(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Orlando furioso"

f 







/ 



Itvs': 







tr^ 



st 



'^.j 



1' 



\ 



V> 



M0- 



■/ 



'w 



^■^^^^"^ 



/ 



f 














■"-ii^^&AwK'aa^ 




.NDO FVRIOSO 

iM. L JD D O V I C O 
A R To S T O, 

"ricoiictto , &: di niioue Figure aooinato. 

Annotationi , gli Aucirimenti , S^Ie Dichiaradoni ^. 
no Riilcelli . 
Idl'Autore ck-fcritta dal Signor Giouan C utifta Pigna-, . 
ycri de'luoohi mutati dairAiitoie dopo la pnma impreHìone. 
Jiiaratione di tutte le-KiorK, & Fauole toccate nel prefcnte 
o, fatte da M. Nicolò Eugenico . 

DI NVOVO^iGCIVNTOVI 

LA Cinque Cinti del medefjiiio Autoic-- . 
Ecvna Tancia de' principi) di tutte le Stanze-». 
Con alne corcviili, ^ntcellànt.^. 

CON PRIVILEGIO. 




)' 



J 



Appreffogli Htredi di Vincer zoValgriJi. 

M. D. lX ^. .. , 



c 



? 



4' 



%. 






ì 




m 



^'t'^i^j 



**c- • 



-,- I- 



-J-JJ^^ 



^m 



ALL'ILLVSTRISSIMO, 



ET ECCELLENTISSIMO SIGNORE, 

IL SIGNOR DON ALFONSO DA ESTE 
PRINCIPE DI FERRARA. 



(/ 




I i IlO 7^1 TU I^V S C E L l U 

f^ A N D o , qutiii mtfì diietro , io diedi aU'onordto 7*1 . Vincenzo 
(■'algnjìoqucRoFuriofo, che egli con le bcUijitme fuc figure noles 
dare MI luce , come hor.i fa , io cr per viu particolare clcttione , o* 
per conforti,(y confcgli, cjuafi umuerfalmente di cufcuno,con chi 
ne parl(ii,fcci ferma rifolutionc di farlo Midar feliamente fuortfot^ 
to U gloriofo nome di roftra Eccellenza, Onde nel raccorre netta 
mente mia ilfoggetto dcU'F.pijlola , mifipararon fuhito Manti <jMfi 
trt capi,chc dcbboneffer fcmpre come principali m foggetto tale; 

cioè, il difcorrere intorno aUc lodi dicjuejìo diuino fcnttore , intor<t 

no a. quelle coje, (1)10 ut tiof atte foprdycr intorno ài mei itt di Foiha IlluRrifima, cr EcceUen* 
tifima Signoria , per giu^ijìc armi con queste tre co/c , che il donofìa degno di lei , ch'ella fìa degna 
del dono , z^che i me s'appartenga di douerlofare.Et inquanto al primo , cioè , al ragionar delle 
lodidi que^ofelicifiimo Voema , io me ne trouaua d'hauergi\ da allora come preparato cr in puni- 
to ilprato j or la felua con molta cura già molt!> tempo Tcrcioche effendomi più diXV . anni con 
tinui fatto intendere dal mondo d'efferinpcnfiero et in opera di uclcr pienamente defcriuere Vec* 
cellenzd della nojìra / r a l i a, et ncn tiolendo con le fopr'eccedcnze ,et ccn le ce fé >« aria mo^ 
{War di far pancgiriciyò diprendere A fofìener paradopi , mi dij^wfl di faruedere,et come jicurar: 
mente toccar con le mani, non che con le ragioni manifefte et chiare, tutto qucUo ch'io n'ho dadi 
rtiintreuolumiparticolari.T^ll'unode'qualilidefcriue con parole ,cr ccn figure pienamente 
tutto il fito dell' Italia'muniuerfale, poi nelle parti, ò Trouimie principali tutte, cr poi nelle Cu- 
ti, cr luoghi particolari diciafctina parte, con un gran numero di fgure con tai defcrittionidi 
pdefi, cr luoghi , che ho gi'x hautite , cr tuttauia tiengo haueiido dalla bontà di molti Trincipi , che 
benignifiimamente , crcon moftrar di riceuerlo inferuigioftngidare,mi mandano in figurale de» 
fcrittionidc gli Stati, crpaefi loro, come ff ero che farà parimente uoibraEccellenza. Lequaifis 
gure con l'aiuto di molti amici, cr Signorimiei fi fanno intagliar'inrame , ccn tutte quelle bcllez 
Z< , cr perfettioni, che pojfa dejideraruijì , non cheporflin cpra.ISleU' altro uolimepoihan da ef 
fere gli effempi ucri , cr l'ijìorie del ualor delle perfcne chiare , cosi in arme , come in lettere da du 
gento anni adietro nella nojlra Italia , con le genealogie di tutte le famiglie lUufìri . Et nel terzo , la 
perfettione della nostra lingua. Et queflohadaeffere il primo che fi dia inluce . Il qual uclume , 
ho intitolato Commentari! della lingua Italiana, cr in ej]o fi dimoftra con molte ragicnil'tccenen 
za del parlar'huntano ,crcome per effofolo può l'huomofarfi conofcere per animai rationale , do 
tato d'intelletto , cr fuperiore A tutti gli altri . Onde per ejfer lafauella in noi di tanta importanza , 
parcelle imperfettamente con ogn altra cofa fi fof]c defcritta l'eccellenza diquefìa nofìra fclicijli 
ma Trouincia , fé non fi mo{iraua,chc ancora in quefla parte ella non uada inferiore ad alcun altra. 
Et perche inquefle effaminationi , cr in quelle pruoue m'c eonuenuto preftipporre,cr proporre 
infiemc, di poter mojhar ccn gli effempi, che ella fìa attiflima a. riceuere ogni ornamento, cr^ 
tenere il colpo d'ogni ecceUcnZ'i nell'effirimer qualfi uoglid cofa , cr in qualji ucglia foggetto , io 
inquanto aUa poefìa{ch'clapik importante perdmoftrarla perfettion d'una lingua) ho propo» 
fto , cr nominato fempre il Tetrarca, crilFuriofo ; cr que^o poi tanto più, quanto è più im^ 
portante in fé {leffo il Toemd Eroico, eh il Lirico, Et di qui s'è fatto , che in quefìi ,xy.ò 

>i* % xyi. 



Xyi. inni , fon uenuto di coiUinuo Icggcnio , cr riUggenio qucjlo VoemSyO' diligentifiimmeH^ 
te conflicrxnio coù nelle itoci , com: nelle cofc , ogni minimx p^rte fiu , cr haueme ad ognhont 
lunghifiimirigionm:nti,crdifcorlì,quifi con quxmi begli ingegni crpcrfane dotte bdbamto 
l'ItJiìne'tcmpimiei.Onie piìid'unxuoltxhoiniefo da quello cr quello tutte le accufe , ò n* 
prcnjioni , che gli lì fxnno , che però fono tutte ò di perfone poco dotte , òmAligne , ò che in kW» 
mom'lunnoconfejfAtoingenu.imentedinonhMerueduto di quedo poema fé non alcune pocht 
cofequx ZT Ix, come fuggitiuimcn'.e yò àcafo .isi^ ho in fommitrouataperjonaucramcnte dot 
tazrgiuiiciofa, che nonfiaefjicacij^imxmente concorfa nel parere, non dico mio folo, ma «nia 
uerfalmcnte di tultii dotti , che qucào fcrittore fia certamente Usto dato in quella et\ noRra 
da Dio benignijlimo alla nojlra Italia per Un uero ^ole di quefti fecali, cr per un gloriofo annun 
tio d'ejfer uicinoil tempo , che la diuinxTtlacilk fua la uoglia finir di tener nel colmo d'ogni futi 
gloria. Orjlo lungo ejfcrcitio adunque, che ho gii detto d'bauer fatto con gli occhi, con l'orcc» 
chic, o" con la mente, dctl'tnuelligar le bellezze, q;- le perfettioni di qucdo felicifiimo fcrittorCy 
mhaueano tanto ajiicurato , che come cominciai l dire nel principio di queRa lettera , io nel prò 
pormiraccoltamcntenell'animoilfoggettod'effa, giudicai inquanto A quejla parte delle lodifuc 
d'hauerlo tutto come m unglomero , oue non hauefii da patir' altra fatica , che di prenderlo da 
un capo,cr difenderlo iuogliamia.Maprendendo^dapoi lapenna per cominciar'k farlo ,cr 
procurando di proceder fempre ordinatamente come fi conuiene, mi ritrouai d'haucre À poco À 
poco pieni molti fogli ,fenzbìucr'ancor dettala ucnteftma parte di quello , che mi rejìaua Àdia 
re. Etm'juiiid'nauerin quel capo folo trafcefo fouerchiamente ogni conueneuole d'una epiUo 
la deiicjitoria , che iuolcrfinirlabauriacontenuto itre quarti ditutto qucjlo ileffo Tocma , del 
<ju.dragiono . Lionde fé ne fecero nella minte mia due cofe di non poca importanza alla conten 
tezz-ijO" iUagloriamia. L'unadeUe quiliéunaferma fpcranzi , cr un come ftcurifiimo augu= 
rio, che l' ombra, z:^ il nome di yojìra Eccellenza habbia uirtìi produttrice , cr aimentatrice di 
'ualorc,cr di feliciti ne gli animi, crne gli ingegni di chi fintamente l'offerua ,0" hriuerifce. 
L'altra è fiata unarifolutione di mutare a quel foggetto , nome cr luogo , cr in uece di parte 
d'una epijlola dedtctoria farne nn libro per fé fclo , crM'toLrlo ,Le bellezze de/ f «« 
riofo. Et giil'ho condotto tant'oltre , che fé nonm'mganna il giudiciononmcn d'altri chemio, 
fpero difar'in brieue ueder'al mondo quello , che gii molt' anni foglio con uoce , cr con penna con^ 
fermar fempre, cioè. Che la lingua nodrahabbia molto più largamente da dare , che da hauta 
re inuidia alla Creca,cralla Latina, deHagloria , cr dello j^lcnior de' lor Vcemi. 

I N qu.into poi al fecondo capo diqueila Epijlola , che è quello , oue fi conueniffe f^iegar le 
lo il di J-'oilra lUuiirifAma , cr Eccellentifiiraa Signoria ,Ì0jSÌ come mi propofi neU'ammo di 
principio ,ccs'ihor.i.punt.dmane ejjcguifco ,che è di pjjfarmene con fdcntio. Et quello nonper 
quella bella j'cntcnza, che in ogni cofa grande può hatier luogo , cioè, che fu meglio il tacerne, che 
il dune poco , né perche elle jìciio per fé Uefje notifÀme al mondo .Tercioche fé quelle dueragiox 
ni ualeffcro , non farebbe chià, Dio Reffo cantaffe mai alcuna deUe lodi del fommo Iddio, infinite, 
C^notijÌimenonfoloigUhuomini,ma ancorai gli animali bruti, cr a tutte quelle cofe 'tnfenfa>i 
te, che la f anta Chic fa quifi ogni giorno inulta à. cantarle feco . Ma U cagione perche tomi fia 
pojlo in animo di non uoler'm quejla EpiUola entrar ncUe lodi di Fojhra Eccellenza, è fiata folo,. 
perche ejj'cndo ella ancor ne'primi anni della fuagiouentù , ò per dir forfè meglio ,nc gli ultimi 
dclbfuifanciullezZd,nonmipareadipoterfondarmi , né jlender'altrouc , che tielle lodide'fuoi 
antecefj'ori, da iprimi giorni dellalornobiltA,'mfmo <t quejli,ou'horafiamo . Et dall'entrarnon 
che allargarmi anco in quejle non miritraeua alcuna delle qui poco auanti ricordate ragioni , mtt 
folamente perche nel fecondo uolume de' tre che ho detti y dell' eccellenza d' Italia , parlando di 
FERRARA, mi conuicnfir compendiofa dcfcrittione delle Hijlorie di quella nobilif^ima , cr 
felicijlima Citta , cr feco de' fatti deU'ltlujìrij^ima cafata da E s t e . Il che fo poi tanto 
più cr uolentieri , cr come obligatamente, quanto che hauendo tolto a dichiarare non meno il 
fentimento delle cofe,zr delle parole, che le belle:'^ze,0' l'ornamento di quello autore , mi conuien 
diflefimm(eJporrcmt(qu(U(lflon(,<irìH<i fitti iiiUU lllufirijìm4 CafmE s x e n s s , 



tlt in (jutfto pomi fonò folmente toccdte, tt dcctnniU,eomt m corfo. Et ptt far <^utfio, non p« 
ttA offtnrmifi luogo più comodo,nè ptu conuctuuole , che qutl fecondo udumc dclCccccWtnz.^. d'U 
taUa,oue fi comprendono l'illorit m compfHdio.cri/^m gloriofi dc'Signori di tutta Italia . Voi 
giA unii4erfJmcntejtfd,crfi ucde, che coi cjta\nobiU'Amd Città uoftra,c- U uosìra EcceUenttfnmd 
cafd, cjidtofemprc cofì chidro,o- cosi rarop^lendir deli' Italia, che e om-nuncmentt godono alfuo 
no del nomefuo tuttii buoni, cr ne fa continuata ttjhmonianza Iddio col uenirla di cÓtinuo ccnfer 
MdndOyCrdi tempo in tempo augumetnandv in uerafelicit'd.cj- tn ueragloria. 

1{yi inquanto finalmente a quel terzo capo,che io ^'rcpofi nel principio di quefid cpifìold, 
cioè di mofìrar qucUe cofe,ch'io hofMe a beneficio , crfplen.^.w di qucBo poema , p.xrm che pof*, 
faper fé f\cffouederciifcuno,comt oltre aR'hiiurlo ridotto .>iìa uera , cr pcrfettif.ma ortograf 
fijySÌ come fi conuiene k Itbio tale , cfoc hMia da tfjtrt effempio, cr guida A tutti gli ^udtcfi , cr 
amatori di quefìa belhl^ma lingua iw(ira,et oltre all'bduerlo lUujhato cc:i argomenti , con L uitt 
àeìX'Autor<,con f conni dc'luogbt da lui mcacfimo mutati do^po le prime iinprcJ<toni,cr con mo.'t* 
altre cofe di diuerji begli mgegnt.fonuenuio di Canto inCanto, crdi luogo in luogoejj:iminando 
gra parte di quelle cojc,che da chi fi uogha, <• per ignoranza,ò per maligmtì,ò per curiofita, è per 
dottrina potcffcro imputarfì per no ben deticò cjjer dubbiofe, cr dejìderar d'intenderne le r„'gioni. 
IsfcUaqualimprefa (o mi rendo fìcuripimoidi che a Diofolofidia ogni gloria) nòfoLmcte d'bjucr 
hberatol'^utore dalie molte, cnmportunc accu fé, ò CMiUationi t.i quejìo cr quello , ma ancore 
d'hauer fatta co fa gratifiima , • y utilifiima k gli Hudiofi , con l'cfferfi venuto in quelle ad aprir lo» 
to la uia , cr a fargli attenti cr duu<rtiti Ajcnuer giudiciofameute . Il che pare , che da quafi tutti 
coloro,chctinqui s'han tolto da ejporre ò dukiarar e gli ferirti altrui, non fx fu in qualfi uoglia li» 
giid curdto , ò uolutofar da molti,per non dir da niuno nfìrettamente . 

TU A quantunque tutte quefìe cofe,che io ho fatte \ beneficio,crfflendor diquefio poema, fieno 
pur taliyche da tutte le per fone fuor d'inuidia, cr di mahgmt'afifperi , che habbiano etcì n^n:ente k 
uiuere infieme co effo, crauemrlo afar'ognidipiit caro,crriueri!o ddlmodo,nientedimeno una ut 
ne ho poi fatta di maggtor'importanza che tutte l'altre,cr quetta,che da ogtiijubhme ingegno ft fa 
rebbe dit'epo in tipo potuta ò de fiderar cinque {io poema,òhauerfeneffo per me pfetto, crmrn glo 
riofo,nÓ «I effendo. Et quejìo e fiato difopplir'io ora à quel}o,che il corfo de'cieli,cr deUaT^atura, 
òper cagioni A loro ordinarie, ò per altre incognite À noi ,bauca mancato di dare all' 4rio{iopcr 
mera perfetticne di quejio fiio libro , cioè , ò di far nafcer uofhra E cedenza tanti anni prima, ó di 
far foprauiucr lui tant'ahri j^cprejjo , che egli haueffe potuto illuRì-ar detto fuo poema col nome di 
lei , cr con defcriuerui fclucmciUe quelle rare ,cr ammirande qualità fue, per le quali giA in queSi 
primi anni della prima jux gioucmu, la noflra Italia fi comimia ai augurare un cosi chiai o Lme, 
chefia , non duo per cffujcare , mapcrrJÌK^irare , cr raccendere con lo jflendor fuo la memorii 
il tanti alni gloriofi lumi , ch'ella ha hauutiper ogni tempo . Tiiolto maggiore adunque che d'ha^: 
uerlo purgato da gli errori alttui , d'h.iuerlo adornato contanti funi di si hegUingegni ,dhd 
uerlo difefo da ogni calunnia , d hauerlo dichiarato per tante uic , cr d'hauer poi inparticoLr uclit 
ne defcritteapieno le bellezze fue ,far'A il beneficio, e lofflcndore, ch'io ho dato aqucHopoe 
ma, con farlo da qui auanti andare attorno , cr uiuere eternjmente con la felicif ima fcortd di r» 
lUuflrifùma S. Et dedicar A niuno piìt conueneuolmente fi deuea qucfìo libro , per certo ,iheA lei . 
Tercioche effendo data manif ed a lìitenticne dell'autore di ccmnuLir ddUe ledi della perfcnadi 
I{ttggiero, come da antico, cr primo ceppo delld llludrijiima, cr Ecceliemif ima c^fa EST E 7N{jf 
S E, ji conuiene A queiio libro portarfìfempre in fronte l'enei atij me nenie di yckra Eccedenza > 
come per additare al mondo un uero . cr chiarij'^imo eff empio , c~ ce me utia ifficaci)uma pi voua , 
che per fomnie , CT ammira itli che fieno le cofe, che m quedo poema ffcriia vv di I{ug gio o , non 
fono peróne impofibili , ne fuor dutedito,potche melfom^^^'ori neuundiccntinuo uedendo 
il mondoncirami, che dcppo tanti anni germogliano da queUa pianta. Et he detto ,mc/iomjg= 
gtori,p quclfìcurifUmo giudiciOyche k paragone può farfeneda quel faggio, che fé ni hauutcftt 
qui da l^.S.Illuftrifima Teriiochepìimieran.iitjafpiano,(heI{uggiercnacqi ecemcmifercmitr, 
in tanto difagio , cr i» tanta e{i*<ma poucrta , cr mijeria delia maai t ttfupci da ^lUnlt ntcoha 
tr noirito ntUa af^rijiimd montagna di Ctttn a tccn Mita rigida, v ruficalt , fette la diaij::m4 

>ì< J CHi'4 



tHr j </j ejTo . Ith'ntt. li oui yofirs EcctUtnxA rtìtdfri Unte ricctttVCe, frd Unti igUjrd tinte gto 
ri(,ct noiriti poi co t^ntc dclicdtczze,tofto che fu ufciti itile brucai dclU inidre,cr deUt nodrici, 
fece conofcae il Uilort dell' jinimo fuo,cr fi fjceui in fonte legger di ciafcuno delfernita allegra 
de7:ze,sì come hii>oi continuuncnte motinto fempre. Onde olne h. gli Piudij delie lettere, a i quili 
foli p quei primi ami teneri l'haue in dejliniti gì' lUuJlrif.imifuoi genitori, eUidi fé ^ef]'a fi diede 
liU'ejfcrcitio del ciHilcire,cr dell'i rmfggùrf,cr co tinta cnri^<y con tanta afiduitd,che x chi U 
diceui, che en troppo iUnencrezZi dc'mtmbri fuoi,fì ffarfe gntiuoce per tutti ItJii, che eUji 
conficeli, et con uocefinciulìcfa fola rtjfondcre con molti uighczzi>che uolei più tojìo morir 
finciuUoyche uiuer poi huomo òuccchio, conmembri, e;;;- conrobuftezzi di finciullo . EjtgM 
gieroiiietkgioucniìcfcorfc il mondo pirte guidato di^gnmintc, crpirtesù'l cauaUo alito , 
tratto digl'nicinti d.lfuo miejìro, per condurlo poi ad cffcminarfi in Iniii al Cafìello d'^lcim , 
onde conuciiiie poi ancor tì-arlo come x forza , con le riprenfoni , o~ con l'aiuto di THeltffa THaga, 
Li oueuojln Eccellenza in quegli j^nnijìcf.i , ne' quali fi cominciano Agw/Jtjrc, crcomc sfrenati': 
mente ibbrucciare i piaceri del mondo, difejìejfa , cr con tanto ccntrajio , cr tanto dij^iacer del 
Signor ftto padre,zr di tutti ifuot,Ufciò le morhidczze,(yipiiceri,ccme infiniti delti cifi,et deUx 
patiiifu.'.,ct iniojfcne in t'rancii,oue fubito giiinta,et concfciuta,da quel giudiciofifiimo,c^ pru* 
dentifiimo I{e,p:r cosi uecchia dtfcimo,o'uirile c/'i:nimo,cr à uJore,c. me giouinetta d'inni,non 
leftt ajftgTi.xto luogo difolo,<::rfemplice CauJicro, ma datole carico di cento huomini d'arme, cr 
fitti Cauilier dell'ordine ì{cgio, iuterucnnc fempre nel cofeglio di tutte le co fé importantifiime di 
quella g:urra,chc era in punto. Etinii A no molti mcfifc n'andò in Edino, et uolcndo eUa reftarui, 
ricoaobbe,(cr ricono fccr a fempre la nofln [tilii per gr inde, orfegnilatifima gritii dalla bontA 
Rifiniti di Dio, che hiuendoU anco il Ej ChriRianifiimo deputata per uno de' Capi di quel luogo , 
lariuocaffe poi per cofi dimaggiore importantii,<:y con più felice occafìone,crpm A tempo, che 
quell'altro chiirijiimo lume ,(yyirojplenlor d'ltalia,il Duca Oratio Farnese, del 
qualpoiil corpo uirimafe efiinto,cd rimansr'eternamite accefa,ZT uiuila gloria, tyla mcraorw 
del ualorfuo. Et in tutte quc^cfattioni,che fi fecero in quella guerra , Foftra Eccellenzi uolle 
ritroiiarfi fempn.Onde firitrottò principale A quella si graffa faramuccii quattro leghe preffo 
ad ^-imiiiis , che nel dar fé ne auifi con lettere dall'una , cr dill' altra parte , fu battezzata più toa 
fio battAglii, che fcaramucciaSiritroiiò in tutte quelle fcorrerie, cr guasti che fi fecero nei bor- 
ghi d'yjtris. Fu con la perfonajìeifa del[{e Enkico, quando s'apprcfentò A battaglia col Sere=i 
nifumo Dvc X di ì"avoia fatto yalentiana . Con la perfona del C r a n Conteflabile, 
xjuanio prefe Mariaburgo ^U'efjìugnatione di Bouines.^W affatto (onde poi fi refe ) di Dinan,c^ 
olii prefi di Bins. Et tìto gioiuijCr tato fi cofidaiia quel Cbrifìianifiimo Fj: nel Uilore,<:jr nella fa f^ 
ficientia dilei,che effendofi l'impcrator Carlo Qj i n t o fatto forte di lì dalia Mofajl chri 
fliinijsimo mandò yaftra EcceRenza'a prefentarle labattaglia.Et indi A non malli giorni efjcnia 
tutto l'esercito Francefe fotta f{enttiCreffendodi gì' Imperiali fiata prefa ualorofamente una 
•collina,che era tra l'uno , cr l'altro efferato ,fu Vojira EcceUenza quelli, che inf.eme con /'//!«=: 
flrifiimo Monfignor diCnis A,fuo cognata , riicqui^irono il luogo perduto, il quale per com 
mun giudicio era attokdarlauittoria m quella giornata fé faffe feguita. Et ejfendo poi granpar 
te de' Fr ance fi riuolti in fuga , ellaftf^infe inanti , cr con tanto ejfemplar ualorefifece dirada tra i 
nemici, cr con tanto efficace maniera riprefe cr cofortò ifuoi,cbe riuocò il falito ardire nel petto 
di quei faldati Francefi,crfifcccfeguirdi tutti animo famente , cr dito tra i uincitori,gli dtùur 
bò in modo , che tolfc lor xxij. iufegne di fanteria, due stendardi d'buomini d'arme, quattro car^ 
nette di caun leggieri , crfei pezzi d'artiglieria. Onde s'mtefe uniuerfatmente , che in tutte quelle 
fattioni nanfolamcnte il I{e E hki co, con tutta la Francia , ma ancora il neramente Magno,(^ 
non mai A pieno cffaltato [mpcntor Carlo Oy i n t o, c^r fecce UentiJi.T KiNCiPudiTie 
monte con tutti li nobiliti dell'efferato, cy delti Corte Imperlile giaiuano lietamente, cr /?«« 
piuano di ucdere , cr d'udire le co fé co fi gloriafamente fatte da unfanciullot come par che in queW 
tfjercito nominajfer fempre yoflra Eccellenzi . 

Ora in queào coflfommario ricordo,che fa come per paraUelo della conuenienza traF .S. 

■ lUufiriji.ry .'{u^gicrOfio Ufcio ilinctterj iu conto, che l'uno gl'altro faffe difinguc I{egio, mi. 
. ' • -• ■ ^^^^ 



tmh più il lui Vo^d Ec(clltnzd,(ludnl6 th i òudoppidtncrAc , primi per h dtfctndrrzd ^(ffo 
I{uggicfo,<yàiUriiimAV.tcneU.iUncipitcrni,z^ poi fritcllo cugino del Chrijìtatuf^into B^t. 
Enrico perf^nguc mdttrno. Et cosi taccròU btllczzd,tt U muffii dclfcn&iMtt, co li ciuk, 
fé cÓdo le ragioni n.\turjU,et ccnfunifiimamctite riccuutc, fi tinto p!Ì< chiare, tt piii are quchc del 
l'atìimo.Et cai ticenio ognaltra cof:ì,chepote{fe in tutto, ò in parte ricono fcerfi dalli T'{atura,i 
idlla Fortun.i,diròfoUìnente,cht opti (juilit\ di quei tépi,ne'quiifu J^ggierc,6p ultra cagiciie, 
tglino haucjfe ocafione, ò modo,P fors'anco penfìero, et animo dimodrar li gràiezzd dell' Mmo 
fuo,et rajfutionekgU Rudij,et alle lettere,come tutti mfiemefi ueggono tfferhora in f. f li (jua^ 
le s'hipiitorito n vm ir uniuerfile (_et il mondo fa ch'io non adulo, tiè tnfccHdo il uero) di hMef" 
ttnimò d'.'ilcjfjndro.et (T^uguko , et che crefcendo gli anni,eUi habbia di finir di ridur V Italia m 
quello Jlicndor delle lettere. nel quale ifuoi antecejfori la comimarono ì ritornar doppo le ruine, 
ttdiàruttionc,dc'Barbiri Effcnio coficerti,chel' lHu^ijlimc afe daEsx E,iif'ME ni e i/f 
/u ?)/o N T E r E L T K I A fonoftitequelleJiUe qiuUl' [tiUi riconofcc tuttila reQitutione delle 
l>ellclcttere>ct gii gode il mondo di ueder'oggi piti cbcmiiuiucre i» loro qucfta nobilitimi concor 
rcnzi d'iUinzar l'uni' alti o .;; nenirlc di cótinuo rimettendo mfeggio .T^lqualgloriofo certame 
pire che {''o^ra Eccellenza hahbii dito faggio fin i]ui di ijfinre k precorrer tutti. Onde fin dalli 
teneri fui fiìKiulUzZi s'èfattafempre conofcere dt no bauer forte diperfonc pit< care,cbe iuirtuo 
fì,etglifluiiofi m ogni belh profcfwne. Et fu eHa che di primi col fuo fattore eccitò U THufica Crc 
imtici.dcllx quale è intcdentiftmiyet che co la fui munificcnzi diede il modo la Mufia d'Mriano, 
eh'era ancora nafcodi. Et finalmente oltre alli naturale.ct hereditaria iìitentione deU' iUtiftriftmd 
afa fili, in cfj'er fm^^re alhergo,ct come madre , et produttrice de'begliingegni,fìuede the F.Ec* 
ccllenzdchon d.-condatidi tante dottifitme ,tt ittrtuofifitmc perfone , che forfè Ferrara foli 
contrapefain queiloin numero, cri» ualoreÀ tutto tlrtm.tnentedt tutti Italia, per non dir pili 
oltre. Senza che gii i' intende per tutto uniuerfJmente , ch'ella ha due bclltf.ime , et gratiofifiime 
forellc uergini , i llludnfime signore Trincipejfe l v e r e r i a , f t E l e o n o r a , fc qualiin 
sì tenera et'd fono coi! profondamente dotte in ogni fienzd.etprincipdlmctc nelle lettere Greche, 
latine , c7/'o's-i»', che di quanti grandi huomini concorrono a uifttarle,non fé ne parta alcuno, 
€he non ne rimingi attonito, or non goda di gridarle al mondo per un, aro miracolo dell'età noa 
{Ira.Ter tutte adunque qucde conucneuclezze, sragioni, ch'io ho gik dette, oltre a molt'altre, 
che potrei foggiungerne , fi degner'à Vo^ra Eccellenza d'aggradir con la fammi benignit'A 
dell' .-.nimofuo , che sì come di lei badi ccnferuirfì, cr ridurfitn colmo d'ogni fua gloria, non 
fole quelli nobibfiimi cafi , che di Fjiggierohebbe origine , mi ancora tutti l'itilii, cosi 
fottoilnomefuoficonferui,crfinifcadicondurnel colmo d'ogni fpUndore que^o diuino Tee* 
ma , nel quale fi narra il principio di detti fuicifi,o'firendegloriofa lifelicifmittofira It^m 
Hi Itti co)^etto di tutti ifecoli. 

Diytnttii. Ildixil-d'^prilt. ?i D LV l. 



* 4 l^ 



LA VITA DI M. LODOVICO ARIO STO, 

TRATTA IN COMPENDIO DA I ROMANZI 
DEL S. GIOVANBATTISTA PIGNA. 




IO L o R o, che uogliono che la famiglia de gii Ariofli habbia origine di gli Ariftij, 
o dagli Arìouiftijdaniunauiua ragione indotti fono in cosi fatto parere. Perciò 
che altro non fi truoua/enon ch'ella è ftata antica in Bologna.oue oggi parimen 
te mantienela fua primiera nobiltà. Ma i primi , che da quella città a Ferrara la 
trasfcriror.Ojfurono alcuni parenti di Lippa Arioltajaquale fu prefa per moglie 
dal Marchefe Obizzo Terzo da Elle, ellendogli eia mancata Giacoma , figliuola 
di Romeo dePepoli.Quefta Lippa tra le belle beiliflima era da ogn'uno giudica 
"'^"^"'^^ ™°'''^''sl'"-ccc. xivn.Etprima,chediuitaiirciirc,cosibeneaccó 
modo gli AriGftijchc efli dapoi fempre crebbero in hoiiori,&in ricche? zegr.idillìnie;& traeflì,molti 
& molti huomini furono digr.i cóto.Maniuno però ui fu de'paffatijchedi tata clìftimjtione,& di tato 
riguardo loile,di quanto era M.NicolòjefTendo ch'egli nella fua giouenile età fu famigliariffimo del Du 
ca Borfo, & polcia fu Maggiordomo del Duca Ercole,& più uolte Ambafciadore del medefimo appref 
foli [--apaialla Corte della Cefarea MaelU,& alla Corte del Re Chriftiaiiiffimo.Nfqiiali gradi cosi ho 
noratamentc nufcì,che n<3 tanto ne riportò gfa loda & titoli di Conte,& di Caualiere,quàto che n'heb 
be molti poderi. Et poi fu pollo al reggimento del popolo di Modena & di Reggio. Et à mano à mano 
hibbe tutte quelle maggiori dignità,che dar gli potelTe il fuo padrone.Nè folaméte fece crefcere il f uo 
parentado in hor.ore, & in facultà,ma ancora l'aumentò d'huomini,& di dóne. Perciocheertendofi ma 
ritato in Madóna Dana de'Malfgucci,cafa tra tutte l'altre di Reggio^di fangue,& di ricchezze, & di ua- 
lore molto nobile,nhebbe dieci figliuolijCÌnquefemine,S: cinque mafchi, che furono Ludouico, Ga^ 
brieìc,fj,l4ro,Cario,Ale(randro.De'qualifono uiui ancora M.AlelTandro, che è huomo digétiliflimi 
tofi jaii,& d: Buona prattica delle cofede! mòdo. M.Carlo all'ai gagliardo, &: prò della pcrfona, mancò 
a N.ipoli M.Gjlafro,ottimo Cortegiano,& digiudicio,& di cófiglio ottimo, fini i giorni fuoi in Alema 
gria,eliciiJo iui a lato dell'Imperatore per lo noftro Signor Duca. M. Gabriele^ qualunque quafi tutto 
attrattOjijualì fempre (lato fi3,egli nódimeno datoli al uerfo Eroico, co tutto clitdiStatio foffe troppo 
Ìniitatore,in elfo molto eccellente diuenne.Egli aliai ben iiecchìod'una angina mori Et io trouadomi 
al Tao lecco pvT ufficio di uilìca,Scp-rch'ioera fuoamiciffimo, (ui prcfcnte alia morte fua, da lui con 
molta coflauza d'animo fopportata.Ma M.Lodouico,di chi fiaa.o per ifcriuire,nsto che fu , nella fua 




& ilPetrarca lìlamétanocioè,cheilfuopadreilfacefle lluJiare nelle leggi, nò potè però egli tato fare 
chea M.Lodouico quello leuallc,à checflb più piegato fi fenciua.Laonde cófinnato che hebbe molto 
tépo in quelle k-ttere,cherincrefceuoli gli pareano, alla fine pollo da fuo padre in libertà , a quello fi 
dicde,chefecódolafua natura feliccmétefuccedere gli pò tea. In quella M. Gregorio di Spole ti, huonio 
molto letterato, & nella poetica giudiciofo affai, fé lo prete da ammaeftrare ne gli ftuJijd'h umanità & 
tato più uoléticri..quanto più l'ingegno conobbe, & la buona indinationcdilni. A poco A poco fatta l'ia 
teliigenza,6c allettata la mecCjdiede!; àleggcregrà copia di libri,có talgullo, che altri per i'eruditione, 
altri perl'imitatio.ic.o più o menofrequctaua di uedef<?,fecódo ch'erano,odi maggior profitto,odi mi 
nore.In Oratio pofe gr.idillimo lludio,hòpu'rquitoai(aper'códucere alle uolte i feiifi lunghi, & al fa 
per hora abbjifarhjhora sccrtfcere co cóparationi,&: digre(rioni,quafi alla fprouedutaapparenti,sì co 
me nelle fue Ode ucggiamo; ma ancora intorno allo fciogliere molti nodi dilficili,S; ne'Lirici intricati, 
& nel rimanente delie fuecompolìtioai. Et oltre alle altre cofe infinite, co chehonorfi fece in Roma 
nel Pontificato diLeoiie;quelta una ne fu non picciola,che da mólti gran Preiati grandemente fu fauo 
rito;percioche in qu'-llu Autore molti palli mollrò loro,cheà que' tempi tato ol turi erano, che quafi 
iiiunopoteafcorgergli. Nello fcriuere Elegie,fi propofe nò meno la dolcezza di Tibullo, chegli fpiriti 
di Propertio.Etcercò,ofel3mbi,ofe Endecalillabi face3,di trasferirfi tutto in Catullo. Ilche comoda- 
mente fi può uedere.Cóciofiacofa,che noi l'anno pallato il meglio de' luoi uerfi,che fono di forti di- 
ucrfe,infienie in due particelle riducemmo, & lonfillàpaticon tre libretti diuerfi di Monfignor Celio 
Calcagnino, por da noi fcelti^Sc co quattro de" noflri.Maueggcndo egli quanto fofle il numero de'Poe 
ti Latini;&quelloche più pef3,quàto alcuni di loro in alto Ialiti folfero^Sc dall'altro lato confiderando 
che nella nodra lingua un luogo ui era non ancora occupato, & in eh e egli atto fi fentiuaa poter'entra 
rc,uoltatofi alla Toli:ana poefia,pref« per fuo oggetto il cóporre RoiTianzeuolméte,hauédo tal cóponi 
«unto per fiiiiile all'Eroico & all'Epico, nelquale egli conofceuadi potere hauere buona lena, &nel 
quale tutta uia nò uedea alcuno che co dignità. Se magnificaméte poeteggiato hauefle. Et per meglio à 
ciòaccOjnodarfi, lapeiido onde quella fortedi Icriuere origine hauelfe, & quai popoli più che i noltri 
huoWiini in lei pibftì fifolVcro,ingegnùiri d'apparar tato il Eràcefe,& lo Spagniiolo idioma, chemegljo 
che nei libri uolg.iri,potelle &l'arte,&lauiaintédere,có che à leis'applicalle. 8cin ciò fu t.ua fatica da 
lui irf.piegatajChc alcune belle muétioni fcritte nelle due dette lingue nel fuo Poema frarr.ife,nó inte- 
»e come in elle llannoj ma co tal dellrezia,ò poco,ò affai trainutatj,che di uaghe uaghifluiie le fece , Se 

da 



iì clafcun Cinto cogliendo il meglio,ha tutta la Romatizeria nel modo cercato , che fa rapc,che per li 
prati molti odori di molte herbe,& di molti fiori fentendo,à quegli , & à quelle fole fi (tende , che più 
che ogni alerà cofa a propofito fan no per lo fuo uafo,in cui una dolce cópofitione apparecchia,& nò rne 
no aliai foaue,chc dureuole molto. Eccome di Platonefi diceintprnoal fuohauere ridotto uarie fcié 
tie d'Eg/tcoali'uhinio cópimento,cosi eglià punto le diuerfe pitture da altri maeftri ombreggiate con 
tal arte colori colia, che a idifcendentida noi più fatica alcuna fopraelTe nóhadareftare.Da queftaim 
prefa uólédo il Bembo leuarlo,có dirgli che egli più atto era allo fcriuere Latino,che al uolgare; & che 
maggiore in quello, che in quello fi Icoprirebbe, diflegli all'incótro l'ArioftOjchepiù toUo uolea eflere 
uno de' primi tra gli fcrittori Tofcani,cheapenail fecondo tra' Latini, foggiungendogli ,cheben'egli 
fentiuaa che più il fuo genio il piegafle Pcrfeuerandoadùquenel fuo proponiméto,& feco fteflo uarii 
Romanzi nella mente riuolgendo,uide che di loro,libro no u'era d'alcun linguaggio dal noftro diuerfo 
ilquale fofle,ò nel noftro parlare tradottolo almeno perl'Italiadiuolgato; & fiuolfeperòainoftri,tra' 
quali il Boiardo fi propole,che molto famolo era & cosi fece,5Ì perche conofceua, che il fuo Innamo~ 
raméto una belli ilinia orditura hauea,si anche per nò introdurre nuoui nomi di perfone, & nuouìco- 
minciaméti di materie nel] 'orecchie de gli Italiani h uomini. Eflendo che ifoggetti del Còte, erano già 
nella loro méte inipreni,& iftabiliti in tal guifa,che egli nò continouàdogli , ma diuerfa iftoria comm- 
ciado,to(a pocodiieittuolecópollohaurcbbe.Ver^ilio mcdefimamétc dalla poefia d Omero nò fi par 
ti,peircr ella già da tutti accettata, & in tutti cótìrinata si, eh "ogni cofa da lei dillimile, come nò poetf- 
ca,farcbbc fiata di (pregiata da ogn'iino.Orainétre egli in quello fuodifegnofcguitaua , auénecheP» 
pa Giulio fecepciieio di mouergucrraalDuca AHonfo,ilqualeciò intédendomadòple porte efTo M. 
■Lodouicoà lua .S.iiitiia. Egli ritornato con miglior nouella,di q Ilo che fi pcfana^moltagratlaacquiftof 
(Tapprello il fuo Signo, cAla guari nò flette che pure il Papa fatto vn grollo effcrcito , pofc una parte 
della fanteria in viia armata per Pò ; cétra laquak c6battendofi,cgli ancora per la Patria in quel cóflit- 
toritrou.ir li \ollc.& ualorolamc e nella pileria refilfendo co alcuni altri Caiialicri infieme , fi ritrouà 
a pigliare una Naue de' nemici, cii era delle più piene di munitione& la meglio gucrnitachevi foffe.Da 
•poi parti tofi l'eli ercito, il Sig.Ducadifcgnò di niAdareambafciaduri al Papa; mafapédoos;n'uno di che 
terribile animo egli folfe(percioche era liuomo che al volto, & alle anioni apcrtiflìmamcn te quello fco 
priu3,chccelaua di dctro)non fu alcuno chcardir'hauefledi girui. Finalmcteil Ducaall'Arioito impo 
le che uiandallt.Hgli chela faluez/a della Patria allafiia antcpofe ,'fprc7 23to ogni pericolo di morte, 
che non nien nell'ira Giulio, che nelle ftrade niente ficurc, eflere fi ucdea.a Roma uolando fé n'andò. 
Oue non tioiiàdolì il Papa,a una u'cina Villa,in Cui egli ricotto s'era, lubito s'inuiò, & apprefentatofi 
a fuaSàtita.s'accorfechegii cóueniafuggirc,&* perciò indietro difagiofamcnte, & co tema di perder 11 
uita ri tornò. Ritornato che fu,polcfi a torno al luo incominciato Poema, & a poco a poco; Ila fine lo 
condulfe.Et nò l'hauendo ancora ben riucdutoafuomodo,nó uollcgircol Cardinale Donno Ippolito 
kì Viighcria. Onde erano coloro,che hàno fcriito nell Elogio fatto fopra lui; ch'egli una uoltavi an- 
daflejl^erciochc quello nò e uero, si comeageuolmentefi può intendere, eflendo che uiue anchorala 
memoria di quel tépo,di quella Corte, & di que' uiaggi. Di ciò Mòfignore adirato più nò fece quella 
ilima di lui, che (atto haueajierl'adietro.Ma conofcendoilualor di ch'egli er3,l'ira affai ben tcpeiò: & 
totaliiiétcintcpiditarhaureiibe,(cla malignità d'alcuni nò ui fi folfctrameifa, che fece che quali egli da 
fedalLigratiadt fuo patrone fi tracfl"e,&chelo fcriuere interponeflie per quattordici anni. Nel qual té* 
pò p tller molto dalla me(tiiia,& da certe liti trau3gliato,nó potè mai compornulla.Et così della mi» 
elior parte de' l'uoi anni una perdita fi fece,dichedadolerfi ha chiunque al frutto ri(;uard.i,ihc pl'utu 
[e della còlli unaii/a de gli huomini,nepoteanafccre.Maueniitoà morte ilCardinaìc,piacqutal Duca 
di ritraicelo alla Corte, & far ch'egli (ode trai fuoi più intimi famigliari. Egli conofcédo la natura del Du 
<a,che delle cofc piaceuoli alle uoltc fi dilettaua, pricreatione delle fucgrauifTimc imprefc , alle Co- 
medie fi pofe,& in picciol tépo ne fccecinq; ; lequaIilonolaCairarÌ3,iSoppofiti,la Lina.il Ncgroma 
te,la Scoialìica.Quefta ultima fu da lui incominciata iiellegràdi,&3uéturofe no77cdi Donno Ercole, 
hora nodro Duca, 8e della tìgliuoladi LodouicoRedi Francia Al qual Donno Eico'e, egli tratto dal 
ualorcdicosigrà Prenci pe, ri uercz.aportaua quafi più che ad alcun'ahro Signore. Ma ne fcccfolo tre 
Atti,& t re Scene,chemoilraiio al carattere d'hauer'a pena bau uto il primo abbo/zame'to. Ella fu poi fi 
nitadaM.G.tbriilefuo fraiello.Et fuo figliuolo co altro modo tutta in profi la ridulfe.Se balla hora tut 
ta itcranioho diligcttméte in ucriò riporiaia.La ìorni ancora un i;ét.i'huon.o dt'\'alét:ni Ja Modena» 
Hora e da fapere come egli quelle Fauolecòponefle. I gli hauédo dinanzi la C alandradcl iìbiena, 
le fece in ptola.ma polcia uegj,édole priuedel numero che loro fi còuicne, & clfendo in poter d'ogn' 
uno di metter loro uarij tratti Se nane altre cofette,ogni iiolta che fieno in profa , & che i Librar; pciò 
Icmpre co qualche ni utaméto gli rillan.pino,in uerlo Idrucciololeriformòjpcfandofid hauer ritroua 
talauiadcl lambo,che ha la medcfimadefinenra ; Si che e nel modo checflo.ordinarian-.ctedi dedici 
fillabc.Ct com'egli tu il prin.o che quello conofctife, cosi, primachcalciin'alro ir, qdafaue.la fciiire. 
Satire alla ui.i Jc Latini, nelle quali mcfcolado il fcuero col p aceuole molliad'haueriii hauuto una gra 
natura. Ut co'i lil'oa pui.to iht fi dicede' tre itili di Virgilio, fi dirà ancora fopra l'Ano fio : elfendol' 
huniilta,lamc.iioirita,Si l'altcv-va nelle Comtdie, nelle Satire & nel Fur:ofo di eflo , nò nieiiochene" 
Bucolici, Se re' Gcoi^ici, Se nell'Eneide di Vergilio' An7i qda uar^erà e maggiore & più pregiata ntU' 
Anollo.ji e furetti ai quelli tre ordini Poaicijla oue i Georgicinoi. fono lotto alcuna ùnte di l'ocfia { 
Scie tre i)pc re dell'altro Poet.^ fono tutte in diametro, Se nò hauogr.-!n diucrfiti d'iroitationc. Ma<|ue* 
Uè di queMi .li tre fono, 8c d'arte, & di ui.rfo,molio diflimili. Irouò parimele la uia delle volgari Elegie^ 

6 come 



fi fomc nelle fue rime fi fcorgt.lifiiuroperi fgli non m^ndòi.iluff , pfrefTcTUi dentro moltf coCe, 
'tli cg'i fece ncTuoi primi anniiSt .ielle quali non tenne cur3,quando fu fatto maturo.Egli anche accen» 
nòdr uoIfrTorc:inanientedarlialI'Epopeia,quando cosi propone. 

Cinturi t.irmc , cutter'} rli iif.inii 

D' Imor , ch'Ila Cjsnher Ji^ìtan: ^raui 

Verc^nnutinn ttrn ti» m.trm'lt'anni . 
^tlànuelop^o^onim^^o diede poi u.idiuerfofiiie.di quello eh; s'Iiaurapc(ato;Percioche s'auuiJf^ 
die la linoiia n'ulraunatjl poelìa no co porta, non recando diletto in Li, né riiifcendo una materia con 
onuara (eii/.aciietre ra?Ì3nialtrouehabbiamopolle,lcqui!i prouanochepiù ucro epico efTer non fi 
|»'i:l"a.Cominciòl'Arioltouì'altro Poemi,chc dalla inuentionedel Furiofo nò lì partiua,delquale(forr 
le coirnl'iii iiogliapcrnon efler'egii ftato il pubiicator d'eflTl) Cinque Canti fi leggono cheli Palagio 
del Si:;nor delle Fate hanno nel primo afpctto.F.gli dicea,che quella era un'orditura, & che deliberato 
Inueadi traporui abbattimenti, & uiaggi,& altre fomiglianti cofe,che componimento le deilero. Dal 
rheromprendcr (ì può quii tolTela uia d-'l connorredalui ufata.Primieramente molti Epifpodij at* 
ti a edere al lardati, raccoglieua in uno,& leartioni poi ui frainetteua , eh e gli pareHeroa dare Ipiritoal 
rimanente balìeuoli. Quelli cinque Canti fanno un Pocmatale,qualee rOdiirea,che feguita niiadein 
Vliirc.St fcCTuonolamateriadel Furiofo cónuouo Scdiusrfo fog»ctto,chedai propoib principi) no fi 
fcofta.Giudicano alcuni, ch'cflldalin farebbonollati fparfiquà & là per nari) luoghi del fuo Orlado. 
ilchsc^'linó diir-giamai.Anzi purper cótrario lafcioflì intédfrc,ch'egli di fare un'altra opera intédei, 
ciie djuelTelhrdaper fe.Ma non pure quelli ultimi canti fono impcrletti,&agran torto mandati in lu 
ce,<iBJntiini]ue fpello gli fpirìtidel medelimo fcrittoreui fi iicggano,che ancora il Furioloilcflomi- 
c3ileil3<"oaipiut.<corret;ione(ì come egli dicea,lamétando(i con ino figliuolo della fua di fgratia. La ctii 
forr.a '4IÌ Icualfe l'animo da quell'opera & il picgaHe a per.ficri fallidioli & a trau3v',li,di elici fuoi Kudii 
erano molto indegni. Et ciò dille egli nella fine della uit3,con dolerli che alcune cofereliauanocóqual 
che mancamrnto, parte per propria occup3tio!'ie,& parte per uolontà de" fuoi Signori; «comandarne 
ti de quali era Itato coftretto d'obedire. Oltre a 1 libri da lui compofti ch'addotti habbiamo , farebbono 
da nominare alcuni Romanzi Spagnuoli & Fracelì da lui tradotti in Italiano , & fra gli altri Gottifredi 
Bi'one,con gran diligenza riportato in quella lincua.Ma egli mirando più alto, di fatiche limili fece pò 
caltima:& pachillimaancjradi moire Comedie di Tcrétio & di Plauto, jllafproueduta fatte volgari, 
per farle recit ire fecondo uarieoccafìoni apprefentatc al Signor Duca. Il qualeitudioehoradi riputa 
tionc anprell'o mo'ti; & per l'elfempio che hano de le fauole Latine tratte dalle Greche, & pche le nuo 
«f inuentioni co buon'ordine dillefe,troppo allaticano il loro ingegno. Ne tacerò già in tal propolito 
«ielle fue Comedieun cafooccorfogli.chemoUròIagran natura di elio nel comporle. Laquale nò me- 
no a quclh/he alle altre forti dell'imitare icoflumi tutto il cóuertiua . Il cafo fu qllo, che clVciidoegli 
rabbuffato d.;I padre Se con lunghe ammonitìoni riprefo, femprcattentamttel'afcoltò ftnzamai rilpó 
rier^li una parob,& poi che fo!orimafe,fegli accollò M.Gabriele fuo fratello, toccandolo pur foprail 
medelìmofoggetto.dallaimputatione del quale benillimo fi difefe con addurglilc fue ragioni . la onde 
dimandogli il fratello,perchehauefl"e comportato cosi lungo correggiméto,clie cotanto il pungeua,ef 
fendo che molto .igeuol cofagli farla ftato lo fchiuarlo,fgannando il padre nel primo corruccio, & to- 
gliendoli quella mala iiiformatione, per cui s'era adirato. .Mcheegli rifpofe,che torto che udi riprédtr 
fi corfe co l'animo a un'accidéte (ìnule al fuo,ilqual'era quali necellario intorno ad Erofilo nella Caffi 
ria. allora da lui incominciata & cheparédr;^''''^' Principio di paterna ammonitione, egli oduto nel 
porui méte per potcrfene poi feruire,non fi ricordò del fuo debito, & che datofi al fingiméto di cotal 
fatto,nonfi auide,cheera iiiuna nera attione.Main tato elTendoufcitodi ulta Lcone,ilDufaconofcé 
do la diuerfità delle fattioni ch'era in Graffignana & la deftrezza di M.Lodouico, gl'impofe ch'egli là p 
Gouernatore n'andaffe.Etcosì andatoui confirmò quella Prouincia fotto la giuridittionedel fuo Signo 
re,& pofe pace tra quelle géti,ch'allora erano tutte fottofopra.Et poco dapoipotcdo gire apprefib i.'a- 
pa Clemente per ambafciadore del Duca, non curoHì digirui,ma più tollo rellar uolle nella fua ulta or 
dmaria. A quello modo egli, & co ponendo, & ferucdoallacorte,fcceacquiflodi molte amici ti e dimoi 
t! gran Signori, come già prima fatto hauea del Cardinal Giouàni,& quifi di tutti gli altri dt'Medici,Sc 
del Cardinale di Man tua, & del Campeg9;io, Sedei Farncfe.feceladoppo delSaluiati.Eracanflimoatu: 
M la corte d' Vrbiiio,che de'primi huomini del modo fioriaa, & carillimo al Marchefedel Vailo, & alla 
miglior brigata, ch'egli con feco haueHe,8cdaluifauori,& doni hebbc,fenzacheui péfalfe. btquàtoa 
i detti huomini,facea egli grade flimadidue,ch'cglim un fo! ucrforinchiufe,che é lacobo Sadoletto, 
& PietroBembo.il fuo conuerfare era molto affabile, Se da ogni trillczza lontano, & come era huomo 
nemico delle cerimonie, pofitiuo nella ulta, & rifpettiuo nel pigliar ficurtà,mafchietto Si. feruitialeap 
prcffo i fuoi Signori,per chi di qualche fauore il riccrcalfe, & amoreuoledelfuonel far piacere ad ogn' 
uno, COSI ne'cóuiti,& ne'folazzcuoli ragionaméti era dolcifrimo,& principalmctc frale Dóne, nella co 
uerfatione delle quali era pronto & fucg!iato,&gratiflìmoa tutta la compagnia quantfuj; egli naturai 
mente malinconico foffe. lcrcio:he oltre all'elTer timido per l'ordinario, Se Ipauétofoaflai, nelpaliar' 
acque, & Ponti,& alpi, & nelle barche, & nei caualcare, egli pio più allafolitudniefi daua,& d'edere in 
continua contemplatone mollraua nell'effigie; & tanto foleua eflerealtratto, cheelleudo di Statela 
Carpijpar'itofi una mattina di cafa in pianelle per fare effercitio andò tanto inanzi, che prima ttafpor- 
tatoi'dalpéticroÉnoameza uia.&poidi fpontanea uolontà ficDme fi truouauafe ne uéne infino a Fer 
/.ira. Tal ch'egli fu veraméce di quella compIefCoae, dellaqualefoglioaodrereipìùde'fauij. Concio 

liacofi^ 



Cacofajche in lui lem l'humore apportante meHitia,cosl beii gli altri mefcoIaii,& temperati erano.chc 
tale humore in lui predominò come compimento de gli altri. ! n quato alla forma & ali afpetto del cor 
po,egli hebbe la llatura alta, il capo caluo,i capelli neri & crefpi la ironte fpatiofa,i cigli ahi & lottilijgU 
occhi in dentro,neri,uiuaci,& giocondi,tlnafo grande,curuo,& aquilino, le labra racLolte,idéti bian- 
éhi &uguali,le guance rcarne,& di color quali oliuaftro,bcnche il corpo nel relìo fofle bianchiffimoj 
SÌ come anco nò erapelofojia barba un poco rara che non cingeail meno infino àgli orecchi. 11 collo 
ben proportionatOjIe fpalle l3rghe,& piegate alquatOjquali fogl odo hauerquafi tutti quelli, che da tan 
ciullo hàno cominciato a Harem sui hbri.Lemani afciutte . i fianchi Ihetti , Scgliliinchi chehauea» 
no dell'inarcato, & (gli dipinto dimanodell'eccellentiflimo Titiano parecheancor fia uiuo. Ne'co» , 
llumi fii quale noi di lopra habbiamo detto,& quale egli fé ftclfo dtfcriue,fprezzator del uolgo,nemÌ 
todell'ocio,raodcrato nel delideriodeglihonori,& cótentodunahontftaricchczza,& d'un uiucrcri 
pofato.Ptrlaqujl cofaaddimandatoda mchifuoi amici, perche alla Certe di Roma no fen'andafle, cf 
fendo che fo ci elitre come (rateilo di Monfignor de'Mtdici,ilqua]c giunto alla fede Apollolica molti 
fuoicópa^nigràdillimi prelati fatto haue.i, egli loro rifpofe, clie meglio era il goderli il poco in -pace, 
che il bramir I a.'iai co trauaglio.Amana olirà modo l'odo delle lettere, & l'attedcrealleMufe, o Itando 
nella patria, o locano in qualche Vùla.Ma dilttudofi molto d'edificare, & tacédo poca fptfa, fu una uol 
ufopia^rcfoda chi glid fle',ihc li marauigliauadilui chchaueiVenel fuo libro uari) edificij dcfcritto, 
& m3giiitìchi,ae fupcibi, ch'egli pofcia s'hautll'efatto una cafctta così pococóforme cògli Icritti fuoi. 
Egli dandogli quella f.lkuole nfpull3,che porui le pietre, 8: porui le parole,nó é il mcdefimo.il códuf 
feueii'cmrata delia l'uà cafa,& gli accennò due ueih fctittl in alto attorno al murojicjuah lon quciUj 

Paru.ijftdapta inihi,fcd iniiliob.ioxia,lvJiioii 

Sordi>ia,paiia meo leu tamen.^rc domu^. 
Intorno a queita fua cala non fi Lonttndando mai d'una cofa fatta, facea fpcflb rifarla, dicendo d'efiere 
ancora tale nelLir u'.rlijtfltmlo che molto li mutaua,& rimutaua. Et perciò auedutol', che alle uol te il 
cercar troppo di c.ibiareogni mini ma cola, pi ti tolto di dano gli cra,chedigioiiamento u>òdidire,che 
de' uerli quello autniua/he degli alberi. Pe re ioc he unapÌ3nta,chc puitatada feiiaganfi.rga, fé uis'ag 
giu^ne la mano del col ti uà torc, che alquanto la r:niondi,più leliccmcte ancora può crefcere, ma fé da- 
poi ui Ila troppo atti:rno,ella perde- la I uà natia u.ighe/za.l'ariir.etc unaftan/.a.ehe quafi ne fia dalla me 
te in lubito ulcita,i>: che ha beila, fé quel poco di i ozoni lì licua,che ui fcorgeelfercauenuto nel pri- 
mo parto potrà ogcuolmenic parer mighorc.'Mafc pur riittauiail l'oeta nuolcalfinarla, rimarrà fcnza 
quella prima bilia, ehc portò co feconel nafcerc. Oraevji come nelle facoltii cosi nel magiarc,dipoco 
h contcìitaua, uinctndo nò meno il piacere, che ne' beni del corpo trabocca,chc il diletto,che di foucr- 
cliio e ne i poflcfli della fortuna, & dcil'animo.Iquili IVuaritia fanno,&rambitionc,allaguifa,clieque 
nidi che parliamo l'intcperaniia Et quàto all'impeto dtllMmorc,il temperarli no funi tuttoinfua po- 
tei ià.Percioe li e fé :n cofa alcuna n'c lafciaio alquanto dall'appetito piegare, e Hata quella una malli ma- 
inétCjS: egli in più luoghi il córtlla,& molto gratiolamtnte le ne feti la. Et inquanto a i cibi, traportare 
non lil:ili.i.iUaianzi hauédo ordniario luogo alla tauola del Duca,ehc' con alcuni altri,che pochi erano, 
ritirato s'er.t,luggiuala uarictà delle uiuande-,& per lo più alle mcnfe lontuofefidaua,di poco con ten- 
taiiJo'i,& per elLrecol pcnlicro attratto, poco mafliea;,do,parea ciiedis;ullo mancaircEtell'cnflo te- 
nuto per tale,niangiar.do un giorr.o.con un ino amico, tu dato ordine che gli folfe pollo dinanzi ilìi'- 
Vcceilaccìo in caubio d'una Pernice. & per (allo de" feruenti della tauola haucndolo hauuto un gen» 
nriiiioinoa ui nicmojfu fcoperto l'inganno. Et ii fuo mangiar con (retta tu cagione per quanto dille- 
roi i\lediLi,ehe icibi ['oehillimo nialticati hautlfeio maggior dithcoltà nella digellione,&:chc pcref- 
fer cllacaitiua ne felle feguitaunaollrutt one nel collo della uellica alla quale uoicndo cHì con acque 
apentiue porger rimedio. gli guallaroiio lo llomaco. Et foccorrendofi con altre medicine a«|ucft'altra 
inJilpi'li.ioiie, tanto s'andò trauagli3ndolo,ch'egli cadde nell'etica.Et oue era per natura fua l'aniliimo 
& rubullillinio del corpo,al fopragiungcre di quella infermità parue tutto l'oppolito. Infermò la notte 
che è innanzi luliinio di dell'Anno, del m u xxxii. nella qual nottj arie con un grandiflimoin» 
cendio, eheduiò tre di,tuita la loggiadelUCorte Se la falacon la magii:fi;a & fuptrba fcena che ui 
era dentro dcllaquale la più bella 6C la più ricca non era mai Hata ueduta a tempi moderni. & fu ella 
lattaperleComedicdi quello diuino Poeta. Io quali di trcanni Haiido nel letto, per la (ìnellra aper- 
ta uidilc fiamme di que gran tuot.o. SCn'hebbi tale sbigottimento,cheme ncrimafe laida memoria. 
Ma poi nel x x x i i i i . che Icguitaua , a lei di Giugno nel chiuderli del giorno M. Lodouico d'età 
di L 1 X . anni a poco a poco mancò. Et i Monachidi S. benedetto fuori del loro obligato collume l'ac- 
compagnarono alla lorChiefa oue e fepolto.Ku quella fcciia aria antecedente fegno della fua morte; 
come ili quella do' principi la Cometa ò il fulmiiic.Ei neluero eheclUi.to lui, li può dire che etiinta 
<ia la leena. Laqnale nella Corte di t-'irrava eccedendola bellezza, & il pregio di tuite l'altre, parue prò 
prio cheli perdcfle,accioche mai più non delie l'aniir.o ad alcuno di poter per llinil uia acquiltarli 
honorc. Et fé Attemedoro fache il fuoco dinoti grandezza & nobiltà, certo che la iomma gloria dì 
quello Poeta con quello si grande incendio, che tanto continuò, in magnificamente dii Inarata. Molti, 
chi in Volgare, chi in Latino, chi in ucrfo,chi in profa ferillero nella fua morte. Ma egli mcdelìino la- 
fciò un'Epi alio da lui l'opra fé ftcllb lompodo ; il cui comineiamento e. 

