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Full text of "Opere del cardinale Pietro Bembo"

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IIWilJ-SiMSIORD-JSWtW-yNIVEHSrnr 



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LETTERE 



DI 



M. PXBTRO BEMBO 



CARDINALE 



YOLUME QUINTO. 






MILANO 



Sella Società Tipo^afica dx' Classici Italxìjii ^ 
^Bontrada di s. Margherita ^ N.* ixx8« 

ANNO l8xO* 



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19ii33 



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LETTERE FAMIGLIARI 



DI 



M. PIETRO BEMBO 



M. GIOVAMIVUTTEO BEJMBQ 

SUO NIPOTE. 



Vi 



1. 



i ringrazio, figlitiol mio, delia solle- 
citudine , che usale nelle cose mie e di 
mia sorella. Me ho sentito piacer infinito • 
Seguite 9 e per quanto si potrà, ccrcarete 
di vederne il fine , stimando , che le cose 
tnie , e di mia sorella sicno comunemente 
vostre. J!iou ao quello si voglia dire il 



^,(,, r;'+ ,<'-tJBTTEHl FAMpTT.Ultt „, . 
Kf^n^ndìssinio Legato , (jiiónilo y^'^^H^V 
^^: era yeimto qui in damo. Io Spero "n^'à^ 
ci^^<Qs^ere venuto in damo per niennf^-SJfi'i' 
b<BC« che visitiate alcuna altra To^ia^tk^' 
Sji§,,d;9 naia' parte. Salutatemi tutti i vfltìr^'' 
e^l^rcella per l|t p^ima dopo sua' A,:^re'" 
I|-iqu»f Marcella visiterà da inia'^AShé^Tfé^ 
figHuoIe, e le saluterà in mio [u'^^'.^Stìti^ 

$àm. *^i,;; ■,,-;;.,■ -■■ "''^'' '^='*'='^ 



anjiriMGl pta<^,cìie 3JIa?ceDà,j;[^raffla, es- 
tolta' ncJìt^v», mesi, pèrcKe ^56^ ^^ H^- 
.^Sa^cifgi.-j^^ueìì& fòtica fastidiosa, c1ie''Ì6 
amnza, II nome del fanciullo cbe nascerà ,, 
se sarà maschio, vorrtà cHe fosse chiamato 
Q'uinttlio , se femmina , Lui.ina. Quanto 
fi^spw^^^lU:?., frati, di S. Maria dell'Or^ 
ifo i*ftgl')!M,i^4 Patriarca , cUe mi racco* 
ànavuGiftie''H-fcaldaniente , ancora che io nii 
AlfWl^i ,QH>ltp ..mal volentieri in cose di- 
^r«M^ peFitfQTam' s^io molte volte tutto 
jji^iU$ia4^svej(biEa.tezze coperte di diabolica 
ììpOiWlWsOftOWdijp^no ^er vostra cau^a ho 
^^JWl^*i[P^ifl,|l«^., loro, che arei fatto pèe 
-BOI- iSoso^-AWM* ,<?("» l'Ambasciatore, anéi 
5irilten,,feH*?.,TWffi ^i^P^ che gli ho dato un 
-«ka*ft!ir^ain(,i».,PSl^o, per f;irU» venir af 
'*»*Hlltf»R^Wi^,ttÌo. sopra qiips.t^ materia. 
no parlata ai nieTerendituIuiio Flisco Pro» 



PS M- PISTBO SEMBO. fJ 

qe^K .avversar] t!i (jnci vostri Frali, il che^ 
iacà. questa matoria moho difficile, ma non 
si,,matipìicrà (li dillgcaza, conte jiiiò vede- 
re. qi:^el si.ro commesso, cte ò q.'ii , e eh» 
m'ha porLato le vosirt^ lettere. Non si nos-' 
wtìQ fornir le ccisc difricili in un giorno^ 
ina^sì'ne questa, nflìa. quale a'ha il Prole** 
^r contrario. Saria bene avere una caTjÀ 
lettera della Sifi- sopra questa materia ad 
e£g^^rotatt^jrg , il qaale suol'e^sèriMtfti 
àurustmae dènJìcìSt ma dorerà aver rigpet- 
to r;tgionevolmeQte aU'rnstanza che ne U 
facesse la Sìg. e speet^ltneote in cose giu- 
ste, State sano cpn li vostri. Salutate mia 

ma,la 8!4W*V'^ df1à^ir*53*."< KfB» 

^ r.i','..s« ^d^ oi!,„-...0 ^iJ, ,,;:,„ ir ,,„^.g 
OiBOlPAdn fweo'i Sii;, nj^:.. ..^.,.,,., i,,., ^„. 

^'(v'S ■t''V'''''- '('■'.■■■.•'■'■ ''t <■■'!'"'"'> 

Ila ifatto padre con s'alìite, 'c'po^B '^Itlij^ <4Ì 
di IVIarcelIa sua m^drd e' miit ''tìg4iàt)Ut')rt 
manco ini rallegrò coù lei'i, - <jtle '^'imiti 
jfaicnte , donna. N. '&: Dio faééiì '« yf^fr]'^ 
tiifta' ia casa vostra "e-'tròSliri'-f (At«-'é.''tililiii 
^ola, e di amor e 'di nritìl'é")' 'tt)»*6l«jp(rfi 
" [liesto Iiambino. Fj9telr''att*ftdtì#'''ltteiWVl^ 
lasciatalo a nome Wio piti Vdftb,'J%^iBi -ia«- 
^^re ancora. Me ne TaUeèrà'tóetfeiitttóiritftìfe 
*con niadonna vostri ■fliaa*eì>'éark"'Writf^A- 



(Sili-: 



I 



triarca, ma non si resta di diligenza, cùts^} 
intendereitf» ^^(ia| mésso loro^ che oggisipar-^ 
tè ai qut per tornar a Venezia, per la 
j^tfal anche vi scrÌTO. Di Rema ani 29. 
Agosto l5:2«. 

Seminio pater. 

.;■:.■. ■ 



.T**** 



TV. 



Figlinol ciaro. Quanto a miei amì^ci ^ 
che cercano il favor vostro in Senatorio hov 
caró che Ij conosciate per i miei amici , .e 
Ir'^jsrviate 9 acciò vi abbiano obbligo, e vi: 
fiicciate taQb) più amici. Nondimeno servite 
ogntino quanto alla consc^ensa: vostra3. |iiUi(, 
eoa sia bene , cKco di fatti' , dEie rbuone 
parole SI vnQrdar ad ognuno. M. r^icGòlò- 
Sìépoìóf e M. Gasparo Gqntarini sono pej>- 
spile da esser servite, per le loro virtè,, 
onòorà senza alcun rispetto di altra amici-* - 
«iaì.ìpi M. Jeronimo Lombardo anco è be^ 
ne acquistarlo amico. Lo farò intender al 
Magnifico Ambasci ador qui, che 9on certc^^ 
li i^arà grato. D^e* Cardinali per ancora non 
è fatto alcuno* Quanto al aesiderio vostro, 
io son certo, che cosi sia. Tutta yolìa la»^ 
sate far a nostro Sig. Dio, il quale sa bene- 
quél che ìQé è a proposito. Io ho più che 
xioii^nierito, e pia di parte. Basciate^Quin^ 
tilipp e^ raccomandatemi alla magnìfica vq«>: 
stra inadrè, ed al magnifico, vostro « Zif). S^ 
lutatami ^mU^ spiiétla M^ M. Se^flvd^^ -^ 






ì 1 -^— f 



■ ■• ■ « "^ , 

^^*^^^^!Jt)^^'^Ìiio. Io vedo quelle Arte Kiji 
dello Spavento, e deirArmeltino andar mol- 
to in lungo, il che soìnmamenie mi incre» 
Àce ^ che vorrei pure vederne il' fi&e; jNon 
so W feto(:^da questo dall4 ''qUaKià delle 
cdtfbe^Wiltiifi'^pérò non mi ^a)6ito già laìi-*^ 
t(P in^tiVte^;ène^ aéi mesi di tem|)o iionVfé-4 
péte^erd'^titeaféV ò "pur che mio fratello <|, 
ncM fldssia*^ ^òUecitar ^m di quello, eh* é^|'^ 
£ai'/iPtei^ h^t voluto s(^Hvervi questa, èsoriàn^^ 



ddV!^>tìén^ tòìo ad adoperarvi,. ésseiidQ.4^ . 
tnib l^elM'^richtésto^ , *^iiia Ancora noif' é^X\ 
seiiPia^ léif y^^iè**^ré qiiel càrico^ '^* %« 
tutito^'^^'^'cfl 4ti ^arté , perché se' ne "^vé^a ^ìl"^ 
tenÉiné- siió'y ed a far tutto, quello che ìa-* ' 
rejfe-, %e le cause* fossero partico)afmeni€j." 
Tosfre. Che 'oltre che io ne desidero la es*-.^ 
pedlisiotae ' tanto quanto desidero, par oltra r 
qti6été bua dappocaggine mia, e delli mièf ;, 
di r^èstì , che ad ogni furfante basti^ e Fa- ^' 
Biotti*, è^ le forze di tirarne in luogo, ed, . 
m Ihfiiiilib' 2( pbsta sua, come se essi fosse;*. V 
ro t primi, e più riputati gentiluomini ai' .^ 
queHtf'yajMà; è voi forestieri. MeWe viehè; :. 
cf41«Fa ^oìf • ótìc Scrivendo, nero fofìiie., State' . ' 
«auo' ^coli tgtt?^ 1" V9ìilri. ili Roaa alU i 5. . "a 




ì 



1* i^mm^ (^à-mfif'imx 

£ stata otttfiia elejiione quella del Ma-' 







»iia V <fe tjef s»^9.?A!i3 ^^piag^y e,, jp||jp^em(j^^- 
«Mio , vclteow C«miri4^,pjqi> npjE^ .iq^io.^in^ 



l5»fflf*TS) 




itnili ufficj potrete $eQipre fare q^^Tjat ì^^ 
oand% ^4W93gno , senza che io vi scrìva. 
Quanto al Prior di Venezia , non accado 
dir altrp , 'se esso t^f!^ non pensa di faro 
di quello, che egli ha fatto fin ora. Ben vi 

««dm. pchfBfi .fitte ,vJ?i c^P, 4 mfi^9- fc 
•««•tQ«aot^ioi.j>^/ *al«statj9|BÌ %v^ 

iurmé» nti Jiut> t$c«ittp ,n4a fpf èlj^, J^pfttnftfto 

-%ce .ti&z» 9>ftbc.s,v,.i. ■..£}>;... Vii 5 ,M a- oirf^jTt 
■asm^iffaétìoi tAl^i»n\maj'mm XC'ÈsW)"*«'^.>%f» 
<Aihita8tB>ù|^ jarlftaalcuna, Jforftffcip ^pff^ p^- 
«^•ire ,iac*«Bl;ÌTO3rjbo uRA«c^oliP 4*o5^9..f"ft? 




^ 
II 



for dimostrerà più che queste parole. Sta» 
•one sìcttrov •' » 

TU. 




>"-'%v^r " ^itk ' £)^ «ott vi in** 
,-„j""è','ltìftóJÌ^e ■ S« 'fttìtj i^inè 1» iiìi»^.^ 

la^i'is»^ "~"'^ ■^^-''^■■•■■'^' ••■.•-/ r-^-f Kt.ffi 

sbeoDK noa , civ.'iu^/ -h .ti-S' i,-. .:,r,-..,i-0 
3ib1 ib K^norf non 'f^ni; .-?.:; ';?: i.^iir, jìbi 

t^ «iìróTuM^oM fdfettà; Lóremafu^Lii 
il %yi^^|ki $ «téftà «Àto '^ ^ra.y quì^V 

'f^nfKRVMiiai^ò^lIregMò &t« beuè^^^a^ 
„ ', cpè^éWtof'^jaesta' ipoV^I^^BÙ K»'ì|i«é«' 

19i5l(W«. '%o^ «aeho « li. FWn»',aiel..'tMtt- 
9iento di M. Favonio. Atteodete ar^aUroarf- 
^o<^'%''d»9^ì( i[UK:efia,' cbè han^ P>r6nz«y 
"^ ^S^ «ilil^4 «r.p^ J E<| aY gestori imoA» 
Wda9i^^c^ %t^>^éH»tttii ^icàmhmitet, arado- 




' » 



6l .03^311 05Tai9 .M iC 

legatili att;fvypg?na^ t<SPg}m/m^«^,> 



f9plJ^°»^.*«^t9?.Q'Jj 




Wj^o vàipvA p»u di 80. ,:^n*„ dji^iif^ 

ckfi hno^.no gh faccv jglpfia .ap^a^Df^^sftj 
h-yrni e 1 flno^ a pericolo. pn.alli^W-^ 
%PWte ?am)j e conienlq.^^^ uq..làntg.§^ 
grillalo di ^i . pochi aoiii, che ^oa;éfjed,9,fl[f-^ 

r|^i,a( •*I^ .„ ,,-.,. , ,. u. r^i: '. >i »,!!9i>iij£i- 

-V-c^ J- :.l . "IX. . ;:;./-,-3 !^,,,, j^lf^k' 

• n . . •. . < 

l0tie;re , T una . ricevuta tn olii di soì^^q, i'^l-^ 
tra: Jciri^..,I^r:la prima dite, cbe mìVriogr^:; 
^lljte . ai Carletto , nell' altra tono qpesià ^ 
ps^rol^ ; :0ellQ amore ^ che^ mi poftff, ^% jjw, 
% affetto me t ha dimoàrato^ ;_ Q patito jf 
QirldjUo ^ ;yedo che amate' quel ;put|o •, je 
2i^;fr|i|^llo>^ ed avete coi^sider^to (i^^^^9 
i^ ì^q pf^^ssito io, cioè, ciie se, io, pi mo- 
rji^si^-|iQ: di Sottosopra, come poco uiepo mi 
kffjrenQe questi anni prossimi^ q pome si 
ÌB4or^sges^o iu. Roma^ poA iii7;eiTdp io^deji- 
la mia vita più certezza dal'^cfelo, cne st 
ibbiauo gli altri 9 mia sorella ereditarebbe 



91 M. PIBTftO BSaiBqK l3 

ti^ttp, miglio . •ÌSJ^^^.^ÉsdiSSr^Mì mobile ^ 



c|ig>Mè VCaiÒ I» >^^^^ tinte tóhe,'^^^' 

ct<i^^Fo^ sc^'tìon pm òhe st sfa $lato àlxàé^'' 
A^l^oiMtìi^t^ fbHè del suòiingógtìò; Ch^ 




xadicella d^l nostro albero non rimai'c^bn'oàti 
j^à^&crfiJitP, ma averiano d^ vivere, e 
da sostentar la casa^senza mia vergona. 
Nella qual considerazióne fatta da voi pra-* 
deniement^, vedo,, ^ che non fyte quello ^ 
i^^tànoij' tijqlììy r iiftLair intanto s^diano al. 
Keà ^r^S^ó 5 jche ti^n * coù^std^ohp quello ' 
clfSc soffiti- deÉba farete né amano fl((òuiiQ, iiq'^ 
iq^^^Se ^gsfi, O^rà che avete prèsp^^^Jér- 
<mesto itfi^ aver provvisto a miò\ fratèllo j^^ 
MAofii'spWran^a, cEte io debba' provv^er^ 
aàoqVi - iil tbàtrp, pareficiomi, che se' wk 
fpSjf^i'Èiiòr'ftó/ò à provvedere ^d'teW ntìff^ 
ifiaèb ■ Tra^fto ; ^ ad un figlit^l ^m>^ i4> 
Ì8ieM^'^*^iièt% mto molto (Sùf^dlìt-o 4^ 
^ WBaarS uKf «iri^fralello det inariid di^ 
^.J'dShf^^flj^ìém -dt Siiìì;' rotèlla ^7«ft«« 

oddaifiiiborid sUsio^. £Ì.oi ^ ìijIr ilg onBiddfe 




44 iMra9RS}#iaifGMii«l 

D»! «ri««)r cAteb ipiài iotài!tnai^M^^3^^iff4^ 



ce b^'s^Cfo^^ ikiidbe.ièi;. B^ff^Jiéfl dmi^ 

rei essere» ssimaió^' da ^)vo&, ^etlittos^n^afOI 
ancora le cose mie cosi care, e cosi cpQ« 
giunte a me , che più non ne ho alcuna 
in questa vita, e se non curaste quello , 
^^ìi ìndaéiGN avesse: a |>ai!ferìff4li;^'in^Odopo 
fe ttférte,' o in vitaj^erio^'mA'lmiA^k Qfm¥<^ 
^^^hima iett^jaiV ^ovei 4iJte f Afatef}^^<Mlfll 
1^''hk^dìiifdstvatb ramorajv^bQi^ip inf J^i^i 

Itii^irà;^ pèifi * the' i^ni 9io n feks b accorti ^ ]&t(^ 

flessa. flo*^beti' ottimo anamn^^i^lakao^jis Aft 
larèy li BiòykiCignd^^ sa ^ abì^ mia^eaiuM^ nftH 
lidi stòtzèTòi^ 'tt> ]iiiicaa'peiisiiem>/.iJ idb^>ftid[iS 
èii^edò elle i^UVsa^ ^a¥aeaic:.i]£cr nieiAQ >jj i^of? 
siderando , che sete e buono e . jprudjEUiif^I 
éìl'óUrà^'4^'^^ avete appresso di voi mia 
sorella , aili savi ed amorevoli consigli 
della quale attenaenila' non potrete errare. 
Di Marcella, che sia pregna, mi piace, 
iit «ptaaloti àoa vi ma^ch&r^ttfi^ jigliuoli. 
Pi^ left' m^ilndrèsee., elM;mt)eQcbÌ9rÀ;¥^o|h; 
pò presio.t'j^ieiiS Vi ;so'; ^oAfi^ittl^^jf^ n l^^i^ 
cii^aid^ rvidii isieasoy édMai^;«ia|Hfoci9Ì W (fm%h 
K'^i^oi^Ainiv o^he i^faei.iitci§tiì|tii^fil« mc^ 
hkiàmnd aB{3ÌiidbbUbàwo£Ì:^^ogÌM#|A%9geij|è 



^m^Utém^lMìf^^^ paKfi dulto i{«^t9|i Imi 

*flOO iftC'f) 5 f OlEf» <rO*> '?•.'<* l'jO.?- **"; ^. !'C'>' •• 






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rtifl^l» i^udìcsiQ sviserà Teng» • t^i^rof i f A^pW^ 
li'iihq V9i.<)ianlool«niieiite U (mnoubnàjd^ 

i% refe ad^P^g)Btéi iMdce^wad es^ei^q^iié^^ 
fi^sdeHlP^oteazmfliie.oJIll: date '>ia^6|^^ 

èòniift>^^()$9t^ tetterà» però scrÌK^i^lN^ii^tjf^ I 
]iif6 ^uPOdllgbamande <pèà . che isin.^j^uè^^i^ 
ftIMdìtóa^>hàiHslllllt»^ a: »i fwc^Mrtiand4-,1t 
Iftt'c^Hlb bd OÉF^wriff* f orollat^ ^^«ti^'r^ f^:. t^}f 
tteoàtueaitonèn ap^nfar aatti Dir ViJAa -uNtti ,5* idi 

.ilonrfgtJl iMtf««àci^'<|«t% h) ridi il)iw>gj<> 4i 
W>Yiii^è\ikkP^ifiiiÉìrUii asaac beiiììaiy cké ^t| 

diÌ6s€i«[ Magtfi6ti||i2ia md Tóle^èudai^:!}>€^ 



I 



06 vvnmmti 9^MGi4tàMi 

affittare ^ e gii lo volse dare al Legata» . £[ 
tutto il Ifioi^ , cioè casa, cortile ^ Iiruolo» 
% vi§aa , cinto d* acqua intorno. Mi fareiet 

E'acere a trovare sua, M. ed intender dm 
i, se mi vuole afiSttare detto tuo laogo , 
e per quanto, plagiandola a dirvi T ulticno, 
l^rezzo, ad a venire lealmente con mecQt, 
che sono, amico di sua M. già molti anni»,^ 
piezo il Glariss. M. Marino Giorgi. Offerì- 
retemi oltra questo a S« M. e datemi ria* 
posta. Io giunsi qui ad un ora e mezza di 
notte, e questo perchè a Mirano stetti per 

Siù d' un* ora e mezza. Tutti sitiamo bene* 
L Simonetto a tutti li^vostrrì sì raccor 
manda, ed a voi. Di Villa alli 19. di Lur 
glia i5»i. 

Bembus paterm 

Poi che Tomnmso non venne jeri coii. 
me, il che non so, se fu più per sua colpa 
o per mia, benché ,' se fu per mia io ne 
ho fata la pei^itenza col fastidio ^ che ne 
ho preso , diretegli , o eh* ei venga con la 
vùa bai*ca^ se la barca potrà venire, dico 
per conto del Saracino, o eh* ei mi faccia 
intendere, quando ei vorrà, che io li mandi 
\m cavallo a Mergera , che gliel manderò » 
acciocché si emendi Y error pesato ^ e sa-» 
lutatelo da niia parte* 



^- ^Q^Ht'tàJi h :"^*-: ;.-i;,. .' sf:;^. ■■■■ -^t'.Jr.lj^/. 

>eNB(Mi j di vAa^tta. braior 4iel Re 4i . . Francia;! ^ 
dkit:iiBi ^a^J9ypa, aioi faiico amicp insii^ 
^rilftnccnrts dbl Duea cU Urbino^ mi scxim 
Jàrioiclcifaarlettera., per la qaale mi prega'^ 
^Aeiió gliJaccia provvedere di Rnà 4laDi^ 
^^yeaesìa^ ed id ^o dia indirisao ftoprU'^^oiS. 
Ja, -idie'a^yeneaia non ho sianj^a^'ed cjtae 
w^ ntei. accatterei si gran persona, e coti 
pnUMieavia casa iùia senza licenza della &- 
{(ftotia i|u«ido beh T avessi, vi 8crivo9 elle 
neévwa la p»senie^ andiate al Sereoiasimo 
Principe con questa lettera medesima di 
èmtìigj.iiu&ò che sua Serenità intendendo 
la venuta sua , possa fargli apparecchiar 
una stanza, come si àaol far a tali uomini, 
ed anche impetrar licenza a me , che 
tf^ possa dar àUi^ggiamenco 'in casa mia a 
Padova per- una aera. Il che/^subito subilo 
mi farete ìnteadere , rimandandomi -Gio. 
imtotMo senza indugio. :I1 messo del Vesoo- 
■«ro 3 che mi ha portata questa lettera , ha 
^deCto a bocca a mio fratello^, che Veaerdi 
%^a Stg^r sarà a Padova, e sabato vuole es-> 
'iére a' Yenezia. Non altro. Esso 2 Vescovo 
-kà^nóm^ Lodovico Canossa, e la lettera 'é 
iii mano sua. EH' Villa il 'primo di Luglio 

Bemi» Voi. IX. a 



A 9 ' UTTfiRB FAMEGLURI* 

XIV. 

«. 

Io Domenica passata presi Tabito de(« 
l2) Aeìigion di B.odi ^ il che prego Dio si^ 
con satisfazion della sua maestà. Se me fie 
aveste fatto una parola a tempo , vi avere! 
aspettata, o chiamato. Io temeva di darvi 
questo sinistro j però non ne ho detto altro» 
Vedrete per la ìnqluaa quello che io scrir^ 
vo al Mag. M. Daniel Rinieri in raccomao> 
dazion dì Cammillo. Averò caro , che gì| 

Sarliate a nome mio, secondo il bisognp 
i esso Gammillo , che vel narrerà , e ne 
preghiate sua Mag. caldamente. Vorrei, cJqq 
mi mudaste un ducato di buon Riobarbaro^i 
tolto col favor del mio caro Compare ^]\|*. 
Yalerio, e vorrei che ei fusse netto e moi^r 
do , jsiccome egli si ha a metter in operà^ 
Salutatemi Marcella , e raccomandatemi a 
nostra Zia , e baciatemi Quintilio. Sta- 
te sano. Di Padova alli io. di Dicembre 
1S2Z. 

Bembus pat&r. 

A.V. 

• ■ - . 
Faceva pensiero di ragionar con voi 

più d^una cosa, se venivate. Ora che non 

venite, ve ne scriverò alcuna. Direte a M, 

Domenico mio cugino, che io farò bruscar 

le vigne dei suoi campi mollo volentieri , 

<£uando ben non avessero ad esser miei , 



M itf. ?rETào vÈmwr; 19 

benché io li pìglierò senza fallo, come gli 
tlissi , e presto. la ho avaii qui molti e 
molti piaceri dal Mag. M. Francesco Dona- 
to, che fa Capitano ed ora 'è tordiato a 
Venezia, eoi quale ho però antica benivo-* 
lenza, che già siamo stati compagni da gar- 
zoni. Vi priego siate contento insieme con 
tutti dne i vostri fratelli da parte mia visi- 
tarlo a casa sua , o a S. Marco o dove vi 
5 arerà , e prima dargli la allegata , e poi 
jrglif che avete ordine da mq di ringraziar sua 
Mdg. delle amorevolezze usate verso me in 
tntio" t^ueato suo reggimento, di offerir* 
vègli iKÌ ogni suo beneplacito e ad ogni suo 
òàor con tutte le forze vostre, e de' vostri 
parénti ed aniici, non manco di quel che 
fareste per me stesso, pregandolo a volervi 
conoscer per suoi buoni servitori, e figlia 
noU, e simili parole quanto più calde e4 
affettuose potrete , che lo averò carissimo ^ 
e della risposta datemi avviso. Credo che^ 
madonna Marietta mia Zìa sia a questi di 
guarita. Se cosi è mi piace , salutatela da 
mia parte , e raccomandatemi a sua Mag« 
salutatemi lutti i vostri, state sano. Lo scat^ 
daletto che mi mandaste ò troppo altoj se 
potrete farmene far uno a posta così glan- 
de , cioè cosi largo, ma non cosi alto, vi 
rìmanderia questo, se no^ non importa. Di 
Padova àtli 29. Dicembre t522» , 

Bemhus pater. 



ài0 urrrìsaE ^«^«cigluio 

XVI. 

Ho vedalo quanto mi scrivete del Leg- 
galo, del quale non poco mi maraviglio. 
Ma per ora non vi dir<> altro, 5e non.cke 
gli diate questa mia^ nella quale è quella di 
M. de* Medici. Voi gli potrete dire solamene 
te, che io torno a raccomandar questo ne» 
gozio a sua Sig. quanto più so e posso, ^er 
vaglio cun lei. Il quale da se potrà dar 
rimedio a quel che bisogna circa detta lél^ 
tera di Monsig. de' Medici , se esso vorrà* 
Al che fare voi lo pregherete molto con tutr 
te le forze della eloquenza vostra, e se di 
questo caso averete à parlar ad alcuno dei 
nostri o ai Franceschi o ad altro, potrelaot 
dire, che «detto Monsig. Reverendissimo mi 
ha per sue lettere raccomandato. In somma^ 
pure che io conosca in questo quanto àa^ 
petc fare , e operare con la diligena^ ^ 
valor vostro in simil cose, che non mi po>^. 
treste far cosa più grata. Raccomandatemi 
al mio Mag. M. Ottaviano Gr. Compare 
vostro , e ditegli che io lo attendo qui a 
queste feste, còme esso v'ha detto. La 
malata è libera di pericolo , e anco quasi 
del tutto- della febbre, e comincia a solte*- 
varsi alquanto. State sano. Di Padova il x« 
di Giugno i5a3. 



xvn. 

Vedrete quello, che mi scrive M. Ago- 
stm Aagiolello circa M. Pietro Boldù 'Ar- 
▼d^dore, e vedrete quello che gli scrivo 
10. Ghinderete la lèttera , e poi dategliela 
voi e raccomandategli questa cosa quanto 
pia caldamente potete, non solo a nome 
mio 9 ma anche a vostro, e se bisognerà 
interponer M. Angiolo, o I\f« Benedetto 
Bòldù ^d intercedere in ciò , pregate le 
sere 'Magnificenze da parte mia a volerlo 
ht caldamente. M. Agostin Angiolello oltra 
die i mio cugino, io lo amo sincerissima* 
xnente V q^>&^^ ^^. ^^ fusse fratello per la 
sua 'molta virtù* Però se sua M. gli facesse 
qaest<f torto di intrometter centra lui, ri^ 
pacetei esser io stesso proprio T offeso. Né 
sopra, ciò dirò altro* Quanto alle lettere 
mamlatemi per Corte, vi ho inteso, e pia* 
cerni tutta la tiiligenzia vostra, né ho altro 
che- dirvi sopra ciò. State sano con li vostri. 
Di Villa alli i3. Luglio i523. 

xvin. 

Gio. Matteo figliuol caro. Dafete al 
Gavaliert^V Martini ducati i33. da lire 6« 

e soldi 4-l^^^Of ^^11^ ^^^- ^^^ avete a ri-» 
scuotere dal consiglio de^ X« che sono per 
la paga di San Giovanni di Giugno ael- 
V anno passato , e xosl fattevi far ^ ricevfij; 



di essi. Del resto del mio debito farò con 
Sua Sig. quanro le scrivo per la allegala a 
cfiicsta. S'egli vi dicesse, che la paga dee 
essere di tante corone , come già egli mi 
disse, che saria 6. soldi più per ducato;^ 
direte a Sua Sig. che pigli questa pa^a 
secondò che ho pagate le altrè^ e che poi 
se averò a pagare altramente ^ io U fariu^ 
quando piagherò la pension del presente aii- 
no. S*ei vi dicesse d'alcune m^zze pen- 
sioni, disile quali già mi parlò ^ ris^ondch 
tegli questo stesso. Averò ben caro, ch'egli 
vi dia un conto di tutto quello che io gli 
debbo, ed a Sua Sig. mi fate raccomanda- 
to. Bartolommeo vi scriverà più particolar- 
mente la somma delle paghe, che gli ave- 
rete a fare, secondo le fatte altra volta. 
Mandate la sargia bianca. £ scrivete se À 
Tera la nuova della lega fatta con T Im- 
peratore , che qui si dice esser fatta. E 
guardatevi dagli scandoli del morbo. Salu« 
tatemi Marcella , e attendete a riscuqter 
li i50. ed a pagare. Di Villa il 2. d'Ago* 
sto. i523. 

Bemhus pater. 

XIX. 

Alla vostra jeri ricevuta non accade 
akta risposta , se non che facciate inten- 
dere al Mag. M. Pietro GonUrini, che quel 
ineschino di Gio. Antonio fabbro è stato 
eoa gcaii diligenza cercato dagli pffieii^ 



M il. Zittito neMBe. i3 

del Podestà di Padova per averlo nelle 
man!, e per fargli tagliar' la testa, ed han- 
no atratò io commissione dà saa M« gli 
officiali di portarlo vìto o morto a Padora. 
Sicché amore Dei faccia sna Sig. presto 
^éllò òfa* egli ha da fare ^ acciò non ne 
segna qualche scandolo centra il conveniett"* 
te ifi carico di sua M. che ha questa coia 
alle mani, màssiniailientc ^ che intendo che 
onèsto Podestà si mette le lettere degli 
AVTOgadori in seno in questi simili caM 
ìi&n òhe e^Ii ha fatto giustiziar i conden* 
niiti y e poi le apre. State sano 9 ed a sua 
BL mi raccomandate. Di Villa alli 6. d*A- 

XX. 

Alla vostra di ii. rispondo^ che sft- 
bito che avèretò espedito il negozio di Gio- 
vali Antonio fabbro , vi prbmetto andar a 
Pàdova ad espedir, e terminar con mio 
fratèllo il vostro negozio al meglio, òhe io 
potrò. Sapete ora quello che bisogna, ac*^ 
ciocché io mi vi adoperi. Vorrei che foste 
suto dal Patriarca, e faceste tutto, che 

Juesta cosa tusse espedita avanti quelFaltra, 
ella quale mi scriveste ultimamente, ac« 
ciocche ié qcfellà si perdesse, questa che 
non ha ^pinà, né osso restasse. Non so che 
pTù dirvi, làuto se ne é detto fin qua. Dò-» 
gliomi' del ìiial di Qùiatilio , e vorrei, 
cllié ' AàgàsW avcrsse ' il i^ixò^ & qtìtsC altro 



4^4 LtórvttE Fkxwuuni 

insiemef e 1 povero patto fosse libero mM* 
simaraente a questi caldi, ma noa men che 
altro mi dà molestia la molestia, che vedo 
che «i dee pigliare Marcella. Sarà benijssima 
che mostriate ogni amorevolezza a Mv Nic«« 
colò Aurelio, anzi che cosi facciate vi strili-- 
go, e gravo, dieb in quanto per voi, e per 
tutti i nostri e vostri si potrà.Fate ogni diligen* 
za^ che certo non si può far miglior elezio* 
ne di gran lunga. Di Villa alli i3. Ago- 
sto lÒzd. 

Bemhus pater. 

XXI. 

Piacemi di Quintilio , che sia miglio** 
rato^ quanto cosa ch*io potessi avere udita^ 
che a dirvi il vero , io non so perchè da« 
hitava di quel putto grandemente. A Dio 
laude. Piacemi eziandio grandemente di M. 
Niccolò Aurelio fatto Gancellier grande. 
Gli scrivo la inclusa; dategliela, ed abbrac- 
ciatelo da mia parte, dicendogli, che avete 
questa commessione da me. Di Domenico 
Bembo, gli potrete dire, che io fairò ben 
ogni cosa di affittargli, o trovar li lavoratori 
dei suoi campi, ma che non gli voglio 
torre io ad affitto , e eerto sono , che dif- 
ficilissimamente si troverà chi gli teglia , che 
colui, che gli ha tenuti, ne ha tratto tutto 
quel frutto, che egli ha mai potuta, senza 
dargli mai una sardella di letame , in mo- 
do che quelle terre son tutte arse, e con- 



Mmtte^ e stanno quanto male star possono. 
Certo non ne (arò meno , che se elle fun- 
sero mìe da qnestomio canto* DelFAvvoga- 
dor aspetterò di sentirne presto novella , 
poich^egli vi ha parlato in .quel modo. Scri«. 
tetemi qualche nuova, che scrìver si possa, 
e state sano e salutatemi Ilfarcella, e voi 
stesso, e vostri fratelli. Di Villa alU 28.. 
d*Àgosta i523. 

XXIL 

Figliuol carissimo.^ Ti mando il mio 
Avila a casa, al quale bisognando star oc- 
culto qualche giórno per certe cose di Roma, 
non ho voluto che egli vada altrove. Sarete 
contento fargli buona compagnia, siccome 
quello che mi^ é uno delli più carì che. io 
abbia, e pieno. di bontà, e d*ingegno e di 
fede. Non parlate di lai con persona del 
mondo , ne circa ciò vi dirò altro. Si sol- 
lecitano i testimonj per Gio. Antonio, espe- 
diti che essi sieno ^ si manderanno. Noi 
tutti stiamo sani, e salutate Marcella e voi. 
Raccomandatemi a M. Ottavian Grimaldo , 
al qnal risponderò un* altra volta. Desidero 
sentir presto nuova, che M. Andrea Nava- 
)ero sia fatto ali* Imperatore , il che non 
oubitOy phe non abbia ad esser per ogni cdiì« 
to. A sua M. ed al buon Rannusio mi racco* 
mandate^ state sano. Di Villa al i. di Stt- 
tembre x5a3. 



Sono staio qui AbV riiercòledi Saàtd^ 
sino óFà ri tenuto da molte piove , chef éi 
sono state* domani piacendo a Dtb ini pat-^ 
to per fornir il viaggio inéominciato iàiié 
e gagliardo con tutti i miei. Questa vi fafe^ 
ciò per ricordai^i a sollecitar di riscuotere 
dalli Signori Capi due. 3oo. e tanto più^ 
quanto stimo per le spese della patria eh^ 
saranno , più sordi quelli Sigg. Scrissi al Se* ' 
renissimo ; credo sua Serenità non sia peit 
mancarmi di favore. Io ne àverò bisogna ^ 

5 ero vi sollecito. State sanò y e saluta t^fMi 
far^^ella e M. Ber' è M. Da. e baciatéiifi 
liittgi e Quintiliò. Di Bologna alli 3. Apii^ 
}e'i5^4. Soprastato per molte pioggié alcti^ 
m giorni, ìià mutato pensiérd, cioè di nòd 
andar per ora più oltra, per la peste, che 
in B orna fa processo, e per la difRcuItà 
del cammino , che in più luoghi è chiuso 
per li sospetti, starò qui alcun giorno, as-^ 
pettando da Roma certa risposta, pòi mi 
ritornerò, rimettendo Tandata a questo Ot- 
tobre. State sano. Bembus pàten 

XXIV. 

Figliuolo Cfarissimo. Io amo, ed ho ìiì' 
luogo di onorato fratello il Mago. M.' Leó^ 
nardo da Porlo, dabben Gentiluomo, e ci'or^ 
tese, e letterato ^ e gli desidero- ogni beiae^ 



/ 



ed ogni contentezza. Il perchè avendo esso 
11D& causa davanti al Tribunal vostro, e 
per quella ricercandomi nna lettera con la 
^ab^r 10 rV^. la raccomandi > vi scrivo e 
prega;^.|)iù; strettamente e più affettuosa* 
VMn^tecbe: io posso, che voi gli facciai# 
tUctló quafc piacere e comodo, ohe da voi- 
^i' potri as$ér dato in quella causa^ e che 
daUji: ragion e giustizia vi sari p^rmess<> a 
pater fare^ sicché la sua Mag. possa oaniH 
acere, che questa mia lettera ^ racco^ 
mandazione gli sia stata di momenta e di 
giovamento, che me ne farete gran servii 
gip e piacere, ed in somma con più af- 
fetto di animo non vi potrei raccomaui^ 
(tare causa aleuti* altra, di quello^ che 
^esta vi raccomandòt di questo Gtntiloo^ 
ino, coA il quale ho stretta ed antica anwh 
Hàr State sanOé Di Padova il di i « d' Aga« 

stati i5a4« 

Bembus Pater. 

la non credo, che fia bisogno ricor** 
darvi, quanto è grande Tamistà db' é tra 
quegli da Porto ^ e me gran tempo fa, e 
quanto io gli ami tutti, perciocché io isti- 
mo, che voi assai bene il sappiate. FaceA'- 
dovi adunque intendere M. Battista da Porto 
Doitof e m^lo cortese e gentile, co>afte cer-' 
ti suoi avversar] si sone appellati appo voi 
d' una acAtanzia ^a es$Q ilL Battista ha 



a^uio là Vioeata eootra Wo^.tìu the mh^-^ 
chiaro :9ì può vedere, lui* aver là) rft{;ioa4al!r 
cMto suo, ho voluto eoa questa ihiaipreK' 
garvi, che se mai desideraste farmi in X[uehr>^ 
sto vostro officio alcun piacere , lo orip^OK 
nesie ora tutto, per quanto aspetta la. giù*, 
stiidia, in (avere del detto M. Battista, cer*» 
tificàndovi , non poterlo in altra persomi 
collocare , che gran fatto più caro e gra^ » 
to mi fosse, e fatelo per l'amor che mii 
portate. State sano. Di Villa alli Z2. à^/Atr 

gosto l524' 



li 



fi 



» . 



XXVI. 

Se '1 Glarissimo non farà cosa alcuna 
per la richiesta mia alli Illustrissimi Capi ^ 
non resterò ingannato di molto, che V hor 
da non molto in qua conosciuto più fred* 
do, che io non vorrei. Se io fossi nel luo-^ 
go suo, ed esso fosse nel mio , non sarei 
stato tanto a dimostrargli Tamor, che io 
gli porto, ed arei avuto carissima tal occa» 
sione, ma non se ne può altro. Gli uomini* 
si convengono torre fatti come sono. Se U 
Glarissimo Dolfino non sarà più caldo dix 
lui ^ io spero poco del negozio, dal quale, 
perchè non ho avuto occasion mai di far 
per lui, né di mostrargli quanto io Fonoró 
e stimo per la sua molta virtù e bontà e 
valore^ non ardisco desiderar molt<>. È ben 
vero, che tanto più estimerò ogni opera di 
sua M. quanto meno Taverò parùcolarm^n» 



-le "^mdrila^ ^ e forse chcf la meriterò un 
^ié^HOtT ProflSeritemi a sua Sig. e ringrAzia** 
teió'^el^bucm aliinu>9 eh* egli mostra veriHpi- 
jDi#.^'Yi inendo una lettera dei Capitano di 
'Vi^azsL^ per la quale egli mi sollecita a 
satisfar Timprestito, altramente mi darà apie- 
sa: ^lo lasserò , che egli faccia tutto quello^ 
che sua Mr vorrà fare^ se. da quelli lUu^ 
striscimi Sig. non mi vien soccorso^ Mi 
duole di Marcella , che non stia hene , 
riprendetela del suo poco aniìno e confoiy 
tatela, e state sano. Di Padova alli :23* d*A^ - 
gosta i524« * 

Bembus Pater. 

XXVII. 



l 



M.' Giovan Pietro Dotto ha bisogna 
del soccorso vostro a giustizia 9 ed io assai 
desidero, che il Gentiluomo sia favorito f 
e sovvenuto da voi » che oltra che io desi- 
dero da me fargli piacele, son anche a que- 
sto pregato da chi mi può comandare. Per!& 
vi strìngo a dargli tutto quel favore, e tutto 
^el soccorso che potrete, chVio ve ne 
smtirò obbligo assai. State sfto. Di Villa 
alli'i^. di Settembre ' 1 5^4. . 

XXVIIL 

• "•* . . < . , . . .. ■ 

* Laudato sia Dio del vostro onorata- 
mente esser rimasto Quaranta ordinarie, del 
i|ual;Magiatsato me ne rallegro con voi beile 



3o LSTTSlte FlMlGLTiAf 

assai, paremlonli es»er còsa proprio daqtiiéMdl 
5Ù afilli ^ « ^ farvi assai onorato e ^rìiiJi^ 
iJh Patria rostra. Aveste qttesit di ^rasaa^ 
un figliuol maschio, ora avete iivtftó cjfteité^ 
officio, siatene al datcr di essi conosìcéiàé^ 
con r animo e rendetaiiegli grazie, faceiltliòr 
ginsttzta nelle cose , che per mano vi pM« ^ 
scranno, che saranno molte. Il che a stl^ 
Maestà sarà più caro , che ogni ahró sà<^ 
crifìcio, che* gli possiate ofFerire. Rendo i<| 
molte grazie a M. Domenico mio germa- 
no , che vi ha tolto , e restogli di quesréo' 
obbligato ài pari con voi. Raccomandate-^ 
megli, e salutate Marcella, ed i vostri, é* 
state sano , e non vi sia grave avvisarmi 
delle nuove di dì in di. ^Di Villa alli 23. 
Settembre i524* 

Bembus pater. 

XXIX. .^ * 

Mi piace , che Quintilio stia bene^ 
Laudato Dio. Ringr^iate il Mag. M. Pietra* 
Landò della memoria amorevole , che stM^^- 
Mag. serba di me. Il che eerto mi è moiM^ 
to caro. Raccomandatemi per miHe volte' 
a sua Mag. pregandolo a comandarmi^ 
dove io sia buono a servirlo. Del Riobarba-- 
ro, per ora non mi bisogna, bisognerà ben 
sin qualche giorno^ però potrete parlarne 
al vostro compare Speziale. Bisognami un 
pignatto di Juleppe violalo. E lo vorrei 
fimssiiQjo di qvieUa di Damasco^ però vi 



{Lg'ega. a trovarlo jsiobitQ, e mandarmelo dj^ 
Q)O^Q , .c|ie non si spanda , bea consignato 
i4;^^^l<\un port;3ii,o^p. La Mprosii^a sta eoa 
Ififi^ febbre ^ir.usato. Le alt^e, stanno be^ 
nj$$imo. Tutte yi ringraziano delle salutar 
zjopi Tostre, e vi ai raccomandano, ed 
iasieme a Marcella , la qual bacerete d^ 
parte >miay e Quintilio , e mi raccoman- 
derete a; mia Zia. Stale sano, Vorrei , che 
visitaste da mia parte M. Andrea Navajero 
al qual mi raccomanderete. Salutatemi il 
Haoausio assedi i^s^i» Aspetto sentir alcuna 
cjQ^a da Koflo t che Dio ne mandi buono 
nuove. Àlli *;^. Dicembre iS^J^. 



XXX. 

Della morte di vostra cugina, e di M* 
Michel «Salomone , scrivo a M* Niccolò , 
ed a M. Bernardino , dolendomene. Gre*- 
do che M« Ber. ne ^enta infinito dolore ^ 
bisognerà aver pa^iena^a. Di M. Boldù non 
1^ chfi dirvi) so non che governiate la 
cpsa, come meglio vi pare« Io di qui non 
p^^ifsa fame altra ' provvisione » anzi mi bi«t 
«Qgliava trovar modo di ÌAtertenermi pe e 
qualche dì , e per poter tornar a casa , 
alla qual cosa penso di richieder qc^i di 
Bologna , che non credo mi verranno a 
manccu Si che pensate , e ^ fate voi. Saria 
bene che mandaste a Valerio ^ che vi tor- 
nasse (juelli Sq^ prima che egli avesse spesi 



3a" LirmBK in^itiéLthiX 

li mille che egli ebbe.. dal Papa, che ho 
poi inteso certo , che sono stati mille* Ed 
esso si porta male a non ve li aver man* 
dati subito giunto a Yiòenza. So ^ello 
che averò a fare un' altra volta. Ifè^ dSé^ 
per ora. State sano. Di Roma alli !;éo; IK^"^ 
cembré i-534. ^**^ 

XXXI.- ■■ . ■ • •^- 



- 4- 



Quanto aspetta a vostro fratello, ché*^ 
per- la pensione che esso ha, teinete %òìN 
abbia a mntar abito , non ve iìe pi|G)itéF^ 
un, pensiero al mondo, che per queste.^ 
non ila a far mutazione alcuna , sicché^ 
datevi di ciò pace, ed egli in^iéme^'coy 
voi, il quale, e T altro saluterete' a mrir 
nome. Intendo tutti voi star bene* e Quia* 
tilio e Luigi e le puttine, il che è parte 
di sanità mia., la qual imia sanità è stata 
un poco in compromesso questi di m^r 
un catarro bestiale , che m* ha datd( no|£^ 
Ora la Dio mercè sto bene, benché, ndìf 
ancora forte. Spero tuttavia fra io. sibréf 
fortificarmi 9 e mettermi in via per ritorni^ 
a riposar con voi^ e con gli altri miei. State 
sano, e baciatemi Marcella. Di Roma aillf 
i8» di lilarzo iSsS. 



'* 
1 






9( M. FIBTao ItMBa' 33 

- I 

' txxu. 

JCons» di Bajas 9 il quale é tanto Si- 
gMt.itiio, <}uanto alcriao altro, mi prìega,^ 
dif io ?i raccomandi -la causa di M. Gio- 
^ Paolo Averoldo , che ba a dovervi es- 
ser a questi dì davanti. Io che tanto sopra 
modo desidero piacere a quel Signore, che 
ha fatto a beneficio mio molte cose molto 
caldamente, in bisogne importantissime mie,^ 
li priego ad aver detto M . Giovan Paolo 
per nccomandato , non altrimente che se 
^eiasa fo«se mia propria, in modo che es- 
*o possa conoscere che le mie raccoman- 
^ioni gli siano state profittevoli assai. Non 
potrei da toi ricever cosa più cara. State 
uno. X>i Yilla agli 8. di Luglio rSaS. 

XXXIIL 

M. Francesco Bonporto da Cittadella 
ilio amico vi raccomando assai a giustizia, 
ti a favorevole espediùon di una sita cau- 
ti^ che ha ad esser cooosciuta dal GoUe« 
ffo^ nel quale voi intervenite Caro mi fi^ 
ohe oltra queUo che fareste per voi per ri- 
I06tto delle ragioQ sue, e delia'conoscenza 
elle avete seco, giungiate alquanto ancora 
per rispetto mio, acciò che questa mia rac- 
comandaùon gli sia profittevole. State sano, 
h'\ Villa alli 19. di Luglio iSaS. 

Bembus pa^€f^ 

Bembo VoL IX. 3 



xxxiv: 






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j^ m m. ■« 



Me Alessandro^ da JS^ugian, Gcadluo-r. 
mo Vicentino^ ha bisogno del favor ^voit^ 
in una sua caii^a, la^ quale ^ssp vi ^agipqo^ 
rà. Ve lo raccomando non solo a piena giu- 
stizia , ma ancora a presta espedizione. Con- 
ciossiacosaché esseiido esso scolaro studio- 
sissimo e diligente , desidera non perder 
molto tempo. Averò gran piacere^ ca^ ab-, 
Biàte mòdo di, soccorr^erlo ., e presta^ $ilatjfy 
sano. Di Padova alli ^z* di JLi^glip ^^^^T>m 

Io Vho scritto molte lettere, in rac<;Qr. 
mandazion di molti nei tempo di questo^ yó« 
stro ofSzio, ma tutte sono state leggiere, a 
comparazìon dì questa che io ora vi fo j 
raccomandandovi la causa di M. Battista 
Bóldù, hi ^uale fra pochi dì avetete agiur^ 
dìtmre, àiin più tosto ad indirizzare, ed òr^ 
dih^ in giudizio. Perchè ancora; che i^ 
sàjp^lay che senza lé mie Ietterà y^i 9.^^^ 
cèrtissimo quanto io ami^q'uésu fratja^y^^ |^, 
dci^idèri il ben loròj" pure a sòddisf^j&iqii? 
aita vi priegó, a far per la loro 'g.iustizi^^ 
altrettanto ""'quanto se ella foss^ la mja, <j. 
d^ilé due toitré cognate òrfane» e pi^r, an^^ 

za niie mi sarà càto, che M. Battista irap? 
poni li line ^ cne esso ricercherà alta sua 



itt-'it,''1f&!!rko iitttìih'. sS 

««usa dalla sentenza. vostra. Se è vero, che 
H. David abbia arato' tà lotto nuovamente 
posto» una crocetu di vaiata di, miti» fio- 
rini y^liné'ne rallegro e dòn lui e'' c^a. voi. 
Salùtiitemi M. Bernardo , e state ' sano. Di 
TiMa «Ih IO. di Giugno i5nS. ; '' '" 

'-■-''"'■ ' ' Bemhua p'at&:^ 

■ '; '- ■■ XXXVI. ■ :,-■■; 

"'^■^ ,7i racaòniando la cansa del' portaU)C[ 
dil^Tiefta M. Ghei'afdo fiòldero Gcntiliib^ 
no TerohesA a presta e pronta^ e cortese 
gUnilfÀiìh VT'^rìego a £are, ch'egli conosca 
che la mia raccomandazione nonglistaslfe- 
tn di picciol momento. State sano. Dj Pa- 
d6Vi"3fi aV. di Settembre iSaS. . ,- 

• -■ ^ xxxTii. ;:J 

'- . Nostro ctieino.M Pietro Antonio JUb^' 
rbsi^f' è qui ,' e 'mi prregH che vi faccia KK 
dà^di^'duesU siià absepsià, la qaal bisofiÓCK 

l^'cne.aia ancora per tutta questa seU'nia- 
!&.' 'darete contento di non lasciar fa^e co- 
ik llctLÌM coatta M. Benedetto Dolfinci meni 
tre èSlb' è fuora, sì perchè egli ha tutta I4 
4^9^ \50pra di se , e sì perchè i>g1i lia tal- 
ìM l6 ^Scritture della causa nell^r sue mani. 
Vt Wiégjo non solo ad esaudirlo in questo, 
mÌÈ-ahcota in favorir la so* giustisia, e far- 
jlfi'^irèr; maggior cuore che potqte , ch4, 



3<S iflTipEi F^J^icijfiiii 

i^ ne iare^ piacerò iacofopar^dtii^ierl)! j^^, 

doqira alli i^- d* Ottobre i&ni. ., ,r.;\ .^ ;■ 

'f\ ' ■ • ■ • . . •' .' '•, :•'■". '- -■*•.." .:) ' 

•^ . ; : •A-AjLVlll.f ; ì-. -r >, 

Scrissi a Mons. di Bajus pec M«- Mar-v 
00 Antonio Michele come volevate. Io bjy 
gran bisogno dell' ipstrumeoto della casfi.jp 
però amore Dei fatene doman qualche co-^v 
ga. Quanto al vostro farvi torre a Verona^ 
credo burliate , pur se dite da do\eco^.y\ 
laudo. Quanto a'denari d^i Comari, nc^flipi^ 
gììate cosa alcuna per nientOy Ì9 sarò, t^£^ 
a voi. 3tate sano. Di Padova alli 2p«Jl|^^ 

.»-»..• .>..■* : XXX.IX. ,n .i . . r.l 

Un fratello di M* Antonio <§orj|azi,Qt:^ 

^f^.fu a. Brescia , il qual credo abbia nome 

M Agostino, ha comprato vicino a Villa 

Boxza una bella possessione d'uil Padovano 

6, tutavia va comprando tutto quello , che 

iS^.5c^>re.ifì fffieì d'intorno; Ora io erad^ alca-* 

Ili meli ìfk qua per alcuni ca«a{W di fy)sof^ 

^he. soni congiunti con alcuni altri campi 

di quql^lqsqo medesimo, che &on mìei^.p 

, volendo sti\ugere il mercato con i padirooi 

i-^«?^jr¥ 9tóima»Q BerngrrÉtno,^ ghA^SI^p 

^ì, iPap^ino ,lfa4o,vani , esa^i sì i^ao. leniti ^ 

JiqejidQ^i t^ che se io noM li .TPaH<> jp^f 



Ji pigìierà, e ^eri" sarò • conièfatò ^ ìhé ità^ 
viale M. e che^l preghiate ad esser conten*" 
to di QOQ . impedire questa, mia compra^ che 
io BQU impedirei sua M., in una simil cosa 
.pei" niènte. Se' io ndh avessi la metà di 
quel bosco già mia, non ne* parlerei ., ma 
avendola, ed essendo a mercato del resto, 
è conveniente che sua' M. faccia verso me, 
q^Ilò che io farei verso lei. Disidero , e 
ò6si"la |>Hego àrandemeute , che se quésti 
Gàdiè^xà ^ÌSteoè ^htanno dir parola^ suia'M; 
ftetorfridà'^dt-nóa 'voler comprare il dettóbòr- 
sÌ?(H^^e^^^a nméttUr che io ne Y abbia {rrè-* 
/gato. Offerendomi ad ogni comodo di sua 
3ftsi^;\ìi^^^olto maggior. co(^a che non è que- 
sta, ed al Magnifico M. AntoniO) del ^qua- 
le sono affezionatissimo, mi raccomandate» 
State sano. Di Padova li due di Dicem- 
bre^ ^""l 5l^5. ' '■ . • '« 

Bill / ' Oli ^ \; ; . . > ; . V 

ei'j .i;:i. ^ ••'•i .^ :.. . . • . ^■' . v^^ • 

, '^J- Dét Màg: M, Luigi Pisaui ¥i ho ihtd- 
«éb.'^Avééè fk9é a bastanza. Mando 4d què«« 
4iMa' delle lire 60, di M. Jeronimd Marcel- 
lo:. Diftete lire 3o. à ifiio cugìnór^M;^ Giò- 
^Vift GSacdtilè Bettibo per li >(^véri chè'ho 

' 5i^Mlli/ d* iofiflÈ^i >ques^ nòia fatèfV ^he 
lA.<Sri%¥ttA Vìeftra^ sue fratello ue'syppià ^ò- 
(éa ^euHM-€òd]f|)r^t(iAi due liìoeèsràori '\^ 
'^èundefè delU s^rte di quelli che io uso qui, 



i,,c9 ne sono i %t no. della megti<K 3eli« 
jij^iove» Dio sia quello ckje faccU per doi'^ 
lùp^ che non sappiamo operar quella che. ben 
^iiostro aia» Slate sano. Vi mando la lettera 
a.BI. Marchiò Michele. Di Padova alii 27, 
jC^enn. i5^« 

Bembus patexu 






t 



XLL 



Alla vostra lettera avuta questa matti* 
loia quanto alla pratica del Belegno, rispoo^ 
do brievemente, che poiché questo partito 
tanto piace a M. Pietro ftlarc. ed a voi tanp- 
to aatisfa quanto mi scrivete, io son motto 
contento, che si conchiuda secondo cbé 
,mi ha scrìtto sua M. e con quelle condi^ior 
fii'} che benché- io sia al presente s| pòco 
adi ordine di far nuove spese, quanto > voi 
Mpete <^ pur non voglio mancar di soddì^ 
4mre al desiderio di S. M. ancora che con 
interesse mio ^ ed anco vostro» Sia col dot 
me deir Altissimo* Né intorno a ciò dirò al- 

■ ■* " _ * • 

tro. Raccomandatemi a S« M* e state sano. 
Alli i7« di Febb. i5a6. ^ 

; - : * Bembus pùtecm 

'■■< ■'... XLU, 

. - .'t 

Ho veduto quanto M. Pietro Marceli^ 
e voi mi scrivete di aver S. M. data la ma- 
Ao a M. Bernardin BelegnQ« U che priego 




DI Kj FlETRO BEMB0. 

Iti'^Si Ditf/tilie^à^^con h bcfiediiioDO sai 
Jb i^ poiché *vòi ne séié t;osl còntcìin, 'ùfe 
^kì^ eontéiìussimò. Quanto a queHo cliè 
ìHi òhe di ti^pir di trama, e far dar lama- 
nò piti presto che si può peif ^òjgnr rispetta^ 
e poi quanto saria il meglio, che io vénis- 
Sr ciin Maria a Venezia, ho deliberato ia 
ogni cosa obbedir al Mag. M. Pietro , cosi 
domattina piacendo a Dio monteremo ia 
barca , Maria , e sua sorella ed io , e do- 
lUàtt de séra saretaò a Voi, acciocché sab* 
IMìt^' Happòf desinare , a quelFora éhe à 
S. M. pàferà^^ se ie dia la mano. Àveria 
Ben <iart>, che questa cosa andasse più sè^ 
^'ététà chre si pòssa ^' e con manéo petsoi^. 
"iò'ntò'ci Vorrei dal c^nto itìio altH^ che 
tfcii^ ihadr^, e sua cognata ^ e suo frétellàfv 
^é égli rha, che àncora non Io so* IM 
k^tò nòkito il Mà^. M.'PièKo , ed W. Di. 
^fiÉnè lidn mei ne curo, pur rimetto o^ 
%8ira in sua M. ma carissimo -iìni sarà,^^è 
ìfttesto primo toiccar di mano si faccia |^iÀ 
Pereto che si può. Direte a Marcella , che 
ti^vi qualche vesta per tei ^ che sia dii ciòr. 
E se altro bisognerà anòhe altio^- cófne*-% 
tìà IftlfiTò^'ìÉi perle, o quel che si usa^ 
ma facciasi tosto, che non si tardi più ch^ 
per Sabbato. Non sò^ che altro dirvi. Voi 
che sete su'l fatto, saperete meglio il tut^ 
cWi^èh^^róh àé ià/Ntffr scrivo* dtrifeente 
-tìP VÌ.^m V&itò , élfe *ion òcféapatissftóo^. 
^«^«rfecÉP col^ sda-^M: e qué^tà^scf: 6ta«ó 



sanOt e domniie da sera aspettatene. Di Pa- 
dova al I. di MarM> iS^G. 

Bembus pater. 



XUII. 



* I 



■^ • -^ ->■• V' 



Voi volete che io satisfacciji cpiésti 
Gentiluomini GornaFi, ed io ne Mn cooisn- 
to ftolo per vostra cagione. Ma/sia coolDìo, 
ésL voi lo conosceva. Mando -aduncjne Gtio. 

' Antonio acciocché facciate che mi dìanq le 
due pensioni passate del ]525. che tono 
Qucati cento e settanta a lire 6. e soldi 8. 
p^er ducato, e fuor di banco. E avvenite 
ohe siano huoni danari, e fate < che non mi 

"tengano secondo T usanza loro, in tempo ; 

'ma espèdi te G-io. Antonio domani ad c^ni 
modo, e se volessero por tempo. a qu^sjib, 
direte loro che se essi indugieranno^ ed a 
ÌSloma la sentenza si dia, che vorrp che 
paghino le spese, e mostrerete di far que- 
sta fretta per utilità loro. Aspetto pur a:in* 
tendere che siate rimaso Auditore, .il the 
potrà essere domattina, e desidero che sia. 
Vorrei ancora sentire , che Marcella fosse 
in bene e facilmente spedita. Salutatemi M. 

•"Bernardin Belegno e Wu Vincenzo, state sa- 
no» Alli 21. Aprile. i5z6. 

Bèmhus^ pater. 



■* -J JL 



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iS. 






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*•> i . 












• N - • 



Farete loro voi del ricever a mio no- 
me, promeitendo di far venir di qui una 
Jaetanza di mano mia del ricever di essi 
e^rL.per.jsaii^fazion delle ,due pensioni 
;id)sir aBnp pasai^to... Ricorderete^ a M. Oio- 
vjnflt e M.: Francesca che le loro Al jàon 
( Éìcdapcfier If avvenire con^e .e stato (^\o 
pel. passato che io ahbia o.^.-far più pisiro- 
Vile con le loro Signorie, o m^i facpiano Q|^n- 
c dioasdbae medi ogni volta questi J^eae^U da- 
>' juri ; ^h'è prima io noi merito da ^ loro «r e 
..poi qxieHo non è atto da GentiU^^nOrl^l- 
le raccomajìdazijQai del Glarissimo Sfi.Gripr- 
gio non. dirò altro^ se non che se. Sii^; S. 
ùi9s^ severità da tutta la nostra Patcia e 
- amata qnaaito ella è da me, egli avei;ia quel 
òclnogo ^. del quale non ha essa Patrìa még- 
t^re da poter dare, e che io in buona gra- 
""Kia- d^ sua Sig. reverentemente mi racco- 
munando*. . 

'*»''• - .■ ■ - .«. ' 

s<-o XLV. 

*/ • " 

'»: ^ ih. Son tonfato da Róma noti essendo glas- 
sato più là che Bologna per sospetto ^ del 

'^^mnfliMO hel>x)uale non ho voluto nutricarmi. 
Tornerovvi se a Dio piacerà, cessato che sìa 
il morbo* Questa vi scrivo a fine che mi 
compriate qualche sacco del miglior orzo 
ahe si possa aver^s. Bollo scritto a Barto- 



fófrtmcò iti^fin di^Bt)logaà% ma^ neèT sé *?& 
fàiiò nùna* Eifsò mi ' dice , che asprettàvil 
d'aver i denari dà M. Jacoteo Cbrnaroj il 
ì|bale è andato a'Teroti^a. Cosi fa 'mio fra^ 
tello (ulte lo cose, che ia gli òrdiùtl^ Ofà 
vi dico- che vediirte;^ voi' di ' <!tttnprarmlettc 
subito, e se hòn avete altro inodo^ '£tiatiè 
a'^M. Giovan Loredaho dà parte Mia; ^h^ 
me ne trovi aS; o 3b. sacchi pur dèi ihfc- 
glióre, e promettetegli voi i ddtiari , o* di 
^aelli del Gornarò, ò di qtrelH di Arbe^^ 
che né Timo, né Taltrò può tardar ad aver** 
si. So che M. Giovanni faria mtic^ggior cosf^ 
che questa per me , come ha fatto aitile 
volte. State sano, e salutatemi Marcella 9;e 
baciate i putti da mia parte. Di Villa éUi 
^5. d'Aprile iSaGi ; • • i 

' ' - Éembus paeék 

Xh\h ' -• ' ^- 

■'''• Ho avuto la fede dei Governatori dtìift 
paga della mia tansa , ed inteso quanto M. 
Giovanni Gornaro accetta le ragion iitié deh 
le decime della Badia.' Riscuoterete adàìì^ 
4^ùe dal 'Mag. M. Francesco questa pensìo- 
lltJ, è pa^tèné Te Cére tolte i ò ritencltevi 
pnéFIà tàttsa, ch% avete pagata. Il resto po- 
trete dare a Vostro togiialo dà còmprartné-i 
né tanti òrzi/ sdbUo che nte ^enga di qtìàl- 
ètié^ tu^ógó 5 e ' cW gli parrà di pigliarrtfe. 
IM set Véttòr' esatfor^ dèlte caifaére d^Yél 
nezia mi ha fatto interdir i fatti di Melareo 



Tpet conio Aì-.M^idm^yi/hvìetia nostra, cba 
par debitriee ^i > lire io, e mi ha dato akri 
<5onu per nome di mio padre, edi M. Marco 
GìùT^i ed aneìora di mio fi'atello^ com^ 
pdlreie^ *tedei9 per la puUza., die essolu 
4%^/ #> liamboitìlio> .che me la porti, la qual 
i^ì : m&ndói -lo non so di esser debitor per 
i^pielli conti», ne debbo di ragione. Però «or«* 
xiet^ c^e vedeste alle camere queste cose>,, 
per débili di mio }>ad^re, diceste che io 
non bo èósa alcuna da lui , ma aolo per 
]# dote di mia madre , che anco non si i 
potuta ^pagar tutta. Per mio fratello vedere*^ 
ler^quello' che si dee fare , e perchè cos^ 
egli è. mandato per debitore* E di tutto su- 
bito datemi avviso , acciò costoro non mji 
facciano qualche vergogna, e spesa soverr 
cbia» Oiti^ di questo so che mio frat^lo 
francò quelle cose, che io bo a Villa Boas« 
ZA daUe daje, e voi sapete tutto* Vorrei, 
che le trovaste, e che mi mandaste la fede 
deirofBcio, 4ceiocchè io ne potessi forno* 
ta^neUé mie scritture, ed acciocché potes- 
si prevalermene contra queste daje a punto, 
che costoro mi vorrebbonó far pagare. Da^ 
tegiene più particolar avviso che si possa» 
Vorrei ancora , che vedeste se mio fratel^ 
lo ^Gjreditor di cosa alcuna ai Governato- 
ri per 4a^uo salario della palada del Mcif 
rancano , ed iofin al *dl della sua m^orte^, 
clie^^fa-Vf^i. di questo, vedeste di riscuoter 
il/^fUQT cfed^t^ Se non ^^otete far tante co^e 



.1 ^ 



44 i^^fmzimxthikìA 

voi' »bl<]?, "j^ftrtitèie^cón vomirà Vfcogtiàlnfj^-cte" 
«òH cenai che ^gli torfà volehlier?^^ ^>*!tff* 
tkiUà jper nié7' State sani iiittì. Oi Pacìévii> 
dtti i3. dr'Lnglia>i5à6. ^ ' oj 

^'* Terrei ^abcoM, che p^Ha^te v6ì t ifié^^ 
;dèsimo la allegata alTiegatòy iisitàiidQld^W 
nòtee mio , <}uando potrete ^ che* là feèrt^ 
non ^ortk fratta, "he celeriià, e sé ìM.v^èés 
ikrrcKn vorrà venir con voi ed 'a noÉtfé tó^ 
offerii'si a sna Signorìa per filè*Vito*Héj '^téf 
averò molto caro. È Signor da farA%^4gAÌ& 
tu. '— J^ 'odji 

'""'■ ^ Bembus pater. 

XL Vil- 
li Signor Lionello da Carpì fratello del 
Sig. Alberto manda un suo messo détto lìbà 
Jàòomo alla Illustrìss. Srg. bfferen^k^f 
se ella ilvtiole a* suoi servizj^ farle % iStiiP. 
e i5oo. o più fanti , e 3oo. o 40^.; e? j^iè 
cavalli leggieri di buonissima qualità, éiÈtòH 
to presto. Io che conosco quel SigÀòre^^^S 
che lo amo per la sua molta virtù gratfdé^ 
tooate; e che so che esso ha meglio il md- 
do, che pochi altri Signori dMialìa dì fair 
ottimi e singoiar fanti, e sopra tutto archi- 
busìeri elettissimi, e buonissimi cavalli leg- 
geri, si per utilità ed onor della Patria no- 
stra-, ^ si per far piacer a c|«fel buono e 
ralente Signore^ vi priego éhe ahdiat« éttà 
*y(Hiega^ di 'Maestro» Martin ^éappellaro /-cbe 



\ 



ifiaMiata ess^ Don- Jacf^mo ,., ii. che fgli ^if^ 

daj^i che io ,vi, scrivo ai d|»verglì d^re.t^uf^ 

to quel favore che potrete;, pfarlando dj% 

iz)^>, parte a .quei Signori Gepiiluominì, che 

^iupoir^iinA dargli y e favore, e presta u- 

&iUu;^ijc}D^( al ^desiderio suo di. SjSiyir in que-s 

s^:l>isogno la Patria nostra, ed in s(Mnaia.« 

j^4;i%t^^cj[^iia buQH^ ed amorevole opera 

j^fv si^ J$>gnorÌA y chor ne riceverò da. voi, 

«ìf^gpil^jr. piacere. State sano», Alli 25. di Lu« 

glie i526« 

XLVIII. 

^,, ^ M. C3^ì^}Q da Fiume è g^niilissimo 
i^ttadina di questf città , e mio carissimo 
aopàca e fratello^ JÈssoaverà bisogno del socf 
Qj>r$9 vostrQ ; ve Io raccomando tanto cai* 
^ainente, quanto si potesse in tutto questo yo^ 
ajff a. Magistrato raccomandarvi alcuno. Fate 
ghe egli cpnos,ca che questa ràccqma^da^'^ 
sioa mia : dj>bia ^ potuto molto ,con voi.^t S^^ 
tf;jBano..,Pi Paopva ali* ultimQ di Liigl\9|^ 
f4^^^ >■- ■ - " . /. , , ^',.^- 

., .^.^i mandq la indivisa ,^ che M, 4nsÌ9jp 
(pir^cjijsl mi scfiv^^, e vorrei db^e ti^vasiti^ìlt 
^l^cesiWjei^ fio.^to,,, -il ^ale :* ; ^o^k ^ f^^ 



0' twwRK ri»wcLr*Rt " 

U lite dì qùòi Gentiluomini 'dà ^Pono ;***J 
che Io saluta.ste dà parte mia, e tni^rapcò^' 
mandaste a lui^ e gli mostraste^ dà: toi^ paE- 
fe quelln lettera di M. Aogioto , che^ :é ^ tlt! 
risposta di aaaróia scritiagJi in irai^cctnatir: 
dazion di quella lor eausa^ pregandolo ;'tiit« 
lavia a non ne f&r parola con persona; pei^ 
che se AI. Angiolo il risapesse , si potria 
doler di me , e potrebbesi impedir , e tur- 
b.ar il buon animo suo. Basti che esso so- 
lo il sappia, e letta clic T averà , ripiglia- 
tela^ e rimandatemela. Ed anco voi tenete* 
questo in voi solo. State sano con tutta la 
vostra famigliuola. Di Padova alli 6. d'Ago- 
sto i536. ^ 

Bemhus paterf 



/ ^ • . 'V 



E.; 



■ w 



M. Bernardin Pernio mi fa intendef nn^ 
gran bisogno, che esso ha ^cl favor 'det*^ 
Magistrato vostro, per ovviare à chi indi^f 
rettamente Io vuol straziare, e far andar à^ 
Roma a litigar, siccome da esso diffusamM^' 
te intenderete. Io che certo grandemieifte^ 
desiderò di fargli piacere, e tanto più, qùistn*^* 
to' altra volta gii ho dato alcun sinistro, dét- 
quale sete consapevole ancòiti -iroi,' vi pric^^^ 
gòf, e non sofà priego, ma ancora*' vi sH^.d^^ 
g&'y e gravo 9 qbe^ se alcimV "giusta ' caaM'' 
aVérete dì poterlo a j utare, vogliate farlo àni^' ' 



wglKpwceire,. Non dirò, più .qhp mi par/^. 
^e^o^,JbisQgBÌ pon yoi*^ S(ate ^am?, ,e A^n 

Bjai^paraiJDUi- .^^^^ ai i^etteipbi^e. 



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.^^ , Vi mando per Simone , nostro ducati 
3jo. da lire 6. e soldi io. rumo , d^ Aàrp^. 
a,JML Pietro Moresini per la pensione di 
Fosso, che io debbo ai Vescovo di Adria 
di questo Agosto passato. Ricordatevi far 
fare la quetjnza di qnesta, e dell'altra, che 
si perde. Mandòvi ancora ducati nove e mez-* 
zo da lire 6. e 4* P^i* pagar la tansa posta 
a^i^piòfiiia pagaia rcol dono. Man<Ui;etemene 
l^^.poliza, deir officio. E vi mando ^ dupat^ 
ti:^,.^ ohe spendeste nelle cerq di vostro cq^^ 
gfia^,Ricordajtevi di trovar alcuna jcarjta (jel 
iU>i^irP ec. per incontrar.,... lettera sua. al 
q^ia sentenzia delle acque dei molini , e 
%e (ini ^^mate ^ poneti^vl ^diligenzia. Saj[i;tta- 
it^ì Jd^arcella, e dajtemi avviso, come stan^ 
not i vo^trir rpuiiiaji , che. òggimai dpvrebt»9f,> 
iU)h,*l«ribe|i0. Sp ycderete.il mag. .'^ Da-^, 
nÌj^jRin|5SÌ^iilir#i? a su% M. c^ 19 gll/ei^,-, 
do. motte gnuio delle salutazioni ffr^tex9Ì da 



„ i 



4fr tfi¥tMlE f AMf GLTÀItk 

M Leonico a nome suo, e deiramore che 
sua S. mostra portarmi. Io sempre Tho avu- 
to in somma riverenzia 5 e sempre averò. 
Faretemi a S. S. raccopiandató" tetit^ fine. 
Vi mando una lettera del Golo delle io^ 
ze di Maria , il quale avendo avuto dftèéii 
i5. da M. Bernardino, ne vorrebbe- ì6, dk 
me. A me pare che egli sia savio aneo^ 

f)iù che eloquente^ quantunque quel dtlJel- 
e nozze fosse eloquentissimo a V0fl«r d^utfa 
molto leggera sua fatica un gra^ìso .^ 
grosso premio. Io credo , se non Ini miììio 
q opinione , che non gli darò un bea^. 
Non so quello che me ne "consìglierWe 
voi. State sarto. Di Padova agli 8. tf*0w6- 
hre i5a6. ' ^^^ *^'*- 

Bemhiés pàtec. 

Ln. ^ n 






Ti raccomando la giustizia della eatièliy 
la quale vi ragionerà il presente porlsfttoe 
Cristoforo da Ferrara, e raccomàttdbVéU^à 
quanto più presta espedizioiie si pUò^^'Jc 
tanto più quanto intèndo, che tfnó dé^^lft>- 
stri compagni gli ha non buono aiìfnfò^^lfd- 
(dòsso. Se conoscerete che Madonna BifM|ca 
Manzona, della quale Gristòrfprò è eòBì^s- 
so, abbia ragione^ fategliela, é^preStoT i^'Osd 
aniorevolmente , che 'me 'né* ftrtetfe' slìd^tìir- 
piacèfe. State' sano; Di Pa<Ìc>v*^a*iP^.*4^- 
tibre^Màd. ^- ^ -^^^ ^^'?f>^'\^ ^'^ -a 



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LUI. 



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, .' '!' ' , • ■• • ""'^ 

« y 4 .7 / . . . _ • ( . n ! i' • 

^^^rr:» R^adereiii^ iofinite gra^e da pai:tejbii^ 

^;Clariseama M. Marco Fotcari, diella coi'^ 

jf^ai^Kche jKua Sig.m*l^a usata nel C9^cé€ler- 

mi la ^a, casa della Rena , della quale npn 

•MB inai per dimenticarmi. Io nel vero cre^ 

d^ra'y che ella fosse più capace , che iioìgi 

'i!}bo9 vedendola poi, trovata, e solo per 

.jffu^sia oausa, che le stanze terrene sonò 

^,3l.ttmide| che non si pou^cbbono abitare, è 

.foì Kueati padroni si sono pentiti ,. che <K» 

'^^i l^riardi .questa casa, benché }o n^a 

^|iii)sóYi pentito di- volermene partire, che 

non voglio ''jper niente avere a fare con 

^sà sioiatri cervelli. Tuttavia starò qui fi** 

no a Pasqua , ed in questo mezzo mi 

provvedere di stanca eoa comodità mia. Ho 

nondimeno tutto quello obbligo alla M. di 

M. Marco ^ che averci , avendola usata in 

.ft^ttal mio- bisogno, e di tanto mi fo de^ 

<>Ii^lor0 a sua Slg. alla quale assai mi ra#^ 

; cpmà|iderete.r I danari^ che io vi mìor 

*) dai furono numerati con Simone, e d<^é- 

•wfialui es^ei quelli, che io vi scrissi, se, par 

^hiono 4^ meop , scrivetemi il quante. Mi. 

51 luce 4i Quiiuilio, che stia meglio. Ciièktò 

-?fM9ta alla prima lettera. Alla 'Seconda,;^ 

hmpa ho più biaogao della caM Malipiera » 

<fAi>,aa Ì9 y.^airessi, la pagarci còsi salita^ 

•^^Bo. «riM^-ù {>«Iiza ideila tansa pagiiU-N. 

ìS. Dio aooi prospero viàggio a voàKO ^òa^ 

Stmia Fai. pC. 4 



5a ftStTSBE FàHISLlABf 

gD^o, e cognata.'- Scrivetene tjucllo avete 
faJSìo deUi ori mandMivì- di fiiÌAòntia ' G^bi-'^ 
li». Stale sano con la Ttìstra cmnjia*l^ll Jf ' 
e ;^ famiglia. Di PadiM'a lìUì^'xSi ójdibhrtf^ 
i5a6.. : . -"■: -%" '«f? 

„ ■ ■ . ,■ ;lL.ip ib 

.;,. 'liv, ... .^.... . <.-. oLiiJiii 

... . , . , .. ;,:.. ■ .. ,• .. 0J1..76 

v'.'^Ho BTnta la pe]iza tfiélle fFcl^- [&^>)e^^ 
pagate,' e ddli ducati 12. pigatf'idt* 6i^^^. 
sud*. Id qu«sta«ra mr'è tornato ^itt rtfè!^*(^*^ 
dar.Vtceuza, cbe io avea mandalo' ÉÒfà'p*lf 
wder ^uetìo -obe i Sig. volessero tassàrtift^^ 

Sei 'CODIA dèlia Badia di ViUaBota", ie^i^'* 
oh; I' «dine ■ -delhi IHttstris». Sig." ' ìifl&¥B&"® 
alb dftdàtl itìOoo/ed ho avuto' ~^iàelti> c^^ 
vedte**^ [feria letifera' di M. Luiyi da Porla,''.""' 
<]ìoè>^n^già' es^f'Avevano fatto le tasse, o Dian-< 
dat^ à ^fioèzfà senza che io 1' abbia,«a^'^^ 
pufi^ Té*pHtóa-'che. io credessi che essV*^ 
avd«i(er6i córfeStìciato , per modo che a' Vi- ^ 
ìeil*^ mini' W'^UÒ' più aprir bocca hene'j'' 
e nH(^c.(^g 1}^ 'Cose stiano. Essi ini hanno 
ta*»fi dutìitì -3^3, che tauti sono le lire " 
i5«t$rdi tìoufeta- TiccBiiua, cioè lire 200Ò. 
delU ifrosVéi \ qusU ducati 322- sono mollo '[ 
pitii^JéHà'^efÈ^f dalle mie entrate, però che ' 
quelte'^badiit' Bori' mi rende appena dq<^au' ' 
aoo.'&hde '^é&tì sonò dacati 7. più della 
meii^ drffe fetàtaté. Lkclo star, che ''c^e^°j* 
st tttiió'^hr aèqdtì'rai hanno lolio assai^ ». 
làniJo T*«f'hp^i;bm*iìiito ristorar i imiy it- »^^ 
fiutìfcfe di''littima:éipna Gufiì adunque haÌf,'„ 



MjJ^tto ,-'^Pieui, pignori Arcipreti, e CÉBonìot^^:' 
j qiu|i,..y(f)l^n<ló»i salvare essi , come tUcV'I 
A^.Jtfj^gL IvtjDnoi^e^Q la lorot sooossopra? 
me* e ad altri. Benché tra tutti li tassali' 
di (picUa diocesi , sono più che certo che 
niuno ha avuto così iogqrda tassa come ha' 
avuto io ; la q'ual ingiustizia non volenda 
10^^. iMejg.le.,fppportarg, vofil'o vhfl aubito 
avi^e^tlttieftap falliate a M. Jaconto .Btui&K , 

oltra 1^ auiicizla cte \it\ vqi. è,,j tes3i0.iper 'lacSt 
goptiic e. cortese natura sua ^ ,far;i .ifolwl^er 
tieri per mei (juesto officio,, ft , <:on]ipartatoq 
alla lllustriss.. Sigooria,j d^|i4o.v^,(}K mìaob 
parte ^i, questa tassa, così >etorbiUllte i» flk 
supnlicflndo quello Ecc. D9Jiii|lÌQ^:cli]B, s«wykov 
& S. Rciipri che vogliano ,a4ic, ,l?,,.Fftg«toi> 
Tuic , perciocché né io ,yi ,,S009. ^tatp ft y«f.b 
dcr far ijiiclla. lassa, nà .alfiuoo ,p§r mouir 
è stato lichiesto, però, che, i^au^do, ipi-k*^ /. 
mandato colà, già essi, ^evapo, fojfdp, [wc^).- 
tcmn che gli offesi npn si.,4ale^^iUj(>,.^itaiBn ■> 
ciato ii tutto, e udite, ^delte, rag^^ii,* |^&: 
ve^pta la valuta di quella, 3a.diÌA^jO)i,tasM,^"i 
no tijilo quello che è volere^j.ffi .qi^^IJU Ùfa>h 
luslrissiuia Slg, che si .paghi j. mak.^bjfli^ifcjrj 
mi lassino il doppio, come JjaPIIP - l^4H«f ':» 
ora. Questa è richiesta onestissima, .p,fi^r\.n:>ti 
sono , che io sarò esaudito ,, pure flilfl,sia>rft 
chi dica le raflioni nùc* A .qi^csfo. Cjir9,fflii 'la 
"4s' S^Vi^^'*'^ „9fifflP^5PJa.,.r»#»9 ■iti«f 

pignera v^ntten questa latica per amal^ 



^>K . . ' ,...•■■ -\ -, .• r .^ 

TiA- • : . . .- ■ , • ^ . '. • • e 

5Z XKTTmB FÀ^IlGrliUlU ; . ,,/ \ 

aniot, di venire alla Sig. cp^i Nroi, «' j^' 
parlare a chi vi parerà, priina che coinpS:^^ 
xiatè, che penso sarà jbene che. parliate à^: 
alcun Consigliero, e forse al Principe sì-/ 
;par4»taniente9 ancora che la cosa è di quieu<' 
ìità, che forse senza altro comparendo^ 
doverete essere esauditi, pure più sicuiira 
cosd è fare alcuna pratica. CousiglisUevi di 
ciò con esso M. Jacopo, e eòa MvVinben-: 
ZO) e governatela di modo che non vi lisi- 
sciate far torto. Sopra tutto credo che M- 

; sognerà usar celerità , prima che la' fìèta 

rdi Vicenza jsia espedita, cioè sìa ordinìia 

■ là esecuzione, che dee esser pòco lòntàiìp. 
Scrivo al Mag. M. Vincenzo queste quattì-o. 

r^righe. Se voi di là non mi ajuterétè'tn 
4io» io questo anno convengo fallire' coinè 
vi: scrissi, e tutta la colpa e la vergola 

rpoi sarà la vostra, che sete nella vostra 
Patria, e lasciate ehe mi sia fatta cosi Ìar« 

. ga ingiustizia. State saho con tutti i vostri, 

i quali oggimai hanno troppo gran piacére 

;di star malati, poiché cosi lungamente ^ e 

!cQsi tutti insieme vi stanno. N. Sig^ Dio 

> vi liberi da quelle noje. Di Padova alli 9. 
di Luglio xSaj. 



LV. 

Ho da M • Galcerano una lettera, per 
la. quale es90 ... a volere scrivere, e pre* 
gar M. Carlo Capello • • • per essa lettera 



^f 



DI M. VTKTRO BGMIO. S(3 

die io vi mando , 'nella qital . . ; coma 
potrcitc vedere lù essa j la quale fìa . ^> 
di sorivo adanqtte,' e re la manito aperta^ 
acciò se vi pare e la mostriate a M. Gdoep 
rano, e poi la chiudiate, e la dìKe. B«a» 
' vi avvcrtisoo, che se non fa biaogno £ etf- 
leriià a IVI- Calceraod, la titeniate i fino ft 
tanto che la cOsa della casa si espedisca, 
,ehe non vorrei che «jiiel cervello bissata), 
inteadeiido questo, si sdegnasse, e mi' ne- 
gasse ciò che io da lui cerco, il che tòt* 
to direte a M. Calcerano. Quando pura 
bisognasse tosto rènder à M. Carlo la Iw* 
~ .^erSk X^tqne il piacer suo. A voi non credo 
Jùsp^' che io faccia molte parole, àveada 
^l^Mfr' jeri da voi inteso f opinione, e gWi-- 
jijHicig.', vostro sopra la causa di M.' GalceH ■ 

ìranò, pur» nou nolo vi priego, ma «téixni 

_ yì stringa con ogni' poter mio a fare a be- 

^j^efìcio di M. Calcerano quanto è bray a 

sarà sempre in vói. Delle altre eose t'io 

T'ho inteso, e piaeemi. DÀ QarissìÌQO 

' Cornaro, Di(f sa che ine ne duole con Mit- 

. ta^ r anima. Noi perdiamo il più savie Se- 

';^à'to~r che abbia av«to la Patria nostra'-'da 



-mottre molti' anni in qua, danifo gravO. ' IV. 

'^ Sig^ Dibiò risani,' se. si può, e gli doQì ^tce, 

e requie. State sano. Di PadWé alti- 37. 



SlSlJsf 



iìotìùl sena :»q . . . oJls'^iiJ otì*0 M ibj^ 



.^4 LETTKItC rAMIGLIAIU 

f'c ■•■■'-■ '■'' '■■'■'^ '^- ' ' ^ '"'- ._ .-^ ■ 

ath ''i'j'''n 'i^'T ■ -'''^": ib&ni) •i}ui- t. 

c^E^b.-v^ì aSirèie avere itìté'séf-'dM'lfenaV 
'^MO^'ciuel elle si é operato circa la casa. Se 
jlè^ altte esp'ériélize lion averanno giovato 
^jltfbitó' e sèhza dìbioria proverete voi quello 
'!ÌIiy"potréle col^ M. SlafTio , secondo cte 
"WgìonamAio ' fàdieinc. Vedrete quanto io 
'«rivo' al Rantiilsio , ' e sarete con lui ,' e 
"S^'irisogtifeta c'òl' Clarissimo M. Marco i'C 
HJiécia^i irme^io, ma non si tardi. Iiicre- 
'SHethìy che prima che alcun dì conio àh- 
■MS'bàtl'ato a M- Matìio ^ esso ha inteso 
'xtffe' lo cerco qtleHa casa , come vi scrissi 
r aitr' jari. Ma come si voglia , guidatela 
"cììr'èoì^igiro del detto Clarìss. a cnii mi 
;raccomaiidarete assai , e vedete di uaila- a 
fioe. State sano allt 3o.' di Luglio. xSay. 

Bemhus pater, 

i^ ]'■:■ Lvn. ■ ■':' 

'>'"-' Quanto' io ami M . . . .'Giustiiiìab'o 
'^e'I'Clurissiaio M. Jeronimo iO che',' n&h 
l>Uogna'cfae io ve lo scrì'^a , che Ah'^ói 
tit ■tap'ete heaissimo. Però intendeD^^''^ 
sùa:Sig;3«vM'si metter alla proVa Jn'^fil^- 
gadi dM Vescovado di Tréviso,che a q^F- 
sti di si halloUerà , vi priego , '"è st^iiigo^^ 
gravo, che a nome mio lo ràccomandia'^ 
al Mag. M. MarÈo Dandolo, e M. AlEiWioM 
Gibtiefe , ed a M; jSiccalò Tietìolb's"4d-S 



Tfl v. PIETRO Bntflo: 59 

M. Tiocenzo Belego» inostro, ed in sómma 
a tutti qaegU altri , co' quali credete che 
io alcuna- cQs.a possa , s Io xacc^oundiate 
<;on tuita ([uella caldezza , eoo III qntle 
parUreste loro, se io stesso avessi ad' eu«- 
^e il Itallou^fp^e desiderftsai'e cercassi quel 
Vescovado, «on. vi scriverò sopra .quefl^ 
)uogamcnt.e..'c'be'»o qoq l>iso(;iiare tra juù. 
Ben .vi dico.^, che poche cose .potreaie .|ar 
^er nie« cbe così mi fos3<ero care ,. quonr 
to sarà questa, se operarete per sua $ij[. 
^i modo ', che esso conosca la opera v;^ 
sira essergli stata giovevole' e nuttup^. 
State sano. Di Padova aUi . .Ai Agqft^ 

^1^^' ■ ■ P !.■ "i-J. 

im : .'■■ ■■ ^*»^t*f- p^mc- 

",/ ;.,;:;/ .tvm. . -. :.. ,„i> 

lacrescemi del male di Marcella, quaa- 
to dea e per sao,'e'per vostro conto, al 
qaale non bisognavano ora questi affanni 
nitrii Ut spese. Io mi confido, che non an- 
!4^'male. Salutatela a nome mio, e gOa^dlk- 
'l^?e]«. A M. 0ftyid presterò"! .cavalli, .-i^.ll 
jiprf kor 'yalentieri , come ho fatto le. alu9 
volte..,Potrà venir per adoperatli' Do menici» 
Al'lVfag. M.' Viccazo Michele direte, cl^ 
se io ;Conmrerà. la casa che Mpete, io odi 
poiìrò .servire d' una tazza , che \» pensalo 
far da^ri.di. tutti i miei argenti, e (U 9"^^ 
^0KUiera^Ìa< P* voa'Ia comprerò , io folta 
iiflrvui ~£ tiue ^«cili , e ramini y e di, d«e 



5€^ .x«¥M» WSfètrikf ^^ 

piatti; é di sei Piattelli, ';^'<3i$é{^^séddeII»f|2 
e.B( seS stVódcllitìi , è di isci ;piédcttiéUé db^ 
infialata, é di sei taipzè . e dPn^* toÉlér'iq 
che.nanti ne ho, e sono al^^onfàtitdo ddtf 
suo Mag. Fratello 9 e saranno sèn^er^Rac^^' 
comandatemi alFuno e airahro^'e State s^;^ 
Ben vi prego 9 che uscito dei fastidio'' di- 
Marcella, facciate tutto '1 vostro potére <)é^'^ 
M. Maffio Bernardo per la casa. Di YìHìi 
alii g. Agosto 1527. Bemhus pater. 

LIX. 

Di Ikibrcelk mi piace. Del Bernardo ^ 
io non credo, che abbiate fatto coil^luii^ 
tn'ttò quello che mi diceste voler fare. Sto^ 
cosi è, fatene ogni ultima esperìencia^ è afit^V- 
datelo a t]U)vare a pósta, «d usatevi tuttafS 
quella rettorica che avete. Che se operare^ ;^ 
te che égli ine la ceda , còme * vi bastava'^ 
r animo di fare , vi donerò quelli 5ó. du-^'^ 
cati, che sono stati promessi a Ini^ ed -an^""- 
dbe più, quello che vorrete, cioè se bÌBOK) 
gnérà dar a lui li ducati 5o. a voi farò di 
quésta sanseria un buoii beveraggio. Quan«*t 
do egli non voglia, fategli cader la còmprft* 
in collegio col mezzo del Glarissimo M. Mar^ 
pò Molino, e fate che ella ài incanti, e fo< 
te che alcuno la incanti , e non paja' che 
Sìa io, e pure se vorrete anche cae ci- sia 
il teiib nome, fate voi. Incantìsi**a'5o. Att^ 
cati pet volta di più, o come ^i parrà 'il 
"^me^lUo, infìao aUi 1:290. i quali uon si poi^ 



^p90'peE;^mio CR^mo. Questa è. tt Apm|{i|i 
d^. t^li^^^ ma. credo sarà ben^ Wn&%l| ijB^i 
pir€i#6)9^ yoU Vedo , che U mio far conto ai : 
qi^ta CMa rha messa in grazia di M Maftf ^ 
fio, che prima Qoa se ne contentava. Ho 
ayate le candele, e son di buona forma* ' 
State sano insieme coo^Marcella e gli altri • 
TQsiri^ e nostri. Di ^dova i5. Agosto 

- . Bemhus patet^^^ 

. Alla vostra lettera ricevuta oggi , tion 
xispondejrò a quella parte, nella qual mi di- ; 
mostrate T animo vostro, quanto alla casa^ 
che farete che la vendita caschi, in colle- 
^10, e che la manterrete voi stesso, mi pia- 
^^e. Forse quella bestiaccia vedendovi far 
fMA si pentirà di avervi per nemico , e ve 
ia cederà. $e vi paresse anche, avendo. la, 
9ua concorrenza, di passar li mille e à\x^ 
gonio, ducati che io vi scrissi e andar alli 
mille e trecento, fatene quello che vi par- 
rà di fare, che ve ne do libertà.; Mi piace 
di. Marcella , che stia bene , salutatela per 
me* DeHa parte dei Vescovadi soncon vo]« 
Delle nuave Dio le mandi buone, che ne 
abbiamo, bisogni o. Della lettera scritta al 
Clarissimo JVL Francesco Oornaro per vo^ 
sira te non la vogliate, acciocché nqn paja 
che io ne faccia conto ^ come non faccio» 



58 'mi^ikKÉ' ^jkifttdbiilict 

8e S. Magn. la va mostrando, faccia e»s% 
è sua. Stale sano ^h tutti i vostri. Di Pa^ 
dova alli 20. Agosto 1^2 j. 



' 4 « 



..'' 



v ■ '' il 



• . . •; /: . . . i. ;- .> I.j^ 6c 

: La nuova di Genova è òttiritài 1393 i[^ 
>!!« mandi dell<s aUre, ed anco è' fccintiàffiàSi 

Snella dei Doria. Ho veduto la balIoiSlx&li 
i Treviso: Poco da fare ha aVtìtò_| «ffilSi 
che vi ha tolto. Vi mando la fèAe'nS^^^ 
gamento che ho fatto "qui di qpiiél *|chè*™ 
è toccato per Timpresto del^CÌ^rò, accft^il- 
tihè me ite facciate far'creditor dV"^|ÈatS\ 
devisi fa al monte deinmprestò »' '^iriS'fi^ 
4iììè Questo Settembre y come i mfefidd ^'^ c|i^ 
si pagherà la mezza paga delli cinque '^À 
ۏnto, possiate riscuoterla. E^ tosto vi man^ 
derò la fede di SiS. ducati , che avrò pa« 
gali a Vicenza per questo conto per Villa*- 
nova. Manderetemi la fede dell' officio di 

3iiesti cento' ricevuti, e fatti buoni. Vi man^ 
6 la risp^^ta del Camarlingo Mosto, ISrètì|ì 
ft' M. Bernardo nella sua lettera medesìtif^. 
'State sano. Di Padova alU :a2. - d* Ag[oarl8 
k527. * 

Del Bernardo., fare quanto per F altra 
mi scrivete ^ e dell'incanto se egH andfà 
incantandola , che potrà «ssere 9 che egtò 
ai pentirà di farmi questo dispiacere, ìnidjì^ 
t« fino alli i3oo. di' buòno anim9« 



N 



33 




,•.-«■ '.' ■; v'-r .../. ..-.'' ..•;t .-'. ^f^ 

Il Prepòsito sta pur con la sua febbre 
terzaoa doppia e contìnua. Questa mattina 
se gli é tratto un poco di sangue, e sperò 

tili ajtì^SSf'ftj^^^^S^ J^W> l^n^a, sarete con- 
iteÉ^aBag^'%iÌ9'??PV dl.qu^i danari di z<«;- 
Bàm^.jr^W^ qui , acciocché si |>agtó 
iSfifc* ^Ww SH wmdarete la^^quet^n^a. iVi 
""^ ' '" jj^ riscuortcre la prima paga 

quando, si riscuoterà. Staie 

r^WWo^^^b^^^f'^ allieva di Pavia avemo avu- 
tfj^esl^ Tj^l^ip^^.. qui prilla di voi* DiO/M- 
'(ÌN3jfi",Sf^^PW. Salutato, quelle donne, 
Ì^?%(??ft?E- l^i, Padova alU. <n d'Ottobre 

;^Zt/pAi3 •<5•>^• 5'-,. 1 V- - y^ ^'; ■ '^'^ ^ ' 
•flBiffiv cr.oì li -v^..-'- Bembus pai^. 

•filliV i.o<^ì ':ino'y , LjA-lll» . ■ ■• ...••• •. . .: 

,^yf ^i}(dd,,u^a lettera dji Stefano SuMh 
^^po^jix'iitgii xnf^ oicdine delta 

'Jgr^e'et^ gliele ^pj^rterete. Io non so. coiri^ 
^1 ^'possano domandar per la Badia rdi 
^^fìy ch(^ 8^, finni sono, cb^- npn è mia , 
Ifg^^vo^rèij 5^ej parlante ad alcuii di cioUe^ 
f|9apcycj-q[ue§ìi^, cosa e se elessero dirdel^ 

•iw^^f^^iP^^ la pensione che mi 

pagala S|^^,^|iSÌ^^vi;riano torto, che 4i/iu^ 
sta pensione non dovcria pagar cosa alcu- 
Aa, perchè cosi ella mi fu promessa^ e co- 



6o LsrrsRE famigliìri 

s) è* obbliga Isi-Sig. di ^g^mi,..ogm anno; 
fin rbe io vivo, e però desidero, cbc ne 
facciate qualche cosa a questo fine. M. An^ 
giolo^ Gabriel vi potria avvisare, e su qué- 
èt& pan to fate qualche opera, jfuos^ando 
cihe IO non debbo pagare, e qua^do^^^fi^ 
Vogliano che io paghi là mieta ^ ch^ q^,^ 
non è la volontà della . Illustriss. : ^iggi^^ 
.che si paghi la metà delle entrate,,;: 19^ Ji 
;terzo ^ e poi dovendo- io pagar ^ lefztiyf 
quel che vorranno ^ paghini ^ssa Si]gncg|^ 
che ha le mie entrate nelle mani, e, se^^^- 
cessero che non debbono pagaràii 9^)1^ 
questa Pasqua, e la tansa voglipnp^ ^ 
sia pagata ora, rispondete, che e^i^ri^^n 
htono già fatto ad alcuno altra nojA) sé:Q^n 
di interdir le entrate dei beneficj , Aj.;^ 
quelle pagarsi* Se si vogliono pagar ^jl^ft 
mia pensione , paghinosi di essa petusiopp, 
^ delle entrate sue, benché io credo i^be 
un valent* uomo ^ còme sete voi, mi salve- 
ria dalla pensione , per esser cosa , ^chq^la 
^Signoria me la dee mantener tant^ quj|i]ita 
essi me T hanno data. Non so che altro clir* 
vi. State sano. Se io non fallirò quést*aoiio, 
non farò poco, anzi sarà miracolo. Di, ^tt^ 
dova alli 14. Ottobre 15^7. . . i 




-"^N ■:..•••■ ■ • • . ■ V 

.... « . 

* ' . • ■ ^* '^ • . . " • ■ 



9fl ofio ^ o'i'f».'j>' .- / !^ , ':■••.'■ 

>=*.^^*S€««o fttì qui, è veauto a me Mt pré 
IH&a'-aAt^G0rtàrolo,'CoL quale' ragionando di 
rééìit fóiterft del Buontempo^ mi dice, che 
[fic^è'^D^Òte di Matteo Àrmellino, ^ 
Ltilft^' SUO", '^rà mi ho fatto scriver daesffo 
Mf^p^ Luca la inclusa che va airArmeUi* 
W.'^'ótTei adunque, che subito avuta que- 
'iàtp^itdasle a trovar TArmelliao, e con esso 
%Ìfrla^e ài Buontempo, il qual forse mi da- 
^XY afiéiiìn modo da potermi prevalere , che 
^Séfaiptte quésti scrivani possono mòho in si- 
^dfirtd^KSerivo aùco due lettere al Buon- 
%ii$po,' àcViOcchè voi possiate dargli quel^' 
^'ìS^toi¥à],dìe non fa menzion della pensio^' 
^^^^'^é&è mi paga la Si;;. Il qual jse vi dices- 
^ÌB, bile' questa tansa si fa per la pensione^ 
^^t/tieie dargli l'altra, e forse che né Tuna, 
^ Xiè^tMtra e necessaria, ma voi farete a boc-> 
^;(p& il Ms^no. 

^'' ^ Potria esser, chc'l IVIag. Emo, al qua- 

^^le^ parlaste dèlli 3oo. ducati della mia pen- 

''^^one, fosse stato causa di questa cosa, e 

r avesse^ come buor^* patrizio ^ ricordata a U 

la Sig. 

Dappoi scritta tutta questa, che fu jerise* 
ra in villa , venuto qui , ho trovato la ob* 
bligazione fattami dalla lUustriss. Sig. delli 
3oo. di tenermi libero di ogni gravezza po- 
sta ^ e da esser posta, come vedrete , però 
siate col Buoatempo , e con^ V Ai^meliiiio j 



di 



6i' . ^ rwmMmU\rAi^ .,,,., 

e (jfan'cbi TI 'Jiiftérà^-e's'ò'^'ta tulio con !!VL. 
Jacomt» Bonfid, e 'ciorap'atit^ con questa ob-"^ 
blrgazióiia, e vefffeté c^rtlfti'che si, può far'^*'^ 
sì éhé 'io naa pa^i , se'^ possibile, e sb 
ifl arétò a pagar , cbe io non paghi piiìt 
del terzo , siccome è st^t^ la deliberazione 
della Ulustrissima Sig.' State sano. E terre^ 
te a mano questa scrittura ,qual mj -^^e 
i paattrla Ser. del Vtéacìpè, '2tie^'À%h si 
•raarrisca. Di PadoTa aììì drKyitùtWì^ijT'J^ 

LXV. ■■ '■■■'■' '^'"'-'1' o'*nM 
■ ■■ " ' -iriircj 'itevà" sa 

Ho TÌ9to quanto ■ sCrime*^ tferfa '^'kl <A|°" 
Bernardo. Vi risponiJo, che'òW-'t.otra'WaBi''^ 
ta de danari, né del prèzró,'TA^ -gòla^lifl^?*^ 
dell'appellazione o mti4mtssi(?iÌéi''bOitf5^fÌj-.''!|, 
glidm dire, la qUal tì pHéio W ràtó*^ M^J 
Dio vediate' di avérla soBliò Ì%cftHJ»';&-'^'[ 
60 -dòn mi tìiènt tutto qUest^ibftV tS"J™^ ** 
eoa queste pràtiche del pireizó.^ Aititi'' cw^^ 
sarà l'appellazione, farò poi quanto "A ^JttP-"" 
zo. tutto quello che sia onesto , e ragione^ 
vole, onde ritorno a dirvi, che siate aoUe- 
ch.0 ad a?ere la ialromissrofae primieraiuen- 
te, che poi di questo si vedrà. Ma mentre 
chC'^sa iàtromissioQ dura, tai^té ^Ì'pH^j,, 
fartfj-é tiOsV tìso con buone ■.parole', tihfW-r 
ti iStii tei menerà a piàtersti^'sìv.hy Wn&àifl '" 
a fìtié'ìdr qaesiBj che nel r^std'nóii'Bnl'ffà?- "J 
tirS- (tàHfótféslói quando 6eà" 'èlìsò' ?BIWse%"^^ 
filK*lW4ift' Ì^Us^i. ■■ State m(/CW'^igì8*"'=* 



e bottariche bp Iflt^^o, piim^i^ijio cjte. s'^ih- -,, 
fcjàco, W Pfeposit^;fti^,,^e,oe, yd.,,(J6SÌ,.,ba,-.( 
conliocjato a veslip»,,.te cammina pep,.,^»-!,; 
Miota.' 'Dij^PSd^^st. ajtì tS.dì Qitflhre iSaj. ■, 

jg y^ì^òjjger 'due TOstre lettere quaiUa 
avetl^^eràlo ov'9 la tansa dei dncati. 5oJ^ 
Del'jiBe tlittp vi lodo, beachè la vera lau- 
de SI ala ÌQ fiae. Scrivo al Mag. M. Marco 
Uinio quanto vedrete, ^ou ho avviso da voi 
H avete pagata la tansa mia deHe cose, che 
W[^ YJIp .Bjowa ;?iHflvameijle posi», che, per 
tnu^^^uiena scftiniana si pagava cdl dono.-': 
Pa^^t(^^I^^;ft)Bmdtto, A M. Jacomo BonfiR -. 
ini_j^cc(jfp.aji^Ì5?, e dUegli, che al ^V^fib 
delia jio^epsfoqe .facci motto, del pj^ezap , f_c 
tó ^i^ettU, ,ifel qual pea^o , quando io • r 
io nfj|^^dj?ro,iflfi|^sl{^iiieate,, aU'pra.ijL Bfir*- . ^. 
■ai^si.mt^à .^lece.'SiaLe sano- ÀUi 174. -, 

-»"'"'-'■"■' ' hsyu. '■'. . " : ; ::' 

-n'^nK-i 'i.iv--- .■■•■v*"!"' - ■- '■-,, 

'^^Éa ye4wjai jquanto scrivete.. dejla , C** '-, 
à'&^^lìn, qfi^e,,piH.Bbe quella mattila no» .;• 



^4 t«*t!rif ' rimtctunt 

più questa cosa, di quel che ho fatto Énort 
slimando, che non faccia mestiero racco^ 
mandarlayi^ e noodimeno vi priego ad uaai 
ógni diligènza^ perchè sia apedita, che non 
ihi potrete fare al preaeAte maggior piace- 
re di questo. State sano. Della faticaci che 
insieme con voi pone /e ha posto in que- 
sta cosa r Eccellente M. Jacoma Bonfio^ a 
qualche t^mpo sarò ricordevole, la questo 
mezzo a ^i. E. molto e molto più mi raco<i- 
iTvandate;. Di Villa agli 8. di H^vemh. iStj, 
\ccetto ir Vostro amorevole o£Sxio^ e 
più >o't'?Meri accetterò la vostra persoiUf, 
quando vi piaccia di venire in qua. Vi man- 
derò i Sonetti un'altra volta. 

Sembus pater, 

■ ' . ' • 

LXVIIL 

Portarete la inclusa a M. Maffio, e mi 
raccomanderete a S. M. pregandola , che 
in questa sua entrata di Padova ^ che Cairè 
siccome io intendo, domenica, mi voglia ado- 
pràre' in' qualche cosa, acciò io creda, che 
ella m' abbia in luogo di quel buon frttel-* 
Io eh* io le sono, e state sano. Non vi me- 
comando più la cosa d'Arbe, che so che 
non bisogna. Pure vedete di unirmi uo^ giór- 
no di questa paura, e allo Eccoli • ^ M. Gia- 
como Bonfió mi raccomilndate , e state sa- 
no con tatti i vostrL Di Villa alls ca. di 
Jfpvemlire iSaj. 



H( li òAspftttbdb kttera dajl Maaolesso. $t)(- 

'WV^che^rfite^i^idUato M« Griofaa Gidacq.^ 

>><ikipa a^boélsfiivafL il che se esso diinò*^ 

op^^ in-^ Veqesià ^ sari lieniet^ che faccialie 

A pìoiiZ'd'^avan volta »^e cosi tì stringo fajre« 

<^AH/irioordar^Uv.o#iscii6tere i danari dì Coi*- 

^p&> eìiif$Qd^tge a Corfù » come fa tra 

• :IMi oìrdkialjd ^'. e. similmente i danari dello 

^ $|iéxiaie dlul^ireni^a , e sopra tutto quél- 

e 4icidelj Gaasiglio. de* X» ^ tempo che si 

xjiifvicinaì'iAAte. Allegate a M. Valerio darete 

ricapito, e salutetemi i ^vostri » o le vostre. 

^' 'Al|i .ji;3i«t^t\ Marzo i52g. 

Scrivetemi come sarà stato M. Jeroni* 
uo Savorgnano »; pho N. Su Dio il guarisca* 

Bembus pater. 
^fci.: . iDaj^olvl seri^ ho avuto la vostra. 
^'•Tia^otlmrdb^'tCxioaccbino vi sia paruto uo« 
«^t^èio i id' assale: e che V abbiate visitato. Fa • 
|iReleh^.. ancDivi a tempo alcuna altra yolta* 
^' 'D^''^3asttgliòiie^ Ali doglio. Faccia almea 
*^9tn fortuna. V che io pon perda anco il 
^iB€élffaD*»jSa«rajrgMAj{> *» anzi cbe\ la uo^^tni 
<^d|ialBÌa&xJol {«fdn.^ Daretem^j^e avyi^Or ^All^ 

BiO MDiùwte^ttttle lettejri^, che Vanno al, Se-^ 
H£cMlM*ro de) ,Qif4i|ial Cornaro « Jkl Aflqig. M. 
ih GuTaìèU dàl4^i^ i^ar^t <^ Sua S. molto. rac« 
comandandomi y e sia ^qslO; dC(uo.cp^^ 

jparta il cavallaro. JSémhus poteri 



LXX. 

»^* : Se M4 Giova otii /Gioacchino è ancora 
a.^l^evedav sarò. -con tento che lo viskiatel^ 
alcQoa altra "volta , e lo salutiate a nonéi 
Olio 9 e mi raccomandiate a Ma Sig.-Ss; 
vU poteste ricordare chi è ùòloi cbe:^tDs^. 
vil6l dare 100; ducati di - guadano didUt 
saia :easa\ mi fareste piacere a spiare v sei 
es$a è più in quella opiBiòne, e dartneàa^ 
àWilb. State sano. Di Padova allf 3oue . 
l^rm t5àg.. ' . ":•' ■••.' .r^ :>;■ 

Mi piace dd vostri putti ^ che siéiio': 
guariti ) e della povera Bembiba » alla 
qual non bastava la dmv ventura del fuo- 
co , Iodato Dio del tutto. Ho cara la me-. 
dìHiia^dèUa Tiriaca. Anche Xiucilio «tette 
due ^ore raltr* j eri motto , ora sta bene ^'^ 
anche Torquato sta alquanto meglio,^ ^dr^ ' 
xei ' ehe procuraste di riscuoter dallo" spe^:: 
cteler 'di Loretizàga « acciò che li 3oo. dei: 
Prociirtìlorì non «i toccassero , e se fosse*^ 
xt^ lóbchi si rifacessero , che li serbo ^pei^> 
r itopi^slo , ^e non gli voglio toccar |jeif e 
quésto aspetto ^ che gli altri danari quien^ 
st^aròito m\ "vantio un poco stretti più :tbìff. 
noti pelosa ta. Dérefe questa a'iM* Bel^iiai»^ 
d^ i 'eimccoBdanddtemi a luh'TState- saiju) iene 
saìtttWiiént; vAtétrcèlla^ V e Gkilia. Bi i>Paétiy«rf 



LXSIIl 

. iTorrei V 'jdhe wédestc di; Jtmviaré^agU 
Aaditori Noti la* odgioalev di questa léU 
fera che ia Tli.iBando » ^ fi^se abe. tronran 
te qaèUa Jeiteea originale > si trov^er^ la^: 
senteoé» dìJI. Trikdan Griui . Podestà di' 
Padova , br ^^aLÌ UlraL Tolia avete ■ fàtUi 
cercare a mia inslaosia ^ . che qui noa. è 
nei IìIhì delia rCan celi ei^ia. Ma come che 
sur; farete cercar questa lettera. Stata 
sano, adì 22. di Maggio 1529. di Padova*. 

Bembus pater. 
Scrivetemi spesso » come sta M. Nic- 

Gas ^ ^.t-.: 1:;. :M ..?;;. :- ,- '■■ . !.<-;^jr-,: 
-Oiji It:j :.;.')j . IiiXXIlL .."--•:. '.;>.' ^'-.-.r-. 

I 7 T ■ ■ ■ 

diJs&idviètemi se awte dato rioapitoiaUé 
lettere >chie andavano a M« Matteo Dandonv 
3aaJ7eL Gatta 9< pasieaza ; non. era ^erò isL>. 
^fMbCosa due mesi;, avendo ijndtigiato tuoto^ 
JUtìKpiaeerà , che paghiate quelle tre lan%^ 
idelk|)aga dell'impresto; seaqcopotetc^pagfkrx 
^pze^ta tiltima^ dico se questa noa si copt^n^: 
iQ^i^eUe tre, lauto più mi pìaqeràt ip.%j9Ìa ; 
«lempó del dono. Darete qvestaJal fi{9g<:> 
Mii'Xittigi Soraozo ia mau proprik , e .^pti 3 
^t^lri, e direte a. sua S^ chfc io ^m, v^c^. 
Tal ^ià aver perduti quelli j5% m\^^J^^. 
|»gwe a Geaòya a Mv?(>t!!Ali«6nQ i^ftittstiU 

mano 4a Mo^ . . . peroJ^ jl74i$s^p :#:. 



