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Sartiart College Hifararu 




TROM THE FUND OF 

E. PRICE GREENLEAF 

or QUTNCY 



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OPEEE MIFIORI 

DI 

MEI^GHIORRE GIOJA. 



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WERE SnPiORI 



DI 



MEteSIORRE GIO#A 



baderne 2Um^r 



eONTIEllE 
Cmi MOBALi I fOMVM totl^lMaitrtnuui. 

mpnORB BU GoMasuBi Bit tuoid tuticnuLB. 

I VaBTAMI fBOfBBnVTI AAI^A tOnnVDXIOini I»BI.U ittMTB Bl VjA« 
OAIMIO ALU Ug|« tt U CAttW OOMlM* 

Lbttbu intono jm- wbvìu Bubca IbLisn. 




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e E M Hi I 

MORALI E POLITICI SULL'INGHILTERRA 

BSTBATTl 

DAGLI SGÈITIORI INGLESa 



GipjA. C^flgrc Minori^ Fol T» i 

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♦♦♦^♦♦♦^♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦^♦•♦♦♦♦^♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦^ 



ie cose ignote^; é^e Tacito, gr^ifìd^gianp 
nel oasupo della fantasìa, e vestolio colori molto 
diyem dal vero; e siccome a primei vista non 
sembra^ che i pregi possano coi difetti coesistere^ 
quiildi l'intelletto, che le contempla da lungi ^ o 
va in estasi di maraviglia credendole centro d'a-> 
gni perfe^one, ò sorride di disprezzo vedendovi 
tutti i difietti" rkmiti. Sopravviene poscia la lunga 
caterva delle passionile ciascuna di esse qualche 
penneilatai vuol aggiungere ai già difformati linea- 
menti; non è quindi maraviglia che le opinioni 
si dividano e si combiEittino, si affermino i fotti, 
e si neghino con eguale sicurézza: conviene aigche 
dire che la prima idea gettata sul tappeto è sotto 
la protezione della vanità ché.iion' vuol convenir 
dell'errore, e che vicina talvolta a soccombere 
chiama in soccorso la mala fede. Crescendo il ca- 
lore della disputa, il sentimento della mal^i fede 
va scemando» e l'intelletto crede a poco, a poco 
que' fatti stessi che per bisogno coniò. L'urto delle 
idee facendo conoscere a ciascun disputante il 



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4 CENNI MORALI E POLITICI 

fólte è ìt tiebole del suo partito, Io consiglia a 
restar fermo sul primo ; quindi ciascuno in di- 
sparte grida da lungi sen^ porger l'orecchio ai 
dubbi e alle obbiezioni dell'altro; mentre l'uno 
s'innalza sulla cima delle cose, e non ne vede 
che i punti più rimarchevoli, un altro s'aggira a 
capo chino sopra alcuni dettagli, e non ne rav- 
visa TuiTione; questi vi mostra un lato contra di 
cui scagliossi il fulmine invano, senza accorgersi 
delle* rovine poQO distanti , e quegti gli risponde 
dal lato, opposto^* gettate qui un calcio e vedrete 
sbucare da questo bel mausoleo improvvisamente 
de' sorcir — Sono questi i generali motivi p^ etti 
degli elogi si tessono e delle satire egualmente ir* 
ragi^nei^oli'Suir Inghilterra, e i sUoi vizj si cano*- 
nizzano, o le sì nega ogni vanto. 

Per isfuggire le illusioni della lontananza > i 
falsi rapporti delle passioni , i sofismi ostinati ddtk 
vanità, i precipitosi giudizj d'una vista ristretta e 
parziale , cbiamiama avanti all' I^lia gli scrittori 
deiringhilterra, e sentiamo tranquillamente qnan<^ 
t'essi ci dicono sulla sorte del popolo inglese. 
Concediamo la parola agli nomini di tutti i par- 
tili, prestando e^ciale attenzione ai più accredi- 
tati, La nota varietà delle loro opinioni ci sarà 
garante del vero ne' casi di concordanza; l'amor 
della patria ch'essi professano, e per cui ciascuno 
uè asconde agli scardi stranieri le piaghe, ci dirà 
che le piaghe esistono quand'essi si uniranno in 
confessarle. Alle testimonianze degli scrittori 'in- 
glesi uniremo talvoUc*) la testimonianza di qualche 



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SVLL^IIXOBltTEAIU' 5 

svì^aeroed alemamio, persuasi che io spirito di 
py^vetuùoae noa yorrà perciò ' tacda rei di poca 
orìliea^ persuasi che la bqona fede di queste na- 
zismi 9Ùi lóoCama 4^1 yplerci trwre in errore. 



i EpucAsuoaE.;. 

Una^ nàtimi c|iev i^co^é Y Iii|^e9e, Vaata^ taiita 
saggìesaa nel góy<»'ito, tanta filosofia nel pùbbli*'- 
G0, iantfi j[)rofondilà Mtellé jstitua^ioni , dovrebbe! 
avere i^ miglìpr sistema d'educaeid^ae: privata e 
pubblica; seAtiamo com dicoto, gli scrittori: in- 
glesi: (c Se la generazioAe' futoi[a è peggiore della 
99 presente, il che sembraci qnttù ittipotesìbile. la 
>» si dotrà alltr'^^ilsa amicizia, alta stolta condi- 
99 scendenza che impedisce d'estirpare idalle ra^ 
99 dici il Visio e la follìa allorché giovani sono 
9$ ancora é teneri Quindi noi V€^amo la gio« 
99 ventò £u* la le^^e alla, vecchiezza, e J* ignora tiza 
n al sapere^ cjuhidii' giovani usdti appena^ dal- 
99 r infanzia soho prontf a sdacieiare i f^rient^ d^lle 
n case loro ; o se ne separano pier vivere colla 
n massima licenza (i). 

. 99 Non v'ha piccola città) nbà v'ha borgo 
>• considerabile, dice ;Wettderburn, che per i due 
99 sessi non abbia qualche ca^sacf educazione,. ché^ 

(i) Saimcal Fww of Lohdon iBoo. . 



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6 CEUNÌ MOUÀLt e POLITICI 

99 chiamasi dozzina & €iipc^(hmia. A tutti > tiomint 
9. e donne, è permesso formarne, e se mi m- 
9> mèro degK istitatori o istìtntnci , qualcuno "re 
99 n'ha che poss^ga le\qtiaKtit neoes^rie per edu- 
9» care i ragazzi, coii^viene confessare che a tale 
99 importantissimo impiego, la massima parte è 
99 inabile. Spesso" lin negoziante , che a caso , o 
99 per propria colpa soggiactjue a fallimento; spesso 
99 una donna che non ebbe^ ombra d'educazione, 
99 e il cui cdr£it(et*e morale regger non potrebbe 
99 ad esame rigoroso, sCabilijscono delie-case d'e- 
99 ducazione, e spesso maggior incoraggimento ot- 
•99 tengono òhe .qtreltì iquali sono di mento reale 
99 dólatL In queste c»se Titrovansi ripetitóri e 
99. ibiàestci pfer ajutarli , cosi incapaci di coprire 
n tdli impieghi, quant#c^oUi cfa« li pagano al 
99'prcszszè più baÌ9Bo/ , - 

- «9-.N0ÌB v'ha villaggio nel circondario dì que- 
9>;^ $ta òapitaie ( Londra) , aosfgptìxi^' uà ingleae ( 1 ) , 
» in cui non trovisi una o due piccole ciccàdemiì^ 
99 .perle damfg^lle. Là.«pensio.nìe non essendo molto 
^9 dispendiosa, /il ^zolajo*, il ciabattino^ il* b^i** 
99\biere,^il bcrttegajo.vi speiliscoAo le loro figlie, 
99 le quali al^ momento che v'enlarano sono ono* 
99 Tifte del non^ di -Ìo^^ come le %Ue dei lord 
99. nelle, accademie più grandi e dispendiose. Inse*- 
9» gnasi in queste scuole la> lìngua francese, la 
n mtìsicd e la danza, benché non siano per es* 
99 sere d'alcun yanlta^o alle figlie di queste dassi... 

(i> y. Pleasing, R^kctmHs on l^e and nwnr^i. 



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9f Lai danza qóiI produce altero èffèUo che di trarle 
j» ^ jbaili venali, jui eui la/loro yirtù sog^iacefai 
3f piii gritndji jfi^QgK- 1^ opiei^.fémMnìli^^ 
^ qnati s'addestrana in/^quesle ,s€^Eolè, fortìficaap 
i^ : r ìn^jyitpiazìope ^atàrade delfó ragazze per la to- 
•» ]t^(a^^^:JÌH T^ce;^ svolgere le qualità neoèssarie 
» al ipaneggiò di>m€^co. L'oBésto bottegaio' che 
99 ùtrst^ào msk^ii d»Hfi scuola , spera rjióe Venie 
n utile asaiisteiiaid,- s'ingaflàiaiiellà sua aspettazió- 
ni né. Là ftpbU^tà: ^tSX ad^pasdéae^ cix' éHa rice- 
>> . yel^ / rìnrniflza ^dife^ltuationi troppo J}assè della 
f9 domèstica «éonomi^ ; piena d* idee, yàn0 ed or- 
^ [ff^^^^ ma buoila ìa nuUa^ ella s'abiNlh a di- 
V spséisdrè; i sil&i pstNnti^e la loro sucida boÌ> 
p t^a. ÉHa merca tìei^rsomaazi . qualcEe metto 
n ^p^ imìm dal $iiK> 3lato', e fimsce per essere 
li» vittknà della sj^ttzijine. ' ^ ^ 

*n Mi aendb^Fóp dice Djrrer^ che i gdm*ni eii- 
n ffpm poaspi^o riooteos^ere vd' essere -oppt'èssori 
^. dsdFigaoran^ «lie'i^pQsérTianò nei pàrèi^. Iljgo** 
H TC^tQO''brìttanÌ€t^ a questo rìgbarvdp è {»u biasi- 
9% laelrole'^i^e i gà^Tfxy\j^' assoHsti e tiranoici; 
|9 Non y' ha iieUa Gran^reHa^da niia aenola n^- 
n mm^è^ ohe estenda^ a tutie le : classi tieilaso^;. 
w 6Ì0tà. t |^ia|f(>U j^ s^gl ddl'àiitièhkà eressero 
n 4e^p9bblici stab3i«$éttti p^^^^ delljBi 

n gtoyenytà. Molti goterni «loderni iiaiitarcaió jjue- 
I» ^te ìfiitìti»zioi|i,HWI:lii^ maggior parie ài^.esdqse 
» i figli ije' powti,, Jjé /loiOle di. cariti , la sola 
99 istituzione formata per Fistruzione de' figli del 
w popolo, non sonò {^npriami^^^^ 



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8 CENNI MOiUtl E POLITICI 

n Uiiitfi di foiidazione svilita n^l 171 3 sotto il 
n t^no della r^na Ati^Qa tuèle^ c^ / ^gU de* 
^ poveri skmo eduéutà mila coghiUcHe e pmticd 
» deUa ralighne crìstìmiu^ qmh d ptòjèssàt s^in- 
» segna nella ch^a anglicana^ QQÌ|id] non sono 
99 in <|it^te scuole ammessi i ^gli de' cattolici e 
n degli altri dissidehti. Si ammettono i figli d'un 
n partito, e insegnasi^ loi^ a senfìre tin partito. 
i> L'édàcazionè è serale, é sùpérstheiosà) e «questa 
>y osservas^one s'applica non alle senole di carità 
» solamente, ma a tqtte le regie e pubbliche (bn- 
w dazioni .(1). ' ' ' ; 

^É&jo strano costume delle nostre publ)li€he 
n skxiole,. dice il dottoi" Bèrkenbout, che i fi^li 
»>.{Htli gióvani ctetàttlìstte dom^s(tici de' più avan- 
9> &ti m età, è A ecees^Vamente crudele ed in- 
9' giusto , che fa Sorpresa il vedérlo suséist^re ik 
99 questi;. tempi 'illuminati, in Cui tafìti abusi de^ 
1) nostri pa^^ ftirouo àlK^ti. Ma la crudeltà e 
»9 Tingittsliaùa iion sono le ùniche^ ragióni che sol* 
\99 leoitaiu) nuovi regpìàmétiti. Questa servitìl, èil 
99 icKspotismo che la segue, debbono essere e^ré- 
n inamente tìoóivi alla società. Un' ragatczò , dai 
» 10 fino ai 14 anni, è fornaio V sottOmettersi^ad 
>^ un grado di «(a^iialù piò penosa e più 'umiliante 
>t éhe quella dMl^ummo doihestico di ano padre; 
n egli impala pW esenipio, che <|ftve sóffHre Ogni 
99 specie d'ingiustizie e di cattivi itrattamentì senza 
V lagnarsi ì che i suoi libri, i suol oggetti di giuoco, 

{lyy* The compliiints of thè poor' peo^. 



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fi H róa -MèsTO equif^g^o sono proprìeUi deU' al- 
n^tèo n^zOy cb'^ dìlaiiia auO padrona. 1^ 
9f tale d^adttnàe abbaa^ìùidolo oosì ai^^ sótto 
n ééUa di|^litii d'ito genilémàm ii^^e, dd?è ini- 
n firflìfailmttgt» prepararlcit a sommi^siom contràrie 
n BÌÌà cùstàtfomoìie del sòo paese. 

ì^ lùnàlmio gtadualmente ad tma "classe ivi- 
fi pèrìot€ dM^e tiràano egli ste$6o, e questsr 
^ jEbii|i£iie £ sottomeiler^ docilmente agli ordfói 
ff dà' ragassi sM»i-siipe)ri<Hi'^ e di lii*amieggtafe a 
fy neiipa ' de' ai^i ^pricd fuetti cl^ i&no sotto 
n dr lùi^ deve s^àza dubbio prodt^^ un carattere 
}» veramc^ité detestalitlei Inginstamente per altro 
^ da mò.cèilobiud^dbbèsi cbe ogoi^^ de- 

>^ Tato nelle iw)Stre graàdi pabbliche ^ciiole aia 
^ un cotnpotflo di schiaVo tf(di^lirafÉliOi v'è qual- 
n che eàempto in eontraiio (i). >* > 

Kdox ping0 eon v(Aùfì éga^ìomà^ éitiistrt il: 
regime delle suddette scuole. ^Égli riicconta dap- 
prima i Catti# trattamenti ebe deì>bono i rdgazad 
sò^&h-e nella piÀ tenera età d$ ^elti che giunsero 
att' adolescenza/ ^ Esposti notte è giorno a insulti 
ff e strapam non godono della liberà di^oa&ione 
ff di quanto lo|;6 appartiene; e sonò obbligati à 
ff sóttetnettérsi ai voleri de'' loro 'colleglli superilpii 
ff ì^ età. Quando il tempo gli sciol^ da questa 
fi schiavit#, possono a vicenda dbvemr tiranni^ 
ff ma non liberi <tt* rigettare i vkj e le abitudini 
ff de loro coUegbì;. Il primo* disordine , che non 

(^) Lettres dù docéeur Serkmhóùi^ 



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IO CENNI MOIULI » ViXUTtCl 

f* pdsflono ifb^ife ? - «i è ài spéódere a dismisura 5 
f^'ù ài éo^trirre dei débiti per sodcHa&re la kiro 
» ^ìào^Mmetia y ed nitro isdina^oni Tifose' ; fu 
fy duppo ia ^guita-., cke si duttinguano eoa. eerti 
n tratti di bneoonmia ohe aiHsuticiatio una raffi* 
99 data e. profonda, malisia^ ed a cmi le leggi do«- 
n yrd>bero. porre riparo. Con' tali ti^i di sealtrì^ 
^ naento un giacine fi^<)uiajEa ijpuiassiolie di spirìto 
«, e di oorag^» wnx apprtséo i suoi eoUeìglii sot 
» tauto^ he^ anche apjpresao i smà steaai genitort 
» e parerli. Quali prosasi jpossono >lare negli 
n ^ studi, dei; giorni che spendi»^^ in questo. modo 
n» ilJorò I6ii^? Se ùon cbe.il moliira per cui 
99. Biandaiiai a queste s<;uole, nbn è già ristruzio- 
>» ne, ina la brama di. formarne cfegli adulatori, 
«9 dei sico&nll, de^^umUi compagni d'una per- 
f> ^ua di rai^^gch, ^e poaffa in seguito d p&ato 
n di giudice .0 di ye^ooTO coUooarli. Io non céd« 
n «uro^le aoufoke in se .stesser né i maestri ^le 
^ BQU poaspno far retrocedere il tonante .della 
p joiód^ , deirigneranza. e della follia riunite , oeih- 
9? suro i psirenti, che testiiiaon^ di questi di^r- 
MT cU ni, ncm Vogliono ^sdUegarsi eòi maestri^ per 
» rtstabitiremia ^cjplina salutare; obe per pna 
» loi^tana eventualità d'un aipióizia utile sacrìfi- 
99 cano .tutto cià^ che v'ha di pregiabile agli occhi 
99 della r^one; <^he parlalo dei disórdini deMoro 
r^ figli pome di complici leggiwezse d'i];^fit|it{li vi- 
y. vaiata, che annunciano spinto, e pron^ttpiìo 
99 successo (i). w 

(i) y. Zucubrations on Itfè and kttrcsj t i , n. a3. 

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aiàtica e <di oaii^ mate s(ncùn^ alomoin bìoU 
ti8««ie, Fuso ipergc^BQ») e. burbaro ^yomtìggBi^ i 
fagam s&rpand^ a natkihe aiide» ^alla^j^reé^nza. 
de' lóro eoiìp^gmé Versò ii |iincipÌ0ifollà pemiU 
tioia gu^ra {^ scolari £ WeatiE^asfer rìelamarròa 
i tfirjte* dei rt^i^j e <^mM^ di nea teière più 
trattatì come schiaTi. I pràgreaà 4eÙa filolofia 
danno apapniia che qa^to avaii^o deil^datioa har- 
buie sarà i^^aerUto^ da tolte fe s^ooky come.lo 
è stata ^à ik qntfe 4i $• Paolo, e di Merc^oaV' 

ic^e sondile ài Chf&^d e S^r Gaolbridge y dice 
» Gibbcm, fondate .nelle età teii(ri)rq$e»delk £si1sa 
» e barbara scieiu^y pèrt^o L'ippi^^ro&ta e 190^ 
n MbPMìoi yìÉ^ della lóro orìgine. La kfo primi* 
n tèva ^scì^Kìia fu alatila ta all'edùe^raóne conve-^ 
99 liioBfte soltanto ai preti ed ai moàacd; l'animi* 
>9 iiistra2Ì(Hie ^ta aiHMHra tra ìé masi ;4el dèro 
99 ](.ianglicanir), elasse d'uomini, le cui eoghiai^ 
n non l^nm Fiq[>pfidrto: c^ inooctor attilale, ed a 



(1) N^ esiitee dr^^^SfflsD^^ 
^B08tmDé-«be jSt np Mugolare còstrif^ 'coM'acepiBato trattameirtd 
da sdiiàvo. il mese di, Settembre ^ di ottobre gli scolari si chia- 
dono àelle sca<Je, ed il maestro resta fuori; pnai cB lasdarlc^éh* 
trare gfi $i dimaDJaiio dèi' gTomi ^ éoogedo per Tanno . i^egnente; 
^ mae^o pmip^ di a^cordadi, e^sifiia gli or^6^' di coagèdo 
sotto la respobsjijbiUtà . di ^ persile. JDopo ^esta capitolazione 
SI aprono le poite, ed il lùaesfiro entra. B manzo, la Inrra, il 
▼ino- compariscono soUa tavola, si passa la giornata in allegria, e 
si finisce colt'ablNrMcarii'.coiDc.;vedk^emvi^^ 



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Il , «SNKI mCmMsì E MIMICI 

» osi Jà viv^ hme dtìht filosofia alarbagUò solo gli 
M>apianl>. Le «sarte «te'papie de' re diedero aìUa: 
M .co^|)0<!aEÌòn<» i^aW di queste socielà il .liÉpno«« 
9» patio della piMitica kt^niaime> e lo sjptrito^ de' 
99 ittoiió|KyHslà è 4PÌBtretto^ inéFte> oppressole; la 
n ìmm opera è pie costosa, e ret^dbe meiio ehc^ 
n qaelki^degti a^iJ^/i^^cndéà^; le seoperle/la 
H id)eé - mió'w ehff eoo lanla • prestesta yetigoacl 
y» aboc^ ui mésso aUa iii^era «coiieoivensBa^ no» 
9» scino rìceTule (^ eon itamiktarìèp^ o sano f^ 
n Ritinte cqm dispresso da .<}QèìAe>€(HfpoÉiaEÌoti^ 
?9goglipse, non soggette al timore detta iPt«2Ìlità, 
^ don soggetto ilk eóéfessipne d^ errala 

y'*- UnaK^ oompo^iolRe di geidò^ soggiunge' la 
0» atecÉo . scrittóre ^ non "p^A nsdi^é éhe di^la test» 
n t d! un 8€i uoibo i mar le opi^ne 4'ii^(tótria ansteeti* 
n tÙ>iti d^^bève £yise tm molte i^aiAlfr cMtinitàte 
n per molti anni appwtèi^ni» ad uQa ctteiinità 
1^ trava{^atiice« Se io dimaindp "ciò ehfe hanno^ 
i prodotto le' oiiànifattttve^saig^ di Oxlbrd evdi 
s» Cambric^ó'/ io noa avrò p«* tisposla che il si* 
f9 fónzìwdella vergogna o Finsulto del disprezzo (i)- 

») '^Qciiincti qqeste venerabili . madri (aìmce nuv- 
m ff€s)j dice W^ndéMin; che SO 
ir- conte riàd^ àefle lèttété e delie sciense f nw-^ 
ff^ trice^ bonarumiiUemrurrp atque artium)^ si rasr 
99 sopiì^tip a qii^W buone nudjiici le quaìi er^ 
w dono die Kalta nasè^ta è le rfccfcetóè. tengano 
» luògo di tafeiito e di sapì^r?. 



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^Vhh tMGmfmàKk. l3 

f» I41 m^Qv parte 4è' j^rofi i i io ri d'Osfioiri» 
1»; dtce AdtniD Si&idi^ hanoo i|iiMi afabamiovftte 
« Id atea^a apparenza 4^11' itfruBKme, taséo^lel^ 
1» zipAi sono rarel Lo steasQ >erHt<^ «^fgiiuigft 
n che le^ uQÌiferaità partiGolaimmftk é^' liigfaitteita 
?> hinoo sacdicat^ lo stndlio 4^e bcJle lettere e 
99 deUa filosofili alb Apiehia. teoIsgÌM» . 

>> *Io bor vedttto, dice Kfi^x». nelle néaUfe oni*' 
»» v€[r$iUl , r kumora}^ ,. V ìMmuhmsLa ' aUtuale , 
n. Ja pigrizia V T ignoranza , ìd Taniftài9M^tnMi,$£Ei(> 
n ciaiaimiQQt^ e; far po^iipa a|^ ocdii <Ìd pietica 
^ li giuoco» le come» le partito di piacore o di 
P9 libertiiiaggj<^^oceupM»o i giovani eadiifiiTMiMate; 
h ia!ir^ce di acquiatarvi Talufoidiiie del. InMiaglki^ 
9P r4mQr dello stadio v^ ^ acquiatano il guaio 
n della diasipawme e.delfe ^peàe.r 

n Molli padri. idi fafiniglia n la^am cbe i 
h loro figli ripoitù|k> dalle MÌ^8eÉaità op» aorta 
#> di m\, aaa ^uecito beo li vìiìfim dal (are grandi 
y 6$cxiSifi P^^ maiili^^rveli, persuasi di 09^ conv- 
i> prare a irop|]^ cmo prezzò il vantagc^ di .ve- 
n derli uiìtti ooi %li dei lordi e delle persone 
'^i' aeoreditate é ppteiili. 

, ;f L'educapoite aeciSHlemiqa in. Ii»gbilteifra / 
n 4ice lard Sidieffied.^ è iU pi y a ca if f ui^ iOggetto 
99 d'allarme e dfi terrore per tutte le iamigUe ra- 
^ gioaevoli e 4'.una XEMrtaua mediocre^ H timore 
>f. detta spesa, vdeUavdtssipiaione» e. di tatti i daan^ 
Dosi eneitì che nascono \dalla mancanza di di- 
sciplina e repressione delle nostre università 



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]4 faam msMU t politici 

99é4énA inoitìssiim 4e' iioistó giovani a fiéquentare 
t ^pidle di Sco2Ìa, ^e ne allontana tanti altri da 
n offii acdademicii ito*uió<me. -n Vn altra ragione 
dimininsce il concorso élk uniWaità ingtesi, e si 
è TìntoUerànte c^rc^^ a quelli che vogliono en- 
trarvi, di segnare i trentànenreariiicoli, o a di- 
chiararsi mMibri deUa chiesa ' anglicana, > ti che 
esclude i ctftt(dici e 1^ valtri dissideiitL 

u Gli Sottesesi, dice uno de^ scrittori dei 
99 Rd^ (^imu^teri^ iisdUTQno i Francesi loro an^ 
» ticfai /alleati nell' organìzaaifione de' còUegj, come 
id in tutti gli altri ÀfoaFtimenti della TÌta civile. 
99 Essi consfflnrarono dei postai gratj^ti per le per- 
>^ sone non fayorìte dalla forfona. Si d^ loro il 
»9 -nome di bursars], d^lla. parola ^france^ bòut^ 
^ iiersj perchà rieevono unà^i^M^ una somma 
99 di denarfUi, ima pensiione fbedbàtà pél loro man- 
» tenimento. lif a dicasi a gloria bielle università 
n di'Scozia^ non si veggono in essie come in quelle 
h d'Inglììherra, delle distm2Ìoni<4isonw9nti, delle 
f% funzioni servili, ima dipendenza degradante. I 
H posti dietintir soUo al ^contrario amorevoli ed una 
99 prova di meiìto;^ giacdlìè- lungi d'essere concèssi 
i9 dal favore, non' si jotten|[onò che da quelli i 
n quali «ai pi4^Kci concorsi superarono i loto 
9f rivali (i). ; 

Tale essen^d l'istruzione ricevuti^ ne^ collegi 
e nelle uni versiti inglesi^ non sarà maraviglia cfai^ 



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ri£iknu30iie susseguente, 0s5Ìaqii(èUa^4^ ^ uoitiim 
danno a ìcsro stessi/indipeii^fentemjB^to dai« i^e^ 
jstii/ Aon ^duca eK^Ui migliori m.VìWio', dice 
n un inglese , j^ù cQtnpratori di lil^i a' nostri 
*y giorni, che ncm to ne fiiro<H> in alGtiìt tettip^ 
9> anteriore; ma dal comprar pia libri, «lon: deb* 
f> beisi cònofainddrf^ obé siamo |più;is|rii^. -Ifissuna 
n nasone pajg^ più geDerosdn»ei|te un concerta di 
» musica vooale e instrumentale cke la nazióne 
n ingkse.; inoEtnonostante* è cosa/notìssima che lìià^ 
» sun poj^Dlo 1^1 €Qà ppGt^ §^»^: naturale per la 
^ musica quanto i Bretpni umeridi^^aH (glvlnghfsi)^ 
» Avviene de' libri ciòcche a-viene della muspoa: 
f9 ' nd iiiipi^hiamo dèi danari a ijwéli, d»e og^ 
91 getti, non perone ne conos^ieiniO i pregia ^a 
?> perqbè siaìko più ricchi , ^d ^ foria ohe ìtn^e- 
99 ghiaino il nostro denaro^ a qualche cosà. Volete 
»9 voi sapere in >qnkluiodo n^ -d' sermmo ^dei 
>f libri^ nxjtcm ? Eccolo : ^qifòmto; u»' <^era comparii 
»9 sce, se la^modà tn'<)ffdina eh cpmpiwla , ^il che 
^ dipenda dal |^ndÌ£ÌQ £ivoi^vole, che ne, danne 
f9 alcune persone di vpi^eéo ^Imoa giisto^ laHora 
» ciascuno la comprai e la coUpca, |»illa sponda 
99 infmore d^la finestra del J^prlsliariO, Jaffiiiehè 
99 tuttt quéljii c^e vengono ajBa oonversasàonè a ao- 
99 corgano che il padrone di casa possiede delte- 
>9 cognisdoni e del gusto* I libri ^Ua moda restane 
n là finché 1^ sponda (^lla finestra ne.p^ con- 
'^ tenere; allora si pongono in disparte, ed filtri 
?>. libri nuovi vanno a farvi la loro comparsa. Npn 



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i6 CMmXk ftMiàU S VOLITICI 

n .^OMiBdale SÉ' fìurono letti in questo mtenraUo; 

M qiial fceCQpo^jK>trekb€8Ì dare alla letturai^ allor* 

p dbò dall'alba del ^rno, che in tuttd Vmm 

n. comincia lira di otoi a inezzoc^, si paif^no do- 

I» dici ore a mangiare., bere 5 passeggiare, petti- 

M naroi e ^uodace (1)? «* 

. QoluitU) più r^duoaadonQ è Irasettrata, tonto 

itiagp0re, t^eris paribus ^, debb'^ssqpQ il numero 

dfi' delitti. Eoeo in fual modo si. esprime lo seu- 

d^e Tommaso Bernard^ ««Il bncm Howard os- 

f>^ mtvò pbe là Sviasera e. la Scc^a ^óifio i paesi 

^ Jn eoi egli troT?^ nainor nmnero di prigionieri. 

99 Egh i^lrìbuÌTa qnesta ^parti<»>lari,tk all' educa* 

i9 ziÓBue regolare che, dayàsi ai figli ia questi due 

i9 pac»i> Ist qnale allontanandoli dalle abitn^ipi 

79 malvai U pcMie^a. ili istfttp di prospéiiare. 

» Mistriis HAnoak Mooi^ m'ha ^asiqurato che 

ì9 non fiiì^no condotti aTanti Enneo Fielding^ 

Mi jdurantQ; In ^n ps^denzà nel Bjfmsìreet , che 

ti,.sei Scoinu»^ Ejidding usaya dire su questo sc^ 

9K getta» che d^^ . pernione incarcerate , la mag*- 

99 gioir partf "^eniva dalla isoreflA pab^ iiosulare 

99 ( dair In'j^terira )^ . in cui . le disposizioni nata* 

n rati de^ at^&anlti sono egujnfax^te buone che 

99 in Iscozià, ma l'eduoaa^kniè nén si diligente, 

^ uè !^ gcmeralquente a4i()tfcdta« n ; 

(i) V. Criiojou Recueit (fessaìs moi-aux et pokUqkes. 



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SULL'lNGBItTSftU. . ly 

• ^ ■ ...■ ■' : U. . ■ ■ ;. 

Garà^tere. 

u lì pppolqu inglese, dice Hamei e tra tutti 
;» i popoli. del mondo qpelld che non ha «arat* 
9ì tere nazbnale» a meno ohe per tale non vo- 
99 gUasi riguarda^ questa singoIaifìtÀii^f 

Supponendo che Hume s'di^annì» accennerà 

alcuni elementi, che entrano nel carattere inglese. 

■ ■ . . ^ - - _ • .* 

^ I. Intemper^nsa. ^ • ^ 

< , ^ ' • ' • • ' • ^ , -. ^ ■ . 

a Uà autor cdebre ha osserva to> dice il Ba-*^ 
n bler , che quantQ più un popolo è baVbaro , 
99 'tanto è più dedito ali- ubbriaeheàBsa. Se si do- 
99 veise dopo questa regola giudicare il popolò 
f» inglese, v'avrebbe luogo a tem^e che il nostro 
»» caràttere nazionale non comparisse troppo stt- 
M mabilé. Quantùnque poche illazioni sappiano /me- 
99 glio di noi dettar le^gi di buona condotta, 
99 cionnonostanle muna ve n'ha che sia più irra-^ 
99 gionevole nella' j^^liòd^v^ando noi d y^^^ 
9» per passare alcune 'ò;pà:^gradevohnente, non 
f9 sappiamo, secondo V espressione di Pope, gt>- 
99 dere del fiatino della ragione^ ^ dd^ espansk^ne 
?> deW anima. Noi crediamo che ogni festino è in* 
9> sipido se la ragione «lon n à sbandita; e per 
Gioj>. Opere Minori* Voi V. 2 



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l8 CENNI MORALI E POLITICI 

9i una depravazione inconcepibile c'immaginiamo 
j» che non si assaporino i piaceri della società 
n che là ove la pulitezza ^ Jà decenza sono sacri- 
« ficaie, ove il rufnorì? ed il tumulto invece del 
j> buon senso regnano e della morale (i). 

» I .Francesi puliti «gùalmenie che sensati 
;? ne.Màro pranzi mostrano móltg brio . ed alle- 
n^ grezs^a sienza cadere nella minima indecenza. 
j> Essi $anno ravvivare la -©onversazidne sènza ri- 
w correre all'iminòralità. Nel più bello dèiralle- 
n grìa essi non anontaaauo le donne per abban- ^ 
» donarsi -air oscenità ed aUa licenza. Al contrario 
» essi valutano i piaceri, d'uri festino dal numero 
?> delie donne che vi assistono, e non riguardano 
9^ eomev ben impiegata una sera pdssata tr^ essi 
n soli àlla^ taverna. Quindi lielle. òomtinicazioni 
» più intime delie loro fanrigli^ una libertà ragio» 
M nevc^ vi regna , ed ninr pulitezza senza legami. 

^ Ma ìa- faccenda succede ben divèrsaqEiente 
w tra di nctì. 1 Se alcuni ornici si uiiiscono presso 
9^ qualche loro: sfiinabile. xìoailosGérite, invece di 
?>. trattarne la sposa , Ja; sorella , la figlia col" 



' - (0 Gli smessi sentimenti ìiddyaosì ia Tomaso^ Bernard; egli 
dice: w Townsend ossei-va che Jf ubbriachezza^ è il v^zio d'uno 
» "spif ito non dirozzato dall' islroiidne. Egli è certo che, poche 
>y accezioni \ parte , questo yizb non sh mostra eòn tutta la sua 
» <fi£roroiita chcrtia le persone s|tnza educatioue , ed. iipmei'se 
99 nella più crassa ignoranza, o tra quelli che npn ebbero i mezzi 
w di fierfezionare i sentimenti "ideir animo , e quindi Della scala 
^>~9iofafe oceupano un posto. poco superiore a quello de*4)ruii. » 



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;SULL* 1NGH1LTEMÌA. IQ 

>v,dov.ut(> rispetto V tutti s'uniscono a manifestare 
}f iHi' assoluta ripugnanza- per la loro compagnia. 
?^ ÀI momento in cui levasi la tovaglia, fé doline 
V debbono rilirarsi, e dai convitati riporterebbero 
9' d'impulitezza là taccia, se più dell' ordiniirio si 
P arrestassero. Per quale motivo /«oqo costoro sì 
» im'p£^ièiiti d'essere lasciati soJ^? Per i'indicile 
w e sucido piacere di feire ilei toast osceni. Sem- 
9* bra co^a naturale di ricercare con maggior prfe- 
?> mura la compagnia delire dònne nel momento 
97 in cui ci sforziamo d^^me contonti ^felici. 
79 Mh i\Q, egfe è imp'ossibiie di l'endere un inglese 
99 felice^ s^e non gli si permétte d'iinmergersi ne- 
w gli eccessi più grossolani. La-^coilveràazione d'uria 
>v dpntìa amàbile non Ha pregiò a fronte d'un 
>> compagno s^cliiama^zaùte q dissoluto, ed- è ne- 
i9 cesSfU^io- eh' egli jsia gloriosamdnieubbrìacOs se- 
n inondò f espressane della B^fofìa ^tinga 

>> al co4m0 della felicità (i). . ^: 
J' , 99 irli abitanti di Londra, dice un altro iii- 
» gles^, nòli -liBnno rivali rfel loio^ gnsto per i 



(i) È nolo che il r^^l.(^ regina dMngliifterra' QUtrpno una 
portiòdare pjrè^àone pef'ìl^^ e:io cbiain)àijo la jpe- 

ranxa, dèlia fcmugtia. Si ^ce che ià principe ($ €aHes vedendo 
un giorno suo fir^teUo steso -fejr terrà giociosa^nte «tibridcQ dòpo 
essere uscito da un'orgia, gti vem >^d4(^sf> iinaJ>ottiglia. di vino 
dicendo*, qui giace la speranza della famiglici 

Tra i sti^yagantL tcfciM che si fannp aUe tavole inglesi, ci- 
tasi. ^^Ho cPmi duca di Baokiqjg^am» famoso per la sua immora- 
lità. Sul iak dèli' ilìv^emo egU aveva il costume di dalre un pranzo 
a tutti i giuQcatòri che come esso frequentavano una casa da^ giuoco 
di Maryboùe; il toast dell'addio era il seguente; Possiamo noi 



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20 CENNI MOUÀLI E PÓLil^lCI 

9y graa, pranzi: le loro bande riunite assalgono 

« jòon lina itopetuòsità sorprendente e con un vi- 

9ì gore ihòonceplbile 1^ forze combinate della tar- 

^ taruga, dei pasticci 3 dei selvatici.... Ls^ festa 

n del lord mafìre è, una sorgente di ricchezze per 

n ì medici e gli speziali; le indigMipni che vi si 

^ guadagnano; danno un'altra idea delF ospitalità 

n^ diél |>rìmo magistrato di I^òndra (1). 



tutti non essere appiccai pria Mia tncina primavera, e ri-^ 
travici, qut huntti di bel nuoiH>l 

Per l' addietro i faa«(^ erano molto più stràni che attualmente. 
Allòrc&è un gentleman beveva in onore 4' una donna, il costume 
voleva eh' egli gettasse nel fooco qualche parte del «tio àbbi|^a- 
mento, « gli altri convitati dovevano seguimi T esempio. Un f^tvtù 
(che sir Carlo Sedley pranzava in società alla taverna^ tino de* 
saoi amici essepdosi accorto ch^eglr aveva una bella cravatta di 
merletti, fe^tin toastxe gettò nd tempo stesso sol faoco la soa 
cravatta di po^valorje;. Sedley e g)i abri convitati fiarono co* 
stretti a far lo stessd. $ir Carlo sopportarla ^siia,, pèrdita ^CQn^otto 
il sangue freddo, lodò questo tratto di spirito, e disse che saprdi)e 
rendere la pariglia. Bue^ giorni dopo, trovandosi le stésse persone 
riunite,' Sedley dopo aver:£evuto alla salute d'una signora, diiamè 
il garzone della taverna è gli disse di far entrare un dentista 
eh' egli , aveva chiamato espressamente ; allora egli ^ si feòe levare 
un dènte guastto che lo adjdolorava da motto. tea^ e lo gettò sul 
fuoco. Le regolcjdeBa bucina compagnia eàigqv^ma che ci^aecnno 
degli^ altri convitai perdesse un dente. Essi dissero a Sedley che 
la di lui generosità non esigerebbe la rigprosa osservteza dette re«- 
gole; tutte le rimostranze essendo riuscite inutili ^ i convitati dof- 
vetterò porsi sotto il ferro del dentista » mentre Sedley rìnqprov^ 
rava loro seriamente la loro renitenza a Ì)3u:e.m ^ l^giero sacri- 
fizio pèf tinà signora ù bella, e di voler /ccinservaffe. un ^te à 
di lei dispetto. — Malone riporta qoeslo / aneddoto nella vita di 
Dryden. * ^ 

(i) V. The Rangers U I, n.^ 20, 1794. 



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SULL INGHILTERRA. 21 

;f 146 nostra famose cottene, soggiunge un 
99 altro inglese, sphò fondate sul mangiare e sul 
99 bere. Sforzasi invano di decorare queste asso- 
la dazioni coi nómi imponenti d'ojccademiaj di so- 
99 ciètà di Kberi pensatori .... ^ ni^suno ne resta in- 
n gannato; si sa che èsse sono assemblee di be- 
>♦ vitórì, i quali dopo il piacére della tavola non 
n conoscono che quellf del giuoco. >? : 

Tra i diversi clubs che esUtono in Inghil- 
terra si distingue ì\ club degli ubbriachij >uho de' 
più antichi in queir isola; e nel quale ogm inglese 
può essere ricevuto; il presidente di questo club 
debb'e^se^ irlandese, nato ^a Dublino (i)-^ 



(i) Riiggles nella stona die' poveri <« ^egue i progrèssi ààr 
H, rubbriacheaz^ inglese I dalla sua origioe fino aU'ecopsso in cui 
'né giunta attualfliente, 

n Stnm, con^UéEiARoggk^) nella sua storia d^lianlielii Bre^ 
» toni è Sastòni dice d^er intemperanza nell'nso Jde' Utfoon era 
^ un vizio «dominante tra gli Anglo-Sassoni, i quali passavano i 
M giorni e le notti intere bevendo. : Lie «loro as^miAee pubbliche 
99 e particolari terminavano cO|i eccessi net mangiare e nel ^bere, 
^principalmente nelle, epoche delle loro festev^religiose. Usavano 
M essi allora ^ vuotare i cohni bicd^eri m onore di CristOj^ ideila 
«* Vergine ^Marìa, dei dodici Apostoli, e d'altri Santi daessisom- 
•« raamente venerati. Sotto iT regno d'Edoairdo fl Padfipo il vizio 
99 dell' ubbriachezza giunse al ségno rche fii^ neieéss^urio rq)rimer)o 
>* con leggi setere* Questo principe per prevenire le risse che 
M nelle taverna nascevano, dall'abuso nel bei;e , fece* collocare certi 
» cavicchi 4i iiodi ndle tazze ^ ordinando die, nissuno potesse in 
H ìin selò fiato bèvere ai di là di questi segni \sotta pena d'una 
0- fortb&na ainmeoda. Al^ stessa pena soggiacevano quel^ die ec- 
H citavano i bevitori' ad, dltrepassajce il segno fissato. *» 

L'atto dèi parlanjiento emanato nell'anno i.^.di Giacomo I 
al capitola intitolato; ^tto per reprimere l'odioso e sucido 



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22 CENNI WORAIT ^ PaLITICI 

Questa abituale «bhriachezzà deve produrrc 
delle funèste qònseguenj^e. Il dottor Willam riflette 
che dopo avei* pars^onate le sue osservazioni coi 
bitì di moralità» dovette, couchiudei^ che pia duri 



inxio deltubbiiache^a^ iiEfùeg^iiel preaùnbolo le sc^imen^ «spres^ 
sioni. €< Godsideraodo che rodios<^je ributtante delitto dell' ubbiia- 
99 cliezza è divenuto una moda universale in questo regno^ ch'egli 
99 è la sorgente di mìdUi altri enorini delitti, ferite, assassinj , omi- 
»» di^, giiiramentr, finnicaziom» adàltérj , ed altre simili atroe^ì 
» a jfaprèzzo di Dio, e disonore della nazione; ch'egli è iH fla- 
» gotto dell' industria e dei lavori manuali; che rende molti operaj 
» incapaci di travagliare ; di' egli, impoverisce moltissimi eccellenti 
99 sudditi di S. M./ « cagiona la distru^doiie de' fedeli servi di 
99 Dio . ,*» ,^ . >» ' 

L(f p^e fissate in quell'atto parlamedtario, confermate e di- 
dùarate perpetiie dal primo statuto^ di G^rlo I, vennero accresciute 
e rinforzate ne're^ susseguei^; « nùi» so^^iaìt^e Hugglès, non 
99 ne risi^ aleno dffetto plausibileT^ numero delle taverne crdbbé 
99 progreùssivamèbte; quelli che le frequentavano divennero sem- 
» preppii!i ùbbriàeoni,' più indolenti , pia liceni^iosi, /benché té leggi 
*9> destinati^ a reprimer^ fos^ro severissime^^ 

1» ir-fisco non aveva per 1- addietro ritratto [»ran varilag^ò 
»- dalla ^epravàzioiie del popolo, od aMieno il datìàro proveniente 
99 dalle licenze aCcqrdate alle taverne da birra cokva soltanto •nella 
» borsa dei favoriti del sovrano. »' 

Dopo il ristabilimento di Carlo It, étòè W 'i€6o, il parla- 
hoiento aun^nt^ le' rendite del. trono con divèrse tasse sulle varie 
bih'e, idromele, sidro, ed altri Kquini. ' " ~ 

. Nell^anno 9.^ deQa regina Anna , còllo statuto 6 di Gior^ I , 
col !]6 di Giorgio II si rioforzarono i diritd, ie precauzioni e h 
pene, Je quali si possono i^^gere^nél^sullodato Rnggk». 

Ef^ ccmchiude: <* Tal'è U lupga categoria dei castì^, 
»> ammènde, i^strizìoni, 0stacoji, co' q<wtil9. legislazione tentò per 
*> quasi tre secoli d' opporsi ai cattiyieffi^ delle "taverne da birra, 
» sui costumi,, sull'industria e l'economia del popolo; .ma i suoi 
» sforzi ,sono siati inutili^ e il governo iion avendo' potuto mànteliere 



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SULL INGHlLTfiRRA. ~ 2 3 

oliavo di tutte le iìlorU nella. metropoli procede 
dall' abuso de' liquori, spirilo^. 

Lo stesso dottore parlando delle case slabi- 
litef pec i lunatici , oss^va che, la maggior parte 
degli infelici abitanti, di qo^ti ospizj provie&e 
dall' ultima clas^ del popolo che ^onc^rtò il suo 
temperamento , e distrusse la sua intelligenza col- 
l'abuso eccessivo (J^' liqooM spiritosi. 

Una nazióne ^(^i d^edita alla strayizs^ non 
può osservare le regole delia de<:enza« << Il cerir 
99 momale déUa ÌMùl^ inglese, «Soe il qolpnnt^ 
9> de^Yeiss, costringe al più faticòsa^pe^antismò, 
79 e ad alcuni Tfguardi ) ad un sucidume rìbultaate. 
M Lavlòjro arte di bereaUa salute degli astanti 
99 può /essere mésa^ al raQgo delle^ scienze a^tra^e. 
« H coltello e la forchetta sono c?itigiati a ci^scun^ 



f il pqiolo nella sobrietà , è stato necessario die le renditcr 
99 della corona trassero profitto 4a oo yizio pubblico. "^ Sono sla|e 
w quindi : fissate tasse diverse sopra questi oggetti di consumo, 
99 l'abuso de' quali è divenuto si generale; tasse che sono andate 
99 di pari passo crescendo col diritto del bollo suUe^ licenze per le 
f» ts^vemé da bin^a (cioè da uno scellinQ Mto il regno della re» 
99 gipfì Anna a 3i. sccUini e 4 pence nell'anno ^4 ^ Giorgio UL, 
9» olti^e la tassa sulle case che serve di taverna , sé il di lei.,alSfto 
^9 oltrepassa le i5 lire sterline annualmente). Jl prodotto di que- 
» ste tasse neti792 sbalzò a 5,!^ 19,75 iliife sterline (doè a circa 
9f lÒ^^i^fiSS lice milanesi}^ non ìnchi|idcndovi> la tassa ^'acr 
». qqaVfte, liinra, vini fi^ti^i, che^neU'anna suddcHo giunge 
99 a 710,000 lire sterline ( cioè cfrca 22,365,000 lir^ milanesi. U 
,99 pcipolo bevitor(^de' suddetti prÌRii licjuori può essete calcolato 
V a ,8,5oo/>w in^vidui . ... « ^ 



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^4 <^nmi MOKALI E POLITICI 

9i vivanda; ma manca il tovagliolo (1)4 conviene 
I) pulirsi le mani e kliocca colla tov4gUa; pochi 
yy sono i bicchieri, ed il funesto boccale della 
yl birra va spesso in giìro* Guai all' ultimo ^om- 
^ musale che Vi appone il labbro dopo che da- 
fy scuno ba lanciato al fondo del vaso un alito 
n putrido, o lasciato sui bordi alcune mòliche 
> mezzo masticate, dei frammenti di suppurazione 
» scorbutica , <> peggio ancora , qualche goccia di 
yy saliva, iner^urìale, cBesI è tentato di supporre 
^«faccia parte di questi globettì che galleggiano 
»- sul liquore; — Si perdoni questa sucida digres^ 
yy sione ad un uonvo che pranzò sovente senza 
*> bere , perché non potè' piegarsi à queat'liso di- 
yy Sgustoso egualmente che nocivo. 

Sa, InJsénsihiUtà. 

i( Si crede comunemente, dice d' Archenolz, 
>v die i sentimenti teneri facciano parte del ca- 
» rattere inglese, benché non v'abbia alcun po- 
yy polo presso di cui T^goismo sia più generale. 
fy II sentimento resfia tutt^ò ne'^ romanzi inglesi e 
èy nella testa delie lóro donne. Ciascun giorno un 
f> padre ^ un ^fratello, un figlio, Uno sposo parte 



(i) *< Qaestb non è vero nde c^se pi& ei^nti. Ma in nis- 
n $oxì pàe^ dS iiit dÒBmàsi.i buor{ tono non ta^àttenzza f^ 
n usi nazio|kab, e non può essere dtkto co Ai osservazione ge- 
M neràle* »r ' . 

' . {Nota di Veiss). 



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». 



n per langlu viaggi e pericolofti c<^la pKi ^fTMide 

n iadiffieren» e con nn éangue freddo ributtante^ 

9f Si venoso oofiliinìiaiMàte>deUef^B^Ue abbati^ 

donare^ Mbomb, àì/Qua a6||;iio, di rinereacimeAto^ 

i loro Rarefiti» pamd , le lodetà cui efano aM* 

taatiy il luogo del loro do^f»lioy per.v||a6a)tre 

' aul CoatàMute a tiTerii can oMnomia , dopa 

»ayer aieaao il disordine pf Ila loro fortmia^ e 

>» per risparmiare al loro orgqi|^ rumilìaaioiM di 

f9 teeinare: il ac^o sfoggio agli oe^ckì de' loro con- 

99 ittadirii. Vn-^lio^ giunto a}Ii( teaggiorità, una 

^ &(Ea untea che si marita» aofihmpcòstantet 

n mtfte <^ la loro madrei/aotente «TanBàta in^ 

V ttà^ bbandons la sua eaaa , ii luogo in eoi diede 

9* Uro a vita > in onì diresse la. loro edoeanone, 

99 il ^^ori^gio dVuna jpQrtuns^ opuleiita, alla quale 

y» era a^ata, ^per andare eon una tenne pen« 

99 Aoitt il una casa solitarìjti a iniM li tì^ nel* 

n Tabl^dmo e nella H|^a« lo^^-i^iilli ,un giorno 

99 portar diglian^ contro ^qjoest^nso Ifarbwo e 

H^ generale, ^YanU una ÉteiigUa risp^tabilè ed 

n unita di s^imenjti, strMÙ p^sone idolatre de' 

9» loro figlia 4a miaV sorprésa parte ridicola: cU 

$9 vmrdsbe asihgersi, mi fu riq[M>sto> alle 8<dle^ 

s> cìtudini oònróe che esigf It" pìresenca d'Anna 

n suocera? Si tii^ce in lÉatriiltomo, per essefe 

^ liberi , e •^w^ a suo eapriecib. »' 

, Per pitnrai cbe il camtta^ 'ìbgleae pecca 
d'insensibilità ac^riÀ i éeguènti^ fatti 

^ i/ Ciascun i^ che in nissw^ p^^ deUa terra 
il terribile spetta4o d'un rèo condannato a morte 



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2é CEimi «tOilALi E POUT!ei 

riuiH^e Unti spettatori^qiianti, in Londra. Si pre-. 
parano palcki y si cest^iscono gallerìe» si ^ttalio 
fineàt^re, per pròcnt^re 1^^ racehe e ci-^ 

tìB, ed a^. donine «tesse il {Haeei^ d^^assistere a- 
qùeste scene di* oiTOTO. Weiiderbimi ««mven^ndo» 
del fatto, ag|;inrige: « & -direbbe che le à&skie 
M inglesi pròTàAo -molta soddisfàvkme nel vederi 
» un loro sinale a spirare tra le angò^eie ;ii' tm 
w nw)rte non nidwale. ^ 

' ^ tecoése de* cavaUij-^cfivertim 
dito {ìfi Inghilterra, è iin'a|tra peosk ddl'insiefi*' 
biliti^ di (jnella nazione. .«'Uno stmuiero, ^ce 
» d^A^rcbenolz,^ nt>q potrebbe aèsi^tére a Jit^^to 
» spétèaicoU) eoU'i^ecesse d*nn Inglese; gì. ban^ 
?>d* avervi aasitótó nna volta sòia. Le )e*s? de 
» catalU, dice ^ratt j^ 50*10 uno sppUacob fgttal- 
99 ménte all'uniamtà ohe «U' ottesìh q0ntì*/m Tror 
w vasi 'appena in Inghilterra an sol i|D||^''P^sesr 
"jjs^re d*nn h(w>n-cav§llo, ohe H<m ia.^9ì^^ a. 
n saiK'ifiearlo al.desiderìa di; giiadagiif ed pJ^^mio 
i é^kua corsa. Se un cavallo pnà j^ al trojtto 
»» (Hed ^glia in ^^om, nòa cà t»^th ascQmr 
» mettere dhe ne pjiò far dodici. ^gU esef^isce 
w ^é9t2^ eckta con aiibcces^o y Mv^pohs^^f^^ l*^ii 
^> delle; scommesse più forti succeranno con au- 
w meQtp dli maglia , finché il pov/p aiiimale soo- 
n cóniba sotto la sferici e lo spcpne. Il crudele 
^9 proprieil^ calcola sólo, la di£pil^ ti^ il gua- 
99 dagno della corsa e if ptezzi^flel s*u6 cavallo . 
« Bjel caso che |)erisCa , giacch^e parlasi di sen- 
99 tioì^to, ^li ne è ^talmep destituito. Ùu 



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SULL ING^TCARA. 2*] 

n n)i0^o di (pèstH ^cìé aveva un bel cavallo 
9» che |[uadagtiava tutti i preiii|; Affihe . d'escili- 
f9 derlo> ili proposta uur (X>r8a di cavalli òastrati ; 
^ il padrone giurò die non per questo ne^rimar^ 
» .re;bbe esduso. Egli condusse il fuo cavallo sul 
iì kiogo e lo fece castrare ui^ m^jonento prische 
«9 ent^MC nello stadio. Il pov^o amsÈiale còsi 
99 trattata^ guadagnò il preìnip^e cadde màrù) al 
99 fine della corsa. S'io fossi stato principe asso* 
> luto, e che un tale atto di orudehà fosse stato 
^9ì oemme^ ne* miei slati, avrei sottomesso il 
^ colpevole alla leg^e dbl taglione/^ 

SJ^ £gua]aia[ite barbaro ed indegno é* uit po- 
polo inciviltlo. si è ii coatìbattim^Fito jde' galli, di 
cui &r Inglesi SOTO si appassioiìatl 

4*^ Si possono l^ere in Miss Moorie .molti 
e^mp) dìt harlmrie dbe la ghiottonei^a inglese co'mr 
mette cbu^ le bestiie per f^cnimm^^^ carni 
piw tenére, e d'un gusto pin delicato {i). 

$y Raglili in In^ikérra il "barbaro costume 
di cacciare un pido attravèrso il corpo degli an^ 
•negati,.^ di sotterrarli nelle pubbliche strade sercsa 
render loro il minimo dovere di religione (3). 
t( Si tradttano in questo m^do gli annegati^ dide 
, ' ' ■ . - • -^ -j . , -, ' f 

(1) V. Vixrìous viewstahen front ^I^e andmamersm 
En^hmd. . ^ 

(a> J eèstom pretmb aithis éUiy m Engtànd .... the 
barbarily of burying ^n the pubUck hyhmy the body of a 
poor drowend wretch unth a stoke droifen ^thtbugh it . ... • 
V. Townand country magatine. 



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^8 CENNI mORALI E POLITICI 

n un inglese, Qientre un ,giuocator rovinato, la 
>y cui vita 'sarà «tata un tessuto d'iniqui^, può 
;» dai se stesso pùt fine alla sua esistensa con pub- 
99 blico encoibio> a senza timore 4* essere, sepolto 
f> in un modo A bàrbaro. Questo costume .inde-^ 
99 gno del secolo dèamollavO è cBsonorevole per 
» noi conte Bretoni, come uomini, come cri- 
» .sliam^ w s ' ! 

Q."" Il duello, tsmtó )pkù frequente quanto più 
i popoli sono barbari , il ^Q^bAIo non di «pa^ ma 
di pstola, cioè il duello più insensato, è mplto^ 
infuso neir In^lterra. W II furor pd duello, dice 
>9 fautore èA ^Candid JNuk)S(^ifher ^ non mai fu 
n 8Ì comube die ^attualmente. Dd Pari fino al«> 
H Ts^rtigiano egli regna con una foma dh0 la re^ 
n li§^ònè non pn^ reprimere, che la ragione non 
M ^ può liuiltàre. La ìk^ìM ed i gentty dcyvtàAie^ 
i> ciónnono«tante rinuQciiii% ad. un eoatume che 
9i i bécca j, i barbieri, i calsolaj... . hanno adot- 
n tatOé Io ho veduto un duello tra un sartie ed 
19. un 43appella|o che faeetana eatrai^i la corte 
f9 ad una figlia d'un ciabattibo. U pirìmo dimauiiò 
99 soddisfazione al suo rivale per qualche insp^ 
59 lenza dettagli da questo. Fu «quindi fisìsato il 
99 luogo, e \ due campioni tirarono due colpi, 
99 j3^^ sep^a olfencler^i. I , |)adrìni che erano arti- 
99 giani cosi delicatji suU* onore come i priui], si 
99 frammisero fra' i combatteoliv grimpì^gnarcuo 
99 a toccarsi la mano, e gì* indussero a promettersi 
99 sulU parola d'onore leale amicizia per l*avvenire. 



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SULL'lHfGHILtSRRA. Sg 

n Dopo questa rìcoÉcHimìoaé i op^iìx^ jgénikman 
f9 andarono alla taverna, ti ubbriàcarono tutti 
n glorìosàmente^ e finirono per battersi a colpi 
?* di pugni, w 

7.** La posterità accuéerìi ibt*$e la Sstoria di 
mèìizogna, àUofohè leggerà che: ^i Inglési sì fieri 
de' loro vairiaggì reali h) imniagiiiar} a^si^evano 
oel secolo decimotta^o ^ liècimonono al jsangni^ 
noso combattimento de' pugni, il quale talora finir 
sce coUa morte ^'«node^EMlétil. E^ è ciotliioa*- 
ostante fuor di dubbio ùbe i|oh il basso popolo 
jsohimente, ma uomim di. raogo^ le donne^ i fiui*- 
ciulli ne sono . spettatori. EgH à fttor di dubbia 
che degli uomini feroci eùcttàno con un Tile saz- 
iano dei miserabili a questo combàttim^ilo perv 
procurarsi t' òccasioGe di seomaiesse. « Qual sen^ 
tf tìmèiìtò d' umanità y dice Knox, qual lis|«tto 
99 per la natura ^eU' noma inùstra colui'^ ohe coti ^ 
^ una gioja ¥ÌcSna all'estasi pu& yeder due s|[ra^ 
» ziali tentar di distruggersi f un l' altro pB^ lana 
n meschina Kàdneta; che fa sua prìncipal ocet^a^ 
99 Igiene V assistere a queste orribiR scene e prò- 
n curarne ^gh altri la freqqentìér ^petizione, e phe 
99 giunge a farne non uri <iggetto* di piàc^e ^ol- 
n tantO), ma di ^eculaieiooe 1 ? 

8.° & capitaiao Cw^^n^àt nei suo, giornate 
di Labrador pubblicato nel 1 79:2 dice : ^ Lnostn 
n pescatóri sono milk volte più selvagge degli 
99 Iridiaiti stessi^ giacéhè di rado lasciano sfuggir 
'99 Toccatone d'ucxndéré questi poveri Indiani a 
99 colpi di fucile tutta vo)ita che lo possono 9 e se 



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3o CENNI HOILALI E POLITia 

» ne vantauò qaiodi come d'un' azione meritorio. 
»: Molti né Ito io intesi con orrore a dichiarare 
n che un indiano ucGÌdérem>ero piuttosto che un 
99 daino. 7» '^ 

, . Una fi^rte dose d' insensibilità entrando nel 
carattere iiiglese non &rà maraviglia che la ser- 
Hiu sia trattata con eccessita durezza, pagata con 
onoriHrj meBcfainiy dimessa 1»l?dta per i motiti 
più fii,vo&/ tàlvolia sem^ motivo alcuno, e sola- 
mente per gualche strana usanza dèi paese. Luso 
vuole diffaiti che in certe ^occasioni ^ come allbi^ 
che iin uomp ^^ marita^ e^ can^j i suoi dome*- 
stici» e principalmente le donne, m Vha una grande 
99 diflerenza, <6ce Ainstrong, nel mo^o éj(»l*cm i 
99 FranceM e gU Inglesi trattano i loro dom^dcL 
99 I primi non sembrano dimenticarsi che i^ do- 
99 mestici come uomini són Mostri eguali, ^ndi 
9> li trattano tk>n solò con bontà, ma con una 
>> £stmigfiarilà obbl^ai^e, che & loro dimenticare 
99 ì pe^ delia servita, gli alleggerisce almmio. 
^9 C^ In^€^. sono ben lontani daQ' agire in un 
9> mfodp £^ l^rale. La maggior parte di essi è 
» persuasa, 4^t principio che un domesUo) è un 
»> male nee^ssario. y> Quindi questa numerosissirna 
classe della popolazione à. più avvilita in Inghil- 
ietra che in qualunque altro paese. I padroni ne 
esi^no la;pi^ abbietta sommissione, e le usano 
i modi più sconci e violenti. ' 

Quanto più un popolò è i)arbaro tanto più 
le l^ggi sono tiranniche <lel bel sesso. Ora le leggi 
inglesi nèn sono sicuramente le più liberaU su 



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quelito artìcolo. Fino dal regho di Carlo ft ^si- 
stelle una legge che autòrìz^ va. if marito a per- 
cuotere la sua moglie. Ef^ndo rispoiigabìle d^le 
sue azioni 9 dieévasi, conviene ch'egli possa iité« 
nerla coi tìiàcare. Gli Inglesi Attualmente m^io 
barb)arì che i loro padri, lasciano diormire questa 
legge egualmente disonorevole , pei due sessi; ma 
il basso popolo attaccato alle vecchie usanze la 
^ita sovente, e quasi sempre la mette in pràtica. — 
Un altra legge mólto più disonóninte, e(i attual- 
mente in vigore si .è^ quella che autorizza il ma- 
rito a vendere la sita ^os^. La legge [Nrescrive 
eh' egli la conduca al mercato colla corda ai collo 
presso a poco come vi condurrebbe il suo bue a 
il suo giumento. <^ In un paese libello, dice Tau- 
99' tote del Criio j parlando dell' Inghilterra , le 
99 donne maritate trovane in uno stato di sòhia- 
y> vitu paragonitfajle a quello cteUe donne indiane. 
f9 Con quale specie di giustiziai togUesi alla sposa 
fy il diritto^ <jK lagnarsi di coluijphe la iUranne^a, 
>»/a meno che eHa noli pòfetfa piotare legalmente 
9> che la sua vita fu posta a pericolo imminente 
99 dalla crudeltà di sìio markoì»? È ella cosa ra- 
9> gionevote che un laomó brutale e feroce possa 
99 impunemente rendere ii^ltce la donna più vir- 
99 tttosa in tutti gli istanti della vita? £ perchè 
99 ^mai ad lina donna ^oppressa non si permette 
99 dapprima di far risonare le sere lagnanze avan^ 
99 ad un'assemblea di parenti e d'amici, e por- 
99 tarsi in seguito acanti un magistrato?.;. 99 Le 



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3i CENNI MOiAliI n IPOUTICI 

leggi kkf^i podliano hi sùmmisiioné ddla ipost 
al: segno Gh« se ella oonmietU^ un delitto di ooq- 
cèrto col» spiritò , mm può tém^« d'ei^nie pu- 
nita, e neààméilo «itdtar dai; tribunali. Le leggi 
wt^pongono ohe TobbìedilMìta da ha dovuta a suo 
marito i'obMi|[lu per fitioa prende! parte ne' suoi 
ddiitli; 

« Esiste una I<^ge inglese, dice Bentham, 
99 cheè rerauMnle Un avanzo de* tempi harhari; 
H moneta 9$itif^ ruris. Una figlia è confiderata 
n oome la serva di suo padre; viene ella sedotta? 
fi U padre nob può ottenere altra soddisfazione 
H che uda soitoma pecuniaria corrispondente ^ 
n prèzBO de' servigi domestici supposti non otte* 
M nùti durante la gravidwiza di sua figlia ^ (i). 

Lo sofidiere Berìihrd nella au< lelltfrà al ve- 
scovo di Duiham sQggibnge « Una foUa d'incoia 
^ ^venienti acc(»(ipagna la baiòarh feudale della 
a» Bjostra legifilazioiie , la qu^le pc»e A discrezione 
il del man^toi tutta. la proprietà ed i guadagni della 
^ moglie. La facfi^nda andava à Roma ben diver- 
n Bamente, e va adesso presso altre nafcioni; i 
91 diritti delle donne vi sono proietti da statuti 
f» e costituzioni. Sir Federico Edeti ha osservato 
9> con molta ginstatezza che ndle claasi inferiori 
99 della società havvi maggior éoononna^ rcttstenza 
n ai desideri , attaccamento idla &miglia tifile mo- 
>»» 1^ che ne* mariti , e che pòchissimi casi tt 

(i) Traìté tk teyislatiùn cmk et pénale. 



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SULt' INi^n^TElUlA/ 33 

n cùtil^tìlU>9 ne tfctnVi h rovina ^ ima fam sia 
f> jftòU cagionata dalla oàttiva condotUt della mo- 
91 gli^; Un^ 4egge ^he alla inogU^ accordasse Tia- 
n terà dii^o^zione de' supi guadagni, accreseerd>be 
99 consìdembilmente Hi^usttia di questo regno. ^ 

Agli antecedenti fatti che ditnògtràitp /molti 
gradi d' insiensiliUilà nel carattere inglesìs^ isi pò- 
twÀherp opporre i mottij^CMtabilimenti destinati 
al ,80l^Vo de' ppvt^ri. Xrli scrittori inglesv peraltro 
a<iditànP su quQ^Jo.^rgotnento. moUè osservazioni 
le quali non vergéko tutte a vantaggio del carat- 
t9W inglese; << Ailorchi^il cattpjicisnip, dice Wen- 
^ dedbornl era la Teligio£té dominante del r0g|io, 
^ ie rendì'tc 4e' eonv'entip dplle altre pieànslitu- 
>t aip^i 4ion .^^guagliaTano : le somme che attual- 
f^'- taente sono consacrate per «iti del parlamento 
Ti o per contribuzioni volontarie al soccprso de* po- 
99 veri, Cionnonostante in jussunìmgo del mondo 
99 '9i ^mo fcUiU poveri qmntà. in Inghilterra j in 
99 nissuHà città tjuanti in Landra^; Questo incon- 
n yeìliente nasce .senza dut]bio dal cattine impiego 
» phe 8Ì ff dìi quc^sti fbndì^ Uno straniero il quale 
» '^a xhe. t|i(ti gli anni si impongono tat^ti miìioni 
w pel Mailétiimefìto deVpoveri, e che scorrendo 
w L9^ndra e i^cijcpndfiirj,.ir^e tanti ospedali e 
^.: ptie. istituzioni^ ,cpi^pi«C0 ia più^alta idea della 
>> genefrosità idgleseV ma nel tempp. stesso egli 
n non j)uò cpmprejidere ner . qualp mptivo egli è 
9> dappertutto insi^guitp dai lamenti de misera- 
;> bili che lo. pressano a osqcoorrorli.Egli deve 

Gio}A« Opere Minali. FoL V. 3 



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34 CENNI MO^U. Il 1|OWTICI 

y9 cionnoaQslanJtf ripordam/ ette per (Joanto ^«n* 
» siderabUi sidno le somme che. ogm anno destì* 
V n^n^l a vantaggio 4«^pov^d> per quanto ma- 
» gtiifica sm Y apparenza degli os][>e4alÌ9 vi «>no 
^j de' motivi p^er moderare la sua ammirazio^ie , ^. 
99 ritenersi dal conchiudere ohe la carità è ^enza 
» limi tu Una gran parte della nazione paga . la 
jk t^ssa de' poveri suo palgrado, e molti ospedali) 
5s»/ diqesi , devono la loro >èsisjtenza alla vanità; piut- 
w tpsto o a dei motivi meflio lodevoli, cjbe. a un 
yy vero spirito di gei|ero$i^tà (!)• ^ ^ 

» fa duopo parimeijiti, continua lo 8te$ap 
n scrittore ^ giudicar con preeauzione questi atti 
w del governò britannico che aL primo sguardo 
» sembrano monumenti di liberalità nazionale. U 
n danaro accordatQ dalla catana d^i ciomuni ,, iM)n 



{}) M^ £fttti proyanq di^ gria^esi {»iji dip ^^^{Mfoli 
teDUpb:d'iiDp<nTe eoo. false uppareoze di ricohezsa, il d^e noa 
deve sorprendere io xxud^ nazipoe quasi tolta commerciante, e che 
ytve di credito. L'impasta sedie yetture^chè in altri paesi ne ayreU>e 
diaùnuito il mnero, l'aàmentQ di mollo in Inghikerra. L'ìi|ipÒ8ta 
^' wfiQtneTtax messa da Pitt soipmimsùrgr on'ahrafaro^ 
rimarchevole de' sagri&i che fanno ^ Injglesì alle ^^arenze*. Que- 
sta imposta , odiosa soprattutto in up paese di commercio, oU}li- 
gava tutti i particolari a dichiarare lo, stato de' loro beni. Qaanti 
saiEvMii^o rimase' senza eredito se' a^^lro detto la Teri&T rQtesi 
tutti preferirono ^pagar più df^l dovesse» e di cot^erv^ il cre- 
dito con false dichiarazioni. Quindi allordiè si, propone una soscri- 
zione di beneficenza, dascono degli aspiranti al credito si cotizza 
non in ragbne deUe sue entrate reali, ma in ragione ddla for- 
tuna ch'éi vuolb avere nell'opinione 4ri pdiblico. . 



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SlUX^boHILTSllIUC. 35 

n- iik)porta perequale moliTO, e perequale ioflucn- 
» tsiy esce sempre ddUa borsa del popolo; e se 
^ : una volta accade che ^eùi mila lire slerUno 
99 siano accordate pél! oggetti ehe fanno onore 
n afla. Inazione » Ceiito mila per avv«atmirÉ^ sono 
^ sacdfidite poco ddpo> ^che non hanno per 
^ iscopo né onor nazionale, né pubblico bene. 
h Gli spedali di Greehwich e di Chèlsea sono ia 
f> geneì^iile ipriìni oggetti che dannò un'alta idea 
» dei sentim^ìti genesi della nazione ingleise. 
i> Essi colpiscono diffattl per la loro grandezza » 
99 mw quando^ fii esaminano ài minuto queste isti- 
99 tuzio^» r apparenza dellerquafi^ è ^ magnìfica, 
>> si. vede che questi ftabitimenti non contengono' 
n che un piccol numero d' invalidi, e che le per- 
» soae alle quali non puossi dar ricetto, ricevono 
99, soia dei soccorsi insuffideiitì. . . ^ • 

h J^za dubbio la vera te^€^ezzà e la com- 
-passione, dicse Knox, sonò uno degli attributi 

- più onorjevoli della ^ecie umana, ma ntdia di 
99 più odioso, v'ha, nijdla di più disprezzate del- 
99 l'ipocrìiria che" nef, tìnge le apparet^Hte. Questa 
99 : felsa amsibilità si conosce allorché &i riflette 
99 che ella.agi^ce con parzialità o per osleatazio- 

- ne, ed in: qu^e 'circostanze sole nelle quali è 
». sicura che isum atti di beuefìceuza comparì- 
99 riannoc alla pubblica luce ^ e riporteranno ap> 
99 plausi^ Si:- farai . una descrizione pat;etica delle 
99 sventure .^he romoreggiano nella pubblica fama, 
99 si faranno d^gU sforzi per annullarla; ma se in 



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36' CENNI MORALI E POUITia 

» oscuro villaggio geme uà infelipe ilegno d'iute- 
99 ressarcij e cÉie forse ha diritto ai nostri soc- 
?> corsi , nissunó net prende notìzia ; ne volete la 
^ ragione ? I beneficj accordati nel primo easo 
f9: veng^O celebrati dalle gazzette ; noti^ giunge^ 
n febbero.all^ orecchia ^'^Icuno nel secondo . //> 
99 Queste persone sì Sensibili non^entrano mai ne' 
99 càscia j ddla povertà e jdell'afflìzione. Esse usano 
9» movente della, più sordida spilorceria, e ricusano 
29 i soccorsi più indispensabili, per comparir pò* 
2v scia ne' luoghi di rpiacere, a Bath, Tunbridge, 
99 Brighton , Margotte . . , . e far pomps^ della loro 
99 pretesa sengibilità ne' libri ^ «oscrizioiiiv Usasi ' 
n di quésta sensibilità, tallito, vantata nell'amore, 
9> verso il marito , la sposa , i figlj., i parenti? Ta» 
» luno npto per la sua pretesa sensibilità non 
99 vedemàtl suoi figlL Tal altroV eguàlmerite 
99 sensibile, dopo una fortuna ìmlnensa aoq^istata 
99 nelle jlndie non conosce più ì suoi paventi. 99 

Jj' estrema, miseria che regna nella mag^or 
parte del popolo inglese, come sftrà dimostrato"^ 
neirytimo capitolp, T interèsse del governo a con- 
servarlo pacifico e tranquillo, là necessità d'avere 
molti aderenti per ottenere molte vqcì nelle eie* 
zìonì, la pubblicità che danno Io gazzette inglesi 
ad ogni atto un poco raro, h massima curiosità 
di quella nazione nel leggerle, il bisogna di ia*e- 
dito coflQLune a tutti i membri d'una nazione com- 
merciante > spao in parte le vere cagioni alle quali 
debbonsi attribuire i sopraccennati stabilimenti. 



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La nalfirale generosità v' ha sì poca piate , che 
mentre alcéni pagano, gli ammitiistratori rubalo, 
e la misera s'aumenta in mez^o a tanta pompa 
^ij^hetoAlk e 4i riechetoc. Le antecedenti idee 
^cSft6rterafìn6 cdnfenna dai; susseguenti paragrafié 

-^ §3; Avidità di denaro. 

» I negozianti, i commercianti dì Londra ehe 
n ricevettero un educazione Uberale , dice uno 
•> scrittore inglese, o che intrapresero de' viaggi, 
n.soiio istrutti e conoscitori; :ma generalmente li-* 
f»^ mitati nelle loro idee considerano /'artó di far 
n denaro come il supremo gradò del merito. Tutte 
» le loro cognizioni si riducono al commercio, al 
j^trafficOjt al calcolo de^li interessi; cionnonostante 
» essi si riguardano come il primo popolo della 
» terrà , e si d^nno a credere che gli strameri 
99 vengono a Londra per ammirarvi i suoi ahi- 
» tanti. La da&se de' cittadini che non fa dìret- 
» tamentó il commercio, e che di capitalisti pin- 
99 cjpàlmente è composta, non lascia' d'agiotare e 
w épetsolare; essa pure è tormentata dalla sete 
99 dell'oro che comune a tutte le condizioni fo- 
»' menta il desiderio di soddisfare i bisogni fat- 

99 tìzj (0* 

99 Io non iqtesi giammai, soggiunge un altro 
99 inglese , a parlar di qualcuno ilelle conver- 
911 sazioni senza che si richiedesse quale reddito 

(i) V. ^ ffìew of London i8or. ' 



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38 CENNI IttOllAlft 1 POLITICI 

y9 poMCckva; quindi in ragìiottie dd reddito grande o 
n piccolo, ri8|)ettò gU si tribi^ya/oiSspvetzò (i). 
>» Ai tiostrì giorni Kaviditìi delle ricditóaBè è 
»9 giunta air altimo grado, ^oì non abbiatiie òóine' 
» i Romani «n tempio dedicato a Gìtìnoiie Mp- 
^ neta, ma tiitti mostrano d'aver eretto nel loro 
/T> animo un tempia al danaro^ E sebbene il irizio 
>> attuale non porti ad ammassare^ eionnonostant^ 
>> -il male non è che più grandf;; giacobè la vo- 
99 racità di quelli elle dissipano con la prestezza- 
j> con cui raccolgono , non ' può e&se^t saziata. 
fi Come i ghiottoni , de' q^ali parla Giovenale ^ 
» che vomitavano per arte il pranzo affine di prò- 
w curarsi il sucido piacere di farne ijn secondo 
n- alla sera , la nostra nobiltà, i nostri geitìry: cfa« 
>f si rovinano al giuoco, alk -corse ... sono sém*» 
9i pre prodiglii e sempre bìstìgnosì. iS jguò loro 
n applicare quanto Sallustio dicetli CatiHna ;a£fe7u 
n apetenSs sui profmus. « 

V Non fare quindi sorpresa se per i^oddisfare M 
passione delle ricchezze, di non eccessiva deiica^^ 
tezza si usi ne^n^odi di ammansarle. << flutto ciò 
99 che contribuisce ad acci^mulare dell'oro sembra 
9J permesso ai nostri mercanti; essi non conoscono 
99 né i scrupoli né i rimorsi. Ciò pbe altre volle 
99 portava il titolo disonorante di estorsione^ Sit^ 
99 tualmente <^culaziojnè si appella ..«^ Il mer- 
Pi cante ^eculatore prevede ohe v'avrii carestia dì 
99 tale articolo di commercio; é^ìì si affretta ad 

(i) The i^witry speetat^Tj 1794. 



