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Full text of "Opere di Giorgio Vasari"

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THIS BOOK IS NOT TO BE SOLD 
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OPERE 

DI 

GIORGIO VASARI 

PITTORE E ARCHITETTO 
ARETINO 



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FIRENZE 

PRESSO S. AUDIN, E C 

LIBRAJ 

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MDGCCXXII. 






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Harvard University. 
Romance Langiiages Library 



A harvar:- 

UNIVERSITY 
LIB^RY 






PROEMIO 



Q. 



. uando io presi primieramente a deBcrìyere 
queste TÌte , non fu mia intenzione fere una nota 
degli artefici ed uno inyentario,diròcoM, dell'o- 
pere loro y né giudicai mai degno line di queste 
noiie non so come belle, certo lunghe e fastidiose 
fatiche , ritrotare il numero ed i nomi e le patrie 
loro , ed insegnare in che città e in che luogo ap- 
punto di esse si troyassino al presente le loro 
pitture o sculture ò fabbriche ; che questo io lo 
arci potuto fare con una semplice tavola, scnxa 
interpoire in parte alcuna il giudizio mio . Afa 
cedendo che gli scrittori delle istorie^ quelli che 
per comune consenso hanno nome di avere scritto 
con miglior giudizio , non solo non si sono con- 
tentati di narrare semplicemente i casi seguiti , 
ma con ogni diligenza e con maggior curiosità 
che hanno potuto, sono iti investigando i modi ed 
i mezzi e le vie che hanno u^ate i valenti uo« 
mini nel maneggiare V imprese, e sonsi inge(;nati 
di toccare gli errori , ed appresso i bei colpi e 
ripari e partiti prudentemente qualche volta 
presi ne'govei*nì delle faccende , e tutto quello 
insomma che sagacemente o trascuratamente , 
con prudenza o con pietà o con magnanimità 
hanno in esse operato , come quelli che cono- 
scevano la istoria essere veramente lo specchio 
della vita umana ; non per narrare asciuttamente 



i oaBÌ iMOoni a nu princrpe , o d' una repabbliei, 
ma per avrertire i giudici , i consigli , i partiti , 
ed i maneggi degli uomini y casione poi delle fe- 
lici ed infelici azioni; il cbe e proprio l'anima 
dcir istoria , e quello che in vero insegna TiTere, 
e fa gli uomini prudenti, e cbe appresso al pia- 
cere die si trae del vedere le cose passata come 
presenti , è il yero fine di quella. Per la qual 
cosa avendo io preso a scriyer la istoria de'nobi- 
lissimi artefici per giovare all'arti , quanto m- 
tiscono le forze mie , ed appresso per onorarle , 
ho tenuto quanto io poteva , ad imitazione di 
cosi valenti uomini , il medesimo modo ; e mi 
i»ono ingegnato non solo di dire quel cbe hanno 
fatto , ma di scegliere ancora discorrendo il me- 
gliodal buono e l'otti mo dal migliore , e notare 
un poco diligentemente i modi , le arie , le ma- 
niere y ì tratti y e le fantasie de' pittori e degli 
scultori y investigando , quanto pi& diligente- 
mente ho saputo , di far conoscere a quelli che 
questo per se stessi non sanno fare le cause e le 
radici delle maniere e del miglioramento e peg- 
gioramento delle arti accaduto in divei'si tempi 
e in diverse persone • £ perché nel principio di 
queste vite io parlai delia nobiltà ed antichità di 
esse arti , quanto a questo proposito si richiede- 
va , lasciando da parte molte cose di che io mi 
sarei potuto servire , di Plinio e d'altri autori , 
se io non avessi voluto contro la credenza forse 
di molti lasciar libero a ciascheduno il vedere le 
altrui fantasie ne' propri fonti y mi pare che e' si 
convenga fare al presente quello che y fuggendo 
il tedio e la lunghezza mortai nemica dell atten- 
zione , non mi fu lecito fare allora , cioè aprire 
più diligentemente l'animo e intensione mia , e 



mostrare a che fine io abbia diriio attesto corpo 
delle yite in tre parti. Bene é Tero^ctie quantun» 

2 uè la graodezca delle arti nasca in alcuno dalla 
iligenta , in un altro dallo studio , in questo 
dair imitazione, in quello dalla cognizione delle 
science che tutte porgono aiuto a queste , e in 
chi dalle predette cose tutte instieme o dalla 
parte maggiore di quelle : io nientedimanco per 
aTcre nelle yite de' particolari ragionato abtm- 
stanxa de' modi , dell* arte , delle maniere , e 
delle cagioni del bene e meglio ed ottimo ope- 
rare di quelli 9 ragionerò di questa cosa general- 
mente , e più presto della qualità de' tempi, che 
delle persone distinte e dirise da me y per non 
ricercarla troppo minutamente in tre parti , o 
YOgliamole chiamare età , dalla rinascita di que- 
ste arti sino al secolo che noi TÌTÌamo, per quella 
manifestissima differenza che in ciascuna A loro 
ri conosce . G)nciossiachè nella prima e più an- 
tica si sia Tcduto queste tre arti essere state 
molto lontane dalla loro perfezione , e come che 
elle abbiano avuto oualcosa di buono , essere 
stato accompagnato oa tanta imperfezione , che 
e 'non merita per certo troppa gi*an lode. Anco- 
raché per ayer dato principio e yia e modo al 
meglio che seguitò poi , se non fnsse altro y non 
si può se non dirne bene é darle un' pò* più glo- 
ria y che , se si avesse a giudicare con la perfetta 
vegola dell' arte , non hanno meritato T opere 
stesse . Nella seconda poi si regflono manifesto 
esser le cose migliorate assai e nell' invenzioni e 
nel condurle con più disegno e con miglior ma- 
uiere e con maggior diligenza , e cosi tolto via 
quella ruggine delia vecchiaia e quella goffezza 
e spropoi^zioiie o]ie la gi^ossezxa di quel tempo le 



^ 



sivera recalu «iddoséo . Ma chi ardirà di dire , m 
quei tempo essersi trovato uno in ogni cosa per- 
fetto f e che abbia ridotto le cose al termiae di 
oggi e d' invenzione e di disegno e di coiorit-j ? e 
ohe abbia osservato io sfuggire dolcemente delle 
figure con la scurità del qolore y che i lumi siano 
rimasti solamente in su i rilievi y e siiailmonte 
abbia osservato gli straf >ri e certi fini straoixli* 
nari nelle statue di marmo , come in quelle si 
vede ? Questa lode certo è tocca alla terza età ; 
nella quale mi par potere dir sicuramente che 
r ai*te abbia fatto quello , che ad una imitatrice 
delia natura è lecito poter fare , e che ella sia 
salita tanto alto, che più presto si abbia a temere 
del calare a basso , che sperare oggi mai più au^ 
gumento • Queste cose considerando io meco 
medesimo attentamente y giudico che sia una 
proprietà ed una particolare natura di auesie 
arti , le quali da uno umile principio vadino a 
poco a poco migliorando y e analmente perven- 
ghino al colmo della perfezione. E questo me lo 
fa credere il vedere essere intervenuto quasi 
questo medesimo in altre fa cu Ita; che per esserle 
fi-a tutte le arti liberali un certo che di parenta- 
do y è non piccolo argnmento che e* sia vero . Ma 
nella pittura e scultuia in altri tempi debbe es- 
sere accaduto questo tanto simile , che se e' si 
scambiassino insieme i nomi, 8are])bono appunto 
i medesimi casi . Imperocché e' si vede ( se e' si 
ha a dar fede a coloro che furono vicini a quei 
tempi, e potettono vedere e giudicare delle feti- 
che degli antichi ) le statue di Ganaco esser mol- 
to dure e senza vivacità o moto alcuno , e però 
assai lontane dal vero ; e di onelle diCalamide si 
dice il medesimo y benché russerò alquanto più 



dolci che le predette. Vmne toì Mirone cbe non 
imito affatto affatto la Terità della natura , ma 
dette alle tue opere tanta proporzione e srazìa , 
cbe elle si potevano ragioneTolmente cBiamar 
beile . Succesae nel terzo grado Policleto e gli 
altri tanto celebrati , i quali , come si dice e cre- 
dere 8i debbe » interamente le Cécero perfette . 
Questo medesimo progresso dovette accadere 
nelle pitture ancora , percbè e' si dice y e Terisi- 
mihnente si ba a pensare cbe fusse così, nelFop^ 
re di quelli cbe con un solo colore dipinsero , e 
però furono cbiamati Monocromati , non essere 
stata una gran perfezione . Dipoi nelle opere di 
Zeusi e di Pplignoto e di Timante o degli altri y 
cbe solo ne messono in opera quattro y si lauda 
in tutto i lineamenti e i dintorni e le forme y e 
senza duBbio yi si doveva pure desiderare qual 
cosa . Ma poi in Erione , Nicomaco, Protogene , 
ed A pel le e ogni cosa perfetta e bellisfiima e non 
•i può immaginar meglio , avendo essi dipinto 
non solo le forme e gli atti de' corpi eccellentis* 
eimamente , ma ancora gli affetti e le passioni 
dell* animo . Ma lasciando ire questi , cbe biso- 
gna referirsene ad altri e molte volte non con- 
vengono i giudizi , e cbe è peggio y né i tempi , 
ancoracbè io in ciò seguiti i migliori autori y 
vengbiamo a' tempi nostri , dove abbiamo V oc* 
cbio assai miglior guida e giudice cbe non è 
V oreccbio . ^on u vede egli chiaro quanto mi- 
glioramento e acquisto fece y per cominciarsi 
da un capo , V ar^tettura da Buscbetto Greco 
ad Arnolfo Tedesco ed a Giotto ? Veggansi le 
fablniche di que' tempi , i pilastri y le colonne ^ 
le base y ì capitelli, e tutte le comici con i mem- 
bri diffoi-mi , eome n' è in Fiorenza in S. Maria 



del Fiore , e nell' iocroftlaturft dì fuori dì S. Gicv 
▼anni y a S. Miniato al Monte , nei Tescovado di 
Fiesole j al Duomo di Milano , a S. Vitale di Ra«" 
Tenna , a S. Maria Maggiore di Roma ^ e al Duo* 
mo Tecchio fuori d* Ai^sbo ; dove, eccettuato 
quel poco di buono rimasto de' frammenti anti- 
chi , non v\ é cosa che abbia ordine o fattezza 
buona . Ma quelli certo la .migliorarono assai, 
e fece non poco acquisto sotto di loro ; percb^ 
% la ridussero a migliore proporzione y e fecero 
le lor fabbriche non solamente stabili e gagliar- 
de, ma ancora in qualche parte ornate : certo è 
nientedimeno che gli ornamenti loro furono con- 
fusi e molto imperfetti , e- per dir|a cosi , non 
con grande ornamento . Perchè nelle colonne 
non osservarono quella misura e proporziono 
che richiedeva 1' arte , né distinsero oMine ch« 
fosse più dorico , che Corinto o ionico o toscano^ 
ma alla mescolata con urta loro regola senza 
regola y facendole grosse grosse o sottili sottili 
come tornava lor meglio. £ le invenzioni fi»rono 
tutte parte' di lor cervello , parte del resto delle 
anticaglie vedute da loro . E facevano le piane 
parte cavate da il buono e parte aggiuntovi lor 
fantasie , che rizzate con le muraglie avevano 
un' altra forma . Nientedimeno chi comparerà le 
cose loro a quelle dinanzi y vi vedrà migliore 
ogni cosa , e vedrà delle cose che danno dispia- 
cere in qualche parte a' tempi nostri, come sono 
alcuni tempietti di mattoni lavorati di stucchi a 
S. Gio. Laterano di Roma . Questo medesimo 
dico della scultura , la quale in quella prima età 
della sua rinascita ebbe assai del buono , perché 
fuggita la maniera gofifa greca eh' era tanto roz- 
za , che teneva ancora più della cava cbe dell' 



9 

ingegno degli artefici, essendo quelle lora stutne 
intere senza pieghe o attitudine o moTensa aU 
cullale proprio da chiamarsi statue; dove essendo 
poi migliorato il disegno per Giotto , molti mi- 
gliorarono ancora le figure de' marmi e delle 
pietre , come fece Andrea Pisano e Nino suo 
fig;liuolo e gli altri suoi discepoli y che furono 
tnolto mcj^lio che i primi, e storaonopiù le loro 
fltatne e dettono loro migliore attitudine assai ; 
come que' due sanesi Agostino ed Agnolo , che 
feciono , come si è detto , la sepoltura di Guido 
vesooTo di Arcuo , e qne'Tedeschi che feciono 
la facciata d Orvieto . V edesi adunque in questo 
tempo la scultura essersi un poco migliorata e 
dato qualche forma migliore alle figure, con più 
bello andar di pieghe di panni , e qualche testa 
con migliore aria , certe attitudini non tanto 
intere, ed infine cominciato a tentare il buono ; 
ma avere tuttavolta mancato d' infinite parti 

E non esser in quel tempo in gran perfezione il 
agno , né Teoersi troppe cose dì buono da 
potere imitare . Laonde que' maestri che furono 
in questo tempo , e da me sono stati messi nella 
prima parte , meriteranno quella lode, e d' esser 
tenuti in quel conto che meritano le cose l'atte 
da loro , purché si consideri, come anche quelle 
d^egli arcnitetti e de* pittori di que' tempi , che 
non ebbono innanzi aiuto ed ebbono a trovare la 
Tia da per loro ; ed il principio , ancoraché pic- 
colo , é degno sempre di lode non piccola . Non 
eorse troppo miglior fortuna la pittura in questi 
tempi ; se non ebe essendo allora più in uso per 
la divóaiòne de' popoli , ebbe più artefici e per 
eraesto fece più evidente progresso , che quelle 
«II» • Cdsl si vede cbe la maniera greca prima 



tm 



coi principio di Gimabue ^poi con T aiuto di 
Giotto -si spense in tutto, e ne nacque una nuova, 
la quale io Tolentieri chiamo manieni di Giotto , 
pei^hé fu trorata da lui e da' suoi discepoli , « 
poi universalmente d<i tutti venerata ed imitata • 
£ si vede in questa levato via il profilo che ri- 
cigneva per tutto le figure , e quegli occhi spi- 
ritati e piedi ritti in punta e le mani aguxze, e ìì 
non avere ombre ed altre mostruosità diq«e'Gr«« 
ci y e dato una buona grazia nelle teste e mor- 
bidezza nel colorito . £ Giotto in particolare 
fece migliòri attitudini alle sue figure , e mostre 
qualche principio di dare una vivezza alle tesie^ 
e piegò i panni che tiaevano più alla natura , 
cbe non quegli innanzi, e scoperse in parte qual 
cosa dello sfuggire e scortare le figure . Oltre a 
questo e^li diede principio agli affetti,che si co- 
noscesse in parte il timore , la speranza , V ira , 
e lo amore ; e ridusse a una morbidezza hi sua 
maniera, che prima era e ruvida e scabroaa ; # 
se non fece gii occhi con quel bel girare cbe fa 
il vivo , e con la fine de' suoi lagrimatoi, e i ca- 
pelli morbidi e le barbe piumose , e le mani 
con quelle sue nodature è muscoli , e gì' ignudi 
come il vero ; scusilo la difiicultà dell' arte e il 
non aver visto pittori migliori di lui , e pigli 
ognuno in quella povertà dell* arte e de' tempi 
la bontà del giudìzio nelle suie istorie , 1' osser- 
vanza dell' arie ,eV obbedienza di un naturale 
molto facile ; perché pur si vede che le figure 
obbedivano a quel cne elle avevano a fare : e 
perciò si mostra cbe egli ebbe un giudizio molto 
buono , se non perfetto ; e questo medesimo al 
vede poi negli altri , come in Taddeo Gaddi nel 
colorito , il quale é più dolce ed ha più forza , o 



ri 



dette migliori ÌDcamaiioni e colore ne' panni , t 
più gagliardezza ne' moti alle sue figure . In 
Simon ^'anese si Tede il decoro nel coinpor le 
«torie y in Stefano Scimmia ed in Tommaso suo 
figlia(»io y che arrecarono erande utile e perfe- 
zione al disegno ed intenzione alla prospettiva, 
e lo sfumare ed unire de* colori, riservando 
sempre la maniera di Giotto . Il simile feciono 
nella pratica e destrezza Spinello Aretino, Pani 
suo figliuolo , Jacopo di Casentino, Antonio Ve- 
niziano , Lippo e Gheraitlo Stai nini , e gli altii 
pittori che lavorarono dopo Gioito , seguitando 
la sua aria, lineamento , colorito , e maniera , 
ed ancora migliorandola qualclie poco ; ma non 
tanto pèròy che e' paresse che la vdlessìno tirare 
ad altro segno .La<»nde chi considererà questo 
mio discorso , vedrà queste tre ai ti fin qui essere 
state come dire abbozzate , e mancar loro assai 
di quella perfezione che elle meritavano ; e 
certo se non veniva meglio , poco giovava questo 
miglioramento , e non era da tenerne troppo 
eonto . Pie voglio che alcuno creda che io sia si 
grosso ne di si poco giudizio, che io non conosca 
che le cofe di Giotto e di Andrea Pisano e Nino 
e degli altri tutti , che per la similitudine delle 
maniere ho messi insieme nella prima parte , m 
elle si compareranno a quelle di coloro che dopo 
loro hanno opeiato , non meriteranno lode stra- 
ordinaria né anche mediocre : uè è che io non 
abbia ciò veduto , quando io gli ho laudati . Ma 
chi considererà la qualità di que' tempi , la ca- 
restia degli artefici, la difTicultà de' buoni aiuti, 
le terrà non belle , come ho detto io , ma mira- 
colose ; ed arò piacere infinito di vrdrre i pri- 
mi principj e quelle scintille di buono che nelle 



IX 



Suture e sculture eominciaTano a risuscitare» 
on fu certo la vittorìa di L. Marzio jn Spagna 
tanto grande , che molte non aressìno i Romani 
delle mafigiori . Ma avendo rispetto al tempo, al 
luogo y al caso y alla persona e al numero , ella 
fu tenuta stupenda , ed ancor oggi pur degna 
disile lodi , che infinite e grandissime le sono 
date dagli scrittori. Cosi a me per tutti i soprad* 
detti rispetti è parso che e'meritino non solamen- 
te d' essere sci*ittì da me con diligenza , ma lau- 
dati con quello amore e sicurtà che io ho fatto. 
£ penso che non sarà stato fastidioso a' miei ar- 
tefici r aver udite queste lor vite e considerato 
le lor maniere e lor modi j e ne ritrarranno 
forae non poco utile ; il che mi sia carissimo e 
lo reputerò a buon premio delle mie fatiche , 
nelle quali non ho cerco altro che far loro y in 
quanto io ho potuto , utile e diletto. 

Ora poi che noi abbiamo levate da balia , per 
un modo di dir cosi fatto y queste tre arti , e ca- 
vatele dalla fanciullezza , ne viene la seconda 
età , dove si vedrà infinitamente mi|;liorato ogni 
cosa ; e la invenzione piò. copiosa di figure , più 
ricca d' ornamenti ; ed il diseano più fondato e 
più naturale verso il vivo ; ed inoltre una fine 
nelP opre condotte con manco pratica , ma pen- 
satamente con diligenza ; la maniera più leggia- 
dra , i colori più vaghi , in modo che poco ci re- 
sterà a ridurre osni cosa al perfetto , e che elle 
imitino appunto la verità della natura . Perché 
prima con lo studio e con la diligenza dei gi^an 
Filippo Brunelleschi 1' architettura ritrovò le 
misure e le proporzioni degli antichi y così nelle 
colonne tonde , come ne* pilastri quadri e nelle 
cantonate rustiche e pulite > e allora si distinse 



N 



li 



orilìne per ordine , e fecesi vedere la differeiisa 
che era tra loro : ordiooMÌ cbc le cose andassino 
per regola » seguitaMino con più ordine , e fus- 
Bino spartite con mÌBura : crebbesi la tbrsa ed il 
fondamento al disegno , e deitesi alle cose una 
buona crasia , e lecesi conoscere T eccellenza 
di queir arte : ritrovossi la bellcua e varietà 
de' capitelli e delle cornici in tal modo , che si 
vide le piante de' tcmpj e degli altri suoi edifisj 
esser benissimo intese , e le fabbriche ornate , 
magnifiche I e proporziona tissime , come ti vede 
nella stupendissima macchina della cupola di 
S. Maria del Fiore di Fiorenza, nella belirzza e 
grazia della sua lanterna , tielP ornata varia e 

frazìosa chiesa di S. Spirito , e nel non manco 
elio dì quella edifizio diS. Lorenzo ; nella btz- 
zarrissima invenzione del tempio in otto facce 
degli Angioli , e nella ariosissima chiesa e con* 
vento della Badia di Fiesole , e nel magi^fico e 
grandissimo principio del palazzo de Pitti ; 
oltra il comodo e grande edilizio che Francesco 
di Giorgio fece nel palazzo e chiesa del Duomo 
di Urbino , ed il fortissimo e ricco castello di 
Napoli , e lo inespugnabile castello di Milano , 
senza molte altre fabbriche notabili di quel tem- 
po ; ed ancora che non ci fusse la finezza e una 
certa grazia e^quisita, e appunto nelle comici, e 
certe pulitezze e leggiadrie nello intaccar le fo- 
ci ie e far certi stremi ne' fogliami ed altre per- 
ftfzioni che furon dipoi , come si vedrà nella 
terza parte, dove seguiteranno quelli che faran- 
no tutto quel dì perfetto nella giazia, nella fine, 
e nella copia , e nella prestezza, che non feciono 
gli altri architetti veccni ; nondimeno elle si pos- 
«ODO sicuramente chiamar bella e buone . Noft 



•4 

le chiamo già perfette , perché veduto poi me- 
glio in questa ai*te, mi par potere ragionevol- 
mente allermare che le mancava qualcosa . E 
sebbene e' vi è qualche parte miracolosa , e della 
quale ne* tempi nostri per ancora non si é fatto 
meglio, né peravventura si farà in que' che ver- 
ranno ; come verbigrazia la lantenia della cupo- 
la di S. Maria del Fiore , e per grandezza essa 
cupola , dove non solo Filippo ebbe animo di 
paragonar gli antichi ne' corpi delle (iibbriche , 
ma vincerli nel!' altezza delle muraglie ,- pur si 
parla universalmente in genere , e non si aebbe 
d:illa perfezione e bontà d' una cosa sola argo- 
mentare r eccellenza del tutto • Il che della 
pittura ancora dico e della scultura , nelle quuli 
si vede ancora oggi cose rarissitac de' maestri di 
questa seconda età : come quelle di Masaccio nel 
Carmine che fece uno ignudo die trema del fred- 
do, ed In altre pitture vivezze e spiriti, ma in 
genere e* non aggiunsouo alla perfezione de' ter- 
zi, de*quali parleremo al suo tempo, bisognan- 
doci qui ragionare de' secondi ; i quali , per dire 
prima degli scultorì>molto si allontanarono dalla 
maniera de' primi e tanto la migliorarono, che 
lasciorno poco ai terzi. Ed ebbono una lor 
maniera tanto più graziosa , più naturale , più 
ordinata , di più disegno e proporzione y che le 
loro statue cominciarono a parere presso che 
persone vìve, e non più statue come le prime ; 
come ne fanno fede quelle opere che in quella 
rinnovazione della maniera si lavorarono , come 
si vedrà in questa seconda parte, dove le figiuv 
di Jacopo dalla Quercia sanese hanno più moto 
e più grazia e più disegno e diligenza ; quelle di 
Filippo più bel rieercare di muscoli e miglior 



i5 



E*oporzk>ne e pia gioditio , 6 coti quelle <1e'ior0 
scepoli . Ma più vi aggiunse Lorenso GLilierti 
neiV opera delie porte di S. Giovanni, dove mo- 
strò invenzione y ordine > maniera y e disegno , 
clie par che le sue figure si muovino ed ab- 
bìano l'anima . Ma non mi risolvo in lutto , an- 
coraché fnsse ne'Ior tempi Donato , se io me lo 
▼oglia metter fra i terzi , restando V opre sue a 
paragone degli antichi buoni , dirò bene che in 
questa parte si può chiamar luì regola degli altri 
per aver in se solo le parti tutte y che a una a 
una erano sparte in molti ; poiché e' ridusse in 
moto le sue figuie y dando loro una certa viva- 
cità e prontezza , che posson stare e con le cos« 
moderne e y come io dissi y con le antiche mede- 
«imamente . Ed il medesimo augumento lece in 
questo tempo la pittura , della quale V eccellen- 
tissimo Masaccio Ictò in tutto la maniera di 
Giotto nelle teste y ne* panni y ne' casamenti , 
negl' ignudi 9 nel colorito , negli scorti che egli 
rinnovo , e messe in luce quella maniera moder- 
na che fu in que* tempi e sino a oggi é da tutti 
ì nostri artefici seguitata , e di tempo in tempo 
con miglior grazia y invenzione y ornamenti y ar- 
ricchita ed abbellita ; come particolarmente si 
vedrà nelle vite di ciascuno , e si conoscerà una 
nuova maniera dì colorito y di scorci y d'attitudi- 
ni naturali ; e molto più espressi i moti dellani- 
nio ed i gesti del coi'po y con cercare di appres- 
sargli più al vero delle cose naturali nel disegno ; 
e le arie del viso che somigliassino interamente 
gli uomini, sicché fussino conosciuti per chi 
eglino èrano fatti . Così cercarono far quel che 
vedevano nel naturale, e non più, e cosi vennono 
ad esser più considerate e meglio intese le cose 



i6 



loro ; e questo diede loro ardimento di metter 
regola alle prospettire e farle scortar appunto , 
come faocTano di rilieyo naturali e in propria 
forma , e così andarono osserrando V ombre e ì 
lumi, gli sbattimenti e le altre cose difficili, e le 
composizioni delle storie con piìi propria simili- 
tudine, e tentarono Ceire i paesi più simili al re- 
ro , e gli alberi , l'erbe , i fiori , V arie , i nuvoli 
edalU'e cose della natura , tanto cbe m potrà 
dire arditamente che queste arti siano non solo 
allevate, ma ancora ridotte nel fiore della lor 
gioventù, e da sperare quel frutto che interven- 
ne dipoi, e che in breve elle avessino a venire 
alla loro perfetta età . 

Daremo adunque con l' aiuto di Dio principio 
alla vita di Jacopo dalla Quercia sanese , e poi 
agli altri architetti e scultori , fino a che per- 
verremo a Masaccio ; il quale per essere stato il 
primo a migliorare il disegno nella pittura, mo- 
strerà quant* obbligo se gli deve per la sua nuo- 
va rinascita . E poi che ho eletto Jacopo soprad- 
detto per onorato principio di questa seconda 
parte, seguitando V ordine delle maniere , verri 
aprendo sempre colle vite medesime la difficultà 
di si belle ^ difficili , ed onoratissime arti . 



F 



VITA 
DI IACOPO DALLA QUERCIA 

SCULTORE SANESK. 



a adunque Iacopo di maestro Piero di Filip- 
po dalla Quercia y luogo del contado di Siena , 
scultore il primo dopo Andrea Pisano , V Orga-> 
gna, e gli altri di sopra nominati , che operando 
nella scultura con maggiore studio e diligenza , 
cominciasse a mostrare che si poterà appressare 
alla natura, ed il primo che desse animo e spe- 
ranza agli altri di poterla in un certo modo pa- 
reggiare. Le prime opere sue da mettere in conto 
furono da lui fatte/ in Siena ^ essendo d' anni di- 
ciannove con questa occasione ; avendo i Sane- 
si r esercito fuori contra i Fiorentini sotto Gian 
Tedesco nipote di Saccone da Pietramala e Gio- 
vanni d'Azzo Ubaldini capitani, ammalò in cam^ 
pò Giovanni d' Azzo ; onde portato a Siena vi si 
mori; perché dispiacendo la sua morte ai Sanesi 
gli feciono fare nelFessequie , che furono onora- 
tissime j una capanna di legname a uso di pira- 
mide , e sopra quella poiTe di mano di Iacopo la 
statua di esso Giovanni a cavallo maggior del vi< 
VO9 fatta con molto giudizio e con invenzione; 
avendo ( il che non era stato fatto insino allora ) 
troTato Iacopo per condurre quellopera il modo 
di fare V ossa del cavallo e della figura di pezzi 
di legno e di piane confitti insieme, e fasciati poi 
di fieno e di stoppa , e con funi legato ogni cosa 
strettamente insieme , e sopra messo terra me- 
scolata con cimatura di panno lano^ pasta e colla. 

Voi,. IL > 



l8 ?ÀRTB SECONDA 

Il qual modo di fare fu Teramente ed è il mielior 
di tutti gli altri per simili cose: perchè sebbene 
r opere che in questo modo si fanno sono in ap* 
parenza grari , riescono nondimeno, poi che son 
fatte e secche, leggieri, e coperte di bianco simi- 
li al marmo e molto vaghe au*occhio, siccome fu 
la detta opera dì Iacopo. Al che si aggiugne, che 
le statue fatte a questo modo e con le dette me- 
scolanze non si fendono, come farebbono se fu8« 
sero di terra schietta solamente • Ed in. questa 
maniera si fanno oggi ì modelli delle sculture 
con grandissimo comodo degli artefici , che me* 
diante quelle hanno sempiH; l' esemjHo innanzi e 
le siuste misure delle sculture che fanno; di che 
si aere arere non piccolo obbligo a Iacopo che, 
secondo si dice, ne fu inventore. Fece Iacopo do- 
po questa opera in Siena due tavole di legno di 
tielio, intagliando in quelle ie figure , le barbe , 
ed i capelli con tanta pacienza, che fa a Tedeile 
una maraviglia. £ dopo queste tavole, che furo- 
no messe in Duomo , fece di marmo alcuni pro- 
feti lion molto grandi che sono nella facciata del 
detto Duomo; nell'opera del quale averebbe con- 
tinuato di lavorare , se la peste, la fame, e le di- 
scordie cittadine de'Sanesi , dopo aver più Tolte 
tumultuato, non avessero malcondotta quelU 
città, e cacciatone Orlando Malevolti, col àvore 
del quale eia Iacopo con riputazione adoperato 
nella patria. Partito dunque da Siena sì condusse 
per mezzo d'alcuni amici a Lucca, e quivi a Pau- 
lo Gurnigi che n' era Signore, fece per la moglie 
che poco innanzi era morta nella chiesa di S. 
Martino una sepoltura; nel basamento della qua- 
le condusse alcuni putti di marmo che reggono 
mn festone tanto pulitamente ^ che parevano di 



TITA DI IACOPO DALLA QUtRClA 19 

•àme; e nella cassa posta sopra il detto basamen- 
to fece con in6nita diligensa l' immagine della 
moglie d'esso Paulo Guinigi che dentro ti fu sa«> 
polta; e a' piedi di essa fece nel medesimo sasso 
un cane di tondo rilièvo , per la frde da lei por*» 
tata al marito. La qaal cassa, partito o piuttosto 
cacciato cbe fa Paulo V anno 14^9 di Lucca , • 
che la città rimase libera , fu leTata di quel luo- 
\ (O , e per V odio che alia memoria del Guinigio 

Krtarano i Lucchesi quasi dei tutto rovinata . 
ire la reverenza che portarono alla bellezza 
della figura e di tanti ornamenti li rattenne, e fa 
cagione che poco appresso la cassa e la figura 
furono con diligenza all'entrata della porta deU 
la sagrestia colloca te, dove al presente sonore lA 
cappella dei Guinigio fatta della comunità . la- 
C(»po intanto avendo inteso che inFiorenza Tartè 
de' Mercatanti di Calimara voleva dare a far di 
bronzo una delle porte del tempio di S. Giovan- 
ni, dove aveva la prima lavorato, come si è det- 
to, Andrea Pisano , se n'era venuto a Fiorenza 
per farsi conoscere , atteso massimamente che 
cotale lavoro si doveva allogare a chi nel fare 
una di quelle storie di bronzo avesse dato di se e 
della virtù sua miglior saggio . 

Venuto dunque a Fiorenza fece non pure il 
modello , ma diede finita del tutto e pulita una 
molto ben condotta storia , la quale piacque tan- 
to, cbe se non avesse avuto per concorrenti gli 
eccellentissimi Donatello e Filippo Brunelleschi, 
i quali in verità nei loro sai sai lo superarono^ sa- 
rebbe tocco a lui a far quel lavoro di tanta im- 
portanza. Ma essendo andata la bisogna altra- 
mente, egli se n'andò a Bologna, dove col favore 
di Giovanni Ben^ivogli gli fu dato a fare di mar- 



M PARTE sccòiiroA 

Dio dagli operai di S. Petronio la porta princj<« 

Eie di qaella chiesa , la quale egli seguitò di 
forare d'ordine tedesco per non alterare il 
modo che già era stato cominciato y riempiendo 
doTC mancava lordine de'pilastiì che reggono la 
cornice e l'arco, di storie laTorate con infinito 
amore nello spatio di dodici anni che egli mise 
in quell'opera ; doye fece di sua mano tutti i fo- 
gliami e 1 ornamento di detta porta con quella 
maggiore diligensa e studio che gli fu possibile . 
I^ei pilastri che reggono V architrave , la cornice» 
e TarcO) sono cinque storie per pilastro, e cinque 
neirarchitiave, cne in tutto son quindici. Nelle 
quali tutte intagliò di bassorilievo istorie del Te- 
^lamento vecchio, cioè da che Dio creò l'uomo 
insino al diluvio, e V arca di Noè , facendo gran- 
dissimo giovamento alla scultura ; perché dagli 
antichi insino allora non era stato chi avesse lavo- 
rato di bassorilievo alcuna cosa ; onde era quel 
modo di fare piuttosto perduto che smarrito. 
Heirarco di questa porta fece tre figure di mar- 
mo grandi quanto il vivo e tutte tonde , cioè una 
nostra Donna col putto in collo molto bella , S. 
Petronio ed un altro santo molto ben disposti e 
con belle attitudini ; onde i Bolognesi , cne non 
pensavano che si potesse fare opera di marmo , 
non che migliore , eguale a quella che Agostino 
ed Agnolo Sanesi avevano fatto di maniera vec- 
chia in S. Francesco all' aitar maggiora nella 
loro città , restarono ingannati, vedendo questa 
di gran lunga più bella . Dopo la quale essendo 
ricerco Iacopo di ritornare a Lucca , vi andò ben 
volentieri ; e vi fece in S. Friano per Federigo di 
maestro Trenta del Veglia in una tavola di mar- 
mo una Vergine col figliuolo in braccio, S. Ba- 



VITA DI UflOVO DALLA QUnCIA ai 

•tiano, S. Lacia, S. Icronimo, e S. Giamoiido con 
buona maniera graxia e disegno ; e da basso nella 
predella di meuo rìltero sotto ciascun santo aU 
cuna storia della vita di quello ; il cbe fìi cosa 
molto vaga e piacerole, avendo Iacopo con beU 
r arte fatto sfuggire le figure in su' piani , e nel 
diminuire più basse. Similmente diede molto ani<- 
mo agli altri d'acquistare alle loro opere graxia 
e bellezza con nuoTÌ modi , avendo in due lapide 
grandi di bassorilievo per due sepolture ritratto 
di naturale Federigo padrone dell'opera e la mo* 
glie . nelle quali lapide sono queste parole : Hoc 
opus/ecit Jacoòus magistri Pciri de Senis i4^a. 
Venendo poi Iacopo a Firenze , gli operai di S. 
Maria del Fiore per la buona relazione avuta di 
lui gli diedero a fare di marmo il firontespizio cbe 
è sopra la porta di quella cbiesa , la quale va alla 
Nunziata : dove egli fece in una mandorla la Ma- 
donna la quale da un coro d'angeli è portata so- 
nando eglino e cantando in cielo , con le più bel- 
le movenze e con le piili belle attitudini, vedendo- 
si cbe banno moto e fierezza nel volare, cbe fun- 
sero insino allora state fatte mai. Similmente la 
Madonna é vestita con tanta grazia ed onestà, cbe 
non fli può immaginare meglio , essendo il girare 
delle piegbe molto bello e morbido, e vedendosi 
neMembi de' panni cbe vanno accompagnando 
r ignudo di quella figura , che scuopre coprendo 
ogni svoltare di membra ; sotto la quale Madonna 
è un S. Tommaso cbe riceve la cintola. Insomma 
questa opera fu condotta in quattro anni da Ia- 
copo con tutta quella maggior perfezione che a 
lui fu possibile ; perciocché oltre al disidcrio che 
aveva naturalmente di far bene , la concorrenza 
di Donato^ di Filippo ; m di Lorenzo di Bartolo 



aa PAKTSSSeONDA 

de' quali già si rederano alcune opere molto lo- 
date, lo sforzarono anco da vantaggio a fere aueU 
lo che fece ; il che fu tanto , che anco oggi e dai 
moderni arte Gei guardata questa opera come co« 
ta rarissima. Dair altra banda della Madonna di- 
rimpetto a S. Tommaso fece Iacopo un orso che 
monta in sur un pero , sopra il quale capriccio 
come si disse allora molte cose y così se ne potreb* 
be anco da noi dire alcune altre y ma le tacerò 
per lasciare a ognuno sojn'a cotale invenzione 
credere e pensare a suo modo. Disiderando dopo 
ciò Iacopo di rivedere la patria , se ne tornò a 
Siena , dove arrivato che fu , se gli porse secondo 
il disiderio suo occasione di lasciare in quella di 
•e qualche onorata memoria • Perciocché la Si- 
gnoria di Siena risoluta di fare un ornamento 
ricchissimo di marmi al T acqua che in sulla piaz^ 
sa avevano condotta Agnolo ed Agostino senesi 
Tanno i343 allogarono quellopera e Iacopo per 
prezzo di duemila dugento scudi d'oro: onde egli, 
fatto un modello e fatti venire i marmi , vi mise 
mano e la fini di fare con molta sodisfa zione 
de' suoi cittadini, che non più Iacopo dalla Quer- 
cia , ma Iacopo dalla Fonte fu poi sempre chia- 
mato. Intagliò dunque nel mezzo di quest'opera 
la gloriosa Vergine Maria avvocata particolare 
di quella città un poco maggiore dell'altre figure ; 
e con maniera graziosa e singolare . Intorno poi 
fece le sette virtù teologiche, le teste delle qua- 
li, che sono delicate e piacevoli y fece con nel* 
r aria e con certi modi y che mostrano che egli 
cominciò a trovare il buono, le dìfficultà del- 
l' arte y e a dare srazia al marmo , levando vie 
quella vecchiaia che avevano insino allora usato 
gli scoltoiu , fitcendo le loro figure intere e senza 



TITA DI UCOK> DALLA QUtRCIA 23 

L g;razia al inondo; laddore Iacopo le fece raor> 
bidè e carnose , e fini il marmo con pacienza e 
delicatezza . Feoevi oltre ciò alcune storie del 
Testamento yecchio, cioè la creazione de* primi 
parenti e il mangiar del pomo Tietato , dove nella 
figura della femmina si vede un* aria nel viso 
•) bella ed una grazia, ed attitudine della persona 
tanto reverente verso Adamo nel porsergli il po- 
mo j cbe non pare che possa ricusarlo : senza il 
rimanente dell'opera , cne è tutta piena di beilis* 
sime considerazioni e adomata di bellissimi fan- 
ciuUetti ed altri ornamenti di leoni e di lupe , 
insegne della città , condotti tutti da Iacopo con 
amore, pratica, e giudizio in spazio di dodici anni. 
Sono di sua mano similmente tre storie bellissime 
di bronzo della vita di S. Gio: Battista di mezzo 
rilievo, le quali sono intomo al battesimo di S. 
Giovanni sotto il Duomo , ed alcune figure ancora 
tonde e pur dì bronzo alte un braccio , che sono 
fra r una e V altra delle dette istorie , le quali so* 
no veramente bella e degne di lode . Per queste 
opere adunque , come eccellente , e per la nontA 
della vita , come costumato, meritò Iacopo essere 
dalla Signoria di Siena fotto cavaliere, e poco dopo 
operaio del Duomo . Il quale uffizio esercitò di 
■aaniera, che né prima né. poi fu quell'opera me- 
glio governata, avendo egli in quel Duomo, seb- 
bene non visse poi che ebbe cotal carico avuto se 
non tre anni, fatto molti acconcimi utili ed ono- 
revoli. E sebbene Iacopo fu solamente scultore , 
disegnò nondimeno ragionevolmente , come ne 
dimostrano alcune carte da lui disegnate cbe so- 
no nel nostro libro, le quali paiono piuttosto di 
mano d'un miniatore che d'uno scultore; e il ri- 
tratto suo fatto ^ eome quello eha di sopra si ve- 



24 PARTE S^COìKhX 

de I bo avuto da maestro Domenico Beecafanoii 
pittore sanese , il quale mi ha assai cose raccon- 
tato della virtù, bontà, e gentilezza di Iacopo: il 
quale stracco dalle fatiche e dal continuo lavo- 
rare si morì finalmente di anni sessantaquattro , 
ed in Siena sua patria fu dagli amici suoi e pa- 
renti , anzi da tutta la città pianto ed onorata- 
mente sotterrato. E nel vero non fu se non buona 
fortuna la sua, che tanta virtù fusse nella sua pa- 
tria nconosciuta; poiché rade volte addiviene che 
i virtuosi uomini siano nella patria universalmen- 
te amati ed onorati . 

Fu discepolo di Iacopo Matteo scultore luc- 
chese , che nella sua città fece T anno t444 ?^^ 
Domenico Caligano lucchese nella chiesa dr S. 
Martino il tempietto a otto facce di marmo, do- 
ve è r immagine di santa Croce, scultura stata 
miracolosamente , secondo che si dice , lavorata 
da Niccodemo uno de' settantadue discepoli del 
Salvatore ; il qual tempio non è veramente se 
non molto bello e proporzionato . Fece il mede-» 
Simo di scultura una fisura d' un S. Bastiano di 
marmò tutto tondo di braccia tre, molto bello 

Fer essere stato fatto con buon disegno con bei- 
attitudine e lavorato pulitamente. É' di sua ma> 
no ancora una tavola , dove in tre nicchie sono 
tre figure belle affatto , nella chiesa dove si dice 
essere il corpo di S. Regolo , e la tavola simil- 
mente che è in S. Michele , dove sono tre figure 
di maimo, e la statua paiimente che è in su'l can- 
to della medesima chiesa dalla banda di fuori , 
aioè una nostra donna , che mostra che Matteo 
andò sforzandosi di paragonare Iacopo suo mae* 
stro . 

{Niccolo Bolognese ancora fu discepolo di la-». 



VITA M IACOPO DALLA Q17E1ICIA s5 

oopo e condusse a fine, essendo imperfetta, diri* 
namente fi-a l'altre cose l'arca di marmo piena di 
«torie e figure, che già fece Niccola Pisano a Bo- 
logna, doTC è il corpo di S. Domenico . £ ne ri* 
portò oltre V utile questo nome d' onore , che fu 

Fot sempre chiamato maestro Niccolò delFArca* 
ini costai queir opera V anno 1460 , e fece poi 
nella facciata del palazzo doTe sta oggi il Legato 
di Bologna,una nostra Donna di bronco alta quat- 
tro braccia, e la pose su l'anno 147^* Insomma fa 
costui valente maestro e degno discepolo di Ia- 
copo dalla Quercia sanese « 



VITA 
DI NICCOLO' 

ARSTUfO SCULTORE. 



Jr a De'medesimi tempi e nella medesima facul- 
tà della scultura y e ^ju^^i della medesima bouti 
nell'arte , Niccolò di Piero cittadino aretino , al 
quale quanto fu la natura liberale delle doti sue^ 
cioè d' ingegno e di TiTacitè d'animo , tanto fu 
anraiin la rortuna de 'suoi beni. Costui dunque per 
essere pOTcro compagno e per avere alcuna in- 
giuria ricevuta dai suoi più prossimi nella pa» 
tria j si parti per venirsene a Firenze d' AreAso, 
dove sotto la discinlioa di maestro Moccio scul- 
tore sanese, il quale, come si è detto alti^ove, La- 
vorò alcune cose in Arezao , aveva con molto 
frutto atteso alla scultura > eomeccbè non fusse 
detto maestro Moccio molto eccellente . £ cosi 
arrivato JNiccolò a Firenae > da prima lavorò per 
molti mesi qualunque cosa gli venne alle mani , 
si perché la povertà ed il bisogno V assassina va« 
no, e sì per la concorrenza d'alcuni siovani , che 
con molto studio e fatica gareggiando virtuosa- 
mente, nella scultura s'eseicitavano. Finalmente 
essendo dopo molte fatiche riuscito Niccolò assai 
buono scultore, gli furono fatte Cure dagli operai 
di S. Maria del Fiore per lo campanile due sta- 
tue, le quali essendo in quello poste verso la ca- 
nonica, mettono in mezzo quelle che fece poi 
Donato, e furono tenute, per non si essere vedu- 
to di tondo rilievo meglio, ragicmevoli. Partito 



\ 



2^ P ART E SECOKB A 

poi di Firenze per la peste dell'anno i383 se 
n'andò alla patria ^ dove trovando che per la det- 
ta peste gii uomini della fraternità di Santa Ma- 
ria della Misericordia , della quale si è di sopra 
ragionato , avevano molti beni acquistato per 
molti lasci stati fatti da diverse persone della cit- 
tà, per la divozione che avevano a quel luogo pio 
ed agli uomini di quello, che senza tema di niun 
pericolo in tutte le pestilenze governano gV in. 
iermi e sotterrano i morti , e che perciò voleva- 
no fare la facciata di quel luogo di pietra bigia 
per non avere comodità di marmi , tolse a fare 

r* luogo stato cominciato innanzi d'ordine te- 
o, e lo condusse, aiutato da molti scarpellini 
da Settignano, a fine perfettamente, facendo di 
sua mano nel mezzo tondo delia facciata una Ma^ 
donna col figliuolo in braccio e certi angeli che 
le tengono aperto il manto , sotto il quale pare 
che si riposi il popolo di quella città, per lo quale 
intercedono da basso in ginocchioni S. Laurenti- 
noePergentino. In due nicchie poi che sono dalle 
bande fece due statue di tre braccia Tuna , cioè 
S. Gregorio papa e S. Donato vescovo e protet- 
tore di quella città con buona grazia e ragione- 
vole maniera. E per quanto si vede, aveva quan- 
do fece queste opere, già fatto in sua giovanezza 
sopra la porta del vescovado tre figure grandi di 
teira cotta, che oggi sono in gran palle state con- 
suraate dal ghiaccio; siccome è ancora un S. Lu- 
ca di macigno stato fatto dal medesimo mentre 
era giovanetto e posto nella facciata del detto 
vescovado. Fece similmente in Pieve alla cappel- 
la di S. Biagio la figura di detto santo di terra 
cotta bellissima , e nella chiesa di S. Antonio lo 
Messo santo pur di rilievo e di terra cotta^ ed un 



VITA 1>I NICCOLÒ 29 

altro santo a sedere uopra la porta dello spedale 
dì detto luogo. Mentre faceva queste ed alcune 
altre opere simili, roTinando per un terremoto le 
mura del borgo a San Sepolcro, fu mandato per 
l^iccolò, accio facesse, siccome fece con buon 
giudizio il disegno di quella muraglia, che riuscì 
molto meglio e più forte cbe la prima . E cosi 
continuando di lavorare quando in A rezzo quan- 
do ne' luoghi convicini , si stava JNiccolò assai 
quietamente ed agiato nella patria . Quando la 
guen*a capital nimica di queste aiti fu cagione 
cbe se ne partì , perché essendo cacciati da Pie- 
tramala i figliuoli di Piero Saccone ed il castello 
rovinato insino ai fondamenti, era la città d'Arez- 
zo ed il contado tutto sottosopra; perciò dunque 
partitosi di quel paese Niccolo se ne venne a Fi- 
renze, dove altre volte aveva lavorato, e fece per 
gH operai di Santa Maria del Fiore una statua 
di braccia quattro di marmo, che poi fu posta alla 
porta principale di quel tempio a man manca . 
Nella quale statua, che é un Vangelista a sedere, 
mostrò Niccolò d' essere veramente valente scul- 
tore e ne fu molto lodato, non si essendo veduto 
insino allora, come si vide poi, alcuna cosa mi- 
gliore tutta tonda di rilievo . Èssendo poi con- 
dotto a Roma di ordine di papa Bonifazio IX 
fortificò e diede miglior forma a Castel S. Angio- 
lo, come migliore di tutti gli architetti del suo 
tempo . £ ritornato a Firenze, fece in sul canto 
d'Or S. Michele che è verso Tarte della lana per i 
maestri di zecca due figurette di, marmo nel pi- 
lastro sopra la nicchia , dove è oggi il S. Matteo 
che fu fatto poi , le quali furono tanto ben fatte 
ed in modo accomodate sopra la cima di quel ta- 
jkernacolO) che furono allora e sono state sempre 



3o ^AKTXSBGOIfDA 

poi molto lodate, e parve che in quelle à^mncàs. 
ce Niccolò se stesso , non avendo mai fatto cosft 
migliore • Insomma elleno sono tali, che possono 
«tare a petto ad ogni altra opera simile ; onde 
n'acquistò tanto credito , che meritò essere nel 
numero di coloro che furono in considerazione 
per fare le porte di bronzo di S. Giovanni ; seb- 
bene fatto il saggio rimase a dietro, e furono al- 
logate, come si dirà al suo luogo, ad altri . Dopo 
queste cose andatosene Niccolò a Milano fu fatto 
capo neir opera del Duomo di quella città , e vi 
fece alcune cose di marmo che piacquero pur as- 
sai. Finalmente essendo dagli Aretini richiamato 
alla patria, perché facesse un tabernacolo pel Sa- 
gramento, nel tornarsene gli fu fòrza fermarsi in 
Bologna e fare nel convento deTrati Minori la se- 
poltura di Papa Alessandro V, che in quella città 
aveva Bnito il corso degli anni suoi. £ comecché 
egli molto ricusasse quell'opera, non potette pe- 
ro non condescendere ai preghi di M. Lionardo 
Bruni aretino che era stato molto favorito segre- 
tario di quel pontefice . Fece dunque Niccolo il 
detto sepolcro, e vi ritrasse quel papa di natura- 
le . Ben é vero che per la incomodità de' marmi 
ed altre pietre fu fatto il sepolcro e gli ornamen- 
ti di stucchi e di pietre cotte , e similmente la 
statua del papa sopra la cassa , la quale é posta 
dietro al coro della detta chiesa. La quale opera 
finita si ammalò Niccolò gravemente, e poco ap- 

Sresso si morì d'anni sessantasette e fu nella me- 
esitna chiesa sotterrato Tanno 14179 ed il suo 
ritratto fu fatto da Galasso ferrarese suo ami- 
cissimo, il quale dipigneva a que'tempi in Bolo- 
gna a concorrenza di Iacopo e Simone pittori 
bolognesi e d' un Gristofano, non se se ferraresa 



yiTA DI NICCOLO' 3f 

ùf come altri dicono, da Modena; i anali tutti di» 
pinaero in una chiesa detta la Casa di Messo fuor 
della porta di S. Mammalo molte cose a fresco . 
Gristofano fece da una banda, da cbe Dio fa Ada- 
mo insino alla morte di Mosè , e Simone e Iaco- 
po trenta storie, da cbe nasce Cristo insino alla 
cena cbe fece con i discepoli. E Galasso poi fece 
la passione, come si vede al nome di ciascuno cbe 
Ti è scritto da basso . E queste pitture furono 
fatte Tanno i4o4* Dopo le quali m dipinto il re- 
sto della cbiesa da altri maestri di storie di Dn- 
yidde assai pulitamente . £ nel rero queste così 
fatte pitture non sono tenute se non a ragione in 
molta stima dai Bolognesi , sì percbè come Tec- 
cbie sono ragioneToli, e sì percbè il laToro essen- 
dosi mantenuto fresco e Tirace, merita molta lo- 
de . Dicono alcuni cbe il detto Galasso lavori 
anco a olio essendo Tecchissimo, ma io né in Fer- 
rara né in altro luogo ho trovato altri lavori di 
suo cbe a fresco . Fu discepolo di Galasso Co- 
sine, cbe dipinse in S. Domenico di Ferrara una 
cappella , e gli sportelli cbe serrano l'organo del 
Duomo, e molte altre cose cbe sono migliori cbe 
Don furono le pitture di Galasso suo maestro. Fa 
Niccolò buon disegnatore , come si può vedere 
nel nostro libro,dove è di sua mano un Evangeli- 
sta e tre teste di cavallo disegnate bene affatto . 



VITA. 
DI DELLO 

FITTOR FIORENTinO* 



debbene Dello iìoi*eiitiDo ebbe mentre Tisse ed 
ba nvuto sempre poi nome di pittore solamente , 
e^^li attese nondimeno anco alla scultura , anù le 
prime opere sae furono di scnlturay essendo che 
fece molto innanzi che cominciasse a dipignere, 
di terra cotta nell'arco che è sopra la porta della 
chiesa di S. Maria Nuova una Incoronasione dì 
nostxa Donna , e dentro in chiesa i dodici Apo- 
stoli ; e nella chiesa de'Servi un Cristo morto in 
grembo alla Vergine , ed altre opere assai per 
tutta la città. Ma vedendo ^ oltre che era capric- 
cioflo j che poco guadagnava in far di terra,e che 
la ftua povertà aveva di maggior' aiuto bisogno , 
si risolvette avendo buon disegno d'attendere al- 
la pittura , e gli rìqsci agevolmente j perciocché 
imparò presto a colorire con buona pratica , co- 
me ne dimostrano molte pitture fatte nella sua 
città 9 e massimamente di figure piccole ^ nelle 
quali egli ebl)e miglior gi*aùa che nelle grandi 
assai . La qai^l cosa gli venne molto a proposito » 
perche usandosi in que' tempi per le camere de' 
cittadini cassoni grandi di legname a uso di se- 
polture e con altre varie fogge ne' coperchi, nin- 
no era che i detti cassoni non facesse dipignere : 
ed oltre alle storie che si facevano nel corpo di- 
nanzi e nelle teste^in su i cantoni e talora altrove, 
si facevano fare 1' armeovvet*o insegne delle ca- 
FoL JL 3 



34 PARTE SECONDA. 

ifftte . E le storie che nel corpo dinanzi si facera- 
no erano per lo più di favole tolte da Ovidio e 
da altri poeti y ovvero storie raccontate dagli 
istorici greci o latini y e similmente cacce, gio- 
stre , novelle d' amore , ed altre cose somiglianti, 
secondo che meglio amava ciascuno. Il di dentro 
poi 8Ì foderava di tele o di drappi , secondo il 
grado e potere di coloro che sii facevano fare, 
per meglio conservarvi dentro le veste di drappo 
ed altre cose preziose . £ che è più , si dipigne- 
vano in cotal maniera non solamente i cassoni , 
ma i lettucci , le spalliere , le comici che rici* 
gnevano intomo, ed altri cosi fatti ornamenti da 
camera che in qae'tempi magnificamente si usa- 
vano , come infiniti per tutta la città se ne pos- 
sono vedere . £ per molti anni fu di sorte questa 
eosa in uso , che eziandìo i più eccellenti pittori 
in COSI fatti lavori si esercitavano senza vergo- 
gnarsi ,come oggi molti farebhono, di dipignere 
e mettere d'oro simili cose . £ che ciò sia vero , 
si è veduto insino a' giorni nostri , oltre molti 
altri , alcuni cassoni , spalliere , e comici nelle 
camere dd magnifico Lorenzo vecchio de'Medi- 
ci y nei quali era dipinto di mano di pittori non 
mica plebei , ma eccellenti maestri tutte le gto- 
str;? * t >rn(*amenti , cacce y feste , ed altri spet- 
tacoli fatti ne' tempi suoi con giudizio , con in- 
venzione , e con arte maravigliosa • Delle quali 
cose se ne vogliono non solo nel palazzo e nelle 
case vecchie de' Maidici , ma in tutte le più no- 
tili case di Firenze ancora alcune reliquie . E ci 
sono alcuni che attenendosi a quelle usanze vec- 
chie, magnifiche veramente ed orrevolissime , 
non hanno si fatte cose levate per dar luoso agli 
ornamenti ed usanze moderne . Dello ^nque 



ytlTk DI DILLO 36 

^nrnmA^ molto pratico e buon pittore , e massi- 
maTii^nte y come si è detto, in farpiUure piccola 
con molta graiia , per molti anni con suo molto 
utile ed onore ad altro non attese che a laTorara 
e dipignere cassoni , spalliere y lettncci , ed altri 
ornamenti della maniera che si è detto di sopra, 
intanto che si può dire eh' ella fosse la sua prin- 
cipaie e propria professione . Ma perché niuna 
cosa di questo mondo ha fermessa né dura lungo 
tempo quantunque buona e lodevole , da quei 
primo modo di fare assottigliandosi gì' ingegni | 
«i venne non è molto a far ornamenti pi A ricchi , 
ad agi' intagli di noce messi d*oro che fanno rio» 
ehissimo ornamento , ed al dipignere e colorirà 
a olio in simili masserizie istorie bellissime , ch« 
hanno fatto e fanno conoscere cosi la magni&* 
cenxa de'cittadinì che l'usano, come reccellensa 
de' pittori . Ma per venire all' opere di Dello , il 
quale fu il primo che con diligenza e buona pra* 
tica in sì fatte opere si adoprasse , ecli dipinse 
particolarmente a Giovanni de' Medici tutto il 
loinfmento d' una camera , che fu tenuto coca 
Teramente rara ed in quel genere bellissima , 
eome alcune reliquie , che ancora ce ne sono , 
dimostrano . £ Donatello essendo giovanetto di- 
cono che gli aiutò , facendovi {di sua mano con 
stucco , gesso , colla , e matton pesto alcune sto^ 
rie ed ornamenti di basso rilievo , che poi messi 
d' oro accompagnarono con bellissimo vedere le 
storie dipinte / e di questa opera ed altre molte 
simili fa menzione con lungo ragionamento Drea 
Genuini nella sua opera , della quale si è detto 
di sopra abbastanza • £ perchè di queste cosa 
vecchie é ben fatto serbare qualche memoria , 
nel palazzo del Signor Duca 0)simo n' ho fait^ 



S6 PARTB SKCORDA 

conserrare alcune e di mano propria di Detto ^ 
dove sono e saranno sempre degne d' essere con- 
siderate , almeno per gli abiti rar) di qae'tempìy 
cosi da nomini come da donne che in essasi yeg- 
giono . Layorò ancora Dello in fresco nel chio* 
stro di S. Maria NoTcUa in un cantone di yerde- 
terra la storia d' Isac qnando dà la benedizione 
a Esan . £ poco dopo questa opera essendo con- 
dotto in Ispagna al senrigio del re » Tenne in 
tanto credito , che molto piili disiderare da al- 
cuno artefice non si sarebbe potuto • £ sebbene 
non si sa particolarmente che opere (acesse in 
queste parti , essendone tornato ricchissimo ed 
onorato molto , si può giudicare eh' elle fussero 
assai e belle e buone . Dopo qualche anno essen- 
do stato delle sue fatiche realmente rimunerato. 
Tenne capriccio a Dello di tornare a Firenze per 
ùlv Tedere agli amici , come da estrema poTcrtà 
fosse a gran rìcchexze salito . Onde andato per 
la licenza a quel re , non solo V ottenne grazio- 
samente ( comecché Tolentieri V aTrebbe ratte- 
unto se fusse istato in piacere di Dello ) ma per 
maggior segno di gratitudine fu fatto da quel 
libéralissimo re cavaliere . Perchè tornando a 
Firenze per ayere le bandiere eia confermazione 
de' privilegi , gli furono denegate per cagione di 
Filippo Spano degli Scolari , che in quel tempo, 
come gran siniscalco del re d' Ungheria , torni 
Tittorioso de' Turchi . Ma avendo Dello scritto 
subitamente in Ispagna al re dolendosi di questa 
ingiurìa , il re scrisse alla Simona in favore di 
lui si caldamente , che gli tu senza contralta 
conceduta la desiderata e doTuta onoranza . Di- 
cesi che tornando Dello a casa a cavallo con le 
bandiere vestito di broccato ed onorato dalla Si- 



Vita t>i DfeLLO 3^ 

gtM>rta , fn proTerbiato nel passare per Vacche* 
reccia y dorè allora erano molte botteghe d'ore* 
fici f da certi domestici amici che in giorentÀ 
r averano conosciuto i o per ischerno o per pia^ 
ccTolessa clie lo facessero , e che egli rirolto 
doTe ateva udito la toce , fece con ambe le 
mani le fi che, e senza dire alcuna cosa passò via; 
sicché quasi nessuno se n' accorse , se non 9é 
quegli stessi che TayeTano uccellato. Per questo 
e per alti i segni , che gli fecero conoscere che 
nella patria non meno si adoperata contro di lui 
r intidia , che già s' aTcsse fatto la malignità 
quando era poverissimo , deliberò di tornarsene 
in Ispagna • E cosi scritto ed aruto risposta dal 
re , se ne tornò in quelle parti , dorè fu riccTuto 
con favore grande e veduto poi sempre volen- 
tieri , e dove attese a lavorare e vivere come 
signore > dipignendo sempre da indi innanzi col 
grembiule di broccato. Cosi dunque diede luogo 
air invidia y ed appresso di qdbl re onoratamene 
te visse : e mori d'anni quarantanove, e fu dai 
medesimo fatto seppellire onorevolmente con 
questo epitaffio : 

Delius eques Fiorentinus 

Pieiurae arie percdehris 

Regisque Hispaniarum liberaiiiaie 

Et ornamtniis amplissimus. 

S- T. T. L, 

If on fu Dello molto buon disegnatore y ma fu 
bene fra i primi che cominciassei'o a s<y>prir con 



38 »AaTB ssceN»A 

qualche gioilizio i raasooli ne'corpi ignadi y e^ 
me si vede in alcuni disegni di chiaroscuro fatti 
da lui nel nostro lihro . Fu ritratto in S. Maria 
Novella da Paolo Uccello di chiaroscuro nella 
storia dove Noè è inebriato da Cam suo figliuola* 



4o PARTE SECOffDA 

perché rimessa la stima di quella dall'una parte 
e Taltra in Donato, credevano al fermo i consoli 
di queir aile , che egli per invidia, non Ta vendo 
fatta , la stimasse molto meno che s* ella fusse 
sua opera . Ma rimasero della loro credenza in- 
cannati y perciocché Donato giudicò che a Nanni 
fusse molto piìli pagata la statua che egli non 
aveva chiesto . Al qual giudisio non volendo in 
modo ninno starsene t consoli , gridando diceva* 
no a Donato : Perché tu che facevi questa opera 
per minor presso, la stimi più essendo di man 
d' un altro, e ci strigni a dargliene più che egli 
stesso non chiede? e pur conosci, siccome noi 
altresì facciamo , eh' ella sarebbe dpUe tu^ 
mani uscita molto migliore . Rispose D(mnto ri* 
dendo: Questo buon uomo non é nell'aite quello 
che sono io , e dura net lavorare molto più fa- 
tica di me : però sete forzati volendo sodisfar- 
lo , come uomini giusti che mi parete , pagarlo 
del tempo che vi ha speso : e cosi ebbe effetto il 
lodo di Donato, nel quale n'avevano fatto com- 
promesso d'accordo ambe le parti. Questa opera 
posa assai bene e ha buona grazia e vivezza nella 
testa ; i panni non sono crudi e non sono se non 
bene in dosso alla figura accomodati. Sotto que- 
sta nicchia sono in un' tiltra quattro santi di 
marmo , i quali furono fatti fare al med^imo 
Nanni dall' arte de' fabbri , legnaiuoli , e mun^- 
tori : e si dice che avendoli finiti tutti topdi e 
spiccati V uno dall' altro e murata la nicchia , 
che a m^la fatica non ve ne entravano dentro se 
non tre , avendo egli nell' attitudini loro ad al- 
cuni aperte le braccia ; e che disperato e mal- 
contento , pregò Donato che volesse col consi- 
glio suo riparare alla disgrafia e poca avverten- 



▼ITA m vàsnn d'ant. di banco 41 

sa sua , e cbe Donato ridendosi del caio, ditae : 
Se tu prometti di pacare una cena a me ed a 
tbUi i miei giovani di nottega , mi dà il cuore di 
fare entrare i santi nella nicchia senta fastidio 
nessuno ; il che avendo Nanni promesso di l'are 
hfin volentieri, Donato lo mando a pigliare certe 
misure a Prato ed a fare alcuni altri negozi di 
pochi giorni . £ cosi essendo JManni partito^ Do- 
nato con tutti i suoi discepoli e gartoni andato- 
sene al lavoro 9 scantonò a quelle statue a chi le 
•palle ed a chi le braccia talmente y che facendo 
luogo r upa ali altra le accostò insieme > facendo 
apparire una mano sopra le spalle d una di loro* 
£ cosi il giudizio di Donato avendole unitamente 
commesse, ricoperse di maniera Terrore di Nan- 
ni , che murate ancora in quel luogo mostrano 
indizi manifestissimi di concordia e di fratellan- 
sa , e chi non sa la cosa non si accorge di quelL' 
errore. Nanni trovato nel suo ritomo che Donato 
aveva corretto il tutto e rimediato a ogni disor- 
dine, gli rendette grazie infinite, e a lui e suoi 
creati pa^ò la cena di buonissima voglia . Sotto 
S piedi di questi quattro santi uelT ornamento 
d<» tabernacolo è nel marmo di mezzo rilievo 
una storia , dove uno scultore fa un fanciullo 
molto pronto , e un maestro che mura ccn due 
che r aiutano, e queste tutte figurine si veggiono 
molto ben disposte ed attente a quello che (anno. 
Nella faccia di S. Maria del Fiore è di mano del 
medesimo dalla banda sinistra entrando in chie- 
sa per la porta del mezzo uno evangelista , che 
secondo que' tempie ragionevole figura. Stimasi 
ancora , eh*» il S. Lo che è intorno al detto ora- 
torio d'Or 8. Michele , stato fatto fare dall' arte 
de' maniscalchi , sia di mano del medesimo Nan- 



4a paete seconda 

ni, e coA il tabernacolo di marmo ; nei basamen- 
to d *1 quale è da basso in nna storia S. Lo ma- 
niscalco cbe ferra un cayallo indemoniato, tanto 
ben fatto , che ne meritò Nanni molt4 lode ; ma 
in altre opere T avrebbe molto maggiore meri- 
tata e conseguita , se non si fusse morto , come 
fece , giovane . Fu nondimeno per queste poche 
oper« tenuto Nanni ragionevole scultore ; e per- 
chè era cittadino, ottenne molti afficj nella sua 
patria Fiorenza , e perchè in quelli ed in tutti 
gli altri affari si portò come giusto uomo e ra* 
gionevole , fu molto amato . Mori di mal di 
fianco r anno i43o e di sua età quarantttette , 



VITA 

DI LUCA DELLA ROBBIA 

scultohe fiorentino. 

jS acque Luca dalla Robbia scultore fiorenlin© 
r anno i388 nelle case de' suoi antichi, che sono 
•otto la chiesa di S. Barnaba in Fiorenza: e fu in 
quelle alleTato costumatamente, insino a che non 
pure leggere e scrivere, ma far di conto ebbe, se- 
condo il costume de'più deTiorentini, per quan- 
to gli faceva bisogno apparato. £ dono fu dal pa- 
dre messo a imparare l'arte deirorence con Leo- 
nardo di ser Giovanni , tenuto alloi|i in Fiorenza 
il miglior maestro che fusse di queir arte . Sotto 
costui adunque avendo imparato Luca a disegna- 
re ed a lavorare di cera , cresciutogli T animo, si 
diede a fare alcune cose di marmo e di bronzo le 
quali essendodi riuscite assai bene, furono cagio- 
ne che abbandonato del tutto il mestier dell' ore- 
fice egli si diede di maniera alla scultuia, che 
mai faceva altro che tutto il giorno scarpellare 
e la notte disegnare. E ciò fece con tanto studio, 
che mplte volte sentendosi di notte agghiadare 
i piedi, per non partirsi dal disegno si mise perii- 
scaldarli a tenerli in una cesta di bruscioli , cioè 
di quelle piallature che i legnaiuoli levano dal- 
l'asse quando con la pialla le lavorano. Ne io di 
ciò mi maraviglio punto, essendo che ninno nuà 
divenne in Qualsivoglia esercìzio eccellente, il 
quale e caldo e gelo è fame e sete ed altri disagi 
jion cominciasse ancor fanciullo a sopportare; 



4i PARTE SECONDA 

laonde sono coloro d.el tutto ingannati, i quali si 
ayyisano di potere negli agi e con tutti i comodi 
del mondo ad onorati ^radi pervenire ; non dor- 
mendo , ma vegghiimdo e studiando continua-^ 
mente s'acquista. Aveva a mala pena quindici an- 
ni Luca, quando insieme con altri ffio vani scultori 
fu condotto in A.rimini per Tare alcune figure ed 
altri ornamenti di marmo a Sigismondo di Pan- 
dotto Maiatesti Signore di quella città , il quale 
allora nella chiesa di S. Francesco diceva lare 
una cappella y e per la moglie sua già morta una 
sepoltura . Nella quale opera diede onorato sag- 
gio del saper suo Luca in alcuni bassìrilievi che 
ancora vi si veggiono; prima che fusse dagli ope- 
rai di S. Maria del Fiore richiamato a FirenEC^do- 
Te fece per lo campanile di quella chiesa cinque 
storiette di marmo, che sono da quella parte che 
e verso la chiesa , le quali mancavano secondo il 
disegno di Giotto, accanto a quelle dove sono le 
sciense ed arti, che già lece, come si è detto, An- 
drea Pisano. Nella pritna Luca fece Donato che in- 
segna la gramatica, nella seconda Platone ed Ari- 
stotile per la filosofia , nella terza uno che suona 
un liuto per la musica , nella quarta un Tolo- 
meo per l'astrologia, e nella quinta Euclide per la 
geometria . Le quali storie per la pulitezza, gra- 
zia e disegno avanzarono d' assiti le due fotte da 
Giotto, come si dis^e , dove in una per la pittura 
Apelle dipigne, e neir altra Fidia per la scultura 
lavora con lo scarpello. Perlochè i detti operai , 
che oltre ai meriti di Luca furono a ciò fare per- 
suasi da M. Vieri de' Medici allora gran cittadino 
popolare, il quale molto amava Luca, gli diedero 
a fare l'anno i4o5 l'ornamento di marmo del- 
l' organo, che grandissimo faoeya allora far l'ope- 



7 

VITA m ÌMCk DELLA ROBBIA 45 

f» per metterlo Aopra U porta della sagirslìa di 
detto tempio. Della quale opera fece Luca nel Imi* 
sainento in alcune storie i cori della musica che 
in Tarj modi cantano; e yi mise tanto studio e co- 
sì bene gli riuscì quel lavoro, che ancora che sia 
alto da terra sedici hraccia ^ si scorge il goniiare 
della gola di chi canta y il battere <klle mani da 
cbi regge la nmsica in su le spalle de' minori, ed 
in Fomnia diverse maniere di suoni , canti , balli 
ed altre auoni piacevoli che porge il diletto della 
mu^ca . Sopra il cornicione ]toì Ai questo orna- 
mento fece Luca due figur^s di metallo dorate , 
cioè due angeli nudi condotti lyolto pulitameutey 
siccome è tutta l' opera che fu tenuta cosa rara : 
sebbene Donatello che poi lece l'or n amento deU 
r altro organo che è dirimpetto a questo , fece ii 
suo con molto più giudizio e pratica che non 
aveva fatto Luca, <^ome si dirÀ al luogo suo, per 
avere egli queir opera condotta quasi tutta io 
bozze e non finita pulitamente, accioccbé appa» 
risse di lontano assai meglio, come fa, che quella 
di Luca ; la quale sebbene è fatta con buon ditie- 
gno e diligensa, ella fii nondifneno con la sua pu- 
iitezsa e finimento, che Tocobio per la lon^nanza 
la perde e non la scorge bene , come si fa quella 
di Donalo quasi solamente abbozzata . Alla quat 
cosa dcono molto avere avvertenza gli artenci ^ 
perciocché la sperienza fa coj»o6oere che tutte le 
cose che vanno lontane, o siano pitture o stano 
sculture o qualsivoglia altra somigliante cosa, 
hanno più fierezza e maggior forza se sono una 
bella bozza che se sono finite; ed olti^ che la 
lontananza fa quest'eletto , pare anco che iielU 
bozze molte volte, nascendo in un subito dal fu« 
roi*e dellaite, si esprima il suo concetto in pochi 



46 PARTB SECO^TDA 

«K>1pi j e che per contrario lo stento e la trappa 
diligenza alcuna fiata toglie la forza ed il sapere 
a coloro che non sanno mai levare le mani daU 
Fopera che fanno. E chi sa che l'arti del disegno, 
per non dir la pittura solamente , sono alla poe<- 
sia simili , sa ancora che, come le poesie dettate 
dal furore poetico sono le rere e le huone e mi- 
gliori che le stentate , cosi l'opere degli uomini 
eccellenti nell' arti del disegno sono migliori , 
quando sono fatte a un tratto.dalla forza di quel 
fiirore, che quando si ranno ghiribUtando appo- 
co a poco con iste nt ci e con fatica ; e chi ha da 
principio, come si dee avere, nella idea quello che 
vuol fare, cammina sempre risoluto alla perfe- 
zione Con molta agCToiezza. Tuttavia perchè 
gringegni non sono tutti d'una stampa, sono ad- 
cuni ancora, ma rari, che non fanno bene se non 
adagio. E per ticere de'pittori, fra i poeti si dice 
che il reverendissimo e d>ttissimo Bembo penò 
tilora a far un sonetto molti mesi e forse anni , 
se a coloro si può d'edere che raffermano; il che 
non è gran Ditto che avvenga alcuna volta ad aU 
cuTii uomini delle nostre arti. Ma per lo pia è la 
reg:>la in contrario, come si é detto di sopra; co- 
mecché il volgo migliore giudichi una certa deli- 
catezza esteriore ed apparente , che poi manca 
nelle cose essenziali ricoperte dalla diligenza, che 
il buono fatto con i^figione e giudizio,ma non così' 
di fuori ripulito e lisciato. Ma per tornare a Lu- 
ca, finita la detta opera che piacque molto, gli fu 
allogata la porta di bronzo della detta sagrestia; 
nella quale scompartì in dieci quadri,cioè in cinque 
per parte, con fare in ogni quadratura delle can- 
tonate neir oiiiamento una testa d' uomo : ed in 
ciascuna testa variò; facendovi gioirmi , vecchi , 



TITA DI LUCA DELLA ROBBIA 4ff . 

éi mezza etii^ e chi con la barba- e chi raso, ed in- 
somma in diyersi modi tutti belli in quel genere^ 
onde il telaio di quell'opera ne restò ornai issi mo. 
^elle storie poi de'qua^i fece^Nner cominciarmi 
di sopra, la Madonna col figliuolo in braccio con 
bellissima grazia , e nell'altro Gesù Ciisto clic 
cfsce del sepolcro. Disotto a questi in ciascuno dei 
primi quattro quadri è una figura, cioè un Evan- 
gelica, e sotto questi i quattro Dottori della cbie- 
sa cbe in yarie attitudini scrivono . £ tutto que^ 
sto lavoro è tanto pulito e netto , cbe è una ma- 
raviglia, e fa conoscere cbe molto giovò a Luca 
essere stato orefice . Ma perchè fatto egli conto 
dopo queste opere di quanto gli fusse venuto 
nelle mani, e del tempo che in (arie aveya speso, 
conobbe che pochissimo aveva avanzato e che 
la fatica era stata grandissima , si risolvette di 
lasciare il marmo ed il bronzo , e vedere se 
maggior frutto potesse altronde cavare . Perché 
considerando che la terra si lavorava agevolmen- 
te e con poca fatica, e che mancava solo trovare 
un modo, mediante il quale l'opere che di quella 
si facevano si potessono lungo tempo conservare^ 
andò tanto ghiribizzando, cbe trovò modo da di- 
fenderle dall' ingiurie del tempo : perchè dopo 
avere molte cose esperimentato, trovò che il dar 
loro una coperta d' invetiiato addosso , fatto con 
stagno, terraghetta, antimonio, ed altri minerali 
e misture cotte al fìioco d'una fornace apposta , 
faceva benissimo quest'effetto e faceva l'opere di 
terra quasi eterne. Del qual modo di fare , come 
quello che ne fu inventore, riportò lode grandis- 
sima e glie ne avranno obbligo tutti i secoli che 
Terranno. Essendogli dunque riuscito in ciò tutto 
quello cbe <fesiderava, volle che le prime opere 



48 PARTE SBC O HDA 

fossero qaelte che sono nell' arco che è sopra la 
]>orta di bronzo, che egli sotto l'organo di S. Ma* 
ria del Fioi^ aveva fatta per la sagrestia , nelle 
quali fece una Resurresione di Cristo tanto hella 
in quei tempo, che posta su, fu come cosa vera- 
mente rara ammirata. Da che mossi ideiti ope- 
rai, voUono che Tarco della porta deiraltim sagrf;* 
stia , dove aveva fatto Donatello V ornamento di 

Suell'altro organo, fusse nella medesima maniera 
a Luca ripieno di simili figure ed opere di terra 
cotta, onde Luca vi fece un Gesù Cristo che 
ascende in cielo molto hello. Ora non bastando a 
Luca questa bella invenzione tanto vaga e tanto 
utile , e massimamente per ì luoghi dorè sono 
acque,e dove per l'umido o altre cagioni non han- 
no luogo le pitture, andò pensando più oltre , e 
dove faceva le dette opere di terra semplicemen- 
te bianche, vi aggiunse il modo di dare loro il co* 
lore con maraviglia e piacere incredibile d'<»gnu«- 
no. Onde il magnifico Piero di Cosimo de'MdLici, 
ira i primi che facessero lavorar a Luca cose di 
terra colorita, gli fece fare tutta la volta in mezzo 
tondo d'uno scrittoio nel palazzo edificato, come 
si dirà, da Cosimo suo padre, con varie fantasie, 
ed il pavimento similmente, che^u cosa singola- 
re e molto utile per la state. Ed é certo* una ma- 
raviglia, che essendo la cosa allora molto difficile, 
e bisognando avere molti avvertimenti nel cuo- 
cei^ la terra, che Luca conducesse quesli lavori a 
tanta perfezione, che cosi la volta come il pavi- 
mento paiono non di molti ma d'un pezzo solo • 
La fama delle quali opere spargendosi non pui*e 
per Italia ma per tutta l'Europa, erano tanti co- 
loro che ne volevano , che i mercatanti fiorentini 
facendo continuamente lavorare a Luca, con suo 



ynk DI xix:i bzlla i^obbia 49 

moi^ntìie ne mandavano per tutto il mondo . 
£ fwrché egli solo non poteva al tutto supplire, 
levò dallo scarpello Ottaviano ed Agostino suoi 
fi'atelli, e li mise a fiuredi qve^i lavori; itci quali 
€gli insieme con esso loro guadagnavano molto 
più f che insino allora con lo scarpello fatto non 
avevano: perciocc4ii oltre all'opere che di loro 
farono in Frauoia ed Ispagna mandate , lavora- 
rono ancoi'a molte cose in Toscana , e particolare 
«ente al detto Piero de' Modici nella chiesa di 
S. Miniato a Monte la volta della cappella di 
oMurmo , clie posa «opra quattro coionne nel mes- 
so deUa chiesa, iacendovi un jiartimento di ot- 
taogolt bellissimo. Ma il più notabile lavoro che 
in questo genere uaeisse delle mani loro fu nella 
medesima chiesa la volta della cappella di S. la- 
eof>o> dove è sotterrato 41 cardinale di Poi togal- 
lo ; nelia quale, ^ebbene è sen^a spigoli , lecere 
in quattro loodi Bc'eantimii quattro Evangelisti^ 
e uei meftco della volta in un tondo lo Spirito 
Sa Ilio 9 riempiendo il resto de* vani a scaglie che 
^ra«o seeoodo la volta e diminuiscono a poco a 
poco Inalilo al c^tro,* di maniera che non si può 
in quel ^eneve veder meglio, né cosa murata e 
coinnsessa con più diligenui di questa . Nella 
chiesa poi di S. Piero Buonconsiglio sotto mer- 
cato vecchio , fece io un archetto sopra la porta 
hi fioatra donaa con alcuni angeli intorno molto 
vivaci. £ sop^a uaa porta d' una eh iesina vicina a 
h, Pier Maggiore in un tneszo tondo un'altra 
madonna ed sdcuiii angeliche sono tenuti bellis- 
simi . £ nel capitolo similmente di S. Croce, fatto 
dulia iamigliade'Paazi e d' ordine di Pippo di 
ser Brune llesco ^ fece tutti gì' invetriati di ligure 
che dentilo e Ì«Hi vi si veggiono. £d in Ispagna 



5o PA RTE SECONDA 

^i dice che mandò Luca al re alcune figure di 
tondo rilievo molto belle ^ insieme con alcuni 
laroii di marmo . Per Napoli ancora fece in Fio* 
renza la sepoltura di marmo all' Infante fratello 
del duca di Galayria con molti ornamenti d' in- 
Tetriati , aiutato da Agostino suo fratello . 

Dopo le quali cose cercò Luca di trovare il 
modo di dipignere le figui-e e le storie in sul pia- 
no di terra cotta per dar ytta alle pitture, e ne 
fece sperimento in un tondo che è sopra il taber- 
nacolo de 'quattro santi intomo a Or S. Michele, 
nel piano del quale fece in cinque luoghi gl'istm- 
meoti ed insegne dell'arti de' fabbricanti con or- 
namenti bellissimi. E due altri tondi fece nel 
medesimo luogo di rilievo; in uno per l'arte degli 
speziali una nostra Donna , e nell' altro per la 
mercatansia un giglio sopra una balla che ha in- 
torno un festone di frutti e foglie di varie sorte 
tanto ben fatte , che. paiono naturali e non di 
terra cotta dipinta. Fece ancora per M. Benozzo 
Federighi vescovo dì Fiesole nella chiesa di S. 
Branca zio una sepoltura di marmo , e sopra quel- 
la esso Federigo a giacere ritratto di naturade, e 
tre altre mezze figure. E nell'ornamento de' pi- 
lastri di quell'opera dipinse nel piano certi festo- 
ni a mazzi di frutti e foglie si vive e naturali, che 
col pennello in tavola non si farebbe altrimenti 
a olio : ed in vero questa opera è maravigliosa e 
rarissima , avendo in essa Luca fatto i lumi e 
r ombre tanto bene, che non pare quasi che a 
fuoco ciò sia possibile. E se questo artefice fusse 
vivuto più lungamente che non fece, si sarebbo- 
no anco vedute maggior cose uscire delle sua 
mani ; perchè poco prima che morisse aveva co- 
minciato a fare storie e figure dipinte in piano, 



\nk M urei DELLA ROBBIA 5l 

jkìle quali yidi già io alcnnt pezti in casa sua, clie 
mi fanno credere che ciò gli sarebbe agevolmente 
riuscito, se la morte , che quasi sempre rapisce i 
migliori quando sono per fare qualche gioTa- 
mento ai mondo , non 1 ayesse levato prima che 
bisogno non era di vita . 

Rimase dopo Luca, Ottaviano ed Agostino suoi 
fratelli; e d^Agostino nacque un altro Luca che fa 
ne' suoi tempi litteratissimo. Agostino dunque se- 
guitando dopo Luca l'arte, fece in Perugia Vanno 
1461 la facciata di S. Bernardino, e dentroyi tre 
ftoiie di basso rilieyo e quattro figure tonde mol- 
lo ben condotte e con delicata maniera ; ed in 
questa opera pose il suo nome con queste parole } 

AUGUSTim FLOREIITmi LAPICIDA;. 

Della medesima famiglia Andrea nipote di Lu- 
ca layorò di marmo benissimo, come si vede nella 
cappella di S. Maria delle Grazie fuor d'Aresso, 
dove per la comunità fece in un grande ornamento 
di marmo molte figurette e tonde e di messo ri- 
lievo; in un ornamento, dico, a una Vereine di 
mano di Farri di Spinello aretino, il meaesimo 
fece di terra cotta in quella città , la tavola della, 
cappella di Puccio di Magio in S. Francesco, e 
quella della Circoncisione per la famiglia de'Bac- 
ci. Similmente in S. Maria in Grado è di sua mano 
ana tavola bellissima con molte figure , e nella 
compagnia della Trinità all'aitar maggiore è di 
sua mano in una tavola un Dio Padre che sostiene 
con le braccia Cristo crocifisso circondato da una 
moltitudine d'angeli , e da basso S. Donato e S. 
Bernardo ginocchioni. Similmente nella chiesa 
ed in altri luoghi del sasso della Vernia fece molte 
tavole , che si sono mantenute in quel luogo de- 
serto , doye DÌuna pittura né ancne pochissimi 



52 FA&TE SECONDA 

anni si sarebbe consenrata . Lo stesso Aodi^ea la-» 
vorò in Fiorenza tutte le figure che sono nella log- 
gia dello spedale di S. Paolo di terra invetriata 
che sono assai buone, e similmente i putti che fa- 
sciati e nudi sono fra un arco e V altro ne' tondi 
della loggia dello spedale degl' Innocenti , i quali 
tutti sono reramente mirabili, e mostrano la gran 
Tirtù ed arte d* Audi*ea , sensa molte altre ansi 
infinite opere che fece nello spano della sua TÌta, 
che gli durò anni ottantaquattro . Mori Andrea 
r anno i528^ ed io essendo ancor fanciuUoi par- 
lando con esso lui , gli udii dire , anzi gloriarsi , 
d'essersi trovato a portar Donato alla sepoltura, 
e mi ricordo che quel buon vecchio di ciò ragio* 
nando n' aveva vanagloria. Ma per tornare a^uca, 
egli fu con gli altri suoi seppellito in S. Pier Mag- 
giore nella sepoltura di casa loro; e dopo lui nel- 
la medesima fu riposto Andrea, il qual lasciò due 
figliuoli frati in S. Marco stati vestiti dalrev^endo 
fra Girolamo Savonarola, del quale furono sempre 
quei delia Robbia molto divoti, e lo ritrassero in 

Suella maniera che ancora oggi si vede nelle me- 
aglie. Il medissimo oltre i detti due frati ebbe 
tre altri figliuoli, Giovanni che attese all'arte e 
che ebbe tre figliuoli , Marco, Lucantonio, e Si- 
mone che morirono di peste Tanno iSay essendo 
in buona espettazione: e Luca e Girolamo che 
attesone alla scultura . De' quali due Luca fu 
molto diligente negl'invetriati, e fece di sua ma- 
no , oltre a molte altre opere , i pavimenti delle 
logge papali che fece fare in Roma con ordine di 
Raiiaello da Urbino Papa Leone X e quelli an- 
cora di molte camera dove fece l' imprese di quel 
pontefice. Girolamo che era il minore di tutti at- 
tese a lavorare di marmo e di terra e di bronzo. 



TITA DI iJJCk I>Kr.LA ROniA Sì 

e già era, per k coi^correiita dì Iacopo Sansovi^ 
no, Baccio Baikihielliy ed altri maestri de' suoi 
tempii fattosi Talentoomo, quando da alcuni mer- 
catanti iorentini fu condotto in Francia , dove 
fece molte opere per lo re Francesco a Madri , 
luogo non mollo lontano da Parigi, e particolare 
aaeiite un pjEilaéeo con molte figure ed altri orna- 
menti d'una pietra che è come fra noi il gesso di 
Volterra , ma di miglior natura , perché e tenera 

J Bando si laTora , e poi col tempo diventa dura, 
avori ancora dt terra molte cose in Orliens e 
per tutto quel regno fere opere , acquistandosi 
fama e bonissiine facultà . Dopo queste cose ìn- 
* tendendo che in Fiorenza non era rimaso se non 
Luca suo fratello , trovandosi ricco e solo al ser- 
vigio del re Franceaco, condusse ancor lui in quel- 
le parti per lasciarlo in credito e buono avvia- 
mento ; ma il fatto non andò così : perchè Luca 
in poco tempo vi si morì , e Girolamo di nuovo 
ffi trovò solo e senza nessuno de' suoi : perché ri- 
•otutosi di tornare a godersi nella patria le ric- 
chezze che si aveva con fatica e sudore guada- 
gnate, ed anco lasciare in quella qualche memo- 
ria f si acconciava a vivere in Fiorenza T anno 
i553; quando fu quasi forzato mutar pensiero; 
perchè venendo il Duca Cosimo , dal quale spe- 
rava dovere essere con onor adoperato , occupato 
nella guena di Siena , se ne tornò a morire in 
Francia , e la sua casa non solo rimase chiusa e 
la famiglia spenta^ma restò l'arte priva del vero 
modo di lavorare gl'invetriati ; perciocché seb- 
bene dopo loro si è qualcuno esercitato in quella 
joi^di scultura, non è però nìuno giammai a 
gran pezza anivuto all' eccellenza di Luca vcjc- 
chio^ d'Andrea, e degli altri di quella rami({lia- 



54 PARTE SECONDA 

Onde se io mi sono disteso in questa materia forse 
pììk che non pareva che bisognasse^ scusimi ognu- 
no 9 poiché Tayer trovato Luca queste nuove 
sculture , le quali non ebbero, che si sappia, gli 
antichi Romani, richiedeva che , come ho fatto , 
se ne ragionasse a lungo • £ se dopo la vita di 
Luca vecchio ho succintamente detto alcune 
cose de' suoi descende. nti che sono stati insino 
aggiorni nostri, ho cosi fatto per non avere altra 
volta a rientrare in questa materia. Luca dunque 
passando da un lavoro ad un altro, e dai marmo 
al bronzo e dal bronzo alla terra , ciò fece non 
per infingardaggine, né per essere, come molti 
sono, fantastico, instabile, e non contento del-* 
l' arte sua, ma perché si sentiva dalla natura ti- 
rato a cose nuove, e dal bisogno a uno esercizio 
secondo il gusto suo e di manco fatica e più 
guadagno . Onde ne venne arricchito il monoo e 
Farti del diseguo d' un'arte nuova, utile, e bel- 
lissima , ed egli di gloria e lode immortale e per- 
petua . Ebbe Luca Douissimo disegno e grazioso, 
come si può vedere in alcune carte del nostro li- 
bro lumeggiate di biacca , in una delle quali è 
il suo ritratto fatto da lui stesso con molta dili- 
genza , guardandosi in una spera • 




\ 



VITA 
DI PAOLO UCCELLO 

PITTORE FIOlUCllTmO» 



Jr aolo Uccello sarebbe stato il più leggiadro e 
capriccioso inffegno cbe avesse aTiito da Giotto 
ìoqnè r arte della pittura , fé egli si fuf«e affa- 
ticato tanto nelle figure ed animali, quanto egli 
si affaticò e perse trtnpo nelle cose di prospetti-» 
Ta , le quali ancorcbe sieno ingegnose e belle y 
cbi le segue trcjpo fuor di misura getta il tem* 
pò dietro al tempo , affatica la natura , e Tinge-^ 
gno empie di difficultà , e bene spesso di fertile 
e facile lo fa tornar sterile e difficile , e se ne 
cava ( da cbi piA attende a lei cbe alle figure ) 
la maniera secca e piena di profili , il cbe genera 
il Toler troppo minutamente tritar le cose : oltre 
ebe bene spesso si dm nta solitario , strano , ma- 
linconico, e povero, come Paolo Uccello, il 
quale dotato dalla natura d' un ingc gno scfiftico 
e sottile , ncn ebbe altre diletto , cbe d' invffti-P 
gare alcune cose di prosy ettÌTa dilBcili ed im- 
possibili ; le quali ancorcbe capricciose (usuro 
e belle , V impedirono nonrlimono tanto nelle fi- 
gure, cbe poi inveccbiando sempre le fece peg- 
gio. E non è dubbio cbe cbi cun gli studi troppo 
terribili violenta la natura, sebbf ne da un canto 
egli assottiglia V ingegno , tutto quel cbe fa 
non par mai fntto con quella facilità e grazia , 
cbe naturalmente fanno coloro cbe temperata- 
mente con una considerata intelligenza piena di 



56 FARTE SECO. X DA 

giudizio mettono i colpi aluoghi loro, fuggenda 
certe sottilità che più presto recafto addosso 
air opere un non so che di stento , di secco , di 
difiicile) e di cattiva maniera che muove a com- 
passione clii le guarda , piuttosto che a maravi- 
glia ; attesoché i'^ingegno vuol essere affaticato, 
quando V intelletto ha voglia di operare e che 1 
furore é acceso ; percliè allora si vede uscirne 
parti eccellenti e divini , q concetti maraviglioai. 
Paolo dunque andò senza intermettere mai tem- 
po alcuno dietro sempre alle cose deli' arte più 
difficili , tanto che ridusse a. perfezione il modo 
di tirare le prospettive dalle piante de'casamenti 
e da* profili degli edilizj , condotti insino alle 
cime delle cornici e de' tetti y per via dell' inter- 
secare le linee 9 facendo eh' elle scortasstno e 
diminui^ino al centro, per avere prima fermato 
o alto o basso dove voleva .la veduta dell'occhio; 
e tanto insomma si adoperò in queste difficultà., 
che introdusse via , modo, e regola di mettere 
le figure in su' piani dove elle posano i piedi , e 
di tiiauo iu mano dove elle scoilassino , e dimi- 
nuendo a proporzione sfuggissino ; il che prima 
si andava facendo a caso . Trovò similmente il 
modo di girare le crociere e gli archi delle volte, 
lo scortare dc'palchi con gli sfondati delle travi, 
le colonne tonde per far in un canto vivo del 
muro d' una casa eoe nel canto si ripieghino , t 
tirate in prui^ petti va rompano il canto , e lo fac- 
cia per il piano ; per le quali considerazioni si 
ridusse a starsi solo e quasi salvatico senza molte 
pratiche le settimane ed i mesi in casa , senza 
lasciarsi vedere . Ed avvensachè queste fussino 
cose difficili e belle , s'egli avesse speso quel 
tempo nello studio delle figure , ancorché le, fa- 



VITA M MOLO VCCVU.Ò 5f 

I con assai buon disegno, l'avrebbe condotte 
dei tutto perfettifisime ; ma conduuiuiido ìi tnii- 
po in questi ghiribizu, si trovò mentre clic vis- 
se più povero che (amoso . Onde Donatello 
scurtore suo amicissimo gli disse molte volte ^ 
mostrandogli Paolo mazzoccbi a punte e a quadri 
tirati in prospettiva per diverge vedute, e palle a 
aettaiiiadue facce a punte di diamanti, e in ogni 
faccia brucici] avvolti cu per li bastoni e altre 
bizzarrie , in che apendeva e consumava il tem- 
po : Eh Paolo , questa tua prospettiva ti fa la- 
sciare il certo per V incerto: queste hono cose 
che non servono se non a questi che fanno le 
tarsie ;perbiocchè' empiono i fregi di biiicioli , 
di chiocciole tonde e quadre, e d' altie cose si- 
mili . Le pitture prime di Paolo furono in fresco 
in una nicchia bislunga tirata in prospettiva 
nello spedale di Lelmo,cioè un S. Antonio Abate 
e S. Cosimo e Damiano che lo mettono in jwez- 
zo. In Annalena monastero di donne fece due 
figure; e in S. Trinità sopra alla porta sinistra 
dentro alla chiesa % in fresco storie di S. France- 
sco, cioè il ricevere delle stimate , il riparare 
•Ha chiesa reggendola con le spalle , e lo abboc- 
carsi con S. Domenico. Lavoro ancora in S. Ma- 
ria Maggiore in una cappella allato alla porta del 
fianco che va a S. Giovanni dove è la tavola e 
predella di Masaccio una Nunziata in fresco , 
nella qual fece un casamento degno di conside- 
razione , e cosa nuova e difficile in quei tempi , 
per essere stata la prima che si mostrasFe con 
bella maniera agli artefici , e con grazia e pro- 
porzione mostrando il modo dì fare sfuggire le 
linee, e fare che in un piano lo spazio che è poco 
e piccolo acquisti tanto ; che paia assai lontano 



58 PARTE SECONDA 

e largo y e coloro che con giud^ìo sanno a qvte^ 
sto con grazia aggiugnere l'ombre a*8u>i luoghi 
ed i lumi con colori , fanno senza dubbio cne 
l'occhio s' insanna , che pare che la pittura sia 
TÌTa e di riliero . E non 2j;li bastand) questo , 
Tolle anco mostrare maggiore difficultà in alcune 
colonne che scortano per Tia di prospettiva y le 
quali ripiegandosi rompono il canto vivo della 
volta' d 3Ve sono i quattro Evangelisti , la qual 
cosa fu tenuta bella e difficile ; ed in vero Paolo 
in quella professione fu ingegnoso e valente • 
Lavorò anco in S.Miniato fuor di Fiorenza in un 
chiostro di verdeterra ed in parte colorito le vite 
de' santi Padri , nelle quali non osservò molto 
r unione di fare d'un solo colore 9 come si deono 
le storie ; perchè fece i campi azzurri , le città di 
color rosso , e gli edificj variati secondo che sii 
parve ; ed in questo mancò , perchè le cose cne 
si fingono di pietra non possono e non deono es-> 
aere tinte d* altro colore. Dicesi che mentre Pao- 
lo lavorava questa opera, un abate che era allora 
in quel luogo, gli faceva mangiar quasi non altro 
che formaggio. Perchè essend )gli venuto a noia, 
deliberò Paolo, come timido ch'egli ei'a , di non 
vi andare piò a lavorare ; onde facendolo cercar 
l'abate , quando sentiva d'>mandarsi da' frati non 
voleva mai essere in casa ; e se per avventura 
alcune coppie di quell'ordine scontrava per Fio- 
renza , si dava a correre quanto piò poteva da 
essi fuggendo . Per il che due di loro piò curiosi 
e di lui piò giovani lo raggiunseri un giorno, e 
gli domandarono per qual cagione egli non tor* 
nasse a finir V opera cominciata , e perchè veg- 
gcndo frati si fuggisse ? Rispose Paolo : Voi mi 
avete rovinato in modo ^ che non solo fuggo da 



yiTk DI PAOLO UCCELLO 5$ 

T0Ì9 ma non posso anco praticare né passare do* 
Te siano legnaiuoli , e di tutto è stato causa la 
poca discrezione dell' abate vostro , il quale fra 
torte e minef>tre fatte sempre con caci'» ini ha 
messo in corpo tanto ibrmaggio^clie io ho paura, 
essendo già tutto cacio , di non esser messo in 
opera per mastrice ; e se più oltre continuassi , 
non sarei più forse Paolo , ma cacio. I frati par- 
titi da lui con risa grandissime dissero ogni cosa 
all' abate , il quale fattolo tornare al lavoro , gli 
ordinò altra vita che di formaggio . Dopo di- 

Jinse nel Carmine nella cappella di S. Girolamo 
e' Pugliesi il dossale di S. Cosimo e Damiano . 
In casa de* Medici dipinse in tela a tempera al- 
cane storie di animali , de' quali sempre si dilet- 
tò , e per farli bene vi mise grandissimo studio ; 
e cbe è più j tenne sempre per casa dipinti uc- 
celli y gatti y e cani, e ci' ogni sorta di animali 
strani che potette aver in disegno, non potendo 
tenerne de vivi per esser povero ; e perchè si 
dilettò più degli uccelli che d'altro, fu cognomi- 
nato Paolo Uccelli . £ in detta casa fra. V altre 
storie d' animali fece alcuni leoni che combat- 
tevano fra loro, con movenze e fierezze tanto 
terribili che parevano vivi . Ma coe^a rara era 
fra l'altre una storia , dove un serpente combat- 
tendo con un leone mostrava con movimento 
gagliardo la sua 6erezza ed il veleno che gli 
schizzava per bocca e per gli occhi , méntre una 
contadinella eh 'è presente gu^'rda un bue fatto 
in iscor^o bellissimo , del quale i^'è il disegno 
proprio di mano di Paolo nel nostro libro de' di- 
segni ; e similmente della villanella tutta piena 
di paura ed in atto di correre , fuggendo dinanzi 
9. quegli animali. Sono vi similmente certi pastori 



6» PARTE SEC ONDA 

molto naturali , ed un paese che fu tenuto coaa 
molto bella nel suo tempo, e nell* altre tele fece 
alcune mostre d' uomini d' arme a carallo di 
que' tempi con assai ritratti di naturale . Gli fa 
tatto poi allogagi.'me nel chiostro di 8. Maria 
Novella d alcune storie: le prime delle quali so- 
no quandi) s* entra di chiesa nel chiostro : la 
creazion degli animali con rario e infinito nu- 
mero d' acquatici , terrestri, e rotatili. £ perchè 
era capricciosissimo e, come si è detto , si dilet^ 
tava grandemente di far bene gli animali ^ mo* 
strò in certi leoni che si rogliono mordere quan- 
to sia di superbo in quelli , ed in alcuni cervi e 
daini la velocità ed il timoi^ ; oltre che sono gli 
uccelli ed i pesci con le penne e squamme vivis^ 
simi ; fecevi la creazione dell'uomo e della fem*< 
mina , ed il peccar loro con bella maniera , af- 
faticata e ben condotta . Ed in questa opera si 
dilettò far gli alberi di colore , i quali allora 
non era costume di f^r molto bene: cosi ne' paesi 
egli fu il primo che si guadagnasse nome fra i vec- 
chi di lavorare e quelli ben condurre a più per- 
fezione y che non avevano fatto gli altri pittori 
innanzi a lui ; sebbene di poi è venuto chi gli ha 
fatti più perfetti : perché con tanta fatica non 
potè mai aar loro quella morbidezza né quella 
unione che è stata data loro a' tempi nostri nel 
colorirli a olio . Ma fu ben assai che Pàolo coti 
r ordine della prospettiva gli andò diminuendo 
e ntraendo , come stanno quivi appuntò , facen- 
dovi tutto quel che vedeva , cioè campi , arati, 
fossa ti, ed altre minuzie dellanatura cbeihqaella 
sua maniera secca e tagliente ; laddove se egli 
avesse scelto il buono delle cose , e messo in 
opera quelle parti appunto che tornano beat i^ 



VITA DI PAOLO CCCETJ.O G» 

piUtt)*a y «irebboiio «tati del tutto perfettis^tInì• 
Finito eh' ebbe questo , lavorò nel medesimo 
ehiostro sotto due storie dì mano d'altri , e più 
basao feee il diluvio con V arca di Noe , ed in 
essa con tanta felica e con tant'arte e diligensa 
lavorò i morti , la tem pesta , il furore de' venti y 
i lampi delle saette, il troncar degli alberi y e la 
paura degli uomini , cbe piik non si può dire. Ed 
in iscorio fece in prospettiva un morto al quale 
un corbo gli cava gli occhi , ed un putto anne* 
gato y che per aver il corpo pieno d' acqua fa di 
quello un arco grandissimo. Dimostrovvi ancora 
varj affetti umani j come il poco timore de IT ac- 
qua in due cbe a cavallo combattono , e V estre-> 
ma paura del morire in una femmina e in un 
maschio che sono a cavallo in su una bufola , la 

rie per le parti di dietro empiendosi d' acqua y 
disperare in tutto coloro di poter salvarsi : 
opera tutta di tanta bontà eA ecoel lenza , che gli 
acquistò gi*andissima fama . Diminuì le figure 
ancora per via di linee in prospettiva , e fece 
maEzocchi ed altre cose in taT opera certo bel- 
lissime . Sotto questa storia dipinse ancora Tine- 
briazione di Noe col dif^pregio di Cam suo figliuo- 
lo , nei quale ritrasse Dello pittore e scultore 
fiorentino suo amico , e ^em e lafet altri suoi fi- 
gliuoli che lo ricuoprc no , mostrando espo le sue 
vergogne . Fece quivi parimente in prospettiva 
una botte cbe gira per ogni lato , cosa tenuta 
molto bella ; e cosi una pergola piena d' uva , i 
cui legllamidi piane squadrate vanno diminuen- 
do al punto ; ma ingannossi , perchè il dimi- 
nuire del piano di sotto , dove posano i piedi 
le figure^ va con le linee della pergola, e la bot- 
te non va con le medesime linee che sfuggono ; 



62 PARTE SECONDA. 

onde mi sono marayìgUato assai , che ubo tanto^ 
accurato e diligente facesse un errore cosi nota<* 
bile . Feceyi anco il sacrifizio con V arca aperta 
tirata in prospettiva con gli ordini delle stanghe 
neir altezza partita per ordine y dove gli uccelli 
stavano accomodati , i quali si veggono uscir 
fuora volando in iscoilo di più ragioni j e nell' a- 
na si vede Dio Padre che appare sopra al sagri- 
fìzio che fa Noè con i figliuoli; e questa di quante 
figure fece Paolo in questa opera è la più diffi- 
cile; perchè vola col capo in scorto verso il mu- 
ro , ed ha tanta forza , cne pare che il rilievo di 
quella figura lo buchi e lo sfondi . Ed oltre ciò 
ha quivi Noè attorno molti diversi ed infiniti 
animali bellissimi . In somma diede a tutta que- 
sta opera morbidezza e grazia tanta , che eli' è 
senza comparazione superiore e misliore di tutte 
r altre sue , onde fu non pure allora , ma oggi 
grandemente lodata . Fece in S. Maria del Fioi'e 
per la memoria di Giovanni Acuto inglese capi* 
tano de' Fiorentini, che era morto V anno 1893 , 
un cavallo di terra verde tenuto bellissimo e di 
grandezza straordinaria , e sopra quello V im- 
magine di esso capitano di chiaroscuro di color 
di verde terra, in un quadro aito braccia dieci 
nel mezzo d* una facciata della chiesa, dove tirò 
Paolo in prospettiva una gran cassa da morti , 
fingendo ch^ '1 corpo vi fusse dentro ; e sopra vi 
pose r immagine di lui armato da capitano a 
cavallo . La quale opera fu tenuta , ed è ancora 
cosa bellissima per pittura di quella sorta ; e se 
Paolo non avesse fatto che quel cavallo muovo 
le gambe da una banda sola , il che naturalmen- 
te I cavalli non fanno , perclìè cascherebbono 
( il che foi^e gli avvenne, perchè non era avvezzo 



VITA DI PAOLO UCCELLO 63 

a caTalcare , ne pratici con caTallì y come con 
gli altri animali ) y sarebbe questa opera perfet- 
tissima ; perché la prospettiva di quel cavallo 
che è grandissimo; è molto bella; enei basamen- 
to vi sono queste lettere : PAULl urcEixi OPUS . 
Fece nel medepimo tempo e nella medesima eli io- 
sa di colorito la sfera dell' ore sopra alla porta 
principale dentro la cbiesa , con quattro teste 
ne' canti colorite in fresco . Lavorò anco di co- 
lore di verde terra la loggia che e volta a ponente 
sopra r orto del nionasterio diagli Angeli y cioè 
sotto ciascun' arco una stòria de' fatti di S. Be- 
nedetto Abate,edellepiù notabili cose della sua 
vita insino alla morte ; dove fra molti tratti che 
vi sono bellissimi , ve n'ha uno dove un mona- 
stei'io per opera del demonio rovina , e sotto i 
sassi e legni rimane un frate moi*to. ^è è manco 
notabile la paura d*un altro monaco , che fug- 
gendo ha i panni che girando intomo all'ignudo, 
svolazzano con bellissima grazia ; nel che destò 
in modo l'animo agli artefici , che eglino hanno 
poi seguitato sempre questa maniera . E' bellis-» 
sima ancora la fie^ra eli S« Benedetto , dove egli 
con giiivitik e aevozione nel cospetto de' suoi 
monaci risuscita il frate morto . Finalmente in 
tutte quelle storie sono tratti da essere conside- 
rati , e massimamente in certi luoghi y dove sono 
tirati in prof^pettiva in fino agii embrici e tegoli 
del tetto .E nella morte di 8. Benedetto, mentre 
i suoi monaci gli fanno 1' esequie e lo piangono, 
sono alcuni infermi e decrepiti a vederlo molto 
beili . E' da considerare ancora che fra molti 
amorevoli e divoti di quel santo vi è un monaco 
vecchio c9ki due grucce sotto le braccia y nel 
quale si vede un affetto mirabile ; e forse spe* 



i>4 PARTE SECOITDA 

ratiKu di riaver La sanità . In questa opera nott 
»on(> pacM ili colore né molti casamenti o pro^ 
spettile difficili , ma sì bene gr<in disegno e del 
buono assai . In molte case di Firenze sono assai 
quadri in prospettiva per vani di tettucci , letti , 
ed altre cose , piccoli di mano del medesimo; ed 
in Gualfonda paiticolarmente nell* orto , che era 
de' Bartolini e in un terrazzo, di sua mano quat- 
tro storie in legname piene di guerre, cioè cavalli 
e uomini armati con portature di que' tempi 
bellissime ; e fra gli uomini è ritratto Fao lo Or- 
sino y Ottobuono da Parma , Luca da Canale , e 
Carlo Malatesti Signor di Ri mini y tutti capitani 
generali di quei tempi . E i detti quadri furono 
a' nostri tempi , perché erano guasti ed avevano 
patito , fatti racconciai'e da Giuliano Bugiardini, 
che piuttosto ha loro nociuto che giovato . Fu 
condotto Paolo da Donato a Padova , quando vi 
lavorò > e vi dipinse nell* entrata della casa d^t* 
Vitali di verde teira alcuni giganti che , secondo 
ho trovato in una lettera latina che scrive Giro- 
lamo Campagnolo a M. Leonico Tomeo filosofo, 
sono tanto belli, che Andrea Mantegnane fiìceva 
grandissimo conto • Lavorò Paolo in fresco la 
volta de' Peruzzi a triangoli in prospettiva , ed 
in su i cantoni dipinse nelle quadratui*e i quat- 
tro elementi > ed a ciascuno lece un animale a 
proposito : alla teiTa una talpa , all'acqua un 
pesce , al fuoco la salamandra , ed all' aria il ca- 
maleonte che ne vive e piglia ogni colore . £ 
perché non ne aveva mai veduti , fece un cam- 
mello che apre la bocca ed inghiottisce aria , 
empiendosene il ventre : simplicita certo grai»- 
dissima , alludendo per lo nome del^ammelloa 
un animale che è simile a un ramarro secco e 



TIT4 DI FAOLO UCCVLLO 65 

«le«oH>9 eòi ftreitna bestiaccia disadatta e gran^ 
dc^. Orandì (iirtoiio Teramente le faiicfae di Paolo 
nellli'pittuni , avendo diaecnato tanto^cbe lasciò 
tf stioi parenti , secondo che da loro medesimi 
bo ritratto , le casse piene di disegni . Ma sel>. 
liiien« il disegnare è assai y meglio'é nondimeno 
DEt(*tteite in opei^ poiché hanno maggior Tita 
r opcflN! che le carte disegnate . E sebbene nel 
iMMtro'libTo de* disegni sono assai cose di figare, 
di proapHiire , d'uccelli , e d' animali belli a 
maraviglia , di tutti è migliore un maxcoccbio 
tirato con linee sole tanto bello y che altro ch« 
lapRciensa di Fbi^Io non T avrebbe condotto . 
Amò Paulo, sebbene era persona stratta, la virtù 
degli artefici suoi ; e percnè ne rimanesse ai po- 
steri memoria , ritrbsse di sua mano in una ta- 
^a lunga cinque uomini segnalati , e la teneva 
ì« easa per meincria loro: V uno era Giotto pit- 
tore , per il lume e vrincipio dell'arte ; Filippo 
4K serBiiinnelleschi il s€^condo per l'architettura; 
Donatello per la scultura ; e se stesso per la 
prospettiva ed ammali ; e per la mattematlca 
Giovanni Manetti suo amico, col quale conferiva 
assai e ragionava delle cose di Euclide . Dicesi 
lAie essendogli dato a fare sopra la porta di S. 
Tofnmaso in mercato vecchio lo stesso santo , 
che a Cristo cerca la piaga , che egli mise in 
qtH^ir opera tutto lo studio che seppe , dicendo 
che voleva mostrar in quella quanto val^a e 
sapeva ; e così fece fare una serrata di tavo- 
le, acciò nessuno potesse vedere l'opera sua 
se non quando fusse finita . Perchè scontrandolo 
un giorno Donato tutto solo , gli disse : £ che 
opera sia questa tua , che cosi serrata la ti('ni ? 
Al qual rispondendo Paolo disse : Tu vedrai , t 
Voi. IL 5 



tì6 P ARTK SCCON DA 

basta . Non lo volle astringer Donato a dir pia 
oltre, pensando, come era solito , vedere , quan- 
do fosse tempo , qualche miracolo . Trovandosi 
poi una mattina Donato per comperar irutte in 
mercato vecchio , vide Paolo che scopriva 1' o- 
pera sua ; perchè salutandolo cortesemente fa 
dimandato da esso Paolo , che coriosamente de- 
siderava udirne il giudizio suo , quello che eli 
paresse di quella pittura . Donato, guardato cne 
ebbe 1* opera ben bene , disse : Eh Paolo, ora 
che sarebbe tempo di coprire , e tu scuopri . Al- 
lora contristandosi Paolo grandemente , si senti 
avere di quella sua ultima fatica molto più bia- 
simo , che non aspettava di averne lode ; e non 
avendo ardire , come avvilito, d' uscir più fuora, 
si rinchiuse in casa , attendendo alla prospetti- 
va , che sempre lo tenne povero ed intenenrato 
ìosino alla morte .E cosi divenuto vecchissimo, 
e poca contentezza avendo nella sua vecchiaia , 
si morì r anno ottantatreesimo della sua vita nel 
1432, e fu sepolto in S. Maria Novella. 

Lasciò di se una figliuola che sapeva disegna- 
re , e la moglie , la qual soleva dire che tutta la 
notte Paolo stava nello scrittoio per trovar i ter- 
' mini della prospettiva , e che quando ella lo 
chiamava a dormire , egli le dieeva : Oh che 
dolce cosà è questa prospettiva! Ed in vero s'ella 
fu dolce a lui , ella non fu anco se non cara ed 
utili per opera sua a coloro che in quella sk sono 
dopo lui esercitati . 




■'■'V: ir.it '^iv-i 



VITA 
DI LORENZO GHIBERTI 

PITTOR FIORENTINO. 

