, 'perciò cb^ è^ct^hfrà fé insti^ 
tipi^^l^Vrafó^ nutyv* teiigitìtìe. *E«fte^o Jk- 
tìi&f^'^Smti^o mi f<?{irc^t (H qtrè»o^Ìei> 
Sé'^rtó'^flaf'mòhi miei athici ed ultitaali»ètf>^ 
tè?^\RS' Sìgttbr ©fica dì MàMora, né ^rci^J 
vtofli W'tb^à ,^ c^^ iò-riòa ilèvea. Il die Vi 
]^^*cflteé essere ^tàW dettò ^da Sfed.Gfifc 
fei Gtit^iiàtriée de 1^ Magione, ^he^ ì\ Mk 
lÒHihg^é^ìdi lavello ìm'^ irete per isèusarò.Ma 
ijiffin^* ìlic Vediate cfeè io - ho desidèrio di 
^ii^lp/faitóctvij ch$ di Wiro i'iio, vi dico che 
V; 'Sig; ^ir^i uno iscalnhib b in Botogna o 
ftibtfvicliio nd alcuna pbsses»ìofl déil4 MÀ^ 
|j^ohé^5 p come si voglia ahrove, che pof^sa 
éerderc in evidente uiiHtà delia tnia Ghie- 
éa^ che ahramente non si possono fare què^ 
'5ti scanibi , ed io ne farò venir un bricve 
dal Papa, ed a quet modo ve lo darò in 
permutazione , e fia vostro perpetuamente^. 
e sènza mio carico -Venmo. Se quello orto 
fosse mio patrimonio , ò per altro contp , 
che per la Chiesa e Commenda mia^, vé- 
dereste agevolmente quanto conto io fo dei 
prieghi vostri. A cui ed al mio Messer 
Filippo Maria mi raccomando, e priego lui 
che pigli questa lettera anco per sua rispo- 
sta. Vostra Signoria sarà contenta far dare 
la alligata al Magnifico M. Marco Antonio 
de'Marsilj. A' 20. di Giugni i53i. Di Pa- 
dova. 



N 



'^ 



348 tsoLVMs jaamm: 

A M* Lodovico de' Rossi. 
A Bologna. 



ÀTUta la prima lettera di V.. S. ^ Sigi 
M. Lbdovico mio , io ammalai , e non oii 

Eotei far risposta ; oggi ^ che mi sono la 
lio mercè riavuto ^ ed ho ricevuta la se-^ 
conda vostra or ora, vi rispondo, che io. 
non voglio dar commissione ad alcuno, che 
conosca quello, che Y. S. mi vorrà dare 
allo ^ncontro in Bplogna , ma voglio cpnor 
scerlo io stesso. V. S. solamente averà cura 
di fare intendere a Mad. Giulia quel tanto 
che arete pensato di darmi ^ e farla capace 
e certa del valore , sicché ella mi faccia 
intendere la qualità del cambio vostro. .11 
qual cambio se fia sufficiente, io V accet^te- 
ro. Se non fia, mi perdonerete se, io non. 
r accetterò. E questo dico, acciò non per^ 
diate tempo nel proporre ora una cosa -or 
un^altra,' come fanno quelli che cercano d'es- 
sere avvantaggiati. Il che non credo che 
sia in Vostra Signoria cercando questo luo* 
go non per utile, ma per piacer- suo. Né 
resterò di accettar quel che mi proporrete^ . 
per avidità^ o per volere essere con ,voi ^ 
buon mercatante. Dio me ne guardi. Mia 
perchè così è il mio obbligo con Dip, : • 
.con la mia Commenda , che è sua. Potrà 
Vostra Sif^oria trovato il Loco , farla dirt 



unito OTTÀTO. 34§ 

9l M. Giulia, e che ella me ne dia partico* 
-lare e ver^ notizia. A cui se ella non cre^ 

derà , mostraretele questa lettera. A Y. Sig» 

e al mio M. Filippo "Maria, mi raccoman^ 
*do , e- vi prego siate contento di racco- 
«xnandarmi al mìo Magnif. M. Marco Anto- 

ttiov de* Marsilj. A' 17. d'Agosto i53i. Di 
:{^adova. 



■m* 



i. ^ 



>.'/-. 



A M. Angelo Colozia, 
A Roma. 



Ben si pare, Reverend. M. Angelo mio, 
ohe voi non sete di quegli uomini, i quali 
•ligevolmente scordandosi le più antiche ami^ 
-ciste e le più lontane dagli occhi loro , 
sempre si tengono alle più vicine ed alle 
.più recenti , forse perciò, che eglino di 
qfUeste più di profìtto prendono , che essi 
non fanno di queir altre , poscia che voi 
la memoria di me non veduto da voi se 
Don rade volte già sono cotanti anni, non 
aolo serbate viva e verde ^ non altramente 
di quello, che facevamo gioveni e sovente 
incontrandoci V uno con X altro; ma ancora 
v' è in pensier venuto d'onorarmi cosi cor* 
tesemente cól vostro bello e leggiadro so- 
netto, che io a questi di ho avuto dal no- 
stro Sf . Anton Tebaldco , e prima avuto 
avea per mano di Gregorio da Fiume. Al 
|[]ual sonetto io volea pur rispondere altra- 



B :be«a ieo-^re. M* sopraggi«ato di 
enamtia^ cte m ha cagiomeYofe mol- 
.1 n -eauto , una ut è TeButo fatto i| por 
—1 ^ .nu iMÌfiiafiire. Laostle ho dUibc^ 
aia tarar «a xmk pÌH lungameme^^ 
MtK -mestì pura lettcn resdenreoe qu^ie 
•razir. iib« a ooh: ec^^leote doQo si cotf- 
rn;:.?!io icirtime Lo fo coQ ogni affetto dtl 
nt-' .uiint». i piale animo e molto vostro 
• ie«la -'iMn nirorstvirabile virtù e bontà 
::)ì:iu mila jjiMaiacnm nostra, ed ora risve- 
;:i;iu iuiltt v'iiiore lime si rallegra essere 
i^ -.11 ri ulanbssie onorato, ed avere cosi 
ilmuTf ifiRtm^niud dell'amore verso me vo- 
strv^ « *ùsJkk mofUn antica e kooaa Smisti. 
IL iuì:iì iitto T afabnccia « e striane, e n 
m rarcooiaada* e ti prìega saltiate M. Ai^ 
«pi!i ^opnddeilo T nome snov di cui si ser- 
ica ^ multa « molto «rata ed onorala ri- 
rordtftza. State sano. A'io.di Settemli. i52|. 



T*». V- 



^-•-^ l*A.WiÌavellQ, 



\. , ili molle grazie , molto « 

V ^ ' ^«'^e"o e penule e3°r'" 

«v-^ v.i.uo, coJ quale cosi ah. ^°"^ 
^„,»,,„». <u ovete, e conosco che al, *"* 
W ..««»-.. X.,tt«m poscia che ]« • '^ "* 



éÀrè'f 4hfi H (Sarìàéiim^tiM I"^ obbligo U/^Sr». 
-dbtfo^^ >fó^lta teggta(lraitiéiiteiiétdiw>e test- 
'tmoy ed ha ^ti se ogab^belto pAnsi^'se noli 

%liré^^è'^e|atoW. Sftiuca«eini:>iVf(.^BBriisu:diii^% 

-Vfiiteiio, 6 state ^nOi AgU^ 6. i^dr Novembre 
iffór; Di Padova. 

r 

-« ■■■■■> t K .> • ■-■.-, 

1 

-j ^ Al MalìMa9ett(X. ^ ^ 

.L t r . ij^y imi ràllegm ' con^ voi y Magnifico ■ M. 

l^raUcesG^ itiio y del. 'tiuovò figlmolov "cbe 

-^4 Éifktóy e d' una baona voglia :soix ^^eoti- 

-tédté t^o^rib d fonte del bnuesimo , & ad 

^ftsè^ftiÈ^ t^oiUpar vostro; E perché mcw^ po<^. 

«é^^^avlairtiii a^ far «rjaesio ufficici ine ptrsoi^a, 

scrivo al M. Agostino Angiolello^ ehe lo t»il« 

ga a nome mio. E qui fie la lettera. Salu* 

tate la madre di lui e moglie vostra per 

jne^ A' A d'Aprile {53z. Di PàxloiSi; 



Al Malchiiwello. 

9v ojHo^vedute le: vostoe cSttone'^n Gomptaim 
ol!Èi»gai&e)o, ie-^qaàli «a ^eiip^'a^^cbie isiau 
d^tut^uoiàio da^joÀrnreiait^ise^qchanda legger* 



1. *. 



\ 



▼JVU VIOLA « JDtlCSiV* 

limo' le. abbiate fette Tu ' poblii ' d^ 
da rusetfearle in molti 'Itid^hi^ iS^ 



3fo iMMnKK tìbuo. 

le. B-atimo' 

sarebbe 

v*leaie. ehe elle .nst^issnro fàòrri. £ <^kstìt^ 

raMeitaaiento bMognct<*fabe r.he vènissre .)|i^ 

voi Ateaso, e ncKi da altrui. Rè io aret^t^ìiA^ 

pò d<i. qijeafe cose, cbe'aoiKi come poieìé"^ 

Sfipere occnpaiidsimiò. 'E stimo sia^ mala <eo^' 

sa fisarsl a dire ogni cosa. Parlo d* am'<;f^é' 

rbf* vi porto , che vorrei vedervi altissimd^ 

poeta e leggiadrissimo. Ho avuto il Madri- 

1 gaio e ve no ringraAio* State sano. A' io. 

- di Fcbb. i5'Ò2. Di* Padova, 



.. *-^ 



• t 



Jllr Malchià^eUo • 



1^ I 



■^ Quel ' verro • di Dante che . dice : • Farle 
sjmn^%\^ci con ambe le piote, non Vuol dì-'" 
re spufis^ava ^ come interpreta il Landino $' 
ma sping<ii^a\y che non si dice, riè si trova 
spungtre II che potrete vedere in un ver- * 
so che è nella frottola del Petrarca' (i)',' 



i4« 



^ 1 

[r] // versò della Frottola del Petrar- 
ca allegato in qtiesto luogo dal Bembo ^; 

il seg. : 

Tcòva un altro clie spingae a cotal verso. : 

ledasi nel primo T^olume la lettera IL 
dell'Autore alC Arcivescovo Teatifio. 



■■ ■ *" 



clu io vi ric^ési, là qdale sarete contento 
mandarmi tale quale ella è^ che ve neprie« 
go. La inierpretazione 9 che dà il Landino 
a fpangarey stimo sia rera e buona » né yi 
é oifferenaa, che io creda <|el sentimento y* 
H^ solo disila parola, che ia quella manie» 
rà non é ben dert^, A Vostra Signoria mi 
rmccoma^do. A*i8. di. Giugni r532. DiPa^ 
do¥a« 

^l Malchiavello. 
A Vicenza. 

Ho letto con molto piacer mio i tre 
Sonetti mandatimi da voiy Magnifico Com- 
pare mio 9 ma sopra gli altri quello , che 
vi scrire la Signora Caterina da Piovene» 
La qmife non può esser se non valorosissi^ 
ma > se quel Sonetto è suo ^ ^ come Yostra 
Signoria afferma. Il quale nel vero è tanto 
belio 9 che mi fsL maravigliare grandemoAte; 
E parmi che la ]\j[archesa di Pescara sia 
non solamente a -^ Napoli, ma eziandio nella 
vostra citti. Dissi Marchesa di Pescara, per-* 
ciò che è quella, che ha ova il primo gri^ 
do. I vostri sono eziandio belli • ma non 
giungono alla eccellenza del suo. E vaglia 
a perdonare. Ancora <^e io stimo ,, cUè 
questo apepunto sìa la somma del. piacer vo* 
atro. Attendete a star sano.. A'^S. di Genn» 
i534« Di Padova. 



Jieniha JToL riL ^S 



-£*^! ni i/ip liio'^i ^flfelteArffo^i^io ^do ói3 

"A^ok^n ^«ìegbcrràQ^? cli^i^dndb 9|i^fUui^ 
idi t|ilù code alle «lÀiyi, ivhe èmilMUMÌii àciImf- 

andata oai>a/v<^Iàraoet^ "^iV^/oS. «rpittiiefalao é&k 

«tnclÀrteiiill >foaorc^«wimi(»i ]ì«ii9£Ìa>l|aMlKe 
«dpotcK 4àffr>|ki(nia ^ coNuiò^^il ^id^vhdloijjj dm 
4«b Ablira . ancttr .^ìvvmìuÌoc eie < iostri o àilQi 9i1b 

<ànuimo£Aii9eh^ij^ili:q^aIa òiso;^tlcne9Q«idi^ 

[chèinon ^faio-; hftiògno;^4' ùiiiik sx3tiitÓM« 

cOtit*' «iiiTQtto ^. fare 01:2^ &oirerdl|^eus|BB9e^Bnii- 
qu^aSÈtroiev'ConteiOio soaairnMjjdue òamùB% 
Jtiddtfifaada .nelivicevftf cQkM,i^el}4|aal5flH 
^•a^j^te^ J.Di x^véstar ^oskr» isian> 'lottava (iini 
J»eo0(9 gnpie.iàtiiéba|ifiri^fag. ci^AgottcìsiSda. 

^ f^inegia. .^/ubi^H ìG 

A^Ia vostra lettera vorrei poter dare 
altro in risposta per servigio di Monsignor 




rArcivcscovo, che quello cne io le do. Per- 
ciò che oltra'4tlArf^i|S|À9^ il^^ora qui inPa-» 
dova poco pos8a>#»^\'4i s^disfazioa vostra,' 
tMM$ cKf^(W MliC<èn<^c1^s^ Hoed >:f|)otrei 

I|iiqVo oa^^iMfi) nà^tt^iy'^h q§b^ deU«rjfiJr 

4M6<mMi ( AUf : fiVi^P: r^§||o \ ta' |i^j|iiall ^t-^ Kro> 
«Mi^tìfraidUiqif'^ ^f)e;ariN)HÌ$, f^ifodoi^he 
ù|in^io$i^.oàii«^t#ifi^8oófi^^4| mala^A- 
-3i»li) in iiimuflfdorai Aeik , fmlere y t ehe ^ ii ( |iiali 
jÉonoffimooJiratìidi^.^fttiii^^i^IèMadric^ c(°a9ìt- 
idfe Qoittdioun élol<!|lre dUse rijbi jplosaono, («ft)iio 

djaÉMra^òdben^fii fi^t^ftmiD^vooaie idit^ifTmte- 

glioUsnfvéflp (inóhswa^fla odiale ^^^e» 

ìtieu&e i^anri ,'*)C aMré&oita^Baro , ^t^ésì^» 

Jdna5«so5aiinio[^QNles9flr^pì^'idk)^e^Utbé pcn» 

4K)8>f)e»9e0i%Datè ti/queli^ SigniOFe 'vaosid'aMi^ 

^cmÉ%risoiHfeàpfitt}|ftniQ]lte^'i0;isfirGr fiii^hiiidb 

jMÒiifitBa Akéo 'i^utO'^dWi cosa .vostmi 

ìi^QfidadAarvi^slIkei^jpr-^esia k^era^oq 

'WuMyfmBBsponìf^wverà^^ ogni «tòa <^iiitm*cesifW 

i4*flkmnò ^aéiiotrf. oome dbu& 'iiiìr»iioti/^^oy^m' 

iotilpiifbei^fiir, éàpo c9A> cFotésto ^àtvtì^inmi^ 

moì n^pmle tnearana; dUiiies«telMf^a<t Lh<^^^g[^^ 

*ii£à umtoe.; /Sb .giòiterà;^ .d%aliit>*aiofif(^, Mfi^ 

xa, il che Dio voglia che succedk^^^ai^ 

non lo iiambbi^/PairdcaMCéiBài ^Ve )6 co^ì paH 

lo .^MB^\siud6ri sà)àOfd^o^^^ì^ìSoWiiài^/V^w*.^ 

Di Padova, v* v^^ìVr^ ^ 

arifib loroq jonov^ tn^%\^\ b71?ov i^HA 
i[ongi2noM ifa oij^iyi.'^a isq ctaotjijh fli oiJU 




-o/: ih 8c'A .oab< 3JC)8 . jiof ÌOD oìbIod^sHI 

^ M. Filippo Oriolo da Basciaruy, 

A Brescia, 

Ho vedoto la Tostra lettera, e udito 
M> Lazzaro d* intorno al disiderio vostro. 
JL^^éke ^>^p4édo£f»iÉÉfi,£'^e^9<«8fi%po 
0M(^'^&i ^^^»idet« '- (6ba<^ Ili ^sM nfdIOid :tttei^ 
ilHS^; ^'%<^hi iilìtnA V «ii^^"véggft»l|a'^<^ 
i&i«^ a«l> i*>ÌiiéèM9 iii^.'^eiiè^tJrtt^^ iéoHi^ 

tifig^ÀÀndti^i «è tatuici^ fede :,^ ^èèbaie 18' 
^%di'%tÌU> v«diii0 4««É(U«iétò3Wn9bM^* 
A^l ^laV iV ^it,3«hP«%lP^.o4{fe§f 
^tt'^ftiva si póè o>^iìlmétté°<ècMp^RJÌi«S 
^rietJMv « cdlltezzS;^tt^olf^p(^ -alleila 
«fitfè'>-»lhk tostrtf nébiesta*,' vi^iìi<ÌéÌ<^HlM^'{ftP? 
^ijt >«ke avete étftama « c<Àì-1ua^ '<flt^ 

ftè^ a bentfieio- degK óOitaii^V' è^^^eR^^ 
T^Fga^ Ittigùsl eéreatto di farét ^ ì{ièi^4c^ 
e'^r^gto acqiltotai^ ,° teli W pi&'^dÌ^Snt<f» 
}l'^$ttt>^'libfd - niìeòió y «iÉ^dit^%iS«^atl»' 
^H'i^ bttonatentÀEtrà^ fuòri a-^M^a^rt" 
e<^rkii)ét'^pee mao^9^\Qii(Mi iif lidi^dfiBi^ 
tt^,<M nUii !^à^¥^er léviir M)8« aaifMaaiP 
ST^^^ifi^t^l) ^éa%!iVdstPé -tfttla»?è«ii é4a«b(^ 

^èttibnéf: cdti^ic<ìU^ éatàq^ ^siiMi^fiW 

q«a '6èfeJ>#vl«i&4ò\'l*ltì^<fòWh5tJé'4lie RAftP 
««^^MaiÌ«v%déto?'W finirti 'tìétf'^ói^ 
ranno esser detti ^ e fie iì^'^^^ió^hiiéèt. 



mescolato col loro. State sano. A*a3. di No- 
Tembre i53i. Di Padova. 

Al Sig. Scipione Orsino. 
A Roma, 

.oiJaoy on^br^ib jb omoio* 'b mEsxcJ ,M 

434ic|p#g^-^n?po,,*y«\tftf40jg. 4:i»ft>5iaii ^t^\^ 

«jàfte^Ontttéfti^jpjs^rM!!-^ <Wf»(^ tPW«5Ì?^^l^ 
i?9«lB^O;ifereif^HHfte,plj^^^, refldqv^ ffojft 

»ii«tfl6deìj|fe5>n©?ft«!ffjh^ «#* TOf JW jl«»|Wi«f 
n4bJ&ttg.'JB(jclift<f<^!SN»CQ,,«ai^. .meritai 

<^l^«««gfni«»>iPe^aUTi^,fi«iwU9i,.«h^fpejr#^ 
«bflspostjlHSvetftjWll^ ?l?s^«(.l?»Wq,s%SSÌ^ 

<q«MPft^rF<»i BÌy^.*4«»«r09i^ ^^np^^og 
"ISIfiMf «tìe %SW^ 9lM^ti<»D</n«ftft wk W'^* 

'4ftg%vBBVÌ^o^§^Htft SÌIfflPV?feicY-ft^ f|g»Ì^DÌÌI§ 
4sPaf»iW.M«or^pefjr!% jjRWSbi(fltììSD «ffiWiStf^Wf 

4\A^v^i|*#^^fr- «A a tJJlab igaas onnci 



-i? 



f: 






"*'■'". "'■""":■ .;^--">5^^ ''"■'•' ,^' '" 

-'j'n;l ■?.-:i-J If -i ì::;: :„ir:-i i:\\'iì:.ì\As:.?^ .1? 

-r-II-' r:'! ■■.■!•:.; ,.-o;.;.-:-; I' > -jjr.f!'j-,.3 oiU 

'io lìVeà Hifftigiatd ii m^(mdé^^a]lJiN|' 
stre lettere , onorato M. Girolamo ^imÒ 
eòe il mcMO vostro m'avea detto che voi 
craute pev.TeHÌr qui ad tidir Jt Com- 
mmLfm^^ tea't^f CI V^tj^S^aj/ètStad. 
£ rìsp^ìiifitìipl 4ì bì>é<p^, ì^!^^%'aUbra» 
ciarvì e goder dtiRa' Vostra preiensa, e di 
jueUa del nastro Matchiavello, senza il qua- 
le non istìmaTa voi doverci Teaire. O^a, che 
yenuto non ci sete, vi rispondo, e teaÒ» 
motte grazie del bel dono de' fragolìnì e 
Marne , che io molta copia mandati ni^vc- 
te^ i fjuali ho goduti questi di festevoli del 
Carnasciale, cbe da noi questa mattina ii 
dipartì, con ragionamento dì voi amendtlni 
'^« della vostra gentile Capitana, della dàà- 
'tè vi, ricordate nelle vostre lettere , che 3i 
^yero è degna che di lei lunga ed onorata 

femori a si serbi per la vostra ci'là IQira. 
Cj dolci parole, che verso me usale in di- 
^^osiramenlo dell'amore, che mi pòrtali:', 
pii son care, quanto debbono, e cÌo è gira^- 
.demente. A che non so ben che dirmi, Vse 
i)6u questo^ che io vostro sono, preso &' 
^psiri Aobiii e laude* oli sai mi cos1umÌ,e dal- 
^p studio, clie in voi ho veduto essere del- 
le bugne lettere. Alle quali vi cojiioiftjiitìa 




se IO ealalssimo oon vi ci vedessi. E quel- 
lo che io ora vi fo conto a parole, piùvo» 
lemìeri tf^ 4H"Wr«rò„^;s^^ v^j^Oì^con l'ope- 
ra , se avverrà ^^'^q* "jp'*®^^^ piaccia tervir- 
vi. Saluiatemi sen^a fine elU. Beraardiavo^ 
Atro Cognato e M- Francenco Malcliiavfilloi 

. jj, 3 ^^ ifoma. 

ydD jÌ*^ iBoha osservanza, .^ Ti ft" il' 

Jpijrlo , acceso àaì vivi raggi della vostra 
.chiarissima virlà, e dalla infinita vostra uma- 
nità e cortesia verso me per addietro lisa- 
Ua , mi dauao ardire e di pregarvi in cÌo,, 
a- che io stimo che da voi stesso siale già 
ìnchin^ito, e di sperare che i miei preghi 
appo yoi non abbiano ad esserò inftutiuosl^ 
|i cui mesiiero fa del favor vosiio e della 
vostra giovenile grazia. It mio M. Vetlór 
Soc^nzo cameriero di N. Si^. averà fatto 
conto a V. S. il suo pensiero fondato nella 
pORtà di voi al suo così gran )>Ì9oena. Duft- 
^Que (J' 1" Ionio a ciò io non mi distenderò 
„}n narrargliele. Solo vi prcglitro che poscia 
'pbc unta somma e momento di tinta la sua 
(futura vita ed in Onore e in comodo si vol- 
ge sopra questo perno, e voi per la vostra 
piftlw fi mollo jloyuta,^ coj^jye^i^nte aiMofif' 



^Mftte dèipre^tar^ife m iiò iL Mfifa^, fi» 

èljpi(|i»e!Wj»?yib^ ia-^quab^raifét^ eolaaiibesoiift 
«lir^randi;^Orx:otbbdk coese &ttlè,ijqmate:4i 
QQ«^M'> «cflédcrrteialisuo fiiie);qttsnaBBtabiii 
SQgi]^^>'€OK la qiiàle: oltra: die* toi^^vitiliUH 
gl)iQr«te/;eteniaÉiei^e «t IidL e me; e ^atta il» 
ra^ miéiilto. ^moniftì fiimigUf ^ jftr£rtmteidéa|^ 
flì& ^óy^tUei DosiraiPattnL'COfti crMtii^«b 
1Bi;]tc4il^i§siiiaii^'>soprai;:titttQiial . SepaU)^ ohft 
Mj^'ipu^ iontir qoèllo;^ oke; Am :>cfQrQ^dii| 

Si^l^^ii^ .dee.pera^Te'utiMra «ner 4^gsMr 
|l^0« ad.iii^hioiur hi. saauiii^iliMir dfllb'afd4 

4^^W^gÌoWiMi,e.foprft. flutto si dpfito^ls^i^vkiK) 
d^i(^a\Seatiiudiae. Qui si soddi^^i:^ mu 
Sj^f^ffr^^ad uaa beno orduata .A^puiU^i^ 
ijjlQl^jgra ed il|i|iMxa di nuovo. lUaii oibosliat^ito 
]^ . fi^iglia , re jsi adagia eà fip€^o^ttì^im 
%4AW^^ pn .povero gentile uoiae^-i^ej^ef]) 
tr^,PSW¥Y»ttÌWa igiQWré ancor», ejipbwcér* 
9^[ igfl^dof.ijfm la^ Qpev^-del teap biettoriasfiuoiii 

^5hL¥\Ì(»9^r:f^^ toglie a4 'MR«iaf50klfVB 

<fe) ^piftcjft^io^,edf aV SenaieO - ed sAh^^iFàuiiim 
^jJ^kfh(P^SV^%isk^ ftl mondo, tutto^i^i^i (logte 

chezae ^ che egli non merita , e del qual# 



A^ vCfdaM di ÌM di sè^^ir tp«K| léb KddMiM? 

^ekedcàittetai^ |fM6sfi{j^>ipe6Ò jiodì^tt MM èH i ifè f^ 
Ìiceéttiepilrfi<tt& seaD^i flAls! Iciòo^moni^ii^^^uiè; 

rd^éf^imeiaì caxiioscd(Qo^^iIiC}>c]iiaMiot:tQiAPS$è 
Itli «onò ^ coma ibuIdicov^'^'^^'^Ao^^^^l^^ 

(puéo se0^O9dAaifinitfiMntei<|e^^9li&iéà^^éi^fi§ 

<9MÌv9^^iNb^f^leid vj!A >H^al^e«é>a«»riiSare^i#^ 
mm éi$agà^<iliioii aUpbèle^à v^^ 

QA^^>«d<ètiftfti ^graiiiisiv voglitrta ^ékà^^^cHtì^ 

iROfifitippièkk <di^ >'#nalè M^dii^ ^kSóti^^^mté^ ii^ 
a^mdaeissimi) ^fò^ià'^e m^erm^sìmp^ffifl 

-%(f»iip l^h & ^ sjii9f!f no« ila» ^^^ 1 9*s^"^ 



W» www ww?* 

- .f » ^T»iot:-'ì' ^- f;^v l.-.rj qj£> j,^T i,3Y Silo ST 

ori , Pi^9aiiririi? i9 JW>», W ^pn^Pffn*?^ 

10 del favor vostro nella. ))Ì3Pg|^ 4^rW) 
servo di Vostra Signorìa e da me amati 
come figliuolo M. Yetfor Soranzo. Siccome 
e per lettere di Ini , e per quelle , con la 
quali voi mi rispondete , veggo essere av 
venuto in quella parte , in che s^ è da voi 
potuto, che è stato in dare al negozio prìn* 
cipio. Di che vi rendo quelle grazie, che 
io posso maggiori. E per ciò che si suol 
dire il principio esser la mezza parte del 
tutto , e tengo per fermo , che voi trarrete 
a fine lo incominciato lavoro, spero d'aver- 
vene tosto a render molte più ; non perche 
io più rendervene possa di quello, che io 
basto a potervi rendere; ma perciò che co- 
si si converrelibe che io facessi per l'inte- 
ro obbligo , che doverò sentirvi della vo<* 
stra opera , siccome si desidera , fornita» 

11 qual fine Nostro Signor Dio doni a voi 
tosto e ben pieno , acciò che questo bue* 
no e virtuosissimo giovane possa più con* 
lento vivere di quello, che egli ora può 9 
e con r opera vostra intenda più vivamente 
alle buone arti e agli sludj , co' quali egli 



ti Moda poi , quel meritQ , che vi si con- 

tutto 'l tempo defffà^Sà tha. Il nnolto ono- 
re, che voi mi fate nelle vostre letifere, co- 
jihW^'àn^m Wm^Mr%mamm%, che 

^T W'tU 'feBb' lÌiiW;grtnaéii^nté "i^itìgrai 




i'^^' t\' «.' U"' ^. /Il ri( • ì^ : lil' 






• . ^' - . ^ / -* 

-oreria Q/ot^fi i^n :::\.in:.i .-^'-M.ija r. c.»:-x.J 
£0/ jg inob caÌÌ tvi:?:;;^ Oi io>^ fjuB ^^ì:>}]^ (I 

<; Ó(UJ iili; :!g3 .:.iiÌL^ . ^.Js^i^l \b c>7CiVÌ/ filUy^ 



de 



OVIOZ OilSHJ 



1 » 



^f 



cI'vD^rn 



I 



noo sL(1:mìJ o' • ,- !' 

^^.^.'jl/l oli»i.. U^mÌ ufTc ••7 ^ , •ur.v^'^T^fnf br, od 
ib obaeJin({ lai^ichu* ni o-.xì/od8 ogiisbaì 

uJflb 92?.oì js^^*-' ouem xn £iv sic b^ ^ iato 



".? i' tiri e i^/ej^^iq 

or. 'i^] i^'^ B9VB 

^'.r,h jnr,YOlflfiM 



V 



36$ 

LIBRO NONO. 



'A M. Francesco Guicciardini 
Governator di Bologna. 