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, SULL' IHGHltTEIOU* Jg 

n incaparrarlo e s atìicdìiscfe con monopolio odióso; 
» tafvolta produce ht èar^stia reale egli slesso (i). 
i ìi Ma cq&'è mai q^uesto itiouopolio, se si con- 
^ Sideri a fropto <U quello che si fa '^Ue Indie 



(i) Ecco alcaoi fatti. I m^ ed i fiami della Gran-Brettaga^ 
essendo abbondanti di pesce , sembra cbe la pesca dovrebbe som- 
nkistfvre A popólo^dei grandi mezzi dì scKSsistenza, e preservarlcr 
dalla careHiai Ci^nnonostante «gli è fuor di dubbio che il pesce . 
fresco e il p^e salato non sono pè abbondanti né a basso prezzo. 
« n salamone, ^ce un inglese ^ era altrcTolte sì cornane in questo 
» paese che negli stabilimenti parrocchiali per i ragazzi de' poveri 
H si ^i^ixXbb a proposito di specificare che non potrebbesi dar loro 
•> di qctesto eccellente pesce più dì tre volte alla settimana. » 
QaÉ|Ì|^ claosola trovasi espressa negli atti di Winchester e di altre 
citi^nelfe quali non sarebbe possibile di procurarsi del salamone 
a BKQO dì 3 scelUni alla libbra. Gli' abitanti delle sponde della 
Sav^roe, in eoi pescasi il più bello salamone , e qoasi in tutti i 
kioghi iu^oi abbondava ahrevolte, possono di rado procurarsene, 
il die ddìbesi ascrìvere ad un odioso monopolio. I pescatori im- 
pegnansi per contratto con un certo numero di ricchi intraprendi- 
tori, a vender lofò tutto il pesce che prenderanno, e di distrug- 

«re il pesce di coi questi non avranno bisogno pe' loro mercati» 
mbra dapprima che quanto •maggiore fosse la vendita , tanto più 
dovrebbero crescere i guadagni. Ma gli intrafnrenditori preferiscono 
di vendere a più caro prezzo una minor quantità» perchè cosi ab- 
l)itognano di minor num^o^di agenti, risparm^tno le spese di 
tratporto-y ed ottengono «ma coneorreaza dì eompratori più ricchi. 
Lo stesso spirito 4i monopolio prodoee nna carestia artificiale 
di pesce salato. Sulle coste del paese* di Galles e della Scozia ab<- 
bendano le aringhe, 1 Hierluzzi. .; . , ma i pescatori non prendono 
che qoella quantità di pesce che possono vendere, |uéohè non 
pomeio procurarsi del cAe«p. per salarlo. Chiàsiasi con ^questo nome 
una eota ^mità di sale sciolto da tasse, e che Vendesi in que' 
paesi per laeilitare l'insalatura del pésce. Ma né i pescatori ne 
il basso popolo possono paròfittare di questo vantaggio. Dei ricchi 



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4o CEIfNt MÒIAU E {^OLITICI 

n Orienlaii? Un popolo incapace d'offendere è 

^ privato de' suoi beni da uomini a' quali gìamr 

99 inai fece alcun n^ale, e ch^ vivotio nel lusso 

» il più sfrepato colie ^po^Ue della védova e del- 

9> l'orfano; eppure il commercio dà a costoro il 

r titolo d'uomini d* onore. Le operazioni alle In- 

}f die Occidentali sono for^e più unjanei? Na per 

V c^rto; migliaja d'infelici, comprati come vìi 

» gregge son fortati a guadagnare còl sudor della 

f9 fronte e in mezzo ài supplizj il pane am^ro 

99 delia scliiavitù. Tutti i sentimenti dell' umafliUi 

n sono violati dalla crudeltà capricciosa e dall^a* 

99 varizia insaziabile de' loro oppressori; il suolo 

99 che produce gli oggetti del lusso ràfEnaHH è 

^ bagnato dal sudore e dal sangue de' nostri si* 

i9 mili (i). 

99 Nell'Inghilterra, dice Bentham, ristftumn^ 

99 del giudizio per giury è generalmente riguardata 

» come vantaggiosa; per quale motivo? parche 

99 in certe cause maggior imparzialità si aspetta 



particoiah, per ijo^dire die il pesce salato man «ia troppo' co* 
manti e che mn ne cada lo soieffcio tra k maoi dei venditori al 
minuto, il the niMicei?eU)e ^ Joh) ^ani £ n^popolio, comprano 
cpB anticipato .contratto e rtgo^rm^te tutto il sale che vendeél 
sciolto dai dritti enumeri. In questa maniera il povero popolo, 
inveoe d' avere U meno di calare il. pesce per sua snssiii^eusa iik- 
vernale^ o per vederlo» non ottiene un. solo grano di^estOfak 
pel suo consumo; V. Cmises qf the secar sity offrovùims^iT^ 
(i) y. A uitùioal iiew of Lohdort ài the comnicncemfffU 
cf the mneteentk cet^ury. 



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^ da un giury , diQ da |0 fp^dke. Ma nel Bengala 
>9 paeÉe coaquistatò, può essere ohe quésta <^)ità 
» essexudale più facUmeute si trovi in uu gìmtice» 
n che in uii giury, i^el caso che aia orgamszato 
M neil modo ste($fto che in Inghilterra. Si dà dì& 
9» ^tti nel Sengale a^^'' Xng^bi^ l' accusa di unainn 
m dita insaziabikych^ niUìre in essi dm indinasiom 
n pepcoù dire epidemiche j inclinazione adabbando* 
n nani ad ogni specie di estorsione contro gVinfelicì 
n, Indiani; inclinasene a commettere ogni specie di 
[n peculato M pregiudizio del pubbUco tesoro. Dacie 
^ nasce una convenzione tacita di afutarsi e pro«* 
^ teggersi reciprocamente nella pratica di tutti 
» questi ecceset. Un giury scelto all'azzardo nella 
99 classe degl'Inglesi non riproverebbe giammai un 
19 colpevole per quanto manifesto fosse il delitto^^ 
» Una segreta connivenza annienterebbe la giu- 
f> stizia; gli Asiatici sarebbero in pre(k ddirop» 
fi pressione» le pubbliche rendite in preda del 
» sacchéggio, senza che si potesse porvi riparo (i)^» 
L'insaziabile a vicbHà del denaro ha minate le 
basi della costituzione britannica. Tutte le wci del 
parlaménto sonQ venali j diceva un uomo , sincero 
a WalpoLe^ ed io ne. ho la iariffw^ replicò qneato 
celebre ministro: .^«lU parlamentò è òorrptto e 
r> comprato^ dice Artur Youbg» ma ee !a natura 
99 d^una' tale assemblea dimanda d'essere corrotta 
M percliè faccia U p^ibhlioo bene, chi vorrebbe 

*; (i) V. Traiti d% liqishàon cmk et pénale. 



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4^ C^mf M^kìA S l^éUTICI 

» «èrhoii un' vbionatio^ fiir cewjii^ quesU corra-^ 
9* tioùe, » /^on 60 sa gV Inglesi saranno coiitetitt 
di Innesta apolo^a della cor^iii&ione pa^Iaiii^^itdria, 
giacché ui^' asseml^lea <;ostìtiiita pel;pdbt>)ico i^mie 
4ébl/ essere <fW indole bónxkt^st^ile $è è ne- 
cessario comprarla per indlpHà al dovere. « La 
n dpiTuzioiie, oonti^ua lo stesst). scrittore^ è l'oliof 
«^ che fe correre la moccfaiiia dei governo* Delle 
» corti prodighe^ det miiiistriegoiali, delle noiag- 
»9 giorità corrotte sono si intimamente Jegate alla 
n nostra libertà pratica , clie ci vuol altro ^ che i 
n nostri moderni riformatori per dimostrare coi 
n fatti che noi non dobbiamo la nostra libertà a 
19 questi medesimi mali che essi, vorrebbero gua- 
i# rire. w 

Non £u^ meraviglia che l'amor del denaro 
induca ì parlamentar} a vendersi al re, quando si 
sappia che essi dovettero comprare la nomina da 
elettori tormentati dalla stessa pascione. Ne sono 
prova le moltiphci leggi fatte per prevenire la 
corruzione, i borghi privati alle volte del dritto 
éR* lìò^iina per elezioni vendute, I particolari con- 
dannati a forti s^mmen de perchè con eccessivsi im- 
pudenza comprarono gli elettori ó i^on v'impie- 
garono destrezza bastante. I^' in teresa per& scopri 
sempre il modo d* elùdere- la leggè^ e i posti par- 
lamentar), che altre volte rigiiardavaf^i come one- 
rosi, si vendono è A ccai^aìio a caro prezzo 
(cinque in sei mila Bi:é istérline, ed alle volte di 
più ). È nota la risposta d' un deputato di B^rwick 



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ai suoi contmitlentir elle gli raòcoi&aiìdàvatìò di 
votare a norma de lóro interessi? al diario le w* 
Hft UinMonié tispose eglr^ io vi he compmtì^ h 
vi venderò (i). 

Air eccessiva avidità del denaro ^iebbesi ascrì- 
vete la tirannica e barbara condotta tenuta dal 
GoVerno inglese verso la Sce^a, T Irlanda, F Ame^ 
rica. Distru^iv te manifatture di questi popoli per 
Jar prevalere quelle delPInghiltemi^ allontanare dai 
hro porti gli stranieri per csfmprare a basso prezzo) 
e vendere a prezzo alassimo^ tali furono gli unici 
pnncipf che diressero il Governo brkannico; To* 
pera del saf^a^mo Smkh né una prova; non ac* 
cena ero quindi che qualche fatto. 

i.^ I distillatori d'acquavite in Iscozia sì pdl 
basso prezzo ddla mano d'opera e. del carbon 



(i) In un'elezione aSbrewibnry, un offidale a mezza. paga^ 
che non risedeva in queDa città , vi fu coodotto da Londra con 
mohi altri rotanti a spese di Uineston , una de' candidati. L' o0i* 
eiale piffseparle a umi i £es^ che il candida) diede a' tuoi 
partigiani, ma il g^a ddi' elezione egli votò a favore d'un altra. 
Siccome alcuni gli facevana rimprovero per questa strana condotta 
't^ sleale, signon, diss' eg1i> io ho fatte molte campagne, e mi ri* 
cordo che il nosW generale ci raccomandavi sempre di prendere 
i nostri quartieri in. oasji deli' iuiimco. / .^ 

Sir John YQod volendo ottenere il voto d' un parrucchiere a 
preferenza di sir James Belfield, vcn sapete mio amico, gli disse 
per sedurlo, che ultimamente io v'ho pagato a lal^à mano allor- 
ché vi dimanda, per Ianni sbaibare ; cinque guinee p^noa baiba^ 
credo jche^iàbo uà' onesta meicede. XTi^a geó^roùtà ne domanda 
Un'altra; ie spero dunque che mi darete il vostro votò. Io lo vor- 
rei di tutto cuore, riprese il parrucchiere; ma sir James 'Sk lo 
stes^ iprezzo per una baiba , e n è già faitto. &ariNu:e due volte. 



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44 CEKm JtfOUAli S PQiilTlCI 

fossile, ^e ^r allre cause, Veodevimo a migliQr 
mercato che i diatHiatori idi }l.ondra^ I| parlameiito 
i^cqifólo dai wercaiati d^Ua capUal^ s'uflfrpttò ad 
imporre delle tasse sulle accjuavite ^gOEteai» ^^o\t) 
il loro prèzzo sorgesse a livello di ^ueHo delle 
inglesi. Quest'atta si its^olitio) ohe ini^mto Qoe^ne 
allo stato prìvar^o una proyincia de' suoi ^artì* 
colari vantaggi. 

3/ Fu forte e lunga la gu^ra che le cainwe 
dei .lord e dei com^iù d' Inghilterra intentarono 
alle manifatture irlandesi , principalmente (di lana ; 
con forti da^j suU' esportandone giunsero dA reprir 
merle e ad innalzare le lòro« Per palliare <][uesta 
ingiustizia gl'Inglesi &cero le viste di permettere 
agl'Irlandesi la manifattura delle tele, e poi ne 
vietarono l' importazione in Inghilterra accordando 
dei premj all'esportazione delle tele inglesi. 

3.° « Grirlandesi, soggiunge Crumpe, avendo 
9 fatto qualche progréssp nella manifattura del 
ji vetro pria del decimontmo anno di Giorgio II, 
n il parlamento inglese ^vìetò loro in quell'anno 
fy di trasportare la lloro miuiifattursi in paesi s^a- 
f^ niejri^ ed panche di.c^riqàrne un solo c^r^ col- 
•» finteìizibné di espottarlo.v >» I>opo^ moltiaàimi 
altri simili fatti, sir Johii Daviesbonchiude: ^Ve* 
>^ /storsione e l'oppressione sono state le vere 
fi cause della miseria ^ è condah^ata là nazione 
>» iriandese^ «# Crumpe lisa presso a^ poco delle 
stesse espì*essioni. « L'oppressione è stata la causa 
99 principale della povertà sotto di cui il popolo 
» irlandese vegeta piuttosto che iiojv vive, p la 



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h confititiazioQe della povertà ha prolungata Top* 
>f pressione che pesa sopra di lui. n : 

4.*" È fuori di dvibbio ohe là vera ed unica 
òausa della guerra che tentò l'Inghilterra alle Pro* 
vincie Unite y fu la di lei tirannica pretesa di ri* 
dùrle a ricever^ da esòa tutti gli oggetti mancanti, 
e cedere ad essa sòia i loro superflui. ' \ 

L'avidità del denaro che consigliò all' Inghit 
terra una condotta tirannica colla Scozia, Irlanda 
ed America, le consigliò im:niti mire sulle ahne 
nazioni. Quindf tutti i trattati, le guèrre, le paci 
dell'Inghilterra da Cromwel fino al presente eb- 
bero per causa e per iscopo gì' interessi mer- 
cantili (i). <« L'inter^atr de' trafficanti in ciascun 
h ramo di commercio e di manifatture , dice Smit, 
99 consiste nell' ingrandire lo Smercio e nel restrin- 
« gere la concorrenza. » Per ottenere l'uno e 
l'altro scopo wlkro gt* Inglesi passeggiar soli iuU 
V immensa superficie de* mari: coUa fotta e colla 
perfidia tentarono di cacciar ajgndo l* altrui ma^ 
rina; con ogni sorta di pretesti è coUa perorazione 
eloquentissima delV opols^itaroiuìi guerre tra le po- 
tenze continentali onde rum averle tra i piedi rte* 
porti e ne* n^ercatL L'Inghilterra è cosi rutturàk 
nemica della Prussia e della Éusisia, come Io è 

(i) U eekfare Boj^^ cM(flifdfvyi?l^;eift^ ioglesfi, allorchi dt- 
cora : cotw^rrtbk^ msegHarà mietmffgi almm^ ionia r^Ugicm 
fminta bastasse per imkarli a vestirsi, così potressimó ven* 
dere lora le nostre manifatture. 



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46 cKmiiicMtf4. K Mtmci 

della Spanta, della Fmncìa e dell'Olanda. |$tta 
è nemica di . ({ualunqoe popolo vuol . fabimcare 
collie easa» o óompiirìr sui meroati, de qùati si è 
re$a o yuqI rendersi dispotica.. Apertoci vasto 
campo alle vendite, ^Ua Jba potuto £d>bricare in 
grande y ^ suddividendo i- tra vagli moltiplicare i 
prodotti con diminuzione, di tempo e di sj^se.'M^ 
la fLoxiàéwi del suo commercio accresciuta forse 
c0n danno della sua agricoltiint è stà^ seguita 
dalla miseria d^l popolo, e da un imo^nso debito 
pubblico, còme vedremo iu^ appreso. 

ì 4* Orgoglio ilUmitaio^ ^ 

u I buoni nostri vicini, dice lo scoz2e$e Do- 
M nald Maenicol, si sono sempre distinti colla 
99 modesta virtù di far applauso a loro stessi, e 
fi di considerare il loro paese in tutti i tempi e 
f> in tutte , le cpse coipe il modello della peife- 
ji stione (iK 

^ n II lato più. abbomiiievoie del carattere de; 
n nostri marinai ^ diqe un inglese » si è il loro 



(i^ È slato detto dbe V «ha opinioiie <jie gli Inglesi nutrono 
pel loi^ sodo t di antica data, e per proratló citasi tra gli ahri 
ìì segnetitè aneddoto. papa CK^aenle YI adendo xreato don 
Luigi di Qaramonte Ke ddk Canarie, cfcianmtft allora isole Tot'- 
funate^ f aa^asciatom^ inglese residenla a I^a «odeOé cheque^ 
sie isok non potessera essere che le isole Britanmche^ e ne. con- 
éepttale ^qp^avento die fdàeù cofr tetta fretta per portarne la nuova 
in InghiWra. 



I 



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^ t^tràDo dii^rezzo per tutta il. genere :ujaiaiio^ 
99 fióceùmté ie persone del loro xmestiere. Questa. 
99 pre^en^ne /%lia dell' igaoraiìzà gf induce arir 
«r g^tpre eoa o^tìnatezsa le nuove scoperte rela*^ 
»> tiv? ^la maiioa, «pecialmente se ^soiio frutto 
99 delle. meditaaiQui e delle ricerclie dt (gualche 
» .saggio. È cosa vei^ognosa eppur.vera>che il ven- 
99 ólatoi^yOna delle invenzioni più pilli, fu dap- 
V prima ofiferto alla marina reale « e non fuadot^ 
i> tato che quando lo a vide in pratica^ presso gli 
99 stcìmieri e sui nostri vascelli mercaéfcUi Un am- 
n .miragiió' cfUebm Aveva l'abitudine <fi declaoiare 
»> jGOntro^ i saggi^^die dal fondo del loro fibioclto 
y» pretendono dirigere i marina). Se preiftasi &de 
99 a costoro , diceva c^li , ogni giorno essi fanno 
99 delle scoperte; essi ci dicono. per esempio che 
>» la terra è rotondarlo ho fatto il giro della 
M terra, e posso assicurarvi ch'ella è piana coma 
>» qu^ta tavola (i). » ,^ 

L'or^ogl^ degl'Inglesi « è «iòstfato coBtro 
gli $pozzesi e gl'Irlandesi al si^p che ra^ppresQpi- 
tàrono la, Scòzia come^ un déseistdt e gl'Irknd^i 
coipe stupidi. H celebre Johnson, acclecato dk 
questo prègiudìzip, non vide alberi nel $9p viag- 
gio in Iscosia, tanto; era egli persuaso che ij^t.s^<> 
sterile di qpel palese nQQ poteva/ pro^mf . ' i#: S^ 
w Caino fosse stato scozzese, dice il poeta Cleve- 
M land, Dio avrebbe pronunciata contro di lui 
99 un'altra sentenzi!. Egli Ip avrebbe condannato 

(i) The €(mnaùfeur, n.* 84, t. III. 



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4d Cimct HOMLi B POLITICI 

^ non ad errare sulla terra, ma a reMare ael SQO 
n paese, n La stessa orgogliosa prevefidOM indusse 
gVIngtem a tratUire T Irlanda come Utt paese di 
^iiqiiiista , a riguardarla^ come una secodda Beo* 
%ìa. Cionnono^ante, dice Tabtore dèll*^Earl-s-trongi 
bow: > GVIiiandesi sono bravi ^^itaHeri é ^e- 
9» nerosi; mssupa nazione del Hùvd dell' E^rojpa 
n gU néguagUa per avventura nèir attività del corpo 
i> e nelld vivacità dello spirilo. Dopo qualche col^ 
i»./tura ed istruaione» essirmójiAl'afio un» capacità 
n iulelleUuil& uguale a ^ella delle nazioni pift 
t$ iociviUle. Gli uoDiini dell' ultima classe popolare 
ff hanno una naturale* gentilezza incognita agli na^» 
b mini d'una classe SDpperiore in Iiighilteita. Se 
M^ una gran parte aeUMrlanda è ancora selvaggia 
«» per metà, d|»bbesi ascriverne la colpa al governo 
» oppressore ohe vi mantiene l'ignoranza e la 
» miseria. >» \- 

Gli Scozzesi e ^X Irlan^^ési non furoiiò soli 
t>Mrati dal disprezzo dà pofpùlù inglese ; tutte le 
altre nazioni ebbero la loro partip. I poeti ^ gU 
Citatori» gH stAirà, i dramutatici d^U'InghiIten*a 
fomenlaròno questo ingiusto < disprezzo^ pìngendo 
1^^ altre xiazioni come schiave , avvilite , séìfiza 
energia e seòsa o^gnizioni (i)/ Quindi le leggi 
dègl' Inglesi .relatiye a^ stfanieri violano a molti 



(i) Gonyieae «ecettoarae il saggio Dickson, ilqaale nella 6u« 
òpera suU' agnc^tura degli antichi ha dimostrato che i migliori 
metodi agrarj vigenti in Inghilterra fiironp in oso odi' antica Ita- 
lia» e {areno tratti dagli scrittori itaBaoi. 



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riguardi i principi della giustizia, e suppongono 
un^ depravazione che disonora il genere umano (i). 
Trenta o quarant'anni sono, il popolo di Londra 
^posU-ofaya qualunque straniero col titolo ^Jrenck* 
dog. Orazio ci dipinge i Bretoni come intfspitar, 
lieri: visam. BrUanos hosjdtibus feros. Dacché però 
le mode del Continente sono comparse nelle isole 
j^ntannicbe , 11 supremo disprezzo CiOntro gli stra- 
nieri va, Scoiando. .- ,. 

Figlie deir orgoglio sono Ja riservatezza e la 
singetorità, che distìnguonsi nel carattere inglese. 
liOved;^ diceva spesso che la riservatezza è la 
follia i^ese. <^ Se vi si abbandona, dic^ il dol- 
?> tor Home Vescovo di Norwick, ella può real- 
^ niente produrre la follia, portando gli uomini 
» a (uggire la società e a vivere nella solitudine 
>9 che pochi possono sopportare; ella pttò essere 
79 r effetto della follia che in generale è malinco- 
n nica e maligoia^ Qualcuno ha detto che la ri« 
>y servatezisa ha. seippre. per base Foi^oglib. Voi 
9> non amate la compagnia, voi non vi state cpn 
n piacere; per qitale motivo? perchè ti sentite 
99 qualche difetto che v'impedisce di briltare a 
7>. aorma de' vostri desider}* iitri vi superano in 
9f pulitezza , spirito, arte di piacfera: Voi conoscete 
>> la vostra inferiorità e sfuggite, il teatro della 
>9 vostra umiliazione ^ . . . Io disprezzo questa rìser- 
99 vatezza; è de^sa che ^ rende il meno sociale 
^ e il più inurbano di tutti i popoli. 

(i) V. Blackstonej voi. I e IL 

GiojA. Opere Minori, FoL F* 4 



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5o CENNÌ MORALI E POLITICI 

?9 La gioventù ^ ing}ès@ y dice V autorità àeì 
?> Balber,, in qualunque paese si trovi , distinguési 
» da ogni altra nazione per una certa rusticità ed 
I» uofi, falsa vergogna. Io T attribuisco al riservato 
« loro carattere, al piccolo numero delle idee che 
n haniio nello spirito, e alla mancanza d'abitudme 
99 di vivere in buona compagnia. Essi paiiono p^i 
5?. loro, viaggi , soggiunge lord , Chest^rfield , orsi 
99 mal leccati, e neUe loro corse non ianno che 
w leccarsi l'un l'altro ; giacché di rado frequentano 
» altre compagnie ^ eesi non eonoscoiio che il 
9' mondo inglese^ e ordinariamente la parte menò 
99 stimabile. Posseggono solo la lingua inglese. Al- 
99 Tetà di :23 a :i4 anni ritornano a casa, raffi- 
99 nati e puliti, secondo l'espressione di Congrewe, 
99 come un. marina jo olandese che fa la pesca della 
99 balena (i). 

;> L' affettasdone di angolarità in qualunque 
if circostanza s^ mostri, è sempre il risultato di 
9> molto orgoglio e di poco buon senso. Ella sca- 
99 turisce da una miserabile ambizione di far par- 
99 lare di se, non importa per quale motivò (2). w 

Sono infiniti gli esempj di singolarità e di 
bizzarìa che ^i attribuiscono agl'Inglesi; ne citerò 
«Ucuni soltanto. 

Un Inglese sposò la più bella ragazza d'In- 
ghilterra , e per un anno lasciò da banda i di- 
ritti maritah ; per giustificare questa sua astinenza 



(i) y, Lettre 264, voi. XIV. ' 
,.(2) V, The Bahler, t. I, n.° 47. 



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diedra 9 non es$em alcuno che maritandosi, non 
dorma immediatamente còHa sua sposa. 

Un lord, ritirato nel suo castello , in^ un mo- 
mento in xùi non può dormire,. forma il progetto 
di maritarsi e di prendere per sua' moglie la prima 
donna che gli si afTaccierà. Egli ordina al suo ca- 
meriere d'uscire dalla stanza, e di oondurgìi la 
prima donna che ritrova. La figlia del custode 
delle carceri 8\ presenta la prima; il suo padrone 
la invita a seguirlo alla chiesa volendola sposare; 
la. figli£^ crede eh' egli scherzi e si ritira. Il lord 
dice al cameriere di farne entrare un'altra; H ca- 
meriere gli conduce una sucida cociniera e bisonta, 
là quale acpetta la proppsizione del lord, è questi 
la sposa con tutte le formalità civili ed eccle- 
siastiche. 

Un inglese soggiornando ad Ostenda , mandò 
a chiamare molti musici per far eseguire un con- 
certo in. casa sua. Giunti che furono, s'accinge*- 
vano a suonare la loro musica ordinaria; il lord 
si oppone, t|:^e dal suo portafoglio un capo d^o- 
pera, per quanto egli diceva , e lo colloca sui 
leggili , questo capo d' opera era una messa da 
moria d'un famoso maestro itàUano. I suonatori 
ed i cantori impiegarono tutta l'arte per far sen- 
tire il patetico ed il malinconico richijesto da que- 
sto genere di.musica, e vi riuscirono sì bene, che 
all'ultimo requiem l'inglese si uccise con un eolpo 
di pistola.* 

Uà marinajo fece scriver^ sulla sua tomba il 
seguente epitaffio: « benché i venti è le tempeste 



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5a CENNI MQIULUX POLITICI 

» m'abbiano balzato qua e là, a loro dispetto 
9i sono entrato in porto. Ma ^ebbene io resti qui 
n all'ancora con molli altri della nostra fiotta. 
n spero però di levarla un giorno, e di raggiun- 
f> gere il mio ammiraglio Gesù Cristo* n 

Londra si ricorda che il colonnello Luttrel 
comparve mascherato al ballo del teatro in un 
cataletto con tutto il corteggio analogo. Un' iscri- 
zione^ tracciata sul coperchio sCnnnncimva che Fuso 
smodato dei piaceri gli aveva cagionata la morte 
nella primavera deUa vita. Questa lugubre com« 
parsa produsse una forte sensazione ne' spettatori. 
Luttrel fu invitato a non turbare ulterìonxiente là 
pubblica allegrezza. Egli peraltro non si ritirò che 
quando s'accorse che gli ^tlatorì disponevansi 
a cacciare il preteso morto dalla società de' vi- 
venti e mandarla al sepolcro. 

§ 5. MalincHmia, spleen j. suicidio. 

È inutile che adduca delle autorità pese dimo- 
strare che^nel carattere inglese domina la maHn- 
comia. È opinione generalmente stabilita che gli 
Ingle^ soho malinconici (i J. 

Dàlia malinconia nascono varie malattie im- 
maginarie, dalle quali sonò tormentati gV Inglesi, 

(i) Jia maUncoDia può forse in parte d^ndére dai dima 
umida e tenebroso deU'Iiigliilterra. .È noto che le uebbie coprono 
<{uasi sempre la città di Londra, e Foscarilà dbe tì spaiigono 



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^ULL INGHILTERRA. 53 

e che sembrano canonizzate (fólla moda'. A Lon- 
dra in due stagioni dell'anno le persone di buon 
tuono debbono essere an^malale; Uuso vuole che 
siate sorpreso da una indisposizione espressamente 
pjCr andare' alle acque minerali (fi Bath, Tunbrid- 
ge, ScarbounjTjLgh.*.. Un lord che osasse sentirsi 
bette in quelle stagioni, passerebbe per uh t^mo 
Ignaro degli usi del bel mondo. Nella prima delle 
suddette cittli contansi alle volte cinque a sefinila 
dì questi ammalati volontarj. 

accelera e prolunga la notte; è questo il motivo per coi quella pò- 
I^ prescriye d'accendere le lanterne un'ora ptima cbe tramonti 
il ^e , e di estinguerle soltanto Un* ora dopo che si é alzato. 

«r.Se gli Inglesi, parlano continuamente del tempo , dice John- 
9) soa, be sono la causa lo 4ato variabile del cielo, e Tincertezia 
99 delle stagioni. In molte psurti del mondo la pioggia ed il sereno 
n vengono ad epoche determinate; al contrario oissuno de' nostri 
»» insulari andando a dognire, sa se àU' indomani sarà pura Fat- 
»> modera o nebbiosa , se il suo sonno diverrà più calmo per una 
99 lenta pioggia, o interrotto da una tempesta.... Dallo stato del 
99 cido e della terrai dipendendo l'abbondanza e la carestia, égli 
^ è -naturale di parlarne; ma un'altra ragione, che fa meno onore 
99. a' miei can ix^npatriolti , gì' induce a^ tener discorso sulla sta- 
w gione. Le- nostre disposizioni Cagiano troppo spesso coloi'e del 
» cielok Quando noi siamo di buon umore ne rendiamp grazia al- 
M l'influenza del sole; se la fristezza e la noja ci assalgono, ne 
» cerchiamo una scu^a nell'onizonte^ e attribtiiàmo lo stato del 
99 ^stro animo a un vento di est o allo ipibì die c^ tolgono, la 
' »> vbta del .firmamento. Si può a buon diritto far rimpròvero ad 
99 un essere ragionevole cbe^ abbandona' le sue facoltà ani^lastiche 
» air influenza 4dll*arìa, e dalla stagione fa dipendere i due soli 
19 doni che ^^Hà&t natura, |a benevolenza e la tranquillità. Ki- 
M volgere ^ sgilaldi vorso il sole Come iistro che fa crescere e 
M maturare le biade, è cosa .naturale; dimandargli Ja pace e l'al- 
99 legrezza , è inerzia pusillanime > supetstiziosa follia. » 



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54 CENNI MORALI E POtlTia 

. Meno immaginario è forse lo spleen/ mahkiiìaL 
alla quale, gli Inglesi* sono particolarmente sog- 
getti , e il cui nome è passato nelle altre lingue 
d'Europa. (< Lo spleen è sì generale in certe con^ 
99 dizioni) dice^ AJkin» ch'io lo riguardo, come il 
'9 gr^tn livellatore della natura umana; è desso 
97 che rende inutili alla felicitai tutti i vantaggi 
:i» dd rango, della fortuna > dei talenti; è des90 
9> che sotto i dorati soffitti, e ad un^ mensa son- 
99 tuosa ci fa. invidiare la capanna, i travaglj, U 
99 pane nero del povero; è desso che ci sommi- 
'r nistra la prova più convincente essere stolta 
99 cosa e ridit^ola il celiare la felicità ne' piaceri 
99 sensuali solamente. »> 

Il tcedlum i>/toj la melanconia abituale, lo 
spleen sono in parte cagione dei suicidj , in In- 
ghilterra più frequenti che presso le altre nazioni. 
La sensibilità resa ottusa dall'intemperanza, l'im- 
possibilità di reggere alle spese abituali d^ osten- 
tazione, la povertà prodotta dalle eccessive, tasse 
e dal caro prèzzo det^vitto, i sconcerti deli' am- 
bizione in mezzo a molti rivali, i fallimenti pro- 
prj o d'altrui frequenti nelle o$cilIazionì del com- 
mercio^ il timóre di restar privo di. credito, le 
infermità delta vita reali o immaginane in m^zzo 
ad un clima umido e tenebroso, i dispiaceri do- 
mestici ai quali non preparò rimedio l'imprevi- 
denza delle leggi, le passioni tutte rinforzate dalla 
taciturnità^ riservatezza ed orgogli^o^ 'fomentano 
l'idea di liberarsene troncando Ip stame della vita. 



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suil'inghilteura: 55 

È stato quindi con ragione fatto rimprovero 
al cejebi^' Addìssofi d'aver collocato il suicidio 
nel punto di vista più, seducente nella sua trage- 
<^ W Catone. Meritano eguale rimproveri i gaz- 
ze^slbi inglesi > che annunciando i sqicidj ne par- 
lano ^tìpa^^inimrazione ed elogio. 

; lia felicità d'un popolo abitualmente mel^n- 
conic^oi^ e che finispe per anpiimazzarsi^tra gli ap- 
plausi dic'.^suoÀ concittadini ha diritto d'essere in- 
vidiata dagli stolti.» 

• , ■ , . '* _ . ' 

e § 6' Passione pel gruoco. ' ; 

, Vi sono in InghtlterFa severe. leggi contro i 
giuochi d'azzardo; e in quasi tutte le sessioni del 
parlamento vengono rinnovate. Gonnonostante e 
a dispetto di queste prc»bizioni la passione pel 
giunca è sen^a ritegno, p:erchè quelli che iannò 
queste leggi sono i primi a violarle. Presso St. Ja- 
mes havvi. un^ liisea (il caffè di White) in cui le 
pe|*sone più distinte della Gran Brettagna si unir 
scbno per giuocare. Riguardato come un luogo 
privilegiato della nobiltà, non è permesso a tutti 
di portarvi il suo denaro e rovinarsi. Per essere 
am^oj^Sso in questa assenpjblea di .nol>ili giuocatori, 
soiio necessarie più brighe cl^e per.divent^ n^em- 
brot del parlamento. •/- 

Colquhoun nel sup. trattato 4eUa Po][ìzib di 
Londra ci pone in istato di giudicare della pasr 
sione del giuoco in quella città col seguente cal- 
colo: sette cas^ di giuoco per soscrizionì, aperte 



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56 CENNI HOIALI 1 l»OtlTICI 

per un terzo dell' anno o cento notti, frequentate 
da mille persone; vi si impiegano ciafiicutia notte 
due mila guinee, e vi si perdono o vi si guada- 
gnano annualmente un milione e quattrocento 
mila lire sterline. Quindici case d'una classe su* 
periore, aperte come sopra, frequentate da tre 
mila persone; vi si impiegano due ;nila guinee 
ciascuna notte ; guadagno o perdita annua tre mi* 
liohi sterlini. Quindici ca^e d' una classe infere 
frequentate da tre niila persone; .impiega Mòt^ 
naro per ogni notte mille guinee; perdita annua 
o guadagno due milioni e duecento venticinque 
mila lire. Sèi tase di giuoco tenute daHe donne, 
frequentate da mille pelane; impiega di denaro, 
due mila lire steHine in ciascuna notte; perdita, 
o guadagno annuo seicento mila lire ; totale 
7^:1^5,000 sterline, cioè circai iir. :2a7^87,5oo mi- 
lanési. <-- 

Ohre le accennate nnioni tenute dalle don- 
ne, vi sono delle assemblee denomitiate partite 
. di carte ( car^p^^fties)^ che parimenti ):engonsi dalle 
donne per apeculazionb. Non solamente esse *si 
rimborsano delle tòro spese col guadagno sulle 
carte , ma fanno anche dei profitti considerabili. 

Questa generale passione pel giuoco in Inghil- 
terra puossi ascrivere^ al)' inclinazione parimenti 
generale di farsi ricco in poco tempo , e passare 
il restante della vita nell* indolènza* 






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8vix*iRGmtraiiu^ 57 

^ 7. Comtzifme di cosùmu. ' 

Segm di corriuNDie ne'.oQstiimi sono il di- 
* sprezzo alla vecchiezza , lo ^ scarso numero e la 
pro&nazione de'mataMianj, T affluenza delle donne 
pubbliche e mantemaej rirapndéiiza de' fogli pub* 
bitci ed altre stampe»- la lobrìeità delle canzoni 
popolari, la Ucenasa del teatro princìpalm^ente co* 
mìeov ^^ condotta scandalosa degli eccle^astici^ 
la violazione de) giunMQifnto. Scoiifamo per cia- 
scuno di questi segni* / -- - ' 

Disprezzo alla mcckìezza. « Dappertutto la 
99 vecchiezza è rispettata ed onorata, dice Wen- 
99 derburn^ ad eccezione dell' Inghilterra ^ in ciii i 
f> nomi di mcchio e di specchia lasciano traftederq 
9> qualche ci^ga di nauseoso e degustante, è sono 
n quad ^ndiiimi di 9eccfua herùicaone^ mùMa 
9) strega. Ije denominazioni che rsppresentafno Yttìt 
n avanzata sono pronunciato coil un aria di grezzo 
99 che tìon osservasi pressò gli' altri popdli. A Sparta 
99 la vecchiezza trovavasi in sgommo onore, e Phi- 
91 tarco dico che erd un piacere l'invecchiare» in 
99 Lacedemonìa. Si puf» dire il contrariò iteli' In« 
99 ghilterra e di Londra. - " . ^ 

w Questo vizio, soggiunge 'Io stesso dcrittore^ 
9^ trae orìgine principalmente dall' edupazione:. i 
99 padri e le madri sembrano ricevefe^ la legge dai 
9t figlj a misura che questi crescono in^^età. Po- 
99 trebbesi dire che molti gepitorì sdno persuasi 



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99 che essi. debbono cedere ai loro figlj e rispet* 
99 ta^ne i capricci. Non sajtòndo tenerli nella do- 
>> Tuta sobordinazione , non ne sono trattati con 
^> rispetto, é .^oiiaoona soveiite per divenirne il 
» ludibrio. (V.,.pag, 5). 

Scarsq numero é fìrofmaziane de nHOrimot^. 
Là rarità de' matrimeoij . nelle immense capitate 
come XiOtidra e le. sue caq^ moltipli^ èssendo 
note/ ecedo iputtle ^OBa l' jai^restanDivi. . ' 

\ Pmdeì 1765 :iìon»pa cttsà fai £ìcUe in 
Injghiiti^rra etife di conftrarre de' tnìrtrtmoh} sèma 
cognizione^ contro il volere de parenti, ©apper- 
^utto rìtrovayansi dei oappellanr cortesi , che per 
PAa ;f.enu)é . mancia maritavano m ^ un :grànajo / in: 
iina taverna, in un bordello . tutti i libertini e le 
p^rspfte sedotiè.che si preisentavano. Bopo il 1755, 
m^ cui il palamento erdi&ò le; piibblìcazmiii in tre 
eoàEsecutive domeniche m eìastCuiBa^deUe parrocr. 
diió o t^ppelle pobbliclie più ìiòom al domicilia 
deUe parti contraetiii, ;qtielli che non possono o 
:iPion vogliono màn^rsL legittimamente) hi In^iU 
terrgi, gonrono ìii Iscoiùa v in cui i matìilttoilj fetti^ 
4^a2ia alcim permesso kd alla presènza d'unlaico 
sono legali £ia ma^or parte dégli< amanti fuggia- 
jschi s'arresta a Gretna-Grcen primo villaggio della 
Scozia» ed ordinariamente è un fabbro ferrajo che 
gli: aqc^^, Allfi. vista > d'un calèsse di posta il* 
fabbro g^tta il marteUo. e .<om*re alla chiesa per 
dare la sijia benedizione alla coppia impaziente, 
y Qmndo l'opera conjugale è sotto l'incudine 



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'f .del nostro Ulcàno, dìc^-un poeta ^ egli batte 
>5 finché il fcfiTO è ro^90> e prova pur tròppo ch^ 
99 è abilissimo ad unire ^ aneUi deHa catena 
n conj^^alie. » Un giotine commesso. /avendo im* 
pegnata la figlia d'un ricco mercante a seguirlo 
a Gretna-Green, il inati'imoiiio £i^ immediatamente 
celiato da un i^nrajo. Dopo la cerimonia il ikb* 
kro-ministro chièse cinque ^ ghinee ; cinque ghinee 1 
soggiunse il nuovo maritato, un genl^man che^voi 
maritaste, jeri^ sera mi ha detto che' vi ctpiptei^Jlìasle 
di una. — VèrisMmo, rispose il ferra jo^ ma^que-r 
sto ganàkman h unirìandese che io ho già^ mari- 
tato sei volte; to Io riguardo come un avve|]t0I^e 
di bottega, m^tre voi non vi comparirete fforse piùw 
Molti scrittori ingl€|$i , forse censoii tt*oppO 
severi del celel>re Steme,, osservando ehe nuUU 
più contribuisce a dej^dare la virtà e la religH>n€i; 
che r i^sociarla, aHfi buflbnerie e osoetutà , eredidntf 
che la lettura (delle sue opere i^ia indotto a vion 
lare ói rompere moltì vincoli marit^i^ << In qué^tA 
» spriitQre, dice un censore,' il liiigtiaggio delk 
n sensibilità e il quadro, d'ijina stravagante tene* 
>9 rezza non sono altra c0sa che stimolanti p^ 
w eccitare i desid^rj, jun apologe ;Ìn4k^ti| : <H 
» quelli che si abbandonano alle passioni > s^nzi^ 
n assumersi la pena di 4U>mJ^tterle,. --^ Questa 
fi simpatia affettata ed eccessiva) dice Kfi<>x, q^e- 
» sta affetta^i(me sentimentale, .le quah altro non 
» sono elle la passione .mascherata, e che spirano 
3> sì vivamente neìj^iaggio sentìmef^le è n^l Tri- 
99 stram Shandjj hanno cagionata. la p^dita ài 



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6o CENNI MOIULI I POLITICI 

99 mille e di mille nostn oompàtriottì dell'uno e 
n d^' altro sessBy i quali nientre violavano le leggi 
9» divine ed umane credevano agire per impulso 
99 deir affezione sentìmelHale. Quanti divors) sono 
99 successi dacché Steme è comparso! 9% 

j4fflaenxa 'ddk donne puhbUche e mantermie^ 
H Io- sostengo ) dice d'Arch^nòk^ che la massima 
99 parte delle l>eUé donne di quésta capitale i(Lon- 
99 dra) abusano ver|;ogtiosamtote delle grazie che 
99 diede loro la natura: Si contano cinquanta mila 
99 prostitute a Londra, senza incfaiudervi le donne 
99 mantenute. 99 Questo calcolo non sembra esa- 
gerato allorché si paragona col quadro che ne dà 
Colquhoun nel ^uo trattato della polizia di Lon- 
dra* Egli distingue le donne pubbliche in varie 
classi: la più vile; di tutte abita ne' luoghi pub- 
blici sotto 1^ direzione d'una matrona che da loro 
il vestito e l'alloggio, quasi colle regole d'un ^lò- 
^nastero. Una seconda classe più numerosa vive in 
stanze separate; la terto clai^e consiste in. donne 
e figlie riputate ònésie, che vanno a prostituirsi 
lungi dal quartière ehé abitano; -questa classe è 
molto grande. In quasi tutte le contrade vi sono 
delle taverne per bere la birra, nelle'^quali sf pos- 
sono condur donne , e questa fìveifità contribuisce 
ad estendere il commercio meretricio. Trovasi fi- 
lialmente in Londra un certo numero di 4onne 
pubbliche, che sfoggiano un lusso cortigianesco; 
e3se datano in casini riceameritemobigliati, sono 
servite da donzelle e^da servi ^on livree, ed al- 
cune mantengonb cavalli e Carrozze. La maggior 



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sìihL nfemtnmiu 6i 

parte di esse vive ispn rendite vitalizie ottenute 
dai loro seduttori , o carpite ai lóro amanti in «ino-, 
menti di debolezza. La loro pòrta non apresi a 
chiunque 9 ma a persone scelte soltanto.. •• 

« Il numero delle, <^7ie marUèrmie^^ dice lau- 
n tore dei SeniipienUdrE:j^hibitìons j è molto p)ìì 
n considerabile che. non si crede comunemente, 
fi^ e tende a crescere in una progressione rapidis^ 
» sima; Indipendentemente dai pessimi esempj 
n che danno i grandi, altre catisiè^ inducono a pre- 
n feiire questa unione illegittima al i^trimQnio...9» 

La cofruzione nelle camteriere e serventi è 
si comune, cli^ a Bedfort par impegnarle a tenere 
una condotta onesta, a.^cordaài un premio dk dieci 
lire sterline a quelle che possoèo provare aver 
servHo per cinque anni in una casa senza ess&^ 
rimaste incinte* ■ ' ■'■ 

Jmpisdenza de^jbglj pubbUd ed a^Bre steanpe:. 
Pubblicasi tutti gU anni in Landra una lista no* 
merosissima di )9raJ/£ft^ distinte j si indica il loro 
alloggio, si danno le notbde più prècbe sulla loro 
figura, taglio, abilita diverse. >.. Questa lista rin* 
notasi ogni anno e Vendesi puli^icamente. Il 
nomeMeÙ' autore di questo infanie catalogo ^anj^ 
sta 3til frontisp^io^ - -- > * 

Alcune gazzétte inglesi ìion sonò talora che 
armi d'Anna fazione dominante o oppi^issa, dizio» 
narj alfabetici della menzogna, repertorj di maK- 
gniU^ e di stoltezza. Bisogna aver rinunciato ad 
ogni idea di morale per trarire dalle tenebre aned- 
doti particolari e scandalosi ^ per turbare la pace 



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6:È CINHt MÓRÀU e POtlTICI 

delle famìgHe svelandone i segreti, per spargere 
dei dul]»bj sulla fianna delle persone più dnesle^ 
per tessere ¥ elogio dèlie cortigiane alla moda con 
un'intera pagina di cianòie. u Un amico intimo 
^ ^ dell'editore del foglio éella domenica (i) Io trovò 
»^ un giorno impegnato ò conversazione coti una 
;» giovine bella ed elega Atcfmente vestita. Appena 
w questa •patti, ecco, dìs$e l'editore, mostrando 
fi un foglio che teneva tra le mani, una splen- 
99 dida previa. deUa corruzione del sècolo. Questa 
n giovine mi. ha pagato perchè inserìscaiUe} mio 
99 foglia r avviso seguente : una gh^ine d*una fa^ 
9f miglia onesta (of respéctàbilitj), desidera dipren' 
99 dere a prestìtQ là somma di i^ntìeinque lire ster- 
•99 Une da qualche gentleman di fortuna e d^ onore; 
99 .non k necessaria d^ indirizzarsi a qualche uomo 
99 d^affari.... Potete voi, gli disse ramico, diso- 
9» norare il vostra foglio con un sintìle annun- 
99 zio?— Oh^ ripose l'editore, questo è un af- 
f» fare di commercio, e lungi dal sfarmi torta, que- 
99 ata anntmzio facìhterà lo smercix> del mio foglio. 
49 Un giovine libertino dirà ad tm altro: avete 
»9 letto il . . • . ? Egli contiene un . annunzio biz- 
h zarrg, pel quale una , Rovine che ptofeifta dei 
M principi indipendenti, dimanda a prestito. una 
99 somma. I gióvani correranno al mio officio , 
n compreranno il fogliò , e così , come dice Man- 
55 deville, i vizj- dei particolari contrìbuiscotio al 
99 ben pubblica » ^ 

(i) V. Sktirical riew of L0Hdon. * 



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SVLt'lNGHIlTSKlti; 63 

Una giovine inglese che proponevasi dT an- 
dare a passar T inverno in tin paese straméro, 
fece inserite :iieUe gazzette ravviso seguente* « Una 
n giovine lady, padrona di se stessa, dotata d^una 
«» fortuna Qnest^, che si crede di figura avvenente, 
iy e si lusinga di comparir tale anche agli odcfai 
9». altrui, ha risoluto d'andare a passar T inverno 
'9 in un paese straniero; ella avrebbe piacere che 
>9 gualche giovine onesto ed elegante yolesse es- 
>^ sere suo cc^pagno di viaggio. Ella non ha im- 
^ pegni, di cuore, e desidera eguale in^pendenza 
9iia chi si' vorrà pr^mitare^y acciò dopo la prima 
f* conoscenza iii^nte s opponga 'a^ lina più intima 
>' . unione. Si attende la risposta entro i5 giorni. 
99 Si suppone ch« il segreto, sarà conservato finché 
''Nsiansi presi tutti i concerti: Findìscrezione non 
i9 rimarrebbe impunita. ' NB. Tutte le spese òk 
» viag^ò saranno fette; da Isidy. » 

Un vecchia militare fece inserire nel Ledger 
Y avyiso; seguepte. « Un militare , già d' una cèrta 
>' età, jBSk che ocpupa un alto gra4aneU'arlnata, 
n; e possiede una rendita considerabile, ha riso- 
9> luto di prendere una donna che lo sciòlga dat 
9>\ l'imbarazzo delle cure domestiche, e l'ajuti a 
9» passare allegrafàente it restante d^' suoi giorni. 
>' Siccoiiie que$yi è la ìnira principale; per eul egli. 
>5;vuol maritarsi, ed eissere 8(gòmbro d'ogni timo- 
99 re, egli avverte le giovani le quali ambissero 
99 Y onore di divenir sua vedova, di non presen- 
?>; tórsi al coiicorso; egli preferisce una donna di 



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64 CENNI MORALI S POIÌTICI 

*9 mezza età» dì figura aon ributtaute, che piae- 
y» eia GoUe sae maniere; che abbia della dolceesa 
$9 nel carattere, delf educazione, e tanti vezzi ed 
99 attrattive quante bastano per mantenere in un 
M vecchio il calore neotts^rìo all'elaterio della aa* 
99 nità, e della vita. » 

<. n lettore a' accorge, che non ai possono qui 
aggiungere degli esempj più liberi; il' pubbHco co- 
atume lo vieta. 

Le le^i inglesi che stabilirono ipbsUe pene 
contro i libelli , ùob previdero che Tincisore egoal» 
mente che lo scrittore potrebbe essere colpevole 
di diffamazione* he caricature satiriche in Inghil- 
terra rappresentano solente i primi magistrati,! 
più graa personaggi dello Stato sotto foi^e e at*^ 
teggiamenti pn^rj a. renderli ridrcòU e odiosi; sce- 
mano cosi il rispetto dovuto e tributato tMe au- 
torità lejgittime in ogni paese incivilito, o servono 
di strumento al furore delie &zioni; talvolta espon- 
gono alla pubblica luce i spreti delle famiglie, 
talvolta coprono di disprezzo persone rispettabili 
perchè riportarono dalla nascita qualche difetto 
personale. U preteso matrimonio del prìncipe di 
Galles con madama Fitz-Heri)ert fin occasione di 
caricature le più licenziose* Gli eeclesiastici so* 
prattutto sono lo scopo d^e satiriche stampe, La 
stampa à^ P^ar <md moses è una di quelle che 
sono divenute più popolari, « Vedesi questa stam- 
w pa, dice Knoic» presso tutti i paesani ed affit- 
^ tuarj che erano abituati a riguardare il curalo 



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n della parrocchia cctoe oa fenÒM^Q ri«|)etta- 
» vJbìle, il che ^ fa(41ìt$ivà,i .mezzi per far^del 
» beiie.' Crédesi oi^ che questo sentimento di ii« 
» spetto posici Ttl^oyacsi'Jtì uomini che fino 4aU 
Il Tinfancia cottsideiraroiio il loro pastore come 
>#.nn oggetto di derisione, un g^ottcme , im ub^ 

'^ ^ It^ét^aà deOe i^anatmìpopoìoii. he canzoni 
pcfkdari»4|pètle prìneipalménte ch^ hanno per 
iscdpò B^o e Vepère esercilanormohr influenzai 
^db s4rit deife' a^io^i gmraaMerey sull' eeònofnia 
dknnéstica ^ sullo stato mótrimbinale ; i hnònì bo- 
ittnnj^ipog^iona foladi -<hé ^^canzofù siano tes- 
sile . dt * iMMitittenti onei^. ^^ Ora^ Sefe lùnòxl noi 
H 4ion abbiamo &tto tanti progressi nelf arte (U 
n scariiM» % canzoni, i]panti in altri gèn^ ^ 
fr poesia'^ fiacche te antiche sono tuttoi^ le mi^ 
» : i^fofL lie arie «leSe G^nzpm icittuafi smio jpifi 
n fìmMnHf nata fe parole s(>ì»6 m genei^le vuoto 
n d^ si^irito^, d'àeganaa e spésso di 
19 &. questò c^bizoni restana in 'eorso, ne son<^ 
9» causa gfr equivoci grossolani è spesso le òsce^ 
i> ìiMii palpagli,, colle qutiiteiito^^Heondirte.... 
99 herMaa&>tà oomftìBp pà f^auit-hàU ed iì^Ba^ 
fi y^^i^hótj, e4 <^ i|ttE>glii/^ pubbiieo tratteni- 
99 mento «6ii hanno psé^ i^%lià|te; fo^ 
99 vfe n^ha una che le doime !pÒssai]t6> cantiire 
^ sanzr offendere la mòdeatta e laUdécem^. w ' 

ofJtmiA nek teatro^ f^imìfìalmam mmicù. D$ 
qtfatiant^anni in qua il tfulro inglese si ^ molto 

tiiojA. Opere MinorL Fot K 5 



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6& CENNI lilORiUyi S POLITICI 

depurato ; cionnonostante trovaasi spesso ndle 
commedie delie parole a doppia insegna, delle 
e^ressioni lìbevé che faii&o arrossir^ la modeifia, 
tt ma che la maggior parte ddOe donne ascolta 
» con piacere , dice Wenderburn ; eu&e somdoiM» 
9% coprendosi il volto coi loro Tentaglf». Chester^ 
field altribìiisce qii,e&ta riforma al buon emn^h 
d$i teatro JfxffÈcesej ed Hnme ne**saé4 B^^ mo- 
raU e politici dice che « gli |nglerà hi^nào'iitii>« 
9» jiosciuta la licenea scandalosa del loro telette , 
» osservando la decenza e la mcft'alifÀ del tontro 
^ francése. >> : - :, . ^ -" 

Possono sornminìstraire un'^^altral pròva di wxk 
illibati costami i ìfòiìi maì^eli^rat^ , de' <^àU p|i» 
cìpaiinente sono gli Inglesi avidissisH^ non per- 
mettendo la i^ro^ ^vit^ <fi i^gambettare a yoit^ 
soG^erto. » Non è poseibiley di^ Miss Mower;di 
^ ire(i|uràtare questi balji e conservare rìnironé^tt 
;» ^4<^' 90^i]pd< 4^ «i veggono delle persoiìe che 
4> lic^vetlerp^ W^eéiUrràione liberale/ abbassarsi 
99 fino a tappreseniar i caratteri più degradanti ^ 

99 più viU. ;r /' - . 

(pwuhiia scfmdàhsa del ckro. ^ H ^bblico ; 
99 dM:e ICnox, ha osservata dà molto tempio^ ^ga 
ìm^ indìgnaj&ione, che tra i petìé-^maitres^ i liberiply 
» i g^uocatcs^é gli ubbriachi più celeri ph^ bril- 
99 laiio ne' luogid ^n cui si prendono i bagiid^/ e 
99 m jtuttì: i luoghi/ pubblici (eccettuato E ^p«^« 
f> )m0)9^avvi un gran numero (^ gióvani ecete* 
« isiastici. »> astato quindi osservato che ila iktòltp* 



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SVU. l9(SUfl JEMJ^r, ; 67 

leiiipo mssiiji dissidente t? nne eoodàimato qail, 
reo, mentre vai^ membn della chiesa angticana 
ttiéìfcrono tra le mani della ginstiaa. • 

Il trofico che si & dei ben^ficj ^ del diritto^ 
di patron^i^» gli avvisi relativi a^questa vendita, 
che:]B|^sso cQmpariscQng! sui foglj pubblia^ sono 
alìtisltfii grandi che i protestanti str^iéri durano 
&tk:a a turedere. Ogni lai^ che possiede il diritto 
di*^spCH:re d'un beneàcio^ lo riguarda come un« 
pomoue della sua rendita^ o coó^ on patrìmpnio 
per uno de? si^ fig^. Il i»*es^ d'un ^diritta di 
patronato o d'.^n beneficio è inra^one della rèn-i' 
dita parrocchiale^ 

^ I curatij la povertà de'.quidi C9ntrasla col- 
Topnlèiava. degli altri ordini ecclesiastici, lungi dal 
prepararsi ad eseguire le funidoni s^batighe, s'op* 
cupano ili tutta la settimana a ptovvcidetè al man^ 
temnento delin loro famiglia 9; e in vece di mo- 
strar z^ e sQ^e^tudine pel loro» gregge/esercitapo 
i lorO'<fovi9ìi coir inerzia d'u^ \*upmo malamente 
pagata a giornata* 

Le corti ecclesiastiche anglicail^ sono estre- 
I^Qien^ : severe, b^chè non ppssdgganq t^tti i 
éafità d' esecuzione che avevamo per Taddietro* 
iibstina «assa è inf>os(a né esatta con tanto rì^ 
gore. quai||o quella della c^esa 4jtt^nant9 ; sco- 
muniche ^se^oesbì di beni, imprigionamenti, iono 
i mezzi (ch'ella impiega per risi^uotere; i princessi 
davMtr ^ad una oorte ecole^astica sono / lunghi 
6gual|&enle che costoni II dòt^r Johii^n, grande 



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68 CENKI MOBILI «PÓtl^ICI 

ammiri tore ^cÀla chiesa doiiikìaiile, noti né aveva 
utridea molto vaifta^giosa ^ queiiCo riguardo- Di- 
casi che i^ vendo comunicato i primi atti dellaf 
sua Iragediii é* Irene àcl un avvocato suo amico, 
questi lo lodò moHoy i^a gli lasciò triivcderc il 
timoY^^e che la catastrofe deli- ultimo atto noa fosse' 
àhb^stanitiar tragica , giacché, fautwe aveva pro^ 
galizzato i siìm mefcri nei primi : <r come potrete 
» ' voi , gU disse, accrescere le angoscie ddb vo^ 
yi st^a eroina? *^— Io. la tradurrò, ris^se* il dofe^ 
9^ t<yre, davanti alla corte éÉcleslàslSca di Litch- 
» ffeld, e cosi òompirò là ^alisuiii . delle calamiti^ 
n umane/» * - " - 

Là scomuniea, come pronunciata da una corte 
spir^uale, portava altre voi te^ maggiori conseguente 
che al presente. Ofonnonostante , que&i die stanno 
sotto la Scomunica sond^ ^ome ificé BÌackstone, 
ii^ahili à servire come giubati , a fair testimoniània 
in alcuna corte ^ ad int^ti tare un'ione sia reakr, 
sia ]p^rsonàIe tendiate a Hcupénire «Idie téme 6 
del denaro dovuto. V'ha di pià^ se la persona 
s(5omun4catìà non si scrttomette alta sèntenxa delfa 
corte làpintnàlè nei terÉmnè di 4o giòrtìi dòpo cte 
fu emanata , e.gli pu5 essere itnprìjgiohato "fiuschè 
non si riconcilia colla tsMesa, e questa Hcòi^lia^ 
2Ìone non sia^ttosertlta dal vescovo ^Jr), 



<4 &9c6&dq à^ id{^«;<l|e iioa 4«Daca è staUTiii^MD^a, ^à- 
ini cb^ peroiotè.iui abpja vm$ chiesa o in im limiterà, a ne 
la soltacrta la minaccia^, noQ solo è scomuoicato, ma e andie 
cpodannato a perdere un* orecchia. 



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u Tra k ì^^ della i^OBtra chiesa (aQ^Ucaiia) , 
w diceva Fox nel maggio del 1 793 , t« i^ s&i^o 
.^ ak^ifò, alle ^lali non potxeb}]Nedi ubbidire senza 
violire ^toaia^alniente i 3acrì daven d^% mo- 

# «4^t depM rei^fim^ iHdpefoJe avanti aì^jtribtt- 
n mii tìfltéiamh Non à difiisittì la piar sc4«iine iu- 
n gmtisla ii .pei:»4^paUire i membri dello Stato » 
■n perchè ricusano d'nniformrsursi . alle, idee della 
■m fkimsi anglìoana? Cò^ ci diro^ndipo^ gU unitarj 
.# et i foi^taMté? iia'gijii^a> e i^ilU po^ — ^. Fin- 
^ càà i . c^iSfUMiiti 4^]^li«lj^hetta x^f^a^ ì <sMo- 
■n: Im^ 4ÌM&è fwm di Guglieto^o conltrò gU.u^i- 

# 4itt| ftBSMteMiwà^ rèsierl^ alimeiito all^;^chi- 
pi tumm à» f^^ikU^^imiAi alk inibitine disoor- 

# èi0 dfl j^d{K)^, l>eaobè U^ascnratissiin^ vogliasi 
?^ aum>wne reapcwk^f. 

itLa cfa^af«miatfaj xsomUnim lo stesso F^, 
n oi fM»É80riMva:d'obbed&re'ài pr^^ re- 

9 ligione doi»^ abe tmtdeiw^ a farci bts^ni citta- 
tf ^m $eo»^ìi^^^ei la cbìena au^^oana ci ob^ 
.p. Mìga a\i^efe; ma s^.eì .Q^dte^ inAiMente d*^- 
!» tei^retare^i^^Pb^ pa$so ideila acvitiura in. mi 
n tat»id divaera da qWUo ^eprole^awi dalla nxh 
:w -afapa ^bleaa , 1MÌ mmm ea^^lì » m ^ fco^a. de' sta- 
ff luti V^pB^tì? «d. «Mta privati di totti i dirHìi 
«f ^e ;jip|ia(lai^foii0 aff «mme mello slaio isc^iale.!" 
/ ; f^io^geo^ne d$' gémimi^. T^^^ 
dd ^anÉcmnko^ dieci r «< I^at niaravi^ cbe m. In- 
I» ghìlterra, ^esso una nazione prudente altronde 
f*- e r^igiosa A akìm- ^aasi disferuttiS ^<t^to\gran 



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^ CCKKI MOIULI APOLITICI 

pi mbbile per K uso Uivtaìe ed likte^i^nte che 
99 se tip fk. 

' '^ "^et dmostrare uno a qudl punto pùj^^'at 
99 ^bitudi^ depravare le opinioni morali sótto c^ti 
»vra|ipmtì,' citerò, prosegue Benlfaate'^ un pÉMO 
99 estfa^to dall'opera dilord HaimSi giùdice 4kUa: 
>>^ corte d^e sesstoni ili Isclozia , ili un libro jniU 
w Teductóione {i). 

/ ghir&menti delle dofptm som 4I pres^tàe 
contati per nulla. 'Questo non puoi ^à sdire chse M 
mondo dipiène fnàiimnorale:, ma che niss'^'^Wli 
épéalùhe importanza allò spétigim^^ I ^n$ti suipiru 
di Prenda smo gli stessi in Iscù^a ehé in Jfn^iH' 
t^raj ma- siccome nai non siamo ricéhi aì^^stì^mwa 
per fmgatUj^ quindi il permessi tàdiù di pagar per^ 
i pini di Francia il 4irifto fiss€^ per^ tmni ^^e^ 
gna si è rUroinUo f^ ^antoj^ioso étìa rm^dOa p^ 
bUca die H rigore deUa leggsi Contiene ói^nmm^ 
nstóntè giurate die qméti mrd di JPhm^ smoHtim 
éH Spagna, onde pagare itdadó analogo e nUmre. 
Tati giuramend erano nella loro ùrT0Ìne c^lpemU^ 
perchè erano unajfpde contro il piAldimj^^mora 
il giurmtmia ò una presta formala e non im- 
plica né fede data, né Jed0 rip&Mta^ è im modo 
di parlare come t complimenti triviali. Posero Hi»»- 
U^sinfo serpo.... E ^jffktà noi iééias^ dM *ì^^ 
éatìA che 9Wom iK spergiuri, ed a* q$^ predasi 
Jèdej^àéf d0d0mà negli affm pik in^értm^ 

(i) Y. toùsé hinti én èéuéaiim. '^^ " > 



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'■ sPLì/imriMliiiiqyL; ^J^^ 

it CM credéreìà>éy prosegue BeiilfaaiuvvClie 
n (Spotesto £à9$e il linlgudggio d' unr m(n*alàia e d'uii 
n pxt^eì I ^Qùakm hanno ionaluto la deiii}^ee 
^\promessa alla dignità di giu^r^mento; -^ un -ma» 
9^ gis&éto '^égFSidst il gTuraovento alla semplice^^* 
99 loafiik^'d^iina ceHmonia> — e^ non implica tA 
99 faà$ data né Jede rióìemiaf — *- Per <|ual motivo 
^ dnnqae prestarlo? -^ Pefr qunle, motivo esi- 
» ^gélfo ? «-^ A che ser^e questa farsa ? --^ Ìau re«- 
n Kf^ne è dunqmr J'i^Itìino degli ogg^lil^ "— e 
#Ì6e b ai di^reiMf a questo segÙQ^ fa ^^ duopo 
n pajpvta a si Ciro pveasao? — Qual j^ù assurda 
n |e^^é^b«kme di quella che^l^i^ ilc^o ad uà 
f» preizso imraenaò pei* predicare la saltata àA 
^t> giuramento 9 ed ha dei giucKci e ddi legislatori 
I» tàie si fanno pregio di 'distrùggerlo? ^ 

' La frequeéka^ffiitta e la Bnaoitra con cui 
piwlkai il gcurliEumlÒ nell'IoghilfeiTa ile isk^o- 
liaoa rkq|preMÌo^ sogli Sfunti, e in eoiisegnensa 
acMia Furore d^o spa^puro. Vha una ellisse 
à'vmtììàm noti sotto il riilÉe d'anime danhate^ che 
pfwtio teiiorno alle df^ne, affine ^ giurare per 
un presso iMMÌivenuto 5 a £ivore de' mercanli, seh- 
beHK^i^autta eogmsiAae, 909 «ht^ano d^^artìooli 
ddk mevcan^» non: ahbi^^iMi lg4«t^ la, partite, 
e siano fttldtteftte.stranièfiaU' affile; Questi be^ 
•stemniiatQi^ c^ profisaioiM^ hanno .una. specie di 
salvÉgnardia^ cófiftro. ^ scrupoli» e si è* di r&iie 
anteriormente mi giur^m^^to» pel quftle si obbli^ 
gano a non dtur» giaipaani k "fmi^ aKr dogana 



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^3 :" ^ cBinw iiiaHlii b ìoutici 

ed aijl'òffilMa à^'Jssise. MiM kidtiNklin del pò* 
polo ÀaSrouo delfe idee dt impcarftftte sul pvit^ 
misiiio c^ <$red(»M. sfMggire ti defi^ ilt i|Nngiiira 
bàoéiiada il ìom pd^e invece ddI2>Mti4à^f^« 
^^oana Albi fietmim ^^ il d^liteo 4i £dM gi^ 
. .^aoMlito è in *ragìpae diretta deV UiM; sdì qmle 
So pmETtano. 1^ uno ^leygiiim itt poca iinport^nza 
aèao|2dQ eroi; g^tirare il £dso sul lìl»^; d^ile ora- 
4M^ ordinane; ìé t^^ia^ffàm è OMig^ore ft^ iil»rà 
deUa é»a»mi e 4el ncK>ró tefitai&Mto;U più ^rs^de 
<4ì tàiti gli spergiuri si è quando gicorain il £i^ 
ràV lìÌM^Oi^. d^'oraaò^ iega^ aU'anlioo e buoto 
ièstaìDeirtO/, il che propriameote iH^sÉìUMee il^u^ 
inmeoté^ della BiMiili. ^ — 

/ . Se 41 Rilette che la rkt^ Vémtey laifetiiaA, 
detf'uomo fair' wiMSMiiie Jioa èaoii» ftobermo con^ 
M9 i lakÀ te0tMM)BÌ iw^^&mzMti i^Ko ^rgiuro, 
ifiedr^a^i ^¥a aipdti»a im^batti^ ooàu^ ir|e^jàMN 
io^^m^^ ohe 0uUa JpMm finterò p^ 8«|lleiie»e il 
riapi^tord gwt«iiiMi0 4k»y^ ^ :i 

IJ90 de' pì^ >gtMdlÌkbli8Ì dei {^wèÉtor. ili 
I]^iH«Hna fti è qoèib d^ pre^^Mi allof^àÀ'^^ 
<jim(iÌMto dtt^craditl feaU 10 .stippotìé. ^Quegli, c^ 
tu^jc^^a^^fme ifadJMBo «1 rradsotw^ dW i»^ 
^to seàlt o 9iq)po«to» boìI é in doirei^ ;di p«^ 
/Màtafe 44ttrta cB coMriMoviA^eiMto e^ 
di Gèoti per Rammhmìé il titola ; Jl^a«ta cir ^ 
9dm sulla BiM^ :«MÌe nmm 4deumùià^iìm à(à 
tabunale r e che iÉa amwm ^per le apese. ' Dopo 
msml^ 0m^emo e sowi altra foroudità g^^ ^ 



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rikfleia tm wHf:0mÌM debraio p^ lif anfeibn^ 
deb^pre. Mwttte di ^pMsto doeoite^to fl^rappéisto 
cftedÙtowJo limette ad un p^dé^ che s'ilieaikii 
<^U'eMeiu|oiM. In^ coiiflej^nia^ la .libertli ^dÌTi^ 
dmle, die dieem tanto riàp^tbala in IngfaÉteiira, 
^fnà ^989^ Tiolftta daUa,dW9|^foe a&fmiitita A'ìxm 
uosBO die mbma im d^Mte nde-o «ppoato. , 

È nolo ,:€lie v i aoiio^ m loj^iber^ 
ratori che hanno sem^Mre dei ialai leatimon j a lorp 
ordini, e pronti a papovate tutto ciò che si può 
da ?sà em^fre , e che 9e aomminiatrano af chi pe 
abbisogna^ al pia giusto ptie^. Essi pfocnrano 
del(e cauzioni giudmie a dtte e mei&o per teidq^^ 
e delie cauzioni criatiape al cinque. Questa dU^^ 
«Ì0Oa di ^^aiiaìoiir gìmbicbe e criatiane è nota in 
ini^iiltmva 4iakaoft«. Trattasi c^ hb^ape un debir 
toi« sepia ^syaiae a p^cola W.aua «%iyaitìt? S| 
pMiidoiia'd^ l^bdei do«iriBa*iy jqwita jdlptù>gi> 
geiid^ ta le^i eari si obHigNrio a parafe la somma 
kì mancaniia del di|vto>t, cjie pinrciò ^ce d'in^ 
liarpaao, gicrano, che p^fstì ilaisa d«W<«, rosta 
oni^ora ad «ssi^ pi^ Amerio ii^do|>pio della somoM 
perla ipiale ai £p9iio gmrantL -- IÌ|;e)aefate.Gi^4 
arresti^ par «im somma^ ccaisidetthife» fmpanlò 
per sigm^dne péitó al liibsNialerdà S^ì^9-S0nch 
Furapò /Cassie. ai ^iiidai. premer ^lla lof^lbitana; 
lo atuto di f^MxA in em pi^MalÉiaMi > «aige^a 
i^pi»at« fpritmmne;^ espi moalaaaopo ionMHttata^ 
mente nn numero di bigetti della banca pel va- 
lore di A^eQJL;9^,à^àkx miila lire sierìiae. Accattata 



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ì» ìotìo ^imop^i i biiODi isnieKii foralo ima^ 
(ttétafraenté qpo^iù^/dei biglietti da ^eUì €he >Ii 
V acwewàn^ ìov^ preiftai^ per campire la £»m* Questi 
4»3 jmiieoW' ^ rioohi un m&m0iAm prap», sMr 
ligiati pnad'asom dai paluBEiaiion.cQfiseryarom> 
^e a^OQBja ^nee qml H^md^ idei lorQi^p^f^w^ 
e ^ cui M:TÌroii8Ì pel* àparire dal; p^Mt^ Ecco ciò 
dm 4lppdla8i in fii§|hilterra ^Bzioae ^^^ndaica. 



" ni. ^ 

Govuwo. 

aDé^ stftmieri ci doinaiidaiio, di^e un Im 
e$e(i)» qml v^hà dififeitiinui iraJa loro opa^ 
^ : tumone e la mistea ? -^ il voatra^Te , ^fiew'^é^ 
i^r£i ciò cli^ vuole col mexso éA ^pmUìtoàùto chtq^ 
ift gli coB^m: ti M^nò fa lo eteaao ,ii«i^ ureat 
n bifogno àk comprare alcuno^ da qual lato alt 
t» ii yanta|gpo: del popolo? r^ Noi i»ipo|idiafiEK> : 
m voi non aaf^fta ^quante coaè S ré vorrebbe c^ 
n tenere, ^ che non «rdiace propone al pail%- 
m mento ^ perdÉè «gUaa i^ i anoiamic» qoh vtK^ 

n ata idea pone in bel aspetto la wartra ^loetit^^ 
m sio&e^ IlN^poieM dèi re è aai^uto in tutte le 
o matem cbe nim urtano di ^Gnmti^i ^regjhiiS^ 

(t) ietters concernùtji ih» fireséfét sUcic pf Bngkm. 



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n e leinclhiàsÉbni d«ljM5pòlò/l%fÉ^ 
f9 sulle bói«e\ <^5 secdfidó «i<^ pdffi^oi, ril»» 
9^ chitidè ttUtiì poteri, il tA>8iro^lM è 'aattoluto*» 
H è^itoènt^ thè! il re ^ Spagli ffd 9 nurtavo 
ìf à 4 perchè it p0poto if In^terrà è Gostìtwkn 
9) nafanenM àcòc^sluilàSì^a Vederemtle le tii^à|i<k 
i^ del re àcé»tHià«e dal parlitmelil^. 

» NegH atti gen0hài il ' pòtei^ rMle «N||m 
I» senza controllerìa i Ub^^^miipAikH>bÈM/^h 
n limitato come in dgiii tìXm paese li^Jhèró^. Le 
n teggi cke c^rf^antf Cirtìo il popéAè^, appiiràene 
» alia coróna di farle; ma se il ì^ sidcMta^dal 
W principio geii#ratev^dafkido dègtì òri(ÌÌB]^àrBìtiiar|, 
»» maltrattando od' itcddehdo tui illdiyidMÒ» «^ 
n trova che a suo potere è' Hmitàtò. Qtdndi gH 
99 sarebbe piò facile dr ^ttiiggc^ con xìà sotti 
>» colpo ia liberti della stànìpa/o d'opp«tai^0i# 
» tutto' il regno, con ùtia tassa enorme, che4r 
^ togliere ima capanna' al suo legittimo poééesaore^ ^ 
99 pgli pu8 rSteuotere 3IÒ milioni it?ei4iiii, ma non 
n può &r altare' k festa a Jokn Wilkes. Questa 
9f distinzióne è iieceàsàrìa aHoiftìliè' parlasi della 
f> nostra costituzióne; è iie è ^ventita^^T essenza. 
^ Tutte la leggi géiiferifS dtpmd<^od«ttift' coron*: 
f> le atioiii pàrttébbtfiwtùàrvsmiO it '«aufttere (d^k 
99 ìihertV. f^ . - \: • "/' * • - 

Gl'^Ibgléii seiiibrano in geniéa^" cóntehire 
dt ^ue#ta drcÉfirióiie; %ià mólti fanÉfif^ sostenuto 
cbe indlpeiideiitemeirt^ cteUa dc^pensiónl» dfelTA^ 
bea$ tofpt(S9Qn& state -fatte da qtlakiìipteillipo 
delle 7eg^: genertài^ ^Iche agli ingenti del potere 



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^6 (aar9i*iÌ<^C#\H«i^^i 

ìmftSi 4è^ ^zigftH ptvtkokHj o^eo le prore. 
- v« U dk^ d'w^ Ic^g^ à*fifwm #«#»£© 
^ éei SÈDI pari» ékoé «00 #crin(ff9 d» qwf i tft na* 

«I pìèf^05&iÀ'«eJipMM|gpij i^ 
n è alite^bte IfitìeMmeti^ in gi^ iD^Mftra di ^aiù 
>y die cfeàj^no .0|[ti| loii^ cr^som^ il .digito 
>^ ,|iib]^aQu F^^mì^lo 3!0oe/Èm^ ài fa|?e ddle 
9- kg(i le pia àii^ttrepM p^ s^omUtp ìa « nseosr 
^ tikuie d4)tf midita, 0à M eów^figfieps^ il far- 
^ fa B > ei rto aa«i^i$Cja tii|,tì # ^B(p^ DjpUe ie^i ^- 
^ A*Jjfm^^ del . )»alio^^. ... ^i^MÌi¥illf fwte^ifc del 
0^ ^|iii^iio per ginry.. NuJJa 4i9^^ pii^ 1^ libertà 
« ^t^ j^e^^l^e^ ail>^lliiiÌQ, Qè^ <;lie (H>^«;lsoe 
0xhL ^^i^^^li^m hp9hh:^a)tìàth^ cbeè^ri^ tre 
m pei^e«Sjn«Je.part쀀diifp» ^^^ ea^e, qiieU^^^ 
;^ ha }uo§e ftnt it fovenm ed il fpfì(^.NeVfi m<^ 
M mnséiÈ^^ # pia jvHirarie ,0 J^pià imif$^nieì»$^^ h 

« «v( i jk^e0lmis ^ è mmk^p^faeiìf^€^^m^^ 
ppbemi^ O^im M^f$^0fsmà perchè hf ^m^ m^ 

:w (um j^l^ mM^iEk.h^wk iotarefifle d'4^1^ ai- 
^ Iriiwwtói 1^ desuèti Ipngi à^ mod^ai^ 

m ddib paumlità tra i ^iicolaìrì , prac9Ì»u9i0 di V 
i> i irept i m .Wi»^ pitiaÉi^li rp^rpaa |*»sr ^6|^ fe- 

4>t i^iii!^*e d^ j^iii^i pi9^ giwd j ^^ coiitji'^ì ebp 

«009 0giial^ fluita essere git^$iti t <)uaj^d'aiidhe 



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9^^v^^^Ui^^ c^ ^p^iÉóói ce ne 

^ fi €li «S^ diift8ti^udéit0 |€|gi MÌfar t^ó^ 

»» tetti i |i0i«4^ ^ ofi^ <leH^4^i|^^ éèl bcii»...,, 

^ t^ httpiégDÉé' tktìr i «fll^^ pél* sbGprixB o jpró^ 
n cHii^'/iiiÉé é^tKÉtVims^H^ ISm MJiìnaio per 
» esempi^ ^neDé bott^ <3^uii meiicaBlè ]^ ctei^ 
^ pÀre ùnf c^ppéliò»dmi f^ <fi giifn^*.).^ t| «ì^ì: 
»> mm^^h/ma' o itti>'dpi^imt»^l^a|^^ jfc|i^ 

» ptéfi^eMft <fi qiieUa d^^ f^À i»)et«dkaeò ìiièr^ 
^ eaiiie ) essi feimé o<M^mii^: il ere^^cnre ai 
»> Tammendil éi^òi gHfaoée^ 1* ét^tted'^ ««Ht . 
f» loro borsa. Qwtte catiae sono |hHtidittè àdn lid 
» fpxiétà, ma 4ìi^^iio b^iile cfté^st^ seelti e 
n pagaM ^i p^v^inm, e òhe ino «4 tiià cèrio sé^-. 
>^ ^ bienàe lo 6l^noiìH«resà$ jebe Vk^brmer{ì).^ 
- I^av^ertimefito alle leM;ere dì Bitny, à'Aé 
thiir Young^ è d'àllfipropiiétio^ fal^eél^scii^ 
tUmj pftzzò & tf^^nfmer^ in tngMkérfu. 

tegget» la segmenta fiN^. u £»' est^n^imè^ata alla 
^ giQÌÌ4^toiie soniiiiaHìr aikiiétéia la dikadehzà 
n deU'ainiim^I»le esàme^l^ gìiu^y, che & tanl^ 

( i) V. Peace and refotm agàinst war an4 coìtuptmn ^79?. 