Ludouici Artoil. hucuaiuui olla, Che per cflcrc fuori con gli altri fuoi Epigrammi, può efl'cr» 
daog'mi ucduio. • 

AI 




ìy E l ficro fcrittore, i'quaU dijTe , che m Virgilio i fancìuUinuotano, e i uee* 
chijifommcrgono, é da credere che uoUJft con quejìacosi Uggudrutnente 
prefi trjsLttone iuuertire gli %ludio/ì, che negli autori, O'pru'cipalmente 
poeti di grin ualore, i più deboli <i'ingegno,et digtudicio.et ancora di tenero 
nodrimento ne gli{iudij,attendono folamentead intendere tanto il fignificd 

todtllcparcle, che bajtiloro d fargli con effe intende) e ti fentimento di queU> 

tt, òfauolofe, òuere, è uerifmili cofe,chi in detti autori ftleggono. THaleperfonepoidipiùfA 
io giudicio , crgiA confermite,(y crefciute ne ghfìudij,uannoprof ondamele penetràdo neUa cÓfl 
deratione, cr ej]aminatione di tutti gli ornamentici tutte le bellezze, cr di tutte le perfettioni, che 
ìncfiiueggono,etco5Ì all'incontro fé alcuna cofa puruifitroui,chefia degnadiriprenderfi,crd'aG 
xufarfi per non ben pofta^nonpotendo qualfi uoglia autore hauerfi accjuiflato nome di buono,dec 
celiente, ò di perfetto,fc non per teftimonianza,et giudicio di coloro, che da principio, cr di mano m 
mano hanfaputo conofcere le bellezzc,cr te perfettioni fue, cr con le ragioni, cr con l'arte dnno= 
ftrarle altrui et con qucjìa jìeffa norma difcernere i buoni da i catti:ii,et ricono fcere i gradi dc'mea 
riti,zr del ualore m ciafcìi libro qual'eglifia . Et di qui fi uedc , che molti,<::r ancor d<'dotti,fe ò té* 
tatiuamcnte,ò perintendere,crimparar da uero ,lor fono poite in giudicio le cofe di qualche ^uto 
re in fé tutto, ò in qualche fua parte, cr cfcc chi domanda dubiti , ò mojìri di dubitare , fé quelle co/è 
peno ben pojle, ò nò,efii rijj^odono più da religiofi , che da mtendenti,cioc,chefia teme raria cofa il 
riprendere,ò l'accufare alcunacofa che gli autori antichi,!:^ approbati babbÌM detto, quafiche 
UbeUezzt,cr le perfettioni d'uno ^utor profano,i'habbiano da credere infide parentum, ò m ohe 
dienzi di religione,non i conofcere, cr giudicar co le ragioni,et co U dottrina. La qual religione, et 
U<{ualfede,fepurapportaffefalutealcunadfuoidcuoti,C:rojferuatori, non farebbe fé no da lodar 
fommamente. Ma fé ne uede auenir tutto il contrario,cioé,chc più toftoglimàda in perditionc . Ter 
ciocbe,dato che fi trouino molti, che perfettamente intendano un. Autore nel fentimento , cr ncUc 
)parole,zr che l'adorino, ©■ riuerifcano come lor Idolo , fé poi non fanno mimttifimamente cono 
fcere,o' giudicare le perfettioni,zri uitij,ò difcernere l'uno da gli altri, non fanno mai ef.i nello feri 
uereualerfi di quegli ornamenti,cr di quelle perfettioni, né fuggir quei uitij . Onde per quejìa folx 
cagione m ogni tempo fono fiati he molti glifcrittori di mezana, ma pochijiimi , cr rarifitmi d'mte 
ira, cr difomma pfettione. Ter la qual cofa uedendo io , che fé mai ql uerfo di ql giudiciofo Voeta , 
Scribimui tndo{li,doéliqj poemata pafim , Hebbe luogo di cantar fi,l'h a ora in quejìa eti no 
fira,ptr più rifpetti,che iojpiego altroue,cominciai quefti anni k dietro fopra il Dccameroue del Eoe 
caccio à uenir facendo di luogo in luogo l'annotationi,crauuertimenti,<::r il giudicio deUe cofe . Et 
benché da principio moltimaligni, molti mHÌdiofi,cr ancor molti fciocchi,nefaccjfero grà romore, 
cr parefie loro granficurezza U mia , s'è tuttauia dapoi per gratiafola di Dio benedetto ueduto di 
cÓtinuo,quanto le dette mie fatiche fieno fiate care A tutti gli fiudiofi tieri.et lontani da malignitd,et 
ejuantodatuttiimigHoriingegni fieno (late , cy fieno abbracciate , zxfeguitedi giorno in giorno. 
Lalla qual certezza,che fi ha per lettere, et per relationi d'infiniti per tutta Italia etfuori,to che no 
fco m iggior penficro,che d'impiegar' ogni mia fatica k beneficio deglifiudioft,mi mi fi k uolerfar'il 
tnedefimo fopra il Furiofo. Ma tanto più copiofamente , quanto chequeftoper efier poema uero, 
crnel maggior genere fi uedehauer'in fé tutte le bellezze , che m un uero cr nobilifiimo poema 
poffano defiderarfi da tutto il mondo. 

Teruoler'adun^^i far tutto queiio, è conuenuto primieramente procurare, che l'^4utor s'hab- 
bia corretto nell'efferfuo , cosi nell'ortografia, come nelle parole. Il che pefo con gratta di Dio,che 
fifiifelicementefattoinquefio,cheoraefce fuoriper opera dell'onorato M.Ficenzo Falgrifi, 
il quale come è cofa gii nottfi'ma,non perdona ad alcuna Jj>e fa dtfigure,oue bifogntno, né di bontA 
dicarta,ne d'altra cofa per adornamento de'Ubri, cr per utilità , (y contentezza de gli (iudtofi . 
Ho poi attefo principalmente k uenir per tutto di luogo in luo?o efjaminando tutte quelle cofe, 
che principalmente importano al giudicio deUa perfettion e in unofcrittore. '^t co qucfie confiderai 
tioni, et annotationifi mene ad hauerpienamcte difefo l' .Autore da tutte qUe cofe, nelle qu di è, ò 

{otrebke 



potrebhe tjfcr in quJche p^rte riprefo yòddimdignhò idgVtgnoì'Mi,Ò4ncordd4Ìcumfi,tt 
&ecHLtiuilcttori. Et oltre kciòfiuicne con tali efj'amindtioni , ZT auertimenti k rifueglure i bt^ 
gli ingegni , cr raffinxrc igiudicij de gli (luiiolì.,ondejìtetigxno per fé iiefìi foUtciti, cr cjJcrcitMi 
ncUofcnuerc perfettamente . il qud modo di riconofcere,(y ejfdminxr le co fé feucr^mcnte ,crcon 
giadicio , quanto menofìuede effer tenuto fin qui dì coloro , che tolgono dd ejporrequdlfl uoglid 
autore, tantali mi rendo fìcuro che fdrà grdtijìimo Aglijiudiofiuniuerfdlmcnte , <:^ non meno ì 
i dotti , che k i mcdiocri,Gr etidndio i quei che non fanno lettere , per ejfere ilgiudttio ndturdlmcn 
teineàdto ddUd TSldturd neUemcntiumdne,<yddUxperfettionediquellofonpoindte leregolc, 
cr le leggi m ciafcuna cofd . Et oltre k ciò , io k beneficio , cr contcntezZd de glijìudioji , ho poSti 
nel fine di quejlo Ubro,gli Scontri dell'Eccellente Sciov a.n battista pign A,Segreta 
rio dcWlUuRrifimo, o" EcccUentifiimo Signor ove Adi Ferrar d,ct Lettor publico di qucUx nobi 
UjiimdCittA.IqualiScontrififontoltiddi Romanzi deldetto Tigna , ne i quali I{omanzi , O* 
principalmente in quegli Scontri, egli neramente e {lato ilprimo, che habbid aperta quefta beUif= 
jjima , cr utilifiima iiia ch'io dico , diuenir giuiiciofamente effaminando i luoghi coiì dtllt cofe^co 
mcdellapuritk.de i precetti, cr dell'ornamento della lingua negli^utori illujlri. 

Inquanto poi all'intendimento di tutto qiiefto bellijlimo libro , non fi e lafciata cofa indietro, che 
dd per fona fenzd lettere, da principiante , da mezdnamente , CT ancor da fopra il mediocre crii 
molto intendente ,cr dotta, ììpojia in alcun modo dejìierare. Et tuttofièuenuto mettendo ordis 
natamente , cr fecondo lanatura di quello che s'è ejpojlo . Tercioche nelle annot ationi , oltre atte 
tjjaminationi, cr confiderationi de'pafii importanti alle leggi dell'arte, cr delgiuditio , io fon «Ca 
nuto dichiarando tutti quei pafii,che ho conofciuto hauerne bifogno.l quali fono fiati molti,cr non 
di poca importanza , come cufcuno potrk uedere . Ho poBegran parte di quelle cofc , che appar 
tengono alle regole della lingua. Et quello, ch'io tengo per certo doucr'efi'er fommamente caro À 
mtn begli tn<^cgni , è un raccolto di molte cofe,cr molti uerft,chc l' Autore iteffo haueagiiris. 
mutati , cr Niigltorati per metter la prima uolta che fi riftampajfe in qucfto diurno , cr miracolo 
f^imo libro fuo. Oltre k ciò fi fon po{li con qualche miglioramento quei luoghi ftc/sj , che erano 
ne gli altri à tuttiiluoghi dell' Ariofto imitati, ò tolti m altri Autori famofi . Et ora in quefla 
nitoua inptefiione, oltre alla clj^olitione delle Fattole , ci habbiamo aggiunto una utile dichiarAs 
tione di tutte le ifiorie toccate m quefto libro fatta da 7>1. TSljcolò Eugenico . 

Conunautilifiima tauola, cr con tant'altrc cofc utili, cr neceffarie , the ciafcuno potrk ucs 
nir ucdendo cr conofcendo da fé mede fimo . 

Gli Argomentiin ottauarima ,che habbiamo poRì in quefio libro di CantoìnCanto ifono 
del S . Scipione Ammirato , giouane di belle lettere , difelicifiima ueni,crdi molti iiudij . 

V H nel margine fi ueggono i nomifiritti con lettere grandi , conofceranno i lettori , che quelli 
è la prima uolta , che quella per fona , ò cofa , con tai lettere fcritta ,fld nominata in quello libro . 
Che poi quando fono con lettere mmori ,mofiriX che per adietro fieno fiate nominate altre uolte. 

•"^Bi- LE figure, duuertano ancor quei che non fanno le regole deUa pittura , ch'elle fon fatte 
tutte con molta ragione di perff)ettiua,cr che da piedi di tutto il quadro le figure deglihuomini, 
de'cauaUi, cr dell'altre cofe fono fatte più grandi ,crpoi quanto più uanno uerfo l'alto , pikfiuen^ 
gono diminuendo . Et qucRo , perche quelle figure , che nel foglio flanno cosi colcate ,fiimaginds 
no nella perffiettiud che filano in piedi, cx chi tiene il libro in mano,uieneadhauerle più baffe 
per più uicinek lui, cr cosi X dilungarfc gli di mano m mano . Onde la ragione della perfpettiua le 
fa così sfuggendofi , cr diminuendo kpocok poco , per rapprefcntare quello , che in una campagna 
cUe farebbono effettualmente fc foffer uiue , cioè , che le più uicine k noi , ci paiano più grandi , o* 
le più lontane, paion minori per la debili tatione de'raiuifiuinoiiri , crperla moltiplicdtione dell' 
aere che fiinterponetrdldUÌfid,cr l'oggetto. Di che nel mio libro detto Le e e lle z z Edf/F» 
rio fo,ouemo^rold gran per fettionc di quefio diuino poema , ancor A in quefla parte io dtfcorro 
i lungo moltt cofe , non forfè Ì4 cffer poco cm k gli fluiiofi . 



T^yOL^ 



« 



TAVOLA DITVTTIT NOMI PROPRII 

ET DI TVTTE LE MATERIE PRINCIPALI 
CONJEI^VTE NEL FVRIOSO. 

A CONIO JmMtc d'jtr^^ia.nou.lU ,Acar. 484 ARGIA I^o;it//.i 485'. 
A O R A 4M A N T E uenuto con Mar/ilio ad aj]e ariodamte amante di Gìneura i^I.Etftguitd 
diar Varip. I . f .1 radunar teffenito nella Tri »""»•'' f* it-^rra tutto il frogreffo fuo con Toìimffo , Qy il 
mauera 1 1 cj.Vaf^r la mo?lra &■ la nfsgna di matrimonio eoa Gtneura. Fa con Itff, rcito d'lngbil.&- 
tuttii fuoi Ilo .Dadi nouo affatto avarili it^-^ <■<"» Kinaiio in T rancia 98. fede uccider Lurcani» 
141. é^ lói.dr 1Ì6.& lSS-Silii>eradeìl:ijfedto,&' f»o frattUo d.i D.trJin.d'jìlmonte. 188. Oue foicerc» 
affcdia egUpoi il Rj Carla in Parigi j o I . Rimette alla dt uendi.arlo, & non pui. 

fentcn-^ di Doralice la dijfere'^a, che per hi hauea I{p- a s 1 o L F o trasformato in mirto da Jlcina , parU 
demonte ,& Mandricardo ^oh. concede il duello tra "■ ^"^S"""" 55- -^ ritornato nella fua prima forma da 
Majtdricardo , &■ F^iggicro jjó. Erotto, fir fonfiito ■Melijja, ^ condotto à logijfillaji. Si parte da ioj<- 
tla 'Rinaldo, &■ fi ritira in Jrli jjz. Chiama i fuoi P'^'* '4*i' Prende Caligorante 151. Combatte con Or~ 
■Principi, & il BjMarfilto à Concilio 4%^. i^l^l. rH» >& «ccidelo IJ4. Entra in Citrufalem lJf./'<» 
Manda a Carlo arichiedcrglì imde'fitoiCampioni con "" ^'"'/'"etto alUpoTfra m Dam.ifco 191. Etfrauia 
tra Kjiggiero 43 2 . 1{ompe i patti, ^ il giuramaito à i>'""'ra Marfifa. Ha fortuna in mare , crjinalment* 
conforti di Melifja , fiotto la fiembiuKxa di Rodomonte ""'•"'' qi'et che fion ficco fittati ad Jhjf.tndria ,djlle 
^l%.ETOtto,& fionfittoO- fuggitoinMli s'imbarca fe"»:>e homicide loj. Parte d'^lcfifandriaucrfio Pone» 
per tornare m africa 445 .£ ajfjlito in mare dall'arm.t- "''^ arriua in Inghilterra 23 f -è" poi tratto alpala:^ 
ta di Vudcne,^ rotto.dr bruci.itigli i naiuhJJ'e nefug V^ d'atlante Jo rouina,^ fa fi^arir mi, & indi monta 
geconScbrinofiolo 444. /'cde di lontano arder la fina su tlppogrifo. Deficriue r Autore il uiaggio che MloU 
Bifierta 450. Smonta in terra all' IfioU Eoliche 451. f" fi' P'^'' ^'^>'"' S77- & i»di arriua al Senapa Imperom 
Oue gli fioprauien Cradajfo , &-fii piglia per partito di """^ dell' Ethiopia. Scende al Paradifio ^iS- 
mandare à disfidar' Orlando condite altrifieco n$2,.Ar= bardino balio di Brandimarte ^^i. Piangenti 
Tiua in Lipadufia , luogo eletto al combatter loro 4)9. '•' """"'^ ^' Brandimarte 492 . 

Combatte 462. E accifio perman d'Orlando ^6S. B l r e N o innamorato d'Olimpia 82. £ liberato di 

A L C I N A deficritta ne'fiuoi coTiumt à I{itggiero da P"S""*^ ^7- Oue jfofia Olimpia. E disfatto dello filato, 
jijioìfo trasformato inmirto Si-Veficritta nelle fiue bel' & p"uato di uitadal {{e Oberto ilo. 
lexxe dall' .,ìtitor6l. Oue continuamente fit narrano gli £ K A D A M A n T E abbatte Sacripante é.lncontra 
timori fiuoi,&' tutti i progrefi fiuoi con Rjiggiero.'fi de^ Tinabello 1 6. fede timagini de' fino ipoTicri , («r toglie 
fcriHono le briitte-^xj fioperte per uìrtù dell'anello iman '"""«''^ ^ Brunello ; uince Jtlante , & disfà il cajielh 
tato,(ìrlafugadiì{itggierodalei. Segue coni' armata f'*"; ^^'"^1 p'il^XJ' incantato d'Mlante iij.fccide 
fua liuggiero,che fugge,^ne rima muta & ejìinta.$S 'P''*"^'^" ì^'i-Alanda Ippalca con frontino à f{uggier. 
A E D Tg I E K 1 di chiaramott fratello di Malagigi 279 -4 8.i'> Lìmenta di Bjiggicro 5 5 S.lncontra flania , &• 
ANGELICA data in custodia al Duca "Njmoper "/"'•• ''"^ '"'"■'"'» </» Triflano 361 . Incontra fiordiligi 
ardine del Re Carlo^ueditta la rotta de' Chrifltanifie ne ì9^& fiegmtamete abbate Rodomonte atfiuo ponticel. 
fugge fiola l.Si dificuopre k Sacripante 6JlIncontra UE' lo-»iene alle mura d'JrU, abbatte 1 guerrieri Pagani, fit 
reviita 14. Etrafiortata di là dal mare dal Demonio fi'-'«'>"'''{">i co Rjfggiero.còbattecon Alarfifia, conUqual 
mand.ttoin corpo alfiuo palafreno dall'Eremita, ^ è poi riconojciuta poi perfiorella di Rjiggiero fé ne uà à Pan 
frefia dormendo dai Corfiali deltlfiola d'EbudaJ^. E g',fi< ^x^eta di Ruggier con Alarjifia 469. Manda àco 
tjposìa almonflro marino 7 s. E liberata pot da Rjtg.66. f"'''" f<^gg'ero^oz. Combatte co Ruggiero fiotto tinfit 
Se gli dtlegua,(ìr ffarifice ccnVanello che facea inuifit' gn^ di Leone ^i^.fi manta con Rtiggiero ^z6. 
bile 1 04. Mriua al palagio incantato d'Jtlante llf. BRANDI marte parte di Parigi p andar à trt 
Truoua Medoro che languiua ferito interra lo^. Oue »-tr'OrLmdo.77. E nelpala^Tio d'Jtlante 2^7. Truoua 
lo rifiana,^ finalmente diuicn fiuajpofia. S'incontra in ftordiligifiua sfo. ^ quicótinuacom'egli menprefio da 
Orlando matto 3 jo. Einifce fiommanamcnte l Autore il K'domhte. E liberato da Dudone nel mar d'jfrica 440. 
parlar dileiìì<. £<://' ejj'ugnation di Bifierta li^^. Si conduce all' Ifiola di 

ANSELMO dottore,7{pueUanÌ4. Lipadufia con Orlando , ci;- Oliuìer à combatter contra 

VQyiLANTE<i battagliacon Orrilo X^l.fa in Agramante, Cradajfo, &■ Sohrino 449. £ morto. 468. 
Cieriifialemcoajjìolfo l^l-Si partedi Cterufalem per B R A N z A K D o /-icerè d'Jgramate in Bifierta ^^9. 
andar'à trottar Grifone itgiOue fra iiia incontra Mar brvnelLo deficritto da Meliffiaà Bradamatezg. 
tana con Origlile, cì^gUniena legati à Damafico. Cade &fiegue com'etla s'incontra con lui, &■ gli toglie l'anel. 
fer man d' Astolfo ióf.Ha fortuna in mare , infitems '"■ ^ "^U" '"ojìra ò raffegna d' Jgramante I 3 J . £ prefi» 
con Marfifia. jTiolfo , & Sanfienetto 205. 0«e poi fon ffrforya da Marfifia nel colpetto d'Agramante 306.fi 
gitlati al porto d'AUejfandria ,^ quindi tratti nella Jatto impiccar dtiAgramante l$S. 
Citta dalle [emine hemicide. E fatto pregiane al CaTieU B v C I F A R o dell' Algaiera.in Bifierta 4??. 
lo diPinabcUo 135. Intende da fiordiligi ti cafio della CalliCorante gigante I J I. 
faniad' Orlando ^48. Oue poi fioprauien RJnaìdo; ^ Carlo Imperatore francia. l. Manda I{jnaU 
indi uanno infieme al campo , &■ ramponai Mortj "Hf do pt Inghilterra. IS- Sofliene l'ajjedio in Parigi 139, 
fot pifLt fili di lui l'Autore, fa fopraB^odamontc. 170. Erotta dmuau» , (^ njftm 

dial0 



Jtato inParìgl joo. tfee à gturar'l patti een Jgram. m^^.ejfiofiaairorcammna loé. 

^■}^.Fa libando à domanda di Bradamante ,&■ fegue Olivi e b oJiberatodaDudont ^^o.AU'ajfalt» 

fino Jfine di tutto illibro J l O. </• Bifcrt.t 449. Alfabbattimento a tre a tre mU'ifoU 

DARDINELLO 187. f'cctde LuTCtimt I ss. E ài Lip.tduf.x ^6i..hllo fcoglio deW Eremita, che ij«e^» 

Ifccifo da RJttatdo 1 96. K''ÌS"''°' ^ rifanò lui 494. »'« Vrancta con Orlando, 
. DoRALiCE.e tolta da Mandricardc. 137. ytc 'B^naldo,l{uggiero ^(ìr Solrìno 449. 
corda JUandricardo à pace con Zerbino z66. accorda orici lle Ijrt.ORRiLO, monjiro I f J. 
JUandricardo à treguacon E^domonte.i7o. Lo priega orlando I. Varte di Tarigi per cercare jingt 
àfaceò treguacon I{uggtero.'}^7. DVD OK i libera waTj.CÓ Olimpia 81. (^ fegue tutto il progrejpì co» 
to io africa ^^y. Libera Brandmarte.Sanfonetto.^ Cimofco. Citta inmare tArcdugio,ò Falconetto di Ci 
Oliuìer.&- altri Cristiani pregioni di Rjdomonte.j^no fnojco lof . f-'ccide Corca 107. Al palagio d'Atlante, 

Tajft inFrancia ^^z.Conb.itteconKjtgg-^^^. lì ^.ConLiitecon Ferraù 117. Truoua IfabcUa nella 

I) R V s I L L A 417. grotta 111. Libera Zerbino if I. Combatte con Man- 

f ER R A y i. Tifi palax^o d',itLnte 11 J. Cibane àricardo.i^.Ma fonte, Hy albergo d Angelica, ^ di 

ton Orlado 117. F.fforta i faldati nella battaglia intor- ^(doro z J 5 . Oue poi diviene forfenmito fp" in furore . 

màVarigi li7. Cade per man di Brada.adArli. 199. A/ ponte di I{odomonte y,S. Si rifana della /'Jr?»'» 

F I o R D I L r G I 177. Si ritroua atta battaglia tra ^\^.AlÌaffalto di Bifirta 448. ì'ccide Agram.Crad. 

Zerbino j(Sr Mandricardoióó- ^'ede Orlando Matto 4^8. Allo fcoglio dell'Eremita che fani Oliuiero ^$^. 

lig.Coduce ìiradamantealpontedi B^odomonte.^'ji. A Varigin^^.Oueflapoi/empre. 
Conduce Bra.alloftejfo ponte .'^^6 .Truoua Brandimar- "Pi NABELL016. (jyfegue tutto ti fuo progref 

te %n Africa ^i\o. Hai' annuntio da Adolfo dellamor* f' àel far caderBradamantenelUgrotta. Abbattuto da 

te di Brandimartc ^gi . Muore 494. Marfifa , (^ fatt ogtilafciar il dejfri ero , (^JfogliarLt 

flORDiSPiN* I7f. I>'nnaizz.fccifodtBrad.i4^. 

G A B R I N A con Ifabellanella grotta t il. Incotra PRASiLDO.tìT-iROLDO Alcaflcllo d'Alati 

Marfifa izi, E impiccata da Odorico 1^4. te 3 y.A/ palagio d Atlante 237. 

GINEVRA42.GRA D AS so cotra Atlante al fuo il,! N A L T> O combatte con Ferraù z. Co Sacripant* 

taftetlo 17. E liberato con gli altri d.t Bradumante 35'. ll-S'imharcaper Inghilterra if.Arriua in Scotia J6 

E nelpala-}^ d'Atlante 1 J 7. 4I campo de' Mori à Va & tutto ilprogrcffo di Gineura.Arriua in Inghilterra 

rigi 100. Combatte con ì{inaldo 176. Truoua Agra* 7^- Fa Ltmoflra^7. Arriuaal Campo a Variai \ 67. 

mante All' IJole Eoliihc ^')l. Combaltonoa Lipaduftà fccide DardineUo l ^^. A Monf Albano ^4:. Combat 

tre a ire,f^ è poiuceifo da Orlando 468. te con Guidon Seluaggio 347. Con Crad.iJ]o 3 f 3 . <^ 

Giocondo 7y>».3l4. i7<i-Combatte conKuggiero 433. Co/ mo»/?ro inferni 

G v.\vo n h uà foto a cercar d' Origli. \ 60. t^tro len7l. Oue poi fi rifana dell'Amore. In Lipadufada 

u.itala uà feco,0- con Martano a Damaf. Et nelre ilo Orlando,^ da gli altri tre ^^i. Et cLtpoi feco allo fica 

poi fi trotta per lutto oue A'juil.del quale s'è fatta tauo' glio dell' Eremita ,(^ in Francia, 
la più di Jopra. JI.0 D o m o N T E 135./» "Parigi I Si.T^'efe l Rf, 

G V 1 D o N Seluaggio tra le donne homìcide.ioS . Toglie Frontino ad Ippalca i^i^.Cibatte co M.tndric. 

AlcaUcìlo di Vinahello 139. Combatte con Kjnaldo fra 168. Via lajentenj^ cbtra da Doralice 308. f'ccide Ifa 

ma "Uè &■ uà poifeco a Parigi. bella 3 2. 7 .Varte d.dfuo ponte , uinto da Bradam.^ 97 . 

I S ^ Rt IL f, nella grotta IH. Truoua Zerbino, li- uccifo dal^uggiiro^j^.I^v a cu ìi.oalcaflelìod'* 

IJl.E Hccifa da Ksdomonte 3 17. Atlate l^.Ad Alcina J3.A Logifìilla ^6. Libera An» 

Z. E O N E Augufla f 04 . &-feguc poi fino al fine, gelica lOO.Al palagio d'Atlante 1 1 f fir 138. AtcaflcU 

LI DIA »o«f/.3 84. L V C I N A noucl.\T\. lo diVinabello m8. Libera Rjcciardctto 17$. l'ecidi 

il/ A L A G I G I liberato iSj'. Informa Fjnaldo Mandricardo 340. S^conofie Marfifa p forella 409. 

del fuccejfo d'Angelica n70. Combatte ci Bjnatdo ^^^.Si batte:;a ^óuEprigiont 

^/ANDRICARDO guadagna Doralice 137. di 7 eodora f 1 o. Combatte per Leone a Variai y 1 4. 

Combatte con Orlando I y j-Co» Zerbino 1 6^. Ci Gra Spofa Bradamante^zó.f'ccide I{odomonte 534. 
Jajfo ^o^. Con Marfifa z^I. Con l^tidomonteióS. E ì^icciardetto 174. 

uccifoda Ruggiero i40. 5'aCripant E.4.c«r tuttoilfuo progrcjfo co Anm 

A/ A R E I s A l<)t. Combatte co Guidone 209. Ab gelica, Bradamante,^ B^naldo. Atcaflello d'Atlante, 

batte Zerbino iz^.lncontra l\uggicro,0' HJcciardct- Wy.Afoccorrcre Agramante ^oo. Combalte con l{o. 

to.f^c.zS^.Toghe Brunello ^07. Torna ad Agraman domonte iof. S A N s o N E T.in Gierufatem in Damaf, 

tein Arti ^jS.Comb.ìtte con Bradamante liOf.Bjcono ì^l.Alle donne homictde zoy. Al cajteldiVin. zì9. 

fee I{itggiero per fratello 409. Vrendono Marganorre Ajoccorfo diVarigi ^^^.t Africa, oue e all'i/pw^natii 

àiZZ.Jibatte;^ à Parigi ^zS. tuoi combature tontra di lìiferta,(^ ijuiui in Africa i Autor lo Lifia.^^o. 
Leone Ltcaufa di Ruggier auanti %Carh JI7. i" o B R l n o,nel Consilio d'A'^r.tm.^^o. Fugge co 

ìV/arGAnorrE 4I6.ìWakTAK0 1^0. Agram. dall'armata di Dudone 448. Combatte a Lipa 

M t. L I SS A,nella grotta di Merlino con Rrad.ima dufaatreatre, ^^^. Sibjtteya dall' Ere. ^g,\. (*r paf- 

tezJ^.A Kuggicro nel caftelloà'Alcinaéf. Inganna fa polvi Francia con gli altri, f IVIANO i8tf. 

Agramente Jotto la forma di }{odomonte 4^7. Conduce F' i ani A i 6 l,tìr alla terra é Marganorre. 416. 

Leone ad aiutar Bjiggiero Jii. Apparecihia l'albergo Z E R B l N o, il campo à Parigi con ì{in.i6z.Cade da 

matrimoniale. M.irfija z zj.Epregione i Anfel. d'Alt.1^0. Oue è poi 

NORANDINO ì7 1 ^fegue cotinuamè'te diluì. Ulcn-.to daOrla.0- racquifta ìfab. Et cótinu-imentcfit 

1,\ ut if,, ad Orlando il, Mando»at« da Bire' guttutto il ^rogreffofuo^ihe mene mcifo da Mad.ztj, 



f v^ 7^ r 




ORLANDO FVRIOSO 
IMESSER LODOVICO ARIOSTO, 

^LLO ILLVSTRISSIMO 

»T REVERENDISSIMO CARDINAiK 
Poano Ippolito da EHe^fuo Signore, 



ARCOMINTO. 

FMgg( ,y/ngclicdfoU ; t ài \inMo 
yuji dìUgud iljido fuo dcftricro. 
fglt fcgucndo , d'ira e d'amor caldo 
Bditdglufd conrcnuuto aitino . 
fu l'ijicfjo spdgnuolpofcÌA un piit falda 
Ciur^mcnto de l'tlmo , cbe'l primiero. 
Troua lieto il Cir caffo lafua Diua, 
TUA il buon i{iì\aldo a difìurbarlo arriud . 



IN QVESTO PRIMO CANTO, IN ORLANDO, RINALDO, FER. 

j-aù,8!.Sacripaiite,lì uede quanto più uagliino !c forze d'Amore, che quelle di qual fi uoglit 
naturai potcnTaqui balfo.Etin Angelica fi fa chiaro all'incontro, quanto Ca iraggiorcheim 
eli huomnii la fortezza d'una ualorofa donna, la quale à niuno fi molerà cortei c,fcnun qua. 
to i! debito dell honeftà le concede. l'cr gl'impedimenti poi, che s'interpongono à tutti qOcì 
Caualieri di poterle ufar uiolenz.» ncH'honor Tuo , fi comprende quanto i Cieli Si mourin 
<}Uatì fcinpre fauorr uogli ne gli honefti defiderij di ciufcuao. 

» 

C .A -l^r T 1{_I M 0. 




V. DONNE,! 

CMalicr,V^r 
me,gU Minori, 

Le ccrfc^cj'au 
daci imprefc io 
canto. 



Dirò d'Orlando i« un mcdcfmo tratte 
Co fa non detta inprofa mai , ni in rimi ; 
Che per amor uenne in furore , e matto ^ 
D'huom, che fi faggio era ùmdto prm4; 
Se da colei , cbt tal quafim'ha fatto , 
Cbc'l poco ingegno adbor'adhor mi lim/^ 
Me ne farà però tanto concejfo , 
che furo al tem Che mi fcdftj sfinir quanto ho promejfo . 
pOjchepaffaro ... ^. 

ililori T lacci Mii genero fa Erculea prole, 

h'Jfrica il mm,c in FraiKÌa nocqucr tato, ^^" •^'"'■'*^^ ' ' f}>l('iior dclfecol no(lro , 

Ippolito , Aggradir quejìo , che uuole , 
£ d.\ri(:fol può Ikumilferuo uolho . 
i^uel, ch'io uiichbo ìpojjo di parole 
Vagire in parte, e d'opera d'inchtoQro , 
iV^c , che poco io ui dia da imputar fono ; 
Cke quan:o io poffo d^r , tutto m dono . 

.4 r'oi 



Seguendo l'ire, e i gioucnil furori 
Ù'.A^amÀìttc Icr i{e , che fi die uant^ 
Li ucniic ;rr la morte di Trotino 
Soprd /\«' Carlo liKpe^itor P^om <no . 



e ^ 1^ T 0. 



Dotte, poi che rimxfe \i Donze!!.t , 
Ch'cjjcr doucA del uincitor mercede i 
ItiMzi d cifo cnfAitA mfcRi , 
E ({UAndo bifognò , lefpalle diede , 
Tref^gi , che quel giorno ejjer rubeUi 
Deuex Fortuiti a. U Chrifìuiidfede ; 
Entrò in un bofco , e ne Ufhctti uix 

I{tncontrò un cmaUct , ch'i pie uenii . 
1 1 
In doffo h conzzd , l'elmo in te[td , 
Ldjjxtdd dlfidco,e in brdccio hdued lo fcua 
E più Icggier corred per L forcjld , {do^ 
Ch'dlpdlio rofjo il uUldn mezo ignudo . 
Timida pdjìorendm.xi ft prefia 
Ts^n uolfe piede inxnzi Ifcrpe crudo ; 
Come ^ngelicd tojlo il freno torfe , 
che dclgucìricr, eh' A pie ucnid , i'accorft. 



foifcntlrctefrd i più degni Eroi, 
che nominsr conhude m'dppdrecchlo , 
I[icord^r quel I{itggier , che fu di uoi, 
E de'uopiri^uiillujhri il ceppo uecchio . 
L'dlto uJor , e t cbidrigiefii fuoi 
yifdrò udir ;fe uoi mi dite orecchio , 
£' uojìri dltipenjier ced.xno unpoco 
Sijchc trd lormtci uerji hMidno loco. 

5 

Orlando , chegrantcmpo innxmordto 
fudcL bcUd ^ngclicd ; e per lei 
In Indid,in Medii,in Tdrtdrid Lfcidto 
Hdued infiniti, er mmortJ Trofei, 
In Tenente con effd erd tonuto'y 
Doue fotta igrxn montiVirenci 
Conldgcntcdi Frdncid,cr diLdmagm 
j{e Carlo erd dttcnddto A U cdmpdgnd . 

S II 

Terfdrall{e7)ldrfilio,edll{e ^gtdmdntc Erd cojlui quel Tdladingdglidrdo 
Bdtterft dncor del folle ardir Idgudncid , FigUuol d'uimon. Signor diMÓt'^lhdtlOt 



DO. 



D'h.tuer condotto l'un d'^fi-icd quante 
Genti erano atte A portar jpddd , e Lncid; 
L'dltro, d'haHerJl>iina la Spagna inante 
^4 diftruttion dclbel I{egno diFrancid. 
E coù Orlando arriuò qimi i punto ^ 
ma tojlo fi pentì d'ejfcrui giunte . 

7 

Che gli fu tolta lafua donnd poi , 
(£cco ilgiuditio humà comcjfcjfo errd. ) 
jO uclld, che dd gli Ef^crij A i liti Eoi 
H^ijied difefi con sì lunga guerrd , 
Cr Colta gli è fra tanti amici fuoi, 
Scnzdjjiadd ddoprdr , ne hfua terrd : 
Ilfauio Imperator, ch'cftingucr uolfe 
yngrauc incendio, fu ciré j.'j la tolfc, 

8 

J>(jtd pochi di inanzi era und gitrtt , 
Trd ti Coie OrLndo,e'lfuo cugin }{indUo; 
Che ambi baucan per la belìezzd rAr<i 
D'amorofo dijìo Ì diurno caldo. 
Carlo che non hauea tallite card, 
che lircniea l'aiuto lor mcnfaldo ; 
OucUd Donzcllijcheld caufan'erx, 
Tolfe,e dièinmdìio alDucadiBduierx. 

9 

In premio promettendola A quel d'cfi, 
rtc in quel cofitto, in qucUd grà giorndtd. 
De gi'tnfidelipik copia uccidevi , 
E di fu a ìn:.npreflaffe opra più gratd. 
Contrm a luoti poi furo ifuccefiiy 
Che'n'fugd -nJò la gente battezdtd, 
E con mol:i Atriju'l Ducd prigione; 

'^f.rejlò MAtl-lonato ihddi^UoiK^ 



.A cuipur dianzi il fuo defhrierBdidrdo 
Terjhrano cafo ufcito era di mano . 
Come d Id Donna egli drizzò lofgturdoi 
I{iconobbe , quantunque di lontdno, 
L' Angelico fembiante, e quel bel uolto , 
eh' A l'dmorofd rete il tened imtolto . 
I? 

Ld Donna il palafreno A dietro uoltd, 
E per IdfcìuA A tutta briglia il cdccid , 
TS^è per la rard più , che per U folta , 
Ld piì< fìcurd , e miglior uii procdccia ; 
Tyld pdUidd , tremando , e di fé tolta 
Ldfcia curdAldejhier, chulauidfdccii'. 
Di sit , di giù ne l 'dltdfetua fiera 
Tanto girò , che ucntK A una ritiicra , 
1+ 

Su ld riuierd Ferrah troiioffe 
Difidor pieno , e tutto poluerofo , 
Dd Ix bdttMid dianzi lo rimojfc 
yn gran ai/To di' bere, e di ripofo : 
Epoi , vzdl grado fuo , quiiufermoffe ; 
"perche de l'dcquA ingordo , efrettolofo 
L'elmo nel fiume ^ Ufciò cddere , 
"Ne l'hiucd potuto anco rihaucrc . 

i5 

O u'.nto poted pili forte , ne ucniui 
'andando li DonzcUd ilfauentdti . 
^ quelk. uoccfdtd infit lariux 
llSdrdcino , eneluifoldguitdi 
E ld conofcefub ito ch'arriua , 
Benché di timor pallidi , e turbata , 
Efien più dì., che non n'udì noueUa , 
ChcfeiK'i àii'tto cR'è^ngelicd beUa . 



t« 



T II 1 -M 0' 



t, perchcerd cortcfe, e tt'hdued forfè 
TsTort mcn de i due cugini il petto cddo ; 
L'atuto , che potcd , tutto le porfc , 
Tur , come hducffe l'elmo, ardito, e baldo* 
Traffe Uj^.ida , e mnaccLindo corfc , 
Doue poco di lui tcmca l^naldo ; 
Tiù uolte s'eran gw tion pur ueduti , 
TUO, al paragon de l'arme conofciuti . 

■7 

Cominciar quiui una crudcl battaglia , 
Come <t pièjì trottar , co i brandi ignudi . 
Islon che le piafhre , e la minuta maglia , 
7iU i colpi lor non reggcrian l'incudi . 
Or,mi:ntr€l'unconl'Jtyoiìtrau.:glii, 
Bi fogna dlpaldfrcn , chc'lpajrofludi : 
Che , c^uanto può menar de le calcagna , 
Colei lo caccia al bofco ,ck la campagna . 

Toi che s'affaticar gran pezzo in uano . 
J duo gutrì'ier per por l'f.n l'altro fatto , 
j^ando non meno era con l'arme in mano 
Owr/Jo di cjuel ,nc (juel di cuefìo dotto ; 
fu primiero il Signor di /yjont'^lbano , 
ch'ai caualier di Spagna fece motto , 
Si come quclfC'ha nel cor tanto foco , 
che tutto n'arde , e nonritroualoco , 

19 

Dijfc aiPagan ; Ttle fol creduto haurai, 
B pur'hauraitc meco ancora ojfcfo : 
Se quefìo auicn , perche i fulgenti rat 
DelnouoSol t'habhi.ino il petto acccfo . 
Di farmi qui tardar , che guadagno hai f" 
Che,quàdo ancor tu m'bjibbi morto, o prc* 
7^0/1 però tua la bella Donna fia , (fo, 
che, mentre noi tardiam,fe lu uà ut a , 

IO 

Quanto fia meglio , amandola tu ancora, 
che tu le uenga k trauerfar l.tjìrada , 
^Aritencrla , ef^rlefdr dimora 
Trima , che più lontana fé ne uada . 
Come l'haurcmo inpodejìade , allora. 
Di chiejjer dèjiproui con lafpada ; 
T^nfo altramente dopo unlimgo affanno, 
Che pojfa riufcirne altro , che danno . 

Zi 

^l Vagan la propofta non di{piacque ; 
Cojìfu differita la tenzone , 
£ tal tregua tra lorfubito nacque ; 
si l'odio , t l'ira uà in obliuionc , 
Che'l Tdganc al partir da le frtfche acque 
7\(5 Lìfciò A piede il buòfigliiicl d'Aimone , 
Ccipricghiinuita,ct alfin toglie n groppa, 
E per Torme d'angelica galoppa . 



Cgran horuk de' caualìeri dtitìqià; 
Efan riuali , eran di fi diuerfi , > 

E fi fentian degliaf^i colpi iniqui 
Ter tutta la per fona anco dolerfì ; 
F. pur per felue ofcure , e calli òbli'ui 
Inficmeuan fenza fof^etto hauerji . 
Da quattro lj>roniil dejìrier punto arriui, 
Doue una ^ada in due jidipartiua . 

E come quei , che non fapean , fé l'uno, 
l'altra uia faceffe la Donzelia ; 
Terò che fenza differenza alcuna 
^A'^paria in ambedue l'orma noueUa; 
Si mi fero iii arbitrio di Fortuna , 
J{ inaido a quella , il Saracino a quella. 
T-^cl bofco FeìToii molto s'auolfe, 
E ritrouojiialf.nc , onde fi tolfe . 

Tur fi ritroua ancor $h la riuierd 
La , doue l'elmo li cafcò ne l'onde . 
ToichelaDonnaritrouarnon fpera, 
Terhaucr l'elmo , che'l fiume gli afcondt. 
In quella parte , onde cadutogli era, 
Difccndc ne l'ejheme humuie fponde ; 
Tila queUo a-a si fitto ne la fMia , (bid. 
Che molto h aura da far prima che l'hab^: 

Con un gran ramo d'albero rimondo , 
Di che hauea fatto una pertica lunga. 
Tentati fiume , è ricerca infìno al fondo , 
J<lJloco iifcia , oue non batta , è punga . 
T^^lentre con la maggior fìizza delmondo 
Tanto l'indugio fuo quiui prolunga ; 
Vede di mezo il fiume un Caualiao 

Infìno alpetto iifàr d'affretto fiero , 
ir. 
Era , fuor che la tefla , tutto armato , 
jFf hauea un'elmo ne la defh-d mano ; 
Hauea' l medefmo elmo , che cercato 
Da Ferrati fu lungamente in uano . 
^ Ferrati parlò come adirato , 
F- diffe , .Ah mancator di fé , "Marano ; 
Terche di lafcijr l'elmo anche t'aggreui. 
Che renda gii gran tempo mi doueui. 

27 

J{icordati , Tagaii , quando uccidevi 
D'.Angelica il fr^uel, che fon quell'io ; 
Dietro rjrrc arme tu miprometteflt 
Fra pochidtgittar l'elmo nelrio. 
Or, fé Fortuna , quclche non uolefli 
Far tu, pone ad effetto il uoler mio ; 
7S(on ti turbare ,e,fe turbar ti dei. 
Turbati, che di fi mancato fei . 

U 1 7Hd,fe 



A U e A* 
LIA. 



*t 



e ^ Ti^ T 



JHd,fe diflrpur hiid'uH timo fino, 
TrouMC un'iltrOyZT bMil co più hotwrt. 
yn ts\ nt portÀ OrUnio T diamo, 
yn tal HjnjildOyC forfc dnco migliort. 
L'un fu i'^lmontCyC l'Jtro diNambrinOi 
^cqui)}.t un di quei due col tuo ualore; 
E qucào c'hii gik di Ixfcurmi detto ; 
F4uibcnc \ Ufcurmdo tn effetto. 

li l'dppdrir,chcfece d l'improuifo 
De l'acqua l'omhrdjOgmpelo arriccioli 
E fcolorofii al Saracino iluifo ; 
La uoce,cb'era per ufch;fermofii. 
ydendo poi da l'^rgaglia,ch'occifo 
Quiui hauea gii(ckc l'^rgagUa nomofìì) 
La rotta fede cosiimproucrarfc, 
Difcorno,( d'ira dcntro^e di fuor arfe. 
so 



j» 



trouato \ 
eo): 1 1 6, 



j{itroudji 
icar. i. 
il. 77. 



Qual pargoletta damtìtd, Ì cdprìofd^ 
che tra lefì'oiulidel natio bofchette, 
^ la madre ueduto habbia la gola (tò^ 
Stringer da lpardo,e aprirle il fìaco ò il ptè 
Difelua in felua dal crudel s'inuola , 
E di paura trema , e difcfp'etto ; 
^dognilìcrpOychepaffando tocca , 
EfJ'crfi o-cdc A l'empia f ad in bocci. 

(Uiel di,e la nottc,e mezo l'altro gioru» 
S'andò dggirando,e nonfapeuadoue'; 
Trouofii alfine in un bofchetto adorno , 
che lieuemcnte lafrcfca aura mone . 
Duo chiari riui mormorando intorno 
Sempre l'erbe uifan tcnere,e none, 
Erendea ad afcoltar dolce concento 
I{otta trapicciolfafii il concr Unto.. 

3« 



^\(j tempohauenio i penfar' altra fcufa^ Quiuiparendo lìeid'cfjcrficura. 



E conofcenio bcn,chc'l ucr li dijfc , 
f{cfìòfcnzA rifpofia l bocca chtuflt ; 
TUxla uergogna il cor si li tì'afif)} , 
che giitrò per la uita diLanfufa 
TvTori uoler mai,cb' altra cimo lo copriffe, 
Snion quel buono , chegù m ^4f^r amente 
Trajfe del capo OrUndo al fiero rimonte. 

Efcruò meglio, queflo giuramento, 
che non hauea quell'altro fatto primi . 
Ouinii fi parte tanto mal contento, 
che molti giorni poi fi rou,e lima . 
Sol di cercar il Valadino e intento 
Di qua di Ik doue trovarlo {lima . 
^Itra auentura al buon ]\i^aldo accade, 
che da coftui iena diHcrfeJìraie, 

^2s(o» molto uà ]{maÌdo, chejìuede 
Saltar'miiiziilf''0defhier feroce; 
Ferma Ti alar do mo, deh ferma il piedi; 
che rejfèrfenza te troppo mi noce. 
Ter quesito il dcilricr fardo k lui non riede , 
.Anzip^fi fé ne ukfcmpre uclocc . 
Segue ]{vnaldo,e d'ira fi diftrugge. 
Tdapguitiamo ^ngclica,che fugge. 

■fugge tra feluef^amntofe,e [cure, 
"per lochi inhahitati, ermi, efcluaggit 
il mouer de le fi'ondi,e di uerzi^re, 
che di Cerri fentia,d' olmi , e di faggi. 
Fatto le hauea con fubite paure 
Trouar di qui e di L Rrani uiaggi ; (le 
eh' ad ogni ombra tieduta ò in mote,ò in ual 
TtìhcA ^tnaldfi batter fcmpre À /r/^dffc 



E lontana Ji Rinaldo mtUe miglia. 

Da la uia {ictnca,e da l'efìiua arfurd. 

Di ripofare alquanto fi conftglia. 

Tra fiori fmonta,c lafcia it la pafturd 

.And.ire ilpalafi'cn fenza la briglia; 

E quel uà errando intorno A le ciliare onde^ 

Che difi'cfch'erbe haueanpiene /e/Jowlc* 

57 
Ecco non lungi un bel ccff>uglio uedo 

Di ff>\n fioritile di uermiglierofe, 

che de le liquide onde a ^cecino flede 

Chitifo dal Sol fra l'alte querce ombroft^ 

Cosi noto nelmezo, chcconcede 

Frefcajìanza fra l'ombre piìi nafcofe; 

E la foglia coi rami in modo e mifìa , 

Chc'l Sol non n'entra, non che minor t<i{Ì4i 

Dentro letto ui fan tenere erbette, 
Ch'inuitano i pofar chi s'apprefcnta . 
La bella Donna in mezo i quclji mette , 
lui fi ccrca,cr lui s'addormenta; 
Ma non per lungo ^atio cosi ^ette , 
che uncalpcàio le par,che uettir fcnta , 
cheta fi lictia, e appreffo k la riuier^ 
ycde,ch' armato un caualiergiunt'(r4 . 

S'egli e amico,ò nimico,non comprende; 
Tema,ejf)cranza il diéio cor le [cote; 
EdiqueìU auentura il fine attende, 
T«(c pur d 'unfol foljnr l'aria per cote . 
il Caualiero in riua al fiume fcende 
Sopra l'un braccio k ripofar le gote « 
Et in ungranpenficr tanto penetra , 
Cbepur (nn^iaio \n infenfibil pietra. 



ÈACtU 
PANTI. 



T II 1 n o: 



5 

^pprejfo , cut il Sol aie , per fu Amore ^ 
Venuto crd dd capo d'Oriente ; 
che feppc in Indii con fuo grdft dolore. 
Come cUsOrbndo fcguitò m Tenente ; 
Toi feppe in Frtincia , cht l'Imperatore 
SequejkdtJ. Vhiuci da l'ultra gente ; 
E promcj]d m mercede d chi di loro 
Tiì< quel giorno aiutdffc i Cigli d'oro . 

4? 

Tljier (diced)che'l cor m'dgghidcci cr ardi, stxto erd in cdmpo ; e hdued uedutd qucUd , 
E cauli'l duol , che fcmpre il rode e Umd , Qu^elld rottd , che di.mzi hebhe I{e Cdrlo 'y 



Tenfofo più d^un ors. À apo hdffo 
Stette , Signore , il Cdudier dolente . 
Toi cominciò confuono afflitto e Idjfo 
^ Idmcntdrfi fi foduemfnte , 
Chdurebbe di pietì. J^ezZdto un fxjfo , 
Ffli Tigre crudel fatta clemente . 
Sofpirando piangea , tal ch'un rufceUo 
Tareanlcgu.ince,e'lpcttoun7^1ongibeUo. 



che debbo far , poi che fon giunto tardi, 
f, ch'altri À con-c il fiutto e andato prima e" 
^pcna hauuto io n'ho parole e fguardi. 
Et altri n'ha tutta la ffoglia opima . 
Se non ne tocca A me frutto né fiore ; 
Tcrchc affìtger per Icimi uo pi« il core e 

i.d ucrghicUa è fimile a la rofa , 
Che'n bel giardin fu la natiua (pina f 
21cntre fola e ficura fixipofa , 
"Ne gregge , ncpaflor fé le auicina ; 
Z'aura foaue , e l'alba rugiadofa , 
Z'accjua , la terra al fuo fauor s'inchina; 
Cioueni uaght e Donne tnamorate , 
^/{mano haucrnc e feni,e tempie ornate . 

4! 

3^1a non SI tofìo dal materno Belo 
J{iinojJ'a uienc , e dal fuo ceppo uerde , 
Che,quanto hauea da gli huomini, e dal eie 



Cercò ueRigio d'angelica beUa ; 
'ÌSÙ potuto haiicua anco ritrouarlo . 
Quejìa e duncjue la trifìia e ria noueltdf 
Che d'amorofa doglia fa penarlo , 
^/fffìiger , lamcntarfi , e dir parole , 
che dipictA polrtan fermare il Sole. 

48 

21entre cofluicosi s'cffìigc e duole, 
E fa degli occhi fuoi tepida fonte , 
E dice quefìe , e molte altre parole, 
che non mi par hifogno effer racconte; 
L'ducnturofa fua Fortuna uuolc, 
Cb'a le orecchie d'. Angelica fien conte. 
£ e o s I quel ne uicne à un'ora,A un pitto, 
che in mille anni,ò mai ptit,nó e raggiunto. 

49 

Con molti attention la beUa Domtd 
ripianto , A le parole , al modo attende 
Dieolui , che in amarla non afjonna ; 



Fauor,gratiayebeUczza,tutto perde, (lo 7\^ quejlo è il primo di , ch'ella itmcnde. 



Ld uergine , che'l fior , di che piìi zelo , 
Chcde'iegliocchi,edela uita.hauer de, 
Jjfcia altrui ccrre-il pregio,c'hauea inàti, 
Tcrde nel cor di tutti gli altri amanti . 

44 

sia Itile A gli altri , e da quel foto amata , 
. A. cui di fé fece si larga copia . 
^dh Fortuni a-uicl , Fortuna ingrata ; 
Trionfan gii alti-i, e ne mor'io d'inopia, 
riuncjue cfì'er può,che non mifia piit grata:' 
Ditncjue pofi'to lafciar mia uita propia C 
^.h , pili toflo oggi manchino i di mici , 
ch'io uiuapiii , s'amar non debbo lei . 

4? 

Se mi dimanda alcun chicofìuifìd , 
che ucrfa fopra il rio lagrime tante ; 
Io dirò , che egli e ti I\e di Circafiia , 
Pjid d'.dmor trauagliato Sacripante . 
io dirò ancor , che di fua pena ria 
f^ia prima , e fola caufa effere amante . 
f puf un de gli amanti di cojìei j 
E ■■■cn riconojciuto fu da lei . 



Tila dura efi-edda più d'una colonna 
./ìldhauernepietanon però fcenie ; 
Come colei , e'ha tutto il mondo k fdegno , 
E non le par, eh' alcun jia di lei degno . 

Tur tra quei hofchiil rihouarf] fola 
Le fa penf.ir di tor cofluiper guida ; 
Che chine l'acqua jìa fin' a la gold. 
Ben è ofìmato fé mercè non grida . 
Se quefìa occ afone or fc l' muoia, 
7.^11 trouera mai più fcorta sì fida : . 
Ch'i lunga prona ccncfcmto inante 
S 'hauea quel I{e ,fedel fopra ogni amante. 

5' 

?t1d non però difegnd de l'affanno , . 
che lo dilh-itgge , alleggerir chi l'ama ; 
r ristorar d'ogni pajjato danno 
Co quel piacer, ch'ogni amator più hramd} 
Tila alcuru fìttione , alcuno ij-.ganno 
Li tenerlo^in fferanza ordifce e trama ; 
Tanto , ch'ai fuo iifcgno fé ne ferini , 
Toi toìvi A l'ufo fuo (tura e pfbtcrua . 
.d ^ E fuor 



•A 



»t 



^*x 



r 0. 



E fuor ài cjucl cejpugUo o feltro , e cicco 
fd di fc belli , cr improuifi mofbrs . 
Come di fcluj. , ò fuor d'ombrofo Jpcc» 
Di-iH-i 1'» /cf 'W , ò Citerei fi mojhru . 
E due \ l'.ipp.mr ,'P.xcc fi^ tcco , 
7tco dcfcnis Dio U fj.m.\ nosb-d , 
Enoncomporti contri ogniragtone, 
C'bMi di me sì filfx opinione . 

T^n m.iicon untogiiidio , ojlupor tMto 
leuò gli occhi dljigUuolo dcuiu ìmdrc , 
C'bMtcjpcrmortofoJpirutOyepijinto, 
Toi ckc fcnz'cjfo udì toriur le f^u-idre , 



Corrò U frcfcA,e mdtutindrofd, 
che t.ird.indo , jìigion perder potrii. 
So ben , ch'ìdoniu non fipuò f^r cofd, 
che più foMe,epiì< pi.iceuoljìa ; 
^ncor che fé ne moéri difdegnofi , 
E tdi'hor meild , ejìebil fé ne fti J . 
K^onfiàrb per repulfa , ò finto fdcgno , 
Ch'io non Adombrile mcurni il mio difcgno. 

$9 

Così dice egli , e mentre s 'uppirecchix 
^l dolce jl]'dlto, un gran romor, chefuoné 
Dui uicin bofco , gi'mtronx l'orecchu 
Si,chemÀl grado, l'imprefx abbMdona; 



11 



Con quMto gaudio il Sardcm , con quMto Efipon l'elmo , c'haucA iifMZd uccchu 



Stupor I'aUa prcfcnzd , e le leggiadre 
?)Luucre,e nero Angelico fembuntc 
Improuifo Apparir fi uidc in Ante . 

54 

Titno di dolce , e d'amorofo affetto 
^4 Ia fu a Donna .Ixla fiia Diua cor fé , 
che con le braccia al collo il tenne jhetto, 
ilucl ch'ai CatAi non hauria fAtto forfè : 
^l patrio regno, al fuo natio ricetto. 
Seco haiicndo coftui, l'animo torfe. 
Subito in la s'auuiuA UJperAnzx 
Di ioùo riiicder fuA ricca jìanZ'X . 

55 

Ella gli rende conto pienamente 
Dal giorno , che mandato fu da lei 
^ domandar foccorfo in Oriente 
^l PyC de' SericanilSljtbatei ; 
E come Orlando la guardò fouente 
DAmorte,da difnor,da cafirci; 
E_che'lfioruirginalcosibauea faluo^ 
Come fcloportò dAlmatcrn'aluo . 

51 

Forfè crA ucr , ma non però credibile 
Scindei fcnfo fuo fojfc fgnore; 
TUA parue facdmciue k lui pofibile , 
ch'era perduto m uiepiìi grauc errore . 
Q\lEL,chc l'huÒ uedc , ^Imor li fa muifibik 
E i'iìiuiiìhil fa ueder' ornare . 
Qucjìo creduto fu, ch hhmfer fuolc 
Dar facile crcicnZA i quel, cheuuolc . 

Se mal fi feppe il cAUAlier d\Anglmte 
Tiglixr per fila fciocchezza il tcpo b uono; 
Jl damo fé nhaura. , che da qui mante 
'Noi chiamcrk Fortuna k si gran dono . 
Tra fc tacito parla Sacripante : 
Trla IO per imitarlo gii non fono , 
che l^fci tanto ben , che ni è conceffo , 
£. cb'k doler j^oi m'ìiibbu di mefièjfo . 



Diportar fcmpre armatA Ia perfonA . 
fa'tene Aldefiriero , e liripon Ia briglia , 
I{imontA in fella ,elAfuA UnciA pigliA. 



6o 

Ecco pel bofco un CAUAlier uenire, 
il cui fcmbiàte e d'huomgagliardo, e fiero. 
Candido come ncuc, è il fuo uefiire , 
^'n bianco pennonccllo ha per cimiero . 
Pj Sacripante, che nonpuopAtire, 
Che quel con l'importuno fuo fcntiero 
eli habbiA interrotto ilgrAUpiAcer, c'bis 
ConuifiA ilguarda difdcgnofa e rea. {ueA^ 

Come è più Appreffo lo sfid a A b Attagli A ; 
che crede ben ftrli notar l'arcione . 
Quel , ckc di lui non fimo già che uaglix 
Vn grano meno , e ne fa paragone ; 
L'orgoglio fé minacele a mezo taglia. 
Sprona k un tempo,e la lancia in rcfia pone. 
Sacripante ritorna con tcmpcfta , 
E conenfi k ferir tejìa per cefi a. 

Ts^n fi uanno i Leoni , ò i Toriin falto 
^ dar di petto, ad accozzar si crudi , 
Come quei duo guer, ieri al fiero affali o , 
che parimente fipafj'ar li feudi . 
Fé lo fcontro tremar dal baffo k l'alto, 
L'erbofc ualli infino k i peggi ig nudi ; 
Ebcngiouò,ckefur buoni, eperfetti 
Gli usberghi si , che lor faluaro ipetti . 