I 



.0 mandai a Y. S. una lettera del no- 
stro Prencipe, per la quale S. Serenità vi 
pregava ordinaste un libp Greco Euclide con 
alcuae cose insieme di Ptolomeo , il quale 
avea g\à più anni avuto V orator Malatesta 
Mantovano da^Signori Procuratori di S. Mar- 
co ad imprestilo; e poi suo figliuolo Mess. 
Federigo scolare in Bologna partendo di 
questa città avea lasciato a M. Agnolo Pi- 
Cini 9 ed ora era in mano sua 3 fosse dato 



\ 



TA%póaéÌ0rB ■ non • ^«eisor {b^ni-ccrtoy lohii/i ^(^ 
tK> febHd tla «faella jpresutof^féoiablifbidiMfi 

MCiora di eoiiiineet^ravola .remMmof^^ o^ 
si rVceroa; Perebà^ihi presa <ar {IregAiynYdjj 

se mossa a scrivervi in cosi ìegff^H^^^ 
senz.ì r.ndamento. Quella Euclide, che ha 
M. Agnolo Picini in mano lasciatogli dal 
detto M. Federigo yè^'^itelia^ a]f)biii)»4o , che* 
suo padre ehbb'd.d>ìinpf\raM9^\^d)R* Procura^ 
tori di S. Marco , e non altro. E di ciò ne 
ta^WTB ^oY ó^mifiadftr E-pnMielAc^T^ìJ^er vi' 

.àdr di questalmiajiljeiléfayiohoi «4hiP#bidl^ 
^Otteiài) che ultra RMsmcG SIA ^rift ti^gli^sfsHp 
"«motoUlla* reacimù^ai) d$l: >db3t(91) Ubnè^^ 
piixìC éel medesima M^^i^ìMktà-'^. f>§KÌÈlJ 
ìacoiajdàrM senza «oapeteoi(fill<mtiGif^/^fipi^oi$ 
ami 9»K^ftanm.JctoiàiQci^n6ìUftfììf^s^J^ 

d^)^ cui nome già moUi.e. m^lìu4M^iH ÌP^ft* 
nò tettiate oaservantimmo.àia^y oì)(d4[f^l^ 
ft<&n idirea a ^vaicifaéìim^iài^i^OiMgti Mf^Hi 
i(opÌ*ai'CÌdupn nessuna ?ìiitei1^Mi^>9 iiiWI^iif^ 
i&i^eìiiàìffm.tiiperx uà ^ibro^iScBiQó4jBlkd«ir 
fM<^fm^(di)(|}n««toiililHrQi mdmoijfgitoeisfdÉl^ 
d0'>fti)f>radideitkaiRfbcuiaÌQr^^ ìib sìm^vì^ q^fiUì 
•ébssi ittllniktri, eUe'h.dtèdenb oJbiWf^qiB^^ 

<Mp |^od<»dooóBì0ocpttlb s<{Q)ft^iB|^id|^M^ 
qf«M#ini ^^jhiioiBS9ÌiÌQe cUtìlQff a# i|i^o^^«Ì^ 



èèlli^^||Ualiti( cfaei/potre^e tveéoéeitlV^irda^D^ìlt 
relè À'diibquet ooa* ^t8nedr> piùoittr lim^ila^pi^ 
i(tM6Éi(midd>>Kbn) >y e^^iaiderìf» del dRiiefci^f- 
pi^imnl if^glioy direi mio ^^€heT;d«bbok^pot^ 
^ 'i^o f aiJWtMere^ idote^ tanto <«;si graarfì^^A^ 
ite/p^iM^ 'iti nomerei l'ibuiiérità^ suai^ Y> $« 
i(ft^ één^wMioissiina^ A'ii2iidi MftrzQ2A53a. 
iH4^àTO;r;S|^ i ^''•'^'> >:' iv^ir/n:-' -• ;.''«.«•./• ..:- 

an óio ih 3 ,0Tik non •;> ^ (.o';j;f/': -^. ;J. not 
^iv '7s|,ai'^érét%0iia(]edi luéaiàìtab idi Y^ S.anMtrl* 
^idl^ftelte I•((•re^datt^^' imnì bji .guarii* ^b)^i 
^^le^y^t àtpm^ atdireidL'Ì!p»sgarlà!-j;^ci£d 
4Ms6gMf d^)^aàei(^iiMièui^9KastizÌAÌiiM»doMia 
fd^iiAa -^e' Tbìà^?Ìéaa«noeiideUa( àki^iMn- 
%iotfeq€idstl>4ilt>i&tioi iWBiieF& uaoìfibno^tìll 
^é^jatè^^'éH^^l^ià^^sono |ttUf aiuib ;:TaróaÈt| jx^mr 
'dà^ tì^»è^dilèir0T cerd^siioi ^creditiv idn <}j^l 
^^ tIì*bibo 9 '^ HséMsegli* «ensa^ diqaoi^ <m\ 
Hà^^fé ddUa^^Sigdora'JIhu^faessa ^ ft)i({bini9ii- 
O^^aftldlii vCptettttHtbisagna jcriirepdo >an^oS' 
^H>^(^}òl)i^^rnato' p9i'^ a ^ fiotogfialìilt^deAfo 
^1^^ é^ ^is^m c&v Iqì' nmii gli a?«c fpofaiiÀ «tiftOiik^* 
^k«|' a' /«Mi^ s% ^U>iftaro9ÌHàhàm€ÌNbe':(^ie^b- 
-il^WM(|ù<é«tb diiolSoiné olia .nn^'ialtm i addila 
^èkì» l^^A^xwSàé^, era. i^-AolòipMrffiie^i 
^sl^^^«i^ ^^UMCEI5 5ÌagÌQfii' ;>ritèimtD)^ifiC ìv^An 

lEÀMfé^ nel inìlii^:}^ dèfenacu^lche ^mM|9 



SG8 TOH'MF TERZO. 

hanno frustrate 1^; moke fatiche e spese lai-' 
te in i}n<?st3 causa dalla dntta Mad. Giulia 
per lo addlctri.', così cercheranno di fare 
ora p cjiiiiiiiiamente per lo innanzi, prtego 
V S. ad essi-r contenta di coQoscere il mol- 
lo torlo fjttote da quel tristo e da chìunqae 
lo difende , e couosciuiijilo non le ne lasci 
fir [iiù , ma termini e finisca questo piato 
sccdti'Io che ella conoscerà per ^inslìeia 
convenirsi , e siccome è usanza della sna 
multa virtù , lievi quella buona donna dèi* 
la Doja . che ella indebìtamenic sostiene, 6 
nella qnale 1' hanno troppo lungamente U* 
sciata quelli, cb@ dovevano levamela il p^* 
mier giorno per debito dell' ufiìcio, che e$i 
si tenevano. Di tutto ciò , che ella da voi 
riceverà di soccorso e di grazia , io ve B6 
rimarrò tenuto niente meno, che se quel 
credilo spezialissimamente mio fosse. A V. 
S. i!)i dono e raccomando. A'a3. dì Maggia 
i532. Di Padova. 




t "t ^^-ui. - -.' *-^*^9 NOHOjì , 1 ,. /3dq 
latti d- ^ da esso IVl. Anton Ttlarìa, ma le mol- 
te. .VccupaKioiii vostro iRi;) v' Iiaiiiio lasi;ijio 
pó'iérto per atjcor fave. E'i b.-innoini e?.ian- 
djb mandato 1" csemiiio d' un Lrìcve fatto 
in Bologua pocbi di dappoi la csookìoh 
Biia niiovyraentf! pulil'licato c\n voij pCf la 
gpale M. Anton Mnria si dee muovere a dac 
nòia 'a' detti miei afiìtiuali a giaii torto. Per- 
ciòcrhèsi vede mauifc^sto in detto bricva 

fq P^. S, non intende gravare i benefici 
Ila reIi;^Ìou Jcrosolimilatia, i fjviali sono; 
in., tanto jjravaii da' continui soprappesi di 
quel convento, come molto ben potete su- 
pere, ^Jio . tcopjjo crudel cosa sarebbe a dar 
Ipro anco questi cotuli carichi, che portar 
;pp^sopo f;!i altri beneficj non gravali , così 
stìYfircIiiamcato per quel conto. Le parole 
dei brieyc dioono delle inimunità concesse 
aùpec^^e cosi ecclesiaslicbe come secolari, 
E queste non comprendono le cose.Jeroso- 
limitaoe, né compresero giammai, che so- 
no beniGcj dati per cagion d'arme e di mi- 

ne sotto quesialtra secolari. E quando gli 
hanno a comprendere in alcuna scrittura, 

Sembo yol. ni. 34 



di* ^dedinlil 'imposte universakneote .tfa Slc&St 
riscuoter dette decime dàlia Ma^Jbne^dJorlitY 
tomene a S. Sani* subilo ha fatto scriver 
che non mi molestino^ perciocché ella non 
Ita inteso éhd qa4^str liéaeficj JeroèoUmif^xii 
siano compresi sotto la generalità degli al- 
tri, e così io sono stato liberato dalla gra^ 
vezza di tutte le decime continuamente. Se 
Sinr Santità avesse^ voluto derogare. aUU mia > 
gpatik , avendo latlii concessa di péclu;. giorni! 
xtiyptittiB^ arebbe nel detto brìeve £aito tiieoi«f 
TXù^e ai^co de'bencficj Jérorsolimitani^ie^DOifò 
^ì} ar^bbe taciuti. StinH) diuaq»ke.che<jdibjft^ 
t€i>tin largo ^ gran campo da'difendeiioipév^ 
cotlfìdotni nella vostra bontà e virtù \e.]|^ft^ 
é^fia^^ che voi il farete volentieri rend'endo^^ 
jn4 sixsuro, che e per Tantica mia serti tu còm 
K.^Sig. e per la affezion eziandìo) mia> con? 
vbi^ che certo è suta sempre singolace ^ 
diwju^JIa qualità, che il vostro gran valote> 
ha e meco e con ciascun, che v'ha cono* ? 
scinto come ho- conosciuto in , bcn^ nieii«> 
t^fò^' Voi di buono animo mi Jevereie dali^) 
al^ui "Wiblèitiej potendol faro, erpiù^^aa-i 
cot4'fddtvetìdòl fare per vera giusti^»*; tìii 
ch<*'vi ipriego.' Wè solo per Cfuesu occasicfed 
wé t ì^'é^eiitè -travaglio -de' miei^ mAi an^ 
oferi-K^^ pe#: le àhre %omigiiatHi cose,, tcImb 
IfK^'ési^o^ ^v^eiiflrtutto dì^ Vi tAcéon\9Bdo:iìàs 
àiMk Mtì^giòn ^i^ r^^^ÀeKdoU^ìo tuttoiisoi^ 
W<Io^^tee¥mO' é di&isà <^ gu^r<]^«j96^tr|ja(;tì%^ 



Y«ihttrr^n<S32] 1Di - Padova* - V f^:ì ih -. ^:-'?au 
i grrf* JML' ' Frane. Guiieeiardlm Gwernatór , ; i 

-S'IT* r/'.-' '■'.,.'■ ■•'■■■/. ■;;,.• r ' 



j .' 



r.iif HgI ^inteso eksGrveouto costà uà ytiom-f^; 
nriessrio''dì;N« S,. e riscuòter le 4««, àj^f^i 
ZH8^^pD9ie ì>er S.i Beat. U quailè voleja^Q'irfcrr 
scraotter^ etiandio dàlia inìa Magiane^.e Qoikx: 
^èssèhdo Volate fiiagare dalla alGttuale.xhE^ 
v?>à V'ha interdetta la Chiesa che ndn ;put> 
celebrar 'e servire alla jcittà. Pelpchè ho pvfi^ 
sooai'dbitmplestja ia ciò a: V. S. e4 sl ipt^j 
gacfat itti fave intendere a cotesto commisstirrr 
riov cècà N.' S- non dà con le &ue.de(;hn^ 
giammiai. gravezsa veruna sl h^efiqj d<s|lar 
Ilei)^«n Jeroaolìmitana^ che Itanno ; p«r, se* 
fityvetcbfe gravezze da quel conventOi: Peiyi 
ct& che- essendo io stato a quésta medo^ima^ 
c^ij^mise: eoh altri .eommi^sarj ^tltr^d yolie^^ 
i noaMrilpiaii^Q. pariàiénte voluto gravar qi^L 
b^jficra^^eiidoluiornenc a^S• &ffut» v^éinpreo 
ba>i£ttti» scrivens a' detti Gcto^a^s^^^' ^ :cb4.^; 
alier Magi ohe ; tto a di ano impac^io^ , ^^ 4à ^*i^i 
anéora , . che ; ae^ ] em ave^jsejro -ffosf. <(^lcm^ 
xiicokoi do^Msaero Titornarf^À :.tufetO)2^rri 
cavato^» £ casi èla^tMo latM-iC,;!^^ 

ffAor^ rÌ0^ìmsk ! di :; 3»^ : . 6iM»t. » jX^; i»|«i: f e' J^r |!^ 






B^ VOLUME TSKZO^ 

vi <Je' Commissarj di S. Beat. $oprfirJ.9.i^ 
ciiae V è fatta menzione de' b^nifiic} ,4^{;t^ 
v^Iigion mia. La qual menzione espr^^^^s^ 
ttijeJMe si farebbe, se S. Sanu ititj^des^ 
volerle iscuotere dalla detta religioi>ei., S^' 
PL S. fosse in- Roma , agevole pÀ s^eibbe^ 
avei^ da S. Sant. ora quello, cbe tante^aì» 
tre volte ho avuto. Ma essendo egli ^là 
nella Francia V. S, mi sovvenga ella4cd|l 
la. sua autorità; e trovando che. così sia ^ 
che la mia Magione sia stata per addiet^C): 
non tocca per ordine di S. Sant. , c.^l^a^ 
^hre volte, persuadete al Commissario^ jcbe 
lievi l'interdetto a cotesta Chiesaì, e jasc^lf 
riposar da questa parte , perciò cl^e ^1)% 
Ila bene per conto del suo conventp^ q)o)u| 
più da travagliare, che ella non. vQrreb|[)^9:y 
ed anco non le bisognerebbe. La qual ;!Cor^ 
testa io da voi riceverò in luogo di singor 
lar grazia , sempre nella buona mercè vo-^ 
^tra raccomandandonii. A' Z/^. d'Ottob. i555? 
pi Padpva, 



^ M Frane, Guicciardini 
Govemator di Bologna. 



Venendo costà il mio M, Cola per 
riveder le cose della mia Magione , io gli 
ho imposto , che a nome mio vi faccia 
quella riverenza , che io debbo , che e e 
continua e molta, e vi dimostri la singofare 



y 



INIBIVO Na*ro. SyS- 

frarservan^a, che io già buon tempo v*ho e 
porto. La quale osservanza voi ogni Hi ac- 
crescete con la vostra umanità verso me ^ 
cortesia. Siccome feste non ha moki mesi- 
in una vostra ben dotta e ben prudente^ 
epistola scritta al Vescovo di rFano , mIu'* 
tandomi cortesemente per lèi ^ ed ottima-» 
ilietite in un vostro ragionamento avuto* eoa 
M. \ Pietro Boemo, ' siccóme egli rtii ^àccon^ 
lòr Di^ che vi sento immortale obbligo. Ré- 
dia che io alla bontà vostra facezia racco- 
xtiaitK^ta quella Magione tanto più ora, che 
in altlro tempo 5 quanto è, che io le ha 
dato' nuovo ministro e forestiere; e potrà 
arvenire, che egli assai sovente abbia uopo 
del soccórso e della protezion vostra, il 
quale ^òpra ogni altra cosa io priego, che 
vi piaccia non permettere che mi sia ih- 
terrotta parte alcuna delle concessioni e 
privilegi donati dalla benignità di N. S, a 
quel mio benificio e luogo , ne anco nelle 
cose di picciolo e leggier momento , «ffine 
che a poco a poco non si pasi>i con la li^ 
cenza alle maggiori , la quale suole esser 
naturale usanza degli ufficiali minuti e pub- 
blici, siccome il detto M. Cola farà a V. 
Sig. intendere più a pienp. A cui bascio la 
mano senza fine raccomandandomeU. A' o* 
d^Apille 1534. Di Padova, 



' ; < 



. J. 



< t 






.s<.?i o.^i-.v oir.ric o-...-T<;h .,,^,,,r, i^ ,„„^, ; 

Jf itf. Frane- Ckiiòciìxtdtnl^ e * t) '^^ 
c«^ ^r ■ Governator MBoiognà:' ^^oy\o:r 

L . pBo pariroéntè ara V^3uta la -nfiòltif tftàà- 

JOiAul,Ìli Y. p. ^ nelle sue prndenif fètide. 

e^nel suo^ra£;ionamentò tatto al mio m-f- l^rè« 

D|^^^^^J9_ sento quello obbli^^o, che ro^^mfr- 
iJfto.^)E|"so,ché gliele (ìeMbò grande *e^eljirfì%. 

^^^lipj BÒche .rigUè ^i fb così pnp^atfò^^ da 

L GjoyanBonero figliiiolò àt\ TéidìùAmt 

•^j-HvKiv^^ i^oloiiia^ il tjùajle liaf VdltrtW a%W- 

kjfji^r l^cprta ed inìrodiizione ifi 4>U^iil%i 
Jl^.jpapp e farvi riverènza dopò- quéllajNfi^ 

^p^i /p io con questa medesima eisì'lau ^Ai 
^d^Xprile 1 534. Di Padova. ' ^" ^f 



lió 



\ • 



1 1. :f 



'Ti-. V 



! M rr • 



/^ :r/,^ ^ Siffg. Conti M, Galéaziù ' 
€ M. jSartòlomìneo di Canossa. '^ 
* / , ui Verona. 

e ^^^-'J'- ::■'^ '..,-. . e ' ' ; :' 

'■ • . , ■ • ' ' 

, ,^ j \*G)r?^^ doiiè e molto a tne earo mi feA- 

,^nOi Vostréi SicrioWe, IHuistri Sieè. 'Corid * pih 

9£?a chp u cjeló tn ha privo elei Sis -^o^iéo 

fZio . j1 quale ip cotanp anni ho amato ^ 

jyOyìbrato^^opra ogiii alrro, e éapea essére èra 

lui àmaio alrfési ^ $ dé»lia cui amistà^ ''élà 

antica ed anbarbi^^fita io mi ^ettea ©étt-cóA- 

tento: a yoiei^ end ora Votientiràte in' Stì^ 



, , .W»f"SOTPf„ |7ff 

Itto^o ad essere del suo amore Terso mfe, 
»oa meno cbe delle sue fortune tra voi 
eredi, sa .d^tiuftoe per, w»9tGft lettere cosi 
cortese eì4alGe.,^eano. TI qual .doao io-ri- 
eevo e raccó'glio di buohissitno animo, per 
tenerlo e guardarlo , mentre la vita mi si 
^rfli«nd*fi:,,c<?^ qupl.lo mcilesinio afFelto, 
^sbo 'n9 r Hltoi; 4i Wi. faci>a , e con che sì 
.deCysi cafs, poii^ guardare, e tanto àncora 
.Itl^giorw^ilte., .({i^aiito in vece d'uno àmi- 
,*0;iper-di*H?r?«ii fl»Cr,,«e date e riponete due, 
£^ dw>)'^»4el|,o, vint} ;9ra non solo per fjli 
««Bmjiia^'aiicow- perla debolezza delle m cnj- 
'^Wa;R)à:|]RÌciqp ar^ fine della sua vita, che 
1*4 Ù^tt Jp^cle-i^rUst^c S. mi si doiianb a 
r)gliov5ifli,:^-, fom araeadue, e di molta e'iuli- 
ffi pffi^e^^à .9 speranza. Rendo dì tutto 
ciò all'uno p;4^'<yUEi} di voi queUé ' inUj^'- 
giort grazie, clie io posso, preg^dovi'tibe 
siccome a me profferite voi medesimi, cosi 
riceria^e^.ine, aUo 'ncontro, che a voi pari' 
j»ent%jmi,,profFero e demo, Np^tiardiate , 
se io Qoa vaglio il vostfo prezzo p&r quel 
medesimo conto degli anni, cbe io raccol- 
si del Sig. vostro zio , e della debolezza * 
'^Vl^ ìflPW\?f-^ì f^he nessuno })uò ad ahrui né 
-.^gSitHrmè più. (i^m^cosa dare, che se sies- 
o4^„£ ,st9te,'pcfnfciaii,i!alcndovi di me, dove 
f^«»Ìa,,lyip.n|0 aiàc.^per voi, mostrarmi, 
fc4'tW9F^ iiUjiiiccioI^oqpo , che io vi fa ,' al- 
jt^enq^KÌCiCVUW, vpjpj^per^i. La lett^erA , che 
-»>?«♦ mimimi •?]?'■;%■ vostr.) Zio sc^rit- 



376 yohvìj§s TfmKòJ 

e il dono del paano nero fattomi ^da- woi 
m^hanno rinnovate le Jagrime, che iorspar*^, 
se ho per la novella della sua znQjrieu^;^]^ 
TeggQ che egli, m^ha veramen^ mandalo ìt 
corrotto, che io dovea fare della nostcìi bé^ 
nivoienza , la quale non sì pote^ per allra' 
avveninaento spegnere, che per morie.. Sta** 
te sinià A' id. di Marzo i53a. Di Pa^oyan 



Oi. 



Al Signor Luigi Gonzaga. 
A Bozzolo. 

Ho fatto tutte quelle profiferte, chehir. 
5aputo far più vive al Sig» Protonotario Fiani*' 
mingo, il quale voi mi raccomandate coq 
le vostre lettere ;, e farò parimente- tutte le 
opere, che saperò essergli a piacere o a bi« 
sogno , per soddisfazion di V* S. A cui ren- 
do grazie, che si sia degnata comandarmi.. 
Se in altro son buono a servirla, vi priego 
a non mi risparmiare, ed a tenermi per 
vostro^ siccome nel vero io &ono. A' 29* di 
Maggio i533. Di Padova. 



A M. Marcello Pallone Romano 
In campo degli SpagnUoU su le riue^ 

del Po. u 

.Nqi^ foste presuntuoso , Sig. Mescer 
Maìt^eU^k, .quando in Vinegia mi recitaste 
alcunL^j^^Ui v$m;):,,cb.e j;fan4emeDle mfa 




^at^qcr^ra; né ora sete stato ià inandarihe- 
ne afqaami altri soritti , i quali m'banno 
tantGf^ axicor )prù. dilettato, che queHi tiotf 
fòcen^ quanto lèggendogli io e rileggendò^lv 
più Ùjkte j ho potuto maggiormente septit' 
lav^dàvità déHa^loto armonia. Rispondovi^ 
adunque che ésèi sono molto belli, leggia-^ 
dri 5 «^ pieni delle maniere degli antichi poe- 
ti e spezialmente di Virgilio. Perchè non 
dovete temere di mandargli fuori : che io 
certo sono -5 che essi fieno letti e veduti 
volentieri, e darannovi àhbondévolmente ono- 
re e fama. Ne dico io ciò , perchè io non 
sappia che Voi vel conoKcete altresì, come . 
io conosco; e vìe meglio ancora; n\a dico- ' 
Io per soddisfare alla vostra richiesta , là : 
qual nondimeno veggo che nasce più da 
modestia, che da cagione altra. Ed affina ' 
che vediate che io in ogni parte voglio uh- . 
bidirvi dirò d'alcun lor luogo, dove io sta ^ 
sospeso^, e non so risolvermi, siccoitìe è in ' 
questi versi, che dicono: Sicaniae quando ^" 
a Sicorl cognomine dictae. Aurifer oceano [^ 
qui se permiscet Ibero. Et ducici irroratjat' V 
SOS aspergine fluctus. Ne' quali a me pare 
che manchi non so che , e peravventura vi 
manca alcun verso. Perciò che sopra cpie- 
sti tre è il verso che dice: Liius ad Espò^ 
rium njrmpham solahitiir aegram , e sotta 
essi queir altro : Et vosj o musae etc. Ev- 
vi ancora quel verso, che ^ce : 'Nuda' pe^ 
dem incómptisque ruit Defi^éiì ctipitlW^^ 
»el: qual^ ve#80 ^ttcllà voce rtiae a^-itì«'^ jiSrt?^^ 



un pdM»" tspetétia^ ;Leiiecei pia M.^t^f^^ 
f^pmit^ m>e:ei pfatcebbff: dirt^^ 4ì^I^4Ki2 

l%cètfi«^tàf queUV<altro wm^ov obe .4^1^ 4A^ 
-mfsekmi sM ertàf h^ ét^inuàmè fiéCtiMm^^ 

iiè'k^ì ilQM esempioj^ Per^iooQhé ^q €i^i4# 
<Aie^ «gli faccia* exairpù Putte j ste. Voi >:^i x^fi^ 
è^mi)ii»^,iio{ ftoii ne ^|ìarlp.:;X)i coma^^lj^ 
^Ut}ir«UfO. y che fUcé ., ^ f^tctus . m > iùt^cff^ 

i^ó è> delta >ài^^alaicaT io 'iuogb ai- pfuij^ 
^kno «he vi bisagner^ibe'il $¥ói(g^i|HÌv9$9 
come sarebbe pacis ergo ^ o simile cosa; 
~ch^ senza esso a me non pare averla ve- 
duta giammai. Pure mi rimetto alla diTigén- 
iKBl di'i^'óh^ O aaecMra.iìDi ^tfue})<K, vC^ejTtt vùtc 
^sjfneUs addent falicibus ista^ Perciò ehe 
ne' btioni aoiichi la voeè f^^£/£{ è relaùva 
>* <<;olili(^ con cui si ragiona y. non a colui 
''élHi' ràjgiona^ né giammai la pigliano aitila- 
mefite^ ed é quella voce^» che nel Toscano 
^'ijfe dice' cotesto. Ei in questo versov>pxire^he 
'l>H^giierebbe dhe si dicesse haeGy -: pi» XJf- 
»to 'cì^eHsta.Mk come io dissi^. q^cn^siili^ 
^0' 'avvertiin^^U ^fosti affino che > ^ vfeggi^ie 
^l)he'io'i»fiud»ò' alla^ soddÌ5£aìion tosMa :fie 
*>più ^' ìoBe ai bisogno. . E^ p^ravveotur^ ,ctite 
'^ essi ^ <s0no'^ to^lmeo te soverchi. Il che 9^,'ày 
^'h^simando' il^itiìdido ^i^tMic^so mie^^loil^' 
-^♦He^la' ìólii^a^^ elawr io rp'rea^o\.<tiA^pMoer^ 



Hìtìì^ikzi^i de;Mii6Ui(i)HÌe]U^^i|;iwrfiM^rr 
'■cÉésk'^' della Signóra Vjev&nicbt iiq^^Kp^ 
%6H^^^\i èìEiì^|B^iu\ 9 .è belli .>e > vgtoi^iii mt{i 
^ trè^'ft^à di pìi^ fatica. >qabllè£:d^lp^:\fi^lì^ 
W Sl^lf^dsa^ siccome :labttiif>ìn> lÀiipé^Aì^ofé^ 
ìé^ irte è. \ Qa«ttio ^ «1 SigvA Marcbftae d^ks Nvk' 
'.t^^ ' che vi 'debbo- io dide? éGixWitkjicì^PiAP 
iò'p'òiròj io Ti9tràipui*e lUKjdlia^ fi^rjgUmQ^ 
^ÌH^^ m alcim iuoga più ;vicijBeft>^ :4pve> . ip 
^a che! ^Ir ^ia:^^cs^e a. Q[apoU< {xeiTi^li); p§- 
*éb^ élégli imni V che* i^i jùiprast^nox) ^i ;}C}{)^: po- 
t^@bbc^ ]j)i4 agwttlaiènte v^^rargi da • i9$^,^|\e 
rstieU^r^i' ad-vopèra« Ringrazialo. in :tantQ.d^j- 
tlà'biéàlpriaf^ che «gli ^eiòat di .me ^ì^^I^h^ 

^ ' * ■ ' • — •■ ■' * ' ■ ■ ...... i. ! . ; i , • ;j« • 3 

fH^MIfcw»» ■■ ■■ • w iiii i n. ai ■■ ,1 iiii^i w i m , !■> B i j ■■■I H ■ miJ i rt fcii 

> ! . , 






' ^ ) ^"^ S&netU scrhse Veronica G^m^ 

^^ra aita Marchesana di Pescara y l'uno in-' 
-àù^rìincia : O della nostra ètade unicia g\o« 
"^ì^la, r^aliroi^ Mentre da' vaghi eigenui pe«- 

--SiéHj d tutti e due sono impresisi ^^iatmi^'^ 
^ priMa parte delle Rime delia- Mqrebem- 
-^ n ^oTv '3Sgi e ' 39^^ delia . edàiemà del 
' <Janxi(inierQ^^ di' lei fatta iw f^enèiàiadf^J^m- 

telile Sessa nel i55&.Jn.&i con^Iasposim^- 
^a^i^if^ Rinaldo CorsQ. jé^ueUectanpiosiAio* 
^'>fti rt^ùse laCòlóiiìià. oàh d^iGuolSoAet-' 
'^^> tumf^esisùefite a \xm.i33bB i£{alfrùu\a 
ritan, A 9.3. ideila sopraccennata ^edmerià?^ e 

jS£oì[j[ues4i SenMi^della Mardkeèimaf^e^fdàl' 
'Ja^Gégjpbdrafai^elijfi in (f$iòstmhettenA l'r^f^ 

tare. 



m' à éi yero grasdissimo idono. E prsceiis 
che diciate , che io possa disporre di I cosi, 
gr^ilde-^ ehiaro Sig; Perciocché' è ciò bte^i 
goo della sua infinita mnamtà e cortesia o^v 
gtiàai dal inondo coaosciata a bastanza^janp 
tì&h celebrata per ancora <|aaBto:ai coDVttcì 
rdbbe; Scrìverò a S. S: quando .me ne^ven^i^ 
ga alcuna occasione ;, senza la quale teabff%^ 
rei d' es^ser da lui slimato prestmtuosiK'^Ia^ 
questo meezo sarete cemento basciargll la!' 
mano per me. La profferta-^ phe mi ^fater^ 
di irebirmi^ ad accompagnare, ^ cenando iot 
peoàUissi^véflire ai Sig; Marchese,* é troppi^ 
grande, per tiò io ve ne sentirò obbligo 
senza ardir d'accettarla* M. Lazzaro , a cui 
feci le raccomandazioni vostre, vi ringrazia , 
e vi si raccoifianda, ed io altresì. State sa- 
no. A' 5. di Luglio x53a. Di Padova. 



^jé M. Frane esto Bellincino. 
Di Modena. 