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7® em$^mmi»rM^H»m^ 

n del j»0{K^, è limate a4 <tfi^gra4o >imi; h)ii| f » 
filackstooe ia 1^ dti^&o Isunento^ "^ìha^ì^ C^^ p«r 
1^ siitele: <^ jr|iol«xif^ 4it^|tft»#.a9witi 
» rona ««Uj^ pn^Mtàt #0lj:^{ilUdiró pi & i|m?mta 
I* Il Imio nfodo 41 f r^ajfew è ì^ jii{)ìd^. c^f* ia 
> 4*6 giacili fosìma Jv^ ^mf^imim^ q<p4npf«^ 
r ad im^tmijM«l4a di i^i^H^. »|Ì|E^4^ di- lUe 4s#ei^ 
«t. lit)«, 4& dM imofam^ ^ 4ve: fìfidUm .di jmce 
ff 9A pm^, e ioMlt dii|^^!»:>. àiA^^4ìim per-i^ai^^ 
^ « .disila IjdggjQ. oa&^»M ^i)* . ' V 

«I pqpoittoe^ die» J^ggÌQS^ m^^S^i^ à^\i^^m^ 
m è jiiol^uu e^^i^M^^ 

/« fieati;* di dp«BM^{>a^ ^fl^g^ ii|imica> 4^ traie^b 
M e deljlf i^ui{tri9 , £i|^ i|ili|ile /|3 aìs^ .> ^K^^t^t 
#»^8€tc0ii^^e 4IQ p^teiiì) i migltipii pol^tùsi ;«d 
:j»y ^i C OW ) iy«! ti[> » : , ■-) ^- ■;:,;„, ; .x,;/c . 

( >iUk«i0r:^ àtteSHiiii» a 9ie«;ta |^ iipt^ 
Wai% V>^ «il{a{y>tKÌQQe «tpcnr tis^ i proni dd 
trtttgBo ia Ìpof[> m^ di^i^Ptii e di9e cli^ oao- 

stabilirai » è àttepitéare alla lìbjertà patufitl^^ ^ Q^l^ 
^ :$ta l^gge , Goatìnuà egli j !^ savjsjat^ ^es^sguì ta caci 
Itoteli lìgof^ o¥^ è più dilfidle ad uu iadoaliìe 
p Qf^jQ il pestare i Binici afiifidaU della dna 



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4> 



» '{)àirtt)odiÌ9>'iÌhe <K ira^Nsrstrd tiii:]>raedK>> di mare 
» o una' daténn dì erte lÀMtagnee^^eof^s^e:^!» '. 
Egli osserva" <^' ^ete aj^pìmoì itroTfiek un ii^lo 
9> Induirtre t>p^a]0 alTl^ & aiim ^t|a]raiif4^ tt 
n quatte tmi ^ statò cràdfikMttte*ieiSBafóiii;^U 
^ cbe epodt d^ sua yS^ c^lk^aliam e,ti^^ 
M nia di Iresti» legge. » Ttóyaiuà la rtes^ idèe 
lÉfrik opere di Hày, À<^ad; Tt^umMiend, P^Éam 



;vi .^ '/ 



i^^^ommM n^pm^k^i d^e lójbti Maò-£taiv 
n, ÌsèeAj eiib i^MBsdre^^fslÉ leg^e pesa stalli pptf* 
n lèj y nuòcifr pi^ hi stèsi» i^gie»ia alle g^ndl is» 
n ipfattiire; Aliorcfiè una fiilitòica pi^spera k sVo- 
^ iMf^ce iiti^ UQ^ viaggio; sj^eMi a^mai^ W i^Ua 
M abbiéc^aa wdi più biàec^ <& quelio che|^uò àfAm 
^ manisti^ttie là ^iEffroG^diìa> meiitre nelle ^ici^f, 
>»^ meliti inìlblridiii/^istoii^ cIh^ èriniimrebbero ):C(|^ 

n leg|e oppone iì ^sìn^imi^^^ 
n «oséitnge alcune volte ^iinorkrMfmie nel luio^ 
n ddOia loiib pfìttiàl readiénzar^I eapi d[xÉe.4inài^ 
f> £sitture si làgiiaao coti iagk|^ dU questi oslàcql(^ 
99 ehe 4a^jcessar^mente ina1s^nò\U pt*é«i^ degU o^ 
I» feitì fy^ttcati nelle loto pmocciiiè., Àllorc^ 
n lo sin<^0 àe è qònsida^^/ ^li^.^ 
n pendo 6b^ è ik.vigi^ traVi^ 

h gKate, e non Ve ti^jpte di oóneorrenti, annail(> 
n diruto, a. maggiori, mercedi ^ per quanto pili 
n peimell^' là natura deUa&}>M^in:^^*c^^^ hr 
ff Voir^o/ <^ue$t|i ^t^ pl^ez^o d^ 

ff trava|;Up inieguàlisaiiiio nelT, Ing|iilterrd. Egli 



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Qo CENNI MÉàLI S iNKJflCl 

n si bt8$o k akum l»o^ icftié aSiìsuii h[ie<»ra|^ 
» jBMitsr^lMMhitsii i^twiÉ^vìft'; egli ir'dza a aegiio 
^ io ritri <^ £ttete roi!iib>60 pei" le mamfiiUurè. 

n-fo^eri re^ ia i%^ esecuraòne delle 

1^ k^ tttl 4an&iói&Q» ^ ove puè; oiMciino pa^ 
m mì6»Mmrim^e^ Uun |iinr|ocotSa lid un àllrd i 
jb # prezao ìkri tthv^ìki i j|uasi égaale tei ttitte 
» k^oiiiatii La iola assoluta necetot^ può lailcìaìr 
^^-éitssistere iiÉa lé^ che eh èBSbtli;^ peraicioisi 
9» fr/pmiiaCtìnctf. l^H è però éerto die aar^ibè 
»^ fecale c^ ^itcmae qcialicbe rovista M abrogala, n 
i à qti^^ ififirfttei alla libérfò perseiialé doti^ 
^ene làiàrè gK sttt^ tine^iàivti di moiti mes^eé 
lidbiti a <f«fp6)mBÌbtii^ & fe^ d'I^bt^ che 
Heàr Téaen^ù d^im'^afte p¥i^ tette aoìuvMfi 
ivoTii^ -ik" preM^dae )r c^ké {àrofessfoni di nòti 
tenere ti» un detenmnatd aumero <3i lavbrantr^ 
l^^peìie seMnsaini» iMMtro gli artiati dbe teiiìae^ 
maro ^Òir^^é^fétéi^t^ o di pmtar la loro 

irte itti pMse ^mtàémy (i)^ 41 ìstììi del 1788^ ^e 
fega le mam "ai pre^pràrtà^ deHe làfltè e li^ as^]^ 
Ifkta al ifiònàpoiip de^fàbbìriean^ hg^e <che 
inlomsisò bi Boncaf a iospeàdere i suoi pagamenl^ 
^denaro, >òostriiigendò i it^tadim 1^ ricévere là 
tette d^tina €Ofj[>oramtié^ ai pàfF déllt^oro (2).». 



^ '^' (2) Forse op giorno, noir^i yojpra greder^ cbe^ gU Itì^esicabr 
Hand potuto so6ojmettersi act ona legge sì ipgiosta ^ sì ^oppressiva 
Mza'iti mioiiiia rimostranza m Gm ^esta legge, dfce uà loglèsey 



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suu.' mcHitri^iu. - 8i 

Il massimo oUraggio alla libertà perdonale si 
vede nel reclutamento de' marina). La marina in- 
glese, come ognun sa» si recluta in due maniere, 
per l'impegno volontario » e per \si pressa. Quelli 
die impegnansi volontariamente ricevono un pre- 
mio d'ingaggio, gli 9ltri son rapiti colla forza» 
Questo secondo mezzo da nissuna legge autoriz- 
zato è sì odioso che il più assoluto despota non 
oserebbe servirsene. Una banda di dieci o più 
uomini con un officiale alla testa, tutti al servi- 
zio della marina, scorrono le strade, armati di 
bastoni e di scimitarre, entrano nelle case pub- 
bliche, e luoghi sospetti sì di giorno che di notte ^ 
arrestano e prendono tutte le persone che vi in- 
contrano, se le credono capaci di diventar ma- 
rina]. Persone oneste, e che non hanno colla ma- 
rina rapporto alcuno, sono spesso rapite di notte 
in n^zzo alle stt^de. Il cancelliere Loug^bòurough 
fu preso essendo giovine. V' è però luogo a ricorso 
avanti ai capitani che dirigono la pressa o avanti 



'f.jume le proj^àetà. del regoo sono tnrtuabn^nte in potere delh 
M banca; giacche siceome tutti i trasporti di proprietà si fanno 
M col mezzo de' suoi biglietti, nulla in^edisce che ella non com- 
*r pri tutto ciò che si vende, terre, fondi pubblici ed ogni specie 
fa di proprietà. Se il governo avesse potuto darle la facoltà di^^far 
» delPoro, le avrebbe fitta ima« concessione meno vantaggiosa, 
M perchè la fabbrica delle gUnee d'oro costa più che <{Qella delle 
»» ghinee di carta..., m V. The mtqmty of banUrw or an eri" 
qtary into the nature and probable consequencés of the tank 
tndemnity hilL 

GiojA. Opere Minori, Voi V. ' 6 



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82 CENNI MORALI S POLITICI 

i lord dell' ammiragliato , sé le persone rapita non 
sono proprie al servizio della manaa. Gli amici 
di queste persone possono, se sanno ove sonoj e 
se hanno i mezzi per subirne le spese necessarie^ 
farle <3ondurre per un writ (Thaheas corpus^ avanti 
ai giudici che hanno la facoltà d*esentuare dalla 
pressa s se i pressati non furono mai in mare , e 
se non sono proprj a questo servizio. 

La pressa strascina sovente delle violenze ed 
anche degli omicidj , perchè quelli che tentasi di 
rapire, conservano il loro diritto naturale di di- 
fendersi, ma i presseurs sono omicidi privilegiati 
che nulla hanno a temete dalle leggi. Quando la 
pressa è calda, i reclutanti scorrono in battelli il 
Tamigi, e rapiscono i marina) de' vascelli mer- 
cantili. I marina) prefi^riscon sempre il servii 
sopra questi vascelli^ perchè vi godono di mag- 
gior libertà che sui vascelli della marina rea£e, 
ed esposti a minori perìcoli ricevono una paga 
maggiore. . . 

Se i soli vagabondi o gli uomini non mtei- 
tati fossero rapiti, potrebbesi forse trovare qual- 
che pretesto speciosp per iscusare questa viola- 
zione de' più. sacri diritti. Ma in qual modo puossl 
parlare dei diritti di libertà , allorché uomini one- 
sti e laboriosi sono strappati senza alcun metodo 
regolare dalle loro famjgUe, di cui sono l'unico 
sostegno ; allorché le eventualità casuali decidevo 
sole del loro arresto o il jgiudizio corrottissimo di 
dieci assassini? I gridi degli oppressi risuonano 



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smjL'ufGisiLiiEiauiL. 83 

da tutte le parli; de^' scrittori illuminati pero- 
rano per essi avanti al tribunale del pubi^co; 
de^ amici dell'umanità propongono dei piani 
per far cessare questo flagello ì ed egli continua 
ancora. Da quelli che rìclamarono contro questa 
odiosa ' tirannia conviene però escludere T autore 
delle famose lettere di Junius. Egli pretende giu- 
stificare questa rapina come necessaria e^ihentn^ 
bik^e nega la possibilità di pò vedere alla difesa 
delia Gran Brettagna » senza itaipiegare de' mezzi 
A odiosi. ^ 

Sotto il regno di Guglielmo Iti uh atto del 
pariainetatp autorizzò ad inscrivere o classificare 
trenta mila marina]: essi dovevano podére di al- 
cuni Tdntaggi/ ma essere soggetti a pe^e severe, 
se in tempo di guerra essendo chiamati non si 
presentavano immediatamente. Questo mètodo di 
reclutamento, che con. successo impiegasr in Da- 
nimarca^ fu rivocato sotto il i^egno della regina 
Alma, col pretesto che im simile impegno era 
ima specie di schiavitù, come se T arruolamento 
a vita per le truppe ài terra non fosse mille volte 
più contrario alla libertà^ còme se una sòttoscrì- 
«ione alla quale sarebbeto soggette tutte le per- 
sone di mare non fosse pia equa o meno onerosa 
che queste ^re^^ violenti, di cui tutte lodassi 
del popola possono essere vittime. Tra i mezzi 
proposti per fer cessare questa obbrobriosa e ti- 
rannica violenza accennerò quello d'obbligare cia- 
scuna parrocchia con un atto del parlamento a 



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84 CKNKÌ MORAU S FOtlTICI 

sommiiuBtrare'Ogni anno un numero detotnÌDà^ 
di giovani», da disUìbuirsi sui vascelli mercantili, 
ove si formerebbero marinai, per passar qmndi 
su quelli della insulina reale. 

Coloro che sono^ rapiti per forza ven^mo 
condotti a bordo d'un tender^ che realmente ^on 
è che una prigione ondeggiante, in cui essi sono 
custoditi finché il tender sia ripieno , ed essi ia 
perìcolo dr rimaner soffocati; di là^atsano sm 
vascelli* 4li gueira. ^ 

DagU antecedenti fatti risulta che il re d'Ior 
ghilterra può fare quelle lèg^ cl^e vuole come il 
re più assoluto; che la corruzione gli acquista la 
maggiorità nel parlamento; che i knembri di que- 
sta assemlHea avendo per la massima parte còm» 
prata la loro carica, sono necessitati a venderla; 
che la libertà personale è esposta alle fidse e fre- 
quenti testimonianze d'uomini abitualmente 8per<* 
giurì, ili lacd tnoltipUcatissimi degli agenti dA 
potere esecutivo, alle barbare l^;gi che mille osta- 
coli oppongono al cangiamento di dmnicilio, alle 
tiranniche e feroci violenze dell'ammiragliato, agU 
innumerabiU inciampi d'una legislazione èivile e 
criminale oscura e tortuosa, ora dd[>ole, x>m fe- 
róce, quasi sempre contrpddittorìa , come si tro» 
Vfflrà dimostrato qui appresso. 



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smJL mGHfiLTEIlRA. 85 

^■•^ ^ / ^ JV. • 

Leggi Civili e Penali. 

■'.,•• «^ • ^ , ■ > . . • ' 

, La sicurezza della persona, della proprietà, 
dell'onore dipendè principalmente dalle leggi ci- 
vfli che definiscono con precisione^ i diritti e i 
doveri y è daHe léggi penali, che minacciano pro- 
porzionato-^ castigo a chiunque violarli volesse o 
trasgredirai / ^ ' 

-, Ora Bentham dice « Un atto del parlamento 
>• britannico è una composizione non intelligibile 
» per qnelli che eoa una lunga abitudine là hxA' 
"n Htk non s* aòquifttaf ono dì cotìsuHàrla. 

^ La legge comune d*Ingbilterrah, soggiunge 
99 lo stesso scrittore , è si complicata relativamente 
i> alla successione de' beni, ammette delle dij^ìn- 
» zioni sì stravaganti, le decisioni anteriori òhe 
99 le servono di norma Sono sì complicate; che 
99 non solamente è impossìbile al semplice* buon 
99 sen^o \lt pì'esumerle > ma è dijBicilissimo di af* 
n feitarle. ElgK è questo imo studio i)rofondo 
99 egualn^ienté che quello delle sèienze astratte/ e 
rt ptoprietà può chiaìiaarsì di pochi uomini privi- 
>> legiatì; è slato quindi necessario di suddivider- 
99 lo 9 giacché nissnn giureconsulto, pretende di 
>> possederne r unione, w 



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86 CKNIII MIRALI X K>IÌTICI 

Lo Stesso scrittore dopo av^ fatto l'elogio 
deir organizzazione de' tribunali inglesi, della pub- 
blicità della procedura del giudizio per giury nelle 
cause politiche, della libertà della stampa, deh- 
Vhabeas corpus j del diritto d'associazione, dice: 
tt È cQsa facile il sentire che la stima dovuta al 
99 ramo costituzionale s'estende niatoralmente a 
99 tutti gli altri per un andamento naturale del- 
99 r immaginazione, e sopra tutto degli a0bfeti. U 
f9 bene serve • <^ salvaguardia al male. Non caìdb' 
^ nello spirito l'idea che con l^[gi d. ecceduti 
9> abbiasi potuto lasciarne sussistere delle A catr 
9> tive. Una prevenzione naturale si fimna a* &- 
9 vore di tutte: /la stima ricusa d'unirsi col di- 
99 sprezza, e l' lalta opinione che ^ concai per 
9> una parte di questp codice è un ostacolo ad 
n ogni esame che tendesse a degmda]i^e un^ altra. 
9f- Puossi difTatti mai credere che il codice civile 
9> e criminale d'un popolo, che ha uila cdstiti^ione 
99 si superiore -sl tutte le altre, non sia che .un 
99 ammasso di àùzìùni , contraddizioni , ineonse- 
99 guenze? In qual modo puossi persuadere che 
99 il l>uono ed il cattivo principio abbiano ooDOr 
p binate le loro fo^e nella medesima opera;. che 
99 qui campeggi un'intelligenza creatrice, un piano 
99 fomiato con profondità, eseguito coH ordine^ 
99 seguito con costanza, e che là regnino Tirrego-: 
99 larità del caos, i capricci dell'azzardo, l'am- 
99 masso confuso, delle materie indigeste? .Queste 
99 discordanze mioleste per uno scrittore attento, 



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SULL ìNCHILTEKRA. 87 

>» Bon colpiscono la moltitudine che compiacesi 
» d'imporre a se stessa il domma d'un'ammìra- 
9* sione a38olut;a. La sola immensità di queste leggi/ 
n la cui raccolta forma una biblioteca , che t^u 
M uoìmo studioso non potrebbe leggere in dieci 
yy anni, è un invihippo tettebroso che le difende 
n da ogni attacco.... ^ ^ 

^11 diritto inglese, come^ogni altro sistema 
9^ di leggi formato successivamente per aggrega- 
li siane e senza alcun piano, si divide in :due 
n parti, gli statuti e la legge comune ossia i co- 
fy 9t|uimì< .Gli statuti, qoè gli atti del corpo legi^ 
M dativo redatti con scnqròlosa attenzione alle 
n circostanze e interessi delF Inghilterra , non 
^ hanna potuto avere alcun riguardo al beh es« 
n sere di questi paesi, il cui acquisto non era né 
19 «aiiche preVetduto. La légge comune, cioè la legge 
n non scrìtta, risultato delle costumanze, unisce 
Tf ad alcuni prìncipi d' un valore inesjbìmabile , 
9> una folla d'incoerenze, di sottigliezze^ d'assur- 
n dita , di decisioni affatto caprìcciose. E^li è im- 
n possibile di credere che in quest'opera fanta- 
»» fttica abbiasi avuto per iscopo il ben essere d'al- 
99 cnn paese. » . 

Alludisndo all' Inghilterra egli dice altrove: 
« Ecciterei sorpresa ne'miei lettori, se. esponessi 
n il codice penale d'upa nazione celebre per la 
n sua umanità e le sue cognizioni. Si crederebbe 
» dirìtrovarvi la più esatta proporzione tra i de- 
w litti e le\pene, e vi si vedrebbe questa propor- 
9> zione dimenticata continuamente o calpestala, 



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88 CENNI MORALI B POLITICI 

99 e la pena di morte prodigalizzata ai delitti mertio 
99 gravi (i). Quali ne sono le conseguenze^ la 
>9 dolcezza del carattere nazionale essendo in con- 
»r traddizione colle leggi, i còstntnì trionfano e 
^ le leggi restano eluse : si moltiplicano i perdoni , 
« si ohiudonp gli occh! sui delitti, troppe diffi- 
^ colta si fanno sul valore de' testimonj; e i giù- 
n rati per isfuggire un eccesso di severità cadono 
n spesso in un eccesso d'4ndulgenza. Da. ciò ri- 
tf sidta un codice penale incoerente , contrad£t- 
H torio, violento insieme e debole, dipendente 
99 dall'umore d'un giudice, variabili^ di circonda- 
99 rio in circotìdano, sanguinario alcune volte >al- 
>» <mne volte nullo (a) w. : ^ 



(i) Àltrinrolte. il farfa nofi era pabito colia morte ndl'Ii^t» 
terra; là legge penneUeva d'x)ffnre e, di ricevere un' ÌDdeoDÌtza». 
zione in denaro, che dàsLm^^aiì weregild, I furti e le rapine es- 
sendosi moltiplicati all'eccesso, si credette necessario di adottare 
ddle pene più scTere. Fa allora decretato che se il furto "sorpas- 
sava il valóre d' imio\scellino (soldi, 3^ circa di Milano) il ladro 
subirebbe fó pena di mòrte. La ^essa legge sussiste presso a poco 
attualmente. È stato osservato che all' epoca in cui questa legge 
fu fatta, uno scellino valeva cinquanta volte più che' la medesima 
soBuna non vale a' nostri giorni. Dopo questa osservazione il giu- 
reconsulto Spelman ha delto che sebbène le cose necessarie alla 
vita siansi alzate ad un valore esorbitante, il prezzo della vita 
dell'uomo è considerabilmente diminuito. 

i^) L'autore adduce var| casi comprovanti che nel* codice pe- 
nale inglese .fu presa per nórma la seguente massimai: più it ile" 
litio è atroce^ minor compenso si deve alla parte, lesm* « ,Se 
» un uomo vi ammacca un occhio, la legge, vi permette di farlo 
» pagare; s'egli ve gli spacca tutti e due, non v'è indennizza- 
« zione per voi ; tutto ciò eh' egli paga , appartiene definitivamente 



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sull'Inghilterra. * 89 

Blackstone fa li slessi rimpraveri di cradcltà 
al codice' penate deir Inghilterra, tanto decantato 
pm* la sua doloé^s^*^^ «^ Ella è assurda cosa, ed 
fi impolitica, ^gli dice, T impone la pena stessa 
» a delitti tJi specie diversa. Altronde , aUorché le 
" leggi sono sanguinarie, nascon0 ' dei dubbj sul 
n potere di, chi le sancì ; ed esse provauo insuf- 
99 fieiehza nélìii legislaaiàne, debolezza nel potere 
» esecutivo. Alle volte trovànsi in' quelli che go^ 
^ Vernane, certe specie di ciarlaiafni, che^ appU-: 
99 cano per ignoranza ^a tulli i mali il fimè^ù 
n stèssa h'ukmmm suppUcium h sempre ^p^^lo 
9^ ^ eh' essi {»opong0no , allorché s alzano diMe^o^: 



n al re, e va reaboKQte allo Scenfib. Sé^tfsi «eeide-ùii èaEvillo v 
9 yai ne ayretis il yalere; se viene lipciso vpì^ de' vostri figli, noa 
9».ayrete nulla. La, confiscaùqDey se lui lu(^, ya ^ vaotaggio 
» ^ uno straniero coinè net primo caso. Se si inètte fiiòcÒ sUa 
» vostra casa per sventura , voi sarete 'ia<}ènnnz2^ov ^ per malt^ 
n zia, non lo. sarete; iim tal altro eke imlki sèffó. rìceverà per 
» vosira coBsolazio&e i beni ooi^cati,. s^ il (lelinqoente ne pos- 
» siede. Vi $odo degli avvocati che sosten^gono essere la cosa 
99 stessa, sia che T indennizzazione tocchi alla parte lesa, sia che 
>i tocchi al re \ purché v' abbia tnd^nnizzazione , dìcon essi , la 
M>giustizia ha fatto il suo dovere. Per ricompensare siiniU^. ragie* 
M natori contrerrebbé ordinare che gli onorai^ ad essi dovati dai 
M lofo clienti fossero pagati al pubblico tesoro. 

» La varietà della procedura davanti i diversi tribunidi, la 
» lunghezza , le (brmaUtà , gli imbarazzi , le enormi spese che ca- 
n gioiAinOysformdiio'nn altro capo di ciii èinfpoisibile presentare 
*» i dettagU««v. La proceduta è, ben lohtan^ da infila semplicità, 
» chiarezza,. brevità, economia, .a cui in gucsta: parte deOa legi- 
>9 stazione debbesi principalmente mirai*e. >k" ' 



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90 CfC^hf! lUrORALI E POIITICI 

n non soìobili dalle loro ristrette cogiuzionì; que- 
n sto metodo è pia proprio a dirtruggere la razza 
ff umana che a renderla nugliore.^SimUi magistrs^ 
n imitano quei chiraii^ poco esperti, i qu^li non 
9» sapendo applic^i^ il rimedio coaToliient^ al 
» male, tsi^afio il membro che 0*era le&o« 

:» EgU è^ sgraziatamente pur teòppo yero che 
^ tra le azioni che gli uomini possono iar gior- 
99 nalmente , jcento sessanta sono aitate per un 
» aito df^ parlamento dichiarate fellonia q meri- 
X» teyoli di morte senza il tenera chierimk. jUtta^ 
9» lista cosi terribile aumenta il numero de* colpe- 
9» voli invece di sqemado. La ms^or parte^ di 
n queste azioni ree sfugga alla pena; quelli contro 
9» di cui furono commesse, ritenuti dalla compas- 
J9. s^one trascurano d'inseguirne g|i autori. I giù- 
n rati, mossi dallo stesso sentìniento, lasciano il 
9^ loro giuramento da banda e li di<^hiarano in- 
9> nocenti^vo £inna quanto possono per attenuarne 
9> ;i deUtti; i giudici lion si prendono troppa pena 
99 per arrivare a conrinòerU, o se è pur forza che 
^ li ^con4a<iii^ìno 9 implorano a loro favore la cle- 
99 m^eaqza del re* L'impunità rende allora i colpe- 
99 voli più audaci; essi si impegnano in nuove 
9» intraprese criminose per sovvenire ai loro bi- 
99 sogni o foipentare le loroj)iaissìoni; e se contro 
99 la loro aspettazione, la mano della giustizia 
99 giunge ad afferrarli , essi si credono oggetto 
99 d'una particolare sventura, divenendo finalmente 
99 vittime di queste léggi che una lunga impunità 
99 insegnò loro a sprezzare. 



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SUU^UfGHlLmtU. 91 

/»> I legislatori inglesi , continua Éenthaitn ,> 
» non adottarono questo genere di pena si eccel* 
n Jente per tanti riguardi^ la prigionia unita al 
»» trayaglio. In véce d' un'occupazione folr^ata, e^i 
9* hanno ridotto i' prigionieri ad ulti' assoluta ozio-' 
ff satk. Essi ritrÒTarono iti vigore 4|ae$to metodo; 
9» lo disapprovano» ma non lo cannano. Sonò ne« 
^ eessane delle spese, della vìgilan:^,' d^Ue at- 
9> tenzioni continue per unire la prigionia al tra-- 
9» vaglio; e nulla di tutto quèisto è necessario per 
n rinchiudere un uomo e abbaadonarió a se ste^Ào. 

n Oli biglesi pria dell'indipendenza dell' A- 
america avevano^ il costume di deportare una 
99 classe numerosa di delinquenti nelle òolonie.' 
M Questa deportazione era per alcuni una schia- 
99 vitù, per altri una partita di piacere. Un bu^. 
9^ haute che desiderava di viaggiare, era hen stolto 
99 se per farsi un t equipaggio , non com^iette^va 
>#:: gualche delitto. I piiì industri si. stabili vanp in 
» queste nuove contrade. Quelli qhe sapevano 
99 soltanto rubare, è non potevano esercitar la 
^ loro arte in un paese. di cui non conoscevano 
99 la carta, ritornavano presto per ferst- appiccare. 
99 La sorte de' condannati e deportati età ignorata 
99 dal pubblico; perissero essi di malattia o di/ 
99 miseria, era cosa indifferente. Cosi essendo. nullo 
n,, l'esempio della pena, lo scopo principale ddta 
99 legge rimaneva interamente eluso/ La deporta- 
99 zione che si fa attualmente a Botany-Bay non 
99 ottiene meglio il suo scopo : ella racchiude 



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t 

92 CtNNi: MORALI E POLITICI 

fi tutti i visf e lìissuna delle qualità che tleye 
ff avere una pena {()• 

n La pena afflittiva la più conitiiie ^ la hxi^ 
fi ArsLj continua Bentham. Nella tua ordinaria àp-^ 
n j>licazione , questa pena soggiace aU* inconte-^ 
9* niente di* non essere uguale a se stessa:* dia 
n può variare dal dolore il più leggiero fino al 
n più atroce, e giungere 'fino alla morte. Tutto 
M dipende dalla natura dell' istruméntò» dalla fbfra 
f> dell'applicazione, dal temperamento dak^^fieitò^ 
r II legislatore che l'ordina, ignora' cosà si &; 
9t . il giudifife è presso a poco nell' ignoranza stèssa > 
7» vi savà sempre il {)iù grande arbitrio nelt'ese* 
n cuzione. Nell'Inghilterra usasi la pena dèlia fhi* 
9> stra per quei fiirti che i giurati/ per una com-*' 
n. passione misericordiosa , stimarono al disotto 
9f.de\ valore di uno scellino (i)* Questa è ud^ 
n, rendita |>él carnefice, e nel9o(Ire solo quel de- 
n linquente che non potè &r con Idi la sua tran** 
n sasioiie. " 

ft lì pilori neir In^ìilterra è la pena là più 
n ineguale e la più male ordinata .... 

99 Se non mi fosse cosa penosa l'arrestanof 
n sugli errori e le sventure della mia patria, dice 



' , (i) TraUé ife. lègislatìon dtnle ei penate^ tom. IL Si teg- 
gpao le lettere a lord Pdlmió, in ad lo stessa smxare srifap|}a il 
medesimo argomento^ con una profondità ignota agli ahrì scnttori 
di materie crinùnalt; . 

(2)*V; la nou (i)alla f»ag. 88. 



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fiyM^tUm Eden, ia farei un ^adro beh tristo 
99 d^Ii effetti di questa detestabile polizia cb^ 
»» ctféeia anatialiiiente tie' paesi più lantani migliaja 
»K de' v^tKì più utili abitanti , perchè non travanp 
f> tra di nói iiè impiego né alimento» mentre ab^ 
n Inamo tanli ^iodi facili di occiiparae e nudrime 
n dei miliopi al di >làdella.Q06tra popolazione at- 
" tuale. ^on questo impolitico metodo ooi alv 
99 bi^mo somministrato alle nostre ribelli colonie 
99 il 'mezzo di separarsi da noi: giacché è un latto 
9> degno d'osservazione che la niaggioiita di Quelli 
n che combattjerpno contro le nostre truppe neU 
p9 l'infelice guerra d'America , non erano nativi 
99 di quelle contrade ma dell'Inghilterra; collo 
9i stesso metodo noi contribuiamo annualmente 
99 tuttora e per numeróse emigrazioni, alla coltura 
>> de' loro de«^rti. m 



Delitti è Polizia. 

Le fake massime che dipgono attualmente la 
gtukisprudertza inglese sono> al S^é'^^iài Bentham, 
una d^e principali cause dell* indebolimento n^i 
potere ^Hdici^rio» donde peggonsi risulta^ in Jrc^ 
ghiherra um polizia sì pO0Q,*e^ace e dei d^Ut^ 
sì frequenti * . ' ■ 

ij^ tutte le raccolte d'aneddoti si trova ito d^i 
tratti bizzarri reUtivi ai la4ri ingìesi,. ed in ispecie 



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94 cam mcmàu i »Mmct 

ai ladri sulle ffmndà strade (i). £ nota fianméofli 
la distinzione che si & ia Ii^ihiltena tara i ladri 
ti' piedi {fooUpod), e i ladrr^ ccvaUo (i^S^fW^- 
man); ì primi sono più temuti die i secondi. Non 
avetido essi gli .stessi mezzi di fupiy proiTseggono 
alliEi loro sicarezza con battamesti pia emdefi e 
alcune vòlte coir assasmnio. I ladri a cavatto n 



(i) Uà ladro Testila àn ^isqncfo ^sftoào ritrofttto sob pub- 
blica Arada od ecclesiastico, T abordò» cliceod^ie come stai, 
amico? jdiToLtu la bontà d^ indicarmi la strada che fa duopo 
tenere per andare a Lancasterl h* eodesiastico avendogliela in- 
dicata, il ladro aggimiie: sùxtnne tu mu semkri m uemo daò^ 
bene, quindi mi bumgq che non mi ricuserai un poco di de- 
inoro per eseguire U mio viaggio. L'ecclesiastico non sòpponendo 
akim cattiyo disegno nel preteso qnaqiiero ^ gli fece oasenrare che 
il di Ini caraBo ed abbigliamento non annondarano nn nomo bi- 
sognoso; e dbe altronde ^ non era ricco afcbastaoia per iafo 
dei r^aH Mi rincresce, gb replico il ladro con tutto fl sangue 
freddo» di vedere che un ubmo del tuo caraUef^e abbia sì 
poca caritàj dennonestante , ecco un piccolo istrumento, gli 
diss'egb» carando ona pistola dalla tasca, eke ti darà ^piesta 
virtù necessaria ad un uomo di chiesa, o che ti farà pentire 
tesserne prwo. Dopo queste parole prononciate con nn tnono 
fermo e deciso» t^ discese di cavallo^ e lenendo la pistola al 
petto dd boon ecclesiastico g^ prese tatto il denaro. Fmita poe- 
sia funzione» il ladro gli dine: non essere per f avvenire sk re- 
s£to al sentimento della compassione, e lasciati intenerire dai 
bisogni del povero. Dopo qoèsta esortazione persoasÌYa» il ladro 
montò a cavaUo e sen éggk -a briglia sciolta. 

La pena* di morie die attnafaneitte si es^;DÌsce aradti alle pri- 
gioni di Newgate» es^;oif asi atee Tobe a TjrtNVB. H neaie- di 
questo quartiere era diirennto sinommo cK piazza di morte » come 
'L^ Greve a ParigL — Un nomo di spirito incontrò „nn giorno 
sdla pubblica ^ada una persona die gli diiese la via più corta 
per andare a Tybura: si e quella, \é rtipose cgb» di arrestare 



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stira' iNGmtTJU^A^ g5 

piccano di faw il loro mestiere cob maggior 
garbo. 

Golquboan » magistrato attaecato (|a lungo 
tempo alia polizia dì Londra e particolarmente 
istrattfo di quanto v'ha rapporto / nel i."" gen^ 
na|o 1800 faceva nìontare il valore degli oggetti 
rubati e truffa ti annualmente in quella dttà a set* 
teoentomila lire stpline (cioè circa a3>o5o,ooo lire 
milanesi), non mettendo a calcolo i^ ladroneggi 
commesti $ul Tamigi , che pria dello stabilimento 
d'iyia |)oIìzia marittima nel 1798 montavano a 
cinquecento mila lire sterline (cioè circa i5,75o^ooa 
lire milanesi), 'non contando i ladroneggi fatti 
-negli arsenali , magazzini e vascelli delta marina 
militare (1). Egli riguarda come sorgente principale 



la prima persona cfie incontrerete per istrada e di doman- 
darle la borsa la inta. -^ lo vi prendo sulla parola, t^ 
fMxxy iV petente, e siccome io non ho ten^dagiUare mtwio» 
perciò datemi tOiSto la bt^rsa^ a v uccido. 

I tagliaborse nunierosi a Lopdra e molto destri non ottengono 
però quella stima che ooncedesi agli assassini di strada, giacche il 
loro mestiere richiede minor cotaggio. Costoro si uniscono talvòlta 
in liande numerose per.rd>are in pieno gìinrnOy ajotandoù a vi^ 
cenda. jU mardiese di Townsbend andando alla camera dei p^ri^^ 
;ed avendo veduto molti di costoro, che accingevansi a circondarlo 
ìiel momento in cui scenderebbe di carrozza, trasse dai calzoni 
l'orologio, e riguardando con sorriso Tindustre comitiva che Ta- 
«piettaya, disse loro mostrando ti bramato ^ou: signori, egli non 
.merita la vostra atten^o$e;è di semplice semilotio. 

(i) La popolazione di Londra sopr2( di cui cadono gli accen- 
nati danni , può essere calcolata a 900,000 ad 1,000,000 di 
abitanti. 



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g6 ciififfi xoaAij s poiìitici 

di questi delitti i ricettatori delle cose rubate, ii 
cui iiumero» vent'anni sono» non eccedeva i 3oo^ 
ed À attualmente giunto a 3ooo, e ve n ba un 
numero eguale nel restante del regno. Querti rì^- 
.cettatori tengono bottega aperta, comprano a tì- 
lisaimo presso qualunque og|^tto dal cbiodo fina 
al diapiante senza informarsi della provenienia:, 
è spesso fanno i loro concerti coi ladri» affine di 
potei- nascondere o trasformai» immediatamente 
gli effetti 4^ra^Ati* ^ trenta mila caValfi che si 
scoojano all'amio nelle sette case destinate leal- 
mente a qu^to mestiere , otto a nove mila vi sono 
condotti vivi , « credonsi essere cavalli rubati. Più 
della meU dei cpaduttoii di fiacre è riputata com- 
plice de\ ladri; ne' furti con rottura aooovspes(H> 
autori o complici i s^rvi della casa, o i servi di- 
messi, giaccbè in. nissuna città questa classe della 
popolazione è trattata così dui^mente^ e con Unta 
iadlità cacciata quanto in l40iulra. 

I ladri, a^onge Colquboan, possono essere 
divisi in «due classi. I^a prima è composta di gente 
cbe ebbe qualche ^educazione, ma che non es- 
sendo statn addestrata in alcuna professione^ ed 
avendo perduta la fortuna nella dissolutezza e wi 
giuoco si mette suU^ strade per vivere. A questi 
conviene aggiungfi^ molti artisti cbe ridotti al 
verde dagÙ stessi eccessi, ricorrono i^li stessi 
mezzi. Ma Ja prima classe di ladri è poco nume- 
rosa a fronte della seconda composta di dome- 
stici , palafrenieri , postiglioni ; di persone che 



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i9e]:ii.'iii4wLv|iiRA. 97 

iìnprigiclQate p6r debiti: contraiaero nelle carceri 
rabìludiii^ della pi^pzia e del delitto^, c& artisti 
o: méiiuali , silM aveado- perduto la confidibnzà di 
qaàh che ^^oècupaTatiOj; ricorrono al kdroneg- 
l^o per Malenerà la loro é^Bbteilsa; ^ rei cfae rìf- 
maaeto "tuberi \mediiiQ0 pagiipteiito; di condiiniiati 
nàoili dalle carceri e , d^He gal^« dòpo ater ab» 
Utta la pena (i). Motti ladrivitommeUono i loro 
delitti, 8Ì#temi^caménlie, ed nl^;Qì^do da reiKlerne 
dyfì6^1Ì9^ima: li; aooperta; €Oiioic»ndo\ il lato de^ 
bol« delle le^ carìoinali ai pongono 4n iatiEita di 
dudera r caatìgUi o Tengono a •patiti^ allorabè jsono 
ginridicamente^fiia^liMti e aeoptfti. ^ 

<j}li j^^nti-|delk polista di Loijtdra/dif^e Col*- 
^pibomà I Bono incaricati di aÌNTTegUare vdntf mila 
ùup9Ì0lui ^ diverse dbsai della aooielà, che a^al« 
zalap dia mattina aenxa aapetre come si pr(>àBre* 
ranòjei i m$m. jf^ wrete ^ella pomata» i^i^^àù 
OTe allùf^eranoo la notte . aefguentf , tra i <piatir 
troTaai la .maggior parte (telle t^fttidue mila peiv 
sone uscite dalle prigioni o dalle galere dal 179L 
al i9oo. 

La fahhriea delle false moi^ete k un altro de* 
telo fguàlmenle frequente in Londra, h L'aumento 



(i) « Cosa avviene à Londra , uMpmtham, allorché vud- 
» 'tomi le galere del Tamigi f Qoesti'TOfilìlori , nd giobbileo del 
j»,dd^ttó, a slan^ano .Mqpra guasta iasme^uduli oolh voracità 
9» di lupi die dopo un luogo dlgiimo si trovaqo in^ un ovile : e 
» fiochi qaesti masoadieri dod sono satdK per nnovi delitti, non 
» v'ha «HMreasa sotta ptihblidie strade» non Vha sieoreava di 
M DoUe nelle contrade delia metropolL » 

GiojA. Opere Mìtwn. FoL F. 7 



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9& CKHfa I^UU 1 MfCITICI 

9f della fàltò moneta è quasi inoredlbiley dice Gol^ 
99 quiioun, e l'arte^del falso mone^eré è sjMiita 
n aL segno che difBcìikiómà cosd riesce a^ cloiiii^ 
99 (p]te non ne^ha L'usa il dSsÉtìnguere le loro mo« 
9y nete daH^ monete I^ti, di cui è canèdbta 
» r impronta. Si IQinno qmndi regolari liinDaiidA 
9» «alle- loro fabbriche come alle fabbriche détte 
M^' altre manifattare. Forse- nissuna pubblica Tét- 
9% tui^ parte da Londra aeks^ puntare qualche 
99. cassa (£i/ moneta ^ilsa ne' porti di iMre o nelle 
99 ckikk mani&tturiere, e se né tengono a ÌLondiii 
» mercati regolisi. L'arte è giunta fino a contrujP' 
n fare le pagocte d'Arcot (i), le qnidi doppiàmeiitt 
99 indomte non costavano che uiì mezzo "denaro^ 
>» si rendevano cinque sc^ni alla dpjatna a iki 
M giudei^be le rivendevaiìO' a tra, quattro, eid 
99 »atìa» dnque scellim ciascuna, e giunte n^ 
» ri^^^ P^ diir<^nti éianali, apèndevan^i per 
n ottona dieci *8<$eUmi. Fabluicaim oon una mi-* 
»> Aéca d'orò e^ metalli oommu, delle gUnee 
99 di buona 1^, d'un travaglio id perfi$tto ^m 
99 utìa persona delParte può sola scoprirne il ri- 
n zio, eli cui intrtnaeco yalore non è che di t3 
];>' a ^4 scellini, e alcune voHe di 8 a 9. Ma ben* 
n che una quantità considerabile aia statfi messa 
99 in circolazióne, ellspo ciononostante ^posiM>no 
99 dirsi poche a fronte delle cinque cUfferenti ape- 
n eie di fììlse monete. dS argenta » 



^ (i) Specie di moneta indiarla", <diè preiso aìpooò e^Vde ad 
uno scudo d'oro. . * ^ ^ 



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^ (k^uboun asskurà cke Ulto dì qilteàti falsi 

Bji^n^rj 9 . cbe da im^o fi^npo aveva abbandanator 

il mestiere^, ^gti coiifi^à& Vd' avere battuto ili sette. 

anni' tlaéceuto^^la lire - sterline di iàÌMé moiaete 

d'arffeniò» Le ■ fidie mtìfìele di : rame «Ércòlaati 

ai^ii^lé^fiiUet ikosete di tmtò ^k^U pre^ a pQco 

l^»B^4^: i. <ii^ €K) 1q ètésso 

7^ magistrata; ohe^po^ tempo fa emilvi 54w^tieT^ 

> tiiert falaiy idt^ £ràdi&Nri di tòr^é^, e 9^ com« 

>^ li^rcislftii aU'ingroaso di moàeta fid^* ^ 

IJiia dbUe ragioni cihé mott^Mtàoó la drco- 
^2^e detta &bà moneta, e delfo fàisé lettere di 
^mbio , ^ i ità^ le pmone, le <|eali ne ricevono^ 
seientettènte» non aono punibUil nwitre la legge 
(f^tvpe aeveraniente qttfeiiì^ahe neé^ h wl-^ 
mm^ Qoaa ^1^ ejm j^evano ^ere «tata mbajta- 
^'^ 'Vi aono^^ in, eico^lasBtone molti fiil^ I^ìjb^^ 
ddia banca ^e ^u^ faga per ^vm < «cr^tard i 
prpi^rj^ ve^ifó ^èbbe^ wùk mai^ioir '^ùtn^o se i 
con&r8lfi«McHÌii0iì foretto pi^^ ed iìiai&nnoi%ore. 
. ' GXn Inglesi temoido cb9> la loro IjObertà per- 
éonale^tesse èssere ei»npromeasa daÙst ^rza e 
^afl'anto^ did potere esecnlti^» trascnrarono per 
r ad^etro i JÉezzi con cui presso i popoli incivi- 
fiti numtlmBr la pàyilica sknrfesza, ed amarono 
mie^ d' essere tali^olia as^Mtì^per le simde^ é di 
p4itmunsk Ém U hatì^ie ^he^mfwiasi OaW iberno 
ddhcase^ e fi%r imtri chèronqjùMiMpépohtU'' 
muliiu^ète €iUe^fimstre (i) di ideilo che assoggettarsi 

- '; ^ -^ ' • -••, .!"-• •'. ■- - {'-.'■'• •.,-'"' ' 



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ibo C^Hin WMbltl i MSJTTCI 

a qaàlelie; regola tB perizia/ Dopò il 179:1 il po-^ 
ìitre che tetìla £ prererà^ i cfeUtti, e che ^a ai> 
resta gli afitort^ allorché fitit»|o còmmeaai^ A h 
aecrescicita di molta. La polkda 4i Loodbi è con- 
fidata -al maire. ed ai^^ aldermans della città, ai 
tre antioltt. <yffiòj di pobùa di Weitoaioster ^ idi sette 
altri uffici 8M>^tì nel 179^9 due dicffis|etj deisti 
nel 1798 per la aorre^imza toK Tamigi, due a 
trecento gindid di pace dispersi pei* tutea la 4^tlà^ 
io4o constabks, k :to44 wai^man oiàià guardia 
di notte. . 

I gitid^d di pace, spedahitente incnieiti d£ 
sorvegliare ti^^ cHi che ha rapjMirto alla quiete 
pùU>litìa soBO nomiiiati dal re. H novero ne^ è 
$talo aeci^esciotQ a segno che è scéniala la consìk 
deraztone. dòTnla a&' w^wtàvàsi delle loro tmtk^. 
àoni» Essi devono altronde seh^Be senÉa onon^ 
rio, e possedere un reddito ^ ^òentb Un sterline 
in feMh ballili. Essettdo. schisa la wn s i d CTa tn on^ 
tribia^^ alfai %tor oaricQ e nullo Fiajtere^r^A 
prodotto della lóro soihrègliaQBa deve essere ^ero- 
Incombe ai corMabies d* eseguipe |^i. ordini^ dei 90* 
dici di psce^ d'ariestaTC e inq>r%ioiitt^qbdyii die 
turbano r4>rdine pàbblico. lia Joro marca distinv 
tiva o il loro costarne è un Imigo ba^iope sol 
qùate sono.pinU dei fi<m di gì^o. I grandi ^^xn»» 
suMes sono nominati dai giudei di paiee ndfe 
éfiioriiirs^sessions, e i pìccoli daUe parrocchie. Le 
loro fiiQ2Ì0iii non durano ch^ un $nno. m U loro 
» potere è si estesò , dice Blackstone, cl^e consi- 
» derando la qualità delle peivoae da eui ^ne 



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3ull' lAommiitA: loi 

n esercitato» é ^asi ottima cosa robe non Io co- 
n ìK^icaBO itttenunente. » tJna péna pecuniaria ^ 
irarneato fok'subio queUi che soiio nominati ponstch 
biéÉ ^à esepcitarDe le fànziòni, o porvi un sostì- 
tM0/ Molti cittadini» a cagion d'eseinpio, gli ec- 
etesiastìoì, i mecBói/Ié petéone addette alla legge 
né sono esenti. . ^ i 

- '1 vMtchhmen vegliano durante là nòtte alla 
Ac0xemtìL particfolare e generale: Essi fanno là 
rOttda o restalo nelle gàrette. Portano un bastone» 
iMnó per attaccare che per difendersi» nnà lan* 
kmi» per as8i<9i>rarsi se tutte le porte spn chiijise, 
tLm> ^criecbiotatòfe per avvertirsi e chiamarsi ip 
caso di qualche disordine. AviIntEati per lo più in 
età hanno appena forza bastaiite pei* moversi » ri- 
petere Fora ^he suona, ed avvisare del tempo che 
fa. Seduti quasi sèmpre nelle ìùtù garetté^ stanno 
gtiardando i pffiròeggierì o »^ addormentane; Alcuni 
anni sonò» ftt^ fatto lamento che i/^^ttch'memtvò* 
écuìnlvano il loro^ dovere ad un segno ihtfilera- 
bile. L'af&rè essendo statò portato al parlamento » 
tra gràvis personag^o» m^i^ro della càmera de' 
comuni» propose mt bill affine di obbligare iwatch* 
Meh a dormire di giorno » onde potessero eseguir 
i^egfiò il servizio notturno. » Per dio» d(ss# w 
n James Greer^ io supplico FpiiOrcfVòie membro 
i/ ad inchiudermi nel bill » giaé^cliè'^soiio dalla gotta 
n molestato a segtio che non posso dormire né 
» di giorno né di notte. ^ / 

Sono note le vessadoni che non gli stra- 
nieri soltanto , ma i nazionali stessi soflnrono 



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103 cuna koiiu b M^iItici 

daU'imme«»a autorità ttsiiri^atao conoeMi al po« 
tere politìco; eceo come w parlava Droinfiiond 
nel 1797, poscia ambaaciatore a Gopeahagve : ,<r Id 
i9 un paese che bì chiàmai Ubero j i pimcil^ sacri 
f9 della libertà e della giustizia sono oltraggùMai 
ff Non ^<^atnente la libata della stampa è <£• 
;' strutta^ ncm solamente sono òwan i diriltì deUfr 
« persone, non solamàite gU. individi4 sono 4ir- 
ff restati arbitrariàmentej ma la ioEiae&tii stèssa àdk^ 
n costituzione è \^iùla$fi;:^ senza forma dt p^tpceasOi 
M senza prova di delitto» senza mezÈÌ lecki dk 
n difesa, senza giudizio d*una cortèi sei»a i^ctdhi 
^ d'un giut^, si è. crosto ad essere gravemente 
w punito^ » ^ • 

AUudendO'à questi eccessi, Fox <Uòeva: ^ Si- 
n gnoii) quando Sarà venuto il tempo ia ciu * A 
n èar^ttere e lo Spirito dl^li inglesi sanmno^^o^ 
n giogati a segno che nissuno ardirà più l'aUe- 
^ gitarai o afBigg^^, tenere o sperare che qiian4Q 
h i^lo verrà ordinato; allorché tutti modell^ramio 
n servilmente npii solo le opinioni, ma le sensa** 
n zioni atesse sc^ra;, qc^elle de* minìsto:, e lor^ 
99 agttiti^ quando tutto ciò che sucoedB intamo 
f> di noi, sarà in^fferente al nostro giudùdo e al 
9» Bostro cuore j allora , io lo dico altamente, la 
f> costituàooe di questo paese, questa costituì 
n a^one,. c^ie ci si decanta come indistì*attibile e 
ff inalterabile, Mt^ annientata per sei^ipre. 



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8tax'llfO!m.TK|tlA. lo3 



VL 

Imposte. 



^Non è mia intenzione^ di scorrere per tutto 
il iala^rtnlo d#Ué iniposte in^éin; alcuni cenni ba<^ 
steraiìnò per mettertie in chiaro redtensHme. 

L'impòsta territoriale fissata annualn^ente pe^ 
riscuòtere due milioni sterlini monta a due, a^tre^ 
ailcune Tòlte $ quattro sceltim per lire del pro- 
dotto terriere (i). I cattolici, giunti àgli anni 18 
debbono; pagare y il doppio (2). / 

:N«ir aprila del 1798 U parlameiito^ obbligò 
ogni propiietaiio a pagare n<èl girò di cinque anni 
il capitale corrispondente all'imposta, cioè il do- 
dicesimo del ydÌKft totale de} fondo. Questo bill 



(i) Lo scellino'è x/21 d^ una gtùnea, c^oc nna lira e f% sèidt 
circa di MAano; mia^ghiflea tale i^e 33. i3. 5 di Miliaiia: ^ 

(2) II' odio ifra^ODCvole degli^ Ingigli isoìitro i cattolici non 
è wcmkVt cfline fotti sanno , «f ise oonoséono le caose. II monu^ 
menioj ossia -la «donna innahata in mattona del ^ande incendio 
di Londca SQCcee|0 nel 1G66) sparsa d' isoùiq^ latine , presenta 
ìà uno d/lati del piedestallo la seguente in lingua popolaresche 
Àdoco neli^ itafiàìao ìAìonia^ 1» Questa colonna è stata ei^ a per- 
• petaa memoriar ed temide incendb si^eito da questa città pro- 
» testante* tramato ed eseguito dalh pi^dia.e malitia de' papisti 
I» d principio di settendire dell'anno di grazia i666y collo scopo 
p» d'eseguire T esecrabile collctto tendente >ad • estirpare k reli" 
NT'gione ptoléilante> diiiroggere l'^ntiea UbertSi ^glese^^ intródun^ 



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io4 cium MmAii B f ornici 

è una TÌoIazì<me patente delle própnetà> e la sua 
esectnsione è feconda sorgente d'ingitistiiia. L'tai^ 
posta fino a quell'epoca fa considerata in mòdo 
da dover cadere sopra una pondone éA reddito; 
è un sacrifiaiò a cui il proprietario è <&bligitto 



• U papismi è la schuinlà. * I m^buA storioi laghii emmìogaoù 
che U ealmiiia e lo sporto^. cK {umito attribaroo idi ài c^Micì 
questo ioceodio. 

Ecco r estratto deBa petizione die i cattolici romàni *preteii- 
teffODo a Pitt^.àccro sostenesse i loro SSrìti aranti al re. 

M I sodcfitteatlofiei di <& IL espongono: 

$f^ Che in (orsa delle le^ ìigenti contro i cattolici, i pelepti 
«^ restano privi^ (fi molti fritti appartenenti ai sudditi inglesi , e 
» dei diritti comma e generali delPnmanità; 

» Che rista Inirò interdétto ètSk pene pìh setere Teiercivo 
4 d'alcim atto di rdigiODe teeondo le t^^ del ìam ttko; 

99 Gbe vigono soltoowa&i a pene rigMrosì$sime se aprono 
j» delle scuole per istruire in patria i loro figli negli stessi prìn-, 
9» dp) religiosi die essi professano, ed a pene egualmente rigorose 
M se fi mandano fiiori sialo per b atesso ometto; . 

» Che non sono ammessi al aerfizio n^ armale, e odia 
99 marina di S. IL ; 

H Che è loro titftatò $ esercitare le pròCessionild' avvocato, 
à» soDeertalore, procuratore e difiensore; 

- 19 Che in o§dì oeemoBé-iOBò èxuA a «fdar» le <raniaiimii 
9 pie segrete deBe loco Éaniglie per mibUigD ad èssi imposto e 
» ù dispendioso di far regiaHare tutti f^ at|t kdvili ^oahnqoe 
9» sieno; 

99 Ole essi sDggiaeciono, a nonna deBe ritehainni sMnaU dei 
99 parlamento, alT ammenda ignominioMddpagaBaolod'ima lassa 
M doppia saUe terre; « 

9» Che essi sono prin dd diritto costitnzioiiaie appadenttnta 
«ad ogni Inglese proprietario a tilob fibero, di votareLper Tel^ 
• mone dei membri dd comitato al parlnmanteidi» non si parmolte 



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j^^fMmTowÀ. io5 

per sirere) Ì0 fmnxia^ detta ina jivoprietli, ma 
qwsto sdOTiflzio pu& > essere moìneiitaiiep od al<* 
meitò deve Tariare.à norma d^' )>Ì60gni dello Stato. 
Il mìmitero ii^lese è stato il jmmà ad imoiiagi* 
n&im «be tùDi'imiiòsto debb^ essere irrévo<^^ 



m loro £ toUM aeVdnmiiQ 4i^ fbri memhrii die iprvidi essi 
^ DOà tianno ra|^p^i9««i1taiiza alcuna nel puìms^i 

M Che ftotie esdoai da tatti i posti civili e militari; 

a» Che tono figDiìcdali coid^ inDapaa di sedere nella camera 
#♦ de*:Coilttuii| , ^ 
. 9 Che i br» ^ mio friA del iDré ffiM en£tarid né 
m ^adalMifa$ / 

» Che fl loro clero peè l'esercizio clelle siie fanzioni soggiace 
H ai castighi i pia seviSri, ed in akmu casi ancbe alla tnortej 

«» Che le leggi le qusdi a tantcf pene e priyavoni gli assóg- 
» g^ttatgnOy fittMio sanale m ttfa^ d'inlpilevanu» pei^ didiH&^ 
M eoi i petenti mm sono ^Iperoli , e per massime che essi p^oii 
ff professano^ , ♦ * 

M Che i motivi politici di queste leg^p, se ve n'^^^ero, non 
n •esistono pikj e die al contrario tali 1<^ sonò seiài di discordia 
«» tra i sudditi di S. M.^ nocivi A popolo ed alla Stata; 

» Che i cattolici inglesi hanno universalmente prestalo il gin- 
» ramento imposto nd ventesimo anna di 5. M. , giuramento per 
>9 cui erano sciolti dalla l^jge che li ^ttlleva da un pessesss^'in- 
M violabile della loro proprietà (gmramento di non rieonoseere 
M alcun superiore temporale qualunque ad eccezione ^ re^ e di 
» dichiarare 9 questo la loro sommissione, affla di lui f ^uai^lia^ ed 
é ada costitunoné inglese); 

» Che efti vivono in pace coi loro còmpatriotti protestanti, 
»i che la Wione è loro ànuca, m^'.cKe è loh> nemica iti federa 
•fi della legger bèncl^ non venga eseguita in molte delle sue di* 
*» sposizioni; , ' 

'> Che pcrJDii^ essi Janguono sotto ostacoli che paralizzano liii 
« loro indtistria, li ritengdno àà provvedére dBcacementeall)ene 



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106 CXUSI XOfUU ^'MfMncx 

fiisa, ^ fiM^tnare una parte alìquota e 'detenuinttt 
della proprietà stewa. Egli ha stabilito che l'iati 
posta è una rendita ; un domink> reale appsrte^ 
nente alla <;orona^; .^gU ha .dichififata la curonà 
proprietaria delta duodècima parte di. tutti i fcmdi 
esistenti nella Gran-Brettagna. L' evidente ingiù** 
stizia della l^i^e^ e gli abusi che traeTS seco^ ne 
impodirona Y eseouziope. - . * , 

L' altra, imposta annua cade 'md g^nano pestate^ 
e fermentato per farè la birra, e dovrebbe mon* 
tare a 750,000 lire sterline, cioè circa a3j^6:)590p(i 
lire mthin<&sì^ jna. non V arriva psmmd^ 

Le imposte perpetue, p die sussiirtpno sei^sa 
éfae siano decretate annualmente, sonò le dogane^ 
Vassise e le incidenti o casuali. In nissun paese i 
diritti daziarj 4totÈù sì eaoiiut^ti ooitie Aell' Inghil- 
terra in nìssun paese vengono esatti eoa tanto rigo- 
re; in nissun paese sono i^osì onerosi pel commer- 
ciante. La volujqunosa tarif&>deU^, dogano ch^ 



m idi» loro iamii^e, li tonano dTttdar • rioercare dfrore. b 
«^: J^ro edocasioDe ,, e E fOvdoBO <pm mÈòm in masio ai loro, 
f^ cooeittaduii; 

, • Che la dottnoa, d' noa toUeranza generale furende piede in 
^ tntti gli stati, che le ragioni per ed vengono tollerate negli 
n ahci paesi le sette dtssid^ti dilla dooisiaate sono aj^UdablUi 
ff* con umgpoir ca^^ooe ai cattolici ddl' ìngbjhecwu. «» . . 

I/a ripetizione continua di lagnanze A iBg^oneydji e. le viste 
politiche sull'Irlanda indussero il pa^lamepto a concedere ai cat-. 
tolid àlconi piccoli vantaggi^ma il loro stato civile e politico ri* 
Biase Io stesso, e soprattutto rimase la doppia iaaposlarwUe teqrc» 
malgrado i vigorosi ridami di Fox. 



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coteprehdei iaoo artìcoU tàsMtr, poè; abìa^praseit-» 
fare. uVideà degli enorné daej ohe si pagano por 
r entrata e Tusditii dèUeimereaimef d»rersa> r 

: Nomèrpsi regdli^eotó nòne in Mp»re:pBùt^ tioff 
fèékté h frodi' Thtìt6 ;!e mwoaime b deirate, eo^ 
cettoati i cbaiMiitir i h^ua^, V argento monetata 
e il pé9c^ fresco |Mca{o da^ inglési^ debbono 
es^rè éà[>ndi^e inette "dogane, Salutate in ÌMéitto 
col {giuramento del ptoprietàrìo (i); ,te aoi^ sti« 
mate a |urezzo tròppo l^sso, r'è Inogo a qonfiscii: 
Mólte tnereànAie e deits^e non poìsaono ^^rar^ 
òhe , sopra bttsthneati di detenninajM ^^ndesz^. I 
bastimenti non possono Avere a I>ord0 che nmi 
dettoitniliata i^ntiU d' agiuatite, thè ^ oalfè sotta 
pena dji eo^fisca o d'umtiendà ^oke mmmìzìé 
come k , seterie e le tijiuìssdliae' ricamate delle loh 
^> ncm possono Teiddejrsi cine per essére, ^^spoin 
tate . é ^% > : -v. 

11 |»t)dotto^ totale ddle.dc^ 
I7g3 di7,79i^a:^. lire ^tprlinev cioè d4M^^3. io 
liìce lÉùlanesi; il prodotto netfo^, ; diddtie I0 H8|^esQ 
6>o86,Sii8, cioè >9ti^d5,3i7 lire>^miljilÈiepi. 

-Vassù^^ ossia Y imposta : ^td consosùi abbrac* 
eia priiicipalmeìxte la birra , d^h^j luppìij sìdro^ 
yini &ttiz|i Tibi. stranieri, eccito^ thè, còiffè, liquori 
ifl^itotiir, càhd^ j sapone , Tetri , pelU. . . . l diritti 
finanfcierì sono pagali dai 6bbrieal9tl o .dai .ven- 
ditori al minuto, i qoiili aénzà muiiii::^. d^tuia lì« 
òenza non possono vendeip q £iU)ri<iare. Le 

^ W V. pag. 71 e^. . - 



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io8 cAm homu k militici 

p f ami»i mtt per ìmpe^se le frodi , tiè pvà molli» 
piieate poaB<H»o ^s^ie uè {éà vessatorie. ADoicdò 
si esaimneiio qóeete pncaim^ 
ad[* una , si dorai firtica a ciqfnre di qiàde Mbertà 
goda il {K>i>olo incese. I fiibbrioatori di birra, e 
qaeìU ìA^ iàùno U, drec^ sonò ^tenuti a veoire 
ai conti cogli offieiali deVtiissfse^ gB um tatte le 
iettkiiaiie> gli ahri tiiUi i mei». I ftmà deUiohio 
dicbiatafre k quantità e la qoaÈtà che t<^1jobo 
Are per rnasctm tino; i secondi sono obbligati di 
dir avviso aìHtmsÈse prìt £ bagnare il grano er 
non possono bagnarlo che in pieno ^omo. Ogni 
persoila cbe CfJdva del kfp<4o deve annunciarle 
fl momento in coi Io peserà e lo porrà ne' sacdd* 
È orcMimlo éi (fisfiUatori di notiicare fl tiumero 
db* lambicdii : i finanzieri sono presenti a tutte le 
epeiwicM» delie .dbtiUazicnB, possono entawe «fi 
giorno e. di notte, debbono fermarne le cbiavi» 
apribSi solo in loro presene.. I mercanti al mì- 
Mito non possono far entrare nei lóro fondachi 
o nsoife dk lìijuori q>iritosi senaa il permesso 
dell'ambe. È vietato a qnesti mersanAir avere 
qualche ìntene^e in una febbrica ^stflbtoria. I 
mercanti di vino debbono annunciare il girano ip 
cm traggono vino dalle loro cantine;, essi non 
^>0ssono trasportare più di 3 gallons di vino sesaa 
permesso. Ai mercanti di thè, caffè, cioccolato 
incnmhe rbbbBgo di notìficare queste derrate nei 
trenta .gioraì dopo il loro arrivò. Non si può tta-^ 
sportar senza permesso più di tre . libbre di thè. 
I fabbricatori di mattoni, cand^, saperne, bottìglie. 



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vèbà...* sono ixmìtìi^é ffàimmti^ VM$m 
ìMBfx) in ^m daransKp p9ÌtKHÌi»io ftUe Icnro . opetar 
xidoi, detta qi;Mmtilà^ e tpeoie d0^e cioa^ soddeHe 
die vo^fiono Éi^bdieare. I cp^niessi ddVassm 
possono .visitare di giorno ». di botte inuigaszuii, 
h& fabbriche; le bottega* e sec^uestrare le mer- 
cangie che sospettano fatt? elanélestiiiameiite. Le 
autorizzazioni di qae9là^^^e6ài émo indefinite (i), 

I commessi dellW^i^e sono nntnerosissìnii; fu 
proposto di rìdurH; il ministèro vi si oppose» per* 
che ^i officiali deUa rendita pi]Jtt»K(^ votano per 
lui nelle elèziònt. È stato anche detto dbe i mi*^ 
nistrt creiMna varie tasse, dejUt ipdd precede- 
vano che sarebbe nullo il prodótto, coU'untoa vi* 
sta di annientare il numero de' t>ro agenti » ^e di 
vivere più voti a' loro ordini^ 

lì prod<}tto Cd^lé d^amsemoctò nel 1796 
a ii436;336 lire sterline (cioè <irca; ^i^ii^34 
lire milanesi.); il ptxdotto nettala iéj^5,i9i lire^ 
sterline (ofoè circa ,335^638,201. tu fine joiliiìeieslX 

L'imposta dd bollo, che attualmente è una 
deQe più produttive, ésis^ ia IbghiHernii éà un 
secolo in <]ua sólamente, e n, estende .ad «aggetti 
Biliherosisslmf. I principali sono gli atti g^odiciarj, 
le convensionì, , le lipw^e , i . c^^fibati , brevetti , 
lettere di cambio, a^ bMtesimali, baadte, matri* 
monj, sepolture, gradi nelle università e ne' poi- 
legj., cajrte da giuoco e dadi, medicine» goanti, 

(i) T. àrdienoltt. 



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cap|)eft^ kTcuti à^e^m, afananaecfai, carte |Md>^ 
feUcbe, a¥^8i da in^eiinsr orile gax^etle. Piti ao* 
crebbe éel doppia H dmikOf del. bollò sojte earte 
pubUìcbe» Qtfesta aùsara 4 ^tata figuardata come 
vn attentalo iiidirelto fUa libertà ddla atnspa. 
^a dirìge»^ ai (iicera^ eontro i giornali dell' op»' 
posizione, giacchi è tuAQ eb^.i giprnaU niìaiateT 
riaH pagati dal geremo poaacmQ essefìt veiidali a 
più basso preao. 

: Il fvpdotto fieltò del boUo nell'aimo 1798 
fa di 3^434 19^ lire slerfiae (cibi drea 76^677^174 
lire milabesi). - * 

{ie ii^oste dette iadldenli o eaiaali eom^ 
prendono la posto delle lettere^ il sale, ì» ease^ 
le £ì|iestre , i domestici , i mereiajaoli, le oanx^zsK^, 
i fiacre^ le portantine^ i cardli di Iwso e d'inr 
dnstria, i cani èi cacda^ le peBjuoni^ |^ ìmj^e- 
^y ì iritàlizj*..^. 

Kel 1798- Pitt feo0 sandfe Ymcemelax^ om^. 
TimportÉ del decimo sopra ogpi spedo di rendita, 
miposia cmitrarìa ad ogni libata dvile • a oom- 
merjbiale, odioràsima percbè fiuva xìaacuao a met- 
tere m insta le me magagne, ingiusta perchè conr- 
fbnde il necessario col superfliio , tirannica perchè 
espoi^ a violente visite, domidliari, eadnt^ col 
ministro ^he l'aveva inv^t^a (i). 

* - • " ■ r ' 

(1) « ^er £sur esegìdrela tassa sulle ren£te» cGceva Tieraqr> 
M $ark necessana m* armala £ ^ie e ià agemi i pia tX; il Ae 
n renderà bòtfosto questo paese iiiabitaliik.per un aome[ onestai; 



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' SO&L'ulOipYMflU» III 

^110 infinite le lagnanze èoGtróì^i^dfce Usse 
infinite, e contro ie vessààsk^nr che trag^n seco: 
€i Noi parliamo di libertà, efica nno aciitiore in* 
n glese^ ma aHordiè non abbiami^ libero uè an- 
99 che r oso della luce , in ^al modo" pas»amo 
» dirci liberi? lo credo che se qualcuno si rasse- 
>» gnasae a tiverè senseà fin^b^e si pónehhe una 



M ^pendb ^ apw^ parti^m di dii dovrà essere tassato ^ il die 
f» distraggerà 1^ pace delle famiglie. Noi nissuo' ^mo probo e 
^ leale potrebbe cootinuàrè a vivere sotto Jm tale regime* I fiui- 
» zicNQiarj ^nUici ed i 4ero aderenti 1^9 ooo^ff^ r^iorlenlibao 
» jtBirfeitiai m^ diipe^d^ dai capiieci c^a^ ispettore fe^t^e a 
» pubblica vista i pid iptims segreti di alcuni cittadini, velando 
». diligentemente ^eUi de' suoi superiori in officio. Se questa tassa 
» snsfbte, converrà ciascun anno sciegliere ^ iq>ettini'in una 
M dasse pie bmatl^iib società; giacebè nìssun uon^, imise^terii 
I» ^piakhe cqpi]taiàoiie« torca eserc^are fxesto mestiere, l^on ne 
M avevamo dutt^ ^Jìh^stanxa di cinquecento circa« che altri ncp 
a» vanta ci si propoiigonQ di nuovot •J ' 

M Gii effetti di questa laisa lendonio^ in no Biodo; aOarmmls 
m ad annientstf€ h dasse ondia ddb sedetà^ soprattutto dd gen^ 
» 'lilaomini di campagna.; usdti nn» volta dal loro^ rango^ la co* 
» rona perd^à i s|ioì migliori sudditi, il paese il suo più soUilò 
9» e semplice ornamento » la costituzione quel calore di vita xdie 
» ancora ne anima i dd>tfi avand. w 

Joritts asdeorava die la ta$m ^ìM9 vet^^/ftrèbbe scAiac' 
€ia^le reni^ e ^ cqUo al p^pqh inglese^ e che era una vera 
mymixfone politica, 

« Cosa direbbe ^t, chiedeva Fox ndln cambra de' comuni» 
M s*^ mede attitafioènte é f^te testimonio oculare ddle ine* 
^ giiagliahze della presente U^\ Ma a vero dire.gfi autori di 
n fieMa misura hanno sen^e dimostrato un profondo disprézto 
M per la libertà dd popolo , e couseguèntr d loro piaiM> mostrano 
M lo stesso disprezzo ^ la s«a pi^oprwtiu «»' 



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Ili CBmi mofu» m Mtinci 

n tassa Mib ftia oscurità, cUffiittì le dpdàt sono 
» già tassate. Vlia panmenti ingMMiiia n^l modo 
ff dì tassare le fiDestre.... (f>. 

Fioalmenle a tutte ^este tasse eonvìene ag- 
giungere la tassa pei poyeri, la 4{aale attualmente 
monta a tre milioni steriìiii circa* (cioè a circa 
94>5oo,ooo lire milanesi), m Questa somma, fet 
99 quanto considerabile ella sia , dice fiugg^ , 
^ anche muta alte donazioni caritatevoli de' nostri 
9» . maggiori non basta al manteaimeiito de' poveri , 
9> ovvero è male applicata. Questa tassa è un far- 
» d^Uo estremamente oneroso per le proprietà 
n immobili;* dtt a ai 3 seeDini per lira sul red« 
n dito delle terre si è innalzata a i6 e i8 ed 
» anche {mù in alcune parrocchie, ir 

Mac*Farland fii lo stesso lamento quasi coll^ 
Stèsse paiole. « ha nuwa attaab deli'knposta pe? 
n poveri allontanerìt le altre nazioni dall' assog* 
I» gettarsi ad un rimile aggravio. QuesU è la tassa 
ff più pesale alla quale si siano sottomessi gli 
^ Inglesi, senza eccettuarne queQa mila terre* 
n rìoiinonostante dia non corrisponde che impèi^ 
99 fattissimamente al fine che si propose. Sembra 
n che dal momento in cui fu stabilita tra di noi 
n fino al giorno d*og^ dia riàsi inalzata per gra*» 
I» dazioni insensibili alla massa enorme ch'ella 
19 j^^esenta. Afi' epoca in em scrìveva il dottore 
n Davenant, cioè al principio del decimottavo -se* 
99 colo, la tassa pe' poveri montava circa a 700,000 

(iji T. SentimaUal exMbUùms. 



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» ^0 Mim^ieà jBiHxèià^^ à^i coati pia 
» esatti BVth» a più àk tre m^ii^K ' ' 

V Oltre le iiie§^glianse d'e^inttr^fondìariq 
» 4a luBgo tempo erigiate , aoggìunge Beroard , 
», QòQ v'ha per avventtitracircoMÌmiza alcuna che 
n al^ia più contribaito ad apcreséere quietata im» 
o pois^^ quanto la pratica ingiusta ed ìni[tftidetite 
9» ^^ì taii^r^ i giortiaHerì che pri^i d'ogni prò- 
», prì^tà ciono carichi d'uàa iainì^à numerosa, e 
n Bcm vivono cheaul prodotto del loro travaj^o.» 



SO&H^ DSL Popolo. 

Sono slate tanto decantate le rtcchea^ié del- 
l' InglìiUerra e, Tealegisioée del suo commercio, 
dh^^a è quasi naturale cosa il conchiuderè che 
i comodi e g^i agi ddla vita mm resteranno con- 
centrati in alcune dasM eaclu^vamente, li^a dal 
trema andranno értendendosi $no all'ultima peri- 
feria sociale; quindi i poveri in quel suolo che ci 
si dipinge cQUfie la sede ddlla feÙcitày saranno e 
in nnnor numera» e ^ n^inori angoscié spggetti 
che negli altri pae^^ Vediamo se queste conse», 
guenze d'una logica supffrficiale reggono al cn>- 
dtt^o^deU'esperiensa» c^ cluannamdpi^ scrittori 
i^^e^i per testimooj. 