68 LÈTTERE rAMlGLIAM^ 

M- Pietro Avìla^ il qual M. JÉ^ietro prima 
che le lettere andassero , era partilo per 
Spagna, ne gli ha potuti avere. E poi che 
S. M. mi trovò quei Genovese , che prese 
i danari 9 e li fé* pagare a Genova, e pdi 
che esso ha tanta amicizia con Genovesi ^^ 
io lo priego a tener modo, che se ne 
6appia qualche cosa , e che si possano 
ricuperare. State sano con tutti i Tostri. 
Al primo di Maggio iSzcj. Di Padova. 

Bembus pater. 

LXXIV. 

' '-.-■■ 

Ho avuta la fede del pagamento fatte» 
per la metà delia tansa del clero pMr 
Villanova. Bisognerà che mi mandiate àu 
Jtelaxetur da mandarlo a Villanova , che 
a quesf ora debbano esser fatti i comak- 
damenti per li Rettori, che non si ppssc^- 
no levar le biave. Io voglio dolermi della 
taosa di Villanova , ma per es^er la peste 
in Vicenza , e Vicenza esser vietata , io 
pon potrò mandar colà a far le ragion 
mie» Però comparirete a quelli Signori ; 
che sono fatti per realdire m Venezia , e 
diteli queste cause , e pregateli , che ì^ 
Signorie loro vogliano udirmi . Domàrii 
poi vi manderò le scritture da poter coni* 
J)arir davanti loro con esse. IVèl conto, 
che mi mandate , e nella fede , pàté 
che abbiate . pagato ducati i66, per la nlé* 
tà« Ma dove è il ìIduo che d^bbo avere 



t»i V. piETn« BEMBO.- 6a 

iàH IO. j(tiv cfsiìto7 Della cosa di, Àrbe» 
ilate 'avverlito^a non mi lasciai' ayer.clàB- 
90. Non so se mai più dalle prime vòl^à 
[ti qua avete visitalo M. Gio. Gioacclnno^ 
le noa r avete fatto , fatelo alcuna volta, 
ed iscusatevi delta negligenza, e raccoman- 
datemi a sua Signoria. State sano. Alli i6. 
Giogno 1529. di Padova. 

BefftSus pater* 

LXXV. 

Vedo quanto scrivete , che bisogna 
pagar il resto del deposito per tutto sab- 
{iat9 prossimo. Non posso dir altro , che 
pazieazof Saria bene , che aveste già ri' 
licpssi li 85. dal MagniSdo M. Gìovanui 
(ipTua^o. , senza i quali nou posso paf;ar 

r"~ 5jÌ0 benedetto impresto. Aduncjue per • 
prJE^ cosa che farete, avuta questa 
J^tera , proverete S. M. e fatevefi dar» che 
ftfo certo non ve 'li recuserà , avendovelt 
iioa volta promessi , < molto meno adesso 
a questo mio bisogno. Io fo conto, une quel- 
li.* e li 5Ò. di San Salvatore , siana duca- 
li i34*. .lire X. soldi 2. facendoli ducati da 
iire 6. soldi 4. V uno : e la metà deir im- 
ipre^to, scoatati li io. per Cento , soQO 
.],5p. a punto. Li i6. che vi mancheraa- 
no , vederete di . averli dallo speziale d< 
3Gprenzaga. , che ve ne dee dar molti pia. 
Sp pcvò vi n^ancherJt qtialcbe cos^^, avvi- 
|^iiu.,eil4}tto.,]&Ì. a. .questo a,Q9Ìb.e 4jkte04Ì 




ivSAtff^ffSfbkiklo qaabfo ^\Ma milb^ 
éstò btìgàntentó. Alli 24. Agosto. i5a^ 

' Bemhus fkUet^ 

.\ 
LXXVI. 

Del libro mandatemelo slegato. Ma 
Étrertirete il portalettere » che doq lo 
bagni. Di GiaKa vi rispondo » che questi: 
BÒn tempi si bestiali e pericolosi, che per 
or^ non voglio far quella spesa. Ayerò beR 
caro 9 che di scriviate una parola^ chi 
toìxxi è. Io era in un pensiero il qoal nms 
tì bo voluto scrivere ^ cioè che un rieo^,; 
^ molto gentile, e savio uomo , avèsie 
ijtialche volontà di far parentado con meco, 
icrè ancora son fuora di questo capriccie^ 
Staremo a veder quello che pe porterà be 
fortuna. Darete la inclusa di tosterà mano 
U) Magnifico M. Luigi Soranzo, e non lib 
date ad alcuno de' suoi figliuoli , ma soia- 
inentè à lui , e slat^ sano , che Dio vi coo- 
ÉoK con questi vostri putti , che ogni trai- 
lo vi danno tanta noja. I miei Stanno be« 
fie. E vi bò inteso della Tiriacar Alli 22v 
Ajirile i529. Di Padova» 



ly 



LXXVII. 



L^Airrogador M. Maria Justiniano hai 
détto qui Viwe la Siguoria da scrkto a 6tt#^ 



accompagni U ^ ìa [»aUa^ .Lp^^^q^ti.^'^^^ 
diito, pu^e scrivetemi se è vero a • JEaìso^ 
e iake , ohe ia iateada qualche cosa di ASC 

Andrea • 

LXXVIII. 

- . - ■ • • ■ - . ,. 

i Ti madida la queta^^a me^^^ma ^ c^e^ 

io fi^i al Maguifioo ]V|. Gio.; Autonio Mar 

l^ero, la (fual mi rimaiidò il Ma^ 

6NÌèr Ilè^mai mi fece inteadere par cI^.q 

«ausa i ed a sua M, mi racoomajaid^te. t|^^ 

watàgHo sci^asiite a M. \m]%i Bembo^yil 

ipiale slimaTa ehe fuss^ ìa ciò pivi pra^icp^ 

liiiToi pier conto della moglie 'più pr%ata^ 

e:^laqCe^ oél» OOQ va ta vo^^a.^ Ti:t9| i^ 

iMeordat^U^di modo et^e^ io n^ poss^ av:^ 

^QO» iaYora[to a seta^ biaa«a« iDcdla. lettera 

tifigli .editori, dTVQrtirete a^ora.Z>^i^ se 

:^r tvovar la .miouta di 1^ si potesse tifo^ 

-iMr> la sentenza di M* Xrìadaa Giiritti , o 

«alcuna scrittura del mio caso , ohe questo 

diaria molto a proposito, mio » $d. ia qu^tq 

^Borr^i 9 ohe voi stesso vi fa/tica^t^ ^ • e no|| 

credxisle ogoi>cosa a queUinotari poliroi^iy 

siccome ho cercalo io stcìssq Ie\ scritture di 

Padova , e trovato quel pòco che io ho , 

che per ventura sarà ass^ì. Quanto a M« 

Luigi Soranzo » ho scritto a Moosig. suo 

figliuolo il bisogao. Rispondetemi dello im* 

^|>re8lcLldeil^GlerQ r- a rìsKìotel^c a Lorenz^aga, 



7^ iiETTEKIC rAarTGLlAIUf • 

TiepoTo stia meglio ; desidero intendere che 
0Ìa guarito. Alli 29. di Ma^io 1^29^ 

LXXIX. 

» ■ 
Bispondo ora alla vostra lettera » e 
dico che io uon credo niènte , che mi ah^ 
hiate scritto altra lettera come dite , peroo-^ 
che se già tanti anni, che vengono vostre- 
lettere qua non se n*è perduta ninna, non cr: 
ora da stimare, che questa si sia smarritaw 
Quanto alla pensione di Corfù, non è bn<E>« 
na scusa dir orasse un mio amico mi ha' 
ingannato , che ne posso io ? Dovevate darfar^ 
a persona che non vHngannasse; ma se pui^'. 
costui v'ha ingannato, dovevate subito ac* 
cortovene , scrivere a Corfù , e replicare 
tre e quattro volte , e dolervi con lui. Do* 
vevate almanco mostrar con me tante voke 
e tanto tempo che sono stato con voi, di 
ricordarvene , e non lasciarla andar pes- 
cosa abbandonata e morta. Qu^ta noa> 
è cosi frasca come la fate. Lasciar andar 
Tentrata di 2e. ducati a beneficio di na-^ 
tura, non mi par che sia poca cosa , uof 
frasca come la chiamate ; e forse che noo 
vi fu detto che avvertiste, che la boUa' 
non si perdesse? 01 tra che anche a mau*« 
^darja penaste alquanti mesi , e perchè non 
vk paja che parli cosi in collera , e furio* 
samente come dite, che certo non mert^ 
tava questo furiosameute da voi , vi dico 
che Mona, Bono mi ha detto nessun viag«#. 



jgio esser* così solieeitato , e eàntìtupMj} 
come è quel da Venezia a G>rfù, e 1:006 
vi scrissi 8* è offerto a far citar colui , e 
erver la risposta in termine di un mese % 
mezzo. Contate uja poco quanto sono i to- 
stri mesi , e pur ora bisogna che io aspetti 
da voi , che facciate eh' io abbia la boUa; 
Quanto uXÌ^^ coperta , confesso che è cosai 
leggiera 9 tua pure avendocene io parlatk> 
tante Tolte, dovevate estimarla per a-^ 
teor mio. Quanto alla parte che volen- 
dosi queste cose per niente bisogna aspet-* 
tar tempo ^ vi fo intendere che Moosig^ 
Bono mi ha promesso^ e per dir meglk> 
s*è offerto di farmi tinger certo panno bia^ 
vo ch'io voleva comprar , in grana di scar« 
lato; e dicendogli io che costerà ? mi rispo- 
se non conterà niente ^ perchè quando, sv 
Unge uno scarlato egli avanza tanto della 
tintura V che si tinge assai senza un soldo 
chi' ha ogni poco di amicizia , perocché 
questa tintura che avanzarsi butta via chi' 
non ha da tingere di queste cose. Quanto 
alh cosa della pension di Arbe , sempre' 
vi ho laudato neir animò mio. E ben vero 
che io credo, che se non si fornisce di farla 
terminar in consiglio di Dieci 9 come vi 
ho detto, quéste saranno allegrezze tem« 
porali , e mi bisognerà pagar ogni cosa 
assicurata, se non vorrò che mi sia ven« 
duta qualche ruota di mulino, o la casti 
e posse^ion di Villa Bozza , o simil cosa. 
«Nmi dico' questo per far minor la vostm 



bella opera , ma per dirvi , che anohe qo^H* 
sta DOQ mi par che sia forkiita. E se io: fai 
voleva pagar era perchè noa ei aveva pea— 
'sato, né sapeva io c{aella che sapevate vot • 
che l'avevate maneggiata; e benché mett- 
tìate molta laude di avermi ricordato il 
mio utile , ed averlo adoperato con vostro 
ingegno 9 e con la vostra diligenza^ metti 
meritereste voi infinito vituperio , se ve* 
dendo di poter far qael ch'avete fatto^mm 
vi foste mosso a farlo? e non mi aveste 
volato ajutar , essendo da me amato come 
figliuolo 7 Ed oltra a ciò essendo procuma- 
tor delle cose mìe, e sapendo voi ciit^ic^ 
riposo sopra voi solo nelle cose mie ^di li? 
M. Vincenzo Belegno vi darebbe la $eit« 
lenza contra se fusse gijidìce in questa ca** 
to, il quale fa tante éose tutto 1 dì^ ncn 
solo per i suoi, ma anche per gli. stram. 
Ma per notarvi anche di negligenza nellt 
feose vostre , voi mi avete mandato Jn 
lettera, scritta al Generale dal Prior di 
Vifìenza ^ con quei due testamenti , e Doa 
ini scrivete niente di quél ch'abbiate par- 
lato con sua Sig. né di quello che vogliate 
che faccia io. Ve li rimando, vedetdi por 
voi , che io non ho pratica , come assai 
ben sapete di tali scritture, e scrivetemi 
quel che volete che io scrìva al Geaerale, 
anzi più tosto dite voi a sua Sig. quello 
che vi pare che si faccia. L'amico di là 
vorrebbe sapere il nome del padre. Deli- 
berate se volete che gli sia scritto. Qii.el 



Ihnov i^ofiTerìsce di -venir a Venezia: forse 
ttirebbe bene farlo Teoke ; pur fate voi^ 
- e governatevi prudentemente. BencJUè il 
^JSign. Generale da se saprà quello che ^rà 
-ida..'ferre.rl» non gli scrivo, che non so che 
Xscrivtrgt}^ nott avendo avuto da voi sopra 
^)oìò «ina parola* I testameiirti mi pojimo ^u 
^ifiitti.. Fateli veder voi a qualche vostro se 
>9« pare; e se volete seguire in questa cosa 
ivom' SI lasci dormire » e battisi -il ferro 
c'toentre è caldo. Direte a Mess^r Bernar-^ 
^^no vostro cognato che io averò caro che 
«Igli .venga. Voleva scrivergli lungauieute 
nià suo cavallo , ma aspetterò a parlar ooa 
Itiir.a bocca. Scrivetemi se * aveie avuti i 
ducati 25. da Moìis. Bono; e se gli aveto 
dal! a ;M. Marc*Antouio fatemene fcir una 
paliza^^a lui. Salutateli tutti a nome mio 
aDocì tutti i Tostriè State sano» Di Padova 
jrflli^ 2Z. Novembre i5zg* Dappoi scritto t 
.dggi fbo avuto la coperta e la cappa. Mi 
'icrivete mandarmi la mostra della stampi» 
.iarnita^e non ho veduto né con la lette- 
ra, ne fra la coperta carta alcuna. Se vo- 
lete che io la veda mandatemela , e mtaxi- 
jéa^emi auche quella poca mostra vecchia^ 
;che io vi lasciai, e poi vi risponderò del 
^Freposito. 



»; 






•f .«Va 

la, ' 






* * ^ 

LXXX. 






Credo sappiate quanto obbligo io %^^ 
go a M. Bartolotnmeo da Montagnana, 3 
qua] mi ba medicato più volte r senza mai 
voler mercede alcuna da me , oltre ia he 
xiivolenza che è stata tra sua Eccell.e mio 
padre , e tutta la casa mia. Esso per s^à^ 
lettere mi pr^a molto caldamente. <:b^ lo 
voglia raccomandarvi M« Michele da ùfir 
zo e il fratello litiganti con un sno Z^o 
bestiale uomo; per la qual cosa vi f^f^Sgg 
quanto posso più desiderosamente ,.vogli^£|^ 
ùv a questi fratelli tutta quella più. .vji« 
Ta dimostrazione a effetto di ajutarli e 
sollevarli e giovarli per giustizia ^ che saf^ 
in poter vostro, non li mancando più» cb0 
manchereste a me proprio, che me^oé* 
farete singoiar piacere , quanto altro cb^ 
io possa aver da voi. State sano» Di 'Pat: 
dova alli 3. Luglio j 629. 

Bembus paùèix 

«■. - ' 

LXXXI. 

Dio sa eh* 10 vorrei fare otì;nì bene |i 
tutti i: miei , ma poi che si sa per le espe* 
jrienze passate che io sono di questa ani* 
mo, se ora che! mondo è così ia tumul- 
to, e che ognuno ritiene appresso di se 
qualche modo di sovvenirsi ne!bisogni, s^io 
non mi muterò di mantello da stare alfe 



j)ioggie ^ dovere di ragione essere escusato^ 
ohe qaaìgdo ritalia andasse sottosopra » sia« 
che IO perdessi le mie entrate , il che è 
còsti che tante volte s* è veduta avYenire» 
^ Tedesi tattavia in infiniti altri ^ che pa« 
j&Ho nirolto più sicuri di me , Giulia noa 
mi darebbe modo di sovvenirmi. Se quel 
gioitane si vuole contentare di 3o. campi 
di iek-ra di sua ragione , che io li darò 

Kr' ducati 600.5 6 torre il resto a tanto 
inno 9 e quel di sua madre , io ci pen- 
serò volentieri, ma a dargli danari , io non 
po^so^ che non ho un soldo » e bisogna 
the io pensi e ad impresti ed a tanse che 
corrono ogni dì «-e che non patiscono in- 
dugio, or • V • • ^aro altro , che pagare che 
Snelli 3oo. ch'avete, dovendo pagar come 
, òVerò rimpresto io non penso d'averli 
Dio mi perdonerà ^se non sarò st caldo 
à ^ questo , come quel padre » che se fosse 
iti pHgion di Spagnuoii si contenterebbe a 
istarvi tanto più per maritarla. Io vi dico 
ben questo, e dicolo verissimamente, che 
se Giulia fotsse mia figliuola , io non ave- 
rei avuto j né averci ora fatica di mari*^ 
tarla , che l'averci measa monaca , e arel> 
bé bisognato che essendo io suo padre, ella 
m'avesse ubbidito. Raccomandatemi al Mag. 
9f. Gio. Antonio Veniero , col qual mi 
rallegro che egli abbia li alcuno de' suoi 
bèllissinli Razzi , e che gli prometta di ac- 
conciargiiehV 



. —^Éf— -• — **" I 



yft XfiTUMtK ràWlcLf Ani ? 

'La ìÀvsa meosa pagai:etela al tempo &f 
Bopivetemi se Ja paga dell* impresta cdiej.tt: 
dovei^ riscaotere questo 'Maxxo, si risootOff 
le t 'OH ir iscnolerà. Si son messe mlounic. 
parti delie Daje « d'altre cose d^li avV. 
gentil e voi iion me ne avvisate cesa^dU; 
cuna , questa è più vergogna vostra ^ dbiiì 
danno mio. Mi allegro di ?Bem bina.. State 
sano» Di £a(doi^a allt 26. d'Aprile I'Sa^.c^ìjI 

Bembus Blateri ^ 



» - mi 



IiXXXIL .. ^ >t:>.f7 

li Conte Jeronimo da. Tiene, che dìsse^ 
di voler dar. la decima ideile .Aerre' del S\Ml 
gttor. Livio Àlviano ,. quando^ io ie:feci!pÌEBa»p 
aentar la lettera di Sua Serenità,^ òhe .'òf>nc!' 
bè col favor di M4 ^ Antonio ManolesÌBoy:f 
ora ila detto quanto vedrete-^pevi |ai»m»[< 
elusa, ^he schivo >a Mes6« Antoniòj la quaSo 
gli. darete subito^ e mi scriverete quello (Hxm^ 
egli^vi dirà. Darete ricapito a quest'àlàraìb 
in casa deir Ambaseiator del Duca di^fUr-r 
bino, ebe vi sta vicino ^ non Tbo ToIi:ttlcc» 
dare al li portaletlere , acciò cbe non sii^ 
smarrisca» La terza che va al Bevazzai^oiah 
ancora vi mando in mano, acciò vediate.laa/: 
quella bottega credo di drapperia : di M« 
Andrea Sanudo , -e dandola gli sarà ilmiT 
d^ta;'Che uno cbe mi ba «portata qui «al ^ 
casa un^ i^a< lettera, ^Ua quale io^'*rispa8n^:> 
do , ba detto qui in casa cbe, .:€Ì ima udir ;«fl 
qaeikv^lKittega» Io non vorrei cbe la let- 



tera auéasae niale.' Però quando alia^ detta 
bottega noQ sapes^ro di poterla dare; ad 
ti]<Hin delti saoi che capitasse , vedete .ìcoi 
per 'Altra via di farle dare buaii ricapitow 
M^ Santo Barfaarigo sapere doire sta il Ben 
vacano ^ però che esso noa 3ta più alla 
Giiidep«a«. 

' Dappòi - ' scritto fin qua ho dato le 
due letCere » cioè quelle del Bevazzano » Q 
che va^ ia Casa- dell' A mbasciador del Duca^ 
a M. Francesco Masser nostro , il quale 
^ien domattina a Venezia; le darà ottimo 
ricapito. Vorria che mi mandaste ducati 
€Mo larghi' di quelli che avete scossi per 
MivLaigi Bembo s' egli verrà qui , o per; 

Gualche altro sicuro^ che vèuga fra 5. t>' 
«vgiorrii ,. benché potrà essere ^ che do- 
mani ìDaodiero Rambotlioo > ed a lui li L 
dactto'» ma fate che se 11 metta nel petto, 
c&e- qualche mariuolo non gii fiaeesse h! 
feitk; nState sano con tutti i vostri. Alli i^: 
dr 'Giugno i52g. 

' G>mpratemi una Stadera,, che. sia vpic^r' 
cola molto t come ne ho^già viste ch^ pesisi 
lire aS. o iio.o ancor meno, e mandatemi*'; 
W; ' e ' se ' noii ve ne '• fossero di fatte » '&te*«f j 
niftla £àpe, e bea giustare. s r.'.:*^ . 

.^' la. mando xin oarratdlo di vinofa:M^|^ 
Vìnce02k>^Bel)eguo: pagherete volala «iifbAV\ 
ria, é^]fam^e.cbe fiiimbottiao glielo |)oi^i'«l, 
€afia''|ié;tt0'i<fiuogni}'spesa^t jdar^et^ ai f(aAr?> 
boU3aìiii'^ji»o.6dQ.catr«) .: i;/p oJHÌ> ^d t ob 



Lxxxai. 

Mercoledì piacendo a Dio sarò a cena 
con Toi* Qciesla ¥Ì scrivo acciò che fac- 
ciale che Vicenzo vegna con la barca a 
Lizzafusina mercoiedi a Tent ancora» Direte 
al Rannusio che jevi mandai in mano 
propria del prete dai Bussiaghi le sua 
lettere , e che questa ToUa la Cazzuola 
non mi ha burlato. State sano» 

Luni mattina di Villa alli iQ^ OtUH 
bre iSag. 

Bembus pater. 

LXXXIV. 

M* allegro con toi del nuovo magi- 
strato avuto Taltr^jeri dalla patria nostra, 
e tanto più mi allegro^ quanto è quc^sto luo- 
go di Auditor nuovo di qualità » che ia 
esso può r uomo farsi molto presto cono- 
scere , e quanto sia il valor suo. Al che 
far vi conrorto , e a mettervi ben in or- 
dine , sicché ve ne facciate onore » che io 
spero, e mi conGdo che vi farete. Mando- 
vi una lettera che io scrivo al Magnifico 
M. J^robimo Barbarigo che fu nepote del 
SereiiK^imo , e che è cognato di M. An- 
drea Dandolo. Leggeretela e parlaretegU 
sopra ciò al bisogno. Esso è* gentilissimo 
gentiluomo; credo fieirà buona opera ty# - 
anco là cosa lion è cosi disperata p come 



DI M. FlKTROy-BEMBCK.: Sf 

^* ht scritto 41 Proposito. Stale tane» Di 
'^adota alli 7. di Giugno i52g« 

Se 'i Prtoli a?erà tolta di man vostra 
la lettera , come dite » men male sarà ^ 
che se gli V avereie data voi , però che io 
ne sarò da loro burlato gakotemenle t 
ma pazienza. Il povero M, Luigi Porto è 
morto: maladetta sìa la mala sorte, di 
questi tempi, cosi sarà del povero INavaje- 
ro, son più che certo » però che egli era 
uomo da fiir onore alla Patria , e rarissi- 
mo : se fosse stato un poltrone sarebbe 
^ivuto. Cosi averò in pochi di perduti tre 
grandi uomini , i quali io grandemente 
ttiiava» M. Jeronimo Savorgtiano, el Por- 
to , e 1 Navajero : pazienza. Se M. Niccolò 
^ darà forzieri , mandatemeli per un por- 
Mettere. Allegraretevi col Magnifico M. 
I^iccolò Tiepolo del. rimaner del Cims* di 
X, del quale non mi rallegro . per lettere, 
Jtoichè né anche per lettere mi dolsi della 
Sorte del suo Eccellentissimo suocero. A 
loa M. mi raccomandate* 

Dite al Magn« nostro M. Marcantonio 
Michele , che egli sia il ben venuto ogni 
volta che vorrà venire , che questa casa è 



Direte anche a mio cugino M. Do- 
mrniai Bembo , che io mandai per pre 



8Z XBTTERE FlMmUAHl ' 

fiero che ha Riese ad uffìtlo da M. CoI«v 
e che ho ottenuto da lui di avere il beoie^ 
ficìo da poterlo dare a chi vorrò io , da 
questo anao indietro » e che per V affitto 
fattogli da M» Cola esso il poteva tenere 
ancora due anni. Ho anche dato ordine , 
che pre Jacomo sia admesso al beneficio 
di Fosso , sicché penso aver satisfatto, a 
quanto voleva da me, e salutatelo ^assai 
da mia parte insieme con M. Berna rdià 
Yeniero « il qual prego si ricordi delle 
cipolle. State sano con tutti i vostri. Aili 
12. Maggio 1629. Di Padova. 

Bembus pater* 

LXXXVI. 

Io ebbi tante visitazioni ,. ed occupa^ 
xioni nel partir mio da Padova » che mi 
scordai far la procura per riseguar a Mi 
Marco Antonio Lungo i mille del monte 
del sussidio. Holla fatta qui e mando^ela. 
Salutatelo insieme con Giulia da parte 
mia. Io son venuto fin qui, che ai diceva 
esser così mala strada , assai piacevolmen- 
te , e spero far Io rimanente anco piace- 
volmente. Il tempo è bellissimo e fresco» 
Direte al Preposito , che io ebbi la sua 
già a cavallo , e fuori di Padova , alla 
quale però non accade altra risposta. Stat8 
sano con Marcella » e con Qiiiniilio puerOj 
e con gli altri, e salutatemi M. Bernardino 
e Maria ^ ed il mio caro ed amorevote 



m m. ' PIETRO «svBo. 83 

H. Viceotfi^ Bel» ^Alli 7*^ Dicembre tSscL 
Bi:Rovigo; :> . ' . ^ ^ 

LXXXVII. 

Mi sono scordato questi di scriTerTÌ , 
che diceste a M. Gio. Battista Memo» che 
ina Mà^noQ du4i!ti , che cpiello che io 
£861 a M* Bartolommeo Soranzo^ tatto 
£iro Tetro ; che se io non Faressi avuto lu 
loimo , e in volontà 9 non Farei detto. 
Ma che sua M* farà a mio giudicio bene, 
a ilon vi andar per ora , non molto par -^ 
hndo 9 dico di cosa» che io abbia detta, 
licarissimo che io non gli mancherò della 
promessa: ed a sua M. mi raccomandate» 
e proferite » come buon fratello che io 
gli sono. State sano con li vostri. Alli 2. 
^'Agosto i&2Xji. Di Villa*. 
'' . Bembus pater. 

Lxxxviir. 



«j'.'*- ' 



Perchè venendo Y linperator in Lomr 
lardìa^^ ia non voglio restar qui , ma 
voglio venire a Venezia , sarebbe bene » 
cbevparlaste con quei sensari » e ^ mi- tro- 
vaste un» . casa , la quale se fosse ben 
iieUe ultime parti . della città^ non mi 
dispiacerebbe • Voglio eziandio venir a 
Venesia:) per sparlar al Cardinal Pisani ^ 
avatot^i >oU^* egli vada a. Roma. E ise non 
fearoidb» aaoi ooeoupato v e».' credo esser 



04 UTTEKS f^VlGLmi ' 

per attesti 4. o 6. giorDÌ , iorse che (cm 
due ai sarei a voi* Attendete a star, saii^ 
AUi 21. d'Agosto i5z9* Dix Padova. 

Bembus pater» 

LXXXIX- 

Darete quel mazzo , che va a M/ 
Matteo Dandolo , in mano sua , e qoeU 
r altro , che va a M. Jeronimo Negro » al 
Mdg. M. Giovanni Cornaro. 

Vorrei , che vi pigliaste fatica di par- 
lar ad un M. Giovanni dalla Gatta» .che 
sta in Ganareio , e lo pregaste da mia 
parte ad esser contento di indugiar ad 
aver quelli danari , che gli dee dare il 
Conte Ascanio Landò per Io filto della 
sua casa qui » in sino a tutto Giugno 
prossimo , senza molestare in questo mez* 
zo M, Giovan Francesco Burla per questo 
conto , che io di questa cortesia gli resterò 
obbligato a fare maggior cosa per lui , 
però che fra questo tempo esso a vera i 
suoi danari. Proferendomi in cosa eh* io 
possa a fargli ogni piacere. State sano. AJli 
2Q. d'Aprile 1029. Di Padova. 

JSembus pater. 

XC. 

Io non risponderò alle altre parti 
della vostra lettera , che ora non ho tem- 
po; farollo 'domani. Ora vi rispondo, quaa- 



DI ir; pnnsio umnia: 85 

lo alla cosa dei mulini , che io son eoo- 
lento che sia fatto quello , che mi consi- 
glia r Eccellentissimo M. Cornelio • Ma 
avvertite a due cose ; V una , che si lievi- 
no quelle parole segnate, secondo che voi 
dite gli avversar] ess^r copten^^ che si 
levino» L' altra , che non si faccia obbli- 
gazione di qualità , che sé mi sarà fatto 
torlo 9 io non possa appellarmene » e sopra 
(^ni altra cosa guardarete a questo. Più 
tosto che la farete fare io buona forma, 
e >60tioscritta dalle loro Signorie me la 
fiinanderete , fia meglio. State sano. E 
tanto tardi , eh* io dubito , se questa let*- 
tera potrà esser data alli portalettéro. AHi 
ili. Ttovembre iSsg. Di Padova* 

Bembus pater é 

XCI. 



Darete a Monsignor de* Martini duca- 
ti 5o. dicendogli , che. glieli date a buon 
conto per gli t>rzi , e del resto fatene 
tante monete » cioè marcelli , e da sei e 
da quattro, e mandatemele; e mandatemi 
ancora U conto di tutti li danari che 
avete avuto in mano , da poi che io par* 
ti' 9 e le spese , che non dee esser gran 
cosa. Fatto san Giovanni, anderete a ri- 
chieder la pension al Prior di san Salva- 
dorè 9 e qaando egli Ve la darai se vi 
farà il protesto, ch'egli fe<% guando ei 



tni diede gli altri , e tei gli accetterete 
con qael medesimo rispetto , e risposta » 
che feci io, rimettendovi ad esso. Man- 
datemi quelle monete tosto , che son aen* 
za. Torno a* dirvi altramente delii 5o. 
dioè che me li mandiate qui io oro > ditt 
li darò io a Monsignor de* Martinri« Sm 
poteste mandarmeli per Luigi Bembo, olif 
viene col podestà \y fatelo , se non peBjt 
pottalettere in due volte ^ o ^come vi par«r 
r^. ^tate sano. Àlli 19. Giugno iBzgc, Di 
Padova. Monto a cavallo per villaé >r>a'ì/te 

Bembus pmUfi 



XCII. 



. I 



, \'' 



La cosa del Canonicato non è dfi 
tentare , non mi essendo io adoperato in 
cosa alcuna per la patria, come ppre ^ 
che abbia fatto il Cardinal Pisano, e sarei 
riputato presuntuoso , ne mi sarebbe' con- 
cessa. L* altra cosa, la q usile io vi proniist 
di fare, potendosi, è at^ta la prima. 0l|$ 
io ho voluto intendere , se si può otIfaiiQr 
re. Ho inteso che ]S. S. non ne ha nmi 
fatta nessuna , ne però mi son lisoluto di 
non ne parlare, anzi penso di ricbied^r^ 
ne sua Santità se me lo vorrà concedere : 
da me certo non mancherà , siatene sicu- 
rissimo, e state sano. Di Bologna alli ig. 
Dicembre 1529. 



ni Mi PISIKO BBMBO. 87 



xeni. 

L*appoTiator di questa sarà M. Xero-» 
Bimo Yergerioy di oui avete una causa in 
maaOy la qual vi iticcomandai a questi di 
fec lettere di Apolloaio, ed ora per que* 
sta. mie ritorno a raccomandarlavi a giù» 
itisia lauto calda meute 9 e di cuore, quan« 
to più posso 9 e sopra tutto ve la raccp<^ 
mando a presta espedizione e vi priego 
inlorno a ciò a far in modo , che esso M. 
Jerooimo conosca, che le mie raccoman* 
dazioni appresso voi gli siano state giove- 
voli , e di [qualche momento ^ ed a voi , 
e a Marcella mi raccomando , e bascia* 
rete i vostri fanciulli in mio nome. Sta* 
te sano. Dì Roma alli 26. di Gennajo 

Salutatemi M. Bernardo > e M. Da* 
tid t e scrivetemi se *1 Vescovo di Tor- 
(Bèllo è stato male questi di , che qui sì 
à detto ; e se di queste , o , simil -nuove 
ve ne venissero a notizia, potrete dar* 
iftene avviso fin che io starò qtii* State 
Uno. ' 

Bembus Poter. 

XCIV. 

Ho avuto li hollettìni delle Cazude, 
ma ho pagato air esattor mezzo ducato* 



• 



98 FUTURE ri.xiCLUiir 

Questa non è caitiva entrata, cinque per 
cento. Vorrò pagar all' officio tosto , che 
IO possa: per ora pazienza. Darete la alle* 
gata a M. Niccolò Tiepolo, del quale non 
mi avete dato avviso esser morta la mo- 
ie , che è già un mese. Io ho uii>igf9ifti- 
[jssimo Dottore ben dotto, e ben bmaÓLf 
e ben savio , il qnale io desidero granite- 
mente collocar per Giudice, o per .YjM" 
rio di alcun nostro gentiluomo^ ohe i^fkdbt 
in reggimento. Vi priego state attento jìIHS 
vedrete rimanere alcuno,, col quale Q::f9lh 
siate voi^ o crediate, che po69a io^^v ae-* 
ciò che questa gentile persona aia al« 
legata. Esso è giovane , e non ha mo^ie,« 
ma vale per dieci vecchi. Per vostra fé 
stale avvertito per amor mio. in questo » 
che mi sarà cosa gratissima. Attendete .a. 
star sano. Di Villa airukitno di Li^ip 
1528. . 

Increbbemi del male dei vostri putti 
ma bisogna aver pazienza, che i putii sono 
Tun di malati j e Taltro sani. Delle altre 
vostre noje ne sento per T amore che vi 
porto la mia parte. 

Sofiferimo^ e portiamo oltra la no-» 
sira soma 'j finche pastino questi duFissimi 
tempi , che poi spero , che N. S. Dio ci 
ajuterà lutti. 

Bemhus paùèr. 



••) 



ilf m. iPIETRO 13BMBO« 89 



i?» 



xcv. 

« 

Ho inteso, che son poste una tansa e 
ittezsaiie ohe questa tansa si paga con quel« 
efajudri 27. che è stata pagala , mettendola 
•ili nn libro all'altro, della qaal sarò fatto 
eteditore come 4elle altre, e che bisognerà 
pafpii'^la m^ua éélamente, la qaal mezza 
pagbererle- Toi ora, e la deverete pagar col 
àm^Oé intendo anche che si è scossa la paga 
di settembre sopra V impresto del Clero , 
però ^inderete alli Gofernatori, e fate di 
rìseooler la detta paga ancor voi. Do?erete 
riscnoierla di ducati ice. che ho pagati 
qui in Padova per il Canonicato, e per il 
heneficio di Fosso , i quali pagai in due 
tcdtOy prima 8o. adi i o. Luglio, e poi 2o. 
idi 14. Agosto , e di ducati 332. ' salvo il 
tero ,' che pagai a Vicenza per la Badia 
ifioVillanova, e poi per quella parte « che 
ai^ iè tocca per la Badia di Vidore del 
€laris6Ìmo M. Francesco Cornam, ora Re- 
verendissimo Cardinale che buon prò gli 
laccia. Quelli credo non siano stati me^si 
incora a mio conloi Però almanco dappoi 
che me gli hanno fatti pagare , fate che 
essi siano transatati a mio nome , e che 
io ne abbia anche questa pagar scorsa. Ti 
prego ben , che nel fare il conto di quel- 
lo eoe mi è toccato a pagar per lo detto 
impresto^ facciate che io non paghi più 



90 VmnMÈ l^ASOfCLlàMi 

del debilo , e di questo datemi qualdué 
avvisò. • . / 

Ho inteso da Avila il J^iensìero ddi 
Mag. M, Lionardo . • ai qual i nostri da* 
nari pajooo molti buoni, e debbono esser 
più dolci degli altri f e anche il pensier 
Tostro , del qnale stimo siate per acqui^ 
star lande assai, e volentieri sentirò t che 
vi siate fatto avanti con esso ^ il qnal aarà 
e piò onesto ^ e più utile. Dio vi dia^e 
buon consiglio/ e buon fine di esso» Avvi« 
satemene alcuna cosa, e attendete m^sìM 
sano insieme con tutti i vostri» Di Padova 
alli i8. Febbrajo i528. 

■ • . , ♦■■■*."■' 

XCVL ' 

Mi piace quello che mi avete scritb» 
del giudizio vostro, approvato^ e laudata 
da quelli , a* quali T avete proposto»: Soa 
certo che vi sia stato ciò di non poco ono« 
re. Né lo impedisce la compagnia y co^ 
fate sèmpre che la occasione lo porterà , 
di mo4o che paja non affettatamente cer-* 
cato , ma preso per causa necessaria pev 
onore , e ben pubblico. Non vedo cbe ab^ 
biate fatto cosa alcuna quanto alla pensioni 
0)rnara. jNè mi dite ance» nulla intorno 
a quello che* io vi scrissi , del transferir 
rimpresto della Badia tocco a me, e mefc* 
terlo a nome mio. Credo che 1 vostro Ma- 
gistrato V* impedisca. Ben vorrei, che esso 
non vSmpedi^e a riscuotere la {^^ ààf 



l^impresio mìo. Avvisatemi due parole ^ e 
quello che ne sarà, e slate sano. Di Padovci 
atii la. di Marzo iBi8. 

JSembus paten 

^^C^ ■ XCVIL • ..^ 

^jk.\ Piaceuri cLr* abbiate scosso la pagil del 
»!&:, impresto , e che ne abbiate pagaia la 
meùSà tansa ^ e della intera anche pagala^ 
come dite. Avrò caro, saper quai^to aveto 
scosso , ^d ir che di , perchè tengo un ÌU 
bro di qaeste cose mie di tanse, e decime 
e impresti, e voglio notar ogni cosa in esso 
ordinariamente. Non dico^questo» perchè 
mi diate quel più , se più avete scosso , 
che vel dono, sia quanto si Toglia , ma 
solo per sapere, e tenere ordinate le mie 
scrittureé La morte di mia fratello mi fa 
pensare a questo. Vedo il M. M. Fran. 
moUo povero, poi che non mi può dar$ 
qaelll pochi di quattrini, se non gli ri* 
scuole da* suoi debitori , e pur più volte 
vi ha detto a questi dì passati il fattore, 
che ve gli darla domani. INon me ne ma- 
raviglio, anzi me ne maraviglierci, se fusse 
altrimeoli. Non gli ho invidia, uè vorrei 
iPsuo molto oro con quel cosi povero ani- 
mo. Non sono questi costumi da saper 
esser grande. Le spese falle allo Speziale 
paga rete con V avanzo di questa pensione 
pagatone U Cocco, Vorrei, che /foste ricco, 
non per. donare a me, che voglio io sem* 



pre dottarla voi« ma per^rbene» e comodò 
vostro. Ne io lassai la lettera dell* arateci 
aperta 9 acciò vedeste che esso mi donava, 
ma perchè m* incresceva chiaderla » noa 
avendo qui Apollonio. Vi prego a sollect- 
tare il riscuotere i ducati 3oo. ddle leih 
tere di cambio, e se aveste modo alcuno 
di fare, che coloro vi pagassero avanti qudk 
termine, che essi hanno preso mi saria 
grandemente caro, per restituirli a chi bm 
ìie ha servito > ed ora me ne fa molta ìn^ 
stanza. So. bene che sete occupatissimo per 
r officio voslro, ma potreste per alcuifr 
altro per avventura far questo che io dico^^ 
Mv Giovanni R^sso se ne va, dove ogn*una 
ha d* andare. 11 fattore si mantiene assai^ 
e potria essere , che non mora. State eoa 
tutti i vostri sano^ Di Padova alli 14. Mar<< 
zo i528, 

Bembus pater^ 

XCVIII. 



Yi mando Gio. Antonio acoiocofaè 
facciate ogni possibile d^aver domani qnel« 
li 3oo. acudi^ dei quali; è il termine dò^ 
mani , e per lui me li mandiate domàu 
da sera, e vi priego, che se bisognerà la« 
sciar domattina la Quarantia, o U collegio 
per questo , e possiate farlo ^nza scandok^ 
il facciate, che aon in croce, per fin cha 
non ho i!estitttiti questi 3oo. scudi a chi 



BI IT. PflKTIlO fiEmm 9$ 

ne gli la pr^tatì^ e me gli riclì]0db& con 
iiteomparabile histaoza^ . 
.Vi mando il conta delli danari pagati 
alti Camerlioghi per conto della : casa , col 
tempo, e giorno, solo che li aoo. ultimi, 
che porlo Avita, dei quali non ho tenuto 
conto. Yi mando anco V incanto delP offi- 
do^ per Jo quale mi fu deliberata la casa, 
acciocché facciate far le carte, ed iostro* 
mento dall' officio , su quella forma di 
parole a punto senza lasciarne pur una^ 
perchè tutte son di importanza^ Hoytì 
aggiunti come Tederete i confini, il che 
suol &rsi in tutte le vendite , accioc- 
ché li facciate metter nell* instromento. 
Crèdo in ciò non siate per. aver difficoltà 
alcuna , pure se Taveste , vedete di far 
con gii scrivani che gli ammettano, se do- 
ìesle ben donar loro qualche cosa^, cioè 
prometterla, ed in questo usate ogni dili- 
ganza, ma non là mostrate, se non vi ver^ 
rà fatto da essi difBcaltà , e sarà ben che 
mostriate di avermi voi scritto , che vi 
mandi i confini. Vorrei ancora^ che faceste 
farne in prima una copia , avanti che si 
facesse T instromento autentico, e la mo-' 
fitraste a M. Angiola Gabriele , che la ve- 
desse t e considerasse se starà bene^ che 
esso Me Angiolo mi avverti di quiesto^ e 
mi disse, che gli facessi veder detto iostru- 
aiento ^ avanti che ^li si autenticasse. IMf 
cordatevi di farci metter la sostanza di 
quelle due righe ukime, che vedrete nel* 



94 tftlPf BRB ^ rjEVIGLI ABI 

U.' vendi taf cioè con promissiOQ' de evìàùk^, 
ne , è con tutt& le altre coodizion flopm: 
di ciò disponenti neir officio esisteati ^ ohe 
^esto è molto a proposito. A vero caro^ 
che questo iilstromento si faccia quanfeo 
più presto si potrà; Non so che altro dirvi^ 
Dio voglia che circa le cose pubbliche di 
Reame 9 vegaa qualche buooa n^uofa 9 la» 
quale io qqq aspetto troppo. Della parte y 
ehe dovevate mettere » fate che io sappiar 
per Gio. Antonio alcuna cosa. Salutatemi 
Marcella , e Giulia* State sano. Di Padova 
alK 20. di Marzo 2528» 

Bembus pater. 



XCIX. 



Se non si potrà avere scudi , dissi é: 
610. Antonia, il qual vi mandai jersenl^ 
che pigliasse fiorini , ma non angari ^ iiè 
Ttnizrani perchè non vagliono tanto quanto 
qui. Credo però , che averete già provve- 
duto, e Gi^. Antonio sarà tornato partito 
di là, per tornar al giugner di questa. %\ 
ringrazio , ohe mi esortiate al venir ^lOiA 
per causa di questi mali , i quali però ia 
non temo. Quanto alla casa, io non vo^ 
glio fare dispiacere alcuno al Mag. M^ 
Màriu Giorgio; ma perchè il Ranausio 
mi scrive, che sua M. non la potrà adopc^ 
rare ^ e che io faccia , che parliate a flÙ 



mu. RXBflKI ;iMHiBO. 9$. 

MafSo Lionejf'.Ma.-coQtento che git |)arliate 
fliodestamettle, /e se U predetto M. Màriao; 
sarà conlento, me ne a? Tkiate ^ <rhe k^ 
▼erro, ma . non; sforzate soa M. che conte 
dissi^y non correi per niente fargli dispiace* 
re alcnno, ma avvertite di non oomiaare:> 
il Ranousio, aazi vi scriverò questa poliza 
da potergli mostrare. Arete inteso da Gio« 
vanoi Antonio di M. Giovaoni, e del fat* 
tore, acquali Dio perdoni. State sano; alli 
2r. di Marza i5a8. In Padova. Raccoman* 
datemi al Rannnsio*. 

Bernbus pater. 



Vi ho scritto JBL questi di due cose ; 
una che non parliate più con T amico della 
pensiou mia, perchè^ non voglio più aver a 
far con M, Francesco né eoa altri, che con 
TAbate., il quale è qui. E però^ se bea 
Ti volessero adesso, dar quei danari ^ non 
filate cosa alcuna , e non yì impacciate 
pia con le loro grandezze. L*aib*a è, che 
Tedeite disordinar T instrumento della ca* 
MI t secondo quel ricordo che io vi man* 
dai -per. Gio. Antonio e ne faceste veder 
la copia a M. Angelo Gabriello. Ora vi 
torno a dire , che pqniate quella più dili*- 
genza» che potete in far far più tosto che 
si pnò detta co'^ia > e me la mandiate qui 
avanti che si faccia T insiromeato in pub* 
blica forma , però che asaai m* imporla 



9^. Lnrms F^xiGLiimi 

.«▼erla aenza ìadagio. Adanqae fieiretene 
quello che vi permetleranno poter far le 
occupaóoQÌ vostre • e datemene qualche 
aTTÌso. Della casa di Murano non si faccia 
altro se io non scrìvo. State sano. Di Padova 
bili a6« Marzo i528. 

CI. ;.r.. 

' • - 

Io ehhi da M. Francesco Borgher ini ^^ 
e M. Giovanni fratelli in Roma ducati, di . 
camera cento e dieci in due volte* i qiuù^- 
li essi m* hanno scritto , che io paghi ia^ 
Venezia a M* Lorenzo e M. Carlo Strpz%i^'. 
Però vi dico che riscossi quelli trecenta.. 
scudi dai Besalù, che essi mi debboao pec.^ 
la lettera di cambio che vi numdai^ ^^^fJ^;. 
to diate voi questi ducati iio« di cameijittl 
a M* Lorenzo Strozzi * il qual sta a San 
Polo sul campo, e fa per nome suo^.e di.. 
M. Carlo, e ve ne facciate fare la quetaxi%-. 
za , siccome gli ricevono dà me a nome.* 
di M. Pier Francesco , e Giovanni Borgh^ry. 
rinì , per altrettanti , che io dovea ioro^. 
E se i delti Besalù vi tenessero a lungo, e » 
M. Lorenzo si contentasse della promessale 
delli Besalù, fategliela fare^ e pigliateue kh, 

SueUnza. State sano. Di Padova alli 4it. 









Cd. 

Ho vedato quanto mi scrivete , che 
ìli GioTanni Antonio Malìplero s*è dolu- 
to con voi ch'io abbia tatto richiedere 
airAb. Cornaro qui la pensi on mia , e gli 
abbia fatto dire eh' egli provvegga perocché 
io non voglio più avere a richieder ne il pa- 
dre suo 9 e cne egli se n* è forse risentita 
dicendo eh* egli arebbe creduto che in 
questo bisogno del detto M. Francesco t 
che procur^ con ogni diligenzia e studio 
d*eisere a Cardinale dal Papa creato, io ser« 
Vito r avessi di buona somma di danari , 
non che io dovessi tanta istanza fare d^una 
pensione, che mi si deve. A che rispoado 
che io mi maraviglio molto più di lui, 
il qaal non riprenda suo cognato dei mo- 
di^ che e^i meco usa, i quali noa sonc 
modi* da essere usati ne da lui , né eoa 
meco. Perciocché da prima quando passa* 
to di molte settimane il termine voi a no- 
me mio ^li chiedeste questa paga di Mutale, 
egli o VI rispose, o vi fé' rispondere che 
^K era coti le gotte nel letto, e che levato 
che e0 fosse , egli vi farebbe soddisfare; 
Qui domando io a M. Giovanni, che im- 

E irta nel pagarmi questa pensione lo aver 
. Francesco le gotte , poiché . esso M« 
Giovanni Antonio ia paga sempre egli , e 
con una parola si può dire , pagalo ? 
Dappoi risoUecitaodovt io, e voi riparlando 
Bembo VoL IX^ 7 



/ 



'o8 LETTERE PÀMIGLIAKI 

ai ciò, M. Francesco vi fc* dire, chèi^tì- 
bri erano alla Giudecca, e che bisoghàià 
che egli si levasse, e potesse uscir di casa, 
quasi che egli non sappia quello, cbé é^li 
mi suol pagare, e bisogni reder molle scrlt* 
ture sopra questa materia, o egli non po- 
tesse &r venir i libri dalla Giudecca'Ià 
dove egli era. Dipoi levatosi, e uscito B|. 
Francesco di casa esf^o M. Giovanni Anto- 
nio vi disse, ch'egli domani vi darebbe 

^ questi danari, e questo domani più Yolle re- 
plicato non è ancora in tre mesi yenulo* 
Per Dio se suo cognato fosse geiililuomò', 
di quelli, che benché siano ricchi pùife 
spendono volientieri le loro rendite, e non 
fiaqno avanzarsi « né incassar danari, {o 

-non averci a male queste^ lunghezze , ^li-* 
merci venissero causate per lo non poterqii 
^li comodamente pagare. Ma se M. FraU"^ 
<esco é pien d^oro come si sa, e come an^ 
Co' se non si sapesse è di necessità che sjtK. 
spandendo egli poco^ e avendo grosse rén«^ 
di!t, lasciamo stare che oltra questo il. pa«-^ 
dre gli abbia lasciato un sacco bello e gfin'^ 
de pieno pur d'oro ben colorito e tra- 
boccante , cbe debbo io credere altro se 
non cbe queste lungbe/ze, e termini ignite, 
e poi queste beffe fattevi a nome mio Un- 
te volte, siano per poca slima, e conto 
che egli tenga di me, e del nome mio, 
non altrimenti cbe s^io fussi un barcaruo- 
lo, o up facchino da soma , cbe da Ini 
aver dovesse? Benché né anche ad un £ftQ« 



.Ili JEIf. PIBTRO BEMBfl* . i^^ 

_5^hkiO ua y^ameoie gentil uomo dovereb^e 

3usar qàeèti modi/ Crede M. Gio. Abtohip 

^ ^bTio sia così povero d^iotelletto eh* io noa 

- «QtiQiS^ca cbp questo è ua beffarmi ? Ma 

l.«^?/dirà egìi.,di queste altre parti? delle 

^jijp^U.'esso è consapevole, che da lui le 

fi^vt^te avute , cioè che valendo la Badia di 

*"^.i(3òre a suo cognato, tanto più di mitfe 

'£orim quanto io so, e farotlo vedere al 

^;te.ippo, egli Vi fece dire per farmi pagare 

timtq più per conto dell* impresto posto 

tàlIaL Patria nostra, che FAbadia per af- 
Ctó^ più 9he 700. fiorini non gli rendeva? 
;vbe djrà ancora, che egli voleva, e richìe- 
^ideva, ch^io pagassi la metà del detto ìm« 
^jjpreslQ^ come s* io avessi la metà di quella 
^X^epdita avendone 170. fiorini di camerò 
T^^Sr là peò^ipne, e non più? Pajono a lai 
Queste.^ da gentiluòmo volermi iogitÌL- 
'ii^taetìVb torre, e tenersi il inìo? Sono que- 
^^éte cose da usar con uno, che purègen* 
'tilaòiho anco egli? con uno che è genti- 
lu^)dio di quella Patria medesima d^Ha 
'^quale è gentiluomo sua Sig? con uno ch^ 
iùi^ parénte è? ed' in $omma sono queste , 
^jdose da usar meco? e poi dice, che egli 
'^prederebbe , che a questo suo bisó^gtìb "io 
^^tt avessi prestato buona somma di danari? 
;Se stiò cognato mi tenesse per parente , 
come io gli sono, e avesse avuto btsoj^o 
*^ di miei danari ^quando io non gli oyessi 
:.iVuli^ come non ho,^li arèi cercato (èon 
(tòni imo interesse per sèi^viriMovMa ik- 



109 LETTERE FAMIGLIARI 

cendo egli si poca stima de^i uomini, 
bène e saTTamente fa ad avere ^gli ;moll4 
danari. Perciocché se per mala venliifa''4 
lui venisse mestiero di cbiederrie altrCtl; 
. credo eh* egli s* avvederebbe , cbe (k>si gtt 
altri nel servirebbono, come egli serve, ^« 
presta, e doua ad altrui. Io ho- éempM 
servita quella casa , e se non M. Fran- 
cesco, ho servito il Cardinal suo fraCelte 
tutti gli anni , che io Papa Leone servii p 
con quella fede t e con queir opei»e à^ 
le quali io poteva e onorare, e servir Btìtìt 
Signoria, e che ciò sia vero ve tte manto 
due testimonj di molti, che io ho dà-]^ 
teirvi mandare , ciò sodo due brevi cb^^ fO^ 
per sua Sig. e impetrai dà Papa Leone^'V" 
scrissi a nome di sua Santità ali^ImpièraM^^ 

S issato, e al ISùncio , fatti tali qua]i"$dll> 
alV amore , e dalla riverenza , che W^w 
sua Sig. e a tutta quella Illustre casa'^' 
specialmente al Reverendo padre loro itdV 
sen^pre portato. Lascio stare intìniti altri iSt- 
fic], e opere di maravigliosa importanza falM' 
da me con Papa Leone, e con santa Ma* 
ria in portico a molto beneficio di sua Sia' 
gnoria , e forse &e non fusse stata quesùl'> 
persona che ora vi scrive, sua Sig. nott'; 
aihebbe còsi agevolmente avuto il Vescova- 
do come ebbe. Benché io ' n' avessi quel 
nterito che pare che si convenga a chi 
troppo ardentemente, ed amorevolmente' 
#erve. Oltra che continuando io eoa gli - 
nitri fratell? la mia buoqa ustita volou^ti^ 



i>. •:- ^ . •■ • ■ -.■;? j^rji 



^^ JBe;^* PIETRO BEIkTBO. ^^»'-' 

j^Varea ultimamente posto in , maiio . ài Ì/é(.'J\. 
JKeronimò il Patriarcato di Costaatìaopoìivt -* *,'.;*., 
còf> ^fertna .'d^ioione d' operar ben tosta * .• 
ni Cardinal Egidio, eh' egli lo riauociossct 
ad alca9 figliuolo di M. Jeronimo^ e s^ 
ll^ .Jeronima si fusse portato in quel ma- 
neggio secondo V amorevole consiglio, cb^ 
i^;^ dava^ ^^^^!^9 e senza forse , che a 
questa cosi grave infermità del Cardinale 
{i4 are! tratto a fine questo pensiero. Non. 
voglio qui rammemorar molte cose fatte ia 
ogniv iempo da me ad onor di questa^ 
£^iglia^ le quali dureranno più ^nella mer 
niOf ift txon solamente d* ogn* aitilo che ora- 
HÌvetrOtia .di quegli ancora che viverannp 
A^p^,nQÌ 9 che^ non durano nella loro me^ 
4Ì^ìinavln premio del qual mio buono, e|^ 
(K^Q^evole animo . ver loro , e delle mlf* 
olili opere, ora il Sig. Francesco ch)^ dee 
ee^r Cardinale fra pochi di mi tratta co-, 
n^ vedeJe^ per le quali cose ho deliberato, 
onorar sempre lui, e riverirlo per lo in,^^ 
nac^i 9 come ho fatto per T addietro, e 
tanto più ancora maggiormente, quanto, 
egli «starà in più alto e reverendo grado^ 
ne- mai sono per mutare il mio costiunef' 
t bea vero cn io non voglio più ave^ a 
fer seco lu parte alcuna. E poi che Mour 
signor r Abate suo figliuolo m' è debitore >., 
esso voglio che mi paghi di quello ch'io 
a^c debbo. ;]Sè voglio donar il mio a chi, 
so|>fia m^rcatiP mi strazia,, o ^ quast^ i^^^. 
roia è troppo dura almeno/ mi beffa,^ 



N, 



• r 

• • • 



• • 






•-• 



Viaa . XETTERK riMIGUlUl . . 

, •:-.T4iÌcggia« Que3to direte a. M. GioyaijTii 'Aii^ 
/;./• touio MftHpiero 9 acciò eh' egK non sì ti^« 
••^ * ravigli più di quello che io fo, o sarò p^ 
fare, e starete sano con tuhi i vostri ìm^' 
aciapdo il vostro Quintilio, e salataiuli) 
)a mia Marcella. A* 5. di Aprile iS^S. 1Q)i 
Padova* . ^ 

Bembus pìàiéf. 

ciir. ;' 

Se questi Lancinech caleranno , "potrà 
essere che io verrò a Venezia. Se voi k- 
vete la vostra casa di sopra vota , forse ^'e 
senza forse ci farei venir Ja mia famigliDiò- 
la , o ancora se si potesse avere qua|c|iì« 
<;asa a voi vicina , datemene avviso. Direte 
al nostro Bannusio, che mi serhi^se è pos- 
sibile, la casa di TS/L Andrea Navajero. 
Quando averò di ciò risposta , manderò un 
mio ad assettarla , eccome esso mi scrisse ^ 
che io dovessi fare. Delle altre cose vi i:ì- 
metto al Préposito, ma del mio venire di 
grazia non sì dica cosa alcuna. E foi^mi 
bisognerà andar prima per due di a "Vi** * 
cenza per le cose dello impresto. State sit^ 
ilo. Di Yilla alli 9. di Aprile 1628. 

CIV. 

Questo benedetto Abate si ascopde , e 
non si lascia . citare , ed oggi ha f^ttó dii^ 
èhé'nòn sta in qttdlla casa. Faraésegli <^ 



una ;clta?i^tt^V è aómàne un' altra , e ppi 
S^ mjeitérà^swTa' la sua porla '^<! 's6|frà' f?i 

S'orlai della (^1eàa del Duomo fa èitaziohé*, 
VcUe 5arà Catto posdomane. Abbi paadeti'** 
ksL Ho^caró cHe.sii lische forse gli maa- 
j^rò alcuiia c^ssa d^ robe per Murano. Sb 
quésti LanzìnechT faranno vista di venire a 

Sueste bande , che potrà esser di no, àiàii*» 
ero la Mbrosina a Venezia in qualche 
loco 9 che voglio far il vostro consiglio al 
tutto , se non verranno , non la moverò. 
.La malattia del mio fatlor nuovo ha ri- 
^ ^terdafo la esecùzion della citazioo della de- 
xim^» State sano , e scrivete tutto queHo 
. 4?ìje /séhlite di nuovo dlmpóiiànza ogni 
^giorao. Di Padova a' 3. dì Maggio iSzB. 



Sitatemi tutta la casa. 
.. ^^ / . • , Bemhus pater. 

. cv. ^ "••••• 

w6. 






Figliuol carissimo. Mirallegro con voi 
4el parto di Marcella (è vero che mi dolse 
ìju^Ji^bb^ta fastidioso) e. del vostro rìmà- 
^r quaranta co^ onoratamente. Delf ut^ 
^. dcrir^altjco ringraziato ne sìa rÀlti^imqu 
Ti mando Rambottino , acciocché; mi/ coi:^- 
priate , e mandiate per lui 3o. stara d'òr^ 
zo ali* usatON^ se dì meglio non si può. Al 
quale darete il resto di quei danari che 
;.vì ^c^o pestati; iu mano dei Cprnari, pa-' 
g^ ,t*€^q^ fTutti stianto beoe^^. salutatemi 



|St04 ^LETTERE TJkWQhlkhi 

compare M. Yìocenzo. Se avete belato il 
TjDO della bariletla , datela a Rambottìn.e 
fiate sano. Di Villa atii,x2,. Maggio t&«6f 

evi. 

M* incresce ch^abbiate fatta tanta solr 
lecitadine col vostro filtajuolo senza sopir 
Termi prima ana parola » perocché ae qo^p 
6ti Tedeschi non si fermeranno sul nosti;^ 
come pare che vogliano fare , io non miao- 
derò la Moros. a Venezia, ne fafò buonfi 
apesa, massime bisognandomi pagar questo 
benedetto impresto^come bisogna non ostante 
la proibizion di N. S. Se voltassero v^r^i 
Ticenza allora la manderia, il che sì jsa* 
perà fra pochi dì. Però vi 'conforteria . a 
tener la cosa così sospesa , fin a questa di- 
chiarazione e deliberazione di detti Tede- 
schi. ]Nè altro sopra ciò so che dirvi se 
non che vi ringrazip della diligenza , ben- 
ché io non voleva che faceste altro. Sta.tjp 
aano. Il mio secondo fattor uomo molta 
da bene , e che molto molto mi satisface- 
va , jeri mori : sia del tutto laudato TAI* 
dissimo. Attendete a temervi sani co* vostri % 
schifar le medicine quanto il diavolo* Di 
Padova alli 12. Maggio i528. 

CVII. 

Simon è venuto, né ancora ho avuto 
un soldo da lui. Ma perchè vedo, che 1, 



'di »r. PIETRO lBlB]«tBO. ÌiÌS 

hìMffto '^oÈtrù non è per un giorno, $e« 
concici* cW mt scrivete oggi non resterò di 
liiàMlar Gio. Antonio per riportarmi qoelffe 
ToBe,* che mandai a Murano. I danari che 
vi mancano fino alli 5o. ducati , ve ]i man-* 
derò , quando vorrete per un portalettere, 
non ire ne lasciate aver sinistro ninno. Nel 
vero io credeva aver da Simon molti dti'* 
éatif ma-son rimaso in asso che esso me 
ne ha portato pochissimi, e questo per 
motte cause, che non accade dirte. Tutto 
è picjbo di stretleeza, ma quelli pochi che 
^sso ini ha portato, anche non gli ho avu- 
ti, 420me dico. Attendete a star sano con 
li vostri , la qual come scrivete non è que- 
sto anno picctola grazia da Dio. Di Pado- 
va air ultimo di Maggio i528. 

CVIIL 

Mi scordai rispondervi jeri , che men 
male sarà tornar al Prior di san Salvado* 
Te , poiché esso vi fece dire che tornaste. 
I^otata che sia la intimazione , rimandate^ 
mi le scritture , e notate a qual portalet- 
tere le darete. Aspetto risposta di quel che 
potrete far con i Governatori. Quanto aHt 
vostri danari per il resto , alli 5o. avanti 
che passi il mese, ve li manderò, se pri- 
ma vi bisogneranno , avviserete. State sano. 
Di Padova agli 8. di Giugno i528. 

Bembus pater. 



296 LETtEKK FÀVIGL lk^X 

cix. ■■■'-■ 

Il Protonptario da Gambara ebber eh 
N. Sig. la Badia della Trinila di Yc:rona4 
della qual la Sig. tenendosi mal servita; di 
lui non gli ha mai volato dare il possessói 
Ho cominciato una Istoria, che posso far 
di manco dì scriverla mandandovi la let- 
tera che sarà con questa del Conte Jero? 
nimo Martinengo molto gentil persona , e 
molto molto mio al qual grandemente de- 
sidero di compiacere. Però leggeretela , e 
con bel modo senza far saper cosa alcuna 
di questa volontà del Prptonotarìo , e del. 
Conte ad alcuno, informatevi se'l Conte 
fosse per averne il possesso^ quando, ec. 
e datemene avviso subito che possiate. Ve 
la raccomando j e terrete in voi la cosa ^ 
acciocché non si nocesse alP amico mio.> 
al qual desidero grandemente, far piacere. 
State sano con i vostri. Di Villa alli 4* 
Giugno iSjìS. 

Bembus pater. 

ex. 

Perchè M . pre Luca da Cortaroló sta 
male , io scrivo ajla Corte al Datario sópra 
questi suoi benefic] , che esso ha qui , e 
la lettera è in quella, che scrivo a M. 
Gasparo Coptarini. Vorria vedeste di man- 
dada quanto più presto fosse possibile ^a 



* Ì)I M. PliÉTKO BEBUèo. 16*^ 

Corte; ponete diligenza « lasciando da par- 
te tatte le altre cose , di sapere questo , 
se si parte cavallaro. E quando vi biso« 
gnasse promettere ad un cavallaro 4. o 6» 
4)' anche io. fiocini, affine ch*ei si partisse, 
p^ima ,0 andasse più presto , &t6)o e da^ 
t^iDi avviso del seguito. Usate in ciò ogni 
diligenza vi prego. E di questo non aprite 
bocca cop uomo del mondo. State sano. 
Di yilla alli 10. di Luglio jSzS. 

Bémbus patèn 

^ CXI. 

1 - Questa lèttera , che va a Mess. Fran- 
cesco d^lla Memoria medico, darete alla 
speciaria , dove esso pratica , o mandate- 
gliela per un Cacchino a casa, dhe per 
niente non si smarrisca. Sé quella partita 
delle Cazude per conto delle figliuole si 
ba a pagare, pazienza, Quesfanno mi ven« 
^ono. tutti gr intrichi. Io non ho per ora 
Janari ; se potete assicurar TofOcio con una 
promessa di pagarla questo Settembre, fa- 
telo , ebe allora ne averò , e la pagherò.* 
£ se nan potete altramente , fatelo con uno 
di quegli argenti , e mandatemi un bollet- 
tino deir officio, che possa riscuòter que- 
ste entrate , benché le entrate sequestrate 
lipn Vagliono la metà di quelli danari. Pia*- 
cémi di M. Calcerano ; terrete adunque jfeli 
argènti , senza farne altro ^ ché^ que$to SéC- 
teinbró at lutto io satiB&ró. Aspetta rfspb- 



I08 l^JKTTW F FiUMlGLf ARI / , _ ;, 

Sta da Yoi di quella cosa della Tpnilà :'(^ 
Verona perja richiesta fattami .dal. Copiò'. 
Hiccolò Avogaro» Nop siate o lento^. o pch. 
co ricordevole , che egli è vergogna ad tip^ 
par vostro. State sano. Di Villa al li 92C 

Luglio 1528. ;^ 

Bernhiispaùér:^ 

CXIL 

Io amo molto M. Antonio da Campo' 
che è Rettor qui degli Scolari legisti. Do- . 
mo di 32. anui, e ben dotto nella sua di- 
sciplina • e di singoiar ingegno , e di graa \ 
bontà. Nacque in Rodi figlinolo del mag- 
gior mercante di quella Isola, e ora ha a 
Napoli lin fratello grande e grosso, e leal 
mercante. Desidero di metter questo M. 
Antonio per Giudice, o Vicario di quatti 
che gentiluomo nostro, che vada in reg- 
gimento. Però vi prego assai assai , cb;^ . 
siate contento, che se si farà Podestà al- 
cune, col quale o voi o io possiamo. Te- 
diate di far ogni cosa di trovar luogo Ai' 
costui. Mi par aver scritto un' altra volta/;. 
Il che se è , non mi pento di replicar quel, 
medesim^o , tanto desidero che questo mio. 
pensiero abbia luogo. Se non é^ fate con- 
to , che io ve ne abbia scritto molte volte. „ 
Potrete parlarne con M. Niccolò Tiepotó 
da mìa parte, non solo per conto di lui. . 
ma anche dei suoi amici. Io torpo pra ia /,, 
Villa, e doiùàn andrò fino a Verona, pìir ' 



BI M.. PIETRO BEMBO. ipQ 

impetrar 4a";ùtr6l Màg. Pòde^« che iiif 
I4('$ci >iVér delta enltàu deHa Badìa diYil- 
ll^tt'àOTBf , la' quale esso vuole , che'^ io porti 
B^eromL, cosai di iofìnito mio sinistro e 
danno. Actcora che dei grani , che io ho 
Gol^ sul granajo ho pagato fin quest'ora 
già ducati quattrocento alla Siga. , cento e 
trentàquattro pei* conto delF impresto , e 
66: per le daje. "Vedete come . va ora il 
mondo, che dappoi questo pagamento vo- 
gliono che di quel grano io ne faccia a 
modo loro ^ e che lo deporti con mia sin* 
golar gravezza , che noi porterò in Verona 
con cinquanta o sessanta ducati di spesa ^ 
acciò che non me ne possa prevalere. State . 
sano, salutatemi i vostri tutti. Dì Padova 
aUi 12. di Settembre xS^S. . 

CXIII. 

ÌHo avuto piacer grande del vostro 
e^er rimasto sopraccpnsolo , e parmi che 
siate fatto un" valente barbaresco a questi: 
corsi , poiché avete passato M. Vincenzo : 
Belegno. Sia ringraziato Dio dal qual tutto 
viene. Io con voi me ne rallegro , quanto 
sajiete che io fo, e debbo fare. Intendo 
délli due cavalli turchi 9 che mi muoda 
vostro Cognato. Vorrei saper, se esso mi 
manda dell' orzo. Perchè se noi manda, 
bisognerà che me ne facciate aver di là 
quaflche staro. Starete attento, quando i 
cavalli Verranno , che io sappia ^ e mandi 



per CI8Ì. Questa ietterà» che va, a ^^h^%J^ 
nardo Saadrio ^ potrete, dare i^^ yjf^'^^^9^»* 
M. Gioiranpi Cornaro ^. che colai . ^^ M?^ 
casa. Quell'altra che va al Secrctài;iò;^i^ 
Duca di Ferrara ^ manderetelap^r uà raiff- 
chino a. Tanibasciator del Di^ca^ é ^^^ 
gliela potrete dar voi da parte mìa j ^é^ra 
meglio, perciocché noa imporla , éebj^ 
tardaste quattro di a dargliela. Scrivefemi^ 
come a vera satisfatto a quel imon'do M. 
Andrea Navajero eoa la sua relazione. Sta- 
rno raderete .visitato. E se noo l'avete fatto 
fatelo , e mostrata d'aver volut(> lassar MS- 
$ar la furia de le congratulazion. sue.^ Bfi 
piace, che Luigi nostro «tia meglio., Stafe 
sano, e salutatemi quelle doan^e. DI' Vnw 
al I. d'Ottobre i528. ^'"'^ 



CXIV. 



i 



Ho veduto che scrivete del ragiotfàfi 
.mento eh' ha fatto con voi Mons. lo Caf- 
dioal . . t . al quale potrete dire con à^ì 
riverenza , eh' io sono sempre stato dj^vi>>^ 
tìssimo di tutta casa sua » e dove lioj' ^« 
luto, che ho qualche volta potuto ,^1^0 
con effetti bi2a dimostrato ^ e ho sopra tu[t* 
to con l'animo onorato luì più peravvén» 
tura , che alcun altro, e che cosi son jper 
fare in ogni tempo, ma ch'egli jha bea 
mostro di tener poco conto di me. Ttilta- 
via perchè jcìò è usanza di gran Maestria 



01 H. PIETRO BEM^O. Ili 

, ^B"è egK fafr poca stima delle picciole 
l^rsoné' coqié Ilo sono « me tté ho dato 
ptcè; Qua àto ^aspetta' ^lia pensione che k 
ì^év.' suo figUupìo mi deve , s' egli vorrà 
^rmi quetjo di cbè egli m*è debitore io 
raccetterò, sé noa Torrà averò pazienza 
£a che à Dio piacérà ch^io Tabbial Quan- 
to, aspetta ikì volermi ancor pagare avanti 
Wattòi sMp vorrò, rìngraziaretenelo da mta^ 
.p^rte. Quanto al tenermi ^ e volermi egli 
ieo^re per buon parente , se ciò fosse ve- 
ro, egli àrebbé' usato verso me quegli ufdej 
iibè usano tra se i buoni parenti. Li qual 
còs^ s, egli fatto avesse , egli arebbe anco 
j^tuto ùit delle mie poche fortune quello 
che a lui fòs^e piaciuto % ne si sarebbe ora 
in disputa sopra la pensione di suo figliuo* 
lo. Che io ho sempre fatto meno stima di 
danari , che dell* onestà e delia cortesia e 
deir onore « e sopra tutto della véra e fe«^ 
d^l. amicizia , non che del buono ed illu- 
jétre parentado. Ma non pare già che. sia 
stato cosa da parente aver fatto dal eolle* 

S' ì scrivere al Podestà di Pàdova quella 
tera sopra le cose mie , e principalmen* 
le sopra la pensioo sua, che non si sa- 
rebbe scritta 4'uo Paltoniere, e poi farsi 
iar comandamento dai Groveroatori , che 
sub figliuolo paghi lo imprcstito per me , 
.' e paghi quella somma che gli è piacruta 
'jper.^agaiSe il suo debito del mio. Tutta 
^Ita .perchè queUo che è fallò non può 
àdd^ietro ritornare , se Sua Sig. mi vorrà 



per Io innanzi riconoscere per parente » io 
riconoscerò lei per -Sìg. • ma questo non 
fi fa con parole » fassì con fatti , i qoali 
iTip Tederò in lei « m^ingeguerò di nou mi 
lasciar: sincere di cortefiia. State fiatiOr AXIji. 
a. dX)ttobre iSzS. Di Villa. 






' ■/".■..5-ìr*5 

^- Averete la risposta a M. Oialio Saw 
ceni» al quale mi raccomanderete »' ^ pr|^ 
ferirete. Le polize delle taase cUq ctffiif^ 
pa^te per me , io le ho • e non Jbisogo^t: 
più levarle » ma la nota di quelle ch^ sqV* 
no a pagar, e de* prò scossi e Jscorai , f^ 
de* miei pagati impresti iin qua. Di DI. ChU^ 
cerano « mi piace. Doreria pur essere tMw 
nato quel vostro' amico da Corfù , ovvem: 
avervi fatto intender qualche cosa dk4U 
bolla portata. Scrivo a Mess. Andrea Na^- 
Tajero per li nostri Glisoniani. Sciìvetema^ 
quando aspettate i cavalli di M. Bernardia 
Belano , e che avviso avete avuto di loro» 
Scrivetemi , se i ducati ungari si smo^ 
dono li per lire 7. e soldi 6. vi mando W 
moneta per Marcella. Adoperata che Tave* 
rete, rimandatemela. State sudo con tutti 
i vostri. Di Padova agii ii. Ottobre i528. 

Bembus pater. 



V»* 



jit iɫ irumo mtKW ikS^ 

• - • - . » 

- ■ CXVI* i 

' Quando ia «li parli* da Yeoena di* 
euà di MoMig. BoMù , cndo il dì amatt^ 
io yì diedi un libretto di M. Gasparo». 
Gobtarìiiì, cfaeU doTeste dare a .M. Nio« 
eolò Dolfino» M« Niccolò è morto > e M« 
Gasparo non ha avuto il sao libro » ansi 
crede 9 che io V abbia ancora. Scrivetemi 
quello che ne faceste , e a chi lo deste. 
Bmao^ venir a Venezia per i5« giorni 
qttèsl* mitrò mese . Scrivetemi « se posso* 
atreiteaMoggìamento in casa vostra. So che 
•f^^bse £ir di brieve Podestà di Padova.^ 
Yr astringo quanto posso , che, sia Catto*. 
éki si voglia , lo preghiate voi da mia • 
parte snbitp a voler accettar per suo giù** 
dice delle Tettovaglie , il Rettor degli sco- 
ìàn\ laudandoglielo e per dotto , e per 
biKmo i e per gentile tanto quanto altro ^ 
ebe possa avei* , non ne eccettuando alcu^ 
■ò. E se potrete aver altro mezzo da 
aSlngaerlo di qualche amico , o piezo , o 
cbi •« sia , usatelo , che me ne farete sin« 
goiar piiicere. Slate sano. Alli 20. IMovem* 
bre i5a8. 

GXVIL 

' Mi ha ilRevereudissimoComaroscrit- 
Ip ana lettera molto amorevole e cortesa 
Sembe roL IX. 3 



4t4 mfmBiÉ^mLmG4stAm 

fro* d^ r ófìèstc^ «Oli tiiècc^ ; i£^ proferii 
dosi tanto gentilmente che non si poiAft 
dir più. Gli ho risposto quanto più corte- 
semente ho saputo^ e* anco ho visitato a 
casa sua T Abate di Vidor in luogo del 
jpédre f per 'non mi lanciar -vincer ài cor- 
lesÌA' in guanto posso: sarà' bene '>^«te 
imdiate a visitar voi a nome^tnìo^siia e^i|p 
Bièverendiésimay facendole iut^dd^r cfikèatì^ 
Ai sm stata grata qu^ta utàadità^^ìMi'^ 
proferendomi a tutti i sertiz) di i(Uii7Sii| 
j^iù pronto che mai , e^ vedrete ifanfiiisnial 
ìK>lérmi pagar di molti danari^ cne' da ^^Ittft 
uveì^ debbo /dove sua Sigr riesce, W CES 
éà*diìfié ésso'dà annesto e datetìientf ai^ 
ìk^; Gli'ho Scritto perchè^ esso Wi^fi^ 
eb^iù il faccia capace delie ragióne tàJt'^ 
ch$ sé Je pensioni non sóttogiàcciofid^ flfl^ 
I* im j^re^tò > e se cosi e stato senteiizii^ 
per ìlijegato, e tutt^ii mondo jll sa,^<i^ 
che pago alcuna pensione , non ritengo 
un picciolo per questo conto » perchè dee 
voler sua Sig. che io il paghi ? Qui se 
£)^è atlegato eh* io contentai al primo 
ixnpresto , rispondete che -se '«llér*-iisi? 
avesse pagato non averèi ìniitatÒ pa^kfp 
]jfa avendosi essi portati- dr quella ti^ 
tò V che io poi non ho più éduiènàito'^Bièr 
^tatodud danno per èsser bè1^ato>»0|^ 
nlerbitbjAtdtt^vid sempre pariate éétì^%8l»ii( 



4af«k: i^ uoj :.>...:> o^n'^v;;: :;;;i:,- 0:^:;:; ^;ol> 

ioh C-.i.j. f5-i " ^v : ..-: :.,^?;: , . :..;.; ^^-3 

-:j<r M? awterccoa , qjj^sta «Uìia^. ,ì^ partii 
€ràat^ia.' fqTfl^ , ohe; mi - tekpfiejte popi -In 
^firie 4;4uiQirjiQ^ tHMmpr^to.J^ basti. Qpa^ 

iBiQdbrttiq^ili^i dalla casa, ora adtinquf 
4i«iiài3i^m)itoM tempo. Delli £4aiiciiiec|i,|^ 
ÌSlàbt i^gtirv <^He cosi sia^ come cimate. «^ 
<ii^ UQ p^ : ;i]le noi predo. State ^aiiOt> f^^ 
t^iitto!^tQ«iyL U^ no$Mro Rannusio , il ; quaj^ 
94 i fierì^i96 lalt {«udente , che pon si ^nt^ 
^te fe&«e'^V8e,w4v vedete aUe piazz^^ i^*sift^ 
lfitos^»i^ parte* Domani Wnerà, a vt^ 
4i>¥a«,{}i Till% alli i3. 4' Aprite jl5a8ì x^ 



qtix,. 



j i ■ -■."*• -». 'j 



:);r;-IIo paiolata a, Monsìg. Rev?re»ài«l^^ 
ijf^jpraJfi peosioae, e Su%.$i^. mi V.i^spà^ 
^/iihe Ii{. GioTaaai né gli l^j^Itto^^l^. 
jgH< ha detto sopra: piò cosa alcanna ^ di^Cf^v 
«0pra: r nUima opioìone , ch^ , , « . %^ si^a^ 
^gi7iada.9ie ia vostra pr^^j:^ ne.^4;^^ 




dì^l«ttttl6awa-q»^ài^S. R. -còti due 'pardte^ 
}af ^S£t 'falH^ia ^ ^endoto*- promésso , 4è^ 
zlénd^^ ftbiogàtt al tutto di^ volerlo faréi^ 
Ho pregato il Càrdifnalé che scriva S^S:^ 
M; che se Y Legato ha detto ia fatòr mio 
ei mi faccia pagare tutta la peósionéy 
<kmie è còrtvei:>tónte. Sarete tèi col M. M.' 
6ièvaiìQÌ^ pregatelo a metter '^e a quiÈ-^ 
ttk differenza , se gli pare »' che sia' débito' 
di gentiluomo V attendere alle prouifèsse' 
fatica chi Io ha in molta osservanza. Sta- 
te sano con tutti. li vostrì. Aili 7. di Gen« 
najo i53o»'Di Bologna, 

Bembus j)ater. 

or.. ; r. •' CXX. • ^ '^-^ .»:irfqa 

^''' Accetto il vostro amorevole officia-/ e* 
'pJÙ' Voletìtieri accetterò voi slesso, ^éfit 
^M venire^e ; i Sonetti vi nìaiùideró^ttfHif 
altra' volta. Direte a vostro cogitato 1^? 
Bernardino che io non ho potuto vébd^ 
il suo cavallo, perocché come è stato fais^ 
to andare , nessuno è più tornato a me 
per volerlo , henchè sia stato mostrato a 
più Sigg.^ in effetto esso è un gran ronzo- 
ne per dir il vero. Averci avuto più dis- 
(>iacere della compra , cb^ egli fece detli*' 
duo per me, se non vedessi che anco net 
mio eèso si è ingannato, ma sopra tiitto sTìdP 
^annà quando egli non lo diede'^ér^ll 
<2o. sé è tertì che esso gli potl^s^^ * irv^él 
il téttvailò' tul1«i^ia ^ più ^«tte; aMi^^ém 



ol^j Dite »1 , Prepoisito che ««dkK, UripaiM 
DO^ii/^?^fr quello jche si voglia; a ^ì cbftì iq[i 

<}SÀr^ :f e. <eB)so 4ia altre scritture ^à ìostrM.^ 
m^^ w^i- àpparteneati alla lite d^U* /|t«: 

^■^ ., • . " '''.^.- - • ■ • •■ ■ ■ . • • .■ b 



.Ci * ^ r 



< , Bembus paliefi 

Vi mando la lettera scritta a M. Ber« 
nardin Yeniero per il- Mag. M. Jerouimo 
Quirino. Dio faccia , che cosi come io 
l!vi^ch:4lC}tHtai jdl ;b^^ .^^hiuo , eo^ il suo- 
dl^^^ria.^bJbia il suo fine ; il <;be $e %i^^ 
}^]^t &ar^Q^6h quelli , a ohi pjlò ^^j^ i^j^ 
e3B(^v^<^qà^i>'C2LVO ^ come a^me. Hr^ocona^^tts^ 
d^pi^a Sé-^M. e stat4$ $ano. Alli : x^^-i^ 
Marza^i^Sp. Di Padova^ : , , v, oi- li 

^^: -, • ■ " ■ • •• .: . • ''.^N-K-rr-, Ol 

.^.h Hp^v^to Pietro eoa le cose ch^. nat 
^ifdie 9ia|id^, Scrivetemi di che <;^a :^j 
^aij'^^^),^^ procura >. che if>. «o^ '4fò^ 
4}^ (PfCi Mrr^Bcriiarditt vostro cogna*^ <;>M 
9pGc^q6€|)jg^p^*'inei^ce scriveteo^i 1%^ flVf 







1^. Lttùdo'fò tóstni dt%eitea<^«litft> M»» 
im&tìé iàìtìL Mr tckm cm ih pbdià>aifgi9 
cosìfómió FgraÉidi -tiomìtd. Sut&^blipft^ 
AHI 9. ti' ahprHe ì53d; :tH fà&óvé. . fimo^ 

iijj". ;,,■; . ■;.■ . ■ .. ,■-<•■ .••;•.•■ /'EicfiJ 

cxxm. • ocai 

Non ho che scrìvervi, se non^ che v'alte- 
griate con vostro éognato e cognata da 
parte mia del figliuol maschio che è loro* 
iì^tò, éhe'Diò gU iìe fàèòia sem|)T« eonse*- 
MP, e diate "ài^r q^uesta. Nói tutti stlauit 
lkèìié^^I.i:;u]gi Pfio)i> e*l Moka, '^li^ hMf^ 
d#%éiÌDéro qm y 4^ri mattina sk pfij^t»f ODif 
^^tìBòtogtia ' e per Roma. Sto con dimi#^ 
ìeért i(té)la lÉdàia ttnova del povero'Du^ iH 
mnatio <ihè si dice esser disperati^» datti 
Mèdici ^' còsi vanno \% umafie felicitiài^ié 
gt-aiQiéezze. AUi 14. di Aprile i53owi^ fìl 
Padova»' :v 

-Vo \ ; Bembus paiepi 

^ CSXIV. 



7' ^»vA r 



1^1 ^^sÉindò ' F arco , ehe mi sòórdar 
davvi: li'^ìiiiesie 4et1ere date buon ricapito^ 
é^ sÀ¥à ^> dandole a Mess. Agostiu' SoriaM- 
1S^^' ^^-«§!iiàpl • i^ingra%ieti0le da mia pantera 
d^lé^ leltol% ,tfi9i«3klal^mi t^ 



àc4Ìtio àm.^owfir , :cMe ,^K -AfW.f^^i f c% 
ij^iei pi4Rgluvv:e Je Bim^ yi wiw 4^ii|%^ 

cura> ob0 fi #iaiv(^ m^ad^te^ .ÌParUteae ' cpk 
Z^QpfUD^S ^ . ^^ t^6$o noa n« maoda jt 
Roma , y^e^^fl^- dà mandara0 pec .qualdìji 
"tìa 5^i a |ilp|i9Ìg. Soratiizo, che le dia alh 
Librari. State sano. Alli So. di Maggia 
i53o. Di Villa. 

Bembus pater. 



u 



cxxv. 



^*Sr- ■ • 



r^Avf?ÒH>«kris<iima ved^r buon fine 44| 
libiate dUila decima di Villanova > il c£^ 
spertf :«arà J^ld • Quanto al faafzoletlG^^ 
«orete^poca accorto a mandarmelo. Qi^o^^ 
t^K^l!:arcQ>-ve lo mandai per TostFO <^%^^ 
ilt ÒfvtQfaroo Anikmio Longo; ma:p4i ^^ 
i^) noni rray^r atuto , «limo cbe Jfj Jiìtf 
biaÉ»r |>erso per via della carrétta. 

V0 airvt^o, e slalie sano. Al <i. di 

i53a. Di Villa. Lo spago è a Padova^; -;;<| 

'^ Bembus pater» 

exxvL 

Mi scriTCfite V alir^ jeri ^ o*-par ^esti 
gforma- dietro djel procura tor^nscajl^t.^fl 
qaellr Si^ iN)Ie¥ano che Ibas0^ i^itfUo aU% 
cioJnja^eaio che questa; sia ^fita|a:^nli CaiKfl 
ddki£l^Gdd , t«)nvi ^ jì dÌ€0ri e*HQfc^ vinili 



ina MHtflinaB . rjfinGLfkM 

intto >^ti0Ìche làcdò ^ beochòfii^ppnl^ ^^ìk 

male per lasciarvi ìoganiuire^.^ .:TWtftM 

federe' il fatto toslro; e msti : loipra x^eiàcià 

io che &to con fieosiero che vou. mi lMpi% 

ripesare. Vi. dissi ^ che lai. Q)»Ddast9JMgiÉ 

Dialoghi, che io li farei legare « eyxìoBU^ 

dereigii , affine che li deste airAmhasciab 

tor di Francia I da mandare a MQas]È|/idt> 

Oarpentras ; se non me gli avete manoaib# 

mandatemegli adunque subito , cbe kr He 

farò legare , mentre son ' qui , dove starò: 

due o tre giorni, e rimanderoVigli. Man-^ 

datemi 4. o 5. libjbre di zuccaro della mei.. 

deca buono , e due torze, e libbre io«^ di^:: 

candele di cei'a* Ti scrivo, estimando clk0> 

abbiate danari , se non n^ avete , laaciate»' 

filare fino a tanto, che io ve gii fmaadi; Bf 

attendete a star sano eoa lutti • i Foetfj&i. 

Dite al Bannusio , se sarà Ji , che npn^i' 

creda che io ebbi solamente giunto.qui:^^!»* 

sua lettera scritta alli & cou la lettera .tale 

auo Bernardo , la quHl mandai questa^' 

mattina per tempo in Yilla» Di Padova» 

alli 9. Graugno i53o. .^.^ 

Bembus paùer^ 

t 

CXXVIL 

Vi rimando -un ligaccìo il qual porta« 
rete col vostro nuovo ragazzo al S. Imba^ 
seìator di Francia insieme con un di loro, 
che io dono a sua Signoria in premio 
della fatica che gli do di mandare il lìgac^ 



iMtiMv'a 9oa 3Sigoepia: ed s^ilrilbiót ^choi i^ 
liij&i^a ^iC^Mie- f edrele p«r Io w^iwcaritts^.f 
^i^l iktùi ' che esso avierà la kUesil gli 
^bi'rete.rìi li^coia predetto .mollo a aiia; 
Sif^ttfonrìa Jracoamaiidaadooii> e dicendogli ^i 
che avete b^dìoe da me di pagare/ il 
oBVaUaro't- cfa^ Taverà a portare. Credo» 
Aon. "Vorrà db* io spenda un quatìriofo ^ ptuT: 
se Torre ^ fEita^^nanto esso tì dirà* Ti rimr. 
gracìo delia ^ sententi oontra il Si§« Livié^ 
in • favor ;d€l)a giustizia mia. Avero cascia 
che ne ringratiate quelli magnifici Gindid' 
a nome mio« Sarà a gran proposito chef^ 
subito che la sentenza ^\ possa levare aurri: 
tantica , me • la mandiate , da mandar -éa 
ÌIL Cok'ì9.'.prima che si levino le biade d^. 
campi 9 ed in ciò usate ogni di]igenzaé)& 
i6LpaDteste avere> che doverete potere, Hn4\ 
sospensione delle sue entrate 9 cioè uvr. 
comandamento penale e grave alli lavorare 
titti e affittuali che le non possano Jevair. 
senza pagar la decima , sarà a profiUio^ 
grande ; e la copia della sentenza al tutt<K': 
si Itevi da mandar a YéroDa. 11 Cardinal 
Corvini rispose eh* egli non sa sopra che 
dovesse aver parlato il Legato , e simili 
cose assai della loro usanza , e prese tem-* 
pò che M. ;Gio. Antooio Malipioro venis- 
se :. ho rimandato oggi > e dimane mi deo 
mandar qui suo cognato a far conto » <& 
dice non mi doirer dare » sa non un^ 



j^élgM^M^yi^eli-ftUè^^qu^l ohe si<^>ldL dar^^er 
traere; però ohe di una son^^tttotcT pagpgyto 
dà' M.' GìOi-^ te della terza, ch'io gliene 
dMEiàfidfl^à tre^ non èàoccnra iiv«ox%to il lem- 
pòi Vedete che Sig. fiherale eq^alo per ayer* 
lo io aspettalo tanti lìràif'&m ogni còM 
per non venir alta lite con lui , ma Dio 
il voglia^ chMo il possal'fare. Intenderete 
swhito il tutto. Delli libri mandati a Roma 
«rete fatto^ bene. State sano , agli ii, di 
Giugno x53o. Di Padoya. ' . ì . 

• t" T 
•j. <• A ^ y : . * ^ f . . ' ' X ' F ^ f 



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■■'•■■ . . CXXVIIL- -;:■ -^o ;.,sl» 

," .•'■'''?.• ■ ■ .j. ' ;.'■..■ •• "•; r^j 

■> Ho avuto la senrtenza ' ect -^e io^ripiiè» 
ir ora Tho' mandata a Vil)anOTa«: Qti^óìiQi 
itìi ducati 6o« innanzi mezzo Agosto qptfoT^ 
Tederò al bisogno , non dubitate. Afacorfii 
DPhe't Principe non stia male « sarAbenor 
fàèciate quanto promettete ila far. esiasacridì 
partita ec. e quanto più tosto sarà, fia meglidf 
JLe' niie lettere-, che ho mandate a Roma dap* 
poi che tornai da Villanova , le quali ho 
drizzate air Ambasciato!* , e voi le avete 
date a M. Agostin Soriano ^ non sono an« 
dàlfe , che 'mi è cosa' molestissima^ Aperò 
^he eran^ d* im por tanza mia assai v Hi 
priegò à 'dir%re tioa parola a M*' AgiMtìaic^ 
id iotendef* come esso le ha 'date. .Mtda$ 
eetta §ili'l^ poca amorevoteziiq^deglì^^àmir 
tiiU'E)4^mt^^ ocre laf moHe .dète P^inoifid 
éilSatàr^ ;^^j^tefo ;gÌ0y£àib^oDB«g^^^ ^^di»v 






HNidiita,' ^^pec dire il yéra\ aim fiià^ 
#b^aei'tiou ¥aaèa.'fi€t« aìr:fenl|]rate«r, 

si-j'./:-^-:^ • CXXIX.- ■ . ' '/ 'i 

^L-» --ti-. . ■ ' .«^ *V 

' • . • O 

^^ vDarete questa a .MoBsi^or ]o GeiO^ 
rale^ molto a sua Sig. raccomanddodornìj 
Ti mandai questi di di Padova li tre libri, 
che mi faceste legare da esser per voi 
dati con una mia lettera a^lo Imbasciatdr 
di Francia. Non me ne avete scriito cosai 
«kmna.: Datemene un poco di aTfisOr La 
aHf^a ar'Mv. Bartolommeo Naraje? del 
B09tro IlaQniisio .darete a cbi Ta i e^i 
attendéle a vtar sano in questi caldi ipsi^ 
Bfit^xoift^Ja nia Marcella ,- <- là", mostrar 
Wiaaiatella 4 AUi ac\ Giugno ifiSOé DI 



•^ j t: ': 



•'^«- \ ('■/■' ■• •• •'••.■;.:•■ lAy 

'^^rL^ lèntenza. Tenne a tempo ^ ccmr 
nói ha scritto' Me Gola / ed l3[a^<ypefato 
quaMo; Jiiso^ara*.' Ringraaio }a^ Tostra dt)i^ 
aelìziri, leti'fi ricordo Ja cosa dalla peiisiiMi 
WTfAiòé ^/^espedilela cosi bene eowf av^lj^ 
&tto :q<Aie6la. Direte a Mi ftfaroLdUl^PAt 
iùOJDo èogsato che preghi )JuU% c/i<:£fle :pifi^ 




tosto, ,4hft ella può ,m^.%;l8Ci4^fc.s. jmaftf.. 
darmela. Saluta^^ln da^jm^i PB^lft^Pog^ioròv». 
del. mal di-. Maria : mandatela a salutar da 
mia parte , dicendolo a M« Bernardino , e 
raccomandatemi al mia ]VI. Vincenzo e a 
lui. L'error del Giorgi in luogo del Que- 
rim fu eh' io avea il . pensiero a>;SUQ^f f oce- 
r pestate sano ed allegra. i^li,25. ^hiOlff^^tsz 

gppi53o. Di Villa. ; : 7:I?BJ 

.1 Questa darete al Mag. , . M. , . Agj^sj^ 
Soriana a sua Mag.. racoo^^aodanooii] 
pregandolo a perdonarmi ^^e io gli ^ó ,j^,^ 
cs^t Ho, avuto risposta .d^l le altip(^,ii;d^^j^^ 

tere, delle quali stava il» peofiiera;; <,ri)i;ij^rftj'v 
ziatene^ua Mag..- ; . . i. ,,,^g :J;'^,, j^q 

, Figliuol caro. Compratemi UP# ?Bf^ 
c\àà con due pettini che vaglia Ìif^.^^3.^f^ 
2. e mezza, il guai sia buon d^ ;farja|{) 
prezio da ballar qui in Yilla « e qj^^ìcbe 
altra cosa da donna \ di altrettautc j^ce^ 
zio , come saria una cinta di color ^ S^\^^ 
mil cosa, e libbre 6. di anesi confetti^ Oj^l^fi) 
simil confetto gentil : compratelo, e manda- 
temi tutto subito a Padova per M. Bernar- 
din vostro cognato , se esso non sarà par- 
tito ^ e sei yenirà tosto, altramente ;per li 
pQÌ!Ìaletlere. Ho alla fine av^uto rispo^tii^ 
^dei^é' mie Intere da Boma scrjtté^ aw.piju 
di uu mese > le quali credetti tessero smar* 




^h.il :/>■!■» 



r> r •; • V.. / - ttìhiPWìr '^ •' '■^' y^i 



• < y 



cxxxir. 

r 

Inci'esceiiiV^''ètte ile lettere jpér Rontà' 
non siano andate, ed àblii^tQo a tardar co* ^* 
tanlo, pazienza. Avvisaretemi quando ,par-\. 
tira ih cavaWaro. ''Quest'alida* darete al Mag,^, 
M. Agostini Sòtìàtta^com^ le altre. Dèirà-"' 
micò ohe si pt*atfea contra , cosi lo cono^^i 
sce^e tPmtirndo, dòme vedo lo conóscete' ' 
ToT-f-iéKe^^f tratterebbe 't<^me; esso merita'.^^ 
Dei miei libri che mandate per lo mondo^ 
mPjpracè'i^fe io piglio che facciate questo 
solamente per mia causa, e vantaggio. Che 
non voglio interpretar male le buone ope- 
razioni vostre» Il Prencipe nostro sta pur 
iSistie^^ ^oacia'*^%!fe la Big. ttiandat qui per 
dtedict' persila Serexiità. State sano. Aili 6.' 
<fi'Litghd^i53o; Di Padova. ' 

^^' Wa che sono la 23w orei dopo cèn^^ 
ttirno iti' Yillai M. Bernardin vostro cogtìa-- 
tò^'Uà quésta notte guarito molto nlegircry 
<9ip4l meàitìo non ha fatto. ;' 

il 



^'^iglÌnòt'<5arissiùio. AccÌ9 che Vediate 




dà'iM^ì^f^àmì'9iù&i^^ 'non IBI hu Sìtt* 
if^\b ; iòn^ì cbé' mi «ompruète tre bnxiein 
é- ii&ekzò -dì- éetidado Iorio - razzeoe,^ cBoè 
èìà'tìoo sènza ' léMa y e teina marizzo ^ li 
4]uale adesso s'osa in gioppooì..M. LaìgI 
Bembo 9 t4ie ne ha uno, mi dice xosiarglj^ 
dtece 'girassi il braccio. ^ £d anco -qualtM 
braccia- d'ormesino da coprir uà paar éodi 
ealze, della qtlalilà che vi parerà^r piùe ab 
pì^oposilo^i e ua>^>braccio dì panno liègeo) 
da iealzedel più aottile e. più lé^gier^ 
che ^ in quelle drapperie. E periidii; aiM 
glió ,' compra temtee nn braocioKecait>i|iQÌDy 
to ^ mandatemi ogni cosa ben inToi(s9\dioià 
man dik aera per un portalettere» "ML-sdUav 
g^o con voi che Marodla ahbìàiJjùf^^^ 
]|^Fendére quel rimedio del suo marie» ishm 
io avrei preso del mio sei Preposito.r«ehe4 
ro^ non me io avesse sempre vietato ^ dico 
dell' acqua fresca ; il che però non ho in<« 
teso se non oggi, quatido non lo appetisco 
più. Salutatela a nome mio , e basciatemi 
Quiotrlio', e Sebastiano, e stale ìrtao^. Di 
Padova, alli 2r d'Agosto i&'òa, /: c: > dJoI 

T^on iscrivo altro a V*- BL okei>no^ »i» 
' accade, avendo Moosig. scritto quanto è^'l^ 

' ' Qaatifo ab ii^alipiel^ y^ 6^ ^^ ^i ToljETfìyB; 



iHBnt^3di»:Jui , «jy^vQoa :qi|eiia cÌJ^ ^fB^o ^^c^ 

dgÌHràr ida.axMKrifttt^ijp^iQlp^ Di questo ugu, 
gij^.ditfiocQiài.àlcuqa. ^QuaQla alle lall^rif 
SGD^aodate.sy^ Bkàaa xioii^ ;gli jQ. ..questa oQJÌ 
iicresw ben ^graodeosteaie v. ^quello aiai<( 
ib sl'à^ péxiatof <Ìa tristo e cred^ . ^làe tìua 
fiKi|(^ sia per averla a male^ procurate^dj^ 
ipia i rfg p to aitati) per -lo prhnò. JS se, Cjr6>> 
JMB ^idie^^f » ' Àg* 6Ìa |>er far mal officio ^ 
yal0)o|dla' iorse. iusìpettar Iettare del<iVatellp ^^ 
motore \i£)ei pigliatele • . e datele Voi al c%f% 
mUeo-oX QLo sto* i)eae« : Salutatemi . IVlarceU^-n 
oJQfìotitìo^f e bacìaietei SebastiaueiJIo , e 
fiiakx siaxu AUi ^& .4I* Agosto. , i53q« Dìj 
Bado^atiic-:.:-'. i . ... . ^"5 

'-n? Of Cai#- ■ ' . ^. , . ' ,.■-".•■"• 

posl.oi..;^, ^ . 6XXXV. • ^ ' 

iO o^r^atido lai procura di quel o|ì^vo4 
lete quauto a me: ipevichè M* Cokè.aYU^ 
Itftiì^^ , ìaioa vi posso nuindar per ora al- 
Ufi9^ i^edete dì far da^ voi^ se potete». se uo 
sÈvFrereCey o M. .G>la poi vi mapd^à; il 
bisogno. Fate con vostro cognato per mc^o. 
che io nou resti in parole con lui, né ia 
dubbio, e fate le còse. ben chiare. Salute- 
rete IVI. Bernardo vostro fratello da parte 
liS^V^ttà^toi à^quel^wgioTlìiiie » odite» che 
^ lliaàdii^7^|hìpr ie^gU b^ . l^upu loca g^ei^^ 



f ^8 AiiTcìr aàftTBikc*ar)iimurfMit ooq ci ^ _ 
•tuélf (Ai(iUt^Biieeoi|fiaH[idafoiidi4il^ 
SèL'^'Mm^ sano caìa^iiltìc'lt ra«MrÌ* ^ifl|{B^- 
ll^'di maoddr^iietici!£i«A*RottiaiAq[04i|«^ 
Ito^swati pflortfte^ &temeiir :ub:^ YQrtM<^jr|Kj' 
pwe ODesto, che io avessi uim «iMiiipil ^ik* 
le coserei Navajer 9 che Ya oraniiBia§ yjj^ 
tà% eà io non ne sonienle^ ^krSt^lh9sèk 
vostro vino.* Alli tz. di Agj^t^^i^iffki .ojr^ 
^^ Scmieieiiii , come sta il Daca di Mi- 
lano, che qui è voce» ch*ei stia peanma- 
mente. '^\^' 

Bembus pater. 
'* '^ Un natarazeo e un^^tapcd||i 0xid|fl^ €a« 
Ét^i é una vesta di peDeV^^cbd^! perfine' 
Ràtnhottìno ' soKto del Magnìfiefl^lMeJillMMl 
^a Molin ^ che portò qui M..^g»s|ifiDs^9lf 
^tflélio. Vi fjrégo a ^tnafndarle e5iSd(^ttq<te[ 
iaiià parte, e raccomandatemi 2b^ìf9Si\.i^t 
Madonna Lugrezia. rct.^^ ìQ 

CXXXVI. < ./,-^) 9 

Io desiderava grandementei ch^jftifqd 
^ della ìnia pension sopra la Badia di Arbe 
si espedisse per poter poi più liberamente 
domandar la mia acqua dei molini , acciò 
che se io prima la domandassi , e movessi 
4ife ài Loredani , essi non sl«.lueasiìih:*o in 
dietro nella espedizion della pensiOQ^rnSII 
Tlàìi to a «jftielid che siate sopra 9CÌ9DùsS|)Sff 
tf^Y^r farli» éspedii? di bvioiB , Mbift^t^Sf 
rò la cita^^ion dei Lol<èdam^opimM. causa ^ 
dei molini. Se credeste aver a tardar quel- 



9kt M. Funo nono» « -tMg 

Jb t io Don ttaàttmffpLeÈlmsTBta Tormi^ 

"fUlMift ttìwo eome mm« «d eipeiiii^/iii 
i&Z'^^o'àk. Datemi risposta ^ e !^<^l« 
MArtidfai «' edvinsìeme il bel bambiap pm 
jWBt e Male saoo e lieto. M. ColW mi diisdc^ 
ohe tteailtfvale fenir. qai ; se veairele , si^? 
éeM-it"ben Tenuto. Alii i6. o 17. diAg(^ 
Ito, nawisordi sera i5io. Di Padova. 

Bembus pater. 



« > -. -.. ■ ■ 



CXXXVIL 

-i.'0 ^bho i^aa bisogno di parlar vi« se *1 
'élÉÌ'4^ fifainceUa non è taoto che Qon|iqa^ 
itim^ka^ lontano da lei duo giorni. Veni* 
MiieoÉ^;' e quanto più tosto tanto m^Ùo* 
ÌMP^^ponto andò questa nialtioa a ^ilar 
té^k. State «UMK AlU Z9^ d* Agosto J$ÌÌ^ 
Di Pado?a. 

Mandate questa per lo primo a RonUf 
s iSate senza M. Agóstin Soriano. 

Potrete renir qui un di e star meco 
hf 1iMt0 6 tornar Taltro. 

BembuSs pater* 

Gxxxvin. 

. Vi tt»ndo queste lettere,, cbe Tanna a 
Rènuiy e un fssoio o intogiiu di scrittar^ 
3^ qaabìnToglio farete^ involgere io unm 
tfefai cerala » di» lo copca tutto > e £are%s 
^^ BmAo Vel. IX^ % 

I A 



finisce, sicché s^ attacchino con ViaMn^aìm^f^ 
Qtoodfè^^nW^^ possa entrar acqua che so- 
pravvenisse , e potrete legarvi sopra que- 
ste lettere, a M. G^IadaìFano. Farete mer- 
cato col cavallaro di quello che gli ave- 
rete a far dare a Rbm^^fìicaailoriWii una 
pcilikretta a M. Cario. ^^ dkb dia> queb VàvAx 
al cavalUro del >portt>:^) 9(»eto$criyeDd09Ì 
pèUa polisa» che cosi holsoihta la iUi^qcUb 
dia ar cavallaro qH^anto ìedsa ved^iÀTpeBda 
poliza vostra, e . questar i l^Dlisa ^'^«idttBÌrfitfc 
sella lettera ch^ io scnvo a Mk^'Càddc^ioap 
£a^.te buona lettera, acciò es;^d«mf^ié'ki4i 
ge^. Il dì di nostra Doniia, jéèfc&vfaeàilagia 
oUò di questo si celebri» éapilKflo^M^oMmoB 
cifil© a S. Giovanni dèi Tempitbpar M fim^ 
4\/y(^neù^^ al qua! 'ej^pitKllo> iof>Bm)p fsltaM 
cit|ito; si<X20Hie sono stati tutù "gUraU^rrosb 
ilp^94f^^TJ di questa prQvincid^ Scriva dttfr 
pai^ole al Priore, che npu i{H>lefldQf4^( vìh 
^iire in persona al capitolo » peir ^loar^esttt 
ancora tanto gagliardo del mal avittO(| dtt 
questo carico a voi 4i comparsero ;.ji|.^ oiMr 
lu9gQ: potrele andar ad ora di ieref^ilBil 
iirdir messa col Prjore ed a vedere qtmlii 
che esso dirà. £ perchè son certp^i^sl^^j^ffl 
^PfeU<>5^^ ^MfO che danari, potrete promet- 
tere così in generale ch'io non mancherò 
io cosa alcuna del debito mìo. State sano, 
Salutatemi Marcella. Alli 4. di Settembre 
i53g. Di Padova* 









Miu Qainiàiie iiì Podestà serirerà aUi Sigdo- 
ijliidl <iasa)miò del veléooé e riehiederà iiw 
éeoUuu da ipdliep dar taglia a chi sapesse e 
ddopptebr bandir di terre , e luegbì coUri^:^ 
6hedQ|T^se> 'macchinato lai scelleratezza* Gre^ 
dèrìaijfosBe 4»cÌQ :fa»;o« che voi parlaste % 
qml^bèi.Cbiiòigtieroiioiianzi , e fiir anche 
«|pc['èi<]^afisu&Ì0,> ae gli pàrèsi/ nifi dicé9->' 
à^cliéei^parble * alla Serenità del Principe^ 
aiiCfao4ièr>i(jtùiido pcii gtugneigey e 6Ì lé^ 
geìflSUl k^era;/'^! deliberaeserò tli méU ' 
M^ikKJpaiAet^ì e ila'ilftce^ero sorirer&i afècii 
elR>'Ji€«kiies^ado' alcune^ informato^ la-lét^ 
tarli Qxm^<^ada 'a monte. Qaesta è'OMar^èh^ 
w prèmè' ì^ptiaoiito sapete. Si priégo" » - «MK 
Bde^eif> fam^Mf mi^ diligenzia^* e state satiè^" 
Sh potrete barìare di priaoia^cdtt^ raicitòi^ 
wbi sopr^deliD RannuSiO, è €0n lui conr 
iigliarvi Itopfa ciò$ al qual« liii taccoiiéia;^^ 
dmstf. Slate sano. Agli 8. di Settembre lò^^ 

-Je*aio-.jr| :.rs:::: BettAi$i pàb^f* 

,0UHe' ;^ibM .<ft;. •' ^^ ^ .■'.•It' »•♦•• j^ 



oif*iif^ ilei» f ? s »' ♦Imt non oJ^^MJp isq foT 

Io ho avato i^tfevC^ drf/:. Rieèrkcfl^ \ A 
Unitoli df^ f} debito mio con la Religione, 
ma molto modeste, il qual mi scrìve, che 
io foglia dare ordiM di satisfare aldebito 
che io ho con la Religione* altramente che 
ssfvHttno per Car €|t«rilo;'^ei»t#tieprdbe vi 
Ira' detto Mondigi Mar tini ^^ Otì^lpoirb^oi^ 
e federò di assettar queJtéi cmeye»QoaAÌm 
ffimi 8ono\ che w rum b9')<nrmor<;nr)q>SF 

. ciò) di rendita, e qaest^wtnoilgli h^eiiigluarf 
datò M. Ftatfiinto con misi^ocora^il qi^aa 
lé^fu liliogliato e ferito, epcoàtaniaDoaftMt 
q^^i miandtirlo più di 3a« 'éahaù?<)é\30^9i!^y 

« pestai è l'entrata che ne b6wpihBp,r iy a iB t 
t^i^yederò a) tutu». Yolesae^^ov^failBtnU 
Réligipn nostra afesse avuto qudUÀ^oomiilfiia 
dii iti se qnesti anni ; aondi meas^^stioerìir 

, zkrte Monsig. Martini deiravviso y^xlBWfij} 
ha dato da mia parte , e raoccmèdhdatìrfiit 
a- sua S. Vi mandai T altro di umb oom 
pìeVia di lino da esser data a M^ddfe^ 
éWo Gritti , cognato di ^ M. Becoaé^iìf 
Vènier, non me ne avete rispostonedèa*]^ 
ctt(ta'^ lateiliene un motto. Il PodédlàB adn 
lAaóò^ra scritto , credo scrif^àiOggb, sé 
p^i^s^ che averò la lettera da maiidoitom 
tBim vostra. Quanto alla oìta>tiibl]OGàrfiì( 
ditegli' M. -Aibeirta Ban^ cibe-^io lacoonoam 
di^<{«^tài^coU4i & S^ ^anibnatte «peM|^ 



** àlLé 



Yoi per (piesto non ridere? I cieli girano 
COSI , e voi averete jdK^vere senza quello. 
Né id vi mancherò mai. State sano* Alli IO* 
db SeÉItnodia J% 5 Jdb Q*sK«l(xviiif^#3 o<f of 
eSnoigrb/I ci noo otm r^^^i^'JRemkUS paMVi 

sda 'jiaarnisiJl^ , infierii., v _ , ^; ,; . 

ir 9A)I(pféHer^ideU% Dfttrte di vostra mi^. 
d#oi)d|pB3irii|kogia quesUi^^ mattina, priiBaicIa^ 
ivuteujèeveiab Ektaque oca iipa:dirò altro^ 
^c]ionisbiaiDor»^ diQ nù riaouindaate qoflli^ 
\mù»mk ylghe(T«iidaviirv|il V^goOTa di No-t 
e(B!f% isbeierx) jaieV ma4fZQ^ da«fei|iin4arpra ;Roe> 
flDGqficofibadcrBqne jlVrele., e ftifi;^ie|^eav€^i 
iS^9<q'èesiiK$ie<lera:(|>iù toaljp di qSik«U#« 3Qri^/ 

Wlcfu,Micpieiki switiure^ chei9 vi maiMl^ 
d&fiHibdiU*eJiRoaia)?ivc{ttd saccbettQ isGy$ai|<l 
aaocmpcttidilte/j'Vorrei saper qoiGfllo^ .q^^ 
irf^ottèrMmonbraoeia 14* di ijti<|etto ber^l{> 
ttn<bsobiro « del ^ wìgKore e albertoai neri i^u 
tn^hilwriiThfixty)^ ifngsti albertoni ballerà cbfl 
èia» dflUi mezcantr scrivetemi ciò qke.craep. 
sl^sAfoet^i costertinno ^ che vi maii^dei?^ 
UlidsnavU o i<6>mpratemele» e mandateaMdfl 
^fiitcfMMriai^ere con ifcrivermi.Jl pce^ai^ 
oba smMn^'ie.docJiianderò. i^v CSola 4Ì«jpi#jPf 
«e /^gBatiiMrper v/ViUapova:^ >e >;dÌMach« 
melketluiMcdiBé cotii M»^ Agostina- per il «|tt^« 
liS-dK^OiidiDCt^iohei pensa... Mbb*^,, li ,atar 
qu a iiWìffiHfp (iino^(no>: $0^1*^01*41 gir* i|09if4 
M(lti|fe 3ÌfaBndàiiei%inaAzii ^iìoAuikfk^effb 
«MKQvmif aitai ùc^crkmokdr» ^.)M|iecÉ|e<»liib« 



per quel di. State- sano. Alli i9»vSètt8ioliL 
x5Sov fìf *Paiibya. 