■% * J-T 



' Ho veduto con molto piacer mio e hr 
lettera che 'voi nii scrivete, e la orazioa 
vostra scritta al Re di Francia, che a veder 
mi mandate. Perciocché e quella ha in se 
tanta cortesia, che non ne ardirei disiderar 
latÀmift^r parie, di che infinito obbligo ho 
da> ìietìthrvi^ e ques'ta è cosi vaga e bella V 
ed^iia .^ttte fcbsi Iffggiadrov che molto c^ro^ 
mi^^dee'«sliÉ»r>e av^ di voi questo testi monìo^ 
e quéstar; iJóuteteà^ Ed ha ben latto il ^«^' 



Jdre'^DaQ Àrcangioio ad .«ss^re^^ cagione- »ta-« 
XiBy che IO. /ri cona&ca ^ dandovi a eia. lare, 
bal<lajaiza,.A(rlDe lìondiaifiQo potevate .lnun^ 
xasBttem jBLe»za> rìspcuo alcuno y :se .non ria 
quaa^Ky peratventava-ior non . era idi qm\ 
grande onoréegiio 9 )Cbe voi mi fate. Onde 
ìa tanto nuggiormente vr ringrazia ^ e rac^ 
CMjgltendoi eoa iietai volto ia^ vostra omìa^tà , 
e/ienendolagraii^doraente cara, mi vi prql^ 
fero ^ >jdoHO: allo /neon tro^. £ vi priego ohe 
i^si per lo innanzi joit «Rimiate voàtrpv! co^^ 
ine dimostrate di dovere > aver. cara, cbe io 
voi e riceva e tenga pjùjr mìo. State ^»iBkOé 
'a8* di Gennajo i534* Di Padova. . r» 
• j ■ ^ . • ' » * > .. . i. .>j .■ , . • 






.* J 



:A M Lodovido Parisgtto fi] 
il glossane da Reggio. - 

Io ho a questi di da voi ricevuto una 
molto bella epistola in Verso eroico scritta- 
mi nella maniera Oraziana. La quale gran 
meraviglia m'ha recata per due conti, Tuno 
è, che io non conobbi giammai la persona 



•iMi^i*«M*.MM^hMM 



^ • [%\ Dellu epistoia^ imi i^Ue^r qr^iano^ 
sfriùtagU d^l Paris^tto^fi^ menzifiineLòlLe^uiy 

minia. < ìT^ìwmnep ^ /per» ibiQ^cuiem^Mo ornanti 



38^ TOftUMs vmw. 

vostra, ne «aco V ho per addietro ricorda* 
re udita, e parati nuova cosa^ che uao, che 
tanto sappi! y tni ^ir uaoc^ti^^a^^tD'^.silun- 
gamente, Taliroé perii 9Cirittura in se, 
che è tale , che generai iUieraviglia leggeil- 
dola , monda, pura , vaga e piena del can* 
d€tf d^lwcoIoi^dVikagosta^ lao^tla^ i^^i^ og- 
gt4l''ipttdd M'^vederPerle* quali oa^cc io^tgj^fe 
sétt^ ^iki)<!jgrato a meco fiie4eaÌ0ij39Ì;ihc^ lUa 
c6^ dèttjo 'uomo ha voluto mdìàa^ar^ic^^ 
ci^iiip^^ìménii '^ e vie' più^cba \0Ì^:ìihftdW&^ 
te^'fàfé, ^^àle vr vciggo 0siiei:Q^^kigx>l^p%9t) 
tao«4n>asni'e. Quinci Àasce, ^^.:U>(j§(^ 
fat(<P4ft '^oca- -ora , ^siccome detiiip?^ 4Ji4$R[ 
v^^dV^e tatto pieno di disidejpto idìr, p^a 

ct^Mi.'l^erò sarete contonto,; se. jd[ìii$9ntiri$W)^ 
bUè^iéi^ (far per Toi , cOsi^dbpi^raJiiiiii^ :^(lfl^a 

zd'f)épairtiiio, come- se io anticanaenti; aq:;^. 
co voÀtro fossi 9 ed a voi cpugiuntissinif^^^t 
dom^istichissimo ) che per tale mi vi pcofr f 
f(P*é'.^'Stat«-sano. A'aS. di Gennajo a533»' 
D*'fPad*va^- ' 



. ì . - V? 



:vn^ 






I I ■ — «ini— »— I**ià4i 



riposta. i£ko'^ostui\huqn dickéfe ^ Scrìt- 
M^Uatìàòf^ ^coHèò ìéi : babcoglie' 'dalle ^ ^mài 

tfefc atkl(5tì5 hànefio^tìàà i^ istampaie pKÙs^^sjk. 
figliuoli d' Aldo nel i55a. in 8. 



^ V'ij^j -Oiivi :u;:) ^r^oo vV^:/,;^ /i ;.ii-.«:j n Hììhu f/i 

v^hhi^fa(if6dr , csébe ' crederei &Tm'iciii|i53^¥it^> 
faf^^ '^^'tò tédev ^d^nre ^eUa; óanoiA^li ,i^ei9> 
Né^'ào ^^lIciaM 9 chesA' abbaia ;^]»i4ii>.ffl(;)aì^90|is 
Pèrdite (g»8)Ì eoseanooi boixm>dir>dd|t ii&44ÌT^t 
sfisité a'^V/ S.>^c<ii»e ^forrei ppter far '^^i^p^;:^ 
Restiif 9^@hd io' vi . laooiftrinieiidecey Q£ie^)L\iQP^ , 
stampafMé iìi ¥megia }ia;pr6«^ (ad j^ii^p^in! 
n>ejrk> cerretiò ^ < e ne aspetta alcuop i^ l^e^ t§y 
bóLObo da^ Fiorenza: p€»: metter; ^nwiiijqb /airi 
r.ì^pè^aV'di modo che peravvenlura j^jM^ri^rf: 
te m bridirtf appagarvi net diaiderior ws.t^i^7 
State sano. A' 9, di Marzo i533i,/IHvPltf-il 
dova. 



A M. Lodovico degli Obizi. 
.^A Ferrara, 



«lA X]lbi v^tel il^tt0'jv3c3ir\fooqpoiilo .^«liii^fS)^ 
AMte'v>é^ Cardifi»l.)de'iM6& ,^iióav>\deMa 



r,,' »-.i 



tr9 ,y£Ì^ . parlaÀo. . £ fl|e ci4a?)fha^i(0O9«Ì7eMk 
n^^tó fptipciò. che il ^^dU^'^^^oÌMr^fecM 

di Monsigaor .Valefio(4a-*««sft iloqltftlf^O^ 
alloggjuò i^ Yinegiavche iVéHeni^ i^o^PtéHK) 

pec<;hì egli da «e clejj;i^s«o ilàìiteil^s^iiidlML 
Ora..flie a voi hbì f«ritag;i#9ieTolér^9Qli9riÌOc€siib 
SI poca^fdimesticbezaia sia pec^^flftiiei^T^ 

3u^. $ig. ^oaa cU, taaat> momeoii», co9«!^02 
Papa. 09I1 vuol Iw ^gli^: j30sa>v ckcblBGì^rsI 
diaal Gesarioo 1. ad iiitercQ99ÌQE!.^i4il a^fèA§& 
)L brieve a '^q^ella' filadomnrìfu ecoQfCodoiKi^e 
ottener, più octii lar paò jConvUtttp iFautosbjbJ 
sua , io. altoo. non -cUvòtf '^{s^inoa. olle IfteMa 
^o4oyÀao non é più- 4ii:<picl buoiit g^<iìci«4o 
di che> ^li' suole esseve« loJv) ydduio oiolèio 
hricvi. Itali , quale cotesto. h^Ìà: cui 'cri >Jicb4o 
t^., e .ne ho già scritti alquanti:^ • conAra^ia/ 
sentenza de' quali* ì Papi mede^im hàsviùn 
po^ s<H*iuo a parte a' ooonnisaàr) .iara ^ r dMi 
nqi;i gli ubbidiscano. Ed a questa;mododjo»ci 

10 yagliooo, quanto se scrìtti, mn i ibssf wv 

11 Presi4onte della Romagnti'' noonidiireJibafÀ 
a\f^O$si» cUL Car,dft0alHGesarkio^ji}ueU(Fìy3cliCBl ' 
mi^jKM*fve^rj se g\ Papa. nUiidire aLidvipvcDff 
vine^a^p^iUciA gli-) Avesse. E^ poi .credetti Ibbo^e 
un^il^iai,, jiette^i^ tScrUia al. Cardinal; de'SIe^q 
dici, che appena oti.^òtiioaeé^.^^aa hdpiq:àrb 
tanto ? Voi sete in un grande errore , M. 
Lodovico inio caro, $dii^éprtej>^tte&&t\hAeve 
fate alcun fondamento più di quello 9 che 



LIBUO. NONO. S8& 

il Papa voglia che' "sii ■ Taccia, à cui può tor- 
ttàM alcun pto e comodo di quelli beni per 
àl«à via, che he ▼òi, ìiè io non sappiamo. 
Ma J)]ure>8e avete^opra ciò a cercàlr favor 
di' oQardittalc alcuno , cercatelo dal Cardi- 
iilft:<]esarìito 4 a cui fu il brieve ooniBé^so . 
cooÈb "scrivèie. Il qnal favor se vi giova , 
non avete hisojguo di mie lette^^e al Carcti- 
iMil^^Ae^ Medici ; se non giova, che bisogna 
ch« a^me- veniate^ che nulla posso? Io noti 
saprei^txiial essere con quel Sig. così pre-' 
saUttifMo ) che io gli facessi tal richiesta/ 
br^uaie À voi nulla, giovando a lui putrefa* 
betulla sinistra- opinion dare del mio poco 
8enn0> e poca tofidesiìai. Per le quali co^e 
tcittc io;vi priégo.ad iscusarmene così, co-^ 
nw =dà V€i merita J!* antifca e mólta affezion 
che^ùo vi porto , e: a non credere che io 
ciò^ vi misjjhi per non; vi piacere , ma per- 
chè «io più conosco in ciò , che vói' perav^ 
ventura a questo tempo non conoscete. A^d 
un ahro poscia conoscerete voi ed intende-^ 
rete vie più di me. Né vogliate, che io mi 
faccia tener da sciocco senza verun prò di 
voi, né verun comodo. Vidimando con que- : 
sta la minuta del brievé. Quello che vO-/ 
lete che io taccia, il tacerò ^ né pia' vi peri* 
seròf'Come se scritto noi mi aveste^ Vólés- ^ 
96 Iddio ;per vostro gran bene^ ché%6ri vr^ 
pensaste pia Àè anco voi. Statè^ìsàiàa^A^2f^'/ 
^VÀpcjle i533. Di Padova; ' /; '*;^ ^loib 

r. Bembo Fìd. VdL -^ !i5 ^^"^^ 

/ » ' . • » *■ ■ . ■ - e. • > 



(ino? ; i>>.' ^^n ( 3..--ui ,:tjJ , sdi^ « d'ulrtn 

Vvi vv,^'. ,or.-siJ^ Phtèà^'' '• '''^^ r.ijlc 'lU 

-4'. fi/'., cv^/.v'.^ , ji,- ■ ■ i -'yj :_ i4Ww\ ^i■,i^OJ^ ooo\ 

^< 'Kb pt>èioì dòló^' ^égK itifòrtio^>vd^l^ 

ftVtoVr k Iettar là róìttt^a ^(rtlÈ^<p9ìién^fa%|^ 
té^'j^o^iÉ'^tté^ alt^ fere nòà «e"tt%^jlql»,<W 

derravVP il ^étoìSi lei tiIqiiàÉttò%é£fdi ^^^ 
to allo'nvito che mi /^e, molti jaqpi sonqw 

m'ha doaato , senza perear più oltra. Perì 
véfóétèVr VbA*^ altra partói;«He'-itt^n8tf.W 
gli<f 'ttb^ctehìre. Orttà 黫MitiÌfa<f -'^f % « " 
aKrf v^ché idteiidoitò aH^K:fiiW»'^tìé« 
^kSioittiw. ' Siro 4|(Mteùt0 Itti Mi<at/%a^^ 
HtìffiiNtò aUo' Itìusìre Sì^bif ' Cm; ''O"^ 
ào4i«Mn;eéte mia Sìgiioré.ì A:-:cfii->dM 
di tutto il cuore molta felicita^.' Stàtè'^ iriiìélà: 
Agli 8. di Maggio i533. Di Padova., ._ 




.:".-. '•-'.'.S^i'^, 



"^W^ Còftt&kHovan Jacopo Lwr^fé^^ 
Orator del Duca d' Urbino. ^ 

m 









aabrAj erbe, fiori, fonte, ripAso 6 somi- 
glianti c&se si danno al Duca in reco di 
molle. Poi;j)(;,a||w,,<i<iff«yn4alj;nna casa 
air altra così : pF^^ìci^c^ ifariae, tfuo in 
loco bostes fudit fù^vUque, civitas popu- 

1^1 fljXaj^icfineccti.Jtn qo^i lwg'(ti4^il^acTi 

-onoB !iir'^ "'■r'f -'Ili-' ''" ''<" ' -jii"ii''iI!f oj 



^^ef^ft'i^y?* 'W'V..,CWI!fWg«, »W»^„.VnVWV 

fti!*|eS5«i#°^:f.--^^ ■■-.- - :; o-H. Ih 

E-:,i,V't '-'i ."■ ■" ■ ■'•.' 'r -f' -•'^ illA 
UmBrid jàm non te 3 non ' sìlv^er jtp- 
penmnus. 

Sarete cODtemp,,^lo. vostre lettere in 
buona grazia det^g. Duca e Sig. Duches- 
sa, raccomaDdarraì. A' quali ^|(id^e|^ fare 
«a di riverenza io quelle Idpo',,^^^ ^^, 
le ed a me dolcissime contrad^. eiFpCQgi}^ 
a goder per olio giorui alnr^^b^^^eLgfl, 
lo, e spezialmente posacodo '/?,%'^^^%^(Wh 
di Salerno con la sua, beUa„nnif„a"J(mj,K 



\ 

388 VOLtfME. TERZO. 

B«^Ìia deir AyellaliV-^k téMpo ei a stagion 
calda 9 come questa è. State sano ed abbia-» 
temi per molto vostro. A' 28. di Luglio i533. 
Di Padova; - -^^ -^^ ^. 



r '.V. ,. 



2 




A M. Agostin Mosto. 

r/ Atta vostra letlè^; Wlàg: M: A^^ìSùd} 
joKm ho prima dato rispó^taP. ' cfae^u^^?- 
ai«fot^va maud$rvi adfeiilia ' altra dos^t^ià"""'" 
sèEtipU<sé lettera. Ora. efae p^if irnòlt'é 
«t^apa^ioni a ciò ititènd^t'er lidtt 'hoti(M^ 
ih) ^tàmsiW mù essfa» bttie èàiftWP^Wù^^tf 
lliiigo in darvi coBlézsa , cl^'là^'^^hi ^^ 
§àkk [doppiamente • m* è^ càta *sf àtàf/ 
vii^ie mosso a seri v^rftii, è^p6ti^< 
toj òòàt; affezionato" alla benédeitfa aniilià 
nastro M. Lodoviifo Ariosti t di tKé -Vìt _ 
do grazie. E quanto appartiene a qtiélm 
0^ da me chi-cdete , vi dico , «he ' fcjtóEffltt 
io fof^ il potrò , io il farò di l5ubkfH^ft 
Véjg^ift 9 colà portando V amore , the WMài 
ed al suo gran valore ho da molti atmi-'id 
qua «empre avuto, e la vostra dòlcfé "piatii 
Siiireté contento basòiar la mano "ài l^%. DlSiS 
vostro grati ^ig. mio in mia vece^ State" kailid 
0i3. ^Agosto i533. Di Vitìègia. ' ^^^ « 





iìi .^ALiìIs. ■ . •. ■■■ ^' 




. ' •• " . /.i' 5^ fili 


ioiiy- ^T. f< ^. ^:< : ^' . 


^ 


^^*r =■ t.:..-l.--^,'ì 


-i" 1 THÌ:> . 'x\ì»!;.'r^ ■ -• 


."•« 


. •ilc'Vj'/Ui *J ;^i/ii4 




^if-.' '• 


■'i.iip >,.J. •■■'jb>i^»y 



1 
1 


38»- 


;.K ' .•> '/f 1 . • t' ^ ."i.- -»;• • • • ■ ^ 


. 'il 



A M, Pietro Paolo Vergerwir ^^^ oJ 
Nunzio di N. S. al Re d" Ungheria. 
' ui Ratishona. 

Che le mie rleuere vi siano state care^ 
come dite, non ne dubito punto, sapendo 
ìa^ifif^K^ dfi'vo^t^ teneri ^nni in q^à stato 
s^Qipyce; r^a. Toi amato, e ' cono^cendio che aarr 
]g^^;f}Ì]Ì^ , poscia che io pirima.vi cQoobJ^^ 
yjìxo pìtfi ^en^pxe ed amato ed ,onor«t<)^r,pa^ 
lii^e^te^ .Soao a vae fommam^nte* ^piaciute 
^lo*9ConM!<9S e caiàasime st^ite le, yJmtA di 
qfii^l Sentissimo Ae, che raccolte .m^f^et^; 
S[^^ ,yo^tr<^ jl^ttere, e le tante, e qQsl h^l^ 
p^yti qeÌ,is^q.^enei;oso/ anìnj^o. EJ. S, ^ XUcri 
i^jche.l'b^^alp.e A magnanimpr ore^to^ 
^.cpnceda Qziand^o felicità^ successo dejnc 
•^ siie imprese eguale alla toa virti^svccoh 
ine fi può- già operare che, abbia, da c^sei^ 
f^tendo 1» restim^ion del Regno • .fai(a 9k 
Imi dal gr^n Tw-Qp^ di(^i acjrivete, .^lìf^ 
^ è fgfi i^t€;s^ IL ,deU4 qoBiìe tMtst questa cii? 
tàt miiravigUoso . piacere e . consolazione hn 
]pc9A<i;^ed io tra gli altri ..alq^nantP^ più ::i^J^#t; 
^i,>.aitri per conto vostro^ cì^ «eie alUm 
a Prencipe, pili quieto e me% :tur)i9lp ,7.ch4 
non si stimava. Piacemi oltre a ciò, che in 

Zuella corte sia di molta autorità Mons. lo 
lardinal di Trento y poi che S. S. è quel 
savio e prudente e grave Signor, che ra- 
mponate. La qual cosa se v' è carissima^ ca*^ 







HÓtÀé ntJl piilk dènti gtiin'cinrti 

li iiilaj li 





ttétaté itf gittséee t' ^seàtSéfiH '^é'^'&ÌBSaA. 
f>tìiyxkelé &xé nòje «oiti^- iil»%(ftft- fSfé 

sideriate, s« a toì potesse venir fatto df-^^kN 
mi in questa bisogna. Colui , che ba questo 
Priorato al presente, il quale chi egli sia io 
noi so«iiKiN%rf')'liè^l($-^Sk iN^r»^iusu. 
ineri^'1%^ ^ ^^ ^stfeia "dè^ •iké -^eUe 
genti aver luogo, è mio. Quando a voi paja 
fihe io il faccia , vi manderò le mie bolle, 
i^'^§Kigi6«f,»<^e<i«'i^ fa^ s^^a^ e^dere- 

éfif V? R' a-^è» àblfà^'ébsli tf <nié*«*>*n^ 






tamenLe ili tutte le ^i^,,^ jgi^a^jc^^^jS 
po«cia bene iaformaf^ gv|s4ÌfH''tBi-W. jS 
tjaello, che iperar s«..n&j?pai^ (t^oii^ei^cjt 
'jjate col Cardinale, (», «o^ evi 7Ì..pf^tTÌrBft 
che voi giudicherete che 5Ìa;,da teitt^e,.lN[fà 
dirò più oltra, ed atfjepje^ò da ,T4Ì'r^P(>§^ 



jiaie|i«wmiMi«», .$ijit«| t^n>,f,me!fii^m^ 

.TBMgifc, :ii : I .'. ■.,!-K(i:f.»BS.,r!Js;iii)i» 
t?,'V ,^ •■ -^ ;i. .'•■"' ;:-■?■.;_■ ■>- ;)ì;> ni ÌM" 
'.:,!,■ ri" ■.'■■ civ- H •;-■.,-.: ;. i.jr]ir,i,=I 

e,;; Jy^o di'fi^S.'^^f 4 V/l^iecfa, ,,.^ 

■r>,'i.j';ì ;. ■ 5! '■- j ■ . ■: j , :■■;-! ìi 0! olia 

.,,,r„;M-. P«tB^ S«c!»inijo,,ft>en«,ji%yfiti) 

d'-miM »i«)>i.,gWiiÌ9 Ui:a(ieU)>l»»"»iil,SPJr 
j«„«l<)tw,^i)j iJ.watjd.ift ié(Wi?'.«Bi(!''SHS 



>1H 4 K 






,^^ ratAfWM .TUBO. 

.c^sUloper larA al Re :HfF#ffiti»m is! ìdioiefv^ 
j(^^ 6; htMiar b nuBO ra /Yotièt- Q 
jigff vagbiitpiino 4* •veJte ^i tiiui' i>g1i: 
§r^9di.e valoroài cooteu&n. .Pric^.TW'tJbpar. 

uperUo 4i lui cbe il vale^^ >a)'P^'^>>'ÌH*^^ 
mipi» iche gli ha 4i voi Tagtotta|okI«i»ai:/iiH 
9^^199 coQieaio di vederlo . yaleaiMiti ^'eijdcB'' 
yp porrete ^ che potre(.e< aennpre molcQ^lVn» 
gt^aie. donargli del Tosiro £Ei^pre;er.paiijiKd 
pio .appresso il.Re, ^ fai:e in cifo oi mod» 
(6^Q /egli .ccmosca, che. io>sia da voi.>ija«)Mp 
^|ir4|imto, *<|iiamo io stimo: d*eaaeM«> US 
lote^Q voi avere "avute alcune mi« .jW^eie^ 
Ia qvj^Ii io atimava Ibaaero 8inarjri|e'^ è tok? 
lErEiU'iTispondere. Ptire non hocancokB.vsQdj^ 
t^, vo^Ure lettere , le quali- pei» e^ser. la.ott 
gbn, che mi mosse a acrivervi, a me d*al« 
cuaa iraportanzat non posso far che io nóii 
^u^ui oisiderandole. Uel mio stato ]!^;Pi^ 
|ro j^.'potxà raccontar tutto cjuellQì) obe io 
fi {MOteaii scrivere. Dimque &rò fine a voi 
Jo|lìgemexDento raccomandandomi State JM 
■^S A' i3, di Marzo i534. Di Padova. 

■ .-*■»•■, ^ I. lÉi,» 

-,;...'•■..... I . .' . . .U... 

. :, Al Si^or Marchese del inasto. 

A Napoli. ' 



SoYìo alla volte cosi presuntuosi gli ami- 
€Ì| che nou: ricevono escusazione alcuna 



jj^ià^dy &fMie é ora a ine àVvefiiil9i^i4?b% 

•OvìgMVa^ che >it) ^ ^f oi - p«r léttéi-e'^ itìétìi^ 
hmtkéoissVj^kni mo ,->e dicai<Ìogli clie 'jo - nob 
JVfqiffMvteià^^più »(5PÌiio, né' Còti voi' tén\[ik 

BtrYtf ft^tteun^ 4itipÀècio/ B^n^^éi'li' ciò ValèffV, 
«P^c^si iipwtwickriiii ' ^gJi ' it icalàmo^ «^ ifir M^è^ 
ttVi^\^fol%àai|^ ^0^ felFOi |)tmqtìè ;sta! y. ^ 

«^um M. ràlltfdit^ di Cervia H^g^jpfb f ^^il 

Mi Qri^(m^^llà^ *" Gat%laii«l%':^ fi^^ tsiglMél>affii| 
f^r^'V^lTSt ' ieort«9td ' %id - poter còn&égdii^d^ ^1 
aiftcr. La 'i)Uàl cosà'fHitrete péraivvéntttrà^> di 
le^^gieM 'adoperate ; ed air fttnico ' éii^*' m 
sfoggiar grazila ,' ed*io a voi né' rirtiàrrò' tè^ . 
littto grandemente. Ma non voglio- da- ^vàl 
questo dono, se voi di prima non; mi *|yé)r^ 
^natis r ardire^ che io pur prendo, ài diri^ 
vi tuie incatioo e* gravezza. A cut |DlWe*% 
ùìò se piacerà farmi con due paroléf^ifa^ctt^ 
laandato alla molèo illustre Sig. Mà^crlbi^J^ 
di Pescara , onore e del snò ses^ ^ 4^1 
nostro secok), a cqi molto debbo, io lo por- 
rò a grande obbligo con V. S. la mano sin . 
di qua. baseiandòntle. A' lo^ <li^'<^èhembre 
i533. Di Padova^ / 






1^ TttMBB 

il^^r;4la)to odorata BL Marco Ap f rni j ^i jg ^ 
,|tioiedi|^, né ^o\.%^f»ò.rbiX.\csf9^ 
c^He , ;b^ i6^ san persgpa^ ^.hobÌ $i|^ ||^ 
j^Keéff M ▼ofM-ooii ipieUo; «micbeiolè M^ 





.fpniento d» f g iwyiarit mL £. .ae .«: fPà^ f^{f^ 
«i^f rieerl^ohe ad alupi : hoil ^ . , «po^ry t y, y . ^y 
'-^T^Mncbrò. À JK* Giròlaiiao JP^oicaAfpiriX ^ 
jlfAe cKMlieiìia . raccom an d a rmi:, ^ 4i9Ulijig^c,f 
'ifi^me ittio « M> Adamo. Stale sano. iC^^^J^ 
JKoveoybre. i533r Di Padova*. >; - ^ .s d-^*^ 






^ Don Lope da Sona Ambasdatort 

dello "mperadore. 

-v.-...-.. .. ;• A fregia*, : \ M 






Egli è bea- ittgioneToie , che quaniu»- 
que io abbia già baon tempo disiderata oc-* 
casion di poter servire in alcima cof^ V. $• 
i^<>tHip^v<MU dj)oe'^iyei:^teamo.^i^f^o di 
^: pj9€erte a me ^ ella no^dinump ^-i^lfi^^ 
g^h^ t^^i^ì^iUk.y ^ non mi si^af^Mi^^tt^^ 
^ii^eome ì ^^1 rSig^. icbe fuò mollo] ^v^ ^ 




ta autorità molti uomini fauno eapj> , ed 
Stanno, (iella^^sua opera e del suo favor me- 
stieré?'Nè ai -e» itf li^ 
lo essere io da* ^r iriiltch^ e dello aver ca- 
gion di dovervi esser tenuto ed obbligato. 
Conciossiacosaché soglia essere alle volte 
Wnft^ii 9'^^'d6vet^ilat% à b^ 
S?^iitìfè.^llèhdcil iàun^é' il • Vv ' Sv ìiwtte gr»- 
m- è tdfeH^ fltìè léi?^i%-àr Ntitfóiò-^ di "^^rs. 

óWi, Mkmàf^'W AÌèYìé «8f>rtf^ttotfo^i>f^bt€-^ 
iA^^t^a'1flM»%lg^Vmii«àf^è'^ j^^^ aftiiìid 




^ei^'tì^%sé#oT'éd^^' ébiAtodémi i dd^ 
^1^ 6et(^^&^ie%a&kib Vse^ifVì,^^^ 

^ossérné 2/^*blffiéttte i ^é 'scéo *^t pbcfc^^ 
debole mometìtbf^atie ^^aiio c^sii)t94^iifài- 
tao Signor mio. A* io di Maggio i534- IH 
Padova. 

A M. Rob»fm'Ma0o, Secretano 
di Mons. Legato. 



I 



3q6 TQLOIIE TtREO. 

le veduto cte voi avelo per me sempre ial- 
to da vero e cordiale anijco , ed a*eic nii'i 
tosto 'sujieraia di molto, che'scemata io jijr- 
te alouoa la cspettazion mìa io ogni conto. 
Percioccliè se bepe ora non posso Ìri (jiiel-^ 
lo soddisFarvi , cKe voi mi chiedete , npp ^, 
per gucsto minore il disiderio mio di com- 
piacervi, warÀ maggiore, acceso dal presen- 
te diyieio.j^l q^uale ^pi.tt 4^tensa,ipe(\ie mi 
slimot^, come far sp^Iiptio 1(S, molto dìside- 
rate cose e vietate. La cagioo, per lacua- 
le io a voi soddisfar non posso , è questa.. 



quant^^ BDai^ per ad<|ietro,^ P°^"P^^i:rR4J'Mtf 

ttróì. c;h(! noD arei <iangi«l3,qi|eUy hutfff^ 
o'nna c«^n veruno altrct , , e^s^^^d,». tlflraJ^^i 
siaV^ Lene e fedelmente, seryito- Ù'.^l^fìj,!^ 
Éq dimostro , per Tcra prova , .che j pp;(<yj^dfl| 
da. w^' persóne aver mollo (ùù di àuiyj > 
beneiìfio . ,c^e ella non me ne ;4^^,h 
non' perciò (gliele ho voJuto torre gi^nt^ 
mai. Ma hoj-IÌele tolio ))er tenerlo, Jg^^t 
e ' farlo governare a,, me ^ s ,ppr,^,^ift; 
conto, sicfonie già fy, chetilo cplp «tatJ^ 
datò un fiiUoro e miriistro a nome p.Wjf^rig] 
e piriicolar mi'>. E voglio io far rì^cpglf^ 
«(nelle rendiTf^ e fiirle.dispensare a mio 0,^7, 
le ed a n>'iQ danno per lo, ippa;i?ì, ^(^Oi 
per (juesil rispetti , cn(j y<)i ^non sola^^^f^ 
af^cétt'crete la. est:usM;iyp raja,,de.l "P".oP?B 



IIBRO WDNO. _ 3&^ - 

' m" ló3èrelb' cl«l consìglro' 



-pc'eso sopra ciò. E ili uaio più lo siimo , 
ili' quanto voi potete le cose mie riputar 
vó^rt; , e potrà parervi far voi stesso qpipl- 
Ift" avanzo, ctie posso sperar di farne io,, 
SÌi'iJ5 suno. A' i6. di Magiiio i534. Di, 
PatìòH,- 



'"Ddbtf 'iif'fiW/à(i'.*' 



"', I '^^^y ''aa''Mr j^enèdeitò I^tójjrV(^Àjl 
ij 'tjtt5?è"'" ì'ò pèfla sua molta e rara virtù 
^"HBUrKxa' 'abili' ed onoro grandenicuic - a 
tsi^-'^ vi 'E^céìl. fede di due cose appar- 
^efneiiU a'iofdeflla' bisogna, che ora lo uuiovè 
à",véìtìi'e a -Sr'ól , dico nell'una cosi: Clio 

mda'^ià- sono sci o sene anni , pny^ 
a 'm M. Romolo Amaseo Léttòi' 



piffii&Kco^ii qàefeio Padovano studio, iì qiia- 
H'^itìàò'^^à '^"Bologna , conùursi uno in suo 
luflfeo SrèR'Mudj dell'nmjnità, e disìderajido 



ift'11i»i3p^ cAn M. Niccolò Leoriico 
dH'ìB. liiifa^rìdio, che egli accetlasse rpel-' 
fì'^ììéf^Ksa' tìi' leggere , più volte gli par^ 
Hbìifìo.'ai^ Cit}j persuadeudolo a noà rifìuliar' 
éo^ ^(^ ^ocfcàSione, e proferendogli 3oo. 
fS^m di'saltlHo , siccome ci facevano iri- 
AìMé/i^è 'f itì:a|jisiraii veneziani dì voiergli' 
Siiel-è' cóiiie'^oi diedero a M La^^aro da 
B&Jfchkord'^'^egH klla lìae, mollo a ciò e più 




non potere accettar la lcttiu)a>i>x^96f{7s-f!^H 
egli obbligato alf ab;ttc Bartolino di conti- 
nuare in servirlo negli studj e nelle lettere 
per maes^f^. ^ . sìc^i^ seg|^(vf^^4^1<iuai>ti 
anni fatto per addj^eUcO y^ 6^J)erò non poter- 
gli né volergli mancar per niente: il quale 
Abate egli pensava clie volesse tornarsi ad 
naa^ Sfio^^enificio in JVpinii^aa^^g gfpe a 

dipo, ^^ aveff<|lo iq ^J^ii W 5?^. 

pi«icUo di^e tigiiu<?ii ?*» M .m^\^^ ^ f - -^ 

g^mauonio Vinui^no jp^p, mi^,.||^c| 
4i4^4^^^ ciuattofrdi^i auD^L.^ Agpa|5jg. 
lui.^oMeme, eoa un ragaiajojj^^y-o^pgjjj 
4i -Cj3jicioj[^uaata ùffrinO^'^nnfii^.^(^s\ 





<mfle Ica volentieri gli j^e «^049^41^18^^1% 
1 aiimo per «juel copto,, $ cosi ^oiS9SSk 
munite e* visse. E ^^^ p^i <^U^ ,|pi;^^^^ 
M, Cl^npridio cosi pagalo^ jnpijtrjè^i |ÌMtj^ 
cìmUl dìmoriirQao iii casft ?tt%s IJt^^^^l^ ^ 
EcceUen. mi conQsca per m^^ ^}?^\Sl^^^li 
vitor" suo , in quanto wo% |^«^,igtìft 
ella venisse alla vita , ho avuto ardente e 
fedel servitù con la sua illust. e feliciss. casa^ 
e tengo memoria non solo del padre e 
deir avolo di V. Ecc. ma ancora nel bisa« 
Tolo suo M. Lorenzo il vecchio, il quale io 
bo e veduto e conosciuto. Bascio la mano 
a y. EccelL nella buona grazia della qualt 




-itnoo ih i>f5Ì(o!'::;ì( o ; ^^. ti.ì ot;>^i;vf.'Jo ii>i;> 
-•lojoq noci ^'^'^ 'i^ jP^gi^^i^j-''' -' ;. -v'-f' ì>:rift 







jie?2le«\P^l?óT^;'<fasd,;«/r io' éì^ri' sfatiti' 

ae^W^o^f ^d^ò''Séirlrvì;'Ch^ per *♦ 
i^^#riÌofti">ÀVhi«i' iniet seùziìHm 







#»%B^ , '>ta a' ÌDé ile è riinàté. .fifair-i; 
%Té^^MdMen ^tthttf , «he ne àréiiè 'fià^^ 
mM^nWrWò 'à '^mpa di 'pò'tiÀ-^W 
i^cH^ M>t%sM>V come ^ 8crÌ^et^'%-' 
l^me?'ée^W mi fctìtwte iài-è iiften9éi«^" 
^1 bià^'AI^ ^par Giovàn (^ida^^of^ 



«'2jiJS/éftè ^Svaii: Staw '^éiìno; i^'%^at^ 



9 OTXI9D1R 0?I?7t O/- , /. fvM/: s^-eut'ì/ ^1>?J 

^liiijp zlhh sii\tì^ uaOàìd ^lìsa Alooo3. .V £ 




*'JÌ 



'iti aiijq ,9jr.^ isvob il- oj£en»<j «1» *e iib» 
OicnioifBjl 3»s«9VE siif>i9q JottBopj. al noiicsk 

-nair-l B O! . IbalSfov 95(c?^;9Jfi1 im arfo oJiT 

svob ,E!^sD sitao/ sJÉe'f'flaa c^as? oi (SX 

r'itlTe od,:. . -ji..' ■ r 1 ■ ■ ''i'I 'iToq 

Diion temp\> l: - che ]., non ho ric«-^ 

vino COSI c-ia [firn-a . conie Ja vfjstra a 

,st^'a , onoralo e M,i£;[i. M. Ciòiiinnr'' hìio. 