Xl on è dubbio y cbe in tutte le città coloro che 
con qualche TÌrtù vengono in qualche fama fra 
gli uomini, non siano il più delle volte un santis* 
Simo lume d'esempio a molti che dopo lor nasco- 
no ed in quella medesima età vivono, oltra le lòdi 
infinite e lo straordinaria premio eh' essi viven- 
do ne riportano. JNé è cosa che più desti gli ani- 
mi delle genti e faccia parere loro men faticosa 
la disciplina degli studi, che V onore e 1' utilità 
che si cava poi dal sudore delle virtù; percioc- 
ché elle rendono facile a ciascheduno ogni im- 
presa difficile, e con maggiore impeto fanno 
accrescere la virtù loro, quundo con le lode del 
mondo s' inalzano. Perche infiniti che ciò sento- 
no e veggono sì mettono alle fatiche, pervenire 
in grado di meritare quello che veggono aver 
meritato un suo compat riotta, e per questo anti- 
camente o si premiavano con ricchezze i virtuo- 
si, o si onoravano con trionfi ed immagini. Ma 
perchè rade volte è che la virtù non sia perse- 
guitata dair invidia, bisogna ingegnarsi, quanto 
si può il più, eh' ella sia da una estrema .eccel- 
lenza superata, o almeno fatta gagliarda e forte 
a sostenere gì' impeti di quella, come ben sep- 
pe e per meriti e per soitc Lorenzo di Cione Gm- 
ncrti, altrimenti di Bartoluccio, il quale meritò 
da Donato scultore e Filippo Brunellesvhi ar-^ 



68 ^AATS ftBCOlVDA 

clùtetto e scaltore, eccellenti artefici, essere po- 
sto nel luoffo loro, conoscendo essi in rerità, aiw 
Cora che il senso gii strignesse forse a fare U 
contrario, che Lorenzo eì'a mialiore maestro di 
loro nel getto. Fu veramente ciò gloria di quel- 
li e confusione di molti, i quali presumendo di 
se si mettono in opera ed occupano il luogo del- 
r altrui rirtù, e non facendo essi frutto alcuno, 
ma penando mille anni a fare una cosa , sturbano 
ed opprimono la scienza degli altri con maligni- 
tà e con invidia. Fu dunque Lorenzo figliuofo di 
Bartoluccio Ghibei*ti,e dai suoi primi anni impar ò 
V arte dell' orefice col padre, il quale era eccel- 
lente maestro e gì' insegnò quel mestiere, il qua- 
le da Lorenzo fu preso talmente, eh' egli lo fa- 
ceva assai meglio ohe 1 padre. Ma dilettandosi 
molto pi& dell' arte della scultura e del disegno, 
maneggiava qualche volta colori, ed alcun' altra 
gettava figurette piccole di bronzo,e le finiva con 
molla grazia. Dilettossi anco di contraffare i co- 
ni delle medaglie antiche^ e di naturale nel suo 
tempo ritrasse molti suoi amici. E mentre egli 
con Bartoluccio lavorando cercava acquistare in 
quella professione,venne in Fiorenza la peste l'an* 
no i4oo, secondo che racconta egli medesimo in 
un libro di sua mano dove ragiona delle cose del« 
r arte, il quale è appresso al R. M . Cosimo Bar- 
toli gentiluomo fiorentino: alla quale peste ag- 

Jiuntesi alcune discordie civili ed altri travagli 
ella città, gli fu forza partirsi ed andarsene in 
compagnia d' un altro pittore in Romagna, dove 
in Àrimini dipinsero al signor Pandolfo Malate-* 
sti una camera e molti altri lavori, che da lor fu- 
rono con diliffcnza finiti e con sodisfazione di 
quel signore, che ancora giovanetto si dittttava 



yiTA m IX»SVZO GBIBULTI Og 

RÌ delle COM del difegno. Non restando perciò 
hi quel mentre Lorenso di studiare le cose del 
disegno né di lavorare di rilieyo cera, stucchi , ed 
altre cose simili, conoscendo egli molto bene che 
si fatti rilieri piccoli sono il disegnare degli scul- 
tori, e ciire sensa cotale disegno non si può da lo- 
ro condurre alcnna cosa a perfe sione. Ora non 
essendo stato molto fuor della patria cessò la pe- 
sUlenca, onde la signoria di Fiorenza e l'arte dei 
mercatanti deliberarono ( avendo in quel tenipo 
la scultura gli artefici suoi in eccelienca, così fo- 
restieri come Fiorentini ) che si dovesse, come 
si era già molte volte ragionato, fare V altrp due 
porte di S. Giovanni, tempio antichissimo e prin- 
cipale di quella città. E ordinato fra di loro che 
si facesse intendere a tutti i maestri che erano te- 
nuti migliori in Italia , che comparìssino in Fio- 
rensa per fare esperimento di loro in nna mostra 
d'una storia di bronco, simile a una di quelle che 
già Andrea Pisano aveva fatto nella prima por- 
ta, fìi scrìtto questa deliberazione da Bartoluccio 
a Lorenzo che in Pesaro lavorava, confortandolo 
a tornare a Fiorenza a dar saggio di se: che que« 
sta era una occasione da farsi conoscere e da mo- 
strare r ingegno suo: oltra che e' ne traorebbe 
si fatto utile, che né T uno né V altro arebbono 
mai più bisogno di lavorare pere. Moasero V ani- 
mo di Lorenzo le parole di Bartoluccio di manie- 
ra 9 die quantunque il signor Pandolfb ed il 
pittore e tutta la sua corte gli facessìno carezze 
-grandissime, prese Lorenzo da quel signore li- 
•cenza e dal pittore, i quali pur con fatica e di- 
spiacere loro io lascinron partire , non giovando 
me promesse né accrescere provvisione, parendo 
a Loranzo ognora milk anni di tornare aFioren- 



.70 F A R T B S E C O N Ar 

ZB» partitosi dunque, felicemente alla sua patrjif 
si ridusse. Erano già comparsi molti forestieri, e 
fattosi conoscere a'consoli deli' arte, da'qualifur- 
rono eletti di tutto il numero sette maestri, tre 
Fiorentini e gli altri Toscani, e fu ordinato loro 
una provvisione di danari, e che fra un anno cia- 
scuno dovesse aver finito una storia di bronco del- 
la medesima grandezza cli'ei*aDO quelle della 
prima porta per saggio. Ed elessero che dentro 
si facesse la storia quando A braam sacrifica Isac 
suo figliuolo, nella quale pensarono dovere avere 
i detti maestri,Ghe nM>sti*are quanto alle difficultà 
dell'arte, per essere storia che ci va dentro paesi, 
ignudi, vestiti , ed animali , e si potevano far le 
prime figure di rilievo e le seconde di meszo e le 
terze di basso. Furono i concorrenti di questa ope- 
ra Filippo di ser Brunellesco, Donato e Lorenzo 
di Bartoluccio Fiorentini, e Iacopo dalla Quercia 
sanese, e Niccolò d'Arezzo suo ci-eato, Francesco 
di Vandabrina, e Simone da Colle detto de'bron- 
zi, ì quali tutti dinanzi a* consoli premessero da- 
re condotta la storta nel tempo detto. E ciascuno 
alla sua dato principio , con ogni studio e dili- 
genza mettevano ogni lor forza e sapere per pas- 
sare d* eccellenza V un l'altro , tenendo nascoso 
quel cbe facevano segretissimamente per non 
raffrontare nelle cose medesime. Solo Lorenzo ^ 
che aveva Bartoluccio che lo guidava e gli faceva 
far fatiche e Inolti modelli innanzi che si risol- 
vessino di metterne in opera nessuno , di conti- 
nuo menava i cittadini a vedere , e talora i fore* 
8tiei*i che passavano, se intendevano del mestiero, 
per sentire l'animo loro; i quali pareri furon 
cagione eh' egli condusse un modello molto ben 
lavorato e senza nessun difetto. £ così fatte It 



YltA DI lX>KnrZO GIIIBCftTI 71 

liKtee e pittatolo di broDso , Tenne benissimo ; 
onde egli con Bartoinccio suo padre lo rinettò 
con amore e pasienza tale, che non si poteva con«- 
diirre n^ finire meglio . £ venuto il tempo che n 
'aveva a vedere a paragone, fu la sua e le altre di 
quei maestri finite del tutto e date a giudizio del- 
l'arte de'mercatanti. Perché vedute tutte da'con- 
soU e da molti altri cittadini , furono diversi i 
pareri che si fecero sopra di ciÀ . Erano concorsi 
ui Fiorenza molti forestieri, parte pittori e parte 
scultori, ed alcuni orefici, i quali furono chiamati 
dai consoli a dover dar giudizio di queste opere 
insieme con gli altri di quel mestiere che abitava* 
no in Fiorenza.Il qual numero fu di trentaquat- 
trò persone , e ciascuno nella sua arte peritis- 
simo; e quantunque fustino in fra di loro ditfe« 
renti dì parere , piacendo a chi la maniera di uno 
a chi quella di un altro , si accordavano nondime* 
no che Filippo di ser Brunellesco e Lorenzo di 
Bartoluccio avessino e meglio e più copiosa di 
-figure migliori composta e finita la storia loro che 
non aveva fatto Donato U sua , ancora che anco 
in quella fusse gran dise|^no . In «pel la di Iacopo 
dalla Quercia erano le figure buone, ma non 
avevano finezza , sebben erano fatte con 'disegno 
e diligenza . L'opera di Francesco di Vanda- 
brina aveva buone teste ed era ben rinetta, ma 
^era nel componimento confusa. Quella dì Si- 
mon da Colle era un bel getto , perché ciò fare 
era sua arte , ma non aveva molto disegno . Il 
saggio di Niccolò di Arezzo, che era fatto con 
buona pratica , aveva le figure tozze ed era mal 
rinetto . Solo quella storia che per sagcio fece 
Lorenzo, la quale ancora si vede dentro alrudien- 
za dell' arte de* mercatanti , era in tutte le par- 



72 FARTE S;BCOirDf 

ti perfettissima: aTQf» tutta l'op^ppa disefpia^ 
€d era benbsimo composta ; le figure di auella 
maniera erano svelte e &tte con graaia ed atti- 
tudini bellissime, ed era finita con tanta dilig^n.- 
sa , che pareva iktta non di getto e rinetta con 
ferri 9 ma col fiato. Donato e Filippo visto iadif 
ligensa che Liorenso aveva usata nell' opera sua^ 
si tiraròn da un canto 9 e .{«irlando fra loro, ri- 
solverono che r opera dovesse darsi a Lorenao; 
parendo loro che il pubblico ed il privato sair^bbe 
meglio servito , e Lorcnao assendo giovanetto , 
che non passava venti anni, avrebbe nello eser*- 
citarsia fare in quella prufesfiione que 'frutti mag- 
giori che prometteva la bella storia , che egli a 
giudiaio loro aveva più degli altri eccellente- 
mente condotta, dicendo che sarebbe stato piut- 
tosto opera invidiosa a levargliela , che non era 
virtuosa a {arigliela avere • 

Gominciancio dunque Lorena l'opera di quel- 
la porta per quella clie è dirimpetto ali ' open» di 
S. Giovanni , fece per una parte di quella un te» 
laio grande di legno quanto aveva a esser ap- 
punto f scorniciato e con gli ornamenti delle te- 
ste in su le quadi^ture intorno allo sparti mento 
de vani delle storie» .e con que' fregi ciàe a«dava«> 
no intorno . Dopoifatta e secca la forma con ogni 
diligenxa in una stanza ohe aveva compro di- 
rimpetto a S. Maria Nuova, dove è oggi lo spe- 
dale de'tessitori che si chiamaTA l'Aia , feoe una 
fornace grandissima, la quale mi ricordo avjer 
veduto, e gettò di metallo il detto telaio. Ma .co» 
me volle la sorte non venne bene; perché 4)oiio- 
seiuto il disordine , senza perdersi d'animo o sgo- 
mentarsi , fatta l'altra forma con prestezza senza 
ohe niuno lo sapesse , lo rigettò e venne beniisU 



yiTk W LOlXinEO GUBIETI fi 

Me. OnSe woà aoSò Mgaitaiido tutta ropera, get- 
tando «ciatcttna ftoria 4a |»er «e y e rìmetteiioole 
iMAte ftb'ei'ano al luogo ano. E lo apartimenta 
deirktarìe fu ainiiiea quello cbe aveTa già fatto 
Andrea Pisano nella ^ina porta che gli dit»egni 
Gifitto^ iaceDdovi 'venti atorie del Teatamente 
auoro^ ed in -otto vani fimìli a quelli leguitando 
le fdeMe istorie . Da pie Hece i quattro £yangeii8ti 
due fìer «porta , e con i quattro dottori della chic- 
aa «el fuedeaimo laodo, i quali sono differenti fra 
Invadi attitudini edi panni : chi scrive, chi legge, 
altri ffiensa , e vamti l'un dall' altro si mostrano 
netta W pronteaza moka ben condotti. Oltre che 
nel 'telaio deironaamento riquadrato a (quadri 
intorno alle storie ir* é una fregiatura di foglie 
duellerà e d'altre ragioni trameczate poi da cor- 
nici , ed in a» ognitoantonata una testa d'uomo o 
di feumina tutta toaida figurate per profeti e si- 
liiUe f cbe aono molto belle e nella loro Tarietà 
mostrano la bontà dell'ingegno di Lorenao. So- 
fra i Dottori ed ETangelisti^ià detti ne'quattro 
quadri da pie seguita dalla banda di verso S. Ma- 
ria del Fiore il priucipio; e quivi nel primo qua- 
dro é r Annunziaaione di nostra Donna y dove 
^li finse neirattitudine di essa Vergine uno spa- 
vento ed un subito timore storcendosi con graaia 
j>er la venuta dell'Angelo. Ed a lato a questa 
lece il naacer di Cristo y dnve é la nostra Donna 
che avendo partijrito sta a giacere riposandosi ; 
ewi Giuseppe che contempla i pastori e gli an- 
geli cbe cantano . Nell'aHra a lato a questa, cbe 
e raltra parte della porta , a un medesimo nari 
seguita la storia della venuta de* Magi, e il loro 
adorar Cristo dandogli i tributi, dov' è la corte 
dm li aefuita con^avidliad altvi«rne«i fatta con 



74 PARTB sccaiTtf A 

grande ingegno . E cosi allato a questa è il gaù 
disputare nel tempio fra ì dottori , nella quale è 
non meno espressa i ammirazione e Tudienza che 
danno a Cristo i dottori, che lallegrezza di Ma-' 
ria e Giuseppe ritroTandolo . Seguita sopra que- 
tte, ricominciando sopra l' Annunziazione, la sto- 
ria del battesimo di Cristo nel Giordano da Gio-» 
▼anni , dove si conosce nreg^l atti loto la riTerenza 
dell'uno e la fede dell' altro. Allato a questa 
seguita il diavolo che tenta Cristo, che spaventato 
per le parole di Gesù fa un'attitudine spaventosa, 
mostrando per quella il conoscere che egli è fi- 

fliuolo di Dio. Allato a questa nell'altra banda 
quando egli caccia del tempio i venditori, 
mettendo loro sottosopra gli argenti , le vittime, 
•le colombe , e le altre mercanzie ; nella quale 
sono le figure , che cascando l' una sopra l'altra , 
hanno una erazia nella fuga del cadere molto 
bellae considerata. Seguitò Lorenzo allato a que- 
sta il naufragio degli Apostoli, dove S. Pietro 
uscendo della nave che affonda nell' a ccp&a , Cri- 
sto lo solleva. £' questa storia copiosa di varj ge- 
sti negl'Apostoli che aiutano la nave, e la. fede 
di S. Pietro si conosce nel suo venire a Cristo . 
Kicomincia sopra la stona del battesimo dall'al- 
tra parte la sua trasfigurazione nel monte Ta- 
bor , dove Lorenzo espresse nelle attitudini 
de' tre Apostoli lo abbagliare che fanno le cose 
celesti le viste dei mortali ; siccome si conosce 
ancora Cristo nella sua divinità col tenere la testa 
alta e le braccia aperte in mezzo d'Elia e di Mosé. 
Ed allato a questa è la resurrezione del morto 
Lazzaro, il quale uscito del sepolcro legato i pie- 
di e le mani , sta ritto con maraviglia de' circo- 
stanti ; evvi Marta e IMUtrla Maddalena che baeia 



TITA M LORENZO GfllBCRTI 75 

f piedi del Signore con umiltà e rererenea gran^ 
dissima. Seguila allato a questa nell'altra parte 
della porta quando egli ya in su lasìno in Gerusa* 
lem,e che i figliuoli degli Ebrei con varie attitu- 
dini gettano le Teste per terra e gli ulivi e le 
palme 9 oltre agli Apostoli che seguitano il SaU 
Tatore: ed allato a questa è la cena degli Apostoli 
bellissima e bene spartita ^ essendo finti a una 
tavola lunga meui dentro e mezEÌ fuori . Sopra 
la storia della Trasfigtirazione comincia l'adora- 
zione nell'orto , dove si conosce il sonno in tre 
varie attitudini degli Apostoli. £d allato aquesta 
seguita quando egli é preso e die Giuda lo hacia^ 
dove sono molte cose da considerare, per e8^•ervi 
e gli Apostoli cbe fuggono e i Giudei < be nel pi- 
gliar Cristo fanno atti e forze gagliardissime. 
Jieir altra parte aliato a questa è quan<!o egli è 
legato alla colonna , dove è la figura di Gesù 
Cristo cbe nel duolo delle battiture si storce al- 
quanto con una attitudine compassionevole, ol- 
irà cbe si vede in quei Giudei cbe lo flagellano 
una rabbia e vendetta molto terribile per i gesti 
che fanno. Seguita allato a questa quando lo 
menano a Pilato, e che e'si lava le mani e lo sen- 
tenzia alla croce. Sopra l'adorazione dell'orto 
dallalira banda nell'ultima fila delle storie è Cri- 
sto cbe porta la croce e va alla morte menato da 
una furia di soldati, i quali con strane attitudini 
•par ebe lo tirino per forza; oltre il dolore e pian- 
to cbe fanno co' gesti quelle Marie,- cbe non \t 
vide meglio chi fu presente. Allato a questa fece 
Cristo crocifisso, ed in terra a sedere con atti do- 
lenti e pien di sdegno la nostra Donna e S. Gio- 
vanni Evangelista. Seguita allato a questa nell'aU 
• tra parte la sua RcsurresioAej'Ove addormentate 



\ 



76 l»AKTCSECOÌ^DA 

le guavdie dal tuono stanne come maifiief meatne 
Cristo va in alto con un 'attitudine, che bea ,p«re 
glorificato 4ieUa perfeziane delle belle «nenunra., 
fiitto dalla ingegnosissìnM industria di Iiovenae « 
Neirultiino yano é la Tenuta dello Spirito Santo, 
dorè sono atteoaioni ed attitudini dokissHoae in 
toioro che lo lioevono. £ fu condotto q^uetto la^ 
▼oro a quella line e perfezione , sensa risparmio 
alcuno di fatiche e cu tempo , che possa darsi a 
opera di metallo ; considerando che le membra 
degli ignudi hanno tutte le parti bellissime, «d i 
panni ancora òhe tenessero un poco dello andare 
▼occhio di yerso Giotto, vi è dentro nondimeno 
un tutto che va in verso la maniera dei moderni^ j 

e si reca in quella grandezza di figure una certa 
grazia molto leggiadra. £ nel vero i componime»» ] 

ti di cìafìcuua stpria sono tanto onlinati e be«- 
ne spartiti, che meritò conseguire quella ladde 
maggÌQfe,.che da principio gli aveva data f!ilip» ; 

pò, È così fu oBoratissi inamente fra i suoi ckta^ 
dini riconosciuto y e da loro e dagli artefici ter« 
razzani ^ forestieri sommamente lodato. Costò 

Iuert'opera fragli ornamenti di fuori, che san pur 
i metallo, ed intagliatovi festoni di frutti e ani- 
mali, ventiduemila fiorini, e pesò la porta di me- 
tallo trenfcaquafitro migliaia di libbre. Finita que- 
st'opera pai*ve a consoli dell' arte de' mercatanti 
esser serviti molto bene, e per le lode daiegU da 
ognuno-deliberarono che facesse Lorenzo inun pi- 
iastro fuori di^rsanvuokele in una di quelle nio- 
cbie, che è quella che volta ira i cinuttorì , mM 
statua di bronzo di guatlro braccia e nieszo in 
memoria di S. Gio. Battista, la quale e^ pnaoir- 
piò, né la staccò mai, che «gli la rese finita: cfa» 
fu ed è opeiu molto kdata, cdinqtieUaziel 



vvtk DI Louitso amtiam 77 

lo fece nn fregio di lettere, scrìvendoTi il suo no- 
me . Ib qnest' opera, la qitale fu poste sa V anno 
14149 si vide comineiata la buona maniera mo- 
derna nella testa, in un braccio che par di carne, 
e nelle mani ed in tutte V attitudini della figura. 
Onde fu il primo che comineiasae a imitare le co- 
se degli antichi Romani; dèlie quali fu molto stu« 
dioso , come esser dee chiunque disidera di bene 
operare. E nel fhmtisspizio di quel tehemacoio si 
proTÀ a far di mutaioo, fheendbfi dentro un mes* 
ao profeta. Era giA creaetute la- fama di Lorenzo 
per tutta Italia e fuori dell'artificiosissimo magi- 
stero nel getto ; di mamem ehe avendo Iacopo 
della Fonte ed il Vecchìetlo Sanese eDonato fat- 
to per la Signoria di Siena nel loro S. Giovanni 
alcune storie e figure di broBEOfChe dovevano or- 
nare il Battesimo di quei tempio, e avendo visto 
i Sanesiropere di Lorensoin Fiorenza, si conven- 
nono con seco e gli feciono ùire due storie della 
-vita di S. Gio. Battiste • In una fece quando egli 
J>attezzò Cristo , accompagnandola con molte fi- 
gure ed ìgnode e vestite molto riccamente, e neU 
Faltra quando S. Giovanna é preso e menato a 
Erode. Nelle quali storie superò e vinse gli altri 
che avevano fatto l'altre; onae ne fu sommamen- 
te lodato da'Sanesi e dasli altri che le veggono . 
Avevano in Fiorenza a tare una statua i maestri 
della Becca in una di quelle nicchie che sono in- 
torno a Orsanmichele dirimpetto air arte della 
lana, ed aveva a esser un S. Matteo d altezza del 
S. Giovanni sopraddetto; onde l'allogarono a Lo- 
renzo , che la condusse a perfezione e fu lodata 
molto più che il S. Giovanni , avendola fatta 
più alla moderna. La quale statua fu cagione ^ 
elle' i consoli dell* arte della lana deliberarono 



78 PARTE SECONDA 

che e' facesse nel medesimo laoffo nell' altra nic-^ 
chia allato a quella una statua di metallo mede- 
simamente , che fusse alta a Ha medesima prò*' 
porzione dell* altre due in ficrsona di S. Stefano 
foro avvocato, ed egli la condusse a fine, e diede 
una vernice al bromo molto bella. La quale 
statua non manco satisfece , che avesser fatto 
r altre opere già lavorate da lui . Essendo gene- 
rale de' frati Predicatori in quel tempo maestro 
Lionardo Dati , per lassare di se memoria in S. 
Maria Novella , dove egli aveva fatto professio- 
ne^ ed alla patria, fece fabbricare a Lorenzo una 
^polturadi bronzo, e sopra quella se a giacere 
morto ritratto di naturale; e aa questa, che pia- 
cque e fu lodata, ne nacque una che fu fatta 
fare in S. Croce da Lodovico degli Àlbizi e da 
Niccolò Valori. Dopo queste cose volendo Cosimo 
e Lorenzo de' Medici onorare i corpi e le reliquie 
d*'/ tre martiri Proto, Iacinto , e Nemesio, fattili 
venire di Casentino , dove erano stati in poca ve- 
n orazione molti anni , fecero fare a Lorenzo una 
cassa di metallo, dove nel mezzo sono due angeli 
di bassorilievo che tengono una ghirlanda d'uli- 
vo: dentro la quile sono i nomide'detti martiri. 
£ in detta cassa fecero porre le ditte reliquie, e 
la collocai'onj nella chiesa del monastero degli 
Angoli di Firenze con queste parole da basso dal- 
la banda della chiesa de 'monaci intagliate in mar- 
mo : Clan'ssf'mf viri C ìstn is et Laurent ius fra^ 
tresaeglectasd'uSa^ctorum reliq'i'as martyrum 
religioso studio oc fidfli sfiniti picttUe suis sufn^ 
ptibus uereis loctU's coni n l m coUadasque cU" 
rarunt. £ dalla bandi di fu>ri , che riesce nella 
chiesetta verso la strada, sotto un'arme di palle 
tono nel marmo intagliate queste altre parole : 



yvtk Di'LOMorzo ghibeatj 79 

ffìc condita suni corpora sanciorum Christi 
martyrum Prothiet ffyacinlhi^ et Nemesii Ann. 
Dom, 1438. £daqiiesta,cb e riuscì molto onore- 
▼ole ,yenne volontà agli operai di S. Maria del 
Fiore di far fare la cassa e sepoltura di metallo per 
mettervi il corpo di S. Zanooi vescoTO di Firenze, 
la quale fu di grandezza di braccia tre e mezzo e 
alta due; nella anale fece, oltra il garbo della 
cassa con diversi e varj ornamenti, nel corpo di 
essa cassa dinanzi una storia, quando esso S. Za- 
nobi risuscita il fanciullo lasciatogli in custodia 
dalla madre , morendo esli mentre cbe ella era 
in peregrinaggio. In un'altra v'è quando un altro 
è morto dal carro, e quando e' risuscita l'uno 
de' due filmigli mandatogli da S. Ambruogio^cbe 
rimase morto uno in su le Alpi, 1' altro v' é cbe 
se ne duole alla presenza di S. Zanobi , cbe ve- 
nutogli compassione disse: Va', cb'e 'dorme: tu Io 
troverai vivo. £ nella parte di dietro sono sei an- 
gioletti che tengono una ghirlanda di foglie di ol- 
mo, nella quale sono lettere intagliate in memoria 
e lode di quel santo. Questa opera condusse esli 
e fini con ogni ingegnosa fatica ed arte, siccné 
ella fu lodata straordinariamente come cosa bel- 
la . Mentre che Topcre di Lorenzo ogni giorno ac- 
crescevano fama al nome suo, lavorando e serven- 
do infinite persone , cosi in lavori di metallo, co- 
me d'argento e d'oro, capitò nelle mani a Gio- 
vanni figliuolo di G>simo de'Medici una cornino- 
la assai grande , dentrovi lavorato d' intaglio in 
cavo quando Apollo fa scoiticare MarFia, la qua- 
le, secondo cbe si dice, serviva già a Nerone Im- 
peratore per suggello ; ed essendo per il pezzo 
della pietra cb' era pur grande e per la maravi- 
glia dello intaglio in cavo cosa rara , Giovanni la 



8o PARTE sseontt^À 

diede a Lorenco, cbe gli faceste intorno d'orina 
ornamento intagliato; ed esso penatovi molti me* 
si y lo finì del tutto , facendo un'opera non mea 
bella d' intaglio attorno a quella, cbe si fosse la 
bontà e perfesione del cavo in ouella pietra . La 
quale opera fu cagione ch'egli d'oro e d'argento 
lavorasse molte altre cose, cbe oggi non si ritro- 
yano» Fece d*oro medesimamente a Papa Marti-^ 
no un bottone cb' egli tenera nel piviale , con 
figure tonde di rìlicTo , e fra esse gioie di gran* 
di'isimo prezzo, cosa molto eccellente. £ cosi una 
mitra maraTigliosissima di fogliami d'oro strafo^ 
rati, e fra essi molte figure pìccole tutte tonde j 
che furono tenute bellissime; e ne acquistò, oltra 
al nome , utilità grande dalla liberalità di quel 
pontefice. Venne in Fiorensa l' anno 1439 Paps 
I^ugenio per unire la Chiesa greca colla romana , 
dove si fece il Concilio; e visto l'opere di Loren-« 
zo e piaciutogli nen >manco la presenza sua , che 
si facessino quelle, gli fece fare unfa mitra d* oro 
di peso di libbre quindici e te perle di libbre cin- 
que e messo, le quali erano stimate con ie gioie in 
essa legiite trentamila ducati d oro. Dicono che in 
detta opera erano sei perle come nocciuole avel- 
lane, e non si può immaginare, secondo che s' è 
vistopoi in un disegno di quella, le più belle biz- 
zarrie di legami nelle sioiee nella varietà di molti 
putti ed altre figure che serviviino a molti varj e 
graziati ornamenti ; della quale ricevette infinite 
grazie e per se e yer gli amici da quel pontefice, 
oltra il primo pagamento. Aveva Fiorenza ricevuti 
te tante lodi per l'opere eccellenti di questo inge* 
gn '>8Ìssimo artefice, che e*fu deliberato da ' consoli 
dell'aite de'mercatanti di farli allogazione della 
terza porta di S. Giovanni di metallo medesiiifìa«» 



«teiite . E quaotuDuae quella che prima aire? a 
fatta r aresse d' ordune loro seguitata e condotta 
con r ornamento che segue intorno alle figure e 
che fascia il telaio di tutte le porte, simile a quel- 
lo d'Andrea Pisano, visto quanto Lorenzo 1 aye- 
▼a avanzato , risolverono i consoli a mutare la 
porta di mezzo> dove gm quella d' Andrea, e met- 
terla all'altra porta eh' è dirimpetto alla Miseri- 
cordia ; e che Lorenzo facesse quella di nuovo 
Er porsi nel mezzo, giudicando ch'egli aves<« a 
-e tutto quello sforzo che egli poteva maggior 
in quell'arte: e se gli rimessono nelle braccia, di- 
cendo che gli davano licenza che e' facesse in quel 
modo che voleva o che pensasse che ella tornai 
se più oniata, più ricca, più perfetta, e più bel- 
la che potesse o sapesse immaginarsi ; né guar-* 
dasse a tempo né a spesa, acciocché cosi com'egli 
aveva superatogli altri statuari pei* insino allora, 
superasse e vincesse tutte l'altre opere sue . 

Cominciò Lorenzo detta opera , mettendovi 
tutto quel sapere maggiore eh' egli poteva : e 
cosi scomparti (letta porta in dieci quadri , cin- 
que per parte , che rimasono i vani delle storie 
un braccio ed un terzo, e attorn9 per ornamento 
del telaio che rìcigne le storie sono nicchie in 
quella parte ritte e piene di figure quasi tondo , 
, il numero delle quali è vcnti,e tut^e boli issi me ; 
come un Sansone ignudo che abbracciato uufi 
colonna con una mascella in mano mostra quel- 
la perfezione,, che maggior può mostrare cosa 
fatta nel tempo degli antichi ne' loro Ercoli o 
. di bronzi o di marmi ; e come £a testimonio un 
Josué, il quale in atto di locuzione par .che parli 
allo esercito ; oltra molti profeti e sibille adorni 
r uno e r altro in varie maniere di panni per il 
roi. IL 6 



6l PARTE SECONDI 

dosso e di acconciatore di capo , di capelli , ed 
altri ornamenti y oltra dodici figure che sono a 

5 lacere nelle nicchie che ricingono V ornamento 
elle storie per il trayerso: facendo in sulle crocie- 
re delle cantonate in certi tondi teste di femmine 
e di giovani e di yecchi in numero trentaquattro , 
fra le quali nel mezzo di detta porta Ticino al nome 
suo intagliato in essa è ritratto Bartoluccio suo 
padre , cn' è quel più vecchio , ed il pi& giovane 
e esso Lorenzo suo figliuolo maestro di tutta l'o- 
pera ; oÌti*a a infiniti fogliami e comici e altri 
ornamenti fatti con grandissima maestria • Le 
storie y che sono in detta porta , sono del Testa- 
mento vecchio : e nella prima è la creazione 
d' Adamo e d' Eva sua donna, ouaii sono per- 
f<^ttissima mente condotti ; vedendosi che Loren- 
zo ha fatto che sieno di membra più belli che 
egli ha potuto ; volendo mostrare , che come 
quelli di mano di Dio furono le più belle figure 
che mai fussero fatte, cosi auesti di suo avessino 
a passare tutte T altre eh erano state fatte da 
lui neir altre opere sue : avvertenza certo gran- 
dissima • E così fece nella medesima quand' ei 
mangiano il pomo, ed insieme quand 'e' son cac- 
ciati di paradiso , le qu^l fiffure in quegli atti 
rispondono ali* effetto prima del peccato , cono- 
scendo la loro vergogna , coprendola con le ma- 
ni , e poi nella penitenza , quando sono dall'An- 
gelo fatti uscir fuori di paradiso . Nel secondo 
quadro è fatto Adamo ed Eva che hanno Gain 
ed Abel pìccoli fanciulli creati da loro ; e cosi vi 
sono ouando delle primizie Àbel fa sacrifizio e 
Gain delle men buone ; dove si scorge negli atti 
di Gain V invidia contro il prossimo , ed in Abel 
Tamore in verso Iddio e quello che è di singoiar 



VITA M LOMNZO «HUERTI 8S 

lielleua è il reder Caio arare la terra con nn 
par di buoi , i quaJi nella fatica dei tirare al 
giogo r aratro paiono yeri e naturali; co«icom*è 
il medesimo Abel y che guardando il bestiame , 
Gain gli dà la morte ; dorè si Tede quello con 
attitudine impietosissima e crudele con un ba- 
stone ammassare il fratello in si fatto modo^che 
il bronao medesimo mostra la languidecsa delle 
membra morte nella bellissima persona d'Abel ; 
e cosi di bassoriliero da lontano è Iddio cbe do- 
manda a Gain quel che ha fatto d' Abel , conte- 
nendosi in ogni quadro gli effetti di quattro sto- 
rie . Fiffurò Lorenzo nel terso quadi*o come Noè 
esce deir aica j la moglie co* suoi figliuoli e fi- 
gliuole e nuore, ed insieme tutti gli animali 
così Telatili come terresti i , i quali ciascuno nel 
suo genei-e sono intagliati con quella maggior^ 
perfeùone che può V arte imitar la natura , 
vedendosi Tarca aperta e le stragi in prospettiva 
di bassissimo rilievo , che non si può esprimere 
la grazia loro : oltre che le figure di Noè e degli 
altri suoi non possono esser più vive né più 

ferente y mentre facendo egli sacrifizio , si vede 
* ai*co baleno , segno di pace fra Iddio e Noè • 
Ma molto più eccellenti di tutte V altre sono y 
dov' egli pianta la vigna ed inebriato del vino 
mostra le vergogne, e Cam suo figliuolo lo scher- 
nisce . £ nel vero uno che dprma non può imi- 
tarsi meglio , vedendosi lo abbandona mento 
delle membra ebbre , e la considerazione ed 
amore degli altri due figliuoli che lo rìcuoprono 
con bellissime attitudini. Oltre che v* è la botte 
ed i pampani e gli altri ordigni della vendem- 
mia 9 {atti con avyertmza ed accomodati in certi 
luoglhi che non impediscono la stpria, ma le fan* 



84 PARTE SECONDA. 

no un ornametito bellbsirno. Piacque a Lorenz» 
lare nella quarta storia V apparire de' tré Angeli 
nella ralle di Mambre , e faeendr) quelli simili 
r uno air altro , si yede quel santissimo ▼ecchio 
adorarli con un' attitudine di mani e di volto 
molto propria e vivace ; oltre che egli con af- 
fetto molto bello intagliò i suoi servi, che a pie 
del monte con un asino aspettano Abraam che 
era andato a saciificare il figliuolo .- il quale 
stando ignudo in su l'altare, il padre con il brac- 
cio in alto cerca fare V obbedienza , ma è impe- 
dito dall'Angelo , che con una mano lo ritiene e 
con r altA accenna dov' è il montone da far sa- 
crifizio y e libera Isac dalla morte. Questa storia 
è veramente bellissima , perchè fra l'altre cose 
si vede differenza grandissima fra le delicate 
membra d' Isac e quelle de' servi più robusti , 
in tanto che non pare che vi sia colpo , che non 
sia con arte gi\)ndissima tirato . Mostrò anco 
avanzar se medesimo Lorenzo in quest' opera 
nelle difficultà de' casamenti , e quando nasce 
Isac , Jacob ed Esaù , o quando Esaù caccia. 
p(*r htv la volontà del padre , e Jacob ammae- 
strato da Rebecca porge il capretto cotto, aven- 
do la pelle intorno al collo , mentre è cercato da. 
' Isuc , il quale gli dà la benedizione. Nella quale 
storia sono cani bellissimi e naturali , oltra le 
figure che fanno quello effetto istesso che Jacob 
ed Isac e Rebecca ne Ili lor fatti quando eran 
vifi facevano . Inanimito Lorenzo per lo studio 
dell' arte che di continuo la rendeva più facile , 
tentò r ingegno suo in cose più arti fi zi ose e dif- 
ficili ; onde fece in questo sesto quadro Josef 
messo da' suoi fratelli nella cisterna , e quando 
Io vendono a que' mercanti , « da loro è aonat# 



VITA DI LOftKNZO GHIBEETI SS 

a Faracme , al quale interpreta il nogoo della 
tàme y e la provvi(4t>iie per rimedio , e gli onori 
fatti a Josei'da Faraone . ^iiuilmente yi è quan«- 
do Jacob manda i suoi figliuoli per il grano in 
Egitto f e che riconosciuti da lui li fa ritornare 
per il padre. Nella quale storia Lorenzo fece un 
tempio tondo girato in prospettiva con una diiil- 
culra grande , nel quale son dentro 6gure in di- 
Tersi modi che caricano grano e farine , ed aniiii 
straordinari . Parimente vi è il convito che fa 
loro y ed il nascondere la coppa d* oro nel sacco 
a Beniamin , e V essergli trovata , e come egli 
abbraccia e riconosce i fratelli . La quale istoria 
per tanti affetti e varietà di cose 9 e tenuta fra 
tutte r opere la più degna, la più difficile , e la 
più bella . 

£ veramente Lorenzo non poteva , avendo si 
bello ingegno e si buona grazia in questa ma- 
niera di statue , fare che quando gli venivano 
in mente i componimenti delle storie belle , e' 
non facesse bellissime le figure , come appare in 
auesto settimo quadro; dove egli figura il monte 
dinai, e nella scmmità Moisè che da Dio riceve 
le leggi riverente e inginocchioni . A mezzo il 
monte é Josuè che V aspetta , e tutto il popolo a 
piedi impaurito per i tuoni saette e tremuoti in 
attitudini diverse fatte con una prontezza gran- 
dissima . Mostrò appresso diligenza e grande 
amore nell' ottavo quadro, dov'egli fece quando 
Josuè andò a Jerico , e volse il Giordano, e pos« 
i dodici padiglioni pieni delle dodici tribù , fi- 
gure molto pronte ; ma più belle sono alcune di 
bassorilievo , quando girando con l'arca intorno 
alle mura della città predetta , con suono di 
trombe rovinano le mura, e gli Ebrei pigliano 



86 PAH TE SECONDA 

lerico ; nella quale è diminuito il paese ed ab- 
bassato sempre con osserranza dalle prime figu- 
re ai monti , e dai monti alla città , e dalla citt4 
al lontano del paese di bassissimo rilievo , con- 
dotta tutta con una gran perfezione . £ percbc 
Lorenzo di giorno in giornr) si fece pi& pratico 
in queir arte, si vide poi nel nono quadro la oc- 
cisione di Golia gigante , al quale David taglia 
la testa con fanciullesca e nera attitudine , e 
rompe lo esercito dei Filistei quello di Dio ,dove 
Lorenzo fece cavalli , carri y ed altre cose da 
guerra . Dopo fece David che tornando con la 
testa di Golia in mano , il popolo lo incontra so- 
nando e cantando ; i quali affetti soìi tutti propri 
e vivaci . Restò a far tutto quel che poteva Lo- 
i*enzo nella decima ed ultima storia , dove la 
regina Sabba visita Salomone con grandissima 
corte ; nella qual pai*te fece un casamento tirato 
in prospettiva molto bello, e tutte V aitile figure 
simili alle predette storie , oitra gli ornamenti 
degli architravi che vanno intomo a dette porte, 
dove son frutti e festoni fatti con la solita bontà. 
Nella quaF opera da per se e tutta insieme si co« 
nosce, qu^^nto il valore e lo sforzo d'uno artefice 
statuario possa nelle figure quasi tonde, in quelle 
mezze , nelle basse , e nelle bassissime operare 
eon invenzione ne' componimenti delle ngure , 
e stravaganza dell' attitudini nelle femmine e 
ne' maschi , e nella varietà de' casamenti , nelle 
prospettive , e nell' avere nelle graziose arie di 
ciascun sesso parimente osservato il decoro in 
tutta l'opera, ne' vecchi la gravità, e ne* giovani 
la leggiadria e la gi*azia . Ed in vero si può dire 
che questa opera abbia la sua perfezione in tutte 
le cose^ e che eUa sia la più beli' opera del mon- 



TiTA DI LO&KRZO GHIBSIITI 87 

io y e che si sia tìsU mai fra gli antichi e ma* 
demi. £ ben debbe essere yeramente lodato Lo- 
renxo, dacché un giomoMichelagnolo Buonarro- 
ti fermatosi a rader questo laToro ^e dimandato 
2ttel cbe glie ne paresse , e se queste porte enin 
elle f rispose : Elle son tanto beile^ eh' elle sta- 
rebbon bene alle porte del paradiso : lode vera- 
mente propria , e detta da chi poteva giudicarle. 
E ben le potè Lorenxo condurre y ayendori , 
dall' età sua di Tenti anni che le cominciò , layo- 
rato su quaranta anni con fatiche ria più cbt 
estreme . 

Fu aiutato Lorenzo in ripulire e nettare que* 
st' opera y poiché fu gettata , da molti allora 

SloTani y che poi furono maestri eccellenti , cioè 
a Filippo Brunelleschi y Masolino da Panicale, 
l^iccolo Lamberti 01 elici y Farri Spinelli y An- 
tonio Filareto y Paolo Uccello , Antonio del Poi- 
laiuolo che allora era giovanetto , e da molti 
altri i quali praticando insieme intorno a quel 
lavoro y e conferendo come si fa stando in com- 

CI gnia y giovarono non meno a se stessi cbe a 
orenzo. Al quale > oltre al pagamento che ebbe 
da' consoli y donò la Signoria un buon podere 
vicino alla badia di Settimo. l<fé passò molto cbe 
fu fatto de' Signori ed onorato del supremo ma- 
gistrato della città . JìeI cbe tanto meritano di 
essere lodati i Fiorentini di gratitudine , guanto 
biasimati di essere stati verso altri uomini eccel- 
lenti della loro patria poco grati. Fece Lorenzo, 
dopo questa stupendissima opera y V ornamento 
dì bronzo alla porta del medesimo tempio- che é 
dirimpetto alla Misericordia con quei maravi- 
gliosi fogliami , i quali non potette finire y so- 
pnggiugnendogU inaspettatamente la morte , 



88 PARTE SECONDA 

quando dava ordine , e già aveva quasi fatto il 
modello , di rifare la detta porta cbe già aveTa 
falla Andrea Pisano , il quale modello è oggi 
andato male , e lo vidi già y essendo gioyanejtto , 
in borgo A.ilegri , prima che dai discendenti di 
Lorenzo fusse lasciato andar male . 

Ebbe Lorcnso un figliuolo chiamato Bonac- 
ttorso, il quale finì di sua mano il fregio e queii' 
ornamento rimaso imperfetto con grandissima 
diligenza ; queir ornamento , dico , il quale è la 

Siù rara e maravigliosa cosa cbe si possa veder 
i bronzo. Non fece poi Bonaccorso, perchè morì 
giovane , molte opere , come arebbe fatto , es- 
sendo a lui rimaso il segreto di gettare le cose in 
modo che venissono sottili , e con esso la spe- 
rienza ed il modo dUl straforare il metallo in quel 
modo che si veggiono essere le cose lasciate da 
Lorenzo , il quale oltre le cose di sua mano , la- 
sciò agli eredi molte anticaglie di marmo e di 
bronzo , come il letto di Policleto , eh' era cosa 
rarissima , una gamba di bronzo grande quanto 
é il vivo^ ed alcune teste di femmine e di maschi 
con certi vasi stati da lui fatti condurre di Grecia 
con non piccola spesa . Lasciò parimente alcuni 
torsi di figure e altre cose molte , le quali tutte 
furono insieme con le facultà di Lorenzo man- 
date male, e paiate vendute a M. Giovanni Gaddi 
allora cherico di Camera , e fra esse fu il detto 
Ietto di Policleto e V altre cose migliori . Di 
Bonaccorso rimase un figliuolo chiamato Yetto* 
rio , il quale attese alla scultura , ma con poca 
profitto, come ne mostrano le teste che a Napoli 
fece nel palazzo del Duca di Gravina , che non 
sono molto buone, perché non attese mai all'ar- 
te con amore né con diligenza. , ma si bene a 



TITA M LORCmO GRIBERTI 89 

mandare in malora le fecullé ed altre cose che gli 
furono lasciate dal padre e dall' arolo . Final- 
mente andando sotto Papa Paolo III. in Ascoli 
per architetto, nn suo servitore per rubarlo mia 
notte lo scannò ; e così spense la sua famiglia , 
ma non già la fama di Lorenso che TÌverd in 
etemo. 

Ma tornando al detto Lorenso , egli attese 
mentre visse a piA cose, e dilettossi della pittura 
e di lavorar di vetro ; ed in Santa Maria del 
Fiore fece quegli occhi che sono intorno alla 
cupola 9 eccetto uno che e di mano di Donato y 
che è quello dove Cripto incorona la nostra Don- 
na . Fece similmente Lorenzo li tre che sono 
sopra la porta principale di essa S. Maria del 
Fiore y e tutti quelli delie cappelle e delle tri- 
bune ; così r occhio della facciata dinanzi di S. 
Croce . In Arezzo fece una finestra per la cap- 
pella maggiore della Pieve , dentrovi la incoro- 
nazione di nostra Donna ; e due altre figure per 
Lazzaro di Feo di Baccio mercante ricchissimo ; 
ma perchè tutte furono di vetri viniziani cari- 
chi di colore ^ fanno i luoghi dove furono poste 
anzi oscuri che no. Fu Lorenzo dato per com- 
pagno al Biunellesco quando gli fu allogata la 
cupola di S. Maria del Fiore ; ma ne fu poi le- 
Tato y come si dirà nella vita di Filippo . 

Scrisse il medesimo Lorenzo un' opera volga- 
re , nella quale trattò di molte varie cose , ma si 
fattamente che poco costrutto se ne cava . Solo 
vi è per mio giudizio di buono , che dopo avere 
ragionato di molli pittori antichi y e particolar- 
mente di quelli citati da Plinio , fa menzione 
brevemente di €imabue , di Giotto , e di molti 
aitridi quei tempi , % ciò fece con molto pi& 



go PARTE SECOtiDA 

hneviti che non doveva , non per altra cagione ^ 
che per cadere con bel modo in ragionamento 
di se atesso e raccontare y come fece > minuta- 
mente a una per una tutte le opere sue . Né ta- 
ceri che egli mostra il lilnro essere stato fiitto 
da altri y e poi nel processo dello scrivere, come 
quegli che sapea meglio disegnare , scarpellare f 
^ e gettare di bronco che tessere storie, parlando 
di se stesso dice in prima persona : io feci , io 
dissi y io faceva e diceva . Finalmente pervenuto 
air anno sessantaquattresimo della sua vita , as« 
salito da una grave e continua feblure si mori , 
lasciando di se fama immortale nell* opere che 
egli fece e nelle penne degli scrittm ; e fu ono- 
revolmente sotterrato in S. Croce. Il suo ritratto 
è nella porta principale di bronzo del tempio di 
S. Giovanni nel fregio del meszo, quando è chiu- 
sa , in un uomo calvo , ed a lato a lui è Barto- 
luccio.suo padre , ed appresso a loro si leggono 
queste parole : LAURENTII Cionis de Ghibertu 
mira arte fabricatum . Furono i disegni di Lo- 
renzo eccellentissimi , e fatti con gran rilievo , 
come si vede nel nostro libro Ae disegni in un 
Evangelista di sua mauo , ed in alcuni altri di 
chiaroscuro bellissimi . 

Disegnò anco ragionevolmente Bartoluccio suo' 
padre, come mostra un altro Evangelista di sua 
mano in sul detto libro, assai men buono che 

2uello di Lorenzo . I quali disegni con alcuni di 
riotto e d' altri ebbi , essendo giovanetto , da 
Vettorio Ghibei*ti V anno i5a8, e gli ho sempre 
tenuti e tengo in venerazìone,e perchè sono belli 
e per memoria di tanti uomini . E se quando io 
aveva stretta amicizia e pratica con Vettorio , io 
avessi quello conosciuto che ora conosco, mi sa- 



VITà DI LORINCO GHIBERTT 91 

ycbbe agerolmente Tenuto fatto d* arere ayuto 
molte altre coae che furono di Lorenzo Tera- 
mente bellissime . Fra molti yersi che latini e 
▼oigarì sono stati fatti in diversi tempi in lo<le di 
Lorenzo , per meno essere noiosi a chi legge ci 
basterà porre qui di sotto gP infrascritti : 

Dum cernii valvas auraio ex aere nttentes 
In tempio Michael Angelus , oòstupuit : 

Ationitusque dia , sic alia sileniia rupit : 
O diyinum opus ! Ojanua digna polo ! 




A.r, '^'TuZZ^J'O IDA IFAKir.^ir.i: 



VITA 
DI MASOLINO DA PANICALE 

PITTOR FIORENTlNa 



IjrraDdtMimo Teramente credo cbe sia il oon^ 
tento di coloro che 8i arTÌcinano al sommo grado 
Stella scienza in che si affaticano , e coloro pari- 
mente cbe oltre al diletto e piacere cbe sentono 
"rirtttosamente operando, godono qnalcbe frutto 
delle lor faticbe, viirono TÌta sensa dubbio quieta 
e felicissima . E se per caso aTTienè che uno nel 
corso felice della sua yita , camminando alla 
perfezione d'una qualcbe scienaa o arte, sia dalla 
morte sopraTrenuto^non rimane del tutto spenta 
la memoria di lui , se si sarà per conseguire il 
Tero fine dell' arte sua loderolmente affaticato . 
Laonde dee ciascuno quanto yaò fatigare per 
conseguire la perfezione ; percné sebbene è nel 
mezzo del corso impedito , si loda in lai, se non 
l'opere cbe non ba potuto finire , almeno V otti- 
ma intenzione ed il sollecito studio cbe in quel 
poco cbe rimane è conosciuto . Masolino da Pa- 
nicale di Valdelsa , il qual fu discepolo di Lo- 
renzo di Bartoluccio Gbiberti , e nella sua fan- 
ciullezza buonissimo orefice , e nel lavoro delle 
porte il miglior rinettatore che Lorenzo avesse , 
in nel fare i panni delle fiffure molto destro e 
Talento , e nel rinettare ebbe moHo buona ma^ 
niera ed intelligenza . Onde nel cesellare fece 
con più destrezza alcune ammaccature morbi- 
damente , cosi nelle membra uinane come nei 



94 PARTI aiiiOIfSA 

Sanili . Diedesi costai alla pittura d' età d' atitii 
iciannove ed in quella si e^rcitò poi sempre , 
imparando il colorire da Gherardo dello Star* 
nina • £d andatosene a Roma per studiare^ men* 
tre die tì dimorò fece la sala di casa Orsina 
Tccchìa in monte Giordano: poi per un male che 
Taria gli faceva alla testa tornatosi a Fiorenza, 
fece nel Carmine allato alla cappella del Crocir 
fisso là figura del S. Pietro che vi si Tede anco- 
ra ; la quale essendo dagli artefici lodata , fu 
cagione che gli allogarono in detta chiesa la cap* 

Sella de' Brancacci con le storie di S. Pietro p 
ella quale con gran studio condusse a fine uni^ 
parte , come nella rolta , dove sono i quattro 
ETangelistì e doTC Cristo toglie dalle reti An- 
drea e Pietro y e dopo il suo piangere il peccato 
fatto quando lo nego , ed appresso la sua predi- 
cazione per conrertire i popoli . FeccTi il tem» 

Pastoso naufragio degli Apostoli , e quando S. 
ietro libera dal male Petronilla sua bgliuola . 
E nella medesima storia fece quando egli e Gio- 
vanni vanno al tempio y dove innanzi al portico 
è quel povero infermo che gli chiede la limosina, 
al quale non potendo dare né oro né argento, col 
segno della croce lo libera. Son fatte le figure 
per tutta queir opera con molta buona grazia , 
e dato loro grandezza nella maniera ^ morbidezza 
ed unione nel colorire , e rilievo e forza nel di- 
segtìo . La quale opera fu stimata molto per la 
novità sua^ per V osservanza di molle parti che 
ei*ano totalmente fuori della maniera di Giotto: 
le quali storie sopraggiunto dalla morte lasciò 
imperfette • Fu persona Ma&olino di buonissimo 
ingegno, e m)lto unito e facile nelle sue pitture, 
le quali con diligenza • con grand' amora a fine 



TITA m MASOLlIfO DA PÀNlCALE 95 

iA TegffOBo condotte . Questo studio e questa to- 
iontà d' affaticarsi cb* era in lui del continoTO, gli 
generò una cattila complessione di corpo , la 
quale innanzi al tempo gli terminò la rita , e 
troppo acerbo lo tolse al mondo . Morì Masolino 
giovane d'età d'anni trentasette, troncando l'as* 
pettazione cbe i popoli are va no concetta di lui . 
Furono le pitture suer circa l'anno i44o*E 
Paolo ScbiaTo y cbe in Fiorenza in sul canto 
de' Gori fece la nostra Donna con le figure cbe 
scortano i piedi in su la cornice, s'incegnò molto 
di seguir la maniera di Masolino : 1' opere del 
quale avendo io molte volte considerato , trovo 
la maniera sua molto variata da quella di coloro 
cbe furono innanzi a lui , avendo egli aggiunto 
maestà alle figure , e fatto il panneggiare mor<. 
bido e con belle falde di piegtie . Sono anco le 
teste delle sue figure molto migliori cbe 1* altre 
fatte innanzi , avendo egli trovato un poco me- 

flio il girare degli Occbi, e nei corpi molte altre 
elle parti . £ percbé egli cominciò a intender 
benel' ombre ed i lumi , percbé lavorava di ri- 
lievo f fece benissimo molti scorti difficili , come 
fi vede in quel povero cba cbiede la limosina a 
S. Pietro y u quale ba la gamba cbe manda in 
dietro tanto accordata con le linee de' dintorni 
nel disegno e 1' ombre nel colorito j cbe pare 
eh' ella veramente bucbi quel muro . Cominciò 
similmente Masolino a fare ne' volti delle fem- 
mine Tarie più dolci, ed ai giovani gli abiti piA 
leggiadri cbe non avevano fatto gli artefici vec- 
chi , ed anco tirò di prospettiva ragionevolmen- 
te . Ma quello , in cbe valse più cbe in tutte l'al- 
tre cose , fu nel colorire in fresco ; percbé egli 
ciò fece tanto bene , cbe le pitture sue sono sfu- 



9^ F ARTE 5 ECOKDA 

mate ed unite con tanta grazia, che le carni ha», 
no quella maggior morbidezza che si può im* 
maginare . Onde se avesse aTuto T intera perfe- 
zione del disegno , come avrebbe forse avuto se 
fusse stato di più lunga vita , si sarebbe costui 
potuto annoverare fra i migliori : perché sono 
l'opere sue condotte eoa buona grazia , hanno 
grandezza nella maniera, morbidezza ed union t 
nel colorito , ed assai rilievo e forza nel disegno, 
sebbene non é in tutte le parti perfetto • 



VITA 
DI FARRI SPINELLI 

PITTOR ARETINO. 



X ani di Spinello Spinelli dipintore aretina 
ateodo imparato i primi principj dell* arte <lallo 
itesso suo padre, per inezso di M. Lii>nard^ Bra«» 
ni aretino, condotto in Firenze , fu ricevutor da 
Lorenzo Ghiberti nella scuola , dove molti ({io* 
vani Botto la sua disciplina impara vano { e per- 
chè allora si rinettarano le porte di S. GioTanni, 
fu messo a lavorare inturno a quelle fig^re ia 
compagnia di molti altri y covom si è detto di so- 
pra . ^ei che fare presa amicizia eoa Masolino 
da Panica le , perchè gli piaceva il suo modo di 
disegnare , l'andò in molte cose imitando , sicco* 
me fece ancora in parte la maniera di Don Lo* 
renzo degli Angeli . Fece Farri le sue figure 
molto più svelte e lunghe che niun pittore che 
fusse stato innanzi a lui , e dove gli altri le fanno 
il più di dieci teste , egli le fece d* undici e tal- 
volta di dodici , né perciò avevano disgrazia , 
comecché fossero sottili e facessero sempre arco 
o in sul lato destro o in sul manco , perciocché , 
siccome pareva a lui , avevano , o lo diceva egli 
stesso , più bravura . Il panneggiare de' panni 
fu sottilissimo e copioso ne* lembi , i quali alle 
sue figure casca^vano di sopra le braccia insino 
attorno ai piedi . Color) benissimo a tempera , 
ed in fresco perfettamente ; e fu egli il primo 
ehe nel lavorare in fresco lasciasse il fare di yet» 
Fot. IL 7 



98 PARTE SECONDA 

daccio sotto le carni , per poi con rossetti di co* 
lor di carne e cbiariscuri a uso d* acquerelli ye<* 
larle , siccome aveva fatto Giotto e gli altri vec- 
chi pittori ; anzi usò Farri i colori sodi nel far 
le mestiche e le tinte y mettendoli con molta di- 
screzione dove gli parea che meglio stessono f 
cioè i chiari nel più alto luogo , i mezzani nelle 
bande , e nella fine de' contorni gli scuri . Gol 
qual modo di fare mostrò nell'opere più facilità, 
e diede più lunga vita alle pitture in fresco ; 
perchè messi i colori ai luoghi loro y con un 
pennello grossetto e molliccio le univa insieme , 
e faceva Topere con tanta pulitezza , che non si 
può disiderar meglio, ed i coloriti suoi non han- 
no paragone . Essendo dunque stato Pan*i fuor 
delia patria molti anni, poiché fu morto il padre 
fu dai suoi richiamato in Arezzo , laddove oltre 
molte cose , le quali troppo sarehhe lungo rac- 
contare , ne fece alcune degne di non essere in 
ninna guisa taciute . Nel Duomo vecchio fece in 
fresco tre nostre Donne variate , e dentro alla 
principal porta di quella chiesa entrando a man 
manca dipinse in fresco una storia del B.Tomma- 
suolo romito dal Sacco, ed uomo in quel tem- 
po di santa vita; e perchè costui usava ai portare 
in mano uno speccnio dentro al quale vedeva , 
secondo eh' egli affermava , la passione di Gesù 
Cristo , Farri lo ritirasse in quella storia inginoC'- 
chioni e con quello specchio nella destra mano , 
la quale egli teneva levata al cielo ; e di sopra 
facendo in un trono di nuvole Gesù Cristo ed 
intomo a lui tutti i misterì della passione , fece 
con hellissima arte che tutti riverberavano in 
quello specchio sì fattamente , che non solo il B. 
Tommasmolo^ma gli vedeva ciascuno che quella 



YITA DI FABKI SPIUELLl 99 

pittura miraTa • La quale invensione certo At 
capricciosa , difficile y e tanto bella, che ha inse- 
guato a cbi è venuto poi a contraffare molte com 
per via di speccbi . Ne tacerò , poicbè sono in 
questo proposito venuto , quello che operò que- 
sto santo uomo una volita in Arezzo , ed ^ 4^^ 
sto : non restando egli di affaticarsi continua- 
mente per ridurre gli Aretini in concordia , ora 
predicando e talora predicendo molte disaweiw 
ture , conobbe finalmente che perdeva il tempo. 
Onde entrato un giorno nel palazzo dove i Ses- 
janta si ragunavano , il detto beato , che ogni di 
gli vedeva far consiglio e non mai deliberar cosa 
che (usse se non in danno della città , quando 
vide la sala esser piena , s' empiè un gran lembo 
della veste di carboni accesi , e con essi entrato 
dove erano i Sessanta e tutti gli altri magistrati 
della città, gli gettò loro fra i piedi, ardita mente 
dicendo : Signori , il fuoco è fra voi , abbiate 
cura alla rovina vostra ; e ciò detto si partì . 
Tanto potette la simplicità e , come voile Dio y 
il buon ricordo di quel sant' uomo , che quello 
che non avevano mai potuto le predicazioni e le 
minacce , adoperò compiutamente la detta azio- 
ne : conciofussecbè uniti indi a non molto insie^ 
me, governarono per molti anni poi quella città 
con molta pace e quiete d'ognuno. Ma tornando 
a Farri, dopo la detta opera dipinse nella chiesa 
e spedale di S. Gristofano accanto alla compa- 
gnia della Nunziata per mona Mattea de' Testi 
moglie di Carcascion Florinaldi , che lasciò a 
quella chiesetta bonissima entrata , in una cap- 
pella a fresco Cristo crocifisso , ed intorno e da 
capo molti angeli che in una certa aria oscura 
volando piangono amaramente : a pie della ero- 



too rARTE Aecouda 

ce SODO da una banda la Maddalena e l'altre Ma- 
rie che tengono in braccio la nostra Donna tra- 
mortita y e dall' altra S. Iacopo e S. Cristofano • 
Nelle facce dipinse S. Caterina , S. Niccolò , 
la Nunùata , e Gesù Cristo alla colonna ; e sopra 
la porta di detta chiesa in un arco una Pietà , S. 
Giovanni y e la nostra Donna . Ma quelle di dcn-. 
tro sono , dalla cappella in fuori , state guaste > 
e r arco, per mettere una porta di macigno mo- 
derna , fìi roTinato , e per fare ancora con V en- 
trate di quella compagnia un monasterio per 
cento monache . Del quale monasterio aveva 
fatto un modello Giorgio Vasari molto conside- 
rato ; ma è stato poi alterato j anzi ridotto in 
malissima forma da ehi ha di tanta fabbrica a- 
Yuto indegnamente il governo; essendo che bene 
spesso si percuote in certi uomini, come si dice^ 
saccenti che per lo più sono ignoranti j i quali 
per parere d' intendere si mettono arrogante- 
mente molte volte a voler far T architetto e so- 
praintendere , e suastano il più delle volte gli 
ordini ed i modelli fatti da coloro , che consu- 
mati negli studi e nella pratica del fare y archi- 
tettano ffiudiziosamente , e ciò con danno de'po» 
steri y che perciò vengono privi dell' utile , co- 
modo , bellezza , ornamento y e grandezza che 
nelle fabbriche y e massimamente che hanno a 
servire al pubblico y sono richiesti . Lavorò an- 
cora Farri nella chiesa di S. Bernardo mona- 
sterio de' monaci di Monte Oliveto dentro alla 
porta principale due cappelle che la mettono in 
mezzo . In quella che e a man ritta intitolata 
alla Trinità fece un Dio Padre che sostiene con 
le braceia Cristo crocifisso, e sopita è la colomba 
dello Spirito Santo io un coro d' angeli , ed in 



VITA DI PARIU SPINELLI- lOi 

una faccia della medesima dipinse a fresco alcuni 
M santi perfettamente . Nell'altra dedicata alla 
nostra Donna è la natività di Cristo, ed alcune 
ièmmine che in una tinelletta di legno lo lavano 
eoa una grasia donnesca troppo bene espressa • 
Vi sono anco alcuni pastori nel lontano che 
(«ardano le pecorelle con abiti rusticali di quei 
tempi f molto pronti ed attentissimi alle pai-ole 
dell Ab^Io, che dice loro che vadano in Nas^ 
calette. rieìV altra faccia è l'adoraxione de'Magi 
con carriaggi 9 cammelli , giraffe , e con tutta la 
corte di que' tre re , i quali offerendo reverente- 
ttiente i loro tesori j adorano Cristo in grembo 
aila madre . Fece oltre ciò nella volta ed in aU 
coni frontespisi di fuori alcune storie a fresco 
bellissime. Difesi cke predicando, mentre Farri 
faceva quest* opera , fra Bernardino da Siena 
frate di S. Francesco ed uomo di santa vita in 
Arezzo , e avendo ridotto molti dei suoi frati al 
vero vivere religioso , e convertite molte altre 
persone , che nel far loro la chiesa di Sargiano 
fece fare il modello a Farri : e che dopo avendo 
inteso che lontano dalla città un miglio si face- 
vano molte cose brutte in un bosco vicino a una 
fontana , se n' andi là seguitate da tutto il po- 
polo d' Arezzo una mattina con una gran croce 
di legno in mano, sieoome costumava di portare^ 
e che fistta una solenne predica , fece disfar la 
fonte e tagliar il bosco , e dar principio poco 
dopo a uua cappelletta che vi si niblM'ic& a ono- 
re di nostra Donna, con titolo di S. Maria delle 
Grazie ; dentro la quale volle poi che Farri di^ 
pignesse di sua mano , come fece , la Vergine 
gloriosa, che aprendo le braccia cuopre col suo 
manto tiiUo il popolo d' Arezzo • La quale San- 



163 PARTE SC€ONDA 

tissima Vergine ha poi fatto e fa di contintio in 
quel luogo molti miracoli . In questo luogo ha 
fatto poi la comunità d' Arezzo fare una bellis- 
sima chiesa , ed in mezzo di quella accomodata 
la nostra Donna fatta da Farri , alla quale sono 
stati fatti molti ornamenti di marmo e di figure 
attorno e sopra V altare , come si è detto nelU 
Tita di Luca della Robbia e di Andrea suo nipo- 
te y e come si db'à di mano in mano nelle vite di 
coloro r opere de' quali adornano quel santo 
luogo . Farri non molto dopo , per la divozione 
che aveva in quel santo uomo , ritrasse il detto 
S. Bernardino a fresco in un pilastro grande del 
Duomo vecchio : nel qual luogo dipinse ancor in 
una cappella dedicata al medesimo quel santo 

Slorificato in cielo , e circondato da una legione 
' angeli con tre mezze figure , due dalle bande 
che erano la Facienza e la Foverti , ed una so-i 
pra eh' era la Castità ; le quali tre virtù ebbe in 
sua compagnia quel santo insino alla morte • 
Sotto i piedi aveva alcune mitrie da vescovi • 
cappelli da cardinali , per dimostrare che facen- 
dosi beffe del motido , aveva cotali dignità di- 
spregiatele sotto a queste pitture era ritratta 1« 
città d' Arezzo nel modo che ella in que' tempi 
si trovava. Fece similmente Farri fuor del Duo- 
mo per la compagnia della Nunziata in una cap- 
pel letta ovvei*o maestà in fresco la nostra Don« 
na, che annunziata dalT Angelo per lo spavento 
tutta * si torce ; e nel cielo della volta che é a 
crociere fece in ogni angolo due angeli , che 
volando in aria e facendo musica con varj stru- 
menti , pare che s'accordino e che quasi si senta 
dolcissima armonia ; e nelle facce sono quattro 
santi , cioè due per lato. Ma quello in cne mo- 



VITA DI FARRI SPIUELLI lo3 

gtrò di aTcre Tarlando espresso il suo concetto , 
ai vede ne' due pilastri che reggono V arco di- 
nanzi , dove è 1' entrata ; perciocché in uno è 
una Carità bellissima che affettuosamente allatta 
un figliuolo , a un altro fa festa , ed il terso tien 
per la mano; nelFaltro è una Fede con un nuovo 
•modo dipinta , avendo in una mano il calice e la 
croce; e nel!' altra una tassa d'acqua la quale 
versa sopra il capo d* un putto , facendolo cri- 
stiano ; le quali tutte figure sono le migliori 
senza dubbio che mai fiicesse Farri in tutta la 
sua vita, e sono esiandio appresso i moderni ma« 
ravigliose . Dipinse il medesimo dentro la città 
nella chiesa di S. Agostino dentro al coro de'frati 
molte figure in fresco^che si conoscono alla ma- 
niera de' panni ed all' essere lunghe , svelte , e 
torte , come si è detto di sopra . Nella chiesa di 
S. Giustino dipinse in fresco nel tramesso un S. 
Martino a cavallo che si taglia un lembo della 
veste per darlo a un povero , e due altri santi • 
Nel vescovado ancora , cioè nella facciata d' un 
muro , dipinse una Nunsiata che oggi è messo 
guasta per essere stata molti anni scoperta. Nella 
pieve della medesima città dipinse la cappella 
che è oggi vicina alla stansa dell'opera, la quale 
dair umidità é stata quasi del tutto rovinata • 
£* stata grande veramente la disgrasia di questo 
povero pittore nelle sue opere ; poiché quasi la 
maggior parte di quelle o dair umido o dalle ro* 
Vine sono state consumate. In una colonna tonda 
di detta pieve dipinse a fresco un S. Y incensio , 
ed in S. Francesco fece per la famiglia de' Vi- 
viani intomo a una Madonna di messo rilievo 
alcuni santi , e sopra nell' areo gli Apostoli che 
xii^evono le Spirito Santo : nella volta alcuni 



io4 FAATK SCCOVUA, 

altri santi , e da un iato Cristo con la croce in 
spalla cbe Tersa dal costato sangue nel calice ^ 
ed intorno a esso Cristo alcuni angeli molto ben 
fatti. Dirimpetto a questa fece per b compagnia 
degli searpelliiii ^ muratori , e legnaiuoli ni;lla 
loro cappella de' quattro Santi incoronati una 
nostra Donna , i detti santi con gli strumenti 
di quelle arti in mano ^ e di sfitto pure in TrescHi 
due storie de fatti loro ,e quand i sono decapi» 
tati e gettati in mare . Nella quale opera sono 
attitudini e forze iM'llissime in coloro che si le- 
yano que* corpi inhaeenti sopra le spalle per 
poi'tar^li ai mare ^ vi^dcntli».^] in loio prontezza 
CTivacità. Dipinse ancora inS. Domenico vicino 
air aitar maggiore nella facciata ij-stra una no» 
itra Donna , S. Antonio , e S. IVtccolò a fresco 
perla famiglia degli Alberti da Catenaia , del 
qual luogo erano signori , prima cbe rovinato 
quello 9 venissero ad abitare Arezzo eFii*enze : 
e che siano una medesima cosa lo dimostra Tar^ 
me degli uni e degli altri die è la medesima . 
Ben e vero cbe oggi quelli d* Arezzo non degli 
Alberti , ma da Catenaia sono cbiamati, e quelli 
di Firenze non da Catena ia , ma degli Alberti • 
£ mi ricorda aver veduto ed anco letto cbe la 
liadia del Sasso ^ la quale era n<'il Alpe di Cate« 
naia e cbe oggi è rovinata e ridotta più a bass« 
verso Amo , fu dagli stessi Alberti edificata alla 
congiTgaziofke di Camaldoli , e oggi la possiede 
il raonasterio degli Angoli di Firenze , e la rìco^ 
nofce dalla detta famiglia cbe in Firenze è no* 
bilissima . Dipinse Farri nell* udienza vecchia 
della fraternità di S. Maria della Misericordia 
una nostra Donna cbe ba sotto il manto il popò» 
lo d'Arezzo^ nel quale ritrasse di naturale quelli 



VITA IH PAIIEI 6PiNffXU |«5 

die allora gOYemaTaod quei l«o([0 pio con abiti 
indo66e secondo 1* usan&t* di que tempi ; e fia 
essi uno cLìamato Braccio , clie oggi , quando «i 
|)arJa di lui ^ e chiamato Lait^aro lUcco, il quaW 
luor) J* dnuo i4si2 e lasciò tutte le «uè riccliccse 
€ t'acuita a quel luogo , che le dispensa in sei vi* 
tfio de' poveri di Dio , esercitando le sante opera 
della misericordia con molta carità • Da un lata 
mette in meazo que^tH Madonna S. Gregorio 
Papa y e dall' altro S. Donato rescovo e pruUii*- 
tore del po}K)lo aretino • £ perchè furono in 
questa opeia benissimo serviti da Pam , colora 
che allora reggevano quella fraternità gli fecicH 
no fare una tavola a tempera una nostra Donn% 
col figliuolo in brac*cio , aleuni angeli che gU 
aprono il manto, sotto il quale è il detto popolo, 
e da basso S. Laurenlino e Pergentiuo martiri. 
La qual tavola si mette ogni anno fuori a dì due 
di Giugno , e vi ai pota sopra , poi che è stata 
portata dagli uomini di detta compagnia solen- 
uemente a processione insino alla chiesa di detti 
aanti , una cassa d' argento lavorata da Forsore 
crefice fratello di Parri , dentro la quale sono i 
corpi di detti Santi Lanrentino e Pcigentino s si 
mette fuori dico , e si fa il detto altare sotto una 
coperta di tende in sul canto alla Croce ^dove è 
la detta chiesa , peri:hè essendo ella piccola, noo 
potrebbe capire il popolo che a quel la festa con*, 
corre • La predella y sopra la quale posa la detta 
tavola f contiene di figure piccole il martirio di 
qne' due santi tanto ben fatto , che è certo per 
cosa |wccoki ona maraviglia. E' dì mano di Parri 
nel borgo a piano sotto Io sporto d' una casa un 
tabernacolo , dentro al quale è una Nuotiata in 
6reseo che « motto lodata ; e nella compagni!^ 



I0& PARTE SECONDA 

\ 

de' puraccioli a S. Agostino fé' in fresco lina 9. 
Caterina Tergine e martire beUissima : simiU 
mente nella chiesa di Murielle alla fraternità 
de' cherici dipinse uira S. Maria Maddalena di 
tre braccia , e in S. Domenico, doye all' entrare 
della porta sono le corde delle campane, dipinse 
la cappella di S. Niccolò in fresco , dentroyi un 
Crocifisso grande con quattro figure , layorato 
tanto bene che par fatto ora . Neil' arco fece 
due storie di S. Niccolò , cioè quando getta le 
palle d' oro alle pulzelle e quando libera due 
dalla morte , dove si vede il carnefice apparec- 
chiato a tagliare loro la testa molto ben fatto . 
Mentre che Farri faceva quest' opera , fu assal- 
tato da certi suoi parenti armati con i quali pia- 
tiva non so che dote ; ina perché vi sopraggiun- 
sono subito alcuni , fu soccorso di maniera , che 
non gli feciono alcun male ; ma fu nondimeno , 
secondo che si dice , la paura eh' egli ebbe ca- 
gione , che oltre al fare le figure pendenti in sur 
un lato 9 le fece quasi sempre da indi in poi spa- 
ventaticce . £ perchè si trovò molte fiate lacero 
dalle male lingue e dai morsi dell' invidia , fece 
in questa cappella una storia di lingue che ab- 
bruciavano, e alcuni diavoli che intorno a quelle 
^cerano fuoco ; in aria era un Cristo che le ma- 
lediceva , e da un lato queste parole : A LINGUA 
DOT.OSA . Fu Farri molto studioso delle cose 
dell* arte e disegnò benissimo , come ne dimo- 
strano molti disegni che ho veduti di sua mano, 
e particolarmente un fregio di venti storie della 
vita di S. Donato fatto per una sua 8oi*eUa che 
ricamava eccellentemente ; e si stima lo faces- 
se , perchè s' avesse a fare ornamenti all' aitar 
maggiore del vescovado. E nei nostro libro sono 



vttjl di pabri spinello I«7 

alcune carte eia luì disegnate di penna molto 
}>ene . Fn ritratto Farri da Marco da Moniepul* 
ciano discepolo di Spinello nel chiostro di S. Ber* 
nardo d*Areuo. Visse anni cinqnantafei, e si 
abbreTÌò la vita per essere di natura malinconi- 
co, solitario, e troppo assiduo negli studi dell'ar- 
te e al lavorare . Fu sotterrato in S. Agostino nel 
medesimo sepolcro dove era stato posto Spinello 
'SUO padre, e recò dispiacere la sua morte a tutti 
j virtuosi che di lui ebbono cognixione . 




l'lA.7.AJCVìi 



VITA. 
DI MASACCIO DA S. GIOVANNI 

IM VALDARNO PITTOES. 

J-j costume della natura y qaauclo ella Ta una 
persona molto eccellente in alcuna professione , 
molte Tolte non la far sola j ma in quel tempo 
medesimo e vicino a quella fame un altra a sua 
concorrenca , a cagione che elle possino giova- 
re r una air altra nella virtù e nella emulazio. 
ne. La qual cosa oltra il siugolar giovamento di 
quegli stessi che in ciò concorrono ^ accende an- 
cora oltra modo gli animi di chi viene dopo 
queir età, a sforzarsi con ogni studio e con ogni 
industria di pervenire a quello onore e a quella 
gloriosa reputazione» che ne'passati tutto il gior- 
no altamente sente lodare . E che questo sia il 
veroylo aver Fiorenza prodotto in una medesima 
età Filippo, Donato, Lorenzo, Paolo Uccello, e 
Masaccio eccellentissimi ciascuno nel genere suo, 
non solamente levò via le rozze e gotte maniere 
mantenutesi fino a quel tempo, ma per le beile 
opere di costoro incitò ed accese tanto gli animi 
di chi venne poi, che l'operare in questi mestie- 
ri si è ridotto in quella grandezza ed in quella 
perfezione che si vede ne* tempi nostri . Di che 
abbiamo noi nel vero obbligo grande a que* pri- 
mi, che mediante le loro fatiche ci mostrarono la 
vera via da camminare al grado 8U|»*emo. E 
quanto alla maniera buona delle pitture , a Ma- 
saccio masaimamente, per avera egli, come disi- 



!!• »A&TB SECONDA 

deroso d'acquistar fama, considerato, non essen- 
do la pittura altro che un contraffar tutte le cose 
della natura vive, coi disegno e co' colorì sempii- 
cernente come ci sono prodotte da lei , che colui 
che ciò più perfettamente consegue si può dire 
eccellente; la qual cosa, dico, conosciuta da 
Masaccio, fu cagione che mediante un continuo 
studio imparò tanto), che si può annoverarr fra 
i prìmi , che per la maggiore parte leyassìno le 
durezze, imperfezioni , e difficultà dell' arte , e 
che egli desse principio alle belle attitudini, mo- 
Tenze, fierezze, e Tivacità , ed a un certo rilievo 
yeramente proprio e naturale, il che infìno a lui 
non aveva mai fatto niun pittore . E perché fa 
di ottimo giudizio , considerò che tutte le figu- 
re che non posavano né scortavano coi piedi in 
sul piano , ma stavano in punta di piedi, manca- 
vano d*ogni bontà e maniera nelle cose essenzia- 
li, e coloro che le fanno mostrano di non intender 
lo scorto. £ sebbene Paolo Uccello vi si era mes- 
so , ed aveva fatto qualche cosa , agevolando in 
parte questa difficultà, Masaccio nondimeno, va- 
riando in molti modi , fece molto' meglio gli scor- 
ti e per ogni sorte di veduta, che niun altro che 
ìnsino allora fusse stato ; e dipinse le cose sue 
con buona unione e morbidezza , accompagnan- 
do con le incarnazioni delle teste e degl' ignudi 
i colori de' panni, i quali si dilettò di fare con po- 
che pieghe e facili , come fa il vivo e naturale; il 
che é stato di grande utile agli artefici , e ne 
merita esser commendato, come se ne fusse stato 
inventore : perché in vero le cose fatte innanzi a 
lui si possono chiamar dipinte, e le sue vive, ve- 
raci , e naturali, allato a quelle state fatte dagli 
altri. L'origine di costui tu da castello S. Gio- 



TITA DI MASACCIO DA 8. GIOVANin Iti 

Tàtìtìi di Valdamo, e dicono che quiri si reggono 
ancora alcune figure fatte da lui nella sua prima 
fanciuilecEa . Fu pei*sona astrattissima e molto a 
caso, come quello che avendo fisso tutto l'animo 
e la volontà alle cose dell' arte sola, si curaya po« 
co di se e manco di altrui. £ perchè e non votle 
pensar giammai in maniera alcuna alle cure o 
cose del mondo, e non che altro, al vestire stesso, 
non costumando riscuotere i danarr da' suoi de- 
hìtori, se non quando era in bisogno estremo, per 
Tommaso, che era il suo nome, fu da tutti detto 
Masaccio, non già perchè eTusse vizioso, essendo 
egli la bontà naturale , ma per la tanta straccu* 
rataggine , con la quale niente di manco era egli 
tanto amorevole nel fare altrui servizio e piacere , 
che più oltre non può bramarsi . Cominciò V arte 
nel tempo che Masolino da Panicale lavorava nei 
Carmine di Fiorenza la cappella de' Brancacci , 
seguitando sempre quanto e' poteva le vestigie di 
Filippo e di Donato , ancoraché V arte fusse di- 
Versa , e cercando continuamente nell* operare di 
fiire le figure vivissime e con bella prontezza alla 
similitudine del vero . £ tanto modernajnente 
trasse fuori degli altri i suoi lineamenti ed il suo 
dipignere, che l'opere sue sicuramente possono 
stare al paragone con ogni disegno e colorito mo- 
derno. Fu studiosissimo nello operare e nelle dif- 
fìcultà della prospettiva, artifìzioso e mirabile, 
come si vede in una sua istoria di figure piccole, 
che oggi è in casa Ridolfo del Ghirlandaio, nella 
quale oltra il Cristo che libera lo indemoniato , 
sono casamenti bellissimi in prospettiva tirati 
in una maniera, che e' dimostrano in un tem- 
po medesimo il di dentro ed il di fuori, per ave- 
re egli presa la loro veduta non in faccia , ma in 



Ila PARTE SECOTVDA 

m le cantonate per maggior difficaltà . Cercò più 
degli altri maestri di i*are gli iguudi e gli scoiti 
nelle figure poco usati avanti di lui. Fu laciiissi* 
mo nel far suo ^ ed é, come si è detto , molto 
semplice nel panneggiare. £' di sua mano una ta- 
vola iatta a tempera , nella quale è una nostra 
Donna in grembo a S. Anna col figliuolo in collo, 
la quale tavola è oggi in S. Ambrogio di Firenze 
nella cappella che è allato alla porta che va al 
parlatorio delle monache . Nella chiesa ancora di 
S. Niccolò di là d'Amo è nel tramesxo una tavvda 
di mano di Masaccio dipinta a tempera , nella 
quale oltre la nostra Donna, che vi è dall'angelo 
annunziata , vi è un casamento pieno di colonne 
tirato in prospettiva molto bello; perchè oltre al 
disegno delle linee che è perietto , lo fece di ma^ 
niera con i colori sfuggire , che a poco a poco 
abbagliatamente si perde di vista ; nel che mo- 
strò assai d'intender la prospettiva. Nella badia 
di Firenze dipinse a fresco in un pilastro dirim* 
petto a uno di quelli che reggono Tarco dell' ai- 
tar maggiore S.lvo di Brettagna, figurandolo den- 
tro a una nicchia , perchè i piedi scortassino alla 
veduta di sotto ; la qual cosa non essendo sì bene 
stata usatii da altri, gli acquistò non piccola lode: 
e sotto il dt'tto santo sopra un'altra cornice gli 
fece intorno vedove, pupilli, e poveri, che da quel 
sant) srmo nelle loro bisogne aiutati. In S. Maria 
Novi.'lla nncorn dipinse a tresco sotto il tramezzo 
della chiesa una Trinità che è posta sopra l'aitar 
di S. Ignazio, e la nostra Dmna e S. Giovanni 
Eviingjlista che la mettono in mezzo , contem- 
pla lul i Cristo crocifisso . Dalle bande sono gi- 
nn*!; hi. miì due figure , che , per quanto si può 
giudicare y sono ritratti di coloro che la feciono 



TITA DI MASACCIO DA S. GIOyAKIfl ii3 

£ptgneTe;ma si scorgono poco, essendo ricoperti 
da un ornaniento messo d' oro. Ma quello cne ti 
è bellissimo , oltre alle figure , é una Tolta a 
mena botte tirata in prospettira, e spartita in 
quadri pieni di rosoni che aiminuiscuno e scorta- 
no così bene , cbe pare che sia bucato quel muro. 
Dipinse ancora in 8. Maria Maggiore accanto alla 
porta del fianco , la quale va a S, Giovanni, nella 
tavola d* una cappella una Giostra Donna y S. Ca- 
terina, e S. Giuliano y e nella predella fece alcuna 
figure piccole della vita di S. Caterina , e S. Giu- 
liano che ammazza il padre e la madre ; e nel 
messo fece la natività di Gt^ii Cristo, con quella 
semplicità e vivezza cbe era sua propria nel la- 
vorare . Nella chiesa del Carmine di Pisa in una 
tavola cbe è dentro a una cappella del tramez- 
zo è una nostra Donna col figliuolo, ed a piedi so- 
no alcuni angioletti cbe suonano , uno de' quali 
sonando un liuto, porge con attenzione l'orecchio 
all' armonia di quel suono . Mettono in mezzo U 
nostra Donna S. Piero, S. Gio: Battista', S. Giu- 
liano, e S. Niccolò, figure tutte molto pronte e 
vivaci. Sotto nella predella sono di figure piccolo 
storie della vita di quei santi , e nel mezzo i tre 
magi cbe offeriscono a Cristo; ed in questa parte 
sono alcuni cavalli ritratti d;il vivo tanto belli, cbe 
non si può meglio desiderare; e gli uomini della 
corte di que'tre re sono vestiti di varj abiti cbe si 
usavano in que' tempi. £ sopra per finimento 
di detta tavola sono in più quadri molti santi 
iutoi^no a un Crocifisso. CreaeFÌ cbe la figura 
d'un santo in abito di vcscoto , cbe è in quella 
chiesa in fresco allato alla porta che va nel con- 
vento, sia di mano di Masaccio; ma io tengo per 
fermo che ella sia di mano di fra FiUppo suo di- 
Fot. IL » 



tl4 PAIiTK seco NDJl 

ftepolo. Tcomato da Pisa larorò in Fiorenza una 
taTola, dentroyi un maschio ed una femmina ignu- 
di quanto il tìvo, la quale si trova oggi in casa 
Palla Rucellai . Appresso non sentendosi in Fio- 
renca a suo modo, e stimolato dalla affezione ed 
amore dell' arte , deliberò per imparare e supe- 
rar gli altri andarsene a Roma, e così fece. Equiyi 
acquistata fama grandissima, lavorò al cardmale 
di S. Clemente nella ^iesa di S. Clemente una 
eappella^ dorè a frésco fece la passione di Cristo 
co'ladroni in croce, e le storie m S. Caterina mar- 
tire . Fece ancora a tempera molte tavole, che 
ne*travagU di Romk si son tutte o perse o smarri- 
te . Una nella chiesa di S. Maria Maggiore in una 
cappelletta vicina alla sagrestia, nella quale sono 
quattro santi T&nto ben condotti , che paiono di 
rilievo, e nel mezzo S. Maria della Neve, ed il ri- 
tratto di Papa Martino di naturale , il quale con 
una zappa disegna i fondamenti di quella chiesa, 
ed appresso a lui é Sigismondo II. imperatore. 
Considerando quest'opera un giorno Michelagno- 
lo ed io , egli la lodò molto, e poi soggiunse , co- 
loro essere stati vivi ne' tempi di Masaccio . Al 
3uale, mentre in Roma lavoravano le facciate 
ella chiesa di S. Janni per Papa Martino, Pisa- 
nello e Gentile da Fabbriano n'avevano allogato 
una parte, quando egli avuto nuove che CosinM» 
de' Medici, dal quale era molto aiutato e favori-» 
to, era stato richiamato dall' esilio, se ne tornò 
à Fiorenza, dove gli fa allogato , essendo morto 
Masolino da Panicale che l'aveva cominciata, la 
cappella de' Brancacci nel Carmine , alla quale 
prima che mettesse mano, fece come per aaggio 
il S. Paolo che e presso alle corde delle campane, 
per mostrare il miglioramento che egli aveva 



TITA DI MASACCIO M S. aiOVANNI f i5 

latto Dell' arte . E dimoitrò reramente infinita 
bontà in questa pittura, conoiscendosi nella testa 
4i quel santo, il quale é Bartok> di Angioiino An- 
gioliifi ritratto ili naturale, una terrihiliiÀ tanto 
grande , che e'uare che la «ola |»arola inalici)! a 

Suesta figura. È cbi non conobbe 8. Paulo, guar- 
andò questo, retkà ouel dabbene della civjlità 
romana insieme con fa invitta foitejLaa di qu«U 
V animo diyinis^imo tutto intento alle cure della 
lede . Mostrò ancora in questa pittura inedeiiima 
r intelligenza di scortare le veoiite di aotto in su, 
che fu yerameute maiaYÌgtiosa , come amiaris^e 
ancor oggi ne' piedi stessi di detto apostoK> , per 
una difficultà Ucilitata in tutto da lui, rispetto a 
quella goffa maniera Tcccbia che faceva , come 
io dissi poco di sopra, tutte le figure in punta di 
piedi : la qual maniera durò sino a lui senia che 
altri la correggesse > ed egli solo e prima di ogni 
altro la ridusse al buono del dì d'oggi. Accadde 
mentre che e* lai^^^uTa in questa opera, che e' fu 
consagiQta la detta chiesa del Carmine, b Ma* 
•accio in memoria di ciò di verde terra dipinse 
di chiaro e scuro sopra la porta che va in con- 
vento dentro nel chiostro tutta la sagra come 
ella fu: e ri ritrasse infinito numero di cittadini in 
mantello ed in cappuccio , che vanno dietro alla 
processione ; fra i quali lece Filippo di ser Bru- 
nellesco in aoccoli, Donatello, MaaoJino da Patti- 
nale stato suo maestro, Antonio Brancacci che gli 
fece far la cappella, IHiccolò da Ucsano, Giovun- 
ni di Bicci de' Medici, Bartolomineo Valori, i 
quali sono anco di mano del medesimo in casa di 
Simon Corsi gentiluomo fiorentino. Aitrassevi 
similmente Lorenso Ridolfi che in que' tempi 
era ambasciatore per la repubblica fiorentina a 



Ii6 PAKTE SECONDA 

Yinezia ; e non solo Vi ritrasse i gentiluomini 
sopraddetti di naturale , ma anco la porta del 
convento ed il portinaio con le chiavi in ma|io . 
Questa opera veimmente ha in se molta perfezio- 
ne y avendo Masaccio saputo mettere tanto bene 
in sul piano di quella piazca a cinque e sei per 
fila r ordinanza di quelle genti che vanno dimi- 
nuendo con proporzione e giudizio , secondo la 
veduta deirocchio, che è proprio una maraviglia; 
e massimamente che vi si conosce , come se fos- 
sero vivi> la discrezione che egli ebbe in far que- 
gli uomini non tutti di una mistura , ma con una 
certa osservanza , che distingue quelli che son 
piccoli e grossi dai grandi e sottili; e tutti posano 
1 piedi in sur un piano j scortando in fila tanto 
bene, che non fanno altrimenti i naturali . Dopo 
questo ritornato al lavoro della cappella de'Bran- 
cacci, seguitando le storìe di S. Piero comincia- 
te da Masolino , ne finì una parte , cioè V istoria 
della cattedra, il liberare gì infermi, suscitare i 
morti 9 ed il sanare gli attratti con T ombra nel- 
r andare al tempio con S. Giovanni. Ma tra l'al- 
tre notabilissima apparisce quella dove S. Piero 
per pagare il tributo cava per commissione di 
Ci'isto ì danari del ventre del pesce; perchè oltra 
il vedersi quivi in un apostolo che è nell* ultimo 
nel <|uale è il ritratto stesso di Masaccio fatto 
da lui medesimo allo specchio tanto bene , che 
par vivo vivo , vi si conosce V ardir di S. Piero 
nella dimanda, e rattenzi<»ne degli apostoli nelle 
varie attitudini intomo a Cristo , aspettando la 
resoluzione con gesti si pronti, che veramente 
appariscono vivi ; ed il S. Piero massimamente , 
il quale nell 'a Sfaticarsi a cavare i danari del ven- 
tile del pesce y ha la testa focosa per lo stare chi- 



VITA DI MALACCIO DA 8. GIOVANNI 117 

■aio; e molto più quando e'paga il tributo, dove 
8Ì Tede l'affetto df^i contare e la sete di colui che 
riscuote, che sì guarda i danari in mano con gran- 
dissimo piacere. Dipinsevi ancora la resurrezione 
del figliuolo del re fatta da S. Piero e S. Paolo , 
ancoraché per la morte d' esso Masaccio restasse 
imperfetta 1* opera , che fu poi finita da Filippi- 
no . Neir istoria dove S. Piero battezza si stima 
crande mente un ignudo che triema tra gli altri 
Battezzati, assiderando di freddo, condotto con 
bellissimo rilievo e dolce maniera, il quale dagli 
artefici e yccchi e moderni é stato sempre teno- 
io in riverenza ed ammirazione; per il che da in- 
finiti diseffnatori e maestri continuamente sino al 
di d'oggi e stata frequentata questa cappella: nel- 
la quale sono ancora alcune terte Tiyissime fì 
tanto belle, che ben si può dire che nessuno mae- 
stro di quella età si accostasse tanto ai moderni 
quanto costui . Laonde le sue fatiche meritano 
infinitissime lodi, e massimamente per avere egli 
dato ordine nel suo magistcrio alla bella manie- 
ra de'tempi nostri. E che questo sia il vero, tutti 
i più celebrati scultori e pittori che sono stati da 
lui in qua, esercitandosi e studiando in questa cap- 
pella sono divenuti eccellenti e chiari , cioè fra 
Giovanni da Fiesole, fra Filippo , Filippino che 
la finì , Alesso Baldov inetti , Andrea dal Casta- 
gno, Andrea del Yerrocchio, Domenico del Gril- 
hindaio, Sandbro di Botticello, Lionardo da Vinci, 
Pietro Perugino, fra Bartolommeo di San Marco, 
Mariotte Aloertinelli , ed il divinissimo Michela- 
gnolo Buonarroti; Raffaello ancora da Urbino di 
quivi trasse il principio della bella maniera sua, 
il Granacelo, Lorenzo di Credi, Ridolfo del Gril- 
laudaio, Andrea del Sarto^ il Rosso ; il Francia- 



Il8 PAKTE SECONDA 

ciabigto, Baccio Bandinelli, Alonso Spngnuolo, 
Iacopo da Pontorino , Pierino del Vaga , e Tote 
del Naniiata; ed insomma tntti coloro che hanno 
cercato imparare quella arte, sono andati a impa- 
rar sempi*e a questa «appella, ed appi^endere i 
precetti e le regole del far bene dalle Ggure di 
Masaccio. E se io non ho nominati molti forestieri 
e molti Fiorentini che sono iti a studiare a detta 
cappella, batiti che dove corrono i capi dell'arte, 
quivi ancora concorrono le membra. Ma con tut- 
to che le cose di Masaccio siano state sempre in 
cotanta riputazione, egli é nondimeno opinione f 
anzi pur credenza ferma di molti, che egli aTreb- 
be fatto ancora molto maggior frutto nell' arte , 
se la morte, che di ventisei anni ce lo rapi , non 
ce lo aTesse tolto così per tempo. Ma o fuMeTin- 
▼idia, o fuss^jpure che le cose buone comunemen^ 
te non durano molto, e'si mori nel bel del fiorire, 
ed andossene si di subito, che e* non mancò chi 
dubitasse in lai di veleno, assai più che per altro 
accidente . 

Dieèsi che sentendo la morte sua Filippo di 
ser Brunellesco, disse: Ifoi abbiamo fatto in Ma- 
saccio una grandissima perdita ; e gli dolse infi- 
nitamente, essendosi affaticato gran pezzo in mo- 
strargli molti termini di prospettiva e d*architet« 
tura. Fu sotterrato nella medesima chiesa dei 
Carmine Tanno i44^»' ^ sebbene allora non gli fu 
posto sopra il sepf)lcro memoria alcuna, per esse» 
re stato poco stimato vivo, non gli è però manca- 
to dopo la morie chi lo abbia onorato di questi 
epitaffi: 



VITA DI MASACCIO DA S. GIOVANNI 1 19 

D' ANNIBAL CARO. 

Finsi y et la mia pittura al ver fu pari; 
L' atteggiai j Vai^vivaij le diedi U moto; 
Le diedi affetto . Insegni il Buonarroto 
A tutti gli altri e da me solo impari . 

DI FABIO SEGNI. 

Invida cur Lachesis primo sub flore fuventae 
Pollice discindis stamina funereo P 

Hoc uno occiso innumeros occidis Apelles : 
Picturae omnis obit , hoc obeunte y lepos , 
ffoc Sole extincto extinguuntur sederà cuncta* 
ffeu ! decus omne perii hocpereunte simul. 




"^7. 11^ "'j .'"". r^Tj-.-T 



VITA 
DI FILIPPO BRUNELLESCHI 



SCULTORE C ARCHITETTO 
FiORKNTlNa 



M. 



Lolti sono creati dalla natura pìccoli di per- 
sona e di fattezse , che hanno l'animo pieno di 
tanta grandezza ed il cuore di f\ smisurata terri» 
bilitàyche se non cominciano cose difficili e quasi 
impossibili y e quelle non rendono 6nite con ma- 
raTiglia di chi le vede y mai non danno requie 
alla Tita loro , e tante cose ^ quante V occasione 
mette nelle mani di questi y per vili e basse che 
elle si siano y le fanno essi aiyenìre in pregio e 
altezza. Laonde mai non si domerebbe torcere il 
muso y quando è' incontra in persone che in 
aspetto non hanno quella prima grazia o Temi-. 
sta y che doyrebbe dare la natura nel Tenire al 
mondo a chi opera in qualche virtù y perchè non 
è dubbio che sotto le zolle della terra sa ascon- 
dono le Tene dell* oro . E molte Tolte nasce in 
questi che sono di sparutissime forme tanta gè- 
neiosità d' animo e tanta sincerità di cuore , che 
sendo mescolata la nobiltà con esse , non può 
sperarsi da loro se non grandissime maraTtglie ; 

Sercioccfaè e'si sforzano di abbellire la bmttecza 
el corpo con la Tirtù dell' ingegno, come aper- 
tamente si yide in Filippo di ser Brunellesco , 
sparuto della persona non meno che messer Fo- 
rese da Ra batta e Giotto y ma d* ingegno tanto 
clefato , che ben sì può dire che e' ci fu donalo 



I2a P ART E SBCOK&A 

dal cielo per dar nuoTa forma alla archìtettara, 
già per centinaia d' anni smanila j nella quale 
gii uomini di quel tempo in mala parte molti 
tesori ayeTano spesi, facendo fabbricbe. senza 
ordine , con mal modo, con trìsto disegno j con 
stranissime invenzioni, con disgraziatissima gra- 
zia , e con peggior ornamento . E Tolie il cielo ^ 
essendo stata la terra tanti anni senza uno animo 
egregio ed uno spirito divino, che Filijppo la- 
sciasse al mondo di se la maggiore , la più alta 
fabbrica e la più bella di tutte V altre fatte nei 
tempo de' moderni ed ancora in quello degli an- 
ticbi , mostrando cbe il valore negli artefici to- 
scani , ancoraché perduto fusse , non perciò era 
morto . Adomollo alti*esi di ottime virtù , fra le 
quali ebbe quella dell' amicizia sì , che non fu 
inai alcuno più benigno né più amorevole di lui. 
fiei giudicio era netto di passione , e dove e' ve- 
deva il valore degli alti^ui meriti, deponeva Tutil 
suo e r interesse degli amici . Conobbe se stesso, 
ed il grado della sua virtù oemunicò a molti , ed 
il prossimo nelle necessità sempre sovvenne • 
Dichiarossi nimico capitale de' vizi, ed amatore 
di coloro che si esercitavono nelle virtù . Non 
spese mai il tempo in vano , che o per se o per 
r opei« d' altri nelle altrui necessita non s* attii^ 
ticasse j e «ammioando gli amici visitasse « sem- 
pre sovvenisse . 

Dicesi che in Fiorenza fu uomo di bnonisaima 
fama e di itaolti lodevoli costumi e fattivo nelle 
faccende sue j il cui nome era ser Brunellesoo di 
Lippo Lapi , il quale aveva avuto 1' avolo suo 
chiamato Cambio cbe fu litterata persona , e il 
quale nacque di un fisico in que' tempi anolto 
fiimoso^Aominaio maestro Ventura Baehenoi* 



TltA DI riLiyPO BUONCLLtSCHI l!»3 



Togliendo dunqae ser Brunellesco peidonna i 
gioyunecoftuiuatìssima della nohii (aniiglia d^ 
gli Spini, per parte della dote ebbe in pagamen- 
to una casa, doTe egli e i suoi figliuoli abitarono 
fino alla morte , la quale è potta dirimpetto a S. 
Michele Berteldi per fianco in un biscanto pas- 
sato la piazza dogli Agli . Ora mentre obe egli si 
efsercitara così e TiTcrasi lietamente , gli nacque 
r};nBO 1377 un figliuolo, al quale pose nome Fi- 
lippo per il pndre suo già m<Mrto , della quale 
nascita fece quell' allegrecEa cbe maggiore pote- 
rà . Laonde con ogni accuratezea gì' insegnò 
nella sua puerizia i primi principj delle lettere , 
nelle quali si mostrava tanto ingegnoso e di spi- 
rito elevato , che teneva spesso sospeso il oerve^ 
lo , quasi cbe in quelle non curasse venir molto 
perfetto , anzi pareva che egli andasse col pen*- 
stero e cose di maggior utilità . Per il che, ser 
Bninellesco che desiderava eh' egli facesse il 
mestier suo del notaio o quel dei tritavolo , ne 
prese dispiacere grandissimo . Pure veggendolo 
continuamente esser dietro a cose irfgegnoee 
d' arte e di mano , gli fece imparare V abbaco e 
Scrivere , e dipoi lo pose air arte deli' orefice , 
acciò imparasse a disegnare con uno amico 
tuo . E fu questo con molta sodisfazione di Fi- 
lippo ; lì quale cominciato a imparare e mettere 
in opera le cose di quella arte , non passò molti 
anni, che ee^i legava le pietre fini meglio che ar^ 
tefice vecchio di quel mestiero. Esercitò il niello 
e il lavorare grosserie , <come alcune figure d'ai^ 

Sento che sono due mezzi profeti posti nella testa 
elloaltare di S. Iacopo di Pistoia tenute bellissi- 
me , fktte da lui all' opera di quella città ; ed 
'^pcre di b«HÌriUavt , dove mostrò intenderfi 



124 PA&TE SBCONDA 

tanto di quel mestiero , che era forca che '1 sao 
ingegno passasse i termini di quella arte. Laonde 
avendo preso pratica con certe persone studiose , 
cominciò a entrar colia fantasia nelle cose de' 
tempi e de' moti , de' pesi e delle ruote y come 
si posson far girare e da che si muovono , e cosi 
lavorò di sua mano alcuni orinoli bonissimi e 
beilis.^'imi . Non contento a questo , neil' animo 
se gli destò una voglia della scultura grandissi- 
ma ; e tutto venne , poiché essendo Donatello 
giovane tenuto valente in quella ed in espctta- 
sione grande , cominciò Filippo a praticare seco 
del continuo, ed insieme per le virtù Tun dell'al- 
tro si posono tanto amore, che l'uno non pareva 
che sapesse vivere senza l'altro. Laonde Filippo, 
che era capacissimo di più cose , dava opera a 
molte professioni , né molto si esercitò in quelle, 
che egli fu tenuto fra le persone intendenti bo- 
nissiiuo architetto , come mostrò in molte cose 
che servirono per acconcimi di case : come al 
canto de' Ciai verso mercato vecchio la casa di 
Apollonio Lapi suo parente, che in quella , men- 
tre egli la faceva murare , si adoperò grande- 
mente } e il simile fece fuor di Fiorenza nella 
torre e nella casa della Petra ia a Castello . Nei 
palazzo dove abitava la signoria, ordinò e sparti, 
dove era V ufizio degli ufi zia li di monte , tutte 
quelle stanze , e vi fece e porte e finestre nella 
maniera cavata dallo antico , allora non usatasi 
molto per esser T architettura rozzissima in To- 
acana. Avendosi poi in Fiorenza a fare per i frati 
di S. Spirito una statua di 8. Maria Maddalena 
in penitenza , di legname di tiglio per portar in 
una cappella, Filippo, che aveva fatto molte 
cosette piccole di scultura ; desideroso a^ost^r^ 



Vm DI FILIPPO BRt71llLLE9CHI ll5 

elle ancora nelle cose grandi era per rins ciré , 
prese a far detta figura ; la qual finita e meKsa 
in opera, fu tenuta cosa molto bella, ma nelTìn* 
cenaiopof di quel tempio Tanno 1471 abbrucia 
insieme con molte alti-e cose notabili . Attese 
molto alla prospettiva , allora molto in male uso 
per molte ialsità cbe vi si facevano , nella quale 
perse molto tempo , per fino cbe egli trovò da se 
un modo cbe ella potesse venir giusta e peifctta, 
cbe fii il levarla con la pianta e profilo e per via 
della intersegaeione ; cosa veramente ingegnosis* 
sima ed utile all' arte del disegno . Di questa 
prese tanta vagbezza y cbe di sua mano ritrasse 
la piazza di S. Giovanni con tutti quegli sparti- 
menti della incrostatura murati di niaiTni neri e 
biancbi che diminuivano con una grazia singola- 
re ; e similmente fece la casa della Misericordia 
con le bottegbe de'cialdonai e la volta deTecori, 
e dair altra banda la colonna di S. Zanobi . La 
qual opera essendogli lodata dagli artefici e da 
chi aveva giudizio in quell' arte , gli diede tanto 
animo, cbe non stette molto cbe egli mise mano 
a un' altra , e ritrasse il palazzo , la piazza , e la 
loggia de' Signori insieme col tetto de' Pisani, e 
tutto quel cbe intomo si vede murato , le quali 
opere Turon cagione di destare V animo agli altri 
artefici, cbe vi attesono dipoi con grande studio. 
£gli particolarmente la insegnò a Masaccio pit- 
tore allor giovane molto suo amico ; il quale gli 
fece onore in quello cbe gli mostrò , come ap- 
pare negli edinz] dell' opere sue. Né restò ancora 
di mosti*arla a quelli cbe lavoravano le tarsie j 
cbe é un' arte di commettere legni di colori , e 
tanto gli stimolò , cbe fu cagione di buono uso 
e molte eose utili obe si foce di quel ma- 



126 PÀUTI SECONDA 

cisierìo y ed allora e poi » di molte cose occel* 
feoti che hanno recato e fama e utile a Fiorenia 

Er molti anni • Tornando poi da studio messer 
oio dal Poico Toscaneliiy ed una sera troran» 
io^ì in un orto a cena con certi suoi amici , inviti 
Filippo, il quale uditolo raoionare dell'arti mat- 
tematiche , prese tal CimiTiariti con seco , die 
egli imparò la geometria da lui ; e sebbene Fi- 
lippo non are va lettere , gli rendeva si ragione 
di tutte le cose con il naturale della prurtica es- 
perienza y che molte volte lo cooTondeva . £ co^ 
•eguitandk) dava opera alle cose della scrittufa 
cristiana, non restando d'intervenire alle dispute 
ed alle prediche delle persone dotte; delle quali 
faceva tanto capitale per la mirabii memoria 
sua 9 che M. Paolo predotto celebrandolo , usava 
dire che nel seniit'e arguir Filippo gli pareva un 
nuovo S. Paolo * Diede ancora molta opera in 
euefeto tempo alle cose di Dante , le quali furon 
da lui bene intese circa i aiti e le misure, e spesso 
nelle comparazioni allegaiìdolo , se ne seiTÌva 
De* suoi ragionamenti ; uè mai col pensiero fa- 
ceva altro cbe macchinare e immaginarsi cose 
ingegnose e difìiiciii, né potè trovar mai ingegno 
che più lo satisfacesse che Donato, con il quale 
domesticamente confabulando , pigliavano pia« 
cere Tuno dell' altro , e le difficultÀ del mestiero 
conferivano insieme. Ora avendo Donato in quei 
giorni finito un Crocifisso di legno, il quale fu 
posto in Santa Croce di Fiorenza sotto la storia 
del fanciullo ahe risuscita S. Francesco dipinto 
da Taddeo Gaddi^ volle Donato pi£;liarne parere 
eon Filippo , ma se ne penti.; perchè Filippo gli 
rispose, ch'egli aveva messo un contadino in 
ai*oce ; onde ne nacque il detto di; Ti/gli del le-^ 



VITA DI FILIPPO BRimvrxvseHi taf 

gno e fanne uno tu j come largamente si ragì<ffNi 
nella TÌta di Donato. Per il che Filippo, ìl.<|uale 
ancorché fiiMc provocato a ira , mai si acUraTa 
per GOf^a che gli fusse detta , stette cheto molti 
mesi , tanto che condusse dì legno vn Crocifìsso 
della medesima grandezza, di tal bontà e si coi» 
artc> disegno e diligenza laToni tocche nel man^ 
dar Donato a casa innanzi a lui , quasi ad ingan- 
no ( perchè non sa pera che Filippo avesse futto 
tale opera ) , un grembiule che egli aveva pieno 
di uova e di cose per desinare insieme gli cascò, 
mentre lo guardava uscito di se per la maravi^ 
glia y e per V ingegnosa ed artifisiosa maniera 
che aveva usato Filippo nelle gambe, nel torso, 
e nelle bi*accia di detta figura, disposta ed unita 
talmente insieme, che Doluto, oltra il cliiamarn 
vinto , lo predicaYa per nairacolo : la quaFopera 
è oggi posta in S. Maria Novella fra la cappella 
degli Strozzi e dei Bardi da Yemio , lodata an« 
Cora dai moderni infinitamente . Laonde vistosi 
la virtù di questi maestri veramente eccellenti , 
fu lor fetto allogazione dair arte de' beccai e 
dall'arte de' linaioli di due figure di marmo da 
farsi nelle lor nicchie che sono in tomo a Or S« 
Michele , le quali Filippo lasciò fare a Donato 
da se solo , avendo preso altre cure , e Donato le 
condusse a perfezione • Dopo queste cose l'anno 
i4oi fu deliberato , vedendo la scultura essere 
salita in tanta altezza , di rifare le due porte di 
bronzo del tempio e battisterio di S. Giovanni , 
perchè dalla morte d' Andrea Pisano in poi non 
avevano avuti maestri che TaYessino sapute con- 
durre . Onde fatto intendere a quegli scultori 
che erano allora in Toscana V animo loro , fu 
mandato per essi , e dato loro provvisione ed un 



138 PARTS SECONDA 

anno eli tempo a fere una storia per ciascuno : 
fra i quali furono richiesti Filippo e Donato di 
dovere ciascuno dì essi da per se fare una storia 
a concorrenza di Lorenzo Gniberti^e Iacopo della 
Fonte, e Simone da Colle, e Francesco di VaU 
dambrina, e Niccolò d' Arezzo . Le quali storie 
finite r anno medesimo , e venute a mostra in 
paragone , furon tutte bellissime ed intra se dif- 
iereuti : chi era ben disegnata e mal lavorata , 
come quella di Donato ; e chi aveva bonissimo 
disegno e lavorata dilifien temente, ma non spar- 
tito bene la storia col diminuire le figure , come 
aveva fatto Iacopo dalia Quercia ; e chi fatto 
invenzione povera e figure minute , nel modo 
che aveva la sua condotta Franceso di Valdam- 
brina; e le peggio di tutte erano quelle di Nicco- 
lò d' Arezzo e di Simone da Colle : e la migliore 
quella di Lorenzo di Cione Ghibei*ti , la quaU 
aveva in se disegno , diligenza, invenzione, arte, 
e le figure molto ben lavorate . Ne gli era però 
molto inferiore la storia di Filippo , nella quale 
aveva figurato un Abraam che sacrifica Isac, ed 
in quella un servo , che mentre aspetta Abraam 
e che l'asino pasce , si cava una spina di un pie- 
de , che merita lode assai . Venute dunque le 
storie a mostra , non si satisfacendo Filippo e 
Donato se non di quella di Lorenzo , lo giudica- 
rono piò al proposito di queir opera , che non 
erano essi e gli altri che avevano fatto le altre 
storie . £ cosi a' consoli con buone ragioni per- 
suasero che a Lorenzo l'opera allogassero , mo- 
strando che il pubblico ed il privato ne sarebbe 
servito meglio. E fu veramente questo una'' 
bontà vera d'amici e una virtù senza invidia, ed 
un giudizio sano nel conoscere se stessi ; onde 



VITA DI FILIPPO BRUNELLESCHI 129 

]più lode meritarono , che se V opera ^rtSBÌnm 
condotta a perfeuone. Felici spiriti ! cLe menlrt 
giovavano V imo all' altro , Sf^devano nel lodare 
le fatidie altrui . Quanto inielici sono ora i no- 
stri ! cbe mentre che nuocono , non sfottati, cre- 
pano d' invidia nel mordere aiti^ui . Tu da' con- 
soli pregato Filippo cho dovesse farei' opera in- 
sieme con Lorenzo , ma egli non volle , avendo 
animo di volere essere piuttosto primo in una 
sola arte , cbe pari o secondo in quell' opera • 
Per il cbe la storia cbe aveva lavorata di bronzo 
donò a Cosimo de' Medici , la qual egli col tem- 
po fece mettere iu sagrestia vecchia di S. Loren- 
zo nel dossale dell' altare , e quivi si trova al 
presente ; e quella di Don;ito fu messa nell' arte 
del Cambio .Fatta l' allogagione a Lorenzo Ohi- 
berti y furono insieme Filippo e Donatole risoU 
verono insieme partirsi di Fiorenza ed a Roma 
star qualche anno y per attender Filippo all'ar- 
chitettura e Donato alla scultura. A che fece 
Filippo per voler esser superii>re ed a Lorenzo ed 
a Donato, tanto quanto fanno Tarcbitettura più, 
necessaria all'utilità degli uomini, cbe la scultu- 
ra e la pittura . £ venduto un podere tto eh' egli 
aveva a Settignano,di Fiorenza partiti a Roma si 
condussero : nella quale vedendo la grandezza 
degUedifiz)e la perfezione de' corpi de' tempj , 
stava astratto cbe pareva fuor di se . £ cosi dato 
ordine a misurar le cornici e levar le piante di 
quegli edifiz) , egli e Donato continuamente se- 
guitando y non perdonarono né a tempo né a 
spesa , né lasciarono luogo cbe eglino ed in Ro- 
ma e fuori in campaana non vedessino^ non mi- 
surassino tutto quello che potevano avere che 
Susse buono . £ perchè era Filippo sciolto dalla 
FoL. II. 9 



l3ò PARTE SECONDA 

cure familiari , datosi in preda agli studi , noit 
8Ì curava di suo mangiare o dormire ; solo l' in- 
tento suo era l' architettura che già era spenta , 
dico gli ordini antichi buoni , e non la tedesca e 
barbara , la quale molto n usava nel suo tempo . 
Ed aveva in se due concetti grandissimi ; T uno 
era il tornare a luce la buona architettura , cre- 
dendo egli f ritrovandola y non lasciare manco 
memoria di se che fatto si aveva Gimabue e 
Giotto ; r altro di trovar modo , se e' si potesse , 
a voltare la cupola di S. Maria del Fiore di Fio- 
renza y le difficultà delia quale avevanp fatto si , 
che dopo la morte di Arnolfo Lapi non ci era 
stato mai nessuno a cui fusse bastato V animo , 
senza grandissima spesa d'armadure di legname, 
poterla volgere . Non conferì però mai questa 
sua intenzione a Donato né ad anima viva ; né 
restò y che in Roma tutte le difficoltà che sono 
nella Eitonda egli non considerasse y siccome si 
poteva voltare . Tutte le volte nell'antico aveva 
notato e disegnato y e sopra ciò del c<mtinuo stu- 
diava ; e se per avventura jeglino avessino tro- 
vato sottsnati pezzi di capitelli , colonne^ comi- 
ci y e basamenti di edifiz] , eglino mettevano 
opere e gli facevano cavare per toccare il fondo. 
Per il che si era sparsa una voce per Roma,quan« 
do eglino passavano per le strade , che andavano 
vestiti a caso , gli chiamavano quelii del tesoro; 
credendo i popoli, che fussino persone che atten- 
dessino alla geomanzia per ritrovare tesori : e 
di ciò fu cagione V avere eglino trovato un gior- 
no una brocca antica di ten*a piena di medaglie. 
Vennero manco a Filippo i denari , e si andava 
riparando con il legare gioie a orefici suoi amici, 
ch'erano di prezzo ; e cosi si rìmase solo in R«- 



VITA DI FILIPPO BRUNU^LESCHI i3l 

tea , perché Donato a Fiorenza se ne tornò , ed 
e^lì con maggiore studio e fatica che prima dic«- 
tro alle rovine di quelle fabbi iche di continuo si 
esercitava . Né restò, che non fusse disegnata da 
lui ogni sorte di fabbrica y tempj tondi e quadri, 
a otto facce , basiliche, acquid(»tti, bagni , archi, 
colisei , anfiteatri , ed ogni tempio di mattoni , 
da' quali caro le cignature ed incatenature , • 
co^ il girarli nelle volte ; tolse tutte le collega- 
xioni e dì pietre e d' impernature e di morse , ed 
investigando a tutte le pietre grosse una buca nel 
mezzo per ciascuna in sottosquadra , trovò esser 
quei ferro , che è da noi chiamato la ulrWila , 
con che si tira su le pietre , ed egli lo rinnovò • 
messelo in uso dipoi .Fu adunque da lui messo 
da parte ordine per ordine , dorico , ionico , e 
corintio ; e fu tale questo studio , che rimase il 
•oo ingegno capacissimo di poter vedere nella 
immaginazione lioma , come ella stava quando 
non era rovinata . Fece V aria di quella città un 
poco di novità Tanno 1407 a Filippo , onde egli 
consigliato da' suoi amici a mutar aria , se ne 
tornò a Fiorenza; nella quale per l'assenza sua 
si era patito in molte muraglie , per le quali die- 
de egli alla sua venuta molti disegni e molti con-* 
sigli . Fu fatto il medesimo anno una ragunata 
d'architettori e d'ingegneri del paese sopra il 
modo del voltar la cupola, dagli operai di S. Ma- 
ria del Fiore e da' consoli dell' arte della lana ; 
intra i quali intervenne Filippo , e dette consi- 

Silo , eh' era necessario cavare 1' edifìzio fuori 
el tettoie non fare secondo il disegno di Arnolfo, 
ma fare un fregio di braccia quindici di alt* zza, 
e in mezzo a ogni faccia fare un occhio gi^i.vie ; 
perche oltra che lererebbe il peso fixor della 



l3a " PARTS SCCOlfdA 

Spalle delle tribane , verrebbe la cupola a toU 
tai^si più facilmente ; e cosi se ne fece modelli e 
si messe in esecusione . Filippo dopo alquanti 
mesi riavuto , essendo una mattina in sulla pia»* 
sa di S. Maria del Fiore con Donato ed altri ar« 
tefici y si ragionava delle antichità oelle cose 
delia scultura , e raccontando Donato che quan- 
do e* tornava da Roma aveva fatto la strada dft 
Orvieto per veder quella facciata del duomo di 
marmo tanto celebrata , lavorata di mano di di- 
versi maestri, tenuta cosa notabile in que 'tempi; 
e che nel nassar poi da Cortona entrò in pieve e 
vide un pilo antico bellissimo > dove era una sto- 
ria di marmo , cosa allora rara ; non essendosi 
dissotterrata quella abbondansa che si è fatta 
ne* tempi nostri. E così seguendo Donato il mo- 
do che aveva usato quel maestro a condurre 
queir opera y e la fine che vi era dentro insieme 
con la perfesione e bontà del magisterio , acce- 
sesi Filippo di una ardente volontà di vederlo, 
che COSI, come egli ei*a in mantello ed in cappuc- 
cio ed in zoccoli, senza dir dove andasse si paitl 
da loro a piedi , e si lasciò portare a Cortona 
dalla volontà ed amore che portava all' arte ; e 
veduto e piaciutogli il pilo , lo ritrasse con la 
penna in disegno e con quello toi*nò a Fiorenza » 
senza che Donato o altra persona si accorgesse 
che fusse partito , pensando che e' dovesse dise* 
gnare o ranUisticare qualcosa . Cosi tornato in 
Fiorenza gli mostrò il disegno dei pilodalni con 
pazienza ritratto , per il che Donato si maravi- 
gliò assai, vedendo quanto amore Filippo portava 
air arte. Stette poi molti mesi in Fioranza, dove 
egli faceva segretamente modelli cdingegni tutti 
per 1' opera della cupola » stando tuttavia con 



VITA DI FILIPPO BRUNELLEStHI l35 

gli artéfici in »» le baie ; che allora fece egli 
quella burla del Grasso e di Matteo ; e andando 
bene spesso per suo diporto ad aiutare Lorenzo 
Ghiberti a rinettar qualche cosa in sulle porte • 
Ma toccogli una mattina la fantasia ^ sentendo 
che si r^gionara dei far protrisione d' ingegneri 
che Toltassero la cupola , si ritornò a Roma , 
pensando con più riputasione avere a esser ri- 
cerco di fnora , che non arebbe fatto stando in 
Fiorenza. Laonde trovandosi in Boma^ e venuto 
in considerazione 1' opera e V ingegno suo acu- 
tissimo per aver mostro ne' ragionamenti suoi 
quella sicurtà e queir animo che non aveva tro- 
vato negli altri maestri , i quali stavano smarriti 
insieme coi muratori , perdute le forze y e non 
pensando poter mai trovar modo da voltarla né 
legni da fare una travata che fusse sì forte , che 
reggesse 1' armadura ed il peso di si grande edi- 
fizio , deliberati vederne il fine , scrissono a Fi- 
lippo a Roma con pregarlo che venisse a Fioren- 
za : ed egli che non aveva altra voglia , molto 
cortesemente tornò. £ raenniitosi alla sua ve- 
nuta r ufizio degli operai di S. Maria del Fiore 
ed i consoli dell'arte della lana^dissono a Filippo 
tutte le difficultè dalla maggiore alla minore ctie 
facevano i maestri y ì quali erano in sua presenza 
neirudienza insieme con loro. Per il che Filippo 
disse queste parole : Signori operai , e' non è 
dubbio che le cose grandi hanno sempre nel con« 
dursì difficultà ; e se ninna n*ebbe mai , questa 
vostra r ha maggiore , che voi per avventura 
non avvisate ; perciocché io non so che né anco 
gli antichi voltassero m^i una volta si terribile 
come sere questa : ed io che ho molte volte pen- 
Mta ftll* ann«4iiire di dentio e di fuori , e come 



l34 PATaE SECONDA 

81 sia per poterTÌ larorare sicuramente , non mt 
sono mai saputo risolvere , e mi sbigottisce non 
meno la larghezza che 1* altezza dell* edifizio ; 
perciocché se ella si potesse girar tonda y si po« 
trebbe tenere il modo che tennero i Romani nel 
^voltare il Panteon di Roma^ cioè la Ritonda; ma 
qui bisogna seguitare lotto facce , ed entrare in 
cattale ed in morse di pietre^che sarà cosa molto 
difficile . Ma ricordandomi che questo è tempio 
sacrato a Dio e alia Vergine , mi confido che fa- 
cendosi in memorìa sua, non mancherà d' infon- 
dere il sapere dove non sia ^ ed aggiugnere le 
forze e la sapienza e V ingegno a chi sarà autore 
di tal cosa . Ma che posso io in questo caso gio- 
varvi , non essendo mia T opera ? Bene vi dico , 
che se ella toccasse a me , risolutissimamente mi 
basterebbe l'animo di trovare il modo che ella si 
volterebbe senza tante difficultà ; ma io non ci ho 
pensato su ancor niente : e volete che io vi dica 
D modo? Ma auando pure le S. V. delibereranno 
eh' ella si volti , sarete forzati non solo a fai*e 
esperimento di me y che non penso bastare a 
consigliare sigi*an cosa,ma a spendere ed ordinare 
che fra un anno di tempo a un dì determinato 
Tengano in Fiorenza architettori non solo toscani 
e italiar^ , ma tedeschi e francesi e d' ogni na- 
zione , e proporre loro questo lavoro y acciocché 
disputato e risoluto fra tanti maestri 9 si cominci 
e si dia a colui che più dirittamente darà nel se* 
gno, o avrà miglior modo e giudizio per fare tal 
opera ; ne vi saprei dare io altro consiglio né 
miglior ordine dì questo . Piacque ai consoli e 
agli operai l'ordine e il consiglio di Filippo ; ma 
arebbono voluto che in questo mentitegli ave»- 
5e fatto un modello^ e cne ci avesse pensato su* 



ynk DI FILIPPO BRUlfKLLiaCRI l35 

^a egli mostraTa di non curarseDe 9 ansi presa 
licenta da loro, disse esser sollecitato con lettere 
a tornare a Roma . ATTedutisi dunque i consoli 
che i priegbì loro e degli operai non erano ba» 
atanti a fermarlo 9 lo i'eciono pregare da molti 
amici suoi ; e non si piegando , una mattina che 
fa a di 26 di Maggio 14*7 9 gU fecero gli operai 
wao stanziamento di una mancia di danari, i quali 
si trovano a uscita a Filippo ne' libri dell' opera, 
e tutto era per agevolarlo • Ma egli saldo nel suo 
proposito^partitosi pure di Fiorenza se ne tornò a 
Koma^dove sopra tal lavoro di continuo studiòyor- 
dinandosie preparandosi per il fine di tale opera, 
pensando, come era certamente, che altri che rgli 
non potesse condurre tale opera. Ed il consiglio 
dato del condurre nuovi architettori non l'aveva 
Filippo messo innanti per altro , se non perchè 
eglino Fassino testimoni del grandissimo ingegno 
suo,più che perchè e'pensasse che eglino avessino 
ad aver ordine di voltar quella tribuna,e di pigi lare 
tal carico che era troppo difficile.E cosi si consami 
molto tempo innanii che fossero venuti auegli ar- 
chitetti dei lor paesi ,che eglino avevano ai lontano 
fatti chiamare con ordine dato a'mercanti fioren* 
tini che dimoravano in Francia , nella Magna , in 
Inghilterra, ed in Ispagna, i quali avevano com- 
missione di spendere ogni somma di danari per 
mandare e ottenere da que' principi i più espe- 
rimentati e valenti ingegni che lusserò in quelle 
regioni . Venuto Tanno 14^0 furono finalmente 
ragunati in Fiorenza tutti questi maestri oltra- 
montani e cosi quelli della Toscana,e tutti ffTin^ 
I legnosi artefici di disegno fiorentini , e cosi Fi- 
ippo tornò da Roma. Ragunaronsi dunque tutti 
jieir opera di S. Maria del Fiore; presenti icon- 



f36 FARTE S1SC0VDA 

soli e gli operai insieme con una scelta ii citta* 
dinì i più ingegnosi, acciocché udito sopra que* 
sto caso r ani :)0 di ciascuno , si lisolyesse il ma* 
do di voltare questa tiibuna • Chiamati dunque 
neir udienza , udirono a uno a uno 1' ani [no di 
tutti e V ordine che ciascuno architetto sopra di 
ciò avera pensato . £ fu cosa bella il sentir le 
strane e diverse opinioni in tale materia / per- 
ciocché chi diceva di far pilastri murati dal pia* 
no della terra per volgervi su gli archi e tenere 
le travate per reggere il peso ; altri eh' egli 
era bene voltarla di spugne , acciò fosse pi& 
lesgteri il peso ;e molti si accordavano a lare un 
pilastro in mezzo e condurla a padiglione , co- 
me quella di S. Giovanni di Pi'>renza ; e non 
manca chi dicesse che sarebbe stato bene em- 
pierla di terra e mescolare quattrini fra essa, ac- 
ciocché volta , dessino licenza che chi voleva 
di quel terreno potesse andare per esso , e cosi 
in un subito il popolo lo portasse via senza spe- 
sa. Solo Filippo disse che si poteva voltarla senza 
tanti legni e senza pilastri o (eiTa , con assai mig- 
liore spesa di tanti archi y e fecilis^imamente 
senza armadura. Parve a* consoli che stavano ad 
aspettare qualchebel modo ed agli operai ed a tut- 
ti que*cittadini che Filippo avesse detto una cosa 
da sciocchi , e se ne feciono beffe , rìdendosi dì 
lui y e si volgono e gli dissono che ragionasse di 
altro , che quello era un modo da pazzi , come 
era egli. Perché parendo a Filippo di essere ofRs- 
so, disse: Signori, considerate che non e possibile 
volgerla in altra maniera che in questa ; e an^ 
corché voi vi ridiate di me , conoscerete ( se 
non volet' essere ostinati ) non doversi né potersi 
fur m altro modo . Ed è necessarie , volendota 



•indurre nei modo eh' io ho peniMito , eh' ella si 

t;iri coi sesto di quarto aeuto e facciasi doppia , 
' una Tolta di dentro e 1' altra di fuori in modo^ 
ehe fra V una e 1' altra si cammini ^ e in «uh 
cantonate degli angoli delle otto fiiccecon le mor- 
se di pietra s'incateni la fabbrica per la erosses^ 
aa y e similmente eon catene di legnami di quer- 
cia si giri per le facce di quella. Ed è necessario 
pensare a' lumi , alle scale , ed ai condotti , àore 
I acque nel piovere nossino uscire . £ nessuno 
di Toi ba pensato , che bisogna aTTertire cbe 
si possa fare i ponti di dentro per fare t musaici 
ed una infinita di cose difficili; ma io cbe la veg- 
go Tolta , conosco cbe non ci é altro modo né 
altra via da poter volgerla y che questa ch'io 
ragiono. £ riscaldato nei dire, quanto e' cercava 
facilitare il concetto suo , acciocché eglino lo 
intendessino e credessino , tanto veniva propo- 
nendo niA dubbi , che gli faceva meno credere , 
e tenerlo una bestia ed una cicala. Laonde licen- 
ziatolo parecchie volte, ed alla fine non volendo 
partire, fb portato di peso dai donzelli loro fuori 
deir udienza, tenendolo del tutto pazzo. Il quale 
«corno fu cagione che Filippo ebbe a dire noi ^ 
ehe non ardiva passare per hiogo alcuno della 
cittÀ , temendo non fusse detto : Vedi colà 

Sei pazzo . Restati i consoli nelP udienza con- 
ni e dai modi de' primi maestri difficili , • 
dall' ultimo di Filippo , a loro sciocco , paren- 
do loro che e' confondesse quell' opera con due 
cose , 1' una era il farla doppia , che sarebbe 
ftator pur grandissimo e sconcio peso , l' altm 
[ il farla senza armadura ; dall' altra parte Filip- 
po , che tanti anni aveva speso neeli studi per 
avere questa opera , non sapeva cbe si hre f e 



l3Ì PARTE SECONDA A 

fu tentato partirsi di Fiorenza più volte • Pure 
▼olendo yiacere , gli bisognava armarsi di pa^ 
cienza y avendo egli tanto di vedere j che cono- 
sceva i cervelli di quella città non stare molto 
fermi in un proposito.Averebbe potuto mostrare 
Filippo un modello piccolo che aveva sotto : ma 
non volle mostrarlo y avendo conosciuto la poca 
intelligenza de' consoli j V invidia degli artefici , 
e la poca stabilità de' cittadini che favorivano 
chi uno e chi r altro , secondo cbe più piaceva a 
ciascuno . £d io non me ne maraviglio ^ facendo 
in (|uella città professione ognuno di sapere in 
questo , quanto i maestri esercitati fanno : co- 
me che pochi siano quelli , che veramente in- 
tendono ; e ciò sia detto con pace di coloro cbe 
sanno. Quello dunque che Filippo non aveva 
potuto fare nel magistrato cominciò a trattar in 
disparte > favellando ora a questo consolo ora a 
queir operaio e similmente a molti cittadini , 
mostrando parte del suo disegno , li ridusse che 
si deliberarono a fare allogazione di questa opera 
o a lui o a uno di que' forestieri . Per la qual 
cosa inanimiti i consoli e gli operaia que' citta- 
dini /si ragunarono tutti insieme y e gli archi- 
tetti disputarono di questa materia ; ma furono 
con ragioni assai tutti abbattuti e vinti da Filip- 
po ; dijve si dice che nacque la disputa dell'uovo 
in questa forma . Eglino arebbono voluto che 
Filippo avesse detto V animo suo minutamente 
e mostix> il suo modello , come avevano mostro 
essi il loro ; il che non volle fare y ma propose 
questo a' maestri e forestieri e terrazzani , che 
chi fermasse in sur un marmo niano un uovo 
ritto, quello facesse la cupola ; eoe quivi si ve- 
drebbe l'ingegno loro . Tolto dunque un uovo ^ 



ynk DI FIUPPO ftACNELLEflCHI 15$ 

lotti que' maestri si proyarono per farlo star riU 
to , ma nessuno trovò il modo . Onde essendo 
detto a Filippo ehe lo fermasse f egli con grazia 
lo prese 9 e datogli un colpo del culo in sul pi^no 
del marmo lo fece star ritto. Romoreggiando gli 
artefici cbe similmente arebbono saputo Cara 
essi , rispose loro Filippo, ridendo y che gli a- 
rebbono ancora saputo voltare la cupola , ve- 
dendo il modello o il disegno . £ cosi fu risoluto 
eh' egli avesse carico di condurre questa opera , 
e dettogli cbe ne informasse meglio i consoli « 
gli operai . Andatosene dunque a casa y in sur 
un foglio scrìsse V animo suo più apertamente 
che poteva ^ per darlo al magistrato in questa 
forma : Considerato le difficultà di questa lab- 
brica , magnifici signori operai , trovo cbe non si 
può per nessun modo volgerla tonda perfetta , 
atteso cbe sarebbe tanto grande il piano di sopra 
dove va la lanterna y che mettendovi peso rovi- 
nerebbe presto . Però mi pare cbe quegli archi- 
tetti cbe non hanno l' occhio ali* eternità della 
fabbrica , non abbiano amore alle memorie , raè 
sappiano per quel che elle si fanno . £ però mi 
risolvo girar cQ dentro questa volta a spicchi, 
come stanno le facce , e ciarle la misura e il sesto 
del quarto acuto ; perciocché questo é un sesto 
cbe cirato , sempre pigne allo in su ; e caricatolo 
con la lanterna , V uno con V altro la farà dura- 
bile. £ vuole esser grossa nella mossa da pie brac- 
cia tre e tre quarti , e andare piramidalmente 
strignendosi di fuora per fino dove ella si serra 
e dove ha a essere la lanterna . £ la volta vuole 
essere congiunta alla grossezza di braccia uno e 
un quarto . Poi farassi dal lato di fuora un'altra 
.irolta cbe da pie sia grossa braccia due e mesco ^ 



t 



Y4è PARTE SECONDA 

per conserTare quella di dentro dall' acqua ; I4 
quale anco piramidalmente diminuisca a pro^ 
porzione in modo , che si congiunga al principio 
della lanterna , come V altra , tanto cne sia in 
cima la sua grossezza dnoi terzi . Sia per ogni 
angolo uno sprone,che saranno otto in tutto , ed 
in ogni faccia due , cioè nel mezzo di quella, che 
Tengono a essere sedici ; e dalla parte di dentro 
e di fuori nel mezzo di detti angoli in ciasche-» 
duna faccia siano due sproni, ciascuno grosso da 

Ìììè hraccia quattro . E lunghe Ta|dano insieme 
e dette due yolte piramidalmente tnurate , insi- 
no alla sommità dell' occhio chiuso dalla lanter- 
ne per eguale proporzione . Facciansi poi venti- 
quattro sproni con le dette volte murati intorno, 
e sei archi di maci£;ni forti e lunghi bene spran- 
gati di ferri , i quali sieno stagnati; e sopra detti 
macigni catene di ferro che cinghino la detta vol- 
ta con loro sproni. Hassi a murare di sodo senza 
vano nel principio V altezza di braccia cinque ed 
un quarto , e dipoi seguitar gli sproni : e si di- 
vidino le volte . Il primo e secondo cerchio da 
pie sia rinforzato per tutto con macigni lunshi 
per il traverso, sicché 1' una volta e Taltra della 
cupola si posi in su i detti macigni . E nella al- 
tezza d'ogni braccia nove delle dette volte siano 
volttcciuole tra l'uno sprone e l'altro con catene 
di legno di quercia grosse , che leghino i detti 
aproni che reggono fa volta di dentro ; e siano 
coperte poi dette catene di quercia con piastre 
di ferro per Tamor delle sa li te.G li sproni murati 
tutti di macigni e di pietra forte , e similmente 
k facce della cupola tutte di pietra forte, legate 
con gli sproni fino all' altezza di braccia venti- 
quattro, e da indi in tu m muri di mattoni ovve* 



VITA DI FIUPPO nVNELLSSCHI l4t 

ro di spagne , secondo clie sì delibererà per chi 
r avrà a Ure , più leggieri che egli potrà . Fae- 
GiRsi di fuori un andito sopra gli occhi y che sia 
di sotto ballatoio con parapetti fttrafi)rati d' al« 
tezzst di braccia due alVavrenante di qu«^lii delle 
tribunette di sotto, o veramente due anditi Tuno 
sopra r altro in sur una cornice bene ornata ; é 
l'andito di sopra sia scoperto. L'acque della cu** 
pola terminino in su una ratta di marmo larga 
un terso, e getti 1' acqua y dare di pietra forte 
sarà murato sotto la ratta . Facciansi otto coste 
di marmo agli angoli nella superficie della cu- 
pola di fuori grossi come si richiede , ed alti un 
nraccio sopra la cupola , scorniciato a tetto, lar- 
go braccia due , cne ri sia del colmo e della 
gronda da ogni parte. Muoyansi piramidali dalla 
mossa loro per infino alla fine. Murinsi le cupo- 
le nel modo di sopra , senza armadure per sino a 
braccia trenta , e da indi in su in quel modo che 
sarà consigliato per que' maestri che V avranno 
a murare ; perché la pratica insegna quel che 
■i ha a seguire . Finito che ebbe Filippo di scri- 
vere quanto di sopra , andò la mattina al magi- 
strato , e dato loro questo foglio , fu considerato 
da loro il tutto ; e ancoraché eglino non ne falsi- 
no capaci , vedendo la prontezE» dell* animo di 
Filippo , e che nessuno degli altri architetti non 
andava con miglior gambe , per mostrare egli 
una sicurtà manifesta nel suo dire col replicnra 
sempre il medesimo in sì fatto inodo, che pareva 
certamente che egli ne avesse volte dieci, tiratisi 
da parte i consoli consultarono di dargliene ; ma 
che avrebbono voluto vedere un poco di spe- 
riensa, come si poteva volger questa volta senza 
armadujra , perchè tutte T altre cose approvava- 



l4a PAKTS SECONDA 

no . Ai quale disiderio Tu favorevole la fortana ; 
perchè avendo già voluto Bartolommeo Barba- 
dori i'ar fare una cappella in S. Felicita , e par- 
latone con Filippo y egli v' aveva messo mano e 
fatto voltar senza armadura quella cappella che 
i nello entrare in chiesa a man ritta , dove è la 
piladeir acqua santa pur di sua mano ; e simil- 
mente in quei dì ne fece voltare un* altra in S. 
Iacopo sopr* Amo per Stiatta Ridolfi allato alla 
cappella dell' aitar maggiore ; le quali furono 
cagione che gli fu dato più credito che alle pa-« 
role . E cosi assicurati i consoli e gli operai per 
lo scritto e per l' opera che avevano veduta , gli 
allogarono la cupola , facendolo capomaestro 

Srincipale per partito di fave. Ma non gliene ob- 
ligarono se non braccia dodici d' altezza ^ di- 
cendogli che volevano vedere come riusciva T o- 
pera j e che riuscendo come egli diceva loro , 
non mancherebbono fargli allogagione del resto. 
Parve cosa strana a Filippo il vedere tanta du- 
rezza e diffidenza ne' consoli e operai ^ e se non 
fusse stato che sapeva che egli era solo per con- 
durla y non ci avrebbe messo mano . Pur come 
disideroso di conseguire quella gloria , la prese ^ 
e di condurla a fine perfettamente si obbligò • 
Fu fatto copiare il suo foglio in su un libro,dove 
il provveditore teneva i debitori e i creditori 
de' legnami e de' marmi , con V obbjigo sud- 
detto ; facendogli la provvisione medesima per 
Sartito di quelle paghe che avevano fino allora 
ate agli altri capimaestri . Saputasi V allogazio- 
ne fatta a Filippo per gli artefici e per i citta- 
dini , a chi pareva bene e a chi male, come sem- 
pre fu il parere del popolo e degli spensierati e 
«egli invidiosi . Mentre che si faceva ^le provvt- 



VITA DI FILIPPO mUTOSLLllSCHI l43 

sfolli per cominciare a murare , si desti su una 
setta fra artigiani e cittadini, e fatto testa a con- 
soli e agli operai y dissono che si era corsa la co* 
sa , ecbe un lavoro simile a questo non doveva 
esser fatto per consiglio di un solo , e die se e- 
glino fttssin privi di uomini eccellenti , come 
èglino ne avevano abbondanza , saria da perdo- 
nare loro , ma che non passava con onore della 
cittÀ y perchè venendo qualche disgrazia j come 
nelle fabbriche suole alcuna volta avvenire y po- 
tevano essere biasimati , come persone che trop- 
po gran carico avessino dato a un solo , senza 
considerare il danno e la vergosiia che al pub- 
blico ne potrebbe risultare j e che però per af- 
frenare il furore di Filippo era bene aggiugnerli 
un compagno . Era Lorenzo Ghiberti venuto in 
molto credito per aver già fatto esperienza del 
suo ingegno nelle porte di S. Giovanni ; e che 
e' fusse amato da certi che molto potevano nel 
governo , si dimostrò assai chiaramente ; perchè 
nel vedere tanto crescere la gloria di Filippo , 
sotto spezie di amore e di affezione verso quella 
fabbrica^ operarono di maniera appresso de'coiv- 
soli e degli operai , che fu unito com})agno di 
Filippo in quest' opera . In quanta disperazione 
e amaritudine si trovasse Filippo, sentendo quel 
che avevano fatto gli operai si conosce da questo 
eh' e' fu per fuggirsi da Fiorenza ; e se non fusse 
«tato Donato e Luca dalla Robbia y che lo con- 
fortavano y era per uscire fuor di se . Veramente 
empia e crudel rabbia è quella di coloro che ac- 
cecati dair invidia pongono a pericolo gli onori e 
le belle opere per la gara deiramhizione; da loro 
certo non restò, che Filippo non ispezzasse i mo- 
delli , abbruciasse i disegni, e in men di meiz ora 



l44 PARTB SECOVDà 

Srecipìtasse tutta quella fatica che arerà con- 
otta in tanti anni . Gli operai scusatisi prima 
con Filippo , lo confortarono a andare innanzi , 
che lo inventore ed autore di tal fabbrica era 
egli e non altii; ma tutta Tolta fecero a Lorenzo 
il medesimo salario che a Filippo . Fu seguitato 
l'opera con poca rogiia di lui , conoscendo are- 
re a dui*are le fatiche eh' e' ci facera, e poi avere 
a dividere V onore e la fama a messo con Loren* 
so . Pure messosi in animo y che troverebbe 
modo che non durerebbe troppo in quest'opera, 
andava seguitando insieme con Lorenzo nel me- 
desimo modo che stava lo scritto dato agli ope- 
rai . Destossi in questo mentre nell' animo di Fi- 
lippo un pensiero di volere fare un modello che 
ancora non se n' era fatto nessuno ; e così messo 
mano , lo fece lavorare a un Bartolommeo le- 
gnaiuolo che stava dallo Studio > Ed in quello , 
come il proprio misurato appunto in quella gran- 
dezza , fece tutte le cose difficili y come scale al- 
luminate e scure , e tutte le sorte de' lumi, por- 
te, e catene y e speroni : e vi fece un pezzo d' or- 
dine del ballatoio. Il che avendo inteso Lorenzo, 
cercò di vederlo, ma perchè Filippo gliene negò, 
venutone in collera, diede ordine di (are un mo- 
dello egli ancora , acciocché e' paresse che il sa- 
lario che tirava non Cusso vano , e che ci fussa 
per qual cosa . De' quali modelli quel di Filippo 
fu pagato lire cinquanta e soldi quindici , com^ 
si trova in uno stanziamento al libro di Migliore 
di Tommasoa di 3 di Ottobre nel i4'9>ed a uscita 
di Lorenzo Ghiberti lire trecento per fatica e 
spesa fatta nel suo modello ; causato ciò dall' a- 
micizia efavcire che egli aveva più, che da utilità 
ù bisogno che ne avesse la labbrica . 