Cik non fero i cauaIU un correr torto , 
^nzi cozzare k guifa di montoni. 
Quel del guerrierTaganmcri di corto, 
ch'era uiuendo in numero de'buoni. 
Oucir altro cadde ancor , ma fu rifortQ 
Tofio, eh' al fianco fi finti gli fjiroai , 
Qjtel del }{e Saracinrefiò diftefo 
Udoffo al fuo signor con tutto ilpefe , 
l'incognito 



Brddu 
mAntu 



* 



9 11 t ^ 0' 



tlitco^nho eMi>ion, cherejlò dritto » 
Euidc filtro col cMìUo in tcm , 
Stimmio hiucre dffni di quel confàtto , 
T^Jonjìcurò dirinouìrh guerra ; 
7ilj,doucper Lifclu.i e il cdtnin dritto , 
Correndo k tuttu briglia fi differrd , 
jf primi che di brigji cfcj. iiVigino , 
ytvmiglio , ò poco meno , égli lontano l 

Qu^.ilc ^ordito , e [tumido frutore , • 
Toich'épdffdto ilfulmiìie ;fìleud 
Di /.< , douc l\dti)uinofr.igore 
Trcjfokgli uccijìbuoi jlcfo l'haucui ; 
che mira fcnzd fronde, e fcnzu bonort 
il Vili , che dilonUn ueder folcici . 
Tdlfi Iciiò ti VdgAno , k ptc riinifo , 
^ngclicaprcfcntcal duro afo . 

Soflnrd , e geme ; non perche l\mnoi , 
che picdcyò bnccio s'hdbbid rotto, òfinof- 
2U per itergognjfol.ì, onde a' di fuoi (fo; 
7s^pn'.i ne dopo , il uifo hebbc ùrofj'o . 
lEpiìi , ch'oltre alcjider fu.i Donn.t poi 
ru , che U tolfe ilgr^tn pefo da doffo . 
THuto rcftMJ , mi aed'to ; fé quelU 
7s(oH li renici U noce, e U fduelU . 

Deh , dijfc etld , Signor non ni rincrcfcd ; 
che del cdder non e U colpd iio^d , 
?Hd del cdUdllo , d cui ripofo , cr efcd 
muglio fi conuenid , che nitoudgiofhd . 
7v(r per ciò quelguerricr fud glori.t dcn-e^ 
eh 'ejfere flato ilpcrditor dimoflrd; (fcd; 
Cosi per cjuel ch'io me ne fappta , flimo , 
Quando A bfciar'U campo e flato il primo. 

T^Untre eoflei conforta il Saracino ; 
F.cco col corno ,c con la tafca al fianco 
Galoppando iienir fopra un ronzino 
f'n meflaggier , che parca dff{itto,cflanco; 
che , come k Sacripante fu utcino , 
eli domandò fé con lo feudo bianco , 
E con un bianco pennoncello in tefla 
ride unguerricr pdffar per U forcSld . 

69 

I{iJl^ofe Sacripante , Come tiedi 
7^1'ha qui abbattuto, e fé ne parte hor'hora, 
F, perch'io fappia chim'hd nteffodpicdi; 
Fd , che per nome io lo cono fcd ancora . 
F.t eg h a lui . Di quel , che tu mi chiedi. 
Io ti fitiifarò fenza dimora . 
Tu dei fdpcr , che ti leuò di fetta 
L'alto ualor d'una gentil donzella , 



£Ud cgdglidrdd , crèpìuhcUd motto ; 
7V^ ti fuofamofo nome anco t'af conio ; 
Fu Bradamdnte quelU , che t'ha tolto 
O uanto honor mai tuguadagn .ifl.i al moie, 
vói c'hcbbe cosi detto ; a freno fciolto 
llSar.icin lafctò poco giocondo , 
che non fa, che fi dica , ò che fi faccia , 
Tutto duampdto di uergogiu in fdccia . 

Toi chegr.in pezzo di cafo interuenuto 
liebbe pcnfato in nano , e finalmente 
Sitì-ouò da una fcmina abbdttuto , 
che pcnfmioui piii , piii dolor finte ; 
T^lontò l'altro dealer, tacito , e muto, 
E fenza far parola , chetamente 
Tolfc .dngelicd in groppd , e dijfcriUd 
^ più lieto ufo , kflanza piì< h'anquilU , 

l^n furo iti due miglia , che fonare 
Odon la filila , che li cinge intorno. 
Con t air umore , eflrcpito , che pare , 
che tremi la forelìa d ogn'intorno; 
Epoco dopo ungran de fìrier n'appare 
D'oro guernito , e riccamente ddorno , 
che fatta mdcchie, e riui, cr k fracaffo 
.arbori mena , e ciò , che uictd ilpdffo . 

Se gli intricdti rdmi , t l'aer fofco , 
Dtffe la Donna , k gliocchi non contende, 
Bdiardo e quel deflner , chc'n mezo il bofct 
Con tal rumor Id chiufi uid fi fende . 
Queflo e certo Baiardo ; io'l ricono fco . 
Deb come ben noflro bi fogno intende ; 
Ch'un fol rpiizin per due farid malattOg 
E ne uien egli k fatisfarci ratto . 

SmonldilCircajfo,crdl dealer s'accofldt 
E jipenfaua dar di mano al freno . 
Con le groppe il deflner li fa riffofld ; 
che fu ^rreflo al girar , come un baleno ; 
Tua non arriud , doue i calci appofla . 
Tilifiro il CdUilier , fi giunge d k pieno ; 
che ne'cdlci talpojfa hauea il caualla , 
C'hduridjpezzato un monte di metallo . 

Indiua manfueto k la Donzelld 
Con humile fembiante, egelìo humano , 
Come intorno al patrone il c.m faltelld , 
che fla due giorni , ò tre flato lontano . 
Baiardo ancor'h.'.uea memoria d'ella , 
Chein..4lbracca il firuiagik di fu a m.mo 
7<lel tempo , che da lei tanto era amxtc^ 
I\^naldo , aUor crudele , ai'icra ingrato . 
.A 4 Con 



I{itroudf{ 
k car. I 8. 
flou 



tiùardt. 



t e ^ w r 

Con U fìniftra min prende U brigUi , 
Con i'JcTi toccd,e pdpì il collo, e ilpetto, 
Quelicjhicr yC'hMex ingegno i merMi* 
^ lei,come un' j.gncl,jif a [oggetto, (glia. 
In tMto SdcripMtc il tempo piglia , 
THontJ. Baiardo , e l'urta , e lo tien flretto . 
Del ronzm difgr aiuto la Donzella 
Lafcia la groppa , efiripone in felli . 

,77 

Toiriuolgendo k cafogli occhi, min 
ycnir fonando d'arme un gran pedone . 
Tutti s'auampa di dijpetto e d'ira , 
che conofce ilfigliiiol del Duca ^mone . 
Tilt , che fu Ulta l'ama egli , e dejìra , 
L'odia , e fugge cUa , più ckegrii falcone . 
Cikfu , ch'egli odiò leipiù che la morte ; 

£Ua. amò lui^hor'han cangiato forte. 
78 
E quefìo hanno caufato due fontane, 
che di diuerfo effetto hanno liquore . 
^mbc in ^rdenna , e non fono lontane . 
D'amorofo dijio l'una empie il core ; 
chi bee de l'altra , fcnza amor rimane , 
E itolge tutto in ghiaccio il primo ardore. 
P^inaldo gujlò d'una , ^mor lofruggc ; 
Jingelicx de l'altru , e l'odia , e fugge . 



T III M 9, 

Qu^cl liquor , di fccreto uetttìt mifio ì 
che muta in odio i' amoro fa cura , 
Fa che la Donni, che Ejnaldo ha uijlo» 
1^ ifereni occhi fubito i'ofcura; 
E con uoce tremante , e uifo triflo 
Supplica Sacripante , e lo fcongiuri , 
che quel gucrricr più appreffo no attenda 
lìdi ch'injiemc con lei la fuga prendi» 

Son dunque , ( diffc ti Saracino ) fono 
Dunque in si poco credito con uuì. 
Che mi Rimiate inutile , e non buono 
Da poterui difender da coftui r* 
Le battaglie i' libracci gik ili fono 
Di mente ufcite , e la notte , ch'io fui 
Ter la falutc uojha,folQ e nudo 
Cantra ^gricane , e tutto il campo, fcudof 
81 

T^n riQ^onie ella , e non fa che fi faccia ; 
Tcrche l{inMo hom.ti l'è troppo appref<t 
che da lontano alSaracin minaccia ; (/ò, 
Com: uiie il cauaUo , e conobbe cffo , 
Ericonobbe l'angelici ficcia , 
che V amoro fo hicmiio in cor gli himefjo, 
Oticl,che feguì tra qucfìiduc fupcrbi, 
P'o , che per l'altro (.:Mo fi rifcrbi . 



IL FINE DEL PRIMO CANTO. 

ANNOTATIONI 

DI I E R O N I M O 

RVSCELLI. 




VI, come s'è toccato nella epiftola à i Lettori in principio , fi uerran pat- 
ncndo di Canto in Canto i luoghi bifognofi di dicliiaratione , d'auuerti- 
mento, ò di regola in quanto alle fentenzf . Riferbandoà metter poi la 
trattato particolare nel fine di queflo fteflo libro tuttele cofe, che appar- 
tengono a i precetti, 8c all'ornamento. Cosi ancora tuttele fauole,antiche 
ò moderne, toccate nel libro; tutti i palli imitati, ò tradotti, ò migliorati, 
& auanzati in altri autori ; il giudicio fopra tutti i uerfi che lo ricercano; 
la nota di tutti i luoghi mutati ò aggiunti dall'Autore , dopo la prima im- 

preflionc; & un pieno uocabolario per ordine d'alfabeto , di tuttele uoci,chcin quello libro 

poteCero non eller cosi uniuerfalmenteintefe da ciafcheduno . 

SB il colei ,che tal qu:tfi m'ha fatto . Intendi qiti l'Ario sìo, ^ l'ggiadramtntt tM circofcnuendo In 
Vonaafu.tjpcr battale dice ejjer lui dmcaiito quafi TALE, cioè matto , elf "» furore , quale ne' dite 
frecedmti uerfi ha propoTlo the OrLmdo erauenuto per amor d'Angelica, s i tome aiKora nella f rimi ftam 
^a del Canto xxxv.dice pur dtfe Tielfo , chiudendolt con quejli due , 

Ch'io dubiti ^jepiwfi uà filmando , ». 

'Di itenir tal , quwlho defcritto Orlando , 
'Qvtsri due :i.erfi,dttHdij'opra,ci<iè,Se di colei,^c.Sono FinuteatiMe delt Autore,et n'o fià però coti 
MifHatto nafiioiia,nè è cofi auoua ò info!ita,conìe pars àqualJie bello 0rto. Tercioche f certo affai chin 
ra eSr af.rta sìa ella,^ con molta le'rpadria ad imitatìon di firgilio^cUe cosìquifi ^uMalmete fece un» 
dtlU imtti.xtiaut nel tiij.de&a G eor^K-d. 

Stfttm 



U tm^o r ^ r I T^t 9 

VjmiiiM Una finut, Auiit 'i; uoe.ìtm Af otto. Effendo (hi i fioeti.ii^ <\i*ei che fcAnont, ritroiMdffidf>a 
Iter come concepito nella mente tutto cjuello,che hanno àfcrineTe,(^ rendendofi come ficuh che tane , Q^ 
il giitdmo,che fi fentonohauere,no)i fimo fcr mancar loro, par che pni tengano per necejfario lo aitami- 
»ar gtimpedwiinli^che pofl'ono occorrere, che il rtcercare i fregare aiuto tLilie caufe fuperiori (cmisrefi 
tit loro fiotto Apollo,!^ fiotto le Mufie,0- altre tali Dcitj)tei]it,ili par ijttafi che per propn.% henfnita lo- 
ro, non poffiano, non che non naghano, ò nonfienfiotùi dimancar mai d^injpirare il faitor loro ntUe menti 
preparate à ri.cucrh.Onde fi uede che quafi tutti i poeti fienxa aiuna circoslanya diprieghi.ma confiden 
temente cofìi hieggono lor tale aiuto & fa»ore,come quafi ci accoTìumo al fuoco che ci rifiatdt,ò aprirm 
do le feneTIre il giorno , ricerchiamo il Sole che ci dia lume. 
Miiviy tì'ìi^tà. 
Mafia mihicaufiM memora. 
Vie mihi Mufia mrum, 

Diicieptii ajfiratc meii. Et così molt'altri , con queÙàficurexja , che quafi haurehhent con perfictM 
the [offe erettamente olligata àfarU,non pctendo, come s'è toccato d'aujnti,le caufiefiuperiori&- le men 
tidiHine,non infonder die onlinuo Li propria , & lutiirale benignila loro nelle cofie inferiori preparate è 
riceutrla.Et per qmsÌo,f irgilio in qnU bellifiimo fua frnfiuro , o«f infioggctto baffo com'cli Ticjfo due. 
djpiraua adacquiflarfiomma gloria.fi aitguro egli stcffo U'quicte dell'animo, concedutali dal rimouimen^ 
todi quegli impedimenti .che hnHidia,Li malignità delle genti del mondo, (*r icafi occorrenti deW infirma 
tà,o altri diliiirbi gli potiffcro attraucrfiar nclme^o del pli'i belcorfio dtquilfiuo cosìgloriofio penfiero . Et 
fon la TicJJ'a intcntioiie il Titrar.a,nonfioLtmentefer fropofiiiione &■ muocatione dell'opera siejfa.m.t 4» 
torà con augurio panie olare^abuminò da lui quafi gt, flefii àtsìurbi i impedimenti con qnei fiuo'i uerfi. 
S' amore ò morte nondàqualJic Tlroppio 
ji la teli non. Ila th'cra oràifico, 
r. s'io mifiioiuo dal tenace uifico 
AUntrc ihe tiin con t .Atro nero aeto^pit, 

lo faro fvrfi.a^ quel che fegue. Onde da tutto queTfo po/funo alcuni begli indegni tcuarfi iofini», 
mf.n'C rjriofio poco prudZtcmenteponcffe nel prmciiio di quesio fino poema queJhutrfi, condirci?,, J,e 
troppo mali attcntione uicne con quegli il Vo'ta a fin mar negli animi de gli afioltanti,poi che lor prof» 
itedhau.re àlcggcre,i udir cofe fritte d.t un quafi matto f ir amore . Che' fit quefto douijj'e dirfi a «iti» 
all'ArioUo,deurclbs parimente,^ an, or molto fi,'i,darfi al Vetrarca,poi che motto prima che quclfiuo /u 
Ino fi ucdcjfein publico,egU man.iaua attorno il foriere,^ tMaldo a far'iniendere.iheqnellibrofi campa 
»eua fiiriiicua da un uccchio intrigato nel tenace utfico d'amore; & lonffjaua ihe fienonfie ne Jlricaua 
ificioglia,non fotea né comporlo iiifiriHerlo:Jnxi <on molta leggiadria h fci e il Petrarca , ftrmoTfrar 
lcnmodc'sha,ihefc ben egli erainuclto nelle cofie ainorofie.crap.r'o tanto fadron di fcsieffo, the noperqite 
^lofirÌ!n.in.itadapoter far tutte Uiojcho»orate,& uirtuofie,J,efi difi'oneua dt fare.Lt è poi modofioiit» 
del parine dimetter refi dubticfiamtnte ff legato quello, the tcnùimo come per certo , sì come minacctatid» 
alcunfi.ruUore o figlinolo ihe ei Tiia foco difi osto .dinamo, s' io m'adiro, s'io uen'ro la, s'io tipi'^lio, cb-c. 
Oltra che quislt nior'i di dirfi w/orto/i»»/! iiiore,fi «vj ainma,cicco, infunato, impaurato <2r cofetali per 
tntorc,fifia Jnarameme che fieno m^ji amorofi,,he gli Imomini tifiano per uago &■ Icggiadrifinw adtrnA 
mento de gli jcrittiloro,eome a lungo io difitrro uiun mio trattato della 'Poètica,^ de modt dt comporre, 
^ dt ionoficrt giudiciof.iincntci ccmHnimentmoTIri i> d'altri. 
9^,\.fi.i. •^^' '■■MA, cioè im (eiifHma,mì fmiuuife,come pii fiotto, JL qu.ifi il duol,che dentro tlrodeelima . Cosi 
ti 'Petrarca, Si par ehe i nomi il tempo limi e cofra.tt Urna nome fi mette poi trafiatiuamente, per cofia eh» 
tcnfimni & rod.i, parimente ihe polijea (ir iHuslri.Tiel primo , il'P etrar. j4mor tutte fiue lime nfa fiopra'l 
mio core affiitto tanto.'Hjl ficcondo,it medefiimo.Tion fojfo,(ir nonlio più sidolce lima^. Ma trono pefi» 
non d.ille mie br.iceia,'!^ opra da polir con la vita linut. 
I.p.i, 'i' ROi,8, progenie, In uUa,ct Ercole Eslenfie,Vma di Ferr.tra, ehe fu padre del C.trdinal Donne IppoU 
to,àchi è dedicato il libro. Il qual Cardinale fH:^io dell' Itluslriff.iig. Don Ere ole fecondo da Efic , Duci 
<g«.irf di rerr.ira,Qr dell'.dtro Cirdinal Donno Ipfohto,dtl Sig. Don Fr.uicefico,^ del Sig.Don Alfon 
fo,tultifr.UiUi,Qr tutti configuentementc Illuslrifiimi^ honoratifimi Signori;^- tutti orauiui perai 
to dr uero fl'lcndor dell' It.tlia,sì come l'jiriofto in <j»f/f4 Uan^ elnama ti detto loro anteceffore ornom 
mento fjyfi'lendor del lor fecola. 

_4lcvni uogiiono che inquesla flan'^a,Ti.tcciaui gentrofia Erculea grole,fi tantengala nerainitocif 
tiont dell' A r lofio -.si come Luiano inuoco T^trone, 

7 ufiatis ad uires,l{om.:na in carmina d.indss. f.t ancor J'alerio M.tfiima , che nel principio dtt 
tperafua inueeò Tiberio;^ ì'irgilio,che nella Ceorgica innocò JHecen.ilejin quelli, 
'J'urf;ades,incxptiimq; una decurre laborem, 
dtcM,ò famx meritò pars maxima noftr.t 

Mecccnoi peUgoq; uoLxns da ueLi fateti. Ma molto più diftefi.tmcte inuoeò .inguflo iteli, caa ititeSì 
J uép, adeo,quem max qu* fini h.ibitura Dcorum 
Canfilia,mcertum efì ,urbesÀe inuifiere Ctfiar, 



• 



Terr.irumrp, uelit curam,t^c.eontuttt quegli altri tredici, ehe ftgHono, fina à. 
Va facile cHrsHjUtii audactiiu Annnt lerptH.Ondt (titofeerano t tMniatondcWArioflo.che egli ni 

erri 



trro{come fdrt ni .ilcHnì iilcro dx tojia pndu.indo fecondo qHelch' ejii f.inno)fer hdUtr fattd ttit K^à 
inwociiiont alCardiiMlfiio Si^nore,eonq!iefl.t fl.tnya,muoc.indo,come(?i dicono, di »uouo, dopjio Uprp' 
pi j frropojìtione nelle frtme due jiun^ , (^ doppo la già detiA prima innocationt , uedendoji che ti medtfi* 
>»»,& con molto pi» (Uuerf.i mitocatioae h.t fitto l^irgiho. 
e X n 1, *' VOSTRI AÌtiptnfter ccdmounpoco 

Sijclìetr.t lormui ucrfi h.ibhhino loco, ,4d imitjtiondiqueidi flr^iUoadOttJuitt 

Ata^ue ì>anc fine tempora circum 
Inter uiclrices hcdcram tibiferpere l.uiros. Ma perche lo /patio della carta in i^iteflifini dt' Canti 
non permette ch'io m'allarghi molto, riferberemo tutti quefH rifcontri de luoghi cofi tradotti come imitati, 
À metterti lutti ordinatamente nilfiue di tuttoiluolume con [altre cofe,oue muteremo ancora le cagioni 
Cr ilgiudicio di tutte quelle cofe i he n'han bifogno. 
C.t.fl.^. DOVE fitto i gran monti Tircnei.Quilinnonti^come r^riofl* fieffiy inalerò luogt di qiieflo libro U 

Jpiegafono quei,ch: diuidono Li S frigna daW ultima francia,gia detta ^4quita!iia,(i/' oggi Cuafogna.Et 
la putnura che giace à piedi di deth monti , e quella che chiam^mo F,oncifualle;oue fu quella mcmorabilrot 
fa tra'Chrifliani(^ Saracini, quado furon morti quajì tutti i principali Caualieri 0- Taladiiii di frat Li. 
C, lJ^.7. ^HE gli fu tolta la fua Donna poi. In queflouerfo il Fornari,perfona ueramente dotta, &" di bel giudi 
ciò , corregge Li parola GU.viJi.iiolcdo che dica. Che ui fu tolta lajua dina poi,^ per ui,efpone, mi, cioè 
che lui fu tolta. Onde akuni altri l hati poifegmto , ^ cosìhan fitto mutar nellimprefion loro , Ma per 
eerto quefia correttioncfcorregeria troppo Lifenten'^t,^ il dritto modo del parlare , Vercioche dicendo, 
Tictro arriuò hieriin J'enctia,!^ fulnto inquella citt.i fu rubata la cappa^Ciafuno conifce,ehe ilp.irLt'^ 
re èfouerchio,^ tronco infieme.Souerchio, perche il repkc.iruiiui,ò in quel luogo, om quella citta, è del 
tutto fuor dibifogno.Troco poi, perche il dire. In f'enetia fu tolta Li cappa ,fen-^ dire à ehi ,è parLir Jie hit 
Infogno d indoumi fui che d'inttnd.nti. "Nj ècoj.i alcuna che dehhia ojfouier l'orecchie riudiciofe , anxi 
»on pimam'-)itefodisfirle,queflafenten-^i così cometyirioTio la ferine, 
B con Orlando arriuò quiri .i punto. 
Ma tojlo fi peni: d'efjerui giunto , 
Che gli fu tolta Li fua donna poi.Cioe(^come con parlare fi dto fi dirla parìmete^ fi penf-! d' e (fruì arrhiA 
to perche gli fu poi tolta la fua dona. Et t.ìto pn'.fiamofieuri che [.Ariofto ni hauen.i fojlo m queluerfo m»,v 
fer iui,cioè in quel luogo , quanto , che oltre alla diirey^i del p.trlare,f:ria fiata i>iauuertenya gr.inie\ ha^ 
uendo ncluerfo inanti detto,arriiio qniui ,efj -ndo d ulto ftejjo Jìgnificato la parola quiui,^ ini, {jy natene 
doparimcntei^in quel luogo'^riina come l'altra. 
t.l.fi.J'. DA gli EjpcrìJ ai hliE.oi.Effrri'jliti, cioè ilitidelmar di Spagna. Efl'eria apprcffoi t.itini fignifict 
tjiiafifempre tltalia, quando fla per fé fola fen:t^nltro aggiunto. Aia quando dueuano 1 eftrcma,ò tultima 
ji(beria,intende.tno la Spagna.Onde il mi» Vamenicht in unfuo Sonetto all' iRuJIrifìima g?- eccellentijìi* 
jna Signora donna Giov ANNA D'.Àr.ignna, 
7 cnner de lana e l'altra Lfperia in mano 

CU aiiohuoTìrittfreno. y olendo intenderei T{e d'.Ar.lgona,fuoì progemtorì,che furono ^ di'TJj 
teliti di Casiiglii.Quiall'y}rioflo,noné flato necefjario di mettere altro aggiunto, per dichi.tr.ire d'inte 
derc Li Spagna, hauendo detto poco auanti,che Orlando era arriuato fitto i gran monti 'Pirenei , cioè à i 
(onfini della Spagna. pur diciamo, che egli habbia pofto la parte per il tutto , & detto dagli Ejperij ài 
liti Eoi, cioè dall'Oriente all'Occidente. LaparoLi Efferi] è tutta Latina di uoce,ferbandopoi nella lingua 
noTira le leo-gi della n ìflra Ortogr.ifia,come io ne ho fritto fipra tlDecamerone ,fopra ilTetr.irca, & 
principalmente ne'miei Commentari] della lingua noflra It.iliana ò uolgare.Etha l'Sirioflo cogiunte qut' 
sìe due uoci infenie Elperii& Eoi,perche,come pur noi h.ibhiamo diflcfamente detto altroue,le uoci La* 
fine,ò ancor Greche,fempre che f poffono accommodar nelle noftre fritture , aggiungon gr.itia ^ maec 
fià.Etprtncip.ilmente PAnofloJia tenute infteme quefte due itoci^perche pare che anco i poeti Latini cosi 
hauejfer uagherra di tenerle, CLiudiano, 

ClaudimuiHefperiatgentcs,aperimui Eoat, Tropertif. 

SÌHeillamHeJperi»i,fiMeillam oTienùt EoU^. Ouid. 

Callm ^ Hejperia,&- Calliu notm EoU. 
SFNZ A fpada adoprar,ne la fua terra. Qui(neLi fua terra)non s'ha da intendere nella fua città, pers 
C. l-jt.7- cloche, come l'è detto di fipra, non er.xno né in V.irin,nè in altra città , che per patria, ò per dominio fi p* 
teffe dir terra di Orlando, Ma er.ino in camp.igna a i confini ultimi della Francia, Onde s'ha da interpri" 
tare ite la fua t erra, cioè nel pae fi fuo, 
C.J./f.lS. iiVAKVO non meno era conTarme in m.tnf , 

Queflo di quel,che quel diqucflo dotto.} fa moke uolte tnquefio libre r.Arioflo lapartLt, quando, al 
modo latino in uecedi(perehe)come in queflo già detto uerfo,(jrr poco di fitto, 
Qu.indu a l.ifeiare il campo è ilato primo. &■ in molti altri. 

C.f.ff. If . CON un gran r.:mo d' Mlero rimondo, jilbero qui non è poflo per nome generico, cioè per arhore,mA{Al 
lero)m molti luoghi d It.xlia chumumo quegli arbori,che i Latini ehi.imano Topuliii,t^ cosi molti de'n* 
Jht Italiani corrompendola gli iLono Vioppi.Eti Cauaiuoli, 6 ilpopolaQo ineiuiledel Rsgno di T^apf 
U,ghdieono Lhiuppi,ehe è uoce,dtllaqiuilfi feruono poi il C.irnenale ificeti àfarconle mafchcre rider 
le iflnti contra facendo i Berganufhi, ò detti Cauaiuoli. Et con proprietà ha detto qui che Ferr.tù tenta* 
uà di trouare telino fuo ael fiume con un ramo dt detti alberi , si perche font arbori eia rami lunghi , si 

4ttKtra 



^ '^'h^O T ^ T t 7^1 ij 

éneert fercht orJin.iri.tmente n.ifiono i» riua aU'.icijite , i,i luo^lii acquufì . 
I.JI.ÌO. Clilgiurip(r Liuil.t JtLanffft. LttnfufafumadreS fcrrait.Oue ,iOmepertutt»ftdeutéutinrtirt 
L\gran dtligi:i>X-i,& il perfetto nitdicto di ijutjio ueritmente dtuiiiofcnltore , inferuaretnorni lue» ti 
decoro, i:!:;- iafiroprictii debita a ci.ifcuno.Che efjeiuio Ferr,m Sf.tgintolt, lo f.t giur-ire aI modo di Spa"»*, 
OHtftmfre ^iiir.tno per ulta drlla\i» cara cofa che hahbiano. 

' *■/• ?7« ^^^ de le li.iiUdondt al fpecchio fiede. Qjtefto luogo fé flejfe cosi'.comefin^uilhan fatto leir^ere ti4t 
tigli imprefjori ,non è duhblo,che farla puro, ilj^ fen^-tfcufa errurpuirtle in Grammatica della Itii-^ua «t» 
ftra.La>]uale per conttnu.itifima ojjeruattone ni permette mai ihs auantia f.con altra confonante l'arti 
colo di qiMt fi Hogha cafo pojjajimre in ima ihe fmpref finifca conia fua uocale.I.o ff>ecchio, dello f^es 
lhio,allc lpecil)io,Cp- dallo (pc, chio,C^ coft ài tutti. Ùiide jana cofa fconittncitole a dire che tyirinjh cefi 
dotto,0- cofi ejjeratato non haurjfe fapiita una regola cofi umuerfale, (*r cofi nota ad ogni princtfiante. 
Oltre che in effetto la ftntenya cofi fiando come fi legge, non uerria poi.i dir nullacbefìi.jfe bene mila prò 
fritta del partire . Et per ejuej{o s ha di dir fermamele che tal luogo, fia fcorrettion dijìampa,^ uoglia uè 
ramite dire, die de lelnjuWonde affietchiofiede. Dicendo a fpeechio,niUoftcjfo modo, chedniamo a fro» 
Ir, à Ulto, & altri;Oue s'intenderà che quel CiJpugUofl^p à fpecchu) dell' acjue di quel fonte, le quali col 
batter del S ole ueniuanoa ripercuotere tliume in detto tefpugUo, come fi uede far ne gli fiecchi che riper 
CHOtono il lume (>• la /J"t.i del Sole a luoghi che lorfono incontro. Et cofi Ltfontexa con Li purità di.Ua hit 
gua,^ offiruatione della {{egola tnuioLihile,uerra .id hauerfentimento leggi.iaro ^ «.i^o* 
f,J<fi,^y CHE de' begli oci hijS^f de la uiui hauer dè.i^uejlo e iterfo troneo,oue faccelo ha for^a per unafiU.dui. 
fi come fa ancor molte uolte por entro ti uerJo,& parimente nelle profe ; diche s' ha a lungo ne'miii Cam* 
menl.irij neli'ij.libro al CapHolode' numeri.Lt tanto u.ilc qui de, quanto dee, che dee dice anco qtt.tfifein 
fri la profa,(^ alcune uolte il ucrfo, 

li dice a tapparir/Pacefia teca. .Auuert.irfi ancor quilifomm.t Jiligen-^, ^ il gra giudicto deB'^u 
tore,mlfi ruar,come i e detto d auanti , la proprietà incufi un luogo che egh tratti. Che ejjendo .Angelica 
tutta in Leuante,^ parlando a ptrjon.ipur da quelle partirle fa uf.ire il modo communemente offiru.ito da 
tutti quei popoli nelJalutare;oue uniuerj.ilmentc f.Uut.tno con quifio modo .'Pax tecum, Qr pa\ uobn h.il> 
liamo nJle fure Ultere piit uolte. SiiaLm haleiha, l'acefof^a di le, t Lifalutatione degli Hebrei . Et ( 
Turchi, la cui lingua e una non molto lontana altcrationt dalU Hcbrca,fi com'è Lt SpagimoU dalla i.itM 
na,diiono SaLimhalcih. 

'.(•fi. ^6, (i\ thto creduto fu, ihe'lmifcrfuole 

Dar faille credè-^a .» quel che uuole. èquafi fura tradottiont della leteT^a di Seatca neSe Tragedie, 
Quadmiiiif mifeii uolunt,hoc fu ile i rcdunt. 

'.é.fi.jZ, CHI c,ird.tndo,fl.igion perder patria. Legg.tfi con U diflintione doppo la parola tard.tn^o,^ è lafentt 

Xa,ebe egli coglier. i allora la frefa (^ matutiiu rofa,(ioé il tenero , ^ uerdi fiore della ueri^initad'.Aii' 
gchca;il qu.xl fiere t.irdando a coglierfi.jotria perdi reJÌ,tgiont,i toc non efjt r poi col i grato, ma Lufuire, 
jeccarfi ,iHHe{ chuirfi ,^ mali irfi fopra lo JhloJuOjSi come altroue lo ^<j)o ^tutore i» quejh libro , 
l{ofa noniotta infuafla^i^ionfiih'ilU 

' ,6.fi.<t> Ivipalhiifca in su la fiepe ombrofa. 

roTP I A, con T. auanti Li R^uolle qu.ififcmpre dir T.,<riollo, quantunque porta fi legga femprt nel Vfs 
trarca. Il che per efjtr dal Petrar. flato fatto più per e apricelo ihe per r.igione, queflo giudicioj'o poeta Hom 
flro non uolle of]l ru.irc.di che s ha a fieno ne'nojiri Commtnt.irt'j ni l fecondo Uhro ,alC apilala delia «.«« 
rkittone del turbo Vojjo. 
•tf. Jt.58. corro' Lifrcfca& m.itutin,! rofa. La p.irola torri, s'Ita qui di pronuntiire etnia prima oLìrga , (jr 
con t accento neW iiltim.i;& e accoris.ita iLi Coglitro,eome porro, da poncro, ferro, ila innirò, (2r moll'.il= 
tre. 1)1 che s ha nrnoftri l omment.ìrij .il terxo h'jro ,al C ap. delle pajùoni ile' utrbt.Et in quefietaiuoci fi 
eonofi equ.into la noflra liiigu.i h.ibbla bifigno delle lettere aggiunte cLtl l)rej!$no , 1^ eLil Tolomti , ^ 
frin. ipalmente de gh aa enti, the fé con le mede firn' letttrefcrimjumo Corro per cO'^lieri), i2r Corro prim.i 
fcrfona di correre, n onjaria modo ili diftingiier lim figiiificato cLtil .litro finTa i.iiuto dell .ict ento, come 
è dttto.Cjf ilmutar'aiiiO laprima òdi Corro da coglirre ,(^Chc fi proierifit Lirga,la oue la prima, ilcori 
ro,da correre fi pronuntiafiretta,pcrihe ancor firu.i delLt jlr>:tte^a della Lttera l''.Curro,ond è fitta,) fé 
non e in tutto neciffirio, come alcuni uogliono, a noi Itali.ini che per difcrittionef.ippt.tmo con Lifignifis 
tallone accomodar Li pronuntia,e .ilmeno necej]ari]j>imo per l altre ii.ittoni, ^ per ItfojUri , che fon.iiit 
itilajirillurafirjj'a comprendere Li tura fruuuitlit ditta tinnita iiojfr.l. 



i '^• 



*')L'*v'-'' 



i E e ìi^ D 0. 



i; 



ARGOMENTO. 

'pdrtc con finte Uruc un'Eremitd 
FYii duo riu.tli il pcrigliofo gioco » 
Scn uà I{in.dio iou'amor l'inuitd ; 
Mi todo il mMdji Carlo in altro loco. 
Cercando in tanto Bradamantc ardita 
L' amato f 40 P^uggur, troua in [ho loco 
Tinabel di TtUganza , traditore. 
Da k cui man, quajifcpulta more . 






N^4^ 



fg;,'^ •. S'i 



PER LA CREDENZA, CHE RINALDO, ET 

SactipanteJannofubitoalle falfc pcrfuafioni dello fpirito mandato daJrErfmita,& 

co<;i parimen»e per le rapine, & per lo feudo incantato del uecchio Atlante, fi 

comprende in qucflo fecondo Canto , sì cotne ancor altrouc penjueft» 

libro , la uiolcnz.a, & gl'inganni , che i de(ideri| terreni ufan 

quatìfempre alla ragione , & alla uirtù ucra dell'huomo. ' 

Io Pinabello , il qiial cercadi far morir la Donni , che 

andaua per beneficio di lui , fi dinota , che una 

maligna , & ingrata natura non li muta , *» 

ne li uince mai per alcuno beneficio. 

C ^ I^T S E C 2^0 0. 




Tv^Givsrissia 
mó ^mor, per 
che si raro 

Cor)-iJ]:'ondcnti 
f.ii nojìn defU 
nV 

Onde perfido d= 
mcn che t'é si 
caro 

il difcorde uokr , che in due cor miri f 

Ir non mi lafci al facil guado , e dnaro , 

E Mcl piK cieco , e maggior fottio tiri :" 

Da chi difia in mio amor tu mi richiami, 

E chi m'ha in odio , uuoi ch'adori , cr ami . 

fai , ch'i I{inaldo angelica par bella ; 
Huando elfo À lei brutto,cr j^iaceuol parti 
Qumdo le parca beUo , e l'amaua elk ,- 
£^U odiò Uif qumofipuò f «« o4«(»K. 



Ora s'ajfiige indarno, eftflageVd; 
Cofi reiìduto ben glie pare A pare . 
Ella l'ha in odio, e l'odio e di tal forte. 
Che piti tofio , che lui noma la morte . 

I{inaldo al Saracin con molto orgogli» 
Cridh,fcendi ladron del mio cauallo; 
che mtfìa tolto in mio patir non foglio , 
?)}a ben fo A chi lo niiol,caro cojLtUo , 
E Icuar queita donna anco ti twglio, 
che farebbe k Lfciartclagran fallo . 
Si perfetto de jìricr, donna sì degna. 
.A un ladron non mipsr,cheliccnuegnét 

4 

Tu te ne menti, che ladrone iofìa, 
E, ijj'ofe il Saracin non meno altiero , 
Chi diceffc a te ladro,lo diria 
(Quanto io n'odo per fama) più con uerf . 
La proua hor fi uedra chi di noi fìa 
Tiu degno de la nonna,e deldefìriero; 
F.cnche , quanto k lei, teco io mi conucgna, 
Ck rtPf» e cof4 d mnit iiltTA SÌ degna . * 

Comt 



14 



I 



C U ^ T 0, 



ComcfogUon tdl'hor duo em mordenti, 
Opcr inuiiÌ!i,ò per altro odio mof.i , 
^uicinxrfi, digrignando i denti , 
Con occhi biechi , è piti che krigis ro]ii ; 
Indi^'morfiucnir , dinbbix ardenti 
Con dj^ri ringhi, cr rjibuff.iti dojsi : 
Cosi k lej^jidc dx i gridi ,idi l'onte 
y enne il Circaf]b,cqueldi Chi.ir<xmontc. 

6 

^ piedi è Vfn^l'dltro a cjtuxUo ; hor quale 
Credete c'bMij. il Sancin uantaggio ^ 
•J^ uè n'haperò dcun ; che cosi ude 
Forfè ancor men, ch'uno inejf erto paggio. 
Cbe'l dcftrier per injlinto naturale 
"ISl^n uolea far'alfuo Signor oltraggio ; 
'Nécoman, ne confpronpoteail Circajfo 
Farlo (t uolontlifua mouermaipajfo . 

7 

Quindo crede acciarlo ; egli s'arrejld , 
É,fc tener lo uuole , ò corre , ò tì'ottd , 
Toi [otto il petto fi caccia la tefìa. 
Gioca difchcna,c mena calci in frotta. 
Fedendo il Suracin , ch'k domar queftd 
Befliafoperbd , era mal tempo aUotta , 



Come uide la timida D onzetld 
Ddl fiero colpo ufcir tanta ruindì 
Ter gran timor cangiò Id faccia beUd , 
Qual Ureo, ch'alfupplicio s'auicind . 
•JSle le par , che uifia da tardar , s'ella 
7^n uuol di quel I{inaldo ejfer rapini ; 
Di quel l\inaldo , ch'ella tanto odi.iUd , 
Qu^anto egli lei mi fer amente dmaui . 

Volta il cauaUo , è ne Idfelud folti 
Lo caccia per un'af^ro , e {iretto calle , 
£ J^efj'o il uifo fmorto adietro uolta. 
Che le par, che I{inaldo habhia k le jj^aMe . 
Fuggendo non hauca fatto uia molta , 
che fcontrò un'Eremita in una ualle , 
C'hauea lunga la barba k mezo il petto , 
Deuoto, èuenerabile d'affetto . 

Dagli anni, e dJ digiuno attenuato 
Sopra un lento afmel fé ne ucniua ; 
Epdrea piìt , ch'alcun fojfe mai flato, 
Diconfcienzdfcrupulofa , e fchiud. 
Come egli uide il uifo delicato 
De la Donzella , chefopragli arriui , 



Ferma la man fui primo arcione, è s'alza, Debilquantunque , e mal gagliarda foffe. 



E dalfìniùro fianco in piedi sbalza 

8 

Sciolto che fu il T.igdn con Icggierfalto 
Dd l'o{tin.ita furia di Baiardo , 
si uide cominciar ben degno affalto 
D'un par dicaualicr tanto gagliardo . (to 
Suon.'. l'ttn bràdo,è l'altro,hor baf]o,hor d 
Il martel di Vulcano era piti tardo 
1s(eLtjf>clonci affumicatd,doue 
Bdttea k l'incude i folgori di Cioue. 



Tutta per cariti fcgli commojfe . 



J4 



Ld donna alfr.'.ticcl chiede la uia , 
che la conducd dd un porto di mare y. 
TercheleuardiFranci^ftuorrid ■ 
Ter non udir I^inaldo nomin.ire . 
llf.,.. , X.J. fapeì.negromamid , 
T^ncefjdh Donzefld confortare^ 
Cheprefìo la trarrà d^ogniperigU»^ 
Et ad una fud tafcd die ii piglio. 



Fanno or con lunghi , ord con fìnti , e fcdrfi Traffene un libro , e mofkb grdnJ?«ffetto; 

che legger non fini la prima faccia /\- 
Ch'ufcirfa un flirto informa di ualktto^ 



Colpi ueder , che maftrifon del gioco . 
Or li uedi ire altieri , or rannicchiarli. 
Ora coprirfi , ord moftrdrfiun poco , 
Ord crefcere inanzi , ord ritrdrfì , 
J{ U>atter colpi , éfpeffo lor dar loco , 
Cirarfi intorno , e donde l'uno cede. 
L'altro hducrpo{lo immantinente il piede. 

to 

jEcco \inaldo con la fpada dddoffo 
^ Sacripante tutto s'abboìidona : 
E quel porge lo feudo , ch'era d'offa. 
Con la pixfìrd d'acciar temprata , è buona. 
Taglul Fusberta , ancor che molto groj]o; 
7<!e yjme laforcfta , e ne rifuon.t . 
L'offo,e l'dcciar ne ui,che par di ghiaccio, 
JE^.i/tù al Saracin fior dito il braccio. 



E li comanda , quanto uuol che faccia . 
Quel fé ne uà da Idfcrittura aflrel;td, ' 
Doue i duo Caualieri k faccia i faccia 
Eran nel bofco ,ènon (ìauano alrezo ; 
Fraquali entrò co ^r ade dudaciainmezo^ 



\& 



Ter cortefia ( dijfe ) un di uoi mi mofhre , 
Quando anco uccida l'altro , che li uaglid j 
Che merto hatirete à le fatiche uo{bre , 
Finita che tra uoi fia la battaglia ; 
Se'l Conte Orlando fenzdliti ,ò gioftre , 
fcnzapur'hduer rotta una maglia , 
Vcrfo Varigi mena la DcnzeUd , 
Che u'ha condotti A quefìa pug'KtfeUa ^ 

Viano 



^ o 



u. 



tf 



f^icino un miglio ho ritrouito OrUndo , 
che ne k.ì con angelica. ATarigiy 
Di uorridendo infume , è motteggidndo , 
che fcnzd frutto alcun fute m luigi. 
il meglio forfè ui farebbe or , (jujndo 
TsTon fonpiu lungi , àfeguir loruefiigiy 
che fé' n Tur igi Or Un io Ltpuò hauere, 
wo» uc U hfcix mM Piti riuederc . 

ytduto hiurcfle i Cuualier turbdrfì 
^ quell'annuntio , e meRi , t sbigottiti , 
ScnzA occhi, tfenzi mente nominar fi , 
Cheglihiucffe ilriualcosìfcherniti . 
TAaÌI buon E^nAio j.1 fio cAUdUo trarfl 
Con foj^ir , che parcun del foco ufciti , 
t giurar per ifdegno , e per furore , 
Se giunge Orlando , di cauargU d core . 

JE , dout afpetta ilfuo Baiardo , paffa , 
E fopra ui filanda , è ui galoppa ; 
?v(j al Caualier , che a pie nel bofco laffd , 
Tnr dice A Dio, non che lo'nuiti ingroppa. 
L'animofo cauallo urta , e fracaffa , 
Tanto dal fuo Signor , ciò ch'egli intoppa. 
Tv^H ponnofo\]e , ò fiumi , òfaf.i , ò f^ine 
Far , che dal corfo il corndor decime . 

IO 

Signqf ,non tioglto , che uipaia ^ano , 
Se Rinaldo or fi toùo il defhter piglia , 
Che gù pili giorni ha fcguttato m uano , 
7\^- gli ha potuto mai toccar la briglia . 
Fece tldejlrier, c'hauea intelletto humano, 
7v(o» per uitiofegiiirfi tante miglia ; 
Ma per guidar douc la Donna giud 
llfuofìgnor y da chi bramar i'udiud . 

2 I 

Quando ella fi fuggì dalpadiglione , 
1.1 uide , cr appojìolla il buon dcjlrierOi 
chef trouaua baucr uoto l'arcione j 
Terò che n'era fccfo il Caualicro 
Ter combatter di par con un "Barcthe , 
che men di lui ncn era in arme fero , 
Toinefcguitò l'orme di lontano 
Bramofo porla al fuo signore in mano . 

Bramofo diritrarlo , ouefoffe ella , 
Ter la gr.mfclua inanzifeglimeffe ; 
"h^lo uolea lafciar montare in fella, 
Tcrche ad altro camin non lo uolgeffe . 
Ter lui trono I{inaldo la Donzella 
Vna ,edue uolte , e mai non lifucceffc ; 
che fu da Ferrali prima impedito , 
Voi d4 Circaffo , come ìhw<i( ndito , 



M 



M 



Ora al Demonio , che moftro à, Fjndldo 
Bela DonzeUd Ufalfi uefìigì , 
Credette Baiardo anco , e Hettcfaldo, 
E manfueto k i fohti feruigi . 
Bjnaldo il caccia d'ira,c d'amor caldo 
^ tutta briglia, e fempre in uerTarigi^ 
E uola tanto col difio , che lento 
T^on eh' un defhrier, ma li par ebbe il uento. 

Lanette i pena difeguir rimane 
Ter affontarfi col Signor d'.Anglante ; 
Tanto ha creduto a le parole uane 
Del meffaggier del cauto 7<{egromantt , 
T^cn ceffa caualcarfera , e dimane, 
che fi ucdc apparir la terra duante 
Dotte il }{e Cdrlo rotto , e mal condiitto 
Con le reliquie fuc s'era ridutto . 

E , perche dal l\e d'^fica battaglia , 
FJ affedio u' affetta , ufa gran cura 
.A raccor buona gente , e uettoua^id. 
Far cauamenii , e riparar le mura . 
Ciò , eh' A diffefa fpcra , che li uaglia , 
S enza gran differir , tutto procura : 
tPcnfa mandare m Inghiltara , e trarne 
Gente, ondepoffa unnuouo campo farne : 

Cheuuole ufcir di nuouo a la campagna , 
E ritentar la forte de la guerra . 
Spdccia ì\inaldofubito m Bretagna , 
Bretagna che fu poi detta Inghilterra . 
Ben de l'andata ilTaladinfi lagna ; 
Ts^oii c'habbia così in odio quella terra ; 
Ttlaperche Carlo il manda allora atlora, 
7^ pur lo lafcia un giorno far dimora « 



'7 



Bjmldo mai di ciò non fece meno 
P^olentier cofa ; poi che fu dijìolto , 
DigiV cercando il bel uifofereno , 
che ghhauea il cor dimezo il petto tolto, 
Illa per ubidir Carlo nondimeno 
^ quella uialìfu fubito uolto , 
Et A Calejfe in poche bore trouof?i\. 
Egiunto jildì mcdefmo tmbarcoft% 

Contra la uolontu d'ogni nocchiero 
Ter gran dejir , che di tornar'hauea , 
Entrò nel mar , ch'era turbato , è fero ^ 
Egran procella minacciar parca . 
il uento ffdegnò , che da l'altiero 
Sprezzar ji uide , e con tempcjla rei 
SoUeuòil mar'intorno , e contalrabbia, 
che U maniò a ba^nArjino } la ^abbu . » 

Cdkno 



"TT 



i> 



t j ^ r 



?? 



iàr. j6. 

Bradd'' 
mAntc. 



CdUno toRo imdrimri dceorli 
Le mxvgior ucU , e pcnfMO diruoltd, 
E ritorn.ir'in quei mede [mi portt , 
Donde in nul punto hiiueÀ la mue fcioltd . 
Ts^on conuieft,àicc il itcnto , ch'io comporti 
TantAlicentiiyche u'bjiuete tolta ; 
E fojjid , e grida, e naufragio minaccia, 
S'dtrouc uan, chcdottecgli U caccia . 

6»'4 poppi, or'i l'orzi hinno il crudele, 
che mai non cc(fi,e uiè più ogn'hor crefcca 
Efii di qui di li con burnii ucle (do . 

yanfl aggirando , e l'alto mar [correndo , 
THi , perche uarie fila k uarie tele 
yopo mi fon , che tutte ordire intendo, 
Lafcio }{inaldo , e l'agitata prua , 
£ tomo k dir di Er adamante fm . 
u 

lo parlo di qucU'mclitd Donzeìld, 
Ter cui Bj Saaipante in terra giacqut t 
che diqueRo Signor degna foreUa 
Del Duca^mom , e di Beatrice mcque , 
Là gran pofTanziyC ilmoko ardir di quella 



D'uHcduaUer,ch'kl'omhfd d'un hofchettò 
7^1 margin uerde,e biico,t roffo , t giallo 
Sedea penfofo,tacito,e foletto 
Sopra quel chiaro , < liquido criilallo . 
Lo feudo non lontan pende, e l'elmttto 
Dal faggio , oue legato era ilcauaUo . 
Et bauca gli occhi moUi, e'I uifo baffo , 
£ ji mOilriMa addolorato t liffo . 

f^eko defk , cVk tutti Qkflel core , 
De' fatti altrui fempre cercar noueUé , 
Fece ì quel caualicr del fuo dolore 
La cagion domandar da la Donzella 4 
Egli l'apperfe, e tutta moibrò fuore^ 
Dal corte fé parlar moffo di quella , 
E dalfembiante altier, ch'alprimofgu.irdo 
eh fcmbrò digucrrier molto gagliardo . 
37 

£ comnciò , signor'io conduce^ 

Tcdoni, e caualicri e ucnia in c.'.rnpo 
La , douc Carlo Marjilio attendea , • 
Terche al feeder del mote haucffe incià^»} 
E una giouaiu bella meco banca. 



T^H meno d Carlo, e a tutta Francia pùnc^ Del cui feruido amor nelpetto auampo ; 
che piti d'unparagon ne uide faldo, (que. E ritrouai preffo k B^odonna armato 



che' l lodato ualordel buon I{inaldo 

Li Donni imita fu da un cauAiero , 
che d'africa pafiò col P^c ^gr amanti ; 
che partorì del feme dil(tiggiero 
La dij^eratd figlia d'^golante . 
Ecokci,cbene d'Orfo , né di fiero 
Leone ufci , non fdegnò tal'amante j 
Benché conceffo ,fuor che uedcrjiund 
yolta, e parlarfì ,nonhalor Fortund % 
33 

QuinéÀ cerando Br adamante gU 

L'amante fuo , c'hauea nome dal padre , 

Cosìjìcura fenza compagnia , 

Come baueffe in fua guardia miUefquadre; 

E fitto c'hebbe al l{e di Circajlid 

Battere il uolto de l'^tiqua madre; (te 

Trauersò un bofco,e dopo il bofco un mon» 

Tanto , che giunfe ad una belìi fonte . 

H 
Cd fonte difconca per mczo un prato 

D'arbori antiqui , e di bell'omlTe adorno , 

Ch'iuiandantt col mormorio grato 

^ bcr'inuiti , e k far fcco foggiorno . 

yn culto monticcl dal manco l.ito 

Le difende il calar del mczo giorno. 

Quiui,come i begli occbiprima torfe, 

i>iin Cdualierlagwtuine i'otccorft. 



//», chefi-eniua ungran dcìtricro dato , 
3» 

To^o , chel ladro , ò /fri mortale ,òfia , 
yna de l'mfcrnali anime horrendc , 
yede la bella , t cara donna mia , 
Come falcon , che per ferir difende, 
Cala,e poggia in uno attimo , e tra uix 
Cetta le mani,e leifmarrita prende . 
^4ncor non m'era accorto de l'affalto. 
Che de li Donna io fenti'l grido in alto * 
39 

Così Ur apice nibio furar fuote 
Il mi feropulcin preffo k li chioccid ,• 
che di fua inaucrteiuza poi fi duole, 
E in uan ligrida,e in uan dietro li crocci4* 
lo non pof)ofcguir'un'huom,chcuole, 
Chiufo tra moiiti,kpic d'una erta roccia. 
Stanco ho il de{tricr,cbe muta a pena ipafì 

. 7v^ l'affire me de' faticofi fafi. 
40 

7Hi,come q!icl,cl)e men curato haurei 
ledermi trar dimezo'l petto licore; 
Lafciai lor uiafeguir quegli altri mei, 
Senzi mii guida, e fenza alcun rettore 
Ter gli fofcefipoggi,e m'.nco rei 
Vrefi la uia,che mi mofraua ^ylinort; 
E. ione mi p.irci , ci e quel rapace 
Tortajjt a Ulto confortOtC la md pace. 

Sri <'ìorm 



4f 



S E C J^ D 0. 



»7 



4V 



Scìglom me nUnddi mittim ,e fcrd 
Ter biilze , per pendici horride , efirMC, 
Doue non uia , doite fender non cru : 
Doue ne fegno di ucjhgu hunune . 
"Poigiunfitn und udle incolta , ejurs , 
Di ripe cinta , eJpMcntofe tMC , 
CheKclmezorsìiun fdjj'o hdued un afieUo 
Forte , e benpofro , e i merauiglu tcilo . 

Di lungi pir , che come fdiiimx Uiftri; 
7^ jid di terrd cottu , ne di mdrmi . 
Come più m'duicino k i muri illulìri , 
L'oprd pM ifcila , e più mir jwi p.ami . 
E fcppi poi, come i Demo ni ludulcn 
Di fnjfumugi tratti , e f.\cri e irmi , 
Tutto d'.iccuio hdue.ui cinto il iel loco , 
Temprato k l'onda , cr à /o fiigio [eco . 

Di' si forbito dccitr luce ogni torre , 
che non ui può ni ruggiate, ne mdcchid . 
Tutto il p.ie fé giorno , e notte fcorre, 
Tpoilì deniroilrio Ldrons'imm.uchix . 
Coft non h.i ripur , che uoglu torre . 
Sol dietro in um fé li bejìcmid , e gracchid. 
o uilà /.( Donni, diizi ti mio cor mi tiene , 
Che di mdi ricounr Ufcio ognijj-ene . 

44 

^hi Liffo , che poli' io più , che minre 
Ld rocci lungi , oue il mi o ben m'é cbiufo e' 
Come li uolpe , che'l figlio gridire 
7\(f / "ìlio odi de l'iquiU digiufo , 
S'aggiriintorno , e non fi , che fi fdrc , 
Toi che l'ali non ha di gir Ik fufo . 
Erto cquel fifi'o si ; tale è'I afiiello , 
che non ui può filir , chi non e iugetlo . 

45 

Tilentre io tirdaud cjuiui,ccco uenire 
Duo cdUilier, c'hiuedn per guidi un mno; 

che li fJKrdnzi dggiunfero al defire ; 
liti ben fu li fiKranza , e il dejir UMo. 
tAmbi errino guen-ier di fommo drdire. 
Era Grddiffo i'un , !{e Scriano : 
Eri iJtro l^(ggicr,giouene forte , 
Tregiito ifiii ne l'^fiicand corte . 

yengon'^midiffe il muo ) per far prou4 
Di lor uirtù col Sir di quel aReilo , 
Che per uiifìnni , inu fittiti , e nuoui 
CiUilci drniito il quidrupedc dtigclìo . 
Deh Signor, difi' io lor,i i:tk ui m:ioux 
Del duro afo mio ,j\-ietjLto , e feUo . 
i>umdo ( come ho fi'er.mzi ) uoiutuciitc, 
yi frego , li mii Donni mi rendiM . 



E come mi fu tolti , tor narrdì. 
Con licrime ajfermindo il dolor mio . 
Quei , lor mercè, mi proferirò ìffdi , 
Egiù cihro il poggio alpefirc , e no . 
Di /ortfjn ld brighi io riguirdii , 
Trcginioper la lor uittoru Dir . 
Era fiotto il afiel tanto dipano , 
Qudnto indite uolte fi può trs,r con mitio,. 

Toi che fiur giunti i pie de l'ilti rocca ; 
L'uno e l'.:hro uolei combitta primi . 
Tur' A Griddfjo , o foffie forte , toccd ; 
pur , che non ne fé i^uggierpiù fimi . 
Quel .<■ eric.:n lì pone ti eorno \ baca ; 
Rjmbomhi il f.:f]o , e la fiortezZi in cimd . 
Ecco ipparire ti CauJici o irmìto 
Fuor de L porti , e sù'l ciuaìlo aLto . 

Cominciò k pocokpoco ìndia leuirfie . 
Come filici fiar li peregrini Crue , 
che correr primi, e poi ueggiimo alzirft 
^A li terra iiicina un braccio ,òdue. 
E , quiiido tutte fiono k l'arii jfarfie ; 
f'cloctfiimcmojhd l'ali fiue . 
si ad alto il ■'^cgromant: batte l'ale , 
Ch'ktitttddltczzdkpcni aqiiili fiale. 

50 

Q^txndo Uparue poi , uolfie il dcfiriero ; 
che chiufie i uanm, e uenne k terra a piobe. 
Come cifici dal ciel fialcon mmiero , 
che Icudr ueggia Vanitn , o'icolombo ; 
Con li laihii anefiati il Cauilicro 
L'aria fiendcndo uien d'orribil rombo . 
Cndiffo a pena del calar s'auede , 
che fic lo fientc adojfio , e che lo fede . 

5t 

Sopra Gradififo il Mago l'ifii roppc . 
Feri Cradajfio il uento , e l'aria u^na . 
Ter quefio il uolator non intenoppe 
il batter l'ile,e quindi s'allontani . 
Ilgnue ficontro fia chimr le groppe 
Su'luerde prato a lagigliarda.Alfi.^n.{ . 
Cr.idajfio hiuea una ^dlfma lapiù beUd, 
E la miglior , che mai portaffe jella . 

sin a lefietle il uolator tra fior fic ,' 
Indigirofii , e tornò in fretta al baffo , 
Epereojje ì{uggier , che non %'accorfie ; 
J{uggier,che tutto intento era ,ì Cndajfio. 
}{l<ggier delgraue colpo fi dijìorfie ; 
E'I fino deùrierpiù rinculò d'unpafjo ; 
E , quando fi uoltò per lui fierire. 
Da fi lontano iluide aUiel fialirc. 

B Or 



iS 



JJ 



e ^ 1^ T 



Orsù Crd-àiffo , orsù I^gmrpcrcote 
T^cU fronte, nel petto , e ne U fchcni; 
E le botte di quei l.tfi ij. ogn'hor uote , 
Terch'è si prefto , chejiucde k peni . 
CirMÌo un con jp^tiofe rote , 
Equxndoil'uno acce nH.t,ì Veltro metti; 
^ l'm'e i l'altro sigli occhi abbarbaglia. 
Che non panno ucder, donde gli ajf agita . 

5 + 

Fra éic gucrì-icri in terra , CT uno in ciclo 
Ln battaglia durò fin' A quell'ora, 
che /piegando nel mondo , ofcuro uelo 
Tutte le bcUe cofc difcolora 



S9 



La betta Donna con diuerfo ajpetto 
Stette afcoltando il Maganzefe cheti ; 
che , come prima di I{uggier fu detto, 
'hljl uifo ji mojhrò piit che mai lieta . 
7)la quando fentì poi, ch'eraindijhretto. 
Turbo fi tutta d'amorofa pietà ; 
Isléper una , 6 due uolte , contentojfc. 
Che ritornato A replicar le foj]c . 

Co 

E poi , eh 'al fin le parue efferne chiara^ 
Clidijfe . Caualierdattiripofo ; 
che ben può la mia giunta efferti cara, 
Tarertiquefto giorno auenturofo . 



Fu quel,ch'io dico, e no u'aggiìigo un pelo, .ylndiampur tojìo & quella jìanza ttìMm, 



• le' l nidi, io'l fo , ne m'aficuro ancora 
Di dirlo altrui , Che quejìa merauiglix 
^l falfo , pili ch'ai ucr,fi rafiimiglia . 
ss 

D'un bel drappo di fcta hauea coperto 
Lo feudo in braccio il Caualier celejìe. 
Come haucffe non fo , tanto foffa to 
Di tenerlo nafcojìo'ih quella uejle. 
Ch'immantinente, chela mojìra aperto , 
Forzi è cJn'l mira abbarLigliato refe, 
E cada , A» me corpo morto cade , 
■Eucnga al iicgromMc inl->otefiadc. 

Spkndelo feudo IguifadiTiropo, 
£ luce altra non e tanto lucente . 
Cader' in terra a lofplcndor fu d'uopo , 



Che si ricco te far ci tiene afcofo ; 
T^jpcfa fari, inuanquejìa fatica^ 
Se Fortuna non m'c troppo nemica . 