Pr'r 1.1 qiv.^le Iio inleso dclfo s'utn'"tfertì' 

i;fij!n ifluiij;lia t.iriio a,i uie amala, (ju^nQ^ 

à Hion'u ^V'i^ iKm pchso di .lepa'ierc :, aBlla 
. ^ , ' . T-°- ■ 'i 7Uup 

qii'ilc lun;;ii rrnijMi siitio sono seilza_uaif 

lilivrll.i. cil :i[p[i'Mi-. nidiva dì tjunaiidàrné^ 

p'o^ri.i i;t;(' io mii' losiro p.'idre averta"'&eip' 

i!^'"SC""l:isci.iU mói-endùsi. R-Mitliiv'i 'aUun(gi(f 

nfplSe 'gi'a?.!!! di Tjai^slo voslfo cortese uflU 

a&'V'^'jlena- c6ntez7.a, che fiér le vpst'm 

à'óhi fòXlc'tc di voi e della Donna. ',ijs^ra è* 

de' figliuoli , dq' quali io iiiil'a jior fo àfl- 

<firtró avca iiildso , e di Mouha Costdnza 

vósira" madre , ' e di Monua' IpjjoU'a 'voGlr^ 

7)i'^\^W ài' M. Gherardo partilaméiite'óii' 

dki^'j'-y.O'^i: tuNc da me imìlc roii infinìfb 

lìfafcate p- conienrcn^.a. E ringrazio IN Sig.', 

_ 'the dopo' ] a morte di' vostro padr^';' 

e 't!ftrtè'''tlis'avveiitut'e e sihislrì della L^l^l' 

#»93KH' ^PaiKa' 438Ìra',4iaté' W'^UmBL^'W 

3c .WH Ao^A odBvsa. 






eoal s' et* pensato di dover fare, pure t«- 
mea non le coomuiì perdit^ ^T^'^'l^F fV^itomato 
questo ptra'ciftir mségì^o.^ ^Qàahttir' allo 'n- 
Vito che mi f«,te,'cue Teifèndo io a Firen- 
■e , io TeDga neir usata voitm casa , dove 
potrò pitli agiatamente capere, che. altra 
Tolta non feci, veggo in ciò e riconosco . la, 
oolcezza del vostro buon padre ^ ed emmjL 
ciò caro e grato sopra modo. Ma io soii<>i 
oggimai più vecchio^ che io avvisi potermi 

. . aoddisfaie d'intorno a quel desiderio,^ ^e( 
quale ho con Messer Benedetto Yarchi ra- 
gionato , e che ha antichissime nel , iQÌp. 
ibiiu30 le radici di goder mezzo uoa state 
quel vostro amonissioio e dolcissimo cielo^ 
* e coteste vostre cosi dilicaie e belle e gct|~ 
xìose e magnifiche ville , che pari contaqÓ^ 
^1 vostro ceno sono che il mondpr tvlttf^ 
non abbia in altra parte di se a aotest,*), 
tempo. Pure, quando io vi venissi, «erb». 
jion verrei altrove, se conoscerò iiqn yi 
disagiare. La ìscusazion che fate del np^ 
tn'aycr per addietro scritto, io la riceTpju 

- aiccome Silvia e prudente che ella èp^von, 
lentleri , pregandovi che per lo innan^ 
non voglio dire mi scriviate più soy^^ ,, 
che ad uopo vi sia, ma che mi oonpf>c;i^tQ; 

Bembo Fbl, m. 36 ' 



iitaj^»c.tV] V9»|««ifti«^ «*i«iti«àtèGlit Opfm 

'^2l^mg)i^ olft3& IMEJP^dtml ni jsildfip fib. 
erlo cOm^^^' '*^^'S^^^^ oMni oddob iv ofldoùb 
-foiij^fun/ •_::>;?*>*« Mn&nfeih cu?, oboeidds 

^teM»ij0Mi^ 41 mio «lil^: :BMùdfleito>j^c« bUgaveii 
hìiui bei)} fornii' le OMeS iimuaiv^^loiqpfUì 

Di che yi ringrazio. Àrete con questa It 

mia risposta a M. G. Taddei « la IcUfiia 

ci quale m è suta tanto cara, che noa 

dbasto^«a adirla. V Sapete eoiic«nM>^.:fiiìgi(^)ar Al 

-Bènteiiòto ftopvà ladodo delia ìp^MMateznys. dbi^ 

nfjli ha > JU ,oòln|naoermi^ D£tegli»>tut^ 
ìbbey^ìà3>nQa)N'^«»ErdcoiUDS6k^ da^^tattt^ 
^l&ai^.bkviaTiiK:^ dulie j^sufef^vJDpelki^tii^^^'idi 
dKtin;a»>W YoléKBì oke Megli ^veogsi^ sifì:&^ìbt 
«sOaniv ioli iniefiBiBAvììfant!:«8ft<i^nt^4;o ^re^aoi^ 
-<dt»feS.oB^ mià^. ^dB^::,)k)^ìo^r^eti\n\e»Mvdb4 
^«i(^v^e»dhu'iàntias^diaagra^ 9lBk 

^iooe. $« io potrò yenire a Firenae^sttbn 



I 

da quella in fii^^'iciiyi lì^nklo ^^i^ilò^Uc^ 
getto^ ed in ciò sono mancanti. Ma io non- 
dimeno ti debbo tanto maggiormente, che 
•ri 8€Ì;e vóAdiw>^iiii^cédW<^r^&à[ì]zar^ Io 
abbraccio sin dir^i|tfa>fil. Biìccolò Ardinghd- 
li , e M. Pier Vettori ^ é Messer Palla Rn^ 
-acetici. Del mio venire in costà nulla poa- 
'«orHiaa ddjngj^lsb rmir^^eswi ìchhio^^^ sono 
»Y6gltdt)Ì64ÌocièdiBme^ia li/^Dio di' caneed^fitti, 
ildif>iol^Ò69aDiiiMda»r ài' fiiic^tjq^ mà^ 

c d b wnBin » dùiifetio del ìK^ò' ancMòcfioMfvixtb 

rI «Jeojjp fro:« ->.♦"•'- +"-^•■: .i.'--- /^^ '••■ji"; ^(1 

non oHrj^. 0'v:r. ì7?^7a7^7T~-^ /' '':. iHiìiipToD 
M 1 b(3^ Jil tpagramma: ; 420^< ^'^ahpfti «^o;^ i>ib 
:^ SfotssèmnfmiùU'f ^ì^sfb» beftsi iiaihei^tiSSr' 

oMdscrfssmiyin sHoaetdel'^Bemb^iyn.lhffpàdi 
ibi^kf^néi ifiell^' prùitàf ptàte^'dgtlei^mXfAo^ 
tMii^ii^kqtmndoltion^'iD' vedesse ^im\}^cBe 
'^JSBBtìfèi^ tnspostanalthSorasitoi Seè nostno^ 






f^ aJMdfìcp.4 Mev> wn wo». tiatìitn^vàt 

»5?ci 0Jii;bA'i- .'^i A .0.162 "jfiJa 9 ^ ìansb 
Jl Messer Benedetto f^ai^sHbbl. iCf 
>4 Firenze.' 

La lettera ,<)$^^i fsìùed^te ali* Ài»' 
vescovo Sipontino Governator di Bologiia 
te tfi|^g!y>nK)t49)laj<49lU'»anj|Ì AÌr Òmiìco 

^Pi^ aie più el»0., pneAiQia9«$>>Adpaa|(tiM 

ì^ if^,Ì9mì<}9&ii <^Epoaf»i(Srtqfsft,jQ|«a»t§Q^ 
i^c^<^e.ji%fp9Si^ , HS^jn<^1m&3^9»iàéi 
n«)/a*ift)4>*ff fqi^tft J»»n<>f ^««àifjinjioljjpoite 



•d a M. Palla sarete Contento raccoman- 
darmi , e star sano. A' 6. d'Aeosto i535« 

/ ■ 

Jl M. Benedetto inarcai, 

-ioiA'Ife siftbsrxiiij^ 'jFii^KH^ei ciì>jjàil «J 

. 09ai4»d V^ «lòn«iìi'>4vké'«èlFÌt{0'> btti^Àfi^ ^ 
MndBji«^4n^(ai^«io«foi>'Ofet scrìtlb^CQ«$^<:ìÉS 
»jiài<]gfo^<|nw(|^ìlte<' lèttela efae'itf'^^^Ai 
'4ta^vétnri«é^ki«Ì,^i«sriv^n«È<}dtnì'«i^dèllè Alfite 
É ai» i9«inkéìÌM<^'< e ^d»VL9 Haietti < cj^ '^iHàì^ 
«olitf^F'iMÉt», l^^iiUi amébduè'ifib««!ftflM 
Mii^^ttflisii&t^'^^'dt^òissiiAe étaieP^E %'l^t(^ 

«ti» Bttfti«édi«fito'^^'4éìflN> <Ùò««éi R9H6|;Mil«fX 

ié&i«t«{(iallÌoli(»>.'iQi^ftto ieir^Uèi^e^t^^ìfo^i^ 
fii^^ka%ttèlft(^* «tttfiiissìtlérf }ò l^^dUò^^òtt» 
«M(i88Ìeio,»6Vai!tèìdh^ Vti1«^aéil3^bè^SìlS 
^6tk ^bd^l» mi^^'^<[taò9cfiÌttDi]^«M»tia»)^ki¥èf 
«j^atfte^ 4«9al pijitiè t^io^'^rtlàt^lire <il^ddri 

éf&QÌ l^veM.E^<^4itftb^2|^t^Qyé8i^ Aé> 




&0 eoa indissolubile annodamento. Ma ^ 
ciò ora non più ^ che ne potremo m^ieme 
nn gSm^apSir^ i^Vi^^^ilD eoa 
sommo piacer mfif ^^fr^ salatasiom di qnelH 
TisnjBepte gentili uomini vostri M. Falbi 

ffie'MIM ^BiyooFGfèèrodifìeOèML 
tl^^N^sttinimitr^o' itj^iòtt mt^A^Vm 

^Wàajì i' i( che 00" àai^'ifo^à^'yiir A 

"tmm <aiè àìrii Aéiw itù^rmm ^ae^ì^ 

W&éA^ e meno. <ielle léttéM "ròfigari!' 6ÌA 

^•%glro :sà|to travagliato- étppéì'^^é'ìit^iaik 

^'^di "iraìr 4t»o conto. Ma {««trèteiviff ^M» 

We^dof^mi tederei gli- unì W riti}H#,9%} 

S8'pòik:Ap%ol ' vòstro' tiOtt%Iìd>'(A>t^*tf «gì» 

(iaffii(An^»9b|^M éise. SuflMbtèÉtf 9§ì ekimt 

^t^d%i, %'^Sta(»' sMi^ Ód^ ftygH^M.'SHéké^ 

^, "cHe "ìili 4a(s4ci»V«déi^ il>^ Vbèiro oW8n«Ì» 
%br£ -H' ^A<§d«tifc^i^i>ién^t'i%<nfi^t^^^ij^, 

Iti» FIMe^i«MfièlS&^ ifi»"«ft>^ éifò d|k:«ff. 
WqA3^tffi\$fé|aé(%SiÌfé Hfmb ^iim. ^WM. 

olloup 9fli03 tO(|(ti?} avshd i?.03 £J-ioq non 
-noio J .M .oìBJi è fisaooeoao:> .«neon fUsb 



atadiiai QfSf^'tMyQ 'Hk c-Aj fJ^ìq, non *io ói» 
illuup ib tti<À\iiiimi':'"iW*fku ;9;)ein oenaron 
-flBi'T|filfP9fR.4MnJe8Ì#m *!'clHi.^|p 






,. „ , - ^ ^ iW^ 

«tfK« .«M^ dHfiM^ 5ffiWÌ%e«f5/a%«ffip' 
oltre in alcaM^^Bj^f^ i^ SM»{«.dBfiRW,V 
non porta cosi brìeve tempo^ come quello 
deUa no»tra conoscenza è stato. M. Loren* 





zo potri di me assai in ogni oeeasion su 
per amor Tostro. Oltra che egli per se stes* 
•o iJ.dM^>J^t9W.NlN>v4\iafi<l«M^ifM.535. 
Di Padova. .onVujA' ^. 



-oinib im eìin»Oi-Aìrmiff^ fi aiajjsl sibsi^* 
►ulli 3JCÌ il.: '*!'': oioaa'l e .sisiioq *il» 

.^■xiiM% irrnm sm*oi s^m^ Atma^Mmi 

É?ojftl|ciu^, . ». pur, yedmo . ,ì»ft|J>bVa*tf>»* 
ìÌP 9*9SÌ^ gWWWif E peyciftof^jj^^ai, 
; ., r ^gWW? Wr fif;<»«!»W 4«i^!»SBu f^¥mo6 ' 

^^mi^ mmm^ «•"po**» m 'sm^^.i^ . 

\o perciò, che io sono stato e soiiak^|^it;yif|- 
via occupatissimo. State sano. À* a4> ^ ^^^ 
teiab. i535. Di Padova. 







L' afi^iiatàs i«>^%ì^^<^ sue leg- 
l^adre lettere a'^^^SÌmm^ceTWte mi dimo-^ 
«tra portare, e Tenore dbe mi fate, lllu- 
atriss. Sig. Gonfe mio., col vostro ornato 
nmnS^^ Aìg Wm«> mfm iMaeie, 

»1^V«W «'feo8^*éWfti .^ffófiy'fé- sir*"'"" 

tf (K^lP^nB^if "é? rfòeVd'tf '' btt#o*'« 
«8««Rf Witfd^^m^ ft£tà&èttte,:^Hy ìBTgl 

«%sidfftP^i^ ^èrfi^f edere'' ^''cònbic@^#| 
•«''j^'^pieÉSImétt^^^odèri; tfti/é^ tìXii''iim 
itt^iAiggfoéé '«" j|»ià^ pi«iii^»iii^ ^óMUit &( 







-/ 



«ìt • "■' *i-'> !0Ì;>v. ;i'''f 4-;f?V Oli:» .91.91" « 

allividì 4i]At9r,olMigftiA9p«»<m^piM^ ^eyita 

pili .ieyh>|ne:M,odQ9«ti^^^ 

i da ^Méf ;Pt9tba to^ 4 r ^_>? n^n^. ,M& aA^^r^f 
la yoairoiFAsolftxiJii iqmi <fei *Pi9>qn9i»ngM^ 

ed illustre famiglia. D^g«^ mgki^ì^igLO^ 
questo piacer mio, che io non fossi in Yi' 
negia, quando voi vi veniste , come mi scrì** 



1 



Yete, clie v^arei abbracciato con tutto '1 mi» 
animo. Siate eziandio ringraziato da me del- 
l' uffi^V-^ì^ 'ÌVé».^^\{(»Vao«à»iSÌ .^^nlftce- 
re così dotto e pMifM^ èwmo nelle IMhte- 
matiche discipline, come il detto M. Fran- 
eesco è. Che per quello, che io ne scor« 
g#fléD(lM<itttt (^««ikv 6glt4S(iiibti69»ai(bieit- 



Ì(fiMBa6At#MAasI!ttli»^i»d9Ìfitud<tttrcM tpsÀÌH 

tt^lWr^aVlshèlfì^ dbn£*flMMB^jr^ vwanec^ 
Mdfféttrdw^ '<&afi»e«r<4}aMtttQsèrii!^piiaatv 
«i<]rdÌ^èd6«Rlt«. 'JÌÙ yr^-iuati UNÌ i«b4>ptcif« 

dìi9,(A$dyig^^é^' agftvdlttieBi» («ftpateuBoot 
C«tÉtJfti"gn'MIMn^^>%l& %Mnea(i':^ttoa,pDsiàf 

mitklh ¥ótfftàÌftnì9àìiàBiitài^tài 0:4^ agni èàf»^ 
i^Ai' tlii4«g«èi<4éUa^%ka ^eaìmiflM.offlMtavii 
tb ( 1(0 >ÀeR0 ^^- ga^itti«N^j!Cio .jM» juK^ sttà 

é^fibà^à'^ìÌ^éiintài,i^Àhie fol^ fe^befbv««ip 

«mi'MbmrÌkt,'^1tiisÌtflaPi\fte^P'^,%)kìa'99 
i&'iSm'1ikkio'i»f'sé)f^irtif^ìii§f^tÀmeBÌiiBmm 

éé#iè^ie«,i^ki6 "vb^t^ Js«n^P A64«.iiaii'Gi% 
#ftbo«5f6t"»P I»ÌMleV*CT .Bil§im6i suauMi ba 
-iy ni liÉol non ot nrfo (Oim -laoBiq oJesiip 
-ixoe ira 3H103 ^ 9Jein9? iv io? obufiop ffiigaa 



toi&'i ot 9a•^ , ajcj 9 ÌI59 eHo ómsSf .imal 
9 ( ofo« loanG 9}a9xn£]di( ©juvaDii aicfoss 

ingoia Ifi^iÌf?If»aébc^Màt«»y?"l> il^oJJBÌ 
©dir , azDr> 920J|9i^^^jft^/.'jg ùxq ollsb 9i 
ifiq oiol ioime ilgRb. onognsv loi sj&bnstn 
4,im óio EtcJa à onsd eM .hfia Lia a idnìJns 

Bl/,o}TO'j Ì.Ù.U Ibb D oJ*iÌ5ei§nn arri «fa sop 
-OHI f)jr«3 v'morjoia .sJfitìxnabasig Biilfi 'Hsì) 8 
9f?;) ,0'ìi.i ,iois9ii9q jGJiab oJ.aoa 790 9 oas]i:i[ 

Aretino, da Lui scritto in risposta di quel' 

mo antecedente, ed incomincia: Ben è quel 

quale ^SbhettOì$èa'Aréan& dèé'MiemA^, 
che quanttitiifié non -M boAfmfìè^ ak^ 
aMp^ìòéè'Sd'^SètnWhelib Rt^éè^if^Sèlr 
le desinerii^fàrèfU''eompostiì4ìfé^iipòsk^ 
a QueWò^ml ìriàsti^ JatóH^feàké^'èim^- 




la edizione m-^PSr^^deV\&o^:\ lÈ^^pkvm 
fr^W^bìiipdSie 'h ri^ttdi^diél6>9i Of^lfSn- 
bo nàà^mfmo '^danhcfiV 'àbiM' àéé M'^ 
ritto , 8P%mé é/^eWWò Wi quèst<i' A*>^? 
perche'm imm^W^ikmené'^'fièn^^TrilÉM ' 



/ 



|piQÌt Perciò che egli è tale , clie io Farei 
sempre ricevuto lietamente ancor solo, e 
fattogli qu^jji\i,^a, ,^i5lr|ì;J^ giugno- 
re delle più gra^i^^^*|^re||^pse cose » chiS 
mandate lor vengono dagli amici loro più 
antichi e più cari. Ma bene è stata ciò mia 

^&^ìf\oim^m .^^^f^f^i^%ohp dn voi 

qne da me ringraziato e dell una cortesia 
e deir altra grandemente, siccome esse me« 
jritano e per conto delta périezion loro^ cn6 

J«oW»lfi »8ASOJ«Btoi^4 affieni <WfilPxMf»^o 
Ecco quel, che ià}^Mé9^»^m»f^Wt& 




^(iK roiMiKonuo' 

fii«iHla9ac0»gfìmaf>, ^om^ dii viAti 
tdbaeo^^^ifdleQOmt^^flicblctijiT ifiQmèqm 

«driafOtbhQVOlìiJobiifbvrtnpufc» «dnuiB imlle^ 

ModaoJifel'tAiiifif mcdbr^JBrf^menttils ntEgMJi^ 

^pictiir.)dki«]K>$ii*tfrvix> 'Ofiscslo rdéièi«hM 
frmianr^dbU'atocim 'ilismfts3?eic^ IrotMi 

ffodq e^tnottfo tra me^^wiihojji^ ofBtlpqcilb 
4fie v> elle I!l£ 'Grirélamo Quitm«o ìifelèiiÒM 

jM€:c|iemiT& ^di rkiiaiie»k 4ftc^ aoli;^^ «ìi 
tf^MRO'^ ad noiettdàe voi raòèomaadandofai 
&aid< salica II primo dt Lugtio^ìibSrjfi.idi^ 
ydlai. ' •- ' . ■ i *iq --^.iofiui fìi 

vi '-* ^f ► :^ :. ,:1;!>A '.*Ì T9tJ 

»:!'< »j- ■->:;jrf Jf. Pietli^ ^ AretmòJt fxnnnm 

^i--.»;r..r'» o'' 'r:-.: . ■"; .!,..•-•■ i-^.r oi«iaHU 

'Oi\ ò •'io-''.'.'j ...:>< ; , » ».» ! fiio? •'ino» 
viit'A f^^ làsogafilTai già*, iiiciItb'CNUirito>iifc 
ì9\^\.t^\ dse^foi pì|;lu«iee*{brioa dir6QrivénH% 

ì)k) óicmo3ic^oe»del'>biLÌono»?amote,.tQlMB m 
portate, e della stmniv^VihctffaftBódi onl^pi^i 
delle mie scritture , che è yie maggiore di 



•{i&iD^ii>4i|iÀ} idoì»td»Ofiel<9i^Upr5Sfdbii 
^Hùì anxafaa iddà7<}aèndìriJettjefa^^iii4ie i^ 

prfrliflMte flttttfì alhMf^nfìiire dìi'90i tmfidfièimiìb^ 
#aieotl idbr9yQfiÉi^^ii'uji^i^,^i!dble«mbiMl 

0iÈw'é(sÌBÌomtÉtea^ CDutàwc^iìlUà ■) 4' ^ic^ 

èìeè ì6g6{pLofi B:)iQU£dr'iaSib^4s4;«dai«bm)ljpsM!|, 
mrdoi>inQé>iiaontcibfaA Uvuiillti^sciÀ^jclìejM^^h 

in farsene più bello e più robusto dab?l^\^- 
tere contrastar con gli altri , che o sono 
per lo addietro stati, o verranno per lo 
innanzi. Lo^iitiaraW coaaeyri ^ .lil:aHiegrarmi col 
Re di Francia pa«i'dbè\QW voi^ il quale 
intendo avervi novellamente doùnato quattro- 
cento fiorin d* oro, nel vero picciolo e po- 
ster oC/^fMiooed^^aUa ^\m foflau^efìd lii^yostra 
(Mnéiòipafnfe noìtAnseanl^ iDfsovtb ^i'^fti 
-«ib mete ^p^/iftaimoda .sìo^ttlt^p4ltc^iSé^- 

jto ajidb»,.edoaanatsmi^(lct8heor£^eoJ^'r)iS«c4i 
Caq^o jÌ[»53A£lD^iPa4om/e vAhh s /t^t^Mon 



4ij6 TWinfc tnuBo: 



- 1 



A M. MnrcéUo Ceriyino^ (i) 
Secrtkirio del Cardinml Farnese^- 

A Roma* 



Io ho ai gran disiderio di Mi|der gra« 
vie T^ y, S. delte faticbe che. avete prese 
ia faiK. -*7.5rìare il aii^ piato, flè par df Ile 
&iiche solaiiu^.*?, che sobo tuttavia ata&a 
troppo, grari a questo cosi caldo tempo , 
ma ancora e sopra tutto dell' adfetto, cha 
avete avuto nel cuore , e- della, iacompara* 
bile carili vostra verso me dimostrata in 
ciascuno auo di* questa bisogna $ che io. aoa 
so incf>minciàfe a' far "questo ufficio, « par* 
mi che Di^ T usanza, che io ho con: la peQ* 
na-i 1)1 iscrivendo, né le panole medettn^^.Qii 
s.ovvcr»gaiii9 di maniera, che io soddisfar 
me stesso possa in parte alcuna di pur rin- 
graziar V. S. del graii débito ^ che io so* 
pra ciò vi tengo. II. qu^le. tanto maggiore 



«MS»! 



[i] // Cervino da Paolo III. fu fai* 
to Cardinale col titolo di Santa Croce y 
e fu scelto legato al Concilio di Trento col 
Cardinal de Monti ^ e col Cardinal Polo. 
Finalmente ottenne il Pontificato , e eftia- 
mossi Marcello JL ma la morte in hrevis* 
Simo teìnpo gli tolse quelC altissima d^ni^ 
tà. 



é, qpanto io niente giammai ho per voi 
fatto e aieote di voi meritato. Se voi ttttta* 
via in conto di merito non poneste uno ar- 
dentissimo amoite, èlic io vi porto ' cagiona- 
to da quello, che. voi a me portate. Il qual 
mio amore essendo egli debilissimo, non 
mariterebbe esser accettata*: per cosa <:he 
appo voi meriti • ^'aodo> Id^ vostra molta 
cortesia, che trato di se ini dona, non mi 
donasse ancor questo privilegio, che io con 
voi ' meritassi non meritando. Ma come che 
ciò sia, semplicemente e btieveuieiite par- 
lando io ora vi rendo cen iftieèià poca car* 
ta f Sfg. M. Marcello mio , qaelle grazie , 
sche io ' posso maggiori di qi&al oiHttDtto , 
che voi avete per me adoperato». E per lo 
tnnan«i sempre le -vi renmrp e sentirò in- 
finite meco medesimo e col mio animo , 
ehé è tutto vostro , cosi avete di lui meri* 
tato; Come che molto prima y che cotesto 
piato kn^ominoiasse , io v* era per conto di 
molti altri vostri dólcissimi .uflScj per me 
posti senza fine tenuto. Siccome di giorno 
in giorno il nostro M. Gadk> Gualteruzzi 
me n* avea contezza dato con le sue lettere. 
U qual M. Carlo, siccome è stato con voi 
buon componitore della nostrttamistà, così 
doveri eziandio esservi mallevadoi^é , che 
se io per le mìe deboli posse agguagliar 
la vostra cortesia in tempo alcuno non pol- 
tro, si ve ne sarò io almen sempre leal rie • 
Utore e grato. Stato sano , e basciate la 



ihanrifer lAe, ti Moni. lWfaita»itt l»mtf'Wt 
atro ^ il f{na)c donimi gtiiik '^i(<]t;i«4oO Aè 
io védrr liosm ìM-inia c^«o W' f«HMIc«B»lt 
aUtsi' librai: A'i3. di lii^ìù.i4Saj> Bt!$tf 
dJ>YaV-'; ' 397 £^00 Icup ej .ol 

.^i/. .K'ijlli ;iiÌDb (taa/^li £ o(i:)m ooa sieil 
sd alrijp laij tiifjatoij jij ^Eig^iiiY ib sfjon*i 
,oicn T)d^ «f}0J«faife«i»:itert)irt».75vi3<i tb 
fliiigci 9! n'ilnjfj^ ^tìfmt' "»" o* 9''» '»>? 
-ii'jjai (i':> .'i.-ui,'..Ti;'t 'jit'j , lov il oj^nav j siin 
,gi?. o.tm:; :'.; -jtii.-.iibfK-rj'raJl .3UjI/! il oisb 

• ':> M'cMK c)«»Jf'fél.»W!l<)ì F^ eieaMii 
Je'WfirH' W"€««ai«liaa»dì"*(*i^ili'l liil»»' 
AoWk'S'-lie'*- Sf»c*lA^|lW|'F»8etlS)^ « 
JBr'J'i*'*»»^ '^64»; 'E' Tu- >«J»4'>W«te 

U^H^bi''piÀk <iM itmiilld' <ti«é^pcK>llé>l«l(l« 
^liéiiti-'i-ii mùora- perciò -cbè^'K! ||ta«H< 
tó'tfaia' «*(«( nsKgione'-iOili' pi» 'ddsòlll 
*Mlo '^odétose''* gnittili « ifimiuai^^ 

• ' «ir 'tWpprf iSiiW c' ll'-Bdl*«rfe,'"*éi»«'*(» 
lUn'^ót^failpess 'd'VIiiii ioulli ' Ot«"«tAll)la 
IT '^tliii ttìtiMK.^'- 4é4M>'/>fiigìa<lé>' itISteAaW 

aifteWèra«ò?'te <Iii<!ll»ic4nÈ»''i>a^.«*i 

Wta^lli>tfé fr«<tiiM«'d'illcUiil'c9<!IM«lM99 

k''tté"b poi» %^''«Jdi«e «4let«> rf"N««J 

t*'lSÌie''W(»*iki1MK «'Spetti»! ift-.ttltw:»*!»' 
tS'ciWtlS^!'ft^o\S im nói» i^t>«I«l«taM< 



wm9T mn^^ 4f^ 




to. La qual cosa <iredendo io che èper^u^ 
nare noa meno a danno dello Ulusir. dig* 
Priore di Yinegia, in persona dei quale ha 
dà ^erye^'^^'^t^vJfi^ mio, 

poi che io non ]i))p|f^i{L {^fendere le ragioa 
mìe 3 vengo a voi , che facciale ciò inten- 
dere a Mons. Reverendissimo i Farnese Sig* 

9fh!>Mt^ mhd^4f che. imi ai^ntì, pflili??^^ 







^r^^Q. 1^1100 ed affeiÀoiM^cuQre'edwii. 
||roitta «iioirau' Staiti sano. AVo»:4i SetAf^oibi 

-^.30 :- r jgi^M^ MarceUo Cennnoé -: .*- | 

• :. ■ . 