Bemhus piUetm^ 






CXLIL 

Man^vigiiomi come n0ariaU>ifLto7at!afet 
allf 29. cho'mi scrivete^ *cidè jieri|{JciiiJe||b 
nr mia a roi ed al RaiiQiiaÌQ*i ai^ititt^iMfmi 

k cosa della Istòria. Tafttavia^OfcOAni^Ilièil 
Tabbìate avuta .a questa ora,:.'tJ?i(^d a^cAlte 
è 4 e quella letteca sia ita 4i<jaob)é(, «>0i^ 
te vedTujto'per k; ^spelta idiMtfnj^Gyik^pAft^ 
Rettori v'^eBo che io rispoaao sopra oH^ 
e però non replicherò altro. Arci voluto 
starmi in pace, ma' pdir.tehe la patria co^ 
Tuole^ o più tosto voi cosi avete volato, 
Mte^n^af/ Di qàrelli clib /^n& èrtflmsHT con 
ìk festa itaglifita^ non è da parlÌEifrT.i^a.J|da 
Wsi '^r poéa cosa si morono ^ssi^^ {il oUij 
rissimo M; Matteo Dandolo averò'isewQini 
t>bb)ì]gfo' grande non deiropeiia^ marlddA|t 
S6òÀà ' volontà ed afletto suo verèè BMgrce 
éA' itàfi Mag. M. Mattio pariaentiè^^ftlfil^aiK 
li^mi ràc^manderete aenxa finecl^imettéb 
I^'Gio. Marta Scudi dcigentv àà-jaM^A^p 
4% ' a Rùtila i '■ dàretegli al cavàllaron^ no^qsg 
ìeirte'j^li nitrii e smvete a MiT^Gai?l4( ^9^ 
til^K pt^màt ' cfae ' partiate:^ - b ^aei ih rca^a^^ntf 
'bon p^Mè dsflegli al Ranaiiffiifli^ olktolgliiidyii 
«isb;''lÀ:' bdbtfa^ pei lagìxmtilenti^ibbaaNMe^ 



IMliBft^aimMtOnBltHli JfJH. 

cXLiir. 



: > 



Sarei mootato oggi in barca per veni- 
féx«ri^òl^ M^^imfi cw io agpeUo M.5CoIa> 
cdfédBì^idì>iti| A^*4ee'1ernare da, YilUaoya( i 
im|i^#i|ìii«PeSsama%^ 'Vi sèri vero, e ver« 
ftkàokniLo DaNf' ifMÀa m AL^Beniédeito Tri^ 
Wk&a^ fiàlidblr^>t4(tl --- clat^siaiD ^ M. Paolg'^ 
cÀrip€« fBbdeiitJit^qaii Salutatemi yi BaoapsjiQf» 

noo tiimmok éticeuello » . cht^ ,areL^ dMi^ 
ll'fltf ^<^tiKdb^4]edia dcck : qju(^ ^ ,; $;het il> ìli 
flt&UlegMv ffifèì«mi veritè. xV^ej^|ei.## 
IW^99tadiovò FÌinaMi un libro roi^Of%^|«^ 
fUol^h^ch la^iblwik di M« Ber »aiir4od^i|i4giir 
%iii«K fole" obe^ io' abliia Ja Cronttea^tM 
I^MfAfffoetttii >MaE£iidartemÌ! uria é^ià^ f^^< 4# 
d^Uaosàièe iciiìe sapete :ohe^ ìq^ . p^ili^ «l (l>tt# 
cpbgitencke «da^^iiol è straccifi^t^'^e (^j^rl^L^lf 

^sP Déémoiioii^ si racconuads^pAi^ >^^^$^ 
ta^ iédr ijudre^se - loro il -$«10 f/mulfii i r iBitc^r^^ 
mfariii^éMiap «nEH^HÉa /agliai j.Att4t(P:cÌ^ il^)di 
^iMyiiisiiitemb;dBÌig0^xa , o&jfat^^' ei^^^i^* 
State sano. Rispondete a Mt Gola« Queste 



lettera cSbè ffÀidkYt g ;SenfaùFmloax^mM hii^ 
•ofa) iDiiirme ooo Ui leU«t4^ f ManiIMi afiin 
li^;-ileste a|^* Amb; di vFetfiwaCfpeÉ'rfinooìa^ 
«lìo, che li mandiMÈa, é^aaélia vtidttmeget 
che gli sapeste dire , chi succeda Podeslà^ 
di Verona a M. Luigi Foscari«' Non gli li- 
spoodeudo voi , vi bardile Tolte rescritto 9 
pregandovi che gli rispondiate delFuna co* 
8a,;èjldlFdkrt, de aqoo>a icpMiftt ÉÙntA ri-- 
spbsto «pAfok alcuna* Esi0*)lnfidclìfac^O7dia 
plà'^noh ^i scrivere* Mmì0^^(MÌ:ffa9Ì0mpomb 
tal d* uua s eoià e Tal tra^ i-in ^^prMigo:? DckegimiU 
r£ipopdJMiil€\ a tosto* AUIa^non vogliojriatt 
Pinerófa^ anzi si voglio àkte. Io ho Mailaq 
ina lettera di M. Marc'Antoaio Loagofigemc} 
la^i; «piale ei lii dà avviso ^di volersi ipilwì^ 
oaira in una nave: che tosto si die par|n|i 
par Gandia*.e mi pr^ per gli suot^^bDig 
nwìi esso ha ragione di domandarnielifi^ 
Ida ìq non lioora un berso. Ho ànopn^ 
da:^far 'slciuie aUre spese, onde convaaoosd 
tificHrar danari» eome posso. Votrei chasAHn 
c^e.ial buon RaimusiQ che io la paisggrìì 
a^jparjar a; M^ QAt^nn^k^j^ pvegaiio ebàvp 
mi presti fin a Soo. scudi sopra tanti. ar^. 



jaUJM Ipar ;meybq«iii*tto<ife<^ dlfc«eMldd^ 
bmU jAoBb afigéttti daifiiiMjiiM 4btsWU«i 
ebtf.Altrameqte né io TOgUl)iu^biliiiÌl^^ 
fipa^^BdUAcqiAsto pensiero andasse feiUko»' 
pensate voi qualche Tia da trovarli cou lì 
miei argenti, comd^a{/;^tr&. E rispondete , 
a. Tpstro. cognato che io Tederò al tuttodì 
tBOiaiiIndirili ìBi'CflSKita>iJ&tiGtili- poi^ <^ 
wìttA hisDgneràs'idw elgU asfMti ch%E> meae^f 
0Ìik dfdkcripie'^eiilrate. E confortatelo idai 
j^iaopartoyr|l)alflam! del tutto: ris^sta^^ Agli| 
]9&dm4»hbvy b93i« Di Paddfva.; ^ s e ^^^ 

-il «ìg OoJ^L \?Mi::= : : ,,.»; . ■•■-•.■•. .;jì 

^11 fitau Mbm^bì tevipo ohe qméUllCSapisa^^ 
tiiiiofii^riiétUBnkcmiiort ai risolTant ro >é|^ 
dafii^eiqfaMi^lliogDiiBJir€oUegio deUi Spioói^, 
UiqiiidiMto^pnMneiMomì; Ho indugialo^ tiitti}^ 
i^Mrmiigp^ osessmià cosa redo fa#ii/ pet^'c 
IMirinM atleolovt^ Signorie ora da mia partfiui{ 
pmfjpLO^Iml^ì^ iHmtme a 6ne^ e a ndo «un 
t§niH^rpii»ifi«^ pendente di questo dìsHUiric^I 
tfhi^^io non «edo ohe M; Agostiip Attsp 
|^dbilbr;caa ^ -pe?^ matidar il suo ^^U^fiiél a^ 
stjaìi&ra it^piel^Cdlle^o, ehecoM gtÀ ^mp òì$m.à 
E^?<p»TÀ Je q«d« Signori Fròctfftfiori ^"^ 
esB^BMwro df^moo aver loco , &te^i pro«^ 
inéttetd^ili:pffnio hiogo ohe YaclbeHli^^^é^f 
£nagéa^ a^itriì dìvs' iotend#i^ ehe Wehérft»'^ 
qiBÌllb loéetìg4»% siati»' pt^iMM a ^a^eiinC ^^d.^ 

. -TLS finiU iK'i(]o;i:' vh'.iO>#. .oo"^ j» ìììì.' xi^ft?!;) :X)tI 



é» > ]M#l9^ ttlle i 4o r t>£^i p peròaofaé t6r|^ 
tànaìtik^ fcki^ vfcf JKcofcl difea3qa^o g|i 4Ì « r i ssuA 
ijrUio>iiiriVrwuràtbrbciieiAft. t^l^ttcf» 
hsilìiiaàilfito nI'TSQo jfi^aaéo$iQdnf ^AA fi 
Ibft^détta iI<ihrioridel Oelfegiè^iilie^glt bb^ 
Mtie^k fStitwef ^ lioh maadaiido MidAgtì9li|i 
flbpQUx> V ^Iper* ^usa; dsUani miof ap<ipMlita« 
sRim . fetta m^l{dei 'Sigila OlumTcUe ^clav 
YÌMinio M.^Àdtòiik» Moeenicdfiimifintéii pnot 
aftesM fer vai^p' ejiia uà ieoo oérifaxilfiifldi 
giunta a Ven^A, ed^ora^^s<llio)p2Maj^tflfD3 
nitsh Di ;gra£Ìa caY<(teAii).<li'lquesUfó'^fata 
Tinto; e subito ricevuta qiiésta^/cfate óaMhf 
officio vedendo di aver la promessapIxISI 

{irimo loco. Colui a chi si de* dar questo 
oco è Napolitano proprio di quelli a chi 
il constìtutor del Collegio vuole che i luo-* 
gbi mmo'^ati: aspettoi>da' vurnospoifa so>- 
fflH'^ questa buona e dìlìgenfteQiStaiie «nnK 
JttlK'J^r. di Fobbrajo i53^f^nBi Padcnraaiadb 

■-*■.■'' ' » " ■ * ■ :■*•■■■■-« '"i' '.'. •■♦ -i.' <l3 ^.^ 

- Son mollo contento év piglistr iaoJtftt 
ti^rs^ di eambio, cbe io. «iDcatFÒu. poeto 
dbinuO, f^erò parlate con M^ CaleeraDOi(g9 
Tcdéte di t)rdinar q^rello che si ba db ffavi^ 
€r «é'pottte far ^oi ^nza me , pf^liaortó^ia 
letifera 4n nome vostfo , • fiitelo^» A €juHl>t«Hfc 
pò la pagber^ò al' tutio; -se altra^ biac^aà 
lateflÉi tntendei% Ora' ébe la^pruna seiliibatia 
di^qikaresiiiiaisa^à^'v^imitk; vì^^priego ar fate» 
gar il cortese e valoroso M. Jàcomo Bdafi» 



DBift] rum qt Mino* (89 

e 'rMÌiaE;€^i inaila la ftneu. Qimnlofdiilft 
tpÌÈtqìà^ àhcbé: cfat m vhit !i>idbÌ6iltòili 
ine, fcke ìfi)soiy>Éiiolb> contento t}i f mandaci 
ytrìé ètj^^Udc^'diaté 4 donando io riajrer^ 
^ftìS^AciM essili hanno del Tcsooto, e>d| 
wmf}'ifBSfot9pm tnàiìst loro^ DuMpie ^uaiidii 
▼filo nte 4éanBnildÌèrete 1/' averele ; le mie , :mk 
nmi| aknamentei i Mi^/fpiaoe' che Tli imtn 
iialff(i>'8^iaféo meglio. AUendeiea 8latr«ai»ise 
Bapr^ga4»(|l "Rannuc^iò a iolkc^tar la traò« 
ntif^sM0n\ |dei I libri iSioeni , la qud faitt 
ìrfitò a^vbv.iAUr ai. Febbràjo^i53i:i Di 

irlo i5 i(l\«U)> '?) ^JXLVIIL 

-o8 £TSL'(|aàfi<lir/ scadi ; ^oo«> da tnaiidiirè-| 
Rnma ^jietr'JoB ]pri;i^f cavailaro , e se ^^nten^ 
destestme^^^ dimiiiioo per qoestb eftextiitto 
del Papa fosse sospetto, mandatene per lo 
primo solamente kSò.^ è per Taltro seguen* 
te gli altri i5o. e tuttavia scrivete voi una 
Ifetterb ttiilre rtgbe a M. Carlo d». .Fano , 
dioquaiitt ^cmdi gli mandale , e. quanta 
•glioaredila dare aV t^aviarllaro diptorlo^ 1^ 
^ofcdolb C€lni>qae$to mazzo. Itrvferiéjte JLt!$h• 
9falhlro ì^s! casardeirAmbasciator ;adJn}€n»^ 
dsri di fl^. X^arlov e faccia che U^ Sig» AmJ^'^ 
ba^ciatìorr mandi per lui. ]Nui^i;!^r^rete€a 
iciiidiiiai caivallaro con qnakbie /testijMoittO 
ODDI uoiy^npoi chittd^ejjiQì^bcdtbtoTJi sad' 



/ 




amore e 




ongi, e mandata ove andaf^pgggt,] 

«8SO in tutte le mie cose , Famof 

lai porta. Vi maudj^}j|jgr|yttere oon legate 

in mazz<); fatelo poi voi , legandole bene 

If^ ■ Gualteruzzi d^ Vft^ '^P^J%émA 
ni^zieria. In ^prna,yÌ^ .»« As^W- i! 
m,, con , gli ^q^^,^ §|ate K*?»ft?^gaAMfe fcS„ « 
5fttembre j53o, Di fadov^^^gk \q^ h ^ 

•^t :' , •;■»:;- c'I.'i» :it0 .ìlasfiiB 

y. ll.RanniMio, mfcsonx^aifft^j^ gnfì^ 

uni» ipratica mìeme wn ,,j»afe dijw«ttlètijfe 

Cft« jn»!M?epdo coao8cei;i^-,ra^^ft5>j,dj|ìp jjjjif^ 

C${^ri. Vi pr€^ poi r^e nj^t^^oaf^, 

f^ilatjq., scriv^Mia^i che qw, ch^ ..^ìf ^j^, 

]^9lt^t§ mandiu:- a Rctma tuttUJi^.%iPr, 
^l Ipt, primo, «he non ii|tei«^iatei d^ 
i^v 4eyà jvia ,. naandateli. ,,»|, , .Pefftgi . ^ 
iel^Pf^,;el>be, due bptt^ da i|ie'-fpJji|.))o 

* k4'« 4i «naodarle, e mfti-.PP^JIf (^ffijyfS 
., : -io .:P«, ho, bisogny,, m^t^l^ i^Sfirèi »¥ft 
w»?fP dft Padova , e, pcQii«?Ua,4^ VS^fm 
^i:^L,diel yqole che io„Ip pagh^« ,^ti|!|!& 
\,!9/nor 4i Dio finisca qùef^,, A^g^qi "■•-' 

al, Ranijuuio c>e,ia ^a, •e«m'aiiM»l?tt06- 

ricapito. Petb4>e¥V '^tóiJ^hfe f,|siffit^j^|j^ 





su^ afoboBo»! ,'•)<<• « i.f '.V •: • .! iij u( 

«ftia^'ffiFS^ofiA ftféntfzi pei*' larmi' t^t<£< 
é^a^?^!ÌèmAéiò da X),'wbbio mfedicS- 

"Mi -^Iò^B: Va ^dtt> Cbraevale marìtaU' 
uni 8Ùipfigì?fldla«'^(^ ha bnògòò di HaTiér^ 
re li suoi danarh'fb'^'iìii pbDètti qué$ti''9^^ 
znl^dbei^à^^Mr Fenier Beltrame sopra tobd 
argenti. Esso m'ha risposto che me n*' 
s6W& i/Sm^eirrÓDèé mafttl<> Bietto con 
[If^Ateahl?^ détìò'iiii riporti B Irtceiiti*^ 
.1^. Wtftf^'lion fate parbii edt'Rir^^ 
d^o.'W^féiité v' jiè àèco^^òn ititri. CTàTilìt^ 
itéoS^^aà'^^ma l'argétìó di ▼fd«k^ 
''^o. fefecf^eito é chia^ dWgetttè ^8 
Wifà' e.'*d^kdlit: o 7. la quiil '^ÒiUò Sói 
. 9mk%o8Ì'dì M. Jeronimo. Bi^" ave- 
^aàiiaH dà Comprarla. Ho t^itHit^'^^ 
WèiRi ^è «bufici legne , e vìbO."^ 'Subito 
éSé' ìómetiàtì^ che i libri ' sbno ' in 8. 
Slà'fi^. aiéettaJCi per mano del Bnòìi 'Rinfl 
ifS^iò*, '^ék'^ a vói seù^a dittìoi^. Sollé^ 
Me* iP"Rannfk«i^ "« ààré ttipédi^n^H^à 
Sft^'dV tìii&bidi éhe io iiob dVèrò'<utt' 
mkma^^àii^'gpétidéri^; sé' ncÙ '^li "ftttiéèk^ 




]à^N$tetrittf', itf >Éia«dai'«t'tfè»l()auA[3 Clàite^ 
nUMifée' tnBÒgda^fkteflAéneu&a^inrpiaklKaèeii^ 
c4é'*^U / Yo^tìfi'^tiatt 'batie. itStaèe ìmimLì Allf) 
3Ì&;^Febbrajo'l&3i. Di^ PiadoTOJ^ov ;irin ?:? 
^ VI prego che vediate dt*'pigiisnr> téHÌpd 
di esser martedì agli 'AudiCttDÌ rOòof .|fjiia« 
db^o Bonfio, aeciò la causa aiitmaanefad 
ir favor vostro , se im - 'aàiatetaiassatédlé 
aitre òose per qudla iiiatUi)% o piait>|Dpikmid 
de^'biaogoerà* ' -uù/j ^u m ilbwp 

^3 ■■ ; .CL;-2? '.':•> .'ìl»\ i>'ioiiiiI> 

3J/. >CIirea ta lite |dei Cardinale ;i£oAiaaroB; 
00» cpràtedtOy poi che atta tfiigu^ìx vdole^^d 
B^Uer ib voi, anche io^ ' is&e ; nel Cacciata 
tutto quel che vi par ch^ heaexficbi^^iibe 
to^ agii im^reati io ne 1^ pa^^t^oodaq 
ealt^ quaratita^^^ noA aaperaot^/i^fdqp^iÉ^ 
£9606^ affittata ia Badia. Ora che ao/ ohe3«Ua( 
èuaffittàla ducati mille e^ ceotoì cUgiihisri^ 
a^.^ila fosse affittala mille e dacento^dUbiD 
Cardinal paga per ogni impresto sarianb lad 
sesta parte di loro, e io doverm |Miga^ip6|) 
VaLvxeàà parte la sesta parte dellL centoi se^aia« 
tacinque che ho di peosiooe.^ Dièó medito» 
setlantaoinque per far li duoatidiiltnià sìor 
e soldi' otto a lire sei e soldi quhtlro^uUb 
quai sesta parte è manco di dùcati -t^etta^ 
A^clnque debbo esser rifattOLudi l;i;li»ca^f 
dieci >ch4 ho ^gato di più'jallo pvioio^aKit 
presto. Se M, Marc*Aatonio diceaseuòhtf dXI 
quello impresto io rimasi contento ^ e n«t 



dUéLclMias) sÉai^i 4ft^<^rii^ i ÌQi¥l«^^f,ìl;|>^à:j 
che non vorpòottirfbe^izo miiiiisord^ /iairti:: 
(liflaartò <lF!C^^eid« ^ vedremmo chi ae 

cUbitfBae5ÌeE)iiù£ttlta^ B\ei vi dki^^e iph^; \ 

quejli mille cento e cinquanta duojiùifoa^^ 
srcl4i^t!^ei:iie0za ripesa alcuna, e venite senza 
dimora alla cónclusion, peruccLè sei ve 
tirarà in luogo , io farò nascer la Senten- 
s^-BBjfiroiiàac^lKefibnoii voglio st%r si^ queste 
l^à^eiolcy iian;&là) veduto ancora M^^Jacomo^ 
Blaiim^ B>fhot^&jtt9 ocercar.v per tuite tornir 
8€dki;Qiè»rp(B«»dbapèr dove M. AntopioCiit 
pBtlooettoggr^fif ufiiando egli.- debba > ^(Ben 
i|iMÌ^ii^r«i»ì venkte'TVQi d' io tendejpk) r ^ ' datelo 
Bptf n e3iày^^;^ oiyiapda tiémi qtielle iSilritteré 
^^bcrdhyipldb Giacomo Bonfia A M. Angiolo^ 
ìltsMd^iStannéròt dStimam^ beoebò 6SSQ.-òg£ 
mi dtBBfscvittd-^per jessér mulata la^ baoca^ id 
qp^llifi^Of rastantì. della scuola^ la^ co^a ii9i€ 
8MK i |Bno Icoigajta- tw poco* -State :$ano«i Ùiretai 
«DlifekDGaièàrano che io priego sua Sigf Mobdt 
me fìroUìab ainer ^ veaticinque* a Creata alara^ 
diloxziiidelia ^o^rte che S. Sig« feceiàveei 
asMomisigKoBéldiij^ che lo. mandeno a lori^ 
rcfipoelgiiilHiaiidfirò ìi tianari; èdf a auarS%/\. 
Baib rocBÓfqaodatei ^ AHi J9< .ti* ApHle : :4 i^h 

Db PddoW^oif) o'ri^xy-'fO: ri-V: Al :-'- .CJt' /vq 
fri & , OJfie>lU0Cr x^hfM'ì oi O^tifli^CDl OliùDV 



144 LKTrtRE TkniaetslkMl 

£^.:r fio aTiiMfiilk8t¥omiiqBttaUient# della 









s5;T3b^.ro:> il: oooq lai; ilgifi) 

-'. .?^. t>.'.-c»-:- ••*:>?>■' ...i-'/ ::i,;.*fe « aix.* rX noisibsqa 

$éordato di iegi^Wri ^# >M> '<ì^oi<^i|Hiiriirr 
MlEiltipfero tu* aveva offeitt^ > |9léi<>' «K>iiìtìié^ 
GftndlfiMkr di pt^arò 4aa ^Sfg«^.4là ittM|»ri|i 
seeofido iinpl^sto^ con quOMo thiscAaf^itéM 

Cirlassi più dMmpresti, ma jpagani'^aèH^^riM 
'"ìpàrte mia. Sì che se sua Sig. vuol ohe io 
noa faccia lite eoa leij, attendami que4to 
che 1 Malipiero a suo 'nome mi ha prò* 
messo insieme con disffannarmi di qael 
|^-dhleh(y pègaso per » prime iniptéatOy 
altramenie io Tofilio veder fa^MQtabtéptr 
ve^ li dócati di camera ìienza^ 'iwdìlMI 

' ntfbezfco." • :- "'^ ognoV 

' ■' Mandatemi Y icenzo cbn^ la -^ goadblir^ 
Ltì^fttsma lunedi alle 20. ore v ^^ ^ ièt lK t 
avanti, che Innedi venirò a vdi, pemetHÌI( 
venire a cavallo. Vi ricordo le SMpltrim^ 
delle liti, benché stimo che o^gi ie^ a^ i fa ll e a 
mari late. State sano. Alli ^. di ^^AHHlip 

' xo3i. Di Pàdova. : ^ od'l ci 

'■ ^■^. . ■■ -• ■ ' • ■: ■ .:..:^\;^^/v Jj o)i;VS 

-'■''' CUI. ^'*^^ doi^mob Oli 

■ •■• '-■ ^ % ■ ■ " • ' ■ • 'oi^ c:::^'ò 52101. ais 

U. Itòj(>erfò 'Sàtiseverfàb>''ireft4ii|im ééh 
còti tina ' n^ t^ra, ^Me ^'iei^b il iftfiNpì 

-^1^ :ì^:ì .\o.^ o4£^^a 



UuiMU&k l&mtTàoosiamsidtaa^^ fmm 
iigfttaicanìmrtft dargliela di vostra ìnano » 
e fargli un poco di conscienza ad aver 
tenuto tanti mesi inldiSIIo una sì picciola 
ipedizion da me a sua ]VL tante volte rac- 
enwftariiiìrì liete aliriii9tiliek»-i«tM(i»^ VDstro 
aMBaiff^KHoèl^ .Mte« dba ì à«!^^^ 
filf§IÌ0fai€faài^TQmv<l9« , ;;<^d.aaterpQ«€||t^ 
Hi fMftoa atttq^ iq»aqt^.vPÌ|i cal^MoieMK ? 
MtelexifStal^ €mnoi) 4tfit 5. Mapw J^Sii^i^ 

*»mq fid icr? •^oinH^UlI. . .*. .;»vf^^ • ^., 

idOp ib ifm«£i.j[jr*ì5>;-f^* '••'•^ - tt^f'**^'w r>vvi?,tfi^ 

i#r)^sJ0j£ieki%t&>?4<lUa Jtbii^ÌA ohe ^ii,^^ 

Tengo dal Mag. M. Antonio Moc<»:tlg<V»0 
àpvglclto(Wd»|a?Y Js M^a f ' e o^U(^ .gentile 
MJAiwin» J^^^t^cci^ mi. À^ più .caco if>l^ej 
léboiiOftf^^be^^ ipeuò a sua M* i^so m;ri^|. 
Hilaf)«ISfi nfia^l^pQa lettera a ^uosuoGeiìQiii9^ 
eofMAob fiit f wl«Àe frutto. Mi l^a qff^ìftqb 
^plèlH ide^lbri é^l 1| isjvoi eoa mol ta cprt^vi^ 
io Tbo ringraziato e non gli ho,,7olu^Ì^T 
YfAmt^^dife^Cutto farà la sua lettera* Ho 
avuto il mazzo da Roma. Monsig. di Saler- 
no domane sarà li, jRji^JSig. starà a Yene- 
zia forse otto giorni. Mi farete piacer gran- 
diosi ^iétidsf uirf§^;^M^Ba«Wi?^«« ej* ro- 

%hMì Ift dWi»$t«^ J»9<>iBiM l^%&^H&& 
gno jS3i* Di Padova. Bembus paier^ 

Bembo Fbl. IX. io 



/Datele c|[tiesla dt;iiiaiir^otiri|r'.l|i»!S£oM>fi; 
di :Salemo niitandcylo -a sémej'^fimr:;^ e! sm 
esso fosse fArtirò^ cber non cit^^nt^aifeflt 
tela all' Ambaedutor.. idei Ztec^i^nirlmoi^ 
Ti ricordala pcosicui di'6aa^;Salva5iiof^ imfor 
datemi le polisu « 'della tMaa^^ù^a^ triteetiA 
asa^^'che pagaste fer me ^-pìfllitAe: joerloibitoT 
meato dal Notare del Catfipswel«^f9ii^2iimd 
non dirò altiK). Sai otate / Marcella :e <4Mtlh 
sano. Alli 21. di Giugno iS3r«i'f^i;Fa;^lfiWig 
Ho avuto post acritta ^tio^dri <{y^\\Jléa 
M; di Salenko q^i » ed , bp? toU^ f^nioitv 
questa leilera la sua. r :\ i.*io oo-ot^aioQ 
• Hi. ' -Bem^ f^tl^m 

le a Gio. AotoDio. - c{^, ipdi <3p^:({:kiq 
4r :T«ntc4i di quelli mezzani di l^v^f^^fi 

Suattro piocioli che psano^Je dopof^^ p^ 
iv^uelli di Levante schìettii, J3[oo«^^ 
mairaató a Ji/l. Angiolo Gdbri^>sfi^ll|tiaif9f) 
le'CQse. d^I quondam Jerp^M^o Adi\gÌQne.}|Ai 
fratello' che tu del nO)$tro.J!lA. Ago^i%{^]|j^i 

b»/àhiarko agli Avvogadoi!Ìjrfj*^<;W«^^ 
partile « 4ellc quali e^,; irebw?»oélÌ9»»«%^; 
t^kiiè ohjuiritQle' tutte, nìi^ntte dlrjpaj^n^^^.' 
teól^oiiò ÌA*^olestia ,6: s<Kspesw>it[|^^é .J^f^fiV 
solvono t non avendo niente contra^^iff^ 
Il'idn^èttf^lfiaik^ che ogni di gli bisogna dar 



'-- .J:" 



'■' -A 



dao dacati agli Avvocali. Dissi ogni di, 
cioè ogni volta che.^T!3Lvvogadori dicono 
di volerlo udire , la quale spesa e fastidio 
iiowQS/Jeggitt^^Iir^iMiittè itiB\oiiMkifhdo' 
B«^ in co^en^a^^^iare v^'cbe ilraogmi^ 4tékì«rL 
tafto^QSÌr^'^erso «i> pdlbrom>d hdrì: TèsaosVi^ 
m^mB^ii Illudetele i ^ kia ovértOL^s; buòni .&: 
VQVì^ estè^" 4)i^ i- e pia tosto ktadailt è^ 
fifMiirK y ctae^itCKiitarlh E questo {aria ipàr: 
iW^là^'Se^erllà^^so^i^trisfii pìÙAdegna dr 
cMttÀcJbiQBÌOfcieì >Poi <;be>Favei: ìo:racao< 
bM Atlalb M* ^'A|[osttn ^ a M. ^Awigioify nono 
giM^V iiitetie voi una' pwota a: M* ^tefa*it ■ 
lli^é^^M[« lièi^^e vedete ohe essi Jo dsol- 
vràa^^ '<>tie eie ne farete mngolai^ - |naeèrel/ 
Domenico dal Corti vo Iriita e ]»b«ido^itto^ 
Hii^%# itolìitci minar gli eredi di Jeronl* , 
ma Angiolello con farli far la lite di da' 
cali mille , la qual M. - Agostin vinse il 
la Quarantia , quando io era li » come ^** 
pkiP/^ ^ pdfi condàtfnàto-ia lé Èp^^4ì^ 
i»a lR#tl« dùcati 2a. ^h*et die dar a MUi(I|SK>*'^ 
éHm Bé^'ist(^ i^gar qu€^i déiìióri | ^'4»p 
nAgkàto M|neste '^kte cùde; e fatto ^é»!^^^' 
d«F*stìtì«ti^dtii5llt^VeWi*'<>he ^^M^^^ ì^tójdstwn 
BlèU^lf'^|)fù^ tì8*tì«ér, ir elie ìpSù d^^^ 



fefÌiP^^ka^**Jtttéèrf^ i* 4ibir«^^ «*l 

tef-faiftb.^AlliqÈS^J^dì Oiugto*t^S3/i* Di^'Yi^ùi 

:Cf^^, BiJflO') 5)oofiT ohn >/n nofi , OtlU^io'*^ 



SJ^ LBTtERE FÀinCLUM 

CLVI< 

■ •• f.CCtr s'^'S '^nV: 

' flo satfs&tto al de$id(|ìriay£e^^^ 
Yèdéidò di * farne piaocr». Vi $^ì^p %'^^ 
cima, atcìò la diate al elarifsiiOQ M* ^^: 
domo Coriùrara , al qital direte «^cbe i^^: 
iSo Tait^o di a Villanova , ed^. ^^ti^^^tqL 
Visitare il GisìeUati, neUe -; maa ^det,iqiiué 
ii^' Wd i nn 'bellirómD ^ fornimeiUo . ija^f^ipli 
bh- ei fa a MoDsìg. Rever«iìdìssimct4^^ 
fità, ehe sfimo che M Papa ^r^j^aato^j^J^j^^ 
pénr^ no0 ne aveva uncoà. bdlo^jB^p('^ 
diede qaella letlera , Tendete, gipfi^ia^ sua 
SigQòì*{a delli^jdoraii loa^ ch\ei J9JU ba^^^ 
Quanta' difTerenxa è - da ^lui ^ a^qu^^^^^ 
ibitto; che non TOglio- dir ; altra: ^ o^^ 
^ònf niiò'^ Ziàne ■^'- del .qual taolta. yji / cf| 
^Vate. 'Dtrele a aua Signori^ <)Ìb^-|o1^fi$^j^ 

ta^ qui con infinito d6sidei;»K>. ^ e ijU^^JiV 

Eraidi^mente che il mio desiderio noi^Ì(]b- 
ià 'sortito 'il fin suo. racconHindaWcGgi 4 
''mia Mag. , rcd attendete, a alar aanQ,^^I>|<9^ 

-tt(m}i if^nuto meco ^ perchè siiia mi4f\9^^ 
^ %k*a u^ipùiDO malata , veairà qui djatioii^n^^ 

o Taltro. Scrivetemi , che avete iaÙo^eM^ 
*'4egQe, che vi dovea portar^; il General ce. 

B^ avete dato quelli z6. «^udi ial.Gfpstì* 
^tóani^ Torno oggi da ViUai»pva-\AUi 3.;4i 
''Luglio i53i* Di Padova, ., 



CÀf^a- 



DI M. t'IBTAO fi£;RIfiO, X^^ 

CLVII. ^ 






r ^ Nqp ,dirò mai più che siate negligea^ 
tó^"'§^)^jl^ ora 

netiijcA^'i^^^ credo jsar^ «^%- 

so quel 8Bfr'^bfel)^nà^a(ri cassan Averò <;jajrQ 
à€lf6% 1i^»tf^]l^^i tfil^n di queUisoriv^) 
èPef ^Od§(^dHS«i(feÀ5 cbe reili appresso 41 mci^ 
™ììrf^fio «S«6^ >di d«€i dozàioe di toir^ 
^liiiSlif Uà 4^Vdfe^dfr ' iism^U ogni 4ì 49m^ 
"^^xA^ìRIPi^^^mfii^ ìaae <igK. compraste ^.f^ 

ii° dtfàftri^^^qWfe^a ?^0«a v ch« s^n sez^ 
«IM^MaVri^ili^pe^ : lVIomfgQ(jr,lB0l443 

-«rf™* .«I^^i*! 'tóbr*vi§iro non mn fiiftijje- 
^!m^,pil^ (fée^ iiit^ito>uiiaffii)$a4a^i»9r/Pl^ò 

^S^m^ ^etìàjféHk' ^^i darae (|ael ófc^U^^fil 
qaal^fci^tnStfetiftiàud^rete, pr^g^^ 
V^dj^^tìà i^òn Cardar più ^ 4^i(^i. 
H8ft^cPJVèpià^à« noTn fosse [efe^ ml^i^^^^a 
MKfé^É^d^ ^èlto cbe è tra sua ^l^m^(@«l[>'- 
jà^è^tfcil, *teo^ditf6tior, e dr oa00r?apaiat.^e 

. . 1W^ ili vRMitì^sio , ^ che . mi pia^^ Ja 

'«a'V ^è'^irf '^^éf^^céa anderà : iootn^tv «a 
ehe io temo molte cé^sei Vteg/afjl^p <:4^ukÉa 
^^^ ^"^^i^hauo con questi caldi , i quali 
tfti turbano più che noti furiano » pensan* 






3'J 



^^^4<miia' Leiià^'Rexialda^:^cbe iiia ic(iiè9tAqit6itF 
^ tkìà itt^Milo il piatto ^ è non. ìm^Noìvào^i^ 
^^eùié àicenàùtìii «»ère<43rijil<)tenìf»i]éei 
'HfeirilÀefiti 9' é^'^he^ on db^>^impor%A oliato 
'^•'^€neliì?i'ducati'S5;i:p«r iJe^legì» ^^le 

(Mièli' il GeB«rals*fi ù»k tiéniir; qugelaf:^!- 
^! étàbìia i come^ esso^ mi' disitt ^eslT ÀAra 
T'^4a!tettibèi'>>e date il resto a Gioraoi ÀeiIoiiìo. 
^^'EB^i la 'l0tl«ra del ^g/'Lni^ da vQooMga 

in risposta di quella che gli serbbì&^r 
'^''M^ BeriiiBrrdìn Borgondio » e volea mandar^ 

ì^ela» ma per mia sorte si è smarrita, ,nè 

la posso trovar al 'móndo. La summa è, 

. eh* ei non mancherà di giustizia a M. Ber- 

^'i^MinO, del quale soa Signoria:: £ duole 

*^alq^énto.vDiti^ii 9 che egk imp«tt7^Ia:i>mia 

^^'itiffliigènzià:, e salutatelo a^nome mkw;aPi*- 

^'^^l^ mi £s! Marco: iAn- 

" ^'tohio Longo a san Marco » e dateloia Grìo- 

'^^ii: Antonino. Vi ricordo la polÌ2a:a della 

:^ìpÉf22lb tansa pagatii. Non mi ^poteva aoriver 

> ^tòsà jpiù cara , che avvisarmi v ctheU cLria* 

, sitho M. Piero Zen sia guarito. Hacooma»- 

P'^derètémi a^ sua ^ Signoria* t^o^oJ^wAtou e -^ 



^imbt^tkfk ^£wrd'fa{feiidèrqe41j(rrJMajp^ , 
-^ t0t3aoar coancfaearKdi bnm iiuaarj^fli^Qloi^a 

fsL che mai , non posso eoa onor iQJ^fipc 
scrivergli , né acnarlo , quanto esso sa che 
io ramava » ne stimarlo ed onorarlo air a- 
sato. Dappoi che io in Venezia gli parlai « 
:'1k> inteso cose^ ohe mi sono ^andementa 
^ dispsa^Qbte. 'Di qaeslo nesscino ne Im* og^tpa, 

- *ie ii^MT esso,: e T offesa > va . pp^rimenifi^» a 
i^iiidlfi* > Io gli predissi tuMo <|ueUo: : JoJbe 
i^già^ gli: intervenne » molto amoreiFolmento» 
' SQ ^feS^Wnol confessare il- vepQ. Oraji^a 

-^^li Voglio predir cosa alcnaa» che nou.v^r* 

- "ràliatgli maf d^ocehia^ maeglì cerUjiimte 
-v'mohuk savk)^ 'nè> prudente ^ rnèr>baQno aini- 
^g«»;oState sJEmo* AUi 6. di Lu^o i53x».^'Dl 
^d<Ptféova«t .:-:• -:-■: ' !•. /^^'^.-'^ ^r 

ir ' • 

•='1* .*J' ■ ., '/ • ;* -.^-•. ..w .. 

J .*■•••»•-*.* «^ j ■ . . y . ■ 

c .: Sommi scordalo di scrivervi , «<4Wh io 

^i SOS. veggo fine alcuno delU cosa daljUjRro* 

i^uratorrve Yoi vi sete rimesso dal f^iHj^i'* 

c^ieia^peruna parola» che vi disse. |)L3f^■^• 

o?R pregio e yì, stringo e gravo, che ^|l^a« 

4é- il giudicio', e che ne fa^ictt^ ^^^^ 
e sentenza^ iche quando la senten;^ ^%^qf^^* 
'fta,v {aeciano i Procuratori qq^)iu^he^,^b* 
:ihQtka^£0. jotì» /facciano », io sarò ^^ff^. di 

noa^dofser pagare a qualche r> t^^fft^'b'^ 
<immrnedm^^c&^^.i?fmré^^ S 4i -gjicsto vi 






jgm mia ppssibile iu^pz«, t^^ti^ 
'1 Badoer venga qiiv.^;cftia,4Ìrtii^|»i 
. Però che subito cbe ewo. i(i«r^9X. «*■ 
far la lite dei mici ^iaolini,.S^:f^9«li 
hi cosa delli Procuratori nQii.,s»r4^^jpj|r 
'4i>tB, essi non la espei^rA^^^o piàjir^q^ 
iene aT^rQ Ates«er, Loretut^^ùcoa^ f$W*l 
dubbio alcnnbp^ , . ,:',.u^,-- _ , -ròsta ifl 

;' Tedete )a . causa, cbe iftC moy^^^a.jgjM' 
sto. Se mi atuaie, ,pbe cceijio _ faL,j^Tfì^%f^ 
■fille quantp Ti scrivo,,,e.flPBi.eijaJ(da^jftÌ 
9 quello, cbe vi 4i(«t o non;dÌ9e4i^ i^fr 
'lo> mft, venite alla sentenza. Se Q^^^lMr 
tpDÌo fosse parlilo ptp^ qui 've4^F.etf}>j*q| 
niedesiiDO di andare -.« ca»a dell' Àf|abas|gifte 
tor d'Urbino , che sta a san Gio;an|^ 
Paulo in barbarla , e darete q«LCsi% ,i^m^ 
al suo Secretano » però che elione «p^MO 
ad Urbino; e se'j suo Secretarlo -ugn; 4*09^ 
se in casa , fatela dare a sua moglie d4, 
mia parte. Se Gio. Antonio vi sar&, direte 
a luì , che '1 faccia. In questa Ietterai H 
è uno scudo, che mi 'dimenticai porlo in 
un'altra che diedi a Gio. Anlonio da por- 
targli, che ta ad Urbino , ec. State sano. 
AUi 7. di Luglio i53i. Dì Padova. 

Bembm Jtater, 



Vi rimando r elegia àìM. Beraajcl^j- 
NaTajer, chi.Jeri fu dimenticata ;~j;)}e^'^ 
darete, a sua ^a|[n.. racqoi^andandqfiMi > 



ìf^B^m» ««ftfre lettere' du Roma Si 7. ' 
-•48*lltfJ,Kèa-'i**Dmi ne ho avute uè ora, 
<* »(ffll^>nfiillP*ff, dnbito che mi siciio siale 
*WÌ**fcérfev-fe''*&Ile al cavallaro ila (jualtjllfe 
^I^Ka'^piHtHH lì in Veoezlfi . che da|ìpoi 
^'-Hfcrt^Md?" Carlo niente h.> inai uv«tò'. 
Ì>èM( ^Hii>'»)iftento domandar a M. Polo 
Bragadio , cognato dell' Ambnsciator, se io. 
^m&o^sòi^^ -in^nta lettera aTcUoa' mia. <^ 
élàétf **orrèi , 'che 'parlaste "voi stesso al ààf 
itifiàih't^ifiiii^vfltìitoaoienik e veqntò dà Ro- 
4UtÉ> ^^^^tra- fé Kberatcmi da iju«s^ 
•féiisièìeì Sèvijfiém anco sé 't Rabotìsio 
I^Atk^SV^ '^ "f^aàa. Santi il tempo ài 
■*^'i^it(lssi>'ila'~pension di San SafValori 
ei'^ance gW^. dì 'che prese M. Jacoin# 
Ctt^tìttm^''3tìfiD ''passati. Questo dico per; 
rtrt*»*tì bret>gnetft dare fra sei ovver. ot': 
tèO^ÌT^aHa'^pitì hinga ducali 200. a IV^ft" 
fltj^St'eMarlttif' per coaló della Religio- 
tìè^Sfeie saub: AIIP j8. luglio i53i. Di 
Yid&ik: \ l 

.1. -:io-j .. :;- ' Bemhus _pàa2r, 

^fltó .-,;;,;(, -.> .CLXI. , ;,' ,■.'* 

-' -i4ft fdlÉtìr ba scritto che 'J Conte Jero- 
nimo da Tiene ba data la causa io mano 
-di M. Luigi .da Noale, che è segno eh' ei 
tuo! far faccea^e di farla ì^trom^tt^, e - 
stitkft^S!A^ ■ ^tttì molte pratìjpUe ct^gy^ 
AwdSbri.^&ifti^'S-grtiero m ' M." T[ic«..i4;, 
P««tf>V"»J^^6ttP' cosa '*itò^te': quanto pue 



'iii.y¥eae2akrG%i.prefl^ per taite qaesteifose 
iT0glial(e'vaaiboi[«oi' parlam a^ AiidiUm'^ i 
tqualir debbéoor ^jessei^e tiiUie inostrie rtoooiéi , 
acciò D3oa : mi Jadsme far torlo pjqt. aopra 
tutto vi prtgoi^jc sacuigQ a lrQ¥ar!re ad 
4)gnì'inodo agU Antiitori^ ;qQBndo :^ia ^s^nsa 
«i trattei^^' e-traUisLv edbttaspedis^aalsio- 
6to acciò il fattor possa lérAar aUec-mie 
joose^ quis^'clie ne Itaono iiisogsto ^^^l qual 
^top datate danari che «ni ka ^icrilto 
. avcnche bìsagno. lo anche son tterixar. san 
picciolo , o • mandatemene dalli vostipi ^ o 
delli mìei. 1 mi^ putti cu^do siano goa- 
riti. Io sto bene. Attendete a star.^aano 
con li vostri tatti. Allì 19* Agosto f&Si. 
Di Padova. 

Vi mando Gio^ Maria a posta, per la 
cosa degli Auditori. 

Bembus pater» 

CLXII. 

Mando il faltor a voi per espedir 
la citazion del Tiene. Se M. Cornelio ò 
per star tanto li , eh* ei la possa espedlr, 
ohe credo eh' ella sia cosa di poche tavo* 
le 9 datela più tosto a lui che ad «altri ; se 
egli è per veuir, datela a M. Melioft o 
come vi parerà. Io ho più che bisogno «di 
quel resto dei danari del Consiglia diivX. 
però ne scriva una parola al Claris$wiO 
M. Jacomo. Di grazia sollecitatelo jaadie 
voi. Darete asaa M. aftch^ queita LeUÉra 



i ■ 



0- 



^he^3ip serìro laq l%ssà] Jie^oraauiisSTegfkK 
. Yearète: questa tel.£èraqdivM^£alar^e -i^atl- 

-fe-^e desidera Jm. A^atin^iAdgióletla i^ 
^ faldate per luif^e serviteluirohe è^persaoa 
bda-'^sser ierrita^t^oho serviziale e amore* 
^mAe ancor e^ao^'Scri'TeCeiiit se avete fatto 

cièassar le ptrtìie deirGoTernatori j^er I'ìoil- 
aijirestb d* Arte. k.-<;ji. ■ .^ :'■...•, r;.>i 

fi:: ,: ^ Mi dole^fia ^al ^eore. uoa averi .coanda- 
crf^iola iieir un presente per uno a M* fier« 
i^aajvdia v Yeoieco V '^ e^ M^ Marc* Antonio 
oyos^o^cognato , ì quali intenda che sono 
"bpiirtid» JjO aspettar io danari ida voi ma 
&faa fatto prolangar più che> bjou si do* 
^èa : j^ienza. State sano c^n li vostri. 
Io ho Lucilio qui inalato assai grave* 
xneóteu Alii 6; d* Agosto iSSi. Di Pa- 
dova. 
K Bemhus pater. 

CLXIlIw 

Io non so , se avete mai ricordato al 
clarissimo M. Antonio di Prioli , la pro« 
messa che sua Ssg. mi fece cosi cortese^ 
mente di un luogo in questo collegio del* 
li Spiodlt : io slimo di no; dunque ripar- 
latesi^ a sua Sig. e pregatelo che se mai 
debbo ottener cosa alcuna *4^ sua Mag. 
sia contato concedermi questa, della qual 
cosi gUeiie resterò obbligato:^, come se io 
avessi ricevalo un rilevato beneficio . da 
Ini^ e subito dattili risposta #ra« sua $ig- 



Poi dbc la. causa e stata intromessa 
dseli Anditoris provvedete cod li Capi ^ 
mÉL i^e laraiHia questo altro mese , che 
s'abbia il consiglio più presto cbc si pu.o,' 
e incaparrate' M. Jacomo Boofio por c(u& 
sto caso. I clarissimi Loredaui , e gh altri 
suoi coQSorti baano tonto cavato T aWeo 
della loro acqua cbe io doq ho uà quar- 
tp;^f' quella die debbo. avere, Qode i miei 
sàvUni stanalo maggior parte del lenapo 
mdarao ; sarete adunque conteutu dr'tro^^ 
vAc 11' clafìfisimo M, Jer. Lotedano èdii^ 
^i ^* ier «opTengo riseutirmeoe , e 'p^rS 
cb'iOixhp toito. lettere citatorie per' tà s^^ 
n. e.gli altri coasorti davanti il Ma^ 
PbdtiSlà: di Ffidovu , acciò si mandi ''m 
eifietto lo accordo fatto tra noi ; del' qujn 
éooordo vi mando la copia soltosonttà''<n 
HÌfana mia da-dar a sua AI. Voi per tanto 
à|i|^esmiberete: queste due lettere del Po- 
destà di .Padova ai Giudici di Procura toi'fi 
eiUret« -jbt^itie cbe siau citati tutti quéi 
nomi che in esse si contengono , in pre- 
senza , se sì potranno -avere , se no alle 
loro stanze due volte in due diversi gtor- 
Bl.#(Be4ondfc*4!# ,iieUfi ?kttep^ ^up^^Ucne ; 



siano ÌAÌ(é gtàridHcart^nte;^Fè^fl^le^>^gtltt:ri6^ 
nii^ farete ^otaf^e a tergo df^^^tl^reiètìli 
tdlté le lìj^^iè ; e subito rimaudaretelemi. 
^tate sano e salatale Marcella. Di Padova, 
alli 23. di Settembre 1^3 1. 
,^ Direte al clarjssimo M. Jerooimo Lo- 
pip^alnol #ìàf^à^^ fét parlar a 

si^a M; sògjta jqifeste cose*, e^pét^' nMa sor«- 
te non ^Ìo ; trorai . i£' èra atfdMo. ^qu^à 
mattina alla Badiaw ^:r'^n<,u , ^ 

Bethtbus paùen 



r • -",- •• - — 

> . - . w 

•-N O T- /^ ' '■ 
C • I-- 



CLXV< 



piacimi di Marcella che si sia alleg<^ 
g$]:ita in becie , e anco ebe abbia partórr^ 
16'^ femmina , cbe b^maì de* maschi ne 
%Yé^ate voi pur troppi* Me ne rallegro 
Qpn lei, e con yoi i quaK allénderetea 
s^r sani , e a ben tiutrir la bambina; 
Ttkie che Quintilio mi compri un marce!* 
Iq di ^ caparoccioli neri , dico di quelli 
grandi che solevatno mangiar questa ver- 
Q^tat cosi Tolentieri : mandaretemetì nei 
césto^ nel ^uale mi mandaste le testudi- 
i|i • e fatelo ben cucire d' idtordo. AUt 
2^,t^ai Settembre 1 53 1. Di Padova. 
Jir^ Bembus paten 

' . ■ ■ ■ "' , ... , 

CLXVI. 






^/ Mand^^ Mag. Madonna fsabetta 

Mòcénigo la coperà delsuo mAteraùD, e 



i58 LB*ffc« tìMUttikf\ , 

VHfàooVa , óoft !» 5^alé <»» ^W ygjttiwg 
▼otte domestico* ■ ragioòànréiifo^^WJ^IItellfc: 
giórni , che èssi sono «tàfi •^ptì'V ^'t^lfcc 
coTiosciata seatilisstiàa ftfìdMmftti. ^iA"^dl«3 
non ba volato ri{»gKì>ir'ft "détta dófeiWf 
p(T niente » ed hatiimgW'^iiì iànJìfta ^^^i^ 
mi mandò un piattello ar%<dJ»VR 4Ìlp»/ 
f;i(to di saa mano di Zueéltte «^'^UOUoit 
gentile. Né M. Antonia' Ifli^^éiwtosqflliA 5 

méiio amorevoli ragiònamciitfi e fattpfttì <>0tiÌB| 
dolce e cara dimostrazione a' amargli V fWfi- 
modo che io airano, ed all'altra mi trovo 
molto obbligato. Ho fatto pesare il,mateniZ' 
r/) suo , il quiU pesa lib. dugeiiito. Yi priego 
dà'tiriittì danari che infit^ 'ti H^ran- 
n*; fo paghiate a «ttà^lg. 'SciSrtf^ àiflgéllP^ 
rifóiiho' M. Antonio di PrioR^P^ af«J»9il*i 



8ub Sii il Itiogo protottsotìWt Vi pirtjj^ 
noti solo a dargli la lèttera ^'Aa-'àiichePlfrH 
a farvi da sua M. promette^ il ^ fwiirf»^ 
luògo che vacherà ; la qual^proafeSsa/V/'s^' 
avéreté da sua Maga. , ' parlerete ié-ibì^1 
some al ClaVìssimo M. Marco da MoKié^P 
predandolo a darmi medesimamente il -prt^i 
mb luògo , e' fatevi far ireri ihiart) ^^ 
fjtfcsti idue questa promessa. Qtitésf^ dic#Vl^ 
perocché il ctàrissimo Mess. Antòaid Bltt^- 
oetóiib ni! ha promesso ,' tétóè sc-qtì*^' 

B({iJ?'^|ifilto''vircivr 'fir«fi^, '«FuMÒP'^ 






g(Bii^he^ip _hp,,a^.c^jtrUstfinp Mocenicp ^ 

<^M*t9 ;jai^n^;aa«ea soa M. jt^rùr pei;,, 

-▼io*Óf 0^*9b a^eiStsi, flicóv-cficta pa fabr!afl9^ '. 
ecfeftfflia. SjfttCj^np coti tóarcella, e cotC, 
laicfwytF^ novdlbjJiambÌQa. AllLi7. dij$^t;^^ 
tei9^r^;.x53j;^<I^ f^doTa» JSembus paterni 

070':: f~. '^"•Ao'.'.r ':' •■..;■■ ■,■ ■■■,■ :'::fìat 

-S3iS)s:..;; 3-i=>- ^^''H»' ■■■.■■ , ■. <-cofn 
o^sha :'!' -■■■ , _..; , .^;^ o.\ 

-nsfìgS» pi deouo esser falU.i: GaiM..,aqljj, 
Cp«tSÌgU« di X- Il CUrissimo,ftI;,J,erjDijJMnq^„ 
L9{ie4»9L^ Baperà s* ci può ì^m^'^^'f^ii 
(^«t^ì^ fatto farle citazio9.4egti 4liH»Àa 
I>4r<tiJWI?ei che mi rimandaste ,le .Ieiteryf,j^ 
dt^fi)^ea\h .pt^,,la..notA delle citasponji , ;jb ^^ 
d^e .EpjB^^,.' accio si venisse a un ^r\}ìc;i^j.i 
tudii^eljia-cosai.Qiielli moparL, o <:hi sisfg^,. 
baa«»,J^lo.^C8ya^^■ alveo dal 8a« eapt9-«a 
peP,(|nRd9j,g^. dal mio -viep li9pws«ii^e 
aogua,^^.J9on. iKiBta qii^sto, cbe tif|^,I''cy^; 
qn^Ui, iWO^KÌ) i?ii. iogliooo ^pflbi^y^^udlj;., 
poQajaeq^ con, frascbe, e pollf^ooif, qSjf,^ 
meitlpao .-^l ^g pitocca » cbe è uoa poc4i}^ 
disoreaiod />ijfii(graQde iogiuria di «jbijaj, 
sopporfair n(^;'jjps^^ né voglio piìi^ptar,.j 
■co{iì.,§^^i^ lioi^WFria ;.cbe,^ftisa ;fi^g)J^ia 




i6o ttrnkE favigliari ' 

soa trattato. Ataodoteint dieci lib, ài cani* 
dele di cera « e state sano con MatceHa « 
e tutti li vostri. Air ultimo di 8étM|Àre 
i53f. la Padova. JBém^ ^"^^ 

CLXVm. 

Mandatemi per Io fattor i|:tìa -ietterà 
deir ofHciò , dovù sentenziaste Iffcht^ Stia- 
fDon , che vada al Podestà di £Bte:€)ie 
faccia assicurar la sentenza su i iitfiii"' ohe 
egli ha a Este , più viva , e di miglier 
forma che si possa, lo non so quelle usanr 
re r fate voi quello che si usa » e * con vie* 
ne. E per V amor di Dio fate che 1 fatl#" 
sia espedito , e dategli voi favor c^oh la 
vostra presenza, che altrimenti non Faspet-' 
io avanti natale. State saiio. AH* ultimo 
d* Agosto iS3i. Di Padova. Bembus paisr. 

CLXIX. 

Poi che 'Unn a^ete fatte le citageioni ^ 
che certo è staio errore, ho dilìberato 
pigliarmi questi sei di un poco di spasso t 
e àudeiò in Tritifiaha , e tornando penso 
venire a Treville , cioè al palazzo dei 
Prioli , e se mi sarà dato nnoggiamcnto , 
ci starò uua sera, e s^rà alia fin di que- 
sta settimana. Ditene uoa parola al nostro 
M. Luigi di Prioli , e a sua M. mi racco- 
mundirte. Vorrei che sollecitaste il clarìssi- 
mo Prioli 9 e Molino Procuratori- ad atten-' 



DI M. FIETRO BEMBO. i6f 

dermi la promessa » ora che gli Sco)atI per 
SanU Giustina si provredono di aIìo|°;gia* 
nienlo. Ricordatevi bene quello, che io vr 
scrissi flUimaìaente , ed al clarissimo M. 
Aatooio Moceàico fatemi raccomandato per 
le mille , e alla Mag. e geatilissima Ma« 
donna Isabetta. State saiìo. Direte al claris* 
mno ìf.. Jeronimo itoredan che io pregp 
sua Sig. YO^Iia venir qui esso^ acciò ei 
possa veder il gran tòrio che mi è fattoV 
Cbe so se sua Sig. il vedesse , tanta è la 
hoDlà sua , che gliene incresceriai^, e vi 
piglierìa rimedio. State sano con Marcel^ 
la» AUi 3. di Ottobre i &3l« Di Padova^ 
. -^ Direte ai Rannusio» che io ho nmes* 
so jper ora V andata » ma dò in Trivisana » 
e |iarto in questa ora; le sue Ietterà Vo 
Berna jrdo arveran no ricapito* ' - ' 

CLXX. 

. Ebbi [eri il frisetto per M. Luigi 
Bembo. Oggi per le vostre intendo la cor- 
tese risposta fattavi dal Blag. M. Bartolom- 
aieo Navajero» la qual mi è stata somma- 
mente cara. Renderete adunque a sua M. 
quelle maggiori gratie che potrete , di 
questa sua liberalità, e ditegli che potrà 
essere che un di averò qualche occasione 
di fargli e piacer e comodo ; la qual se 
mai mi verrà , conoscerà in me cosi buou 
Toler. Terso lui » come se in questo io fos- 
-Bembo KqL l^. ri 




^1 11 quondam cl^j^^^^ ]M[«4t°fll 
ié verrò à TièD^wa , ìq prf^j^^t 
aVer quelle ;«cri>ljire^ . awpli. iipfx. 
rà; Ho trovata) il cQDfe^$(6> . e.^jjjM^^^nz^ 
]jyf. Ùàyia , noa bisogq^^ (tue ^^ndlai^^ 
irò. Ben ho aspettato ooi;i ^esUèria., 
laartejdim qua* cae era^U *^W>Wfc<;Lv, 
faceste qualche cosa agli Audìtor^d) cpwfr 
tonerà nella procura , acciò .che. io pof 
teguìr quel/ che W cominci^p.^]!^..ii^ 
ad òggi, che è. sabba to» nulla /redo. pj^i| 
cosa oei Sìgg- Procuratori ne ho.au^j^^ 
aspetterò Ja risoluzione. Attendete a. star 
•anQ.cqn li .yosiri. AUi 2.8. ^tpbrj^ ^^^^ 

Pi Padova* ^ . .V ir^ d 

Injupgo .dielle biscie scudeHare cu^^bc^ 
ayeti^ potiitp trovar^ maudaitemi MP^.t$$B> 
tplpi di sem^ (li mellon couCct^o, e fi^sqh^ 
Farete dar questa a Mousig. Valiero ^[ 

CLXXt -^j 

.. Ora che avete fornito il yostpo -officiot 
potrete senza perdita del^ ^^^^[^ ^T^-féf^^ 
diligente alle, cose che avete nelle mani per 
me. Io non so perchè si 5Ìa indugiato tan- 
to a fornir quel poco atto che avevate da 
far agli Auditori cpn gli Loredani ^ che. 
era &i;. intender, a qiieih r^^gi^/^luLTcfl^ io 
era contento che V iugegHer «elt^tto.ife^jltk 
{'gdestà ^x officio .io abi»en^;.ci^ L^^dui 
i^^y^iusse per.nofi eleitq^.e €h» Je-jHi^Jib 



ìiti V« PIETRO tiÀiÒ, cltSS 

]deggeMèrò clihà loro piti piacesse/ Sé ia 
'^'^tcf ,pfodote oosé si muéx^ qoiWcì di, 
idó d«bt>0 potere spt^r di TÌ^Qirae a 

tìe V 0^ àiMaìbco Jièriveéte voi h causa, hi> 
€^ che tó lion stébi tUfctol di niera^^ 
donti e aS(Mtta^dò hidaYnb. Oltra qoeslò , 
ìiridnat sam tempt) di hiet il cooéiglio 
Aetib ^ràiatiir bella liié del Tiene. Vi 
l^tiegà ^oti ^ lo dtmenlichìale « ed : ora 
efae aete^ libcs'O ; sdiecitate V una cosa ^ e 
Paiira, àccio ^tké non si stia sempre in que- 
sti fi^sìeri. ^ 

-' - La sargia paroiiaa^, e >ietàe non Uà 
ciMoipito di iaréii mio tornaleito; diòo que^ 
la che comprai li , però vi mando q[uest6 
moétre> acciò mi compriate braccia due e 
tàttzo della' pttVùnàtta 9 e braccia Quattro 
d^kr térdé, ed irtìdate voi medesimo con 
le mostre in mano a torla , è vedete che 
elle sian simili, che altramente saria male, 
sopra tutto di colore. State sano. AlU2.di 
Novemb. i53i. Di Padova. 
t^ » ^ Le salate - rogliono essere Fiandresi » 
#'dóp|^fé tm^ così credo le si chiamano* 
xw. !.. . : j Bembus' pater. 



'Uà: c ---^vj^ " -^^ "•'' 



<^i ^mìMAft Is itti^iisaf che 4o scriro ai 

dlaV4i|iii9^ LdreftMi r daretele subito a IM^ 

tiMN^ttadiy e%tfa' it ìf. JérontaM», réccomati- 

4èibd»mi il JM 'S.e^ che è du^" 

àk chsriMbr avuta» Vi mando anche la 



^•S.. -^ 



cg^ia».^ aceto 'odiale ^el cfa^vi^^jeli 8(MÌM« 
Tol àtrété' mandala la lettei^à cilaibTtt ' 4d 
1^^-e tìòn ÌNTt'iTete òd^éà^tculia à^ 
tfnei]f!Ba ' di e$iài ésiéndoQe ' stato -^preg^toi^ 
ièiì èra t&oltb a pròjfkjsitó il Mr|^rIo. Atttfa^ 
déte d star satìo. Direte' al itostro hvam 
RaéiràHo, che 'ho avéto^ n^^^trimerai . Cfaasp 
«tì'i'i^ ▼edo che lo «crkiòr w il do*crV'^ 
ità^iio assai lui della sollecitudine* J&che 
c^uatito al Tolomeo dipinto ^ se ilTòÌoa»èo 
% t^a<^lo ehe io ho qui/ che io gKeliaai<4K 
derò, acciò lo dia al Clarissimo Molino .9 
$e è altro che questo , glielo dia esso » e 
facciane nota. E che questi quattro libri , 
che io ho qui sono pur di Dionisio^ e non 
di Diodoro, e che io mi inganni^ prenden- 
do rmio 'per raltro. Alli 14^ di flovèmhre 
r53r. Di Padova* '- 

CLXXIII. <* 



,f «• 



Stavo per iscrivervi che per Famor 
pio vedeste che si venisse a fin della pro- 
messa fattami da qnelli Clarìssimi ProGU- 
ratori del Collègio degli Spinetti , quando 
ho la vostra, per la quale mi dite, che 
quelli Sig, vi hanno detto che domattina 
dobbiate essere alle loro Sig. Onde penso 
che oggimai la cosa sia fornita, che ben 
è tempo. Pur se ancor non fosse , vedete 
che si diia compimento una volta dopo si 
^Inngo aspettare che ho fatto, ricordlkndo 
Iffe lór# iSìg. che Jis grazie faliè.^tostOi^jrt* 



{? 



torrel aach^cbe mie f|isse nfijpesffirb ^^- 
isérliB. B:to^azÌ€rettQ:M« Bernardo vo$tr:a frit- 
tella della <eagiia ma^datami^ e raUegrate-» 
9Ìcc0Q liti a mia nome - del ^ao rìtora^ 
aU» patria, ^aiutatemi aache M. Qafid p 
Mai^cella^ e state sakip. A|li 4; di Qeaii^jf>. 
ji53ai i>i Padova. 



.r ■ 



•k - ■ 



V r:Ior>^i Taccomaiido tanto strettamente 
quanto posso con voi » e uiente manicò 9 
M. Ferrante da Tiene. Fate che ei cono- 
sca che le mie calde raccomandazion con 
voi^ sono di buon inchiostro. Credo^ aver-* 
m^^caéeomandato qaeiìto gentiluomo altra 
volta. Ma come si sia desidero gr^ndeipen^ 
-tft- che guei^ vaglia con, voi. State |ano. 
De la epistola, la cosa andq beniasimok i41t 
ift6« Genn. i53a« Di Padova. 
^' ' Bernbus jimr. 



« >. 






GLXXV. ,,, 

' • ti ' 

i^ * /Fate dar questa lettera -suJiiUo. a. M. 
^*Cal<^aìxo. e^se avete danari che vi f^y^^p-* 
*^tiaovÌYifióir <^he io vengo t a ^^desiia;» à/fJ!^" 



^^6 UTXKRE jrjl|p6).IÀ9I 

m^temi liniccia 9. e mezzo dj .panno ^Ttn 
(^ da Jbanco alto .uo bràccio € meno , è. 
mandaiemelo. per il portalettere > e dafen 
ieàta . qaeaio camevole. Ma saria {Mir bfo^z 
fK> che quelli dArissiini Procivatorl d . jon 
solvessero in darmi oggimai quel luogQ co^ 
si ^rat^meote. promessomi del collegio degli 
Sj^oelli t e forse saria stato più cortesia ne^ 
garmelo da prima , che tenermi tanlo in 
pratica e tanto facendomelo desiderare 9 e 
richiedere. State sano. Alli 26. di Gennajo 
l33a. Di Padova. 

Bembus paien 



CLXXVI. 



.> 



Dissi 8 Giovanni. Antonio che poi ch^ 
li Pesari non vogliono fabbricar ora per 
questi tempi sospetti di guerra che aojio 
cosi ricchi 9 ne anche io voleva fare ap^a 
nella casa, e cosi vi dicesse» massime cbe 
non voleva di qua ad un anno esserne óicn 
ciato. Ora che mi dite che non TOgUono 
&bbricar» essendo buona casa» me ne vjeii 
molta voglia» e però vi do licenza» cbo 
facciate voi circa ciò quello che vi par^ Q^>è 
che la pigliate » .0 non pigliate » che tutto 
sarà ben fatto, ne me ne domandate altro 
ma/fatene il piacer vostro. Ed essendo buo- 
na, come dite, più tosto vorrei la pigliaste 
che no. Quanto alli sonni circa M.David» 
sopo sonni ^ e non è da farne pensiero. 
Gonfoi^tat^ne da parte mia Marcella» e at« 




tW m. TiFTllOr BEmpUé 

èi,'^M%^Sm mi ha libe'^p deHa 
x&ni ~nid}s^tn6è^ della qaa) nòn'iiiifà èètip 
é»i&stidÌo.'Mbcòlà ha a^atò 'IT friséèo: 
State sano. Mi ^i. di Mario i532. Di P&- 

? - Arétò ■ìfiacéi' che -pigliate te casa . 
"^ ' Bemòas pater, 

^ ■• - ■•■■'•■■■ ■ • CLXXVII. 

Mi rallegro dei vostri marinari betl 
gittnti a Zara » e di Lorenzo, che sia vaien- 
te nel mare. Quanto alle case» quella del 
Foscolo creda che sia buona » ed aererò caro 
che la vediate» ma è in luogo, dove io non 
vorrei stare, cioè iti mezzo a Venei^ià. Più 
lifòlto mi piaceria la Pesara , se là potete 
ayér hont si tassi. SI è avuta la citazione 
del Tiene. State sano. Vedrete di dar buon 
Hcàpifò^ à questi , che vanno a Monsignor 
Soi^ànzò, A che non si perdessero/ degli scu- 
di» <Èbe son ùella lettera, eS2K> pagherà Udaval* 
laro ; potrete* voi condannarla in presenza 
del cavaltaif'o» ovverò darla a Francesco ' ca^ 
tàllat^ò , e pur condannarla » che la dia al 
primo che partirà. State sanò* L* altra 1et« 
tera» che va all^Àmbasciator» datela a suo 
cognato ; è ia risposta di una che sua Ma- 
gnificenza mi scrìve. AUi 23. IVI^rzo i534« 
Di Padóvaa 

" '' ^ Éehìhùs patììr^ 



1(68 ij^rn^s fAxi^GL^iLii^ 

CuLX3LVill»- -r i""-^^ 'r i«i* 

Gi:an tempo è, pne .io «p qiii|Q(p ^in- 
vi in tutte le umaóe epse. lo esser spllepito^ 
e. quanto si perda per la negb'ge,nza; nè^qu 
maraviglio se èssendo stata usata tai^to. 
poco sollecitudine nella cosa del ooll^o 
degli Spinelli , è ora comparso il Bu^zò « 
che ba tolto di mezzo. Se io fidandomi nel- 
le promesse di quelli Clarissi mi Procurato- 
ri non avessi promesso quel luogo ad uno 
scolaro, che '1 desiderava, raccomandatomi 
dall Arcivescovo di Capua, al quale ho tan« 
ti obblighi , quanti si può avere , non mi 
curerei , quanto curo di questa beffa ; ma 
che io ora senza mia colpa abbia a parere 
un uomo. senza fede a quel Signore» mi 
è cosa sopra modo molesta, e dispiacevole* 
Do|gIiomi, del Clarissimo M. Antonio Prio* 
li , che si benignamente , avendomi data 
la sua parola, m'abbia tenuto fio a qne» 
sfora a fornirla. Del Clarissimo Molino ^ 
che avendomi risposto cosi cortesemente ^ 
non abbia voluto, che io non fossi );enu|0 
cosi a lungo. Del Clarissimo M. AntoniOt' 
Mocenlgo non mi voglio dolere; ma se Sw 
S. non mi avesse promesso , come ei ^u- 
gneva a Venezia questo Settembre passato», 
darmi il luogo di un suo, che a lui stava, 
farlo vacar , quando ei voleva , credo, cer? 
to» che io non sarei stato burlato , com« 
$ono> però vedete un poco di fa^ne ^ue* 



rela con le lor Signorie e predarle , che 
elle troTÌno modo » che- io non resti in 
vergogna. Esse hanno promesso, e dato un 
kipgo a M» Agoslin Angiolellò; siano eoa* 
tenie, eh* io abbia quello, e con quel Te- 
soovo scusinsi di averlo già dato, \cbe se 
quél mio raccomandato entrerà li, forse 
avéro poi modo ^ che *1 Vescovo^ noi levie^.' 
rà. Non voglio dir-più, che dii^i qualchi^' 
cosa, che mi increscerebbe aver detta. Sta-' 
te sano. AUi 24. Febbrajo i532. Di Pa- 
dova. 

Bembus pater. 

GLXXIX. 

Figli uol carissimo . M. David mi ha 
domandato da parte vostra , se posso dar 
loca in casa mia a cento carra di legne vò* 
stre: gli ho risposto, che sì, ma' con que-^ 
sia condizion che ne faerìate' venir altre 
cento anche per me. Ora vi dico, che se 
me ne potete far venir anche dugeoto car^- 
ra 'y che so che potrete farlo , lo facciate. 
E drizzate le dette legne e 'I navilro a M. 
Luigi Bembo nostro , mostrandone la letr 
tera che scriverete che le legne sian sue , 
notificandole il prezzo dicesse, che essale 
pagherà , e farà quel che sarà di bisogno. 
Ho veduta la epistola di Marc'Antonìo va* 
lentierii e vedo ch'ei si farà valènte. Se* 
gua ed ìmpari bene di poter esser buon 
e dottto Ecclesiaslico , come a lui $i <ieAver^ 



xà ATCìùio .Benifiorj . ^Di: i|ÌBJÌ «i «eiiOr '«djgiìll 
diJbnoa nome de' fatfi t^MtriPE 'pìM^r «H 
tr^jeti; dal' Settato foste ' «kMM^TAhnMte^Mfei? 
dato dòl Mocono ttiahéàté à ' SaléDtf d>S|ft< 
kt». Go^ &tevehe'id£tfft^aìt»ià un hàm 
nommi ckfr ttéNI 9àelM di> DtoèMt' noÀ ^^ 
^fQDo. Ib creder fef- ìe •(««te ijvài AttMf) 
dete a star mim , galaftadòèii M " S^ddiVf 
Contessa. Ali» s9. di Mat^ iSda; Dt Té^ 

Xiegla. , ...- ..• :<£ r.r :u>n'-.«^?.I>*): 

' CLXXX, .' • , >-'^"« 

Due cose vi ho a dire; rana è, tì&H 
non istiate più ad entrar nella casa YàR^ 
ni 9 e ad assetta nrici dentro 9 acciò che io 
TI possa venir, come yogiia me ne veogat 
t TI trovi assettato , -e ordinato. L* altra è» 
che avendosi a far Collaterale Tegliate far 
tutto )qaelk>*ì| ehe per voi isi potrò ^ èhe il 
CaTalier degli Obìsiahhìa qael tocòV't)^ 
che io non conosco persona che stà^ pèf 
far queir officio più sraceramente » é pia 
accortamente 'di lui\ è più a hèheficiìd 
dello stato nosttos sia chi si vogRa"^» c^ 
sì metta a qfuesta prova. E^so sarà tdéte 
in Venezia. Ho ' Vednlà^ una liettera del 
nostro Magnifico Mess. Jeronimo <^trìtd 
scritta a M. Jacdmò PaHégo sopra qiiestÉ 
materia. Pregate sna Magnificenza che pe^ 
amor mìo aggiunga tm |>ocodi più operi 
a questo officio. Certo non è persona v lil^ 
etti più quei luogo si cdnveiigai del dette 



tifP^ierf^y^c^ i^wgn exh- temer odi nteiw 

Ill^iXi^^ Tl^ pvc^QaeltOr ia eÌMCUii di eroi 
ui|r$0iii&t(0^ f.s^'X . jCavalierArtmane Gollal;^ 
]|^4f >f dicQ :ua per uno* So ben che tutti 
èpfi vi ridi^r^le di ^ioesla prometta^ iicci}^ 
QbB di coaii moUo debole 9 e dà fecnef 
pQca stimiu Ma ho ^ voluta., mostrar ttoA 
di credervi i, cbe ne facciate itootto-cami 
Rispondetemi ^IFuna cosa eKll'altra;'^ 
state sani amendae* Pregate Monsignor 
Boldù ^ cbe raccomandi il Cavalier ai 
saoi fratelli , che facciano alcuna opera 
per lui. AUi 3. di Maggio i532. Di Pa- 

flaTa* 

Bembus pa^rj 

CLXXXI. 



I «' 



. A me duole grandemente quello <che 
dd .Cavalier degli Obt^i • scrivete in con* 
sonansa di quello che mi scrive anco Mon« 
$ig» Boldù. E più mi duol« che la Cava- 
Bera che è rìiornata a Padova 9 mi preg» 
ahe io operi che voi pon abbandoniate il 
Cavalier che non si fida in persona umana 
tantp quanto in me , e. dice che pare* che 
mate mancato di quel che mostravate in 
principio^ e comincia a desiderar solamene 
te di non esser Y ultimo. Però vi prego 
cbe vada .il mondo come voglia , non vo** 
gì late., cr sì abbandonarlo , e gli < mostriate 
the» io v^ n^ ho scritto e sostentiate il pe^ 



Bembo per dtnor mio> quanto^ ifi flite^%' 
non voglio -ne -vi ricercò €(he fal^<^M:4*miN> 
possibile. 'Ma che a saa Sig. àoa' skMuitti^ 
chi di àmorerolma. E cosi pregate lUfoiiv 
^^ BoldÀ che sia contento di &re se nÒ« 
per altro almeno pec amor mi<K Se ^ÌM80 
non sa far meglio le sue pratiche di qoeiltf 
che ei fa » questo fia danno suo in ^[iftftài 
prova. Vostro danno non sarà 4n pa^ie lil^ 
cuna mostrarvegli amorévoli e buoni ami^ 
ci. Che non perdete niente perchè ''esso 
perda. Ben mi parrebbe dbe io pèndessi 
assai » se io fossi del P amore che ia^'^^^gii 
porto ingannato. Di grazia mostifat^Ii >«t]ill^ 
revolezza più che si può tutti voi miei e 
parenti ea amici. Il Conte Jeronimo da 
Tiene è a Venezia per favorir M. Fran- 
cesco da Porto Zio di sua mc^lie^ fatelo 
citar li in persona senza far altra spesa di 
lettera. Come intenderò da Rambottino'che 
siate nella casa Valiera , vi manderò col 
Vi. come desiderate. Attendete a star tetio^ 
e raccomandatemi al buono e gentile^ ^ 
valoroso Quirino, e salutatemi i mjei>€kii* 
(^ni , Mv Luigi e M. Antonio Bembo.- AMi 
^3* di Maggio i532. Di Villa; ^vu^ 

CLXXXH- ^ ^^ 

Ho inteso essei*e stato tolto in "^oOi 
per uù Comandator dei sopraccaslaldi^Mrii 
4jamjri ntììà ; ViBa dcHP Ai^segò , ^* ^^salt^ 



foÌift[M>>> H comprerei vobiiUerì^ vedete di' 
iiiteiHW come q^esia cosa , |)»assa » b^nctìè 
«cu ^siA^i^r que^to^passato imprei^to xxiaì adv 
%ndme: di . danari «^ come sap^e. '>S^je|^ei 
Toleiilieri 9 qome è andata la^.baUottaziaOflf 
èel Ckdlalerale circa il numera^ delleobat 
lotte 9 se ili può . wtenderlo 9 qaeslo . dUco. ^ 
perchè bo inteso la ' Illustrissima. Sig^ av^r 
vietalo ed Qrd inalo j^ non se ne parli 9, il 
dbe:Aejè 9 non voglio intender quel che 
non deUK)* La Gcm tessa sorella deireccel^ 
lente M. Jacom^- Boufio ha faJtto BdoltO" 
metgntfiche esequie a suo marito, ed. ha 
superato la espeitazion di ognuno, È va- 
kppsa : donna : io le son rimaso più affé-' 
lionato di quello che io era. State sano* 
Alli a6. di Maggio i532« Di Padova* 

Bemhus pater. 

\ e,:. cLxxxnt 

Vi mando la lettera che io scriva^alli 
JSigiwrv Capi per la cosa del mio impioto, 
e duf^ffltre lettere particolari alle mede* 
Mme JoiH> Sig« ed una al clarissimo AÌ.;An* 
ilonio Moeenico 9 ed anche vi mandò la 
copia della lettera dei Gipì , la aual po- 
trete mostrar al clarissimo M* Luigi «par* 
landogli di questo , e mostrando di jfar di 
tutto capo a sua Sigv si come nel vero fo, 
:0k se.noi;.potest$e cosi aver 9 parlandone al 
cd^jnssimp M. .^UUonio^ che credo basterà 9 
da9dk)gli la suaJettera. e quella del padre^ 



i74 &«TnM'ritfift£fAwi« 

ed attcfae la copia di qaeila Aeì Gipi* Dia* 
rete similmeute la sua a M. Leoaaraò Giu^ 
ali Dia no t dicendogli la somma del mio de^ 
aiderio « isoppiica , e raccomaodandomi' itk' 
buona ^ai^ia di sua SIg. affermandogliy che 
ho desiderato grandemente che sua M. 
sia capo 9 parendomi aver a quel iribanal 
no singoiar protettore » afendori sua & 
A i/L Pietro Badoer non scrivo » * ma solo 
arerete ?oi questo carico di parlargli ^ 
parte mia , jraccomandandogU quanto pid; 
aaperete il negozio. Parlato aeparatameatè 
alle loro Sig* darete loro air omoio la let* 
fera , e circa questa pratica opererete quan* 
to vi parerà che sìa* a proposito ^ solleei* 
taodo la espedizion con tutti » secóndo irir 
accadere ^ ma sopra tutto col clarisMmè 
Mocenìgo. Scrivo anche sopra ciò una ì^ 
tera al Caroldo, raccomanaandogU la cosa; 
gliela darete; ne circa questo so che-'^trò 
dirvi. M. Cola vi scrisse, che M. Corodio^ 
crede che circa la confiscazioa ne sia : pai^ 
te nel consiglio di IL che alcun altea o0& 
ficio che*l detto consiglio non si possa iém-t? 
pedir nelle dette connscazioni>; se «osi ùmh 
ae^la mia causa sarta insicairb^^ lit pawc 
•go dobbiate far veder> e^ceccar di qnefèii 
parti. Vi scribi anche, cbe ■■ vedeslé con 
che autorità del detto conaig^ 'dii Xijfi 
Signori delle ragion vecchie fiecon ìmrspd^ 
dita della mia casa. I!er. r vostra: fé vTcdctal 
di trovar runa cosa^ e raltta , a .maodwli^r 
Di poca litica dovarà esser qaeUa aiUacil^I 



X 



qì^s0^jt.€ sUktfi^Mmo. AUi S.» Givano aùSS^ 
Pi.^il4pva^ ìli.'. , Bembm, patera 

.V •.•.« -v-- '■ .-.^f- » ^ <'■* .- . - • »... -• (» 

i.^rr^' ',' •.'•■ ^' >?CLXXXIVè ■ ■■' '.^ . ■■!*• 



^:^ ^ 



Iq ^oa;^^ vaglio clire v^be siate xieglU* 
gfniita nelle ^^osc^ elle n me ; ìtaporlano^ Màei v 
pfarò cbe voi ih>q foleto ch*wegU iL dsefti^v 

ii^>iiiCQ bea questo che*! voalro ;noft^«vefi 
Qllienuta il oonsigUo odia cauM-dà Tiedèi 
la fniriiroa YoUa^ mi ba fieitto perder le eit<*> 
tralci di queato aimo dei formentìv ^ ^ei^' 
sta MCQiida non solo mi farà perder Jat^ 
eidiM^le dei mirnatl» Jeqnat dae parti mooi* 
taso più di trenta ducati, ma^aooora. ha 
dato tempo ,al Coute Jeronimo di favmi 
iQirometter dai Rettori .di Verona le ea- 
trale.della decima già guadagnata e sen^i 
teitztalà contea ìLSig. Giulio» Ila qnal ^osa;^ 
setcnon. mi farà- perder e.^ queUx* i»usa e» 
qtttìita'V'^^v^Q <si^ poco.;, «Imanòoi mi farà^ 
siidarc>ptù eli(e ^non Togiio. :(^aeate' e tali 
ocKfiL^ 81^ ffuadagsunb con la «oileèitudtnel^ 
iUibfla.^6iagfnor.i53^. Di, Padpta^; rj' ^ * 
oc:;» Pere qtmi ^tia il £k>ate Jdronimo abbia^ 
iattài ukroateiittr:: quella eatMtey io non ao^ 
olttt;iicBi me aie/fab -più pavticoiair » miova «f 
la:iiè*wòc;frai pochi -ai. Per- ee»to^«stend(P 
Tflfc^QiaRmita » :segno ali '^vastra igraade^ di^ 
XìigaÈiè^è Jtato|il ism^ poteraver^il^GaiBiglio.' 



CLXXXV. 

Ho TiBto quello che scrifete, a me 9 e 
a M. Cola* dèlia difficultà di aT^r li CQQr 
sigli ; e conosco che d» pochi mesi ia qiu^ 
questa difficultà e in campò. Quando pQl<b 
essendo io a Venezia» ottenne dalli jCapi. 
il primo coniglio in una .causa non sua, 
4el qual ei doveva guadagnare una bottt^ 
di' uno 9 .bisognava ^fae vi ricordaste ,di. 
questo « ohe allora mi diceste» ma non i|n? 
porla. Fate che sappia tre di avanti» quali* 
ap si . doverà domandar li consigli fÀo 
manderò , o verrò io a domandarli. X3ie 
uoa voglio danniate V anima vostra pef 
niente. Dio me ne guardi che voglia e^ser 
causa di tanto vostro male. State^ 8ano« 
AUi 17. dd Giugno i532. Di Padova. 

Quanto al sequestro fatto da quei Si- 
gnori, come possono sequestrar cose già 
sentenziate ? se la sentenza sta mal , fac- 
ciano che sia citato^ A casa del Diavo- 
lo non si doverla fisir questa ipgiusUzia. 

Quanto alF instromento mostrato ^la 
scrivan» che le Terre che son state con^^ 
dannate a , pagarmi la decima » paghino- 
livello al Vescovado » questo » e niente, j^ 
tutto uno 9 però che assai altre Terrér 
pagano livello al Vescovado» e decima allfii 
mia Baditt«.Ed. ho sentenza fpk &t|^ d^* 
questo in mio. favore. ^ ; f 






CLXXXVI. 

Tfòn so per che caasa » avendo quei 
Sieg. sospesa la mìa decima senza atsir- 
ntt 9 sia stato ora necessario citar i com« 
messi del S. Litio : questa è una ingiasti<> 
zia che dae volte innanzi trattò m* è fal"^ 
la ; procurate ch'ella non mi sia. fatta: la 
tèrza ^ e menate con voi qualche avvocato 
che sappia ben dir le ragion nrie« pa^n« 
dolo 9 acciò eh* ei faccia ben P ofm^io. 
Vedrete di riscuoter la pension di Sau 
Salvador che è passato San Giovanni» 'e 
se M. Gio. Aòtonio Btalipiero è li rìscao- 
tete anco quella dei Comari. Ho avuto 
r anello di Ebano. State sano. Alii 28; di 
Giugno x532. Di Padova. 

Bembus pater. 

CLXXXVIJ. 

Ho inteso da questo Mag. Podestà 
chel Mag. M. Gabriel Moro si fa torre 
a questa Podestaria di Padova^ la qua! 
cosa mi è piaciuta grandemente « e molta 
piar mi piacerla eh ella riuscisse. Per là 
qual cosà vi prego che se mai mi seta 
per far piacere alcuno> mi facciate questo 
ài tot la sua Mag. voi « e M. Bernardo 
vt^trò fratello i e oitra questo predate dav 
mia parte M. Luigi Bembo» e IMb Antonio 

Bembo Voi IX. la 



cere, e aermio da loro Tacciano aopggr 
cissi.A medeaiaio, e se avete alcuao oEdiì- 



e^.^ q^f4^Ì9o , e se avete 
gato ài Tocéi che so oe dovete aver mol- 
ti, fate che lo t<>eltsnoi.^aacora questi. 14oa 
posso aver da Voi' maggior , e più grafo 
^fli,io.<]i questo, OweRÌfMi^«^%^ò io 
sìj>pla chi ini serve, '# ^JAtfe.^ni^ ^^ j|j^ 
iaiglio- Di Padova ì53A-- ._- ,. ^'i i^ ang 
', Preste il Mag. ftÌ,>|jQqje>tcò JBe^jl^ 
Bjio cugioo che s'è. p«o'iì|à Q9fliJBi^'«| 
farmi questo medesinip ptaqier.e,.àiJC|ìr%^Q 
^restaniegli ohhligHlissìi»». '» 'A^a "il^S^ A'|| 
•ijoi ]Nepoii non dicp .,:C^« ^^^'^ -S'^^Ss.'^ 
^lla casa V abbiano a.tprrip;, 'n%-,|Cpf|^ 
eero altri, e mio cugino U.^o^Uaf'àfit^l^fjf, 

''^""'' '"" ■■'■"" CLxxxvm. 

Fatemi avere il consìglio più tosto 
<Jie potete , pare che io abbia tempo di 
«pperlo , e venir a Venezia. -Quanto aspetT 
la a M. Gabriel Moro , non voglio Inan■^ 
qbiale della promessa. Beo mi fia carp 
qhe diciate a Sua M. ifuello che io vi; 
Éo scritlo , e che vi trovale aver promes- 
so , di modu che nua potete mancare , e 
elle VI duole non l'avere inlcso prima , è 
«1mÌl cose in dimoslrazion del mio huon*^ 
animo. Vedete di legar questa che la ij 



. ;^%'ìmso mni^. . fai 



OiS^g i;\ì -J . tor-Ji;..'.'i 1... ,-,., c.vG LV^n-[ 

'np' oipeÈl^t'o questa matlina vostra lèt^ 
tere con la licenzia dei Sigaori da le le- 
gne, ed ho aspettato iodaroo ; sarete coh- 
ientp' mandarmela lunedi che sarà domane. 
Sfe ài fatlor che ho maodato a voi, bisbrj 
anèi-à per spese della lite qualche scado'', 
serritelo e pcaetegli con gh altri. La' caàif 
riesce meglio che io itoq estimaTa, AtteiÌT^ 
dele a star sano con gli vostri. Allì 3Ò'.' 
Ó'itohre i532. Di Padova. ' ; ' '; ' '-. 

Piacciavi dar rinclasa al Mag. St:' (3to^ 
Jacomo Bembo. 

,-^.,-, Bembas pat^i 

\.... .-.-. „;f.:.,-.,-.CXC. . ■ 

'" Io non ho argomento di scrìvere'^W 
H.JerOQÌmo Quirino per la morte di sàa 
Sbocero, che non mi debbo dolere del befL 
sdò. Se esso gli fosse lìgliuolo. Io farei 'é 
irei argomento da farlo. OUra che se iie 
potrebbe doler poi M. Matteo Lion, se ló 
Boti facessi altrettanto con lui. Piero pr^ 
gafelo a non voler questa cosa da me^ 9 
pòco coiivenieute. Gli scriverà il sonetto 
□n'àiorno se a Dio piacerà , né gli man- 
.c6el'o in questo. Dunque scusatemi eoa 






jtaìy e r^pcomandàtemegli aD^i. S^^C^fi^mi 
Idàrcella, é aUeùdete ^a ètar sono. AU|: 7^ 
I^otembri: ìS32. Di PadoTa,. it,. ,:^ . 

CXCI. 

Se Toi foste A accorto che avaste la 
tayola del Diedo e me U maodaste per lo 
jEàttore^ o'qiiàiito tì jlaudei^^ e tenerla 
da cima d* uomo. Se me la mààda^te .^ 
prometto subito mandai^rt il ' sobcAtO ^ 
.IMt. Jeronimo Quirino. Attendete 9:3\ft 
sano, è se Volete venir a star diio dì auì, 
Éirete bene ed io vi Tederò. Tirleolif^r, 
ma non venite sènza Luigi o MarcustO. 
Salutatemi Marcella. Alli 2ié di Novep^bife 
jSSz. Di Padova. 

CXCII. 

Vi mando una lettera al Generale. 
,Certo mi son doluto assai della mor|p del 
Cardinale Egidio, ma che ' più? Queste b&i^o 
'timane coseii Vi ricordo a tornare appartar 
col Caroldo della cosa delle l^ne^ acK^ipc* 
che se '1 pensiero del FoscarLanderà avjuiti, 
8Ì possa a tempo far la cosa nostra, «;fli{3^s^n 
Muderà, pensiamo a rjuelh) che st.j£fiò 

avere. State sano. Alli 23. Novembre jl53^« 
Di Padova. ^'" '■ , :.r r . 

Serbate, e non perdete quelli bollet- 
tini che haniio le contraie /dell^^schi 
per le legne. Se mi ^manderete il siisso iì 



a?erò-lK 



Di M. PìBTRO BfiUVO. xBt 

il ^Soiieli^ 41 fjuiil^ ,iiii 
4t^p(H3ie:^p§ ■iV*^j^^fiS^ che ai 

trei mai fare ^^qù&l sono Io Alano 'Otài- dal]^ 
muse volgari. "^i 

V Bembus pater. 

qxciiL 

^ ' Per satisiarvi vi ho nqiaDdato il sonec^ 
to di' M. Jeroaimo Quirino {^rima che 
lo l'abbia fornitOj ^ moào . niio. Darétegli 
^iiest*akro che ora. vi mando, e fate c& 
^B^ stracci queir altro. Salutatemi M. Ber- 
nardin vx^stro cognato* e Maria alando la 
^ederetéj e state sani, AU* ultimo di Novèm* 
bré, ovvero a* 29. i5^. Di Padova. 

Bembus pater. 

CXCIV. 






X^el Milanese del. qu^l era quel libro 

' 7'àì bonetti ich' io vidi in casa, vostra dato* 

■ini ^a; iiìi ,* mi scrive», che et lo vorria 

''^i*!^^stamr|>are a- Vene2;i» dallo stampatore , 

'^tòfaé ^stampo leF'inie ri^e, e vorria àccip che 

'^l^à pigliasse la fatica volentieri , che io 

^''^ci^isi .testimonio che *1 suo libro è cosa 

^^^óòaiil che s'io facessi diriei la bu^ia^ 

"^fe^^ potrei far ^datino a qu^l povero nomo: 

^ voglio scrivere avergli fatto parlare^ e 

!'j^tìié mi ha rispésiO: non voler stampar cose 

:'■ ^l^ri. Vi mando la detta Uttera, la qual 

'^ <^'^e^. i-^ • ---.or. . .... ' ' " '" 






»«2 ^ .^m^^^r^^ùìm ^ 

poi mi rimana erete ^ ed io gii nsponderò. 

Vorrei però primir ^c^ parkste al librare 

di questa cosa , per modo che se colui il 

^'^à: lAs^ rul^bìa con. 

M^^f éPeVo*;vprri(i salwMP ifì capm^jl 

^c^TW :fTW|»«t?ilvoi^al(^ coftà ^wpral.tìò 

^.cu. flpriifcujmei^; jplij M?; JB^* 8^ wpe«^Vp- 

, QW[( pa^w IfL, SOTtlQ alla. Mcy<WfiiMi^ .j^ 
jJ9fepi cfitji i)a;e.cbe.iO:gli dia ìjidessp ^wijfitfi' 
^4^iPAf :^a^EUa4^l 1 e che.ttia, dffW apcse^^' 




^ _^^e aJlf' altro anoo. ip>Jìo dolilì^to 

fl<3^ ;gU Jas^ un soÙo dir quello >QNr^^ 
>^l5fi6J9»^ìM dee pagar , e poi . pprtw m^ 

d5SP8S*.45he ho^ J^lté ; ma p?rc>e l# ^i^ 
o|D4i|9c^^ 4^ . d^rla pe^^prar^ ai9^QL|ìp. 

^d^e,;|V(ow^^^^ e voi gU parl^e^jd^Mn- 

..496^ » ^<^W ^^ po^ faccia le pa^^zie nòìxj gli 
r |>|90gn2^3d09 «. dbe ei mi fapcia. Imòu^ip^e 

rq queilp c^^ egli 9on può &r dji n^iv^ 
è dei coprir^ Ja casa, e di.copciÌEii^.^ 
. finestre di vetro , clie erano pnaiii , * ma 

guaste, e levar via certo terreni ohe èrii.,iii 
. casa, e simil cosa , e co^ vediate i^Qo jò 

r a) irò insieme dì terminar questa ba];i|, 

1^ qii^le pgmipi^i troppa m* incresce^ ibp* 
. pioccbè queJQi putti non si abbiano i^^vidui 
, Vano e raUrp, menaid^ tutti 4ue. quirndp 

.^fEMCÌirete. Subito che io. veda la preda qui 
r:f!VÌr:riipAiHÌeròt il Sonetto del Quirino ^ìl 
oqual rm] . fitrà farla preda facilmente. State 
i.^a^^Anfuitimo Novembre j53f. 



0':iB'>:dIÌ i^ sJ.iuiBq dj^f^^'^^ oi^q mio'/ 
Ix ìaioo x>fi til> cocca i^»i , 6*ìoo b;^^jj]> 16 






^tàv^ àim ^^^Sì^ò!e:<tf«*»'^««V!||àm 



'»hi"P détta- 3fefeififeetf »K TfKjfeblèJajéWftà 

fftl-'i^HlèS) -ntìià ébtf fót^, 'Ma« 6dtf*Wtfl»t«> 
:Sraà?of ^^en»'i élèzibn ^lÀvTi' |dl(è»i^1»'>^- 
•terk bef ^^bgpa , che tfàrftè^él» ^èwfo. 

t^ndiilb ^ patte tata a far^se %iioeÉè^« 

aìri rtcr LTi _ tu » ll^ ti i i^i ^ift w : -t*f a^ -:-i.»*^'_l 1.' L A ^iujjSlI L 





risposta ;dér f inrófetìté:' Am-'aà'^StWliijo 
^!»SS>lA 'Palava. 



'tS4 J-BTTERK ^FAllLfiUMU(: 

' . ...» 

• ■■- '■• ■ -cxcyi: : 



V-,--- 



.,. . • . i--^ 






^FatecW*! Bianco y 79. pinola 

dfffliÉ fingila volgare» e ^AekQle«.I)^ÌIe, rjme^ 
nii pfacé B pensiér Tosirc;; se "queste. ^ob^^ 
avete Bi dovessero bea jperderè^ è beoiQ. 
che si ristampino. EbBi dt|,e. lettere » ^ebft; 
dovettero esser quelle che ; xpi Biàii 
Del Gon^arifM, Biioa prò gli faccia ^ se tg^ 
fa prò. E poco danno. Qui è &tto..|Meiv 
dopo le due ore un terremoto myadiof^pi, . 
tuttavia. Scrivetemi, se Favete sentitp^xil^- 
e quale. Scrivetemi in quanto tempo a 
rà a Goétantinoppli* e tornerà rOratojr 
atro 9 che verrà Luogotenente di. Friuli. ]^. 
attendete a star sano. Alli 28. Geunajo 
i533. Di Padova. 

Mandatemi un libro» o anche due delle 
rime da poter corregger per le stampe. 

Bembus pater. 

CXCVII. 

M. Luigi Prioli ha scrìtto a M. Fé* 
^derigo Valaresso, che veda di fargli aver 
un vaso antico che è in una chiesa, vicina 
alle Vergini, da un prete che già gli prò ; , 
mise di darglielo, facendo M. Luigi, far 
una colonnella di pietra da porre in luogo 
del vaso sotto una pila di acqua santa 
dove detto vaso è per piede, « sostegno 
della pila. Vi prego che parliate a M. Fer 



derigo, e intendiate da lui a che Ifrinine 
è la cosa, ed essefido eónlenlo il prete ^ 
fate far voi a qualche tag)Ì4pietv^. «ietta 
colonnetta deH*:alte2za ehe bisognerà» ^ ^*^<^t>. 
plicé,' e fàretetie quello , ^he QrdipcrÀ At^> 
Federigo; é raccomandìatemi a §ua AÌa^Vvi 
fieenza. Sono inolti di, che ip vji c($hì^ 
scriver questo, e sempre n|e l'ho scanlflitqu^ 
Quanto allo Stampatore, quella lettera chi^v 
mi avete mandata , non pii piace niej^t|e i, 
se vuol rifar la lettera . d^lle mie jriai^,9l> 
rifacciala , che gliele davo, un^altra. v^lta ^ 
da stampare. Se non vuole, o pon può, cer-^ 
cate da altri qualcbe bella. lett.er:a, e^mau^it 
datemela a vedere. Usate iu ciò qualche dir*? 
ligenza, e state sano. Alli 6. di FeH. x53a«^ ; 
JW Padova. 

Bemhus pater. 

CXCVIll. 

■ 

Vi mando una lettera del Podestà di 
Padova alli Giudici di Procurator, per 
far citare il Clarissimo Messer Lorenzo Lo« 
redano, e ali altri consorti per la cosa dei ;>^ 
miei moli ni, secondo la , forma delle altre»^ <; 
Vedete subito di far, che élla sia eseguita^ 
eoa più diligens^a che si puq. li ]Papa mi . 
ricerca un' libro di Monsignor* Sadoli^to^ - 
che io ebbi, essendosi copie credo sappia ' 
te, composto da lui. Io lo prestai questi ' 
di passali air Abate di San Giorgio, al 
quale scrivd la inclusa, che vi mando aper- 



iB6 ^zvrrsRr' mKm.iÀ4ii 

ria' e tì fwciate liafre il )fbr&;*1i rqiùA .«m 
sarete eooieatD rìràlgei^ io dhàev'O'tM 
qaaUJro fogli di ciarta da' ftirÉCci<!^v tr4ÌMi 
legato, l^gai*gU s#prà Questa lettera ebe^^ 
561*199 a MòDsigQor Sdranso, nella quale 
le dico mandargli il libro, e condannandolo 
quanto vi pare, darlo al Magn<; M. Tom* 
maso a nome nSiio, pregando sua Mago/ 
a darlo al priino cavallaro, e laieéoman- 
darglielo asMiI,^^ che )o ricevere m lo^Dgbi'di 
piacer grande' da' aaa Mégn. <^ttanlo^tiO& 
^tampator novo^ £sfemi veder tina carlpi 
di quella lettera, della quate ei tùohr^tinac- 
pare le mie rime, che vedarò se sarà ' qùtl^ 
la mia ^tampa^ e fate ch^ei in dia una'eUi» 
ta stampata adesso di fresco , perchè ^ 
lettere potrìano essere ora vecchie, e lum 
buone. State sano. AUi 7. FéEbrajo i533. 
Di Padova* • * v-t>v« 

Se non avete portato ancora qu^l )9- 
bro airAbate di San Giorgio che io^'Vi lai» 
ieìai^ portateglielo ora. • >r 

jBemhus poùgn 

f ■ ^ • Jr 

- . 1 . .. . • • •■ .' ■• * ,,f** * ì ' *X 

• • - • CXGIX. ' -' ^^ r'^y 

' • • • ■ ■ • , eit 

Questa vi fo acciò mi fiaicchite feifaefit. 
dere qmanto starà il Duca di Milano^ ti 
Yenetia, e quanto qui ^ se '1 potrete ^^ill^ 
tendere ; ed Httcke ^ acciò tni faddiajte ììi^f^ 
der quatido si partirà il primo càtillaiM 
per Ro«iAV'ÌÈLon dice ayami ^^'ei 'SÌ'|iarHi 



T • ■ . . ^ ' r 



... * " • ■ t * 

a » V i '/. •• ^ ■ •■ , • ' • ' ■ : • "-j ^ • 



%. 



Direte al clarissimo Ttepolp^ tebe la 
i#0Qe>4ejiJs iipaìrge H -Cort»^ cbe^J Diifca di 
Milafia alma inlètHlello alf Alotai^il veair 
qak'i è finta 9 acci6 ohe sue Magmficemiè 
mi rCOtidficaQO > sioconate eolia ^ ehe fifa 
daI';faUo suo , della qóal cosa ne ha^ mo* 
abrata molli seghile cbe il Duca di Mila« 
t3Ìo oiKm ha ora modo di far studio , e 
quando T avesse , noo negheria alli^ ^lUu- 
ftrisssma - Signoria nfoa sì picciola cosa , 
avendole tao lo obbligo , quanto egli ha. 
Ma in somma tutto è tìnto per la causa 
che ho detta. E se le— loro^ Mag. guarde- 
ranno 9 e ascolteranno le voci de» leiio«?i 
3 ufrtio^ condurranno mai persona da più 
i loro. E però che si spediscano, e fac- 
ciano la condotta ot'amai , ehe tutte que- 
ste •si risolveranno in un pun- 

t^^V ^ ^ Aleiato lenirà , e' li'^ pit^ contenti 
iieV^ixroiido saranno le lor Sigt ad averlo 
iiond<'ttQv Ma non tardino^ che io sono 
oggifÉiai fitanca di questa tardità , e qual- 
àbtf Tolla mi pento dì aver amore airuno<> 
liei ed:' «i profitto pcdiUi^o« JKaocamanda*' 




temi n M; '^S^iocola ^ eA^a M^, 
r ODO e 1^'^flUro clacissiiai e prudeni^imj^ 
ma siano aloi^QO io qiHssta co»^^^v^é^ 
io "VI goQo GoiAfe i*icQrdatpre e mija^ftro^ 
anco risotutissimi. Stale saoo. AUL 7^ m 
Febbraio fS33. Di Padova» 

CCI. '"' 

]!|f. Àgostiti Angiolello torna a Vene- 
zia , per impetrar da qaella Illustrissima 
Sgonfia la Collateralia ^di Padova, che 
per morte vacherà domane*. Ti prego a 
far per lui in questo caso- tutto quello. <me 
sete obbligato a fare per V ampn^ jpV esgff 
vi porta, e tutto . quello che f«*r§fle jper 
me stesso , se io volessi queir of Scio.., Pre- 
gate a nome mio il Mag. M. Jei'oninìj» 
Quirino cHe in questo negozio ^u^^Ml^k* 
sia contenta far che io conosca quanto io 
possa con lei. Esso non è solo mìp amipp 
che potria bastare , ma è mio« secpoido 
cugino. Pregatene anco il Magn. M« ^Màt-^ 
teo Dandolo parimente y e con quella eÌp<- 
cacia medesima* IJlir^^te poi ^1 nostiip buon 
Bannùsio che ei vQ&lia mostirarmi in qi?e- 
sto r ainore che. ei mi pprta. Non Sto 
altro, che stimo non bìsognare#. Col ciam- 
simóf^M. Piindolfo ^Hpresioo raUegrajfèvi^a 
noixife mio 9 det .rimaner,, suo, cosrlbftlfo. a 
Savio grande. j&. i fate xjQp ÌMt, ^Ferijgo f e 
con éite Mffgi4^ cJbfiiAb);^ JW/h^gp^tin^gup 



pìfit; PiiftRò "nxMo^ ]^ 

i%ì^£ràfacUté , non coiàe si'^ireli ^li mU 
tri V ''ttift da Novero. Se 1 €lak»s$tiao M. 
£ai|[i "Mòcetiico è sarto grande^ aoch^ co.a 
^à'Sig.9 e col darissinio M.AnU>Qrìo, fiate 
asolaie mio una calda e TiTa radnomaoda^ 
zione 9 che vaglia quanto btsc^na. 3cata 
sanò. Agir 8. di Febbrajo |533. Di Pa- 
dova. 

Bembus pater. 

' ■- ■ .-• '■ CGU.. , ^r, 

Io stimo che se io non mi C<^i"ia- 
Impósto nella ' cosa dell* AlciatQ , *pfr av» 
'Ventura ella saria a questo dì , : e£ipiedÌ4aw 
ma àYendbne ip parlato » oguìnioaca .cbe 
vola per aere, fa oìùbra, e sospei^le ^ sic- 
éome han jfatto le parole del Corte « dicen- 
Àg eh' il Duca di Milano sotto pena di 
'%onfis6à2tioti , ha aU*AIciato interdetto che 
^non Vada altrove. Né vedano quei clarìi* 
jBÌmi Réfòrmàtori chi è colui che questo 
idicé ; il Corte che vorria più tosto il 
£ran Diatelo in questo stadio che TAlcia- 
To 9 tenendosi certo , se ei viendi aver a 
;^maner con pochi scolari. CMtra che quan- 
^do bene il Duca avesse fatto quel inter- 
detto , due parole che si scrivessero aU\U- 
Wtpr nòstro col Duca , otterrehbono da 
J'sua i^g» d^ni cosa. Ma sono questi spaven- 
^'taccili di quel buon vecchio t che hadet- 
. tp ,^ è fatto mòlle altre cose a quésto 
"; Éaé 9 ^é dice lultavia>,- mpwi dalla voce 






che Va irtXbrab > <^e T Alctattt st \Ì9dfhiSP 
qat. Il ^ai^'Coctè ormai, iitadàtò alla iSS? 
f»f0fessmo« defeciù ih sàiutati'^itóiit^cowaii? 
eia a D0Q ^ifar p^ù^ cbti^c^et-sólcira^^ 
eàasa deHa ^cecchiaja , cdiise q^ut '0^'il*tf , 
dice. !o ìatettólo qui molte òo5r*l\C^ 
IO questa cerfcai*; che polùL tion :Ak tcSi^ 
dotto , ma fecda esso. Cotìiè che 'iqtlécaiir 
a queHo che ei: diice" alle; tórSig. ' doVérii» 
no qiieìlr darteèWiseniì^ altr<r iÉtiguicfétt 
muoversi ad accett&r rAlcìatov vèdendÉh 
questo •vecchio operar in contratib.ll dfe^ 
eBso non farà , se T Alciato fòsse: ttV^gftd^ 
raote. Che non ha egli fatW anco* , ^"pWf^ 
far condur T Alessandrino V^Umdòlè^ ar 
Cielo con quelli Siag. acciò T Alciato fnSft^ 
sia Condotto? Che r Alciato; se yeiSAe'Idi^^ 
sé per levar la scuola in gttiit parte "ìil'lé^ 
tori . presenti , ne hb più at|^c(méntt V J>^' 
tra gli altri quésta. Qui è uno Sci^M^é^ 
molto gentile e dotto gii in traelfà acte^»*; 
za , mio amico per causa di M. CàrpèMìAs:^^ 
che per lettere me T ha raébóìnaadfttol^ 
che e di quél luògo , il quale lik^tl^ttf^ 
ili Burges i^À^òiat0 più VdViin atf^^^ 
costui ho dipiandatò; ^erò che^bhi^i^r 
egli òde il Còtte , ed anche il Sozzino, st 
TAleiato venisse qui , Jasciereste voi costo* 
ro per adir lui ? si che io li lasseria in 




procuta^se bob rutile tàmiShàmP 

cosa, mi'm'bà'^am^ %m^àcm^^ì&m 




."^zìb^m^mmy m 




ao^o Al coodur 1 Alciato^ o^gimai Vion^ 
4aiito,# è s^nza, p ip^ogip tr^r^.a ,,fipei. 
q^e^^t trama t , che, già ;pi«5i' ài spi q^ ,9^1^, 
xae^i sì ordisce* Sé egli ba iQ,a^QÌ^6jli 
non condurlo • si risolva, e delìberi, di. 
jjpn cQnflu^Q , ,jp, yel dica liberamen^^ 
ac^ qb|S)0. .possa rjsolut^aieiite tispoqd^^ 
a|Ji' AÌpfa io , ohe g^à i^oU; . wcai mi scri&sg: 
^9£!? JI^^ sua condpUa 9 ^ ^ven^io ^ai;(i^) 
^vj|5Ì .fppra iBSsa.per lettere deir Eg^i^ziq , 
ik^i^ptpe ^4^1 t^fi[^rma tori , che aliora era^^ 
i\% Q^^tp p, so»! gjaellf) , che da sua Mj 
^h^Vk4f^,,{^^^^ ottenere. Del clairissi^, 

'tWo^Jlf^^S^^ ?9» ^^^ però che <^u% 
Mf£{U^^Oga .99^1 ha più d uno rolla dett9. 

4j3 80uMpj^^,sup Magmficew;^ m, raq^. 