61 

l[ilpofe il Caualier. Tu uuoi , che io pafi 
Di nuauo i monti , e mojhiti la uia ; 
^ me molto non e perdere i paf.i , 
Terduta hauendo ogni altra cofa min . 
7Ha tuper balze , eruinofi fafi 
Cerchi entrar' in prigione , e così fìa ; 
T^on hai di che dolerti di ine poi ; 
ci}' io tei predico , e tu pur gir ni uuoi . 

Cosi dice egli , e torna al fio def riero , 
£ di quella animo fa fi fa guida ; 
che fi mette A periglio per E^iiggiero , 



Congli occhi abbacinati, e fenzi mente, che lapigh quelTtìago , ò chel'diicida . 
Terdei da lungi anch'io ii fcnfi, e dopo In quejìo ecco alle jpaUe il meffaggiero , 



Gran /patio , mi rihebbi finalmente ; 
1>^ più. igucrrier , ne più nidi quel n.. no , 
Ma uoio il c:ipo,efcuro ti ìUonie,e il piano 

57 

'Tcnfai per qiiefto , che l'incantatore ^ Bradamante , tlmefjaggier nouella 

Hauejfe amhtdue colti kun tratto infiimc ^ Di7\iompclicri ,e dil^rhonaporta , 
_. ; , ■ ,' j-i. ni...j ^i.> .r_ -i. _i. /7 1 ...J. j: ^.a.ii ^ 



che , a/pccta ajpetta , k tuti .: iiocc grida , 
llmef/aggier,da chi'l Circ.ij/o intefe, 
eh e cofiei fu , che k l'erba lo di fu fé . 



«3 



Et tolto peruirtìi de lo /jdcndore 

La libertadc k loro , e kme la /peme . 

Cosi a quel luoco , che chiudea il mio core, 

Difii partendo le parale eflrcme . 

Or giudicate , s' altra pena ria , 

Che c.iufi Umor , può pareggiar la mia . 

]{itornòil Caualicrnelprimo duolo , 
Fatta cha n'hebhe la cagion pale fé . 
Quefto era il fonte Vmabel , figliuolo 
D'.Anfchno d'.Altaripa , Maganzefe ; 
che tra fua gente federata , falò 
Leale eifcr non uolfi , nè-cortefe : 
.jhizi rie i uidj abominandi e brutti 
•^^onpur gli altri adeguò , ma j^a^ò mii . 



eh' alzato ghfrendardi di C'fielLi 
Hauean , con tutto il Ino d'^cquamorta , 
£ che THarfiglia , nonu'ejfendo quella , 
che la douea guardar, mal ficonforta, 
E configlio , e fioccar fo le domanda 
Ter quefio meffo , e fiele raccomanda . 

Quejìa cittade , è intorno k molte miglia 
Ciò che fia Faro , e Erodano al mar /Icdtt 
Hditea l'Imperator dato k la figlia 
Del Duca Umone,in c'hauea fpeme e fede; 
Terò che'l fiuo ualor con merautglia 
I{iguardar fiuol , quÀdo armeggiar la ued(, 
Cr,com'io dico , k dimandare aiuto 
i>«c/ me/fo di 2Hf,rfigUi cru ucnuto . 

TU 



<f 



f E e 7^ D G. 



ip 



Trd si e nò h Gioudne fojpcfd 
Di uolcr ritortijir dubita unpoco . 
Quinci l'onor, eildebito kpefd . 
Quindi l'mcakal'dinorofo foco. 
Fcrmifi di fin dt fcguitsr rtmprcfi , 
Di trdr J^tgg'cr de l'incMtdto loco ; 
E cjusndo fui uirtn nonpoffj. tanto , 
Ulmtn rcjldrgU prigioniera k canto . 



«ft 



£ fece fcufa tal , che quel mtff aggio 
Tarue contento rimanere , e cheto . 
Iniigirò la briglia al fuo uiaggio 
Con 'Ptnabel , che non ueparue lieto ; 
che fcppe ejfcr cofiei di quel lignaggio , 
Che tato ha in odio,in publico , e infecreto. 
E gix s'auifa le future angofcc , 
Se lui per Magante fé ella conofce . 

Tra cafa dil\1aginza,t di chiarmonte 
£ra odio antico , e nemicitia intenfa ; 
Epiìi uoltei'bauean rotta la fronte , 
Ejparfo dt lor f angue copia tmmenfa . 
E però nel fuo cor l'iniquo Conte 
Tradir l'incauta giouanc fi penfa, 
come prima comodo gli accada , 
Lafciarla fola , e trouar' altra jhadd . 

E tanto gli occupò la fantajld 
llnatiuo odio , il dubbio yclapdurd, 
eh' maueditt amente ufcì di uid , 
E ritrouofsiiu una fclua ofcura ; 
che nel mezo hauea un monte , che finii 
La nuda cima in una pietra dura ; 
E la figlia del Duca di Dordona 
Clicfcmprc dietro, e mai non l'abbandona. 

Comefiucde ilTilaganzefc albofco , 
Temo torfila Dcnna dale fl^aUCy 
Dif]e , Vrima cbe'l cicl torni ptì* fofco , 
ycrfo uno albergo è meglio farfi il caUe . 
Oltra quel monte ( s'io lo ricono fco ) 
Siede un ricco caftelgik ne la ualle . 
Tuquim'ajpetta , che dal nudo fcoglio 
Certificar con gli occhi me ne uoglio . 

Cosi dicendo , a la cima fuperns 
Del folitjtrio monte , il dejìricr caccia ; 
Mirando pur , i' alcuna uia difcernx 
Come hi pojfj tor da la fua traccia . 
erotta di Ecco nel fiffo troua uni cauerni , 
iJtritno . Che fi profonda più di trenta braccia , 

Tagliato a picchiycr a fcarpctli il fajfo (^. 
Scende giti al v.ritto zrha una porta al baf= 

11. FINE DEL SECON1>0 



7v(t/ fondo hdued undportd ampia e capaci 
Che in maggior fi:anza largo adito daud;. 
E fuor n'ufcia j^lendor come di face , 
Ch'ar-dcffe in mezo i la montana caud . 
Ttlentre quiuiilfeUon fof\'cfb tace , 
La Donna , che da lungi il feguitaua , 
Tcrche f^rrderne l'orme fìtemea , 
^ la f^eluncaglifopragiungea . 

7» 

Tei che fi ucdc il traditore afcire 
Quel, c'bauea prima difcgnato, in Udn»f 
da fé torta , ò di farla morire ,_ 
T^uo argomento imaginofri , e ftrano . 
Le fi fé incontra , e sì( la fé falirc 
Ld,doue il monte era focato e nano ; 
E le diffe , c'bauea uijìo nel fondo 
Vna donzella di uifo giocondo ; 

eh' a bei fembimti ,crita ricci uefiji 
Effer parca di non ignobtl grado ; 
7\1a , ^«.info pili potè a, tui-bata e mefld, 
THojlraua efjcruichiufa fuo malgrado . 
Eper fapcr la coniition di qucfta , (do; 
C'hxuea gii romìncutoa entrar nelgusc 
E che era ufcito de l'interna grotta 
Vn , che dentro a furor l'hattea ridotti . 

Br adamante , che com: era animofa , 
Cosi mal cauta , i Tmabel die fede ; 
Ed'aiutarld Donna , dijìofa , 
Si penfa , come por cola gi'u il piede. 
Ecco d'un'olmo k la cima fìondofd 
Volgendo gli occhi , un lungo rdmo uede; 
E con la jpada quel fubtto troncd , 
Eh decima giù ne la jj>clonca . 

Doue e tagliato , in man lo raccomandi 
,/i VinabcUo , e pofcia i quel s'apprende . 
Trtma giù i piedi ne la tana manda , 
E su le braccia tutta fi fofjyende . 
Sorride Vtnabello ; e le domanda , 
Come eUd fatti ; e le mani apre e jìenie. 
Dicendole , Qui fojj'cr teco infieme 
Tuttilituoi , ch'io ne fl^egnejU il feme. 

7<f 

1V(on , come uolfeTinabello,aucnne 
De l'innocente giouane la forte ; 
Tercbe giù diroccando a ferir uenne 
Trima nel fondo il ramo fxlio e forte. 
Ben jijj>ezzò ;mx tanto la fojìennCy 
Cke't fuo fauor la liberò da morte . 
Giacque fì'ordita la Donzella alquanto ; 
Come w ni feguirò ne l'altro Canto . * 

CANTO. B 2 .A^J^fOx 



e. ii.fi. 



A N N O T A T I O N I 

C.lJ.fi.l. f 7^6 l r S r l i i ì M o yimor , perche s i r.iri) 

X Corrifponilriui fai noftn drfiri ' Intorno a qiujiii corr'^o)Ulcn-^a,òfmmhieMoleX7a et, tmorr, ancor che 
molti nhMi.-.no jcritto alungo^^ alU^.ite diucrje cagioni , tutt,mi.x [larendonn che niun d'ejii hathi,! i 
tecc.u.i , Jl'i'^ii/A a fieno l.t ra^icn ucra^io me ne trouo htiuer f.itto un mio alj'.ti hngtittto Jifcorjo , il 
e^u.il difgn :$M ai mettere in ']i:efto luogo, oiie far ihc nonfoUmeutefi coim:nif]e,ma che ani or uifia come 
nec^lfìNo.Tuttauia perchè intjueflo Moìume s'h.t da dire ajjai iniornoaila dichiarjtione ^ à gli auuerti= 
menltde' luQghi^dr cosi intorno all'orti. •.mento (^ all'altre cofe fm nccejfarie,nè c'cuien t'irò i/;« tlàl/ro, 
il CjHale è perfeftijfo molto grande, ere fca fconueneiiolmente ,io difegno dt L-.fciar fuori quefio,^ molt'tiU 
tri difi orfi tali, the era in animo di utmrui mettendo ili uolta in uolta, fecondo the le materie irli ricercautt 
noi^riferbcri à farne forfè un trattato ò uolumepartiioLredi tHtti,foltraqueJìo ^Htore,allaguifache 
il Machiaucllo n'ha fatti fobra Tito Liuio. pur forfè Umetterò in un mio raccolto di cofe diuerfe,che mi 
trouo ijiiaft fallo, co» animo fin qui di chiamarlo LA S £ C OÌ^D yl S E L/-\A ài uaria Uttione. 

C.lX.fi.l. f Al ch'^i R^inaldo Angelica par bilia , 

Quand'cfjo a Iti brutto ejpiacemlpare. Qui ancor caie difcorfo, ^ conft^eratione di molta importa» 
:^t,comefia quello che pur ad ognora fi uede con infinite manifiTlijìime ef^erien-re,cì)e Famare intenfame 
te,offiifia,an^i inganna la Kifla„:ir come dice il'Petrarca,Chefpejfo occhio ben fanfa ueder torto. Ztqua 
tuiique l'AricJìo in quijio libro affegni d Angelica gr dt I{inaUo per cagione le due fontane in Ardenna, 
il JìC egli fasi per feguire il Boiardo, di cui è tale inuentione s ì per ferbare i modi de poeti , dhaucrfem^ 
l>re come per proprio il fauoleggiare , nondimeno fono ancora di tai pajìioni le fue c.igioni luitiiraU.l^n nt 
gando però quello, die è affirmato da tanti autori, &■ che ciafcunofa efj'cr ueri(?imo;cioè,ihe grandi , (^y 
qunfimiracolofe proprietà &• effetti fi trouino tndiiicrfe forti d'acque, cosi per forma loro /pecifica ^ prò 
frieta occultaci omc per ragion natiirale,per riffetto della qiia!it.i delle terre, de' minerali, & delle pi.inte 
che ò lorfi.mno apprejfo , ofi toccano,^' come lanaiio da dette acque nel corfo loro , Di che tutto s 'hauerà 
forfè à lungo .iltroue, si come poco alianti fi è detto. 

INTORNO poi alle cofe della elocutione, accaderia qui difeorrere,con qual r.tgione,(ìf d che imit.itione 
fia di tto(^P'uoi lì l'adori 1^ ami) ejfendo come precetto che il parLir debbia crefiere 0- non mancare ; comt 
farebbe. Io fonpreflo à metter per noi .i pericolo i figliuoli,& i fcruitori, che pare fconiteneuole , hauenda 
detto il pm,difoggiimger pofcia ilmeno.Et itohndo regoLitamente,!^ conutneuolmente dire, fi diria , A 
mettere iferiiitortj^ìr i figli uoli.Onde in quejiogià ditto luygo dell' Ariofio , par fimilmete chepiùfia,com'è 
ueramentefen-^t contrago, l'adirar che Pamare . Vercioche l'adorar non può mai farfij'en-^a am.tre ; ma 
l'amar può ili iiiilt: modi f.irfi fcn-^t adorare , Ec q'ianto accade di dire intorno a ciì , s haurà à pieno nel 
fine di qiicfloft^lfo uolume, oue ordinatamente mttteremo ilghiduio ©■ le confiderationi intorno à queJH 
tailuoghi che appartengono à ipreciitti& ali ornaiiienlo. 

C, I J.^. j. }^I N A L D O al Sarai in con molto orgoglio 

Gridò, fcendi Ltdron del mio cauallo. In qii.tnto 4 ( precetti morali,^ a gli ordini,^ modi di Cau.tUe 
ria,auuertafi ,che qui Ts^naldo fi porta fcortcfemcnte,0- fuor di ragione,^ no da Cauahero,ii diruillania 
a Sacripante,per uederlom compagnia della Donna, &■ fopra il cauallo fuo . 'Per,io.he d .tccomp.xgn.tr U 
donna egli era libero come amante, ri^ tenuto come caitaliere, s'ella ne thauea rie eretto. Il cau.iUo poi,egU 
no ìiauea tolto né à ualletto,nè afi:idiero,ò altra perfona di l{t>ialdì,>na Ihau^ttrouato err.ire a fella uà 
ta. Onde prima lìte RJiialdo ^lie thaueff: hunu'.namte dimandato come cofa fina , no fi coueniita chianuirla 
ladrone. Ma in quijh fatto e d,i dire, che Amore, cìis potrà ogni i ofiifopra Kjii.-.ido , & ti furore m ch'eifi 
trouaua f Li fuga d'Aiigtlica,& ilitederla poi tn poti'r'.ùtrui,fa che egli nò fetido m alcii modo sfog.xr U 
rabbia f .litra iiia,la sfoghi co qu ■ Ile parole i o S.urip.tte. Onde poco .ippreffo l'Autore |> far ci tal r.tgioni 
l{inaldo degno difcufafa che Sairipantc per Lifiejfi cagione d'.unire , & <ii conferuarfi la Donna fua, 
non mira parimente à debito di cau.iUcrta , &■ fimctte * combattere a cauallo conerà KjnaUo a piede. 

r t li ? -^ '^ benfo àchi louuol,caroco]tallo. Qji con la licen-^t che m alcune cofe modejfamente coiKede U 

' '■' ' necefiit.i della rima,è detto(^co7lallo jcr\oJÌ.irlo) mutando la lettera antecedente nella fua ui.ina , come 
ancor fece il 'Petrarca in qu-ello, 

E chi uni crede nega eglià iicdiUi. Oue è detto'uedtUa p uederla,co lafl^ffa necefiita della rima. Il che 
quatuquefiia fatto ci ragione, riceuf.ta nella pprieta della nojira lingua , tuttauia cofiglio, che chipcura di 
leggtadr.imèie fcriuere ,l' ufi di fare il mena che fiapofiliile,pche in effetto fono iijrc^^f che tolgi troppo al 
la iMghc:^a il'itnpfetLt ccfoiitmào.Et beJie i fotti par ihe in molte cofe fi pojftnpreder lice-^,tutt.\ma ;» 
foglio in ttUDpoJiti tirar qi*.tfisipre quella bAhfiima fintèxa Latina,fe be detta. td altro ^ppofito, che Oes de 
teriores fumiti Udtia.Et la p.irola lii'étiofo no cade già mai inpfona o t cofaueruìia, che no importi impfet 
tioH d ofer/i,òdiqualit.i tnqutlla òffona,ò cofa, di die fi dice. Et ioamclti,che co parole;ò c'o f.-.ttitqucflj 
filice (y buiigna t itt.ì di f inetta fi i redono farfi lecitn ogni cofa che data loro li loro appetito,dicono,che 
leuitia è terra dt til/er!a,fog'io rijp(dere,thc no facciano abiifo nella fignific.Uione dille parole,^ che al^ 
tro^. l'ijfr terra libera,Gr .litro l'tfftr terra ìtcétiof.i,&' è tato differente luna di[ altra, qiiato Jono le cofe 
luone,dalU evirane. DelU licexa poetica s'ha particolare , ^ 'lìigo capitolo nel IX.de miei Commentan'f, 

t.lijf.lì DkBlL qu.iutuni^ue,emalg.igliardafoffe, 

Tuttap ,i-rita fé gli l'omoff'ef ilHtfio luogo Ilo par iheuengaintifo da molti. Ufiiafenlimetoè quefta. 
che [A riufto ^iii piaceuoimtte ufi il modo del parlar eoe di tutta It.tlia , oue uoledofif herxare In set'eta. di 
(oft ttnutc ^oio hinfie daUagttc del tttidojco partile coperte fi fuole iif.-.r Ut laroh cofiiitta jinfi^nificat^ 



U %'^0 T ^ T 1 7^1 IT 

tlelrinstriimt»h,col qual Diogenf ptantjua gli huowini.OnJeifui F^riofloìnytnJofi c«« tnull.i u.^lirrm 
^A alfenttmcto ambigHo à qutUhefuina U lettera,^ aWAnalt^ic», « cepertAjìéi dtth> Jtff BrernHa^chet 
£ parea più ch'alcun fojfe mni fiato 
Vi cofcien^i fcropulofi efcìiiua. Btfeguf, 

Cernerli uide iluifo delicata 
Ve la Doir^ell.tjche /opra gli amutf, 
Vebil qu.ìntHnque,e malgagliarda fojfe. 

Tutta per carità fé gli commtfje. Et è ilfenttminto di qtiefli due ultìmi,che ifuMitHnciue la eefii' 
^(^nteniendo dell'ifiriimtnto già detto , dt quello Eremita uecthio.f^ confumato d^t i di'riuiii) fejfcdt' 
hile,emal gagliarda,tuttauia all'aljxtto dicosì hello,^ deitcato uifo,glifi corr.mofje tulta,ctot tutta fi ri 
fentl,^ dt quafi morta dtuenne uiua. Et con hetlifìima uaghe-^ra tii interpone le parole (per carità ) per' 
the fi come ilfcnfo occulto ha hauuto il motore,^ la cagione diU'eJjeltofuo, che eflsta la uifla di quel bel 
uolto,cos>habiia ancora iifuo mctore,f^ la cagione del fao ejfctto,il fcnfo aberto , cioè che la cofcien^aft 
gli cìmofse per carità,?^ qualunque egh tffendcfi dato alla ulta Eremiti^ aj>a»efj'eprofofiofolo di pur<^ar- 
conl'afiiiièxa i peccati fuoi,(^ attendere alla otta contcmpLìtiua, non all' attiua d' andar gtouando altrui. 

€. I?./f. '^t- gli ha potuto mai toccar Ubriglia.VcjfxtoJmnno fatto dir all' ^riofio, quafi tutti gi imprcfiori.i 

IO. correttori, i,i q'iclìo luogo^ip in qiiahh' altro di qurflo libro. Mafcnra moke par<:tc,è manifeUifìimo errar 

dilingu,:; che 7' o T V T o dicefempre ogni buono autóre cui di uerfo come di prò fa dilla liwita nofm, 
I-'gganfi 1 nofri Commentari) nelter:^o libro, .41 capitolo della uarìatitne delucrbo Voffo. 

C. I J -f • 5 P A C C I A 1{in.tUofubilo in Bretagna, 

i6, Brctagna,che fu poi detta Inghilterra. Britanma fi diffe anticamente queUaifola nel mare OcraH* 

Settètrionalc,che poi[come qui di. e t,'1rioflo^fu detta In'^hiìterr.i. Quefla come fi legge nelle iftoric loro, 
fu prinht detta albione, uoce Latin<t , fatta di albus,cioè btanio. Et queflo perche ì>a d'attorno menti , ihe 
à chi fi apfrejfa uerfo quella parle,paion tutti bianchl.Et poi da un f{e che la dominò. il cui nenie era tri» 
ton,fu detta llritannia per alciintempo.Et finalmente poi ipcpoli di Sajfonia,fotlo ti f^urrao della f^r^» 
».« ylngcU U riihijfiroinpoteflà loro. Et chiamaronit con uoce dilla lingua loro,ylngel l.tnJt, cioè terra 
d'jingela^^che poli Fracefi, àgli Sp.ignuoli,ó inoflri Italiani uoleloU uilgari^.irrl, drbbrr dir. jinghtl 
terra. Et in proc ejfo di tempo ,fi tome di jtmlafciata fi è fatto cominunemtnte I mia fi lata Cr quali he 4^» 
tra tale,fecondo il coflume del tempo,che (come dice Vlatone -nqucfiofieffo propofito nel Cr.uilo'^uicnit' 
fre alterando,^ commpèdo le uocidella lorprima originc,fi fece Inghilterra in lingua uolgare, 0- 4n 
glia rimafcin I.atino.Q^ucfta IJoLt per efferein tutto fcp.irata da ogni etnl mente, i terra ferma, fu dctt* 
da'pocii, un'altro mon.to.On.k f'ir^ilio. 

Et jienitiii loto dii:ifos cric Brllannos. Et auucrtafi à non prender errore da qucjìa Vretagnj,^ià det 
ta,à quella Brttaj^na chi oggi è ctfi detta in Francia , però fu tofieffo mtr cC Inghilterra, Et ui h.ìiino U 
Bert.tgna,che diccni Ligr.tnde, cjr t.tltra,i cui popoli par che dx Eranecfificn detti Bertoni Bertonanti, 

C, t i.lf. ^~^' ' N " ' cercando Bradam.intc già. 

.. E'amantefuoyc'hauea nome dal p.tdre.Gi.t,fi legge di due fiU.ìbc , come uìa ; (^ è del tcpo imperfetto del 

dimrijlratiuo^che t,mto ual.quato giua,ò andiua.Et qiieP.o nerbo nella lingua nojlra e defettiuOy ^ Ete» 
roclito,ò ài c'ógicgationu.iriainfeTìcjfa . Verciochc ilprefcnte è uo,ò nadojl'iinperfetto giua ,ò andina, il 
frimo pajjato .fon'andató)^ fon'ito,et no altraméle,! lfecodo,./4nJai ,folamcte}0' nòha(giui,gii,o iuihiè 
tillro.Il p,xff.ito dimolto,òp ù che pa/J'ato, era andito, & ito, &• gito , ma qiicfli molto di rado. Il futuro, 
ttnderc,folo.'HjR'Imperatiuo,ua,uada,uatìano,^ non allrimenti.7'{elfoggiuntiuo,io uada,tu ujda,o ud» 
ii,altri uada^tlfì andiamo , noi andiate, altri uad.mo.Ilfiio imperft tto,anderri ,^ ancor patria dirfi, iti» 
rci,nia non lo configlla.Coti poi ander<fti,anderia,o anderchbe,anderemmo,andirefle,anderiano, Qr an* 
derebhono. L'altro tmpcrfelto,ancLjsi,t^ ,tn:orgifi,con l'altre pcrfane,^ numeri. Sarei andito,^ ^"•' 
farò andiita,fìr gito..And.tre ,^ gire ,(> ire,e[fere andito,ò gito,hauer da andare,ò ire,ò gire.Gia, duii' 
^ue può eJJ'er cos i prima, come ter^i perfona,c!y per quefioTaHUcrbio nofli o(già')uolgare a$iam,fideefem 
frefriuere con taccento nell'ultima lettera per mejìr.irlo d'una fola fillaba. 

L'am.vitefua,c'hauea nome dal padre. Cioè che fi chi.tm.tua antor'ejjo l\Hggìrr»,(omc nella precedente 
$7(1;!*.» ha detto che s'era chùimala il padre fuo,can quelli. 
Che p.irtarì dclfeme di Ruggiero 

La dij]'erata figlia d' jigalante, che fu GalaeieBa,tame altrout queflc Ueffo Autore replicherà: (y di' 
thiarcrà diTicfamcnte.Et questa no è ijìorM,come fono Li maggior parte dtU altre, che egh ferine intorni 
à qutfia profjpia,ò parentado di l{u^giero:ma è fiuaUpoTla dal Botardu , nel xyj .Canto deljecondo libr» 
dell' In.imor,tmento d'Orlando. Il qu.il libro l' yirioftofegue con queTlo , come sV toccato nel primo foglio, 

C.ljJl. E'ifuo dcflrier più rinculò d'un pajfo.I- tramente che in tutto qurfobtllipimo uclume ,nonè uoce che 

Ji. f"* " d'fider.ifi ejjerne fMori^chequefta,che è quinta,^ nerbo inqueflo uerfo,che qu.tntunquefia uoce c4 

inunemcnte tifata per tutta f It.ìlui, tuttauia è cefi brulta.f^ di cofifordida origine, ò etimologia, che Imi» 
reitenuto per gr.in prudenti dell' .^utore,^ pergrande utile del libro, lo fihif.trla,che nonmjncaua mot 
do da poterla fare.Vitri,tfi ben all' incontra attribuire àptudeiitia , che iyirìofio la faccia «/ur di bocca 
da Vinjiello,perfonauon meno di lingua imrtiondo ,chc d'animo,0' di cofiumi. 



B 3 



T È ^ t 0. 



a^ 



ARGOMENTO. 

tortìdtd in fc U belld Brddammte 
TroudTilcltjJ'dinqueUdgrottd ,fy ode 
Le molte che da lei felici ptdtttc 
Vfar iouedno , cr ognigucrricr prode . 
S'informa poi,perfdruane d\AtLnte 
L'arti, cht'lfuo I\uggier U ticn con frode. 
Con qudl niMierd al uil Brunello tolgd 
L'dnello,ondeilfudmMte,eglidltrifcio!gd. 



WZ^^ ^^^f^ 



MA>Ì 



^ 



:N C^VF. STO TERZO CANTO, OVE IL POETA T A PREDIRE 

^ nioKiarmolt'aniii prima che nafccircro , i dcfcciidcnti dell'lllnltrillima cafa da 
E s T F. , lì uiene à coiiofccrc , clic uoj;liono Jc p ù uoltc t Cieli , che le 
pcifone chiare uiuano , & lìen note al mondo auanti che ui fceii» 
dano,nientre ui tono, & doppomorre. Là oue all'incon- 
tro iuili, & olcuri, appena (ì può dir che uiuan» 
'. »]ucl poco ipatio di ccmpo, cJiequi lianne, 

folamcntc à far' ombra 8c numero . i 

C A •J^T r -E \Z 0. 




Hi M t D A* 
rAldUoce,clc 
p.irok, 

Coni(enientikfi 
nolnl fogget= 
taf 

Cini' die dlucr 
fo prejìerkyche 
uolc 

Tdnto ch^drriuid l'dlto mio concetto r" 
JHolto mdggior di quel furor che fuole , 
Ben'or conuicn che mi rifcdldi il petto ; 
Che i'^ueùd pdrte dì mio Signor fi debbt , 
che cdnìd gli :mì, onde l'or igni hehbc . 

ti cuijri tatti li Signori iJlu^rì , 
Ddl cicl foniti d goHcrndr U tcrrd , 
l^pn ucii ò Fcbo,chc'l grm monio luìhi, 
Titi glorio fd Rirpe, ò inpdce, ò ingucrrdi 



7\^ che fud nobiltdde habbid più lujhi 
Scrbdtd,e ferberd(s'in me non errd. 
Quel profetico lume , che m'injfiin , )' 
hm che d'intorno di polo d cicl s'aggiri. 

Euolendofie k picn dicergli onori , 
Btfognx non L mid , md quelld cetrd. 
Con c/w tu doppo igigdntei furori 
l{enieSìigrdtid dlrcgndtor de l'Etri . 
S'tnjhumentth.turò mdidd te migliori 
. 4tti i fcolpire in cofì degni pictrd , 
In qticfie belle imdgini difcgno 
Ton-e ogni mid fdticd , ogni mio ingegno^ 

4 

Leiundo in tdnto queftc prime rudi 
Scdglie n'dnirò con lo farpeUo inetto ; 
Forfè , ch'uncor con più folcrtijìudi 
Voi ridurrò qucdo Iduor perfetto . 
21d ritorniimo d quello , k cui ne feudi 
Totrdn , ne usberghi dficurdre il petto : 
Tdrlo diTindhcUo di TiidgdtiZd , 
Che d'uccikr UDoundhcbhc fpcratìzd. 
B 4 II trdii< 



M 



C ^ 7^ T 



f^itroujfì 
Vimbcllo 



U tr editor f\*«sò , che U donzcUd 
Fojjc ne l'dto precifitto morf j ,• 
E con p-illidi f.tccu Lfciò qiiclld 
Tri]ìi , e per lui cont.timUitJ portd ; 
E tornò prciìo à nmonf jrc lufcìU , 
E , come quel c'hauci l'dniin.t tortd , 
Ter giunger colpi A colpi , e f.iHo, k fitlo. 
Di BrudiniAntc ne menò il cmìUo . 

6 

Ufci.m cojìui , che mentre ì l'altrui tuta 
Ordifce ing-vvio , il fuo morir procura , 
E tornumo à l.i Donni , che tradita 
Oujfi hebbe ì un tempo mortele fcpoltur A. 
Tot ch'elli jilcuò tutti jìorditi ,• 
C'hiuci per. offa in sk li pietn dura ; 
Dentro it porti andò , ch'idito diux 
7^ li fecondi, ij^Mpiùlirgi cmì. 

7 

Liftinzi quidra , ejpitiofi pire 
ym denoti e uenenbil ckiefi ; 
che SH colonne iiihiftnne e nre 
Con belli irchitettun era fojpefd , 
Surgei nel mezo un ben loato altire, 
C'hiuei dimnziuni Limpidi iccefi, 
E quelli di (plendcnte e ckuro foco 
I{<:ndcigr.in lume k l'uno , e l'altro loco . Che antiueggiin Trofcti il uenir mio f 



Col corpo morto il uiuof\>irto alhtrgi , 
Sin ch'odi il fuon de l'ingelica tromba , 
Che dil del lo bandifa , ò che ut l'erga^ 
Secondo che fark conto , ò colomba . 
yiue li uoce , e come chura emerga , 
ydirpolnidiliinormoreatomba; 
che le piffite e le future co fé , 

^ chi li domandò , fempre rig>of^ . 
Il 
Tiù giorni fon , che in queflo cimiterio 
ycnnidirimotifiimo paefe ; 
Terche eira ilmio ^udio alto misteri* 
l\li ficeffe Tilcrlm meglio pile fé. 
E perche hcbbi uederti dejìderio , 
Toi ci fon ftiti oltre il difegno un me fé . 
che TUcriin , chc'l uer fempre mi prediffe . 
Termine al ttenir tuo quejìo di fffe . 

Stdf.i d'^mon la sbigottita figlia 
Taciti efiffi, al ngiomr di quefìu; 
Et ha si pieno il cor di menuiglia , 
che non fa s'ella dorme, ò s'eUi è defìa^ 
E con rimeffe , e uergognofe ciglia , 
(Come quelli , che tutti en modeSia ) 
Bjjpofe , Di che merito fon'io , 



Di devoti iimiltì li Donna tocca , 
Come fi uiie m loco furo e pio , 
inco'.ninciò col core , e con U bocca 
Inginocchiiti k mandirprieghik Dio . 
ynpiccioV ufcio in tanto jìride e crocea , 
lUeliffd. ch'era k l'incontro , onde mu donna ufcio 
Difchiti efcalza,e fciolte hauea le cbiottìCi 
che li Donzella f aiutò per nome . 

9 

E diffe , Cgenerofd Bridamante , 
T^lon giunta qui fenza uokr diitino : 
Di tepiiigiorni ra ha predetto mante 
jl profetico Jj)irto di 'Merlino , 
Cbeuifitarle fue reliquie fante 
Doucuipcr infoino camino , 
E qui fon fiata , accio ch'io ti riueli 
Quel , c'han di te gik Statuito i cieli . 

Quejli e l'Mtici e mcmonbil grotta , 
ch'edificò Merlino il fimo TiUgo ; 
Che forfè ricordare odi talbotta , 
Douc ingannoUo la Donna del Lago . 
il fcpoUro è qui giù; doue corrotta 
Cuce li carne faa , don' egli u:.go 
Di fjtisfarc k hi, cbcglicl fuafe, 
yiuo co:cofi, e morto cirimife. 



E lieta de Vinf olita auentura 
Dietro k li /)ligi ftibito fu moffa-, 
che li conduffe k quella fepoltura , 
che chiuda di THaim l'anima e l'offa . 
Era quell'ara d'una pietra dura , 
Lucidi e ter fa , come fimmi rofj'a , 
Tal ch'k li jianzi ; benché di Sol priud j 
Diuajplendore il lume , che n'ufciua . 

che natura fia d'alcuni marmi, 
che mitouin l'ombre k guifa di facellr , 
forza pur di fuffumigij , e armi , 
E fegni imprcfi k l'ofjeruateftcUe ; 
Come pili quejìo ucrifmd panni; 
Difcoprii lo j]>lcndor piìi cofc belle 
E di fcoltura , e di color, ch'intorno 
lluencrabil loco hdueano adorno . 

^penahi Br adamante da la fogliti 
Leuato il pie ne la fecreti cella , 
Che'l uiuof\iirto da la morti f^oglii 
Con chiaripima uoce le faucUd , 
Fiuorifa Fortum ogni tua uogUa 
afid , e nobilif.ima Donzelli ; 
Del cuiucntrc ufcirk il fané fecondo . 
che onorar icHdt Alia, e mto il mondo ^ 

l'Antico 



JHertm» 



«T 



T I. ì^ Z 0. 



»? 



»J 



V Antico fangue che mnne dd TroU , Se i nomi, e igeflidi ciafcm ho dirti 
Ter li duo miglior riui in te commifto , (Dicca l'iìKmtAtricc k Bradmame) 

Trodurrk l'orrnmcnto , ilfìorjdgieid ni cjuefti, ch'or per gl'incdntdtijbirti 
D 'ogni lignaggio, c'hdbbix il Sol mai uifto Trimd che ndtifìen , ci fono duante ; 
Trd l'Indo,c'l Tdgo,c'l T^lo, e U Ddnoia, T^ok fo uedcr qudndo hdbbix dd fbedirti ■ 
Trd qudnto è in mczo ^ntdrtico, e Cdlijìo. che non bifìd um notte i cofe tdnte ■ * 
•2\(5 Id progenie tud con fammi honori , si , ch'io te ne uerrò fccgliendo dlcuno ■ 
Sdrun Mdrchefi, Duchi , e Imperdtori , Secondo il tempo , e che far A opportuno . 

/ CdpitMi, e i CdUdlierrobufti l^edi quel primo , che ti rdfùmiglid 
Quindi ufcirdn , che col ferro , e col fenno 7v(f 'tei fembimi, e ncìgiocondo dfbetto ' 
I{icuperar tutti gli onor uetujli Cdpo in Itdid fid di tud fdmiglix 

De l'drmc inuitte , k Id ftut Itdtid denno . Del fcme di J{uq,gicro m te concetto . 



Qu^iui tcrrdn lo fccttro i Signor giujk, 
Chc,comc ilfiuio ^4i<gujlo,e T^j/mj fenno 
Sotto il benigno e buon goucrno loro 
I{itornerdn U primx etA de l'oro . 

Ter che dunque il uoler del del fi metta 
In effetto per te, che di E^uggiero 
T'hd per moglicr fin dd principio clcttd , 
Segui dnimofdmcnte il tuo fentiero , 
che cofd non fdrk , chcs'mtìomettd, 
Dd poterti turb.xr quejlo pcnliero , 
si , che non mMdi di primo xffdko in tem 



Fcdcr del fxngue di Tonticr ttcrmiglia 
Ter mdno di cojìui h terrd , affictto; 
E ucndudto il trddimento e il torto (to, 
Cotrd quei, che gli hdur Mino il pddremort 

Ter oprd dicofiui fdrk diferto 
Il I{c de' Longobardi Defiderio . 
D'Kjìe , e di Cdldon per quefìo merto 
Il bel Domino hdurkdal fommo Imperio. 
Oucl,cheglic dietro , e il tuo nipote pberto 
Onor de l'drmc, e del pdefc Ff^erio . 
Ter cofìui contri Bdrbm dtfefa 



Quelnolddron, ch'ogni tuo ben ti ferra. Tiìid'unduoltd fidld fintdChicfi, 



Tacque Tilerlino , hduendo cofìdetto , 
Et agio k l'oprd de Id dlagd diede . 
Ch'k BrdddniMte dimojhdridjpetto 
SiprcpardUd , di cidfcun fio hcrede . 
Hducd di ffìirti ungran numero eletto , 
T^onfo , fc dd l'inferno , 6 dd qudl fede ,• 
E tutti quelli in un luogo raccolti 
Sotto habiti diucrfi,e uarij uolti. 

Toi Id DonzeUx k fé riclriamd in Chic fa , 
Ld doue primd haucd tirdto un cerchio ; 
che ld potcd capir tutta diRefd , 
Ethauea impalmo ancora difouerchio , 
E perche da gli fpirti non jia off e fa , 
Le fa d'ungran pentacolo coperchio ; 
E le dice, che taccia; e dia k mirarld ; 



redi qui liberto , inuitto Capitano , 
Ch'ornerk di trofei tanti delubri . 
ygo il figlio con lui, che di Mland 
Fdrk l'dcquijh, efj^iegherk i Colubri, 
^zzo è queU'altro,k cui reflerk in nun* 
DopoilfrdteUo,ill{egnodegl'Infubri. 
Ecco./ilbertazzo, ilcuifauio configho 
Tt>nk d' Italia Beringario, e il figiio : 

E fard degno, a cui Ce fare Otonc 
^Iddfudfìglid inmatrimonio dggiungdy 
yediun'dltro l''go,ò bella fucceftonc 
che dal patrio ualor non fi dilunga . 
Cofiui fark , chepcrgiufta cdgionc 
A ifuperbi ^om.miV orgoglio emunga ^ 
Che'l terzo Otone , e ilTontejice tolga 



Toi fcioghe illibro ,ecot dcmonij parla . De le man loro, e'igraue affcdiofciolga. 



Eccoui fuor de la prtmajpelonca , 
che gite intorno al fiero cerchio ingroffa. 
Ma , come uuolc enh-ar , la uia l'è tronca^ 
Come lo cinga intorno muro òfojfa . 
In qucUa danza , ouc la bella conca 
In fé chiudeadclgranTrofetal'offa, 
Entrauinl'ombre ,poi c'hauean tre Kolte 
lAtto i' intorno , lor i<;bit< uoltt . 



P'edi Folco , eh e par eh 'dlfuo gcrmdno 
Ciò che in Italia hauea , tutto habbia dato, 
E udddkpofj'edere indilontdno 
In mezo kgli .Abmdnni un gran Ducato, 
E dia k la cafa diSanfogna mano , 
che caduta fark tutta da un lato , 
E per la linea de la madre , herede • 
Con U progenie fua U tcrrk inpiede. 

Queflo 



i(J * e ^ 7{^ T 

0«r j^o ch'or A i noiuUne,c ilfecodo^zzo, Douc la feto ilfratcUo ^Uohrjndino < 



Di cortcfii. , pCu cht di guerra amico , 
Tra duo figli, Bertoldo , CT^lbcrtaxxo. 
y Vitto da Cuti farà il fecondo Enrico , 
Ldel failgucTedefco orribilguazzà 
Tarma uedrapcr tutto il campo aprico. 
De l'altro la Contcffa glorio fa 
Saggia , e cajla Matilde fariJl>of4 . 

!" 

yirtù il fur\ di tal connuhiodcgno , 
Ch'ÀqucUaeta nottpoca laude [timo j 
Quafidi tneza Italia in dote il l{egno , 
£ la ncpoie hauer d'Enrico primo . 
Ecco di cjuel Bertoldo il caro pegno 
l(inaldo tuo , c'haura l'bonore opimo 
D'bauer la chic fa de le manrifcoffti 
De l'empio Federico B arbaroffa . 
3' 



che per dar' al Tontefice foccorfo 
Contra Oton quarto , f il campo GibetltM ; 
che fari prcffo al Campidoglio cor o , 
Et haurì prefo ogmloco uicino , 
E pojlo Agli ymbri , CT i « Piceni il mar fa; 
Tv^f potendo prestargli aiuto fenzd 
THolto tefor , ne chiedere À Fiorenzii. 

E non hauendo gioia , ò mi?lior pegni. 
Ter fìcurtkdaraUe il frate in mano , 
Spiegherà i fuoi uittoriofì fegni» 
E rompcrk l'efferato Germano : 
In fcggio riporrà la Chic fa , e degni 
Darà fupplicij a i Conti di Celano , 
Et al fcruitio del fommo Variare 
Etniragli anni fuoi nel piìi bel fiore . 

57 



Ecco un'altro ^zzo ; cr e quel che Verona Et ^zzo il fuo f^atel Ufcera hercdc 



Haura in poter col fuo bel tenitorio ; 
E far a detto THarchefc d'ancona 
Dal quarto Otone , e dal fecondo Onorio ', 
Lungo farX , s'io moiìro ogmpcrfona 
Del fangue tuo , c'haurk del Concifìorio 
Il confalotK; e s'io narro ogni tmprefa 
yinta dalor per la I{omana Chic fa . 



Del dom^inio d'ancona , e divifauro , 
D'ogni citti , che da Troento fede 
Tra il tnare , e l'^penìnfin' a l'ifauro ; 
E di grandezza d'animo , e di fede , 
E di uirt'u miglior , chegctnmc cr auro ; 
Che dona e toUe ogti altro bcii Fortuna , 
Sol'in uirtH non ha pojfMza alcuna . 



U J8 

Cbizo ucdì.e Folco , altri ^zzi , altri Vghi^ Vedi Rinaldo , in cui tton minor raggio 
^yìmbigli Enrichiyil figlio alpadre k canto. Spletiderk di ualor , pur che non fio. 



Duo Guelfi, de' quai l'uno Vtnbriafoggiu^ 
E ucjìa di Spoleti il Ducal manto. (ghi. 
Ecco chi'l fangue , e le grà piaghe afciughi 
D'Italia afflitta, e uolga in rifo il pianto ; 
Di coilui parlo ( e moflrolle .Azzo quinto) 
Onde Ezdli>jfi-i rotto , prefo , e eAmto . 

EzelUno , immamjUmo tiranno , 
che fi d creduto figlio del Demonio, 
Fari , troncando i fudditi, tal danno , 
E distruggendo ti bel pacfc .Aufonio , 
Chepictofi appo lui flati far. tnno 
Tìlario , StUa , TSl^ron, C.ìio,cr Antonio; 
E Federico Imperator fecondo 
Eia per quefi:'^zzo rotto,e mcffo al fondo. 

Terra coùui con più felice fcettro 
La bella Terra , che fiede su [fiume , 
Douc chiamò con lagrima fo plettro 
Febo il figliuol, c'hauca mal retto il lume, 
Qu.ttido fu pianto il fabula fo clctho , 
E Cigno fi ucsìì di hi.mchc piume , 
E quefla di mille oblighi mercede 
eli donerà l'. ipopoUca fede. 



A. tanta ejfaltationdclhel lignaggio 
Tilorte , ò Fortuna , ìnuidiafa e ria . 
ydirnc ilduolfin quidal^apolihaggio , 
Doue del padre allor Ratico fia . 
Or'Obizo ne uicn , che giouinctto 
Dopo l'auo farà Trtncipe eletto . 

!9 

^Ibcl dominio accrefcerk coflui 
I{cggio giocondo , e Modena feroce. 
Tal fark il fuo ualor , che Signor lui 
Domanieraivto i popoli a una uoce . 
Vedi Azza fejìo,un de' figliuoli fui , 
Confalomcr de la Chriftiana croce , 
Haurk il Ducato d' .Adria con la figlia 
Del fecondo I\c Carlo di Siciglia . 

yedi'm un bello cr atnicheuol gropp» 
De UVrincipi iUuflri l'eccellenza 
Obizo , .Aldobrandin, T>{icolò Zoppo ^ 
Alberto , d'amar pieno e di clemenza . 
Io t.icerò , per non tenerti troppo , 
Come al bel l{egno aggiunger. m Faenza, 
E con maggior fermezza . Airia,cke ualfc 
Da fé nom.ir l'indomite acque p Ife . 

Coìtie 



I^ £ l(, Z' 0' 



Al 



Come U TcrrA , il cuiprodur dirofc 
Le dicpijiccuol nome in Greche noci; 
£ U cittk , che m mezo a le pifcofc 
T'iludi, del TÒ teme ambe le foci; 
Doue <xbitM le genti dijìofe , 
Chc'l mar fi turbi, e fieno i uenti Atroci . 
T:iccio d\Argenti , di Lugo , e di milk 
^Itrc ciftcllt , e popolo fc uille . 

yè T^colò, che tenero fanciullo 
llpopol crc4 Signor de h fu a terra, 
E di Tideo fd il penfier u.tno e nullo , 
che contri lui le ciudi Arme .tffcrrj. . 
SArA di (]uejìo il pueril tr.tjìuìlo 
Siidur nel ferro , e trMagli.xrfi in guerra ; 
E da lojìudio del tempo primiero 
Il fior riufcirk d'ogni guerriero . 

4i 

par A de'fuoi ribelli ufcire a uoto 
Ogni difegno , e lor tornare in danno , 
Et ogni ^ratagcmmahaurk sinoto , 
chetarli duro il poter fargli inganno; 
Tardi diquejlo i'aitedrA il terzo Oto 
E di I\eggio , e di Tarma ajj>ro tiranno ; 
Chedacojha IpogliatoAun tempo fio, 

E del domino , e de la una vìa . 
44 
HAurà il bel ]{cgno poi fcmprc augumcnto 
Senza torcer mai pie dal camni dritto ,• 
Ty^ ad alcun farà maiptk nocumento , 
Da cui prima non fu d'ingiuria afflitto . 
Et è per ijuc^ìo ilgran Motor contento , 
Che non gli fia alcun termine prefcritto , 
ìli duri proiperando tnmcglio fcmpre. 
Fin che jiuolga il cui ne le fue tempre . 

4! 

f cJi Leonello , e ucdi il primo Duce , 
Fama de la fua età , itudito Borfo , 
Chcjitde in pace , e pili trionfo adduce 
Di quanti in altiui terre habbiano corfo , 
chiuderci Marte , oue non ucggia luce, 
E (IringcrA al Furor le mani al dorfo . 
Di qtiejh Signor Iflcnitdo ogni mento 
Sara , che'l popol fuo uni a contento . 

Ercole or iitcn , ch'ai fuo uictn rinfacci.t 
Colpii mezo arfo , e con quei deholpaf.i. 
Come ADudrio colpetto , e con la faccia 

. Il campo udto in fuga li jcrmafii : 
Ts^onpache in premio poi guerra li faccia, 
'l\(cpcr cacciarlo fin nel barco , pafi. 
Qu<fìo e i7 .Vigiior di' chi non fo ej^licarmc , 



, 4T 



»7 



TerranVhglicft, Calabri, e Lucani 
De'gefii di cojìui lunga memoria , 
Li , doue haura dal l{c de' Catalani 
Di pugna f ingoiar la prima ^ona ; 
E nome tragl'muitti Capitani 
S'acqui^erk con piìi d'una uittoria . 
Haurk pa fuauirtìi la Signoria, 
Tììidi trenta anni k lui debita pria . 

4» 

E quanto piì< hauer'obligo ft pofja 
^Trtncipe,fua Terra haurk k coAk» , 
7\(on perche fiade le paludimoffx 
Tra campi fcrtilifiimi da lui : 
T^n perche la fark con muro e foffi 
Meglio capace k cittadini fui, 
E l'ornerk di templi , e di palagi. 
Di piazze } di teatri , e di nulle agi t , . - . 

4V 

Islon perche da gli artigli de l'audace- ' "^ ■"> 
aligero Leon , terra difefa : 
TVo'i perche quando la Gallica face 
Ter tutto haurk la bella Italia acce fa ; 
Si jìark fola col fuo fiato in pace , 
E dal timore ,eda' tributi illcfa . 

■ 7\(o/i si per quefìi , cr altri benefici 
Saran fuegcntud Ercol icbttrici . Vt 

Ouanto , che dark lor l'inclita prole ' lu^ 
Il giudo ^Ifonfo, e Ippolito benigno; \ 
che faran,quai l'antica fama fuole, T 
T^rrar de' figli del Ttndareo Cigno , 
ch'alternamente fipriuan del Sole , 
Ter trar l'un l'altro de l'aer maligno . 
Sark ciafcuno d'efi, epronto , e forte 
L'altro faluarcon fua perpetua morte . 

Si 

// grande amor di qucRa bella coppia 
I\enderkil popol fuo ma piti fìcuro , 
che fé per opra di rulcan di doppia 
Cinta , di ferro haucffe intorno il muro . 
^Ifonfo e quel , che con fapere accoppu 
SÌ la bontk , ch'ai fecolif futuro 
La gente a-ederk che Ila dal cielo (lo. 
Tornata ^jìrca , doue può il caldo e ligie- 

^ grand' uopo gli fia l'cffcr prudente, 
E di ualore apimigltarfi al padre ; 
che firitroucrkcon pocagente 
Da un lato bauer le l'enetiane fquadre ; 
Colei dal' altro , che piti giultamentc 
Isfon fo , fé deurk dir matrigna , ò madre ; 
Ma fé pur madre , k lui poco piii pia , » 
C/;c Mdea a i fi?li , ò Trogne fiata fìa . 

Ef<--«te 



Tt 



f ^ ^ r 



E quMtU uolte ufcirìi giorno, ò notte 
Colfiio pQpolf'<àflfiior de li tara , 
Tante fcoiifittc , c mcmordbtl rotte 
Ddr'i a'ncmiei , ò per dequa , òptr tcrrd . 
Lt penti di I{omign^mAl condotte 
Contri i Hiam , e lor gii amici in guerra , 
Se n'iiuedrMino , infinguindndo ti fuolo , 
Che fcrrA il TÒ , Sdnterno , e Zdnnwlo . 

54 

2^' mcdefmi confini dnco f.iprdIlo 
DelgrdnTdftore il mercenario if^dno , 
che ghhiurìi, dopo conpoco mterudUo 
Ld B.ijìix toltd , t morto il cdftelhno ; 
Qudndo l'hdurkgiìprefo ,eper tdlfdUo 
'2\lj)n)ii d.ìl minor fante al capitano 
chi delracqiii(ì:o,e delprefidio uccifo, 
^ I{omi riportar poffa l'duifo . 

Cojiui fari del fenno , e con ld Uncù, 
C'haurl l'onor ne i campi di I\omagnx 
D'haucr dato A l'efferato diFranciu 
La gran uittorid contrd Giulio , e Spagn d . 
1<[uotcrinno i defìrier fin'd la pancia 
^s^lfangucumanpcr tuttala campagnd; 
Ch'kfcpclireilpopolt<erra.nwico 
TcdefcOyljpano, Greco, Italo, e Franco. 

Outl,che in Tontifìcdle habito imprime 
Delpurptireo cappel la facra chiomd , 
£" il liberal, magnanimo, efublime. 
Gran Cardinal de U Chiefa di I{oma , 
Ippolito , ch'k prò fé, A ucrjì, \ rime 
Dark materia eterna in cgni idioma ; 
Ld cui fiorita etk uuole il ciclgiufto, (fio. 
C'hdbbiiun7Hdro,cdeun'Altr'bebbe^ugu 

37 

^dornerl lafua progenie beìld , 
Come orna il Sol la machinadel mondo 
Molto più della luna , e d'ogni fteUa , 
Ch'ogn' altro lume k lui fcmpre e fecondo . 
Colini con pochi k piedi , e meno in fella 
Veggio ufcirmefto , e poi tornar giocondo, 
che quindici Galee mcnd captiuc 
Cltrd miU'dlti-i legni klefue riue . 

58 

Vedi poi l'uno e l'dltro Sigifmondo , 
Fedi d'yllfonfo i cinque figli cari , 
^ li cui fama oftar , che di fé il mondo 
iv^on empia, i monti non potran , ni i mari: 
tener del }{e di Francia, Erccl fecondo 
E l'un ; quejl' altro (acciò tutti gl'impari) 
Jppclito , che non conminor raggio 
Cke'lziorijplenderkntlfuo ligndggio . 



j» 



Francefco il terzo,^lfonfigU dttridui 
^mbifon detti . Or, come io difii primi , 
S 'ho di molhdrti ogni tuo ramo, il cui 
Valor , laftirpe fud tanto fublima ; 
Btfogneri , che firifchiari e dbbui 
Tiii uolte prima ti del , ch'io te gli ejprimj; 
Efark t'cpo omai,quando tipiaccia, (eia. 
eh 'io dia Uccntid a l'ombre , e eh 'io mi tic* 

Coù con uolontk de la DonzeUi 
La dotti incantatrice il libro chiufe . 
Tutti glijpirti allora ne U celld 
Spiriro tn fretta , oue cr.in l'offa chiufe . 
QjiiBr adamante, poi che la fanelli 
Le fu concejfi ufar, la bocci fchiufe . 
E domandò , Chi fon li due si trijìi 
che tra Ippolito,e ^Ifofo habbiamo uiùi:' 



tfi 



Vernano fojpirando , egli occhi hafi 
Tarean, tener, d'ogni baldanza priui; 
Egirlontan da loro io tiedea ipafi 
De i frati sì ,chencparcano fchiui . 
Tarue; ch'k tal domanda fi cangiafi 
La Mdgd in uifo , e fede gli occhi riui ; 
E gridò , ^h sfortunati, À quantd pena. 
Lungo inftigar d'huomm rd uimcna . 

Ohucm prole , ò degn.i d'Ercol buono , 
T<{on uincd il lor faRir uofh'd bontade . 
Diuoftro fangtte imifai pur fono i 
Old ceda Idgiuftitid k la pictadc . 
Indi foggiunfcconpiu baffo fuono. 
Di ciò dii-ti più manzi non accade . 
Statti col dolce in bocci , e non ti doglid, 
Ch'dimreggiir'dl fin non te la uoglia, . 

«3 

Tofto , chcf^unti in cicl ld primd luce , 
Tiglieni meco la più dritti uii , 
Ch'il lucente cajlcl d'dccidr conduce. 
Dotte I{uggier uiue in altrui bdlid. 
Io ; tanto ti farò compdgna e duce, 
che tu fu fuor de l'ifprd felui rii , 
Tinfegnerò , poi che farem su'l mare, 
si bcnld hìì , che non protejli errure . 
(A- 

O uiui l'dudaccgioudne rimafc 
Tuttala notte, egnnpezzineff'efe 
sparlar con Merlin , che le fuafc 
Bjndcrfi tofto al fuo B^uggier, corte fé, 
Lafciò dipoi le fottcrrance cafc , 
che di nuouofplendor l'aria s' acce fé 
Ter un camingranfpatio ofcuro e cicco , 
Hiuenio li ^irtilf emina feco . 

Eriufciro 



«J 



T E !{_ Z 0. 



19 



E riufciro \n un burrone :ifcofo 
Tri monti inicccj^ibili i le gatti , 
£ tutto'l di fatz-ipiz^'-^^ npofo 
Saliron bxl-zc , e trMicrf.ir torrenti. 
E , perche mcn l'andar fojje noto fa , 
Dipiaceuolt e bet r^tgiommeiUi , 
Di cjuel , ehe fu piìi A conferir foMe , 
L'ajpro cm'm fciccMparer mcngraue. 



71 



6r, 



De quali erd però U maggior pxrte , 
Ch'a Bradammte uien l.t dotta Maga 
Mo^rando con che aftutia^econ ijuA'artc 
"Proceder de, fé di I{uggiero e uaga . 

■ Se tu fofi ( dtcea ) Vdhde , ò Marte , 
E conduce figcìite a la tua paga 
Tiùpche no ha ti }{e Carlo,e il ì{e .Jgramà 
T'fondurerejìi cantra ii1s!^gromAnte. Qe, 



('1 



f7;f oltre , che diacciar murata fii 
La rocca incfpugnabtle , e t.mt'alta , 
Oltre , chc'l fuo dcjlrierfi faccia tiia 
Termczol'aria,ouegaloppae falta: 
Ha lo feudo mortai , che come pria 
Sifcopre,ilfuolflcndor si gli occhi aff.dta. 
La uifta tolle,e tanto occupa i fcnfi. 
Che come morto rimaner conuunfi. 

E fc forfè ti penfi , ehe tiuagUa. 

Combattendo tener ferratigli occhi. 

Come potrai f.\per ne la battaglia , 

Ouando ti fchiui, ò iauuerfario tocchi r* 

Tilaper fuggire il lume , ch'abbarbaglia , 

Eglt altri liicatitt di colui far fciocchi. 

Ti mojlrerò un remcdio , una uia preiìa , 

TvTc altra in tutto 7 mondo è fé noncucjU . 

•^' .. 
// P^e .Agramente d'.Afica uno anello , 

che furubato in india k una !{egina , 

Ha dato k un fuo barcn , detto Bnmello , 

che poche miglia inanzittf camma , 

Di tal uirtit , che chincl dito ha quello , 

Contrail mal de gl'incanti ha medicina. 

Si de' furti, t d'inganni Bruncl , quanto 

Colui, chetien lijtggier , fappia d'incanto. 

Qucjìo Bruncl si pratico , e si aduto , 
Come io ti dico è dal fuo I\emandatO, 

, ^ccià che col fuo itigegno , e con l'aiuto 
Diquejlo ancUo, in tal cofe prouato. 
Di quella rocca , douc e ritenuto , 
Tragga ]{uggier che così s'è u.mtato ; 
Ethd cosipromeffoiil fuo Signore, 
U cui I^uggicro è più di ogn' filtro à cou . 



Ida , perche il tuo Buggiero a te fol'hubbii, 
E non al I{e^gramante , di obligarfì , 
che tratto fìa de l'incantata gabbia, 
Tinfcgnerb il remedio , che de ufarjì . 
Tute n'andrai tre di lungo la fabbii 
Del mar , che ormai è preffo k dtmojìrarfit 
Il terzo giorno in un' albergo teco 
^muerk cofìui , c'ba l'anel feco . 

La fuajiatura ( acciò tu lo conofa : ) 
iS(j)» e fei palmi, Z:/ ha il capo ricciuto. 
Le chiome ha nere,<y ha la pelle fofca , 
TalUdo iluifo , oltre il douer barbuto ; 
eh oc'ihigonjìati,(y guardatura lofca. 
Schiacciato il nafo , e ne le ciglia ir fato . 
L'abito ( accio ch'io lo dipinga intero ) 
Ejlrctto , e corto , tfcmbra. di corriera . 

71 

Con effo lui t'accaderk foggetto 
Di ragionar dt quegl'incanti ftrani . 
dlo>ha d'hauer ( come tu haurk in effetto} 
Difìo , che'l Magofta teco a le mani ; 
Tila non mofhrar, che ti fìa flato detto 
Diquel fu' anel,che fa gì' incanti unni. 
Egli t'offcrirk mofhrar la uix 
Fm'k tarocca, e farti compagnia, 
7+ 

Tu gli uà dietro , e come t'auicini 

^qucda rocca sì , ch'ella ft fcoprd. 
Dagli la morte , ne pietk t'inchini , 
Che tu non metta il mio configlio in opra; 
IS^c far , ch'egli ilpenfier tuo s'indcuini, 
E c'habbia tempo , che l'anel lo copra . 
Terche tilpaririadaglioccbi tofìo , 
Che'n bocca ti facro aiiels'hauejfepoHo, 

Così parlando giunfero sù'l mare , 
Doue preffo k Bordea mette Carotina . 
Quiui,ncn fcnza alquanto /.ignmarf , 
Si diparti l'ima da l'altra donna . 
La figliuola d'Anton , che per slegare 
Diprigione ti fuo amante , non affanna , 
Caiìtinò tanto , che ucnnc una fera , ' 
.Ad uno albergo , ouc Bruncl prim'cra . 

7« 

Conofcc eUa Brunel , come lo uede. 
Di cui la forma hauea fcolpita in mente» 
Cnde ne iiiene, oue ne uà , li chiede ; 
uel le riff>onde , e d'ogni co fa mente , 
La Donna , gii prouijla , non li cede 
In dir menzogne, e fumila ugualmente 
E patria , ejìirpe ,e fetta, e nome , e fejfo^ 
£ li uolta k U man pur gli occhi f^cfjo . 

KM 



•o e ^ t^T r E \Z 0. 

udgliocchilU min J^ejfo uoltando StdUdtto infime in cjucft^guifi , quando 

Indubbio fcmprccffrrdiluirubdtd; L'orecchidda unromor lorfuintrondti. 

7s(i- lo Lfcid uemr troppo accollando . Tot ui dirò Signor , cht ne fu c.mfa , 

Li fui coniition bene informati . C'haurò fatto al cantar debita piufa . 