VITA DI nUPPO BRURXLLE^HI l45 

Durò questo tormento in .«u£;li occhi di Filip- 
po per fino al 14^6 ^ chiainaindo coloro Lorenzo 
parimente che Filippo inventori: lo qual distur- 
Bo era tanto potente nell'animo di Filippo , che 
egli riveva con grandissima passione. Fatto adun-* 
^e Tarie e nuoTe immaginaftioni , deliberò al 
tutto di levarselo dattorno , conoscendo quanto 
e'valesse poco in quell'opera. Aveva Filippo fatto 
voltare già intorno la cupola fra Tuna volta e 
l'altra dodici braccia, e quivi avevano a mcttorFÌ 
su le catene di pietra e di legno; il che per essere 
eosa difficile y ne volle parlare con Lorenzo , per 
tentare se esli avesse considerato questa dilHcnU 
tà. £ trovollo tanto digiuno circa Io avere pensa- 
to a tal cosa, che e'rispose che la rimetleva in lui, 
come inventore. Piacque a Filippo la rispot^ta di 
Lorenxo, parendogli cne questa fusse la via di far- 
lo allontanare dal l'opera, e da scoprire che non era 
di quella intelligenza che lo tenevano gli amici 
SUOI ed il favore che lo aveva mesiio in quel luogo. 
Dopo essendo già fermi tutti i muratori dell'ope- 
ra, aspettavano di dovere cominciare sopra le 
dodici braccie e fai* le volte , e incatenarle . Es- 
sendosi cominciato a strignere la cupola da som- 
mo ; per lo che fare erano forzati fare i ponti, ac- 
ciocché ì manovali e muratori potessero lavorare 
senza pericolo; attesoché T altezza era tale, che 
sol amente guardando ali 'ingiù faceva paura e sbi- 

Sttimento a ogni sicuro animo ; sta vasi dunque 
i muratori e dagli altri maestri ad aspettare 
il modo della catena e de' ponti , bé risolvendosi 
niente per Lorenzo né per Filippo, nacque una 
mormonizione fra i muratori e gli altri maestri , 
non vedendo sollecitare come prima : e perdio 
essi , che povere persone erano , vivevano sopra 

FOL. Il IO 



l46 PÀKTfi SECOirOA 

le ior braccia y e dabitayano cbe né alI'iiM né 
all'altro bastasse l'animo di andare più su colf 
quell'opera, il meglio che sapevano e potevaiio 
andavano trattenendosi per la fabbrica , ristop- 
piundo e ripulendo tutto ouel che era marato si- 
no allora. Una mattina intra le altre Filippo noo 
capitò al lavoro , e fasciatosi il capo entrò nel 
letto; e continuamente gridando si fece scaldare 
t igUeri e panai con una sollecitudine grande^ fin- 
gondo avere mal di fianco. Intesa questo i mae- 
stri che stavano aspettando V ordine di quel che 
avevano a lavorare^mandarono a Lorenzo qaelm 
lo che avevano a seguire. Rispose che l'oinline 
era di Filippo , e che bisognava aspettare lui. Fu 
chi gli disse: Oh non sai tu l'animo suo? Si, disse 
Lorenzo, ma non farei niente senza esso. E que- 
sto io disse inescusazion sua, che non avendo vi- 
sto il modello di Filippo , e non gli avendo mai 
dimandato che ordine e' volesse tenere , per non 
parer ignorante stava sopra di se nel parlare 
di questa cosa , e rispondeva tutte parole dub- 
bie f massimamente sapendo essere in questa 
opera contro la volontà di Filippo. Al quale du- 
rato già pia di due giorni il male , e andato a ve- 
derlo il provveditore dell'opera e assai capomae- 
stri muratori, di continuo gli domandavano che 
dicesse quello che avevano a fare. Ed egli ; Voi 
avete Lorenzo : faccia un poco egli ; né altro si 
poteva cavare. Laonde sentendosi questo, nacque 
parlamenti e giudizi di biusi ino grandi sopra que* 
sta opera. Chi diceva che Filippo si era messo nel 
letto per il dolore che non gli nastava l'animo di 
voltarla, e che si pentiva d'essere entrato in bai* 
lo: ed i suoi a miciJo difendevano, dicendo essere, 
seppure era, il dispiacei-e> la villania dell' avergli 



\ 



TITA DI FILIPPO BRUNELLESCHI ì^J 

dato Lorenzo per compagno ; ma cl)c il suo èra 
mai di fianco caasato dal molto faticarsi per l'o- 
nera . Cori dunque romoreggiandosi eiti fermo i( 
laToro, e quasi tutte le opere de'muratori e scar- 
pe! lini si stavano, e mormorando contro a Loren- 
zo , dicevano : Basta che egli é buono a tirare il 
aalartOy ma a dar ordine che si lavori , no. O se 
Filippo non ci f ussero se egli avesse mal lungo , 
oome farebbe egli? Che colpa è la sua, se egli sta 
male? Gli operai vistosi in vergogna per qiitsta 
pratica, deliberarono d'andare a trovar Filippo; 
e aiTivati, confortatolo prima del male, gli dico- 
no in quanto disordine si trovava la fabbrica, ed 
io quanto travaglio gli avesse messo il mal suo . 
Per il che Filippo con parole appassionate e dalla 
finzione del male e dal! amore dell'opera: Oh non 
ci è egli, disse, Lorenzo? Che non fa egli? Io mi 
maraviglio pur di voi . Allora gli risposono gli 
operai: £' non vuol far niente senza te . Rispose 
Varo Filippo: lo farei ben io senza lui . La qual 
risposta argutissima e doppia bastò loro; e parti- 
ti , conobbono che egli aveva male di voler far 
solo. Mandarono dunque amici suoi a cavarlo del 
letto con intenzione di levar Lorenzo dell'opera. 
£ così venuto Filippo in su la fabbrica, vedendo 
lo sforzo del favore in Lorenzo, e che egli arebbe 
li salario senza far fatica alcuna , pensò a un al- 
tro modo per scornarlo e per pubblicarlo intera- 
mente per poco intendente in quel mesliero ; e 
fece questo ragionamento agli operai , predente 
Lorenzo : Signori operai , il tempo che ci è pre- 
stato di vivere^ se egli stesse a posta nostra come 
il poter morire , non è dubbio alcuno che molte 
cose che si cominciano resterelibono finite , dove 
elleno rimangono imperfette. Il mio accidente del 



t 



i48 p A are s E e o N D àr 

male cTic ho passato poters tormi la rìta e fer^ 
mare quest* opera ; però acciocché se mai pi& io 
aiurnalassi o Lorenzo, che Dio ne lo guardi, poss^ 
l'uno o L'altro seguitare la sua parte, ho pensato 
che , così come ie.signorìe vostre ci hanno diviso 
il salario , ci dividano ancora 1* opera, acciocché 
spronati dal mostrare ognuno quel che sa , possa 
sicuramente acquistare onore ed utile appresso a 
questa repubblica. Sono adunque due cose ledif- 
hcili che al pi*esente si hanno a mettere in ope* 
ra : 1' una è i ponti , peixhè i muratori possano 
murare , che hanno a servire dentro e di fuori 
dvilla fabbrica, dov'è necessario tener su uomini^ 
idre, e calcina, e che vi si possa tener su la bar* 
ra da tirar pesi e simili altri strumenti: e T al- 
trui è la catena che si ha a mettere soprale dodici 
braccia, che venga legando le otto facce delia- 
cupola ed incatenando la fabbrica sì, che tutto il 
pesi> che di sopi*a si pone strinsa e serri di manie- 
1^ , che non sforzi o allarghi il peso , anzi eguaU 
m'unte tutto lo edifizio resti sopra di se. Pigli Lo- 
renz;» adunque una di queste parti, quale egli più 
laoi! mente credei eseguire, che io l'altra senza 
di'hciiltà mi proverò di conduire, acciò non si 
perda più tempo. Ciò udito, fu sforzato Lorenzo 
non ricusare per 1' onore suo uno di questi lav o« 
ri , e ancora che mal volentieri lo facesse , si ri- 
solvè a pigliar la catena, come cosa più facile , fi- 
dando.si ne' consigli de'muratori, ed in ricordarsi 
che nella volta di S. Giovanni di Fiorenza era una 
catena di pietra, dalla anale poteva trarre parte, 
se non tutto l' ordine . È così l' ano messo mano 
a* p mti, l'altro alla catena , V uno e 1* altro finì . 
£r m > i ponti di FiUppo fatti con tanto ingegno 
e industria, che fu tenuto veramente in questo il 



VITA DI FIUVPO UtUIVXLLKSCfil i4q 

contrario di quello che per lo addietro molti si 
erano itnmagiiiatì; perche così sicuramente vi la- 
Torayano i maestri e tirayano pesi e vistavano si- 
curit come se nella piana terra fussino; e ne rimase 
i modelli di detti ponti neiropera. Fece Lorenzo 
in una dell' otto facce la catena con grandissima 
difficttltà ; e finita, fu dagli operai fatta vedere a 
Filippo , il quale non disse loro niente . Ma cHin 
certi amici suoi ne ragionò , dicendo che biso- 
gnava altia legatura che quella , e metterla per 
altro verso che non avevano fatto, e che al poso 
che vi andava aopra non era sufficiente , pei che 
non stringeva tanto che fusse abbastanza : e che 
la provvisione che si dava a Lorenzo, era insieme 
con la catena che egli aveva fatta murare gittata 
via. Fu inteso V umore di Filippo, e gli fu com» 
messo, che e'mostrasse come si arebhe a fare che 
tal catena adoperasse. Onde av< ndo egli già fatto 
disegni e modelli subito gii mostrò;e veduti dftgli 
operai e dagli altri maestri , fu conoFciuto in che 
errore erano cascati per favorire Lorenzo ; e vo- 
lendo mortificare questo errore e mostrare che 
conoscevano il buono, feciono Filippo governato- 
re e capo a vita di tutta la fabbrica, e che non si 
facesse cosa alcuna in quell'opera se non il voler 
suo. £ per mostrare di riconoscerlo, gli donaro- 
no cento fiorini, stanziati per i consoli ed operai 
sotto dì i3d' Agosto 1428, per mano di Lorenzo 
Paoli notaio deir opera a uscita di Gherardo di 
M. Filippo Corsini: e gli feciono provvisione per 
partito di fiorini cento Tanno per sua provvigione 
a vita . Cori dato ordine a far camminar la fah. 
brica , la seguitava con tanta obbedienza e con 
tanta accuratezza, che non si «arehbe murata unti 
pietra che non Tavcase voluta vedere. Diiii'dJtia 



l5o PARTKSECOITDA 

parte Lorenzo troTaadk>si vinto e tjtuisi srergo-» 
gnato, fu da 'suoi amici favoribo ed aiutato talmen- 
te , che tirò il salario y mostrando che non poterà 
essere casso per insino a tre anni di poi . Faceva 
Filippo di continuo per ogni minima cosa disegni 
e modelli di castelli da murare ed edifizj da tirar 
pesi. Ma non per questo restavano alcune perso- 
ne malotiche amici di Lorenzo di farlo disperare , 
eotk tutto il dì farli modelli contro per concorren- 
za y in tanto che ne fece un maestro Antonio da 
Yerzelli e altri maestri y favoriti e messi innanzi 
ora da questo cittadino ed ora da quell altro, mo« 
strando la volubilità loro , il poco sapere e il 
manco intendere , avendo in man le cose perfette 
e mettendo innanzi l'imperfette e disutili. Erano 
già le catene finite intorno intorno all'otto facce> 
edi muratori inanimiti lavoravano gagliardamen- 
te; ma sollecitati da Filippo più che'l solito, per 
alcuni rabbuffi avuti nei murare e per le cose che 
accadevano giornalmente se lo era no recato a noia: 
onde mossi da questo e da invidia , si strinsono 
insieme i capi Scendo setta, e dissono che eri 
faticoso lavoro e di pericolo, e che non voleva n 
volgerla senza gran pagamento , ancorché più 
4el solito loro fusse stato cresciuto, pensando per 
cotal via di vendicarsi con Filippo e fare a se uti- 
le. Dispiacque agli operai questa cosa ed a Filippo 
similmente , e pensatovi su , prese paitito un sa- 
bato sera di licenziarli tutti. Coloro vistisi licen- 
ziare, e non sapendo che fine avesse ad avere 
questa cosa, stavano di mala voglia; quando il lur 
nedì seguente messe in opera Filippo dieci Lom- 
bardi, e con lo star quivi presente dicendo: Fa 'qui 
così, e fa' qua; gl'istrul in un giorno tanto, che ci 
lavorarono molte settimauc.JDaU'altn pitfte i m«* 



VITA M PILOTO BftUIfBLLEKHI l5l 

Mèorì iF«ggeii4o8Ì licemiati e tolto il laToro, e 
fiitto loro quello scorno, non adendo lavori tanto 
«tili «filanto quello , messono inezsani a Filippo 
che ritomereboono Tolentieri , raccomandanf losi 
qaanto e'poteyano. Cosi li tenne molti di in su la 
corda del non li yoler pigliare, poi li rimesse con 
minor salario che eglino non avevano in prima: 
e cosi dorè pensarono ayansare persono, e con il 
mendicarsi contro a Filippo feciono danno e tìU 
lania a se stessi. Erano giA fermi i romori, e Te- 
nuto tuttavia considerando nei vf der volger tanto 
agevolmente quella fabbrica 1* ingegno di Filip- 
po , e si teneva già per quelli cbe non avevano 
passione, lui aver mostrato quell'animo, cbe for- 
se nessun 'architetto antico o moderno nell'opere ' 
loro aveva mostro ; e questo nacaue, percbè egli 
cavò fuori il suo modello, nel quale furono vedu- 
te per ognuno le grandissime considerasioni cbe 
egli aveva immaginatosi nelle scaie, nei lumi den- 
tro e fuori, cbe non si potesse percuotere nei bui 
per le paure: e quanti diversi appoggiatoi di fer- 
ri, cbe per salire dove era la ertesta erano posti, 
€on considerazione ordinati; oltra cbe egli aveva 
per fin pensato ai ferri per fare i ponti di dentro, 
se mai si avesse a lavorarvi o musaico o pitture ; 
e similmente per avere messo nei luogbi men pe- 
ricolosi le distinzioni degli smaltitoi dell'acque, 
dove elleno andavano coperte e dove scoperte; e 
seguitando con ordine bucbe e diversi apertoi , 
acciocché i venti si rompessino, e i vapori inf^ìe- 
me con i tremoti non potessino far nocumento , 
mostrò qaanto lo studio nel suo stare a Roma 
tant' anni eli avesse giovato . Appresso conside- 
rando quello cbe egli aveva Catto nelle augnatu- 
re, incrostature, commettitore, e legazioni di 



l52 FART« SECONDA 

pietre, feceva tremare e temette a pensare che aa 
solo ingegno fusse capace di tanto, quanto era 
dÌTcntato quel di Filippo . Il quale di continuo 
crebbe talmente, che nessuna cosa fu, quantun- 
que difficile e aspra , la quale egli non rendesse 
ucile e piana; e lo mostrò nel tirare i pesi per 
via di contrappesi e ruote, che un sol bue tirava 
quanto arobbono appena tirato sei paia. Era già 
cresciuta la fabbrica tanto alto, che era uno scon* 
eio grandissimo salito che uno vi era innanzi che 
si venisse in terra ; e molto tempo perdevano i 
maestri nello andare a desinare e bere, e gran di- 
sagio per il caldo del giorno pativano. Fu adun- 
que trovato da Filippo ordine che si aprissero 
osterie nella cupola con le cucine, e vi si vendesse 
il vino; e così nessuno si pai*tiva del lavoro , se 
non la sera; il che fu a loro comodità ed all'opera 
utilità grandissima. Era si cresciuto l'animo a Fi- 
lippo, vedendo Topera camminar forte e riuscire 
con felicità, che di continuo si affaticava, ed egli 
stesso andava alle fornaci dove si spianavano i 
mattoni, e voleva vedere la teri'a e impastarla, e 
cotti che erano, li voleva scerre di sua mano cod 
somma diligenza . £ nelle pietre agli scarpellìni 
guardava se vi erano peli dentro, se eran dure, • 
dava loro i modelli delle ugnature e commetti- 
ture di legname e di cera, o cosi fatti di rape , e 
similmente faceva de'fen*a menti ai fabbri. £ tro- 
vò il modo de'gangheri col capo e degli arpioni , 
e facilitò molto l'architettura; la quale certamen- 
te per lui si ridusse a quella perfezione, che for- 
se ella non fu mai appresso i Toscani. Era Tanno 
14^3 Firenze in quella felicità ed allegrezza che 
poteva essere, quando Filippo fìi tratto pei* il 
quai'tiere di S. Giovanni per maggio e giugno 



TITA DI FJIJ9F0 Blll»IELLESCHI l53 

de' Signori^ essendo tratto per il quartiere diS. 
Croce gonfaloniere di giustizia Lapo ^ireolini : 
e se si troTB registrato nel priorista , Filippo scr 
Brnnellesco Lippi, niuno se ne dee maravigliare, 

Serchè fu cosi chiamato da Lipposuo avolo^e non 
e' Lapi, come si doTCTa: la qual cosa si vede nel 
detto priorista che fu usata in infiniti altri , co- 
me ben sa chi V ha veduto o sa T uso di que' tem- 
pi. Esercitò Filippo queir ufiicio^e così alti i ma- 
gistrati eh' ebbe neila sua città^neqikali con un 
giudizio gravissimo sempre si governo . Restava 
a Filippo 9 vedendo già cominciare a chiudere le 
due volte verso l' occhio dove ji ve va a cominciare 
la lanterna (sebbene egli aveva fatto a Roma ed in 
Fiorenia pia modelli di terra e di legno dell'uno 
e de ir aitroy ^fae non s' erano veduti ), a risolversi 
finalmente, quale e' volesse mettere in opera. Per 
il che deliberatosi a terminare il ballatoio, ne fe- 
ce diversi disegni che nell' opera rimasono dopo 
la morte sua , i quali dalla trascurataggine di 
que' ministri sono oggi smarriti. £d ai tempi no- 
stri, perché si finisse^ si fece un pezzo dell' una 
dell' otto Iacee, ma perchè disuniva da quell'or- 
dine, per consiglio di Michelagnolo Buonarroti fu 
dismesso e non seguitato. Fece anco di sua mano 
Filippo un modello della lanterna a otto facce, 
misurato alla proporzione della cupola, che nel 
rero per invenzione e varietà ed ornato riusci 
molto bello. Vi fece la scala da salire alla palla 
che era jcosa divina; ma perchè aveva turato Fi- 
lippo con un poco di legno commesso di sotto do- 
ve s' entra, nessuno, se non egli, sapeva la salita. 
Ed ancora che e' fusse lodato ed avesse già abbate 
tute t'* invidia el' arroganza di molti, non potè 
però' tenere nella veduta di questo modello che 



t54 PAKTS SCCOITBA, 

tutti i maestri che erano in Fiorenza non si met- 
tessero a fame in diversi modi: e fino a una don- 
na di casa Caddi ardi concorrere in giudizio con 
^elio che aveva fatto Filippo. Egli nientedime- 
no tuttavia si rideva dell' altrui presunzione: e 
lugli detto da molti amici suoi che e' non dovesse 
mostrare il modello suo a nessun' artefice, ac- 
ciocché eglino da quello non imparassero; ed es- 
so rispondeva loro che non era se non un solo il 
Tero modello, e gli altri erano vani. Alcuni altri 
maestri avevano nei loro modello posto delle par- 
ti di quel dì Filippo; ai quali nel vederlo Filippo 
diceva: Quest' altro modello che costui farà sarà 
il mio proprio. Era da tutti infinitamente lodato; 
ma solo non ci vedendo la salita per ire alla pal- 
la, apponevano che fusse difettoso. Gonciusera 
nondimeno gli operai di fargli allogazione di detta 
opera,-con patto però che mostrasse loro la sali- 
ta : per il cne Filippo levato nel modello quel 
poco di legno che era da basso, mostrò in un pi- 
lastro la salita che al presente si vede in forma 
di una cerbottana vota, e da una banda un canale 
con staffe di bronzo, dove 1' un piede e poi 1' al- 
tro ponendo s' ascende in alto. E perché non eb- 
be tempo di vita per la vecchiezza di potere tal 
lanterna veder finita, lasciò per testamento ch« 
tal come stava il modello murata fiisse e come 
aveva posto in iscritto; altrimenti protestava che 
la fabbrica ruinerebbe, essendo volta in quarto 
acuto, che aveva bisogno che il peso la caricasse 
per farla più forte. Ilqual edifìcio non potè egli 
innanzi la morte sua vedere finito, ma si bene ti- 
ratone, su parecchie braccia. Fece ben lavorare e 
condurre quasi tutti i marmi che vi andavano ; 
de' quali nel vederli condotti i popoli stupivano. 



die fune potsibile eh' egli Tolease che tanto péso 
andasM lopra quelle Tolta • Ed era opinione di 
molti ingegnosi eh' ella non tuste per reggere , e 
pareva loro una yan ventura eh' egli r aresae 
condotta in aio quivi, e che egli era un tentare Dio 
a caricarla si forte. Filippo sempre se ne rife , • 
preparate tutte le macchine e tutti gli ordigni che 
avevano a servire a murarla, non perse mai tem» 
p o con la mente di antivedere, preparare, e prov- 
vedere a tutte le minuterie, infine che non si scan- 
tonasaino i marmi laTorati nel tirarli su; tanto che 
si murarono tutti gli archi de' tabernacoli co* ca- 
stelli di legname; e dei resto, come si disse, v' era- 
no scritture e modelli. La quale opera quanto sia 
bella, ella medesima ne fa fede, per essere d* al- 
tcEsa dal piano di terra a quello della Ihntema 
braccia cento cinquanta quattro,e tutto il tempio 
della lanterna braccia trentasei,la palla di rame 
braccia quattro,la croce braccia otto.in tutto hrac- 
eia dugeDtodue,'e si può dir certo che gli antichi 
non andarono mai tanto alto con le lor fohbrìche 
né si messone a un rischio tanto grande, che egli- 
no volessino combattere col ciclo, come par ve- 
ramente ch'ella combatta, veggendosi fila estol- 
lere in tant' altezza, che i monti intorno a Fio- 
rensa paiono simili a lei* £ nel vero pare che il 
cielo ne abbia invidia, poiché di continuo le saette 
tutto il giorno la percuotono. Fece Filippo, men- 
tre che quest'opera si lavorava, molte altre fab- 
briche, lequali perordinequi sotto narreremo. 

Fece di sua mano il modello del capitolo in 
S. Croce di Fiorenaa per la famiglia de' Pazii , 
cosa varia e molto bella , e '1 modello della casa 
de' Busini per abitazione di due famiglie, e simil- 
mente il modello della casa e della loggia de 



t56 PARTE 8«COir»A A 

'Innocenti^ la volta della quale sensa armaXanr 
^tt condotta ; modo che ancora oggi si osserva per 
ognuno. Dioesi che Filippo fu condotto a MiUmo 
per fare al duca Filippoinari^i il modello d'una 
lortesza , e che a Francesco della Luna amicis- 
simo suo lasciò la cura di questa fabbiica degl'In - 
Bocenti : il quale Francesco fece il ricignimento 
d* uno architrave che corre a basso di sopra j il 
quale secondo Tarchitettura è falso ; onde tornato 
Filippo e sgridatolo perchè tal cosa avesse fatto, 
rispose averlo cavato dal tempio di S. Giovanni , 
ohe è antico. Disse Fihppo: Un error solo è in 
quello edifizìoy e tu l'hai messo in opei^a. Stette il 
modello di questo edificio di manodi Filippo mol- 
ti anni nell' arte di Por santa Maria , tenutone 
molto conto per un restante della fabbrica che si 
aveva a finire.' oggi è smarrito. Fece il modello 
della badia de* canonici regolari di Fiesole a Cosi» 
mo de' Medici , la quale è molto ornata architet- 
tura, comoda ed allegra, ed insomma veramente 
magnifica . La chiesa , le cui volte sono a botte , 
è sfogata, e la sagrestia ha i suoi comodi, siccome 
ha tutto il resto del monasterio. E quello che im-* 
porta, è da considerare, che dovendo egli nella 
scesa di quel monte mettere quello edifizio in pia- 
no, si servì con molto giudicio del basso facendovi 
cantine , lavatoi, forni, stalle, cucine, stanze per 
legne, ed altre tante comodità , che non è possi- 
sibila veder meglio ; e così mise in piano la pianta 
dell' edifizio , onde potette a un pari fare poi le 
logge, il refettorio, l'infermeria, il noviziato, il 
dormentorio, la libreria, e l'altre stanze princi- 
pali d'un monasterio. II. che tutto fece a sue spese 
il magnifico Cosimo de' Medici, sì per la pietà che 
sempre in tutte le cose ebbe verso la religione 



VITI t>t ttuVPÒ hKW^ttkscm ìSj 

Cristiana y e si per raiFesione che portava a àcm 
Timoteo da Verona eccellentissimo predicatore 
di quell'ordine; la cui conversazione per meglio 
poter godere , fece anco molte stanze per se prò- 

£io in quel monasterio, e ri abitava a suo corno- 
. Spese Cosimo in questo edifizìo, come si reée 
in una inscrizione, cento mila scudi . Disegnò si- 
milmente il modello della fortezza di Yiooplsa- 
no, ed a Pisa disegnò la cittadella vecchia, e per 
lui fu fortificato il ponte a mare , ed egli simil- 
mente diede il disegno alla cittadella nuova , del 
chiudere il ponte con le due torri . Fece simil- 
mente il modello della fortezza del porto di Pe- 
saro ; e ritornato a Milano, disegnò molte eose per 
il Duba e per il duomo di detta città ammaestri 
di quello . Era in questo tempo principiata b 
chiesa di S. Lorenzo di Fiorenza per ordine de 'po- 
polani , i quali avevano il priore fatto capomae- 
stro di quella fabbrica , persona che faceva pro- 
fessione d'intendersi, e si andava dilettando del- 
l' architettura per passatempo . E già avevano co- 
mincia tata fabbrica di pilastri di mattoni, quando 
Giovanni di Bicci de 'Medici, il quale aveva pro*- 
messo a 'popolani ed al. priore di far fare a suespe- 
se la sagreftia ed una cappella,dirde desinare una 
mattina a Filippo , e dopo molti ragionamenti 
gli dimandò del principio di S. Lorenzo, e quel 
che gli pareva . Fu costretto Filippo da'prieghi 
di Giovanni a dire il parer suo, e per dirgli il ve- 
ro lo biasimò in molte cose , come ordinato da 
persona che aveva forre più lettere che sperienza 
di fabbriche di quella sorte. Laonde Giovanni di- 
mandò Filippo se si poteva far jcosh migliore e di 
più bellezza « a cui Filippo disse: ^enza dubbio; 
e mi maraviglio Jà voi , che essendo capo , non 



l5S PARTE SEGOIfDA 

diate bando a parecchie migliaia di scadi> e ft^ 
ciate uo corpo di chiesa con le parti coiiTenienti 
ed aL luogo ed a tanti nobili sepoltuari, che ve- 
dendoTÌ cominciare, seguiteranno le ior cappelle 
con tutto quel che potranno, e massi mameii te 
che altro ricordo di noi non resta, salyo ie mu<- 
raglie che rendono testi mnnio di chi n' è stato aiu 
tore centinaia e migliaia d'anni. Inanimito Gio« 
Tanni dalle parole di Filippo, deliberò fare la sa* 
grestia e la cappella maggiore insieme con tutto 
il corpo della cniesa , sebbeiie non volsono con* 
correre altri , che sette casati appunto , perchè 

SU altri non averano il modo , e furono questi: 
londinelli, Ginori, dalla Stufa, Neroni,Ciai, 
MarignoUi , MartelU , e Marco di Luca ; e queste 
eappelie si aTerano a fare nella croce. La sasra» 
stia fu la prima cosa a tirarsi innanzi , e la chie- 
sa poi di mano in mano. £ per la lunghezza della 
chiesa si renne a (x>ncedere poi di mano in mano 
le altre cappelle a'cittadini pur popolani. Nom 
fu finita di coprire la sagrestia , che Giovanni 
de' Medici passò all'altra vita, e nmase Cosimo 
suo figliuolo : il quale avendo maggior animo che 
il pa£*e, dilettandosi delie memorie, fece segui- 
tar questa , la quale fu la prima cosa ch'egli fa- 
cesse mmrare, e gli recò tanta dilettazione, che 
egli da quivi innanzi sempre fino alla morte fece 
murare. Sollecitava Cosimo questa opera con più 
caldezza , e mentre s'imbastiva una cosa , (Diceva 
fi nireTalira. £d avendo preso per ispasso questa 
opera, ci stava quasi del contimio, e causò la sua 
sotlecitndiue che Filippo fornì ia sagrestia eDo- 
nato fece gli stucchi, e così a quelle porticciuole 
romamento di pietra eie porte di bronzo. E fece 
fiir la sepoltura di Giovanni suo padre sotto una 



VITA DI FiLmo B&UrnSLLIISCIil iSf 

mnn tavola di marmo retta da cpiattro balaiutri 
in meszo della sagrestia , dove si parano i preti ; 
e per quelli di casa sua nel medesimo luogo fece 
separata la sepoltura delie femmine da quella 
de' maschi^ed in una delie due stanzette che met- 
tono in meno i aitare delia detta sagrestia fece in 
un canto un pozso ed il luogo per un layamani, 
ed insomma in questa fabbrica si Tede ogni cosa 
fatta con molto giudizio. AreTano Giovanni e 

Ìjaegli altri ordinato fare il coro nel mezzo sotto 
a tribuna, €k>simo lo rimutò col voler di Filippo, 
che fece tanto maggiore la cappella grande, che 
prima era ordinata una nicchia più piccola, che 
e' Ti si potette fiire il coro come sta al presente ; 
e finita, rimase a fare la tribuna del mezzo ed il 
restb della chiesa ; la qua! tribuna ed il resto non 
si Toltò se non dopo la morte di Filippo. Que* 
ata chiesa è di lunghezza braccia cento quaran» 
taquattro e ▼! si reggono molti errori, ma Sia gli 
altri quello delie colonne messe nel piano senza 
mettervi sotto un dado;^ che fosse tanto aito quan- 
to era il piano delie basi de' pilastri posati in su 
le scale ; cosa, che al vedere il pilastro più corto 
che la colonna , fa parere zoppa tutta queir ope* 
ra : e di tutto furono cagione i consigli di chi rir 
mase dopo lui che avevano invidia al suo nome i 
ye che in vita gli avevano fatto i modelli contro , 
de 'quali nientedimeno erano stati con sonetti fatU 
da 1 ilippo svergognati, e dopo la morte con que.. 
sto se ne vendicarono non solo in quest'opera, ma 
in tutte quelle che rimasono da lavcM'arsi per lo* 
ro.Lasciò il modello e parte della calonaca de'pre- 
ti di esso 5. Lorenzo finita , nella quale fece ìì 
chiostro lungo braccia cento quarantaquattro . 
Mentre che questa &bbrica si lav orava j.^o^simo 



100 PARTE SECONDA 

de* Medici voleva fat fare il suo palazzo; e cori 
ne disse T animo suo a Filippo , che posta ogni 
altra cura da canto, ^li foce un bellissiino e sran' 
modello per detto palazzo, il quale situar voleva 
dirimpetto a S. Lorenzo sulla piazza intomo in- 
toiiio isolato. Dove l'artifìcio di Filippo s'era tal- 
mente operato, cbe parendo a Cosimo troppo son^ 
tuosa e gran fabbrica , più per fuggire V invidia 
che la spesa, lasciò di metterla in opera. E mentre 
che il modello lavorava , soleva dire Filippo che 
ringraziava la sorte di tale occasione , avendo a 
fare una casa , di che aveva avuto desiderio molti 
anni, ed essersi abbattuto a uno che la voleva e 
poteTa fare. Ma intendendo poi là resoluzione di 
Cosimo che non voleva tal cosa mettere in opera; 
con isdegno in mille pezzi ruppe il disegno.* Ma 
ben si pentì Cosimo di non avere seguito il dise- 
gno di Filippo, poiché egli ebbe fatto queir altro 
il qual Cosimo soleva dire che non aveva mai fa- 
vellato ad uomo di maggior intelhgenza ed ani- 
mo di Filippo. Fece ancoi:a il modello del bizzar- 
rìssimo tempio degli Angeli per la nobile famiglia 
degli Scolari, il quale rimase imperfetto e nella 
maniera che oggi si. vede, per avere i Fiorentini 
spesi i danari, che perciò erano in sul monte , in 
alcuni bisogni della città o , come alcuni dicono, 
nella guerra che già ebbero co* Lucchesi , nella 
quale spesero ancora i danari che similmente era- 
no stati lasciati per far la Sapienza da Niccolò da 
Uzznno, come ki altro luogo si è a lungo racconta- 
to. £ nel vero se questo tempio«degli Angeli si fi- 
niva secondo il modello del Brunellesco ,egii era 
delle più rare cose d'Italia, perciocché quello 
che se ne vede non si può lodar abbastanza . Le 
carte tlella pianta e del finimento del quale tem- 



VITA DI FILIPPO BRUNELLCSCHI l6l 

pio a otto facce di mano di Filippo è nel nostro 
libro con altri disegni del medesimo. Ordinò »ji- 

' co Filippo a M. Luca Pitti fuor della porta a S. 

♦ Niccolò di Fiorenza in un luogo detto Rucinno 
un ricco e magnifico palazzo, ma non gid a gran 
}'pzza gimile a quello cl)e per lo medesimo co- 
minciò in Firenze e condusse al secondo finestra to, 
con tanta grandezza e mni^nificenza, che d'opera 
toscana non si è anco veduto il più raro né ilpiù. 
magnifico . Sono le porte di questo doppie , la 
luce braccia sedici, e la larghezza otto; le prime 
e le seconde finestre simili in tutto alle poite 
medesime; le volte sono doppie, e tutto Tedifìzio 
in tanto artifizioso, che non si può immaginar né 

> più bella né più magnifica architettura. Fu ese- 
cutore di questo palazzo Luca Fancelli arcliitet- 



to fiorentino che fece per Filippo molte fabbri- 
che , e per Leon Battista Alberti la cappella 
maggiore della Nunziata di Firenze a Lodovico 



Gonzo ga, il quale lo condusse a Mantova, dov*e- 
gli vi fece assai opere , e quivi tolse donna e vi 
visse e morì , lasciando gli eredi che ancora dal 
«uo nome si chiamano i Luchi . Questo palazzo 
comperò non sono molti anni rillustrissiraa Sig. 
Leonora di Toledo Duchessa di Fiorenza per 
consiglio deirillustrissimo Sig. Duca Cosimo suo 
consorte, e vi si allargò tanto intorno , che vi ha 
fatto un giardino gi*andissimo parte in piano e 
parte in monte e parte in costale l'ha ripieno con 
bellissimo órdine di tutte le sorti arbori dome- 
stici e salvatichi, e fattovi amcnissimi boschetti 
d' infinite sorte vcrzure che verdeggiano d' ogni 
tempo, per tacere Tacque, le fonti, i condolti, i 
vivai, le frasconaie, e le spali iere,ed altre infinite 
cuf^e veramente da magnanimo principe, le quali 
Fou IL li 



l62 PARTE SECONDA 

tacerò, perchè non è possibile che chi non le Vede 
le possa immaginar mai di quella gi^andezsa e 
bellezza che sono. £ di vero al Duca Cosimo non 

Soleva Tenire alle mani alcuna cosa più degna 
ella potenza e grandezza deiranimo suo di que* 
sto palazzo ; il quale pare che veramente fusse 
edificato da M. Luca Pitti per sua Eccellenza II- 
lustrissiina col disegno del Bmnellesco. Lo lascia 
M. Luca imperfetto per li travagli eh' egli ebbe 
per conto dello stato, e gli eredi perchè non ave- 
vano modo a finirlo, acciò non andasse in rovi« 
na , furono contenti di compiacere la Signora 
Duchessa , la quale mentre visse vi andò sempre 
spendendo, ma non però in modo che potMse 
sperare di così tosto finirlo . Ben è vero che se 
ella viveva, era d'animo, secondo che già intesi , 
di spendervi in un anno solo quaranta mila du- 
cali per vederlo , se non finito , a benissimo ter« 
mine. E perchè il modello di Filippo non si è 
trovato, n* ha fatto fare sua Eccellenza un altro 
a Bartolommeo Ammannati scultore ed architet- 
to eccellente , e secondo quello si va lavorando , 
e già è fatto una gran parte del cortile d* opera 
rustica simile al di fuori. E nel vero chi conside- 
ra la grandezza di quest' opera , stupisca come 
Solesse capire neiringegno di Filippo cosi gran- 
e edifizio , magnifico veramente non solo nella 
facciata di fuorì, ma ancora nello spartimento di 
tutte le stanze. Lascio stare la veduta eh' è bel- 
lissima, e il quasi teatro che fanno l' amenissime 
colline che sono intorno al palazzo versò le mu- 
ra; perchè, come ho detto, sarebbe troppo lungo 
voler dime a pieno , né potrebbe mai niuno che 
noi vedesse immaginarsi quanto sia a qoalsivo* 
glia altro regio edifizio superiore • 



TiTi m mAno bkdnelleschi i6S 

Diceti ancora che gì' ingi^gni del paradiso di 
S. Felice in piassa nella detta città furono tro« 
rati da Filippo , per fare la rapprcscDtaxione 
OTvero festa della Nuutiata in quel modo che 
anticamente a Fircnce in quel luogo si costuma^ 
Ya di fai*e. La qual cosa invero era niaraTigliosa , 
• dimostraTa 1* ingegno e V industria di chi ne 
fu inventore . Perciocché si vedeva in alto un 
eiek> pieno di ftgure vive moversi y ed una infi- 
nità di lumi quasi in un baleno scoprirsi e rico- 
prirsi • Ma non voglio che mi p»ia fatica rac- 
ttoniare come gì' ingegni di quella macchina sta- 
vano per appunto , atteso ehe ogni cosa è an- 
data male j e sodo gli uomini spenti che ne sape* 
vano ffleio'M^i'® p^r esperienze , senza speranza 
che s' abbiano a rifare^ abitando oggi quei luogo 
non piA monaci di Camaldoii , come facevano , 
ina le monache di S. Pier martire ; e massima- 
mente ancora essendo stato guasto quello del 
Carmine, perchè tirava giù i cavalli chenggono 
il tetto . Aveva dunque Filippo per questo ef- 
fetto frfli ^e legni , di que' che reggevano il 
tetlo' della eli iesa , accomodata una mezza palla 
tonda a uso di scodella vota, ovvero di bacino da 
barbiere rimhoceata ali' ingiù , la quale mezza 
palla era di tavole sottili e legsieri confitte a 
una stella di ferro che girava il sesto di dotta 
mezza palla , e strigncvano verso il centra che 
era bilicato in mezzo , dove era un grande anello 
di ferro inComo al quale girava la stella de* ferri 
che reggevamo la mezza palla di tavole . £ tutta 
questa maccliina era retta da un legno d* abeto 
gagliardo e bene armato di ferri , il quale era 
sfttraversaa* cavalli del tetto ;e in questo legno 
«ra confitto ranello ehe teneva sospesa e bilicata 



|64 PARTE SECONDA 

la m^zza palla , la quale da terra parerà yera* 
mente un cielo.É percnèella aveva da pie nell'or^ 
lo di dentro certe base di legno tanto grandi e 
non più che uno vi poteva tenere i piedi, e ali* al- 
tezza d* un braccio pardi dentro un altro ferro y 
si metteva in su ciascuna delle dette basi un iìin- 
cìuìio di circa dodici anni , e col ferro alto un 
braccio e mezzo si cigneva in guisa y che non «- 
rebbe potuto , quando anco avesse voluto , ca- 
scare . Questi putti , che in tutto erano dodici , 
essendo accomodati , come si è detto , sopra le 
base , e vestiti da angeli con ali dorate e capelli 
di matasse d* oro ,si pigliavano quando era tem* 
pò per mano V un Taltro , e dimenando le brac- 
cia pareva che ballassino , e massimamente gi- 
rando sempre e movendosi la mezza palla ; den- 
tro la quale sopra il capo degli angeli erano tre 
giri ovver ghirlande di lumi accomodati con 
certe piccole lucernine che non potevano versa- 
re , i quali lutili da terra parevano stelle y e le 
mensole essendo coperte di bambagia parevano 
nuvole . Del sopraddetto anello usciva un ferro 
grossissimo y il quale aveva accanto un altro 
anello y dove stava appiccato un canapetto sot- 
tile che , come si dirà , veniva in terra . £ per- 
chè il detto ferro grosso aveva otto rami che gi- 
ravano in arco quanto bastava a riempiere il 
vano della mezza palla vota y e il fine di ciascun 
ramo un piano grande quanto un tagliere y po- 
sava sopra ogni piano un putto di nove anni in 
circa ben legato con un ferro saldato nell'altezza 
del ramo ; ma però in modo lento y che poteva 
voltarsi per ogni verso . Questi otto angeli retti 
dal detto feiTO , mediante un arganetto che si 
allentava a poco a poco^ ealavano dal vano deU% 



TITA DI FILIPPO BRUinCLLKSCHI l65 

■lineza palla fino sotto al oiano de' legni piani 
cVie reggono il tetto otto oracela , di maniera 
eh' erano essi veduti, e non toglievano la vednta 
dogli angeli ch'erano intomo al di dentro della 
niezxa palla . Dentro a questo mazzo degli otto 
angeli, che così era propriamente chiamato, era 
una mandorla di rame vota dentro , nella quale 
erano in molti huchi certe lucernine messe in 
sur un ferro a guisa di cannoni, le quali, quando 
una molla che si abbassava era tocca , tutte si 
nascondevano nel voto della mandorla di rame , 
e come non si aggravava la detta molla , tutti i 
lumi per alcuni buchi di quella si vedevano ac- 
cesi . Questa mandorla la quale era appiccata a 
quel canapetto , come il mazzo era arrivato al 
luogo suo, allentato il picciol canapo da un altro 
arsanetto , si moveva pian piano e veniva sul 
palco , dove si recitava la festa ; sopra il qual 
palco , dove la mandorla aveva da posarsi ap- 
punto , era un luogo alto a uso di residenza con 
quattro gradi , nel mezzo dei quale era una bu- 
ca , dove il ferro appuntato di quella mandorla 
veniva a diritto ; ea essendo sotto la detta resi- 
denza un uomo , arrivata la mandorla al luogo 
suo , metteva in quella senza esser veduto una 
chiavarda, ed ella restava in piedi e ferma. Den- 
tro la mandorla era a uso d angelo un giovinetto 
di quindici anni in circa cinto nel mezzo da un 
ferro e nella mandorla da pie chiavardato in mo- 
do, che non poteva cascare; e perchè potesse in- 
genocchiarsi era il detto ferro di tre pezzi , onde 
ingenocehiandosi entrava l'un nell' altro agevoU 
mente . £ così quando era il mazzo venuto giù e 
la mandorla posata in sulla residenza , chi met- 
t«iia la chiavarda alla mandorla schiavava anco 



106 P A ATC SECONDA 

il ferro che reggerà 1' angelo , onde égli iitcit« 
camminava per lo palco , e giunto doye era U 
vergine, la Faiutava ed annunziava . Poi tornate 
nella mandorla e raccesi i lumi che al suo uscir* 
ne s' erano spenti , era di nuovo chiavardato il 
ferro che lo reggeva da colui cbe sotto non era 
veduto y e poi allentato quello che la teneva 
air era ritii^ata su , mentre cantando gli angeli 
del mazzo e quelli del cielo cbe giravano , face« 
vano che quello pareva propriamente un para* 
diso ; e massimamente cbe oltre al detto coro 
d'angeli ed al mazzo , era accanto al guscio della 
palla un Dio Padre circondato d' angeli simili a 
quelli detti di sopra, e con ferri accomodati dì 
maniera che il cielo , il mazzo , il Dio Padre , la 
mandorla con infiniti lumi e dolcissime musiche 
rappresentavano il paradiso veramente . A cbe 
si aggiugneva che , per potere quel cielo aprire 
e serrare, aveva fatto fare Filippo due gran porte 
di braccia cinque T una per ogni verso , le quali 
per piano avevano in certi canali curri di ferro 
ovvero di rame , e i canali erano unti talmente y 
che , quando si tirava con un arganetto un sot- 
tile canapo ch'era da ogni banda , s'apriva o ri* 
sen*avay secondo che altil voleva, ristrignendosi 
le due parti delle porte insieme o allargandosi 
per piano mediante i canali . E queste cosi fatt# 
porte facevano duoi effetti ; l'uno , che quando 
erano tirate per èsser gravi facevano remore a 
guisa di tuono , l'altro, perchè servivano, stando 
chiuse , come nalco per acconciare gli angeli e 
accomodar l' altre cose che dentro facevano di 
bisogno. Questi dunouecosi fatti ingegni e molti 
altri furono trovati da Filippo ; sebMne akoni 
altri affermano eh' egli erano stati troTati molte 



TITA DI FILIPPO IRONILLESCHI 167 

prima • G>nianqiie sia , è stato beo ragionarne , 
poiclié in tutto ae n'é dismesso l'uso.Ma tornando 
a esso Filippo j era talmente cresciuta ia fama e 
il nome suo , che di lontano era mandato per lui 
da chi avera bisogno di far fabbriclie , per avere 
disegni e modelli di mano di tanto uomo , e si 
adoperayano perciò amicizie e inrzii grandissimi. 
Onde infra gli altri disiderando il marcbese di 
filantoa d* arerlo j ne scrisse alla Signoria di Fi- 
rense con grande istanza , e cosi da quella gli fu 
mandato la , dove diede disegni di fare argini in 
sul Po r anno i445 ^ alcune altre cose , secondo 
la TolontÀ di quel principe cbe lo accarezzò in- 
finitamente ^usando dire cbe Fiorenza era tanto 
degna d' arere Filippo per suo cittadino, quanto 
egli d* aver si nobile é bella città per patria • 
Similmente in Pisa il conte Francesco Sforza e 
Niccolò da Pisa restando vinti da lui in certe 
fortificazioni , in sua presenza lo commendaro- 
no , dicendo che se ogni stato avesse un uomo 
simile a Filippo , si potrebbe teper sicuro senza 
arme . In Fiorenza diede similmente Filippo il 
disegno della casa di Barbadori allato alla torre 
de'Kossi in borgo S. Iacopo cbe non fu messa 
in opera ; e cosi anco fece il disegno della casa 
de' Giuntini in sulla piazza d' Ognissanti sopra 
Amo . Dopo , disegnando i capitani di parte 
Guelfa di Firenze di fare uno edifizio,e in quello 
una sala ed una udienza per quel magistrato , ne 
diedero rura a Francesco della Luna , il quale 
cominciato V opera y V aveva già alzata da terra 
dieci braccia e fattovi molti errori , quando ne 
fu dato cura a Filippo , il quale ridusse il detto 

E lazzo a quella forma e magnificenza cbe si ve- 
. Nel che fare ebbe a competere con il detto 



l6S PAKTK SECONDA 

Francesco cbe era da molti favorito , siccome 
sempre fece mentile cbe risse , or conquesto 
ed or con quello y che facendogli guerra lo tra- 
vagliarono sempre , e bene spesso cercarano di 
farsi onore con i disegni di lui ; il quale in fine si 
ridusse a non mostrare alcuna cosa ed a non fi- 
darsi di nessuno . La sala di questo palazzo oggi 
non serve più ai detti capitani di Parte , perchè 
avendo il diluvio dell' anno i SSy fatto gran dan- 
no alle scritture del monte , il signor Duca Cobi- 
mo , per maggior sicurezza delle dette scritture 
cbe sono di grandissima importanza , ba ridotte 
quelle e il magisti^ato insieme nella detta sala . £ 
acciocché la scala vecchia di questo palazzo ser- 
va al detto magistrato de' capitani j il quale , se^ 
paratosi dalla detta sala cbe serve al monte , si è 
in un* altra parte di quel palazzo ritirato, fu fat- 
ta da Giorgio Vasari di commessione di Sua Ec- 
cellenza la comodissima scala cbe ogffi va in su 
la detta sala del monte. Si è fatto similmente col 
disegno del medesimo un palco a quadri, e fattolo 
posare , secondo V ordine di Filippo , sopra al- 
cuni pilastri accanala ti di macigno . 

Era una quaresima in S. Spirito di Fiorenza 
stato predicato da M. Francesco Zoppo allora 
molto erato a quel popolo , e raccomandato 
molto il convento , lo studio de' giovani, e parti- 
colarmente la chiesa arsa in que' di ; onde i capi 
di quel quartiere Lorenzo Ridolfi, Bartolommeo 
Corbinelli , JNeri di Gino Capponi , e Goro di 
Stagio Dati, ed altri infiniti cittadini ottennero 
dalla Signoria di ordinare che si rifacesse la chie- 
sa di S. Spirito, e ne feeiono provveditore Stoldo 
Frescobaldi • Il quale per lo interesso che egli 
aveva nella chiesa vecclùa , cbe la cappella • 



VITA DI HLIPPO BRUNELLEScni 169 

l'altare maggiore era di cana loro^ vi durò gran- 
dissima fatica ; anzi da principio , innanzi che si 
fussioo riscossi i danari j secondo che erano tas- 
sati i sepultuari e chi ci aveva cappelle , egli di 
suo spese molte migliaia di scudi de' quali fu 
rimborsato • Fatto dunque consiglio sopra di 
ciò 9 fu mandato per Filippo , il quale facesse un 
modello con tutte quelle utili e onorevoli parti 
che si potesse e convenissero a un tempio cri- 
stiano ; laonde egli si sforzò che la pianta di 
Snello edifizio si rivoltasse Ciipo piedi , percbò 
esiderava sommamente die la piuzza arrivasse 
lungo Arno , acciocché tutti quelli che di Geno- 
va e della Riviera e di Lunigiana e del Pisano e 
del Lucchese passassero di quivi , vedessino la 
' magnificenza ai quella fabbrica; ma perché certi 
per non rovinare le cose loro non voUono y il de- 
siderio di Filippo non ebbe efletto «Egli dunque 
fece il modello della chiesa , e insieme quello 
deir abitazione de' frati in quel modo che sta 
oggi . La lunghezza della chiesa fu braccia cen- 
tosessantuno e la larghezza braccia cinquanta- 
quattro, e tanto ben ordinata , che non si può 
fare opera per ordine di colonne e per altri or- 
namenti I né più ricca né più vaga né più ariòi^a 
di quella . £ nel vero se non Tusse stato dalla 
maladizione di coloro che sempre 9 per parere 
d'intendere più che gli altri y guastano i principj 
belli delle cose , sarebbe questo oggi il più per- 
fetto tempio di cristianità; così come per quanto 
egli é y é il più vago e meglio ^spartito di qualun- 
que altro , sebbene non é secondo il modello 
stato seguito 9 come si vede in certi principi di 
fuori che non hanno seguitato V ordine del di 
dentro^ come pare che il modello volesse che le 



17» PARTC SECONDA 

porte ed il ricìgnimento delle finestre facesse . 
Sonri alcuni errori , che gli tacerò y attribuiti 
a lui , i quali si crede che egli, se V avesse segui- 
tato di fabbricare , non gli arebbe comportati ; 
poiché ogni sua cosa con tanto giudixio y discre- 
«ione 9 ingegno , e arte areva rid(>tta a perfexio^ 
ne . Quest' opera lo rendè medesimamente per 
uno ingegno veramente divino . 

Fu Filippo facetissimo nel suo ragionamento 
e molto arguto nelle risposte , come fu quando 
egli Tolle mordei*e Lorenzo Ghiberti che arerà 
compero un podere a monte Morello chiamato 
Leprìano , nel quale spendeva due rolte più che 
non ne caVara entrata , che venutogli a fastidio 
lo vendè. Domandato Filippo qual fusse la mi-* 
glior cosa che facesse Lorenzo , pensando forse ' 
per la nimicizia elisegli dovesse tassarlo, rispose: 
Vendere Leprìano . Finalmente divenuto già 
molto vecchio, cioè di anni sessantanove, V anno 
1446 a dì 16 d'Aprile se n' andò a miglior vita ^ 
dopo essersi affaticato molto in far quelle opere 
che gli fecero meritate in terra nome onorato, e 
conseguire in cielo luogo di quiete . Dolse infini- 
tamente alla patrìa sua , che lo conobbe e lo sti« 
mò molto più morto che non fece rivo , e fu 
seppellito con onoratissime esequie ed onore in 
Santa Maria del Fiore , ancoracriè la sepoltura 
sua fusse in S. Marco sotto il pergamo verso la 
porta , doy' è un' arme con due foglie di fico e 
certe onde verdi in campo d' oro , per essere di-* 
icesi i suoi del Ferrarese , cioè da Ficaruolo ca-« 
stello in sul Po , come dimostrano le foglie che 
denotano il luogo, e Tonde che significano il fiu- 
me . Piansero costui infiniti suoi amici artefici , 
e massimamente i più poveri, i quali di continuo 



yiTA M flLlTFO BlimKLLVCHI Iff 

beneficò . G>rì damiiie crÌ8tiaii»»ente tif endo , 
lasciò al mondo odore della bontà sua e delle 
egregie sue virtù. Panai che se gli poMa attribuì-* 
re , che dagli anticbi Greci e da' Romani in qua 
non sia stato il più raro ne il più eecellentt* di 
ini : e tanto più merita lode ^quiinto ne' tempi 
suoi era la maniera tedesca in yenerazione per 
tutta Italia e dagli artefici vecchi esercitata , co- 
me in infiniti edifici si Tede . Egli ritroTÒ lecor«> 
nici antiche i e 1* ordine toscano, corintio , dori* 
co 9 e ionico alle primiere forme restituì . Ebbe 
nn discepolo dal Borgo a Buggir.no, detto il Bttc«* 
giano y il qaale fece T acquaio della sagrestia al 
S.BeparataGan certi fanciulli che gettano acqua^ 
e fece di marmo la testa del suo imicstro ritratta 
di naturale, cheju posta dopo la sdF morte in 
S. Maria del Fiore alia porta a iman destra en« 
trando in chiesa ; dove ancora e il sottoscritta 
epitaffio mesaovi dal pubblico per onorarlo dopo 
b morte , coai come egli viro aveva onorato la 
patria sua . 

D. S- 
Qùantmm PhiHppus architectnt arie Daedalea 
valuen'i , cum hmu$ celeberrimi templi mira 
iesiudo , tum pluret aliae divino ingvnio ab eo 
adinventae machinae documento esse possunt. 
Quapropter ob eximiin mi animi dotetj singu^ 
laresqae uirtuies,xrKal. Ma) asanno uecccxur 
ejus È. M. corpus in kae kumo supposita grata 
patria sepeliri jussit . 

Altri niente di manco per onorarlo ancora mag- 
giormente gli hanno aggiunti questi altri due : 

PhiUppo Brunellesco Aniiquae arckiiecturae 
initauraiori S. P. Q. F. Civi suo benemerenti. 



XJi TAHTE S«:CON0A 

CìOi Battista Strozzi fece quest' altro : 

Tal sopra sasso sasso 

Di giro in giro eternamente io strussi : 

Cile così passo passo 

Alto girando al del mi ricondussi . 

Furono ancora suoi discepoli Domenico dal 
lago di Lugano, Geremia da Cremona che lavorò 
di bronzo benissimo, insieme con uiio Schiavone 
die fece assai cose in V inezia . Simone che dopo 
aver fattti in Or S. Michele per V arte degli spe- 
ziali quella Madonna , morì a Vicovaro , facendo 
un gran lavoro al conte di Tagliacozzo , Antonio 
e Niccolò Fiorentini , che feciono in Ferrara di 
ntctallo t&ì cavallo di bronzo per il Duca Borso 
Tanno i4&i , ed altri molti, de 'quali troppo lungo 
sarebbe fare particolar menzione . Fu Filippo 
male avventurato in alcune cose : perchè oltre 
che ebbe sempre con chi combattere ,. alcune 
delle sue fabbriche non ebbono al tempo suo e 
non hanno poi avuto il loro fine . E fra V altre 
fu gran danno chei monaci degli Ans'ili non po- 
tessero y come si è dett ) , finire quel tempio co- 
minciato da lui ; poiché dopo avere eglino speso 
in quello che si vede più di tremila scudi, a va ti 
parte dall'Arte dei mei*ca tanti e parte dal monte 
in sul quale erano i danari , fu dissipato il capi- 
tale y e la fabbrica rimase e si sta imperfetta • 
Laonde , cr>me si disse nella vita di Niccolò da 
lizzano y cìii per cotal via disidera lasciare di 
ciò memorie 9 faccia da se mentre che vive , e 
non si filli di nessuna . E quello che si dice di 

Suesto , si potrebbe dire di molti altri edifizj or- 
inati da Filippo Bruoelleschi. 




ir.'OI^rATTIiw^IL'O^ 



VITA 
DI DONATO 

SCULTORE FIOAENTIMO. 

XJonalo , il quale fu cliiainato dai suoi Dona- 
tello e così si sottoscrisse in alcune delle sue 
opere j nacque in Firenze V anno i38S. £ dan- 
do opera all' aite. del disegno , fu non pure scul- 
tore rarisfimo e statuario maraviglioso, ma pi'a- 
tico negli stucchi , valente nella prospettiva, e 
nel r architettura molto stimato ; f'd ebhono l'o- 
pere sue tanta grazia , disegno , e bontà , ch'esce 
iurono tenute più simili ali* eccellenti opere de- 
gli antichi Greci e Romani j che quelle di qua- 
lunque altro lusse giammai . Onde a gran ragio- 
ne ^e gli dà grado del primo che mettesse in buo- 
no uso r invenzione delle storie ne* bassiri lievi ; 
i quali da lui furono talmente operati , che alla 
considerazione che egli ebbe in quelli , alla faci- 
lità ^rd al roagisterio si conosce che n* ebbe la 
vera intelligenza e eli fece con bellezza più che 
ordinaria ; percioccité non che alcuno artefice in 
questa parte lo vincesse y ma nell' età nostra an- 
cora ncn è chi V abbia paragonato . Fu allevato 
Donatello dalla fanciullezza in casa di Ruberto 
Ma liei li , e per le bue ne qualità e per lo studio 
della virtù sua non solo meritò d'essere amato 
da lui y ma ancora da tutta quella nobile fami- 
clia . Lavorò nella gioventù sua molte cose , 
delie quali, perchè furono molte , non si tenne 
.ip^an conto . Ma quello che gli diede nome e lo 



174 PARTE SKCOUDA 

fece per quello eh' egli era conoscere , (o una 
JPf unziata di pietra di inaciguo , che in S. Croce 
in Fiorenza fu posta all'altare e cappella de'Ca- 
yalcanti , alla quale fece un ornato di componU 
luento alla grottesca con basamento Tario ed at- 
torto e finimento a quartotondo, aggiugnendovi 
sci putti rhe reggono alcuni festoni, i quali pare 
che per paura delFaltezza, tenendosi abbracciati 
fan Taltro, si assicurino. Ma sopra tutto grande 
ingegno e arte mostrò nella figura della Vergi- 
ne , la quale impaurita dall* tinprorfiso apparire 
del r angelo 9 muore timidamente con dolcezsa 
la persona a una onestissima reyerenza^con bel- 
lissitna grazia rivolgendosi a chi la saluta ; di- 
maniera che se le scorge net riso quella umiltà e 
gratitudine, che del non aspettato dono si deve a 
clii lo fa , e tanto più , quanto il dono è maggio- 
re . Dimostri oltra questo Donato ne' panni di 
essa Madonna e dell' angelo lo essere bene rigi- 
rati e maestrcTolmente piegali , e col cercare 
l'ignudo delle figure, come e'tentara di scoprire 
la bellezza degli antichi, stata nascosa già cotanti 
anni ; e mostro tanta facilità ed artifizio in que- 
8t' opera , che insomma più non si può dal dise- 

Snoe dal giudizio, da Ilo scarpello e dalla pratica 
isiderare . Nella chiesa medesima sotto il tra- 
mezzo a lato alia storia di Taddeo Gaddi fece 
con straordinaria fatica un Crocifisso di legno, il 
quale quando ebbe finito , parendogli aver fatto 
una cosa rarissima , lo mostrò a Filippo di ser 
Brunellesco suo amicbsimo per arerne il parere 
suo; il quale Filippo che per le parole di Donato 
aspettala di vedere molto miglior cosa , come lo 
Tide , sorrise alquanto . Il che vedendo Donato y 
Io pregò per quanta amicizia era fra loro che 



t 



VITA DI DONATO 173 

^ieiie dicesse il parer suo ; percbè Filippo ch« 
liberalissiino era rispose, c^e gii pareva che egli 
aresse messo in croce un contadino , e non un 
corpo simile a Gesà Cristo , il quale fu delica- 
tissimo ed in tutte le paili il pii\ perfetto aomo 
che nascesse giammai . Udendosi mordere Do» 
nato e pia a dentro che non pensava dove spe- 
rava essere lodato , rispose : Se cosi focile f usse 
fare come giudicai^ y il mio Cristo ti parrebbe 
Cristo e non un contadino ; però piglia dei le- 
gnose pruova a farne uno ancor tu, Filippo sema 
7ÌÙ farne parola tornato a casa, senxa eoe alcuno 
o sapesse mise mano a fare un Crocifisso; e cer- 
cando d' avanzare, per non condannai* il proprio 
giudizio y Donato , lo condusse dopo molti mesi 
a somma perfezione . £ ciò iBttto, invitò una 
mattina Donato à declinar seco, e Donato accettò 
r invito ; e cosi andando a casa di Filippo di 
compagnia, arrivati. in mercato vecchio, Filippo 
comperò alcune cose , e datole a Donato , disse: 
Avviati con queste cose a casa , e lì aspettami , 
che io ne vengo or ora. Entrato dunque Donato 
in casa , giunto che fa in terreno , vide il Croci- 
fisso di Filippo a un buon lume , e fermatosi a 
considerarlo , lo trovò cosi perfettamente finito, 
che vinto e tutto pieno di stupore , come fuor di 
se 9 aperse le mani che tenevano H grembiule , 
onde cascatogli l' uova il formaggio e V altre 
robe tutte 9 si vei-sò e fracassò of^i cosa , ma 
non restando però di far le maraviglie e star co- 
me insensato , sopraggiunto Filippo , ridendo 
disse : Che disegno è il tuo Donato ? che desine- 
remo noi y avendo tu versato ogni cosa ? Io per 
me, rispose Donato , ho per istamani avuta la 
paite mia : sa tu vnoi la tua , pigliatela . Ma non 



tj6 FAKT£SEC0K1>A 

più; a te ^ conceduto fare i Cristi ed a me t con- 
tadini . 

Fece Donato nel tempio di S. Giovanni della 
medesima città la sepoltara di papa Giovannr 
Coscia stato deposto del pontificato dal Concilio 
Cofitanziesc j la quale gli fu fatta fare da Cosimo 
de' Medici amicissimo del detto Coscia ; ed in 
essa fece Donato di sua mano il morto di bronzo 
dorato , e di marmo la Speranza e Carità che vi 
sono ; e Miche lozzo creato suo vi fece la Fede . 
Yedesi nel medesimo tempio , e dirimpetto a 
quest* opera di mano di Donato una S. Maria 
Maddalena di legno in penitenza molto bella e 
molto ben fatta , essendo consumata dar digiuni 
e dall' astinenza, in tanto che pare in tutte te 
parti una perfezione di notomia benicsimo intesa 
per tutto. In mercato vecchio sopra una colonna 
di granito è di mano di Donato una Dovizia di 
macigno forte tutta isolata ^ tanto ben fatta che 
dagli artefici e da tutti gli uomini intendenti è 
lodata sommamente . La qual colonna , sopra 
cui é questa statua collocata , era già in S. Gio- 
vanni , dove sono V altre di granito che sosten- 
gono r ordine di dentro, e ne fu levata ed in suo 
cambio postavi un'altra colonna accanalata , so- 
pra la quale stava già nel mezzo di quel tempio 
la statua di Marte , che ne fu levata quando i 
Fiorentini fiu*ono alla Cede di Gesù Cristo con- 
vertiti . Fece il medesimo , essendo ancor giova- 
netto , nella facciata di S. Maria del Fiore un 
Daniello profeta di marmo , e dopo un S. Gio- 
vanni Evangehsta che siede, di braccia quattro 
e con semplice abito vestito , il quale è molto 
lodato . Nel medesimo luogo si vede in sul can- 
tone per la faccia che rivolta per andare nella 



TITA DI DONATO 177 

TÌa ie\ Cocomero , nn vecchio fra due colonne» 
piÀ simile alla maniera antica che altra cosa 
che di Donato si possa vedere, conoscendosi nel- 
la testa di quello i pensieri che arrecano gli anni 
a coloro che sono consumati dal tempo e dalla 
fatica. Fece ancora dentro la detta chiesa ruma- 
mento deir organo che è sopra la porta defila sa- 
grestia vecchia con quelle figure abbozzate , co^ 
me si è detto y che a guardarle pare veramente 
che siano vive e si muovano . Onde di costui si 
può dire che tanto lavorasse col giudizio quanto 
con le mani ; attesoché molte cose si lavorano e 
paiono belle nelle stanze dove son fatte, clic poi 
cavate di quivi e messe in un altro luogo, e a un 
altro lume o più alto , fanno varia veduta e rie^ 
•cono il contrario di quello che parevano . Lad- 
dove Donato faceva le sue figure di maniera che 
nella stanza dove lavorava , non apparivano la 
metà di quello che elle riuscivano migliori 
ne' luoghi dove eir erano poste . Nella sacrestia 
nuova pur di quella chiesa fece il disegno di quei 
fanciulli che tengono i festoni che girano intorno 
al fregio f e cosi il disegno delle figure che si fé- 
ciono nel vetro dell' occhio che è sotto la cupo- 
la , cioè quello dov' è l'incoronazione di nostra 
Donna;il quale disegno è tanto migliore di (juclli 
che sono negli altri occhi y quanto mani testa- 
mente si vede. A S. Michele in orto di detta città 
lavorò di marmo per T arte de' beccai la statua 
del S. Piero che vi si vede , figura savissima e 
mirabile y e per l'arte de' linaiuoli il S. Marco 
Evangelista , il quale avendo egli tolto a fare 
insieme con Filippo Brunelleschi , finì poi da 
se, essendosi cosi Filippo contentato . Questa fi- 
gura fu da Donatello con tanto giudizio lavorata, 
FoL. IL l'i 



178 PARTE SECONDA , 

che essendo in terra , non conosciuta la bonUt 
sua da chi non areya giudizio, fu per non essere 
dai consoli di quell* arte lasciata porre in opera y 
per il che disse Donato che gli lasciassero met- 
terla su y che volerà mostrare j laTorandoyi at- 
torno , che un' altra figura e non più quella ri- 
tornerehhe . £ cosi fatto y la turò per quindici 
giorni , e poi sensa altrimenti averla tocca la 
scoperse , riempiendo di maravislia ognuno . 

Airarte de'corazzai fece una ngura di S.Gior- 
gio aimato vivissima y nella testa della quale si 
conosce la bellezza nella gioventù, Fanimoed il 
valore nelle armi, una vivacilt fieramente terri- 
bile,edun maraviglioso gesto di muoversi dentro 
a quel sasso . £ certo nelle figure moderne non 
s'è veduta ancora tanta vivacità né tanto spirito 
in marmo , quanto la natura e V arte opero con 
la mano di Donato in questa . £ nel basamento 
che resge il tabernacolo di quella lavoròdi mar- 
mo in basso rilievo quando egli ammazza il ser- 
pente , ove è un cavallo molto stimato e molto 
lodato. Nel irontispizio fece di basso rilievo 
mezzo un Dio Padre ; e dirimpetto alla chiesa 
di detto oratorio lavorò di marmo e con Jl' ordine 
antico detto corintio y fuori d' ogni maniera te- 
desca , il tabernacolo per la MercataKzia , per 
collocare in esso due statue y le quali non volle 
fare, pcròhè non fu d'accordo del prezzo . Que- 
ste figure dopo la morte sua fece di bronzo , co- 
me si dii'à , Andrea del Verrocchio . Lavorò di 
' marmo nella facciata dinunzi del campanile di 
S. Maria del Fiore quattro figure di braccia cin- 
que , delle quali due ritratte dal naturale sono 
nel mezzo , r una è Francesco Soderini giovane, 
e 1' altra Giovanni di Bardacelo Cherichini oggi 



▼ ITA DI DONATO 179 

aominato il Zuccone: la quale per essere tenuta 
cosa rarissima e bella quanto nessuna che fu ces- 
se mai , soleya Donato y quando voleva giurare 
fi che si gii credesse y dire : Alia fé eh' io porto 
al mio Zuccone: e mentre che lo lavorava, guar- 
dandolo 9 tuttavia gli diceva : Favella , favella y 
che ti venga il cacasangue . E dalla parte di 
Terso la canonica sopra la porta del campanile 
fece uno Abraam che vuole sacrificare Isac ed 
un altro profeta y le quali fìgure furono poste in 
mezzo a due aitile statue . Fece per la Signoria^ 
di quella città un getto di metallo che fu locato 
in piazza in uno arco della loggia loro y ed é 
Giudit che ad Oloferne taglia la testa , opera di 
grande eccellenza e magisterio y la quale y a chi 
considera la semplicità del di fuori ne ir abito e 
nello aspetto di Giudit, manifestamente scuopre 
nel di dentro V animo grande di quella donna e 
Io aiuto di Dio, siccome nellaria di esso Oloferne 
il vino ed il sonno,e la morte nelle sue membra, 
che per avere perduti gli spiriti si dimostrano 
fredde e cascanti. Questa fu da Donato talmente 
condotta , che il getto venne sottile e bellissimo; 
ed appresso fu rinetta tanto bene , che maravi- 
glia grandissima è a vederla . Similmente il ba- 
samento , eh* è un balaustro di granito con sem- 
plice ordine , si dimostra ripieno di grazia ed 
agli occhi gi*ato in aspetto ; e sì di questa opera 
si soddisfece , che volle , il che non aveva fatto 
neir altre , porvi il nome suo ,come si vede in 
quelle parole Donatelli opus. Trovasi di bronzo 
nel cortile del palazzo di detti signori un David 
ignudo quanto il vivo eh' a Golìa ha troncato la 
testa , e alzando un piede sopra esso Io posa , ed 
ha nella destra una spada ; la qual« figura é 



l8o PARTE SECONDA 

tanto naturale nella vivacità e nella morbidezzai 
che impossibile pare agli artefici che ella non sia 
formata sopra il vivo, ^tava già questa statua nel 
cortile di casa Medici , e per lo esilio di Cosimo 
in detto luogo fu portata . Oggi il Duca Cosimo, 
avendo fatto dove era questa statua una fonte , 
la fece levare y e si serba per un altro cortile che 
firandissimo disegna fare dalla paiate di dietro 
del palazzo, cioè dove £ià stavano i leoni. E' po- 
sto ancora nella sala, dove èloriuolodi Lorenzo 
della Volpaia , dalla mano sinistra un David di 
marmo bellissimo che tiene fra le gambe la testa 
morta di Golia sotto i piedi , e la fromba ha in 
mano con la quale l' ha percosso. In casa Medici 
nel primo cortile sono otto tondi di marmo , do- 
ve sono ritratti cammei antichi e rovesci di me- 
daglie , ed alcune storie fatte da lui molto belle, 
i quali sono mui'ati nel fregio fra le finestre e 
r architi^ve sopra gli archi delle logge . Simil- 
mente la restaurazione d' un Marsia in mai*mo 
bianco antico posto aH' uscio del giardino , ed 
una infinità di teste antiche poste sopra le porte 
restaurate e da lui acconce con ornamenti d* ali 
e di diamanti, impresa di Cosimo , a stucchi be- 
nissimo lavorati . Fece di granito un bellissimo 
vaso che gettava acqua : e al giardino de' Pazzi 
in Fiorenza un' altro simile ne lavorò che mede- 
simamente getta acqua . Sono in detto palazzo 
de' Medici madonne di marmo e di bronzo di 
bassorilievo , e altre storie di marmi di fì(^ure 
bellissime e di schiacciato rilievo maraviglioso . 
£ fu tanto 1' amore che Cosimo portò alla virtù 
di Donato , che di continuo lo faceva lavorare ; 
ed allo incontro ebbe tanto amore terso Cosimo 
Donato , che ad ogni minimo suo cenno indovi- 



VITA DI DONATO i8f 

naya tatto quel che voleTa , e di continuo Io ub-* 
bidÌTa . Dicesi che un mercante genoTese fece 
fare a Donato una testa di bronzo quanto il tìto 
bellissima, e per portarla lontano sottilissima , e 
cbe |Y€r mezzo di Cosimo tale opra gli fu alloga- 
ta . Finitala adunque 9 volendo il mercante so- 
disfarlo , gli parve cbe Donato troppo ne chie- 
desse , perche fu rimesso in Cosimo il mercato ; 
il quale fattala portare in sul cortile di sopra di 

3uel palazzo y la fece porre fra i merli che guar- 
ano sopra la strada , perchè meglio si vedesse . 
Cosimo dunque volendo accomodare la differen- 
za, trovò il mercante molto lontano dalla chiesta 
di Donato ; perché voltatosi, disse eh* era troppo 
poco . Laonde il mercante , parendogli troppo , 
diceva che in un mese o poco più lavorata l'aveva 
Donato j e che gli toccava pi& d' un mezzo fio- 
rino per .giorno . Si volse aUora Donato con col- 
lera , pirendogli d' essere offeso troppo , e disse 
al mercante che in un centesimo d' ora averebbe 
saputo guastare la fatica e '1 valore d'uno anno ; 
e dato d'urto alla testa subito su lai strada la fece 
minare , della quale se ne fer molti pezzi , di-* 
cendogli che ben mostrava d' essere uso a mer- 
catar fagiuoli e non statue. Perchè egli pentitosi, 
gli volle dare il doppio più perchè la rifacesse, e 
Donato non volle persue promesse né perprieghi 
di Cosimo rifarla giammai . Sono nelle case dei 
Martelli di molte storie di marmo e di bronzo ^ 
e infra gli altri un David di braccia tre , e molte 
altre cose da lui in fede della servitù e dell'amore 
cbe a tal famiglia portava donate liberalissima- 
mente, e particolarmente un S. Giovanni tutto 
tondo di marmo finito da lui di tre braccia d'al- 
tezza f co^ rarissima ^ oggi in casa gli eredi di 



i82 PARTE SECONDA 

Kuheito Martelli , del quale fu fatto un fidei- 
comniisso^ che ne impegnare né Tendere né do- 
nare si potesse senza gran pregiudi zio, per testi- 
monio e fede delle carezze usate da loro aDonato^, 
e da esso a loro in riconoscimento della rirtù sua^ 
la quale per la protezione e per il comodo aruto 
da loro aveya imparata . Fece ancora^ e fu man- 
data a Napoli y upa sepoltura di marmo per uno 
arcivescovo che é in S.Àngelo di Seggio di Nido, 
nella quale son tre figure tonde che la cassa del 
morto con la testa sostengono , e nel corpo della 
cassa é uua storia di basso rilievo sì bella , che 
infi nitc lode se le convengono. Ed in casa del conte 
di Maialone nella città medesima é una testa di 
cavallo di mano di Donato tanto bella, che molti 
la credono antica . Lavorò nel castello di Prato 
il pergamo di marmo , dove si mostra la cintola; 
nello sparti mento del quale un ballo di fanciulli 
intiiglio si belli e si mirabili , che si può dire che 
non meno mostrasse la perfezione dell' arte in 
questo y che e' si facesse nelle altre cose • Di più 
fece per reggimento di detta opera due capitelli 
di bronzo , uno dei quali vi é ancora, e V altro 
dagli Spagnuoli che quella terra misero a sacco 
fu portato via . Avvenne che in quel tempo la 
Signoria di Vincgia, sentendo la fama sua, man- 
dò per lui, acciocché facesse la memoria di Gat- 
tamelata nella città di Padova ;onde egli vi andò 
ben volentieri , e fece il cavallo di bronzo che è 
in sulla piazza di S. Antonio , nel quale si dimo- 
stra lo sbuffamento ed il fremito del cavallo , ed 
il grande animo e la fierezza vivacissimamente 
espressa dall'arte nella figura che lo cavalca . E 
dimostrossi Donato tanto mirabile nella gran- 
dezza del getto iu proporzioni ed in bontà , che 



VITA DI DONATO l83 

TeraiDente si può agguagliare a ogni antico arte- 
fice in movenza , disegno , arte , proporzione , e 
diligenza . Perchè non solo fece stupire allora 
que' che lo videro , ma ogni persona cne al pre- 
sente lo vede . Per la qual cosa cercarono i Pa- 
dovani con ogni via di Tarlo lor cittadino , e con 
ogni sorte di carezze fermarlo -, e per intratte- 
nerlo gli allogarono alla chiesa de' frati Minori 
nella predella dello aitar maggiore le istorie di 
S. Antonio da Padova , le quali sono di bassori- 
lievo e talmente con giudicio condotte , che gli 
uomini eccellenti di quell* arte ne restano ma- 
ravigliati e stupiti y considerando in esse i belli e 
variati componimenti con tanta copia di strava- 
ganti figure e prospettive diminuiti . Similmente 
nel doss$ne dello altai*e fece bellissime le Marie 
che piangono il Cristo morto ; e in casa d' un 
de' conti Capodilista lavorò una ossatura d* un 
cavallo di legname che senza collo ancora oggi 
ai vede y nella quale le commettiture sono con 
tanto ordine fabbricate , che chi considera il 
modo di tal opera, giudica il capriccio del suo 
cervello e la grandezza dello animo di quello. In 
un monastero di monache fece un S. Sebastiano 
di legno a' preghi d'un cappellano loro amico e 
domestico suo, che era Fiorentino,il quale gliene 
portò uno eh' elle avevano vecchio e goffo , pre- 

f^andolo che e' lo dovesse fare come quello . Per 
a qual cosa sforzandosi Donato d' imitarlo per 
contentare il cappellano e le monache, non potè 
far sì , che ancoi*a che quello che goffo era 
imitato avesse , non facesse nel suo la bontà e 
r artificio usato . In compagnia di questo molte 
altre figure di teiTa e di stucco fece ; e di un 
cantona d' un pezzo di marmo vecchio , che le 



l84 VAATE SECONDA 

dette monache in un loro orto averano , ricavò 
una molto bella nostra Donna . £ similmente 
per tutta quella città sono opre di lui infinitis* 
sime ; onde essendo per miracolo quiyi tenuto e 
da ogni intelligente lodato , si delinerò di Tolcr 
tornare a Fiorenza , dicendo che se più stato ri 
fosse , tutto quello che sapeva dimenticato s' a- 
yrebbe, essendovi tanto lodato da ognuno ; e che 
Tolentieri nella sua patria tornava per esser poi 
colà di continuo biasimato , il qua! biasimo gli 
dava cagione di studio e conseguentemente di 
gloria maggiore . Per il che di Padova partitosi, 
nel suo ritorno a Yinegia , per memoria dellk 
bontà sua , lasciò in dono alla nazione fiorentina 
per la loro cappella ne' frati Minori un S Gio: 
Battista di legno, lavorato da lui con diligenza e 
studio grandissimo . Nella città di Faenza lavorò 
di legname un S. Giovanni ed un S. Girolamo 
non punto meno stimati che l'altre cose sue. Ap- 
presso ritoiTiatosene in Toscana, fece nella pieve 
di Montepulciano una sepoltura di marmo con 
una bellissima storia ; ed in Fiorenza nella sa- 
grestia di S. Lorenzo un lavamani di marmo , 
nel quale lavorò parimente Andrea Verrocchio ; 
ed in casa di Lorenzo della Stufa fece teste e fi- 
gure molto pronte e vivaci. Partitosi poi da Fio- 
renza a Roma si trasferì, per cercar d' imitare le 
cose degli antichi più che potè, e quelle stndian- 
do,lavorò di pietra inquel tempo un tabernacolo 
del Sacramento che oggidì si trova in S. Pietro . 
Ritornando a Fiorenza e da Siena passando, tolse 
a fare una porta di bronzo per il battistero di S. 
Giovanni: ed avendo fatto il modello di legno, e 
le forme di cera quasi tutte finite ed a buon ter- 
mine con la cappa condottele per gitt&rle , vi 



riTA DI doitìlto i85 

tiipitò Bemardetto di mona Papera orafo fioren- 
tino amico e domestico suo, il quale tornando da 
Roma seppe tanto fare e dire , che o per sue bi- 
sogne o per altra cagione ricondusse Donato a 
Firenze, onde quell'opera rimase imperfi ttn^anzi 
non cominciata. Solo restò nell Opera dtl Duomo 
di quella città di sua mano un S. Gio: Battista di 
metallo, al quale manca il braccio dc^tro dal go- 
mito in su : e ciò si dice ayer fatto Donato per 
non essere stato sodisfatto dell' intero pagamen- 
to. Tornato dunque a Fii*ense layorò a Cosimo 
de' Medici in S. Lorenzo la sagrestia di stucco , 
cioè ne'peducci della Tolta quattro tondi co'cam- 

1>idì prospettiva parte dipinti e parte di bassiri- 
ievi di storie degli Evangelisti: ed in detto luogo 
fece due porticelledi bronzo di bassorilievo bel- 
lissime, con gli apostoli co' martun e confessori, 
e sopra quelle alcune niccbie piane , den trovi 
neir una un S. Lorenzo ed un S. Stefano , e 
nell' altra S. Cosimo e Damiano . Nella crociei*a 
della cbìesa lavorò di stucco quattro santi di 
braccia cinaue l' uno , i quali praticamente sono 
lavorati . Ordinò ancora i pergami di bronzo 
dentrovi la passione di Cristo , cosa che ha in se 
disegno , forza , invenzione , e abbondanza di fi- 
gure e casamenti ; quali non potendo egli per 
vecchiezza lavorare, nnl Bertoldo suo creato ed 
a ultima perfezione li ridusse . A S. Maria del 
Fiore fece due colossi di mattoni e di stucco , t 

3ualì son fuora della chiesa posti in sui canti 
elle cappelle per ornamento. Sopra la porta di 
S. Croce si vede ancor og{;i finito di suo un S. 
Lodovico di bronzo di cinque braecia, del quule 
essendo incolpato che fosse gctffo e forse la maiico 
buona cosa che avesse fatto mai , rispose che a 



ib(i PARTE SECONIb A 

liello stadio tale Tareva fatto, esseDdo egli stato 
un goffo a lasciare il reame per farsi frate. Fece 
il medesimo la testa della moglie del detto Co- 
simo de' Medici di bronzo , la quale si serba 
nella guardaroba del Sig. Duca Cosimo y dove 
sono molte altre cose di bronzo e di marmo di 
mano di Donato ; e fra 1' altre una nostra Donna 
col figliuolo in braccio dentro nel marmo di 
schiacciato rilieyo j della quale non è possibile 
vedere cosa più bella , e massimamente avendo 
un fornimento intorno di storie fatte di minio da 
fraBernardo che sono mirabili,come si dirà al suo 
luogo. Di bronzo ha il detto Sig. Duca di mano 
di Donato un bellissimo , anzi miracoloso Croci- 
fìsso nel suo studio, dove sono infinite anticaglie 
rare e medaglie bellissime. Nella medesima guar« 
daroba è in un quadro di bronzo di bassoriliero 
la passione di nostro Signore con gran numero 
di figure , ed in un altro quadro pur di metallo 
un' altra crocifissione . Similmente in casa degli 
eredi di Iacopo Capponi, che fu ottimo cittadino 
e vero gentiluomo, e un quadro di nosti-a Donna 
di mezzo rilievo nel marmo, che é tenuto cosa ra« 
rissima . M. Antonio de' Nobili ancora , il quale 
fu depositario di sua Eccellenza , aveva in casa 
un quadro di marmo di mano di Donato nel 
quale è di bassorilievo una mezza nostra Donna 
tanto bella , che detto M. Antonio la stimava 
Guanto tutto V aver suo , né meno fa Giulio suo 
ngliuolo giovane di singoiar bontà e giudizio, ed 
amator de 'virtuosi e di tutti gli uomini eccellen^ 
ti . In casa ancora di Gio: Battista d' Agnol Doni 
gentiluomo fiorentino è un Mercurio di metallo 
di m^no di Donato alto un braccio e mezzo, tutto 
tondo e vestito in un certo modo bizzan*o , il 



▼ ITA51DONATO 187 

muje è Terameute bellissimo, e non inen raro 
che i' altre cose che adornano la sua bellissima 
casa . Ha Bartolommeo Condì , del quale si è ra- 

S'onato nella vita di Giotto y una nostra Donna 
mezzo rilievo fatta da Donato con tanto amore 
e diligenza , che non è possibile yeder meglio, 
né immaginarsi come Donato scherzasse neirac- 
conciatura del capo e nella leggiadria dell'abito 
cb' eir ha indosso . Parimente M. Lelio Torelli 
primo auditore e segretario del Sig.Duca, e non 
meno amator di tutte le scienze , yirtù , e pro- 
fessioni onorate , che eccellentissimo iuriscon- 
milto , ha un quadro di nostra Donna di marmo 
di mano dello stesso Donatello ; del quale chi 
Tolesse pienamente raccontare la vita e V opere 
che fece , sarebbe troppo più lunga storia , che 
non è di nostra intenzione nello scrivere le vite 
de* nostri artefici; perciocché non che nelle cose 
grandi delle quali si è detto abbastanza , ma an- 
cora a menomissime cose dell* arte pose la ma- 
no, facendo arme di casate ne' cammini e nelle 
facciate delle case de' cittadini , come si può 
vederne una bellissima nella casa de'Somraai che 
é dirimpetto al fornaio della Vacca . Fece anco 
per la famiglia de' Maitelli una cassa a uso di 
zana, fatta di vimini , perchè servis&e per sepol- 
tura ì ma è sotto la chiesa di S. Lorenzo, perché 
di sopra non appariscono sepolture di nessuna 
sorte , se non i epitailio di quella di Cosimo 
de' Medici, che nondimeno ha la sua apritura di 
sotto come V altre. Dicesi che Simone fratello di 
Donato , avendo lavorato il modello della sepol- 
tura di Papa Martino V. , mandò per Donato , 
che la vedesse innanzi che la gettasse ; onde an- 
dando Donato a Roma , vi si trovò appunto 



f8H PARTE SECONDA 

quando tì eraGìsmondo Imperatore per riceYere 
la corona da Papa Eugenio IV ; perche fu forzato 
in compagnia di Simone adoperarsi in fare l'ono- 
ratissimo apparato di quella festa , nel die si 
acquistò fama ed onore grandissimo. Nella gnar- 
daro))a ancora del Sig. Guidobaldo duca a' Ur- 
bino è di mano del medesimo una testa di marmo 
I>ellissima , e si stima che fusse data agli ante- 
cessori di detto duca dal magnifico Giuliano 
de' Medici; quando si tratteneva in quella corte 
piena di yii*tuosissimi signori . Insomma Donato 
fu tale e tanto mirabile in ogni azione , che e' si 
può dire che in pratica in giudizio ed in sapere, 
sìa stato de' primi a illustrare V arte della scul- 
tura e dei buon disegno ne' moderni : e tanto 
più merita commendazione , quanto nel tempo 
suo le antichità non erano scoperte sopra la ter- 
ra , diille colonne , ì pili , e gli archi trionfali in 
fuora . Ed egli fu potissima cagione che a Cosi- 
mo de' Modici si destasse la volontà dell' intro- 
durre a Fiorenza le antichità che sono ed erano 
in casa Medici , le quali tutte di sua mano ac- 
conciò . Era libéralissimo , amorevole, e corte- 
se, e per gli amici migliore che per se medesimo: 
né miii stimò danari, tenendo quegli in una sporta 
con una fune al palco appiccati , onde ogni suo 
lavorante ed amico pigliava il suo bisogno senza 
dirgli nulla . Passò la vecchiezza allegrissima- 
mente , e venuto in decrepità , ebbe ad essere 
soccorso da Cosimo e da altri amici suoi , non 
potendo più lavorare . Dicesi che venendo Cosi- 
mo a morte lo lasciò raccomandato a Piero suo 
figliuolo , il quale , come diligentissimo esecu- 
tore della volontà di suo padre, gli donò uri po- 
dere in Cafaggiuolo di tanta rendita , che e* ne 



yiTA DI DONATO l8g 

poterà Tirere comodamente. Di che fece Donato 
festa grandissima , parendogli essere con questo 
più che sicuro di non ayere a morir di fame. Ma 
non io tenne però un anno, che ritornato a Piero, 
glielo rinunziò per contratto pubblico , affer- 
mando che non voleva perdere la sua quiete per 
pensare alla cifra famigliare ed alla molestia del 
contadino, il quale ogni terzo di gli era intorno, 
quando perche il Tento sii aveva scoperta la co- 
lombaia j quando perche gli erano tolte le bestie 
dal comune per le gravezze , e quando per la 
tempesta che gli aveva tolto il vino e le frutte ^ 
delle quali cose era tanto sazio ed infastidito , 
eh' e' voleva innanzi morir di fame , che avere a 
pensare a tante cose. Rise Piero della semplicità 
di Donato ; e per liberarlo di questo affanno , 
accettato il podere che cosi volle al tutto Dona- 
to y gli assegnò in sul banco suo una provvisione 
della medesima rendita o più, ma in danari con- 
tanti , che ogni settimana sii erano pagati per la 
rata che gli toccava ; del che egli sommamente 
si contentò : e servitore ed amico della ca^a de' 
Medici visse lieto e senza pensieri tutto il restante 
della sua vita; ancorché condottosi ad ottantatre 
anni si trovasse tanto parletico , che e' non po- 
tesse più lavorare in maniera alcuna , e si con- 
ducesse a starsi nel letto continovamente in una 
povera casetta che aveva nella via del Cocomero 
vicino alle monache di S. Niccolò ; dove pri^gio- 
rando di giorno in giorno e et disumandosi a poco 
a poco , si mori il dì i3di Dicembre ì/\66y e fu 
sotterrato nella chiesa di S. Lorenzo vicino alla 
sepoltura di Cosimo , come egli stesso aveva or- 
dinato, a cagione che cosi gU iusse vicino U corpo 



igo PARTK SECONIbA 

gìA morto, come viro sempre gli era stato presso 
con r animo . 

Dolse infinitamente la morte sua a' cittadini , 
«gli artefici , ed a chi lo conobbe vivo . Laonde 
per onorarlo più nella morte che e' non avevano 
fatto nella vita , gli fecero essequie onoratissime 
nella predetta chiesa , accompagnandolo tutti i 
pittori , gli architetti , gli scultori , gli orefici , 
e quasi tutto il popolo di quella città , la quale 
non cessò per lungo tempo di componere in sua^ 
lode varie maniere di versi in diverse lingue , 
de' quali a noi basta por questi soli chs di sotto 
si leggono . 

Ma prima che io venga agli epitaffi, non sarà 
se non bene eh' io racconti di lui ancor questo . 
Essendo egli ammalato, poco innanzi che si mo- 
risse r andarono a trovare alcuni suoi parenti , 
e poi che V ebbono , come s'usa , salutato e con- 
fortato , gli dissero che suo debito era lasciar 
loro un podere che egli aveva in quel di Pi-ato , 
ancorché piccolo fusse e di pochissima rendita , 
e che di ciò lo pregavano strettamente. Ciò udito 
Donato, che in tutte le sue cose aveva del buono, 
disse loro : Io non posso compiacervi , parenti 
miei , perchè io voglio , e cosi mi pare ragione- 
vole , lasciarlo al contadino che l' ha sempre la- 
vorato e vi ha durato fatica , e non a voi , che 
senza avergli mai fatto utile nessuno , né altro 
che pensar d' averlo, vorreste con questa vostra 
visita che io ve lo lasciassi : andate che siate be- 
nedetti . £ in verità così fatti parenti , che non 
hanno amore se non quanto è l'utile o la spe- 
ranza di quello , si deono in questa guisa trat- 
tare « Fatto dunque venire il notaio , lasciò il 



TITA DI DONATO 191 

detto podere al laroratore die sempre V aTcya 
lavorato, e che forse nelle bisogne sue si era me- 

Slio 9 che que' parenti fatto non avevano y verso 
i se pollato . Le cose dell' arte lasciò ai suoi 
discepoli , i quali furono Bertoldo scultore fio- 
rentino che r imitò assai , come si può vedere in 
una battaglia in bronzo denomini a cavallo molto 
bella , la quale è oggi in guardaroba del Sig. 
Duca Cosimo ; Nanni d'Anton di Banco che mori 
innanzi a lui , il Rossellino , Disiderio , e Velia- 
no da Padoa ; ed insomma dopo la morte di lui 
si può dire che suo discepolo sia stato chiunque 
ha voluto far bene di rilievo . Nel disegnar fu 
risoluto, e fece i suoi disegni con sì fatta pratica 
e fierezza , che non hanno pari, come si può ve- 
dere nel nostro libro ; dove ho di sua mano dise- 
gnate figure vestite e nude , animali che fanno 
stupire chi gli vede , ed altre così fatte cose bcl- 
hssime. Il ritratto suo fu fatto da Paolo Uccello, 
come si è detto nella sua vita . Gli epitaffi sono 
questi : 

Sculptura II. M. a Fìorentinìs fieri i^oluit 
Donatello , utpote hominij qui ei, quod jamdiu 
optìmis artificibusy multisque saeculis, tum no^ 
hilìtalis tum nomini s acquisitum fuerat , inju" 
riave tempor. perdidcrat ipsa , ipse unus una 
i^ita infiniti sq uè operibus cumulati ss. restituente 
et patriae benemerenti hujus restitutae virtutis 
palmam reportarit . 
Excudit nemo spiranti a molli us aera : 

yera cano : cernes mar mora wVa loqui . 
Graecorum silcat prisca admirabilis aetas 

Compedibus statuas continuasse Rhodon . 
JPlectere namque magis/uerant haec vincula di- 

htius egregias artijicis statuas . gna 



192 PARTE SECONDA 



Quanto con dotta mano alla scultura 
Giàfeccr molti , or sol Donato ha fatto .• 
Renduto ha vita a' marmi , affetto , ed atto : 
Che pia, se non parlar , può dar natura ? 

Delle opere di costui restò cosi pieno il mon- 
do j che bene si può affermare con verità , nes- 
suno artefice ayer mai lavorato più di lui. Impe* 
rocche diit'ttnndosid' ogni cosa , a tutte le cose 
mise le mani senza guardare che elle fossero o 
Tili o di pregio.E fu nientedimanco necessarissi- 
mo alla scultura il tanto operare di Donato in 
qualunque spezie di figure tonde, mezze, basse , 
e bassissime ; perché siccome ne' tempi buoni 
degli antichi greci e romani i molti la fecero ve- 
nir perfetta , così egli solo con la moltituditie 
delle opere la fece ritornare perfetta e maravi- 
gliosa nel secol nostro . Laonde gli artefici deb- 
bono riconoscere la grandezza dcir ai*te più da 
costui , che da qualunque altro che sia nato mo- 
dernamente , avendo egli , oltra il facilitare le 
difficultà dell' arte con la copia delle opre sue , 
congiunto insieme la invenzione, il disegno , la 
pratica , il giudizio , ed ogni alti*a parte che da 
uno ing(*gno divino si possa o debba mai aspet- 
tare . Fu D mato resolutissimo e presto, e con 
somma facilità condusse tutte le cose sue , ed 
operò sem prema! assai più di quello che e' pro- 
mise . 

lliiTiase a Bertoldo suo creato ogni suo lavoro, 
e massimamente i pergami di bronzo di S. Lo- 
renzo , che da lui furono poi rinetti la maggior 
parte, e cond >tti a quel termine che e* sì veggo- 
no in detta chiesa . 



VITA DI DONATO igS 

Mon tacerò che avendo il dottissimo e molto 
reverendo Don Vincenzio Borghini , del quale 
si è di sopra ad altro proposito ragionato , messo 
insieme in un gran libro infiniti disegni d' ecceU 
lenti pittori e scultori, così antichi come moder- 
ni , egli in due carte dirimpetto 1' una all' altra, 
dove sono disegni di mano di Donato e di Miche- 
lagnolo Buonarroti ^ ha fatto nell'ornamento con 
molto giudìzio questi due motti greci : a Donato: 
'^H ^wvtf TOC Bovctfffari^si^ed a Michelagnulo: 
ti Boycùffcaròq AqjvutÌ^sì che in Latino suona- 
no : j4ut Donatus Bonarrotum exprimìt et re- 
fert j aut Bonarrotus Donatum; e nella nostra 
lingua : O lo spirito di Donato opera nel Buo- 
narrotOj o quello di Buonarroto anticipò di op€* 
rmre in Donato . 



roz. II. i3 




'•,.;,. O'" 



VITA 
DI MICHELOZZO MICHEL02ZI 

SCULTORE Z ARCHITETTO 
FIORENTINO . 



Ì3e chiunque in questo mondo wìre credesse 
d'tiyerea vivere quando non si può più operare, 
Bon si conduiTebbooo molti a mendicare nella lo» 
ro yecchiezxa quello che senza risparmio alcuno 
consumarono in |;io ventù , quando i copiosi e lur« 
ghi guadagni j accecando il vero discorso, li face* 
vano spendere oltre il Insogno e molto più che 
non conveniva . Imperocché atteso quanto mal 
volentieri é veduto chi dal molto e venuto al po- 
co y deve ognuno ingegnarsi, onestamente però e 
con la via del mezzo ,. di non avere in vecchiezza 
a ihendicare. E chi farà come Michelozzoil quale 
in questo non imitò Donato suo maestro , ma sib- 
bene nelle virtù , isiverà onoratamente tutto il 
tempo di sua vita , e non avrà bisogno negli ulti- 
mi anni d'andarsi procacciando miseramente il 
vivere . 

Attese dunque Michelozto nella sua giovanez- 
za con Donatello alla scultura ed ancora al dise- 
gno , e quantunque gli si dimostrasse difficile , 
s'andò sempre nondimeno aiutando con la terra 
con la cera e col marmo di maniera , che nell'opre 
eh' egli fece poi mostrò sempre ingegno e gran 
virtù. Ma in una avanzò molti e se stesso, cioè che 
dopo il Brunellesco fu tenuto il più ordinato ar- 
ehitettore de* tempi suoi, e quello che piA agia* 



196 PARTS SECONDA 

ta mente dispensasse ed accomodasse T abitazioni 
de* palazzi, conventi , e case, e quello che con 

5 ih giudizio le ordinasele meglio^ome a suo luogo 
iremo . Di costui si valse Donatello molti anni , 
perchè aveva gian pratica nel lavorare di marmo 
e nelle cose de* getti di bronzo , come ne fa fecte 
in S. Giovanni di Fiorenza nella sepoltui^a che fu 
fatta , come si disse , da Donatello por Papa Gio- 
yanni Coscia, perché la maggior parte fu con- 
dotta da lui , e vi si vede ancora di sua mano una 
statua di braccia due e mezzo d'una Fede che 
t' è di marmo molto bella, in compagnia d' una 
Speranza e Carità fatta da Donatello della mede* 
sima grandezza, che non perde da quelle . Fece 
ancora Michefozzo sopra alla porta della sagre* 
stia ed opera dirimpetto a S.Giovanni un S.Gio- 
Tannino di tondo rilievo, lavorato con diligenza, il 
qual fu lodato assai. Fu Michelozzo tanto fami- 
liare di Cosimo de' Medici, che conosciuto l'in- 
gegno suo , gli fece fare il modello della casa e 
paìiìzzo che è sul canto di via Larga di costa a S. 
Giovannino, parendogli chequello che aveva fat- 
to, come si disse, Filippo di ter Brunellescofus- 
se troppo sontuoso e magnifico, e da recargli fra 
i suoi cittadini piuttosto invidia, che grandezza o 
orna monto alla città, o comodo a se. Per il che pia- 
ciutogli quello die Miclielozzo avea fatto, con 
suo ordine lo fece condurre a perfezione, in quel 
m'Klo che si vede al presente , con tante utili e 
belle comodità e graziosi ornamenti quanto si 
vedr , i quali hanno maestà e grandezza nella 
semplicità loro. E tanto più merita lode Miche- 
lozzo, quanto questo fu il primo che in quella 
città fusse stato fatto con ordine moderno, e che 
avesse in se uno spartimento di stanze utili e beU 



VITA DI HICHELOZZO MICHELOZKI 197 

ttsslmti. Le cantine sono carate meste sotto ter<* 
ra cioè quattro braccia , e tre sopita per amore 
de' lumi, e accompagnate da canove e difipense • 
hei primo piano terreno sono due coitili con 
logge magnitìcbcy nelle qua! L rispondano salotti, 
camere, anticamere, scrittoi, dentri, stufe, cuci- 
Be, pozzi, scaie segrete e pubbliche agiati^sime; 
e sopra ciascun piano sono abitazioni ed appar- 
tamenti per una famiglia, con tutte quelle como« 
dita che possono bastare nt^n cbe a un cittadino 
privato, com'era allora G>simo, ma a qualsi<« 
voglia splendidissimo ed onora tic^fiimo re , onde 
attempi nostri vi sono alloggiati comodamente re, 
imperatori , papi e quanti illustrissimi principi 
sono in Europa , con inBnita lode cosi della rna- 
snificenza di Cosimo, come della eccellente virt& 
di Micbelozzo nelF architettura. Essendo l'anno 
14^3 Cosimo mandato in esilio, Micbelozzo cbe 
lo amava infinitamente e gli era fedelissimo , 
fpontaneamente lo accompagni a \ inezia, e se- 
co volle sempre mentre vi stt^tte dimorare: lad- 
dove oltre a molti disegni e modelli cbe vi fece 
di abitazioni private e pubbliche, ornamenti per 
gli amici di Cosimo e per molti gentiluomini, 
fece per ordine ed a spese di Cosimo la libreria 
del monasterio di S. Giorgio maggiore , luogo 
de' monaci Neri di S. lustina , cbe fu finita non 
solo di muraglia, di banchi, di legnami, ed 'altri 
ornamenti, ma ripiena di molti libri. E questo fu 
il trattenimento e lo spasso di Cosimo in quel- 
l'esilio, dal quale essendo l'anno 1 434 richiamato 
alla patria, tornò quasi trionfante, e Micbelozzo 
con esso lui . Standosi dunque Michelozzo in 
Fiorenza , il palazzo pubblico della signoria co- 
minciò a minacciare rovina, perehè alcune co- 



'iCjfd PARTE SECON0A, 

4onne del cortile pativano, o fusse ciò pefclii 3 
ti'oppo peso di sopra le oarìcasse, oppure il fonda* 
mento debole e bieco, e forse ancora percbé era<i' 
no di pezzi mal commessi e mal murati ; ma 
qualunque di ciò Tassella cagione, ne fu dato cura 
a Miehelozzo, ti quale Tolentieri accettò rimpr&» 
sa, perchè hi Vinezia presso a S. Barnaba aveva 
provveduto a un pericolo simile in questo modo* 
Un gentiluomo, il quale aveva una casa che sta- 
va m pericolo di rovinare, ne diede la cura a Mi- 
che lozzo ; onde egli , secondo che già mi disse 
Michelagnolo Buonarroti,fatto fare segreta menta 
una colonna e messi a ordine puntelli assai; cac-r 
^iò il tutto in una barca, ed in quella entrato cod 
alcuni maestri , in una notjte ebbe puntellata la 
casa e rimessa la colonna. Michelozzo dunque da 
questa sperienza fìitto animoso riparò al perìcO' 
lo del palazzo, e fece onore a se ed a chi t'aveva 
iavorìto in fargli dare cotal carico , e rifondò e 
rifece le colonne in quel modo che oggi stanno : 
avendo fatto prima una travata spessa di puntel- 
li e di legni grossi per lo ritto, che reggevano le 
centine degli archi fatti di pancone di noce per le 
volte , che venivano del pari a reggere unita^ 
mente 41 peso che prima sostenevano le colonne; 
ed a poco a poco cavate quelle che erano in pez- 
bì mal commessi, rimesse di nuovo Tal tre di pezzi 
lavorate con diligenza , in modo che non patì la 
fabbrica cosa alcuna né mai ha mosso un pelo. E 
perché si riconoscessino le sue colonne dall'altre, 
ne fece alcune a otto facce in su' canti con capi« 
telli che hanno intagliate le foglie alla foggia mo- 
derna, ed altre tonde le quali molto bene si ri- 
conoscono dulie vecchie che già vi fece Arnolfo* 
Popo; per «onsiglio di Michelozzo^ da chi gover- 



VITA 01 mcnLOKKO McniLOSSl 199 

luita Allora la città fu ordinato che si dorease aii« 
eora sopra gli archi di quelle colonne scarìcareed 
«lieggerire il peso di quelle mura che ti erano, e 
rifar di nuovo tutto il cortile dagli archi in su con 
ordine di finestre alla moderna, simili a quelle 
che per Cosimo aveva fatto nel cortile del palai- 
sode'Medici,e che si sgraffisse a ho£si perle mu- 
ra pei* mettervi que' sigli d' oro che ancora vi si 
veggono al presente: il che tutto fece far Miche* 
loKKO con prestezsa, facendo al diritto delle fine- 
atre di detto cortile nel secondo ordine alcuni ton* 
di che variassino dalle finestre suddette, per dar 
lume alle stanae di mecso che aon sopra alle pri- 
me, dov'è oggi la sala de'Dugento* Il terao piano 
poi, dove abitavano i signori ed il gonfaloniere 5 
fece più ornato, snartendo in fila dalla parte di 
verso S. Piero Scneraggio alcune camere per i 
signori, che prima dormivano tutti insieme in una 
medesima stanza; le quali camere furono otto per 
I signori, ed unamaggioreper il gonfaloniere, che 
tutte rispondevano in un andito che aveva le fin»» 
atre sopra il cortile. £ di sopra fece un altro ordine 
di stanze comode per la famiglia del palazzo , in 
una delle quali, dove è oggi la depositerìa , è ri« 
tratto ginocchioni dinanzi a una nostra Donna 
Carlo figliuolo del Re Roberto Duca di Galavria 
di mano di Giotto. Vi fece similmente le camere 
de* donzelli) tavolaccini, trombetti , musici , pif* 
feri, mazzieri, oomandatori, ed araldi, e tutta 
r altre stanze che a un cosi fatto palazzo si ri* 
chiedono. Ordinò anco in cima del ballatoio una 
cornice di pietre che girava intomo al cortile, ed 
appresso a quella una conserva d' acqua che si 
ragunava quando pioveva per far gittar fonti po^ 
siicoe a certi tempi. Fece ur ancora Michelozzo 



I- noconoiifie della capf^Ua dove s' ode là messa » 
ed appref so a quella molte stanse,e palchi riccbis- 
siini dipiDti a gigli d oro in campo azzurro ; ed 
alle stanze di sopra e di sotto di quel palazzo fe- 
ce fare altii palchi, e ricoprire tutti i vecchi che 
yi erano stati fatti innanzi all'antica; ed insomma 
gli diede tutta quella perfezione che a tanta fab- 
brica si conveniva. £ Tacque dt'-pozzi fece che si 
conducevano insìno sopra rultimo piano , e che 
con una ruota si attignevano più agevolmente 
•che non si fa per l'ordinario. A una cosa sola non 
potette r ingegno di Michelozzo rimediare y cioè 
alla scala pubblica^ perchè da principio, fu maU 
intesa , posta in mal luogo, e fatta malagevole, 
erta e senza lumi con gli scaglioni di legno dal 
primo piano in su . S' affaticò nondimeno di ma* 
niei^ y che ali* entrata del cortile fece una salita 
di scaglioni tondi , ed una porta con pilastri di 
jùetra forte e con bellissimi capitelli intagliati dì 
sua mano , ed una cornice architravata doppia 
con buon disegno, nel fregio della quale accomo« 
dò tutte r arme del comune; e , che è più , fece 
tutte le scale di pietra forte insino al piano dove 
stava la signoria, e le fortificò in cima ed a mez* 
«ocon due saracinesche per i casi de 'tumulti; ed 
a sommo della scala fece una porta che si chia^^ 
maya la catena , dove stava del continuo un ta- 
▼olacGÌno che apriva e chiudeva, secondo che gli 
era commesso da chi 'governava. Riarmò la torre 
del campanile , che era crepata per il peso di 
quella parte che posa in falso , cioè sopra i bec^ 
catelli di verso la piazza , con cigne grandissime 
di feiTo. £ finalmente bonificò e restaurò di ma- 
niera questo palazzo , che ne fu da tutta la città 
commendatole fatto, oltre agli altri premi, di eoi* 



▼ITA. Al MKHBLOZZO MlCHSLOZZl 2Qt 

legio, il male magistrato è in Fireose onoreTole 
molto • £ 86 a qualcuno paresse die io ini fus&i 
4D questo forse più disteso che bisogno non era , 
ne merito scusa, perclié dopo aver mostrato nel- 
la Tita d'Arnolfo la sua prima edificazione , che 
fu ranno 10989 fatta fuor di squadra ed ogni la- 
ragionevole misura con colonne dispari nei cor- 
tile, archi crandi e piocolii scale mal comode, e 
staoxe biecne e sproporzionate , faceva bisogno 
che io dimostrassi ancora a qual termine lo rìdu- 
cesse 1* ingegno e giudizio di Michelozzo, sebbe- 
ne anch' egli non raccomodò in modo che si 
potesse agiatamente abitarvi , né altrimenti c)ie 
con disagio e scomodo grandissimo. Essendovi fi- 
naliAente venuto ad abitar l'anno i538 il Sig. 
Buca Cosimo , cominciò S. Eccellenza a ridiulo 
a miglior forma, ma perchè non fu mai inteso né. 
saputo eseguire il concetto del duca da quegli ar- 
chitetti che in quell'opera molti anni lo servirono, 
egli si deliberò di vedere se si poteva, senza gua- 
stai^ il vecchio nel quale era pur qualcosa di 
buono , racconciare , facendo , secoiido che egli 
aveva nello aninu), le scale e le stanze soomode e 
disagiose con migliore ordine comodità e pi'o- 
porzione . 

Fatto dunoue venire da Roma Giorgio Vasari 
pittore ed arcnitetto aretino il quale serviva Pa- 
pa Giulio III, gli diede commissione che non so- 
lo accomodasse le stanco che aveva fatto co- 
minciare neir appartato di sopra dirimpetto alla 
Siazza del grano , come che rispetto alla pianta 
1 sotto f ussero bieche , ma che ancora andasse 
pensando se quel palazzo s# potesse , senza gua- 
stare quel che era fatto, ridurre di dentilo in 
modo che per tutto si camminasse da una parte 



%fn »ARTS SEGONBA 

ftU'alira^ e dalFun luogo all'altro pernia di Bcal# 
segiTte e pubbliche e più piane che si poiteBse • 
Giorgio adunque, mentre che le dette stanne co* 
minciate si adornavano di palchi messi d'oro e di 
storie di pitture a olio , e le facciate di pitture a 
fresco , ed in alcune altre si layorara di stucchi , 
levò la pianta di tutto quel palazzo e nuovo e 
Teccbio che lo gira intomo : e dopo, dato ordine 
con non piccola fatica-e studio a quanto voleva 
fnre , cominciò a ridurlo a poco a poco in buona 
forma, e a riunire, senza guastare quasi punto di 
quello che era -fatto, le stanze disunite, che prima 
erano quale alta e quale bassa ne Spiani. Ma per- 
chè il signor duca vedesse il disegno del tutto, in 
spazio di sei mesi ebbe condotto un modeHo di 
legname ben misurato di tutta ouella macchina, 
che piuttosto ha forma e grandezza di castello 
che di palazzo. Il quale modello essendo piacin-* 
to al duca, si è secondo quello unito e fatto mol- 
te comode stanze e scale agiate pubbliche e se- 
grete che rispondono in su tutti i piani j e per 
cotal modo rendute libere le sale che erano come 
una pubblica strada, non si potendo prima salire 
di sopra senza passar per mezzo di quelle , ed il 
tutto si è di varie e diverse pitture magnifica* 
mente adomato; ed in ultimo si é alzato il tetto 
delld sala grande più di quello eh' egli era dodici 
braccia . Bimanierachè se Arnolfo, Michelozzo , 
e gli altri che dalla pnma pianta in poi vi lavo* 
rarono ritornassero in vita, non lo riconoscereb* 
bono, anzi credere bbono che fusse non la loro > 
^a una nuova muraglia e un altro edifizio . 

Ma tornando oggìrfliai a Michelozzo, dico, che 
èssendo dato ai frati di S. Domenico da Fiesole 
la chiesa di S. Giorgio, non vi stettooo «è non da 



tlTA DI MICHCLMZO MlCHELOZZI lo3 

inecEO luglio in circa insibo a tutto gennaio ; 
perchè avendo ottenuto per loro Cosimo de' Me- 
dici e Lorenzo suo fratello da Papa Eugenio U 
chiesa e convento dì S. Marco , dove prima sta-> 
vano monaci Salvestrini, e dato loro in quel cam- 
bio S. Giorgio detto, ordinarono , come inclinati 
molto alla religione ed al servigio e culto divino, 
che secondo il» disogno e modello di Micbelozzo 
ti facesse il detto convento di S. Marco tutto di 
nuovo e amplissimo e magnifico , e con tutte 
quelle comodità che i detti frati sapessono mi- 
gliori disiderare . A che dato principio V anno 
1437, la prima co^a si fece quella parte che ri- 
iponde sopra il refettorio vecchio dirimpetto alle 
Italie del duca, lequali fece già murare il duca Lo- 
renzo de'Medici; nel qual luogo furono fatte venti 
eelle, messo il tetto , e al refettorio fatti i forni-* 
menti di legname, e finito nella maniera che si 
sta ancor oggi . E per allora non si seguitò pia 
oltre, per stare a vedere che fine dovesse avere 
mna lite che sopra il detto convento aveva mosso 
centra i frati" di S. Marco un maestro Stefano 
generale di detti Salvestrini ; la quale finita in 
lavore de 'detti frati di S. Marco, si ricominciò a 
•eguitare la muraglia. Ma perchè la cappella 
mageiore stata edificata da ser Pino Bonaccorsi 
era dopo venuta in una Donna de'Caponsacchì e 
da lei a Mariotto Banchi , sbrigata che fu sopra 
ciò non so che lite , Mariotto donò la detta cup-» 
pelia a Cosimo de'Medici avendola difesa e tolta 
ad Agnolo della Casa, al quale V avevano o data 
o venduta i detti Salvestrinr; e Cosimo airìncon- 
irò diede a Mariotto perciò cinquecento scudi • 
Dopo avendo similmente comperato Cosimo dal- 
la compagnia dello Spirito Santo il sito dove è 



ao4 PAHTE SECONDA. 