/ 







^ 




b per ener vecobia : ixM>sti:^lda «|1 li«inQ]£» 
«ia nmme^iK)!! quella, del^ Aime » .ai^ 
cfaò ^ veda la difEerensuA.^, e .saj^pia 
che difetto que^ ha , . se ha difetto. | 
attiBo die eì vse'Be Latea4a ^henUsicpo.. 
non ha difetto parlate, collo. $UmpaAore|.l 
▼edeie che buoqia carkt 9 vera egli d^ dar-- 
mi. Però che voglio carta più tosto ^i^« 
0lior della prima che aUrfimente ; eaq^- 
Tetemi il successo, che non y^do T 01^ \4i 
fiir ristampare queste beaedette ; Rime. 
Boa potete venir que-sto CarAevi^l qni 1 
Vicenza , potrete venirci poi fra qiLaVc|{{;è 
giorno. Io per niente non s.llmo sia ]|^ 
mandar Febo senza voi. Di Bf • Ago^tiif 
ini pbce 9 e degli amici « che sia.n per 'j^r 
il debito. Di Madonna Vittoria 9 . fact^aiy) 
essi. A me rincresce di M. Bernard^o ,\.e 
di sua madre 9 i quali saluterete a iny> 
nome. La lettera di citazione ,, che ay.ete 
avuta a far al clarissimo M« Lorenzo tip* 
redan e coasorli aveva un disordine \n 
«6sa 9 che dovendo dir a' 27. de\r instaì[ite» 
diceva a* 27. di quaresima* Per la qual 
cosa i Loredani • che avevano 9VUlo . ttvvsi- 
so , che. di qua alcuni altri <:onsQr ti em^o 
estati per il secondo di di q9arc$ijna ^^ f^pe 
è ii di 27. deir. incute.» jppo .coa^pj^rsi 
' ^ agli Auditori ,. ed hanQ.Q, na^rp^atq chè,^,|f^ii 
* ^ conivenieote , .che parte m4^ì .^oqsqi^<|di 
' una . lite siano citati up- g|Qrqo , .Q^ÌÌlM^^ 
«unaltrok E^cQ gli Aadit9ri^hi^nQr ^- 
*sa queiU dlazion 9; icr\vj»^d(^.;r 



:»»: 



qneslo disordine, e dìccDdogti, cfae se egli 
ha àlcucia cosa in contrario rescrÌTa. li 
tóiiestà rispoude alle sue Magnitìceiise ^ e 
3fÌpe che io scrittor della citazioo si è scor- 
tato dir qaefla parola a* 27. dell* instante » 
è però che in emenda deirerrore sua Mag. 
ha replicata la citazione per li 27. deiriti- 
stante, che è il secondo dì di' quaresima j 
secondo, che in quest'altra lettera di cita* 
2Ìon, che ti mando, si' contiene. Vi mando 
anche le lettere , che ei scrive agli Audi- 
tori y acciò le possiate voi medesimo alle 
loro Magnificenze legger» e facciate anche 
yof la scusa deir error , dicendo , come 
égli è processo e pregandoli » se ì detti 
<ibrì5simi Lioredaui volessero sospender que- 
sta citazione , che le sue Magnificenze noi 
facciano^ che essi hanno ben tanto tempo 
di venir qui, che li può bastare, anzi 
fate che le loro Sig. levino b sospen- 
iion fatta , poi che averanno, inteso ia 
causa deir cnor che non è stato fatto a 
posta , ma a caso. Che stimo che gli An- 
dilori non leveranno questa sospension lo- 
jro già fatta la citazion non sia per valere, 
facendogli intender che i clarissimi Lore- 
dani non attendono, se non a impedir 
con simil lunghezza e sospension hi mia 
'l^iustitia: fate in questa da valente, acciò 
^^iiòn'si perda questo mese per niente. Il 
'Podestà mostra fin qua esser un uomo 
iìaolto giusto, isserò vogiro far ogni cosa di 
"*" lir questa causa sodo lui* 5i che- ora 
'Bifmbó FoL IX^ ^ liì 




4^^ì^ssc .a/ suo; ; fìgUuoìo 4 > cornea nre^^iii^^ì^Lsm fdeb 
S^^q-^janq^i . i]3i(li(if;te4i> oserai , /^opatizt) iìkiqKiv4> 

ì^iS^t^ tifaFt^k cyìtazVoa '^più ilMio :ìohl0 

CCIV. rvpb 

v,vJDlretevxa • M. Agoslia che ho inteso 

dal medico del Collaterale che*l $u« male 

è mortalìssimo , iiè« {iuò campare, auz^ 

morirà in breve , ma del quando esso 

B!&<i; » rpret édérev Io 1 lo^ confectoi t ari non 

Spartire v^cbc^ (|ue8td»»ooSa^ijfaur^ a ^dusàraìl 

jlQok^^n'r Pelio Stam^atere «Yèdetemdibn 

m^ vif.'tnganuiv in rdaritfiv|][€Ì 'ìM»»Mslìàfai|la& 

^» piSiitia 'cbe ora « e late iab?'er> sit^ybsblfa7 

idi ?in aspetto- qtiestorCanRValdlf. pei^choB 

aocJ/iaie à Vicenea ^-do?6 $arà<'^. fh^fomiaf^ 

afat.-iri^Bràsfcriale ^' eà ai 'viimitko^ v^fiAfisHaM 

xH3mkf:è ^ MMarciìi^O' , ^ ih q«i41 <ìMti^i^a^'^ipià^ 

^ifHsiif^qi ^ non ' aodamlo ' >fd6r oAii^ialocols 

qixt'lk ÌK^etìtea j^h' eriifàeèvfenia<^'Vi^ ^ 
anahe&iM'^^r^uttf^toi^d^lHiiiii^à^^ àlkicdlà 

a£*sia^tt^irtot(i>q^i«èttèltó^J^> qifc^qeheó'4 

«ai^ane('<iI<^g^tiÉ'^^É o^ddléAto jb (P'^dìqe 

"iMi^ìa^i^ 6ÌcbÌs(%dèriè[i'^c^aaol^(^a ««ij^aldb^ 

»«^|:'l]afat^li(llaééia#4à^'<^tii(%i(rà^Ì> ìfk\itffàÌ 

cosa non vuol far la ^ò^O^nl&Ipél^òli^àiBl 

clit3^^^n9a^'^^¥Ìk che Marcella se ne avessfe? 




invilii PtÈfAO liMlÓ^^ I^ 

a» M^ ^ Bérn^rdirt i< Veriiwo y a Mi. BtàiHéttbl^ 
saobioagnanc^vre bajirtdrtèlo da mia ^pét^6.^ 

%i»rMio<>àf • d^W^'fìbe^ taif'pia^'^graddèhi'éiit^^ 
deb imi|;tÌ0raiQeiil»' • di Qaiatilrov' 'MaiMlWf 
daiiquésto sf.rpuò A^védef ' quanto $ià i4d^ 
vere hio . préiinlerév affanna Érràtìli - t^p#/ 
Suite 'iém& >^l|e ' N; -S. Dio. -ti d>àiservi 
tutti. Alli 12. Febbrajo i533. Di Piiq 
dova* 

Ho avuta la lettera della citazione. 

I10M Ringraziate il Mago. M^ Tom|na«o d<dl£[ 
laiietlera nu^dalamii^ <ed a sua ^ 8ig^; ;ixÀ 
lacebmatd^te 9 e\ pisoiferìte. Ho'^er i letier^ 
ààkiiBa^^mmio icqiieUo ^ 4»tesso che mi ^ dfM 
votldéUaidCQBdaUa ideir Ai@iatW:>Vedro ; di^ 
fiàlSsfaq ^lbijc)>lor€i jSi^! ^gg^ avfremo lal^ 
iQttBtii^di^ , ^idà'iio ora i appetto il- Quirino e^ 
lXAV(9JeDo/a>d€ìsinaR nneco ; il iqxiaà Quiriad^ 
4f)ìqrdi9ii^siiiw>. ! {ìapl^rò , anehe cildamèoce 
alooclsirii^iiii^ jMoceQÌCQ ì»per^ suo padr«^ 
èie j^m^'j^^fo i^h^m^nrk. «Questa i^i sòHvqi 
értbtf^t JiQtiriqwùtW kf lastra ^pereliè^.Tioai 
àteròodip^^in dtì^ai^r Aempd « divisori vcrvi^ 
Tm?. piJbcQi a\ Ms^TQfiìi^ ^ AtteodiiL ^ st^r^ t sana. 
Jrf^jsdgii» i,iftc^oj*r;;^jqp§i :rfa|jp>.?^^^ DatèpH 
iÌ3{f»sttJ 4^1^Ì^ft^P^VV'€^. jUjLdiJ^i ;Carae^? 

::èe'jvr^ ^ai. lìti ^l<:yy^èA(.. '>^h SM^f^S^.JwMà^ 






1^ iHS^^An:' fmfGiHjLltf 

CÓVI/ 

-où^ L« lìlé Loredan* nfvn' sJ^^^infr^bi il 
é\' dd terttiiDe, però'^e^ M.^^Óifoiiirfa© 
ic^ifese qui che le' stìà ddùitc^ »^v«a ^lé* 'dei 
|ìi^^; e pry^Va rbe^i ^oiirtsé liti tèWftff 
*^'d'ottb di ; Msì fti^fattb;^ted oggi* ^^ 
*¥à !> deil^ tenni tt« k^cvtopaì^^* si^àtóò rftc^a-l 
ahftUe'l Vicario del Pode»tò Vada ^pfr 
lòtìo ' 'èóìì qtteìll medesimi tnàégtièftì. ^E 
^elrètìè -il Bàrucó è a Brescia i M. tèèìW*^ 
Ifto tiiEé pi'eso termine per fàirfó \ie*t}rtì"fft 
^git^^cS , còsi è prottingàlà la éi^Sà qùf^tftò 
^fedele , ma io la tengo à btifó'A * twibiK^l, 
-fJéièy il Tttjario e gli ingé^'et-i *tìH' aH«i 
m^Uà batino ad andarvi^ sò^tà''j'^à^^^ 
lfti«Fi ìÀ voi . Sùte ■' sano . Se ■ J^iàVcp AtìèiìS?» 
-àèstdera Padova , egli è^béii latì*b*ilé*M0- 
Vàtso e.^so <ia Torquato , elle raP^fbhèVdlìnèfi»- 
tè. lo df-e fare. La Moro<fitià 'lìJi tìtee;^^èfhfè 
^^qutt fido Marc' Antorrio si partiva^/ ^1*^^!^ 
Qfoixjuato pianger sì fùM\ ^'èb^'àte^ijtìfl 
c|)/iiUo fosse stato sano, non styfìrpè^Kavà^'iBÉlfi 
«he si partisse i per MÈ^bn védw* %0§*^tMè8i4- 
.«oJnfò quest' altro, Attétìdete a -ista^^Wrid^, 
. Hi dau* ^ ' le : allegate a %L TètaxhÀ^^ \ è^'àft 
iiGene^ale , il quale saH^ ' lifene'^iflbf^^fii- 
.ilBSteu^a ; cbef è lornalò^dì^'B^Wgito.^M»»' 
dto al Generarle là sua ^er fr ^oWi'letté^e^, 
<l»eiò Ja ^^isicaiji^o vóìitra no#^ pafà'^oMlli^- 
ciài Am^^.'<Marzo i 5^3. Di^^adbvifv * »^''^. 



ccwù. 

ìl»f^y^.t^.m^^if'^^^^^^^^^^^ 4upf.'0 tre dìf 
\q\, questo, jn^f^O i cipè. cU)|ai^pi ..Jf^les^^^l 

*y:^l^ sw^i gli .^bponderanaq^yct^e J,V<pia,afr 
^x|o p r^^ato ^ ^ d . . ^o , cU^ '1 rupi vedier ^pef 

J^^upqsio^ Pf?i):^uza, io. voliera ..v^erjQ,,.» 

-l'effe? ^r »J^.f ia co^^ratAi e part^w. ,Qvf^^ 

j>pr,,^U^r cau^a. vpgìia cfee tacpifkt;?, ;vi; ^v- 

>^Q^P9ii,;<jMando vél rinaaa^jei^ò. MU G^- 

>;J^l^^Ant9.W «ai sc^Wj, cpeoud 

^l^^i(^r/5le..J[/(?»/gU,4'isfj^^^ quello. y cha por 

4^^,{y€^r, } dajtegli .la lettei:a, e, parlate- 

^^Jfl,cpi))5»i;'mit^, e s'ei vi mostrerà q«el 

;^Q^ta,^^p im' 4^11*5 »è mostrerà cosa piik 

'^Ve'«j^M^;wf4i^sU che per quello io nc^ 

|i(f4p j^ss^gii ^cùbijk)r , e levatemelo .dafte 

i^g^Ìll^^,;^Q,,Ggg|j ^affanoo della cosa- di i\i|. 

^%9^^W 9^WI9*^ e.A^o^Q ogai ostacolo : .se 

^fe«i^2^» /<?1^§ iP.ifaooia altra , v««r^vetemiv, 

:i^§ taMfft^Jffttjò. ti^irete. aJ/.c^arUsimo M» 

-J&ÌP^WÌmìAp'^9**Ìo ^fenieji' ,. cl^e; foi più 

.fpqtjtip f$^sc^r^^|ÌQ: buoa credito, con. sua'JSig. 

,^^9if >tvi^ ^i^^ tUctU )a B'raiveia)^. e ;a liSi 

%?fì^o^P!^< r T^ii firqiccQaiaadaUr^^ State .sano* 

Alli i9,/4f, Jfaj^ao, li di d^lj^rols^zio /^i533é 

^i^^j^a4^9^at-^o scritto T altro di a M. Ja« 



corno degli Orologi , e pregatolo ch^ ci 

voglia esser qui al -t^ni^o per venir ua'aU 

tra volta col Vicario di questo Sig. Pode- 

^tgà^ì 6 I^Lòt^èààtìi «»)!>ì^ T ^{ttd^lteli^ no- 

<ì^^ difr^ité^a V^^ nèh >1i6^ dà^i Itii^ ah^lffp 

^;.y f >\y^^goK^itibtitd<é*''dGtoiày?^iiÌ h^tm^ 
i^^ttdbté'W^^Q Barnaba àf 'tjrotaHoVi eo^ 

i«àsa 'fini à'<6' subito dap{)<3f} dlil9i>](^t* j^ìo ^^firHà 

Mmmi; ^bdete di trovàrid'àd hgtib^mcfdt^f 

-«*dalétiii>vttt risposta peT^>ìiii\^^^ 

-Wcki sape^ ' quanto' qUeééi to^d>^m$^iti-- 

-fi<^rip'^ vf-'v ♦ U' ^ . :.v. >c'r.i •> , noffig 
/:'.& v'u- ..■■■"■■' t ■ . '■ '^iP->:»:.l M K ■ 

«divDdEéostroM. Agostino itni '^ d^afo 
A'JSifd>a ràbì^av'pÀzidnW; sie^ ft^ié^ pbssHlj^ 
4^! «spedirò la compra de V A^trolamo/'^ 
^fabe€ria« Antonio gta a VenèziavJitiebé^^- 
iÀ^.paScrìb^ 5 ^Facendogli dcrmànép^ifodìlrnn 
4Ranati6Ìo,,^ ooiicl'àdercr"^ "e Mti^^i^w^%Ot^ 
viaMcéro iòhb diìbrto' pur* ohe^qnaAchè^olifi^ 
w non taglia idi mezzot/ 6e{l):^fiHÌrd^|s^tl^ 
Star quald^e* cosa più, nè'q^iiiesia tvtf &ibm4> 

r'aitrq. Stalle swooMlIi è:2M']f|(toibq^é93. 

i P^ova* i"-.i"< , . '"-»v,i tó-'.^xì^o^fil im 




Il A r> 

per lui di venire a Tacqua, ma j^j^A/^fSi^ 
Jàiikd PreÀ<j|^iijdeik;fteqiie j^ es* 

/yfsei^ pjBf>ifovo<|Maicbj[»rM^ , :OC?ci^r:,l^<lri3!e5»i 
^in^ii^ti :4aifi^^:>li«e5izi^, fi «b§ii<e4* <Ì%%I^ÉP 
iriànà>lù*tef|i 4|i( Podestà,, delJ4iF««arjieMejsa 
jsjMon iho, ir<^l!«*ft, a,prip, boceni^if^^c^e»: fai*s§^.il»i 

si yi parerà, accio manco ^ Ismìk {Nff" 

gatori , e forse anche M. Vicenzo» compa- 
rcr a questi PiejidemU» e pregarli da par- 
te mia, che essi vogliano conceder licenzia 
a M. Jacomo di venir a Padova per due, 

*|Élfòdl( ^mjil m Ki^hhi i-iiltrar iK>ltaLr aottoiiH 
Jl^4oé#oÌ0Klhft 'fx^hnon valseci per Bai|C»t^ 
^f^%£topbte^;£&^do qaesài o«6A a>iìéie«7fdl 
ÌtnflillbnHnpaniftiftite:i^J(€tfS6rb a^^liestofC(«^ 
^4ll^dit0vi ^<{è)^jb .^if efti^;faUie.Jbro ^igiiìaiMi'cliv 
^defila jteiipèbriia^iVi meri tO) déHer) f£»ti€th# 
^cb^e|»^^^iid«>idg^iexiaaK^^ nombbej i:j^tirìi]C(MÉr ' 
tltèilÀs ^B)99ippt«^a ^ieyiBfeU>c^te{^i]qfa nn 

mi bisognerà averlo, stimo satkfcà^ iift 
otto giorni che cosi è il vostro termine» 
ma che voi il farete poi ia tender più par-* 



...) 



4lcolai^QDtc^ perébè poirta essere.» che^ di 
«prolungasse.) -Lasciate tutte ìeAÌtre ùosé^jp^ 
fornir ^àe8ta>;' la qualmu importa > più che 
4atte le' altre* ^ Se io credessi che^'l'ctarbsi» 
1KKI' f Delia tq: fosse sopra le acque^eome'^H 
eBS^ gli avena scritto. Datemi subito risfwt- 
flfea > e r^ffetio insieme* AUi i3« dì Marcq 



»* 






ccx. 



• • • • 



.,v 



Vi mando questa al clarissimo M. An- 
tonio Capello 9 il qual stimo farà per me 
questo poco oftìcio , $e però alcun si può 
i^nfìdaii dello amor di quegli uomliii^ es- 
Mudo statò il Quirinrcosi feimò^eòostiBaK^ 
le oella promessa fattami cìroà^l Mst^orjMè 
^gostia ^Angiolello, della. qoal oos» Amatimi; 
riolrò scbrdare fin che averà /inaemoDÌfty^ 
ioirse che i>ón hanno fitdtounnaaAàò «ladies 
ne, e di eccellènte oendiiEÌ««ie' a ql^ell^uHk 
ficio: -ma basti: in cià« Al ^Ciai^ii^ma'i.-jpi^èi 
détto darete la mia lettera^Ve compacxMtD 
davanti a lui,* e agli altri di m/odo' che dittar 
Bó la licenza a' M. 'Jacomot >VoÌAimi'ScaÌT«Ji: 
teidei etf>mpagni «he sono B/LiCaixloiMoisM 
«ini, evM» Lorenzo Gìusliniaiib', 8timòlm\^ 
i:«ai!e liioiutò dir M- Andrea, jl< qo^le qnaaii 
loUia mio capete. Péfò^sa^ M: Antont«i6!ai4 
fN^lb non la. prande. per «nè^.^ dubito vséiBjs 
^teiÀ diftkoltfk. Coi Morésino : o^n jholjMis 
^upavdomei^icbeawyivnè'glivhp^aiiaj padafo 
4»! , saliifgjrj;^ i ifiti £ao^a.;.ì^éGKÌBÌ^ qpui^sLBbmito 



iHv ó 'fittala4|a}i)arrietiet^^ al( PoirleUf^ ati'wcì- 
'éiaH^'r^enlikièogìefttD ijooga>iche !tb. hi siali)- 
Basse i!qi»egtaj8Bia&^ o^sa , ''il iquaht.tifbsDitl 
CB^^atoi doB airi]ft<la^iàtov veder/ r^di^ loe*^ 
paiidàzaV tùKtedé mie. disgea^klì^èiasob oini 
questo. Del panno verde aito un brMoio 
•che non si trova, pazienza; si vedcrà per 
■Tia di Viceaza. State «ano. A Hi .i3. Marza 
i533. Di Padova* Bembus paier. 

oaT ;*-.; •- •. ' • ■•.: GCXL ■ •■:;-■' •.>.-• 'ì 

v^.':'-l «'' • '•■ »•> ■■>•'■ ■ .■ ' .'•{ .iJ^^^'^^'ip 

-^.'> .«Questa v^fo solo aceioeckò>dit)Iate^jedl 

AJìffgQLÌfico Qaivhio che io nii ralle^^o- )ouit 

&« Sig:;;delt beUo, «eti a4iley^e si^ngoktr^^ia* 

^iflìo che- in sua parte ha esso;: fatto; rfoeliÈi 

olezioQ iu^^noiissima- del ViceooHateva^dli 

lìadoira. Però che io gli fo^ intendere -ésì^ 

jMto eletto è s^ato amico di i6. e forso 

ifiir^Qui del santissimo Broccardo i 'il più 

CÈDO»» e più intimo e più a lui^simile che 

egli abbia giammai avuto. N^lia qual* ele« 

ziana^ohral danno della Patria iVQStra^ cbe 

i^ui^iii'di lutte quelle bande^ eper tutte 

^{HeUeoyie .che i giotó, e scelleraif; che so-* 

aQi^i|^i6^9hi^ sanno trovare air^uftile pai^- 

licdlwafaDrrat Se sua Mago, aveva 'Q^'Sò due 

fiiob'i^i^iJeifedeh amici, voi e^me^ maur 

ondoiieuddla.fede sua , e pronfèsìsa - dat»- 

nèLSai«^ punamente^Mn cosa ce^'<^f)esla*^ 

^tehidsd^aiq^ jéasidexiata ). e cobi pro|iiliia^i«i;^ 



soalmeooiiha «servilo^ éA^\p9 hi&mkp ì 

iàUsL . €odt qostui al teiDpp;.deb 1 3r-90Éf^'A$f> 
^lt»lia ogni soo favore ip#fe^àKi?, ^. ^uAfljl 

sQSicgdo alftuQo.<avulo mN^m^MSii^hpq^eìr 

ess» tipuìjii «aria- posto ;a Aàle^iPÌdbH^tlw 
stino . ^t a; M.' ^ ISicco}^' - av^estao iliiTti 
donato! un )>èBefizio di dttcatiiofptotd'i^r^ 
ta \ i^on gU>averia faUoi > -/n/iggi^r .^pjaMiil 
uè ppiù rilevato sc^rvizio di.,vC|ue$bi9u;$0|>cjM 
^ìiaqicu^j oggimai quel^phe; m ay^i^M a,&{ 
re.«^ quamlo ia^ {liù deiaiderMasii QtJi^M^t^ ^ 
ciiaa> cosa da im. Mei tiap più»r:§49iM 3tin!$| 
«idegraiiù^i aml)itiasi <fidalQyìt pwoiii^ mr 
lete pocd esser ingaojsiato.^lf.iquall <i»Wj^ 
fvoglkmo e fi<«oouraao vchci, tutyi..a/I^i^i^^ 
SK> amici, per cons^egunre^desidi^mAib^tceMI 
eati onori» esdi a niuno.Yt^i i0,fijùei ^iitmAHd 
gono. Ond'. io» posso boa 4*1?^ >/ /c?p/9e, /^ii?fe«( 
mondo^ or mi dileàta.^ A<i^9^à)(^^^^)!^^ 
più mi fìispiuiìque. [Jofulù'afito|ta>st4t^fi^nòi 
AIE i4* Mai^s^: ifidc$«.!£>i ^dc^va^i »y sjìa 

.'. ..••.••■:..•. . . -^jiM- • .ccxn»i).' '•? ^ oj'icot/ lab 

vii Baru€0 ingegner. dcii*ljCittdfit>J)Ì3fl[^W 
nuto da Brescia ed è qui , però fatie dili- 
genza di aver liceliQl^ por M. Jacomo. E 
perchè il Vicario è in Venezia chiamato 
d«)Uat>Si|pLop$io(|»Tjfer^iì|o3iM^.i^^ al« 



fÉ^àPi^qda/ >élirà^'beW dkt^fl l;i*oviàteii es^ 
fiS^.i'<]^ a'Si^fV^i^ )àitraìàe<ti«6 idee edseniQ 

ì^ióPìcfì'^&viWóAW cfùella «(ler> PmioVadi^>s9l 

ifc'^fiAéttfaté' otiiJAe c<^fl lui di 4£iper qiiawdht 
t^f^imi^v Venir à Padova^ è cfaè que^M* cn^^ 
diar4>i^a t^rtov'ed aUòràipo€rett;ì for^* cbirf 

]«ft/^ fàfifo saHà'tDeglio ieh€ f«i j^rcà» f^otr}»!^ 
da i^gvoysl^ della <cotòÌQsieH«e;ìjttl«^dere< 
«e^^i^ bi^gno; '^ poi clfa/e sete i^es£;EiCodi-ve> 
mr ^Ifév atìdat a Yicea^a ^pm- qaèsm 
ti^péNito ,'^àb>idlte tutta là cuitt di i^^t« 
Wgoeió' vioiV^tt se ianóhé wtesl/e ^cnrr'^coA 
M^'JàdòttiVv e^ €k>l Vicafio>voiy ed àncbé 
t&Aimoi 'dofiA^a 'l^cqua , mi fareste sictgclaf 
{iiat^er, e credo non ci sareste idddrnov Mi 
profferò di rjcompensarvi il danno dei gior« 
iiii^p^rsii 'S0 ^1' fusse^bea di io. ducati, ve'- 
aite ve ne ^ego. Del Quirino «^ non dirò 
altro. Attendete a questo negozio vi prego 
del Vicario , e di M. Jacomo , e anche in 
ogni modo venite. State sano Alli i6. Mar- 
w ti6^3J^f)i Vaidàysi: *- BéfféeiJs l^ater. 

^U .^i^Dete>a^I. Siiccplò» GRqKdo|cl^<io*iÉKÌi 



ft04 LETTERE FAM^GLURf,, 

cUrò a persona ]a delibera^iou, Jpjra iff{gfy% 
TAlciato. Ho avuto il libro di »I^. (/iqc|i^ 
Giorgio, lo rimanderò fra po^m^f^ll jQui* 
rino ha promesso far maraviglie per M. 
Agostin nostro, e dice che certo la faran- 
no rimanere. Vi mando per M. Bernardo 
lir^ 20. le quali darete a M. Fvai^i/cesco da 
Brespia che getta : sia come , dove^p» v^ap^f! 
in Rialto , nella calle del £gber. ^iqp;^^^^ 
tegli a dar fine ai piedi della .m\^ t^Kipl^ 
di Bronzo. Xia caiisa , perchè vi rin^i^^n^ 
iVJarc'.Antonio vi dirà M. Berna r^^rjujrflj 
ayal mi rimetto. Attendete a star sano, jQff^^ 
.^1^ ^v^remo il di di Carnevale uga BWSì 
X^li^/sima Commedia. Il .secondo di j^i i^^) 
r^it^a Ji533r Òi Padova* .; ^v,, ,. 

Vorria che insieme col Rannusio con- 
cbiudeste il mercato Qon lo stampatore, che 
provvederia di mandarvi danari, se me ne 
verranno, ^d ancbc rficcolp < pc^ber^ per 
soprastap^te. Vedete per dar ricapitq^,^pfkqyi| 
danai:!, bispguer^^nno. Berf^^us. J^fi(eff 

'.'•^nu.) ib rM 

Parete questa a. IV^, aNirv^I?! ., %\^m^A 

e diteglu che ic^.p^i 49M\« < 9fl? ,W?i ^iS^ 

che la no^r^ paìrià^pQftX^tih^ 

sta volta con9i^Uere.ma,,pjù..w^^ fff ^48gh8 

con la patria me4^&iua».,PafT&t^^ppi(,9^nti]|jf 

rio ufficio a qixm^.<k9} M^ 

teo Yetturi, .deir^p;^\del, ci^^le,,t>R. JVf^^ 

jmgolar aliegc^jz^^^^^^cj^e^^^/.^^ ^^S? 




j • I • 



ci/ :. .. ■•;;:i /^» (T'a .t • ^ ■:«.■:> ni '/^M: =-^! rui't 

tì^ttai" da ^dl=tin'^(ln#?gliò ^ÌW'v9iJtftf^^uS-' 
fkùtia, e aicétiivi cbfe Voì-^Sc-rfè^e ^btfpd mil 
^ dtìè' tné^i^ òtfè •veri'aQaò. "tb Vi^'.'^Hfedtf 
guanto 'Hìà"'pos^b a fare otìfP^d^fJgciiii^ 
di^ sttà'Signkh^a ' fetà serTÌto,,^ fflì? *tte*' ^ 
arfete . qtwjf p?i'céfe i cbé arci ,' sg'Tà' fc^^ 
fòfciieini». SWesaim. Alli iòv ' <ìi "Hfé'jilifii 
i533. Di Yilla, ' fim^j 

M'I .■•;•, J'.. .■■J..i.»iì» • ■ • ;?; i r,,M fi; I*' '•<<! 

• J' i Sr 'è fattp il diségno cotoé pcrtt^ttì àVe- ■ 
'Hé^itìtesÒ- dar M. Agosti d notare d'éirbffici<^, 
aì-^^\ial dairelér questa cotrimìssr/j'òe ftitlagli 
dai suoi Signori, e questa lettera al Pode- 
stà di Campo San Piero , che non s'è ado- 
perata,, c'be sono rimaste per dimenticanza 
itf m'tid dt'eid: Ariiooia. Il Ma^À:'»t: Leo- 
iSaM Étt'edàtto ttf-ha fatto prèeféi*' 'per 
€i?<H lÀWoiifó^V cHlò sia • cantetitb • l.'isss<'Vn 
feria8l^e'ft\ iifla^^bon sira niogTie'per 8 ' :> '^^i 
ìfi"4'%lTa^'AÒ;''Cèrìo id 'aveva .i™»' ,•"' '^•-- 
^m tòriiàrniéote-. a proséki;»!!*' )". ^ ''"IV ''' - 
WHkgh^òr^i' tión vòsfidéi,.-'^; '''-.'•; '-:; 



gli i; ' 4^i\k^^Mtio fcodien tty ^ ^èii€f siia^ i ^Magn. 
pìgli questo sollazzo, se bea c^uciii iqi|iesttiè 
ìrivéisi^tSD •d^>WAdtk> datino , come vede » ed 
ha ora più che mai veduto sua Mago. Fat- 
ti questi 8. o IO. ig7o(*órV>che sua Maga. 
m' hi richiesto, sia a Venezia, dove sarò 
stiitJì^ iti àf ^{)}<y ^iac<Hid6. Sa%*a fìeim die una 
xnliiiiisfiiM^iirjtie^og pWgfai^^ Al;' iV^g^èoidak 
Có>iuiv\ì^<ar dar^ fiiM^ la) ìai^agoaiiOHài^éiò xrii ^09^ 
sa^^^l?giiiruiorrmrì<ieQle9 hei^ptJ»mes$OiiàsLtkki 
fohìit^o/|a«j^ifi sìettiimati/C cli%! vìi»ie. HlDiJ»d(tf 
5£feà 'siCmii f|4^^9tfr vèu-Qfla ^ mjp granile ^èki 
fitto; Orti ;itr -ha delle 12: parti KletFiaohùari 
r>aii/i ch^ ^ifene al mio MoUbo, o^aèm^enol 
deli 'utidicK' Vedete Se' le óoé^i \stnno:^ì^ujs 
st^meare; scrivetemi ddlVsiljo ^^quseUo ,wkx 
avevate a'- sciivere^ e salii tatetaii.Mhr^eAla^ 
e state sano V e fatti <iuc^tl-iOw^di aspetta»» 
temi. A' 24.* Luglio i533. Di-Padròva. nf.mi: 
Darete a fMésser .TommÀso^vMòrèaipdd 
quella lettera, che io sdrivou^a MòosfgDtob 
SoranzO'. r ■ •- • •.:?>•'•' -r r '.>.*»).» li 

\ Bembwskipaùem 

' . ' ■' / i'i-.iPj^ .;!/>:-) A/ CHI 

' ■ ^ ; ■ ' . / ' 0! f (?'.i''tf ili B/Kl? 01^ 
Voi' noa mi scrivete ;Cosa ciaJctujia; «idi) 
quella' òdsa,ehe 10 vi lasclai.'iocduie (diiado 
tefìdere,' e gòriveroii.'Ha^aviTiiD la I^ttosé 
degli Attdttorìl Poi ohe A^L I/LeiVoar^II^dis 
r^dan*'tìoa'3|9art0>da Venezia , u io ^mohSùk 
iirk ò'ifùxiMO'ài a JVOiii&latiiSaiiò«;iAil»tifiS 
Luglio i533. Di Padova. g/oLb*? 



^a^^Efàt^ùu t]^usaiA!;)M^nTojiiw2Uitf(M;qri^ 

bs e^t>9r r>aio:» ,'..iMtl> fJB^mhm (ff^MSkl 

"^^"ì .npfif/' <iHi5 OJ'ii. '^^ S-.ì; -....)'.' Ù',i| irjv Mll 

isuir Mir> piooi ivfdìte Alesser Antonio Descal-v; 
zfehmAt^ri^^Ot) «siaC^iaeS,^ coine:in4ritci4 iHar:^ 
a^atfi ila òbUaaìó!Q&^c6e foste, oosd sollidcitOi^) 
ofalQr^ioma«da$^e, per Gio. i^qlonio T.fiftitri: 
lohddBa oftsa/d^lU Sìgaori Procuratori ,4a:: 
uliD&i ióhe ^ q>iAÌ a sao Fraacesqo piociplQ^ 
miiifareslelf'iacej; grandìd» Ina J>isbgii4)rà far? 
\oi'AaxÈtAUìt j^oehe laomeoìoa non si ;faoua^ 
^u^te^QScu. £cl.ho . ordinala- à OioMAnlq^i 
ninr, cb&j^ia quJiiifnecU m^tiaa ad- pgni^ 
imiAob 1 41/igciiftile • M. Ànto&io de^Marsil^/ ci> 
serwifijiR^' sd> sarete f6Ì< dilagante yoiv.€be.;dipT 
mani a^diiai^hatbra cgliele; diciate 9. se noa 
sbipetràlfiosì dttinaaì!, 'fatel poi ^,je fate , 
eheii^i affitto abbi, libertà di spei:Mler ducat: 
ti dieci ia acconcio di detta casa^ siceamQ 
mb^ccyiunèflsevV^ortesissimamente il Ctarissi* 
mo M, Carlo Morisino. E noa vi si scor- 
di questa particol^.^ M. Jacomo dalPorolo*. 
gio stava in pericolo della sua vita jetìmat* 
Uba ;»)fei3bra ^^«dae vi svisitai fStafBia.idi' modo 
ohe \ìs> ^lélaTCà^faaokia^ speraiiaa^i. OraiJto' ^ 
dotìll^I cbè (sl90/sta !tQegÌio# dDirete. cputota* 
abcMa^ni3/Mi Mai^^ AMoaió Jastìiiidillo^,x^4 
Aoèdóki^ eia , siiaìiSig. < tnirra^comandate^ 
S^éJJsàjai^ilBÉti.tiirgIiu</i i^ A^odU>i)X^£^3(^> Dt 
Padova. .nir^hi^ì ^U X-ll.^ o\K:i}.' 



j 



2o8 LrfTERE riTitmirr 

Siavi a menltr la scrittura dei li^re^hni, 
qiundo M. Leonaiùo sia lornalo. 

Bembus paUt^ 

CCXTX. 

N^m Yi S't5*<ì raltr*]eri da Padova, 
aenteLiJ-^ija- p ou ^ «ti e nler^ , ma tuttavia 
or -l'ai- a M Cola, che vi 'scrivesse^ e oi.Ya- 
dHSSc'i \\ 2.0 pur la iuez;a t-rn^i, 4S qaelle 
altre spe-e, the a Iut per me avevaU; ora 
che sono i^i v:!U, e do;ì ho ila partiircad 
Jtvvccaii, e par mi di vivere, vi scmvì . Qui 
è i:a l'j'jiìissim's e doh:i:»simo, e fi esco sta- 
re, e penso nosi mi ci partir per qualehe 
gioroo: s'^ voleste venir a f^rmi compa* 
gnia , me ne fùre>te piacer grande; poire- 
b'Q venirci con Lu'»gi v^slro, «id ogni mo- 
do cìQ seie ora a quella cas<^a del vostro 
iifilci.>, c'.ìe è cosi laboriosa. la Padova mi 
fu (iomanialo, ìe aveva veduto uni lette- 
3'a di M. Jacomo Barbo scritta al Podestà 
di Ci^lolfranco: risposi di sì , e la laadai 
conio doveva , slimo gVie nt sarà doman- 
il iti la copia. ScriveJemi se '\ dotto Pode- 
stà è venuto a Venezia , e come saraouQ 
successe le sue cose. Atfenlcte a slar sano 
eoa li voitri , e dis;>oȓctevi al Tenir qus 
per l\. giorni. Alli 5, di Settembre i533. 
Hi Villa. 

Bembus patexK 



........ \ CCXX.- - ■^" -'.'.-' 

.^^^r^f: Vii ■-.... 

Non creiìo che bisogni, che io vi seri-* 

va^ che avvistate M* Antonio Descalzo ìa 

quello che farà mestiero per la lite dei 

,Be»Iì» |mjr^^ bisogna 9 ve lo scrivo; come 

iè^*TQdierlo ogni imaUina, àcéiò c^e es« 

aoi^ada.la, coea.uon essere dimèntical;a per 

:flOtDlQ viÌQ da voif ordinar le citazioni, che 

'bìaoggaecanoo, e somiglianti cose. Del par- 

ÌÌAT^rft M. Jacomo Michiel non dirò alti'ap 

^4Are aiimo l'abbiate £àUo. Avvisatemi qnd- 

fo».ehe arete fatto con lamico d'intorno a 

:s4|0aaio vi scrts^ di villa* Aspetto la- ob- 

j^I^knìaae d^^r Loredani. Attendete a star 

mmo» AIU dieci di Settembre i533. Di Pa- 

•dova. 



« .■ 1 



*'i V . CCXXI* 

iy%-^''^- Ho avuto le lettere da Romaé Delfi 
oM^dì cento « M. Cola vi scriverà ^aeUo 
;ache ne averete a fare* Questa vi ^ scrivo , 
*rikfùBÌo tremiate da parte mia M; Agosti» de 
ObAitóanis, scrivano agli Auditori » e gli di«^ 
coep^i-cheio il pi^ego» ch^ei voglia apea- 
Ki<^re MnA« o ^ae,' o ti^e feste in cercare il 
.K!gSrQce$%Q ,jì^ii mia lite delle acque al auo 

ofàcio, con quella più (fìligensa» che esso 
;v«|i4t|(4^ i^ !^he se lo trova, gli fonerò di 

questa sua fatica 20. scudi da farsi una 
Bemb0 FoL IX. 14 



aio^ LEvnius fxmìoliìiiix t^t 

Te$Ui. INè vaglia 9 che es^ m^lia aeUo aver-» 
y'i altra ToUa cercata di ordine vostro, 
però che desidero , che ne cerchi me* 
giio ora e- con maggior diligenza. Il detto; 
proces8o fu maod^io sotto bolla da M«. 
Triadan Gritti Podestà di Padova » che fe^ 
I^ sentenza sua del 1454. di Agosto, delia 
quale se ne appellarono gK avversar] di 
mio avo , o forse ancora dal suo successo- 
re, E gli Auditori furono , come vederete 

Seria copia della loro lettera scritta al 
etto Podestà sopra il laudo della detia. 
sentenza. Di questa eosik non vi posso piÀ^< . 
pri^gare^ e stringere di qual . che io Vi prie-^: 
ga. Scrivetemi, se avete mai fatto cosa al-^. 
cuna di quello che io vi scrissi di villa« At- 
tendete a iftar sano. Alli zi. Settemh. j533.. 
Di Padova* 

CCXXIL 

Non pigoliate fatica di scrivermi il »ic«; 
cè8$o delia cosa » della qual vi scrissi dì vil^, . 
la, ciie a me basta^ che l'abbiate fatto e^, 
bene. MI piafce, che TAdriani abbia tolta.. 
la impresa di cercare il processo. .Gerla . 
cercandolo bene, Ip traversa. Direte aÙ^fic., 
celleote M. Antonio Descalzo , che io . U 
priego , eh' ei sia contento far Quella- ob^ 
blazion che già mi dissQ, che gli parea .si 
dovesse far altramente^ che come fece I^Éo- 
celieoté M. Luigi àa INoale . e fatla ve la 
dia insieme con quella di M. Luigi , che 






«n^ làr' mandiate che io desidet^o motta ^16^^^^ 
ilerta fatta, e perdonimi ée io ^ do »ojai 
sovèrchia. Non gli raccomando U cansat^- 
dei Boati, elle vedo gli è racoomandatai;; 
Slate sano; aIU 2^. di SetTeitibre i533. Dr 
^dava« 

' Bembiu pà^n^ 

CGXXIII. ' • 



; -j* » 



» \ 



Drréle aU* Andriani , che se troverik 
'COsa alcuna, non diea par<^ ad utenaal^ ' 
Irò che a Toi, e fareten dai* q^fe^v tb& 
eiliiov^rà. Vi intendo del DtM«»)zd^ è ^A^ 
M^ ^ènio , e dd Marsilio. State sfin<^. KM'< 
zj. Settemb. i533. Di Padova. -^ 

Bemhué paùery 

Io non odo qpsa alcuna della lite dea 
Boati, scrìvétepieoe atcutia ^esa, e se «Ila 
espedition sua bisogna Fopera vostra io^ éé(«^' 
levitar M. Antonio Descalka, è^ iur altro/ 
che stimò ,'e son cet^to dv sì: se ni» anuH , 
le^ non le iiiancate. To* iàirei altt^tanto pèr^ 
Toi •, se aveste una causa qui. Direte ài^ 

Sfagli. M. Domènicc^ TrivhiÉB^ > <^^ io ho^ ^ 
riaVèttf il Demostenct e sonò àllf ptao^rr 
di S.M« Attendete a* star sanOw Aììi dxì 
Otto]>re 1553; Dì Fadovat r^ 



.'t 



af2 LrrTÉRE Fà.'xiciLikKi 

CCXXV; 



> Darete (fuesta a M. Benedetto Confa- 
rini marito di Madonna Faastìna Manoiei)«> 
sa^ che già fti monaca di San Biagio Ca« 
laido, il qual fu al mio convito con M. 
Filippo Capello , e M. Lnigi Bembo» la 
non V* inTÌtai, che so che non vi degnare* 
ste 4i venir qui, per lasciar quelle belle 
pratiche civili , e onorate de' vostri broj , 
Hiassime avendo co^i fatto offizio , e nego** 
zio pubblico di governar li danari^ e teso« 
ro detla vt^stra p^triaé State sano. Aili z^ òk 
Otovembre r&SB^. Dì Padova. > - ' 



« - « « • 



CCXXVI. . 

Voi non mi dite più cosa alcuna , se 
l'Andriano vuole guadagnare li 2o. scudi 
ehe io :tì scrissi 9 che gli prometteste; tro« 
vando quel processo^ e pur sapete quanto 
cfuesta cosa mi importa. Io ho piensato per 
più d\iiàa causa che esso non sia disposto 
a farmi questo piacere , e forse » che io 
penso il vero; però se vi pare, crederei 
ehe fosse da parlarne ad alcuno altro di 
quelli scrivani , e veder se essi vogliono 
pigliar la impresa » e se vogliono procu- 
rar die si cerchi il più tosto, che si pos- 
ati; lascio questa cura alla vostra versò me 
amorevolezza^ Del Magnifico M. Benetto 
^ ' vi ho inteso : lascio il tutto atUtt 



prudeQza tli sua Magaificeozai a} qual mi 
farete raccomandato,- pi^egandolo a salutar 
a nome mio la Maguifìca Madonna Fau- 
stiuav Stale Mao» AÙi 4* IN^ov^avbf»si533« 
Di. Padova. •,■,:.. ^ . " . ". ■ ''-*• r^ .-, -.-,- ..• ,<v, 

Bembus patera 

CCXXVII. . . . vs.-fji 

... 1 
.: * • '-■ -" '■■■ • .••^f'^'j 'v rieri 

Vi scrissi a questi di , che à M.'Corhis 
Belio pareva, che vi dovesse essere tm àUiHE^ 
processo aU^oflìcioy e cJbe faceste (MNrc^i^. 
Ora vi dica M* CorjokQiio meglroit^pcxisaitf^ 
sdpr^ ctp creder ohe noa ci .||ia>#Uro^rof 
cesso ^ e però non fatei; cefi^* piè^^ttfJ 
mi quando si muterà la Quarautia delli 
Auditori nuovi per la prima vostra. 

Fate ogni cosa che non si parli alcu«, 
na cosa di questo processo trov^to^: e che 
ciò stia secreto, *se ò possibile. Anzi^ ei^ed^^ 
che sia aprapouto «di Riesser Agostino: chir> 
hqu se Be «^pi^ > uè si iuterida, aeoiò 
nq^ WL^.mq^i^i mal^volea^a^ Aitendete^a,* 
s^rc flaao. AHi 3o* - Dicembre^ iS3iJ. Df 

•: .V';». BemJbu^: Patem; 

o.'^.^-' '..-7 "rij-i i.CCXXVIIJ. ■ ■' •■ 1. ■. ■ .-.rj'^y'. 



.m^ ■■ ..».-«. v^ < .. r.._ . s 



^ *. . rf V« . 



V : E viOEtutOf^i ¥ede*i^ Maestra Jacomo 
4a Ff^jp^rai M^icp.^a^s^i estimato a Rtlopi&ii 
dove è stato molti^ anoii, ptME:teo4<^irijda 
quella ^ittèk ntoJUoi male U^t^tt^ éèh^mé^ 



Siì4 IJBTrEKK VÀUÌGhUni 

.te^ per. fiYfsre neìW noHra patria ripoMl» 
««.«kiiira.. ;Yi prego lo vedìntc Yoleati«rir per 
iiamops mio , e ^^K prestiate tatto quel fa^vore 
.éha potrete a fario^ao^sepe e tener caro 
^r avere bisogno, della saa arte j. 4)icq ; ia 
questi priiicip)^^ ne- c^u^ìì esso non è xo* 
4fto9cki!h>* Cho (dappoL la sua diligenza fi 
Nidore :lo laranno conoscere abbastanza* 
.State sanov Alli 3p. Dicembre 1^33* Dir 

-.-•.. ^.eCXXBL.... ...... 

^ > . : Jb ebbi mcJto a male ebe Bit Golai tor« 
ùsse da . Venezia aenza esser processo f^ìW 
vuntenu' davanti i Sig. deUe ragioa .^eoebjie^ 
è^ me ne dolsi assai con lui» pensando ^pbe 
^t atrersar j^ eoa questo corà hxngo interi^Io 
d)0vessero- pur trovar qualche uncin, da. 
^atentarmi.^ M. Gola si ;escttsò cbe voi lo 
astringeste a questo» per la qualcosa in« 
lendetulo per quanto avete scritto obe g|£ 
arrversarj vogliono comparer» quello che al- 
lora non voleauo far che noi^ pensai^ 
pia ioraar per questa causa a Tenezia» poi 
che voi- avete cosi^ volato ^ siate anche 
quello che: defeoda la mia causa cheavor 
la rimetto tutta» e [a- voi là lasso». Io sti^ 
mo che gli avversarjv col mezzo di \jo^ 
ledano abbiano fatto qualche pratica con 
i|uelli Sign. che facil cosa sarà a quel* 
«1 casa tirarne un dal «nio voler» e per*^ 

•hò^ l'altMK . ^ JBtmbo» JBmt;ei?;^|^i^,w^ 



m «t. PIETRO BftiTBo. mS 

fàttBT. t>io voglia che non abbnimo 4pià 
Itnpdcicio di quel elie sarìa bisogn^^ Messer 
Jerónimt^ Toleotioo dice ebre questo guaito 
tión fiì mai confìstcato. E par 'avete ^b. ki 
eonfisoaziort delle cose di Bòrromei sell 
ff;aasto era suo, e se Fei'a di ttiadeuiiia 
Margarita^ «bme quetli suoi iasIrumenU 
mostrano, avete dncbe la coa^casioa delle 
Mse di madonna Malrgarìta, fate óra tròi^ 
comf1 ^e ]a cosa fosse vostra; so che noa 
ve ]a lassereste tor di man, non dico que« 
sto perchè non' dredia che siate per far 
quello potrete, ma dicolo perchè non si 
suol metter tanto studio nelle còse aliene^ 
quanto nelle proprie. Ma questa , .poi che 
per vostra causa o col pa ó rispetto , .^ « 
questo t^rdiitie , dovete* reputar esser più 
che nostra. Sicché a voi solo la riflietiO/6 
racconiandó^ vi ricordo che arvertiate johe 
}e pratiche deilrtsti^ non ne facciane 4af|fto 
e che temiate di ogni cosa , €<m. sarelj^ 
più cauto, la qual cosa Dtio valesse ehe 
aveste ustftà a T altro judicio che U cau--* 
ia ^i espediria né ateria questo tramaglio. 
State sano. H di di Pasqua della ^pifiei^ 
Aia i534i 

JBemJAis pater. 

ccxxx. 



Io ho ìÉiaùdato il fattor a Bologa» 



2l6 LETWW FJLMIGMltKlf - 

io « ]^rtarv^ eoo le altre cose che W w- 
dnf ?i ; in attcsto mezzo av^te 4. procurar ^ 
due cosei V.mm è 4|i)ell» <^ 
^flrle yì'dowth esser facile, cottura jqto^di/ 
ir/^ftlra cognato «she > alla- bim.oiiv 1 Vitra^^ 
^eUa dcf guaito :^1 BpnfiQ.» :?«. ^uaU ;d«» 
epse. non peafiale di Ic^^c^f^r: noD.fcMCfiuteiVt 
cla^ io Qoa yi lascier<ì^ partir; prtfQ9« Vieoég 
a Yenezia U pr^soDie potrt»lf>r; mìoi;8$rvitor. 
xiìbOTO Pietrov che aee avere; alesine ik«- 
narì di 8U0 serviuo alla oapoa^ra.deU^aniui'^ 
xnjgDta Vedete di dargli qualche faypreAXoi 
e M» Bernardia vostro, cogpajtp^ : in iar^l^ 
riscuoter detti danari più losló che. si pes^^ 
sa. Ho bisogno di lire 200^ .ovTer<^ almiv*. 
€p loo. di >eandele di set^» Ved^e.se'l. 
fattor dei Pisani ne ha phe non 9Ìano grap*. 
di 9 ma mezzanette da^ poter entrar^xielli. 
miei candelieri , e se pe ha pigliatele «-e 
mandatemele per il porlaletlere io queir 
che cesto subito, facendo voi il meroata. 
che subito vi manderò U danari» Dj.. M*. 
Latino per vostra fé, poi che esso vi^ta. 
cosi vicino, visitatelo a niio. nonire;..Slate. 
sano. Àlli i8. diGennajo i534. Di Padova!^. 
y. M. sarà contenta tener il detto Pietro 
in casa stia fin ch'.ei si espedisce. 

Bembus pater* 

ecxxxi. 

Yoi avete avuto a ms^le, chMo abbia 
mandato il fattor a Venezia^ parendovi chet 



io ndb «si fidi di' vo^i;^ Voi: fi«Mlltf'x£ ifua- 
già laniì: dt coq ordÌQ<& di^^ niandar^ tnnip 
Itlterà per (e$a«»ÌAar quelli tesitmaùj^i» si#^ 
le taùlo^ ne Vedo cosa alcuna^ e « tanlt^ 
lecere cb# ti io scrivere da ftL^p^lay ìiiw 
rispoodele cosa alcuna , se -teEMS^ elite witv^ 
paTJaio* col ToientftiOy e quando aspeUtcì^' 
die 1 Tolentiuo mi parli /es&o H^b dtefé> 
coM alcuna, e poi aHa fiti i<^ fifò^ d^-io^' 
questa lettera 6<àa » per, la quale non ^ 
sete degnato di scrivere tànlo che vi possa - 
iotender,^ e dosi vi pesa 1» petiiìa. per ì^^ 
Biolie occupazioni cibe avete ^ ebé- aoQ ìXìì'^* 
sapete dìrv-io ho produtto i c«i^loR'*1fi('^ 
Capi .41 4^4 a rispondej^e aV^uali il' ZÌJio*^ 
lo ba vókito tèrmine ino a maètedi ; né ;* 
so poi tìegarlo^ però che per diril ZiMoló:-^ 
ha voluto termine fino a ^aHediji fi^-noà^^ 
intendo nèrcbe termine , ne é&^''i£bsà Aà^ 
quella 9 avendo voi indugiato ilìììtov ^%' 
essendovi degnato di dir perchè ^uèa^àvé*^-^ 
te £àttó quello indugio ; se aduni]^ pei^ 
vostra cortesia io non so dove mi trovt'» 
che non sapete far per modtì che io a&* 
hia in 2o. dì una- vostra^ lettera chiara; 
che volete che faccia? Credo che a ve- 
ro anche indugiato troppo a notandarld 9 
però che gli avversar) vorranno , se io 
non mMnganno, dar le sue interrogaiio* 
ni non per altro che per {far andar il 
consiglio vacuo. Che impediva , ancora 
ehe aveste parlati» al Talea tino ^ produr 






»..;....'»>» 



ft8 zmtKt rÀMic^LtMi* 

i nostri capitoli 7 Voi ' late igH errori y ci 
jobi SL^tie a male « che io gli voglia in^ 
tender per farvi provvisione. Siate un po^ 
eo pili liberal delie vestre lettetse ^ « 
quando poi alla fine ptH* vi degnate di 
ècriverv^on èii^è tanto amator della ^bre* 
vita ebe non mte Inteso. M. AdtoiAo 
Capo di Vacca è a Venesia^ ed è per sitarti 
ijtiaicbe giorno, £ilelo esanlinar voi e parlale* 
^ti priima« e pet< vostra fé fate per siodo 
èhé se è possibile il iHmsigHé non vada 
Vacuo. ni« Jerofiiaio Tolentino nii pttr ti 
faccia beffe di tutto, vi dà buone paM^ 
'|>òf ita su la ^ua» qotne se io> raveasi 4 
rifietr. Mi parlò V altra serÀ Mólto wqìóéèb^ 
taente insteme eon M. Luca Gali, e disse 
di tornar 9 tiò r ho piò visto. Se stibìto 
aveste appnesentato i capitoli^ còme vi pre- 
gai che doveste! far^- saréssimo forse ìii<a 
fnora di questo dubbio^ ma pazìènea. State 
feano. Alli 3. di Marzo i534» Di Padova. 

Benéié^ pùhfi 



CCX3ÌLXIL 

Vi mando una copia d^insi letteira dei 
Clàpi di quaranta al Podestà quii <die:Stt« 
Spende. Il Tolentino più tristo di qu^lo 
che dite, ha lìios^o il ^Borromeo ad appel* 
larsi, per far questa suspension, acciò' obe 
io nòl^^ (lossa stringer a levar la fabbries^» 
la qual fabbrica i Capi di Quaranta noa 



^oreriat» po*er suspender^ piirq^ cbfs 1 To- 
fentt0 ài Tolonià cede ^ edt ia^qi|e$lo Qoa 
^i offeode nieate il Borromeo^ Tultavin 
questo tempo DOn mlnrporta niente, poiché 
^ogiii groppo- vieoe al pettine. -lo yì objbc-* 
àitò^cbe noa userò niente i(^>rjlesia ooo poi* 
«fannie Toi farete due eq$€i»,ruoa che v$ 
icrisseM. Cola di iiQ^ndar qm la tanss% 
4dlle spese con tra il ToIentinOfM fiit^e air 
r officio delle ragion secchie, oooie in Qaa« 
tfantia^ sen:^ sparmiar^i op beszo. Kalti:ti 
4i mandar .qn^ una letjfcera 4i citasione al 
JPoJestà per Mes. Alessandro Borromeo^ 
,^come eomntesso degli eredi del .quoiiditioi 
Jf« Carlo Borromeo al consiglio di Qua» 
-minta per li due me^i prossimi» cioè 4^prite 
€ Maggio 9 acciò che essi conoscano.^ che 
JiK>n voglio dormire; mandi^emi aneo la 
eopia deU' appellazione del- detto M# Ales* 
aandro ioterposta ai Capi di Quaranta 9 e 
anea procurerete quanto potrete , cl^^ ^i^ 
ubbia il" consiglio nei detli duo mesi y e 
Ipiù tosto che darete ^principio sMat prati*^ 
ca sarà meglio» Le lettere cb€ io ho scrit*^ 
lo f possono essere ufta che scrissi a M» 
Carlo Capello Àmbasciator a Fiorenza, che 
/«edesse 4^oa IVt» Carlo Borromeo t che mi 
fojesse consentire di vender questo gua* 
fta, e ftt cbe io estimava eh' ei fosse ^no^ 
obe iHKi sapeva cosa , alcuna ch*ei fusse 
«Cato confiiH^iiito/ ma error non toglie ra»^ 
. fiotte^ Quella kUera misurerà i»na i»^ liQSilà 



flit iostOnclM altero, Attead^e;»^ st^ij^^^q^^ 
Attà.i9£ndi^a0Só ^^^ J)l P§^^^^!t. ; 3,.; 

i iKgJiufiJ cwi^iwo, pio TI, ;j|i^fV '^Og'^t , 

li nastri X: già: teipetti^^opi^ :cb4 pòco jop 
aveste Bumìito' alaua^9r^i4^04^^>,ved^Qdci; cÌ|er 
tanto tacdaTamav$aper,à^leyo^t^ giujiger^^ 
Ho due :^osli?^.; ietterà- dappoi, chi. ie^p^ V 
Zark^ piàd0tni:'«4(^raDponyaa^^ che .dite^, 
saràocaiita dii l$Vvi aonai^.dia^qifel BQpo|o», 
Diel^ctstra qiqd .>ta}er ^ootmr. |^ ^^gSlMO^^at^^ 
far^e. qoaiitq^ vi ^^^rà>Hcae sìa.U mcg|'^^^. 
a-OBf piace,' questa ;Vo*U'a,..}fy[>iflìopc,.JBe¥^^ 
cArè ayereteiq^l 4iit$>la^ e ijpeUa ,/^ 
LiHia^^eggiqft^ijIinCOEKi^, speco, e ;^oa are^; 
rete ad aspettar un secplo ^. poterne ,aT^>v 
degii allri. .I>i' Marcella che faccia mirabii-^ 
mente la Contessa, ho piacere ne ho però 
creduto altrameote. iSavà Contessa di gra« 
vita. Morosina che comincia star bene la 
ringmtia, e voi atiehe delle T^lqrtajs^iQzl vor 
6tre e vi « raecoBpi|(|iinda*/v^.,j5tQ^^ 
tulli i ntiei/. Mi C^li^ èr^'V^^ 
scrissi a^^ntiJIrpiEir.lir vpsl^^^ cj^.in^i.; a^y 
saste che danari .jave v^^.^fda^^ a JA. ;^a5^ 
c'vAnlonip Longo , e sapier m, v^ ne t0s|§,4 
vano delli miei nelle maai^.e ^voi spni .rispc^ 
deste che !1 nodacio noo^puotie xo^tter n^lv^ 
r iostrumeipfco se liaa qaeUi|rtcb% yoi-4^^^ 
a Me Mara^AAHisicf; ph%i49i!^ci[,,dMSftti,^^^ 



fiatìMtfové y gli diri gli aÀi^et^ rit6nait^|)ei$ 
queJli cltè éiso tf doleva dlirv~'^é^iiii> ^lutèi 
quanti, oà quali. Ho Yoluto intender par-*, 
tjcularmente da liii questa cosa, che è che 
ti avete ritenuti ducati trenta per tre lassi 
che « fece Oitiiia di tre feoritie^^ èe; i * ijuali 
posti con H )^$ant&iìot!re farotio> ducala 
BoyantanùVe. Ti preg^n^ siate scare^/di 
dtiè pàlmole, per le qùat wSf sei^'iviat» afer(*: 
gli avuti, \e cne ia^^i ù)éUa' tf VYobtt^ còoi» 
to insieme con li trtótàcioqllé x^hc ti rer ' 
atfarono ili man 4<?Hi trecento d8^6otem»f 
lori per la mia pensione. Yétréi cbe:faée-» 
6«e tedeìr-a pretrò' Antonio « • ^Zaira: A- 
qiidclie cavar turco bello ^ e 'buono p^c 
^è; che ->i^jpò tesse àtere,é-^eif quanlo pre- 
zio che non sia vecchio, ^te^ sano chèr 
H- Sig.-'Dio sia Vortra gijardia^^'e^uida. 
Alli 24. 'dì Aprile 1534. Di Padova. 

Bembus poteri 

■■-■■ --cqcxxiv.- 

Fìgliiìcfl mio 'caro^ Dio vi- sàlvie lutigli* 
' do qnàhto'niì sctivete che 1 clariasimo Sig« 
uòstm M.-Iiuigi' Mocenfco vi ha detto ch'et 
sente la co^ mia, ina che'qon è oratemi 
p3^^' da mettc^ questa parte, rispetta ai 
Gétrdinali , e rispetto al grati' bisognai che 
, otó- si ha di "trovar danari. A che vi ri^ 
sjiendo', cfa^ la càu^^ mia è cosa di poo^ 
mdUiento, ed interesse aMa Patria^ofae laoa'' 
fii'dee pur metterla in alcuna considerano*?' 



ne. Dote Y iaipr€iéto dei Gsrdìaadi awende 
a qtiftkhe migtiajo dì dueiiti, 1* qtial som** 
ma & la eoósideìragiofl di momento. Poi » 
Sfg; Cardinali non si faticano e di e notici 
per la patria^ come mi fatico i<% Deono m» 
le loto Signorie perchè i Cardinali cer«* 
cbino esser liberati del loro impresto* senza 
causa, il qaal imrprestdB|MìDLporta molte' mK 
gKaja di ducali, rilrarn^^à^ metter la parte* 
per il mio che è si delme^ con tanta e si* 
giusta causa? Io ho tutta la mia speransa 
neir autorità di sua Sig«; se sua Sigé escen 
di eapo^ io nofi^ veglio ci^ se ne pàrK pià^ 
Egli ira a pericolo ebe se sua Srg* verak^^ 
in questa cosa firvorrrmi» ella non 9tàpfm 
separar la mia causa da qiaella' dei Cardia' 
nùìj ed appunto cèn dir oh*ei non ionie 
;€{tiei]a dei Cardinali acquistar credito^ net' 
j^ntir la mia; ansi mi par che *1 temnd 
dèlia mia parie sia proprio questo , che 
perchè negando ai Cardinali la loro richie* 
sta, si acquista alla Rep* quella somma di 
danari , che è grande, si potrà ragione- 
Tolmente donar a me questa pieci oia,^ qua-' 
si poca parte di quel mólto -guàdagnald^> 
olirà che preponendo k^ mia, che è civnsa * 
onesta , si disfavorirà quella dei Cardinali^ 
che non l^a^ e parerà scMi Sigu più gidAi^ 
che a UH tempo sappia e negave, e ooo-^ 
cedere , siccome moirendesf didbt diTersitft 
delle cause , e non* dalla purità del nomfe ' 
e titolo di^^esse cause^ che per oaanKi^r 
aspetta at bisó^iaio^ preMfite 4i^ diìfisriy «^ 



j' 



>- 



SI fdetrc^ di hìMUck ta «omixiA fpfiv miQf/COD<^ 
tGu7 e poi ùnto $ara U 4<ua^^ df bj^^cm:' 
gna'/.ia, i|ii9|il!»:»ijii pili iM^Siil^^ d^OaH 
le toro Sigi H l»riiiiiio^> sH^c^m^ elicile lor^ 
Sig. dèe «$6er pia CQrQt €b«^ H>. 4^^#a p^r, 
tria le &tich49 di questi aHìiìfpAfi ^aaii^ 
ho bisogno di ripOM, che.ia Jd 4^ Ì9r9 
ia gioveaiù, c^odo Bocr i^e Avessi bìso^ 
•goo. Uliimaineple direte a spa Si^ ehe fip 
la cosa fosse si (aidlet ch^ da éa stessa ella 
si ottenesse , io non mi curerei di metter- 
la in' man di ^akri» wa vedevd^ «^h.% ella 
poCria pericoliir^ e non otteiM^if supplipa^ 
sua Sig. cbc p^i ^esta onisaper m^ dji 
bue» animo 9 pb(& io^ le prometta cjbe pi- 
giierò VuQ di. Cpitica di sorjte per iHia Sig«. 
cbe conoscerà cb^ io av^^ò meirital:o^da lei 
questo patPOGÌi%iow State sauo. Agli S^. Giu- 
gno i533. Di Padova. 

* ■ • V. 

Ho avuto in questa punto la vo&lra» 
Mi piace tutto qijt^o cba.ùii scrivete» o 
par mi^ abbi^ jieu ^^iiperalQ io tutto» Quaato 
al, quarto libro potrete darlo al Guroldo p 
fiiCiendovi prometiero;^ olia nou lo lassi iu 
m%i^.di persona de^ «sondo dappoi mo<^ 
strato alti Qipi^fEiie anche li vorrete por«^ 
tai^' a mostrare a ini solo. V altro cbeè 
il quinto » sarà ipredo ben fatto gliel mo^ 
stmie -^ ma . noor gliel lasciale per Iliente«^ 
1^ P9^à(J&kr t^tfimi)'QÌo al eQmnfj^i» 4ìav«i> 



ii4 LVmte rAìifGLf4]ir 

I9 tcduM» toruo « dirvi che «>i facciate 
|ìromettere a( Cardilo ch*egli non'lani 
fnMìì libri' in toaiioiii persona UDMOAt-iiè 
Iftòta delie sue niaai. Darete quesCat a 
M; A^gostia Soriano» raccomandaodomè'i 
ikia Miadonna. AÌ& i3« di Giuguo x5d4* 
Pàdova. 



• • 



• j . ' - • .- ■ * 

* • ' ■»■■ . 



. I 



Figlino 1 carissimo. VxA jersera coi ùk^ 
rissimo M. Antonio Mooeoioo, dal qual 
intesi la prontess»i del suo clariiiimo. padre 
h^ aver voluto venerdì la parte 9 la ^vt/tl 
cosa 'non si potè far per altre longheEtt 
iììtervenute, dì che sempre sai'ó a sua Sig. 
obbligato, e serberò ai questo obbligo. 
eterna memoria^ e vedo che me. ne aegoitax 
tutto quello, che io mi ho prima persuaso 
dell'amor di sua Sig* e basii. Ragionando 
col detto clarissimo, sua Magnificenza mi 
disse, eh' ci credeva die bisognassero i Ire 
quarti , ovvero i quattro quiati a voler 
prender la parte, però che in donar dana- 
ri bisogna aver quieto, numero, al qual dissi 
^ che io stimava ciie sua Sig« pfondesae er- 
rore ^ però che questo non è donar dftffft- 
ri, che io non gli domando che mi domoo 
un quattrino, ma è non mi lar iUk nai#, 
e così non bisogneranno quei: quattro quiA* 
ti, a che parse sua Mag. 'acquietani^'e 
così anche pareva a BL Jeronimor Qaitiiii 



DI U. PUTRO. Bf M^CK ^' * 



sostro 9 che era goql me.; Berò sarà^lieàt 
àvyertiate la vSig. , di M. Laigi ,* che.4SE|cci|i 
the aelUpa ricche: si n^teirà, le parioilLe 
aiaoò di sorte ^n<^e questo.^ cocnpreudi^'» 
cioè che A .me .uon si . tolga cosa , ajcafut 
del mio per causa, degli lacipre^ ^ e. ^ùi 
fatto immune da questa gra?ezzi|[ ^, . per fia 
che averò la.curaepeso della Istoria. Clie 
non vorria un altro impresto aver a ri- 
chieder questo medesimo 9 però che noa 
averia poi sua Sig. in quel consiglio, e 
napo» anzi iKC^puW aver av^tp. 4x1111 infini- 
te Teotura ad. (averlo av.a^o .a que&l^, ,bi'« 
so^no e^tMipo«^ Riqprdpvi^ pef*. t^a^or^Alipr 
liltcar a sua Sig. . aci f pf se -elìfi , peo^aya^ a 
^esta parùcdlarilà ob^ si j(|ietta4i^l2t parte, 
per quanta dur^\)l carico della^istoria^ oy- 
^^Q che ai^ii^si the io sia^fiatto imman^^oa 
jqaesto imprtsto^ e dagli altri» che potes- 
sero esser messi, raccomandandomi in buona 
grazia di sua Signoria con tutta T autorità 
Tostrà con lei« State sano. Alli 14* ^^ Giù- 
0OO r534» Di ^Padova, v % . . > ^ . 

■^ • 



•,•.*••• ■'i-.;*'>r ti, PCfXSQCyiL^ :-.<., ,^ 



"i .' 



■é -. ^ L- 



»♦• 



. -» ■ . A ». . » 



K.- . .••*;i i' .-. ^- .i;».*!} "^ "'}. 



Gomidtral^ upL paa<>, ^i^lJQ* figU^ol 
^ il «accesso di qo^U"! ]Uiu$tr^si|no..cpQ^ 
«'^io .dÌ!X< ,jSopra^ki ^supìp^lipazioA t(itiaj sti^ 
àip cbe qiaesto . sì*^ i^tato^ ijina poesia repi^- 

^sifi^ div'IL >isinifi]^e q^aiMlp^ .^gU mi dette 



2l6 tCTTERE FÀMTGUAar 

la cura della istoria , e della libraria , ei 
mi dette ducati sessanta per il fitto di 
una casa, perchè non poteva o doyeya 
poter quel medesimo consiglio ora pri?i? 
fegiarmi in questa parte? Quel dir facciaodlo' 
per altra via, dubito che sia un dir npl' 
liacciamo, scegli si fosse preso parte io qu^|\ 
coósiglio che si dovesse far quella sospi^n-^ 
Sion che io potessi levar le mie enlrate^.Q 
poi far dati, e ricevuti, potria creder cjbi^ 

Ser ci^ecuzioQ delie parti dei consiglio di 
[, il collegiq potesse adoperarsi , e fesse^ 
3u^l che scrivete che essi hanno p^nsatP' 
i fare , ma non essendo stata presa i^i* 
questo parte alcuna, non credo chéUèpi- 
legio ne anche il possa far quando be^ 
cgU volesse, poi che /debb?. supplioii^^^ 
tutto il collegio qn està cosar di .consiglierin 
consiglijer, e di vSavjo grande in $a^io grande. 
Io credeva esser uomo^ e soldato d^Ì con- 
siglio di X. poi che quel consiglio mi ba^ 
messo io opera, e io ad instanza sua, esi^f- 
cito di e notte la mia milizia, e che perQj 
quel c<^>nsiglio e non altri dovesse avermi 
a conceder questo privilegio. Ora che qù^^l 
consiglio non Tba fatto, torno a dirvi cì^, 
stimo non se ne farà né potrà far altro t 
però vi scrivo questa acciocché no» par- 
iate più di questo negozio . ne con con-^ 
sederi , né con altri. Se quei Sigv farà;nJiio» 
quanto hanno detto di fare, io mi mostrqV- 
rò lor grato con le opere, e f^irò conoscer 
che iessi non gettano via con me i lor be- 



aitici, é attenuerò eoa più animo c)ié.'nunr 
a fornir il lavoro ilncòmiuciato. Se àncA™ 
noi iarainoo, procurerò a pagar questo iiS" 
jiresiQr» e Vi iriariSérò quelli pochi di' 'a?5 
gèérti, che ho da metter ni Zecca, che 'kI^ 
th> nlodo non mi trovò al presente, e sa--' 
péte vòi'meglió clie alcuno altro i mièt 
litigai '^ che don voglio lassar vender e 
fj'ousit'Uàr lé mie entrate dagli officiali dì 
Sà^ Marco sópra' l't*tnpresto, per non aver- 
lo! quest'anno di che -viver qui. Ma sc- 
aferò òri duetto sioìslro , sarò pai per 
l'aWiéoìr più libero, né mi consameiù 
ctitétrò , (Tuesta istòria^ e tornerò a qual- 
cbe'BtaaioVclic mi sarà dì mauco fati- 
<k't e di |SÌù :consolaaione, 'nè"ìivèrò'^ 
férmi viJec 'mijl' dà persona, che acriTeodU^ 
là istoria ttfi|)0SSihiIe è volendo dir il rerò^ 
ilótt' ò<ferifei: ijliesto e quello parentailodeìf 
nòstri, ri qùesltì è quel Signor di fuora chtf 

gir 'è; còsa ^ìerìcolosd, e forse che H. Sìgil'' 
[&' vadl cbsì per il meglio, al qnal rimet- 
to 'sempre tulti i iaiei pensieri, Bdsta ch«r* 
Usseri questi . ciaqiie libri per ségno eA' 
aWuméato del tiàio buon voler velala p(a- 
trta', è ài guetìo che sarra ^ata tutta k^ 
htóì'ìi'j'&é ÌQl* avessi forni». Non vi '3(iii^ 
TcW aféiiiiio 'ài ■ cosà che avveiifaà i, .chè'iì^ 
hÀ'kià'f àniiho qiiielìssiifto e ^cijfissiajo. 

Si^'iàho;-'XiH 2q: di GJugob' ìssa' 'M 



^20: LETTERE FAltlGLIATll^ 

CCXXXVUI. 



« ■ • 



Ho veduto quaBto joi scrivete» e 
qtianto' aspetta al Glarissimp IVI. Luigi 
¥t scfivò' la allegata > la qual gli (Iar,ete a 
lèdere, io vorria a mal grado ^degli uo* 
1^1 ni 'da pocop quando fossi in quel coasi- 
jgltdy ed avessi a far per uu altro quello 
^allb esso faa da far per me» ottener questa 
-fiò^a^'e appunto adesso in questo bisogno di 
Planari, ed in questa richiesta de^ Cardioa» 
li^ Vorrei proponerla. Potrete dire a Su^a 
^Sigich'ei la propoua» e se ella: sì .pc^'de.i^à» 
/jòèiKlasi^ Questo è ben vero che se me la. 
piegheranno, penserò ad altro , e ba^ti. 
"QfeLantoa^M. Leonardo Giustiniano, \i man- 
'>do cinque libri della mia istoria da mo- 
strargli , acciò ch'ei veda se scrivo, e qi^in- 
ìei^i otto di cose raccolte che ho fatte j[}i 
man mia, per metterle nella mia istpri^» 
HÉiCciò eh' ei veda, se io' dormo tutti i mi^i 
bonoi^ o se pur mi fatico abbastanza , jma 
3ricorddte%i di non glieglì lassar per nisavta 
• eouto , che non voglio che quel che ho 
< Éferitto y ^ia letto per ancora per coadizion 
del mondo, e s'ei volesse che portaste da- 
toti a loro tulli tre questi libri, portate- 
li-,- ma^ non. glieli lasciate per ninna raa- 
■iiicra, piuttosto non voglio né impresti, né al- 
tro da loro che lasciarglieli sicché essi 
siano Ietti àà iìlcano, sanele la causa. Gli 
otto qaiuterni non portate alli capi , che 



DI IVI. PiETRO BEMBO. iig 

non è cosa da portar in quel luogo , e aiH 
che se non volele porlarli a M. L€ODar- 
do , non glieli portate. Questo medesimo 
farete al Magnifico M, Pietro Badoero di 
mostrargli li Ubri cioqwe deMa ist^ia^-e 
^di aggiuDgèrvi quelle parole che TÌparfrà. 
'A M, Leonardo darete la sua lettera :ìc|^ 
'aperta vi mando , acciò la^ vediate, e credo 
la intenderete voi meglio che npU'^fì^ 
esso ; che se non erro; non -è di moltp 
'^irtgfgno; Gl>e dove dico che altro MoritjiCM: -^ 
alcuno noQ averia scritto questi miei cÌjQ- 
que libri per ducati cinquanta mila ^ io .M^a 
'cetto che esso non capirà quel sealìmentri)^ 
tna non importa; fatto questo , con liq$g- ^ 
^a dei clarissimo Mocenìgo darete alli^i^jpi 
la mia lettera, seguane quel che si vegliai :>jtit 
quinterni poi della istoria voi non lasciale 
leggere ad alcuno, sia chi si voglia: se ne 
darete domaodato , potrete risponder,- a^v^pp- 
meli rimandati, e anche fatto quantovhi- 
. segnerà , legati e ben coperti , mandate- 
tneli con li quinterni otto* Li quin^^ni 
•della istoria son 17. Mi piace di queJA'^1- 
tro ragionamento che avete Éatto col «Ra- 
rissimo Mocenigò , avendo pagala la voslfa 
xfonscienza. ' Stdte sano • Agli 8. Giugno 
"i53^4. Di Padova. :> 

' ■ ' j BembutS pater. 

Mi son pentito di mandarvi J quin- 
*Wni 8. , vi mando solo la istòria cjj^j^a 
quinterni 17/^ come dissi. 



2^ LETTEBE FAMIGLIARI 

^ • - •^^''^/ ■■■ ccxxxix. ' . 

^ ;fi(p veduto quaBto mi avete scrlUo clifi 
1^ I?P^^^^ P^^ la causa mia il carissimo 
^^ Lui^ Mocenigo , della quaF opera gli 
^jqi|ìÌ:q .obbligo, mentre averò vita e spi- 
X^p;, riesca r effetto come si voglia; ben 
l^p^d^.f rei la cosa non fosse stala rime3sa 
n, £^rQ. lupgp » cbe dubito non se ne V|^ 
lerà; quello che si cerca » si perchè io non 
^^^^). prioio , a cui sia stato donato mag<- 
gic|l^ jCfliaa da quello eccellentissimo consi- 
glioy.j^U^ questa qualità , che se nop 
j^gf'p,,, al. Cardi nalGrimauo fu donato Tim- 
l^i^sto^ diie gii toccava del Patriarcato di 
ai^^Iéja per quello eccellentissimo Consi- 
Ip j^. cjqcdó ^U ultimo inìpresto. E si per 
j^U^sta^, jpbe io son persona di quello il* 
ll^ttissimp consiglio « avendomi quel Con- 
smiio dato il carico della istoria, e la cura 
4|è]Ia Libreria. £ per questo che io sou 
silo uomo, a me par che stava meglio a 
quel Con$igtip farmi una esenzion delle 
grayezjse pubbliche per conto degli impre- 
sti' che non starà al Collegio, uè alla S. 
ne a chi si voglia. Ne questo è aprir por- 
ta, però che non sono molti quei che ab* 
bìauo da quel Consìglio il carico che ho 
19 ; che aprir porta è in una persona che 
1:^9»^ h^^ alcuna parità con alcuno altro ? 
À|)rir porta fu a donar al Cardinal Gri- 
no^^ipo Quello impresto che altri Cardinal^ 



DI M. PIETRO BEMBO. sSt 

potranno veair a domandar il simile « e 
pur fu fatto , e fu quella porta aperta. 
Noudìinanco io mi rimetto in tutto ai giu- 
dicio di Sua SIg. che si è operata si amor 
revolmenle, e sì caldamente per me. Etti 
guidi il rimanente di questo negozio^ c6^ 
me ie pare. Vi mando la copia a*uò, breve 
che 8ì:)rÌ8se Papa Clemeate del 26^ ptit 
levarmi dal carico di due decime cbt^ Si^ 



Santità concesse à questa &uu , e di^ itid 
altro breve, co! quale Sua Santità on 
lèva tutte le gravek.2c usate sul Bologne^ 
se , quanto spetta alla mia Goiiimeti4i 
di Bologna, per la quale imfpuiiit£'')ìi 
mia commenda vale i5o. ducati ratiàd 
di più di quel che ella valeva , àcciS:^8lS 
éua Sign. veda , che se 'i Papà ; ai ^ qiiii^ 
non fo servizio alcuno, ne mi faticò lié» 
lui, mi fa esente e da dècime é àk^ j^à^ 
vezze consuete a tutti gli altri ^ è alla ^^}a 
commenda medesima , bea poisofip jgiùità^ 
mente quegli illustrissimi Sigg. di X. to 
piglio tanta cura a loro instanza , aòci& cWé 
lo gli possa meglio serVii^e, é gli serva iti 
miglior ànimo e più volentieri, kyètòixiéà 
ne parliate con sua Sig. , e gli ra^ohiaté^ 
quanto vi dico, mostrandogli le détte co-j 
pie, sopra tutto rèndetegli senza iiù^ gf!^^^^ 
dell'opera fatta. Né però mif yòglib jcbni 
tentar di questo , ma voglio veafi* tg rfi0- 
desimo a rìriirrazlarlo , tìnitó il riés^oilùf 
Bacconiandandomi , e rmgraziandoùe aiif- 
cora ed il clarissimo M« Àtitonio, # Ik t^à- 



;232 LETTERE FAMIGLIÀM 

loro sa Madonna Isabella a mio nome. Sta- 
te sano. AUi 19. di Giugno i534. Di Sa- 
do?a. 

Bemhiis pater* 

CCXL. 

Ho avuto in questo punto la vostra. 
Mi piace tutto quello che mi scrivete , e 
parmi abbiate ben operato in tutto. Quan- 
to al quarto libro, potrete darlo al Ga- 
roldoy facendovi prometlere cbe non lo 
lassi in mano di persona del mondo , dap- 
poi mostrato alli Capi. E se anche li vor^ 
rete portar a mostrar a lui solo Taltro che 
è il quinto , sarà credo ben fatto gliel mo- 
striate. Ma non gliel lassale per niente. Esso 
potrà far testimonio al Consiglio di X. 
averlo veduto. Torno a dirvi che vi fac- 
ciate promettere al Caroldo che ei non 
lassi quelli libri in mano di persona uma- 
na , ne fuora delle sue mani. Darete que- 
sta a Mess. Agostin Soriano raccomandao*^ 
domi a sua M. Alli 12. Giugno i534. Di 
Padova. Bembus pater. 

CCXLI. 

Ho avuto il libro del Mag. Sanudc. 
Quanto al non mostrar i suoi libri, io cre- 
deva onorarlo mostrandoli, ma lobbedirò. 
Quanto al metterlo nella mia istoria 9 co* 
me potjrò io far altramente > quando sar^ 



01 M. PIETRO BfÉÉBd. "2^ 

Tenuto a questo tempo, e aJla^lffierà(- 
woa del Consiglio di X. sopra Ja sua'iiift- 
ria ^ e Ja provvision data a sua Mag. SS:- 
lutatelo a mio nome. Ho inteso le nuove. 
State sano. Agii if. di Luglio i534. Di 
Padova. 

CCXLII. 

Delle altre parti della vòstra Ietterà 
non dirò altro se nou che aspetterò resiti*. 
Mandateilùi la mostra della lettera tlegli 



Asolani , ma io non voglio per nieiAe n 
questa opera per ora sia in ott^^ov Vedèl- 
rete adunque con quelli primi delle altre 
volte, se essi hanno la lettera fréscal. Del 
povero M. Costantin Savorguand mi diioJé 
airanima« Vorrei che poneste queslér fèti 
tera sotto M mazzo che vi fu mandato |eH 
per Roma , se dato non Tavcte. Se è daiò^ 
potrete darla al Mag. Mess. Agostin Soria- 
no, e salutar sua Mag. a nome mio. St%itéf 
sano« AIH i8. Luglio i534. Di Padova. ' 

Bembus patóK 

CCXLIII. 

Figliuol Mag. e carissimo. Voi sapete 
quanto Mess. Luigi Massimo è atiticàmen- 
te mio, C' quanto io l'amo, e esso pèV 
molti conti merita esser amato da( me. Eìfist^ 
è venuto qui a me , da Padova con moito 
afiSannov € mi ha narrate , eome é^séado 



y 



234 LEtTERR FAMIGLIàM 

Marc^ Antonio suo figliuol stato accustiH) 
da' tristi di un istrumento di testamento 
che esso fece > tandem conosciuta dal Po- 
destà di Padova M. Agustin Mula, e da 
tutta la sua cotte la sua itmocenza » fa 
per sentenza assolto e liberato. £ cothe 
dappoi i suoi avversar) appellandosi di qae* 
sta sentenza di assolu2ÌDne air Avvogarìà 
rbanno lungamente tenuto in ispesa ed in 
iiffanno 9 ottenendo dà M. Gabriel Vénii^ 
la intromissione. Il qual M. Gabriel final- 
mente se n*è tolto giù , né se ne ba vo^ 
luto impacciar conoscendo il torto <:he es- 
so al detto suo figliuol faceva, e come 
nuovamente i detti suoi avversar] non a- 
ircndo altro modo di mandar innanzi la 
sua mala intenzione 9 cercano col mezzo e 
favor vostro di far di' nuovo intromettei^ 
dftta sentenza da uno Avvogador vostro 
amico , e cosi mi ha pregato con le lagri* 
me negli pcchi che io voglia scriver sopra 
ciò , e pregarvi che non vogliate esser cau- 
sa della total ruina di casa sua . fo ho 
eslimato ch^egli abbia avuto qualche in* 
formazion poco vera di questo , e che voi 
non siate entrato a far cosa alcuna in tal 
causa, o se pure ve ne sete operato, non 
abbiate saputo che detta causa sia di un 
suo figliuolo , che non posso creder che 
sapendolo, aveste fatto non dico a lui, ma 
a me questo oltraggio. Ora comunque la 
cosa sia passata, vi prego a non voler di 
qui innanzi pensar di nocer cosi neir ani* 



Df n. pietuo BEsiéo. 235 

ma al delio Mess. Luigi , il quale esseudo 
tanto mio , quanto tutto '1 mondo Ù sa clpie 
egli è , non inerita da alcun dei miei pf« 
fesa di tal importanza, Anxi gli prestiate 
tutto quel favor che potete a difesa con- 
tro gli avversar] suoi , che per un piacer 
non potrò da voi ricever il più grato^ Koa 
mi estenderò in più lunghe parole, ^^ pen- 
do che eoa voi non bisogna. Mi piace che 
Marcella stia meglio, salutatala a nome 
mìo* e state sano. Alli due d* Agosto 1 534* 
Di Villa. 

ccxuv. 

* 

I 

Ho veduto per una lettera vostra a 
M« Cola 9 che volete che la cosa passi per 
il Consiglio di X. lascerò tutto il jiegozio 
alla vostra prudenza, lo certo, se noa 
mi levano di questo impaccio, farò quanto 
vi dissi. Di quelle cose mandatemi eia Bar- 
letta ritenetevi la metà de* casicavalli , e 
di quegli altri q del resto quel che vi pia- 
cerà , e mandatemi quella parte che vor- 
rete ; ma in ogni modo ritenetevene d^ogoi 
cosa la vostra parte. Slate ^no. Alli 3» 
d'Agosto i534. D'i Villa, 

Se M. Niccolò Tiepo^o non siport^j^ 
come farei \o per lui^ esso m'ingannerà. 

Bemhw pater. 






236 LKTTEBK FAMIGUAHI 

CCXLV. 



J 



Né di quello che io voglio ho avriso 
da Toi , né di quello che io non Tdglio. 
Ho aspettato questi due di vostre lettere, 
'nou perchè io sperassi molto dalla libé^V 
lità di quegli Illustrissimi Signori che per 
dire il vero dal primo giorno in qua, sem- 
pre ne ho pocnissimo aspettato 9 ma per 
sapere ciò che io a fare avessi , affine cfa^ 
il Capitano di Vicenza ijion mettesse mano 
nelle mie biade da Villanova , onde io pa* 
gassi più di due impresti per uno che 10 
a pagare ho. Traetemi di qut^ta briga con 
due vostri v^rsi. Non so immaginare quale 
causa vi possa avere ritenuto dallo scriver- 
mi. State sano. Mi rallegro che Marcella 
stia bene. Alli 2. di Settembre i534. Di 
Padova. 

CCXLVI. 

Ho pensato su la cosa dell'impresto^ in 
quanto che*l clarissimo Donato non lascerà 
passar la cosa del Bon che non si pàssi ;, 
e faccia anrhe la mia. Ed ho estimata 'òht 
«ì Savj la abbiano a far passar per li Pre- 
gadi. Il che se è, a me non piace puntò, 
e credo che la si perderla largamente , e 
però sarei di opinion di non tentar per 
diente questa via^ tuttavoltà pensateci un 
poco 9 e iscrivetegliene la . vostra opinioii^f 



DI M. PIETRO BEMBO. 287 

Ma se 1 Savj volessero mandarle latte due 
per il consiglio di X. e confortassero i ca- 
p4 a metter la parte, questo si che mi pia- 
oeria, e crederei dover succedere. Aspetto 
sopra ciò vostra risposta. Sarete contento 
portar voi stesso a nome mio questa lette* 
rA.alI^Orator Franfrese, il qual è un Vesco- 
vo , e una perisona tanto gentile , quanto 
Bp venisse mai di Francia un alfru , per 
guanto intendo, che mai non Tho veduto, 
ed è ben dottò; lo saluterete a nome mio, 
e megli raccomanderete. Daretegli anco que-' 
sta cassettina con le lettere sopra, che van- 
Xìo a M. Francesco. Bellino in Francia, che 
gU sc^'iyo mandargliela. Attendete a star 
sano, con li vostri. Alli 7. Settembre i534. 
Di, Padova. 

CCXLVII. 

Vi mando gli scudi 200. di M. Flami- 
• nio , delJi quali farete tanto, quanto per 
la sua lettera a M. Cola, che m'avete man- 
data aperta , la quale io vi rimando , ve- 
derete che dovete fare. Vi mandò la mia 
allegata a M. Flaminio aperta/ cbìuderete- 
la voi, e scrivetegli di quanto avcrele fat- 
to ^quattro righe, e sarà bebé, che chiu- 
diate la vostra lettera, e la mia in una 
coperta a M. Carlo Gualteruzzi Procurator 
della Penitenzleria , che è più conosduto 
da'cavallàri, oltra che potrete dare il maz- 
zo , che però sarà picciolo , a M. Agostia 



iSB Lettere pamigliÌhi 

Soriano. Fate che la quetanza dica , che 
pagate quelli danari a M. Giovanni Jacomò 
di Dagnaao per conto di Baldass^r Olgin- 
to, acciò esj^o li paghi a M. Totxiàrozzfo JQ 
Roma. Fate che vi siano tutte queste paro- 
le. E dati li danari rimandaìemt la lèttela' 
di M. Flaminio, che ti ^m;i odo. Siate Mtio.V 
Agli 8. Seitemb. i534. Di PadóvW ' 

Semhus pater. 

CCXLVIII. 

Mi piace assai che Marceìla sia é$pe-' 
dita io bene^ e con poca nòj^ dei sc^o, jpai*-' 
to, e vi abbia accrescÌQtp il niimero ìjt^* 
figlinoli màschi, i quali nòc^ sogliótló iicM\ 
esser troppi in mia casa ; me ne allegro 
con voi. N. S. Dio ne sia ringrSxlalo, 'è 
ire ne faccia padre conteotissioio. Salutate- 
la da mia parte, e sia con lei fatto quésto 
medesimo officio parimente. Quanto al flilag. 
M. Antonio Venier Savio di Terra ftl-mi^ 
che non senta la cosa del mio imptestìtó ..' 
pazienza. Ma questo non è già quello tfh%;V 
merito da sua ^fagn• per arér pfestì cùfi("" 
e fatica tutti questi divcbe bà fatlPfW&rj 
in villa, di onorar il Serenissimo 'LbredMJl 
nel principato del qua! son ^ciitràftìf" éoy 
la mia istoria, ed halli fa (tò'far'^utfà' (j^a-^ 
zion in gran consiglio a risposta di 1tt. t^ftftP. 



DI W[. PIETRO BEMBO» ^Sg 

laocia 9 io non meriteria da M. Antonio 
cosi debll premio, i^ome è quello ^ di, che 
lo avete ricb^esto. Oìtra che alle ingiurie ^ 
che ho ricevute da quella .casa_, si con- 
veniva che io r aye$$i trattato e tr^t-r? 
ta^si altramente > nop dico g^à v.con dir- 
la bugia t che noi faria per nesauoa qua- 
lità di offesa ; ma in non curar di ahbel-. 
lir ed ornar 1« cose, che da se uon han- 
no adornamento , e narrale leggiermente 
sono dr nessuna laude e di nessui» momen- 
to, e pur ho voluto ooorarlo ed adornar- 
lo, perchè mi è paruto ben far cqm facen- 
do, la qual cosa se sua Magn. vorrà veder 
qi;(ando io sarò li, che pen^p sarà to.<ito ^ 
gKela mostrerò volentieri,, e vederà quan- 
to squo di buon cittadino e da buona per«, 
6Qna ì miei portamenti. Ma tornando, alla. 
còsa deirimprestc^, passatevela senza molta 
cura, o fastidio, né ne parlate più, se pur 
fin qua non ne avete parlato troppo; più,, 
caro, doveria aver avuto M. Gio. Antonio 
Venier e quegli altri Signori di averocca- 
sibp.^i potermi far a piacere e comodo , 
clJLe,.ip di ricevétlo , alle figlie he, le quai 
p^j^ii'dQ per onorar quella Repubblica, che 
ta^^ij^itji pensieri, e tutte le buone ore . 
^M^ "^^'^ T*^ in quésta cura ^ 

ne^ada^tf^P P^H^P^^^^ ^^ notle. Parlo 
qq^s»t^ ippse c^nme, che sapete se io dico 
^qJ^VO , jwiR.a^^^m oleate <jhe cpn me steswt a 
Aj^én^^ frr sfg^^ s{>aQ^ , A)li J 5* di: Setfcèm- , 



^m 




3^0 LETTERE FAHIfìLTlRl^'' 

CCXUX. '' "^iV"' " 

Se TÌ-do buona licenzi tion "9ÌB>Ili<nea- 
te, che poDÌàte il Daniòlo in"''qud'Mm*6i' 
ro , che dite, ma ancora saa cugaato , e 
peravrentui'a più qufsto , che colui , che 
da tiii credo venga tutta la freddezza del 
Dandolo. Ora par chesia Tenuta nuova del- 
la morte del Papa, per la qàal mi persua- 
do-, e teiign certo, non si abbia a far plifr 
parola de, Bono , ^ 'per conseguente '"WM 
ti farà, uè aaco della cosa mia. Vàdv é^ 
■qe \)io vuole, la colpa è stata del prftm 
nt»ne^i;io the ranJco noa mise la 'pUrte'V 
o uoa I» scaldò quan.t.0 averia potato, 1^- 
zietiza. (a ho la McTrosìaa qui con yuA 
bestiale e pericolosa febbre; UÌo voglia che 
abuia buon esito. SaluUite Marcella, e vi' 
tete lieto, poiché aoehs i Papi .ipuojoàiy.' 
Alti 29. lU Settemb^^ i535. D'^^dofa. - ' 
Benthi(S patétt 

... ' ccL. ;.^/' :'■.', -^^^ 

Mi rallegro con voi del ijostro Oo6rùi'- 
to rimaner Conte a Zira; Nostro Sig. BjÒ 
ve ne faccia pic-jamenle contento. Vi percfaft 
mi dile di audar ia quéll^praaCj&telfrao'- 
co per daf> giorni, vi ma>)d<}' Isepjio ém 
dae..cftvali»t(i|re,.a99Ò yeniate qui per ii^ 
giorno , che desidero . Tedersi e j}^]àrlL 



BI M.' PnfRO BEMBO. aj^i 

Httié Milo. Agli 8. Ottobre 1 534. Di ^àào- 
M«'fs(eppo vi dirà il rimaaeate a bocca. 

Bemhus pater. 
«Sartie contento non deliberar ddla to- 
itra corte » te prima non vi paTlo. 



CCLI. 

Io desiderai di vedervi , per ragionar 
con voi d'intorno al vostro magistrato ^ 
qatUe cose» che si sògKono trascorrere tra 
mjk y quali siamo voi , ed io » più che pet 
aJlro, ed essendo voi venuto a Casléifran<- 
ep f pensava che poteste anco agevolmente 
Tcnir fin qui. li che poi che non ha"]po^ 
tato essere, non im^iorta. Ikilmio venire 
à Tenezia , al qual pare che vi rimettia- 
te» non so che dirmi, se non che non iià 
tosto per molti conti, tra i qnali è il ma* 
le della Morosiaa, che è pericoloso; e lun* 
o, yi ringrazio del vostro rimettere ognuno 
i quelli, che cercano venire a servitù al 
voler mio. Ma io non per ciò voglio altro 
che quello, che debbo disideràre per con- 
to vostro più che per mio. Del Cancelliero 
clbe è la maggior importanza vostra, come 
ji^^, mi sia stato parlato da più d'una par- 
t^ non f^rciò voglio dirvi altro che que- 
fto^ ciónche vedrete di ' pigliar persona e- 
Me^ta è buona. ; Un buono e* valente in ciò 
:^^ |KÌÌrà essere di mìdto aHej^^maÉoJD 
Bembe FoL IX. i6 



s 



*4? mmìt\i{twH^ìi ^ 

avecei care ,,^f^e.iDeuaste„.|r ^TSi, ^^tra)^ 
A.9.tQQ)Q- ll"91^.^'*^ oflra cbe sono certo, eoe 
vi serTÌrà in quello ufBcìo molto bene • 
fedelmente, ed averJLpiùfisguardoairooor 
Tostro , e al suo , cBé ai guadagno, vi sa- 
rà c/iaodio iDolin a prppositq p,Qr opOrare 
i g.'iTlìliiomJnÌ, die in tendo., jp(e;r)Cgiilt&,,d§^ 
le armate ed «Uve galere ^ss^,YÌ^,^p^gjfjj 
rà ricevere ed oaurare. £ pj^j- V<^tÌL^rft HNIq 
poteste in ciò avere uà aitrò . ..<ijbé. iQfigMl't 
vi servisse di lui. E^Tprreì .clip, ^.^midejWp 
il primo luogo , se i luoghi pi,op som, ^n. 
come pari uoa possono „^^^rf- iQ'^^^ll.rKi 
tutto quello che io . in, ' ciò , aettioé^^ Sm,' 
qua! desiderio è mescolato rìuteress^ yottro^ 
al' qual io bo rispetto più <:b^, ^d^ ^^.ìf'CrtT 
Né darei costui ad altri che a vof, cuV iVQa. 
senza mio sinistro l'ho allontauato da^nUf 
Ma consiaeraodo chie esso serte me,. „ sére 
vendo voi, nou mì pare alloatauarlo Jìup^ 
to. Datemi riposta , e slate sano , e ralle- 
gratevi coD Marceli^ da mia parte di uue* 
»tD onoralo luogo suo A Ili 1 3 Ottob i534. 
Di Padova .| 

Vi i^ndo grazie d. Già fntq^jjjj Jgf.i 
tenderò vuJiiitiLn , quandi narlirfite,( c^3 
11 ba tòlto qOaàio pensale dt tjl^r C(uU,qì 

l '■1 t ^JOW* 



^ M'Jt.-iWtóff'.ittS».' iti 

"^'AW iflFbTTMo ir. OitoKre '«Si!"'' 

,uJi'i3 oti<>2 »>: ; inno >'' »J|LJi„'i>y^i;itU 



ad; 

3 9Psù uJlum Girini., liii- 



^'"'Tbi tihe bon stetè' veauto qui jeri, co- 
' du diceste Tòler fare, vi scrivo per dir*i 
ctìèlÒ^ti^^f^iiDo ha fatto venire al tie^ 
gfitìj' H'-toil^VèVe di Papa Paolo, che còa^' 
tfttì^^Bfe;i'Wcl^iedi alla Sig. l'impresti).^ 
wnàY^qÀ'd8''(;he scrisse Papa Ctemebte^. 
«I^o ctl'é (jiiiéiti' Padri non potranno jcjip'' 

Érlò'W'^a '^Àlilìlà. Saria bene che d6 P?J^? 
!tà Ar<%t^ls^mb MoeeQÌgo, anzi più. ttjisto, 
al^'èlà^lsufaò' tuonato , acciocché quando sr'' 
p)ftpó'o«ti^ là'' cosa del Bodo , fosse alciiDO ' 
cÉlé yàl'làsèé^pH^r me. Ora è il tempo ^i^ 
o^^ai^ 'àlC'ùW Cbsa. Darctemì risposta , e ' 
«tate^saUb'.'À'tlì 4, di lioretubre i534. Di 

. ■*:''■ '•'.^=-;'' ■ "ccuv.- ^''' '■■' '"-^ 

w4.t.i:..' .(-lo; M M ..,,...■.. •.„..!■- o..- > "■'' 

Renderete graùe a MoDsign. H tiene' "^ 
tale, quando S, Sig. ^ve^k fornita l'opera» 
la qaal son certo c'He"' esso liene e tosto 
foridrà. .Onesta vi ^o solo Ko'ià, mveabiate 

M'pffsn c»%mai osarlo, >Di5 TOgfia tener m 
taglpn phì questo juatisnoio deciderlo mio; 



.r: peoeliijà} sua EoceUenza iM^moIte^dwAfiik 
zìoQi^'^iprego a teaede qmata ciiosé jp*? 
cordata. IN è mi pascete toì «di .: d^roar $TìiIir 
ho, parlato alVEccelIenza di M. Jacomo^^ea' 
so mi ha detto» chela fornirà; Ma £ite; 
ed operate che ei la fornisca , e che M. 
Alessandro ceda alla lite , di modo che la 
aQspepsioa sìa levata^ .t'iffae io possa iconse- 
guir 9d intrar nel mio possesso. Se joii amii- 
tCf e se credete esser, amato .da .me^ fate 
che. io, , ne veda il fine « il qual fine gfA^' 
.averia; Tedujio, se non fosse stato lurjCMrri*: 
^muzs^ ^ risguardo, che io ho ;a M..^mI> 
mo^ìL qaal io amo non^ oolodaiGon^bvcift 
ma anco. da fratello^, siccome mtri|a^3ft(^M 
molta, virtù. Sfate sanò. AlU i ^.' di ^N<ìeiraBaIi: 
j534. Di Padova» 

Bembus pctetu 

CCLV. V» 

Vi mando questo mazzo di lettere: tda 
mandare a Roma, se ilPriòr di S. Giovan** 
ni sta in extremis^ subito facendo al ca^ 
vallarOy che primo s^ba a partij^e*^ tuffo 
quello av van taggio, . che vi . paresse jpont vsdxl 
parola 4i ciò a MC. Carlo da i Fanp^/gsa^S' 
miai SITO fosse di. qualche giorno 'OQ0me|[id& 
àviaqtaggio ^ secoB4ò.au(hci\ivi«Lpai^ài^^ 
>nleste .anco darlo a.M«:jAg9M>ii<^$o«ÌMKiiliè 
fa^ vQi^ do|uandpgli^>4iieì mècéiìtgiiittfi litici 
dar jd^fHi a 1 , ca vallttrcu . > Solp i^^aiwjiftsli^qèjl^ 

1^ 4«^^^>f«i^^e«Ì^C>a•MQ»l^^ M«aiM| 



èlfi^jLtùbaodiator ;tx>t^> quirite Ael'frà^^ G 
^' eia darelienR risposta usando là'' vostra 
diligeiua ambito e senza difiiora di totéb-; 
dere quando, e chi parte. State sano.'Ani^ 
k6; di Novembre 1534. ^^ Padova. 

^> Bembus paùefà 

'•• * . •' . .. ■ ' ■• ■.-•.. <^ 

•1) \. J • -' . ' ^■■* / ' - * • ^ ■ ■ ' ' f^. 

* *'Vof tìii parlate a certo modo della let*^ 
tòray <^l^^^<> 1^^^^^^^ * Ferr-ara, 'cbe^'iiènt-^ 
TI piatendo 7 > se noci è barla la vosfra v -é' 
cfaè*^.' ¥entahi ria morto ^ èe così è > rt^ ' 
nttfeittéatemi la lettera. Se io fossi atatoaf^ 
l^eda>, non averìa- voluto esset* noteinà^^' 
to>l^ ^Priorato , che non è da me ora eii'- 
Irar in quel ballo, il qual potrk esser più 
limgo^ e più molesto a Monsign. Giustiniau 
ch^ei non vorria, pure esso non può per- 
dere • nondimeno voi _ avete fatto quel 
che si conveniva a farmi torre. Còsi dire^ 
te dft>'mia parte a M. Bernardin vostro co- 
goato't' al quàl farete' questa lettera^ comù* 
né. Non gli rispondo altramente > d\e ho ^ 
nÉÌIte' occupazioni, e faslidj. Ho conòscictto 
là* 8aap«mi^evoie2za Bèlla «^i^ lèttera. Scii^ ■■ 
i^teuit qualbhe costf dèlia' stampa, ^qufindo'? 
éUtfSfii cMaitidtrà, ^^Mrete'cbtéip ogni dl^ 
we^d^ sqti^lld vc^rid '^4 dbè <M^ tie si^tfipé^àr'^ 
AjMiéete:' a'itir^^anif che tiotì % fò('t^^fe^': 
ìkMk <a.isi^ità3tex questa :inòitir^vita^«St^^ 
aUU«belò£^toi^«z2gp^e ^^^èi*Haeie'néHllle«^ 





9 , f^*; V ver. b!'4Ì[) ^ « IM^ /M^ 
,*"»}}.•; -;ii ^(< ;;• - -r.'Tt * . ftd i^*:?* sattoìs 

di^tÌMib i^ÌM}c4(» q)fe]»9<«» «fii3À«A«(1iiHmR> 




parlate , i stato sempre amorè^ói^'^eito 
'TOTO^ ^m6tra ) e della casa vostra , e 
difensor vostro ìd9|ao ,a darmi causa di' 
lamentarmi della' '^ua^'j^oca amorevolezza 
Terso di me per questo conto. Ma io so 
.cMide vèft^(r^''Mtt^'^e^' coée le quali 
Wte iaiper 'ceW6J?i'*^<»ndie sé io ve le avesH 
WSÉè'. /OìoTàn^'Afit^ìo che fu" seApt^ 
m l^ér ;'«" BW mrìià ve lé' Im ' Coìòrti» 
lé^; iS ^er'ìMostrtil' li fcdel edb ♦bli"^i^ 
M;^^!^^ non Thà trattètif"^ «bfiye 
^^^iHi¥à^ ÌSàiattà questo p»èb'ilibé6b- 
» t)M^4<r«Ui&'«]se da se si'diieg^tìÀ^'>f^ 
conosco che . M. Cola nel maneggtìd^ 'Wàhi 
^l^^aMi^W^vuto un poco dell* avaro in 
alcune frasche , tuttavia più che ih altro. 
Ma se Gio. Aatbùio fesse stato uomo di 
fi^e • e 4i valor nel suo officio , sìccoms 
è- HfMo tftlto tl^ conttavto ,'^M. Cola 
'^t^i'sMto iibptitatò da pef9odfl,'« la 
diìn'^eiMt^ ttbit" «verià a-vutd éel '^hipe^Mn, 
itséAe ^^é^èbfe ella' ' "iìoar'a^erjfr' ^'td 
icM&zi ^»(^da])^ cfie 6io; Antonio^' do^tt'^'ci 
Vli^m^èdMe ^ «tMò sol»''è Wra ^tràlà^-ii 
flfl!kiRt^l9drdin«t(i^«6e aMafscà<»tfiìb di'^itw* 
¥h iwgtoiféo i ^JM«' I»> «<Me èf HkóttiéàW 

Cmp'lf^meAh flP*eaà^' lAamìié dMF<|K6 
iB^t^ni^'igfki^ dt>'^ei> i ìt' òttst^ iaàtik. 
HHPWfcifl^^f^ VM <tJ6h «i(èt»'i(i«in( èttab 

■<PFdeli^%^^t34ilì6£€éte'v^4Bfdlei> attutfoi^di 




^ \ 



Antonio cosi tn^te,^$e. M. Cola è stvjto 
sempre di virtù V ^ '«^ fede » e di . co- 
stanza, e sopra tutto amoreToiissimo Ter- 
so voi ,; e cosi il còbfésceretè ih ogal ^m- 
jpbl'^1^ Gio. Antonio c«m le ìifiè fa}liete>^ 
c^ iìon.è il più falso dt q^ in Frauda, 
di lui» coti la stia infediStà -^i»rà à;^iaale, 
'l'sttoi^ giorni. T?è tornerétèf Ah TL^tk'pht, 
^Conoscerete che io dico iI-fero^«« ^e ]ù. 
^jbofi àYCssb cotksiderato che in ;qte) c^ffido 
'"esso potrà adoperar poco i ;; stiéi^ iiaUÉtiU ^ 
'^Vizi • e Toi con la vostra ammadVèttf^n, 
*if latetè star in cervello, non ver l^>à5iJp|5i^ 
"^'Vtatò. Né il conoscerlo atto per * là- liliHfla . 
^^ratica fatta in casa mia a sapei": ser^iN^^ 
^'a potervi esser .. comodo in q»^ reggi* 
'^ento , averia potuto con me ianlo-fche. 
io ve r avessi dato. Quiesto ^bq vó^te^dn^. 
^"vi , accie lo . conosciate meglio^ di; ^<(|i:itolìo , 
"che voi per faddietro facevate, 4 >b|^ 
tutto acciò che sempre, gli cirediaCiid''piMx> , 
e blamente col' pegno io mano, pérè^^e^ 
esso rare volte, ha la verità in boccof. E dì. 
queste cose non- più. >Ho ved^i^e T iilsto^ 
mento di; M. Marc^ Antofn|6 t^ix^^\^<mÀ^ 
qual è , eh* ei riceve da me dlM»[t^^.. 
peìr resto. Scrivetemi in, che^ coèt^^fto 
àtidati gli akri^ che vi ho dati;" dé'^ddi^.^^ 
Il^lK.due ducati farete ,^^otiié; vi :^ii^ 
"K. Sig. Dio vi dia prospeirov'C/fi^c6^>iAli{g 









^y. ■:■■ *■ ■■ ■ ^ « . '-^ 



■'"OCA .•-•■• -ò . .. ■ ^**^'«' ■ * *- '• •• . ' - •^. -f 



« . 



.- HOìa^ruto la jitelatina ». e Je bùóine 

^<^9d^ c|ie maa4aleJll^avl;te» delle quali 

-$9M, ti . ringrazio. Scrivetemi' quello ctj^e 

^rf^^sino^^^ri^nàde la libbra^ ia tAv^»\ Gel 

iCUfall^j clie BOP si possa aver^«.pEi)^f»i2Ì»; 

^E ^ *,Gjo^ Antopio .ne iroTerà in ;ij^è«ia: 

cBT^%liai x^V^ di Nareiita, m( mawcà^^j^ 

ii%mim nm ne ìroyerk ,9 ìo.Ìai:ò. «^z^^.|)i 

iiPfrf̧4H, w io li potessi vedere, fors^^^e 

k9^k^^»>^ Wft non li ve^^eujÌQi ^Oi0^^«^ià. 

fii^iJ^PSHoi i?ntrar iu cu^a di .ci^^^pérp.oj^e. 

^ i«IA#olt^ ^iescoi|o,a s9iis|azioa^4 X}. .^eir- 

.i^h|.,ai:^e Uipa Jfapno pei:' me. ;G^9^^JAntp•^ 

^;teOòhafci scritto a 3iettp che^ se io feU vf^ap-, 

-ièps»u^i*e pezze di Carisi, :ei.j)qtua JUir, 

o^^ttA cw, yanMggio,. PeE, qw^sla^ s}j«: 

^bii^at^ ,4*. Iferenla* ilpa gliele, p9f80.,piliji. 

, fia^d^,jji;>4§i»po,9^, mi, scriverei^, pqippr 

Aftft* iCWl imnÀl il i^li»* jlq.f^to ,^ fi9«^ 

ióg|i§j, iS«N«Mre»«wJ^. RtM^ iftìCft^tSfpa. 