«* I poveri, <Kce FieWlng, sono un aggra^ 
99 vip insopportabile, per dir meglio it. flagello 
GiojA. Opere Minori Voi F. 8 



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ti4 cnmiJmotnÈU t po&mci 

n ddi'Iqghiltemu Le )q^ dèstibate a scmiefi^ ai 
n loro bisogni, e a porre freno ai loro vizj, noa 
99 ottengono lo seqpo^cbe si presserò, e tolti 
99 cc^vèngono che i beni a questo scopo diretti 
99 sono i più male aniftiinistcatL Non v' lia si pie- 
99 cola jHroprìetà che il pesVnoB senta deirim- 
99 posta, pe' poTm, e non y'ha inleUettp si limì- 
99 tato che i^on sìa colpito dal modo assurdo con 
99 fini Tiene applicata. Questa imposta si pesante 
99 è sterile a segno ne* suoi effetti otffi, Timpbgo 
99 ne è si imprudente» ch'ella è difiicile cosa il 
99 decìdere se il, ricco ha più, ragiofie di. lagnarsi 
99 che il povero 9 e chi dei due è [hù scontento, 
99 giacché il ladroneggio &tto a^ uni non reca 
99 agli altri alcun vanta^^ìo reale. Sono i ricchi 
99 forati a versar gr^tndi somme annualmente nella 
99 cassa de' poveri, e cionnonostante mijgiìaja di 
99 poveri muojono di &me, e un numero molto 
99 maggiore langue divcMrato dai bisogni e dall' im- 
n potenza di soddisfiirli; il restante finalmente m^ 
99 fe^ le. nostre oonti^ide q[^ sue iinportnmtii 
99 e ladroneggi, e. va a finire i suoi giorni in nna 
99 carcere p in -una casa di coireoone. Scorfote i . 
99 sobborghi e il circondario estemo della capi- 
99 tale (i), gettate uno sguardo nel dq)loraÙle 
- • -, . ^ . , . . • 

(i) PrmdMimcnte aereditcb , Spital-Piclds , WhitcXlapel , 
Clark^waU, émtwariL: s^nza contai^ SaintHSly, Tottenhati, GodsI- 
Road .. . . Dell'iotenio della città. Qiie$ti di£fer€Dli quartieri di.Lon» 
dra cpntepgono una popobsùone di 200,doo anime e pio, specie 
la pio rabida, la più cotrotta, la più miserabile che sia in Europa. 



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ÌB0LL'lNGHILTfiIUtA. 1 15 

>i tugùrio del povem, il tristo spettacolo» la schi- 
» fo3a unione dì ttitté le miserie urnàne vi trarrà 
9f dagli occhi le làgrime. È egK possibile vedere 
99 senza la più profoiìda compassione intere fami- 
99 glie sprovisté di tutto ciò che è necessarie alla 
99 vita, assiderate dar fréddo, appena mezzo co- 
99 perte da cenci» smunte dalla fame e dalla più 
^ nauseante sordidezza, divorate finalmente da 
99 malattie» conseguenze inevitabili di si trista si- 
99 tuazione? Se poca compassione si sente a favore 
9f de' poveri, la ragione si è «che è più noto il 
99 male da essi fattQ, che il male da essi sofferto. 
99 'È nel fóndo de' loro tuguij , che immersi nel 
99 .fango e nella miseria , soggiacciono a tutte le 
>9 angoseie della fame, del freddo, delle malattie; 
99 ma è in mezzo alla società che vengono amén- 
99 dicare ed assediare il ricco colle loro importu- 
99 nità; è in mezzo al pubblico che le rapine èse* 
99 guiscono e i ladroneggi. ^Non v'ha in tutto il 
99 circondario di Westminster una parrocchia che 
.99 non paghi ogni anno una somma considerabile 
99 pe' poveri; e cionnonostante non vi si citerebbe 
99 una sola contrada che non formicoli al giorno 
99 di menditaulì, alla notte di ladri. ?9 

Fielding, come è noto, scriveva nel i753; 
per giudicar dello^tato attuale è dùnque giusto 
che ascoltiamo gli autori che comparvero alla fine 
dèi ^ecolo decimottavo o sul princìpio del se- 
guenle. , j 

. ^ohn Hill dopo aver riportate le parole dì* 
Fielding^ soggiunge « i mali eh' egli deplorava 



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ii6 tEnaa MO&iu i polìtici 

i> allora ^ sonò estremamene moltìpliaui ed aggra- 
y} vati di poi, ed io non dispero d'ottenere nn'at- 
» tenzione più seria da' miei lettori, ripetendo le 
» osservazioni giudiziose di quell^llustre scrittore.^ 
9 I bisogni e le calamità reali del povero virtuo- 
M so, la condotta depravata, e l'indolenza viziosa 
f» del povero birbante, l'oii/itenA^ nel numerò de- 
» gli uni e degli altri , le spese immense per soc* 
99 correrli sono maU che non mai furono ù gène- 
f9 ralmente sentiti, deplorati con tanta torz^ quanto 
99 nell'epoca attuale. 

n Questo importante oggetto, la ihiseria eia 
n moltitudine dei poveri , sogginilge M ac-Farland, 
99 fermò in tutti i tempi l'attenzione del legìsla- 
» tore, ma sembra ch'egli se ne sia occupato inu^ 
9» tilmente; giacché il male s'accrebbe di giorno 
99 in giórno con una rapidità spaventevole, ben- 
99 che egli abbia prese le misure più efficaci per 
99 sovvenire ai bisogni della povertà virtuosa, ed 
99 abbia nel tempo stesso emanati i più severi d&* 
^ creti contro la povertà oziosa e dissoluta...* Il 
f> numero de' poveri .che non ricevono alcun soU 
99 lievo in (questa capitale ( Londra ) è considera- 
9' bile al segno che tale non fii giammai in alcuna 
i9 epoca antecedente, e forse in alcun paese d'Eu- 
99 ropa, eccettuato qualche angolo deiritalia' in 
99. cui l'ozio è incoraggito dalle limosino. delle case 
•9 religiose.... Uno seri ttor celebre ha calcolato 
99 che la Scozia contiene circa un milióne e mezzo 
» d'abitanti, tra i quah contansi ioo,ooò pòveri 
99 che vivono di carità particolari o pubbliche. Se 



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f riaghilterra e l'Irlanda ne contengono altret- 
$9 Unto in proporzione, il numero ne deb^' essere 
M immenso ne* tee regni. Questo sarà da noi di- 
99 mostrato y allorché esamineremo i differenti me- 
n todi con cui prestasi loro soccorso.... 99 

John MassOn Good ^^ce : m Ella è <;osa de- 
99 plor^ile, ma generalmente riconosciuta, che 
99 sebbene alcun paese d'Europa hon soggiaccia 
»> alla, metà delle encyrmi tasse che gravitano sulla 
» Gran-Brettagna pel sollievo de' poveri , e che 
n alcuno presentar non possa la mieta delle tante 
f» instituzioni benefiche ,^ il cui scopo si è di por- 
99 gere loro soccorso, cionnonostante ala^n paese 
99 non s^'ha in cui i poveri sì numerosi siano e' sì 
99 in/elici. Traversate una città, un borgo, un vil- 
w laggio, e voi troverete in tutte le strade dei 
>9 mendicanti che mosti^ando a' vostri sguardi tutto 
« l'esteriore della piiserìa, vi. stordiscono coi loro 
99 gridi, w 

E. C. Del]y a pìnge.lo stato deplorabile de- 
f» poveri, soprattutto nella capitale, in cui ne pc- 
» risce di fame un gran numero. » 

Ruggìes éi Noi airivammo a quella felice epo- 
w ca , in cui le • armi dell' Inghilterra avevano 
99 estesa la sua fama e il suo dominio fino alle 
55 più lontane contrade del globo, a un'epoca in 
» cui quest'isola er£( riguardata dai più zelanti 
?» patriotti come giunta al suo più alto apogeo di 
w gloria, di prosperità e di considerazione politi' 
» ca; epoca in cui gli uomini più illuminati 



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ii8 asma xeiULi s pwmcf 

^ pensavano che 1* immensità del suo credilo era 
i9 tale che questa regno piegaya verso l'abisso, e 
» mentre cresceva in riputazione era vicino a soc* 
99 comber^ sotto reodhne fardello del debito 4iah 
9> zionale. L' esperìcaiza ci ha dimostrato che (]ue» 
99 sti concetti formati al princifÀo del regno di 
>9 S. M. (GìOTgio III) sulla situazione dell' Inghil^ 
9> terra erano privi di fondamento; che il nostro 
99 credito e la nostra consid^raone poihica vanno 
n crescendo, e che cionnonostante piti di cento 
99 milioni sterlini (circa 3,i5o,ooo,oòo lire mila- 
f9 nesi) sono stati aggiunti al debito nazionale. I 
f9 politici potranno rintracciare la spiegazione di 
9» questo paradosso; noi lo riguarderemo da qud 
99 lato soltanto che ha rapporto col noidro sog- 
9f getto ed interessa la prosperità della massa deg^i 
99 individui che costituiscono la popolazione di 
f questo paese. Questa quìstione =: La prosperità 
99 degli individui s'è ella progressimmente accre» 
99 sciata nelf Inghilterra in ragione di quella dello 
99 «Sfato? = menta qualche attenzione. Se realmente 
99 si è migliorata la loro sente, le nostre guerre, 
99 i nostri trattati, la situazione politica di questo 
99 regno hanno operato il ben pubblico; es» hanno 
99 accresciuta la somma della felicità individuale 
99 e generale della nazione; pia se è avvenuto il 
99 contrario, se i nostri compatrìotti sono più de- 
99 diti alla pigrizia, alla dissipazione; se dei prin- 
99 cipj più corrotti, delle abitudini più viziose re- 
n gnano e le loro. inevitabiU conseguenze; se più 



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SULL IlfOHILTjBAEA. I IQ 

iit sventure 9 maggior miseria è comparsa tra di 
» noi, cosa sarà quea^ta grandezza stvaiitàUi, qua- 
M ata^putazione d'opulenza, di prosperità, d'im- 
f» portanza nazionale, se non un manto splendido 
» per coprire la schifosa apparenza d'una miseria 
» disastrosa? To|ti quelli che sono in istato^d'os^ 
n servare TestTi^no gtaijb di piivlisione cui sono 
» ridotti i nostri poveri , e conoscono Timmensità 
» delle tasse imposte per soccorrerli, non possono 
f» negare che la miseria de' poveri è più considé- 
99 rabile attualmente che per l' addietro; essi sono 
99 costretti a convenire che rz Ella si è accrC' 
99 sciata, s* accrescerà , e fa duopo scemarla nz è 
n un assioma tanto applicabile alla, povertà, quanto 
f9 air influenza del trono inglese. y9 

Tiemef u No, i nostri ministri non sono uo- 
99 mini di Stato; essi hanno aumentato momenta- 
n neamente il nostro commercio, ma hanno di- 
» minuito in una maniera sensibile le nostre più 
» sicure e più importanti risórse. >» 

Hohhousé « Quanto alla condizione detta 
» prospera delle nostre manifatture, le mie osser- 
99 vazioni mi provano quanto : poco e^se meritano 
» questo elogio; nella maggior parte delle città 
39 manifatturiere tutti i magazzini sono pì^ni, igli 
n opera j dimessi entranp nell'armata o nella ma- 
» rina , e vanno ad ingrossare la lista dei feriti , 
99 o mendicano i soccorsi delle parrocchie. » 

Bernard nella sua lettera al vescovo di Du- 
rham : « La tassa pei poveri va sempre aumentando 



X 



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laO CENNI ilOlUl.1 K POLITICI 

99 da molti anni» senza che si possa assegnarle al- 
99 con lìimte« Egli è possibile eh* ella s'alzi a 20 
99 sqeUini per lira in tutta Testen^ae del^rc^o 
'99 e (monta già al di là in alcune parrocchie ma* 
99 i^tturi^e) senaa che giungasi al fine prqpo* 
M stosi di pa^Qurare una tollerabile esisteiaiza ad. 
9» una massa enorme di nersone indigenti ridotte 
99 all'estrema miseria. U ctebito nazionale con tàtt» 
it. il terrore ch^ inspira, è un nulla a fironte det* 
» raumento di (juesta tassa (i). Nel primo 



(i) Nel secolo XVIII il debito iwioiiale deli' Ing^ferta ai 
è aceresdutp di 4989000^000 sterlÌDi. 

Nel 1700 montafva a 16,000,000 lire sterline 

1715 55,000,000 

1740 78,000,000 

1763 i4690oo/x>o 

1783 ^, 239,000,000 

1800 5io,ooo,ooo 

Sotto ràmmiontrazìoDie di Pttt fino al gìogtio dd 1800 so- 
lamente, il dd>ito puUìlioo si e accres^ito di 27.1 tailioiii ^ter- 
lini) cioè 8|536^5oo,ooo Ure milane^. Ora Bolinghroke dice: « Gli 
» Qomini saggi possono £v molto con poco; ^ stolti e i Inibaoti 
A hanno bisogno di molto per far podussimo; i primi sanno die 
» una baona amministrazione consiste ndl' osservare due sortì di 
» economie , proporzionare con fhigaUtà le ^ese alle drooslaB^, 
»> controllare colla massima diligenza la direzione dd pniUico te- 
*» soro dai primi agenti fino agli uhimL * 

^ Se noi non paghiamo i nostri debiti, resteremo schiaiDciafi 
M dal loro pes^ ; e se pretendiamo di pagaili senza mettere in pra* 
<^ ti^a i dne saddetti principi d'economia^ il nostro emblema sarà 
*> quella ridicola stampa olandese rappresentante nn nomo, fl qoale 
H pone in monte dèi fieno, e si prepara a legarlo con corda, 
» mentre im asino daU'ahra parte sfrappa questo fieno, s b man- 
» già a mbnra che il povero olandese si affaticar ad ammassaclo. » 



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SUIX'IKGHILTSIIU. 131 

n ciò chftc^ tolto ad un saddito è reso in grati 
9^ parte nd an altro, d\ modo^ptié il debito na** 
^ zionale non è che una specie di rendita <^e da 
n una classe di cittadini si paga ad un altra; ma 
» la tassa de' poveri è il barometro che marca, 
99 a difetto della splendida apparenza della noWn 
n prosp^rkà, i progressi della nostra debolezza in- 
I» tmore; e più la nostra industria e le nostre 
». manifatture si estendono, più il nostro com** 
n merdo s'aUai^a sul globo' terraqueo, più renop* 
n mità della tassa diviene colossale; ella ci^esce 
n eoi nostro incremento, elta s'aggrandisce edln 
n nostra f<^rKa, perchè le «uè raditi hanno pene» 
n Irato fino nella sorgente vitale della dostta esi^ 
n stenza e della tiostra prosperità. 

n Accennaiido l' imposta di tre mili|pi sten* 
» lini destinati al sollievo de' poveri, dice Ru^^^ 
7> lìon v'ho inchìuso 1 numerosi! spedali riccam^^te 
n dotati, le scuole di carità, il reddito annuo d^ 
i». fondi stabili consacrati al|a beneficenza, il dk^* 
n naro posto ad interesse ne' fondi pubblici per 
99 lo stesso oggetto, le case di carità sostenute dtl 
n contribu^oni volontsirie, le tante societìi ami*^ 
n cali ed i beni moltìpUci ^he producono, n Qtie^ 
ste società nella sola Londra montavano al di fik 
di 65o, al dire di Golqiìhou^, ^ aig nella contila 
di Suffolk, seòondo il rappòrto d'Artu^ Youtìg« 
In conseguenza Merton Edeti crede di poter por- 
tare a sei milioni slerlìni ( ì%>ooo,odo di lire mi-^ 
lanesìyia somma destinata al sollievo della bassa 
plebe. ^ 



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123 GBmq MMAU M POllTICI 

f» Io mi aonQ propo^ di sps^gare, cpntìmi^ 
n Buggles^ questo maravìg^oso paradosso: donde 
« avviene che jpaentre dei milioni stm^ltni. siim* 
i» piegano pel sollievo de' poveri, milicmi di po- 
99 veri si trovano ancora che abbisognano di nu^^ 
99 gior sollievo di qi^Ilo che ricevono, n 

TTuHTi H Io sono continaamente testimonio 
n della miseria la pia spaventevole chex^nan^ 
99 popolo. In questo f^wno stesso le circostan^ 
9r di almMo cento famiglie con tre, 3ei, nove efl 
» anche dieci figi} ciasónna , sprovviste di tutti i 
19 mezzi di sussistenza sono state poste sotto i 
n miei occhi: il nudrimento d^li stessi q^raf 
99 che travagliano, è incapace di sostenerli, tanto 
I» è cattivo, e riduce al languore, al deperimento, 
n alla ^j^razione il padre, la madre ed i iSglj. 99 
Go^ parlava questo mercante di aeta all' assemblea 
della, città di Londra nel 3 ottobre 1800. 

Nella supplica diretta a Giorgio IH nel set- 
tembre. 1800 i rappresentanti della cittìi di Londra 
dicono d'essere costretti a rivolgersi. a..S, M. pei 
lunghi e insoffiribili patimenti dei sudditi più po- 
vera imitati dai loro estrend bisogni fino alla disob^ 
be^enza e disperazione^ nel tempo stesso che le 
cìàssi meiSe della società i^osson^ Mj^na mtahte- 
nera le loro £imiglie codi la decenza consueta. 
u I poveri, privi d' ogni speranza e resi furiosi 
99 dai. gridi de' lord figli morenti quasi jdi fame, 
99 a' upirono alla moltitudipe tumultuosa dei lorQ 
99 fratelli di patimiènto. — Non crediate, Sire i 
9» che noi vogliamo giustificare degli atti di tumulto 



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n e di cBsoi^ne; ma mentre ao> concimiamo gir 
19 eccessi che turb^òno la pubblica tranquillità , 
J9 e violarono i <^itti della proprietà particolare, 
n non possiamo astenérci dal deplorare i mali 
» de* nostri concittadini. — Tormentate ^ali' in- 
p ^ quietudine e dalF angoscia , ammagrìte e 4isec- 
» cate dalla mancanza d' alrmènti, famigHe infelici 
f9 stanne a migliaja sotto ¥ aspettativa terribile di 
99 cader vìttime della miseria e della fame più 
ì9 implacabile^. Se in mezzo aUe ricchezze di Lon-^ 
dra v'è tanta povertà, giudicate in quale stato à 
froYeranno le altri parti dèlia Oran^Brettagna. *-^ 
Lord Mojra diceva nel 1797 alla camera dei pa^ 
ri: « Qual è lo stato del cmnmercìò irland^e? 
99 Egli À ^oraggito, caduto, rovinato; gli artisti 
» sono nella miseria; i lavoranti vanno queì^tuaiih 
» do; vedete quelli di Dublino; le vostre signoiia 
>» sanno che ve ne sono 27^000 i quali sal*ebben> 
n morti di fame, se il pubblico non fosse venute 
^ in loro soccorso; vedete le altre parti dell* Jfr- 
99 landa; io so dopo' la mia propria esperienza che 
>> a Newry quasi tutte le fabbriche hanno cessato 
99 di lavorare... Mentre vói vantate F aumento del 
"» commercio britannico , perchè mai quello deh 
» r Irlanda è ridotto lilla mendicità ? Ove prxìi 
99 nascondersi la causa se non nello stato intcssuo 
»9 di ^esto regno? 99 , - 

Oltrepasserei i limiti che mi sono proposto 
se sulle pedate degli scrittori inglesi volessi accen- 
nare le cause tutte dell' estrema miseria che tegnst 
nella Gran-Brettagna; basterà additarne alcune. 



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f 24 CKNVI MORALI E POtlTICI 

ì.'' Rii^es dice: « 1 poveri p*|pnorimpwla 
f9 pel sollievo delle persone più povere, m con- 
99 séguenza soccombono sotto il fardello ch« gli 
» opprime-.. Questa imposta cadendo e siri prò* 
f9 prìetarj e sui coltivatori, i primi sono costretti 
99 ad accrescere il prezzo delle derrate, i secondi 
f) i prezzi de^travaglj; questi prezzi essendo pa^- 
99 gali SÌ dal giornaliere povero ohe dall'ozioso 
n opulento, debbono aumentare nel téi!npo stesso 
99 e per lo stesso motivo la tassa ed' il numero 
99 degli indigènti >». 

3*** Massee appoggiato a molte ^pere, di cui 
&. l'enumeratone, intraprende di provare che il 
numero delle persone agiate è diminuito, e dice : 
u Lo stato precario del nostro commercio, la no* 
99 stra debolezza intema , Y aum^^ntp dei poveri 
^ provengono dall' essere stati molti individui tolti 
9» atìa base naturale della felicità, V agrìcolkim; e 
% sospinti verso una base incerta e artificiale, il 
99 commercio (i) ». 

(i) Bendkè da akonì àDoi in qua ragrìoohara ingkse abbia 
(rttì éià progvesd, e molte terre comunaU deno state ridotte a 
pif>prietà particolare, cionnonostante consideranda le cose in massa 
deved dire cbe il suolo inglese dista moltissimo dal ponto di per- 
fezictae, ctu potrebbe inalzarsi. Ecco come ne parla Merton Eden: 
et La tMMtra isola coirne, [MÙ terre incolte in ptopenione delh 
Mipa estensione, che, qaakmqae^abro paese inctvilHo ^ aenssa , ee- 
n cettname la Russia stessa, i cui bosdii non essendo senta piro- 
» ioViò neq debbono essere considerati come terre incolte. Mi^em- 
» far^ <die si potrebbe paragonata la Ciran Brett^^gna ingombrata 
m cf jfigaMa da tante lapde e tare cemnnàli a questi TMumiaosi 
9> pesanti tabarri «sati ixk bpagna ed in Itaba, la p^te piii pic- 
M cola de^ipali è ntile a chi li porta, nìentre il restante l'op- 
n prime e l' imbarazza. »> 



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SIILI.' inOHItTfiARA. 1^5 

3.^ John Bill accennando le bmgbe ffteite ■, e 
dispendiose tendenti a difiendere il commercio Ja 
tutti i punti della àua immensa esten^one, le spese 
egualmente immense per sostenerle, la necessità 
<U fare delljs adaizieni considerabili alle rendite 
pubbliche, dice: a Che 1$ classi laboriose più di 
» qualunque allìra nj^portano il peso, gìaccbè tali 
n tasse hanno innalzato , sia direttamente , sia in- 
n direttamente, il prezzo di tutte le co$e necessa- 
9» rie ad un segno A esorbitante, che un povetx> 
m paesano, al i?ui sujclpre le dobbiamo, non può 
n raggiungerlo.... Di quanto non debb' essere peg* 
n giorata la situazione del giornaliero, i cui spaiar) 
yy ne'^cor^ cinqMant' anni non sono stati accre- 
» scìuti che d' un quinto p d'un sesto nel mezzo 
n giorno dell' Inghilterra e dH un settimo nel 
n Nord? =z Si ^pttoscrìTOtio a questa opinione 
n Cowe, Ruggles, Eden, S|ip(^.^.. (*)• ^ Non ia. 
» quin<S maraviglia, prosegi^ liiU^ che la v^%%a 
n per F addietro $ì robusta d0' nostri paesani «ia 
ì9 degenerata^ ch$ tanta miseria abbia sofTocato il 
» loro spiato d' indipendenza e che qs3Ì abbiano 
» finito per dJHibilre salariati ^olontarj e decadati 
99 della pubblica carità, o che preferiscano una^ita 

(i) « Questa ca^sà non può esscrd ruotca produttrice <ttila 
» miseria, dice Ruggics, giacdiè ia tassa pe* poveri nel i68o 
y» fi] 665,3fo sterìjne; nel 1772 (u poco meno di 3,ooo,ooo. Ora 
»f if prezzo del frumento nella prinlà epoca era al prezzo delia 
» seconda, come due lire a due lire i5 soldi e ub denaro; don*' 
» qoe il prezzo del frumento non 4\è accresciuto che d'un terzo.^ 
«> mentre la tassa si è quadruplicata. i> 



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n QziOBd: ad uiu vita travagliatrice, pcncbè jamia 
n che il sadore della fronte appena procurerà loro 
» il pane per ciaaeim giorno ». , 

4"^ Postelthwayer nel suo disionariò all'ai'' 
tìcolo poi^ addita pmr causo principali che ae^ 
creiicono U numero de'poyeii neli' Inghilteira u i 
h privilegi, i diritti escludvi^ le franchigia le cor* 
J!9 porazioni, le distribuzioni indiscrete effxaltaienle 
99 che infedeli delle limosine nelle parrocchie (i), 
n il denaro sparso nelle città e nelle campagne 
99 ali* epoca delle elezioni, la m^pUdlà delle 



(i) M È veramente una vergogna per la nostra metropoli > cEce 
m lo seodiere Bernard, che con latte le nostre istitazioni earilMe- 
m yfd& non sbnp ancora stabiliti a fay^re dei poteri dei soooorsi 
» soffidenti per reprìmere la mendicità in Londra, e die tatti i, 
» ifostri foóiÙ di carità siano prodigalizzati a dei mendicanti de- 
9» diti all'ozio ed dl'ubbriachezza» mentre la modesta' poTcrtà è 
n sofcnte negletta e trascarata* 

99 Uno 4e' maggìorì inconvenienti dell' ordine attnale delle 
m cose» soggiunge Bentham, consiste nelle rivolazi<mi perpetae^ 
M coi s(^acciono gli affarì de'poyerL -Cangiamento d'individui 
M' continuo periocfeo annuale^ cangiameìito frecpente di piani e 
»;cE misure; orr prevale il sistema di 6a lavorare, ora sottentra' 
t9. il ^^tema contraria; adesso si vogliono ii|feette case ditraya* 
M glio , dimani d^li stabilimenti in grandc;^ima degli ammini- 
M stiratori gratuiti , poi delle aziende interessate ne' profitti , e qoe- 
M sti stessi piam soggiacciono ad ahcracioni senza fine* In queste 
» rty<^azioni oscure, parziali, ma sempre disastrose, ciascui^caiH 
>9 giamento va accomp^nato da sofferenze. I cangiamenti in peg- 
M gio traggono seqo deil^ sofferenze immediate, i cangiamenti in 
» meglio ne traggonq delle lontane. La deteriorazione, che non. 
M manca mai di succedere tosto o tardi in quesi' ultima ipotesi , 
V è piii crudelmente sentita, atteso il contrasto di essa coU'ante- 
*» cèdente situazione più dolce» 



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9y tàtèrne, ostene, ed altri ricettano^ d;o&ò e di^ 
9> solatessa »• > " 

V aumiento progressivo della misèria popòliore 
nella Gran-Brettagna, gli aggravj parimenti pro- 
gressivi imposti al pubblico per soccorreFla, ot- 
cuparono varie; volte il parlamento dal 1770 al 
1800. Quale effetto benefico né risultò? <» Quando 
99 questi medici politici dello Stato, risponde Rqg- 
n gles, ebbero toccato il polso all' infermo e 8tu« 
fi diato cop tutto Tappareccbb convenévole i sin- 
n tomi della consunzione intericoé, é. trovarono 
n incapaci d*intraprendeme la guarigroue, e riguar- 
99 darono il male come incurabile e disperato. » 
Pìtt fece aggiornare indefinitamente la proposH(i(»ae 
fatlÀ da Wbìtbiìèad di prendere ad eisfame lo stato 
de* poveri, e s'impegnò a proporre un piano egli 
stesso. Shéridan eJPox gli dissero firancamente che 
runico suo scopo era di tc^lierè all' (^poqpKÌone 
il mèrito di £sir adottare una riforma utile e de^ 
sidenita dalla naf^one, e che egli non tnatiterrèbhe 
la promessa; essi non si sono ingannati. Pitt sa» 
crifioò il bene della nazione al piacer vile e per- 
sonale di mortificar que' pochi parlamentar} che 
avevano sdegnato le sue offerte corruttrici. L'in-r 
tere^sse mercantile si predominante nel parlamen- 
to (i) s'opporrà, sempre ad Ogni migliorìa neUa 

(i) Tra i moltiplici fatti che $i potrebbero addurre per prò? 
Tare Fiofiueoza mercantile net parlamento adtennerò l'atto del i665, 
Aq ordinava di seppellire i morti iii una stoffa di lana, il die 
forzava ad impiegare lid uso itmtiife die' morti ciò che 1 vivi noa 



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I^ CENltt «OtALI B MMTKt 

aorte àé pispolo, ^tccbè i pyofiUi dei lìibbrtca- 
U)|i ? de mercsinU «ono tanto nmg^ofi , ^pnuitp 
ò fHÒ basso U prezzo delle meffcedi. , 

VIIL 

CONDOtTA DZOU iNCaJESI VU WàJm 
Di CMQOISTA. 

Cbìonqae ha olia tìntim cB «toiia» conosce 
la feroce condotta ckl forerno inghae nett'Iilmda 
dopo sei secoli dì ccpquista^ k «oIti[4teft hgff 
cIk vi distrassimo egn ramo di coaunoòo» la di» 
S0òrdìa suscitata dagK In^^ein tra i pÉotealaiiii it 
i cattolici,^ orrori oommessi dalle troppe è^ 
Ffo^terra per distni^ere Fono e TalfirO pertìlQ» 
tt ginaamento de' aold^oi Onmgiati di stemnaaro 
toiti i cattoUd d'Irlanda^ le setkMeixta fimii^ 
cattoliche id)bniciate vive in meno d'nm Bieas 
nella sola contea d' Arma^ , i raffinati dfsSitlà e^n* 
messi dai magistrati spediti ìnlkilanda^ t qnalialH 
bisognarono d'un biU del parlamento inglese par 
essere garantiti dai riclana de' popoli e dalla vrài- 
della delle le|^i » le sjdend^e promease . latte 



areraiìo potuto oonpraie. Egoabneate dqiaa d^oa ooAcejiipe- 
lieo è la legg« cha nieta di portare dai bottoni di MSky t <)m 
Ila per fine di fa^forire i fabbnoatoit de' bottoni d'aooMJo. &J^ 
gano Àndersoo Hùt. du commerce fiiackstooe Cbeini. m ike 
laws of Eiujilandf Ada Bymeri . . • . 



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ijr ivhtkàsi p^t inàxttk a presure 4e'«iinn4f aUlu- 
^ilterra, e l'aperta violazione di queste dòpo 
averli generosamente ottenuti , Ti^mnistia violata 
dalia vandalica condotta del generale Lake, e le 
susseguenti ferocissime devastazioni (i). Lasciamo 
parlare gli Inglesi ^ 

Fox u Le crudeltà che si commettono in Ir- 
9^ laiid^ rivoltano l'animo. Ella è spaventévole 
it cosa il pensare che una nazione cU fratelli sia 
^ calpestata come una colonia la più lontana di 
» stranieri, conquistati; eppure il ministro lia Tin- 
n sotenza di rappresentarci V Irlanda come un 
99 mezzo di forza, l'Irlanda elisegli tiene' curvata 
>' sotto un braccio niilitare. n 

Grejr « Gli Irlandesi si mostrarono spesso ir- 
» ritati y perchè furono sottomessi ad una verga 
9> di fetro; la tìrarmia e là fiwcid sono slate k 
n causa ^ Teffelto. i> 

Goold u La pace data all'Irlanda è la pace 
n che i^uò esistere tra la virtù debole oppressa 
9) dalle ai'mate, edil delitto insolente e vittorioso, 
#> tra una sdttìma sacrificata ed un assassino senza 
p pietà, la pace del sepolcro (a). ^9 



(i) Si possono vedere negli scrìtti di Molineui, Svift e Lucas 
gli atti d'oppressione continuanti per tanti secoli, nell'opera di 
Stopk.vescovù di Kilbda gli ocrorì commessi dalle truppe inglesi» 
nrivDOlissimo rapporto di lord Moira la tirannia, la barbarie» la 
feroda dell' àmministraiione civile militare giudicia^a stabilita ^ai 
sovrano inglese nell'Irlanda. ; {, 

(àt) Dopo che fu concessa là pace all'Irlanda» Sir Janies Duff 
comandante a Limmerìck nd i4'settembre i8oo ordinò agli abitanti 

Gioia. Òpere Minori, Voi V. 9 



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i3o cEion iiDAAU s foidiìa 

Moira u Ho veduto in Irlatida la timnmak 
1») più assurda, là più iìusultante che abbia giam- 
n mài gravitato sopra ^Icuna nasdone: io stesso 
>» sono stato testimonio delle vittime ch*ellar sa- 
» crìfieava senza necessità, senza resistenza: bo 
M veduto gli uomini d'ogni rango, d'ogni condì- 
>M 2ione avviliti, oltraggiati, depressi: bo veduto 
» un'oppressione feroce in quelle stesse parti del- 
l' '^Irlanda che sono cod pacifiche e tran(]pi91e 
9» come questa capitale.. . . Non v'ha nh uomo in 
>» Irlanda che non sia esposto ad essere strappato 
99 dalla sua casa ad ogni ora del giorno e della 
» notte per essere gettato ili uno stretto carene, 
»v privato d'ogm corrispondenza, trattato nel modo 
^> più crudele ed insultante, senza conoscere né 
n il suo delitto ne i suoi accusatori •«.. Le vostre 
n signorìe hanno -finora avuto in orrore l'inqinsi- 
f9 zione; ma in che questa feroce istituzione dif> 
i> ferìsòe dal sistema «eguito in Iilanda .... ? Da 
9> quali sentimenti saranno comprese le W. SS. 
» se io dirà loro che contro ì suddetti s^restati 
n usasi la tortura IH L'istrumento proprio a questo 
n supplizio non esiste realmente; ma gU arrestati 
n vengono tormentati coir punte di ferro fino al 



d' affiggere i loro nomi sttUe porle deflo loro abitattoni , dì 
^^ntrani pria delle Bove ore po^ièrìdtaDe , di non oscinie moUo 
qiudmque pr^siù pria die si falsasse il sole; quindi nomefOs* 
e fofù pattuglie dibero ordine d'arrestare ^Uonque soostayau d'^n 
pelo da questo decreto, e di estinguere i &oclii ed i.^ fm i ri che 
neUe dbe particolari fossei^ accesi dopo Fom suddetu, , 



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^ segiio di perdere il sentimento^ ritòi^ioiiiti in co- 
^ gnizione sono di nuovo sottomessi a que^o spa- 
n Simo, e così successi vamtote finché giunga^ a 
» strappar loro qualche confessione. Ma io posso 
99 dire di più; posso dire che dei detenuti sono 
^ stati appiccati o soffocati per metà, e in seguito 
t» richiamati a vita per forzarli , col timore di sen- 
9* tiir ricominciare questo suj^lizio, a confesserei 
n àéÙiti de* quali vernvano accuss^ Buon Dio ! 
^ Quali sentimenti deve nudrire una nazione che 
•9» vede adottate slmili misure*.,.. Pptrei dire di 
9t più ancora, ma la politica lo vieta... Io jho ve* 
M duto dei paesi conquistati trattati militarmente; 
t9 ma i^n ho giammai veduto in alcun paese con- 
n quistato il metodo feroce che la Gran-Brettagna 
^ sniottò Beir Irlanda (i). n 
! La condotta che gli Inglesi tengono cogli al- 
tri pop<^ è presso a poca la stessa. La stqrìa 
idelh compagnia delle Indie è scrìtta cqI sangue. 
-Colhi violenza e colla perfidia gli Inglesi si sono 
wipadroniti d'un terzo del territorio indiano; il 
i&oco, la fame, la corruzione, il monopolio, la 
tirannia sono gli elementi della loro amministra- 
tone. AU^ autorità di Bentham addotte alla pag, J^i 
AmìrÒ '^cune altre per mettere in pieno lume quei- 
sto argomentò* / 

PoTv^^rM La nuota guerra che noi facciamo 
I» altuaknente (1791) nell'Indie è condannabile 

(t) Si Vef^gà r estratto de* ref^tci: del parlamelo 9 lom. IV 
cUlit 1^. 937 ^0 dU a43. 



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|32 CKUNI flfOmi IB. ^QI«lTiGI 

M al sónimo grado» porcine fondata sul solo desi* 
», derìo. di (conquistare , sul deaiderio d'estelideré 
ft il nostro territorio; i nostri militari, i nostri 
fi capi ia quel paese la disapprovano e preveg- 
I? ,gono i d^nni che emergeranno dalla no&tra con* 
n dotta. Sarebbe cosa : ridicola che il nostro go<- 
f> verno nelle Indie vestisse le esteriori apparenze 
f> della delicatezza nelle , sue operazioni; quel goi* 
?> ven^ h. fondiato aiiiXjm^ustizia ed <Nriginaria- 
, fy mefite stabilito d^lWJormj allontanare tali me- 
fy mprie è. un'impresa difficile;. noi non possiamo 
I» pi^ inspijrare . una confidenza che i nostri primi 
9> atti hanno distrutta, né farci amare dai princi^ 
» di quel .paese 9 i quali non conoscono il neutro 
i> potere che dalle nostre ingiustizie. » 

Bìjan Edwards a .Oltre tutti questi nemici 
«> noi ne abbiamo uno ancora più terribile. Non 
V vi sono mezzi umani per resistere a* suoi eolpi 
n e garantitasene. Qìiesto nemìico è il braccio d^0 
i> stesso Onnipossente armato della peste per C2f» 
19 stigare la nostra cupidigia e la noistra ambizióne^» 

Loughbaroi^ nel 1791 > poscia canceUiere 
dello Scaccliiere << L'eccessiva ambizione e l'inso- 
99 lenza coìnparse sfacciatamente nel gabttietto ifi 
H S. M. lo portano a tali ^Ojessi in tutte ICiparU 
99 del mondo che la rovina del nostro impero àe 
99 sdrà la conseguenza. - Come animali càtniwri 
ff (bea^ts ofprejr} noi scorriamo f^^ le rtgiom 
99 del globo per imniolarvi delle s^ittime. lo ve;gga 
n con sorpresa e. con orrore che il sisten^a de 
Il ministri si è di scopare per cosi dire iu^ le 



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n nmimij raggirando, NÌiritarido, ìnsuhi^b da 
f9^ una parte, facendo dall' altra direttamente o inr 
^ "direttamente sorgere il potere del bostrò stato 
9> per Schiacciare é sterminate. Possiam noi Insin** 
99' garci che l'Europa illuminata gi Itìsciérà seguire 
» (ftkÉta condòtta, e che il nostro ptpolo sop- 
iffpòitWth il peso da cui è oppresso? (i)'^ * 

lAinsdown « Applichiamoci soprattutto' a rì- 
99 .guadagnare la tuona opinione dell'Europa; * neri 
nF abbiamo perduta colla nostra sfrenatezza^ tot 
j» nòstro orgoglio j colla nostra insaziabile rapa- 
M cita (2). ?) • 

CONCLUSIONE. 

Quelli che vorrebbero suscitare delle lùrbo- 
léttze e non possono mettere in moto delle ar- 
tnate, s'appigliano a yarf espedieitlti, tra i quali 
prim)eggla (Jtielló di èsargérare i vantaggi delle altre 
nazionfi, acciò dal paragone col nostro statò sorga 
.^contento nel popolo. Per lo più ignoranti delle 
còse straniere, ìilcune volte perfidi, mai ragiona- 
tori presentano delle pitture SI defo^Ma fé è 'biz- 
zarre che moverebbero a sdejgno, se rioii fo^sé'piu 
naturale la compassione. tVa le nazioni di cui si 
tessono pom])osi elogi ottiene il primi posto la 
nazione: inglese, rispettabile per alcune manifat- 
tóre, ma non degna di ammirazione nel restante. 
' , , -' I ■ ■ ■ ■ - 

■> • -■ . • . X'.A ■■'...: ■ . '. .. .:.■ . 

, (i) PaH. Reg. voi. .XJCX, ,pag.,67, ♦, , 

,(2) PariI, Deb. Tol/iV, pag. 98. 



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i34 CMmi noffMJ e pounci ^ 

.Qy^ fkiìi adotti e dàlie aulorìtà estrafcte às^ 
gli scrittori deiringhUtémi risulta che la pe^ima 
edmcazioBe privata e^ pubblica svolge negli In^si 
il- germe di tatti i viz|^r intemperanza ed in ispé- 
ci(E^ r iibbriachezza che gli avvigna ai ÌNn)ti> Tin* 
se^ibilìtà ^he li r^de cradeU verso la servijbu ed 
il bel ^e^i^so {^nc^palmente» ViU^Oglio eccessivo 
che ai^cura loro Tedio di tuUi i popoli, la sfre- 
nate avidità dell'oro cagione di perfidi gii^dfigfà 
e di monopoli oppressori, la, passione peV^uoca 
figlia dall'avidità e dell'inerzia che von:ebbero ar^- 
licqhirsì* senza travaglio, e che sacrificano le for- 
tune d' una famiglia sa d' una ca^rta , la corruzione 
de' costumi che distrugge tutti i legami sociali, e 
si ia giuoco della buoBa fede, l'accigliata melan- 
conia che gli spìnge ad uccidersi per uscire daL 
cumulo dq^ mali nati in parte dai loro vi^), ìa 
patte dal goyemo oppr£ssoi;e e dalle leggi tiran- 
niche. La cormsàone move la molle del loro gp-» 
Viproo ed assicura il successo ad ogni vòglia del 
re: dcqpo aver compnita la loro carica, i cpiembri 
dijj parlamento vendono la sorte degli eletto]?/ 
mentre l'opposizione stessa talvolta pagata con- 
serva l'ombm della costituzione. Nemici e tiranni 
de* cattolici professando tolleranza, vantatori di 
libertà in mezzo agli arresti arbitrarj , avvinti alla 
comune in pui nacquero dalle barbare leggi sul 
domicilio, inceppati dagli statuti relativi all'indù? 
stria e dalle moltiphci corporazioni, tormentati 
dagli agenti della finanza che hanno inter^se^ e 
potere per creare* delle contravvenzioni, cacciati 



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sttt^iifGtìLTraRA; i35 

per forsea e araza ordine alla m^iim 'dalle vio* 
lenze arbitrari^ dell' ammiragliato» pQOp'éìcuri netta 
validità àe diritti avanti i tribunali attesa hi ge- 
nerale abitudine dello spergiuro, raggirati nel la- 
birinto d'una legislazione tenebro^, castigati con' 
pmie tnutibneiite sevère, esposti in delitti che na* 
SQOip :€blla severità delle pene e dalla cotópas- 
sione de' giudici non attengono giustizia che con 
spese esorbitanti ed una lentezza mortale, il che 
¥acd> dire che la maggior parte non gitmgè a con^. 
sÀ|ttirla. La mo{ti{ilioità de^ furti prineipalmetilé 
sulle fitraik, la straboccli^volè affluenza €elle false 
monete e cedole bancarie sòemano la circolazióne' 
e il cambio delle merci in un paeèe essenzialmente 
trafficante. Nelle frequenti oscillazioni del com- 
mercio il loro pojpolo soffre tutto il danno del-- 
riaeagliò mancando di lavori , e non gode dei ^ 
va&tàggi dello smercio, perchè severe leggi gli vie-f 
tailp di far crescere le mercc^. Vittima dello spi- 
rito mercantile, oppresso da mille; aggravj ere-' 
soenli, egli geme nella miseria ^ ed ora e costretto 
a jttomè di fame in mezzo al lussò de^fabbricà- 
tori ^e negozianti, ^ra per proofurarsi il necessario' 
dlknento deve ricorrere a ribeffioni e ^sommosse. 
I prodòttì delle manifatture vendute a basso prezzo' 
d41a titiisèria pop(^2a*e presentano ai trafficanti 
l'occasione di: enórmi' guadagni, méiìtre Io stato' 
va a perdersi nella voragine del debito pubblico. 
Sostenuti costoro dall'ambizione governativa figlia 
dell'orgogfio nazionale, spingono i loro vascelli 
sulla vasta estensione de' mari,. e vantando libertà 



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l36 CENNI MOiaiI S Pm^ITICrstjXlJlNOHIIiTCIlU. 

ne divifngoi]0( i Urdnni. Approdafxido a tutte le: 
ìsole, a tatt'ir pprti dell'uno e dell' altro emisfero 
eostringonó i popoU a comprare da essi, e a ven^ 
dere ad essi soli. GoU'araii e oolb perfidia sog« 
giogaronò la Scozia, l'Irlanda ^; una gran paai^' 
delle Indie; coli' armi e colb peifidia si manten- 
gono neir pdiàtot possesso. L'orot\solo avendo pre^ 
gìó ai loro sguardi versatio il sangue delle nazioni ^ 
purché giùngano a vendere, e a tsoihpi^r^, a eùBSf 
prare e a vendere. Naturali ' nemici di qitaliin^e' 
popolo possessore 4ì ma^fatfure e di vài^cdK' 
hanno teutata <£ distruggerli é^- ne' mari ' e he' 
porti, colla ferocia ne* paesi fcouquistati, coHà per- 
fidia ne^ j^esi neutrali od amici. Ammali xami^^ 
wrij per usar delle espressioni* di lord Loughho-. 
^éB^y scorrono tutta la superficie del globo per 
disùTi^ere e sterminare. Le manifatture di alcune 
nazioni europee lutarono inferiori in alcuni punti^ 
alle loro 9 perchè essi, tolsero a queste i mezzi pel 
trasporto, le pidzzef pm* lo smercia Per reprimere 
la loro insazia}^e avidità ed insultante tirannia ^ 
per assicurare al restante del mondo i vantaggi 
naturali del saolo e dell'industria, non vi sono 
che due mezzi;^ opporre loro una potente làarìna, 
o chiudere l'ingresso de'. porti ;giatJchèruiiÌGo 
fii^e per cui vogliono, essere padroni dispotici de' 
mari, si è jler comparir soli ne' mercati stranieri. 



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Là^emùM 



OSSIA . 



V SHTERKEGNO DELLA CIjSÀS^INÀ. 



TRAGEDIA. 



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Nohis in ardo ei ùigiorms laìfor saetta 

jussa, conUnuas accusationes^ failaces ami- 
citùis^ pernkÌGm ittnocentttmt ^ et easdeni 
exiiu caustts cQì^unQÌmus^ oWia rerum si- 
mStìudim et satìetate. 



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ALLA SO€I£TA 

■ Bit tlATRO 

PATRIOTTiCO DI MILANO. 



p^i tessere M w^tp éé^,^ dare prmdpabMnie\ 

risàko allUndè/èssa mnéìtàdi propagare i sensi d^a> 

morale cogli accemi del piacere. Ma in un mùdbf* 

pia esm^ca^ é verameme di^nó d' imiéi^ io ime* 

U p0^^y aUorchè aìkv&s^ rtìfffreeeniammi^^etp^ 

pki in piM. £ o^mre, e^^ v>' 

. Tmecimnti.mattmAIpMsMB k^erregMf àeMai 

C^lpbm è . lo scopù im tende éjueski Ih^feiStu 

E notOj che ai dt^ori reali s'wwtmù in^uet i0npa 

UfHi U òmmtpmaU^ ad primi féà mmeroH e pia 

fortL QimJ& la nUa eàmpm$f€m;s che ai secóndi 

prim^HdmeMe si (^poggia j non è un* invenzione 

paetìm^ ma unapima» iangmda e ^^n&rkidi quette^ 

ierr^iU memde. Bo ùeasc^ qm" mM» che la 

foèddahiohagie supei^&dos^, alta unìefrmmmiMa me^ 

kmo ' in evidmza. R campo s^ aUarga j, e pia ct^a 

e pia pir^ffmdo^ orrore viene ad ingombrar Vajmào, 

ser le freghe scene che inccedeUtro 4 N4^^ su 



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i4o 

rammefiianq. Di queste fa motto per queUe persone 
importanti Qfm in HiknOs 9 al pii ripUm Lombar- 
dia rinchiudono modestamente Italia tutta. H giù- 
diiio del pubblico sopra questa comppsizione repri- 
mera, o rinforzerà' in 'me il desìo di esporre tin^ 
terregno della Repubblica Partenopea^ come or 
quello della Cisa^na. 

Il fatto semplice s ma fJsalcs che serve di base 
a questa Tragedia , si è una giovine Piacentina ^ la 
quale apenda il suo amante a Genova j alla nuova 
jfalsaj ma da essa creduta vera j della resa di quella 
Piazza i forocemente si uccise. Io suppongo ilJaUo 
accaduto a Milano i tenendomi lungi da qualunque 
permnaliià^ uso dei nomi affaUo arbiimrii^ ed ac- 
cenno dei fatti che non V individuo , ma la barbarie 
di qm tempi caratterìzzano. 

Tre principali ostacoli ho io dovuto superare,^ 
Il primo si è^ che trattandosi di cose recenti^ e di 
cui tulli Jìtmmo teslimonii ^ ì* immagiìtazione non^~ 
pùtiAfa eimre n. sua^ e^riccioT nef-^strettà lìmiti del 
vtUo doveva eUa reàrÙ9gersL, per- non* inccfrrer iàc^ 
€ia^ d^inpenmmikitSisas dk^^Uo^Ui lontani éU 
&MfD> e di iempa gnmdeggkàèo. netìafimtmia\ éfn 
punto perche \in parie ig^wtié li seòondo si èj il 
presentale la mòrte d" una semplice CiUa^^na, men^ 
tré /e akre tn^edieyO^miènémeiiii^ diBe^^ di PHn^ 
oìpi^ di Bittasori offrono lét niQttey Questi pem^ 
rtaggi dominano per se stessi V (opinione del sh^^ 
e già nupierosi'e ga^ardi off eui fanno neWanhno 
ùtmuko ed semplice loro nome ; quinS era io in 
obbligo^ di addensare intorno ed mio personaggi 



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principale altri tratti^ che supplissero^ per così dire^ 
alla sua inimàginid^ enli0, ia^itl&ìùi finalmente^ 
e degli altri maggiore si èj taver wbito scrivere 
questa Tragedia in prosa j e privarmi delt incanto 
del verso ^ che mille bassi sentimenti triviali salva 
dalla censura. Mi prese desìo di questa novità^j ri^ 
flettendo^ che una nuova barbarie religiosa anvHe 
doveva essere scolpita nella mente de' teUqrì con 
una novità letteraria. ^ * 

Siccome la presonzione è una quotila ohe non 
invidio agli stolti j perciò accetterò con riqùfuisfienza 
qualunque critica j di cui si voksse onorami ^ se 
pur quésta composizione^ che per mt^è là prima 
in questo genere ^ ne vai la pena. ' 

SaluU e, ^nsùkt:axÌQìèe 
MiicBiOBU Gioa. 



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Pemsonaqqi 



APPIO. 

OVIA. 

GIULIA 

EBOUa 

LEONARDO. 

ATTUAHO. 

SGHERRI 

Ci^tATI. 



La Scena a Milano, 



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ATTO PRIMO. 

SCENA piuj^ ; ; 

tiviÀ, Giuiìjì., i 

. '■ i ■ . ' : ' r -r' ' - '' " " 
ivano ti sSam, o Giaya , m w^vm^mse «ni 
ydlto un lai^iéo rag^ d' i^il^rèzsui : i tutto od 
dice, che profonda e cqpa ni^lìi^coaiia V ingoinlira 
y animo. Il tuo vivido i|;uaido y in cui scintillava 
amore, ai move a atento e/ ^appanna; i g^ e 
le i^e delle tue gi«Ep^ isi^ticfon d^ pallpre^> a 
SonsL ti afuggcmo dal pettO'^i ao^pM^die tu re* 
primi a forza.^ Piùr non t'^ulornano il crìée • i vezzi 
della moda, né pSì le gram aprridono sul tiio 
aUngliamento. Nella j^ù fresca età^ neHa stagioi» 
più cruda, {nJa elle s'alzi il sotle lasci le piume, 
eadiivì il tocco d^ogni aoaale {mcere* Sola t'ag^ 
gki tra i {éàt cupi viali del i^è^ino^ o t'assidi 
ift. grotta oaena ^ e ìk^ sul labbro mi giorno faciìa 
alvfiao siede mulo ed lonnobilelt doUm. ~* Inop* 
portuna e vant dslicatezza ti pon^ibi a nascono 
dermi gli aflfoniii del tuo cuore; sensibilità di mà- 
die se ^ finge tutti,, e tutti aeei^sciuti dal p€[So 
^Ua £iùatasia lacaé^ ma srào ankno. / Tu il dudk> 



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i44 ^ GivuA 

riiuerri per Wn amareggianm, V'intw^^^ il tuo 
dqol chiiiso s'uigrossa, e me pare àk maggior duolo 
inonda. ^ . - , , . . 

. '^ -' '-'- ^ ' 'oitou^- > •■ - 
Aii! <{oati 9 qaaati affetti/ mi tiranneggiano 
TaUnà, non t} sajprei .piegare > p madre, né Usfo 
forse io ateaga. -^ Ma sei in sì straniera in Italia» 
ciie ti ffla ignoto T abisso , in cui perfidia balzò le 
nostre nascenti repubbliche T Non vedesti tu ec- 
dissarsi a Milano M sole della libertà | e stendersi 
folta e.immensa T ombra, della monarchia? Seha 
di neipiebe spade ingombra Italia tutta; aristo- 
crazìa risorge dalle sue rovine; asBassìai ariDali di 
croci e dì fucili spargono lo spavento nelle caixF 
pagne ; tìrannia passeggia altera dal mare all'Alpi ; 
onda di popolo fugge atterrita al di lei guardo', 
o cade sotto i suoi strali ; in orride carceri si can- 
giano le chiesa e i mona 3 ter) ; vasto silenzio siede 
ote echeggiafd.^fiegrctta;^ ètomi i^iièdi donde 
il vaio iteoi Ac»i«al ; Sul mi^ : folto tu vedi scolr 
ptea tnilinootiia? toigt il giianioi intorno > e otnn^. 
^pia veA»i qj^AKK il latore^ » : . 

SmuMio fil più ItiM^ 1^ 
U> pure t paste. Quìbdi bm csidat^^^ìcpiitpBslièno 
m^' invade T^lKimo , óra Igemó di dìbertà ^sfrfoie 
iQdÌ2fpettib(]^ Ma bendiè U mte^ d^oiò résistA ^^w 
l' arto del tempo» pure^ eoUa ragione )p afig^ucK : 

: f ' / .*Qwùà. . :•- 1 ' ' .' • lu.h 

< Ma* Io ff^mik tu; iUercbà bieca ^om^ia scm 
gne i tùmi patsi^y e bi tua epÉidottajse^a £kh(k 



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bilandé pesa? j^U^it^^^^^P^^ di {negare il ^- 
nocchio ad idoli clM^ invernò F ignoranza, e che 
difènda la frode? Sptetzo ed orrore in te non 
s'avTÌcetidiainO| qjilando a' di lei cenni gli atti più 
innocenti si cangiano in delitti? Tappare siol lab- 
bro il riso? spregi le éné cerimonie. Ti atteggi a 
malinconia? condanhi i sttoi canti 4' allegrezza. 
Sepi il naturale àppétiio? ella ti chiede di che 
ti cibi, Xasci ondeggiar le chiome? si veggono in 
te le tracce del libertinaggiOé' T adomi di ben 
adatte e leggiadro ve$ti? mostri l'aria di ribelle. 
Sei tu netiuca d'uti ipdcrit^? sórgono dei dubbj 
ralla tua jMH^ità , e ;^aindi a turni vànùo i dritU 
elle ad e^sa si appoggiai^o . • . . Non V^di tu sul 
anno dell' ignorante 9 dell'inèrte, del vile le corcme 
alla virtù dovute? 

UVIA. 

Pur troppe le rairvìMi fltip dai primi giorni^ 
in cui comando alemanno pose tra noi stia sede, 
e teco ne movea lamento. Me l'ostfaiata tua m^^ 
linconia, che a ragione non fa loco, m'accenna 
in fondo del tuo cuore qualche altr^ àltetto, che 
diia pieià ed all'orror s'immischia. 
> . omiiiA. 

« Qualch)9 altro sì, e che mi è caro troppo. 

UViA. 

L'ascondi tu ^a madre? 

GIUUA. 

Non l'ascondo io nój ma senza rimedio il 
credo. Puoi tu adc^rmi il modo di estinguere quel 
pièaio fuoco che in noi accende amore? Che dico 
GiojA. Opere Minori» Voi. V. io 



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i46 i^ ajwuiA 

ÌD estinguerlo J J^hì si ditingua pria la fitte dei 
viver mio^M. Madre, in te or mm verdeggia fiù 
il fiore di gioventù, quindi di folle mi darai tu 
taccia al sapeire ^he le amorose sdintìlle in me 
susoitatje da Leandro or ai cangiarono iaYainpe? 

. LIVIA. 

Ma che per Ini pavwU? Non lo : iriderò Ta- 
quile imperiali fo§^r dai loto artigl) ? Non ai trasse 
egli sugli scoglf della Liguria? Non |^1 consi- 
gliasti tu stessa? 

(HÌStU. , • 

Sii ma la partenxa non raj^ il fib, die la 
sua alia mia swte allaecia; quinci «ra la fantana 
su pa^sì[ suoi, ed ora i disa|^ dell'esilio, ora i 
{pericoli della guerra mi schiera avanti. Se m'as- 
sido a lauta mensa, mi pare che Leandro di sedo 
pane si cibi; se tra mo^i coltri adagio, il fianco, 
sopra ispidi dvnm lo v^^ assiso* Ora di freddezza 
l'accuso^ perchè non tomi tra le mia braccia; 
<vOra temo che gliene pi:enda èeéo, e cada nelle 
mani degl' insorgentL Asciato con curiosità mi^a 
di tein^ le vicende digfli esuli Italiani, e poi vor- 
rei non saperle,, pcaxdiè danno pascolo al mio ti* 
more. Ora avvampa in me desio che presto si. riac- 
cenda il fulmine di guerra, e sciolga la tragedia, 
ora opposto desio sottentra pensando al coraggio 
di Leandro. Tale è la vicenda incessante, tciri- 
bile de' miei affetti, . 

, uvu. * 

Donna e madre risento de* tuoi mah il péso 
come tu stessa. Ma ^iaqchè più mQsi d'assenza 



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TRMkmA. l47 

lìon^ a trassero: 4i Bien^ il tuo I^w&dro > liidorda 
aloieiiò gfi altt sekutt, con cui ei faceva scfaermo 
alle sresture^ e lo ìn^. Altronde ^i^ansa non 
è jEoorta ane^ra.'In: mezzo al fracasso delle vitto- 
ri^ ohe eisMorda ogm di^ basso stasurra una voce, 
^e r fermata francese move verso Italia.^ e che 
r eroe del secolo n'h il ccmdottiero. 

OHJLU. 

Spefoim fa al tao intdietto velo. 

LIVIA. 

£ al tuo, tmiore» 

/ ^ OIULIà. " 

Speme in me s'avviva qnando ìL governo 
tiema, timor quand'egli qiera. AUwchè awam* 
fiaira incendio di guerra sm confini della Cisalpina, 
il Grovemo tiesse a Milano sue vittime, e diede 
di debolezza segno; quindi crescea in me la spe- 
me; allorché tac^ il timor ddl'armi francesi, 
le trasse di nuovo ai confini, e di stabilità porse 
argomrato; 4' allora in {»9i À'a£btz& in me il 
timore. 

Ed or die le strascina a Cataro, vedi in lui 
fragilità o %mezza ? . ^ 

G1UI.IA. 

Fennezza vi ravviso a fredda barbarie unita. 
Lo .consiglia desio di sciogli^si dall'onta d'aver 
temuto. A Cataro strascina sue vittime per difibn- 
ci^re^ il tenore .... $ono già scorse sette lune che 
di fede ci pasce la speranza; ognpr sovrasta Tar- 
mata francese, e mai Qion giunge. Intanto tradimento 



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r48 i«A wsuk 

o TiAwe eoIgoiiQ oVunij!» trrfdi dT austriadae 
schiere. Sul varchi del Piemjime TCf^aiuo feroci 
itnontettarij rdigione o interesse i loro {mgiiàU 
m*uotd,Iia massa cattolica sta in ami sttllejpiHtde 
del Pò, e benché* stam[» per tutto wme pro^Mide 
di delitto, pur opinione di ftcita è coffotta plebe 
la fiancheggia; immense squadre scorrono i mari i 
e fanno a tutta Italia siepe. Sulle sole mura di 
Genova e d' Ancoìia sventola lo stendardo di lir 
berta; ma di feroce insurr^one sta loro a fronte 
il fuoco e muggia ira di guerra. H Govamo sj^ 
i passi, i detti, l'opre, i p^id^ de* cittadini; 
dove corre voce o si travisa indÌ2Ìo di sommossa, 
scòppia il fulmine,^ tutto spento al vmito. Ormi- 
le volgo il guardo nessun raggio dispem^e a tue 
ifi affaccia, ^ 

SCENA n; 

Liri^^ <^wiiA^ Emilio, 

" cisa.10. 

Ricevete, o donne» Tultmioai^o d'Emiiio; 
inutile agli altri, a me dannosa sareJjiie ^vi td-> 
terìor dimcH*a« 

iivu. 

E degli esuli, che di ^ oaóciò il terrore, 
e de*^ prigionieri , chje opinione ti|*anna chiuse in 
carcere, non pòggia su ^ te la sp^fne? Delie loro 
sostanze farti non promettesti seudo^ contro la 
fròde che le invade? K mescer qualche ristoro 



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TRAGEDIA. l49 

alle pene delle loro famiglie desolate non esci dal 
tao labbro giorailiaìto? Seguì W pur Tìnfame tur* 
ha, che in mezzo air ondeggiar della sorte al solo 
egobmo s'attiene? 

^ EllCIUO. 

Lottai finora, o Livia, a favor degli oppiassi, 
e con tutte forze lottai; d'aver strappato dalle 
zanne dì tirannia qtiàlcfae vittima mi vanto ; ' or 
trovo alla pietà chiuso ogni core; volti torvi, osti- 
nato silenzio , risposte misteriose , finta meraviglia, 
simulate promesse, fredde parole, panico terroro, 
e nulla più. I giudici ini rispingono dai trìbmiali, 
e mentre alla calunnia aprono il passo, feroce- 
mente mi dicono, quivi è pietà delitto; quindi 
partir conviene. 

GIULIA.' 

E di vegliar sui vecchi giorni dèlia madre di 
Leandro non desti parola? 

EMILIO. 

E finora vegliai, con mio pericolo vegliai^ 
ma benché non sempre accolga sotto lo stesso 
tetto il sonno, né per la città m'aggiri più del 
dovere I sfugga le vie più peciose, e quasi sem- 
pre im siano scorta le tenebre; pur del mio ar« 
resto si fa gagtieirdo il grido; quindi ora alctini 
torcono da me improwisanìente il piede, e se 
pguzza il guard<o, i miei amiti ravviso; ora ntì si 
ayvidiàan altri laditamente, ben coperti il volto, 
e una vóce dioe, sòn drfatori.; on^/dc' miei passi 
vengon $u\Y orme atigi^rj^ feróci di vendetta ; or 



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l5o . LA OiULU 

veggo sul labbro de' miei nemici spuntar malCgho 
il s<)rrìso. La fantasia ravvolge nel sonno ceppi, 
carceri, prigionieri; mi svegliò , e nella carcere è 
cbiuso chi \en avevo a fianco. La mia partettsa 
è necessaria, ma il ritomo di Leandro attendo. 

GIVUJL. 

heùndro ritorna? 

EMILIO* 

Sì. Appena or s'alza sull'orizzonte il sole; 
Leandro attendo pria che il sol tramonti. Amor 
figUale lo trae al seno^ della madre che ornai è 
suU'orio della tomLa. Le in&nstè voci sparse ad 
arte sulla sorte del figlio; l'impotenza di separare 
il falso che al vero si frammischia , la pena' che 
quinci più gagliarda in. lei ne sorse; il reprimeria 
in petto ad ogni istante, e farla solo pascolo alla 
fantasia atterrita; |^, sguardi torvi che Tesser ma- 
dre d'uom virtuoso le ascrivono a delitto, mos^ 
aero alla sua ma) ferma salute terribUe assalto. 
Quindi Leandro, in. cui amor alla tema prevale, 
tra noi ritcuma, per darle £orse l'ultimo aMo* ^ 

GIULU. 

Oh ddb) ma come sfu^irà egli le spie che 
in ògQi apg<^ qui spalancano gli ocdii, e nel più 
cupo del cuor s'internano? Come si sciorrà dal 
tradimento che d'amicìzia prende il linguaggio, e 
di candor à airaianta ? Tutto io temo in lui, 
quel guardo che fierezza spira, quell', acculo di 
libwtà che al suo <fir dà vita, la non fr^abil irà 
all'aspetto di viltà ,* V imperterrito cu(»* che di 



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TRAGEDIA. l5l 

prudenza sdegna i tiniìdi consigli; ehi questo ri- 
torno alle catene il guida. D'irrequieta crucio mi 
riempirsL la sua lont^anza ; il suo ritorno, dì ter- 
rore. Il motivo che lo consigUa... ahi sì al mio 
elogio Jba drìtjto ; menò sensibUe ini saria forse più 
caro? Ma passo a cui 3' accinge d'abissi è cinto; 
fero un presagio id cor mi dice, che vi balzerà al 
fondo»^ Io non potrò in mia magone dargli ri- 
calo; feroce il padre la chiude a chi di nobiltà 
non Tin[ita sangue; né abbracciarlo altrove; cpn 
fatali convenienze ù^ argine il padre a miei de^ 
mi. Terrpr s'aggira alla tua casa intomo, e tu 
stesso la sfoggi; gli altri amici con uà ginocchio 
a tert^ chieggono al delitto pptente , che li degni 
d'un sorriso; di Leandro getterebbero il capo a' 
piedi del trono per ottenerne il favore. Ove tro-; 
varglt un asilo che in un istante. non si cangi in 
carcere? Deh!. caro EmiUo veglia sul suo ritomo, 
gli ravviva nell'animo il timore, digli phe il sup 
aitato della. uptadre affretteria lipi morte... e dei- 
ramante: di lui portami qualche novella; in te 
r^>oso, e in te solo riposo.... Oh cielo! verso noi 
viene il padre; altrove andiamo ad ascìugafe il 
ciglio, e in ,calma ricomporre.... l'animo no* che 
possibii non è, ma il sembiante almeno. 



' / 



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l52 LA OIVLIÀ 

SCEUA HL 

APPIO. 

Soh io tra' miei, o tr* «emìci m' aggiro? I^ 
figlia, la sposa, l'artiicp ognor mi yolgoao le 
spalle? Nel pùbblico echeggia d'all^re^zn il grido,, 
e Giulia ds^Ue sue stanze gli risponde. col pianto 7... 
]|)icq a L^via, che i dritli feudali ora rinverdoao 
allo spirar d'aura imperiale, e Livia agghiacciata 
mi guarda e tace? Rammento ad £mìlÌQ^ che 
dal^ vii pidbe lungi, su di noi benigni or cadono 
li sguardi del sovriino, e le tronchic rìaposte d'C- 
milio spiran disprezzo e fiele? Letwardo, ornai 
ravviso ne* lupi sospetti il vera . 

tEONARDQ. 

Tema di tufl;>ar tua pace, o Appio, fece .finora 
a mie parole ritegno; ma or che comincia. 41 ca- 
dérti dagli occhi il yelo, della figlia sid pianto 
meco sofferma il guardo, e forse ten chiarirò Ja 
fontet... De' mali della guerra esce dal suo labbro 
incessante lamento; de* nostri rovesci in triacdia. 
manda ella intorno la speme ; a nostri trofei crede 
dunque menzogna base. Caldo interesse in lei 
parla a favor della plebe; dunque del trono^U'è 
nemica. Di sua confidenza i sacerdoti mai non de- 
gna; dunque frode in noi si finge, o in lei s'an- 
nida. Del vero mi richiapia ad ogni istante i dritti; 



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éppw tu sai elle lucf) di yero pffiiscasi tni/le idee 
popolari^ e ^ììo stolto volgo fyh fuottosto ohe 
verità ^«Ute^ sì devoto per alimputtt Ón m'iÉH 
pon^ d'arreistarmi dui Uqoit^re de' temp), e gli 4* 
ti[ii4 fcpaieri 8C^ fpiìmu Xhm »$ dice 

che colla religione fot p^^in. i^ppog^o^ di ró^ 
piibbUcani d'ògp^ c^lto iàn|a «ewiei» onde pioià 
si capg^ in oi^a ed in rancore* $Mo sostenga <im 
le pr^ ddbi chiesa dii^erdoao i voti ohe mi^ 
l^tà 0ntro iitixmi innalza > «l stkng e dila mUe 
spalle e soipd»; s$» ne do pfT prom il solvere k 
ìfvfmì^' di festivi della i^bijBSRr al alio l'ascrive 
Giulia o a p«r€do co«o^*to. Entn^asaio Yàec&laàer 
sA nome di, sociali yirtù, e gbiaéeio divìkne^ o^^ 
scoppia d'ir^ allorché di pietà le intesso elogio •«.. 
Appio, assicurati 5 tiia figlia da filosofica tajbe ha> 
il core.ii^to; il còrso della guerra a' suoi deski 
&, urto; ^eo^^o di sua tristezza, ^|^o il fonte. * 

APPIO... ..• . ' •'' ^ ' '/ ' 

EppnxwF il suo intelletto posi la ben^^ onde 
de' moderni ei^wi non l'abbagliasse il lauifki* Odio, 
le infusi e spreapo o^i^ra con^ la plebe vile ;^ 
tra r ombre degli avi nelln voiia^bae de' sècoli di*^ 
sperse raggirai sua fafitasia; stemDtf» titoli, pnori 
sduerai a sua liìente inoaiiti> onde àgli alti sensi 
di nobile. sorgere; agH^^ attt^ ai detti al. cérehie 
feci ^"goglìo ntinpa; ivifiitno' al f^^onb le mostì*'a^ 
tutti i ^pn della vtta^ e le dìs$i cHe al solo alito 
dfii re crescono, oploransi, ed olezzano. Lagrimsi. 
di piacer sqórreami dal ciglio, al racconto di ^e* 
gali virtù, quindi crescea in me lusinga cbe la 



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i54 i<A omu 

fi^ia in sue con fiicesfl» a mie parole èco. Nelfe 
Ifftocie degli avi le adulai del civile opr^ la via, 
negli oraetfi de' sacerdoti qtieUa dd ddo* 

UOMARÌK). 

ifoìfa) dtoestii tti^ ma fìi più forte» piùliunii* 
gkiera di SberUt'Ià voce. Altorchà qui crescéa re- 
pufalìKqa, jttud^ua ed orror fé trassi^ attroye, 
ma vi lióiÉse 1» figlila DI libertii al fiikk^ v^6 
elh ili presa. Ai cènni £ Hbertà degH avi Éaoì 
^ ste^nmi gettò nel fuoco, né yiù le fece ribrezza 
pld>eo contatto. Qoindi «iti paéta il nome'le scoi^ 
reva soavenumte sol laM>ro; al nome di'cittac^o* 
attej^van a rìspeUò. Ogni regio arbitrio cacciava 
in banio: e aHa sda legge inalzava trono. Spessir 
dia diceva, e ài ripeàaarlo sol T alma mi freme, 
dh^ i ndìmstìi del cielo alla legge civile devono 
pi(^ar la frante.^ Tra queste mura òdio ^ giurava 
a tirannia^ ed io pur lo giurai, ovvero fi>rza co- 
strinse il labbro, che i sensi no non scesero al 
ccm: ma tua figlia invasa da libertà «tacerò man- 
dava dal cote giuramento. Stòlto genio e Mso 
onore al suo gmramatto ora la tengono avvinta; 
^indi all'or^oie attuale nemicar i nostri trofei 
sparge di li^me. 

APmo. >* 

^ Amor paterna > notale orgògUò, virtù figliale 
m* arrestano ancora dal prestar a' tuoi detti intéra 
fede; pur veglierlr sulla figlia; in mezzo alla 
pu^lica allegrezza mi è fatai presagio il suo 
dolore. 



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TAAtG^U. l55 

UOHAADO. 

. La Técènlé caduta d'ÀBCOjoè t'c^àre mezso 
per chiarire i tuoi sospètti. Mentre alla cUesa io 
cfaiaittò il popolo e i sensi gli riscaldo Taninio 
con tutta fa pompa del culto cb^egU apprezza più 
quaptò mmà Intènde^ tra le dcHtnesticlie mura fe- 
steggia tu la TÌttorìa* Là sieno presenti Giulia^, 
|it^ ed Emffio ; largo campo tu suf^ ai }oro af- 
fetti^ Là esca dal tuo labbro di mom^cbia Tdlo- 
gio; . divonone spumfì tuoi ^tti di religione al 
nome. JA che de' ribelli or si disperde la ^mtò 
c^me pcdve al v^nto; tutti gli alberi éi lÙ>eirtà 
roTéscia, sulle rovine della Francia inalza trono.- 
Speme >.terror, diflpres&o» enti^^asmo, finta lode, 
sifidulatapetà tutto al tuo dir s'immise) : mar 
intanto 4>6serTa di Giulia il volto rgU atti^ i det^, 
il silcgiiziOé Spera che coglierai anc^e Im la neb- 
bia della fe^icme il vero.... Io pur verrovvi testi- 

"tHW»* ^*^'^* ^^^^"^^ ^ ' ' * 

. APflO.' ^ ^. . ' 

Luce del ciel mi sé; i tmii eOBsiglj io segaci^ 



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i5$ tk omuk 

ATTO SECONDO, 

SGENA PRIMA. 

I Alberi o etsine di libertà a terra nel fondo della 
'- scena ^ armi e stemmi della nobiltà sul daranti ; 
\ romorcg^ia la musica tedesca, mentre G iuKa com 
porisce), ' ^ -, * . 

^ ,.-., .. .. •' •' ' 

OIULIA. 

Questo popolo, guasto ^da lunga e «orda tt- 
mnnìde A sldta gioja in brucio a^ id3banddiia. 
DtMwa in lui non entra cke^ i trofisi sorga» tal'- 
yniksL ^fianco del delitto. £i s'addornienta atdle 
TOM, di cm i tiranni gli spargono il terreito, ma 
mentre donno « aogna delle chimere, vengono i 
ticaiimi e k> strmgpn di catene'. «,» -^' I/aflbero di 
fibertà è a terra, suir ultima radice or ta à bet'» 
tere la scure.;.. Ancona è caduta; le forze im« 
perieli «opta Genova pìombeì^anrio intere. «.% In- 
certezzs^ di terror pasciuta per T animo s'espande.... 
Lèandiro viene ad abbracciarla madre sulj'orlo 

del sepolcro Chi Io salva? dàlFonda di guèrra 

che gli si avvolge intorno.... Oh! Dio, allontanate 
quelle spade ; salvatemi l'amante; ecco il mio 
petto, ferite.... I barbari pe' capelli lo afferrano; 
sui sassi lo traggono ferocemente; gronda dalle 
nari e dalhi bocca il sangue.... Di sangue ros- 
seggiai il terreno. . . . su di me posa il suo sguardo 



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di uMJMe.M* verso 4i' me steilde le braccia; i^t 
laisdate che lo artii^di al 8eiK>, e a Ita tinit» gd^ 
tatmù oclta toinb»; ià s»^ ki^ard^^tee^ Gelida 
una flbano il cuor tiu abbranca^ e mi ì4ì^ingé In- 
dietro. Eh! so....' Ohi ciel, faìfieggìi»;..-. Ma io 
qcà sto ? in pompoj^o ammanto ? |^r aestrìaci 
trionfi? tra alberi di -l&ertà de|iressi? in mi^Siso 
ajl^i stemmi defia tilUi e dell'Orgoglio?.... Bar'^ 
b^ro padre, vòlttttaó^a g^ è gtofà^ il mde'ddiOTe: 
eppur sacro dovere mi prescrive d'essere figliat; 
ma il cor?.... il cor mi vorrìa più amante....--^ 
Ècco i pre^ della nbbilCà, le ènfcmagMfì degli avi. 
E queste che ci ricor^no^? tjtta spada dbe &> 
guazza nel sangue; nda hte cbé ippìdéà il foco 
alle città; tm insetto che strisela a piedi de' ti- 
ranni, e ne lambé la' polve» Ailaf vista di queste 
affumicate immagini. Vestite a foggie strane soi^ 
nel popolo il risp^tb. tàsééìMùì Egli "ammira i 
vapóri che ragfgi'o oecidentài colbi^, té iteàé^ the 

M^goBo dal fango. - ' - 

„ • ■* . ■ ^ • ' ■ 

SCENA IL'-' ■' ••■• 

■ Givtik^ Emi 11^: 

• ' ■ ' ■ inrttio. '-•-." ^'' 
A que$to apf^ratò di àuirte, in mezzo cui 
sto ferocemente attòntjto 90n For<fme'di tuo pa- 
dre, ma fl tuo m'astrìnge. Di Lèàttifro tu vuoi 
novell?; io se^^i sèlo che da Genova ritrasse à^ 
^iede son già otto giorni; àHiai hidrtalè angoscia 



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l5d hk C^ilTLU 

per la madce in Im s'àg^onge il dubbio xdìe;de» 
bolcsza ti raida a Kbertà ifltfeddk Vha cU de&i 
ignita rip0tlMta in un camfaiAtkiieiitQ noia ancor 
aano il citNie, a v'ha chi il dice tocco dall' ^i« 
demico im^bo che a Genova fa.atragep Pure yerao 
di noi move. 