Oggi il coro, fu fatto la cappella, la tribuna, ed A 
coro con ordine di Mickelozso, e fornito di tutto 
punto Tanno i4%* Dopo fu fatta la libreria 1ud« 
ga braccia ottanta e larga diciotto tutta in Tolta 
di sopra e di sotto, e con sessantaquattro banchi di 
legno di cipresso pieni di bellissimi libri. Àppres* 
so sì diede fine al doriuentorio riducendolo in for- 
ma quadra, ed insomma al chiostro, e a tutte le co* 
modissime stanze di quel convento , il quale si 
crede che sia il meglio inteso e più bello e più 
comodo per tanto che sia in Italia , n^ercè della 
virtù ed industria di Michelozxo, che lo diede fini- 
to del tutto r anno i45a. Dicesi che Cosimo spe* 
se in questa fabbrica trentasei mila ducati, e che 
mentre si murò diede ogni anno ai frati trecen- 
tosessantasei ducati per il vitto loro.- della edifi- 
cazione e sagrazione del qual tempio si leggono . 
in uno epitaffio di marmo sopra la porta cne va 
in sagrestia queste parole : 

Cum hoc templuni Marco Ei^angelistae dica^ 
tuoi magnificis sumptibus CL f\ Cosmi MedicU 
iandtm absoliUum esset , Eugenius i^uartus Ro^ 
manus Ponti/ex maxima Cardinalium, Archita 
piscoporuniy Episcoporum^ aliorumque sacerdo* 
tumfrequentia comitatuSyid celeberrimo Epipha» 
niae die solemni more servato consecras^it. Tutn 
eiiam quotannis omnibus , qui eodem die festa 
annuas statasque consecrationis ceremonias co» 
ste pieque celebraveriniy s^iserinls^e tempori slueti' 
dis peccai is suis debiti septem annos totidemque 
quadragesimas apostolica remisit auctoritale 

A* M. ecce. XLll. 

Sirailuiente fece far Cosimo col disegno di Mi- 
chelozzo il noviziato di S. Croce di Firenze, la 
«appella del medesimo, e l'entrata che va di chie- 



TITA BI MICHltOZZO MICHILOZZI 3o5 

M allft sagrestia y al detto nOTÌziato, ed alle scale 
del dormentorio; la belleExa, comodità , ed orna* 
mento delle quali cose non è inferiore a ninna 
delle muraglie, per quanto eli' è, che facesse fare 
il yeramente magnifico Cosimo de' Medici , o che 
mettesse in opera Miclielozzo: ed oltre all'altre 
cose, la porta che fece di macigno , la quale Ta 
di chiesa ai detti luoghi , fu in que' tempi molto 
lodata per la novità sua e per il frontespizio mol- 
to ben fatto, non essendo allora se non pochissi- 
mo in uso r imitare y come quella fa , le cose an- 
tiche di buona maniera . Fece ancoia Cosimo 
de' Medici col consiglio e disegno di Michelozzo 
il palazzo di Cafaggiuolo in MageUo, riducendolo 
a guisa di fortezza co'i fossi intomo , rd ordinò 
i poderi , le strade , i giardini , e le fontane con 
boschi attorno y ragnaie, e altre cose da yille 
molto onorate ; e lontano due miglia al detto pa- 
lazzo in un luogo detto il Bosco a fra ti fece col 
parere del medesimo finire la fabbrica d'un con- 
Tento per i frati de 'Zoccoli di S. Francesco, che 
è cosa bellissima. Al Trebbio medesima mente 
fece, come si vede, molti altri acconcimi . £ si- 
milmente lontano da Firenze due miglia, il pa- 
lazzo della villa di Careggi, che fu cosa magnìfica 
e ricca ; dove Michelozzo condusse l'acqua per 
la fonte che al presente yi si vede . £ per Gio- 
Tanni figliuolo di Cosi mode' Medici fece a Fieso- 
le il medesimo un altro magnifico ed onorato pa- 
lazzo , fondato dalla parte di sotto nella scoscesa 
del poggio con gi'anciissima spesa , ma non senza 
grande utile, avendo in quella parte da basso fat- 
to volte, cantine, stalle, tinaie, ed altre belle e co- 
mode abitazioni ; disopra poi oltre le camere, 
eale, ed altre stanze ordinarie ^ ve ne fece alcune 



300 PA&TX SXCOlfDà 

perliLri, e alcune altre per la musica ; ìb80b«- 
ma mostrò in questa fabbrica MichelosEso quanto 
▼alesse neirarchttettura; perché oltre quello che 
si è detto, fu murata di sorte , che ancorché sia. 
in su quel monte , non ha mai gettato un pelo . 
Finito questo palazzo ,. vi fece sopra a spese del 
medesimo la chiesa e convento de* frati diS«<7Ì« 
rolamo quasi nella cima di quel monte. Fece il 
medesimo Michelozzo il disegno e modello che 
mandò Cosimo in lerusalem per l'|ospiiio che là 
fece edificare ai pellegrini che vanno al. sepolcro 
di Cristo. Per la facciata ancora di S. Pietro di 
Roma mandò il disegno per sei finestre che vi si 
feciono poi con Tarme di Cosi mode 'Medici, delle 
ouali ne furono levate tre a'di nostri, e fatte rifare 
da Papa Paolo IH con Tarme di casa Farnese. Do- 
po intendendo Cosimo che in Ascesi a S. Maria 
degli Angeli si pativa d'acque con grandissimo in- 
comodo de 'popoli che vi vanno ogni anno il primo 
dì d'Agosto al pei*dono, vi mandò Michelozzo ^ 
il quale condusse un'acqua che nasceva a mez*- 
zo la costa del monte alla fonte , la quale ricoper- 
se con una molto vaga e ricca loggia posta sopra 
alcune colonne di pezzi con Tarme di Cosimo; e 
drento nel convento fece a'frati,purdi commes- 
sione di Cosimo, molti acconcimi utili; iquali poi 
il magnifico Lorenzo dei Medici rifece con mag« 
giur ornamento e più spesa, facendo porre a quel<* 
la Madonna la sua immagine di cera che ancor 
vi si vede . Fece anco mattonare Cosimo la strada 
die va dalla detta Madonna degli Angeli alla cittÀ; 
ne si parti Michelozzo di quelle parti , che fece 
il disegno della cittadella vecchia di Perugia. Tor- 
nato finalmente a Firenze, fece ai canto de'Tor- 
naquinc^ la casa di jGiovanni Tornabuooi quasi 



VITA DI mCBXLOttO MlCftCLOZZl ao^ 

in tatto simile al palaszo che aveTa fatto a Cosi- 
mo , eccetto che la facciata non è di bozzi né con 
comici aopra , ma ordinaria . Morto Cosimo , il 
quale aye^a amato Micbelozco quanto si può un 
caro amico amare, Piero suo figliuolo gli fece fare 
di marmo in S. Miniato in sul monte la cappel- 
la dov'è il Crocifisso, e nel mezzo tondo dell'arco 
dietro alla detta cappella intagliò Michelozzo un 
fe Icone di bassorilievo col diamante , impresa di 
Cosimo suo padre, che fu opera veramente bel- 
lissima. Disegnando dopo queste cose il mcdesi* 
mo Piero de' Medici far la cappella della Nun- 
ziata tutta di marmo nella chiesa de'Servi, volle 
che Micheltizzo già vecchio intoi-no a ciò gli 
dicesse il parer suo, si perchè molto amava la vir- 
tù di quelluomOySÌ perche sapeva quanto fedele 
amico e servi tor fusse st^to a Cosimo suo padre . 
Il che avendo fatt> Michelozzo, fu dato cura di 
lavorarla a Piagno di Lapo Partigiani scultore da 
Fiesole , il quale in ciò fare , come quello che in 
poco spazio volle molte cose racchiudere , ebbe 
molte considerazioni. Reggono questa cappella 
quattro colonne di marmo alte braccia nove in 
circa , fatte con canali doppi di lavoro Corinto, e 
con le base e capitelli variamente intagliati e dop- 
pi di membra . Sopra le colonne posano archi tra- 
rre , fregio , e cornicione , doppi similmente di 
membri e dolutagli e pieni di varie fantasie, e 
particolarmente d'imprese e d'arme de* Medici e 
di fogliami. Fra queste ed altre cornici fatte per 
un altro ordine di lumi è un epitaffio grande, in- 
tagliato in marmo bellissimo. Di sotto per il cielo 
di detta cappella frale quattro colonne è uno 
spartimento di marmo tutto intagliato e pieno di 
fi^alti lavorati a fuoco • di musaico in varÌQ 



^o8 PAKTX SCCOUDA 

fantasie dì color d'oro e pietre finì. Il piano del 
parimento è pieno di porfidi , serpeotini^ mi- 
schi ^ e d'altre pietre rarissime con bell'ordine 
commesse e compartite. La detta cappella si 
chiude con uno ingraticolato intorno di coixloni di 
bronzo, con candelieri di sopra fermati in un or* 
namento di marmo y che fa Dellissimo finimento 
al bronzo ed ai candelieri, e dalla parte dinanzi 
l'uscio che chiude la cappella è similmente di 
bronzo e molto bene accomodato • Lasciò Piero 
che fusse fatto un lampanaio intomo alla cappel- 
la di trenta lampadi d' argento, e cosi fu ratto; 
ma perchè furono guaste per V assedio , il Sig. 
. Duca gid molti anni sono diede ordine che si ri- 
facessero , e già n' è fatta la maggior parte, e tut- 
tavia si va seguitando ; ma non perciò si è restato 
mai, seconda che lasciò Piero, di avervi tutto 
quel numero di lampade accese, sebbene non sono 
•tate d'argento, dacché furono distrutte in poi* 
A questi ornamenti aggiunsePagno up grandissimo 
giglio di rame che esce d'un vaso, il quale posa 
in suir angolo della cornice di legno dipinta a 
messa d* oro che tiene le lampade ; ma non però 
reggo questa cornice sola cosi gran peso; percioc- 
ché il tutto vien sostenuto da due rami del giglio 
che sono di ferro e dipinti di verde , i quali sono 
impiórabati nell'angolo della cornice di marmo^ 
tenendo gli altri che sono di rame sospesi in aria* 
La qua 1 opera fu fatta veramente con giudizio ed 
invenzione , onde è degna di essere , come bella 
e capricciosa , molto lodata. Accanto a questa 
cappella ne fece un'altra verso ilchiostix), la qua- 
le serve per coro ai frati con finestre che pigliano 
il lume dal cortile , e lo danno non solo alia detta 
eappella,' ma ancora, ribattendo diilmpetto in duo 



VITA DI mìCETLOT^O MICUELOZZi lo^ 

finestre simili, alla stanza dell'organetto die è 
accanto alla cappella di marmo. Nella faccia del 

guai coro è un armario grande , nel quale si ser- 
ano l'argenterie della ^iunziata; ed in tutti que- 
sti ornamenti e per tutto è Tarme e V impresa 
de' Medici. Fuor della cappella della Nunziata e 
dirimpetto a quella fece il medesimo un luttii- 
nario grande di bronzo alto bisaccia cinque ; ed 
all'entrar di chiesa la pila dell'acqua benedetta 
di marmo , e nei mezzo un S. Giovanni che è cosa 
bellissima. Fece anco sopra il banco ,doTe i (Va- 
ti Tendono le candele , una mezza nostra Donna 
di marmodi mezzo rilicTO col Figliuolo io |n*nc'- 
cio e grande quanto il naturale molto divota; e 
un'altra simile nell'opera di S. Maria del F iore 
dove stanno gli operai . 

Lavorò anco ragno a S. Miniato al Tedesco 
alcune figure in compagnia di Donato suo mae- 
stro essendo giovane; ed inLucca nella chieda diS. 
Mai tino fece una sepoltui:a di marmo 'dirimpetto 
alla cappella del Sagramento per M. Piero JVoce- 
ra che v' è ritratto di naturale. Scrive nel vige- 
simo quinto libro della sua opera il Filarete, che 
Francesco Sforza Duca quarto di Milano donò al 
magnifico Cosimo de' Medici un bellissimo palaz- 
zo in Milano, e che egli per mostrare a quel Du- 
ca quanto gli fusse grato sì fatto dono, non solo 
l'adornò riccamente di marmi e di legnami inta«« 
gliati, ma Io fece maggiore, con ordine di Miche- 
lozzo, che non era, braccia ottantasette e mezzo^ 
dove prima era braccia ottantaquattro solamen- 
te. Ed oltre ciò vi fece dipignere molte cose, e par- 
ticolarmente in una loggia le storie della vita di 
Traiano Imperatore. Nelle quali fece fare in al- 
cuni ornamenti il ritratto d' esso Francesco Sfor« 
FoL. IL i4 



»I# PAUTX SECOirm 

£a,la Sig. Bianca soa consorte e duchessa, ed i fi* 
gliuoli loro parimente con molti altri signorie 
grandi uomini, e similmente il ritratto d'otto im- 
peratori, a' quali ritratti aggiunse Micbelozzo 
quello di Cosimo fatto di sua mano. E per tutte 
le stanze accomodò in diversi modi V arme di Co* 
•imo e la sua impresa del falcone e diamante. E 
le dette pitture furono tutte di mano di Yincen* 
ciò di Zoppa, pittore in quel tempo ed in quel 
paese di non piccola stima. 

Si troTa che i danari che spese Cosimo nelU 
restauraiione di questo palazzo, furono pagali 
da Pigello Portinari cìttadin fiorentino, il quale 
allora in Milano goTernava il banco e la ragione 
di Cosimo, ed abitava in detto palazzo. Sono in 
Genova di mano di Micbelozzo alcune opere di 
marmo e di bronzo, ed in altri luoghi molte altre 
che si conoscono alla maniera. Ma basti aver deb* 
io insin qui dì lui, il quale si morì d*anni sessan- 
totto, e fu nella sua sepoltura sotterrato in 5.Mar« 
€Ó di Firenze. Il suo ritratto è di mano di fra Gio-> 
Tanni nella sagrestia di S.Trinita nella figura d'un 
Nicodemo vecchio con un cappuccio in capo che 
scende Cristo di croce. 



\ 






/ / 




X 



VITI 

D'ANTONIO FILARETE 

£ 

DI SIMONE 

jCtJLTOai FlOREIfTlMI» 



l3e Papa Eugenio IV quando deliberi farà 
di bronco la porta di S. Pitfiro di Kouia ^ aycsse 
&tto diligenza in cercare d'ayere uomini ecceU 
lenti per qnei laroro , siccome ne' tempi suoi 
arebbe ageToimente potuto fare, essendo vivi 
Filippo di ser Brunellesco, Donatello , ed altri 
artefici rari y non sarebbe stata condotta queU 
l' opera in cosi sciaurata maniera , come ella si 
Tedfe ne' tempi nostri. Ma forse interyenne a 
hù come molte ▼olte suole ayyenire a una buo- 
na parte de' principi ^ che o non s* intendono del- 
l' opere, o ne prendono pochissimo diletto . Ma 
se considerasaono di quanta importanza sia il 
fare stima delle pei^sone eccellenti nelle cose 
pubbliche per la fama che se ne lascia y non sa«- 
rebbono certo cosi trascurati né essi né i loro 
ministri ; perciocché chi s* impaccia con artefici 
Tili ed inetti y de poca yita ali opere ed alla fa- 
ma; senza che si fa ingiuria al pubblico ed al se- 
colo in che si é nato , credendosi risolutamente 
da chi yien poi y che se in quella età si fossero 
troyati migliori maestri, quel principe si sarebbe 
piuttosto di quelli scryito che degl' inetti e 



ail PARTE SEC 017 DA 

plebei . Essendo danqae creato pontefice l'anno 
143 1 Papa Eugi^nio IV, poiché intese che i Fio- 
rentini faceyrìno fere le porte di S. Giovanni a 
Lorenzo Ohi herti, venne in pensiero di Toh^r fare 
similmente di bronzo una di quelle di S. Pietro; 
ma perchè n jn s' inte:ndcYa di cosi fatte cose, ne 
diede cura ai suoi ministri; appresso ai quali ab- 
bono tanto favore Antonio Fi larete allora gio- 
cane e Simone fratello di D'ansito, ambi scultori 
fiorentini , che queir opera fu allogata l^ro . 
Laonde me8*^oyi mano , penarono dodici anni a 
finirla ; e sebbene Pap» Eng.-nio si fu&gì di Ro^ 
ma e fu molto trayacliato per rispett ide'c'mciljy 
coloro nondimeno che avevano la cura di .^.Pie*- 
tro ft'cero di maniera,chp non fu quell opera tra- 
lasciata. Fece dunque il Filarete in questi opera 
uno sparti mento semplir^e e di bassorilievo , cioè 
in ciascuna part^ due figui*e ritte , di sopra il 
Salvatore e la M»d(mna , e di sotto S. Piero e 
S. Paolo , ed a pie del S. Piero in ginocchioni 
quel papa ritratto di naturale . Parimente sotto 
ciascuna figura è una storie tta dei santo che è 
di sopra . Sotti» S. Piero é la sua crocifissione e 
sotto S. Paolo la decollazione ; e così sotto il 
Salvntore e la Madonna alcune azioni della vita 
loro.E dalla banda di dentro a pie di detta porta 
fece Antonio per suo capriccio una storie tta di 
bronzo , nella quale ritrasse se e Simone ed i di- 
scepoli suoi, che con un asino carico di cose da 
godere vanno a spasso a una vig;na . Ma perché 
nel detto spazio di dv>dici anni non lavorarono 
sempre in sulla di^tta porta , fecero ancora in S. 
Pietro alcune sepolture di marmo di papi e -car- 
dinali , che eono andate nel fare la chiesa' nuova 
per terra . Dopo queste opere fu condotto Àn^ 



VITA DI AHTON IO Plt ARSTE E SlMOm 2l3 

Ionio a Milano dal Duca Francesco Sforsa ffon^ 
falonieT allora di : . Chiesa , per aver egli Tedute 
V opere sue in Roma y per fare , coiue lece , col 
.disegno suo 1* albergo de' poyerì di Dio , clic è 
uno spedale che serve per uomini e dinne infcr- 
mi; e per i putti innocenti nati non legittima* 
mente. L* appartato dogli uoujìni in quesito luo- 
.go é per ogni verso , essendo in cicce , hinccia 
centosessanta ed altrettanto quello delle d'ime. 
La larghe2£a è braccia sedie i j e nelle quattro 

Quadrature che circondano le croci di ciascuno 
i questi appartati sono quattro cortili circon* 
dati di portici , logge , e stanne per U5o dello 
tpedalingo , ufficiali , serventi , e ministri dello 
spedale molto comodi ed utili ; e da una bunda 
è un canale dove corrono continuamente acque 
per servigi dello spcdale,eper macinare con non 
piccolo utile e comodo di qrnel luogo , come si 
può ciascuno immaginare . rra uno spedale e 
r altro è un chiostro largo per un verso braccia 
ottanta e per V altro cento sessanta , nel mezzo 
del quale è la chiesa in modo accomodata , che 
serve all' uno ed all'altro appartato. E per dirlo 
brevemente ^ è questo luogo tanto ben fatto ed 
ordinato y che per simile non credo che ne sia un 
altro in tutta Europa . Fu , secondo che scrive 
esso Filarete , messa la prima pietra di quetta 
fabbrica con solenne processione di tutto il clero 
di Milano 9 presente il Duca Francesco Sforza , 
la signora Biancamaria , e tutti i loro figliuoli , 
il Marchese di Mantova , e T ambasci odor del 
He Alfonso d* Aragona con molti altri signori • 
E nella prima pietra che fu messa ne'fondamenti, 
e cosi nelle medaglie erano queste parole. Frari' 
qìscìas Sj'ortia Dux IV «fui amissum per prae^ 



ftT4 PARTE S^COVDk 

eessorum obltum urbis imperium recupera¥it ^ 
hocmunas Christi pauperibus dedit fì^ndas^hque 
MccccLVU. die XII. jipril. Furono poi dipinte 
nei portico queste storie da maestro Vincenzio 
di Zoppa lombardo per non essersi troyato in 
que' paesi miglior maestro. Fu opera ancora del 
medesimo Antonio la chiesa maggiore di Berga- 
mo, fatta da lui con non manco diligenza e giu« 
di zio che il sopraddetto spedale . E perché si di- 
lettò anco di scrivere , mentre che queste sue 
opere si facevano scrisse un libro diviso in tre 
parti ; nella prima tratta delle misure di tutti 
gli edifìzj y e di tutto quello fa bisogno a voler 
edificare ; nella seconda del modo deiredificare, 
ed in che modo si potesse fare una bellissima e 
comodissima città ; nella terza fa nuove forme 
d' edifìzj, mescolandovi così degli antichi come 
de' moderni : tutta la quale opera é divisa in 
ventiquattro librile tutta storiata di figure di sua 
mano . £ comecché alcuna cosa buona in essa si 
ritruovi ,é nondimeno per lo più ridicola e tanto 
sciocca , che per avventura è nulla più . Fu de- 
dicata da lui r anno 1464 al magnifico Piero di 
Cosimo de' Medici, ed oggi é fra le cose dell' Il- 
lustrissimo Sig. Duca Cosimo . £ nel vero , se 
poiché si mise a tanta fatica, avesse almeno fatto 
memoria de' maestri de' tempi suoi e dell' opere 
loro , si poti'ebbe in qualche parte commendare; 
ma non vi se ne trovando se non poche, e quelle 
sparse senza ordine per tutta 1' opera e dove 
meno bisognava , ha aurato fatica , come si dice^ 
per impoverire e per esser tenuto di poco giudi- 
zio in mettersi a far quello che non sapeva . Ma 
avendo detto pur assai del Filarete , é tempo 
eggtmai che io torni a Simone iì*atelio di Dona€o> 



VITA DUNTOmaPlLAKETC E DI SlMONC 2t5 

il quale dopo V opera della porta fece di bronsa 
la sepoltura di Papa Martino . Similmente fece 
alcQirì getti che andarono in Francia , e molti 
che non si sa dove siano . Nella chiesa degli £r« 
mim al canto alh macine di Firenze , £ce un 
Crociffssoda portare a processione grande onanto 
il rivo , e perché fusse pie leggiero , lo lece di 
sughero . hi S. Felicita lece una ^. Maria Madi- 
da lena in penitenza di terra alta braccia tre 
mezzo con beihi proporzione y e con scoprire i 
muscoli di sorte y che mostra d' intender molto 
bene la notomia . Lavora ne' Servi ancora perla 
compagnia della Nunziata una lapida di marmo 
da sepoltura , commettendovi dentro una figura 
di marmo bigio e bianco a guisa di pittura , sic- 
come di sopra si disse aver fatto nel Duomo di 
Siena Duccio Sanese , che fu molto lodata . A. 
Prato il graticolato di bronzo della cappella 
della Cintola : a Forlì fece sopra la porta della 
calouaca di bassorilievo una nostra Donna con 
due Angeli : e per M. Giovanni da Riolo fece in 
S. Francesco la cappella della Trinitè di mezzo 
rìlievo;e a Rimini fece per Sigismondo Malatesti 
nella chiesa di S. Francesco la cappella di S. Si- 
gismondo 9 nella quale sono intagliati di marmo 
molti elefanti , impiesa di quel Signore • A M« 
Bartolommeo àScamisci canonico della pieve 
d' Arezzo mandò una nostra Donna col figlinolo 
in braccio di terra cotta e certi angeli di mezzo 
rilievo molto ben condotti , la quale è oggi in 
detta pieve appoggiata a una colonna . Fer lo 
battesimo similmente del vescovado d' Arezzo 
lavorò in alcune storie di bassorilievo un Cristo 
battezzato da ^. Giovanni . In Fiorenza fece di 
marmo la sepoltura di M« Orlando de' Medie! 



%l6 PARTE SECONDA 

nella chiesa della Nunziata . Finalmente d' anni 
cinquantacinque rendè T anima al Signore che 
glie Tareva data . I^è molto dopo il Filarete , 
essendo tornato a Roma , si mori d' anni sessan- 
tanoYe e fu sepolto nella Minerva , dove a Gio- 
vanni Foccora assai lodato pittore ayeya fatto 
ritrarre Papa Eugenio , mentre al suo servizio 
in Roma dimorava . Il ritratto d' Antonio è di 
sua mano nel principio del suo libro , dove inse- 
gna a edi6care . Furono suoi discepoli Yarrone 
e Niccolò Fiorentini , che feciono vicino a Pon- 
temoUe la statua di marmo per Papa Pio II 
quando egli condusse in Roma la testa di S. 
Andrea: e per ordine del medesimo restaurarono 
Tigoli quasi dai fondamenti^ ed in S. Pietro fé- 
eiono r ornamento di marmo che è sopra le co- 
lonne delia cappella, dove si serba la detta testa 
di S. Andrea ; vicino alla qual cappella è la se- 

Joltura del detto Papa Pio di mano di Pasquino 
a Montepulciano discepolo del Filarete e di 
Bernardo Ciuffagni, che lavorò a Rimini in S. 
Francesco una sepoltura di marmo per Gismondo 
Mal atesti , e vi fece il suo ritratto di naturale y 
e alcune cose ancora , secondo che si diceria 
Lnjcca ed in Mantova . 




:ìQ' :.:^a kA'Iau'J- 



VITA 
DI GIULIANO DA MAIANO 

SCCLTORC E ARCHITETTO 
FIORENTINO. 



N, 



OD piccolo errore fanno que' padri di fami- 
glia che non lasciano fare nella fanciullezza il 
corso della natara agi' ingegni de' figliuoli , e 
che non lasciano esercitarli in quelle facnltà che 
più sono secondo il gusto loro. Perocché il vole- 
re volgerli a quello che non va loro per lanimo, 
è un cercar manifestamente che non siano mai 
eccellenti in cosa nessuna ; essendo che si vede 
quasi sempre y che coloro che non operano se- 
condo la voglia loro y non fanno molto profitto 
in qualsivoglia esercizio . Per T opposito quelli 
che seguitano lo instinto della natura vengono il 
più delle volte eccellenti e famosi nelF arti che 
fanno, come si conohhe chiaramente in Giuliano 
da Maiano , il padre del quale essendo lunga- 
mente vivuto nel poggio di Fiesole , dove si dice 
Maiano , con lo esercizio di squadra tore di pie- 
tre y si condusse finalmente in Fiorenza, dove 
fece una bottega di pietre lavorate y tenendola 
fornita di que' lavori che sogliono improvvisa*- 
mente il più delle volte venire a bisogno a chi 
fabbrica qualche cosa . Standosi dunque in Fi- 
renze y gli nacque Giuliano y il quale y perché 
parve col tempo al padre di lìuono ingegno , di- 
segnò di farlo notaio y panendoglì che lo scarpeU 
lare, come aveva fatto egli, fusse troppo iaticoso 



Sl8 PARTE SECONDA 

esercizio e di non molto utile: ma non gli Tenne 
ciò fatto; perchè sebbeneandò un pezso Giuliano 
alla scuola di grammatica, non ri ebbe mai il ca- 
po , e per consesuenza non vi fece frutto nessu- 
no ; anzi fuggenaosene più volte , mostrò d'aver 
tutto l'animo volto alla scultura , sebbene da 
principio si mise all' arte del legnaiuolo e diede 
opera al disegno. Dicesi che con Giusto e Minore 
maestri di tarsie lavorò i hanchi delia sagrestia 
della Nunziata, e similmente quelli del coro che 
è allato alla cappella , e molte cose nella badia 
di Fiesole ed in &. Marco, e che perciò acquista- 
tosi nome , fu chiamato a Pisa , dove lavorò in 
Duomo la sedia che é accanto all'aitar maggiore, 
dove stanno a sedere il sacerdote e diacono e 
suddiacono • quando si canta la messa ; nellat 
spalliera della quale fece di tarsia con legni tinti 
ed ombrati i tre profeti die vi si veggiono. Nel 
dai fare , servendosi di Guido del Sei'vellino e 
di maestro Domenico di Mari otto legnaiuoli pi- 
sani , insegnò loro di maniera T arte , che poi 
feciono così d' intaglio come di tarsie la mag- 
gior parte di quel coro , il quale a' nostri dì è, 
stato finito , ma con assai miglior maniera, da 
Battista del Cervelliera Pisano, uomo veramente 
ingegnoso e sofistico . Ma tornando a Giuliano , 
egli lece gli armari della sagrestia di S. Maria 
del Fiore , che per cosa di tarsia e di rimessi fu- 
rono tenuti in quel tempo mirabili . £ così se- 
guit'findo Giuliano d'attender alla tarsia , ed alla 
scultura ed architettura,morì Filippo di serBru*- 
ncllesco ; onde messo dagli operai in laogo suo ^ 
incrostò di marmo sotto la volta della cupola le 
fregiature di marmi bianchi e neri che sono in- 
torno agli occhi. Ed in sulle cantonate fece i pi*- 



TITA DI CIULUNO DA IIAIA50 21$ 

lafliri eli marmo , soprt i quali furono meni poi 
da Baccio d* Agnolo 1' architrave, fresio, e cor-i 
Bice j come di sotto si dirà • Vero é cbe costai , 
per qnanto si fede in alcuni disegni di sua mano 
che sono nel nostro lihro ; TolcTa fare altro or- 
dine di fregio , cornice > e hailatoio , con alcuni 
ikrontespizi a ogni faccia dell' otto della cupola ^ 
ma non ebhe tempo di metter ciò in opera, per* 
che tra portato dal lavoro d' oggi in domani , si 
mori % Ma innanai che ciò fosse ,<#ndato a Napo» 
li, fece a Poggio reale per lo re Alfonso 1 archi- 
tettura di quel magnifico palazzo con le beilo 
fimti e condotti che sono nel cortile . £ nella 
cittÀ similmente e per le case de' gentiluomini 
e per le piazze fece disegni di molte fontane con 
belle e capricciose inTenzioni.Ed il detto palazzo 
di Poggio reale fece tutto dipignere da Piero del 
Donsello e Polito suo fratello . Di scultura pa- 
rimente fece al detto re Alfonso allora Duca di 
CalaTTÌa nella sala grande del castello di Napoli 
sopra una porta di cbsntro e di fuori storie di bas- 
aoriiiero , e la porta del castello di marmo d* or- 
dine corintio con infinito numero di figure , e 
diede a queir opera forma d'arco trionfale, doye 
le storie ed alcune Tittorie di quel re sono scol- 
pite di marmo . Fece similmente Giuliano V or- 
namento della porta CapoTana , ed in quella 
molti trofiéi variati e belli: onde meritò che quel 
re gli portasse grand' amore , e rimunerandolo 
altamente delle fatiche , adagiasse i suoi discen- 
denti. £ perchè aveva Giuliano insegnato a Be- 
nedetto suo nipote V aite delle tarsie , V archi- 
tettura, e a lavorar qualche cosa di marmo, Be- 
nedetto si stava in Fiorenza attendendo a lavorar 
di tarsia , perché gli apportava maggior guada- 



sao t*AllTC SEGOtCDA 

gno che V altre arti Don fa cerano , ijaando Gia<« 
liano da M. A.iitonio Rosetlo Aretino segretario 
di PapaPaolo II fu chiamato a Roma al servizio 
di quel pontefice ; dove andato , gli ordinò nel 
primo cortile del palazzo di S. Pietro le logge di 
treyertino con tre ordiiii di colonne ; la prima 
nel piano da basso , dove sta oggi il piombo ed 
altri uffizi ; la seconda di sopra , dove sta il Da- 
tario ed altri prelati ; e la terza ed ultima, dove 
sono le stanze che rispondono in sul cortile di S. 
Pietro, le;quali adornò di palchi dorati ed* altri 
ornamenti . Furono fatte similmente col suo di- 
segno le logge di marmo dove il papa da la be- 
nedizione ; li che fu lavoro gi*andissimo , come 
ancor oggi si vede . Ma quello che egli fece di 
stupenda maraviglia più che altra cosa , fu il 
palazzo che fece per quel papa insieme con la 
chiesa di S. Marco di Roma , dove andò una in- 
finità di trevertini che furono cavati , secondo 
che si dice , di certe vigne vicine all' arco di 
Costantino , che venivano a essere contrafforti 
de' fondamenti di quella parte del colosseo eh' è 
oggi rovinata , forse per aver allentato quel!' e- 
difizio . Fu dal medesimo papa mandato Giug- 
liano alla Madonna di Loreto , dove rifondò e 
fece molto maggiore il corpo di quella chiesa , 
che prima era piccola e sopra pilastri alla salva- 
tica y ma non andò più alto che il cordone che 
vi era ; nel qual luogo condusse Benedetto suo 
nipote , il quale , come si dirà , voltò poi la cu- 
pola . Dopo essendo forzato Giuliano a tornare a 
Wapoli per finire 1' opere incominciate, gli fu al- 
logata dal re Alfonso una porta vicina al ca^t pi- 
lo , dove andavano più d ottanta figure, le quali 
avevaBenedctto a lavorar inFiorenza;nia il tutto 



^ITÀ DI GIULIANO DA MAIANO TU 

per la morte di quel re rimase imperfetto jcnt 
sono ancora alcune reliquie in Fiorenza nella 
Misericordia, e alcune altre n'erano al canto 
alla macine attempi nostri, le quali non so dove 
oggi si ritrovino . Ma innanxi che morisse il re , 
mori in Napoli Giuliano di età di settanta anni , 
e fu con ricche essequie molto onorato , avendo 
il re fatto vestire a bruno cinquanta uomini che 
r accompagnarono alla sepoltui'a, e poi dato or* 
dine che gli fusse fatto un sepolcro di marmo * 
Bimase Polito neir avviamento suo , il quale 
diede fine a' canali per V acque di Poggio reale; 
e Benedetto attendendo poi alla scultura, passò 
in eccellenza , come si airà , Giuliano suo zio , 
e fu concon^ente nella giovanezza sua d' uno 
scultore che faceva di tena, chiamato Moda nino 
da Modena , il quale lavorò al detto Alfonso una 
Pietà con infinite figure tonde di terra cotta co- 
lorite , le quali con grandissima vivacità furono 
condotte e dal re fatte porre nella chiesa di Monte 
Oliveto di Napoli, monasterio in quel luogo ono- 
ratissimo ; nella quale opera è ritratto il detto 
re in ginocchioni , il quale pare veramente più 
che vivo ; onde Modanmo fu da lui con granais- 
simi premi rimunerato . Ma morto che fu , come 
si è detto , il re , Polito e Benedetto se ne ritor- 
narono a Fiorenza , dove non molto tempo dopo 
se n' andò Polito dietro a Giuliano per sempre • 
Furono le^culture e pitture di costoro circa gli 
anni di nostra salute i447* 



VITA 
DI PIERO DELLA FRANCESCA 

DAL BORGO A S. SEPOLCAO 
PITTORE. 

JLnfelici 8ono Teramente coloro ebe affaticai^ 
dosi Begli studi per giovare altrui e per lasciare 
di se fama , non sono lasciati o dall', infirmiti o 
dalla morte alcuoa Tolta condun*e a perfezione 
l' opere che hanno cominciato . £ bene spesso 
ayriene che lasciandole a poco meno che &iiite o 
a buon termini^^sono usui*pate dalla pix?8unzione 
di coloro che cercano di ricoprire la loro pelle 
d' asino con le onorate spoglie del leone . £ scb- 
I>ene il tempo, il quale si dice padre della TcritA, 
o tardi o per tempo manifesta il vero y non è 

Serò che per qualche spazio di tempo non sia 
efraudato dell'onore che si deve alle 8ue faticlie 
colui che ha operato; come avvenne a Piero della 
Francesca dal Borgo a S. Sepolcro . 11 quale es-* 
sendo stato tenuto maestro raro nelle difiicultÀ 
de' corpi regolari, e neiraritmetica e geometria, 
non potette, sopraguiunto nella vecchiezza dalU 
cecità corporale e£Ilu fine della vita,mandare in 
luce le virtuose fatiche sue ed i molti libri scritti 
da lui, i quali nel Borgo sua patria ancor si con- 
servano . Sebbene colui che doveva con tutte le 
forze ingegnarsi di accrescergli gloria e nome , 
pei* aver appreso da lui tutto quello che sapeva, 
come empio e maligno cercò d annullare il nome 
di Piero suo precettore , e usurpar queir ono- 



^24 PARTE SECONDA 

re , che a colui solo si doveva per se stesso , 
pubblicando sotto suo nome proprio , cioè di fra 
Luca dal Borgo, tutte le fatiche di quel buon 
vecchio, il quale , oltre le scienze dette di sopra, 
fu eccellente nella pittura . Nacque costui nel 
Borgo a S. Sepolcro, che oggi è città ma non già 
allora , e chiamossi dal nome della madre della 
Francesca , per essere ella restata gravida di 
lui quando il padre e suo marito mori , e per 
essere da lei stato allevato e aiutato a pervenire 
ài grado che la sua buona sorte gli dava . Attese 
Pietro nella sua giovanezza alle mattematiche , 
ed ancora che di anni quindici fusse in diritto a 
essere pittore , non si ritrasse però mai da quel- 
le: anzi facendo maraviglioso frutto ed in quelle 
e nella pittura , fu adoperato da Guidooaldo 
Feltro duca vecchio d' Urbino , al quale fece 
molti quadri di figure piccole bellissimi , che 
sono andati io gran parte male in più volte che 
quello stato è stato travagliato dalle guerre. Vi 
sì conservarono nondimeno alcuni suoi scritti di 
cose di geometria e di prospettive , nelle quali 
non fu inferiore a niuno de' tempi suoi né forse 
che sia stato in altri tempi giammai , come ne 
dimostrano tutte V opere sue piene di prospetti- 
ve , e particolarmente un vaso in modo tirato a 
quadri e facce , che si vede dinanzi , di dietro , 
e dagli lati il fondo e la bocca: \\ che è certo cosa 
stupenda, a vendo in quello sotti l mente tiratoogni 
minuzia,e fatto scortare il girare di tutti que'cir- 
coli con molta grazia . Laonde acquistato che si 
ebbe in quella corte credito e nome , volle farsi 
conoscere in altri luoghi ; onde andato a Pesaro 
ed Ancona , in sul più bello del lavorare fu dal 
duca Borso clj^iamato a Ferrara, dove nel palazzo 



VITA DI PIERO PELLA PIUKCESCA dl5 

dipinse molte camere , che poi furono roTinatd 
dal duca Ercole veccbio per ridurre il palazzo 
alla moderna ; di manieracLè in quella città non 
é rìmaso di man di Piero se ncn una cappella 
in S. Agostino larorata in fresco, ed anco quella 
é. dalla umidità mal condctta . Dopo essendo 
condotto a Roma per Papa Piccola V, lavorò in 
palazzo due storie nelle camere di sopra a con- 
conenza di Bramante da Milano, le quali furono 
similmente gettate per terra da Papa Giulio II 
percliè Raffaello da Urbino yi dipignesse la pri- 

5 ionia di S. Piero y ed il miracolo del corporale 
i Bobena , insieme con alcune altre che aTe?a 
dipinte Bramantino pittoi e eccellente de' tempi 
suoi . £ percLé di costui ncn pofso Ecrivere la 
vita ne l'opere particolari per essere andate ma- 
le , non mi pana fatica, poitliè tiene a proposito, 
far memoria di costui , il quale nelle dette opere 
che furono gettate per terra aveva fatto, secondo 
che ho sentito ragionare,alcune teste di naturale 
si belle e si ben condotte, che la sola parola man* 
cava a dar loro la vita . Delle quali teste ne sono 
assai venute in luce, perché Raffaello da Urbino 
le fece ritrarre, per avere l' effìgie di coloro che 
tutti furono gran personaggi ; perchè fra essi era 
JNiccolò Fortebraccio , Curio VII re di Francia , 
Antonio Colonna principe di Salerno, Francesco 
Carmignuola , Giovanni Vitellesco , Bessarione 
cardinale , Francesco Spinola , Battista da Can^ 
ne io ; i quali tutti ritratti furono dati al Giovio 
da Giulio Romano discepolo ed erede di Raffaello 
da Urbino , e dal Giovio posti nel suo museo a 
Como . In Milano sopra la porta di S. Sepolcro 
ho veduto un Cristo morto di mano del medesir* 
mo fatto in iscorto^nel quale ancoraché tutta ki 
Fot. Ih i5 



226 PARTE SECONDA 

Sittura non sia più che un braccio i' altezza , si 
imostra tutta la lunghezza dell' impossibile 
fatta con facilità e con eiudizio . Sono ancora di 
sua mano in detta città in casa del marche8Ìn& 
Ostanesia camere e logge con molte cose larora- 
te da lui con pratica e grandissima forza negli 
scorti delle ficure ; e fuori di porta Versellina 
Ticino al castello dipinse a certe stalle oggi ro- 
vinate e guaste alcuni servidori che strigliavano 
cavalli , fra i quali n'era uno tanto vivo e tanto 
ben fatto , che un altro cavallo , tenendolo per 
vero, gli tirò molte coppie di calci. Mh tornando 
a Piero della Francesca , finita in Roma V opera 
sua , se ne tornò al Borgo , essendo morta la 
madre ; e nella pieve fece a fresco dentro alla 
porta del mezzo due santi che sono tenuti cosa 
bellissima . Nel convento de' frati di S. Agostino 
dipinse la tavola dell'aitar maggiore che fu cosa 
molto lodata :ed in fresco lavorò una nostra Ddd- 
na della misericordia in una compagnia , ovvero 
come essi dicono y confraternita ; e nel palazzo 
de' conserva dori una resurrezione di Cristo y la 
quale è tenuta dell' opei*e che sono in detta città 
e di tutte le sue la migliore . Dipinse a S. Maria 
di Loreto in compagnia di Domenico da Vinegia 
il principio d' un'opera nella volta della sagre- 
stia ; ma perchè temendo di peste la lasciarono 
imperfetta , ella fu poi finita da Luca da C(Jt^ 
tona discepolo di Piero y come si dirà al suo luo- 
go . Da Loreto venuto Piero in Arezzo dipinse 
per Luigi Bacci cittadino aretino in S. Francesco 
la loro cappella dell' aitar maggiore y la volta 
della quale era già stata cominciata da Lorenzo 
di Bicci ; nella anale opera sono storie della cro- 
ce y dacché i figliuoli d' Adamo sottèraadolo> gli 



yiTÀ M PISRO DMSAJL FftAlffiBSCA 417 

pOD^Dtoo sotto la Uligva il teme dell' albero , di 
èhe poi nacque il detto legno y intioo oli' età I ta- 
stone di essa croee latta da Eraclio Imperadore» 
il quale portandola in •« la spalla a piedi e scaU 
sOf entra con essa in lerusalein; drive sono molte 
beile eonsiderauotii e attitudini degne d' esser 
lodate , come Terbigraxia gli abiti dèlie donne 
della reina Saba condotti con maniera dolce e 
■uova f molti ritratti di naturale antichi e tìvìs- 
timi yun ordine di colonne corintie dÌTÌnamen« 
te misurate y un Yillano che appoggiato con le. 
mani in su la yanga , sta con tanta prontessa u 
udire parlare S. £lena mentre le tire croci si 
dissotterrano , òhe non è possibile migliorarlo • 
li molto ancora è benisfiimo latto cbe al toccar 
della croce resuscita , e la letizia similmente di 
S. EIcna , con la maraviglia de' circostanti cbe 
s' inginocchiano ad adorare . Ma sopra ogni altra 
considerazione e d' ingegno e d' arte è lo avere 
dipinto la notte ed un angelo in iscorto, cbe ve~ 
nendo a capo all' ingiù a portare il segno deilai 
vittoria a Costantino cbe dorme in un padiglione 
guardato da un cameriere e da alcuni armati 
oscurati dalie tenebre della notte ^ con la stessa 
luce sua illumina il padiglione , f^ì armati , e 
tutti i dintorni con grandissima discrezione ; 
perché Pietro ùi conoscere in questa oscurità ^ 
quanto importi imitare le cose verone lo andarle 
togliendo dal proprio : il cbe avendo egli fatto 
benissimo , ha dato cagione ai mudtfrni di segui- 
tarlo f e di venire a quel grado sommo dove si 
Teggiono ne' tempi no5tri le cose . In questa me- 
desima storia espresse efficacemente in una bat« 
taglia la paura y V animosità y la destrezza y la 
forza y e tutti gli altri affetti che in coloro ti pos^ 



m9 FARTE SBC SUDA 

Bono considerare clie combattono; e gli accidenti 
parìmeote > con una strage quasi incredibile di 
feriti y di cascati y e di morti : ne' quali per aver^ 
Pietro contraffatto in fresco Tarmi che lustrano, 
merita lode grandissima, non meno che per a^er. 
fatto nell' altra faccia y dove è la fuga e la som« 
mersione di Massenzio y un gruppo di caralli in 
iscorcio cosi maraTigliosamente condotti , che 
rispetto a que'tempi si possono chiaoMre troppo 
belli e troppo eccellenti . Fece in questa mede- 
sima storia un mezzo ignudo e mezzo resti to 
alia saracina sopra un cavallo secco, molto ben 
rìtrorato di notomia poco nota nelT età sua • 
Onde meritò per qnest' opera da Luisi Bacci 
(il quale insieme conCarlo ed altri suoi fratelli e 
molti Aretini y che fiorivano allora nelle lettere, 
quivi intorno alla decollazione d*uiì re ritrasse ) 
essere largamente premiato , e di essere, siccome 
fu poi sempre , amato e rererito in quella città , 
k quale aveva con T opere sue tanto illustrata • 
Fece anco nel vescovado di detta città una S. Ma* 
ria Maddalena a fresco allato alla porta della sa- 
grestia, e nella compagnia della Nunziata fece il 
segno da portare a processione. A S. Maria delle 
Grazie fuor della terra in testa d' un chiostro in 
una sedia tirata in prospettiva un S. Donato in 
pontificale con certi putti ,e in S. Bernardo ai 
monaci di monte Olivete un S. Vincenzio in una 
nicchia alta nel muro che è molto dagli artefici 
stimato . A Sargiano lu<^o de' frati Zoccolanti 
di S. Francesco fuor d' Arezzo dipinse in una 
eanpella un Cristo che di notte ora nelT orto 
bellissimo. Lavorò ancora in Perugia molte cose 
«he in quella città si ves^giono; come nella chiesa 
delle donne di S JLntonio da Padoa in una tavola 



yrrk di ymo msLLA nuNesscA %^ 

« tempera una nostra Donna col figliuolo in 

grembo 9 S. Francesco , S. Lisabetta , S. Gio: 
attist^ , e S. Antonio da Padoa ; e di sopra una 
Nunziata bellissima con un angelo che par pro- 
prio cbe Tenga dal cielo , e che è più> una pro- 
spettiva di colonne cbe diminuiscono, bella af- 
fatto . Nella predella in istorie di figure piecole 
è S. Antonio cbe risuscita un putto , S. Lisabetta 
cbe saWa un fanciullo caecato in un posto, e S. 
Francesco cbe ricere le stimate . In S« Ciriaco 
d' Ancona all' altare di S. Giuseppe dipinse in 
una storia bellissi^ia lo sposalizio di nostra 
Donna . 

Fu Piero , come si è detto , studiosisiimo 
dell' arte , e si esercitò assai nella prospettiva ^ 
ed ebbe buonissima cognizione d' Euclide , in 
tanto cbe tutti i migliori giri tirati ne' corpi re«* 
golai^i, egli meglio cbe altro geometra intese , 
ed i maggior lumi che di tal cosa ci siano sono 
dì sua mano ; percbè maestro Luca dal Borga 
frate di S. Francesco, cbe scrisse de' corpi rego* 
kri di geometria , fu suo discepolo ; e venuto 
Piero in veccbiezza ed a morte , dopo avere 
scritto molti libri, maestro Luca detto, usurpan- 
doli per se stesso li fece stampare come suoi , 
essendogli pervenuti quelli alle mani dopo la 
morte del maestro. Usò assai Piero di far modelli 
di terra , ed a quelli metter sopra panni molli 
con infinità di piegbe per ritrarii e servirsene . 
Fu discepolo di Piero Lorentino d'Angelo areti* 
no , il quale imitando la sua maniera , fece in 
Arezzo molte pitture , e diede fine a quelle cbe < 
Piero lasciò , sopravvenendogli la morte , im- 

Krfette . Fece fiorentino in fresco vicino al S. 
»nato cbe Piero lavorò nella Madonna dello 



33» PAATC3BCUIIDA 

Graftìe «Idune storie iì S. Donato y ed io molti 
altri luoghi di qudÌ4 citlà e tiiniluoieiite "dd 
contacio moltissime cose , e perchè non ti stara 
biqì e per aiutare la sua famiglìa>che in que'tem- 

Si era motta novera . Dipinse il medesimo nella 
etta chiesa aelle Grafie una aloria^ dorè papa 
Sisto IV in me^so al cardinal di Manioa ed al 
cardinal Picooloipint , che fu poi Papa Pio ili, 
concede a quel luogo un perdono ; nella cruale 
storia ritrasse Lorentino di naturale e giaocciiioni 
Tommaso Marxi, Piero Traditi, Donato Aoeselli, 
e Giuliano Nardi, tutti cittadini aretini ed operai 
di <mel luogo.Fece ancora nella sala del pafasEo 
de' Priori litntttodi naturale Gulét>Uo cardinale 
da Pietramf la , il yescovo Gugiielmiuo degli U-» 
bertioi , M. Angelo All>ergotti dottor di leggo , 
• molte altre opere che sono sparsa per ^uàlà 
cittì . Dicevi che essendo Ticino a carnovale y i 
figlinoli di Lorentino lo pre§;avano che ainmaa* 
sasse il poi*co9 siccome si costuma in quel paese; 
6 che non avendo egli il modo da comprarlo , 

Sii dicevano : Non avendo danari , come fareta 
ahbo a comperare il porco ? A che rispondeva 
Lorentino: Qualche santo ci aiuterà. Ma avendo 
ciò detto più volte, e non comparendo il pprco^* 
n* avevano , passando la stagione , perduta la 
speranea , quando finalmente gli capitò alle miw 
ni un contadino dalla Pieve a Quarto, che per 
sodisfare un voto voleva far dipignere un SaH 
Martino , ma non aveva altro assegnamento per 
pagai-e la pittura , che un porco che valeva ciqN 
que lire . lYovtindo costui Lorentino , gli disso 
che voleva fai^e il S. Martino, ma che non aveva 
altro assegnamento che il porco . Convenutisi 
dunque^Lorentinogli fece il santo^edil contadino 



yrtk DI PIEKO DKLLA FRAKCCSCA 23 1 

a lui menò il porco;ccoFÌ il santo proTride il 
porco ai poTf l'i figliuoli di qiiffto pittore . Fu 
suo difcepolo ancora Piero da Castel della PieTe 
che fece un arco fopra 5. Agostino , ed alle mo- 
nache di S. Caterina d' Aieiio un 8. Uibano , 
oggi ito per terra per rifare la cliiesa. Similmente 
fu suo errato Luca Signe relli da Ccrtona y il 
quale gli fece pia che tutti gli altri onore . Piero 
Éorgbese^le cui pitture furono intorno agli anni 
14589 d'anni sessanta per un cataiTo accecò , e 
COBI Tisse insino all' anno ottantasci della sua 
vita.Lasciò nel Borgo bonissime facultè ed alcune 
case cbe egli stesso si aveva edificate , le quali 

Fer le parti furono arse e rovinate Fanno i536 . 
u sepolto nella cbiesa maggiore ^ cbe già fu 
deir ordine di Camaldoli ed oggi é vescovado , 
onoratamente da' suoi cittadini. I libri di Pietro 
sono per la maggior parte nella libreria del se- 
condo Federigo duca d' Urbino , e sono tali y cbe 
meritamente gli banno acquistato nome del mi^ 
glior geometra cbe fusse n«' tempi suoi . 



VITA 
DI FRA GIOVANNI DA FIESOLE 

dell' ordini de' FRATI PREDICATORI 

PITTORE. 



X: rate GioTannì Angelico da Fiesole , il quale 
fii al secolo chiamato Guido , essendo non meno 
stato eccellente pittore e miniatore che ottimo 
religioso , merita per Tuna e per T altra cagione 
che di lui sia fatta onoratissima memoria. Costui 
sebbene arebbe potuto comodissimamente stare 
al secolo, ed oltre quello che avera, guadagnarsi 
ciò che aTcsse Tolute con queir arti che ancor 
gioTinetto benissimo (ar sapeva ^ Tolle Dondime> 
no per sua sodisfazione e quiete, essendo di natu- 
ra posato e buono , e per salyare V anima sua 
princivaJ mente, farsi religioso dell'ordine de 'fra- 
ti Preaicatori ; perciocché sebbene in tutti gli 
stati si può servire a Dio, ad alcuni nondimeno 
pare di poter meglio salvarsi ne'monasteri che al 
secolo. La qual cos^ quanto ai buoni succede fe- 
licemente, tanto per lo contrario riesce a chi si 
fa religioso per altro firie , misera veramente ed 
infelice . Sono di mano di fra Giovanni nel suo 
convento di S. Marco di Firenze alcuni libri da 
coro miniati tanto belli , che non si può dir niù, 
ed a questi simili sono alcuni altri cne lascio in 
S. Domenico da Fiesole -con incredibile diligenza 
lavorati . Ben è vero che a far questi fu aiutato 
da tt» sua maggior fratello che era similmente 



a34 FARTI SECONDA 

miniatore ed a^sai ef;ercjtato nella pittura . Una 
delle prime opere che facesse questo buon Padre 
di pittura y fu nella Certosa di Fiorenza una ta- 
vaìiSk ebe fu posta nella maggior cappella del -car- 
dinale degli Acciaiuoliy dentro la quale è una 
nostra Donna col figliuolo in braccio e con alcu- 
ni angeli a' piedi che suonano e cantano molto 
belli^ e dagli lati sono S. Loreiizo, S. Maria Mad- 
dalena, S.Zanobi, e S. Benedetto; e nella predella 
sono di figure piccole storiette di que'santi fal^tf 
con iiitUiita diligenza. Nella crociera di detta 
cappella aooo diie altre tavole di mano dal me- 
deainao; in una i la incoronazione di nostra Don^ 
na,e ntrll'aitra un^ Madonna con due santi, i^tta 
con aczan*i ofatramarini iMllissimi. Dipinse do^ 
fo nel tronesco di S. Maria ly-ivella in fresoa 
aocaajto alla poita dirimpetto al coro S. Dome- 
«ioo, ^.^atarina .da Siena, e S. Piero 4narti<6, ed 
aiotne stoiietbe piccole nella cappella deU'inc^*. 
ronazione di nostra Donna nel detto iramci^zo • 
In tola.faoe nei portelli die cliiuderano lorgano 
veocbio una ifunsiata, che^oggi in convento di-p 
rim petto alla porta dól dormentorio da basto fra 
l'un cfaioslro e l'altro. JPn questo Padre per i me* 
riti tuoi in modo amato da Cosimo de^Medici, oh^ 
avendo egli fatto mtirare ia chiesa e convento di 
6. Macco, gli feee dipignene in una Caccia dei ca-* 

£:olo tutta la Pasaione diGes^Giisto, e dall'uno 
' lati tutti i tanti che sono ttati capi e fonda* 
tori di religioni , metti e piangenti a pie della 
croce, -e dall' altro un $. Marco Evangelista in^ 
toimo alla Madre del éigUuol di Di > venutasi me- 
no nel vedere il Salvatore dd mondo crocifisso ; 
intorno alia quale sono le Marie che tutte dolenti 
1q sottengono e i SS. Cosimo e Dftmiano . Diceij^ 



\ITA DI nU «lOTANNl DA FIXIOLl %ÌS 

«^e nella Ggura del S. Cosimo fra GioTaìuai rìtras* 
se di naturale Nauni d^Aotonìo di Banco scultore 
ed amico suo. Di sotto a questa opera fece in un 
(regio sepia la spalliera un albero cheba S. Do- 
Qitnico a')!Ìedi, ed in certi tondi cbe circondano 
i rami tutti i papi , cardinali , yescoyi , santi , e 
maestri in teologia cbe aveya avuto insino aUo~ 
ra la religione sua de'frati Predicatori. Nella qua- 
le opera 9 «liutendolo i frati con mandare per essi 
in diversi luogbi 9 fece molti ritratti di naturale, 
^be furono quf'sti: S. Domenico in mezzo cbe tie- 
ne i rami del l'albero, Papa InnocrnxioV franse- 
se^il bea te Ugcrne primo cardinale diqueirordine» 
il b€at(>PaolcFiorenljnopatiiarca,S.Antoninoar- 
civesccvo fiorentinoyil GiordanoTedeseo secondo 
generale di quelTordine, il bcato^iccolò, il beato 
B emigio fiorentino, Boninsc gno Fiorentino majw 
tire , e tutti questi sono a man destra : a sinistra 
poi Benedetto II trivisanc. Giandomenico cardi- 
nale fiorentino, Pietro da Palude patriarca iero- 
aolimitano, Alberto Magno tedesco, il beato Bai- 
me lido da Catalogna terzo generale dell' ordine, 
il beate Gli iure» Fiorentino provine iale romano, S. 
Vincenzio di \alenza,e il beato BrrnardoFieren* 
tino;le quali tutte teste sono verameiite graziosa 
# molto belle i Fece poi nel primo cbiostro so- 
pra certi mezf ì t< ndi molte figure a frcfco bel- 
lissime, edunCrccifisso ccn S. Domenico appiedi 
molto lodato: e nel dormentorio, oltre molte al- 
tre cofe per le celle e nella facciata de*muri, una 
fttoria del Testamento nuovo, bella quanto più 
non si può dii/p. Ma particolaim ente e nella a ma-> 
ravi^Ua la tavola dell' aitar maggiora di queUi^ 
chiesa, percbè oltre cbe la Madonna muove a di* 
vosiove chi la guarda per la semplicità sua,^ chfi 



^36 PARTE FECONDA 

t santi che le sono intorno sono simili ;i lei ^ la 
predella nella quale sono storie del martirio di S*- 
Cosifno e Damiano e degli altri è tanto ben fatta, 
che non é possibile immaginarsi di poter veder 
mai cosa fatta con più diligenza, né le pii\ deli- 
cate o meglio intese (igurine di quelle. Dipinse 
similmetite a S. Domenico di Fiesole la tavola 
deir aitar maggiore: la qual perchè forse pareva 
che si guastasse, è stata ritocca da altri maestri 
e peggiorata: Ma la predella ed il ciborio del Sa* 
cramento S'>nosi meglio mantenuti, ed infinite fi-' 
gurine che in una gloria celeste vi si veggiono 
sono tanto belle, che paiono veramente di para- 
diso, né può chi vi si accosta saziarsi di vederle. 
In una cappella della medesima chiesa è di sua 
mano in una tavola la nostra Donna annunziata 
dàir Angelo Gabbriello; con un profilo di viso 
tanto devoto, delicato, e ben fatto, che par vera- 
mente non da un uomo, ma fatto in paradiso; e 
nel campo del paese è Adamo ed Eva, che furo- 
no cagione che della Vergine incarnasse il Re- 
dentore. Nella predella ancora sono alcune sto- 
riette bellissime. Ma sopra tutte le cose che fece 
fra Giovanni, avanzò se stesso e mostrò la somma 
virtù sua e V intelligenza dell' arte in una tavo- . 
la che è nella medesima chiesa allato alla porta 
entrando a man manca, nella quale Gesù Cristo 
incorona la nostra Donna in mezzo a un coro 
d' angeli e in fra una moltitudine infinita di santi 
e sante, t^nti in numero, tanto ben fatti, e con si 
varie attitudini e diverse arie di teste, che incre- 
dibile piacere e dolcezza si sente in guardarle , 
anzi pare che que'spiriti beati non possino esse- 
re in cielo altrimeute, o per meglio dire, se aves- 
sero corpo^ non potrebbono, perciocché tutti r 



VITA Di FKA GIOVANNI DA FIBSOLE ^87 

sunti e le sante che yi sono non solo sono TÌTÌe 
con urie delicate e dolci, ma lutto il colorito di 
aueli' opera par che sia di mano di un santo o 
d' un angelo, come sono; onde a gran ragione fu 
sempre chiamato questo da hen religioso frale 
Giovanni Angelico, ^'ella predella poi le storie 
che vi sono della nostra Donna e di S. Domenico 
sono in quel genere divine, e io per me posso con 
verità alfermare, che non veggio mai questa opte- 
rà che non mi paia cosa nuova, né me ne parto 
mai sazio. Nella cappella similmente della l^un- 
ziata di Firenze, che fece (are Piero di Cosimo 
de' Medici, dipinse gli sportelli dell' ai mario do- 
ve sUtnno r argenterie, di lii;ure pìccole condot- 
te con molta diligenza. Lavorò tante cose questo 
padre che sono per le case de' cittadini di Firen- 
ze, che io resto qualche volta maravigliato, co- 
me tanto e tanto hene potesse, eziandio in molti 
anni, condurre perfettamente un uomo solo. U 
mollo reverendo Don Vincenzio Borghini spe- 
dai ingo degr Innocenti ha di mano di questo pa- 
' dre una nostra Donna piccola hellissima, e Bar- 
toloramco Condì, amatore di queste arti al pari 
di qualsivoglia altro gentiluomo, ha un quadro 
gi*aude, un piccolo, ed una croce di mano del me- 
dc!-imo. Le pitture ancoia che sono nell' arco 
sopra la porta di S. Dome nico sono del medesi- 
mo; e in S. Trinità una tavola della sagrestia do- 
ve è un deposto di croce , nel quale mise tanta 
diligenza, che si può fra le migliori cose che mai 
face.«se annoverare. In S. Francesco fuor della 
porta a S. Miniato è una ?(unziata, e in S. Malia 
piovclla, oltre alle cose dette, dipinse di storie 
piccole il cereo pasquale ed alcuni reliquieriche 
nclic maggiori solennità si pongono in £uir alta^ 



d38 PARTE 3EC0NDA 

ra. Nella baclia della medesima crttÀ fece sopra 
una porta del chiostro un S. Benedetto che ac- 
cenna silensìo. Fece a*Linaiaoli una tarola che è 
nell* uffizio deli' arte loro: e in G >rtona un ar* 
chetto sopra la porta della chiesa del l'ordine suo^ 
e similmente la tavola dell' aitar maggiore. In 
Orvieto cominciò in una volta della cappella 
della Madonna in duomo certi profeti y che p<yl 
furono finiti da Luca da Cortona. Per la compa- 

gnia del Tempio di Firenze fece in una tavola un 
risto morto, e nella chiesa de' monaci degli An- 
geli un paradiso ed un inferno di figure piccolo, 
nel quale con bella osservanza fece i beati bellis- 
simi e pieni dì giubbilo e di celeste letizia, ed i 
dannati apparecchiati alle pene dell' inferno in 
varie guise mestÌ88iini,e portanti nel volto impres- 
so il peccato e demerito 1 01*0; i beati si veggiono 
entrare celestemente ballando per la porta dei 
paradiso, ed i dannati dai demani all'inferno nel- 
l'eterne pene strascinati .^Questa opera è in detta 
chiesa andando verso l' aitar maggiore a man 
ritta, dove sta il sacerdote,quando si cantano le 
messe, a sedere . Alle m quache di S. Piero mar- 
tire che oggi stanno nel monasterio di S. Felice 
in piazza, il quale era dell' ordine di Camaldoli, 
fece in una tavola la nostra D mna, S. Gio. Bat- 
tista, S: Domenico, S. Tommaso, e S. Piero mar- 
tire con figure pit;cole assai . Si vede anco nel 
tramezzo di S. Maria Nuova una tavola di sua 
mano. Per questi tanti lavori , essendo chiara 
])er tutta italta la fama di fra Giovanni, Pap« 
Piccola V mandò per lui , ed in Roma gli fece 
fare la cappella del palazzo, dove il papa ode la 
messa, con un deposto di croce ed alcune storie 
di S0 Lorenzo bellissime > e mininr alcuni libri. 



\1TA IH FRA GIOVANNI DA ^tSOLK tl3$ 

ehe sono bellissimi . Nella MiliertA ^ece It U- 
Tola dell* aitai* ttiag^iore ed iitia Noiiftiata) che 
ora é accanto alla cappella grande appoggiata ad 
nn muro. Fece anco per il detto papa la cap)jella 
de! Sacramento in palatzo , cliè fu poi roYÌiiatA 
da Paolo III per dirisiarti le fxmlé^ nella quatt 
opera , che era eccelletite in quella maniera soay 
arcTa lavorato in fresco alcune storie della tità 
di Gesù Cristo, e fattori molti ritratti di naturale 
di persone segnalate di que' tempii i quali per 
aVtentura sarebbono oggi perduti , se il Gìotìo 
non aresse fattone ricavar questi per il suo mii<^ 
seo : Papa Nicola V , Federigo Imperatore che 
in quel tempo venne in Ititlia , frate Antonino cke 
fu poi arcirescoTO di Firrute , il Biondo da For* 
n, e Ferrante d'Aragoua. E perebé al papa panr* 
fra Giovanni, siccome era -veramente, persona 
di santissima vita , quieta e modesta , vacando 
l'arcivescovado in quel fetnpodi Firenie l'aveva 
giudicato degno di quel gfado, quatodo intéYiden-' 
do ciò il detto frate , supplicò a sua Santità cbe 
provvedesse d'un altro, percicccliè non si sen- 
tirà atto a governar popoli; ma cbe aret^do la 
sua religione un frate amorevole de' povert, dot- 
tissimo , di governo , e timorato dS Dio , sa- 
rebbe in lui molto meglio quella dignità colloca-» 
ta che in se. H papa sentendo ciò e ricordandosi 
che quello che diceva era ver^>, gli fc€te la grazia 
liberamente ; e cosi fti fatto arcitescoto di Fio* 
renza frate Antonino dell' ordine de'Predlca*- 
tori , uomo veramente per santità e dottrina 
chiarissimo y ed insamma tale, che meritò cbé 
Adriano VI lo canouizasse a'tempi nostri. FVk 
gran bontà quella di fra Giovanni, e nel vero cosa 
rarissima , concedere una dignità ed uno ouorè 



24o VAKTE SECONDA 

carico cosi crande a se offerto da un sommo poiv? 
tefice 9 a colui che egli con buon occhio e since- 
rità di cuore ne giudicò molto più di se degno. 
Apparino da questo santo uomo i religiosi de'tem- 

Si nostri a non tirarsi addosso quei carichi che 
egnamente non possono sostenere, ed a cedergli 
a coloro che degnissimi ne sono. E volesse Dio, per 
tornare a fra Giovanni, sia detto con pace de 'buo- 
ni, che cosi spendessero tutti i religiosi uomini 
il tempo , come fece questo padre veramente an- 
gelico, poiché spese tutto il tempo della sua vita 
in servigio di Dio e benefizio del mondo e del 
prossimo. £ che più si può o deve disiderare, che 
acquistarsi vivendo santamente il regno celeste , 
« virtuosamente operando etema fama nel mon- 
do? £ nel vero non poteva e non doveva discen- 
dere una somma e straordinaria virtù , come lu 
quella di fira Giovanni , se non in uomo di san- 
tissima vita ; perciocché devono coloro che in 
cose ecclesiastiche e sante s' adoperano essere 
ecclesiastici e santi uomini, essendo che si vede, 
quando cotali cose sono operate da persone che 
poco credono e poco stimano la religione , che 
spesso fanno cadere in mente appetiti disonesti 
e vofflie lascive, onde nasce il biasimo dell'opere 
nel disonesto, e la lode nell'artificio e nella vir- 
tù • Ma io non vorrei già che alcuno s'ingannasse 
intei*peti^ndo il goffo ed inetto , devoto ; ed il 
bello e buono, lascivo; come fanno alcuni, i quali 
vedendo figure o di femmina o di giovane un 
poco più vaghe e più belle ed adorne che l'or- 
dinario, le pigliano subito e giudicano per lascive; 
non si avvedendo che a gran torto dannano il buon 
giudizio del pittore, il quale tiene i santi e san- 
te > che sono celesti, tanto più belli della natm'a 



VITA DI FRA GIOVANKI DA FIE80LC %^i 

mortale, quanto avaiita il cielo la terrena beU 
lezi^a e l'opere nostre: e che é peggio^ scuoprono 
l'animo loro infetto e ooiTotto, cavando male e 
voglie disoneste di quelle cose, delle quali, se 
e'fussino amatori deilonestOy come in quel loro 
selo sciocco Togliono dimostrare, verreblie loro 
disiderio del cielo e di farsi accetti al creatore di 
tutte le cose , dal quale perfettissimo e bellissimo 
nasce ogni pexCexione e nellezza . Che farebbotfio^ 
o é da credere che facciano questi cotali , se dóve 
fossero osono bellezze vive, accompagnate da la- 
scivi costumi , da parole dolcissime , da movi-^ 
menti pieni di grazia, e da occhi che rapiscono 
i non ben saldi cuori, si ritrovassero o si ritrova- 
no, poiché la sola immagine e quasi ombra del 
bello cotanto li comn^ove ? Ma non perciò vorrei 
che alcuni credessero , che da me fussero appror 
vate quelle figure ehe nelle chiese sono dipinte 
poco meno che nude del tutto ; perché in cotali 
si vede che il pittore non ha avuto quella consi- 
derazione che doveva al luogo . Perchè quando 
. pure si ha da mostrare quanto altri sappia ,8Ì deve 
lare con le debite circostanze , ed aver rispetto- 
alle persone, a' tempi, ed ai. luoghi . Fu fra Gio^* 
vanni semplice uomo e santissimo ne'suoi costu- 
mi , e questo faccia segno della bontA sua , chi» 
volendo una mattina Papa Niccpia V dargli' desi^ 
Dare, si fece coscienza di mangiar della carne sen- 
sa licenza del suo priore , non pensando aH'au« 
torità del pontefice . Schivò tutte le ariosi del 
mondo , e puramente e santamente vivendo fu 
de' poveri tanto amico, quanto penso che sia ora 
l'anima sua del cielo. Si esercitò continuamente 
nella pittura, né mai volle lavorare altre cose che 
di. santi . Potette esser ric<;o e non senecurò,ao«i 



^^1 PAKTS SECONDA 

usava dire che la vera ricchezza Don è altro ch« 
contentarsi del poco. Potette comandare a molti 
e non voile , dicendo esser men fetica e manco 
errore ubbidire altrui . Fu in suo arbitrio avere 
dignità ne* frati e fuori, e non le stimò, afferman- 
do non cercare altra dignità y che cercare di fug- 
gire l'inferno ed accostarsi al paradiso. E di vero 
3ual dignitÀ si può a quella paragonare , la qual 
ovrebbono i religiosi , anzi pur tutti gli uomini 
cercare , e che in solo Dio e nel vivere virtuosa* 
mente si ritrova ? Fu umanissimo e sobrio , e ca- 
stamente vivendo dai lacci del mondo si sciolse, 
usando spesse fiate di dire che chi faceva que- 
st'arte y aveva bisogno di quiete e di vivere senza 
pensieri ;e che chi ^a cose di Cristo ,conGrÌ8to deve 
star sempre . Non fu mai veduto in collera tra i 
frati f il che grandissima cosa e quasi impossibile 
mi pare a credere; e sogghignando semplicemente 
aveva in costume d* ammonire gli amici. Con 
amorevolezza incredibile a chiunque ricercava 
opere da lui diceva , che ne facesse esser contento 
il priore, e che poi non mancherebbe . Insomma 
fu questo non mai abbastanza lodato Padre in tut- 
te 1 opere e ragionamenti suoi umilissimo e mode- 
sto y e nelle sue pitture facile e devoto; ed i san- 
ti che e^li dipinse hanno più aria e somiglianza 
di santi, che quelli di qualunque altro • Aveva 
per costume non ritoccare né racconciare mai al- 
cuna sua dipintura , ma lasciarle sempre in quel 
modo che erano venute la prima volta, per crede- 
re, secondo ch*egli diceva, che cosi fusse la vo- 
lontà di Dio . Dicono alcuni che fra Giovanni non 
arebbe messo mano ai pennelli, se prima non 
avesse fatto orazione . Non fece mai Crocifisso 
che non si bagnasse le gote di lagrime; onde si 



VITA DI FRA GIOTANNI DA FIISQLE ^43 

«lonosce nei Tolti e neirattitudini delle sue figure 
la bontà del sincero e grande animo suo nella re- 
ligione cristiana. Mori d'anni scMantotto nel 
t4^5, e lasciò suoi discepoli fienozzo Fiorentino 
che imiti sempre la sna maniera , Za nobi Strozzi 
che fece ooadri e tavole per tutta Fiorenza per 
le case de cittadini, e particolarmente una tavola 
posta oggi nel tramezzo di S. Maria I>IoTella allato 
a quella di ira Giovanni, e una in S. Benedetto 
monasterio de*monaci di Camaldoli fuor della 
porta a Pinti , oggi rovinato, la quale è al pre- 
sente nel monasterio degli Angeli nella chiesetta 
di S. Michele , innanzi che si entri nella princi- 
pale > a man ritta andando verso T aitare , appog* 
giata al muro ; e similmente una tavola in S. Lu» 
eia alla cappella de'PÌasi,ed un'altra in S.Romeo; 
ed in guardaroba del duca è il ritrattodìGiovanni 
di Bicci de'Medici e quello di Bartolommeo Va- 
lori in uno stesso quadro di mano del medesimo» 
Fu anco discepolo di fra Giovanni Gentile dm 
Fabriano e Domenico di Michelino , il quale in 
Sé Apollinare di Firenze fece la tavola air aliare 
di S.Zanobi ed altre molte dipinture. Fu sepolto 
tra Giovanni dai suoi frati nella Minerva di Roma 
lungo l'entrata del fianco appresso la sagrestia in 
un sepolcro di marmo tondo, e sopra esso egli ri- 
tratto di naturale. Nel marmo, si legge intagliato 
questo epitaffio : 

Non mihi sii laudi jtjttoéteramsfrtut alter ApelUSy 
Scd (fuod lucra tuis^ omnia , Christe^ dabam x 

Altera nam iern's^ opera extant , altera cacio • 
Urbs me Joanntmflos^ tulii Etruriae , 

Sono di mano di fra Giovanni in Santa Maria 
del Fiore due grandistimi libri miniati divina- 



244 PARTE SECONDA 

mente, i quali sono tenuti con molta renerazione 
e riccamente adomati , né si Teggiono se non 
ne' giorni solennissimi . 

Fu ne' medesimi tempi di fra Giovanni cele- 
bre e famoso miniatore unAttavante Fiorentino, 
del quale non so altro coenome , il quale fra 
molte altre cose miniò un SiTio Italico cne è oggi 
in S. Giovanni e Paolo di Vinesia ; della quale 
opera non tacerò alcuni particolari, si perchè 
sono desni d' essere in cognizione degli artefici , 
sì perche non si troya eh* io sappia altra opera 
di costui ; né anco di questa ayerei notizia , se 
Taffezione che a queste nobili arti porta il molto 
rey. Af . Cosimo Bartoli gentiluomo fiorentino non 
mi avesse di ciò dato notizia, acciò non stia come 
sepolta I^ virtù di Attayante.In detto libro dunque 
la figura di Silio ha in testa una celata cristata 
d' oro ed una corona di lauro , indosso una co- 
razza azzurra tocca d' oro all' antica, nella man 
destra un libro, e la sinistra tiene sopra una spa- 
da corta . Sopra la corazza ha una clamide rossa 
affibbiata con un gruppo dinanzi e gli pende 
dalle spalle fregiata d' oro , il rovescio della 
quale clamide apparisce cangiante , e ricamato 
a rosette d' oro. Ha i calzaretti gialli , e posa in 
sul pie ritto in una nicchia . La figura , che dopo 
in questa opera rappresenta Scipione AfFricano , 
ha indosso una corazza gialla , i cui pendagli e 
maniche di colore azzurro sono tutti ricama ti 
d'oro . Ha in capo una celata con due aliette e d 
un pesce per cresta . L'effigie del giovane è bel- 
lissima e bionda, ed alzando il destro braccio fie- 
ramente ha in mano una spada nuda , e nella 
stanca tiene la guaina che e rossa e ricamata 
4' oro , Le calze sono di color verde e semplici; 



TITA M FRA «lOTANNI DA FIESOLS ^45 

« la clamide che è auurra , ha il di dentro rosao 
tK)n un fregio attomod*oro^ ed aggruppata avanti 
«Ila fontanella , lascia il dinanzi tutto aperto , 
cadendo dietro con bella grasia . Questo giovane 
che è in una nicchia di mischi verdi e bertini con 
calzari aiznrri ricamati d' oro , guarda con fe- 
rocità inestimabile Annibale che gli é all'incon- 
tro neir altra faccia del libro • £' la figura di 
questo Annibale d' etA d' anni trentasei in circa, 
^a due crespe sopra il naso a guisa di adirato e 
stizzoso 9 e guarda ancor esso fiso Scipione . Ha 
in testa una celala gialla , per cimiero un drago 
verde e siallo , e per ghirlanda un serpe . Posa 
in sul pie stanco^d alzato il braccio destro, tie- 
ne con esso un' asta d*un pilo antico ovvero par- 
tigianetta . Ha la corazza azzurra ed i pendagli 
parte azzurri e parte già 11 i, con le maniche can- 
gianti d'azzurro e rosso, ed i calzaretti gialli. La 
clamide è cangiante di rosso e giallo aggruppata 
in sulla spalla destra e foderata di verde , e te- 
nendo la mano stanca in sulla spada, posa in una 
nicchia di mischi gialli , bianchi e cangianti . 
Neir altra faccia è Papa Niccola V ritratto di 
naturale con un manto cangiante pagonazzo e 
rosso e tutto ricamato d* oro. . £' senza barba in 
profilo afifatto^e guarda verso il principio dell'o- 
pera che è dirincontro , e con la man destra 
accenna verso quella, quasi maravigliandosi . La 
nicchia è verde , bianca e rossa . ^'el fregio poi 
sono certe mezze figurine in un componimento 
fiitto d* ovati e tondi ed altre cose simili con una 
infinità d' uccelletti e puttini tanto ben fatti , 
che non si può più disiderare. Vi sono appresso 
in simile maniera Annone Cartaginese , Asdru- 
bale, Lelio , Massinissa , C. Salinatore , Nerone ;, 



a46 FAKTB SBCOUDA 

Sempronio , M. Marcello, Q. Fabio > l'altro Sci- 
pione , e Vibio . Nella fine del libro si rede un 
Maii;e sopra una carretta antica tirata da due 
cavalli rossi ; ha in testa una celata rossa e doro 
con due ali* tte , nel braccio sinistro uno scudo 
antico che lo sporge innansi, e nella destra una 
spada nuda . Posa sopra il pie manco solo , te* 
nendo V altro in aria . Ha una corassa all' antica 
tutta rossa e d' oro , e simili sono le calse ed i 
calzaretti . La clamide é a ssurra di sopra , e di 
sotto tutta yerde ricamata d' oro . La carretta è 
coperta di drappo rosso ricamato d' oro con una 
banda d' ermellini attorno y ed é posta in una 
campagna fiorita e verde , ma fra scogli e sassi » 
e da lontano si vede paesi e città in un'aere d'as* 
curro eccellentissimo . Neil' altra faccia un Net- 
tuno gioyaue ha il vestito a guisa d' una camicia 
lunga , ma ricamata attorno del colore che é la 
ten*etta verde . La carnagione è pallidissima • 
Nella destra tiene un tridente piccoletto e con la 
sinistra s'alza la vesta. Posa con amendue i piedi 
sopra la carretta^che è coperta di rosso ricamato 
d'oro e fregiato intoiiio di zibellini. Questa car- 
retta ha quattro ruote , come quella del Marte , 
ma è tirata da quattro delfini: son vi tre ninfe 
marine , due putti , ed infiniti pesci fatti tutti 
d' un acquerello simile alla terretta , e in aere 
bellissime . Vi si vede dopo Cartagine disperata, 
la quale è una donna ritta e scapigliata , e di 
sopra vestita di verde , e dal fianco in giù aperta 
la veste, foderata di drappo rosso ncamato d'oro; 
per la quale apritura si viene a vedere un' altra 
veste, ma sottile e cangiante di paonazzo e bian- 
co . Le maniche sono rosse e d* oro con certi 
sgonfi e svolazzi che fa la vesta di Sopra • Forge 



TITA DI FM GIOVAnìf I DA FllflOU 247 

Im mano stanca Terso Roma che Tè all' incontro, 
quasi dicendo .••Cbe tuoi tu ? lo ti risponderò . 
É nella destra ha una spada nuda , come infu- 
riata . I calibri sono azturri , e posa sopra uno 
scoslio in rae^£o del mare circondato da un*aria 
Jiellissima . Roma è una gioTane lanto bella 
quanto può uoim^ immaginarsi , scapigliata con 
certo trecce fatte con infinita grjumr , e Testita 
di rosso puramente c on un s o l o ricamo da piede. 
Il roTcscio della Teste è giallone la Teste di sotto 
che per l'aperto si Tede e di cangiante paonazzo 
e bianco . l caUari sono Terdì. Isella man destra 
ba uno scettro , nella sinistra un mondo , e posa 
ancora essa sopra uno scoglio in meizo d'un aere 
cbe non può essere più bello . Ma sebbene io mi 
sono ingegnato, come ho saputo il meglio , di 
mostrare con quanto artifizio fussero queste fi- 
gure da AttaTante laTorate , ninno creda però 
cbe io abbia detto pure una parte di quello cbe 
si può dire della bellezza loro y essendo cbe per 
cose di que' tempi , non si può di minio Teder 
meglio nò laToro fatto con piò inTcnzione , giu- 
dizio e disesno: e sopratutto i colori non possono 
essere più belli né più delicatamente ai luogbi 
loro posti con grasiosissima grazia « 




LS-iTlT 3AT? AL:1iBI}^v'; 



VITA 
DI LEON BATTISTA ALBERTI 

ARCHITETTO FIORKNTIKO. 



vJTtimdnrixna comoditi arrecano le lettere nni^ 
TerFalmente a tutti quegli artefici che di auelle 
si dilettano , ma pai*ticolarmente agli scultori , 
pittori «d uicbitrtti , aprendo la Tia ail' inTcn^ 
£ÌoDÌ di tutte l'opere che si fanno, sema che non 
può essere il giudiiio perfetto in una persona 
(ahhia pur naturole a suo modo) la quale sia pri- 
vata dell' accidentale, cioè della compagnia delie 
buone lettere ; perchè chi non sa che nel situare 
'gli edifizj bisogna filose fica mente schifare la gra- 
Yccza de Tenti pestiferi , la insalubrità deiraria , 
i puzzi e sapori deiracaue crude e non salutife- 
re ? Chi non conosce ,clie bisogna con matura 
considerazione sapere o fuggire o apprendere 
per se solo ciò che si cerca mettere in opera , 
senza aTere a raccomandarsi alla mere é deir al- 
trui teorica , la quale separata dalla pratica , il 
più delle volte giova assai poco? Ma quando elle 
ai abbattono per avventura a esser insieme, non 
è cosa che più si convenga alla vita nostra , si 
perché l'arte col mezzo della scienza diventa 
moko più perfetta e più ricca, sì perchè i consi- 
gli e gli scrìtti de'dotti artefici hanno in se mag- 
gior efficacia e magffior credito , che le parole o 
r opere di coloro che non sanno altro che ub 
semplioe «aercizio , o bene o male che se lo fac- 
ciano. £ che tutte queste cose siano vere, si tede 



35o l»ÀltTE flECOlVDA 

manifestamente in Leon Battista Alberti, il qua- 
le per avere atteso al la lìngua latina e dato opera 
air architettura , alla prospettiva , ed alla pit* 
tura y lasciò i suoi libri scritti di maniera , che 
per non essere stato fra gli artefici moderni chi 
le abbia saputo distendere con la scrittura , an- 
corché infiniti ne siano stati più eccellenti di lui 
nella patria ; e si erede comunemente ) tanta 
forza nanno gli scritti suoi nelle penne e néitb 
lingue de' dotti ) che egli abbia «avanzato tutti 
coloro che hanno avanzato lui con T operare • 
Onde sì vede per esperienza, quanto alla fama 
ed al nome , che fra tutte le cose gli scritti sono 
di maggior forza e di maggior vita ; atteso che i 
libri agevolmente vanno per tutto e per tutto si 
acquistano fede y pur che siano veritieri e senza 
menzogne. Non è maraviglia dunque^ se, più che 
per r opere manuali, è conosciuto per le scrit* 
ture il famoso Leon Battista ; il quale nato in 
Fiorenza della nobilissima famiglia degli Alber- 
ti ; della quale si è in altro luogo ragionato , at- 
tese non solo a cercare il mondo e misurare le 
antichità , ma ancora , essendo a ciò assai incli- 
nato y molto più allo scrivere che air operare • 
Fu bonissimo aritmetico e geometrico y e scrisse 
del l'architettura dieci li bri in lingua latina pub- 
blicati da lui nel i485,ed oggi si leggono tradotti 
in lingua fiorentina dal rev. M. Cosimo Bartoli 
preposto di S. Giovanni di Firenze • Scrisse delia 

Sittura tre libri oggi tradotti in lingua toscana 
a M. Lodovico Domenichi: fece t un trattato 
de' tirari ed ordini di misurar altezze , i libri 
della vita civile , ed alcune cose amorose in pro- 
sa ed in versi ; e fu il primo che tentasse di ri- 



VITA DI LIOH BATTISTA ALBSETI %Sl 

durre i Tersi rolgari alla misura de' ktini , c<^ 
me si Tede in quella sua epistola t 

Questa ptr eMrcma miserabile pistola mando 
A te che spregi miseramente noi : 

Capitando Leon Battista a Roma |al tempo di 
Hiecola V,che ateya col suo modo di'faLbricare 
messo tutta Boma sottosopra , diteone , per 
mezzo del Biondo da Forlì suo amicissimo , ia- 
miliare del papa , che prima si consigliaTa nelle 
cose di arcbitettura con Bernardo Bossellino 
scultore ed architetto fiorentino , come si diià 
nella yita d'Antonio suo fratello . Costui ayendo 
messo mano a rassettare il palazzo del papa ed 
« fare alcune cose in S. Maria Maggiore , come 
Tolle il papa 9 da indi innanzi si consigliò sempre 
con Leon Battista : onde il pontefice col parere 
deir uno di questi duoi y e coli' eseguire dell' al- 
tro, fece molte cose utili e degne di esser lodate; 
come furono il condotto dell' acqua Vergine , 
il quale j essendo guasto , si racconciò > e si fece 
la fonte in sulla piazza de' TreTi con quegli or- 
namenti di marmo che tì si yeggiono , ne' quali 
aono r arme di quel pontefice e del popolo ro- 
mano . Dopo andato al Sig. i^igifmondo Malate* 
sti d' Arimini , gli fece il modello della chiesa di 
S« Francesco, e quello della facciata particolar- 
mente che fu fatta di martzii , e cosi la rivolta 
della banda di verso mezzo giorno con archi 
grandissimi , e sepolture per uomini illu«tri di 
quella città • Insomma ridusse quella fabbrica 
in modo che, per cosa soda , eli' è uno de' pia 
famosi temp] a' Italia • Dentro ha sei cappelle 
kellisaimc ^ una delle quali dedicata a S. leroni- 



25a P AKtt SÌLtOftÙA 

mo è molto ornata , serbandosi in essa molte Té« 
liquie Tenute di GerusHiem . Nella medesima è 
la sepoltura del detto 8ig. Sigismondo e quella 
della moglie fatte di marmi molto riccamente 
Tanno i^fìo , e sopra una è il ritratto di esso 
Signore , ed in altra parte di quell* opera quello 
di Leon Battista . L' anno poi 1457 che fu tro^ 
rato V utilissimo modo di stampare i libri da 
Giovanni Guittemberg Germano , trovò LieoB 
Battista' a quella similitudine per via d'uno stru- 
mento il modo di lucidare le prospettive natu* 
rali e diminuire le figure , ed il modo parifnente 
da poterenduiTc le cose piccole in maggior for- 
ma e r ingrandi rie : tutte cose capricciose y utili 
air arte , e belle affatto . Volendo , ne' tempi di 
Leon Battista , Giovanni di Paolo Rucellai fare 
a sue spese la facciata principale di S. Maria No- 
vella tutta di marmo, ne parlo con Leon Battista 
suo amicissimo , e da lui avuto non solamente 
consiglio , ma il disegno , si risolvette di volere 
ad osni modo far queir opera per lasciar di se 
quella memoria ; e così fattovi metter mano , fu 
finita Tanno 1477 con molta sodisfasione dell'u- 
niversale 9 a cui piacque tutta T opera , ma par- 
ticolarmente la porta , nella quale si vede che 
durò Leon Battista più che mediocre fatica . A. 
C »simo Rucellai lece similmente il disegno del 
palazzo y eh' egli fece nella strada che si chiama 
la Vigna , e quello della loggia che gii è dirim- 
petto, nella quale avendo girati gli archi sopra 
le colonne strette nella faccia dinanzi e nelle te- 
ste , perchè volle seguitai'e i medesimi e non 
fare un arco solo, gli avanzò da ogni banda spa- 
f.io ; onde fu forzato fare alcuni risalti ne' canti 
di dentro . Quando poi volle girare l' arco della 



. VITA DI LEON BATTISTA ALBCRTI %5S 

Tolta di dentro , veduto non potere dargli il se- 
sto del meczo tondo die veniva stiacciato e goffO| 
si risolvette a girare in su i canti da un ris<ilto 
air altro certi archetli piccoli , mancandogli 
quel giudizio e disegno , che Fa apertamente co- 
noscere che oltre alia scienza bisogna la pratica; 
perché il giudizio non hi può mai far pei*ietto , 
se la scienza operando non si mette in ieratica . 
Dicesi che il medesimo fece il disegno della casa 
ed orto de' medesimi Rucellai nella via della 
Scala ; la quale è fatta con molto giudizio e c<^ 
medissima ,avrndo oltre agli altri molti agi, due 
logge^una volta a mezzogiorno e l'altra a ponen- 
te, amendue bellissime e fatte senza archi sopra 
le colonne ; il qual modo é il vero e proprio che 
tennero gli antichi; perciocché gli architravi che 
son posti sopra i capitelli delle colonne spiana- 
no , laddove non può una cosa quadra , come 
sono gli archi che girano , posare sopra una co^ 
lonna tonda , che non posino i canti in falso • 
Adunque il buon modo di f»re vuole che sopre 
le colonne si posino gli architravi , e che quando 
si vuol girare archi , si facciano pilastri e noo 
colonne. Per i medesimi Rucellai in questa stessa 
maniera fece Leon Battista in S. Brancazio una 
cappella che si regffe sopra gli architravi grandi 
posati sopra due colonne e due pilastri , forando 
sotto il muro della chiesa , che è cosa difficile 
ma' sicura; onde questa opera è delle migliori 
che facesse questo architetto. Nel mezzo di que- 
sta cappella è un sepolcro di marmo molto oeu 
.fatto in forma ovale e bislungo, simile , come in 
esso si legge , al sepolcro di Gesù Cristo in Ge- 
rusalem . JNe' medesimi tempi volendo Lodovico 
Gonzaga marchese di Mautoa &re nella Nunziata 



^5i FAKTZ SECONDA 

de* Serri di Firenze la tribuna e cappella mag^ 
eiore coi disegno e modello di Leon Battista, 
tatto rovinar a sommo di detta chiesa una cap* 
pella quadra cbe vi era vecchia e non molto 
grande dipinta ali' antica , fece la detta tribuna 
capricciosa e difficile a guisa d'un tempio tondo 
circondato da nove cappelle , che tutte sirano in 
arco tondo , e dentro sono a uso di nicchia ; per 
lo che reggendosi gli archi di dette cappelle in 
su i pilastri dinanzi, vengono gli ornamenti deli' 
arco di pietra y accostandosi ai muro , a tirarsi 
sempre indietro per appoggiarsi ai detto muro , 
cbe secondo l'andare della tribuna eira in con* 
trario ; onde quando i detti archi delie cappelle 
si guardano dagli iati, par cbe caschino indieti'o^ 
e che abbiano , come hanno in vero , disgrazia y 
sebbene la misura è retta ed il modo di fare dif- 
ficile . £ in vero se Leon Battista avesse fuggito 
Suesto modo , sarebbe stato meglio, perché seb* 
ene è malagevole a condursi, ha disgrazia nelle 
cose piccole e grandine non può riuscir bene . E 
cbe ciò sia vero nelle cose gi'andi , 1* arco gran- 
dissimo dinanzi, cbe da l' entrata alla detta tri- 
buna dalla parte di fuori è bellissimo , e di den- 
tro , perche bisogna cbe giri secondo la cappella 
che e tonda , pare che caschi ali' indietro e cbe 
abbia estrema disgrazia. Il cbe forse non arel>- 
be fatto Leon Battista , se con la scienza e teo- 
rica avesse avuto la pratica e la sperienza nell'o- 
perare ; perché un altro arebbe fuggito quella 
difficultà,e cercato piuttosto la grazia e maggior 
bellezza dell' edifizio . Tutta questa opera in se 
per altro é bellissima ; capricciosa , e aifficile ; e 
non ebbe Leon Battista se non grande animo a 
Toltare in que' tempi quella tribiuia nella ma- 



▼ITA DI LEON BATTUTA ALvÈRTI i55 

hfera cliefece. Dal medesimo Lodovico Marche- 
se condotto poi Leon Battista a Mantoa^fece ^>er 
Ini il modello delia chiesa di S. Andrea e d' al- 
cune altre cose ; e per la via d' andare da Man- 
toa a Padoa si veggiono alcuni tempj fatti se- 
condo la maniera di costui . Fu esecutore de'di- 
sesni e modelli di Leon Battista Saltestro Fan- 
celli fiorentino architetto e scultore ragionevo- 
le : il quale condusse , secondo il voler di detto 
Leon Battista , tutte V onere che fece lare in 
Firenze con giudizio e diligenza strUàrdinaria : 
ed in mieili di Mantoa un Luca Fiorentino y che 
abitando poi sempre in quella città e morendo- 
vi lasciò^ il nome , secondo] il Filarete , alla fa« 
miglia de' Luchi che vi è ancor oggi . Onde fa 
non piccola venture la sua a Ver amici che inton- 
dessino , sapessino e voléssino servire, percioc* 
che non potendo gli architetti star sempre in sul 
lavoro , e loro di grandissimo aiuto un fedele ed 
amorevole esecutore , e se niuno mai lo seppe , 
lo so io benissimo per lunga prova . 

Nella pittura non fece Leon Battista Opere 
grandi ne molto belle ; conciossiachè quelle che 
si vèggiono di sua mano^che sono pocliissime,non 
hanno molta perfezione ; né è gran fatto, perchè 
egli attese più agli studi che al disegno • Pur 
mostrava assai bene disegnando il suo concetto , 
come si può vedere in alcune carte di sua mano 
che sono nel nostro libro; nelle quali è disegnato 
il ponte Sant'Agnolo, ed il coperto che col dise- 
gno suo vi fu fatto a uso di loggia per difesa del 
sole ne' tempi di state, e delle pioggìe e de'venti 
r inverno ; la quaF opera gli fece far Papa Pic- 
cola V,^che aveva disegnato farne molte altre si- 
mili per tutta Boma ^ ma la morte vi s' interpo- 




.1^. I> ^•'^-.c^^.. 



VITA 
DI LAZZARO VASARI 

ARETINO PITTORE. 



vXrande èveramente il piacere di coloro che 
trovano qualcuno de' suoi maggrori e della pro«» 
pria famiglia essere stato in una qualche profes- 
sione, o a arme^ o di 4cttere>o di pittura o qual- 
sitoglia altro nobile esercizio singolare e famoso. 
E quegli uomini che nell' istorie trovano esser 
fatta onorata menzione d'alcuno de' suoi passati^ 
hanno pure , se non altro > uno stimolo alla vir« 
tu, ed un freno che li rat tiene dal non fare cosa 
indegna di qui^a famiglia che ha avuto uomini 
illustri e cliiarissimi . Ma quanto sia il piacere j 
come dissi da principio , lo provo in me stesso ^ 
avendo trovato fra i miei passati Lazzaro Vasari 
essere stato pittore famoso ne' tempi suoi; non 
f olamente nella sua patria ma in tutta Toscana 
àncora . E ciò non certo senza cagione^ come no* 
irei mostrar chiaramente, se , come ho fatto ae- 
fili altri f mi fusse lecito parlare liberamente di 
lui . Ma perchè essendo io nato del sangue suo , 
fi potrehoe agevolmente credere che io in lodan-* 
dolo passassi i termini^lasciando da parte i meriti 
suoi e della famiglia , dirò semplicemente quello 
che io non posso e non debbo in ninn modo ta- 
cere , non volendo mancare al vero, donde tutta 
pende l'istoria. Fu dunque Lazzaro Vasari pittor 
aretino amicissimo di Pietro della Francesca dal 
3orgo a San Sepolcro, • sempre praticò con esso 



358 PARTESECONDA 

lui , mentre egli larorò j^cTme si. è detto 9 in 
Arezzo . Né gli fu cotale amicizia , come spesso 
addpriene , se non /di giora mento cagijne ; per- 
ciocché dove prima Lazzaro attendeva solamen- 
te a far figure pìccole per alcune cose y secondo 
che allora si costumava, si di**de a far cose mag- 
giori mediante Piero della Francesca . £ la pri- 
ma opera in fresco fu in S. Domenico d' Arezzo 
nelU secondi^ cappella a man manca entrando in 
chiesa un S. Vincenzio , a pie del quale dipìnse 
inginocrhioni se e Giorgio suo figliuolo gioTa- 
netto in abiti onorati di que* tempi, che si racco-» 
mandano a quel santo , essendosi il giovane con 
un coltello inavvertentemente percosso il viso. 
Nella quale opera, sebbene non e alcuna inscri- 
zione, alcuni ricordi nondimeno de' vecchi di. 
casa nostra erarmechevié de' Vasari fanno 
che così si crede fermamente . Di ciò sarebbe 
senza dubbio stato in quel convento memoria | 
ma perché molte volte per \ soldati sono andate 
male le scritture e ogni altra cosa, non me ne 
iparaviglio . Fu la maniera di Lazzaro tanto si- 
mile a quella di Pi( tro B )rghese , cbe pochissi- 
ma differenza ft*a l* una e T altra si conosceva. £ 
perché pel suo tempo si costumava assai dipì- 
finere nelle barde de* cavalli vari lavori e parti- 
menti d' imprese , secondo che coloro erano ch« 
le portavano , fu in ciò Lazzaro bonissimo mae<r 
stro , e massimamente essendo suo proprio far 
figurine piccole con ìnr»lta grazia , le quali in 
cotalì arnesi molto betie si accomodavano. La- 
vorò Lazzaro per Niccolò Piciinino e per gli suoi 
foldati e capitani molte cose piene di storie e 
d' imprese che furono tenute in pregio e con 
tanto ^uo util^i cbe fmrono cagione /mediante il 



VITA I>1 LAZEARO VASAHI 25c) 

fnadagno che ne traeva, che egli ritirò in Arez- 
zo una gran parte de' suoi. fratelli , i., quali , at- 
tendendo alle misture de Vasi di terra, abitavano* 
in Cortona . Tiro^si parimfiite in casa Luca Si- 
^norelU da Cortona suo nipote nato d' una sua 
sorella y il quale essendo di buono ingegno » ac- 
conciò con Pietro Borghese , ai^cip imparasse 
Tarte delia pittura ; il che benissimo gli na- 
sci , come al suo luogo si dirà . Lazzaro dun- 
Iue attendendo a studiare continuamente le cose 
eli' arte y si fece ogni giorno più eccellente ^ 
come ne dimostrano aicuni disegni . di sua mano 
molto buoni che sono nel nostro libro. £ perchè 
molto si compiaceva in certe cose naturali e 
piene d' affetti , nelle quali esprimeva benissimo^ 
il piagnere 7 il ridere , il gridare , la paura , il 
tremito , e certe simili cose , per lo più le sue 
pitture son piene d* invenzioni così fatte , come 
si può vedere in una cappellina dipinta a fresco 
di sua mano in S. Gimignano d' Arezzo ; nella 
cpiale è «n Crocifisso , la nostra Donna , S. Gio« 
vanni e la Maddalena a pie della croce y che in 
varie attitudini piangono cosi vivamente , che 

Sii acquistarono credito e nome fra i suoi citta- 
ini ..Dipinse in sul drappo per la compagnia di 
S. Antonio della medesima città un gonfalone 
che si porta a propessione , nel quale fece Gesù 
Cristo alla colonna nudo e legato con tanta vi<>- 
vacità , che pair che tremi , e che tutto ristretto 
nelle spalle soiferisca con incredibile umilt4 e 

Sacienza le percosse che due Giudei gli danno ; 
e' quali uno recatosi in piedi gira con ambe le 
mani , voltando le spalle verso Gesù Cristo in 
Atto crudelissimo ; l'altro in profilo ed in punta 
^li pie s'alza , e strignendo con le mani la sferzi^ 



aOo PARTE SECOKDÀ^ 

e digri^ando i denti , mena con tonta rabliia , 
che più non si può dire . A qUesti due dipinse 
Latzaro 16 vestimenta stracciate pei* meglio di- 
mostrare rignudo,bastandogli in un cèrto mod«5 
ricoprire le vergogne loro è le meno onesrte par* 
ti . Questa opera essendo durata in sul drappo 
(^i che certo mi maraviglio ) tanti anni ed insino 
a oggi , fu per la sua bellezza e bontà fatta ri- 
trarre dagli uomini di qiielta'compagAia dal prio* 
re Franzese , come al suo luogo ragioneremo • 
Lavorò anco- Lazzaro a Perugia nella chiesa' 
de'Servi in una cappella accanto «(Ila sagrestia al- 
cune storiedella nostra Donna ed un Crocifisso; 
é nella pieve di Montepulciano una predella di 
'figure piccole; in Castiglione Aretino una tavoU 
a tempera ih S. Francesco, e altre molte cose y 
che per non esser lungo non accade raccontare; 
e particolarmente di figure piccole molti cassoni 
che sono per le case de' cittadini. E nella parte 
guelfa di Fiorenza si vede fra gli armamenti vec- 
chi alcune barde fatte da lui molto ben lavorate. 
Fece ancora per la compagnia di S. Bastiano in 
un gonfalone il detto santo alla colonna e certi 
angeli che lo coronano; ma oggi è guasto e tutto 
consumato dal tempo . Lavorava in Arezzo nei 
tempi di Lazzaro finestre di vetro Fabiano Sas- 
soli aretino, giovane in quello esercizio dì molta 
intelligenza , come ne fonVio fede V opere che 
sono di suo nel vescovado , badia , pieve , ed al- 
tri luoghi di quella città ; ma non aveva mtdto 
disegno e non aggiugneva a gran pezzo a quelle 
che Farri Spinelli faceva. Perchè deliberando, 
siccome ben sapeva cuocere i vetri , commetter- 
si i e armargli,cosi voler fare qualche opera che 
ii&se anco di ragionevole pittura , si fece &re * 



ìnXA,Dl LAZZARO VASAJU a&i 

Laccavo idae cartoni a sua fantasia per fare due 
finestre alla lyiadoona delle Grazie.È ciò avendo 
ottenuto da Lazzaro cbe amico suo e cortese ar- 
tefice era , fece le dette finestre e le condusse di 
maniera belle e ben fatte, che non banno da ver* 
gognarsi da molte . In una é una nostra Donna 
molto bella , e nelT altra ^ la quale è di gran 
iuii£a migliore, è ^na resurrezione di Cristo cbe 
ha dinanzi al sepolcro un armato in iscorto , che 

Cr essere la finestra piccola , e per conseguento 
pittura, è maraviglia ooi^e in si poco spazio 
possano apparire quelle figure così gì andi. Molte 
altre cose potrei dire di Lazzaro, il quale dise- 
g^ò benissimo , come si può vedere in alcune 
carte del nostro libro; ma,percbè cosi mi par beb 
latto , le tacerò . 

Fu Lazzaro persona piacevole ed argutissimo 
nel parlare, ed ancora che fusse molto dedito ai 
piaceri , non però ti partì mai dalla vita onesta • 
Visse anni settantadue e lasciò Giorgio suo fi- 
gliuolo , il quale attese continuamente all'antì* 
chità de* vasi di terr# aretini ; e nel tempo che 
in Arezzo dimorava M. Gentile Urbinate vesco- 
vo di quella cittA, ritrovò i modi del colore rosso 
jt. nero ie' vasi di terra , che insino al tempo del 
re Porsena i vecchi aretini lavorarono . Ed egli » 
che industriosa persona era , fece vasi grandi al 
tomo d' altezza d'un braccio e mezzo , i quali in 
casa sua si veggiono ancora. Dicono che cercan- 
do egli di vasi in un luogo, dove pensava che gli 
.antichi avessero lavorato,trovò in un campo di 
teiera al ponte alla Galciarella , luogo cosi chia- 
mato , sotto teiTa tre braccia tre arclii delle for- 
naci antiche, e intorno a essi di quella mistura e 
molti vasi rotti e degrintieri quattro,i quali,'an« 



aSa ? Alt TE SECONDA 

dando in Arezzo il magnifico Lorenzo de'Medicf, 
da Giorgio per introduzione del vescovo gli ebbe 
in dono ; onde furono cagione e principio deliba 
servitù che con quella feticisshna casa poi sem- 
pre tenne . Lavorò Giorgio benissimo di rrlievo, 
come si può vedere in casa sua in alcune teste di 
sua mano . Ebbe cinque figliuoli maschi , i quali 
tutti fecero V esercizio medesimo y e tra loro fu- 
rono buoni artefici Lazzaro e Bernardo che gio- 
vinetto morì a Roma . £ certo , se la morte non 
lo rapiva cosi tosto alla casa sua , per V ingegno 
che destro e pronto si vide in lui, egli averebba 
accresciuto onore alla patria sua . Morì Lazzaro 
vecchio nel ì^5iy e Giorgio suo figliuolo , essen- 
do di sessantotto anni , nel i4B4 y e furono se- 
polti amendue nella pieve d' Arezzo appi^ della 
cappella loro di S. Giorgio, dove in loue dì Laz- 
zaro furono col tempo appiccati questi versi : 

Areiii exultet tellus clarissima : namqueest 
Rebus in angustis y in tcnulque labor . 

Vix operum istius partes cognoscere possisi 
Myrmecides iaceai : Callicratcs sileat . 

Finalmente Giorgio Vasari ultimo , scrittore 
della presente storia y come grato de' benefizi 
che riconosce in gran parte dalla virtù de' suoi 
maggiori , avendo , come si disse nella vita di 
Piero Laurati y dai suoi cittadini e dagli operai e 
canonici ricevuto in dono la cappella maggiore 
di detta pieve , e quella ridotta nel termine che 
si è detto, ha fatto nel mezzo del coro che è die- 
tro air altare una nuova sepoltura, ed in quella, 
trattole donde prima erano , fatto riporre Tossa 
di detti Lazzaro • Giorgio vecchi , e quelle pari- 



nrA hi LAZZARO TASAftt idi 

f 
mente di tutti gli altri che sono stati di detta Ta^ 
mitrila cosi femmine come mascLi ^ e così fatto 
nuoTo sepolcro a tutti i discendenti della casa 
de 'Vasari . li corpo similmente della madre ch# 
morì inFirenxe ranno 1 557, stato in deposito 
alcuni anni in S.GroGe,ha fatto porre nella detta 
sepoltura y «iccome ella desideraya y con Anto^ 
nio suo marito e padre di lui , che mori insia 
Tanno i5ij di pestilenza . E nella predella che 
è sotto la tavola dì detto altare sono ritratti di 
naturale dal detto Giorgio , Lacxaro e Giorgio 
secchio suo aTolo, Antonio suo padre^ e M. Mad« 
dalena de* Tacci sua madre . £ questo sia il fine 
della Tita di Lauaro Vasari pittore aretino • 




» >V ■1?' '^ ''■•^ ■" -^ -r 



VITA 
.D' ÀNtaNELLO DA MESSINA 

■ PÌTTORK 

AilvMiidb io odnildevoweco medesimo le dive»- 
-«eqìiaHlà^de' benèfici ediitiiìche hanno fatto 
*É4l'^àri<fJde«li' pittar» toolti nraeitri «bc hanno 
<éeMili«o ^erta seconda maniera , «ou posso , 
•«édifti^tìtelM-oJ^perajéionìjse nenoJMamarliye- 
*hMiM**e itìdttBlriosif ^^cecllentiravendo eglino 
i*iii«rtsfcnttrtetìte eiercato'di ridurre in miglior gra- 
•*>!rf«i«tìfa, senaa pensare a *siqpoo spesa oad 
«ftl<*tfn ^!o¥o «fctèrewo partioolBre. Segmtandosi 
• lidé^tìwe^i «d«petare in su le trfrole ed in su le 
'telé'né^ dlWa cobrito the a tempeira, ilflual nio- 
ido'totdtìifttóhto'da Glmabue V amio itiSo nello 
•«Ifet^ egU con-q^le'Oeci, e seguitato poiJa Giot- 
ffo e dagli tflWdeVàU "'* ÌBSino'»4|ui i^agiona- 
•to,<i a^ddtaicònlifiuando il med»imo J^odo di 
^tfe; «ebbén* eènoseeYfttto gli artéfici che nelle 
'toitfiiTe rf Ifetopbfa tnanéavano F opere d' una cer- 
tatiiei'bldeiwa e virocità, che arcbbe potuto ar- 
•*C«iire,trtWW*dola, piùgracia al disegno, Taghet- 
*iaÀl^tolb^toy(^ maggior facilità nell-uniiei colon 
^hfrsieiiie,)^Y^t1do ^glhio sempre msatodi tratteg- 
•gttre PòpWe' loro per punta solamente di pen- 
-nblloiMa «èhbeAe molti aveTano, sofisticando, 
tìcrcato dr tal cosa > non però aveva ninno trovato 
imòdo the buono fusse, neppurusando vernice li- 
'quìda o riltTa sorte di colori mescolati nelle tem- 
pere. E fra- mcrfti, che eotali cose o altre simili 



7.66 PA.HTS SCCOHDA. 

proTarono , ma in yano, furono A lesso BaMo^ 
vinetti ; Pesello, e molti altri, a ni uno de' quali 
riuscirono V opere di iiuella bellezza e bontà che 
si erano immaginati. £ quando anco a vessino 
quello die cercavano trovato, mancava loro il 
modo di fare che le figure in tavola posassino co^ 
me quelle che si fanno in muro, ed il modo an- 
cora di poterle lavare senza che se n' andasse jl 
colore e eh* elle reggessero nell' essefe maifeg- 
giate ad ogni percossa: delle quali cose, ràga<« 
nandosi buon numero d' artefici, avevano senza 
•frutto -molte volte disputato. Questo medesimo 
di<iderio avevano molti elevati ingegni che at- . 
tendevano alla pittura fuor d' Italia, cioè i pittori 
tutti di Francia, Spagna , Alemagna, e d* altre 
Provincie. Avvenne dunq^ue stando le cose in que* 
sti termini, che lavorando in Fiandra Giovanni 
da Bruggia pittore in quelle parti molto stimato 
per la buona pratica che si aveva nei merliero 
acquista to,che si mise a provare diverse sorti di 
colori, e come quello che si dilettava dell' alchi- 
mia, a far di molti oli per far vernici , ed altre 
cose secondo i cervelli degli uomini sofistichi, co- 
me egli era. Ora avendo una volta fi"a l' altre dui^ 
rato grandissima fatica in dipignere una tavola^ 
poiché r ebbe con molta di igenza condotta a fi- 
ne, le diede la vernice e la mise a seccarsi al sole^ 
come si costuma. Ma o perchè il caldo futiise vio- 
lento o forse mal commesso il legname o male 
stagionato, la detta tavola si aperse in sulle com- 
mettiture di mala sorte. Laonde veduto Giovan- 
ni il nocumento che le aveva lattici caldo del so- 
le^ deliberò di far si, che mai più gli fareblie il 
sole così gi*an danno nelle sue opere. E cosi re* 
catosi non meno a noia la vernice che il lavorare 



▼ITA D' ANTONELLO Di MESSINA 267 

a tempera, cominciò a pensare di trovar raod» 
di fare una sorte di Tcrnìce, che seccasse all'om- 
l>ra senza mettere al sole le sue pitture. Onde 
poiché ebbe molte cose sperimentate e pui*e e 
mescolate insieme, alla fine trovò che l'olio di se- 
me di lino e quello delle noci, fra tanti che n' are* 
ya provati, erano più seccativi di tutti gli altiù. 
Questi dunque bolliti con altre sue misture gli 
fecero la vernice che egli anzi tutti i pittori del 
mondo avevano lungamente disiderato. Dopo 
fatto sperienza di molte altre cose , vide che il 
mescolare i colorì con queste sorti d'oli dava lo- 
ro una tempera molto forte, e che secca non so* 
lo non temeva 1' acqua altrimenti, ma accendeva 
il colore tanto forte, che gli dava lustro da per se 
senza vernice; e quello che pi& gli parve mirn-- 
l)ile, fu che si univa meglio che la tempera infi- 
nitamente. Per cotale invenzione rallegrandosi 
molto Giovanni , siccome era ben ragionevole j 
diede principio a molti lavori, e n' empiè tutte 
quelle parti con incredibile piacere de* popoli ed 
utile suo grandisfiimo, il quale aiutato di giorno 
in gioiiio dalla sperienza andò facendo sempre 
cose maggiori e migliori. Sparsa non molto dopo 
la fama dell' invenzione di Giovanni non solo per 
la Fiandra, ma per V Italia e molte altre parti 
del mondo, mise in disiderio grandissimo gli ar- 
tefici di sapere in che modo egli desse all' opere 
sue tanta perfezione. I quali artefici, perchè ve- 
devano r opere e non sapevano quello che egli 
si adoperasse, erano costrcUi a celebrarlo e dar- 
gli lode immortali, e in un medesimo tempo vir- 
tuosamente invidiarlo; e massimamente che egli 
per un tempo non volle da niuno esser veduto la- 
Torare, né insegnare a nessuno il segreto. Ma di- 



26d PARt\S SECONDA 

Tenuto Teccbìo, ne fece grasia finalmente a Rug- 
gieri daBrttggia suo creatole Rucgì^ri ad Àusse 
suo discepolo ed agli altri, de'quali si parlò^ dove 
si ragiona del colorire a olio nelle cose di pittu^ 
ra. Ma contuttociò, sehbene i mercanti ne face- 
vano incetta e ne mandavano per tutto il moQdo 
a principi e gran personaggi con loro molto uti- 
le, la cosa non usciva di Fiandra. £ ancoraché 
cotali pitture avessero in se queir odore acuto 
che loro davano i colori e gli oli mescolati ànsie-» 
me, e particolarmente quando erana nuove, onde 
pareva che fusae possibile conoscerli, non però si 
trovò mai nello spazio di molti anni. Ma essendo 
da alcuni Fiorcntini,cfae negoziavano in Fiandra 
ed in Napoli, mandata al re Alfonso I di Napoli 
una tavola con molte figure lavorata a olio da 
Giovanni, la quale per la bellezza delle figure e 
per la nuova invenzione del colorito fu a quel 
re carissima , concorsero quanti pittori erano 
in quel regno per vederla e da tutti fu som* 
mamente lodata. Ora avendo un Antonello da 
Messina, persona di buono e desto ingegno ed ac- 
corto molto e pratico nel suo mestiero, atteso mol- 
ti anni al diseguo in Roma, si era prima ritirata 
in Palermo e quivi lavorato molti anni, ed in ul- 
timo a Messina sua patria, dove aveva con lopere 
confermata la buona opinione che aveva il paese 
suo , della virtù che aveva di benissimo dipigne*^ 
re . Costui dunque andando una volta per sue bi- 
sogne di Sicilia a Napoli , intese che al 4etto re 
Alfonso era venuta di Fiandra la sopraddetta 
tavola di mano di Giovanni da Bruggia dipinta a 
olio per si fatta maniera , che si poteva lavare , 
reggeva ad ogni percossa,ed aveva in se tutta per- 
fezione. Parche iatta opera di vederla^ ebbono 



TITA D'AIVTORELLO DA MESSINA 76^ 

tutìtafoTia in lui la ▼iTaciUk de'oolori e la bellezza 
ednoione di quel dipìnto, che messo da parte ogni 
altro negozio e- pensiero, Bendando in Fiandra; e 
in Bruggia pervenuto, prese dimestichexza gran- 
dissima noi detto Giovanni , facendogli presene 
te di molti diaegni alla maniera italiana e d'altre 
cose . Talmente che per questo , per l' osservan* 
ra d'Antonello, e per trovarsi esso Giovanni ^\k 
vecoliio, si contentò ohe Antonello vedesse l'or- 
dine àfiì suo oèlorìre a olio ; onde egli non si parti 
di quel luogo , che ebbe benissimo appreso quel 
modo di colorire che tanto disiderava . Né dopo 
molto efiMiendo Giovanni morto , Antonello se ne 
ton)ò di Fiandra per riveder la sua patria e per 
far l' Italia pnrlecipe di cosi utile, bello, e como- 
do segreto . B' stato poehi mesi a Messina , se 
n*ando a Vineziav dove, per essere persona molto 
dedita a^piaoeri e tutta venerea, si risolvè abitar 
sempre e quivi fibire la sua vita, dove aveva tro- 
Tato un mod<» di» vivere appunto secondo il suo 
gufato . Perché messo mano a lavorare , vi fece 
molti quadrfa oHo, secondo che in Fiandra aveva 
imparato, elke ^ono sparsi per le case de* genti- 
luomini àk qu«Ua eittà ; i quali per la novità di 
quel lavoro^ vi furono stimati assai . Molti ancora 
ne fece che férono mandati in diver^ luoghi. Alla 
fine avendosi egli quivi acquistato fama e gran 
nome, gli fu ftitVa allogazione d'una tavola che 
andava ìwSi, Cassano^ parrocchia di quella città, 
la qual tavola iWda Antonello con ogni suo sa- 
pere e senza risparmio dì tempo lavorata. £ fi- 
nita, per la novità di quel colorire e per la bel- 
lezza delle figure, avendole fatte con buon di- 
segno , fìi commendata molto e tenuta in pregio 
grandissimo. £d inteso poi il nuovo segreto che 



^1fì PARTE SECO'VI^À 

«gli avera in quella città di'Fiandrb portato, fo 
sempre amato e carezzato da que tuaguifici geiu 
tiluomini quanto durò la sua vita . 
. Fra i pittori che allora erano io credito in Vi- 
nezia era tenuto molto eccellente un, maestra 
Domenico . Costui > arrirato Antonello in Vene-» 
zia y gli fece tutte quelle carenze. e cortesie che 
maggiori si possono fare a un carissimo e dolce 
amico. Per lo che Antonello, che non volle esser 
vinto di cortesia da maestro Domenico^ dopo non 
molti mesi gr insegnò il secreto e modo di 'colorU 
ve a olio. Della qual cortesia ed amorevolezza 
straordinaria niun' altra gli sarebbe potuta esser 
più cara , e certo a ragione , poiché per quella, 
siccome immaginato si era, fu poi sempre nella 
patria nu)lto onorato. £ certo coloro sono ingan* 
nati in di grosso che pensano , essendo a varis- 
simi anco di quelle cose che loro non Costano ^ 
dover essere da ognuno per i loro begli occhi , 
come si dice , serviti • Le cortesie di maestro 
Domenico Viniziano cavarono di mano d' Anto* 
nello quello che aveva con sue tante fatiche e 
sudori procacciatosi , e quello che forse per 
grossa somma di danari non averebbe a niun altro 
conceduto. Ma perchè di maestro Domenico si 
dirà quando ila tempo, quello che lavorasse in 
Firenze, e a cui fusse liberale di quello che 
avca da altri cortesemente ricevuto, dico che Aor- 
tonello dopo la tavola di S. Cassano fece molti 
quadri e ritratti a molti gentiluomini viniziani; 
e M. Bernardo Vecchietti fiorentino ha di sua 
mano in uno stesso quadro S. Francesco e S. Do- 
menico molto belli. Quando poi gli erano state 
allogate 'dalla Signoria alcune storie in palazzo, 
te quali uou avevano voluto C9ticedere a FruH-. 



VITA' D'ANTONELLO DA MESSINA 371 

•éscor^i'MfofiMgfiol^ Veronese, ancoraché nioliif 
CitsBe ctftio favorito M duca di Mantoa , egli si 
ammalò di mai di puntale si mori d'anni qnaran^ 
tanoTo «énta a¥«re pur memo- man^ all'opera. 
Fu dagli afteficì nell'esseqnie molto onorato per 
il dono fatto all'arte della iio^Ta maniora ài co^ 
lonre> come* testifica questo epitaffio; 

D. O. M. 

Antonius pictor, praecipuum Me$sanae suae 
et Siciliae totius ornamenlum , hac humo con^ 
tegitur . Non solum suispicturìs^ in quibus sin» 
gtUare artifici um et i^enustas fuit , sed et quod 
coloribus oleo nù scendi s splendo rem et perpetui'^ 
totem primus italicac picturae contulit summo 
semper artificium studio celcbratus. 

Binerebbe la morte d'Antonello a molti suoi 
amici , e particolarmente ad Andi'ca Riccio scul- 
tore , che in Vinczia nella corte del palazzo della 
Signoria lavorò di marmo le due statue che si 
veggiono ignude di Adamo e Era, che sono te- 
nute belle*. Tale fu la fine d'Antonello, al quale 
deono certamente gli artefici nostri avere non 
meno obbligazione dell'aver portato in Italia il 
modo di colorire^ a olio, che a GioTanni da Brug- 
^ già d'averlo trovato in Fiandra , avendo l'uno e 
r altro beneficato e arricchito quest'arte. Perchè 
mediante questa invenzione sono venuti di poi si 
eccellenti gii aitefici > che hanno potuto far qua- 
si vive le loro figure . La qual cosa tanto più 
debbe essere in pregio , quanto manco si trova 
scrittore alcuno che questa maniera di colorire 
assegni agli antichi. E se si potesse sapere the 
olla non fosse stata veramente appresso di loro> 



2^2 PARXE SECONDA 

•▼ai>zerebhe pure qiietto secolo TecoeUeniedel» 
ranitco in questa, perfezione . Ma perdio skooki* 
me non si dice cosa che noo sia. stato altra volta 
detta 9 COSI forse noo si ut cosa obe f >rse nan sia 
stata fatta , me la pasierò senaa dir altro. £ Io-, 
dando somma mento colono » cke oHre. ali disegna 
aggiungono semm^e airai)to.qttalfi)te«oti^y,4^ten- 
dcrò a scrivere dcgSi altri,* 



VITA 
DI ALESSO BALDOVINETTI 

PITTORS FIORENTINO. 



H. 