• 'v J ^ • ■ ■♦ ' » t .' - ' • ' ■' 'i ' • "k * ■ 

- ^ '^ Avendo iritesorper le ultime lettre detr 
noattroj M. .Oarlo ,. :$ig* M» I\|affce)lò mio,^ 
del nuovo ed onoratissimo liJH>go dato da 
W. S. alla voBlr-a virtù , ne Lo preso quel 
piacere e quella soddisfazion d'animo, che 
ai convenivai dULvaiftiOre 9 ohe io'<a Y. Sig. 
porlo, causato dal «nolto valor suo e dalla 
sua infinita cortesia sempre usata da lei neir 
ie>*^^mie bisogne. tutte. Ne \\o potuto tenermi 
4ir. jEUiiit farle queste poche righe in rallegrane 
donene^ seca^ alla cui bontà e valore N»&« 
jCMo rts^uarckundo ha posto in cuore al suo 
V'iGiiióy^he vi chiami a si alto luogo ed 
ài mameggior delle cose di S. Sant. ed al 
aéovigté di tutta la Romana corte j che ì$i-> 
tendo i «seratante lieta di cotesto giudicio 
dà'£^ fiealL . quanto ella era tribolata da quel 
BoveBQi<iKiS»iBgursio ministro primiero ,* che 
Aà^^l^ntontroppa^in 'fretta traricchire. So^ 
$he£era imio vtlèbitQ rrallegrarn^i sopra tuib. 
to Cibai ]!^n^. oReiridrendissihit) Farnese del» 
)ir"#yinio <Sf. Si! pi;eposta alia cuca di ^^% 



pigliar fatica di ratlegrarTeUtt^ Wé &i S^§^M 
ia mia vece. Nostro Sig. Dio* gli doni gra-<i» 
Èia di riportarne quel guiderdone é quel 
profitto che si xlièid^rà y >iiÌ!)a'^%olo per ca- 
)j;ion del pubblico béìóè, iba ancora del par^ 
ticolare é privato. Che, per dir di nié , io 
-éet mio' beuie- Sterrò secppre^li» riòm'^b fé-* 
lioi^i! di Si ;Sìg: State. ^OK oà'j^. i& &cMné^ 
vòàSif'Jìi Vategiai""-*^-'!)'" jono ;.-> o- o>;ii 'o!> 

^eù^'dvéte ineco dimdstaraui y^ìS^inlili, * 
(^aimiiillo , ^ es^éi^ei qtìel ^ corte»p né i cialmiosii^ 
génttWuomo^ che lo- vi stimai 16)^ ^ndicai^ 
air fa V wdjm che V. S. fuA^[iii^j[ pò^è oW 
st> baldamente avete preso Jl patcbcipéóiaiiillf . 
appridsso Motis/ ReverendisÀiiiioojVQàtrQr^ A 
q[itial ^patroc^io è tale »tatò,i^i:$ke itt'lai^ìiolk 
ti^ dfaa^nitoi' tvavagHof. e* po$i»nn3fBi»loJ}4iM 
àtLP^ièHf e ^^iete. fìi che vi'^iiiigrattfiQti qdaii^ 
W^debbo-y tAkt é più vtQi^muJ^&aiiaLiii)eB[fef[; 
oh^B ahraJ ~'Peii^ cke infinita^^pfa daDinUesttii 
eàe- mit|dav£^iq[nei.'ii4^o v addite ocmi-i^^iBaail^ 
v^sita3ea»a^>ijbercèy:ià€mt ttihe^ SbOìit 

lrè>4i^ rbnda^3|tieli.n»etbH|3^€phd .i& (^cadeidl 



» i <. 



i) 



3|91r JOLtnR Mftlf£ll« 

•jr^^^^cT^f on9:> f> oxf osto) iudob odo ìul 





frutto abbiate Csitto in queste letteró^'^é txf^ 
me anco nelle greche sete ito parimente io- 
aanzi, leggendovi aleune cose di quella lin*- 
gua seminate discretamente per lei. La qual 
fczione m*ba recato singoiar contento. E 
spero 9 che seguendo voi costantemente Io 
incominciato studio, ristorerete peravventu* 
ya un di il gravissimo danno vostro riceva*- 
to dalla morte di quel buono e santo gio- 
vane Mons. lo Vescovo vostro fratello. M 
qaal seguimento non vi doverà esser piccio* 
Ib sprone il vedervi in cotesta casa^ i pa-* 
Knti della quale spirano dottrina e sanù 
costumi, come tutto 1 mondo sa e^ vede. 
Xhinque non perdete tempo , e poscia che 
il Cardinal Cbntarino vi dà appo se luogc^ 
non siate negligente a rendergli di ciò gra^» 
zie ^ quanto per voi si può. e ad onorarlo^ 
H che fià, se vi farete e dotto e buono an- 
cor voi ad imitazion di luì e della incom- 
j^rabile virtù, sua. Quanto alia parte UelW 



lui che deboli forze ho e corte Dracj^,iPi|- 

re tutto qw>lV3pA!!P<i»v^clt\?,\i(rt|?t^s^ e "potrò, 
sempre fia prontq^^^^f>g|ù vostro onore d 
comodo, e tanto ancor più, quanto io vi 
*ff»ifò uiù.-oiJffiftfs^ Ì5,fx||^Ù,,«4yÌn..flialore, 
JS^Ue^sane. C. ]»»»ciaAe:;.l» rjnano: .a,M 




-^yvr'>i'« ,.T.:nov ìMi . ': o<!^^^\ '<./).; ii •[) ne/ ti 

-i!;r*^/ ^> *.ii;-' '; .■ ^-ìì-'ì:;.- oivik/p i^II*)!^ iiiisi 
.»^!:> xio... '" ^ ' i .;/ >j£.h7^<] non si/pn^Q 

y.j i i 

.oltr ctij hi ;> -«M']' '2 i<^^' '^^^ ojaBfjp ^ 9Ìs 
-rv? 'f .'li ri o)i<./b njoicì Ì7 ee ^jbÌì orfo [f 
-m: :;'.;; f^Aoh 9 iul ib aoK^fiiimi bfi ioy los» 



• , ■. •' 



:$25 



LffiRO BEGIMO. 



^1 Sig. Consalva Fernando di Oviedo 
e di Valdes Castellan nellé^ fortezza 
della Città di S. Domenico neW Isola 
Spagnuola ^ Scrìttor delle istoria delh 
Indie della Maestà Cesarea^ 



V. 



idi la risposta di V. Sig. fatta à Mes- 
■er GiovaD Battista Kannusio Secretano del* 
la nostra Rep. d* intorno al dubbio, ebe io 
gli avea mosso sopra le sette mila legbe, 
che si accorcierebbono per condurre le 
speciarie se si potesse passar ^uel poe^ 



ài ^tvéotó^ cfaie -.Vii) Si^j: Bica$§(lflll«'ÓfirE 
fè]Ma'-ddiei'i&di4S(' oeùTchrm^A^oofccGoèoddl 
jtiLC^ ^'déttA^ftilìoiilti \ji Òi^ €9Ub.«Iidb del 

4itfc f4i0ttfi ^^i^imao ria . risohktitmroèbsiraeca 
ì^^^ìf^ì ^ Aè qj^tèttéeit iSL^ ìjinelìsu appai 

prtr l^^lnd^iielté'qnfiklo liMisotó hoo0M»I 

'Sk hlué^'à %ìè^ ynwaoTA molta -^utàbaìf/9 
moka prudenza vostra nelle AA^tuie/ dfl 
cielo e della terra e de* suoi siti. Le quali 
tutte raccolte e sparse per lei faranno la 
detta iis^krtrba , siccome w -^liitio'V^>pèì?airven- 
tura la più grata^ cfaé^^ èia giammai venata 
a mano ed a lezioni degli uomini. Di che 
ho vo^to ora rallegrarmi di ciò in questa 
poca carta con. voi, e proferirmivi disideroso 
di'^er^i^ Né mtmo mi ^icfa" roReffciikto più 
Ydlte^ibecD medesimo' oon Da Maestà: dello 
Idirpéi^adbr Ya6tn> * Sig. a ' ti^i korjam. ' ^uUt 
%|a^iK' gloria. iPaichù' 'ha eletto v.tqli a ^ jale 
t^pèr^f^eiiKajulaiCf naie 1^00 ai {rdtr&hlié J»ea 
Igdaoiceip^^^la'- grandezza e la'miliiàfrjdLpoofii 
D[^(j3i^^^!t]iagiiamma knpresa , e ìè(àtìnsi oc 
dÌ9tfgct*dlè>biiogaf , ed ^ i poco^ n^eo9 ydit 
iiDiJ^^ibitrv ittcri^p rendimenti e ajtìiménii^ làq 
fk&ì"toàfSihiA^(fméo.dai!à'' u ed kioo ritti 

ibrci di ctoorpo?^»!} teitapo]^^ Dédla^ fc(nàIei'ifOSii!iK 
^e^i<^0 ìftnic^u^pKiBderBnaOsvitutiiqqri^ 
c^'^dt^ic^toj^a^napoiffagtomurèrro oéravont 
firf>il4>QajMMl}$idi«0raiMs hb^pv^ ab, Gkì$ 



ittb della cb»e «iid ^ ìiy' W.ohiiiésiMthbo^tMf' 

SMeftsMTÌo) ar/Mper9Ìl Slftii a^ix^aiH» «iftd^f 

imiMitiiuUiNtf p. Sé '^ Dìc^ ^ì%:o jmaipfitblf^ttft 
Lasdfiaj ^ State! ( mikki A! f^^io^i^a Aprik t^S^ 

J5L o mi i/iiiì ioi *i /r- fjj^.'jr'ir r, j'iaroBf fìMnt 

';'>^OiO.;Ì^:5ì ^•:i;r?''!' .;'. / /. vv^^v ^.^;a'> fooa 

«^ ; * SSlii òk PadoTa T la . TMti^'letiei^ » «riti 
«àt^H' sètte di di OtceiBbro:t>dii quello ^^jdihe 
ai'tnaadaste delle dicrite loompostdaoifjw^ 
mire , ^^péc vk r^ifttà) lei tera . im(l ta ìoifi^tedómi 
«od )a!^iirosti^ xeoIia:cotat6fiarIntoMnit^,KÌU^ 
iiecar ficttei :ìai cohd»<si elie rm aDlistte^ofo né.^ 
9o ealttìesìì V9Ì. aoù. AI quale fri)se«ÌB^iM:bMr 
}iibvTCoeadoimt|il vèoir^qni^rdii^étieo^fi^Ur 
fitìùnv re i dk pcbanri iifiaii|ptaaènf Ui ì ip^9^'^ 
Ittici eoardad t&pònderìBL}j(£(xipQ|]i<i(ig>int49d» 
4Ìiiétoriiiii^il^a£Ìmtt qeKieMij pftaov|iMJ, A mdl 
^èbii[jpiàii;npoaaiejoiattp€fta%<;im «otiAdÙ^^ 
toeendie m9àeoicé;;^4}iie»iànidà7^onBhàicl^ 
niui^ «Ik uMoqndd «oemie IfiiMibLiriDeAi)^ 



4iS ' ^ttìRmi^ttMMi' 

dle^ttii^.^^a ^? 'flit* cetì^lr*è»#*e%ftMÌì 
ctiiìi^M^iii'Sìiuféìmte ^rtlimfc^icifl d^al0i^ 

qt&tAb élfb' W ébiit^cda ^^tigcijaio deb dettare 
amfoi" fMtròf /((ih«^;le^ ka ^fto^^mkggtori f fact^iS 
esirefe' di* qtidld,''cbe^^«Àl ti «^sliià^iie^oiìr 
fronti 'ddi yd^l^- ie^egM^' leAtiiftàil' -^pkdMiu 

teri^éad e dà ràdid iióbiliMÌMav^il^i«odattiiBcs> 
ra^ibnk tAtjppodta* tré!' rÌ9]^oiid««vii ie ^ dar^a l 
pét^dcmc^ jgitignerò' ^ne^té^^aj^i «abitui :idb|>Ib4^ 
glfi; Vfbe io ?i s%o[t6^^«t)fetoM)ioni£ ad tomàia 
ccnS 'àkihnò ed a^i^aDaf^^aHa:<TostnÌ! mcdm^ 
tif td 9 ' e disidéi'e^ di piàcemve^^l^nto»: 
pM'aUe opere dà ^ farsi f>év«;voi^) crheoàilak 
pàtcde da dirsi. State sano. > A' i-S*. 4r Magfiri 
gio i536. Di Vinej^. *•* . 1 1 > /^ - ^ 

' • . . > • - I ' » , / 1 . Jr. ■■'ti 

• ♦ 

\/é SpiUmbeìTgw r >• «.cu? 

bocca. Ili:^ff'&j^a<^lfat«r^^h^>À€tta'-i^. ! 
to vano, e voi pure non venite, alla finer 
ho prc*o queitta penna ia mano per parlar» 



ie>nif ionai. ooi^. voi pirìips^ qhf| io i^i .pat^;'^ 
di que^t^ comract«<^ dove ora credo ^pra-^j^ 

ìb», o^e 0bb0 .da ^ym qu0))ji)^^^^^ 

comperandolo ^v^pio €£rtimiuido ayerlo jjf(pr^^ 
Tostra mauo buQno:» .e^Ji^il io dono 44K > 
Signora ^ mia Gomi^Be,, 4a cui .part;^ m^ ^^-^4 
vele /inandato. lE iri^oi^^x^le €Ìii& b^fnna>r.,^ 
stane lìèqdeilenldoQij^,^.^ e^^ace > pfù^itos^M^ ^i 
^rmet%t , xhe rJib^ali v r^^<?}à , jpjbiev^ de}>jl^j9nq . ^^^^ 

réndaìdìt ciòr^iàlmtj^rgra^Àe»' JG r«e, a '4i9^stqj\^ 
ufficio fairfe^s«)i]r>lltFdo.v perdonimi f^UtlJiufV7jf> 
switegligcuza/fnehe più tosto è iprc^ed^U^^ 
da fiàiciirtà, iAfenobQ secò presa,i>h^(^aoJp|tr9^^, 
8etO' potessi Vederla insieme o^sTiOl.ipii^l!,' 
fare la via d^una giornata, certo saiiSèi vV9i4.< 
nulo a Spiiimbcrgo a questo fine. Ma tan<* ' 
ta strada non m' è bastato V animo di 
fare a questi cosi' graB ^caldi. Mandole con 
questa lettera una pei(«» ài tela di renso 
per sensa , la qual farò dare a casa vostro 
suocero , e priegola a star sana , ed a te** 
pervi lieto e contento, ed a godere ,ipi^me 
oon voi la sua cosi bella e co.^l l^ggìadraf. 
gioviiM»(Ka. ; Iq V* abbracdo sin di qiia, Sigf : 
Gompace mio carissimo: ed; ;<)n<Hr^u^if|^Oii> 

A.* »5, di Giu^i^ »53§. Di; VìRfi^aii' .,;.,no r 

j-^ai^if Xì3?r3£;p m>yv\ o«f. 



;..U *• 



489^ - wmxnmi tmàÉmc 



i/é.M^ JdoajmC'Dof^à. 






^ìFóàègffa. 



n n fiimdo • a ¥^ ^ Si ^ la : iascrf«io|i r^ jfl la 
wiXfn mmctr della <T9«tjraiil>eU it ' Bairia t^^^ai 
m'inali rtehiastaii -^ NeUa' tquala aaim) Jmd ptHl 
aW^<piaata parola BujSj ck^ ièAnejg}lLUaefli|ép 
dsi^ Wayéw^iaatidauc^ fle»diocabèG«tti im^ 
è^Utfifaia >'-m ii«piasul' nj^ufioarioiied^Edliaib 

it^'^muta^ iiol slÉo^[ca|lb.«^J)fa^n^VdboJa0Maa 
pdMé aleinie < altre /pani yi '^faueiuvoiii'f i opoti 
i K ^ i ih a^oeìle loro^iascfrizicmLtdBqflhiai^idai^i^ 
e^àoaiiibao^^^ qà^a' qgr^vitài, ié^ aaiiutti 
a<ìti€iiiire^a^»a^ddie ifc rioUie^ Siiàéoiimeèl 
i]«lètta4€ftla>oel€fita dell'ppara, qixaimo dibon» 
dl^l iubra bi&tnmm\ A j^rede ià«^>cebùbif 
ainaa «dbikiarla.» Se io arovaij^frSbr sod&e 
Bfatiat^)«ii' fià- eia £aroV gIiàì coito/. diaidtaai 
piacervi. Delle altre parti di cortesia, clia 
sono nella vostra lettera, vi rendo io mei-* 
te grazie, «eV< Ai vi pèolÉeÌDO "dP. tiàono ani« 
ino. State sano. A^'>^iV digesto i538.m 
Di Padova. 

-JoTtG ojlom fiOL^ ;Jf'->fj. Li: jì-ioì^.o .'è .Y BIS 
In or,«.ovorno'Hj iia .^^;a .1^ f.d:> a-ulls ^ ci 



.- *v 



mism0i jsMnsmf 4^x 






i-.jfe 



ò V Non rpdiSTa* ^opF^gmgtfermi<véM#V^taQ- 

\ì-os{ ofiBitasiuioéet.'lieUèim . di Y. &» peivcl^ 

gflàità dimaèalnàodftriìSL &.4ieLvcf radoriaVClw{?> 
€fii»9le^iPetòr>cxHiibii;ta ìLpooot omio^rtelli^. 

MaanaxitefbbbligÉfb» (A^/quole obbligai «itì^^I^; 
ua<p ipiàowlMtìerì mngo.^ ^stPMài annni 

tsiiidiiie tB^i rdOSeji'v^d' itile cq^rer.dfUitll-j 
ÌÌÈSWf\i&ì^c M&fiahòssttk '^ttt. Pescaf«o-jVQ9tfftM^ 
Mcdlii oienuqp^y e; piés^ tettar h.lioiauiitMi^ 
k^enb jSiik "^tom H. S; e degàisivdi's pi^r>^ 
wM>^ cafaii&daronL, iilove ia^«m; J^oi#L^«r/. 
MT^frlaibMi&^d/^rilevxSSg; Di^ Viiieigki&iw 

?>xÌri ^j5Ì«Ot70J ifc iniiii JV!,. fi>^Ì^Q .ÌV19Df,?y 

Ho inteso per lettere de* miei da Ro« 
ma y. S. essersi adoperala con molto affeti 
to 9 affine che N. Sig* mi promovesse al 
Cardinalato, siccome per sua infinita liberalità 
cjuesti pascati giorni ha fatto, né sofameata 




Io Yeacoi^'féi>'^ì^^^io§imhileì% ,^ 

la lUostr. Sig. Madonna Gonzaga suocera 

vostra. La <jaàl novella ha moltiplicato gran- 

demente c>tÉ^^\:(^£^iò^^ii?a }% fattomi il 

dono medesimo^MSi^T^'^.^^ià grato d'assai 

e più caro, e in tanta maggiormente, in 

quanto io non pensava d* esse re fi nro in 

?Mniaritf(^^nÌMei«zi^ ééte^ Si^fVwl^Oni» 

Mbo (Wllf«y '^<M>^stf Whe Wsi<>ftNiM 

iqqoN^|«(aggion<'^t^;^d]^^ia WiOff fK 

«ft>l€a ^^éttésik^ìfo^ip^ è'^-dMèf^^^Stìfi'èm 

in)M'f/ofMl'-'iifì«r^%c^fiS'^étf i\cÌÀ% 

«ofl4itt'''^v« ■ càntMiieeàA^^Hbem*^^ 

4%HfUio >eé<>0|!|^ Mo iiémctiimi, ^iti^ 

jS'%>iae«n<r''4iiti>à ^ m.ii tìmtè%'a»% 
44^it^ céÉ^'-T. Si^^intiià smm miu'^ 

iicefeé Wd ' lo lUusef. Sig. - 1^di^'*'Ws8^ 
^«gàfidiSa rboltò str^a>cdn« -t^^Mi liitìfh 
ìheeitr' e Vitoeolò dèi grande ^^VfifRgb c^OM 
^febo avervi. V. S; ..sart-èdiìtfed^-iw,'^* 
inak*é ' questa mia ' ài jàetto lSot^.'^lmiAi^ cJA 
klk Sig. Màd. Costanza, "Il Vrfóre'édliÉ' 
•éonipanlitté^frddenza ^dtiUà' ^fiI«Ho"d| '^ 
verisco ed onorar ■'' )}tUfnto pw!(b'^ cìMì^ie 
V affetto del mio animo. Io disidererò da 
questa ora innanzi sempre , che N. S. Dio 
mi doni da potervi esser grato per quanto 
io ci vivérò. Che di vero non mi vedere 
mai stanco di tale mostrarmi a Vostra Sig. 
quale pnawentur» . fnpt^ tttinuto j:be io 




JUIM0 wunaw. . 433 

jiU 9 é v^(t|«Ifr vi debbo -e^iftarfi; 'ftikt^; diane. 
A* Si d'Aprile iSig. Di:J^AÌikVMk;oz t - T ol 

il in. Al Signor ^E^moh^ 

:.;:,.^ '^ vdiFearrara^ . ; ■ ■ > - -'j-^-- 

r. f Al-* < • » » ■ ' ^ « *» . < i 

.. ./ II:;piacec&9 eh^ T- &«im scrìva aver 
jiCejrolo; della, nuova d^aìià donatami dk 
.jN. SigjOQTe^ lu. . moltipUcato . U DÙa^ éop^ 
<tto ^om^mtezsa. Né potea >ed<ir/ ^OMi ^^ aie 
cara, dbie le sue uqtane . ed officioae Jenert* 
IUio4one quelle grazie a Y. Ecc;* ébo ia 
dcMK> ) e proferispole i&n buona e.prMttl^ 
aAifl^ ftd ogni comodo ed ònor auo^ cctift 
ioatit^itó Jofioo al tempo della fe. /imfi^ 
del Sig* Duca vostro Avplo , . e . coa4òui> 
pejT quelli degli Illustrisi* vostro. Padfva # 
.JVMtra MDuire , a' quali .io sempre ioìi «mvI* 
tM^) mentre vissero. ^. S. sacà cooientlt 
Arpferirmi /altrettanto a Mons. Raverf|iq4i^^ 
M^Sig Cari vosuq fratello, ,a.cu^ 4Ì¥f^J^ 
i|enri^^ Stia sana Y. $. e J^cissi^aj^;^ 
jjMga.anè per isno CQflapiutam<wfftfic4iidÉL 

^AP^iteri^^rjPi^^iwgi»,^. Ì5 o4;v)v 

£?> 'CiO'::J 'vili V,- .CL.-ir.s o:ra lob oJJs3'lt*l 

ir*??i»f:-'/ i :i .::t;:- -.f;*"' r'* -ei^O .óioyrv id or 



431 vocmBTìtftzò^ , 

A Messer GiuUo At'oaroitii,:^'"'^^ 
A Ferrara. ' ■'-"^' '-- ^^;^*" 

Tanto mi sono state jpiù^ care è^^tòif 
le vostre lettere, per ìe c(uàìi ^rjràttè^aS»^ 
oàeco cfella nuòva dignità mia, '^it^tS'^idP 
bó xsonosdtìto per la bénivòlenzà édi'^i^j^ 
zione da voi 'poi*catami per lo addiéCiìi^^^ffilF 
quésto ufficio avete fatto di etìorè^;^ é ifiòìp 
so dalla dolcéz&a del .gentile aniàkò Vò8trd[ 
verso me 9 e dal molto amore ohe Àii'pòi^ 
tate. Questo adunque fa ^ che io vi rèìidif^ 
aiccoìnc fo , le grazie ^ tanto màig^fdìri^^f^ 
e che io di molto vi sia tenuto. Ré^ti, cw 
mi cfbnosciate per vostrb, e che usistte'^ii^ 
pera mia in ogni vostra occàsioneV do^^ 
ella giovare vi possa. E cosi mi vi 'profetò' 
di buonissimo animo. State sano. A^ ^, d a* 
prilé iSSg. Di Yinegia. ' 









A M. Bàìfolommóo Totfanino. 

A Roma. 



- -t 



1 k 



Io ho Cèduto e Ietto volentieri la vd« 
•tra lettera, molto Reveren. il 4niò M. BaK. 
nella quale vi rallegrate meco della nuova 
dignità donatami da N. Sig. Di che vi ren- 
do molte grazie y ed in tanto maggiori , in 



quanto io m* accorgo che ràilegrezza e con-*" 
sdlazion vostra sopra ciò , per V amistà e 
benivolenj^%,^ai)fi^ frai ooi g^,. ts^ti >anni , è 
uscita di mezzo *l yQsj;ro quo ré. Ed infinite 
ve le rendo ancora delle dolci e cortesi 
offerte , che mi fate ad ogni mio piacere 
€^^9mQidQ._jPerchè ift,pri^^^ N. Si|^,4)io, 
4fet4ufl!eL qpnfesÌQ ju ^qgpì teoipo aver ri- 
Mirate ÌJ[>fipi te grazie,^ pBe aggiunga tai\ta: 
potére i^lle mie^ dej[)9li for^e , quanto a. nie^ 
m^esfmQ ' hp! aggluino . 4i»derio 4i . tàT% 
quando che ^ia mplt6 p^ip. ypt, .||i , qpiiaptp^ 
aji jueirvitotTQ . t^ntp . jedj^le , p ^qtà^ienie^ 
qhg yqr^este, p.Qrrigi^ aj . s^rvizjio mip, ip^ 1(^ 
apq^Wrm .somjnami^^^^ vpleptieri , «i pejr. 
dimoj^trjarvi che. ypi potete i«a mq as$aì^.e 
i^iGora per le q^aliti. >Uej,cn<p mi dìte^ W 
quali nel v€|rp in ppchi supi_ pari oggidì 
ar che si trovino , ^e noQ foss,e , che ìo^ 
Q tre mi^i anticfai ^rvitori in casa,Jbaste^' 
yplmei^e . bupi^i a questo ufficio , della <;a?ì 
mera. Oltra che Mons, Reyerendìssinio Cpr-' 
naro molto mio antico Signore, ed al qua^^ 
le per li suoi infiniti meriti , che egli ha 
meco, Apn «fp.j^è ppsso nejgare . qQ^a^alcuna 
che sia in me , ha^ vc^tp , che io né pigli 
uno ad instanza sua. Dunque sarete conten* 
to non mi dare maggior gravezza di quella, 
ct$ h j?Prtar po^sQr Sta^é;fWP?K 4' '5. 



E 



u . 



• . ■ i . . ' L . . .. X 



. .*, jf- 



435^ VOLinSE TERZO. 

rfitó irtW' al ' CktaMilàéo f ìéd iìfil\iMHir '"" 
ofrertè>'cb«' fella- iil}% élàì mnAìm^, 
ifAìAi àfeifeteò «tf" kl>HHfccib'4BléÌt|éK:MB 

ìk àìV littkjttOftt S» «<^ì*mi |>¥$fefti aV-^biìi 

a valervi di me in ogni vostra ùi^Urni 
dove mi conosciate buono. State sano. A' 17. 
d'Aprile 1 530. Di Tinegta. ^ , , 




. < 



^ Messer Bernardino Maffei, 
Secretano del Cardinal Farnese ^ 

-e v: ■• >■"•.. • j Róma.' ■•■■■i-'^- , 

ÌL .:. . J ' ■ .'■-. ■■■■'■■• ■- -''■'>'iS)i--''i ^-'v 

éi;i -u--, .,;:.. ■ ■■ ■'■■■' ■■'■ ■• !• '^ o'nr.A 

^i*^ lié fatithe « le ente ,' che' Ttfetì-S-éf- 
^(dtia'^hè ^e jJtì: me »èlfe- V^Sé M'Ì 
t(i(t^ ^àe«td te*mpò^ chef ' sete s^iioi^ltraì^:' 
ed^klfiiéhmi^ttee ^^^ ló;tnìb>iaÌo,-'^i'^ì§j^tf| 
^««'^*iè«è> the* elle m*b*ftàt?,ijiff'^r 
fasti* d' obblìgM 'ptìstb -al <}ttìt%S^cb<l''lf 
a»*¥.'^Srgf^ltci»io'é tèrrif tpmpréi Riftttó';«" 
giibi"f)tó 5t<è nW ttliiaà' gtazJé"eé1^,^'tihè L 
dr^ia«' tton' bàst^,';è ti dòhr^àiìu^féllHii'i 



LIBIIO DECIMO. 407 

quanta eotesto vostro buono e dolce e cor'» 
tese anii^Q^5^^ri^. J^ifj^Yq^j^^n^^v nelle 
belle parole , cng..^^pg^evj:itrovo , né voi 
le disiderate» Sarete contento basciar la 
mano . a Mons. Reverendiss^ ed Illustriss.. 

-/^ M Bernardino Maffeu 
A Roma. 








i\ 



Sarete conten^p.iff^ ^^^^^'^^^'^^ ^ ^' "^^ 
che essendo a questi dì venuto il Card, di 

Trento a questi bagni Padovani per una 
ifi^«P4^W° .*¥».» 4?^^^^ e{?s^ i^rftltj^yf un 



stio favore appresso queua Maes. eoe io 



45S- TÓiéoìii Ttfìoa. 

potèsai conseguir la deità posiìessìOfie ^i^* 
torno alla qaalé il detto He avea promesso 
affofator Vinizi^no, che gliene avea paN 
]t'to dtlijjememeDte, di farmi ragìooi , come 
egli fosse in Vienna, dove volea ttattir 
delle co>e pertìaenti al Regno Ongarica 
^ruoj e così feci, e- trovai quel buon signore 
assai disposto a coapiaceimi. Tuttavia per- 
chè $• S. gindicava cbe la causa dovesse 
aver q|ialche difficultà rispetto agi' intrn^ 
in' quel Priorato, mi rispose volervi bea 
pensar sopra, poscia che il Re ancora era 
in Boemia, ne potea rosi tosto a Vieaiìa 
trovarsi. Io questa disposizione io il lasciai 
percolino all'altr' jerì , cbe intendendo $• 
Sig^ essere per partirsi cgRÌj siccome ()ueèt~B 
^a(lina . ha fatto , ritornai a visitarlo ed a - 
ricÈiieder risolozione da, S ' S. sopra la mia 
Iji^ogna. Sopra la quale ragionò lungamente 
meco, e derto moUg: amorevolmenie, inp- 
.siiandomi tener non picciolo disiderìo disfar 
.jper me ,e di operarsi aflìne che io peryé- 
,aissi al disiderato fin miu. £ .do|>e .liiogo 
discorso mi rinchiuse , che se io potè'MÌ 
,;Otteiier da ÌM. Sig< che S, Sant. mandasse 
,§fn, uoin() . 9 , posta solamente per questo 
.Jppss^sso, ,td>Iie suo , pio sarebbe cosa, che 
,5jri|tq,2opBte^^be con &- Slaes. ed essa 
,pqli qui55to nonie si potrebbe giustamente 
jj^c^affi^'ppn. chiutiqu^ volesse ptcgflila del 
«yj^lpaftp,, E.nioltò, si fermò su qurstó,'^ 
^i^ipfortCfni^L 4 farne bpra con S>. Beat, ip- 
pica la qu&l conclusloDO fattami da S. ^S. 