IL FINE DEL TERZO CANTO. 

ANNOTATIONI 

Molto m/t'^^icrji quel furor cUefuole. 
Conuien hen'lior che mi rifcnldi ti fitto. Quefl.t ttueiMÌnuocAticHe, (atta daW^Ariofi» nel jiriiulfi* 
fi.l. '!> IK'fto Canto, OHe ha da narrare i defcèdenti delilltuftriji.cafa da tsTt.è tenuta da tutti i^iudieiofi.Cr 

tueramète molto comoda^molto le^iiidra,(^ molto bcUa,^ che t> certo au.l^ di luogo,d'occajione , 0- di 
ntodi quelle d' o'n altro fcritttr Latino,'o Greco,* ciuali quado uoglion mettere attenttcne ne i lettori, i ni 
, X'* tf:oltanti,ah.ìUfre a udir cofe grandi,/oghono mi er forre qucjìt nuoue inuocationi,com' in quella. 
Tandite nunc Helicona Vex,&c. 

Del furor poetico, non accade cl/'to quim'aUarghi à dir' altro, Imueadonefcntto VUtoni , tjr altri^ 
^ ejjindo fpejfo ncord-ito da'Voeti fitfi, 

Jì/Ì Veui in nohis, agitante caUfnmHi iBo, Et 

F-sì Deus innoÌM , flint &■ conmtrrtia celli, 
Sedibu! rtthereiifptritiu tUeuemt. 
€ lift 1 f H E qu-ft.t parte al mio Signor fi D E B lì E , 

Che citagli aHÌ,oiidetorigin'ìiehhe. Qjieffa parola v>flf'KT=,è qui pofld da!l:Aritfio In tepo prefente, # 
tit\' t. Ma p certo e uni* di qu tlle,del!equaU, come l'è detto nel primo fo'rlio,e';rli nò feppe intertmit' la na 
tura, et la regola, ò t offeruatioe ,tt fprieta uera.Deibe no è m.iife no nel tèpo p.ijfato, et uolg.tr dt Dehuit, 
Spinfe^more,e d tiare ou'irnon dibbe 

la mia lingua ani.Ua à lament.trfi. Et non potrà mai dirfi altr.tmente , cioè cl>e tal uoce fia fé non del 
tempo pajftto . Il prefente fi ituria inqiiefomoJ.o.Io Debùo,tu Dtin, o Dei,n<tum.ti Debbi , Jie èdrlfoT' 
^iuntiuo. .Altri Veue,<) Dee, con U prima.e .proiiunci.tta stretta, ptrdifjerenti.trUda Dee, maggior nw 
mero di dea. Kt di tutta laiiari.itione diqiiejh ucrbo, stia nel ter^o de'miei Coment arij. l'yirioìlo in qii4' 
Jia uoce debbe.fi dcbbe ingannar dilla prima 'uà pofitione, cioè, che »sdinio,che la prima pcrjoiia è. Io deb 
io, credette forfè il>eft iiariaffe poi tutto regoiit.imante comegit altri uerbi ,T u debbi, altri debbo, li che 
non fi fa,per effer qiitjìo uerbo irregolare in molte fue parn,come s 'ha ne' detti Commentarli j pieno . 

Delle iftorie toccate in quefio rcr'^ Canto,comeattcordit:itteÌaltre,che fi toccano per tutto qiier 
fio libro, s'hauerà insiriittion particoLire,^ ordinatamente net fine di quefio volume. Di quella della caf» 
Eftenfe,s'l>auerà ancora quanto farà nece/Jario, benché copiofamente n'hanno fcntlo molti , f^ primipaU 
mente I{iccobatdo,cl>e fcriffe tliiilorie di Ferrara. 
•t.Xf.f.^t rfOME Ut crra,tl cinprodiir di rsfe. 

Le die pi.tceHot nome inércctìt Itoci. Ter queftai»tei»de ^oui^o, cht in Latino fi dtte Jifiodigit», 
da T{hodos,cbe in Greco fi dice la rofa. 
(.IT.p.^l £ LA cittadelle in me>o ale pifcoft 
"P^idi.del Vó teme.tmhe le foci, 

Vou'abitAn legentidefiofe « 

Che'lm.irfi turbi,e fieno i lieti atroci. Comacchìo,è città del Ttrrareft,pofta tra Trimai" ,^ l'olino ,aitt 

rami delTò,I quali quiido mgroff.ino ,inodvio ,et fìnno dt molti dani a quei tuogtìi; Et chiama quelle gf" 

1i,defioJe,ct>e ilmarfi liirbi,fclte le turbationi del mare,^ i uèti gr.ldi foffingono gran quantità dtpefct 

in quelle paludi, eh e per queTlo egli chiama pifofe , & U m.iggior parte dt quegli habitanti fonpefcaton . 

C.17.Jt-4y ChivdehA Marte ou: non ueggia luce , 

E stringerà al furor le manialdorfo. E' luogo tratto da J'irgilio. 

Claiiduitur btih portt , furor impiut tntm 
Siila fedensfuper arma,^ centiim uiniluf ahemt 

T oft tergum itodit ,fremct lior'iduf ore cruento, E/iiuoldireinfenten'^iquit^/rioflo- queSt chepmr 
liuol dir ì 'irgilio ne i delti fuoi; cioè che fotte ilgouerno di <j»f < Signon.fara fermifiima, z^fli cijìimaptt 
ce,^ quiete. 
Cxijfrg ■SO'*'- '!>'inpoMÌficale abito imprime 

Dflpiirpureo cappelli f'rra chioma. Tutti i Turiofi,ch'ii> h.ih!>ia uedittifin quifi.tpati hanno in quefif 
liio^o(^caper)co una p .foli ,ingàintnd"fi i correttori diljtnlunéto de U'rfi,i;ir dilla p.iroU chioma, parjnd» 
loro, che ihi.'ma qui ri erihl Aie fi ui dica capello. Ma no cofi.ler.vio checoi!lafi-nté;^i>i.7 Jiri.i nulla, {Ji» 
cheU ctnoma cofrèdei cap'Ut .né altro è cliionia che capeP.iinfieme. El non hauna aUimpnnmèto li aire, 
che quilfiitnore imprime la chioma del cipello purpureo. Ha uuiuj: da dir capprl,per due p,ih-: e coprimento 
della tesla,(^ per queTli due ucrfi fautore uuol circofcriuer: ti C.irdinaLito.dl endo, imprime, cioè jianf 
fa,&- cab a la chioma,cioè Li t.-fia, ponendo la p.trteper lo tutto; l imprime dico, ó lajt.ipa &■ la cuopre del 
cappello purpureo ,qn.ile è quello de' Cardinali. Et la parola imprime, épofta traf.itiiiamente con moltugr* 
t'ia,totliend»U dal fug^eU;i> altra etja fi fatta,<hc wofrimeado ittn^ono À calcare,^ coprire. 



o_r^T{^T(y. 



ì^ 




e jt 'K^ r 



*JOJJj 



:fe*^. 




ARGOMENTO. 

Ccn I'mcI Erxddm.mte il uccchio ^tUnte 
ymcc tn bdttjLglix , e fcioglic il fiio Ruggiero . 
il quJ ud poi sii l'Ippogrifo trrunte , 
E tMto poggia, ili ad , che fcmbrd un zero . 
I{indldo , che d'amor fu mojj'o tmnte 
Ter feruire il fuo I{e , uxrio fenderò 
Tener conuiene , crin BretxgnA giunto 
Di Ctneurd fJuxrgli decade k punto . 





LA VIRTV, CHE O PERMEZO DI PAROLE 

Sacre,ò per qual (ìuoglia altra uia,il primo tacitor dell'anello d Angelica impetrò da 

i Cicli, di tar uano ogni incanto, ci dimoftia come le potenTC fiiperiori,ò ccie- 

fti habbiano imperio fopra l'infernali j &aeree, chcfolcfon (nielle,che 

adoprano ne gl'incanti; & quamo benignamente eireuittii celefti 

aiutino chi uuolualerfene,à far che la ragion uincai fcuhj& il 

uero , l'apparente , ei falfo . 



C ^ T^r QF ^ I{T 0. 




^ANT VN= 

ente il fimuLr 
jìd le pili uolte 

}{iprefo , e dia 
dimdli mente 
indici: 

Si troud pur'tn 
molte cofe,e 
molte 

Edutr fatti euidenti benefici, 
E danni, e biafmi, e mortibduer gii tolte ; 
Che non conuerfidm fempre con gli amici 
In queftd , dffMpiìt ofcttrd , che fcrcna , 
Vita mortai, tutta d'inuidia piena . 

a 

Se dopo lunga pretti , kgrdn fatici 
Trouar fipuò,chi ti fa amico uero. 
Et d chi faizx alcun folletto dicj , 
E-difcopcrtomoiiri lituo paifxro: 



che de fxr di I{ugg{er la beUa dmicd 
Con quel Brunel , non puro , e nonfincero, 
Tvld tutto fimuldto , e tutto finto , 
Come laTUdgaglie l'haucd dipinto -f 

simula dnch'elld ; e cofi fdr conuiene 
Con ejfo lui , di fintioni padre ; 
E , come io difii ,f}>effo elld gli tiene 
eli occhi A le mxn , ch'crdn rapaci e ladre ^ 
Ecco A l'orecchie un gran rumor lor uiene . 
Biffe la Donnd , glorio fi madre , 
% del del , che coft farx cjuejta ^ 
E doue era il rumor fi trouò prefid . 

4 

E uede Voile , e tutta la famiglia , 
E chi k finejh-c , e chi fuor ne la uii , 
Tener Icuati d del gli occhi e le ciglia . 
Come l'Ecliife , ò Ix Cometa fix . 
Vede Ix Donna un'.dt.: mer.'uiglia , 
che dilepgier creduta non fxrid ; 
Vede paff:.r' un grxn Icfricr alito , 
che pori., m aria un C^ualier arm.'.to . 

CrM.li 



!l,y ^ K T' 0. 



33 



Crdndi erdnV die, cdi color diuerfoy 
£ui ftdeanelmczouncaualiero 
■ Di ferro armato lumino fo e Urfo , 
£ ucrToncntc bauta dritto il fentiti-o . 
Calofi ,c fu tra le montagne imwerfo ; 

' E , come dicea l'bojh ( e dicea il nero ) 
Qu^eR'cra un Ts{cgromante , e faceaff>ej]o 
Quel uarco,or più da lùgi,orpià da prcffo. 

p^oUndo td'hor s'alzane le fteUe, 
Epoiquafital'kor la terra rade ; 
E ne porta con lui tutte le belle 
Donne che troiia per qucUe contrade . 
Ttbnente che le mifere donzelle , 
C'b.thbiuno , ò haucr jicrcdatw bcltade ; 
(Come affitto cojìui tutte le muole) 
7\(on e fon fuor , sì che le ueggia U Sole . 

7 

EgUsìi'l Tireneo tiene un ciflello 
(^arraual'hojle) fatto per incanto. 
Tulio d'acciiio , e si lucente e bello 
ch'altro al mondo non e mirabtl tanto . 
Cik molli caualier fono in k quello , 
E nejfun del ritorno fi rf.ì itanto , 
si eh 'io penfo Signore , t temo forte , 
che fwt prefi ,òfian condotti k morte . 

La Donna il tutto afcolta , e le ne gioita , 
Credendo far , come farà per certo , 
Con l'anello mirabile tal proua , 
che ne fia il THago , e ti fuo cajiel diferto . 
£ due \ l'hofìe , Or' un de tuoi mi troua , 
(1:c ptii di me fia del uiaggio efj>erto ; 
ch'io nonpoffo durar, tanto ho ilcoruago 
Di far battaglia cantra d queflo THago . ■ 

"T^on ti mancherà guida, le riffiofe 
Brunello allora , e neuerrò teeo io ; 
Meco ho laflrada in fcritto , cr altre cofr, 
Che ti faran piacer' il ucnir mio , 
; 'olfe dir de l'anel , ma non l'ejf'ofe, 
T^ chiari più , per non pagarne il fio . 
Grato mi fia , dtffe ella , il uenir tuo, 
P'olendo dir, ch'indi l'antl fia fuo . 

IO 

Quclch'erautilekdir,difl< it quel tacque. 
Che nuocer le potea col Saracino . 
Hauea l'ofìe un dejhier,<h'A coflci piacque 
ch'era buon da battaglia , e da camino . 
Comperolìo ,e partifii , comcnarque 
Del bel giorno feguente il matutino . 
Tre fé h ma per una flrcti a u alle 
Con Brunello ora mnz' , era rt le j^alle . 



Di monte in monte , * d'uno in altro bojc'b 
Giunfcro oue l'altezza diVirene 
Tuo dimojbrar , fé non cl'aer fofco , 
£ Fr Alicia , e Spagna , e dutdiucrfe arene ; 
Come .Apenf fcopre il mar Sihiauo, e il To 
Dal giogo,ondek CamaLiolifiuicne. (fco 
Qutndiper af^ro ,t fatico fo calle 
Sidifcendca He U profonda uaUe . 

vi forge in mezo un fajfo , che la cimi 
D 'un bel muro d 'acciar tutta jì fafcia , 
E quella tanto uerfo il del fullima , 
che quantoha intorno , inferior fi lafcii. 
7{on faccia , chi non uola , andar uifìima, 
Chejpefa indarno ut farla ogni ambafcid* 
Brunel diffe , Ecco doue prigioncri 
Il Mago tien le donne , e i caualitri. 

Da quattro cantiera tagliato, t tale, 
Chcparea dritto al fil de la finopia . 
Da ncffun lato ni faitier , ne fiale 
y'ernn , che di falir faceffcr copia . 
Eben appar, che d'animai , c'habbia ale 
Sia qitcfta Ranza nido e tana propia , 
Quitti la Donna efjerconofce l'hora. 
Di tor l'anello , e far che Brunel mord . 

14 

7Mj le par' atto uile k hfangutnaril 
D'un'hiiofenza arme, e di si ignobil forti; 
Che henpctrk po(feditrice farfi 
Delricco anello , e luinon poìre a morte. 
Brunel non hauea mente k riguardarli , 
SÌ , ch'cBaìl preft , e lo legò ben forte 
,.4d uno ^Abete , ch'alta hauea la cima, 
dia di dito l'anel gli trafie prima . 

T^c per h^ime , gemiti, e lamenti, 
che facefie Brunel , lo uolfc fciorre . 
Smontò de la montagna k pafii lenti 
Tanto , che fu nel pian fiotto la torre. 
E, parche k la battaglia s'apprefertti 
llTslcgromante , al corno fuo r icone . 
E dopo il fuon con minaccwfe grida 
Lo chiama al campo tcrkia pugna sfidtt . 

Is^on flette molto k ufiir fuor de la porta 
L'incantator, ch'udì il fuono , t la uoce . 
L'alato corridor per l'aria il porta 
Contra coftei, che fembra hnomo feroce. 
La Donna da principio fi conforta, 
che ucde , che colui poco le nuoce; ■ 
7<{cnporta lancia jiièffiada , ncmazzi . 
Ch'k fior arl'h abbia, ò romperti corazza. 
C Da, 



Ì4 



C ^ 7^ T 



Dd U finiflrd fot lo feudo hiutd 
Tutto coperto di feti ucrmiglia : 
1^ U mj/J deftra un libro , onde fdceii 
7>{j.fccr leggendo l'alti merauiglm ; 
Che U Uncu taihor eorrer psred , 
E fatto hauej. k più d'un batter le ciglia . 
Talhor pareu ferir con muzza , ò flocco , 
E lontAno era , e non hauea alcun tocco . 

7\(o» e finto il deftrier , m.t naturJc , 
Ch'und giumenta generò d'un Grifo . 
Simile àlpadre hauea la piuma , e l'ale , 
Li piedi anteriori , e il capo , e il grifo , 
In tutte l'altre membra parca , quale 
Era la madre , t chiamafi Ippogrifo . 
che ne i monti I{ifei uengon , ma rari , 
molto di Ia da gli agghiadati mari . 

Quiuiper forza lo tirò d'incanto , 
Epoi che l'hebbc , ad altro non atte fé . 
E con iludio , e fatica operò tanto , 
Ch'ì\. fetta , e briglia il caualcò in un mefe ; 
Così , che in terra, e in dria,e m ogni canto 
Lo facca uolteggiar fenza contcfe . 
l^n jìntion d'incauto, comeilrefto. 
Ma uero ciiatural fi uedea qucfto . 

Del Mago ogn' altra co fa era figmento , 
che comparir ficea perrojfo il giallo . 
Ma con la donna non fu di momento , 
che per l'aticl non può uedcre in fallo . 
Tiìi colpi tuttauia diferra al uento , 
E ciuinci e quindi j]>inge il fuo cauatto , 
E jì dibatte , e fi trauaglia tutta , 
Come era , manzi che uemfft , inftruita . 

JLpoi, che ejjercitata fi fu alquanto 
Sopra il dejlrier,fmótar uolfe anco d piedc^ 
Ter poter meglio al fin uemr di quanto 
Ld cauta Maga inftruttion le diede . 
il Mago men per far Veflremo incanto ; 
che del fatto ripar né fa , ne crede . 
Scopre lo feudo , e certo fi prefumt 
farla cader con l'incantato lume . 

Totea eoii fcoprirlo al primo tratto 
Senzd tener i caualien k bada ; 
2U lipiaccd ueder qualche bel tratto » 
Di correr l'afta ; ò di girar la jpada . 
Come fi ucde , ch'd l'aftuto gatto 
Scherzar col topo alcuni uolta aggrada , 
Epoi che quel piacer li uiene A aoia , 
j?uW» di morfo, ( d fin uoUt che moÌ4 . 



M 



Dico che'l Mago al gatto , egli altri al top» 
S'affomigUar ne le battaglie dianzi ; 
Ma non s'affo migliar gik così dopo , 
Che conl'anel fi fé la Donna inanzi ; 
attenta t fijfa flaua k quel , eh' er'uopo , 
^ccto che nulla feco il Mago auanzi . 
E come uide , che lo feudo aperfe , 
Chiufe gli occhi , t lafciò quiui cader fé . 

Tvfo» che il fulgor del lucido metdUo , 
Come folcita a gli altri , a lei noceffe , 
Ma così fece , acciò che dal cauallo 
Contra fé il uano incantator fcendeffe : 
T^lé parte andò del fuo difegno in fallo , 
Che tosto , ch'ella il capo interra meffe^ 
accelerando il uolator le penne 
Con larghe ruote in terra Apor fi uennc . 

2 5 

Lafcia A l'arcion lo feudo , che giApofto 
Hauea ne la coperta , e a pie difcende, 
Verfo la Donna , che come repofto 
Lupo A la macchia, li capriuolo attend<: 
Senza pili indugio eUa fi leua tofto 
Che l'h a ideino , e ben flretto lo prende . 
Hauea lafciato quel mifero in terra 
il libro , cbc facea tutta la guerra : 

E con una catena ne correa , 
che folca portar cinta a fimil^ ufo , 
Terche non men legar colei credea , 
Che per adietro altri legar er' ufo . 
Ld Donna interra pofto già l'hauea . 
Se quel non fi difefe , io ben l'efcufo , 
che troppo era la ccfa differente 

• Tra un debol uecchio , e lei tanto pojj'entt. 

Difegnando leuargli eUdla teila , 
^Iza la man uittoriofa in fi-etta . 
Ma poi che'l uifo mira , il colpo arrefti , 
Quafi fdegnando sibajfauendettd; 
Vn uenerdbil uecchio in faccia meftd 
Vede efjer quel c'ella ha giunto a la Jìretts. 
Che moiira al uifo crefipc^e al pelo bianco^ 
Et A di fettantd anni ,òp&co manco . 

To mmi ld uitd , Giouane , per Dio » 
Dicea il uecchio pien d'ird , e di dijpett»; 
Md queUa 'a torla hiuea si'l correftio , 
Come quel dilafciarla hauriadilctto. 
La Donna di fxper' hebbe Aifio 
Chi fojfeilT^gromante^crAcheeffttt» 
Edificdjfe in quel luogo feluaggio (gio. 
Li vocu f tfaccid A tutto ilmondo oltrag 



1» 



Q^ y ^ JL T 0. 



9^ per maligna intentione , Ahi hffo 
(Diffc piangendo ti uccchio incaniatort ) 
Ff CI U bella rocca in Ama al [affo , 
Tsùper Auiiiù fonrubatore ; 
Ma per ritrar fol da l'cflrcmo paffo 
yn caiialicr gentil , mi mojje Amore ; 
che , come il del mi mo)lra,in tempo breue 
"Morir Criflianoa tradimento deue . 

IO 

ISjo uede il Sol tra ^«f flo,f il polo AujhiHO 
yngiouane si bello , e sipreflante . 
I{ug7Ìero ha nome ; il cjual da piccolino 
Da me nutrito fu ; ch'io fono Atlante . 
Difio d'onore,efuo fiero deftino (mante. 
L'han tratto in Francia dietro al Pj Agra 
Ft IO , che l'amai fempre piì< che figlio , 
Lo cerco trar di Francia e di periglio . 

la belli rocca folo edificai 
Ter tencrm \uggier jìcuramente. 
Che prcfo fu da me , come fperai 
che fojii oggi tu prefo fimilmcntc : 
f donne , e catialier , che tu uedrai, 
Toi ci ho ridotti , zr altra nohil gente ; 
Accio che cjuando i uoglia fua non efca , 
Hauendo compagnia , menlirincrcfca . 
u 

Tur eh' ufcir di la sì< non fi dimande , 
D'ogn'altì'o gaudio lor , cur^ mi toccd . 
che , quanto haucrnc da tutte le bande 
si può del mondo , è tutto in (Quella rocca ; 
Suoni , canti , ueQir , giochi , uiuande , 
O tanto può cor penfar,può chieder bocca; 
Ben feminato hauea , ben cogliea il frutto; 
?la tu fci giunto k dijìurbarmiil tutto . 

Deh fé non hai del uifo il cor men bello , 
7s(j)(i impedir' il mio configlio onejìo . 
Tiglia lo feudo ( eh' io tei dono ) r cjueUo 
Dejhier , che uà per l'aria così prefio ; 
E non t'impacciar' altra nel caftello ; 
C tranne uno , ò du' amici , e lafcia il rcflo; 
Otranne tutti gli altri , cpiit nonchero, 
S( non, che tu mi lafciil mio Ruggiero . 

E, fé dif^ofto feiitolermel torre. 
Deh prima alme , che tu'l rimeni in FrÀcia, 
Tiacciati queiia afflitta anima fciorrc 
De la fua fcorza , ormai putrida e rancia . 
J{ii\^ofela Donzella , Luiuo porre 
In liberta, ; tu fé faigracchia e ciancia . 
7s(c )»j offerir di dar lo feudo in dono , 
quel icùricr^chc mici, nonpiìi tuoi fono. 



J^ 



35 



"^èi'dncofìeffe kteS torre, e darli, 
7Hi parrebbe , che'lcambio conuemfìe , 
Tu di , che f{u2gier tieni , per uietarli 
Il malo inHuJio di fut {Ielle fìfie . 
che non puoi faperlo , ò nonfchiuarH, 
S appiè ndol , ciò che'l del di lui preferire . 
Ma fe'l mal tuo , c'hai si uicin non uedi , 
Teggio l'altrui, c'ha da uenirpreuedi . 

7^npregar,ch'io t'uccida, ch'i tuoipriegU 
Sanano indarno ; e fé pur uuoi la morte^ 
Ancor che tutto il mondo darla neghi. 
Da fé la può hauer fempre animo forti . 
Ma pria , che l'alma da la carne sleghi , 
A tutti i tuoi prigioni aprile porte. 
Cosi dice la Donna , t tuttauid 
il Mago prefo incontra al fajio inuid . 

Legato de la fua propria catem ■*• 
T^andaua Atlàte e la Donzella appreso; 
Che cosi ancor fé ne fidauai pena. 
Benché ir» uiRa parca tutto rimefio . 
7{on molti pafi dietro fc lo mena, 
Ch'kpièdel monte han ritrouatoil fe^«t 
E gli fcaglioni, onde fi monta in giro , 
Fin ch'i, li porta del cafìel faliro . 
; S ■ ' 

jDi sii la foglia Atlante un fafo toUt 
Di caratteri , e fbrani fegni fculto . 
Sotto uafi ui fon , che chiamano OUe ; 
che fuma fempre,e dentro ha foco occulto. 
L'mcantator lejpezza,e k un tratto il coUc 
Fyiman deferto , inoff>ite , cr inculto . 
7«^ muro appar , ne torre in alcun lato , 
Come fé mai cailel non ui fia fiato . 

Sbrigofìi da la Donna il Mago atlord , 
Come fa ff>efo il tordo data ragna ; 
Tconluiff'arueil fuo cafìeUo kun bo^, 
E lafciò in liberta quella compagna . 
Le Donne , e i Caualicr fi trouar fuor 4 
De le fuperbi fìanze k la campagna ; 
£ furon di lor molti k c^u ne dolfe , 

che tal frachezza ttn gran piacer lor tolff. 
40 
QuiuiiCrid'tfìo , <{uiui èsaaipante, 
iiuiui è Trafildo , il nobil caualiero , 
Che con I{inaldo ucnne diLeuante , 
E feco Iroldo , il par d'amici uero . 
Al fin trottò la beUa Br adamanti 
Quiuiildefidcrato fuo Ruggiero, 
Che poiché n'hebbe certa conofcervtid. 
Le fé buonxegratifima dccoglienzd . 
C i Come 



3<J 



c ji y^^ r 



41 



Comt i coiti , cht più che gli occhi fui , 
7>iK che'lfuo coTypiii che U propria uiti\ 
ì{ug7Ìcro imo iilà'i, cb'effa per lui 
Sicrajfc l'elmo , onitiK fu feriti . 
Lungo farebbe k dir come , e du cui, 
E cjitdnto ne hfclux aff>r.i e roiniu 
Si cerar poi U notte, e il giorno chiaro , 
7\(r ,/c non qui , mxipmji ritrouaro . 

4- 

Cr , ehcfiiui kuedC:, e fu ben , ch'ella 
Eftata foUhfuarcdentrice, 
Di tito gaudio hd pieno il cor , che appeUd 
Se fortunxto,cr unico felice. 
Scefcro il monte , t difmontdro in queUd 
yÀe ,oue fu Id donni uincitricc , 
E doue l'Ippogrifo trouiro anco 
C'hiHCi lo feudo , mx coperto , al fianco , 

45 

li donna ui per prenderlo nel f-cno , 
E quel l'aj^etti finche fé gli accofta, ■ 
Toijjyiegj. l'.tlcpcrl'acr fcrcno, 
E fi riponnon longi k mcza colia . 
Ella lo fcgue , e quel ne pili ne meno 
Si leui m aria , e non troppo fi fcoiid . 
Come fa la cornacchia in fccca arena. 
Che dietro il caneor^qui , or lìifi mena . 

44 

J{uggier,.Cradajfo , Sacripante, e tutti 
Quei caualicr , che fce fi erano ìnficmc , 
Cln di sii , chi di giù fi fon ridutti , . 
Douc'che tornili uolator han jheme . 
Quel, poi che gli altri ìua,no hchbc codutti 
IHÌi uohe , e fopra le cime fuprcìr^, 
E ne gli humidi fondi tra quei fa fi , 
Trejfo k l\uggicro al finritcnneipa^i. 

E qtiejìa opera fu del iiccchio ./itlante. 
Di cui non ccffa la pietà fa itoglia 
Ditrar ì\ uggicr del gran periglio inflante. 
Di ciò fol penja , e di ciò folo ha doglia. • 
Terò gli manda or l'Ippogrifo auante^ . 
Terche d'Europa con qucila arte il foglia . 
I{tiggicr lo piglia ,e fcco pcnfa trarlo , 
JJa quel s'arretra , e non uuol feguitarlo . 

Cr di Front'm qucU' animo fo fmonta 
(Frontino era nomato il fito dcftricro ) 
E fopra quel, che uà per l'aria , monti, 
E con glijlrongli attizza il core altiero . 
Quel corre alquanto , cr indi i piedi ponti, 
E falein ucrfo il del, aia pii< leggiero , 
Che'l Girifalco , k cui letta il cappello 
Jl Bjjftro A tempo , e fa «dcr l'augeUo . 



47 



Li bella Donni , che ù in alto tiede , 
E con tanto periglio il fuo I{uggiero , 
lucila attonita in modo, che non rude 
Ter lungo (patio al fentimento ucro . 
Ciò che gik intefo hauea il Ganimede, 
ch'ai etcì fu afuitto dalpaterno impero , 
Dubita djjai , che non accada k quello , 
"ì^nmen gentil di Ganimede 3 e bello. 

48 

CongUocchi fifiialcicl lo fcgue , iptanto 
Baila il ueder ■ tna poi che fi dilegui 
SÌ , che li uida non può correr tanto , 
Lafcia , che fcmpre l'animo lo fegua .' 
Tuttauia con fojpir, gemito, e pianto 
T^n hk,nc uuol haucr pace ni tregua . 
Toichc I{uggier di uiQa fc le tolfe , 
^l buon dealer Frontmgli occhi riuolfe, 

49 

^ fi deliberò di non lafciarlo. 
Che foffe m preda , k chiucniffc in prima , 
Mi di condurlo feco , e dipoi darlo 
^l fuo Signor , eh' ancor ucdcrpur {limi . 
"Poggia l'augcl , ne può I{iiggicr frettarlo. 
Di fatto rimaner uede ogni cima , 
Et abbafj'arfi in giti fa , che non fcorge ,' 
Doue è piano ti tcrrcn , ne doue forge . 
50 

Toi che fi addito uien , eh' un picciol punto 
Lo può Bimar , cfii da la terra il mira ; 
Trendela uia ucrfu ouccadc k punto 
llSol, quando col Granchio firag.giri; 
E perl'.t)ia ne uk , come legno unto , 
,A CUI nel mar , propitio uento jfira . 
Lafciamlo andar , che fark buon camino, 
E torniamo k I{inaldo T aladino . 

.5" 

I\ìna!do , l'altro, e l'altro giorno fcorfe 
Spinto dal uento , ungran [patio di mare. 
Quando kTonentc,c quàdo contral'Orfe , 
Che notte e di non ccffa mai fojjiare. 
SopralaScotiaiiltimammtc forfè, 
Doue la fclua Calidcnia appare . 
Che fpeffo fragli antichi ombrojì ctm 
S'ode fonar di bcUicofi ferri . 

Vanno per quella i caualieri cìrtinH 
Incliti in arme di tutta Bretagtta , 
E de' profimi luoghi , e dc'diùanti. 
Di Francia , di T^^oruegia , e di Latttagttd l 
chi nonha gran ualor, non uada inanti ; 
Che doue cerca honor , morte guadagna . 
Gran cofe in effa gik fece Tri^no , 
Unctlotto , Calaffo , ^rtu , Caluano '. 

Et altri 



Segua 
car. 64. 



Segue d 



»5 



Sì^ V ^ K T 0. 



tt dl&l cdUalicri ,cdctd noud 
E de U uccclìLi TdUoU , fdmo(i 
I\c^ano ancor di più d'um lorproud 
Li monumenti , e li trofei pompofi . 
L'arme l{indldo , e il fuo Bdiardo troud , 
E tojìo fi fd por ne' liti ombrofi ; 
Et alT^occhier comanda, che fi Jpicche, 
E lo uddx afj^ettdre d Beroicche . 

54 

Scnzd Scudiero , e fenzd compdgnix 
ydil cdudlicrpcrquelìd felm immciifd 
F-iccnio or' uni ,c:;-or' un'Jtrd uii , 
Doue piti ìuuer ììr.mc auenture pcnfx . 
Cdpitò il primo giorno x wn bddid , 
che buoni pirtc del fuo hiucr dij\->enfi 
In onordr ne l fuo cenobio ddorno 
Le donìK j e i ciudlier, che umno dttorno . 

55 

BeU.i accoglienti imcnichieVibbitt 
Fero A I{jnalio , ilcjuJ donundò loro 
(T^nprimigii, che con uiuindegritc 
Hiueffe hiuuto ti uentì-e impio rijloro) 
Come da iciuiUer [ìen ritrouite 
Speffo auenture per (juel tenitoro , 
Doue fip0J]i in qualche fitto egregio 
L'buo dimo{h-ir,fe merti bufmo,ò pregio, 

5< 

J{ill'ofergU , che errindo in quelli bofchi 
'frouirpotru {irineiuenture,e motte .•• 
21d come i luoghi, i fitti ancor fon fofchi 
che non fé n'hi notitii le piti uolte . 
Cerca , dice ano, andar doue conofchi, 
che l'opre tue non redìmo fepolte ; 
Terehe dietro il periglio ,eAli faticd 
Septd li fama , e il debito ne dici . 

57 

E fé del tuo ualor cerchi far proui , 
T'épreparata lapiii degna imprefi. 
Che ne li antica etide , ò ne la noui 
Ciimii di ciuaher fu jìiti prcfi . 
Li figlia del ì{e noàro or fi ritroud 
Bifognofa d'aiuto , e di difefi 
Contri un biron , che Lurcinio fi cl-.iimi ,• 
Chetor le cerca e li uitd ,c la fimi. 

58 

Qjiclìo I.urcanio al padre l'ha iccufitd 
(Forfè per odio più cbe per ragione ) 
Hiuerla k meta notte ritrouati 
Trar' un fuo amante i fé fopra un ueront. 
Ter le leggi del r{cgno condannati 
^l foco fi a, fé non troni campione. 
Che fii un me fé , oggimii preffo \ finire , 
L'miquo accufjtor ficài mentire , 



y> 



57 



L'afì'rd legge diScotid , empia , t feuers 
Vuol, ch'ogni donna, e di dafcuna forte, 
eh' ad huomfigiÙgi,e no gli fìs. mogUcra , 
S'accufita ne uicnc , bibbia la morte . 
T^èriparar fìpuò, ch'ella nonpen, 
Quàdo per lei non uengi unguemerforte^ 
Cbe tolgi U difefi , e cbe foRegm 
Che fid innocente , e di morire indegni . 



(So 



Il I{e , dolente pei- Cinturi bella 
( Che cosinominiti e la fui figlii ) 
Ha publicato per citta , e caftcUi , 
Che s' alcun la dtfefa di lei pigiti , 
£ che l'e{lingua la calun nu fella 
( Tur che jia nato dinobil famiglia ) 
L'haura per moglie , cruna fiato , qudt 
Fia conueneuol dote A donna tale . 

Mi fé fra un mefe , alcun per lei non uienCt 
ucncndo non unice ,farÀ uccifa . 
simile mprefa meglio ticonuiene , 
ch'andar per bofchi etràdo'iqueQaguifa, 
oltre, ch'oncr, e fama te n'attiene, 
che tn eterno da te non fa diuifa , 
Guadagni il fior di quante belle donne 
Da l'Indo fono a l'^tlantee colonne. 

61 

E una ricchezza ipprcffo , cruna fiato ^ 
che fempre fir tipuò utuer contento ; 
E la gratia del l{c , fé fufcitato 
Tertegli fia il fuo onor, ch'i: quaft ff>ent«. 
Toiper caualleria tu fé' obligato 
,.4 uendicar di tanto tradimenty> 
Co ilei , che per commtne opiìiione 
Liueripudicitii è un paragone . 

Temo Rinaldo alquanto , epoirijfofe. 
F'ni donzella dunq uè de morire , 
Tercbe lafciò sfogar ne l' amoro fc 
Sue braccia al fuo amator tanto defìre. 
Sia maledetto chi tal legge pò fé , 
E maledetto chi la può patire . 
Debitamente muore una audele,* 
T^n chi dk uitd il fu' amitor fedele . 

Sii uero , ò fai fa , che Gineitri tolto 
S 'bibbia il fuo amate ^ io no riguardo à quC 
D'hauerlo fatto, la loderetmolto , (fio. 
Qua^io non fojfe fiato maiiifejlo ; 
Ho m fua difefi ogni penjìer rtuoUo . 
Datemi pur' un che mi guidi prejìo , 
E , doue jìa l'iccufator mi mene. 
Ch'io j^ero in Dio Ctneura trar di pene . 
C- j T^n 



T^n uo gii dir ch'cìlx non l'hubbU fitto , Haucm , ctranio abbrcui^r cjimM 



Che ti al f.tpcnio , i7 falfo dir potrei . 

Dirò ben , che non dcpcrfìmil'dtto 

Tunition e Mere alcuna in lei . 

E dirò , che fu ingiufto , ò che fu ntitto 

chi fece primA ghjìdtuti rei ■ 

E, come iniqui reuocdt fldenno , 

Etioui legge f^r con miglior fcnno . 



66 



S'v s mcdefìmo ardor, s'un difirpure 
Inchini e sforza l'uno e l'dtro fefj'o 
^qucl foMtc fin d'^mor^ che pare 
^ l'ignor.tntc uulgo ungmue cccejfo : 
Terche fi de punir domu , ò biafmxre , 
che con uno y ò piìi d'uno hxbbia commejfo 
Qucl,chc l'buomfd con quante n'h.t dppeti 
E lodato ne uà , non che impunito ^ (to 
6^ 

Son fattiinqucjìa legge difugualc 
fieramente k le donne ejprefi torti. 
E i^ero in Dio mojìrar , ch'egli ègra male, 
che tanto lungamente fi comporti . 
]{inaldo hcbbcilconfenfo uniuerfale, 
che furgli antiqui ingiufti e malaccorti , 
che confentiro a cosi iniqua legge ; 
E mal fa il J{e , che può , ne la cor regge x 

6S 

Toi che la luce candida , e ucrmiglia 
De l'altro giorno aperfc l'Emilpero , 
I{in.ildo l'arme , e il fuo Baiardo piglia , 
E di qucUa Badia toUc un fcudiero , 
che con luiuicnc d molte leghe, e miglia , 
Sempre nel bofco orribilmente fiero 
Verfo la Terra , oue la lite noua \ 
De la DonzeUadc ucnirc in prona . 



Laf ciato pel fentier la maggior uia. 
Oliando un granpiantoudir fonar uicinOt 
Chela forefi:a d'ogn' intorno empia. 
Baiardo Jj>infe l'un , l'altro il ronzino 
Verfo una uaUe, onde quel grido ufcia, 
E fra due mafcalzo ni una donzella 

Vider , che di lontan pare a affai heUi . 
70 
?>la lagrima fa e adolorata, quanto 
Donna , ò donzella , ò mai per fona foffc» 
Le fono due col ferro nudo A canto 
Ter farle far l'erbe di fanguc roffe . 
E^a con prieghi differendo alquanto 
Cina il morir , fin che pietk fi moffe . 
yenne l{tnaldo,ecome fen'accorfe. 

Con alti gridi , econ mmaccie cor fé . 
71 
yoltaro imalandrin toflo le ff>aUe, 
Che'l foccorfo lontan uideriienire^ 
E s'appiattar ne la profonda uaUe . 
il Taladìn non li curò feguirc . 
Venne a la donna , e quid gran colpA daUt 
Tanta punition , cerca d'udire . 
E per tempo auanzar,fa k lo fcudiero 
Leuarla ingroppa , e torna al fuo fentiero . 

E e amicando poi, meglio lagnata 
Molto effer bella , e di maniere accorte ^ 
ancorché foffetuttalpauentata 
Ter la paura , c'hebbe de la morte . 
Toi, ch'ella fudinuouo domandata. 
Chi l'haueua tratta k si infelice forte , 
Incominciò con humil uo.ed dire 
o nel , ch'io uo k l'dtro Canto differire • 



IL fi NE DEt QV ARTO CANTO. 

ANNOTATIONI. 



C.ìi.f.: 



COMI Li MagngUtl'ì>.itied difinto. I.'iquejlo luogo qu^fi tutti gììTfjml'.itih.tMìSf, LE l'h.-tueadU 
pinto.Ilche penjo che i correttori, f ir .tuenturn i Autore sleffo h.ibbliVici f.stta ,[>erfiper cheuellit 
ìiìtguaim'nr.iqii.wdofimettonocjticfl! [>ronomiaccorcÌJti, MI.TI.'Ll.prr A me, A te,Aìi:i,mi ;>ùice, ti 
dijh, limoTlrM, in iiece diViace Àme,VifSi a te, moftr.ii àliti, nel genere delU femmUjll ter^ cafoò 
Datino h.t dn dir fcmjire h',i:jy non nkiili,(;jy tanto ual LEj^it.iifto a,lei, 

7ÌS dt Lucretia mt mer.tuìgli.ti 

Se non come à morir LElnfogiiaffe, 

Ferro,e no LBb.iP/iffeil dolor folo. Et così f: tronerà seprein ogni buono Autore dì ff,ì,<> diuerfo,^ 
ilhi altramente dtcejfe , farebbe manifeftijìimo , & puerile errore iitgratmnatica , che li, è gli , in queji» 
ìncdo pofti per pronomi , nonfuranno mai fé non del genere de'tn.ifchi , Onde come comiiKÙii a dire, co» 
jueiLt ferma regola credo to che C Autore, ò i correttori di quello libro, nel detto uerj'o oue fi parla di 
liradamantc , che era Donna babbuino fatto dir LE in uecedià lei ,i> à effa,cioè , Come la Maga ha' 
nea diutfito , ò dipinto Brunello à lei , ò à effi Bradamante . Et farebbe in eff'etto detto fecondo la pw 
ra ojjtmutiane delta regola , fé non che i buoni, cir giudtciofi fcrittoridi quefl.i lingua noTlra j ha^ 
ttendo fempre debito rifguardo al fuono dtUeuocmon meno con l'altre infieme che infe fiejfe , quandoè 
^caduto chtdetta fartkellajò detto pronomi ff ra front* con un altro che pur fu per I , couun'altraito* 

cide,cii' 



Ute,coiiojcendo chefarut bruttijìimoftoni>,>l dir LELA.ò LE/.l,i LBLE,cemtf.trtlhe tElA mofWi, 
LELI diede;,LELEfcriffe,t^c.uollon fttggir rjuetta uer.tmentf Un^md.t,^- come bMhctt,mte fromirui* 
tione,^ 5 i come al fronome lijniafcolino^aj^iiinjero U^,quando e con Hocale afprejfo , i conf, con alirtp 
tonfonante Gli nmici ,Gl> fdegni ,non per altro che per rtjj'ctto della belleTTa delia pronu>:tia,cofi Va'^'tiin- 
fero ancora à questo (•.minile. Etper farlo conofcre del fuo genere , le lafctarono la E,ffa finjle,(^ dijj'cr^ 
GLIE, in uece dt LE, gliela miistrò,GL lE l'iiauea dipinto, z-r cofi d'ogn altro . 7^ mai fi trouent altrw 
mente in alcuno autor buono né vi itcrfo,ne i:> profa.An-^fi uede in infiniti lucrhi^come ancor ricorda il 
Bembo, che il Boccacio fcmpre che hebbe ad ufar cjuefii d:te pronomi infieme,nel modo già ditto, us ò di far 
glidir fcmpre C UclE , in ogni genere che stiano l'uno Qr l'a!troi&- in ogni genere , & numero cheTfut 
l'ultimo. llche pero inquanto al genere deWultimo, per ejficr fatto fuor d'ogni bifo"-no, &" fuor d'ogni ra^ 
gione,io non configlterci chi cur.tjj'e di leggiadramente firiiiert , che limit.ijfe.Di che chi ha care diucder 
fi.'i oltre, puì) leggere le noTirc annet.itioni nel fine della fccond.t gioriMta del Decamcrone del Boccacto^ 
S II n T & iiiosl ri Commen/.iri'ì nel ter^o libro,al capitolo de' pronomi. tffifi , 

E ncffundd ritorno fi d.a u.tnto. jiuueri.ifiquejìod.trfiitaatf^uij àeonformitÀ di quell'altri nclLt 
trima Ti,v>ya del primo Cinto, 

che fi die ttantf. 

Di mndicar la morte di Troi.ino. Che l'uno è del tempo fu turo, l'altro delp.ijfato.Sid.ma uanto J^r* 
mante cthaucre .t iiendic.\re,ò che uendicherebbe.T^ffuno{in qiteW.iltro'^fi dà uanto del ritorno; cioè nef 
funofiuantaifi gloria d'ejferneritomato.Ondeinijuesìo e u.1to uert,(>r in quello delle cofe àuenire,(t;> 
iubbiofej uanto, iattalion iiana.ò .dmeno incerta.& per ipnUo non può farfi maifcnra macchia J'.irr» 
g-in-^'t. La onde i cerucllifi:ni,fempre nelprometterli,òpiù to'lo .lur^urarfi tifine d alcuna cofa che lutenm 
donftre,foglioiio aggiungere, V tacendo à Vio,con gr.it i.t di Dio,Dii's anauentiiiu , 'Din fropilM , ^li" 
f .33 -P. I J aT.lXTapo'v7os,& altri t.tli. 

L chi.ima al campo, & à la pugna sfii.t. Q^ueTfo uerfo in tutti gtifl.tmpati ch'io h.tlbia ntduti, ha. 

Lo ihiama al c.tmpo,(2r d la piigiui'l sfida. Error ueramenfe delle Tl.impe , (p- grauifSimo , che come 
in t.mtiluoghi s'è detto dame,(^ da altri, in questo ,0- in altri libri, la lingua nostra noiirr.euc m,uper 
alcuna uia,ehe dau.tnti àfcon altra confonante poffa Ti.ire articolo , ne pronome chefinifca ini, ma eonuiS 
thefcmpre ui fi .igpunga lafua uoc.ile,lo studiti, lo ifid.i.Et per questo uedendofi che qui faria grauifim.t 
mente commejj'o tal fililo, non è in alcun modo da lafiiaruelo, ntcLt credere che l'yiutoreue lo commctttffe, 
potendo acconcifiim.vnente H.ire il uerfo gr lafenleni^ifen:^ t.il pronome,^ cofi come noi Phabbiamo ri 
. Uituito,chcnon ha cefi alcuna de dcfider.trtiici. 

^' Macon la Donna non fu di momento. Qj^i mometo è poflo .dmodo l.ttino,ptrui momeii,marni momt 

ti,di poca,ò di molta ittiporla;^a.O/ide qui,non fu dimomento,cÌjè non fu à' importan-^a ,non riliuò nulla, 

nogiouò,no u.ttfe.Jiìométo poi in altri luoghi,eteo altre uocifara d altra et mollo diucrfa fignificatione. 

..yf.XI 5 CO P R ilo feudo, e certo fiprefume. Vrofumc hanno in qittfio luogo qu.ifi tutti gli fiapati fatto coji 

dir da alcuni che allorfi credono d'cjfer ben Tofani, quàdo corropono flran.imete le p.trole tUlla forma che 

hano nellaLatina. Onde fi ucggono da tati ne'tepi nofiri piene le carte di prOfOntione,oVEnione,f'bbri.t 

. to,ob1\igate,& molt'altretali.Di chei'hupartiiolare^ longo capitolo ne miei Commetarij al$. Uro, 

'■ ' Manons'affoniii^lUr^iHcofi dspo 

che con t'anelfi fé la Donna in.tn^. .,4ltArioTto in cofi gran poema per la «f.CjTiV.t delle rime fu Iccìm 
to una ò due uoltèuf.trquesta p.trola DOPO, con la CHE, ma in niun buona .tutore né in uerfo , nè^nprt 
fa fi troua mai cofi fatto. Et la uera regola è quefta , che nella lingua nostra DOPOnel uerfo ,Qr doppo nel 
le profe non è m.tife nok prcpofitione ,che r.ipprefentala Posl,prepofitione L.tti;ut , Onde fcmpre fi mette 
con nome apprcffo,dopo cina,dopo gli altri,&c.O con l'infinito de'uerbi chef mette in uece di nome.Dof 
pò l'haucr cefi detto. Et qu.wdo poi uogli.imo rapprefcnt.ir Vauuerbio Poflea,ó poftqujm Latino, diciam» 
d.ipoi,d.tpoi che,poi,pofia,(2^ poiché,^ pofcia che. Di che io ho fritto à pieno altrone.Etprim ipalmentt 
nel uocaboLirio uniuerfale della lingua ntfira. 
, « . I PIGLIA lo fudo{eh'io tei dano')e quella 

Dcstrier,che uà per Paria cofi prcTlo. "I^l uerfo ,(^ folamente nel fine , come inqueTto luogt, fi permei 
telo stender tutta que'sta p.nola Qvi\.i.O,^ coti ancorbello. A/a nelle prnfe.ò per entro U uerfo crerol» 
cjferu.tlijiima che dette due parole nelgener de mafhi, non fi mettono mai fé non .iccort.tte;fuorfolamen 
te quando lor fcgue appreffo p.irola che incominci da uoeale,ò cLifcon altra confonante the allora co la u» 
talc,'o la fcriucrcmo tutta, come.V er quello ,imor ,che mi mofirastc quando, ^-c.o togliendone la , uifem- 
rueremo la col!ifione,ò apoTlrofo.J>ellhuomo,QucTamico,(ìr con f, con altra eòfonante le frimremo fent 
fre,fe una gradefirettc-^ dd uerfo n'ó ci aflringa àfare il cÌtrario,fi cerne aftrinfe il Petrarca in quelli, 

ch'agi ingrati troncare .i BEL Jludio erra. Et 

Tuo conJoUrdiqHilvfl. (l'irto fiotto. Benché con tutto che il Petrarca Phahbia fatto comunque fi,t, 
non è però fé non uti! eonfglio àfhif.xrlo.QuefiQ adunque di non aceorciav dette due uoci, qu,indolorfe* 
gua appreijo p.trola ihe incominci da altra confoihtnie,fir.t per cenfiilio,nonper precetto. Ma ali incontro 
f.tr.i poi d oficrnatifimo precetto il non metterle mai intere per entro il uerfo, i nelle profe, con uod appref 
fo,ehc non ineomity ino da uoc.de, ò da f,coit altra confonante come e' ^i.ì detto, "Nj ( fé non da chi ha cart 
di con tra far gli .Abru'^fi)fi dira, ò fi friuerd mai nelle ^rofe,ò^er entro il uerfo,il bello caiÌMllo.Dammi, 
5«fflo caUmaro,^ cofi d'ogni altro, 

C 4 



4» 



:^< 



e ^ Tl^ T 9 



M 



^1 I ^f L mrn 






w 



1-^. 
f ^^-:*-*i 



■^"Wi 



v£^, 



^cfì^ 



^ 



'^^£ 



<^S%: 



pv==:^ 



;rl 



p 



iisfeas 






ì^|c^ 



Il r I 1^^ T 0. 



4» 



wi 



W 



ii-'^C 



ìk 



ARGOMENTO. 

Lurcsnio per cagion , che intefo hiue4 , 
Ter Cnieura il fratello tfferfiuccifo , 
Terò ehelDucdà\Albinu crcdcd 
Cb'dppo lei fojjc in maggior feggio jj^ifoi 
Di Rupro .fi l{c idccufi e falL rei , 
m.x il frMclpofciA con mfco^o uifo 
Centra lui pugna ;Ealjìn I{inaldo uicne. 
Che al Duca fa fentir le dritte pene . 



LA SOMMA INGRATITVDINE DI POLI NESSO 

<on Djlindi , Se la memoranda maligniti in calunniar Gìneura , condotte come mira- 
colofaniente a notitia del ■mondo , & podc à fronte con la qran fidcltà , & con 
la molta fortuna, che accompagnano il ualore d'Ariodantc , ci pof- 
Ioli rendere da ogni parte (ìcuri , che Iddio giuftiflitno 
non laf;ia mai lungamente lieti eli federati nel 
mal lar loro, né opprefli i Buoni nel- 
la loro innocentia . 



e ^ T^T Q^r I T^T e. 



• - • SV-—- 




^ t.( fcmìna il mifdno non la face » 
L'or fa con Vorfo al bofco Jìcura crru ,• 
La Leone jf a Appreffo il Leon giace; 
Col Lupo uiue la Lupa jìcura ; 
7v(5 /.< Giuuenca ha del Torci paun . 

(jb'abomineuolpeiìe , che "Megera 
T^ uenuta k turbargli humani petti ^ 
Che fi fcntc il marito , e la moglicrn 
Sempre garrir i'wgiunofi detti, ' 



r T T I gli aU Stracciar la faccia , e far liuidd t nerd, 

tri^.nim.ti, che Bagnar di pianto igenialilctti ; 

fono in terra , E non di punto fol , ma alcuna uoUs 

Oche uiuon ^' f'^"Z"(ZÌ'h^t>agnattl'ira jiolta . 

quietiejlanno T irmi non fol gràmalma che Vhuomf4ccÌ4 

in pace ; Centra natura , e fia di Dio ribello , 

OSE uengono <"'• ' i'i^'duce À percotere la faccia 

A riffa , e fi fan ^' ^'^''•^ ''°['"^ > ò romperle un capello . 

guerra , '^^■^ <"'■ ' 'f ''À ueneno , ò chi le caccia 

L'alma dal corpo con lacciolo coltello, 
C'huomo fta quel, non crederò in eterno, 
MdinuijìahumanaunUnrto deWinferno . 

4 

Cotalicfferdeue ano i duo ladroni, 
che l{inaldo cacciò da la Donzella , 
D.( lor condotta in quei fcuriuaUom 
Ter che nanfe n'udijfe piì< nouella . 
Io lafciai , ch'ella render le cagioni 
S'dpparecchiatia di fu a forte fella, 
^iTaladin , che le fu buono amico . 
Or feguenio limona , così dico . 

Li Donni 



4> 



e ^ ri r 



L<i Donni ìncominciò.Tu tnttndcYJt 
La maggior cruicltddc , e Uptù ej^refj'it, 
Ctn Tebe , ò in ^rgo, ò che m Mcene nui 
in luogo più cruMfoffe commeffa . 
£,fcrotMiio ilSole i churirai 
Qui , mcn cb'k l'altre rcgion s'appreffd , 
Credo , cb'k noimJ uolcmicriurriui, 
Terchc ucder si audcl gente fchiui. 

eh 'i li nimicigli huomhii ftcn crudi 
In ogni (ti fé n'è ueduto ejfcmpio ; 
7yU dar la morte k chi procuri e jìudi 
lltuobé scpre,è troppo imiiijìo esempio. 
E accioche meglio il uero io ti dinudi , 
Ter che coftor uolejfer fare fcempio 
De gli anni uerdi miei contrarapione. 
Ti dirò da princìpio ogni cagione . 

7 

Voglio che fappi signor mio , ch'effcndo 
Tenera ancora , A li feruigi uenni 
De la figlia del I{e ; con cui crefcendo 
Buoniuogo in corte, lyhonorato tenni. 
CrudeVamor al mio jìato imidendo , 
Fesche feguace ( ahi laffa ) li diuenni , 
Fé d'ogni caualier , d'ogni donzello 
TiXrcrmiil Duca d'Albania più bello . 

8 

Terchc egli mofir'o amarmi più che molto , 
Jo ad amar lui con tutto il cor mi mofi . 
Bbu s'ode il ragionar ,fi ucdc il uolto , 
3W4 dentro il petto mal giudicar puojii . 
Credendo, amando, non ceffai,che tolto 
L'hebbi nel letto , e nonguardai, ch'io fofii 
Di tutte le real camere in queUa , 
che più fecreta hMea Cineura belU . 

9 

Doue tenea le fuecofepiù care, 
Edoue le più mite eUa dormU . 
Si può di quella in s'un uerone intrare , 
che fuor delmuro al difcopertoufcU . 
Jo face a 'l mio amator quiui montare , 
E U fcala di corde, onde falla , 
Jofieffa daluerongiù limandaiy 
Qual uoltii meeo hauerlo defìai. 

IO 

che tante uolte uè lo fei uenire , 
Quante Cineura me ne diede l'agio ; 
Che folci mutar letto , or per fuggire 
Il tempo ardente, hor'il brumd maluagio. 
"hl^n fu ueduto d'a Icun mai fAire 
Terò che quella parte del palagio 
I{il^onde uerfo alcune cafe rotte, 
Doue neffun mai p affa ò giorno, ò notte. 



11 



Continuò per molti giorni, e mejl 
Tnnoi fecrcto l' amoro fo gioco . 
Sempre crebbe l'amore , e fi m'accejì, 
che tutti dentro io mi fentia di foco » 
E cieca ne fui si , ch'io non comprcft , 
ch'egli fngcua molto , e amaua poco ; 
^ncor che lifuo'inganni difcoperti 
Effer dtueanmi i mille fegni certi . 

Dopo alcun di fimojlrò nuouo amante 
De la bella Cineura . Io non fo apunto, 
S' allora cominciafje , ò pur'inante 
De l'amor mio , n'haucfe il cor gix puntò . 
Vedi, fé in me uenuto era airogantc , 
S'imperio nel mio cor s'haueua afjunto ; 
Che fi fcopcrfe , e non hebbc rojfore 
chiedermi aiuto in quejìo nuouo amore . 
'} 

Ben diceui , ch^tiguale al mio non era , 

1^ uero amor, quel ch'eglihauea k cojlei, 
7)la jimulando cjferne acccfo,fpera^ 
Celebrarne i Icgitimi Imenei . 
Dal I{e ottenerla fia cofa leggiera, 
QuiVbor ui fiala uolontk di lei . 
Che di fanguc , e di fiato in tutto il l\egno 
iv^o/t era , dopo il }{e , di lui'l più degno , 
1+ 
Tiii per fu ade , fé pn- opra mix 
Totcjfe al fuo signor genero farfi, 
(Che ucder poffo che fé n'alzeria 
^ quàto preffo al I\epoffa huomo alzdrfìy. 
che men'haurii buon merto,enon farii 
Tilai beneficio tal peri fcordarjì; 
E ch'k la moglie , e eh' ad ogn' altro inante 
Tili porrebbe egliin fempre effermi amate,. 

Io , ch'era tutta k fatisfarlo intentcc , 
7^ feppì, ò uolfìcontr adirli mai, 
E fol queigiorniio miuidi contentd, 
C'hauerlo compiaciuto mitrouai; 
Tiglio l'occafion,che s'apprcfent4 
Di parlar d'effo , e di lodarlo affai ; 
Et ogni induéria adopro , ogni fatici 
Ter far del mio amator Cineun amia . 

Feci col core, e coni' effetto tutto 
Quel, che fìpotèfar;e faìloDÌo, 
T^é con Cineura mai potei far frutto , 
ch'io le ponevi in gratin il Duca mio . 
E c^uefto , che ad amar'eUa hauea indulto <i| 
Tutto ilpenfiero , e tutto il fuo difio , 
Fn gentil caualier, bello , e corte fé, 
Venuto in Scotia di lontanpaefe . 

Che 



«7 



Q^ r t Ti^ T 0. 



che con un fuo fvdtcl hcngiouinctto 
Venne à'Itdii. a ftdre in queRd corte . 
Si fc ne l'arme poi Unto perfetto , 
Che U Bertitgnd non haued il piti forte . 
Il I{e l'imAUd , e ne moftrò l'effetto , 
che li donò di non piccioli forte 
CdiieUa , e uille , e ginriiitioni , 
Elofe grande di pdr de' gran Baroni. 

I8 

Grato era al I{c , più grato era a la figlia 
O nel caualier, chiamato. yiriodantc, 
Terejfcrualorofo k mcrauiglia ; 
Tila pili , ch'eUa fapea , che l'era amante . 
Tv^ Fefuuio , ne il Tilonte di Siciglia , 
2n(5 Troia auampò mai di fiamme tante , 
franto ella conofcea , che per fuo amore 
^■ìriodante ardca per tutto il core . 

Vamar , che dunque eUa face a colui 
Con corfincero ,econ perfetta fede, 
Fc , che pel Duca male udita fui , 
'2<le mairiJl>o{la da fperar mi diede ; 
^nzi , quanto io pregaiia più per lui, 
E gli kudiaua d'impetrar mercede , 
Ella biafmandol fcmpre , e dijprcgtando , 
Se liuenia più fempre inimicando . 

lo confortai l'amatormio foucute, 
che uolcffe l.ifciar la nana imprefa , 
TsT è fi ji'craffe mai uolgcr la mente 
Di coflci, troppo ad altro amore iute fa , 
E li fcciconofcer chiaramente , 
Come a- a sì d'^riodante acce fa , (ma, 
che quanta acqua f nel mar, picciola dram 

'2<{on ff>cgneria de la fua immen fa fiamma. 
Il 
Quello dame più uolteTolìneffo 
(Che così nome ha il Duca ) hauendo udito, 
E ben compre fo , e uido per fé iiejfo , 
che molto male era il fuo amor gradito, 
J^n pur di tanto amor fi fu rimeffo , 
Tilt diucdcrfi un'alti-o preferito , 
Come fuperbo , così mal fofferfc, 
che tutto in ira , e in odio fi conuerfe . 

M tra Gineura e Vamator fuo ptnfa 
Tanta difcordia , e tanta lite porre , 
E fami nimicitia cosi mtcnfa , 
Che mai più non fi poffano comporre ; 
l^por Cineura hi ignominia immen fa 
Dodc n5 s'babbidjò uiua,ò morta , i torre, 
7^ de l'iniquo fuo dtfcgno , meco 
Volfe , 6 ion dtxi ragiour , che fcco , 



i? 