QsmuL 

£ sua fimgiUr salute ^ ma|^;iori pengoli gli 
sparge il cammino ^ gii chiude il varco a neces- 
saria foga. 

noLio* 

A imvenir aoeo ti vengo che tuo padre séast 
da' tuoi diversi in te supine; Leonardo la. con- 
dusse suljie vie del sospetto* 

oiuuà. . 

Dmd« 119^ ine ai^omeMo? 

Dalla tua attuale trìstezxa, dall'insolito do- 
lore ch'og^ t'è scolto in viso, 4^ cupo silenqp 
^e si stava sul labbro all^ voce d' Ancona cadurita. 

E questo basta? 

nntio. 
'A i^i&òo iscérdotale A l^ppo. Feroce desio 
lo invade di scoprire in ogni angolo delitti, onde. 
in ogni angolo sbramar sufi voglia di sangue. Che 
ciascun parli come eì parla , è suo volere; che 
non sì finga no , ma cangisi il pensiero. Suo pia^ 
cer ripone nello spezzai^ i nodi che ì figli strin- 
gono ai genitori j le spose ai mariti, onde tirannia 
grandeggi tra le discordie civili , e a religione ^ra 



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iSMi^u. - i59 

lai yk mwtak seoMeato. Nessim afifetto a toòrjia- 
4r# il i^a, ma .per AaUr a 8oe mire, degli attrai 
isn;^ fa Isgail^Up. (h^^ ^"^ pMbe ^ ti aUrar 
scina pec^ Iegg9e:n4 tpo. gmtào il tuo penaiiBro.' 
l)*ogpi «£kt|a a lìiiQftìi ^(ìMol dke ti svesta > e alla 
^^ubt^ica ftogfiii , «lorte. H toorìfiidQi o il tea 
acifi^DSo, £»rà a' suoi .^r«idi4 iK>nna. v 

E ;m^b*è Loan^: sospetta ohe dalle idee ^di 
lil^c^ em h^ntaiia, ttianti:^. a bbHt periec^ «i 
p^ecia in Htfaqo par-^^aacsi dal pirtto orrido dtib* 
l»}0^... iafisd^ i«i^V:iifjÌ€S awttemiti, al olio amanlB 
ia^^idele?.^,^ il pinlre ìbu cUede oa'ii^pos^^ cosa. 

Di 80[^atto ; qui vedili, lascia che di sop- 
piat^ parta* AddÌ0..«..iioi| è pia lejBtpa 

' \ '' - /; SCENA III : 
che pottano ^Mh ^Harpci 

Figlia, mi è fimsto imgmio vecfertì pp^cedei^Q 

il aio armo.. \ ^ , 

-^ . - 4nnaà^ ■ -, ■ ,-'- ■- v-. ^- 

Dissipale aoatte dovfìa; i soqpeMi qbe aliroi 

zelo... d'ogni perÈdia agoidbra..é al cor t'ÌMykà. 

▲PMO. .- . 

De' tuoi sentimenti il tao figliale arnese nà 
è pegno... Tu sa djLn^ asìlkà lóliaiaf mmaltrìtteiiti, 



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i6q hL mask 

UeU.^^' Tu piiii|;i sob alloi^kè apjpare fctd tak» 
ciglio li pianto..*. Ih ^iraitè 41 %^^m éXì^mbà idà^ 
ferìnìi il toQrpoKQ>«Ki stmlMidsmi»^ 
a^n^kk «o(ip0iie tuo ooré.t.« H tuo Riardo dot^ 
cèmeiìte pMft .Sii quésto té&ettlté Itàthìièrè/ ^hè^ 
tmùhe H nUiHS di tti<> padM ti rÉttttkehtanò. Bion- 
deggiayano queiM «M^mev O figlia» i^rchè la 
mia spada portava net ofiOr dcf* xiMllk mcMe. Il 
Mrma d'iM té {tk m& qumVe^ ffttò éa -grae- 
rosd cOTe) iì^ itaoca?* dal settO/Mle belle > é Ài 
spiiigevà tni ^-%>M> e S iulttt} AitPiAr^ ùiM. 
Per sost^uore tt trono quafiti dt(A tìèà jc*ectaiiii 
bimba yief qMùm tf^ùié ìèùù ìtniUetsi net ^Mà. 
Vecchiezza or diàseeea tuie forze , e mi contrasta 
aifiaoere di iegnii* gU^etdi, lilii il dattilo addita 
la Francia lie(^ e ìDont^Ua/ Gì^ìii^reèèm ^tièspà 
di discordia che ràpida «corre, e ih largo . àpazio 
si estende. Illusione^ di Kbeit^^fumò e scomparve; 
caduto è il velo che copriva il delitto, e alFen- 
tusia^HO orror sott^tni^ :ftpp«0i rAuAtè^iIsso 
toCcheiÀ le Aujiilìere deUa Fnmo^^ ohe il colosso 
trabalzerà al suolo...» Osserva, o Giulia, ad uno 
ad uno que' preziosi alvedi; gratitudine li invia 
agE ^roi^he paaieggiaiio «ui cai&vm repubbficanì, 
e In mezzo al sangue sorridono all'ombra ékic- 
stosa e gprande die a'tfbsa sulla Senna, e loro ad« 
éà^ di rilevali^ U traoio,,./ Ostlttalo silenzio ti 
siedf aul iabb»pr ^^Ì#* ? Tintwdo; quando la 
gioja è tr(q[>pa, anch' easai chiude alle parole il 
varcò: òr si fiffà mag^oFe^ Lueerate quelle infami 
banctiere; die il fìioi^ ViaccÉteilscà, e le disperda 



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U yenta f^ate in pezzi (juelle ìmmagiai di lij^rtk 
che 0SÒ ergere la froote sepra i troni della terra > 
e'giacUbare i te» G«lfaie , qoe* ateamà d'orribile 
memoria sulle strade più frequentate, cbeilviag- 
gi^liore li c4pf38ti e •. li insultL Gaiieellate que' co^ 
lori che ricordaiK) i quadri del dthtiov ptngeteyi 
i gigM> i scettri» i troni e le corone. Vi campeggi 
nobiltò qoi^ aurort apportatrice di heti giorni. A' 
suoi cenni là forza ra^e<dgai e rannodi i ce|^i 
die stolta libertà ipfraase » e di nuov9 ne avvin- 
coU il popolo. Ala il capo re^pone^ e eoUa de-^ 
atrai a^piughi il c^fUo; la ratnrcd|^ intwno vene- 
randa nube, che occhio profano arresta*; la pre- 
cede il terrore colla &ce accesa; le scorre a de- 
stra fiume di rozzo sangue infedéle; la segua il 
popolo a fronte china e coUa benda sugli occhi. 
A* di lei cenni acendano i fulmini del cielo» e in- 
jQfmiBfUfi e. disfMN*ae ^ vengano le naiioiu che da, 
lei torcono il piede.... — Giulia, dell'aUegr^zà 
che il cor t'inonda, .or dummi ii^^Uibile un se- 
gno, avvicinati all'ara, e d'o4ip etemo alla Re- 
pubblica .... 

SCÉNA IV. 

LÉONJnsk) e detti. 

LEONARDO. 

lUsuonino inni e fumino incensi al cielo. 
•Schiera di ribetH cadde ne' lacci del governo, ed 
ora a Milano à giuntaé Confusa voce li fa scen- 
dere dalle montagne di .Genovn. < ' ' 

GiojAf opere Minori. Fot. V. m 



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i6a x^ cwfsik 

GIUUl. 

Dalle iinonUgne di Genova? 

LEONARDO. 

Qtttl meraviglia! Quel yorlioe .£ dditti in- 
UM1I9 a sé i delinquenti avvolge. 

, 61ULU. 

Oh cielo!... ma... dimmi, «e s^ »Oti 1 nomi? 

LEONAIDO. 

Non tutti aiicora; ma in breve fia tiua giusta 
brama paga, Saj^ frattanto, dhe al loro apparire 
delk pubblica allegrerà creU>e la piena.. In ogni 
angolo.... 

GIULU. 

Lì vedesti tu? 

IiVOHÀJIDO. 

Ad uno ad uno li vidi; i ^{^i He osservai 
e le catene,' e chi di più gravi era carco, m* in- 
viava all'animo più voluttuoso piapére. 

oniLiA. . 

Li conpseesti? 

LEOI^ARDO. 

Di libertà vi conobbi i corifei*... e soiìo a 
te ben noti. Sicuro annuncio ne prevenne l'arri- 
vo; ^indi non oro no, ma di religione mandai, 
un grido, tra la plebe, onde s'addensasse loro in- 
tomo. Feroci sgherri, passi lenti, romor di catene, 
onda di popolo, fì^emiti d'ira, voci di religione, 
arride carceri ^ nemici depressi, e soprattutto cer> 
tezza del loro macello alla caduta di Genova tesr 
sevano alla mente il più soave incanto. Pure 



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TtilCEDlÀ. ^63 

scemava il mio piiSicare.r intrepida lor fronte, ed 
il sorriso in mezzo alle catene. 

EQiiud 
Era dunque tuo desio.... ' 

LEONARDO. 

Che il popolo leggesse sBul loro Volto il delitto. 

ÉMlLtO. 

Pelitto?.... E qual^? 

LEONARDO. 

D'irr^ione.; . 

• , EMIUO. . ♦ 

D'orror mi riempi tu l'alma (gfacchè omai 
non è più possibile il silenzio) allorché col velo 
di, religione feroce brama di Vendétta amanti , e 
firammischiando 3 tuo interesse a quello del cielo 
fai deiruno all'altro scudo. Ai. detenuti taccia 
d'i{TQligÌ0pe .SMtti tu, e speri a tue parole fede? 
Dimmi dimque:. il biondo degU infedeli appare 
or £sHrse in lidia per ergere laida religione? Il 
soldato che viola le yergini su' tuoi aitati j dèlia 
Teligione accresce odofiugca lo splendore? Di 
qpiesti eccelsi fosti tu testimònio / allorché qui cre- 
soeok Ubeiià? Perchè dunque spaiavi allora^ la^ 
menti, mentre or rìngrazj il cielo?...; Libertà ti 
vietò d'impinguarti del sangue de' popoli» quindi 
tu dioevi, religidne è a terra; dispotismo ti pasce 
d'opposta ^eme»^ quindi tu <£ci , rel^iohe risorge. 
Egti fa eco alle tue menzogne,. perchè rìnfc^rza^ 
le cjitene che dal trono scende ; ma di tue men- 
zogne cogliesti tu finora il frutto ? Fumo cogliesti, 
e fumo solo. 



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Ii64 tà avauM 

sano. 
Emilio; pietà stdta ti & obbliare il rispetta 
ai mimstri del cielo domto. A tM ra^oiqni ri^- 
spo&de carcere o morte. - , 

B9IIUQ.. 

""Così si contincoB nienti, 

APPIO. 

Gonvintr o no , hulka che (M^;hjiiQ il cdilo^ 
e trenuiio« Nebbia d'invidia s'attenta invano d'o& 
fbscare deUa comune aH^^ressa i rag|^, e il Te* 
leno...; qualche vdta k fatale « chi lo spai^ 

A|)pip ^à del dover t'acoeikli.*.. ne* detti 
d'EmiUo.M. qualdie rólla di livore bmrówf-ma ve* 
riU traìnce.;.. seiito che al «mio cerw & fonBa.t« 
quasi permasione vi nasce i^ Eiror forae qol ktte 
iievuto m dbeeva che reiigione riffv^rde nel sim« 
gue..M quiiudi ih henia alui^hi 9mAid piMMleva 
desip..,. ma alle ragioni d*En^d...* 

fiitojA. ; • 

T'arrendi dunipie^ e credi che U tìngi» m* 
nuffi^ le opinioni invece d'atterrarle. Di sangue 
ini|Oce|it«^ tinse i sassi del Be^io il pei'fidQ H* 
hp^, ma da qiiel sangue gon&rù nwM nomci 
alla sua divozione. Pretese .Maria fiaccar ro^r^lio 
ai protestanti in Ingbilt^ra, e in ogm an^ìà 
mandò Tira sua a schiantare i sellai ddAa riforma. 
Or dimmi, qual ne fu revmitot La superba Ah 
bione curvò forse il capo aUe o^ogtiose idee di 
Roma? 



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irtàGCDiA^ i65 

V Ben dici» o Giulia, e secreto piacer mi va 
per V ammp al penÉase die da' tMÌ sensi d' anu^ 
nità in questo di palesi^ andie a finfor de^ ri- 
belli palesi*... hai ffaà testimbu) die del tmi dir 
fionuno senaa He* kr6 sguardi io l^go a lue. pa^ 
role assenso. Pi^ yuoi, dunque pietà si si^;ua. 
Addio. 

Amo. 
Airestati; del i^urimento d'o^o alla RèpulH 
Mica, che prmiunciwr dee (Huha, ti to* presente. 

ftSOHARUO. 

In Giulia ttttti i semi d' Emilio tu ravvisi.... 
le opimoni lìbere esaar denno«... non t'ostinar tu 
dunq^A 

Amo. 

Eppur son Setmo; pa<hre a Giulia il voglio. 

UlUtlA. 

^ liaicpa, o padre» die pria riconqK>dga Taitin^ 
da Aera tempesta agitato. Tròppo sensibile non 
sa resistere die idee & sangue da cui è ingomiiro. 
Forse il labbro pronuncierd>be9 maxCco non |^ 
fiirebbe il core. Rei o innocenti che tu voglia i 
dst^sutì non reggo alle loro pràe. 

APMO. 

Jfa r eccedi^ tua curiosa brama d kro ar« 
tivo^ f imqf^ortuna pie^ che per lotH> nutrì, il 
giutamento die ricusi d judre, le Màé ragioni 
con cui &i a r^ulsa vdo, di fiarafi sospetti m'in* 
gombrano la mente.... Ardiresti tu forse.... 



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i66 LA giuua: 

LEOM.I10O. 

Appio, ti guardi il cielo (}al chiedere uno 
apei^iuro; il cielo non sorride ^dbe ai TOti 4* un 
cuor sincerò. Lascia che tiia figlia ^ì sciolga dal- 
ramot*^... che forse a. qualche plebeo l' allaccia...^ 
e poà sarà più figlia, ip ne asstctut) io stesso. Fem* 
in^ debolem a ^ compassione ha dritto. 

LIVIA. 

perchè d' orridi dubbj e di sojspetti falsi pa- 
sci tu Vira d'un padre che già avvampa ? Appio 
del rifiuto della figlia altra .ragioae^ non . rìcercau: 
che pietà femminile. X tem{À avvicina, o Appio, 
e ne sarai convinto. Ojrrw iiivaae la figlia al rac- 
conto àe inali che fredda barbarie intomo ad in^ 
fielid addensa* Qual meraviglia? All' apparir det 
Tarmi firancesi in Italia ella non vide li ostaggi 
in orride csirceri ammucchiati , né sulle porte 
colla scure in mano il .terrore. Le montagne 
dii tjrenòva e del Pi^tnonte non erano come 
al presente cof^iie di mostri che iavocftndo. il 
nóme di Diq, con uiDi colpo di f»i§uale ti steib- 
dj^no a terra e passanti La fij^ non vide a)i^r 
di ^angu^ rosse Fondisd^l Po e del Tieipo^ ci^ie 
ora di repubblicano <{uelle di Partcìn^e . e del 
Dourq« Libertà non gettò li schiavi del trono in 
ro^^i di fuoco $ come or^ superstizione g^tta a 
Napoli i suoi Clamici. Queste sc^ne d'orrpre^ cui 
iu>n era avvezza la figlia, al racconta £ero<^ cU 
L^oóar^^ tutte le si affollarimo alia mente, e I9 



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TKAGBDIA. 167 

mossero terrìbile «ssalto; lascia che pietà si ì*af- 
freddi 9 e quindi a ragione fia aperto il Tarco. 

ÀPPIO. 

Non alla tua, o (iivia, ma alla voce de' sa- 
cerdoti io cedo^ Intanto chiarìrò F oggetto che tra 
fosco è dubbio lume mi si appresenta. Guai, o 
Giulia, sé amor plebeo che di pietà vesti , rettia 
ti rende agli ordini del padre; a te sana ed al 
tuo amante (atale. Tieni, o LiVia, aperto rocchio 
sui passi delia figlia; ch'eUa non^tn^ga più da 
qu^te stanze il piede ; che alcun uomo non le 
si accosti che di carattere ^cerdotale non porti 
il marchio. Io tei comando, parti 



SCENA V. 
Emi no, yippio, Zeqnardo. 

Appia • ; 

Emilio Y delle tue grandi idee che incanita 
sug^rìstce e non Itrore.... Ta a fiir pompa altrove; 
ma' di questa casa perdi la strada. 

BMaio. 

Ferocia d'uomo 5 cui demenza è pàrticolar 
dovere, mi schiuse il labbro ; festa di sangue e di 
Barbarie orror sveglia e disprezzo; di duolo ip'iti- 
nondarono gli affanni che soffroìio dej^ innocenti^ 
ed i màggtoti che loro si minacciano. 



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Aft». 

Innocenti tu chiami dei sudditi ridili? 

smua 
tèggs del ìotù Giaittirao fo ai loro pMsi gmda. 

àPMO. 
Chi k> rendea legittimo? 

Saèro dritto di difeèa, confleaao pc^peJare, 
af^ro¥azioQie d^ maggioa potenze europee» patti 
^rati dai nemici » la loro steasa condotta. Trac- 
cianda ima linea di coi^oe, epsi ctisaiero; &n qm 
noi; al di ìk le kabaiie repiddiilicbe. Di ribelle tu 
dai taccia a chi d'esser noBU> e cittadino mostrò 
desio, del merito personale sì fece appoggio ai 
dritti^ di franca Tirtà ccAiservò il germe ih secolo 
corrotto; o sprezzò l^;gi che di leggt non arevan 
qui forza» Tirannia spesso finge delitti di rìbel'* 
Uone per cacciar da aè lungi talenti che ammira 
ed odia, virti^ che d*ahprrita luce le lanciano 
qprazù, o p^ solo fisMce desio discunare ipo-* 
poli, e berne il sangue. Dall'uno ti sia prova Tes- 
sere qui 4* ogni scienza e yirtà estinto il lume; 
deir altro ti convincoim le donne, i vecchi , i fan* 
eiuUi in orride carceri diiusi quai ribelli, mentre 
ami è gpemm coprono Italia tutta. 

ànwt 

Piif del bìsof^ palpasti; m* hai convinto più 
c^ n^m xredi j ^oi fran^ e eiddi detti a Snw 
de' ribelli mofomm il ccHre; Cedrai che pietà non 
è a nÉMPfltehia strania. 



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i69 



Tuo ùréme fpà mi tomloade^ 

APPIO. 

£ mio ofdikie te ne àlkMatamu 





SCENA Vi 


\ 


Appio, LÉONJitDO. 


nduti? 


UKosàKoa 


IldiL 


Anta. 



LBCOUHDO. ^ 

I mì^ Mqpetti s'avverano? 

Awia 
Pur tioppo4 ma sci mi fruttan rabbia. 

LBOÌIÀHDa 

Più religioso, meno padre ti firattoranno 
piacere. ^ 



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fjPO LA:^na'' 



ATTO TERZO. 

SCENA PRIMA, 
Lirij / GrvLij. 



LIVIA. 

Passione t'accì^ea; da guasta fantasia éscon 
gli spettri» alla cui vista foggi inorri(£ta» Perchè 
mai timor ti dice che'- tutti i mali scoppiali sul 
capo al 4uo Leandro? i 

• /GIULIA. : 

Perchè r ama 

llWAi 

JDiiiique sei ferma in credei^ die Leandro 
si trovi tra i detenuti piooo & condotti a Milano? 

- ■ .GiiTi.iA.^ ■" • -' ^ 

Molte e pur. troppo forti ragioni mei p^^uà* 
dono, n tempo di sua partenza da Genova, l'ar- 
resto di repubblicani in que' contorni » il suo co- 
raggio, la sua tenerezza figliale ^ il mio ^more, e 
mille altri -indistinti .aQetti mi susurrano al cor la 
stessa voce* Madre, Leonardo air annunciar T ar- 
rivo dei detenuti, non mostrava in vohó allegrezza 
attinta nell'odio? Tu sai che Leandro era di lui 
nemica Non con^^a il di lui guardo su di me 
furtivo e torvo? Si sa che Leandro è nuo amante. 



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Ncm accennò al padre m fonda del mio core dxnor 
plebeo? E Leandro pldiéo si vanta. Dopo mi dìaae 
|MHt)ìe di.dolceacsa» e m'inalzava alla spem^i poi 
mi. ad^itayai i fulmini del jovèmo per awolgenaS 
in pia pnkfondo terrore. Éi. Leandro voleva no«> 
teOt òv mi gtoodava fiso, ed cura estama^i^ pielàf 
p«p s^ .aventure» cv voleva olie '^ eonsìgKassi'it 
ritorno, poi sorridea malignamente conM uosiio 
cui f altrui duolo è gio|a. 

LIVIA. 

Che L tym sospetti al vqro o al felso si ap 
poggino^ dimmi in somma in die ti posd'io ad^ 
dolcire la penat 

GIULIA. 

Lécmardo mi promise di tornar qui a mo- 
menti ;.standaglta tu dunque il di lui animo come 
egli scandagliò il mio. Guida il discorso al punto 
che su di Leandro cada; nota le parole , il silenr* 
sib, il vòlto* Nel suo denso simulare addentra il 
guardo, ^ .nel più cupo del cor TinterhìEti for«b 
sorprenderai il suo pei^sier iiascoso. Eccolo, ei 
giunge; seco ti lascia 

SCENA IL 

Livia ^ Leonardo: 

LIVIA. 

lie.yoci varie, per cui de' nuovi ^ prigìonitri 
variava nel .]n]U>lico la isorte, forse ora. ridotte à 
siknaioy permetteranno/ che solo s'oda il #h>/ 



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172 LA QiOUX^ 

LÌOHARBO. 

:AiUa &nno aneoia loitta fra^ loro; giaMhè 
eondaima i detenuti m lavoii pobblici ; ^Mn^ pèà 
seiòcca fi ridene per podn anni in mtntenì ba 
fM& sag^tt fi CMck a morte* Di oMMe «ligmio d 
loro or^xAio ^ auona: ad aitatocela ri(Mrtilnel 
i iH' 9$m ddk rdigione. 

LIVIA.- \ .; • 

Veramente non è qoesto che desio a;ip<re. 
Vorrei ^. Ha dhnmi, questi mkìyì «]£tt tono poi 
itóltir 

LEONARDO» 

Pochi; a duecento non giungono. 

Lrruu 
Sei tu^èuro che dai oontorni èk Qmfffft fir 
toagga fl Govmtio ? 

LEOKAI^DO. 

Bffihbio SO dò non cade. Alenai traeyana 
vita ne' bosdn a guisa delle &en^ akki reftavuiqi 
ne* viaggi sotto mentite spoglie; altri s'af^^mvanor 
di borgo in borgo per deludere avidità di^gpasdo« 
Povertà, che spesso fantasia corre^^ey condoceva 
quelli alle patrie mura, questi consiglio de' parenti, 
eoi polizia faceva ad arte larghe pnHne^se. Paci- 
fiche parole si diedero a mQkì id giorno , poi tra 

. le tenebre della notte furono in carc^ chiusi. 
Patènti ampissime guidarono impassi d'alcuni^ dove 
ite precorso orcBne d^atresto ; finta proteiiMme di 

' milb;ad trasse iidtri nella rete; finalmente dertiesaa 
di s^lci mé^ spjecUti a Genova «ofie insegne.ilel 



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patriottismo decise il restante. Molti furono sco« 
perii dai sacH ministri ddla chiesa^ m, cai tace 
if^^nesse a4 offoii altro aflfetto terremo. Né tutti 
Mn yerameate rei, ma li semj^rano; Taij anc^ 
fmrono jnresi in abbaglio , e d'albi è certo chié 
nessun legame li unisce al partito ora depresso. 
Ma opi<i|09e d'infallibilità a|[li àl^ del Gc^emo 
è ÌNisìi,qrà[idi tutti rimarranno in carcere. 

wvu. 
Ma i^al A oi^ribile delitto di libertà. li pilra^ 
e lor minaccia morte? 

X^ONAÙOi 

Tn^po lungo ssria.il deliùearli tutti. Saper 
ti ba^ti che alle idee degli avi y^oUtmùo Ì9 spalle 
per seguir di filosofia il falso sàggio; deUe minate 
si ma sante pratiche della diiesa scornava sul lora 
labbra sprezzo; di natpi^ ascoltarono il grido, 
i^entre ecdesiestiè» legge in attòi miattocioso in- 
timava loro astmeom; sui minislii ed eaa)o m^ 
nahsarono la nazione; cos'è la nazione inAanzi al 
ciela? Sui betii del clero avanzarono la mano prò- 
fiina, delitti orrendo ohe sol puosii cancellar col 
saogue^ Sulle rovini della ndbiltà traspero a do* 
minar la pliribe v9e} questi le àKM^ii suoi dritti^ 
che da secoli stavano sotto il tr<mo ascosi; quelli 
de' fraadbk'gaemerl coirne di lode il valore; altri 
di ^ertà ti aoctoti feee rimonare sm pubblici 
teatriì ftUri ne umh il|[rido in ìommfi ajOe^ mtziooi 
Ma il loro fine ft giunto; euUè loio ossa Valzerà 
il sacro' tribuna)^ che manda intorno morte a ve? 
gliar sw congni ddBa fede. 



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174 ^ «vttà 

• . ; »" . Lr?ui. 

i : Se t;ant'ota« «'emende il tao, Mf^rte» fora«F 
s^'i^ «noora Tea, il carattere , le ttoende di 
qdestì iofeUfiì* < 

. UÒKAIDO. 

Sulia ma^or jparte lAondegi^ e née gio- 
ventù. In tutti 8i ò avQlto il tènie di qualche ta* 
lento; il carattere di ciascuno è una sensibilità 
fiera , die iìmbfllsa> ìoìUa vista d' arbitrano gk>go ^.. 

xnru. 

Ne saprai (ors^ anche i nomi. 

, Soào sqiitÓ.M. credalo .^/ in quésto foglio. Àhf 
no; m'ingaiino. Ma qual àéAo si ca)do ti puilge 
di ài^re«M. 

- • uva. * ' . ' ' ' 
Curioailà tnt pmige/tenca'eBza fetnmimle, 00^^ 
paifsioae^ che o'^^indiina 'a ^V(»re dc^ oppressi. 
ùòórAapo. 
...• £ ^nessun vincolo d'ainicìsda? 

LnriA. 
Fwse ••.. cM * sa^ potrebbe àfeieh' essére ; giac* 
<^è tra i detenuti tu cónti degl' innocenti.] 

LEOkAIiDO. ' 

Se ptmt e candida anucizia ti move a jÀetà 
per chi .M del Crovemó provocò il rigore... liii reco 
a dav^:^ dVaf^^Migarti' Dimmi dunque per chi tremi 
to > e , sopra "chi cadono i tuoi sospetti ? 

LIVIA. : 

Yeratuente non sono sospetti; ma vaneggia- 
menti piuttosto d*un cuore che ama troppo, e 



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Qoogle 



che i^egttosO'hél praat^sl jej^ ìipcttyi^ltà pé:hU 
aogho deH' attrai utmGWao per^ itiUraggooil. ' 

LEONJlADO. ( ' ' 

Duiicjue ti accese in teucre tua face d'iÉnoré, 
e amore ver^ò qiuddie*.; i^eUe...?t r 

WVIA. ' 

T'itigaiiiBi'^spo» io^e Inadre...^ < 

Beo dici ; la BOla tua Virtà oeittirieiite.;; nofi 
repdbblicaiia'... éscUide ogiii sòs^t^: Itfa chi éàn^ 
^petJ^eBia, e iq aomé di c^tìd^ parti W?u Pév 
^H»aito agozzi il gpaitlo, non ^gióago a^diddertiert 
il tbo penderò tt*av le tebtbre va xb» f avvòlgi. 
Tu noi parli sk noqie attrai ; a< &Y6r ^Àk^'rìBéUé 
mi parii; pietà Itanto più vìva^ùkoii^ ituoi detti 
qaanto più ramanti; anclie d'amore i delirj al 
tno dir si franra}iséIìiimo... K<^ s^de^ni'dpjpiglio 
«1 vero .M ;Ma il tuo affetto maAimb^ iHndkkankme 
della %lia^ gaasi mi p^r^àdoiio • dttò^ >€lìiiUa ' paiià 
in te^ e che Leandro accenna; 

. ' ■ ^ ; • . . '■ : LIVIA. - 5 '1 iiv J'"' ^' ^ 

Forse i tucà^ «Aspetti non cadofio ^tà^MBo, ' 

UOITARDO. 

Ma che teme Giulia per Leandro? 

; liVIA. 

La fama di sue TÌrtù. 

Se l«a fig^à .;. amile o <i&stmle dldlaimàdre ... 
Tancia... per le virtù ^d'im*ii^id)bUcaoa... Ma 
pria ch'io ti tolga da^ occhi il velo, dimmi, neU 
l'ukimailettera-che Leandro fo diresse, che le 



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176 lA oiàià 

dk^fvt ddl'anai nuttiditf Ila qual Inoga k leriiMT 

Qual spaine nàìtibÀ'm YmnMitn» di na alloo^ 

Unansa? 

uni* 
Lettore, nùtiti^^ aperamstT- 

lATano t'ÌB&ùfgi tomtoa» e&Yano di me ao- 
apettL Io non ooaffaumo a»»re, ccHiobbi anchVìo 
foa fmm immanaé, Ahronda leplirp Iieatuiio 4al 
natante de' ro^piibUicaQi; tn^ die jdT ombra t^ 
a&ggii talvolta V afarldi dd potilo ora dief^easo, 
in petto -aaoEto non ai c^rtiagne xiconoseoiÉa ««. 
Per altro m'era akroncte noto il oarh^gia di Gin^ 
lia con Leandro..* qualche domesticò w taa imi 
idMcaTa il fmèmm di .aat>eilo dai tuo ^labbro» 
■ • iitu. - 

Se4i &TOia di* Lean^ tifarla qualdie af- 
firttftt t3t$mtm d'noa frtale immt)ezsa, e diami ae 
tal i wovi ^teni^ ci gema» e lo i^pogpa. 

Lo saprai firn iKreye. Ya a coiKK>lare la figlia, 
e dUte die f^ponsolbimiaMB» fede sacerdotale. 

SGENA HI. 

UORAiaBO* 

▲ade ancwa d*iii&me amore GiaBa per Leaà* 
dro; col j^ù fiero nenubo di monarchia diteggia. 
La sorpresa» le scuse, il ùleiaio/le dimande di 
ana madre ne lamio cérbeaaa.... Follia d'amante 



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conserverà le lettere Dopo i delirj deU' amore 

verranno speranze, progetti, vicende, timori.... 
Quali^he senso ambiguo ad arte svelerà di Lean- 
dro li amici , qualche motto spargerà un po' di 
luce sulle tenebrose lor vie.... forse fiatio in un 
istante palesi tutti que' cor corrotti, in cui di li- 
bertà speme verdeggia. Finché non n è schiantato 
il sem^^ finché non sono recise tutte le teste al- 
ridra d'irreligicfTO, io non riposo. Tutte le opi- 
nioni devono {legarsi alla mia, ohe è Tiafloa vera. 
Avvi anoiMra osjtinata é calda resistensK?.^ All'^onvo 
dei rihilH non vidi io su qualche ciglioni piaitlo ? 
La Boja^atteggiafla (Pai volti nel tempicr, Tecoesdva 
allegrezea cui dansi in braccio, éscendb, nén sono 
chiare prove die a molti simulazione é guìcb? 
Emilio non potè pà comprimerla in petto, e qui 
voii^tò veléna t>a Leandro ei lo succliiò, nemìico 
tanto più potente quanto clie le idee religiose di 
ridìcolo asperge. Giulia e livia sol tiene in vita 
sp^e di rivedere la liberty risorta. Appio sta qui 
pel buon partito , ed Appio solo, ma in lui pa- 
terno ajnbore a divozione prevale,... Pubblico in- 
teresse vuole che questo carteggio al Governo si 
sveli. Dal trono allontano periglj, e quindi dal 
clero. . 



GiojA. Opere Minori f^oL F* i^t 



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178 ti tStlVLlk 

SCENA ÌV. ^ 
Livijì^ Giuli J. 

. , . . GIULIA. % 

,, Assicurati 9. o madre, Leonardo 4 prende 
scherno di noi , né le sue asserzioni possono es^ 
sere a' nosUi ^udisj norma. Straniera' è al suo 
ciiore^ henchè spesso sul labbro gU suoni I9 voce 
d'amicizia; anzi più d'à-a feroce in petto bo&, 
più & d*iamicizia pompa.. Il tempo gU i^ddoppia 
in petto 1^ odio, invece di scemarlo» Di Leandro 
egli è capital nemico; tó tutti i fulmini del cielo 
lo iodurrebbero a fàr^ee>«ppòggio. Ei ricusò d'ap- 
pagare tua dimanda, p«!$uaso ^e indubbio è più 
dpUa certezza, fatale. 

■. ■ scena' V. ■ 

Lmvia s Giuuj^s Hjdiiio. 

^ Einuò. 

Pria che altrove volga i passi.... 

^ GIULÙ. 

Oh cielo ! .... tonfa sull'orme tue , Emilio. 
Severo ordine del padre.... 

EMIUO. 

Lo SO ; ma tuo padre qai il mio arrivo ignora. 
I tqoi servi m'apriron di nascosto a te T ingresso. 



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TftÀGEDfiU 179 

GIULIA. 

Itiopporiuna è la tua confidenza. I servi ai 
cenni del Governo e del padre corrono solo del 
tradimento la via. Sappi ch'or di finta pietà meco 
prendono il linguaggio, per trarmi di bocca la- 
mento; or ddi passato tessono elogio, per ani- 
inarnii a lode, e Tuno e Taltra, tu il sài, quivi 
è delitto. Se ti preme il mio riposo, parti. ^ 

£RI1LI0, 

Partir pria di vederti m'era ìmpos^ibil cosa; 
m^avria seguito il timore d'essere tra falsi amici 
scritto. Qui mi condusse anco desio di dirti, che 
se tuo padre la 'mia amistà t'appone a colpa, tu 
fa d' indiflferenza schermo. Bollor di gioventù, co- 
raggio non straniero agti infelici , risentimento 
troppo lungamente represso, focosa amicizia che 
non s'imbianca al guardo torvo de' tiranni , pia^ 
cer profondo benché vano d'affogar nel rossore 
iJoro vili segiia,ci, mi spinsero ad affrontar d'Ap- 
pio e di Leonardo l' ira; Addio .... Obbliavo di dirti 
che di Leandro la madre scése al sepolcro. 

GIUUA. 

Lei felice! che di tirannia più non udrà il 
mugito. Ma Leandro...; Oh! cielo, ei^ veniva per 
abbracciai* la madre, e qui non v'ha bhe fredda 
cenere insensibile ai bàci e alte lagrime. 



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i8o lA onniÀ 

SCENA VI. 

Deifi^ JttvjmOj Sgsmrrì. 

, Vegliate sn tutti gli aditi 4i qttesta staitt»^ 
nessuno ardisca 4i qua tQnjeiìe it pietfe. 

SCPfA VH. 

Infanti sgherri, in ^li^ maf^tt? part^ di 
qua suir Ì3.t9pte , q vi s^er^ la tqata dal busto.: 

Rispetta ti e^ocu^torì daUji P(^9^. Imperhdt. 

l^'armi che mi mi#e in mano il fiurore aUa 
vista di qu^ti assassini, mi cadono a terra al nome 
dqlla PoUsia. 

% nota t9ia probità j mji lutti non aòn qui 
probi — Sotto cenere cftVa fui il^^Weo di Khii*- 
tà^.. , ma qualcuno saprà estinguerlo.... ^^ Quai 
libri soni questi? Elvezio, Rousseau, d'Alembert.... 
Empi scrittori , farete vói prova dei delitti di chi 
vi legge .... — Nastri Cisalpini, iinmagini di libertà. 



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rÀAGtmiÀ. l8l 

stemmi repubblicani? Che cercasi di più per un 
ribelle?...., — Traccia di sàn^. religione qui lion 
ravviso, ? ' 

; GIULIA. 

Né ifKmisia, né superstis^he irvéhaaronò mai 
entro mie stanstò il piede .^ ho spettacolo immenso 
dalfe natura ibi riempie d'afiimirazione. I móndi 
ehe ì« alto s'uggirluio sul mio capo con leggi eter- 
i^e, m'imprimono Videa deH* ordine. Le spiche clie 
biotidtiggiteno i^ul suoloVi frutti che pendono din 
gli abéti, mi di^tio; Ist natura è benefica, sialo 
tn ptire« Da qitesti sentimentÌ*'sorjge mia i^li^orie. 
Io so che il i^poló d'altre idee si pasce.^ Egli va 
lambendo il fango- che Scorre dal litnacioso Tebro. 
ÌBi piega il ginocchio pria di guardar l'idolo in 
faccia; il suo rispetto tutto s'addènsa( i^b^ra og« 
getti vani alla società, quindi ^llè tirtòf sociali è 
indifferente... Di reli^one parli tu, ed io di mo- 
rale ti parlo; ^coo te itìnmàgihì di cui yai tu in 
traccia. Questi è Socrate. La tazza che intrepido 
accosta al labbro è piena di veleno; la riempi fe- 
roce ipocrisia, dal cui volto fece ei cadere la ma- 
schera"; ravvisa qui le virtù sacerdotali, l'interesse 
e la vendetta. Questi è Regolo òlie toma a Car- 
tagine, fedele al suo giuramento. I sacerdoti gli 
si fecero avanti per dirgli che alcun vincolo non 
ci lega ai nemici; docile aHa voce dell' òiiore ei 
non degnò d'un guaito i satcerdoti, benché sten- 
tata e lunga ìnorte Io attendesse a Cartagine. Ec- 
coti Aristide, che incorrótta virtù trae iA esilio: 
impatra a rispettar ehi fugge una terra ingrata, ed 
un governo tirounico;^ \ : * 



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l82 lA GlUtU 

ATTUARO. . 

Tua imbelle rabbia esala pure ; forse fra poco 
s'addolciraimo tuoi detti, e U insulti si cangie- 
ranno in preghiere... — Eeco finalfiaiente le let- 
tere; sta qui inchiuso il delitto. Questa decurta 
rattempra ogni mio rancore... — ? Anche degVkuu 
patriottici? Ah! questi tessevano inganno alla no^ 
dèlia... cittadina^. Fatalità de' tempi li fa. cadere 
di moda, ed altri... menò sublimi certamente... 
rìsuonano pe' teatri e per le piasse ». . Pm^ ti^ hn 
fiango. che, obbediente al padre ^ ti saranno a ca- 
ratteri di fuoco scolpiti nella m^nte, o Giulia, e 
il tuo bel labbro s'addestrerà... 

GI^LU. 

S§ aspiri alla ttiia gratitudine, mi libera dal-r 
l'orrore di vederti. 

ATTeAao. 

Il tuo voler secondo, ma ^^sgua i miei passi 
Emilia j , . 

EMILIO. 

Hai tu ordine?... 

ATTÙARO. 

Nessuno; ma pe' rep^b|)lÌQani è necessario 
forse? . . 

E qual ddilto m'apponi tu? 

ATTUARO. , ./, 

I pubblici afiari tu metti al viiglio, e dimsuQLdi 
il tra Relitto? Movi' dubbio su nostri trofei, hb 
non sei tu ribelle? Spargi di tolleranza il grìdoi 
e non s'annida in te empij&tà?... Andiamo, 



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^mkQXùu. i83 



GIULIA. 

Emilio, avanti agU schiavi del tròno licevi 
in queste bracm di non finta amistà amplesso. 
L' òdio de' tìrdnni di^ tua virtù m' è pegno. 

SHOLIO, 

Inopportuna parli... Che sei d'Appio obhe^ 
diente figlia tutti qiài sanno...; che monarchia qui 
impera tu ti rammenti «.. Quai sensi tu nutra in 
core... nel guardo... io leggo... Femminil pietà tua 
ira accende, e pietà solo... Amici io qui non ebbi 
mai. Nelle sventure T unico amico il mio corag- 
gio fia. 

GIULIA. 

Dunque... 

EMILIO. 

Or su, si vada. 

GIULIA. 

Oht cielo. 

SCENA Vili. 

GgfjuAj Livia ^ Appio. 

APPIO; 

L'onta che per te soffro, o Giulia, mi strazia 

a ^ani ^ brani il core. Sorpresa , orror, disprezzo, 

raU^a, e rabbia ancora alla tua vista io sento. 

Ribelle al trono, disubbidiente al padre... perfida 



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]94 Li oirtiii 

figlia , trema. Infame libertà non tiene in mia ma« 
gione scettro; dnor benri Vel tiene, e al tuo capo 
altero fifiecheìrk V orgogHo. D' ogni paterno amore 
bai dar »e svelto il Mme; né t'odio io già, che 
all'odio toglie lo spree^o fonia. Or di finta pietà 
fa a' tuoi delitti velo; nega che ad Appio figlia 
mitri plebeo core, e in petta ti aoerra d'ogni 
empio error veleno. Eh! rabbia ... Tvlr è forza pre« 
venire il colpo.... seppure è tempo. 



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ATTO QUARTO. 

SCENA PRIMA- 

uyik. '" -:: 

Le idee di Giulia de' acorsi tempi son figlie 
non deirindolenza che im rimproveri. 

AI^IO. 

£ il Uò sguardo severo non sapeva reprn 
mere n^a figlia le idee che in lei svolgevano i 
tèmpi? 

. r LIVIA. 

Siciiresza , interesse , albrtii esempio erano in- 
ciampo. I detti, gli atti, la condotta repubblicana 
potevano sole &r schermo ai sospetti che risve-* 
gliava la tua emigrazione. SulKopposta via mi fingi; 
allora addensarsi intomo di me le spie, sparire 
li averi al tocco d^'ineessenti imposte, aggrottarsi 
quo' volti cfae^ mi sorrideano sereni , era mi sol 
punto. 

APPIO. 

Non vestirono qui i^ tri il colore seasa invol- 
gersi nel £Emgo della RepuU)liea? Non scorreva 
miele dal loro labbro, menare bolliva nell' animo 
3 dispetto ed il veleno? Spie, leggi > decreti fu« 
Fon lor forse a salvar li stemmi gentilizj ritegno? 



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i86 tA Gim^iA 

E questi non son ora ali a salir sublime , come 

i bassi sensi di Giulia a infamia piombo? 

Simulazione è Mraniera a tua %lia. 

Dì, prudenza piuttosto, ed « aHa madre » 
aggiungi, 

uva* 

Il lingus^o di libata* s'miiva in Giulia a 
qiaello delF amore. Tra la foHa che admanvasi in 
tua ma^Mie, e eoATeniva aprirla a chiunffue^ pri- 
ipeegiava Leandro, giovine d'etìi, maturo di sen«> 
no, ricco di talenti, di iSerttezzeleg^tftdre, stimato 
nel suo p^irtìto, e sia*peen»8Ì30 di dirld, virtuoso. 
Giulia è: sensibile; ella è tua figlia; facilmente 
s'accese di Leandro, e f«i corrisposta. Tanto più 
perspicace quanto più modera, afferri^^ le idee di 
Leandro al primo lampo. L'amante sorrìdeva agli 
sforzi della figlia, e con destre lodi sostebute dal- 
l' amòre k spingeva a volo in una cairiera sparsa 
di roso. — Cercai d'estìnjguere le prime scintille 
A^' amore , e non feci ohe accrescerle. \ 

unto. ^ • '■ ^- 

Dovevi présen^de rabofibta ia Volto e » 
atto 'minaccioso Timmagii^ del padre, raggirare 
il suo animo tra li orrori di libertà, sui beni di 
dà- è folate sparger dell'ombre; del too&Q €bn en- 
tU9Ìas9M, dèUà schi4i9ità co& prudenza parlare; 
dirle che della ragre^a^ e del sentimento: ÌL foisco^ 
kme a pi'^cipiv^ guida ; ora ... 



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71UMDU. 187 

tIVIà; 
Per appoggiare i pregmdizj dell' oi^oglio do- 
vevo io volgere le spalle al vero? 

ÀPPIO. 

Tu par dei dritti del vero parli, come la 
fig^a ? U tuo dire i sospetti dì Leonardo coafemMi; 
Ai sensi di libertà te pure apmti Tammo. Quindi 
ai detiA^ dialk figlia facevi buon ^iso.. Msk ciò che 
Bon pofè voce kubeUe 4» donna 1<^ «uiò io padre. 
Bloatr^ò alk %Ua t'abifso , cui quedlfi |debeo. 
amor 1# tn^e; dir^».. - ^ 

. ■ ,. . 'Uiifu» ■-• ' . 

La figlia, ama pasakHiatdnìente5 e v^^ dbe 
ragioni? 

4»riQ* 
Un mio comando <]ai condui^ la figlia; la-, 
fliciapiisecp solo.^ 

SCENA IL 

Cupe, £^roee rabbia in petto stfunuù; poir. 
cMiprìmerla conviene**, per qualche tjempo al* 
in^no. Urtar di. fronte le idee^ di Giulia/, presterìa 
loro più forza... Ad ogni riguardo ella perse dritto^ 
accogliendo Ubertìi nel aeno; ma se padrcv severo 
le pario^) aarìi Tira mia a «uà passione alimenta. 
Il Governo vuole che Giulia al passatj^^ faccia 
npunenda, e ogni senso di libertà svesta ,e ritratti; 
pur aU' ordine del Go vano di ^re:i^ avvamperà» 
e di raU:>ia^ se pria di prepararle V animo, le svelo* 



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iS8 M *Giirti9k 

. ■ ■'■ SCENA III 
J p FIO ^"^ Giuli jé. 



Inolb^i a 6iCltt« ^^ 9eilb)^'ttK)i bfesA) olirai* 
nri voglk mki mtkgtààtf ^mMe> |^ èbe don 

mmèì tidrai e d* amoroso padre... Mehlr' i<y tu'ttfaf^ 
tiàx a salk le cime delFonwé, tu MirinfìniaSa 
gmndcggi^, e ti fai a* i^^ Spassi fatale inciampo. 
La nera nttbe del sos^éHo •ebe^èUì t4K> ca]f)ó pog- 
gia, li stessi tuoi genitori adombra. Sorpresa /^^ 
lenzio, pa^ar basso, improvvisa partenza, fredde. 
n^oist#, p^ó teiste d'abitudine, scuse non chieste 
succedono alla gioja che m' accoglieva bra miei 
amiei, chiaro indipo ^h^ ![ o^io contro la figlia 
cancella la stima pel genitore. È forza spogliarsi, 
o Giulia, de* sensi che'^fi' questi mali son fonie, 
e édì wa^ori che minacciano. Bésìo ^ i^ertà 
che ti,érescéa in core, deti estirpar da radice, 
quindi tìroncare il nodo ìSf àttìùtè' cfce * til plebétì 
tì.^rfnge. /■./);•.' 

^■ % ,./-'^. .. 'Giutui'"' ' ^' ' ■-":"- • ' • • 
Sé conosci la tenerèz^ che pef te itóW>, b 
padre, feotìcepirài raflahho' che mf éagidftfà^^ tuo 
rimpit)vei'ò. Ma l'affanno tóiiggl^ é 3* ingrossa al 
fènsàrf'è clié'Fobbe(firti m^è i^possibil cosa. 



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Non dir 00^^ o %Ha« Il passa che! ad altri 
(vk lieve, aon fia 9 te impMsibile. MolU» tu 3 ^ai» 
in atto tanto più sommesso intorno al trono .or 
stanno, quanto pia d^l trono A dissero nemici. 
No|>ite disdegQO^ful loro volto aoceadeai; al solo 
nome di patria; a legge no, ina a voler sovrano 
inq^nsi porgono e votié Qu^^ d'aver crollato lo 
basi di libertà si pregia; quelli i suoi stessi amici 
trae ai giudici avanti, in prova d'aise#irib*atto dal- 
l' eagrore il piede» e chi di consc^nìte c«fH^e n^. 
può spiente la taccia» non invasio rifonde nelki 
forza cplpe. 

> S' avvolga ohi vu^e nell'infamia , c^e l'altrui 
vUtà Qon fia gìaiomai a miei passi g^idà. 

tóPIQ. 

, L'in&mla, q figlia» sforna» ^ «^anmefkta, quunda 
è comune. ;; 

NeU'opìaione del volgo si, nfif tutta s' ad- 
densa» e.p^t sopia aniwo forte.^ 

Dunque vofiai che j^ieniitto sdegnose le ini<- 
magini deg^i avi» e mestile vifi^a accresce a ne* 
hiltà «plendcHce.. : ^ 

Perdona» o padre». ma>altro splendore io non 
oonosoa che quelj^it d^ vrrt& e del vero; àl^olp 
pregio personale aU>rnQÌa ineen^ l^e idee de 
nobili figlie dell'orgoglio... 



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190 U QUfUk 

m 

«' EU>f]i le sìeno; ma il pq>olo a queste idee 
ora fa eco y e V odia* pdbbUcp i partigiaiii di Kbertò 
kisegue; i. ' , . 

€ltLtA. 

E ignori 9 o padre » che (piesto popcSo piega 
il ginocchio agli ^oli che areva atterrati? Te- 
merò io Ù rimprovero di chi avvilisce sue lodi? 
' apAo. . 

lìiesperiensa ti chiude T orecchio, e sugli oc- 
dii ti pone un velo^ acciò non distìngua né teo^, 
ne luoglii, né vicende. Tu non vedi che le idee 
religiose nate in Roma ,^ e da Roma sparse nel 
mondo «danno stretto abbraccio alle idee monar- 
chidie, e loi^ fanno appoco. Quindi le prime 
avvivate Dra dal* grida ài morte d'un pontéfice 
prigioniero, nelle ahre infondono forza e calore. 
La pietà avuìva Todio contro i nemioi del trono, 
e d'infame macchia li copre. 

oniLU. 

Questa pietà tanto più clamorosa quanto meno 
costa, svanirà presto, mei credi; ma svanisca eHa 
o no, io non intendo come tu colla pubblica opi- 
nione m' incalzi ? Tu vuoi che accarezzi e accolga 
in seno le idee monarchiche, perchè loro sorride 
l'opinione; perché dunque d'aver accolto le idee 
repubblicane al grido d'essa mi fai delitto? 

kwio. 

Perchè dal vero van lungi, dal ivero, di 
cui ^ si gelosa amante ... Per sciorti la mente 



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TRÀGEDJàV 191 

daU* error che Finvischia , su queste idee di sofTer- 
marmi non sdegno. N^Ue monarchie dai cènni 
d'un solo, nelle repubbliche dai <)ennidi molti il 
oemun moto procede. L'onore o l'infamia che Io 
segue, sopra d'un solo riunita sì conserva, sopra 
molti divisa s'annienta. Ora se alla virtù togli le 
basi dell' onore e dell'infamia come starà ella in 
piedi? 

OIllilA. 

Dall'alto tu guardi, o padre, i Governi; scendi 
al basso, e ravvolta nel fango de' sensi più Vili 
vedrai l'anima, de' monarchi, quindi al pungolo 
deU'onor^ insensibile, al grido dell' infamia sórda. 
Come vuoi tu che un re salga l'erta dell'onore, 
se aVsuoi cenni volano tulti i piaceri che onor 
comparte ? Che terror lo invada alla vista dell' in- 
famia, mentre il stiO potete inmienso gli fa con- 
tado i danniceli" infamia scudo? Nelle repubbU<Jie 
9mor di patria^ p se vuoi privato interesse al pub- 
blico frammisto sprona i cittadini à superare i loro 
eguali, quindi il genio si svolge, e la virtù s'af^or^. 

APPIO. 

T'inganni: nelle repubbliche le cariche essen- 
zialm0ùte variabili sciolgono desìo di fortuna ra- 
pida , quindi corruzione s' allarga. La fermezza 
della monarchia comunica al desìo opposto mo- 
vimento, quindi alla virtù restai libero il passo. 

GltJ|4A. 

. Gli agenti t^angiano nelle repubblidie? Sóli 
forse eterni nelle monarchie ^Là il cittadino scende 
dal posto alla voce della legge che grida a tempo 



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192 LA GlUUà 

regolare : qiii scende ai cenni d'un ré che sdegna 
ogni freno .^ Stolta, persuasione in me non entra ^ 
che sair albero di libertà, non mai s'innesti il 
vizio 9 e che domini infami non s'alzino talvolta 
sui rami più elevati, ina lo stesio penodico mo* 
vimento ii caccia a terra , in mezzo al popolo 
cbe li insulta: all'opposto il re siede sul trono 
immobilmente, e solo un'onda di popolare som* 
mossa può precipitàtio. Nelle repubbKcìie almeno 
To^bra deUa legge traccia i dritti e i doveri: nella 
monarchia campeggia sfrenatamente l'arbitrio. Volgi 
il guardo intomo, e raccorrai da c^i oggetto 
prova. La folgore della tirannia strìscia sut capo 
ai cittadini; ehi avvi qui che d'esserne incenerito 
noi! tremi? Chi ti guarda il tergo dalla calannia, 
mentre la legge non torce il pugnale contro ì ca* 
lunniatori? Tu vanti molti anni (ti virtiì?* tutte 
sfumano alla Caccia dì rìbelle. Di copiosi' meriti 
sei carico? una morfia supen^iosa inalba sopra 
di te chi ne manca. Passeggi ? U sCanitio al fianco 
le spie. T'asisidi in crocchio d'amici? tiv trand 
una congiura. Se parli, ad audacia, se taci a cupa, 
perfidia suasori ve. Ricchézze, vita, libéflà, onore 
ai voler de' peti soggiace , e di tutto è spoglio 
chi loro fraudi svela. Di religione qui vantasi il 
potere, é sfrenata voluttà a ì-ehgione s'innesta, 
uè là torbida corrente de' delitti che passa avanti 
ai tribunali^ vi^ manco. 

APPIO. 

Il mio paziente silenzio lascia libero sfogo 
alla tua rabbia.* Fórse ora vedrai che il geóio di 
libertà, Taraor per un plebeo... 



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Nobile a plebea, ^ che Leandro è virtuoso » 
e bafita; fede <gli giurai . 

£ oierita vm repubblicapo che gli si serbi fede? 

GìVhik. 

NoD t* avvilire» o padre, con mussime ohe U 
portano Isngi dalle vìe di giustizia. 
: ' àvno. ' ' . ':■■■• •' . * ^ 

Ihinque né esein|À>, né onor, nh ràgiuie, 
nò 9^11^ del padre possono cangiar tue v^g^é 
prave?' .^.. ..^ ' y/ ■ "• .\ 

OlUUà. 

Trarre mi ponno a motte v allargando Torri'* 
bil ]n^ che mi sta nel> tate. 

^ ' s -àppta ■- . ■ ■ 

Sa|q[»^ dùnque^ uil^ta fi^a, che il Go^mno 
ti li^iciii tra le domes^dbè mura a solo patto > che 
ogfli idea di liberià calpesti, e^ spezzi il* vincotft 
chjB^ a liCrAndto t* uiusce. Msdlevaàore men vfeci io 
stesso. Àvr^i tu coraggio di smentirmi?... A' tu^ 
pensieri ti lascio; ma in breVe, una rì$pòsta: tu 
mi dìrai^ se ancora f ei mia ^lia.' 

• SC^A IV. V 

OIOLIA. 

n GovìBfao mi chiede mu^ viltà per insultare 
la virtù de' i^pubblic^ànl Amante di Leandro sarò 
io vile? Il mio laUm) protiunòiÉirà sentimtoti che 

Gmwa. Optrt Minori. Fot. V. i3 



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1. 



ÌQ{ Là omLìk 

il QUO cuar cotuiaafia? Per seguire le leg^ deDa 
nobiltà, dirò io all' imim^iie del vfào amante^ 
efd da questo i^ore .«• Ah ! no , tu non escila che 
colla vita. Sul nome di Leandro si spegnerà il mio 
sospiro estremo. Ma do¥è è quest'uomo che forma 
la felice e, il bnmento de'gionn mìei? Creme 
«gli in cai*cere, s^awolge nell' incendio £ guerra? 
Ommquo ^K ai troìri , ^i sta a fianco morie. 
S'egli è a Genova, ora gli è chmso ogni varco 
alla fuga. Al cader di questa piazza lo colpirti la 
spada che sul capo ai detenuti ffk pende. La bar- 
barie alemsmna sco{^ feracemente contro i Ci- 
salpiM» ne sucisfaia a lenti sorsi il sangue, mal^ 
grado il rielamo de' patti più sacrosanti... Tedr& 
io dunque r universale mac^o, i rivi di^ lingue 
innocente, il sorrìso dell' impostura , il capo altero 
della nobiltà, il popolo nvDtIeggìante alle coirjnil- 
mai di morte?,.. Ehi partiamo da una tento che 
divora i suoi abitatori, abbandoniamo uomini ^fae 
lambiscono :i.piedi^ a tirannia che li calpest», ibg- 
gÌ2mi6 un Govtnio (jie si pàsi^ solo di éohm e 
di sangue^. -. 

- SCENA V. ^ 

%vhk: 
\ Arrestati; avresti tu corano -ctt e^rre il 
capo de' tupi genitori m fulmini )ii questo Go- 
verno ? Igijiori bi die l'odio qui allarga suo 



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'tiBLàfaa^ik. ^ ^ 195 

sdegno 9 e alforchè gli sfog^ una tlKìma, la più 
vicina abbranca? Vincoli di sangue^ rispettati dai 
barbari, son qui prove di delitto. Vuoi tu trarre 
tuoi genitori prid^ del tempo in tomba? , 
': ; -^~ ■ 61ULU. "• ■ ' • 
Cari e leiribili doveri di qatura/ voi sarete 
obbediti! Perdona, o madre, un motnènto di de- 
lirio. Bis|NÌnto l'animo da luCifì gli oggettify s'ab- 
bandonava all'idea che prima gli si affacciò, nel 
dolore. Tua |KresaEtza mi chiama alla ragione. 

LIVIA. 

Ove vorresti tu dirìgere tuoi passi? Sii tutte 
le vie formicolano fi^Ubti Feroci guardie ifegliatio 
su d'ogni varco che guida a Genova. I nemici si 
ammassano vieppiù sul di lei territorio desedato. 
Ciadcun giorno là sorge in sanguinoso ammanto 
di guerra. Per escire da una carcere, se possibil 
fo$se, tu andresti a chiuderti in un'altra. Se amor 
ti prestasse forza per superare monti cederti di 
neve, e su etti domina imperiosa la fame, come 
sfuggiresti tu le spie che ìnuondano le città e le 
campagne? Il più apparente candore t'avvolge- 
rebbe ne' ^ del tradimento. I detenuti dì là 
condotti <}uesta mane non lei dicono a ^chiara 
voce?... r . 



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igG LA GOriLT 



/ 



SCENA VI., 
. Gwiijj Liriji s Leonjbdo. 

Sinterìù qui jjjede, noa t'inoltrar tu dunque. 

. ISOlfàRIKX. 

Il doverti una risposta qui conduceva miei 
passi. 

tivù. 

Ld sprezza eh* io sento in vederti mi diiude 
Toreoc^o aUe tue menzogne. 

UONARUO. 

Anche un ordine d'A^o m'imponeva d'in- 
segnare a Giulia... 

GIUUA. 

Che vuoi tu ins^piarmì? 

lEOKARBO. 

I santi pilncipi ^^ religione per addbsti^rti 
a prudenza. 

OlUtlA. 

Di piutto^, a simulazione» e ad avvilimento. 
Va ad insegnare questi prìncipi alla mobil turba 
che intomo al trono s'aggira, e mendica il favore 
de' tiranni; che di giustizia e d'umanità io sento 
il grido, senza la voce d'un impostore. 

LEOKARDO. ' 

Non ricuserai almeno questo foglio che a 
te Leartdro iiivia. li'era segreto messo uno dei 



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detenuti or ora giunti a Milano.... À te nq sarà 
hota la fedeltà è il nome... £i dipe che altri fogli 
ti consegnar ^^ % altri isertsi dòwia esporti a voce... 
Se a lui prestasi fede, tuo prùdente silenzio... 
mosse in Leandro qualche dubbio sulla tua fe- 
deltà e fermezza; ma lo rassicurava poscia ... Talma 
roAiana... cb^ ti palpita in seno... Il inesso in cui 
parla ... candor repubblicano^... tira iiì scena anche 
1 , {H*ògetti àx Leandro . ^ . , peraltro li avvoco in 
tjrondii e foschi dettL Forse ne saresti tu inter- 
prete... più d'ogni altro •«. sagace. Intanto il Go- 
verpo ti rimette il fo|[liò , serisihìii^. ài piacere che 
gusterai scorrendolo *.* RihverdiiSi ki te la spetne 
di vedere risórger la libertà. 

GIULIA. 

... Oh cielo l... è il suo nome, è il suo ca^ 
f àttere^ è noto IL segno = Giulia adorata = Ah! 
jttadre, la^aa che sola mi rìtni nella mia stanza 
a fMiorrere questa ieltei^, e a coprirne ciascun 
^delto (£ baci e di lagrime. Lo veggo , élla non 
|>uò èssermi che fetale; me ne accerta il sorriso 
maligno del messo che la premuta ; ma anche in 
mestzo; al duolo troyasi qualche stilla di voluttà ^ 
ed è' sicm^amefite più soaye el^ il piacer d'in- 
gannare e (fi tradire. 

- . ■• ■ * ' ' V 



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198 LA ciirtit/ 

ATTO QUINTO. 

SCENA PRIMA. 



GUTLIA. 

Lettera fatale f tu tronchi il filò d*ògiii mia 
^me. Allordiè ti leggo, tutte le vene del tnfc» 
ciiÒF tlan 3angue. Tu getti a terra Tedifitìio di^à 
feKcitSi, e sola mi lasci in mézso alte rovine. GA 
sei* volte si è alzato il sole, daccftrè Genova è 
sull'orlo dell'abisso. « Invano la fame ^q^^noa 
99 gli occhi e intorno ^dta irrequieta , sola un*oii<- 
n eia di pane riceve al giorno^ silenzio d^a 
n notte è interrotto clai ganiti delki disperaadom; 
1^ allorché appar la iuM, si veg^om> le vie 09^ 
n perte di morii, e d'altri che sì divìne^ano per 
99 non poter morire. Speme ci dioe che 3L' miàffo 
99 giorno ci apporterà (jualché ristoro , sorge il 
n nuovo giorno, e crescono le vHtime della -^|^ 
.M seria. If ostri voti vanno a perdèrn nétti aìàsm, 
n del -mare, e i dirupi della Liguria ci dicono, 
99 non po^am più esservi che tomba. -Bid&di e 
99 3C2Ìrliati i 'cittadini s incontrano e passano solo 
t9 9ensibiti al timore della morte. L'epidemia ne 
n stende al audio gran parte ; ovunque si ve^^ono 
I» dei convogli funebri. I^on ò viltà che trai^ di 
f9 mano l'armi al soldato, ma fame, malattia; <J|k 
n sperasione^ . Egli si è innalzato alle cime del 



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TaAGSplài 199 

$t, if^^re e della gbria^ ma è giunfigi al pnntoF^ m 
^f xsm ogm fbrsa^^ien maxico. f.B0rtrì nemici sor- 
99 ffmo pù niimeran da t<m> scanfitte^ tnentre 
j» ogni ^^4ra.TÌttoiia è tinta del sangue di qàal* 
99 cbeèrpe* Ci confrastaiio la terra gU Audtriaqì^ 
n ci dìiudono il mare ^ Inglesi } arde 'congiura 
» mjhi città; «>fEò sacerdotale V avviva tea Voin- 
n bre della nojttOi I nemid vomii^ano sopra di noi 
n ) fvioca infernale ; i soldati marciano alla luce 
99 delle bombe (cke ,loro scop{»ano al fianco. Ànr 
»' cerche la massa de nemici fosse respinta Jn- 
99 dietro 9, non ci lascierebbe che sassi. La ncceis- 
99 ^, divinità inasta e tiranna /'ci forzerìi a 
»9 piegare la fronte e chiedere del pane... Ignoro 
^ a quat varco m'att^tida la scarte. Forse mio- 
>» scoppio di iutor popolare > forse ì] ferro nemico > 
» forse il mìo troncherà lo stame de' nlìeì gipmi... 
}> Gét^^ adoraì|;i^ ì/ià spera:^^-^e la tua maqo mi 
^ n cìUiildfrc^be le pupiÙe .» Io volei^ vederti an^ 
99 QQ^^ una volti» .«. eh! \noa ci vedreu^o più che 
19 tra Fcinbre... Sfumilo appeiia al ferrò nemico, 
99 rail^Ma jk^rdo di sangue ti scrìvo su d'una roc- 
9» ca^ in feccia al céelo, al nostii voti csudo , come 
» il cuor dei re... Noa so se ti arriverà questo 
n fog^ iu \ Peh.! iu |a mjidre cofisdla ..; miaet a ma- 
99 drèl ella voleva ah^*iu:ciar il figlio e poi ìnò- 
n me «.. .Con lei sorouQi^meute pianga, e le la- 
99 grìme ascondi al guardo de' ti^nm . « . 1 Perchè 
n mai tua barbara prudfiinza m"^ incatenò n^lla Li- 
19 :gurìA^ e dal v^artì tra. Ict braccia mi ritenue, 
>> mentre inferódva meno il destino ? Ne' tuoi 



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300 hk GWLÌk 

i> oecbi, sul tao labbro, nel tao seno avr» tro^ 

M vato il coMggio d'aUbMctonarti; ora $nirorlo 

9t del sc^pokvo mi Tolgo indietro «^ e qi«isi ttl at- 

n terra il doI(Nré..« Noi creder no; di forti amuÀ 

>9 t'anuÀi finora il pdto^ né di debolezaa' aTrai 

n da me segnale w. Italioi fibwtà è ooiai estinta; 

n y piò non lia vita pregio .. Tirannia posa su di 

» te feroce il guardo; dfel tnò sangnev e del tao 

n onore ha sete^vQual via a libertà ti resti» tei 

s9 dissi ia già.;, raorte^ Ad^. n 



SCENA TL 

O tu HAI j Li FI A. 

* * 

Egli è ornai tempo, o Giulia, che radofti in- 
tomo al onore tutta tua foiva; il peso de' «ali, • 
se noi rispìngi, ti schiaccia. O^ sforzt^tl frutterà 
una vìtto^; ogm vittoria t'infonderà Ano vo vi- 
gore; forse c^n sorpresa gJRn^emi al pànto iik cui 
i fióri delia vka rinverdiranno sotto tuoi patai. 

Ehi madre, io mm ;oo|^ierò (nù che ùi&nno. 

MortA À qui pietà, e ^leri in? ai^ d'avf»vwla 
co* tuoi SO^HVÌ» 
. \ ' , OiiaiA. ■ "•' ' • 

Ji^ SO par Iroppp-j ^ 



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fiuiQMiià: stot 

unAi 
JSò: hi lacrìne' arrecano la iimtii dbl dièstino 
idw ei aln^ii M^bm^sa^ ii36t^ ' 

Faldfe orrìbile dèstiOQ^ 

S^m^mstBìeà di tiio> fmàm tn'itiipoite di traiti 
ad ùffoì cQ9to dalf atnsBOy » Gllr^^8éì^ Me ckiaiba 
&tal cagione de' mali tuoi, e pur troppo amor 
m«|fnio via Umm Ifiiora h'ìm^ tft^. écchi, 
né mi lasciò ravvisare i tooi errori che tra falso 
e ddbél n^;^ JflamuSk mr-dkm: ad usai^ au- 
toiìCà^v ■ ■ ■- • ->■ -*•• • '' ■''- /■ \ '■■' 

Madre tu par congìttrì -»Vèumì mim/ armi 
tu ' (MÌr d'acciaro il p^to » e^ iwtAtrie il jbio a^àmò 
gracido M- dcdore cerca t^ Vùó^ ném w^nìo f^ 
)tìxnmprsatdÌM lagrima ; ttf lo ri^kE^ éé ìAim^moi 
s* impietra ?..j Infedele a' tnoi piìiicipj.b. 

1 piinc^ ÌQ me non eangiano> ma ti tnd 
ostinato amor condanna ' * 

Non nac^^e- égli sotto i tnm auètpicjf kU^r- 
cliè il labbro di Iieandra mi diceva io t'amo, il 
mo sgtukrdo non ai rìfe^NB^va sul t^o vfltoV e tra 
wpeme e timoré non aspétt^irailliuo assenso ^.^(^ 
cieiot dbe rammento lo^ mai. Il tempo voraee in- 
gbiottl queVlieti giorni; tirannia sul varco <kUV 
sistenza indietro li spinge, e vieta loro di sorgere. 



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unii 
Tu :d paaBSta gomtfi » jed m il [nteaeDte d 
accenno. U tod aiiw' wtiioso 'darà,, or can|^MÌ 
in ddttto. 

' ìMOM. •■■":» ' -'t 
Solo twA^ 4]ttA«t<r ]K)Mne 8* arrosti : madre^ 
tu mxà ^ atoitè cQfi^aoi^itt addéèininé dfaiie^ 
eà ì& M^a la TOtt" édla naUéa* > <^' - : • 

. ; , . iiiTiA.' ■ \ ' ' '-■ 
^ £ li tnm in Imtcdo a^ affimm?- r 
' ■' 'ì i.;; ■ . ' ' ' QnmiAr '/•..;;. -y • 

&, ma n«a il^*f:vtyimaiio. Sd]b >9lMnfl di 
libertà infranta» Catone si lacera le vincere^ e ta 
ranumri; ^presso non proimrerta e rabl^, se In** 
fedéle a' s^di gini^ànei^ pie^jaaaeil'CoUoaCIeaare 
tìranna? L'ino(>8^HUBa mi ni^tèraUbe fprse la tua 
stMpa? li'^niope non alza qtn che dBa i^ì}^ il 
trawx?iàf adire , sol boHona in peOip iibartà e amcnre. 
;./ ,:": ^ •wvù. ■ . .' ! . ' ■ ' ^ 
CSbe Tuna e l'altro ti2 tragga £ mente de 
tool genitim è Volerete del Geniemoirla tua* si- 
cureua ne pend^, e la mia. ^ trr - 

OICQUUt. 

;,::/iia tua?' : ; ;. . ' ,- -"^' . - .^ ' • 

' oSl; XiMaafdb sp$m!ì^ vdmod «^a^at|i d'Ap^ 
|)ÌD . nel • core; d* ètri colorì adombrò il tmcP ampr 
misderoo; perfido Idoisàimenio fece ai' f^^ ti 

soUc^se ipl Góiremo , re A^ tua: abÈùsé in avvolse 
e nielli pei». / : ^ .^ ^ -. 



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f 

GlUXU. 

Aid uno ad viàé a^wza Gdslui i vincoli so- 
ciali» e religioBe Tanta, 

'In;ìdUt tcMipi>aO OkaìisLy tam al tuo corag^ 
pa 0pìtùM loidteste Or c^ thto i Tina. 

i:., Sejk ièrtà è TaBi(jila VÌ(tii à ooAtagkMia. 

' > .'--' . '■'- • i lamk. -'i r .' ', . ■ 
i' f^JÈkl tnò poalo *ii daidUbe .lo .Ébm» Laaoàro 
tli cnor '^fniaeaad t»Biiq[&o;T 

- hm^irùl^ Ahi' 8Ì^ ei me ne dk l'eamipio; 
<ibb6diròvQ madre^ ni. tèmpi, si Qfffemo^ éi gè- 
jrà;oii^all'aBiii^. • 

'• IH fònùiia^a ora m colmi y Oifi||Kaé 
. - oimjÀ. * ' 

Ti prego; in me si presto non cessa il do* 
lare» lasciaon aóU. 

LIVIA. 

Come t'aggrada; ma la pran^essa rammenta. 
^ omuA. 

... Mi sta nel cuor più che non credi. 



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Ì204 lA GftLIA 



. Qmìs ììomIo im ailikrda'fKóra ìilla vita? 
Qual bafw dggdtto ehe'ndà niaacttfrmis«fl|mno? 
Muta solitudine toi sta tliflUntio; feroda col manto 
di relig^9ri# ailpàiftìta Id^pmna; liu^ìpìft cari 
amici in esilio p in cancMe; morte sali' orme del 
mioìaiiJbDte; da spadai drilai'UiÉÉfiia w d'Ho sul 
mìo capo; Tira del pad^ei eontno di me aecesa; 
la madre stessa ne' miei ' pmgl j inyolta; la mia 
fì^ filiale a' miei genitorir; 1^= ' 4imdra fotak alFo- 
nqst mia^« sei^ bnor si^^v9 CpmiB ?Mlhiaii(o afiimii 
la gioventù, sviene il vigor delPakna^ andar mi 
senta in tombai éht terminiamo dei giorni che 
non frattan» che affanni ..;' O jLieandro, io speravo 
di vivere al tuo fiancò^ CaUce. • 



. SCENA IV. 

ùwuAj. Ls0iMMDQy Appio. ^ 

LtfONARnO. 

Sgombra dall'animo ógni dubbiezza; tutte le 
voci dicono, Genova è caduta. Invano natura le 
scavò^ intomo abissi, selva di spade 1^ faceva ri- 
paro invano. Il cielo disse , che jGenova s'arren- 
da, e Genova s'arrese. Scorrono dai dirupi della 



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ntnoÀf dcr5 

batodiete» soMittì» tutto al nostro pttere sog^^ce^ 
Panica toriwe iava^ & Geaerale ^^U.éiSmégìv^ 
« k> «isbbe alto t£ig^ sotto . imntìle. apogli^';; ina 
p«/(sfiq^re la ffimUt à^Muitiiw^.J^^ va :à 
céder Mh^ foglei»... . Gli Italiani die là Iraase 
pèkfidki denfa di libertà v saranno oóndotti tra ca-ì 
toie a Milano^ Intera sGòj^erà^^r: 'a ieendelte 
i;3l da tr<^po luùgo tempo repi^saa. Sopra nuio» 
dbio di cadaveri s'assiderà TÌttortbsoii oloor.., , 

▲mo. !/...: 

Mb ^e Ja piaxaa.^sè a^ patti^ Ic^lgjr.nBlilRrì 

UONAEDO. 

Leggi militari? Leggi osservar m denno cm 
nemici del trono? 1 rìbeUi di Napoli rinchiusi nel 
Cotte S. Elmo non patt^giéi?i»^o <q6Ii Roff^, e 
Nelson non fece in pessi il trattato? Non bagna-» 
, tmo còl loro lattgoe, lo acabdlo^ «kl >tCQ»0é que" 
•additi ribelli che oflOttio. pattq^fiar cotrtH^ioY 
Dubbio non v'ha, vendetta mìelerà vittimie ,^ 
a miliaja; gorghi di sangue^.. 

O tu die non ascolti che il grido cbllat/veiii- 
detta, e altro suono non ti scende dolcefiottiiÉf al 
core che il suòno di. morte, va uom feroce, av- 
vicinati intanto alle carceri, e sbrama tua s^te. 
Dsd volto allontana colta mano Taer grave^che 
le circonda, rispingi il lezzo che ammorba intor- 
no, e ti soffoca, rotnpi con face le tenebre che 
là regnano eterne, disserra quelle porte infernali, 



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e TBitB ipLM VQ aiigoi» idbto£bta:e twva jb^- 
Bpemàf&M, là s^pùttUla e fatfoiAfli^ia urne, €fBà 
li dmeMali^àA delirio, ft le ecmvid^ìii dcdla 
morte. Or éu VMaìdi •! bancàetto fondile, ab*- 
bfW€a qne* erai^ ^^^i, e qm ràbbia SMenfo- 
tafe U addenta/ Ti aoix> mmistri fipòcrtBia/ la 
frode^ il tM^&Miito, totlo il ^cortaggio de* via| 
▼ili. Essi li ai^portaao le membra imtor palpitami 
e calde d^oomo die ifi^rato doknie tt<Kd^e..i Ma 
tu. guati feróce iitforaOt e mI sangitigoo aguardo 
crudo desio ti lampeggia?-. Sangue tu cerchi; ec- 
coti sangii^ (i); fino alfutenoa stilla lo<bèvi, e 
almeu ti saq; possa da questo sangue sai^gere il 
liberatore delTItaliii^ che ^ disperda j e il tuo 
gre^ feroce. 

' ■ à»No^ ; 
Ob fig&t *Qual furw.« ioorridisco e trataa 

UtONyUDQ. 

. Bepubt^cano sangue fiur no»^ ti dee rìbtemù.^ 
{Sàm Tooe spacciata ad ttte^ bastò a trarlo, dàtte 

- onnuà*' '» * -' <• 

Con Innesto sangne xmi sùUà mia bHuba ... 
il mio amor-.'per Leandro .^ rmiei^Voti... perla 
RepttfaUìea. r - 



(i) Si Consce eoa oso stile. 



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SCÉNA y 
Detti j Livia. 