«i^lfiiÈmflKia oMatj^K^t If^pa i di , iJSefeoj a| «j|||e- 
o^tjk cfeiS^L«n«itondjpj aWViiJlrii^.»it^ì#>oSÌc?«^e 
cil»t4P<MfetfclperiiM» OaviAi5fil;!auftiLlJ&lg a 
.i^iWihf * c|«|^ 4j4h «gii è 

-^Ifoto^r^ìti^ ^ i9§«^^. jS^teuj^aoiìi^ (Atti? r^, ^di 
GeBuajo 1 536. 0i Padova. i 



• r 

A* 



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A 



^So vtMmiii«AfxiÉoinrAMk 

^vHk^d^a dUomMéa nt% qéWi%$^ «Mite- 
TrnihfiniwwiìiWi^ìprfli nhrf'-/"; 6 iov 3)Iq9t 

il ^(SicHiIbl:)5^|»rii»nlW ikMacf ^r^rtf> ì delK 
9»xiail6U]td^ i^i0dd^*ò»4ir^7eiÀÉf^ 
lÉ^. IifidboiCVostMTs !iioù'^ihòiHMà^^it^ 
che basta che intendiate voi le cose àttè^ 
0Oùie\ taùiioj^i. Ben mi piace e per conto 
suo 9 e vostro che abbiale fatto delibera- 
zton di rifiatar , ed .«jutek* qui a Settembre 
che non averete poi tre anni di conluma- 
éià>« e^ pétiMte ^sser a^i)]tofitié''t${ì Mostro 
giìnéro» Quanid àlli duoki-5oo. che Vtp^fi 
CBko che k> "TÌ c'md^àdwsi i le ikté égift 
cosa di^ mattdarvd^i > e >ib non siift^iNfì 
impresta 9* o moìle^àecìm^ ^^^^M^l'tìm ìrt 
ttnmrare b >ip tìittos < oi'iaiJ^fàli •j*il^ , ^ 
mrà tantum «^^li^Dipo oké^^o¥#etè^ fìir^4if 
vóatred&TeAìte;^ Ben vorrei^ hcì^ ' ìilf^^i4^ 
Teslé^'pei^' le^^^rime^ ^qicàtato*^*pos90'^fÀI$^' 
éfct* «.^màndat^eli ^^'cbè pie c4m^ potrò^^ 
dagtar^.mtojglioftài irerràoferi^à i^ bisogtfiK^ 
QiKi»te 'a)lar#è#tèlU d^eì«%ipé:^o)(|t^^^ 
ià/ifaldò ài ^v ,fi tiè^ M^à^^pfù >H«fMlp^*)^^ 
fblpe^^'toirn&adat vói a^^qtie^b SètUémWcfp 
pètsòj neniiiive ia^^imaMÌidkTÒ>iì^ù^'4^ifenW 
o^Dié«ke)9Ì^hof>iiitesiov e shMlttiedte ^lilMI^ 
IdAilédGarkeeiy HMD 4èl ^aMèk^v W^VU» 



Te&ite voi a pigliarle. .Sii|a6iift$Énfexia(CaE^ 
NWft^ lMl»MAdt;le a star sano eoo tutti i 
vostri , che N. Stg.- Dio sia vostra guar- 
dia. U Xiao^di dir iOSbnevale i536. Di 
Padova. 

ifbblor^lj»^ heHà seQiuM{d!G9e<idfick!a>n li 
)àei dl«ittJì[»^^'^aVltìtttoiitt; qmlbp&kbhc^ 

••«•i^riibb OiJf^t r-.uivi'/ì r;k) G1J80V ^ Olia 

Q^i;» jRis||0i^dÀ! alle, voatw ^ddUi*^ ao. ^dA 
pasmtP »i] yi > jilando^ le i :^iw opélre > ideHj^ 
Ijl^ In^ì^ì le (^alit/ho ;t)ri£nailà>, ccl» 
9Ì99l^i4^ei :^ M» tfiernanliE^ . vòsùro^ ficateUo;;» 
yi BI$U^|Wif4f¥^o. iranj questa /a aooctt» -^chcf 
feo , ^lii p^rc «J*? fUiorte : di? quella s^pornsa- 
ili^iatietl e^KlliftiMialUro 09pii loi'at aocifQ éaar 
vt^^f^HHH ^j jd\ r -, poco aàtt>rie^eie\< «3»i ifom 
QiÒAQtfl^^(llllani|l^a ^ 'iairispiii^lncHrotltórar 
lUl$roiL)fti(t) 'iPiÉ> «Imitai 0% TrollabfilataiW'idU^ 
Idl^ol^ 4$ Fraociftfia . Jcradfdar»^ edianà 
4fa|imiito„pi^)(iNraiiti. D^tUlln^iAel f&Mmtò 
P^li^rfiltUitàixQpa^ pcKat^^io. cpi^ .iMi^putr 
qii<t^mllMA£ dfip ti$ìps& e^^ lem^iioto ^<]ébe 
Mlfil^tli^^^caiiS^a dèU^^ 1^^ )Cauafe d^^ 
«M%|l ^iic>£mBaH e deflaiiBatrìaiiconiieiii^ 



di momento è dt giudizio. Sudi ]ilf{^-j^|(K^ 
ora iid Consiglio di X. però seiii^ef^|,Uj 
sveco quauti vorrò , siccome avea^t^t i^fj.' 
Ho risposto alle vostre richieste. l(o,,j^5^ 
b'éoe. Àless, Cola non così , il ^^^^\è^,}^ 
letto la vostra lettera. Però che è.^tato.:^ 
quésti di non bene , e così, sta tutfff^a .m^ . 
indisposizioa di rene. Penso andare a^stf^r^ 
d'ùe mesi a Venezia questo verno, e,*f5È8p; 
rlDcomincìerò la lite delle acque. Mtenoe^j 
t^ 'insième eoa la Contessa a star sani,, c^, 
ajleeri. Salutate Gio. Antonio, al qui)l npo-' 
scrivo del cavallo , che mi pare averne^' 
fallò scrivere abbastanza. Desidero cfiT^ 
bello , e sopra tutto di comodo an^rje, 
J^rum state sano. Àlli 16. di P4o1;elnbf«^ 
rf36. Di Padova. 

'■;^^^ ■■'■■:' :■ ccLXii. " 

' ' FìgUuol Mag. e Rarissimo. Ho yedat», 

cÓD singoiar piacer mio le rime del yafc»-,' 
roso M. Grò. Battista Terripp^ Oeoti'u^W'.) 
di cotesta Città» dico li due .SQuett^ì ^^u-^ 
a voi, e li due scritti .a ine, J.i o^mlU ,,;soijfl; 
e gli U'ii e gli altri mólto Ibelli e. Vf,(Aio eci:^? 
lenti. IVè io permeare! mai crediiìo che'dì 
qnetle bande potesser .venire così rare cose di 
. aaesta qualità. Sarete contento di render- 
alì molte grazie déU! afTe^ioa ;.chg ^Oj mi 
dimostra , e delie laudi -cBe, mi, q^.W'M^jj 
maggiori che non ^ralcun jpio . merito. ^ 



ifi^'^Òtro a servirlo. E' ([Utalo per quanto* 
^ba-^^%' a me per Ij tliie- sobeui , cte 
j5*' IP^lJé vostri , avele gian causa d'o^' 
.àat^rm ìe" d'amarlo E cosi vi prego à 
▼Wer'fàfcé , anco per mio conto Vi rla- 
. gfai5tj"'der barìIcUo di gelatina. Lo g-kJerÒ 
,ptt-."^Mi^ vostro. Quanto alla' lite delle 
acquei TOrrei ben , che vi trovaste iij 
Yenetia. Ma poi che ciò non può essere,, 
Jar& al' meglio clie io potrò. Penso fra, 
IO. cH'"b 12. essere in Venezia a questo 
fine.' Confortate la Contessa a mandar del 
tatto via la sua doglia del Sanco , però-. 
che ella non è buona compagna. M. CoJaj 
ora sta bene e vi saluta. 11 povero M. 
Obt^elio da Felire V altro di passò di- 
questa a Taltra vita che m' è dolub assai. 
É Madonna Cecilia nostra ha avuto una 
febbre bestiale e lunga ^ià più d* un me- 
se , e s* è prevaluta centra V opeoion di 
dasCndo che 1* ha ''visitata. Ed ora è più 
bella che mài , e ride , e burla , e vuole 
T^fire allég^nleble. .Io mi sic all' usato. 
Atteoffeté'a star'sàno coii la vostra fami- 
. gHa. Salni^jè An^bbio. Àlli 17. di Gennaio 

' 1537- Di-pSfl6va;-^; ^ ';;_^^.^^^^ ■-. ,^^^ 

. ,y -t.--: ;>. oJc-Si^-^- '■-: . .r ■■-'.-■ _. .''-si'P 

■' Fìglhiò!' taH^fAo.'IIò ini^o"chc.j«g-jf 

te' ràiccoldé iriBlté" Medaglie d* argéii^f|',jPg]p|, ^- 

,.ii«, doo'-'benàilètrf Mi portarle Vof .aHj.,-AÌA' 



vi piiiB« siabiiéinlaébtb itfdl«Kl8riiiel«0|^ ié^ 

teiìrii òtie etta^idMi sì. t4l*^idelÌÌ8i^^fij|^ 
ti:mlbiui<)tf ttale i»# site Jè«là%^ ii fibtP^^.a9p 
meti^ftiiaiàrè^iiy ]^ih|':^fK)èé y«ie ^^^^filttidVB 

metile delle nozze di M. David , e ètMf^ 

di li«eV-il^ eha''s«Mi#6Ìo7Jà^Ha*^*l^èlètftie^ 
Ma più ancora mi piace che speriate che 
il nostro Marc* Antonio guarisca* Il che 
pur che sfa, della ^lòÀgwzza del tempo 
non è da far gran ca^ • Salutatelo a 
nome mkii^ ]>i-^a^o^d£lr'^|^etJ^^^^^ . 

Geaerp / et deH^eiMa» <iÉU«dé«^^ ^8^ "! 
è Gareik^T^Sam^leiàpo^etae ^él^èvaifié^^aV?^ 
iolBnMntetvgownia8N^^brà6^i> e ^tiM^i^tiéi^P 
la ^>ila^ '^iiiio«n«br«»<^éttteste^lÓssJftiiÉ^^tf9^ 



SiMM^chtf seisegìitiÀ i^ .«cordi oÀlIfe ffmtcj 
BQ»M><ifl&|) ÌQlM el>k^ -sogli lÀ iaohoo>dbi«ui<j 

Gfpf AKtQiód p ^^ii94ìe«l( 4f 1 9 jCljdQottiiateif/ j 
TO^^f :fpiid44l^^ti^il eli^^di|iÌxc«9RM«rtor 

fal$U ^ 4^0^ ^fi«]o :.fiiM>A Q odit tua A Bai^.i 
M* Pietro 9 IO Don soglio peosar a far^fMutir 
]o.i;i^^.<7ei)et^^epsi in speranza il Barpo 
senza risolverlo per ancora n! se^ io in que-* 
sto ^i fo sinistro 9 :>7Ì. fdii4» 'un* altra Tol- 
ta tanto maggior comodo. State sano eoa 
tiUiti ii^f ostp^i^é^^Jti V Spé,i,(kflitm^]OkKM^ Di 

B^l^j^: e^ 1V|:«^ :qu4ii4iif ìlJlM^^ ^sa«>? 

'Sfl'i r^J.si'tja» ^<^'-i y-'i^^i roi ìbioouìì lùcì alti 
fDl"?r> i-' r;r''ivtci'«j •; .tao.j.- f. Viti?: 0'ì)/om h' 
,„-i^^.-,-. *-'■. #■- .•-QGWÈV«i,;{^.)1) ,)>{'? iifKj :u..-.f 

t. c':::^;-. ^-.^.v: o*'0 .'it^^ ^m ^^'^ ?^ .^^'■■i 
I f igUaol^.S^gnifiQayjf^rjQlaHlsij^ ttii /. 



in^pipit^Tji ^ <c^ m&mo ^tate > a r^ràisd aiè^ixi é 
ff a44^i9pnt^p t> 4«mUln4oen0^ircf veil0oi&i ai ^ 



256 LETTEHir FÀMfOLTARl 

re delli 5. Aprile intendo i 'Vostri '*pWli 
essere risanati ». me ne rallegro * con ttl^ 
confortandovi nondimeno ad arer^^cnrB 
alla salute loro , e della lor madre i--- e 
Tostra. Che certo buòna guardia òoine^si 
dice , sclìira . gran fortnoa , e disg^EÌa 
molte volte. Quanto a M. Cola , esso vi 
ha sempre amato 9 ed ama come mai* Ne 
bisogna che per questo conto prendiate 
pensiero alcuno. Gli ho Ietto il 'Vòstaó 
capitolo. Se un poco di mal di fianco, 
ansi molto mal di fianco, che questi «di 
egli ha avuto, noi molesterà o|^, ^éssò 
VI scrìverà due versvi ^Deir indovinar -chd 
avete fsttto, di quello che io doveva ri* 
spender sopra la richiesta vostra , non-? è 
gran laude , che tempo da se portava quid* 
u risposta. Lì danari , che stimava poter" 
TI mandare, mi sarà necessario darli alla 
Signoria per T impresto, che si' apparec* 
chia. Il cne quanto mi incresca , e sia mo- 
lesto , voi vel potete estimar , senza che io 
lo. scriva. Sono stato fia qua sano assai ', e 
tuttavia sono con tutti li miei, da Af . Gola 
in fuora, che però starà bene di brieve an- 
che esso. Del cavallo s* ei non.si potrà aver 
non me ne dispererò, uè per questa causa 
voglio darvi fatica alcuna. Qui crediamo 
che guerra grande abbia ad esìserè ili Sa- 
voja , e non senza interesse della'palria no^ ' 
stra^ pur Dio ci governi, come sempre ha 
fatto. Questo Imperator si dimostra tanto 
buono , e tanto savio , quanto altri '. trista 



/ 



W. 11. 1!l£TRO B£MBO; ^i^ 

%!pazzp. pel TOitro o yoìer tbraaralla. pa« 
liMv o £orair- ti magiatrata* egualméDie sa« 
tjpk^conietkio pur cb« yi seata sauo con ìi 
VMlri. State allt^gro. ÀUi la^ di Magato 



i536. Di Padova. 



f. 



>/. 



CCLXVI. 



Ricevute le vostra Iettare dellj 3, di 
Uhiggio, MagoiQco e. carisisimQ figliuolo^ 
HjibUo scrissi al nost^p ilannusio , che 
■pi , che. io era cjui , facesse T officiò , 
^ io, arei faltp eòa sua Serenità estèndo 
i^Veoesia^ di racconsàiidarK le cose di Cà« 
tarOt e Tonor dell ^ persona vostra cotà*- 
nmnorandoli , che dei danari che essi cbi 
nandaroiio già tempo » il Gèqèraì ve ne 
Kveva tolto ducati iSoo. E che voi èrava- 
^ ornoiai mezzo, disperato, di quelle còsé^ 
:he mi parvero a proposito. Esso mf ri- 
fonde ^ quanto per questa sua inclusa 
tederete*. Stuno cb^ i danari siaùo a que- 
jta ora per via. E potrete farvi, onore» 
fon vi pigliate soverchio fastidio per que- 
te cose 9 che sono, consuetissime a quésti 
lostri , che ne governano , né fauna, mai 
;ran fatto altramente. E quatido conosce^ 
^ aver satisfatto at vostra debito;^ daté--- 
i pace, se di'vi non fanno il suo, e fi- 
atevi nel Signor Dio, che mai non abban- 
Qoa 9 chi spera , e si. Oda in lui. Io vi 
o già più di poco scrìtto , che ho avuto 
Bembo V^l. IX. 17 



-• / 



258: x.rrriEaE i^AitMLii^Hit 

tauto da rispondere a lettere gratulatorie 
ìreDutemi da ogui parte^ ejbe non ho pota- 
to più. Poi con voi mi par poter usar 
negligenza più che con aitri ;.>p^fae esca- 
satemi. . f- ■ i :,K 

Quanto aDi benefiej di M|irc!Ant$|iia^ 
81 farà tutto per tempo. Non ti d^ie Doja; 
alcuna di questo , e tanto più.i^rò yolojirr 
fiera quello che far debbo^eche .llo^¥(^dJa(r^ 
to il fanciullo attendere a farai ila: .qvajir 
che oosa^ ed a studiar diligeutementi^r^ f^ 
cke non potria aver cosa più cara^ f^ 
starò qui con. licenza di N« S^ £uo, a iflkff^ 
zo SetteoBibrie. Che sarà 8(9 tq a cpn^e^lAÌà 
mia rispetto ai caldi Romani)* <fha^ U^f* 
gKono essere, fastidiosi. In questo f mcB^z 
e TI scriverò qualche volta f e rVéd^4 
delle vostre lettere. E forse .si jntendfr 
rà delle cose della guerra col Turco uq^ 
andar , cosi ministre , come voi mostrala 
dubitare , ed anche molti altri dubita* 
Bo » che Dio il voglia . State sano , e 
salvo, e lieto. Alli 17. di JMaggio i^Scj/ 
di Padova* , . . 

In questa occasione ho avuto bisor 
gno solo di voi , e vi ho desiderato non 
poco. 

P. Card. Bemb. e padre vostro^ 






-rOoq i.fi non t>tì€IaSVHJ '^;:o ':•■ ^.-^ :-^ 

-HD 11 it>olR)^'^G4ifcdbia M. Jerammo jai 
ba pregato yi preghi, che veaeado li «i 
iiìn^i , re 1d raécoma^i a4[uel deaderior 
«tiLt^^; di quale altra < t^lla ve Tko racoo< 
iMi^lo. ;€bsV èidiluq^e fo* Sarà beae . se: 
p(él¥éèe ^^u^'^osCii^ klis^fadó.^^ Qui ; m jàhi^ 
eérkiii'dì4^rUé4osé d^n^' l^^lia è -dispòsissioar^ 
dèi «tgdèr^lTiii^dVfefiso* quelli luegtó^ Jt 
•^ séófb stati' iùrisAì dànan ^ ^edo anckè^ 



iR*^, péf^'éal^r ' ijàeBà <A^^ <|u««do we^^' 
vètitè^e^iP bisG^teó; Ma sfitiaò iiosito Sighol^ 
1^ i^iÀóvetS^^ttél Sigkttr dn qdetói pefda 
aftwe/^dVid ali ^taf ò fila Stettendsire ^ pov^ 
ìà^'à^ira' pel- Rbmay e pr^berò . nostro- 
Sigtttti*^©io ;reggét ì miei passi e miei f^'a^ 
«fei*l*, iéaverò modo , casa vostra seotìrà»' 
del b^èti' ìnidV se queste gìràodézzè' soa l>e« 
He. Id ògui biodo ho speranza i che NoslM 
SfgnorOio che 'mi ba\g(>vernat<r «in ^e&td 
di; ntì gd^t^èrnerà d^ qui iofiàiii:!, Atfcet*-^ 
dele a star sano^ ed a farvi oaorei Sata«* 
tate Gio; Abfoaid. AHI 2&. di Màg^ sSSg^ 
Di 'Pàdova. ^■'- ' ■'' •* ' — - ' ''' '■' - ^^-v* 



CCXLVHi: 



t 



- >. v< 



Figliuol Mag. e carissimo , Dio vi sal* 
vi« La causa che io vi scrivo questa 9 è per 
precarvi cbe se vi venirà dinanzi una cang- 
ia del Reverendo Abate di San Paterniano^ 






t6o LETTERE FAMIGLIARI 

dì Fano vogliate per amor mia espeaim 
quanto più tosto « e faToréydJ mente pptrjetè 
a giustizia , còme se essa fosse mia pàYti- 
colare e propria, cbe m^è stata da' tale 
lamico raccomandata , che per cosi la tébr 
go. A vero gran piacere che 1 detto Ah^bf 
jni renda grazie di que^a mia raccomati» 
dazione, e si laudi d^iia persona, vostra. 
Qui siamo in grande espeitazion dièlla gtier- 
Ta tra Cesare e Francia. Il ^ual Cesatò'^ 
veramente da magnanimo e buoiip *^ ^' 




ràtore , e supera ogni credenza. TI pa^^i^^ 
vostro otù 9 cne è stata data licenza al CoiQ^ 
tarino , rimanerà isolo a quella imprésa , 
«Uà quale io per me non so quanto ,ei si_% 
Bene atto, con ìa sua grande, e pompofta 
eloquenza. Io sto bene con tutti i miei* &^ 
c^sì è di voi mi piace. P^nsono ancora an« 
dato in villa, ora da certa causa ritenutOj 
e ora da un^ altra. Penso andarvi fatto què* 
sto santo Antonio. Salutatemi Marcella o 
per dir più segnatamente la Signora Con-, 
tessa. Ed attendete a vivere lieto con la 
vostra famiglia , e fate ofae quelli fanciul- 
li imparino* Madonna Cecilia , che sta al 
solito air uno, ed air altra di voi si rac- 
comanda. All'ultimo di Mfiggio. i536. 

Bembus paUr. 

CCLXIX. 

fio inteso volentieri per le TOstre da 
Zara iigliuol Mag. e carissiiko , del prò- 



DI M. Pietro bembo. a6i 

spero viaggio vostro, e del buoQ viso fat- 
tovi da tutto quel popolo. Lodato né sia 
it Signor Dio^ che v* ha tanto donato del* 
la sua grazjia. Sopra tutto m* è piaciuto » 
cliel Capitano vi sia divenuto amjico , il 
che non reputo poca cosa^ Slimo siate a^ 
Cataro già più dì , e aspettiamo con desi** 
derio il M. M, Marchio Michiel di ora 
io ora. Qui si attende là risoluzioo^del coo^ 
vento di N. S. con T Imperator,. ècol CH- 
siianissimo. Del quale benché poco si speri|, 
pur N. S. Dio sa operar, quando vuole* 
Ms^rcélla sta bene con! la sua famiglia, DetV 
le noie cose , ve ne manderò secondo che. 
io potrò. Attendete a star sanò* L'acqua 
del Leguo ha guarito in pochi di una dà* 
glia , e gravezza nella perdona dèlia quàJi- 
tà d^lla vostra a M. Cola. Questo dico af- 
fine che se la vostra doglia , e gravezza 
continuasse ne ^este avviso, che vi man^ 
derei del Legno, q il modo di pigliar Taf- 
cqua. Fate elle io intenda alcuna posa det' 
tavl di me a Zara dalla vostra Santa. AiU 
i3. Giugno i538. Di Venezia. 

BemJjuSt pater* 

CCLXX. 

Mag, figliuol mio. Dio vi salvi. Molto 
mi piace, non solo che siate giunto sano 
e salvo a Cataro, ma che il luogo vi sia 

{taciuto più che non pensavate» q abbiate 
a dimora vostra ia beUa e grata par t^t 



'téli .MtWKE rf^^ìQ^^k^l 

InUtiou Qui abbiamo avuto U ^egua fatfj^ 
iQt^ le due. Ma^là Imperile ^ e ^vÌBÙmì^ 
auQo per X, mm ]^«5ioPP™^, -^f N.-Sg^ 

Jk.qual Iriegiia si Hiqia che j^ u^tìte uìht 

re))a del;?^}» cwae 4pv45tf,ifap§K ^yo^^^^ 

4)ftr£^el^^aver:JiP$peiKi €pu^.4i ^asa» ,9lic^Bi^ 
Qaanto al. mandar per IVÉarq^^^ . ae , J^ 
guerra non molesterà , farete come vi pa- 
rerla di fare. Ma non consigliasie già cosr 
questa Rep. con ^au^:jroiltr^ 8crittura> che de- 
ste in collegio. Benché se non fu allora- 
deliberato sopra ciò quello che voi consi- 
glia vate^; noyi 8aPt^« ól^l igf^^ij^j vol^^a^ ^questa 
fio :d«|gli akiis Marcella ,^ia b^mn ^jh^mgf 
pane cbe si fa uo^garzoa da.})e(i;^ fjbu^ ij^f 
piace molto. State sano»^ AIU ^7. jii^ Giugni 
7538. Di Venezia. : : - ii-a , 1,1^1, 

Mi Ck)la, ^al è q)iL< le^ASiJ^^fVo^^m^ 
lettera e vi risaluta per le^ m^it^is^v v^lt^^, , 

ecLxxi. 

» ■ - », 

IVfag. figliuola Dìo vi salvi. Ebbi le vo^ 
sire ultime, per laiqutdirinteaìd^ eì)^ aeir 
sano con.'>«liy vostri, i. di jobe ai JDIo .i%]q4& 
Io sto bene assai con li miei ^vSe non che 
M^ Coki è alquanto indisposto 9 ..-ma ospèi^p 
sji>'riaverà;di miefie. -¥i.xnand^rjò^^i(JUieoog«re' 



^in^ TUlé METR O MìiM» a^ 

^^éccSàiftidè per *gi««tkt€Ìi Mi* Fadia >ttt 
flttJBértr 1^^ €Ìtt«i^itiò r ^ida bea 

i8tfmc>, il quàf vìen Ci éòstà, e sarà pcmn*- 
itif di ijueàta. Ih tutte le co^ nelle qusrft 
l^L avèrà Wsogitò del-lavdr^> vostt^^ì^caro 
mi :^à^febfe'*^i facciale lirt piaceri 



Bis^setittrò obfìl^: : Attendate >À sunt sanù» 

* V - ■. ■ ■ ' "* 






.;ic: Ma^; figlitiol €'aris»idio»^ Mi piace ^che 
tubiate mandatele dUe gak;i?e^^an *;#1 céa- 
t^ fanti ad^Aatiyari , ancora eh* egèi ^o^OJai 
éb^»^ bisognalo; Cbe si Tede eii^ a^ete 
amore alla Palria, e animo di pfcovvèder 
dove bisogna. Stimo siate per slìar in ozio^ 
e che il Turco averà altri pensieri. Av^sctie 
ihtéSò della Iriegua fatta per V aatorità di 
N. Sig. tra rimperator, e '1 Re Cristianis* 
sitno di IO. anni, e le molte feste che ne 
ha fatto essQ Re. La qual cosa noa credo 
#ia piaciuta a CostantiooppU. Nostro Signor 
Dio governi il rimanente, che non.h» mea 
bisogna della ««la mano «^cbe le r cose ^fìit 
^iii abbiano V avuto.. Vi mando li due ulti« 
ifii< Sonetti 9 'che mi richie^etCi l^ioL tiiUt 
stiamo bene. Attendete a $tar laun^ e Jif^ 



2^4 ClATCàfe FÀVtGLlàtl' 

tà'tthétfrà yoh Atti 3. di haigiÌ€r tó38i tìit 
Ytoetié, 



v < 



-4,.. 



• .»' 



I 



' 'Mag« 6gliaol carimmot I>f& vi saHb* 
Ho avolo U Yoslrii lettera con la diipo^» 
6Ì£tOD' dal Torco j^resa; Avete EeiUd bene «^ 
mostrarvi dfligeoUr ccm tat Faina. Io en; 
utf 'io PftdoTa qiilmdo TebbL Awerele toì;- 
a M« Bernardo iiiteso prima della tregua 
de* IO. anni tra P imperator «d il. Re Cri«' 
sliétiisiiaio ,6 poi la pace tanto, bdla , ed 
a proposito delteoòse del -mondo Gris&inoii^ . 
La^^qaal hs^ fatta Dio^ e non gli uomink 
Spero che anche qnest' anno ai tederà' 
qualche cosa. Ma Taltro certo ae ne Tederai, 
no mólte ^ però che Y Imperator vuol far 
la guerra in persona. Son pregato a pre- 
garvi che vi contentiate di dar licenza a 
l^aolo Sievauello che è col capitano Ga- 
gnolo. A vero caro gli diate la dotta licenza: 
Ira ìB. o IO. di tornerò a Venezia per an««: 
dar alla Quarantia^ State sano. All' ultiaftO: 
di Luglio i538L Di Padova. 

CCXXXIV. 



} I 



Mag. figlinolo. Intesi questi >iiì per lei* 
tere del nostro Rannusio della heUa opera, 
fatta per voi a Casteinovo « e questa mat- 
tinto rho meglio intesa a bocca dal M. HL 
Maffio . Leon» della quale mi rallegro jooa 



touTté radete: nportàli) fiin^olar :^nvi¥^o4»^y 
Sion 9 e laude. E sete riputato e b|Mm..#^ 
valente^ e diligentis$imo. Io per me ne 
ringrazio TS. Sig. Dia <hè vi dà questa 
virtù. Ora ho poi ricevuto la vostra breve 
deUi ii/5)er> la aiiab^^sni '4t(e;del |Mirtir 
dei nSi^. Turoo di Andrinepdi V€|?sa 4^^ 
Carab&ldaA alli a^v del passai^ £:(U (f^ 
Sanzacco che inteodete volerr y^iH' à^iYjK*^ 
stri danaio' Prego il ciol ^obe vì^^j|m9||e4 iort^ 
da tratlarlo mal, e da Mcresear^ il-^vosira: 
buon nome, lo sano stato moki: 4^ ^Vii 
a Padova in esamioazion di testimoni p^ 
]ia mia lite. Fia dut^ di Marnerò a ^ <l^en^ 
zia/ Tulli stiamo bene, e M. Ciola.vi ^lu.^ 
ta^ ^ io vi abbraccio,, e bacìo. AIlii(& 
Agosto» i:53&etDc^Padova«> .^r-^. £ , e 5«^ 

- Bembus pàtera 



^\ ' f ^-h . ' ■ 



■ ■■■■■■.. V. : ■ CCLXXVv., ..■■ 

■ -^ ' 1" . •- ' 

'Mag. figliuòlo. Di quanta consolazione ' 
mi siano stati i magnanimi e prudenti por«^ 
tamenti vostri ne le richieste «d assalto 
di Barbarossa, so cbie ^enza che io il dica, 
da per voi arete giudicato. Tutta volta per 
dirvi anco due parole, vi dico che ancora 
che io sempre abbia fatta ottima esistima* 
stòne del buon animo , e ^dellft : virlu^ vo- 
stra^ , 1 n ogn i modo ' avete * sopeiiarto : la es^ 
pettazion mia. Onde a me: non è stata cosa, 
mollo nova chea bbiate superato. anco/qudb 
la^di tuUà la nostra Pair hi; Balia ^fual'' 



^6 cemRK FAtffiocTAiHr 

Patria se non sete suio onératà-ecNné^ 
mercte, e come già tatto it €oH(^Ì0\vv«mi 
deliberato di fare a le prtaie oo^o^cddk 
espolsion de rinitttìco fatla'per . voi^-'^toa 
Te ne domerete gvandemente marawigfiài^ 
considerato T usanza - delle - Republili^he > 
nelle quali sempre Tife, e^ive^à h^MUi^ 
lazione e la ìoYidSa. Ma conleoriàie^À 
questo 9 che da ora ' iivnanzi non Ti osào* 
^nierànno tntti quelli èoopì, olie /piatele 
Oneslameote* desiderar da lei. £ <3ho sm 
tanto laudato j e leralo fino al Cielo ik 
ogn* uno , che non è alcuno tanto amato 
da un altro, quanto pare che siate ìroi^dk 
tutti. E quelli medesimi che T^hannO'ÌQ^ 
Tidia e non Torriano la esaltazione Tosf^ré^ 
se pure alcuno Te n*è, pariaoo-di Toi«^)oià 
somma , ed immortai lau<le. Tra tolléf^ 
cose falte da noi sono celebrate per le^p^ 
belle, le risposte savie che avete fatte m 
Barbarossa. E confessano quelli medesimi 
che reggono la Rep. che averiano Catto tre 
Pregadi con molte dispute sopra prima 
che ne aTessero saputo far una cosi bella, 
come le vostre. Avete sopra tutto rìsusci* 
tata quella povera ^ì Marcelli , che vi so 
dire stava fi-esca con queste nove che an« 
davano di bocca in bocca. Or iodato ne 
sia N, Sig. Dio , che vi ha dato tante vir- 
tù. Che io sempre ne gli renderò gmeie 
So che per questo non vi moverete dd 
Tostro passo , né userete alterezza o allr^ 
'Novità', come sogliono molti delli uostvi 



«t{>; buca iioijp^, ed ìjlo^ire ^pb^ vL,,9velf 
ftOquUteU) ^t eoa :moclesti$:t , e 4piru4ei)2;^: ^^^Pf 

J^ritaspejttQK i)uO;fe i4a. 6^a; per j$){m^« 
^ilAndp mif4^bo metiei;, JO: Via p^i^ and^ 

it N, Sig- ]?}è .so hmì ft^wjora qttello;:cbej?> 

barderò più ^^u {atto qui mojllo. I^aU^I^-^ 
ni sìmiìmentpi con toì a^^Hira^^del tìi^aq^P 
^l LorjBnzo a si^praccomitQ C04l;0uprata^p^* 
ie>xtCoiQe ci riOì9$e> E «oq c§i;io cì^ìb ^fti 
»M| sia. più rÌ0ìa$(^ alcuu /s^praf^comllp; qjpfij 
gtpTao^.t^ come; è TÌma^o essOr.^. -Sig.^g^ 
.4ùi 4fiH_a sua gr^ia, -coogip a tpi ba ;dgtp« 
Veglio, lornàrav. dirvi che da qui ionao;;^ 
ifoaato userete più modestia pelle .Tos^rier 
léliere * qon la . i^epubblioa » tanto aaretj& 
più laudato 9 e acquisterete maggior mentjq. 
State sano» jE^ eoo tento. Cbe noi avete fa>li 
dì voii4y>Q^i?tti.ssimi,. e 1ietisj$imi« A^Iì &,4^ 

Settembre i53g. Di Padp va» 



:^.<» . ■--. . j : . ' f rf 



y V . . ..CCLXXVI. ' . 

:»r tFigÌJnol Mag. e carissira^y Dio v^,sal^ì* 
3mtQSl9^ q^uesti ;dì con mojttp fastidio p^r 
loofiio vos^, iort^rveneodo quelita .pu^^l» 
guerra Tupqhesca. Ed io IjUBgameutjie' p^jr- 
hi eoo Mr Michele iug^gti^o e)x? > fi* ^«^ 
ini mesi ^pikssati .^a .Zaca ii]kii4ivi%U^YÌ i c^ll^ ^» 



a&Ef . LETTERE FÀMtGLIARr 

II' qaal mi disse molte cose buòne di ycì^ 
e tnt fece buonissimo animo, t^uèsta mattt^' 
na poi ho avuto una vostra. Laudo là d!è«' 
]il>frazÌQn vòstra, di ma^ndar Marcella a' 
Vj^nes^i^^ eoa la fàmigtiuola piccola. Sarà 
ben &tto/ nou perchè io dubiti di pericolòi 
alcuno di quella Città; ma è buono in ógni 
caso aver li suoi deboli da rimedio in si- 
curò luogo, piacemi che. Lorenzo ^la nef 
Galeone, e che Luigi' sia con M^David/ 
e. si porti bene. N. Sig. Dfò Ti' cb user fi 
còtm^ dite , avete assai del vostro a scòtto' 
in .questa guerra. La qual guerra spero^ 
teirminerà con ri putazioa della Patria iio/ 
stria, e* tosto. Io sto assai bene. Attende- 
te' a ^tkr saibo voi. ' Doglioini che stiifiò' tf 
vòstro successore non dover andar a 2àra 
a Quésti tempi , onde voi più lutigameifte 
starete da noi lontano. La qual cosa ini 
incresce più che assai. Ma rimettiamoci in 
. Dio. Esso sa perà, e potrà consolarci. State 
sano, e salutatemi la Sig. Contessa. Alli 20« » 
Settembre iSSy. Di Padova. 

Bembus pater* 



ccLxxvii. : 

Ho veduto per le vòstre lettere ir di' 
spiacer che avete preso deità morte della 
Morosi na 9 insième con Marcella,^ e certo 
sono che cosi sia,^ come dire, sapendo qùaQ-* 
to la' povfgrina e amorevole vi amava ^ ed 



DJ M. PIETRO BEMBO» 2Dd 

la nei vero hojq so di aver mai dVOta il 

-■'..esc ■%»■; -4^ \'. ì:-- ■ .■--'■■^*- ^^ii •* 

m^gi9re^ Ma poi ohe altro non Se ne ptto^ 

io mj» acc9rdo col voler dì Dio io dàrinfr? 
n^ pace, ed in pregarlo per lei. Come cKeV 
al\a religioisa.e^buona xpòrte. Che eU^ ha 
fat^àV'sl>LQo che ella sia stata raccolta àaììa 
sua infipita pietà in.pace* Del vostro staì^ 
l^enè mi consolo. Io. ti prcigar clie mi tro- 
varle qualche buon Cavai Tùrco^ e cijediiió 
anche ordine a Giovanni Antonio; non n% 
sento niente , se non che Gio. Antonio 
scrisse par qui ch*ei sperava di tosto ^maii- 
dlaroe un buono alla 'Morosina^ per vostra 
fe*^ vedete di farne prova ^ acciocché id ' 
i:innpvi il Turchetto phe ho perduto, e soì- 
lécit^teoe Gio, Antonio , e scrivetemene 
q^^alche cosa , che alipaeoo se mi trarrete 
disperanza, ne cercherò altronde* State sano 
con tutti i vostri, AIU 23. Settembre i535. 
Di J^adova, 

Bembus pater. 

CCLXXVIII. 

Fjglluol carissimo , credo avervi sdrit- 
to già alcuni mesi in racco ma ndazion dei 
Bertolacbi da Zara, in causa di certoomi* 
cìdio. S(?mpre tuttavia presupponendo, che 
ab})iate a far buona giustizia. Ora, ho pur 
inceso il caso esser stato molto brutto, et 
malfattori meritar buona punisdione V. é ca- 
stÌ£à Onde torno a dirvi , ancóra ^bbejo 
Bla assai certo, che non bisogni che sopra 



. .' 



d 'fthri ti ' scriva; Vogliate- iii«endèr'cdfi<Mi»fiz 
io r animo vostro» e minisfti^'kùoÉ^ ^&^ 
sttzfar Cbe latito mi sarà caro » quanto in* 
tenderò che cosi procediate* Siccome però 
tuttavia intendo 9 e'^^etò ne sete laudato 
e commendato assai. Noi qui stiamo bene# 
Sé ^èosl' «ikté Vài' còtf la véfsltt«^^^&b$i|g[lia, 
mf'è' carb; 'Salfalatcmi* MtfWeHd? N:-S.^f)^^ 
fiià'ifòdtrà <^àà^aia; Alii Ì22{/Nt>yèttilh Jr^8»^ 
Di' Padb^a.^ ■^•' ■■ * •'- ■ '^-'^ ^.^fio^'^ >.ii^v/: 



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Fipliiidl carissimé^ e Mag. Dì^vèsàHiì 
Sé vi doleste di me^ ebé non vi- feri W^ 
molto spcssòr aveste 'vi^xoHé, se^bn sapefiftf' 
ìdi'tcài 'naturai n^ligén^a in i|a^te' ''thvW- 
mòniè. Oltra**che ib' W, che sfete ^aVii^isaté^ 
da cà^ alibastau:^a« Piacemi che della ^et^^' 
soìià vosffa qui si ragiona otibratamenté dà' 
ognuno;^ E gli Ambasciatori 'di questa Citi*'' 
tà Vi hanno laudato grandemente. Intendb 
che stale bene; prègo N. S.» Dio, cho '^i; 
consèrvi di ben ttì mé^iol^ ' lo sbno pui^^ 
qui' ancora ^ per là mia %ié\ ta "qual ^p^^ 
ro fornir ili brièVé; Di ^t^to<^>^he^¥i)J^p»li« 
irà 4»sér sentii àk<M. B»aa#db <d(^ Wi^^^ 
non crèdìàle coia àbunk 4e to^ti ^ {»»fgtRP^ 
in niaùrò. 'Aftchdete a faìrvì 'onéréy^'tiblaèc^ 
fate. Ni S. DitTsia noijira^ 0tiàrdtaif>Sa*ìa^? 
te iri faótnc ittio quelli IPreti iftbJÈR> ì^etìftS,»' 



/' wJ 



, \ 



^VjuaU DPt'ji^elc maoilaU) saattui^e vemcii6> 
mi :8pi»Q sisifi -c^rissimiifA^ t>. di G^rio^p , 

- - - ■ ■ *- • • • . • ..■ . - -, .' J ..'.-,.-..•« , 

'.'.";,*,.•. - KJkJ I AA«flb* f^ f ■.>»■' -T' '•■.-•■•■• rj-' 

-.r 

i- '1 • ■ .•■•■> •■ ■■,■■-• ^ ■' ■ 1 ^ •'•''-■li r*'.- r»": '"^^ '".V 

> Ho avui:i> questi dì uoa ìifaara«4$igU:a$ta; 
K^Yembré, che mi è stata^gF(|iis8Ìma«r AiLCOf^ 
ra che abbia vedalo in^ess^ queUo Qh(^,i;^i^y 
averia creduto, che sele caduto lUiloi #ò 
Cordi di due ballotte. Sia laudato Dio, che 
quelli che vi hantfo tolto Coriu , non vi 
potranno torre la virtù e"! valor vostro» 
rorse è statò per lo lUjigiiore questa cosa, 
Bociò jQon abbiate <:<iQtÌHuam<nte a coimb^tf^.; 
I^r^e^e a difendervi ds^ Bàrbarossa. Dio 4^ 
del 'tutto -riiigraziatOk Quanto a quello cbei^ 
dite che io faccia a benefizio de' vostri tì- 
gliuoli ora che io posso^ vi dico che seni'».; 
yre ch« io potrò, io lo farÒMBoUo volenf-^ 
tierz. Ma vi posso ben dir questo che^ io. 
non fai mai più povero 4i:<|uelIo che so- 
no adesso che ho fatto ducati 3opo. di de- 
biti di danari tòlti lid ìnsipr§stp .]da ;<ni$jt 
* ^miou E luttaviaj|)er.qu<^$te Gare^ti^p^ . infi^ , 
nit§ convengo $p«l^eir^ taulOHimQ io ìFpjc^i ,' 
e$^e^ nello »Cb^pii»^iEil ^Jùiakh ior^ri^ ayjjtnti 
elle yot partiste 4a ^^ecrà^ia per CiUjM^o« Che 
mv^eputeriarass£U'£élioe^ 6i^<^^ mir^i^- ; 

{)tttava, dovè 'Ora^ sopo un poswo Cardinal ; 
e che bisógna ^I^MNrii^à 4^1 i pan ^ii'aUià^ 
Spero nondimeno che N. & Dio^ che non 



tLj2 LETTERE rAMIGLTARI 

f aole abbandonar chi si fida nella sna. M; 
non abbandonerà ne anche me 9 qoando 
li piacerà cosi fare. In questo meno tuh^ 
come potrò , e cod farete ancor wm. U 
benefìzio di Cividal à di uno de^ Tostrì fi* 
gliuoli 9 e di ciò tMn avete a temert*. Glie- 
io darò quando vorrete» E farse non Bsptìr 
terò che mi rispondiate. Ili dite che spe- 
rate vedermi questo Aprile j avendo man- 
dato a rifintar. Non foglio per niente che 
veniate ani a questo tempo. Andate por 
per la più breve a casa vostra, che potrc- 
te poi venir a Roma a tempo che io pò* 
irò farvi più carezze che non posso onu 
Io sto sano, e bene assai della persona, e 
questo aere mi è amico, ed è più tempe- 
rato la vernata che non è il nostro. Io 011 
sacrerò Sacerdote queste feste, ed attei^de- 
rò poi ad imprendere a dir la messa ed 
a dirla. Vedete quanta mutazione ha vo- 
luto N. S. Dio che sia di me. State sanOi 
Alla vigilia di Natal di N. Sig. iSag. Di 
Roma* 

GCLXXXI. 

Rispondo a due vostre, e prima qnan- 
to alla raccomandazion che mi fate. 

Dico , che non basto a raccontarvi la 
poca prudenza sua, eh* egli ha usata .me* 
co nel trattamento di mio avviso, clTat 
mi disse avere avuto dai suoi a posta della 



DI M. PIETRO BEMBO. 27? 

By>rte del YescoTo di Chic^già. La qual 
cÒM,, perchè f orria uà' fogito tutto intero 
a2[ esservi descrìtta, non dirò àltro^ se oótr 

Jiiiésio, che' oOÀ arei mai creduto » eh* ei 
osse così poco prudente. E per iàià disgrà*^ 
zia ora si duole di me ^ che' noi . fo fare 
TescoYOj non me ne aTcndó inai &tto pur 
una parola in tutto il tràttaménlo di que- 
sta Tacanza! Ma volesse !fT. $« -Dio, che 
fosse degno di esser Véscovo, che le cose 
potriano andar per buona via. - Ma acciò 
sappiate quello che non sapete, quésto po- 
ver uomo è infame' in tutta questa corte » 
ed è pubblico, e notissiino; che si fa far 
quello, che si fanno far, . mi vergogno « 
scrivere,. e narranosi duo bellissimi acci- 
denti suoi in questo conto ,' che sotid^ ia 
Bócca degli uòmini grandi e ptdcòli. Ha 
jl^r male esser nato maschio, e fa quaaM 
può per somigliare alle femmine, lo Ficaia- 
ya dì core prima che io 'sapessi queste^* 
se di lui, le quali ho sapute per bocca dK 
chi ha ciò veduto con gii occhi suoi , ■■'^ 
trovatolo in quel laudevoie esercizio. '*$i è 
allargato da me da se .stiesso , che io non 
gli ho mai fatto altro , che amorevole ce- 
Ijg. .]^n ringrazio Dio, che m* abbia libe- 
rato* senza mia^ opera dairamicisNi di cosi 
apsale accostumato uomo. Dc^Iiomi ìÉondi- 
i^eno, guanto posso di non |H>terri'aatis(ar 
^. in quanto mi pregate per Ini, per eoo- 
j^> 4^1 vostro Luigi. Ma noà vi idate 
BenÀo f^ól iX. 18 



274 XKXTERfi FAMIGLIARI 

ninconia » elie spero aver uq di modo da 
fjEir per voi» e per li vostri cosa di maggior 
momento, che questa non è. 

Io bo.uQ Cappellano mio da Gvidal 
molto, costumato, e lettera^to, e di religiosi 
costumi , e vita , il quale io amo grande- 
mente. £ perchè so , che '1 vostro JMarco 
Antonio non anderà a star a Clvidal per 
conto . del Decanato di quella Qilesa v^ che 
vi ho promesso per lui« ho pensato di re- 
nunziarlo ad esso Marc' Antonio. . E che 
Marc* Antonio lo renunzii al mìo Cappellano 
con la reservazione dcUi frutti^ e col re^ 
firesso. Ed a questo modo esso averà tutta 
la utilità di quel beneticiot come . 8* ei £oft» 
se in persona sua, ed il mio Cappellano a>t 
vera il titolo solamente. E s* ei. morisse ^ Jl 
beneficio tornerà a Marc*Antonio. E perà 
vi mando lo esempio di una procura ohe 
farete far a Marc'Antouio^ la qual procur 
ra come io a vero , li renunzierò il bene- 
ficio senza dimora. Le morti, di questi Car^ 
dinali Don mi hanno apportata utilità al^^ 
cuua: che sono stali tre Spagnuoli, e uno 
Bomano con beoeficj loniaói, e pocoamn 
convenienti.. Quanto alle speranze, che avt^ 
te mal poste ^ e se aveste atteso ad altro» 
avereste trovato miglior modo, da^ nutrir 
casa vostra , ooq voglio rispondervi jOt^lì 
Potrà essere , che vi risponderò a- qualche 
altro tempo. Bep vi dico, x:he avete da 
riojjraziar Dio coM voi » come hannorj .4^ 



m: M. PIETRO BEMBO. ì^g 

^debbono ringraziarlo tutti gli uomini^ per 
lion essergli ingrati. Quanto ai vostro es- 
sere astratto andar a Sebenico» io non ve- 
do onesta necessità » quando avete tanta 
grazia con la patria , che potete sperare 
ottener* da lei il magistrato di Governator 
deir intrata , o U Sale , a' quali offic j non 
credo 9 che alcun vi anderà innanzi. Vi 
profferirei qualche ajuto^ se io potessi. Ma 
aiate di questo sicuro , che in nessun tem* 
pò delia mia vita fui mai cosi povero, co- 
llie sono ora* Ma N. S. Dio mi ajuterà^ se 
piacerà alla Maestà S. 

Di Torquato , che vi sia piaciuto^ mi 
piace. Benché io so , che cosi si dice sem- 
pre dei figliuoli ai padri loro. Pure se si 
farà da qualche cosa^ sarà ben suo. Mi 
piace di Ltiigi, che si sia posto al palazzo. 
Attendete a conservarvi sano | e sedatale* 
mi Marcella^ e sperate in V. S.Dio, cbe 
iloti sia per mancarvi della sua grazia. Vi 
ringrazio dello s^tev pregata Suor France^ 
schina a £ir orazioa per me^ Ma vorrei^ 
che m* aveste scritto quello, che ella v*a« 
vqM detto di me. Però che io non dubitò 
tbe non gliene abbiate fatta richiesta. AUi 
19. di Novembre i54o. Di Roma. 

U Decanato di Cividal sarà bene offi- 
efat0, e tenuto nella persona di M. Yen- 
Arando mio Cappellano , però cbe egli faa 
hi quella Chiesa un suo fratello Canonico, 
ftligiosa ed ottima persona^ che supplirà 
per lui» 



S76 LETTERE iPlMIGLlÀM 

(XLXXXII. 

Rispondo alia vostra lettera 9 che. a 
4fae$to tempo non si fanno le cose de la 
Morie cosi largamente ^ come già si £ace« 
vano 9 e peoo che io non posso rinanxiar 
a Marc' Antonio il Decanato con condiziont 
che quando esso non volesse più, Perin 
vostro il possa avere. Però che : bisognerìa» 
«ccioccfaè Perin a qualche tempo l'avesse» 
che io il renunsiassi ora a Perin » e: poi 
Perin il renunziasse a Marc' Antonio rìsierr 
vandosi il regresso. Ed .a questo . modo iji 
Decanato potria tornar in lui* Ma.qner 
sto ora non si potria far » essendo Perin 
cosi putto come egli è. Che come dissi 1 
ora non si fanno ìfe cose cosi stravaganti ^ 
cerne si lacevano già. Ho adunque pensato 
di farvi per uu* altra' via oyggior benefit 
ciò di questo. Io '^'h^' ,una peosion^ come 
dovete saper, di ducati cento sopra san 
Salvator in Venezia, la qual peàsion sem- 
pre mi hanno, li frali pagata molto bene. 
Se cosi vi piacerà, che 10 faccia» mi ri-- 
scriviate di esser contento, io renunxiarò a 
Marc'Antonio o a Perin la detta pension, 
che ho podestà di renunziarla. Ma non 
voglio renunziarla ora, che io sono in que^ 
sto mio grado assai più povero idi voi, ed 
ho gran bisogno delle mie entrate. Adun? 
que mi . reservo a renunziarla f quando io 



at>bia qaalche cosa da N. S. da potef ▼!• 
yter senza questa pensione. E se voi mi di* 
ceste , o se in questo mezzo tu venissi st 
itiorte^ Marò* Antonio o Perin reslertano 
fliU le seoche/di.Barbaria. A questo! rispetti^ ^ 
do, che ìo^ poisso in ogirì >caso* di morte inf i 

J)resenza di du« testimonj renunzìar qiEiel^ 
k peosion a chi io vi^iò senza supplica^ 
zion 9 e senza segnatura del Papà, o altro. ^ 
E però ogni Volta , che io mi sentissi ma*' 
lato 9 non ;as^etteria r altìnto punto, ma> 
a teiiipo e senza dimora la; renunziaria ^: 
come io éiM« Disponete ora voi» se così vi: 
piace che io faccia, che tanto faròé Se io 
vo queste cose minuzzando più di quelld 
che a vói piaceria , sappiate che anche tt 
me non piace uAlt ^questi tèrmini con voii 
Ma sono costretto dalla bella necessità a 
farlo, per non moltiplicar in disordini tan- 
to* che fasse soverchio. Salutatemi Marcel- 
la,' e sCàte' sano. AUi 28. di Dicembre i54o' * 
Di Roma. - ' * ' 

'Dappoi scritto, ho/ ricevuto una/ 
Ytstrm , ^ {>er la ^fiàl r tni raocomandatcr 
quel frate." AI ^qdale ^òn mancherò. . Ma 
esso 'è veduto male" a 'tempo che ha tro'*' 
vato il General morto. Intendo anche per 

2'àélla mediai ma vostra lettera il caso di 
orenzo vostro, che mi ha dato molta 
molestia. Ma confortatevi, e sperate nel 
favor della verità^ e di nostro Signor Dio 
che è essa verità, potrà ancora essere che 
questa cosa gli darà mag|pior laude, e sarà 



/" 



Tj6. LETTERC FA.MiaLI4RI rr 

più conosciuta la sua virtù. N. S. Dio vi 
conforti e rallegri. State sano* Alti 29» A 
M. Gio. Battista Fedele raccomandatomi 
da voi sì caldamente ho usato una cortesia 
che gli ho dato 3o. scudi per pagargli la. 
staffetta che ei mi aveva detto cne gU suoi, 
gli avevano spacciata con la nova del Yer 
scovato di Cbioggia, ancora che io non abr 
bia quel Vescovato avuto. HoUo fatto pei: 
satisfazion vostra. Però che esso niente 
merita da me. Che non mostra più di co* 
noscermi. E sa Dio, se i(» ho denari da^ 
gittar via » come sono gittati questi. 

Bembus pateff 



CGLXXXin. 



Mag. figliuol cariss. Mi rallegro cou 
voi del vostro essere onoratamente rimase 
Locotenente a Udine, e più me ne rallegro 
con Marcella. Priego IN. S< che si degni 
farvi questo reggimento e utile, ed onore- - 
vole, e di consolazion vostra molta, sicco-^ 
me spero farà. State sano. Alli 7. Gen-^- 
Majo i54t. 

Sembm paten 



CCLXXXIV. • 

Io vedo che ho a far con persone più 
cupide di tutto quello che Togiiono « che 
rìgciardose e consideraoti di quello che si 
dee volere. Che bisogna che quei Mag. 
gentìlnomiDi tante volte mi rimandino que- 
sta benedetta quetanza? E perchè vogliono che 
io levi di lei quelle parole, ducati yS. d* oro 
di camera» acciocché non si possa per questo 
saper che mi debbono ducati di camera? Se 
la Dolla mia dice cosi^ perchè non vogliono 
che il dica, massime quando io dico di averli 
ricevuti ? Queste souo superstizion le quali 
non si convengono a far con me , che son 
leal e non superstizioso con loro. E se io 
avessi creduto Venir a queste dìfficultàcoa 
le loro Signorie, io averia voluto al tutto 
averne la sentenzia de la Rota, acciò che 
non si avesse più queste noje ; e se mi 
batteranno più a questo modo, giuro a 
Dio che io non mi lascierò trattare, che 
non debbo oggimai essere un fanciullo da 
^mandarvi sette quetanze indrieto a que<^ 
sto hi odo. Io voglio che nelle quetanze sia 
ducati di camera , e non altramente. £ se 
quest:^ pdga è la metà di tutta la pension^ 
perchè levarò via quelle altre parole? O 
ehe bagattelle son queste ! Se le loro Si* 
gnorie vogliono la quetanza a questo nu)do« 
la piglino , se non la vogliono, lascino sta« 



USo UETTERB FAVIGLIiai 

re^ che io non la farò d^altni oaalità. Ha* 
rete questo mauo che va al Inag. M. Je« 
rouimo Corner in Candia^ a M. Pietro 
Triviian sao ciSgnato » e pre^atdo da' mia 
parte a mandarlo per lo primo pa^aggio 
per sicura via» ed a soa M« mi raGcomap-- 
date. Ho avuto la poliza dd rdassetur dei 
Signori sopra le camere. State sano. Di 
Padova alli 4. Agosto x5a6« 

CCLXXXV. 

Se non avete ancor aruti i denari da 
M. Giovanni C!ornaro^ di chi è la colpa? 
mia non già* che ve The e detto a bocca 
e scritto. M. Giovanni è stato a Veneoa 
più giorni. Emendate adunque voi rerror, 
o la negligenza vostra. M. Giovanni^ il 
quale è col Cardinale Pisano a Ronca, cioè 
dia y illa, o Castello di M • Jeronimo Giù- 
alioiano il Procuratore dovea tornare jer sera, 
e potrete oggi averlo trovato. Ma se non 
Taveste , portale quelli danari che avetet 
al casiere e fatevi lasciar loco per la nar- 
tita, coinè avete saputo far simil cose altre 
volte» sicché io paghi in. tempo, e con av- 
vantaggio, e non con pena-. Se io aves* 
si denari , ve gli averla mandati ; ma nmà 
ne ho, e convengo aver pazienza. Stata 
sano. Alli 27. Agosto. Il Venerdì i52g* 
Di Padova « 

SC; [^ cose dell' Imperator non strìn* 
f eranno più di quel che par che le lU^ia- 



SO- a fare« io non pigHerò casa a Veàetia,' 
6 non Ùlvò quesla spesa ^ ma vanirò fra 
pòchi di per due giorni da voi. 

f Dappoi scritta questa ho avuta 'la tvio^ 
ttra^ Dunque fate quanto' dite. E quanto al. 
quello che avete da pagar, dico che paghia-- 
te ducati 5o. di manco di tutta la somma- 
che avete pagata le altre volte. Che tanto* 
mi è stato detratto dai Rettori^ e officiali 
di Vicenza. 

CCLXXXVJ. 

r 

Alla vostra di 27^ Aprii rispondo, 
che son contento renunziarvi il Decanato 
di Cividale in persona di Marc* Antomo , 
il qual poi quando esso noi volesse più » 
potrà renunziare ad un altro de* suoi fra* 
ielU. E però acciò che io -il possa fare^fa*. 
te dare al putto i primi ordini^ ed anco- 
scrivetemi la età sua. Se io non m* ingan- 
no, voi non m'avete ancora ben conosciuto^ 
e sono tanti anni che praticate con nieco^ 
Però che se mi conosceste, credereste, cb^ 
io non fisicessi le cose che io fo, senza qual- 
che onesta, e conveniente causa, siccome 
i il non aver io voluto accettar Marc^AnlO'- 
nio in casa. In quello che dite che io ho 
giovato ad altri , se io avessi con onor mio 
potuto far dare il Vescovato di Talamone 
ad alcun figliuol vostro , io V avria fatto 
molto volontieri ; ma perchè mi saria sta- 
io cosa infame aver proctrrato quel Ye- 



28:» LErrcRE rA.MiGLfA.iif 

scovato eofii debile , e uon uaato a darsi a 
gentiluomo per un mio nepote , mi sou 
Tolto 9 doye avete veduto « che per la po« 
verta e debolezza 4\ quella famiglia, nel-» 
la qual già colui era chierico , ed avea noir 
so che beneficio , estimai non dovesse es^^ 
sere quel Vescovato mal posto come vedo^ 
che non è staio» Questi dì M; -Cola mi 
mandò per la infirmità d* un Canonico di 
Padova , credendo eh* egli avesse a morire^ 
il qual Canonico aveva odo. ducati di bene- 
ficj. Li domandai a N. Sig. e SuaSant. me 
li reservò , e concesse tutti graziosamen* 
te. Ed in quelli di avendo io avuto partii 
colar nota di quelli beneficj , avea delibe* 
rato darne uno deducati i^. a Marc'An*- 
tonio. E lo dissi tra li miei , M. Flavio » e 
M. Flaminio , con li quali di queste cose 
ragionai. Venne poi per T altro cavallaro 
di M. Cola, che colui era guaritole non 
ho potuto mandar innanzi il buon deside- 
rio , e deliberazion mia verso voi. Se voi 
aspettarete che io vi possa far del bene « 
io ve ne farò, e non aspetlarò me lo ri* 
cordiate. Se vorrete far delle vostre, io 
tiOQ ne potrò altro. State sano. Basterà cbo' 
Marc* Antonio sia fatto di prima tonsura^> 
se non è. Salutatemi Marcella, AUi» 20. df 
Maggio 1541. 

Bembiis putier. 



• t- 



IH ■ Uk • MITRO BBBHij»*.; 2d3 v 

ccLXXxvn. ' 

• ■ • » ■ ■ • 

Mag. ]^. Gio« l!i|iitleo figliaci a(ii'!»i nsù»? 
TU fin si può dubiuire ch§ voi iioa partici-^ 
pkte Ì9^Ì€^e coB ineco àeWi piae^ì,« di-: 
spiaceri miei. Benché il Y^scovftto di Ugub- 
blQ non mi è stato di piacere, per ^a^v^rlo 
io avuto con la perdita di ^ud t^nto mio* 
SigQ. pur quel che piace a N. $• Iddio,, 
bìsogoa che piaccia ancora a' mq. A Lorenzo' 
desidero buon viaggio , e buona fortuna^ 
Quando andareteìn Capodistria, salutatemi 
il Vescovo, e tenetelo per mio amico, che 
cosi Sua Sig» vi si dimostrerà. Baciale Mar** 
cella in nome mio , e state sani. Di Koma. 
Alli 20. di Agosto i54i. 

Bembus paler. 



CCLXXXVIIL 

Mag. figliuol carissimo , volea non^ 
scrivervi senza mandarvi le bolle di Marc* 
Antonio espedite, ma a questo tempo per le 
altre occupazion di N. S* le espedizioni di 
simil cose vanno si tarde, che ancora Ja 
supplicazione fatta già 20. di data a signare 
non è stata segnata: spero ohe doaiani s\ 
segnarà, ed in pochi di s* espedi rà del tut- 
to. Quanto a Marcella io la ho, ed a vero 
sempre in conto di figliuola , e so cbe 



284. LVrrEEE fAMlGLilKI 

è prudente, pazieKile« e tttia, msn lasciando 
queste cose da parie. Diami N. Sig. I^o 
modo dà farle del bene che io non le 
mancherò. Quanto a Capo d^Istria^ mi* piia- 
ce ch'abbiate accettato, e Dio volesse^ clicf 
subito che foste £sitto Lnogotefiente i^dla. 
Patria di Friuli, ancora che la legge vi fos- 
se in faYore , ma la cdnsaetudine in cdn-' 
trario per esservi vostro cognato in officio^ 
aveste subito rifiutato ; e mostrato • alia' 
Patria nostra non volere cosa alcuna in 
contesa ,• che vi mettevate una corona ia 
testa ; e Dio perdoni a vostro ctigìlio che 
vi messe su i salti d'andare al gran coo^ 
sigilo, sareste rimaso del consiglio di^X. 
da ogni scontro. Non ve ne date però noj& 
che Dio gOTerna il tutto. Averetè un-ma''- 
gistrato molto piacevole in Capo d* Istria 
m ricompensa degli altri fastidiosi ch'are te 
avuti. Direte a M. Bernardin vostro co- 
;nato che 't prego ad esseih contento di 
tonarmi quella Podestaria de' due Castelli| 
che li avete promessa, e s'eine stfr& '^con- 
tento ^ che non dubito, datetela poi vói r 
chi vi proponerà il Vescovo di Capo d'I- 
stria, il quale mi dice volervi próti^iiere 
. tre o quattro buoni cittadini ,' de qusAt' 
eleggiate qual più vi piacerà. Io a M. Ber* 
nardino darò un di , se a N. Sig. Iddio 
piacerà miglior cosa che questa non è. Mi 
allegro di quella Podestaria molto più con' 
Marcella; se non che dubito che la non/ 
Tenga troppo grassa in quel buon temp* 



DI.1I[..P»T|&0 BBMBO. ±8$ 

che^Tayérà; baciatela da. mia parte'^ e sa- 
lata temi il MagJ M. Bernardo , e scriTe* 
temi quel che è di Lorenzo, delJa sventu- 
ra del quale sento molestia grajtide. La cosa 
de* Diedi è espedita, per quanto aspetta 
a quello che essi volevano, ed è in. sicuro* 
State sano. AUi 22. di Giugno iB4i« Di 
Roma. ) 

Salutatemi il clarissimo M. Antonio 
Mocenico, e quando averete tempo salu- 
tate la molto Biag. • madonna Isabetta sua 
consorte a nome mia , . scrivendomi co- 
m*essi stanno, e cosi del ' clarissimo padre 
loro, 

Bcmbui paierf 

CCLXXXIX. 

■ * * . 

Quanto al Patriarcato di Cpstantioopor 
li , Dio mi guardi , eh* io voglia pensar a 
tal cosa. Se *1 Patriarca noi tiene a buono, 
titolo, tal sia di lui, io non voglio bene- 
fici de* vivi. Mi piace grandemente di Bastia- 
no vostro. In Capo d* Istria potrete dargli 
modo di farsi avanti all' imparare. Si vuo- 
le agevolar , e - favorir • questa sua buona 
volontà con ogni possibile modo. Vi laudo 
di voler fare una lieta vita in Capo d'Istria, 
è loco da ciò. Il Vescovo che è ancor 
qui, dice che vuole farvi aver delli spas? 
ai non pochi « esso partirà fra due di per 
tornare al suo Vescovato. M. Vettor So? 
rapao, M. Carlo ^ M. Flaminio vi ringra- 



xiano della memoria che teaete di IorO| e 
TI si raccomandano. A Marcella direte, 
che io son certo che ella averà uà bonis- 
flrno tempe in Capo d* Istria. Baciatela da 
fnia parte' V'é state sanoi^' Allr'25«; di Gln^ 
giió i54i. 'Di Roma* 

ccxc. 

Se avete arato molte richieste éòipri 
la Podestaria delli ' due Oistelli » non nd 
maraviglio , sapendo che non mancano ia 
quella benedetta Città richieditorì delle 
cose di alcuna utilità. Voi Taverete a dare 
due volte , una subito che sarete in Capo 
d'Istria, T altra prima che vi partiate. 
Scrivetemi a chi avete data la prima , o 
promessa di darla , ed a chi la seconda. 
Però che di tutto quello che mi rispon- 
dete , non so trovare che mi rispondiate 
a proposito. Le bolle de* vostri Diedi si 
espediranno , ma di ciò non è alcuna 
importanza nel tempo ; però che la cost' 
è in sicuro: tuttavia le farò espedir qnan^ 
to piò tosto si |>otrà, benchiè le espedizioni 
di questa corte- vanno molto più tarde 
sotto questo Ptfpa che non sono state da 
buon tempo ili qua. Salutatemi Marcella,* 
e attendete a star sani , e lieti. Alti 2. di 
Luglio i54i. Di Roma. 

Bembiis -pat&ti 



DI M« PISTRO B£M:A0» I87 

^: ■./•.« » . • l . . . 

CCXCI* ' ' 

Sona astretto da Monsig. Aev^erendis^ 
^imo Cardioal Santa Croce che è il pia 
intimo di "^ Nostro Signore, a pregarvi che 
abbiate per raccomandata la causa Grimi* 
nal delegatavi , per la morte d* au nipote 
di Messer Pietro de*Verzi, e ferite de'suoi 
i^liaoli, e che abbiate dinanzi agli occhi, 
e- r animo vostro la giustizia , come perà 
tua Big. Reverendissima si confida » cbd 
la rete. State sano. Alli 2i, Agosto' i54i. 
Di Roma. 

CCXCII. 

Mag. Gio. Matteo figliuol carissimo* 
Intendo qui da M. Cristoforo dei Verzi 
da Capo a' Istria , e da altri , come vi ò 
stata delegata certa causa criminale per 
la morte d* un Francesco Carerio suo fra- 
tello cugino 9 il quale fu alli di passati 
ammazzato in questa Gttà da una setta di 
abomini ; per la qual morte seguitò in 
§ueUi giorni qualcne rumore tra M. Pie-* 
tro dei Yerzi suo padre » e «suoi fratelli ^ 
e li detlif interfettori , siccome del tuUo 
OTete trovato li processi formati in Capo 
d* Istria. £ perchè sono stato pregato K 
iM^rivervi dì ciò , non ho potuto mancare 
di ricordarvi che questa causa è una di 
/quelle che può confermare anzi accrescere 



289 Lsnm tÈoamhttXiii 

r opìnkme' cbe ti ha ddla iategrilàiv \^ 
giustiKia vosira , procedendo in essa- eoaial 
ai contiene rigor osamente» e senza rispettnrt 
di'fiivoriy eone Tuola la^ginaiinar.e oomai ' 
aim cfeito che fisK^ele ancor* da voi sedsa €pm) 
filò mio rioordo. Soggiungendovi che^tasaen^ 
dòmi stato molto laiftoato-per «giovane dottoy^e^ 
da bene il prefiu^- M. Cristoforo , e mctm 
mandato calSameole dalli Re 9' e • lUnslrisM 
niièi Signori-, il Cardinale Santa^CrooCf é 
Farnese 9 oome persona grata a lor Sìgtioii 
rie Reverendissime per le -sne virtàà:, ^mc 
sarà «Ano che riconosciate pi. Piero dei 
Verri suo padre» e 1* abbiate per racco- 
mandato in giustizia , nelle sae occorren* 
ze« State sano. Di Roma. AUi 21. di Ago- 
sto 1641. 

Vostro 'come padre P. Care. Bctebo. 

•ì , 

ccxcin. 1 

■ ■ • ■ 

M.^Gto* Matteo figl tuoi carissimo. 6o« 
no in modo astretto' da M; il Vescovo -d^ 
Capo, d* Istria ^ a. raccomandarTi alMié 
snói pareoti li quali come iòQocefnti^^me 
Sua Sig. dice^ si sono constituiti in- pfigte n 
ne f che io iion posso far di non scriviti^ 
vene» ancor ohe io sia certo che non» bit 
sogni» perchè quel che è di giastiaia-|4d 
eseguirete per . debito vostro J-^klft cM 
potrete far di grazia; ir f«n^e :V4leiflìBif 



01 V. nvno n^m%9è sAff 

ad iaUmnuei di sua Sig- perchè veAo per 
k Tosira lettera che molto V aoiale* . Pare 
ho Tolato faryi iateadere che» 9arà caro , 
le facciate conoscere che dove oiiestamea- 
te potrete noa siate pei^ maocare di fare 
quel tanto che sia a sua satisfai^ione , per 
avern^ io caldameote scrìtto. Ho molto 
piacere che la staaxa di Capo d* Istria ti 
piaccia « godete vela allegramente insieme 
oon Marcella ^ ia quale haoiarete in nome 
mio 9 e state sani. Di Roma. AUi 34. di 
Settembre iS^i. 

Vostro padre P. Card. Bembo^ 

CCXCIV. 

Molto Mag. e quanto figliuolo. Se 
rispondo tardo. a tre vostre lettere, causa 
che ne sono state principalmente le molte 
occupazioni che ho avute a questi di 
passati 9 poi in esse non era cosa alcuna 
che ricercasse presta risposta. Ho visto li 
sonetti 9 e gli epigrammi fatti in laude 
Tostra «. gli uni e gli altri sono egualmente 
belli 9 ho vista ancora la orazione 9. In 
^uale ancora essa è bella , e tanto pi& mi 
# piaciuta 9 quanto che vi ho trovato 
molte cose di casa nostra - che io noa 
aapeva. Non Y ho acconcia altramente che 
non vedo ne abbia bisogno. MaravigUomi 
bene 9 che in quelli luoghi siano cosi 
belli ingegni , ma conosco che la virtdi 
ToHra ò quella che li sveglia j e jàccend^ > 

Bembo FoL /X 19 



c ÙL irhav caatiao .. di Jei- ii|/ ^Sml^sA^y! JA 
prota, del^che cni rallefjro^UQA. voi, ^ i^fl^ 
«nfkDipo con .oM siepso cAbe i p^, la ii|9^tR% 
coogionziODe jm pare afiCir .p9:|rl^; .nriin 
«vostre lodi. Né vi rinoresci^ : se. r uffi^^ 
che ora tenete « è aenaa 'goadagat^.-.j^^ 
danari « perchè facendo toì le .be^^^.pp^ 
re , e li belli effetti che solete fare ^ , e .qg^ 
joe sono certo che sempre farete , dQvupqjui^ 
aarete , guadagnate molto ai.Hggiori^.:e pin 
iflabiii ricchezze , che soiiQ T onore^ , e JU 
buona fama 9 le quali co3e .ili. spiap^ft-.lj^ 
TJa , e aprono le porle a. maggior graderai 
e a quelli che sono per vi^tù esaltai! d.o% 
mancano le altre facoltà ^ che N. £u PiQ^ 
sempre ajuta li buoni ^ e già Vedete .,c)[w( 
li vostri figliuoli cominciano accomì)d4tJC^tf( 
e. pigliate allegre?»! e satisfazione di JocOf 
Fero seguitate allegramente il .caqftauiia 
cbe avete incominciato, che Sua t!\I^:^. 
prospererà sempre* Le bolle cU Maip^Aì^to^' 
nio si espediscono tuttavia ^ .s| e.far(][at9. 
a$saì , perchè il mandato Siub è Tenutq. 
quia assai tardo , e prima dato con.K^jtta. 
la casa sua per quanto comporta la^.. (qj|]ié.' 
venisse nou si poteva for niente ,e^ fé,. 9f! 
tardei à ancora c|ualche di , pò.d., vi ;.PÌWftyJ;Vf 
glia le che ogni co^a > e m^^sia^«/aìa)9M 
esncnzioni si tanno qui molto , lardo ra^ 

non SI manca di sollecitarle ».. e, si^pjit^^n^2 
saranno ispedire le manderò/ CfaieiVl.i^ 
ancora voglia renunziarli dP.i.'sLi^i^, b^ne&y. 

c|^ ip r ho >puio; prima,; <^ >,94f..:p^:j 



•Ùi^aifóni' Mi Odia àVet^ '^titetc^'k 'Sot* 
«MP« « JìitKtàdaadti da me i^fjfe ,<^' ttil 

«it^fficilBdtilo ébé me ne lìrrìit ^ol(«^,^^ 
éé?è''"eoàie 'fa cértaitfetrfè. -A- irf.'XtitttaM» 
ÌJt]t<y^r' Sotto offerto per te VOstré yaccti-^ 
-tiA^ààfàtù'a} in tdtto quello 'che'-'per 'ine-* 
lAt&~» 'WbeiSelQ- sito , e òoa i^'-'èiÀ^ujfac^ 
P^rlsfietto Votìrff iti (jhalnutjqir éÓsA' iéaif 
rtWrifberà: la tti6fmì(|i di Moijat^. ^es^bii^ 
fo 'di Gano d^Iitrià io^r dispiace «s^ivarjl^ 
Ì^r8' b facciate visitare il»' patte ■"iriiii'i".» 
|R faixiaté baodo anima; 'èdt-'e^tìatc^U 
t(^ at1éji;ta ménte , che c(^i jjtHÌ' ^BUMe&ii' 
A^iri. Bea mi piace ch^'cqn'gìtirfKia"!^ 
B^te notalo assòUere' li suol , ic.Iiì^'taù'tó'^IIS 
«i^èió^é^tià '.'il cbe deve esSCf stato' ^'ifuà' 
S^.^Ì^m^Itì( '^itrfazioae. t^t U^mmè 
dPSféi. jFrancpsco Diedo * a ttHra" pdriflìj 
«tifao'''Ke^iia'ie . é ,hpedijè !é siipplicazìoiity 
é^siìWpèUi dia f ili >,isposta , 's0 ♦ublelèfié/ 



_ _r.èfli^ìrt> 1^ b^rié sue, ovvero le tó'ie 
s8f^T,^ÓVuto~ Glifi Sì ara la '«olpdti Sua ; sB^ 
If '^àvà Bine:' tòteùdò mollo vótenlieri io. 
(Sfedeizi ài iiSéenzò , e dì huì^ \ è lAìk' 
$ì'ànù tenuti , e lodati per >raléilii gicfVaàlf . 
pìglio una grande speranza, Èhè''il'aip)tciiÌÌ>V.' 
fit-é onore e riuscire in tuttejttf imtìrfiàe,' *d=^ 
abljiaao ad tesser io molto ^rrizie dertà ó»^^ 
str^ palria, avellilo cominciato àd'à'c^'uilutfe*^ 
ofédito, e buon nome in srgì(ì,tóbiJ'^'étìl.^^ 
rr.'S. Dio li piospei'i, e li ftSiaftóliéi',''*.'' 
par rispetto raro jiropfio , é*'noSÌrra cbiu^ 



^oiìe. ^Baderete- Marcella 'itfb^me H^ 
^ fikstmhos e Petlno» ft' qtiÀfi 'ttfi pftfisè 
^e ìittélidariò^dfle lettere', 'e ùhe vor^iifi^ 
biate ìs^éranta cfee altìieod^'anó'^drMem v4i 
liBbia a far frutto, fin che l^do ^ in^* qoi^ 
\ttà Vòldtrtà' se H volete fare attendere > él 
àòcetidérveU '^ ' bhè eotn'e <i/inìktétftad 'li jp^ 
jdìaràe ^acere^ da se Medésimt SègaitaM 
yÀfoùtteri , t se né inbamFè^Bl^ ; e ivoii^ 
"Itossodd più lassiire. Flaviè 3e , e ftà àtq^ 
'cfa'tìi^ vi tàccòmanda ^ ete eUSèfedoT' fi6t 
C'udice « facciate che possiate' giuditidMl\ 
tonfarla ricordtsire al suo prbtiuratéiV^ 
jche ]a solleciti, che altri iiou ha'4»'^ue^ 
là Città che né abbia a pjgli^re più éftM. 
^i ' voi/ Io arò caro ; che si^ espediisc^ie^ 
K tacciare aver li suoi danari , che-^l %M^ 
dito sno è chiaro , é ohi V ha da pagana^ 
i potente a pagarlo. State sano con mifii 
là vostra famiglia. Di Roma. AIH 84 éi 
Novembre 1641. ;• 

'Vostro buon padre P. Card. Beiiibo. 

CCXCV. 1 

■ • ; ...> •' 

Molto Mag. £gliuol carissimo* Di Cd- 
tal non dirò altro , che ^on cei^o ^ 
«vérete presa la possessione. Quanto espt^ 
ta al vostro esservi trames^ tiella pmtibà 
dei maritar della mia Elena, avete fatte 
molto bene, e voglio- siate parleoipe-^ 
tutto. F6 scrivere a M. Jeronimo qunnia 
bisogna) te non poisso:più di* qaelio'tft. 



,^0900 'j^^ffotTf tutto quello cli^Q^.f^ ^^((^^ 

4»^ qui noQ . v.^clo che M^ J^erpiiMxtQ/ ^ 
-Bmow £acoìa tanto caso xU nfe^ qiiaqto^i^ 
ìbo .^ito n dir lui r qi|an4<i>^ p^ir. ^^e^ctrp Ifi 
..«iiiir. QSlìpai^Ì9i3e «mi volgerò a vmrite j^. f^Q^ 
la qiial^ io non averò di£(ìco\tà,faIci|^|t 
4:';dove sovt cbiaiDaló e pregato. 9 ,^^ ?^^T^ 
é^^ donar tutto que)Io » che , io ,ia^ W9p^ 
.fiérHtroifanxù UQ genero, e. forse, ^sarà^ìpo^ 

S'ù mia quieta/» ;€ dposp.; /faccia ijoi ^ ,tij,t |4> 
* St £l!ia , nel . qwl mi .^n .jriinef^ 
.quieto cbe^.sm> il megUp. her mi^ jettei^ 
):k>o Invoglio che, si stampino, per ^wifAtp 
4s< questi tempi , «cbe uon,^^«^o do^ ^9^ 
#9l!^Dno:;poi quando Dio vorrà ^^,.ed io Vf^ 
i|ar4 >4Dteadere» Procurate solamente, jcj^f 
^^^ se ne lUampi più alcuna .^ se p\^f 
^iqiliQjO volesse ciò fare 9 . come ha fattQ,Al 
iJM-HWuzìo.^ heucbè di queste poche y^aut^ 
lluori eoa la impression nuoya , non. iqo^- 
porta. Ria per niente non più , Jeggereie 
mie^io capitolò al Ma^n. M. jeroniini 
Q airi ni , acciocché se intenderà che alc*- 
no ciò pensi , lo ammonisca a noi far^ , 
e fili il vieti al tutto. Del vostro Sebas^ia- 

Jm bù gwa pjiaoer©, e.aeei.iwi ^,^gm^.^^"J 
ila qn^la ;0tM cosi caildamen^ a.i(apri j^ f 
-^: «pe*»c o^ishuon profitto 4i,^ lui jj^gji 
iiJtrttr'^h' banner arjsieguircpi tetpp^.^ ^y^}f 

é^erato che i© . jj^amO; aiqìp^ PÌ4Bw^ .^^'^'^ 
tìee»arH »e , i^giW, .cbe 'l,>sia il ,i^.m «sVi^^^J 

«Aro, uè ^am^ate mu \l hf^K^k 4?1 "^9^^^?, 




>in> '^i«t^<éitfÌ'M.B6rMÌr£ìi «ottiio c^^m- 
ftt^/ e'^ditò 'ii^^daredltt^ dire nsflod Maiiwa<& 




l^iihi; ' cavallai tcbe ffdt*l.#iuit|BÌarDorcÌQ^ 

%ùp)^ ivà^ar gli affitti , ohe 1 JoMmÌMMB< 
«Viéfà ' fajttof dÉr 4|laello eh* ^ tv ft «aràpspoc» 
tp ^dtar« $ '8é «osi torà 'pt^T^deie ^^lebiidL 
^Ittf.-if' sìii restituito, -p^ròi cWjBqtmgft 
^^^i^ deBbò io p^gàr la pc^st«n di sauM 
3ó. th^ è sèpra' q«el bettefii^id; *» W*! 
^b'^'^'crvìdor del Cardinal CkMfiian[> v ^ 43te 
*fiià iste r ha domandata;' - : :?r!^^- 

aP'- ■ 

CGXCVI. 

■•' V J ';'♦•■■•■ . - • 



■'^■'■- ■•■(..:, ,. .ff:i;'Xr!VI -. '. i"' .-.;;-' '■ 



'■''.•" jrj f-;* 



r*';Wcltè Magnifico figHuol ikrioi Bfe !ii 
^jteH?. Del Tòstrò ater * rifiuralo mi -piac^, 
'^▼èife'-fàilb pt^udéntemente , e non^ détaie 
^et-cfervì ih ' tj^tiel luogo.- fìBteQdo:ulatiift 
èbsè'^i ^ticl Vescovo 4 le qcwiK'sie Jtoia^^ 
■♦cr' è evolto ^peggio , che^ tiofr ■ è It* a ver^ef- 
',fi|ié "dei -Luterani ' io <Mfe >^ dóè - diesili 
'i^dtéHè cflt^ufoni di quelli' tìrttadrni es^od» 
[fj^éb a^hrè^t Ftiné jpaYi^i- |Met». ti»! m ite 



iTfiltr» ; , st^iooA ffesaec; vorr©^^ cJi«a9i;9Q om- 
-oamf^kM. COBO tklPm<mào ÙeWi9m99bvfik^ié9 
^Yì porto, che non l'ai»^Ì8aOiQ1i.^«^»iWfc> 

s&s«lÌBÌitòofijet|»niWe iiQw J^ 

minate questa causa prima che l^iff^t)j||^ 

4e<fatec:giib9l4l^ta/!e^>li^ vogliàl De 

y^xbèi^siarf Velia e^Aj^jf^^nfita ed 

isse fi& -jade ^f queiki c^ota l^Shma^ 
{Madonna' suor Srau^(a^ghi^9^r}§}^ 
ìinAttaèi. Gbrtok^e quelle; si|f p^ufc^rr^mi 
Sia moro <C(>«iiikiot;s9 ;assai«.yoj £|QÌ^jdÌ|Fi^^r$ 
4iOor7S<i^oIie,;!Qbe Mìs^f mpos^i^Ar^^tg^^ 
jbbci'ia'4dniaiifadava 4e]la Afor^sin^.^c j^grìW 
4IM1ÌÌ ' j^fesjja ili4isigip9 ^b^ parola J fairop.^!|^ 
littC!^ Eri niori . Moaaignor li^vf^rjWd^^^ 
KSandinal Bnio^Wnc^ il qu^)^ era ^^i^^^ 
arimitr-,^ AlcdtidiHi da , la Motta ^qtmsimo |e 

valentissimo uomo. £ 6taV>;g^F' 4^^^5'^ i^ 

questo nostro Collegio , ed a questa saniBA 

Sede. Era molto amico .mio , e mi ha lasciato 

-commissario con alcuni altri Cardinali. Dio 

>|gli doniT^uie. Di- Luigi Tostrp.; ritornato 

.ttiujpjaQ^ DiiegU!>4a pa^té J3W « I3li\ej< j^a 

^^ndent^c a iar. upa . feriQ^^, d^^lihff^ù^ 

:^fiopt»lgiuocar mai 4aoari;in vi^ si^^^,^' 

finite la seri?!., Peiiocchjè di ; questa : j^elil^ 

-lìazton beb se^n^s^ ^li Terxà grafi .^b^e.^ 

rfionaolaziott- ed QoprQ. E $fà si ]pet(€r^; J4|l 

fgiaoco ,10 ^tn^ta la ^ vita su£|: «cysp xifM^- ^iii 

4rQTarà mai uè* quieta né cout^lo«!^ ^ft,a<t?a- 

^temV Maiscella ^i^.aalutadtemi è^iSÌfét} 9^^ 




jlìnoli f che oggimai debbono tnMMkeKoih 
^ndi e nomini. Si^te ÌMitio* Al pi^imo ii 
Febhrajo iS42, Di Roma* < : .'-< 

Pj Card; BoHlbo ;padaBekii 

?.'' CCXCTiL".-i V -j . :<i.i;y 

^ ' PiaGemi. .Mag. figliuolDvy qhe »ate4o|^ 
tialo a 'V^enezift. Siane- laudato N« S» Bio. 
fio ^veduto Tolonlieri le kUere $eriuevfeid|i 
Zara sopra le pai ole della - reverenda ^«ó- 
Baca suor Franceschina » le qndli ; mi >9È3gk 
parate nere profezie. Ella dee certo ' esitar 
4Doa santa donna^ €be aiate tnlU. mai ^ •« 
vilmente n&'è icaro e dolce. ^Seltitaletti 
flMarcella , e anco Maria , quando le TeèK^ 
-rete. A voi dai ò alcuna fatica ,. quando 
accascherà. lo, questo mezKo vivete e lieti 
e con reverenza di R & l>ìo« lo? bo e^oto 
questi di passati un catarro fastidioso -clie 
m'ha dato noja» Ora sto bene-^Aa Dio>mer- 
eè. AUi 7, di Lu^io i54a«..I>i .Boma. 

Badre vostro P. Cardinal fiemèe. 



CCXCVIU. 



•i \ jV-» 



K. Mt^* figliuol carissiflio. Ho ^uiteso iH. 
Febo. vostro^, essersi inirameaso in certa que- 
auon ili geniiluomiu) mo^to^gnaindi dì quel* 
la città , i quali temendo non Febo vi mucidi 
a far aiauna cosa cootra loro, m*han fatto 
piegare ch'io tì scriva a rimanervi di ciòf 
promettendo di voleie avere M. Febo per 



la quaUlà dì qu^e gei;iti:yi;:4|ipre|%wi%r 

fortar a consigliare M^ FU)(^rjcber-gfc^ 

lesse : più vìesto per.lìtixH^i che per inimici ^ 

e non iotrasse in queste trame , che le più 

volte hanno pessimi i]OK>e tanto più che 

quanto esso operasse più conlra quelli da* 

qaaH €8So si tieiie.jo££eso;^é«jpm!rf^2fticesse 

4>/*(iondannapé; o simUr cosav c^tf t<i^^ d^ffifi 

^ggio per Joiy.che quelli, a ^ Qfaì> vegli <)|^- 

^H^esse dare akunà pena r es^udoi^ttssi e$«ilt- 

xebi e grandi se ne TorreUbonb tm di. yien- 

idìeare essendo usanza iìi qudbbr 6ftlà^>4t 

-aop dUmenticar mai ìe offese..^ Buctque'^ 

iffsemio' fine vi conforto ad operar neon ifii- 

*^bo% che ponga fine a questa jcosmimìf a 

ùiuittvnzia più tosto che si può xoili btot- 

iffcSenza; >e con pace attendete a ^r^ sano* 

'•'laffsi che Augusta era gravida. .Attendere 

i* star s^no salutandomi la mia Marcella. 

4AÌIÌ i3*'Lug1ìo >i542* h ad ai 

Bappoi'isciijtta. questa, ho avuto %. ioh 
>«tca<degÌi>8#>por la quale mi ternate a ri- 
cordare la cosa delli . • • . • per li quali 
ho fatto tutto quello ch^èssi hanno voluto^ 
e non so più oltra quello che vogliano , 
.ish^io^^faccia* Benché -« dirvi ij v^rba me 
^ure che «essi medesimi noi sappiano* « 'i 
Quanw^ padre P. OardèniiI Beu&o. 






A? 






y 



ccxcax. 



«, Mag. figHuoV oai!ÌS9(NPE|Q^; Fi ;7$0fis8Ì a 
quiei^i superiori -giovai d'iotomqt ^jjà <4Ì$' 
tereaxa 4lel ▼asiro Al* Fì4k>. ccmI' qtielll.g^ 
liluomim Ytcentioi 4q' Tiene yrepiieg^if^f 
Mterpooer yauloriià voltiti. copkii» ^ f^o^^ 
iplbe Qe $egaÌ6se: pace tw loro^ ^f^rÀ^b^rfiffi 
«Urna faccia a proposito ^ . M^.f^ebo nwgg 
A alti Diiaici 'i ^ star « ìoh gfii^e, , e . 4is$€Dsia9 
wn loro^ Questi- geoltloomiiM: mi Iprpa)i4^ 
ia^ far pr^gar^w cfae-io*>g)i .lieti, da <{i;^f jin^ 
imptic^io 9 e ciò faofia pijà; per nQit ^^fiffiT 
in :coDluiiiacia con yoì e meep t «ome e$(a 
;diicono9 elle, peivaltro; E dJi^^op ^ ^he .vé- 
glionp^^ 6ajti$£EMre a M. Febo c0B: lutti quei 
iDodi^ cheio òrdìiaerò-, facer^omeoe giuf 
dice^ il- qoal giudicio io traosferisco- ia 
Toi* So eoe essi %\ - ubbidiràniio ^ però cbe 
TÌ stimano e onorano assai» Ancora che io 
npo abbia javuia ¥0M^ra •: risposta « Bon k^ 
coluto mancar di replicarvi qiielio $te$sow 
Sete prudente ^^ e dovete. $;pnoso(^ qqeHQi 
che è esercitar ioimicizie con gran pei^ 
Be.; Credo ìsia % jKieiCi itiale pg&i pace ^< che 
alcuna guerra. Vi conforto a saldar eoo 
la vostra desterità ed autorità questa pia- 
ga, prima che ella divenga putrida. State 
aaoo; eon tutti U vostri. K> i^/ l^io si^ guar- 
>dia Tosira» AUi 5^ Agosto» j542«. Di Re«(v;. 
.V > Qdanto jp«dré vostro P^ CariUoal Beu^ 



fi i^M«lg.^^ carr8$rfiiò^%]iunloi Mi dime n* 
^itìii *J>yt altre »ii^ ftOi'rverTf cbé^mi tìifati^ 
titf^lé ■ le » JfeW^ta' ^1 ' Màdotìn^ «^<^r Fr«#^ 
%éìféMH&^ scrittati ^ cm^« il f pronosiicKi^y dtil 
i^^a( liii scrivevsMie'V |)^rò 6àir^té^M^idrniedi# 

«iFér^tiF^rr'pt^ègfttoa paccomàoéàir ad di- 
^tttìi^ di - qfi}«lii Signori Ck>Mt^Heft é d^ 

1Éft»ìdéim di ^ser rSecreterio ordioni^id^V -** 
^jtfol IffOga Ù ha mesèo altre T^kè ;# l'Ut- 
^feflf^Jftì i! prììàQcy" sotto ad un Cava 8^ d^ 
ìrtttiàsiè V ^ìet^ ^i pregd a raoeèin^ochaf lo * à 
iSttitoèltofd' ^ ^^lielli sette Sigowi che bo 
§légi§[MÌ itì quésta : carta , e se a vòstro no- 
"teè YÒleie atrchefoìf questd officio voi coti 
"ìÀcl^nl di ìtivo o degli altri con notali^ uie 
tiè fet*ete 'pfàc^t^e; attendete a siar^ 9>àho 
ifetì H vbsilri , e 'serpreteftti quelki che è 
«R ttlretìlk) Y^i^ix3^/ A MarceHar^^^ AllJ 1-5. 
^It*tetei^ jS4i. ©È'Roma. ^^^^^^^^^^^^^^^ ^ 

"< -' Vòstiro o<«QÉte {ij^dre P. Carenai fiembcK 

-aie, ;-:l;^'-^i.p ^x-'^f-MCO^l*^^ ■'•'•'•?•■ -'-^ ^-'^o-^ .;. 

" ^ Moltft Magai Gò0 e quanto figliti^. 

©èfHa grazia che desidera ort aTcre ;queÙi 

-vòstl'i Magnifici Diedi Timpoadè^ > tihg non 

credo che si poss» ottenere, perchè non 



Bì'suekt^ oonoedere una grazia -Sif Miàf^ ^fkft 
càVissk dello studio^ oherdava pochi; '^ aiùbi;^ 
pur si -usar& diKgenza per oUeoerla. /^IGiiiìC 
.pigliate latica pér^-niettié di: veairè^}a:<lla^. 
iBa^ perchè noi verrenow^ in là al <>obo9ui|. 
e già SODO 'stad d€^[witati< H.'Reverendissiitai 
Liigali , «he* derono aedavie muajm.^ né 
éariaa prnpo8Ìlo la veoutivostx^ perrqdàlé 
ehe rispetto. Io yì ^vederiaiinoltor trofeiltie^ 

ri « ed abbracciaria , e ragionar ia xMiuwV. 
maliìsogoa^ che voi e io abbìamp pazienza 
fin che lenirò a voi. State sano , e saluta- 
temi Marcella. Io sono fuor di Roma a* 
spasso, e starovvi ancora quattro o sei 
giorni^ aspettando che.N. S.iSrapeh tor- 
narvi 9 che ancora sua SaniitiiÀ fuorari Dfe 
Velleire alH 24. di Settembre ii544. ^:j. v< / 
Quanto padre P.:tGardifi£Ìl Bei»l)0»: 

' > ■ • 1 • . - . i • . ■• ■ « V '^ -.-'"■ 



CCCII. 



:k. 






Ho veduto quanto scrive quel >da Zas 
ra per nome di Madonna ^uor .FrìmeesètUf^. 
nà. Vi rimando la lettera in6Ìe03« ic^a h 
altre come volete. I/odata ne isi» la Maiìlà- 
divina; Saialatek a nome mio f e> oq$Ìì<»M«| 
Febo. La/ difspeu sa delF abito ? p^r isc0lart( 
non si suol far. Ma Mai<*o*'Ao ionio <po^ràf 
esso andar petv^ qualche .tempo, copswi éi 
vorrà , -poi se ìjlb potrà parlar unJ^oll^fU vdlf< 
té. fìat qual Mar^^-* Antonio' ho aarutb unoB 
Epistola Latina cosV.'bellà*^ che s*4fcUa:. fossa 
sua^ MM'sam c^rd ipià'piài eJbi^ jtf)Às valb cMiaot^ 



CóAsi^Ia ogQi ^modo^^se parseiri^rar ttPOi^^^Àr^ 
l^^za ^ et si {farà 13 u u^iiil d^f^^^Q^ JMst 
Hr^&iedi/si: farà tuU2Of^q«eU0^ dbè.^ 'P^fi^^ 

j|atìeiid<ete a Starr siuifO' con- iintii^oi^ivoj^trM 
Jktti' 1 2i. ài^ Oi tobré ' I S^a^i Di. S.oma*' (^ « c^ 

r ;7 PoseriUa mi ' sono megi lo: .^ io fprps^^^ 
dèllav ciQsa die tvOiedi^ e. trov^^fuliie/ iia<ì;;ii»^ 
bà bisogno di dbpeàsa , tneìUrr ^<)tia . nm 
8Ì hauno 4 inutìài - ^ , 'ir^ . * -/ 

f V . ^ ^Qitaato padre P* Cai?diiiat,rBafiib(i« 

:-• V ■»■ ■.-■.',.*= ■ ■■■■ r. -, ■ ••• r ',; ■-■■t/ T-j».-: -t.U 

'^ ''^''- CGGlIli- ' ■•,::•:•■..': :ri>^f 

' Motto 'Mag. e qaaoio figiiiiiìdo^ ]^ Sig^ 
«di ba o<mferìta là parrocohiaJe dtoSk;Mto 
ria de C^U deUa £>eócese di^ Tn^vì^^dbk^ 
tenera il ^Re^j^ereado M. OitamiiÉ^ Zeno , 
che mori qai alli di passati , e perchè noa 
si possoQo cosi presld iàv espedir le bolle 
ho fatto espedire il breve pel qual N. Sig. 
Hft' dà lioeqza vxh' io .possa pigliare la. pos- 
sessióne di detto beaefisio^, e li fratti^ $t?^. 
t3è ivesaEUiitio^ il quale br^iwe-fivi maado^ 
ìaèieoi^ eòa una procura ^e^bev boiatta ii|> 
pè^soba^ vQstrai>< che ta mìo! «otoaief^^^s^ìai^t 
pigliare detjta potee^sioae , .o^ f^irla .pigliare 
pei^ altri' qualuirqiiè : vogete vi^oi- deputare 
iìk ltiu>go^ voÉffem^'a fareqtiìest^.eff«fclp* rP^ì^ 
mii sarà^ oacso obb Vostra ^Idgav^Qh^ 
8eoi> Mu>BernairdJra>o»t Belegai^:; ^edr in<$ièti^ 
adidiate JàUa lilastra&Si» Signoria* ;«, ;e dMp^àOrj 
(it«lo>diiev sianoli» ^at|LaìipMte> Àlktì^im\^M 



Boi LiSttEAE TkWti^htkltt^ 

che possiate pigliare deiiÀP^séèysddfte^tda 
aTiita^ Ift licéasà deputai ^éb hM «^^IÌA 
itr luogo voslrof « se Vt^atfeirii^^fttà ^oìOVi 
Imoaòf Antomo Cblderoè^ ctìe- Mii at>fl4do(M 
▼a , che già stava eoa mecó^*'' è^^'^l'^ q^lXMHI 
deputazione , ovvero substituzioae. uitene 
recare un Nolajo iu presenza di testioioo}, 
daudo a quel che deputerete la medesima 
facohà , che io do a voi per lo instrumeu* 
tò di Pf òcàrà che vr tnandà^v * ntìrtóèàtelo 
a ffigtiàire detta pòtees9Ìoìwf /-6 ^f frértlt^^ 
ce ne saranno, e ne faccia* rogetre'UU-W^^ 
tajo in presenza di tesliittoof j'e dej[)Uli-lìtf>^ 
Cappellano /o cfiiello che ci è al SpréseM^^ 
che ci teneva- 51< Ottaviano ^*ò ah#4 chd^- 
gK parerà, che bfficii lai ^hitesa '^ ah/hi^^ 
córa^dVssa , e pigli inventario ^'tiiièe^ ile* 
ròbe della isafcresftia .'^d altre rtìfeé •che' ólV- 
saranno, e per ioVentartò Jé cotìfòeg^i^rfV 
Cappellano, e veda le* posscSsSòni-^^é hfeài* 
della chiesa, e gii affittì oJie^nó fhftiS^W^ 
gH parrà li conferinì V e quejle poè^$si«rftl9 
cliie non sono affittate prc>6tifrì che -"it^sii^/* 
xnentino , e faccia le altre ctiécV ^rfiéèo^^ 
da fare , è faccia fare uùio in^trur&ètt^^ 
pubblico d? aver presa -1a-pdsséssfón^ 
Nòiftjb che se tic éark rb^àVdleW'W'^tìk^ 

ti ; é V; M/^yi ttìtttì >qMlò che sF l&a'?;« 

mi darà aWiso; Siik^iàtié^V'^é -salfttì-^^aWlrJ^ 

ceiìaf.Df Rom^ kììì^t^ àì0iìàhi[^'iéì^2!^^f 

Amrò éàro che' iiOù-%1 tìòfuli*^ il^'OéJ)-»*^ 

pellano , perocché^ ho idfesc^i che*^ 'mìidtf^ 



perjon 




Mistìw»vift(«> iif!àeyfl,H[»p|tij. PBmS^^p^jto^iiffcr,:. 




iiscto'uat!» v{ '3-; j'.v Si ii; ■:.•' --.('!:» , .■>iis*;>6t 




«{««M ^i&nPiey^^^M'ss., sp./ife, scalpi; fi<;uiì 

aUi;.snj»i ».)i^€| .i^u9 tal io^tjM-qjBi vCi^^ aoqii 
«à*^^^^*»*» i?g^»B?.r,ei !pL,?as?%9 ; il>eft?^fiiftTi 

Pflr^tftÌ»*e)!ii4^|Io,,;pQ^^pdoi9^ j 95(nt,5IHqUj^,. 
P^iéfPM^oS*-, ?QF?l*?Ìr;' cri .'jrlj:;j'iaw , unciis-v 



^ del Fedele , rispondo a M; Grierommo 



Quiriai, la qdàV leltérii* '"'potrete fédWiTJ' 
péirò m^ffuesta non repiicarò altro, te'ìidll^^ 
ctie a me basta arér satisfaUò piepàoiettl^f 
pRma airolficio dS bàon amiÒQ téf^ - 1ÉI 
OltaTiàQO in riceverlo, e t^dierló éiiiotéM^ 
lissi ma mente in casa mia con servitóri , «^ 
cavalli più mesi, ed in otteniergli' da H«^ 
Slg^ io solo la jgraeia di ducàb' t fcqmU? 
delle spoglie di suo Zio morto qai, ed an- 
cora quando cascò malato iti maàdare i 
miei servitori e muli, e lettica a pigliarlo 
dove esso stava, e fiachò è visso in trat- 
tarlo e farlo governare non manco diligen- 
temente, ohe se mi fas^e' statò figliiìolo» 
poi circa li beneficj aver sati^fàCt^'élla ^o^^' 
scienza mia, e di ogni bdon aomio. S^ivii- 
it Fedele quel che' vuote, cbe tutto ^étto 
chlia scritto è bugia, ma non me ne mi*' 
raviglio, pèrche non somiglia niente a^sucl- 
fratellr. Mi dorrei bene (Vio* stimassi l6^ 
siie parole più , che qu^into sdno da etttt^' 
ré stimale) che egli avesse sòPrilto ìii*^-pfé*' 
giuJicio dell'onor mio, che non offìend<i^^ 
ne neccio a nessuno , ed a' luf^, eome "^^ 
uomo Veneziano ho fatto setftpre care^V^ 
ma lo scuio , se fa ufficj siòiYti alia natH*^ 
ra sua , che non può f^ire' altrimenti i "^ V 
sp^ro che M. Niccolò lo èotiosctet'à'' -'Sé Pfi 
praticare. Voi àccerltifcte 5Jtói M'ì^tf. teh* 
mi ara sèwt>te per anitcoy^ dttìfe^flofrtl 
fargli piacere, che te faWVblòtóiert. Quaìr* 
to airultlma parte delfà vditc^ l^fCteffìi^ M« 
GiOé Matteo j sopra li due beaeficj , noa 



ffttmtVVt oc^ lUolTervi. Haoèo <on qier 
^ U.vlndyi%flHt> t ebe ho i|kip«trata ^ . 

■i9iM« «i»t* hhL, Di Boinft offli.iit t^ofèn^' 
bre i54A. -j&fofM'ar^a M. Xenuiin^) Qni- 
rioo In p«rt« Mfifta qui pemocDÌ«ftl£es^ 
MÌMolò ZéM. ^ 

.. Vp^p quanto pifl^ P. Gar^ Etem^ 
' 34attfteiDÌ Marcdlife ..I 

u~- cccv. ' ' 

. r ftMi» Ma^ fiflinol eariwpio. Ho .tet:; , 
to coftiiHiMcr qoellp, che vi ha &Uo seri-' 
Ter MacUiDDft saotm FrADcwcbiua / ve im^ 
riAgcaaOfiCaecìa N. S. Dio* -to^tó qae^<i,, 
^e-tWDÌ a Iau4e* ed ooor di Sii* Mà<^' 
2ttirvdiiole «1«1 vostro faGtidio, ancora- c^a 
DOO «api^ di che qqaliià si sia. fùtaiiiafU^ 

r* T«yti»< fiOM « ed ogni pensier a, Di» 
'M,.coiM9JaF chi si fida, e feripa U luif 
Q$( #^to ^«Mal^r piacere del rifoiAier dm 
«ilaHyMiaao M. ^Bernardin Teoier s Consigliei^ 
àtUtk-^^tfUt :^girtra«. e Ad suo prospero r- 
tatm' wl ^i. Patria, «ò, so quali d}tì 
4!psQ inJ.ppl«»^ro ewer pHl care. Ed io 
ORusfUxJiea . «he Luigi ; 1* abbia tc^to 
iffi^lgr^v.C^si^jUo. (^wdpche non gli »■% 
«|«-i»mMfir |>iù 0^ hoón luoco, ÌV. S. 
OÌQ:à» 9» HMu'amdo «^opre. Avvertìreta 



^eUe »aeiS Joaiioiano. uj&k jiacoH» ^tolcihr 
^<lMa , iollQ /vi aia reatiteila cAvarà ^ii«|l9 
^fittesi a 4pagav «na pensimi # dm. Ile topffi 
^éellQ hanmào , cdi v docati : So; ^ukai^pì 
JfareaHa 4: e: alata taso. ; A^ JS«. .JdiccOT^Re 

-n,. iSalutalami' Luigi e S eb a sti a no* l «^c^ 



■.' — _. - * 



A» ■ 



Molto Mag. figHudr airianmo. ¥ì tMif- 
db una {nnocura Catta in persooa Tostra 9 
«cdt'M» BamardioL vcètro eognatO;» da pa- 
w4» próflietUr £kiia mia figlmoki ptr 1119- 
tlie a Francesco Qoirìno* >ddL IMbgo*;^^^ 
-r jlerònin^ : con qadli^ dote «^ -o quMi^e con- 
iìiiaioai che saranaaim essa ,> e cbe^ancaf fi 
èira il Magn. M. Jeroninio Qiiijpina jsostro^t 
^4 male ila trattate queste nozze» e al qaa- 
le m tutto rimetto e me e voi. Fatta det- 
ta promessa» e T insSUE^Maento di essa» ave* 
tia piacere che andaste voi e il nostro M» 
- 9tff Oàmiò4» * M& raltr0 Me - Jaranimp /e con 
^^^«iOéso0 a ledeva r a darla. fUriiiMlp 
siBlk CÙasa di Salì Pietro.; ^^eròì>ciifiB;fHSr 
-nimté nok ^w^io che eU»ò esèa .dilqml 
/^w^nftstarìórsè nou-qaand^ FranQiiòa£:>i^ 
i^l{8>è«r^ e itadéiràtaU^ qpilkcelefarilìj^^^ 
w i^ tav tiNd^tò aliaci éo"» ^^^fisroaur in 
^«ia^ j^lieseiizar^^iè^la imi^ di Francési 
^vwrà^ l)ÀTai«ÌMàÌ deUid^ tooear' odi ^aund» 



$lèP^i^lki^«lte ^àmétlt a ipitsta) finis . me^- 



senza alcun altro adoraameitto^icbìé qu^Bo 
che N. ^^t)ì<KÌlcd ha djB^a^ dr atelu Ibìèl cor- 
^;^ne<l^-éii^lio belio. A questo farete che 
si trovi il nostro Mònsig. BoMù, e M. 
Vincenzo stesso, ^^V Inatto ana Paris. Più 
tosto che fornirete tutta questa bisogna^ 
^^ Psi^er&:^ tfftm. Fi^te . isóàiinlir ^^uesta 
detteti a M. fiernardhio Beleg«0| erwlitfk- 
^fdó^À tnì[jm^/jnia'v iosittiiae con -Rlàrodll», 
^^(»|\;Miirià4> State sano. AUi 23; di QieewK 
'^4fi«;^EBffIlhina..,,.r;^ c\:r-\r.^zvl / jffj; 

-aoii Féa^jpoehi^ diip»a^4a^ aJÌaro\Aj»^ 
ifkiìP^Wsir^ oo^beoefioio, «dm: FttAGMM^ 
«Mi'iftBmttfèi^ oalaltrd. , j:;i > ^nii^ 

<l{l4ridi ^N^ttp pdp tornar ia3V^tiìfeia^r4wief>^U 
*4^^ta^^à^ di 'Temil» 4i;Fi^i«ei^) i^(^ 

l^nldè, cfast sttteedeiià» Oì^Mipr >di(i^ Rfnfin- 

-d^^sìÉgalakddg^gottfj.ici.vi^M l^ì^t^} 

né fwceiffle;^ e .peò^obàfia ilraio^ 4 j^optbo c«- 
gsttbosiwl dii Ìm'amat(^:ailre^5^f:s£i^y^ 
< insieme ^bol ^^M;\^e8SA; oleiligi^ é^ìinwm e 
vostro cognato lo visitiate a nome mio » 



3q8 UTTEEE FfMIOLIÀRl 

pr'offereDdoTi a saa Sig. iii ' tatto quello , 
che per voi si potrà , je servirlo e OQorar- 
lo di buonissimo aDimò; EHco ciò qaando 
Te nove leg^i delllllustrissimo Consiglio di 
X. non vietino il poterlo fare* E qaaiidg 
e$se il vietassino » e si potesse fanr con l6^ 
ro licenza» domandatela per nome nc^o affi 
Sig. Capi, e con saputa forò fatelo. Che ipn^*^ 
ne farete piacer grande. State saùb. XàSI'' 
gilia di Nàtale del Signore i ^42; Di Rd^ 
ma. 

Vostro quanto padre P. Card. Beiiibo/ 

CCCVIIL 

■ ., ' \ 

Molto Magn. quanto figliuòlo. Inten- 
do che Y. M. tiene in prigione uno liìnal- 
ào di Aldrighetti, il quale per essere stato 
incolpato di omicidio, si è còme innocen« 
te presentato , e innocente V. M. lo tro- 
va, ma però per le molte occupazioni sue 
non lo spedisce. Onde per essere esso cu- 
gino d*un mio famigliare^ sono astretto a 
raccomandarlo a Y. M. pregandola a vo- 
lerlo espedire più presto che ella potrà , 
secondo c'he la giustizia ricercàrà, dalla qua- 
le so che Y. M. non è per deviare. Di 
Yenezia. Alli 22. di Settèmbre i54$^ 

Come padre P, Cardt JB^qihà* 



. t 



. \ ,\ 



Molto Maga, e quanto 6gfìuo1o. Soo^' 
stato pregato da uomo, al quale farei piar- 
cere voloutierì, che io voglia raccomanda- 
re a V. M. Cristttforo di M. GioTautiì d) 
Cadeponte, il quale essendo stato ìocolpa- 
to dì omicidio, e non trovandosi in colpa! 
volle presentarsi, e giustificarsi. Ma perche 
al presente sì trova ammalato desidera poter 
venir a Verona per farsi curare, e guarire, con 
dare idonea sicurtà di presentarsi subito 
che sarà guarito : la qudl cosa, se è co^ , 
mi pare a^sai onesta. Fero prego V. M. 
che quando altro non osti', voglia codc&- 
derglt tale licenza, che me ne farà piace- 
re per satisfuzione dt' chi mi prega. Saluta'- 
temi Marcella, e stale sani Di Padova All^ 
iq dt Oltob e 15^3 

Quanto padre P Card B^mfaò 

CCC\ 



Kigtiitel carìssipo Quanto aUa """^ 
zia di Mafc'Ant^uiìo TOstro.M<i Cariò aspet- 
ta q^ef nfandato cheulhoJaniénte esso m'ha 
ricbiesiu , seuza il quale, far quel che voi 
Tolete , non si può. Scrivetemi , come sta. 
Marc'* Antonio, e quel che è di M . Lorenzo, 
del quale niente mi scrivete. Quanto ai 



dita, Im assa^ da lodarsi. Salatale Malróel*^ 
\iffW'm^imb\ W itìcwècé^^ Tostro lar- 
dar più in quel magistrato , poiché esso 
cosi tedioso vi è« come scrivete, ma bene 
è far della necessità:' ▼n'tà. Mi piace che 
Mons. di Yerooa si sia portato cosi bene 
con vpì; id il ringraziero di questo cumu- 
làlMnedte ;'^è'%'àc(!r - ^ie^%e !8»^r& bbÉligo. 






■»^ ■ 




a:»il>^- ->• vsv GGCXf. ' ' ■-.■ '.:•;.: 

Oe?.v Cv ;■.-.•:;. •S'^rr- . . - .- ■ • . + ,v^ 

^i> "^Olài^siitfo figliudò. Vi pregò contai' 
'^^ lìfel vivo affètto, e piò caldo, con che» 
e|ffì* ri poSsa, che abbiate per Tacco» 
|]£a^^èi^''ttit>é le cose del Mago.- ML Ga«' 
Imele de^ Pellegrini , non manco chesele* 
firn' l^i^Hé fossero^ e dargli ogni qualità 
d? favore che prò giustizia potrete dargli, 
che lo riceverò da voi in luogo di singu* 
far piacere^ e amorevolUsimo offizto. Dest^ 
^tré che quel buon gentiluomo resti ed 
a' me obbligato grandemente per questo 
è6Mò.' Stale satio, e salutatemi Marcella, 
è^|)é^ta«é le fatiche di quello ma^trato^ 
Tk r^^K "tot mi dite essere moUe, dà quel 
vàlòroèo lioino che sete; Io l^o avuto al-^ 
^tiMi^ydì Ui|, ooaa di podagra , Ik : qUale 
o^ s||Ì^4a^4a8mta> libero/ e jpenfto fra pò* 

^À OCiilOi k;}iUji''{ .iSr^''Ay- ■ f.- • '>•'•-'•./•> r»!i 



c|ù di tómape a Roma. Di Oueo|ì|)1o. AUir^orì 
di Febo, 1544. - . ^ .^ ^ :s 

Come: padre P> va^rdl* ^Beiiibo^l 

ver ordinato certo omiciaio, è presentatici 
nelkt postre forte per purgar la sua inno* 
ceoza. U quale come che si prometta senza 
dubbio alcuno di esser giudicato dà giudice 
giunto, benigno e grazioso, conoscendo esso 
la (Mi: y. dl^ sua natura giustis^ma ^ e di 
soò^ costume benigna, e graziosa» mente* 
dimeno a maggior sua Sbtisfazione » ^ ói 
osto $u:a , mi b^ £alto pregar che io rac^ 
comandi il caso suo , insieme con lui alla 
M.y^ promettendosi la mia raccomanda* 
siiòne appresso lei dovergli giovare assai* 
Onde io non ho voluto dentar di far que<« 
sto officio, tanto pia volentieri quanto che 
io intendo ch'egli è in tutto innocente di 
questa imputazione. Pregò dunque la M« 
y. che per ' am.or imo sia eoj|itent^ , senaa 
ààfico^ (teli^ offidio^ eh* elù tiéne^ 4r ^r^tar 
^ prefitto ^M.r Ottaviano bèaigtaam^ate , ^ 
sópra tetto spiedirlo^ ^quanto |^u iQ$4a si 
pièSi^, ch'iella mie ne fecà^^ingujar piaQf^ró» 
Scar sa^ la- Mi V. la/I qoafc, J!<#/Slg* 14? 
dio coaservi ^ e prosperi lungo tempo in 



.i SalncaletQi Marcdia. -.^ ^..v r . ,.,.\ 
- Quanto Fadire Rt.<3trd. Bembo. 