Libro decimo. 4% 

dfceado^ti io che io avea inteso S. Sant. 
voler mandare per tVunzio a'quellfi lETaesti 
il Vescovo di ModoDa , mi ilspose, i^e 
jìQStui saria Nunzio generale, e noQ ÒMéiì^ 
jìuindato solò a questo fine , e if efòlo ÒOft 
^opererebbe peravventura tanto, quanto. di- 
^opnérebbe a beo fornire il n^otìo. E' per* 
elle era stato quelli di à visitar 5. Sig. 
lì Vorgf>rio Vescovo di Capo d' ktl'ia , rà- 
£ÌonaiiiJosi di chi sarebbe dUòqo & questa 
impresa, mi disse aver peQSato anco sop^ 
questa parte , e qui m aggimisé crédere , 
'^iche il detto Vescovo sarehbe ottimo man- 
'dato a questo fin solo e con questa sola ùiea- 

Jiooe ed opera, sì perchè e^i é assai 'di- 
igenté persona e destra e molti) usi'Sa 
"quelle contrade, e si perchè è gratìj'^a 
''^' utìllaMaes. e molto ben veduto ed aitato 
!a lei. E perciò tenere per fermo, cbc'tìtm 
sì potesse mandarvi gran fatto persóna ' ]im ' 
■ profitto della causa* di costai. E sopra 
eiò e ftopra ttltta |a causa minutamente ra- 
eTonato e , con qtiesto proposito fatto fhiè 'fo 
jUé ne'c^Mai. E perchè it détto Vergerlo 
(U faAcHillÓ' in qua , e dal tempo che '^ì 
Vénn^^^ Fkdova allo studio delle leggi, è 
•«m'pre slato assai mio dbtnesticd , v^llì 
ióVrlàcIi' e dirli' tatto qQCst'o fatto, <!'. itH- 
^ìirlo :, 'quanclo N. Sig. gli' vofesséldaf bué- 
piia ciira , che egli la pigli^Ae'pE^t anldr 
^mio tólenlJerì. Al che;eRl?''brràvìsròfetf^-'tòi 
^■ixpose, ch-è non' ^apertt)b'éf befeaTftó^yyii?, 
«fce. lo di. lui vóte5si;';A!viniir;6?i^^^^ 



'% 



44^ mnttdrmifloj 

qml^Bb^i iàf qiiàleoBBn^Mi fifl ezìandiniqpBl 
Àpp$i^ima^'klm)aia>r0U9a^'fllie !^4i i|uiad dàl- 
ia sua patriaojpiirteédb»i mapmadiivj^ofiiijjà 
«osMiurrè) m^jiMi^fanll^ ei^)QoiÉlppacrai>iii§iarQ[pesa, 
^A4aiH)oA£»nNr:^iéicii) poriief: ponMu^opcirjflM» 
4Arlt>mj sfMi4itow«iLa(iqi|BEfa|«i!sm»dlicà^ 
M;f .HSaiii.^^.cli<«iefÀbesai«%ei|> éoisme 
M<>> sempre <«peitiM,l!^KTeadbmi|.xi^traìw(dia 
fiUt>JÌM9»dem, it^faemmia': queLi&iTOrfQ uba 
Sua <>Saiii<)^tréb iir c0^ba«(>:|iQavpoo0af«iiiéot 
p^tqit^s|io>rBiia^Pr>orato '^ égli ^meìsidarìs^ 
sfrà ^ifogn^' che $« SariiW ordioit uililiiKefé 
^jBi^e<^de{,^ieiioiìer sopraddto^ii^ mmì^ 

d^ty^JS^^i0\ a S/: Maes> isépiìSblar^óÀsetaiof 
ne , che S. Beau disìdera che mi sia data 
del Priorato d'Ungheria della Religion Je- 
rosolimitansi^ ))er yigoT>d.eBe bolle" xoncesse- 
jni dalla fé. m. dì Papa^Deone, ora, che i 
luoghi del detto Priorato sono venuti sot- 
to '1 governo di S. Maes. e di credenza so- 
Ma qu€^sto . negòzio^, . Sarià . itziandio a/iiolto 
bijK>gf ek,j .<cb€t > $• Sant. ni^ ordini itrej alili 
jLì^XPj 4^ CTì^de^i^v d' kitpriio al fattori lie^flieifil 
a* tre Consiglieri del Re , in mano dei 
quali è cran parte di tutto quel governo, 
l^uesii sono il Conte di Urtonabnrg, il 
^ffiWW$^^?^va^^i^Q^frt^5 a il Sig. J^o^rdo 
Fi^s^-^j^^i^lH^^^^^ii.jUP fcri«^ dil|iftssa2\, 
SfT^ÌB^rdm^y^os^fò^i^msW^ ia, . n^teOD 



/ 
I 



leqpÌHémsàxe fià Hii:grQdo;vtAilpci4r bmidisiìiito 
Buórea ilìvcéaiii^nte kac8kmiik4o^>-'^'^{ > ^^^ ^^^ 

iBor<'«o8trooqvjHggiotf »dtoo dì qijie«^^« ^Àt^ 

torte tlar ehi espiddWioo^; «^ Amatemi ^ e ^italé 
«QiBai; A? 6^ (tì giugno 'iSSg. Di PadoW^^^ 

s'^.b f'r- r-Ts -:-^ '••■- '■•. >' ■'■- *■ '^- » '• >^'^ 

1: T'Jd .-^o ' , jà^Mafitova. ■■'■ ^*-^^^- '^^^ 



-'Jr, 



nji . Pc« cfae'i Sig* Duca èrtotn^ittféà% 
ipiktodi djBe> essere tornata e^iidicy fi'^i^ 
guaii^'Oix^fattbà Geline 'sciHvetè^^s^Épiet^' ^U^ 

obliale) Ij?«!iriddèfzo I{àm^iitt&'^t0^wm^ 



44' ▼Oi.fuis Tfiwfly 

.tento /8«ia(*r |i*-iWM> B l'altra a ,nome mio, 
•<1 bI1« loro Signorie raccomandarmi. Il so- 
Wgliinie 4oT6^r^" Torquato. Oel Rosso, 
nsìeo^ia. Se Doa radeste M. Jacopo poco 
ItupoTthì esso parlò con Torq. e me ne 

4ÌM«, quinto agli vide , saluta- 

temi il Si^ Castellano^ ed i suoi vintiosis- 
«uxi> nip'Mi 1 . e Al- Lod. Strozza j e MatJ. 
jLspasia- Gred^ mandare a roi un mio alla 
fine di' questo mese State eaao. A.' i«I iS 
giugno 1539. Di PadoTa. ' ' ' 



jil Signor Pier Luigi Fàmésa\ '~, 

Duca di Castro. ',"'* 

jÌ Roma. ., ' ■: 



Per lettere- di M. Francesco Bèlìlao'lio 
inteso, quanto amorevolmente, ed "oltre 
« ciò quanto onoratamente Y. S. gli ba 



huttò la opinione del Giovio , e p^r la 
^ stima , che fece delle composizioni di, qae- 

sfo poeta, volle che sì ristampassero in- 

(erameritet e con breve giunta pel^^ó^J. 
: della sua Raccolta latina. Fu, il JCampH' 

idio oarìssimo al Bemko , il quale ta^^iò 
. ùM^ eura sua il figliuolo , Torquato , per- 
.cftè da lui apparasse le lett&v gre/Àe ,,e 
~,JéJat.me. • . , .-•.:■ i' -, - 



rà^iì^niiYif '8i ^n^ lunga "^izife '«Mie 'sihaitti- 

in^nk)" per^eMeré ■ di c^^^^ a T. S. Quelle 
maggiori già zf e 3 che ìì3 p'c»sp. Qaelle poi, 
^heVio delibò é, dì catéstà ^ua dolcezzayè 
tWlIé altre grandi ''iòp'ere e me é' del suo 
^ReverendislS. "figlili oto^osté ih ònbramii ed 
esaltarmi , N: S. I^lo , cte^: shqlè eltó vòlte 
jper la sua immensa lifieralhà 'pigliare' ib se 
i debiti di coloro, che hanno in lui la lor 
fede e la loro sppranza, peravventura ad 
amerfdue le" renderà iii liiia vece; prospe- 
rando e moltiplicando la vostra felicità ogni 
di maggiormente , ed allungando la vita di 
N. Sig. e distendendola, quanto può capere 
IVumano termine , e superando col suo fe- 
licissimo tenore, e addietro lasciando tutte le 
ajqitiche più bastate vite. E vero , che io 
di me posso a V. S. promettere questo tan- 
to, che nessun disiderio sarà neVmiei pen- 
sieri^più traldo m alcun tempo e- più. jri^iro, 
che quello di potere con vere pruove mo- 
'strarù;ti a N. S. ed a V. S!^d ài stilè Re- 
vèVerìdiss. figliuolo ben grato dell* arftoré a 

f^ié dajvoi, e dk loro portrtò, e-d^l b^ìbi- 
CIÒ Vosi àlt^p vostro. Ed òghi orò^tei '«i'-fa 
7uiì 'Itìtìgo s|)Ì2Ìó .; ctfe io a Riànà^^Vetfga'vfed 
'^ricoininéi a podére dàla^^altiifeVot^f re^ài- 
^là'^di'^. Béit/ ^^- di^Wl. Al ^ùal-disid^o 
'^nòft-'garai òk^rche iheiiév sarei ^totóko 
9 Roma venuto 9^ se la mia molta ^^à^hi^«^-< 



4Ì^ TOLTJME TERZO. 

Tesse speranza lasciata di potervi pervenire 
a questi caldi senza mgnifejUa-mip 

disiderio, quanto ad esso vostro figliuolo, 
mi s* è in parte rallentato , vedendo io ora 
S. Sig. dilungata per contanto spazio da 
Roma, che sperar non posso di poterlo ve- 
dere di qua dal buon tempo, nel quale io 
mi studierò d^ esservi. In questo mezzo mi 
raccomando in buong^^ipca^ di Vostra Si- 
gnoria, e priegola si degni tenermi per tutto 
suo. A Nostro Signor bascio il santissimo 
pie umilemente sin di qua inchinandolo e 
adorandolo. A* sS. Di Giugno iSSg. Di 
Padova. 



-' ■ .-^ ■■ 'l< % 








ih W- ^i-> '^tJiO'ìr. ; 


. . ■■■'■■: ^\>!'> -:>«L • ^y.(^.3i'^ 

• 




.. ;•. ■_ ■ ... ;; . •^••'■^; •■j'^--:o 








i\r>'m noa h-U- ■^'■^': 



..'1' ci.- ■•'r .i/j oi'-- •■ ■■■ ■■■•t'- •■*' *■■'" 









< 't/* 



■-'"■ **■ 



I' (■;'•,?•'■ ..' ii-. -!'■ ••. ì'j f.."' ■ »■ ■ 






' t J C • • " "l ■• •' ' ' • ^' -^ •- 



'• w ■ -; 



^/r Imperatore • 



I 



.1 Signor Don Lope de Soria si è con 
sue lettere rallegrato meco per nome di V. 
M. della dignità da N. S. donatami novella- 
mente, dicendo aver così ordine da lei di 
dover fare, aggiugnendo esserle molto pia« 
cinta questa promotion mia, siccome di 
persons^, che ella am^, e di cui ha ottime 
relazioni. Il quale ufficio, a confessare a Y. 
M. il vero , m' ha fatto questa medesima 
dignità molto più grata, che ella non m'era 



g^w Sellificio, ^&iÌBpau4p io^. sl^gjl^e^q^ft 

nente Prencipe , sia bel grado 'di fi^^g^ 
e di piena satisfazione e contentezza. Per 
la qual cosa lux ff^o ,<|U4^;|^a spenna in ma^ 
no per rendere quelle maggiori grazie che 
io posso a V. M. di cosi alta e cara corte- 
sia sixa 5. che mi slar&^^e^{^...5LeLpO|ezzo 
[f^ir .^^ìma impressa^ di pairi.coii U mi^^pe^ 
ie^loia .yjuj^ È snpptÌ9Jherò;^]S., p- ÌSX^^ |Jé?f 
n^irmi occasione di potarle esser gra^^gy^j^ 
t^ mi si cooyiene, non solo |>éV.q!i^^^4^ cau? 
&§!,,, ina ancora p^r quella del faw)i:^,.%^ c^j?.. 
e)ja questi passati t39esi mi feop co|i le. ^Ki^, 
diiplicate e calde e oporatissime lettera scdt-* 
tf^j al S.ereniss. Re de' Romani suo ^iit^lo 
sM^pra la possessione dpi Priorato d'Dnghe- 
ria^^ che io da SSer. cerco. ln*questo mez- 
^ tempo pregUerò V. M, a tenermi in con- 
to, di fedele servitore suo, che, per tale me 
le prpffero e dono, e a degnarsi di coóian- 
dfifmi^ij ove ella conoscerà^ che io essier 
p«Qa^£^ljiaono a servirla. ,À4^^ qual CQs^Jfare 
a^p^p^, j^avò pf ontissimOi Per^cip cìx^ ló^ 111^ 

l^ii^f^^^^m^ ,€rata, cosa ,a ff^ 3. .l^iQ,!,|ajr9 ic 
sryq^dp^^.^,y. M. 1^ qual^ egli lantOjam^jj^ j 

fife ^e' g^azijÈj,,qua^^9 pes^un 



s^^^p^^VopQf .Si y^ae ^vere in .?e ay«V% 
é^.'^^H^^iJWlfi .fte9^IW ^^ 1?^ .S, ?fe 



y ' 



Li*K^WDirct*wj 44.f 

GtmSÉfmi^hh^iÌÉèìk ^M'ieittpì ha 
c^i^o^ idfiiiito i&\óf6 è ph;tà é ' È«ligkmé 
itìffiitr^s^gifiò.' A^ii3. di Giugntt iSSg. Di 

PSft8w.' "'■'' ^^"-■■- ■■'"' •.■; .-.n ..•■■■ ..» 

-È/nn. i >^/iJ<. di Francia. 

-^"^'EsseÀJo io a questo di fatto certo, che 
T^'M/'iilb noviglfeÌBivàtil dal suo oratóre ià 
RSHiS 1d^a pr6mòif<i>tf fdp d? me al Gatdì-^ 
lìaTati^'eflir gir isgr^siife che titìgraziassè N. 
Sf^-à tìinàéì cli*^,^»?. dì' SI c^e^tà elezion 
sàSy lioi 'fio vtìtitd^tóadcàr Jd' dn thiò grail 
^fétóta% felle :é ài ^f^ndèré itftihortàii grafìe' 
àr!y?'M^^tfi 'ccfài cb'n^ ufficiò suo, ìli^fim-^ 
Ife^ffitìa itì' è tìtì^o Yneh grato che essa di-' 
gfim^l, Wdc'ndà Ila sr alto e gran Re e dal 
mcfìidòttttto reveri to e adorato, aver datd 
tcsttìn^òtób a S; Sant. di tencnriitucr boti 
mffe|kó Wqaeì ààcro Collegio. CTeriochisI 
id' tibii * àtei' botate) sentir cosa più cara nòti, 
sblo^eì' r àltezzi dèi luogo, dal ^uale cli^ 
là Vieti^^ che è il' petto geheJrosìssimo è dJ 
tante Vìhli, pieno di 'V. M. ma aiicoiè^ pét 
F antica divozion mi^à vèrsdiefi, che hkVera:^ 
p^e disidèfato d'essere in Jua bi{bn)5Ì"* graziai 
é di s'ervirti. Per càusa e rispettò 'dèlia quii 
tóia diVòmne ha foraé VolntbMN. «l DiO' 



TOii arri tftftutli^ Bel infd '^rcòiólò -prti»? éfrtf 
ttato. Y. Al. sarà contenta perdonarmi se io 



ubo ho |KÌù tosto soddisfatto al presente mio 
debito eoa lei, iscusandomeae per io 
non avere io prima iatosa la d^tta sut.rer- 
so me usata umanilà e cortesia; e dà quo- 
sta ora innanzi conoscermi per buono elea! 
servitor suo, e degnarsi di tenermi nella sna 
buona grazia e di comandarmi. AJ2S, di Lu- 
glio 1539. Di Padova. 



j4l Re di Francia. 

Io ringrazio quanto più so e posso T. 
Ili, Cristianiss. del grande ed ouorato favo* 
re, che s^è degnata di farmi con la sua cor- 
tese lettera, e con le amorevoli e libei^Ii 
offerte , che in nome di lei m* ha fatte il 
Rev. e prudente Mons. di Rodes Ambascia* 
tore e Consiglier suo. Le quali ho io rice- 
vute sommamente volentieri ^ e riposte e 
serbate in quella miglior parte del mio ani- 
mo , che a loro si conviene venendo da si 
alto e magnanimo luogo. Confessandole che 
io non posso non tenermi grandemente va- 
gò e lieto di cotanta sua e cosi cara corte« 
sia, la qual non uscirà giammai, mentre 
io ci viverò, del mio petto. E poi che io 
non veggo per ora altro modo da satisfiuro 
in alcuna parte a cosi gran debito mio, re* 
stero, e pregando N. Sig. Dio che renda e 
conservi lungamente felicissima Y. M. ed a 
me doni grazia di potermele mostrar gri^to» 
supplicandola che si degni servirsi di me 



MoWS 'il fedele aiilieo ed ó(W?ailttì.,Sèf 
■moti, che io (e sono. Basci» ìs^m'iko"^ 
yM.,GHstlaaii.<. A'g. d'Anni* T^iÒ. "IH 

'"',':'/ -''';?**'^««B'!Sà«ÓV' ■■'•'■'« 

-;t J ■!■ ■■-V A jfni-.fpj-., ■■■• ■ ; e ^- ■ ' 1 (■,•:'.:'.'.-! 

Ho aeotita eoa sìngòlat mio dì jpìacÀim 
la morte così subita della nostra Mad. Ce- 
cilia , né bo potuto t^oef^ le. lagrime. Ma 
poi che ques^' è legge mólto' naturale^ ma 
qe darà gace, e ^reg;herè JH. S. Dio ,per la 
8ua/,animà.. Quant<^ al testamento siìo^ per 
Tq^ quale /elta vi làkpri) ereae stiò .unW^rs^te, 
)|M}Q , ino che' dirvi. Perciò, ctié iapéte quéll{> 
4fix^ p^ àv«mp ragionato insième. più d'iìjitt 
V'Olili'.'. Qijaii.tp~ alla parte, dove dite aMor{^ 
y<:»linente ctie ne a me non piiice . 'cHe 'a&- 
Jbìa_tp quella roba,' ne farete e la 'darete a 
ipht ,10 Tocrò, molto meaOj-bó d^rìsponjlèr- 
.TI p cffi d)ryì e ordinarvi cosa àlci(riaJ '5d 
/mte-f^ciullQ di 1 5.. anni, forse vi dWc& 
^qun8,qi;is». Ma essendo vói q'nélfo clie 's^- 
tp,.che potete e sapete , insegnare' a4 'ògóìi 
sjtro .V noQ mi plglierò qttesta pré^tiàzioné, 
jboIq ringraziandovi di questa 'pconerta cli'é 
jaai fate. Credo che non vi sià^ ^^ùova cosà 
jcbe.io.. sèmpre ho disÌdè*?^tq,il.lie.tf_v9stro, 
.e quando ìó vi consigliava a nou lévàr'duet- 
la.'|a(^ti a' nipoti di lei, vi otìnsigitayi 
que.110, rjie io credea che ben vostro 3&ss^. 
^ 'Jt^Sus zsi enim nonten bonuiu , guapt M', 

-Bemim VoL VII. 29 



45Ò vóL^lilÉ ' Spèk««^ 

vitiae xnultae. £ conoscea che non vi mm« 
cavaao . cibile pltra vie d' arricchire^ che era* 
no oàeste ed onorevoli ^ dove e^mavà 
che questa ne onesta né onorevole fosse. 
r^é più sopra ciò. Delle cortesie che usate 
alla Lucia vi rendo grazila, e ve ne sarò 
l)Uon renditore. Salutatemi vostro padre je 
vostra madre e Girolamo e state s'ano;,A^3f 
d'Aprile i54o. Di Roma« 



\4 M. Bérnardiao Mardrano 

Secretorio Regio. 

A Napoli. 



r 



Non bisognava che Y. S. mi rendesse 
graz^ie di quegli ufficj, che io ho fatti per 
Mons, vostro fratello. Perciocché ttitto quél- 
I09 che altri fa per la verità, come ho fàt« 
to io. Io fa per debito, e non sarebbe bUo* 
no né veridico, se da se non Io facesse. Ma 
V. S. che è molto cortese, vuole anco del- 
le cose , che io per me sono a far tenuto, 
ringra^ìaruii. £ di ciò meglio sta a me il 
ringra^iarvene. Accetto le amorevoli pro0er* 
te, che mi fate, le quali userò assai cpné** 
deuicmente , qualora uopo me jtie verrà* 
In questo mezzo Y. S. stia sana, e me ten^ 

Éa per molto suo. A*i3. di XugliQ iSii» 
. li Roma, . 'ì ^ 



\ 



y 



\ 



;> 









. -.v"^ 



r- ■■' 



Ho» volentieri voduu e lètta' là ^tostÌÀ 
iipereiU, la quale m'épàiruta molto piéuà 
4 iayeaziqae e d'ingegno,, e ^timo che et- 
)a porgerà motto piacere a chiunque la leg- 
gerà, aiccome soglion far. tutte . le cose yò- 
«tre. Ho notate in essa alcune casette di 
poca importanza, più per soddisfazion di 



tim'mimmi^mm*mmt,mm*mm:famiéimmii^^fmfmmmm>rmmi^m 



(i) In tutte r edizioni anteriori deìh 

* lettere dell' Autore mancava il nome del 

Martirano , a cui questa è diretta y il che 

feog giudiziosamente il Gualteruzzi^ dal qua^ 

l '4è furono faife imprimere le lettetédélÉem» 

pOy àceioechè il Martirano allora' ^Ivèì^e 

^non ricévesse biasimo dal giudizio ' Hbrt 

"èroppa favorevole ^ che del suo Poema gli 

€critse il Bembo medesimo^ almeno intoì9ia 

alla lingua. Là operetta idei Mardrano fS^^ 

reno parecchie stanze iri ottava rinia sopra, 

il Polifemày le quali vengono menzionate, 

da Matteo Egizio nella Vita di Sertórh^ 

' Quattromani prefissa alle opere di fi^^ yìil 

é^ual luogo soggiughe ^ che il téÉio'à perff^ 

41 quel picciolo poema si trovava ' appresso 

di lui ^ ma senza gli en^bti àvi^ertiti dal 

Bembo ^ forse perchè il Màrtirdhò fó,^ rtd-» 

setto ^ e f ecelo la seconda voita irascrl^^ 

vere. 



V 



452 TOLUJnC TERZO* 

y. Sig. che per altro, delle quali ella farà 
quel conto , che le parerà e non più. £d 
tappoU^ che è paraU nella rima del Terso 
pare che non sia regolatamente detta. Per- 
ciocché sì dice la lappola e le lappole y 
e non le lappoli che verrebhe dal sìngolar 
la lappole, lì che non mi ricordo aver let- 
to giammai. Litto è anco parola in rima, 
che non pare che sia della lingua. K voi 
poco dappoi in un^ahra stanza dite regola- 
tamente lito. Sì fiera Gagliarda. Gagliarda 
non è voce 9 che per se stia della lingua, 
anzi del volgo ben hasso. Salza^ ch^è nella 
rima ^ se V. S. la dice per salsa^ cioè per 
quel sapore, cl^e alle vivande si dà, pare 
che avesse a dire salsa e non salza. Pure 
di ciò a V. S. mi rimetto. Occhicida. Ven^' 
so che abbiate voluto torre questa voce da 
Omero, abbiateci alcuna considerazion so- 
pra, che potrà parer voce molto nuova e 
più ardita del bisogno. Jncagno parerà vo- 
ce troppo del vol^o e indegna di poema 
onorato. // regno di Dori. Non intendo 
quello che V. S. intenda per Dori. Come 
un cistarello ^ non intendo parimente che 
voce sia questa. Di Cottitari [i] ^ né anco 



[r] La i'oce Cottitari è Greca ^ e rìtro^ 
n)asi appresso Teocrito nell'Idillio intitola- 
to 1 Bifolchi^ dof^a s' introduce Polifemoa 
cantare^ ed è il nome proprio diunavec^ 
chia^ dal che si raccoglie ^ che il Marti* 



ì 



LIBRO UNDECIIIO.- 453^ 

i|uestà intendo. Ogni uom pensò cìturCaUra 
n^oUa Plato la bella fi^ia di Cerere invo'^ 
la. Pare ^ che avendoci detto pensò che è 
preterito, si dovesse dire involasse ^ e noa 
invola. Ho voluto ubbidirvi, né tacervi co-» 
sa, che mi sìa venuta nel pensiero. Stia sa- 
na V» S. e me tenga^ per molto ^uo. A'x5, 
di Febbrajo i546. Di Roma. 



M. Alberto del Bene. 
A Padeua. 

I 

Ebbi la vostra gentile ed elegante let-^ 
tera molti di sono ^ caro il ' mio M. Alber- 
to , e rispondoVi assai più tardo , che io 
ndn arei voluto , non solamente impedito 
da molte occupazioni di per di; ma anco- 
ra confidandomi di non poter gran fatto eoa 
>oi errare. Io credea bene , che! Bacco di 
bronzo dello illustr., Sig. Duca d^Urbino^ 
^che è al suo Imperiale fuor di Pesaro, fos- 
se figura ed antica e bella, siccome m^era 
stato detto più volte; ma che ella fosse co^ 
Si bella, come è il Nudo dello spino o la 



immimmm>im 



A 



vano in quésuoi versi prese ad imitare non 
solo Oi^idio nelle Tras/onhazioni , come 
racconta r Egizio nella vita mentovata del 
Quattromaàij ma anch^ H prefatm PoeM 
Greco. 



/ . 



J ■ 

FemmÌMtca sua compagoa, cbe soléàtio yig^ 
dersi con molta meraviglia bel capJtdHo^nl 
in Roma ^ <^o testo non arei già creduto ^ sé 
jAlcuno cosi intendente giudicatóre dellié an^ 
tiche figure^ come voi sete," detto poi Jiit 
^avesse. Ora che io he ho il tèstirnonfo di 
yoi , io il crederò con molta mia soddii^a^ 
^ionie^ sperando di pptérlò vedere pe^avvjèii^ 
.tura assai tosco. Quantunr|ue sé io' àncbrà 
jQol vedessi, mi dbverebbe la vostra. de*cri- 
Jii^n di ligi diligenjtissimàmente e 'minutisi- 
jpsamente fatta^ hàstjs^ré. Perciò che io nòia 
^$timo che 1* arte del maestro Tàhbià pid 
2^rae pretiosp fatto di quoHo, che me ràv^- 
^j^rvoiioisegnato. e mostro con la' vostra ifi- 
Jicata penna^ la quale m' ha ini n^ohì dóp^ 
p) acqr#scinto il aisiderio di vedèrrd. State 
i^no, e salutatemi il nostro Yarchi^. é ìù 
eletto di Cosenza, é M. Lorenzo Xenzi , 
se essi sono costi, com« io credo» A* 2.7. di 
Giugno. 1542. Di Roma. 



uél Sig.iGJomn Tommaso da CapiM. 

jfi Napoli. 



Non bisognava , che T. S. prend'e^iFé 
. fati'ca di eseusarsi del' non . lunga silenzia 
, .ano tenuto- meco, Sig. M. Giovan Tomdxià* 
^03 ^ip. Gh^Bon era punto aspettato da 



■>^ 



m^-ith^ j(;^uUa,hoqcA voi meiilatò^che v^x 



\ 



1 



/ 



/ ^ 



tifino tmoisicmoé 45$ 

•COSI to^to il rompeste. Ma bene fa a me 
' l)i9o^Qo rendervi di ciò molte ^azie^ a^en^ 
<Jomi voi scritto una molto elegante e mot- 
to dotta Latina lettera e piena d' amore é 
di cortesia>i Oltra ctiè non vi contentando 

• 

voi della sna dolcezza, la quale è nondi- 
meno e varia e soave grandeniente , sì le 
avete voi voluto aggiugnère qtiella àncora 
d^l zucchero finissimo rosato , che in più 
maniere dilicatissiraamente fatte mandato 
con lei m*avete in rimediò de' nòstri Roma- 
pi calori. Di questi due vostri doni Cibsi dól- 
€Ì inverso di se ciascuno molto caro, cW- 
rissimo m^ e stato quello della epistola, ih 
quanto ella dimostrato m^faa il belio e'4. 
onorato progresso ,' che avete cosi to^ò 
faito nello stile, che è il più' tardò* % 
ischio non m'inganno, il più eccellente frut- 
to ^ che diano gli stud] aelle buone lettere 
del qual frutto io contezza non avea 'potH- 
to prendere nei nostri pochi e brievi ragrò- 
naracnti. IVè arei da me creduto^ che in eò- 
sl teneri anni, come i vostri sono, vpi fo** 
ste giammai andar potuto in essi cotanto 
avanti; ed ora, che egli mi s*è jpàleié fat- 
to , m^ incresce non gli avere e più spessi 
e più lunghi avuti di quello , che essi mi 
si concessero pure per vostra cortesia. Né 
men caro però di quello, rher$i leòàviene, 
m' è l'altro dono stato procurato da V.^ >S. 
diligentemenì:ej Cól quale, se fìkri^^ììetOj 
mi potrò^difendei^ del ^òyetcfiioP %i*doro 
€he già ci oiòUsta ^6l Lèoiìe of éèttac'éai&e 



\ 



IP* V ' 



'456 rotvwnL n^zoì 

del cielo , con esso rinfrescandomi , soiit 
senza memoria gradssima di rùiy che. maih-ì 
dato il mi avete. State sano 9, e salutale a 
mio . nome Mons« Y Arcivescovo vostra fratel- 
lo. A* 18. di Luglio 1542. Di Roma. 



ji M. Giovann Antonio degli Egregia 

A Ceneda. 
• 



Rever. M. Giovann'Antonio, N. S. 