LIVIA. 

Oh Dio 1... la figlia... svcmata^ 

, àpwo. , 

IKspefato geiyo di libertà arme sua destra... 

Parola del puJsMco mi fendei ed al Governo so-^ 

spetto. 

LEONJOtOO^ 

Al GovwKiQ ]»& gradito «arai tinto àA sanh 
gue della figlia. 

LnriA. 

Orribile Governo I I figK in braccio M geni- 
tori uedde. ^figliai... Di coraggio eroico seguisti 
T ìmpeto.., mentre a'basd sensi trarli u> tentai../ 
Che più mi reto? De' ima, vecchi 'giorni tu sola 
eri sostano .^ Ma too gQardo di morte dame ri^ 
torci, o fi^a^ e a me viltà rinfacci? Mio fallo 
enaeiidi» e a te cara mi rao^» morte, (i) 

UBOirABM. ' 

IH rdf|pcme or comkicia TimpàPO, sMne re- 
pud^ifi^no sauogna 



(1) KiGCOi^ 4a una lo atok di <!idii| e k si uoòde a 



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IL RAPPRESENTANTE 
POZZI 

AL GOVERNO, ALLA NAZIQI^E 

SUL 1*4 

' DiaOSSIOlVE 

DEI COMMISSAHJ DEL TESORO NAZIONALE. 



Gioii. Op«re Minori. Voi. V. 14 



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♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦< 



IL RAPPRESENTANTE 

POZZI 

A SUOI GOLLEGHl. (?) 



Pensois-tu^ qu'wimsiànt ma vertù déiheritie 
Mettroit dans la bafmiee un hoìnme, et ia Patrie t 

affare che va a portarvi in relaziòhe, 
cittadini colleghi ^ la vostra ammissione apposita 
alla disamina della petizione de' dimessi commis- 
sari del tesòro nazionale è d'alta indagine: la ri^ 
soluzione che voi sarele j>er prendere su tale og- 
getto si aspetta ad analisi dal popolo che rappre- 
sentiamo, dall'Italia, dalla Francia, dall' Europa. 
Non ignora il popolo lo stato della nostra 
Repubblica, e la Francia stessa coli' organo del 
suo ministro fino dalli i4 fruttidoro p.*' p*'' anno vi, 
ci annuncia, che le rovinose male ordinate aifimi- 
nistr^zionì , le finanze in uno spaventevole sfoscia- 
metato, la mancanza delle insti tuzioni repubbli- 
cane, e della pubblica ìnstruzione, il non accordo, 
e deformità delle leggi, le dilapidazioni impunite, 
un'anarchia mostruosa sono il quadro spavente- 
vole della Repubblica Cisalpina. Ma se immensi 
».'■■■ . , • ■ . ' ~ . .' 

5 (*) NB. Sebbene il presente opuscolo sia intestato sotto 
il nome del rappresentante Po^X^* è però opera del Giojn. 

Nota degli Editori. 



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213 SUUiA DlBUSStONE IHSI COMMISSÀAjr^ 

aofip tutti questi Bliili, se- in<£i5p^8abtle ù rende 
per conseguenza un' immediata applicazione di ri- 
medj ; lo stato però lagrimevole delle finanze sem- 
bra scongiura^rvi per it primo a volere accorrere 
in di lui pronto soccoìrso. . ^ 

Sovvengavi cittadini che dalli 3^ e 5 eom- 
plementarj dell'anno v fino at cti d'oggi il Potere 
Legislativo mise a disposizione del X^-ettorio pia 
di due cento trent' otto milioni non compresi li io 
recentemente ordinati per tassa di guèrra. Questi 
sono patrimonio del popolo ì egli ha diritto di ve- 
dere lo sfogo di tante sue sostanze consunte, anzi 
dirò dilapidate in m^no "di i6 mesi* 

Ma come mai soddis£|»*emo noi al nosfxo do- 
vere, come soddìsferemo ai giusti deaàderj del po- 
polo? Ne conosciamo noi la conversione? 

r hx tesor^ia nazionale, ^ le atmniiiistrauoiii 
forti deirinesecuzion delle, leggi ci strasdnardno 
finora nelle più dense tenebre d'una ignominiosa 
notte* . 

^ Gli esteri ed interni nemici ridono intanto 
sulle marcie del riostro Governo, ed il popolo 
per ogni dove d accusa di quell'indolènza, cfce 
non è. del tutto nostra, ma parto a mèglio dire, 
delle circostanze, e di quèUe fotaK oseiHazioni, 
che sono compagne indivisibili di uh nascente 
Governo. - ^ 

Ma tiriamo un velo d'oblìo sugli andati tra- 
viamenti, e seguiamo a segnare fi-anche tràccie 
sulla maestosa marcia che ci aprimmo kt fiiccia 
alla nazione colle leggi 21 termidoro e 7 nevoso. 



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DIX TOSOBO NAZIOKÀli:. ^ 2 1 3 

Quegli qu^unque ci consijglìasse a rimettere 
alle loro fuiudoni i dimessi eommiissar} del tesoro 
nazionale ci consiglierebbe in altri termini ad eter- 
narci nelle tenere, a perpetuare ì disordmi, a 
{NTivarci per sempre del rendiconto ddle nosk*e 
finiMO^. - ^ 

Voi non giùngeremo mai a conoscere Te parti 
viziate nel corpo politico delle finanze nostre, se 
il Diretl^o £lsecatìiYo non ci presenta ^ il pro^ 
» spetto delle sp^se, lavsituazione delle finanze, 
99 la lS$ta delle pensióni eastenti , ed il prc^tto 
w di fjuelle cl^e crede convenieùte^^di stabilire; n ^i) 
ciò die il Direttorio non potrà mai eseguire , se 
pria da' Gommbsar) del tesè>0' na^nale non venga 
fornito deigli opportuni conti e documenti, conti 
e documenti a lui, ed a noi troppo indisperìsa* 
bili per lo sQandagKo delle ammkiàstrazioni dipar- 
timentali 

Ben s'avvidero i tlonsiglf, cbe sebbene sia 
sin <|niv esìstita la pei^ona morale di un Direttorio 
nella nostra Repubblica; non sono però indivi- 
dualmente sempre esistiti i primi funzionar^ del 
medesiino. . Ciò . non aecadde già rapporto* alla te- 
soreiia nazionale* Questa è quasi sempre indi vi- 
éaàlMembe esìstita. £cco perchè emanarono essi 
1$ sQccemiate leggi. i. 

Queste in ultima analisi altro non sono, che 
il richiamo dell'Atto Costituzionale ; onde ne viene 
che se qualche reo esistesse all^ suddette leggi, 

(i) Cost, urt i64. 



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2j4 sulla DIBU8S10KC im COMmSSARJ 

in ultìolo multato npn sarebbe soltanto reo alle 
leggi/ ma ancora alla Coslituzioiie ^ dal cui seao 
furono spiccate. 

D Podere I;iegìftlatÌ¥o noii può f^mssiare leggi 
derogatone alla fondamejntale: il Potere Legìslalivo 
è in dovere di richiamare all' ordine^ i eoliliaT- 
ventorì alla legge fondamentale. Duwpie i( Potere 
Legislativo nell'emanare le leggi ai termidoro e 
7 nevoso , iiOQ. fece che adempàere in |mite a 
qaelU^ stretto dó'vere, che importa la più esatta 
vigilatila au questi oggetti. Dunque se vi {Hx>verò 
che i commissari risultano rei di lesa Costìtuttóne,* 
avrò provatp, che non è in balU del iC<mBÌglio 
l'assolverli, ed il rimetterii alle loro &nai(m). 

La Costituzione all' artimlo'lf.*' 1O4 ^^P^^^^^ 
mente, ed a caratteri non^ .equivoci diee « il I^ 
» ret!torio è tenuto ogni'.an^o a presentare w 
^» iscritto all'uno, ed all'altro Consiglio il prò? 
9' Spetto delle spese, la sìfiiazione delté fin^nke...^ 
ma se il Direttorio è ogiù anno incaricato dei ren- 
dimento de' conti, collo spirito della Co&tituzione 
npn. s'intendono già dispensati J comnn^rj dal 
presentarjii entro T anno » od an<^e prèv^ntiva- 
men|e. ^ 

È bensì vero che la Còstku2idite no»- fissò 
termine ai commissarj, ma di ciò che altro se ne 
potrà inferire, se non che la Gostituzioi^ lasciò 
in arbitrio del Direttorio istessó il chiamarli entro 
l'anno con quelle discipUne e termini a lui me? 
gUo bene visi? non si potià però maiindurre, che 



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DEL TESOko flAZlCMilALC. !1 1 5 

tion siano implicitamente obbligati a presentarli 
entro il termine fissato al Direttorio. 

Bappresentarono, è vero, i commissari al Di« 
rettorio, di non esaere abililatì per mancanza di 
documenti a rasM^àr^ il v)olBto r^ndieonlo per 
entro il termine prefisso dialla legge ai termidoro; 
ma che int^siero essi mai di dire con questa prò* 
testa ? Essi in più esatti sensi disserof m Cittadini 
n Direttori sappiate che noi non abbiamo tenuto 
99 im cmito . aperto d'introito, e di esito coi rioe*> 
f9 yitofi delle contribusioni dirette , e colle agenzie 
^9 dipartimentali: (i) sappiate che noi' non abbiaino 
P9 esatti i conti dai ricevitorì edagenti suddetti: (a)»» 
Saj^iate finalmente che noi ^mo contravventori 
alla Costituzioiiè ed alla leggpe. 

Che ]^ù? GoUA'Xagge ai temidoro eesi tnv- 
vavanai in dov^e di jiwlgere le loro petizioni al 
Gma Ck)nèigUQ^ Questi «sob do vea deliberare sulla 
legittimità del ritardo » e francamente in oggi dopo 
Hter/sparenato iìì Cpntì^io^ e la legge, 'con pro- 
porre non. al, Consiglio I ma al Direttorio i titoli 
4el i^itardo vogHoao* soM;o amalianti prestigi co*- 
prire àà una parte la violazione della Goskitozione 
€ deUa legge 5 dall'altra la non curanza dimostrata 
al Potere Legislativo. 

I qommisaarj del tesoro nazionale doveano 
per lo meno sino dalli 20 messidoro dello scorso 

(t) Costituxjùme deWaruio ri, art 3io. 
(a) Costitw(fmc ddWarmù rt, art 3ii3. 



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3i6 SULLA i>»iiasiQ{fE tfsi coìOnssÀiir 

anno yi presetiiare il loro rendiconto al Potere 
Esecutivo; essi però, non lo presentarono che sei 
mesi <fepo il tarmine ^okito datla GostitazioQe , 
accusandosi > con . proteste ìUnsotie » contravrentorì 
agli airtìooM 3io e 3i3 delb Costituzione. 

E eia non vede dietro queMe' Tcrità dì ùitio, 
^Jie la tesoreria naziotiak fai apertamente con* 
i^av venuto alla Costituaione ? £ diì non vèdie^ che 
eludendo essa coli' astoaia e coi raggiri l'attb^ le- 
gislativo tante iroke ripetuto delli a i termidoro , 
ha offesi gl'interessi ddla nazione > esi è resa in- 
degna della di lei stima e^henevokiìKa?^ 

Voglio lusingarmi che mm vi sarà aicntto tra 
di noi, cittadkn colleghi, cl^ sordi» atte, grida 
delle leggi deluse deUà Gostitazsane i^ più rap- 
porti violata; ìKontta perc^r^^e {Mricliò siano rimessi 
alle loro cariche de* fumsiotiarj, die ccà 1<»^ ma- 
nifesti andirivieni si sono d^an^rit*ta la; pubblica 
€onfid»aa. . ,: . . 

Se la violazione del tempa scianto ; t|ittocfaò 
grande, tuttoché imiaienso deUttò, fosse: q«ìila 
sola, che gridassi» <»)nlW i elAntbi^ io "per tt 
primo ascenderci la trihvna a h)fo (av^>re; ma il 
pretestuoso, e fallace conto da loro prodotto^ è 
il loro più forte accusatore; né può il <Joiisiglio, 
a fronte dell' implicita loro denuncia <^ tiene fra 
le mani, dispensarsi da quelle marcie^ die sU*^- 
tamente a lui incumbono. 

Cittadini colleghi ^ non saprei tentare l'ana- 
lisi del propostovi co«to, noa saprei abbastanza 



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DEL IXSMÙ RAKtOMSip. ZlJ 

schiarìrvi ì miei sentìmenti , senza porre innanzi 
al vostro sguardo indagatore rimsMtaia massa 
delle sostanze, poste a disposizione del Direttorio 
dall'epoca del di lui istallo, sino a ^pUs&a del 
rassegnatovi rendiconto. .,.'!.. 

Rivolgiamo per pn istante la nostra att^zione 
alla comparazione de' conti, e voglio lusingarmi 
che non vi riescirà malagetòìé' il riconoscere le 
fallacie ed i tortuosi gtti:^mi;!dinie$$% tesoi^mA 



PROSPETtO 



De^ fondi messi a disposizH^He dd DèrétÙirìQ tkM *:^ 
messidoro tmne v sino al di d'oggi ^ eèdusiva^ 
mente U io miUoni recentemeaé^imposii p0f tassa 
di guerra^ > ' / 



;" il,i • 



Cassa ritrovata al cessarli ; 
dell'amminìstrazipne go^ , 
nerale dell' ex-^Lomb^i*- , 
dia debitrice tutt'ora del 
rendimento di conto . L. 

jin. r^ 9 ierm. 

Avanzo di cassa deUe tre 
Legazioni romane riunite 
alla ex^'Lombardia . . . »9 » 



Somma da Hpprtarsi , % L. ...... i,549^7 



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a ili stiuA MamovB bsi eoiuissÀiu 

Samoa ttkm ^ . ; L. i,549i597 

Jln. r^t II messid. 

Avanzo delle casse dell' ex 
Modenese . \ ....,.!«• ; . . . - 

Dem^o&ffvttid, 

Prodotto d^e rcoidite de* 
frutti e mobili, e delle 
entrate de'beni filaltesi n 

Detto ^ \%frìm. 

Avanzo 4eUe.q^MetH^M(m« 

,. tOFanc). ...*...,• ^ . ^ ....... ,.. • . 

Avanzo delle casse della 
Valtellina .•..,.••-» ; 

An. VI, 3 pwv. 

Per legge — Incasso di • ' - 

crediti nazionali^ livelH/ " *• 
legati, censi, residuo di - ' ' ■ ' ]■ 

jn-ezzo.. .....*. .\yi' »;.'''/^! ." . - -.^ ' \ 

Delio ^ 19 pìov. 
Per legge — Incasso sul- i ; ' 

r afihincazione di livdttr . .> i . 
costituiti dairanno 1 78$ 1 
ai ^/Q*^ «.•,•.•.• é. ••• ^ .• é • •'•' • 



Somina da .riportarsi ,.>.;.;>. L. i>549»597 



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Somma contro ... -'^ • • - ' " ^ i»549»597 



^ 



.» »>♦> 



Ricavo dei crediti del foiìf* 
do di religione w . • • «L* v • •-^'* • ** ••»«.. 

jrf/i. r^, 3 é 5 àompl • ! 

Per leggi — Sulla tassa de* 
capitali di commercio, e r . 
de* regolari •.*.•.•*» 8^Ò<^ooo 
Detto, bmmtìie. ''' 

Dai Gomitati riuniti, in 
fondi ...... w ••. » 3,òoo,oo'o 

." r ' - 

Per legge — Allo stabili- ,j 

mento di una tipografia 
nazionale ,.......» 60,000 

Detta t 5 nevoso. 

Per legge — * Pot beni di 
Blalta in surrOgiizione alla 
sopi^ressa legge della lot- .^ v ' 
terìa #....» 5,òèo,oo6 

Detto :=:z Detto. 

Per legge — Per soddisfare 
ai con1a*atti 8 e ^4 ven- » 

demmiale, verso la nar - '\ 

zione francese » 12^558,390 

... " Il ■■ -1 ' 

Somme ds^ ripwtawi . vi*. 17,618,3901.12,549^7 



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ì: 



:^p^ svujL ummmw tm cornissAnr 

Sottiiw vetro .«,.«. JL 17)618,390 Li 3,549,597 

Perle^ — Perimlrane^ * > 
8tre dell'armata francese, 
ed altre spede * • . • . L. t€^p<H>^op 

Dettùs 27 piosf. 

Per legge — Percompenio 
ai sovventori. di4oo mHa ...... ^ > 

franchi pagati alla guar- 
nigione di Mantova . . i» 5:ao,ooo- 

Dem^ 23 t^efUM>,. 

I^^g^ -^ Per sconto del 
prestilo forzato . ... 99 7,638,292 

Detto j 17 pratile. 

Legge — Per estinguere le 
carte di debito . . . . n 20.000,000 

Detto j 26 pratile. 1 

Legge — Agli appaltatori . 
delle strade postali, e . 
specialmente 4e)la Man- . . 
tovana 99 i,ooo^òo 

Dettoz:zDetto. 

Legge -^ Per la fabbrica- 
zione di 100,000 fucHi y'\ ' 

a lire 25 tiulauno . . » -2,500,^^0 '' 

■ ■ ■ *i II 

Ittttoìe da rì|rorlarH . . L.65,il76,6V2il.ia,549>^ 

I 

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m. naoto MSHMitt; sia i 

Sciame contro ..... L.6S^'j6jS&2hì^^$^JSQj 

An. ri ^ iS jnessid 

Legge-— Per il riattameHio > 
di locali e casermaggi n- 600^000 

DeUOj 24 messia. 

I^eggc — Per dono di un * 
palaazo ad u8odeU'ani«i 
basciatore finanoeae , • 99 i^oo^opo 

DeUo^ sS messia. 

Legge ^ Fondo nazionale 
assegnato alla società ita- 
liana dell'annua rendita ^ 
di L. 9,000 al 4 per 100 »» ^2:25^000 

Jn. rn^ 8 9end. ^ 66,501, 68a 

l^egge — ^ tdi^ti beni L.3o,ooo.òoo 

Detto s 3 brumale. 

Infigge — imposta estraop- 
dinarìa di den. 6 scon- 
tabili in beni nazioni^ ^ 5,ooo,oòo 

19 e 22 brum. 

Leggi — Beni destinati 
prima in vendita forzata ' ' ' ^ 
ai ricchi, quindi aggiunti 
agli altri della legge 8 
vendemmiale ...... n io;333,oòo . 

Somme da riportarsi . . L.4S;335)00o 1.79,051,279 

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32ia sinxi MttsncMs mi comrssÀia 

Semme retno . . . ^ . . ]J.45,333,oòo 179^05 1,379 

\An. Fìis iQfrim. 

Legge — Beni sunrogati 
aiUa tassa 4él^ tertaticoi 
sili bei^kuiii » . . 17 i,700|00o 

37 ifeflto. (i) , 

L^ge •» All'appaltatore 

Kosbtti ....••...» 3o3,ooo 
In fimEa del contratto 16 

vendemmiale anno vi ai 

Francea . » 8,000,000 

Agli appaltatori per gli ap- 

provisionam. deOe for*. 

tezze . w 6,000,000* \ ' 

6 1,336,000 

Totale de' fondi messi a 
disposiamone del IMretto* 
rio Esecutivo senza le . ^ 

imposte dirette, indiret- 
te, prìvativci e simili » . ... . . ^4^,387,2 79 

Seg^iono gli incas^ che do* 
veano cadere nel tesori 
nazionale sulle dirette. 

Somma da riportarsi . . L. , • ; • . . 140,387,279 



"^t 



(i) Conviene itfkttère» estere Toce |>opolare> die in alcuiii 
CoBbnt siati pagata questa tassa soppressa. 



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Somma contro ..... L. ..... . i4o>387^a79 

ed indirette giusta il pro- 
spetto di Stata preveit- 
tivo trasmesso dal mi- 
nistro di finanza Ricci ail 
Direttorio. 

Redditi indiretti dalli 20 
messidoro anno y fino alli '- - <• 
20 messidoro anno vii» 111706^796 

Per simili daUi ai messi- 
doro anno yi alli 3o fri- 
male anno yu (i) . . » 3,903,:265 

Redditi prpyinciali dalli 20 
messidoro anno y ajli 
20 messidoro an. yi {2) n 4>^3a4 < ^ 

Per simili dalli ai messi- 
doro anno yi a tutto 
filmale anno y« ...» 1,610,471 * 



Somme da riportarsi . Ij.2^,o5 1^1946 1.140,387,279 



(i) I ricati rifultaiiti dall'ex Lombafdia sul ramo dell'indi- 
rette davano ammakDeDte in^ragione cMla p4q[HJàaiona^lire,3. g 
per cadtaoa tèsta. So tale ragguaglio si è calcolato il prodotto ìop^ 
tegrale delle indirette per tatù la Cisalpina. 

Conviene però awèrture d^ questo dato non e ddBa mag- 
giore certezza per le circostanze del giofoo. . 

(3) I redditi provinciali dell'ex Lombardia ammontavano alla 
somma di lire 1,775,110. Ripartiti (pesti sulla popolazione dfivano 
per cadauna lesta lire i. 8. 6. Dietro qujssta base, si è. protratto 
il calcolo dei redditi provinciali sulla totale popolatone della &e« 
pubblica. Questo ancora >o£Ere le stte eccezioni* 



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ji34 ^vuji mmmm rai ^mtvsabj 

Somme retro Xi.a!2,o5 1^946 Li40}387 9379 

Rieayo dei tabacchi dalli 

:io messidoro amio v alli 

20 messid. an. vi (i) *i 3^393,274 
Simile dalli 21 messidoro 

anpo VI a tutto frimale 

anno tu p 1,131,091 

lUcavo dei sali dalli :io . , 

messidoro amio v alli 20 

messidoro anno vi (2) n 1 3^86^65 
SimUe daUi ài messidoro 

anno vi a tutto frimale 

anno vii ........ 1» 4949^9^^ 

Prodotto della diretta nelr 

l'anno vi ,•..... ^>4f^i9^i35 
Prodotto della diretta nel» 

Tannò vii ....... 9 34i:i5,ooo 

Ricavo di carta emesM con . 

legge 16 messidoro. . /* 4*^26,8^6 



Somme da riportarsi . L. 97,33 1,685 1.140,387,^79 



\ (t) U, prodotto dei tdiaodtt dell' ex*Loiiiban£a afeeadeya a 
uiM fira per tetta. 

Uà simile dato ci ha fornito il reddito totale delia Cisalpina 
sa tale iodiretta. Questo dato perii si rìtieoe inatteodibiie» tanto 
per il ribasso ei4 Tenneto soggetti lotto i Goyorni proyyisor], 
cpianio per le eircostame locaG. 

(2) L'et4i0ridiardia col rieayo de' sali percepiva io ragione 
di lire 3. i^ 6 per cadauna testa. Base che ci diede il multato del 
totale rieayo solb estenMone tutta deUo Stato. Questa base ci for- 
nisce lu dato certo »no all'epoca del loro rdMisso; 



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Spndbe conttii . ^ • ; ^ L. 97,334,685 1.1409367,379 

Prodotto della Posta . n t6»,oi8 ^ 
Prodotto del Lotto . • w 201,695 
Ricavo dell' officio delle 

tasse presso il Ministero 

deir Interno w 533,6o5 

98,oa8,oo3 
L. a38,4*5,28a 



PROSPETTO 

*• 

D^eìUrata ed uscita della tesoreria naziorufle daU 
V installamento della Repubblica Cisalpina a tutto 
frìmak mno m repubbiicano. 

Entiuta 

Resìduo fondo di cassa risul- 
tato sotto lì ai messidoro 
anno V ^ ........ . .L. 1,54^,597.— • 3 

Tributo diretto . . . ... . . >> io,6i6,5a4. 2. 9 

ScIVrìmpòsta p^r la liegione 
Lombarda • . »> 1,338^545. 2. 7 

Somma da riportarsi L. i3497>666. 5. 7 



■• '. 



Gioji. (^ere lUinorL Fol K > iS 



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226 SUtXA, JRPWMUCPB UBI .CDBOasSÀRJ 

, Somina cojfitA) L.. i5497>^^- "^- 7 

^fmo ri* 

• ■ '■ 

Anticipazioni di den. 1 2 a tet- 
mini della legge 3o frìmale ?> 1,159,218, i?. 9 

Di den.' 6 a norma della 
legge 7 pratile ,,.....>> ^^^oS^iSS^ 16. a 

Prestito forzato prescritto con 
legge a 2 ventoso ...:.» 4>658,097. 19, 3 

Tassa sui domestici ordinata . 
dalla legge 25 fiorile ...» 24,3o8. — . 2 

Alienazioni de' behi nazionali 
a tenore della legge 2 ne-^ 
voso e 4 piovoso » 7**79?98o. 10. i 

Aflrancazioni di livelli nazio- 
nali in conformità della leg- 
ge 19 piovoso . w 202,301. 8. — 

Azioni volontarie portate dalla 
legge 17 pratile ....... i4,o3 7,680, 7. 8 

Ricavo di carta emessa dietro 
la legge 26 messidoro . • » 49^26,886. i5. 11 

Imposizioni indirette .... » 20,270,041. 1.6. 8 

Crediti e rendite diverse na- 
zicmali ........... /n i,754i534- i3. 3 

.Pubblici: interessati nella stra* 

da postale Mantovana . . w 29,600. — . — 

Sovvenzioni diverse ed anti- 
cipazioni rimborsabili . . . « 9,649,063. 18. 7 

Somma da riportarsi L. 80,995,539. 4*^ — 



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' ML TOMO JSàMOmàijL 2±'J 

Somma contro Li 80,995,519» 4* — 

Doni in genere. ....... n 3,66o. 16. — 

Posta e Lotto^ Questi prodotti 265,8oa. i* 9 

rìsguardano la sola; ex-lnom- 

bardia ^ ........... » 36gy734- .5. ^ 

Uffizio delle tasse presso il 

Ministro dell'Interno . . . 99 377,374. i4' 7 
Azioni a senso, delle leggi 8 

vendem. e 212 brumai^ • > ** 844^9^^* 3« < 

Anno ni. 

Imprestilo di deu. 6 per scudo 

voluto dalla legge 3 brum. n HytkO^^^Q. 19. — ^ 

Tas^ di registro in esecu- 
zione della legge 17 brum. n 4^000^ — . -^ 

L. 93,568,428. 3. 7 

Dai paesi 
deU'ex. 
Lombar- 
dia . . L. 17,994,972.15. 3 

Da quegli , 
aggregati >9 3,375,069. 1.6 

L. 30,370,041. 16.8 



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228 



suuA ummSBOL mi ùomMàsj 



TJmkTA. 

Pagamettli di debili lasciati 

' daUa cessato aminÌDÌ9trM.S{e« 
nerale della Lombardia . L. 

Al Direltbrio Eseoulivo 
in cQQto d' a3segm fiatigli 
dal Corpo Legislativo. 

Sulla tesorerìa nazionale per 
l'estìimmie iti di^rsi safani 
e pensioni arretrate . . . . >> 

Sul ricavo di fondi nazionali 
per gratificazioni e po^ioìù 
a^i^gnUte «gli ufEciaU e ^ 
dati franc^si^ ed altri qfgem, 
rdatiFÌ .: ;,••.» 

Agli i^tt(M4 <Mla sala del 
Gran Consiglio ...;,,» 

Al Consiglio de' Seniori in 
conto d'assegqi per le in- 
dennizzazioni di firimale . ^ 

Alla Bepubblica Francese in 
conto di convenzione per 
l'abbonamento mensuale . » 

Trattati relativi a ces^on^ di 
proprietà e possessi > e degli 
effetti di artiglierìa ...... 

■ ^ » " 1^ 

' Somma 4a riportarsi L. 



r,7o5,al4* ^- ^ 



164456. I. <8 



549433 
ia,9PO 

70>6o5 

29,906, 

25,718,272 

6,3ft7,259 



34,618,066, 



4.-- 



9- 7 
9-7 

7. 8 



19. a 



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DEL tKSORO KikZfocriu:. 229 

Somma contro h. 34,618,066. 19. 2 

Approvigionamèntì d'assedio >» 1,433^^04: '-^. 3 
Prestito Berthier ....... n . ijo8irjfi5&. 7. 4 

Pregta»<mé la titolo del mag- 
giore amnento di tmppé . n 3^11^944* ^' '^ 
Ai seguenti in conto degli as** 
ségni loro £sitti dai Dvetto*- 
rio Bsectttiiro sopra fondi 
già posti a sua diq^owone 
dal Pota* Legislativo cioè r 
Mtoiatro della Guerra . . . . yf ^^gi&^iGì. i3. 5 

dell'Intèrno .•..>» 4^98,563. 16. 5 
di Finanza . . . . . n S^i 30^5^3. i4* n 

di <lrÌQstìsift . . . . 9f 1,4543^ IO. 9 

di Polizia •,...•» . 4^^fi^' '7- ^ 

d^' Estero » i,a3643:2. 7. 9 

Tipografia nasionale «al ri- 
cavo di vecchie carte inser- 
vibili * . . . n 6;ooo. — . — 

MuoicipaUtà di Milano . . . >» 3,ooo. '^. — 

i • . ■ 

PAGAMENTI DIVERSI. v . 

Alla Commissaria del tesoro 

nazionale in conto de* soldi 

e spese \ .*. . . w 55,373. 4- 7 

Alla Commissione delegata al- ' 

r adattamento della strada ' 

postale Mantovana .... » 115,747. 17. 3 



ufi r 



Somma da riportarsi L. 75,970,468. 19. 2 



V- 



\ 



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23o SULLA DnifstioifE in» coMnssAiu 

Somn». retro L. 75,970,468- ig. a 

Al Banco S. Ambrogio in 
conto de' suoi prodotti so- 
pra i dazf cìvici ' I» i38,3o7. 5. ^ 

Al' Dipartimaito del Bénaéo 

in copto di soyYenzk)ne • » 16,00^ — . — 
Al Dìpartìmento del Mincio 

in c<mto di soVvensione . f^ ^^Qjq/^S. iS. jo 
Alle amministrazioni dipartii- 
mentali 

Adda ed Oglio ..,..» 85. f a — 
Reno .,••.•..•..!»-' , tfSa. i5, 7 

Bubioone , . m ^ 14,000. * — . - — 

Basso Va ........ la^ooo. — ^. — - 



giore ....'.- n SjOoo. — . — 

Alla Gommissìone delegata pcfr 

la festa federativa . ^ . . . » 51^72. 16. -^ 
Per divewe prestazioni in oc* .^ ./ 

casione della festa della 9t* 

cono^eUza , giusta la legge 

7 nevoso anno vi • .... » i,30o. — . «-t- 

Pagamenti di cariche sn fpn<ifi 

ex-Camerali e Banco S. Am*-, 

brogio ...,.» a2,8a3. i. i 

Spese per la scossa della so- 
vrimposta per la ìégg^ lom- 

barda . • . . . » 3,591. i3. 4 

Somma da riportarsi L. 76,654,35 1. 4* ^ 



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DISI. TISSOIU) N^KI0NAi:,C. a3f 

Somma eontro L. 76,654351. 4- 2 

EfttiiixioDi di debiti nazionali 

a termina ifeUe leggi a pto- 

vMo^ 16 e 22 ventoso . ; » 6,354,1 13* 11. 7 
Ammoiliszazioiie di Inini di 

l^tti requisiti secondo la kg* 

gè 5 germile • • .^ . • . « 604,074- ^ 7- 6 
Bestitustone di sovven^oni ^ 4333,67a. 6. ^ 
Incontri dell'anticspasioiiLe di > ' 

depari fa . . . . , . . . . . » ^47j^*99' *7' 3 
Estiil^ioni di cambiali emesse 

in eonfotmit^ delibi le^e ò6 > 

messidoro eseguitasi col me& 

zo delle araoni e coU' incon- 
tro nel prezzo di beni ac-' 

quistati aiil^pminpnte alla 

legge 17 pratile w 3,687,348. 16. 10 

ResidtYO fondo di cassa a tqtfo . 

frimale . • ^ * 97,567. io- •$ . 

L, 92,560,428. 4- 5 

Ora se ^34 e più nilH0ni furono posti a di- 
sposizione del Direttorio y egli è ben natui^àle che 
questa somma dovea circolare alla tetoseria i)a- 
ziònalé. L'attività adunque del tesoro nazionale, 
e la contabilità de' Commissari età per l'intiera 
suaccennata somma. Questo ^ra il primo pros^tto 
di conto, che produr si dovea dai Commissari 



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^32 suixA nmmwm bis oowRsaAu 

del tesoro nMumale. Quale ostecolp avrebbero es^ 
trovato se in v«ce <U metter BfOtp silenzio gli in- 
cassi non eseguiti, li avessero piuttosto legittima- 
meute giustificati? 

Ma essi non ai< addehitafODO mei propoato 
loro conto, se non di n^*^ 91 milioni, dii]|4{as ài 
tesoro nazionale, o iìon iKmó ^ninti » ^ si spno 
dilapidati u."" 147 nùfiooi.: 

Né credano già di ginsUicarsi in £aMÌa alla 
naàpne c^Uo specioso pretesto cheli 149. nàliioiu 
«f essendo entl*ati a^tanto con iim giro di osiiìa, 
ff non lontano per conseguensa Oè debito » sé 
fi credito al tesoro njisiosale» n La nasdone, e p^ 
essa la sua rappresentai^ r trova in dov4^ ap- 
punto di ricpnoscere ^Mstn^ siotivatx» gii^ di cas- 
sa; poiché soltanto qoette oogniÉÙmi di fatto pos- 
sono sollevare qwl d^oio vetoj ^'ombriEi del 
qaaìe si celerebbero le jnalverspràjpi ove p^^ az- 
zardo, esistessero, , . -. . „ 

Invano tenterein)^ lo steroùoio de' nostri aru« 
deli vaiisllpiri, di contesti figli delle tendete, che 
impunemente sotto il silenzio delle leg^ succbi^Qo 
il sangue de' no^i pc^oU, se non dietro una in- 
dividuale cognuùooe delle epoche dellis ricevute 
d^'pgameuti '. 

CW a«sic!(ir^ il Potere I^^p^ativo, . qhi Rassi- 
cura il popolo , che la maacaatje somma sia pjut- 
t^osto non entr^a cjbe dilapidata? La ptplrazieile 
di quattro miai) ramhig«iit^ e. la nuaiucaiisa del 
proiftHci 0? haniao gii s^^nato nel tdbmiab 



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1181. in&s(Hto itàtioMiiis. a33 

iremencb (Adi* qmiioiie ^di im^inttaanaròne in» 
vpcabil sentenza. \ 

Questo tavrttrfl decreto' aoir ^tinde dbe il 
nòs^Bo 8ugg«ficu L'attenta dietoiimia del p re ap ìè lto 
iìi tetti rMmffiHriisaei^{^<q^iM]»de'ii»dt^^ 

\ Io vi faq MrattffiBnato ^oìMo |nt>8petlò per 
«Mmcantè; die eìò^ ne sia h verHà. 

Qaal ecmta «si mai vi presetitano snr prd* , 
«venti deUe: caste delle tre legauòni? Qoalè ddla 
oaa» deir» Medoncae^? Niàdb prockesaero éo&tp» 
alla naaione^ i frutti, le entrate, i saolnfi deNe 
«op|NPéase noannende Maltesi? Nulla ^i avanei 
delle ca^e dell'ex Mantovano e della Yàlt^iina T 
ttiiMa la TÌSGOssiolie de' UvcWl nazionali» de' censi, 
de' legati, de^ residtn di prezzo? 

GìttJKttni ! Il soie già dìpattìmetirto del Ticino 
{ove Tàgmaia de bèni «aaiónali fvmmi per alciìtaii 
Bwsi aflSdata) dava in esigenza di cfe^^cirai 
UH mibone Questo appurato da alctim inesigibiK 
operava parò le Goo,oòo Kre. E che'' risponde* 
ranno i Gommissar} sui redditi del ^à "finido di 
refigione, sugli effetti delle corporazioni soppresse, 
^gli affittì ed attività delle medesime ? 

FiiK> dalFanao v, allòrcbè si {m^pose al Bi- 
rettorio lo stato preventivo dell'attività dètl' an- 
tico ibndo di religione, questa ammcHitaya già a 
lire i,66i,o36, eppure ohi il. crederebbe \ di^ 
tante aoppreisioni di còrpi ecclesiastici , dopo tante 
ciMieentraaioni il prospetto de'- CcAmnict^ar) ^ in/ 



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a34 svuul tQMOitóìiB Mi eoÉBKttSÀU 

^mM^f e «midite #vffiBe fMiÌaÌI|di non oGfre che 

rinGasfio di Bre 1^754534 

Xaa^M» alla w>a|n tlVvedatfKà^Il cd^eolwe 
qwl «M^Dto iMggìàiè 40IK ^38^ tnifiimi dé9«^fl«- 
•ere imo9l»ta a..màfiixleUi.t^c»tiia mididiiate, se^ 
contentandomi davervi ^ chiare prove dimostrato 
MI qMRle p^ MI «Miaafile il propostoci oonto. 

Ne si arrflMafto già i Conmìièsarj lidia omv 
rieM del editto. Essi sii^o pe«t prova die ferv 
nulli» il ODlpo alla metà .ddTo^era è un finm n» 
•ama sperirrò il fratto* Kon sema paghi didanì 
mi conto mancante» essi voj^ioao. di p& Inav* 
Tedtttamente (accorti)- ve' lo pnaeataAo andie 
fidiaca.: Lo pMvo. 

Sòvveagan» ^tmiìtA coH^fj^f e fjmsito già tì 
annuvolai dalla tribtma alla proposta del tonto^ 
Fim d'atteta* ^ provai , che le sole dirette raggua- 
gliàie a den. 4$ cadauno, scoto, sotnmà di^ già 
pur troppa impostaci le sola dirette, dlòQ, pressi- 
larCfBo, il veigògnoso d^cit di fin di a4 m^ióiii^ 
ed ora che hanno in fiìtrp conto proposto nèn 
più r incasso di 14 aùliom, ina benrì di 10 risiidta 
il deficit ^. aS^ milioni 

Quali scuse, ipiai pretesti addurranno emi 
mai) se chianiati ad unai>arra cofi^itaaioBale fiano 
astretti a render conio di^un tainto dsfiùUÌ Ot« 
ranno forse che le amn^inistrasiom ^' ifipartfe- 
menti » non IiaHnopagsUo i lora coiUmgentt sulle 
dif^Cte? ,0 dii'amro che tdli egcegie sonane furono 
erogate in sfi^se dipartime»tali?;Di^ma^>^l i^ 



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Mimo. Séra sempre pi^orato che san contraTven- 
lorì alla Co^uiìoiie nei }$ 3io e "drS. In féi^ 
& qtieró ifissi MBD*primì«ra«iiente incatioati di iti*^ 
▼igihiM antte tiscoataom d^' eootvifctizioiti. Sie^ 
condariamenle non> ponno ordinare èfae il giro 
de' fimdi ed'fl pagamento delle spese fatte di 
conamiso del Polere liiegislatiyo; Óra doV'è la vis- 
gilanza usata da Commissarj a questo riguardo, 
e quando mai^ e con quài leggi il Potere Legi** 
ri«IÌTO siumoo^la dilàpidtfsìone di I28 miKohrin 
wpese dtpartimenli£^ 1 Dunque o nelF esigem^a , o 
nelk conversione delle dirette essi ?ono iinpreH^ 
ffibilmenle detinquenti. - ' 

Abbiamo veduto il' conto fiillace nel ramo 
cine ha per e^[getto le coartvibuìBkmi dirette, dini^ 
teismo dal rìflétteire che aé non nullo, almen 
troppo tenne è il f^rodotto che ei dà la tesoreria 
dalle difTerenti tasse. ' ■- ''' 

Questa frazione di disordine non %i meri^ 
r attenzione nostra , che a rtento può tener dietro 
alla, gran massa delle dilapidaséioni: ' ^ 

Ghe ci serve il sapere, essère incredibile, che 
la sohi Milano abbia contribuito per là tassa svi 
domestici? 

L'analisi delle indirette dimostrerà aU'evi- 
dfitiisk il .*i»g|^ ' del prospetto sensa il soccorso 
jdi tali ii^òeie. 

Iix primo luogo i Commissari ci danno il jsi* 
icavo delle indirette ammontante alla somma di 
lire g^2jofi4i. i6L^ $ set(»idarianwite nód ei 



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Si36 8IILLiltMMiftMlllfi MI <KatoafS4&J 

liirtiiii^iono «e m fmaliw, te iit regftlk» se m 
dati ^'«atvàta o ^oscitÉ) m m* trinciti, se in 
4i^j di ^mmwaMmoà; % in Ceno hxmgty «ni* noà 
49t aiUMisoiilu» dd <^aii< dìpa rti m eot i fartwiO' ifÉe> 

£ cli€? k rìgémnudosie poGliu ie'notgtìA 
pdpoli ha dnnqw prodotte imn fim^ ri^nMf»- 
idone? - < . 

Per iiti miraoolo rÌTohuDvontrìo» pùM«m noi 
iluBque^fiir seMd de tali cfie òetidMOono fo hoirtra 
mmé^f de' labacoU òke foroiiiiio It delizia diri 
«ostm> odoMto ? 

Tale 'è non altriménti (krve eisere ii'TÌBtihiito 
éÈÌÌA tAMiAts nostra riv^uzi^tè ^e pure vogliamo 
oomlunaiv coi fyMk ti préapeHo deHà t^<«erii^. 

Se eoa ttOB andasse k 01^, T indi^pensalfeite 
rài^itildo de^'Salr luaUp apaaio 
di i6 me^i dovea £lr entrare . 
aUb^eraridf nds&ioittde ..... .L. l'j^g^^òSS 6. 8 

QoftUo dei tafaatecfai^ neU^ ' 
r eguale spazio . ........ n 4>^i4d6&. 6. 8 

_ ^ , Il I MI I I p I 

Quali darebbero assieme 
la somma ài 1 ..... . . . L. 22,509,718. 1 3. 4 



Dunque o la cisalpina nel decorso^ (ti questo 
tempo stimò bene d'infatuarsi e di negare aHe 
papille nervee del suo ol&to # grato titillamento 
della foglia americana, ed a ciò osta il ^tto^ o 
la tesi^reria trascurò ¥ incasso di queste Mmdite , 
o incassate le dilapidò. 





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QiiMMi'aad^ Jbsse ammnaibag dbe b fw- 
^eufa cbi contoid^Bdi asmuts ai^piorUa^ato il 
v$mo 4^Ue f)ìbeUe .d'enUpta^ ii»oita, dì rtgaKe ne 
multtnrUie ^ -aoa .^ptMhte a pHma Ti^ta If 
branca dbtle iad^ratte di gran lunga ma^gìocé ijkìh» 
im>poafa|» 

i ^ Ma ^iiàìnm Qon ^pteli anni, ai batteranno i 
GomoiMaarl a queaM duro passo. Diranno essi dia 
la.jQOttftisìooe, il AÌìMOisàme, Tine^icimone delfet 
l^^Bi» ripsrfiaitdiiipaioar iwiìiFetisate, iti .amaPia i^ Yia| 
tatti d' aiUi nascente Ipi^pubblica haimi^, ò turata/ o 
disiata la soÉgeal^ di queste na «i » »ait atti¥k^9 
.JNb-: OQ&à^lpaaiiti atse Biedaimu njjpeloQÓ Pl- 
etora ^be le indirette piirattoo dovettero sfujiiate 
in ^ese dipartam^nlatl M«, dttadini oolle^i^ com- 
.|MMt#¥Ì dà Y^w AMO epUogare per un momento 
la. somma dalla soatanae <^ la nostra tesorma 
tt dfigoa di far: .credere erogate i» spase de' <& 
partiittèqftl 

H^kM suMa diretta ijoposta dai > 
Cpisiitiiti riuniti Milo l'anno ti . .L. ift^Sig^iSfi 

Deficit sulla diretta deiranno v. f^ 24,0744^^1 

D^kit snUe privative, ed indi*» 
rttte 5 ji^iirta lo stalo preventivo pre- 
«statato Jbì Bistro Sicoi al Diteti 
torio •...<..•.., ... . . . ... t» So,o54,9^ 

Totale L. 73,648^39 

^ ■ ' _ — ^ 

l>ia»que 1ÌM 7^^,648^539, ~ si éieono sfumate in^ 
spese dipartimentali. Diman4o io come è possibile 



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a3Ì iPtu^ M H mun tm tmemmmi^j 
eim ud 4woi»ò «B l&iiiesi^iiipè«l^ 
piÙL 4i ^mumf f}% «ak^ni in ^e«ft^i%airtìmétì«Éfr? 
Skì^ €blc0Ìa[l)o dràiro la riforma d^^parrti^ 
Mentii <^ìl mmo déHa gmémaria ^g^iiìzntb iti 
XniU. h 8W esteatidne n<Hi può aiiltiioiiMre, 'Dlie 
all'aaofiQ passmtà a uti di fH*es8o di 4 teìli^; 
fueUa dclk amnA»èttMiMi^^e iMnicàpalità 

a 3 tmUam;)cfae in ttitto fèdbano 7:^mlttotó.'Vo^ 
1^ pertar^ filate > colmila a t^n^om^ |^ìm^ 
«^Q^.Gaatitoiiei^o di Btmapartei wnì' iti^dìmy 1)qm 
Jkn4 "rantì cnnffiQ i dipart^é^ÉtH ÌR> a€i£ci tìiSs^ 
aditotele èoffùamjiòf^ o^aiiwMila M' pvrtitBt eco» 
comica e iftacÙsam , 6 suppoilfiftdo rHisi:9aìstente 
i^ta^i da 0^ precnetoi, le dpesa dipbrtìéieiilali 
a^rei>berò . munt^ta ^b s<miiito*«bi ^ «ittom* ci^cn. 
Bf a ^Y^^eto .eenne sÉcà poasibay , ebe > tfto cgK t Wdd 
aocof^a SMUÓala né la giudMaHa, i«é>rai«iitk^»i 
tiva atanfl écialaqiiati 72 aialiaiii? Cki' sa - ^roiid- 
saere queste yora§^' immènse?, I nosl^ d^rCi« 
menti siirey>a:o par avMi^iirft da pamgoiiarii alle 
botti insaziabili delie ^Me àv Dàaàe^ l Noi ci^cterS 
giaounai. ' : . : -^ ^ } 

.. Ma voglio supporre ^cbe l'in^K^btl^, vo- 
glio supporre; cbedi^i istanti d'anardhia, dì%U 
av^Azi infonm di un regpmi? mpUtàne^ cbe i viz) 
f^r natura inerenti all'epoca di un Governo» die 
paasava dallo stato militare rivoluzionario ad mo 
stato costituzionale, clib i disordini tutti infine 
all'ordine del gjiomo abbiane resa possile la 
^oi|iì]|^>^£i j^§[pifl|^0«ke di 72. wUioioi w fìf^^ 
dipartimentali ; dimanderò m allora quali furono 



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^pi^ ^ l6|gi : che idd^no làifit^ / b 1» ^Im)ìwj» 
luyaaiiale^ o gualuiifae i4l;ra piAI>Béi aia|^tratuiià 
a qpese cosi eiioiui? £ ^wéo »ai |a uadonale 
r^ppreaotttftW» p^ iadwsi a auggel^ire la soa 
eurna ìgìiamima c^la k^intmiiHk^? 

vm U bilancila le 4b toe. a^di^ite iia^gic^^^^ 
portaodMài però semjtt*^ alta €cms|»urazioné dei 
due prospetti , dje ci precedono pas$erò i^ esa- 
niinai^ appoggjiÉta I9^p»e ^ fittto, ed al diiUi^ì 
^oanto aia TkpapiHi^aQBa deUa teso^Nia anche ia 
({uella partita I c^ rkgai»da vl'^aHeoaskme dd 
ttimpaio del piifdki. ^ i 

U parte^^dì ^tti i beili ^cbe ia moltipIÌGÌ 
leggi posti furom^ venali» {>er mdi conoscere le 
8$ifiiSEMt ohe fotàlàfmsskfMé deirono essere enti^a^te 
nella teaefreria xuHiionale, s«rd^ trofpQ acdutt 
cosa, e di mm bre^é momeótax 

, ^m 9€daieja^ richiaoierÀalla pi^eseoza de'iaitil 
iilu^nati collega ^ lasciando' ai lorp di#aernilaento 
il, dedurne qa^^ corallai^; che T esperienza di fat^ 
deve aver loi^o resi più famigliari. 

.> Per k^;:^ p^t^voso ann0 VII si dichianirofio 
A: dispofizioiie del IKrettorio tmiti jbeni nazionali 
p^ la* concoffente di i6 nùlioxu^ Il ricavo di 
q^Qétì, pw una tnetìi dove J^ eseguirsi in denari 
contante VA^n metk in sconto di debita nazionali 
Dunque in forza di qùesla sola |egge L. &>oqò,qoo 
doveano eo^rare nel tesoro ^nazionalew 

li prospetto de' Goiàm^rj; pe^ò, a causi^ 
d'alienazioni eseguite iafoi:za delb suaccennata 



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(il Q9i^M # qinaida {irewriven .noà ttol ItB^^ 
I^uSaQ,a:ia Ma fian ln^ ai CoQunìiMTf A j^ 
ohiaram oiatuMiiì tar^pMsta kgge soitaifta, ntà 
oiittrmaa il pi» prfg^fiwrfc» lifapgto àiftéwa'^W 
nudità dì v%Ò |i»lio|ii l^roa ^ b^. ml^v a. ^ 

<|MBto «q[>Mto ìndi' «mal^, xUcéiia itiotaiptiq adk 

capqdieM U uiiWBUsnza d^ pÀspéUci,' iir più: 
porti, e la di iui £)UaQcia suiiaaai in$ 
dette dibatte ed iii4ireile, ^ iidikattifìta^; delle 
ali4n»a9^0m idb^ beili iifizi^a^L ' 

e ? l^ pu4 fi^i^9fi»<^ d^oanyatirione di gn*^ rjiijt^ 
ii^; dii^fXMil0 jokip^itandil^e^ i^ i«da|[iité/ ^« 

n^ sarebbe , e^agwhfh>> se non «mn «mio rtial» 
imnij^s^iicQ d^e apess .4^1 riapi^irr olmeti 

yede4pevà>ai]dt^totaiii9itil pòpalp <^ 
•l^wo. di , màm, «eai Xti^fOHj^ oiaa^a; 
del Direttorio: tmìo^ ^3d mUion, e fiaffibè 
multerà a( «edesiuft^ . quali soqo iiilaitt ^mlle 
aMOiiiie chi» 43^0» aMzo. écrtiatei.^efMrQhà non iiim» 
realiaente enti^dcte, ^li è/in dM^Atodt ciNMifaiPe 
4ib^ éasKn g^iaale a 4^rtQa>d^ teyimptvnya ^ 
XiMoto pm che è ^ljBW»te^yta6|<^» edinaenqpMa 

■,'■■ ^•-\ ; ■ «- -//■■'^. -..:.' •.. ' -^ ;' ..: .'..; i- ' 

(i) Coirtene no^e, che 9iKp col prestito fonato di denari 6 
scj^ oè&só^, l«gg^'à broi^ate', d'ob prd|$Àn§fott|> f^inàkséo JsiEf non 
]ifà4>6ft7,a4&> qàaoc^ dovea proliurre %e 4«B7SfOao. . 



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la reale vendita (ti una inumerevole quantità di 
beni /a aegnà, dbe fino dalla nostra tribuna si è 
dubitato se vi siano o no tanti beni ancora, da 
tenersi a livèllo coi debiti della nasone. 

" Cittadini coUeghii Né la na2;ione, né noi che 
ne reggiamo la rappresentanza, conosciamo per 
anco» quanto numerario effettivo sia entrato alla 
tesoreria nazionale, quanti debiti si siano estinti, 
<|uantì beni siansi alienati. 

Quale spettacolo dì compassione si appresenta 
aUL' attonita mia immaginazione? Egli mi spreme 
dagli occhi lagrime di dolore 1 Udite^ Veggo per- 
dona gemente sovra un Ietto di ambascie. Il pal- 
lore del suo volto, le sue membra macere, ed 
esangui mi dicono a chiare note che quest' infe- 
lice , se non ha {urolito soccorso sarà vittima mi- 
^mrabile di lèi; che de' bifolchi , e de' re Ixitte 
egualmente, inesorabile alle porte. Io tocco nel 
più sensibile del mio cuore, getto alte grida, e 
queste sono grida di soccorso. Un giovane sensi- 
bile che si 4£oe figlio d' Esculapio accorre alle mie 
grida, io lo supplico a nome della umanità lan- 
guente a volere atnippare questa vittima dagli ar^ 
tigl| di morte; benedisco il cielo che lo inviò, e 
stringendolo fra le mani lo avvicino alla cortina 
dell'ammalato. Fa cuore amico, mi die' egli, fa 
onore; non è incurabile questo morbo, io darò 
vita allo, sciagurato. £^ cosi dicendo, frammi^ 
schiava le sue alle mie lagrime, io leggeva nella 
di lui fronte scolpita la bella volontà ch'agli 
Gioia. C^ere Mhùri. Fai. F. i6 



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24a SULLA miHiiSIONE DEI COAIIUJSSiJlJ 

nudrìva'ìù sellò di vofer apportar saltile a questo 
infelice* Ma qual sorpresa si fii la mia allorcbè 
tutt^ad uu tratto, questo giovine ed inesperto me- 
dico , della unica sensibilità fornito, senza sollevar 
le cortine , senza osservare i sintomi della malat- 
tia, senza neppure degnare d* uno sguardo T egro 
che giaoed semivivo, xpi sì spicca dinanzi, è scom- 
pare dall'atterrita mia vi^ta. Mille riflessioni d'or- 
rore mi si affacciarono nelF istante, gridai; e cosà 
dunque tu speri di dar vita all'esangue? Ahi scia- 
gurato i già la fervida immaginazione mi pingeva 
Fammialato spirauté fra le angoscie di morte, già 
malediva l'imt^cillità dell'alunno di Goo quando 
il fantasma scom[^rVe. 

' Cittadini coUegtn! Perdonate il trasporlo. Io 
Vedrò per avventura a colori troppo aeri; ferse 
la cosa non sia quale ve la descrissi; forse io 
m'ingannai ; ma il credereste? Io vidi in que- 
st'infelice , ludibrio del dolore e della morte , 
vidi, dico, l'immàgine della mia disgraziata pa« 
tria. Nel medico non ravvisai, che la nazionale 
rappresentanza. ' . 

E che ne sia la verità, citta^ni rapjpresen-» 
tanti, lascio a voi il giudicamev Noi vecBamo. in 
tutta la sua estensione, la fierezza del imasma 
die cruccia la nostra repubblica; 'ma ditemi, ne 
conosciamo noi la solvente? Quali rimedj àppo^« 
teremo a quegli abusi che non conosciaW nd 
loro intrinseco? Conosciamo noi lo schiarnneato 
di tut(i gli incassi? Conosciamo noi in quali spesi^ 



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^ pA TKftOftO NiiSlONALC. 2^ì 

mmaxÀ erogate ìm sonnue incassate? GónosoiaaK> 
noi finalmeate ^antì debiti siansi con esse estinti? 
Nulla di tutto ciò. Né soltanto a noi dobbiamo 
queste cognizioni di fatto: le dobbiamo ancora 
alla sovranità popolare. Essa è in diritto di co- 
noscere la conversione del di lei patrimonio. 

Àlk>rchè una legge dichiara tal somma ^^ di- 
sposizione del Potere Esecutivo il popolo a tutta 
ragione deve credefrla esaurita in ogni sua parte; 
o finatanto che almeno non gli consta nelle forme 
cwtitusóonali, che o in tutto, o in parte non sia 
di £itto esaurita. Or ecco cotne ragiona il pòpolo 
sotto ^est' epoca. 

H Se nel bgeye spazio di sedici mesi furono 
n necessaij al mio Governo più di num."* ^38 mi- 
n lioni, 8% con rapida veemenza, gli uni agli altri 
n si .succedjBttero i bisogni della nazione a segnò 
99 di trovarsi costretta al duro passo di vendere 
»y tanti beni sino alla c^onoorrente di num."* 1 38 e 
y più milioni; se non si estinsèro nemmeno qué' 
» deluti , che furono parto delle più imperiose 
n urgenze: in: parità di circostanze e di bisogni; 
99 quali maggiori gravezze non mi restano ad aspet- 
f> tare^ alienati che saranno tutti i beni Jiazionali?i> 
. E ^hi ardirà contrastare al popolo una si 
giusta induzione? Afirettiamoci una volta a dissi- 
pare cbf^ occhia delta nazione, questa caliginosa 
nebbia, affrettiamoGi a dimostrarle, che in fatti 
non furono tutte esaurite le^ leggi descrìtte nel 
prospetto da noi ^premesso. 



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^44 StlXA IDUOftUOm DB| IWmiISSARJ 

Ma come mai oompi^rem aoi a questo voto 
figHo della purità de' nostri cuori > se i Ckimmis- 
isarj non ci forniscono di un conio ben. dettagliato, 
e vergato dall' equità , e dai dovere più che dal 
raggiro e dalla cabala? 

Non v'ha ramo di puU)lica economi» che 
collegato non sia ne* più Jtenaci nodi alla tesoreria 
nazionale. Questa è quella catena i di cui aitili 
pn>tratti quasi air infinito tutte abbracciar devono 
le moltiplici parti deU' economica amminìstraziope 
di una società ben ordinata. Ma qual ctmto ci 
presentarono i Commissari? La di lui disamina, 
non ci mosse a raccaprìccio? Come c(niiì>]neremmo 
per conseguenza il pubblico interesse, se ci la- 
sciassimo indurre a permettere, che cotesti Com- 
missari già provati rei di lesa Costituzione ripo- 
sassero placidi all'ombra de' loro delitti? . 

Cittadini rappresentanti^ è su dì noi massi- 
mamente che il popolo tiene fiso il siuo sj^iardo. 
Egli osserva da un lato Je dilapidazioni d*ogm 
genere. Dall'altro non vede conti. Vede la rap- 
presentanza nazionale serbare il silenzio negfi abusi 
delle amministrazioni. Qpal giudizio può ^li mai 
dedurre da questi fatti^ Segnatene vdi le fetali 
indispensabili conseguenze. V 

La, marcia maestosa delle leggi at termidoro 
e 7 nevoso aveaqo fatte concepire alla nazione 
le più belle speranze sul di lei%teresse, ma T ul- 
terióre inerzia ne ha spènta quella dolce lusinga 
che essei-e ddvea figlia della maeità del Corpo 
Legislativo. 



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DEL TESORO NAZIONALE. 245 

Cittadini colleghi! sempre cari tu saranno i 
ricordi dell'invitta nostra primogenita^ noi però 
mai non arriveremo a meritarci la pubblica cpn<r 
fidenza sino a tanto che colla nostra condotta 
non ci porremo in istato, o dì non meritarsi rim- 
prsveri, o di non abbisognar di ricordi; mai non 
arriveremo a meritarci la stima della grande na- 
zione y se non allora^ quando le nostre marcie pro*^ 
metteranno, almeno in prospettiva , la prosperità 
della nazione che rappresentiamo. 

Avvertiti non solo dalle voci del popolo, ma 
dalla Francia istessa , vi(£mo, che se eravamo 
per istituto debitori al popolò di intraprendere la 
carriera della nazionale felicità lo divenivamo 
sempre più per sentimento di gratitudine alla Re- 
pubblica rigeneratrice, che ci manifestò lo stato 
discomposto della Cisalpina sino dall' epoca della \ 
riforma. 

Ma qìial confidenza ci resta a sperare dai 
nostri popoli, quale vergognosa riprova non dob- 
biamo attenderci dalla onnipotente Repubblica se 
trascuriamo di opporre una vigorosa barriera . al 
torrente de' disordini che inonda la nostra ped;ria? 

E saremo noi sempre sordi alle voci di un 
popolò, die ci rinfaccia s^^ldati non pagati > arse- 
nali sprovveduti, sostanze' nazionali dilapidate, 
finanze militari anarchiche , giudicature arbitrarie, 
amministrazioni economiche disorganizzate , tesoro 
nazionale esi^usto, guardia civica vestita di nn puro 
nome di apparenza , creìlito pubblico smarrito;, 
spirito popolare, languido e moribondo? 



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a^Q SVLLA DIBIUSIONE DEI COMBflSSARJ 

Bopo che la nazione ci rìn&ccia che sono 
già messi a disposizione dei Direttorio hum.^ sSA 
e più milioni, qual sarebbe la dignità del Corpo 
Legislativo se sordo alle «oci del proprio do¥ere» 
trascurando i riclami del popolo, ed obbliando 
gli avvertimenti della Francia non prescrì^Mse 
r arresto peiwnale de' Commissarj, non si assicu- 
rasse de' loro registri? 

Se gli stimoli del dovere non valsero n ri- 
chiamarli all'ordine li richiami la, forza. Preéea- 
tino. una volta l'elenco de' debiti pagati {i), ci 
diano una volta un giusto prospetto d'attività e 
passività 9 e sventino, se è loro possibile, que' de- 
litti di cui vanno impintL 

Forse «ci assolveranno da' nostri doveri le 
eventuali. oscitanze del giorno? Diminuirà forse la 
nostra energia l'ammasso dei disordini, od il ti- 
more di una compressione? liC oscitanze sono 
figlie di un Governo nascente; ci mettano bensì 
in guardia , ma non arrestino ì xiostri passi^ nella 
cairiera del doyerè. La.m^titudine dei disoj^dini 
non ci sgomenti, il teineria, sarebbe lo stéssa che 
^cqusarsi d'inesperienza. Se una impreveduta eom- 
p^essione poi ci fa spavento, noi preverremo ^ef- 
fetto temuto, ci dichiarereitao pusillanimi^ oGEen- 
deremo la grande nazione. Analizziamo questo 
panico e mal inteso timore di un^ cc^pressione. 

(t) OiMcbè od lofO prospetto non duMMrano erogale m pa- 
gaiwitp (fi cIM^to die iife i5,7i6^5o6. 



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ÌMX TESORO NA55IONM-I:. ^7 

fy fumiamo questa dal Governo, e ci accu- 
liamo o di debolezza) o di colpa; ed in allora 
ella sarà il risultato delle nostre marcie ; o la te-^ 
miamo dai nemici della gran causa » ed in questo 
caso la nostra sorte si immedesima con quella 
della gratt nazione; riposiamo , pure cheti e tran- 
quilli all'ombra delia di lei onnipotenza. Non è. 
forse il di lei Direttorio , che ci ingiunge la masr 
$ÌQ[|a costituzionale energia ? 

U timore è T^ppanaggio della debolezza e 
dell'ignoranza. Vada questi a. ronzare intorno^ alle 
atterrite fronti de mostri coronati > ne ardisica fer- 
mare il suo volo sbotto le libere volte del tempio 
della ragione* Noi arditi è franchi suH' appòggio 
della giustìzia e del pubblico bene calchiamo orme 
di gloria nel sentiero della rigenerazione umanpi 

Chiedasi, ripeto, al Direttorio il personale 
arresto de' Commissarj, fin^nto che reso non si^ 
il conto integrale nelle forme dalja Costituzione 
prescritte. 

Un tale arresto, cittadini colleghi, se è vo- 
luto dall'interesse della nazióne, e dalla dignità 
,del Consiglio non è meno addimandatQ dal de- 
coro, e dalla integrità della Francia, quale non 
solo dobbiamo proclamare ne' p\ù reconditi angoli 
della terra, ma alla di cui conservaziotje dobbiamo 
gdoaaménte vegliare. 

Dissi che l'arresto de' Commissarj è addi- 
mandato dal decoro, e dalla integrità d^Ua Re- 
pubblica ifiostra madre, e ve le dimostro. 



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2^^ SIOLLA BIMISSIOUE DEÌ COUMISSAIU 

Questo jpopolo docile, e di buona le^^ ma 
che TÌd<^o ìigli estremi potrebbe un giorno diTe-p- 
^ nir formidabile co' Scellerati che ora di lui si fan 
gioco, questo popolo per la cui salvezza io scri- 
vendo il livore attìì:zo, e non curò de' tenebrosi 
figli dell'aggiotaggio, credesi forse non comprenda» 
che num."" 2 38 milioni in sedici inesi non poCeano 
abbisognare al suo Governo? credesi forse che 
egli ignori che esistono tuttora grandio^ debiti? 
^ £ quando mai si cercò di esporre un elenco 
di debiti estinti? Vede la nazione esausto sempre 
il suo tesoro, ascolta ella le voci della tesorerìa 
stessa, quale sempre esclama, che appena vi è 
danaro lo ritira la Francia. E ci farà meraviglia 
che in ogni angolo della Cisalpina si dica ^r la 
Francia adiuiqne ci succhia; il sangue? ==:: 

Ecòo la tattica infeniale, che con tanto suc- 
cesso' travaglia la nostra desolata patria , e giung0 
ad armare popoli rigenerati contro i suoi istessi 
liberatori f . . , - 

E non saremo noi in dovere di mostrare alla 
ingannata nazione il men vero, e siìiistro. con* 
cetto, che le si fa adottare in odio della sem- 
pre invitta nostra primogenita? ' 

Dimanderò adunque ai Coipmissaij del tesoro 
nazionale, perchè queste , grandiose somme; che 
dicono sempre esaurite dalla x Franca, non si de^ 
guano di &re la loro comparsa ^el Vostii^ pro- 
spetto? 

Il debito della Cisalpina verso la Francia nej 
giro di sédici mesi ammonta come segue: 



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. / WL TESORO 1NAZIQHAUS. ^49 

Per tirattato d'alleanza . . . . L. 3 ^, 000,000 

In forza 4e' contratti 8 e 14 ven- . 

demmiale .....*..... ». . . • • • 17,000,000 

. Per approvyisionam. d* assedio » i438,3o4 

Per aumento di truppa ... • n 3,aii,944 

In tutto L. 531,650,348 

Ma quale àfogo mi presentate vói nel tostro 
prosp^lo, per le somme erogate ndi'BdemfHmcintd 
delb eonvenséoni colla Fntncia? 

Se un calcolo di ^K^ttrazione npn m'ing^aiMV 
girate^ il vosUt) prospetto medesimo ,. nói andiamo 
amcOra debitori t^so là fiepubblica Francese di 
L. 14,830^613. ^ 

Ora. a- fronte; di questa vmtà di fatto eomf 
potrete mai indurvi a rilasciare delle tocì aliala 
manli, e detrarre ccm^ al i^ecdro ed alla integrità 
delki mostra liberatrice? Questo. sono adunque le 
itdknà molle, ocm cui cercate di sovvertire UA 
popolo, di ai$3mortiiasar lo spirito pubblico, èi 
accendere la fiaccola della discordia fra due po^ 
poli^ egualmente virtuosi, cui ìe circostanze locali^ 
ed il bene delT umanità dovrebbe ^imìre ccn pi& 
stretti njodr? 

Ma tani sotio i nostri sforzi; tJn gènio pre« 
cede la marcia dèlie nazioni nella limerà della 
rigenerinone. La fiaccola della veii^ verrà un 
giorno, e forse non è lontano il momento, a di- 
radare le tenebre dalU cmvdensStà garantiti im- 
punemente minate la saltfte della patria. Yoi da 



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^5o SULLA mHiSSIONE wu comltuAM 

^pieli' istante non esisterete ^ù, voi saretr perduti 

jper sempre. 

Ma vediamo cosà sanno ' rispondervi a tali 
rimproveri « le da ndi apposte soimne noh fu- 
99 rono le sole che pervennero aUa Francia. So* 
99 novi ancora le infinite somminìstranze fatte da' 
99 rispettivi dipttrtimoiii* e comuni > di gmieri in 
99 natura, non che le requisizioni d' o|;pi specie* >» 

Cittadini gcun^amoci da questo laècio in cui 
wosrtfìjhe vederci incappare la cabala jhù raffinata. 
Il canape della ragione ci $ia guida in questo la- 
JbmaAo, e la vittoria fia nostra» 

' Queste spmmìnìàtxazkmi di g^eri in natera 
o soo^ pagate o no. Se fiirono pagate, prima in- 
dicateci con quali le^ foste autori»a!i a^tali pa- 
gcmnentì, indi presentaiocvoe le tpiitante; altrimenti 
H Consiglio L^slalivo dubiteitÀ a radiane dcUa 
^vostra fede, e non potrà dispetisar^ àà quelle 
niareie.d^ sole possono .garantire 4' iiìteròsse della 
nazione; O esse soouninistitiniie. di generi non 
sono pagate 5 ed in questo caso <^ altro credete 
disdirci con flòmìl pret^lo, se non che bkre i 
a3y8|Éiiliani, la Cisalpina ha ooatratlo un^i^ito, 
per estii^ujare il quale' s^^pdrà costretta ? dilar 
pidare; gli ultimi avah^ del di lei patrimjMiio, i 
beni ita2»onali, cui ri^rmiò" ancora IT a^otaggio, 
e^ la malversiazione? ^ 

Nel j^imo caso sQuo inattendibili le vos^ 

a^erzioùi , finche non giustttB^até p^r quali leggi 

foste abilitati a divenir^ à t|ili pa|[amentà«' \Nel;^ 

condo siccome tali somme ìioU formmiQ part^ 



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bU TMMaffÉMmtìLB. . d$I 

int^^nle 4^ ^^ cento 38 ii^iau m/tètk a dì- 
sposizione del Dir^^;tjimo m forza di ató I^[»dati#i> 
ma bei^i altro non aOQO ohe le sostanse de* ri- 
spettivi cittadini^ cosi no&^&anilo mai 'ki:8D4at9 
del Yostm debito» ma andranno sempre ad ao- 
.crescere la massa del debito naayonale. 

Ma se insimsistente troTammQ il pretesto àxSLé 
somimnìstranz^ de' generi in natura die si vole- 
vano fatte dai dipartimenti i ^ dalle risp^ve ,co- 
muni i non n^o pfetestuo^o^ e ra{^;iratQ ye(b?eiPO 
quellq dejLIe dec^ùcilate requisizioni. . 

Pròna di tutlo esamipiaaM^» cit^dini tfiipjpier 
sentan|;i» se si p^issano ^tippoi^ reqipsismni. .Io 
non arpyerò mai a persnadeimi cbe le acoemMUie 
re^uisÌ2doni siano vere, sèi non nfl sapporto che 
siano siate immediatamente pag^ite; poiché safdbibe 
per me la stessa qosa il dirmi » « dc^ il ^trattitto 
99 d'alleanza colla Francifi/ seguirono delle re^pi^ 
99 sizipni sqlla Cisalpina, qnali non ^vono :pah 
n gaté^, ed il dirmi « la vostfa magistratwa, il 
9r vostro Direttorio EseCQtiyo^ è in istatp d'accusa<^ 
Per me crederò senq^re dl^meriefae, e , sognate 
queste pretese requi^zioni. Gpme potrei altrimenti 
persnadermi della l(Kro realtà senza far ingjkima 
al nostro Direttorio, senza ofiGmdcte; la sempre 
cara, la sempre invitla>^ la sempr^ leale nazion 
francese? 

E che ne sia il vero: compiacetevi di se- 
guirmi colle vòìStr^ giudiziose riflessioni nell'analisi 
di, questo in^portante o§^ettO| e ne proferirete indi 
il vòstro decreto. ' 



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^a . SirtLA &ÌÌlMR»10!te Dtfl COtMlSSABJ 

TMIfc dcmiéb tonccfrrem 6 colla persona , e 
Mila sofltailto àlluf salvézza di tutti. Ogni dftadino 
d tenuto à oone^ite^ cfdlla peHònbi ìj^ktiào là 
toeietà di ctd è méttibiH) U rìddlé^^ ed ecto le 
tmcntìotàt ógni dttadikio è tenuto a còncoh-ere, 
quando, e do?e ié circostanze' Io é3Ìgono colle 
aostanzCi ed ècco le contribuzioni. I bisogni del 
corpo sociale séiio ohliiiar} o straoi^dinai^ , ed ècco 
le cdntribuìsioni ordinarie o straoi'dinarìe, cioè re- 
quimiòùi , in ambi i casi però sono sèmpre con- 
tribuzioni » non cangiano per conseguenza mai <fi 
ikfltìfiV^ dunque allorché parleremo, di requisizioni, 
noi isaretao sèmjpre certt cfi parlare d! contribu- 
zioni straordinarie 9 cioè di contribuzioni in genere. 

Ho créduto opportuno il premetter questi 
àsafiòmi per hòù èssere strascinato da una male 
intesa applicazione dì termini. Definite le parole 
i^' jhdtte le quistioni si ridurranno a provare che 
il bianco è biancò\ il nero è nero. Veniamo a noi. 

"kt forza degli articoli t^g^j e 298 della Co* 
istituzióne è riservata ai soli consigli legislativi lo 
stabilire le pubbliche contribuzioni y ed il creare 
quahnìqnè genere d'imposizione credessero ne- 
cessario. 

Ora, o le requisizioni senesi pagate, e ces- 
sano d'essere ntequisizioni, e divengono piuttosto 
Un diritto di poziorità competente alla nazione 
jler là compra de-generi'; o non sono pagate, ed 
allora sono vere requisizióni^ sono Vere imposi- 
zioni, sono contribuzioni. Ma il Potere Legisfà- 
tivo ha emanata fi>rse qualche legge, in forza 



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d#lla qi^te f(^e gi^yt^tg^e^iL l)^9ltorìo ade^nìre 
alle mede^iioQ^ I^g al c^r^> duiique €«i»verrà d^re 
che queste ^ìa^Q U {Nròdottp^cti uà «arbitrb del 
iPotere Esecutiva :, Ila 9 ^ oane sarà ^^esufidUle 
che la ooaltra prima magìaUratwa volesse si aper- 
tan^iente violar^ la Gpsiitosioiie^ ed erogam mi 
dirìito che solo e debitamente a|^rtitiie aHaJb:^ 
^lazione? P^ ii^i^ sono d'avviso, che chi osasse 
ciò asserire r#o si renderebbe <ti alta ifii^om^ 
Dunqfie non ^ono presumiteli le allegate leqoiiM 
zioni -per parte del Grovemo cisajpino. 

Ma se le requisizioni noii soao dettate dhl 
£roveniQ della Cisalpina; meno, si p.o^ supporre 
che popsano easere state o in^^unte, od es^H^ 
dalla Francia. 

All'articolo 6!* del trattato d'dUeanza abbÌBnM> 
cl^e « la ^epubl^ica Cisalpina somiQinifltiii^à o^ni 
.9» anno mna somma di iQ milioni» >dbe simk-ierf^ 
tt sata in dodici palmenti eguali r dia cassa del^ 
99 Tarnàa^, ed in x^m di /nuacca il aupfdemento 
n alla spesa ne(^isaria.jt. £ a potrà supporre che 
il Governo francese giustamente geloso dall'esatta 
esecuzione de'supi trattati, dc^ aver dichiarata 
libera 9 assoluta, indipendente la jRepubMiea G^ 
salpina y dopa (^e ei la riguarda come la [hpìqmi, 
e la più bella di lui opera in It^, dopo tìna 
cosi aperta convenzione, sia pi^sato a delle re* 
quisizionì? E non sarebbe il auppmue ctò/uii of- 
fendere ripccHrruttibile lealtà della Francia? È la 
Frai(i0ia Ì9tessa. che ci dice, che « Per tal modo 



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a54 ^mJLk ìNW^MttMÌi'«iiiÉ«iisARj 

n il Gd^remo fiMii^ebe ua^ meirieato dee soldo; 

ii teamieiito deiìe tjfvppe tmto niBlki Mafb di sa- 
» Iole, dia odio 3talo di ^malattìa. >> 

È troppo cfasftra la coilyéiitimié per non in*^ 
tende» che la Frunoia vìiole il coliTemtto non in 
gmerì, ma in nmnerario. 

Dunque il apporre che tali reqùis^iom pos-* 
amo Maece derivate dalla Francia, è lo stèsso 
^^e I^Hmare un'ipotesi insussistente, é nel tempo 
stesso ingiimosa alla prima, alla {4ù gn&tde na- 
asioiie dell' uni^^nso. 

Ma dirà taluno u in tempo di guei^ è te« 
» nula la Gisalpbia, dì mettere totte le sue forze 
9y in piedi, e tutti i suoi mezzi in attìtità n ar- 
tùeolo S."" ed trattato. 

. Cih è indubi^to, e per me sarei il primo, 
^e som» intimamente persuaso che tuiti unaiumi, 
CM>^ la pensano i miei colleghi) quando si pre- 
aenl »s sc una simile occasione, ipiandVandbe non 
aT#s»mo un trattato, che ci obbligasse a cercar 
fai^, niuim escluso, i metzi, onde conccHt'ere 
€00 tutte h nostre forze agli impegni deHa graàde 
nazione, al solo og^tto di mo^strare, èhe sa l'I- 
taKa esser §p»ta, e che nutronsi ancora nel di lei 
sfno quegU alti pnncip} che ibnnai^ l'appanàg^ 
gip di unii nazione, che unanime giurò di voler 
es#«r lilfera, e di j>€a:sffguit^e ^per sino romhra 
de' tiramii. 