1 ' GCCilil, 

; ■ • . . . f 

^j: . $e Marc' Anlonio vostro risanerà» mi 
, |U ciò 1^^ mea caro che a yoL Del eoa- 
<^iprir^:gli j$uc^, bciiefioj a Perioot ip it futó 
})eHchè io noi vorrei si fanciullo^ tutta[vìa 
.cPOi).-aiaA€^«FQ 4-* ubbidirjvi^.ina..stiiao che 
l>i$QgniH^,^fl|>eltar qhe*l. Papa ^li^» in jRooul 
Scrìvefemi bene la sua età, app^nto^ Qa4n- 
^ je|i>eoefiqio ài Pel4^trii|*»r anche vedere 
che siate satisfatto. Del vostro , e mio M. 
Lorenzo « ho con Dptoho piacer mio intesa 
quello che mi scrivete^ ne potevate m^^ 
jg^rvpiacei; lanjpiil 9 che dami di lui que- 
ste ^nuovi^. Mi àdo ch*egU/abkja a fare .an- 
qorfi \n piirte sc^ onora t|Ei la famiglia vo- 
stra* Salutatemi Marcella 9.. e\ l\l^S8er Mar- 
c' Antonio j, ed il mio Bastiapo. State, sani 
tutti, AUi 20^ Settembre 1^44» Di Roma. 

Uii pater BembuS' 

tccxiv. : 

'• • • . • ': 

. • ■ im ' ' * ,• ■ - ■■ •■ "^ 

mfAio Hag. quanto figliuolo^ Ho ava* 
U la lettera vostra ^ nellaj quale mi ditct 
contentarvi di compiacere i fratelli de\ 
quondam M» Yendrandò, dello affitto ad 
Decanato di Cividaie» e farne loro il con- 

ti^^^^.&HbitQ;«htii colui che. lo tkue al prò? 



lenerlo» nel che fiài avéne S^W^^iSàx^io pia« 

^^ere. A quel^ ek^ dite i^dtpe fatiche che 

avete io cotesto reggimeato , non occorre 

che yi dica altpo^ se nbn che elle noa 

sono d'altri che di valenti uomini, e dà 

^^M8at« AKteodele a star saiioJ"6oiÌe^rÌYete 

'di stare con tatta la vostra bl%Bl|taV% ^. 

lutate Marcella in niiò opóa^^C)! .43gébiìo 

^alli 8. di Febbrajo i544v . / -^ vU.f >d 

Ho avuto a questi: di us ]p4$eéi^^di<«^- 

dagra j della quale non sonp ùtitìotfi^^^héa 

libero 9 fruiti della vecchiezzàr ^^^- -vr^^^* 

' Vostro padre V. Csifà^^^èmhò. 

:.;r , CCCXy.'^ ' • V •■;';iaI 

e! ■ » ' •.-!> -t^'-l* ^-- 

Molto Màg. figliuol carissimo* Ho $éd- 
litp due consolazioni .dalla lettera vostfè^, 
r una è , che siate ritornato aUa patria*, 
r altra che abbiate avuta da tutta' quiéBii 
Città di Verona tanta dimostrazione di ca^ 
rità e d' amorevolezza verso la ' pensétìa 
vostra. Dell'una e deir altra N» S. Dioiche 
è dònator di tutte le grazie, ne sia sempre 
laudato. Ho avuto anche piacer grande che 
M. Luigi vostro figliuolo sia rimaso so- 
praccomito, siccome ebbi per lettere di 
M. Jeronimo Quirìni a questi passati gìor* 
>ìi. State sano, e salutatene Marcella ie 
BastiauQ» AIlì 6, di Aprile i545« Di RoinjBf. 

Ma sopra tutto salutatemi M* Lorena^ , 
^ 5jprivetemi alcuna cesa di lui, còme sìa. 



e^ cotne è 'hHó i^cd^ M.^^ C^mctfsoéic^dlaHe 
IVrre m^lia féito iiltimdew^avehe aisiilÀ 
fiiòfeé favor'da Voi, pet le raeooitiakidhliioft 
IkiHi* 11 ' ché< m* è Màio mollo séani) e' To.ite) 

^^- ' ^'^ ■.■'.- ••;^^<^^ i-vr;-^' •:;:^;-. 

^^' 'Gldriés. t carissimo figliùold.Ora koaru** 
fb-^ tt^tra lèttera scritui aV 3o. ^di Mario» 
portatami per lo eauiiàtarfo dd filàir. Faètsi:^ 
ad^'uti parente del quale accnasato di omicidio^ 
a'favot* del quale prò g«tistimipt scrissi^ a?è* 
te data favorevole espedizione, il quale m* ha 
ragionato dell'onore fattovi dalla città di Ve- 
rona nel partir vostro, assai particolarmente, 
essendovi lui, di che sia Iodato il Dator di 
tutte le buone grazie. Mi ha referito an- 
^ra che ini Venezia sete stata onoralo as« 
sai. Del tiepote elié in' è nato; accetto là 
còngratulaisione 'Mostra, ie quello sopra toir 
to che' mi «scrivete d^£]ena. Ho inteso 4^« 
1* onorato rimaner soprftccomito del voi^ 
M. liuigi; ed hdnne pl^esa Mosoiaziotìe 
asàai . Esiso potrà fè rsi ' còl fàisor ' del Hfraiel » 
lo, e del buoii nome di liti fiià (noìtozraUè 
buone, é belle (Opere* efae;pèrattsennira vA& 
pKotrià' un altro. Io ucm -creJb ch^'siBt^ 
^y* sfar Vi mesi dicènof<^t iif ozio ; oome 
sòì:ivéte^ ààzi^iltimO' ctes^ siàl#l'pett e^ssF: 
impm.V> «felKf ^k*i l^iì^i^ii^tieHlrl paivM 



do molti %liuoli, si può coafortfi^|?^](^yi^ 
àùùé gii U!éLlb ateioi ii#$p^>i%qj^r che 
fanno onere a lei» ed a Toi/^ed aljiprlj^fi^ 
vostra* Io sto bene , e questa maUina ,faa- 
Àmminato a piedi^ fit&ri ^i Roma più d^ua' 
miglio senza sentirmene punio stanco. M« 
Lorenzo^ e M; jLuigi t <^4ri9Ì9 j^e^^iaao^ 
sahitòs ed abbraccio «iaiàii^a.pStjiftte^i^ 

e lièti lutti» AUi 29. d'Apcile 4^4^ ^l^QVf£u 
Accetto le proferte vostre^ ^ fj^ aT:?^^ 
iiirà le adopererò sicurameoCi^f com^^à. le^ 
adopero. 

Vostro buon padre P. Card« B$mbo« 

Gccxvii. . :, 

BIoUo Afog* figliuol oariss» Ho presa 
4|ueHa molestia^ ed affaano ebe mi si coaT 
Te tri va, dellamorte del mia Mag. (fermart 
BO^ M. Domenico Bembo^, della .qaa|, m^ 
tferìvete^ e ciò ò grande e oearta^ iaoomparj^ 
bile 9 essendo molto coatementev fcbe es« 
so a me sopravvivesse^ poi qbe era > idi mir* 
Bore età. Ma poiché cosi è piaciuta al- Sig« 
Dio, convenga sopportare questi! caso^^p}]^ 
pazientemente t cne io posso ^conforta^o^P'^ 
mi a ciò la buona ed innocentissima' vit4 
sua 9 la quale ne può far certi, ^eia> 
divista Maestà a?erà d<m«tof 4a Pai*^ 




I ' 



etèrna ditfiora alla sua aaìina. Ki^leteyi'^^ 
questo c;a^' issai coi Magtiifici saói ìitpoà^ 
Moti a* nome mid; . pregando^ v'ehe^ssi' 
fàcbiand qu^to liìédesimo nmcdo con ìli' 
lor madre* Madoni^a Lucia tu jpaio lùogò^. 
Wtìm ilo per ora, die altro àh^vi. Sbàié^ 
sanò iosléme con Marcella^ è con la tò^' 
sita fainiglia tutta. Scrivetemi se si fortificai' 
Vicenza ; ie quello che si fa /o pensa 4t 
fare sopra ciò; Molti anni sond che id' 
grandemente desidero chìe ^biella impórr 
tante città' sia munita non mend:cli6 Té^ 
rona. . • . • • ìM Roma. Alti 9« di Màg- 
gio^iS45. ' , 

Vostro come padre P. Card. Beitnbo/ 

cccxvm. ' 

... - \ . 

Figliuol Cariss. Poi cV avete incomin- 
ciato a far chiamare ali* Avogària, saria dal 
fornir T òpera, e non mancare in qfianto 
sr può per giustizia -, che bisognerà pur^i'' 
se si fa da dovere che rèttila qtaeffa joiiV 
sera, e trista a sùò tharito, e sé* itpii per;.' 
altro rispetto aliir^oaocipdchè'n'où si ridk^ 
de' fatti nostri. Se bùrife nie, ttón; attìftì-^ 
dendòmi alfe^ ptxtóéssc, nòn.st'dofefrà^ififtr' 
sàr Ijurlar rAvògador ' iki^ cdsà si intijw 
ecF itìginsta, e, ad csto mecfeìsiind, eò^ Vjéf^- 
gognosa; tutìàVìàf-tai ifrikeifo a;%i?^e|8 
Sl^ Jèroftdmo. Id ha di^Kbergtcr S^'viàii \ 
rt^oatieré ad urfa tetWa; ; che, m!^^ 



m 



m^ì^ ì^ii^iLO i^f^A^^ 3i7J. 

gii piii^.,i^War..unj.4L-o^^ je|1 .mof^i^b 41 lui** 
^i cBe dice j^jcIm^ jiacacai ^^ laitj(,,^uiei^nr«% 

cprsu e8ser..,T^nc^,,A fópglì ,4jelryheqejr;.W* 
noi farà fou e^s^nàq essq ^ f^^/^ ;¥ÌU^mp ^ e4: 
iodato di^^^^ppi^V Q^ ess9,jglL.portgfa: la^t 
sciamo ,Ware «cl^^ iQitneriter^V jl^i: qv^. 
hmflf cW jgià .gK ho fatjtot .dì girgli) laa- 
la ■ . * . . o essw sltramenle . .noopos^iuto^^ 
éi odorato da; lui 9 che io uoo sono^ pet 
nQD d^re co^ ^Icuna 4^^, mìa ^ • ^ « ^Jj^. 
quale uoq; si, qpxi veniva cosi iatìp .trailer i 
melico. ]Ne sar^\ ^^^to s^ .questi di ad ay;^^. 
né fatto alcun* altra dimostrazione ^ s* e^p 
si fu$$^ pprtato verso m^ cqti^p^, doveva 

^portarsi 9 è se non' per me, e per lei, al- 
meno per rispetto e conto delFonor suo, 
il qual onore ogni uomo da bene dee* 
estimar più che la propria vita. M'iii^^^i'^* 

sce di lui grandemente. Però che era gio^ 
vane xl^ /iusc^r^ onorato nella patria no- 
stra ^.edÈa.:,, meritare ogni grazia , ed ogni 
gradò ,da^^, doye a queatp^ modo diven- 
terà ir^fame, Jp sarà oppir^ssatQ^ p vilipeso 
da p^uunjo.Io a% fine me ne darò pace ^ 
è^Qpsi credo cìie j^vk Kpoy^^a..» . •por- 
tando la ,sua. HPm pe^i[^ta^ mala ^rte al 
me^jo; chp f^la pptrà,^ Qt^pto ali* Indulr 
gei^^a ch^ i^p^rjuiijy 4, vostro \pìa^^ ^ 4irer 
tfgè, che dappoi jcjbte 1 Co^oxi^o^è apiario 5. 
Rè S. nom ha. vpluto couceiclere iudiilgenz<9^ 
per quello^^cliici m^^hannio affermato i^ciiaÌì 
% . Cardisi* ^ ne;. I^na. .supplM^ 



sere sì i^itipVtrdeéte , che' i# tatwri da%»*)t|it 
cbìesa ad uòmo d^ * ttitto séocrieltorekiEiè 
cosa del inoQdp sarfa bastevole lUta a fat^ 
mi fare cosa di iqÀelItt iodigilHà. Volem 
nostra S?^.' I?io l4ils alciiAo de^^ TMlrt fi) 




aienlé dare gtiél, àtesBi 'i^òliito ^^ che ^rat 
iei fatYo molto pift Tolènlk^ che t>^i atoià 
fsosa , né' atét^a *b1sog«iMo the Toi «rìoojf^ 
dato ine IVve^te/ Ho 'àdu^oe -pensa to-im 
nia dì goverdér beàee'rèligiONrideola<qiMll« 
^biesà. La qiìàl cosa n&òt ^lendò io fiict 
per me meaesimo , che ' mi ^ biiibgim - slave 
m Roma,' ho deliberato di' f«rae mio:«iNi^ 
aiutore , M. Vcttòr Sòranco; il' qdalt* vt 
irrito così buòno e Terò e certo Cmtiaiioi 
ed è cosi. dotto diTennto nelle sacre leitt^ 
re , che forse non è di qcri a Veroba ili 
tolto questo spazio ora alcano più religioéa 
e più limile e riverente a llostity ^gnor 
Gesù Cristo di lui, e questo non 'ho pen- 
sato di fare a* suoi prieghi^- che -egli mai 
non me n'ha aperto bocca , ne fatto dire 
pure una parola da persona, ma da me 
solo per essere io certo , che quel Vesco- 

ado sarà ottimamente governato da lui. 

~on . potresti ' credere quanto quel hwon 
gentiluomo è fritto' Iringolàr-^rttf di Dio» 
e quanto è fatto dottò nelle tMre . lettera 
UoUo propósto a Nostro Sigli, ^ *• 9uà* Sa% 
tìià è stata eòntenfa ^ che io €oaì^' ^bhk 
pensalo di fibre: Si eipodirà «tSaio • ìm^éam 



M 



w x« niaMo XBitm^' Sai; 

Jf-prìnÉia co«eittof4o«-ed io quanto. a^cpieìÌA' 
ckièsft eommefiM a me, ed M goTemo mid^' 
$àtò poi^ seouro ebe sarjtl»eae e saatàmeata 
governata* .Q«|ì^a^tO asptCiila a^ vostri S^ìiuo^ 
n, sperate in K« $rtg. Dio^ e ertimate che 
ì0 abbia : animo di - hr per loro d^ ìmoisk 
p*dre« QiHifHd alla SkNina jMpta /ili Zara ^^ 
dieo che sarà ijìAtm queUo^Ue ÌX» $ì^./DÌéi 
mf^'èi nella aua mente detibefa^p che. aiii,' 
Piacémi che Marcella ed Augusta siano 
«fidate a ^isilar Harìa« Son certo che effe 
éveranno mollo spasso. Voi aitendete a alar 
Sano 9 e far che Marc^ Antonio si risani e 
faccia gagliardo. E non lo lasiate per ora 
pensare a studio, ma solo alla sua sanitàt 
ScrìTetemi come sta Bastiaadlo ^ e còmtìr 
egli impara 9 e come apprende e lettere si 
buoni costumi, che molto volentieri inten« 
dérò ben di quel fanciullo , scrivetemi an^ 
die alcuna cosa di Ijorenzo. ]X. Sig. Dio 
Ti cònsoli tutti. Alli 17. di Giugùo i544« 
Di Roma. 

Quanto padre P., Cardinal Bembo; 

CCCXXI. 

% 

Figliuel darisMmo, • M. Cariò vi fa 
intendere, che non si possono espedir le 
supplicazioni se^aa puar la metà delle en^ 
lrifteHle*lHKiificj^, e che^p^ si può itidu«: 
filar d*eaptdjrie fin alli sei m^if e cKegUik ' 
aMl debbono, essere passf^U Alfjuaati. Ipfsh 
■MkiiQ vélei^e{t}i*QMin> firate IHoocen»» 



/ 



322 UCTXEpK rAJBlIGLURj, 

da. Zara ^ ^d Iiollo tatto (Spedire .subito 
vòlto amoreToimente « se p^è il^.^^ìà S^^?^"^' 
Uo o cinque di alla I^alria per la^ ^f^^ 
Aocòpa» ... ..'^J. 

Ho aToto il clariss. M. Gio* Atitóiu.À 
Teaier a Tisitazion mia due, Tplte « UMa in'^ 
sieme con Tallro Orator^ e iV^ro j[éri àgh 
lb« M e paruto accorto e prudente assale 
ina non posso ancora ayer esperienza dfil 
suo negoziar cosi tosto ^ io non gli npaiico 
in questo principio di . ricordarli quello i^ 
che ancora sua Magoificenzia da se non 
può sapere t né gli m^gocarp per TaYTe*, 
nire in farli tutte le aiiapre?pA 4iói^If9; 
^roni ^ che io potrò il pìùf e gi^. pijfjpi, 
aver conosciuto il piip buon animo. y^r^ 
so Jui : come io il riveda |6 s^Tùtarpa 
nome vostro'; non si può ancora il .{>óyero^ 
gentiluomo dar paco della morte del io-v 
gliuolo , che era per quanto intendo t^t- 
tp ^i bene e la consolazion sua. Di Mar- 
cella che sia ita in villa mi piace. ^ Mate 
sano. Della mia Elena non vi di];ò alli^j 
che so non bisognare. Àlli . • . •' GiiagQQ 
1545. Di Roma. / 

Quanto padre P. Cardinal Bì^ìnl^' 

CCCXXÌI, 

Clarissjmo ^gliuolo. No'u mi qccprccn^^^ 
do rispondere a nessuna altra parte ^^el^',' 
vostra lettera, che a quella dove mi 4Ì!tfr^ 
del juspadronAto che desiderareste JpQiiff. 






ùtre , « dic«iKlàm]' ivi. C^rfo, ai^vr tuto^na^ 
a^u«sto.pai'tiC{^ai'e altra vQlU sòi^^"qà^ 
<:he" Ifeogni , perchè -voi iwssiaté ; ìctìris^iiiV 
questo desiderio vostro , yì TniaxàétitÉt&r 
s~oladiente, ciie ciò non si può a uÌud. al- 
tro Àiodo sperar di' pater ottenere, se noa 
fi] prova, ò che le eótrate prèsfedii ^<^; bé^ 
veficio noa ^ìàQo bastanti à maateiuer quellr 
C&é nVvess^o là cara «ovvero che ÌÀ cbfe^ 
ià abbia bisógno dì repàrànone', ed aìlo^ 
lattando l'uiia dì quéste due cose' si 'péssilj 
provare , se vorrete erigere questo juspa-' 
tfonatOTÌ fia bisogbo constittii)* Alla CfaieiÀ^ 
Uinta eotraia che sia Ìl terzo più di quelÙ* 
cbè ba al presente , attrimeati non si può' 
pei* n vii da maniera sperare dì poter otte' 
nerlo , ooa concedendosi ciò se non pci"'^ 
itinii delie due cagioui che vi bo dette.'' 
D'ielle vostre noje con vostro frateUo la'ia-'^ 
ctééiàe poco meno che a voi , ma che s^.- 
né.'pjiò per voi altro? Mi piace, che sete/ 
ài igoiBde e costarne animo, e sperate iii^ 
W. ;Si«, Iddio che ve ne liberala. Del òo-i ' 
strCf" Quirino che sia allo come dite, a me^ 

J>arealUrel,tanto. Ha fatto uttimameute quel-~ 
a bella cosa sopra le scritture , donateli 
da M. Gilcerano, <Àe sari^ stata assai ad 
uà Daca. N. SÌ^. tìio gli dodi vita e eoa- 
solazione. A Elena non bÌ80go9^,i?l)^jÌQ.'*cri- 
▼à"C<isa alcuna, però che la p.ov.ip^ma|ìioiif,j^ 
bd^'ai&i che voi e lui di cb^ eìl^ '.gilaÌF -'si^,.^ 

|H^;. non voglio .^iu. ;|p^g^j^<^ j^i^,j_. 

oottwrtarò lei a darsene pace., e '» s^por* 



^ ìgi'sua forluDa al ' mègfro ' ch^''1a^rino^ 
Creai}, eli 'Marcella clic sia . la ' V'irta. "'lS/ii4- 
tàtéou M^ Lorenzo e' iVf.' M^i'co^ Anti^'Dio 
■^ÌmÌÌT.' State sano, Alti 2o.''GidgD() l'SiS.' 
Di Róma. ' ■ '^^ 

. M. Carlo ,,M. Flaminio, ed il veòchià- 
reìlo di M. ^fàvio vi' risalutano e si rac- 
comandano a voi. 

Vostro come padre P, Cardinal Bembo.' 

:;', ,": cccÉàiEt. ""■'"■ '■'■•' 

Fl^]iuol carissimo. Quanto a mìo. V. . 
if rìnerazio di tutto queHo jche oprate k 

b<$i|ieGzio e siftisfaziou della mia é\ìt- 

ej[>erò tutto molto più a beneGcio ed' òd^ 
Ilio. Qa«nto alli Diedi, ti ma odo la 'èifp- 
jilicaKion segnala, ti» procura che vorjnbnb 
che io .facessi io persona vostra , di pót^ 
riscotere quelle entrate a nóme mio per' 
fugare e schivar le angan'e ptibblicae^ alte 
quali non sono tenuti ì Cardinali ,''io non 
tì mando, ne voglio mandarvi. Però che 
sapendo Ìo quanto quei Signori sono dili- 
genti inquisitori eopra tali cose, sapendo 
che quelii benelìcj non sodo miei, fariano 
iufiuiti romori ^querele sopra ciò, e ra- 
gionevolmente si liorrebbono di me , che 
"volessi con questa via impedir le esàzion 
..pubbliche a. danno della Kepubblica ,' ed 
10 potrei ciàèr tcuuto un tristo. Vorrei 
ogni bea loro, e del vostro Mag. compa- 
re, ma contra consci^nza poi debbo vole- 



■ DI M. PIETRO BEMBO. SsS 

Te, e 6u# Magnìficeuzia che è buono e 
CQTt>se ^ntiluomo, me uè procur^. Cf.rtà 
i^ 'non, farei auesjÉo per voi medesimo,^ 
quale tengo per figliuolo, e terrò senipw 
Sjàte sano. Alti 28. Giugoo i545. Di. R^ 

Quanto padre. P.Xqr^ìó^ ^n^bo. 

;. ... ^ , , ,pccxxiv. ^,^^^.."^'-- '-'■;^"-'- 

Oarissimo figliuolo. Acciò cbc la bi- 
sogna del jQspalroDàtt) cbe desiderate d'e- 
rigere venga a fiu^, con più vostra satis- 
fazioD.e che poasibile sia, ti sl'ttiaWderà 
nna minuta di qiie) che; biscàtià fó^,'per- 
phè. la possiate (■onsuUai'e con .chi ' Vi' pia-. 
fie^^ , e resprVrìate dell* ttni'mo yoRtrO',"''cbB 
^))p^a s'aUeódèrà all' espedixione di quésto 
,D<^gozìo!. Dell'affezione che usate alle icoise 
Isella -mia Eleoa vi rìo^razìo. State 'sano. 
)D^. Róma aIH 4. di Luglio i545. 
jVjj, ypsiro quanto padre P. C^rd. *Bembo. 

'■■' ;-.;"'' ■;,',cecxxv. ■ ■ 



1 



Figliuol carissimo. Ho veduto Tolea- 
llcrìil rapitolo scrittoTÌ sopra WK'd.' aubr 
**" ncesrbina, e ne ho preso " ptflcérè assai, 
ho avuto tanto più caro cV ella v^ abbia 
io a far (lire quelle tr^ raé^se dì iSaa 
Gregorio, quanto io a questi' dì sono 'la 
continua li;zion di 5ah Gregorio e dc'Iibri 
j^orali si^i ,'e iòr è ipruto chetila qàtó 



32$ i^stterb r kntGUk fit 

^apenda -.quello che io studio , ▼! abl>ia ofi» 
liligAto ad onorar quei medesimo Santo ^ 
td^ .tpUo ad qnor di Nostro Sìg. Dio e del^ 
la sua saùtiss. e diviùa volontà. M. Carlo 
TI manda una scrilfura sopra la cosa d^ 
fuspatronatus da farsi , vederetela e cousl" 
gliatevene , e risponderete. Mi piace che 
Marcella sia tornata di Villa con buona 
ciera. Salutatela a nome mio ^ e state sano* 
Jf^Wì li. Luglio 1545. Di Roma. 

Pietro Cardiiial Diembo. 

CCCXXVI- ' \ 

. Figliuol' carissimo. Quello che ia ti 
: scrissi di M. Carlo non fu puntò burla, 
4^00 inquanto intorno al vpstFO juspatro* 
hatus ^ che non burlarjpi con Voi iu quesE» 
ihateria^ io tì feci dire da M. Jeroiiiimo il 
Tero. Credeva mandarvi per questo caval- 
laro r effetto 9 ma nou si è potuto fornire 
in molte occupazioni nelle quali èM. Car* 
lo , r arete per lo primo. Rallegratevi col 
mio Mag. Cugino M. Giovan Pietro Bemba 
a nome mio delle nozze dì M. Bernar** 
do suo^ figliuolo , ed anche col Mag. Ut 
Domenico Gradénigo » di quelle m^esimé 
per qonto della figliuola , e diteli che ia 

Srego N. Sig. Hdio , che non li lassi seni ir 
elle ngje, e dolori» che per queste cose 
61 sentoAO. Salulatemì Marcella , e M* 
hot^mo. e gli altri vostri , e miei figliu^^ 



i^i^K jDÌ noma." ,/■■ *■ .. '""' ' "' '^ 

'/' " ,,_ ' Pietri' CardtpalB^mb^. 



CCC3KVII. 



Oariss. (tgtiQoìò. Ho vécluta'ciìn ttiót'' 
to dispiacer, mifl t^ueJlo' che mì scrìveW 
de! vòstro M. 'Anionlo , e dicovi ch'avete 
fatto mollo bene a nou ayer tardalo più 
oUra ; ne ho parlato a lungo col nostri» 
Mes. ,CarIo, ìl.ijuale sa ìd qae^e cpse quel' 
fo cHe sappr sì può , ed " no vòiiito' qke 
églj ve ne' scrìva il ' parer suo; Parétèti'g 
alitilo che, vi pareri il meglio, t) pureu 
meji !male., ma noa iada^iate alt' ulliÀò',' 
sé pur T^ostro Sìg. Dio vorrà òbiamar & 
■e qàel giovane^ che alte volte nóa m pos- 
sono DO) fare le cose «olie far si vogliono. 
$alutalemi INÌarcelM , e Bastiano if i^naìà 
non voglio più chiamar Bastiaoéllo, e ditis 
gli clie aiteada a farsi dotto . e Valeate , 
che non li mancherà la buona ventura , « 
sct;ÌT^t^.mi quanti addì egli ha. State sani 
lutti. Alti due d'Ansio 1544. Di Uómài 

t)appoÌ scritto uu qui ho pensato di 
Scrivere lò quattro versi di mia mitnd ^ 
at. Antonio , se forse pot^t^ pe^iiadéru 
con |a mia lettera quanto desiderati^. 

Quanto padre P. Carenai Bem&b* 



i^àS nmrxitEriiiiìGM^Lazi 

^'-'-f^lìikl^CAHss^ Mi rimetto ne)la coso 
^el vostro juspatrooato a M. Carlo ^ che 
credo "vi manderà quanto- ^per ora bisogna^r 

Se TElena crede , che «• non visìfi più 

éiìéDa bda cosi cara.^ è beniea òasi cre- 
spe «futaodo beo ciò non £wB$^n il. ^ 'iseroi^ 
é^ditelé dà j^arte mia che ella «lon. pao^ 
jGuf wégli^^'che non 9e ne curare^ ne ^pai^ 
kìrtie mtfif « ad essere seco ^ .e qjaieta>^>fl^ 
modesta «^ superba» e ritrosa*. Qiiaiità 
af CreniODes^ stimo che egli sta uot^ucsìoi» 
nbèdlaocìc^', poi che va col pensierati ìoi 
qn^lé tranie e vorrìa inli'ametCéniiì «n^e»' 
Léfatevelp destramente dalle spalle i^ re dii^ 
tegti'cfae io amo grandemente il Todeikchi^ 
nò, tè per cosa oeLmondo gli far^>?erttr 
na ingiuria; non voglio nò lettere dà v}qì». 
benclìè ne ho già avute, ne voglio oii*ìèssò$ 
abbia delie mie. Del vostro M. Lorei^sobft 
da me pensato quando intesa ddté.: dwr, 
galee per forza 9.- che dovesse ^ser Capila-^; 
no di esse, ma ho molto maggior - f>iacore^ 
éWe ei si ^aocfa tor Capitano delle fusfaé: é 
dbverà rimaner di largo a voler quelli^.Sìe. 

ftooiri f^ bm>na elezione. Stale siina> :e 
aciatéitii Marcella. A.11Ì i5w d^ÀgosCo :i54& 
iXi-ftoma..- '.'•..:. i^" • ; ,^juU 

Avete in questa^ una scrittura chHié 
fatto fare M. Carlo sppra il vostro 'yalàpàii 



tronato acciò ]a vediate , e facciate Tederò 
dai periti se ellai '.vi'' piactt^J^ gKela riinai>* , 
diate» che cosi si farà, ed espedirà. 

Come : padre /BiJ^filMf^iep^ 

Figliaol Càriss. Ha ceduto ifflJPiKJi/jr^ 
]a< n>$tra> lettera poi. cW toi jdlièi^^f^^i.^ 
crede , cbe..i..l nou faccia piit^dìw*di|>ijjiipci^ 
la «uà iiiDÌea« aè poUa graiL/^tl,<Q;t^$€j^djg)i 
cosa A* intorno a lei di mangiar , ^f^djs^ 
SBìcm mia. Voglio credere taitp<ii^iiesi(o^,;pfttr 
soia che ella sta su le biirUcsA^Kf ^qitia)^ 
bo^' riso Boo poco, e speda lm^(0}i4lil)^l^}() 
^co, che disse^ooD voglio che tU; 1Qj> i^P^fì 
che non ii lassar ò mai andaire a .la, fei»ta4 

Del nostro Luigi, cbc oon vadaa,Ba-^ 
roti T(^u> ct^eipe che sta per 1q mf^lipn 
e per lo megUo pigliarò che M» . Loreo2^ 
aia: £mx> .Capitano delle faste , u. per^ oiù* 
ma *eo$a ricevo , che non vi lassi^t^ occ^ttc 
pare alle' «lalinconie e stia te ^gljardo , ..a 
fratiqo^coa ranimàv massIngiaoifDte ess^p* 
do >ohf*iQato il più felice padre :di . quella 
belàa^ è grancle..citl^» Ho .mollo c^ro, eì^ 
Ltugii riesca iale qui^Ie mt ditfìi, Jo* <^vU> 
ho sempre spettato heue* di .quel ^ioyaxif^ 
Sàyvetemi .di Bastiaaello alcttua ^Qi^its À 
salutateli) i M, Marc'Antonio, e suftijpfi^r^'ì^ 
Stale sano ^le lieto. Alli a^v Agosto^ n54&, 

Di'-Romarf':'-' • '* * '--h'' -y'^"- ^'. .i*»' u)hi 

Come padre F« Card« Bemh^ 



83» rìtré^E' »-l%fcBfA*t 



^ T%Hàor'éarfisTmb. Io non io a VeìK-^ 
z& ébe ttòàìm vi stoe ; io >r mWbaaPM 

scrHttttó fìittà fere^xlà !*; t:àilò «opA ìf 
rostVò iaè|^atrói^to; làsoiatoVi tó èsJa 19 
«Ààzio' dbVfe, avéiJÌfe a pdrrt 'fi dòtiì^^'de!^ 
grddièi , à'^^uart ' ^òl voÌe?atìè' che si àèè»i 
ft ■éafìco di finhddlóaré ii6jpia ero, é' doó'gl^ 
aVétip^i^i tie fòtto di èìymenzxòAe' aìcx^ 
Ila, e fate poi lauta fretta*' dell* espedìzìotìd^ 
che à fbt^fe*lià, la qua! ÌPar' nòti si' può 
tientSL ì hòtnf dei dèlti' gfadlbì, ' né avet^ 
anche posto dove bisogna in essa il titola 
dèi henefibló. Il che péro' è slato poco er- 
rore, perciocché io V ho in memoria cioè, 
fatteti Viti et Modèsti. Dunque vi riman- 
do la detta scrittura acciò vi facciate scri- 
vere i dòtti nomi di giudici che voi tole- 
té avere, ohe bisogna che siano' ùonaìnt, 
d'alcuna dignità, e <li ciò pìgtiate còhsigR^ 
costi con li pratici di é[uelfó cose, tò lecSt 
buona accoglieiìzà al vosti*ó friité da ^ahra' 
Vicenzo ^uaiì^o venne qui, ,e diedVilI rfUSl 
fatore che io potei , e poi tieV partir Vfi^^^^ 
mi pre»ò , 'che io *gK prestarsi due ^udt 
dicendo che giunto a casa Subito 1^ o(ia&-' 
darebbe a voi; glieli diedi , e gli aiss?,,?;Bé*, 
noli pigliafése fatica di màti4a rgli af i!^ro^6 '^^^^ 
toh cne gU desse a Madonila suOr iP^r^ttbe^" 
schlna per elémóstna Hii mìa p (fvi^ 

ho una lettera da lai per la quale mi ri- 



chiede no piacere, e servizio per xm fra- 
te suo amico podagreso y il quale ò cosi 
ruiuato da quel male che non si può le* 
Taire in pie, che io impetri dar.J$l<3$««ch*^ 

Spssa dire la messa nella sua c^Ua sedeoi- 
o* La qual licenza avuta dajìa peniteuziar 
^ja vi mando qui inclusa, la quale ho ai^M^ 
via. Aspetto sentir nuova che i .Vo^ra/.lil* 
Lipi^nzo sia riraaso Capitano dalle ìTti^te^t 
State sa np» Del vostro Bastiano |at{louom<i* 
mi piace ^ e cosi di Ferino. Alti ^a^g* Ago* 
ito 1S45* Di jCioma. ^ 

Dite ad Elena che mi risponda a qvt^l* 
lo dH che la domandai , se ella era> o noa 

Quanto padre P# Card*» Bcmho»^ 
CCCXXKT. 

( Figli uol carissimo. 11 Conte di Porlezr 
-sia di. casa Triulzi nepoie di Monsig. R. il 
Qifrdinal TriuJzi già tre anni s* offerse dt 
^riiier^ a auelUi lUustr. Sig, tìelle arme «r 
il quale ^allora era giovanetto 4i men d| 
"Vènti anni. E la Sig. ricevette volonlierl 
qui^Msta sua profferta 9 e fecegli uii%, onorai», 
tal . lef^tera , per la quale gli prometievisf che 
alla prima gvierra, o altra occasione, g^^i 
d^ria cidquanta uomini d^arme » o cept^ 
cavalli leggieri. Ideato giovane desideraii^ 
dò JpfioUo di Tenìve a quel serviaip, hapt?» 
B%lt^ tutto questo .tempo ad jmpeM^i? li&eiir 



<'f 



f ' . 



/-: • 



'>.11'i>ji 



33* IVETCTRK .TAlftP'^W^Jl 

Ktt< da', r Imperatori di peten'i.p^rlvft Ast Mi> 
]ano ,- e di TenirTi. IVè potè il buon gio- 
-naoe fatealtramieDle. Perciò clie se senza 
dèttBti'liceazaci fosse venulu , senza eiÌuq 
dubbio queUi-gOTcrnaiori di Milano gli av£- 
riaiiKÌ0l|^^9: PQclezza che è buona terra, 
é'^fiaUÉi^^che. es^ ba in quelle contra- 
AnijOt^ d|e.4i,i^%- Cardinale suo 7Ào ha 
ottenui^ q^iesta.littfDza , desidera con la 
ii)figlie,.ie.«OD- Qva madre, e tutta la cas^ 
e famiglia sua venire al dello servizio, e 
fermarsi dose la Illustriss. Signoria vorrà 
cbe egli si fermi. Ed a questo fine il dct: 
■■ to Reverendiss. Sig. Cardinale manda uà 
suo a Venezia per causa che acciò non tÌ 
venga senza qualche titolo . o forma cbe 
fgtìpia vedere che egli a :*e»ito , non vi sia 
venuto, e. quel Senato iI,',Vi<;eva, e raccol- 
ga con la sua corife mano » , ricordandcHÌ 
quanto questa illustre casa ^i sia ado^erap 
tu nelli servizi di quet Dominio. Essd' ì^ 
contenterà d'ogni dimostrazione che e^ 
Dominio li farà, perciò che fa pensiero 
con le sue opere col' tempo, 6 \ion le' be'- 
casioui meritar più oltra. Vi priego aduH' 
qofi e. gravo chetai detto messo del Sigo- 
Cardinale « il. qttal di bi^ieve sarà a Vene- 
-wa » prestiate per conto mio lutto quel 
4!%f0re ,al (;pnseguimeat)0 d^I suo desiderio 
che voi potrete. -Dì quejto negozio tutto 
.patreJc parlar col ^o valoroso compare 
M. Jacomo BonSo, 11 quat fece assai per 
questo giovane al tempo detto disila prima 



,li- tìt, ". ...A?-^'iti**j<o-iifiBiì*/ «33- 

sua' pi-bttcr^'TdEt^ à qilél'Bb'ffltfift}. fi pre- 
fcat'éio a nome "iiittì a fare aliftttHnto orai» 

?uaaio fu'<^ùét1Ò'cIie dil-'orA^so fìMe, cbìe 
il a dii-e il veib , il tulio. Qfteslo BigtìS» 
Cardiijale ha il'€i)bté'-tier '^tm«Io, bÀoa 
potrebbe aver cosà |rti!f eira' ttrf'qttfelStìta- 
to, cLu veder da'7ui onbràtè'-ésSéKè tfU^ta 
cibvune. [I quarSig. GanÉfaale «fi quaaCi^ 
valore, e dlgnift.e gra+ità sfa;; «^a'-abo 
jj sa , e quel Seaàto principalmente;' i^jAlli 
17. Ottobre i5^. Di Kooia. -' '-"V ■'^^'' ^" 
: Vostro ^uabto padre PidtTó Càrdio»! 



' . CCCXXXII. 

■' - • ' • ■ ■ - . :■-■■. .- j.si-cjp 

Clarissìmo figliuolo. M* Niccolò Oriaa* 
Belio mio caro amico, ìr slato fuor di ra-> 
gioDe spogliato del possesso d'uà beuetìciet* 
to congiunto alla sua Pieve di BovOlotT;, 
per retupcraziOne del <juate , se ■ 'Voi pre- 
starete agli agenti suoi cojfl^ tutto q^ttl f*- 
■»ore che per voi si ^otrà , mi farete COSt 
eommainente graia, per k)' desideritì' eb* 
ho che egli in tutto ciò chè^fer^rfói'ftiyp*»* 
Sa, veoga ajutalo, e favorito, htìtt: metti>(j 
che se fosse per mJo' pàrtìOolar 'i&teF«èA 
Slate sano iosieme con tutta la' '*J*|ra ft»^ 

figlia, DI Roma. Allì 25.rdì'0tti^brCr&p(. 
iutalemi Marcella. "''■ * '"■' ^c*'' 

/.«,, ' Ciittie padre P.'Céi^ Bèttììt». 



3^4 ù^fti!t fìMtótiikt 



CCCXXXIll. 



^5 






J-t '■ "' . . cr,c> 



FiglitiòV ' càrì$^ino è clarisirittio. Aoctk' 
rti che tó sa^pfa chè*da:*per tdi^ 
là btioiia «a tttra vostra IncKoatò àf teiri^i^ 
haoad M; Frtiticeico Datóito, e ^he cb^^' 
i^ttcete 'maièò ^bène« dì qti^fft6^ esscv scipe^^ 
Itttii gir àìirt che saratmò àJla elezione dA' 
imVeno P^int^pe della nòstra parirìa^ nóttir'^' 
nati, pnre io ti priego che atìdie per a^ 
mio, che fui; nel principia èellaritiiagitò^#^ 
netzà t coàì^pagnòy ed àoiiéb gradde^^tRPì^ 
e sempté r ho amato » e i^ivèt'fiò aibgofar^' 
mente ^ Yògtiàle iaggiugnere' al Téstro lifiitfi^ 
no animo in ciò tutto queHo"' spirito-' -^ 
prontezza che sarà in voi ', che "so che ^^^ 
e prestante , e molta , acciocché qtiéHa- 
maggioranza sìa a sua Mago, tconferitàl B^ 
che tanto^ più >i scrino di milita mila' tè*^^ 
glia, quanto slimo che tòt sarete pc^^'* 
nelli 41. rilon potrei sentir naova'ch<r''pÌft^' 
mi fosse cara e grata di i^j^e^ìa , ne della 
quale ve ne sentissi maggior obbligo. Sta- 
te sano. AUi 2i. di {Novembre i545. Di 
Koma.' 

QuatìtSo tostit) httóri^itódrifr PicCàrd. 
Bèmbè. ' - ■•''^ ^B'^t^ ^^^^ ''^-^^ ^^ 

. » ...'■ ■■..:' ■■ i^'.' ■ »... ..-; ;':>«':ìhi^S'b i>' ,iÌìhh\iì 
^u--i-^ 1- ' , ':\^^-'::'. '.yi^, o:^^i> !9.o oi^iraix 



CCCXXXIV. 

Mollo Mago, come figliuolo. Dovendo 
esser proposto in pregadi per gran Cancel- 

rip ,^eU^ /H{tÌ8tr, .§i'gr apgiesiw 41..S^g.' ,^r^ 
€h^,se;,4el Yfi^Pi,,^on9 .;^tqi.J}i|?gatpJ^P9 
Sjg. di ques^^,<Jprte, ^l.q^e 4f#i%;?a,i¥i^ 
t§r,/ar.^f,vUip^^a mag^py^^.c^j^.^^sai c;!;^ 
q^^tar<iiaQ.è,^:di voleri^ . raqcofnandare a<Ìò 
alcuuO' il ^uaìe, ppssa , e vog^ fovorir^.ij^,; 
e^ofUì^tai^ questa suo mane^io più cb|p^ 
fiin pp^i^Ie , ed averlo in piiotezioi;^^ ac^. 
cioccl^è^li con^egjuisca il suo inteodica^a- 
to. Ìjo raccomando adunque a voi qiiaoto.. 
pQSsOji .pregandovi cjbie, in ^u/q^ suo dff4ri 
d^riÒY<,^l; nv^o,, vostro y e de' vostri ^pii-, 
<^f S^i/^^i^ pr'^^tar tuU^ quelli djqi|^ 
e J^^i etici gji^jcarete opportuni^p^r lui^ 
cke i|»e 41^ ^faretff jp piapere. ^atat^ 
M^V<5ej^*, a W?flft« wo » e, ,8^te sano, con 
t^^. Ja vo/^jr^ fe^^Dtiglia, Di JlLpma. AÌU zjf 

*^^ ;: <i^cw^ padri? P. Caijd^ Qi^^o.. 

■i'*^'' -ti' '* *''."» •'•i ■ '■ •■i'. -i ■ V •■. V ■■« " • 

b: fF»gJicr(4. c?f issimi?. Ha Y^t^9,Jll discor- 
so fallo dal Magn M. Domenico &rad^r,;^ 
C9 sopra min genero , e gii altri suol ti* 
giiuoli, io desidererei cbe riuscisse sì per be- 
neficio del deUo mio genero^ e si degli 



S36 LETTERE FAMIGLIARI^ 

altri. Ma quanta alla Badia di S. Cipriano 
io non credo punto che abbia ad esser saa, 
che noi vedo mollo gagliardo coaib.7tteate 
da vincere questa pugna , Ja qaal se 'suo 
jbarba non paote condur a buon fine, man^' 
co credo cbe potrà^ o saprà far esso, cre- 
do dir il vero, perchè in quel tempo i 
Trivisani fni f^iccVano intendere tutte Icr 
lor icose di giorno' in giorno. Se M. Do- 
menico darà priocipio alla lite, non gli 
mancherò di ogni favore che io sia per pò-' 
ter dargli. Salntate siia M. a nome mio. 
Ho avuto singoiar piacere che siate eotra*^ 
to nelli 41. co^i favorevolmente,, e che ab-'^ 
biate operato assai per la elezione del Sé-' 
renissimo Donato, ed emmi^ stato ciò - coèat 
desideratissima per molti conti. Fui già nel- 
la prima gioventù mia un tempo suo com« 
pagno e poi a Padova sommamente amai 
M. Pietro suo fratello, il quale se vivea sa- 
na stato il più dotto gentiluomo della no« 
^ra patria. Ma per troppo studio il pove- 
rino si mori in breve tempo, e mi portò 
via me7.za V anima, e ne sentii infinito do- 
lorc. Credo che sua Serenità m* abbia 
sempre amato , siccome ho io sempre 
amato e reverito la bontà ^ e '1 valo- 
re > e le moke virtù di sua Serenità. Se 
averete adito a lei rallegratevene affettuosis- 
simamente seco. Io ragionando questi pas- 
sati di dopo la morte del I^ando con !n. S. 
e domandato da lui chi io credea che do- 
vesse esser Principe 9 gli dissi ch'io tenefa ' 



DI U, PIETRO BS»#; Sfa 

|ier fermo che saria quello che è successo^ 
^ è stato. N. S. Dio lo pro«peri a luo- 
gbissimi anni, ed a molta felicità. Del 
jrostro M. Aniouio m* incresce che 'I pove* 
TO ^ e da bea grovane noa guarisca* Salu- 
tate {Marcella , e M. Lorenzo , e étate sani 
tutti. AUt 5. Dicembre 1544. Di Roma. 

Quanto padre P. Card. Bembo. 
Il clarissimo M. Antonio Yènier è 
fatto pidlto mio , ed io tuHo suo cbe lo 
vedo di ottimo animo, e di singoiar yalo« 
re t e fa per somma eccellenza il suo 
ptEcio , e vive da vero gentiluomo , e 
•elandidaménte di maniera che '1 salariò 
cne gli dà quella Sìg. non li basterà 4 
gran pezza. È fatto & altra cfaalità di 
quel che egli era , certo che td " ÉiètjtA 
sommai laude, e N. S. ne fa anì gran 

caso* 

• ■ » 

CCCXXXVI. 

Molto M ag. . e carissimo fidinolo» Vi 
ringrazio della cortesia vostra in darmi 
libertà che io faccia quanto voglio del 
Decanato » e Canonicato di Cividìile. 'Il 
Barpo si inganna , però che il fratello' del 
maestro di Torquato mori in lTgu1)b1o, 
essendo mio cappellano. Potrà ben essere 
ohe io. H dessi il detto iiìaestro , quando 
veder ò eh* ei si porti amorevolmente t 
esso , e M. Ferino suo Zìo , con. Torq^aa* 
IO9 e di questo ne vorrò la prova pryna 
Bembo FoU IX. %% 



^8. iinnms VAUpcLMiiifr 

die ìa ffaceta cosa mlcunlu lXi|^liimitB;4mi 
Toì del male del Totlro Mfirc*ADtewo^Ji4 
che se ne può idU*o? SaliMaLte.lVIfin^liivdi 
wuie saai tultu Al prima .di iQreiiMlfi^ 
I&4Ì. Di Roma* . .v. - ; :i 

. Quanto padre P,> Cardiaal BenU» 

cxxaaavu. * 7r 



4 • -' ^ . 



Questa Yt f a .; acciò che procQrjtM 
ehe.ad ogfti mode la seniensi^ aUe .ra94!if 
vecchie si faccia dooiaue^ se. óg^ £|tta\p.il. 
atesa '«eQ sarà. Del mandarla poi attenete 
la promessa che avete fatta al Giliolo. Bfa 
$e vai amate ^ quando bemi doveste andare 
alla Giudecca a trovar quel Signore do* 
mattina al ricevere di questa, lettensf» ,. non 
ai manchi per voi 4 e di jciò di n)u<V!fP H; 
prego. M. Cola vi scrisse da se, .pè Uf^ 
vidi la sua lettera. Vi mando scuiio uno«i 
acciò mi compriate di lui Janta i^va pass^ 
di quella medesima che faceste dare a 1^^ 
Cola 9 però che mai non vidi , ne mangj^ii) 
la migliore 9 ma sia di quella propria «.vf^^ 
non a altra. Rendete molte grazia; ^ ipiiflii 
Mag. Madonna kah^tta^ della inemoria -cit^ 
sua Sig. serva di me ^ e inolto cQfi.lei;fK> 
rallegrate a nome mio delle nozz^B.d^sj 
cognata , e apiu che incito a aua Sig^^pin^) 
fate ooìì . la vostra eloquenza. rapcojOkWtoa 
dato. Col clarissimo suo consorte vi if^^lQfi 
grecete f parimi t^,, ed aiicorac con lo spo* 
ao, col qual > e con la sua casa io ho 



m^^ML Y«tebcà; Attendete ^ ^ sbt^: éano y ^^ 
d4¥^t«>MféO ài^ flanaa&io che io ho tiTuta^ 
F^ Omero « il <|iMite iion è a proposito:^ 
M[me 4l>bia '^ inciso ^i ^ele .. HmaodecQ. Hor. 
anche a vaio le cose di Pisa , e I^Aquilft 
i^ntk 'DéfriUòa'' ne riqgraizio M. Tom- 
ma^ Giunta , ancora che io mi tenga da 
lui offeso per li 'liarfa fattami del libra 
eccellente ^el Prioli , dell' altro lui. IVta 
6òfi lui jbo da far ma^ibri Goni!i- che 
#|3Éiiit$iì(>. Sfate sano; AUi 0« di Gennafd^ 
1546. 61 PptdoM. ' ^ 






CCGXXXYni.r :^ 

Fi|;I!aoi carissimo. Yi fad servito netlK^ 
ciòsa ^ &aié ZaQoì>to che non: ho volato' 
far' parola per li frati di San Giovanni ttT 
Paolo^, 1 quali non hanno tiiiai ragióne air 
liiondo di voler levar quél padre aiti Oó^^ 
cieri i è cosi anche ha giuaicafo il Magi; 
(W'éior di quella Signoria , il quìatè è ùtr' 
gtaade uòmo dà betie , e molto prudenti ' 
^c^il^omo-, e molto amato ed estimate'^ 
qa'N. S; Io ^er là siià virtù «[li koà ist^' 
iriffett^fAtissimo ; e lo amo , ed onorò ^^oif - 
ttàW^r animò. Della iftia Bleòa mi vùn^é^^ 
i^óàiHò scrivete . Salutatemi Mare«™ t ^ * 
sttìfe sant lutti. AiU ^. Fèlibrajò iS^S. Dt 



* • I 



.. \^t 



Qutiiitd padi-e F. 6&vdì Md)*/:^ 



» 1 ■ 



349 LIETTERE tìMi^^^ti 

* CCCXXXI3L 

Figliaol Mag. e ^arissuno. Pìacemi 
èlle siale guarito della vostra febbre^ e<ae 
sete rim^so con le calse molto larghe non 
importa che le ricuperarete assai tosto, ub 
grandemente caro che IML Antonio Tostni 
Stia beof; ne ringrazio K. Sig* Dio. Varrei 
poter aver veduto il vostro , e mio Loreii- 
a(q, che mi scrivete esser andato con ||^- 
la compagnia a Loreto; Pf. Sig. Dio m 
sua guida in ogni luogo ^ e ve ne faccfia 
sempre padr^ consolatìssimo. Se Bastiano 
impara volontieri , e non lassa li st^dj 9 
meno importa sei non ha preoettoc oom^ 
lessò torria. La volontà , e deliberazione di 
un generoso animo in queste cose fst aSr 
sai , e vince , e supera tutte le difficoUè* 
Disìdero veder una sua lettera 9 e li cre- 
derò che $ia sua. Salutatelo a. nome mi^ 
pur assai. Ditegli che se si farà valente netJe 
*ettere , io Taverò per caro figli noi mio^ 
è dove potrò gliel mostrerò di bonissimo 
ÀQÌaio. Se Mcss. David non vi è buon 
fratello è tutto questo il peggio per lui, 
e torsi per questo N. S. Iddio non li 
lascia prosperar cosa che ei faccia. Saluta- 
temi la mia buona , e cara Marcella 9 e 
state sani. AUì 17. Aprile 1646. Dì Roma. 
Come buon padre P. Card. Bembo. 



>*.»-.' j i-..-^-. 



toX. Ut. FISTILO BlMftO» 34t 

ccexL. 

Molto Mig. jBigliuol carissimo. Ho ìa- 
teso del Deeaoato , e Canonicato 4i vostro 
fiffliuolo quello che io voleva ; sarete con- 
tento leneirlo cosi fin a tanto che io vq 
ine possa dare una buona , e $oprabbon-- 
devole ricompensa. Degli officj che fitte 
con mio |;enero vi ringraziou Son9 jpirppr] 
d£ficj'da voi, che per vostro ricordo gu 
bo data mia figlinola • Sei vostro m^ 
Marc^ Antonio si libererà del mal si;o ne 
ringrazierò la M^ Divina. Ijo avuto la 
lettera del vostro Bastiano^ la quale mi e 
stata molto cara , e molto griM^ ^ però phe 
esso mostra in essa esser molto pratico^ e 
dotto nella lingua volgare che non è a 
questo tempo poca laude. Io da me non 
arei per niente aspettato da lui tanto-; 
segua* che con si bel principio si fa^ 
tosto eccellente molto* Esso na qualche 
similitudine allo scrivere di Mess'* Piey* 
tro Gradenigo. State sano con tutti Ji 
vostri • Air ultimo di Luglio 1546. Di 
;Roma. 1 

Vostro quanto padre P. Card* BemBp* 

CCCXLI. ' '' \ 

«■' ■■■,•■•-■ 

- Io mi rallegro quantQ si coo^icn, cla- 
rissimo figliuòl , delle nozze del vostro M» 
Lorenzo , delle quali mi date avviso , 6 



' Tedò cht elle soa bd[li»{ine>:ittCNEfie< 9w?rSigi> 

Dio }é faccia esser a «lolui codsohsién 

^oa (^ tosira » della i&ìa fi^ccdl^^ 9 :<di 

ttitla la easa. Sarete cokitedleia rMhiilaii[a 

nome mio il- Magn. M. lioigixFoafairrflpà a 

^ profei^rmegli sema risparmio ;er sopì);» ?bit* 

^'10 la ^oda 9 amo ed amai sèmpre' ^i9(A 

' giovane come figliuolo tion eome ntp^ » 

e desidero il ben suo al par di voi c^K 

Hselé jpadi^. State lietf , e sani tutti. Agli 

II. ^ttembre i546. Di Roma./ 

Vostro padre P. Card. Bembo* 

CCCXLIL 

•-' ■ • • . . : • , . 1 . 

Mólto Mag. figliuolo; Di Marc* Alito^ 
dìo cbè gK «ia tornata la febbre i&fim^re* 
sce assai , ma poi cbe questa è cosa |>re^ 

' "veduta , più pazientemente dorerete aep* 

^ *^rlarlà. Del vostro ^ e mio Lorenaop , tSre- 
te fatto bène a darmene quelle Btovtsllè 

' cbe ne avete, che mi sono care sopram- 
imodo ^ e ne rendo quelle grane cWio 
debbo a ]S. Sig. Dio cne Tba £sitto riu«;i- 

' jre da tanto- in tòA giovane età; Cfido 
che non gli ^ano per mancar* delli ^^citer^ 

'^'^iti da niàr, quanti esso medesimo ne vor- 
rà. Chi sa 9 se anche quello che voi gii 
augurate gli avvenisse un giorno ? Ma di 
ciò npn più. Salutatemi Marcella , e dite 
* 'à^^iano eh* éì segna in farsi dotto , e 
^Vftlèrife ,' pèt»6 che ninna cosa fa maggiori 
gli t^idim^^e la ^Otcrina, qfttaaidalelk e 



.^s 



Tf«feD|iuftto con la boiità. Il Magnf^, Gio. 
< [ Cor. < besacbò ti soglia dire altr i«| ^«Ho 
^ che sa che gfi piace , jinre in qu^siQ 4i 
^ Lorenzo ^reoo cfa'ei scriva la mejra ^rteriti» 
^ p(rf icbe «ir avete anco qiieiràttre tesUaK>- 
'^ìoTior; ìciie' manilato m'avete. State sabo-, e 
^■Ktiwtttm , ,cotxie si porta ^ ^ porteria? il 
^ Mostro novello Vescovo. Alli i8« dX)Uobro 

^0 ^ UtipUterP. Q JBembus. 

CCCXUIL 

Figliuol carissiiii^o; io mi rallegro eoa 

voi del vostro esser rimaso Capitano a 

^ Faiaagoiftii. Averò eàro intender da voi ^ 

^'ie séte contfeotD di qnesfp jreggimenta ^ e 

"^•casi Marcella. Oi lei io stimo ai no, ,^e 

'^tion le piacerà far tanta via per mare , e 

^ iasciarvi andar senza lei non sarà opera 

^-'di buona mogliera. Pur come ^i voglia » 

;^ scrivetemene quattro versi ^^ e attendete a 

^^star sano^ e fate che io sappia sq accette- 

^'¥eto, a che tempo vi partirete. Salutatemi 

-i-ifarcellay e M. Lorenzo. ÀUi 3o. Ottobre 

«-iS46« Di Roma. 

Quanto padre P. Card. Beii4>o. 

CCCXLIV. 

Glarisslmo come figliuolo* Mi «vete 

""iat)^ piadere a farmi intendere jche vìoi » 

V MunelUt « « tatto la ivpcjMrih .i^fl^ti^ 



'■*-. 



siale. salii « e che li medici 5|iep|]|ia ì^t 
4i Marc* Antonio. Io ancoia muo , per Ja 
Dio graaia ; migliorato assai della mia per- 
cossa -» e comincio a levarmi per camera » 
ed ho speranza con rajoto di N«Sig. Dio, 
dover andare ogni giorno migliorando , , e 
.'potere uscire alcuna ^ volta a .camminar 
quando sarà bel tempo. Mon potete, far se 
non bene adr attenervi al consiglio , e 
ricordo di; Madonna suor Francesca , per- 
^cbè chi ba posta la sua fidanza in Dio non 
può restar ingannalo. Mi spiace che la 
nuova della nave bruciata sia stata verace 
.dudmi assai. della perdila di M. JLiorenzp, 
bisoeoa aver pazienza e accordarsi al voler 
di Pil Sign. Dio. Saiutatemi Marcella, e sta- 
te sano. Di Roma aìli 4. di Novembre 
1645. 

Vostro caro padre P. Carcì.^ Bembo. 

CCCXLV. 

Figliuol Clariss. Siate il ben rimase a 
Capitano di Famagosta 9 e sia insieme^ con 
nostro Sig. Dio ringraziato queiramòrevo- 
lissimo Signor ec. Piacemi che Marcella 
'voglia farvi compagnia con parte dei figli* 
uoTi. Fa da savia e da buona mogliera. 
Piacemi anco, che non partiate di questi 
cinque mesi , nel qual tempo potranno 
intervenir delle cose, cbe vi larian mutar 
sentenza. ]V« $. Dio sia quello cbe governi 
il vostro^ ed, il mio pensiero. Del nostip 



Ah' 'ìii[n Ptmno 'ttiàéo. ^"^45 

''Mi Lorenzo m* incrié&ceria grandetnenle , 

'^ che egli avesse avuto quel Miiislro , che 

mi dite per la nave bruciati. Fateméiie 

certo per le prime lettere. Noa ho cke 

altro per ora dirvi. State sano con tutti 

i vostri , e rallegratevi con Marcella* a 

xiome mio. Alii i3. Novembre 1546. ^ Di 

' Roma. 

Vostro quanto padre P. Card; Bembo. 

CXXXLVI. 

Figliuol carissimo. Ho inteso voleiniè« 
ri quanto mi scrivete di mio Genero ^^ e 
sento gran piacer che siano' iù àtdòr tra 
loro. Ho loro invidia di esser a villa Bóz- 
za a far la Vendemmia , e pur che essi'ìa 
facciano allegramente » ciò mi basterà. Se 
il vòstro M. Lorenzo si satisfa è contenta 
della sua sposa io ne sentirò consolazioa 
insieme con voi e con Marcella, né dvibi* 
lo che questo non sia ; salutatelo insieme 
^con la sposa a nome mio e state sani 
tutti. AUi 16. Ottobre 1546. Di Roma. 
Saluta.temi Marcella. 

Vostro come padre P. Gu^. Beìnbo. 

^ CCCXLVII. 

Figliuol cariss. Sono più di cinquan^ 
Hlfet anni 9 che io ho uba naturale, e viva 
jprffezione alla Serenità del Principe, ed )xo 
tempre disiderato con ihòltit ilevoiidiàe ia. 



S46 , ittWRif rimi&LiUlti' 

)^^anàezta ài sua StteéììUf QóèoséétìéÌÌ0 
'è'erapre e buona, e giùéto^ è' diéitiètMo 
ùel beh pdbbiico, e partio6far delta "phtìPhi 
't}ostra. ÌJì qiìal mia alìEezibn ' sòil iseiib'ifia 
stata cono2>ciuta (la sua SeretiitàV^ vOtHìie 
'sete in parte, buon téstimoiofo ; con questo 
animo e con questa esperienza dtlla bon- 
tà sua desidero ottener da sua Serenità 
una grazia molto onesta , e moHo degna 
della cura ^lià. E otieslta è , che tua Sere* 
nilà dia' mòdo a* M. 'DòYnenico Gradenìco 
padre di mio genero , che pòjssa far cono* 
scere al "Senato la gtùslitìia "déHà cauto di 
"Sin Cipriano di Murano , Id qual otfQsa 
'altre volte còndòlta nel Senato y e trattcfta, 
'ancora pende. Gli Avtogad&ri hanno la 
detta cattsià nelle mani , ttia non ia^ posiso*- 
Ào espedii^e sènza il favor di stia Serenità, 
'e di quello Illustrissimo Collegio. Adunile 
sia da me pregata sua Seretiità con tutto 
r affetto delTanitno miio, che P ama,' ed 
osserva quanto sapete, a pigliar questa 
cura , ed a fargli ayeré il Senato ^pcr 
espedizioh di detta causa , la qual cosa 
potrà metter V anii^o di quel buon vec- 
chio , òhe già tanti anni pena, e di tutta 
quella famiglia^ o all'una via o ali* altra, 
in quiete e in riposo. M che io vederci 
così volentieri , che sempre renderei gra- 
zie a sua Serenità di questo uffizio fatto 
da lei a satisfazìon di quella famiglia. 'Pir 
gliarete ètduhquè tempo opportuno di par- 
^ farne ti' sua Seì^éàità e itnpietjtiir' delte^Mit 



o'hbnìkf 9 gi notizia quello che spera ia mia 
oJwiifcìi. 4s^r va nza versa Ui^ e raccoman- 
iR*datiemi alla l^uona grazia di sua »8eretijtà. 
>.jSuie^aoa con tutti i vostri. Agli ii.^t 
Dicembre |546# Di Roma, 

Quauio- padre P. Card. Beinl]K>* 



CCCXLVIII, 






t *■ • * - ' - 

< • f " . . ■/ '/ ... 

Mag. quanto figliuolo, rio veduto quaa- 

fo Toi mi scrivete del ragioaamepto fatto 

intorno alla persona mia col Mag. Quir ini» 

; cb'esso tenga per cosa certa cbt; abbia ad 

X esseC quello di che voi pii avete ' burlato 

..tante volte,, domandandomi s'io lo crede* 

tva, ;e di cbe mi ^ete anca scritto, lo vi 

. bo sempre risposto che $Brk quel cfae pia- 

. 'èerà ^1 N« S. Dio e non altramente. Ora 

voi Ini scrivet^.1 cbe per te paròle del Qui- 

iiìpo, voi siete certo ch'io creda d'essere» 

^ )af1fermaiidovi il predetto più cose , prima 

: che nel nascimento ed anco quando mi fa 

- Riandato il Cappello io ebbi Giove nel 

À. mezzo del Cielo , e che M. Federigo piio 

-'>CDSÌ eccellente' Astrologo aveva detto,, che 

:. essendo venuta due volte , di certo verr£^ 

la terza che sarà il Pontificato che di ra-^ 

do fallisce. E che nella Messa quando a&- 

• , cettat il Cappello, , neir Epistola e nel Van* 

V gelo 4 da l^fostro Signoro fui chiamato a 

" i isomiglianza di San Pietro, dicendo P^^ra 

' t^cfiéere^ me. Le quali parole fecero mara^ 

^ < /^igilat fTnHi coloro cb^erauo a quella messa^ 



34^ L^ttieilE- FiiMIGfi'lAlit 

Che fa anco QotàbHe i]ue! ebe dìése'qM^ 
Romito, cioè, cbè sarebb^ Piiipa uno.'cb| 
^rà Vescovo d* Ugdbbio , ancora che . ^. 
^iicesse, essendo vìvo II Cardinal Er^;<pa^^ 
£ cbe fii mTif'abilé quel cbè dts|e.jl Papft 
«Quando io feci' Ventrata ia Roma', cioèx 
Óra entra il nostro successore* Le quaiì^ 
cose mi fanno credere che voi crediate^ 
cir io creda d'esserié. Ma clredclté a anof. 
Francescbioa che disse , eh* io aoa tanto 
lontano da quel ch^io crlsdo di me- comci 
£ lontano il cielo dalla tèrra , e che perèr^ 
vi 'sete risolto dVndar in Levante e non 
]f>erder più tempo come finora avete fatto. 
Ti sete pòi confermato, perchè avendo it. 
star di qua' set mesi, vi risposi che m ^ 
mesi potevano occorrer^ molte cose , chn 
& confermar che voi crediate ch'io creda 
d- esser certo. 1544. 

Si noli che dopo scritta ^la presenta 
lettera , il predetto Cardinal Bembo moii 
xjuattro mesi dòpo ^ onde si i>erifici> Udetto^ 
della Reverenaiss. Monaca nominata di 
sopra , cioè che esso Reverendiss. non sn^ 
tebbe altramente Papa. La ^ual cosa fa 
credere ^ che tutte le cose predet-te *da kA 
in altre materie abbiano ad esser ifere. * 



GCCXLIX; 



V. \ 



"■' M. Tnfdn Drago è Ténutd UA di 






m^ m PIETRO v^f9ì 349 

jAa dì diiie ojce 9 eoa tentp mio diletto , e 
piacere quante più si,po$» dire ^. e il soa 
ngìonametito non è stato 4*^^ro dbe deU 
la persona Yostra, principiando dal priaif 
^jOhe/giugneste a Catiaro fiao airuUimo^ 
e fra T altre cose mi disse cbe quaodo, 
primamente arrivaste in quella Citrà roal« 
peste intorno a^due mila MaHellossi 9 i 
quali erano accompagnati da alcuni Tur* 
chi 9 onde dalla parte de* Tarc^hi- fa fatto 
gran danno siccome si vide v per le tesUr 
^e furpn portate in Catta ro , e che dall^ 
Vostra non vi fu pur morto un uomo^ 
onde vi portaste da Principe dando u^ 
zecchino per testa aVincitori, perchè • quot- 
ato fu atto dà mettere animo a ogni tim^ 
da persona , e tra* nemici mise spavento v^ 
poi che si sparse tra loro la fam^ che 
voi pagavate le leste loro un zeccbin Ta^^ 
na^ È diceva che da questa operazione era 
proceduto «h* a* Turchi npp bastava più 
F animo di venir sul territorio di Cattaro, 
e tanto più che per tutto era ^sparso la 
voce cV io Cattar© era venuto quel Prov- 
vèditor cosi valoroso che era jgià stato a 
Zara. E diceva cbe con tra > i Turchi man- 
daste vettovaglia Jn Nadine, ed avevate bett 
fornita la terra d*ogni sorte di munizioni, 
e ch'eravate amato non pur da tutti i nostri^ 
ma da* sudditi Turcheschi ancora per la 
hìionÀ compagoia che voi facevate loro. 
Oltre a ciò mi consolò i^oUo quando mi 
dtttt del ^§|ifr deli* artigUerie a, quelli , di 



V 



•V. 



350' LI^TBRC FÀltfTOUàiif ;■ 

Castéhiuid^m gaaiado combàttérétiia'4»(d^Qi)iì^ 
tane del Goffo ^ il ,qod-$i fecd^^ epsl^ grttiv'i 
vergoj^oa coti cinque Galìeé , «J^ /dhé -^wèl 
col vostro; .^occórso delle tòrtjre ' tóMbeJ 
che mistero tn tetra , ricuperaste ' lo-ofiw^ 
del GiprtaDp , e Ì0£;lieste T afiigKemi ' a^ tfèo 
iirtci, E che fu parimenie tt^sér cnotMM ei 
bella a vedere, il prender de*diedt-Brig^W) 
tini usciti di Gistemiiovo per sacclMSggtar'' 
la vili^ di Lustixa con la fostrà Fust^ ^a* 
con le Ijurcbe armate in poche ore. £ wg^ 
giunse che fn arto di gran' euoret i( f^rt^*^ 
der tanto fra terrà il Conte da Risaìio -if^ 
qual voi faceste antiegare » .con tutto th<i^' 
egli vi avesite offerto di donar &90. diuda*] 
ti , acciocché gli salvaste la tità* K cfh^ 
faceste tagliar la testa a quel valente Vaj-' 
Toda da suoi propri sudditi , accétlabdd=;^ 
gli uomini suoi medfesimi a* vostri seryi^^*^ 
i quali poi con un poco di predente *che7 
voi donaste a Clamano Bassa fnròii 4.ùXfS 
lassati ritornare a casa loro, perchè ilprè-^ 
détto Va jvodà aveva fatto e faceva tuttavia^ 
di rrioui danni a questi di Cattàro , é^ eiia^ 
odiato fiùo dai suoi sudditi come, si vidéi^' 
Mi ragionò siiiiilmente d^lìa vostra TfgP^ 
ÌSLtìZì , e eh' a tutte le ore eravate- veduitd ^^ 
e che non bi sapeva mai la ora, ferma che '^ 
vi riposavate. E chVin quei primi g^ortS^* 
di sul monte della Trinità vi volò si ìmii^^ 
gamente sopta la testa un* Aquik te -poi! ^ 
una Colt>mba à messia nòtte sul - Tdrrion *^ 
di Scià i'Vanccsco V la qual iotiia JttcKeliV^^ 



p«r;^ella^yia ^Vessa veane , il qu^l s^gno: 
furiQUo^ pei^ jTdice augarif^, e ài tenne cfyei 
fóese vQr^mente n^andata 4a|Io Spirito 
to^J^Mi di^$q oltre a ciò^ che ayei^dovlufi^^ 
B^^O' rotto }a•te^ta alla porta di $.an..^rai]:« 
o«8co n<€)fi yi sinàrristo paptp^ e,,<-^e^Ì^tto. 
lo UD subito tutto ;SSlpg^e,;,Ti fiicest io. 
^«keli luogo medesimo i][ìedicar,(^j. e. yd ri- 
vcatiate d^aliri pf^nni pef . uoa attristar 1^ 
161*1^ ae . fost<ì andato^ . per e^sa cosi ius£^a% 
guioalò. E mi, ijj^teueri il core, qiiapdo mi^ 
ragfoiiQ.. della ^ freligion vo$tra e d.(^la cuuv 
&jS$ioniet ^ comunioae chf? faceste,, e come^ 
il popolo^ cojmpuuia da divozione pianga 
per lai. maggio^* parte (^pmaiqsso dalvostrpi 
e#eaipk> dr^ontà, Mi disse lineo della. soU 
levasion del Popolo contro i Soldati , guaar 
d^ 41 partii Tardata di sotto Cattaro» dii- 
bilaiido: d'alcuni soldati cV erano andati 
per 4errf^ dietrp aUrarmata. Perch* essi ere* 
diafana cHe fossero andati a farla tornare. 
a 4^:^(0 1^ come quelli ghe non sapevano ». 
cbfe Toso de* soldati è di seguir gli eseroijLii. 
e;l*arfiaate per trovar . e veder se hanno 
l^^iato addielro qualche cosa da far Jbotr, 
tiim>» ^ £ ;aUe ^e voi non ecavate cosi presto. 
a.riparare , ,^guiva una grande uccisioiie^.- 
cne^^no alle donne saltaroa fuori perula 
ypf^ eh* andò attorno cb* eraviate stato uior* 
io tifi: qii^lk. baruffa., Ma lodato .$ia pi(^ 
c^seì^ jr^tt^ito i(t t^pli'peripQli.non pUJf.^^ 
a^iQattafo,:.iaa,fi^j(^ a^Zara^ dove vi setfj,^ 
l^%\m f*ù^>J!9lte %Jatr^met6^,H, tri»' gè»-- :, 






35 Z LETTERE rlVIGLIlRI 

tiluomini e popolari , e tra' popoli con «* 
ìee. Mi disile aaco che nel preseniarsi-^é^* 
Tarmata Tarchesca la salataste cóìi Tarth-' 
glicria , é mandaste fuori ad invifiirK à^ 
combattere. E Vatto che (ìiceste col baCtt^ 
vìa h testa a quel bòmbai^diero che iidif^ 
trasse ' rartlgliaria come si doveva. 

Poscritta, mi son ricordato per la pia 
bella cosa che mi disse, che essendo voi alla 
messa sul principio che venne la nuova 
della presa di Castelnuovo, il Governator 
Cagoivoto con gli altri che vi erano attor- 
ilo vi disse : Signor, che vogliam fare ? ; e 
voi subito gli rispondeste ad alta voce: 
Udiamo la messa, onde in un tempo istes- 
8o mostraste animo valoroso e religioso td'« 
^emé. E che tanto più sete lodalo di que*-* 
6te operazioni^ quanto che tutto ciò è stato 
irnprìo vostro fatto, oltra la vostra buona 
irtuaa , perchè avendo mandato Ulaman 
Bassa da tre mila Martellossi per sacctieg''^ 
gtir Lastiza ed il paese aliMntorno, quéi 
che avran dato Risano alla Stg. ch^eraìiì» 
in quei luoghi, saltaron fuori" e sopra ùnà^ 
strada sotto una collina ruppero queìte 
getìti con arte gridando fuori dal I altra' 
banda, perch^i nemici credendo d*ésser 
tolti dì mezzo si fuggirono è fàrcjra ratìitì 
Queste e così fatte cose dettemi disfi Dra^' 
m^i hanno dato grandissima consabìioHd? 
perch* amandovi io da figliuolo non postai 
se uoti allegrarmi delle vostre 'ònot^l^ ope^ 
razioni. Seguite adonque di o&orar a'q[ti# 



I 



^ . DI Jtfa PIETRO BEMBtì!.\ BSH 

Ho mpido la Pairia^ e di acc|dÌ8tarì[è' cqI 
italor vostro gloria immortale»^ perchè co*- 
l^ro «oa veramente degjai d ésaér cbi^- 
iQLati uqmiiu cbe iianup bello fidimò é 
ohe x&n^o profitto e gÌQvamento agli air 
tri uomini. . Salutate Marcella. MI Padova. 
IA40.;. 

^^' .• .'.'•.. "CCCL,-' ■ ' ' 

' ■•■ ■ i •;. .. • 'v 

Jil Cancellier di questo elartssimo Pé^^ 
^estàf il qua! è un grande asipaccio', q 
lìrannaccio, vuole da queato poverVuonio 
di Gip. .Antonio Fabbro/ il quale ha pre* 
aentata al: Podestà un baaditQ^ ai quale ò 
stata quìesti dì tagliata la testat sé lo ha a^ 
assolver del bando, ducati 109 per 5. o 6. 
se li sariano dati per uscii: di pratica, mai 
|0. son troppo scorticamento. Però vi ri^ 
maxido Gio. Antonio >acciò diciate sopra 
questo una parola a M* Giovanni Antonid 
ìl^ierf se vi pare, pregandolo a far una 
l^t^i^ra al Podestà e he ordini, chfi avendo 
4^10. Antonio satisfatto alla legge che vuote 
i^ff chi amazza ^ o conduce un bandito ^ 
i^a tratto di bando, lo debba levar di ba^* 
^,v facendo far sopra ciò )e gride oppòr'? 
t^une senaa torli deuiairì. Però che la legg^ 

Scilo dice eh* ei sia tratto di banda, pagad- 
^ . JK).' ducati f che se la' legge . il^ du^^sée , 
Qrio* Antonio ch^ cico ha 10. ducati nofi 
Sft*5/SiAr)a.jQ[i^essqt a( coadurlo. pifsl a> M. ,Gi^ 
^ Bembo ni: IX. ié - ^''^ 



854 ftSTTSEB PAIilG&IAM 

▲oloftio i ma ae U vi par di «pttcla»' al 
Akriv o anche di far parlar sunzBL faticarr 
^i voi« fate come vi f>are. Ma vai Mfff^ 
rete-pià antorità* Se bisognerà ^ dile .da 
fNirte.jnia a fi(. Aurelio Soverchio .- xoatif 
^ne ^role che pigU questo poco di carim 
per amor ntio che roo certo k> farà voloi^ 
iierìy e ad esso pur assai mi raccomandale^ 
ed a M. Valerio. » quando 'lo; vederel& 
State saoo* A Madonna Marietta vostra Zia 
Dio dia pace, ha visso la sua parte« Sai»* 
tate Marcella , e baciate QuintUio^ ed Ailt 
"visetto. Di Padova. . e^ 

Perohè il coodutto a . morir per mai 
del Podestà da Gto^ Antonio ha lire 300* 
di taglia, quell^asino del cancellier vorrebbe 
che Gio. Antonio gliele rinunciasse tutte 
per li ducati io. ch^ei vuol da lui. Ve- 
dele che poltrone. Se bisognerà far men« 
zion di questa taglia alli Avvogadori, acciò 
che M cancellier non la intrichi poi a qual* 
che modo per sdegno, fate come vi pa- 
rerà il meglio. JSlembiis patùfé 

Mag. figliuolo carissimo. Avete fiiiUi 
benissimo a voler che Marco Antonio vo*» 
atro rinuDzii il Decanato, e Canonicato di 
Gividal, al mio M. Veudrando, perpcofai 
nc^ lo potria dare ^ persona più religìosHp 
6 buona di lui ^ che e certo di quidità^ lat 
quale a quegli tem(H non si vede m molte». 



IH U. PQBTRa BEatQKH SS3 

I0 lo «mo singolarmente e per oi^Ttte ;Qqa 
lo dia a irerun altro. Qoaoto al ^ vp$tro 
wooottaco lielle due cose vedo Jo t^m^ 
lustro. Tulio quello però cb# a^v^iHfài» 
porche N« S, Dio vi aUna posto ajq^ml^^ 
dcJ #ao santissimo spirito- mi^ saràKCW9r> 
come a colui » che noa 80 diseernere j^ 
meglio, se voglio giudicar senza la seosna»* 
lità umana. Quanto al pegno che vorrejite 
mettere » non accade ciò fare. Perciocché 
se quello avverrà che credete cosi ferma- 
mente voi averete vinto » se non avverrà 
▼i deverà bastare quello erreremo danno 
vostro» senza altra perdita. Salutatemi Mar- 
cata , e sis^e sano con li vostri tutti» Alti 
g. di Settembre i547« ^^ Roma. ? 

Vostro quanto Padre P. Card. Bemho^ 



./. •- • ? 



CCCLII. 



. Jk 



Mons* Martini ha tortov «e avendogli 
voi ^detto di quelli danari , che sete di di 
in di per riscuoter , non si contenta. Mi 
sarà ben caro facciate ogni cosa per risono* 
tarli presto, acciò che presto glieli diate. 
Baooomandatemi a sua Sig. e scrivetemi a 
ebe speranan sete di averli presto. Scnfv«9> 
temi i(fMl ohe è del 8»ca a Urbino » e di 
oneste no^e Francesi >alcuoft> cDS^Ȏ*dl 
{Lorna ancora. Salutatemi Marcella^ leiqiiai 
aiuqaesto^ di dee esser ' J^ai if icinar ai^ suoa 
puetQt^ namadioi da farle mi#v «a aaeora^ 



356 LETTERE FAMIGX»IAM .. 

della Morosina» e di queste putte. Di vilb^. 
Venerdì a mesaia BOiie, ooa potendo dor« 
mire* Ho avato i noiai di quelli da esseiD 
ìeMminati per* Gio. Aotouio si farà eoo di* 
Ugeozat e sajria 'già falto^ seneq che M» 
Pro Loca è stato occopato , né aocora ^ 
jkeo fuori di occupazione. State sano ,:€ 
salotatemi Avila* . n« 

Bembus paim 



t « 



« t; 



CCCLllI. 



i 



* 

< Ho vedute le vostre lettere. Qtiàpip 
a Gio. Antonio Fabbro^ vi scrissi cosi pia 
^(|^ burla, che perchè stimassi voi non £ir 
4otto quello che potevate^ che questo non 
ÌS^ mai creduto. Se TAvvogador Pespedirà» 
farà bene benché tardi , e tuttavia sarà a 
tempo. Quanto alF invito ^ che vi fece vo- 
stra madre, mi piace, e perchè stimo pen- 
siate di vivere da vostra posta ; dico quan- 
to alle spese , credo' non possa esser ailro, 
che ben fatto. Quando sia stato per vivere 
pur in tutto in compagnia, anche fate, 
come vi pare ib meglio « che ia di ogni 
vostro vantaggio sarò contento. Delli^?ìi|i« 
^^ari del consiglio di X. non ho chetialtM 
dirvi. Di Domenico Bembo, dite|(li,^«he 
^u;mto a)l\ ducali 200: poi eh* egli ha oé^i 
tari quelli stioi campi, che io. non ior^ vi»« 
iglio privar di essi. Ben mi farà piaM? t 
prima^ che^ li dia ad altri ychW^ime^jlia 
faccia intender una parola. Quanto all'af* 



DI M. PIETRO BKHIDO* 357' 

fittuale o alla metà> to son fK>co atto alle 
còse mie m questa parte, non che a-qo^rl* 
le d^ altri , «pur ' ci userò diligenza ^ e àà 
i^^Xietto ' non mancherà > ma crédo che 
ne averÀ' fatica* Dogliomi' quanto piu'ipoi!^ 
so del mài di Qaintilio , r l)iso^erà poi4ai! 
in pa:iien2a, quel che sarà la volentàf^di 
Dio» E se * Marcella «ì disperasse» non né 
sarà per questo altro, che iquello cfaeJDio 
i^Dì*rà; Però élla farà saviamente ad accor- 
darsi col suo voler, dappoi che averà fat- 
to quello che si può dal oanto suo. Dio 
fi consoli tutti. Tederete destramente, e 
à qualche heV modo^ se '1 CavaUer dèi 
Martini volesse tor i miei sali di Arbe 
per pagamento del' suo credito, offerendogli* 
^e a quel modo Io pagheria tutto in un 
trattolo quanto saria nen ne poteste far 
risoluzioae, esso ne aveva già, e li dette 
alla Signoria. State sano. 



CCCLIV. 

Ho gran volontà di farvi comodo » 4 
li ajutarvi in ogni vostro bisogno, e mas^ 
èlme de* vostri.^ vero chei^esso mi trovo 
•^in mcrfta difficolta, però che non ho un 
^miattrioo y e pur questa mattina i Rettori 
^m* Padova^ in* hanno mandato un officìi^le 
ia casa a< farmi intendere^ c&e se non f^*" 
« vedo a ^pagar 4* impresto ^mi * faranD<» (Vt^*^ 
•^dere Tentrate in. erba^ oasi credo^ olte Dfsi 



siano per /fior m Vicenza;^ Qui pago €lf|6ati 
foo; a YìcenM 1S4. sa elw potete Vedert 
come io mi troro. Non dico questo^ per*» 
elle ìMMÉ Yoglift al Intto^ ma - per farvi par? 
tadpe delle mie moleatie, se poirelo 4ttpet< 
tfcn^^ilf pagameutD dei Cérnari che conre-^ 
àitìi '^mere presto 9 ti soccmrerò di c[iidli# 
so non potrete arvimtemit x^ke fiirò tpiA 
|lMif visione, come meglio potrò* Scrivetemi 
quinto è che Jnlta vi è in casa» non dioo 
per voler venir a conta t mhiulamente con 
voi 9 ma perchè oggi parlandosi di questo 
non fa chi *1 sapesse, ed io vorrei saperlo. 
State sano , e portate le vostre difficolti » 
come vedo che fate tntte le cose, cioè alle* 
gnamente,* e non dobitate ch^io sia per 
niÉnearvt- mai. Se qaesti maladetti impresti 
Min 'ì finsero^ stati svereste avuto da -me 
più ajsito , <obe non pensate , laudate ÓA 
%MìD ' Dio. Siate sano con i vostri. Di 
Badova- il di natal mio alli 20. Maggio 

Bembus pater. 
' . j ' ' GCCLY. «^ 

e : Io ho inteso quanto mi seri vele ^ detta 
oom d^Arbe, eff^ fevore^che in ciò m'ha 
dttQ il Prìnèipev e M* Dliniel' Renièr, d£ 
cke ho sentito si ngttlarìssimo piacere, e mi: 
pis|térà che voi. facciate poi quello dbie 
Sfiraveie di fiure^ quando sarete alla bancni 
|Mir lbnófitt> ^nai vi pviejp aid. usar og^ 



ih 9 e modo, e ditìgeozia, percbè ^^a con^ 
éotiSL la cosa a buon porto. Qaanto a rea^ 
der graeìe, a M. Daniel , sertTO la ine) osar- 
la qual gli darete 'voi stesso, a sua M;' 
senea fioe raccomandandoiiu. State satm*' 
Darete attche qaesta al Raanusio, al qaal' 
6crÌTO che riferisca grazie alla Serenità àék 
ji^incipe della sua amorcTolezza. Al fattor- 
direte che io vorrei ch^ei avesse datoqiieb 
fermento per ìe lire quattordeci la pnaw 
ora> sensa aspettar tanto. :>v 

CCCLVI. i 

Mag. M. Giovan Matteo. M. Agasih|^ 
Beaziano ha avuto per resignaztonè di Msf 
Innocenzo SinibaMo da Pesaro la cofÉniemhrr 
ài Folti, ed Aquileja, della quale per noa' 
avere aruto comodità di especKrne le bo|i>* 
ìe^pW ancora non ha tolto il possesso, e^ 
li frutti tuttavia si l'iscuotono in nòmid 
del detto M* Innocen^^io; il quale ha scrit- 
to a maestro Valerio medico suo Zio che 
faccia risponder con detti frutti adi pro« 
ctivatori di M. Agostino, lo ayerei caro 
c^ tnofif' yì esséttdo M£so»ni»o^^ ^ am diceste 
xi^-'paMartcoii^^ deClD M.-'Valcrì tiolMPO 
àè egli dat^ H d»naHdeUi(talr.f^^ 
lioeveste per Tijpir della :.proctiLl«jjchci al^ 
lattato non que^a vi maùduED detto '>MiA|{0^ 
aitiiiO« facendogli quetovza: dtllirioevetw 
id^jnatas^pancm», se vir ilo/tqc^ialà^jaolestMr 



cne a M • Agostin ne posso, ne debbo man- 
care. Arerò caro Ufryscotiale dal M. M. y^r 
lerio SuperchiOy o da chi esso yì dirà» 
6^ pojlr/eiet disui frutti, e li^.serbi^e a for- 
ni^ quanto esso IHL Agostino ordinerà. Star 
te^ sano con MarcelFa» e con li vostri 'dotei- 

ppitiniv 



CCCLVII. 



? . 



"Vi mando Gio. Maria a posta, acciò 
vediate alla bottega del Librare cbe tien 
il Libro per insegna in Menaria a mesKi 
della strada del Relojo a man stanca , se 
egli ha niù in bottega nn Astrelabio la-. 
T^ato alla PamaschiDa, del quale il ma«r 
stro domanda ducati 40* se egli T ha t U 
lasciate queste sei monete che vi miando 
che vagliono ducati d*oro in oro largbi 4x>. 
in pegno , togliendolo per mandarmelo 
tanto che solamente il possa vedere. E se 
vi paresse darli a M. Vicenzo voi li 40^ 
ducati, che '1 M» domanda, e tener voi 

aueste monete, acciò non portino pericolo 
i perdersi, o di esser tosate, forse saiA.. 
meglio. Lo mando in questo punto aoUo 
sopra, rimandatemelo , doman da aera* Sta- 
te sano. 



DI M; FTEtKO BKÌllBO.' 3B^lf* 



cecLViii. 



^■y\ 



■ \, ■ 



• - ^ 



• ' Vpi * avete mandato un pfcsb da iifeppo 
gran ducati che i niiei .non $ò]io cliè^ìiob' 
piccioli. Ma da vero là: bilaucia è un :Ìm^, 
ìanoion t che per la grandezza non^ liic^^i 
|ìer offoi poca differenzia , però pigliatene 
un^altva che sia come quella che già mi 
mandaste \ anzi più tosto ^.vorrei che Cosse 
ancora assai più picdiola che quella. CUq 
cosi sentono nepe o^i Tarìazìope , e mor 
mento. Ma pure, se questa che jùi avete 
ora mandata fosse tale , quale % quella t. 
non Te la rimanderei ^ poi questa ha il 
pesp del ducato ingordissimo che mi fa 
credere eh' ei sia del ducato Y iniziano tkò- 
no* Son ben contento che ne sia uno dà' 

3 U0sto ducato , ma ne voglio Un* aititi dal 
ucato vecchio, e ne vorremo uno ;dàV 
ducato di camera , e uno dello sctfdo , e; 
uno del bislacco, e poi degli argenti ,< ed 
anche vorrei che f ussero tutti segnati del^' 
la foggia di quel dello scudo che mi tro^ 
V3Ste voi r altro di a Venezia. Fatediligen- 
KÌa di tutti questi a questo modo. E s^ 
non trovarete bilancie fatte , fatemene, fat' 
una a posta che sia gentile , e picciolai e 
fatemele far una cassa anche leggiera , co- 
me queir altra, o meglio. Il PreposiCo è 
guarito. Attendete a star sano, ed allegro. 
Di Padova^ Agli ii. di Ottobre. 

Semkus pater. 



/ 



9B& iMnmKE rurMRLnkttB 

•/''-r fGGGblX^f , Si-.. • -'. Oli.. I. 

■• -^ .... .^.■" •.■''^^•> i5J'?or;p ^.?*-^i^;^ -•'•,.• 

fate o^i\^&m[M j»kevé}àA Mags^^cif/ 
Jiccwid qiiiri> restò ^^ ed'*ato'(i# darteli a Bik^ 

éver^ tethr0t«0iir4o. 4;ctid{^^4«;dane AL.idbff^ 

taM.Anh ^bft *»« ha >à j^gdlVb 'miérjzèéé 

darmi a-qrtàlclè modài ì^inbM^ cloi0a^'# 

atnso che Bon ' stè«H a <;'^t!Bf Ita fljpéranabr 
S^te aaooi: • • .- '•••- - ^'^ìì-^*:: - '''«■•' 

Sembiis paim!. 



"M 






CCCLX. •■:' = .- • • •;*;-.;' 

M. Pietro Leone d*Ugubbio gentilis^ 
sima persooa, Gentiluomo di Mons. Stampa, 
e mio amicissimo , ha ia questa guerra \ 
sei serTigj di questa Signorìa perduti* due 
suoi valorosissimi fratelli, i quali il Sig. 
Duca d* Urbino avea appresso di se io gran 
conio 9 io luogo della qual perdita, Tolefi^ 
do esso ora dimandare a ^ei Sìgaorr 
qualche grazia, per conto d'ofiScj,- ^ml^ 
gerire da Venezia che io la voglia radrfo-*^^ 
mandare ad alcuno di quesir eoe ^i -filiti'-; 
ha mandata in questa lista* Io ché^- Kamc»! 
molto, e desidero farli cosa- grata, ^liii'S 
spoodo che esso venga a »trovar' votj^^ 
v' inf ormi dii'^suo bisogno cM per anudMv 



mio farete quanto iri fia possibile di fare 
in suo favore , laXodda^S^ P^i^go ^ volere 
abbracciar questa cosa con molla amore- 
volezza^ di iobd^. i^ ièseG^^Ji&pftlt^^ éono- 
sci che iabre T. abbiai< catdameiàtt'e di tìU^^^ 

idiÈOttie mmjfn^ìier(è%e O0n'-ìnplimwi/taam:^i 
S^BxhA Jà ilif^.^orffia Gwiftti^ f>Adi>^'1ltvt 

nato^ e motto» na^ioroaent^^'^ r$licMÌè^ 
Ti«pok)^ e iqàegli aiicora éi^^à'^che^rfìmh 
GOrooicereU efae- debba potèr^^giiMMrKi Smxn 
satùù. Fate vi pregai assai cbeqivditlFgetfHlM 
uomo, e gentil persona conosca tfaef'^iò^ 
Tamo* ed no caro, e fate le raccomanda- 
zioni a tutti quelli , con i quali deveranno 
poter valere caldamente. 



CGCLXI. 

Figliuol caro, :Dio VI salvi. Da tnfo- 
fratello intenderete il reéto. Quésta sdo vi 
fo per salutarvi insieme con la mia Mar* 
c^la , e per dirvi che mi farete piacere a' 
sopivermi spesso delle nove che di ài in' 
di^ttorgotto, e se per ogni cavallaro io a ves-' 
8i<di«cì righe da voi lo ar^i carissimo. ^- 
sidero ancora intender da voi come v^mno 
le cose già colili udiate , Uè quali tàttto vi 
raecomaodar; Salutatami Hktadonna vostra 
madre ^^ e ^mia sonella^ e vostra moglie , e 
vottsi fratelli , e 'i gaio M« P^tnleAÌco. Stin 



:t 



/ 



/ 



3&i LETTERE FÀMIOLUKI 

ti i^no. Di I^edUl Àlìì'B: <!ì lEàgsio igzo. 
Il \o^t^ laoo padre' fìéM fihiAof. 



CGCLXn. ^ '^'^^ 



K ^ 



* • - 

. TigliuoV caro. A dUc ^bilrt ' poco ^ 
«t^onderò; Hp iboUo caro le irovè che ' Htìt 
stH velie e particolari , è piiIbbUòhe, Yt^la^ 
iftigrazio e prego a seguitar ; ^^Uando senza 
incomodo vostro potrete farfòV Vi mando 
questa mia lèttera a Monè%. dr Torcello 
ili raccomandazione di mia. sorella 9 cooké 
chiedete. La potrete leggere , e chiudere 
col mio sigillo. Farò prova di satisfar a vo- 
stra Zia da San Lorenzo, e tosto vi ri- 
sponderò risolutamente.' Ben credo uìente 
se ne potrà fare , da me non mancherà» 
Ho inteso volentieri quanto Ini scrivete del 
Mag. M. Andrea Gritti , e piacemi che ili 
ogni tempo, e occasione e( si mostri quel-* 
Tanimoso, e valoroso gentiluomo ch^c^ è. 
Mi è caro che mia sorella sia con voi. "Vi- 
vete tutti allegramente più che si può, ed 
amorevolmente. Piacemi che vi troviate 
spesso in casa mia con Madonna Mor. e 
che ella ancora vegna qualche volta a star- 
si con voi. È vero che vi ho un poco d'ifr 
vidià. Quante più amorei^olezze tutti voi le 
usarete , me ne farete maggior piacer, e ve 
ne sentirò obbligo. Ho inteso gU anni d| 
M. Bernardo,' al qual direte che io- ho 
eran piacere del processo ch'io vedo eh*6Ì 
fa negli studi, e che quabto a me aspetta 



éi si d^a hìiOBa vpdia ^ e sq .X)ìq . a ine ^a* 
rà rita, io spero dar a lui modo di poter 
aicender quietamente agli atudj , salutatelo 
da mia parte. E però non lo lasciate tanto 
Star i^ui libri che questo gli sia . di nocu- 
mento all«)^^apità, che ^pp.ra tyuttó è.d^ 
curar -la vitali AUi vostri ed «alli nostri iqI. 
raccomandale , ^ state sano. Di Rpi^a a|(L 
26. di Gipgno. 1020. , V, J /' 

,. Marcella %)iuola cara ^10 ti bacio ,il|^^ 
qua^ tu bacherai le tue soiìelle da mie 

pi^rtCr . ^i 

. B^mhus pater. 
CCCLXIU. 



•*<"v < 



Figliuol mio oaro. Qui si intende esser 
fatto-^M. Antonio Grimani Do^é , sia coii 
utilità e gloria della patria nostra. I caponi 
▼i staranno apparecchiati , quando io verrò 
a Venezia. Ora sarà bene che andiate a 
Jbaciar la mano a sua Serenità da mia par- 
te j rallegrandovi con lei di questo sommo 
grado di dignità , datoli dalla patria ec« 
Aggiugoendo che quando sua Serenità sarà 
4ilquanto rimessa dalle occupazioni di que- 
€t6 congratulazioni ^ io Terrò in persona a 
|ap> questo ufficio. Sarà bene facciate que- 
lla visitazion subito , però c^ie da Verona 
<9aranno ^«enute ) o vepiranno subito lettere 
#0pta la cosa;, mia di Vilianpva, siccome 
4<r^.(^ola< inien4^ei^^ , filqual^. scrivo il hi* 
sogno« ISella qual cosa vorrei àVerà Principe 



966. .lomiviB manGmum 

fià tfMih ùmèÉef^t cbe AvwmL KtijgiM 

grapdly infoìrniàiMloUlddlla can^a |^f!ie4i;tttt| 
k qual c^iwiiQ jpitt imao Q^iiglio mo vm^ 
#i iiMC9iDi9iiilo:M oblili iMt^p^rié a {KaiiMr 
pi: WMigHen e éflit] ^ a cofii|^rer taUa & 
•d allegar /ed ja far quanto aarè a f^^ftte* 
aito. U cbe ìòsieme con Gda da pw voi 
pptrele veder oiNftpaaer'^e se aaÀ biaa« 
gito aycr M» Luigi BWoer alla Stg. cha 
credo aarà a propotitp » gli scrivo la. : im 
elu^^ Jbi. j^al potrete dargli. Stimo per 
le offerte ultimamente a Padova fattemi j 
]ó farà !iolefitieri« Ho. veduto volentien 
«ella vostra lettera la salutazion del mio 
If» Gomeuico.da loro» litorpafe^da mal* 
bpHcalameDtet f ^ raccoBaandatemi a; lai 
seaaa fiue. .Stale kaiio insieme ccm itutli li 
iMatri e miei. Xorao a race4Maajadacvi h 
soprascritta cauaa quanto più posso. Di 
ViiJa a^ 8. Luglio i&ai* 

CCCLXIV- 

Scrìvo al Mag. M. Andrea Giitti la 
allegata 9 la quale vi mando apiarta ^ acciò 
la leggiate^ e se sua Mag« vi doaiaadeià 
quale è quello die più .ora cjie ili alma 
tempo m'ha ad esser coairairio^ gli potrete 
dire che è Ài Mag. M* Luigi » per causa 
clrìofouoa lite. con saO;fig}ti]iolo> il quat 
le iQoansioba b iglL m^eisi lile aleooa'i^ 



ìmim^éét 4sSQ^^>^me , facendiiKm' eiMre tii 
corte ^0[n«- il sbcoeficio dir ILeretitaga , od 
imàle^ftuaìSt^ no» ori air^ea "rigioa al mon» 
^V^ lo^lia-timar >lr ragiOQf^ 'dd mond» 
attHa- causiv |>^K* itk quale; bù {kH; fattoi oi« 
te» saa S%« ^dmiiaodkindole :>q«iselto die è 
veratiieute mia» e suo i^Qorid »r dte^^ 
eame sì vedrà per' i' fitti (kiruna còsa ^ 
deir altra* Pragaodo poi voi sua Mag. •che 
Don mi lasci per QUi^s^ siraxiare a sua 
M» che non lo ttaritò né da sua M. nò 
da alcuno di quella |>alria« Ho pensato che 
Tamico faccia . o^oi cosa ^per ^alramrmt > ^ 
perciò bo <)osi scritto* Scrìvo ancor que^t 
si' altre al Patriarca y acciò sua Sig. scaldi 
la freddezza di suo fratello nelia cosa ài 
Gio. Antonio «atciò «he una Tolta se ne 
venga a fine. «Potrete portarla a sua Sig. 
e raocomandàraM^}é• State saiH> , e salata^ 
temi Marcella 9 la quale mi piace che sia 
stata con voi a sollazzo questi di. Di Villa 
alli a8. d^ Aprile iS^S. 

Bembus pater. 

CCCLXV. 

Io amo molto il Reperendo padre 
Generale de V ordine de i Servi M* Jero-- 
nimo da Lucca » e molte desidero fargli 
piacere. Però intendendo io sua S. essere 
a. Venezia » e aver bisogno del favore di 
qneUa lllustrissiiila'Sig. soglio che per amor 
Ulte: siate conteisic>^ sparlare a qqulii che ia^ 



.'3§8 LKTTKIIE TAMlGLURt 

^iff> li'pfòtranno giovare, nostri o parèiiifi', 
' i> amia, a nome mio , e raccomandar laro 
r nt^o^j di saa Sig. còme fareste di cosii 
mìa particolaret e a me bene importante^ 
che riceverò questo vostro ufficio a molto 
piacer mio. State sano. Di Padova. AUi 25* 
dì Giugno i526* 

Bembus pater. 

CCCLXYI. 

, ... • . -^ • ' . ^ • , ì- . & 



* . : . : \ 



' Crédo che sappiale qtiaìi^ò M. Lumi 
)!dàsstimò ^ di casa' mia ; e sopra tutto ifm, 
e da quanti anni in qua. Però ancofa 
'eh* ei potesse venire a voi per favore seà- 
" 24 mie lettere, e voi ragion e vólment^ gliel 
"^ doveste prestare; nondimeno a satis&zio- 
ne mia no voluto farvi queste poche ri- 
ghe 9 pregandovi a far per .lieti m quella 
sua occorrenatia che esso vi esponerà» ttitlo 
quello che fareste per me proprio; - Stkte 
sano. Di Padova. AUi i3. diMags^o^iSàS. 

Bemous pater. 



CCCLXVII. 



.r 

i. ^ 



Vorrei che , Tritaste Monsig. di Pola a 
nome mio , il t^'AÌ' è' ritornato lì L^to 



rono chè^ua Sig. eti'^tiayatl. T«tCÀ%à ver- 



J)I J^. PIETRO 7i|**0. .^8^^ 

fò.uu di a y^ézia sol a guasta, Jl]Q^» tì^- 
rete a sua Sigli, qaeftie lettere cni, io. ti 
mandp. State sano^ ÌÌ)i. Villa . alli k di 






Io Qpa ho vostre lettere » dappoi' die 
me ne scriveste una piena di burle , il dì 
dappoi la mia partita che mi maraviglio^ 
e aspettava d'intendere ohe aveste riscossa 
la mia pensione Qo^i^ai!^. P^ &f^^^ ^^^^^ 
UQ poco più sollecito^ upn, lat$|, .che .^1 
tempo di pagar quelle ^L^nse épl dòpLo^»pas^ 
^i. E poi apphe, no bisogno qui ^and^ 
mo dh denari; che questi Sig, e, Mpri^sta^ì^* 
ti m*h^no tassato i3o. duOatj per to.^ya* 
nonicatòy e per fosso y^chè^isogna^pà^ 
oràr.P^satè come io ^tarò ,;[^er conto ^i 
l^fllàpòv^^ Sicché se mi aio^t^ . pùnljo j^uà- 
.%Qf ponete cura , e. pensiero in riscc^gìer 
presto questa benedetta pensione* Son ve- 
nuto oggi qui per questi pagamenti! Se 
questo anno non fallisco, non fo poco. Sta- 
te sano con li vostri. Di Padova. Alili 7« 
liugiio 1 327* B&nhtéf patèn 

LXCixÉt'^ 

■ • . ■ ■■• J .• f = '; 




".'J f^^f^.^m:^-^} .'..it i,i}HtÌZ' V 



1- 1 



Blagn^ M. Agnolo Gabriele rimanga Orato- 
re a IH» S* il che mi sarìa tanto caro, quan- 
to CQsa ohe io aver potessi f e se conosce- 
rete che io possa cosa alcuna in ciò di 
qui con miiK lettere j fate che io ir sappia 
cné non manch^ò. E questa inclusa dare> 
te voi al clarissimo M. Jeronimo Giu^tf-. 
Ulano il prociirator 9 e stale sano con 'if 
fòslrif è seri vetemi quando 'si f^^^f !^jìj^ 
che credete di M. Angiolo. 1)ì Paddvà^iuJu 






": ■ dccut. 

[\^. trs%* y^rginid Òi^iidK> Conte ddrAp* 
^ll^a « che fu figliiioìò é:éL Sig. Carla 
yrpiQo 9 che fu soldato di ' queéa niùstt% 
|>]|g« mi. ha mandato uno suo a p9^:^^ 
jci^et^r^ suo dsisiéllo coQ la qui incf]^ 
létter^ ^ desideroslo di^^^rvìr q*^^^^ 
poff^ h^ altre volte moMr^to. Fèr^ yi ^li||f^j 
^o la lettera a mie scritta « ! ed ^l^^^; i^^ 
§ft> acciò la diate ^^ ^ellt SI|g. ' 5^^ 



^va* AIIi 3. di Giugno 1S28» . 



*• f:« D2IV 




. i T'ffV^^f^TOI 









:'::-:■■.' fc«Axi^;,',;L. ti :^ 

Ho avuto qui tre dì in Casa M, GÌà^ 
vaDoi Gioaccliino uomo del Re di Fraot^ 
cbe viea da Roma, ed è venuto lì óoii 
1* Ambascìator di Francia che è stato (Que- 
sti dì a Verona , il qua! Ambasciatore cr'é 
aspettato da lui, il guai M. Giovanni è 
motto mio vicìa da Urbino , e da Roma | 
^□chè sono 16. acni cb' io noi vidi più.' 
£ Genovese di bas«o , luogo ^ ma si è fiitto 
grande , e molto ficcò con la sua virtù. 
lo gli bo fatto qui quante carezze ho sa- 
puto, e potuto che gli bo molto obbUeo 
però cbe esso molto mi lia amalo , ed H^ 
fallo qualche cosa per me. Sarete conten- 
to visitarlo più tosto cbe potrete da parte 
inia., dicendogli chi voi sete, e profferen- 
dovègli molto amorevolmente. E perchè io 
ci-edo che esso starà in Venezia pochi dì^^ 
Terrei che faceste quest'ufficio più d'una 
4i]jt». Esso ha d.'i parlare alla Sìg. a viene 
aii Ferrara, e da Roma in posta. Ingegna^ 
tevi ài farli carezze che nou mi potresle 
UT cosa uìuna più grata , e datemene av^ 
viso spesso. Esso è .m casa dell' Ambascia- 
to^'^di Fra^tcì^ Farete quMto officia eoa 
Mt Giovanni diligentemente, e fuù volte» 
mentre esso starà in Yenezia, però che po> 
tris tornar a molta contentena nostra. 
ÌIU tenete questo ia Toì. Di ViUmoTa, non 



TI piglidte molta cara*. State sano eoa tcrt-' 

ti i Yositu AUi 20. di Biarzo i&2Q. Di Pa* 

4, ... ...• 

Ofa. 
• ■ . 

CCCLXXII. 

m 
f 

Voi Tederete per questa deir.amicp 

J nello che esso mi scrive del Magn. M. 
leonardo Emo. A che yi dico che io cre- 
do che sarà ben fatto che andiate domani 
a trovar sua IVIa^n. e gli facciate intender 
ohe quella non e^ casa da p^gar ducati 
l5oo. però che è tutta ruinata, né' io pos' 
9D pjensar di entrarvi dentro f se non vi 
fo spesa -di dncati 5oo. almanco, e che qtier 
sto sìa vero , si può sua Magn. accorger 
dal poco conto cne ne fa M. Maffio Ber- 
nardo, benché son certo cJie sua Mag. ne 
è informatissima ; oltra che io non posso 
averla 4 se non dappoi la morte del Conte 
Bernardin, il qual potria ancor yiver tan^ 
io che questi danari, quando non fossero 
pia delli mille , sariano ancora mal spesi , 
e però pregate sua S. a non voler con me 
far questi guadagni. Ed in questo pregate* 
lo non da parte mia , che credo eh* ci mi 
Toglia poco Lene , come sapete , n^ da 
parte Yostra, promettendogli di volerli voi 
essere obbligato di tutto quel piacere che 
sua M. vi farà. E ch'ei si potrà. ben con- 
. tentar , quapdo ei * guadagnerà la buòna 
spesa del taglio della vendita sensa . volajT- 
mi tirar gli orecchi a questo modo, diceò- 



DI M. PIETRO BEMBO». ^7^ 

dogli che se sua M. è in qtt«l pensicr iroi 
non la volete incantar di un picciolo, e 
circa ciò andar con lui per quelle vie che 
vi parerà dover tenere» E su T incanto» 
se non vi sarà chi là metti più oltra* po- 
trete andar moderatamente» e credo che 
doverà bastar avanzar alla Sig. cento du- 
cati, tuttavia mi rimetto a voi » ma ' noa 
cjèederìa per niente fosse da passar li cenr^ 
to e cinquanta, o al summo ti due cento^. 
dico non avendo altri idcantatori. Ne soprà^. 
ciò dirò altro, se non che io torno a dir^ 
vi che prima parliate al Mag^ * M. Leonar^ 
do , e^ mostriate che questa cosa sia più 
che vostra. Di Padova. Alli 24. Agosto: 
I 529. 

Bemhus pateu 

CCCLXXIII. 

Potrete dire a M. Leonardo che io 
àVea domandato questa casa a M. Maffio ^ 
eh e fosse contento di cèdermela, e che noa^ 
contentando simplicemente di farlo, gli 
Svereste proffeKo ducati loo, di guadagno^ 
E che questi che esso non ha voluto. Il 
darete sr Signori che la reincanteranoo , é 
iiòn^più. E con questo risponder adli^ ^oo. 
i^e esso {»er odio cfa'éi mi ha ^ domanda^*^ 
e tion p^t amot della p^ftria. ; Ik : somma^ 
Ibate arte incontro allearle ve fate da cva^ 
{ènte, cioè tròvs^ti vi^j anìùc^ntOi Salutate 
Utaiccella/ -^ •■ ■ ' "■ ■'';-^^-^ 'h'-' "■-■' ^*^'^^ 

-»Ì?Oi-U ,Ol..'JUS Oi^CU^'>) ^ tùOD^'iO ìig Ifi'zil irxl 



/ 



Ti W^'^f .figUpiolcarÌ8S&ao, quanto pi4 
^fto vogliate, a FOT per rap comandato IMC* 
eirn^aao dia Tifene' (jreatHaoaio Viceothio^ 
l;c(dÌegÌQ del quale a TOt toccai sidpomè 
^g« di.iiotte^ « poa li lasciate :£ar lort^iiì 
patito pei* ìf^i 81 potrà die /né riccfè^ 
flPgUUr.p»^^ H $iio'cago e^r^ 

l^p (C^lùpòk^dènr^uoi aTTcrsar]* "J^tcum 
g^i^>ii« a^ò soipmameate isaro che qa^ 
^ntilaomo mi apbia ai render gn^ziè 4r 
^estaràcconxandauone mia* State sano. AHi 
2|V Settembi i^^i. Qi Paì^ofa. 






^''^'V ■ ',•' ;; CCCLXXV.. "\ 

"^^ ^ Saria oramai tempo che quelli claris- 
slini Sigs. Procuratori si risoWessero di dar^ 
mi quél liiQ^ò iiél collègio .degli SpinellC 
gi^ tanto promessomi. Ho indugiato tutti i 
termini 9 e néésurià co^si vedo farsi. Péro 
parlate alle loro Sig. ora da mia parte, 
pregandole a veìiirne'a fiae, ed a non mi 
tener più in^ pendente di questo dewierio 
]iif6. Io 'noh crédo cbè M. Agostin À!ngio» 
M\p sili per Mandare II tòò %iuo)ó a sili- 
^2^^uél toil^ìo cbe così gii mi disse,; 
É^jPè*ò ^set^ùw^^ Pfòcurftlbr||* ii acu/ 
^M*:tp^ di: nbtì W^^ fetevi JTrdtiièttier 



il primo luogo che vacherà, che fradaeo 
tre dì s'ÌDteDder& che -racherà questo liro- 

fo, ma siate presto a prereoir, e a par- 
jt alle loii'Sig. però che 'fra'' ^èsto ter- 
ìhioe (ihè 'Vi dico di due eiortii w^ scrtÉf 
to ai l^rocurtltori che M^ Ago^tm JiÒh fià' 
Mandato irsttd figliuòlorche còtì "iìR ^ìa 
détto il iPtìot dpr collegio che igH"bJ)«>gn*^ 



Hi BrtTÌVer/noàf'mffiiddndb 1W. Aig<fttra''il 
pultó^ per causa della imoyà cobstìto^tltt 
fatta da diièi Stgg.^ ottra'che il claribsfiiìty 
■M. Aatoniò Mdcehì^o vài. avéR prom^tó 
far vatìar essfi UÀ ltt(^ dt pochi dì ^nn^ 
tb a Véoezia, ed ora. godo pa^ti 'tìut&. 
mesi. Di ^rrfzi^càvateiiii'dì queSlio'tifllwrib^ 
to , e subito ricevuta questa , fate caldo 
ofGcio, Tedendo di aver. la promessa dd 
primo luogo. Colui a chi si dee dar que- 
sto luogo è Napolitano proprio di quelli, 
a, cbi il coastitutor del collegio vuole che 
ì luoghi siano dati. Aspetto da voi fiispoka' 
^pra questo buona, e diligente. State «y-* 
no. Alli 21. Febb. Dì Padova. '''^} 

Ir '■'■ '^'"■■/"*^W4^f%,.', ■'" .'''-X^ 

t^uèsta vi fa , acciò diciate ^Y '^Itfògl)^. 
M^.Gioran Giorgio da Dressano che.io ìv- 
pnego eoe sia contento far che io abbilL 
per quattro giorni quella Deca di LivlOy 
tradotta la volgar dal Boccaccio , I|t qnalè^ 
siia Sig. ha ora in Venezia , se in questo 
ÌB noa li fo sinistro che «ubilo gliela rea- 



97&; tÉàrrras rimaUkjit 

derò» Potrà darla ad un portalettere lega- 
ta f che yerrà a me sicurissibaa* Ed a sua 
Sig. mi raccomandate. Vorrei vedere il no- 
stro "iì. Agostino oggimai Vicecollaterale » 
è m' incresce delle fatiche che li debbono 
av^r duplicate qtiesti tanti concorrenti no- 
tÌ a questo palio , i quali tuttavia spero- 
che Csiranno la sua vittoria, maggiore ^ e* 
ìù cara. State sani. Alìi 2#. Fenb. i533« 
Padova* 

B^mbus pater. 