-fj 



Fatto il penfier , Daltnda mia , mi dice 
(Che cosi fon nomata) faper dei, 
che , come fuol tornar da la radice 
^rbor , che tronchi , e quattro uolte, efei: 
Così la pertinacia mia infelice. 
Benché fia tronca da i fuccefi rei. 
Di germogliar non reéa , che uenire 
Tur uorria al fin di qucflo fuo dcfire . 

Enonlo bramo tanto per diletto , 
Ouanto perche uorrei uincer la prona . 
E non potendo farlo con effetto , 
S'io lo fo imaginando , anco migioua . 
foglio , qual uolta tu mi dai ricetto , 
Quando allora Gineura firitrouA 
T^ida nel letto , che pigli ogniuefìa , 
Ch'ella poild habbia , e tutta te ne «cflrf. 

Come eUa s'orna , e come il crin dif^ione 
Studia imitarla , e cerca il più che fai 
Di parer deffa ; e poi fopra il ueronc 
.A mandar giù la fcala ne ucrrai . 
Io uerrò <t fc con imagin.itione , 
che quella fia , di cui tu i panni haurai, 
E così fpero , me {leffo ingannando , 
Venir' m breue il mio deflr fcemando . 



26 



Così dice egli . Io che diuifa , efceurd , 
E lunge era da me , non pofi mente , 
Chequeiio , in che pregando egli perfeun 
Era una fraude pur troppo euidente. 
Edilueronco i panni di Ctneurti 
Tilandaila fcala , ond'ei falì fouente. 
E non m'accorfi prima de l'inganno , 
Che n'cragii tutto accaduto il danno , 

Fatto m quel tempo con Snodante 
llDucahauea queRe parole, ò tali; 
che grandi amici erano Ratiinante, 
che per Cineura fi feffen riuali . 
Mi merauigUo ( cominciò il mio amante ) 
C'hauendoti io fra tutti li mie' uguali 
Sépre hauuto in riff>etto , e fempre amato. 
Io fia da te si mal remunerato , 
28 

Io fon ben certo , che comprendi ,t fai ■ 
Di Gineura, e di me l'antico amore, 
Eper fpofa legitima oggimai 
Ter impetrarla fon dal mìo Sig;ncre . 
Ter che mi turbi tu f perche puruai 
Senzd frutto in coflci ponendo il core f 
Io ben A te rifletto haurei per Dio , 
S'io ndtuo grido fofi , e f « nel mio . 

Et io 



m 



. ^ 



A4 



» 



e ^ 1^ T 



B io , rijpofe ^riòàMtc \ luì. 
Di te mi mcrjuiglio msggiormcnte y 
ChedileiprimMUimorato fui, 
Chctul'hMcpiiaftd foLmcnte . 
E fo , che f.u , quanto e l'amor tri nui , 
Cb'ejjcr no può , di qutl cbcfiu più àrdente, 
E fol à'cfftrmi moglie intende e bnmxi 
E fo (he certo /ji , cb'cflrf non t'ami . 

Terche nonhxi tu dunque .ì me rifletto 
Ter l'imicitid nothrd , che domande , 
C'd te hiuer debbile ch'io t'baure in effetto 
Se tu fofii con lei di me più grande e 
■Jvj^ me» di te per moglie baucrla affetto , 
Se ben tu feipih ricco in quelle bande . 
Jo non fon meno al l{e,che tu fia , grato , 
Ma più di te da la fua figlia am^to . 
3; 

oh , diffe il Duca a lui , grande e cotefto 
Errore , i che t'ha il folle amor condutto . 
Tm credi effer più amato, io credo queflo 
THedefmo ; ma ft può uedere al fi'utto . 
Tu fammi ciò c'hai feco manifcjioy 
EX io'l fecreto mio t'aprirò tutto , 
£ quel di noi , cht manco hauer fi ueggia , 
Ceda A chi uinee , t d'altro fiproucggta . 

f farò pronto , fc tu unoi ch'io giuri. 
Di non dir cofa mai , che mi riueli . 
Cosi uoglio eh' ancor tu m'aficuri , 
Che quel , che ti dirò ,fempre mi celi, 
yenner ditnque d'accordo kgli fcongiuri 
E pofcro le man sugli Euangeli . 
Epoi,che di tacer fede fidiero^ 
^riodante mcorainciò primiero , 

£ diffe per lo giufio , e per lo dritto 
Come tra fé e Gineura era la cofa ,• (to, 
Cb'eUagli haueagiurato e A bocca e infcrit 
Chemai^non faria ad altri, ch'd lui fj^ofa . 
E ,fc dal I{e le nenia contraditto , 
Lipromettea di fempre efìerritrofn 
Da tutti gli altrimaritaggifoi, 
Euiuer fola in tutti i giorni fuoi, 
3+ 

Ech'effo era infper.inzàpelualore, 

Ckauea mofìrato in arme a più d'unfegno. 
Et era per mojìrare , \ laude , k onore , 
^ benefìcio del l{e , e del fuo }{cgno , 
Di crefccr tMto in grafia al fuo Signort, 
Che farebbe da lui ilimato degno 
Chela figliuola fuapcrmogUehaueffe , 
Toi che piacer a lei così 'mtendejfe , 



Toidiffe , ^ quefto termine fonalo ì * 
?^ aedogi.i ch'alcun mi uenga appyeffo 1 
Tv^ e cerco più di quefto ; ne difio 
De l'amor d'ejfa hauer fegno più efpreffo * 
Tv^ più uorrei ,fcnon quanto da Dio 
Ter connubio legitimo e conceffo . 
E faria in nano ti domandar più inanzi. 
Che dibontA fo come ogn' altra. auanzi. 

Toi c'hebbe il uero .Ariodante ejpofìo 
De la mercé , ch'affetta a fua fatica : 
Toimeffo , che già s'hauea propojìo 
Di far Gineura al fuo amator nemica. 
Cominciò . Sei da me molto dtfcoilo , 
E uo , che di tua bocca anco tu'l dica ; 
E del mio ben ueduta la radice , 
Che confefi, me folo effer felice . 
57 

Finge ella teca , ne t'ama, né prezzai; 
Che tipafcc dif^eme,e diparole: (z^, 
Cltr'k quejlo^il tuo amor s'cpre k fciocchez 
Quando meco ragiona , imputar fuole . 
lo bcnd'effcrle caro altra ccrtezz^t 
yeduta n'ho , che ài promeffe ,e fole r. 
E tei dirò fotto la fé m fecreto , 
Benché farei più il debito k jìar chetò . 

1<lon paffa me fé , che tre , quattro e fei , 
Et talhor diece notti, io non mi iroui 
'2<ludo abbracciato in quel piacer con lei, 
Ch'k l'amorofo ardor par che sigioui . 
SÌ , che tu puoi ueder , s'a'piacer mici 
Son d'agguagliar le ciance , che tu proKi, 
Cedimi adunque , e d'altro tiprouedit 
Toi che si inferior di me ti ucdi . 

Ì9 

l^n tiuo creder queflo , Urif^ofe 
^riodante , e certo fo , che menti; 
E compoflo fra te t'hai quejie co fé , 
^ccioche da l'imprefa io mi fpauenti . 
"Ma , perche k lei fon troppo ingiuriofe ; 
QueUo , c'hai detto , foflener conuienti : 
Che non bugiardo fol, ma uoglio ancora. 
Che tu fei traditor , moflrarti or' ora . 

Soggiunfe il Duca , non farebbe oncflo , 
che noi uolef^im U battaglia torre 
Di quel , che t'offcrifco maniftflo , 
Quando tipiacci.i,inanzikgli occhi porrt, 
I{cfìa fmarrito ^riodante k quefìo , -.^ 
Epcr l'offa un tremo*- freddo gli fcorre . 
E fc o-cdiito ben glihMieffc k pieno, 
yenii fua ulta allor' allora meno . 

Con 



il r I 7i^ r 0. 



Can cor truptio , e conpdUìdd fdccU , 
E con noce tremante , e bocca amara 
I{ll^ofc . Quando Ha , che tu mi faccU 
Veder cjucjta auentura tua si rara , 
Tr ometto dicojìci lafciar la traccU 
^ te il liberale , A me si auara . 
7\la ch'io tei uoglia creder , non far ftima. 
S'io non lo ueggio con quefti occhi prima . 

i)K.(nJo ne farà il tempo , auiferotti 
Soggiunfc Voline fj'o , e dipartijfc , 
T\lon credo che pajiar più dt due notti , 
Che ordine fu , chc'l Duca à me ucnifie . 
Ter fcoccar dunque i lacci, che condotti 
Hauea si cheti, andò al riualc , e difjc, 
che s'afcondejfe la nolte fegucntc 
Tra cjuellc cafe ouc non fu mai gente . 

£ dimojhrogliun luogo a dirimpetto 
Diqucl uerone , otte foka falirc . 
Snodante hauea prefo fofpetto , 
che lo cere affé far cjuiui ucnire , 
Come in un luogo , doue hauefie eletto 
Di porgli aguatt , e faruelo morire , 
Sotto (jucila fintion, cheituol moRrargli 
(Ouri di Cin<ura,ch'impoJHbilpargli . 

'''' 
Di uolcrui uenir prcfe partito , 

7\U inguifa , che diluì non fiamen forte . 

Tcrche uccidendo , che fojk afialito , 

si troui si , che non tema di morte . 

J'n fuo fratellohauea faggio O" ardito , 

il piti famofo in arme de la corte , 

Detto lu c^iio ; e hauea più cor con efo 

che fé dicce altri hauepe hauuto apprejlo . 

4i 

Seco chiamollo ,euolfe che prende f.c 
L'arme , e la notte lo menò con lui . 
7\^n che'l fccreto fuo gii li dicef.e ; 
'Me ihauria detto ad cjio , ne ad altrui. 
Da fé lontano un trar di pietra il mejie . 
Se mi fcntt chiamar , uicn , dif.e , À nui ; 
7Ha,fe non /enfi , prima ch'io ti chiami ^ 

"hfon ti partir di qui frate , fé m'ami . 
4/i 
J^a pur , non dubitar ( dife il fratello ) 
E cosi uenne ^riodante cheto , 
E fi celò nel folitario o^cUo 
Ch'era d'inforno al mio iteron fccreto . 
yien d'altra parte il fraudolente e fello , 
Che d'infamar Cmeura era si lieto ; 
E fa ti fegno tra noi fohtoinante, 
^ me , (h( de l'inganno tra ignorante. 



4f 



45 



Et io con uetìe candida , e fregiata 

Ter mezo A liRe d'oro , e d' ogn' intorno ^ 

E con rete pur d'or tutta adombrata 

Di bei frocchi ucrmigli al capo intorno : 

Foggia , che fol fu da Cineura tifata , 

"Non d'alcun' altra , udito ti fegno torno' 

Sopra il ueron , che i« modo era locato , 

Che mi fcopria dinanzi , e d'ognilato . 
48 

Lurcanio in quejìo mezo dubitando , 
che'l fratello k pencolo non uada , 
come è pur commun dejio , cercando 
Di Ipiar fempre ciò , che ad altri accadd ; 
L'era pian pian uenuto feguitando 
Tenendo l'ombre, e la piìt ofcura fhdii , 
E A men di dieci paf.i a lui difcoùo 
'^Imcdefimo oRels'crariJ^ojlo. 
49 

9\^n fapendo io diquejìo cofa alcund^ 
J/ennial ueron ne l'habito , c'ho detto 
SÌ come gli uenuta era più d'una , 
E pi« di due fiate A buon effetto . 
Le uejìi jì uedean chiare a la Luna 
7^è difiimile effendo anch'io d'afj^etto , 
Jy^e di per fona da Cineura molto , 
Fece parer un per un'altro ti uolto . 

so 

£t.<nfo più , ch'era gran f^atio in mezo 
Fra doue io ucnni , e quelle mculte cafe . 
^Aidue fratelli, che {ìauanoalrezOt 
il Duca ageuolmente pcrfuife 
Ouel , ch'era f al fo. Or penfa m che ribrez9 
.,Ariodante , in che dolor rimafc . 
J'ien Tolincfo , e À /j fcala s'appoggia , 
che ^iù mandaigli,e monta m su la ioggi4. 

SI 

^ prima giunta io gligctto le braccia 
^l coUo , ch'io non penfo efier uedutd . 
Lo bacio inbocca, e per tutta la faccia , 
Come far foglio ad ogni fu a uenuta . 
Egli più de l'ufato fìprocaccia 
D'accarezzarmi ,elafua fraude aiuti . 
Ouett'altro alrioj^ettacolo condutto 
T)Ufero ftj lontano , e uede il tutto . 

SI 

Cadde in tanto dolor, che fi diffione 
^florj allora di uoler morire , 
E il pomo de lajliada in terra pò ne , 
che su la punta fi uolea ferire . 
Lurcanio , che con grande ammirationt 
Hauea ueduto il Duca A me falire , 
T^la nongiì conofciuto chi fi fojfe^ 
Scorgenio l'atto del fratel, ftmoffe. 



^6 



fi 



C ^ 7i^ T 9 



Egli uictò , che con U proprìu mmo 
Tv^ort fi piffifji in quel furore il petto . 
S'crdpiìt tardo , ò poco più lontano , 
"^^ngiungea k tempo , e nofuceua effetto. 
v4hmifero fratel , fratello infano 
{Gridò ) per c'hai perduto l'intelletto -f 
CVuna f emina a morte trar ti debbia ; 
Ch'ir poj]an tutte , come al uento nebbia . 

Cerca far morir let , che morir mcrtd , 
E ferua i piti tuo onor tu la tua morte . 
Fu d'amar lei , quando non t'era aperta 
La fraude fua ; or'é da odiar ben forte, 
Toicbe con gli occhi tuoi tu uedicerta , 
Quanto fxa meretrice , e di che forte . 
Serba quejl'arme , che uohi in te (ieffo , 
v/< far imanxi al I{e tal faUo ej^re[fo , 

55 

Quando fi uede ^riodante giunto 
Sopra il frdtel , la dura imprefa lafcia . 
Ttla la fua intention da quel , ch'affunto 
Haueagiadimorir ,poco i'accafcia . 
Quindi fi lieua , e porta non che punto , 
Ma trapaffdto il cor d'efhema ambafcia . 
Tur finge colfratel, che quel furore 
T^nhabbiapihjchc dianzihauea nelcore. 

5« 

Ilfcgucntem.ìtttn fcnza far motto 
^Ifuo fratello , ò ad altri, ììi uiafi meffc 
Dala mortai dif^eration condotto ; 
Tsjc édluiperpik dì fu chi fapeffe . 
Fuorchc'lDuca,e ilfrateno,ogn'alto tdot^ 
Era ychi moffo al dip artir l'haueffe. ( f o 
T^ la cafa dcl}{edi lui diuerfì 
Byàgionamcnti , e in tutta Scotia ferfi . 

57 

In capo d'otto , ò di più giom i in corte 
y<nne manzi a G'meura un uiandante , 
Enouella arrecò dimala forte. 
Che s'era in mar fommcrfo ^ricddnte 
Di uolontaria fua libera morte , 
T^nyper colpa di Borea , ò diLeuante . 
D'unfaffo,che sulmarfporgea molt'alto , 
Hduta col capo ingiù prefo ungran fatto . 

58 

foI«ì dieta , Tria che ueniffc it queflo , 
^A me , che i cafo rifcontrò per uia , 
Biffe , uien meco , accioche m.inifefio 
Ter te a Cineura il mio fuccefjo fra , 
Edillepoi, chelacagion delrcRo, 
Che tu uedraidime, ch'or' ora fra, 
£' Hato fot , pox'ho troppo ueduto , 
Felice, fé fenza occhiio fofri futo . 



5» 



Eramo a cafo fopra Capohaffo , 
che uerfo Irlanda alquàto fporge in mdft. 
Cosi dicendo di cima d'un faffo 
Lo uidikcapo ingiù fott' acqua andare . 
Io lo lafciai nel mare , cr A gran pafft 
Ti fon ucnuto la noua <t portare . 
Cineura sbigottita , e in uifo fmortd 
B^mafe a quello annuntio meza mortd . 

Dio , che diffe , e fece poi che foU 
Siritrouò nel fuo frdato letto . 
Tercoffe il feno,e fi fìr acciò la ftoU ; 
E fece k l'aureo crin danno e difpetto ; 
I\ipetendo fouente la parola 
Ch'^riodante hauea in efhremo detto , 
che la cagion del fuo cafo empio e trifro 
Tutta ucniaper hauer troppo uifro . 

Il rumor fcorfe di coftuiper tutto 
che per dolor s'hauca dato la morte . 
Di queflo il I{e non tenne il uifo afciutto , 
T^è caualicr,nc donna de la corte . 
Di tutti il fuo fi'atelmofhròpiù lutto, 
E fr fommcrfe nel dolor sì forte , 
Ch'ad effempio di lui cantra fr freffo , 
Voltò quaji la man per irgli appreffo . 

6x 

E molte uoltc ripetendo feco , 
Che fu Cineura , che'l fr-atclgli cftinfc , 
E che non fu ,fc non quell'atto bieco , 
che di lei uide , ch'k morir lo fpinfe ; 
Di uoler uendicarfcne sì cieco 
yenne , e sì l'ira , sì'l dolor lo uìnfe , 
che di perder lagratiu uihpefe. 
Et hauer l'odio del i[c , e delpaefe . • 

E inanzi di I\e , quando era più di gente 
La fila piena ,fc ne uenne, e diffe . 
Sappi signor , che dì Icuar la mente 
^l mio fratel , sì ch'k morir negtffe , 
Stata è la frglia tua fola nocente , 
ch'k lui tanto dolor l'alma trafiffc 
D'hdueruedutalei poco pudica, 
che più , che uitd , hebbe la morte mic4 . 

Erane Amante -^e perche le fue uoglie 
Difonefte non fur ( noi uo coprire ) 
Teruirtù meritarla hauer per moglie 
La te fffcraua , e per fedel feruire ; 
Tila , mentre il laffo ad adorar le foglie 
Stdua lontano , altrui uide falire , 
Salir su l'arbor rìferbato , e tutto 
Effergli tolto il diflato fru tto. 

Efeguitò, 



<t5 



S^ r I Ti^ T 0. 



£ ftgukh , comt egli hduti ucduto 
ymrGmcurÀ su lucrane yC come 
Mandò U fcAu , onde era À Iciucnuto 
yn drudo fuo , di chi egli non fa il nome . 
che s'bauea per non cfjcr conofciuco , 
Cambiati i panni , e nafcofc le chiome . 
Soggiunfe , che con l'arme egliuolca 
Trouar , tutto effer uer , ciò che diceu . 

Tu puoi penfar,fe'l padre addolorato 
I[iman, quando ac cu far fcntela figlia; 
si i perche ode di lei quel che pcnfato 
Tilai non hauyebbc,c n'ha gran merauiglid; 
si , perche fa , che fia neccfiitato , 
Se la difefa alcunguerricr non piglia , 
// qual Lurcanio pofja far mentire , 
Di condannarla , e farla poi morire . 

'''7 

Io non credo Signor , che ti fia noua 
La legge nojbra , che condanna a morte , 
Ogni donna e donzella , che fi proua 
Di fé far copia altrui , ch'ai fuo conforte: 
Morta ne uien,fe in un me fé non troua 
In fua difefa un caualier fi forte , 
che coiitra un'falfo jccufator fojìegna , 
che fia innocente , e di morire indegna . 

Hi fatto il f{e bandir per liberarla ; 
che pur li par , eh' a torto fia accufata , 
che uuol ptr moglie , e con gr.in dote darla 
^ chi torrk l'infamia , che l'è data . 
che per lei comparifca non ji parla 
Guerriero ancora , ,inzi l'un l'altro guata: 
che quel Lurcanio in arme e rosi fiero , 
che par che di lui tema ogni guerriero . 

^ttefo ha l'empia forte , che zerbino 
Fratel di lei , nel regno non Jì troue ; 
che uà gix molti mcji peregrino 
Mojlrando di fé hj arme inclite proue ; 
che , quando fi troiiajfe piìi Micino 
Qjtcl caualier gagliardo , ò in luogo , douc 
Voteffe haitcrc à tempo la nouella , 
2^1» mancheria d'autto i la foreUa . 

Il I{e , che in tanto cerca di fapere 
Ter altra proua , che per arme ancora , 
Se fono quede accufc , ò falfe , ò nere , 
St dritto , o torto e che fua figlia mora , 
Ha fatto prender certe cameriere , 
che lo deurian faper , fé uero fora . 
Ond'io preuidi , che fé prefa era io , 
Troppo periglio tri iti Duca , e nuo . 



V 



il 



E la notte mcdefima mi trafi 
Fuor de la corte e al Duca, mi condufii 
E II feci ucdcr , quanto importafii 
^l capo d'ambedue ,fa prefa io fufsi . 
Lodommi , e diffe , che io non dubitaju . 
^'fuoi conforti poi ucnir m'indufii 
^d una fua fortezza , ch'i quipreffo , 
In compagnia di due , che ini diede ejfo . 

7- 

Hai fcntito Signor con quanti effetti 
De l'amor mio fciTolineffo certo ^ 
E i'era debitor , per tai ri]f>etti 
D'hauermi cara ò nò , tìi'l uedi aperto . 
Or fenti ilguiderdon , che io riceuetti , 
ycdi la gran merce del mio gran merto . 
yedi fé dette per amare affai , 
Donna fperard'cffcr amata mai. 

7) 

che quefìo ingrato , perfido , e crudele 
De la mia fede ha prefo dubbio al fine . 
yenuto è »n foff'ition , eh 'io non riuelt 
^ lungo andar le fi-audt fue uolpine . 
Ha finto , accioche m'allontani e cele , * 
Fm che l'ira , e il furor del }{e decime, 
yoler mandarmi ad un fuo luogo forte» 
E mi uolca mandar dritto ì la ritorte . 

74 

che di fecreto ha commcffo k la guida, 
che come m'habbta in quejìe felut tratta 
Ter degno premio di nua fé m'uccida , 
Cosìiintention li nenia fatta , 
Se tu non eri appreffo i le mie grida . 
ye' , come ^mor ben chi lui fegut tratta » 
Cosinarrò Dahnda al Taladino , 
Seguendo tutta uolta d lor camino . 

^ cui fu fopra ogn'auenturagratd 
Ouejìa , d 'hauer trouata la donzella . 
Che gli hauea tutta l'hifìona narrati 
De l'vinocentia di Cineura bella . 
£ ,fe Iterato hauea, quando accufata 
^ncor foffe i ragion , d'aiutar quella , 
Co uia maggior baldàza or mene m pro*4 
Toi che euidente la calunnia troua . 

E uerfo la cittìi di Santo Andrea 
Dotte era il I{c con tutta la famiglia. 
Eia battaglia fìngolardeuea 
Ejfer de la querela de la figlia , 
^ndò }{maldo , quanto andar potea. 
Fin che memo giunfe a poche miglia . 
^ la citt'i. memo giunfe , douc 
Trono HnfcndjKr,c'baHtapiiifrefche noMt, 

Cb'u» 



48 



7T 



C ^ 7{_ T 






Ch'iin CMalicro fbrdtto tvà uenuto , 
Cb'k iiftnitrGmeun s'hauea tolto 
Con twn ufatc infcgne , e fconofciuto , 
Vero che fcmprc dfcofo aniaui molto , 
E che Adpoi che u' cn , ancor ucduto 
'I<fo gli bduca alcun al àfcopcrto il uolto ; 
E chc'l proprio fcuiicr , che li fenda , 
Dieta, giurando , Io non fo dir chi jia . 

"Vo n caualcaro molto ychcAÌe murd 
Si trouarde la terra , e in s« la porta . 
Dalinda andar più innanzi bauea paura ; 
Tur uà , poi che I{inaldo la conforta . 
La porta e chiufa ; cr À ehi n'hauea cur<t 
I{inaldio domandò , Outfto che importa ^ 
E fugli detto, Terche'l popoUutto 
^ucder labattagliaeraridutto , 

che tra Lurcanio , e un caualier' ifirano 
si fanel'altrocapodelaTerra,' 
Oue era unprato fpatiofo , e piano, 
E che gik cominciata hanno la guerra , 

*^perto fu al Signor di Mont' cibano, 
E tojlo il portinar dietro gli fcn-a . 
Ter la Mota cittì Byinaldo pafi , 

7Ha la, DcnzeUa al primo albergo Uffa . 
80 
Edicc,che ficuraiui fijlid. 
Fin che ritorni a, lei, che fari, toBo , 
E ucrfo il campo poi ratto s'inuia , 
X)o«c li duo gucrricr dato e rifpofìo 
Molto s'haueano , eiauan tuttauia . 
Staua Lurcoiiio di mal cor dtj^ofto 
Cantra Ciìtcura,e l'altro in fua difcfd 
Ben foficnea la fauorita itnprefa . 

Si 

Sei caualier con lor ne lo fteccato 
Er ano l piedi armati dicorazZ'i 
Col Duca d'Albania , ch'era montato 
sii unpofente corfier di buona razza . 
Come kgran Contefìabile k lui dato 
La guardia fu del campo e de lapiazzd • 
E ài ueder Cineura in gran periglio 
Hattca'lcor lieto , ZT orgogliofoil ciglio. 
8'.;, 

I^inaldo fer^cua tra gente e gente , 
fafi far largo il buon dcRricr Baiardo . 
Chi la tcmpejìa del fmucnir fcntc, 
^ darli uianonpar zoppo , ne tardo . 
j{inìldo ut compar fopra eminente ; 
E ben afcmbra il fior d'ogni gagliardo 



iì 



I{inaldo , dife al I{e , "Magno Signore 
"K^on lafciar la battaglia pit< feguirc ; 
Terche di cjuejii due qualunche muore , 
Sappi ch'i, torto tu 'l lafci morire . 
L'un crede haucr ragione , cr e i» errore ^ 
E dice il falfo , e non fa di mentire . 
7Ha quel medefmo error,che'lfuo germano 
^ morir trajk , i lui pou l'arme in mano . 
84 

L'altro non fa fé s'habbia dritto ò torto , 
Ma fol per gentilezza , e per bcntade 
In pericol ji è pojìo i'effer morto 
Ter non lafciar morir tanta beltade . 
Io la falute k l'innocentia porto ; 
Torto il contrario k chi ufa fdfitade . 
Ma per Dio quefìa pugna prima parti, (ti. 

Toi mi da audiìza k quel, ch'io uo narrar^ 
8; 
Fu da l'autoritk d'un'huom. si degno ,' 
Come I{iiialdo li parta al fcmbiante , 
SÌ mofo il r\e , che dife , e fece fegno , 
Che non andafe pm la pugna inante . 
^Al quale infieme ,crki baron del J{egttóf 
E k i caualicri , e k l'altre turbe tante 
J{inAldo fé l'inganno tutto èj]:rcf.o, 
C'hauca ordito kOmeura Tolmefo . 

Indii'offcrfediuolcrproudre 
Con l'arme , ch'era uer quel,c'hauea detto, 
Chiainafi Tolinejio , cr- f r compare , 
Ma tutto conturbato ne l'afpctto . 
Tur con audacia cominciò k negare . 
Dife ]{inahio,Ornoiueirem l'effetto .: j 
L'un e l'altro era armato , il campo fattoi 
siche fcnzd indugiar ucngono al fatto, ; 

quato ha il I{e, quato ha ilfuo popol caro, 
:he Gimurakprouar s'habbia innocente . 
'uttihan fperanzd che Dio moftri chiaro, 

'impudica era detta ingiuflamcnte . 
Crudel yfuperbo , e riputato auaro 
Fu ToUncfio , iniquo , e fraudolente . 
SÌ, eh e ad alcun, miracolo non fra. 
Che l'inganno da lui tramato fra . 

88 

Std Teline fo con la fdccid me^d , 
Col cor tremante , e conpallidd gii ancia ; 
E di terzo fuon mette la lancia in rcjì'd . 
Così I{inaldo in ucrfo lui fi lancia ; 
Che difiofo di finir la fejld 
Mira k pdf argini petto con la t ancia . 



fhe 
utt 
h'i, 



Toi fi ferma all'incontro , oue il I{c fede , Tv^c difcorde al dcfir feguì l'effetto , 
Cgn'im i'dccofìa per udir , che chiede . Che mezd l'afta li cacciò nel petto . 



Fiffo 



FiJJb nel tronco lo trétj^ortd in terrd E(>oi che di trdr de l'elmo conofciuto 

Lontdn id fuo definerpik di fci brdcc'u . L'bebbe ( perch'oltre uolte l'biucd uifto ) 

l{inddo fmontd fubito , egli uffard. Leno le inditi k Dio , che dun'diuto . 

L'elmo , prid che fi leni , egli lo ddccis . Come erd quel , gli hducd si ben prouijlo . 

THdqteljchenopuòfdrpiutroppdguerrd, OueU'dltro CMulier ,che fccnofciuto 

Li domdnid mercè con umil fdccu , Soccorfo hducd Gincu rd alcdfo trijlo , 

E li confclfd , udendo ill{eeld corte , Et drmdto per lei s'erd condutto , 

Li frdudefud , che l'hd condotto , ì, morte . Stdto dd pxrte era a uedere il tutto ^ 

"h^on finii tutto , e in mezo hpdroU DJ Ej pregdto fu di dire il nome , 

E Id noce , e Id uitx l'dbbxniond. di Ltfciirfl dlmcn ueder fc aperto , 

Il l{e che liberdtd Id figlmold Terchc dd lui fojfc preinidto , come 

ycdedAinorte ,edd fdmdnonbuonif Di fudbuonxintemion chiedeud ilmtit». 

Vili s'dUegrd , gioifcc , e rdcconfold , Q^cl ,dopo lHn?bi preghi dd le chiome 

Che , i hduendo perdutd Id corona. Si leuò l'elmo , e fé pule fé e certo 

Bjpor fé Id ucdeffe dllord dllord , Quel , che ne l'altro cinto ho dd feguire. 

Si che I{tiuldo unicdmente onori . Se grato ui fsrx ibtjìona udire . 

IL FINE DSL QJ/INVO CANTO. 

ANNOTATIONF. 

AIA ftmin/f tltrufehimtnlafaet, Fiice,ptrf<t,fimette/iLt»ntnttnelutrfpj^ ttilfirtntri.rtmi 
nel fine, il T etrurca. 
£ mi {.ice olili.ir me flejìo à for^. 
Come cWel perder face accorto e fa^io, 
Chcpròtfe con quegli acj>i ella ne face 

l)i7i.ite'ungl)i.tccio,(p'C.E' face poiiincor nome dal Latino, fax facls, et tra i loro un f erro dileru» 
tagliato, òJJ'accato fcr lu^o,& unto dolio, ìi di cera,o d'altra cofa untuùfa; & fi facemmo ancor co cane, 
C^ legna , et l ufauano cLifar lume àguifa che iifiamo le torce o i torchi di cera- Itancor'orri i contadini 
ufano , taifaii,e le chiamano comuncmclc ^l Uaha,fiaccolc,chefaceUa dtffe biìt d' una uolta ilVetrarcd, 

Ch'a li nimtcigU huominifien critdt.Et nella fl„n^ alfreffo. 

Tenera ancora a liferuigi ucnni.ll Petrarca non uii> !^MÌ,anT^ fan che fludiofamentt fi'T'lilfe fema 
fre,di dir j4lijda li,de U,!^ li,con li,ma fcmprc diffe Ji ,Ji i,da i,'ì^i,co i, <ir cjucfio ancora molto di 
raJo,(2r perauentura non pili di cinque,/) fi i utile in tutto di tutti,(irjì itede che fempre di'p detti artic» 
h,èfegni de' cafi,ccn la colltfionc,ò apoìirofofcn^a altra httera apprcJJo.Etorre Calme a'cori't,e dirle al 
trm.Etcosì d% tuttc.'ìiel lioccaccio fi legge due uolte, otre, Jllli, che ijuantunque io tenga per fermo che 
toftl habbiano fallo dire i correttori, niìiment neimiei,che ho corretti, tir 'j}'''lii io,et ^».» due uolte hit 
falli flawpar l onorato M.f incendo f-'algrifio,nonho uolutt mutarlo altr.tmeitte.per ejjìr cofa che nelle 
ffe ò m coponimito grade,comc è ejueTlo deli' jfriotlo,fi fuò ttlerare, mafiimamUt cesi parcamete ufati. 

r^TTO in quel tempo con .Iriodante 

li Duca hauea quelle parole, <> tali.i^cTla t wia.elT "o» fur delle più leggiere lueufationi , che uien 
fatta contra l ^inolio, cioè el>e datulto il conlcTìo di queìla iTloria òcafo finto, che qui rrli pone, non fi 
pulì ni.-.ipcralciina uiacomprendere,nè poco nèmolto,in qual ttuimera quejla D.ilinda poi cjfe haucrhauit 
ta n->titia di quesie parole hauute Ira Volincffo ^ jirtr>àante,come chi con ogni fott igiie^/za fi metta s 
eonfiderar tutto quefto fallo dal principio al fine, trouerà chiaramente , che da quejh filo che qHÌP^4riofl» 
ne mette non fa pur pofiibile ,non che credibile ch'ella per alcuna man u ra l h.ilbia potuto faper mai.Sopr» 
di che queuito mi par che fi pojj'a dire in difcfa dell'autore, s'haura nel fine di quello uolumt ìieJJ'» , co» 
tapologkt ó diffa dell'altre accufe che gli fi danno. 

che quello Mgrato,perfido,e crudele. Quegli tre «giunti, non fono qui tiofli come finonimiber ejfar* 
geratio»e,ina ingrato chiama Tolineffo per riffietto de menti dilti,^ iobligo che egli hauea feco; Verr 
fido perche operaita contra la fede d\lale;Crudcle,perche incrudiliua coli fieramente in ucLr far uccide 
re unagiouane che l,:nto l Umana II che fia ricordato, per ricordar parimente a chi giudii iofamcnte procit 
radi fcriuere, che non fi contenti di multiplicar le uoii per empire luirfi ò le cLufule ,ftnxa uedere a che 
fine. Et primipahnente negli epiteti, i .iggiuntt fi conojee molto dgiudicio d'uuoferitlore. Di che t'ha à 
pieno ne'miei Commentarìj\al capitolo particolar de gli Epiteti. 

CHEdifecreto ha commejfo à la guida. La lingua noftr.t ha per diletto, ò proprietà fua di ufir ce» 
I a nomi con la particella Di, 0- f.trgli jìar cerne auuerbhilmente .Dt fecret» ,dt furto din.\fccj\o,^c. Che 
temto>t.i^lietfo,q»,intttfecrctiunente,fHrtiuamente,nafcofamentej^ così degli altri, 

V («» 



yo 



e \A 7^ r 




S I S T 



SI 



»»»*:3J 



^'^ 



ARGOMENTO. 

Con l'amaU fu a donna ^4riod.mte 
Hd in dote il bel Ducato d'^lb^ii . 
I{uggicro in Unto sul deflricr uoUnte 
^l Fregna dipitò dl4lchii rix , 
Oucdj l'kumjn Mirto ode le t.mte 
Frode di lei , e per partir s'inui.t ,■ 
3i j troua alto contrafio ,• e chi da peti.t 
Indi l'ha tratto , k noua pugna il mena . 



ll.^cO 



^i! 






^\ 



i\ 



'M 



^ 



Iv^ 



IL PALAGIO DALCINA IN O VESTO SESTO 

Canto , & clb che doppo l'Iuucrfi alcuni giorni godutogli amanti , gli trasformau» 

in piante, & m fere, ci ricordano quanto le lakriuiehalibian forza 

di priu.ir d ogni forma di pcrfona umana , non 

che de la ragione , & dili'iiueliet- 

to , chi li da loro 

in preda , 



C U '^^T SESTO. 




ISER CHI 

mal'opràdoji 
confida, 

Ch'ogn'orftar 
debbia il male 
fido occulto ; 

che e\uado ogn 
altro taccia, T 
torno grida 
L'aria , e la terra flefia , in eh' è fcpulto . 

£ Dio fd f^cjfo , che'l peccato guida 

llpcccator, poi ch'alcun dì glihainiulto. 

Che fé mede fino , fenza altruirichieita , 

Inauedutamente manifcfia . 

HdHC ,< creduto il mifcr Voliucffo 
Tot :.l!!icntc il delitto fuo coprire , 
D<}Ìi»dx confapetiole d'appreffo 
Lenaniofi , cht fola ilpotea dire. 



Egiungendo il fecondo at primo eccedo ^ 
^yiffrettò il mal , che potè a differire . 
£ potca differire , e fcbiuar forfè ; 
Ma fc Rcpo JproHaitdo , a morir cor fé. 

E perde amici x un tempo , e uita , e flato; 

E honor, che fu molto pii< grauc danno . 

Difii di fopra , che fu ajlaiprcgato 

il cauaUtr , che ancor chi fia non fanno . 

^/ fin fi trafie l'elmo , c'I uifo amato 

Scoperfe , che piit uolte ucduto hanno . 

E dtmojìrò , come era ^^riodante 

Ter tutta Scotta Lgrimato inante . 
« 

4 

Snodante , clx Gineur a pianto 
Hauea per morto , c'I fi-atei pianto hau<4, 
Hì{e , la corte , ilpopol tutto quanto. 
Di tal bont'i , di tal ualor f^lciidea . 
^duncjuc il peregri;! mentir alquanto 
Dianzi dilui narrò , quiui app.irea . 
Efupuruer,chedal fajfom.mno 
Cittarfiin mar lo uide i capo chino. 

D 2 7H4 



y» 



e ^ 7^ T 



jas , comt mene k un dijherdto jpcffo , 
che di lonUn brunt-i e dijìd U morte ^ 
E l'oiU poi che fc U «Clic dpprcfjo , 
Tanto lipdrc il pafj'o dccrbo e forte : 
^riodintc , poi che in m.ir fu meffo , 
Si penti di morire, t come forte , 
£come dejìro , e più dbgn'Jtro ardito , 
Simifc A nuoto , e ritornojii d lito . 

6 

E,diJprcgì'nio,cnomìnMÌo foUe 
ll-dcfir , chebbe di. hfcidr U uita , 
si mife k ctmindr bdgUiXto e moUe , 
Ecixpitò .1 Voftcld'un Eremita . 
Quiui fecr et. mente indngidr uotle 
Tunto , che U nouclU hMCjJc udit((. 
Se delcifo Cincur.i s'^Uegruffc, 
pur meftu , e pietofx ne reéajfe . 

7 

Intefe primi , che pcrgrun dolore 
EUd eru {litu k rifchio di morire , 
Ld fdm.i andò di qiieRo in modo fuorc. 
Che ne fu in tutti l'ifoh che dire . 
Contr.irio effetto k cjuel,cheper errore 
Credea. huuer uiiio con fuo gr.in mirtirc . 
■Intefe poi, come Lurc.tnio hAUca 

FuttA Ctneurd apprejfo ilpadre rea. 
s 
Contr.i ilfrdtel d'ir a minor non .xrfe , 
. che per Gineurj. gik d'iimore ardeffe . 
che troppo empio e crudele atto li pdrfe ; 
^ncord che per Ini fatto L'haucf]} . 
Sentendo poi, che per lei non comparfe 
Cìualicr che difender le uolcjfe ; 
che LurcMìio ù forte era , e gagliardo , 
C'ogn'un d'.indArli centra hauca riguardo, 

9 

E chi n'h.iucd notitid , il rcputjud 
Tanto difcrcto , e si faggio , er decorto , 
che fé non fofj'e ucr quel che n^rrma , 
•Jv^ois /? porrebbe k ? ifchie d'cjfcr morto . 
Ter quejio h piti parte duhitMA 
Di non pigliar qucita difcfa k torto ♦ 
^riodinte , dopo gran difcorjì 
Tciìic k l'accufa del fratello opporfi . 

IO 

^hi Lffo , IO non potrei ( fcco dicci ) 
Sentir per mia cagion perir co^ci . 
Troppo mia morte fora acerba e rea ^ 
Se in.'.nzi k me morir uedejU lei . 
Ella r pur /;< mia Donna e la mia Dea . 
Quc]h e la luce pur degli occhi miei . 
CÓuien,ch'k dritto e k torto per fuo fcàpo. 
Tigli l'imprefa e reSti morto in campo . 



So ch'io m'appiglio al torto ; e al torto fti; 
E né morrò , ne quejio mifccnfortd , 
Se non , ch'io fo , che per la morte mii 
si bella Donna ha da rejiarpoi morta . 
yn fui conforto nel morir mi fa 
Che fe'l fuo Tolinefjo amor le porta . 
Chiaramente ucdcr haurk potuto , 
Chenons'èmoffo ancor per darle càuto» 

I z 

E me, che tanto efprejiamente ha offefo , 
yedrk per lei faluare , k morir giunto . 
Di mio fratello infieme , ilquale accefo 
Tanto foco ha,ucndicherommi k un punto > 
ch'io lo farò doler , poi che compre fo 
Il fine haurk del fuo crudele affunto . 
Creduto ucniicar haurk ilgermano > 
Egli haurk dato morte di fua mano. 

Conchiufo , chebbe quefio nel penjìcro , 
Isljiue armeritrouo , nouo cauallo , 
E foprauefìe nere, e feudo nero 
Torto , fì'egiato k color uerde e giallo . 
Ter aucntura fi trouò un fcudiero 
Ignoto in quel pdefe,e menato hallo . 
E fconofciuto , comeho gik narrato, 
S'apprefentò contra il fratello armato . • 
«+ 

"Narrato u'ho , come il fatto fucctffe , 
Come fu conofciuto ^riodante . 
Tv^o minor gaudio n'hebbe U P^e, c'haueffe 
De la figliuola liberata inante . 
Seco pensò , che m.iinon fipoteffe 
Trouar' un pili fedele , e uero amante : 
Che dopo tanta ingiuria, la difcfa 
L i lei contra il fratcl propria hauea preft.. 

E per fua inclination , eh'ajfai l'amaui , 
E per iiprehi di tutta la corte , 
E di I{inaldo , che piì< d'altri inRaua 
De la bcP.a figliuola il fa conforte . 
La Duchea ct^lbania , ch'ai I{e tornata 
Dapoi che Tolinefjo hebbe la morte , 
In miglior tempo difcader nonpuotc , 
Toi clic la dona k la fua figlia in dote , 

I^inaldo per Dalindd impetrò gratia , 
che fé n'iiniò di tanto errore efente . 
Laqualper uoco , e perche molto fatÌ4 
Era del mondo, k Dio uolfe la mente . 
monaca s'andò k render fin in Datia » 
E fi leuò di Scotia immantniente . 
Ma tempo e om.ù diritrouar I{uggierOt 
Che [corre il dei sì< l'animai leggiero . 

Batch e 



SESTO. 



51 



»? 



tcncl:c I{UgZ^cr fìd d' Giùnto conjìdiUe , 
j^ cangiato hibbu il [olito colore ; 
Io non liuoglio creder, che tremante 
T^n hMu dentro più che fcglu il core. 
Ldfciato hane.i di gnn fpatio distante 
Tuttd l'Europd , cr o'J ufcito fuore 
Ter molto jì>itio d fcgno , che preferito 
HAuei gii a'nMiganti Ercole inuitto . 

$u(llo Ippogrifo , grdnde e firmino augellé 
Lo pori d uid. con td prchezza d'ale , 
che lafcertd dilungo tratto cjuclìo 
Ccler mmifro del fulmineo ftvij/r . 
7<(^n Iti per l'arid *ltro Mim*l si fncUo , 
Qhe diuclocitk li fojfe uguale . 
Credo , ch'i pena il tuono , e la faettd 
Venga m terra dal del con maggior fretta. 

'9 

Toi che l'dugel trafcorfo hebkegran (patio 
Ter linea dritta , e fenza maipiegarji 
Con larghe rote , ornai de l'aria jatio 
Cominciò fopra una ifola k calarfi, 
Tdri A cjuclla , ouedopo lungo fìratio 
fardel fuo amante, e lungo k lui cdarfì. 
La uergine ,/irctufa pafiò m uano 
Di [otto U mar , per camin cieco , eftrano. 

Isj" on uide nè'l pili bel nc'l piii giocondo 
Da tutta l'aria , oue le penne {ìefe 
TvTc ,/c fKf f cercato hauefje il mondo , 
yedria di queflo il pm gentil paefc. 
Oue , dopo un girar fi di gran tonio. 
Con J{uggier [eco li grande augcl difcefc : 
Citlte pianure , e delicati colli. 
Chiare acque , ombro fcripe , e prati molli. 

yaghi bofchetti di fonti aUori, 
Di palme , e di amcnifimc mortelle , 
Cedri , cedrami , c'hauean frutti, e fori. 
Conte fri in uaric forme , e tutte belle , 
J-'acean riparo A t jauidi calori 
De' giorni eftiui con lor fpeffe cmbreUc . 
E tra quei rami con ficuriuoli 
Cantando fé ne giano irofrgnuoli. 

Tra le purpuree refe , e i bianchi gigli , 
Che tepida aura frcfchi ogn'ora ferbd ; 
Securi fr ucdo n lepri e conigli , 
E ccrui con la fronte alta e fuperbd 
Senza temer , ch'alcun gli uccida , pigli, 
Tafcano , òftianfr ruminando l'erba . 
Saltano i daini e i capri fnclli e def^ri , ' 
Che fono m copia in ciueiluoghicampeftri. 



t? 



Come sì preffo è l'Jppogrifo À terra , 
Ch'efr'er ne può menpertgliofo il fatto , 
Fjtggiercon fretta de l'arcion fr sferra, 
E fr ritroua m sì< l'crbofo fmalto . 
Tuttauta in man le redini fr ferra. 
Che non uuol,chc'l defirter piti uadd in alto 
Toi lo lega nel margine marino (Tino. 
^ un uerde Ttlirto m mezo un lauro ,€m 

Equii'i appref)'o , oue forge una fonte 
Cmtadicedri,cdi feconde palme, 
Tofc lo feudo , e l'elmo da la fronte 
Si trai]e , e difarmofri ambe le palme ; 
Et ora k la marma , cr ora al monte 
l'olgea la faccia k l'aure frcfchezTdlmc, 
Che l'alte cime con mormorij lieti 
Ean tremolar de' Faggi , e de gli ^beti . 

B.igna talbor ne la chiara onda e frefcd 
L'afciutte labbra ; e con le nun diguazzai, 
^^ccioche de le ucne il c.xlor' efcd , 
Che gli ha accefo il portar de la corazza. 
'^ merauiglta égli, ch'ella gl'mcrefcaf 
Che non è (iato un far ucderfi m piazza . 
T^la fcnza matpofar, d'arme gucrnito , 
Ire mila miglia ogn'or correndo er'ito, 

Qu^iui Bando il de{hier,c'hauca hfciato 
Tra le piti denfc frafckek la fiefc'ombra. 
Ter fuggir fi riuolta ,jjyau(ntato 
Di non so che , che dentro al bofco adòbra, 
E fa crollar si ti mirto , oue e legato , 
che de le fiondi intorno ilpiè gl'inpÓhra. 
Crollar fa ti mirto , e fa cader la foglia , 
Tsjf fuccedepcrò, che fé ne fcioglu. 

'7 

Come ceppo tal'or,ehe le mcdolìc 
I{are , e uotc habbia , e pofro al foco fìd; 
Tot che per gran calor quell'aria molle 
l^fra confluita ,dc in mczo l'empia ; 
Dentro rifuona , e con fircpito lolle. 
Tanto , che quel furor troni la ma . 
Così mormora , efrride , e fr coruccii 
Quel mirto offefo, e alfrnc apre la bncdd. ^. ,. 

:8 ^JtoljO. 

Onde con me frac frebil uoce ufcio 
Effyedita e chixrifiima faueUa ; 
E diffc , Se tu fci corte fc e pio , 
Come dimoflri k la pre fcnza bella , 
Leua cucilo ^.nimal da l'arbor mio , 
F.aftì che'l mio mal pyoprio mi flagella , 
Senza altra pena , fcnza altro dolore , 
Ch'k tormentarmi ancor ucnga di fuo-< . 
D 5 urinino 



H 



«» 



C ^ 7i^ T 



y4l primo fuon ài njutHji noce torfe 
/^«gj^i'o-o 1/ uifo , e fubho Icuojje . 
£ poi ch'ufcird^i l'Arbore s'jccorft. 
Stupefatto re^ò , più che nui fojfe . 
^ leuarne il iefhicr fubito corfc ; 
E con le 9U.uice di ucrgogmroj]} , 
Qu^d che tu fu , perdonami ( dice^ ) 
VJ^irto bum.mo , ò bofchcreccij. Dei . 

// non h.iuer fxputo , che i'dfcondx 
Sotto rituid.i fcorzi , humÀiio {furto , 
7^1'hj. hfciato turbjir b beUafrondj, 
E f.xr' ingiuria xltuo uiuicc mirto ; 
TiU non reftar però , che non riffond^ 
Chituti)U,che'n corpo borrido crirto. 
Con uoce , e rition.iU unimji unti , 
SeÀiigrMdine il ciel femprc ti fchiui, 

E s'harji , ò mìi potrò quello dijpetto 
£on.ilcun beneficio compenfirtc , 
Ter cjHclla bclh Doum ti prometto , 
•QuelU , che di me tien la miglior parte , 

■Ch'io faro con parole ,€con effetto , 
C'baurai giufìu cagion di me lodarte . 
Come Ruggiero al fuo parlar jìn diede. 
Tremò quel mirto da l.t cima al piede . 

Toi fi uidc fuhr ih per la fcorzd , 
Come legno dal bofco allora tratto, 
che del foco ucnir fcntc la forza i 
.Tofcia che in uano ogm ripar gli ha fatta. 
E cominciò , Tuacortclìa mi sforza 
^ difcopnrti in un mcicfmo tratto , 
chi fojiiiopri ;?.(, e chi conucrfo m'higgii 
In qucjìo mirto m sii l'amena jfi-iggia . 
5.' 

Jl nome mia fu .yijìolfo , e Taladìno 

:Era di Francia , ajf'ai temuto m guerra, 
D'Orlando , e di I{inaldo era cugino , 
La cui fama alcun termine non ferra; 
E ji Ipettaux À me lutto il domino , 
Dopo li mio padre Oton , de l'Inghilterra . 
Leggiadro , e bel fui si, che dime accejì 
Tik d'una donna , e al fn me fola offe fi . 

H^itornanda io da quelle ifoleefireme , 
Che da Leuantc ilm^r' Indico iuta , 
Doue Pyinaldo , CT alcun' altri infeme 
Meco furchiufi in parte ofcura e cahì; 
Et onde liberati le fupvemc 
Forze n'hauc.xn del caualier di Braiia , 
yer Ponente io ucnia lungo la fabbia , 
Che del Scttcntrion fcntc la rabbia . 



jf 



E,comelauiìnofhi,tilduroe fello 
Defìm ci traffe , ufcimmo una mattina 
Sopra la beÙa Ipiaggia , oue un cafìeUo 
Siede sii'l mar de la pò fj ente ^Icmd . 
Trouammo lei, ch'ufcica eradi quello, 
E fìaua fola m ripa À la manna , 
E fenza relè, e fcnza bamo tracui 
Tutti li pefci allito ,cbeuoleua. 

Veloci ui correuano i Delfìni, 
vi ucnia a bocca aperta d graffo Tonno , 
I Capidogli co i Vecchi marini 
V(ngon turbati dallor pigro fanno . 
Mule , Salpc, Salmoni, e Coracini 
'ì<luatano kfchiereinpiit fretta cheponnc. 
Tiiìrici , pilìferi , Orche , e Balene 
Efcan del mar cotvnonjhruofe fchienc . 

)7 

Veggiama una Balena , la maggiore , 
che mai per tutta il mar ueduta faffe : 
Vndicipafi e più dimo{bra fuore 
De l'onde falfe , le ff aliacele graffe . 
Cafchiama tutti infìemc in uno errare 
(J^erch'era ferma , e che mai non fi fcaffe) 
Ch'ella fia una ifoletta ci credemo , 
Cosi dinante ba l'un da l'altro ejhremo , 
58 . 

oleina i pefci ufcir face a de l'acque 

Con fcmplict parole, e puri incanti. 
Con la fata Morgana .Alcina nacque , 
lo nonfo dir , s'k un p arto, ò dopo,ò inantù 
Cuardommi diana , e fubita le piacque 
■L'affetto mia,comcmo{ìrÒAÌ fcmbianti; 
E pensò conafhitia , e con ingegno 
Tarmi A / compagni j e riufà'l difegno . 

Ciuennc incontra con allegra faccia. 
Con mo di gra tiojì , e r inerenti , 
E dilfe Caualier , quando uipiaccii 
Ear'oggimeca : uofìri allogiamenti , 
Io ui farò ueder ne la mia caccia 
Di tutti i pefci forti differenti ,• 
chi fcagliafa , chi molle , e chi col pelo ; 

E faranpiit , che non bafìelle il ciclo . 
40 
Euolendo ueder' unasirena, 
che col fuo dolce canto accheta il mare , 
Tafiiam di qui fn su quell'altra arena, 
Dauekqucft'ora fuol femprc tornare. 
E ci mojlrò quella maggior B alena , 
che , come io difii , un' Ifoletta pare, 
lo , che femprc fui troppo(e me n'increfce) 
Volonterofo,aniai fopra quclpefce . 

^inalio 



S E S T 0^ 



n 



41 



I^ìnAdo iti'dcccnMi , e flmihncnU 
Dudoii, ch'io non u'undajli , e poco Uiìft . 
Là f'itJi micini con facci i niente 
Litfcidnio gli Atri duo , dietro m fdfc . 
Li bxlcnx A iufìicio diligente 
"^uot^do fé n'andò per Vende falfe . 
Di mia fchiocchczz<-i tojìo fui pentito; 
Ma troppo mi troiai lungi dal lito . 

PJHAÌdo fi cacciò ne l'acciui a nuoto 
Ter aiutarmi ; e iftufi ji fommcrfe . 
Ver che Icuofiiun funofo 7S(o^o , 
che d'ombra il ciclo , c'ipclago copcrfe. 
i)uel ,chc di lui fegui poi,non m'(:jioto . 
oleina li confortarmi ficonuerfc . 
E quel di tutto , e /.; notte che uenne , 
Sopra quel Jilófiro in mczo il mar mi tene . 
4.! 

Fin che utnimmo k quejìa ifola bella , 
Di cui gran parte .Ale ma ncpoficde ; 
E l'ha iifurpata ad una fua forella , 
Che'lpadrc gi'.x lafciò del tutto crede . 
Terche fola legitima hauca quella , 
E ( come alcun notitta me ne diede, 
che pienamente initrutto era di quedo ) 
Sono qtfeU'dtìC due nate d'inctìlo . 
44 

E, coinè fono inique e federate , 
E piene dogni uiiio infame brutto f 
Cosi quella uiuendo 1» cajlitate , 
Tolìo ha ne Icmrtutiil fio cor tutto . 
Cantra lei quefte due fon congiurate ; 
Egli più d'uno ejfcrcito hanno injlrutto 
Ter cacciarla de l'I fola ; e in più uolte 
Tiii di ceitto cajìella l'hanno tolie. 

4) 

7^ ci terrebbe ormai (panni di terrA 
epici, che Logijtilla è nominata ; 
Se non che quinci un golfo il paffo ferri, 
E qu:ndi una montagna mhabitala ; 
si come ticn la Scotia , e l' InghdterrA 
llmonteelariuera fep arata . 
TSl^éperò oleina , ni Morganareftd , 
Che non le uoglia tor ciò che le rejla , 

Terche di uitij e quefìa coppia red , 
Odia colei, perche è pudica e fanti . 
Ma , per tornare d quel , ch'io ti dicci , 
Efeguirpoi , com'io diucnnipianta , 
oleina in gran dclitie mi tcnea , 
E del mio amor' ardeua tutta quanti ; 
T^è minor fiamma nel mio core accefe 
Il Htder lei sì bcUa , e sì corte fé . 



4t 



Io mi godei le delicate memhri ; 
Tdreami haucr qui tutto ri ben raccolto , 
Che fra mortali in più parti Ji fmcmbra , 
^ chi pili crk chi meno, ck ncffun molto , 
l-{c di Francia , né d'altro mi rimi mbra ; 
Staudini fcmpre a contemplar quel uolto; 
Ogni pcnfiero , ogni mio bel difcgno 

In lei finid , ne pajfaua oltre il fcgno . 
48 
Io da lei altrettanto era , ò più amato . 

^/tlcina piii non ji curaua d'altri ; 

Ella ogn'altro fuo amante hauca lafciito; 

Che mancia me ben ce ne furdegU altri. 

Me ccnjìglier ,me haueadi e notte 'd lato; 

E me fc quel che ccm.xndaui a gli altri . 

^ me crcdeui , 'a me firiportaua ; 

Tsl^ notte , ò diccn alai mai parlaUi. 
49 
Deh perche no le mie piaghe toccando , 

Senza lleranzdpoidimcdicind ; 

Terche l'hauuto ben uo rimembrando , 

Qu^ando io patifco efìrcma difciplma :' 

(^ando credea d'cjjer felice , e quando 

Credei , ch'amar piit mi douejje .Alcvid ; 

Il cor , che m'hauea dato , fi ritolfe , 

£ ad Altro nono amor tutta fi uolfc . 

Conobbi tardi il fuo mobil ingegno 
Vfato amare , e difamare kun punto . 
?{o» era (iato olire k due meji in regno ; 
eh 'un nuouo amate al luogo mio fu afiute: 
Di fé cacciommi la Fata con fdegno , 
E da li gntia fua m'hebbe difgiunto . 
E feppipoi,(hc tratti k fimil porto 
Hauea miii' altri amanti , e tutti k torto . 

E perche efii non uadanopel mondo 
Di lei nanando la ulta lafciud , 
chi quA , chi Ik per lo terren fecondo 
Limutd , altii in abete , altri m oliua ; 
^4hriinpalma,AUri in ccdro,altri,feconio 
che ueà me fu queda iierde ruta ; 
^Itìi in liquido fonte , alcuni in fera , 
Come pili aggrada A quelli Fiti ilteri . 

Or tu , che fciper non tifati uit 
Signor , ueniito k l'ifola fatale , 
^ccio ch'alcuno amante per te fu 
Conuerfo in pietra , ò in onda , ò fatto tale^ 
Haurai d'^^kina fccttro , e fgnoria , 
E farailieto fopra ogni mortale . 
Tila certo sij digiunger fofto alpaffoifaffo. 
D'entrar' o infenso in fóte,ò in lc^no,ò m 
D 4 Io 



J<5 



jr 



C U "H^ T 



to te n'ho iito uolcntiai Auìfo , 
1<{òn eh 'io mi creda , che debbi j giou^rte . 
'Purmcvliofid , che non u^di improuifa , 
E de' cojiiiiìti fuoi tu [.ippici pine . 
che forfè , come e differente il itifo , 
E differente ancor l'ingegno el'arte. 
Tu f.tpr.ii forfè rip^nrc al danno ,• 
Qu^cl (he fiputo miU'Jtri non hanno . 

5 + 

J\j(ggìeri che conofciuto haueaper fami, 
Ch\Afìolfo a la fua Donni cugin'cra, , 
Si dolfe affai , che in fieni pianta e gramx 
^lutato haucffe la fembianx-i uen, 
E per amor di (■ueU.i , che tanto ama , 
(Turche ftputo haucffe in che maniera, ) 
Clihauria fatto fcruigto ; ma aiutarlo 
In altro non pota, che in confortarlo . 

55 

Lo fé meglio che feppc ; e domindolli 
Toi fc uia c'era , ch'ai I{egno guidafii 
Di LogiMla , ò per piano 6 per coUi 
si, che percjucLi'^ilcina non andaj^i. 
che ben ite nera un'altra , ritornolli 
L' arbore k dir , ma piena d'ajpri faj^i, 
S' indando un poco iiianzidli man defìn 
Saliffe il poggio , in uer U cima alpefln . 

Mi che non pcnfigii , che fcguirpoffa 
il filo camin per quelli Jhadi troppo . 
Incontro haurk di gente ardita , graffi 
E fiera compagnia con duro intoppo . 
oleina uè le tien per muro , e fojfa 
^ chiuolcffc ufcir fuor del fuo groppo . 
I{uggur quel mirto r'mgratiò del tutto , 
Tolda lui fi parli dot too'tnfìnitto . 

57 

yennc al caualìo , e lo difciolfe , e prefe 
"Per le redini , e dietro fé lo tnjfe . 
Tslj come fece prima , più l'afcefe , 
Terchemil grado fuo non lo pori affé. 
Sica penfiud , come nelpdefe 
Di Logifìiila i faluimcnto andaffe . 
Efi dijpoflo , o" fermo ufir ogni opri , 
Ckc non gli haucffe imperio .Alcim fopn . 