La tanta for^a la nobiltà dellarte della pìttu* 
ranche molti nobili uomini si sono partiti dall'arti 
nelle quali sarebbono potuti riccnissinii diyeni-. 
re , e dalla inclinazione ì^rM contra il volere 
de' padri , banno seguito T appetito loro natu- 
rale y e datisi alla pittura o alla scultura o altro 
somigliante esercizio . £ per vero dire , chi sti- 
mando le ricchezze quanto si deve e non più^ ha 
perline delle sue azioni la virtuosi acquista altri 
tesori y che 1* argento e Toro non sono; senza clie 
non temono mai niunadi quelle cose che in breve 
ora ne spogliano di queste ricchezze terrene, che 
più del dovere scioccamente sono dagli uomini 
stimate . Ciò conoscendo AIqsso Baluovinetti , 
da propria volontà tirato , abbandonò la mer- 
canzia a che sempre avevano atteso i suoi ^ e 
nella quale esercitandosi onorevolmente si ave- 
vano acquistato ricchezze e vivuti da nobili cit- 
tadini , e si diede alla pittura , nella quale ebbe 
3uesta proprietà di benissimo contraffare le cose 
ella natura , come si può vedere nelle pitture 
di sua mano . Costui essendo ancor fanciullettOy 
quasi contra la volontà del padre , che arebbe 
voluto che egli avesse atteso alla mercatura , si 
diede a disegnare, ed in poco tempo vi fece tanto 
profitto , che il padre si contentò H lasciarlo 
•eguire la inclinazione della natura. La Tìt.;«,« 
rol. IL *-«^prima 



274 PARTE SECONDI 

Opera che lavorasse a fresco A lesso fu in S. Ma* 
ria Nuova la cappella di S. Gilio , cioè la fac- 
ciata diiian^i 9 la quale fu in quel tempo molto 
lodata , perchè fra 1* altre cose vi era un S. Egi- 
dio tenuto bellissima figura . Fece siiuiimente a 
tempera la tavola maggiore , e la cappella a fre- 
sco diS. Trinità per M.Gherardo eM. Bongianni 
GianfìgUazzi^onoratissimi e ricchi gentiluomini 
fiorentini, dipignendo in quella alcune storie del 
Testamento vecchio , le quali Alesso abbozzò a 
fresco e poi fini a secco , temperando i colori 
con rosso d' uovo mescolato con vernice liquida 
fatta a fuoco;*la qual tempera pensò che dovesse 
le pitture difendere dall' acqua ; ma ella fu di 
maniera forte , che dove ella fu data troppo ga- 
gliarda si è in molti luoghi l'opera scrostata : e 
così dove egli sì pensò aver trovato un raro e 
bellissimo segreto , rimase della sua openione 
ingannato . Ritrasse costui assai di naturale , e 
dove nella detta cappella fece la storia della reina 
Saba che va a udire la sapienza di Salomone , 
ritrasse il magnifico Lorenzo de' Medici che fu 
padre di papa Leone X , Lorenzo dalla Volpaia 
eccellentissimo maestro d'orinoli cottimo astro- 
logo, il quale fu quello che fece» p*T il detto Lo* 
renzode'M edici il bellissimo orinolo che ha oggi 
il S. duca Cosimo in palazzo, nel quale oriuoio 
tutte le ruote dei l'ianeti camminano di conti- 
nuo ; il che è cosa rara , e la prima che fussc 
mai fatta di questa mstniera . hvìV altra storia 
che è dirimpetto a questa ritrasse A lesso, Luigi 
Guicciardini il vecchio , Luca Pitti , Diotisalvl 
Neroni , Giuliano de' Medici padre di papa Cle- 
mente VII , ed accanto al pilastro di pietra 
GhcThvàQ Gianfiglias^i veechiQ e M* Bonjjiapui 



YITA DI ALKS50 BÀLDOVINBTTI 275 

«araliere con una Testa azzurra indosfo e una 
collana al collo , e Jacopo e Giovanni della me* 
desima famielia • Accanto a questi è Filippo 
Strozzi vecchio, M. Paolo astrologo dal Pozzo 
Tosca nelli . Nella volta sono quattro patriarchi, 
e nella tavola una Trinità , e S. Giovanni GuaU 
berto inginocchioni con un altro santo . I quali 
tutti ritratti si riconoscono benissimo, per essere 
simili a quelli che si veggiono in altre opere , e 
particolarmente nelle case dei discendenti loro 
o di gesso o di pittura . Mise in questa opera 
Alesso molto tempo , perchè era pazientissimo 
e voleva condurre l'opere con suo agio e comodo. 
Disegnò molto bene , come nel nostro libro si 
vede^un mulo ritratto di naturale , dov' è fatto 
il girare de' peli per tutta la persona con molta 
pacienza e con bella grazia . Fu A lesso diligen- 
tissiroo nelle cose sue , e di tutte le minuzie 
che la madre natura sa fare , si sforzò d' essere 
imitatore . Ebbe la maniera alquanto secca e 
crudetta , massimamente ne' panni . Dilettossi 
molto di far paesi , rìtraendoli dal vivo e natu* 
rale , come stanno appunto . Onde si veggiono 
nelle sue pitture fiumi, ponti, sassi, erbe, &ntti , 
vìe , campi , città , castella , arena , ed altre in- 
finite simili cose. Fece nella Nunziata di Firenze 
nel cortile dietro appunto al muro , dove è di- 
pinta la stessa Nunziata , una storia a fresco e 
ritocca a secco , nel quale è una natività di Cri- 
sto fatta con tanta fatica e diligenza, che in una 
capanna che vi è si potrebbono annoverar le 
fila e i nodi della paglia. Vi contraffece ancora 
in una rovina d' una casa le pietre muffate e 
dulia pioggia e dal ghiaccio logore e consumate^ 



276 PARTE SECONDA 

con una radice d* ellera grossa cbe rtcuopre nxìu 
parte di quei muro, nella quale è da considerare 
che con lunga pacienza fece d* un color verde il 
ritto delle foglie e d' un* altro il rovescio y come 
fa la natura né piik né meno ; e oltra ai pastori 
vi fece una serpe ovvero biscia cbe cammina su 
per un muro naturalissima . Dicesi cbe A lesso 
s' affaticò molto per trovare il vero modo del 
musaico, e cbe nun gli essendo mai riuscito cosa 
cbe valesse , gli capitò finalmente alle mani un 
tedesco cbe andava a Roma alle perdona nze ; e 
cbe alloggiandolo , imparò da lui interamente il 
modo e la regola di condurlo , di maniera cbe . 
essendosi messo poi arditamente a lavorare in S, 
Giovanni sopra le porte di bronzo , fece dalla 
banda di dentro negli ardii alcuni angeli cbe 
tengono la testa di Cristo . Per la quale opera 
conosciuto il suo buon modo di fare, gli fu ordi- 
nato dai consoli dell' arte de' mercatanti cbe ri- 
nettasse e pulisse tutta la volta di quel tempio , 
stata lavorata , come si disse, da Andrea Tafi ; 
percbè essendo in molti luogbi guasta , aveva 
bisogno d'essere rassettata e racconcia . Il cbe 
fece Alesso con amore e diligenza , servendosi 
in ciò d' un edifizio di legname cbe gli fece il 
Cecca, il quale fu il migliore architetto di queir 
età. Insegnò A lesso il magisterio de'musiaicia 
Domenico Ghirlandaio, il quale accanto a se poi 
lo ritrasse nella cappella de' Tornabuoni in S, 
Maria Piovella, nella storia dove Giovaccbino è 
cacciato del tempio nella figura d'.un vecchio 
raso con un cappuccio rosso in testa . "Visse Ales* 
#0 anni ottanta , e quando cominciò ad avvici- 
narsi alla vecchiezza , come quello ch« voleva 



VITA DI ALII90 BÀLDOVINCTTI S77 

foto* con ftnimo quieto attendere agli studi della 
tua profefSMonc , siccome fanno spesso molti uo* 
mini, si commise nello spedale di S. Paolo. £d a 
eagione ft^rse d* esservi ricevuto più Volentieri e 
meglio trattato ( potette anco essere a caso) fece 
portare nelle sue stanze del detto spedale un 
tfran cassone , sembiante facendo che dentro ri 
fnsse buona somma di da mi ri ; perché così cre- 
dendo che fusse , lo speda lingo e gli altri mini- 
stri , i quali sapevano che egli aveva fetto allo 
spedale donazione di qiy lunque cosa si trovasse 
alla morte sua, gli facevano le maggiori carezze 
del mondo • Ma venuto a morte A lesso vi si 
trovò dentro solamente disegni, ritratti in carta, 
ed un libretto che insegnava a far le pietre del 
musaico y lo stucco , ed il modo di lavorare • Ni 
fu gran fatto y secondo che si disse , che non si 
trovassero danari y perchè fìi tanto cortese , che 
ninna cosa aveva che cosi non fusse degli amici , 
come sua • 

Fu suo discepolo il Graffione fiorentino y che 
sopra la porta degrinnocenti fece a fresco il Dio 
Padre con quegli angeli che vi sono ancora. Di- 
cono che il magnifico Lorenzo de' Medici ragio- 
nando un di coi Graffione, che era uno strava- 
gante cervello y gli disse : Io voglio far fare di 
musaico e di stucchi tutti gli spigoli della cupola 
di dentro ; e che il Graffione rispose : Voi non ci 
avete maestri . A che replicò Lorenzo : Noi ab- 
biam tanti danari y che ne faremo ; il Graffione 
subitamente soggiunse : £h Lorenzo , i danari 
non fìinno maestri y ma i maestri fanno i danari. 
Fu costui bizzarra e fantastica persona : non 
mangiò mai in casa sua a tavola che fusse appa- 



978 »AATS SXCOVDl 

lacchiate d' altro che dì suoi cartoni y e noà 
dormi id altro letto che in un cassone pien di 
paglia senza lenzuola . Ma tornando ad A lesso , 
•gli fini r arte e la yita nel i44S> e fu dai suoi 
parenti € cittadini sotterrato onorayolmente • 



/ 



3^ 



VITA 
DI VELLANO DA PADOVA 

SCULTORE. 



X anto grande è la fona del contraffare con a« 
more e studio alcuna cosacche il più delle volte^ 
essendo bene imitata la maniera a'una di queste 
nostre arti da coloro che nel 1 Vipere di qualcuno 
ti compiacciono y sì fattamente somiglia la cosa 
che imita quella che è imitata , che non si di- 
scerné y se non da cbi ha più che buon occhio, 
alcuna differenza ; e rade Tolte atviene che un 
discepolo amorerole non apprenda almeno in 

Sran parte la maniera del suo maestro • Veliano 
a Padora s' ingegnò con tanto studio di con* 
traffare la maniera ed il fare di Donato nella 
•cultura y e massimamente ne* bronzi , che ri- 
mase in Padova sua patria erede della viitÀ di 
Donatello Fiorentino , come ne dimostrano l'o- 
pere sue nel Santo; dalle quali pensando quasi 
offnuno che non ha di ciò cognizione intera 
eh' elle siano di Donato y se non sono avvertiti 
restano tutto giorno ingannati . Costui dunque 
infiammato dalle molte lodi che sentiva dare a 
Donato scultore fiorentino che allora lavorava 
in Padova, e dal disiderio deli* utile che median- 
te reccellenza dell'opere viene in mano de'buo- 
ni artefici, si acconciò con esso Donato per im- 
parar la scultura , e vi attese di maniera y che 
con l'aiuto di tanto maestro conseguì finalmenta 
l' intento suo j onde prima che Donatello partisse 



l8o PAUTK SECONDA 

di Padova finite V opere sue aveva taVito acqui* 
sto fatto nel!' arte , che già era in buona aspet- 
tazione e di tanta speranza appresso al maestro^ 
che meritò che da lui gli fussero lasciate tutte le 
masserizie ^ i disegni , e i modelli delle storie , 
che f^ì avevano a fare di bronzo intorno al coro 
del Santo in quella città. La qual cosa fu cagione 
che partito Donato y come si è detto , fu tutta 
queir opera pubblicamente allogata al Vellaiio 
nella patria con suo molto onore . Egli dunquél 
fece tutte le storie di bronco che sono nel coro 
del Santo dalla banda di fuori , dove fra l'altre é 
la storia quando Sansone abbracciata la colonna 
rovina il tempio de' Filistei , dove si vede con 
ordine venir giù i pezzi delle royìne , e la morte 
di tanto popolo, ed inoltre la diversità di molte 
attitudini in coloro che muoiono, chi per la ro^ 
vina echi per la paura ;il che maravigliosamente 
espresse Vellano. Ne\ medesimo luogo sono al- 
cune cere ed ì modelli di queste cose , e cosi al- 
cuni candelieri di bronzo lavorati dal medesimo 
con molto eiudizio ed invenzione. £ per quanto 
si vede , ebbe qur sto artefice estremo disìderie 
d' arrivare al srgno di Donatello , ma non vi ar- 
rivò , perchè si pose colui troppo alto in un'arte 
difficilissima . £ perchè Vellano si dilettò anco 
dell' archit(*ttura , e fu più che ragionevole ifi 
quella professione , andato a Roma al tempo di 
papa PhoIo Yiniziano Tanno ì^GJI, per il quale 
pontefice era architettore nelle fabbriche del 
Vaticano Giuliano da Maiano,fu anch'egli ado- 
perato a molte cose , e fra V altre opere che vi 
fece, sono di sua mano Tarme che vi si veggionc 
di quel pontefice col nome appresso . Lavori 
ancora al palazzo di S. Marco molti degli orna** 



VITA DI TCLLARO DÀ PADOVA a8l 

menti di mella fàbbrica per lo medesimo papa, 
la testa del quale è di mano di Yeliano a oommo 
le scale • Disegnò il medesimo per quel luogo un 
Cortile stupendo con una salita di scale comode 
e piaceroK ; ma ogni cosa , sopravvenendo la 
morte del pontefice , rimase imperfetta . I^el 
qual tempo che stette in Roma il Vellano , fece 

5»er il detto P^^P* e per altri molte cose piccole 
t marmo e di oronfco ; ma non l' ho potute rio* 
irenire . Fece il medesimo in P«*ugia una statua 
di bronco maggiore che il vivo , nella quale fi-* 
euro di naturale il detto papa a sedere in ponti-^ 
Scale , e da pie vi mise il nome suo e i anno 
che ella fu fatta ; la qual figura posa in una nic-> 
chia di piA sorte pietre lavorate con molta dili- 
ceiiza fuor della porta di S. Lorenao, che è il 
duomo di ouella città . Fece il medesimo molte 
medaglie, delle quali ancora si veggiono alcune, 
e particol armento quella di quel papa , e quelle 
d'Antonio Rosello aretino, e di Battista Platina 
ambi di quello segretari . Tornato dopo queste 
cose Vellano a Padoa con bonissimo nome y era 
in pregio non solo nella propria patria , ma in 
tutta la Lombardia e Marca Trìvisana , si perchè 
non eran insino allora stati in quelle parti artefici 
eccellenti , sì perché aveva bonissima pratica 
nel fondere i metalli . Dopo essendo già vecchio 
Vellano , deliberando la Signoria di Vinegia che 
si facesse di bronzo la statua di Bartolommeo da 
Bergamo a cavallo , allogò il cavallo ad Andrea 
del Vcrrocchio fiorentino e la figura a Vellano • 
La qual cosa udendo Andi'ea che pensava che a 
lui toccasse tutta V opera , venne in tanta colle- 
ra , conoscendosi , come era in vero , altro mae- 
stro che Vellano non era j che fracassato e rotto 



aÌ2 PARTE SEeOlTDA 

tutto il modello che già ayeTa finito del earall^y 
te ne venne a Firenze.M a poi essendo richiamato 
dalla Signoria che gli diede a fare tutta l'operai 
di nuoTO tornò a finirla . Della qual cosa prese 
Vellano tanto dispiacere, che partito di Vinegia 
senza far motto o risentirsi di ciò in niuna ma- 
niera 9 se ne tornò a Padoa y dove poi visse il ri* 
manente della sua vita onoratamente , conten- 
tandosi deir opere che aveva fatto e di essere , 
come fu sempre, nella sua patria amato ed ono- 
rato . Mori d' età d'anni novantadue, e fu sotter- 
rato nel Santo con queir onore che la sua virtù , 
avendo se e la patria onorato , meritava . Il suo 
ritratto mi fu mandato da Padoa da alcuni amici 
miei che V ebbono, per quanto mi avvisarono , 
dal dottissimo e reverendissimo cardinal Bembo, 
che fu tanto amatore delle nostre arti , quanto in 
tutte le più rare virtù e doti d'nnimo e di corpo 
fu sopra tutti gli altri uomini deU' età nostra •€* 
cellentissimo • 




T. 7 ■ ^' 



VITA. 
DI FRA FILIPPO LIPPI 

PITTORE FIORENTINO. 



Jr ra Filippo ài Tommaso Lippi carmelitano ^ 
iiquaienacqueinFioreuEa in una contrada detta 
Ardiglione sotto il canto alla Cuculia dietro al 
convento de' frati Carmelitani y per la morte di 
Tommaso suo padre restò povero fanciullino 
d' anni due senza alcuna custodia^ essendosi an- 
cora morta la madre non molto dopo averlo par- 
torito . Rimaso dunque costui in governo d una 
mona Lapaccia sua sia sorella di Tommaso suo 
padre , poiché V ebbe allevato con suo disaqio 
grandissimo,quando non potette più sostentarlo^ 
essendo egli già di ott' anni y lo fece frate jiel 
sopraddetto convento del Carmine ; dove stan- 
dosi, quanto era destro ed ingegnoso nelle azioni 
di mano , tanto era nella erudizione delle lettere 
grosso e male atto ad imparare ; onde non volU 
applicarvi lo ingegno mai , né averle per ami-^ 
cne. Questo putto , il quale fu chiamato col no- 
me dei secolo Filippo , essendo tenuto con gli 
altri in noviziato e sotto la disciplina del maestro 
della grammatica, pur per vedere quello che sa- 
pesse fare y in cambio di studiare non faceva mai 
altro che imbrattare con fantocci i libri suoi e 
degli altri ; onde il priore si risolvette a dargli 
ogni comodità ed agio d' imparare a dipignere . 
Era allora nel Carmine la cappella da Masaccio 
nuovamente stata dipinta y la auaU y perciocché 



SR4 PARTE ^ CCONOA 

bellissima era, piacerà molto a fra Filippo;1aofl« 
de ogni giorno per suo diporto la frequentava f 
e quivi esercitandosi del continovo in compagnia 
di molti giovani che sempre vi disegnavano , di 
gran lunga gli altri avanzava di destrezza e di 
sapere^ di maniera che e' si teneva per fermo 
che e' dovesse fare coi tempo qualche maravi- 
gliosa cosa.Ma negli anni accrhi^non che ne*ma- 
turi , tante lodevoli opere fece, che fu un mira* 
colo . Perché di li a poco tempo lavorò di verde 
terra nel chiostro vicino alla Sagra di Masaccio 
Un papa che conferma la regola de'Carmelitani^ 
ed in molti luoghi in chiesa in più pareti in fre- 
sco dipinse , é particolarmente un S. Gio: Batti-» 
ita ed alcune storie della sua vita ; e così ogni 
giorno facendo meglio , aveva preso la mano di 
Masaccio si y che le cose sue in modo simili a 
quelle faceva y che molti dicevano lo spirito di 
Malaccio essere entrato nel corpo di fra Filippo . 
Fece in un pilastro in chiesa la figura di S. Mar-^ 
zia te presso all' drgano y la quale gli arrecò in- 
finita fama y potendo stare a paragone con le 
cose che Masaccio aveva dipinte; perii chesen-* 
titosi lodar tanto per il grido d* ognuno, animo- 
samente si cavò r abito d' età d* anni diciassette. 
£ trovandosi nella Marca d'Ancona, diportando- 
si un giorno con certi amici suoi in una barchetta 
per mare,fbTono tutti insieme dalle fìiste de'Mo» 
Tì che per quei luoghi scorrevano preste menati 
in Barberia^e messo ciascuno di loro alla catena 
e tenuto schiavo ; dove stette con molto disagio 
per diciotto mesi . Ma perchè un giorno, avendo 
egli molto in pratica il padrone , gli venne co- 
modità e capriccio di ritrarlo , preso un carbone 
spento del fuoc<^ , con quello tutto intero lo r»- 



VITA DI FllA FILIPPO LIPPI 285 

tnis$e co' suoi abiti indosso alla moresca lu un 
muro bianco . Onde essendo dagli altri scbiavi 
detto questo al padrone , percbè a tutti un mi- 
racoio parerà , non s' usando il disegno né la 
pittura in quelle parti y ciò fu causa della sua 
liberazione dalla catena y doTe per tanto tempo 
era stato tenuto . Veramente è gloria di questa 
Tirtù grandissima cbe uno , a cui è conceduto 
per legge di poter' condennare e punire , faccia 
tutto il contrario : anzi in cambio di supplicio e 
di morte y s' induca a far carezze e dare libertà « 
Avendo poi lavorato alcune cose di colore al 
detto suo padrone , fu condotto sicuramente a 
Napoli , dove egli dipinse al re Alfonso^ allora 
duca di Calavria, una tavola a tempera nella 
cappella del castello dove oggi sta la guardia • 
Appresso gli venne volontà di ritornare a Fio* 
renza y dove dimorò alcuni mesi , e lavorò alle 
donne di S. Ambruogio all'altare maggiore una 
liellissima tavola , la quale molto grato lo fece a 
G>simo de' Medici, cbe per questa cagione diven- 
ne suo amicissimo . Fece anco nel capitolo di S. 
Croce una tavola , e un' altra che fu posta nella 
cappella in casa Medici y e dentro vi fece la na- 
tività di Cristo : lavorò ancora per la moglie di 
Cosimo detto una tavola con la medesima nati- 
vità di Cristo e S. Gio; Battista , per mettere 
all' ermo diCamaldoli in una delle celle de' ro- 
miti, cbe ella aveva fatta fare per sua divozione 
intitolata a S. Gio: Battista ; ed alcune storiette 
cbe si mandarono a donare da Cosimo a papa 
Eugenio IV Vini zìano. Laonde fra Filippo molta 
grazia di quest' opera acquistò appresso il papa • 
Dicesi cb era tanto venereo , cbe vedendo donne 
^e gli piacesaero , se ie poterà ayere y ogni sua 



286 PARTE SECONDA 

facultc\ cIon<')to le areLbe, e non potendo per via 
di mezzi y ritraemiole in pittura con ragiona- 
menti la fiamma del suo amore intiepidiva . £d 
era tanto perduto dietro a questo appetito , cbe 
air opere prese da lui quando era in questo 
umore , poco o nulla attendeva. Onde una volta 
fra r altre Cosimo de' Medici facendogli fare 
un' opera in casa sua, Io rinchiuse, perchè fuori 
a perder tempo non andasse . Ma egli statoci già 
due giorni , spìnto da furore amoroso , anzi be- 
stiale, una sera con un paio dì forbici fece alcune 
liste de' lenzuoU del letto , e da una finestra ca- 
latosi , attese per molti giorni a' suoi piaceri • 
Onde non lo trovando e facendone Cosimo cer- 
care , al fine pur lo ritornò al lavoro , e d' allora 
in poi gli diede libertà che a suo piacere andasse^ 
pentito assai d' averlo per lo passato rinchiuso, 
pensando alla pazzìa sua ed al pericolo che po- 
teva incoiTcre . Per il che sempre con carezze 
s'ingegnò di tenerlo per l'avvenire ; e cosi da lui 
fu servito con più prestezza , dicendo egli che 
l'eccellenze degl' ingegni rari sono forme celesti 
e non asini vetturini . Lavorò una tavola nella 
chiesa di S. Maria Primerana in su la piazza di 
Fiesole , dentrovi una nostra Donna annunziata 
da ir Apgelo, nella, quale è una diligenza grandis- 
sima, e nella figura dell'angelo tanta bellezza che 
e' pare veramente cosa celeste. Fece alle mona* 
che delle Murate due tavole , una della Annun- 
ziata po^ta allo aitar maggiore ^ l'altra nella me- 
desima chiesa a un altare , dentrovi storie di S. 
B('nedetto e dì S. Bernardo ; e nel palazzo della 
Signoria dipinse in tavola un' Annunziata sopita 
una polla , e similmente fece in detto palazzo 
«u b. Bernardo so^ra un' altia porta ; € nella 



VITA DI FRA FILIPPO UPPI 187 

sagrestia di S.Spirìto di Fioreii£a una tavola con 
una nostra Donna ed angeli d'attorno e santi da 
lato j opera rara e da questi nostri maestri stata 
sempre tenuta in granai>sima venerazione . 

In S.Lorenzo alla cappella degli operai lavori 
una tavola con un'altra Annunziata, ed a quella 
della Stufa una che non è finita . In S. Apostolo 
di detta cittÀ in una cappella dipinse in tavola 
alcune figura intomo a una nostra Donna : ed in 
Arezzo a M. Carlo Marsuppini la tavola della 
cappella di S. Bernardo ne' monaci di Monte 
Oliveto con la incoronazione di nostra Donna e 
molti satiti attorno , mantenutasi così fresca, che 

5 are fatta dalle mani di fra Filippo al pi^esente ; 
ove dal sopradetto M.Carlo gli fu detto^che egli 
avvertisse alle mani che dipigneva,perchè molto 
le sue cose erano biasimate . Per il che fra Fi<- 
lippo nel dipignere da indi innanzi, la maggior 
parte o con panni o con altra invenzione rico-» 
perse per fuggire il predetto biasimo.Nelln quale 
opera ritrasse di naturale detto M.Carlo. Lavorò 
in Fiorenza alle monache di Anna lena una tavola 
d' un presepio ; ed in Padova si veggono ancora 
alcune pitture . Mandò di sua mano a Roma due 
storiette di figure picciole al cardinal Barbo , le 
quali erano molto eccellentemente lavorate e 
condotte con diligenzia . E certamente egli con 
maravigliosa grazia lavorò e finitissimamente 
unì le cose sue , per le quali sempre dagli 
artefici in pregio , e da' moderni maestri è 
stato con somma lode celebrato , e ancora , 
mentreché 1' eccellenza di tante sue fatiche la 
voracità del tempo terrà vive 9 sarà da ogni se- 
colo avuto in venerazione . In Prato ancora vi- 
•ÌQo a Fiorenza , dove aveva alcuni parenti # in 



^88 PARTE SEC0MD4 

«ompagnia di fra Diamante del Carmine stato 
suo compagno e noTixio insieme , dimorò molti 
mesi , lavorando ner tutta la terra assai cose . 
Essendogli poi dalle monache di S. Margherita 
data a fare la tavola dell* aitar maggiore, mentre 
vi lavorava , gli veiiiie un giorno veduta una fi- 
gliuola di Francesco Buti cittadin fiorentino y la 
quale o in serhanza o per monaca era quivi in 
serbanza . Fra Filippo dato d' occhio alla Lu- 
crezia 9 che cosi era il nome della fanciulla , la 
quale aveva bellissima eraaia ed aria , tanto o- 
però con le monache , che ottenne di farne un 
ritratto per metterlo in una figura di nostra 
Donna per V opra loro. £ con questa occasione 
innamoratosi maggiormente y fece poi tanto per 
via di mezzi e di pratiche y che egli sviò la Lu« 
crezia dalle monachete la menò via il giorno ap* 
punto ch*ella andava a vedere mostrar la cintola 
di nostra Donna y onorata reliquia di quel ca- 
ttello . Di che le monache molto per tal caso 
furono svergognate, e Francesco suo padi*e non 
fu mai più allegro e fece ogni opera per riaver- 
la ; ma ella o per paura o per altra cagione non 
volle mai ritornare , anzi starsi con Filippo y il 
quale n' ebbe un figliuol maschio che fu chia- 
mato Filippo egli ancora, e fu poi , come il pa- 
di*e , molto eccellente e famoso pittoi*e . In S. 
Domenico di detto Prato sono due tavole ed una 
nostra Donna nella chiesa di S. Francesco nel 
tramezzo , il quale levandosi di dove prima era, 
per non guastarla tagliarono il muro dove era 
dipinto , ed allacciatolo con legni attorno , lo 
tra portarono in Una parete della chiesa , dove si 
vede ancora oggi . £ nel Ceppo di Francesco di 
Harco sopra un pozzo in un cortile é una tavo* 



TITA DI FRA FILIPPO LIPPI 26^ 

letta dì man del medesimo col ritratto di dett« 
Francesco di Marco autore e fondatore di quelU 
casa pia. È nella pieTe di detto castello fece ia 
una tavolina sopra la porta del fianco salendo U 
ira le la morte ai S. Bernardo , che rende la sa<^ 
nità toccando la bara a molti storpiati; dorè sona 
frati che piangono il loro morto maestro ^ eh' i 
cosa mirabile a vedere le belle arie di teste nell% 
mestizia del pianto con artificio e naturale simi* 
litudine contraffatte . Sonvi alcuni panni di co« 
colle di frati che hanno bellissime pieghe e me- 
ritano infinite lodi per lo buon disegno , colori- 
to , componimento, e per la grazia e proporzio- 
ne che in detta opra si yedc , condotta dalla de-* 
licatissima mano di fra Filippo . Gli fu allogato 
dagli operai della detta |>icve ; per ayere memo** 
ria di lui , la cappella dell' aitar maggiore di 
detto luogo ^doye mostrò tanto del valor suo io 
questa opera , eh' oltra la bontà e l' artificio di 
essa , vi sono panni e teste mirabìlisicime . Fec« 
in questolavoro le figure maggiori del vivo, do* 
ve introdusse poi negli altri artefici moderni il 
modo di dar grandezza alla maniera d'oggi. 
Sonvi alcune figure con abbigliamenti in quel 
tempo poco usati y dove cominciò a destare gli 
ani Oli delle genti a uscire di quella semplicità » 
che piuttosto vecchia che antica si può nomina- 
re . In questo lavoro sono le storie di S. i^tefano, 
titolo Ili detta pieve , partite nella faccia della 
banda destra , cioè la dìsputazione, lapidazione; 
e morte di detto protomartire ,- nella faccia del 
quale disputante contro i Giudei dimostrò tanto 
zelo e tanto fervore , che egli è cosa di /liei le od 
immaginarlo , non che ad esprimerlo, e nei volti 
e nelle varie attitudini di esù Giudei V odio , I# 
yoL. IL 19 



ag« PARTE SECONDA 

•degno y e la collera del vedersi Tinti da lui . Sic* 
coiiie più apertamente amora fece apparire la 
bestialità e la rabbia in coloro cbe l'uccidono 
con le pietre, avendole afferrate chi grandi e chi 
piccole j con uno strignere di denti orribile e 
con gesti tutti crudeli e rabbii)«;i. E nientedimeno 
infra sì terribile as«»alto S. Stefano sicurissiiiio a 
col viso loTdto di ciclo si dimostra con grandis- 
sima carità e fervore supplicare all' eterno Pa- 
dre per quegli stessi che lo uccid'»no: con^id'.Ta-* 
sioni certo belli^si)lle ,e da far conoscere altrui 
quanto vaglia lu invenzione ed il saper esprimere 
gli affetti nelL* pitture; il che' si bene osservò co- 
stui, cìie in coloro che sotterrano S. Stefano fece 
attitudini sì dolenti , e alcune teste sì afflitte e 
dirotte nel piantoxhe e 'non é appena possibile di 
«lardarle senza commuoversi . Dall'altra banda 
lece la natività , la predica, il battesimo, la cena 
d'Erode , e la decollazione di S. Giovanni fiatti-i 
ita , dove nella faccia di lui predicante si conor 
Bce il divino spirii»,e nelle turbe^che ascoltano, 
i diversi movimenti e T allegrezza e rafflizione, 
così nelle donne come negli uimiini , astratti • 
sospcFì tutti negli ammaestramenti di^\Giovan-> 
ni . Nel bntt esimo si riconosce la bellezza e la 
bontà , e nella cena di Erode la maestà del con» 
Tito, la destrezza di Erodiade, lo stupon; de Von«- 
Titati , e lo attristamento fuori di maniera nel 
presentarsi la te^ta tagliata dentro al bacino • 
Yecgonsi intorno al c(mvito infinite figure con 
molto belle attitudini,e ben condotte e- di i anni 
e di prie di visi ,tra i quali ritrasse allo specchio 
se ^ tesso ve^tito di nero in abito da prelato,ed il 
tfuo discepolo fra Diamante dove sì piange S» 
Stefano • Ed in vero questa opera fu la più eccel- 



VITA DI FRA FILIPPO LlPPi 391 

lente dì tutte le cose sae, si per le considerazioni 
dette di sopra y e sì per aver fatte le iì^urc al- 
quanto maggiori cbe il vivo ; il che dette animo 
a chi venne dopo lui di ringrandire la maniera • 
Fu tanto per le sue buone qualità stimato , che 
molte cose^che di biasimo erano alla vita sua, fu- 
rono ricoperte mediante il grado di tanta virtù • 
Bi trasse in questa opera M. Carlo figliuolo na- 
turale dì Cosimo de' Medici , il quale era allora 
Jroposto di quella chiesa, la quale fu da lui e 
alla sua casa molto beneficata. Finita che ebbe 
quest' opera, Tanno \^6'ò dipinse a tempera una 
tavola per la chiesa di S. Iacopo di Pistoia , den- 
trovi una Nunziata molto bella per M. Iacopo 
Bellucciyil qual vi ritrasse di naturale molto vi- 
vamente. In casa di Pulidoro Bracciolini è in un 
quadro una natività di nostra Donna di sua ma- 
no ; e nel magistrato degli Otto di Firenze è in 
un mezzo tondo dipinto a tempera una nostra 
Donna col figliuolo in braccio . In casa Lodo- 
vico Capponi in un altro quadro una nostra Don- 
na bellissima,ed appresso di Bernardo Vecchietti 
gentiluomo fiorentino, e tanto virtuoso e da be- 
ne quanto più non saprei dire , è di mano del 
medesimo in un quadretto piccolo un S. Agostino 
che studia bellissimo . Ma molto meglio e un S. 
leronimo in penitenza della medesima grandez- 
za in guardaroba del Duca Cosimo . E se fra 
Filippo fu raro in tutte le sue pitture, nelle pic- 
cole superò se stesso , perché le fece tanto gx^a- 
ziose e belle , che non si può far meglio , come 
si può vedere nelle predelle di tutte le tavole che 
fece . Insomma fu egli tale , che ne' tempi suol 
ninno lo trapassò , e ne' nostri pochi : e Miche* 
lagnolo i' ha non pur celebrato sempre^ ma imi- 



393 PARTE SECONDA 

tato in molte cose . Fece ancora per la chiesa di 
S. Domenico vecchio di Perugia, che poi è stata 

I>o8ta air aitar maggiore y una tavola dentrovi 
a nostra Donna , 8. Piero , S. Paolo, S. Lodoyi« 
co 9 e S. Antonio abate . M. Alessandro degli A- 
lessandri, allora cavaliere ed amico suo, gli fece 
Are per la sua chiesa di villa a Yincigliata nel 
poggio di Fiesole in una tavola un S. Lorenzo ed 
altri santi , ritraendovi lui e dua suoi figliuoli • 
Fu fra Filippo molto amico delle persone allegre 
e sempre lietamente visse. A fra Diamante fece 
imparare Tarte della pittura , il quale nel Car- 
mine di Prato lavorò molte pitture , e della ma- 
niera sua , imitandola assai, si fece onore, perchè 
e' venne a ottima perfezione • Stette con fra Fi- 
lippo in sua sioventii Sandro Botticello , Pisello, 
Iacopo del Sellaio fiorentino, che in S. Friano 
fece due tavole ed una nel Carmine lavorata a 
tempera , ed infiniti altri maestri , ai quali sem- 
pre con amorevolezza insegnò V arte . Delle fa- 
tiche sue visse onoratamente , e straordinaria- 
mente spese nelle cose d' amore , delle quali del 
contìnuo mentre che vFsse fino alla morte si di- 
lettò . Fu richiesto per via di Cosimo de' Medici 
dalla comunità di Spoleti di fare la cappella 
nella chiesa principale della nostra Donna , la 

Suale lavorando insieme con fra Diamante con- 
usse a honissimo termine , ma sopravvenuto 
dalla morte non la potette finire. Perciocché di- 
cono chr, essendo egli tanto inclinato a questi 
suoi beati amori , alcuni parenti della donna da 
lui amata lo fecero avvelenare.Fini il corso del- 
la vita 8ua fra Filippo di eìÀ d'anni cinquanta- 
sette nel 1438, ed a fra Diamante lasciò in gover- 
no per testaflieuto Filippo suo figliuolo; il quale 



VITA DI FRA riUPPO LIPPI I9S 

AiAcialIo di dieci anni imparando V arte dn un 
DiamaDjte , seco se ne tornò a Fiorenza, portan-» 
dosene fra Diamante trecento ducati che per 
r opera fatta si restarano ad avere dalla comu-^ 
mtà ; de quali comperati alcuni beni per se prò» 
prio y poca parte fece ai fanciullo . Fu acconcio 
Filippo con Sandro Botticello tenuto allora mae* 
stro bonissimo ; ed il vecchio fu sotteriato in un 
sepolcro di marmo rosso e bianco , £itto porre 
dagli Spoletioi nella chiesa che e' dipigneva . 
Dolse la morte sua a molti amici y ed a Cosimo 
de* Medici particolarmente ed a papa Eugenio f 
il quale in vita sua volle dispensarlo che potesse 
avere per sua donna legittima la Lucrezia ài 
Francesco Buti , la quale per potere far di se e 
deli* appetito suo come gli paresse > non si volse 
curare a' avere . Mentre cnc Sisto IV viveva , 
Lorenzo de' Medici (atto ambasciator da' Fio* 
Xentinifece la via di Spoleti per chiedere a quella 
comunità il corpo di n*a Filippo per metterlo in 
S. Maria del Fiore in Fiorenza : ma gli fu rispo» 
sto da loro che essi avevano carestia d' ornamen- 
to^ e massimamente d'uomini eccellenti, perchè 
per onorarsi gliel domandarono in grazia , ag- 
giugnendo che avendo in Fiorenza infiniti uo- 
mini famosi e quasi di supere hio , che e' volesse 
fare senza questo , e così non V ebbe altrimenti. 
Bene è vero che deliberatosi poi di onorarlo in 
quel miglior modo eh' e' poteva , mandò Filip- 
pino suo figliuolo a Roma al cardinale di Napoli 
per fargli una cappella . Il quale passando da 
Spoleti , per commissione di Lorenzo fece fargli 
una sepoltura di marmo sotto V organo e sopra 
la sagrestia, dove spese cento ducati d' oro , i 
quali pagò Nofri Tornaboni maestro dei banco 



9g\ PARTE SECONDA 

de' Medici ; e da M. Agnolo PolÌEiano gli feee 
faie il presente epigramma intagliato in detta 
sepoltura di lettere antiche : 

Condfius hic ego sum picturae fama Philippusn 

Nulli ignota nieae est srati a mira manua • 
Artifices potai digitis animare colores , 

Sperata jue anìmosfallere \^oce dia . 
Tpsa nieis stupuit natura espressa figurisy 

Mcqae suisjassa est artibus esstparem. 
Marmoreo tumulo Medicei Laureniius hic me 

Condidit f ante humili polvere tectus eram • 

Disegnò fra Filippo benissimo , come si può re- 
dere nel nostro libro di disegni de' più famosi 
dipintori , e particolarmente in alcune carte do- 
rè é disegnata la tayola di S. Spirito ^ ed in altre 
dove é la cappella di Prato • 




"rA^I'^ :<'ij.'::lAlT'Q) ;;• ;, 



VITA 

DI PAOLO ROMANO 

E DI MAESTRO MINO 

SCULTORI 
E Dt 

CHIMENTI CAMICIA 

ARCHITETTO. 



lingue ora che noi parliamo di Paolo Romano n 
di Mino del Regno coetanei e delia medei^ima 

Srofessione j ma molto differenti nelle qualità 
e' costami e doll'arte: perché Paolo fa modesto 
ed assai ralente , Mino di molto minor valore , 
ma tanto prosnntnoso ed arrogante , che oltre il 
far suo pirn di superhia , con le parole ancora 
alzava raor di modo le proprie fatiche. Nel farsi 
allogazione da Pio li pontefice a Paolo scaitnre 
roToan ^ d* una ficura , egli tanto per invidia lo 
ttimitlò ed infesto! lo,che Paolo il quale era buo- 
na od umilissima persona fu sforzato a risentirsi. 
Laonde Mino sbuffando con Paolo , voleva gio- 
care TTiille ducati a fare una figura con esso lui; 
e questo con grandissima prosunzione ed auda- 
cia diceva , conoscendo egli la natura di Paolo 
che non voleva fastidi , non credendo egli che 
tal partito accettasse. Ma Paolo accettò V invito^ 
e Mino meuo pentito , solo per onore tuo centv 



ì 



496 l^ARTC SECONBA 

ducati giuoco. Fatta la figura fu dato a Paolo il 
▼ante y come raro ed eccellente eh' egli era , e 
Mino fu scorto per quella persona neir arte,che 
più con le parole che con Topre Taleva . Sono di 
mano di Mino a Monte Gassino ^ luogo de' mo« 
naci JVeri nei regno di Napoli, una sepoltura j 
ed in Napoli alcune cose di marmo ; in Roma il 
S. Pietro e S. Paolo che sono a pie delle scale di 
S. Pietro , ed in S. Pietro la sepoltura di papa 
Paolo II . £ la figura che fece Paolo a concor* 
renza di Mino fu il S. Paolo che ali* entrata del 
ponte S. Anffeio su un basamento di marmo si 
Tede ; il quale molto tempo stette innanzi alla 
cappella di Sisto IV non conosciuto . Avvenne 
loi che Clemente VII pontefice un giorno diede 
' occhio a questa figura, e per essere egli di tali 
cserciz) intendente e giudicioso,gli piacque moU 
io. Per il che egli deliberò di far fare un S. Pie- 
tro della grandezza medesima , ed insieme alla 
entrata di ponte Sant'Angelo , dove erano dedi- 
cate a questi apostuli due cappelletto di marmo 9 
levar quelle che impedivano la vista al castello ^ 
e mettervi queste due statue . 

Si legge f^^ir opera d' Antonio Filarete , che 
paolo fu non pure scultore ma valente orefice, e 
che lavorò in parte i d.) dici Apostoli d'argento 
che innanzi al sacco di Roma si tenevano sopri^ 
r ^Itar della cappella papale ; nei quali lavorò 
ancora Niccolò della Guiirdia e Pietro Paolo da 
Todi , che furono discepoli di Paolo e poi ragio- 
nevoli maestri nella scultura, come si vede nelle 
sepolture di papa Pio II e del III, nelle quali so- 
no i di.*tti duoi pontefici ritratti di naturale. E 
di mano dei medesimi si veggiono in medaglia 
tre amperadori ed altri personaggi grandi. £ il 



^TA 01 fkOLO ROMANO 197 

detto Paolo fece unastatua d* un uomo armato 
a cavailo^che oggi è per tena in S.rietro Ticino 
alla cappella di 8. Andrea. Fu creato di Papìo 
lÀncristoforo romano che iu vaiente scultore , 
e sono alcune opere di sua mano in Santa Maria 
XrasteTere ed altrove . 

Chimenti Camicia , del quale non si sa altro 
quanto ali* origine sua se non che fu fiorentino, 
stando al servigio del re d' Ungheria gli fece pa- 
lazzi , giardini , fontane y tempj , fortezze , ed 
altre molte muraglie d' importanza , con orna- 
menti y intagli 9 palchi lavornti y ed altre simili 
fpse che furono con molta diligenza condotti da 
faccio Cellini • Dopo le quali opere Chimenti , 
come amorevole della patria , se ne tornò a Fi- 
renze y ed a Baccio che là si rimase mandò, per- 
chè le desse al re^ alcune pitture di mano di Ber- 
to linaiuolo y le quali furono in Ungheria tenute 
hellissime e da quel re molto lodate. Il qual Berto 
( non tacerò anco questo di lui ) dopo aver molti 
quadi'i con hella maniera lavorati che sono nelle 
case di molti cittadini > sì morì appunto in sul 
fiorire, troncando la buona speranza che si aveva 
di lui • Ma tornando a Chimenti , egli stato 'nou 
molto tempo in Firenze, se ne tornò iu Ungheria, 
dove continuando nel servizio del re , prehe, an- 
dando su per ilDanuhioadar disegni di mulina, 
per la stracchezza un' infermità che in pochi 
giorni lo condusse alT altra vita. L* opere di que- 
sti maestri fui'ouo nel 1470 in circa . 

Visse ne' medesimi tempi ed abitò Roma al 
tempo di papa Sisto IV Baccio Pintelli fiorenti- 
no , il qual per la buona pratica che ebbe nelle 
cose d' architettura meritò che il detto pnpa in 
ogni sua impresa di fabbriche se ne servisse. Fu 



398 »ARTS SCCONVA 

fatta dunqae col disegno dì costui la cliiesa é 
convento di iSanta Maria del Popolo^ed in quella 
alcune cappelle con molti ornamenti , epartico* 
larmente quella di Domenico della Rovere car« 
dinaie di S. Clemente e nipote di quel papa . Il 
medesimo fece fare col disegno di Baccio un pa<^ 
lajEzo in Borgo vecchio , cbe fu allora tenuto 
multo belio e ben considerato edi tizio . Fece il 
medesimo sotto le stanze di Niccola la libreria 
miiggi'ire; ed in palazzo la cappella detta di Si- 
sto , la quale è ornata dì Inaile pitture . Rifece 
similmente la fabbrica del nuovo spedale di S. 
Spirito in Sassia , la quale eraT anno 1471 ai^a 
quasi tutta da' fondamenti , aggiugnendovi una 
lunghissima loggia e tutte quelle utili comodità 
che si possono disiderare . E dentro nella lun- 
ghezza dello spedale fece dipignere storie della 
vita di papa Sisto dalla nascita insino alla fine di 
quella fabbrica , anzi insino al fine della sua vi- 
ta . Foce anco il ponte cbe dal nome di quel 
pontefice e detto ponte Sisto , che fa tenuto o- 
pera eccellente , per averlo fatto Baccio sì ga- 
gliardo di spalle e cosi ben carico di peso,cb'egli 
e fortissimo e benissimo fondato . Parimente 
r anno del giubbileo del 147 5 fece molte nuove 
chiesette per Roma che si conoscono alT arme 
di papa Sisto , ed in particolare S. Apostolo , S. 
Pietro in Vincula , e S. Sisto . Ed al cardinal 
Guglielmo vescovo d' Ostia fece il modello della 
sua chiesa e della facciata e delle scale in quel 
modo che oggi si veggiono.Aflermano molti che 
il disegno della chiesH di S. Pietro a Montorio 
in Roma fu di mano di Baccio , ma io non posso 
dire con verità d* avere trovato che cosi sta . La 
qual chiesa fu fabbricata a spese del re di Porto- 



VITA DI PA0Ì.0 ROMAirO 299 

gallo I quasi nel medesimo tempo die la nazione 
spagnuoia fece fare in Roma la chiesa di S. la-' 
copo. Fu la virtù di Baccio tanto da quel ponte* 
lice stimata ^ che non avrebbe fatta cosa alcuna 
di muraglia senza il parere di lui . Onde V anno 
1480 intendendo che minacciava rovina la chiesa 
e convento di S. Francesco d' Ascesi y vi mandò 
Baccio, il quale facendo di verso il piano un pun« 
tone gagliardissimo, assicurò del tutto quella ma- 
ravigliosa fabbrica ; ed in uno sprone fece porre 
la statua di quel pontefice , il quale non molti 
anni innanzi aveva fatto fare in quel convento 
medesimo molti appartamenti di camere e sale 
che si riconoscono , oltre ali* esser magnifiche ^ 
all'arme che vi si vede del detto papa . E nel 
cortile n' è una molto maggior che V altre con 
alcuni Tersi latini in lode d esso papa Sisto IV, il 
qual dimostrò a molti segni, aver quel santo laof* 
go in molta venerazione . 



VITA. 
D' ANDREA DAL CASTAGNO 
DI MUGELLO 

X DI 

DOMENICO VINIZIANO 

PITTOai. 

Ve uanto sia biasimevole in una persona eccel» 
lente il vizio della invidia che in nessuno durereb- 
be ritroTarsi, e quanto scellerata ed onibil cosm 
il cercare sotto spezie d' ana simulata amicizia 
spegnere in altri non solamante la fama eia glo- 
ria , ma la vita stessa , non credo io certamente 
che ben sia possibile esprimersi con parale, vin- 
cendo la scelleratezza del fatto ogni virtà e for« 
za di lingua ancoraché eloquente. Per il che srn- 
za altrimc nti distendermi in questo discorso, dirò 
solo che ne' si fatti alberga spii ito, non dirò inu- 
mano e fero, ma crudele in tutto e diabolico, tan- 
to lontano da ogni virtù, che non solamente non 
sono più uomini, ma ne animali ancora uè drgni 
di viveie. Gonciosiaché quanto la emulazione 
e la concorrenza , che virtuosamente operando 
cerca vincere e soverchiare i da più di se per 
acquistnrsì gloria e onore, è cosa lodevole e da 
essere tenuta in pregio, come necessaria ed utile 
al mondo; tanto per T oppo.^to e molto più me- 
rita biasimo e vituperio la sceleratissima invidia, 
(;hc non sopportando onore o pregio in altrui , si 



302 PARTE SECONDA 

dispone a'privar dì vita clii ella non può spoglia- 
re della gloria, come fece lo sciaurato Andrea dal 
Castagno; la pittura e disegno del quale fu per il 
vero eccellente e grande , ma molto maggiore il 
rancore e la invidia che e' portava agli altri pit- 
tori , di maniera che con le tenehre del peccato 
sottendo e nascose lo splendordella sua virtù.Co- 
stui per esser nato in una piccola villetta detta il 
Castagno nel Mugello contado di Fireiae , se la 
prese per suo cognome, quando venne a stare in 
Fiorenza, il che successe in questa maniera. Es- 
sendo egli nella prima sua fanciullezza riiiiaso 
senza padre,fu raccolto da un suo zio che lo ten- 
ne motti anni a guardare gli armenti, per veder- 
lo pronto e svegliato e tanto terrihile, che sape- 
va far riguardare non solamente le sue hestiuole^ 
ina le pasture ed ogni altra cosa che attenesse al 
suo interesse. Continuando adunque in tale eser- 
cizio, avvenne che fuggendo un giorno la piog- 
gia, fì ahbattè a caso in un luogo dove uno di 
questi dipintori di contado che lavorano a poco 
pregi j dipigneva un tabernacolo d' un contadino: 
onde Andrea, che mai più non aveva veduta si- 
mil cosa, assalito da una subita maraviglia , co- 
minciò attentissimamente a guardare e conside- 
rare la maniera di tale lavoro, e gli venne subito 
un desiderio grandissimo ed una voglia si spasi- 
mata di queir aite, che senza mettere tempo in 
mezzo cominciò per le mura e su per le pietre 
co'carboni o con la punta del coltello a sgraffia- 
re ed a disegnare animali e figure sì fatta mente, 
che e' moveva non piccola maraviglia in chi le 
vedeva . Cominciò dunque a correr la fama tra' 
contadini di questo nuovo studio di Andrea ; 
onde pei*venendo ( come volle la sua veutui*a ) 



VITA DI ARDREA DAL CASTAGNO 3o3 

questa cosa agli orecchi d' un gentiluomo fio- 
rentino chiamato Bernard* tto de* Medici , che 
quivi aveva sue possessioni , volle conoscere 
questo fanciullo . £ vedutolo finalmente ed udi- 
tolo ragiìnare con molta prontezza, lo dimandò 
se egli farehbe volentieri V urte del dipintore • 
E rispondi^ndogU Andrea , che e' non potrebbe 
avv nirgli cosa pi& grata , né che quanto questa 
mai gli piacesse^ a cagione che evenisse perfetto 
in quella ne lo menò con seco a Fiorenza , e con 
uno di que' mae>trì che erano allora tenuti mi- 
gliori lo acconciò a lavorare. Per il che seguendo 
Andrea V arte della pittura y ed agli studi di 
quella datosi tutto , mostrò grandissima inttlli* 
genza nelle difiicultà deirarte, e massimamente 
nel disegno . Mi;n fece già così poi nel colorire le 
sue opere , le quali facendo alquanto crudeltà 
ed aspre , diminuì gran parte della bontà e gra- 
zia di quelle, e massimamente una certa vaghez* 
za che nel suo colorito non si ritrova . Era ga- 

fliardissimo nelle movenze delle figure, e terri^^ 
»ilc nelle teste de' maschi e dello femmine , fa- 
cendo gravi gli aspetti loro e con buon disegno • 
Le opere di man sua furono da lui dipinte nel 
principio della sua giovanezza nel chiostro di S. 
Miniato al Monte , quando si scende di chiesa 
per andare in convento, dove colorì a fresco una 
storia di .^. Miniato e S. Cresci , quando dal pa- 
dre e dalla madre si partono . Erano in S. 13en(^ 
detto, bellissimo monasterio fuor della porta a 
Pinti , molte pitture di mano d* Andrea in un 
chiostro ed in chiesa, delle quali non accade ùw 
menzione , essendo andate in terra per V assedio 
di Firenze . Dentro alla città nel iiionasterio de' 
monaci degli Angeli nel primo chiostro dirim- 



3<)4 PARTE SECONDA 

petto alla porta principale dipinse il Crocifissa 
( che vi è ancor oggi } , la nostra Donna , S. Gio- 
vanni , S. Benedetto , e S. Romualdo . £ nella 
testa del chiostro che è sopra V orto ne fece un 
«Uro simile, yariando solamente le teste e poche 
altre cose . In S. Trinità allato alla cappella di 
maestro Luca fece un S. Andrea . A Legnaia di- 
pinse a Pandolfo Pandolfìni in una sala molli 
uomini illustri ; e per la compagnia del Van- 
gelista un segno da portare a processione tenuto 
Lenissimo. Ne' Serri di detta città lavorò in fre- 
sco tre nicchie piane in certe cappelle : T una è 
3 nella di S. Giuliano dove sono storie della vit^ 
' esso santo con buon numero di figure , ed un 
cane in iscorto che fii molto lodato . Sopra que- 
sta nella cappella intitolata a S. Girolamo dipinse 
quel santo secco e raso con buon disegno e mol- 
ta fatica: e sopra vi fece una Trinità con un Cro- 
cifisso che scoila , tanto ben fatto , che Andrea 
meiita per ciò esser molto lodato , avendo con- 
dotto gli scorti con molto miglior e più modèrna 
maniera , che gli altri innanzi a lui fatto non 
avevano . Ma questa pittura , essendovi stato po- 
sto sopra dalla famiglia de' Montaguti una tavo- 
la , n(«n si può più vedere . Nella terza che è al- 
lato a quella che è sotto V organo , la quale fece 
fare M. Orlando de' Medici , dipinse Lazzaro y 
Marta, e Maddalena. Alle moniiche di S. Giu- 
liano fece un Crocifisso a fresco sopra la porta , 
una nostra Donna, un S. Domenico , un S. Giu« 
liano , ed un S. Giovanni ; la quale pittura , che 
è delle migliori che facesse Andrea , è da tutti 
gli artefici universalmente lodata . Lavorò in S. 
Croce alla cappella de' Cavalcanti un S. Gio. 
Battista ed un S. Francesco cke sono tenute bo* 



TITA M AHDRIA DAL CASTAGNO So5 

Mwime Agore ; ma ^ello che fece stupire gli 
•rtefici fìi^cbe nel chiostro nnoro del detto coiw 
▼entOyCloéin testa dirimpetto alla porta , dipinse 
à freseo un Cristo battuto alla colonna beilissU 
mo 9 &cendotri una loggia con colonne in prò» 
•petttya eon crociere di tolte a liste diminuite # 
le pareti commesse a mandorle con tant' arte e 
eon tanto studio , che mostrò di non meno in« 
tendere le difficultA della prospettiva , che si fa- 
cesse il disegno nella pittura . Nella medesima 
storia sono belle e aforzatissime T attitudini di 
coloro che flagellano Cristo , dimostrando cosi 
essi nei Tolti l'odio e la rabbia , siccome pacienia 
ed umiltà Gesù Cristo , nel corpo del quale ar* 
tandellato e stretto con funi alla colonna para 
che Andrea tentasse di mostrare il patir aella 
carne , e che la divinità nascosa in quel corpo 
serbasse in se un certo splendore di nobiltà y dal 
quale mosso Pilato che siede tra'suoi consiglieri 
pare che cerchi di trovar modo per liberar lo.Ed 
in somma è cosi fatta questa pittura , che s'ella 
non fusse stata graffiata e euasta , per la poca 
cura che l'è stita avuta , da' &nciulii ed altra 
persone semplici , che hanno sgraffiate le teste 
tutte e le braccia e quasi il resto della persona 
de' Giudety come se cosi avessino vendicato rio* 
giuria del nostro Signore contro di loro , ella sa- 
rebbe certo bellissima tra tutte le cose d' An- 
drea; al quale se la natura avesse dato gentileasa 
nel colorire y come ella gli diede invenzione # 
disegno y egli sarebbe veramente stato tenuto 
inaraviglioso . Dipinse in S. Maria del Fiore 
l' immagine di Niccolò da Tolentino a cavallo , 
e perchè lavorandola y un fiinciullo che passavu ' 
dimenò la scala >egU venne in taikta collera, co- 
FoL. IL M 



3o6 I^ARTE S SCONCA 

me bestiale uomo ch'egli era, che soeso gli corM 
dietro insino al canto cle^ Passi . Fece ancora nel 
cimiterio di 5. Maria ^uova in fra l'Oi^sa uu S« 
Andrea che piacque tanto , che gli fu fatto poi 
dipigiiere nel refettorio^ dorè iseryigialied altri 
ministri mangiano, la cena di Cristo con gli Apo-. 
ttoli ; per lo che acauibtato grasia con la casa 
de' Portinari e con lo spedalinco , fu datogli a 
dipignere una parte della cappella maggiore, es* 
Bendo stata allogata V altra ad Alesso BaldoTÌ-« 
netti, e la tersa al molto allora celebrato pitterò 
Domenico da Vinesia , il quale era stato condot* 
to a Firenze per lo nuovo modo che egli aveva 
di colorire a olio. Attendendo dunque ciascuno di 
eostoro all'opera sua, aveva Andrea grandissima 
invidia a Domenico, perchè sebbene si conosceva 
pii\ eccellente di lui nel diseguo , aveva nondi- 
meno per male che essendo forestiero , egli fusse 
da' cittadini caresxato e trattenuto; e tanta ebbe 
forza in lui perciò la collera e lo sdegno, che co- 
minciò andar pensando o per una o per altra via di 
levataselo dinanzi.E perchè era Andrea non meno 
sagace simulatore che egregio pittore , allegro 
quando voleva nel volto , della lingua spedito , 
e d'animo fiero , ed in ogni azione del corpo , 
cosi com' era della diente , risoluto , ebbe cosi 
fatto animo con altri come con Domenico, usan- 
do neir opere degli artefici di segnare nascosa*- 
mente col graffiare dell' ugna , se errore vi co- 
nosceva . E quando nella sua giovanezza furono 
in qualche cosa biasimate V opere sue , fece a 
cotali biasimatori con percosse ed altre ingiurie 
conoscere , che pape va e voleva sempre in qua** 
lunaue modo vendicarsi delle ingiurie . 
Ma per dire aicuna cosa di Dom^pico , prima 



TITA M AND&CA DAL CiSTAGVO 807 

ehe Tengbiamo all' opera della cappella, a Tanti 
cheTenisse a Firenze egli avera nella sagnestia 
di S. Maria di Loreto in compagnia di Piero delia 
Francesca dipinto alcune cose con molta grazia, 
che r avevano fatto per fama y oltre qaello che 
a? era fatto in altri luoghi ( come in Perugiii una 
camera in casa de' BagHoni che oggi è rovinata) 
conoscere in Fiorenza, dove essendo poi chiama- 
to , prima che altro facesse, dipinse in sul canto 
de' Carnesecchi nell* angolo aeile due rie che 
Tanno i'una alla nuoTa , l'altra alla vecchia 

Eiazza di S. Maria NoTclla , in un tabernacolo a 
'esco una nostra Donna in mezzo d' alcuni san» 
ti ; la qual cosa , perchè piacque e molto fu lo^ 
data da cittadini e dagli artelici di que' tempi , 
fu cagione che s' accendesse maggiore sdegno ed 
invidia nel maladetko animo d' Andrea contra il 
poTero Domenico . Perchè deliberato di far con 
inganno e tradimento quello che senza suo ma- 
nifesto pericolo non potcTa fere alla scoperta , si 
finse amicissimo d'esso Domenico, il quale, per- 
chè buona persona era ed amorevole , cantava di 
musica e si dilettava di sonare il liuto , lo rice« 
vette volentieri in amicizia , pa reudogli Andiea 
persona d' Ingegno e sollazzevole • £ così conti- 
nuando questa da un lato vera e dall' altro finta 
amicizia, ogni notte si trovavano insieme a far 
buon tempo e serenate a loro innamorate; di che 
molto si dilettava Domenico ; il quale amando 
Andr(>a daddovero , gì* insegnò il modo di colo- 
rire a olio, che ancora in Toscana non si sapeva. 
Fece dunque Andrea , per procedere ordinata- 
mente, nella sua facciata della cappella di S. 
Maria Nuovii una Nunziata che è tenuta bellis- 
sima, per avere egli in queir opera dipinto Tav- 



3o8 FARtE SECOUDA 

gelo io aria, il che non si era insino allorfl trstfto^ 
Ma molto più beli' opera è tenuta dorè fece la 
nostra Donna che sale i gradi del tempio , sopra 
i quali figurò molti poreri , e fra gli altrì uno 
che con un boccale da in su la testa ad un altro; 
e non solo questa figura , ma tutte 1' altre Sona 
belle affatto , a?eiidoie egli lavorate con molto 
studio ed amore per la concorrenza di Domeni-* 
co . Vi si Tede anco tirato in prospettiva in mes*' 
»o d' una piazea un tempio a otto facce isolato e 
pieno di pilastri e nicchie , e nella facciata di« 
Danzi benissimo adornato di figure finte di mar* 
mO) e intomo alla piazza è una Tarietà di bellis- 
«imi casamenti , i quali da un lato ribatte V om^ 
bra dei tempio mediiinte il lume del sole , con 
molto bella, difiicile ed artificiosa considerazio- 
ne . Dall'altra parte fece maestro Domenico a 
olio Gioacchino che visita S. Anna sua consorte» 
e di sotto il nascere di nostra Donna, fingendovi 
una camera molto ornata ed un putto che batte 
col martello V uscio di detta camera con molto 
buona grazia . Di sotto fece lo sposalizio dVssa 
Vergine con buon numero di ritratti di naturale, 
fra i quali è M. Bernai-detto de' Medici conesta- 
bile ae* Fiorentini con un berrettone ro?so, Ber- 
nardo Guadagni che era gonfaloniere. Folco Por- 
tinarì , ed altri di quella femiglia . Vi fece anco 
un nano che rompe una mazza molto vivace, ed 
alcune femmine con> abiti indosso vaghi e gra- 
ziosi fiior di modo , secondo che si usavano in 
que' tempi . Ma quest* opera rimase imperfetta 
per le cagioni che di sotto si diranno . Intanto 
aveva Andrea nella sua facciata fatto a olio la 
morte di nostra Donna , nella quale per la detta 
concorrenza di Domenico • per esser tenuto 



VITA 91 inati ML tknjLorxo 3q^ 

quello cb' agli era Teramenie , si Tede fatto ocmi 
Ancredibile dili^eoaa io iscorto un cataletto dei>* 
ti*0TÌ la Vergine morta , il quale y ancoraché non 
$ia più cbe un braccio e messo di lunghezia , 
pare tre.Intorno le «ono gli Apostoli fatti in una 
maniera^cbesebbeuefii conosce neWisi loro l'ai !«•- 
grezza di veder esaer portata la loro Madonna in 
cielo da Gesù Grif to, tì si conosce ancora l'ama* 
f itudìne del rimanere in ten a aens' eiaa • Tra 
essi A postoli fono alcuni angeli cbe tengono lami 
accesi con bell'aria di teste e al ben condotti , 
che si conosce eh' egli cosi bene seppe maneg* 
giare i colorì a olio, comeDomenico suo concor«> 
rente . Ritrasee Andi«a in queste pitture di na^ 
turale M. Rinakio degli Albiazi^ Puccio Pucci f 
H Fai gay accio cbe fu cagione della liberazione 
di Cosimo de' Medici insieme con Federiso Ma* 
lerolti cbe teneva le chiavi dell* alber^petto • 
Parimente ri ritrasse M. Bernardo di Domemco 
della Volta spedalingo di quel luogo inginoccbio- 
ni cbe par vivo^ in un tondo nel principio deli'o* 
:pera se stesso con viso di Giuda Scariotto, come 
£gli era nella presenza e ne* fatti . Avendo don* 
que Andrea condotta quest'opera a bonissimo 
termine , accecato dalr invidia per le lodi che 
alla virtù di Domenico udiva dare , si deliberò 
levarselo d'attorno : e dopo aver pensato molte 
vie y una ne mise in esecuzione in questo modo • 
lina sera di state. 9 siccome era solito j tolto Do- 
menico il liuto , ù^ di Santa Maria Nuova la- 
nciando Andrea nella sua camera a disef^are^non 
avendo egli voluto accettar l'invito d*andar seoo 
a spasso con mostrare d* avere a fare certi d'iFC* 
^ni d'importanza . Andato dunque Domenico da 
iie solo a'suoi piaceri^ Andrea sconosciuto si mise 



3ie PARTS àCCONVA 

ad aspettarlo dopo on canto ; ed anrirando a lui 
Domenico nel tornarsene a casa, gli sfondò con - 
certi piombi il liuto e lo stomaco in un medesi* 
mo tempo. Ma non parendogli d' averlo anco 
acconcio a suo modo, con i medesimi lo percossa 
in su la testa malamente , poi lasciatolo in ter* 
ra si tornò in Santa Maria Nuova alla sua stanca^ 
e socchiuso l'uscio, si rimase a disegnare in quel 
modo che da D(>menico era stato lasciato. Intanto 
essendo stato sentito il rumore, erano corsi i ser^ 
vigiaU , intesa la cosa , a chiamare e dar la mala 
nuova .allo stesso Andrea micidiale e traditore : 
il qual corso dove erano gli altrì intomo a Do- 
menico y non si poteva consolare né restar di di- 
sre: Oimè frate! mio, oimè fratel mio ! Final- 
mente Domenico gli spirò nelle braccia , né si 
ceppe per diligenza che fusse fatta , chi morto 
r avesse ; e se Andrea venendo a morte non V a-^ 
vesse nella confessionA manifestato , non si sa- 

Ì>rebbe anco . Dipinse Andrea in S, Miniato fra 
e torri di Fiorenza una tavola , nella quale è 
una Assunzione di nostra Donna con due figure: 
ed alla nave a Lanchetta fuor della porta alla 
Croce in un tabernacolo una nostra Donna . La- 
vorò il medesimo in casa de' Carducci , oggi dei 
Pandolfini , alcuni uomini famosi , parte imma-i 

fuati e parte ritratti di naturnle . Fra questi è 
ilippo Spano degli Scolari , Dante , Petrarca, 
il Boccaccio ed altri . Alla Scarperia in Mugello 
dipinse sopra la porta del palazzo del vicario 
una carità ignuda molto bella , che poi è stata 

fnasta. L' anno 1478 quando dalla famiglia de' 
azzied altri loro aderenti e congiurati fu morto 
in Santa Maria del Fiore Giuliano de* Medici e 
Lorenzo suo fratello ferito 9 fu deliberato dalla 



tlTA DI ANDRIA DAL CASTA^IVO 3ll 

Signoria, cbe tutti quelli della congiura fucino 
come traditori dipinti nella facciata del palagio 
del Podestà ; onde essendo questa opera offerta 
ad Andrea , egli , come serTitore ed obbligato 
alla casa de* Medici , l'accettò molto ben yoTen* 
tierì ; e messoTÌsi y la fece tanto bella cbe fu uno 
stupore ; né si potrebbe dire quanta arte e giu- 
dizio si conosceva in que' personaggi ritratti per 
lo più di naturale,ed impiccati per i piedi in stra- 
ne attitudini e tutte Tarie e bellissime . La qual 
opera percbé piacque a tutta la città , e partico- 
larmente agi' tptendenti delle cose di pittura ^ fu 
CBffione cbe da quella in poi , non pi& Andrea 
dai Castagno , ma Andrea degl' Impiccati fiisse 
chiamato . Visse Andrea onoratamente, e perchè 
spendeva assai e pailicolarmente in vestire ed in 
stare onorevolmente in casa , lasciò poche facuU 
tà, quando d' anni scttantuno passò ad altra vita. 
Ma perchè si riseppe poco dopo la morte sua 
r impiétà adoperata verso Domenico che tanto 
V amava, fu con odiose essequie sepolto in Santa 
Maria Nuova, dove similmente era stato sotter- 
rato l'infelice Domenico d' anni cinquantasei^ e 
r opera sua cominciata in Santa Maria Nuova 
rimase imperfetta e non finita del tutto , come 
aveva fatto la tavola drlV aitar maggiore di S. 
Lucìa de*Bardi; nella quale è condotta con molta 
diligenza una nostra Donna col figliuolo in brac- 
cio , S. Giovanni Battista , S. Niccolò , S. Fran- 
cesco e S. Lucia . La qual tavola aveva poco in- 
nanzi che fusse morto ali* ultimo fine perfetta- 
mente condotta . Furono discepoli d' Andrea 
Iacopo del Corso che fu ragionevole maestro ^ 
Pisanello , il Marchino , Fiero del Pollaiuolo y e 
Giovanni da Rovezzano . 



\ 



VITA 
DI GENTILE DA FABRIANO 

X DI 

VITTORE PISANELLO VERONESE 

PlTTOai. 



vJTrandiflttmo Tantagglo lia chi resta in ubo «t* 
▼iamento dopo la morte d'uno che si abbia con 
qualche rara rirtù onore procacciato e £iina: per- 
ciocché senza molta fetica^aolo che segniti in 
qualche parte le restigie del maestro, perriene 
quasi sempre ad onorato fine , dove se per se so* 
lo aresse a perrenire , bisognerebbe piA lungo 
tempore fatiche maggiori assai. Il che» oltr« 
molti altri , si potette vedere e tWbcare , come si 
dice, con mano in Pisano oTTero Pisanellopittora 
Veronese: il quale essendo stato molti anni in Fio- 
renza con Andrea dal Castagno, ed arendo l'opero 
di lui finito, dopo che fu morto, ^'acquistò tanto 
credito col nome d'Andrea, che Tenendo in Fio^ 
renza Papa Martino V ne lo menò seco a Roma, 
dorè in S. Giovanni Léterano gli fece fare in fres- 
co alcune storie che sono Taghissime e belle al 
possibile; perch'egii in quelle abbondanti^ima- 
mente mise una sorte d'azzurro oltramarino da- 
togli dal detto Papa, si bello e si colorito, che 
non ha ayuto ancora paragone. Ed a concorrenza 
di costui dipinseGentile da Fabriano alcune altre 
storie sotto alle sopraddette, di che ùl menzion» 



^f4 FARTE SECONDA 

il Platina nella vita di quel Pontefice , il quale 
narra che ayendo fatto rifare il payimento di S. 
Giovanni Laterano ed il palco ed il tetto. Gen- 
tile dipinse molte cose, ed in fra l'altre figure di 
terretta tra le finestre in chiaro e scuro, alcuni 
profeti,chesono tenuti le migliori pitture di tutta 
quelPopera. Fece il medesimo Gentile infiniti 
larori nella Marca , e particolarmente in Agoh- 
hio , dire ancora se ne reggiono alcuni , e simil- 
mente per tutto lo stito d' Urbino. Lavorò in S. 
GiiVanni di Siena, ed in Fiorenza nella sagrestia 
di S. Trinità fece in una tavola la storia de Magi, 
nella quale ritrasse se stesso di naturale. Ed in 
S. Niccolò alla porta a S. Miniato per la famiglia 
dc/Quuratesifece la tavola del l'aitar ma ggiore,che 
di quante cose ho veduto di mano di costui a me 
senza dubbio pare la migliore ; perchè oltre alla 
nostra Donna e molti santi che le sono intorno 
tutti ben (ìitti, la predella di detta tavola, piena 
di storie della vita di S.Niccolò di fi aure piccole^ 
non può essere più bella né meglio latta di queU 
lo che eirè. Dipinse in Roma in Santa Maria Nuo- 
va sopra la sepoltura del Cardinal Adi mari fio- 
rentino ed arcivescovo di Pisa, la quale è allato a 
quella di Papa Gregorio IX, in un archetto la no- 
stra Donna col figliuolo in collo in mezzo a S. Be- 
nedetto e S. Giuseppe; la qual opera era tenuta 
in pregio dal divino Michelagnolo , il quale par- 
lando di Gentile , usava dire che nel dipignere 
aveva avuto la mano simile al nome. In Perugia 
fece 11 medesimo una tavola in S. Domenico 
molto bella, ed in S. Agostino di Bari un Croci- 
fisso dintornato nel legno con tre mezze figurs 
belUssime , che sono sopra la porta del coro. 
Ma tornando a Vittore Pisano, le cose che di 



tlTA ti GENTILE DA FÀBllIÀNO 3i5 

lui si sono di sopra raccontate furono scritte da 
noi senzn più; quando la prima volta fu stam- 
pato questo nostro libro , perchè io non ave- 
va ancora dell'opere di questo eccellente arte- 
fice quella cognizione e quel ragguaglio che ho 
avuto poi . Per avvisi dunque del molto reve- 
rendo e dottissimo Padre (i*a Marco de' Medici 
veronese deirordine de' frati Predicatori, sicco- 
me ancora racconta il Biondo da Forlì, dove nella 
sua Italia illustrata parla di Verona , fu co- 
stui In eccellenza paria tutti i pittori dell'età 
sua, come, oltre T opere raccontate di sopra , 
possono di ciò fare amplissima fede molte altre 
che in Verona sua nobilissima patria si veggio*- 
no, sebbene in parte quasi consumate dal tempo. 
E perchè si dilettò particolarmente di fare anima- 
li , nella chiesa di S. IVastasia di Verona nella 
cappella della famiglia de' Pellegrini dipinse un 
S. Eustachio che fa carezze a un cane pezzato 
di tanè e bianco, il quale co' piedi alzati ed ap- 
poggiati alla gamba di detto Santo si rivolta col 
capo in dietro, quasi che abbia sentito rumore, 
e fa questo atto con tanta vivezza, che non lo 
farebbe meglio il naturale. Sotto la qual figura 
si vede dipinto il nome d esso*Pisano, il quale usò 
di chiamarsi quando Pisano e quando Pisa ne Ilo , 
come si vede e nelle pitture e nelle medaglie di 
9ua mano. Dopo la detta figura di S. Eustachio, 
la quale è delle migliori che questo artefice la- 
vorasse e veramente bellissima , dipinse tutta la 
facciata di fuori di detta cappella, dall'altra 
parte un S. Giorgio armato d'armi bianche fatte 
d'argento, come in quell'età non pur egli, ma 
tutti gli altri pittori costumavano : il quale S. 
Giorgio, dopo aver morto il dragone^volendo ri- 



jiì6 PARTE SECONDà 

mettere la spada nel fodero, alzala mano diritta 
che tien la spada già con la punta nel fodero , ed 
abbassando la sinistra y accioccbè la maggior di- 
stanza gli fìiocia agevolezza a infoderar la spada 
che è lunga y fa ciò con tanta grazia e con s» 
bella maniera 9 che non si può Teder meglio: • 
Michele Sanmichele reronese architetto delia 
illustrissima Signoria di Vinezia e persona inten- 
dentissima di queste belle arti, fu pi& Tolte yi- 
Teodo veduto contemplare queste opere di Vit* 
tore con maraviglia , e poi dire che poco meglio 
si poteva vedere del S. Eustachio, del cane, e del 
S. Giorgio so'pradetto. Sopra 1' arco poi di detta 
cappella é dipinto quando S* Giorgio , ucciso il 
dragone , libera la figliuola di quei re, la quala 
ii vede vicina al santo con una veste lunga se- 
condo r uso di que' tempi; nella qual parte é ma» 
ravigliosa ancora la figura del medesimo S. Gior- 
gio, il quale armato come disopra, mentre è per 
rimontar a cavallo, sta volto con la persona e con 
la faccia verso il popolo , e messo un pie nella 
staffa e la man manca alla sella , si vede quasi in 
moto di salire sopra il cavallo che ha volto la 
groppa verso il popolo , e si vede tutto, essendo 
in iscorcio in piccolo spazio benissimo. E per dir* 
lo in una parola non si può senza infinita mara- 
viglia,anzi stupore^contemplare quest'opera (atta 
con disegno, con grazia, e con giudizio stra- 
ordinario. Dipinse u medesimo Pisano in S. Fer* 
mo Maggiore di Verona , chiesa de' frati di S. 
Francesco conventuali nella cappella de*Brcnzo- 
ni a man manca, quando s'entra per la porta prin- 
cipale di detta chiesa, sopra la sepoltura della 
resuiTezione del Signore fatta di scultura, e 
secondo que'tempi molto bella; dipinse dico, per 



^'ITA DI GENTILE DA FABRIANO 3lJ 

<(rna mento di quell'opera la Vergine annunziata 
dall'Angelo y le quali due figure che sono toc- 
che d' oro^ secondo Tuso di que'tempi^ sono bel- 
Kssime, siccome sono ancora certi casamenti 
molto ben tirati , ed alcuni piccioli animali ed 
uccelli sparsi per l' opera , tanto propri e rivi , 
quanto è possinile immacinarsi. 11 medesimo 
vittore fece in medaglioni di getto infiniti rittat- 
li di prìncipi de' suoi tempi , e d'altri dai quali 
poi sono stati fatti molti quadri di ritratti in pit* 
tura. E Monsignor Giovio in una lettera volgare 
che egli scrire ai Sig. Buca Cosimo^ la quale si 
legge stampata con molte altre, dice parlando di 
Vittore Pisano, queste parole: Costui fu ancora 
prestantissimo neli*cpera de'bassirilieviy stimati 
difficilissimi daeli artefkiy perchè sono il mezzt^ 
tra il piano delle pitture e7 tondo delle statue, 
E perciò si veggiono di sua mano molte lodate me* 
daglie di gran principi ^ fatte in forma maiu" 
scola della misura propria di quel riverso che 
zi Guidi mi ha mandato del cavallo armato:fra 
le quali io ho quella del gran Re Alfonso in 
zazzera con un riverso d'una celata capitanale^ 

Ìfuella di Papa Martino con rarme di casa Co* 
ònna per riverso , quella di Sultan Maomette 
che prese Costantinopoli^ con lui medesimo a 
cavallo in abito turchesco con una sferza in 
mano , Sigismondo Malatesta con un riverso di 
Madonna Isotta d'Arìmino^ e Niccolò Piccinino 
con un berrettone bislungo in testa col detto ri- 
verso del Guidi , il quale rimando . Oltra que^ 
sto ho ancora una bellissima medaglia di GiO'^ 
vanni Paleologo Imperatore di Costantinopoli , 
con quel bizzarro cappello alla grecanica che 
i^nlevano portare gP imperatori ^ e fu fatta da 



3l8 PAEtE SECONDA 

esso Pisano m Fiorenza al tempo del Concilio 
d'Eugenio , ove si trovò il prtfaXo Tinperadore , 
i'Ae ha per riverso la croce diC risto sostentata da 
due mani y verbi grazia dalla latina y e dalia 
greca. In sin qui il Giovio con quello che seguita. 
Mitrasse unco in medaglia Filippo de'Medici Arci» 
vescovo di Pisa, Braccio da M ontone^ Giovati Ga*^ 
leazzo Visconti, Carlo Malatesta Signor d'Ari mino, 
Giovan Caracciolo gran Siniscalco di Napoli , 
Borso ed Ercole da Este , e molti altri signori • 
uoiiiiiii segnalati per arme e per lettere. Costui 
molilo per la fama e riputazione sua in quest' ar- 
te essere celebrato da grandissimi uomini> e rari 
scrittori ; perchè oltre quello che ne scrisse il 
Biondo , come si è detto , fu molto lodato in un 
poema latino da Guerino vecchio suo compatri- 
otta e grandissimo letterato e scrittore di que'tem- 
pi, del qual poema, che dal cognome di c<istui fu 
intitolato il Pisana del Guerino, fa onorata men- 
zione esso Biondo. Fu anco celebrato dallo Stroz- 
zi vecchio, cioè da Tito Vespasiano padre del- 
l' altro Strozzi, ambiduoi poeti rarissimi nella 
lingua latina; il padre dunque onorò con un bel- 
lissimo epigramma, il quale è in stampa con gli 
altri, la memoria di Vittore Pisano; e questi so- 
no i frutti che dal viver virtuosamente si trag- 
gono. Dicono alcuni che quando costui impara- 
va r arte, essendo giovanetto in Fiorenza dipinse 
nella vecchia chiesa del Tempio, che era dove è 
Oi^gi la cittadella vecchia, le istorie di quel pelle- 
grino a cui, andando a S. Iacopo di Galizia, mise 
la tigiiuola d* un oste una tazza d' argento nella 
ta^ca, perchè fusse come ladro punito, ma fu da 
6. icicopo aiutato e ricondotto a casa salvo; nella 
quar opera mostrò Pisano dover riuscire, comt 



VITA DI GENTILE DA FABRIANO 3 19 

fece, eccellente pittore. Finalmente assai ben yee- 
chio passò a miglior Tita. E GenUle avendo la- 
Torato molte cose in Città di Castello, si condus- 
se a tale, essendo fatto parletico, che non opera ra 
più cosa buona. In ultimo consumato dalla vec- 
cbiezza, trovandosi d' ottanta anni si mori. Il ri- 
tratto di Pisano non ho potuto aver di luogo nes- 
suno. Disegnarono ambidui questi pittori molto 
bene, come si può vedere nel nostro lib^o^ 




T^Cl7- 2.: 



VITA. 

DI PESELLO E FRANCESCO 
PESELLI 

PITTORI nOEENTINl. 



JLiare Tolte suole avvenire che i discepoli dei 
ipaestri rari^ se osservano i documenti di quellii 
non divengano molto eccellenti ; e che seppur* 
nou se li lasciano dopo le spalle , non li pareg<* 

fino almeno, e si agguaglino a loro in tutto • 
'erchè il sol lecito fervore della imitazione con 
Tassiduità dello studio, ha forza di pareggiare la 
virtù di chi gii dimostra il vero modo deir ope- 
rare; laonde vengono i discepoli a farsi tali, eh 'e' 
concorropo poi co' maestri e gli avanzano age- 
volmente , per e^ser sempre poca fatica lo ag- 
giugnere a quello che è stato da altri trovato . £ 
che questo sia il vero, Francesco di Pesello imitò 
t^ilmente la maniera di (ra Filippo , che se la 
i^orte non ce. lo toglieva cosi acerbo , di gran 
lunga lo superava. Gonoscesi ancora cbe Pesello 
imitò la maniera d* Andrea dal Castagnole tanto 
p/ese piacer del contraffare animali e di tenerne 
sèmpre in casa vivi dogpi specie,chee'fcce quelli 
si pronti e vivaci , cbe in quella professione noa 
ebbe alcuna nel suo tempo cbe gli facesse para** 
fione . Stette fino all' etÀ di trent' anni sotto la 
disciplina d' Andrea , imparando da lui , e di- 
venne bonissimo maestro. Onde avendo dato 
buon saggio del saper suo , gli fu dalla àSignoiia 
VoL.JI. Il 



339 PARTE SSCONDà 

di Fiorenza fatto dipignere una tavola a tempem 
quando i Magi offeriscono a Cristo , che fu col- 
locata a mezza scala del loro palazzo ; per la 
quale Pesello acquistò gran fiima , e massima- 
mente avendo in essa fatto alcuni ritratti , e fra 
gli altri quello di Donato Acciainoli. Fece anco- 
ra alla cappella de* Cavalcanti in S. Croce sotto 
la Nunziata di Donato una predella con figurine 
piccole , dentro vi storie di S. Niccolò . £ lavorò 
in casa de' Medici una spalliera d* animali molto 
l>ella y ed alcuni corpi di cassoni con storietto 
piccole di ciostre di cavalli ; e veggonsi in detta 
casa sino al di d' oggi di mano sua alca ne tele 
di leoni i quali s' affacciano a una grata ^ che pa« 
iono vivissimi , ed altri ne fece fuori , e simil- 
mente uno che con un serpente combatte ; e 
colori in un' altra tela un bue ed una volpe con 
altri animali molto pronti e vivaci; ed in 8. Pier 
Maggiore nella cappella degli Alessandri fece 
quattro storiette di figure piccole di S. Piero , di 
S. Paolo , di S. Zanobi quando resuscita il fi- 
gliuolo della vedova , e di S. Benedetto ; ed in S. 
Maria Maggiore della medesima città di Firenze 
fece nella cappella degli Orlandini una nostra 
Donna, e due altre figure bellissime ; ai fanciulli 
della compagnia di S. Giorgio un Crocifisso , S. 
Girolamo , e S. Francesco ; e nella chiesa di S. 
Giorgio in una tavola una Nunziata ; in Pistoia 
nella chiesa di S. Iacopo una Trinità y S. Zeno , 
e S. Iacopo ; e per Firenze in casa de' cittadini 
sono molti tondi e quadri di mano del medesimo. 
Fu persona Pesello moderata e gentile, e sempre 
che poteva giovare agli amici , con amorevolez- 
iw e volentieri lo faceva . Tolse moglie giovane , 
•4«hbepe Francesco detto PeselUnosuo figliuola 



TITA DI PESCLLO E FR. PESELLI. 3i3 

ohe attese alla pittura , imitando gli andari di 
fra Filippo inGnitamente. Costui se pii\ tonijio 
▼iveva , per quello che si conosce , arebbe fatto 
molto più eh' egli non fece ^ jpercbè era studioso 
lieir arte né mai restava ne di né notte di dise- 
gnare . Perché si vede ancora nella cappella del 
noviziato di S. Croce sotto la tavola di fra Filip* 
pò una maravigliosissima predella di figure pic- 
cole^ le quali paiono di roano di fra Filippo.EgU 
fece. motti quadretti di figure piccole per Fio- 
renza, ed in quella acquistato nome , se ne mori 
d*anni trentnno,percbe Pesello ne rimase d- (len- 
te , né molto stette che lo segui d' anni settata* 
taiette . 



VITA. 
DI BEN0220 

PITTORE FIORENTINO. 



Villi cammina con le fatiche perla strada della 
▼irtù , ancoracLè ella sia ( come dicono ) e sas- 
sosa e piena di spine , alla fine della salita si ri- 
troTa pur finaimt-nte in un largo piano con tutta 
le bramate felicilà . E nel liguardare a basso , 
Teggendo i cattivi pa^si con periglio ffltti da Ini p 
ringrazia Dio che a salramento ve Tha condotto; 
e con grandissimo contento suo benedice quelle 
faticLe che già tanto gli rincreFcevano . E cosi 
ristorando i passati afianni con la letizia del bene 
presente , senza fatica si affatica per far cono- 
scere a chi lo guarda , come i caldi 9 i geli ^ i 
sudori 9 la fame , la sete > e gì' incomodi , che si 

Stiscono per acquistare la virtù, liberano altrui 
Ila povertà e io conducono a quel sicuro e 
tranquillo stato ^dovc con tanto contento suo lo 
affaticato Benozzo Gozzoli si riposò . G^t-tui fu 
discepolo deirAngelico fra Giovanni, e a ragione 
amato da lui , e oa cbi lo conobbe tenuto pra- 
tico di grandissima invenzione e molto copioso 
negli animali , nelle prospettive , ne' paesi , e 
negli ornamenti • Fece tanto lavoro nelFetà sua^ 
cbe e' mostrò non essersi molto curato d' altri 
diletti ; e ancorché e' non fusse molto eccellente 
a comparazione di molti cbe lo avanzarono di 
disegno , superò nientedimeno col tanto fare 
tutti gli altri dell' età sua ; perchè in tanta mol- 



225 PARTE SECOIVBA 

tihidine di opere gli vennero fatte pure detir 
buone. Dipinse in Fiorenza nella sua gioyanczxs 
alla compagnia di S. Marco la tavola delP altare, 
ed in S. Friano un transito di S. leronimo, eh' ò 
stato guasto per acconciare la facciata della cLie- 
sa lungo la strada . Nel palazzo de' Medici fece 
in fresco la cappella con la storia de' Magi, ed a 
Roma in Araceli nella cappella de' Cesarini le 
storie di S. Antonio da Padova , dove ritrasse di 
naturale Giuliano Cesarini cardinale ed Antonio 
Colonna. Similmente nella torre de' Conti, cioè 
8opra una porta sotto cui si passa, fece in fresco 
una nostra Donna con molti santi; ed inS. Maria 
Maggiore all' entrar di chiesa per la. porta prin« 
cipale fece a man ritta in una cappella a fresco 
molte figure che sono ragionevoli . Da Roma 
tornato Benozzo a Firenze, se n'andò a Pisa^ do- 
ve lavorò nel cimiterio che è allato al Duomo , 
detto Campo Santo, una facciata di muro lunga 
quanto tutto V edifizio , facendovi storie del Te- 
stamento vecchio con grandissima invenzione . E 
si può dire che questa sia veramente mi* opera 
terribilissima , vergendosi in essa tutte le storie 
della creazione del mondo distinte a giorno per 
giorno . Dopo l' arca di Noè , l' inondazione del 
diluvio espressa con bellissimi componimenti e 
copiosità di figure . Appresso la superba edifica- 
zione della torre di JVembrot , V incendio di So- 
doma e dell'altre città vicine , l'istorie d'Abramo 
nelle quali sono da considerare affetti bellissimi, 
perciocché sebbene non aveva Benozzo molto 
singular disegno nelle figure ^ dimostrò nondi- 
meno r arte efficacemente nel sacrifizio d'Isaac, 
per avere «situato in iscorto un asino pei: tal ma- 
niera , che si volta per ogni banda ; il che é te- 



ttTilDIBlBNOZed Ì2f 

Anto eosa bellissima . Segue appresso il nascere 
dì Mese con que' tanti seeiii e prodigj , insino a 
che trasse il popolo suo d' Egitto e io cibò tanti 
anni nel deserto . Aggiunse a queste tutte le sto* 
He ebree insino a David e Salomone suo ilgliuo^ 
lo , e dimostrò Teramente Benozio in questo la*- 
Toro un animo più che grande ; perchè dove sì 
grande impresa arebbe giustamente fatto paura 
a una legione di pittori , egli solo la fece tutta • 
la condusse a peiTezìone ; dimanierachè avendo* 
ne acquistato fama grandissima , meritò che nel 
mezzo dell'opera gli fussc posto questa epigram- 
ma: 

Qtad spectas volHcrespisceSyCt monslraferariirrt^ 

Et viridcs sihas acthertasqitc domos ? 
Et pueros , juvenes , mattes , canosque parentesi 

Queh semper vìvum spi rat in ore decus ? 
Non haec taoi variis finxit simulacrajiguris 

Natura ingenio faetibus apta suo : 
Est opus artiflcis : pinxit viva ora Benoxus : 

O superi vivos jundite in ora sonós. 

Sono in tutta quest'opera sparsi infiniti ritratti 
di naturale; ma perche di tutti non si ha cogni- 
zione, dirò quelli solamente che io vi ho cono* 
scinti d' importanza^e quelli di che ho per qual- 
che ricordo cognizione. Nella storia dunque dove 
la reina Saba va a Salomone è ritratto Marsilio 
Ficino fra certi prelati , TArgiropolo dottissimo 
greco , e Battista Platina , il quale aveva prima 
ritratto in Roma, ed egli stesso sopra un cavallo 
nella Rgura d' un vecchiotto raso con una ber- 
retta nera che ha nella piega una carta bianca > 
forse per seguono perchè ebbe volenti di scriver- 
vi dentri il nome suo. iNella medesima città di 



3^8 FXRTE SECO^D'A 

Pisa alle monache di S.Benpd^to a ripa d'Arn(» 
dipinse tutte le storie della vita di quel santo ; è 
nella compagnia de' Fiorentini , che allora era 
dov' è ogf^i il monasterio di S. Vito , similmente^ 
la tavola e molte altre pitture . ^el duomo die- 
tro alla sedia dell' arcÌTescoTO in una tavoletta 
a tempera dipinse un S. Tommaso d'Aquino con 
infinito numero di dotti che disputano sopra l'o^ 

fere sue ; e fra gli altri vi è ritratto papa Sisto 
y con un numero di cardinali e molti capi e 
generali di diversi ordini; e questa é la più finita 
e meglio opera che facesse mai Benozzo . In S. 
Caterina de' frati Predicatori nella medesima 
città fece due tavole a tempera, che benissimo 
si conoscono alla maniera : e nella chiesa di S» 
Niccola ne fece similmente un' altra^ e due in Se 
Croce fuor di Pisa . Lavorò anco , quand' era 
giovanetto y nella pieve di S. Gimisnano l'altare 
di S. Bastiano nel mezzo della chiesa riscontro 
alla cappella maggiore ; e nella sala del consiglio 
flono alcune figure, parte di sua mano e parte da 
lui essendo vecchie restaurate ; Ai monaci di 
Monte Oli veto nella medesima terra fece un cro- 
cifisso ed altre pitture: ma la migliore opera che 
in quel luogo facesse , fu in S. Agostino nella 
cappella maggiore a fresco storie di S. Agostino, 
cioè dalla conversione insino alla morte ; la qual 
opera ho tutta disegnata di sua mano nel nostro 
libro -y insieme con molte carte delle storie so- 
praddette di Campo Santo di Pisa . In Volterra 
ancora fece alcune opere delle quali non accade 
far menzione . £ perchè quando Benozzo lavora 
in Roma vi era un altro dipintore chiamato Me- 
lozzo y il quale fu da Forlì, molti che non sanno 
più che tanto avendo tn^vato scritto Melozio e 



flTADIBENOZZO $29 

14scontrftto i tempi, hanno creduto cbe quel Me- 
lozzo Toslia dir Benozzo , ma sono in errore ; 
perebé il detto pittore fu ne' medesimi tempi, e 
lu molto studioso delle cose dell' arte , e paili- 
colarmente mise molto studio e diligenza ^n fare 
gfi scorti , come si può vedere in S. Apostolo di 
Roma nella tribuna dell' aitar maggiore, dove in 
un fregio tirato in prospettiva per ornamento di 
queir opera sono alcune figure che colgono uve 
ed una botte cbe banno molto del buono. Ma ciò 
si vede più apertamente nell'Ascensione di Gesù 
Cristo in un coro d' angeli cbe lo conducono in 
cielo , dove la figura di Cristo scorta tanto bene, 
cbe pare cbe bucbi quella volta; ed il simile fan- 
no gli angeli ,cbe con diversi movimenti girano 
per lo campo di queir aria . Parimente gU apo- 
stoli cbe sono in terra scortano in diverse attitu- 
dini tanto bene , cbe ne fu allora , e ancora è lo- 
dato dagli artefici cbe molto banno imparato 
dalle fatiche di costui ; il quale fu grandissimo 
prospettivo , come ne dimostrano i casamenti di- 
pinti in quest'opera, la quale gli fu fatta fare dal 
cardinale Riario , nipote di papa Sisto IV dal 
quale fu molto rimunera to.Ma tornando a Bènoz- 
zo, consumato finalmente dagli anni e dalle fati- 
che ,d*anni settantotto se n'andò al vero riposo nel* 
la città di Pisa, abitando in una casetta che in si 
lunga dimora vi si aveva comperata in Carraia di 
S. Francesco : la qual casa lasciò morendo alla 
sua figliuola ; e con dispiacere di tutta quella 
città fu onoratamente seppellito in Camposanto 
con questo epitaffio cbe ancora si legge : 

Hic iumutus est Benotii Fiorentini^ qui proxi- 
me has pinxit historiasi hunc silfi Pisanor. 
donavit humaniCas laccccLXXVUi. 



33o PARTS SECONDA 

Tisse Benozzo costumatissimamente sempre € 
da vero cristiano, consumando tutta la vita sua in 
esercizio onorato : per il che e per la buona ma- 
niera e qualità sue lungamente fu ben veduto in 
quella cittA. Lasciò dopo se discepoli suoiZanobi 
Macliiavelli fiorentino e altri ^ de' quali non ac- 
oude far altra memoria . 



VITA 
DI FRANCESCO DI GIORGIO 

SCULTOnE ED AECHITETTO 
S DI 

LORENZO VECCHIETTO 

SCULTORE E PITTORE 
5 A N E S I. 

Jl rancesco di Giorgio Sanese , il quale fa sciil-i 
tore ed architetto eccellente, fece i due angeli di 
bronzo che sono in su T aitar maggiore del duo- 
mo di quella città , i quali furono veramente un 
bellissimo gettone furon poi rinetti da lui mede- 
timo con quanta diligenza sia possibile immagi- 
narsi . £ ciò potette egli fare comodamente , es- 
sendo persona non meno dotata di buone facultà 
che di raro ingegno j onde non per avarizia , ma 
per suo piacere layoraya, quando bene gli veniva 
e per lasciar dopo se qualche onorata memoria . 
Diede anco opera alla pittura, e fece alcune cose, 
ma non simili alle sculture . Neil' architettura 
ebbe grandissimo giudizio , e mostrò di molto 
bene intender quella professione ^ e ne può far 
ampia fede il palazzo che egli fece in Urbino al 
duca Federico Feltro, i cui spartimenti sono 
fatti con belle e comode considerazioni , e la 
stravaganza delle scale ; che sono bene intese » 



352 PARTE SECONDA 

• 
)>iaceToli più che altre cbe Fassino state fette in* 
lino al suo tempo . Le sale sono grandi e magni- 
fiche , e gli appai^amenti delle camere utili ed 
onorati fuor di modo ; e per dirlo in poche pa- 
role, è cosi bello e ben fatto tutto quel palazzo , 
quanto altro che insin a ora sia stato fatto giam- 
mai . Fu Francesco grandissimo ingegnere , e 
massimamente di macchine da guen*a , come 
mostrò in un fregio che dipinse di sua mano nel 
detto palazzo d' Urbino, il quale é tutto pieno di 
simili cose rare appartenenti alla guen*a. Disegnò 
anco alcuni libri tutti pieni di cosi fatti ìnstru- 
menti, il miglior de'quali ha il Sig. duca Cosimo 
de' Medici fra le sue cose più care • Fu il mede- 
simo tanto curioso in cercar d' intender le mec- 
chine ed instrumenti bellici degli antichi,e tanto 
andò inyestigando il modo degli antichi anfitea- 
tri e d' altre cose somiglianti ^ eh' elleno furono 
cagione che mise manco studio nella scultura , 
ma non però gli furono né sono state di manco 
onore che le sculture gli potessino essere state ; 
per le quali tutte cose fu di maniera grato al 
detto duca Federigo , del qual fece il ritratto • 
in medaglia e di pittura, che quando se ne tornò 
a Siena sua patria,si ti*OTÒ non meno essere stato 
onorato che beneficato . Fece per papa Pio II 
tutti i disegni e modelli del palazzo e vescovado 
di Pienza patria del detto papa , e da lui fatta 
città e del suo nome chiamata Pienza, che prima 
era detta Corsignano: cbe furono per quel luogo 
magnifici ed onorati quanto potessino essere ; e 
così la forma e fortificazione di detta città , ed 
insieme il palazzo e loggia pel medesimo ponte- 
fice ; onde poi sempre visse onoratamente , e fu 
nella sua città del supremo magistrato de'Siguori 



"VITA Dt FlUnCESCO DI GIORGIO 333 

onorato. Ma peryenato finalmente all'etA d'anni 
qnarantasette si morì . Furono le sue opere in* 
torno al 1480. Lasciò costui suo compagno e 
carissimo amico Iacopo GozEereilo , il quale at- 
tese alla scultura ed all'architettura , e fece al- 
cune figure di legno in Siena , e d'arcbitettura 
S. Maria Maddalena fuor della porta a Tufi, 
la quale rimase imperfetta per la sua morte : e 
noi gli aTcmo pur questo obbligo : che da lui si 
ebbe il ritratto di Francesco sopraddetto , il 
quale fece di sua mano . Il quale Francesco me- 
rita che gli sia avuto grande obbligo yer avere 
facilitato le cose d* architettura , e recatole più 
giovamento cbe alcun altro avesse fatto da Fi- 
lippo di ser Brunellesco insino al tempo suo . 

Fu sanese e scultore similmente molto lodato 
Lorenzo di Piero Vecchietti , il quale essendo 
prima stato orefice molto stimato, si diede final- 
mente alla scultura ed a gettar in bronzo, nelle 
quali arti mise tanto studio, che divenuto eccel- 
lente, gli fu dato a fare di bronzo il tabernacolo 
dell' aitar maggiore del duomo di Siena sua pa- 
tria,coh quelli ornamenti di marmo che ancor vi 
si veggiono . Il qual getto, che fu mirabile, gii 
acquistò nome e riputazione grandissima per la 
proporzione e grazia ch'egli ha in tutte le parti. 
£ chi bene considera questa opera , vede in essa 
buon disegno , e che l'artefice suo fu giudizioso 
e pratico valentuomo • Fece il medesimo in un 
bel getto di metallo per la cappella de' pittori 
sanesi nello spedale grande della Scala un Cri- 
sto nudo che tiene la croce in mano , d' altezza 
quanto il vivo ; la qual opera come venne benis- 
simo al getto , COSI fu rinetta con amore e dìli- 
genza . Nella medesima casa nel peregrinario i 



334 PARTE SECONDA 

una storia dipinta da Lorenzo di colcM*! ; e so- 
pra la porta di S. Giovanni un arco con figure 
lavorate a fresco . Similmente perchè il battesi- 
mo non era finito , vi lavorò alcune figurine di 
bronzo , e vi fini pur di bronzo una storia co- 
minciata già da Donatello. Nel qual luogo aveva 
ancora lavorato due storie di bronzo Iacopo 
della Fonte , la maniera del quale imitò sempre 
Lorenzo quanto potette maggiormente . Il qual 
Lorenzo condusse il detto battesimo all' ultima 
perfezione j ponendovi ancora alcune figure di 
bronzo gettate già da Donato , ma da se finite 
del tutto j che sono tenute cosa bellissima. Alla 
loggia degli ufficiali in Banchi fece Lorenzo di 
marmo all' altezza del naturale un S. Piero ed 
un S. Paolo lavorati con somma grazia , e con- 
dotti con buona pratica . Accomodò costui tal- 
mente le cose che fece, che ne merita molta loda 
così morto come fece vivo. Fu persona manin- 
conica e solitaria e che sempre stette in conside- 
razione , il che forse gli fu cagione di non più 
oltre vivere , conciossiacbè di cinquantotto anni 
passò air altra vita . Furono le sue opere circa 
ranno i48g(« 




ìTv'^. ^^ .';". ^'.,. 



VITA 
D'ANTONIO ROSSELLINO 

SCm^TORE FIORENTINO 
E Di 

BERNARDO SUO FRATELLO. 



JC u Tcramentc sempre cosa lod^Tole e virtuosa 
la modestia e 1' essere ornato di gentilezza, e di 
quelle rare virtù cbe agevolmente si ricono* 
scono neir onorate azioni d' Antonio Rossellino 
scultore; il quale fece la sua arte con tanta gra- 
zia, che da ogni suo conoscente fu stimato assai 
più che uomo , ed adorato quasi per santu per 
quelle ottime qualità ch'erano unite alla virtù 
sua. Fu chiamato Antonio, il Rossellino del Pro- 
consolo : perchè e' tenne sempre la sua bottega 
ixì un luogo che così si chiama in Fiorenza . Fu 
costui si dolce e sì delicato ne' suoi lavori , e di 
finezza e pulitezza tanto perfetta, che la manie* 
ra sua giustamente si può dir vera e veramente 
chiamare moderna . Fece nel palazzo de' Medici 
Itt fontana di marmo che è net secondo cortile , 
nella quale sono alcuni fanciulli che sbarrano 
delfini che gettano acqua ,ed è finita con som- 
ma grazia e con maniera diligentissima . Nella 
chiesa di S. Croce alla pila dell'acqua santa fece 
la sepoltura di Francesco Nori, e sopra quella una 
nostra Donna di bassorilievo, ed un' altra nostra 
Douna in casa d«' Tomabuoni; e molte altre cosf 



336 PARTE SECONDA 

mandate fuori in dÌTerse parti^ siccome a Lione 
di Francia una sepoltura di marmo. A S.Miniato 
al Monte , monasterio de* monaci bianchi fuori 
delle mura di Fiorenza, gli fu fatto fare la se- 
poltura dét cardinale di Portogallo , la qu^ale si 
maraTigliosamente fu condottada lui e con dili- 
genza ed artifizio così grande ^ che non s' ima- 
gini artefice alcuno di poter mai yedere cosa al- 
cuna, die di pulitezza o di grazia passare la possa 
in maniera alcuna . £ certamente a cbi la consi- 
dera pare impossibile , non che difficile, cb* ella 
«ia condotta così: vedendosi in alcuni angeli ohe 
▼i sono tanta grazia e bellezza d' arie , di papni, 
e d' artifizio, che e' non paiono pia di marmo , 
ma vivissimi . Di questi T uno tiene la corona 
della verginità di quel qardii^ale , il quale si dice 
che mori vergine ; l'altro la palma della vittoria, 
che egli acquistò contra il mondo.E fra le molte. 
cose artifiziosissime che vi sono , vi n vede un 
arco di macigno che regge uqa cortina di marmo 
aggruppata tanto netta , cIiq fra il bis^nco del., 
marmo ed il bigio del macignp ^lia.pare molto. 
pii\ simile al vero panno che al marmo . In* su la. 
cassa del corpo sono alcuni fanciulli veramente 
bellissimi , ed il morto stesso , con una nostra 
Donna in un tondo lavorata molto bene. La cassa 
tiene il garbo di quella di porfido che è in Roma 
sulla piazza della llitonda. Questa sepoltura del 
cardinale fu posta su nel i45c) , e tanto piacque 
la forma sua e T architettura della cappella al 
duca di Malfi nipote di papa Pio II , che dallc^ 
mani del maestro medesimo ne fece fare in Napoli 
un' altra per la. donna sua, simile a questa in 
tutte le cose fupii che nei morto. Di più vi fece, 
una tavola di una natiyità.4i Cristo nel pre^pioj 



VITA u' Airroifio rossellini 337 

COTI un ballo d'angeli in sa la capanna , che can- 
tano a bocca aperta in nna maniera y che ben 
pare cbe dal nato in fuori y Antonio desse loro 
ogni altra movenza ed affetto con tanta grafia e 
con tanta pulitezza , cbe più operare non possono 
nel marmo il fen*o e V ingegno . Per il cne sono 
state molto stimate le cose sue da Micbelagnold 
e d'ri tutto il restante degli artefici più cbe ec- 
cellenti . Nella pieve d' Empoli fece di marmo 
un S. Bastiano che é tenuto cosa bellissima; e di 
questo a verno un disegno di sua mano nel nostro 
nbro , con tutta V architettura e figure della 
cappella detta di S. Miniato in Monte,ed insieme 
il ritratto di lui stesso . Antonio finalmente si 
morì in Fiorenza d' etA d* anni quarantasei, la- 
sciando un suo fratello architettore e scultore 
chiamato Bernardo; il quale in Santa Croce fpc« 
di marmo la sepoltura di M. Lionardo Bruni 
Aretino che scrisse la storia fiorentina, e fu quel 
gran dotto che sa tutto il mondo . Qursto Ber- 
nardo fu nelle cose d'architettura molto stimato 
da papa Niccola V , il quale V amò assai e di lui 
si servì in moltissime opere cbe fece nel suo 
pontificatole più averebbp fatto,se a auell'òpere 
che aveva in animo di far quel pontefice , non si 
fusse interposta la morte.Gli fece dunque rifare, 
secondo che racconta Giannozzo Manetti,la pias« 
za diFabriauo^l'annocheperla postevi stette al- 
cuni mesi^e dove era stretta e malfatta la riallargò 
e ridusse in buona forma , facendovi intorno in- 
torno un ordine di botteghe utili e molto comodo 
e belle . Ristaurò appresso e rifondò la chiesa di 
S. Francesco df'lla detta terra che andava in ro- 
vina. A Gualdo rifece, si può dir di nuovo con 
r aggiunta di belle e buone fabbritbe^la cbiesa 
roi. IL 23 



338 PARTE SECONDA 

di S« Benedetto . In Ascesi la cLiesa di S. Fran- 
cesco, cbe in certi luoghi era rovinata ed. in certi 
altri minacciava rovina, rifondò gagliardamente 
e ricoperse . A Civitaveccbia fece molti belli e 
magnifici edifizj . A Civita castellana rifece me- 
glio che la tersa parte delle mura con buon gar- 
bo . A Narni - rifece ed ampliò di belle e buone 
muraglie la fortezza . A Orvieto fece una g^*nn 
fortezza con un bellissimo palazzo , opera di 
grande spesa e non minore miagnificenza.A Spo- 
leti similmente accrebbe e fortificò la fortezza , 
faceodoTÌ dentro abitazioni tanto belle e tanto 
comode e bene intese , che non si poteva veder 
meglio . Rassettò i bagni di Viterbo con gran 
spesa e con animo regio , facendovi abitazioni , 
cbe non solo per gli am)nalalicUe giornalmente 
andavano a bagnarsi sarcbbono state i-ecipienti , 
ma ad ogni gran principe . Tutte queste opere 
^ece il detto pontefice col disegno di Bernardo 
fuori della città. In Roma rista uro ed in molti luo« 
ghi. rinnovò le mura della città, che per la maa- 
gior parte erano rovinate , aggiugncndo loro al- 
cune torride comprendendo in queste una nuova 
iortifioazione che fece a Castel S. Angelo di fuo- 
ra,e molte stanze ed ornamenti cbe fece dentro. 
Parimente aveva il detto pontefice in animo,e la 
maggior parte condusse a buon termine , di re- 
staurare e riedificare , secondo che più avevano 
di bisogno , le quaranta chiese delle stazioni già 
instituite da S.GregoTio I , che fu chiamato, per 
soprannome , Grande . Cosi restaurò S, Maria 
Trastevere , S. Pi-assedia , S. Teodoro, S. Pietro 
in Vincula , e molte altre delle minori . Ma con 
i|iaggiore aniruo, ornamento , e diligenza fece 
questo in sei delle Sette maggiori e principali • 



VITA D' ANTOmO ROSSELLINI 339 

«toè S. Giovanni Laterano y S» Maria Mi^ggiore , 
S. Stefano in Celio [nonte, S. Apostolo 9 S. Pao- 
lo , e S. Loi*enzo extra muros ; non dico di S* 
Pietro, percbè ne fece impresa a parte, il mede« 
Simo ebl>e animo di ridurre in fortezza e fare co- 
me una città appartata il Vaticano tutto , nella 
quale disegnava tre vie che si dirizzavano a S. 
Pietro, credo dove è ora Borgo vecchio e nuovo > 
le quali copriva di logge di qua e di là con hot-, 
teghe co modissì tue, separando l'arti più nobili e 
più ricche dalle minori, e mettendo insieme eia* 
scuna in una via da per se ; e già aveva fatto il 
toiTione tondo , che si chiama ancora il torrione 
di Niccola . £ sopra quelle botteghe e logge ve- 
nivano case magnifiche e comode e fatte con bel- 
lissima architettura ed utilissima, essendo dise- 
gnate in modo che erano difese e coperte da 
tutti que' venti che sono pestiferi in Roma , e 
levati via tutti gì* impedimenti o d'acque o di 
fastidi che sogliono generar mal aria . £ tutto 
arerebbe finito,ogni poco più che gli fusse stato 
conceduto di vita il detto pontefice , il qual era 
d' animo grande e risoluto, ed intendeva tanto > 
che non meno guidava e reggeva gli artefici ^ 
eh' eslino lui ; la qual cosa fa che le imprese 
grandi si conducono facilmente a fine, quando il 
padrone intende da per se , e come capace può 
risolvere subito; dove uno irresoluto ed incapace 
nello star fra il sì ed il nò,fni var j disegni e opi- 
nioni lascia passar molte volte inutilmente il 
tempo senza operare . Ma di questo disegno di 
Niccola non accade dir altro , dacché non ebbe 
effetto. Voleva oltre ciò edificare il palazzo pa- 
pale con tanta magnificenza e grandezza e con 
tante comodità e vaghezza, che e'fusae per l'uno 



S4o PARTE SECONDA 

• per l'altro conto il più bello emaggior edifi&||^ 
di cristianità ; Tolendo cbe seryisse non solo alla 
persona del sommo pontefice capo de' Cristiani , 

• non solo al sacro collegio de' cardinali , che 
essendo il suo consiglio ed aiuto , gli arebbono a 
esser sempre intorno , ma che ancora yi stessino 
comodamente tutti i negozj , spediuoni , e giu-> 
disj della corte/ dorè ridotti insieme tutti gli uf- 
fizj e le corti , arebbono fatto una magnificenza 
e grandezza 9 e , se questa voce si potesse usare in 
simili cose , una pompa incredibile , e che è più 
infinitamente , aveva a ricevere imperadori , re, 
duchi y ed altri principi cristiani , che o per fac- 
cende loro o per divozione visitassero quella san- 
tissima apostolica sede . £ chi a^edera che egli 
volesse fìii*vi un teatro per le coronazioni de'pon- 
tefici ? ed i giardini , logge e acquidotti , fonta- 
ne , cappelle y librerie,cd un conclave appartato 
bellissimo? Insomma questo ( non so se palazzo, 
casteNO) o città debbo nominarlo ) sarebbe stata 
la più superba cosa che mai iìisse stata fatta 
dalla creasione del mondo, per quello che si sa, 
insino a oggi.Che grandezza stata sarebbe quella 
della santa chiesa romnna , veder il sommo pon- 
tefice e capo di quella avere y come in un famo- 
sissimo e santissimo monasterio , raccolti tutti i' 
ministri di Dio che abitano la città di Roma! Ed 
in quello, quasi un nuovo paradiso terrestre , 
vivere vita celeste , angelica , e santissima , con 
dbre esempio a tutto il cristianesimo ed accender 
gl4 animi degl' infedeli al vero culto di Dio e di 
Gesù Cristo benedetto ! Ma tanta opera rimase 
imperfetta , anzi quasi non cominciata per la 
morte di quel Pontefice , e quel poco che n* è 
f^tlo f si qoBosce all' arme sua , o che egli usava 



TITA D' ANTOmO lOSSEUNl 34 1 

per arme j che erano due chiaTÌ intrarenate in 
campo rosso . La quinta delle cinque cose che il 
medesimo aveva in animo di fare y era la chiesa 
di S. Pietro ^ la quale aveva disegnata di far« 
tanto grandetta nto ricca e tanto ornata , che me- 

Slio é tacere che metter mano per non poter mai 
ime anco una minima parte , e massimamente 
essendo poi andato male il modello e statone 
fatti altri da altri architettori. E chi pure voles- 
se in ciò sapere interamente il grand' animo di 
papa Niccola V , legga quello che Giannosso 
Manetti nobile e dotto cittadin 6orentino scrisse 
minutissimamente nella vita di detto pontefice ; 
il quale , oltre gli altri , in tutti i sopraddetti di- 
segni si servi, come si é detto y dell' ingegno • 
molta industria di Bernardo Rosseliini , Antonio 
frartel del quale , per tornare oggimai donde mi 
partii , con si bella occasione lavorò le sue scul- 
ture circa Tanno 1490. E perché quanto piÀ 
r opere si veglione piene di diligenza e di diffi- 
cultÀ , gli uomini restano più ammirati > cono- 
scendosi massimamente queste due cose ne' suoi 
lavori j merita eeli e fama e onore , come esem- 
pio certissimo , donde i moderni scultori hanno 
potuto imparare come si deono far -le statue che 
mediante le difficultà arrechino lode e fa ma gran- 
dissima. Gonciossiachp dop> Donatello aggiunse 
egli all' ai*te della scultura una certa pulitezia e 
fine 9 cercando bucare e ritondare in rDi«niera le 
sue figure, eh* elle appariscono per tutto e tond« 
e finite ; la qual cosa nella scultura infino allora 
non si era veduta si perfetta ; e per<hè e^li ]iri- 
mo r introdusse , dopo lui nell' età seguenti • 
nella nostra appare maravigliosa. 




.-^• 



^'^:-:::- ;:]'A:;:^T'm:^.^ 



VITA. 
DI DESIDERIO DA SETTIGNANO 

SCTJLTO&K. 



G, 



rrandissimo obbligo banno al cielo e alla na- 
tura coloro cbe senza fatiche partoriscono le 
cose loro con una cei*ta grazia , cbe non si può 
dare alle opere cbe altri fa^nè per istudio né per 
imitazione ; ma é dono yeitimente celeste che 
pioye in maniera su quelle cose cbe elle portano 
sempre seco tanta leggiadrìa e tanta gentilezza , 
cbe elle tirano a se non solamente quelli che in- 
tendono il mestiero y ma molti altri ancora che 
non sono di quella professione . E nasce ciò dalla 
facilità del buono, che non si rende aspro e duro 
agli occhi y come le cose stentate e fatte con dif- 
ficultà molte Tolte si rendono . La qual grazia 
e simplicitè y che piace uniyersal mente e da 
ognuno è conosciuta y hanno tutte V opere che 
fece Desiderio y il quale dicono alcuni che fu da 
Settignano luogo Ticino a Fiorenza due miglia y 
alcuni altri lo tengono Fiorentino ; ma questo 
rileya nulla , per essere si poca distanza da un 
luogo all'altro.Fu costui imitatore della maniera 
di Donato , quantunque dalla natura avesse egli 
grazia grandissima e leggiadrìa nelle teste . E 
veggonsi r arie sue di femmine e di fanciulli con 
delicata , dolce e vezzosa maniera^ aiutate tanto 
dalla natura y che inclinato a questo lo aveva y 

3uanto era ancora da lui esercitato V ingegno 
eirarte.Feoe nella sua giovanezza il basamento 



344 PARTE SECONDA 

del David di Donato cb' è nel palazzo del daca 
dì Fiorenza y nel quale Desiderio fece di marma 
alcune arpie bellissime edalcuni Titicci di bronzo 
molto graziosi e bene intesi: e nella facciata della 
casa de'GianfSgliazzi un'arme grande con uv 
lione bellissima, e altre cose di pietra le quali 
sono in detta città . iPece nel Carmine alla cap- 

Eella de' Brancacci uno angiolo di legno, ed in S. 
orenzo finì di marmo la cappella del Sacru- 
paento y la qual' egli con molta diligenza cun- 
dusse a perfezione. Eravi un fanciullo di mai ino 
tondo, ilqual fu levatu e oggi si motte in sull'ai* 
tare per le feste della natività di Cristo per cosa 
mirabile > in cambio dtl quale ne fece un altro 
Baccio da Montelupo di marmo pure , cbe sta 
continuamente sopra il tabernacolo del ^'acra- 
mento . In S. Maria PJovella fece di marmo la 
sepoltura della beata Villana con certi angioletti 
graziosi , e lei tì ritrasse di naturale clie non 

Sar morta , ma cbe dcu'ma ; e nelle monaclie 
elle Murate sopra una colonna in un tabcrna-. 
cok) una nostra Donuf^ piccola di leggiadra e gra- 
ziata maniera ; onde 1' una e V altra cosa e in 
grandissima stima e in bunissiuio pregio . Fece 
ancora a S. Piero maggiore il tabernacolo del 
Sacramento di marmo con la solita diligenza j ed 
ancoraché in quello non siano figure , e' vi si 
vede peròuna]>ella maniera eduna grazia infini- 
ta y come neir altre cose sue . Egli similmente di 
marmo ritrasse di naturale la testa della Marietta 
degli Strozzi , la quale essendo bellissiaia , gli 
riuscì molto eccellente . Fece la sepoltura di M. 
Carlo Marsuppini aretino in S. Croce, la quale 
non solo in quel tempo fece stupire gli artefici e 
le persone intelligenti che la guardarono y ma 



\1TA DI DESIDERIO DA SETTIGNÀNO 345 

qnelU ancora che al presente la reggono , se ne 
mara?igliano j doye egli avendo lavorato in una 
cassa ibglianii , benché uu poco spinosi e seccbi^ 
per non essere allora scoperte molte antìcbità ^ 
furono tenuti cosa bellissima . Ma fra l'altre 
parti che in detta opera sono, vi si veggono al^ 
cune ali che a una nicchia fanno ornamento a 
pie della cassa , che non di marmo, ma piumose 
si mostrano ; cosa difficile a potere imitare nel 
marmo , attesoché ai peli e alte piume non può 
lo scarpello aggiugnere • Evvi di marmo una 
nicchia grande più vira ^ che se d' osso proprio 
fosse. Sonyi ancora alcuni fanciulli ed alcuni an- 
geli condotti con maniera bella e Tirace : simil- 
mente è di somma bontà e d' artificio il morto 
su la cassa ritratto di naturale; ed in un tondo una 
nostra Donna di bassorilievo lavorato , secondo 
la maniera di Donato , con giudixio e con grazia 
mirabilissima : siccome sono ancora molti altri 
bassirìlievi di marmo eh' egli fece , delli quali 
alcuni sono nella guardarobba del Sig. Duca 
Cosimo > e partico aimente in un. tondo la testa 
del nostro Signore Gesù Cristo e di S. Gio: Bat- 
tista quando era fanciulletto . À pie della sepol* 
tura del detto M* Carlo fece una lapida grande 
per M. Giorgio dottore fiimoso e segretario della 
Signoria di Fiorenv» con un bassorilievo molto 
bello y nel quale è ritratto esso M. Giorgio con 
abito da dottore , secondo l'usanza di que tempi* 
Ma se la morte si tosto non toglieva al mondo 
quello spirito che tanto egregiamente operò , 
arcbbe sì per V avvenire con la esperienza e con 
lo studio operato, che vinto avrebbe d'art(> tutti 
coloro die di grazia aveva superati . Troncogli 
la morte il filo della vita nell'età di ventotto an* 



346 PARTE SCCONBA 

ni ; perchè molto ne dolse a tutti quelli che sti^ 
ma vano dover vedere la perfezione di tanto ìn« 
gegno nella vecchiezza di lui , e ne rimasero più 
che storditi per tanta perdita . Fu da' parenti e 
da molti amici accompagnato nella chiesa de'Ser* 
TI, continuandosi per molto tempo alla sepoltura 
sua di mettersi infiniti epigrammi e sonetti : del 
numero de 'quali mi è bastato mettere solamente 
questo : 

Come vide natura 

Dar Desiderio ai freddi marmi s^ita^ 

E poter la scultura 

Agguagliar *sua bellezza alma e infinita ; 

Si fermò sbigottita 

£ disse: ornai sarà mia gloria oscura. 

E piena d'alto sdegno 

Troncò la i^ita a così beli* ingegno • 

Ma in van , che se costui 

Die vita eterna ai marmi y e i marmi a lui. 

Furono le sculture di Desiderio fatte nel i4H5 . 
Lasciò abbozzata una S. Maria Maddalena in 
penitenza, la quale fu poi finita da Benedetto da 
Maiano , ed é oggi in S. Trinità di Firenze , en- 
trando in chiesa a man destra , la quale figura è 
bella quanto più dir si possa . Nel nostro libro 
sono alcune carte disegnate di penna da Deside- 
rio bellissime, ed il suo ritratto si é avuto da al- 
cuni suoi da Settignano . 




JLA I?1IB»'^:07^.3 



VITA 
DI MINO DA FIESOLE 

SCULTORE. 



Q. 