CCjCLXXVIL 



t 



M. (priovantii Gioacchino è venato a 
Veqezia con la moglie , e voi non me btf 
dite niente* È all^giato in casa Marcello 
^la Giudecca^ però porterete voi questa 
domani sabito dopo desinare, acciò lo tra* 
viate in casa, e visitatelo a nome mìo. Co- 
4 gli scrivo. Vi prego fate ogni cosa di 
aver il consiglio per quest^altri duo mesi, 
pfù tosto che potrete, per la causa Borro*^ 
mea. Vi rimando qudla mostra deirormisin 
>erde che mi piace, pigliatene braccia i6. 
e laezzo e attendete a star sano. Safutate-» 
Iti Marcella, Alli 3o. Marzo i534. ^^ P^- 
4ova, 

Bemhus pater. 




CCCLXXVIII. 

' ■■ ■■■-*-. 

Figliuol carissimo. Mi doglio del pui«. 
.tino che la mòrte vi ha tolto , e ti cóìdi-^ 
forte a pigliar qoel che Dio vi manda 90ii^ 
la maa destra^ siccome però soa cèrto che . 
facciate. E però dico più questo ^ Marcel* ^ 
là che a Voi \ massimamente avendovi Dm . 
donati tanti altri figliuoli, quanti ha. Soiiom 
astretto a pregarvi che vogliate aver per 
raccomandati M. Francesco e M. Bartolom^ 
mtx^ figliuoli di M. Federigo dei Bertolac- 
ci nobili di Zara nella inimicizia che han- 
no con alcuni altri Zaratini per lo scan- 
dolo successo ec. Cosi adunque fo, e vv 
priego che in quanto porta la giustizia ^^^ 
ed onor vostro » abbiate lor quel mpggiiHr 
rispetto^ e risguardo che si puo^ sicché essi^ 
conoscano la mia raccomandazione avc^c 
fatto buon frutto. Io sto bene con tutti, 
\\ miei. Attendete a star sano ancor tqi^ 
con gli vostri. AUi 17. piugno i535. VL 
Padova. ; 

Scrivetemi alcuna cosa se ci è li qiialf 
che càvsdlo per me. . \^ 

Bembus pfiùer^ 

CCCLXXIX. ' 

Figliuol Mag. e carissimo. Questa vi 
fo solo per raccomandarvi caldamente M. 
Tommaso Turanno cittadin di Zara in tut* 



(o ciò /Iq"^ che gii potreie ^vafècòtìono^ 
rostro che me' ne farete cosa' 'ìnrat1i$iftia^ 
Desidero che etóó conósca qiiésta rìiccottiàfa^ 
da^ioiie mìa^' Avergli fatto |fófil«$ V e ^ hok 
essere ^kta Vada, tà s\o tèìHd éHìCiinm 
Yi ricordo lì cavalTdrcìj: A^teteé^'a %m 
sano con la f$ìnig^iii Vólira ^àMa, e VdSm 
buon temp.o , e sopra tutto li^ Mpó¥(at ài 

3 nel magistrato quello^^oiioréi V $iU|CÌh Votai 
he io spero portarete. Alli "6. d*Ottbfcre 
i53S. Di Villa-^ \ ^ ' 

Nel cavai ISxrco kopra 'tutto desiderò 
buono 9 e soa?è andare. - ». * v> 

■ CCCLXXX:" •"■ ''■•^' 

Figliuol cariàsimo. Vt sbrissi per Tàltro 
éàvallaro , raccomàtidàiìddTÌ* il .desiderio di 
Monsignor Reverendissimo il CardTnal Tjrinl- 
si ! circa it Coote. di !l^orIez^ sub nepóte. 
Son certo averete fatto conoscere' a M: 
TriuTzo suo servitore mandalo a Tepezi^^ 
a posta per questo negozio ^uafcbè^jgìróV 
ed effetto della disposizion vostra in age-, 
volar questa impresa 9 il che ■mi'sat^^cosl; 
gratissima« essendo questo Sijg. non solo' 
gran Cardinale e di ^sanUa autorità , ma 
molto mio Sig. ancora. È dappoi vennto 
inanimo alli Vescovi di Bologna, 9 di 
Parenio, l^ uno de* quali era"^ frà^ al 
Sig; Ridolfo C^mpegeio nò vamàpl^ - ràòriii ' 
cbe aveva cooddtta ai Hn^ui^'^ibdUiil^ 



SVIO germàn^ <;%Ma4 4^^^ Ì^^B??^V^ quelli 
illusi. ^Sig. nn frf ^(?|lpp f 4 4*^ y escoTo 
4i Parenro, tiomo atto iil iries^^ ^ell'ar^^ 
me di;iiiioi ireÀla, a.qii*es|9;^ pe^ 

«oatinujir! ja iangai e« lopllo Jtot^ 
)dro coB qìiefia . Repr imoomkìétÈAk^dsi .J4 
Giovaa Campessio eccelUu^issima^^llitsrjLH 
ctmsali^ c«9 lesse i!}o}t| aput la^^ 
je fìncarissimo^ <^ gri^lissimp alla, ^patria npr 
stra 9 padre del Cardiioal Oapipe^io^ ed 
a¥a di questo g|p¥^^^^|biamat^o/^ Yin- 



ceozo che desidera s^eirrir gjiella Sig. Oi;^ 
perchè io .amo assai Puno^ e T altro di 
detti Vescovi che sono singutar persone, e 
molto miei amipìt $wiMe. conteoto^ séuzit 
derogar a quanto v*Bib|KrèMÉO' per ila cosa 
idel/Gardinal Triuki» e d^.suo ^p^le il 
jupQle di Porlezza ^ ferorlr ^I fi^esidi^rìfo di 
queslr altri benemeriti 6igu/ eoa la' ifo 
patria p^ qudla che ^ ìnodesitanKÀte po^ 
liretev sensa dar causa a Al. Triviilzio d'a-^ 
rcrsi a àoler di me, il^qùale Tog)ia eziao- 
\xQ_ ^vorir. c^uesti nìi^n còinpetitori suoi. 








\ 



380 LETTERE PAMT6LIARI 

per ' il miglio , còsll appubto^ ^ Òbme ,. ve Io 
scrivo. Credo che aboiaCe il . qaa|:^o KBrb'. 
Toi, cotnè tal scriveste, se boa V ayete^ '$d<; 
bito ripigliatelo e chiiiidèfelo nel vostro, 
scanceìlo , finché me li rimandiate tutti. 
Ti . mando Gio. Antonio a posta , per-' 
che abbiate questa séta questa lettera. Sta* 
te sano. . 

Ideni Bembus pater. 



CCCLXXXII. 

' Io non dirò mai che non siate animo- 
so , poiché avete avuto animo di spend^rt' 
mille e quattrocènto sessanta ducati nella* 
casa, il che da che fatto Tavete mi piace, 
ed emmi caro ,' vedete che sia contirmata 
là còòlipreda 'per collegio, sicché non s'atir 
bia a btr altro, e datemene avviso che su- 
bito verrò a voi. E state sano. 

£en%bus pater. 

cctiLxxxnr. '^ 



\ 



■■ X 'ij 



Sono venuto a Venezia a questa scftì*^ 
sa Madonna .'Yeronicà da Correggilo, «.Mérf 
donna Graziosa Pia; là qual MtadónnàHré^ 
rpnica è sorella del Proto'àptarìo dà Gàià^ 
Éàtà , è anco per molta amicizia iphe^ e 
à^ìà con la casa sua, è la mia, elU tifni 
sempre òliiain,àtò • fi'atello e chiàilaà''» ' e'p 
féi sorèlla ho chiamata. Mtó^^^ 



\ 



DI M. PIETRO BEMRÒ» * 38r' 

poi madre della cavallerìa degli Obici mia 
comare. Mad. Veronica m* ha scritto , io- 
Titaodomi a Venezia, ed io^ le rispondòt 
. iscilsandomi. Vorrei che le portaste la let« 
tera che sarà in questa, e che visitaste a^ 
mio nome Tuna, e T altra offerendovi alle 
loro S. amorevolmente , e pregandole a 
comandarvi, come a quelle Madonne, le 
quali sapete che io amo, e onoro sopra 
tutte Le altre, jpr^còsi ^^quanto elle stara q« 
no a Venezia, mi sarà caro le visitiate 
più spesso cne potrete. Se Marcella oltra 
q^uesto si vorrà degnar di. visitarle , o 
sarà. in accofjcio di larlo, a me sarà caro, 
tuttavia per questo non pigli sinistro so» 
.verchio. Vi raccomando queste donne. State 
sano/ Di Villa AUi 7. Di Mageio. 

ffetro Bembo. 

CCCLXXXIV. 

Vorrei che visitaste domani il Sig.M. 

Giovanni Gioacchino a, nome mio, e mi 

scriveste come esso sta. Dìretegli che della 

malvagia moscatella che io ho qui , non 

ne è più nei magazzino in Venezia , che 

tutta è stata venduta* Lo fo intender tardo 

^ ^ sua Sig. che non ho potuto prima aver« 

i)e la certezz^. Sua Sig. mi raccomanderà 

lilla Sig. Maidonna Caterina, e starà sana^ 

, ^altrettanto farete voi con Marcelt^. Vi 

. ricordo la cttasione n M» Francesco ohe 

getta* 



dda' . vérrÉak/rimi^C'fxìà 



;• M. 



' ■ GCCLXXXVtr- .. ' ■■^. 

Io adopero ora la ifosit^ tjjxtertiié^cm 
mi ser?e - ùfi^ì h^ae ,' perù torre! oè" £iR 
ceste lar titiaf'' simile i\!i ixiUo ^ se poti chcP 
Yorr'ei c|»etTlnu:o dell*' olio f|xs6e più àltò^ 
aèoìò sì empiesse bene il'canaje, ùel qìjHJ 
le sta lo ' stoppiao ^ e Ir luce; fosse f&^ 
questo pfa viva* Hb MCotSi finiti i mU^ 
bicclMeri ^Ik fpggia vostf a, che sapete qa&Hf 
to mi {iìacciòtip ;, però" vorrei qhe aiidafiféei^ 
un di a Murano , e me ne ordinaste mc^^ 
za dozuna di qndlt megfio latti che,i£^ 
può» non graqdi , e .col pie picciolo j, e 
schietto, cioè ^enza cerchiò, o^rà fiehir 
che compriate' anco, qualche guàsUidàt^' 
pièGÌo}à « forse qaarcne * altro bicchierò; ' 

Se spenderete tì tornerò qui i denari. Stfl^4? 

te sano. *-• .- -. . ^ ....-•: j-.-c{ 

cecLxxxvi. ^. •:?? 

Mag. figliuolo. Messomi già ib cijrt&*^ 
mino per Roma più, dì Jtre òre^ aòha'^^ 
giunto assai pèjT tempo a Gottsélvé;-'^ifl^^ 
a Padova 12. miglia, ho preso la peni^^ìA 



'S''^' ^^ T^^ - JF, — 

mano per salutarvi in quésta: ima piìfi9uf^,'* 
e far qiaello' ch'io ìion hd^pòtàtò^^ìBK^ 
ae' dì passati; flù avuto ' disjp^eetè ^ i|^^ 
jUcèiofo cordoglio che la, parte pofstà P-aBP^* 
if jéri da tutto ff Colltójò di om)r*»*PV 



di quel Savio di iWrafermà, che non so-' 
lamenta noa La volutor/t^ere d* opinion 
con taUi, gli altri , ma anco contraddisse 
che, non tì fo^se 4^ta la proy visione,, di- 
ceiido che la Rep. era povera. Vi conforto, 
a. sopportar (jnesta ingiuria della .fortuna^, 
con^ ogni pazienza». la qual npn potrà maC 
tprvi ia^nto che non siate tenujto per u% 
gra^i^^^ejsav^a e, onpratp^ e jg^ninjijOsq i cJt< 
tedilo. 'i|^^ Patri^iJfostrf^. Elsiitor^i^rete aoL 

e^fi 490 S pop qu^?io pfW» W 
dij^e che resterete dei Coosimiodi io/Coa«, 
t^ta|evi eh Pi^nuno pani ai.yoijtamtp fip^r, 
ratsuòenl^* quanto non si ò parlaùx giammai, 
aalcjiiiao ae postn buon tetn^LpiO. Jfi« lo.vp, 
a^ ^oma <;t .fipero ia 1^. $. p|Q,tépto ca',i^* 
TI giubilerò sarto <59i|i tut^. li ,1|illéi;7P< aam', 
«Seroi.troxp alle; spalle, e,„BW cWryej^ 

potrebbe essere cu io fossi buono ad .fikiuav 
comodo e onor di casa vostra. Fate far 
qualche orazioutp^r |ii9 a » N. S. Dìo, a 
quelle buone anime che a\»le in Cattaro., 
e. aopra, tuttofila vostaa Monaca Santa da 
^ra ^ IbCri^eiidoIe^opra, CIÒ qjaattr;o, yer^j,,; 

;«#*. «;t* <.*»^a< P?F.H Wi, W»% *'^ «t* 



poi ^.„ . .ÌJ^TTÉW FiSHdLlA'fo _ 

.ììeia . di in«stissiba,..é aftlitiis^ìm^ bU' éfìà 
• er^ AlfiiUiòio di $éll€mbr^. [^^i^^.'^j^ 

iCpruielye. ■ -,., ," ' '" ' /'/"^ ."' / ""^^'V 
•".,'.'. . ■;. Sémtits pam. 

'^ Pfufa Leon "'X. '''''• " t 

■ ' ■ ' ■.(■■ -.■ ■ i • .r.i , -.■/l'I 

-: ^Èea^tSfime Pater, Con r^tìSA^mà^SÀ' 
.Tjf, f più umile riverenza, e aiyòziòn'é;! tat 
..^ con_veuLva,, lessi insieme con itaìà ctj£i- 
;'«qrle ii^BrCTe di V^ Bealitudioé' a noi' In- 
tirizzalo, e datooe dal Reverendo' Ufisti^o 
zio Secretarlo e servo di S. SantidL,'e 
■àexis get^us ricevessiino la Santissima^ 
ed a,uai Gupi'eraameate cara beoedizion 
sua , della quale , siccome di dono molto 
maggiore, che da essere dalla picciolezta 
nostra sperato, rendiamo a V. Santità quel- 
le più immortali grazie che possiamo^ esti- 
mando , che a questo nostro matrìmoDio 
coti motta satisFazion uostra Contratto, sot- 
to 'I .favore di V. Beatiludiae non abi>hi a 
mancare la grazia di N. S. Dio, e la 'pro- 
tezione della sua Maestà , poiché V. san- 
tità suo Vicario cosi pia , e benignamente 
benedicendone , ne promette la sua « e ne 
dà animo di sperar nelle ocoasion nostre 
il clemen fissi filo favor suo. Conosciamo 
mollo più > che ad esprimerlo non biastift- 
mo, quanto sia questa grazia rara, e gran- 
de, e qtianto ad essere da noi estimata, 
adorata. Y. Santità a tanta bent5nltà e»^ 






m M. PIETRO BEBfBCT ^S 

gere discesa, Terso ooi di nessun sradó » ^ 
eoQto 9 se OOB iu quafato '^siamo nglìuo1t;t 
fervi d*una fedel oreaturd di V. Beatitu* 
dine. Però lasciaado ad esso nostro zio il 
far di questo certa ^. Santità , ed a ba- 
ciarne tornato a Roma il suo Santissimo 
pie in nostro pome ^ pregheremo conti- 
nuamente N. Signor Dio sotto speranza 
delia benigna clemenzia » ^ favor di T* 
Beatitudine per là felicità , e lunga vita 
sua, li cui Santissimi piedi prostrati a tar- 
ra» e supplici con tutto Ta ni mo nostro ba- 
ciamo f e adoriamo. Di Venezia alli ì5. dì 
Dicembre i5ig. 

Umilissimo servo di T. Santità 
Gio. lAatleo Bembo. 



^ 'Il 'fine delle Lettere di JML Pietro Bemha 
a M. Gio. Matteo Bembo suo Nipo^ 



••/ 



'ri: ; 



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V.. 



97. !■ 



"J^ JSembp:J^QL IX. - ; ^' 



Uii}:L.:.;\ UJ'^.i'uUj:\i. 






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« 1 ' 1- 



proposta: 



DI M. 



PIETRO BEMBO 

Al Principe M. Leonardo^ ^oredano ^ 

ed alla Signoria di Vinegia per nome 

di Papa Leone X. 

'Estratta dal Volume primo d^ìle lettera 
delV Autore stampalo in Roma 
appresso i Fratelli 
nel 1548. 



JTapa Leone , Serenidiaro Prìncipe f 
ed lllastrissima Signoria » il qaale jba a>9* 
tinuamente servata meiiioriijL delle ooiCf 
che qucat^ DojAnia Jba oer aMi«lro i 



'i*., 




^„ ^ ., , «APPOSTA ^ ^/ _ ^^ 

^beneficio de* suol Fratelli , . e a^Ifa sua 
famiglia amoreToimente molte volte àdo^ 
l^ato , ed ha sempre amato il tempera- 
lineato di qaesta repubblica fondata ìq 
fantìssim^ lee^ei « e la prudenza , e la gra- 
■ yilSL sua ; mentr egli e st^to. in minor 
j&i tona » con tutti que* modi , co' quali 
4; è per lui potuto 9 ha cerco , e prò- 
;(QftCCiato 3 comodo., e. V onor tostrd ; e 
.sempre d* ogni vostra avversità s^ è doluto 
OQn altramente 9 che se questa Gttà fa 
.medesima Patria sua stata fosse , e dappòi 
pervenuto al Pontificato , quantunque m« 
rcoritanente. chiudeste voi la Le^^a col Ite 
^di Fran<cia 9 senza- farneli alcuna cosa sen- 
the : nondimeno vincendonelo il patertio 
^ affiato suo si dispose di fare ogni opera 
che voi lo stato vostro reintegraste , ed a 
qut^sto fine tentando , e movendo » come 
SI suol dire, ogni pietra, e con lo Impe- 
ratore, e col Re di Spagna, e spesovi 
sopra molto te.qpipo , e molti pensieri , po- 
sc^achè egli vide non potergli a convè- 
lìente pace_ indurre con voi , come cBe 
fgli assai chiaro per le passate sperienze 
; conoscesse di quanto pericolo era favo Hr 
^Fiautesi , ed in Italia richiamargli , piive 
.jtermatosi in sul volere, che questa Signo- 
^ ria ricuperasse tutto il perduto, ìhcomin- 
fciò a procurar la pace tra *1 Re d' Inghtl- 
w terra * ed il Re di Francia, e qtiella cdb- 
<idotta al fio /suo , confortò , siccome sa^la 
Sereniti voàtra , il dettò Re di Fratoctó al 



i^Suire ìu Italia , affine « che d& quella ^ 
Tehujta ne seguisse il béirèficiò di Questa 
Jft^ùbblica 9 la qual fu ' còsa V cfaep fortiè 
jotti$é gli auiini aegli altri Priacim- ifii^ 
(Contenti di sua Santità rendendogli' tutiì^ 
i/bk tuttavia ne anco questo giovando , è 
tardando il Ré la sua venuta, o pet'cbe 
QOQ la curasse molto, stanco e sfteio del 
jjuerreggiare , e dello spendere 'anco egli\ 
o perchè còsi volesse N. Sig. EKo , òhe 
per altra , e più sicursi vk ' deliberato 
avesse di rassettare, e tranquillar le co^ 
Vòstre^ e quelle della conqiiàs^ta Itlilia'; 
è avvenuto; che i nemici del Re si sono 
in questo tempo, e spazio diliberati, e 
risoluti , e preparati alla difesa^ di modo » 
cbé nessuna speranza chi' sanamente con- 
sidera , aver più si può sopra lui , come 
intenderete. Laonde uè con Io Im'pèradò- 
re, uè col Re Cattolico ' avendo toostro 
j^giciiore trovato modo di soddisfar it vor » 
J^, di racchetarvi , ne col Re Cristianissiiilo 
^ iperandò di poterlo ritrovar più , ^i si 
/étaya in grande affanno, e travaglio d' a- 
^il^imò 4 e di mente tutto sospeso. Nel qinàl 
^JtTàyagtip. dimorando egli molto mài cofl« 
/.teuto," solo per lo non si potere és«o 
.risolvere a beneficio di voi. e tuttavia 
intrattenendo lo Imperadorè ed il Re* Oiit- 
;tolico , e tanto ancor più ^ q^uanto meno 
M poteva sopra Francia foadam#uto afeti'ti 
^Éire j ^^isopràggi unsero le novèlle Tiiròbè- 
>G^e . 4B, la, rotta , e scoofitta g ckp si di^ 




il Gran Turco a\'er dato 'il ^fi . ^{^ 
quali notelle forte ceminotendò 'f sf** 
jfidO di Saa Beatitudme » cÒDcsteùi4ò iéi 
j^ima , e potissima cura snOMióVerifi "^^ 
aere , 16 arete alla salute dùti crntiauSP 
Cbmtraanza ri$j^ardo , egli in Jtaiià! iìt 
ritolse à prectirar h unione'' dc^ f^ttfA^ 
cnftttatii, per potere fatto ói& ^ nkaii€^&^ 
a^uti la tante Tolte in Tano e pennU^^ i^ 
ngionata , e proi|K)8ta impresa « e gtiènrè' 
écifitra Turchi ; siccome a buono » ' e ii^ 
ìktìVt Pontefice ai conveoiva ^ non laacSaii^^ 
éo per tatto ^ciò di sollecitare Cesare, ra^ 
if CattoliM alla restituzìon dello; stato '4^^ 
la Serenità vostra , e cosi ne aerisée aTi62|^ 
€i]j[^ ' tutti , acuì di ciò s* àpparténi^' W 
tcriyere , e sópra tutto caldissimameDrVé'.st^ 
Cesare , come Credeste. Anzi non bea ooi^^ 
tento di confortargli, e pregargli alla, J^éù} 
la' unione per lettere , si dispose di mà9«^ 
dar lóro Li^gati a questo fine , e speciifit^^ 
Ménte Monsignor lo Cardinale * di Sai/tiL^ 
Maria in Portico allo Imperador'e. La qa^^ 
deliberazion fatta da lui ^ venutogli )^^ 

Saréndo che il mandarlo Legato si tra^^^ 
iètro più lunga dimora , e tempo- j^^ 
5 li imipedimenti ) che la Inazione ba; ieèè^^ 
esidéroso dèlia reintearaziob di àiié^t^^' 



:egrazio& 

Dòmihio ; «^ dii^pose di màtldàrtf^eio prl«^ 
▼ato Kttnzìòv, più guardando alf effètti^ 
Aèir andata sua , ed al poter tauto jpf^^ 
t^ió procurare il comodo della SigQ^iil^ 



v&^', lifae'airoaar d«l Gardinate >.» 
Mjri^iaou come sàpetet .Baieoda egli adò^' 
qtK ap4«Ve >? Laóna^aa', e g^& «Vera psèt 
«0., «he poMd' Itt iacrittuf^, t foroiia Itit^ 
^' U commitsion sua , la qàale io tidi^ Ip^ 
twsit £ '¥** Sigaof! tanto farorevole aJle 
^te 1r)ntr«, ch« parea , che ooslru Sìgoo- 
ns'ìl tfMmdàs^ pia tosto Nunzio ^ì qaest^ 
Kepalfblica 1 die Sdo; ragionando egli me- 
co wópra ià cotÙniissiiiKi predetta malia co-. 
à^'; ^U forte si do]«i, e rammancava ,, 
e)itf Béteaimo alla divozioa dell'Impera dora 
tornata tbs$e , àffermaDdoaii , cbe a lui 
are^e dato il cuore dì fare assai a beoe-.j 
6<iio Vostro , 6c quella GtiJi si fosse nian*.^ 
teaiità per voi. Ora esséuflo a questo téi^-'' 
lAlùC, ed in tale stato le còse, elj/bé nò', 
tivù SigQÓte dal Be Cattolico per lettere dt^ 
6. del toese prossimamente passato, cW, 
«alt chiudesse la pace tra CesaT-è, e la Sé*' 
reDÌtA "vostra * COD restitutioa di tutto Ì6 _ 
StàltQ foatro, da Veroqa tt^ filone pagan-., 
dòae vói air Impéradore dugento mila fio-' 
rinì d'oro , o cniel più, che necessario fos-'' 
Aé a giudicio oi sua Beatitùdine, la qtùt' 
cosa' aVttiasi a'zS. del detto mesa , fé ri: 
«òlVer nostro Signore ^ il qua}é per ad4ifr^' 
tro molte volte v* atea pensato^ diconfpr:" 
Ur ioì ad accettare il partito. E^ così TàlV . - 
ira mattina per tempissimo fattomi a. ssi 
chiamare mi scob^se questa resolusioìi^^ 
ftàa, e ordiaóminti'elìe io mandassi dicen- 
do atTAmbasciator vostro » ed al Caratna- . 



le e Grinuino » e Gorneliof che «ei^nia^^^ 
nUsero a lui» tmponendonAi» che io mi fi 
tlroTassi ancora io. A' quali egli parlQ^ 
«uanlo per lettere deir Ambasciatore^ .p 
iótse delle loro Signorie dee avere vostra 
Serenità inteso a oastanza. Ma T altro di 
poi» che fa a' 27. non rimanendo egli hap 
%oddis£Eitto di fare ^tendere a questa Cit- 
tà per lettere la detta risoinzion sua , d^ 
^liberò mandatlé una voce vìva per maggio- 
re espressione ddranìmo suo » estimando 
c^li 9 che* questa proposta bene intesa 9 e 
accettata da voi 9 si tiri dietro, la salute > 
non accettata forse la ruina di questii Re- 
pubblica. Ed elesse me a questo officio 9 
A perchè io potessi a voi buonf testi mo- 
liianza rendere della sua mente che e den- 
tro ^ e di fuori sempre Tavea veduta, e 
81 accicK^chè questa Signoria essendo io dei 
suoi, più fede mi avesse a prestare in cip» 
che io le dicessi : commettendomi , che 
Tenuio qui più tosto» e con più diligenza» 
che io facessi alla Serenità vostra iatende* 
re ; che avendo egli deliberato procaccifir 
primieramente la salvezza della Cristiana 
Gomunauza, siccome priacipalisstma par^e 
del suo Ufficno ; perciò che s'è vero , ohe 
il Turco abbia rotto» e sconfitto il Sopi|ì» 
è bene armarci noi di modo, che toroa|i- 
do egK potente, e superbo da quella vit- 
4olria f. egli non la possa offendere : se . è 
'falso , come anco si dubita ; e vero sUi , 
che dal Sophi sia stato vinto il Turco ; 



DI M. AUSTRO BEMBO. jfgjt 

ifvieftlio appunto è il teippo da i^r^e^ drdiifii:^ 
^ ineiiie la ioapresa contrariai; e non volen- 
do -slarsi e consumar più lungo 4empQ ia 
trame, ed in consigli senza conclusiqne al* 
cuna 9 siccome egli stato era tutto questo 
tempo del suo Pontificato ; egli s^ ^ra del 
tutto risolutp a confortar questa Città^ e 
pregarla con tutta Tautorità del paterno 
affetto suo verso lei a prendere, e ad ao- 
Mttar questo accordo. E dice, che ella il 
feccia primieramente per onore , e rive- 
Tenea di Dio , acciocché noi prendendo 
^oi , ^ perciò sturbandosi la union dei 
Prencipi Cristiani ; che tutta, rassettati, ,e 
riuniti Voi con l'imperio , agevol cosa fifi» 
cl»e si fornisca , e a capo se ne venga in 
lirievi giorni; la Chiesa di Dio, e la San- 
'ta fede sua ed i suoi popoli , non ne ri- 
cevano qualche scorno. Secondamente p^r 
' rispetto di lui, e per. trarlo di quésta noja^ 
ìiefla quale egli è stato tutk> questo tempo 
4 solo per cagion della r est aurazion test ra. 
À' quali se egli avuto riguardo non avesse^ 
il primier di del suo Pontificato, egli ave- 
irebbe potuto racchettar le «cose di queUa 
^nta Seggia , e della Patria sua, siccome 
fervesse sapute disegnare, e ordinare egli 
«itesso. Ma soprattutto vuole nostro Signore 
* ebe voi vi moviate a ciò per i>enefioio vo- 
; atro* Conciossiacosaché men anale jè , anzi 
'pur vie meglio, lasciando .Verona, la qua- 
te , chi ben coosidera, ai udip^o/c^ji e. seqàe- 



st^à pm eò^kif A (Hje^e^ fetìEipift V^Wk ^V 

tekn^pi « ' e €dù ' lag'éroletee^ ' ii6a[pér«r*' lÀIiiP 

Stato /e alle guerre pov" ^«y «cte ^ote^ò^ 
ikA Verofià ;^ e > nfiftì '1' af e&do ^^ f^iohè elta? 
|mr^ ìMi^Y' l\ofifet'w è '*f presftiite'v p)^x^ 
à<hi>sta oagiom porre a manfifcfetMittid perfM 
^io' tatto eMFd ¥Mtro 8ut&, >é>/ì»er ar^riM^^ 
tota forse d^ofoo» tW libertà di ^ <^esta- HéfQ) 
£ ìiiéeK.'S;, e tfrgomettta coti; Due eéMl^ 
sono ora in elezioù ^ostta y e k tRK|N&<)MJ'> 
io *jaiperàdore , ò Taniistà < t^^ Re ai Frétiiv 
cfà. Dalla pace con la'iÉipekkdòr tte is^tto^l' 
00 Me Serefirtà vostra tutte '€[ueste coM^s'^ 
pirìóia di premute la ri<!Cip^razioi^é'di qaet^< 
le Terre vòstre ^ le quali noti pois^edeie»;^^ 
iasieme con Tuso , e Tutilità di loro, fa»^^ 
ri solo Verona* -Appresso le rendite^ .e 4h- 
utilità d'alquante altre che possedete ^ bià<^ 
sotto <]lrema ^ Vicenza , Padova ; -e per> dirì^ 
più il vero, qfiasi rutile dì tutta la voaitiii^i 
terrà fera^a « elie sapete bene, qtiaiitó vtdi;^ 
pid traete a ^^uesti tempi. Da poi il maiics^^ 
delle spese 'd^gtì ^e&erciti y che per ^ cagloit^^ 
dd4a:< gfieri^ beeessartamente nutrir ài-tt^ìkO'^ 
vetigolio.' ^ >quèsto 'mèda in ùb pudto vof^ 
e le vesiye rendite crescerete, e ie spesi^^* 
scemerete: ébè sono le due cose , c1ie^i^^{ 
torùar pessòeo nel prìstino vigore , e col^v^' 
alio questa Repubb. Da poi cesserete té'f 
ì^o^'i e gli ^{fanui t cbe s2ipete quanti ^^M$^ 



DI M. ^U^TJMl BEMBO. %5 

^4Bl9 93^j% ^' quanto gr#n 90Qo^ don !(4^ 
8t^.^;)Ìat)g(imjSote,!e yi pajbiorir^teqai^tejif 
Q^.,.riposo, assai, oggfmaf lieoeM^i^a a^qi^t^ 
Qifi^i ed ar popoli YQ&iri. Da .pfi>ì |)on ì^pof^ 
rpte^più a periglio la ^qiainia dcU'JiiiptM^ai: 
T<>str0« e yì levefele- quella spioa , <fel|'4r:yhr:; 
mù j che- a ciaéòuina oya -lo dke «M^^pll^rKi;' 
e.|mgi)€te; de} dkaibbfo^ e di^li ^OspeHa^'Cbl^ 
\ìér ' un disordine ^ ^ per iiiia fleòo^itar 4€l>^ 
^Oifiira esercifa.9 o'pet- alcuo tfadÌm^Blo.d|i^ 
qualche suddito» di-q^lofter/o^iul^tik^r v^rrl 
s^ , a per altri m»M ^m%ìmnii fattoti ;i 
db^e-a^veoir po8Soyio« se m ;vada^ Qrperdan 
si il Qitl^ JE ricordivi beo<| , , quante vo)tl^^ 
qi|f»ti,iian int)Ui a ooi addietro aveM: c%f> 
gioo^ avuta di lemerue. X)kre ci^. a l|ueTx 
^l0^^aitiaMAO andando entrerei!^ pejr, la ìvi-iii;; 
Qiedfi^iOa. di ri<?upì^rai? Verpoa' ÌAlese^i^ Per» 
ciocdiè è Dpìuipiì' di • molti; aàv^-'uomitti^ 
cJm» quando bene il Re di' FmuciuVVoiusaé^^ 
lirici ][laha 9 * e ricuperasse a questa !^iiorìi| ^ 
tl'ituo ^taio , .non peroiò pòtr^ /egUvricuh 
pi^ri^rla Veipofi ^ ess^ddo ailo 'oàperàdof > 
d^i^diisiiito. nandaryi sempra buooa quato^/ 
^ìk di fiatiti a difenderla « come egli fatti^,; 
l^H .f^ù volt^. Laddpve facendo voi paO«^ 
coti. }^ili>e perJa pac« levandogli UpeUrr 
àìriQ 9lie ooie d#lia Italia^ oome gli levare, 
ti^ ^i stn^a d^^bbio eBtre«!J^ <iu tmov<^ ioi*!^ 
jbr^^e^ o alle oos«; delM Boi^gogiiM9ti«^Ue<^^ 
n kpair già v.okt^ , a ali" acquisto ^iiì^ l^f^ì 
t%« d^;<^tai^(i<K)poli fac^^QSJ^^far rimpre^i;^. 



samepUie trame, che gli soao sempre eov 
8fi. molto aaturale^ e molto propria ;, pèf; 
ciascuna delle quali essendo necessario' chie 
gli , T<^uga bÌM>gaandp aver quantità ài 
moneta « ejiiandio che voi non volate "^ 
si vorrà egli darvi Verona « e renderla vi ^ 
0^co^ la ricupererete voi con agevolezza^ 
ed al sicuro. Non potrà udo animo gran- 
de, e vasto come il suo è, avendo con voi 
pace 9 non aver di voi uopo bene spesso ^ 
oltra ch^ bella , e grande loda così &tceìl- 
fio acquisterete dal mondo tutto, e opinio- 
ne, che. siate buoni e pacefici, e cessar la- 
rete. quella voce, che si dà a questa Rep. 
.d'aspirar -grandemente air Imperio della 
iltalia, la qual voce^ non accettando voi 
il proposto partito , si confermerà^ e stabi- 
Jirà nella mente di ciascuno, stimandosi, 
iche nessuni altri ricusare il potessero, spe- 
dalmente essendo egli a beneficio di tutti 
i popoli Cristiani, e desiderandosi ciò p€;r 
dar modo alla union de* Prenci pi , perchè 
ne segua la. guerra coutra gf infedeli , se 
non spiriti, che ostinatamente affettino,. e 
attendano alla Signoria del tutto. 11 cj^e 
dice N. S. che non dee ultima cosa essere 
in considerazione appo voi. Queste sono le 
parti utili congiunte con la pace. Vegga 
ora la Serenità vostra ^ e ben consideri , 
quali e quanti danai partorir vi potrà il 
.Toler coptinuare, e mandare innanzi I* a- 
laistà de* Francesi, nella qual consiaeraado* 



'.-« : •! •»>r> 



5 



ijc/i dice Rf. S: cosi. O il Re 3i Fraodir 
▼érfà la Iliatià , o égli noa ci TeWà/ Sir 
Terrà ^veduto che essendogli Toi ^emptè 
ib'aoni aintci stati , ed avendogli manteact^ 
fa òititna leaoza, anzi pure at^endosi qtte^ 
éta Sigaòria tirata addosso la guerra ttello 
Idipéradbt*e , e la sua nimistà solamente 
er lo avere voluto ella servare al Re fé* 
éf e per tale e tanto rispetto dovetk- 
Hbvi' egli eterno obbligo sentire , egli 
nondimeno vi ruppe guerra senza cagioiM 
alcuna averne « accordandosi » é legandosi 
col irostru nimico medesimo , fattovi nimi- 
co per suo conio, e per Io non gli avere 
Voi voluto consentire il Ducato di Melanoi 
cbe era del Re , nella qual gttért*a egKtli 
tiiita la terra férma , cbe teneva , vi sp(^ 
gliò 9 sopra cui , né in tutta , né in parte 
é^Ii ragion ninna non ebbe giammai : che 
.61 dee credere , che egli óra debba voler 
Tare, cbe ragionevolmente dee in odio ave- 
re tutto il nome Yiniziano, vedendo egli , 
'che ogni Viniziano grandissima cagione ha 
di sèmpre odiar lui, dal quale tanti nostri 
^dànni , tanti travagli , tante riiine sono 
procedute? Ed ora dico, che egli potrà 
dire d'avere 'alcuna giurisdizione sopra 
^Crema , e Bergamo , e Brescia , che * sono 
alquanti anni state sue. Non elidete voi, 
che egli penserà di ripigliarlesi , almejM 
per torre a voi modo d'esser grandi, e di 
potere a iquaiche tempo Vendicarvi di'ltii? 
crecliatelo , crediatelo, oltre gli altri argo- 
menti f eziandio per quello del capitolo » 



Soq/S VriJfoììtìl ^ 

ehe cgH col Rè et Irighilterra f ^e '^à'^tpW?^ 

0la Stgnoriti ben palese; e ben chiàro«t3i^ 

'^itnostrà icbfehie Tammo^di lui rfa:d1ftWB*=' 

^ alle eosl^ della Lòmt^rdi<i,iid dH^^|ttk^ 

ftsdimn sue ^opra le teiTe vostre^'^Cilie 't^^ 

|iitdica8leV clxe ?g'i sLveé$e ÌHìXp ìè^Bt^ èolili 

^V pur BÌité 'i che per ysXim di V^àc^ 

Sffe^ò^àlla ncà|ierazfOD df •MefaàpV i^«i 'ffl 

fhjppo sareste ifi luti. Non in' Vfciole ora^tt^ 

èbre famìcò cblui ^ ehe eràer inoti ToHé'^ 

^tHitnity ^^K devea » é ^v W'%^ànìso i Mi' 

iubte di Voi ; gioTarsi / ed apprestare "Ì|U 

j^iMeryl ingkmiarè! uh* kUra'lTolta. Ma ^ 

iéo ^ptii'éy tche egli tio? pensi allo *trgatititi$^ 

lirchi; IStarèté Toi almeno iq gelosia iHeoir]^ 

* lai? Noi: temerete? Éper rtir.più il rerii; 

mòlt^Miefete per le passate prese dà Vili'' 

^rienxedeHa 'S19Ì fede;, potendo égli tq^' 

una trombet^ dalLvmatlina alla seria toi^ 

Tf lo Stato tutto? O non bisognerà iMf' 

questa temenza; e rispetto , cbe gli iXàìgt 

fiero pre sottoposti , sempre ad abbidienu',! 

sempre servi? Ora qua! perdita* Serenissf»; 

mo Principe, è maggiore, o può essere df' 

qocsta ? Qual Verona può eoijtrà valere^ : 

. e • risforar questa servitù , qnesto ragiólìè*^ 

volissimo sospetto , qnésta <$odttnna patirà?" 

Ma obi sa /che prima ,; che egli Vèng^r ' 

per agevolar ta sua venuta ,; che |mrer*.jjpi;J 

dee vie pnà che matogevole , ég^i nqn:'^? 

péi^ ynéliar con lo *mperadocè , è col n£]' 

Cattòlico accòrdo, e là^ci loto Io Stalo Vci&'^ 

atro i che èssi hàtino tu {ireda^ 'pi^mettifi^'^^ 



épk, )pEO 9:qcx)ni, à\ «j^^T'g)i ; a pigliare ,i| 
j^ff^ui^ùì^? Iq ^q, beo 'taptpiy $ereQÌssim% 
S^jp^ria, che sonp venute a nòstf q Sì^qo») 
rf^oof^lie di.buoaa parte;» "cb^ gJi fiEipua 
imteQdfre^ qhX il Re di FrismcU^ p^^sa 4& 
|aiic;iar^i per ogal piccolo acppncio.$ii,<cft • 
l^joUo^nol fa.^ quanto, egli aacora qo! troi^ 
fpi. Of se cio.ad4ÌTejriiss.e9che oon, sarebbi; 
ectta guari iQntenf^^jdbir^saìiza^^ d^ questo 
Vie'f il • quale veggiawo ^ver lasciati ^-gìii 
^cozeesi arltidii :, e^. perpetui ffwi ^ W^ci .^ . « 
confederati ia preda 4^gif, Iqglesi., ed j 
li^arresi in pfe4a degH Sp^iMoli « dei 
ciqàU due poppai 1! ^a Jla ha perduto jp 
i&alo aua per.iMt, Valtr^ prese, col cognac 
Uf^^ghe Ke . 4* I^fi^il^^i^Pd ,è » guerra pof 
sofpcarlo dàÙ* impresa couira Fraooe^i.ft 
^ è io quella .guerra m€H*tof a lui se^f/tiioM^, 
4q,;; se questo » dico , addiyeQÌsse,;¥U)a 4ifr 
ri^e x>gauaQ ^ dice nostro ,3igapre t /Oib^/ 
a^xroi bene stesse ogni male ^ che vi , sia (fi, 
fid^r voluti di cbi.ttoa volt^ ingannati vi 
bft. cosi laidamente ^ e specia^meote con 
t^ti 3 esempi innanzi ^.jocpbi aver d! al^ 
tnijlj^fa cut e^i .^ha. faj^/tcj^qpeslp «lede^inv^ 
inganno ? La qùal cosa Uh non. voglia ^ 
cipe, dtil'e s[ poss^, giammai di .questa, qofà, 
nrtjdeì;^!^ v e gcare , e saggia^ Signoria , f .. 
ilfqi^nk.^Qaeite cose, e qaestè^par,ti tutte 4^.. 
ooit^iafirac aono, che avvenir possatupi, vepeciet 
dó.il Gristianissim9t in italiano per gompiosir.^ 
^9^t^^ per forza; conciosiacpsa, ghe perj 



PrÌDcipì,' egli "non è jier VèijtreF'^W 

naftoli se egli non viene, o tkbA'^'^'tWIfc.rii 
^o ^a'vequla, o teoeufiola , e'*'rf*Wf(i|l* 
wsepclone, Siccome eeli farina'' 



fll. a, qual termine , a Cfual pttìw^o*» 
ftrÒTerete esser toì , avendo ritìaltrtO' !**•* 
jpprdo, e la pace, cbe ora ti si- prttpcftKf? 
.^'per cicV' aTendòyi: TóÌ~'óH/fà''lb tKift«4«(| 
(> la Spagna fatta ' ■nìmfi«''''tVitta !* Itali»* 
'j^ion riman qdi-Btp Bo'j6iH!(j'?Q ptcdà ' jc«^ 
V»:^ màiiffestà 'de' suoi nètìritfi? Par- Dio^, 
sianovi^ guar^aCè ', cbe a voì'dod ii patta 
_jtre quel proverbio. Essi eardo hamiA 
af^aratà a sapere, e ricorxiin «''cfae'ift 
Ipeuiteoza d» sezzo noo giocai c> di nmli*- 
XÒ , che altri s' aweaga' per' tempo -fi 

Snello, che danneggiar lo può'; e* sctnfiltf. 
'rà, che il Re noo sia per venire ia 'Ita- 
lia eKiaadio non tentando di venirci-*-^ 
.]9on .solamente da sospettare , ma ancora 
.grandemente da credere; perciocché ^Se 
avendo egli chiusa questi pasaa'ti' mesi 1* 
lega col Ré d'Inghdterra, ed armato trowp- 
doli con più ài VKotimila fanti pagali per iir 
la impfesa , e potead'ila egli far di voton- 
tà^ e consenltmetito di K. S. e col fata- 
re, e con 1^ riputazion ; che gli' dava in 
quel tempo quella lega, qu^ndd egK off 
rehhe > surti nimici 8opraggioirtl>:Bpre»*»- 
duii e ìmpuiirili , iì per altre- cà^Oni^e 
SI anc'T per rivrten7à di tN. S.' che' -flivtt- 
reggiacfr il Re, quatidn s'è Teduto, ndlfat 
di meno egfi venir non si ToUe , ni AMBO 



wHÌtillo^^ ^ sollecitato da sua Santità ; che 

a|>i^k^:Ci^erQ» che egli debba Tolère fare 

%lf||li^tp^ tempo 9 nel qiiale e Svizzeri , é 

&i|kg'fXiioli 9 e. lo imperadpri^ , e Melano, e 

I^ore^xa^^ e Genova tutti uniti / e d* ùiì 

■- a^esimo animo ipaieme ^on N. S. non 

Torranno ,*jolie egli ci venga, e saransègh 

^prep^ati aUo'iicpotro; aggiuntogli la nuo- 

• jr^t i 9 bella moglie allato , la quale tanto 

. 4i più: gU farà in obblio metter Ieguerre« 

JE^-aono di qa^lli , che stimano « che que- 

Hll(e . QOSSEe abbiano a raccorciar la sua Tita^ 

iMwi^ pure a farla brevissima^ siccome d'uom 

4rec<»io noi), molto continente preso > è 

ìnfaghito neirampr di quella Fanciulla , 

(dhe più. che diciotto anni non harlaqual 

vii-, dice esser la più bella cosa , e la più 

-nega 1^ che si sia per addietro di molti 

anni feduta in quelle contrade. E già pa« 

jpe^ chVegli incomìnci a debili^rsi fat^ 

cagionevole, di mala qualità. Senza che ia 

lÉtimar. non è, che al Re d' Inghilterra^ il 

OAale promesso ha di dargli alquanti ar* 

i^ieiri p^c la venuta, sia cara la grandezza 

•tua : conciossiacosa , che il ^naturale, e 

MUftpiternQ odio di queste due nazioni'', 

tmoA :ipat€| ', ne peprmetter può, chelluffO 

-per iKgge» o per parentadi, che si faccia- 

«ino» ¥OgiÌA io innalzamento» e la grandez- 

Ila .4eU- altro* Oltra che sono venotè a 

..nostpo jSignore certissime novelle, acciò 

; che la Serenità Vostra sappia ^ e scò^f^ 

'-^Ù innanju,} .che quando il CrislianissiÀo 

Bembo Voi. IX. ai6 



/ 



iiteiiiedrn^ ^^ «nomri ;!>bhr <l u nyiiiif 

MQÌot* dU vAosnÉD Sigammi4f?ehitrsMe mt^jxmn 

(riùeyl» fijmòiip/feaeittiqjue jrf»^^ etti 

tfcBci. 4it«ar9ncm^ik>B{ aìai^^e ipetearfisl 
IMMi^'in «Itaim, o pèrnpoca. ^HB;di ffoep 

ff^iiCM^^flicoome^redeti^^^ tiCmot nioUnriMi 
luf^sTflle, ^ uui)^ ACttia». & sé jptire ^g&:¥aiiA 
farÌ0^ wdetr^ fligoMi^ 'ip qml^ telaio? jMb 
le crae v 4»^»^ ^^'Svixzctivilttf^o iMii» 
Wrati.:» e f)roaiiittood,*e^ TixUtta ÉÒti\^^ 
•Boia , Ìbi vote ^ <> soUQ> «dir mtmumi , ^^^tiol 
kaasar passar oodsrpattdo^tf^ i ^afti ^ «d'urif 
wr<K> "opponetidoglfiii , 'o pixre- fiastiir>^a^' 
Acbiidolo^ di cbiaderoeto' n^ memP^^m^ 
£ir la giOFiiaia^ <€ ròmperneló ^ <àiégK(>*; 
cite-egmio' a Novara raniìo ■ipa^sàtd'iioti 
icoeror ^ e j^imo già desctòti e^afTpareòF* 
ciiiati 40000. la<ttt'«tiUi d* «11^ ^t^IèM |]it» 
k ìtnprada da apigàèrK ai^atiii'^ogfti tbllir^ 
afae H Et dt ?oter ' ^¥^mre ' fiiiìài - is^o^; ^ ^Btì: 
^lì luul ogwi bella lattea tlìMetiÀ fu^i 

ndb i^À veduto, cba À4i^ 'btr|0iif^ 
. ^aQ(>nfiaè«>Oi^ d(tf «dtantiid^^elierdre^^V^V 
iò^ beile int^raiM^rbaisnò tàlieaw/ Ma'^lMM 
fimaoli Sniixitert^ %^^ò fate; PeMledi^ 
fic^Mi«e8Ì le Idr fcmle vi éggiilgitieràottÀ.' 
lidv dio^. ii^ . f(Mdutil ^4eUéire di : ^fuà^ Doge 



mkSti^vk^^(MddeX pMW» T^'ìf qasSb *M 

géefftttn ^ «iidlesiii^^ "Jtfr \|oi^' ^m 
Éiiiandioaficvediittri r»Ési9inQ|i^hà^ «^ 
|}{ i 3i^^^ &?isì5en;^ Mekicib V > <Smì||&a f ^ >^ 
Inobperki r^x e : Qetuma ■■■: d!x union apfr itb ^ ikok 

éd$Ump tuÉti n fide V ^eki«- iiaimL^dA^ 

ebèLYoi^fiigttoriè qneHo^|^ inieii^ 

dteèe r fffOiftette il Ma^Kiifieo^^ ]^^ M 
^Ojp^di iraMrris^ quella Citt&f:^ mettchl 
to^eti^ di^tiMomiia^fioinudl^^ ad ogni 
ticliicst^ dì:|7T Slf^L»erj4-ogai ooimo.suoi 
ìl^ ^soQO^ ^^u^rie dw po6le ao)e > un craa 
ff|iiitefA^o<^nie'T<edeCe. Nqa> i4 jaaticbecà 
pr3 |^e< ^Ufarfi^: 9 ncm ' lo lii|p0Méore ». noà 
doOoiSP^ #^]V[f}aoo\ Ut quale aolo d^iedès^ 
cà^ _ .«nulo prt^ ^ che ;: a cTOI pia nojfa 4à\ 
«fe? ^U .n^oiv Jia kWsogi^pel^ 
^«ffJn éo^ftmft del miio^is^]!! vimaocheié 
fluito .5^01^ ;^i i}. i^uale ji iru<4 ^biart»- 
r<>i^^ Ào^j^^^^ :^ea fitt yoUm ;; pei^ 

itfocdl^i^i^ii^iidolQiia i»mi delle J&iiii|^ 
I0ie ,CM0>9 9^^ liiib non par cpwilo tempo dK 
iAMsi; irpemi(^;ite.' t^ììi JcDigaifteiite . : F«K>ài 

^^f>Sigfw4 die: vii jRe di jF^a0ìcia passare 



^udol^f; cotante px»i«oié «maB^réìi^tfs^ 

iq^nì^^' ^1 •aperta .pred% ii Bai^Hr 
Q^aaiunqoe sittma:;noslro*^SìgQQrre'9 é (a4§ 
le>i>: $4D^i<fgUao< .^Don abbjaoo a deyey'fi)y< 
JAigiar|j /a .quel 'iempo^'^.^mtel' tieoie p^ 
feripb, 4[;be ìttcontianexite^' cb€Ì>^9l'4it€Cei41 
ì^nM^irifiataio , cbe ora «ir^si |)i[iD))à«itfq 
chiusa, la kg» , che >sl rMsidet'à' sduaxt' ^ 
liM>ra ,r'^«ai - ad : uè Terranno^ a> :4Ìaiiiliì ^iV^ti^j 
p^T ior^i il xn^ào -di. poter>'^ar .SìMaéf'^ 
i^juio. ai . Fi:aiHre&i^'La qua|'.u^osa è'teòlf^ 
ragionevole peii se atessa» : Ohe ' se • eglibd^ 
zi^p avernQDo. deliberalo ^ di ^cootmstave'ii^ 
Re , mcdesiiUAmeote contrastar * irorraDùH^ 
a^isupi collegati •. e per non' avere ra>^fà^ 
qotantO: ad un. tempo 9 a ibro profitto: :-0ài 
lo iocproiaciare da Tot > e debilitarti^ 
Questo teme di voi N. S. sopra ogni' co^;^ 
e, questo medesimo temendo egli* alla Ptt^ 
tria sua, e ciò è ^ che se Fiorentini d'ea*** 
.ii;are in lega con gli Svizzeris t con ^ 
altri loro collegati si ritraessero-^ essi' nW 
venissero direltiimente a danni loro; »(^ 
ccvine baùno di voler fare apiertaihent^^ 
mi.uapciato,} veduto oltre a''Cio>, ^fae afd'' 
esso pare, cheX Sig< di ^oprar^olendò'^tli 
aivtutio hberare la Italia da' Barberi-, i^d^ 
glia, cominciare a liberarla da'^Francesi^hl^ 
couihiutK> di risolversi con la Italjana iiai^ 
t^^f^.d^^ii ilcaore dV indurre eziandio il^ 
IW di. Fjraucia eoa alcun trìfawla «^ dhe^'eU^ 



IM 



jlffb^iejlXaca^liii Melano a^stétsi di là dà{ 

pttisiliililà tdel yenì»i^ xoiÉe mostrare, ^<^: 
t^^gumle A pàà' a cluufìqae udire "i^ 
gl^ M . wr»i »i Fallo pr imàr <|ttesto AiJ 
smrsa :> (Cìoa voi ^ .e . questo -i^ag^tiameaia y 
4k^ TÀ f ft cjbkre le ragioni , ebe N. Sigoor 
t$UQ!i€MCì0: aU^ presa di}ibeì^azidijbi5 $t!Kr'^ 
p^U^ rifalle i egli sempre al t rèi tallio- rispét&£| 
ti4tdeUB*voitca Repubblica I e dì Voi> a¥u^ 
^rt^oanto ;fgUhattuitaTtadelUr8ttis mede^ 
II9«. Faina» e de*suoi» e <per- la :cUr 1)a4vél^i 
^(tj^mlto jl tempo < del (suo P<)«Meficato è^tS 
^rb<^ mojte cure ,- molti petisiéri , mojte^ 
f^iob^ : prese » iteoendo óra per* cfertissi^^, 
i&Qa ^qt^^tto ^.esser U ben vostro m* ka im4. , 
|r«$t(^, jÀe.coaola bei^edizioii (ma accom-^ 
]^Qato«dii cfu^na' di Dio, io vi.eoùfoi'tii^! 
^ vpiì^bii lascianda le jmksìc^ii particolari lÉt* 
];Ì3g(^rea2^ della .Di fina Maestà » ed a sicd^' 
s^Kt^' 4^1a Cristiana comunanza a :^ren-^ 
dfi^lal/]lii.Uo» e ad accettar la condizionar 
<||mp ^egU yi , propone , di racquistar tuttò^ ' 
l^fiStA^ vostro da Verona 9 come 8- è dett 
t^j^ in^ftfiorityc^con^ pagamento delli dugeoK 
idi ffQÌlA :6orini )d^ oro > o akuna'ró(^a pia # 
slM^i^o che.concbìùder si potrà il me&ò^^ ' 
pivpfnelieodovi noihiimeao' ^ii * per se , % ' 
pSV Dome dèi JCatlolido Re di' fare ognji 
f^i;%>, e Cenere ogni via , cbe' Verotiab; 
esìfipdio più tosto> che si pdssa , vi titòi^^ ' 
4Ì >o^!l d' iotraporre ili ciò tutta Tjatìtot-itif^ 
^g^^MUa, WMta. ;Seggia f ^ Ma ^ dai pìi^iHt 



'^vV 



-mp ¥itet# ' 1^ ' 4^gibif :I'4Ì6}lkì «rubai v^^ 

^d^'Wv obié^iic^l fmtjeìwtti^iite $^^'ìMplp^ 

HBMdedmo ^ ^finicft pife^dto- giaiiinÉà^oii 
stalliate ;roi f er'v^oagion ,(Ìftl Figlmcd ^ 
cBi^d&ffloìsIa salmema, e* gloriai «dk fed*^ 
V dé*|^o|^oli4 ^d quale pi^iidjpaladCBlc^^m 
Sifadiai é'-^ à pnicaociA ' can , qaeato mocónkr» 
levfi lia 'Ycfroiui tdooiatie ia hàem^ d^: tante 
Altre citlà*^ di tanto impeno 4 m ìkntm'fsm 
éì kraga Hlibntfc» a- RcpuUifita^ éo» 

4)i]^ipoteiifiu»iiw> Pdbre ha ibnirto ^ ^' vciii^ 
<ft «piale mollo t toélo iì )pot,rà^^/3Bml t sob 
t^ttaniar * Teroqa > > ina :Bbcerar> MStUniirtt 
««otaxilb '^Ilró Staio ^ ebo ilvTuixio poasàrib 
4|' gasata iStgwmat'r; e &rti pà gniodi'^tiii 

air liiiiiic^^ akm riapetto'jiOQ':'^ nb^ttao^ 
li ^"dbrfrellhe ella iimofere^>e àpigéiar |i 
ngiisriqiMita éaaattaiiaiito?»' 's^iò ^ cUe^ ok 
«Maia «^ jJpM^ikiiii^ 



4teivSigM«taj» {¥0*9 ;t^ 

^mi^^iegU. li' fiorài €0à £11100; <bk»^^V)f» 

JKi^eflkrtla^ 1^^^ ToaknUt ;^ noìi Myott- 

già ipm»r^ iùhf «e ileUaa#tato% ja.^fe 
,^iBbsè tibÉÌret iili^iia «caxvi >mtiQi -|^ 
j^ÌAlknif«% ^iwi vie calsfaiitàA'^iHHfJè^ nìB 

jiHHliéìi HfaW dar impatavne aitai» ^ev^oi 
wl^mì^^JO^ ÌA«MiB<fi trailo^ éè ii4 sScaMtè 
mtA fìriadipv ciilttÈ % e farà. 4t>Mk > inteadei^t 
^^oanfc) ^bfiètica^ lo^àc a ImiefiDSO ài ti^ 
#!•& DÉmniìibgte^a rèpralMi osrliii^doBi irwtiàì^ 
SopiiìJtattQtimi^^faà %mpo%toir€t»no ^ diio^ 
lAmimm ik» Brèdafe »>, cto^^gte- eòA mjl w 
4a|iièBt&:|r»^^ t^per >iasdc^ì w ìTOcHIi^ 

S" rqfe^ al Bagb^; art dhflitlieaà>^ii<MiptaiJi|n| 
•«cuii4^ia9SÉÌdi^iti«Nii infilili 41 Bimba 



4od tKOP0$XJi ' 

ne della t'Atna sua; perctoccfaè yoì dR.ei 
itìgaonali ti lto\èresÌe ; e vuole « che ìo 
% ^niémom Vi ritorni^ che tièatioo il 'Dii- 
càjfi Melano détto Lodoticò credette} 
dtié qtfèsta $; dovesse f>oter. far lega còl 
Èè 4ì Francia a danni di hii ; "peraoo^ 
jiè^é&Ki hoo eìte a prò» e beii^ dei' Sottro' 
»l^to iYèr'cO^ gtande, è Co^ pptétlte 'vi* 
^inp^ SKùb'à^é ad vero non era.^ Nondisie^ 
no egti riaàfùeasé di ciò ingannato , e voi 
cm]i^ Franòlàl vi l^i^te : di che ne aegtfìf'^iii 
previssioid t^2iò la scòiifittd^ e la firesani 
^qa. Dice ancora » che io vi. riioordi , ehtt 
per lo hòù Voler questa Sìgtioria lascftfi^ 
Faènza ^ e Rimino , o forSe anco nna sola 
4i queste t^re alla Chiesa « a tempo del 
'Preqecessor sruo , ella ne perde in pocM 
Snttix tutto* il suo Stato cttsi grande^ e CoiÉ 
Ideilo ^ e cosi potente , come ejgli era t -t 
perciò vi conforti a non 'dolere ora a tem- 
po di lui a posta di Verona ^ la^ quale 
come detto s^ è , si dee crediere f che si 
dipositi solamente, e sequestri, perder tutto 
il rimanente 9 e peravventura , il che Dio 
non v(^lia , eziandio la libertà della Re- 
jgub. conservata cotanti secoli. Vuole piò 
p^ltiàiamenté y che io ancora vi dica, che 
non crediate con lo star durì« e ritrosi a 
questo » e costanti nella lega co* Fk-ancesi , 
War fluiperaJore, e il Re Caltolico a 
rciMlervi ezìsìtidiò Verona per - ispiccar ; e 
Scioglier da Pfftncia questa Sign. q^atei^^ìie- 
cessiiiati a ciò, se vogliono la vi^wia con- 



Dì M. t|IJG3pflQ,|K£MB0. 409 

Wlk jjk C^i^Uifiwxj^ che 

ti; « J^roponft X)» è. lo 3C3g)^u}p oezta jo ,, al 

Sui^e i costqro .^pépdODQ pi^(t9^ip jpèr sod*' 
isfar^ a Si^.^tt^à, cue ^l lu^gamèìite 
&/I wfn QÌò hof^ìJitOf e chiesto» e^ conteso^ 
chevxi.fia refiittirtò; lì fostfo, .che per aU 
trpt^MfNiM'dQ Ipco^, cbe se rKm^radora 
TI ri^fru $erg^mpt e. Bresciii 9. cbe édi 
ha 9 Risiate .rpi onestamente lasciare a lui 
Verona, che non aTete. É se forse U Serenità 
TosCra. pensasse» che il Re di Spagna qùè* 
fito. teniamenlo facesse per n;iettervi aua 
* piani» eadaslianri col Francese» e Tolessesi 
egli poi accordare» e liegare a danni Tostrì 
«on esse» lai, promette I^. $• esserri mail 
)era4ore in ciò » cbe tAnto appiano ossero 
iviito TI sarà» quanto egli ora tì propone. 
Fio qui ho parlato» Serenissimo Prencipe»* 
liccom^ jfaocio di Nostro Sianore» e come 
iff«V^s$pr dell\anjmo suo» e dichiaratore» e 
fq^p^t(Uor% ,4^^ sua mentCi CNra parlerà 
jjio «i;KHne J^jctro Bembo Cittadino > e Ser« 
.isHor TPSiro» di^deroso 4.etr onore» e del 
.)mÌi6^4Ì questa comunanza a| pari di eia- 
tl9|iua ' 4elle Signorie, Tostre che qui siete* 
l^t ^ìignori ». .quando da nostro Signore mi 
f^ iipppsto il venire in diligènza a qU^Aa 
-$igiiMMria » (quantunque alla età» e alla com- 
jll^^siuonì miar T^nna non Terde» e Taf tra 
nq^ Tobosta» e air^sercijiio mio», assai l^n« 
l;|aQ da <piò»| iion, si cony^ìi^ Tàndaré, Jper 
jtlLaflfetla » e qhjesta inusitata» &tica a ve 



Cimelio (^hu-^fMi^hdtoi^vSkdiiì, fji/immàmUi^ 
pirlarmUttinL^ìmeiujmoia WiTi^a|iretanj^| 

qàali^cbj^iitfdli^faeiifu m^^M^stiJ;}^)l^e^ipiH 

Sifpliffi(j^^i4 ^ /of le Mor^ltoMpAloi^^jLa 
•olrfle! £iatiaiic0(»£^ del|argìdBife^^^ 

dJbi^iiliyfrìB^ orar: ija^iiftt0 óiviié^i 

ttt* ^x eoiwr : Cittd. i»^iusA: iitig ^ 

^mélr ^éiDffre^^ t^ dm pia. effe iiiiMdbi-:^ 
jkiere « :« €«roi^ Xe qàai, g^ask^miii: |M#8^ 
Ito iwqatfiiftre per pesauoa via oi^ttct V «1^ 
fait:».iw A 890 costarne iouitaii^op^iili^^^Y^ 
aràiìgli^ir ppocacdaiidD. Il filale lOillq^ 
Bi-eociipe i^^^ t? od' otiinii» i^nt j^:.: e .v i«eiirit€ 
eàiendo > (m'qiielU auoi ae^YettU<^j^ùt:ibMKf 
eb6 QOiio. :dti /buona ^cmtà ^.^ 4i Amk^H 
»ei^niiae^<Mi 4& pttxSoiqfebè :J|^,;«4i;i|^ 
sémalipami e. ^a«ficid4«lla fiat^kifiNPQm 

ai9q»ia|asè%Biuinrb gnsb «gaiir^ 

w^^h' M^iwà.utìa^mm^^^i^ ^e f$^^ei^i figvudr 
^nto»/ ^,aqp»aotc^ ^fce fiq^ di? 4<Vh ar ì^tMl 



i>i M. li^iMnfirtMBQ: 4^$. 



CUt^ >li «ffofition:^ivoi; « )tt vf olontàixikil 

tmxà^ fgi^àièY'^^i sttyphèo eidly^tiniMiiiò » ere 
iii^iiàt^siinio 11^ stia' batitàvxé oielà^«&b 

t;t«fagliau.' Si|^o9ia« Ibi 
f ed; ■^SBMa^i^vMltoy> 

i^^iiiwà la l€|à delle \iipewdk>TCt e idei 
eÉÌeiolfe«^^« de'SfkMli^ e di M^tafUi^ m 

ftgtièfe #^^uiitie iàtesA ixwtffa càiàoqiie^ 
iA&^aMegà imkie aia èhiuaa r se^ tMamdoL 
lifbi^a' %iMre oen voi , qufild^ che ijdt^ 
^«H^^diaiM^ à %tftto^ non htt luttarài f ora^ 

ai^^MgiM ^ ^6'^-di damw vomoi'é^ék 



^ 



4J2 PROPOST*. 

iVe , è ogglmài ie tiaroata , è oralità. Per' 
ciocche aspéllaD(losi quesla i-isoluziou ^eV 
Cattolico , s' è sopra cssn e parlato , e di- 
sputato molte ?ohe , e dispuste tallt le par-* 
ti di maniera , cbe ellQ in uti punto preQ- 
dcranno la lor forma. Daranno alla lega. 
Nostro Sign. e Fiorentini mille uomiui adf 
ariae',' fed ahcoi* più- l^e darà il Callolìcf», 
(ftioéeatò^ Cesare tcésetito dì quei suoi aly 
1& Borgognona , MelaDO quattrocentu , j:[i^ 
fiet^o 'in sómma duemila , e cinquecentut) 
^darabuo tutti oltre a questi aqcor du&< 
iliita Cavalli leggieri, daranno Fanti dell6 
^Ìr6 del Fapa.. e de*FÌorentÌQÌ , se biso- 
gnerà ( guanti brsògnerà , e fieno i mìgli^ 
ri di tutta Italia, e .quello che importai 
fià c)ie altro, essi già pensato, e Qidmàr- ' 
tòr, ab nuovo modo a fut-e , che i denari vi 
cli% fi spebdefe si aranno per la impresa^ 
sìan sempre alla mano , secoDdo cbe es^, 
' Terranno bìsoguando , e quiìsi nel mezzo 
della piazza dello esercito, Percìocclù,..d^-. 
riinno tutti promessa' di banco' sicurM»,qi}{L;.. 
le in Roma, e quat in Melano, si<;cpi^f 

fiiù. fia espediente, ciascuno pc^l^ porzìj^n^' 
oi-o a suoi tempi, che non se i)'^ p^nléf^^^ 
o tarderà ojicia , e pensano '^|_ ^M^^*"'^.^! 
eiandio Ferrara,, e. Mantova^. ^e InpfMi^'^, 
rato, e Saluzzù',> SavoJE^ ad ep^tr^ure iiL 
I^a, ed a òbntfibulre alla sp^sa qoiji esaa; 



DI M. PIKTrO «rMBO.. 4l.Tt 

, Voglie l'oro decìinare , e (livhìaràrsl , l()im 
compagno. E anco sì sono liii '1 C.'iltcJic0Ì5i 
e la casa di Nostro Signore de' parenladì 
tramali di qaalìtà , ghe polranuo esser poV 
co giovevoli a <juesta Sij^noria corapieudo 
essi di 1 essersi , e non essendo essa co^ 
Juro. Okra che a ISostro Signore sono no- 
velle \eoule dal Cummissariu suo, che in 
Verona è, !e IrtUre del quale sempre sonp; 
Tere siale , e uUimamenle molto più qhft 
S. S. Tolulo nun arehbe, the diconpj cfaei 
r Imperadore vnole scendere nel Frigoli, 
II che quanto sia per dovervi esser di aap- 
no, e di pressura, e d'amariludine, »veq-, 
do voi tuttavia, e Spagnoli, e altri InjpfiT 
riali da quesi' altro lato, voi vel potete 
considerar dì leggiero. Quantunque teme 
r^dsiro Signore d'uo altro vostro incomodo 
|»Ù importante, e più grave, a cui rime- 
diò alcuno non avete se eglino si dispor- 
i-àtOiò a darlc)ii, .e npa^ ,t$ipe,giapm){4i. 
sa'A'SakliiUi senza cagione, che per Tepiojyl 
rumori ano si muove, e cioè, che rilìutfilo 
per voi racfordo, gli Spagnoli, e gl'Impe- 
riali disperatisi della unione, e della pace, 
cori voi» non ardano, non dico io, conae 
l'anno passato fecero, alquanti luoghi, ma 
dico Este , Moncelice , Moutagnauo , CoIor, 
guo , e forse anco Vicenza, che è loro 
.espostissima, e apertissima, e da quella par- 
te, dove essi sono, discorrendo, e Pieve -^i 
.Sacco, e Campo San Piero, e Ciltadcfla, (B 
Bàdsiaao, ed in Bomma venendo in giù , e 



tncuft 4ug e le CatsteHa # iutti» , W i VtUeà 
tQtie le Gs5ie^ «i Se^rem, e pisdéi^.t^^ BUI 
biU^t^^^^^'Popo^ rostri m finjoikMlkft 
€d m.«B fe B%oe di queste Ci ttà^ Ai :qiiiA 
jutpele^ e Jaror ' Barbaiica 4iiè^ta iJHpfU^ 
SignoHO'iioK'q^teir' trovar ^irifaoé^iirtftBA^ 
tÌ ai riToljprkl tMUf il ineiiiiìfr ;ib^ /'iii^^ 
tro/ No|atevJ^e$ jtlhislu. Srg3|»M^ ff^e^aiieM 
the a Ideata -pibricdb f dbcltt^ ti ^ fs^ripéìh 
tatto* è 'TiéccHT è*nacq tuif ^ che ì iioii • mooookipl 
ft roinperev;jloeho agevole Sffeole: «saei^^ià 
ÌÉS8Ì le^^giètirincaté^; : àie -^cbè. èHff^^UHeéi 
nìtiéialò ha, e i!ottày''ella^ f^g^- ioma^^isq: 
eorsa in guisa, ohanon si f>u6> -ritener ^ii& 
ÌFoi per pruova sapete' ^ che ^cosa e^^vgi)» 
ii^ Potilefice mmiéo. Ssrpete quel che à ijb^ 
uader soli contro a molte potenxe,.ve nurf^ 
forze. Sapete < per quanto i tesoro^ si:;vaolap. 
tah volta poter frastornare ^un bmI presta 
principio^ enoB gioTffi Oratcbe sete m sfei 
r eleggere, oonsiderate quanto v e ^Q»ie 
sostener potrete F impeto di cotanta ^gl 
quando a poea parte di Jei conviene' . ecM 
cediate , e non sete a sosteneirlài ba$lai»& 
Estimate quanta ivostriX^ttadtoi^ i ivastrt 
Popoli sono contenti, sono ^ abili» isqtio. fra» 
sti a portar molti disagi, e molte gravezze 
più oltre, e troverete, che egli non si può 
meglio fare , che scansare , e declinare le 
furie de' mali pifinetié Diceva Alfonsa il, 
vecchio Re di Napoli un motto di questa 
majviera : Chinati ^ e conciati. Yoi vi chi- 



BoUriii «(uélto^^ ch6 or^ siete ^Mjkackm^ 
wXié iiii^racière: V^r<ma; M a tutlail^i/c^^^e toì 
Y^>idblàtiiatei « voi ri dècondiale akresi^u* 
lAifoòé sa/ càe 'quiG^<iÀ allrì a* è aocoacta 
^^ {iSa argévÀlnveiile ianalxar iS ^yài obft 
«toma' - e^i ^ 4^de » e trabocca ^ tuUaT^a t 
Pigliale, ^gQort^ e accettate la. |afopo6ta dt 
Ki»^«&^con allegra animò, 9 ffoCto^. peocioe-? 
(èkè fjfaaiido votixiNtetrexvte d<[|' suoi^ prude»-^ 
^i^iiapBiicbefoli €ÌM]S]gii' non urolaye dipav^ 
tàrfhre d^e^ segno <ii^: ▼olere: » lutto; 
rimetterti nel paterno affeilordi'Jtti , 9^ 
raocettderete «iella sua mente uai^ wiilerki 
diìifyr per toì^ e ^4ì comery;arvt tale ^ dbo 
aaK^^lroverà bea modo > v edeudo^di potet^ 
m^cpieào élato cpneflo, cIub egU Took » .di 
tMtoveintegrarlo^del tutto» Date per que«r 
8là>»riaji3 atti Unii danni y allentante coa<^ 

SaaspElsfiii fostre refrigerio ^ e sostegno*^ 
ite; questa <tegpiraniento a' vostri popcdit 
obeoatanchiv'e TÌpti 4alle tempe^tme ondèr 
di^Uk ^itu^ i e avversa fortuna vostra 9 vi 
ptitegann ^dfcripMor^ eà in somma date a 
ditedeté d^ «loddo, ohe ne più pioiNSci, e 
ripiamtf uomini^ ni nugUorii Cristiani sono 



ò:&iir.y .ri\\ ^ir-y^z^ ^ ..:•.• 


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BSk^;:iJi ;/- ^;.!K..:'i ;■. ^ ,' 





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4*7 

LETTERE INEDITE 

DI 

M. PIETRO BEMBO 

Estratte dagli Originali esistenti in mano 
del Sig« Marchese Ugolino Barisons, 



A M^ Carlo Bruno. 



H 



,o avata una lettera di Af. Flaminio 
« noi aperta ^ cosi mandata a M. Gio. Fra* 
fica, per la quale esso mi richiede i Du« 
cati 200. 9 come vedrete per questa copia, 
e la lettera ho rimandata al detto M, Gio* 
Frasca , onde aperta la nostra cassetta « ho 
tolto U detti denari , e questa mattina fi 
bo mandati a M. Gio. per il fattore ch0 
Bmbo VoU IX. xj 



^f9^ ^li^JTTERE INEDJT.E 

''ira a Veoezia a menar qui sua moglie» $ic« 
cbè qi«eUa 9€^ua« per iooirt® dejlg impre- 
siito non mi leva , cbc non arei mai im- 
pedito it Toleir de* yeJtxonU Ho Itondimeno 
dipoi » ch^ io vi scrissi avuto ìeiUre d^ 
M. Gio«| p^r, }« quali es$o mi d^ quakke. 
speranza» cImi quelli Sigg. abbiano a levai^ 
ipà queiJp in<20.Btro^ H<^ ^riup di no fi 
Capitaiui 4i^Vi€ienza ^.ebe credo x\$ejk cor^ 
|iesia. 1q Co la alalia alli Monarì di murp 
e cpppi, -6 aono per fare due o tre pen-* 
selli alia hreola iasieme a quelli GentìU 
uomini Mi^saii^ onde rivengo a spendere. 
Li denari dì Gio. Antonio, e nostri ch^ ^i 
sono riscossi dalli fcrn^euti sono spesi. Di* 
ITP questo : v^i se polente far qoalel^e sc.u-^ 
do f io facciata* Pure io mi provvederò a^ 
qiialibe modo* Allenderò a fornirle aver 
cura agli affari , e slate sai^o. LWmata di 
Bftibarossa è passata in Barberia, e M^ An- 
drea Doria è partilo da Genova con 25» 
Galee per seguitar il Giudeo Corsale, it 
quale ora rìiorna alla Sicilia con ;22» vele*. 
Alli .8. Settembre i534. Di Padova*. iPop^K 
desinare piacendo a Dio a nuderò in Til}^ 
Ho fornite con molta fatica la c^said^ 
LanEarolti V € M. Lampridìo lavora ieiawpil 

' niMJru'' - ;,'t. ^;i' 

Sarà bene 9 iche vediate òr£^ di < t^t^ 
quella roba 9 acciò se aveste alcuna jàitSm 
^hà^ aveste ad usare il sfavore di' qbdb 
l^odcstà , cbé col mezzo di Tommaso «noik 
<àtdormì mancasse >m l5Ì> 






1 j 



ro;:i (:;*;13 



Io sono in ferma tipoìoiEié^dlie ^plé^ 

^ft Bologna tìoa abbiano scritto yo ebè.ì^ 

lettere si siane smarrite» né* Wk[ paW>cti# 

^ia possibile 9 ohe la bisogna fòsse a4li:itae$3 

ii. Il che mi duole ^ si pidro^^^p^é^i^sj^^él^ 

ha di tnale> e in notìzia di ^dó^a^altrai^^tee^ 

minore sarebbe se si s^pes^, e' inulto pià| 

percioccbè io non posso delfbé«^^ à\ patkv^ 

dare a Bologna uno de* mièti éké bbo^gbiiu^ 

Ta, che io mandassi in quésti d^'^^ 

4n qualche modo polei^i Venire nella ni»! 

tizia di questo , non si màbobi. Se non pd^ 

. trai 9 aspetterò la prìm% lettera da \otti m 

risposta e delle mie, e delle tue. Or té 

replicassi ;i dicendo loro^ che scrivano é^ 

nuovo quello che scrissero per le 4,)tre 9' 

non aspettino che elle pia ttii riman^gmd^ 

indietro, sarebbe ben fatto. Vorrei , éxé 

mi comperassi un vaso di quelli d'alabai-^^ 

«tro, e non di quella pietra tenera NaH 

poletana, che si suol vendere in tante 

'oOpia in Róma, e intendo <, che ne sótìté^ 

laolte a Venezia, di quella forma cbe ìi. 

tè fHMEsesse pia bella ^ non moltp grande J 

uè molto piccolo , che vorrei donare adi' 

tmo" a oul r ho in Bologb^ promesso. Ma 

iioik^ vorrei ^ spendesM pia che 20. o'3o^ 

abldi. Fammi legare naa stéofadeUe1^ié rk 

tte^^K»^^ me ^ udie non ut lia ninna « e mfanX 

dakmi^o portala tu: altrettaotai farai éw 



0^ .' ^ . • • < • • •. • 1' 



^:20 liXTTÉRE IWCDlTE 

4ialogbi. Ialini^ brache di quelli" ine ;ti* 
Ij^iftogaei^anno più di 4. ^ ma una legata , 
le altre slegate. Vorrei clie ti^ facessi dare 
al BevazzaDO due libri » io gii prestai 4, 
anoi sono un Teipistio tradotto da Èrmo* 
L^ coperto dì verde / é Taltro Aloisio A- 
l^d^isio, tradótto in forma pkcola , ctie ho 
4iJoro bisogno. 

Vorrei anco , cbe M. Giò; Maschi à 
facesse dare a Af. Gio* Corner la pènsioh 
ài Natale passato, e quel resto dell'altra » 
e la portassi tu Tenendo qui ; e se esso 
ToriÀ 1^ ricevuta 9 gliela manderò. M, Ago* 
ftjp Bevazzano ha anche Atanasio, se* te lo 
^^jolesBe dare da se» piglialo» ma non' gliét 
4^niaudar tUv Scrivi quello, che s'ha dèìlìi 
mrtita di Francesco, e della nuova in Bò- 
fogna del Papa. Sta sano^ AUi 14. Marzo 
x53o. Di Padova. 

jé Af. Cola Bruno» 

Della resa deir imprestito , io non so 
a||uello che a Verona sia seguito ,. che da 7* 
ovvero 8. dì dà M. Gio. Maschi non ho 
lettere , di che mi maraviglio sopra mòdo. 
Stimo noudimeuo , che niente sia fatto'; 
però crederei , .che fusse bene , se còsi vi 
paresse , che scriveste due parole a M. Ago- 
stino , pregandolo, se senza sinistro suo può 
essere, che voglia pagar quella mezza parte 
j)eiriii3 prestito al ,Sig. Cap. Or al jdqìo li 
consegnarete tanta biada, che esso mcàc^ 



DI M, PIETRO BEMBO. 421 

det 




di qu^ljp provvìsion , e sópra tutto pei? 
sppjr^ ? vedere q uello che ifa, que! fèìtdre , 
e i portameqti suoi ^ npn sarjia sé non be* 
ne , scrivendo prima a Mi A^ostirio , noa 
al Capitano , acciò non mi faceta né dii^^ 
PO ^^nè, vergogna. Slate sanò. iS^ilr '4^8^ 
jtejpbre, ante nonam 1^34* PàtàPÌQ)^ ■ 



i .-. j/! 



^ M. Cola Brumr ^^'-'' '* 

"' ■' ■'■ •■•■■'. , . = > ,.,a,«- ;..■ f,. cj 

. , Ho avuto il pesce> rifiì tàfiti* tah^dd^; 
jplie ione aVea comprato c(uÌVs^*^aiidfe 
più' non venisse ♦ ma non importa, tè d- 
stricbe sono st^te, buòne. Ho vedritò Pot*'- 
toriCy Dellì 8* "ducati ancoraV èhe ho'^^a dtsrtfe 
a M. Marc^ Antonio Jiistiniano per nohib 
di M. Flaminio non t'ho sci^ilto, perciaò- 
che Monsig. Boldù ha preso a darglieli per 
me» il quale di di in di ^ta per venir co- 
rsila. Dimani voglio mandarti la mia rispon 
sfca^jper il Conte Gio.Vrsinc. de ImittUionem 
t^teudlo di M. iVÌarc' Antonio Lotigo e df 
Julia'; siano i )ben venuti, e dèi; èasoicl^ 
Égi diì mandarmi pei;' M. Benedetto Loiigit). 
^Uiano^ Mar^o i53d; 01 Pafdrfrrf: 

"^^^' ' A M. Colà Bruno. " T 

W")l , .- /T .. • n' - , t ' • , .• 

'• ' • \ »•>"'♦ 

!j \, . M. Prè tiuca è a ycnézìa,' è dieóno^^ 
€be sta molto mafe. Sarà békè 9 ^c'&e' òli 



tùimàtsAef [ìàxìdo àtk, trovar le vagìoiftlio^l^ 
0^ p968éiMo.èb^ manderò r^ f^rfie i^iden^^ 
io a far qòfiki che &l)bÌ90gfili^ .Sta|e san^ 
AHki«. diituj^Ki 1635*^ fìi J?^E)^ 

, ^ i ^ Quiéèur avirocalr veduki con dn%én^ 
1^ soriteure» Ì3>&Qjiò ^Uhera£o r^pe^llQ %It^ar 
É^fte > (&:qnèl( / ^are^a a quelli di costà ^ 
#^ na» v^lió^ "pejr .niènte.>iW rii|uncia uè 
É2^ alc«Ba-)àeUa jb^teira d^elr^PodesIà, ,^]p« 
él^dina b^esecosioB 4f Uà, .^enjtenza^ jB^a . to- 
gliooo^ che Oliati i Sio^. Lót»§dani ^. si do- 
ttiamli b1}ì Juiidilorivcb#^roniJ|Oipìno qv^fik^ 
j^qtto dat Podestà jes^^ iimpi^^bU^.^ jp^e 
ilar hene^i e JHridijcaoqteQle^ e perebè ban«- 
wo peosato a ^ello ^ cha póti^u, ., dijpe ^gli 
irwersai^jt^isogiia prima ch^ in^i Eo^dl 
quelle pelazioDÌ che fecero MiPaujlo :e M. 
Jacomo de Faams, quaodo liv^arotioi^ 
equa » dove dicQOO aver , tro^vato, t'aì^qua 
9i«l pì^no tale, ia ts^l termitie.^/e che pof 
ano gÌQvamento dirigi uq , jcho le acqqe.ei^ 

Bo a comune ^ ch^ ^^^^H^r ^^^^^A^^.p^ 
sigillo del Podista. Mandami anq^;:^ ;4a (qòig^ 
ptea deUVacqi^à^4ella ro^iM?!^^, ^^^ ingf^^a^ 
tolte quelle scritture ,,cl3^jspn9;drc%^YJ!i;;^ 
lini di M* Bernardo mio Padre, sian vei^- 
dite , o ricordi , per lì* quali si vede le sue 
ftlieoazion , che sono nella cassetta tratte 
in più parte. Potrai riveder tutte quelle 
scritture vecchie» e sopra tutto mandami 



^^ itigtrtiiùentì 1^ per li quali mr pago delia 
dòte di mia madre 9 e aspettanti ad ^ èssa 
dote , e qùeHo per lo quale pigliò t mo^ 
lioi per parte di essa dote» Queste . scHj!^ 
ture tutte mandamele subito. Dappoi vor« 
rei parlasti a 'M. Jacomo.de Fausis, e gU 
domaudasti , che ti dicesse ^ quando fosse 
té Ktellàzion delle acque della iSattaglia , 
<é iEiltrOy che fa sotta M«>Maroo. Aiifei^o^ 
lioredan, nella quàl liveUazioufu mfisso^.p^ilg 
di ducati joo. a chi noa voglia queUi lif 
velli , chie bisogtiarià ini liùitMlaaltt J% 0Q{!Rt 
di quella pena in autenlica. Janna >^ ii4^§ 
si vedesse , che quella posta ora per. h 
Podestà non è cosa incoQSoela« Queste dt^ 
libera'zìou mi tenirà qui fovse un floco^ pi)f 
che io non pensava. Pur mi sforzerò;. ii 
tornar subito che io possa. Io qui nm 
'potrei star peggio volentieri^ di qudlo eH^ 
io. Il forziero si ha avuto. Stasano* Quelf^ 
^cHtttire della mia cassetta « e quelle i^ 
"Pìmìì manderai subito che potrai^ e. ^^P^ 
dimora , che alcuno non si aspetti per m 
iaccende. Spettò si terminerà ^questa qaiìsi^ 
"é'^iù tosto in meglio che io qui non peof 
Iffiivà. fi poi a Padova la cos^< non àvp^ 
^tibbio non 'si 'termini; -All^ullMia ili S^. 
ttmbre''i5i|$;'^fa'Ven«l«r^^^'- '-r '''''^■ 

' . . * = \ t ." • .- ' . K ■..,-.'. . -, -1 . £ 

•■'•*■■' •:■■•-•.":• -..••.- ■:-ki-^c :>:''* < i"f<-;^c;«oìj^.:; 



424 "*nÀrt«A tiffcDw»- 

"ji lÙt. Cela Brum>^^ ^ ■■ vm« 

' M. CòTà; gnbLSrdéirèté'^li]^ ^iieill logli 
Scritti 'di m^no'^del PètTriit^é"; ehr^ ^sono ftdr 
ìa cassetta ' di cipi'esicr, dote ^i Mnaaleanì 
TOZZI deHì éa^itóHde^ triónfi, si^ ì^^è qudfaé 
délTa Divinità 9' éèc ti stMia^ueidue versì^ 
che-diccrtiér-*'"'^ '"-^ '*'• ^ - <--j|> 

■■ ' ■ '■-^■- ■ - •.•■:h 






F'edraséi mùbttù in itòfBta ét$ra pa»^ 
E quiMtò itidàmo s^affaìxùa^ e suda.' 

i • ■ 

oderete, conoRrqtÉelli due versi Mno scrii- 
l, è mandatemele nno esempio <U vostta 
.qano* 

Io non sono moke gagliarda nelle mie 
reii net catalcare ^perocché, se io cavaloè; 
8e\ od otto miglia 9 fo una orina 'spessa^ e 
nea , come erano le vostre. Ho presola 
beie la mattina innanzi di del latte di^p0h 
còn, che a tempo di sonno mi guarv^od^ 
me sapete. Se avete or voi alciaia cosa ^ 
che sta per jgiovavmi 9 fate che ie it stfp»- 
|>ia • Avrei eziandio caro , che ne parlaste 
al nostro M. Pietro da ISoale ^ e con VL 
Jeronimo da Urbiàò , a vedere quello che 
f«sse a mio proposito. Il mal mio è quel* 
l0| che io v'ho' detto ^ e dappoi che ho 
cavalcato , e nel cavalcare ancora ho Tina 
fdebolezza delle Vehi grande, b qual poi 
mi si parte al ri]^osoVe cosi la spejleatta, e 



ni*, mrafit. jkmbo. 42^ 

urgrézza delta orina. In camminare non 
mi nuore gran fatto , nà fo quella orina , 
ancora cbe ^ «fiinmiui d^e ^miglia t sicco- 
. me io fo molto spesso , e per air più il 
.vero Q^ni dì,.cbe,pon.fiÌ9, consi^to^i^o , e 
~»esi.^oja. Pe^-qi^estq rispettQ.jMi. Ja.,Dan . 
■arà^più £orte al .partir 4i ^. ,Sig,,'per lìó- _ 
lo^Da,'iI che WfCT^ »r>i ,ft jné^tt^ f»?^- 
Dajo » io mi EÌmfiri:ò io j^oma ;.m:9,téDew 
questo io voi, non ne parlat^^^ad ^ikhV^i, 
AUeodete a star sano. Vi raccomandòì Tor- 
quato , e la Eiea», sebbene uopi, ,bisogo«. 
AUi K>. Dicembre 1540, Pi RoRta. ■ 

BemBuSw 

Io non veneodo a.Bol^gpa coaN. Sig. - 

mi yparmierò moUi. (lucali, cbe convenlrei 

trovar per tutte quelle cose, che io potè»- 

. ai , che patrebbooo e;ser tanti ,. che ntal 

-pev me. Perciocché si farà una spesa ìo- 

. finita, ne mi basterebhono 4*^0.. ducati il 

mesQ ;■ sicché eziandio per questa cauÀa 

'Itepso di rimanermi j e privarmi, de], potei*- 

TÌ vedere, jche mi sarebbe. di mólta coa- 

.solavune, e dolcezza; perciocché potrei 

■agevolmente impetrar (ìa I^. Siga. di potÀ^ 

Jni.ipassajw a P^doya per la .State v^ntui^|i. 

;' ; . ), - .fA,.j!fI.^€o/à Sruno. 

' -'; . Ho pensato suIlVffittar della C)mmencUp 
f!«bc raltr'jéw où diceste pensare di riòer- 
: •,4^rCt, se ^evas^ , e dirovvi, che se tro¥«- 
; >T«$e jper U.conù , chf fj^f^lpt e .f é^ le al- 



426 l5fctirE*fe If^ittl'*' 

SI sia portato 9 e fedelttfètttev "^'^i^ig^^tHtt- 
niente, se cosi vi parrà , come a me par- 
ì^ebbé , itiè fi potesse fet* li rispetti' detti 
tiostn liisognt fdfr* di metiò» Tdìiionlaite- 
fi^é dàF *(I >àffilWj pièrrìlH5cbè* «isseflcfe 
't^^tò quél témjm d a}<|f]atiti antii ^ pmei«h 
%t)é io % %ol^ ti' Mad/ JuhV, «tatft hatma 
^-rteCoHa di^^àttt) , pare ; ^he itiefeo 4**- 
ritópofeJb'rf siàr, che obii^Vàida '*crtii'cM« i^n- 
^èò'^rt fAìnrOì^ MJHl: hxìiòi U cb^ «e hwb- 
xiTssè^, rirficrtscSftrébbe Tavértó fatto. Rimét- 
to nondimeno il tutto al giudicio yòstrù'f 
ma di Tcro^ se la mia è dabbene» io non 
muterei quàlilà di ^cdtfdizioue alcuna. Ilo 
aleuto notizia, cbe M. Carlo è ito a Roma 
per la'pfft brfei^e tia , bièpgndtidòvi ' esser 
tòsto\, e che è ilo a PèSartì, Qtfestb bo ^ft- 
ìrhto jeri da -Mè^. Guido da Bagno Gndi- 
tihiomo Mantovano , e seriitòf ai M^tfsig. 
Rév. Farnese, e nòu isti mo ,' che" uon ei- 
èendo egli gagliardo , sia ito «da Yeroie^ 
per la pili brert? a Ferrara , \e ivi si filili 
posto in barca per Ravenna, e Pesaro V» 
DJantova ; dove è questi dì'Mess. Giiidi^ 
lÒ arò òggi Moosfg!^ da ' Salerno^ a désinÌElr 
meco. State sano e salutate M^ /Flàmièid. 
H M. dì CiElsa crédo t^rrà^-^g^uesfa éotró^ 
Areté avtiiò Con voi quella sehi 51^ Railtf» 
Agii 8. .d*^ Otrobte 1 5IJa. Di Vèoerfa. *^^ 
^ ^- Ho *4iuto da M*^ La#^p|K' te pro^#Bi 
di #ar^ifttd «^ritM'liaì'e ai it»> hetitùét 



Kfxtisr^r )SoTai|^Q^ la ^i^ale 4ar j> a Im^ cb^ 
-?ggi si aspetta qm^ 



.->/ 






.Bemhuu 
n:- : È ^eofUto' qui Gri^gprii» ^ogiokUo^ e 
tti ^a^etto^ cbe il £attQr\d^..TlUaiiovalia 
-tlaio Jiceis^a a sita madre? 4ai|^f. nostra po^ 
^ $es$k>iì€ 9 e allro', cose, cbe^ d^ ^ lui. aotenda* 
rete. Io . &o cominessp > a? !^,.fj^ saa 

$dfier eosa alcuna di qu^li^^^opsi^A Se fsensa 
iKis^Or danna potete lassar djC C9iitói:i.u9x io 
^odla p09ses$^ipQeMrà:beii tWrlo^rAltratueu*' 
le abbia^ pàmasa^ in $o0una f aiexMa^ qùaDctO' 
fi pare. * 



t' ■; ^ i ■•-' » 



;v n Miislra- di ^ca«a mViba ^sciritto> «^ 
preste piacer di veder ,la roba , che io* 
\k^\v^^\Jà.^^f^ a^er' le. medaglie per questo» 
Sitalo» r^ €|uale pensar, che pia gentilitON 
«(lini Terrénoo a «cedere lo studio. Dui»- 
i^H^vi ifiaodo la roba, e le medaglie p^ 
Jpa4^ Cecilia, e che domattina procurerà 
4'a^ere. r » . Fate, t) he Gio^ Maschi, il 
jq«ii^)e: TI loando questa sera<y.)5Ìa in Porzia 
f^^^'^wt di^riei r e^igli% e la ro|A> 4^nn|i 
c^sel^ìtia di^ cipresso, nella quale tì mv^ 
\^: medaglie >d*argei>ta> ^e quelita di rame«. 
Ji>: ^èlte di r^ine %\ troi»e«*et^ uw Aat^- 
nino Fio> che.i»i |)eF ro^e^io ^ Buea* Myif 
^^iiM^bÌ3e ifi Ì3|^afÌ}ai e^eon>gH^^]k :|^ 
4li;;i>M¥^ i^a(!0el^tij|fl^ g;v9 ^«1 f^fi^}fk\^ Aiaa0«^ 



» 1 ••- 



■■• \' 



4^ ^ETTimE , ìjinnirM 

hi quelle ci* argento neWe IXqp^ane ^^atg" 
rete uà Bruto, e un Ca«MQ.f e un MéLtìp^ 
•le qu^ali non arete più irèdute* H Mano ba 
per rovescio, una TÌltoria^ che dice ? VICX 
QM. VICTORIA GIMBRORUM. Che sond 
as&ai. rare. medaglie» Arele aocq quelle dWò 
neUa loro x^assetta « e li . piattelletti icr liii 
lovai;liuoio^ .il quale mi ;riinaiiderete pcx 
la Lucia.. Arete anco gli anelli ^y e quelle 
coee*. cbe sogliono star seco , dal mio Dia- 
mante in fuori. Sollecitate cbe a Villano- 
va 81 Tenda ciò^ cbe è da vendere » e ri- 
scuoti ciò ^ che è da riscuotere. Ro avuto 
gran voglia di venire a vedere il vòstro 
orto ; ma ho djlih^rato noir mancare alla 
lite in parte alcuna, per vedervi un di il 
^^ne , il quQJle. potrà: c^erc; , c^e sia per 
oomposi^ioiìe . e giudizio firbitrario, purtf 
p^r ancora non ne son bene sici^ro» Atteiy' 
dfte a star sano, e salutatemi JVLF^^ng^ 
A4IÌ 7* di Giugno i538. Di Venezia. 

f '• A M. Cola Bruito^ 

■ ■ • . . -4, 

. . La Moglie del Fattpr, pjBisaato^ <nortdl 
di Villaaova :,è :st^ta qui dpjepdosi, che te 
fatiche di suo marito non sono state satìs- 
fatte da noi, né li. sono stati fatti li con- 
ti, allegando, ess^r Hoast^^c^ {Oon due figliuo* 
le y le quali ella non può nutrire ^ e pre* 
gCkudomì a soccorrerla.. Io non ho cri^duto 
cosa^ralcuj^a,» perf^i^ mi i^endo certo iipa 
ali^if^e.y(^l|;itQf johie quei buono uomo ùo& 



sTa siato satisfatto , Od éted , * ò K pxi0 ierè- 
^' delle sue biioàé opète, perchè rfeaUrà- 
«Hjn le fosse, é che gli restasse' di qUàlche 
parte deBitore', date alcuno' ofdftié^i' che 
sìa salisfalto di tante fattóhè' seeòddd^ yì 
tìarierà óppòrttiao, e anche sfe' fòsse 'tàtisfàt* 
fó, àverò piaéerè, che* si faccia 'aléàftìi^ 
elemosina' a quelle ^ povere pujAllè!.' ^ Stàttì 
sano; Alli 3.' dì Giugno i535ia>i PUà^yàì 
y " ■' ■ •«■-■-•■■' Èèniòiisì 

Ati[. Colà Brtznoi 

» 
La vostra delli 28. 'ho aVùla oggì.Ho 
fiicrilto a Vicenza al Suffrig[ancb, ed a qu^t- 
n altri, come vi ricordate. La Morosìua* è^ 
intanto migliorata Òltra ógrii sbeVafxza , é 
potrà essere, cÉe Ìò Ve la manderò a 'Ta* 
41^0 va. Tatto o^gi ha piovute , e' tuttavìa 
piòve , che ha im|iedito qaéMi aprìmafti 
non solo della nuova stalla di' iholi no; tiià 
anco del Molino, che tutto bisogna riapri- 
re. Vi mando due lettere di M« Flaminio. 
11 pp. si crede guarito; qia li medici non 
Io sanno affermare, essendone stati burlati 
tante volte. State sano. Alli 26. Sett. JÓ3<>. 
Di Yitlà. 



A M: Cóla BtUnó. 



X\ mangio ià^ia ri^^òstla , e SI PIM 
«di che sijt'ln 'pròàb pia èòrretw, fchfe^si 



430 ^^«uneas^nnEDinr 

la meiio biamneToJe com^ di quella* TI mati^' 
do i deoarl'di AiwAi Pasquali per M. An«. 
draa Dandolo. Se esso si porla beue nella 
causa io mi sformerò di mandargU la paga 
auco di Santa^ lustinai-AtltraoieDie •non' isr^ 
manderò» che ho che fare assai dellt miei^ 
qaallrim che ho ^ che soa pochi tuttavia^^ 
Ho avutoil oaso; Se hai lettere da Boiov 
ffiBi^ inandalemi. 'Sta sano. »AgU 8. di Manco 
x53o. Di Padofa* 






'^^ jé ^àL Cola Sruno* 

M. Bernardino Bolognetto mi sollecita 
«he gli dia i denari de^suoi cavalli, e cer-, 
ti altri denari delle sue biade» e dice vo- 
lar èomprare oerta possession alla Motta.. 
l^'^pier ora non posso darglieli, né credo ^ 
che esso ne aU)ia bisogno. .Vedi se è cosi^ 
come io stimo ^ informatene, e poi me ne 
dirai unt parola. Sta sano. Alli jg* Marzo 
i53a Di Padova. 



A M. ColaJBtunoé 



K. 



'.:ì 



Per lettere de H 23. di M. Crtsti^noi 
intendo, la Corl^ dovere pardrsi.di Bolo«<j 
gila> fra* ti; tre di seguenti; perà darai sen-a 
Ka dimora^ a M. Alvise Socatizo^questa^^cUèà 
io scrivo a Monsig. suo, e manda questa 
lettera a M. Cristiano per lo primo locon* 



trOf <9 sta sànPv Lunedì tornerà, a Pa4i>va« 
Atìi z6s ili Marco i53o. Di Yiiia. . 

. . B^mbus. 
Dopo scritto ho avuto la tua eoo i 
libri ^ che sono rimasti a Padovav Hai bea 
fatto. Ma dovendosi il Papa partir cosi tor 
5to non penso di mandarvi, ora alcuno» 
Manderei, se egli indugiasse alcun ^iorào» 
il che se l'gli far noo può^ voleado essere 
in Roma per li di santi » per li quali se 
egli non. potrà essere^ egli non partirà pri- 
ma che fatta. Pasqua. Manda le mie lette- 
re se potrai, incontanente. 



A M. Cóla Bruno^ 



.> 



Vi madido le incluse, da Eoma^ Fate^- 
nutrire quelli cavalli; perocché il^griseltc^i 
é.6tato<si mal fenato,, che £8ktica^ si. averà ^ 
a riaverlo. Mai iM^n ^> sooo atati unti li 
piedi di fiammata, per umodo.ch^ par mei> 
tio^ ^he affatto guasto, Oltra che lU:per$0.> 
tutto il suo bello andar , e portatura , uè 
posso tornarglielo. M. Aurelio Mezzabarba 
aarà il portatov di questa. KaicU vezzi, e sta* 
te sano. 

Sono in pratica di aver un. buon fat* 
ter ; ma Ve lo itaadderò prima^'fCìhe^^o il 
pigli, accia i3^ ciredial» ^ e ftfìi'lÌAt«'c;p& luit^ 
e io'.accon&iatey se ¥i parerà .a propositi»; 

AUi 2£. di JiOjglìO» X ' ;:<-.-;;. 5ì^ 

>'>>-■ '.:.•"•. . .-.::. :. ..-. ;ifl ì; *••..:•« j\ 



492- utxeek inedite 

..li 
A 3f. Carlo Gualùeruzzi 
da Fano. 

m ^ 

Mago.» e eariésimo Compare mio^ Dio 
vi salvi. Nóa^Ti ho seritto più di souo^ 
aspettoado {naUMto da voi lettere « e ia 
qo^Bto nievKO ho due vostre, uoa del li i3. 
fattra dielli 22. 4el passato ,» alle quali ri- 
^ponderò brievemente 9 . essendo ip occupa^* 
to tuttavia assai, Quaqto aspetta alii pail|«i 
ti proposti da--v^e a N. Sig. non ho che 
dirvi più di quello ^ che io vi . dissi per la 
mia lettera, la quale aria caro, JS. S. aves- 
se veduto. (Solo vi dirò^ che , ogni di ho 
maggiori argomenti di criedere, che a % 
S. agevole Qa Taver la posvessiou del Prio- 
rato di (Jogaria per alcun delli suoi. Quan- 
to a me, che sono cosi debole^ non maar 
ca, anzi cresta la speranza di venirne a prp 
un giorno*, Quanto alla scusa, v che fate 
della ; tardità , che si irapone alla risolu- 
xiòanB delia bisogna , che se ne può per 
noi- altro? Non vorrei già, che questa 
risolufioue si tardasse alla venuta* di Sua 
Sautità a Mantova , che potrebbe in quel 
tempo perdersi alcuna occasione buona, 
che sarebbe da esser abbracciata. Ma tut« 
to governi Nostro Signore Ubaldino, Dio 9 
ohe sa quello, che si fa ad uopo. Di 
Mess, mi piace» salutatelo a acme mio* Del 
nostro Gasparo, io soiìo in parte contento 



or !ff. raerta ^embo: %t% 

che abbiate intesi i suoi costumi » affiaé 
ohe sappiate voi meglio , quale briglia , o 
quale sperone faccia mestiero a beo gui- 
darlo. % in parte mal coatento, iu quan-, 
to sento aver dolore per tal cagione, e di 
Tero che io ne ho affanno. Confortovi non* 
dimeno a pigliare' ogni cosa, che senza col* 
pa Vostra vi dia noja, con pazienza» Sopra 
tutto non bisogna che pensiate d* avermi 
disagiato o hojatò con \é sua dimora «aoti 
Tho io veduto per amor di voi con quel*^ 
rocchio 9 col quale ho veduto Torquato ^ 
òhe ho sempre ayuto coòke (^liuol caro , 
e più vezzi gli arci fatto $ che non ho , se 
io non avessi stimato farlo più (usiàl^ata^ 
in quella guisa , che alla grande confiden- 
Sui di se stessono ardire, che egli già avea^ 
bisognava tenerlo basso, e umile da ogni 
parte. Egli ha un buono e gentile inge- 
jgno , e se vorrà bene adoperarlo , potrà 
Jigèvolmente farsi valoroso uomo. La qual 
cosà egli potrà pur volere con T indirizzo 
dèlia prudenza vostra. Mi piace che ab« 
biate condotte le bolle di Torq. a piom- 
bo. Se . mi m^ndaretè le supplicazioni ^ 
come dite , se pe piglierà la possessione 
per Torquato. Piacemi anco , cne abbiate 

£^ resar la possessione della cato di BorgOu 
lei partito delli loo. setidi da'^'dare , o 
torre, che egli propone, non so che dire, 
se non ho il consiglio vostro sopra -ciÀ. 
Ho risposto alle vostre due lettere ; eoa 
quelle saranno alcune lettere di Monsig* 




i" it"^lèi>' lÉio è»pi^ «ciò > «iitfe|Ì4cifÉ* 
^^Dàn^T'lBiié la" rtDttttòìa ^el^ liettvBéiO'' di/& 

ii^iìMl' i^t^ la^ %ottttDÌ^> di -^tckl^]ùftsi»■ 
^»Ni''èi^l!l^à ,'^(M«e' fa Vét^uiao >Mafm 

'bémfficfo ;> 'ète- sàs-eKbe M^ éKnMi<jo, jv« 
'lid^; saM'Io %i '«i(;cir«'.'-Di3M3Éé same-éim- 
°%^«o dtit^riihié éila rintiiHJHidi' &FM6r- 
%)àà> cdii^'^ùct mrglibf^ ÌÉDodó » pta(è(v« 
! «iÒ riibiétio ' hetki bònllà ^ e aidére '^<mpò 
'*vèr8tt in*', Mccome ho fatto toelle^'ict^ 
lìutlggioi'i »em|)re e farei deUa mia ja3«d|&' 
'ftìÉÀa vita;* se me ne venisse il bisogttOi 
' "Stale satib j è salutateittr la ettia^ Sìgtr. <C^ 
^'Altare. Alti 3f. Aprile tòSj. Di yenezia< i'- 



•"'■', 



^^' ^rrofti^òM. Carlo miVi^^ia ttó-^hi. 

%i\ijl dèlia féHicut- té opwé^ ^os»é^ pò^tìà^^ 

mén^^và^ di Ni S;^-pér -lir ftuhfc- 

.4a'^ Mùnhcki^^ài Si Piéfi*d di Pdàrra^^tel 

^^rialé-f»el» iéié IWtere ▼! pregai ;^nD»À'«riy€^ 

4P^ 4$t$Q^i ^(^o«iii^ Vèi->#tl«Kii;it^ m'^^Éìo0m^ 



\ ' 






M ,^^<«,< fjscìr^ ^«pe^ àilff^ssai4»f!Wfli^ 

oRiPOft^bo .jwwo ;«fcttp> -tijUfe). CytMi ^IAv»^ 
.4^<ei»ft» 3?!(HHÌir «pei .P>?«»tft# 

che noD ho ora costi il ttostro Àvila , cEfr 

«olea prjw»iiR^.^ co^.p^:.t|^vqaal prc^ 

testa vostra io ricevo , ed abbraccio som^ 

,M8inilByDte^9!pl^q[jt^iv^ poM;v^«.fer,.$^ oow 

iMÌ0um:^^f»m 4» itpmit^' Ho ^^'^> "w!^ 

fl4iM«t^cp^.;i(ediM^i'M<Doi^jVfP9rotii|| m«k 

Mìimi^ìi«imom ^^ %<^>gsitjar«b4i.'V^ 



;niì& ^ean; ^e ix} 'vfovt hiSt^'ii tàrìóHìi 

jA^rqfiiiMté'iMf^ ed iò''t(^eafti^'^^\ 
Sioti'ioib |)ier 'Quelli tdati cohli ;- ma tu^i^- 
me con es^i^^Aiàcora per quatto defl^^^j^Pdtf- 
jàé Tirtù ¥0^ttiii\ la ^udte aHiò^- ed bnoro 
fioòn tetepo'fo^èd atìcorà Rimirerà sìèfè^ 
|ire. M^A^vi dcìcatt cinque di;€àmeira 1& 
onesta lettera, e tatto à-vcS Wi ^l^^ól!^^ 
jif donoi Alk |irit)ia yòstrtt^ tetterà'' stimò 
É#er mpo^o^)' rispóndendo àfHa secohdfr. 
Delle novelle v cbe nètr nba^ 6 BeM' àHA 
ini scrivete 9 vi> rin^gra^ti o , e veggo, che io 
oottvtengo far'qnesto nffiéié m^lte yèilé'i 
tèa veramente mi pare averlo fallo^- abl^ 
tìÉìtAsL. State saào. AIU 2i; di Gec^tiAjO 
tóagf Di Vinegiè^ ^ ^ v / ^ ;v) 

'^ - ti vostro, e se si può, più che tattd 
^vostro P. B. • r 

A M. Carlo Gualteruzzi. 

Le vostre lettere da noi aspettate , 
òggi vennero, carissimo jl mio M. Gai^o, e ci 
hiiano tutti rì^Uegrali , che incomindiava* 
wo' a temere alcuna cosa di voi, vedendo 
tktyio tardare ' il « vostro gÌ€igoer ;ìta Kourà-. 
pilnq ne lodato Dio di ciò , e voi ^ingifà* 
ssìàtò^ dello-avereene dato cont^za. ' QnaùN 
to'dla mia medaglia , élla è in iimuo del 
mastro ^iev sfornirsi : fornita Térelfe, eot^è^' 
desidei^ie i Ua^ ^ndb cowi; aréi -4tto^Àl<S# 



M WU PIETRO ìi^iptBÒ. 4^ 

Jènin^ jfn rÌGordama vosifìa ^i K,\\1Aoxkàs.' 
liev^j^li Eaveoi^a basciàréte % mairo iger^ 
jne t; iiu>lto« in bawia grazia di i$> Si^ni^ 
óoiMndaQdomi 9 e maU^^aierfi fucui^nd^^ 
tra fci , e me dk, ciò , ;cbe 4^ liiu>nOr^- 
afTe^icmatissipio ser^ilòr le^ saoHO^ r* > j\; 
; , Bi Carlo arete da M. Gola>» 6 dia Ih£b 
Aerila il bisogno. Sallo Iddio ^.>e|ie a < otfe 
rincresce di cotesto impaccio;^ jélie^ii ^^^ 
{gamente ìpi ala 6opra. » .r • ^ vv-:rjj 

D(^li A^nnalisti Vho: ìnteso^y e iia^ Ww" 
Àvila ragionato ^sopra ciò. Am^ :eftro ^chfì' 
poscìacliè essi: vanno cosi- minutamente y (é 
con tante arti cercando ciò , chef noa^è^ 
ra^onevolmente il loro ^ eglino si riaumea^ 
jsero scherniti* Ultìmameote ho- Ulte •ibi'' 
lettere indirizzatevi / da Napoli^^i M. . Afila^ 
predetto non ne farà rispoat^.^Voi amatemi 
^ tenetemi per bene , e comptnt£^aaente^ 
▼ostro. State sano. Al terzo di ai IHorei»-' 
bre i53i. di Padova. 