TI consoli, e lievi la malinconia e dolore, 
che io ora vi darò molto mal volentieri. Il 
vostro buon fratello , e mio carissimo ed 
amantissimo quanto figliuolo M. yendraD^ 
do ci ha lasciati partendosi di questa vita 
jeri p^r causa d' una febbre , che V assalì , 
giunti che noi fummo in Ogobbio, della 
quale egli subito si tenne spacciato , ne 
mai fu possibile cavargli quella opinione 
della testa, ancora che il mal suo ne fosse 
xiè paresse grave. Confortomi, nel cordoglio 
che io sento della morte sua, che non gli 
€ mancalo cosa alcuna da poter guarire più 
di quello , che sarebbe mancato a me o 
al Sìg. Duca d^ Urbino, se fossimo in quel 
.caso stati, non medico ottimo^ non diligenza 
e cura del detto medico, né d'amici e di 
servitori, non certo nulla altro, se non egli 
stesso , che di vero mancò d^anìmo , mew 
tendosi in bizzarria d'avere a morire al tut- 
to. Né io ebbi potere con T amore, che ie 
gli portava 9 ed egli cono^cea ^ di levargli^ 



le di te^ta. È morto pazienussiinamente • 
santamente. Cònfortovi a tollerar questo af-^ 
fanno con la prudenza e relìgio^ vostra^ co- 
noscendo quanto le mondane code sono flùs-^ 
se è labili, e quanto èlle sovente c^ingan** 
nano. Delle sue cose farò quello, che egli 
, a bocca mi disse che io ne facessi , le qua^ 
li tutte vi si manderanno con la detta sua 
volontà. L^ho fatto seppellire con assai ono«- 
rate esequie nella mia chiesa nell' arca dei 
Canonici. Jta et mi^o et mortuo amorttn 
ei nostrum praestitimus , multo^ clarìus , si 
^icisset^ aùque ardentius quoad ipsi nxis-^ 
semus i praestaturL. State sano. A' 3o. di 
Novembre i543« Di Ogobbio* 



A" Confalonierl della Pergola^ 



Ho udito il vostro padre Maestro Ber- 
Bardino, ed ho veduto per quello, che esso 
medesimo di se m^ha detto, lui aver fatto 
errore a rispondere al Commissario di N. 
S. in quella maniera j e tanto maggiore er- 
rore ha fatto , quanto ad un Frate di S« 
Francesco non si convenia levarsi in molta 
^alterezza per una poca parola, come si le- 
vò. Onde io per torre via ogni scandalo 
già venutO/^ér causa di quella alterezza i^ 
superbia sua, gli ho fatto intendere , che 
aaria bene e volontà mia , che esso medi- 
gfi$$e quella trasgression^i chc^ èstato pé<^^ 



I 



caia di superbia , con la um>ltà^ . "^in^ 
molto eonvenieHte alla profe^sion wa, e^ 
€0so stesso gisse a confjBssare il suò-errorQ 
al Commissario medesimo, e chiederjg^eae 
perdono. La qual cosa doverà satìs&re il 
Commissario^ e se> esso Maestro Bernardina 
è. quel buon padre e imitator di San Fran^ 
eesco e di Cristo^ che egli dee ess^ere; 
deverà satisfare e piacere anco a lui. E .qou 
quel peccato che esso ha commesso con Is 
anperbia , si emenderà con la umiltà. Ss 
esso il farà, potrete mojstrjiir questa mia 
lettera. al detto Commissario^ e pregarlo,-» 
nome mio a contentafsi di questa ammenda 
del detto padre^ e l^var via ogni .altr9 sna 
ordine , cuè potesse generare alcuno sfan^ 
dalo. State sani. A* 4- "^^ Dicembre i543t 
In Ogobbio. 



^ M. Luca Alberto Lodiano. 
A Perugia. 



Voi sete stato troppo cortese. Ecc. Ut 
■ Luca À.IbértQ, a mandarmi si piena e bel" 
la preda di tordi fatta ne^ vostri solttarj 
luoghi, ed alquanti fiaschi di più qualità 
^di ^ino ottimo 9 e i due marzapani inoko 
ódilicati , non avendo io fatto, cosa alcuna 
per voi , se non è stato qualdhe cosa bxe$ 
4o avervi veduto e ricevuto volentieri, quan- 
•4»ja .TJsitaco ;; jsl ^ uoialiaiii^te ^f^. ^enisl^ 



\ 



|lcIie^<lovea essere da me po«to ia obMi^ 
a Toi non volgare , essendo voi qtiel àùita 
è grande è raro FìIoM>fo $ ebe mi ^ faceste 
epnoscere, che er&vau in quella poca Orà«' ^ 
Uè men cato doiio è ancora (stato? quello ^ 
ìSella mostra gentile epistola ^ i6on la qual« 
stk^ avete le dette veuòvaglie mandato, letta 
^ ^à me cpn molto piacer mìe più d* unai 
tolta. SaVete adnnqtie da me ringraziato di 
eòtèsto vostro cosi amorevole alFeuco granda^ 
xnente, e se mi làomosoerete buono a farvi 
servizio, non meno vi sarclv tenuto dello ado^ 
perarmi per voi , cbe del godere del vo- 
s^tro dono, che io tuttavia fo. A Mo&sJ 
Revef. Legata mi raccomanderete e starete 
sMù.A^iy. di Génnajo i544* Di Ogobbio# 



uil Sig. Guido Ubaldo Duca 
di Urbino. 



Rendo molte grazie a N. Sig. Dio, cbcr 

Si1>bia concesso a V, EcceU« vedere aleuti 

) principio allà^ sua. porsterità della lUustr. 

Sign. Ducbessa sua' consorte , La quale è 

SÀata molti anni scussa darae fiegno alcuno* 

'1S massimamente essetido que sto suo part» 

^t|ttx> seuKa sinistro e con salute della 

'tt^ta bambina e sua ^ siccome Y, EcdtUL 

^]^eT le sue lettere me ne dà amercvcdie noffU 

'teia. Della quaf sua cortesia cresc&il'CiimtH 



/ 



che qaeT Signore che a Vostra ^Eccellenza 
ha dato questa allegrezza, le darà ancora 
successivamente quélF altra ^ che ella vederà 
in brieve eziandio alcuna consolazion ipiìk 
▼iva di pianta abile a sostenere e a governare 
ed a succedere in cotesto suo felicissimo 
Stato. Della qual consolazione voglio ere-: 
dere, che a me farà grazia, che ne sentirò 
ancora io la mìa parte. A V. Eccellenza di 
tatto il cuore mi proffero e raccomando. 
A^ ai. di Settembre i544« ^^ Roma. 



A Messer DoruUo Rullo, 
A Fìnegia. f' 

Non so, molto Magnifico M. Donato,' 
quale sia maggiore stata, o la mia confi*- 
denza deir amor verso me vostro< in tenerci 
COSI lungamente i trecento ducati, che pre- 
stati già due anni e mesi m'avete/, o la 
vostra perseveranza d'obbligarvi con molti- 
plicate cortesie gli animi de^li amici vostri; 
Che avendo M. Girolamo Quirino a nome 
mio voluto restituirvi i detti denari, non gli 
avete ricevere voluti. Anzi ne gli^ avete voi pro- 
feriti degli altri. Ma come che io questa -non 
sappia , Si so io bene , che V. Sig. è cor-i 
tese ohra Y usanza di tutti gli uomini di 
questo tempo. Userò adunque, poscia che 
cosi volete, alquanto più oltre ancora It 



LIBRO VKniCmoJ 4^1 

iTQstra ver me amorevolezza, e terrò che 
questo ^ì^ uno avermi voi ora altrettanti 
danari sopra i primieri prestato^ il più che i 
io fosso , e grazie rendendovene^ ed obbll«» 
gate sentendomivi. Srate sano* AU^idtìmo 
d'Ottobre i545. Di Roma. 



A Mess. Ugolino Martelli. 
A Firenze. 



Confesso , Magnìfico M. Ugolin mio ^ 
non avere io giammai sperato^ che tanto 
onore da persona mi venisse di cosi poca 
scrittura mia, chente un sonetto è^.qjuanto 
mi veggo esser venuto novellamente da voi: 
81 bella , e si dotta , e si piena (i) isposi- 
zione avete v^i fatta sopra quel mio picciol 
parto. E di^o di più, che non solamente , 
sete col vostro maestrevole ingegno entrato 
nel mio aninjio , ed in lui avete scorti mi- 
nutamente tutti que* pensieri senza Rancar** 
Be un solo, che io già ebbi nel comporlo^ 
ma questo ancora , che voi ce ne ^avete 



(i) Intende della Lezione , che fece 
il Martelli al Son. Verdeggi all' Appennijoi 
la fronte e *1 petto , della quale jaceni^. 
mo menzione nelle annotazioni al Sonetto 
XXXU.delC Autore. 



y 



/ 



cotaaii «liri belli e lodevoli %-mfa^ffyi 
fmmaeioati da i^oi ' ed aggiunti ^opra i.piiw 
ohe su può giustameate estimare^, cl^^ ^i[l|| 
abbiate molto raaggiormeate meritato 4^ 
chiarandolo , e qua»i col vostro latte crej^ 
ecendolo, che io fatto noA bo genjeraudda» 
Della qual vostra non leggiera fatica e é» 
ligenza posta in ooorarmi cosi altamente j 
come fatto avete , vi rendo quelle grazie , 
cbe io posso maggiori^^eaeodomivi pe^r que-^ 
sto di gran somma debitore ed obbligato. 
£ ralle^romi oltre a ciò con voi, il jquale 
conosco molto più dotto essere e scienzia* 
io «diveiuiio in questo. me3^2so.tem[^j9 cha 
veduto non^v^bo, che io non. arel :crpdul0 
«e detto mi fosse suto da chi che sia^.Si 
spero , cbe in brieve siate per empiere w 
speranze di chiunque piti v^ama in render- 
vi eccellente e singolare a tutti gli uomini. 
n tshe non «potrà essere senza bella e nacH 
va palma e della famiglia e della p^tqa 
vostra. Alla qual patria si veggono ,in qué* 
sta nostra assai travagliata stagiono altii 
lumi accora insieme col vostro accesi ere; 
scere di giorno in giorni e pigliar molto 
di vigore e di forza per più e più illustrar- 
la. D'una cosa in questa vostra cosi idjlf 
peretta e per rispetto mio e per «'ostro 
m* incrésce 5 a ciò è, che m'avete Tiejjiw, 
>4^be non si conveniva con la vostra ^l^ 
quelita lodata^ e dorreimi di voi, se d^ 
uomini eoFtesissimi altri rammaricar si potesr 
,se»^Per^iocchè ne io potrà cotanta ixùe bMjà 



/ 



iéBtéilééé^y' né vói altresì il Vt>9ttoritÉede«ìina= 
{iudicioi.'Qnantufiqué ^er»tveumirar^^ pMcia 
the - qtiesta \ cóìpa da ' grande àbbendaaaa 
nasca e! if amore e di cortesia y metta ella 
inerita ripresa essere. Srate sano e salu'iatemi 
il nostro dotto ed amorévole Varchi. . • . i54&« 
Di Aomsr. 



.1. r, 



i/f (i) Stesser sintomo AnselmL 
A F'inejgia. 



1' 1 1 t 



Direte alla Mag. Mad. Lisabetta, che 
non' dubiti che si possa credere^ o ptit 
pensare che (x) ^r quella parola ella ifia 



fmmmm 



(ij L'Anselmi fu gentiluomo Bolc^ 
gnesè di hUona letteratura y se si presta 
fede al testimonio^ ^ che fece di lui Antch- 
nio Guido in uria lettera scritta a Bernal 
dino Rota^ la quale si ritrova nel Torneo 
IV. delle lettere di diversi racouUe da 
'Sernardinó Pino a car. 382.' della prinia 
'edizione, ' ' ' 

')' (2) Dèlia diffcultày che la ^uirinafa^ 
^e^aal Sonetto del Bembo ^ che è il CXXÌV. 
fra, le Rime ^ nel ^omo secondo abbia-^ 
mo^ f insellato abbastanza nelle annota^ 
àlóàff dove inàcontàsi la éerreiione ehe 
per compiaceria J6ce P Aùtorth ^ ^uil ' 




ne a lei, ma srw&tàéi^er i ^m 
eran nude. E dicesi, 'i^e ella fosse stata tra 
fuelle tre ^ Ifi quali colui ^ yide nude. 
Queir- élmi'"* sua' 9 niobio sófvtercbik consi- 
derazione. Perc?o*^i^^ e quelle tre erano 
Dee 9 non per questo si . può o dee cre- 
dere, che ancora ella^ sia Dea. Perpt non 
tèìnai'clié tbéh^n ^e^ri a qòteìitb; B'^^ pcuc 
altro ned» 'le spiàcè "IF sonet^to , jpèr'i(ftt<^tQ^ 
11(011 ié fti^ga« Bét aèciò "che -'quclf: yfrtò^'àà 
i^fM^ta^ parfor hotl' le possa dàr'^adfa , ^6i^9 
^^Ae^'dtca'-cdsfe • -^•'-•^^ -' ^^-'^•'' ^'-^^^ 

• ^ . . .• - A '. 'u - ■s ■-^«^ 

1*7 •■>'.•'••» •■ "' ♦" ■ V ^ '•■■■ J ■ - - X . J--T r S j.» 



.> ^ 3>arélele^ il sonetto cc^l "tsiéc^nèto ; % 
«erìtto di vostra mano; M. Lodà*fco:Bee<A* 
^\t ^ ed il mio cooipar M. Carlo C;tialtè-^ 
-inu^i, che sono stati jerìsera e questa inatr 
:iiaa: meco , vengono con Monsignor Revé-^ 
^«>cta(^s.-Gontaritio ora a Tinegia. Ho detto 
toro .6 pregatogli oàe vadano ad aHoggiar 
ìtsèh^ vtfi. o&^ eglino viKT^an^b, trattategli aéno- 
revolmente , e date loro il mio letto. B 
adoperate quella Malvagia, che vi dee es- 



■»^— »—*— — ■*'^— ■**■ ■■.■ y 



verso ^ che diversamente si ^le^ }^ J^ 
cani iiSLS. A'i^v o--o ^ ^> -'«■..->■ 



ilìnre. E<I in somma fate ogni cosa ài vea- 
segeiarli e di ben trauarli. State aano« À^ r€. 
dliXuglio ìfi38. Di !lhidoya» 



A Messer Antonio 'Amélmi. 
A Vinegia. 



Son contento che al Beaszano si dia 
il quadro delle due teste di Raffaei da Ur« 
bino 9 e che ^gliele facciate portar voi^ ed, 
anco gliele diate ^ pregandolo ad aver cura 
che non si guastino. E se gliele Terrete 
mandare con la sua cassa, fate come vi 

5 arra il migliore. Piacemìanco che FElena 
oni a M. Carlo quello , che ella dice , 
per la sua Gornelietta e mia figlioeza. Fa 
bene ad esser grata del bel dono che esso 
le ha fatto. Del qual IVI. > Carlo scrivetemi 
qualche cosa ^ se è ito col Card. Con- 
taurino al suo Vescovato , o se ò costi, a 
quando verrà a Padova , dove io sarò do- 
mattina, e l'aspetterò disiderosamente. Sta« 
te sano. A^ a^^ di Luglio i538. di TiUar 
Bozsa. 



Bembo Fot. Vii. 3» 



r^i^ . vMiinniTncM 



''^: >.i 



I . .;:?,': "j-h ,rìjfiv» 



• r 



T r, .; .- .: ^^0. 



iidF Messer Antonio uAnselmL^'- >> 






Al ricever cB questa andrete d ftrtt- 
yerensa allo Ulustriss. Sig* Duca di XJrbiào 
a nome mio , rallegrandovi con S* -EfcìipéL 
^del luogo avuto c6n ^ella ftep^^'^^J^dcAla 
vepuia^auft a Vinegia^ nou 'per4 setiM^^ttle 
ilispiacere di non mi vi «ritrovare-^ per^di- 
lutarla ed inchinarla. Il che wVf«A£ I& 
potendo io con la persona, fo molto debi" 
tamente ed^ affettuosamente con T animo; 
ed ho voluto mandar "^^roi a^^ questo fiae, 
profferendomi ad ogni odore, e beneplacito 
di S. S. lilustriss. come antico servo della 
felice memoria del suo gran padre, e suo. 
Di Padova. 



^ 



A Messèr Girolamo Cnliolo 
Canonico di yicenza. 



Poiché la lUu&tr. Sign. ha data aìIaS. 
V. facohà di rassettar l'imprestilo^ vi prie- 
go ad avere la molta ed inconveniente ima 
gravezza sopra esso per raccomandata a gin- 
aio ed onesto favore. Io ho pagati i tre im- 
prestiti parsati dt qualità, che hanno 0Ìhr 
aeuil di loro passato i due terfi ddAe ear. 



frate, che io in tempo alcuno ho, della Ba- 
dia di Villa nuova avuto d' affitto. Il che 

quantOi s^vsKÌ^a aon .dovuta V. 'V^ lo s^a, 
senza che io gUMe. lìica. . Dunque se mai 
dia o ha fatto , od è per fare per me in 
•cosa alcuna, con tutte le forze del mìo ani- 
4«<;hlll 'fipiegor ad ayepe in ciò ricompenso 
c^rdànno mie troppo nel vero trabocchevole 
•<lig^4ve^^^ a/reatarneìo di' ciò lanto^a ÌV. S. 
£Ì)3[)|Jig0ta| tquantQ merita un. : ben rilevata 
ér|i0pì4ioÌ9f siccome aspetto ahhia ad esser que- 
sto. ìY* S«,Mia sana. A*3a. di Marzo i532. 
jrjDi Padova. 



~ * . ■ 



■ ,. , ^ ifcf • Girolamo Giliola. 



*i 



A F'ù^nsaé 



i}- ■' ' V 



Molto obbligo innanzi tratto è queUo 
che io vi senta e sentirò sempre , per la cu« 
ra, che vedo V. S. pigliarsi, affinchè *1 giu- 
sto disiderio mio si adempia circa lo sgra- 
vamento dello imprestito, cosi amorevolmen- 
te dandomi avvisto degli eletti a questa ri« 
tassazione; acquali tutti particolarmente ho 
^^q^itio^,:èd,i«iohe M.^ Agostino Angidlello a 
. <ijKmi6/mip'pai?larà , di modochè io ipex0 , 
f.i«fee^rq«^Jloi:,,<obe Y* S* proponerà. ito3i^«ie 
. (Ci^-Jil^jriei;. iArci4.ÌACono circa il fnvk im^Jf^-- 
.tripli, jsaffà.acìCietiato d^gli altri*; 41 < AI ^« 
jii ^iccqiò d^ Parta »è^.n»V;€#l^il«^=«^ 
i'Jbapcts nùa^tamica cUtflaiglL^ #iH»i.: il $*«*»- 






n Rettori sono anco molto gentili e disrre* 
te persone , e stimo non mi vorranmì dare 
per premio deJUe .iatfclre ^.'^.«hf io prendo 
giorno e notte pei; }|i.^s%ca Patria, più gra- 
vezza per questi conti di quello , che si 
cdivtei]^ per giustizia; Y.S., mi f raccoman- 
di: hÌ )3ig« ArWiaiCotH>9 ^ed it^se /St^s/^a^,, 1[| 
ou^e sj;iai ^na^ e m^ > tenga per m^lt^sui^ 
j^i^^ d'Aprile *53x. Di Vittegia, .> ^,v^r^ 

f 

C'-'.. . ' •• '^ •: • • '. . V ■ ■ a ' ' ■' -^ »■ * "^^i 

,. , Ho imesa per ,l^jerer;di V.^S.ytjJl*^ 
vaxpento^ che '1 vostro CoUegio^ ha àjàiq. a| 
p$so dei. mio passato impresti toj. il qóa|@ 
soUev^i^ento, come che non sÌ4 nel yes%^ 
Ufitf>,^ quanto io T aspettiiva^' considerale le^ 
mie gravezze passate, nondimeno perciaccbè 
ì^^fSa con quale e quanto amico . ani^po -Y'f' 
Sf s è. Ili ciò operata 9 Vio le rendo di^uf^^ 
sto pificio antte quelle grazie , che. io^faMTei^ 
se. molto, più fosse stato a.beneGcia^inLpipeif 
tjUtq.U. .C<>U^gÌo adoperato, e serveropo^ 
memoria pi^j^petua , pregando V% .S^,;f e iif. 
sarò buono in servirla giammai , ella mi 
tenga e spenda ed usi per molto suo; che 
certo ella cosi n\i p^oyerà essere negli ef- 
fetti, come ora le suonano queste parole. 
y> S. stia 82fui^ A^':^» d'Aprii? i53a; Di 












v^i^-^^f--^: J^M.^ Càia Briinfùi ^'-^--s '^'^^ 

ria ■*,»*•. - . 'i '"» ■ •' .'•' '<• ■ . '-" " V . < . T - *". <- - i n \r 



^ mdstt-:ftHtir ^tk«i(iii»« «K 'Stàdio; >éht^ t^ 

fói'ipéifmt frliellà'V che è ' sd|p«irclitfà' , ^f 
prima che''<£l:^' 6d io calMséo IV^itho ^Qr| 
e tu conosci il mio, Mandai per Avila an& 
leuei-a del Card, dèlia Valle protettore al 
Geoferaie a^l^àpòii ^tii liftdìrtfssiktìo inchiostra 
per la espedizìonè^^fi^té Frane, La disav^- 
ventura sua l;ia voluto 9 che 'I Generale è 
ito jin (Calabria , né tornerà, se non ..fatte 

JÉèiMé feste; ^ir^h% ila pHl^^ b'cosa 

} nibdp ; che per <>ra nàHa te De;^ nàSs£^ 
striffer^ pia . òhraj ad ogni modo irtwi ,'.30 
tarderà molto ad avenie la riso!ù«tóiièV'^ 
iè £»btèfa il negossid imperfetto -pfét* ctè^ 
<^el}é che io ((otrò, che forse ^iàfitd ché|[ 
hastètàl'e cerio ventura è stala, ^ché^'-id^ 
mi sia-tròvatò ot^a qui^ che io dubita éh^ 
il poverino rarèhbe' fatta non bene. ©attP 
Kàonar toglia I èhe farò tutto ' ciò, chii^fifr*^ 
Mi ' tu , sé fotói in rato luògo; : ®ta -^anor ^àr 
1^. di Dicembre i&24^ Di Kc^ìAàv -' :>^« 

■., .. :....',■■ ' o.:.*o^••'l 01^9, 



i} 



^ '• -t 









-* oe sarai w^ H -j^re,vnt« fy^r-^tixifgui mi 

](^uigi Prioli, mi piacerà: che M 9.y^v&^ì^: 




to piacere e veduto ana bellissima villa ^ e 
di vero ' degna del Sig. suo. Vorrei, che nd 

Srincipio del terzo libro delle mie Pròse 
opo il proemio gingnésti queste parole là 
19 quel luogo dove» disse: Quello , che dai 
Zjoiinl neutro è detto j essa partitamente 
non ^hj^ ysiccùnùl non hanno eziandio le 
Altre \ usa tuttavia gf/ due éc. e dtice$ifti^ 
sìyQueUo ycheda^tdtini neutra è émó^ 
èssa pàrdtìamente non ha ^' \siccdnièh' '' %ó^ 
'Hàiino esdànéUo fé hltfe^ usatuttìtvdia^^k 
ce. e dicèsi* cosìV^jie/te tfte'*dti^;Lii^ 
neutro è detto ^ essa pàrtìtanUl^é 
non ha \ siccóme non hanno ezkindió-tè 
aiìtrè volgari^ e siccome si vedù'la- Bn^ 
^jaa degli Ebrei non avere ^ e stocòrm 
si legge 3 che non avea quéUa db' Car^ 
taginesi negli antichi tempi' altresì. Usa 
tfUtai^ia gli due ec. De' versi, che mliai 
mandati per taiei, che aveanó quelli gemi- 
li uòmini due cose riconosco per me. Il 
sonetto a M. Frane. G ornare , che fu fatto 
in presenza di Paolo Toppo , così scriven- 
do a caso quanto portava la penna , e^per 
giuoco , e quella stanza : Dònna sé "vi di* 
letta ogni mia giofa. Gli altri tutti per 
niente non sono miei, quantunque ne sia- 
no di quelli, che io non mi pentissi aver 
fatti. Sta sano; La vigilia di noistra Donna 
• d^ Agosto i5a5. Di Padova. 



r " 



M^ap pNl)fC|1)(|^« 




j:-' _ ^ .-,•? -.' ,:■; ri ■::*■■■ 



V 4 ■ 






A iSfesser CqÌ0» 

A Padqvijt. ' 



:j 



S I 



:> 



Ti.xUposjl l'altr' jeri moltx) in fj|^ua^ 
anzi siU^itosafi^ei^te , volendoti io ;4?1 tutl^9 
mands^c le lettere quella sera^ e gia^^fapq- 
90 meti che passata Torà 4i doverle pQtec 
dare. Ora che è assai ma4iaìo^, 4ìco^ cU^ 
quanto a cotesti quattro SI replicati ne^4^e 
.versi ^ io vVavea pensato prima che tu, j^^ 
wea. fatto quel mj^desimo verso appunto « 
che a vte più soddisfacea ; ma egli non ,nn 
giacque , e ingegnaimi di porvi quelli ^ Sjt 
medesimamente nell^altrp verso, nel quaì 
oltre a cip assai jxl arrise e dilettò quella 
parola d;;bello^:%i\xnldi a quelV altra ^^'/j?^^ 
ffxidto. Ne perchè io v' abbia appre^ap ^, 
tue lettere ripen^to^ essi m* offendono i|ì 
parte .alcuna. Più m* ha , non dico offe^air 
ma poco men che /tormentato il pi:imo.Tei^-t 
zeuo. Nel quale ultimanpien te meno na^oj^en^ 
dono questi versi , che tutti gli altri n^ 
fanno, . ^ •- - ■ \^ . .v-.v-'^ 



1 ,- 



Qhe^4ettail ndo CoUega^ ^^^f^} ^h^àlfP^^S9^ 
Col suo dir grave e pi^n d' fSìì^lfil^ ^^^^ 
Siccome a quel d'Arpin si può gir presso» 




deUVaUro, Jmondbi, Se g)à qufìl$a:iifi%ÌK.:iia^ 
non iiroiirtetà.' $UrWffhJ^-^A^^*^\^-i 

«■'•*■'■■-■•'■ ' 

,.•.-■ -.>•■.-•-:: ,(•■': ;-.■,.- ■•'^ ■•.■'• -■:.-»('.,•. s-:"» 

, ^o. cm(|ae vostre} Um^/^^ > iwe^u^e ^ 4ifei 
un puma .fUsppai^rò 4^^ 
più aatica. Vieggo , c^ djt^ ,v4^^.^>^stiie.R^.'i 
poieie .iM^eiar fuisUa casa e cura 4i;^^JI^'' 
CG^^, maw appettando Y9i r:Tai!i]^ ì A 

il qiM^Ie .dappoi V^ -giunto. ]k|a.-^pi^ù li-r)» 
spelli sar^bbouo piacevoli, D$ quello "tìCìfk»:) 
jcrè^cc e duole infinP' al mez&o doir a^iviV'^ 
éhè dite es9ere a termine per la indispose >r 
zion d^Ue vostre reni, che non che altr%>' 
ma mi convien giacer steso buona parte 
del ^ìomo« Per la qual cosa non^ solo- noa\ 
TO|(Uo pigliate fatica di venir qui^ mapn- r. 
Te di muovervi per andare a Villa Nuova 
o.^ Villa Bpzza, come dite. Quelle cosai 
potrete fare per mano altrui al meglio <he 
si potrà^ ^ non faticar voi cosi debole ,« ; 
Gagioneyqì^y. come io veggo che sete. An*'^ 
zi vi vorrete .confortare a medicaipveae / con ^ 
ogpji^ diu^genza ^* la medicina potrà- ^«aser J^' 



"■.i~\- '. ■ ■- 1. 



' / 



/ 



f tó lìieéìé' ' *òkrf ^^ciikor "alla A oìrW, Por «a|) éi "^ 
t# ^ce V^ qnanèó^ IttngÌKbfente iq h$ai :il i^éj^;^ 
dtoI;'ÌÉW\di|pt^o^^^^ ìF anale fò ^eBò iéti!^^ 
zà^ ^(^Mìi -dnhbui^ òhe ma fioe me' ne fibe-- ' 
rò, Odmfaé^siàiè contènto tfi pìgliaièa altrèr- ^ 
si Foi a ber di questo latte ogni* mattina , 
come sapete, che io faceva io. Potrete far« 
vi comperar due pecore , e tenervele , ed 
usar tal beveraggio ancor Toi^ che mi ren- 
do assai certo, che se T userete e contiijiue- 
relè , ^^gK^ ^ gioverà. Ma é cosa , éhe non 
ftii^kàtè^ìiéìeyéffénù in pochi: giorniy fift '^ 
tio^',^he siate ^rostsmte in xàò longamen^^^- 
tei' Li medicina è^ piacevote ^ e dilettevole, ^j; 
AL che fare " non »óiò vi priego^ lìia ve' né?, 
stringo e graiF^' per quanto amore ini por-*'' 
tate. Piglrèrete il latte ogni mattina caldbyS^ 
codM égli nscirà d^lle poppò delti pecof^,;" 
e sì per -tempo , cho possiate dormirvi sò-:^ 
ra, il guai so^no à gindicio iniò fu quéf-^ 
ovcke più mi giovòre pare che sia èon:;" 
tra le regole delle medicine , per qne1It;i"^ 
che diceva il nòstro dotto e buono ed an^-^ ^ 
r^vole M; Jc da Ogobbio. Vorrei, che soV* 
pra tA non vi consieKaste con medico at- ^ 
cuno} ma ti metteste a prender* qtiés^ó lat*^ . I 
te senta pnnto pensarvi sopra , pos<f{aù^\^ 
egU in me tanta e ai tnanifestà^ próvk^'céér' 
Sentirò sotiimamente volefntiérì ijfUeÉtaitovèl^ ^ 
la,, che m^abbiale ubbidito in ci6? Qtìantit^'^ 
alla grande sjpesa^ ^e si fa costi di che v'in-*' 



r. 



474 VOhVWR TEME^fV 

cresce, '^1a è 5{>esa e nece^^rU;;.^ bqtQi|a^|- 
i^è pu<Msi far di meno* VÌ4 S. ;Dip, cjbie uài^ 
gQi?erDÒ sempre^ mi gay ornerà. .€»a]i4io,p^r., 
lo: innansiw JNon dubi lato. Questo qijtaoioa^ 
Ift. vostra primiera. Per )a secpq^a vostra >; 
veggo, che avevate avuto Torchiato* Quanto^ 
alTamorevolezza e corteaia di quello • Illusi^ 
Sig. Duca mostrata fi IVI. Antonjo,. mi duo* 
le essermi tolta occasione di riogra^i^^rneló 
per la sua repeminà morte. Farò noodin^H 
no questo ufficio col Sig. Card. Io per me noa 
fo pensiero di levar Torquato dalla vostra 
amorevolezza per rimandarlo più a Manto- 
va: ebasterammi. la cura^ che ne prenderà 
M. Ant, Fiordibello^ il quale potrà meglio 
istituir quel fanciullo a buono stile della 
lingua latina, che peravveniura non potea 
M. Larapridio^ Quanto mW amicp , .che ri- 
chiede quei libri, scrivetegli, che io, noa 
presi i librici suo fratello meno per ^n^en.- 
dargli in, quanto alla lingua e adoroa^gUy 
che perchè io m' a vessi a valer di ^ Ipra 
ij^r le mie istorie. £ vero, che per iMacorA 
non ho avuto. tempo di satisfare a questa 
mio pensiero 9 essendo stato » e tuttavia 
essendo nelle obcupazioni, che io ^onoj ma 
poi che esso gli vuole, che molto volentie<* 
ri glieli rimanderò per lo. primo fidato mes- 
im, che in là venga. Ed averò cura, che 
vengano bene, e sicuri.. Esso ne farà pò;! 
quello ohovgli piacerà di farne. Tuttavia di^ 
rétegU^ che io gli fo intendere, che^HC^i 
hviMi gcamliswiM^> bÌ3o|;SLo d'upo amore volio 



y 



li 



océKW'i* c^hé 'gli vtJgga^ p^jcfocètè man^ 
d^ ftMra della' maniera nelU cfn^Ie stanna^r 
sòrfò' j>er dargli poco onoi?e. io Fainaì?iv99^ 
éa^ àrifibl o^ \ e ' sempre amerò ancora umorto^ : 
Salatatelo a nome mio. Credo aver risposteli 
a^ tnìte le voslrè lettere. Queste stan^ dr: 
santo Apostolo, ìiélle quali' io ora nù tto-^T 
Yò \ mi sotìo state a proposito per ' gF ih<; 
sò^ottàbili ctildi passati. Attenaete a .«tari 
sàbb "àntfora voi. Agli 8. di Luglée i54cH( 
Bi fioina. 
''-••" ■■' ■• •' \ ; -^ ^ • -^ -. .A> 

.; i : ■ ^ Mésser Cola. i 

^ >i Pàdova. 