. uando gli artefici nostri non cercano altro 
neir opere che fanno , che imitare la maniera 
dei loro maestro o d* altro eccelLeiIte.^ del quale 

Siaccia loro il modo dell' operare o nell* attìtu* 
ini delle 6gure,o nell'arie delle teste o nel pie- 
gheggiare de* panni , e studiano quelle solamen- 
te , sebbene col tempo e con lo studio le fanno 
simili , non arrivano però mai con questo solo 
alla perfezione dell' arte; avTengficfaè manifestis- 
simamente si vede cbe rare Tolte passa innanzi 
chi cammina sempre dietro;perchè la imitazione 
della natura è ferma nella maniera di quello ar- 
tefice I che ha fatto la lunga pratica diventare 
maniera . Gonciossiachè l'imitazione é una ferma 
arte di fare appunto quel cbe tu fai , come sta il 
più bello delie cose della natura , pigliandola 
schietta senza la maniera del tuo maestro , o 
d' altri, i quali ancora eglino ridussero in manie* 
ra le cose che tolsero dalla natura . £ sebben 
pare cbe le cose degli artefici eccellenti siano co- 
se naturali o Terisimili , non è che mai si possa 
usar tanta diligenza che si faccia tanto simile , 
che elle sieno com'essa natura ; né ancora sce- 
gliendo le migliori , si possa fare composizion di 
coi pò tanto perfetto che V arte la trapassi : e se 
questo è y ne segue che le cose tolte da lei fa le 
pitture e le sculture perfette ; e chi studia siret- 



35o PÀRTie SCCONDA 

me y ancorché fussino quosi a un tempo , ella è 
senza dubbio di mano di Mino da Fiesole . Ben 
è vero che il detto Mino del Reame vi fece alcu- 
ne figurette del basamento che si conoscono ; se 
'però ebbe nome Mino , e non piuttosto > come 
alcuni affermano , Dino . Ma per tornare al no- 
stro , acquistato clie egli si eboe nome in Roma 
per la detta sepoltura e per la cassa che fece 
nella Minerva e sopra essa' di marmo la statua 
di Francesco Tornabuoni di naturale y che è te- 
nuta assai bella, e per altre opere , non iste 
molto eh* egli con buon numero di danari avan- 
zati, a Fiesole se ne ritornò e tolse donna . Né 
molto tempo andò , eh' egli per servigio delle 
donne delle Murate fece un tabernacolo di mar- 
mo di mezzo rilievo per tenei^i il Sacramento , 
il quale fu da lui con tutta quella diligenza ch'ei 
sapeva condotto a perfezione : il qual non aveva 
ancora murato , quando inteso le monache di S. 
Ambruogio(le quali erano desiderose di far fare 
un'ornamento simile neir invenzione, ma più 
ricco S'ornamento per tenervi dentro la santis- 
sima reliquia del miracolo del Sacramento ) la 
sufficienza di Mino , gli diedero a fare quel l'ope- 
ra , la quale egli fìnì con tanta diligenza , che 
satisfatte da lui quelle donne gli died >no tutto 
quello che e' dimandi» per prezzo di queir ope- 
ra : e cosi poco di poi prese a fare una tavoletta 
con figuiied' una nostra Donna col figliuolo in 
braccio messa in mezzo da S. Lorenzo e da S. 
Lionardo di mezzo rilievo , che doveva servire 
per i preti o capitolo di S. Lorenzo, ad istanza di 
M. Diotisalvi Neroni ; ma è rimasta nella sagre- 
stia della Badia di Firenze . Ed à que* Monaci 
fece un londo di marmo , dentro vi una nostra 



ylTA DI MINO DA FIESOLE 35f 

Bonfia dì rilievo col eno figliuolo in collo , qaal 
posono sopra la porta principale che entra in 
chiesa ; il quale piacendo molto all' universale f 
la fattogli allogazione ài una sepoltura per il 
magnifico M. Bernardo cavaliere de' Giugni , il 
quale per essere stato persona onorevole e molto 
stimata meritò questa niemoria da' suoi fratelli. 
Condusse Mino in questa sepoltura , oltre alla 
cassa ed il morto ritrattovi di naturale sopra , 
una Giustizia , la quale imita la maniera di De- 
siderio molto, se non avesse i panni di quella un 
poco tritati dall' intaglio ; la quale opera fu ca« 
gione che 1' a ha te e' monaci della Badia di Fi- 
renze , nel qual luogo fu collocata la detta se- 
poltura , gli dessero a far quella del conte Ugo 
figliuolo del marchese Uberto di Madeborgo , il 
quale lasciò a quella Badia molte facultà e pri- 
vilegi : cosi desiderosi d' onorarlo il più eh' e' 
potevano, feciono fare a Mino di marmo di Gir- 
rara una sepoltura , che fu la più hella opera 
che Mino facesse mai ; perchè vi sono alcuni 
putti che tengono V arme di quel conte , che 
stanno molto arditamente e con una fanciullesca 
grazia , e oltre alla figura del conte morto con 
r efRgie di lui eh' egli fece in su la cassa , è in 
mezzo sopra la hara nella faccia una figura d'una 
Carità con certi putti, lavorata molto diligente- 
mente ed accordata insieme molto bene . Il si- 
mile si vede in una nostra Donna in un mezzo 
tondo col putto in collo, la quale fece Mino più 
simile alla maniera di Desiderio che potette ; e 
se egli avesse aiutato il far suo con le cose vive 
ed avesse studiato , non é dubbio chVgli arehbe 
fatto grandissimo profitto neli' arte . Costò que- 
sta sepoltura a tutte sue spese lire miUeseicente 



36là PARTE SECONDA 

é la fin) nel r48r ; della qvale acquistò molto o* 
Dore , e per questo gli fu allog^ito a fare nel ve* 
scorado di r ieiu>le a una oappella vicina alla 
maggiore a man dritta salendo, un'altra sepol- 
tura per il vescovo Lionardo Salutati vescovo 
di detto ]u(^o ; nella quale egli lo ritrasse iu 

E on ti ficaie simile al vivo quanto sia possibile • 
'ece per lo medesimo vescovo una testa d* un 
Cristo di marmo grande quanto il vivo e molto 
ben lavorata , la quale fra 1* altre cose deirere- 
dita rimase allo spedale degP Innocenti , ed oggi 
r ha il molto reverendo D. Vincenzio Borghini 
priore di quello spedale fra le sue più care' cose 
di questuar ti, delle quali si diletta quanto più 
noti saprei dire . Fece Mino nella pieve di Prato 
un pergamo tutto di marmo , nel quale sono 
storie di nostra Donna, condotte con molta dili- 
geuaa e tanto ben commesse , che queir opera 
par tutta d* un pezzo. E* questo persamo in sur 
un canto del coro , quasi nel mezzo della chiesa^ 
sopra certi ornamenti fatti d' ordine dello stesso 
Mino, il qutfle fece il ritratto di Piero di Loren* 
zo de' Medici e quello della moglie naturali e 
simili affatto . Queste due teste stettono molti 
anni sopra due porte in camera di Piero in casa 
Medici sotto un mezzo tondo ; dopo sono state 
ridotte con molt' altri ritratti d'uomini illustri 
di detta casa nella c^arrdaroba del Sig. Duca 
Gosioao. Fece anco una nostra Donna di marmo, 
«h'é oggif nell'udienza deU'arte de Tabbricanti;ed 
«Perugia mandò una tavola di marmo a M. Ba- 

Slione Kibi, che fu posta in S.Piero alla cappella 
el Sagramento,la qua! opera è un tabernacolo in 
mezzod'unS. Giovaiini,e d'un 8. Girolamo, che 
tono due buone figure di mezzo rilie vo.NelDuomo 



VITA m MINO DA FIESOU 352 

a Volterra parimente è di sva mano il taberna- 
colo delSagramento e dae angeli che lo mettono 
in messo tanto ben condotti e condiligensa^cba 
è questa opera meritamente lodata 4a tutti gli 
artefici • Finalmente Tolendo un giorno Mino 
muorere certe pietre , si affaticò , non arendo 
quegli aiuti che gli biaognaTano , di maniera che 

5 resa una calda se ne morì , e fu nella calonaca 
i Fiesole dagli amici e parenti suoi onorcTol* 
mente seppellito Tanno i4H6.Il ritratto di Mino 
è nel nostro libro de'di.^gni non so di cui mano^ 
perchè a me fa dato con alcuni disegni fatti col 
piombo dallo stesso Mino , che sono assai belli • 



Fot. IL 2^ 




'L'0'Riì.r:s'::^ cjtsta 



VITA 
DI LORENZO COSTA 

RRRAEESS PITTOÈs. 



l3ebbene in Toscana più cbe in tutte V aìirm 
proTincie d' Italia e forse d' Europa si sono sem- 
pre esercitati gli uomirti nelle cose del disegno , 
non è per questo che nell' aitile prorincie non si 
•ia d' cani tempo risvegliato qualche ingegno 
che nelle medesime professioni sia stato raro ed 
•ccellente , come si è fin qui in molte vite dimo- 
strato , e niù si mostrerà per V avvenire • Ben' i 
vero che dove non sono gii studj e gli uomini per 
usanza inclinati ad imparare y non si può né cosi 
tosto né cosi eccellente divenire , come in quei 
luoghi si fa , dove a concorrenza si esei'citano ^ 
studiano gli arteÉci di continuo . Ma tosto cbe 
uno o due cominciano^ pare che sempre avvenga 
che molti altri ( tanta torca ha la virtù ) s' inge- 
gnino di seguitarli con onore di se sttssi e delle 
patrie loro . Lorenzo Costa Ferrarese ^ essendo 
da natura inclinato alle cose della pitturale sen-* 
tendo esser celebre e molto reputato in Toscana 
fira Filippo f Benocso , ed altri , se ne venne in 
Firenze per vedere l' opere loro ; e qua arrivato^ 
perchè molto gli piacque la maniera loro , ci si 
fermò per molti mesi > ingegnandosi quanto po- 
tette il più d' imitarli , e particolarmente nel ri^ 
^trarre di naturale ; il cbe così felicemente gli 
riuscì y che tornato alla patria ( sebbene ebbe la 
maniera un poco secca e taglieute), vi fece molte 



356 P A RTK SECONDA 

opere lodevoli , come si pao Tedere nel cor# 
della chiesa di S. Domenico in Ferrara che è 
tutto di sua mano ; doTe si conosce la diligenEa 
che egli usò nell'arte, e che egli mise molto stu- 
dio nelle sue opere. £ nella cuardaroba del Sig. 
Duca di Ferrara si Teggiono di mano di costui m 
molti quadri ritratti di naturale che sono henis* 
•imo fatti ; e molto simili al vivo . Similmente 
per le case de' gentiluomini sono opere di sua 
mano tenute in molta venerasione . A Rarenna 
nella chiesa di S. Domenico alla cappella di S. 
Bastiano dipinse a olio la tavola y e a fresco al- 
cune storie che furono molto lodate. Di poi con- 
dotto a Bologna dipinse in S.Petronio nella cap- 
pella de' Mariscotti in una taTola un S. Bastiano 
saettato alla colonna con molte altre figure ; la 
qual' opera , per cosa larorata a tempera y fu la 
migliore che infino allora fusse stata fatta in 

3|uella città . Fu anco opera sua la taTola di S. 
eronimo nella cappella de* Castelli, e parimente 
quella di S. Vincenzio che è similmente lavorata 
a tempera nella cappella de* Grifoni, la predella 
della quale fece dipignere a un suo creato , che 
si portò molto mesTio che non fece égli nella 
iaTola,come a suo luogo si dirà . Nella medesi^ 
ma città fece Lorenzo e nelbt chiesa medesima 
alta cappella de* Rossi in una taTola la nostra 
Donna , S. Iacopo., S. Giorgio , S. Bastiano , e 
S. Girolamo ; la qua) 'opera è la migliore t di pi4 
dolfoe maniera di qualsiTOglia altra che costui 
ftioesse giammai . Andato poi Lorenio ài serri* 
ffio del Sia.FrancescoGonsagamarcbebe di Man- 
toa , gli dipinse nel palazzo di S« Sebastiano in 
una camera lavorata parte a guasco e parte a 
èlio molte storie . biana à la nuurehesa Isatell^ 



VITI M UOMMmO COSTA 357 

•Hratla di liahinile cbe fca eeeo molte signore 
cbe con Tarj suoni canlando fiinno dolce armo- 
nia . In un' allra è la dea Latona cbe conTerte » 
iecondo la fatola» certi tillani in ranocdbi. Nella 
tersa i il raarobese Francesco condotto da Erco- 
le per la via della TÌrtù sopra la cima d*an monte 
consecrato ali' eternitA . In un altro quadro si 
Tede il medesimo marebese sopra un piedestallo 
trionfante con un bastone in mano , e intorno gli 
sono molti signori e servitori suoi con stendardi 
in mano tutti lietissimi e pieni di giubbilo per la 
grandessa di lui ; fra i quali tutti è un infinito 
numero di ritratti di naturale . Dipinse ancora 
nella sala grande , dove oggi sono i trionB di 
mano del Mantegna y ine quadri ^ eioé in eia* 
•cuna testa uno . Nel primo cbe è a gosEzo sono 
molti nudi cbe fiinno fuocbi e sacrifizi a Ercole; 
«d in questo è ritratto di natarale il marchese eoo 
tre suoi figliuoli f Federigo , Ercole y e Ferrante, 
che poi sono stati griindis^iml ed illustrissimi si- 

Snori. Vi sonosimilmente alcuni ritratti di gran 
onlie • Néilaltroy cbe fu fktto a olio molti aitoi 
dopo il primo e che fu quasi dell* ultime cose 
4^be dipignesse Lorenzo , é il marchese Federigo 
£itto uomo con un bastone in msno ^ coraD gene^ 
rale di Santa Cbiesa sotto LeoneX^ed intomo tfli 
sono molli signori ritratti dal Costa ditiaturaYe. 
In Bologna nel palazzo di M.GioTanili BentivogU 
dipinse il medesimo a con^Dorrenza di molti altri 
anilestri alcune stanze , delle ouali per essere an- 
date per terra con la retina di quel palazzo non 
si farà altra menziooe^Non lascerò sia didire che 
deir opere cbe fece per i Bentivogli rimase solo 
in piedi la cappella cbe egli fece a M. Giovanni 
in S,IacopO|dove in due «torio dipinse due trioni 



358 , tARTE SE'GOllll^A 

tenuti bellissimi con molti ritratti. Fece aneoii 
S. GioTanni in Monte l'anno 1497 a Iacopo Che*» 
'dilli in una cappella, nella quale volle dopo mon> 
te essere sepolto , una tavola dentrovi la nostra 
Donna , S. Giovanni Evangelista j S. Agostino 
ed altri santi. In S. Francesco dipinse in una ta* 
vola uìia JNativitÀ , S. Iacopo, e S. Antonio da Pa« 
dova . Fece in S. Piero per Domenico GarganelU 
centilttomo Bolognese il principio d'una cappella 
oeliissima ; ma qualunque si fìisse la cagione y 
fatto cke ebbe nel cielo di quella alcune figure y 
la lasciò imperfetta e a fatica cominciata . la 
Mantoa oltre l'opere che vi fece per il marchese, 
delle quali «i è favellato di sopra, dipinse in S. 
Salvestroin una tavola la nostra Donna e da una 
banda S. Salvestro che le ra<;comanda il popolo 
di qnella/cittÀ , dair altra S. Bastiano, S. Paolo 9 
S. Lisabetta , e S. leronimo ; e per Quello cbo 
«'intende, fu collocata la detta tavola in quella 
chiesa dopo la morte del Costa , il quale avendo 
finita la su» vita in Mantoa , nella quale città 90^ 
no poi stati sempre i suoi discendenti^ volle in 
questa chiesa aver per se e per li suoi successori 
la sepoltura . Fece il medesimo molte altre pit« 
ture, delie quali non si dirà altro, essendo aona* 
stansa aver fatto memoria delle migliori. Il suo 
ritratto 'ho avuto in Mantoa da Fermo Ghisom 
pittor eccelletrte, che mi affermò quello esser dS 
propria mano del Costa ; il quale *disegnò ragio*- 
nevolmente, comesi può vedere nel nostro Iibr6 
in una carta di penna in caitapecoiti , dove é il 
giudizio di Salomone, e un 8. Girolamo di chia- 
roscuro, che sono molto ben fatti . 

Furono discepoli di Lorenzo Ercole da Ferra- 
ra suo compatriotta;del'quale si scrìverà di sotto 



ttTA BI ìMBXtO coìta iSg 

li Tita, eLodoTlco Malino tlinilmeiite feirarett, 
del filale sono molte opere nella sua patria ed in 
ftltn luoghi , ma la migliore che ri facetae fa 
ima tayola> la ^ale è nella chiesa di S. France» 
•co di Bologna 4n una cappella ticina alia porta 

Jrìncipale, nella quale e quando Gesù Cristo di 
odici anni disputa co' dottori nel tempio . Im- 
parò anco i primi principj dai Costa il Dosso 
Tccchio da Ferrara , dell' opere del quale si fari 
menaioneal luogo suo. E questo é quanto sii 
potuto ritrarre deUa rita ad opere di Lorenio Con 
tta fi^nrartsc • 



y 



VITA 
DI £RCOL£ 



OtbhoM «loU» ìiummibì obeLoreaso Costo mo- 
?ii8«» Ercole F«mrV8é emo discepolo era iti bo- 
lii«s|]Bocre4ito> e ha elùaniato in molti luoghi a 
ItTOrate» noB fMrò ( il die di rado suole avTeni» 
ve ) T^e abbaMònar mai il suo maestro, e piut- 
toUoi si copieiitò dft star ooq esso lui con medio- 
ere guadagno e lede^ ohe da per se con utile o 
eredito maggiore % La quale gratitudine (guanto 
IMQO oggi negli uomini si ritroTa^ tanto prà me^ 
ftìHk d'esser perciò Ercole lodato; il quale eono^ 
seotidoM obbligalo a Loreneo , pospose ogni suo 
oooiod0 ak ▼otere di lui , e gli fis come fratello e 
figliuolo inldiio air estrenio della yita . Costui 
dw ime avendo miglior disegno cbe il Costa , 
di|>inse sotto la tsnrola da lui fatta in S. Petronio 
nella cappeUcì di S. Vinocnaio alcune storie di 
figure pioeole a tempera tanto bene e con si bella 
» Mona nianiera>obcaoiié quasi possibile reder 
magtloy uè ìnaginarsi k fatica e diligensa cbe 
Ercole ▼! vose; laddove è molto miglior opera la 

Ksdrila CM la tavola, le quali amendue furono 
te in un medesimo tempo vìvente il Costa . 
Dopo la morte del quale fu messo Ercole da Do- 
menico Grarganelli a finire la cappella in S. Pe- 
tronio, cbe , come si disse di sopra, aveva Lo- 
Yenao cominciato e fisttone piociola parte.Ercole 
dunque al qunle davt peroià il detto Domenico 



563 pàute SECONDA 

quattro ducati il mese, e le spese a lai ed a im 
garzone e tutti i colorì che neU' opera areTano 
a porsi , messosi a laTorar finì quell' opera per 
si fatta maniera, che pasaÀ il maestro suo di gran 
luDga , cosi nel disegno e colorito ^ come nella 
iuTenùone. Nella pnina parte orvero feccia è la 
Crocifissione di Cristo fatta con molto giudizio ^ 
perciocché oltre il Cristo , che tì si Tede tàk 
jnorto , TÌ è benissimo espresso il tumulto de' 
Giudei Tenuti a vedere il Messia in croce , e tra 
essi è una diversità di teste naraTigliosa; nel che 
si vede che Ercole con «raaidissimo stadio cercò 
Jii farle tanto differenti runa dall'altra, che n^ii 
.si somigiiassino in cpsa alcuna. Sonovi anche al- 
cune figure che scoppiando di dolore nel pianto, 
assai chiaramente dimostrano quanto egli ceiw 
casse d' imitare il vero • £vvi lo svenimento 
delia Madonna eh* i pietosissimo , ma molto pi4 
sono le Marie versa di lei ; perchè siTegglono 
tutte compassionevoli e nell'aspetto tanto piene 
(di dolore , quanto appena è possibile imeginaif- 
si, nel vedersi morte innanzi le piùeareooee^he 
altri abbia e stare in perdita delle seconde . Tra 
r altre cose notabili anooi*a ^e vi sono , vi éan 
Longino a cavallo sopra uo^ bestia iecoa in iscor- 
to che ha rilievo grandissimo , e in lui si conosoe 
la impietà neli' avere aperto il costato di Cristo, 
e la penitenza e conversione nel trovarsi rallami- 
nato. Similmente in strana aUitodine figinrò al- 
cuni soldati che si giuocano la veste di Crìsto con 
modi bizzarri di volti ed abbigliamenti di veiftiti* 
àSono anco ben fatti e con belle invenzioni i Isr- 
droui che sono in croce ; è perche si diplettòEi^ 
cole assai di fare scorti,! quali quando sono beiito 
intesi sono bellissimi , egli lece in quell' opera 



rvtk m ncoLE tcuarese idi 

m boMbIo a camallo che^lerate ie gambe dinanai 
in alto 9 Yiene in fuori di maniera che pare di 
riliero : e perchè il yento fa piegare una oandie^ 
ra cbe egli tiene in mano , per sostenerla fa una 
forca bellissima . Fecevi anco un S. GioTanni 
cbe rinvolto in un lenzuolo si fugge • I soldati 
parimente cbe sono in quest' opera sono benis» 
«imo àitti , e con le più naturali e proprie mo- 
Tenae cbe akre figure che insino allora fusaono 
state Tedute ; le quali tutte attitudini e forse , 
che quasi non si possono far meglio , mostrano 
cbe Ercole aye^a grandissima intelligenaa e ai 
affaticava nelle cose dell' arte . 

Fece il medesimo nella facciata cbe è dirim- 
petto a questa il transito di nostra Donna ^ la 
E ale è dagli apostoli circondata con attitudini 
llissime , e fra essi sono sei persone ritratte di 
naturale tanto bene^ cbe quelli cbe le conobbero 
affermano cbe elle sono TiTissìme. Bitraase anco 
nella medesima opera se medesimo e Domenico 
Garganelli padrone della cappella ^ il quale per 
ramare cbe portò aErcole e per le lodi cbe sentì 
dare a quell' onera , finita cbe ella fu^ gli donò 
mille lire di boiognini . Dicono cbe Ercole mise 
nel laToro di questa opera dodici anni , sette in 
condurla a' fresco e cinque in ritoccarla a secco . 
Ben é vero cbe in quel mentre fece alcune altra 
cose ) e particolarmente y che si sa , la predella 
deir aitar maggiore di S. Giovanni in Monte , 
nella quale fece tre storie della pQssion di Cri- 
vto . E perchè Ercole fu di natura fantastico , e 
massimamente quando laTorava^ avendo per co- 
stume che ne pittori uè altri lo vedessero , fu 
molto odiato in Bologna dai pittori di quella cit^ 
M^i quali per invidia hanno aempre portata odif» 



Sa( pkKTT swconnàt 

ai foreslieri che vi tono stati condotti a lattorava^ 
ed il medesimo fanno anco aloona Toita fra lor» 
stessi nelle concorrenze ; benché qmesto è ^asi 
particolar tìsìo de* professori di qneste nostra 
arti in tatti i laoghi . S'accordarono dunque una 
ToUa alenai pittori bolognesi con mn legnaiuolo» 
« per messo suo si rinchiusero in chiesa vicina 
alla cappella che Ercole laroraya ; e la notte sor 
gnente entrati in quella per forca , non pure non 
si contentarono di veder l' opera , il che dorema 
bastar loro , ma gli rubarono tutti i cartoni » gli 
.schisai j i disegni , ed ogni altra cosa che Ti em 
di buono . Per la qual cosa si sdegnò di maniem 
Ercole , che finita V opera si partì di Bologna 
sensa punto dimorarri , e seoo ne menò il Dnca 
Tagliapietra scultore molto nominato y il qnaln 
in dotta opera che Ercole dipinse intagliò di mar- 
mo que'bellissimi fogliami che sono nel parapetto 
dinanci a essa cappella , ed il quale fece poi in 
Ferrara tutte le bnestredi pietra delpalaaso del 
duca che sono bellissime . Ercole dunque infe«- 
stidito finalmente dallo star fuori di casa , se no 
stette poi sempre in Ferrara in compagnia di co* 
lui e fece in quella citti molte opere . Piacerà « 
Ercole il vino straordinariamente, perchè sposa» 
inebriandosi fa cagione di aooortarsi la vita y la 
quale arando condotta senaa alcun male inaino 
agli anni quaranta j gli cadde un giorno la goo- 
ci(»la di maniera , che in poco tempo gli tolse la 
TÌta . Lasciò Guido Bolognese pittore suo crena- 
to , il quale Tanno 149^9 come si Tede dorè poa« 
il nome suo sotto il portico di S. Piero a Bolo»- 
gna , fece a fresco un Crocifisso con le Marie f i 
ladroni , caralli ^ed altre figure ragioneroU • E 
perchÀ egli disideraTa sommamanta di TaniM 



YITA DI IBCOLB FURARISB 365 

•timaio in qaella cittàycome era italo il sao mae* 
atro y studio tanto e si sottomise a tanti disagi , 
che si mori di trentacinque anni . E se si fusse 
messo Guido a imparare V arte da fanciuUeasa , 
come tì si mise d' anni diciotto , arebbe non pur 
pareggiato il suo maestro senza fatica , ma pas- 
satolo ancora di gran lunga ; e nel nostro libro 
sono disegni di mano di Ercole e di Guido molt« 
ben iatti e tijratt con graaia e buona maniera. 



VITA 
DI IACOPO, GIOVANNI 

£ 

GENTILE BELLINI 

PITTORI VINIZIAMI 



Xje cose che sono fondate nella virtù , ancorché 
il principio paia molte Tolte basso e vile , ranno 
sempre m alto di mano in mano, ed insino a che 
elle non son arrivate al sonuno della gloria , non 
8i arrestano né posano giammai; siccome chiara- 
mente potette vedersi nel debile e basso princi- 
pio della casa de*Bellini, e nel grado in che ven- 
ne poi mediante la pittura • Adunque Iacopo 
Bellini pittore ^iniziano essendo stato discepolo 
di Gentile da Fabriano nella concorrenza che 
egli ebbe con quel Domenico, che insegnò il co- 
lorire a olio ad Andrea dal Castagno , ancor che 
molto si affaticasse per venire eccellente nell'ar- 
te, non acquistò pero nome in quella, se non do- 
po la partita di Vinezia di esso Domenico . Ma 
poi ritrovandosi in quella città senza aver con- 
corrente che lo pareggiasse , accrescendo sempre 
in credito e &ma , si fece in modo eccellente, che 
egli era nella sua professione il maggioi^ e più 
reputato . Ed acciocché non pure si conservasse, 
ma si facesse maggiore nella casa sua e ne' suc- 
cessori il nome acquistatosi nella pittura , ebbe 
due figliuoli inclinatissimi all' arte e di bello e 



368 FÀRTE SECONDA 

buoDo ingegno^runo fu Giovanni e l'altro Genti«- 
le^al quale pose così nome per la dolce memoria 
che teneva iliGentiie da Fabriano stato suo nuie- 
stro e come padre amorevole . Quandi dunque 
furono alquanto cresciuti i detti due figtiu<ài , 
Iacopo stesso iriseguò loro con ogni diligensa i 

Frincjpj del disegno . Ma non passò molto, che 
uno e l' altro avanzò il padre di gran lunsa ; il 
quale di ciò rallegi*andosi molto j sempre gi'ina- 
niiuiva j mostrando loro che disidcrava che egli- 
no, cornivi Toscani fìra loro medesimi portavano 
il vanto di far forza per vincersi l' un V altro , 
secondo che venivano ali* arte di mano in mano^ 
cosi Giovanni vincesse lui, e poi Gentile V uno # 
r altro, e cosi successi vainente . Lie prime once 
che diedero fama a Iacopo , furono il ritratto ^ 
Giorgio Cornaro e di Caterina i<eina di Cipro ; 
una tavola che egli mandò a Verona , dentrovi 
la passione di Giusto con molte figure, fra le quali 
ritrasse se stesso di fiiutui*ale ; e una storia detta 
croce , la mtale si dice essere nella scuola di San 
Giovanni Evangelista ; le quali tutte e molte aU 
tre furono dipinte da lac«ipo con V aiuto de' fi* 
gliuoli : e questa ultima storia fu fatta iu tela , 
siccome si è quasi setnpi*e in quella cittA costu- 
mato di fare , usandoviiti poco dipign^re, come 
si fa altrove, in tavole di legname d' albero da 
molti chiamato oppio e da alcuni gatlice; il qua- 
le legname, che fa per lo più lungo i fiumi o aU 
ti'e acque, é dolce alfatto e mirabile per dipi- 

Snervi sopra , perchè tiene molto il fermo quan- 
o si commette con la mnstrice . Ma in Venezia 
non si fanno tavole, e facendosene alcuna volta, 
non si adopera altro legname che d' abeto , di 
che à quella città abboiidantisaima,per ri^^petto 



TITA DI iJLOOBOfiìOi E GKMTILC BELLINI 36$ 

del fiume Adige che ne cooduce grandissima 
quantità di terra tede8ca;8eD£a che anco ne viene 
pure assai di SchiaTonia.Si costuma dunque assai 
in V inezia dipignere in tela , o sia perchè non si 
fende e non intarla , o perchè si possono Care U 
pitture di che grandeisa altri vuole , o pure per 
la comodità, come si disse altrove , di mandarle 
comodamente dove altri vuole con pochissima 
spesa e fatica . Ma sia di ciò la cagione qualsivo- 

S^lia^ Iacopo e Gentile feciono^come di sopra si è 
letto,le prime loro opere in tela ; e poi Gentile 
da per se alla detta ultima storia della croce n ag-* 
giunse altri sette ovvero otto quadri , ne' quali 
dipinse il miracolo della croce di Cristo ch^ 
tiene per reliquia la detta scuola ; il quale mira- 
colo fu questo : Essendo gettata per non so che 
caso la detta croce dal ponte della Paglia in ca* 
nale y per la reverensa che molti avevano al le- 
gno che vi è della croce di Gesù Cristo , si get- 
tarono in acqua per ripigliarla, ma come fu vo- 
lontà di Dio, ninno fu degno di poterla pigliare , 
eccetto che il guardiano di quella scuola . Gen- 
tile adunque figurando questa storia , tirò in pro- 
spettiva in sul canale grande molte caselli ponte 
alla Paglia y la piazza di S. Marco j ed una lunga 
processione denomini e donne che sono dietro al 
clero. Similmente molti gettati in acqua, altri 
in atto di gettarsi , molti mexzo sotto , ed altri 
in altre maniere ed attitudini hellissime; e final- 
mente vi fece il guardiano detto che la ripiglia ; 
nella quaP opera in vero fu grandissima la fatica 
e diligensa di Gentile , considerandosi T infinità 
delle figure , i molti ritratti di naturale , il dimi- 
nuire delle figure che sono lontane, ed i ritratti 
particolarmente di quasi tutti gli uomini che ai- 



370 FAHTI SECONDA 

lora erano di miella scuola ottcto compagDÌa;ej| 
in ultimo vi ò rattucon molte belle considera zio* 
ni quando si ripone la detta croce; le quali tutte 
storie dipinte ne' sopraddetti qua^ di tela arre- 
carono a Gentile grandissimo nome . Ritiratosi 
poi affatto Iacopo da se > e cosi ciascuno de' fi-!> 

Sliuoli, attendeva ciascuno di loro agli studi 
eir arte . Ma dì Iacopo non farò altra menzio- 
ne, perchè non essendo state Topere sue, rispetto 
a quelle de' figliuoli , straordinarie , ed essendo- 
si , non molto dopo che da lui si ritirarono i fi- 
gliuoli , morto , giudico esser molto meglio ra« 
gionare a lunso di Giovanni e Gentile solamente, 
Non tacerò già che sebbene si ritirarono questi 
fi'atelli a TÌrere ciascuno da per se , nondi- 
meno si ebbero in tanta reverenza V un l'altro 
^d ambidue il padre,che sempre ciascuno di loro 
celebrando V altro si faceva inferiore di meriti, 
e cosi modestamente cercavano di sopravanzare 
1' un r altro non meno 4n bontà e cortesia che 
|ieir eccellenza dell* arte . Le prime opere di 
Giovanni furono alcuni ritratti di naturale che 

Siacquero molto , e pailicolarmente quello del 
oge Loredano , sebbene altri dicono esser stato 
Giovanni Mozzenigo, fratello di quel Piero che 
fu doge molto innanzi a esso Loredano . Fece 
dopo Giovanni una tavola nella chiesa di S.Gio- 
vanni air aitare di S. Caterina da Siena , nella 
quale, che è assai grande, dipinse la nostra Don-r 
pia a sedere col putto in collo , S. Domenico , S. 
leronimo , S, Caterina , S. Orsola , e due altre 
vergini , ed a' piedi della nostra Donna fece tre 
putti ritti che cantano a un libro bellissimi .Di 
ffopra fece lo sfondato d' una volta in un casa- 
m^f^to che è vfkol\o bello ; la qual opera fu detlcf 



VITA DI lÀCOPOjGIO: E CINTILE BELLINI 371 

migliori che (vose stata fatta ìnsino allora in Ve- 
nesia. Nella chiesa di S. lobhe dipinse il me- 
desimo air aitar di esso santo una tavola con 
molto disegno e bellissimo colorito; nella quale 
fece in mezzo a sedere un poco alta la nostra 
Donna col putto in collo, e S.Iobbe e S. Bastia- 
no nudi, ea appresso S.Domenico, S. Francesco, 
S. Giovanni , e S. Agostino, e da basso tre putti 
che suonano con molta grazia ; e questa pittura 
fu non solo lodata allora che fd vista di nuovo , 
ma è stata similmente sempre dopo , come cosa 
bellissima . Da queste lodatissime opere mossi 
alcuni gentiluomini , cominciarono a ragionare 
che sarebbe ben fatto , con V occasione di cosi 
rari maestri , fare un ornamento di storie hell^ 
sala del gran consiglio , nelle auali si dipignc«^ 
«ero le onorate magni6cenze della loro maravi*- 

f;liosa città, le grandezze, le cose fatte in guerra, 
'imprese ed altre cose somiglianti degne di esse** 
re rappresentate in pittura alia memoria di co-^ 
loro che venissero, acciocché ali* utile e piacere 
che si trae dalle storie che si leggono , si aggiu- 
gnesse trattenimento all'occhio ed all'intelletto 

f parimente , nel vedere da dottissima mano fatte 
' imagini di tanti illustri signori, e 1* opere 
egregie di tanti gentiluomini dignissiml d'eterna 
fama e memoria . A Giovanni dunque e Gentile, 
che ogni giorno andavano acquistando maggior- 
mente, fu ordinato da chi reggeva che si allogas- 
ae quest' opera , e commesso che quanto prima 
se le desse principio . Ma è da sapere che Anto- 
nio y iniziano, come si disse nella vita sua, molto 
innanzi aveva dato principio a dipignere la me- 
desima sala , e vi aveva fatto una grande storia , 
quando dall* invidia d'alcuni maligni fuforzat# 



37^ PARTY SECÓNDA 

• partirsi , e non seguitare altramente quelU 
ODoratissima impresa . Ora Gentile, o per ayere 
miglior modo e più pratica nel dipignere in tela 
cbe a fresco , o qualunque altra 8i fusse la ca« 
gione y adoperò di miiniei*a ^che con facilità ot^ 
tenne di fare queii' opera non in fresco ma in 
tela , E così messoTÌ mano, nella prima fece il 
papa ohe presenta al doge un cero , perché io 
portasse nella solennità di processioni che s'aye* 
▼ano a fare , Nella quale opera ritrasse Gentile 
lutto il di fuori di S« Marco, ed il detto papa fece 
ritto in pontificale con molti prelati dietro , e 
aimilmente il doge diritto accompagnato da molti 
senatori .In uq* altra parte fece prima quando 
y imperatore Barbarossa riceve benignamente i 
legati vini^iani , e dipoi quando tutto sdegnato 
•i prepara alla guerra,doTe sono bellissime pros- 
Detti ?e ed infiniti ritratti di naturale,condotticoa 
Ionissima grafia ed in gran numero di figure • 
Jfeir altra che seguita dipinse il papa che con* 
forta il doge ed i signori veneviani ad armare a 
comune spesa trenta galee per andare a combat-, 
lere con Federigo Barbarossa , Stassi questo pa«r 

Ja in una sedia pontificale in roccetto , ed ha «l 
oge accanto e molti senatori abbasso;ed anco in 
onesta parte ritrasse Gentile ma in altra maniera 
la pia^M e (a facciata) di S.Marco,ed il mare con 
tanta moltitudine d* uomini , che è proprio una 
maravis^lia . Si vede poi in un' altra parte il me^ 
Aesimo papa ritto e in pontificale dare la bene* 
dizione al doge , che armato e con molti soldati 
dietro pare che vada all' impresa , Dietro a esso 
doge si vede in langa processione infiniti genti- 
li^omini , e nella medesima parte tirato in prò. 
«p^tUra U iKila»«o e S, Marco ; e quella i dcUe 



tftaone opere che si reggiano di matio di Gentile^ 
sebbene pare che in queir altra, dove si rappre« 
tenta una battaglia navale, KÌa più ìnTenEione » 

Cr esservi on naniero infinito di galee che com-* 
ttono ed ana ouantiti d*uomini incredibile;ed 
insomma per ▼eael*vi6i che mostrò di non inten- 
dere meno le guerre marittime che le cose della 
pittura. E certo l'aver fatto Gentile in questa o-» 
pera numero di galee nelhi battaglia intrigate ^ 
soldati che combattono , barche in prospettiva 
diminuite con ragione, bella ordina nca nel com* 
battere , il furore , la forsa , la difesa , il ferirà 
de* soldati, diverse maniere di morire, il fendere 
deir acqua che fanno le galee , la confusiont 
dell' onde , e tutte le sorti d' armamenti marit» 
limi ; e cerio, dico , non mostra l'aver fatto tan- 
ta diversitA di cose , se non il grande animo di 
Gentile > l'artifisio f rinvenzione, ed il giudisio^ 
essendo ciascuna cosa da perse benissimo fatta ^ 
e parimente tutto il composto insieme . In un'ai* 
tra storia fece il papa che riceve accaressando* 
lo il doge che toma con la desiderata vittoria ^ 
donandogli nn anello d' oro per isposare il ma« 
re,siccome hanno fatto e fanno ancora ogni anno 
i successori suoi in segno del tero e perpetuo 
dominio che di esso hanno meritamente • £* in 
questa parte Ottone figlhioio di Federico Barba*» 
tXMwa ritratto di naturale in ginocchioni innansl 
al papa , e come dietro al doge sono molti soldati 
armati , cosi dietro al papa sono molti cardinali 
e gentiluomini. Appariscono in questa storia 8o« 
lainente le poppe delle galee , e sopra la capita-* 
na é una Vittoria finta d'oro a sedere con una 
eorona in testa ed uno scettro in mano • 
Dall'altre parti della sala furono allogate le 



S74 FARTC SBCOR0Ì 

storie che yì andavano a GioTatini fratèllo dt 
Gentile; ma perché l*ordin^ delie cose che vi 
fece y dependono da quelle fatte in gran parte 
ma non finite dal Viyarino^ è bisogno che di 
costui alquanto si ragioni. La parte dunque della 
sala che tion fece Gentile ^ fu data a fare parte 
a Giovanni e parte al detto Vivarino, acciocché 
la concorrenza fusse cagione a tutti di meglio 
operare . Onde il Vivarino messo mano alla parte 
che gli toccava , fece accanto all' ultima storia 
di Gentile Ottone sopraddetto che si offerisce al 
papa ed a* Vini£iani d' andare a procurare la 
pace fra loro e Federigo suo padre y e che otte- 
liutola si parte, licenziato in sulla' fede. In qne* 
«ta prima parte, oltre all'altre cose che tutte 
sono degne di considerazione, dipinse il Vivari« 
no con bella prospettiva un tempio aperto con 
scalee e molti personaggi ; «e dinanzi al papa , 
che è in sedia circondato da molti senatori , e il 
detto Ottone in ginocchioni che giurando obbliga 
la sua fede . Accanto a questa fece Ottone arri« 
vato dinanzi al padre che lo riceve lietamente, 
ed una prospettiva di casamenti bellissima, Bar* 
|>aros8a in sedia e il figliuolo ginocchioni che 
fili tocca la mano accompagnato da molti genti- 
luomini viniziani ritratti di naturale tanto be- 
ne , che si vede che egli imitava molto bene la 
natura* Averebbe il povero Vivarino con suo mol- 
to onore seguitato il rimanente della sua parte; 
ma essendosi , come piacque a DiO) per la fatica 
e per essere di mala complessione, morto, non an* 
do più oltre; anzi perchè né nnco questo che ave- 
vH fatto aveva la sua perfezione , bisognò che 
Giovanni Bellini in alcuni luoghi lo ritoccasse. 
. Aveva in tanto egli ancora .dato principio a 



Vita di lAG0K>|G10iS gentile BELUHl ìjì 

^attró istorie y che ordiiiatamente seguitano le 
iopraddette . Nella prima fece il detto papa in S* 
Marco, ritraendo la detta chiesa come stava ap-* 
punto y il quale porge a Federigo Barbarossa a 
iMciare il piede ^ ma quale si fusse la cagione | 
questa prima storia di Giovanni fu ridotta molto 
più vivace e sensa comparatone migliore dall'ec* 
cellentissimo Tiziano. Ma seguitando Giovanni 
le sue storie, fece nell'altra il papa che dice mes* 
sa in S. Marco ^ e che poi in mezzo del detto im- 
peratore e del doge concede plenaria e perpetua 
indulgenza a chi visita in certi tempi la det<* 
ta chiesa di S. Marco y e particolarmente per 
r Ascensione del Signore. Vi ritrasse il di dentro 
di detta chiesa ed il detto jpapa^o sulle scalee che 
escono di coro in pontincale e circondato da 
molti cardinali e gentiluomini , i quali tutti fan^* 
no questa una copiosa ^ ricca ^ e hella storia* 
Neir altra che è di sotto a questa si vede il papa 
in roccetto, che al doge dona un'ombrella, dopa 
averne data un* altra all' imperatore , e serba- 
tone due per se. Neirultima che vi dipinse Gio* 
vanni si vede papa Alessandro ^ l'imperatore, ed 
il doge giugnere a Roma , dove fuot delia jporta 
gli è presentato dal clero e dal popolo romane 
otto stendardi di vari colori e otto trombe d' ar^ 
gentOy le quali egli dona al dòge, acciò l' abbia 
per insegna egli ed t successori suoi. Qui rìtras* 
ae Giovanni Roma in prospettivi^ alquanto lonta* 
na, cran numero di cavalli, infiniti pedoni, molta 
bandiere, ed altri seeni d'allegrezza sopra Castel 
S. Agnolo . E perchè piacquero infinitamente 

2ueste opere di Giovanni , che sono veramente 
ellissime , si dava appunto ordine di fargli fare 
«tutto il restante di quella sala , quando si mori | 



X 



Ìj6 PARTB fCe-ONBA 

essendo già Tecchio . Ma perché insin qui non ik 
i d'altro che della sala ragionato per non inter* 
rompere le storie di quella, ora tornando alquan^ 
io addietro y diciamo che di mano del medesimo 
6i yeggiono molte opere j ciò sono una taTola che 
é oggi in Pesaro in S. Domenico ali* aitar rnae* 
gfore; nella chiesa di S. Zaccheria di Yinezia alla 
cappella di S. Girolamo è in una tavola una no>» 
itra Donna con molti santi condotta con gran 
diligenza, ed un casamento fatto con molto giudi* 
ciò ; e nella medesima città nella sacrestia de'fra- 
ti Minori, detta la Ca grande, n'e un'altra di 
mano del medesimo fatta con bel disegno e buona 
ipaaniera ; una similmente n'è in S. Michele di 
Murano, monasterìo de'monaci GamaldoleBsi;ed 
in S. Francesco della Vigna , dorè stanno frati 
del Zoccolo , nella chiesa vecchia era in un qua* 
dro un Cristo morto tanto bello, che que'signort, 
essendo quello molto celebrato a Lodovico XI 
re di Francia, furonoquasi forzati, domandandole 
egli con istanza , sebbene mal volentieri a com- 
piacemelo ; in luogo del quale ne fu messo un 
altro col nome del medesimo Giovanni , ma non 
éosl bello né così ben condotto come il primo f 
ie credono alcuni che questo ultimo per lo più 
fusse lavorato da Girolamo Mocetto creato di 
Giovanni^ Nella confraternita parimente di S.Gi* 
rolamo é un-^opera del medesimo Bellino di figu« 
re piccole molto lodate ; ed in casa M. Giorgio 
Cornaro è un quadro similmente bellissimo, den- 
trovi Cristo , Gleofes , e Luca . Nella sopraddet- 
ta sala dipinse ancora, ma non già in quel tem« 
• pò medesimo , una storia quando i Viniziani ca» 
vano del monasterìo della Carità non so che papa, 
il quale fuggitosi io Viaegia, aveva aaseosamente 



YITA W ìAtOPÙ,ClOi E GENTILC BELLINI 3yj 

fierTÌto per cuoco molto tempo ai monaci di que 1 
monasterio; Della quale storia sono molte figure^ 
ritratti di naturale ^ ed altre figure bellissime . 
Non molto dopo essendo in Turchia poitati da 
un ambasciatore alcuni ritratti al Gran turco , 
recarono tanto stupore e maravigHa a quello ìm-* 
peratore , che sebbene sono fra loro per la legge 
maumettana proibite le pitture, l'accettò non- 
dimeno di bonissima Togiia y lodando sen^ a fine 
il magisterio e Tartefice: e che è pie, chiese che 
gli fusse il maestro di quelli mandato. Onde con- 
siderando il senato che per essere GioTanni iti 
età , che male poterà sopportare disagi , senza 
che non Tolerano prirare di tant'uomo la loro 
città , arcndo egli massimamente allora le mani 
nella aia detta sala del gran consiglio, si risolve- 
rono di mandarvi Gentile suo fratello, consi- 
derato che farebbe il medesimo che Giovanni. 
Fatto dunque mettere a ordine Gentile, sopra 
le loro galee lo condussono a salvamento in 
Costantinopoli : dove essendo presentato dal ba- 
lio della signorìa a Maumetto , fu veduto vo* 
Jentierì e come cosa nuova molto accarezzato, e 
massimamente avendo egli presentato a quel 
principe una vaghissima pittura che fu da lui 
ammirata, il quale quasi non poteva credere 
che un uomo mortale avesse in se tanta quasi 
divinità che potesse esprìmere s) vivamente 1« 
cose della natura . Non vi dimorò molto Gentile^ 
che rìtrasse esso tmperator Maumetto di natura* 
le tanto bene, che era tenuto un miracolo : il 
quale imperatore dopo aver vedute molte spe- 
nenze di quell' arte , dimandò Gentile se gli da- 
ira il cuor di dipignere se medesimo , ed avendo 
Gentile risposto che d , bod passò molti giorni 



iyS t> A R T S 8 E e O N D A 

che si ritrasflie a una spera tanto proprio > elié, 
pareva vivo; e portatolo al signore^ fu tanta U 
maraviglia che di ciò si fece^ che non poteva sa 
tion iinaginarsi che egli avesse qualche divi-* 
no spirito addosso ; e se non fusse stato che, co* 
me si è detto y è per legge vietato fira' Turchi 
quell'esercizio, non aTerebhe quello imperator 
mai licenziato Gentile . Ma o per dubbio che non 
•i mormorasse o per altro, fattolo venir un giorno 
a se, lo fece grimieramente ringraziar delle cor* 
tesie usate , ed appresso lo lodò maravigliosa-* 
i^ente per uomo eccellentissimo; poi dettogli che 
domandasse che grazia Tolesse , che gli sarebbe 
senza fallo conceduta , Gentile f come modesto e 
da bene , niente altro chiese , salvo che una let- 
tera di favore , per la qOale lo raccomandasse al 
serenissimo senato ed illustrissima signoria di 
Vmezia sua patria ; il che fu fatto quanto più 
caldamente si potesse , e poi con onorati doni e 
dignità di cavaliere fu licenziato. £ fra l'altre 
cose che io quella partita gli diede quel signore 
olti'e a molti privilegi , gli fu posta al collo una 
catena lovorata alla turchesca di peso di scudi 
dugento cinquanta d' oro, la qual ancora si trova 
appresso agli eredi suoi io Vinezia . Partito 
Gentile df Costantinopoli, con felicissimo yiag- 
fiio tornò a Vinezia, dove fu da Giovanni suo 
fratello e quasi da tutta quella città con letizia 
ricevuto , rallegrandosi ognuno degli onori che 
alla sua virtù avere fatto Maumetto . Andando 
poi a fare reverenza al doge ed alla signoria, fu 
veduto molto volentieri e commendato, per aver 
egli secondo il disiderio loro molto sodisfatto 
a queir imperatore : e perchè redesse quante 
conto tenevano delle lettere di quel pincipe che 



VltÀ 1>I IAGOM9 ÒIOì t GENTILE KELLmt i^f^ 

Y ovetti raccomandato , gli ordinarono una prof'* 
tisione di dugento scudi l'anno, che gli fu p&* 
igatii tutto il tempo di sua vita. Fece Gentile dopo 
il suo ritorno poche opere. Finalmente essendo 
già vicino all'età di ottanta anni^ dopo aver fatte 
queste e molte altre opere , passò all' altra vita^ 
e da Giovanni suo (rateilo gli iìidato otiorato se* 
polcro in S. Giovanni e Paolo l'anno i5oi. Ri- 
maso Giovanni vedovo di Gentile, il òuale aveva 
sempre amtfto tenerissimamente, ando^ ancorché 
fusse vecchio, lavorando qualche cosa, e passane 
dosi tempo : e perché si era dato a far ritratti di 
naturale , introdusse usanza in ^quella città, che 
chi era in qualche grado si faceva o da lui o da 
altri ritrarre ; onde in tutte le case di Y inezia 
sono molti ritratti , e in molte de' gentiluomini 
si veggiono gli avi e padri loro insitio in quar- 
ta generazione, ed in alcune più nohili molto 
più oltre: tisanza certo che è stata sempre lo- 
devolissima , eziandio appresso gli antichi . £■ chi 
non sente infinito piacere e contento, oltre Tor- 
re voloz za ed ornamento che fanno > in vedere 
Timagini de' suoi maggiori , e massimamente 
se per i governi delle repubbliche , per opere 
egregie fatte in guerra ed in pace, se per lettere 
o per altra notabile e segnalata virtù sono stati 
chiari ed illustri ? £d a che altro fine , come ai 
è detto in altro luogo , ponevano gli antichi le 
ìmagini degli uomini grandi ne'luoghi pubblici 
con onorate inscrizioni, che per accendere gli ani- 
mi di coloro che venivano alla virtù, ed alla glo- 
ria ? Giovanni dunque ritrasse a M. Pietro Bem- 
bo, prima che andasse a. star con Papa. Leone 
X, una sua innamorata cosi vivamente ^ che 
madté esser da lui ^ siccome fu Simon Sanafr 



38o FAKTfi St^COBTDA 

dal primo Petrarca 6orentino , da ^esto MCOft« 
do ¥ inizia no celebrato nelle sue rime , come ìb 
quel sonetto : 

O imagine mia celeste epura , 

dove nel principio del secondo quadernario dice» 

Credo che 7 mio Beilin con largura 

e quello che seguita . £ che maggior premio 
possono gli arte Gei nostri disiderare delle lor 
fatiche , che essere dalle p^nne de* poeti illustri 
celebrati ? siccome é anco^stato i' eccellentissimo 
Tiziano dal dottissimo M. Gio? anni della Casa in 
quel sonetto che comincia : 

Ben veggo io , Tiziano , in/orme nuove ; 

ed in queir altro : 

«S'ozi queste Amor le vaghe treccie bionde . 

Non fu il medesimo Bellino dal fiiroosissimoArio^ 
sto nel principio del XXXlli canto d' Orlando 
Furioso ira i migliori pittori della sua età anno* 
Yerato ? Ma per tornare all' opere di Giovanni ^ 
cioè alle principali , perché troppo san*! lungo 
s' io volessi far menzione de'quadri e de' ritratti 
che sono per le case de' gentiluomini di Vinezia 
ed in altri luoghi di quello stato , dico che feca 
in Arimino al Sig. Sigismondo Malatesti in un 
quadro grande una Pietà con due puttini ehe la 
reggono f la quale è oggi in 8. Francesco di 

Suella città . Fece anco fru gli altri il ritratto di 
^rtolommeo da Liviano capitano dp'ViniyÌADÌ« 
Ebbe Giovanni molti discepoli , perchè a tutti 
con amorevolezza insegnava , fra i quali fo già 
scsiaata ano} tono Jaoopo da Montagna eh* imitè 



VITA DI UCOPOyUOc S GENTILE BELLINI 3S| 

molto la eoa maniera , per quanto mostrano V o» 
pere me che si veggìono in PadoTa ed in Vine<« 
«a. Ma più di tutti T imitò e gli fece onore Rou« 
dinelioda Ravenna^del quale si servi molto Gio* 
Tdnni in tutte le sue opere . Costui fece in S« 
Domenico di Ravenna una tavola , e nel duomo 
un* altra che è tenuta molto bella di quella ma« 
niera . Ma quella che passò tutte V altre opere 
sue , fu quella che fece nella chiesa di S. Gioì 
Battista nella medesima città , dove stanno frati 
Carmelitani , nella quale ^ oltre la nostra Donna, 
fece nella figura d' un S. Aiberto*loro frate una 
testa bellissima , e tutta la figura lodata molto * 
Stette con esso lui ancora^sebben non fece molto 
frutto , Benedetto Coda da Ferrara che abitò in 
Ariminiy dove ftice molte pitture, lasciando dopo 
se Bartolommeo suo figliuolo che fece il medesi» 
mo.Dicesi che ancoGiorgione da Castelfranco at- 
tese all'arte con Giovanni ne'suoi primi principi, 
e così molti altri e del Trevisano e Lombardi , 
de' quali non accade far memoria. Finalmente 
Giovanni essendo pervenuto all' età di novanta 
anni , passò di male di vecchiaia di questa vita , 
lasciando per V opere fatte in Vinezia sua patria 
e fuori eterna memoria del nome suo: e nella me-' 
desima chiesa e nello stesso deposito fu egli ono- 
ratamente sepolto f dove egli aveva Gentile suo 
fratello collocato . Né mancò in Venezia chi eoa 
sonetti ed epigrammi cercasse di onorare lui 
morto , siccome aveva egli vivendo se e la sua 
patria onorato . Ne' medesimi tempi che questi 
Bellini vissono o poco innanzi » aipinse molte 
cose in Vinezia Giacomo Marzone , il q^ttfe fra 
r altre fece in S. Lena alla cappella dellTssun- 
zion« ia Vergine con una palma j S« Benedetto | 



36l PJKKTE 8IÌC0ITDA' 

S. Lena , e S. Giovanni , ma colla maniera Teo- 
chia e con le figure in punta di piedi, come usa* 
Tano i pittori cne furo al tempo di Bartolom* 
mto da Bergamo • 



VITA 
DI COSIMO ROSSELLI 

PITTOR FIORENTINO 

If JLoIte persone sbeffando e schernendo altrui | 
si pascono d'uno ingiusto diletto,che il più dell# 
Tolte torna loro in danno , quasi in quella stessa 
maniera che fece Cosimo Rosselli toriiare incapo 

10 scherno a chi cercò di avvilire le sue fatiche . 

11 qual Cosimo , sebl)ene non fa nel suo tempo 
molto raro ed eccellente pittore , flirono nondi- 
meno 1' opere sue ragionevoli . Costui nella sua 
giovancEza fece in Fioretta nella chiesa di S. 
Ambruogio una taTolacheè aman ritta entrando 
in chiesa j e sopra l'arco delie monache di S. Ia- 
copo dalle Murate tre figure . Lavorò anco nella 
chiesa de' Servi pur di Firence la tavola della 
cappella di S* Barbara j e nel primo cortile in^ 
san zi che s* entri in chiesa lavorò ivi fresco la 
storia y quando il beato Filippo pigha V abito 
della nostra Donna . A' monaci di Cestello fere 
la taTola dell' aitar maggiore, ed in una cappella 
della medesima chiesa un' altra : e similmente 
quella che é in una chiesetta sopra il Bernardino 
accanto air entrata di Cestello. Dipin<«e il segno 
ai fanciulli della compagnia del detto Bernardi- 
no , e parimente quello della compagnia di S. 
Gio/gio , nel quale è un' Annunziata . Alle so- 
praddette monache di S. Ambruogio (lece la cap- 

rilla del miracolo delSagramento;la quale opera 
assai buona, e delle fue che sono in Fiorenza è 
tenuta la migliore ; nella anale fece una proces- 
fiope finta io luila piazza di detta chiesa ^ dova 



384 FARTE SECONDA 

il TescoTO porta il tabernacolo del detto miraci* 
lo , accompagnato dal clero e da una infinità di 
cittadini e donne con abiti di que' tempi. Di na- 
turale , oltre a molti altri , ri è ritratto il Pico 
della Mirandola tanto eccellenteiuente , cbe pare 
non ritratto ma vivo. In Lucca fece nella cblesa 
di S. Martino entrando in quella per la porta 
«ninore della facciata principale a man ritta , 
quando Niccodemo fabbrica la statua di S. Cro- 
ce , e poi quando in una barca é per terra con« 
dotta per mare Terso Lucca ; neua qual opera 
sono molti ritratti e specialmente quello di Paolo 
Guinigi , il quale cayò da uno di terra fatto da 
Iacopo della Fonte , quando fece la sepoltura 
della moglie. In S.M^co diFireuEe alla cappella 
de* tessitori di drappo fece in una tarola , nel 
mezzo S. Croce, e aagli lati S. Marco y S. Gip: 
Evangelista, S. Antonino arcivescoyo di Firen* 
9 e , ed altre figure . Chiamato poi con gli altri 
pittori airopera che fece Sisto IV pontefice nella 
cappella dal palazzo in compagnia di Sandro 
Botticello, di Domenico Ghirlandaio, dell'Abate 
di S. Clemente , di Luca da Cortona ,e di Piero 
Perugino, tì dipinse di sua mano tre storie, nelle 
quali fece la sommersione di Faraone nel mar 
rosso , la predica di Cristo ai popoli luugo il 
mare di Tiberiade , e T ultima cena degli Apo- 
stoli col Salvatore ; nella quale fece una tavola 
a otto facce tirate in prospettiva , e sopra quell% 
in otto facce simili il palco cbe gira in otto an- 
goli , dove molto bene scortando , mostrò d* in« 
tendere quanto gli altri quest' arte . Dicesi cbe 
il papa aveva ordinato un premio , il quale si 
aveva a dare a chi meglio in quelle pitture aves- 
|e a gii^di^io A* eifio pontefice 9perata. Finite 



VITA DI cosmo ROMÈLU 385 

dunque le storie Andò sua Santità a vederle , 
ouando ciascuno de' pittori si era iiig(;gnato di 
&r sì , che meritasse ii detto premio e I' onore . 
Areva Cosimo 9 sentendosi debole d' invenzione 
e di disegno , cercato di occultare il suo difetto 
oon far coperta ali' opera di finissimi azzurri oU 
tramariui e d'acri Tiraci colori e con molto oro 
ilivminata la storia, onde né albero, né erba, n« 
panBO,nè nuToio vi era che lumeggiato non fus*' 
se j fiicendosi a credere che il papa , come poco 
di c{ueir arte intendente , dovesse perciò dare 
a lui il premio delia vittoria. Venuto il giorno 
ohe si doveva n<n* opere di tutti scoprire , fu 
veduta anco U sua , e con molte risa e motti da 
tutti eli aìtri artefici schernita e beflata , uccel- 
landolo tutti in cambio d'avergli compassione . 
Ma gii scherniti finalmente furono essi; percioc- 
ché que' colori , siccome si era Cosimo imagi- 
nato y a un tiatto cosi abbagliarono gli occhi del 
papa che non molto s' intendeva di simili cose , 
ancoraché se ne dilettasse assai , che giudicò Co- 
simo avere molto meglio che tutti gli altri ope- 
rato . E cosi frittogli dare il premio , comandò v 
agii altri che tutti coprissero le loro pitture dei 9 
ini«;liori azzurri che si trovassero e le toccassino 
d' oro , acciocché fussero simili a quelle di Co- 
simo nel colorito e neii' essere ricche . Laonde i 
poveri pittori disperati d' avere a soddisfare alla 
poca intelligenza del Padre santo , si diedero a 
guastare quanto avevano fatto di buono . Onde 
Cosimo si rise di coloro che poco innanzi si era- 
no riso del fatto suo. Dopo tornatosene a Firen^ 
ze con qualche soldo , attese vivendo assai agia- 
tamente a lavorare al solito, avend<^ in sua com- 
pagnia quel Piero che fu f «mpre chiamato Pier» 
roi. IL 25 



386 PARTE SECOND À 

di Cosimo suo discepolo, il qaale gli aiatò laTO*' 
rare a Eoma nella cappella di Sisto, e tì fec* 
oltre all' altre cose un paese , doye è dipinta la 
predica di Cristo , che è tenuta la miglior cosa 
che tì sia. Stette ancor seco Andrea di Cosimo 
ed attese assai alle grottesche . Essendo final*» 
mente Cosimo vivuto anni sessantotto , consa- 
mato da una lunga inQrmità si morì 1' anno 
1434» e dalla compagnia del Bernardino fu sep- 

Selli to in S. Croce . Dilettossi costui in modo 
eir alchimia che tì spese Tana mente , come 
fanno tutti coloro che t' attendono , ciò che egli 
aTCTa; intanto che tìto lo consumò,ed allo stre- 
mo r aTCTa condotto d'agiato che egli era, poTC* 
rissimo . Disegnò Cosimo benissimo , come si 
può Tcdere nel nostro libro, non pure nella car- 
ta doTC è disegnata la storia della predicasione 
sopraddetta che fece m Ha cappella di Sisto, ma 
i^ncora in molte altre f^tte di stile e di chiaro- 
scuro * Ed il suo ritratto aTcmo nel detto libro 
di mano d* Agnolo di Donnino pittore e suo ami- 
cissimo, il quale Agnolo fu molto diligente nelle 
cose sue , come oltre ai disegni si può vedere 
'. nella loggia dello spedale di Bonifazio, doTe nel 
peduccio d' una Tolta è una Trinità di sua mano 
a fresco, ed acqanto alla porta del detto spedale 
doTC oggi stanno gli abbandonati , sono dipinti 
dal medesimo certi poTeri e lo spedaliere che gli 
raccetta molto ben fatti , e similmente alcune 
donne . Visse costui stentando e perdendo tutto 
il tempo dietro ai disegni sen^a mettere in opera, 
ed in ultimo si morì essendo poTero quanto più 
non si può essere . Di Cosimo , per tornare a lui, 
non rimase altri che un figliuolo , il quale fa 
muratore e architetto ragioocTol^ . 




:/^. ('%<''.' A. 



VITA 
DEL CECCA 

mOEGMERl FIORENTINO. 

l3e la necessità noD avesse sforzati gli uomim 
ad essere ingegnosi per la utilità e comodo pro- 
prio , non sarebbe l'architettura divenuta si ec- 
cellente e raaravigliosa nelle menti e nelle opero 
di coloro f che per acquistarsi ed utile e fama si 
sono esercitati m quella con tanto onore, quanto 
giornalmente si rende loro da chi conosce il buo- 
no . Questa necessità primieramente indusse la 
fabbriche , questa gli ornamenti di quelle, que- 
sta gli ordini , le statue , i giardini , i bagni , e 
tutte quell'altre comodità suntuose che ciascuno 
brama e pochi posseggono rquesU nelle menti 
degli uomini ha eccitato la gara e le concorrenze 
non solamente degli edifiEJ , ma delle comodità 
di quelli . Per lo che sono stati fovfiati gli arte- 
fici a divenire industriosi negli ordini de' tirali, 
nelle macchine da guerra,negli edifiaj da acque, 
ed in tutte quelle avvertenze ed accorgimenti,chc 
sotto nome d' ingegni e di architetture , disordi- 
nando gli avversari ed accomodando gli amici , 
fanno e bello e comodo il mondo . E qualunque 
sopra gli altri ha saputo fare queste cose , oltra 
lo essere uscito d' ogni sua noia , sommamente 
è stato lodato e pregiato da tutti gli altri , come 
al tempo de'padrì nostri, fu il Cecca Fiorentmo, 
al quale ne' dì suoi vennero in mano molte cose 
e molto onorate^ ed io quelle si portò egli tanto 



388 paute seconda 

l>«ne nel servigio della patria saa, operando con 
rispiarmo e sodisfazione e grazia de* suoi citta- 
dini y che le ingegnose e industriose fatiche sue 
lo hanno fatto famoso e chiaro fra gli altri egregi 
e lodati artefici . Diòesi che il Cecca fu nella sua 
giovanezza legnaiuolo buonissimo , e perchè egli 
aveva applicato tutto lo intento suo a cercare di 
«apere le difficultà degli ingegni , come sr può 
eondurre ne' campi de' soldati macchine da mu- 
raglie j scale da salire nelle città j arieti da rom^* 
pere le mura , difese da riparare i soldati per 
combattere , ed ogni cosa che nuocere potesse 
agi', inimici , e auelle che a* suoi amici potessero 
giovare ; essendo egli persona di grandissima 
utilità alla patria sua , meritò che la signoria di 
Fiorenza eli desse provvisione continua • Per il 
che quando non si combatteva andava per il do- 
minio rivedendo le fortezze e le mura delle cittA 
e castelli ch'erano deboli^ o a quelli dava il mo- 
do de' ripari e d' ogni altra cosa che bisognava • 
picesi che le nuvole che andavano in Fiorenza 
per la festa di S. Giovanni a processione , cosa 
certo ingegnosissima e bella , furono inrenzione 
del Cecca , il quale allora che la città usava di 
fare assai feste y era molto in simili cose adope«- 
rato . £ nel vero , come che oggi si siano cotali 
feste e rappresentazioni quasi del tutto dismesse, 
erano spettacoli molto belli , e s« ne faceva non 
pure nelle compagnie ovvero iratemite , ma 
ancora nelle case private de' gentiluomini , t 
quali usavano di far certe brigate e compagnie , 
ed a certi tempi trovarsi allegramente insieme^e 
fra essi sempre erano molti artefici galantuomi- 
ni che servivano , oltre all' essere capricciosi e 
piaceyoU , a f«ir gii apparati di notali feste • Ma 



,-\ 



YITADtLCfeCCA 38f| 

Ara l' altre , quattro solennissime e pubbliche ai 
facevano quasi ogni anno , cioè una per ciascun 
quartiere ^ eccetto S. Giovanni , per la festa del 
quale si faceva una solennissima processiona 
eome si dirà; S. Maria Novella quella di & 
Ignazio, 5. Croce quella di S. Bartolomuieo detto 
S. Baccio , 8. Spirito quella dello 6ipJVito santo ^ 
ed il Carmine quella deli' Ascensione del Signora 
e quella dell* Assunstone di nostra Donna • La 

2uale festa dell* Ascensione j perché dell' altre 
' importanza si è ragionato o si ragionerà , era 
bellissima ; conciofiissecfaé Cristo era levato di 
sopra un monte benissimo fatto di legname da 
una nuvola piena d' angeli e portato in un cielo^ 
lasciando gli apostoli in sul monte j tanto ben 
frtto j che era una maraviglia , e massimamente 
essei\do alquanto maegiore il detto cielo ebe 
ouello di S. Felice in Piazza, ma quasi con i me- 
oesimi ingegni. £ perchè la detta chiesa dei Car* 
mine, dove questa rappresentazione si faceva, è 
più larga assai e più alta che quella di S. Felice^ 
oltre quella parte che riceveva il Cristo, si acco- 
modava alcuna volta . secondo che pareva , un 
altro cielo sopra la tribuna maggiore, nel quale, 
alcune ruote grandi fatte a guisa d' arcolai , che 
dal centro alla superfìcie movevano con bellissi- 
mo ordine dieci giri per i dieci cieli, erano tutti 
pieni di lumicini rappresentanti le stelle , acco- 
modati in lucernine di rame con una scbiodatu- 
ra, che sempre che la ruota girava restavano in 
piombo, nella maniera che certe lanterne fanno 
che oggi si usane comunemente da ognuno. Di 
questo cielo, che era veramente cosa bellissima, 
uscivano due canapi grossi tirati dal ponte ovve^ 
ro tramecso che è in detta chiesa, sopra il quaJa 



Spo PARTE SCCOlTDl 

fi facera la festa , ai quali erano infnnate per 
ciascun capo d* una braca , come si dice ^ due 
piccole taglie di bronco cbe reggevano un ferro 
ritto nella base d' un piano y stupra il quale sta- 
vano due angeli legati nella cintola, che ritti ve- 
Divano contrappcsati da un piombo che avevano» 
sotto i piedi j e un altro che era nella base del 

{>iano di sotto dove posavano , il qudle anco gli 
acevà venire parimente uniti .Ld il tutto era 
coperto da molta e ben acconcia bambagia che 
faceva nuvola, piena di cherubini , serafini , ed 
altri angeli così fatti di diversi colori e molto be«* 
fie accomodati. Questi, allentandosi un canapetto 
di 80|pra nel cielo , venivano siù per i due mas* 
fiiori in sul detto tramezzo , dove si recitava la 
festa ; e annunziato a Cristo il suo dover salire 
in cielo o fatto altro uffizin,perchè il ferro dov'e- 
rano legati in cintola era fermo nel piano , dove 
posavano i piedi e si giravano intoino intorno^ 
quando erano usciti e quando ritornavano , no- 
tevan far riverenza e voltarsi secondo che bi- 
sognava ; onde nel tornar in su si voltavan verso 
ilcielO) e dopo erano per simile modo ritirati in 
alto . Questi ingegni dunque e queste invenzioni 
si dice che furono del Cecca , perchè sebbene 
molto prim:ì Filippo Brunellescni n'aveva fatto 
de' cosi fatti , vi furono nondimeno con molto 
giudizio molte cose aggiunte dal Cecca . £ da 
queste poi venne in pensiero al ìnedesimo di fare 
le nuvole che andavano per la città a processio- 
ne ogni anno In vigilia di S. Giovanni, e V altre 
cose che bellissime si facevano . E ciò era cura 
di costui , per essere , come si è detto , persona 
che serviva il pubblico. Ora dunque non sarà se 
non bene con questa occasione dire alcune cose 



▼ ktADfeLCfeetA 3g% 

lAne in detta festa e processioDe si facerano , ac- 
ciò he passi ai posteri memoria ^ essendosi oggi 
per la maggior parte dismesse . Primiera mente 
«dunque la piazza di S. Giovanni si copriva tutta 
di tele azzurre piene di gigli grandi fatti di tela 
gialla e cucitivi sopra y e nel mezzo erano in al* 
cuni tondi , pur di tela e grandi braccia dieci , 
r arme del popolo e comune di Firenace y quella 
de' capitani di parte guelfa ed altre; ed intorno 
intomo negli estremi del detto cielo, che tutta la 

Siazza^comecchè grandissima sia Ricopriva, pen^ 
evano drappelloni pur di tela dipinti di varie 
imprese , d armi di masistrati e d'arti, e di molti 
leoni che sono una dell insegne della città .Que- 
sto cielo ovvero coperta cosi fatta era alto dtL 
terra cb*ca Venti braccia , posata sopi*a gagliar- 
dissimi canapi attaccati a molti ferri che ancor 
si veggiono intorno al tempio di S. Giovanni , 
nella tacciata di S. Maria del Fiore , e nelle 
case che sono per tutto intorno intorno alla det- 
ta piazza ; e fra V un canapo e l'altro erano funi 
che similmente sostenevano quel cielo , che per 
tutto era in modo armato , e particolarmente in 
su gli estremi , di canapi , di funi, e di soppanni 
e fortezze di tele doppie e canevacci , che non i 
possibile imaginarsi meglio . E che è più y era 
in modo e con tanta diligenza accomodata ogni 
cosa , che ancoraché molto fussero dal vento , 
che in quel luogo può assai d' ogni tempo come 
sa ognuno , gonfiate e mosse le vele y non però 
potevano essere sollevate né sconce in modo nes- 
suno . Erano queste tende di cinque pezzi , per- 
chè meglio si potesseix) maneggia re,ma poste su, 
tutte si univano insieme e legavano e cucivano 
di maniera^ che pareva «n pezzo solo. Tre pezzi 



391 PARTE SECONDA 

copriyano la piazza e lo spazio che è fra S. Gio^ 
tanni e S, Maria del Fiore , e quello del me*- 
zo aveva a dirittura dell/e porte principali, detti 
tondi con V arme del comune , e gli altri do^ 
pezzi coprivano dalle bande , uno di verso la Mi- 
sericordia e Taltro di verso la canonica ed operft 
di S. Giovanni . Le nuvole poi , che di varie sortì 
fi facevano dalle compagnie con diverse inven- 
zioni , si facevano generalmente a questo modo • 
Si faceva un telaio quadro di tavole alto bracci* 
due in circa , che in su le teste aveva quattro ga- 
gliardi piedi fatti a uso di trespoli da tavola ed 
incatenati a guisa di travaglio. Sopra questo te- 
laio erano in croce due tavole larghe braccia uno, 
che in mezzo avevano una buca di mezzo braccio^ 
nella quale era uno stile alto sopra cui si acco- 
modava una mandorla , dentro la quale, che era 
tutta coperta di bambagia, di cherubini, e di la- 
mi e altri ornamenti , era in un ferro a traverse 
posta o a sedere o ritta , secondo che altri vole- 
va , una persona che rappresentava quel santo | 
il quale principalmente da quella compagnia 
come proprio avvocato e protettore si onorava; 
ovvero un Cristo , una Madonna, un S. Giovanni 
o altro , i panni della quale figura coprivano il 
ferro in modo che non si vedeva. A questo me- 
desimo stile erano accomodati ferri, che girando 
più bassi e sotto la mandorla , facevano quattro 
o più o meno rami simili a quelli d' un albero , 
che negli estremi con simili ferri aveva per cia- 
scuno un piccolo fanciullo vestito da angelo ; e 
questi , seconda che volevano , giravano in sul 
terrò dove posavano i piedi, che era gangherato* 
£ di cos) (atti* rami «i facevano talvolta due o tre 
ordini d*an^eli o di sunti ; secondo che quello 



TtTA DSL CECCA 39^ 

«ra che si ayera a rappresentare . E tutta que« 
ita macchÌDae lo stile edi ferri^cbe talora faceva 
un giglio 9 talora un albero e spesso una nuvola 
aìtra co«a simile , si-copriva di bambagia e » 
come si è detto j di cherubini , serafini , stelle 
d* oeo y ed altri ornamenti . £ dentro erano £ac« 
cfaini o villani che la portavano sopra le spalle , 
i quali si mettevano int< rno intorno a quella ta- 
vola che noi abbiam chianiato telaio, Della quale 
erano confitti sotto, dove il peso posava sopra le 
spalle loro , guanciali di cuoio pieni o di piuma 
o di bambagia o d' altra cosa simile che accon- 
sentisse e fusse morbida • E tutti gì' ingegni e le 
salite ed altre cose erano coperte,come si e detto 
di sopra , con bambagia che faceva bel vedere j e 
si cniamavano tutte queste macchine nui^oie » 
Dietro venivano loro cavalcate d' uomini e di 
sergenti a piedi in varie sorti , secondo la storia 
che si rappresentava, nella maniera che o^gi 
vanno dietro a'carri o altro che si faccia in cam- 
bio delle dette npvole,della maniera delle quali 
ne ho nel nostro libro de 'disegni alcune di mano 
del Cecca molto ben fatte e ingegnose veramente 
e piene /di helle considerasioni. Con T invenzione 
del medesimo si facevano alcuni santi che anda- 
va no o erano portati a processione , o morti o in 
jrarj modi tormentati . Alcuni parevano passaci 
da una lancia o da una spada^ altri aveva un pu- 
gnale nella gola , ed altri altre cose simili per la 
persona ^ Del qua! modo di fare , perché oggi è 
notiflsimo che si fa con spada , lancia , o pugnale 
rotto che con un cerchietto di ferro sia da cia- 
scuna parte tenuto stretto e di riscontro , leva- 
tone a misura quella parte che ha da parere fitta 
iielhi persona del ferito, non ne dirò altro: bastn 



394 PARTE SECONDA 

che per lo pia si trova che furono inteiizioiie 
del Cecca . I {giganti simiimente che in detta fe-« 
sta andavano attorno si facevano a questo modo* 
Alcuni molto pratichi nell 'andar in su i trampoli 
o y come si dice altrove in su le zanche , ne fìice» 
vano fare di quelli che erano alti cinque e sei 
braccia da terra , e fasciatigli e acconcigli in 
modo con maschere grandi ed altri abbigliamenti 
di panni o d* arme finte y che avevano membra 
e capo di gigante, vi montavano sopra, e destra- 
mente camminando , parevano veramente gi« 
ganti ; avendo nondimeno innanzi uno che so- 
steneva una picca , sopra la quale con una mano 
si appoggiava esso ffigante, ma per sì fatta guisa 
pero y che pareva cne quella picca fusse una sua 
arme, cioè o mazza o lancia o un gran battaglio, 
come quello che Morgante usava, secondo i poeti 
romanzi , di portare . £ siccome i giganti , cosi 
si facevano anche delle gigantesse , che certa- 
mente facevano un bello e maraviglioso vedere. 
Gli spiritelli poi da questi erano differenti , per- 
chè senza avere altro che la propria forma anda<^ 
vano in su i detti trampoli alti cinque e sei brac- 
cia , in modo che parevano proprio spiriti ; » 
questi anco avevano innanzi uno che con una 
picca gli aiutava . Si racconta nondimeno che 
alcuni j eziandio senza punto appoggiarsi a cosa 
veruna , in tanta altezza camminavano benissi- 
mo . £ chi ha pratica de' cervelli fiorentini , 
so che di questo non si farà alcnna maraviglia ; 
perchè lasciamo stare quello da Montughi di Fi- 
renze f che ha trapassati nel salire e giocolare 
sul canapo quanti insino a ora ne sono stati y chi 
ba conosciuto uno che si chiamava Ruvidino , il 
quale mori non sono anco dieci anni , sa che il 



VITA DEL CECCA 3^5 

tàlire ogni altesza sopra un canapo o fune , it 
saltar dalle mura di Pirente in terra^ e andare itt 
su trampoli molto più alti che quelli detti di so- 
pra , gli era così agerole, come a ciascuno cam- 
minare per lo piano . Laonde non é maraTigUa 
se gii uomini di que' tempi y che in cotaìj cose o 
per presso o per altro si esercitavano y facevano 
quelle che si sono dette di sopra o maggiori 
pose . 

Non parlerò d' alcuni ceri che si dipignevano 
in varie fantasie^ ma goffi tanto, che hiinno dato 
il nome ai dipintori plebei , onde si dice alle cat- 
tive pitture : Fantocci da ceri; perchè non mette 
conto- Dirò bene che al tempo del Cecca questi 
furono in gran parte dismessi , ed in vece loro 
fatti i carri ^che simili ai trionfali sono oggi in 
uso . Il primo de' quali fu il cero della Moneta , 
il quale fo condotto a quella perfezione che oggi 
si vede? quando ogni anno per detta festa è man- 
dato fuori dal mae$ti*i e signori di secca con un 
S. Giovanni in cima e molti altri santi ed angeli 
da basso e intomo rappresentati da persone vi- 
ve . Fu deliberato non è molto che se ne facesse 
per ciascun castello che offerisce un cero , e na 
furono fatti insino in dieci per onorare detta fe- 
sta magnificamente ; ma non si seguitò per gli 
accidenti che poco poi sopravvennero. Quel pri- 
mo dunque della zecca fu per ordine del Cecca 
fiitto da Domenico , Marco , e Giuliano del Tas- 
sOy che allora erano de'primi maestri di legname 
che in Fiorenza lavorassero di quadro e d' inta- 
glio ; a in esso sono da esser lodate assai y oltre 
air altre cose y le ruote da basso, che si schioda- 
no per potere alle svolte de' canti girare quello 
«dinzio e accomodarlo di maniera , che scrolli 



SgG PAKTC SECONDA 

meno cbe sia possibile ; e massimamente per r]« 
•petto di coloro che di sopra vi stanno legati « 
Fece il medesimo un edificio per nettare e rac- 
conciare il musaico della tribuna di S.GioTanni, 
che si girava , alzava ^ abbassava , ed accostava 
secondo che altri voleva, e con tanta agevolezza^ 
che due persone lo potevano maneggiare ; 1« 
qual cosa diede al Cecca reputazione grandissi* 
ma . Costui , quando i Fiorentini avevano Teser^ 
cito intomo a Piancaldoli , con ì* ingegno suo 
fece si che i soldati vi entrarono dentro per vìa 
di mine senza colpo di spada . Dopo seguitando 
più oltre il medesimo esercito a certe altre ca- 
stella f come volle la mala sorte , volendo egli 
misurare alcune altezze in un luogo difficile 9 fu 
ucciso ; perciocché avendo messo il capo fiior 
del muro per mandar un filo abbasso , un prete 
che era fira gli avversari 9 J quali più temevano 
r ingegno del Cecca che le forze di tutto il cam- 
po,<scaricatogli una balestra a panca , gli con- 
ficcò di sorte un verrettone nella testa , che il 
poverello di subito se ne mori . Dolse molto a 
tutto r esercito ed ai suoi cittadini il danno e la 
perdita del Cecca ; ma non vi essendo rimedio 
alcuno , ne lo rimandarono in cassa a Fiorenza, 
dove dalie sorelle gli fu data onorata sepoltura 
in S. Piero Schera^gio ; e sotto il suo ritratto di 
marmo fu posto lo infrascritto epitaffio : 

Faòrum magister Cicca ^ nattis oppidis vel 
obsidendis ve/ tuendìsyhic/acet. Plxitan*XX\XX 
mr.ns. iv dies XI v . Obiit prò patria telo ictus • 
Piac sororu monumentum/ecerunt vcccGXeiX* 




''^■-z.^:^:iiL3.:}^ 



VITA 
VDI DON BARTOLOMMEO 
ABATE DI S. CLEMENTE 

HINIATORK E PITTORC 



R. 



Lade volte guole avvenire, che chi è d* ani*, 
mo buono e di vita esemplare non sia dal cielo 
provveduto d' amici ottimi e di abitazioni ono- 
rate, e che per i buoni costumi suoi non sia vi- 
vendo in venerazione e morto in grandissimo 
disiderio di chiunque V ha conosciuto , come fu 
D. Bartolommeo della Gatta abate di S. C!e-* 
mente d' Arezzo il quale fu in diverse cose ec-^ 
celiente q costumatisimo in tutte le sue azioni . 
Costui, il quale fu monaco degli Angioli di Fh*en- 
zedeir ordine di Camaldoli, fu nella sua giova- 
nezza, forse per le cagioni che di sopra si dissono 
nella vita di Don Lorenzo, miniatore singolaris- 
fimo e molto pratico nelle cose del disegno , co- 
me di ciò possono far fede le miniature lavora-* 
te da lui per i monaci di S. Fiore e Lucilla nel- 
la badia u' Arezzo, ed in particolare un messale 
che fu donato a papa Sisto , nel quale era nella 
prima carta delle segrete una passione di Cristo 
D^llissima ; e quelle parimente sono di sua mano 
che sono in S. Martino duomo di Lucca . Poco 
dopo le quali opere fu a questo padre da Mariot- 
to Maldoìi Aretino generale di Ca ma Idoli, e delr 
la stessa famiglia che fu quel Maldolo , il quale 
donò a S. Bomualdo institutore di quell'ordine il 
iuoj^o e sito di Camaldoli, che si cbiamaya alio*. 



3g9 ^ARTE SECONDA 

ra campo di Maldolo, data la detta badia dì S. 
Clemente d' Arezzo;ed egli,come grato delhene* 
fizio, lavorò poi molte cose per lo detto generale 
e per la sua religione . Venendo poi la peste del 
1468 per la quale senza molto praticare si stava 
r abate, siccjme facevano anco molti altri, in ca- 
sa, si diede a dipignere figure grandi, e vedendo 
che la cosa secondo il disiderio suo gli riusciva^ 
cominciò a lavorare alcune cose; e la prima fa 
un S. Rocco che fece in tavola ai rettori della 
fraternità d' A.rezzo che è oggi nell' udienza do- 
ve si ragunano, la quale fig.ura raccomanda alla 
nostra Donna il popolo aretino; ed in questo qua- 
dro ritrasse la piazza della detta città e la casa 
pia di quella fraternità con alcuni becchini che 
tornano da sotterrar morti. Pece anco un altro S. 
B.OCC0 similmente in tavola nella chiesa di S.Pie- 
ro, dove ritrasse la città d* Arezzo nella forma 
Sroprìa che aveva in quel tempo, molto diversa 
a quella che è oggi, e un altro, il quale fu mol- 
to migliore che li due sopraddetti, in una tavola 
che è nella chiesa della pieve d' Arezzo alla cap- 
pella de'Lippi; il quale S. Rocco è una bella e 
rara figura e quasi la meglio che mai facesse , e 
la testa e le mani non possono essere più belle né 
più naturali. Nella medesima città d' Arezzo fe- 
ce in una tavola in S. Piero dove stanno frati 
de' Servi un Agnolo Raffaello, e nel medesimo 
luogo fece il ritratto del beato lacoprìFilippo da 
Piacenza. Dopo condotto a Roma lavorò una sto- 
ria nella cappella di papa Sisto in compagnia di 
Luca da Goilona e di Pietro Perugino ; e tornato 
in Arezzo fece nella cappella de' Gozzari in ve- 
scovado un S, Girolamo in penitenza , il quale 
ftsasendo magro e raso e con gli occhi fermi atteu- 



TITA DI DON BARTOLOMMCO 399 

tissimameiite nel Cropifisso , e percuotendosi il 
petto, fa benissimo conoscere quanto V ardor d'a- 
more in quelle consumatissiine carni possa trava- 
gliare la verginità .£ per queir opera fece un sasso 
erandtssimo con alcune altre grotte di sassi , fra 
ìe rotture delle quali fece di 6gure piccole mol- 
to graziose alcune storie di quel santo. Dopo in S. 
Agostino lavorò per le monache, come si aice.del 
terzo ordincyin una cappella a fresco una corona- 
zione di nostra Donna molto lodata e molto ben 
fatta, e sotto a questa in un'altra cappella un' As- 
sunta con alcuni angeli in una gran tavola molto 
bene abbigliati di panni sottili ; e questa tavola ^ 
per cosa lavorata a temperale molto lodata,ed in 
vero fu fatta con buon disegno e condotta con 
diligenza straordinaria. Dipinse il medesimo a fre- 
sco nel mezzo tondo cbe è sopra la porta della 
chiesa di S. Donato nella fortezza d' Arezzo , la 
nostra Donna col figlio in collo, S. Donatole S. 
Giovanni Gualberto, che tutte sono molto belle 
figure. Nella badia di S.Fiore in detta città è di sua 
mano una cappella all'entrar della chiesa per la 
porta principale , dentro la quale è un S. Bene* 
nedetto ed altri santi fatti con molta grazia e 
con buona pratica e dolcezza . Dipinse simil* 
niente a Gentile Urbinate vescovo aretino mol- 
to suo amico , e col quale viveva quasi sem- 
pre nel palazzo del vescovado , in una cappella 
un Cristo morto, ed in una loggia ritrasse esso 
vescovo, il suo vicario, et ser Matteo Fran- 
cini suo notaio di banco che gli legge una bollar- 
vi ritrasse parimente se stesso ed alcuni ca- 
nonici di quella città . Disegnò per lo medesimo 
vescovo una loggia che esce di palazzo e va 
in vescovado a piano con la chiesa e palaz*. 



4oo PARTE SECONDA 

20 : ed a mezzo di questa avcTa disegnato q[uel 
Teseo To furc a guisa di cappella la sua sepol- 
tura ed in quella essei-e dop'> la morte sotter- 
rato , e così la condusse a buon termine ; nm 
sopravrenuto dalla morte rimase imperfetta; 
perché sebbene lasciò che dal suceessor suo fusse 
finita, non se ne fece altro^come il più delle volte 
avviene dell' opere che altri lascia che siano fatte 
in simili cose dopo la morte. Per lo detto ve- 
scoYo fece l'abate nel duomo vecchio una bella 
e giMn cappella ; ma perchè ebbe poca vita non 
accade altro ragionarne. Lavorò oltre questo per 
tutta la città in diversi luoghi come nel Cariui- 
ne tre figure , e la cappella delle monache di S. 
OrMna,ed a Castiglione Aretino nella pieve di S. 
Giuliano una tavola a tempera alla cappella del- 
l' aitar maggiore, dove è una nostra Donna bel- 
lissima e S. Giuliano e S. Mi che! agnolo, figure 
Biolto bene lavorate e condotte, e massimamente 
il S. Giuliano, perchè avendo affisati gli occhi al 
Cristo che è in collo alla nostra Donna, paro 
4she molto s'affligga d' aver ucciso il padre e la 
madre. Similmente in una cappella poco di sotto 
è di sua mano un portello che soleva stare a un 
orgauo vecchio, nel quale è dipinto un S. Michele 
tenuto cosa maravigtiosa , ed in braccio d'una 
donna un putto fasciato che pur vivo. Fece in 
Arezzo alle monoiche delle Murate la cappella 
dell'aitar maggiore, pittura certo mojto lodata: 
ed al Monte S. Savino un t.ibernacolo dirimpetto 
al palazzo del cardinale di Monte che fu tenuto 
bellissimo ; ed al Borgo S. Sepolcro, dove è oggi 
il vescovado , fece una cappella che gli arrecò 
lode ed utile i;i*andissiino . Fu D. Clemente per- 
sona ch(^ e bbei' ingegno atto a tutte le cose, ed 



VITA OI DON ftiRTeiiOMHEO 4Qt 

•hre «U'^ifera gma «himìóO) fece orgwi ài jféiom^ 
ko ài fiVA niMio» «d in S. Oknneoieo ae fece uno 
a cartone che «i é eem^Mne, nmiitenuto dolce e 
buono ^ ed ha S. Cléoiente n'era un diro pur di 
ma mano, il qnaleera in aito, ed aTera la taata* 
tnra da basso al pian del cero: -e tierto conbeU% 
eonsideraxkine; perchè aTendo , secondo la atta* 
lità del hiogo ) podM monnei , Tolem ehe 1 or* 
^nteta cantane e tonaaie. E perché qnesta abate 
amaTa la ina relìgieney come vero ministro e non 
dinipatore delle cose dì Dio, bonifici molto «jnel 
kiogo di muraglie e di pittore, e paitioolarmeDte 
rifece la cappella nuggiore delia ana obieea eque!- 
la tutta dipinse, ed in dna niocbie che la mett&- 
Tano in mesco dipinse in nna un S.Rocco, e neU 
Taltra nn S. Bnrtoicmimeo, le qnati insieme con 
la chiem sono royinate. Ma tornando all'abate il 
qnale fn buono e ooatnmato religioso, egli lasciò 
ano discepolo nella pittura Matteo Lappoli Are- 
tino che la ralente e pratico dipintole, come ne 
dimostrano T opere cne jono ai sun mano in Sr 
▲goatino nella cappelln di S. Bastiano, dove in 
«na niccbia é esso santo Gstto di riHero dal me- 
desimo , ed intonso gli sodo di pittura S. Biagio, 
S. Rocoa, S. Antonio da Padova e S. Bernardino^ 
e nell'arco della oappeMa è x»iia Nnnsiata, e nella 
▼dta i qnaètro E^rangetisti la*roF»ti a fresco 
puUtamenle. Di mano di costui è in un'altra cap- 
pella a ireseita man «isnca entrando per la por- 
dei fianoo in detta chiesa ia NatÌ¥ÌtÀ «e 4a nostra 
Dofuna «nnatinata doli' angelo , «ella figura del 
^juale angelo Htraase Ginlian Baod allora giova- 
ne di beliisttma ttria;e sopra ladetta porta di inori 
fece una Nunziata in mecio a S. Piero e S. Paolo, 
cilraendo nel ^olto d^a Madamw ila madre di M. 
FoL. IL a6 



ioa PARTE SSC0KD4 

Pietro Aretino famonsuiiio'poeUuIiiS.Fniiioi8eo 
alia cappella di S. Bamardino fece iu um taTolm 
esso saDto che par tìto j e tanto é bello , che egli 
à la miglior figura che costui facesse mai. In tg- 
•coTado fece nella cappella de'Pietramalescbi in 
vn quadro a tempera un S. Ignasio bellissimo ^ 
ed in piere all' entrata della porta di sopra ch« 
risponde in piazza un S. Andrea ed un S. Bastia- 
no ; e nella compagnia della Trinità con bella in- 
▼enzione fece per Buoninsegna Buoninsegni Are- 
tino un* opera che si può fira le migliori che mai 
fiftcesse annoTcrare , e ciò fti un Crocifisso sopra, 
un altare in mezzo di un S. Maiiino e S. Rocco, 
ed a pie ginocchioni due figure, una figurata per 
un poTero secco , macilente , e malissimo Te- 
atito j dal quelle usciyano certi rasai che diritta- 
mente andaTano alle piaghe del Salyatore, men- 
tre esso santo lo guardaya attentissimamente i 
e V altra per un ricco restito di porpora e bisso 
e tutto rubicondo e lieto nel Tolto, i cui raggi 
Dell'adorar Cristo parca , sebbene gli uscivano 
del cuore come al poTero , che non andassero 
dirittamente alle piaghe del Crocifisso, ma ca- 
gando ed allargandosi per alcuni paesi e campa- 
gne piene di grani, biade, bestiami, giardini ed 
altre cose simui, e che altri si dbtendessero in 
mare Terso alcune barche cariche di mercanzie ^ 
ed altri finalmente Terso certi banchi , doTC si 
cambiaTano danari: le quali tutte eosafurono da 
Matteo fatte con giudìzio, buona pratica, e molta 
diligenza , ma fim>no per fare una cappella non 
molto dopo mandate per terra. In picTC sotto il 
pergamo fece il medesimo un Cristo con la croce 
^r M.Lionardo Albergotti. 
Fu discepolo similmente delFahate di S. Qftr 



VITA DI DON BARTOLOMMIO 408 

mente un frate de' Serri aretino che dipinse dì 
colori la iiicciata della casa de'Beiichini d'Àres* 
so, ed in S. Piero due cappelle a fresco , l' una 
allato all'altra. Fu anche discepolo di D. Bar- 
tolommeo Domenico Pecori Aretino , il quale 
fece a Sargiano in una taTola a tempera tre G- 

Snre, ed a olio per la compagnia di S. Maria Mad* 
alena un gonfalone da portare a processione 
molto bellone per M. Presentino Bi sdomini in 
picTC alla cappella di S. Andrea un quadro d'una 
S. Apollonia simile al di sopra^ e fini molte cose 
Jasciate imperfette dal suo maestro^ come in S* 
Piero la tayola^di S. Bastiano e Fabiano con la 
Madonna per la famiglia de' Benucei , e dipinse 
nella chiesa di S. Antonio la tavola dell'aitar 
maggiore , doT'é una nostra Donna molto devota 
con certi santi; e perchè detta nostra Donna 
adora il figliuolo che tiene in grembo, ha fiuto 
che un angioletto ingin'ócchiato di dietro sostiene 
nostro Signore con un guanciale, non lo potendo 
reggere la Madonna che sta in atto d' orazione a 
mani giunte . Nella chiesa di S. Giustino dipinse 
a.M. Antonio Roteili una cappella de'Magi in 
Cresco , ed alla compagnia della Madonna in pie* 
Te una tavola grandissima, dote fece una nostra 
Donna in aria col popolo aretino sotto , dove ri- 
trasse molti di naturale ; nella quale 9pera gli 
aiutò un pittore spagnuolo che coloriva bene a 
olio ed aiutava in questo a Domenico , che nel 
colorire a olio non aveva tanta pratica qiianto 
nella tempe^; e con V aiuto del medesimo con-» 
dusse una tavola per la compagnia della Trinità, 
dentrovi la circoncisione di nostro Signore tenuta 
cosa molto buona, e nell'orto di S. Fiore in fresco 
nn lìfoU me tangere . Ultimamente dipinse nei 



4o4 PA.RTS SECOVDi 

vescovado per M. Donato MaraelU primifftrio 
«ma taToia con molte figure, c<Mi buona inv enn 
sione e buon disegno, e gnm rìlieTOi pbe g|U feet 
dlora e sempre onore grandissimo ; nella quale 
opera essendo assai Teccbio , chiamò in aiuto il 
Capanna pìltor sanese ragionerei maestfo , clm 
a Siena fece tante facciate di chiaroscuro a t#nt^ 
tavole ; e se fosse ito per vita , si fiio«va molto 
onore nell' arte y secondo che da quel poco cka 
aTCTa fatto si può giudicare . krewm DomenicQ 
fiitto alla fraternità d' Aresso un bffcldsccbuao di«v 
pinto a olio , cosa ricca e di grande spesa , il 
quale non ha molti anni che piystato per fare 
in S. Francesco una rappresentasione diS. Già* 
Tanni e Paolo per adornarne un paradiso Ticinp 
al tetto della chiesa , esseii^osi dalla gran copia 
de* lumi acceso il fuoco y arse in«eme con quel 
che rappresentava Dio Padre y che per esser le<v 

rto non potette fuggire, come fecero gli angiov 
j e con molti paramenti e con gran danno 
degli spettatori ; i quali spaventati dairincendio 
volando con furia uscire di chiesa , mentre o*» 
gnuno vuole essere il primo, nella calca ne seop^ 
piò intorno a ottanta, che fu cosa molto cpmjpas^ 
sionevole : e questo baldacchino fu poi riiatto 
con maggior riechessa e dipinto da Giorgio Va* 
sari . Diedesi poi Domenico a fere finestre di ve^ 
tro , e di sua mano n' erano %re in vescovado ^ 
che per le guerre furon rovinate dairartiglieria. 
Fu anche creato del medesimo Angelo di Lo^ 
l'entino pittore, il quale ebbe assai buono mgòm 
gno. Lavorò l'arco sopra la porta di & Domenico, 
e se fesse stato aiutato, sarebbe fettosi benissimo 
maestro.^Morl l'abate d' anni ottantatre, e lasciò 
imperfetto il tempio della npstra Donna delio 



viri. Dt OOK BA&TOLOMiaO 4o5 

Cacrime del quale ayeTa fatto il modello , ed il 
quale è poi da diversi stato finito . Merita dun- 
que costui di esser lodato per miniatore , archi- 
tetto, pittore, e musico*. Gli fu data dai suoi 
monaci sepoltura in S. Clemente sua badia , e 
tanto sono state stimate sempre V opere sue in 
detta eitti , che sopra il sepolcro suo si leggono 
questi Tersi : 

Pinttebai docie Zéusis , conJebai et aedes 
Jncon y Pan capripes. ^fislula prima tua est . 

JVbn tamen est vobis mecum certaverit ullus .* 
Quae tresfecUtis , unicus haec/acio . 

Mori nel 1461 avendo aggiunto all' arte della 

! ottura nel miniare quella bellezza che si vede in 
utte le sue cose j come possono far fede alcAno 
carte di sua mano che sono nel nostro libro ; il 
cui modo di far ha imitato poi Girolamo Patloa- 
none' mini che sono in alcuni libri di S. Maria 
Muova di Firenze , Gherardo miniatore fioren- 
tino che fu anco chiamato Vanto , del quale si è 
in altro luogo ragionato , e dell' opere sue cho 
sono in Venezia particolarmente , avendo pun- 
tualmente posta una nota mandataci da certi 
gentiluomini da Venezia ; per sodisfazione de' 
quali y poiché avevano durata tanta fatica in ri- 
trovar quel tutto che quivi si legge y ci conten- 
tammo che fusse tutto narrato , secondo che 
aveano scritto ;poicbè di vista non ne poterò dar 
giudizio proprio • 



VITA 

DI GHERARDO 

tfiHiirou FioaENTino. 

• V eramenle cbe ii tette le cote perpetue ehe 
iì Deiiuio con colori , nearana più redta alle per* 
cotte de' Tenti e deir acque che il masaico. E 
ben lo conobbe in Fiorenza ne' tempi tuoi Lo« 
vento tecchio de' Medici , il quale , come per<* 
tona di tpirito e tpeculatore delle memorie an- 
tiche j cercò di rimettere in uso quello che molti 
anni era stato natcoto ; t perchè gi*andemente 
ti dilettava delle pitture e delle sculture , non 
potette anco non allettarsi del musaico . Laonde 
venendo che Gherardo alloira miniatore e cer^ 
▼elio tofistico cercava le difficuHÀ di tal magi^ 
itero, come persona ohe tempreaiutò quelle per«* 
ione in chi Tederà qualche teme e principio di 
ipirito e d'ingegno, lo £iTorì grandemente* Onde 
mestolo in compagnia di Domenico del Ghù-lan* 
daìo , gli fece fare dagli operai di S. Maria del 
Fiore allogasioiie delle cappelle delle crociere f 
e. per la prima di quella del Sagramento > doT' è 
il corpo di S. Zanobi . Per lo eoe Gherardo at-» 
iottigliando l' ingegno arebbe . fbtto con Dome*» 
»ioo mirabilissime -cose y se la morte non tì si 
iosse interposta, come si può giudicare dal prin^^ 
cipio della detta cappella che rimase imperfetta. 
Fu Gherardo , oltre al musaico , gentilissimo 
miniatore , e tm anco figure grandi in muro ; »- 
fiior^dla poita aUn Croce è Ui fresco un taber«* 



4o8 rA&T* SCGO^ir»^ 

nacolo di saa manose un altro n'è in Fiorensa a 
sommo della via La^ga niolto lodatole nella fìio^ 
ciata della chiesa di 6. Gilio ,a S. Maria NupTa 
dipinse aotto le Aorie^li Loreteo dtBicciy dÀv' i ' 
la consegrazione di auella chiesa fatta da papa 
Martino V , quando il meàtmxAó papa da l'abito 
allo spedalingo e molti pririlegi ; nella quale 
storia erano molto meno figure di quello ^1|B 
fi^ieva eh' ella nchwdelée ^ fber jossdre. teamet- 
xate da un tahef naeoby dantra al quale ara mm 
nostra Donna , ohe ultimamente è stata levata 
da D. Isidoro Montaguto modernsi apeéaiing» di 
quel luogo^per rifanri una portapnncipale deilu 
casa y e sI^otì falt» rid&pigoere dn Fraifeeaaeo 
BHm pittore fiorentino giovane il restante di 
quella storia . Ma per tornare «"Gteitardo y non 
sarabhe tfuasi state possibile qhe nn maeitro ben 

Ematico avesse &tto ^ ae non oon molta &tiiea ^ 
ligenaa , quello che egli feoé in quell- opem 
benissieie lavorata in fresoe* liei medessno ape# 
dale miniò Gherardo per iaebsesa no* infiniti di 
librì j e alcuni per S. Maria dd Eiore diFioien^t 
sa > ^ alcuni altri per Mattia Gorrino re d*Un«^ 
ghei*ia; iquali, aopravtenuta la inorte del detto 
De ^ànsieme con attrt di mano di Vanta e d' altri 
maestri che per lo detto re lavesTavane in Fie« 
renea^funeno pagati-e peesi dal niagni&coliomk» 
IO de ' Medici, e posti nel tuimero di qneUi tantn 
nominati che iprèpafavane per Inr la libreria^ e 

£t da. papa Clemente Vii fu fiabbrioafta , ed em 
I duna Gosiido si dà ondisvdi {mUKoàee . Ma. 
di maestro di minio divenuto , 'OiMie ai è dette , 
pfettoré, oltre l'iepers flette^ fece inini #ran 
eartone alcune figusn a^aodi per i VengeUsti 
efae di musaioe aveva a ine natta tegpelladi & 



VIVA »i ersft'ARDo 409 

Bmmhl B prima A9 gli iaite fktU fare dal m»* 
fià&c^I^ovonsodc'MedieiraHogamnie A detta 
«a|ipella, per mostrare ebe lOteMb^a la €oia del 
nmaaìt» , a che aapava ^uf aeosa compagno » 
iéee «na tetta gsnmde dì S JEanoM qoaata il yìto; 
la qwlc rimato i|i 8. Maria del Flore , e ti metla 
MB'gior»! più tolenDi in tuli'altare di detto-santo 
è in altro luogo 9 eptne eota rara . Mebire che 
Itiherarde aodwva q«ette cote laTomnda, fnrono 
recate in PioroMui eloueo ttampe di maniera 
ledeaoa fiMe da Martino e da Alberto I>ero j 
perohA piaoendagH .molto q«ella torte d' inta-* 
glio y si mite col bulino a intagliare, e rìti*a«te 
alcune di quelle calate benissimo , come ti può 
▼eder in certi peui cbe ne tono nel nostro libro 
intieme con alcuni ditegnidi mano del medesimo. 
Dipinte Gberardo molti quadri cbe furono man- 
dati di fuori, de' quali uno n' è in Bologna nella 
cbieta di S.Domenico alla cappella di S. Caterina 
da Siena, dentrovì etsa tanta benissimo dipinta. 
£ in S.Marco di Firenze fece sopra la tavola del 
Perdono un mezzo tondo pieno di figure molto 
graziose. Ma quanto todisfaccTa costui agli altii, 
tanto meno sodisfaceTa a se in tutte le cose, ec- 
cetto nel musaico; nella qual sorte di pittura fu 
più tosto concorrente cbe compagno a Domeni- 
co Gbirlandaio . £ te fusse più lungamente tì- 
Tuto , tarebbe in quello divenuto eccellentissi- 
mo , percbè vi dur^ya fatica volentieri , e aveva 
trovato in gran parte i segreti buoni di quell'ar- 
te . Yogliouo alcuni cbe Attavante , altrimenti 
Vanto miniator fiorentino , del quale si è ragio- 
nato di sopra in più d' un luogo , fiisse , siccome 
fìi Stefiino similmente miniatore fiorentino , di- 
scepolo di Gherardo ; ma io tengo per fermo , 



4iù P ▲ ft T S S I e O KB A 

rUpetto air eMere stato Pano e l'altro invìi 
floedesimo tempo , che Attarante fosse piuttosto 
amico» compagno, e coetaneo di Gherairao , che 
4i6cepolo.Mori Gherardo essendo assai ben oltn 
con gU anni , lassando a Stefiino suo discépolo 
tutte le cose sue dell' arte • Il quale Stefano noai 
medito dopo datosi airarofaitettura, lasciò il mU 
niare e tutte le cose soe appartenenti a ^uel 
mestiere al Boccardino Teccoio , il qoal mimò In 
maggior parte de' libri che sono nella badia J&. 
Firenae.Mori Gherardo d' anni sessantatre, e In- 
rono le opere sue intorno agli anni di nostra sa«* 
late i470« 



VITA 
DI DOMENICO GHIRLANDAIO 

PITTOKS FIOKKNTlIfa . 



D. 



'omenico di Tommaso del Gbìrlaodaio ^ il 
quale per la Tirtù e per la grandezsa e per la 
moltitudine dell' opere ti può dire uno de' prilla 
cipali e più eccellenti maestri dell'età sua , -fit 
dalla* natura fatto per essere pittore , e per quc« 
sto non ostante la disposizione m contranodi 
ehi r aTea 'fi custodia ( che molte Tolte impe* 
disco i grandissimi fiotti degl' ingegni nostri , 
occupandoli in cose dorè non sono atti y deria»- 
doli da quelle in che sono naturati) , seguendo 
V instinto naturale, fece a se grandissimo onore 
ed utile all' arte ed ai suoi , e fu diletto grande 
della età sua . Questi fu posto dal padre air arte 
sua deirorafo,nella quale egli era più che ragio» 
■eTole maestro; e di sua mano erano la maggior 
parte de' Toti d' argento che già si cdnflerravaoo. 
neir armario della Nunziata, e le lampane d' vr* 
gento della cappella , tutte disfatte nell' assedio 
della città ranno i5a9 . Fu Tommaso il primo 
efae troTasse e mettesse in opera quell'omamente 
del capo delle fanciulle fiorentine > che si chia« 
mano ghirlande ^ donde ne acquistò^ il nome del 
Ghirlandaio y non solo per esserne lui il primor 
inventore y ma per averne anco fatto^un numero, 
infinito e di rara hellezza ; tal che non pareit 
ptacessino se non quelle che della sua bottega 
lessero uscite ^P^stodunque all' arte deli'orcib 



/ 



4x2 PAETK $%CÙff1^Jk 

ce^non piacendogli qaella, non restò di coniinii# 
di disegnare . Percké «ssendlo egli dotato dalia 
natura d'uno spirito perfetto e d'un gusto mira* 
bile e giudieioso nella pitCara^^aantaBOtte orafo 
nella sua fanciuilezsa fosse , sempre al disesno 
attendendo , 4<enne si pronto e presto e facile 4 
che molti dicono che , mentre che ali* orefice 
dimoraya^ ritraendo ocni persona che da bott^j» 
passava , U fieiceTa suìto somigliare ^ come ne 
&nno fede anooira neU' capere sue infiniti ritraiti 
che sono di similiboMlini TiTÌsslme . Furono le 
sue prime pittwre in Ognissanti la cappella de* 
Veapncci , dov' i un Gcieto morto ed alcuni san-* 
ti ) e sopra un arco una Misericordia^ neUa.cpiaka 
i il ritratto» di Ajacrigo Yespuoei cheifece le u« 
Tigauoni deli' India ; e uà. refettorio di detta 
kiìogo £ece nn cenacolo a firesco. Dipano iaS< 
Croce all' entrata ddla chiesa a- maa deahra la 
storia di S. Paolino; onde acqvialando £sm« 
grandissima e in ctedito tenuto , a FraneesCtt 
Sessetti larovò in S.Trinita una cappella con isto« 
rie di S. Franscesco , la ^ale opera è mirabile 
mente eondottai^e da luiooa gnuta^con pnlkenni 
e con axnc» laTorata v In questa contimeoe egli 
e ritrasse il ponte a S. Trinità col palano degli 
Spinta fingendo nella prima &coia la storia di S* 
Francesco^ quando apparisce in aria e resnseita 
quel BaineiaUo; dove si tede in quelle donne che 
K> yegffono resuscitare^ il dolore della mort& nel 
portarlo alla sepoltura, e rallegre»sa e la mare- 
Tìglta nella sua* resurresione ; eontraffeeeti i 
frati che escon di chiesa co' becchini dietro aU« 
croce per sotterrarlo ^ fatti molto naturalmente; 
e cosi altre figure che^ si mararigliano di quello 
effetto , che noa* danno altrmi poco piaeerse de*- 



TITA DI DOmmcO «DUlLAirdAlO 4l3 

re tono ritratti Maso degli Ailnsii , M. Agnolo 
Acciainoli I M* Palla SìWikeì » notabili cittadini 
• nelle istorie diqiiella citte assai nominati * In 
un' altra fece quando S. Francesco presente il 
▼icatio rifiuta la erediti a Pietro Beraardone suo 
padre » e piglia V abito di saeco , clgaendost con 
la corda : e nella fiiecia dei messo quando egli 
Ta a Roma a papa Onorio a ia confermar la re- 
gola sua I presentando di Gennaio le rose a quel 
pontefice; nella quale storia finse la sala dei con* 
cistoro co'cardinali cbe sederano intorno,e certe 
scalee cbe faltrano in quella, accennando certe 
messe figure ritratte di naturale ed accomodane 
doTÌ ordini d* appoggiatoi per la salita* ; e ira 
quelli ritrasse il magnifico Lorenso Tccchio de' 
Medici . Dipiuaeri medesimamente quando S. 
Francesco riocTe le stimate , e nell' ultima fece 
quando egli è morto e cbe i frati lo piangono ; 
UOTC si Tede un frate cbe gli baeia le mani , il 
quale effetto non si può esprimer meglio nella 
pittura t scusa che eW é un tcscoto parato con 
gli occhiali al »aso che gli canta la Tigilia , che 
il non sentirlo solamente lo dimostra dipinto « 
Ritrasse in due quadri che mettono in messo la 
tavola Francesco Sassetti ginocchioni in uno y e 
•ell'altro madonna Nera sua donna ed i suoi fi* 
gliuoli ( ma questi nell' istoria di sopra dorè si 
resuscita il mnciullo ) con certe belle giorani 
della medesima famiglia , di cui non ho potuto 
ritroTar i nomi , tutte con gli abiti e portatore 
di quella età , cosa che non è di poco piacere . 
Oltre eh' e' fece nella Tolta quattro sibille y e 
fuori della cappella un ornamento sopra Tarco 
nella faccia dinansi con un» storia y dentrori 
quando La sibilla Tiburtina fece adorar Cristo a 



4l4 PARTS SECONDA 

OttaTÌano imperatore y che per opera in fresctf 
è molto inraticamente condotta e con una alie^- 
grezza di colorì molto Taghi. Ed insieme accom-* 
pagnò questo iaroro con una tayola pur di sua 
mano laTorata a tempera , quale ha de&tro 
una natÌTità di Cristo da fieir maraTigliare ogni 
persona inteliigeofte i dorè ritrasse se medesimo 
e fece alcune teste dì pastori che sono tenute 
cosa divina . Della quale sibilla e d* altre cose 
di queir opera sono nel nostro libro disegni beU 
Kssimi fatti di chiaroscuro, e particolarmente la 
prospettiva del ponte a S. Trinità . Dipinse 
a' frati Insesuati una tavola per l' aitar mag« 
giore con alcuni santi ginocchioni, cioè S. Giu- 
sto TcscoTO di Volterra che era titolo di quella 
chiesa, S. Zanobi vescovo di Firenze ,un Angela 
Raffaello^ed un S. Michele armato di bellissima 
armàdure , ed altri santi : e nel vero merita in 
questo lode Domenico , perchè fu il primo cha 
cominciasse a contraffar con i colori alcune guar«^ 
nizioni ed ornamenti d*oro che insino allora non 
si erano usatele levò via in gran parte quelle firegia» 
ture che si facevano d'oro a mordente o a bolo, la 
quali erano pii\ dadrappelloni che da maestri buo- 
ni.Ma più che l'altre 6gure,è bella la nostraDonna 
che ha il figliuolo in collo e quattro angioletti 
attomo.Questa tavola, che per cosa a tempera non 
potrebbe meglio esser lavorata , fu posta allora 
fuor della porta a Pinti nella chiesa di que'frati; 
ma perchè ella fu poi, come si dirà altrove, rovi- 
nata,eirè oggi nella chiesa di 8* Giovannino,den- 
tro alla porta a S.PierGattolini dove è il conven-r 
to di detti Ingesuati • E nella chiesa di Cestello 
fece una tavola finita da David e Benedétto suoi 
•rateili ydentrovi la visitazione di nostra Donna- 



JTTA. Dt DOHCNICO e^SIALANDAIO 4i5 

non alcune teste di femmine raghissime e bellis*» 
sime . N(^iia chiesa degl'Innocenti fece a tempera 
una taTola de' Magi molto lodata ; nella quale 
sono te^te bellissime d'aria e di fisonomia varìe^ 
eosl di gtoTani come di Tecchi , e particolar- 
mente nella testa della nostiii Donna si conosce 
quella onesta bellezsa e grazia ^ che nella ma- 
dre del figliaci di Dio può esser fatta dall' arte ; 
ed in S. Marco al tramezzo della chiesa un'altra 
tavola ^ e nella foresteria un cenacolo ^ con dili- 
genza l'uno e l'altro condotto: ed in casa di Gio- 
Tanni Tomabuontun tondo con la storia de'Magi 
fatto con diligenza ; allo Speda letto per Lorenzo 
Tecchìo de* Medici la storia di Vulcano , dorè 
laTorano molti ignudi fabbricando con Te mar- 
stella saette a Giove ; e in Fiorenza nella chiesa 
d' Ognissanti > a concorrenza di Sandro di Bot<p 
tienilo , dipinse a fresco un S. Girolamo , che 
oggi é allato alla porta che va in coro , intomo 
alquale fece una infinità d 'instrumenti e di libri 
da persone studiose . Questa pittura insieme con 
quella di Sandro di Botticelle , essendo occorso 
a' firati levare il coro del luogo dove era y è stata 
allacciata con ferri e traportata nel mezzo della 
chiesa senza lesione, in questi propri giorni che 
queste vite la seconda volta si stampano . 