1/4 M. Carlo GuaUeruzzi . 

«^ Pazienza , posciachè altro lare non iso' 
tie puD^ Compare mio caro # ae Papil 
Clem^^to è morto 1^ N. Sign* Dio il riceMp 
nel greikibo delta sua pietàw DogUoipeóer 
qieco medesimo « e tou^w^XM U^ qujaW'|((? 
Qio 9, che speravate^ al ciiat c;ic^ col fkì^ 
di; Moq^ig. r^ Caroesecchi ,■ di^ qui^r4|4e4 
mente ìq ^quesià ^ parte mi > pinoe . m tt4r 



IréHa pr(>tt>étil-^^e ' ÌUkak ^nte eoAieob 

iDaDÌera , che sì conTiene air aETfzioDe , 
che io gli fJititftt. Che'Si^^.'^^r Teuire 
a starsi con noi , come dite , è ciò quel 
solo' confòrto , cbe iv |NgHb-'iÌB<^ innesto 
iiojevole caso del Sig: Wtil. il* nli&istitM, 
the da parte di Sita £ig«!6rÌÌR'imì^aW%iJo 
le ricevo come cosa a- :raé ttlOlto caiV; 
•Ilo 'ucontro V. Sig. Ie-pttnHet& ^d*^'*» 

, tutto ciò, che in mio pctèM ->èr ìi ntìl^* 
eione e disposizioti sua. -D^é fiiÌe4riA)|lM 
non avvieDCf che se ne 'regifllDi play H[41 
'duovo Pontéfice non si selité'^ e i^-èneoègli 

^ Jion si sente esser taV.chesptfrarSe'iMfioM* 
chechessia. Stimo sverete a iJuestWairfqB» 
vuta la bolla della prittta totMtira ^ 
vostro Goro , la qualeseisa^à venft«4>« 

, tempo mi piacerà. Il mos'fD' nato a Vem- 

. li è somigliante ad tin'tiHì'O.Ì cbe ;ìo fidi 

Sui pochi anui sono. Dri giudicio' efaie^ttiì 
ite farsi costì del Papa- iuti»r» ^ '^^oflo 
piacere, io quanto si nifituaa di- tsM^ <«4ic 
■olerà già essere grbnde é sTàgv^r, caio 
, Sgu. Tullavolla dispongane il' (Cl«Jo'»'ibe- 
'. Dt e profitto del Cristì»nes(tno<- LcD'TDslre 
. let^-ere mi giungono Gempre'tloti'-ea>re,.£be 
. niuua più, né a gvan pecK*- t^ntÀL'.NoB 
eo ai man levarlemi, se ià"ilón' le rile|fg« 
piCt voU«, Siatene rÌtlgnBàiVo-'lfeii»tt)JÌiB^ 



imì- Fano r|t«rBio he^ e,8a^D^b;é jì jnm^ 

Sr-; -'.-.. ■■■■.,.. ■- 

.M^-<- -Compare mio caro e gentile. Dio 'HI 

. ìmIvì. Noq mi poievale scrivere L-osa più. 

ggrpto» «è più cara, che farmi iatendere 

;c;fee N. Sig. sia per riconoscer la luDgarC 

;>b{uoaa servitù di Moasig. di Capu» , pur 

-rflMello che certaf]i<:;uLe si siimi , sì percUà 

ijo.uon ho Sig. In (Quella Corte tutta , il 

• ^«lale io tanto riverisca , e dal quale io 

:_^™i esser tanto amato , quanto S. S. e 

j^inanto da S- S. , e si perciò, che a me 

'.:|>area,che a quel buon ^ig. si facesse un 

ii^au torto a farlo sì lungAtneute desiderar 

.r^ello che egli già lanto tempo lia com- 

-.■pititameiite meritato. Dio faccia , che Ì(t 

iiwa questa novella tosto , e oon si peni 

ài'#gf;in)ai pili , da chi può ciò fare a sde- 

oSàtarsi in questa parte, che in tutte non 

ndn» gi4 io , che si possa. Piacerai sopra tut- 

.)ìto , che S. Sif;. stia bene del corpo , oottie 

-sdite. Le profferte che mi fate cosi dolci 

f>>t,Tiome di Moos. Cdrnesecchi, io le ricevo 

r>ridi buonissima voglia. Reuderete a S. Sig. 

D-rftielle grasie , che conoscete convenienti a 

Gjl^àta cortesia. Della bìaogaa dell' amico 



«ìiiUatelo per tàe, e aVtfio^ftf _t^ siuf.^sìtìiì^ 
in. .questi «ajdi ^ ^i^»f njv», ffij^i^timm> 
7^'ores,f insieme «ap la B»ia.>',«)iK>rifi|#i:fìft^ 
i^i;e.,|l ^o&lrp Gpro 8ta;,ì)ejD$ «« Ì9I|«IH^ 
A)^ 17» d^, Xdjg)ip a538. J^ Ua^i^.,^;y .. ì 






5." ■>' 



V^ ilf * * * 



r ^ 



1|^/^. jni fi^ ]^r Maestro Jàcqmf^ d^ ^i|)i^ 
i^^pondo^.che V. Sig. Iia me^um et^mixff^ 
imperium sopra Jut le le x;o^e iniec^. ^. pMb^ 
tmtp ia questo farò 9 qu^i^to^eUa orajb%*t 
ra., e Y^rà che io faccia. Beqi le, TOfilia, 
di^ alcune cose a satbfazioD dejla Qpii^cieivi, 
^ mia. Ciò sono 9 prima ^He H. . «Ij^^po^ 
npn per assenzia alcuna sua è rimalo . ^^ 
satisfare alla magipne il suo detbitq^lcoQQ^i 
e^p v'ha f*tto intendere^ percioqqbc, ^!^<%y 
che ìo^ non f^s^i per alcun teno^po . ip qmt^^ 
la città t io npndimeno pago quanta ^i^b^^ 
W I? PJ8ÌP'?« 4ella casa , che ip ajutp^^^ 
lo abitar qui a miei p, e posso orduiar la 
satisfiNiZipn 4v 1^1 ^>^<^ora cosi, jpnjtano j^ nsa^^ 
è liqiastQ soilo per yol^r u^rpa;i;(^^ a dfttà,. 
magidi^e^Je ragion ;sue. )S qiusJtìc>.,V^ È\^l 



a 

ti 



ililMftat^ ; dde ^ ìtài cbe nèii '^ft^ìAtl' 
d}l^''ìàrtMiS9gQ^ tO * mak( alouofé , quando ell^' 
lérnàiitf^ utile dì chM'W^^ate. IM ^^ì? 
$#ò;'^^he' quelle cose' delle quaK etecxè^ 
scMittto^ e ne iruole^ essi^r rimésso^ oéh iòtt^ 
ci^ leggiere » uè di > perca ^^Ixita^j^Mmoc* 
.^è iutendUl ,'che V è cèrta casa e oértb^ 
fgmédióLÒ hiàlo ^ grande, èhé^^ non; è' ^dar 
Mtlarlé , tùft da lenerld per i|ttell<> cbe-^^ 
e , Àiccoiné i miei infor^erafìnd T/ Srgit 
UhiDMitnèiìlè vi fo intendere , che quelle 
cose^ che una volta sono, scadute » noa^ 
sono più mie 9 ma sono del luogo , al quale 
un buon ministro non le può, né 'dee ra-. 
gionevololente torre , e debbono tèsser delli, 
auócessori mici. Ne io perinsm qui bo majf 
Toluto dar via una spanna di terra, cbi^ 
nfisia venuta ili mano ^ alnn ire ho pitti*; 
tosto io comperate del mio .'alctthà' volt^ 
^i qfàellet che sono ^taté vicine^ alle altrèi:: 
della magione ; e donatele a ìéi , e perciò^ ^ 
biesichè io sia stato pjregatò dà: più. mici 
amici a voler qompiaeere a féL Jacopo , noii 
4%o\però "mai voluto^ fare, uè pensava ià 
mbdo alcuno di farlo i volaido continùajfe 
questa mia usanza di non fórre àBa mia '] 
magione il suo , anzi aver ordinato , tìxfi 
•éùza rispetto alcuno si ritupéràasei^o^ e'i 
certo, se quelli terreni ó case fò^ls^o hèni 
miei particolari, non averei detto a T/S.: 
se non una sola parola , c&e tkon .tcDgb io^ 
men desiderio di satisfare à voi tutto' 'ci5 
che per me si può» di quello che 14 ^^^ 



4#li .ourtfKttitiQSDnm i;^ 

tieoe alla laoga e fedele amìsti e Iratel^ 
boti >iiiosltmi^Jb..qua^ f€trt^9$ùA iH^pelto 
TOglio sopportare , che non dirò maochi « 
•m« pa^ «iWeiiga^ ìsr^poiM >i^iuia,\«iÌEi0re« 
^rn Gòiif^kido. Mimane ^ibh^iq[uai;ri^^ 
Ikiosa^ $<»idÌKf«xioi^ e pieM>(U 'y^'iStg.dlr 
^pèML iitandare ionaiizi quelita jiii^Of^0Pita||% 
j^conaokti^ar, o buona TcAoitfà^tlleseMdlì 
«fcidmi^iohevwirtb 4^ altro^^i(»t|p^.^«Hl^'^ 

rae^fonlincfò-; Itoci deri^ij;: 4ù im^m^i^ 

i^osiceTerò hi pjacer gtJiftde veimigQUR.dft^ 
«erudii ToKr ;e «e y# vSig# per > 8ali«fari|b8^ 

4ott; conAentaif ìtHiii e^^ ^ 

,idar ^ìiidli Isiogif i ,1 per qtisiHDtQ ìa^^Tguò 
iMaza pagadtf Drà .^ oè od^i iot^ cfoal gli liMtè 4M?- 
Hkaoza o^jEfilUrakUoo ^-puis^faè ^lai^aMa w»- 
^iMi ritornine^ E. faccialo' Y* Sji^ senza rrji- 
€ra€(Éo^perQÌabehè dia gh^dcoér» del ^^119, 
ydbe> fiottò ii: mìo^ è suo ^ (tìyjwrki ^^f^P^tJ' 
vQuandorpoi allrameole .lb$ié:vrl^f ì^n^ 
ncBé €go "volot^ sed sìàud jfl»t>T^<^^^lià'^ 
àuona gi;iBiBta «etm finer: mi du^o.o Ag^ H* 
dii'GiagQ^ tSs^yfii ^JBadoi^BU < r;ì >» ' % vt 

JO •:??<-•'' .:^</?^ ■ .* ^-^^'-ii^ : • ' . ; . Mi . /• <^ycA^ 
* " •■ » . • ■ 

^ Vi.»'. .- «j •• •? 1 '. * • «' :• .' . l'i. . 'JJ.',,'é 









#p:ì04r]!ten^ha< éBeboitaniei p^i-^Sa tuai lai* 

Ipftuinoi^'cbe "ia no» ^l^oda^ €^ noti' it 

#Mttè>^iei0fmeP)MÀ ia Ciinit co» no)OMr fe^' 

4mie». mi^ fa ^iHrvél ure tei > mki . fofte^Ie ^ ed 

i|)ì^gO||[KQ6r#tt'tatia 9 che iài mentoria di te 

-iiéÉh^niFè oe riflmxeih in tio^^pubto, e'iiocqhp- 

tne^'d^po^im^etiic^ jpteggia^ di oÉbeite tolv- 

jBàte^tiii«'|ytette'^ifK>l tate ^pesf n àtt^flrntmodi 

<Solé v ^1'^ xioa ' scacòi ogni^^tiebbia di^^ pea« 

«ilei'' deU* àm«fio»miò fé Wttià 'tnrfosi^ me^h 

-^ deir«mài»1«idii^e d^gli df£finiiiv{^ itiol- 

^ ^che-^8ia , co* raggi detliic^' sda (kJnetnr, 

"^iililn s^iecltlaris Fiino' delb um toi|lan«nia^« 

^4Udtm delle «nie ^le toltè^ tròppo possenti 

'4dk>jé Udlaxtò e riétoro^ soà^vi^oimo. IMbndcii 

Q^dui iao mio^ sogno a^i ^cdiato ti^imonio 

\^S(6mÌ'\o «fedo) di qnesie^ parole ; opeca 

ftiidn^wéso deil'^more cbé io tìporio^ d&ie 

MieUà ibia-pena «^^ s*io non m'inganno 

o|]liné|pèlo nule ^ cbevBes cestita, «par :ti;^« 

tavia fruito di^ iHHieàom mollo ; aecena » 

siccome sai tu , cbe sogliono quasi per u- 

•anza del mio cielo essere le mie« Viene a 

le per accenderti alla bella impresa , già 

certo di che forca e consiglio sia Tallo e 



(i) Da un MS. del Sig. D. JrUonio 
Sfarsa. 



'à/^. lstthik inibite - 

puro animo tuo , e ì^amore delle tae can« 
didisftìme mose. Yiene ancht per coQOScer 
più interamente con ciò quanta parte di 
me stesso sia tu , ed in fine desideroso e 
contento solamente degli occhi e del gin*" 
di.zio tuo» pier Siitisfarti- pialtosto^ che per 
piacerti , non però .senza rossore , siccome 
picciolo e primo dono ^ e par^i io cosi' 
rara, benerolenza essere ancora troppo tar- 
do principio ; scegli ti jGe grato , forse mi** 
darai ardire qualche altra volta di non 
sognare, se anche altrimenti gF interverrà,- 
piacerammi almeno , che non ti potrà es-^ 
sere stata di molta noja si breve lezione, e 
poi essendo di cosa sognata » non te ne fie 
maraviglia. F'ale, 



j 



v • >'. 



I ^ 




. : , - .,. . . o V •• ■■•"•"•*;",'•■ 

3 q ' M PBETRO BEMBO ' * 



Esistentr in Tàrie raccolte v «d la ^ 

altri tipri. 

tJi- .^^'jV' , ■■ ■ ••••"' • •■* ■■■• 






r. 



i- 



A Roma* 

(i) Lo giunsi qui lunedi « che fu acquai- 
tro 9 avendo posto nel cammino , che è 
stato assai malagevole 9 meno di cinque 
giorni. E subito fatto intendere a questa 
Signoria la mia venuta , arei avnto il Mar* 
tedi mattina udienza , se non che quella 
ora era stata promessa ad un Ambasciato- 
re del Turco, la venuta del quale , e altre 



(i) Dal Volume primo delle lettere 
idelV Autore stampato in Roma dà! Fratelli 
Dorico nel i54&. , 






60S6 9 olie si Boo d^e , /filano . craieirtti 
che/iTttFOcf rfeerato isiblùp tùtah granAl 
iooofitca dal rSofi; BeiBefiè avesti )Si(pwì|^ 
MÒo^ohe per lelAcrerd^'àosliavliaoiioUbal 
nBocepti ^ il /Sdfi . essera^ • sUko 5: lofei'faBè i^ed 
iè Tur» <i!ÌBi^eò fiigmrtQ 4Alht llOonfia^fti 
-lUibt éàunquie udienza ]qttèst«HmattÌDtr4 
sella .«cMD«ra * del Principe^ ica^oiMhkfta 
jiame^ che ^ qussU^ Sigowiac* era i^beo&XMtO- 
:PieIa nelle usale lor ^àlex^^otiorQdbiatolfc 
Biandaodooii: ad ici€ÌGtotra»'^|ettCC0mp«e^ 
xe da ìXkom deUaier Sig. t^r .menaoM 
•di vostra Saattti Là qna] ceea io noD/iiNt* 
*li.^' Tfidi^odq^ riia.4aU!He8seve>iox renato >per 
ie. pasta » e par xpoclii di^^ lei'molte:.€ere9Bft- 
-isi'e. aon mi M dove? ano y e> pt rcioocbà>£Ìb 
i^eia sialo awei^titot esserà o impoasibUev^^^ 
^omcaameiìte^f m^iagevoler* :s^car^;;^èst| 
TSigu. Uh Francia ^^^per la opeuioo, che Jùuir 
no di non poter per altra Via sp<èraF la 
reintegrazion del lorx)i S^to?^.iar quale oipé* 
^ìone ha fatto le. radici alte Hrelle rmeafii' 
di questi Signori ^^ massimamei^te. che 4eit* 
gono certa Ja tenuta di quel Ee^if- ^pmf 
il d« ) che io giunsi erano ^ Tenute^ leUer^ 
di Fnincia. eoa, le., scritte ideile: esectitél^ 
t^e » appresta per V Italia f^ che ) aiol too ^ 
liye^no r^ilegrati, 9. ho giudicate ^esseoeiism- 
diente p^ opor loro la cqmmiseioq^^ ^ìdatimii 
da Vosti-ti .Sanuijc intuito rifiata y^i^^gfisai^ 

da e mostrar loro, vivamente il 4oro dftft- 
l^o s& nutt accettano ii C^si^Uo di ieit}»^^ 
Cùà poatò in .carta qaeìlo^.^j^ Cf^JPk Mi^Mt 



DI M. TtBTftO BEMBO. 44? 

iMv^ihrcai 9 :« . per noo nmiicave Hk. pane 
•fomiat ddUe oosè^ deiiemr jia V/ostra Saatié 
«ìi[> m QK^a pi^ affine, cha-'^ssL ocedessaìi^ 
ITO V jebe . iki >ci< Ibset ▼eotiriò coni maleria ben 
jboQsidèrilaii'ie 4£tiberidft>9.]lé$6Ìi a : questa 
<£tg»sl|rr8GrìtUura>^ «he ora Ì0' muxiio .9£'^6k 
$Wm > Santi tà i la qtnL ietta , fi^se > U)^ Fmon 
4)^ lònpo^a grispondermi^j eonwtieBdori 
•trattacela mataria .f^ma « ne* lord /causila 
9aira^:cg^ disse- allora liam<r^(jcoiiié 4a^ se, 
^'iiM'pcr rispoflU^cbead^omphrati^ Mr 
jMJ^im stato detto il yero^ ^^ volairt questa 
Su^Qoria ^ o «m aocettai* l^aihxxrda, ^ ti* 
nnre Ja naoluzioiie allungo ^ ^peraadoi Coi^' 
^ev cfa^'i tempo a matare- abbia* Vostrii 
Santità aia questa senteniia. Perchè ho péli* 
4MitO'V ^s» io Tedrò che 'fra T lermiuei 
nei ^aie^ potranno 'av«^ diliberato , e coup 
ifidiaio > cnéi^qaesla jSig. - noa isi risolf a^ 
id* andare io Collegio 9 «} dire^ che io ahr 
bta ia xnnamissioae , che ^ se passato qudt- 
^iKrgiof Oleiche £eno stati bastevoli a farmi 
risposta,, essi risolati noa si saranno, i$ 
jà/ffi quesU inresoluxion iloro per negaziftr 
iiey è mt parta ^.je ritorni a Yostra Santi»* 
le» if» x>ndè?i a?enda io voluto significala 
i^o il/tuttaV io.»£aocra loro inteodiere^ tsit» 
Hmritm: due altri: di ^eglino^Jnoi^Mi ri^poar 
fi^^nanno^ iot 'mitipartirò jiOMca^ dir kiroaltrUi, 
•e cb^ farò* ^ da fdstra Santità nooa/Verè 
-flSttOvo ovditie V e se- per un brieve suo V 
itile' éspUcassa avermi cosi otdiosrto Yostra 
Sentili riuC(>m<se ^ iu^ jmpor mi' v 



j 



X 



448 LATERE 

milasoiassi tirare io tempo ^ e gagliarSa^ 
meate di nuovo m' imponesse il protestare 
M questa Signoria » che si risolva al sì^ 
al no I ftltrMsente che io mi partissi , ere* 
derei , . ckte altro che . ^ovar non potesse», 
Perciocdbè • io '0on> posso, in. tutto • credere ». 
ohe quando questa Signoria, vedrà » cbe 
VoMra Santità faccia da dovere t eAa con- 
senta mai di perderlasi ^ er^itiinticarlasi; 
Dunque se Vostra Santità desidera trarre.^ 
questa cosa a buon fioct 90u è : dà riri 
metter punto il siUecitargli alla rìsoliisio^ 
ne j e il protestargli t che non si;risolvèui» 
do essi 9 Vostra San. chiuderà la lega con 
gli «avversar) loro. U Trivulsi 'Ambaseiatoe 
del Cristianissimo è stato oggi apppcesso 
mangiare alla Signoria « giudico per mten* 
dér quello, che io abbia questa mattina 
proposto per nome di V- San. Sua Sign» 
ha mandato un suo Cancelliere a visitar* 
mi, e ad offerì rmisi , come Persona di 
quel Re, che è buon figliuolo di Vostri. 
Beatitudine. Qui s*è già inteso il U^Lta^ 
mento del matrimonio del Magnifico Lon 
renzo nella figliuola della Duchessa 4i*Gar« 
dona ^ e quinci stimano essere nata là 
lino va intelligenza di Vostra Santità con 
Ispagna. Bacio umilmente il piede sant^bv 
«imo Vostro. A' 6 di Dicembre i5i4v É^ 
Vinegia. . , 



OÀ' .> . ,lf:»'^\ 0-^^^^;.%^ 



BI BI. PIETRO BBMBaj 44^ 



fi- !. 



-fli) i n.nPM ji Papa I^n XJ 

->MGj->r5!»:-.r; Ir .--- Ji Roma. ' ■ ' ' ' • '; 

' Io tortesi a^6. del presente « che prw 
maréKe io proponessi À questa^ Signw 1^ 
c6miii!^stt)ìi-a&!t»iBÌ da vostra Beatitudine 'i 
avea intc^ questi IP^ri esser molto fissr 
£[ella loro le|^ col Cristianissimo^ e mala^'^ 
gtràfé\ O' tòrse impassibile cosa essere il 
pò terj^U smuovere da quel pro'ponimeuto ^^ 
é da]^i che io la pii^opiDsi loro / per U| 
rii^p^^ta del Pl'encipe , ^nòn ' perciò datami ' 
per Vièposta t avea coiApreto - cosi stator 
èssere* il véro. Posci^t quésti giorni soad^ 
stato por diverse vie certificato^ che qué*. 
sta'^j^oria per niènte non accetterà it 
ùarcitò « eccome tjuelli , che credono ^ che 
mvfiossibile sìa vietar la venuta del Cristianis* 
shfib in Ifalia% e quelli , che tengono peci 
'iiìdnbifato , che Vo^ra Santità, e chi. si 
legherà co d lei, 'abbia ad essere ingannata' 
daf Cattolico. Perciocché hanno contezze V 
dtcodie essi tengono ; certissime , che il 
détto Cattòlico propone tuttavia per uot 
^o-^Ndncio secreto, che egli ha appresso 
H' ilétio Re, )a restituzion del Ducato di 
Melano a ' *Sua - Maest à volendolasi pigliar 
p€Ìi^' amica 'pteificàmente y con questa con-i 
dazione', chie egli lasci questa Sig, e dico*^ 
no, che anco Tlmperadore ha voluto ik9^ 
cordo col predetto Cristianissimo con utilo 

B^mbo f^qi. IX. 2^ 



■«.* •» T" 



tei Re- M^ pcijphè '^f a coa,.aaip^a,.<K.a^ 
sta SìgQorU t.^a.!lVl£^^|'4 apoc^ttàr.a^^ 1^ 

cbbli^ia^ì » e m <Jì fede,»oo.^Uji(pg|iqt 

io. Èti eziaaaiu debìlijatQ ^^ jirp dosici . vm 

^i^/da p,pm^ detto .^\VA,Ta^ 
Ju>sta Sìgfiona , e ad al^'^Ji^,.fi^ge Fr^iftì 
icéài y^i;raqoo jn lUilia ♦ »fiV ^^^ , ?^.l*^i 
$e^ ll'cÀe io si.imo pop sìf r;^^p^ ;Oii«e:|ì»q 
fcp- yerp è,, ft qualche aHrojau>dp.swv8irt§ 

^Ibe inlerpctrato non è , $i^^ Sqq^ a^iqpJC 
venute iettare da llojEna particqliurlyvl^!^ 
ctippno.,, che io ho un* aUr^; -^ini^ii^^^^ 
qa yostra Santità a parte , 4i ^Mo^eit^^ 
a questa $gnorìa ezjiandio Yerooa jntii^iiH^. 
col rimaneot^^ che prome;$$p 4e Ìip« ^T|i.iH) 
fucsie cose accr^coao difiStcoìt^ alla iqat^ 
ria difljqilissima da se stessa , aggiqaiUi 
ancor ciò ^ che pensano , che Vostra^Saolirk 
t|t solo per odio del Re^ Cristia^^s^iip^p^ 
tenti di spipcargli da lui* Perciocché h^iuMi 
da alquaDti mesi in qua continuate uo;«ii^7 
le e d^iir Afn)>asctator loro ìq {^ranqia^,^ 
4al Friancese , qui j d* un malvagio .e ^cce^ 
4n]mo di quella Maestà incontiip ,>)Uislr^ 
mefiti tudine Ci^gion déU^ odio f cH? ^i^ 4il 
cp.no > e noq perchè ella vegganoosì. . ^^t 
^pyple U suo venire in IlaKa ,. come ^Ua i| 
ji, e cpai pos^en.t,i ,. e iunili jgli ^vvi^i^^^ì 
^uoi, al ^iet^^lìcle. Y. SaA^tà «ivi^^qr^ 



^nt\ébi%tìì féé'ìi^éstì rJsp^liì tìfli quanta 
É^ uecéisarìtj ,' cheellà cArltinui s^veramen- 
té'ìa-'éoaimÀ dèlia comociìssìon datami j ed 
il' pi^ésto',' òfa? sé questi Signori noa ac- 
cettano r accordò' ctftì Cesare , voi gli la- 
ìeerelè ,.e ptìéfelè anco dirlo all' Ambascia.^ 
ter fero , mostrando di avere avuto da me, 
èhe i'ò noa Esperi buòna risoluzion della 
mn proposta ,' fier trovare gli animi qui 
cwtioali , e se anco Vostra Santità eoa un 
pdCo idi comm'odon d'aOimo , e querela, 
t^ questa Sìg. non ecdotica' it bàoÀ T(ij|é^ 
vostro terso lei, dirà ciò a'quéflo Ainlia- 
JNìiatnr mar soddi(fatta xaostnilri^o^àe , ni 
pwaTvenitir& vie maglio , e pièi'clie qùés^ 
Scòria niente ancor m'ha: iaitb ial^de^ 
re, o aver deliberato, o TÒlèr défibe'rafó 
sopra la proposta di Vostra Santità. Qhéktà 
ttiatttaa ho mandato il BeaztaoO a itoUecI- 
tai^li dicendtf loro , cbe k essi'ntin s! ii<' 
«triveraano , io sarò astretto a partirmi/ 
cim avendo io eommfssioi) da Vostra fiéti-: 
titudine. I^on bo voluto per' antòra iaieitaè 
tiMBo a quel protesto, cbe io icrisà ^ 
Vostra Saniità avere in animo di for lortf, 
c^e » «glìno ftà due di aoiì si risolviesser 
W, io piglterÈÌ la loro in'csoluzìonè ' jpèt 
'fae^la'donfe , e-hii partirei, à^pettéodó ìó 
ftii due dì risposta da lei alle mie lèttere, 
toltomi risposto, cbe essi ii risolvtradntti 
if r^poliderannòmi. II Signor Bai^dtoilim'é'^ 
AflVi^no è qui tre di sonò, e Staracci' tri 
altri. Fa so* mostre di Càttólì tegderi;'» 



/ 



4.S2 LETTERE _ 

Mérgara, voteiìdò riduceré il numero ìnU 
io de^ caTalli di questa Signoria , che sono 
assai più di mille , a sóli ottocento elettis- 
simi ^ come egli dice, che ha fatto dell! 
uomini d* arme , avendogli e cassi , e ri- 
messi a sua "voglia di modo, che ègU si 
tdrede per . fa somma dt òttocìentodQquantéi 
ciaTalK aver Ta miglior compag^^ma , che sia 
in' tutta Italia, 6 meglio a cavallo. ^ Jeri 
sera' volle, che io seco cenassi,, onórand^' 
mi molto per nóme di Vostra Sàntiia;!^ 
ibollé co^é ditóiidoml da x^iferire a lei ^ 
. che tutte in somma tendono a questo finè^ 
. di dolersi, che ella non abbia voluto cre^ 
del*e agli amorevoli ricordi siioi ^ e di con» 
, fortatla ora a non voler fidàirsi in altri '^ 
, che in questa Sign. Raccomanda!»i appiedi 
di Vostra Beatitudine, lì Sigiiòr RénW 
eziandio è qui. 11 Vescovo d* ASte Oratòr*^ 
del Cristianissimo è venuto' a v i&i tarmi 1' 
siccome è servitor del suo Re buon Figfi-^ 
uolo di Vostra Santità , e servitore iiisie'*' 
me crm tutta la casa, e famiglia sua 4i 
Vostra Beatitudine. Parla della venuCai déT 
B:e in Icatia assai modestamente. Io basciò 
umilmente ir santissimo pie di Vostra BesH^ 
titudinc. Agli ri. di Dicèmbre, i5i4. Dlf 







^'"jf'*. 






e. .. 



: ' 



DI M. PIETRO BKBtppj; 453r 

A Papa Leone X^ 
A Roma. . 

Io fui questa nmttifia cbiaidato àsK 
questa Sig. , la quale nqti ri$po$<e avere ia^ \ 



sideratfi secondo T uso di\ questa Repiibìjy ' 
àlli lóro Consigli risponderpii cpl Senato 
in coiai maniera, e lecemj ilpreacipejegr/ 
gere una scritta di questa contenenza. 6 
ciò è 9 che questui Sig. aveva avuta gratis*, 
sima la venuta mia» siccome di Ambascia* 
t^re di V. Beat.^ di cui questa Repubh. 
è. senipre deTOtissima stata « toccando ìa. 
parte la beni volenza mostrata da questa.' 
Signoria per addietro ali'IUustrissiaia sufi 
fanniglia e come di Cìtit^din suo, e perchò 
la proposta mia con teneva, due , capi prin- , 
cipali , Tuno era la pace con la Cesarea . 
Maestà con lasciarle Verona» Taltro il man-f^ 
càr dalla lega col Cristianìssimo per vinir^^i^ 
SI Qon gli altri. Al primo, dice questa Sìgnp^. 
rfaV^^be Vostra Santità sapientissima pup 
ben considerar di prima « quanto sia a pro««; 
posito di cotesta Santa Sede , e suo , è di 
questo Stato, che allo ^mperadore nimico 
non meno della detta Sede, che di questa 
Signoria, si lasci T adito di quella Città, 
da poter perturbar la Italia ad ogni sua 
posta. Appresso che questa Signoria noa' 



1^ y- 'T'r«T-xCTtJmK .-" J'^" 

solamente non potrebbe credere di aver 
ricuperate qvtelt^ G«^ ,' oUe restituir ]e si 
▼oghoDO, essendo In poler dell* Imperador 
sempre che ^li volesse, chiuder loro il 
piMo di^o^rtcr soc(H>rrere<lxè'^^l^ ma 

eaia:ndto«'che'egIt potrebbe ' tener qiieslo 
Mento coHtinu&mente ' iU' tra^li4» uicor di 
auesie akrèy cAie da T^^roi» *m ijua >^stmo« 
Ai secòkido '^ cIm essendo* :^eiii|ir e' i^statoi Hi 
costarne di^ questa Sigmiria» servar. fede di 
(nttUegati suoi > e t ^wea^^ ^afsto f HepuUK; 
jalolt^'ìrolte 'dpttx^'piu iaslo sòstaeàer^grtftiéJ 
^QM' :daBm ^ voné rònìper ìet bdute;:: «: (Xi 
60i\federà^ont iune» eUf| acm-^tmò. om 
otoer-in dix^ testificÀnda ir .V. cSah£.v 'fibo 

.■'4 * 

àii questo (Slat» etia si paò< oróméUere' ^ '« 
faeneficia jdb cote^ Santa Seoe^ e suo nieib 
témeeo , bbe ella possa cleHa Patria/ 'Snaa 
Questa è la conieuenza delia scrittura, òhe 
wxesta Signoria fl&y£ece leggere per rispcstii 
4i' quanto io* le avèa proposto per nome 
éi Vostra Saalàtà^^ con lacuale le mando 
U\^eanaQO« cbe per nome mio le .dirà le 
altre cose» che bo stonate ^ser degacr del^ 
la sua notizia^ Al quale stGcome a biiQiKv 
è ledei serro suo , e insieme e secreto/ ^ 
ìngegooso;^ ella st degnerà dslrle féde^ Ba!*^ 
ciò a ^V• Saot.viI santiss^ fuà^nòn. solo ìper 
ipie, ma ancora pek* nome dB^Uiotì Padre ^ 
^be ^ .tuito^ se Dio gli concèdè tanto rdi 
Ttta.» luol venire a hasoiàrlp ! in' persomi*^ 
A'i5. di J^embre i5i4. fii Vinegia. ; j 



tlt 1à. l^tBTKO ^EHfiÒ^ 48$ 





■■>...■ - ' ,>( . 

j^ Papa Leone rXi 




yfi Romay 


il V ■ 


• ^. ' ..' .' ' . •-:. ; 



«-ÌV! 



ATotar à^i5^ del pi^sentè la ' xìésA ntXOf^, 
Ise di, ^aesià^ SFghòrìd; sicconle la «é^ir fieé 
ìò^ BeatBAtm setisé sl'^4 rSànUì ptrcioówi 
q[uelta ^era;^e88a mi giaosero due briei^^ 
Wiii>»..t!he iti^impo^aevav cbe' io ^IhncitàsA 
ift TBolmione^* etcneodosi qiit!stii Stgiiàrìar 
sò^esa 'f ntr'pariissiv e torosa^si à' Vt SslìÌIIhì 
l^)tro ; vche :io instassi tòci^ ijoeali' Siìg^' hr 
Kbera^ioii' d^ Conte Gris£òlbiK> FrègapliMkéi 
andai ia ma^ina^segaente iar GoUegìo> 0^ 
moBtrai ìéto ^firina ilbrieTe àpparténeote 
aliar riiiiliiaicMii lóro ^ nodi pet sollecttiarli ^ 
€Ìèt ^ ' olle 9^ ex^aato «già risaioti^' é a^^eahor ^ 
gpoftCd i- ma ptìkshè Tedesséiw ì òhe * *ae ^ id^ 
•vèa- per addìeiirò fatte Icmto iiiàitaiiza^i'obb^ 
cm si rÌ9olv6Sffler&9 era' do stato' per òrdb^ 
jQ6 da tomi da l^ostr^ Beatitiidme» ■■•Jb:] chjSt 
BÓir mi rì^Misero altro , sé aoct a^rerta gifr" 
tibbidita) e ffvpr* risposto assai HdcdttiiriKÌb# 
lev pct ^tì^n tcncrfa sospetti^ beaelièran^d^ 
«ero ipotuto trovar nioltt éotefttià nod' rt^ 
apooifer oosr diaaro. Alla lettitra^^i^ di^ 
Briève èel Cwite'Grist^ro si i;Ì9;eiil(ri^Q^ 
tt»t|i assai^iditew^ifrì^, d^e^'V. Salica pM» 

é'>più crudble uo<m6;, 'obe ^^setse og|idt^^ 
amfWaBdiormi -, ebd maì^ tfaesfot SuiM -ùAìfT 
ebbe ariniico pia acerbo^^pià ittifestib y^^t plA^ 
grave di lui/e cbe tutta^ questa Cktk area' 



t 



AÒZ LETTERE 

Mérgara, votendo rìduceré il numero tatf> 
io de^ caYalli di questa Signoria » che sono 
assai più di mille , a sóli ottocento elettis- 
simi t come egli dice , che ha fatto dell! 
uomini d* arme , avendogli e cassi , e ri- 
messi a sua "voglia di modo, che egli si 
trede per la somma dt ottocentqèÌQquanti( 
caTalli aver la miglior compagina , che sia 
in' tutta Italia, ù meglio a cavallo.^ Jeri 
Séra' volle, che io seco cenassi, onóran^ 
mi molto per nóme di Vostra Santità; 'e 
ibolle co^è dicendomi da riferire a lei^ 

. che tutte in somma tendono a questo finè^ 
di dolersi, che ella non abbia voluto cré^ 
dere agli àmortvoli ricordi suoi ^ e di con*;, 

, fortatla ora a non voler fidàrisi in 'altri'. 

, che in questa Sign* Raccomandasi à*'piem 
di Vostra Beatitudine, lì Signor Renzo 
eziandio è qui, 11 Vescovo d* ASte Oratóì* 
del Cristianissimo è venutola visitarmi^!' 
siccome è servitor del suo Re buon JFiélT-Ì 
uolo di Vostra Santità , e servitore inSei' 
me ctm tutta la casa , e famiglia sua d|i 
V<tstra Bt^atitudine. Parla della venata dèV 
Re in I(a(ia assai modestamente. Io basciò 
umilmente il santissimo pie di Vostra BesH 
titudine. Agli ri. di Dicèmbre, i5i4. DI: 
Vincita. 



^..,,. 



* I 

r 

4 'jiC'^Of , 



DI Iff. WEWl^ -BEMBO. ^Sj 

fero' a V. Saot. Ho pei; tuttp ^eI^dÌ!Hf9^s<! 
riirràtto, che non ne fdrapno ccfs^ ff^qj^^Dd^ 
ed a questa SignoFÌa duole fipo^^^i^* aijd^ ' 
che se )e rtchiegga^ e ad^o.^nd^ .ji|uje^ 
uomo, parendo ipr<^, fìhe ìnqon^nenie ^^ 
cbe eglii^sia fuori dolile pri^ion. loro , to^Uq ' 
il FrigoU ne abbia a dowr esser torniien^ ^ 
tato peggio, cbe giammai , e stia ^posc?^. 
p^ io coDtÌDuoincalan|ifà,e«]n fuoqcx.solq; 
solo per costui. Nel Tero,Pedr:e 5antp.,fpieslj| 
Signoria ha gran cagion di teiii^r ^e^LCp^ 
te Cristoforo, cbe è stato a questa Pro? i^j 
ria^ tutta un nuovo Aceisu da Bcmauò, 
Nondimeno ho Tatto ogni pr uova per nQix?§ 
di vostra Santità affine di ripciuovergU . c(^ 
questa loro credenza i noti allrament<^, cb^ 
sei detto Conte fosse un Santo. Ótti..s'k^ 
novella il ; Reverendissimo Curcense essere/ 
Ito al Re Crislianìssimo. L*Amba$cìator . 4t 
questa Signoria cbe ardava in Ipgbiltprva^ 
e doveva partire il di dinanzi^ j^ri di re^ 
pente cadde appoplelico e tctnesi abbia j| 
rimanere debole d'un braccio. .Al T altro, 
cbe va in Francia, e doveano andare in^ 
sieme , è stato rubi^ito per somma d^olitO;;' 
cento Fiorini d'oro di cose;Sue, che erai?o. 
in. salvo in Uu monistero. Credesi sia.cìo 
stato trisjLp augurio xteh' andata loro^ ^1^, 
rin^lese è stato eziandio tristo avvenimen* 
to. Manda questa . Signoria alla.; I\ei^i.d ^ì, 
Francia una cfqrona di pio con uo^ Balascjic^ ' 
e una Pei'k in però, che dicono , valere 
più /di tjreoiiia fiorini: dooaxio piandio ^"^ 



V- - 



^ 11' "^ f^ 



solamente non potrebbe credere di aver 
ricuperate qvtelte G«^ , ofa^ restituir ]e si 
▼oghoDO, essendo 'in f)oler deir Imperador 
sempre che ^li volesse, chiuder loro il 
pGisso di po^rte soccorrere <ixè' bisogni^ ma 
eaitndto» 'che^ egR potrebbe * tener qiieslo 
Mato coiflinuàmente 'inr. traTOgli^i'Uicor di 
auesie akrèy cAie da T^^roi» *m ijua «^sc^ 
Ai secòkido ^ ehm essendo* :^eiii|iren^8tato in 
costarne di- questa Sigmiria» servar fede dì 
(nttUegatt suoi > e t avoide^ qafsto ^ Jlepubb;; 
jalohq' VolÌ0octeUxi'>piu i0slo sostaeàer, grtftiél 
fmoÀ^ -daBui ,■ ^ne^ rónìper ìet bisinfe;^ «: <£( 
60i\fedehÌ2Ìoni èufe, ém, aon^^tmò. omìdbii^ 
otoetiui day testificànVia w ì ^¥. c&rinì., 'fibo 
dìrqiicsto iStatft ella si può> mómeUere^^'a 
faeneficia db cote^ Santa Seixe^ e sno.niem 
témeeo y cbe «Ila possa dIeHa Patria/ suaa 
Qùesta/^^è la conieuenza delia ìscrittura, cbe 
wxesta Signoria à&y £ece leggere -per risposta 
di' quanto ioMe avéa proposto per nome 
4i Vostra Santità \^ con lacuale le mando 
U Beas«ao(>« che per nome mio le i£rà le 
altre cose» che bo stimate ^ser degae del^ 
là sua notizia» Al quale stGcome a biioiKi»- 
e leder serro suo, e insieme e secneto>'^ 
ìngegQosoV ella st degnerà dslrle £ede^ Ba:^ 
ciò a >V. Saot.\ il santiss^ fùè:>'nòn; ^0)0 Iper 
me^ ma ancora pei* nome d^^iatf Padre^ 
^be ^ tutta ^ se Dio gli concèdè tanto^di 
Ttta.» i!uol Tenirè a hasoiàrlp in persona*' 
A^ 1 5.. di J^embre i5i4. 01 Vinagia* ^ ^ i 



IDI TA. Filmiti i^EiMBo; . 4Sgr 



•■ >•■-■•. j» : - . . • : 



ji Papù Lèone^i \rU /; >r 



''■• jé' Roma» *''--?it....'i} ?:^r-\.!;> 



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Jeri sera die Ire ore ditiette gisosos 
f|« Fiaria col fìrieTe di Tosi» Sakiiià' dm? 
z5. in credertta ddlé lettere dt Mbo^gQor/^ 
& Maria ia'Portic0^ per le qaalt «uà Str^ 
guorìlà mi diinostrs la defaila'. alteraziooé 
di Voatra^ Beatìtodine per la .navdla dàìal^ 
da me del mia ada-bperar; biiana rìsblii^ 
zion da quéftti Signori* Peuc He .mandato icr^ 
questa mattina per Messer Alberto Tealdinbt 
oecretario intìlno di questa* ' Signoria:, ■: gli 
diedi e il Biieve di Tùsira *Santilà^ e Itf 
lettera di Monsignor Santa Maria in Por- 
tico \ -che le oDQOstrasse alla Signoria con^ 
quelle parole^ ' che mi parvero fare al pro^ 
posifof' e disdigli alquante delle novelie da* > 
temi da sua Sgnoria* !S^n ▼olii andare io 
In Collegio, xsr perchè avea già il Lunedi 
piresa licenza da questi Signori, e si peiiV^ 
oioochènon orni iparea s(lk Maestà di Ya* 
slra Beatitudine convenirsi dopo la loro 
rbokizion fatta à mostra Santità^ il tornare 
più ad essi. Era con Flavio venuto un Cav 
vallaro spacciato dairAmbasciatcr loroXaon^ 
deio^ hanno' fatto Ibro coosiiUi sopra queste^ 
cose.Credo incom iiicino un poco a ravvedersi»- 
che hanno preso errore a crédere, che \ò 
avessi nuòva commissione a parte. E veg« 
góno 9 che le mie profezie iacomiodano a 



*.* •» 



sia SigQorU «j^d'l^Ia^l^è aocqltàr aon Ji ^ 

ofcbH^ai;\ì',^ j^,!^ dì fede, ttoo ^U. \OQÌìùr 
iq. fti ez\e^nàxo jdebilijatq^ ^.jir.p posici . m4si 

^k.da Aom^ àeijio ^\ì\A,iai^ Jk 

(|^uesta Sigfio^ia ,.e ad ^lljr.ui^,< (>bj^§«ì,Fr^^ 
cé|i yerrapuo in tUilia ♦ »)^\. saf eie f pjajfl^ 

fc^ \^rp:e j, ^ qiwJphe a^ro jaaodp .s^a, .8i^l§ 
dij^lftp <Ta,<^^ 091^ ^Ittfi^' s^u\im^iA^^ 

^Ibe ìnlerpiQtraAo non ès^atòv Spo^ a^qpj( 

Sénute iettere da llojna particqlairU / cl^ 
ippnO.,, che io ho un^ 9^^^^. Mmvofissiovii^ 
^ yostra Santità a parte , cj^i preneite^ 
i questa Siijgnorìa ezjiandio Verona intiWmi^ 
col rimaneot^^ che promesso le Ìio. ^T|].t^ 
fucsie coae accr^coao dìflOicoltà alla n^av^ 
ria difticiHsslina da se slessa , aggiuatq 
ancor ciò yC^e peasano, che VostraSaalin 
t^ solo per odio del Re Cristiapisfiip^O^ 
{enti di spipcargli da lui. Perciocché liaiuiQ^ 
da alquanti inesi in qua coatinaate XìQ^fài 
le, e d^ir Ambasciator loro iq Frangia^ j^ 
dal Frianpese qui ^ d* un malvagio . e acceso 
^Bimo di quella Maestà incontro V^str^ 
^ef^titudiqe c<igion deU^odio» eh? e^ 4i^ 
cp^p> e non perchè ella vegga cosi ^m^lfr 
"^^evple jil suo v^re in JlaHa , .coinè ella iJl 
jpi, e cpsi pos^en.li , e .uniti gli ^vv(^i;^9Ì 
^uoi fil ^ìeta^rglìcle. Y. Saitfità sati»^J|i^ 



Dt H. PtVni& feBHBO. 49r 

eonsidetia^' |>iei' 'quésti riBpitj^X luiti qaantó 
tra necessario, che ella codtì^di s^veramea- 
teltt'Somma della commìsslón datami , ed 
il protèsto, dhe sé questi Sigaori doq ac- 
eettano T accordo ctfa Cesare, voi gli la- 
^rete , e poértte anco dirlo all' AnX-iscia.^ 
lor ìtfTO , mpstraudu di aVeré arifio da me, 
che io mm isperi buona rUoluzioo déllii 
mia' proposta , |>er trovare gli miasi ovA 
tìstìoaU , e se anco Vostra ^ntiià coi^, un 
pdco di commo^ttn d* aaimó , è 4^erèla'^ 
e&é questa Sig. non conosca' il fatio^ Tpléi: 
V4^tro verso lei, dirà ciò a' quello Ain^- 
akiiàtor Balsoddisfatia mostraiidoaeiie, m 
perarventum vie maglio , e piet'chè ^és^ 
Signòità oiflite ancor m'ha £aUo inK^dtP 
re, o aver deliberato, o Vol6r deliberate 
sopra la proposta dì Vostra Santità. QaÀià 
Siattma ho mandato il Beazeaao a 0oUecì- 
tai^li dicendtf loro, cbe te essi non si rl^ 
«olveraBno , io sarò astretto a partirmi ^ 
cosi avendo io comtn'rssioii da Vojiira Beà-^ 
tìtudine. Non ho voluto per aobòra metter 
iiiano a quel protesto, cbe io scrissi ^ 
V-óstm Santità avere in auimo di t&v tortf, 
ehe se eBlino ftà due dì aod st risolvesse- 
K9 , io piglierèi la loro irrcsolazìooe per 
'ftegaidone , e-mi partirei, aspettando Ì6 
tHi due dì risposta da lei alte mie !ettf<reÌ 
UÀnliomi risposto, che essi si t^soIrCraiina: 
ir fwpdnderannomi. Il Signor Bartolonim'étf 
jKliiitno è qui tredl «onò, e staracci' tra 
altri, ya sue mostre di CaTallt leggeri; i 



i02 LETTERE . , 

Mérgara, voìéììdo rilucere il numero ìnU 
io de^ caYalli di questa Signoria , che sono 
assai più di mille , a sóli ottocento elettis- 
simi « come egli dice, che ha fatto delli 
uomini d* arme , avendogli e cassi , e rì- 
m^ a sua "voglia di modò^ che egli si 
^ùredt per . h somma di òttocientoéiaquantà 
cliTalli aver Ta miglior compagnia , che sia 
in' tutta Italia, 6 meglio a càvatìo.' Jerr 
séra' volle, che io seco cenassi,, onórandp^^ 
mi molto {)er nóme di Yo^irà Santità; e 
ibollé co^é iUèeildomi da rijferire a lei ^ 
^ che tutte in somma tendono a questo finè^ 
. di dolersi, che efla non abbia voluto ^re^ 
del*e agli àmortvoli ricordi suoi ^ e di con^. 
, fortarla ora a non voler fidarsi in àìih'f, 
, che in questa Sign. HaccomandaSi appiedi 
di Vostra Beatitudine, lì Signor Renzo 
eziandio è aiki. 11 Vescovo d* Aite Oratòì*. 
del Cris^tianissìmo è venuto' a visitarmi ,' 
/ siccome è servitor del suo Re buon Figti-, 
uolo di Vostrìa Santità , e servitoi^e iiiSe*/ 
me con tutta la casa, e famiglia sua (j^ 
V^i&tra Bt^atitudine. Parla delia venuta ctel 

— * ■ • * 

Re in Icatia assai modesta mente. Io basciò 
ucbilmenté il sautissimo pie di Vostra BesH^ 
tltudinc. Agli II, di Dicèmbre, i5x4. Dlf 

Vincaia. 

'■■.■•■ -. • ' ■ • ' '\ 

_.,.;. - \ : . ■■■' r-'-i 

■ • • '■ ■.'... ' ■ t.^ ni..' 

e... j - ^ * ' 



. ■ '^ 



DI M. t|>m«9^ BEMBO. ^^ 

90 « né a&eo* 4;jsua Sanici. : Ho aduaqufi 

^ p^r Ffai^cffSCQ tchq .portò jfii./VostpeJSfir 
gaorie le prime mie, gliele man4o« Jo fa* 
rò qaanto scrissi per lo Beazzano dover 
fare, «e altro dia Nostro $igQCirfi^;<) da Vo- 
stre SigaorLe ^aoqi arò. il v^qwi^^ ipaccio 
doverà essere n qili per Ì«|lUo> domani. Io 
sono di quella stessa openione , che* io 
^!a., quando ìq ispedii es&o, Beaz^np. Ne 
jpù~ 9ittpve di ai^tenza la: pf^tioacia djl 
^[«^sii pignori j D^la quoi sono ^.^cpme ia 
^imo, più per quelle notÌ2Ìe atym^ d^ Ijlp* 
91(1, e^e io d^GO^ cbe p^ altro, Lenchè 
\f> xntend^\ ^e con tutto quello essi cu- 
4ieggiauo9 .« . noa $aaao cha farsi^ Il Signior. 
^rlolommeo Alvianp m^lia io Padova maU 
U ves^i fatti per riverenza di Nps^^ro SU 
9i^r'§.f:.4el qual Sig. e. di Padova molte 
OQ$e a sufi Saotìt^ pprt^. Certo il deUo 
S^ooré mpUe Jode iQierita » il quale se 
ttf^ po^lM auni appresso., 6 iiou si. parta 
di ; quel laogo^ farà quella .Cijttà tanto for« 
t8 i <obe, non . si potrà disiderar più , oltr§ 
igjpele f^ aiK^pra altro giovamento; da moli^ 
l^firU^t A Yostir^, SÙguprìe bascio la mai^Oji 
^\,i3r di Piceialin^ z5i4. ÌW Vinegia. . 









j . • . 












46* XETTERR ^, _. 

A H^onsigfior Bernardo BìbiSìfa^ ' ' *" 
V Cardiacd di Santa Maria in Pótiìcò. .^'^ 

A Roma. * ' • / 

Ricevute le ukipiejettére di V. Sniffi 
riposta dei BeazzaoQ » che fa a' 97. ii^ 
p^y^ato alle W 01*6 f mancìàfemi ^Tàl Sé>ti--* 
njitóiaio Pre9cipe« per lè qi^alì; V» Si^^ '^ 
commetteva. 9 che io senza dimora idi baì^ 
iissi» e toroassi a N. S* per non dar t^m^ 
alla commission sna.» la ciaìtinà éeglieùft 
impeditomi delle mie bisógne pariicplàri^ j^ 
domestiche fatta collazione entrai 'in barcà^ 
e fui a Cbipggia non prima, che la seia 
a notte, per molto contitupW^i^ealLo». che 
£K>rfiò quel giorno. Salito poi a Chiòggtt 
pi;r le poste, e affrettando il cammino^, 
avendomi il JBeazzano scritto, che io ve 
nis&i . tosto a Roma , parendomi pure nd 
bel fatto il correr per questa marina quau^ 
to poteano i cavalli avacciarsi, io furi bene 
il Sabbato di alle 20. ore qui in, Péiafi^ 
ma cosi slanco, e battuto, e rotto, òhe' lo 
mi accorsi , che le staffette non sono' opè^ 
IVA da vecchi, anzi' per dir meglio mi cot^ 
fermai in questa openiooe, che accorto 
me n'era io molto prima, cbe io da Roma 
mi partissi. Passai quella notte non sem^ 
qualche altera^ioiie di febbre, ^h mi gid« 
varono le carezze , ed i vezzi fattimi di 
Madonna Emilia , che nel véro furofi^ 

assai. La Signora Duchessa joios^a ^ca wL 



Wj, .^ 



Dì Ù. PiBTKO BEMiiÒ» 4SS 

^ Papa Leone X. . 
\A Romas 



'I , 



- ' Avuta a*x5. del presente la risolazio^ 
tie di questa SìgOforia; siccome la aera pet? 
Jb Beozsano scrissi a 'Y. Santi, percioochè 
quella sera stessa cai giunsero due brievi ^ 
IHiùo, che m'imponeva, che io sollecitassi 
ia nsoluzione, e tenendosi questa Signoria 
sospesa , mi partissi^ e tornassi à Y* Saàt.^ 
Valtro , .che io instassi con- questi Sig. la; 
Kberazion' del Conte Cristoforo FregapaùiC)' 
andai la mattina seguente in Goilegiò» a 
mostrai loro ^ima ilbrievie appartenente 
alla'^ risòlusuou loro , non per sollecitarli a 
«Ò9 ohe s'erano già risoluti» e arcana ri^ 
sporto, ma perchè vedesseiho, che se id' 
•fea per addietl'o fatto loro instanza , oH^ 
am si risolvessero, era ciò stato per ordt^ 
sedatomi da Vostra Beatitudine. A. cha 
iMn mi risposero altro, se non averla già" 
tibbtdka , e aver risposto assai risolutamene 
te:^ per non tenerla sospesa ,. benché ave^ 
•ero potuto trovar nioitt colori dì non ri*^ 

Soodér cosi chiaro. Alla lettura poi' del 
*iève del Conte Cristoforo si ri?!entnrop[o 
tltt|i assai dicendo mi , che V. Santità prò» 
aoPàvà la tiberazion del maggior Diavolo > 
a|>più crudèle uomo , che vivesse oggidì ^^ 
amrmandomi , che mai questo Stritò ni^iif 
ebbe nimico più acerbo, piò in&sto , piò 
grave di lui, e che tutta^ questa Città avea 



\ 



àsk Rotta Msoi pce tiapeltotOf /i9b§i iqi il^ ^^^ 
|»oiic6« cpeUahrà ptti^tchf^cfifìiiie^i^K)^^ 

«oeeanaìOf oQmiHìqtte 8Ì^q»8@ w(e3tf^ %^. 
si 8ar£hboa oeofiermali mi 4(iM^/|e^!(ne fig* 
ie, che hanno amto d» mm|t ^ ^ % <!^{N99^j; 
inente io quella pcbe JD!LcS.OM»i^: J^%iiPK 
i^Ì€cartl ^vJoro cosi» cojbìi^ 4<» ^iliMr ^Jb 
tov a«2Ì'obe & &a9l. n<»Q f^^fisn^l^o $49111 
«s$], £ à aarebbon perafv<Éiìti|jrar}ii$V4fl^% 
la in m con le speraux^ loro, idaiii ^1^^% 
bollilo essi, esser pregati av^mlo •à^M^Stié^ji 
jreU partito^ Laonde mi parv^sdi lai^li^i 
iquanlo a quelli Signori ; • e0m^Vi^ yì^ 
poi di coalà ■• h potasse rciò^/: l^re : coni |^ 
rif)utasiottjdi B€«lrò S^., €t ; piil^ loi^ :^|i^ 
tà ^ concioseiacosachè ^ il dar loroanM 4l 
ìasuperfaire sia il danno di qu^a ^ikfiujd^r 
£ ^ero, cke avendo ^loa (cenar qoMla mtr 
desima seva 9 ohe io ebbi le lettere vofi.U^ 
è^ fa r ultima; cbe io in Vinegia fui f Ì9 
€a5id M. Luigi Soran^o Geneco di Mi Paot 
I& 'Cappello y cbe è del Goosigtìo.de*-X. cil 
i|uale anco vi ri doveat trovare.,, eMroiWW 
Visi terinin«<ìdo alle qisàtlro.ore. da .n(Att 
detvdetlo Consiglio, «mi parve^ of^ortoiié 
dire a l«ii -^nanto ¥•> S. mi ':€onkznett£i»:i 
skcome da me , e con modo^ die ciò laón 
|Ii ii^oB&^Àd àlz&r piò^ offeretìdom»<^ ite 
io era buono a fare cosa alcuna^ cbe pìiìp 



•éé9§!& lèt^,-«bè "éMi^itt^cypiertféserDvJaqitai 
<re^! tutta' iftHfdiàito^ ; 9iimor i4ìà /dar loro 
flMtt ^jàbcéflklà hoù: {^dco fi'tttto^ Stessi a nof 

ìiéì^ ^èilVito 'w Rmiftai. Il dbyé^^Moa^^ .veco.^ 
liiiÉ ^ù- à^^l^Và finte ila ^ qaeUi Sigmirr, i« 
flAfot idi%e 4 H^ óredere^ siccome' cosa* veri» 
4ft)Kne^'-te^)4^ ,^*JaMae <he inm^ùsapiessa^ 
c^ èglil^ lo irfia!6iiclaTaB&'ÌQ^£rema^ te^ 
4à&èMo Aon ^ii potesse essere làfatrappesot^ 
^'iileÉiftto m likmii }i|ogo éì itpieììi'^ jp&it 
ll^ttiìalf esso a jpassare anNeaw DI che aesoi^ 
afii^ltfVÉiio «IqtiàtitKi. MapcUfeKilo'Coa mol^ 
•W^iiiti^i^iia^ «vendo di ' Lombardia Talcuiit 
t^^tori MViiA'iJche ' gli confermarono. tÌ0 
ffìi^ in'^iia sperénsar, nella quaie già era^ 
M^^ ciò- è, che 4aia delti confederati cea 
^bsta»^ "Sig. ^ 8^ avesse a spiccar da. ilui ^ p >* 
ttbb^^i^tràre iri tega oso S^ Saoti^'e pare; 
<^be q^testo sia^ il Doge «d» G^ettovsi* À^ncci 
dbb 1^1^ S; noa- baono mai tenuto quelk)*^ 
iàu^ 10^ ho protestato loinov e^ staxanne' al 

r^v '■ tQfó^ di buona foglia a^mm. Hu Tolirt 
dar querta^poGhi avvisi n V. $• per leU^ 
ttMr^^pmchò Wvportac^iele va bocca cosk 
tòMOy ibnoie io TOiea^ sum poss^* AUa om 
Jbfoetia (prazià bascÌ0 la mano ipregniadoltt 
stt^raecomaadi a Moos. »io de^Mìedici^ikl 
«l mio Sig« Mago. Bascio i piedi saatis^ifiiì 
iSSi nostro Sig. U primo di dcITaQUf^ iSi% 



♦ ',■.•■;. 






solamente non potrebbe credere di aver 
ricuperate qiielte €ihÀ , olpe restituir le si 
ToghoDO, essendo 'in |>oler deirimperador 
sempre che egli volesse, chiuder loro il 
pusso di' ^oéertis socoorrere <ìxè^ bisogni» ma 
esiatndia , 'chei tegR potrebbe ' tener questo 
Malo ooiitinuàmènte 'iu trawi^li^'ai&cor di 

Jiieste:a)trè9 ciie da l^^rona ieh qua «^s^^ 
1 secókido V cbe essefido^'^enipre'i astato iti 
costume dir questa Signoria» senrar fede si 
fulUegati s«oi> e j*&vem{o^ questo' Jlepubb^ 
Hiolta ìrolte >ctott30t>più idsto snstseàer, grtftìéJ 
^tti' rdanrii ^ ^be Toniper ìet hante;: e Jié 
ooivfederàKiooi iiie^ elti^ aonjjmò. oi5a nkii^ 
oavecin 0ÌÀ\ testiGcàndoi ^ ì .¥• cSaht*. 'itfae 
«^questo rSlatft ella si può* mómeUere^'a 
faeneficia dr^ cote^ Santa Seoe^ e suo nìeib 
temeno ^ che €ila possa deHa Patria / snaa 
Questa è la conieuenza della scrittura, òbe 
miesta Signoria mi fece leggere per risposta 
4i^ quanto io' le atea proposto per nome 
4ì vostra Santità j con la quale le ntairào 
il Beasf^anò^ che per nome mio le .dliràle 
altre cose» che bo semate esser de^cf de)^ 
la. sua notizia* Al quale siccome a bpomv 
^ fedel serTO suo, e insieme e secreto,'^ 
iogi^QosoV ella si degnerà dslrle fede^ Ba;* 
ciò a \H. Sant. il santiss. piè^nòn: ^olo ipeff 
:pie, ma ancora pek* nome di ìttia) Padre: # 
^he al tutto 9 se Dio gli concedè tanto idi 
Ttta;9 luol veairè a basoiàrlp in persoóa»^ 
▲"iS^dl Diiàembrc i5i4i Di Yin^ia^ ^ 



DI Sr. PIETRX) BEMBO. 4&^^ 

feci. Benché io ia ogni modo farò quello/ 
che gli proinisi di fare, che- ,0011 vorrei 
mi tenesse per uomo di parole. Segua poi 
qiò che si to^ìwl. Mandai la va3ira,.a|l'AU 
yftrotto in mano. Piacemi della jSaif maploai, 
Salataiemi il Fausto , e state sano. IVliojps^^. 
gù, Beterend. Salviali cenò pomenioa m^ 
4^9 e^i salata molto amorevQÌm.ej(Hecoa Jii!|[t» 
Tpmma^o Giunti insieme, A^ig^Oltob* i530|» 

t>ì Padova, 

■ > "j 

\ji M. Gio^ Batùista Ranimsio. ,, . 



.•v»- 



, • Scrissi ig^à alcuni dir Rannusio 141^ 
qiiro<9 alia Serenità del Prijicipe circa I| 
condotta deli*Alcialo , quello ^^Uoa*iut(a;t:< 
deva y e ne sentiva, astretto da^ alquanti 3|. 
questi nobili Sig. OitramoAt^ui. jE com'Ui?i 
i^^, per ordine di sua sublimità fu d^tp 
baono indrizzo « che '1 desiderio loro coa^^ 
giunto con grande OQor^ « e oliie.di qjo^^ 
jSto studio avesse. il suo fine. Per . ancorfi 
j^^iente è stato fatto, avendo i Signori Ry 
formatori promesso a) Rettore , e ad alquajP^- 
xtli de* detti scolari f che furono a que&^jp 
ifipe a Venezia,: che. per tutto il i9^$je ^pa^^^ 
^sale respediriano., Ora s' è iate$o» M« ffaflir 
^QBSchin.aa Corte aver. Boandato uno^^olfr 
;ro Piemontese ai detU Signori Ri^foroi^'^cj 
' e' specialmente al IVIagnificó M . Sebastiano 
' ¥oscarÌQÌ> proponendogli io Alessandrìiro » 
>;^e legge a Tuciao , ep^, awpiOi, wpidata 
di condurlo , non per altro rispétf ol^^^ifiJir 



'4S4 v^--'T-I^^-;XfiTT«K 0-" 7'^" 

solamente non potrebbe credere di aver 
ricuperate qiielte XSittà , olpe restituir le si 
ToghoDO, essendo in |>oler dell* Imperador 
sempre che egli volesse, chiuder loro il 
pGMo ' di' ^oéerter socoorrere <nè^^ bisogni» ma 
esiatndia, 'che^'egR pcAreblfe ' tener questo 
Slìaito continuamente 'iu trawi^l 10 ancor di 

Juesie ail^y xàie da l^^rona :in :qua«^(mOé 
1 secdkido v cli« essendo^ :|empre^^slato iù 
€i>»lniné dir'qi:^esta $ig»orìa> senrarfede ai 
fulUegati svoi > e t «vvendìa^ ^unf stai ^ Jlepubb^ 
Hiolt^'ìrolte >ctotto^piu idsto sostseàer, grtftiéJ 
fmÀ* -dasm , 4thé' ròniper ìe hanteir e Jìé 
ooivfederàKiooi sue» eUi^ non^^t^ 
caveriu' cixki testificàndoi ^ ^ ^lilC cSahi*'» dm 
«M|itC8to ;Slatft ella si poò^ oròmeUere"^ ^« 
faeneficia dr^ cotesl» Saàta Seile^ e suo niéib 
temeao ^ che €iltt- possa deHa Patria/ suaa 
Questa è la contenenza dtdia scrittura, cita 
«lesta Signoria mi fece leggere per rispetta 
di' muinto io' le atea proposto per nome 
di Yoslra Santità ^ con la quale le ntai^ 
il Beai^f^anò^ che per nome mio le jdirà le 
idCre cose, che ho stimate esser de^e de)^ 
là sua notiziat Al quale siccome a bpoiKv 
é fedel seryo suo , e insieme e secreta^' ti 
ingi^Qosoi ella si degnerà dalrle fede^ Ba:^ 
ciò a \Y. Sant.\ il santiss. piè:>nòn' solo ipeff 
ine, ma ancora per nome disiati Padre # 
^he al ^utta^ se Dio gli concedè tanto 7di 
Tita.f luol veairè a tùisoiàrlp in persMà** 
▲' 1 5^ dlDAiàembrc i5n4i Di Yin^ia^ 



i^ei*V elle fjiidlty otr6rtvde>plirtite>f noa tir 
làsòf: è farà ddr ffde^fila*ì*ffcbiì^sca onesti^ 
é?TÌia^ di questi BcoS^ri ^ desidero»! deUè 
BUo^ lettere i'cf biKKia dottr mi« Ma , tiit^ 
fkVfà per le tnplié oecapai^ioiiidiffaasttbK» 
Mttà; fa forse 'Wsfògtto che ciò le siarieoiv 
da^. Ea qusd cosà ti |)dego e ustrtogo:^' 
cftie' diate cotitentò di fare' a tioiiie akìoj^ontìt 
sua Seremlà Toi. Intendo U maggior difW 
ficahà èsser nei' Gkrissimó FoiA^riai, e per 
questo rispetto il Corte gli ha ittvidto il 
Picmotitese, il'quèd Fò^CaPÌai non so coma 
par che sempre abbia arato io odio tutiÀ 
ié buone lettere in ogni facoltà. 'Non dire 
tfltrò , siete prtidenle^ soècorrete aiioov 
yoi per la parte vostra al- bisogno, ed ono-i 
re di questo studio , sicéome fo ora lo^ 
éhè senxa hi un interesse mio^ ne picciolo 'J 
ifè grande ( che non vidi to^ì r Al ciato )^ 
piglio fatica, estimando es$er mio debito ,. 
€l!isendo Veneziano, il cosi fare; Sópra tsat-^ 
tt> raccomandatemi umilmente in buoni 
grafia di sua sublimila/ State sano, e saJi^f 
tatemi i clàrissimi^ è valorósi M. ■ ì(icedà^ 
Tiepolo; e M. Gasparo Còtìtawai , 'tedilta 
tfmorevolniente. A' 7» di Ludio i53a. Ofc 
Padova. ■ •. , r •• . ., ^ vv-i- 

Vi ringrazio grandemente M.Gio.Bflffr^ 
tisla mio caro, dd dono, dhe fitto* W*^*W-^ 
te^é delle bèHe ofim^y^i dt Gicèttàiità'-*^ 



lameDte lonprettet e de'^lae HBreCiivToTga^ 
yiy pariaKmte ora isipresai delle oose deU 
V India ^ e l^lcxida kkioto. Ed ho presi d» 
voi qnesti pn^éfiii , non eoa xxieaor obBS^ 
gq « che SBdl^itti aveste doaate un bèt 
leavallo da dugenlo SGudìy. come dite; Feti- 
so abbiale voi fatto tradurre io Tolgai^e 
questi libri dello» Spagauolo, e certo sona 
bene» e gentilmente tradotti. Creda tutta* 
TÌa avervi ritrovalo un errore nella carta 
f 3. ^ dalla seconda facciata ^ dove dice t, 
dico, ehe ^^avanza pia di sette milaìeghe-m, 
11 che non è possibile, cbe ]^co dìù è tut- 
to il circuito della Terra. Stimo ad>ba di-, 
se setteoeoto leghe ^ e cosi dee essere nel-^. 
lo Spagnolo. Sarà da far correggere quel-* 
^f che non sono ancora vendali. Sono sta«* 
lo salutato a questi passati giorni a nome, 
di M. Giacopo Caroldo Secretano^ vi pre-^ 
go a risalutarlo altrettanto amorevolmente 
fi nome mio. Farmi esser molto molto ob« 
j|li«ato a sua Signoria, che sempre Tbop 
veduto molto cortese e gentile verso me»^ 
Riccomandateml ancora al Mago.. Cancel- 
Uer grande' Messer Andrea de* Franceschi 
più che jassai. Attendete a star sano. Pa- 
retevi èrre a M. Gio Matteo Bembo Tio^ 
ventarlo de' libri Pticeniani in carta buona 
kgato Jo raso eremesinoi con la coperta 
sua. Il quale io ebbi dai Signori Frocura- 
tori» e penetro nella libreria^ senza farne 
parok con alcuno» che partendo M. Giok 
Matteo i^npa. voglio che*! libro resti &iori*M 



Ho rìaTnfeo ìL Diosooride igiitioG^''lo poiW 
rò poscia io con gli aitri^ cbUa.lio« Saiu» 
tatemi tutta casa vostra^ ma appresso it jotiié 
i>faiartssimo9 e valoroso Mv Marc^ Atilooia 
Cornerò « e IVL Lodo^k^o Barbarico*': AV^ié 
GeuD. i535» Di Fadota» , I 



-w- 



A M. Gio^ Hiftdsta Rannusio^ i^ 



si 



Ritornato jersera da Praja'^ dove &Bt^ 
dai per esercizio ^ e per iqpr» rocchÌ0|^ 
ritrovai le vostre lettere » per le quali inn 
lesi k morte della ro^^ cara, consorte 
Madonna Francescbina. La anal novelhl 
mi diede quel dolore» che ella acvea, amarai 
do io voi come onorato fraleHo , e sapenH 
do (per esperienza di quanto affanno né 
^eno ques^te separazioni. Che quando sia4 
mo oggimai vecchi, e più a bisogno ne £à 
V aver dolce, e fedel compagnia ce ne veg* 
giamo privare , è cosa molto lagrimosa^ 
ed acerba. Pure, poiché altro far non se 
ne può , sarà officio della vostra prudeq^ 
za, che in tutte le altre cose solete usarti 
accordarvi cui voler del Cielo, e darven^ 
pace siccome sono più che certo che farer 
te. yi avrei volentieri veduto qui per un 
giorno , siccome mi davate speranza di do** 
ver fare , e stimo vi saria stato a profitta 
r aprir alquanto T animo vostro raichÌ4SSi;i£ 
4ai dplore, col riveder gli amici vestii» 
|ifia poiché *1 vostro Paolino vi ritie&o^'; 
pazienzia » fintelo almeao 4:ome lei^si^- nk 



Kberd', che W%\6*trk\;'^ io^tfé^^H^tfèrè 
Sjttgotat^'cÒti^Wo. --meii Michel m4|(.i*«I 
1tticIiéle"noseró% tiort è tèir*rto* fcl5 «^i» 
éòn tfeiid^f«y.' WbSlri^* 8i§,^ Dfe ^**» «osse» 
(tw gli atti-i Tostri: Stift* siahdi cWàtW**»^ 
TéTo credo Èmte assai ^, fe sftìttfaW, ctonsetottf 
ijpla à noitie roiò , la Magnifici» Mdd^dìtni 
Tomamvtiélra madre.' A^ t^. »d1 ^ Witm 
Tr.536. Di Padóta. ' ' ' ^ ^^ 

' i . . • - ^ 1 . ' V. •: I'. < . \ •. > . £. - j * • ( ■ . . 

Che abbiate fatto carenze a M, Sofia* 
DO » mi pìàé^, e pfàtcertóiiaai anTOr più» 
che facciate ogni cosa in accomodarto di 
ióttò ero cb^egH'da 'Vói terrà. -QuATrto al 
CJemrente ^ cb^ égH Nr* ha détto , ehé noti 
làsciàtie scriTér pia ,' perctoccbè 1* originale 
è qui, esso dice il veror, die alcune co^ 
dr Ctemente soo qtii , ina^ non ci soné 
rà iftòiiaroi ìt qvaìì faccTafe tràscmèf^ 
Però y\ dico , che forniate di farlo tra^iri^ 
tfere ad ogni mòdo. Sòme a M- Girolaiiìé 
Qttirino , che satisfaccia la spesa che àvrè^ 
ré fatta in detta scrittura. Ho fatto le v^* 
Sire raccomandazioni ài ReVerèndiss. Sàtitìf 
Ct^océ; il qua! vi malbfà tarilo pie toletì^ 
tieri, quanto egli drcie esserTÌ femito di' 
cortesia usisifegU' dà toi in rifiOstràrgii la^f?^ 
breria Nicena , per una lettera , eh' egli vi 
portò di M. Giovan Lascari , che di ciò vi 
pregava. Diinque àajircté ora, chV snà Sig. 




aal^i^se oggi hof ragiou^ hv^f^,^p^^i. , . <$r 

cosilo swo. S'ia potessi ,pii^> ,c^^ 10 . irnv^ 
pofM « ai^^Asi pili entrata «r f^jb jojDòaJ^.c^ 
Ibrse mi sarebbe egli di vero obbligatp^^ 
molto Benemerito di questa , 3pat<E^- 
State sano , e baciatemi PaoUuo^ .e sa^^^tc^ 
temi M. Tommato nostro Giunta ^ e M^ 
Michele di San Miebde. A*: %^di. Marzo<r 
1541. Di Roma. 

, "^ • • > • , ■ '^ ' 

Figlmolo eavissimo.. Io af^ int^^ag % 
Dovei la del rimaner del nosti^ Me JLuigf 
alla Doana di mare .due di avanti^* ohe iqp 
ia vostra lettera avessi dal CJariis$. Oratore» 
«be se ne rallegrò coeco, Ja qua) cosa vk\ 
e stata carissima 9 còme dovete vedere» sebr 
bene lo noi vi dicessi ^ e me ne i^allegrci 
eoa voi e con Marcella , la qual Marceli^ 
vogb'o y che 8^ allegri con Ipi da parte mia^ 
Bli rendo certo., cbe averete coplinua al\ 
Ifgreiza di quel figliuolo ^ che sempre? XD^f 
atra esser buono e dabbene ^ e conver^f^ 
tote e atto alla civiltà di quella r Hepu^^ 
nastro Sig. Dio lo prosperi di; bene . i*. 



ir* 



^ (1) Valle ieUere di dw^iUoriifil Bfimh^^ 

TÀfìQmi €ÌìÌÌl7if^rifStM éÌàìI ifoff SOV\ ifUi i /Itf /r ^ -^ QQ^ ■&* • '■ 



|ML i^i^pzOy nij, piace: m^ pfù^ lOl.^pìaee 
il 8119 .HilimOy.eil anche il vps trp^.cQJjgfii^t 
)0 i^te ««aspeso a questo per rispetto jae^J 
teitpi assai docili é sospettosi , . cbe cor* 
jrooo* N. Sìg. Dio vi concigli es3o. al v<;kstra 
l^^gUo. Saltilerete la Bcrell., de] Monte i 
iiomp mio e dyUegli » che io Y uhbidiscQ; 19 
pon usar molto- cibi grossi , benché jo-^^ 
liia assai«bfipno 4t0iKiaco9 e che: io mi guarii^ 
assai -da i feutti con T esempio dl.G^eno^ 
e me ne tro^o bene , imperoccbè dappoi* 
che io fo questa. guardia y che sono intor-« 
no ad otto anni, non ho mai avuto feb« 
bre. Ho delle podagre , che tutta questa 
%%9i/kp ni' Inaino ~dato no ja , ma solamente 
joe i piedi* Jo ho sempre .amato m<^ta^JÌ 
^. Card. Cornare , avendolo conoscij^tp 
pieno di bontà e di prudenzia intin dg 
jnolto giovane, e di singolar virtù , e aoa 
per amarlo, ed onorarlo a mio poter sein^- 
pre; sarete contento Visitar S. Sig. ReyQ>* 
rendiss. a nome mio^ e molto raccomaxi* 
darlemi. Della riprension fatta da toì ja)* 
r Amico 9 mi piace assai , poich^elIa jb^ 
giovato , come aite* Farete bene, a consi- 
gliar suo figliuolo a cominciar ad attendf^ 
re agli Qpori della patria , che oggiau|i 
è il. tempo» senza i quali onori un geut|t« 
uomo Yiniziano non è mezzo. Io lo amo^, 
e desidero Jl ben. ^up assai più, cUe nq|i 
fa e/sso medesimo. State sano .con tu^i. )ì 



»•' , 



- Bl M. PfÈTlt*) BEMBO.. $77 

'Tostro guanto Padre P. Card: Bembo* 
Poictiè r Oralor vùi^tra qui »i diede 
la: nuova del vostro M. Luigi » ^ k'allegros* 
setie meco e voi rall^graievt con M» Maria 
suo figliuolo del suo esser rìmaso Camera 
lingo a Verona, ir qual Oi^àtore sì porrà 
ia questa Corte molto eccelleoteméote ^ 
amato ed onorato da ogoauo ^ e sópnk 
tutti da Nostro Sfg., il quale- sempre lo 
vede voUentierì, e gli c^mtiaica le <:o96 

più intime sue , e lo ama e ^ stima móltoi 

■ . ■ j, 

A M. GiovammaUeo Bembo. * 



Mag. Figliuolcariss. Quanto al venir 
To&tro a Rooia a vedermi ^ come il success 
Wii vostro sia venuto al suo Magistrato ^ 
Vi rispondo , che pOcbe cose più care po«- 
trei avere , che vedervi. Ma vi ricordò 
che *1 venir a Roma la State è cosa pericor 
losissima ^ però vi dico , che per niente uoik 
vi mettiate in cammino avanti Settembre 
ed anche al fine suo. Sono stato tanto seu- 
9sa questo piacer di rivedervi, che potrà 
ben star questi pochi mesi ancora , e coA 
vdì, di riveder me. Ben vorrei t che mi 
matjuiaste al ricever di questa lettera ^ che 
avete avuta da MadV suor France^hina da 
2àra\r delia quàt mi scrivete, che la yt^ 
'drei molto volenlieri. Io* sto bene , lodato 
%ia nostro Sig. Dio ; benché motto iuvec'^ 

efeiftib come vedicele 'tènoiidù'^aivatfo^^^ 



/ 



c6è ftkifl ^^gsefé'^ che k' jiad lenlt$br , ^ ébè^ 
|iòtf«e ^cnir voi a Board ; io potrei Ye^lr' 
yerliù ik'^ éàà M. Sf^. che fa péQsiei>o molli^ 
fètmii'diéàsère^tr il di d* Ogiiissaètic ^f 
l^rèoto* al Concilio. L*altf'jeri sua Sà^ 
^i?é6 sètte €arctÌDàli « ^tU? ijnaìi éae sotidP 
ji^ski àùiirì miei, e molto singolari ;>e^a^ 
fè\ t rate H'àtMé persone, tra* quali è it 
Itèv* Don ^ Gregorio Corlese , che fu peif 
eìtì^u^ Anni' A&te a S. Gioirlo Maggiore 
snèlla' Patirla teostrà. Salutatemi Marcella, e 
al^éUdetè à Star sànL Alii 5. di Giugno' 
t54a. Di Roma; • : ' 

Berniùs pater. 

• ili ■ - <■ . 

A M^ Giovammaùteo Bembo. 

Figliaci cariss. e Mag. Dio vi sahi. 
Sond'^tato'^i'àesfi di con molto fastidio per 
conto vosero , i ntendendo questa nuovi 
i|uerra Turcheècà , ed ultimamente paiia^^ 
<;on mastro Miebeie ingegnerò, che fu qtte«^ 
éti passati mesi a Zara ,> mandatovi àsAìat 
Srgnoria, il quale mi disse mdte buone 
càhe di Vói, e 'Bdi fece buonissimo animai' 
Qtjiéita matti nsf poi ho avuto vostre. Lav?^' 
^ò la dfelìbet^zYone , che avete fatta di maa^ 
dar Marcella a Venezia conila faniigitiuéi 
la iòìcciola. Sarà ben latto, %k>ii f^r^hàw 
dubiti di pericolo alcuno di quella città,» 
sua è buoDo in ogni caso avere i suoi Se^ 
boli da rimedio in^ sicuro luo^.-Pìlacean » 
che Lorenzo ^a nel Galeone t e cbe ^Ajbtì^ 



\4 



3(ÌK^A" della Patria i>o$ira ,, ^ e. . jtosio«. lo $^ 
S(tm\ bt^iie. Àtteodete «a, .sur . saag yqj^ 
l>og}ÌQi|ii I /c^jièi^ ftti^Pi il vo$ijtrQ successi^ri^^. 
H(òu dovere andare a Zara fi , questi tejnp^ 
foode ¥òi più luQgametite stanne (la poi 
l^Dtaoo^ ]a qaat. f^^osa m* increspc; più che. 
a«sai ; ma rimeUianioci in Dip ^ essor sfapè-. 
s^e potrà .cQOtiolarcK St^jt^e.^^aBC)^) ..^ salutar 
temi la Sigoora Contessa. A)Jr.Ìa $«tt^aib^ 
^iiSyir Di J^arfpva. 

Bembus pater. 



' t • \ ■ 



-^. ikf. Gioi^mmatùeo B-^mbo. (i) 



^ ). 



i-« ' I • 4 



MoUoa Ma^. e cariss. £^l^pla , Vi Tinnir 
4o gr^izie della promessa ,, che, ayj^le J^^ta^ 
pm* me a M» rQir^laii^o Qaijiiao cir^ca \L| 
dote^ eb^ IQ d^ ad; l^leoa mìa ^gliuola^^ 
«^;.:iiio SgUiiolo Francesco 9 qh^^^ha ad e$-f 
$ffD.4ViV mmto. Quanto al tipiorje , che A^^r 
i^iuruio d* jui69\p6rd^t; cà|i quci^to il t^? 
•Uro (dcredito rcoa . meco « vi^ np jì^cjj^ jjf^U 
io./VQlt^tìeiii ;^ ma reggia, i^oì^dicg^eo^ » ,^^ 
Marcella s ha avvito wigìiot gi'vidicio. ,; / c^fi 
im..DaleTÌ Imopa voglia; ^hi^ seiad^om^^ 

[-^ -' '•' •■•■'- * •■•• ' ■■:.->• ■■■'■ ,■: . ■\-).sh 

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■ '-"•" • •--m' M_f_>i!Jifc ^^ '-' 



m teiAssi « imirie, avi?ète ad'^8S0rèalììs(kts> 
io » se it Wttro ■ icrediYo fosàè dSécè' >dhe' 
Uhto» qnaiitp è; ma ìò ^pero tii f^ssath»^' 
e fattene contéMo^ di niatio mia 'cbii baèr- ^ 
na cgro^ tisura del tempÒr^V'éhé è^'j[tòs£^ 
aàtò pef'fhia hnpotenKfa, o leiltneno ' ^j^ 
m» incòiìlodità. Stkté inuio; A- i3: di Géa-'^ 
najo iS^J Di Aomà 






ydf/ Medesimo/ 



Mollo Mago, figliuolo. Penso, 'chcT 
àik avrete Cattò pigliare la pcttsessione . dd 
Beiieficio di Casale^ perchè le dìf&cplf&V 
cbe ci erano » saranno state levate per 
lettere del Reverendissimo Cardinal Pisano 
il ^psAe « come per le altre yì dissi , bà 
ecntto ai suoi , che si levino da partito , 
e lascino rimfx'esa, perchè non hatìflò 
ngione in esso beoefisio , e il suo Vicarie 
a Travisi non Y ha potuto conferire , esf 
aendo vacato in Roma per mòrte d*iiii 
Cameriere di V. S. Se pur tloa T aveste 
ancora fatta prendere , non tardate pi& ^ ' 
acciocché mm e* intervenga qualche altra 
difficoltà. Fate opera di averne licenza dr 
quei ^ Sonori , e mandate a pigliarla, co^: 
ne per la prima vi scrissi e fate dif^éd^* 
sia ^ intenaere se ci è da risóotere qual^ 
cbe parte dei frutti,, o fitto d* esso 
benefizio , eh* è da credere che qualche 
casa ci sia da riscuotere , .perchè buona 



OI M. PIMTtiO BEMBO. 4^ 

parte^d^ i fitti sì suol pagare a^ Natale ».* 
e aii<ibra dappoi Nàtale j ed easehdoci da 
riscuotere 9 fate» che si riscuota al iempo^ 
the si dere pagare ; e se quel .Giustiuiànó.^ 
al quale è stato il benefisio conferito « né 
avesse riscosso alcuna parte» dimandatela» 
e fate opara » che vi sia restituita , per- 
ehò non avendo ragiona nel benefi;siò» cò^ 
me non ha » non ha potuto riscuotere» uh 

giò tenere i frutti d^esso; e nel t-esto 
rete secondo la prima lettera » che ve ne 
aerissi. 

Sono stato astretto a questi di scriTera^ 
fina lettera a V. M. » cbé te sarà presentata^ 
hi faTore d'un M. Federico da Bozzolo» il' 
^oale Torria » come uomo di guerra ^ avetr 
aoldo daH' Illusirìss. Signoria. Io gli rispò^^ 
ai, che la Signoria non suol dar sòldo a 
ninno» se non a tempo di guerra^ equa n« 
do ha Usogno » pur non potei negare dr 
acriverreKie; nonuimeno Y. M. quando sarà 
ricercata » iificcia in questo queir o{ierà^ 
Ak la parerà conyoniente » ed onesta ^ 
lare » e wm più oltra » che non mi curo» 
che essa te ne scaldi più che quanto 
giudicherai che sia da fai^e» e te piaceri i 

Srò ne V ho veliita aVvèétir con crueslà* 
IttjtaM lOarcella ». e state sain. IN '^òmiài^ 
▲^a5• di Ifof, té^z. 






Bembo Voi IX, 3< 



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-483 :.-T>:-.. WtfRW ,? .,<^ 

^ Àf. GiovarnmaUeo Méfnb<hr{jf^ %:;-• t 

L^alkgretzaji^ che mi ^scrivete iHittr 
riceruta del bdlc ed oaoraio Brerev^cbe 
JH. S. a voi , e a Marcella s^è «.degaalo. «di 
scrivere ,* rallegrandosi delle nozze, a <)ile- 
sii. di celebrale fra voi , e la sua beoedi- 
zione dandovi , e lunga prosperità diside* 
raìfulovi^ e^al Cielo pregandovi 9 il qual 
Brieve m*avele mandato a^vedere^ m*è mol- 
to cara stala. Piacemi^ che a questo prin^ 
..etpio della vostra compagnia abbiate si buo- 
no* augurio^ e si buona arra di doverne 
e onore e contenterà ciascua di voi rae- 
cogliere per« lo.tempo, che è a venire: co- 
acne si dee credera e tener , che sia )a vo« 
lontà e il priego fatto a Dio dal Yie^ario 
del suo 6gliuolo in terra. Diche tutto , mi 
rallegro con Tuno e con Taltra di vd ^ e 
Tendone oltre a ciò grazie a S. Sani, con 
la lettera, che fia in questa» là qual maa- 
4erele col primo cavallaro a Roma. Fia 
bene t che Marcella, visitando Maria e Gin-. 
Uà 9 prìeghi la Badessa di S. Caterina a far 
con le sue Monache di vota orazione a Dio 
per la salute e felicilà di Papa Leone; ed 
anco le dette sue siroccfaie dovranno fare 
in ciò altrettanto , e ancor più , in quau^ 
to elleno sperar possono, che S. Sant. mi 



(i) Dalli. VoL delle Leùùere delC Autore. 



doni modo di poterle accompi^uarc ono? 
rataosente ancora esse \ il che fare pari, 
lineate disiflero, acciocché eUe escano al^ 
ffesi di quid wonburo , nelia guisa » che 
è Marcella uicifta. Basciercte la Sposa , ^e 
starela :6aiio» A'x5. di Novembre i5i9. Di 
Padova. V 



ji M. GiovammaUeo Bembo 

. • • • • « . ' ■ • 

.Benché io non creda bÌ60gnare« dove 
ai tratti delle cose del Cavariier degli Obi- 
ci mio carissimo compare, che io il vi rac- 
comandi ^ pure per pia/ soddisfazion mìa 
vi priego, che elle ora vi siano raccoman< 
.dato ottra Tusato, e tanto più, quanto io 
aon fatto certo « che il suo avversario ha 
tutto il torto 9 e centra ogni giustizia gli 
dà fatica davanti al tribunal vpstro» ilq^ft- 
le è Gio. Paolo Trivisano. Dunque sarete 
contento levar questo buono e corteie 
gentiluomo di questa noja senza indugio , 
e favorevolmente per amor mio. Le altre 
volte vi soglio raccomandar le cause a gitt« 
^stìzia, questa volta vi raccomando la càrtH 
.ìBa del GavaKer separatamente, e vi priego 
a dtiibcrare in favor suo ; perciocché io 
Bo per vera scienza , che la giustizia tutta 
è con lui. State sano, A*2o. di Novembre 
i525. Dì Padova. 



t- 






4^1 



ZiETTMB 



A ^ Madonna Nicr^a Donz>éVi(^ 



(i) fo ttèi da m^' étiniàtò » <?bt^ ìNìt 
TI foste d*ògni mro icfCortunìo àoixxtk^ Uè' 
cqtne colei, la quale io , e per fa riTeYeiì^ 
^ che alla Sigtiora Dùclies{$a éortb^ eplfi^ 
la Tosttii ibolfd' Virtù ainati|lo é cBòt^aiàtfó 
éoiofi sorèlla ; ttflù ^fìd ; élie i^* abbiate 
In liioffo di fratello altregi. Tutiavfà 1o 'à^ 
Vèf^l vbì pVcfo pensièro di fai^étté ccrfd 
^ le vostre fett«i« , iki*è dàrissittid stàko; 
e Indila gratia Te ne fetido , é' sé 1 
j^rieghi degli afflitti hanno |)Otefé 9)^ 
euho col cielo, io il pYiegOy che assiso tosM 
Vii dia bcc^isfòiie di rallegrarmii coti "to9 
Si' alcuna vostra altrettanta consolaiioAéi 

Suaoto mio affanno è questo , del quàte 
ra ineco vi dolete. A tutte quelle -vostre 
j[entiK e di^icate compagne sarete coiìitiEfntài 
raccomandarmi , se tn^atiCte perciò priìii^ 
raccomandato grandeitiente 9 toi* stessa, AlH 
jr. Genn. in yencTla. *• 



. » 



1 ; ; r 



(i) Dalle leàtere di detersi Autori 
stampate m Venezia nel i544- %pàr Peqr 
le Gerqrdp. 



ili lÉL. FIBTKÓ BEMBO; 4^ 



e ^' r 



^ * * * 

Óra ni*^ il; mio Cristallo più CMO^ che 
lììtite ie perle degli ladiani mari: e certo 
t4«to«iin[!L«Dte fi^'ip ajrete a 49rgH quella ^« 
(U^ t ìcil)f^ f ^i Vf^^f^ aito i e quella eoin^; 
^twa^. Sfalla I^diOj che néasana cosa um.-^ 
uà mi pAÒ. tftnto. C(ira èssere, q^aiiito q^esìi, 
(;art««94ifi^ e ^p(e;r^lQ aacora up gìoxpo vo\ | 
sa .9r^ ct^.r ^1 potato, ine cosa aipuDa bc 
teal leita 4!^ ÌAlorno a siglili casi grande, < 
ìklta^^ e jA^m vìgliosa » che ìq noti 4j^i4ef j 
i.q^Ualeh^ teaipo di parc^iare , e )'«Eiim4 
OOH me ne ba«ti: pure che ne faccif^pro| 
ta quella Ipietà, che sola nel meza^ d^ 
Itiio ctÌ9mlo fi%, sempre \n ogni fortunp ^ 
in ogni poi^aaipn^ i4 o^i tempo^ Dappoi 
0h9 lo A % S. non scrissi ^ ho fatto sopri^ 
Un corteiissiinp è dolcifèioio sogolgi d^ no^ 
4i qnesbe .passate notti tri? Sonetti , j qn^lii 
fierphè (souQ ancora nt^le rassettati ^ ni 
letn^rTp a nuindarri un aht'o .giorno insila' 
iae cpn qualche ritroyanieato p^r le \q, 
atre scritture» coinè mi ba detto par. TOst^. 
nooM En. Jo. Come M. ^ sia partito pé 
Tioefiia^ verrò a farvi riverenza : alla oli / 
mercè bascio la mano ^ e il mio cristallei 
le raccomando^ 

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Io Ilo affilano delle Tosfare noje/ for4# 
iiov guari meno 9 che toì, uè 'può emegr 
9ÌiàtCL€oì\ , co^) ha Toluto e vuolie il-nuQ. 
delino e il grande obbl^o, che io yd hoy 
ekvò sempre; ma oltre F affanno - delle 
T^tre noje ti*bo fià allri , Ira t quali n*^} 
1QO4 che io pen^ » che Toi.iri BrendiatCf. 
franressa di non -potere far lieto il miocfCH. 
*e della sottra eara p^esemsa t quanto for^ 
(e eresie fiiitlo f $e dal vostro le presenti 
DKije fnssono stale lontane. Il che se co^ 
b'^': pregavi a pensare ^ che ^niente può 
movere un péusiero, fermato a cosi qa^ 
rare tutta una vita > T affanno di ^ pochi 
}!>.' quando bene ciò fusse affanno , j che. 
QÓn e 9 se voi con lo vostro af£Einnarven€f 
tion- lo £ate. Io ebbi » e ho , e spero d^ik^ev 
tempre qudlo che' io ho voluto» e veglio^ 
( vorrò continuo » e di ciò mi contento* 
$e voi ora vi prenderete pensiero di um 
)er questa /cagione 9 crederò che non vi 
tenga contenta Pavere ' di • me quello , chHo 
c?rao avere di voi » e mi tiene contento» 

In questo punto io ho riverentemente 
le vostre lettere ricevute pure dolcissime ^ 
come sogliono essere le cose , che da voi 
vengono » ® piene di quel mele 9 che $ol# 



m Sf. PIC-TRO" BEMBO. J^^^ 

ce' fiorì delle vostre parole si coglie e noa 
altrove. Ringrazio V. Sig. della nuova, che 
mi date della restaurazione vostra dell! 
dàe termini di terzana « della qual terza- 
na io niente avea inteso, ed è ciò st^o iL 
mio migliore, che pleravventura in^tendeoK 
dolo 10 , a me sareobe ella venuta conli*' 
nova. Solb intèsi' del favore al mio M[« 
Lodovico datò, delle somme virtù di V« 
Sig; infinimmatisdimó'^ anzi più tòsto tutto* 
fuoco. Reodòle- eziandio grazie delle sue^ 
Ctìtt ip^oferte , è conosco non aver paralo 
pure al debito di questa riconosce nìRaba^* 
atanti. Quanto a'miei Asolimi, io porto Ì04 
rò'una grande invidia per più rispetti, essi' 
non sperarono giammai , che tanto di fe^ 
licita dovesse esser la loro. In buon punto 
èglino nelle vostre mani vennero, M. Xk>'^' 
dbvico-mi scrive, che a loro non fa piai* 
mestier d*uscire ad essei* dal mondo lettiv 
per ^ver gloria , che più di quella, .ohie 
esisi già hanòo , a loro venir non può , e 
dice il vero. Io adunque di pensare alou* 
na altra cosa procaccerò , che a voi per* 
Tenga, come questi sono pervenuti^ acciocV 
che quella felicità, che io aver non possOf 
abbiano almeno le mie scritture. State 6a<« 
na. Àlli 24. Luglio. 

A'servigj di Y. S, Pietro Bembo. 









tf 



v#/ Ma^. ed BceMenditamf 

•*«Mie;iie)l« infitlr<:$igt fiit«, il i«l>tenai« 
,iRKfc «^MhAbriijytMM ^«^ «A ioimdani, 

ékmt,^9^^m^''i^.'fi^J»nm» fiU dite, im 

.^iMmmi ^*mo9. «be yì, yart9» if giMl ni 

|4«l^ p^enà. co* ^i .eSptà .mocpniiw > -4^ 
jlipo à .iMOci^loii. INi BK «co(^i9g dìrn allci^ 
j|« Ilop eh» #iUnidiste «. conMmrTÌ «aiw». 
lUilipma. AUi »3^ 4i Ottobt» ,1^ . , 



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Mtnbo , rmoom dai San^ 



1>I M. f^lftf HO tEìktO. 489 



Giùfgm Trìumoit) 

Perdio io non' fai inai -di eo4 piocio^ 
lo t> 6 rÌ6lrelto animo » eli« piaeendo; -a elii 
si $ia alcuna delie eose mie , porebè geo* 
tìì periona fosae, per bella, o di VidDr 
ch'io la teneesi » g^el*abbia negata 9 vede»» 
do ohe V, & ora mi niega ona delle non 
ia tatto sue, né di molto preazo 9 non pe#* 
$0 non istimar « che vero aia qile) , oitt 
mi scrivete 9 ch*elb ti sia per alcon im^ 
portantissimo rispetto' cara* Faro assai mi 
duole averne fatto richiesta 9 non perdbè 
io sia rimasto ingannato di toì^ il qoale 
sempre ho riputato esser gentile e valoro- 
sa persona molto « ma si bene perch*iosli« 
mo abbiate -sentilo alcun rincrescimento « 
ebe vi sia stato bisogno negar a me, che 
a voi nessuna <$osa averci negato « una ri* 
chiesta con leggera. Io stimava, pregandovi 
a dònai'mi le vostre ragioni sopra la meda* 
glia di M. Anton Niixrolò, quanto io vi 
spiaceva 9 privando vene, tanto piacervi ^ 
rìmanendovene obbligato, credendo dì voi 
quello che in me provo, cioèf che nossnn 
più utile guadagno si fsecia, che donando 
bene, e che non si possa ragonar pia rie- 

(i) DeU SegTttmi» H Pam^ Per. 

sieo, ' ' - 



'4g9 tfsjnuf 

co tesoro, che di buoni amici, e con qne« 
sta credenza vi scrissi » e perchè sappiate » 
che non minor cagione ìm mosso me a 
pregarvi di quella^chevoi ha mosso a ne- 
garmi questo priego , dicevi « che questa 
medaglia ha la somiglianza propria d* una 
donna , che vive , la qual io assai onoro , 
é^'è quella, che io ho chiamato Berenice 
nelli mici Asòlani , in modo che pia ca^ 
ro mi saria stato, che compiaciulo me ne 
aveste, che qualunque altro dono io aves* 
8Ì da voi potiYto ricever a questi tempi v 
tuttavolta nessuna cosa voglio da voi conr^ 
vostra gravezza. A quanto dite, che Yale« 
rio venne in contezza di questa medaglia: 
per voi,. e che diece anni sono, che-^de» 
siderate d' averla , perch* io m*bo po8t0> m 
ànimo di credervi quanto scrivete , voglio 
stimar, che Valerio m abbia voluto ìngan* 
nare , piuttosto che pensar , che - abbiale 
voi voluto usar meco questi infingimenti 
ò menzogne. Se io ho preso error in giu-^' 
dicare, che voi aveste chiesta la medaglia 
a- M. Anton Niccolò per me, e di ciò v in^ 
cresce , increscavt , eh* io abbia • creduto v 
che siate di cortese ed aitò animo, percióc^ 
ohi d*un basso , ed avaro cuore non 1* «« 
verei creduto. Delle offerte , ohe in ogni 
altra cosa mi fate, vi rendo« molte grazia^ 
ma poi^chè in questa, ch^io pensai che non 
fosse la maggior del mónda sonostato po-^ 
co avventurato con voi, perdonatemi, ee 
più non s^ò^per farne rpro va» 



DI M. PIBTUO BEMBO. 49 r 



I ' 



Latterà àel Bembo ' 
ai Conte Pietro Naimrro'a nome 
del Cardinal Egidio. 



Li giorni palesati raccomaDdai a Y, 
Sig. le cose delia mia Abazia di S. Lieonar- 
do , ed insieme la mia Religione ; al pre- 
sente oltreché io la visito volontieri con: 
mie lettere^ le scrivo per raccomdodarle Mes; 
Pietro da Campo Cittadino e Mercante 
Napolitano, pregando Y. S* che sia conten- 
ta per amor mio difender lui^ e le cose 
sue nella mutazione di quello stato, che si: 
spera per la virtù di M. lUuslriss. di Laa« 
trech e vostra , sia per succeder in breve» 
Inoltre, perchè qui in Padova si trova un 
fratello di questo , chiamato Antonio , al^ 
presente Réttor di questo studio » mol* 
to dotto in leggio e costumatissima e pru- 
dente persona , e atta a regger qualùn'^' 
que importante Magistrato le fosse cdm* 
messo, quando Y. Sig. si degnasse spender 
della sua autorità^ per fargli aver in Na- 
poli alcun offizto, secondo che da M.' Pie- 
tri suo fratello ie sarà ricordato , a me 
sarta quest* opra di Y, S. gratissima , ed 
ella benissimo collocheri^ ogni suo bepeii-». 
ciò , al che fare di cuore la prego e gra« 
ve , € se* in <)uesla cosa parerà a Yu S. 
chMo sia troppo ardito o molesto ^ ne dia 



Baeott^ iÌT0«keate » mi dà qgjgU, 4l44^^ , 
e ucurqmi : ^coot iei > «nUa ifuMe . ^ or ^nfa^ \ 

fià Padova dVsi. d'Aprii» >!$;«$.; .. ),., 

U Calcinai Bgjlaìo^' 



• ■'. «j. 

^.- Vi ringrazio» M« Giaccia mio.c^iC^^ 
diU^ai&orófo effaUo delvMtro cuarir, ^f^ 
mi . moBirate nelle ¥atire JalMr^t nUWraqk- 
dari meco della nuova promoiuoae. df. ^i 
S^« fatta di me al Cardinalato 9 il eguale 
afmto urrtà io oopoicìuto da me senza U 
toitre lettere. Quanto al Yenit- vostro a me 

S^iti li conti ^ che avete a fare con la 
mera Ap. io sempre vi vedrei tanlo vo* 
kplieri, quanto persoo^^ che io vèd^r pò- 
lessi; ma vi firego a nou vi pigliar, taut^ 
disagio e sinistro^ ci rir^edrem poi a .tVoiba 
Wn tosto >^ se a Dio piacer^. Ho avuto 4y 
Spagna d^l 'Sigo. Consalo Pirresio due Ir t? 
tiwe di Sua M, al.Be dejjtomani suoJrgf 
telb>, e ^air Oratore rOndcfUt in raocoma^' 
datjone mìa, sopra la bisogna de)Ii. Pie «4 
•(aritte Utitìameme» tanto afibsipnat^,, cba 



<rì 1 1 ff» 



? ^ "( J)0ÌJÌ4 letMre di diversi .^ùQri ra€h 



non iter ìskpiào^ desiderare ftUir^ «usta fuTOA 
rètòli ^tiafT»iÙ sùtìo. Mi sbrfte^'essD »SigvL 
Cobsiàlo» òhe if Si^. Luigi "^ ha xiòns^fegaio^ 
ìì qti^' '^l'e-' Àfti À'a fallo ' ' «tnecr molto 
caldo, pi tvtiUì cìÀ^ ac»aK> a ^tei tettul<v cUflt 
Bìi aréte e mo'strs^to quellOf che io ye ne 
potessi sperare ) e favorito^ e faticaloTi 
perchè io T avessi. Yi mando T esempio 
delle lettere ót Ì2emv0t che &o non cr^ 
déreste , che fossino quali aono se non 
}« vedeste: Attèndete té st^r sfno^ lo son 
ttìUò tonfo 9 e sperò > che ìk Sig;^ Bio mt 
darà poter afeuoa c^Ék nn di ii te|iefict«; 
ed oDor Vòirtro. A- 14. di Apl*iie i5dg. Dfc 
Vinegia. ». * *-r: 

Pietro Card. BenilMK^ 



* *. 4 



(0 






Sarei tcnttto^ oggi a fài% «» V. S^ 
lìYerenza^ siccome era non 10 quel piùv^ei 
il idebito, o il desiderio mio, ma eoneebè 
s4a , 'l' uno e rallro ^a* grandissiinof e in^ 
finito, 96 stato non fosse» ch# wià di ^é* 
stfe notti liii desiai con certa «^offesa oeU 
collo tàfó, ohe ik> ora muotére nel posto^ 
se DOn còri tutta la peraoha, e ^neora male^ 
cosicché mi dà hoja non pocib Gnedoy sia 



l^JM^IMiitriiMilMMéM^MiaAMiM^M^ 



■¥ MJ I. 



^ (t) DiU'Uhfa Mcondé^ delèè ieueré di 



494 - ./■.-.-'Ltrnna -'v . 

stato, un tinislro dk torta, «bé cteio 
grao torto a foto ad es^r Tethtia ad amà^ 
Itrini a questa tempo, ma essa comincia 
da poca ora in qua ad avvedersi deir^er^ 
rore^ e pare.t-ht- s* allenti, e procacci, di 
partire ; il che fatto , io tosto a Y. Sig. 
Terrò , che stimo sarà Era due di ^ e -se 
più ella tarderà a partirsi, pare verro che 
•non voglio appresso- l'offesa del collo che 
vi s* agc^iuD^ ancora quella del .cuore 
«he. Huole. essere molto, più grave, quan- 
dunque ella mi sia oggimai -st>praggiunta^ 
poHciachè io tardo il venire a basciarvi la 
Unno più rhe io non vorrei, perchè terrò 
ad ogni modo ti»sto , se non per altro ri- 
spetto , &imeno per guarire di questa- se- 
condi a ofFesa. Qui è grandissimo caldo, nò 
]o per me bo miti sentito il maggiore, che 
tutto mi sento ardere, ed esser fuoco; 
non òo, se voi cotanto ne sentite, io pen- 
serei di no per niente ^ che avete più om- 
bra costi ^ che non ho^qui ioj senza che 
naturalmente meno sentono il caldo le 
donne « che gli uomini non sogliono saa- 
lire. Alla buona grazia di V. Sig. bascio 
la mano. 

Pietro Bemba 

u4 * * * 

ì 

Yergognavansi due Sonetti questi & 
partoritimi' dai mio Pensiero di vemne a^ Y« 
Sig. innanai 9, siccome rustichetti^^ secondo 



DI H. meno »sMBo. 4^ 

SiiluOgO^^ Aote essi nati sooov e male ve-^. 
ftùu.^ tna>ia'ho dato lóro ardire^^ccertaii'» 
doli^' che nessuna altra cosa è> bì%(>jjao di 
portare a voi , ^che fede, dèlia qnUe essi 
dicono, che son pidni. Vengono adunque 
a. V. Sig. rassicurali , e seco arrecano una 
oanzonina pure oggi nata a gara del ?o*. 
Siro: Yo pienso^ si me muriesse ; ma tu^^ 
tavia essa gli fa riverenza, e conósce chia* 
ro, che le vezzose dolcezze de^li Spagnuo- 
li ritrovamienti nella grave purità della 
Toscana lingua non hanno luogo , e se 
portate vi sono non vere, e natie pajono, 
ma finte e straniere. Piaccia a V. Sig. (U 
non lasciare, che i detti versi eschino delle 
mani sue > ne similmente altro , che io le 
mandi fatto di nuovo per lo innanzi, per» 
ciocche suole a me rade volte avvenire ^ 
cbe io quella forma lasci nelle mie rime 
invecchiare, cbe io do loro nella primiera 
scrittura, e molte macchie scuopre e ma- 
nifesta* il tempo , che V amore , e il ^do, 
del parto tiene altrui ricoperte e nascose. 
Questa grazia sMo. da Y; Sig. impetrerò, più 
sicuramente deir altre cose le manderò di. 
giorno in giorno, alla qual cosa fare e i 
suoi a' me dolcissimi comandamenti, e Ta* 
more che io al mio M. Er. sono tenuto di, 

} portare, il quale ha Fonor vostro sopra 
a sua vita caro, e la grande catena degli 
obblighi» che la molta umanità vostra m*ba 
al colio «inca con mille nodi, me ne spro- 
zuma». Alti^ w>i> bo ar dtr^,. se non che 



quest'ozio*^ gitesi* ombre , qQÒt* ^^Pf^ 
*filAt qafsti nascondioienti cotaóito a iiié 
per lo 9Jdieiro sempre e dolci è caH[ siag- 
li* ora alquanto mi sono {laruti mtù bc^F^ 
che o^gH altri tempii nò coti mi piaccio^ 
ao^^ome essi mi soleano piacere. Che sé^ 
go^ sia questo ^ o di che male pripcipio^ 
^rrei, che T. S» ne cercasse ne* suoi hbrit 
f» sapere^ se essi colmici sono confòmu» 
alla cui buona grazia tante folte mi rao- 
tornando/ quante sono le foglie di qtiestd 
g^rdino« sopra il quale riguardando 9 ad 
uu fresco e dolce fenestrinò appoggiato ^ 
fi scrivo. State sana. AJli 3. di C^ugno 
i5o3. 

Pietro Bemlìti. 

Al Vescovo d^ Adria. 

fi) Io mi allegro con Y. Sig. della li* 
berazione , che a lei è seguita della pen« 
sion sua del Vescovato , che non è stata 
poca ventura a questi tempii ne* quali gli 
allfi uomini hanno tutte le disavventura^ 
Quanto alia pension mia^ eh* ella mi ri- 
ehiede, benché io sappia a questi di pas* 



'rmmmmtmmmirmmmmmmammt^im 



(i) Questa, e la seguente leUera^ non 
si iroifano prima d'ora impfésiùf e ci /ìé* 
rono sommimstraie dal Sig* Maréfiesa Ba^ 
xilene. 






Bl M. >lfìBniO BEMBO. .497 

4fXb iT terbinie di pagarla vpt>i*c^ percb^ 

5~ tossimàmeote ho pagdto alla xittà oooiti 
ènari » e per causa detr imprestiti- comuf 
ue» e perone ho comprata da* ki an» casa 
in Padova 9 che vpH costa molti denari , di 
modo che io mi trovo asciutto «e sfreUq 
di moneta « j^r^ò T. Sigo sia contenta i|^ 
prestarmi questi pochi denari suoi , tanta 
che io glieli possa dare comodaaienté,-poi«*' 
che a lei è tenuta comodità di aspettare! 
^ picciola cosa senza sinistro , non aveny 
do ella a paigat* quella sua , che era co$ 
grande t e coS grave. So, che V. Sig. va 
comoderà volentieri per sua cortesia / e^ 
io il pórrò a molto obbligo 9 alla qitale 
mi raccomando. Di Villa a' 29. di Seltem* 
Lre 1627. 

'^l Piovano di S. Apostolo. 

Signor Piovano. Vi prego a pregare ed 
astringere il Rev. Padre Frate Bernardino 
a mangiar carne non per far agio e co* 
modo al suo corpo, del qu^le io so cho 
egli non cura , ma per giovamento delle 
nostre anime, che T assolviamo, acciocché 
esso possa predicar T Evangelio a laude di 
Cristo benedétto, al qual esercizio egli non 
hasterè \ né. durerà questa Quadragesima, 
se non lascia i cibi quadragesimaU ^ che 

B^mbo Voi. IX. àz 



\ 



di fanno il Mtairo , che si mJìu r Onn^ot 
iliccialo per amor di Cristo, per lo qaala 
e8S(« fa tante altre disagevoli cose, è'.dulf 
quel disagio di contrapporsi' alla 8U% ¥o« 
loiiià, posciachè egli ne darà e suifieiia 
iaoti altri. ifauMXimandatoaii a si\a Patffiii- 
tiu Alh iz. di Marso i&3q. ia Vcdmìì. 



7i>io del Volume IX. 



EAAÒltt 



CORfeOEZSONI 



i6 lia. 14 Toslrri 

22 >t ult. offieali 

54 » 14 jari 

142 » 1 mandai 

206 » 7 Sara 

2^3 » 8 io al 

So 2 » ult. si 

3;^i » 6 Signori 

407 » 2Q acoe- 

446 » 2b delle 



Tostri 

officiali 

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f'^ JUN 3* 199.