Intesi con piacer mio quello ^ che af 
di ' parsati ' mi scriveste , essere avvenuto al 
nostro amico, che m' increbbe grandemente. 
Incrébbemi eziandio , che 1* altro pure no-^ 
Siro amico se ne fòsse risentito cosi pale^ 
sèméhte, e se né risentisse tuttavia. Col 
pHfiiò dorretéVi del caso^ dicendogli è no^ 
me ihió, che più vergògiia ripona^tjhi in- 
curia Viti buono e dabbene- uomo ingiusta*' 
niente ^; che colui , che è ingìuralo. Al m^ 
condo potrete^ dite 9 -^che po«ciachè *\ auo^ 
adirarsene e ' riiscaldarsen^ non può leva^ 
ìt danno ed' incarico altrui", ma potrebbe 
recare a lui più briga » .che ^ n<m gli ^bìso^ 
gnerebbe, ed ora dà mtrlta noja a* suoi' ^i^ 

éhe temono dì auolio^ che avvemM glÓM^ 



/ 



' / 



cìie ègU sa cl>e fo gli ^oHo, cb^^^egH #f 
aie dia piièè^ e ii rìmetu , e non ^^rAj^hi'- 
qm più stimolo, che. a Ini ìiòii; si iiÀ&ìinéA^ 
lévìfètoé, anzi caìabJroDi, chcH pòtrèUiti'i^ 
oilfisnaere dì mala tDiniefd. Egli^a-if^'àf ìèì-ì^ 
tulfatto all'amicizia. Ora peùsl di' «quietarsi, 
ed avere ^sguardo àncora i* casf suoi ^"èc 
alle pose, che poirebliono aVveniìfgh 'di cÀ^ 
teste turbe non convenevoli a* saoi '"' stii^ / 
a^. quali dee primieramente avere ^péUsa^' 
inento , essendo egli in terra forestiera^|léc 
farsi dotto 9 e non per fair brighe è '^taì^' 
s'uUe arme, Che io sentiri volentieri ^'èftÀì! 
eglt si. ri inetta Dggimai , ed attenda al'^rob^ 
auidiò , come egli dee» Salutateli 'a Àò^e: 
&iò' amendue. E state sano. A* io, 'JCAffi*' 
sb' ìSao. Di Roma. : ^ ^ 



t / 



A Stesser Colà. 
A Paào^n. 



Inerescemi (piànto so, che credete, la 
morie del nostro buono e dotto M., Lanr- 

J^'Vidio , molto più 9 perciocché slam privi 
un grande e raro uomof ^che pei; conto 
di Torq. ; ancoraché non poco m^ incresca 
]^ Uùa .perdita per quésta cagione. Bisognar 
toftèrare ' !e portate in pace tqltd quello^' 

che r^: 44. Dio jtoa^ft. r>ifficlo^;di* 1^ 
Itevefehd. di' Mantova v«rso Tor^r'^mi ^ 



/ 



statQ, cannala} nau si .poteai.aU9Qder^,àU^ 
t(Q da,,cg^ì. nobUfl e cortese S'rg. Io scrìve-^ 
lò.fip qui a^S', S/ringrazignciòoelj Ha pen-^ 
sàto» che teniaip Tornuaio apubi voi, e ve-' 
diagi^ I, : ciie M. Ant. Fiordibello gli leggà| 
Q(ceEQQe , e quello ohe fia bisogno ià 
latÌAO^. ii qual M. Aatouio potrà «sscr at-' 
tìssimp s ciò,; e .se. vi paresse, che egli 
fosse atto anco a leggergli greco , si poui 
voler quéstio o^cio anco da lui ; il quale* 
io stlnio cTie per. la sua tpolta boóla nÓB 
ricuserà pigliar quest» &tipa per. auinr mio. 
Se questo ,, avviso procédefà , non bisognerà, 
pemar d' altroj.se.non procederà, si potrà 
pensar di-M. Trebazio, o di obi mesHò 

'i3 



TÌ pareti cbe «ia. Non ao se, il mali 
fianco vi di' " ' "^ 
ho avute di 



fianco vi dà più iitoja. Quando così fosse^, 

di buonissima parte per cps* àbr 
provatÌRsima e maravigliòsà, che ir'&r'hul'-' 



lire dell' agrimonia , e pigliar due dita di 
quell'acqua tiepida, leva tutto quel male. 
L' agrimonia è quella erba , con la quale , 
e con foglie d'oliva io bo altre volte gua- 
rito due fistole, come sa M. Federigo no* 
atro , cbe Ine l' insegnò, hi- bollitura; dee 
calare per lo terso. Il Cardinal '5. Jacopo 
moltp Sig. mio, e molto btipnó j e di aftà^' 
stirpe ha tolto per ricordo niÌQ di '^iiesuf 
acqua d'Àgrimoiua a' doloirì .dì fianco, -cIm 
gli hanno dato noja a ,quesii di ,. è ne, bar 
sentito grande giovtmèntQ.,Pa.àvi)ta Tàctwa^ 
ila certi frati qui, che ne ^uilo a ogn^ s^^ 
tf a ianU^coo, ,^C3p cb^ lì Vf àÙAti oosMji^,jÌ|| 



Padova ne fanno aapo .essi^ je:j»oth^ter mar 
^r quella, che perarTentura <fi®rim\glmrfii, 
«l|e' quella dcir^rba sempKcemente 'coìtsùt 
Jtucàliu in lei. State sanò. A' 2&. dii&iiefi- 
'Un 15^4^. Dì Roma* u ril'ir. avob 

■ 

-*. 

tji • 






N • . -. 



Tra li Cardinali fatti naovamente lè 

uno Monsignor Marcello Ger?inoif nil 

'«piale fu Secretairio di Monsignor :ReirJÈàaBj[i^ 

')aìs9. Farnese, e fece molti, buoni .«d inno- 

«vevoli ed affeziona tiss; ufficj ^cr mei^^ed 

.intianzi il Cardinalato mia^ ^ in •essoc,:je 

..dappoi ha fatto sempre»' È persona'^tndea- 

'tiasima e^ di gran giudicio nelle «ose ;dsl 

mondo. E stato Legato di N.S. appnesao 

Cesare ultimamente, ed ora è tornato oca 

inoUa soddis&zione di S. Sant», e^dix^tiitto 

il Collegio. Ora questo Sig. ha uà fratello 

suo carnale in Padova allo studio in leiggì* 

•-Yòrrei per ogni conto, che lo > visiiaste 

"prima' amorevolmente, e poi Io 'nvttaatej^a 

i casa, e gli deste pranzo e cena alcnmèvjcH- 

-la^ ed in. somma faceste quel tutto^tsht^ è 

gin voi per mostrargli gratitudine, 6Ìcieoitte 

^io debbo. Stimo che egli si diletti .'dìjCiHe 

< amiche , siccome il> suo iSard. fa.\. l^esi^lpt)- 

tt»ete mostra rgU lo stndjo e. le mèdiiglie,(ie 

tutto ciò che a lui fie in piacere. In som- 



A Mesaer Cola. 


. . .. /t. 3J 


APudwa. * 


■♦. •':!*. ..liTch 




■ i\ J'iL'. 


/ 


: .-i- i e.:^: 



ma fategli<. yeszt*, ed operate $ /the. es&o ctt- 
.^^nosoi , che io son grato e conosco i pii^ 
ceri e beneficj fattimi da suo frateUo* 
Donutttina to a Civitavecchia con N« Stg. 
dove m* ha fatto invitare S. Saot., e perchè 
TElena m^ ha fatto chieder hcenza d' impa- 
rare a sonare di clavicordio, ditele per par- 
te mia, che a* ^eMioil' pare che sia da 
donna onorevole e di elevato animo il met- 
tersi a voler sapere sonare : e che a me 
non piace per niente che ella ponga tem- 
^a in^qiiestos siccome non mi piacque anco 
$inai% che Antonia mìa sorellai sonasse:. la 
-qaale^ però ebbe la comodità di Gammitio 
-nostro Ciftgino y che ne stava in dasa r e 
} tuttavia non seppe mai sonar bene , e più 
:: tosco si facea burlare in sonando, che aUro; 
-e^ael vevo non può ben saper sonare donna, 
jichevnon si dia tutta a quello esercizio, e 
catentn, ad altro ; e però sonare , e no 1 sa- 
lpar ^ben fare , è di . poco piacere , e di 
cidinor laude; Saper ben sonare , e lasciar 
i^U' altri esercÌ2J '^ più laude voli , e cosa an- 
o^rd molto più biasimevole. Snella speaderà 
óqaei tempo in lettere, sarà da esser lau* 
ibdt'ua molto : più , e più potrà, piacere > in lei 
«Ha: dottrina delle lettere, che quella del 
-isonara. 'Torno a dirvi, che facciate diligen- 
Isa di trovare aieun buono e. modesto Pre- 
' cettofe ^ die basti per Tompiatovc peti ist 
^ Elena j e più che egli sìa «d* alcun tomo , 
^pàù mi fia caroj questi sono i miglior da- 



\ 



480 WLxntt TfUOw 

jiiiri, che- si wfmitàms^^Snm sino. A* 3j: 

4K)ttobr6 ià4o. Di Roma. 

■X'- "*•'*•■■» ^ 

A^Méu» Cola* 
A Padova. 

-. . r , • 

' D«i MMstm II0Q {Nomto tM¥«r ' piér 

*tos«rir «TTfMefltJL- Di quatto ìvbTatdf |At 
r EUm^ Kioi<;> iMi piac«. ¥i 0Mi<ii'lfrlé 
^^ Iper l# àJiiicvé , « scordaiai ^n^ ^èbl 
i6'flli# Lucia l>iM^ii«và cMà>*|ca»a^''cMi^ 
iar é^- Usognara m tancoi 4eiiip#9' * i j lil lil ìi 
agevolarla éà aècomoféaria t «ha €inÌMliì#^ 
c^ «Uà tteriia da «a per la adavéiMMitf^ 
iMta aisai Cffo mi fie^ che ttOi»i|# iMMEài» 
te- fMAir simMror ' Tmte It^ òdtWritB^ «te "tiifl 
e M. Aotonió fauste a-M; Rdmulb 'fratelli 
del < Rever. Sig; Gaid. di - San. Cròée^ aaHMh 
no -etiimamente poste, ed^ io le aro aempfe 
isarfssime r pètciocclié io sento a SC S. ds 
grande obbligo, òhra che è Sig. AtAut 
tfSkvio e pb-ndente, e molto religioso'. Lessi 
a S. S. il vostro Capitolo sopra età-,- eko 
gli fu molto earo. Ho gran disiderio ,' ehè 

3ael frai^filo sia condotto nella buiHM l4à 
elio studiare,, e che si disponga ^ fanMF 
profitto. Salcrtatemi tutta la casa e^^ttfrìsf aiaiAf 
4' !>5. di MovMEibre i54^. Di RomaL ' ^. 



«I 

^ Messer Coleo» 






ijr- 



Le grazie, che mi rendete de* 2SL scu--' 
miWM^li a. ¥c^a,YiateUa^.«iMD a«i|i so^ 
^er^isQ^ ma piùr savter^hid^ à^ U^ f eiiaÌQc% ^cfili 
#i|A#^c di valei:^eglir . jreAdeisif e jpinaboMM 
Mn. r^.mertta^ya ramoe cli'ì^ v»*'pQrtQ^.i»lw 
^ceMe qitesti conti «m oteco^ 4|aaA4òàié 

{«^n^Iìat^ gli altd: «5. * «cu4i 4^1 ^Mser da«lki 
^^Ijk !(dt»ift vostra i^MisUt; «? guaridtwyi di 
ìk^HL.fsÀ^ lac. più uc^ |)«rQjlt di ^ìì^s(j; da«A« 
4)>«ie( »^a : volete > olle ii> ^i oo^ij^cci.^ 
1^6 .:ii|i|Z2ui9fm§nte: can !voi. OeUla JSfl0ipia.v 
^fae £il;cta Tei!^ Kjati^i^ ^Juaetnd^ M g*a-i 
jD^ca, i^i piace gràndts^mente. . Vi a<sHs^i ^ 
^jbie. ariBÌ care facete cbe '^Torqu^ia^iig^aiss 
^q alcuoa noima di medaglie e ai com» 
aiìtiid^e : ora vi replico .U 4Qieae6Ìtiia«> Il da|Hi 
4eftÌAare.^ qaand<^ cosa -|ilc^i^ ;^o|i ^i ia^^ 
questa potrete, /arse. per. u»^ ^ lara , ^ctwo.d»-*^ 
;^eote assai, apeaso^ State «ino. ^P»lHJcft 
\»iu i^piorevoJe relazieoe dal aoveUo •e^ratox^ 
^(^»SfP qui^ ,di voi e di- TiircjuatQ^ « sopv^' 
t|^^ de^ giacdiao ^ che mi diMiò, aaani*^ 
Spero fiwrà, hitouo>e d'olMwo aiiM^oliel^. 
r officio suo. A' 19» di Marzo i54i« Di 
Roma. ^ ^ 

Bembo Voi VII. 3i 



A Padova. 

Che Tórqiiato^. wqU lacominclato « 
mettere più diligea:^à' alrd siudio delle let- 
tere, grandemente mi piace, né mi potreste 
4irG «osa alcuna , o scrivere più cara di - 
questa; Dia tenetegli ricordato, che nùn 
^ui inceparii, sed qui persevera'verit , colui 
X^^tri' c'i'^ loda ed amore d;d inoQdo. La co- 
^tiit'za e quella virtù, senza la quale nes» 
^#i(iia Lolla ed onorata cosa far si può. Pìa- 
, peiui aucora, clic egli prenda qualche co- 
. |i^05cpnza delle coee antiche. Il che è sem^ 
^pre stato cura e studio di gcntiU animi, 
__j!ssù ha fornito a' dieci di di questo mese 
;SedicÌ anni; onde egli non è più fanciullo, 
.na uoniu. Eleua ne fornirà alt' uttìino dì 
del Giugno che verrà, tredici ^ ed ìnco- 
piincieià anco ella ad esser donna. Scrivete^ 
.-ipii s'ella è ingrandita, e se riesce hella, 
.come mostrava dover riuscire, e come ini» 
.,^ara. E salulalenii Lucia, e ditele, che 
«jerianienie io nou bo cosa alcuna più'cara 
-^1 reioudo , che quella fanciulla, e the io 
jipsi tenccamciite arai, come amo lei: e che 
\per(;iò io le raccomando la sua cura sopra 
■pgni cosa. Se ]V. S. Dio mi darà alcu&o 
QjEiniKi dì vita, spero averla a rimunerar del- 
,|fl preseute sua dilij^cnza e liiuca. Vi ri^- 
pordo a dare a M Trifone jioslro la rén.- 

^ dita di ^yué* duè'1&Vià'é£fcìcitt'tiiiiipre^ì^'»do 



umo HiTOBcnio: 4R3. 

tempo. State sanó'.Ìl''3o; Ji''^agglo, il q&^' 
^ì «apeiie qaale^è-a me. .i54i> IJi Roani. 

z ',:■-.- -^ Mpfser Coia, ^. 

il. ■I..M(' '.;'■>,■■ ■^ij^'^^'^''''; ' '" "■' 

f';;'.'"'''"?.'^'''' "■'■■■■■'''" 

".',..' % nostro M-Càrlo si pa*u'c*ft' U "Ctlt- 

,t?j ed ha seco un ino fiylmotó'd'antìi'd'iìl- 

'^^orno a tlici^setto niollO gentil fìrticlóll6';t'« 

snodesto e savio e religioso M'^iiiétls'sìtìfis, 

_tì disideroso di farsi dotto. E'il^to fitfoht 

col Si^. Prior di Viaegìa molto da Sr'Slj^. 

,j^alo, cda tuttala sua casa è tentf to' càiflifsl- 

.mo. lo pensando sopra Torqaato '£ questo 

.Canciulto , stimo , che se voi mostraù^ 

.questa gratitudine al padre lc$ ' pigliasttf la 

]rCasa, aflìuechè 'I detto padre, ^dS aVèàSe'^a 

^are pUra spesa per lui, ciò ' saréBbé' settl« 

..plicemeate ben fatto, per mostt-W è(t tiM- 

^ a ]VI. Carlo questa gratitudine aèH^à-md- 

'jge che egli mi porta, clie è ìomAlii'e delle 

,,|aticne e cure e pensieri, cHp'edi sf'^- 

j.glia ogni di, ed ogni ora pei^' (fie'; ed (J- 

^J.re a f^uesto potrebbe la coAipA^^W 3"'0- 

jB^lino, che cosi si chiama il 4'*/6nffldJ <^e 

,.p /jtiietissimo, come dissi, e efliftiftl^'tìjsfftrò, 

^^opare assai a Torquato, ^LiìAt^H^'Vitk 

jliesempio suo dalle vanità di' lilf^l^è itìiilìi-' 

^^■'.iindoio più allo stadio, dal^tìfialk,'-tói)^of 

-tPlv'P^^'? egli si mostra assai lom^ifii 'à'Arf'i» 

f,voloatà, e tracaddlsadassérel^ ^eUBiifiib.' 



/ 



ffifin^ )ccmumy., ?,«ppat«fj5i .^Rf*>iJ^- iW^ 

"«ìfiWr.^ol. tei'WO.a Pft4§yia!r .^jittffte (^i[iQW* 

Bcfr Ja qi}sl^M; ^^ .fi?P¥>ne„,Lq^ei{joi^siilift 
descritta. A me in fine piacerà sopra modo 
chel pigliate in casa. Molto giovano e uno* 

tuttavia C5P^ce^,^^piR9j^j^iftV^i ^ costumi 
che egli più roj^ij^i||ai^a^9^j<,i(ede. Piacemi 
che siate stato più lungamente in villa per 
trastullo di quelli fanciulli, e massimamen- 
*-*)#W'^^^' ® 5e:W„st)9i)tetfi,AJj|;<yfa/non 



t^if^ll anno be^iasiww ;per,,^^|;^ic^,.i« 
•|»lia.. Non vi porto pfwa Ànyidj^i Sfatte J^k 
^^ieti . tutti , .e . salutatemi ^'^ Fcidei^gt^^ ^^ 
^iif, 4^ Settembre ló^i. Pi B.oj»4*- 



i Oi ni:; 



■-' /;!.■■■» !• •■ . ■ ■" ••.■'.■ il;- II- - ;',!■•• tTjq IO- 
.x'iC! :■■!• -i-;.'.'.-' • ■.■ -.l'I-!','! ,,■■•! uiii ,o^^i^ 







nfirtft? imm St àtè «^ao-di *f:«ì* 6J ' tifi IMày itf 

-oca omr.v :■;■_; ^^;:' ì/[ .lcì.'j l^f 'jii-.H^iq l'odo 

' Nòtt fiòsso, né debbo rtian(!:arfe di 'vve'J 
gar ' V. • S. ad a vftt per rafccotoatidìjto 'Mcssir 
Bàrtdldftìfrt'eo Giugni lidia àkìjiàa'éhy'f^- 
sesso diéìla Piève di 'MSrattóuì, à favor M^F 



quale -N.'S. scrive^ còme ^ella véder^' 'S^ 
bene io crèdeirA potèiìe essere sti^iaVò A'à 
lei più ardito di quello che -mi sì conve- 
nisse , massimamente noij^ essendo qui ora 
il nostro M. Carlo GdklteVìizzi , il qyale: 
pigliasse fatica ad' iscusarmri con V. S., ed 




pbtfere errare eoa lei", 'é''^6h'^éém''MìM 
ribregariddfe- é Ta^fe^^^aF'Mkt^tf ^^M/^Ba?tt>*^ 



X 



nuovamente mostrato nella persona di lef^ 
cosi altamojfte raoran^^la< come a questi 
passati giordi 'iattcr hst ; dèi qua! giudicia 
rimango anco io insieme con tutta quella^ 
Bobilissima città obbligato a S. Ecc. , e ne 
il wndlQ ipfi^t?.HBrazifi^,^i? ^na^V. S,^ 
me tenga. ;pftriri9|xp,,^^^ cjj^meJ^^^ vlroe 
sonoi Agli $• d'Ottobre^ i5^/]Jì liomaè 



Sin z^ffy 
do 

». ; 



9f 



■ i> . 



<iX .;. . ; .- 



VI 






* 






• 1 »■. 1. 



4«7 

■ k« . I. ■■# l'i i. o\j • •'^ < 

Il ' ' ^ ^- TjiaJTT^ l!rro'\i u^.-.r-f^tr 

W npmi'Si ùoioro d qiihilV ^brvà ìferiik 
" ' ' te'iMere- di imèsèò Volumi >^r. 



«MhiAMitfM 



^. 



driano da Spilimhergo. Pag* 4^' 

\Agostin Foglietta. 98 

uigostin Gonzaga. ig4 

Agostin Landò. 271 

Agostìn Mosto. 388 

Alberto da CarpL 46 

Alberto del Bene. 4^3 









Alessandro de Medici Duca. 3gj 

Alessandro de Pazzi. 187 

Alfonso Toscano. '^ 267 

Angelo Colozio. 349 

Antonio Anselmi. 4^3 

\Mnlonio Capodivacca.^ c\i^}.\^ j\ì rAVi<<^(i2S 
'Afàonio Mezzabarba,.:^ \y\\\v.^7i^ AW^wStìf^ 
Ajt£onio Nerli. ''VovV»^ W^\^%K^^36^ 

TUO Tebaldeo0 ... ^-yj^ 

nio Colonna. ...,.\.va^/ .AltpS^ 

Murelio deW Acquai .\^ yA^<\\\\.* ixaSa 



■■'■^fc» 



r 



* i. 






9 






MnHolommeo Alessandrino, 
matolommeo dalla Valle^^ 
ì^ftolommeo Torfanino, 
*£enedeno Mondolfo. y 
Benedetto VarchL 
Benvenuto CelUni. 
Bernardin da Porto. 
Bernardino Maffei. 
Betnardino Martirano* 
Bernardino Sandri. 
Bernardo Tasso. 
Bernardo Bibiena. 
Bonaventura OrsellL 



\} 



4®7 
a5S 

436 

4&> 

34 r 
234 

7 
193 



« .." 



iì.\M'* ^ -..,- i . 



*";^'^ * "^ .A. o'^\>i^n6i^\V. 

iff ^tlàmmillo di Simone. . , .^oigfL. 

Cammillo Fantoccio^ 4^ 

ùómmillo Paleottoi ' ^ ^ >,^\i^ 

Catcerano. v ;:• -^IwSi 

CaWo Nuvoloni. - .•.•.; r. v.\v4?6l 
Citrib Quinto Imperadonti . v /> v,:tx44tÌ 

Cesare Fregoso. 399 

*- <7o/a Bruno. a 469 

^Confalonieri della Pergola. 457 

Consalvo Fernando. /^iS 

Conte di Monteleone. i34 

Cónti di Canossa. . - ^'>^^i^. 

Ctistoforó Cernotaé .»> A^oiSS 

Cristoforo Tasso. v • ^ - %^§IL 

- ■:. . . - . . Vi 

■'■■'■■ ' -S.-A-.. .^\ti. 

jDcmato Rulh; :; ^. .w«6^ 



» •!■ l 



i - 



■.■%f ,. 



J-. '.\'.' 



I 



Mmilio Emilj. a 16 

Enrico Orsino. i55 

Ercole Duca di FerraroL 433 






0fc6le Strozza. \ììSms^ ^^^t^'JfR 

Ermete Stampa» :v ■ \';^^J>v•^^ì:^AwJY.*f7 







<' ■ ■ > ■ 

ÌjRi&/o Acorambonq^ r.^>, .,. .r ^xj^v^^Av 
jPerrantó Principe di^&^^rno, ^^^,,^\,^,,, 34j| 

terriero Beltrame* .•:>.? .1 vy^r*. ,:.^i.,< jx^,^ 

ii^ppò Geno. 1 ^' w v >...Amun\\v? 

^^FiUppo Oriolo. '"vV'."*\>VV uvi\^vì, 

i^i^llaminio Tomarozzo. . tiV> 'jmv\vi;V 

(j^f'io CrisoUno. inr. -A^'" 

l^^ancesco BelUncino. ='^ 

tJFrancesco Burlo, l --*j^ 

iFrancesco da Noale. ^ ^^ -^^*^ 

^Francesco Bellino. - >\ ^?® 

rj^ancesco della Torre. ^ . :./;iai 

'- Francesco Guicciardini. . ■ ^ 365 

Francesco Maria Duca di Urbino. 93 

Francesco Maria Makhiavdlo. 35o 

—^Francesco Maria Moka. io5 

Francesco Montanaro. ^ , 2^0 

■^ Francesco Primo Re di Francia. 44r 

Fratelli di M. Fed. d'Ogobbiq,. lil» 



G 



Galasso Ariosto. xo^ 

Gasparro Pallavicino. Sq 



\ 




\erardo Taddei. *ì-v^. 

rìoi^amhattista . Giraldo m \sm v 
Oioi^ambattista Ouzonala* 
Giovambattista Mentphuona. 
Giovammatteo Gibeìro. ' 
'iGiosranfrancesco Bini. 

lipvanfrancesco da Gambara. 

ripvanjacopo Leonardi^ ' ^ ^ ^ > 
Jipvannantonfò Èb^^ > 

^ì^yannantonio Muscetiòtù^'^^ ' : 
X^ièvannantonio degli Egregp 
tì^ipi^annf Borgherini. , ^ ' 

"^Giovanni da Tiene. '♦ - e v '\ 
^wvanni Gioacchino^ 
Gioi^anni Naldino. ' 

Giovanni Taddei. • 

Giovantommaso da Caf/ti^ - 
Girolamo Cittadino. 
jlGP*olamo de Godi. 
(Girolamo Fmcastom * ^ 
Girolamo ^GtUolo. »^' 
Girolamo N^ro. 
drolamo Orsino'^' " v ^ 

4}inlio j4 Issarono. - — 

GÌuìio Cammitìxy Belminiù,^ • 
'^/tt//o Tomàrii%zà^ 
Giuliano de Medici. 
\fjuiduhaldo Duca di UFÒifèo. 




\ \ ^ 



« I 




s « 



.\1 



** r.. »■ 



- ■) 



'.V » 



\- 









► s 



\ 



m 



• I 



I 



- r 
• » ■> V »^ 




Jacopo Buon/igfio. .. /M^e^o* 

Jhcopo Daria. ' ^^\-^'< > xm^ oa*j^\|Sj|l 

Jt^aotupo Rosso* \V\v'»\ Ì-' A 'ì\\h)\vxvv 

Jqcopo Sannazzaro. *)V. av > *\,uoV^nyyi 

Zampridio. ' 44^ 

Laiinó Giovenale* ^ 4' 

Lelio Torello. 48Ì 

Leonico. 200 

Lodos^ico Beccatello, * * * * ^^ / 

Lodovico degli Ohizzi. : ' 38 J 

^Lodovico de Rossi- 346 

Lodovico di S. Bonifacio* i3S 

Lodovico Dolce 408 

Lodovico Parisetto. 38 r 

Lodovico Strozza. . " * 3^d'- 

Zojbe ^/ Soria, • - 3c>4 

Lue Alberto Lodiano* 4^^ 

Luigi da Porto. iSp 

Lìdff, Gonzaga. 3^6 






Maestro della Libreria di Santa Giu^ 

stina. -ft^SK 

MfLnfredo da Collalto. • ..i78^r 

Mi^rcantonio de' Marsilj. 349k 

Marcantonio Landò. ^ J97i 

Marcantonio Flaminio^ ... ' Jif94^' 

^Marcello Genuino. 4^6 

Marcello Pallone. 3^6 

Marchese del Va^to. Sga 

Matteo da San Martino. 4^9 

Mons. di Fontanalata. i 



N 



O 



»..■.. ./ 



^^Vi.". ', .,v.V 



^ . .'. V. 



#. 



i\M.:;ìJt 



'Niccolò Astemio. . : c9kS4 :; 

Niooolò Ardin^helli. -"*J0^ 






Ottmiano Fregoso. \ \'.ySff,\ 

Ottwiano Grimaldo. :,» ^ / A) aidxl 



1 • . . ■ .1 . 



""' \'\* ":•-.. 



*.N i.JV 



TanfiUo Rosmino. i4^ 



Ffio 



\ 1 



I » 




ìàbfo da PartOs ., o/W oi^r^xiH 

Paolo Sadoleto. a7<> 

Pierfrancesco Bor^erinL 
Pierluigi Farnese Dìfpa. 
Pietro jirdingheltL 
Pietro Aretitìo. 
Pietro AvUa. 
j^stro Bihiena. 
JKfiiro Faraone. v , 

jPietro I/omellino. »- 
Pietro Panfilio. 
Pietro Paolo Fergerio. 
Pietro Raguseo. 



R 



Ridolfo Pio. 119 

Roberto Macigni* 256 

Roberto Magio. - SpS 

Romulo intasco. iSS 



S 
Scipione Orsino* ^ 35j 



Taddeo Taddeu Jio 



■ 


Errori 


Correzioni 


n«r- 49 


I. I ieno 


aaao 


€% 


» So eomplicala 


complicala 


«7 


» 3i ia 


U 


. !io3 i 


• 14 lettton 


latterà 


f »4 > 


• 8 voL 


voi» 


i3a ] 


» 17 t iocali 


in duceii 


%S% > 


» 9 Olio 


nate 


■53 1 


» 3i finte 


fina 


i6o 1 


» 5 pentiesi 


paiuieri 


iànki€9 1 


» € VìrgiUaaa 


Virgiliana 


171 « 


^ 1» tritta 


trita 


17» « 


► 14 a 


lia con 


. «74 - 


> «3 1550. 


i53o. 


S04 « 


7 ve- 


ven- 


oss 9 


' iS fecoadara 


^Mondafie 


a$S n 


% o<iIai 


• colui 


««9 ^ 


ift facciata 


fMoiate 


S79 » 


aS ne 





3i3 » 


a patir 


partir 


338 » 


Il sinette 


aettine 


3(o • 


25 ìn^Tentaa 


ja-ventae 


3Si »» 


t carissimi 


oaristimo 


4«4 » 


9 a rastarna 


ho a restame 


47* » 


23 dabbene 


dabbene 


^7«* 


3 P« 


. pur