. . Qui trattasi però di vedere sjp per la Reptìb- 
blica Cisalpina siasi avverato ii caso j in cui per 



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effetto di guèrra 4òvesde in folta del trattato 
soimnìnistrare il supplemento delle spes^ i^cesh 
sarie. . 

it La RepnU>l̀a Cisalpina si c^bliga a pren^ 
n der parte in tutte le guerre^ che la Repubblica 
n Francese potrebbe àrere, quando né sarìi stata 
n faita ad essa la requisizione dal Direttorio EsècU" 
n U^o ddla Repubblica Francese, i» Xi*att; art. III. 
" Ora soltanto sul princìpio di nevoso del cor^ 
rente anno con lettera del miniiàtro dell' estero 
ddla Repubblica ^francese, in data delli a2 scorso 
frìmale , il Governo Cisalpino fo avvertito dal Di-^ 
rettorìo della Repubblica Francese, che la Fran^ 
eia portava le sue vendette sui tiranni ddle Alpi 
e delle Sicilie. 

Dunque sino a quell'epoca la Cisalpina non 
era ol4>Ugata che al coiftìngente di i8 mìConì 
to»^i , e éa quell'epoca in poi soltanto si trotò' 
in dovere di ìo^iegare luite le sue fòrze, e tutti 
i mezzi, onde oonoori*erè ai bisogni di uno stato di 
guerra. Ma e perciò dovr& farsi luogo alle requi-' 
sizioni? Il trattato medesimo ndl' articolo 6!" dice 
« somma che verrìi versata neUa cassa deirar** 
n mata, ed in caso di guerra il supplemento della 
H spesa necessaria, n £ chi mai pretenderebbe di 
interpretare che il supplemento ddsiba piuttosto 
credersi in generi , che in- numerario t Indicatemi 
quale 3Ìa quell'ìirticolo del trattato in forza del 
quale la Francia siasi rissato anche in circo- 
stanze 4i guerra ^ dirìtio di divenire ^ delle re<* 
quisizioni nel nòstro territorio? Ma posso ^iver 



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^ sinxà mumMM tm mmmsJLta 
4o¥trp f ht 9e non i^ete F abilità di arrestare il 
CfMTSO de' |H«neti, noo a^etè tumimeno quella di 
dare corpo alle ombre , di far sì che sia qaeilo 
Qbe non <è. Dunque Io replicfaetò ancora ^ il su[>- 
porre le requinzioni, sarebbe lo stesso che dire 
la Francia ha violati i suoi tratti^; ciò che è 
assurdo» 

Ma, si dirà forse, che la Gsalpina fu costretta 
^ divenire alle requisizioni , per far fronte agli 
appiroTÌsionameiMi delle fortezase? 

È co9a ipdubitata, che in virtà deg^ arti- 
coli g.° e IO.* si trova in obbUgo ia Bepubblica 
Cisalpina di approvisionare costantemente per unt 
anno le tre fortezze di Mantova , Peschiera e 
Ferrara. 

Cittadiiii legis]iatori! La Repubblica Cifólpina, 
dice il trattato, e non già la Repubblica Francese, 
appfovisianerà le fortezze. Goti ciò la Francia ^ 
sempre conseguepte alla sua lealtà, altro non dice 
ÌBipUdl;aimiite alla Cisalpina, se non « sappi al> 
n len^pir che queste sono le tue barriere: sia tua 
9»MCura il tenere sempre bene approvìsionate, 
9f poiché queste solo saranno a un istante di crisà 
f» la salvezza de* tuoi, e miei più diletti figl}, de 
w nostri difensori. 9» 

iNe fu già sorda la nadonale rappresentanza 
a si importante ricordo; ma presente a se mede- 
sima, ed a' alti piincipj ^he le ^ono guida, si af- 
frettò di to^to mettere a .disposizione del Potere 
Esecutivo 6 mìimÈ, onde far fronte alle spese di 
un pronto approviaionamentoi II Direttorio in 



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Éepàiì) non Iffisonrò tòsto éi spassare ^* ^^to 
4^e fornitaré. Dopo tali misure prese dal Gràii^ 
Consiglio, ^ Jadottalie dal Direttònoi vorrei sa- 
pere come poteas^ &r luogo alle requisiziom. Ep- 
pure queste re^sizioni si sono fatte , e si sono 
fatlp^ )daU' annata jàiancese. 

' 9la se un tanto disordine fioiise per cosi dire 
eXmneoatk Francia, se per avventura se ne co*' 
nq^edssero i ciompfici , non sarebbe fórse il caso 
qilesto dell' ariieolo a."" del trattato di usare d^a 
biMma inteUìgens^ ed amicizia , dando alla Fran- 
cia la pià.altasoddisCs^ione colta più severa pu^ 
nvuQiMi disi im? Non avressimo fop'se noi a pei^ 
kmdwQì di vqn pari trattamento dalla a iioi seni-/ 
ppe cara r^ftabblica madre , quando uomini inde- 
gnii di^ nome frances^e amalgamata si {ossero noit 
ioki a ^t^apidare le sostanze deUe due^actCHii, 
mia alti^ a promo^ere il malcontento ^^ontit^ i 
figl) deMU Ubert^iv ^oótoD i ^ejsbftpioni delFumaniti? 
J4a fiepi^blica Gìsalpiiid non indegna figlia 
di unià tfStaksi madre ^ e' sempre^ e tutte sacrificfaierà 
ben ài buon grado le sua sostanze ai bisogni della 
foa rìgenei^tnce ; ma se 41 suo ' patrimofaio più 
cara, ae le mie più sactosaìs(e proprietà divengono 
Tolacausla £rtfrie dell'aggiotaggio, é delFeseót^nda 
sete di pùebi avattpf ^ cesseranno d'essere k ri^ 
smrsii della Cisalpiufi .e delt^ Francia/ 

Cittadini l^abtinrtt Ii «ostr^^ «elo ci fa ri- 
volgere lo «guardo alt|iiitomo, onde rintracciare 
questi eomj^bci per ^estfriiiotoli Io V ascolto. U 
Gioia. Vpéte. Umori. Fbl: F. ^ 17 



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^58 SULLA DIMISSIONE J>Er CùmSOSSAAJ 

vostro voto, il vostro gioraménto è fatale. Egli è 
guerra a morie, estermimo a^ aggiotatori , ai 
dHapidatori delle sostante della nsatiene. 

Ma chi di toi note ravvisa ne' Commissarj 
del .teioro nazionale nn ramo di i]ue5ta pianta 
velenosa che co' suoi aliti mortiferi infatta l'abzio- 
sfera della nostra RepoU^Uea? 

Eglino medesimi si accusarono di -uà taÉtitò 
delitto col loro informe prospetto , eg^no^ meée« 
sin^ ce ne convinsero. Ve lo dimostro. * . 

L'aìTHiata francese ha fatte delle reqnisimm, 
e perdiè? Serchè i Commissari del tesoro naào- 
nale non hanno pagato a suo .tempo il contin- 
gente; perchè dc^o che erano a diapoàkaoiia; 4el 
Direttorio & milioni per aj^ovisionaré le for- 
tezze, noà fu lodevolmente eseguito l'approvi^ 
sionamento medesima Sono i Comm^rj che nel 
loro pro^eHo dimostrano andare tuttora credi- 
trice la Francia ; sonò i Commissari ohe 4op0 che 
furono mesài a dispofizlone del DirtrttCHio li pie- 
citati 6 miiiptìty non propotifono p^ eqiosta dì cassa 
su tfh oggetto che la mmxssk dà L. i,9SjJ656. 7. 4- 
^ Ma se r armata francese erA priva ^ dA. sua 
contingente stabilito nell' ìnviolaUle trattato d'at- 
lelafiw^ ed idtri conitratti; se le fortezze n<»t'erano 
approvisionate ) doveva la Franda laseiare le soe 
truppe senza ^i opportuni sostentamenti t e ve- 
dersi al caso di nna invasione di nemici, necessi- 
tata a confinare, la stui, arsita in ibrti sprovvc* 
dati ^ e désUnarli in tal guisa apeiire di fame? 



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I^^TSSC^ NAZIONALE. sSq 

I C^iiiiUsa^ cistìà loro indòl^i^a lianno com 
messo il Govèrno deUa nostra Re{>ufi)>liòa, ed 
btofio necessitata V annata francese a devenìre 
atte i!eqniSMEToni. Dì più: siccome questa specie di 
c^atHbu»oni celete, ed inopinata ha oniinaria- 
xnente per coàipagm gtt arbitrf , e tante volte le 
ditapadazioni, che producono per immediata con- 
segOj^nisà il malcontento genmte; così, se vi è 
In^ ipialche dipartimento solo l'apparenza della 
^dnquilUtji> sé in altri vi «onode'^^maK intenzio- 
nati» ed Iknici dellf antico Governo, ^li è inda* 
hitato phe a^ij^ noi» pO€0 contrSmIrono lereqtjj- 
sizioni. In una parola se le reqmsì^ioni hanno rc^ , 
1^^^^ oi meno avvedtiti o i j^u ignoranti, odioso 
il nome della libertà, non che della Francia, non 
ne sono forse la prima causa i^ Commissari del 
tesoro nazionale? Sje. essi .vivessero aurato il i&« 
ficài delle ifirette,. questa sóla sdmma, non teneva 
forse a livella la Cisalpina nelle sue òbl^ligazioiii, 
e la Franieia ne'. sn^ impani? 

Ma se ^ md«llàtiita cosa , che il prìmK> og- 
getto dì malcontento contro la Francia, e p^ 
conseguenza contrp-alla gran causa, ne' diparti- 
menti ^ Qve sono Si^^te le réquìiràztoffi, furono 
appunto le reqoìs^imi raedesÌBiiKi[ se a queste ha 
data orìgine l'indolenza de' Commissari , siH*à al- 
tresì fuor di dubbio, che i Comc^^arj furono i 
{»rìmi ibmentatori dell' oitió 0onbfo la JFVàhcia; 

Ora , cittadini l^gisls^torì , non ^dovremo nói , 
gelosi del decoro,^ della tranquiUità e della sicurezza 
dell'armata francea(e,. dare la più alta soddisfazione 



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jSl6o 8UIXA. DllUSSiOlTK MI COKIUSSA&I 

alla grande nalioiie, botf aBsicorttfsi éMe pèrsone 
de' Commissari e de' loro registri , col dimostrare 
al popolo ciaalpiDO) che la Francia allora solo 
non è conseguente a sodi trattati , se non quando 
a violarli è strasciiiata dalla mano irresistibile drila 
necessità , e quando vi è forsats ^àU'^trm òian^ 
camento? .< • 

Ma in proposito di reqoisieioni, dirà taluno, 
che la Francia potea, qualora si fosse trovata ift 
necessità, requisire^ tna requisire ne' tennini; dirli 
che il valMe ddle requimionr è di^ gran* luidga 
maggiore di quelle somme , che andavano a pa- 
reggiare il credito della Francia.* lo-non admetterò 
mai, ne impugnerò uiÉa proposirione che non 
conosco/ 

Ma diasi anche ripoDm ^he le' reqfiìsiziolii 
sorpassino; anzi di gran hinga sorpassino ii c^ 
dito deUa Francia, e che ne potremo noi <la ciò 
inferire? Nuli' altro a mio credere^ se non che un 
tanto disordine sarà: sempre^ defitto deBa teso- 
rerìa naswnaie, è mai attrifeÀSÉir^ né al nostro 
Dicettorio, né alle amministl^a^ioni incesi. 

Infatti come potea il Direttorio arrestare il 
corso alle requisbioni, quando per anco non co- 
noscea quali spalline, ed a quat valore ammontas- 
sero i generi, che eit)gati venivano itì pagamento 
della Francia ? ' 

Se i Gommisiarj avessero tenuti regT$tri ape^ 
eòi ricevitori delle dirette, 00^ agenti, cogli am- 
ministratori dipartimentali, ad lin sol colpo d'ò(> 
chic ^ avrebbero saputo informare ÌI Direttorio dèlie 



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DEI* -rESaiO ^NAZIONALE. 26 1 

oocmrenze , e questi avrebbe certamente tvovàtai 
la ^laniera Gaj^ce d'arrestare il corso a simili 
einargeiiU. ? 

^ Dunque sarà sempre vero, che ai soli Gom- 
mi^aurf, e non già al Direttorio nostro è attrìbui- 
}H)^:ua si|&tto disordine, vecfemo però se posta 
in qualche mento imputarsi alle amministrazioni 
fimioesi. Io nim so persuadermene ; ma discen- 
4tMio a p^ «ufiuto esame. 

U armata d' Italia francese è in continua 
marcia. . — 

^ Gli alSiff della Francia ^n Italia non si con- 
finano in queUt della Cisalpina, '^-'^ *> ' 

Dunque non era cosi agevoi cosa alle amtnì- 
matrazioni francesi l'aver sempre sott' occhio una 
piccs^a frazione di grandiosi conti. Le ^mmini- 
^raiàoni francesi' erano altronde in .diritto di cre-^ 
dere che gli.aflari della Cisalpina non fossero in 
<fisordiné. ^ - 

Queste addìmandaroiio delle reqatsiaàoni; la 
Cisalpina perchè non era in pronto eoi prc^rio 
conto vi aderiva; dunque la Francia doveva a ra- 
^6ne supporre, che non fosserb per anco esauriti 
i suoi crediti. £coo per conseguenza la cagione, 
per cm forse in buona fede la Francia avrà^ fatte 
delle requisizioni oltre il pròprio con tingente^ 

Ma qualora alla Francia siano entrate delle 
somme maggiori di qurfle pbtreank appartenere, 
non v'IiÀ a dubitare, che ella sempre cònsegtiente 
alla sua leahà, ne vorrà fare il più scrupoloso 
incontro nelle decorrende incnsualità. 



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^6i2 SVhLK MMIS8I0VK DÈI COMMtaSAKl 

' Ora, e chi non scorge a prima vista cli€f 
ai Commissari solo, òhe alla loro indoleiiiBa sol* 
tantO) e non ad akrì è attribuibile la funesta sor* 
gente delle reqùisizion]? 

Ma la nazione che si vide costretta ad esau- 
rire questo calice amaro» la nazione die ignorava 
tali circostanze di fatto, non ^ra forse in dritto 
di declamare contro la Francia, ti» in appdweitìBa 
almeno, sembrdìra volere con nano pesante g|^ 
vitare sul di lei capo? 

A proposito però di requisizioni sento* taltmo 
frastornarmi all'orecchio,^ dimìT: amico ^ sài tu 
perchè si fu corrivo e facile nel permettere le re- 
quìsisioni? Per niim altro motivo, fuorché « per' 
f> favorire la sete insaziabile de' fwnìtori, e per 
99 dividersi la pfeda >» se una simile proposhocme 
ostentasse utia minore apparenza di calunnia, in 
quel caso io domanderei ai Commissari del tesoro 
nazionale se i fornitori furono pagati. Il loro pro- 
spetto mi risponéft tosto, che ben tenui furono 
le aommé che vennero a mani di costoro. 

Ora è fuor di dubbio che cotesti speeufatorì 
a^vranno cercate tutte le vìe onde stipuN« de'- 
contratti, che rìdfmdassero a loro vantaggio. 

È fetto óostante che tutte coteste ing<»def 
sanguisughe non abbandonarono In cotie^ se non 
quando si viderp satollo di sangue. 

,£ chi non vede le immense e ràpide fortune 
di còteste insaziabili arpie? £ pure giusta il prq-» 
spetto de' Gommissa4 ei^ vanno tuttora .credi- 
trici presso la nazione (fi somme egregie^ 



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, DEL TESORO NAZIONALE. àS!^ 

No: no» v'ha più; soUerfugio. Questo san- 
gue» è sangue de' nostri epncìttadini. 

fifa ^gni^ se si Verificasse che contro gli ef« 
Setti somministrati abbiano i fornitori rila^iati de' 
homr e quitaarc importanti, confessione di de« 
bito per valori arbitrar), ed ag|;ravanti il sommì- 
njtoante! Guai se si verificasse che si rilasciarono 
delle quitanze portanti delle firme false ; per cui 
mm restasse alla Oiaalpnia il regresso di rimborso 
verso la Francia! 

Eccovi^ cittadini legislatori, le fatali conse- 
guenze i3& unai tortuosa condotta d,e Commissari 
del. tesoro nazionale; ^cco perchè il popolo freme 
sul ,sileneio della sua mppresentanza. £gH si pre- 
vale delle nòstre leggi istessé per accusarci al tri- 
bunale della radono» In forza di quelle noi ave- 
vamo già pronunmta la j^usla condanna di que- 
sti indegni «t qualunque renitente sotto quasi vo- 
99 i^ia pretesto a sommidistrare^ le earte e i do- 
" cumenti^ è immediatamente destituito, e indi- 
79 ziato del delitta 9? Legge a8 pratile ^ 5.^ 

Ma quaiMloL mai si eseguiscono le liefggi più 
saciaosante? Scuotiamoci una volfa da quel profondo 
letargo che ci ussopjsce, non vogliamo permettere 
ehe le più belle speranze della nazione suHa n^ 
stra fermezza violano illuse. 

La nazione è persuasa che l'incostituzionale 
contegno de' Commissarj dèlia tesoreria nazionale 
insultante la dignità del Consiglio, la vigilanza del 
Governo, la lealtà della Francia sarìi quella scin- 
tilla che inceuflierà.le vostre vendette. Il popolo 



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:264 SULLA P1MI9SI0NÉ pu xìommsAKJ 

malme^iatOi, dils^idato, ridotto ^lla nàsmn diiede, 
contro questi itiidegni, leggi analoghe all'ingioiia 
della nasione. U nofltoo popolo, fai^ i più alti sa* 
crìficj per i comuni int^ereasi ^Ua ana patria» e 
de' 3Qoi liberatoci, ma preteqde oiMUl#cei;ie la cms* 
versione, £gH vi domanda i auoi cpirìì. Prctato 
ad oflfrìre ^e stèsso in olocausto snU' at'a tfoUa pa- 
tria ; qualora questa li richiedesse , figU domiìisi^ 
solo che perano sotto la s^ujre 4eUa l^fgib^le pcie- 
if aricazioni ; gli aggiotaggi» le rapine. 

Ne ignora e^i gik qbe queita co^tit^sionale 
fernpi^iput ci è ingiunta dalla Francia istéssav la* 
fatti che altro ;?uoIe 4irci In jpvìmogemta', aHorcbè 
con suo messaggio al nostro littorie, cosi ai 
esprime? 

« Tutta la nostra huona volontà per il ben 
■»f. essere dell'alleata Aepubbliea Cisalpina sarebbe 
9^ insufficiente se il Direttor»> Esecutivo cisalpino 
n non gof Imitasse con altrattaato yigor% cop quanta 
» saviezza^^ se non i^egasse un «gran carattere <^e 
99 lo mettesse ai livello delle circostanze seu^re 
x^ di.%^iti in uoò ats^ nasceste, se egli non si 
s» i&osteasse si^eribre a tutti i timori» ed a tutti 
99 i riguardi, se non restasse immutabUe ndl sat- 
n tiero deUa Costituzione^ malgrado Fattività di 
99 tutte le fazioni, o piuttosto non le incatenasse 
99 tutte sotto il gic^ della l^e, se sdbiaociando 
^^.i'anaitrbiaed il realismo ima negli ultimi ger- 
» mi, "non desse l'esempio delrcy«bblicaiiìsmd^il 
fi meg^o pr^uniàato, ed il più attjvo, Ae finat 
» mente non facesse amare il nuovo Governo per 



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n ttezsEO. di ano sdo .floateaald» € di ima; apfAica^ 
9» zione instancabile a mettere {"^òidkie in tutti 
n ìe paMi delle amminÌ8tàttiÌHBÌi , ed a fimìe fio- 
n nretoUi i ftum*9» ^ 

Ora il popola a fronte di: queste verità co^ 
nmnioirtie cM Potare Eseétttàvo d^a grande na- 
zione al Direttorio cisalpino, e riflettendo che fino 
dai i4 fratMoro anno 7.^ Tinvkta naì&io&e istesifai 
prevMie i rappresditanti di ^eSa medeéima ^etti; 
cke dalla sHjfgessa di chi governa jun p6fM^' di^ 
pendono le sliifaiH institiiziom politifehe, la potnm 
dello StÌBto, il «spetto ahe ikpmi a sÀoiiHÉiriS^,^!e 
la propria faKdtà; che alla legislatura si a^piéltk 
di vegUara, 'ed .arreìrtM<è le nsurpazicmi e gli abiìsi 
del potere, die tatto il destino del popolo è co^ 
locato nelle mani della rappresèntanca. A fcoìMt 
di tntto ciò il popolo persuaso deM' attività dd 
Potere EsecnlnrO) e della vigilanza della rapptte* 
rffratanza, nuD^idtro gli reeta die d'assicnrarsìdei 
{Hu felici precessi per la protrila nazionale. ; 

Ne saprà mai persqaderri bho la rappresene 
tanza e le msgìstvi^re con manifesto ab^so delta 
confidenza della grande nazione, e dì quel popola 
disila medesima rigenerato, o ad. ella caro, ych 
gUano calpestare i snoi più sacri doveri. Vi raoir 
menta egli le sacre obbligazioni che abbiamo con 
lui contratte, non menò cke colla nazi<me fran- 
cete che si prescdse. Lontano dal temere di do^ 
vepei dichiarare presso la Repubblica rìgenerabice 
qnai nomini o tiittdi od inibedlli iuUe colloca 



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a66 svtLk ùìmmimm^MieommmAiu 

le sue BfMmù» ndlà'tiiA nqfijHresMlMisa'e nella 

•u* iMgiitntenu 

'Gm<pnHtedaldkuiiigiie il popola i^^ non 
sa aq>ettarsi che feseoinsioQe detta CostitttBooey 
e da^inTÌti delia Fnama atèMk 

(Se vani iHm aaraono ì «Mi voti aa|prà egli 
esBinv feite ed inerednlo agli iafttaì detrattori 
detta lealtàt^Qceaei Spreaeerà il |i«iiieo tsnore 
j^flpdoittOf da q«ieU|e rùok allamiaiiki ohe npwgf iwk> 
A lEabno auLprepoaito che la Framia pésaa abò» 
Mi;e di^l patuil» ndi trat^rto d'alleaua. Ckmipreflh 
derii 4|§U che- sono tali /voci gli àfioksi de'jaaiK in- 
«enmnati, e eo^ ragi<»ieriu X^nelia invittn nmrioBe 
che. sciolse atritalm le cat^me, qodBa nasione che 
.iicQnQil:e rinstituaiòiie della Beptthfalica Giaal|ràìa 
«owict la pniiiahelfopera.drik.r^mwaiio{ie po- 
litica da lei cf>eiata fumi dal suo saol na^o. 
jQjoella ttaaóeiie che ne' replicati 9uoi oònsi^^di- 
jttostoi^ mai sempre, ooq quanto zelo, eofi quatita 
preirawa ten^ fisso lo sgowda sol ben essere 
datila CisalpiiQL jQuella nazione in fine che rige- 
ttali^ i popoti d'Italia, collo spargimento del ]m>- 
.pno sai^pie votrìt pm ìnXFolgeria ^nella più alta di- 
sperazione, òopii^gaipnza indispensabile ad un p^ 
ppjo che dovesse tea la miseria , e lo squallm^ 
rìcereaire le. pròpria risprUe? 

Saprà dire a^se stesso il popolo, je la gmerta 
è inwàlahile io mi protesto jmMiti» la portfrire quei 
pesi, xhe la gran naaione avrà bilanciati '1[^#i^p»> 
Ubili colle mie cireostdMe. Pieno r di sentimentt 



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d^ gcatiluiNbe egK safii fm^rMo ai più giran^^ 
per concórrere ad ogni possa thfìi soU' aSk 'cò« 
létioeviariitte é.^ptt^erilà^i^^ dttè^Éi^tibMiche» 
fii»^8taéc^idì»^ létféfti i ptaf tlésiderf della Francial 
i ^ Egli, rì^iróiè |4afdbte "^^^ di^' trattati, 

^ 8fré%zetk h efimdnf iNMi cèe ai tinA^ spàrgendo 
éBti'àjm^iÀ di^ gran caMa, n& pònto dubiterà 
d^a lealtà ikffinvitta nazione perl^^intiara e più 
scfrapélosa' osservanza ' del trattato niassNtié in 
qndla pi^, dbe'ba p^ oggi^o il «^uèitte arti<- 
^ec^o i u la Flrmeia II obbliga dt eomp^iidére là 
jf ^MffMihm Càmlfkoim^^^ dà psMr dm 

99 siicbefilérraiKi ai^ gàerre/ileUé quali «tea aria 
K spegnata quésta in virtò ddt' articolo 3.^ d^Id 
n Stesso trattato. " Btetro quéste inassirae rìchia'- 
nando egli tutta la pròpm coibenza ne' Corpi 
L^slatiti, coi^deiuta efaèè il ^tol^ > patimiòntD 
.della rapj»«seiitanisa M una i^iziene^ libarli, tultì 
li-isonminca iauoi ^tiAìmenti. ; ^ v' > 
I. I^kanda il popolo dhcf la sua ra^preaen* 
ten^a assicuri il di Ini int^*esse coli' asràèuradkme 
de* Gofiamissarj, e MOMtné la base dé"^ loro oónti 
^ inditìsibile dal ristretto de! ^òonJa deUa ^eesaa^à^ 
ammiittstrasdone . generala ^ 00^^ che. il Gmn. Cmi'^' 
,s^io din»ndi al Direttorio Bsecii^o iréngiimo 
rimessi all'ufficio della contabilità i conti preeUi^i* 
E\^cc^ne ptfte f€»mano paste in detto conto 
queUe somìne^ che o.poch^ o inoltra ritro^oafte ^ 
fliMo ^le rispettile ^epoche ttt cui le v^e provin- 
ole a a^pipregarcpo alla Cisalpina, cosi» cb^ sieno 
pure rimase all'ufficio della contabffitk f^iistretti 



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a68 SULLA . pnmMME ttM comrssarj 

dk' tQovti 4^ tre l^yriftosà dd Mo&MiBte, del 

P?fii;Q«pnet ò nmtviTfhr tnrtl^ fiiiMW) ^Mb 
leU!^<^ di ciiml^ MòMM 

pag^^ « qv^' fornit^^^.ktokfeiMlì eranéT degli 
lipprovwoniwwiitì » ^ititar ^h» 'wwbìbm.écn^^ 
hrmm à^àts^ ^ìQovmÀtmr] tid ^ loràt{Mip08tb 
ctmto, e cbct per «Imi imne tacSbibi^ c^^ «èUe 
vìa rìwe«W la ndta di Utte^kidetjte eamUilIvciie 
imuga lunedio il eoQh^ ^ toftele aiioiip .tairto 
Wt>léMitiyKÌe ofae. fbrzite» dettaf^Kando quali skéno 
eaeguteaiil fiuta jnà di una H^^hèdi «n^akra; 
d^bfgfiaodo q«ali oarte di oradifBCi iieii9 hummi^ 
frate lauto in delle aitem qiwstè in ^ialimi|ae 
vendila d^.baitf; dettagliando^ t^téìe» ehi e>per 
qnal)titdio, e cùme legitttmati.ftmmoicréAci» in 
^al . dq>artioient0 eraao eeaì contratti; e a<iki- 
ìanisd^'r nnà nota geniale di tntti^ i debiti pagati, 
la nota di tutti Ì pagamenfì &tti alla Franila ^otia 
deadiapone ^dalle epoche^ ' ^ 

Yedendo poi il popola oìie a'tioatri Goni- 
Hussai^^della contabifità lutto che diligeiiti ed at- 
tici nmi tàiA Cittibile di Kqaidalie^ il conto jgen^ 
rale dello Stelo, èe non inodiante i conti didfe 
«mn^itìstta^ioni dipartanentali > e de' rìspeftiTi 
dgekitì, Insisto. 

{I. Che siano senta dìlaaiéne prodotti tutti, 
e Cigoli i cónti dello «^naie diparfeinèntaii, e 
non i semplici conti & caasa, tnà bensì i Oonti 
che esprimono il conto dì cassa', il quantitatiTO 
de' beni venàniì, o aaionali, o dati in paga; le 



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hmp Ì9wtiÙi, ffuOìA ev^^aMltà; e g^aMM^di |>a- 
gatoenU; «p0ea xb veadila> per vedewp «e si sono 
edooli^ i firatti pe&deiiii; m forah <&^^li leggi 
emr fiono T«adiiti} i ricavi de' mc^itL e A^fti non 
solo ddlft Bopywia» Gmnm^^e di Matta^ mà^A^ 
treià di ogoi e iqualusque i^ra cotpoiMK^Qe; dei 
dMafi egindmente trovati in cassa alle rispettive 
c(»poca2Ìom ^^j^presae; éÀ l<Nro erediti; dei capl^ 
taU ^tivi einittìferL 

1% Ghe aian* coimmieati i conti delle am* 
naAmaèrasiQiii dipmrìtmentali dovetti in forti»^ del^ 
r.avtiooW 199 per oa»^rvare se eaae àveièeh) coa- 
taavwiivto air«rt 190 per vedere sé per avven-^ 
ttini' eressero modificata ^quatcbe legge de' corpi 
legislativi portanti imposte di qualunque genere; 
&f lianno candele pubbUcbe entmte in confor* 
mila deir^art 196 della Costituzione, e degli ar« 
tk^tif^^ 19 dèfltK leggi oitp^ se ^ ainio 

rigóHté a dettame d^' art 3o6. 

lY. ì Dimanda che siano ' chiaifliiti tutti i conti 
die' Xìomntoaà partieotari delle dirette. 

. Y. U «onte 4ettafUato delle inittrette dì eia* 
soan, dipwtimeiitò' tanto neUa paMe déU^entraita 
d«He meroaasi^, ohe in ijuella delle uscUe e cir- 
Golaaioni se esistoiM>. 

VX. Il conto dettagliata delle regali^, e delle 
privative di ciaiouti «i^ttit^entò. V 

VIL I detttigli e le giustifkasioiB di tuUi i 
conti de' miniitri) e specialmente d^ quello della 
gueÉn, poiché la piarla e la manutenzione per 



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aeàki^mmM scrosti ra5 ii#ifni|iaifii ^s^ po- 
teva iii^Kirtire la aommff ékìi. itaJS^it6^' nSi S^ 
éà dUm potrete òImsohriMee ^itaet i sueccnèiM 9^ 
mUiAm^pattte debito. abbiM:falte.fewi»lM!|Mqi^ 

niiaaij prapoofmio ad lofvi: prospetto. 

Vili. €he (finmiiiKate /L ootttii di tn^ 'Jbìre* 

Ma i coati di queste m^paràtooi ddilMMD 
easere nel più.iziiiii]to;iiM*ii8U»iow^ 
tràafùri €oIlaaì<ma^ o. indotewa pwr parte ^Itea^i- 
ii](iiMsl;razio»i medeùmé, pmohè asm ai igivara eke 
moUip/ di .ijue^te raqui^irìoni boh > aii voglifiaM^ aor 
credijtare ckUe aiwniini^trazioBi :feaiicesirt - appoalò 
pe^qhè 9 aoa $<m6) in mii^iO. perdio jMllisooo 
Tidìfi^te f) fifjmila da^^^ìi»?a noMlito^^^^ 
risdiaifflite,-, , :,,,. . .;- ^ - .;; r,> -... 

, IX. I0 questo caM dinuói^ i: pià^ awari pt^ 
cessi conitro i loro amoi^t , aiaivo. p9^ cia*^^, 
moQr^tfillwqeBi; e éoeoiim afp«ó^ 
fer vedere al metto p^to «ba k i^bMr^^cai»- 
c^e »<Hl^ &tte le rtfttiamoìttt ae #oja Brzata 
dalla iii^pfoioM iieceasìtà^ e dalki^omortqiize ao- 
yr^indii^e, ma cl^^ §Ua non ^a parte ne' diaor^ 
dini; co^ ]} ^jK>polo addiman^^obe i complici ei- 
salpim «i^p «p^(^sjtì ^1 ligoi^ ddUe ndsUieJeggi, 
e qualora «ssì vea^aup il wnm di f ww»»^ o p« 
i»fl#9 4ire^ di mostei imlegoi di; w© tanto nome , 
che spacciandosi rivestiti dal loro govonio cK noa 
^bimeri^a gìimsdizione cbe^im non li iii accordata^ 



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fu^sehi indegni d-aver vgifate la luoé sotto 
un Ubero cido, avessero oeroato di' spat^re^ il 
makMH^tento ne' popoli d'ita^^adàisfiaado ai ^- 
verni i loro più ìnfatsi atteiU^ti; #fis»da,^^, 
^e in esecueiooe dell'art :^? del tratt^o, e per 
d«iiostl*ate «Ib Francia qn^'^oiiiGiwi.e boetta 
feda, che la i^poUblicd Gisal^a 8«A sensore d^ 
4I10 ^nto filosa di servare > siano immediataìiiente^ 
ìiines^ i^bro nomi al Direttorio di Parigi.^P||l 
X. Sa il pi^lp che le rispettive òont^^ 
dei due Governi stagno appunto allestendo i conti 
sulle somministranse &lte dalla Repubblica Cisal^^ 
jana atta Frauda. Riflette ii popolo che i conti' 
géBwafi ddlo Stato devono essere in forza del- 
\ TaiticMo 3i5 della Costitiaione verificati ed ap- 
provati dai Goonnissarj della contabilità. In vista 
di ciò vede die quando detti conti saranno ap- 
provati d^a Francia diverranno per le amnaam- 
strazioni cisiilfHne un ramo del conto |<fi(ièrale sur 
cui le indagini , e le verificazioni de' Commissàri 
della contabilità dUvwranno inutili; quindi ditQanda 
egli aUa sua hippr^sentanz^ , che faccia sentire a} 
IKrettopiq, perchè o essi coutil non sietlo appro-^ 
vati se non dopo die saranno riméssi alla cote* 
raissaria della oontabiittà, o. per il più pronto di* 
sbrigo che^ ai conti precitati vi interf etighino puw 
i Commissari drila contabilità medesima. 

XL R^kCIe egli che le nioltipltci no«M leggi 
e le più sagrosante sono innosservate. Quiìidi di* 
manda che con ogni mezzo più Torte si rid^iamino 
esse alla esecuzione più scrupolosa. 



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XH. Si ifiiiMilbm il potalo» cOictìiifett» deU 
ViH. Ssai dettt G^tilpzioDe dell*a*iio ¥t il Di- 
r«^QrÌQ Ese^tilro» ià dato di o^tiUt^ imtmaénti 
od ilH^osiiiiKMft, di rnmicae, ò di p^pstrativi di 
IpMira cofotro la ftepiib]^Uca èautorazaie, anzi è 
tetiiitd ad impiagare tetti tjateszi pòati a sua ^ 
ij^}àmio^ Si lìméBdfbm altìniade éss^ il mede* 
qjsoa ioliblSi^ a pw&der parte in littte Id guerre 
dygk Bèptd>blicà Francése potrebbe a^ere: vede 
pWGTai di lui dÌ6po3Ì^onb tanU bem< fine alla 
cOQconrefate di ciai^uanta mifiotii per là pubblica 
iitnmose; e diètro siflatté rifaembraose & egli 
presente al)a sua ra|>pre$entAnza. ebe qutato et 
desidera <ihe il auo^ Gearernb ad ogni |)èovà » di- 
iDPfitt*! degno dell' amore voleEza e ttoàfideosa dalla 
gnadde nazióne eoirinifìliegare tutte indiatihtataieiite 
le' propiie fonte alfocoasione di «lia ifuerra, al* 
tMttbmto #bo9^ura. il Gran Consiglio ad «G^erTar^ 
«be di quella qualunque giierra debba il Governo 
^itrapMndhtt^ in fotsa dell' articolo tèr«6 del trat^ 
tftto, i^ ^ faltd la requisitile dalDirettorio 
i^eqotivQ .delia RepubUica Fr^neese>. tanto ad 
€|[getko .obe non Vengbiicio pretèatuosamepte dila* 
pìdati 1 pegni della nazione ; quanto aiK^ke perchè 
dovendola Cisdpiitavfiocbè no^ le aia stata ^^(tta 
la formale richicflta dial Direttone della arancia, 
servare uao'statov n^atrale, altrìteien^ usando, .si 
Vedi^ebbe dìlapìulare le pn^rie sostanze, Jconcor- 
rerebb0 di pen della gùeerii^ sansa avere in pre- 
gresse ir diritto, 'di essei'e compresa ne trattati 
di pace. 



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ML TESORO MJISlOirAU. ^73 

Ecco, cittadmi colleglli, ci{i che ci & pìt^ 
sente il nostro popolo. Egli, rammentando^ <K 
4are ona pronta mano di soccorso alle finanze', 
non ommette di 4^ f^^^ ^ ^^ rappresentanza 
deve far tacere ogni altro oggetto <£ legistazione , 
e riToIgere le più energtòkee sollécite cure^ <|uéi- 
0ta branca principale del ben fsser^ détta AaizkMif. 
Egli dopo un terrìbile quadro non rìconoaci^ àltM 
motivo di ui|;enza che possa allontanare le vostre 
benefiche mani (ìalla spaventevole cancrena che 
Io tormeilEa e consuma, èe non quello di guerra. 
Cento casi d'urgenza ponno essere proposti, ma 
sta alla rappresentanza nazionale a rìconoscerli. 

Quindi io sarei di sentimento che la rappre- 
sentanza senza frappor dimora rendesse con mes- 
saggio avvertito il Direttorio che il Gran Consi- 
glio non ammette casi d'urgenza esclusi quelU che 
fossero voluti da una circostanza di guerra, fino 
a tanto che non avrà riconosciuto il conto gene- 
rale nelle forme costilozioitali ; inviterei il Diret- 
torio a passare all'arresto personale de' Commis- 
sari del tesoro naziomde non che di qualunque 
agente, o amministratore che non avesse peranco 
presentato il rispettivo conto; lo inviterei final- 
mente a volersi asstcurMse di tutte le scarte tanto 
esistanti presso i Commissari della tesoreria na- 
zionale, quanto presso qualunque agente o ammi- 
nistratore. 

Cittadini legislatori, queste sono le marcie che 
io credo indispensabili al nkomento, se ci preme 
Gioia, (^ere Minori. Voi F. i8 



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2'j4 9mxk wmàmóm dki commissari, ice. 
la salate del popolo, il decoro della Francia, e 
se ci sta a cuore il nòstro dovere. Eccovi le mie 
opinioiii. Esternandovi i miei sentimenti non feei 
che adempire ai voti del pi^lo, ai prìncipi del 
mio cuore, ai doveri che mi impcme la Costìtii- 
zkme, alla ^tìtu^iné cke serbar debbo all'invitta 
licione, cui puicque presc^Hermi aBa nppre* 
""•eAtaitM. 

Salute e fiatellanta 
Pozzi Bof^resmtante. 



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BMOsnuziorw 

Dir VAI^TTAGGI 

FBOVEHIBlfTI ' 

DALtA SOSTITUZIONE DELJLA LIGNITE 

DI VALGAHDIKO 

ALLA, lEGNA ED AL GABBONE COMJINE 

ilUB UàMÌTlTJVlà B mi^LI USI BI8001I08I 
BI COKintllÀTO CALOBX* 



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Mi generale devastamento de' boschi e i'acf- 
cresciuto consumo del' combustibile hanno fatto 
sentire da molto tempo la necessità di ritrovare 
delle sostanse, che ili tutto o in parte alla legiia 
potessero sostituire ed al carbone orinario. La 
natufra difatti /benché dcrtata d'immensa forza, è 
più lenta a produrre, di qudlo che lo siano gli 
nomini a bonsumare (i). 

Perciò i Goyami providi allontanandosi dal 
sentimento di Caligola che era avverso a dii«: 
M dopo di me scenda il diluvio: » i Crovemi prò- 
vidi, stendendo il pensiero alle future gen^t^d^i, 
voUero^prevenìmè le laignanse e i danni, si pro- 
cmrando di conservare i boschi « che incoraggiando 
la ricerca de' combustìbili fossili. 

Questa Saggissfana previdenza è particolar- 
mente necessaria al regno Loml>ardo-yeneto, il 



(t) Chi desidora conoscere in podiji minirti tutte le cause ge- 
nerali die GODCOisero alla diitruiioBe de' boàehi, oonwltt il Nuovo 
pro^pttto delk scienxe economiche ^ tom. II, pag. 5f-55. 



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3^8 SOSTITTOIOMS DSUii ttOVlTZ 

cui pfiii^pale' prodotto consìste ifelb * seta , dbe 
finora non si potè ottenere perfetta senza il soc- 
corso del calóre. Altronde le miniere del ferro 
abbondanti ne' nostri monti non possono essere 
scavate e fuse, senza cagionare annualmente larga 
strage ne' boschi circostanti. Quindi cessarono al- 
cuni forni di fusione, e Tanno di altri è ridotto, 
^d un mese, o a dne al più. 

Perciò, il Governo Austriaco in Lombardia 
promise nel 1792 il premio di seicento zeechini 
a clii ritrovasse abbondante e I»ib|io càrbon fi>s- 
sMe, che potesse servire per le miniere dèi fern^ 

Il Governo Francese, che successe^ all'Ai 
siriaco, pressato dai' bisogni della guerra e deUa 
marina os$ia dalla i^cessità di prov^dere armi, 
stronàenli, utensili e macchine ferree, procurò col 
mezzo del Consiglio deUemimere/ de' pìi^tt e 
vice-prefetti, de' professóri dWle uiiivcfrsìtà e de? 
licei , e d' altó valenti inineralogfai, procurò, di sco- 
prire r esistènz» de' combustìbili fossili, e profuse 
privilegi a chi gli scoprisse, è prestò soccotsi agli 
intraprenditwi (1). •:.,^ 

A quelli che deteaitoinàno la sag^è^ sforna 
misura v^dalniln^o de' Gorvémi cke rsÉbtt^oiio^ 

(t) Per incoraaifrc lo seayo «fcl ca^bon fòssile in Vafltf 
Gaodiiìo il cessalo Governo contribuì sino al 481) ^Mmua soyveii- 
zione di lire i!2oo alla piimitiva Sk^cietà propnetarìa eli. <pidia 
nùniera. Tre sacoessivi esercii ordinarono il riattamento cK mohi 
t^e^i stradali in qv^a Valkf, ma la sferra ne imt>é£ Fesecti- 
zioiie. Egli: è questo un beneficio che le p(q>olaziOni Valsaiane « 
t»nunettDno dsdla generosità àxi Governo àtiàée. ^ 



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ALLA UGNA %p AL CARBONE COMimB. à'jg / 

sark cara il s^ere che gli incorag^amentt per k , 
BcoperUi de' coinbi]$tibili foiteili furoiK) geaendi, e 
in Francia si' ripeterono » in Gemvinia ed In«^ 
ghiiterra. 

IL 

Sono molti anni che il pubblico còlto cono-^ 
8ce la copiosa^ nùni^*a di carìi>on fossile o lignite 
che esiste in Yalgandino dipart^cmto del Serio» 
e che si scava nel^ territorio di I^efFe. Parlm'Qdo 
dottanM9Éte di questa miniera il signor M aironi da. 
Ponte, professore di storia naturale nel liceo dk 
Bergamo (i), ed il sig; Brocchi, ispettore alle mir 
mere (a). 

- Il Tolgo, cm sono ignote le opere e il lin» 
guagl^ de' filosofi , non conosce ancora il detto 
coD^stibile, se si; ejlcettaa il volgo di Valserìana; 
^ndi M^ ne fa qui rapido cenno. ' 

Npn appartiene all'Autore di questo sorìtto 
il fiintasticare per ^ali for^e ed in quali epodie» 
ìmnieAse piante ébex vegetavano sul suolo, siano 
state & {^ riprese stt^^olte, còptrtef e compresse 
ck divml strati di t^Biva» quindi |i4<^^^ P^ 1^ 

(i) ]WiiOTa ^celu ^'époseoB. l£hiio, wm. H, pag* 78. -^ 
LeUera il «g. conte MottatL 

X'i) Cromale ^eUa Società d'keoraggiioiento delle sriense e 
dcUé artr stabiliu yà HUàiiò, ton* Vf , nuli.* I, apnle iSig^ 
pg. 33 



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2So SOStmiZIOKK pZLUL UQVm 

roaasima parte allo stata quasi lpìtuimnoso> aién- 
tre alcune;^ rimaste intatte presentano tuttoca ie 
lignee fotme> e la j^qe.vegetatnle.eut apfartenf* 
nero. Le congetture de' geologi sulle rìvohnii»! 
del globo mostrarono finora V ardimento piuttosto 
dello spirito umano che la sua ragìonevolesia , e 
se qualche pascolo offiJrono all'irreqtiiéta curió- 
sttii, bisogno vivissimo delTnómo incivilitOt lÉiaainir 
altro vantaggio alla società arrecasoiio. Basti dntt** 
que il dir? che ftell* accennato, e circostanti^. leisri^ 
tor) s<Hto, la superficie della terra > a diverse piK>* 
ibnditii, s'incimbrano estesis^mi ed alti liiBtiiìeri 
che cedono al taglio quasi peazi di nm^ sapone; 
quindi s'indurano investiti dall'aria^ ph^^^i^iiaD- 
doli dell'umido e della nìetà circa del loio pera» 
U disp(Mie aUa <k>nilHistiràe/ nel giro d'sicnni 
mesi» 4?^^b^ videro la luce. _ 



; in. 

li carbone fossile o k lignite di y^l|^ndi«>, 
perchè cosa utìle^é nu^va ^ doveva jnooittmiie Qift»p 
coli in Italia, come gl'jnfionfìrò pineas«^ k altre 
nazioni. L'ignoranza^ la prevenzione, l'abitudine, 
talvolta privati intereùi, cokriti con pretesti in 
apparenza plausibili, declamarono ovmique ctìiitro 
k sostituzione d'altne sostanze alk Ic^a ed al 
carbone comun^. Raccontasi qiaimjLi.dapii} sortfc- 
tori che. l'uso del carbon fossile ne' luoghi abitati 



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4LUr LEGNA th At CAUBONE CratURS. ^1 

fa vìetltto dal Parlamenio inglese^ perchè Biqfqpo- 
sto m^cÌTo alla salute; cosi qud coiiibii6liUI]e,.ei]i 
r IngfatlteiTa de?e la preefmnQnza delle sue artì^ 
cc^nincìb per essere proscritta « E con tfoanfi 
n- sermcmi, dice il dg. Brocchi « non si è fiiUcato 
n Yenel in un'epoca pia recente, nel 177$, at* 
ff lorehè ha volato persuadere gli abitanti della 
9 lin^adoca a metter mano, ai loro ricchi fitoni, 
n e indeiinizkarsi cojn questi d<^la scarséiSKa delta 
n legna, per cui si Vedevano laf^guire molte ma- 
n nifatturetif, (i) 

Appena iDc^to, il carbone di Yalgandino 
ricevette la taccia di cagionare la morte a ehi ne 
fiiceva Aao. Fu quindi necessario che la primitiva 
SocHTt^ prpprietaria della miniera ne concedesse 
il conramo gratuito ai poveri , onde far cessare la 
preveimone « ccmyiAcere i piil ornati. In onta 
di tale espeti^iza rnm potè questo xk)mbui^iinle 
nel i8j:af ^sfu^parire ne* pui^Iipi stabilimenti di 
Milano senza l'attestato di valepti medici, chele 
dichìaraaoQO innoèuo, ed assicurarono gli amipi* 
nitratori che potevano rìnparmiare spesa senza 
danno 4^1a salute. 

Quelli^ Slitti che in mancama d*idee di^ 
stinte pronunàano parole abituali, parlavano va* 
g«néntè di vapori sulfiirei che 6fup|M)nevano esa« 
lare da quella sostanza , e colla logica del timore 
predicevano mali di stcmiacQ, soffocazione di re- 
spiro ed alla fine mòrti improvvise. Ma l'e^ierienza 

(i) ma. pag. 40. 



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i^ SOSTlTtTZimfK DIIJXA. LlGUnTE 

i£ii}(ipstrò quapto aveva asserito il signor Broi^chi, 
cioè dbé la Ugnile di Valgandìao mri tramanda 
assòlut^nente nessun vapore misura) j né quando 
è. ^fiammeggiante ^ nh q^mndo è ridotta in bmgia 
{Md. pag. 6^y S afiFaticaroim a d^traggere le pve- 
venaoni nella capitale (giacGliè i filosofi che ao 
cékrano i - progredì delle utiK «scoperte, di più 
onorata manzioiie s^n degni che i . conquistatari 
degli Stati)» {ntunosseró, dissi, rtiso della lignite 
in Milano i ssgnofi conte Moscati e cavaliere Pino 
membro del Gonj»glio delle mihieve. 

Dopo che r uso della lignite fii ticoóòs^iuto 
innocuo agli uomini, il j)regiudÌ8Ìo asserì ch'elb 
cagionava danno alle caldàie, sotto, di cui arde e 
l^^emùfnte fiammella. Ed «fiche <{bì $ì Uc^ 
giocare i vapóri sulfurd che non esi^imo, e ai 
profusero le asserzioni gratuiti^ ed il frasatio eoig-* 
malico della fisica sccilastica. Alla quale obbie* 
ittone i tintori di Valgandino rispotidbno che ogni 
combustibile ( o per dir meglio p^ successione 
& caldo e di fieddo, d'umido^ di seoco) prò* 
duce cambiamenti, guasti, cori*osiom negli ^ró^ 
menti, e che di nis^an danno spck:iaìe si osservò 
. traccki nell'uso della suddetti lignite* 

Cacciati dalle tintorìe i suppoisti vapori sul* 
furei trovarono accoglimento nelle ^EJan^/t^iito 
è vero che i timori più si producono e si (^ffan^ 
dono ^ queMo pia vago h il laro oggeUo ed inda* 
termmatOf A questi vapori attribuirono a^i^ fila* 
tori celebri il potei^e d'incrudir le sete e scolo- 
rarle» Siffatta accusa , perchè grave É^cUmente 



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ALLA UEGMà £L AL CARtolfS COldUNE. Ì83 

ci^eclata, mise la povera ignite m nuova pericolo 
d* essere proscritta. Fortunàtaqiente un filòsofo 
j»^tico> avvezzo ad esaminare pria di' credere; 
citato aAa pag. 289, joota 2, portò la causa al 
tribunale dell'esperienza, e' ^K legna àa^nda fai* 
f uso m una serie difornelU^edi lignite in un* ah' 
U^ai e tenute separate le rispetti^ sete ^ le mostri: 
a petÈone ignare dsUo -sperimenta j e quéste neHe 
séte svolte còlla lignite color più pimce ravvisa^» 
rono je morbidezza nfòggiore. ; 



IV. 



Le qttalità fisidbe della nòstra lignite sona, 
1/ Eguaglianza di cahre^ il che la rendd 
sommamente propria agli usi delle filande j giac^ 
cbè sènza tale eguaglianza aspre riescono le sete 
scolorite e disuguali ■, pltte cU làsékre maggior 
strusa nelle caldslie {i). Quest^ eguaglianza di calore 



(i) L' asprezza ne' fili è causa, per coi la seta sì lacera , si 
fi$»de, si spezzai, aUordiè 

i.'^ Pfittsa sol filatoio, 

a.^ Svoltesi dopo la tintor». 

3.^ Adirasi nelle arti, 
senta paiiare del tempo die pèrde l'^ifieraio nel rionodare i fili» 
senza parlare della n;ivid^za che contraggono }e stoffe e knu^e^ 

Opinano akolii che all'as^ezza delle s^ concon*a la polve 
che inalzasi dal focolaio, a misora de si attizza il fiiocQ. Se que* 
sta opinione fosso vera, risoltevebbero tre motivi per preferire te 
lignite alla legna. Diflatti . . 

i.^ U fuoco della lignite durando piò di queUo della legna, 
come vedremo, scema il numero. delle volte che s'apre la bocca 



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.a84 80STrn»ioi!iE della lighitc 

è ntoeessarìa a moltmme ahre arti ed in ispecie 
alla tìatura de' ^j^pdli in nero y giacché se l'acqua 
non boUei la tinlami non riesce perfirttay e se 
bolle con violenaa ì caj^lli restano abbruciati. 

a.'^ Dtirata il cahre^ e ijitesta è tale che aUe 
Tòlte sotto le ceneri si ritrovarono roventi bragie 
dopp due giomi. Quindi » salve le eccésioni di oit 
si farli ùènno nel | VI^ ogni arte^ ogni lav«t>» 
ogni jervisio che rìd^iegga coìitìnnató calore» non 
ritrova tra noi più oonfiicente» |hù comodo» pi& 
economico combusUlHle della lignite. Àrdendo ella 
costantemente senza bisogno d'essere attizuìa e 
durando di più della legna, l'operaio che sorve* 
glia il fuoco, può attendeire ad altre operazioni, 
aé si fii uso della, lignite, mentre ad ogni istante 
è necessaria la sua presenza af ibmello, se «sain 
della legna. E siccome ogni operaio che travar|^ 
a conto altrm, preferisce ad ogni altra coaa Is 
minor fatica, quindi se è costretto ad adoperare 
la legna, ne caccia quantità eccedente scHto la 
caldaia, pei diminuir^ la pena deli' assisteniuu 



del fondo per seoomodare il oonAoitibSe men^ abbracislc]^, od 
introdurvi dà aooya; • , 

^J^ tiÈL eoSEilMBtiotie della Hpàle i meoo fìòfenfa nèao ne* 
gelare meno agitala di ^elia ddfta legoa, la^ coi fiaffttna joik^- 
gianle seonrefole volabile sommove le partì pia volaéH della ce- 
nere e le aoapiiige io abo; sdlKmde la legna ardendo cwptta» 
acc^a, Khitza sdh^sie è teiatiUe^ il cbe non saeoede iidla 
lignite ; 

3.® La cenere della lignite t pia torpida, più legata, pi& 
pesante della cenere della legna. 



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èJJJk tMGVk XD AL cision ccnnms. a85 
' li vitataggio éàìa scemata assìsiema al fuoco 
cresce, afiordiò sì distillano liquori e simili 

i.*" Perchè Fasciente non suol essere, come 
nelle filande, un rozzo facchifib, ìk cui giornata 
ha poco imi we; 

3.^ PenÉè le di6tillazìom non eseguendoci 
cosi in {grande come la Ébtura deUe sete, occu- 
pano a propbrtione ni^^^ numero d'uomini (i)* 

La diurata éA calore particolare alla lignite 
rende possibiU <klle ^opca^ anche di notte 
a&isai U presenza d'alcim sorveg^lé, q(ilin<fi à 
scorge quanto fuso ^ questo condbuslihile con- 
venga die stufe, aie serre, aUe arti xke sbocci*- 
pano di rafllnare^ e distìllare. Tale si è il senti- 
mento éA sullodato sig. Ispettore alle minare, il 
quale oltre le ibmad per calce, mattoni^ stovig^è' 
addila l'uso ddila ji^te ne^^nieZi^'^'^d^^ 

3."^ lìUensiià di (Mihre. u Al Vantaggio di man- 
f9 taiere il iiioco senza the jiblttac^ni d'uiia Cjon- 
n tiniiii assistenza^/ essa (kligidte di Va%aiid^ 
» pmsflgue il sig. Qroochi, nnnce l'altitk^ di avi^^ 
^ lnpp»re tok mdo» molto attivo e più attivo an- 
^ eora di ^piello cl^e ai ottiene da aknni cail>oni 
^.fossiM del Begno (Italiano)^ poiché avendone 
»^ firtta sàggio il Loveve sulle Jodne della £|bbrica 
»> delle iald, mi sono assicurata <^ ha i'effica- 
)> eia d* aito ventare delle ^ranghe di fèrro d'un 

(0 Vedi a QUOTO prospetto delle scienze economidiei t n, 
pag. 1 14-117. 

(2) Ibid. pag. 55. 



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a86 

m péffioe in ^pucbro abd al piiato da {Kiler essere 
^- saldate^ il che si tenterebbe mTana, per.esei»- 
j» l»o, cfA oarbMe fiisaSe d* Anignana od Yice»- 
n tino M (l). 

é^^ Moka peso satto poco voboae^ Jpet cm h 
lignite occupa il.qoacto dello q»aad ocGiqpato daDa 
k^na e prò essere custodita m hioji^ oye questa 
non calerebbe ad ognaigBaivKi di peso. Altronde 
sotto ugnale peso avendo nn*efficaoia calotifica 
impósi dopfHa ddTefficaóia de|is( legùa» come sarà 
^^ostrato od | VII, il gn^di^pdo totale in ri^v^ 
miato ^aaìo o ìocalp ùmx^ liso ^Aetta lig^àe, 
n. è di sette ;ottaTÌ> questo niksso saii Yalnttfo 
àà quelli étit ^oQosiKmO il pressa d^Vl 
41 MilanOt 



A sola /ma d'acoennaK i i^mtaggi, the ^ 
posmno éofire dalla lignite, rams^nto ciò ebe 
tntli i dotti già samo; e iiene "di spando in 
quando ripetoto dalle gaìtsetteì cioè ebe ^Is essa 
si può trarre un gas accensifailè e luminoso^ c^n 
cui, invece ddl'olìo^ illuminar sale^ teiitri, crà^ 
trade, del che si sono già veduii parecdit esieni^ 
presso le tre soUodate nazioni. 

Ho detto a solo fine.... giacché, obi si e^- 
ciasse in tèsta d'illuminare Beiamo» Brescia, Mila- 
no, Pavia colia lignite di Yalgandino, mosbrerebbe 



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àULk LMHA ED Al CARBONE COamhBVE. JA^ 

d'ignorare che gli ostacoU iiffesteumm Jt un, ptiti^ 
geiio cresc^mo in mgùme déWntìUtà che ne ridqmh 
id pubblico j o pw dir meglio, in rc^ne de* pri- 
pati swni&f^ che fa eessajre. Hoxi è la pitna vólla, 
diceva nn savio amniìnifftFatore , né ^rà T ukinia 
che i proventi eventuali de* subaltemi hwio &tto 
andare a monte ì piani più^ vuntaggiod all' erario. 

VI 

. Si nella difesa che nella ricerca della verità^ 
primo dovere h Ìe&sfsn giusti. Noi converrano dun- 
que c(H nemici della ligmte, che sebbene ella abbia 
la facoltà di &r bollire il fen^> come ri^iltò dalle 
esperienze istituite negli stabilimenti della finanza 
e della ^guerra sotto il cessato^ Governo (i)» pure 
in questa operazione impiega mag^or tempo che 
il carbone ordinaria, e con uguale faciliti^ non 
riesce a sdoire I9 glùsa , se |ion fràmmischidsi col 
durbone suddetto (2). Questa lentézza neil' acoen- 
mme rende k lignite inetta ad aìcime opèra^ni, 
che fuoco prontissimo richieggpno e mdmenlaneo. 



(i) la UDO stabilimeoto, in aà non. T<deyaai Taso ddia li- 
gnite y gli operai dello stabiUmento non nusquono con essa a Uit 
bollire 3 (ernr, .mentie all'ò{>posto questi bolli sotla^ilr occhi de' 
pilU)lici imsmimstratori, allorché si chiasiaroBO operai esteri Que- 
sto fatto puà dimostrare non e^eere àssobtamenie impossibile ohe 
i subaltemi abusino talv<(dta della buona ft^ dell'autorità primaria 
da coi dipendono. 

(2) Bendiè la lignite non ricKa. a fondere spedàtamente il 
ferro 9 riesce però assai bene ne' Ia?ori metaUnrgici anteriori alia 



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!M sosTittwoHt tmxk ùamtn 

Dà qtiéita imperfezione, di cui non è ancora 
Imi jMreciiito il grado, dedurreste a lortd che ta 
detta fignite Co9Jie inefiieacé alla fusione del |HOm« 
bOy Ottone, rame, argento ^orò, editi generate 
ai lavori delle ìeecbe, giacché, come tutti sanno, 
la fiisicme di questi metalli richiéll» un grado di 
cdkiM sDoho minore di quello che rìdiiedesi udk 
fusione c^l ferrOi Difatti vi vogliono p^ìp fondere: 

L oro gradi di calore Sa del tefmOm.'' di Wedgood 
L* allento. ..... 28 idem 

Il rame . 27 idem 

H ferro . . . .... i58 idem (i). 



VII. 



^esléndo^ èventafti tu^ i pceteMi sulié qua* 
lità^ caiorlfiche ddBa lignite, riiMMW di meftters 



fi]8Ì|9Be, e se ns II aia iMlle {Meste faMe^t» seMÉgglaiii 
bone òr^ioaiìo. ,. . , :, ; 

Pei; osservare tutte le forme, sotto coi preseptasi la rc^i^tema 
aD'nsò della ligfiite, osservo die alcuni non a proposato delle t>pe- 
rasioq^ docimastiéhe sohmeiite, ma nn ddle operatioiii dbbiidie 
le piàMMà, dissenaiM]» a 1éÌ%o sidb cftalà kàtei^ 
a &r boHirt il , fttM^/ il die ecjoiVide a àké' dbe sio6òiiié sette è 
labore di ottOy cosi ìM i^ ilis^ore di sèi: Quéifi cBscotsi per 
alM, priBeipafeàfti«a> se Mmd tèssati di qaaldte ten^e -tecnico 
^ott^ a|^ oie^éà ^llgiiì f i , crtatao ilMrf(>rie n^'aoialò ddle per- 
sene ^ll•l|i aw^sit a disfiigdei^ grado da ^ado, operasione da 
operaziooC) qiudài da qualità, e facili a dkoeQ&are Fargoiiientò 
ck m Tepinanle preie le toùs&t, 

(i^Cbaptal, Ckmie^ apfUfuéc imx arts, tom. n^ |^- 179- 



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ALLA ìMCVfA St^ AL GAUBONf GOHOINE. 389 

isk dubbio, se recanomìa iìq {iennettevìa l'^so a 
fronbe della legna. Una persona dottissima accer^ 
tava difalti che» vista la spej^ del trasporto da Leffe 
a Milano 9 era follia sperarne largo consumo nella 
capitale » e quindi la speculazione doveva ristrìn- 
gersi sulla Valseriana, di^cui la Yalgandino fa parte. 
Opposta opinione aveVanp antecedenti^mente 
pubbUiata altrì dotti scrittori. Il sullodato signor 
Brocchi diceva nel 1809: «Il commercio di que- 
n sta sostanza oltrepassa appena finora i limiti 
99 della valle di Gandino, quantunque traducen- 
« dola per terrà a Vaprio che è distante da Gan- 
99 dino 2Y miglia all' incirca , e caricandola sul- 
99 TAdda, potrébt>esi trasportare "per canali navi- 
^ gabili alla capitale ed int molti altrì paesi " (1). 
. NeU^ collisione delle autorìtà consulteremo 
r esperienza, la cui decisione è pin rispettabile e 
meno soggetta all' errore. 

J 1. Esperienze primtè. 

Dalle esj^erienz^ più volte ripetute e <?on tutta 
accuratezza eseguite in Gandino risulta che in 
un fornello dajilandfiy il quale resti acceso per 
ore i3 1/2, si consunìanò 

di lignite .... . . . . . pési 3 jyi 

idi legna .......... 99 6 (2) 

'I r, , . , 

(4) Opera citata, pag. 54» 55. 

(2) Chiesto demento del calcolo è stato somministrato dal si- 
gnor Samuele Caccia^ onoratissimo e rinomato negoziante di «età 

Gioji. Opere Minori. Fot. V. 19 

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390 gÒSTlTUZIONK DELLA LIGJnTB 

Olsderviisi presso a poco lo stesso iPapporto 
ne fornelli per le grandi caldaie inserviciitì alla 
tintura , alle candele , ai saponi (i)- 

Ora supponendo che in Milano siano i prezzi 
della lignite al fascio lire milanesi 3. 10 
^ella legna forte , spaccata . . : » 3. — 
ilcombustibile giornaliero d'un fornello costerebbe 
a lignite . i . • •. • ^ • • • • I^. i. 4- 6 

a legna . * - .-* » i. 16. — • 

• Risparmio giornaliero per ogni — -^- 

fornello usando dèlia lignite . . , . L. — :. 11. 6 

Affine dì compensare i sarmenti o legni mi- 
nuti,- necessarj all'accensióne della lignite 

i? Omnietto sei quattrini , e riduco il ^ispa^ 
mio per ogni fornello a soli soldi io (a). 

:ì.** Ommetto la minore spesa per magaz:^ini , 
come è stato dettò al § .IV> P^- ^!^^- 

3.^ Ommetto il risparmio, nella direzione del 
fuoco, potendo l'uomo che ne è incarigato, atten- 
dere ad altre òperarioni,' quando si abbrucia li- 
gnite. Vedi il citato % IV. • ' 



e panni in Gandino, il quale .accórtOM tòatb de* Vantaggi 'ecofto- 
mi<ìi della lignite , non ha cessata di farne aso, dacché oe è stato 
attivato lo scavo.. ' . ^ 

{}) Una caldaia per I9 filatura della seta contiene dai 36 ai 
44 b<>ccali, tentiine mediò' 4o. 

(a) Calcolando solamente ^di io per fornello, una filanda 
di ipo fornelli risparmierèhbè lire So al giomo. Riducendo la du- 
rata media d'ogni filanda a giorbi 90, sarebbe il risparmio totale 
della detta filanda lire ^%q, ■ " 



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AUA LEOBrA SD AL CARBONI COMUMÈ. 2gi 

JPartendo dal suddetto rapporto, cio^ che 
eguale effetto ne' fornelli delle filande^ si jpossa ot- 
tenere con pesi 3 i/a di lignite e 6 di legna, e 
che entro questo rapporto si colga il guadagno 
di soldi iOy è facile cosa calcolare il guadagno 
che irebbero le altre arti bisognose di calprico 
continuato: eccone TappUcazione alla manifattura 
de' cappelli, chcAservesi di combustibile per due 
operazioni principali. 

I.* OPEKAZlOm , DIGRASSARE I GAPPELU BIANCHI. 



Conca 
dauomÌDi 



Lf gnà ebe si con- 
suma al giorno 



4 
6 
8 



Libbre 

grosse 



a5o 
375 
5oo 



Costo 

a moneta 

Hiiian 



7. IO 
II. 5 
i5.^ 



' Lìjgmte che 

si consumerebbe 

al giorho 



Risparmio ooUa 
ligmte al giorno 



libbre, 
grosse 



166 
332 



Costo 

a moneta 

milan 



5,16.3 
8.14.3 

II. 13. 



Libbre 
grosse 



84 

126 

168 



Costo 
a moneta 

ITiilAfK 



ì. i3. g 

2. ló. 9 

3. 7. 6 



U? OpERAZIOME^ tingere 1 CAPPELU IN NERa 



Una caldaia da i5 a 20' brente BOLLENDa 3o obe 
Qualità del combiBtibile 



Consumo di legna .... 
Consumerebbe di lignite / . 
Risparmio, usando della lignite 



Quantità 
libbre grosse 



Costo 
a mon. mil. 



600 
35o 



25d 



la- 
12. 5 



5. i5 



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:)Qa 808TITUBlO!rB DSLU LIGNITS 

Coir USO della legna succède non di rado, 
che sviluppandosi calorico troppo Tiolénto, il cap- 
pello ?esta consunto , mentre coli' aàp della lignite 
è facile regolare il calorico in modo , che succeda 
tenue, lenta, uguale bollitura, Come v(%liotto i 
precetti dell'arte. 

^ X Esperienze (^iall 

S. E. il sig. conte Barbò, Intendente gene- 
rale delle R. Finanze, e di cui non si può àhba- 
stan2;a encomiare lo zelo nel promovere il servi- 
5siò del Sovrano colla %iiitjma Spesa, ^d incorag- 
gire le invenzioni utili aJUa naa^one, avendo ordi- 
nato neir agosto del iBi4 che si qoùfrontasse 
peso a peso, valore a valore della legna e della 
lignite nei R. Stabilimento de* nitri, si ebbero i se- 
guenti risultati neirè vaporatone delle acque madri. 

Combustibile consuìmito, per rewxporaziom di loA 
masteìU d'aàfu/e n^uìri MicàffiM iu sei fforni. ì 



(Qualità 



libbre grosse 



Costo a mon, 
milaDeSe 



Legna ...,,',.,. 

Ligqite '..•«... , ..-, 

Bisparmio per ogni foroelloi o^ 
M gionuj usttodq della %mt« 



2t« 



70. 5. to 

Sua — (i) 



5^5 



8. 7- «o 



(i) la «piesto costo e iachiuso il yabre di 74 libbre grosse 

di tegna^ che furono consumai per iiTTÌv«u:e la ligaite. Dico che 



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ALLA. LEGNA «D AL CAUBOr^E COMUNE. IJQS 

In questo sperimento i prezzi furono calco- 
lati eome.9egoe: legna al làscio h. 3> 5 
lìgi^ite .... . w , 3. i6 

XiVesposto sperìmento conferma da una parte 
i risultati ottenuti in Yalgaadino ne' fornelli delle 
filande 9 dimostm daWaìtra il (hrmOj cui so^iace^ 
irebbe ia R. Finanza ^ se alla lignite si sostituisse 
la legna nella citala operazione ^ e simili. 

Resta quindi dimostrato chei attesa la du* 
rata, la costanza, T efficacia del calore, T effetto 
deUa lignite egseiuia quasi ^o/yiiò deiF effetto pro- 
dotto daUa legnai, vi sarà sempre vantaggio, stando 
i pregzi nel rapporto di lire 3 e 3« io come alla 



furano consumaie, boq dico che furoDa necessarie; giacdiè a 
norma del 'processo verbale, ecco come successe T esperimento: 



i% I li ! » 



m^ 



Bpodi^ 
dello speribieoto 



13, ^Sy a4 agosto 
25, 36, 37 idem 



Lignite abbruciata 
Libòre grosse 



768 
800 



Ij^a per avvivare 
la lignite 

làbhre grosse 



58 
16 



Ne' primi Ire gionù si oonnimafono 58 libbra di legna* per 
àooenderr libbre 76B di ttgnàé, e ai .sospettò d^ la slessa accen^ 
sione potesse ottenerci eoo minore qmuitàà di legna ; ne' tre giorni 
seguenti il sospetto ti isafldno in o^rtetta, giacché per acceòdére 
libbre 8ào di lignite, bastarono 16 di legna; dunqife invece delle 
HidthllB 74 libbre di k^a, conviene notarne 3^ solamente,. cioè 
Beli' esposto calodd vi sono 4^ libbre di più , il^ valoite è ugnale 
a lire i. 7. 3 ; duncpe il guadagno della Jinanxa per ogni f or» 
nello non idi lire 8» 7. io, ma di lire 9. i5. i. 



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304 ^ SOSTITUZIONE DELLA LIGIHTE 

pagina 290, vi sarà sempre vantaggio n^Ila stessa 
Milano a far uso della lignite neVfonielli delle 
filande de' cappellai ^ tintori > lavandai , salnìlrar , 
speziali, distillatori, raffinanti del .sale jfabljriGa- 
tori di candele, sapone, tabacco, nelle stufe, nelle 
serrq, ne* forni per gessò, nelle fornaci per calce, 
vetri, mattoni, terraglie, majolica, nella fusione 
del piombo, otWne, rame e udii? grandi opera- 
zioni delle ^éccìke.(i). 

E siccome vi àpnò alcuni che amano pìiutto- 
sto seguire T altrui esetnjmx che aspirare al vaiito 
di darlo,, e ritenuti, dall'abitudine cedono sola- 
mente al fatto verificato coi loro sensi > perdo 
alla fine di quésto discorso addurrò per loro norma 
e disinganno le manifatture , in cui da qualche 



(i) ^ norma delia i^enie Uurtffa municipale il prezzo 
della legna forte al fascia iu Milano , eokidotta iti casa e spaccata 
s'accosta alle Ere 3* 5; ina deve abbassarsi d' alcuni $oldL 

Le canse del ribassò sono le seguenti : 

I. VùnMhuxioìW di domanda ossia constimi, 

i.° ^hibblicij per esempio/ la fonderìa di Pavia non lavora 
piti: vari iBcasteri in Milano vennero chiusi. •# 

3.^ Frittati j per esempio, in inolti forni e fucine del MeDa 
e del Serio cessò il travaglio pel scemato smerpio ad (erro, il 
prèzzo del quale s'abbassò dalie lire 6^ io alte 4- t^* 

IL ^ìùnenio €t esUnxìone» La scorsa annata essendo stata 
alquanto sterile , i montanari /cercarono nella le^ una risorsa per 
vivere. La larga strage successa ne' boschi privati e pubblici ha 
versata nel commercio ^qoanfdìà straorcbnaria dì legna.. Gli > ^stessi 
legnami da opera, per /mancane di proi^ cQmpra|m , foioiia lì* 
d^ a legna da fooco, in vaq jcopiuni d^e valk^ bresciane e 
fiergamasdbè. 



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ALLA, LEGNA ED AL CARBONE COMUNK. 2g5 

teoàpo £O0sumasi con vantaggio la lignite > le per- 
sone q i corpi pubblici che la consumarono/ i 
iooghi in cui successe il consumo» onde conchiu^ 
iéveyyedete é taccate, 

VIIL \ 

ìtiflettendp che ^quando, regnana pretensioni 
nql pubblico. /Contro qualche utile invenzione, so- 
gliono i Governi proifiovfrne i progressi col loro 
esempia; . 

Riflettendo che il; pubblico segue tanto pi» 
facilmente l'eaempto de* Governi, quanto è più 
persuado della loro saggezza ed economia; 

Il nuovo proprietario della ùiinièra sf dichiara 
pronto ad eseguire tutto il servizio del fuoco in 
Bergamo, Brescia^ Milano 

. 1.*^ Degli stabilii];ien£i della finanza, tra* quali 
]Otenj[loi^si inchiusi anche i focolari ai (laz| delle 
catta; ' 

2."* Per le casèrme miht^arì, si per riscaldare 
i cameroni/che per cuocere gli alimenti; 

?.° Per le congregazioni della carità 
ad un prezzo minore d'un ottavo di, quanto si è 
speso dal 1^08 al iSi4 pel primo anno; e d'un 
settima itegli anni seguenti, coli' obbligo di Costi- 
tuire legnai c?arbotuB, ove non fosse riconosciuta 
few eflftw0é la licite. Spieghiamoci meglio. Con- 
(r0|it^dQ.l^ quantità ^ifio/e del coinbusMbile coi>r 
si^nKdto pfer esempio nel JR. Stabilimento deViìitri, 



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29^ SOSTITUZIONC DELLA LlGmtTB . 

si dèterpiinerebbe il peso parziale A dì combo- 
stibik eonispondente ad un peso pansiale B di 
manifòttara, rìducieodo, colle note regole di coon 
guaglio^ ad una sola le diverse qualità della '^gnai 
consvimaU; h' adequato de ^retxi successi ne' detti 
anni servirebbe di norma al primo anno , i prezzi 
che fossero per succedere negli anni avvenire, 
servirebbero di norma agli anni seguenti , di modo 
che restando costanti le due quantità A e B va- 
riasse, il prezzo al punto che il pubblico erario 
percepisse invariabilmente il guadagno d'un seidmo. 

Con questa idea si sVenter^belt) tutti i dubbj 
sull'utilità economica della lignite in Milano, dobbj 
promossi da prevenzioni poco ragionevoli o da 
interessi privati ; giacché' sé non v' è wintaggio a 
far uso di questo eombnsjbiÌNle nella capitale, tutto 
il danno si condenserebbe sul ptopri^ario che io 
sonraiìnistrasse, e ne rimarrctbbe scevro T erario. 

L'esecuzione di questa idea nsparmìerebbe 
al pubblico più di loo mila lire all'anno. 



IX. 



Per rigett^^re quest'idea e colorire con plau- 
sibile pretesto l' opposizione all'oso delta lìcite ^ 
è stato dettò che tale sòmttiinistrazione sarebbe 
di contini^i litigi e discordie copiosa fdnte; die 
il servizio pubblicò verrebbe male eseguito; e che 
alla fine de* conti il danno supererebbe if ri- 
sparmio. 



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4LLÀ lMG»k ED AL CARBONB COMtTNE. ^7 

La pratica de' Governi più avveduti, la teoria 
degli scrittoli più profomU a' epf^gono ^ "firiita^ 
afico timore che Hit m^tte ia dampo. A misura di^ 
ftftti che i Gòvemir-sì sono |liù>iniHiì!nati> hanno 
prefevité di JuT: eseguire pe# ^fmìto U^ opere bi<* 
aognovdli, phittoÀo che eàegaìAe pet èoommnai 
persuasi die -ovutv^e h poasiMiWy^ ét0po ctmft^ 
dare l" int&^èssé pàbhUbo atta sorpegUcmm deWin-- 
ieresse privaMr ^^ •- ■' 

M Se «ri Éicdainò a riatubre i regolamenti 
n intemi degli istituti pii di'^t^ cottissime, ^ficè 
f* il pie perapieaee degli ecoAomi^ italiani, tt(fi 
>» viamo OÌÉ& k re^la degli ìerpjf^alti è in ùi^e^ 
n vanita non ae^ "per le 6>^fe esterne^ accidèn^ 
»' tali e mterttiesse, ma eziàn<^ pe' Servìgi interini 
» contifl^, minlitr e necessai^. 
' n "^Ófni pubblico lavoro- per amtmnistrazione 
n ha quaUrv irreparabili perdite.' La' piima h'dk 
n lunghe e^ dispendiosissime' datitele e^oòtitràppó^ 
n niinenti e ini^tili fiscalità^ là seconda di ùcfA 
h irreparabili, la terza di dissìpàìeSoni, la tjuàrtil 
f9 di spéssi ie dispendiosi petttimehtì, e correzidlit 
99 e , caprìcciiose variazioni. Ogni pubblico lavoro 
» che sia condotto per appalto soggiace a due 
>9 perdite: ad esisere meno solrdtiheìiite esegnito, 
^ e al lucro del cottimista o ap))àltaiòrè. Satleb* 
» bero convinceiUi i conteggi che si potrebbero 
n istituire sopra una lunga Serie di lavori ecó^ 
^ riomiài^', sempre con sos^erchto dispendio eseguiti. 
99 Più volte si sono paragonate, opere ad opere. 