Si _ 

Temo di rimontar siì'l fuo auiUo , 
Epcr l'aria fjìronarlo a nono corfo ■ 
?f}a dubitò di far poi maggior fallo , 
che troppo mal quel gli ubidiua al morfo , 
lo paffcrò per forzi , i'io ncn fallo : 
(Dicca tra fé) ma uano era il difcorfo . 
']>{on fu duo miglia lungi i lamirim. 
Che li bcUi cittk uid( d'^lcm* 



5> 



Lontan fi tiede uiu mungUa lutigd , * '■ 

che gin intorno , e gr^w paefe ferri ; 
E par che la fui altczZi al del s'aggiìigd, 
E d'oro fi da l'alta cima d ferri . 
^Icun dal mio parer qui fi dilunga , 
E dice , ch'ella e alchimia , e forfè ch'cm. 
Et anco forfè meglio di me intende , 

■ ^ me par oro , poi che si rifjilendc . 

Co 

Come fu preffo A le si ricche mura , 
Che'l mondo altre non ha de la lor forte, 
Lafciò li fhidi , che perii pianura 
^mpia e diritti andaua k le gran porte; 

■ Et k man dcjlra k quella piii jicun , 
ch'ai monte già , piegof.i il guerricr forte, 
21a tcfìo ritrouò l'imqua fotti , 

Dil cui furargli fu turbata e rotti . 

6i 

Ts^on fu ueduti miipiù fbrani tarmi, 
Tiii monfìriiofi uolti , e peggio fatti. 
^Icìi dal collo in gih d'huomini han formi, 
Coluifo altri di fcimie, altri di gatti . 
Stampano alcun co' pie caprigni l'ormi ; 
alcuni fan centauri igili cr atti , 
San giomni impudenti , e uecchiRolti, . 
chi nudi, e chi difìrane pelli inuolti . 

chi fenzi freno in s'un defìrier galoppi. 
Chi lento ui con l' afina , e col bue , 
^Itri falifce ad un Centauro in groppi . 
Struzzolimoltihan fotto,Aquilc, eGrue^ 
Tonfi altri k bocca il corno, altri la coppi. 
Chi femim , e chimafcbia , e chi ambedue, 
chi pan a uncino , e cki fcala di corda , 
chi pai di ferro , e chi una limi fardi , 

Di quefìi il capitano fi uedea 
Hiucr gonfiato il iientrc , e'i uifo gnffo . 
llqual sii una tcjìuggine feda , 
Checongrantarditk mutaua tlpifjo. 
Hiuea di quk e di Ik chi lo reggea , 
Terch'egli era cbro , e tcnca il ciglio biffo. 
^Itri la frantegli afciugiui , e il mento , 
^Itri ipiimi fcotei per f irgli uento . 

yn,c'hiuei umani formi,ipiedi,e'luentret "■ 
E coUo hiuea di cane , orecchie , e teda , 
Contri Ruggiero abbiii,aecio,ch'cglien3 
7^ li bella ctttk,ch'k dietro refìi. (tre 
I{iff>afe il CauaUer , lS{ol farò , mentre 
Hiurk forzi li man di regger quefìa ; 
E gli morirà laf^ddi , di cui uolti 
liiiHiA i'rfS«^<< f »f»U k U fn uolti . 

Quel 



SESTO. 



C'f 



57 



Quel mottflro lui ferir uiiol i'um Uncii , 
711 A I{ttggicr prcfto fc gli aucnta adojjo . 
VmjioccjLti li traffc À h pdnciu , 
£ U fc impalmo uufcirpcl doffo , 
Lo feudo imhrjiccix , e qui e l'xji Lucìa ; 
2ii l'inmicofìuolo e troppo graffo , 
L'un ijutnci il prigc,c r.tltro cjumdi jffcrr.i; 
£gli s'arrojla , e fa lor' af^ra guerra . 

L'm fin A ideati, ci' altro final petto 
Tartendo uà di quella iniqua razza . 
eh' A la fua [pada non s'oppone elmetto , 
'Ne feudo , nèpanziera , né corazZ'i • 
21a da tutte le parti e con ajìretto , 
che bifogno farla per trouar piazza , 
E tener da fé largo il popol reo , 
D'baucr più braccia, e manche Bnareo. 

Se di fcoprire hautffe battuto auifo 
Lo feudo , che gli fu del ISljgromante : 
Io dico quel , ch'abbarbagliaua il utfo , 
Qjteljch'M' arcione hauea lafeiato stiate; 
Subito hauria quel brutto fìuol conquifo , 
£ fattofcl cader cieco dau.intc . 
E forfè ben , che dill>rezzò quel modo , 
Ter che uirtutc ufar tiolfe ,e non fi'odo . 



(•i 



sia quel che può , piii tofto uitol morire , 
che render fi prigione a ii mi gente . 
Eccoti intanto da la porta itfcire 
Del muro , ch'io dicea , d'oro lucente , 
DuegiouAni , ch'k igejìi cr al uejhrc 
'2^^011 eran da {limar nate umilmente , 
'A(j' da paftor iwtrite con difagi, 

21a fia dclitic di real palagi . 
dì 
L'una e l'altra fedca s'iin Liocorno 
Candido pili , che candido .Armcluw . 
L'una e l'altra era bella , e di ù adorno 
^bito , e modo tanto pellegrino , 
Che d. l'buÓ guardàdo , e còtcpLdo intorno 
Bifognerebbe haucr occhio diunio 
Ter far di lor giudicio ; e tal farix 

Beltà , s'hauej]'c corpo , e leggiadria . 
70 
Ialina e l'altra n'andò , doue nel prato 
J{tiggiero e oppreffo da lo fìuol uiUano . 
Tutta la turba fi leuò da lato , 
E quelle al Caualier porfer la mano . 
Che tinto in utfo di color rofato 
Le donne ringratiò de l'atto umano ; 
E fu contento {compiacendo laro ) 
Diritornir^AqwlUport^^oxo,^ 



L'adornamento , che s'aggira fòprd 
Labellaporta ,e fporge unpoco auante; 
Tarte non ha , che tutta non fi cuopTA 
De le piti rare gemme di Leuante . 
Da quattro parti jiripofa foprx 
Croff» colonne d'integro Diamante. 
uero , ò falfo , ch"A l'occhio rif}>onda , 
Ts^on e co fa piti bella , ò piìt gioconda . 
7- 

Sii per la foglia , e fuor per le colonne 

Corron fcberzando lafciue donzeRc . 

Che fé i rieletti debiti A le donne \ 

Scrualfcr pii( , farian forfè piìt belle . 

Tutte ueftite eran di ucrdi gonne , 

E coronate difi-ondt nouelle . 

Ouejìe con molte offerte ,econ buon info 

l\uggier fecero entrar nel paradifo . 

7.' 
che fi può ben cosi nomar quel loco , 

Oue mi credo , che nafceffe ^more . 
iS(o/i uifijìa , fé non in danzi , e in gioco « 
£ tutte infejìa nifi f]>endon l'borc . i 

Tenfier canuto , ne molto ne poco 
Si può quiui albergare in alcun core . 
7v^o;t entra quiuidifagio , ni inopia. 
Ma uifia ognor col corno picn U copti, 
-4 

Qui, doue con ferena e lieta fìonte 
Tar cb'ogn'horrtda il gmtiofo aprile, 
Ciouani , e donne, fon , qual prefio a fonte 
Canta con dolce e dilettofo fide , 
Qual d'un arbore 4 iÓbra , e qual d'i* mote, 
gioca , danza , ofa co fa non mie , 
E qual lungi da gli altri , a un fuo fedele 
Difcuoprc i'amorofe fue querele . 
75 

Ter le cime de' Tini , e de gli allori , 

Degli alti faggi , e de gli ir futi ^bcti, 
yolan fcberzando i pargoletti dimori , 
Di lor untone altri godendo lieti , 
^Itri pigliando À faettare i cori 
La mira quindi , altri tendendo reti . 
Chi tempra dardi ad un rufcelpm baffo , 
£ chi gli aguzza ad un uolubil faffo . 

•71? 

Quiui A I{uggter'ungrancorfter fu dato 
Forte, gagliardo , e tutto di pel fauro , 
C'haueailbelguernimentoricamato 
Di pretio fé gemme, e di fin auro ; 
£ fu lafeiato mguardia quell'alato , 
Quel , che folca ubidire al ucccbio Mauro , 
^un giouane , che dietro lo menafii 
Ul bMì\ ^ugiier , con mw frtttofi pafìi . 

QucHì 



5? C ^ T^T SE STO. 

QucUc due beile gtoudni dmorofe . Sappiate, che del popolo dfjdliitto, 

C'bdUeM I\iiggier dd l'empio jìuol difefo , che ui affali fuor de la porta bella , 

Da l'empio Buoi ,che dunzi fé gli oppofe THolti fuoi figli fon , tutti feguaci. 

Su quel camiti, c'hauea kmandcùra prefo. Empi , come ella , inojpitt , e rapaci . 
Lidifl'cro , Signor ,leuirtuofc n r^" 

Opere uojìrc , che gÙ habbiamo intefo , ^v«2g'f '' ^^M^^ > ^o« e'' «"'< ^Maglia , 

Tic fan sì ardite , che l'aiuto uoftro ^'^-^ P"* «<" f^^° P'"»-'" <* P""^ ""(° • 

Vi chiederemo A beneficio nojlro . ' -C» '»'-< pcrfonx tutto quel che uaglia , 

-3 Fatene noi fecondo il uafìro intento . 

T^oi trouerem tra aia tofìo una lama , che la cagion, ch'io ucfto piaflra e ma^lù. 

Che fa due parti di qaejh pianura . Tsj^on è per guadagnar Terre , ne argento, 

yn.i crudel , che Enfila fi chiama, Ttla fol per farne benefìcio altrui , 

Difende il ponte,e sforza,c inganna,efurA Tanto più k belle donne , come uni . 
chiunque landar ne l'altra ripa brama, »' 

EteUai Giganteffa di fìatura . Le Donne molte gratic riferirò 

Udenti ha lunghi , e uenenofo il morfo , ^'Z'^^ '^'^'^ "«•'''^ >■ > ^owc qucU'erx . 

^cute l'unghie, e graffa come un'orfo. Ecoùragionandoriufciro, 

79 Douc uidcro il ponte , e la rimerà ; 

Oltre , che fempre ci turbi il camino , e di fneraldo ornata , e di zaffiro 

Che Ut ero fxria , fé non foffe ella , s'a l'arme d'or uider la Donna alter A . 

Speffo correndo per tutto il giardino , 7\]a dir ne l'altro canto diffcrifco , 

ya dijiurbando or que^ia co fa , or quella . Come l\i>ggicr con lei fi pofe À rifco . 

IL FINE DEL SESTO CANTO, 

ANNOTATIONI 

'' ' ' V^> -^5^' '''""■'« '''"o forte difr.t m.ino.^ui'.ertitf! cjfii,che t^nofia hit iifuto lapiroLì GEltMAKO nei 
fuo uero fignificatOydt frAtellti ucr'>,iuUo dello ftefj'o fitdre , jjr dclLiflilp: miidre,fi ctmc tufaunno t latis 
m^ quali ifi ufiu-ano alle uolte fecola faroU frater , Si te ìk germani fratris dtlexi loco, che noi lo dire^ 
r>io,s^io t'ho amitto m luogo di fratello carnale, o di uero fratello. Il che ho uoluto ricordare, perche in f'ec 
tìctia,in Bologna,^ nella maggior ^arte dilla Lomhardi.:,tjiiefla uocc Germano fi prende altr.%mente,^ 
male, cioè cl>e ber germani, o Termani e he li dicano, intendono t cugini, cioè i figlinoli di frateUi,che i tali 
ni dicono palriicles.Bt anco co detta noce Germani, ò :^rmani in detti luoghi di L'oLardu, inledono i figli 
uoU difcrelle tra loro,ihe i Latini diconojobrinos ^^ noi^chi farla rerolatamente^glt diciamo cofobrini. 

/• f, a ]j Efopraucfie nere e feudo nero 

1^ orto, fregiato à color Hcrde e giallo. In ognicofa qucflo neramente diuino fcriitore è flato diligente, 
fir aunertito a mn mettcrquafi ltttera,non chefarola oiiofimente.Ma in queflo delle fopraucfli, et dells 
imfrife ,che oggi noi diciamo, è flato diligenti[?imo.&,per lafctar che ciaf uno pò jfa perfeflejjo uenircof 
fiderando gli altri luoghi di uolta in uolta,io ricorderò ora qucflo luogo foU,oue fa port.ire ad Ariod.Ue U 
foprauefte,^ le feudo negro,fregiato lo feudo fola à color uerde,i^ giallo. Il nero, che figmfica dolore (Jf 
morte, era molto, si come molto era in tuiil dolore ,^ ildefderio an:^(^come ha detto due fla^e pmjopra) 
la certe']^ della fimmorte.il uerde, ihe denotala fperan^a, era poco , cioè alcuni fregi nello fado , ^ 
ijuiflafperanxa non deuea ejfere in luiiièpoca ne molta , hauende ucduto con gli occhi fuoi iltradiment» 
della fua Dona. Madiremo ch'ella ui fojfe,ò per quella die ejfo poco di f opra ha detto, di douerfi confortar 
ch'ella fi faccia chiara dell ingratitudine (jr uiltà di Volinifìo,ouero che uè la tcnejfe Iddio, ancor contra 
egni creder fuo, come per augurio di quella tnnocentia di Gineura, che fi difcropri foco apprefjo , Ilgi.ìll* 
fer rafiimigliarft alla fiamma fura, fi fctria dir chedimoftraffe Li purità del fuo amore, i^ chefiafoco,fer 
rjfere, flato poco .iggradito dalla fua donna . Ouero diremo che il gi.tllo fi prende communemenle fer am^ 
morramcnto d amore, non efìendo altro ilgtallo,che il rojfo(^col quale fi rafprefenta ilfuoco^fmor'zato i» 
f arte, ótemfer.tto di bianco, llihe oltre amolfaltre ragioni, pm ciafcuno indurfi a credere, d.ill ijyerien 
^ che fi uede nelcouertiril r.ime di color roffojn ottone, che è gi.iUifiimo.il che fi fa ò ci la pietra celimi 
njre,che oggi chiamano ceLimina,i ■:^lamina, ouero con tutia,che altro no fono luna zjy l'altra che fumi 
dimilallt bianchi,cioè difl.tgno,&- di piombo fitti,rana cioè la celamina, dolila n.itura col caler delle mi 
niere : l'altra che è latutia, con l' arie per la for;^ ^el fuoco nelle forn.tci, oue fi fondono di-tti metalli i» 
qii'antitji ,0 douc col f lombo fi r.iffinano i^ purgano gli altri. DaUhe,come fi è detto, fi fa cbtari^ims, che 
ti giallo non paakro,chc un uiro rcffo ammorT^to'i ttmferalo.' 

C.Ji.yr.rj lgnot)mqutlfaefe,emerMtth(dlt, ' . . ^ 

E/ccuafctMf, 



^ 'K'KO T ^ T 1 7^1 5J 

E fconofituta jCOirthojrtà narrato 

S'uffriftntò cantra ti fraitllo tirmato. Ignoto, èfaroU tutta latittd , slctme ancora incognito , eh* 
tUroueuf.t quesioftcjfo j^itore. Stonofciuto epoitutt.inoftrit.Etqu.tntunijutp.tfa che tutte tre qucfle fu 
no d'imo ifteffofigmfìctto, tutt.tuta ui è pur nelU lingua noTlra molta differen-ra. Vertioche l^noto,<ir 
Jncorriiito fira ct.ifwto che %n qualunque modo ncnjìa conofciuto per non eJJ'ere ancora per qualfi uoglùl 
lattoni uemito à notitia altrui. Ma f fnofiuta non diremo not propriamente, ft non eh» arditamente, t 
À bello Tludio fi ntfconda, ò luopra per nonlafciarfi couojcere. Onde UTetarca, 

Io [uggia If tue mani e per cimino 

jiritandomi iurnti,e'l ciclo, e tonde 

M'andauafiontfduto, e pellegrino. Et 

che l uer n.>f(oje e fconoft iutogi.icque.Oue chiaramente fi uedc, che nel primo egli dice, che fugala U 
mani d'amore, e però JlHdiofmenlcanJ.tua/conofi luto come fa chi f'*gge, & nell'altro f accompagna co ^ 
me per fiiionimo ci Li p.trola n.-.fioflo, ò nafcojo. Il Signor Domenitt yEHJEI{0,in mtfuo uerfo ,per 
tradotìiune diquel dOiiidio 

Sic modo qii-e fuey.it rudis , (ir fine im.tgine tellus 

Jnduit Ignota! hominiim (onutrfafigur.is: Po/i Lip.xroLi ineonofiiute. 

Cosi li ro\,i e duin-^ terra informe. 

f-'ejH l umane inconof.iute forme. Et per certo si come didimo incognito , non hauendo noiperirice' 
uuta la tiaroLi cognito, con motto m.f^ior ragione diremo inconofiiuto, h.wendo la uoce conojciuto , per 
comumtìima noce noftra. Et diquiflo formar uoti nuouc, ^ arricchir gUuUciofiimente la noftrafaueUa^ 
s ha panie oLtrei^ lungo capiioione miele omment.irij. 

Voi lo lega nelm.xrgme marino, 

ji un uerde mirto, ui mc^uii Liuro e un pino. Qui alcuni fanneno Utinanè l'ggieradiiiitationt, per 
non dir at alfa conica tAriofto, the ejfendo egli cosiproprio,et auuertitim ognijua cofacosìgr.inde co» 
mepicdoLt, in quejìo bcllifìimo libro fuo fia m quello luogo caduto in una f onueneuoleyra si grande, 
in far i he K^uiritiero leghi Clppogrijo(^cauaUo cofifitro^à una pianta, di mirto, ò morteli, che fapiamo ef" 
fer'ordmtri.vni lite COSI pie tioit , e così tieni ida o arrendenole , che a pera ui fi legherut feeitr.imente un 
cane Et quando ancor'efì^h h.tuejj'e mojhato, che cto l\iiggiero haueffe fatto per neeefiit.i , cioè perritro' 
u.trfi in luoiro oue non fojfe altra pianta più forte cLi poter legarlo p.irebhe ,chepiu quiet.imente fi poteffe 
comportar qitcflafconucncitolc^i dell'. ,iutor-.M.i utdendo ihe eglifteffo dice, che queìLt punta di mirto, 
i morti Ila slaua mme'ro a un pino , et un Liitro, arbori rohifjtijiimi, et grofh, p.tr che troppo mil pratic» , 
ò auuerlito egli faccia queftofuo l{uggiero,tUjuale Ufi i di lcg.tr quel ciihiUo cos i fiero a quelli arbori cos I 
fieuri,& lo Ic'^hi ,i una debolilìiua ^ teneri{iim,\piata di mortella . 'ìijlla qu.il eonfiderationefi può dir 
perl'jlutore , che il far che l{uggiero fen^tpenfir più oltre leg.iffe il c.tu.tllo à quel mirto, fojj'e proni* 
denxa,o mouimento fuperiore,per f.ir ih'eglidi .Aslolfo coimcrtito in quella pianta uemffe auuertito del' 
la n.ttura, & conduione della f.tU.iee jilciiut . nero , che per ejJ'ere ilipirto pianta degli in.vnorati, 
onde il Vetr.trca dice. Che non huomini pur , ma Dei gr.tn parte. 

Empion delbofto degli omirofi mirti. J^M»j»>ro ihe era altamente lnamorato,fi uolgeffe come per iit 
clitMtinn propria a detta pianta, gr ultimamviilc din nio , che fé ben le piante della mortella fono piccioli 
in qucfte nolh-c p.trti, fi può credere che in quelle dell' India, oue h.mno il Sole più propitio , &■ U terrena 
fili fertile,ficno graiuU, i^ dmentino .irbori come talire. di .trbori ordinane di quefte p.trti noftre . Onde 
fino a i e.violi fi legge i he in <juclle p.trti Orient.tU diitengono arbori , ^ t frutti fono fmtjuratamente 
gropinljxttoa i nojlri .Et quejla grandcTra di ej]c piante,!^ principalmente di quefla del mirto, delqual 
parli.tmo usile dithi.irar manifijlamciue l .■inolio fteffo di quelle p.irli in quelC Ifola, qu-tndo nelle ftanit 
diftpra ha detto, 

t .tghi bcf hi tidifuaui .ìRcri , 

Vi palme, e d amenifiime mortelle. 

Cedri tir . 'Ir.tn^i e hauctn fruiti e fiori, 

Conttpi m Itane forme tutte belle, 

Tace.m riparo àtferuidi calori.Etqttal ihe fegue. Oue fi uede chiaramente che dice , ehe li mortelle 
faceano riparo ancor ejje ale.ilor delSole.Ilehenonfarebbonofefo(ferpiante,ò mrgulti pucoli. 

CHI femiiut , ehi mafchio , e ehi ambedue . I corri ttori, 6 gli ft.tnpatort hanno in qHeflo,&- in molli 
altri luogidt qucftolibro fitto dire amendue.El qutjìo per the, come s'è ancor toccato per adietro , alcuni 
fi credono allora defft r ben Tofcani,0- ammirabili ,qii,indo corroml'ono lep.irole L.tcine Tfranamenie nel 
la lingua nolìra.É' nero che nel So.c.tcìio (ó dalHi,ò da altri ehe cosi fcriueffe ') fi le'rfefj>e(?o amendue, 
Cr amenduni,uoti,lequ.thper i erto fé t autorità di quel degno fin ttorc non le ammantaffe alquanto ,/o/»<» 
cos iinfelieffe poco ».tghe & ajfett.ttc, che fanenpiù degne d efj'er b.mdtte che feguite . Et «folle ancor 
ì>ate,ilquale par che ajiudto procur.tffe dimetter p.irole t.ili,ebe faceffer fede eh egli hauea apprefa un.t 
uuouaf.tuellainquegb altri modl.on'egli moflrad'ejfere andato, ma nò già nel paradifo,ouefi parla ci Lt 
fola e'otepLlione,<2r co forma dt parole molto diuerfe da qucfte nofhe. Ilgittdiciofiimo Petrarca fu^gifem 
fre quefte durc^e ajfett.ttc, (>>■ prim ipalmente qitefla d'i amendue,^ molto più ,i .imendtmi ,& litjfe fem 
fre ambedue.uoit infefli(febellif?ime,^ uaghe uè degne per alcuna uia inintellcttofinodefJ'erLfiat* 
fer .ilenna delle già dette. Et come pur s'ètocc.ito auanti , di tutta qiicfta m.igra herefia di fuggir le uoi i 
Laiine,ihe da ccrt'aimi è iuta m certi nuouifami,s'ha lunga dtfcorfo i capitolo ne' miti CtmineittariJ^ 



SETTIMO, 



éi 



mm 



m 



i.S&' 



ì 



m^^ 



A R G O M tN r O . 



Ld gigMtcjfx Erifild hd gii uìnto 
I{u?gur , per chi V marco ne gli hi ddto , 
Indi fcn uk ucl cicco Ldbcrinto , 
Ou\Alcmd bd fiù d'un prefo e legato . 
TylclijJ'd il grduc errore , ou'è foj^mto , 
Li fd uedcre , cr hi H rimedio klato. 
Oni'ci ,c'hdpcr rof.or bafjc le ciglia , 
Subito \ prender fuga ]i configlid . 



PER LA BATTAGLIA DI RVGGIERO CON ERlpiLA, 

auaiiti che arriui al CaftclIod'Alcinn,fì ricoida,clienon fi pofTono ottenerci piaceri ama 
rofifen7.atrauaglio;& dal buttarla Kupjjitroiri terra & non l'ucciderf, fi uieneà rr.oftrar 
che in qual fi uogltj (lato d'amore Icconteiitioni, e idiOurbinon fi fpengonoeiamai del 
tutto. Ruggicro,chc fi faluafug^cnJo.ci ammoniTce, fi come uogliono i più fag^i, che fé 
à tutti gli altri uitijebendi farfi incontra, & uinccrli ualorofamentejà cjuefto d'elle palTio 
ni amorofejchc Tempre più inuelca come più fi ha da farfccojconuicn uoltarle follie, & 
<2U}H uincerlo con la Aig-i. 



e ^ T'^^T SETTIMO. 




Hi VA LONs 

tan ddlu fuÀ 
patrid, uede 

Cofcydd quel, 
che giit cre=i 
dea , lontdne ; 

Che narràdole 
poi, non fé gli 
crede y 
E {timdto bugiardo ne rimdne . 

Cht'l uolgo [ciocco non li uucldar fede , 

Se non le uede , e tocca chiure e piane . 

Tft* quedo io forche Vin)f>erieiiZ4 

Fdr'x al mio canto dar poca credenz^i . 
1 
Tocd ò molta, ch'io n'h abbia , non hifognd, 
ch'io pÓga mete al uolgo fiocco e ignaro, 
tAuoi fo ben, che non parrk menzogna, 
Cht'l lume del difcorfo hauetc cfcidro . 



Et \ uoi foli ogni mio intento agogni, 
Chc'l frutto fia di mie fatiche caro . 
Io ui lafciai , chc'l ponte e U riuien 
rider, che'n guardia hauea Erifila altiera, 
ì 
Quell'era armata del più finmetaUo , 
Ch'bdueandipiù color gemme ditìinto , 
I{ith'm uermigUo , chrifoluo giallo , 
Verde fmeraldo , con jìduo giacinto . 
Era montata ; ma non a cauaUo , 
In uece hauea di quello un lupo [pinta . 
Spinto hauea un lupo, oue fi i^ajfa'l fiume. 
Con ricca fcUa fuor d'ogni cojìume . 

4 

T^ncredo , ch'un fi grande ^pulia nhab^ 
Egli era groffo cr alto più d'un bue. (bia; 
Con fren Jpumar non li facea le hhhia ; 
Ts^ fo , come lo regga & uoglic fitc , 
La fopraueda di color di fabbia 
SÙ l'arme hauea la maledcttajue . 
Era, fuor cht'l color , di qucUa forte, 
Ch'iVefcoui , e i Vrtlatiufano in corte . 

Et hatie4 



6z 



c ^ t^ r 



T-thMti ne h feudo , t Su't cimiero 
J'ìi.'.gonfidtd yCuencnofihotta . 
Lt Donne /.( mojharo al CdUaliao 
Di <JUA ad ponte per giofirarriiotts. , 
£ fargli forno , e rompergli ilfenticro , 
Come ad alcuniufata era talhotta. 
EUì à ì{uggi(r che torni adietro grida , 
Quel piglia un'add^ e la minaccia e sfdd. 

TSTon mcn la Ciganteffa ardita e prejìa 
Sprona il gran Lupo, e ne l'arcion lì ferra, 
Eponla lancia a mezo il corfo in rejìa , 
Efa tremar nel fuo uenir la terra ; 
Tdd pur su'l prato al fero incontro reBa ; 
che fotta l'elmo il buon I{uggier V afferà 
£del'arcion contai furorla caccia, (ra. 
Che U riporta indietro oltrafeibraccin, 

7 

£già tratta laj^adu,c'haucd einta. 
Venia 4 kuarle U tcfta fuperba : 
£ ben lo potea far, che come efiintd 
jErifilagiacea tra' fiori , 't l'erba ; 
Tyla le donne gridar, Bafìi fa uinti 
Senz^ pigliarne altra uendctta acerbi^ 
J{ipon corte fc caualier la lj>ada , 

T^ifiamo il ponte, feguitiam lajhada, 
s 
^Iqu.mto malegcuolc <y ajprettd 
Ter mezo un bofco prefero Uuii, 
Cheoltrachefaffofifo(j'e, egretta, ' 
Quaji sii dritta k la collina già. 
lUa poiché furo afcefiin sìdauettdf 
yfciro in f^atiofa prateria , 
Doue il piti bel palazzo , e'I più giocondo 
yidcr , che mai^offe ueduto d mondo. 

tihtUa oleina uenne un pezzo inatite ^ 
Verfo I{uggier fuor de le prime porte, 
£ lo raccolfe in fignoril fcmbiante , 
In mezo bella cr onorata corte. 
Dd tutti gli altri tanto onore , e tante 
I{ÌHerentie fur fatte d guerier forte, 
che non ne potrian farpiit , fé trd loro 
foffe Dio fcefj dd fuperno coro, 

IO 

T^on tanto il bel palazzo era eccellente , 
Ter che uinceffe ogn'altro di richezzd, 
Qu^anto c'haitcala piì< piaccuol gente, 
Cbefojje al mondo, edipn<genti!ezz<i. 
Toco eral'unda l'altro differente 
£di fiorita etade, e di bellezza. 
Soli di tutti oleina era pw bella ; 
Si cpme è bello il Sol piìi d'ogni (Iella. 



Di per fona era tanto ben formatti 
guanto m^ finger fan pittori indujhi. 
Con bionda chioma, lunga, c^aiinodàUi 
Oro non è, che più rif^lcnda e lii&ri. 
Spargeafi per la guancia delicata 
2JÌfio color di rofe , e di ligufiri. 
Di terjo auortoera la fronte lietd. 
Che lo f^atio finia ton giufta meta. 
Il 

Sotto duo negri , e fotilifimi archi 
Sonduo negri occhi , *nzi àw chiari Soli, 
Tictofia riguardare, a mouer parchi. 
Intorno A cui par ch'amor fcherzi , e «•//, 
£ ch'indi tutta la faretìa fcarchi , 
E ehe uifibilmente i cori inuoli. 
Quindi il nafo per mezo il uifo fcendt , 
Che non troua l'imùita oue l'emende. 
»}, 

Sotto eiuel fia , quaji fra due udlctte , 

La. bocca, jparfa din.ttio cinabro. 

Qjiiuidue filze fon di perle elette. 

Che chiude cr.-<prcKn bello e dolce labro. 

Quindi efcon le corte fi parolette. 

Da render molle ogni cor rozoe fcahro. 

Quiui fi forma quel foaue rifo , 

Ch'apre a fuapofta in tena il paradifo. 

Bi.inca neucè il bclcolìo ^e'I petto Ltte; 
il collo è tondo , tipetto e colmo e largo. 
Due pome acerbe , e pur d'auorio fatte, 
yengcno e uà , come onda al primo m.irgo 
Quando piaceuol aura il mar combatte, 
islpn pot^-ia l' altre p.irti uedcr'^rgo. 
Ben fi può giudicar, che corijjionde ( de. 
^ c^uel eh' app ardi fuor, quel che s'afcon* 

7do{iran le braccia fui mifuragiufla , 
E li candida man jjieffo fi uede , 
Lunghetti alquanto, e di larghezzi ingit^t 
Doue nénodo appar,ne uena eccede, (jìa. 
si uede al fin de la per fona augufta 
Il breue,dfciutto , e ritondetto piede. 
Gli angelici fembianti nati m ciclo 

"ì^n fiponno celar fiotto alcun neh. 
i« 
Hiuea in ogni fui parte un laccio tefo , 
parli , ò rida , ò canti , è paf.o moua . 
I^lj merauiglia è fé Huggier n'èprefo, 
Toi che tanto benigna fé la troua. 
Quel, che di Icigùbauea dal Tilirto intefo, 
Com'è perfida e ria , poco li gioua , 
Ch'inganno ò tradimento non glie auifo , 
Che poffa fiar con si fo.me rifo. 

Zittii 



SETTIMO. 



fi 



Unzl pur creder uuol, che di cojlei 
Foffe corner fo ^ftolfo in sa V dreni 
Ter li fuoi portamenti ingrati e rei, 
E fu degno dic]!icftj,edi più pena. 
E tutto quel, ch'udito haueudilei. 
Stima cj]'er [.tifo ;echeucndettdmeHd, 
E mf/u arno , cr muidii cjuel dolente 
^Ici bidfmire,e£he del tutto mente. 

Ld helU Donnu , che cotanto dni.iuì, 
'^iteUitmcnte glie djlcorpdrtttdi 
Che per incanto .Alcintgli lol.uu 
D'ogni anticd dmorofd fin fcrits. 
E di fé foU, e del fio amor lo gr-iud-, 
E m quello cffa rim^i folx fcolpitd , 
Siche fcufdr'ilhuon ìltiggierfi dene. 
Se fi mojlrò quiui inconjhnte e lieue. 

^ cfueUd mcnfdcctcre, arpe, e lire, 
E diucrfi dltri dilctteuol fuoni 
Fdcemo intorno l'drix tintinnire 
D'armonid dolce , e di concenti buoni. 
TSToniHmMcdUd chicmtdndo dire 
D'dmox fipcffc gdudij , e pdfiom . 
con inucntioni e pccfie , 
l{apprcfcntaj}e gntefMtdfìe . 

jOi/i/ mcnfd trionfdntc , cfontuofi 
Di quAlfi uoglu fuccefor di Tv^mo ; 
qudl msi tunto celebre , e fdmofs , 
Di Cleopdtrd il uincitor Litino , 
Totrid 4 qucfd efferpar.>che l'dmorofi 
Enti , hsuedpojìd inMZ.idlT Addino ^ 
t:X non aeXio , che s'jppdrecchi , dotte 
TUinishd Cdmmcde dlfommo Ciotte . 

Tolte ch(fur le nicnfe , e le uìiunde , 
Fdcc^n fedendo in cerchio un gioco lieto. 
Che ne l'orecchio l'un l'altro domande , 
Come fi» piìce lor , qudlche fccreto . 
Il che , i gli,/imdn:i fi comodo grdndc 
Difcoprir l'amor lorfcnxi diuieto ; 
Efitron lor conclulìoni eSb'Cìnt 
Di ruroudrji qucUd notte mfieme. 

finir quel gioco tofto , e molto injnzì. 
Che non folca Ia dentro effer cojhme. 
Con torchi dUora i pdggi entrati in/».<;i:c* 
Le tenebre cdcciar con molto lume . 
Tra bella compagnia , dietro e dinanzi 
^Andò E^tggicr' k ritrouar le piume 
Inuna adorna , efefca camerettx 

■ Ter U miglior di tutte l'altre eletti . 



Epoi che di confetti e di buon uìn» 
Di nouo fatti fur debitìinuiti , 
Epartirgli dltri riuer enti e chini. 
Et k leftanze lor tutti fon iti , 
l{uggierro entrò ne' profumatilini. 
Che pare ano di man d'^racne ufciti . 
Tctienio tuttauid l'orecchie attente , 
S'aneoruenirUbelU Donna fcnte. 

.Ad ognipiccol moto , ch'egli itdiui , 
Sperando che foffe ella, il capo dlzaui. 
Sentir credeafi , e lj>effo non fcntiua , 
Tot del fuo errore accorto fof^iraua. 
Tal uolta ufcia del letto , e l'ufcìo dppriud, 
Cuatdua fuori , e nulla ui trouaua. 
Emalediben miUe uoltel'hora, 
che facci al trapaffar tanta dimorai 

Tra fé diceafauente. Or fi parte elU, 
E cominciaud annouerare i pafi , 
Ch'eifcr potean dala fuafìanza ìquetld, 
Doue ajpcttandofld , che ^Icmd pafi. 
E quedt ZT altri prima che la belU 
Donni Ili fid , nani difcgni faf.i , 
Teme di qual che impedimento j^^effo , 
che tra'l frutto e laman nonglijia me(fo. 

oleina , poi eh' A pretìojì odori 
Dopo gran jj>atio,pofc alcuna metd. 
Venuto il tempo , che più non dimori , 
Ormai che'n cafa era ogni cofd chetd. 
De la camerdfudfola ufcì fuori, 
£ tacitan andò per ma fea-eta , 
Douck f{uggiero hauean timore e jpeme 
Crìi pezzo intorno al cor pugnato ifìeme. 

CoPie fluide il fucccffor d[AJ}olfo 
Sopra appdrir quelle ridenti stelle , 
Come habbid ne le uene accefo zolfo, 
'l<(on par che capi^ poffa ne la pelle. 
Or fino kgli occhi ben nuota nel golfo 
De le delitie , e de le co fé belle , 
Salta del letto, e in braccio la rdccoglie\ 
7{é può tar^o affettar, ch'ellafjfoglie. 

ss , 

Benché ne gonna ne fildigliihaucf e , 
che Udine duoltx tn un leggier zendado , 
che fopra una camicia eUajl me fé. 
Bianca e fottìi nel più eccellente grado. 
Come Ruggiero abbracciò lei. Il ceffe 
Il manto ,erep.ò il uel fottile e rado ; 
Che non copria dinanzi , ne di dietro 
Ttìi chele rofc,ò i gigli un chiaro ite tra. 

'Roncasi 



<54 



»> 



C ^ 1^ T 



Tslon cosi ftrettiintntc tderd premt 
TidtitiyOUC intomo abburbìc^td i'hdbbii, 
Comt liftrìngon U du'aimnti inficme , 
Cogliendo d< lo flirto in sii le Lbbid 
Some fior ^ qué non produce feme 
Indo, ò Sabeo ne l'odordtd fsbbii . 
Del ^ranpixccr , c'hduein,lor diccr toccd; 
Chejì>ejfo hixuedpiì< d'und lingud inbocca. 

S^<cjle cofc Indentro ernn fecrcte; 
d fc pur non fecrcte , almen tdciute ; 
Che rdro fu tener le Lbrd chete 
Bi^ifmo ad dlcun , m.t ben Jpeffo uirtutc . 
Tutte profcrte , cr accoglienze liete 
Fanno .ì I{uggier quelle perfone aftutc, 
Ogn'un lo riuerifcc ,<:y fc gli inchina , 
che cosi UHoi l'innamorata oleina . 

5' 

"ì^nediletto alcun , che di fuor reftc ; 
Che tutti fon ne l'amoroj'a danza ; 
E due e tre uoltc il dì mutano ucjìe , 
Fatte or ad una, or'ad un' altra ufanza^ 
Speffo in conuiti, fcmprc danno in fede , 
Ingiofh-e,ì lotte, If cene, in bagno,in daza, 
Crprcjfo A i fonti a l'ombre de'poggetti 
Lcggon d'antichi gli amorojì detti. 
r- 

Crpcr Vombrofc ualli, e lieti coUi 

vanno cacciando Icpaurofe lepri ^ 

Or con fdgaci cani i fagian folli 

Con Crepito ufcir fan di doppie , e uepri. 

Ora A tordi lacciuoli , or uefchi molli - 

Tendcn tra gli odoriferi gitttpri , 

Cr con hami inefcati, crhor con reti 

7" urbano a'pefci i grati lor fecrcti . 

Staua Pyitggiero m tantagwia e feda , 
Ttlctrc Carlo è in trauaglio, c^gramante; 
Di cui l'hiftoria io non uorrei per queda 
Torre in oblio , ne UfciarBr adamante y 
che con trauaglio,e con pena molefla 
Tianfe più giorni il defiato amante ; 
C'hauea per ftrade difufate e noue 
Veduto portar uia, né fapcadoue. 
54 

Di cojlei prima , che de gli altri dico , 
che molti giorni andò cercando lituano . 
Te i bofchi ombrofì, e per lo campo aprico^ 
Ter uillc , per cittk , per monte , e piano , 
"Né mai potè faper del caro amico , 
che di tanto interuallo era lontano ; 
7^1'bodeSaracin Jl>ejfo ucnia, 
2v(5 mai del fuo i^wggicr ritrouò f^iii . 



il 



Ogni di ne domanda l più di cento ^ 
•JN^V alcun le ne fa mai render ragioni . 
D^ alloggiamento uà in alloggiamento , 
Ccì'candonc trabacche , e padiglioni. 
E lo può far , che fenza impedimento 
Tafja tra caualieri,c tra pedoni , 
?'lerc<:kianel,che fuor d'ogni uman'ufo 
La fa J^arir , quando l'èin bocca chiufo. 

1'^ può, ne creder Huol, che morto fia: 
Terche di sigrand'huom l'alta ruinA 
Da l'onde Idaf^e udita fi farla , 
Fin doue il Sole k ripofar declina . 
I^n fa né dir , né imaginar che uia (n4 
Farpoffa ò in cielo,ò in terra^epurmcfcln 
Lo uà cercando , e per compagnimena 
Sof^iri, e pianti , cr ogni acerba pena . 
37 

Temo al fin de tornare a la f^elonca , 

Douc cran l'offa diMerlin profeta , 
E gridar tanto intorno a quella conca, 
Che'l fi'eddo marmo fimoucffe a pietà . 
che, fé uiuea }{uggicro,ò gli hauea tronc/l. 
L'alta necejiita la ulta lieta , 
Si fapria quindi ; cr poi s'appiglierebbe 
^ quel miglior conpglic , che n'haurebbc. 
}i 
Con quefla intention prefe il camno 

Verfo lefcluc pr olirne a Tontiero , 
Doue la uocal tomba di Merlino 
Era nafcofa in loco alpefh'o e fiero . 

• "Ma quella Maga , chefempre uicino 
Tanuto & Br adamante hauea ilpcnfiero , 
Quella dico io,chenelld beUa grotta 
L' hauea de la fua dirpc ìndrutta, e dotta . 
39 

QueUa benigna e faggia ìncantatricc , 
Laqual'ha femprc cura di coftei , 
Sapendo ch'effcr de progenitrice 
D'huomini inuitti, anzidi Semidei; 
Ciafcun ditiuol faper che fa , che dice» 
E getta ciafcun di forte per lei . 
Di I{iiggier liberato , e poi perduto , 
E doue in India andò , tutto ha faputo . 

Benuedutol'haueask quelcauaUo , 
che regger nonpotca, ch'era sfrenato ; 
Scoftarfi di lunghijiimo interuallo 
Ter fcntierpcrigliofo e non ufato . 
E ben fapea , che jìau.t in gioco, e in ballo, 
E in abo , e in otto moUe e delicato . 
Ts(épiù mcmoriahauca del fuo Signore, 
7^ de li dortna fua, né del fu onore . 

E cosi 



i 



S E T T I -M G. 



«5 



I coflil por de' più begli inni fuoi 
jn lunga incrnu haucr potritt confunto 
si gentil catialier , per dottcr poi 
"Perdere il corpo , e Vnnimn in un punto . 
E cjueU'odor, che folrintM di noi, 
Tofcid chc'l rcfto fragile è defunto , (ba 
Che trae l'huom delfcpolcro , e in uita ilfer 
eli [aria jUto ò tronco , ò finito in erba . 

7^U quclU gentil Magi , che più cura 
T<ljìauea , ch'cgUmcdcfmo di fé Rcffo , 
Tensò di trarlo per uia alpefbra e duri 
U li aera uirtù , malgrado d'cffo . 
Come eccellente medico , che curi 
Con ferro e foco , e con uelcno fjyeffo ; 
Che fé ben molto da principio offende , 
Toigioua aljine , egratia fcghreude . 

41 

Ella nongli era facile , t tilmentc 
Fattane cicca di fouerchio amore , 
Che, come face a atlante ,fohmcnte 
^ dargli aita haueffe pojìo il core . 
Quel, più tojìo uolea , c/.'c lungamentt 
yiuef^e fcnzi fama, e fcnza onore, 
che con tutta la lode che fia al mondo 
Manciffc un'anno al fuo uiucr giocondo . 

44 

L'hauea mandato a l'I fola dlAkim , 
Terche oblij(fc l'arme in (jucUa corte ; 
E , come Tilago di fomma dottrina , 
Ch'ufar fapea gl'incanti d'ogni forte , 
Hiuea il cor (bretto di quella I{cgintt 
7^ l'imor d'effo , d'un Uccio %i forte , 
Che non fé n'era mai per poter fciorre, 
S'inuecchiiffe Bjtggier più di T^ilone . 

45 

Or tornando À colei , ch'enprefagi 
Dicfuiiito de Ucnir , dico che tenne 
La dritta uia , doue l'errante e uagi 
Figlia d'iman , foco à (itfoHtr.tr fi uenne . 
Br adamante uedendoU fua Magi, 
Muta la pena , che prima foflenne , 
Tutta in fperunzi ; e quella l'apre il uero , 
eh' ad oleina è condotto il fuo I{uggiero . 

4i< 

La giouane rimanprefj'o che morti 
OuMdo ode,che'l fuo amante e cosìtunge. 
E più, che nel fuo amor periglio porta , 
Se gr.mrimcdio , e fubito nongiunge. 
7Ha la benigna Magi la conforti , 
E preilo pon l'impiafìro, oue il duol punge. 
E. le promette , e giura in pochi giorni 
Far , che P^i'ggier' À riuedcr lei torni . 



4T 



nache Donna (dica) raneUohatteco, 
Che u.tl centra ogni 7ilagica fai turi , 
Io non hodiibbio alcun , che s'io l' arreco ^ 
Li , doue Ricini ogni tuo ben ti fnn , 
Io non le rompa il fuo difegno , e meco 
'2^on ti ronfili la tua dolce cura . 
7Hen'MÌrè qucHa fera k la prim'ora; 
E farò in India al nafcer de l'aurora . 

42 

E fcguitando del modo narrolle , 
che difegnjito banca d'adopcì-^rlo, _ 

Ter trar del regno cffcmitu to e moUe 
il caro amante , e in Francia rimenarlo . 
End^mantc lanci del dito tolle, 
?\^f foUmcnte hauria uoluto darlo , 
Ma djto il core , e dato bauri.i l.t uita , 
Tur che n'bMcffe il fuo I{uggiei' aiti . 

4^ 

Le da Vinello ,tlt fi raccomanda, 
E più le r^tccomanda il fuo I{iiggicro , 
^ f;(j pf r lei mille fJutimanda , 
Toiprefe uer Troucnza altro fentiero . 
^niò iincantatrice A un'altra b^ida ,• 
E per porre in effetto il fuo pen fiero, 
Jn palafren fece dpp/.rir U fera , (n. 
C'hauej. nu pie roj]o,c egn' altra parte nts 

Credo foffc un'^4lchino,ò un Farfarello , 
che dall'inferno in quella forma traffe . 
E fcinti e fctlza montò fopra d quello 
^ chiome fcioltc , e orribilmente paffe . 
Ma ben di dito fi Icuo l'anello , 
Terche gl'incMiti fuoinonle uietaffc. 
Toi^con tal petta andò , che h mattini 
SÌ ritrouò ne l'I foli d'oleina . 

SI 

Quiui mirabilmente trafmutoffe , 
s'accrebbe più d'un palmo di fiat uri , 
E fé le membra k proportion più graffe , 
Erejlò A punto di quella mifura , 
che fi pensò , che'l 'l^gromante fofit ; 
Quel, che nutii l{uggier con s'igrancurd, 
f^tfii di lunga barbi le mafcelle , 
E fé crej^ia la fi-onte , e l'alti-a peUt . 
r- 

Di faccia , di parole , è di femhiante 
silo feppe imitar, che totalmente 
Totea parer l'incantatore atlante. 
Toi finafcofe ;e tanto pofe mente, 
che da I^uggiero allontanar l'amante 
micini , uide un giorno finalmente ; 
E fu gran forte , che di ftare ò d'ire 
Senza cffo un'ora mal potè apatire . 

E Solette 



SiritrouH 
Bradamà 
te k car. 

44- 



66 



u 



C ^ ^l T 



Soletto lo trottò , come lo uoUe , 
Che figode.t il ituttin frcfco e fcreno 
Lungo un bel rio , che iifcorrei dm colle , 
ycrfo un Ughctto limpido o~ .imcno . 
Il fuo uejìir dclitiofo e molle 
Tutto er.i d'otio yVedi Lifciula pieno , 
che di fu.i wjn vU baucji di feti , e d'oro 
Tcffuto^lcim con fottìi Uuoro . 

54 

Di ricche gemme un jplcndido monile 
eli defccnde x dJ collo in mczo il petto . 
£ ne l'uno e ne l' altro, gik uirile 
Bràccio , giiM«4 un lucido cerchietto . 
Clihaiiex forato un fi d'oro fottile 
^mbe l'orecchie in formi d'anellctto ,• 
Edile gran perle pcndcuano i^uindi, 
Otiaimai nonhebbcr gli ^rabi,nc gl'Indi. 

55 

ymidt hauea l'inanellate chiome 
De' pili foaui odor , che fieno in prezzo . 
Tutto ne' gefti era amorofo , come 
Fojfe in f^alenz^i <t fcruir donne anezzo . 
T^on era in lui di fuio altro chc'l nome-. 
Corrotto tutte il rcfco\ e piìi che mezzo . 
Così T{tiggicr fu ntrouato , tanto 
Da l'ejfcr fuo mutato per incanto . 

5-5 

7S(5 U forma d'atlante fcgli affaccia 
Colei , che la femhianzci ne tenca , 
Con qucUagraue e ucncrabil faccia , 
che Éjtggier fempre riuerir folca , 
Con quell'occhio picn d'ira , e di minaccia, 
che ]i temuto gììi fanciuUo hauca ; 
Dicendo, É" cjuefio dunque il fi-utto, ch'io. 
Lungamente attcfo ho del fudor mio i 

Di medoUe gii d'Orn , e di Leoni 
Tìporft io dunque li primi alimenti i" 
T'ho par caucnc cr orridi burroni 
Fanciullo auezzo <\ jhangòUr fcrpenti^ 
Tantere , e Tigri difarmar d'iingioni. 
Et k uiui Cinghiai trar fpcffo i denti ; 
^cciochc dopo tanta difciplhia. 
Tu il} l'adone , ò l'^4tide d'^khid i 
58 

£' quefio quel che l'offeruate fteUe, 
Le facre fibre , e gli accoppiati punti, 
F^cj^onji , aiigurij , fogni , e tutte quelle 
Sorti,ou( ho troppo imici fluii confutiti , 
Di te promefo fin da le mammelle 
Id'hauean, come que fi' anni fujfer giunti, 
eh e in ctrmc l'opre tue così preclare , 
ZfjeràtMm, che farun fetKA p4r( f 



5> 



Quefto è ben ueramente alto principio ; 
C ndefi può jj>erar , che tu fia prefto 
^A farti un',AlefiÀdro,iin Ciuito,un Sctpiof 
Cbipotea , oimè, di te mai creder quciio , 
che ti face fi d'oleina mancipio r- 
E perche ogn'un lo ueggia manifcRo , 
.Al co J/o , cr ^ le braccia hai la catena , 
Con che ella k uoglia fua pì-efo ti mena . 

Se non ti muouon le tue proprie laudi, 
E l'opre cccclfe^A che t'ha il cielo eletto , 
La tua fucccfiion perche defraudi 
Del ben, che mille itolte io t'ho predetto f 
Deh perche il ucntre eternamente Claudi , 
Doucilcieluuol , che fia per te concetto 
Lagloriofa , e fopr' umana prole , 
Ch'ejfer de al mondo piìi chiara,che'l Solef 

Ci 

Deh non uietar , che le più nobil alme. 
Che fien formate ne l'eterne idee , 
DÌ tempo in tempo habbian corporee falniC 
Dal ceppo , che radice in te hauer dee . 
Deh non uietar mille trionfi, e palme. 
Con che , dopo affari danni , e piaghe ree,- 
Tuoi figli , tuoi nepoti , e ficee fiori 
Italiitormran m i primi onori. 

2^» eh' li piegarti k quefto tunte e tante 
.Anime beUe , hauer doucfi'cr pondo , 
che chiare, illuftri, iriclitc,iiìuitte ,e fante 
Son per fiorir dal'arbor tuo fecondo : 
Ma ti dcucria una coppia efih bafiante, 
Ippolito , e'I fi\itcl i che pochi il mondo 
Ha tali hauuti ancor fin al di d'oggi . 
Ter tutta gradi, onde kuirtìi fi poggi , 
«5 

Io folca piti di quefii duo narrarti , 

ch'io non facea di lutti gli altri infieme ; 
SÌ , perche efiterran le maggior parti. 
Che gli altri tuoi ne le uirtii fupreme ; 
si , perche al dir di lor mi uedea darti 
Tìii attention , che d'altri del tuo feme . 
f^'ede a goderti , che fichiari Eroi 
Efier douefiin de' nepoti tuoi . 

Che ha coftei , che t'hai fatto Pjgina, 
che non habblanmiU' altre meretrici s" 
Co^ei, che di tant' altri e concubina ; ^ 
ch'ai fin fai ben s'ella fitol far felici . 
Mi , perche tu cono fica , chi fia ^IcinH 
Leuatonc le fialidi, egli artifici: 
Tien quello ancUo in dito, t torna adellai 
Ch'iumr ti potrai f come fin heUa . 

j\uggieT 



<fy 



s 1 r r 1 "M t). 



I^uggìef fìfÌMi « cr gogna fo t muto 
mrdtido in tcrrd , t m^/ fapea che dire . 
^ cui U TyldgA nel dito minuto 
Tofc l'dncUo ,elo fc rifcntire . 
Come E^ggier in fé fu riuenuto , 
DitMto fcorno fi uide afjdlire, 
Ch'cjjcY uorriix fottcrrd milk briccid ; 
ch'alcun uedcrnon lo poteffc i« fàccia . 

Isff /.< fita prima forma in uno inflantt , 
Così parlando , la Maga riucnne . 
Tv^ bifognaua pii< quella d'atlante , 
Seguitone l'effetto , perche uenne . 
Ter dirui (juel, ch'io non ui dif.i mante , 
Coj}ei?tieU()a nomiìiata utnne , 
Ch'or die i J{uggier di fé notitia uevd , 
E diffegli A che effetto ueniita era . 
('1 

Tilandata di colei , che d'amor picnJ 
Sempre il difla , né piìi può fìarne fcnzi ; 
Ter liherarlod^cjueUa catelli. 
Di che lo ciìifc magica uiclcr.zd. . 
Eprcfo hatica dUtUnte di Carenx 
La forma , per trouar meglio credcnzJ- 
Mi poi , ch'i fallita, l'ha om.d ridutto , 
eh uuole aprire , e far che ueggia il tutto . 

68 

Qjtclìa Doiuu gentil, che t'amd tanto , 
Qu^ella che del tuo amor degna farebbe , 
^A cui ( fé non ti fcorda ) tu fai quanto 
Tua libertà, da lei feruata , debbe ; 
Qjietìo anel , che ripara ad ogni incanto , 
Ti manda,ecoii il cor mandato haurebbe; 
S'hauej]} hauuto il cor così uirtute , 
Come l'anello , atta i la tua féute . 

69 

£ feguith narrandoli l'jmore , 
Che Bradamante gli ha portato , e porti . 
Di (juella ìnjieme commendò il ualore , 
m quanto il nero e l'affcttion comporta . 
Et usò modo , e termine migliore , 
che jìconuenga i mcjfaggiera accorta . 
Et in quell'odio ,Alcma i }{uggier pò fé , 
In che foglionfi hauer loiribil cofe . 

in odio gli la pof ; anehor che tanto 
L'amaffe dixnzi ; è non uipaia fbwio ; 
Qu^mdo il fio amor ptrforzd erad'incato, 
Ch'cfì't'ióoui l'anrl , rmafe uano . 
Fece l'.'.nelp.dcfe ancor , che quanto 
Dibelt}. ,/flàna hauea , tuttoera frano ; 
Strano hiue.i,e nonfiio,dalpi< à la treccia; 
il bel ne ffarue , e le rr flò la feccia . 



#F 



«57 



Come fancìuUo , che mitiefo fìuito 
I\ipone, èpoi fi fcorda , oite è ripofl» , 
E dopo molti giorni è ricondutto 
Li, , doue troui a cafo il fuo dcpcjìo ; 
Simerauiglu diuederlo tutto 
Tutrido e guaflo , e non come fu poji» ; 
E , dotte amarlo , e caro hauer folla , 
L'odia ,ffrczzd , n'hafchiuo.e'lgetta m, 

7» 

Cosi 7{iiggier,poicl;e7tklijfa fece, 
Ch'k riueder fé ne tornò la Fata , 
Con qucU'aneUo , ifianzi À cui non lece , 
Quando fha in dito , ufare opra incantai, 
l\t.troua , centra ogni ^a Uima , inuecc 
De la belLi , che dianzi hauea lafciatA , 
Donna si laida , che la terra tutta 
Ts^c la più uecchii hauea , ne la piti brutti . 

7? 

TdlUdo , crcffo , e macilento haued 
oleina il tufo , il crm raro , e canuto. 
Sua jìaturak fcipalminongiungea. 
Ogni dente di bocca era caduto ,• 
Che più d'Ecuhd , t più de la Cumed , 
Ethauea più d'ogn' altra maiuiuuto . 
Tila si l'arti ufa , al noflro tempo ignote'. 
Che bella egiouenetta parer puotc . 

-4 

Cioudne, e bella ella p fa con arte, 
si , che molti ingannò , come J{uggìero . 
?la lanci uenne à interpretar le carte , 
che gii molti anni hauean celato il uero . 
Miracol none dunque , fc ji parte 
De l'animo k 1{uggiero ognipenfiero , 
C'hauea d'amar' xilema , orche la troui 
Inguifa , che fua f-dudc non Icgioui . 

7i 

TiJa , eome l'auisò Tyieliffa , flette 
Senzd mutare il folito fembiante. 
Fin che de l'arme fue , più dì neglette. 
Si fu ueftito dal capo à le piante . 
E, per non farle ad oleina fofpette. 
Fin fé prouar , s'm effe era aiutante ; 
Finfeprouar, s'egli era fatto graffo. 
Dopo alcun d:,che non l'ha hauute indoffo. 



-<; 



E Ealifarda poi f\ mife al fianco ; 
( Che così nome la fua Ipada haucd ) 
E lo feudo mirabile tal fé anco , 
Che non pur gli occhi abbarbagliar folci, 
Dia l'animi faccd sìucnirmanco, 
che dal corpo cf] alata effer parca . 
lo tolfe ; e col zendado , in che trouoìlo , 
Che tutto lo copria,fel mife al collo . 
E X l'enne 



58 C ^ T^T SETTIMO. 

rr 79 

yenne À UfidtlA, e fece briglU e feU 7{c fofpctto diù ,fe non lo toHe , 
Torre À un icMer più che Upece nero ; DeU tacitd fuga , che iipparecchii , 
Cofi Meliffi l'hattcji inftrutto , ch'ella Fece I{uggier ,come TUcliffauoUe , 

Sitpcd , quMto nel corfo erd leggiero . Ch'inuifibilc ogn'horgli eru k l'orecchU, 

Chi lo conofce , l{dbicM l'appelU ; Cofì fingendo , del Ufciuo e molle 

Et è quel proprio , che col cduuliero , TdUzzo ufci de U puttMii uecchid . 

Del qud i uenti or prcfio al mar fangioco, E fi uenne dccojldndo ad h»4ì poru , 
Torto gii U B alea A m queflo loco . Donde è U uix , ch'k LogilìilU port4 . 

ri io ^ 

Toteu hducr l'Ippogrifo fìmilmcnte affato liguardiuni À l'improuifo , 
che preffo x r\jbicMo erd leg.tto ; E fi acciò trd lor col ferro in mano ; 

Migli hdued detto Id Mdg.ì, Hdbbi mente, E qud Ufciò ferito , e qudl'uccifo , 
Ch'egli è ( come tu fdi ) troppo ifìxndto . E cor fé fuor del ponte À nidìw À mmo ; 
£ gli diede imcntion ,che'ldi feguente E primi che n'hiueffe micini duifo , 

CU lo trarrebbe fuor di quello Jldto , Di molto jpdtio fu Hjtggier lontano . 

id , doue dd dgio poi farebbe inftrutto , Dirò nell'altro Canto , che uid tenne , 
Come frenarlo , e farlo gir per tutto . " Toi , come À Logifii^d fé ne wmt , 

IL FINE DEL SETTIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 



A V o i/o Itn che nonfarrà menzogna , 



Car.fì.fi.l jC\ Che illume del dtfiorfobnuete chiaro . Qui ttlcuniiiogliono chef Autore dicendo , A f^o{,M 
tenda II Ctirdinale Donna Ij^polito, ^ìt Vhca Jìlfonfo,iiedendofi che egli fiù »ohe in qiieflo libro uolg» 
il parlare ora alCuno, &• oraalValtro.Aia io giudico fìw toftoj/i qiteflo luogo doiierfi iiitèdere^cbe egli par 
li a tutte le perfine ftgge,et giudiciofe^dicendojji iiui perfine dichiaro int-Uetto, &- che, come dijeftejf» 
egli dice nella medeftmafinttnxa altroue , hauete di mente lucido intcruallo, io fi ben certo , che queft» 
ch'io dico , non parrà meni^ona , o bugia Zt che fia il ucro che qui parli à tutti i faggi & gHdlciofi,fi 
tuo chiaramente comprendere dagli altri due uerficbefeguono apprejjo, 
Ut à uoifih ogni mio intento agogna 

Che'l frutto fia di mie fatiche caro. Che per certo poca fidisf.itt ione ^ poco ebligopoteano,^ douean» 
^Mr" due Illuftripimi , ^ Eccellenti^. Sig. hauergli di tante lodi , (ir dp tanto (plindore, che della noti' 
h(iima c.ìfa loro fi contingono in queTio hcllifimo libro, fi haueffer conofciuto che foffirofi.tte tenute m* 
Togn-^ :>& >">n credute , & cofi non care o grate qiitfle fatiche a iprcfenti , c^ rt ipoTleri , come uerd* 
mente fi uede the per i meriti,^ per deftino elle fino uniti irfidrtiente , e s'ha da credere chcfiranno ogni 
di più à tutti i begli , ^ giudtciofi , òfini intelletti , com'egli dice . Et oltre à ciò per conftrmatione di 
tutto qucTio s'ha da confederare, che quello,.^ uoi,Cbe il lume del difcorfo hauetechi.ìro ,fta per propri» 
Cr nero antiteto del uolgofciocco , (jr ignaro , che ha detto d'auantì , oue fi uede ch'egli moftra pur di 
fcriucre al mondo;(i;- che hauédo dello che delie genti del modo una parte cioè gli f l'ore hi, (^ iiolgari,lt 
terrebone p mézogna,fi coucniua à for':^^ fpiegare p cotrapofilionej altra parte, cioè i faggi et gutdiciofi, 
J^'ELLA era armata delpiùfinmetallo. Tarlando d'Enfila. In quejit parte delle e afe d'J le ina, di 
C. 6l.fi. 3 . Enfila,^ di Logiftilla,con tutte quelle circofianxe,cl!eqiii nefriue l'jtutore,fi comprendono belli^ime, 
iy nonmeno u.igbe (ir leggi.idre,che notabili,^ ulilijiime allegorie nel fentiméto occulto. T^^ellaqual 
parte delle allegoric,quefto ueramente in ogni jiia cofi fclicifimo fi.rittore,io ardifco di dire , chefen^ 
ccntraflo auanri ogn altro autor Latino,!^)' Greco fin qu'r.fi come nel difcorfo mio,ouc wwut.tmcnte par 
lo delle hcUe-ne diquefio fuonon mai a pieno lodato poema, io, fi non ni inganno, fo come toccar con m.m 
no adogniperj'ona di lettere,^ di giudiiio.J.' cjhofitione diluite le allegorie fi haueranno ordinatameita 
te nel fine di qtiefto ficjfo uolume , con l'altre < oje che ui faranno. 