Dipinse ancora V arco sopra la porta di Sant« 
Maria Ughi , ed un tabemacolino all'arte de' li- 
naiuoli ; similmente un S. Giorgio molto bello 
che ammazza il serpente nella medesima cliiesa 
d'Ognissanti. E per il vero egli intese molto bene 
il niodo del dipianere in muro e facilissimamente 
lo lavorò , essendo nientedimanco nel comporre 
le sue cose molto leccato . Essendo poi chiamato 
a Rema da papa Siato I Y a dipignere con al^-i 



4l6 PAETK SECONDA 

maestri la sua cappella, ti diplfise aaando Cristo 
cbiama a se dalle reti Pietro ed Ajidrea, e la Re- 
surresione di esso Gesù Cristo, della quale oggi è 
guasta la maggior parte per essere ella aopra la 
porta 9 rispetto allo averrisi ayuto a rìnietter un 
architraye che rovitiò . Era in questi tempi me- 
desimi io Roma Francesco Tomabuoni onorato 
e ricco mercante ed amicissimo di Domenico ^ 
al quale essendo lùorta la donna sopra parto , 
come s'è detto in Andrea Verroccbio, ed avendo 
per onorarla ; come si conrenia alla nobiltà loro, 
fattole fare una sepoltura nella Minerva, Tolle 
anco che Domenico dipignesse tutta la fiaiccia 
dove ell'era sepolta ; ed .oltre a questo ti facesso 
una piccola tavoletta a tempera. Laonde in quel- 
la parete fece Quattro storie'; due di S. Giovanni- 
Battista e due della nostra Donna, le quali vera- 
mente gli furono allora molto lodate. £ pra^vò 
Francesco tanta dolcezsa nella pratica di Durne* 
nicoycfae tornandosene quello a Fiorenaa eoa 
onore e con danari , lo raccomandò per lettere a 
Giovanni suo parente, scrivendoli quanto e' lo 
avesse servito oene in quell'operaie quanto U 
papa fusse satisfatto delle sue pitture .Le quali 
cose udendo Giovanni , cominciò a disegnare di 
metterlo in qualcbe lavoro magnifico da onorare 
la memoria di se medesimo e d' arrecare a Do- 
menico fama e guadagno . Era per avventura in 
S. Maria Novella , convento de' frati Predi- 
catori , la cappella maggiore dipinta gi& da An- 
drea Orgagna , la quale per essere stato mal co- 
perto il tetto della volta era in pi& parti guasta 
dall' acqua . Per il che già molti cittadini V ave- 
vano voluta rassettare ovvero dipicnerla di nuo- 
vo : ma i padroni , che erano quelu delU lami- 



TITA DI DOMSmCO GHIllLANDAIO 417 

glia de' Ricci , non se n'erano mai contentati ^ 
non potendo essi far tanta spesa ne volendosi ri-* 
«okere a concederla ad altrui che la facesse^ per 
non perdere la jurisdizione del padronato ed il 
segno detrarrne loro lasciatugU dai loro antichi. 
Giovanni adunque desideroso che Domenico gli 
facesse questa memoria, si mise intomo a questa 
pratica tentando diverse vie , ed in ultimo pro- 
mise a' Ricci far tutta quella spesa egli , e che li 
ricompenserebbe in qualcosa e farebbe metter 
r arme loro nel più evidente ed onorato luogo 
che (usse in quella cappella . £ cosi rimasi d'ac- 
cordo, e fattone contratto e instrumento molto 
stretto del tenore ragionato di sopra , logò Gio« 
vanni a Domenico quest' opera con le storie me- 
desime che erano dipinte prima , e fecero che il 
prezzo fusse ducati millcdugento d' oro larghi , 
ed in caso che i' opera gli piacesse , fussino du- 
gento più . Per lo che Domenico mise mano 
all'opera, né restò che egli in quattro anni V eh^ 
he finita ; il che fu nel i4B5 con grandissima 
satisfazione e contento di esso Giovanni; it quale 
chiamandosi servito e confessando ingenuamente 
che Domenico aveva guadagnati i dugento du- 
cati del più , disse che arebbe piacere che e' si 
contentasse del primo pregio ; e Domenico , che 
molto più stimava la gloria e V onore che le rie* 
chczze , gli largì subito tutto il restante , after- 
mando che aveva molto più caro lo avergli satis- 
fatto, che lo essere contento del pagamento. Ap- 
presso Giotanni fece fare due armi grandi di 
pietra , Tuna de* Tornnquinci , l'altra de' Tor- 
nabnoni , e metterle ne*pilastri fuori d'essa cap- 
pella , e neir arco altre arme di delta famiglia 
divisa in più nemi e più arme ^ cioè , olire alle 
FoL, Il 27 



4r8 >A]ITE SECONDA 

due dette y Giacliinotti j Popolesclii y Marabotti» 
ni , e Cardinali. E quando poi Domenico fec« 
la tavola dell* altare y nell' ornamento dorato 
sotto un arco per fine di qaella tavola, fece 
mettere il tabernacolo del Sacramento bellissi- 
mo , e nel frontispizio di quello fece uno scudic- 
ciuolo d' un qnaito di braccio , dentrovi Tarme 
de' padroni detti , cioè de' Ricci . Ed il bello fa 
allo scoprire della cappella ; perchè questi cer- 
carono con gran romore dell' arme loro, e final- 
mente non ve la vedendo , se n'andarono al ma- 
gistrato degli Otto y portando il contratto . Per 
il che , mostrarono i Tomabuoni esserri posta 
nel piÀ evidente ed onorato luogo di quell' ope»> 
ra ; e benché quelli esclamassero che ella non si 
vedeva, fu lor detto che eglino avevano il torto, 
e che avendola fatta metter in cosi onorato luo-» 
go , quanto era quello , essendo vicina al Santis- 
simo Sagramento , se ne dovevano contentare • 
E così m deciso che dovesse stare per quei ma- 
gistrato, come al presente si vede . Ma se questo 
paresse ad alcuno fuor delle cose della vita che 
si ha da scrivere, non gli dia noia ; perchè tutto 
ara nel fine del tratto della mia penna , e serve , 
se non ad altro , a mostrare quanto la povertà è 
preda delle ricchezze, e che le ricchezze accom- 
pagnate dalla prudenza conducono a fine e senza 
pìasimo ciò che altri vuole • 

Ma per tornare alle beli* opere di Domenico , 
sono in questa cappella primieramente nella 
volta i quattro Evangelisti maggiori del natura- 
le , e nella parete della finestra storie di S. Do- 
pienico, e S. Pietro martire, e S. Giovanni quan- 
do va al deserto , e la nostra Donna annunziata 
dall' angelo , e molti santi avvocati di Fiorenza 



VITA DI DOMENICO GBlRliANOAlO 419 

ginocchioni sopra le finestre , e dappiè t' è ri* 
tratto di naturale GioTanni Tomabuoni da man 
ritta e la donna sna da man sinistra , che dicono 
esser molto naturali . Nella facciata destra sono 
sette storie scompartite j sei di sotto in quadri 
grandi quanto tien la facciata , ed una ultima di 
sopra larga quanto son due istorie e quanto ser- 
ra l'arco della Tolta , e nella sinistra altrettante 
di S. Gio: Battista . La p-ima della facciata de^ 
stra é quando GioTacchino fu cacciato del tem^ 
pio ; dove si Tede nel Tolto di lui espressa la pa- 
•lenza , come in quel di coloro il dispregio e 
r odio che i Giudei aTCTano a quelli ^ che senza 
aTere figliuoli veniTano al tempio : e sono in 
questa storia dalla parte Terso la finestra quattro 
uomini ritratti di naturale ; l'-uno de' quali , 
cioè quello che è Tecchio e raso e in cappuccio 
Tosso^ , è Alesso BaldoTiiietti maestro di Dome- 
nico nella pittura e nel musaico . \J altro che 
è in capelli e che si tiene una mano al fianco ed 
ha un mantello rosso e sotto una Tcsticciuola az« 
surra y è Domenico stesso maestro dell' opera 
ritrattosi in uno specchio da se medesimo.Quel- 
Io che ha una zazzera nera con certe labbra 
grosse è Bastiano da S.Gemignano suo discepolo 
e cognato ; e T altro che Tolta le spalle ed ha un 
berrettino in capo j è DaTidde Ghirlandaio pit- 
tore suo fratello ; i quali tutti per chi gli ha co- 
nosciuti si dicono esser Tera mente tìtì e natura- 
K . Nella seconda storia è la natiTità della nostra 
Donna fetta con una diligenza grande , e tra le 
altre cose notabili che egli tì fece , nel casamen- 
to o prospettica è una finestra che dà il lume 
a queUa camera, la quale inganna chi la guarda. 
Oltra questo, mentre S. Anna è nel letto e cert^ 



4ao PARTK SSC0ND4 

donne la yisitano , potè alcune femmine clie k. 
yano la madonna con gran cara ; chi mette ac- 
aua I chi fa le fiisce y chi & un aeirisio , c)ii nt 
fa un altro ; e mentre ognuna attende al suo , 
Ti è una femmina che ha in collo quella puttina, 
e ghignando la & rìdere con una graua donne- 
sca degna yeramente di un' opera Bimile a que- 
sta j oltre a molti altri affetti che>ono in ciascu- 
na figura . Nella tersa , cbe è la prìma sopra , è 
quando la nostra Donna saelie i gradi del tem- 
pio 9 dor' è un casamento cne si allontana assai 
ragionevolmente dall' occhio ; oltra ch« Y*è uno 
ignudo cbe gli fu allora lodato per non se ne usar 
molti y ancorché e' non vi fusse quella intera 
pei*fcsione|Come in quelli che si sonGutti ne'tem- 
pi nostri, per non essere eglino tanto eccellenti . 
Accanto a questa è lo sposalizio di nostra Don- 
na , dorè dimostrò la collera di coloro che si sfo- 
gano nel rompere le verghe che non fiorirono 
come quella di Giuseppe ; la quale storia è co- 

8 iosa di figure in uno accomodato casamento . 
iella quinta si veggono arrivare i Magi in Bel- 
telem con gran numero di uomini j cavalli , e 
dromedari^ e altre cose vane ; storia certamente 
accomodata. £d accanto a questa è la sesta , la 
quale è la crudele impietà fatta da £rode agl'In-i. 
nocenti y dove si vede una baruffa bellissima di 
femmine e di soldati e cavalli che le percuotono 
ed urtano*£ nel wero di quante storie vi si vede 
di suo y questa é la migUoi*e , perchè ella è coiw 
dotta con giudisio, con ingegno ed arte grande • 
Conoscevisi V impia volontà di coloro che co- 
mandati da Erode sen^a rìguaVdare le madri 
uccidono miei poveri fanciullini , fra i quali si 
vede uno cne ancora appiccato alla poppa mw9^ 



VITA ti Donuaco ohiklaivdaio 4ai 

rie per le (erìte ricevute nella gola y onde snggei 
per non dir bere > dal petto non meno sangue 
che latte ; cosa Teramente di sna natura , e per 
Cflser fatta nella maniera eh' ella è y da tornar 
^ta la pietà dove ella fuBse ben morta : cttì 
«ncora un soldato che ha tolto per forca un 
putto y e mentre correbdo con quello se lo strin^ 
gè m sul petto per ammassarlo ^ se gli vede ap* 
piccata a'capelli la madre di quello con grandis- 
sima rabbia , e facendogli fare arco della schie- 
na,fa che si conosce in loro tre effetti bellissimi, 
uno è la morte del putto che si Tede crepare ; 
i' altro l'i inpietà del soldato che^ per ^ sentirsi 
tirare si stranamente , mostra V affetto (lei ven* 
dicarsi in esso putto : il terso è che la madre nel 
Yeder la morte del figliuolo , con furia e dolore 
e sdegno cerca che quel traditore non parta sensa 
pena ; cosa Teramente più da filosofo mirabile 
di gittdiftio che da pittore . Soutì espressi molti 
'altri affetti , che chi li guarda conoscerà sensa 
dubbio questo maestro essere stato in quel tem- 
po eccellente . Sopra questa nella settima , che 
Sigila le due storie e cigne l'arco della Tolta y è 
transito di nostra Donna e la sua Assunsione 
con infinito numero d' angeli , ed infinite figure 
e paesi ed altri ornamenti , di che egli soleTa 
abbondare in quella sua maniera facile e pratica. 
Dair altra faccia , doTe sono le storie di S. Gio- 
Tanni , nella prima é quando Zaccheria sacrifi- 
cando nel tempio , l'angelo gli appare^ e per non 
credergli ammutolisce , nella quale storia mo- 
strando che a' sacrifiii de' tempj concorrono 
sempre le persone più notabili , per farla più 
onorata ritrasse un ouon numero di cittadini 
fiorentini che go^rnaTano allora queUo stato : 



423 PARTE SECeiVDA 

e pcatìcolarmente tutti quelli di casa Tornaba^ 
ni) i giovani ed i yecchi. Oltre a qjae8to,per mo- 
strare che quella età fioriva in ogni sorte di Tir- 
tù e massimamente nelle lettere, fece in cercLio 
quattro mezzf? figure che ragionano insieme ap- 
piè delia Istoria , i quali erano i più scienziati 
uomini che in que' tempi si trovassero in Fioren- 
za , e sono questi : il primo è M. Marsilio Ficino 
che ha una veste da canonico , il secondo con un 
mantello rosso ed una becca nera al collo èCristo- 
fa no Landino , e Demetrio Greco che se gli vol- 
ta; e in mefzzo a questi, quello che alza alquanto 
una mano è M. Angelo Poliziano , i quali son 
vivissimi e pronti . Seguita nella seconda aliato 
a questa la visitazione di nostra Donna e S« £li« 
sahettH , nella quale sono molte donne che l'ac- 
compagnano con portature di quei tempi , e fra 
loro fu ritratta la Ginevra de' fienci allora bel- 
lissima fanciulla . Nella terza storia sopra alla 
priiua è la nascita di S. Giovanni nella quale è 
una avvertenza bellissima , che mentre S. Elisa- 
betta è in letto , e che certe vicine la vengono a 
vedere e la balia stando a sedei*e allatta il bam- 
"bino , una femmina con allegrezza gniene chiede 
per mostrare a quelle donne la novità che in sua 
vecchiezza aveva fatto la padrona di casa; e fi- 
nalmente vi è una femmina che porta all'usanza 
fiorentina frutte e fiaschi dalla villa , la quale è 
molto bella . Nella quarta allato a questa è Zac- 
chcria che ancor mutolo stupisce con intrepido 
animo che sia nato di lui quel putto ; e mentre 
gli è dimandato del nome , scrive in sul ginoc- 
chio aihsando gli occhi al figliuolo, il quale « 
tenuto in collo da una femmina con reverenza 
postasi ginocchione innanzi a lui , e segna eoa 



VITA DI D0»tCl7(C0 CiflftLAfCDAlO 4^ 

la penna in sui foglio i Giovanni sarà il suo no^ 
tue y non senza ammirazióne di molte altre figu'»' 
re f che pare che stiano in foi*se , se egli è rero d 
nò. Seguita la quinta quando e'predica alle tur«- 
be^ nella quale storia si conosce queirattcnzione 
che danno i popoli nello udir cose nuoVc^ e mas«> 
stmamente nelle teste degli Scribi che ascoltano 
GioTanni , i quali pare che con un certo modo 
del tì^ sbeffino quella legge y anzi l'abbiano in 
odio ; doTe sono ritti ed a sedere maschi e fem^ 
mine in direrse fogge. Nella sesta si vede S. Gid^ 
Tanni battezzare Cristo , nella -«reyerenza del 
quale mostrò interamente la fede che si debbe 
avere a Sagramento tale : e perchè questo noit 
fu senza grandissimo frutto , yi figurò molti gii 
ignudi e scalzi che aspettando d'esser battezzati, 
mostrano la fede e la yoglia scolpita nel yìso f 
ed in fra gli altri uno che si cava una scarpetta^ 
rappresenta la prontitudine istessa . Neil' ulti^ 
tna y cioè nell'arco accanto alla yolta y è la son- 
tuósissima cena di Erode ed il ballo di Erodiade 
con infinità di seryi che fanno diversi aiuti in 
quella storia ; oltre la grandezza d' uno edifizio 
tirato in prospettiva y che mostra apertamente 
la virtù di Domenico insieme con le dette pit« 
ture . Condusse a tempera la tavola isolata tut> 
ta ^ e le altre figure che sono ne' sei quadri , che 
oltre alla nostra Donna che siede in aria col fi- 
gliuolo in collo e gli altri santi che gli sono in*» 
tomo y oltra il S. Lorenzo ed il S. Stefano che 
sono interamente vive , al S. Vincenzo e S. Pie-» 
tro martire non manca se non la parola . Vero è 
che di questa tavola ne rimase imperfetta una 
parte mediante la morte sua ; perchè avctido 
egli già tiratola tanto innanzi , che e* non le 



4^4 TkKTE SEQOITDA 

mancara altro che il finire certe figare dalli 
banda di dietro doT'èlaresorrexione di GrìstOi 
e tre figure che sono in que' quadri y finb*ono 

£oi il tutto Benedetto e Davidde Ghirlandai suoi 
*atelli . Questa cappella fu tenuta cosa faeliissi* 
ma , grande 9 aarbata , e vaga per la rivacità 
dei colori, per la pratica e pulitessa del maneg* 
giarli nel moro, e per il poco essere stati ritoc* 
chi a secco ^ oltra la invensione e colloca lione 
delle cose . E certamente ne merita Domenico 
lode grandissima per ogni conto, e massimamente 
per la Tivesza delle teste , le quali per essere ri- 
tratte di naturale rappresentano a chi Terrà 1^ 
▼ivissime effigie di molte persone segnalate • E 
pel medesimo Giovanni Tomabuoni dipinse al 
Casso Maccherelli sua Tilla poco lontano dalla 
cittA una cappella in sul fiume di Tersolle » oggi 
mezza rovinata per la vicinità del finme,la quale 
ancorché stata molti anni scoperta , e continua* 
mente bagnata dalle piogge ed arsa da' soli , si è 
difesa in modo che pare stata al coperto , tanto 
▼ale il lavorare in fresco , quando è lavorato 
bene e con giudizio, e non ritocco a secco . Fece 
ancora nel palazzo della signoria,nella sala dov'è 
il maraviglioso orologio di Lorenzodella Volpa* 
ia , molte figui'edi santi fiorentini con bellissimi 
adornamenti . E tanto fu amico del lavoiare e 
di satisfare ad ognuno, che egli aveva commesso 
a' garzoni che e' si accettasse qualunque lavoro 
che capitasse a bottega , sebbrDe {ussero cerclii 
da paniere di donne ; perchè non li volendo fare 
essi , li dipignprebbe da se , acciocché nessuno si 
partisse scontento dalla sua bottega . Dolevasi 
bene quand > aveva cure familiari , e per questa 
dette a David suo fratello ognt peso di spendere^ 



TlTA.m DOMENICO GHIRLANDAIO 4i$ 

dicendogli t Latòia lavorare a me > e tu provve-» 
di f che ora ebe io ho cominciato a conoscere il 
modo di auett'arte ^ mi duole che non mi sia aU 
logato a cUpìgnere a storie il circuito di tutte le 
mura delle città di Fioreoa^ : mostrando, così 
animo invitti^ stmo e risoluto in ogni asione. La- 
vorò a Lucca in S. Martino una tavola di S.Tte- 
irò eS. Paolo. Alla badia di Settimo fuor di 
Fioi^nsa lavorò la facciata dalla maggior cap^ 
pella a iVeseo , e nel trameszo della chiesa due 
tavole a tempera . lu Fiorenza lavorò ancora 
molti tondi , quadri , e pitture diTcrse ^ che non 
si rìveggnno altrimenti per essere nelle case de* 
yrarticolari . In Pisa fece la nicchia del duomo 
air aitar maggiore y e lavorò in molti luoghi di 
quella città , come alla facciata deli' opera , 
quando il re Carlo ritratto di naturale racco- 
manda Pisa , ed in S. Girolamo a' frati Gesuati 
due tavole a tempera , quella dell' aitar mag- 
giore ed un* altra . Nel qual luogo ancora è di 
mano del medeumo in un quadro S. Rocco e S. 
Basti» no y il quale fu donato a que' padri da non 
so ohi de' Medici ; onde essi vi hanno perciò ag« 
giunta r arme di papa Leone X • Dicobo che 
ritraendo anticaglie di Roma y archi , terme , co- 
lonno , colisei , aguglie , anfiteatri, e acquidotti, 
era si giusta^nel disegno, che le faceva a occhio 
senza regolo o seste e misure : e misurandole 
dappòi ètte che V aveva , erano giustissime , 
oome se e* le avesse misurate ; e ritraendo a oc- 
chio il coliseo , vi fece una figura ritta appiè , 
che misurando quella , tutto V edificio si misu- 
rava : e fattone esperienza da' maestri dopo la 
Dkorte sua , si ritrovò giustissimo. Fece a S. Ma« 
ria Nuova nel cimiterio aopra una porta un S. 



4i6 PARTC SECONDA 

Michele in fresco armato belUssimo^con rìTerW' 
raiiode di armatare poco usate iiinansi a lai ; 
ed alla badia di Passignano, laogo de' monad di 
Yallombrosa , lavorò in compagnia di Dayid suo 
fratello e di Bastiano da S. Gemignano alcune 
cose ; dove trattandogli i monaci male del rirere 
innanzi la Tenuta di Domenico^ si richiamarono 
air abate , pregandolo che meglio servire li fa» 
cesse , non essendo onesto che come manovali 
fossero trattati . Promise loro ì* abate di farlo , 
e scusossi che questo più avveniva per ignoransa* 
de' forestiei^ai che per malisia . Venne Domeni- 
co y e tuttavia si continuò nel medesimo modo ; 
per il che David trovando un' altra volta l'abaw 
te y si scusò y dicendo che non faceva questo per 
conto suo y ma per li meriti e pei* la virtù del 
suo fratello . Ma lo abate y come ignorante ch'e- 
gli era , altra risposta non fece . La sera dunque 
postisi a cena y venne il forestieraio con un' asse 
piena di scodelle e tortaoce da mailigoldi pur nel 
solito modo che 1* altre volte si faceva . Onde 
David salito in collera rivoltò le minestre a ddos« 
so al frate , e preso il pane eh' era su la tavola e 
avventandoglielo y lo percosse di modo, che mal 
vivo alla cella ne fu pollato . Lo abate y che già 
era a letto y levatosi e corso al rumoi^ y credette 
che 'l monistero rovinasse ; e trovando il frate 
mal concio y cominciò a contendere con David • 
Per il che infuriato David gli rispose y che se gli 
togliesse dinanzi, che valeva più la virtù di Do- 
menico che quanti abati porci suoi pari furon 
mai in quel monistero . Laonde 1* abate ricono- 
sciutosi , da quell'ora innanzi s* ingegnò dì trat«> 
tarli da valenti uomini come egli erano . Finitft 
r opera , tornò a Fiorenza ^ e al signor di Carpi 



yiTk la DomKico eHOLiqDAio ^^f 

dipifise una taTola , e un'altra Dentando a RimU 
no al sig. Carlo Malatesta , che la. fece porre 
nella sua cappella in S. Domenico . Questa ta- 
vola fu a tempera con tre figure Lellissime e con 
istori<ìtte di sotto ^e dietro figure di bronco fin* 
te con disegno e arte grandissima . Due altre 
tavole fece nella badia di S. Giusto fuor di YoU 
terra dell' ordine di Camaldoli ; le quali tavole» 
fihe sono belle affatto , gli fece fare il magnifico 
Lorenzo de' Medici : perciocché allora avev« 

Suella badia in commenda Giovanni cardinale 
e' Medici suo figliuolo che fu poi papa Leone « 
La qual badia pochi anni sono ha restituita il 
molto rev. M. Gio: Battista Bava da Volterra » 
che similmente V aveva in commenda, alla detta 
congregazione di Camaldoli . Condotto poi Do- 
menico a Siena per mezso del mafiu^fìco Loren- 
zo de*Medici,che gli entrò mallevadore a quest'o- 
E era di ducati ventimila, tolse a fiire di musaico 
i facciata del duomo ; e cominciò a lavorare 
con buqno animo e miglior maniera . l^la pre- 
jrenuto dalla morte , lasciò V opera imperfetta ; 
come per la morte del predetto mag^iiicp Lo- 
renzo rimase imperfetta io Fiorenza la (^appella 
di S. /anobi , cominciata a lavorare di musaico 
da Domenico in compagnia di Gl^erardo minia- 
tore . Vedesi di mano di Domepico sopra ouella 
porta del fianco di S. Maria del Fiore clie va 
%' Servì una Nunziata di musaico l^elUssima , 
della quale fra' maestri moderi^^ d^ musaico non 
s'è veduto ancor meglio . Usava dire Domenico^ 
la pittura essere il disegno , e la vera pittura per 
la eternila essere il musaico. Stette seco in com<» 
piignia a imparare Bastiano Mainardi da S. Gi«- 
uii|iipano ^ il quale in fresco era divenuto molti» 



428 PAfttlE SECO UBA 

pratico foirMtrò ài ^lla mankra ; ftr H cfaa 
andando con l)oioenico a S. Gimignaìio > dìt>Hi« 
aero a com^pagiiia la cappella di S. Fina, la cpial^ 
è co^ bella . Onde per la serrìtA e gentilesaa di 
Bastiano , sendosi cosi bene portato , gindicA 
Domenico che e' fisase degno d' avere una saa 
sorella per moglie y e così V amicizia lóro fa 
cambiata in parentado: liberaiilÀ di amw^T^le 
maestro riinuneratore delle virtù del discepolo 
acquistate con le (etiche dell' arte . Fece Dmne- 
nìco dipigiterè ai detto Bastiano y facendo non^ 
dimeno esso il caltene y in S. Croce nella cap« 
pella dei BanonceUi e Bandini una nostra Donna 
che ta in cielo, ed a basso S.Tommaso che rice^ 
te la cintola y il quale è bel lavoro a fresco . E 
Domenico e Batstiano insieme dipinsono in Siena 
nel palasro degli Spannocchi in una camera 
molte storie di figure piccole a tempera ; ed in 
Pisa y oltre alla nicchia già detta* del Duomo , 
tutto l'arco di quella Cappella piena d'angeli , e 
parimente i portelli che chiuggono l'orbano; 
e cominciarono a mettere d oro il palco . Quan* 
do poi in Pisa ed in Siena s' aveva a metter mano 
a grandissime opere y Domenico ammalò di gra* 
vissima febbre , la pestiiensa della quale in cin- 
que giorni gli tolse la vita . Essendo infermo , 
gli mandarono que* de* Tomabuoni a donara 
cento ducati d' oro , mostrando 1' amicisia e la 
familiarità sua , e la servitù che Domenico a 
Giovanni ed a quella casa avea sempre portata « 
Visse Domenico anni quarantaquattro, e fu eoa 
molte lagrime e con pietosi sospiri da David e da 
Benedetto suoi fi^telli e da Ridolfo suo figliuolo 
con belle esequie seppellito inS. Maria Novella ^ 
e fu tal perdita di molto dolore agli amici fuai» 



VITA DI DOBIElflCO QHlRUUlDiiO 4^9 

Percbè intesa la morte di lui , molti eccellenti 

Sittori forestieri scrissero a' suoi parenti dolen- 
osi della sua acerbissima morte. Restarono suoi 
discepoli David e Benedetto Ghirlandai , Bastia* 
no Mainardi da S. Gimignano ^ e Michelagnolo 
Buonarroti Fiorentino^Francesco Granaccio, ^ic* 
colò Cieco , Jacopo del Tedesco , Jacopo dellln- 
daco ; Baldino Baldinelli , e altri maestri tutti 
Fioi-entini . Mori nel i493. 

Arricchì Domenico l'arte della pittura del 
musaico più modernamente lavorato che non 
fece nessun Toscano d'infiniti che si provai^no, 
come lo mostrano le cose fiitte da lui, per poche 
ch'elle si siano . Onde per tal ricchesza e me- 
moria nell'arte, merita grado ed onore, ed essere 
eelebrato con lode straprdinarìa dopo la morte . 




a: ""lì)!. 



VITA 
DI ANTONIO E PIERO POLLAIUOLI 

PirrOBI K SCULTO&I FIOaBNTIHK 



M. 



Lolti di animo Tile cominciano còse basse j ai 
quali crescendo poi V animo con la tìtìù, cresce, 
aiicora la forza ed il valore , di maniera che sa- 
lendo a maggiori imprese, aggiungono Ticino 
al cielo co' bellissimi pensieri loro ; ed inalzati 
dalia fortuna si abbattono bene spesso in un 
principe buono, che troyandosene ben servito, è 
forzato remunerare in modo le lor fatiche, che i 
posteri di quelli ne sentano largamente ed utile 
e comodo. Laonde questi tali camminano in 
questa vita con tanta gloria alla fine loro, che di 
se lasciano segni al mondo di maraviglia , come 
fecero Antonio e Piero del PoUaiuolo molto sti- 
mati ne' tempi loro, per quelle rare virtù che si 
avevauQ con la loro industria e fatica guadagna- 
te. JNacquero costoro nella città di Fiorenza po- 
chi anni V uno dopo l' altro, di padre assai basso 
e non molto agiato; il quale conoscendo per 
molti segni il buono ed acuto ingegno de' suoi 
figliuòli , né avendo il modo a indirizzargli alle 
lettere , pose Antonio all' arte dell' orefice con 
Bai'tbluccio Ghiberti .maestro allora molto eccel- 
lente in tale esercizio, e Piero mise al pittore con 
Andrea del Castagno, che era il meglio allora di 
Fiorenza. Antonio dunque tirato innanzi da £ar- 
toluccio, olti-a il legare le gioie e lavorare a fuo- 
co smalti d' argento, era tenuÉo il più valente cIkì 



432 PARTS SECONDA 

maneggiasse ferri in quell'arte . Laonde Lorenao 
Olii berti, che allora laToraTa le porte di S. Gio* 
T.ioni, dato d' occhio alla maniera d^Antonio, lo 
tirò al lavoro suo in compagnia di molti altri 
giovani; e postolo intorno ad uno di que' festoni 
che allora aYCTa tra mano, Antonio tì fece sa 
una quaglia che dura ancora tanto bella e tanto 
peiTetta, che non le manca se non il yolo. Non 
consumò dunque Antonio molte settimane in 
questo esercizio, che e' fu conosciuto per il me- 
glio di tutti qne'che yì laToravano di disegno • 
di pazienta, e per il fio. ingegnoso e più diligen- 
te che vi fusse . Laonde crescendo la Tnrt& e la 
fama sua, si parti da Bartoluccio e da Lorenzo,ed 
in Mercato nuovo in quella citti aperse da se una 
bottega di orefice magnifica ed onorata , e molti 
anni seguitò T arte, disegnando continuamente • 
facendo di rilievo cere e altre fantasie che in bre» 
ve tempo lo fecero tenere, come egli era, il prin* 
cipale ai quello esercizio . Era in questo tempo 
medosimo un altro orefice chiamato Maso Fini- 
guerra, il quale ebbe nome straordinario , e me- 
ritamente; che per lavorare di bulino e fere di 
nirllo non si ei^ veduto mai chi in piccoli o gran- 
di spazi facesse tanto numero di figure , quante 
ne luceva egli, siccome lo dimostrano ancora 
eerte Paci lavorate da fui in S. Giovanni di Fio- 
renza, cfm istorie minutissime della passione di 
Cristo. G'istui disegnò benissimo e assai, e nel U- 
hff) nostro v'è di molte carte di vestiti, ignudi, e 
di storie disognate d' acquerello. A concorrenza 
di costui fece Antoni» alcune istorie dove lo pa- 
ragonò nella diligenza e superotto nel disegno • 
Per lu qual cosa i consoli dell'arte dei mercatan- 
%ì, vedendo la eeeelMnza di Antonio^ deliberarona 



ynk D'iNTOino % pisro poixaiuou 432 

tra loro che adendosi a fare di argento alcune 
istorie nello altare di S. Giovanni , siccome da 
Vari maestri in diversi tempi sempre era stato 
usanza di iare, che Antonio ancora ne lavorasse ^ 
e cosi fu fatto; e riuscirono queste sue cose tanto 
eccellenti, che elle si conoscono fra tutte l'altre 
per le migliori: e furono la cena d'Erode e il bai* 
lo d' Erodiade; ma sopra tutto fu bellissimo il S. 
Giovanni che è nel mezzo dell'altare tutto di ce- 
sello e opera molto lodata. Per il che gli aRoga- 
rono i detti consoli i candellieri d' argento di 
braccia tre l'uno e la croce a proporzione ; dove 
egli lavorò tanta roba d 'intaglio, e la condusse a 
tanta perfezione , che e da forestieri e da'terraz- 
sani sempre é stata tenuta cosa maravigUosa. Du- 
rò io questo mestiero infinite fatiche si ne 'lavori 
che e'&ce d'oro, come in quelli di smalto e di 
argento . In fra le quali sono alcune Paci in S. 
Giovanni bellissime, che di colorito a fuoco sono 
di sorte, che col pennello si potrebbono poco mi- 
gliorare;ed in altre chiese di Fiorenza e di Roma 
e altri luoghi d' Italia si veggono di suo smalti 
miracolosi . Insesnò quest' arte a RIazzingo Fio- 
rentino ed a Giuliano del Facchino maestri ra- 
gionevoli,e a Giovanni^urini Sanese che avanzò 
questi suoi compagni assai in questo mestiero, del 
quale da Antonio di SaWi in qua ( che fece di 
molte coae e buone, come una croce grande d'ar- 
gento nella b^dia di Fiorenza ed altri lavori) non 
a' è veduto |(ran fetto cose che se ne possa far 
conto straordinario . Ma e di queste e di quelle 
de' PoUaiuoli molte, per i bisogni della città nel 
tempo della guerra, sono state dal fuoco destrut- 
te e guaste. Laonde conoscendo egli che quell'ar- 
ie non dava molta vita alle fatiche de' suoi artc- 
Foi.IL a8 



434 PARTE SECONDA 

fici) si risoWè per desiderio di più lunga memo- 
ria non attendere più ad essa ; e cosi avendo egli 
Piero suo fratello che attendeva alla pittura^ 
si accostò a quello per imparare i modi del ma- 
neggiare ed adoperare i colori, parendogli un'ar- 
te tauto differente dall' oreGce, che se egli non 
«Tesse cosi prestamente resoluto d' abbandonare 
quella prima in tutto, e' sarebbe forse stata ora, 
che e'nou arebbe voluto esservisi voltato. Per la 
qual cosa spronato dalla vergogna più che dall'u- 
tile,appresa in non molti mesi la pratica del colo- 
rire^diventò maestro eCcellente:ed unitosi in tutto 
con Piero, lavorarono in compagnia di molte pit- 
ture, fra le quali per dilettarsi molto del colorito 
fecero al cardinale di Portogallo una tavola a olio 
in S. Miniato al Monte fuori di Fiorenza, la qua- 
le fu posta su laltar della sua cappella ; e vi di- 
pinsero dentro S. Iacopo Apostolo, S. Eustachio, 
e S. Vincenzio che sono stati mollo lodali; e Pie- 
ro particolarmente vi fece in sul muro a olio, il 
che aveva imparato da Andrea dal Castagno,nelle 
quadrature degli angoli sotto V architrave dove 
girano i mezzi tondi degli archi, alcuni prò feti ;ed 
in un mezzo tondo una Nunziata con tre figure ; 
ed a'capitani di Parte dipinse in un mezzo tondo 
una nostra Donna col figliuolo in collo , ed un 
fregio di serafini intorno pur lavorato a olio. Di- 
pinsero ancora in S. Michele in Orto in un pila- 
stro in tela a olio un Angelo Raffaello con Tobia, 
e fecero nella Mercatanzia di Fiorenza alcune 
Virtù in quello stesso luogo, dove siede prò tri- 
bunali il magistrato di quella. Ritrasse di natura- 
le M.Poggio segretario della signoria di Fiorenza, 
che scrisse l'istoria fiorentina dopo M. Liouardo 
d'Arezzò;eM.Giannofzo Man«tti persona dotta o 



VITA D'ANTONIO E PIERO POLLAlUOLI 435 

stimata assai, nel medesimo luogo dove da altri 
maestri assai prima erano ritratti Zanobi da Stra- 
da poeta fi or enti no, Domenico Acciaiuoli^ed alti'i 
nel proconsolo; e nella cappella deTucci a S.Se- 
bastiano de'Servi fece la tavola dell'altare, cbe è 
cosa eccellente e rara, dove sono cavalli mirabili^ 
jgnudi,e figure bellissime in iscorto,ed il S.Seba- 
stiano stesso ritratto dal vivo,cioè da Gino di Lo- 
ao vico Capponi; e fu quest'operaia più lodata 
che Antonio facesse giammai. Conciossiacbè per 
andare egli imitando la natura il più che e*pote- 
va, fece in uno di quei saettatori, che appoggia- 
tasi la balestra al petto sì china a terra per cari- 
carla , tutta quella forza che può porre un forte 
di braccia in caricare qnelP istrumento ; impe- 
rocché e' si conosce in lui il gonfiare delle vene 
e de'muscoli ed il ritenere del fiato per fare più 
forza . E non è questo solo ad essere condotto 
con avvertenza , ma tutti gli altri ancora con 
diverse attitudini assai chiaramente dimostrano 
r ingegno e la considerazione che egli aveva po- 
sto in quest' opera , la qual fu certamente cono- 
sciuta da Antonio Pucci che gli donò per questo 
trecento scudi , aÉFermando^ che non gli pagava 
appena i colori, e fu finita V anno i^jS. Crebbe- 
gli dunque da questo ranimo,ed a S. Miniato fra 
le Torri fuor della porta dipinse un S.Cristofano 
di dieci braccia, cosa molto bella e modernamente 
lavorata,e di quella grandezza fu la più propor- 
zionata figura che fusse stata fatta fino a quel 
tempo.Poi fece in tela un Crocifisso con S.Anto- 
ni iio,il quale è posto alla sua cappella inS.Marco. 
In palazzo della signoria di Fiorenza lavorò alla 
porta della Catena un S. Gio.Battista ; ed in casa 
Medici dipinse a Lorenzo vecchio tr« Ercoli in tre 



436 PARTIS SECONDA. 

quadri cbe sono di cinque braccia, l'uno de'quali 
Kcoppia A.nteo fieura beliissimai nella quale pro- 
priamente si vede la forza d' Ercole nello stri, 
gnere, che i muscoli della figura ed i nervi di 
quella sono tutti raccolti per far crepare AntcO| 
e nella testa di esso Ercole si conosce il digrigna- 
re de 'denti accordato in maniera con l'altre par* 
tiycbesino alle ditade'piedi s'alzano perla forza. 
I^é usò punto minore avvertenza in Anteo , cbc 
stretto dalle braccia d'Ercole si vede mancare e 
perdere ogni vigore , ed a bocca aperta render 
IO spirito. L'altro ammazzando il leone y gli ap« 
punta il ginocchio sinistro al petto^ed afferrata la 
jK>cea del leone con amendae le sue mani , ser« 
rando i denti e stendendo le braccia , lo apre e 
sbarra per viva forza , ancorché la fiera per sua 
difesa con gli unghioni malamente gli graffi, le 
braccia. Il terzo che ammazza l'idra e veramente 
cosa maravigliosa , e massimamente il serpente 
il colorito del quale così vivo fece e si. propria-i- 
mente^che più vivo far non si può.Quivi si vede 
il veleno, il fuoco , la ferocità , V ira con tanta 
prontezza, che merita esser celebratole da'buoni 
artefici in ciò grandemente imitato. Alla com- 
pagnia di S. Angelo in Arezzo fece da un lato un 
Crocifisso f e dall' altro in sul drappo a olio un 
S. Michele che combatte col serpe tanto bello , 
quanto cosa di sua mano si possa vedere; perchè 
v' è la figura del S. Michele che con una bravu- 
ra affronta il serpente , stringendo i denti ed in- 
crespando le ciglia f che veramente pare disceso 
dal cielo per far la vendetta di Dio centra la su- 
perbia di Lucifipro, ed è certo cosa maravigliosa. 
Egli s' intese degl' ignudi piÀ modernamente 
che fatto non avevano gli altri maestri innanzi a 



VITA D^ ANTONIO XPmoVOLtAlUÒLl 437 

loi y e scortici molti nomini per federe la noto* 
mia lor sotto , e fa primo a mostrare il modo di 
cercare i muscoli ^ che ayessero forma ed ordine 
nelle figure ; e di quelli tutti cinti d' umi catena 
intaglio in rame una battaglia, e dopo quella 
fece altre stampe con molto migliore intaglio 
che non aTCvano fetto gli altri maestri eh' erano 
stati innatiKi a lui . Per queste cagioni adunque 
Tenuto famoso infra gli artefici y morto papa Si** 
sto IV, fu da Innocenzio suo successore condotto 
a Roma , dorè fece di metallo la sepoltura di 
detto Innocensio y nella quale lo ritrasse di na« 
turale a sedere nella maniera che stava quando 
data la benedÌEÌone y che fu posta in S. Pietro ; 
e quella di papa Sisto detto , la quale finita con 
grandissima spesa, fu collocata questa nella cap* 
pella che si chiama dal nome di detto pontefice» 
con ricco ornamento e tutta isolata, e sopra essa 
è a giacere esso papa molto hen fatto , e quella 
d* Innocenzio in S. Pietro accanto alla cappella» 
doT* è la lancia di Cristo . Dicesi che disegnò il 
medesimo la fabbrica del palaszo di Belvedere 

£r detto papa Innocenzio , sebbene fu condotta 
altri , per non aver egli molta pratica di mu» 
rare . Finalmente essendo fatti ricchi , morirono 
poco r uno dopo r altro amendue questi fratelli 
nel i498>eda'parenti ebbero sepoltura in S. Pie- 
ro in Vincula ; ed in memoria loro allato a Un 
porta di meszo a man sinistra entrando in chiesa 
furono ritratti ambidue in due tondi di marmo 
con questo epitai&o ; 

Jntomus Pìdlariìis patria Florentinus picior 
insignis y qui duor. pont, Xisti et Innocentii , 
«erta monimciU* miroopific. expneésit refamiL 



43S PÀRTC SBC0K6A 

composita ex tesi.kic secum Peiro f r atre eondi * 
yopiit. Fixit an. LXXIL Obiit an. saL ALI IO. 

Il medesimo fece di bassoriliero in metallo 
una battaelia di nudi che andò in Ispagna,molto 
bella , delia quale n' è una impronta di gesso in 
Firenze appresso tutti gli artefici . E si trovò 
dopo la morte sua il disegno e modello , che « 
Lodovico Sforza egli aveva fatto per la statua a 
cavallo di Francesco Sforza duca di Milano , il 
quale disegno è nel nostro libro in due modi : ia 
uno egli ha sotto Verona , neir altro egli tutto 
armato e sopra un basamento pieno di battaglie 
fa saltare il cavallo addosso a un armato ; ma la 
cagione perchè non mettesse questi disegni in 
opera non ho già potato sapere . Fece il mede- 
simo alcune medaglie bellissime, e fra V altre in 
una la congiura de' Pazzi , nella quale sono le 
teste di Lorenzo e Giuliano de' Medici y e nel 
riverso il coro di S« Maria del Fiore e tutto il 
caso come passò appunto . Similmente fece le 
medaglie d' alcuni pontefici y ed altre molte co- 
le che sono dagli artefici conosciute . 

Aveva Antonio quando mori anni settantadue 
e Pietro anni sessautacinque . Lasciò^ molti di- 
scepoli , e fra gli altri Auorea Sausovino . Ebbe 
nel temjpo suo felicissima vita , trovando pontc- 
^i ricchi, e la sua città in colmo che si dilettava 
di virtù; perchè molto fu stimato ; dove se forse 
avesse avuto contrari tempi, non avrebbe fatto 
que' frutti che e' fece , essendo inimici molto i 
travagli alle scienze delle quali gli uomini fanno 
professione e prendono diletto . G)l disegno di 
costui furono fatte per S. Giovanni di Fiorenza 
dae tpnicelle ed una pianeta e piyiale di broc-« 



VITA D'ANTONIO E PIEEO POLU^ITJOLI 43$ 

calo riccio sopra riccio tessuti tutti d* un pesco 
senia alcuna cucitura , e per fregi ed ornamenti 
di quelle furono ricamate le storie delia vita di 
5. Giovanni con sottilissimo magisterio ed arte 
da Paolo da yerona,dÌTÌno in quella professione 
e sopra ogni altro ingegno rarissimo y dal quale 
non furono condotte manco bene le figure eoa 
r ago y che se le avesse dipinte Antonio col pen- 
nello ; di che si debbe avere obbligo non medio-» 
ere alia virtù dell' uno nel disegno , ed alla pa* 
cienza dell' altro nel ricamare. Durò a condursi 
quest* opera anni ventisei ; e di questi ricami 
&tti col punto serrato , che oltre all' esser più 
durabili appare una propria pittura di pennel- 
lo , ne è quasi smarrito il buon modC y usandosi 
oggi il punteggiare più largo y che è manco du- 
rabile e men vago a vedere • 




.€ 



VITA 
DI SANDRO BOTTICELLO 

PlTTOaS FiOlUENTINiK 

Il e'mctlesimi tempi del magnifico Lofcn«o vrc»- 
cbio de'Medici, che fti reram«iite per le- persone 
d'ingegno un secol d' oro, fiori ancora Alerflan* 
droy chiamato alluso noetro Sandro, e detto di 
Botticelle prr la caaìone che appretto Tedremo. 
Costui fu figliuolo di Mariano Filipepi cittadino 
fiorentino , dal quale diligentemente allcTato e 
fatto istruire in tutte quelle cose clie usanza è 
d' insegnarsi a' fanciulli in quella età prima 
che e' si pongano alle botteghe , ancoraché age- 
▼olmeute apprendesse tutto quello che e' roìe* 
Ta^era nientt dimanco inquieto sempre né si con- 
tentava di scuola alcuna di lesgere , di scriTere » 
o d'abbaco ; di maniera che il padre infastidito 
di questo cernei lo sì stravagante y per disperato 
lo pose all'orefice con un suo compare chiamato 
Botticello 9 assai competente maestro allora in 
quel!' arte . Era in quell' età una dimestichezza 
grandissima, e auasi che una contiuova pratica 
tra gli orefici cu i pittori , per la quale Sandro , 
che era destra persona e si era volto tutto al di«* 
segno , invaghitosi della pittura y si dis-pose voU 
gersi a quella . Per lo che aprendo i' animo suo 
al padre , da lui, che conobbe la inclina zione di 
quel cervello, fu condotto a fra Filippo del Car- 
mine eccellentissimo pittore allora, ed acconcio 
«eco a imparare comf Sandro itesso desider^iva» 



443 PIRTE SECONDA 

Datosi danque tutto a quell' arte y seguitò ed 
imitò si fattamente il maestro suo , che fra Fi- 
lippo gli pose amore , ed inseguogli di manie- 
ra , che e' pervenne tosto ad un grado cbe nes- 
suno lo arebbe stimato . Dipinse essendo gioya- 
netto nella Mercatanzia di Fiorenza una ibrtezza 
fra le tavole delle Virtù che Antonio e Piero del 
Pollaiuolo lavorarono . In S. Spirito di Fiorenza 
fece una tavola alla cappella de* Bardi, la quale 
è con diligenza lavorata e a buon fine condotta ^ 
dove sono alcune olive e palme lavorate con 
sommo amore . Lavorò nelle Convertite una ta- 
vola a quelle monache^ ed a quelle di S.Bamaba 
zimilmente un'altra . In Ognissanti dipinse a fre- 
sco nel tramezzo alla porta che va in coro per i 
Yespucci un S. Agostino, nel quale cercando egli 
allora di passare tutti coloro che al suo tempo di- 
pinsero, ma particolarmente Domenico Ghirlan- 
daio cbe aveva fatto dali* altra banda un S. Gi- 
rolamo , molto s' affaticò ; la qual' opera riasci 
lodatissiiua, per avere egli dimostrato nella testa 
di quel santo quella profonda cogitazione ed acu- 
tissima so ttiff Trezza, che suole essere nelle perso- 
ne sensate ed astrette continuamente nella inve- 
stigazione di cose altissime e molto difficili.Que- 
fita pittura , come si è detto nella vita del Ghir- 
landaio , quest'anno i564 ^* sta^ mutata dal 
luogo suo salva ed intera . Per il che venuto in 
credito e in riputazione , dall' arte di Porta S* 
Maria gli fu fatto fare in 8. Marco una Incoro* 
nazione di nostra Donna in una tavola ed un coro 
d' angeli, la quale fu molto ben disegnata e con- 
dotta da lui . In casa Medici a Lorenzo vecchio 
lavorò molte cose, e massimamente una Palladi 
su una impresa di bronconi che buttavano fao« 



VITA DI SANDRO BOiriCELlX) 445 

oo , la quale dipiuse grande quanto il yWo, ed 
ancora un S. ìiiebastiano .In S. Maria Mag- 
giore di Fiorenza è una Pietà con figure piccola 
allato alla cappella de' Panciaticbi molto bella . 
Per la città in diverse case fece tondi di sua ma- 
no , e femmine ignùde assai , delle quali oggi 
ancora a Castello y villa del duca Cosimo , sono, 
due quadri figurati , T uno Venere cbe nasce, e 
quelle aure e venti che la fanno venire in terra 
con gli amori , e così un* alti'a Venere cbe le 
Grazie la fioriscono, dinotando la primavera ; le 
quftlì da lui con grazia si veggono espresse. Nella 
via de' Servi in casa Giovanni Vespucci oggi di 
Fiero Salviati , fece intorno a una camera motti 
quadri cbiu$i da ornamenti di noce per ricigni- 
mento e spalliera con molte figure e vivissime e 
belle . Similmente in casa Pucci fece di figure 
piccole la novella del Boccaccio di Nastagio d&- 
gli Onesti in quattro quadri di pittura molto 
vaga e bella, ed in un tondo V Epifania. Ne' mo- 
naci di Cestello a una cappella fece una tavola 
d' un' Annunziata . In S. Pietro Maggiore alla 
porta del fianco fece una tavola per Matteo Pal- 
mieri con infinito numero di figure , cioè l'As- 
sunzione di nostra Donna con le zone de' cieli 
come son figurate , i patrìarcbi , i profeti , gli 
apostoli , gli evangelisti , i martiri, i confessori, 
i dottori, le vergini , e le gerarcbie , e tutto col 
disegno datodi da Matteo , cb'era litterato e 
valentuomo ; la quale opera egli con maestria e 
finitissima diligenza dipinse . Evvi ritratto a pie 
Matteo inginocebioni e la sua moglie ancora • 
Ma con tutto cbe quest' opera sia bellissima e 
cbe ella dovesse vincere la invidia , furono però 
alcuni malevoli e detrattori , cbe non potendo 



444 PAHTE SCCORDA 

dannarla in altro, dissero clie e Matteo e Sandro 
graremente vi averaiìo peccato in eresia ; il che 
se è rero o non rero , non se ne aspetta il ^iadì« 
zio a me ; basta che le figure che Sandro ti fece 
veramente sono da lodare per la fatica che e'du- 
rò nei girare i cerchi de' cieli, e tramezzare tra 
figure e figure d' angeli e scorci e redute in di* 
versi modi diversamente , e tutto condotto con 
buon disegno . Fu allogato a Sandro in questo 
tempo una tavoletta piccola di figure di tr« 
quarti di braccio V una , la quale fu posta in S. 
Maria Novella fra le due porte nella facciata 
principale della chiesa neil' entrare per la porta 
del mezzo a sinistra, ed cvvi dentro T adorazione 
de' Magi , dove si vede tanto affetto nel primo 
vecchio, che baciando il piede al nostro Signore 
e struggendosi di tenerezza , benissimo dimostra 
avere conseguita la fine del lunghissimo suo 
viaggio . £ la figura di questo re è il proprio ri- 
tratto di Cosimo vecchio de' Medici, di quanti 
a' dì nustri se ne Htrovano, il più vivo e più na- 
turale. Il secondo,che è Giuliano de'Medici padre 
di papaClementeyiI,sì vede che intentissimo con 
l'animo divotamente rende riverenza a quel put» 
to , e gli assegna il presente suo . Il terzo , che 
inginocchiato egli ancora pare che adorandolo 
gli renda grazie e lo confessi il vero Messia , è 
Giovanni figliuolo di Cosimo . Né si può descri- 
vere la bellezza che Sandro mostrò nelle teste 
che vi si veggono, le quali con diverse attitudini 
son girate , quale in faccia , quale in profilo ^ 
quale in mezzo occhio, e qpial chinata^ ed in più 
altre maniere e diversità d' arie di giovani , di 
vecchi , con tutte quelle stravaganze che posso- 
no far conoscere la perfezione del suo magbtfi!* 



VITA DI SANDRO BOTTICELLO 445 

rio ; aTendo egli distìnto le corti dì tre re di raa« 
niera, che e'sì comprende quali siano i serridori 
deli' uno e quali deir altro : opera certo mira- 
bilissima 9 e per colorito,per disegno^e per comv 
ponimento ridotta sì bella che ogni arte&ct 
ne resta oggi maravigliato. Ed allorra gli arrecò 
in Fiorenza e fuori tanta fama, che papa Sisto IV 
avendo fatto fabbricare la cappella in palazzo 
di Roma e volendola diniguere y ordinò che egli 
ne divenisse capo : onde in quella fece di sua 
mano le infrascritte storìe ; cioè quando Cristo è 
tentato dal diavolo , quando Mosè ammazza lo 
Egizio e che riceve bere dalle figlie di Jetro Mar 
dianite , similmente quando sacrificando i fi<« 
gliuoli d'Aron venne fuoco dal cielo ; ed alcuni 
santi papi nelle nicchie di sopra alle storie • 
Laonde acquistato fra* molti concorrenti, ch« 
seco lavorarono e Fiorentini e di altre città , 
fama e nome maggiore , ebbe dal papa buona 
somma di danari , i quali ad un tempo destrutti 
e consumati tutti nella stanza di Roma, per vi- 
vere a caso come era il solito suo , e finita in- 
sieme quella parte che gli era stata allogata , e 
scopertala , se ne tornò subitamente a Fioren- 
sa ; dove per essere persona sofistica , comentò 
una parte di Dante, e figurò lo Inferno e lo mise 
in stampa, dietro al quale consumò di molto tem- 
po ; per il che non lavorando , fu cagione d' in- 
finiti disordini alla vita sua . Mise in stampa an- 
cora molte cose sue di disegni ch'egli aveva fatti, 
ma in cattiva maniera, perchè V intaglio era mal 
fatto ; onde il meglio che si vegga di sua mano 
è il trionfo della Fede di fra Girolamo Savona- 
rola da Ferrara; della setta del quale fu in guisa 
partigiano , che ciò fu causa che egli abbando- 



446 PARTKSECONDA 

nando il dipignere , e non arendo entrate da vi- 
Yere , precipitò in disordine grandissimo . Per- 
cioccbè essendo ostinato a quella parte, e facen- 
do yCome si chiamavano allora , il piagnone, si 
diriò dal lavorare ; onde in ultimo si trovò vec- 
chio e povero di sorte , che se Lorenzo de* Me- 
dici menti*e che visse , per lo quale oltre a mol- 
te altre cose aveva assai lavorato allo Spedalet- 
to in quel di Volterra , non V avesse sovvenuto, 
e poi gli amici e molti uomini da bene stati affe- 
zionati alla sua virtù , si sarebbe quasi morto di 
fame. £* dì mano di Sandro in S. Francesco fuor 
della porta a S. Miniato in un tondo una Ma- 
donna con alcuni angeli grandi quanto il viro , 
il quale fu tenuto cosa bellissima . Fu Sandro 
persona molto piacevole , e fece molte burle a* 
suoi discepoli ed amici , onde si racconta che a- 
Tendo un suo creato che aveva nome Biagio , 
fatto un tondo simile al sopraddetto appunto per 
venderlo, che Sandro lo vendè sci fiorini d*oi*o 
a un cittadino , e che trovato Biagio gli disse : lo 
ho pur finalmente venduto questa tua pittui*a ; 
pero si vuole stasera appiccarla in alto , perchè 
averà miglior veduta , e dimattiaa andare a casa 
il detto cittadino e conduilo qua, acciò la 
reggia a buon' aria al luogo suo, poi ti annoveri 
i contanti. Oh quanto avete ben fatto , maestro 
mio y disse Biagio ; e poi andato a bottega mise 
il tondo in luogo assai ben alto , e partissi . In- 
tanto Sandro e Iacopo, che era un altro suo di- 
scepolo , fecero di carta otto cappucci a uso di 
cittadj^oi , e con la cera bianca gli accomodarono 
sopra le otto teste degli angeli che in detto tondo 
erano intorno alla Madonna . Onde venuta la 
mattina , eccoti Biagio che ha seco il cittadino 



VI9^ DI SÀIVDKO BOTTICELLO 447 

che aveTa compera la pittura 9 e sapeva la bur- 
la . Ed entrati in bottega ^ alzando Biagio gli 
occhi , yide la sua Madonna non in mezzo agli 
angeli , ma in mezzo alla signoria di Firenze 
starsi a sedere fi'a que* cappucci ; onde volle co- 
minciare a gridare e scusarsi con colui che l'aTC- 
va mercatata ; ma vedendo che taceva , anzi 
lodava la pittura , se ne stette anch'esso. Final- 
mente andato Biagio col cittadino a casa ebbe il 
pagamento de' sei fiorini y secondo che dal mae- 
stro era stata mercatata Ja pittura ; e poi tornato 
a bottega ^ quandi» appunto Sandro e Iacopo 
avevano levati i cappucci di carta , vide i suoi 
angeli essere angeli e non cittadini in cappuccio: 
porche tutto stupefatto non sapeva che si dire • 
Pur finalmente rivolto a Sandro disse : maestro 
mìo , io non so se io mi sogno o se gli è vero » 
Questi angeli , quando io venni qua , avevano i 
cappucci rossi in capo , ed ora non gli hanno , 
che vuol dir questo ? Tu sei fuor di te , Biagio , 
disse Sandro. Questi danari t'hanno fatto uscire 
del seminato. Se cotesto fosse , credi tu che quel 
cittadino V avesse compero ? Gli è vero , sog- 
giunse Biagio y che non me n' ha detto nulla , 
tuttavia a me pareva strana cosa . Finalmente 
tutti gli altri garzoni furono intorno a costui e 
tanto dissono, che gli fecion credere che fussino 
stati capogiroli . Venne una volta ad abitare al- 
lato a Sandro un tessitore di drappi, e rizzò ben 
otto telai y ì quali quando lavoravano , facevano 
non solo col romore delle calcele e ribattimento 
delle casse assordare il povero Sandro , ma tre- 
mare tutta la casa , che non era più gagliarda 
di muraglia che si bisognasse ; donde fra per 



45o PAftTC SJBeOKDi. 

phe portano a processione i frati di S. Mar{% 
Kòréila , tutto di suo disegno • Meriti dunque 
Sandro gran lode in tutte le pitture che fece , 
nelle quali volle mettere diligenza e farle con 
amore , oome^ce la detta tarda de' Magi di 
S, Maria NoTella y la quale è maraTigliosa. 
%' molto bello ancora un piociol tondo di sua 
mano che si vede nella camera del priore degli 
angeli di Firenze , di figure piccole , ma gra« 
fiose molto e fiitte con bella considerazione. 
Della medesima crandezza che è la detta ta« 
▼ola de' Magi , n* ha una di mano del medesimo 
M. Fabio Segni gentiluomo fiorentino , nella 
quale è dipinta la Calunnia d' Apelle y bella 
Ijuanto possa essere . Sotto la quale tavola y la 
quale egli stesso donò ad Antonio Segni suo ami- 
cissimo y si leggono oggi questi versi di detto Mt 
Pabio : 

Jfndicié quemf/uam nt falso iaedere ienteni 
Terrarum reges y parva tabella monet. 

fluic simiiem Aegjrpti regi donavit Aptlles % 
flexfuii fi difnui n^nnere y munus ce, 



/ 

VITA 
DI BENEDETTO DA MARANO 



SCULTORE ED ARCHITETTO 
FIORENTINO. 



B 



benedetto da Maiano scultore fiorentino essen- 
do ne' suoi primi anni intagliatore di legname ^ 
fu tenuto in quello esercizio il più ralente mae- 
stro che tenesse ferri in mano , e particolarmen- 
te fu ottimo artefice ir^quel modo di fare , che , 
come altrove si è detto , fu introdotto al tempo 
di Filippo Brunellescbi e di Paolo Uccello y di 
commettere insieme legni tinti di diversi colori 
e farne prospettive , fogliami ^ e moite altre di- 
verse faVitasie. Fu dunque in questo artifizio 
Benedetto da Maiano nella sua giovanezza il 
miglior maestro che si trovasse , come aperta- 
mente ne dimostrano molte opere sue che in Fi- 
renze in diversi luoghi si yeggiono y e partico- 
larmente tutti gli armari della sagrestia di S. 
Maria del Fiore , finiti da lui la maggior parte 
dopo la morte di Giuliano suo zio, che son pieni 
di figure fatte di rimesso e di fogliami, e d* altri 
laYori fatti con magnifica spesa ed artifizio. Per 
la novità dunque di quest' arte venuto in gran- 
dissimo nome , fece molti lavori che fiu'ono 
mandati in diversi luoghi ed a diversi principi , 
e fra gli altri n'ebbe il re Alfonso di Napoli un 
fornimento d'uno sci»ittoio, fatto fare per ordine 
di Giuliano zio di I^erìedetto che serviva il dotto 
re nelle cose d'arcbitettura^dove esso Benedetto 



453 PARTE SEGOHDA 

ti trasferì ; ma non gli piacendo la stanca , se ne 
topiò a Firenze , dove avendo non molto dopo 
laroratp per Mattia Corvino re d' Ungl^eria, eoe 
aveva nella sua corte molti Fiorentini e si dilet* 
tava di tutte le cose rare , un paio di casse con 
difficile e bellissimo magisterio di legni commes-i» 
si j si deliberò j essendo con molto favore cbia« 
mato da quel re, di volere andarvi per ogni mo- 
do; perche fasciate le sue casse e con esse entrato 
in nave y se n' andò in Ungheria ; là dove &tto 
reverenjKa a quel re y dal quale fu benignamente 
ricevuto^fece venire le dette casse, e quelle &tte 
sballare alia presenta del re che molto desidera^ 
va di vederle , vide che V umido dell' acq^ia e 1 
mucido del mare aveva intenerito in modo ia 
colla j che nell' aprire gì' incerati quasi tutti i 
pesri che erano alle casse appiccati caddero in 
terra; onde se Benedetto rimase attonito ed am- 
mutolito per la presenza di tanti signod > osnu* 
no se lo pensi . Tuttavia messo il lavoro ins^me 
U meglio che potette j fece che il re rimase assai 
aodis&tto . Ma egli nondimeno recatosi a noia 
quel mestiere, non lo potè più patire perla ver* 
gogna che n'aveva ricevuto . £ cosi messa dà 
canto ogni timidità si diede alla scultura , nella 
C|uale aveva di già a Loreto , stando con Giù* 
}iano suo iEÌo , ftitto per la sagrestia un lavamani 
con certi angeli di marmo : nella quale arte pri- 
ma che partisse d' Ungheria fece conoscere a 
quel re^ che se era da principio rimase con Ter- 

fdgna y la colpa era stata dell'esercizio che era 
asso, e non dell' ingegno suo che era alto e pel* 
legrino , Fatto dunque che egli ebbe in quelle 
parti alcune cose di terra e di marmo che molto 
piacquero acquei re; se ne (orni » Fireii;s»^ 



YITA m BSmDCTTO DA If AlAlfO 450 

Aott non 8Ì tosto fu giunto ,.cbe gli fa dato dai 
Signori a fare l'ornamento di marmo della porta 
della lor'udiensa , dove fece alcuni fanciulli che 
con le braccia reggono certi festoni molto belli • 
Ma sopra tutto fu bellissima la figura che, è nel 
messo y d' un S. Giovanni giovanetto di due 
braccia , la quale è tenuta coca singolare • Ed 
accioccbè tutta queir opera fusse di sua mano p 
&ce i legni cbe serrano la detta porta egli stesso^ 
e vi ritrasse di legni commessi in ciascuna parto 
una figura , cioè in una Dante e nelF altra il 
Petrarca ; le quali due figure > a cbi altro non 
avesse in cotale esercizio veduto di man di Bene* 
dettp y possono far conoscere quanto egli fosse 
in quello raro e eccellente ; la quale udienza 
a' tempi nostri ha fatta dipignere il Signor duca, 
CSosimo daFraocesco Saiviati^come al suo luogo 
si dirà. Dopo fece Benedetto in S. Maria ìio^ 
velia di Fiorenza, dove Filippino dipinsela cap- 
pella , una sepoltura di marmo nero , in un 
tondo una nostra Donna^e certi angeli con molta 
diligenza per Filippo Strozzi veccnio^ il ritratto 
del quale che vi fece di marmo è oggi nel suo 

E lazzo . Al medesimo Benedetto fece &r« 
»renzo vecchio de' Medici in S. Maria del 
Fiore il ritratto di Giotto pittore fiorentino j a 
lo collocò sopra I* epitaffio , del quale si è di so« 
pra nella vita di essoGiotto abbastanza ragiona- 
to ^ la quale scultura di marmo è tenuta ragìo* 
nevole • Andato poi Benedetto a Napoli per es« 
ser morto Giuliano suo zio , del quale egli era 
erede i oltre alcune opere che fece a quei re | 
fece per il conte di Terranova in una tavola di 
marmo nel monasterio de* monaci di Monte 01i«* 
veto una Nunziata con certi santr a fancioUi in« 



434 P A R T K S E C K d A 

Ìx>nio bellissimi che reggono certi festoni, e 
nella predella di detta opera fece molti bassiri- 
lievi con buona maniera . In Faenza fece un» 
bellissima sepoltura di marmo per il corpo di S« 
Savino , ed in essa fece di bassorilievo sei storie 
della vita di quel santo con molta invenzione e 
disegno , così ne' casamenti come nelle figure , 
di maniera cbe per questa e per altre opere sue 
fu conosciuto per uomo eccellente nella scultu- 
ra . Onde priipa cbe partisse di Romagna gli fu 
fatto fare il ritratto Ai GtUeotto Malatesta.lPece 
ancOy non so se prima o poi , quello d' Enrico 
VII re d' Inghilterra, secondo che n'aveva avuto 
da alcuni mercanti fiorentini un ritratto in carta, 
k bozza de' quali due ritratti fu trovata in casa 
sua con molte alti^ cose dopo la sua morte . Bi- 
tumato finalmente a Fiorenza , fece a Pietro 
Meilini cittadin fiorentino ed allora ricchissi- 
mo mercante in S. Croce il pergamo di marmo 
che vi si vede y il qual è tenuto cosa rarissima e 
bella sopra ogni altra che in quella maniei'a sia 
mai stata lavorata , per vedersi in quello lavo- 
rate le figure di marmo nelle storie di S. Fran- 
cesco con tanta bontà e diligenza^che di marmo 
non si potrebbe più oltre disiderare ; avendovi 
Benedetto conmolto artifizio intagliato alberi f 
sassi y casamenti y prospettive y ed alcune cose 
maravigliosamente spiccate y ed olti*e ciò un ri- 
battimento di terra di detto pergamo che serve 
per lapida di sepoltura fatto con tanto disegno , 
che egli é impossibile lodarlo abbastanza. Dicesi 
che egli in fare quest' opera ebbe difiicultà con 
gli operai di S. Croce y perchè volendo appog- 
giare detto pergamo a una colonna che regge 
alcuni degli archi «he sostengono il tetta j • fo- 



tiri DI niflDXTTO DA MAUKO J^&Ì 

falre la detta colonna per farti la scala e l'entrate 
ài pergamo , essi non yolerf ano y dubitando cha 
ella non s' indebolisse tanto col racuo della 8a<« 
lita 9 cbe il peso non la sforzasse con gran rovina 
d' una pai^e di quel tempio . Ma avendo dato 8Ì-« 
curtà il Mellino che V opera si finirebbe senza 
alcun danno della chiesa , finalmente furono 
contenti . Onde avendo Benedetto sprangato di 
fuori con fasce di bronzo la colonna , cioè quella 
pai*te che dai pergamo in giù è ricoperta di pie^ 
tra forte y fece dentro la scala per salire al per' 
camo , e tanto quanto egli ifc bucò di dentro f 
l'ingrossò di Cuora con detta pietra forte in quella 
maniera che si vede , e con stupore di chiunqua 
la vede condusse quest' opera a perfezione y mo-» 
strando in ciascuna parte ed in tutta insiema 
quella maggior bontà che può in simil opera de-» 
siderarsi . Affermano molti che Filippo Strozzi 
il vecchio volendo fare il suo palazzo, ne volle il 
parere dì Benedetto che gliene fece un modello^ 
e che secondo quello fu cominciato y sebbene fu 
seguitato poi e finito dai Cronaca , morto esso 
Benedetto y il quale avendosi aoduistato da vi-» 
vere , dopo le cose dette non voile fare altro 
lavoro di marmo i Solamente fini in S. Trinità 
la Si Maria Maddalena stata cominciata da 
Desiderio da Settignano y e fece il Crocifisso cbe 
è sopra 1* altare di S. Maria del Fiore ed alcuni 
altri simili . Quanto all' architettura, ancoraché 
mettesse mano a poche cose^ in quelle liotidime^ 
no non dimostrò manco giudizio che nella scul«» 
tura y e massimamente in tre palchi di grandis-* 
sima spesa , che d' ordine e col consiglio suo fu-« 
irono fatti nel palazzo della Signoria di Firenze « 
li pri4N fu il palco dulia sàia che oggi si dica 



456 PARTE SECONDA 

de' Dugento , sopra la quale aretidosi a fare Bori 
una sala simile ma due stanze , cioè Una sala ed 
una dadienza , e per conseguente avendosi a fare 
un muro non mica leggieri del tutto y e dentrovi 
una porta di marmo^ ma di ragionevole grossez* 
ta f non bisognò manco ingesno o giudizio di 

Snello che aveva Benedetto a fare un' opera così 
tta • Benedetto adunque per non diminuire la 
detta sala , e dividere nondimeno il di sopra in 
due j fece a questo modo . Sopra un legno grosso 
un braccio e lungo quanto ia larghezza deHa 
sala ne commesse un altro di due pez^i 9 di ma- 
niera che con la grossezza sua alzava due terzi 
di braccio ; « negli estremi ambi due benissimo 
eonfitti ed incatenati insieme facevano accanto al 
muro ciascuna testa alta due braccia ; e le dette 
due teste erano intaccate a ugna in modo, cbe 
vi si potesse impostare un arco di mattoni doppi 
grosso un mezzo braccio » appoggiatolo ne' fian- 
chi ai muri principali . Questi due legni adun- 
Sue erano con alcune incastrature a guisa di 
enti in modo con buone spranghe di ferro uniti 
ed incatenati insieme^ che di due legni venivano 
a essere un solo . Oltre ciò avendo fatto il det- 
to arco , acciò le dette travi del palco non 
avessero a reggere se non il muro dall' arco in 
giù y e 1' arco tutto il rimanente y ap|ticcò dav- 
vantaggio al detto arco due grandi staffe di fer« 
rocche inchiodate gagliardamente nelle detta 
travi da basso , le reggevano e reggono di ma- 
niera y che quando per loro medesime non ba- 
stassero y sarebbe atto l'arco, mediante le detta 
catene stesse che abbracciano il trave, e sono 
due , una di qua e una di là dalla porta di mar- 
mo ^ a reggere molto maggior peso cheanon è 



VITA 01 BENZDETTO DA VAIANO* 45f 

quello del detto muro , che è di mattoni • 
grosso nn mesto braccio : e nondimeno fece la- 
vorare nel detto muro i mattoni pev coltello e 
eentinato y che Tenira a pigner ne' canti , doT« 
era i 1 sodo, e rimanere più stabile . £d in questa 
maniera , mediante il buon giudisio di Benedet- 
to y rimase la detta sala de' Dugento neHa sua 
gi*andeiza , e sopra nei medesimo spazio con un 
tramezzo di muro tì si fece la sala che si dw« 
deirOriuolo,e l'udienza dove è dipinto il trion» 
fo di Gammillo di mano del Salviati. Il soffittato 
del qual palco fu riccamente laTorato e inta^ 

f;liato da Marco del Tasso y Domenico, e Giu« 
iano suoi fratelli y che ficee similmente quelki 
della sala dell'Orinolo e quello dell'udienza • B 
perché la detta porta di marmo fu da Benedetta 
fatta doppia , sopra T arco della porta di dentro^ 
avendo già detto del di fuori y fece una Giustizia 
di marmo a sedere con la palla del mondo in una 
mano , e nell' altra una spada con lettere intor- 
no air arco che dicono : Diltgite jusiitiam qui 
judicatis terram . La quale opera tutta fu con«« 
dotta con maraTÌgliosa diliffenza ed artifizio . Il 
medesimo alla Madonna delle Grazie y che è 
poco fuor d' Arezzo , facendo un portico e una 
salita di scaie dinanzi alla porta , nel portico 
> mise gli archi sopra le colonne y ed accanto al 
tetto girò intomo intorno un architraTe, fregio, 
e cornicione y ed in quello fece per gocciolatoio 
una ghirlanda di rosoni intagliati di macigno 
ohe sportano in fuori un braccio e un terzo ; 
talmenteché fra V aggetto del frx>ntone della go- 
la di sopra, ed il dentello e uotoIo sotto il goc- 
otolatoio , fa braccia due e mezzo , che aggiun- 
tovi il mezzo braccio che fanno i tegoli ^ ui un 



458 PARTE SECONDA 

tetto di braccia tre intorno, bello 9 ricco , util« j 
ed ingegnoso. Nella quaropera è quel suo artifi-» 
sic degno d* esser molto considerato dagli arte-» 
ficiycbe Tolendo che questo tetto sportasse tanto 
in fuori senza modiglioni o mensole che lo reg^ 
cessino , fece que' lastroni dorè sono i rosoni 
mtagliati tanto grandi , che la metà sola spor^ 
tasse in fuori , e Y altra metà restasse murata di 
sodo ; onde essendo cosi contrappesati , potetto- 
no reggere il resto e tutto q'uelio che di sopra si 
aggiunse , come ha fatto sino a oggi senza disa-« 
gio alcuno di quella fabbrica . £ perchè non TO' 
leva che questo cielo apparisse di pezzi , come 
•gli era y riquadrò pezzo per pezzo d' un comi- 
ciamento intomo che veniva a far lo sfondato 
del rosone y che incastrato e commesso bene « 
cassetta > univa V opera di maniera 9 che chi la 
vede la aiudica d*un pezzo tutta . Nel medési- 
mo luogo tece fare un palco piano di rosoni messi 
d' oro j che è molto lodato . Avendo Benedetto 
compero un podere fuor di Prato a uscire per la 
porta Fiorentina per venire in verso Firenze , e 
non più lontano dalla terra che un mezzo mi<« 
glio > fece in sulla strada maestra accanto alla 
porta una bellissima cappelletta , ed in una nic- 
chia una nostra Donna col figliuolo in collo di 
terra lavorata tanto bene , che cosi fatta senza 
altro colore è bella quanto se fusse di marmo. 
Cosi sono due angeli y che sono a sommo per or-» 
namento, con un candelliere per uno in mano • 
Kel dossale dell'altare è una Pietà con la nostra 
Donna e S. Giovanni di marmo bellissimo . La- 
sciò anco alla sua morte in casa sua molte cose 
abbozzate di terra e di marmo . Disegnò Bene^ 
detto molto bene y come si può vedere in alcune 



VITA DI BENEDETTO DA MAIANO 4% 

carte del nostrp libro . Finalmente d' anni citi* 
quantaquattro sì inori nel i49^9 ^ ^^ onoreTo!- 
niente sotterrato in S. Lorenzo ; e lasciò cb« 
dopo la vita d' alcuni suoi parenti tutte le su« 
facultà fucino della compagnia del Bigallo . 

Mentre Benedetto nella sua giovanezza lavorò 
dì legname e dì commesso , furono suoi concor* 
renti Baccio Cellinì piffero della Signorìa di Fi- 
renze , il quale lavorò di commesso alcune cose 
A* avorio molto belle , e fra V altre un ottangolo 
dì figure d' avorio profilate di nero bello afiatto^ 
il quale è nella guardaroba del duca. Parimente 
Qirolamo della Cecca creato di costui e piffero 
ancb' egli della Signoria lavorò ne' medesimi 
tempi pur di commesso molte cose . Fu nel me-> 
desimo tempo David Pistoiese , cbe in S. Gio* 
vanni Evangelista dì Pistoia fece all' entrata del 
coro un S. Giovanni Evangelista di rimesso > o- 

5 era più di gran fatica a condursi cbe di gran 
isegno . E parimente Gerì Aretino , cbe fece il 
coro ed il pergamo di S. Agostino d'Arezzo de 'me- 
desimi rimessi di legnami di figure e prospetti- 
ve . Fu questo Gerì molto capriccioso , e fece di 
canne di legno un organo perfettissimo di dol-> 
cezza e soavità /cbe è ancor oggi nel vescovado 
d' Arezzo sopra la porta della sagrestiai mante- 
nutosi nella medesima bontà , cbe è cosa degna 
di maraviglia , e da luì prima messa in opera. 
Ma nessuno dì costoro né altri fìi a gran pezzo 
eccellente quanto Benedetto ; onde egli merita 
fra i migliori artefici delle sue professioni d' m- 
ser sempre annoverato e lodato , 



VITA 
DI ANDREA VERROCCHIO 

PITTOES SCULTORE ED AECHITETTO 

FIORENTINO. 

Andrea del Veirocchio Fiorentino (u ne'tempi 
suoi orefice y prospettivo, scultore, intagliatore ^ 
pittare, e musico. Ma in vero neiFarte della 
scultura e pittura ebbe la maniera alquanto du« 
ra e crudetta, come quello, che con infinito stu* 
dio se la guadagnò più, che col benefizio o &« 
cilità della natura . La qual facilità sebben gli 
fusse tanto mancata quanto gli avaniò studio e 
diligensa , sarebbe stato in queste arti ecceUen* 
tissimo, le quali a una somma perfezione Tor» 
rebbono congiunto studio e natura; e dove V un 
de' due manca, rade volte si perviene al colmo; 
•ebben lo studio ne porta ^co la maggior parte^ 
41 quale perchè fu in Andina , quanto in alcuno 
altro mai, grandissimo, si mette fra i rari ed ec« 
cellenU artefici dell'arte iiostra . Questi in gio* 
vanezza attese alle scienze, e particolarmento 
alla goemetria. Furono Catti da lui, mentre at- 
tese air orefice, oltre a molte altre cose , alcuni 
bottoni da piviali, che sono in S. Maria del Fio* 
re di Fiorenza ; e di grosserie , particolarmente 
una tazza, la forma della quale piena d'animali, 
di fogliami, e d'altre bizzarrie va attorno , ed è 
da tutti gli orefici conosciuta; ed un'altra pari-^ 
mente, dove è un ballo di puttini molto bello • 
Per le quali opere avendo dato saggio di se 9 gU 



Jfi2 YARTE SECONDA 

fa dato a fare dall'arte de'mercatanti due storie 
A* argento nelle teste deli^ altare di S. Giovanni, 
jLelle fualiy messe che furono in opera, acquistò 
lode e nome grandissimo . Mancavano in questo 
tempo in Roma alcuni di quegli apostoli grandi, 
che ordinariamente solevano stare in sul!' altare 
della cappella del papa con alcune altre argen- 
terie state disfatte; per il che, mandato per An- 
drea, gli fu con gi'an favore da papa Sisto da- 
to a fare tutto quello che in ciò hisognava; ed, 
egli il tutto condusse con molta diligenza e giu- 
dizio a perfezione. In tanto vedendo Andrea che 
delle molte statue antiche ed altre cose che si 
trovavano in Roma si faceva gi*andissima stima, 
e che fu fìitto porre quel cavallo di bronzo dal 
|Nipa a S. Gio: Luterano ; e che de fra gin en- 
ti, non che delie- cose intere che ogni di si 
b'ovavano, si fabcfsl^ cónto, deliberò d' attendere 
alla scultura; e còsi abbandonato in tutto V ore«^ 
fice,si mise a gettare di bronzo alcune fìgurette, 
che gli furono molto lodate ; laonde preso mag- 
gior animo, si mise a lavorare di marmo . Onde 
essendo morta sopra parto in que' giorni la mo- 
glie di Francesco Tornabuoni , il marito , che 
mdlto amata l'aveva, e morta, voleva quanto po- 
teva il più onorarla, diede a fare la sepoltura ad 
Andrea, il quale sopra una cassa di marmo inta- 
gliò in una lapida la donna ^l partorire,ed il pas- 
sare all'altra vita ; ed appresso in tre figure fece 
tre virtù , che furono tenute molto belle , per la 
prima opera che di marmo avesse lavorato : là 
quale sepoltura fu posta nella Minerva ^ Ritor- 
nato poi a Firenze con danari , fama ed onore , 
gli fu (Utto fare di bronzo un David di braccia 
Oac • mez£0^ il quale finito^ fu posto iu palazzo 



VITA DI ANBAKA VERA OCCHIO 4^3 

«1 sommo della scala , dove stava la catena , con 
sua molta lode . Mentre che egli conducera la 
detta statua, fece ancora quella nostra Donna di 
marmo che è sopra la sepoltura di M. Lio-i 
nardo Bruni Aretino in S. Croce, la quale lavorò, 
essendo ancora assai giova ne, per Bernardo Ros^ 
sellini architetto e scultore , il quale condusse 
di marmo, come si è detto , tutta quell'opera • 
Fece il medesimo in un quadro di marmo una 
nostra Donna di mezzo rilievo dal mezzo in su 
col figliuolo in collo, la quale gii era in casa 
Medici,ed oggi è nella camera della duchessa di 
Fiorenza sopra una porta, come cosa bellissima* 
Fece anco due teste di metallo , una d' Alessan- 
dro Magno in profilo , 1* altra d' un Dario a suo 
capriccio pur di mezzo rilievo e ciascuna da per 
se, variando l'un dall'altro ne*cimieri nellarma'» 
dure, ed in ogni cosa; le quali amendue furono 
mandate dal magnifico Lorenzo vecchio de' Me- 
dici al re Mattia Corvino in Ungheria con mol- 
te altre cose , come si dirà al luogo suo . Per le 
quali cose avendo acquistatosi Andrea nome di 
eccellente maestro , e massimamente in molte 
cose di metallo delle quali egli si dilettava mol- 
to , fece di bronzo tutta tonda in S. Lorenzo la. 
sepoltura di Giovanni e di Piero di Cosimo 
de' Medici, dove è una cassa di porfido , retta da 
quattro cantonate di bronzo, con girari di foglie 
molto ben lavorate e finite con diligenza gran- 
dissima ; la quale sepoltura è posta fra la cap- 
pella del Sagramento e la sagrestia, della qual 
opera non si può né di bronzo né di getto far 
meglio, massimamente avendo egli in un mede- 
* Simo tempo mostrato l'ingegno suo nelF archi- 
tettura, per aver la detta sepoltura collocata 



464 » A HTS SECONDA 

neir apertura d'ona finestra larga braccia cin« ' 
que, e alta dieci in circa, e posta sopra un basa- 
mento che divide la detta cappella del Sagra- 
mento dalla sagrestia vecchia. £ sopra la cassa 
per ripieno dell' apertura insino alla volta fec» 
una grata a mandorle di cordoni di bronzo na- 
taralissimi con ornamenti in certi luoghi d' al- 
cuni festoni ed altre belle fantasie tutte notabili 
e con molta pratica, giudisio,ed invenzione con-» 
dotte. Dopo avendo D matello per lo magistrato 
de' Sei della mercanzia fatto il tabernacolo • di 
marmo, che è oggi dirimpetto a S. Michele nell' 
oratorio di esso Orsau michele, ed avendo visi a Fare 
un S. Tommaso di bronzo che cercasse la piaga 
tt Cristo , ciò per allora non si fece altrimenti ; 
perchè degli uomini che avevano cotal cura al- 
cuni volevano che lo facesse Donatello , ed altri 
LoremoGhiberti.Essendosi dunque la cosa stata 
cosi insino a cheD>nato e Lorenzo vissero^furono 
finalmente le dette due statue allogate adA.ndrea, 
il quale fattone i modelli e le forme , le gettò, • 
Tennero tanto salde , intere , e ben fatte che fu 
un bellissimo getto. Onde messosi a rinettarle e 
finirle, le ridusse a quella perfezione che al pre- 
sente si vede, che non potrebbe esser maggiore ; 
perchè in S. Tommaso si scorge la increoulità e 
la troppa voglia di chiarirsi del fatto , ed in nu 
medesimo tempo V amore, che gli fa con bellis- 
sima maniera metter la mano al costato di Cri-» 
sto; ed in esso Cristo , il quale con libéralissima 
attitudine alza un braccio, ed aprendo la veste , 
chiarisce il dubbio dell* incredulo discepolo , è 
tutta quella gprazia e divinità , per dir così , che 
può r arte dar a una figura • E V avere Andrea 
ambedue queste figure vestite di bellissimi c/Jm»- 



VITA DI ANDREA VKRliOCCHIO 465 

«e accomodati panni fa conoscere che egli no^ 
meno sapeva questa arte, che Donato, Lorenzo, 
e gli altri che erano stati innanzi a lui; onde ben 
meritò questa opera d' esser in un tabernacolo 
latto da Donato, collocata , e di essere stata poi 
sempre tenuta in pregio e grandissima stima , 
Laonde non potendo la fama di Andrea andar più 
oltre ne più crescere in quella professione, come 
persona a cui non bastava in una sola cosa esse- 
re eccellente , ma desiderava esser il medesimo 
in altre ancora, mediante lo studio voltò Tanimo 
alla pittura, e così fece i cartoni d'una battaglia 
d'ignudi disegnati di penna molto bene per farli 
di colore in una facciata. Fece similmente i car* 
toni d'alcuni quadri di storie, e dopo li cominciò 
a metter in opera di colori ; ma qual si fusse la 
cagione, rimasero imperfetti . Sono alcuni dise- 
gni di sua mano nel nostro libro, fatti con molta 
pacienza e grandissimo giudizio, infra i quali sa- 
no alcune teste di femmina con bell'arie ed ac- 
conciature di capelli, quali per la sua bellezza 
Lionai'do da Vinci sempre imitò . Sonvi ancora 
due cavalli con il modo delle misure e centine 
da farli di piccioli grandi, che vengano propor- 
zionati e senza errori : e di rilievo di terra cotta 
è appresso di me una testa di cavallo ritratta 
dairantico, cbe è cosa rara; ed alcuni altri pure 
in carta n'ba il molto reverendo Don Vincenzio 
Borghini nel suo libro, del quale si è di sopra 
ragionato; e fra gli altri un disegno di sepoltura 
da lui fatto in Vinegia per un doge, ed una storia 
de' Magi cbe adorano Cristo, ed una testa d'una 
donna finissima quanto si possa,dipinta in carta. 
Fece anco a Lorenzo de'Medici per la fonte del-% 
Voi. IL 3e 



466 PAKTE SECOITDA 

la villa a Gareggi an putto di bronzo che strozzt 
on pesce, il quale ha fatto porre , come oggi st 
vede, il Sig. duca Cosimo alla fonte che è nel 
cortile del suo palazzo^ il qual putto è meramen- 
te maraTìgtioso. Dopo essendosi finita di miirare 
la cupola di vS. Maria del Fiore, fu risoluto dopo 
molti ragionamenti che si facesse la palla di ra- 
me, che aveva a esser posta in cima a quell'edi* 
fìzio , secondo V ordine lasciato da Filippo Bru- 
nelleschi: perchè datone la cura ad An^ea^ egli 
la fece alta braccia quattro e posandola in sor un 
bottone, la incatenò di maniera, che poi vi si po- 
tè mettere sopra sicuramente la croce ; la quale 
opera finita', fu messa su con grandissima festa e 
piacere de' popoli . Ben è vero che bisognò usar 
nel farla ingegno e diligenza, perchè si potesse ^ 
come si fa , entrarvi dentro per di sotto , ed an- 
co neir armarla con buone fortificazioni , acciò 
i venti non le potessero far nocumento . £ per- 
chè Andrea mai non si stava, e sempre o di pit- 
tura o di scultura lavorava qualche cosa, e qual- 
che volta tramezzava l'un opera con T altra, 
perchè meno, come molti fanno, gli venisse una- 
stessa cosa a fastidio, sebbene non mise in opera 
ì sopraddetti cartoni , dipinse nondimeno alcune 
cose, e fra l'altre una tavola alle monache di S. 
Domenico di Firenze , nella quale gli parve es- 
sersi portato molto bene; onde poco appresso ne 
dipinse in S. Salvi un'altra a'frutidi Vallombro- 
sa , nella quale è quando S. Giovanni battezza 
Cristo; e in quest'opera aiutandogli Lionardo da 
Vinci allora giovanetto e suo discepolo, vi colorì 
un angelo di sua mano,il quale era molto meglio 
ehe r altre cose. Il che fu cagione , che Andrea 
n risolvette a non voler toccare più pennelli^ 



VITA DI ANDREA VERROCCHIO 467 

poiché Lionardo cosi gioranctto in quell' arte si 
era portato molto meglio di lui . 

Avendo danque Cosimo de' Mèdici avuto di 
Boma molte anticaglie , aveva dentro alla porta 
del suo giardino ovvero cortile che riesce nella 
via de'Ginori, fatto porre un hellissimo Marsia 
di marmo bianco impiccato a un tronco per do- 
vere essere scorticato ; perchè volendo Lorenzo 
suo nipote , al quale era venuto alle mani un 
torso con la testa d*un altro Marsia antichissimo 
e molto più bello che V altro e di pietra rossa , 
accompagnarlo col primo , non poteva ciò fare , 
essendo imperfettissimo. Onde datolo a finire ed 
acconciare ad Andrea , egli fece le gambe , le 
cosce , e le braccia che mancavano a questa fi- 
gura di pezzi di marmo rosso tanto bene , che 
Lorenzo ne rimase sodisfa ttissimo, e la fece por- 
re dirimpetto all' altra dati* altra banda aella 
porta . Il quale torso antico fatto per un Marsia 
scorticato fu con tanta avvertenza e giudizio 
lavorato , che alcune vene bianche e sottili che 
erano nella pietra rossa vennero intagliate dati' 
artefice in luogo appunto , che paiono alcuni 
picco!» nerbicini che nelle figure paturali, quan- 
do sono scorticate , si veggono . Il che doveva 
farp.ìrerè quell' opera, quando aveva il suo pri- 
miero pulimento, cosa vivissima . Volendo in- 
tanto i Vinizisini onorare la molta virtù di Bar- 
tolommeo daBergamo,mediante il quale avevano 
avuto molte vittorie, per dare animo agli altri, 
udita la fama d'Andrea lo ccndussero a Vinezia, 
dove gli fìi dato ordine che facesse di bronzo la 
«tatua a cavallo di quel Capitano per porla in 
sulla piazza di S. Giovanni e Paolo. Andrea dun- 
que fatto il modello del cavallo; aveva comiR- 



47» PARTE SECOH^DJ^ 

sepoltara di ser Micliele di Cione , dorè sopra tk 
liipidu sono intagliate queste |mrole : 

Ser Mlchaelis de Ciani s, et suorum; 

ed appresso : 

Sic ossa j acent Andreae Verrockii qui obiit 
Fenetiis McccCLXXXViil. 

Si dilettò assai Andrea di formare di gesso da far 
presa^ cioè di quello che si fa d una pietra dolce 
la quale si cava in quel di Voiten^a e di ^iena , 
ed in altri molti luoghi d' Italia; la quale pietra 
éotta al fuoco, e poi pesta e con V acqua tiepida 
impastata y diviene tenera di sorte , che se ne fa 
quello che altri vuole , e dopo rassoda insieme 
ed indurisce in modo^che vi si può dentro gettar 
figure intere . Andrea dunque usò di formare 
con forme cosi fatte le cose naturali, per poterle 
con più comodità tenere innanzi e imitarle , 
cioè mani , piedi , ginocchia , gambe, Braccia , 
e torsi. Dopo si cominciò al tempo suo a formare 
le teste di coloro che morivano, con poca spesa; 
onde si vede in ogni casa di Firenze sopra i cam- 
mini, usci , finestre, e cornicioni inGniti di detti 
ritratti tanto ben fatti e naturali che paiono 
vivi . £ da detto tempo in qua si è seguitato e 
seguita il detto uso , che a noi è stato di gran 
comodità per avere i ritraiti di molti , che si 
sono posti nelle storie del palazzo dei duca Co- 
simo.E di questo si deve certo aver grandissimo 
obbligo alia virtù d* Andrea , che fu de' primi 
che cominciasse a metterlo in uso . 

Da questo si venne al fare imagini di più 

f perfezione non pure in Fiorenza , ma in tutti i 
uoghi dove sono divozioni e dove concoiTone 



VITA DI kVÙBJU. VBUOCCHIO 474 

persone a porre roti e , come ri dice , miracoli , 

5er avere alcuna grazia riceVuto . Perciocché 
ore prima si facevano o picc(di d' argento o in 
tayolucce solamente ovvero di cera e goffi affat- 
to , si cominciò al tempo d' Andrea a fargli in- 
molto miglior maniera; perche avendo egli stret- 
ta dimestichezza con Orsino ceraiuolo , il quale 
in Fiorenza aveva in queir arte assai huon giu- 
dizio f gV incominciò a mostrare come potesse 
in quella farsi eccellente . Onde Tenuta 1* occa- 
sione per la morte di Giuliano de' Medici e per 
lo. pericolo di Lorenzo suo fratello stato ferito in. 
S. Maria del Fiore , fu ordinato dacli amici e 
parenti di Lorenzo che si facesse, rendendo della 
sua salvezza grazie a Dio , in molti luoghi Ti- 
magine di luì. Onde Orsino fra laltre con laiuto 
ed ordine d'Andrea,ne condusse tre di cera gran- 
di quanto il vivo , facendo dentro T ossatura di. 
legname, come altrove si è detto, ed intessuta di 
canne spaccate ricoperte poi di panno incerato 
con heliissìme pieghe e tanto acconciamente , 
che non si può veder meglio ne cosa più slmile 
al naturale . Le teste poi , m^ni , e piedi fece di 
cera più grossa , ma vote dentro e ritratte dal 
vivo e dipinte a olio con quelli ornamenti, di ca- 
pelli ed altre cose, secondo che bisognava, natu- 
rali e tanto ben fatti, che rappresentavano non 
più uomini di cera , ma vivissimi , cpme si può 
▼edere in ciascuna delle dette tre, una delle quali 
è nella chiesa delle monache di Chiarito in via di 
S. Gallo dinanzi al Crocifisso che fa miracoli. E 
questa figura é con quel!' abito appunto che a- 
veva Lorenzo,quando ferito nella gola e fasciato 
si fece alle finestre di casa sua per esser veduto 
dal popolo che là era corso per vedere se fusse 



47» PARTE SECONDA 

TITO , come dìsideraTa , o «e pur morto per far- 
ne Tendetta . La seconda figura del medesimo e 
in lucco , abito drile e proprio de' Fiorentini , e 
questa è nella chiesa de' Servi alla Nnuxiata so- 
pra la porta minore , la quale é accanto ai desco 
doTC si Tende le candele . La terza fu mandata 
a S. Maria degli Angeli d'Ascesi, e posta dinanzi 
a quella Madonna ; nel qual luogo medesimo , 
eome già si è detto, esso Lorenzo de 'Medici fece 
mattonare tutta la strada che cammina da S. 
Maria alla porta d'Ascesi che Ta a S. Francesco, 
e parimente restaurare le fonti che Cosimo suo 
aTolo aTCTa fatto fare in quel luogo. Ma tornan- 
do alle imagini di cera, sono di mano d'Orsino 
nella detta chiesa de' Servi tutte quelle che nel 
fondo hanno per segno un O grande con un R 
dentrovi ed una croce sopra, e tutte sono in mo- 
do belle , che pochi sono stati poi che l'abbiano 
paragonato . Quest' arte ancoraché si sia mante- 
nuta TiTa insino a' tempi nostri , è nondimeno 
piuttosto in declinazione che altrimenti , o per- 
chè sia mancata la dÌTOzione, o per altra cagione 
che si sia . Ma per tornare al Verrocchio , egli 
laTorò , oltre alle cose dette , Crocifissi di legno 
ed alcune cose di terra , nel che era eccellente , 
come si vide ne'roodelli delle storie che fece per 
Taltare di S. GioTanni, ed in alcun» putti bellis- 
simi , e in una testa di S. Girolamo che é tenuta 
maravigliosa . E' anco di mano del medesimo il 
putto dell' oriuolo di Mercato nvorocke ha le 
J)raccia schiodate in modo che alzandole suona 
1' ore con un martello che tiene in mano ; il che 
fu tenuto in que' tempi cosa molto bella e ca- 
pricciosa.E questo il fine sia della TÌta d'Andrea 
Verrocchio scultore eccellentissimo. Fu ne'tem- 



YITA DI ANDREA TERROCCHIO 4y3 

pi d* Andre» Benedetto BogUoni y il quale da 
una donna, che uscì di casa Andrea della Rob- 
bia, ebbe il segreto degl' invetriati di terra , 
onde fece di quella maniera molte opere in Fio- 
renza e fuori y e particolarmente nella chiesa 
de' Serri vicino alla cappella di S. Barbara «n 
Cristo che resuscita con certi angeli , che per ^ 
cosa di terra cotta invetriata è assai beli* opera. 
In S. Brancazio fece in una cappella un Cristo 
morto ; e sopra la porta principale della chiesa 
di S. Pier Maggiore il mezzo tondo che vi si ve- 
de . Dopo Benedetto rimase il segieto a Sunti 
Buglioni , che solo sa oggi lavorar» di questa 
sorte sculture . 



VITA 
DI ANDREA MANTEGNA 

PITTORE MANTOVANO. 



Ve uanto possa il premio nella Tirtù , colui che 
opera 'vìHuosamente ed è in qualche parte pre-' 
jniato lo sa ; perciocché non sente né disagio né 
incomodo ne fatica , quando ne aspetta onore e 

Semio , e che è più y ne diviene ogni giorno più 
iara e più illustre essa virtù . Bene e vero che 
non sempre si trova chi la conosca e la pregi e la 
rimuneri y come fu quella riconosciuta d'Andrea 
Mantegna , il quale nacque d* umilissima stirpe 
nel contado di Mantoa ; ed ancora che da fan- 
ciullo pascesse gli armenti, fu tanto inalzato 
dalla sorte e dalla virtù ,che meritò d' esser ca- 
▼alier onorato , come al suo luogo si dirà . Que- 
sti essendo già grandicello, fu condotto nella cit- 
tà , dove attese alla pittura sotto Iacopo ^quar- 
cione pittore padoano , il quale , secordo che 
scrive in una sua epistola latina M. Girolamo 
Campagnuola a M.Leonico Timeo filosofo gre- 
co , nella quale gli dà notizia d* alcuni pittori 
vecchi che servirono quei da Carrara Signori di 
Padova , il quale Iacopo se lo tirò in casa , 9 
poco appresso conosciutolo di hello ingpgno, se 
lo fece ngliuolo adottivo. £ perchè si conosceva 
lo Squarcione non esser il più valente dipintore 
del mondo , acciocché Andrea imparasse più 
oltre che non sapeva egli , lo esercitò assai in 
c^se di gesso formate da statue antiche ; ed in 



47f> PARTE SECONDA 

Ìaadrì di pittoi*e , che in tela si fece Tenire di 
iyersi luoghi , e particolarmente di Toscana e 
di Roma . Onde con questi si fatti ed altri modi 
imparò assai Andrea nella sua gioranezza . La 
concorrenza ;jncora di Marco Zoppo Bolognese, 
e di Dario da Trevisi e di Niccolò Pizzolo Padoa- 
no discepoli del suo adottivo padre emaestro,gli 
fu di non piccolo aiuto e stimolo ali* imparare . 
Poi dunque che ebbe fatta Andrea , allora che 
non aveva pia che diciassette anni y la tavola 
dell' aitar maggiore di S.Sofia di Padoa, la qua* 
le pare fatta da un vecchio ben pratico e non da 
un giovanetto y fu allogata allo Squarcione la 
cappella di S. Gristofano che è nella chiesa de' 
frati Eremitani di S. Agostino in Padoa, la quale 
egli diede a fare al detto Niccolò Pizzolo ed An- 
drea . Niccolò vi fece un Dio Piidre che siede in 
maestà in mezzo ai Dottori della Chiesa y che 
furono poi tetmte non manco buone pitture 
che Quelle che vi fece Andi^ea . £ nel vero se 
Niccolò che fece poche cose y ma tutte buone y si 
fusse dilettato della pittura quanto fece dell'ar- 
me , sarebbe stato eccellente y e forse molto piilt 
vivuto che non fece ; conciofusseché stando 
sempre in sull* armi ed avendo molti inimici y fu 
un giorno che tornava da lavorare affrontato e 
morto a tradimento . Non lasciò altre opere, che 
io sappia y Niccolò , se non un altro Dio Padre 
nella cappella di Urbano Perfetto. Andrea dun- 
que rimaso solo, fece nella detta cappella i quat- 
tro Vangelisti che furono tenuti molto belli • 
Per questa ed altre opere cominciando Andrea 
a essere in grande aspettazione , ed a sperarsi 
che dovesse riuscire quello che riuscì , tenne 
modo Iacopo Bellino pittore viniziano padre 



VITA DI ANDREA MANTEGNA 477 

di Gentile e di GioTanni e cpncorrente dellp 
Squarcione, che esso Andrea tolse per moglie 
una sua figliuola e sorella di Gentile . La qual 
cosa sentendo lo Squarcione si sdegnò di maniera 
con Andrea , che furono poi sempre nimici ; e 
quanto lo Squarcione per T addietro areva sem- 
pre lodate le cose d'Andrea , altrettanto da indi 
in poi le biasimò sempre pubblicamente, e sopra 
tutto biasimò senza rispetto le pitture che An-p 
drea ayeya &tte nella detta cappella di S. Cri- 
stofanoy dicendo che non erano cosa buona, 
perchè aveva nel farle imitato le cose di marmo 
antiche j dalle quali non si può imparare la pit- 
tura perfettamente ; perciocché i sassi hanno 
sempre la durezza con esso loro, e non mai 
quella tenera dolcezza che hanno le carni e le 
cose naturali che si piegano e fanno diversi mo- 
vimenti, aggiugnendo che Andrea arebbe fatto 
molto meglio quelle figure e sarebbouo state più 
perfette , se avesse fattole di color di marmo , e 
non di que' tanti colori ; perciocché non avevano 
quelle pitture somiglianza di vivi , ma di statue 
antiche di marmo o d' altre cose simili . Queste 
cotali reprensioni punsero l'animo d' Andrea ; 
ma dall'altro canto gli furono di molto giova- 
mento 9 perché conoscendo che egli diceva in 
gran parte il vero, si diede a ritrarre persone vi- 
ve , e vi fece tanto acquisto > che in una storia 
che in detta cappella gli restava a fare , mostrò 
che sapeva non meno cavare il buono delle cose 
vive e naturali , che di quelle fatte dall'arte. Ma 
con tutto ciò ebbe sempre opinione Andrea, che 
le buone statue antiche fussino più perfette e 
avessinopiù belle parti che non mostra il na- 
turale ; attesoché quelli eccellenti maestri , se- 



47^ PARTE SECONDA 

•ondo che e' giadìcaya e gU pareva rcderc 'm 
quelle statue , aveano da molte persone* Tire 
cavato tutta la perfezione della natura, la quale 
di rado in un corpo solo accozza ed accompagna 
insieme tutta la bellezza ; onde è necessario pi^ 
gliame da uno una parte e da un altro un*altra, 
ed oltre a questo gli parevano le statue più ter- 
minate e più tocche in su' muscoli , vene, nervi, 
ed altre particelle, le quali il natura le, coprendo 
con la tenerezza e morbidezza della carne certe 
crudezze , mostra talvolta meno , se gid non 
fusse un qualche corpo d' un vecchio o di molto 
estenuato , i quali corpi però sono per altri ri- 
spetti dagli artefici fuggiti. £ st conosce di que- 
sta opinione essersi molto compiaciuto nel l'ope- 
re sue , nelle quali si vede in vero la maniera un 
poohetto tagliente , e che tira talvolta più alla 
pietra che alla carne viva . Comunque sia in 
questa ultiilia storia , la quale piacque infinita- 
mente , ritrasse Andrea lo Squarcione in una fi- 
guraccia corpacciuta con una lancia e con una 
spada in mano. Vi ritrasse similmente Noferi di 
M. Palla Strozzi Fiorentino , M. Girolamo dalla 
Valle medico eccellentissimo, M. Bonifazio Fu- 
zimeliga dottor di leggi, Niccolò orefice di papa 
Innocenzio Vili , e Baldassarre da Leccio suoi 
amicissimi , i quali tutti fece vestiti d' arme 
bianche brunite e splendide come le vere sono, 
e certo con bella maniera . Vi ritrasse anco M. 
Bonramino cavaliere e un certo vescovo d'Un- 
gheria uomo sciocco afiatto, il quale andava 
tutto giorno per Roma vagabondo, e poi la notte 
si ri duceva a dormire come lebe^tieper le stalle. 
Vi ritrasse anco Marsilio Pazzo nella perdona del 
«amefice che taglia la testa a S. Iacopo , • s»* 



VITA DI AimilEA MANTCSKA 479 

milmente 8e stesso . Insomma qaesta opera gli 
acquistò per la bontà sua nome grandissimo • 
Dipinse anco » mentre faceva questa cappella , 
una tavola che fu posta in S. lustina air aitar di 
S. Luca : e dopo lavorò a fresco l' arco che è 
sopra la porta di S. Antonino, dove scrisse il no- 
me suo . Fece in Verona una tavola per V altare 
di S. Grìstofano e di S. Antonio^ ed al canto della 

£ lazza della Paglia fece alcune figure . In S. 
[aria in Organo ai frati di MonteOliveto fece la 
tavola dell' aitar maggiore che è bellissima , e 
similmente quella di S. Zeno ; e fra l'altre cose y 
stando in Verona ^ lavorò e mandò in diversi luo* 

Shi de* <juadri , e n' ebbe uno V abate della ba- 
ia di Fiesole suo amico e parente , nel quale è 
una nostra Donna dal mezzo in su col figliuolo 
in collo ed alcune teste d' angeli che cantano > 
fatti con grazia mirabile ; il qual quadro è oggi 
nella libreria di quel luogo , e fu tenuta allora 
e sempre poi come cosa rara ; e perchè aveva y 
mentre dimorò in Mantoa 9 fatto gran servitù 
con Lodovico Gonzaga marchese , quel Signore, 
che sempre stimò assai e favori la virtù d'An- 
drea , gli fece dipignere nel castello di Mantoa 
per la cappella una tavoletta , nella quale sono 
storie di figure non molto grandi, ma bellissime. 
. Mei medesimo luogo sono molte figure,cfae scor- 
tano al di sotto in su, grandemente lodate , per- 
chè sebbene ebbe il modo del panneggiare cru- 
detto e sottile, e la maniera alquanto secca, vi st 
vede nondimeno ogni cosa fatta con molto arti- 
fizio e diligenza . Al medesimo marchese dipinse 
nel palazzo di S. Sebastiano in Mantoa in una 
sala il trionfo di Cesare , che è la miglior cosa 
che lavorasse mai . In questa opera si vede con 



48a PARTt SECÒlfDA 

ordine bellissimo situato nel trionfo la belleùa 
e r ornamento dei carro ^ colui die TÌtnpera il 
trionfante , i parenti , i profumi ^ gì' incensi , i 
sacrifizi , i sacerdoti , ì tori pel sacrificio coro- 
nati y e' prigioni , le prede fette da' soldati , l'or- 
dinanza delle squadre , i lioianti y le spoglie , le 
Tittorie , e le città e le roecbe in vari carri con- 
traffatte con una infinità di trofei in suir aste ; 
e varie armi per testa e per indosso , arconcia- 
ture^ ornamenti, e vasi infiniti; e tra la moltita- 
dine degli spettatori una donna che ha per la 
mano un putto , al qual' essendosi fitto una spi- 
na in un pi^ , lo mostra egli piangendo alla ma- 
dre con modo grazioso e molto naturale. Costo i, 
come potrei aver' accennato altrove , ebbe in 
questa istoria una bella e buona avvertenza, che 
avendo situato il piano dove posavano le figu- 
re più alto che la veduta dell' occhio ^ fermo i 
pieai dinanzi in sul primo profilo e linea del pia^ 
no y facendo sfuggire gli altri più a dentro di 
mano in mano, e perder della veduta de' piedi e 
gambe ,qnanto richiedeva la ragione del la veduta; 
e così delle spoglie, vasi, ed altri istrumenti ed or- 
namenti fece veder sola la parte di sotto e perder 
<|uella di sopra , come di ragione di prospettiva 
SI conveniva di fare ; e questo medesimo osservò 
con gran diligenza ancora Andrea degl'Impiccati 
nel cenacolo che é nel refettorio di S. Maria 
Nuova. Onde si vede che in quella età questi va- 
lenti uomini andarono sottilmente investigando e 
con grande studio imitando la vera proprietà 
delle cose naturali . £ per dirlo in una parola , 
non potrebbe tutta questa opera esser né più 
bella né lavorata mefllio ; onde se il marchese 
amava prima Andrea, ramò poi sempre ed onorò 



VITA DI A:yDIlEA MANTIIGNA 4»i 

molto maggiorinente. E cbeé più, egli ne venne 
in tal fama, che papa InnocenzioVIU udita l'ec- 
cellenza di costui nella pittura e l'altre buone 
qualità di che era maravigliosfiniente dotato , 
mandò per lui y acciocché egli , essendo finita di 
fabbricare la muraglia di Delvedei^, sicconic fa- 
terà fare a molti altri, 1 adornasse delle sue 
pitture. Andato dunque a Roma con molto esser 
favorito e raccomandato dal marchese , che per 
maggiormente onorarlo lo fece cavaliere , fii ri- 
cevuto amorevolmente da quel pontefìce , e da- 
tagli subito a fare una picciula cappella che è in 
detto luogo; la quale con diligenza e con amore 
lavorò così minutamente,eheela voltae le mura 
paiono piuttosto cosa miniata che dipintura*, e le 
maggiori figure che visieno sono sopra Taltare, 
le quali egli fece in fresco come 1' altre , e sono 
S. Giovanni che battezza Gristo^d intorno sono 
popoli che spogliandosi fanno segno di yolcrai 
battezzare . £ fra gli altri vi è uno , che volen- 
dosi cavare una calza appiccata per il sudore 
alia gamba , se la cava a rovescio, attraversan- 
dola air altro stinco con tanta furza e disagio ^ 
che r una e V altro gli appare manifestamente 
nel viso ; la qual cosa capricciosa recò a chi la 
vide in que'tempi maraviglia. Dicevi che il detto 
papa per le molte occupazioni che aveva non 
dava cosj spesso danari al Mantegna , come egli 
arebbe avuto bisogno, e che perciò nel dìpignere 
in quel lavoro alcune virtù di teiretta , fra l'al- 
tre vi fece la Discrezione. Onde andato un giorno 
il papa a vedere V opra , dimandò Andrea che 
figura fussc quella ; a che rispose Andrea: ell'è 
la Discrezione. Soggiunse il pontefice: se tu ^ 
vuoi che ella sia bene accompagnata y falle ae« 
VoL. IL 3i 



482 PÀRTX SfiGOlTDA 

iNinto la Paciensa. Intese il dipintore mielloche 
perciò coleva dire il santo Padre, e mai più fece 
motto . Finita l'opera , il papa con ouoreToli 
premj e molto favore lo rimandò al duca . Men- 
tre che Andrea stette a lavorare in Roma y oltre 
la detta ca ppel la , dipinse in un quadretto piccolo 
una nostraDonna col figliuolo in collo che dormCi 
e nel campo,che è una montagna, fece dentro a cer- 
te grotte alcuni scarpellinichc cavano pietre per 
diversi lavori tanto sottilmente e con tanta pa* 
cienza, che non par possibile che con una sottil 
punta di pennello si possa far tanto bene; il qual 
quadro è oggi appresso Tlllustriss. Sig. D.France- 
Beo Medici principe di Fiorenza^il quale lo tiene 
fra le sue cose carissime . Nel nostro libro è in 
un mezzo foglio reale un disegno di mano d'An- 
drea finito di chiaroscuro, nei quale é una Judit 
che mette nella tasca d* una sua schiava mora 
la testa d* Oloferne , fatto d' un chiaroscuro 
Don più usato , avendo egli lasciato il foglio 
bianco, che serve per il lume della biacca tanto 
Dettamente , che vi si veggiono i capelli sfilati e 
r altre sottigliezze , non meno che se fussero 
stati con molta diligenza fatti dal pennello.Onde 
ti può in un certo modo chiamar questo piutto- 
sto opera colorita che carta disegnata . Si di- 
lettò il medesimo , siccome fece il Pollaiuolo, di 
far stampe di rame , e fra l'altre cose fece i suoi 
trionfi ; e ne fu allora tenuto conto, perchè non 
si era veduto meglio . E fra V ultime cose che 
fece, fu una tavola di pittura a S. Maria della 
Vittoria , chiesa fabbricata con ordine e disegno 
Ìl Andrea dal marchese Francesco , per la vit- 
toria avuta in sul fiume del Taro , essendo egli 
generale del eampo de'VineziaDi oontra aTraii- 



VITA DI ANftECA tfANTlSG!VA 483 

oe8Ì;nelIa aual tavola, che fu lavorata a tempera 
e posta ali aitar maggiore 9 è dipiota la nostra 
Donna col patto a sedere sopra un piedestallo^ e 
da basso sono S. Michela gnolo , S.Anna e Gioac- 
chino che presentano esso marchese, ritratto di 
naturale tanto bene che par vivo, alla Madonna 
che gli porge la mano . La quale come piacque 
e piace a chiunque la vide , cosi sodisfece di 
maniera al mardiese , che egli liberalissima- 
mente premiò la virtù e fatica d'Andrea, il quale 
potè , mediante i' essere stato riconosciuto dai 
principi di tutte le sue opere^tenere insino all'ul- 
timo onoratamente il grado di cavaliere.Furono 
concorrenti d'Andrea Lorenzo da Lendinara , il 
quale fu tenuto in Padova pittore eccellente y e 
lavorò anco di terra alcune cose nella chiesa di 
S. Antonio , ed alcuni altri di non molto valore. 
Amò egli sempre Dario daTrevisi e Marco Zop- 
po Bolognese , \et essersi allevato con esso loro 
sotto la disciplina dello Squarcione ; il quale 
Inarco fece in Padova ne' frati Minori una log- 
gia che serve loro per capitolo,ed inPesaro una 
tavola che è oggi nella chiesa nuova di S. Gio- 
vanni Evangelista, e riti asse in un quadro Guido 
Baldo da Montefeltro , quando era capitano de' 
Fiorentini . Fu similmente amico del Mantegna 
Stefano pittor ferrarese , che fece poche cose 
ma ragionevoli; e di sua mano si vede in Padoa 
r ornamento dell' arca di S.> Antonio , e la Ver- 
gine Maria che si chiama del Pilastro . Ma per 
tornare a esso Andrea egli murò in Mantoa e 
dipinse per uso suo una bellissima casa la quale 
ti godette mentre visse ; e finalmente d' anni 
sessantasei si morì nel i5i7, e con esequie ono- 
rate fu sepolto in S. Aadrea ; e alla sua aepoltu*- 



484 FAETE SE6 0NDA 

ra 9 sopra la quale egli è ritratto di broBzo , fu 
posto questo epitaffio : 

Esse parem hunc noris, si non praeponisyj4pelli, 
Jenea Mantineae qui simulacra vides. 

Fu Andrea di sì gentili e lodevoli costumi in tut- 
te le sue azioni, che sarà sempre dì lui memoria 
non solo nella sua patria ma in ^tto il mondo ; 
onde meritò esser da 11' Ariosto crebra to non me* 
no per i suoi gentilissimi costumi, che per 1* ec- 
cellenza della pittura , dove nel principio del 
XXXlli canto annoverandolo &a i più illustri pit- 
tori de' tempi suoi , dice : 

Leonardo , Andrea Mantegna , Gian Bellino . 

Mostrò costui con miglior modo, come nella pit- 
tura si potesse fare gli scorti delle figure al di- 
sotto in su ; il che fu certo invenzione difficile • 
capricciosa ; e si dilettò ancora , come si è deU 
to , d* intagliare in rame le stampe delle figure, 
che è comodità veramente sincularissima , e 
mediante la quale ha potuto vedere il mondo 
non solamente la Baccaneria, la battaglia de 'mo- 
stri marini, il deposto di croce, il seppellimento 
di Cristo , la resurrezione con Longino e con S. 
Andrea, opere di esso Mantegna, ma le maniere 
ancora di tutti gli artefici che sono stati • 




"'-'"•■ G ILiZIIi-'^Z 



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ì 



' VITA 
DI FILIPPOLIPPI 

PITTORE FIORENTINO. 

„ u in questi oiedesimi tempi in Firenze pittore 
i bellissimo irì^es^no e di vaghissima invenzione 
'ilippo figliuolo di fra Filippo del Cannine , il 
uale seguitando nella pittura le Testigiédel pa- 
re morto , f u tenuto ed' ammaestrato , essendo 
ancor giovanetto , da Sandro Botticello , non 
ostante che il paì'e , venendo a morte , lo rac- 
comandasse a fra Diamante suo amicissimo 6 
Oliasi fralello.. Fu dunque di tanto ingegno Fi- 
lippo e di si copiosa invenzione héiia pittura e 
(anto bizzarro e nuovo ne* suoi ornamenti , che 
fi| il primo il quale ai moderili mostrasse il nuo- 
vo modo eli variare gli ati'tl , è che abbellisse 
ornatamente cori veste ailtiche succinte le sue 
figure .. Fii primo ancora a dar luce alle grotte- 
sche cl^e somiglino Tanticbe, e le mife in opera 
di terrfetta e colorite in frégi con più disegno e 
grazia •che gì* fnnanzi a lui tatto non avevano . 
Onde tùma'ravigliosa cosa a vedfere gli strani 
capricci che egli espresse nella pittura . £ che è 
più 9 non lav<>rp mai opera alcuna , nella quale 
delle eosè lahticjié di Roma con gran studio non 
•i servasse in vasi , calzari , trofei , bandiere, ci- 
mieri , ornamenti di tempj , abbigliamenti di 
ìportatùre da capo , strane fc^gge da dosso , ar- 
matu],*è , scimitarre , spade ,, toghe , manti , ed 
Mire tante cose diverse e Bellc^ che grandissimo 



|Sp PARTE SB.C6NDA 

e sempiterno obbligo se gli debbe , per aTen 
egli in questa parte accresciuta beilessa e or« 
namenti al]* arte . Costui nella sua prima giò- 
Tentù diede fine alla cappella de' Brancacci nel 
Carmine in Fiorenza, cominciata da Masoiino e 
non del tutto finita da Masaccio per essersi mor« 
to . Filippo dunque le diede di sua mano l'ulti- 
ma perfezione , e vi fece il resto d' una storia 
che mancava , dove S. Piero e Paolo risuscitano 
il nipote dell* imperatore ; nella figura del qual 
fiinciullo ignudo ritrasse Francesco Granacct 
pittore allora giovanetto; e similmente M. Tom- 
maso Soderìni cavaliere , Piero Guicciardini 
padre di M. Francesco che ha saetto le storie , 
Piero del Pugliese , e Luigi Pulci poeta ; pari- 
mente Antonio Pollaiuolo e se stesso così giovane 
come era , il che non fece altrimenti nel resto 
della sua vita , onde non si è potuto avere il ri- 
tratto di lui d' età migliore ; e nella storia che 
segue ritrasse Sandro Botticello suo maestro e 
molti altri amici e grand' uomini , e infra gli al- 
tri il Raggio sensale ^ persona d' ingegno e spi- 
ritosa molto y quello che in una conca condusse 
di rilievo tutto V inferno di Dante con tutti i 
«creili e partimenti delle bolgie e del posso i 
misurate appunto tutte le figure e minutie, che 
da quel gran poeta furono ingegnosissimamente 
immaginate e descritte , che fu tenuta in questi 
tempi cosa maravigliosa . Dipinse poi a tempera 
nella cappella di Francesco del Pugliese alle 
Campora , luogo de' monaci di Bama fuor di 
Firenze, in una tavola' un S. Bernardo al quale 
apparisce la nostra Donna con alcuni angeli , 
mentre egli in un bosco scrive ; la qual pittura 
in alcune «ose é tenuta mirabile , come ìb sassi^ 



•VITA DI FILIPPO LrPFI 487 



% 



libri y erbe y e simili cose cbe dentro tì fece • 
Oltreché tì ritrasse esso Francesco di naturale 
tanto bene , cbe non pare che gli manchi se non 
la parola . Questa tavola fa levata dì quel luogo 
per r assedio , e posta per conservarla nella sa- 

S restia della badia di Fiorenza . In S. Spirito 
ella medesima città lavorò in una tavola la no- 
stra Donna , S. Martino ; S. I^iccolò , e S. Cate- 
rina per Tanai de'Nerli. Ed in S. Brancazio alla 
cappella de'Rucellai una tavola^ed in S.Raffaello 
un Crocifisso e due figure in campo d'oro . In S. 
Francesco fuor della porta a S. Miniato dinanzi 
alla sagrestia fece un Dio Padre con molti fan- 
ciulli ; ed al Palco y luogo de' frati del Zoccolo 
fuor di Prato y lavorò una tavola ; e nella terra 
fece neir udienza de' priori in una tavoletta 
molto lodata la nostra Donna y S. Stefano ^ e S« 
Gio: Battista . In sul canto al Mercatale pur di 
Prato dirimpetto alle monache di S. Margherita 
vicino a cei*te sue case fece in un tabernacolo a 
fresco una bellissima nostra Donna con un coro 
di serafini in campo di splendore; ed in quest'o- 
pera , fra l'altre cose y dimostrò arte e bella av- 
veii:enza in un serpente che è sotto a S. Marghe- 
rita tanto strano ed orribile y cbe fa conoscere 
dove abbia il veleno y il fuoco , e la morte ; e il 
resto di tutta 1' opera è colorita con tanta fre- 
schezza e vivacità y che merita perciò essere lo- 
dato infinitamente . In Lucca lavorò parimente 
alcune cose , e particolarmente nella chiesa di 
S. Ponziano de frati di Monte Olivato una ta- 
vola in una cappella , nel mezzo della quale in 
' una nicchia è un S* Antonio bellissimo di rilievo 
di mano d' Andrea Sansovino scultore eccellen- 
tissimo . Essendo Filippo ricerco d' andare in 






488 P A H t E S È € O N 1> A^ 

Ungheria al re Aìattia , non rolle aiidatvi , ift 
in nuel cambio lavorò in t'irciizè per quel re 
due tavole molto belle cbe gli furono mandate , 
in una delle quali ritrasse quél re , secondo cKe 
gli mostrarono le medai^lic . Mandò anco certi 
lavori a Genoa , e fece a Èolosna in S. Dòme- 
iiico allato alla cappella delT aitar maggiore a 
man sinistra io una tavola un & Bastiano , cbe 
fu cosa degna di molta lode . A Tahai de' Kerli 
fece un'altra tavola di S. Sai vadore fuor di Fio- 
renza , e a Piero del Pugliese amico suo lavorò 
una storia di figure piccole condotte con tanta 
arte e diligenza , che volendone un altro citta- 
dino una simile , glie la dinegò , c(icehdo esser 
impossibile farla . Dopo queste opere fece , pre- 

Sto da Lorenzo vicchio de'Mcdici , per Olivieri 
rafia cardinale napolitano amico suo una 
grandissima opera in Roma, là do ve' andando per 
ciò fare^ passò, come volle esso Lorenzo,dfa Spo- 
leto, per dar ordine dì far fare a fra Filippo suo 
padre una sepoltura di marmo' a spese di Loren- 
zo , poiché non aveva potuto dagli Spoìctini ot- 
tenere il corpo di quello per condurlo a Firen- 
ze : e così disegno Filippo la detta sepoltura 
con bel garbo , e Lorenzo in su quel disegno la | 

fece fare, come in altro luogo s*è detto,sontuosa i 

e bella . Condottosi poi Filippo a Roma fece al 
detto cardinale Caraffa, nella chiesa della Mi- 
nerva una cappella , nella quale dipinse storie 
della vita di S. Tommaso a Aquino ^ ed alcune 
poesie molto belle , che tutte lurono da lui, il 
quale ebbe in questo sempre propizia la natura^ 
ingegnosamente trovate. Vi si vede dunque, 
dove la Fede ha fatto prigiona V Infedeltà, tutti 
gli eretici ed infedeli. Similmente com« sotte la 



VITA »I FILIPPO tll'PI 48f) 

Speranza èia fiìsperazìo^e , cosi Vi sono molte 
4tltre fhi^ the quel vfzior, the i foro bontrario, 
liann'o' soggiogato . Iti atia diisjbdià è S.. Tommaso 
ili cattedra , che clff-^tìde Pa chiesa da uria scuola 
d'eretici, ed ìiA ^otto come vinti Sabcllio , Ario, 
Avérroe , é àfltri tiltti coh graziosi abiti in dns- 
s6 ; della quale stotiif né abbiarhd. di propria 
Aiatio di Fiiljipo nel liosfro librò de' disegni il 
proprio , con alcuni altri del mcdcsirrid , éìtti 
Con tanta pràtica' che noti si ipiiò taiglloi^are. Er- 
rì anco quando orando. S. tortìrtiaso, gli dice il 
CroeiGsso: J^ène scripsiiti demb, Thonia; j?d un 
compagno di lui ^ ébe utiendo qufel trocjfisso 
còsi parlare , ' sia stripeftrtttt è qnasi fàor «i se w 
Itella tii^òla è ta térgfrfe' dtiitiipzik(yì iU Girb-' 
B/ielIó', e nella P^iccìd r/if^àndzìtìné m ^itetfei iii 
cielo è i dodiòi Apostoli interno hlfeépolcro' ; la 
tìùale ò'péra tutta tii c'd è iet/ilW mciltd eoc(tlen-i 
te ,'e pfcr IHvòfo ih TtycÒ^Mìk i^cHAtiirtièiìie . 
t^i è ifitrritl!^ di fiatùrblc'4l'<lc(tò ÒlIvJrni Caraffa 
èarditiafe'e Vesfcovo d^tfà , il <^nlèfli In que- 
sta èa^pelW «óriér/rfib Vmùtì ì3i f , e dòpo con- 
dótto a J^apóli' ròrPi^ròòplo' . 
' iitòviyatb'Fììlp^'ò in Fidrfiixa , prése a tsire 
èùxì ^uò cò'fcorfó , e li 'conficele' / la cafjipelfa di 
pilipflo Si^oJzx ^^eÌ!hio"ì^S. iUth Ì*oVellai mi 
fatto il òiefo , gli bisòg[iiò t^òlnc^ie à Ronid , dovè 
fece perii d'etfo caldina ffc uh?i sepoltura di stuc- 
èbi ; e di gés'sò iti 'ììììó spai:t'imf nto deffa detta 
chiesa una òdppelliiia atlaTtó a'ViU^(fa,ed'aÌtre ù^ 
gure , d'erte (jtuili R affaci r5i>ò' de (GABo'siió dì*- 
scepolo né laVofi élcunè. t'U stimata fo Sòprad* 
detta cajjpelfà cfa maesti*0 Laiizilago Pàdoano é 
dà Antonio dettò Antonia^sò Romano^ pittori 
amendue dtf' àli|lioti che tuèiero allora m Re- 



490 ]PAATB $ICON04 , 

ma , dae mila ducati d' oro senza le spese degli 
azzurri e de' garzoni : la quale somma riscossa 
che ebbe Filippo se ne tornò a Fiorenza , dove 
finì la detta cappella degli Strozzi , la quale fu 
tanto bene condotta e con tanta arte e disegno j 
cb' ella ÙL maravigliare chiunque la vede pei* la 
novità e varietà delle bizzarrie che vi sono: uo« 
mini armati , temp] , vasi y cimieri , armadure , 
trofei , aste , bandiere , abiti , calzari , aocon» 
ciature di capo , veste sacerdotali , e altre cose 
con tanto bel modo condotte , che merita gran- 
dissima commendazione.Ed in questa opera, do ve 
è la resurrezione di Drusiana per S. Gio: Evan- 
gelista f si vede mirabilmente espressa la mara- 
viglia che si fanno i ch*costantt nel vedere un 
uomo rendere la vita a una defunta con un sem- 
plice segno di croce , e più che tutti gli altri si 
maraviglia un sacerdote ovvero filosofo che sia y 
che ha un vaso in mano , vestito all' antica. Pa- 
rimente in questa medesima storia »fra molta 
donne diversamente abbigliate si vede un putto, 
che impaurito d' un cagnolino spagnuolo pezziu 
to di rosso che V ha preso co' denti per una fa- 
scia, ricprre intomo alla madre, ed occultandosi 
fra i panni di quella , pare che non meno tema 
d* esser morso dal cane , che sia la madre spa- 
ventata e piena d' un certo orrore per la resur- 
rezione di Drusiana . Appresso ciò , dove esso & 
Qioyanni bolle nell* olio , si vede la collera del 
giudice che comanda che.il fuoco si faccia mag- 
giore, ed il riverberare delle fiamme nel viso di 
chi soffia , e tutte le figure sono fatte con belle e 
diverse attitudini. Meli' altra faccia è S. Filippo 
nel tempio di Marte , che ùl uscire di sotto V al- 
tura il serpente che uccisU col puzzo il figliuola 



VITA DI FILIPPO LIPPI 49;^ 

del re ; e dove in certe scale finse il pittore h^ 
buca per k ^uaie usci di sotto r altare il ser* 
pente , vi dipinse la rottura d' uno scagliona 
tanto bene, clie volendo una sera uno de* garso- 
ni di Filippo riporre non so che cosa , accii 
non fusse veduta da uno che picchiava per eiii» 
trare , corse alla buca cosi in fretta per appiat« 
tarvela dentro, e ne rimase ingannato. Dimostri 
anco tanta ai1« Filippo nel serpente , che il vele- 
no, il fetore ^ ed il fuoco pare piuttosto naturale 
che dipinto. £' anco molto iodata la invenzione 
della storia neiressere quel santo crocifisso, per- 
chè egli s' imaginò , per quanto si conosce , che 
egli in terra fusse disteso in sulla croce , e poi 
cosi tutto insieme alzato e tirato in alto per via 
di canapi e funi e di punteli! ; le quali funi e 
canapi sono avvolte a certe anticaglie rotte , « 
pezzi di pilastri e iinbasamenti , e tirate da al- 
cuni ministi'i. Dair altro lato regge il peso della 
detta croce e del santo che vi è sopra nudo , da 
una banda uno con una scala con la quale 1' h« 
inforcata , e dair altra un altro con un puntello 
sostenendola insino a cbe due altri , fatto lieva a 

Siè del ceppo e pedale d essa croce, va bilicando 
peso per metterla nella buca fatta in terra 
dove aveva da stare ritta , che più non è possi- 
bile né per invenzione né per disceno ne per 
quale si voglia altra industria o artifizio far me- 
glio . Sono vi oltre ciò molte grottesche e altre 
cose lavorate di chiaroscuro simili al manno e 
fette stranamente con invenzione e disegno bel- 
lissimo. Fece anco ai frati Scopetini a S. Donato 
fuor di Fiorenza, detto Scopeto, al presente ro- 
vinato , in una tavola i Magi cbe offeriscono a 
Cristo^finil^ «on molta diligenza; e Ti ritrasse in 



49^ PARTE SECÓiibA. 

figura d' npo astrologo che Ha in matìo niì qua* 
drantQ Pier Francesco veccliio cle'Medici figlino- 
fo di Lorenzo.'d^ Bicci , e slmilmente GioTanni 
padre del Sig., Giovanni de* Medici , e un altro 
I^ier Francesco di esso Sig. Giovanni fra tèi lo^ ed 
altri segnalati personaggi . Sono in cjuest* opera 
Mori, Indiani,abiti stranamente acconci, ed una 
capanna bizzarris^ima . Al Poggio a Calano co- 
minciò per Lorenzo de' Medici un sacrifizio a 
fresco in una loggia , che rimase imperfetto . E 
per le moia eli e di S. leronìmo sopra la costa a 
S. Giorgio in Firenze cominciò là tavola dell'ai- 
tar maggiore, che dopo la morte sua fu dà Alon- 
so Berugbetta Spagnuolo tirata assai bene in- 
nanzi ; ma poi finita del tutto , essendo egli an- 
dato in Ispagna ^ da altri pittori . Fece nel pa- 
lazzo della Signoria la tavola della sala dove sta- 
vano, gli Otto di pratica ,ed il disegno d' un'altra 
tavola grande con V ornamento per fa sala del 
consìglio jf il qual, disegno , morendosi , iion co- 
minciò altramente^ mettere in opera , sebbene 
tu intagliato V ornainento .^il quale è oggi ap- 
presso maestro Baccio Baldini if'iorehtino fisico 
eccellentissimo ed amatore di tiitte le virtù. Fece 
per 1^ chiesa della badia di Firenze un S. Gi- 
i;iqlamo bellissimo . Cominciò ai fiati della Nun- 
ziata per r aitar maggiore un deposto di croce , 
e fini le figure dai mezzo in su solamente, perché 
sopraggiunto da febbre cructelissima^e da quella 
streitczza di gola che volgarmente si chiama 
f\pi:iniuwkia ^ in pochi giorni si mori di quaran- 
tacinque anni. Onde essendo sempre stato cor- 
tese, afl'aiilfe , e geritile ; fu pianto da tutti co- 
croche T avevano conosciuto, e particolar- 
mente dalla gioventù di questa sua nobile città, 



{ 



VITA Di FILIPPO LIPPI 49$ 

#he nelle feste pubbliche , mascberate , e altri 
spettacoli si servi sempre con molta sodisfazione 
deUIngegno ed invenzione di Filippo^cbe in cosi 
fatte cose non ha ayuto pari . Anzi fu tale in 
tutte le sue azioni , che ricoperse la macchia 
( qualunque ella si sìa } lasciatagli dal padre , la 
ricoprì , dico , non pure con V eccellenza della 
sua arte y nella quale non fu ne' suoi tempi in- 
feriore a nessuno , ma con vivere modesto e ci- 
Tile^ e sopra tutto con Tesser cortese ed amore- 
vole ; la qual virtù quanto abbia forza e potere 
in conciliarsi gli animi universalmente di tutte le 
persone 7 coloro il sanno solamente che l'hanno 
provato e prova no.El^be Filippo dai figliuoli suoi 
sepoltura inS.MicheleBisdomini a dì i3 d*Aprile 
i5o5 . £ mentre si portava a seppellire si serra- 
rono tutte le botteghe nella via de* Servi , come 
neir essequie de' principi uomini si suol fare al- 
cuna volta . Furono discepoli di Filippo y ma 
non lo pareggiarono a gran pezzo , Baffaellino 
del Garbo che fece , come si dirà al luogo suo , 
molte cose , sebbene non confermò V opinione e 
speranza che di lui si ebbe vivendo Filippo ed 
essendo esso Raffaeliino ancor giovanetto. £ però 
non sempre sono i finitti simili ai fiori chesiveg- 
giono nella primavera . Non riuscì anco molto 
valente Niccolò Zoccolo , o come altri lo chia- 
marono , Niccolò Cartoni, il quale fu similmente 
discepolo di Filippo, e fece in Arezzo la facciata 
che è Bopra l'altare di S.Gio: Decollato, ed in S. 
Agnesa una tavolina assai ben lavorata, e nella 
badia di S.Fiora sopra un lavamani in una tavola 
un Cristo che chiede bere alla Samaritana , e 
molte altre opere, che per essere state ordinarie 
■on si raccontano . 