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n solidità a soUdità) spese a j^>e9e, &. troviamo 
n che la dissipatone, del pubblico p^fUmnemo su^ 
Piperà sempre stìkuk debbia tiii/e le di^rs^otti d^ 
^ ^ €^a/a'w.Per gunuto 8ÌaiK> iH^tili e dH&^anti 
n le ÌQ<l^[iiiì delle fiMaUtà» male » avvisano i 
» magiatrati.^ iDr^ona A paeebwfe io .^[»e*na- 
n scondimenti ehe aoQo dq widq^» oidi sco- 
n ^rire qtie'4ra^aamenti efae aone se* eonti, e 
fi tutti quegli agguati che per intriaaedi costitu- 
m ikfne p^soQO poffti nelle più oirco<^peae ammi* 
n iristraaioQi ; ^he aw (a ver^ pfodiroza insegna» 
V Oointjs il soverchio appare^cchìo e mpyimtoto di 
ti fiscalitài e di conteggi sopra oopte^ è sempre 
^ cdgU)à sicura di non pkeola 4Ì9sipazioiie d'e- 
m. rarib ^ ino^ta 4ji conseguire verati reintegro \ 
fi anzi contraria ai principi delk m^^ eeonoBEm* » 
Vi sonò difetti. 4aUe tegole per reprimere le 
jSnodi .di|;U appaiti e. tenere il .aé^izio rìahiesto a 
livello delle condiastoni. Quìi:m1ì il siìUfi^ato scrìlr 
jtore; dqpo aver difesa la pretereip^£| degli, appalti 
alle amministraaù^ per economia aggiunge: a-La 
»», cantina ai governa Jtntta in numero e. inisura. 
1^ li^ guar^roba ha iiKìme misurai^ ^ apprez2;fiire 
!>• ogni somministrazione d^lceplti?i^e,4dlle ^astr 
39^ gi^ sino agli j^rqfiÀ9CGÌQli e alle fijU^. 1 ìund e 
9> le lampane per Qts^r rì£t»3ii);e : prendon rc^gola 
. n d^dll'annotare e dàlF a^k>rriare dall' iim^ air altro 
t» solstizio,/ e dai luoghi dove. debbo|io ardere e 
.n dalle fila ^ diverse • perfino dei luc^ncili) onde 
n , ciascuna dehh'e$sere>r^overna4;a.Il<fiM>co dalle 



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ALLA ìsovk ci> AL caubohb commi. 399 
>9 ore d' ufficio y ^ dal luogo e daU'iisoi II fiorilo 
ìf dal peso è dai preesi eomunalt .... (i). n 

L'idèa d'eseguire tujtto il scfmzio pùbblico 
relativo al fuoco ad^^ presto miiiope d'un ottavo 
nel piimò apno, d'uù sèttimo ne' s6giftenli, in- 
cendo uso deUa Kgmte ovm»|aè conviene^ s'ap- 
poggia a due principj^ \ 

i."* BiépArmio nell'uso, della lignite af fronte 
della legnaie carbone comune; 

^s."" Risparmio ^i dispersioni ^ allorché il coni* 
sumo è sotregliàtodallj interesse privato. 

•'•,:..' X.' - ^ •';/ •;■ 

Nel Inogo stesso, in cui si scava la ligftitè; 
esiste l^eUissimo qùatzo per vetri, pietra calcare 
per calce, buona argilla p^ mi|ttoni; quindi ejfó 
asférasse ad erigere qualcuna di q^^ste'&bbrické 
nella delta situazione, potrà ottenere tutte 1^ fin 
ciliti^iom e il necessario combustibile dal nuovo 
{)roprietarìo della miniera, il quale è persuaso ohe 
alla ' fine de' conti gmidagna di più ^thi vende a 
piò buon mercato. Una fabbrica di vetri è tanto 
fià opportuna nel detto luogo , quanta che da 
uba parte non se né trova altra ne' paesi circo* 
stanti > dall'altra le labbrìche di Porto, Porlezza e 
'{^iumelette scarseggiano di com}>ustibile da qual- 
che tempo. ; 

Un altro vantaggio presenta la lignite non 
lungi dalla detta situasBiohe, e si è l'opportunità 

(i) Lodovico Kicci, Riforma ilej;l*in8titmi pii, p. Sgg, 3io. 



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3oo . sosrrrv^iOKE d^ujl u&sriTfi 

di calcinara ad v^q di concime il gcaao compatto^ 
che scendenda.dìa Lorete, pa^à per Valseriaiia. 
Tiit^i sanao diftitti che il gesso calcinato ^ rìdolto 
in polvere, «parso in tempo secco sitile f<^lie 
delle piante a fiori legumiÉiosi^e cnicifeti, pro*- 
mote mirainlmeéAe la loro veg^taaioiie ^ e soprat« 
tutto quella^ de' trifog)} si necessai^ al bestiame , 
si utili al jQniineato che ad essi suceede^ 



XI. 



Acciò r inesperiènza di' chi fosse per far'tiso^ 
d^la lignite jion iscrediti le di lei qualità / è forza 
ripetere die per ardere agepralmente ella Vuol es' 
aere sollevato dal focolaio, e posta sopra griglie 
àìmiU a quelle che si reggono in tutti, i fcH^ndlli 
db euciifia» e proiM>rzionate aireatén^n^ del foiKio 
delle caldane, di modo che Tana póaia aldi sotto 
investirla V e sprigionarne il calore» Acciò succecfa 
r acc^aittooo , si pongono ^ ^àU gngli^ pochi sai^ 
menli o legnai npinbta, e su d'essa adattasr la li- 
gnite (i). E siccome la fiMama di questa fossile 
/è ass^i più eortii^ di quella della legna, quindi 
•più. vioina le d^b' èssere la ^ caldaia ,, il che da 
una parte i^ipàrmia fatica neir empirla e vuotarla, 



(t) li^yee^ d^essci^ pis^v ù. tifila vorrebbe, die le griglie 
fossero alquanto concave , acciò i fevà di lignite spinti dalla nar 
turale gravi tk cadendo F j^ suU' altro a nusura cbe si distruggono, 
sioo aU' ultimo J[ralltu^le nel «entro deL focolaio si consynussero. 



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ALLA UG^A |C0 Al, CARBOIIK COUCfHC. 3oì 

dall'altra risparmia spesa n^a costruaione de' |br« 
iìelli> perchè vmeno aiti (i). 

AUorchò neir arte di dirigere il fuoco si ha 
tanta ódenzs^ (|uanto ne ha il fornaio, agevolmente 
s* intende , ohe ora chiudendo con esattezza la 
bocca de' fornelli , si pu& aonrorvare il calorico 
con pochissima lignite, ora estraeiidola da easi 
estinguerla in vasi chiusi e ridurla a cMÒooe^ 
come il fornaio riduce le sue hragie a'^carbonella: 
Impiegando od ommettendo queste avvertenze ^ 
usando o non usando d'appositi fomelE,. conser*^ 
Vando o trascurando gli avanzi» di può dimostrare 

(i) NeUe fornaci per^cakè. si pongono alcone Cascine 4.b9s* 
40, cpincU pno stcato di lignite , poscia uno di pietra ealeare, al- 
ternando così sino alla clima. Quando le parte inferiore è calci- 
tiatay si estrae dalla bocca, ed altri stati altercati s' aggiungonci 
daH'ako, s misara ik» yì si forma del #iiotD^ « Pei mattoni, st 
99 spiana il terreno, e tutto copnesi d'uno strato di lignite sn»r 
M nuzzata, alto circa ^ pollici (5 i/i oentimetrì): quindi vi $i 
» segnano yarj canaletti lar^ circa un pied<? ( da 3 i^ 4 ^^' 
«'metri:) , e distanti cat^ piedi Vuno daIl*ÌBilt^ : lungo questi 
» canaletti di^ongensi i mattoni da cuocersi , e devono oecupare 
p» il hio^ che y' ha tra un.isanaletto e l'altro; ma coUoQati siano 
» in modo che lascino un interstizio Ira di essiy a principio gran- 
M de , iddi minore ; e (|uestó interstizio si riempie di lignite pesta. 
M Quando si è formato un piano di mattoni , vi. si stende sopra 
*• un piano di Jignite sininuezata , jndi formasi un altro strato di 
» mattoni e un altro ^ato di lignite^ alternando. Nei can^l^tti 
» mettesi della legna ben secca, che tostò s'accende, e sòyr'essa 
» mettóosi de' grossi pezzi di lignite. Sopra i canali formansi de' 
» vuoti verticali di circa 4 poÙci quadrati pel corso deli' aria e 
M della fiamma. Uxia fopcail^ce lunga 4Ó pi^ ^ lai^» 3o, ed alla 
4» altrettanto, in cinque giorni si forma; avendo ratténzicMn: di 
" coprire di due pollici d' argilla/ a misura che si va in alto, la 
«» parte estema, onde contenere it calore. In |5 giórni i mattoni 
>» son tutti Gotti. » «. 



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3o2i Mftnresfoim dilla lignite 

ecòBomtcQ a di^ndtoso ¥ uso della lignite in a/- 

ofw operazioHij secondo che si vuole o namsi vuote. 

Xll. 

Sifccòme là ' lignite y allprchè abbruciasi in 
tàasaa^ emette ef&uvj bitumiilòsi, a éui gli artisti 
s' avvedano dppo due gièmi, ma a cui sono sen- 
sibiti le non abituate narici; quindi , ise <ìQnsumasi 
senza il minitiio ipcomodo nelle gtufe chiuse^ non 
se ne suolo fat uso ne' cammini aperti, se il fo- 
ccdaio non resta sollevato alquanto dal suolo e 
d'opportuna griglia munito. 

Volendo accennare' al volgo ciò che è noto 
a tutti ì dotti ^ aggiungerò che non nell' Inghil- 
terra soltanto » ma in var^ paesir d' Itaha e nella 
Stessa Milano sogliono alcuni collocare le bocche 
delle stufe fuori degli appartamenti che riscalda- 
no, acciò> senza parlar d'altri motivi, neir occa- 
sione d'aprirle per introduryii nteo^o combustibile 
di qualunque specie, nissun ingrato effluvio per 
Faere si "affonda. E certo di nonì^ molta preten- 
sione in fisica darebbe argomento e nel n^aneggior 
del fuoco, (ihi per screditare l'uso della lignite 
per esempio nella fermentazione de'' tabacchi, fa- 
cesse temere che gli effluvj di qpella penetrando 
per le grosse lastre di ghisa, che nella combu- 
stione la dividono da questi , potesse lederne la 
fragrane. Confutare seriamente queste oBbieùoni 
sarebbe' abusare della pazienza de* lettori e sup- 
porre che essi , Ignorassero, che di tale acutissi- 
ma forza , regalata gratuitamente agli effluvj della 



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ALLA' UGNA BD AL CARBOUS COMinffE. 3o^ 

lignite nel nostro paese ed ignota agli esteri > non 
si tiouirca tracQÌa, iallorchè quocita V abbrucia nelte 
stdfe Gomanik 

ELENCO 



Degli indmdui o còrpi pubblici àhe fieerò uso 
della lignite di Val^ancBno con vantalo. 



Mattifiill«re 



ed 



usi iQycai fa 
consumata U 
lignite. 



ladivfduì o corpi pubblici che 
ne trovarono economico " 
consuma. * 



èlT 



il in 



ite 



Luoghi 
cui successe 
il consuma 



orùeiii per t> . . ; ^ • 
filare la «rta^^^A^*^"** 

Birofini dottor Giacomo 
Càccia Samuele e Davide 
CoUèoni fratelli 
Gilbertì vedova di Matteo 
Motta Antonio 
Noris Giacomo 
Pellegrini Gius 
Pesenti Pietro 
Busca Antonio 
SòTmani Carlo 
Sorniani Glo. Battista 
Terzi Lorenzo 
Zanchi Pietro 
Zannofii Giacomo 



Idem 

Idem 

Idem 

Idem 

ìd^mi 

Idem 

Idem 

Idem 

Idem 

Idem 

Idem 

Idem 

Idem' 

Idem 
Evapora- 
ndone delle 
acque madri 
pel nitro 

Idem 
Fabbrica 
delle falci 



e figlj 



Nembro . 

Desenzano 

Gandino 

Albiii^o 

Gi^zzaniga 

Gandino 

Albinp 

Nembro 

Alzano ^ 

Nembro 

Desenzano 

Albino 

Abano Mag. 

Nembro 

NemEto 



Breislaky Ispettore del 
R. Stabilimento 

Mulfer Ferdinando 
Moirago, direttore del 
R. Stabilimento 



Milano 

Milano 
Lovere 



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M 



^QfTin^lOm DEU4 UOWTE 



mi m cui fu 
consumala la 
ligoite. 



Stufe 
Ideta 
Idem 
Idem 
Idem 
(dem 
Idem 
[dem 
Serre 

Caldaje per 

la (ialura 

Idem 

Idem 

Idem 

Fabbrica 

Ài cappèlli 

Fabbrica 

dell' acqva 

forte 
Torneili 'far- 
maceutici 
Binazione 
I del sale 



Individui o corpi pubblici cHo 
ne trovarono eoonoiotòo il 
contumo. 



Butti Bernardo 
Congregazione di carità 
Giudicatura di pace 
Gregori fratelli • 
Massieri fratelli 
Mosconi G. Batt medicò 
Municipalità . ' 
Spini Vincenzo 
Bellati fratelli 

Bonduri 

Grotti Tommaso 
Grebm e Bosio 
Mosconi ; 

GastigUoni 



Luoghi 

ia ìÉùsuccesae 

il consumo 



Foicioni 

Alemanni Pietro 

Morelli, custode de R 
magazzini 



Grandino 

Leffe 

Grandino 

Gandino 

LeRe 

Leffe 

Gandino 

Albino 

Milano 

^Gandino 

Codino 
Gandino 
Leffe 

Milano 



Milano 

Milaiio 
Milapo 



Si àono ommesai ì nomi di molti individui 
che consumarono lignite in Bergamo, Tri viglio, 
Brescia e altrove, noto essendo noto Toso che ne 
£icevano. 



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LEIróRA 

utTouro 
ALLA SIGNORA BUIfCA MILESI. 



Giou. Opirc Mifiork Fok V^ ao 



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> . 



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Amico carìssimo. 



oi m'aànuaziate die da ^(ualcuno segre- 
tuQieiite' si diffodonQ voci tion troppo benevole 
ÌQtonio aUa noia taondotta €oUa signora B. M., e 
vedete dbs ve i^e r^uda distinta, ragione. La cosa 
è si fiìvola, di si poco peso, e quasi dinù si ri-, 
dicola» che non meritava di fermare la vostra at- 
teimoB^» ed io non vi ublndi^ei se non mi ri- 
cordastie che il piaa^ cU calunniare chi gode ìa 
stima pubblica^ è il peccato prìffnajé di quelli che 
non possano oUenerla* A conferma del vostro detto 

Maccfaiavelli dice del popolo : 

* .• ■* 

E le sus géntf d' ogni ióvidia pieae 
* ' TeDgon destò il soletto sempre ,, ad esso 

GU orécdbi aUa cakmnk aperti tien& 

Di qui rì^ta dbe si vede spesso . 
Come UD faaoQ cittadino un frutto miete 
Contrario al seme che nel campo ha messo. 

Sottopongo dunque al vostro giudizio la serie 
storica de fatti, ma a condizione che con quella 
severità mi giudichiate con cui giudichereste un 
vosll'o nemico. 



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f 
3o8 LETTEBA WTOBKO 

NtìF aprile del i8aò la snllodata Signora mi 
fece dire da un comune amico che desiderava di 
conoscermi personalmeiìte. Benché aorpreso che 
una signora galante potesse rivolgere i suoi pen* 
sieri ad un uomo che, lontano dai bel mondo, ao" 
daT^ tentone nel bujo delle sciente economiche, 
cedetti alle istanze, dell' amico cui particolari ob- 
bligazioni mi strìngevano. 

Facile a credere alle aj^renze della virtù, 
come die sia stato le mille volte iUiigo, p^soa^o 
che MontaigiM abbia torto , allorché di:oe che k 
dotine ^atÉeso U loto ùoixOtere versatile,, nam fm^ 
sono regffsre al modo forte e durtvob deWamkiàij 
jtìì lusingai che la sullodata Signora potesse afii^ 
un'oUima amica: vedrete m qìì sono iagaittali&. 

Benché ella si lagnasse della scaiMzza dàk 
mie visite, ed ogni possibile gentilezza usasse pef 
indoraù a ma^we frequenza ^ pure non TeBrc* 
trepadsare il kmite d'una viàla alla settijpEUifl«r® 
quella ordiaMiatiMRite hi domenica, salve fp^be 
eccezioni. 

Nel ao dicembre del suddetto anno fi- ^ 

Polizia mi arrestò per wppost» iwtiyi politici: è 

necessario eh* io, vi dica due parole di gilesfco ar* 

restOj acciò possiate con precisione conoscere tutto 

J estensione del mio debito colla suUodata.SSgftpra. 

1 rlsnltati del processo sono i seguenti: 

i/ Accusato di carteggio politico eoa Boma, 
ed esaminate tutte le mie carte, emerge eìiìo 
carteggio meróantilmente con tutte le città d'Ita- 
lia, eccetliwta Boina e le altre ciuà della Romagna: 



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ALLA SIOHOIIA BÈU^CA mt%$h 3og 

non si trova una sóla lettera dirc^tta a Roma o 
{Mror^énte da essa^ né dal tSao* né degli anjoi ^ 
apterior^, né in a£^ politici né in affari. com^ 
mepoiali; in somma dellio Stato Poni^ficio non si 
vede traccia nelle mie carte: L'àjttuaro Boka esa^* 
minanitole andava <fioeq^: per dio non trow 
niente t 

3.'' Sei dii^ftcd dvS. E, rArcifCancelliere 
.4eir Impero , onore¥Qtissimi per me , ^^urantiscono 
la mia condotta dal 18 15 al tò^so. 

S."" In tre BÙe opere si reggono Tendicati varj 
principi ammini^atìvi ^déirattuale . Governo, le 
Sfilali vipere sono^ le se|iientì: c=: Discorso sulle 
mamfiHUa^ nasMnali in Ptobtéma . i .; . suUa msèria 
dèi popolo rr Tmtiaio del merito e deUe riconta 
pensa 'zz Opere e dispacci fike fwono uniti al 
processo. 

4*^ Non enstono in me i soliti motivi che 
^mediano gfi uomini pelle rivólmaoni ppUtìche; 
in faflti: •. ' •'' ' ^ \^ V ' ■' ^ ■ • • 

a) i^on ambizióne^ non avendo io accet- 
tato le cariche che mi vennero offerte sì dall' àt^. 
tuale ótkè dal passato Governa; 

b) iVonuamV^:, trovandosi nelle mie carte 
taciti tìtoli accademici e nìssuno sul frontispizio 
delle mie opere; 

e) Non bisogno^ vivendo io comodamente 
ed onoratamente coi frutti delle mie produzioni 
letterarie; -•7 

d) Non inclinazione di partito ^ giacché nel 
mio Zhittato del mento si veggono a ragione a a 



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3lO LETTERA INTÒMO 

torto eroUate le dne pnmdrìe basi degli s|;atuti 
moderni, cioè le elezioni popolari e regttòglìantd 
poHiica, il che diede luogo a parecchie censnie 
ne'^mali napoletani del 18:20, ottìati nel processo. 

5/ La rivoluzione napoletana danneggiò Io 
smèrcio delle mie produzioni, dinao commerciale 
che non fu necessario di provare alla Polizia per- 
chè attestate ^;dile nostre gazzette. - 

6.'' La Polizia ncto mi trccrava né ai teatii 
né ai caffè nà alle c<mversazioin. 

7.^ Io non appartenni i^ommai alla settate' 
Franchi'^nraratòri né ad altra associazicme qualun- 
qire , eccettuate le associazioni lett^arie ossia ao* 
oadèmie , su di che ottenni permesso da ^. U. 

S."" Accusato di pensieri liberali risposi che 
pensai sempre liberamente,^ che non rinunciem 
a questo modo di pensare allorché fossi messo ia 
libertà , perchè avevo buone garanzie/ Infatfi &£ 
r Arci-cancelliere dell'Impero . &el suo àispstcèx^ 
del S luglio 1819 mi dice : « non tema niente pel 
n suo Vili Vdbme (che 4aifa e^nsi4m S MìlM 
n em Staio spedito a FìenmjL)^ anzi confidi aelli 
9> filosofia e nello spirilo f lièerale del StM^nmo e 
>> de' suoi aulici dicasteri. » Questo dispaccio i 
unito al processa ^ * (^ 

g!" Esaminata, messa al vaglio e tortura in 
tutti i modi possibili la mia condotta in tutte k 
^>oche della vita^ solto i rapporti d'uomo, à 
impiegato nel 1808 e di pubblico scrittiire, h 
Polizia non potè scòrgervi la minima machia) ^ 
ritrovò dei risultati che mi irebbero - onore, ^ 



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ALLA SlONOim JBlAlfCA MILESL 3l I 

non £3j$5éro meri effetti del temperameixto che ri- 
cevetti da uùa madre, e efae perciò trakdeio ^ ben-^ 
che oitati e provati nel^prócesso. 

Conscio di questi ri^Itati processuali > o per 
dir Biegtio 

Sotto r usbergo dbl sentÙQupnxo, 

ìq non pojteva temerei Qulla dai giudici andie i 
più prevenuti; perciò/ mentre gli altri < arrestati 
tremavano al nome di Venezia , io. dimandai istan- 
temente d' essere spedito a quel tribunale* 

£ siccome VL R. Governo mandò a Venezia 
»nché coloro che p^^kàa emersero innocenti v come 
Bomagnòsi e Àrrìvahene, e si mostrò imparzial- 
mente severo anche contro le donne, perciò è 
cosa evidente che avendo egli ricusato di cedere 
alld.mie istanze, douMti^ che il mio arresto, età 
una semplice preeauzione,^ in vista delle circo- 
atanke tumultuose c^ Italia. ^ ' f 

Tale essendo la , persuasione dell' I. K Go- 
verno, b di lui gkistizia non ini pegò quanto 
poteva diminuire i danni deUa carcere^ perciò 
dopo le invocate deposizioni di tre medici (So- 
lei^hi, Gagnola e Frigerio) sullo stato passato o 
pqfs^ente dell^ mia saliife ; dopo Y is^zione perbo-' 
naie fatta éopra di me alla presenza dèU'^^àttuaro. 
Bolza; dopp petizione a S. E. il Governatore dello 
Stato, raccomandata al migliore impiegato dbe 
servsv S« M. , l'ottimo sig. TagKahò, segretario della 
suUodota Eccellenza, mi; fu permesso di, passeg- 
giare in ^odre in qompagnia di due ^attuari un 
mese e mezzo dopo il mio arresto. 



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5i2 isRvu Àrromro 

Verso la ìfine di mano cNte^i la ^>§f tà ^ 
/Msrìvieie n S. E. fl qpni^ro déBa ^hm ed a 
S. E. r AirdK»icdliere dell'Impero, e Angore a 
ciaséunn l'èsiMlto éA processo e la ima apolo^. 
Ftd autovuzàto adornerò ancbe airAnat^eanoel* 
liére, giacché nel suo diqmccio del 2 iebhnqù 1819 
egli mi dice: « Vedrei volontì^ eh* dia mi of- 
>» fiii»6 occasiòiii per darie ddle iestimoiiuuMe 
99 della particolare lòia itìma e^ distinta^ cc^asid^ 
» raupna «r 

Geasirono fiiUdoMóte i tumolti d' Italia, e 
$• M. ritornata da Li^hach a Vienna s^g^la mia 
liberaKiCMftevl^ qual^^ effettuò nd laiuglio 18^1. 

Veniaido ora a* miei d>blighi. 

Appetta an^eatato, dimancbi di Tedera mio 
frateUo #|é mia tramenerà ^ poada il ^. dottore 
Formeét^ di Sdegno è laaig^ioni B* M^ finalmoite 
^ 5%*. aiT^iFocaio Zanetti e H m^ aiamttator# : JPS- 
rotta, e tutto mi fu conceflis». ^ 

Più petnom» ésaendosi esUbité pn dkig&re \ 
wm affari econoimci, credetti: di dar pr9va ^^ 
ciàle di stima alU suUodata Signora, p^Àrrado 
le gentiM sue lifiEkrte a ^^e d'ogni altro, ed ai- 
testando dl'L IL Polisiii che in nissun*aitm per- 
aona aveva io mi^gim^ ^nfidenia.» 

1 idid af&n economia st riducevano ^a' miei 
crediti semestrali coi librai di Milano» dì Parma; 
di Piacenisà, di Torino, di Pisa, non potendo^ 
{pensare àlk^ |id mgere danaro dalle Diie-Sid3ie$ 
pe* quali affari aveiida io preparalo leliiste, la Si- 
gnora eoa tutta la soUeeittidinè , r impegno , il 



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AVLk SiOnÙBX fiLàKCà WiMSL 3 1 3 

esime raccolse ^aotp txi*.«ra denroto. -^^ Qat fini- 
acùBp ì miti kfSm ^coaomidiy yuiodìè) anche 
fuando aoìoto ili libarla, io iKMt ipeitto a tmlla» 
non cwtodisGa anUa, 0011 taogo milla aàtt» ^l^ave 
né anche il danaro > recando del tutto ittcarìcate 
le il^raone che mi servono , e questo > . acciò le 
facoitir del mio animo dall'officina letteraria noo 
vadan lungi. 

Oitre di «tttmkre fi «na^afEirì, la iSignora 
venne a yinlarmi dioiptto volta nelle stanze 
dell' L R. PoHzìa; e aiceome eBa si preaeiitò tal- 
volta senza che le foése possibile di vedérmi» p^ 
ciò invece di diciotto mi addebito visite trentasei , 
le <]iiaE ridotte ad on'ora pctr eìascimà^ dd^no 
esaere' considerate 'come uguali a giornate quattro* 

La sullodata Sonora nooi avéMb per sua fcHP^ 
tana . e^erienza n^f^ affici politici , e forse> 11^ 
caia a«dk^ stato del proceeiso» da! un Iato ceree 
di spaventarmi col prospetta de tribunali straor- 
dinarj cui sono devohite le poUtaébe imputazioni, 
«d io tei strinai nelle spidle; dall'altro eliii voile» 
a ifiapectò di tùwre e di vcfitto, tentar de passi 
che riuscirono e doveano ritisefiré inutiE ccmiie le 
avevo predetto. I paranti e gli amici degli. attuali 
detenuti possono dire se avevo o no ragione. Per 
porre frenò ^lle inquietucUni del di lei animò sen- 
sibilissimo che ne cagionavano peggiore al mio , 
lui costretto, a <|irle, scrivale» ripeterle, che G;on 
ottime intenzioni ella cagì<xderebbe danno a me 
od a se stess^. *» 



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3i4 UTTfiKA nrrofiiro 

Con quelift Mnsìinlità ddicata^ di cró sole le 

donne seitHb^riano iuscettU^iii, la Signora penaò a 

provvedermi di diverse specie di frutti e picoofi 

* utensili che lo statx> d'isola&seato può recidere 

pregevoli. - 

Il mio debito ha dmu^ie quattro paitiCe^ 
• i."* EsaiioQé di danari, 
!».*' Visite diciotto che ho fissato a trentaad, 
3.? Inquietudifai pei^ la nd|^ detem^one, . 
4*"* ^Sfànasi di <£varsa specie. 
Sentendo i^ più intìaiO'd^'aniiuo che è 

Plinio d'ogni dover ncoQoscenza , 

m'affrettai ad attestare la mia ^la soUodata^ Si- 
gnora, afppena fui in libertk; e siccome la aolnltà 
^1 di lei carattere non mi permétteva di far oso 
di Nidori reali j, hi costretto a ristringcarila nel li- 
mite de' segni^ ossk de* calori simòolici/ quindi 

i."" Restituendole deUe maochinotte ad uso 

di caflè e simili) ebbi Tavvortenea di farvi inci- 

.dere un'iscrizione che può /òónfermure a kingo la 

licordana^ del servizio e rìpr^nturla, a cosi, dire, 

giornalmente. 

2«° Siccmne il dispiacere pel mio arresto do- 
vette cagionare alla Signora qualche veglia^ per- 
aio feci eseguire una sinfonia di notte avanti aHe 
tdi tei finestre. , 

^ d."" I^a Signora era stata a visitanni diciottb 
volte: cred;etti che diciotto vólunii delle mie opere 
legati alla francese e sparsi d'ìscri^oni scritte^ di 
mio pugno. potrebbero attestare questo fayore, e 
glieli mandai con rispettosa accompagnatoria. 



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ALLA StaHORA B^NCA MILESI. 3l5 

4*^ Le feci promessa in iscrittò cbe d'ogni 
mia opera fttturajkrei-trarre per essa uil esem- 
j^bire unico in>carta velina; e^eomiiicÀai a man- 
tenere la parolai nd seguente 'ottóbre, allorehè 
pubblicai l'operetta snW Ingiurila, i danHieH s^ 
iiisfipùimentOi ' ^ 

5,* Ad ogni visita fili dalla Sìgnéra presene 
t0to di frutti : fortunatamente appena uscito di 
carcere tie liceiretti de' scelti dal «signor avvocato 
Battaglia, ed io^ edl' unico scopo di ricordare alla 
S^ora efae nessui^de^ suoi favoli m-era, qadiftù 
di mente, m'affrettai a farlene p^rte^: torno'arli^ 
petere, io poteva fer uso di ^^^ni non ^ valo^ 

GJ" Crédetti che ìe inquietudini della Signora 
pel mia arresa potrebbero trovare compenso in 
un piacer morale di lunga durata ; ^indi appena 
giùnto a casa il io, lu^io, è senza neppure spo- 
gliarmi . degli abiti che aveva portato in carcere^ 
stesi k nota dedica deUa xpla apefèttapull'i/i^ri4^ 
rid e^la consegnai la sera del giòmé stésso alla 
sullodata. Signora: Toi sapete còti quale e^ii^nè^ 
d'animo le ho parlato avanid il pubblieo^ e «piali 
obblighi le ho protestato* / \ « ' 

7."^ Avendo, presente al pensiero la massima 
d' Esiodo che debòonsi pagaro i hemficj con usura, 
quindi mm contento de' segni sopraccennati ^^pre* 
gai la signorsì Ernestina Bìfi ad indicarmi se vi 
fosse cosa che potesse dare nel genio alla Signora 
sullodata, protestando che l'avrei £s|tto, il che 
sembra provare che se io non feci èì più, non 
fu certamente mancaiizà di volére. 



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3l6 LCrTBllA INTOÉirO 

6/ Fkia)ttiente oompeosai le mite che awero 
liceTute in carcere fon un nuBMio di yiaite se- 
rali che MMletU idla Signora/ oltre le oonsoete 
alla mattina della domenica. Ma siccome il tempo 
consacrato aireseìtsizio delltf pittura è nA valore 
alquanto inferiore al tempo impiegato nelle acienxe 
economiclie, perdòi concedendo alla Stgii(pra visite 
più del sòlito I mi guardai dia! prodigarle. Ccmtit) 
la quale avariiia ella move gentile lamento roelb 
sua lettera del So luglio p. p.; e siccome ^esta 
lettera le & onore ^McòrÓet U delicaiezza dd'' suoi 
éentimmtij perdo ve la trasmvo. La Signmti al- 
lude alla notturna sinfonia, ai sudditi volmni ed 
alla nua lettera ^accompagnatoria. 

m "Pregiatìsiimo amieo, 

99 Non M può con maggiore gentilezsa co- 
Ì9 strìngere come ella & ad accettare un dono, H 
^ quale per la sua riccbezxa dovrd^ noa ess^e 
1» accolto da chiunque è ddiaUo. Io non lio ter^ 
n mini sufficienti né per ringrasiada né per di- 
'99 mostrarle eh* eUà è tott'ailrò che bupQ- calcola* 
99 tore nel valutare la mìa partita dell'avere. 

99 £Ba si ricordi che più assai dell^armonia 
,h musicale mi è grata la cara armonia del ^suo 
99 dotto conversare e che da più e più sere eUa 
9» non mi regala sue vìsite. 

99 Ili; creda per tutta la vita, 

99 Sahbato 3o luglio tS2i. , 

Suaé^ei^ioHatùmui amica 
B. M.^ 



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ALLA SlfRORA MAXtCà MSLUL ^IJ 

Confrontando hi data del io luglio, epqqa 
della mia liberazione, « del 3o dello stesso mese» 
epoca della suddetta offerta, voi v'accorgerete 
ch'io non mi scmo^&ftò pregare a dar prove di 
riconoscens^; giacché & d'uopo lasciare al lega* 
tore il tempo per I^are 18 volumi, 8 de' quali 
in 4% ^ qualche giorno a ma per ritrovare esem- 
plari d'alcune mie opere, le edibili dette quali 
sono dà moHo ìmApo esauste. 

I segni della mia rìconoscenu fitróno dbinque 
i.** Pronti, 
a.** Durevoli, 
3.*^ Pubblici, 

4»^ Analoghi ai favori ottenuti, 
5.^ Uguali al mio potere, 
6/ Superiori a quanto si sarebbe potuto fare 
dà altri, giacché non tutti avrebbero potuto x>f- 
frìre, quai prodotti propr|| id volumi, seguiti nel- 
l'ottobre da altri due; 

7.* Graditi alla Signora; . 
è."* CoU* aggiunta di incero desiderio di fare 
di più, se là Signora stessa, e mi lusingo che ella 
non mi smentirà^ non ni* ay esse detto con risolu- 
tezza di non procedere ulteriormente. 

9.* Resta a vedere se i suddetti segni di ri" 
conoscenza furono proporzionati ai-sers^igi renduti 
ed aUe inquietudini sofferte dalla Signora : la qui- 
stione è dilicatd; ma voi mi costrìngete a discu- 
terla, dicendomi che corrono voci^ non troppa 
benevole contro di me. 



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3i8 . iM;mA luMuio 

Egli mi'pare'che ìl/s^po &'' coÉ^ec^i la 
seconda partita del mio debito; e che i segni a."*, 
3«^ 4 "" 6 S^° equivalgano alle partite quarta e priiua. 

Possono cadere Anhh\ sul segno S."" destinato 
a saldare la terfea. partita; vediamo se è possìbile 
disciotli. ' ' . 

u lo pfligD eoa usuraia vostro padre i &vori 
9». che mi ha fattoci «ttceva Zenoqrate ad una de' 
M suoi discepoli, giacché son oausa per coi egli 
n è iQ^to dft rtattL ^ ^ Forse noci sai^mo aUeoi 
dal riconoscere per legittimo questo modo di pa- 
gamento , se ci ricorderemo che JLiuigi XIY amafa 
meglio concedere una pensione di qoeUo che un 
pubblico e stabile pegno d'Onorcù 

Io non sono si scars^ di iS^nno per dire alla 
Sigiiora, dopo im'inisifàdiasìi^a;. dodici 

' Di bobe^ in bócca d'ano idiaAro.reediio 
Vda ciiit9 di gloria oggi' il tao tbme. 

Mi sembra per altro che possa ricordare \ 
seguenti fatiti ; 

I.** Avido, come dovrebbe essere ciascuno 
anche per motivi personali, che la lode resti pa- 
trimonio esclusivo di quelli che la meritano, non 
ne feci finora né privato né pubblico abuso. H 
cónte Casati ex-prefetto di Como può attestare 
ch'io ricusai di dedicare al vice-presidente Melzi 
la mia discussione economica sul Lario nel i8o4, 
l)enchè allora le mie finanze in istato alquanto 
criticò si ritrovassero. 



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ALLA sifmiGiiA mtiàtk Maisi. 3 1 g 

!ì.^ rLò^^ mie ìoezk letilaraiKe, 'per una strana 
copila del pubblicb, simili a* quelle false reliquie 
che r ignoranza del popolo! veneta sènza cono* 
sceme la nullità, le rmie.produzic» lettei^rie Ven-* 
gono accolte con uà compaliniìeétD clie mi sor- 
prende e mi costrìnge a rìpraduiie più vc4lé> rè 
dunque una circolazione eétetò là in Italia che 
fuòri ; giacché le mie edizioni giungòao spesso a 
:2yOao esemplari. ^ ' . 

d."" Si potrebbe a^inìi^ei^rop^Fa dedi- 
cata alla Signora non è diretta! là ragazzi o alle 
dònne, ma alle persone più perspicaci, più asseu'^ 
nate e che potentemente sulla pubblica opinione 
influiscono. 

. Dunque rónoratezs^ della firma, T estensione 
dello; smercio, il setmó p^rtidokre^te' lettori forse 
garantiranno dà. perdita la cambiale onorìfica die 
pk>8Ì in circolazione. '"' : : 

< Q banchiere Bazzoni aggìuiiìge ^ohe i Jtibi^j 
francési hanno dig^à ordinata la tradn^ime dc^ia 
succitata operétta, e che il pruno;iyòlu*e è già 
tradotto; quindi maggior estensióne di rinomanza. 

Se non che .gli anteoedenti riflèssi' sono forse 
troppo generali;: il calcolo richiède b^i. più precise. 

Montaigne 5Ìice che lodava Tdbi^rì i pregi 
de' suoi amici, ed aaché gli esagerava, ma non 
ardiva inventarne de' falsi; pe' veri, la sua esage- 
razione giungeva a cambiare uri pièdB in un piede 
e mezjzo. Secondo Montaigne il rappòrto tra il me? 
rito bell'amico e la lode che ppssiamo ^rgli^ non 



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_"J 



320 urrwu wtùuh} 

dere oltiq^asfare il rapporto t a ija. Veiibamo 

tjo nu aoQO ristretto in questo limite. 

I. Tatti simio ohe sotto il Governo aostriaco 
Bissuno riitsd nat a scemare d'un solo giorno la 
prigionia d'nn detenuto politico; quanto successe 
nel 1800 e quanto succede attualmente, lo £mo- 
stra ad evidenaa. In onta ài questo fatto pubbU- 
cd> ricordando io nella mia dedica i servigi obe 
mi rendette la sullodata Signora, le accenno'' la 
oorcma ab McrhpÉiàm ^cimn tH Qui il rapporto tra 
fl merito e la todé non può essere en^resso , giae^ 
cbè non v'bà rapporto tra lo aeiro e le qnaidìtii 
reali.. 

, II. ti Quali sodo i servìgi cbe vi rcttidettè b 
jf allora B. jM., e cke non avrei potuto rendervi 
n io stessa /et aveste accettato le mìe eaibiosiomt 
n mi £si|p k si^ora Pw B. AUqrcfaè metta Vùtìn 
n dedica voi asserite cbe da nmùn idùò^ $morttìk 
» poteyat^ (upetttaveU^ voi ingiuriate vttniei^ iko 
a pa'a!piie per essere grato ad una sola»^ Bi^ 
yorto tra il merUo e la lode si è dnbqpté qui 
come 1 a 30 (i). 

III. Ndla mia dedica bò attribsóto ai jnà 
nobib sen^ìBènti la condotta dèlia, siillodifttf'^& 
gnora verso (fi me: il mio amor proprio yorre!^ 

(i) Noo Ilo potms ii^e iditra nspo^t^ tìSMifmm.id feto 
se noa che la dedica fa jlesa nel pnmQ inomptto di Sberla^ dee 
io ano stato £ convdsioiie pìaoeydissima. Ora % nolo che fl fi2* 
cere è nainrakieiite ' 



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ALLA 8miM>EA BIANCA MILBSL 3il 

ebe non mi fossi ingannato; nm è mi9 colpa se 
i fatti lasciano luogo a qoalche dubbiò; ecco 
i ftttì: 

«f."* U sig. dottore Formenti di Seregno, mio 
amicissimo da 210 e più anni, mi scrisse nel feb- 
brafo del j8ai che le persone colle quali io aveva 
«aiise pendenti avanti i tribunali , parlavano d'ac- 
comodamento: risposi tosto air amico indicandogli 
i sagrafizj cut era disposto. Yràuta la Signora a 
ritrovanm, le oonmnieai la trattativa ; ella ne mo- 
strò immediatamente sommo disf^acere, e disse 
Ae raffina si doveva discutere in casa sua (ben- 
.diè j^ sua. fortuna ella non intenda nulla in 
queste quisquiglie). Sorrisero ^ attuàri udendo le 
istaoEe della Signora; perciò io m' affrettai ad ac- 
certarla che non si sarebbe conchiuso nulla senza 
il suo sagg^ssima parere. Nmi contenta della mia 
ridata e ferma nell'idea di voler trattare ella 
ateasft questa fiiccenda, si diresse al signor barone 
Biva, e me lo propose per mediatore; io mi tro- 
vai quindi nella spiacevole necessità di ricusare )e 
gentili offerte di quella rispéttalMle persona per 
non compromettere T amico» Voi vedete dunque 
che la Signora si ^pigliava delle inquietudini con- 
tro i miei desideri e inutilmente. — Questo fatto 
può lasciare de' dobbj sulla qualità del sentimento 
cui d^besi attribuire; il seguènte che 8en4>ra più 
decisivo, Servirà a schiaiirio. 
^ ^^ Un giovedì dello sioorso giugno venuta là 
Signora a visitarmi, mi disse che la donienica se- 
guente; sarebbe partila per la campagna , ma che 
Gioia. Opere Mmari. Voi V\ 11 



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3a2 LETTERA lIlTOaNO 

pria di partire tornerebbe a vedérbiL Imposi tosto 
che desideravo che la non si incomodasse. ^ - 

Il credereste ? Quésta risposta dettata «kSla 
discrezione, o per dii" meglio da vera delics^eseza 
d'animo» come te lo prò^verò in iMreve, fo rigiuH^^ 
data dalla Signora come una mancanza di liguaixfi, 
ed una prova che io non àpprezs^ato abbdstamai 
le sue visite alla presenza dégK attnari. 

Avvisato daiia mia donna ék casa^ c^e la 
suddetta risposta aveva inacerbito l'animro ddia 
Signóra, e tomatar questa a ^mitarmi, rksiai Taf* 
fare sul tappeto) ^ la Signora ttti disse tosto a& 
presjenza déirattuaro Bolza, eh* élla nan Wern ìa 
s^ùià d' JEpittèto. — Volete vedere dii ha tortof 
Sappiate che un prigioniero , ed io pario per espe* 
rienza, desidera d'essere visitato 

1.^ Per uscir di carcere e camHsrr aria; 

3 ° Per soddisfare al bisogno di conterssre; 

X"^ Per brama di vedere amcici o conoseenti; 

4-'* P^r sentire quache nuova favorevole a* 
sue» affari; * - . 

SJ" Per dimostrare agli agenti della FoHzia, 
che non è isolato nelF universo e qualche persona 
pensa a lui; 

6.° Per cogliere Foccastiontè d'esporre ai detti 
agenti i suoi < incomodi ed Ottenere qualche mag- 
giore agevolezza , od . ahòhe lagnarsi dellp^ persone 
che lo custodiscono e talvolta lo ao^ostiaBo, ^ 
di òhe egli uon può far giungere^- rimostranze al- 
l' autorità quando vuole, 7 



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ALLA jUOMORA BIA9CA MILSS^ 3^3 

Io dissi dimqiie alla duUodata Signora di ri- 
spamùarsi T incomodo d'una visita tra il giovedì 
e la domenica 

«i.** Perphè sapevo che chi vuol .partire per 
la campagna deve ultimare qualche faccenda, deve 
fare qualche visita o riceverla y deve dare delle 
diftpo^zioni, ^c; 

a,"* Perchè chi veniva a visitarmi , talvolta 
doveva aspettare meaz' ora ed anche un'ora pria 
di vedermi, e talvolta veni Vc| inutilmente. 

Quest'ultima circostanza: è tanto più apprez- 
zàbile, quanto che se a mio fratello, alla mia ca^- 
meriera ed al dottore JPormenti fu concesso di 
vsenire aHa mia carcere accompagnati dallo SjCPit- 
tore Fedeli, allorché gli attuari non potevano am- 
mettermi nelle loro stanze, non potei mai otte- 
nere questo permesso per la sonora B, M. (i) 

La sopraccennata lagnanza della Signora era 
tanto più irragionevole quanto che 

i.'^ Spedii alla stessa dalle stanze della Po- 
lizia le lettere più lusinghiere, le quaU tutte ve- 
nivano attentamente lette ed esaminate dall' auto- 
rìlà politica; 

2.^ Feci più volte attestare dagli attuari alla 
stesaa Signora 9 che, quando essi ipi conducevano 



(i) Sembra che neiranimo delle autorità vi fosse qualche 
ingiunta prevenzione controia Signora sallocMa; infatti verso la 
fine di gennajo, igni>rQ tuttora per quale. motivo, 19Ì fn iii4[>roy- 
visamente vietata k visita di quaiunqi^e persona; dopo tre gi^oroi 
ebbi il .permesso di vedere, mio fratello e la mia cameriera eschi- 
sifaniente; dovetti aspettare altri otto giorni, pria di poter otte- 
nere la vÌ9Ìta delia signora B. M. 



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3^4 LETimà UfTOSllO 

al posseggo e mi domandavano dove coleva aiv- 
dare, io rispondevo sempre e tosto ~- Datìa^ «St- 
gnora B. M. 

Sembra dunque che la snddeUa la^ian^«»szia- 
vesse da vanità. 

Una vanità che non tace . 

i.** In mezzo all'orrore che ttispiranoiecMnMii 
le catene, gli sgherri e tatto il locale ddlla PoUzia; 

2? Non tace alla. vista d'un galantuomo e 
d' un amico detenuto per supposti motivi pattici; 

S."" Non tace alla presènza degli attnatì che 
ad altro sentimento non lascian luogo foorchò al 
dispetto; 

4.^ Una vanità che si lagna. in onta deQe kc» 
tere più lusinghiere e de' fatti più evidenti, e »» 
plicati; una vtoità xsbe travede al punto 4i di- 
sformare un atto di delicatezza ìa un atto di ^n- 
gio, e spregio t^le che sareblie necessatìa la yM 
d'Epitteto p^r non restarne offesi , è ima vaiala 
che forse non giungerà al grado ma^dmo, nu 
certamente dista alquanto dal minimo. 

Dunque se oella m>a dedica ho attribuito la 
condotta della Signora ai più nobili sentónésti 
esclusivamente; il rapporto tra il merito e lajode 
debK essere stabilito còme 1 a 10 per lo mraa 

La generosità i^ì vieta di spingere ulteriore 
mente V analisi trattandosi d'una 4pQQaf mi basta 
d'aver provato che la mia HcQnoscemaJu jpropet* 
zUmMa ai servigi ^ riceyetU. . 

Dopo d'avere scòrto nella condotta della. Si- 
guera quald^ tìnta di vanità , pìisurìamo i gradi 
della sua amicizia: ecco i latti ; 



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AttA SHmÒRA BJÀKCA MILV8T. ' 325 

I; JFaftlo, Sui imfìii d'agosto il òavalière Al- 
dini ^r(>vandosida^Ia ''Signora, si c^ibì di mostrarle 
nella f^ lui casa V illuminazione a gas; T invito &\ 
4itdU0 A /me pnre cixe' eira presente , e mostrai 
piaceire .di coiiosceré questa esperienza per me 
nuov^ai rimase incerta la fornata, la quale venne 
fidata dopo, e la, Signora invitò i suoi amici, e4/ 
ia solo rimasi dimenticato. Osservate^ di grazia 
tutte le drcostacìze di questo tatto. . 

I.** Io era stolto invitato paHicolarmente; 

\sl/ L*tiso prescrive che i comuni anùci che 
frequentano una conversazione , siano inviÈRti ai 
^^òmuni trattenimenti; 

3.** Quamlo un .amico ha softerto qualche 
sventura, non solò gli si fa parte de' piaceri cp:- 
muni; ma talvolta se ne inventano a bella posta 
per lui; ^ 

4'^ ÀlVepoca accemiatà io ave Va dato tutte 
le prore- dì riconoscenza; , 

5.® La Signora 'aveva grot^éstato dilicatezza 4^ 
carattere; - . 

GJ" La Signora s'eré lagnata della scarsezza 
delle mie visite; . 

7.** La Signora aveva protestato amicizia per 
tutta la vita (vedi la pag. 3 16), espressione tii 
etti non aveva fatto uso meòo giammai^ 

La suddiB^ta ommissipne esaminata a fron^te 
delle acceilnate circostanze, dimostrerà forse deli^ 
eatezza di (unraUete^ ma non dimostra certamente 
amicizia nà straordinaria né cohitme fi volgare. 

IL Fa|^o. Versò il iq di ottobre ritornando 
da Venragó la iSignora ed io, entrali in città, 



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3^6 LETTE* A! INTORRO 

passiamo avanti alla nila casa, la quale dalla sua 
dista pochissimo. Improvvisamente la ignora si 
slancia dalla portiera, quasi direi come un*^ inva- 
sata, grida al vetturino d'arrestarsi; ed c»*diiia a 
me di scendere eoa modi che saranno stati gen- 
tili ma che a ine sembravano tutt'alftt). Le feci 
osservate che ci restavano pochi passi per gitio- 
gere alla oa^ di dove il giorno antecedente era* 
vamo partiti insieme; che la convenienza pia co- 
mune vuole che V uomo aot^ompagni la donna ecc. 
La Signora rispose clie non wìe^a esser dorma ^ 
ed d^ni rì^iostranza fu inutile. 

^on avvezzo a questa deUcatè:^ di nnùva 
specie, per non dir altro, e sentendo di non me- 
ritare atti inurbani, risolvetti di non andare ulte- 
riormente, dalla Signora, e non v'andai pia sino 
alla fine dell'anno, e sarebbe stato bene che ùcm 
vi fossi andato, come udirete. 

M' insegiy vano allóra pih che mai le qpie d^ 
Polizia ; questa circostanza tà} servi di pretesto 
per iscusàre la mancanza alle solite visite, allomèiè 
alcuni giorni dopo il suddetto acdkiente spedS alla 
Signora esemplari dell'opera che le avevo detboato. 

III. Fatto. Nel secondo. volunc^e di quest'opera 
alla pag. 6i si leggono le seguenti parole: 

M Fra le idée indigeste è ihlse che si trovano 
>t in una dissertazione s^tiir utilità del dolare, ri- 
» stampata recentemente in Milano, Ve ^nco. la 
» seguente, cioè cbe il piacere poiiato all'eccesao 
9> può produri*e la morte, il dolore npn inai (i). n 

(i). Tutti i libri « nuediciiifiue di chirargia^ tutti i Hwi di 
storia e le gazzette giornaliere adducono fatti proyanti che fl 



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AUA SieirOBA VUHfCA MILfiSI. 3:^7 

Skcopie l' autore di quella dissertazione ^a 
un amico dèlia Signora, quindi. per le, aciietinate 
espressioni ella .mi fece fare altissime lagnanze 
dall' amabilissima principéssa Piqtrasanta. 

Ora siccome. siffatte Jiagnanze appena merite- 
rebbero, oompatitneiito in nna fémminticcia vol- 
gare che y straniera ad ogni idea di dovere , allena 
dà ogi)L pentimento pubblico, non spìnge gli af- 
fetti e i pensieri al di là della jgonna, perciò in- 
gIìho a credere, anzi dichiaro per onore della Sì^. 
gqora , che quelle lagnanze furono fitite. < In&tti ^ 
per far uso delle sue espressioni , ella professa 
quella filosofia che ne solleva dal wlgQ (i); ella ha 
sentito le mille vojte ripetere la ma9sima: qmicii^ 
Plato ^ sed plus amica veriutsj ella ha letto in 
Thomas i sevèri ed imprescrittibili doveri degli 
.scrittori, e sa che cprre loro obbligo di dennn** 
ciare al^ pubblico le idee fal^e.é nocive, come 
corre obbligo ad ogni galantuomo di denunciare 
alle autorità le merci infette e le malattie conta- 
giose; quindi Pope vuole che lo scrittore sia 



. . . i? 

Ma stntA ambizione: senza rigore 
Usi severitade, è sì gli piaccia 
Giusta legge segair, che possa a téMpo 
Biasmar T amico ed al rivai dafr lode. 

Quindi attualmente Luigi Say in Francia di- 
chiara false e dannose alcune idee di suo fratello 

dolore eccessivo può dare la iKiorte: si po^'dumìue misurare la 
seieBza del medico, del chirurgo, dell' accademico bhe negò quella 
proposizione. 

(i) Vita di Saffo. ,: ^ ^ 



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3dS £BTTUM^ tlVTOMO 

Giovmtii Ba^ta , e te oomlMiite nett' atto atesso 
che si dice suo migliore imiico. 

^on è nécta^mo di' alare alh Sigiiom jMmth 
tonta di IMEòntaigne oii'eHa sa a mamoiia (i). 

Di Timoleone scrive Barthdemy: « ^tk jour 
99 en pleine assemblée d^ux orateurs osèreot l'ac- 
>» cuser d avoìr malversa dans tea place» qa'ìl avatt 
^ remplies. Il arréta le peiiplè souleyé ^ co&lre 
99 eiuL — Jen'fii affronté, diuH, lant de trovaux 
99 et de dai^ers, que pOur m^tce le moiiidre des 
99 ^toyens en état de défemdre leé lois et dte €&t 
99 libremerit sa pensée.. 99 (s) 

A m§ corre tanto ma^or obbligo d'^aere 
franco^ leale , sincepo col pobb fico sopra ciò che 
^r^o falso, quanto che debbo^ al pubblico wBBt 
ws^isténza comoda, onorata, indtpeodente, fis- 
cissima e s«qperìore a quanto avrei potitito defids- 
tare. Grazie ai favorì del pùbblico, io non mi tiovo 
nella tiista necessità d'audare col mio eajqpdikb 



(1) E;ssai5, liv. ni, cbap. VID. 

(2) Tutti i giucEzj amaoi neUe (accende, fiorali OBÙe^gam 
.tra le private affezìooi e i sentknentt pubbUciv e a differciiti serie 
d'azioài dan hiogo, secondo oke all'uno o ìA' altro estrttno s'ar- 
vicibanp. Il ^gp diviene' nemico del giùdice nolTatto stesso ck 
gestir condannando il rèo promoVe la pnbHica sió^rtf^i; Bnito 
resta .amico di CoUaiino ni^ir atto stesso c^ tpiesti^ s^apjM dal 

^"fianco i figli e li fa condannare alla morte. L' animo ^4j|£ to^» 
incapace d'idee generali, cede al^ sentiménto iOsìco delta compas- 
sione o d'altri privati^ affetti; Tanimó dèi gaggio ai declit moli 
dell» natura oppone il prinicipiò astratto d^'ioieresse pubblio». 
Quindi le- persone y(%ariy ignoranti, prive d'edacauone, sono in- 
tolleranti peV sentimento, còme le persone ben edaaie, 
t dotte sono tolleranti ^t ^tmcipia. 



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ALLA StolpBA ViàÉCk WLE^h S^IQ 

in mano per k anftcamei^ de' grandi e pregare 
peraiime che dbprésBOi per ottenere un ìmpi^, 
vuaal péasione, un soccorso, e non sono costretto 
a ripetere col fiero Gil>illino:> 

Tu proTerai liecome sa ià sale * 

.Lo p«oe ahm».e ccime è duro jcalie 

Lo scendere e salir per V altmi scale. 

Quindi in tutti i tempi, 41 miei doveri verso 
il pubblico ho sacrificato e rintwease e la sicu- 
rezxa e la lìhéTt^, ^à ho biasimato il paUtito di 
qui m'^ra (Schiarato seguace, ed ho difeso le idee 
di quelli che m* avevamo fatto del male^ e nel 
così detto triennio repubblioanp amai meglio pvr 
dere :20|Ooo lire ànniie» lucro risultanjbe da un 
giornale ordinatomi dal Direttorio, di quello che 
tacere le miie idee 9ui decreti direttoriali di' io 
ledevo dandosi al pubblico interesse 

. . e fDando io kù 

Parla questo pensier gK altri son mati. 

Io doveva poi accennare le pazze idee dd M. 
peichè da una parte . direttamente s' oppongono 
alle basi che ho posto alla nuova teoria del sod- 
disfacimento , dall'altra quel ridicolo ceiretano, 
per scroccare lettre d'elogio o titoli accademia, 
andava regalandp l'intiera edixioiie in 4*^ di quel 
suo centone a chi Io voleva e a chi xkmnì lo vo- 
levate quindi procurava una circolazione forzata a. 
idee false che nelle menti duperfici^i potevano 
divenire ostacolo al vero. Dopo aver io usatOvil 
diritto di censura contro^ le opere degli uomiài 
più grandi che onorano attualmente la Francia 

. 21* 



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iio tmmMk BitoMo 

e rinf^b^tevira, non pomo cl|e gomdote al^ |>k- 

tésa che tt-cnrdMda di rispettare un M.t)l 

Né gìOTa il £te die la censura alle gofiGsig* 
gini di quel òerretana si trota ne^ opera dedicata 
alla Signora, giacché ^^ta (circostanza ^ 

i."* Non <^mihmsce i diritti del pubblio^, e 
questo è il punto essenadale; 

^ a."" Portò al M« U vairtaggio di non essere 
nominato, essendomi bastato d'^eeennaie ^Ua 
fidsa merce $ sensa specificare i\ Home del laar* 
canto òhe T aveva posteria circolaziotte, oùsa> 
fiando, per quanto en possU)ile, i diritti delpiè» 
blico coi riguardi sociali. 

i."" La stessa circostanza frufitò al M. ilV»* 

taggitf di non essere ikustato a sangue, eofne 

\^Yrebbe meritato^ essendo veduto nelk patm di 

Verri^ di Beccaria, di Dràgfaetti a diffòmkrd ^ 

positi madornali nelW sciense ideologiche, sjprofotà 

Da far isbigottir i cimiteri. ' '' 

4*^ L' accennata circostanza da mi lato iHH 
rènde la Signora garante ékf sentimeiril^ ebe K* 
aveva letti, dall' altro non* tè dà il minano diritto 
dfi limitare la già atìche troppo limitata hb^^ 
^rivere; e se l'autore per eccesso di straordinaria 
generosità si dkgnò di poire il di lei 'nome srfh 
ma opera e protestarle ebl>r]glù al di, là 4^1 vero, 
non intés^e certamente né poteva iiìtendefe di ri- 
nunciare ai daveri che lo stringono al pubblico (i)* 

^ (i) I^ggo nèìbk BiUtoteca Ifeafiaiia (nuBR ^XXB, *««• 
fere 1821, pag, SgS) il seguente aneddoto : allctìrAè r<)tHmo don 



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^ AIXA 4ÌW9ÌUL BUnpA IfOSSl» 33l 

IMrò finalmeate che quando la Sifpoiùhc sav- 
vide o fa ayviaat^ di quella vcesisura> 4^vi^a dire 
all'autore: levate o la censura o la dedica; e Tau* 
tore che ha sempre unteposto il pubhUcó ai prì- 
Tati;^ ayreKbe levata la dedic^^ la quale potevasi 
apporre ad altra sua òpera pìik adattata alle co* 
gniàoni della Signoi'à. Là €osa era facHissiniay 
giacché da un lato là Signora ottenne esemplari 
dieci fottìi piìà che l'opera fosse pubblicata, dal* 
l'altro un'opera i^iretta ai causidici, comìMirsa in 
tempo in cui la maggior parte di quelli che cott^ 
prano libri, erano in campagna, e phe dopo la 
lettura delle prime linee della dedica deve cader 
di maQo a^Mmfque, non poteva èssere in pòoo 
tempa diffusa. 

Persuaso che- la Signora non voleva^ aggiun* 
l^re una nuova scena alla commedia delle Dorme 
^ Saccenti s e quindi certo che le sue lagnanse ei^o 
un j»retesio , pregai la signora Emestina Bisi ad 
interpellarla se, oltre le due parole dette 4a ine 
contro il centone del M, , metteva in campo altri 
motivi di lagnanza. 

Non ved<mdo chiaro' in questo.' ridicolo pel^ 
ii^hzzOj e volendo rispettare gli m», ini portai 

Petronio volevs^ die i'amìeo Scannabae dalla gamba di legna an- 
nunciasse eoa dolci parole alcune poesie di un certo Alessandro 
GraztoU stampate io Roma a' sudi ^empi «* percdiè il. Grazioli >ra 
» uno de' m^tio galantaomìni e de' jÀ aniabili compagàoni die 
y> s'abbia mai. prodotto la dttà di Bologna, Seanndme gli diase 
" solennemente che quando si trattava ^ di ^libri, eragli di;iopo agli 
^' affetti di don Petronfò anteporre la rigida verità » e quindi si 
mise a frustare àcÌRmeirte ^e'^nirsi per<^è moiilavano d' ésMMae 
frustati^ 



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33s UTTSKà iirri^tHo 

daHa s^^ra B^ M. Tultmia gk>|rQO d^'ao&io pa* 
fiirgU i consueti augurj, mk moli ebbi H j^were 
di rìtrorarla ia casa. 

Tomai il giorno a^aente tre volte ^ e tre 
volte la portinaia 1 accertandomi ^:oUa fiacmomia 
che avQva ordine di mentire» jmi disse «be la S- 
gnora non era in casa , e v'era.. Cootesuo ingenua- 
mente ébe di questa speciale delic^Uezza non mi 
diedero mai segno né i prefetti, oè i giudici, né 
i nunìstrìi n$ altre persone ra^piUrdevoli e ben 
educate. 

Chiunque assodkmdo questo tratto villano ^ 
altri due dell'agosto e dell'ottobre; chiunque per- 
aoaso ^Q^ il lamento deUa àigm>ra p^ Taffiu» 
suddetto era irragionevole ed immorale; chioiifi^ 
anche dotato di temp^amento flenunatico avtebk 
perduta la pazienza; io mi sforzai e riuscii di stare 
a ségno pea vedere la fine di questa commedii' 
U giorno seguente infatti scrìssi alla Signmi ^ 
biglietto ^ più gentile che mi abbia scritto giammai; 
le dissi che due motivi m'avevano condotto 4> 
lei, il primo si era il bisogno di augurarle ck il 
i^uovo anno volgesse per lei mighore dell'antece- 
dente, il quale le aveva recato tanti guai; il ^ 
condo si era il desiderio di sapere, se, oltue le 
due paròle da me dette contro il M., ella avesse 
altri motivi di lagnanza'; >aggiunsi che siccome la 
reciproca stima era Y unica base della nostra ami* 
d^, perciò mi lusingavo che 

Siccome tra gentili alme fi soole, 
ella non avrebbe ricusato di discutere pacifica- 
mente le ragioni del suo risentimento^ quali ch'esse 



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ALLA ftiOlfQltA miXCA MILVSL 333 

fossero^ pria di vétiint^ad uiia roUUfra; le dissi 
che la credevo memore d#i détto e jpèrauaso della 
massima d*ImKo 

ìC&i£m è ^oèsto, ^ Odo «"a^odt» jpaifi^ 

Soggiunsi c&e se )à discussióne lion toglie semjpre 
di; messo ogni motivo di lagnanza, disaeérbisce 
talvolta gli animi ragionevoli, e osando con pre- 
cisione i confini de' torti dhninuisce l'intensità 
del risentimento. Le addussi in somma quasi tutte 
le ragioni che Isabella adduce a Filippo per in- 
durlo ad un abboccamento con €ario ec. 

- Forse un (eiràjo, un falegname, ìm sarto 
avrebbe ceduto alle mie istanze; la Signora che 
si prc^a di delicatejcza rispóse: 

i.** Che dopo le due parole ingiuriose ali* a- 
mioo non v'era più luogo a discujssione ; ^ 

n.^ Che ella si Umitav^ ; ad escludere le mie 
visite e le mie lettere j * 

3«^ Che nel resto mi protestava stimai» mi con- 
traccambiava gli angurj e si dichiarava divotissima 
amica. Se avessi disprezzato la Signora, nqn mi 
sarei pigliato la pena di risponderla. 

Alfieri dic| che se Rousseau le avesse detto 
una parola d'orgoglio, egli ne avrebbe risposto 
cento: io dissi alla Signora dèlie buone ragioni 
presso a poco come segue: 

Ammiro la generosità che si limita ad esclu- 
dere le mie visite e le mie lettere. 

Le visite furono richieste istantemente dalla 
Signora e non da me. 

In una di queste viate successe un accidente 
iche mi ritescì funestissimo (e cl^ h troppo lungo 



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-334 LtftTK&À INTOftUa 

per esserd qm lifimto); la Signwa nm fu tuzmsa 
di^aeltacddeniej ma le visite da essa volute 
ne fbrono Timica eccasìonè. 

Chiudem la po^ta in feóeia ad un ^dantuomo 
è un ingiuria gnavisfiiba : è forse ìngioidaado i 
galantuomini che si dà prora di ddìcatesEsa? 

La protesta d'amicista e di atìma a persona 
ài cui ai escludono le visite e le Ietterei se tam 
è un insulto, basteì'à forse cluaniarla stranismnia 
lisolus^ione? Escludere le visite <H dii rìciu» (fi 
visitarci è un ingiuria gratuita da una parte ed 
un segno d'irriflessione dair altra, giacché ric^nanu 
la favola della Volpe e dell' z^va acerba, forano 
inlatti trascorsi quasi tre mesi ch'io ricusa?» dir 
visitare la l^ignqra, in bntade'suoi ìim^ esi^iBÉtl 
nella Sua lettera del 9 novembre 1821 , in onta 
degli amichevoli consigH della, signora Eraec^a 
Bisi, la quale dicevami che il jH'etesto deUe^xb 
(sopraccennate) non era valutato per buono. MeUa 
.mia lettera del a gepnajò prossimo passato io sumi 
«dimandai alla ignora di rinnovare le visilaF^ ma 
la invitai a momentaneo abboccamento per nifi- 
mare nna contesa in modo amichevole, come si 
pratica dalle persone ben educate, e colsi Toc^ 
casione del principio dell'anno, affine di vedere 
per così dire il mio debito e il mìo credito del- 
l' ai^Do anteqi^dente come si usa dai mercanti. 

Nel 1808 fui privato di 7,000 fr. aniiùi per 
avere sventò un ladro all'ex ministro dell' interno 
^rborio Breme , e me ne pregio* Attualmente so- 
no, privato delie visite della sigA^H*^ B^ M. per 
avfi^ svelato al pubUpipo una merce falsi^^ e me ne 



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ALIA smir^MiA Bf àMà «niESI. 335 

pregio parimenti» Il mìo merìAo sard^he r^s^giiafs 
devole: 

r.'' Se fiEMse in m^ Jbrtis^mo il bisogno di 
fiir visite , il che per mia forbma q disgrazia non è; 

3.^ Se scars^gìasséro in Milano le j^jersone non 
dirò €UUctìet ma uf*bane e geùl;ili cui si può ren- 
dere Rìsile pon soddisfaciitiento e piacere, il clie 
piifimenti non è. > 

Io poi, e la Signoi^ non lo negberà , non 
Vko mai incomodala con lettere; e, se si^ eccet- 
tuano i casi di speciale bisogno e d' assoluta pie- 
cessità, io noli scriTO lettere a nissuno nh anche 
pe* miei affari : quiiidi il divieto di scriver lettere 
9 lei è gratuitamente ingiurioso e non ha altro 
ecc^o che di offendere* 

La Signora profes^hdo idee liberali segue il 
codice de' bruti e dei.«.«, i quali non soffrono 
esami, non vogliono ragioni, vengono tosto aUa 
conclusione e T eseguiscono essi stessi* Cc^la inpi 
coJAdottala Signora sancisce il principio di tutte 
le polizie passate, premuti e future, giacché tutte 
hanno detto, dicono e diranno: il vostro discorso 
è ingiurioso al sovrano, dunque nissun esame, 
ttissqu giudizio, nissim tribunale. 

Nerone accasa, giudica e ^odanaa. 

Fin qui la mia lettera. 

Cosa dite ora d' un' amicizia , la quale va a 
rompersi contro due parole che il più Baerò do- 
vere m'obbligò di pronunciare avanci il pubblico? 

Ora se i &tti dimostrano che nella Signora 
esisteva vanità e'non amicizia, dunque non dovrei 
porre a mio debito la terza partita (pag. 3r4); 



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336 . ' tsrrxEBA iirroioio 

ma io amo esagerare i miei obblighi , e perà& la 

laacio suBsÌ8t<n« (i). 

, Ingiciriato graYemente per avere adempito al 
mio dovere; ingiuriato per avere difeso ima teéRi 
che pttè servire di scorta -ni trìbmiiìfi nelle con- 
tese pia spinose ; ingiuriato dsdia persona evi 
avevo dato avanti il pubèlico^lé prove più Inmiiioae 
di stima e di riconoscenza , tion deve recare 
meravìglia se alle ragioni frammischiai qMdcbf 
tìnta di risentimento: la pazienza umana ha i suoi 
confini, e chi soffre gK affronti li merita: Demo- 
stene ricusò <M credere alle lagnanze d*nn ttoo» 
che avendo ricevuto uno schiaffo gliene pariamt 
di sangue freddo.. 

Io finii la mia lettera con pi^testare A Si' 
gnora il mio sommo dispiacere d' averla conoadrib^ 
e dichiararla indegna della mia amioiina. 

Dopo questa dichiarazione lo ^egno ifelia 
Sonora si sfogò contro qae' poveri vcAumi che le 
avevo spediti; ella tagliò con forbiee qoeUa p»te 
de fi*ontispizj aulla .quale leggevan$i veliate di nno 
pugno le proteste di stima, d'amicizia; di rico- 
noscenza, e me li ritornò cosi malconci. 

(i) // Gnguaggio delt amicizia è ben dwerso dalUngmag" 
già della yamtà. Ora io conservo lina ardlon^bissioui Jettoa 
del i3 geboajo 1831 nella <|iiale la Signora 'mostrandosi afiKlla 
pel aùo arresto e aappooendoiiii aflKftiwima » non lascia di $m 
pampa d'una fab^ eradizione die mi fece ridere. Acceo n ct& lob 
che credendo di dirmi una nenbkzKa mi fa inooccatemciite la 
massima ingiorìa di pariigonarnii a Suppone. Àcdò la Sìgnara 
non cadesse ahre volte in simflc.enmse,- addassi la stoiia di ^mI 
%safowl fenoli, ^ 58, nota a 49Ìl'9pcNtt« sidl'i%iims O- 

(*) yftH ta noftru tdòdone in un M f^òluau <M J&nmmio éB 
qu€na Raccolta alle pagine 1SK)-Ì91* = (J^ota deglf Editori). 



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ALLA SSfiMA BlAIICA^^aLBSf. 337 

AI che io rìspojndo 

i.'^ È stato ottimo consiglio il levare quelle 
proteste, giacché, ilopo k ùùndoUa altamente ri- 
prensibile , e gratuitamente ingìutìosa della Signop 
ra, io non potrei ptà garantire (i). 

^«^ hk Sì^iiora pu2i aire delle sue proprietà 
cfueiruso che più 1^ piace, lacerarle, gettarle al 
fuoco., regalarle a chi vuole ec, io non ricuso di 
renderle il servizio d'essere suo depositario^ e per- 
ciò sulla sua ^pas^etta che contiene i saddetti vp^ 
lumi ho scritto: depòsito della signora B. M.; e 
questo deposito resterà in un angolo della mia 
estìMk , finché .piacerìi aHa Signora di &rlo levare. 
fo ho pagato il mio debito nel lu^o e nell'otto^ 
bre del i8di e conservo |e ricevute. Le altrui in- 
giurie p(»terìori, replicate, gratuite e gravissime 
peasono dar» rìaako alla mia riconoscenza dimo- 
steaia a tempo, ofibacarìa |[iammai. 



(t) Va d'uopo convenite che la Signora non è cradele nella 
sua vendétta come sogKono esserlo le donne vcdgarì: bOatti la sua 
i^ice tagl% le protìe^^ A stima scritte sopra il frontbpizio del- 
P operetta SQll'//]^ikrii(i^ ma tu>o, osò tagliare le proteste starti-^ 
paté, cioè la dedica; né poteva succedere altrimenti la faccenda , 
giacciiè le anime dtbcate sanno che 

Sunt certi denique Jines 

atra quos mUraque t^eqtut consistere rectum. 

ìù pro&t6aRÌ maggìiv «iUigazione alla Signora s'ella ayesse esc- 
ffillo qiuiW^jp^nxìotm'^ete ottobre del 182 1, giacché avvertito 
a tempo «no mi som prid^licamente t^mpromeSso con lodi<ìb'clla 
ha fatto Intt» il possft>i]e per dimostrar di non meritare , ed io 
frt^fititpo a crmUto Màmto che ho goduto sàwra alt amici' 
^a a cune fe dmke passibili. 



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338 Ktntià untnoo 



RIASSUNTO. 

Pretese ^Ua signora B. Jf. Fatti detta ignora B. M, 

!.<> Ddfeatena i.^" Alti iwriMtiittinl ncB^a^i- 

slo e neir^Ctiibce del 1831 

f i.^ gemuto ift». 

%!" QyìKzzauooe . . . . .2.^ SegiAto il Codice de' Brab 

e Od • • • 

3."* Stima «ir amico . . . . S."" Atto di aprcgigiiil i.'^g» 

naqo 1822. 

4^ Amiciaa 4*^ Lagiiiria gravissima , quale si 

è l'esdnsione delle lettere e 
deHenstlt. 

5."» Virtù ....... .5.^ Oppoaiziooe all'eserciw db- 

gli ahmi doveri Torso ififr- 
blico. 

6.^ Idee liberali . . . . . .6.^ CSondamiata quella maskr 

ii3ittÌDia libertà di juiiue 
die ci lasciano le Iqp «1^ 
toali!! 

7.^ Sentiineiiti nobift .... 7.^ Yamtà che non tace ne anco 

in mezzo all'orrore ddfe car- 
ceri e alla vista d'on gilm- 
toomo che v'è raodiioso. 

8.^ Avvedutezza 8.^ Esclasiooe di visite che non 

si possono ottenere ti 

9.° Senno g.** Non sembrano indiz) £ ec- 
cessivo senno i due traiti se- 
t gnenti: 

L'ano si i la pretesa di non 
j Ar esser donna Anosfraa- 
do vamtà donnesca m gBids 
finse non mmimo; 
L'altro si è Fesdpsione delle 
lettere di persona coi à pco- 
Cesia stima ed amifiiria . 



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ALLA SICmOftA BIANCA MELBSl. 33g 

Che che sìa dell* altrui arcivillana condotta, 
a me basta d'avere provato: 

1.^ La mia ricoaoscenza fu proporzionata ai 
servìgi che ricevetti; 

a."^ Che la mia censura agli errori del M. è 
conforme ai doveri di pubblico scrittore. 

A chiunque vi riferirà voci calunniose contro 
di me, voi non farete risposta; ma gli consegne- 
rete un esemplare di questa lettera^ e gli racco- 
manderete dì giudicarmi cbil severità ^^ dandoci 
Toi stesso r esempio. 

/ Non mi sarei degnato di rispondere à la- 
gnanze irragionevoli, ridicole e immorali, se gli 
uomini ononatì che coltivano pacificamente le 
scienze e sacrificano la loro salute a vantaggio 
pubblico, non fossero i^ornalmente esposti alle 
imputazioni più degradanti, anche quando, alieni 
da qualunque intrigo, nemici itàgm ciarlataneria^ 
superiori ad ogni sventura, senza ambizione e 
senza pretese, quasi direi fuori della circolazione 
sociale, danno prova della più severa e più esem- 
plare virtù. 

Amatemi e credetemi 

Ginevra 7 marzo 1822. 

Vostro affexionatissùno Amico 

M. . . . G. ... 

FINE DEL VOLUME QUIBTTO. 



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I N B I € E 



(retini morali e piritici siàt Inghilterra , 
estratti dc^U scriUcifi inglesi .... Pag. i 

La Giulia ossia t interregno della Cisal/nnaj 

tragedia .,•..;...•.» iSj 

// rappresentante Pom al Governo^ alla 
N azione^ sulla £missieme dei Commissari 
del tesoro nazionale » ^ 

Ifmostrazione de* vantaggi provenienti dalla 
sostiuaione della lignite di Falgandino 
alla Ugna ed al carbone comune nelle 
mantfaUure e negli usi bisognosi di con- 
tinuato calore . » 37$ 

Lettera intorno alia signora Bianca Milesi n 3o5 



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Thìs book shonld be retumedl 
the Library on or before the last 
stamped below. 

A fine of fl.T6 cents a day ìs inoi 
by rfìtaìmng it beyond the speoi 
tmie. 

Flaase retimi promptly. 





gk ^ 



A 




3 2044 




208 862