VITA 
DI BERNARDINO PINTXJRICCHIO 

PITTORX VIRUGINO. ^ 



ì^iccome sono molti alatati dnlla foitnna senam 
essere di molta Tirtù dotati , cosi per io contra* 
rio sono infiniti quei Tirtnosi clie da contraria • 
nemica fortuna sono perseguitati. Onde si cono* 
sce apertamente che eli' ha per Ggliuoli coloro ^ 
che senza V aiuto d' alcuna virtù dependono da 
lei ; poiché le piace che dal suo favore sieno 
alcuni inalzati , che per via di meriti non sareb- 
bono mai conosciuti : il che si vide nel Pinturìc^ 
^ chio da Perugia, il cpiale ancorché facesse molti 
lavori e fosse aiutato da diversi y ebbe nondime* 
no molto maggior nome che le sue opere non 
meritarono ; tuttavia egli fu persona, che ne'ia- 
Tori /grandi ebbe molta pratica , e che tenne di 
continovo molti lavoranti nelle sue opere.Aven- 
do dunque costui nella sua prima giovanezza la- 
vorato molte cose con Pietro da Perugia 8U<> 
maestro , tirando il terzo di tutto il guadagno 
che si faceva , fu da Francesco Piccolomini car- 
dinale chiamato a Siena a dipignere la libreria 
stata fetta da papa Pio II nel duomo di quella 
città . Ma è ben vero che gli schizzi e i cartoni 
di tutte le storie che egli vi fece furono di mano 
di Raffaello da Urbino allora ffiovinetto, il quale 
era stato suo compagno e condiscepolo appresso 
al detto Pietro , la maniera del quale aveva he-* 
nissimo appresa il detto Raffaello ; e di questi 



496 FAKTB ^SCOND'A 

cartoni se ne vede ancor oggi uno in Siena y ed 
alcuni schizzi ne sono di man di Raffaello nel 
nostro libro . Le storie dunque di questo laro- 
ro^ nel quale fu aiutato P|ntiM\iccbio da molti 

f;arEoni e lavoranti tutti della scuola di Pietro , 
urono divise in dieci quadri . Nel primo è di- 
finto quando detto papa Pio II nacque di Silvio 
iccolomini e di Vittoria , e fu chiamato Enea 
r anno ]4o5 in Valdorcia pel castello dì Cord- 
gnanoy che oggi si chiama Pienza dal nome suo, 

ET essera stata poi da lui edificata e fatta città. 
1 in questo quadro sono ritratti di naturale 
il detto Silvio e Vittoria. Nel medesimo è quan- 
do con Domenico cardinale di Capranica pas- 
fa TAlpe piena di ghiacci e di neye per andare 
al concilio in Basilea . Nel secondo è quando il 
concilio manda esso Enea in motte legazioni j 
cioè in Argentina tre volte, a Trento , a Costa a- 
xa j a Francofordia , ed in Savoia . Nel terzo é 
quand<> il medesimo Enea è mandato oratore da 
Felice antipapa a Federigo IH imperatore , ap- 
presso al quale fu di tanto merito la des^trezza 
deir ingegno, V eloquenza e la grazia d' Eoea , 
che da esso Federigo fu coronato (com e poeta}di 
lauro y fatto protonotario, ricevuto fru gli amici 
fuoi y e fatto prim^ segretario . Nel quarto e 

?uando fu mandato da esso Federig t ad Eugenio 
V , dal quale fu fatto vescovo di Trieste e poi 
arcivescovo di Siena sua patria . Nella quinta 
storia è quando il medesimo imperatole volendo 
venire in Italia a pigliare la corona dell'imperio, 
manda Enea a Telamone porto de* Sanesi a rin- 
contrare Leonora sua moglie che veniva di Poi> 
toga Ho . Nella sesta va Enea mandato dal detto 
imperatore a Calisto IV per indurlo a far guerra 



VITA DI BERNARDINO PlNTUHiecMlO ^tjj 

ai Turchi; ed in auesta parte si vede che il detto 

Sontefice , essendo travagliata Siena dal conto 
i Pitigliano e da altri per colpa del re Alfonso 
di Napoli , lo manda a trattare la pace ; la qual« 
ottenuta , si disegna la guerra centra gli Oiien^ 
tali f ed egli tornato a Roma , e dal detto ponte- 
fice fatto cardinale . Nella settima , morto Ca- 
listo, si Tede Enea esser creato sommo ponte 6ce 
e chiamato Pio II . Nell'ottava ta il papa a Man- 
tova al concilio per la spedizione centra i Tur- 
chi , dove Lodovico marchese lo riceve con a p- 
{mrato splendidissimo e magnificenza incredi hi- 
e . Nella nona il medesimo mette nei catalogo 
de' santi e , come si dice , canonizza Caterina 
Sanese monaca e santa donna dell' ordine de fra- 
ti Predicatori . Nella decima ed ultima pre]>a- 
rando papa Pio un'armata grossi esima con raìu- 
to e favore di tutti i principi cristiani coirtrn i 
Turchi, si muore in Ancona, ed un romito 
dell' eremo di Caroa Idoli , santo uomo , yede 
1' anima d* esso pontefice in quel punto steste 
che muore, come anco si legge , essere da angeli 
portata in cielo . Dopo si yede nella medesima 
storia il corpo, del medesimo essere da Ancona 
portatp a Roma con orrevole compagnia d'infi- 
niti signori e prelati , che piangono la morte di 
tanto uomo e di si raro e santo pontefice ; la 
quale opera è tutta piena di ritratti di naturale, 
che di tutti sarebbe lunga stoiia i nomi raccon- 
tare , ed è tutta colorita di fi pi e vivacissimi co- 
lori , e fatta con Tari ornamenti d'oro , e molto 
ben considerati spartimenti nel cielo ; e sotto 
ciascuna storia è uno epitaffio latino che narra 
quello che in essa si contenga . hi questa libre- 
ria fu eondotto dal detto Francesco Piccolomini 
Fot. IL 3a 



498 FARTI SSCONBA 

•ardinale e suo nipote , e messe in mezzo della 
stanza le tre Grazie che tì sono di marmo anti- 
nhe e l^ellissime , le quali furono in que* tempi 
le prin^e antica glie che fussono tenute in pregio. 
Mon essendo apco a fatica 6nita questa libreria, 
nella quale sono tutti i libri che lasciò il detto 
Pio II , fu creato papa il detto Francesco cardi- 
nale nipote del detto pontefice Pio li, cbe per 
memoria del zio tolle esser chiamato Pio Ili . Il 
medesimo Piuturìccbio dipinse in una grandis- 
alma storia sopra la porta della detta libreria , 
cbe risponde in duomo , grande , dico , quanto 
tiene tutta la facciata , la coronazione di detto 
papa Pio III pon molti ritratti di naturale, e 
3otto y'ì si leggono queste parole t 

Pius III Senensis , Pii II nepos MDIII Sep^ 
tembris XX ! aperiis elecfus suffragiis ^ octavo 
Octobrìs curonatus est . 

Avendo ti Pinturiccbio lavorato in Roma al 
tempo di papa Sisto y quando stava con Pietro 
Perugino,aveva ftitto servi t& con Domenico della 
Bovere cardinale di S. Clemente , onde avendo 
il detto cardinale fatto in Borgo vecchio un moU 
to bel palazzo, volle cbe tutto lo dipignesse esso 
Pinturiccbio, e cbe facesse nella facciata V arme 
di papa Sisto tenuta da due putti . Fece il me- 
desimo nel palazzo .di S. Apostolo alcune cose 
Kr Sciarra Colonna . £ non molto dopo , cioè 
nno i484> Innocenzio Vili Genovese ^li fece 
dipignere alcune sale e logge ne) palazzo di Bel- 
vedere , dove A'a l'altre cose , siccome volle 
esso papa , dipinse una loggia tutta di paesi , e 
▼i ritrasse Roma , Milano , Genova , Fiorenza , 
Vinezia , e Napoli alia maniera deTiammingfaii 
|)bf come coea ìnsino allora non pia usata, pi3C« 



VITA DI BERNARDINO PIim&lllCCHfO ^(J^ 

quero assai ; e nel medesimo luogo dipinse una 
nostra Benna a fresco all'entrala delta porta 
principale . In S. Pietro alla cappella doT' è la 
lancia che passò il costato a Gesù Cristo, dipinse 
in una tavola a tempera per il detto Innocenzio 
VII! la nostra Donna maggior che il tìto . £ 
nella chiesa di S. Maria del Popolo dipinse due 
cappelle, nna per il detto Domenico della Ro- 
Tcre cardinale di S. Clemente , nella qnale fu 
poi sepolto , e r altra a Innocensio Cibo >cardi- 
naie , nella qunle ancb'egli fu poi sotterrato; ed 
in ciascuna di dette cappelle ritrasse i detti Car- 
dinali che le fecero fare.E nel palazzo del papa 
dipinse alcune stanze che rispondono sopra il 
cortile di S. Pietro , alle quali sono state pochi 
anni sono da papa Pio IV rinnoyati i palchi e le 
pitture . Nel medesimo palazzo gli fece dipigne- 
re Alessandro VI tutte le stanze dorè abitara , 
e tutta la torre Borgia , nella quale fece istorie 
dell' arti libei*aii in una stanza, e larorò tutte le 
volte di stucchi e d' oro. Ma perché non avevano 
il modo di fare gli stucchi in quella maniera che 
si fanno oggi, sono i detti ornamenti per la ma^ 
gior parte guasti. In detto palazzo ritrasse sopra 
la porta d'una camera la Sig. Giulia Farnese 
nel volto d' una nostra Donna , e nel medesimo 

Suadro la testa d' esso papa Alessandro che 1' a- 
ora . Usò molto Bernardino di fare alle sue pit- 
ture ornamenti di ulievo messi d'oro, p^r sodis- 
fare alle persone che poco di quelP arte inten- 
devano , acciò avessono maggior lustro e ve- 
duta , il che è cosa goffissima nella pittura • A- 
vendo dunque fatto in dette stanze una storia di 
S. Caterina , figurò gli archi di Roma di rilievo 
e le figure dipinte^di modo che estendo innanzi 



5oo PARTS SZCOKDA 

le figure e dietro i casamenti , Tengono pia in- 
nanzi le cose che diminuiscono , che quelle che 
secondo I' occhio crescono : eresia grandissima 
nella nostra arte • In Castello S. Angelo dipinse 
infinite stanze a grottesche , ma nel torrione dt 
basso nel giardino fece istorie di papa Alessan- 
dro, e vi ritrasse Isabella regina cattolica , Nic- 
colò Orsino conte di Pitigliano, Gianiacomo 
TriuUi con molti altri parenti ed amici di detto 
papa, ed in particolaie Cesare Borgia, il fratello 
e le sorelle , e molti virtuosi di que' tempi . A. 
Monte Olivetodi Napoli alla cappella di Paoo 
Tolosa è di mano del Pinturicchio una tatolt 
d* un* Assunta . Fece costui infinite altre opere 
per tutta Italia , che per non essere molto ec- 
cellenti , ma di pratica , le porrò in silenwo. 
Usava dire il Pinturicchio, che il macgior rilie- 
TO che possa dare un pittore alle figure, era 
1* avere da se senxa saperne grado ai principi o 
ad altri.Lavorò anco inPerugÌ8,ma poche cose. 
In Araceli dipinse la cappella di S. Bernardino, 
e in S. Maria del Popolo, dove abbia m detto 
che fece le due cappelle , fece nella volta della 
cappella maggiore i quattro Dottori del la Chiesa. 
Essendo poi all' età di cinquantanove anni per- 
venuto , gli fu dato a fare in S. Francesco di 
Siena in una tavola una Natività di nostra Don- 
na , alla quale avendo messo mano , gli conse- 
gnarono i firati una camera per suo abitare , e 
Sliela diedero , siccome volle , vacua e spedita 
el tutto , salvo che un cassonaccio grande ed 
antico , e perchè pareva loro troppo sconcio a 
tramutarlo . Ma Pinturicchio , come strano e 
fantastico uomo che egli era , ne fece tanto ro- 
more «tante volte, che i firati fi^m^ntesi mi- 



VITA DI BSUNÌlRDINO nutuiiociuo So t 

iero per disperati a lerario Tia ; e fa tanta la 
loro ventura, che nel cavarlo fuori si ruppe un 
asse, nella quale erano cinquecento ducati d'oro 
di camera , della qual cosa prese Pinturicchio 
tanto dispiacere e tanto ebbe a male il bene di 
que' poTerì frati , che più non si potrebbe pen- 
sare; e se n' accorò di maniera , non mai pensan- 
do ad altro , che di quello si mori . Furono le 
sue pitture circa Tanno i5i3. Fu suo compagno 
ed amico, sebbene era più vecchio di lui, Bene^ 
detto Buon6glio pittore perugino , il quale mol- 
te cose lavorò in Roma nel palazzo del papa 
con altri maestri . Ed in Perugia sua patria 
fece nella cappella della Signoria istorie della 
vita di S.Ercolano vescovo e protettore di quel* 
la città , e nella medesima alcuni miracoli fatti 
da 8. Lodovico . In S. Domenico dipinse in una 
tavola a tempera la storia de *Ma gì, ed in un'altra 
molti santi. Nella chiesa di S. Bernardino dipinse 
un Cristo in aria con esso S. Bei*nardino , ed un 
popolo da basso. Insomma fu costui assai stima- 
to nella rua patria , innanzi che venisse in co« 
gntziòne Pietro Perugino . Fu similmente amico 
di Piuturicchio e lavorò assai cose con esso lui 
Gei'ino Pistoiese , che fu tenuto diligente colori- 
tore ed assai imitatore della maniera di Pietro 
Perugino, con il quale lavorò insin presso alla 
morte . Costui fece in Pistoia sua patria poche 
cose . Al Borgo S. Sepolcro fece in una tavola a 
olio nella compagnia del Buon Gesù una Circon- 
cisione che é ragionevole. Nella pieve del mede- 
simo luogo dipinse una cappella in fresco , ed 
in sul Tevere pe^ la strada che va ad Anghiari 
fece un'altra cap;^ila pur a fresco per la comu^ 
tìità ; ed in quel medesimo luogo in S. Lorenzo^ 



502 .PARTB SSCONDA 

badìa de' monaci di Camaldoli , fece un' altra 
cappella : mediaute le quali opere fece cosi lun- 
ga stanca al Biirgo , cfie quasi se 1' etesse per 
patria . Fu costui persona meschina nelle cose 
dell' arte : durava grandissima fatica nel lavo- 
rare, e penava tanto a condurre uu opera , che 
era uno stento . 

Fu ne'fnodesimi tempi eccellente pi ttire nella 
città di Fuligno Niccolo Alunno ; perchè n:>n si 
costumando molto di colorire a olio innanzi a 
Pietro Perugino, molti furono tenuti valenti uo- 
mini , che pui non riuscirono. Niccolò dunque 
•odiyfece assai nell' opere sue , perchè sehbene 
non lavorò se non a tempera, perché faceva alle 
tue figure teste ritratte dal naturale e che pai-e* 
rsLUn vive , piacque assai la sua maniera . In S. 
Agostino (li Fuligno é di sua mano in una tavola 
una Natività di Cristo, ed una predella di figure 
piccole. In Ascesi fece un goiifiilone che si poiia 
a processione , nel duomo la tavola dell' aitar 
maggiore , ed in S. Francesco un' altra tavola . 
Ma la miglior pittura che mai lavorasse Niccolò, 
fu una cappella nel duomo, dove fra l'altre cose 
vi è una Pietà e due angeli che tenendo due torce 
piangono tanto vivamente , che io giudico che 
ogni altro pittore quanto si voglia eccellente 
arehbe potuto far poco meglio . A S, Maria de- 
gli Angeli in detto luogo dipinse la fecciati e 
molte aiti*e opere , delle quali non accade far 
menzione , bastando aver tocche le migliori . E 
questo sia il fine della vita di Pinturicchio , il 
quale , fra l'altre cose , sodisfece assai a molti 
principi e signori , perchè dava presto 1' opei^ 
finite , siccome disiderano , sebbene per av- 
ventura manco buone >cho chi la fa adagio <s 
consideratamente . 




■:--y,,-^. -z--".}. \ ' 



VITA. 
DI FRANCESCO FRANCIA 

BOLOGNISE OREFICI K PITTORE. 

X! rancesco Francia, il quale nacque in Bologna 
l'anno i45o di persone artigiane , ma assai co-« 
starnate e da bene , fu posto nella sua prima 
fanciullezs^a all'orefice; nel quale esercizio ado« 

Aerandosi con ingegno e spirito , si fece cresceUr 
o di persona e a' aspetto tanto ben proporsio^ 
nato y e della conTersazione e nel parlare tanto 
dolce e piacevole , cbe ebbe forca di tenere alle- 
gro e senza pensieri col ^uo ragionamento qua- 
lunque fusse più malineùoico ; per lo cbc fu non 
solamente amato da tutti coloro che di lui eb- 
bono cognizione , ma ancora da molti principi 
italiani ed altri signori. Attendando dunque>men- 
tre stava all'oiefice ^ al disegno , in quello tanto 
si compiacque^cbe svegliando V ingegno jy mag* 
giori cose , fece in quello grandissimo profitto ) 
come per molte cose lavorate d'argento in Ìdo1o«ì 
gna sua patria si può vedere , e particolarmente 
in alcuni lavori eli niello eccellentissimi : nella 
qual maniera di fare mise molte volte nello spa^ 
ftio di due dita d'altezza e poco più lungo venti 
figurine proporzionatissime e belle . Lavorò di 
smalto ancora molte cose d' argento cbe andaro- 
no male nella rovina e cacciata de' Bentivogli . 
£ per dirlo in una parola, lavorò egli qualunque 
cosa può far quell'arte, meglio cbe altri facesse 
giammai.Ma quello di che egli si dilettò sopram- 



Sai PARTE SECONBA 

YDorlo e in che (a eccellente y fu il far coni per 
medaglie , nel che fu ne' tempi suoi singularissi« 
mo , come si può Tedere in alcune che ne fece , 
irir è naturalissima la testa di papa Giulio 11 , 
che stettono a paragone di quelle di Garadisso. 
Oitra che fece le medaglie dei Sig.Giovanni Ben- 
tiTogli , che par rivo , e d' infiniti principi , i 
quali nel passaggio di Bolt»gn> si fermayana, ed 
Égli faceva le medaglie ritratte in cera , e poi 
finite lo madri de' coni le mandava loro : di che 
oltra la immortalità della fama , trasse ancora 
presenti grandissimi . Tenne continuamente i 
mentre eh' ei visse , la secca di Bologna , e fece 
le stampe di tutti i coni per quella nel tempo 
che i Bentivogli regg^'vano , e poi che se n'an- 
darono ancora , mentre che visse papa Giulio ; 
come ne rendono chiarezza le monete che il 
Papa gittò nella entrata sua , dove era da uni 
banda la stia testa naturale e dall' altra queste 
lettere: BononiapfrJulium a tyranno liberata 
£ fu talmente tenuto eccellente in questo me- 
sti ero , che durò a far le stampe delle monete 
€no al tempo di papa Leone. £ tanto sono in 

! pregio le impronte de' coni suoi, che chi ne ha 
e stima tanto , che per danari non se ne può 
avere . Avvenne che il Francia desideroso di 
maggior gloria, avendo conosciuto Andrea Man- 
tegna e molti altri pittori , che avevano cavato 
della loro arte e facultà ed onori , deliberò pro- 
vare se la pittura gli riuscisse nel colorito , a- 
vendo egli sì fitto disegno , che e' potr*va com- 
parire largamente con quelli . Onde dato ordine 
a farne prova, fece alcuni ritratti ed altre cose 
piccole , tenendo in casa molti mesi persone dei 
mestiero che gF insegnassino i modi e i' ordine 



TITA bl FAAIfCESCO FRÀNCIA 5o5 

del colorire, di maniera che égli che areTa giii» 
diiio molto buono, yrì fé la pratica nrestamente, 
e la prima opera che egli facesse y ui una tavola 
non molto grande a M. Bartolommeo Felicini , 
che la pose nella Minericordia , chiesa fuor di 
Bologna , nella qual tavola è una nostra Donna 
a seder sopra una sedia con molte altre figure a 
con il detto M. Bartolommeo ritratto di natura- 
le , ed è lavorata a olio con grandissima diligen- 
ca ; la qual opera da lui fatta 1' anno i49^) piac* 
que talmente in Bologna, che M. Giovanni Ben- 
tivogli desideroso di onorar con 1' opere di que-- 
sto nuovo pittore la cappella sua in S. Iacopo 
di quella città , gli fece fare in una tavola una 
nostra Donna in aria e due figure per lato con 
due angioli da basso che suonano ; la qualopera 
fu tanto ben condotta dal Francia , che merita 
da M. Giovanni , oltra le lodi , un presente ono- 
ra tissimo. Laonde incitato da questa opera mon- 
signore de' Bentivogli gli fece fare una tavola 
per r aitar maggiore della Misericordia , che fìi 
molto lodata, dentrovi la natività di Cristo, dove 
oltre al disegno che non è se non bello, V inven- 
zione e il colorito non sono se non lodevoli . Ed 
in questa opera fece monsignore ritratto di na- 
turale molto simile , per quanto dice chi lo co- 
nobbe , ed in quello abito stesso che egli vestito 
da pellegrino tornò di lerusa lemme . Fece si- 
milmente in una tavola nella chiesa della Nun- 
ziata fuor della porta di S. Mammolo quando la 
nostra Donna è annunziata dall'angelo, insieme 
con due figure per lato , tennta cosa mollo he% 
lavorata . Mentre dunque per l'opere del Fran- 
cia era' cresciuta la fama sua deliberò celi , sic- 
eome il lavorare a olio gli aveva date mma «d 



5o6 PARTE SECONDA 

utile j cosi di redere se il medesimo gli riuscita 
nel iaToro in fresco . ArcTa fatto M. Giovanni 
BenliTogli dipigoere il suo palazzo a diversi 
maestri e ferraresi e di Bologna ed alcuni altri 
modanesi ; ma vedute le prove del Francia a 
fresco , deliberò che egli vi facesse una storia in 
una facciata d* una camera dove egli abitava 

Ìer suo uso, nella quale fece il Francia il campo 
i Oloferne armato in diverse guardie a piedi ed 
a cavallo che guardavano i paaielioni : e mentre 
che erano attenti ad altro^ si vedeva il sonnolen- 
to Oloferne preso da una femmina succinta in 
abito vedovile y la quale con la sinistra tene- 
va i capelli sudati per il calore del vino e del 
tonno y e con la destra vibrava il colpo per uc- 
cidere il nemico ; mentre che una serva vecchia 
con crespe ed aria veramente da serva fidatissi- 
ma y intenta negli occhi della sua ludit per ina« 
nimirla , chinata giù con la peraiona teneva bas- 
sa una sporta per ricevere in essa il capo del son- 
nacchioso amante : storia che (a delle più belle 
e meglio condotte che il Francia facesse mai; la 
anale andò per terra nelle rovine di quello edi- 
nzio nella uscita de' Bentivogli , insieme eoa 
un' altra storia sopita questa medesima camera , 
contraffatta di color di hronso y d' una disputa 
di filosofi molto eccellentemente lavorata ed es- 
pressovi il suo concetto . Le quali opere furono 
cagione che M.Giovanni e quanti eran di quella 
casa lo amassino e onorassino , e dopo loro tutta 
quella città . Fece nella cappella di S. Cecilia 
attaccata con la chiesa di S. Jacopo due storie 
lavorate in fresco ; in una delle quali dipinse 
quanc^o la nostra Donna è sposata da Giusep- 
pe , e neir altra la morte di S. Cecilia , tenuta 



VITA DI F&AKCESCO FRANCIA Soy 

cosa molto lodata da' Bolognesi . E nel Tero il 
Francia prese tanta pratica e tanto animo nel 
▼eder camminar a perfezione V opere che egli 
Tolera y che e' larorò molte cose che io non ne 
farò memoria^ bastandomi mostrare a chi vorrà 
▼eder T opere sue , solamente le più notabili a 
le migliori . Né per questo la pittura gì' impedì 
mai che egli non seguitasse e la zecca e le altre 
cose delle medaglie, come e' faceva sino al prin- 
cipio . Ebbe il Francia , secondo che si dice , 
grandissimo dispiacere della partita di M. Gio: 
Bentivogliy percnè avendogli fatti tanti benefizi 
gli dolse infinitamente ; ma pure , come savio e 
costumato che egli era , attese all' opere sue . 
Fece dopo la partita di quello tre tavole che 
andarono a Modena , in una delle quali era 
quando S. Giovanni battezza Cristo , nelT altra 
una Nunziata bellissima , e nell' ultima una no- 
stra Donna in aria con molte figure , la qual fu 
posta nella chiesa de'frati dell'Osservanza.Spar- 
tasi dunque per cotante opere la fama di così 
eccellente maestro , facevano le città a gara per 
aver dell' opere sue . Laonde fece egli in Parma 
ne' monaci Neri di S. Giovanni una tavola con 
un Cristo morto in grembo alla nostra Donna ^ 
ed intorno molte figure, tenuta universalmente 
cosa bellissima ; perchè trovandosi serviti i me- 
desimi frati , operarono ch'egli ne facesse un'al- 
tra a Beggio di Lombardia in un luogo loro' , 
dov' egli lece una nostra Donna con molte figu- 
re . A Cesena fece un' altra tavola pure per la 
chiesa di questi monaci ,e vi dipinse la Circon- 
cisione di Ciiisto colorita vagamente . Né vollero 
avere invidia i Ferraresi agli altri circonvicini , 
anzi deliberati ornare delle fatiche del Francia 



5ò8 parti: seconda 

Si loro duomo , gli allogarono una tarola cbe ti 
fece 8Q ao gran numero di figure , e la iatitola- 
^ rono la tavola di Ognissanti . Fecene in Boloona 
una in S. Lorenzo, con una nostra Donna e due 
figure per banda e due putti sotto^molto lodata* 
Ne ebbe appena finita questa , che gli conirenne 
farne un' altra in S. lobbe con un Crocifisso e 
S. lobbe ginocchioni a pie della croce e due 
figure dalati . Era tanto sparsa la fama e l'opere 
di questo artefice per la Lombardia^ che fu man* 
dato di Toscana ancora per alcuna cosa di suo , 
come fu da Lucca , dove andò una tavola den- 
trovi una S. Anna e la nostra Donna con molte 
altre figure , e sopra un Cristo morto in grembo 
alla madre ; la quale opera è posta nella chiesa 
di S. Fridiano , ed è tenuta aa' Lucchesi cosa 
molto degna . Fece in Bologna per la chiesa 
della Nunziata due altre tavole, che fuixin molto 
diligentemente lavorate r e così fuor della porta 
a Strà Castione nella Misericordia ne fece un'al- 
tra a requisizione d' una gentildonna de' Man- 
zuoli^nella quale dipinse la nostra Donna col fi- 
gliuolo in collo y S. Giorgio 9 S. Ciò: Battista, 
8. Stefano , e S. Agostino con un angelo a' piedi 
che tiene le mani giunte con tanta grazia , che 
par proprio di paradiso . Nella compagnia di S. 
Francesco nella medesima cittÀ ne fece un'altra, 
e similmente una nella compagnia di S. leroni- 
mo . Aveva sua dimestichezza M. Polo Zambec- 
caro , e come amicissimo , per ricordanza di lui 
gli fece fare un quadro assai grande , dentrovi 
una. natività di Cristo , che è molto celebrata 
delle cose che egli fece ; e per questa cagione M. 
polo gli fece dipignere due figure in fresco alla 
sua villa molto belle . Fe«a ancora in fires«o una 



YITA DI fKkVCtSCO FAAKCIA 5o9 

itoria molto leggiadra in casa di M. leronimo 
Boiogiìino con molte yarie e beliissime figure ; 
le quali opere tutte insieme gli avevano recato 
una riverenza in quella città , cbe v' era tenuto 
come un Dio . £ quello cbe glie V accrebbe in 
infinito fu cbe il duca di Urbino gli fece dipi- 
gnere un par di barde da cavallo , nelle quali 
fece una selva grandissima d' alberi cbe vi era 
appiccato il fuoco, e fuor di quella usciva quan- 
tità grande di tutti gli animali aerei e teirestriy 
ed alcune figure, cosa terribile, spaventosa e ve- 
ramente bella, cbe fu stimata assai per il tempo 
consumatovi sopra nelle piume degli uccelli e 
nelle altre sorti d' animali terrestri, oltra le di- 
versità delle frondi e rami diversi cbe nella va- 
rietà degli alberi si vedevano : la quale opera fu 
riconosciuta con doni di gi'an valuta per satisfa- 
re alle faticbe del Francia : oltracnè il duca 
sempre gli ebbe obbligo per le lodi che egli ne 
ricevè . Il duca Guido Baldo parimente ba nella 
sua guardaroba di mano dei medesimo in un 
quadro una Lucrezia Romàna da lui molto sti- 
mata con molte altre pitture, delle quali si farà, 
quando sia tempo , menzione , Lavorò dopo 
queste una tavola in S. Vitale ed Agricola alloal- 
tare della Madonna , cbe vi è dentro due angeli 
che suonano il liuto molto belli . Hon conterò 

§ià i quadri cbe sono sparsi per Bologna in casa 
i que* gentiluomini , e meno la infinità de' ri- 
tratti di naturale cbe egli fece , perchè troppo 
sarei prolisso . Basti che mentre che egli era in 
cotanta gloria e godeva in pace le sue fatiche 
era in Roma Rafiaello da Urbino , e tutto il 
giorno gli venivano intorno molti forestieri , e 
fra gli altri molti gentiluomini bolognesi per 



5lO PART£ SECOMDik 

▼edere l* opere di quello . E percbè egli aTTien« 
il pi& delle tolte jCbe ognuno loda Tolentieri 
gì' ingegni di casa sua, cominciarono questi Bo- 
lognesi con RafTaello a lodare 1' opere , la vita y 
e le virtù del Francia ; e così feciono tra loro a 
parole tanta amicizia, che il Francia e Raffaello 
si salutarono per lettere . Ed uditoci Francia 
tanta fama delle divine pitture dì Raffaello , de- 
aiderava veder V opere sue ; ma già vecchio ed 
agiato si godeva la sua Bologna . Avvenne ap- 

Sresso che Raffaello fece in Roma per il cardinal 
e' Pucci Santi Quattro una tavola di S. Cecilia 
che si aveva a mandare in Bologn» per porsi 
in una cappella in S. Giovanni in Monte , dove 
è la sepoltura della beata Elena dall' Olio , ed 
incassata la dirizzò al Francia , che come ami- 
co glie la dovesse porre in sull'altare di quella 
cappella con V ornamento , come V aveva esso 
acconciato . Il che ebbe molto caro il Francia 
per aver a gip di vedere , siccome avea tanto di- 
6tderato> l'opere di Raffaello. Ed avendo aperta 
la lettera che gli scriveva Raffaello , dove e' lo 
pregava , se cifusse nessun graffio, che e' l'ac- 
conciasse , e similmente conoscendoci alcuno 
errore come amico lo coiTeggesse, fece conal- 
Ici^rezza grandissima ad un buon lume trarre 
della cassa la detta tavola . Ma tanto fu lo stu- 
pore che e' ne ebbe , e tanto grande la maravi- 
glia , che conoscendo qui l'error suo e la stolta 
Sresnnzione della folle credenza sua , si accorò 
i dolore , e fra brevissimo tempo se ne morì . 
Era la tavola di Raffaello divina e non dipinta, 
ma viva e talmente ben fatta e colorita da lui , 
che fra le belle che egli dipinse mentre visse y 
ancorachi tutte siano miracolose ; ben poteva 



TITA DI FltlNOBSCO riUNClA 5lC 

chiamarsi rara . Laonde il Francia messo morto 
per il terrore e per la bellezza delia pittura, cb« 
era presente agli occhi , ed a paragone di quelle 
che intorno di sua roano si vedevano^tutto smar- 
rito , la fece con diligepsa porre in S. Giovanni 
in Monte a quella cappella dove doveva stare , 
ed entratosene fra pochi di nel letto tutto fuori 
di se stesso, parendogli esser rimasto quasi null^ 
neir arte, a petto a quello che egli credeva e ch« 
egli era tenuto , di dolore e malinconia , come 
alcuni credono , si mori ; essendogli avvenute 
nel troppo fisamente contemplare la vivissima 
pittura di Raffaello, quello che al Fivizzano nel 
vagheggiare la sua bella morte » della quale^ 
scritto questo epigramma : 

Me veram pictor dix^inus mente recepii . 

jidmota est operi deinde perita manu$ • 
Dumque opere in facto dtfigit lumina pictor 

Intentus nimiuni , palluit et mori tur • 
Viva igitur sum mors^non mortua mortis imago, 

Sifungor, quo morsfungitur , officio. 

Tuttavolta dicono alcuni altri, che la morte sua 
fu sì subita , che a molti segni appari piuttosto 
veleno o gocciola, che altro. Fu il Francia uomo 
savio e regolatissimo nel vivere e di buone for- 
se : e morto, fu sepolto onoratamente dai suoi 
figliuoli in Bologna l'anno iSitf. 




TU r^; ^i V " r: t] x-j^ 



VITA 
DI PIETRO PERUGINO 

F I T T O K E. 

Uì quanto benefizio sia agl'ingegni alcuna yìÀ^ 
ta la povertà I e quanto ella sia potente cagione 
fU fargli venir perfetti ed eccellenti in qualsivo* 
glia {acuità ^ assai chiaramente si può veJere 
nelle asioni di Pietro Perugino; il quale partitosi 
dalle estreoae calamità di Perugia e condottosi a 
Fiorenaa , desiderando col mezzo della virtù di 
pervenire a qualche grado , stette molti mesi , 
non avendo altro letto y poveramente a dormire 
in una cassa , fece della notte giorno, e con gran- 
dissimo fervore continuamente attese allo studio 
della sua professione ; ed avendo fatto l'abito in 
quello 9 nessuno altro piacere conobbe , che di 
affaticarsi sempre in queir arte e sempre dipi- 
gnere . Perchè avendo sempre dinanzi agli occhi 
il terrore della povertà , faceva cose per guada- 
gnare , che e' non arebbe forse guardate^ s« 
avesse avuto da mantenersi; e per avventura 
tanto gli arebbe la ricchezza chiuso il cammino 
da venire eccellente per la virtù ^ quanto glielo 
aperse la povertà e ve lo spronò il hisoeno , 
disiderando venire da si misero e basso grado^se 
e' non poteva al sommo e supremo , aduno al- 
meno dove egli avesse da sostentarsi.Per questo 
non si curò egli mai di freddo , di fame , di di- 
sagio , d' incomodità , di fatica , né di vergogna 
per potere vivere un giorno in agio a riposo, di- 
fot. IL 33 



. j(i4 ^ART^ SECOFDA 

•endo sempre e qas^si in prorerbio , che dopo il 
cattiTO tempo è necessarìo che e'renga ii buono, 
e che quandb è buon tempo y si fabbricano le 
case per potervi stare al coperto quando e' bi- 
sogna. Ma perchè meglio si conosca il progresso 
di questo artefice y cominciandomi dal suo prin- 
cipio, dico , secondo la pubblica fama, che nella 
città di Perugia nacque ad una povera persona 
da Castello della Pieve , detta Gristofano , un fi- 
gliuolo y che al battesimo fVi chiamato Pietro ; il 
quale allevato fra la miseria e lo stento y fu dato 
dal padre per fattorino a un dipintore di Peru- 
gia , il quale non ora molto valente in quel me- 
stiero , ma aveva in gran venerazione e Tarte e 
gli uomini che in quella erano eccellenti . Ni 
mai con Pietro faceva altro che dire , ^ quanto 
guadagno ed onore fiisse la pittura a chi nen la 
esercitasse ; e contandoli i premi già degli anti- 
iehi e de' moderni , confortava Pietro allo studio 
di quella . Onde gli accese V animo di maniera » 
che gli venne capriccio di volere ( se la fortuna 
lo volesse aiutare ) essere uno di quelli . E però 
spesso usava di domandare , qualunque cono- 
sceva essere stato per lo mondo , in che parte 
meglio si facessero gli uomini di quel roestiero , 
e particolarmente il suo maestro , il quale gli 
rispose sempre di un medesimo tenore , cioè 
che in Firenze più che altrove venivano gli 
uomini ))erfetti in tutte V arti , e specialmente 
nella pittura , atteso che in quella città sono 
spronati gli uomini da tre cose ; 1* una dal biasi- 
mare che fanno molti e molto y per far quell'a- 
ria gì' ingegni iibei-i di natura e non contentarsi 
universalmente dell' opere pur mediocri , ma 
sempre più ad onore del buono e dei belio , cb^ 



VITA DI PIETRO PftRUGmO Si il 

R rispetto del facitore considerarle ; 1' altra, che 
a volervi vivere, bisogna essere indastrioso , il 
cbe non vuole dire altro che adoperare coiiti- 
nnamente V ingegno ed il giudizio , ed essere ac^ 
corto e presto nelle sue cose, e finalmente saper 
guadagnare , non avendo Firenze, paese largo 
ed abbondante , di maniera che e' possa dai le 
spese per poco a chi si sta , come dove si trova 
del buono assai . La terza , che non può forse 
manco dell' altre » è una cupidità dì gloria ed 
onore , che queir aria genera grandissima in 
quelli d' ogni professione , la qual in tutte le 
persone che hanno spirito non consente che gli 
uomini vogliano stare al pari y non che restare 
in dietro a chi e' veggono essere uomini , come 
tono essi , benché li riconoscano per maestri , 
anzi gli sforza bene spesso a deMoerar tanto la 
propria grandezza , che se non sono benigni di 
natura o savi , riescono maldicenti , ingrati , e 
sconoscenti de' benefizi. £' ben vero, che quan- 
do r uomo vi ha imparato tanto che basti , vo- 
lendo ùkT altro che vivere come gli animali gior- 
no per giorno e desiderando farsi ricco, bisogna 
partirsi di quivi e vender fuora la bontà dell' o« 
pere sue, e la riputazione di essa città , come 
fanno i dottori quella dei loro studio. Perchè 
Firenze fa degli artefici suoi quel che il tempo 
delle sue cose , che fatto, se le disfà e se le con- 
suma a poco a poco . Da questi avvisi dunque e 
dalle persuasioni di molti altri mosso , venne 
Pietro in Fiorenza con animo di fiirsi eccellente,* 
e bene gli venne fatto,Goncios8Ìachè al suo tem- 
po le cose della maniera sua furono tenute in 
pregio grandissimo • Studiò sotto la disciplina 
i* Andi*ea Verrocchio, e U prime sue figure fa* 



5l6 ^AUTS FECONDA. 

rono fuor della porta al Prato in S.Martino alle 
monache, oggi ruiuato per le guerre. Ed in Ga- 
ma Idoli un 8. Girolamo in muro allora molto 
stimato da'Fiorentini e con lode messo innanzi , 
per aver fatto quel santo vecchio magro ed asciai, 
io con gli occhi fisso nel Crocifisso e tanto con* 
sumato y che pare una notomia, come si può re- 
dere in uno cavato da quello che ha il già detto 
Bartolommeo Gondi • Venne dunque in pochi 
anni in tanto credito 9 che deli' òpere sue s'em- 
piè non solo Fiorenza ed Italia , ma la Francia , 
la Spagna y e molti altri paesi j dove elle furono 
mandate • Laonde tenute ie cose sue in riputa- 
zione e pregio grandissimo, cominciarono i mer- 
canti a fare incetta di quelle ed a mandarle fuori 
in diversi paesi con molto loro utile e guadagno. 
Lavorò alle donne di S. Chiara in una tavola un 
Cristo morto con si vago colorito e nuovo , che 
fece credere agli artefici d' avere a essere mara- 
yiglioso ed eccellente . Veggonsi in questa ofertL 
alcune hellissime teste di vecchi , e similmente 
certe Marie y che restate di piagnere , conside» 
rano il morto con ammirazione ed amore straor- 
dinario ; oltreché vi fece un paese che fu tenu- 
to allora hellissimo y per non si esser ancora tc- 
dttto il vero modo di farli come si è veduto poi. 
Dieesi che Francesco del Pugliese volle uare 
alle dette monache tre volte tanti danari, quanti 
elle avevano pagato a Pietro y e fame far loro 
una simile a quella di mano propria del medesi- 
mo , e che elle non voUono acconsentire, perchè 
Pietro disse che non credeva poter queUa para- 
gonare. Erano anco fuor della porta a Pinti nel 
convento de-^^i Gesuati molte cose di man di 
Pietro; ma perchè oggi la detta chieda e convento 



VITA DI pivTKo PERuemo Sif 

SODO rovinati, non TogUo che mi paia fasica con 
questa occasione, prima che io più oltre in que- 
sta TÌta proceda, dirne alcune poche cose. Que- 
sta chiesa dunque, la quale fu architettura d'An* 
tonio di Giorgio da Settignano , era lunga hrac* 
eia quaranta e larga venti. A sommo per quattro 
scaglioni ovvero gradi si saliva a un piano di 
braccia sei , sopra il qual era 1' aitar maggiore 
con molti ornamenti di pietre intagliate, e sopra 
iidetto aitare era posta con ricco ornamento una 
tavola , come si e detto , di mano di Domenico 
Ghirlandaio. Amezso la chiesa era un tramezzo 
di muro con una porta traforata dai mezzo in su,U 
quale mettevano in mezzo due altari, sopra eia-* 
scuno de' quali era , come si dirà , una tavola di 
mano di Pietro Perugino , e sopra la detta porta 
era un bellissimoCrociff sso di mano di Benedetto 
daMaiano messo in mezzo da una nostraDonna ed 
un S.Giovanni di rilievo,e dinanzi al detto piano 
dell'altare maggiore, appoggiandosi a detto tra- 
mezzo , era un coro di legname di noce e d' or- 
dine dorico molto ben lavorato, e sopra la porta 
principale della chiesa era un altro coro che po- 
sava sopra un legno armato , e di sotto faceva 
palco ovvero soffittato con bellissimo spartimen- 
to e con un ordine di balaustri, che faceva sponda 
al dinanzi del coro che guardava verso V aitar 
maggiore ; il qual coro era molto comodo per 
r ore della notte ai frati di quel convento, e per 
fieire loro particolar orazioni , e similmente per 
i giorni fenati . Sopra la porta principale delia 
chiesa , che era fatta con bellissimi ornamenti 
di pietra ed aveva un portico dinanzi in sulle co- 
lonne che copriva insin sopra la porta del cou'- 
vento^era in un mezzo tondo unS.Giusto vescovo, 



5l8 PARTE SECONDA 

in mezzo a due angeli di mano di Gherardo mt^ 
niatore,molto beilo; e ciò perchè la detta chiesa 
ara intitolata a detto S. Giusto, e là entro si 
serbava da que' frati una reliquia, cioè un brac- 
cio di esso santo . AH' entrare di quel convento 
«ra uu picciul chiostro di grandezza appunto 
quanto la chiesa , cioè lungo braccia quaranta e 
largo venti ; gli archi e volte del quale , che gi- 
ravano intorno, posavan sopi^ colonne di pietra, 
che facevano una spaziosa e molto comoda log- 
gia intorno intorno . Nel mezzo del cortile di 
questo chiostro , che era tutto pulitamente e di 
pietre quadre lastricato, era un bellissimo pozzo 
con una loggia sopra , che posava similmente 
sopra colonne di pietra , e faceva ricco e bello 
ornamento . £d in questo chiostro era il capi- 
tolo de' frati , la porta del fianco che entrava in 
chiesa , e le scale che salivano di sopra al dor- 
mentorio, ed altre stanze a comodo de'frati . Di 
là da questo chiostro a dirittura della poita 
principale del convento , era un andito fungo 
quanto il capitolo e la camarlingheria , e che ri- 
spondeva in un altro chiosb'o maggiore e più 
bello che il primo . E tutta questa dirittura , 
cioè le quaranta braccia della loggia del primo 
chiostro , r andito , e quella del secondo face- 
vano un riscontro lunghissimo e bello , quanto 
più non si può dire, essendo massimamente fuor 
dei detto ultimo chiostro e nella medesima dirit- 
tura una viottola dell' orto lunga braccia du- 
gento ; e tutto ciò venendosi dalla prìncipal 
porta del convento faceva una veduta maravi- 
gli osa . Nel detto secondo chiostro era un refet- 
torio lungo braccia sessanta , e largo diciotto 
con tutte quella accomodate stanze e , come di- 



VITA DI PIITRO P2RUG1N0 5l9 

90IÌO i frati y officine che a un si fatto conyento- 
si richiedcTano . Di sopra era un dormentorio ^ 
guisa di T , una parte del quale, cioè la princi- 
pale e diritta , la quale era braccia sessanta y 
era doppia , cioè arerà le celle da ciascun iato , 
ed in testa in uno spazio di quindici braccia un 
oratorio , sopra Taltare del quale era una tarola 
di mano di Pietro Perugiuo y e sopra la porta di 
esso oratorio era un' altra opera in fresco , come 
si dirà y di mano dei medesimo ; ed al medesimo 
piano y cioè sopra il capitolo , era una stania 
grande , dorè starano que' padri a fare le fine- 
stre di retroycon i fornelli ed altri comodi che a 
cotale esercizio erano necessari . E perchè men- 
tre risse Pietro y celi fece loro per molte opere 
i cartoni y furono i larori che fecero al suo tem- 
po tutti eccellenti . L' orto poi di questo con- 
rento era tanto bello e tanto ben tenuto e con 
tanto ordine le riti intorno al chiostro e per tutto 
accomodate y che intorno a Firenze non si po^ 
ter a reder meglio • Similmente la stanza dorè 
ttillarano , secondo il costume loro,acque odori- 
fere e cose medicinali, arerà tutti quegli agi 
che più e migliori si possono imaginare . In- 
somma quel courento era de' belli e bene acco- 
modati eoe fussero nello stato di Firenze ; e pe- 
rò ho voluto farne questa memoria y e massima- 
mente essendo di mano del nostro Pietro Peru- 
gino la maggior parte delle pitture che ri erano. 
Al qual Pietro tornando oramai, dico, che dell'o- 
pere che fece indetto conrento non si sono con- 
•errate se non le tarole, perchè quelle larorate 
a fìesco furono per lo assedio dì Firenze insie- 
me con tutta quella fabbrica gettate per terra , 
e le tarole portata alla porta a S. Pier Gattolini^ 



$M rAKfS SECONDA 

dorè ai detti frati fu dato luogo nella chiesa « 
convento di S. Giovannino.Le due tavole adun- 
que cbe erano nel sopraddetto tramezzo, eraiu» 
di man di Pietro, e in una era un Cristo nell'or- 
to e gli Apostoli cbe dormono, ne' quali mostrò 
Pietro quanto vaglia il sonno centra gli affanni 
e dispiaceri, a vendo li figurati dormire inattitu- 
dini molte agiate. £ nell'altra fece una Pietà , 
cioè Cristo in grembo alla nostra Donna con 
quattro figure intorno non men buone cbe T al- 
tre della maniera sua , e fra V altre cose fece 
il detto Cristo morto cosi intirizzato , come 
se e' fusse stato tanto in croce , che lo spazio 
•d il freddo 1' avessino ridotto cosi , onae lo 
fece reggere a Giovanni ed alla Maddalena tutti 
afflitti e piangenti . Lavorò in un'altra tavola 
un Crocifisso con la Maddalena ed ai piedi S.Giro- 
lamo, S. Gio: Battista, ed il beato Giovanni Co- 
lombini fondatore di quella religione, con infinita 
diligenza . Queste tre tavole banno patito assai', 
e sono per tutto negli scuri e dove sono T ombre 
crepate ; e ciò avviene, perché quando si lavora 
il primo colore cbe si pone sopra la mestica (per- 
cioccbé tre mani di colori si danno V uno sopi-a 
r altro ) non è ben secco , onde poi col tempo nei 
seccarsi tirano per la grossezza loro , e vengono 
ad aver forza di fare que' crepati, il che Pietro 
non potette conoscere, perchè appunto ne' tempi 
suoi fi cominciò a colorire bene a olio. Essenao 
dunque dai Fiorentini ni cito commendate l'opere 
dì Pietro, un priore del medesimo convento aegli 
Ingesuati che si dilettava dell'arte , gli fece fare 
in un muro del primo chiostro una Natività coi 
Magi di minuta maniera ,che fu da lui con vagbec- 
za e puUtaiza grande a ptr£rtto fine condolla; 



TITA DI PimO PSRtJOIKO 5il f 

iote era an numero infinito di teste Tariate , e 
rìtratti di naturale non pochi y fra i quali era la 
testa d' Andrea del Verroccbio suo maestro. Nel 
medesimo cortile fece un fregio sopra gli archi 
delle colonne con teste quanto il tìto molto ben 
condotte ; delle quali era una quella del detto 
priore tanto yiva e di buona maniera lavorata , 
che fu giudicata da peritissimi artetìci la miglior 
<iosdL che mai facesse Pietro; al quale fu fatto fare 
nell'altro chiostro sopra la porta che andava in 
refettorio una storia, quando papa Bonifazio con- 
ferma l'abito al beato Giovanni Colombino, nella 
quale ritrasse otto di detti frati , e vi fece una 
prospettiva bellissima che sfuggiva , la quale fu 
molto lodata e meritamente , perché ne faceva 
Pietro professione particolare. Sotto a questa in 
un* altra storia cominciava la natività di Cristo 
con alcuni angeli e pastori, lavorata con freschis- 
simo colorito , e sopra la porta del detto oratorio 
fece in un arco tre mezze figure, la nostra Donna, 
tS. Girolamo, ed il beato Giovanni con sì bella 
maniera, che fu stimata delle migliori opere che 
mai Pietro lavorasse in muro. Era, secondo che 
io udii già raccontare , il detto priore molto ec- 
cellente in fare gli aizurri oltramarini , e però 
avendone copia , volle che Pietro in tutte le so- 
praddette opere ne méttesse assai ; ma era non« 
dimeno sì misero e sfiducciato, che non si fidando 
di Pietro, voleva sempre esser presente quando 
egli azzurro nel lavoro adoperava. Laonde Pie- 
tro, il quale era di natura intero e da bene e non 
desiderava quel d' altri se non mediante le sue 
fatiche, aveva per male la diffidenza di quel prìo- 
re, onde pensò di farnelo vergognare; e così presa 
una calinalla d' acqua; imposto che aveva o pan- 



ÌM PÀKTSSICONDJk 

ni o altro che voleva fare di azzurro e bianca ^ 
faceva di mano in mano al priore ^ che con mi- 
seria tornava ai sacchetto^ mettere roltramarìna 
nell'alberello y dove era acqua stemperata; dopo 
cominciandolo a mettere in opera, a ogni due 
pennellate Pietro risciacquava il pennello nella 
catinella ; onde era più quello cne neir acqua 
rimaneva y che quello che egli aveva messo in 
opera: ed il priore che si vedeva votar il sacchetto 
ed il lavoro non comparire^ spesso spesso diceva: 
Ob quanto oltramarino consuma questa calcina! 
Voi vedete ; rispondeva Pietro. Dopo partito il 
priore y Pietro cavava V oltramarino che era nel 
fondo della catinella y e quello , quando gli parve 
tempo , tendendo al priore , gli disse: Padre, que- 
sto e vostro : imparate a fidarvi degli uomini da 
bene che non ingannano mai chi si fida ; ma sib- 
bene saprebbono, quando volessero, ^ingannare 
gli sfiducciati , come voi siete . Per queste dun- 
que ed altre molte opere venne in tanta fama 
]rietro cbe fu quasi sforzato a andare a Siena , 
dove in S. Francesco dipinse una tavola grande 
che fu tenuta bellissima, e in S. Agostino ne 
dipinse un'altra, dentrovi un Crocifisso con alcu- 
ni santi. E poco dopo questo a Fiorenza nella 
chiesa di S. Gallo fece una tavola di S. GiiH>lamo 
in penitenzia che oggi é in S. Iacopo tra' Fossi, 
dove detti frati dimorano vicino al canto degli 
Alberti. Fu liattogli allogazione d'un Cristo morto 
con S. Giovanni e la Madonna sopra le scale della 
porta del fianco di S. Pier Maggiore , e lavorollo 
in maniera, che sendo stato all'acqua ed al ven- 
to, s' i conservato con quella freschezza coma 
se pur ora dalla man di Pietro fosse finito. Cer- 
tamente i colori furono dalla intelligenza di Pie* 



TITA DI Plirko PlRUGllfCh 5^3 

lYo coDOBciuti , e così il fresco come l' olio ; onde 
obbligo gli hanno tutti ì periti artefici , che per 
suo mezzo hanno cognizione de' lumi che per U 
sue opere si veggono. In S. Croce in detta città 
fece una FietA col morto Cristo in colio e due 
figure che danno maraviglia a vedere , non la 
bontà di quelle, ma il suo mantenersi sì viva e 
nuova di colori dipinti in fresco. Gli fu allogato 
da Bernardino de' Rossi cittadin fiorentino un 
S. Sebastiano per mandarlo in Francia y e furono 
d'accordo del prezzo in cento scudi d*oro; la 

Juale opera fu venduta da Bernardino al re di 
'rancia quattrocento ducati d' oro . A Y ailom- 
brosa dipinse una tavola per lo aitar maggiore , 
e nella certosa di Pavia lavorò similmente una 
tavola a que' frati. Pipinse al cardinal Carafia 
di Napoli nello Piscopio allo aitar maggior una 
assunzione di nostra Donna e gli Apostoli ammi- 
rati intorno al sepolcro ; ed all' abate Simone dei 
Oraziani al Borgo a S. Sepolcro una tavola gran- 
de , la quale fece in Fiorenza^chc fu portata in 
S. Gilio del Borgo sulle spalle de' facchini con 
spesa grandissima. Mandò a Bologna a S. Gio- 
vanni in Monte una tavola con alcune figure ritte^ 
edunaMadonna inaria.Percbè talmente si sparse 
la fama di Pietro per Italia e fuori , che e' fu da 
Sisto IV pontefice con molta sua gloria con- 
dotto a Roma a lavorare nella cappella in com- 
pagnia degli altri artefici eccellenti ; dove fece la 
storia di Cristo quando dà le chiavi a S. Pietro, 
in compagnia di Don Bartolommeo della Gatta 
abate di S. Clemente di Arezzo , e similmente la 
natività e il battesimQ di Cristo, e il nascimento 
di Mos^, quando dalla figliuola di Faraone è ri- 
pescato nella eestella ; e nella medeaima faccia 



5^4 PARTE SECONDA 

dove è l' altare 7 fece la tavola in muro con Tas* 
Giunzione della Madonna^ dove ginocchioni ri- 
trasse papa Sisto. Ma queste opere furono man- 
date a terra per fare la facciata del Giudizio del 
diTin Micbelagnolo a tempo di papa Paolo III. 
Lavorò una volta in torre Borgia nel palazzo del 
pipa con alcune storie di Cristo e fogliami di 
chiaroscuro , i quali ebbero al suo tempo nome 
straordinario di essere eccellenti . In Roma me-> 
desimamente in S. Marco fece una storia di due 
martìri allato al Sacramento , opera delle buone 
che egli facesse in Roma. Fece ancora nel palazzo 
di S. Apostolo per Sciarra Colonna una loggia ed 
altre stanze, le quali opere gli misero in mano 
grandissima quantità di danari. Laonde risola- 
tosi a non stare più in Roma , partitosene con 
buon favore di tutta la corte , a Perugia sua p* 
tria' se ne tornò, ed in molti luoghi della città fini 
tavole e lavori a fresco , e particolarmente in 
palazzo una tavola a olio nella cappella de'Si* 
gnori , dentrovi la nostra Donna ed altri santi . 
A S. Francesco del Monte dipinse due cappelle 
a fresco ; in una la storia de Magi che vanno a 
offerire a Cristo , e nell* altra il martirio di alcani 
frati di S. Francesco, i quali andando ai Soldano 
di Babilonia furono occisi . In S. Francesco del 
convento dipinse similmente a olio due tavole; in 
una la resurrezione di Cristo, e nell'altra S. Gio- 
vanni Battista ed altri santi.Nella chiesa de'Servi 
fece parimente due tavole ; in una la trasfigu- 
razione del nostro Signore, e nell'altra, chei 
accanto alla sagrestia , la storia de' Magi . Ma 
perché queste non sono di quella bontà che sono 
l'altre cose di Pietro, si tien per fermo ch'elle 
siano delle prime opere che facesse. InS. Loreme 



VITA DI PIETRO PSROGIN* 5l5 

V 

duomo della medesima città i di mano di Pietri 
nella cappella del Crocifisso la nostra Donna, S* 
GioTanni e l'altre Marie , S. Lorenzo , S. Iacopo 
ed alti'i santi. Dipinse ancora all'altare del Sacra* 
mento, dote sta riposto l'anello con che fu sposata 
la Vergine Maria , lo sposai isio di essa Vergine. 
Dopo fece a fresco tutta Tudiensa del Cambio, cioè 
nel partimcnto della Tolta i sette pianeti tirati so- 
pra certi carri da diversi animali , secondo l'uso 
▼ecchio ; e nella facciata quando si entra dirioi* 
petto a Ila porta la natività e la resurresione di Cri-* 
sto; ed in uiui tavola un S. Gio: Battista in m«a£0 
a certi altri santi. I*ÌeUe facciate poi dalle bande 
dipinse secondo la maniera sua Fabio Massimo, 
Socrate , Numa Pompilio , F. Cammillo , Pita« 
gora, Traiano, L. Sicinio, Leonida Spartano ^^ 
Orazio Cocle , Fabio , Sempronio , Pericle Àte-* 
niese, e Qinciniìato; nell'altra facciata fi^ce i pro- 
feti Isaia, Moisè, Daniel, David, leremia, Salo- 
mone, e le sibille Eritrea, Libica, Tiburtina , 
Deifica e l'altre ; e sotto ciascuna delle dette 
figure fece a usodi motti iu scrittura alcune cose 
che dissero, le quali sono a proposito di quel luo* 
go . Ed in uno ornamento lece il suo ritratto che 
pare vivissimo, scrivendovi sotto il nome suo in 
questo modo : 

Petrus Perusìnus egregius pietor , 
Perdita si fuerat spingendo àie retuli t artem: 
Sinunquam imperita esset hactenusy ipse dedita 
AnnoD. i5oo. 

Quest* opera, che fìi bellissima e lodata più 
che alcun' altra che da Pietro fusse in Perugia 
lavorata , é oggi dagli uomini di quella città per 
memoria d' un si lodato artefice della patria loro 



536 PARTE SSCOMDA 

tenuta in pregio. Fece poi il medesimo neìltt 
•biesa di S. Agostino alla cappella maggiore in 
una tavola grande isolata e con ricco ornamento 
intomo y nella parte dinanzi S. GioTanni che bat- 
tezaa Cristo , e di dietro , cioè dalla banda che 
risponde in coro, la natività di esso Cristo, nelle 
teste alcuni santi, e nella predella molte storie 
di figure piccole con molta diligenza; ed in detta 
chiesa fece per M. Benedetto Calerà una tavola 
alla cappella di S. Niccolò . Dopo tornato a Fi- 
renze lece ai monaci di Cestello in una tavola 
S. Bernardo, e nel capitolo un Croci fisso,la nostra 
Donna, S. Benedetto, S. Bernardo, e S. Giovanni. 
Ed in S. Domenico da Fiesole nella seconda cap- 

KUa a man ritta una tavola , dentrovi la nostra 
>nna con tre figure , fira le quali un S. Bastiano 
è iodatissimo. Aveva Pietro tanto lavorato e tanto 
gli abbondava sempre da lavorare, che^^etteva 
in opera bene spesso te medesime cosa ; ed era 
talmente la dottrina dellarte sua ridotta a ma- 
niera,ch' e* faceva a tutte le figure un* aria mede- 
sima . Perchè essendo venuto già Michela gnolo 
Buonarroti al suo tempo, desiderava grandemente 
Pietro vedere le figure di quello , per lo grido 
che gli davano gli artefici. È vedendosi occultare 
la grandezza di quel nome , che con sì gran prin- 
cipio per tutto aveva acquistato, cercava molto 
•on mordaci parole offendere quelli che opera- 
vano. E per questo meritò, oltre alcune brut- 
ture fattegli dagli artefici , che Michelagnolo in 
pubblico gli dicesse ch'egli era goffo nell'arte. 
Ma non potendo Pietro comportare tanta infa- 
mia, ne furono al magistrato degli Otto tutti due, 
dove ne rimase Pietro con assai poco onore . in- 
tanto i frati de' Servi di Fiorenza avendo volontà 



VITA DI PIETRO PERUGINO Say 

dì ayerela tavola del lo aitar maggiore, che fu8S€ 
fatta da persona famosa, e avendola mediante 
la partita di Lionardo da Vinci che se n*era ito in 
Francia , renduta a Filippino, egli quando ebbe 
fatto lu metà d'una di due tavole che v'anda- 
vano, passò di questa all'altra vita; onde i frati 
per la fede che avevano inPietro gli feciono allo- 
gazione di tutto il lavoro. Aveva Filippino finito 
in quella tavola , dove egli faceva Cristo deposto 
di croce , i Nicodemi che lo depongono , e Pietro 
seguitò di sotto lo svenimento aella nostra Donna 
ed alcune altre figure. E perchè andavano in 
questa opera due tavole, che V una voltava in 
verso il coro de'frati e T altra in verso il corpo 
della chiesa , dietro al coro si aveva a porre il 
deposto di croce , e dinanzi l'assunzione di nostra 
Donna ; ma Pietro la fece tanto ordinaria , che 
fu messo il Cristo deposto dinanzi e l'Assunzione 
dalla banda del coro: e queste oggi permettervi 
il tabernacolo del Sacramento sono state T una 
e l'altra levate via, e per la chiesa messe sopra 
certi altri altari, e rimaso in quell'opera sola- 
mente sei quadri , dovQ sono alcuni santi dipinti 
da Pietro in certe nicchie . Diccsi che quando 
detta opera si scoperse, fu da tutti i nubvi arte- 
fici assai biasimata , e particolarmente perchè si 
era Pietro servito dì quelle figure che altre volte 
era usato mettere in opera ; dove tentandolo gli 
amici suoi dicevano che affaticato non s'era , e 
che aveva tralasciato il buon modo dell'operare 
o per avarizia o per non perder tempo; ai quali 
Pietro rispondeva: Io ho messo in opera le figure 
altre volte lodate da voi , e che vi sono infinita- 
mente piaciute . Se ora vi dispiacciono e non le 
lodate, che ne posso io? Ma coloro aspramente 



523 PARTE FECONDA 

•on sonetti e pubblicbe Tillanie lo saettaran». 
Onde egli già Tecchtu partitosi ila F'iorenxa 9 
tornatosi a Perasia, condusse alcuni lavori a fre- 
sco nella chiesa di S. Severo, monasterio dfiU\ir- 
dine di Cainaldoli, uePqual luogo aveva RailHella 
da Urbino giovanetto e suo discepolo fatto alcune 
figure, come nella sua vita si dirà. Lavorò simil- 
mente al Montone, alla Fratta , ed in molti altri 
luoghi del contado di Perugia, e particolarmente 
in Ascesi a S. Maria degli Angeli , dove a fresco 
fece nel muro dietro alla cappella della Madonna 
cbe risponde nel coro de' frati , un Cristo in croce 
con molte figure. £ nella chiesa di S.Piero, badia 
de'monaciNeri in Perugia,dipin8e all'altare mas- 
giore in una tavola grande T Ascensione , con gli 
Apostoli a basso cbe guardano verso il cielo; 
nella predella della quale tavola sono tre storie 
con molta diligenza lavorate , cioè i Magi ^ il 
battesimo e la ressurrezione di Cristo; la quale 
tutta opera si vede piena di belle fatiche , intanto 
ch'eiré la migliore di quelle che sono in Perugia 
di man di Pietro lavorate a olio . Cominciò il 
medesimo un lavoro a fresco di non poca imjpor- 
tanza a Castello della Pieve , ma non lo noi. 
Soleva Pietro , siccome quello che di nessuno si 
fidava , neir andare e tornare dal detto Castello 
a Perugia portare quanti danari ayeva sempre 
addosso; perchè alcuni, aspettandolo a un passo, 
lo rubarono ; ma l'accomandandosi egli molto , 
gli lasciarono la vita per Dio: e dopo adoperando 
mezzi ed amici, che pur n'aveva assai, riebbe 
anco gran parte de' detti danari che gli erano 
stati tolti ; ma nondimeno fu per dolore vicino 
a morirsi . Fu Pietro persona di assai poca reli- 
gioney e non se gli potò mai far creder» Timmorta- 



VITA DI PIETRO PEaUGlKO Sag 

lità dell'anima: anzi con parole accomodate al 
fiuo cervello di porfido ostinatissimamente ricusò 
ogni buona via. Aveva ogni sua speranza ne 'beni 
della fortunale per danari arebhe fatto ogni 
male contratto. Guadagnò molte ricchezze^ e in 
Fiorenza murò e comprò case ; ed in Perugia ed 
aCastello dellaPieve acquistò molti beni stabili. 
Tolse per moglie una bellissima giovane e n'ebbe 
figliuoli, e si dilettò tanto che ella portasse leg- 
giadre acconciature e fuori ed in casa,che si dico 
ch'egli spesse volte l'acconciava di sua mano. 
Finalmente venuto Pietro in vecchiezza d' anni 
settantotto fini il coi-so della vita sua nel Castello 
della Pieve^ dove fu onoratamente sepolto Tan» 
no j524. 

Fece Pietro molti maestri di quella maniera 
e uno fra gli altri che fu veramente eccellentis- 
simo f il quale datosi tutto agli onorati studi della 
pittm^a, passò di gran lunga il maestro , e questo 
fu il miracoloso Raffaello Sanzio da Urbino , il 
quale molti anni lavorò con Pietro in compagnia 
di Giovanni de' Santi suo padre. Fu anco disce- 
polo di costui il Pinturiccnio pittor perugino , il 
quale come si è detto nella vita sua^ tenne sempre 
la maniera di Pietro.Fu similmente suo discepolo 
Rocco Zoppo pittor fìorcntino,di mano del quale 
ha in un tondo una nostra Donna molto bellaFi- 
lippoSalviati^ma èben vero eli' ella fu finita del 
tutto da esso Pietro .Lavorò il medesimo Rocco 
molti quadri di Madonne , e fece molti ritratti , 
de' quali non fa bisogno ragionare; dirò bene che 
ritrasse in Roma nella cappella dìSisto,Gìrolamo 
Riario e F. Pietro cardinale di S. Sisto. Fu anco 
discepolo di Pietro il Montevarchi, che in S. Gio- 
vanni dì Valdarno dipinse molte opere ^ e partii» 

rol. IL 34 



I90 PÀITS «SCORDA 

colwrmeDte nella Madonna l*Ì8tori«deI miracolo 
del latte. Lasciò ancora molte opere in Monte» 
Turchi 9ua patria. Imparò parimente da Pietro 
jstette assai tempo seco Cerino da Pistoia , del 
quale si é ragionato nella Tita del Pintoriccliio^ 
e oos) anco Baccio Ubertino Fiorentino, il quale 
fu dilingentissimo cosi nel colorito come nel di« 
pegno, onde molto se ne servì Pietro. Di mano di 
eastui é nel nostro libro un disegno d' un Cristo 
buttato alla colonna fatto di penna ^ che è con 
molto Taga . 

Di questo Eaccio fu fratello , e similmente 
discepolo di Pietro , Francesco che fìi per so« 
prpnnome detto il Bacchiacca , il quale fa diU» 
gentissimo maestro di figure piccole , come li 
può Tederà in molte opere state da lui layorate 
in Firenze , e massimamente in casa Gio; Marii 
Benintendt ed in casa Pier Francesco Borgherì* 
Ili. Dilettossi il Baccbiacca di &r grottescbe; 
onde al Si^. duca Cosimo fece uno studiolo pieno 
d>nimali e d'erbe rare ritratte dalle naturali, 
che sono tenute bellissime : oltre ciò fece i car* 
tQui per molti p^nni d' arasso , che poi furono 
tmuti di seU da maestro Giovanni Rosto Fiam» 
mingo per le stanze del palazzo di sua Eccellen^ 
i;at Fu ancora discepolo di Pietro GioTanni Spa- 
guuolo detto per soprannome lo Spagna^ il quale 
«olorl u^eglio che nessun ajtro di coloro che la. 
fciò Pietro dopo |a sua morte; il quale GìoTsnnl 
dopo Pietro si sarebbe fermo in Perugia , M 
r invidia delittori di quella città troppo niinici 
49 forestieri non Ta vessino perseguitato di sorte, 
ohe sii fu for^a ritirarsi in Spoleto ; dove per la 
bontà e virtù sua fu datoffli donna di buon san- 
KM • frtto di quella patria cittadino ; nel qual 



VITA DI PIRKO PBRUSmO S3t 

laogo fece molte opereyesimilinente in tutte l'al- 
tre città deir Umbria; ed ìd Ascesi dipinte la ta^ 
Tola della cappella di S.Caterina, nella chiesa dì 
•otto di S* Francesco per il cardinale Egidio 
Spagnuolo , e parimente una in 8. Damiano. la 
S. Maria degli Angeli dipinse nella cappella pio* 
cola 9 dove mori S. Francesco , alcune meztm 
figure grandi quanto il naturale , cioè alcuni 
compagni di S. Francesco ed altri santi molto 
Tiraci j i quali mettono in messo un 8. France- 
sco di rilievo. Ma fra i detti discepoli di Pietro 
miglior maestro di tutti fu Andrea Luigi d'Asce* 
si 9 chiamato V Ingegno^ il quale nella sua prima 
giovanossa concorse con Raffaello da Urbino 
sotto la disciplina di esso Pietro , il quale l'ado- 
però sempre nelle niù importanti pitture che fa- 
cesse f come fu neir udienza del Cambio di Pe- 
rugia , dnye sono di sua mano figure bellissime , 
in quelle che lavorò in Ascesi , e finalmente a 
Roma nella cappella di papa i^isto ; nelle quali 
tutte opere diede Andrea taf saggio dì se , cne si 
aspettava che dovesse di gran lunsa trapassare 
il suo maestro . £ certo cosi sarebbe stato , ma 
la fortuna y che quasi sempre agli alti principj 
volentieri s' oppone , non lasciò venire a perfe- 
zione r Ingegno ; perciocché cadendogli un tra- 
bocco di scesa negli occhi j il misero ne divenne^ 
con infinito dolore dì chiunque lo conobbe^cieoo 
del tutto . il qual caso , dignissimo di compat- 
BÌanCf udendo papa Sisto, come quello che amò 
sempre i virtuosi, ordinò che in Ascesi gli fusse 
ogni anno , durante la vita di esso Andrea , pa« 
gata una provvisione da chi là maneggiava P ett*« 
trate . £ così fu fatto insino a ehe egli si mori 
d' anni ottantasei . 



SS% 9kKrX SECONDA 



Farono medesimamente discepoli di Pietro • 
Perugini anch' eglino Eusebio S. Giorgio che 
dipinse in S. Agostino la tavola de' Magi , Do? 
menico di Paris j che fece molte opere in Pera- 
già ed attorno per le castella y seguitato da Qra- 
«io suo fratello ; parimente Gian Piccola , che 
in S.Francesco dipinse in una tavola Cri.sto nell' 
orto , e la tavola d Ognissanti in S. Domenico 
alla cappella de' Baglioni , e nella cappella del 
Cambio istorie di S. Gio: Battista in fresco; Be- 
nedetto Caporali altrimente Bitti , fu anch' egli 
discepolo di Pietro , e di sua mano sono ìu Peni- 
gia sua patria molte pitture ; e neirarchitetturt 
a' esercitò di maniera y che non solo fece molte 
opere y ma cementò Vitruvio , in quel modo 
che può vedere ognuno , essendo stampato : nei 
quali studi lo seguitò Giulio suo 6gliaolo pitton 
perugino.Ma nessuno di tanti discepoli pai-agoni 
mai la diligenxa di Pietro ne la graaia che ebbe 
nel colorire in quella sua manierarla quale tanto 
piacque al suo tempo,che vennero molti di Fnn- 
eia y di Spagna, d' A^lemagna e d'altre provincie 
per impararla . E dell' opere sue si fece , come 
si è detto f mercanzia da molti che le mandarono 
in diveBsi luoghi , innanzi che veiiisse la maniera 
di Michelagnolo; la quale avendo mostro la yen 
e buona via a queste arti, l'ha condotte a quella 
perfezione , che nella terza seguente parte si 
vedrà ; nella quale si tratterà deli' eccellenza e 
perfezione dell' arte , e si mostrerà agli artefici 
ohe chi lavora e studia continuamente , e non a 

|jhifi|)izzi o capricci , lascia opera , e si acquista 

pqina , facilità 9 ed amici , 



VITA 
Di vittore StìARl^ACClA, 

ZD ALTIU PITTORI YINIZUNI 
B LOMBARDI 

Xjgli SÌ eoDosee e^preèsameotej òhe quando at^ 
cuni de'nostri artefici cominciano in nna qualche 
provincia, che dopo ne seguono molti l'un dopo 
raltro^e molte Tolte ne sono in uno stesso tempa 
infiniti ; perciocché la gara e V emulazione b 
l'avere avuto dependen»a ehi da uno e chi da uji 
altro maestro eccellente , è cagione die con pia 
fatica cercano gli artefici di superare runTaltro 
quanto possono maggiormente . £ quando anco 
molti dependpno da un solò j subito che si divi^* 
dono o per mòrte del maestro o per altra cagio^ 
ne , subito tiene anco divisa in loro la volontà ; 
onde per parere ognuno il mi^iore e capo di se 
cerca di mostrare il valor suo. Di molti dunque^ 
che quasi in un medesimo tempo e in una stessa 
provincia fiorirono , de' quali non ho potute 
sapere né posso scrivere ogni particolare , dird 
brevemente alcuna cosa per non lasciare , tro- 
vandomi al fine della seconda parte di questa 
mìa opera ^ indietro alcuni, che si sono affaticati 

Ser lasciar il mondo adofno dell' opere loro i 
e' quali , dico ^ oltre al non aver potuto avei^ 
l'intero della vita , non ho anco potuto rinveiiiré 
i ritratti y eccetto quello dello Scarpaccia , ch# 
per questa cagione no fatto capo degli altri < k^ 



534 1»A&TS «seoMOA 

cettisi dunque ìd questii parte quello che if 

F)8Ro j poicnè non poRsu quello eoe io Torrei • 
urono adunque nella Marca Trivisana ed in 
Louibardia nello spazio dì molti anni Stefano 
Veronese , Aldt^ieri da Zevio , Iacopo DavaDso 
Bolognese, Sebeto da Verona, laoobello de Flo- 
re , Guariero da Padova , Giusto e Girolamo 
Cainpa^nutila , Giulio suo figliuolo , Vinceniio 
Bresciano , Vittore, Sebastiano, e Lazzaro Scar« 
paccia Vineziani , Vincenzio Catena , Luigi Vi- 
trarini , Gio; Biittii'ta da Conigliano , Marco 
Baf^arini , GioT«nnett'> Cordegliagbi , il Bastiti, 
Bartolomnieo Vivarino , Giovanni Mansueti , 
Vittore Bellino , Bartolotnmeo Montagna da 
Vicenza , Benedetto Diana , e Giovanni Buon- 
consigli con molti altri , de* quali non accado 
6re ora menzione i 
E per cominciarmi dal primo dicoycbe Stebao 
Veronese , del quale dissi alcuna cosa nelb vite 
d*AguoloGaddi,fu più die ragionevole dipintore 
de' tempi suoi ; e auando Donatello lavorava ia 
Padova , come nella sua vita si è già detto , sa* 
dando una volta fra T altre a Verona, restò ma- 
ravigliato deir opere di Stefano, affermando cbe 
la eose cbe egli aveva fatto a fresco , erano le 
migliori cbe inaino a que' tempi fussero in quel- 
le parti state lavorate . Le prime opere di costai 
furono in S. Antonio di Verona nel tramesso 
della cbiesa in una testa del muro a man maaci 
sotto il girare d' una volta , e furono una nostri 
Donna col figliuolo in braccio , e S. Iacopo eS. 
Antonio cbe la mettono in mezzo. Questa open 
è tenuta anco al presente bellissima inqaelli 
/ citili per una certa prontezza cbe sì vede nelle 
detttt figure f e particolarmanta usile leste fatti 



^nrk tu YttTOltlB SCAlf AifiClA ÌìS * 

I «OH molta graEia . In S* Niceolò j cliiesa fèìU 

mente e parrocchia di oueila città j dipinse a 
fresco un S* Niccolò che è bellissimo, e nella Tia 
f di S. Polo che Ta alla porta del Vescovo nella 

I facciata d^ una casa dipinse la Vergine con certi 

angeli molto belli ed un S. Cristotano , e nella 
I Tia del Duomo sopra il muro della chiesa di S* 

^ Consolata in uno sfondato fatto nel muro dipin«» 

•e una nostra Donna ed alcuni uccelli y e partii 
colarmente un pavone , sua impresa . In S. £u-« 
I femia y convento de' frati Eremitani di S. Ago» 

^ atino , dipinse sopra la porta del fianco un S. A*^ 

gostino con due altri santi ; sotto il manto del 
quale S. Agostino sono assai frati e monache del 
suo ordine . Ma il pi& bello di quest' opera sono 
due profeti dal mexzo in su grandi quanto il 
^ vivo , perciocché hanno le pi& belle e più vivaci 

teste elle mai facesse Stefano ; ed il colorito di 
' tutta Fonerà ^per essere stato con diligenza lavo-^ 

rato, si e mantenuto bello insino a' tempi nostri^ 
' non ostante che sin stato molto percosso dall'ac-» 

' que^ da' venti^ e dal ghiaccio} e se questa opera 

tasse stata al coperto , per non V avere Stefano 
' ritocca a secco, ma usato diligenza nel lavorarla 

bene a fresco , ella sarebbe ancora bella e viva 
' ' come gli uscì delle mani , dove è pure un poco 

* guasta . Fece poi dentro alla chiesa nella cap- 

^ pella del Sagramento , cioè intorno al taberna'* 

*' colo , alcuni angeli che volano , una parte de^ 

f quali suonano , altri cantano, e altri incensano 

»' il Sagramento ; ed una figura di Gesù Cristo f 

che egli dipinse in cima per finimento del taber** 
r nacolo; da basso sono altri angeli che lo reggono 

con veste bianche e lunehe insino appiedi , cha 
I quasi finiscono in nutoie ; la qt&al maniera fo 



\ 



536 PARTE SECONDA 

]propria di Stefano nelle 6gare degli angeli , I 

guaìì fece sempre molto nel Tolto graziosi e di 
eliissima aria • In questa medesima opera è da 
un lato Sant' Agostino e dall' altro S. leronimo 
in figure grandi quanto e il naturale ; e questi 
con le mani sosteng «no la chiesa di Dio , quasi 
mostrando che ambidue con la dottrina loro di- 
fendono la Santa cliicsa dagli eretici e la sosten- 
gono . Ni ila medesima chiesa dipinse a fresco 
in un pilastro della cappella maggiore una 5. 
Eufemia con bella e graziosa aria di tìso ^eti 
scrisse a lettere d oro il nome soo ^ parendogli 
forse n come è in effetto , eh* ella fosse una delle 
migliori pitture che avesse fatto ; e secondo il 
costume suo , vi dipinse un pavone bellissimo, 
«dappresso due lioncini, i quali non sono molto 
beili j perchè non potè allora vederne de' natu- 
rali, come fece il pavone . Dipinse ancora in 
una tavola del medesimo luogo y siccome si co- 
stumava in que'tempi,raolte figure dal mezzo in 
su y cioè S. I^iccola da Tolentino ed altri ; e la 

Sredella fece piena di storie in figura piccole 
ella vita di quel santo . In S. Fermo, chiesa 
della medesima città dei frati di S.Francesco nel 
riscontro dell' entrare per la porta del fianco, 
fece per ornamento d'un deposto di croce dodici 
profeti dal mezzo Jn su grandi quanto il natu- 
rale , ed a' piedi loro Adamo ed Eva a giacere , 
ed il suo solito pavone, quasi contrassegno delle 
pitture fatte da lui. Il medesimo Stefano dipinse 
in Mantova nella chiesa di S. Domenico alla 

{)orta del Martello una bellissima nostra Donna, 
a testa della qua le, per aver avuto bisogno i pa- 
dri di mmvireinquel luogo, hanno con diligenza 
posta nel tramszzo della chiesa alla cappella di 



VITA DI VITTORE SCARPACCIA 53^ 

S Orsola che è della famiglia de' Recuperati « 
dove sono alcune pitture a fresco di mano <lel 
medesiiDo . £ nella chiesa di S. FranceM:o sono, 
quando si entra a man desti-a della porta princi- 
pale y una fila di cappelle murate già dalla nobil 
famiglia della Ramma , in una delle quali è di« 
pinto nella volta di mano di Stefano i quattro 
Evangelisti a sedere ^ e dietro alle spalle loro 
per campo fece alcune spalliere di rosai con uno 
intessuto di canne a mandorle e variati alberi 
sopra ed altre verdure piene d'uccelli , e parti- 
colarmente di pavoni : vi sono anco alcuni an- 
geli bellissimi . In questa medesima chiesa di- 
pinse una S. Maria Maddalena grande quanto il 
naturale in una colonna , entrando in chiesa a 
man ritta . £ nella strada detta Rompilania 
della medesima città fece a fresco in un fronte- 
spizio d'una porta una nostra Donna col figliuolo 
in braccio ed alcuni angeli dinanzi a lei inginoc- 
ehioni, ed il campo fece d' alberi pieni di frutte. 
£ queste sono V opere ch^ si trova essere state 
lavorate da St«fano> sebben si può credere , es- 
sendo vivuto assai , che ne facesse molte altre . 
Ma come non ne ho potuto alcun' altra rinve- 
nire, cosi né il cognome né il nome del padre né 
il ritratto suo né altro particolare . Alcuni afifer- 
mano che, prima che venisse a Firenze, egli fu 
discepolo di maestro Liberale pittore veronese : 
ma questo^on importa ; basta che imparò tutt^ 
quello che in lui fu di buono in Fiorenza da A- 
gnolo Caddi . 

Fu della medesima città di Verona Aldigieri 
da Zevio, famigliarissimo de 'Signori della Scala, 
il quale dipinse , oltre a molte altre opere, la 
sala grande del palazzo loro , nella quale oggi 



538 PAATS SECaH»4 

abita il podestà j bcendoTi la guerra di Gerost* 
lemme , secondo che è scritta da loseffo , nellk 
quale opera mostri Aldiaieri arande animo • 
giudisio y spartendo nelle tacce di quella sala da 
ogni banda una storia con un ornamento solo 
cne la ricigne attorno attorno • Nel quale orna» 
mento posa dalla parte di sopra , quasi per fine p 
un partimento di medaglie f nelle quali si crede 
che siano i*itratti di naturale molti uomini sa» 
gnalati di quei tempi , ed in particolare molti di 
que* Signori della ^Scala ; ma perché non se ne 
ta il Tero , non ne dirò altro . Dirò bene che AU 
di^ieri mostrò in questa opera d avere ingegno • 

E'udisio ed inrenzione, avendo considerato tutte 
cose che si possono in una guerra d'importansA 
considerare. Oltre ciò il colorito si è molto bene 
mantenuto . E ft-a molti ritratti di g^andi uomi-» 
ni e letterati ; tì si conosce quello di M. Fran-» 
Cesco Petrarca . 

Iacopo Avanzi pittore bolognese fu nell'opere 
di questa sala concorrente d Aldigieri , e sotto 
le sopradette pitture dipinse similmente a fresce 
due trionfi bellissimi e con tanto artifiaio e buo* 
na maniera^ che afferma Girolamo Campagnuola 
che il Mantegna li lodava come pittura rarissi- 
ma . Il medesimo Iacopo insieme con Aldigieri e 
Sebeto da Verona dipmse in Padova la cappelle 
di S. Giorgio che è allato al tempio di 5. Anto- 
nio y secondo che per lo testamento era stato la- 
sciato drti marchesi di Carrara. La parte di sopra 
dipinse Iacopo Avanzi, di sotto Aldigieri alcune 
storie di S. Lucia ed un Cenacolo , e Sebeto vi 
dipinse storie di S. Giovanni. Dopo tornati tutti 
e tre questi maestri in Verona dipinsero insieme 
in aasa de* conti Serenghi un par di noase con 



bei 



VITA W TlTTORE SCARPACCIA 539 

i^oUi ritratti ed abiti di qae' tempi , cbe dì tutte 
V opere di Iacopo Avanu fu tenuta la migliore. 
Ma perché di lui é fatto mensione nella vita di 
Miceolò d'Arezzo per V opere cbe fece in Bolo- 
|[nB a concorrenza di Simone , Cristofano, e Ga« 
lasso pittori , non ne dirò altro in questo luogo . 
In Venezia ne' medesimi tempi fVi tenuto in 
•regio , sf'bbene tenne la maniera fireca , laco* 
«elio de Flore, il quale in quella citta fece opere 
assai y e particolarmente una tavola alle mona* 
cbe del Corpus Domini cbe i posta nella lor 
cbiesa all' aitar di S. Domenico. Fu concorrente 
di costui Giromin Morzone cbe dipinse in Vine- 
zia ed in molte cittA della Lombardia assai cose y 
ma percbè tenne la maniera vecchia e fece le sue 
figure tutte in punta di piedi, non diremo di lui, 
•e non cbe è di sua mano una tavola nella chiesa 
di S. Lena all' altare deli' Assunzione con molti 
santi. 

Fu molto miglior maestro di costui Guarie- 
ro pittor padovano , il quale oltre a molte altre 
cose dipinse la cappella maggiore de' frati Ere- 
mitani di Sant'Agostino in Fadoa , ed una cap- 
pella ai medesimi nel primo chiostro ; un* altra 
cappelietta in casa d'Urbano Perfetto, e la sala 
degi' Imperatori romani , dove nel tempo di car- 
novale vanno gli scolari a danzare . Fece anco a 
fresco nella cappella del podestà della città me- 
desima alcune storie del Testamento vecchio . 

Giusto pittore similmente padovano fece fuor 
della chiesa del vescovado nella cappella di S. 
Gio: Battista non solo alcune storie ciei vecchio 
e nuovo Testamento, ma ancora le revela zioni 
dell' Apocalisse di S. Giot Evangelista ; e nella 
pvtedi sopra teca in un paradiso con belle eoa- 



|i4o PA&T£S«COtVbA 

•ìderagioni molti cori d'angeli ed altri omametoiir 
Nella chiesa di S. Antonio Utotò a fresco la capu 

Sella di S. Luca ;e nella chiesa degli Eremitani 
i S. Agostino dipinse in una cappella V arti li-» 
Ì]^rali, ed appressso a quelle le rirtù e i vixi ; e 
così coloro che per le virtù sono stati celebrati^ 
come quelli che per i visi sono in estrema mise- 
ria rovinati e nel profondo dell* inferno. Lavora 
anco in Padora a'tempi di costui Stefiino pittore 
ferrarese , il quale, come altrote si è detto, om& 
di yarie pitture la cappella e V arca dove è il 
corpo di S. Antonio , e così la Vergine Maria 
detta del Pilastro . Fu tenuto in pregio ne' me* 
desimi tempi Vincenzio pittore bresciano , se- 
condo che racconta il Filarete e Girolamo Cam-» 
pagnuola,anch'eg1i pittore padovano e discepolo 
dello Squarcione i Giulio poi figliuolo di Giro- 
lamo dipinse , miniò e intagliò in rame molta 
belle cose cosi in Padova , come in altri luoghi « 
Nella medesima Padova lavorò molte cose JNic- 
colò Moreto che risse ottanta anni e sempre e^ 
sercitò V Sirie i ed oltre a questi , molti altri cho 
ehbono dependenza da Gentile e Gio: Bellini. Ma 
Vittore Scarpaccia fu veramente il primo che 
fra costoro facesse opere di conto j e le sue pri- 
me opere furono nella scuola di S. Orsola , dorè 
in* tela fece la maggior parte delle storie che vi 
sono della vita e morte di quella santa ; le fati«^ 
che delle quali pitture egli seppe si ben condur- 
re e con tanta diligenza ed arte , che n' acquistò 
nome di molto accomodato e pratico maestro t 
il che fu f secondo che si dice > cagione che la 
nazione milanese gli fece fare ne' frati Minori 
una tavola aHa cappella loro di S.Ambrogio con 
4nolte figure a* tempra . Nella chiesa di S* Ab« 



TITA DI VITTOKE SCAAFÀCCU 5T^I 

tODÌo all' altare di Cristo risuscitato , dove di- 
pinse quando egli apparisce alla Maddalena ed 
altre Marie , fece una prospettiva di paese Ion«» 
tano che diminuisce molto bella . In un' altra 
cappella dipinse la storia de' Martiri^ cioè quan- 
do lurono crocifissi j nella quale opera fece me- 
glio che trecento figure fra ^andi e piccole, ed 
inoltre cavalli e alberi assai , un cielo aperto ^ 
diverse attitudini di nudi e vestiti , molti scorti y 
e tante altre cose y e si può vedere eh' egli non 
la conducesse se non con fatica straordinaria , 
Nella chiesa di S. {oh in Canareio all'altare dell» 
Jifadonna fece qaando ella presenta Cristo picco- 
lino a Simeone ; dove f gli figurò essa Madonnsi 
ritta e Simeone col piviale in mezzo a due mini- 
stri vestiti da cardinali: dietro alla Vergine sono 
due donne , una delle quali ha due colombe j e 
da basso sono tre putti che supnano un liuto , 
una storta, e una lira ovvero viola; ed il colorito 
di tutta la tavola è molto vago e bello . E ne) 
vero fu Vittore molto diligente e pratico mae- 
stro j e molti quadri che sono di sua mano in 
Vinezia e ritratti di naturale e altro sono molto 
stimati per cose fttte in que'tempi . Insegnò co- 
stui r arte a due suoi fratelli cne V imitarono 
assai 9 r uno fu Lazzaro e l'altro Sebastiano , dì 
mano de' quali è nella chiesa delle monache dì 
Corpus Domini ali' altare della Vergine una ta- 
vola y dove ella è a sedere in mezzo a S. Cateri- 
na e S. Marta con altre sante, e due angeli che 
tuonano e una prospettiva di casamenti per cam- 
po di tutta r opera molto bella , della quale 
fi* avemo i propri dischi di mano di costoro ne) 
liostro libro , 



5^2 PÀftTE SXCONDA 

Fu anco pittore ragioDerolo ne' tempi di co* 
ttoro Vincenxio Catena , che molto pia si ado« 
però in fare ritratti di naturale , che in alcuna 
altra sorta di pitture : e in vero alcuni che si 
Teggiono di sua mano sono maraTÌgltosi , e tm 
gli altri quello di un Tedesco de' Fucheri, per* 
fona onorata e di conto che allora stava in Vi- 
nesia nel fondaco de* Tedeschi , fu molto viTa* 
mente dipinto . 

Fece anco molte opere in Venezia quasi ne' 
medesimi tempi Gio: Battista da ConigUano di* 
scapolo di Gio: Bellino, di mano del quale è nella 
detta chiesa delle monache delCorpus Domini una 
tavola all'altare di S. Piero Martire, dove è 
detto santo , S. Niccolò, e S. Benedetto con una 
prospettiva di paesi , un angelo che accorda una 
cetera , e molte figure piccole più <jie ragione* 
Toli: e se costui non ftts«e morto giovane, si può 
credere che arebbe paragonato il suo maestro . 
« Non ebbe anco se non nome di buon maestro 
nell'arte medesima e ne' medesimi temni Marco 
Basarini , il quale dipinse in \ enexia, dove nac- 

3ur* di padre e madre Gi*eci , in 8. Francesc<» 
(Ila Vigna in una tavola un Cristo deposto di 
Croce ; e nella chiesa di S. lob in un' altra ta- 
vola un Cristo nell'oito , e a basso i tre apostoli 
che dormono , e S. Francesco e 5. Domenico 
con due altri santi. Ma quello che più fu lodato 
di questa opera , fu un paese con molte figurine 
latte con buona grazia . Nella medesima chiesa 
dipinse V istesso Marco S. Bernardino sopra un 
iasso con altri santi . 

.Giannetto Cordegliaghi fece nella medesima 
città infiniti quadii da camera , anzi Dob attese 



VITA DI VITTQJUS aCARFACCIA 543 

^pu8Ì «d altro : e nel yero ebbe in cotal sorte di 
pittura una maniera molto delicata e dolce j é 
migliore assai che quella de' sopraddetti . 

Dipinse costui in 8.Pantaleone in una cappella 
accanto alla maggiore 8. Pietro che disputa con 
due altri santi , i quali hanno in dos^o bellissimi 
panni e sono condotti con bella maniera . 

Marco Bassiti fu quasi ne' medesimi tempi m 
buon conto , ed è sua opera una gran tavola in 
Vinexia nella chiesa de' frati dì Certosa , nella 

Iuale dipinse Cristo in mexxo di Piero ed' Àu- 
rea nel mare diXiberiade ed i figliuoli di&be«- 
deo f facendovi un braccio di mare , un monte , 
e parte d* una città con molte persone in figure 
piccole . Si potrebbono di costui molte altra 
opere raccontare ; ma basti aver detto di questa 
cbe è la migliore . 

Bartolommeo Vi varino da Murano si porti 
anch' egli molto bene nell' opere che fece^come 
si può vedere , oltre molte altre , nella tavola 
che fece all' altare di S. Luigi nella chiesa di S« 
Giovanni e Polo , nella quale dipinse il detto S. 
Luigi a sedere col piviale indosso , S. Gregorio, 
S. Bastiano , e S. Domenico ; e dall'altro lato 
S. Niccolò, S. Girolamo , e S. Rocco, e sopra 
questi altri santi infino a messo • 

Lavorò ancora benissimo le sue pitture , e si 
dilettò molto di contraffare Cose naturali , figure 
e paesi lontani, Giovanni Mansueti eheyi in it arido 
assai l'opere di Gentile Bellino, fece in Vinexia 
molte pitture . £ nella scuola di S. Marco in te* 
sta dell'udienxa dipinse un S. Marco che pndica 
in sulla piaxxa , ritraendovi la facciata della 
chiesa, e fra la moltitudine degli uomini e delle 
donila ohe l aicoltaoo » Xurcm ^ Greci , e volli 



544 PARTJE SECONDA 

d'uomini dì diverse nazioni con abiti strare gaiv» 
ti . Nel medesimo luogo , dove fece in un' altra 
storia S. Marco cbe sana un infermo j dipinse 
una prospettiva di due scale e molte logge . In 
un altro quadro vicino a questo fece un 5. Mar- 
co che converte alla fede di Cristo una infinità 
di popoli, ed in questo fece un tempio aperto , e 
sopra un altare un Crocifissole per tutta Topem 
diversi personaggi con bella varietà d'arie d'a- 
biti e di teste . 

Dopo costui seguitò di lavorare nel medesima 
luogo Vittore Bellini , cbe vi fece , dove in una 
storia S. Marco è preso e legato , una prospet- 
tiva di casamenti cbe è ragionevole e con assai 
iìgure , nelle quali imitò i suoi passati . Dopo 
costoro fu ragionevole pittore BartolommeoMon- 
tagnaVicentino^cbe abitò sempre inVinezia e vi 
fece molte pitture:ed in Padova dipinse una ta- 
vola nella cbiesa di S. Maria d'Artone . Pari- 
mente Benedetto Diana fu non meno lodato pit- 
tore cbe si fussero i soprascritti, come infra l'al- 
tre sue cose lo dimostrano 1* opere cbe sono di 
sua mano in Vinezia in S. Francesco della Vi- 
gna y dove all' altare di S. Giovanni fece esso 
santo ritto in mezzo a due altri santi cbe banno 
in mano ciascuno un libro . 

Fu anco tenuto in grado di buon maestro Gio- 
vanni Bonconsìgli, cbe nella cbiesa di S.Giovan- 
ni e Paolo air altare di S. Tommaso d'Aquino 
dipinse quel santo circondato da molti , ai quali 
legge la Scrittura Sacra , e vi fece una prospet- 
tiva di casamenti cbe non è se non lodevole. Di- 
morò anco quasi tutto il tempo di sua vita in 
Vinezia Simon Bianco scultore fiorentino e TuU 
lio Lomjiardo molto pratico intagliatore , 



VITA DI VITTORE SCARPACCIA 545 

In Lombardia parimente sono stati eccellenti 
Bartolommeo demento da Reggio ed Agostino 
Basto scultori; e nell' intaglio Iacopo Dayanzo 
Milanese e Gasparo e Girolamo Misceroni . In 
Brescia fu pratico y e yalentuomo nel lavorare 
in fresco Vincenzio Verchio y il quale per le 
belle opere sue s'acquistò grandissimo nome 
nella patria . Il simile fece Girolamo Romanino 
bonissimo pratico e disegnatore , come aperta-i 
mente dimostrano i' opere sue fatte in Brescia 
ed intorno a molte miglia.Nè fu da meno di que- 
sti , anzi gli passò y Alessandro Moretto , delica- 
tissimo ne' colori e tanto amico della diligenza y 
quanto V opere da lui fatte ne dimostrano . Ma 
tornando a Verona , nella quale città sono fio- 
riti ed oggi fioriscono più cbe mai eccellenti ar- 
tefici , vi furono già Francesco Bonsìgnori e 
Francesco Caroto eccellenti ; e dopo maestro 
Zeno Veronese y cbe in Àrimini lavorò la tavola 
di S. Marino e due altre con molta diligenza . 
Ma quello cbe più di tutti gli altri ha fatto al- 
cune figure di naturale che sono maravigliose y 
è stato il Moro Veronese ovvero y come altri lo 
chiamano, Francesco Turbido ; di mano del 
quale è oggi in Vinezia in casa Monsignor de' 
Martini il ritratto d' un gentiluomo da Gà Ba- 
do varo ;figur a to in un pastore che par vivissimo e 
può stare a paragone di quanti ne sono stati fatti 
in quelle parti .Parimente Battista d'Angelo ge- 
nero di costui è così vago nel colorito e pratico 
nel disegno y che piuttosto avanza cbe sia infe- 
riore al Moro . Ma perchè non è di mia inten- 
zione parlare al presente de' vivi, voglio cbe mi 
basti , come dissi nel principio di questa vita y 
avere in questo luogo d' alcuni ragionato , de' 
FoL, IL 35 



S4G^ PARTE SECONDA 

(jualì non ho potato sapere così minatamente l« 
▼ita ed ogni particolare; acciò la virtù e meriti 
loro da me abbiano almeno tutto quel poco ohe 
io , il quale molto vorrei , posso dar loro • 



VITA 

DI UCOPO DETTO L' INDACO 

piTTonx. 



I 



acopo detto l' Indaco^ il quale (a discepolo dt 
Domenico del Ghirlandaio ed in Roma lavorò con- 
Fiuturicchio ; fa ragionevole maestro ne' tempi 
suoì;e sebbene non fece molte cose^queile nondi- 
meno cbe furono da lui fatte sono da esser con»- 
menda te.Mè è gran fatto che non uscissero se non 
pochissime opere delle sue mani , perciocché 
essendo persona faceta , piacevole , e di buon 
tempo y alloggiava pochi pensieri e non voleva 
lavorare y se non auando non poteva far altro ; 
e perciò usava di aire che il non mai fare altro 
che affaticarsi senza pigliarsi un piacere al mon«* 
do y non era cosa da Cristiani . Praticava costui 
molto dimesticamente con Michela gnolo ; per- 
ciocché quando voleva «^ueir artefice, eccellen- 
tìssimo sopra quanti ne lurono mai^ricrearsi da- 
gli studi e dalle continue fatiche del corpo e 
della mente , niuno gli era perciò più a grado 
né più secondo l' umor suo j che costui . Lavora 
Iacopo molti anni in Koma ; o per meglio dire 
stette molti anni in Roma , e vi lavorò pochissi- 
mo. E* di sua mano in quella città nella chiesa 
di S. Agostino entrando in chiesa per la porta 
della facciata dinanzi a man ritta la prima cap-. 
pella y nella volU della quale sono gli Apostoli 
tihe ricevono lo Spirito Santo , e di sotta sonai 



548 PARTE SECONDA 

nel maro dae storie di Cristo ; nell' una quando 
toglie dalle reti Pietro ed Andrea , e nelr altra 
la cena di Simone e di Maddalena , nella quale 
è un paleo di legno e di trari molto ben contraf- 
fatto . Isella tayola della medesima cappella , la 
quale egli dipinse a olio > è un Cristo morto , la- 
Torato e condotto con molta pratica e diligenza. 
Parimente nella Trinità di Roma è di sua mano 
io una taroletta la coronaaione di nostra Donna. 
Ma che bisogna o che si può di costui altro rac« 
(x>ntare ? Basta che quanto fu vago di cicalare , 
tanto fu sempre nimico di larorare e del dipi- 
gnere . £ perchè , come si è detto y si pìgliaTa 
piacer M ichelagnolo delle chiacchiere di costui 
t delle burle che spesso facera y lo tonerà quasi 
sempre a mangiar seco. Ma essendogli un giorno 
venato costui a fastidio , come il più delle Tolte 
Tengono questi colali agli amici e padroni loro 
col troppo e bene spesso fuor di proposito e sen- 
sa discrezione cicalare , perchè ragionare non si 
può dire , non essendo in simili per lo più né 
ragione né giudizio , lo mandò Michelagnolo , 
per lerarselo dinanzi allora che ayera forse altra 
fantasia , a comperare de' fichi ; ed uscito che 
Iacopo fu di casa , gli serrò Michelagnolo l'uscio 
dietro con animo , quando tomaya , di non gli 
aprire • Tornato dunque V Indaco di piazza , 
a aTTide, dopo arer picchiato un pezzo la porte 
in yano , che Michelagnolo non ToWa aprirgli ; 
perchè Tenutogli collera , prese le foglie ed i 
fichi e fattone una bella distesa in sulla soglia 
della porta , si parti , e stette molti mesi che 
non Tolle ferellare a Michelagnolo . Pure finaU 
mente rappattumatosi , gli fu più amico che 



TITA DI UeOK) DSTTO x! IHDACO 5^% 

xiai . Finalmente essendo tecchio di sessantotU 
anni si mori in Roma . 

Non dissimile a Iacopo fu un sno fratello mi- 
nore chiamato per proprio nome Francesco j e 
poi per soprannome anch' egli V Indaco , che fu 
similmente dipintore pia che ragionerole . JNon 
gli fa dissimile y dico , nel larorare più che mal 
Tolentieri e nel ragionare assai j ma in onesto 
aranzaya costui Iacopo , perchè sempre oicera 
male d' ognuno e 1 opere di tutti gli artefici 
hiasimara . Costui dopo avere alcune cose layo- 
rate in Montepulciano e di pittura e di terra , 
fece in Arezzo per la compagnia della Nunziata 
in una tavoletta per V udienza una Nunziata , ed 
un Dio Padre in cielo circondato da molti angeli 
in forma di putti . £ nella medesima città fece^ 
la prima volta che vi andò il duca Alessandro ^ 
alla porta del palazzo de' Signori un arco trion- 
fale bellissimo con molte figure di rilievo ; e 
parimente a concorrenza d' altri pittori^ che as- 
sai altre cose, per la detta entrata del duca la- 
vorarono j la prospettiva d' una commedia che 
fu tenuta molto bella . Dopo andato a Roma , 
Quando vi si aspettava V imperatore Carlo V^ vi 
lece alcune figure di terra , e per il popolo ro- 
mano un' arme a fresco in Campidoglio , che fu 
molto lodata. Ma la miglior opera che mai 
uscisse dalle mani di costui e la più lodata , fu 
nel palazzo de* Medici in Roma per la duchessa 
Margherita d' Austria uno studiolo di stacco 
tanto hello e con tanti ornamenti , che non è 
possihil veder meglio ; né credo che sia in un 
certo modo possibile far d' argento quello , che 
in quest' opera l' Indaco fece di stacco . Dalle 



55o PÀRTK SECONDA 

Saali cose si fa giadixio che 9 se costai si fosse 
i Iettato di lavorare ed avesse esercitato l'inde- 
{[DO f egli sarebbe riuscito eccellente . Disegnò 
•"rancesco assai bene , ma molto meglio Iacopo, ^ 
come si può vedere nel nostro libro • 



VITA 
DI LUCA SIGNORELLI 

DA CORTONA PITTOHE* 



XJuca Signorelli pittore eccellente y del quale 
secondo l'ordine de tempi deremo ora parlarne^ 
fa ne' suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso a 
l'opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in 
<malsiyoglia tempo sia stato giammai; perchè nel- 
1 opere che fece di pittura mostrò il modo di &re 
g L'ignudi^ e che si possono, sì bene con arte e diffi- 
cultà , far parer yivi. Fu costui creato e discepolo 
di Pietro dal Borgo a S. Sepolcro, e molto nella sua 
giovanezza si sforzò d' imitare il maestro anzi di 
passarlo. Mentre che lavorò in Arezzo con esso lui 
tornandosi in casa di Lazzaro Vasari suo zio, come 
s'è detto, imitò in modo la maniera di detto Pietro^ 
che quasi Tuna dall'altra non si conosceva. Le pri- 
me opere di Luca furono in S. Lorenzo d' Arezzo 
dove dipinse Tanno 1472 a fresco la cappella di S. 
Barbara, ed alla compagnia di S. Caterina in tela 
a olio il segno che si porta a processione ; simil- 
mente quello della Trinità,ancora che non paia di 
mano di Luca , ma di esso Pietro dal Borgo. Fece 
in S. Agostino in detta città la tavola di S. IVic-*^ 
eoi a da Tolentino con istoriette bellissime con- 
dotta da lui con buon disegno ed invenzione ; e 
nel medesimo luogo fece alia cappella del Sagra- 
mento due angeli lavorati in fresco. "NeìÌB. chiesa 
di S. Francesco alla cappella degli Accolti fece 
per M. Francesce dottore di legge una tavola 9 



55l PARTE SCCOITDA. 

nella quale ritrasse esso M. Francesco ed alcune 
sue parenti . In questa opera è un S. Michele che 
pesa l'anime y il quale è mirabile » e in esso à 
conosce il saper diLuca nello splendore deirarmi, 
nelle reverberazioni, ed insomma in tutta l'opera. 
Gli mise in mano un paio di bilance, nelle quali 
gì' ignudi che vanno uno in su e l'altro in giù 
sono scoili bellissimi. £ fra l'altre cose ingegnose 
che sono in questa pittura, vi è una figura ignuda 
benissimo trasformata in un diavolo , al quale un 
ramarì*o lecca il sangue d'una ferita. Yi è oltre ciò 
«na nostra Donna col figliuolo in grembo, S, Ste- 
6no, S. Lorenzo, una S. Caterìna, e due angeli 
che suonano, uno un liuto e l'altro un ribecchino, 
e tutte sono figure vestite, ed adomate tanto che 
è maraviglia. Ma quello che vi è pi& miracolose 
i la predella piena di figure piccole de'firati di 
detta S. Caterina . In Perugia ancora fece molte 
opere, e fra l'altre in duomo per M. Iacopo Van- 
nucci Cortonese vescovo di quella città una tavo- 
la , nella quale è la nostra Donna , S. Onofrio, S. 
Erodano , S. Gio? Battista , e S. Stefano , ed un 
angelo che tempera un liuto bellissimo • A Vol- 
terra dipinse in fresco nella chiesa di S. Francesco 
^Bopra r aitare d' una compagnia la circoncisione 
del Signore che è tenuta bella a maraviglia, seb- 
bene il putto avendo patito per l'umido, fu rifatto 
dal Sodoma molto men bello che non era . £ 
nel vero sarebbe meglio tenersi alcuna volta le 
cose fatte da uomini eccellenti piuttosto mezzo 
guaste , che farle ritoccare a coi sa meno . In 
S. Agostino della medesima città fece una tavola 
a tempora e la predella di figure piccole , con 
istorie della passione di Cri sto,che è tenuta bellt 
straordinariamente. Al Monte a S. Maria dipinst 



TITA DI LUCA SIGNOEZLLI. 553 

a quei signori in una tavola un Cristo morto , e 
a Città di Castello in S. Francesco una natività di 
Cristo y ed in S. Domenico in un* altra tavola un 
S. Bastiano. In S. Margherita di Cortona sua 
patria y luogo de' frati del Zoccolo ^ un Cristo 
morto y opera delle sue rarissima ; e nella com- 
pagnia del Gesù nella medesima città fece tre 
tavole, delle quali quella che é allo aitar maggiore 
èmaravigliosa, dove Cristo comunica gli Apostoli 
e Giuda si mette V ostia nella scarsella . £ nella 
pieve y oggi detta il Vescovado dipinse a fresco 
nella cappella del Sagramento alcuni profeti gran* 
di quanto il vivo, ed intorno al tabernacolo alcuni 
angeli che aprono un padiglione y e dalle bando 
un S. leronimo ed un S. Tommaso d'Aquino. 
All'aitar maggiore di detta chiesa fece in una 
tavola una beUissima Assunta y e disegnò le pit- 
ture deir occhio principale di detta chiesa , che 
poi furono messe in opera da Stagio Sassoli d'A- 
rezzo . In Castiglione Aretino fece sopra la cap- 
pella del Sacramento un Cristo mollo con le 
Marie, ed in S. Francesco di Lucignano gli spor- 
telli d'un armario, dentro al quale sta un albero- 
di coralli che ha una croce a sommo . A Siena' 
fece in S. Agostino una tavola alla cappella di 
S. Cristofano , dentrovi alcuni santi che mettono 
in mezzo un S. Cristofano di rilievo . Da Siena 
venuto a Firenze così per vedere l'opere di quei 
maestri che allora vivevano, come quelle di mol- 
ti passati, dipinse a Lorenzo de*Mediciin una tela 
alcuni Dei ignudi che gli furono molto commen- 
dati , e un quadro di nostra Donna con due pro- 
feti piccoli di terretta, il anale è oegi a Castello 
villa del duca Cosimo : e l' una e r altra opera 
donò al detto Lorenzo , il quale non volle mai 



554 PAKTE SECONDA 

da niuno esser vinto in esser liberale e magnifico. 
Dipinse ancora un tondo di una nostra Donna y 
che è nella udienza de' capitani di parte Guelfa 
bellissimo. A. Chiusuri in quel di Siena ^ luogo 
principale de' monaci di Monte Olivete y dipinse 
in una banda del chiostro undici storie della vita 
e fatti di S. Benedetto. £ da Cortona mandò 
deir opere sue a Montepulciano , a Foiano la 
tavola dell'aitar maggiore che è nella pieve , ed 
in altri luoghi di Yaldìchiana . Nella Madonna 
d'Orvieto, chiesa principale , fini di sua mano 
la cappella che già vi aveva cominciato fra Gio- 
vanni ila Fiesole ; nella quale fece tutte le storie 
della fine del mondo con bizzarra e capricciosa 
invenzione: angeli, demoni, rovine, terremuoti, 
fuochi, miracpli d'Anticristo, e molte altre cose 
simili; oltre ciò ignudi, scorti, e molte belle figu« 
re , immaginandosi il teiTore che sarà in quello 
estremo e tremendo giorno. Pcrlochè destò Vani- 
mo a tutti quelli che sono stati dopo lui , onde 
hanno poi trovato agevoli le difficultà di quella 
maniera . Onde io non mi maraviglio se l' opere 
di Luca furono da Michelagnolo sempre somma- 
mente lodate, né se in alcune cose del suo divino 
Giudizio che fece nella cappella, furono da luì 
gentilmente tolte in parte dall'invenzioni di Luca, 
come sono angeli, demoni, V ordine de* cieli, e 
altre cose, nelle quali esso Michelagnolo imitò 
r andar di Luca, come può vedere ognuno. Ri- 
trasse Luca nella sopraddetta opera molti amici 
tuoi e se stesso, Niccolò, Paolo, e Vittellozzo Vi- 
telli, Giova n Paolo ed Orazio Baglioni,edalti*iche 
non si sanno i nomi. In Santa Maria di Loreto di- 
pinse a fi*esco nella sagrestia i quattro Evangeli- 
sti, i quattro Dottori; edaltiùsantiche sono molto 



VITA DI LUCA SIG^OKELU. 555 

belli; e di questa opera fu da papa Sisto liberal- 
mente rimunerato. Dicesi, che essendogli siato 
occiso in Cortona un iigiiuoio che egli amaTft 
molto, bellissimo di volto e di persona. Luca così 
addolorato lo fece spogliare ignudo , e con gran- 
dissima costanza d'animo senza piangere o get- 
tar lacrima lo ritrasse , per vedere sempre che 
volesse, mediante T opera delle sue mani, quello 
che la natura gli avea dato e tolto la nimica 
fortuna. Chiamato poi dal detto papa Sisto a 
lavorare nella cappella del palazzo a concor- 
renza di tanti pittori, dipinse in quella due sto- 
rie , che fra tante son tenute le migliori . L' una 
è il testamento di Mosè al popolo ebreo nel- 
l'avere veduto la terra di promissione , e l'altra 
la morte sua . Finalmente avendo fatte opere 
quasi per tutti i principi d' Italia, ed essendo già 
vecchio, se ne tornò a Cortona, dove in que'suoi 
ultimi anni lavorò più per piacere che per altro, 
come quello che avvezzo alle fatiche non poteva 
ne sapeva starsi ozioso. Fece dunque in detta sua 
vecchiezza una tavola alle monache di S. Mar- 
gherita d'Arezzo, ed una alla compagnia di S. Gi- 
rolamo, parte della qua le pagò M. Niccolò Gamur- 
rinidottor di legge auditor di Ruota , il quale in 
essa tavola è ritratto di naturale inginocchioni 
dinanzi alla Madonna , alla quale lo presenta un 
S. Niccolò che è in detta tavola : sonovi ancora 
S. Donato e S. Stefano , e più abbasso un S. Gi- 
rolamo ignudo' ed un David che canta sopra un 
salterio: vi sono anche due profeti i quali , per 
quanto ne dimostrano i brevi che hanno in mano, 
trattano della Concezione. Fu condotta quest'o- 
pera da Cortona in Arezzo sopra le spalle degli 
uomini di quella compagnia; e Luoa cosi vec(;hi» 



556 PAATt sceOKDA. 

come era, rolle renire a metterla ra, ed in parte 
a riredere gli amici e parenti suoi. E perchè allog- 
giò in casa de' Vasari , dorè io era piccolo fan- 
ciullo d' otto anni , mi ricorda che quel buon 
▼ecchio, il qoale era tutto grasioso e pulito, aren- 
do inteso dal maestro che m' insegnara le prime 
lettere, che io non attendeTa ad altro in ìscuola 
che a far figure , mi ricorda , dico , che Toltosi 
ad Antonio mio padre, gli disse: Antonio, poiché 
Giorgino non traligna, fa' eh' egli impari a dise- 

Jnnr^ in ogni modo , perché quando anco atten- 
esse alle lettere , non gli può essere il disegno, 
siccome è a tutti i galantuomini, se non d'utile, 
d' onore , e di giovamento . Poi riTolto a me che 
gli stava diritto innanù, disse: Impara, parentino. 
jDisse molte altre cose di me , le quali taccio , 
perché conosco non avere a gran peczo confer- 
mata r opinione che ehbe di me quel buon vec- 
chio. E perchè egli intese, siccome era vero, che 
il sangue in sì gran copia m' usciva in quell età. 
dal naso , che mi lasciava alcuna volta tramor- 
tito , mi pose di sua mano un diaspro al collo con 
infinita amorevolezza ; la qual memoria di Luca 
mi starà in etemo fissa nell animo* Messa al luogo 
suo la detta tavola, se ne tornò a Cortona accom- 
pagnato un gran peszoda molti cittadini ed amici 
e parenti , siccome meritava la virtù di lui , che 
visse sempre piuttosto da signore e gentiluomo 
onorato, che da pittore. Ne*medesimi tempi aven- 
do a Silvio Passerini cardinale di Cortona murato 
un palazzo un mezzo miglio fuor della citte Be« 
nedetto Caporali dipintore perugino, il quale 
dilettandosi dell'architettura aveva poco innanzi 
cementato Yitruvio, volle il detto cardinale che 
quasi tutto si dipigness« • Perché messovi mane 



VITA DI LUCA SIGNORIILLI. 55^ 

Benedetto con V ahito di Maso Papacello Corto- 
nese, il qualeerasuo discepolo ed aveTa anco iin^ 

5 arato assai da Giulio Romano y come si dirà , e 
a Tommaso^ed altri discepoli e garsoni^non ri- 
finò f che Tebbe quasi tutto dipinto a fresco. Ma 
▼olendo il cardinale avenri anco qualche pittura 
dì mano di Luca y egli così vecchio ed impedito 
dalparletico dipinse a fresco nella facciata dell'al- 
tare della cappella di quel pala zzo quando àS. Gio: 
Battista battezza il Salvatore ; ma non pottete 
finirla del tutto, perchè mentre l' andava lavo- 
rando y si morì y essendo vecchio d' ottantadue 
anni. Fu Luca persona d ottimi costumi, sincero, 
ed amorevole con gli amici , e di conversazione 
dolce e piacevole con ognuno, e sopra tutto cor» 
tese a chiunque ebbe bisogno dell' opera sua, e 
facile nell'insegnare a'suoi discepoli. Visse splen- 
didamente e si dilettò di vestir bene. Per le quali 
buone qualità fu sempre nella patria e fuori in. 
somma venerazione . Cosi col fine della vita di 
costui, che fu nel 1 5a i , porremo fine alla seconda 
parte di queste vite , terminando in Luca come 
in quella persona che col fondamento del disegno 
e degli ignudi paiticolarmente , e con la grazia 
della invenzione e disposizione delle storie, aperse 
alla maggior parte degli arteBci la via all'ultima 
perfezione dell'arte, alla quale poi poterono dar 
cima quelli che seguirono , de' quali noi ragio- 
neremo per innanzi. 



flSZ DELLA SECONDA PARTE, 



INDICE 

BELLE VITE CONTENUTE NEL PRESENTE VOLUME. 



Proemio Pag. S 

Iacopo della Quercia pittor sanese . • • >> 17 

Niccolò Aretino scultore . . * ^^ 27 

Dello pittor fiorentino „ SJ 

I^anni d* Antonio di Banco scul. fiorentino ,> 89 
Luca della Robbia scultore fiorentino . ,, 4^ 
Paolo Uccello pittore fiorentino ....,, 55 

Lorenzo Ghiber ti scultore fiorentino. . . „ 67 
Masolino da Fanicale pittor fiorentino . yy 93 
Parri Spinelli pittor aretino .......;, 97 

Masaccio da S. Gio: di Valdarno pittore ,; 109 
Filippo Brunellescbi scultore e architetto 

fiorentino j, 121 

Donato scultore fiorentino v ^7^ 

Micfaelozzo Michelozzi scultore e archi- 
tetto fiorentino „ 195 

Antonio Filarete,e Simone scultori fior. ,,211 
Giuliano da Maiano scult, e architetto fior. 99 a 1 7 
Pietro della Francesca dal Borgo a S. Se- 
polcro pittore „ 223 

Fra Giovanni da Fiesole dell' ordine de 

frati Predicatori pittore ,,233 

Leon Battista Alberti architetto fiorentino,^ 249 

Lazzaro Vasari aretino pittore „ 257 

Antonello da Messina pittore „ 265 

A lesso Baldovi netti pittore fiorentino . . „ 273 

Vellano da Padova scultore „ 279 

Fra Filippo Lippi pittore fiorentino . . „ 283 
Paolo Romano , e Maestro Mino scultori , 

e Chimenti Camicia architetto . . „ sqS 
Andrea dal Castagno di Mugello e Dome- 
nico Yiniziano pittori • ......,; 3o 1 



* <' 



t • 



!^o' 



Centile da Fabriano e Vittore t^itanello # '• 

Veronese pittori .......... ,^ 3 13 

Peselio e Francesco Peselli pittori fiorent.,, 32 1 

BcDoiEO pittore fiorentiniv ,^ 3^5 

Francesco di Giorgio scultore ed architet- 
to e Lorenzo Vecchietto scultore e 

pittore sanesi. . . .^ ,, o3i 

Antonio Rossellino scultóre fiorentino > e 



Bernardo suo fratello >j 33 



j 



Desiderio da Settignano scultore ....,, 343 

Mino da Fiesole scultore „ 34? 

Lorenzo Costa ferrarese pittore ,, 355 

Ercole Ferrarese pittore . „ 36r 

Iacopo 9 Giorannì e Gentile Bellini pittori 

viniziani ^ ,, SGj 

Cosimo Rosselli pittor fiorentino •....,, 3H3 

Cecca ingegnere fiorentino .,......'.„ 3^7 

Don Bartolornmeo abate di S. Clemente 

miniatore e pittore j> 3f)7 

Gherardo miniatore fiorentino „ 4"7 

Dxnenico Ghirlandaio pittor fiorentino . ^i 4i' 
Antonio e Piero Poli^iuoli pittori e scul- 
tori fiorentini . « v^ ^ ,, 4^^ 

Sandro Botticello pittore fiorentino . . . „ 4^' 
Benedetto daMaiano scul. ed arch. fioren.,, 4^i 
Andrea Verrocchio pittore scultore ed ar- 
chitetto fiorentino „ 46t 

A'^drea Mantegna pittore mantoyano . * ,, 4?^ 

Fi'ipptì Lippr pittore fiorentino „ 4^ 

Bernardino Pinturicchio pittor perugino „ 4c)5 
Fr.ineescoFrancia bolognese orefice Cpitt. ,, 5o3 
Pietro Perugino pittore .,....,•..„ 5i3 
Vittore Scarpaccia ed altri pittori vini- 

zi'ini e lombardi ,, 533 

Tacopj (b'tto V Induco pittore ,> Sij 

Luca Signorelli da Cortona pittore « • • >> 55i 



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