Voy'irantojfi di Merlin Trofcta . Vi Merlino , quanioper l'intelUgenj^t di qiicfìo libro fia ne» 
f. 64.^.37 Cesario difiperc, s'h.iucr.ì al fine tra l'altre cefi app.rtenentlàinomi prcpri'i , cofi d ifieria , come 
fauolofi , (^i ricorderò , fi come queTio in egmjua cefi: priidcntijhmo firittore , lepiìt uolte che egliflef 
fi , eJ- non per irAerpOjlaperfina lo nomina , lofiiol dir Troleia. Et quefto con molta crtifii io . poiché da 
■ lui, confila opera fa predire , & annontiare i defien.-lenti,<y le leei dell lllufiriff. cafii da hSTEj & 
con (jrff/t.i rnedcfimaintentione nella feconda ftan:^ Jelters^^o Canto , parLiiJj ad ^'poUo intorno a ^Ht 
Oojlilendor di detta onaratififiia , i^ nabilijf.famiglui , dxffe, 
2{f' ihe fina ncbiltade habbia pia luftrt 
Semata , efcruerà (s'i» me non erra 
Quel Pr, ov ETICO lume , che m'injj'ìriy 
fin sbe d'intorno aiuolo il C««l s '<»J5»r». 



S E T 7 1 -M 0. 



69 




ì 



^^4 Wiiék:., 



70 



C ^ 'ì^ T 



it«- -j Ss»; 




A R G O M K N I' O. 

Fu^gc J^K^gio* ; Tilclijfd ^^olfo ìutjnto , 
E gli .litri tornx i l.i lor primi f^ccix . 
I{inilio amm.i(f.t genti , .tccciochc al finto 
Imperio , al gr un hi fogno fodisfaccix . 
angelica , trouxtx al uccchio k canto , 
Ter cibo del marin monjho s'allaccia . 
Orlando , che fognando il fuo mal uede, 
Tiloiic dolente daVarigiil piede. 



LOGISTILLA, ALLA QJALERVGGlERFVGGENDOSI 

falua, rapprefenta la ragione, alla quale ricorrendo ci faluiamo. Alcina che noa 

può morir fin che dura il mondo,moftra che fono immorcali,& non da potere 

fi mai fpegneie affatto, i defiderij & piaceri amorofi , fin che dura l'huc- 

niOjChe e chiamato Microcofmo, cioè picciol mondo. Il che par 

che nello fteffo Canto poi mollri Orlando,ilquale in età già 

graue,& da già molti anni prcfo dell'Amor d'Aagelic3,e 

sforzato d'abbandonar finalmente il Re fuo, ia fua 

patria^ & quafi la fede, & religion fua , per 

andarle appreflb . 



c u 'H^r T T ^ y 0. 



i 




Q_V ANTE 

fono incanta^ 
trici, ò quanti 

Incantdtor tra. 
noi, che non fi 
fanno ,• 

che con lor ar 
ti huomini, e 
donne,amanti 
Di fé , cangiando ì uifilor sfatto ha nno ; 

7<l^ncon jpirtico^ettitJiincanti ^ 
7^ con offcruation dijtcUe fanno ; 
TUA con fimulation, menzogne , e frodi 
Legano i cor d'indif.olubil nodi . 

chi Fanello d'angelica. ^ ò più toRo 
chi haiieffc cjiicl de la ragion , potrid 
Veder' A tutti il uifo , che nafccfìo 
Da jintione , e d'arte non farii . 



Tal ci par heUo , e buono , che depoHo 
Il lifcio , brutto e rio forfè parria . 
Fu gran uentura quella di l{iiggiero , 
C'hebbe l'ancl , che gli fcoperfe il uero . 
j 
^ggier , com'io dicea , dimifiuUndo , 
sii }\abican uenne a la porta armato . 
Trono le guardie Jprouedute , e quando 
Ciunfe tralor ,nontenneil brando aUio, 
chi morto , e chi A mal termine lafciando 
Efce delponte ,e'lrafircUo ha fpezzatOj 
Trende al bofco la aia ; ma poco corre , 
eh' ad un de'feruide la Fata occorre . 

4 

il feruo in pugno hduea un'augelgrifagno^ 
che uolar con piacer facea ogni giorno , 
Cr'A campagna, or' A un uicino ftugnoy 
Doue era. fempre da far preda intorno . 
Hauea da lato il can fido compagno , 
Cdualcauiunronzin non troppo adorno, 
Benpeniò,che P^<ggicrdouea fuggire ^ 
Quando lo uiie in tal fetta ucnire . 

Se gli 



OTTAVO. 



71 



Stgìi fé incontra , e con fembuntc dticro 
Li domitniò , perche in ul frctU gij)e . 
I{i[^ondernonliuolfcil buon I{uggiero . 
Tcrciò colui, più certo che fuggijjc, 
Diuolcrlo drrcftdr feccpcnjiero : 
E diftendcndo ti bnccio manco , diffe, 
che dirai tu ,fc fubito ti ferino e 
Se cantra quejìo augcl no haurai fchermo^ 

6 

Spinge Liugello ; e quel batte sii' ale. 

Che non l'auanzd ì{.tbican di corfo . 

Dclpalafreno ilcacciatorgiu file, 

E tutto A un tempo glt ha leuato il morfo . 

Quel par da l'arco uno auentatoftralc 

Di calci formidabile , e dimorfo , 

E'I feruo dietro ùuelcce tticne , 

che par chc'l uito, anzi che il foco il mene. 
7 
T^fon uuol parere il can d'efferpiu tardo ; 

Ma fegiic I{.<bic.ui con juella p-etta , 
Con che le lepri fuol fcguir il pardo . 
Vergogna i Hjiggicr par , fé non ajj'Cttd . 
Foltojii k quel , che uien si a pie gagliardo, 
7>(jgliucde arme , fuor ch'una bacchetta ; 
QucHa , con che ubidire al cane mfcgna . 
I^uggier di trar la f^adafi difdegna , 

8 '♦ , 

Qu^el fé gli uppreffa , e fartelo percuote , 7^n Lfcid alcuno d guardia del palagio , 

Lo morde A un tipo il can nel piede manco. Il che À Meliffd , chcjìaua d la pojìa , 



Leuò il drappo uermiglio , in checoperto 
Cid molti giorni lo feudo ft tenne. 
Fece l'effetto , miUe uclte efperto , 
// lume , oue d ferir negli occhi ueiine . 
}{eju da i fcnfi il caccutor deferto . 
Cade il cane , il ronzm , ca don le penne, 
che in ariafojìener l'aitgel nonponno . 

Luto Kjiggur U lafcia m preda al fanno . 
1 2 
oleina , e halle a intanto hauuto auifo 
Di f{uggier , che sforzalo hauca la portd < 
E de la guardia buon numero uccifo , 
Fu , uinca dal dolor , ^er reRar morta . 
Squarcio)iiipanni,e jipercoffeiluifo, 
E fciacca nommofi , e mal' accorta , 
E fece dar''d l'arme immanttnente , 
E intoì no 4 fé raccor tutta fuagcntt . 

E poi ne fa due parti , e m.inda l'una 
Ter quella jhrada , oue ì\uggier camma i 
diporto l'altra fubito raguna , 
L'imbarca , cr ufcir fa ne la marina. 
Sotto le uele aperte il mar s'imbruua . 
Con qucfli ita la dilperata .Alcina , 
Ch'il dcfiderio di I{uggier si rode, 
che lafcia fua cittk fenza cujìode . 



Lo sfrenato deibricrla groppa fcuotc 
Tre uolte e piìt , ne falla il dcjiro fianco . 
eira l'augello , e gli fa mille ruote , 
E con l'ugna fouente il fcrifce anco . 
si il dejìrier con lo friio impauri fce , 
eh' A la mano ,eAlo J^ron poco itbidifce . 
9 
l{uggiero .il fin cojhrctto , il ferro caccia ; 
Epi-rchetal molejìia fé ne uada , 
Or gli animali , or quel uilìan miu.tccÌ4 
Col taglio , e con la punta de la jpada . 
ihiella importuna turba più l'impaccia. 
Tre fa ha chi qud chi Ik tutta la flrada . 
Vede Rjiggiero il dt fonare , e il danno , 
che gli auerrk , fé pia tardar lo fanno . 

IO 

Sa ch'ogni poco più ,ch'iuirima>u , 
oleina haurk col popolo k le Jf>aUe. 
Di trombe , e di tamburi , e di campane 
Cik s'ode alto romorc in ogniuaUe . 
Cotra un feruo fenza arme, e cÓtra un cane 
Lipar, ch'k ufarla Ijtada troppo falle. 
7Heglio,e più breiie e dùque ch'egli fcrapra 
Lo feudo , che à!^tUnte craftat'opra . 



Ter liberar di quel l{cgno mahugio 
La gente , che in miferia n'era pojia , 
Diede comodiù , diede grande .igio 
Di gir cercando ognicofa k fuapoHa, 
Imagini abbruciar, fuggelli torre , 
E T^di, e I{ombi , e Turbini difciorrc . 
■ 5 
Indi pei ampi accelerando i pafi 

eli antichi amanti, ch'erano in gi'à tormd. 
Conuerfì infanti , in fere , m legni, inf.ifii. 
Fé ritornar ne la lor propria forma ; 
E quei , poi ch'allargati furo t pafU , 
Tutti del buon I{ttgoicrfcgiiiron l'orma. 
^ Lagifìilla jifaluaro : cr/nJj 
Tornaro À Sciti, kVerfì, k Greci, ad Indi. 

Lirimandò Isleliffa in lorpaefi 
Con obligo di mai non effer fciclto . 
Fu inanzi k gli alti ili duca degl'lnglcfì 
.Ad effer ritornxta in wnan uolta . 
Che'l parentado mqucfto , e licorteli 
Treghidelbuon \uggier li giouar molto . 
oltre i preghi J{uggier le die l'anello 
Terchc meglio potcffe aiut.'.r qucUo . 

E 4 ii preghi 



7» 



C ^ 1^ T 



«» 



»j 



^preghi dunque di l{uggier rifatto 
Fui TdUdin ne h fui fyrimi ficcii . 
^•{ulU pire l Mclijji d'hduer futto , 
QuMioriceurxr l'urme nonlif:iccid, 
E queliti Unciji d'or , ch'ai primo tratto 
Quanti ne tocca , de la feUa cacci* . 
De l'^rgilia , poi fu d'^Holfo hncid , 
£ molto onor fé k l'uno e A l'altro iFracia. 



iS 



Se^ue A 
car. 5>ij 



Trouh yieliffa quella hncia d'oro , 
ch'ulema hauea ripofia nel palagio , 
E tutte l'arme che del Duca foro , 
E li fur tolte ne l'oftel maluagio . 
THontòildedrierdel T^gromante Tyloro, 
E fc montar ^4fiolfo tìi groppa ad agio , 
E quindi k LogiRiUa fi conduffe 
D'un'hora prima , che I\uggier ni fujfe .■ 

Tra duri fafi , e folte f^inegia 
I{uggier' intanto in uer la Fata faggid , 
Di balzo in balzo ,cx d'una in altra «i4 
^J^ra , folmga , inclita , e feluaggia ; 
Tanto ch'i gran fatica riufcia 
sii la feruida nonainuna fpiaggia, 
Tra'l mare , e'I monte al Mezodi f coperti; 
^Irficcia , nuda , aerile , e deferti . 

20 

Tercote il Sole ardente il uicin coUe., 
£ del calor,che fi rifxtte a dietro , 
In modo l'aria , e l'arena tic hoUe , 
che farla troppa k far liquido il uetro . 
Staf.i cheto l'i^ugclìo k l'ombra molle. 
Sol la cicda col noiofo metro 
Fraidenfi rami del fronzuto frelo 
Le UAlU,e i moti ajforda, e'I m.'.re , e'I cielo. 

Quiuiil caldo , ia fete , e la fatica , 
Ch'era di gir per quella uia annofa, 
Facean,lungo la Jj>i-'^ggia erma cr aprica, 
•^ /^«ggKr compagina griUte e noto fa . 
lUajpcrchcnó cunuicn , chefemprcio dica, 

_ Tslj ch'io ui occupi fcmprc r,i una cofa , 
Io lafcierò E^ggicro in qucjio cJdo , 
E girò in Scolla k ritrouar l\inaldo . 

Era Rinaldo molto ben utduto 
Dal I{c, da la figliuola , e dalpaefe . 
Toi la c^gion , che quiui era ucnuto , 
Tiìi adagio il'Paladin fece pale fé ; 
che m nome del fuo ì\c chiedcua aiuto, 
E dal l{egno di Scotta ,eda l'ingkfe ; 
Et Ai preghi foggiunfe anco di Curi» 

. Ciufiifìime cagion di i^uer ftfflo . 



Dal i{e fenzd indugiar li fu ri^ofi&, 
che diquanto fua forza i'eftendtdt 
Ter utile cr onor fempre dijpoflo 
Di Carlo , O" de l'imperio ejfer uolea . 
E che fra pochi digUhaurebbepoSlo 
Tiì< caudieri in punto chepotea . 
E fé non ch'ejfo era oggimai pur utcehio. 
Capitano uerria del fu'apparecchio . ' 

-4 

Ts^^f tal rifletto ancor li pania degno 
Di farlo rimaner , fé non hauejje 
Il figlio , che di forza ,cpik d'ingegno 
Dignifrimo era , k ch'I gouerno deffe ; 
Benché non fi trouajfe aUor nel I{egno ; 
Ma che fperaua cheuenir douefje 
Mentre ch'infieme aduneria lo fruolo i 
E ch'adunato il troueria'l figliuolo . 

Cos'i mandò per tutta la fua terra. 
Suoiteforierik far cauaUi,cgente; 
T^laui apparecchia , e munition da gutrr^t 
yettouaglia , e dcnar maturamente . 
yenne intanto Rinaldo in Inghilterra » 
e'I I{c nel fuo partir cortcfemcnte 
InfrnokBeroicche accompagnoUo, 
E uiito punger fu quando lafcioUo . 

Spirando iluento projpero k la poppx 
Monta Rinaldo , cr k Dio dice k tutti . 
La fune indi al uiaggio ti noCchierfgroppd^ 
Tanto che giunge , oue nei falfl flutti ' 
Il bel Tamigi amareggiando intoppa . 
Con granfiuffo del mar quindi condutti 
I nauiganti per camin jìcuro 
^ ucla , e remi infno k Londra furo , 

^naldo hauea da Carlo , e dal I{e Otone, 
che con Carlo inTarigiera affediato , 
^l principe di FaUia commifione 
Ter contrafcgni, e lettere portato, 
che ciò che potea far la regione 
Di fanti , e di caualli in ogni lato , 
Tutto debba k Calefio traghittarlo ; 
Si che aiutar ji poffa Francia e Carlo » 

28 

Il Trincipe, ch'io dico , ch'era in uect 
D'Oton , rimafo nel feggio reale, 
^ I{nialdo d'^mon tanto onor fece , 
che non Vhaurebbe al fuo I{^c fatto ugUilc, 
Indi k le fue dimande fatiifece ; 
Terchek tuttala gente Martiale, 
E di Bretagna , e de l'I fole intorno 
Di ritroHarfi al mar prefrfft il giorno . 

Signot ■ 



Segue i 
car. 91» 



T T ^ r 0. 



1» 



signor far mi comicn , come fu il buono 
Sotuitor , fopra il fuo {brumcnto Arguto ; 
che j^ejjo muta cordi , e uarii fuono , 
j^iccrcando ora ilgraue , or a l'dcuto . 
J^ltntre a. dir di l{inMo Mento fono » 
D'^ngclicd gcntilm'c foucnuto . 
ni che Idfciai , ch'cn di lui fuggiti , 
£ c'hiuci rifcontnto un' Eremiti . 

^Ujuinto li fui iftorii uo feguirt . 

Dij^i, che doimndiui congnn curi. 

Come potcffe t li mirini gire ; 

che di I{inMo hiua tinti piura , 

che non piffindo il mir , creda morire ,• 

lN(é in tutti Europi fi tcnci ficun ; 

Mi l'Eremiti ì bidi li tcnei , 

Ter che di ftir con leipiiccr' hiuei. 
)■ 
Quelli nn beUezZi il cor gli accefc , 

Égli fcildo le fitgidc medoUe ; 

Mi poi che uidc , che poco gli ittcfe , 

t ch'oltri foggiormr feco non uoUe; 

Di cento punte l'iftncUo offe fé , 

Tv^^c di fui tirdit'd però lo tolle ; 

Epoco indi piffo , e men dt trotto ; 

7^ {ictder Ufi uuol li bejìii fatto. 
r- 
E , perche molto dilungati s'eri , 

E poco piti n'hiurii perduti l'ormi ^ 
l{tccrfe il Ente i U f^ekna neri, 
E di Demoni ufcir fece um tonni ; 
E ne fccglie uno di tutta li fchieri , 
E del bifogno fuo primi l' informi , 
. "Pollo fi entnre idoffo il corridore. 
Che uii li porti con U Donm il core . 

£ quil ftgice an nel monte ufito 
^uolpi,i lepri dir f^effo li aedi ; 
Che, fé li feri indir uede di un Uto , 
Tic Hi di un'Jtro,e pir /prezzi li tncciii 
.aI uirco pollo fcntono irriuito , 
che l'higil ìbocci,e l'apre ilfìÀco tihncx 
Tal l'Eremita per diuerfa {tradi , (cii. 
aggiunger i li Donm , ouutujue indi . 

Che fìi il difegno fuo , ben' io comprendo, 
E dirollo inco i uoi , mi m iltro loco . 
.Angelici , di ciò nuUi temendo , 
CiUilciUi k giornate , or molto , or poco . 
T^lciUiQo ilDemonjìgii coprendo , 
Come fi copre oleum uolti il foto, 
che con il grande incendio pojcid auampi 
Cbt nott fi (Sangue , e A pf /M fc nefcmjii. 



u 



li 



Toi cheli Donm prefo hebbe il fentiero 
Dietro ti gran mir , che li Guifconi laua. 
Tenendo appreffo k l'onde il fuo defhriero , 
Doue l'umor li uii piti ferma diUi; 
Quel le fu tritto dil Demonio fiero 
7v(c l'icqui si , che dentro ui nuotaui . 
"h^on fi che fir li timidi Donzelli , 
Se non tener fi fermi in sii li felli . 

Ter tinr brighi non lipuò dir uolti ; 
Tilt e piti fcmpre <jitel fi aedi in ilto . 
E^i tcnei li uefìa in sii raccolti , 
Ter non bagnarli , e tna ipiediin ilio . 
Ter le jpaUe la chiomi iui difciolti , 
E l'aura le facea lafcuto affalto . 
Stiuano cheti tutti imiggior uenti , 
Forfè k tanti beltk col mare attenti. 

Elli uolgea ibegli occhia tem in uino , 
che bigmuan dipianto il uifo , e'I feno , 
E ucdea ti Uto andar fcmpre lontano , 
E decrcfcerpm fcmpre , e uenir meno . 
// dcfìrier , che nuotaua k dcibra mano , 
Dopo ungrangiro , laportò al terreno 
Tn fcuri fafii , e fpauentofe grotte , 
6ik cominciindo id ofcurar la notte . 

Quindo fi uidc foli in quel deferto , 
che k riguirdarlo fol mette ipiun, 
T^e l'hora , che nel mar Febo coperto , 
L'irli e li terra hiua Ufciati ofcun , 
Fermo fi , in atto, c'hauria fatto incerto . 
chiunque hiueffe uido fua figura , 
S'ella era donm fenfìtim, e ueri, 

[affo colorito m tal manieri . 

Ì9 

Stupidi efiffi ne l menti fabbii 
Co i capelli difciolti , e nbuffati , 
Con le min giunte ,econ immote libbii, 

1 hnguidi occhi al del tcnca leuiti ; 
Come dccusado ilgranMotor, che l'hibbid 
Tutti meliniti nel fuo danno i fati . 
Immoti,e come attonita fìc alquanto; (to. 
Toifciolfe il duol la lìgua,egU òcchi al pM 

40 
Dica , Fortum , che più k far ti reftd , 
Ter che di me ti fatij , e ti disfami t' 
Che dar tipofjo ornai piti fé non qiiefla 
Mifcra ulti r' mi tu non la brami . 
Ch'ora k trarla del mar fei ^ta prefìi , 
Quando potei finir fuoi giorni grami . 
Terche ti parue à uoler più ancora 
ydcrni tomtntir primi ch'io mora i 

21d, 



74 



4» 



C ^ 7^ T 



jn<i,chemipoj^inuoctrtynonueggio, 
Tiù di Huei y che fm qui nociuto m'hai; 
Ter te cicciitd fon iei real fcggio , 
Doue più ritormr non jpero m ji . 
Ho perduto l'onor , ch'èjìato peggio : 
Che ,fc ben con effetto io non peccai. 
Io do però m:iterid , cb'ogn'un dia , 
Ch'eD'endo udgxbonda , to fi a impudica . 



47 



Comincid VErcmita À confartdrld ,' 
Con dlquAnte rdgion belle e diuote , 
Epon Vduddci ntM mentre che pdrld , 
Or per lo fcno , or per l'umide gott . 
Toi piiificùro ud per dbbrdcidrla. 
Et eUd fdegno fetta lo percotCy 
Con und man nel petto , e lo rijj^iinge , 
E d'onefto rojfor tuttd fi tinge . 



Che hduerpuò donni di modopiu dibuono, £gU, ch'd Idto hdued um tdfcd,dpriUdy 



^cuiUcdftitkleudtdfld 
7Hi nuoce , oimc, ch'io fongioudne,efono 
Tenuta beìld , òjid uero , ò bugia . 
Cìa non riìigratio il del di queRo dono ; 
Che di qui nafce ogni ruina mid . 
THorto.perqueflo fu^rgalia mio frate, 
che poco ligiouar l'arme incantate , 

4) 

Ter qucflo il I{e di Tartarid ^gricanc 
Disfece ilgenitor mio Galafrone , 
Che in India , del Cataio era Gran CatH . 
Vnd'io fongiuntaatalccnditioney 
Che muto albergo da fera a dimane. 
Sel'hauer,fcronor,feleperfonc 
m'hai tolto y e fatto d mal che far mi puoi; 
^ chtpiii doglia anco ferbar mi uuoi i 

44 

Se l'dffogdrmi in mar , morte non era 
^ tuo famo crudel , pur ch'io ti fatij, 
l^n recufo , che mandi alcuna fera , 
Che mi diuori, e non mi tenga injìratij. 
D'ogni martir che fu , pur ch'io ne pera, 
Effer non pub , ch'ajfai non ti r'tngratij . 
Cosi dicea la Donna congranpianto , 
Optando le apparuc l'Eremita A canto . 

45 

Hauea mirato da l'eflrema cima 
D'unrileuatofaffo l'Eremita, 
angelica , che giunta kla parte ima 
e" de lo fcoglio , affitta e sbigottita . 
Erd fci giorni egli ucnuto prima ; 
Ch'un Demonio il portò per uid non trita, 
Euenne alci fingendo duiotione y 
Quanta haueffe maiVaolo , ò llariont . 

Come la donna il cominciò à uedcre , 
Tre fé , non conofcendolo , conforto ,• 
Ecej^ÒApocoApocoilfuotcmerCt , 
Bench'eUa haueffe ancora il uifo fmorto . 
Come fu preffo , diffe , Mifcrere 
Taire ii me , che fon giunta A malporto 
Econuoccintcriott.t dal jmguUo 
C li diffe quel , eh' A lui non era occuUo , 



E trafjene un ampolla di liquore , 
E negli occhi poffcnti , onde sfauittd , 
Lapiu cocente fice,c'h abbia ornare. 
Spruzzò di quel leggiermente una flilla , 
che di farla dormire bebbe ualore . 
CiArefupina ne l'arena giace 
^ tutte uogUe del Vecchio rapace . 

4? 

Egli l'abbraccia , cr a piacer la tocca : 
Et eUa dorme , e non può fare ifchermo . 
Or le bacia il belpctto,ora la bocca, (mo. 
t^on è chi'l ucggia in quel loco afpro CT er 
"Ma ne l'incontro il fuo defìricr trabocca , 
ch'ai defìo non rtffionde il corpo infermo . 
Era mal' atto , perche hauea troppo anni, 
EpotrApeggio , quanto più l'affanni . 

so 

Tutte le uie , tutti li modi tenta ; 
Ida quel pigro rozzon non però faltd . 
Indarno il fi-engli fcuote,e lo tormenta, 
E non può far, che tenga la teda alta . 
^Ifin preffo a la Donna s'addormenta ; 
E noua altra fciagurd anco l'affdltd . 
Isloìi comincia fortunamai per poco,(co. 
Quando un mortai /? pigliai fcherno e Agio 

Bifogndyprimach'io ui narri il cafo, 
Ch'un poco dal fentier dritto mi torca , 
TSlel mar di tramontana inuerl'Occafo, 
Oltre l'Irlanda un' I fola fi corca , 
Ebudd nominata ;oucé rimafo 
Il popol raro ; poi che la brutta Crea , 
E l'altro marin gregge la dijìruffe , 
che in fua uendetta Troteo ui conduffe . 

T^rran l'antiche hiiiorie ,òuereò falfe. 
Che tenne gik quel luogo un^e poffente , 
C'hebbe una figlia , m cui bellezza ualfe, 
Egratid siy che potè facilmente y 
Toi che mofhofii in sii l'arene falfe , 
Troteo lafciarein nxzo l'acque ardente : 
E quella un di , che fola ritrouolla , 
Compreffe , e di fegrauida lafciolìd . 

Ldcoft 



OTTAVO. 



n 



La cofdfu ^duifimd e molcfti 
^l padre , più dbgn altro empio efcuero ; 
TslJ per ifcufu , ò per pieù , U tejìj. 
Le perdonò , si può lo [degno fiere ; 
"Klj per uederL grMidiji refìd 
Difubito effequtre il crudo impero . 
E'I nepotin, che aon huuca peccato, 
Tr ima fece morir , chefoffc nato . 

Troteo marin , chepafce il fiero armento 
Di ?s(rf fw/io , che l'onda tuttd regge , 
Sente de lafua Donna afpro tormento ; 
f pergrand'ira ro)npe ordine e legge : 
SÌ che i mandar in terra non e lento 
L'Orche, le Foche , e tutto il marin gregge , 
che difhuggonnonfol pecore e buoi, 
7Ha uille , e borghi, e li cultori fuoi . 

lEfpejJo uanno i le città murate , 
E d'ogn'mtorn.^ loì- mettono affedio . 
"Kotte e dijianno le pcrfone armate. 
Con gran timore e difpaceuol tedio . 
Tutte hanno le campagne abbandonate . 
E per trouarui al fin qualche rimedio , 
Undarfi à configliar di quelle co fé 
jl l'Oracol , che lor cofi rij}ofe . 

Che i>-ouar bifognaua una donzella , 
Chefoffe l l'altra di bellezza pare; 
E À "Proteo fdcgnato offerir qucUd 
In cambio de la morta, m lito al mare . 
S'k fua fatisfattion li parrà bella , 
Se la tcrrìi , né li uerrA À (ìurbare . 
Se per qucSo ncnfìa , fé gli apprefentì 
yna , cr un'altra , fin che fi contenti 

57 

E coficommiò la dura forte 
Tra quelle , che pm grate eran di faccia ; 
Ch'Xvrotco ciafcun giorno una ji porte. 
Fin che trouino donna , che li piaccia . 
Ld primd , e tutte l'altre hebbono morte : 
Che tutte giù pel uentre fé le caccia 
yn'Orcd , che reftò prcfjo k la foce , 
Toi che'l refio parti del gregge atroce . 

58 

nera , ò falfd , che foffe ld cofd 
DiVroteo ( ch'io non fo , che me ne ^ca) 
Seruofii in quella ten-d , con tal chiofa 
Centra le donne , un'empia legge ani icd , 
che di lor carne l'Orca monfìruofd , 
che uien ogni dì al lito , fi nutricd . 
Ben ch'effer Donnd fid in tutte le bande 
D4fMW e fcidgurd , quiui crd pur grande . 



59 



T) 



mifcre donzelle, che trafporte 
Fortuna mgiuriofa al lito infaufìo . 
Doue le genti fian sìi'l mare accorte 
Ter far de lefìraiiierc empio olocaujlo . 
che, come più di fuor ne fono morte, 
il numer de le loro è meno efaufo . 
Md , perche il ulto ogn'horpredd no mend, 
I^cercando ne uan per ogm arena . 

yan difcorrendo tuttd la marina 
Con Fujìe , e Grippi, cr altri legni loro , 
E da lontana parte , e da uicina 
Tortan foUeuamento al lor martore . 
TtJolte donne han per forza , e per rapind , 
alcune per lufinghe , altre per oro , 
E fcmpre da diuerfe regioni 
T^hanno piene le toni , e le prigioni . 

Al 

Taffando unjclor Fufìd k terrd k terrx 
Jnanzi k quella folitaria riua ; 
Doue fra derpi m su l'erbofa terrd 
La sfortunatd^ngclica dormiua : 
Smontare alquanti galeotti in terrd. 
Ter riportarne e legna, cr acqua uiud . 
E di quante mai fur belle e leggiadre , 
Trouaroil fiore in braccio al fanto padre. 

Ci 

troppo cara , ò troppo eccelfa prcdd 
Ter si barbare genti , e si uiÙane . 
fortuna crudel , ( chi fta the'l creda) 
che tanta forzd hai ne le co fé umane ; 
che per cibo d'un mon^ro tu concedi 
La gran beltk che in India il I{e ^griant 
Fece uenir da le Caucafce porte , 
ConmexdScithiak guadagnar la morte t: 

La gran beiti , che fu da Sacripante 
Tofìa inizi di fuo onore, e alfuo bel regno. 
La gri beltà, ch'ai gran Signor d'ungiate 
Ttlacchiò la chiara fama , e l'alto i<igcgno. 
La gran beltk , che fé tutto Leuante 
Sottofoprauoltarfi ,e ftareal fegno. 
Ora non ha (.cosirimafa e fola) 
Che le dia aiuto pur d'una parola . 

Ld beUa Donna di gran fonno oppreffa 
Incatenata fu , prima che defìa . 
Tortaro il frate incantator con cffd 
T^el legno pien di turba afflitta e mefid , 
Ld uela in cima k l'arbore rimeffi 
J{ende la naue k l'I fola funejìd . 
Doue chiufer la donna in rocca forte 
Fm'k quel di, eh' A lei toccò li forte, 

Mdpote 



7<5 



# 



«f 



f cY ^ r 



, 2);.( poff <;>f <■//«■ ^^nto btVd , 
Z4 ficrd^entemoucredpietade, 
che molti di le dijfcriron qucUi 
ì^lorte y f ferbarlakgran nccejiUdic l 
Efinc'htbbcr ài fuore altra donzeUd , 
Tcrdon.iro k l'angelica btltait . 
^l mcnjìro fu condotta finalmente 
"Pungendo dietro a lei tutta Lt gente . 



71 



66 



Chinarrcra l'angofcie, i pianti, e i gridi. 
Viltà querela , che nel del penetra ? 
THerauiglia ho , che non s'aprirò i lidi 
Quando fu pojia m iti U fredda pietra^ 
Doue in cateni , Priua di fujiidi 
Tilorte dfj^ettaua abommfa e tetra . 
, Jonoldirò-ychesìildolormimoue, 

ifgtt * che mi sforza uoltarc lerime dtroue, 

car. 99- in 

ft-93 • E trouar uerft non tanto lugubri, 

Finche'lmio flirto (lanca firihabbia. 
che nonpotrianli fqualidi colubri, 
l^jj l'orba tigre,accefainmaggior rabbia, 
£ CIÒ che da l'atlante a i liti rubri 
yenenofo erra per la calda fabbia : 
'I<lèu<der , ne pcnfar fcnzi cordoglio 
angelica legata alnudo [cogito . 

O fé l'haueffe il fuo Orlando faptito , 
Ch'eraperritrouarLt itoaVarigi, 
C li due,ch'ingannò quel uecchio afiuto 
Col mcjfo , che ucnia da i luoghi fiigi; 
Fra miUc morti per donarle aiuto 
Cercato hauriangli angelici uefHgi. 
"Ma che faricno , haucndonc anco fj^id, 
Toi che diUanti fon di tanta uia f 

. Vàrigi'mtantohaueal'afìedio intorno 
^XrrfWrf ^^^ ^j^^yj, i^^^-^^i ^^i ^j Troiano . 

E uenne ì tanta tfiremitade un giorno , 
che naniò quafi al fuo nimico in mano ; 
E fé non che li noti il cielplacorno , 
Chedilagò dipioggia ofcura ilpiano. 
Cade a quel di per l'africana lancia 
Il fanto Imperio,e'lgran nome di Franali. 

Il fommo creator gli occhiriuolfe 
^l giufio lamentar del uecchio Carlo ; 
E con fubita pioggia il foco tolfc; 
7\^ forfè uman fapcrpotea fmorzàrlo . 
i' A V I o chiunque i Dio fempre fi uolfe , 
Ch'altri nonpuote mai meglio aiutarlo . 
Ben dal deuoto I{e fu conofciuto , 
Che fi faluò per lo dimo aiuto . ■ 



(r. 



Ld notte Orlando a le noto fé piume 
Del ucloce pcnficr fa parte affai . 
Or quinci , or quindi il uolta , or lo raffunu 
Tutto in un loco , e non lo ferma mai . 
Qual f acqua chiara il tremolante lumi 
Dal Solpercoffa , ò da notturni rai. 
Ter gli ampli tetti uà con lungo falto 
sA dcfha , cr kfinifhra ,cbajfo,(y alto . 
7- 

Ld Donna fua, che li ritorna k mente , 
anziché mai non era indi partita , 
eh raccende nel core , e fa piti ardente 
Ld fiamma , che nel dì parea fopita . 
Cofteiuenuta feco era invanente 
Fin dal Cataio , e quil'bauea fmarritd; 
7^ ritrouato poi ueftigio d'ella , 
Che Carlo rotto fu preffo k BordeUd . 

7Ì 

Di quefio , Orlando hauea gran doglii,efec9 
Indarno k fua fciocchczzd ripenfaud . 
Cor mio , dicea , come uilmente tcco 
Mi fonportato , Oime quanto migraudg 
Che potendoti hauer notte e di meco , 
Quando la tua bontk non mei ncgaua : 
T'habbia lafciato in man di TS^jimo porre , 
Ter non fapermi k tanta ingiuria opporre, 

?^)i haueua ragione io di fcufarme / 
E Carlo non m'hmria forfè difdetto . 
Se pur difdetto , chipotca sforzarme s* 
Chi mi ti uolea torre al mio difpetto f 
T^on poteu'io uenir più tofio k l'arme f 
Ldfciar più tofio trarmi il cor del petto i 
Ma ne Carlo , né tutta la fua gente 
Di tormitiper forzd era poffente, 

^Imcn l'haueffe poRa in guardia buona 
Dentro k Tarigi, ò in qualche roccaforte, 
Chcl'habbia data k T^mo , mi confona. 
Sol, perche k pder l'habbia k quefìd forte» 
Chi ld deuca guardar meglio per fona 
Di me ?■ ch'io deuea farlo fino k morte ; 
Guardarla più che'l cor, che gli occhi miei, 
E doued fCpotea farlo , e pur noi fei . 

7« 

Deh doue fenzd me, dolce mia uitd 
Bjmafa fei sigiouene , e si bella i 
Come poi, che la luce è dipartita 
I{iman tra' bofchi la fmarritd agneJld : 
che dal pafìorfper andò effcr' udita 
si uà lagnando m quefìa parte , e in queUd ì 
Tanto , che'l lupo l'ode da lontano : 
E'I mifero pafìor ne piange in nano . 

Doue 



OTTAVO. 



•fi 



«? 



77 



DoucJ^crdttzi mix , ioue onfci f 
Vox tufolcttuforfc ancor d crmndo i 
pur t'humo trouata i lupi rei 
Scnzd U guidi del tuo fido rUndoc' 
E'I fior, the incicl potcd pormi fr.ii Dei; 
Il fior, che intatto io mi ucnix ferbdndo 
Ter non turbarti, oimc , l'unirne cxjìo , 
Oimcpcrforzd hduranno colto cgudjìo . 

infelice , mifcro , che uoglio , 

Se non morir, fe'l mio bel fior colto hanno :" 

fommo Dio fammi fentir cordoglio 

Trim.< dogn'dtro , che di quefìo d^nno . 

Se quejìo e ucr , cpn le mie m.m mi taglio 

Ld uitd'i, e Vdlmd dijperutd danno . 

Cofì piangendo forte , e fof^irdndQ 

Seco dice di' dddolor ito OrUndo . 

-•> 
Gii in ogni parte gli animanti la fi 

Diinn ripofo x' trauagliati f\nrtiy 

chi fu le piume , e chi fu i duri fafi, 

E chi fu l'erbe, e chi fu faggi ò mirti . 

Tu le palpebre Orlando a pena abbafii , 

Tunto da tuoi penfieri acuti cr irti ; 

7\(cquel fi breue , e fuggitiuo fonno 

Godere inpace anco lìfciar tiponno . 

So 

Tare A id Orlando , iuna ucrderiui , 

D'odoriferi fior tutta dipinta , 

Mirare il bello auorio , e la natiud 

Torpori , c'hauea ^4mor di fua man tinti; 

E le due chiare jìellc , onde nittriux 

7^^ le reti d'.Amor l'anima uinti . 

Io parlo de' begli occhi , e del bel uolto , 

C'bcglibanno il cordimczo tipetto tolto , 
81 
Scn tia il maggior piacer , la maggior fe^i. Con fuogran dijpidcer s'auede Carlo , 

che fentir poffd alcun felice amante . Che partito la notte e'I fuo nipote , 

Ma ecco in tanto ufcire una tempefla , Quando effer doueafeco , cpiit aiutarlo ; 

Che iìrugge ai fiori, e;- abbattei le piante. Eritcner la coleranon puote , 

7^(0'» fc ne fuol ueder fimile a quejia , Cb'k lamentarfi d'efio , cr a granarlo 

Qu_àdo giojlr',Jquilone,^uitro,e Leuate. "TV^f» incominci di biafmeuol note ; 

Tarea , che per treuar qualche coperto , E minacciar, fé non ritorna , e dire, 

^ndajfe errando m uanpcrun deferto . Che lo faria di tanto errar pentire . 
81 ss 

Erandimartt , ch'Orlando amiUi a pire 



Ondcpir ch'efci il grido , ui ucloce , 

E quinci , t quindi s'affatica affai . 

quanto e il fuo dolore ajpro cr dtrocc, 

che non può riuedere i dolci ni . 

Ecco , ch'altronde ode da un'altri noce, 

T^n fficrar pia gioirne in terrd mai . 

^ queào orribil grido rifuegUofi, 

E tutto picn di lagrime trouolli . 
s+ 

■SÌnzipenfar, che f\en l'imagin falfe. 
Quando per tema , ò per di fio fi fogni , 
Bela Donzella per modo li e alfe , 
che fi:inu giunti a danno , od A uergognd» 
che fulminando fuor del letto falfe. 
Di piaftn , e maglia , quanto li bi fogni , 
Tutto guarnijìi, e Brigliadoro tolfe , 
'Ne di fcudiero alcun feruigio uolfe . 
85 

E per poter' entrar ogni fentiero , 
che li fila dignità macchia non pigli; 
T^nl'onorata infegna del Ou^artier» 
Difiinta di color bianche uernigli ; 
Ma portar uolfe un'ornamento nero ; 
E forfè accio ch'ai fuo dolor filmigli. 
E quello haueagia tolto a uno ^moftante, 
Ch'uccife di fua man pochi anni inantt . 

Di mezzi notte tacito fiparte, 
E non fallita, e non fa motto al zio . 
"hljal fido fuo compagno Brandimarte, 
che tanto amar folca , pur dice , ^ Dio . 
Ma poi , che'l Sol con l'auree chiome j^artt 
Del ricco albergo di Titone ufcio , 
E fé l'ombra fuggire umida e nera , 
S'auide il F^ , che'l Taladm non u'en . 
87 



Intanto l'infelice (e non fi come) 
Terdela Donna fua per l'aer fofco . 
Onde di qu A e di lì, del fuo bel nome 
Fa rifonar' ogni campagna e hofco . 
E , mentre dice in damo , Mifero me , 
Chi ha cangiata mia dolcezzi m tofco f" 
Ode la Donna fui , cheglidomiiidd 
Tungenio iiuto , e fé gli ìAccomittdi, 



Di fé mede fimo , non fece foggiamo , 
che f^eraffe farlo ritornare, 
fdegno haueffe udirne bufino e fcorito ; 
E uolfe A pena tanto dimorare , 
Ch'ufciffe fuor ne l'ofcurar del giorno . 
^ Fiordiligi fui nulli ne diffe , 
Ttrchcldifegno fua nongl'impediffe. 

Era 



7? V ^ ?^ T 

«» , Sirttfoui 

TEnqucfiduniDonniiclìcfumoìto E cercandone andò molto pde fé ^ Bridintdr 

Da lui dilettd : e ne fu raro fcnzd . Come Viftoru al luogo fuo decide « tei.c.114 

Di coftumi , di gratid , e di bel uolto Di quefti due non ui dico or più mdnte , fi. ij. Et 

Dotdtd , e d'dccortezzd , e diprudcnzd . Che piìi m'importd il cdualicr dl/inghnte, fiordiliai 

E fé licentid or non n'hdueud tolto , ^ , .,'' ,•,-,,, d<:i6<r 

Fu,che Iheròtorndrlckldpyefenza llqudUpoichemtdtehebbcUlmonte . 'Y^' 

Il dì medcfmo , md gli dccddé poi , Le glorio fé infegnc , dndoj, li portd , >*• > i * 

Che lo tdrdòpih de idifcgni fuoi. ^ <^ff' '" l'orecchio , Io fono ilConte . 

90 ,yi un Cdpitdn , che ui peci U fcortd , 

Epoi cVcUd dipcttdto qudfiun me fé £ fattofi M'dffar fubiio il ponte, 

Inddrno Vhebbe , e che tornar noi uide. Ter queUd jìrddd,chepÌR breue portd , 

Di defldcrio sì di lui i' dece fé , -Agli inimici fc n'andò diritto ; 

Che fi pdrti fcnza compdgni ò guide : Quel che fegui , ne l'altro CaiUo e fcritto t 

IL FINE DELOTTAVO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

C/tr.7oJ}.l _ • Q^ tonPf'ÌHtcoJìrmìtaìl Incanti, 

JJ\| Héconofferiiation Jifleìte f.tnno . Quefl.i^uìjìlcnf , Sef.ipofilile cT/e eiTnIcHitdiiù fi Ji^en 

^ano gli animi all'amore altrui , e queliti cbefiù d'ognaltrn p.tre che in ogni temfo Imbhii tenuto tngotn 

irata la viaggiar farle delle genti di tutto il mondo. £t che non tanto fi pene Tiudiati cosi Imomini comi 

éonne, in cercare , ì> procurar tcfori , cornei» que^o .J^l che fc fia alcuna certc^-i, i jier incanti , & 

fiiriti,come qifi dice I./!ric7lo;ò con herbe 0- f tetre, è altre cofe s i fatte, come ferirono mok'aliri; ò co co 

Je da mangiare che diano conformità alfangue dell'amata co(jHello dctl'amattte^oeon ahuna altra Ma, »'» 

ilifegno con P.iliito diVio dimetter sn fieno difcorfo nelUhro che ho nominato difopra,ch'Ì3 ho in attilli» 

di dar poi fuori jotto nome di Seconda feiita di uarialettione.PJlLI.Jifimulationi . delPadulittom,de gli 

chfeqiiii , dell'umiltà , della modesfia , de i coftumi lodinoli , dtUe uìrtii , dell.i fama , deUa lodi , delU 

wnfica , dcll'amoreuolex2^,dcllafcruitit , unita con le farti fue debite , cioè con U fedeltà , gr con l'ojfcr 

nan-rit , & d'altre cofe tali , fé dijfongano , 0'fe leghino.^ come traggano a foi'\a gli anmii , &■ » 

cuori ad amar quella fcrfona in che fono , ò chi fi tifarle , non i alcitno coji foco fratico delle ctfedelmoa 

do, che hahbia bifogne che fé ne qui'itioni fer accertamelo. 

CJ I •Ji'^' Or "-Il animali or quelmllan minaccia. Jiciifano qui alcuni ficcentu-;^i Logica ftri fAriosìo , che hab 

hlit detto cr /[li animali or qitcl uillano ,quafi che iluillano non fiaanim.ile. Ma non fanno che la hngtiA 

noflra s'ha tolto in ufo di prender qucfla farcia kìilMAtT,tndiucrfa maniera da quello, che fi frende neU 

la Latina i che nonio frende fc non fcr nome generico à tutte le cofe chehabbiano ani>ntt,cosi donne co' 

me hiiomtnl come ancor caualli,lHfi ,cir ogn'altro. Et diciamo ancor noi , rhiiomo è .mimale , ogni animai 

fi mnoue,^c.Ma le più uolteujiamopoinoi di dir'/tnimale in luogo di beftia,ò difera,f^ d ogni altraj^t' 

tie irrationale.Onde l'.,4ntor nel capitolo delfufe,mcino alfine, 

J'oidirete ch'io fia qualche anim.tle , 

Jl dir eh' a le gran donne il (ufo fin 

Il nerbo de U nita,princifale. Et in queTla guifa fi tyoHa (pejfo ajfo tutti i buoni autori. TetTAt' 
Il gli hiiomini.e le donne. 
E'I mondo, e gli animali, 
T^on ha tanti animali ilmarfr.t Fonde, 

Suegliado glìammaliin ogni felua.Et in tal modo ftafarìméte nelfofrafcrttto nerfo diqiiefio .Autor», 
Or gli animali, or queluilUn minaccia. 
^ ^ fi £ uedea il lito andar femfre lontano. 

C.'J Jr.J 7 £ decrejcerfiìtfrmfri, e uenirmeno. Con la prìttid rdglone di quelle dite, cioè che <ì chi uà per mtt* 
TI par che il lito fi muotia, (ir camini, iiiiole il Ctrdinal di Ciifa con alcuni altri moftr.ire,che fondamenta 
(fé ben del tutto nano ) habbian coloro, die uoì-rebon far credere che non i cicli fi miio:iano ordin.triaa 
mente ^ di continuo , ma la terra .L' altra,cioè che come alcuno s'interna in alto mare , il hto fé gli facci* 
piccolo alla uis}a,farrebhc che dcucjje efj'er fer contrario, efendo nero che t'aquafia pi* aita che la terrtt, 
com'è neramente. Tuttauia tfante tale alteT^':^fua,come ueramente ella è, fi fa nondimeno t.d .iicrcfcimé 
to, i mandamento digrande;^^'' delitto alla nìjla di chi fi dilunga in mare,perche uienc à ridurfi alf'eftrc' 
no iluio-or limitato della iiirtu uifiua,età molliplicarfi l'acre, che è in meT;o tra la iiifta,et l'oggetto. Ortt 
de fé per terra d'uguale alleila ci allontaniamo': in minore Jfatio di lontiìutn-^a ci parrà costmiiicreU 
graiidcTTa del lito,come inaji'aimaggiorefjiatio di lontananza ci p.irrà inmare. Il che tutto fia ricorda' 
to per moftrare quanto qucTlofelicifimofirittorefia proprio,^ aiieduto in ognifua c.-'fa,&' come fertut^ 
tofia ripieno d'ogni forte difcien-ya,^-di dotpruht.fecoitit che toccafioni lo nchieggoito. 



o r T ^ r 0. 



79 




So 



€ ^ 1^ T 



#*:^ 



AB.COMBNTO. 

Tanto cdmtfta Oriundo , ch'ai fin giunge 
Oue odediTroto U fiera ufdnzd . 
T^À sì noHd pieù d'Olìmpid il punge 

. Contri Cimofco , che m ofcurd ^anz* 
Lt ticn lo fpofo , che fcnz'ir pili lunge 
Le di di ucndicArU dtd fperdnz* . 
FaUo ; e fipArte ; e con Olimpiii ancore 
Tdrte Bireno k none nozze allora . 



QVESTO NONO CANTO, EVNVERO ET 
notabilifllmo eflempio d'amor conttante.il qual pa- 
re che le più uolte fi truoui nelle ualoro> 



; put I 
fé, & uere Donne. 



e u v^r 7^0 7^0. 




Hi no può far 
d'un cor,c'hab 
bia [oggetto, 

Qwcjio crudele 
etraditor'^s 
more:" 

Toiclì'ad Orla 
de può leuar 
del petto 
La tanti fé , che deue al fuo Signore . 

Gii fauio , e pieno fu d'ognirif^etto» 

E de li fanti Chic fa difenfore ; 

Or per un uano amor , p»co dclziot 

E di fé poco,e men cura di Dio . 

z 

21i Vcfcufo io pur troppo , e mirallegro 
J^lmio difetto lìiuer compiano tile . 
Cb' anch'io fono al mio bè, Lìguido o~ egro 
Sano cgAgliardo À feguitare il male . 



Quel fé ne uà tutto uejìito l negro ; 
■2v{^ tanti amici ibbandonargli cale . 
E pajli , doue d'africa , e di Spagna 
Li gente era attendati a li campagna, 
ì 
^nzi non attendati ,• perche fatto 

alberi e tetti l'ha f^arf ala pioggii , 
w4 édcce,a. ucnti^a quattro,}, fette,adotto; 
Chi pik dinante , e chi più prejlo aUoggia . 
Ogn'uno dorme tnudgliato e rotto , (gii. 
Chifìefo in terra, echio, la man s'appog:^ 
Dormono ;eilConte uccider ne'puòafJAt; 
TSlj però (tringe Durindana mai . 

4 

DÌ tanto core è ilgenerofo Orlando , 
Che non degna ferir gente, che dormi. 
Or quejio , e quando quel luogo cercando 
Va , per trouardc la fua Donna l'orma , 
Se truoua alcun che uegghi , foffiirand» 
di ne dipinge l'abito e la forma , 
Epoilopricga, chepercctefia, 
Gl'infegni andar' in par te, oue ella fia . 

E poi 



'^ 'ìl^ 0. 



Si 



EpoicUuenne il di chUro e lucente , 
Tutto cercò l'cjìtrcito Tiìorej'co . 
E ben lo potcA far /ù-k<v;;k nic , 
HM'.enio inioffo l'bMto ^rabcfco. 
Et mtoUo in qucjìo parimente , 
Che f^peud altro idiomx , che Fraacefco ; 
E l'africano h.iucx tanto ej^edito , 
che parca 'nato kTripoU, e nuirito . 

Ouiiii il tutto cercò , doue dimora 
fece tre giorni , e non per altro effetto . 
Toi dentro i le cuuit,e a borghi fuori 
TvTo» f^iò fol per Francia e fuo dijlretto , 
ma per Vucrnia , e per Guafcogna ancora 
Fluide ,fin'k l'ultimo Borghctto ; 
E cercò da Vroucnza , À la Bretagna , 
E da i Tucardi i i termini di Spagna . 

7 

Tra il fin d'Ottobre e il capo di'T^unnbre 
'2s(< la ftagion , che la p-ondofa uejta 
Vede Icuarfi , e difcopnr le membre 
Trepida pianta , fin che nuda reità ; 
E uangli augcUi ajlrette fchicre infembre. 
Orlando entrò ne l'amorofa mchicjta ; 
7^ tiilto il tterno apprcfjo lafciò quella ; 
7^ la lafciò nela jiagion nouella . 

8 

Taffando ungiamo , come hauea coftttmc ,■ 
D'un pacfe in un'altro , arriuò doue 
TartcilSlormandi dai Dritoni un fiume, 
Eucrfo il uicin mar cheto fi motte : 
Ch'aììora gonfio , e bianco già di fj^ume 
Terneue fciolta,epermontancpio!te i 
E l'impeto de l'acqua hauea difiiolto , 
E tratto ficco il ponte , e il pafiò tolto . 

Con gli occhi cerca or quefi^o lato , or quello Ouejìa im.tgtnation sì liconfufe 



siche i'hauete , Caualier defire 
Di por per y.ic ne l'altra ripa i paf.iy 
Tromcitctemi , prima che finire 
Oucjt'Jtro mefc prcfiimo filaf.i. 
Ci. e al l{cd'V:ernia u':indcì-eteà unire; 
^Apprejjo .W ivial bbclìa armata f^fii ; 
Ter diRrw^gcr quell'ifola d' Ebuda. , 
che di qu.MÌe il mar cinge , è la pili crudi . 

Voi dcucte faper , ch'oltre l'Irlanda 
Tra molte che ui fon , l'I fola giace 
IS^.mata Ebuda , che per Ugge manix 
P^ii-Mdo intorno il fuo popolrjp.:cc . 
E quante donne può pigli.r , uiuMdji 
Tutti defima i tin'amm.i.l uorace ; 
che uicnc ogni di al lito , e fcmprc nona 
Donna , ò donzella , onde fipafica , troua . 

Chtmercanti, e corfar, che uanno attorno 
yt ne f^n copia , e piìi de le piit belle. 
Ben potete contare , una per giorno , 
Qu. ne morte ui fan donne e donzelle . 
Tila ,fepietate in uci troua foggiorno , 
Se non fetc d'amor tutto ribelle, 
Si.it e contento effer tra quedi eletto , 
Che uan per far si fiuttuofo effetto . 

14 

OrLtndo uolfe d pena udire il tutto , 
che giurò à'cjjer primo k quella imprefd ; 
Com( quel , eh' alcun' atto iniquo e brutto 
7S(j)»> può fentire , e d'afcoltar li pefa . 
E fu \ peti fare , indi a temere iniutio. 
Che quella gente .Angelica habbia prefa ; 
Toi che cercata l'ha per tanta uia , 
iv^ potutone ancor ritrotur j\ii . 



Lungo le ripe ilValadtn , fé ucde 
{Qu.wiio ne pefce egli none, né augello ) 
Come babbia k por ne l'a/.ru ripa il piede . 
Et ecco k fé ucnirttede un battello , 
T^lacuipoppa una donzella fiede. 
Che di uoler k lui uenir fa fegno , 
T^lafciapoi ,ch'arriui interra illegno. 

1 o 

Trora in ten-a non pan ; che d'effcr carca 
Contra fua uolontk , forfè foffetta . 
Orlando priega lei, che ne la barca 
Seco lo tolga , or oltre il fiume il metta . 
Et ella k lui , O^ui caualier non u.trca , 
Il qu.<l j;< la fé fua non mipromctta 
Di fare una battaglia k mia richiefta , 
LdpittgitiRa del mondo , e la pili onefti . 



£ si li tolfe ogni primier difegno , 
Chequ.mto in fretta pCu potè a , conchiufe 
Di n migare kquello iniquo J{egno . 
'ì<(J:prima l'altro Sol nel mar li chiufe , 
che prejfo k fin M.ilò ritrouò un legno . 
Tv^/ qu xl fi pofie , e fatto .\lzar le uele 
Tafiò la notte il monte San Michele . 

Breaco e Landriglier la fida k man manca . 
E uà radcnio il gran lito Britone ; 
E poi fi drizza in uer l'arena bianca , 
C nde Inghilterra fi nomò ^4lbioiie , 
717:1 «7 uento, ch'era da Merigge, manca ^ 
E fioffìatra in Tonente, el'.Aquilcne, 
Con t.'.nta forza , che fi: al b.iffo porre 
Tutte le uelc , e fé per poppa torri . 

F Qjtanto 



?a 



'7 



f ^ K, r 



f^uinto ilniuigUò inanzicrd ucnuto 

In quìttro giorni , in un ritornò indietro ; 
"T^f l'alto mar d.xl buon nocchia tenuto , 
Che n^dii i.'j terree fcmbri un frigil uetro. 
il uentopoi che furio fo fuco 
Fu cfuittro giorni, alcjujnto anpò metro: 
Ldfciò /"tOvit contrafioil legno cntr.trc , 
Do'.ic il fiume d'^nucrfj, ha foce m mare . 

I u 

Tatto che ne L foce entrò lo fianco 
'2\locchicr,col Ic^no affitto , e il lito prefe, 
Fuor d'una terra , che sìi'l dePtro fianco 
Di quel fumé fedeua , un vecchio fccfe , 
Dimoila etìijper quanto il ernie bianco 
"2^ daua iniitio ; lipial tutto corte fé 
Dopo i falutial Come riuoltojfey 
che capo giudicò, che di lor fojfe. 

E di parte il pregò d'una donzetta , 
ch'i lei itcnir non li parejfe grane . 
La qual ritroueictbe ,ol'. re che be!U , 
Tiù ch'altra al mondo affabile e foaue ; 
O uer foffc contemo affettar , ch'ella 
ycrrebbe x troua lui fno a la nane . 
2\^c più rcHiio uclcf} cffer di quanti 
O Mui eran ?iuiiti caualieri erranti. 

lo 

che ncjj un'altro caualier,che arriui 
per terra , ò per mare à, quefla foce , 
Di ragionar con la donzella fchiua 
Ter conjigliarla in un fio cafo atroce . 
ydito qne.^0 Orlando, in sii la riua , 
Sewzipunto indugiarji,ufci uelocc. 
E come burnano , e pien di cortefa , 
Douc il uecchio il menò prefe la uia . 

21 

Fu ne la Terra il TaUdin condutto 
Dentro un palazzo , oue al falir le fcaU 
Vna Donna trouò piena di lutto , 
Ter quanto il uifo ne face a fcgnale , 
E i negnpanni,che coprian per tutto 
E le logge , e le camere , e le fale : 
Laqual dopo accoglienza grata e onejla 

Fattoi fcder , li dijfe m noce me fa . 
li 
lo uoglio, che fappiate,che figliuola 
Fui del Conte d'cLnda , a lui sigrata-, 
(Quantunque prole io non li fofi fola^ 
Ch'crada duo fratelli accorapagnata. 
Ch'i quanto io li chiedca , da lui parola 
Contraria non mi fu m.ii replicata . 
Standomi lieta in queiio (l.tto aucnnc, 
SirttiO. Che ne la nojtra ttm un Duca ucnne 



«5 



olimpia. 



Duci tra di Selatldia ,tfcnt giiti 
yerfo Bi faglia .ì guerrcggur co i Mori . 
La bellezza , e i'ctx che'n lui f.oriua , 
jE li non più da me fcntiti cmori. 
Con p oca guerra me li fer captiua : 
Tanto più , che per quel , eh' appare a fuori. 
Io crede '. , e crede , e creder credo il uero , 
Ch'amaffe , eyami me con cor fincero . 

Onci giorni che con noi contrario uento , 
Contrario A gli altri,k me propitio il tenne; 
ch'agli altri fur qujirÀta,A me un mom'etOy 
Costai fuggire hcbbon uelocipennc ; 
Fummo più uolte infieme a parlamento i 
Douc che'l matrimonio con folcnne 
I\ito , al ritorno fuo faria tra nui , 
ini pr orni fé egli , cr io'i prcmif k luì. 

Bireno apcnaeradanoipartito, 
(Checosiha nome il mio fé del' amante} 
che'l I{e di Frift , la qual , quanto il lito 
Del mar diuidc il fumé , e a noi dinante ; ; 
Difegnando il fgliuol farmi mar jf o , 
ch'unico al modo hauca,nom^to ^rbante^ 
Ter li più degni del fuo fato manda 
^ domandarmi al mio padre m Olanda . 

Io eh' A l'amante mio di quella fede T 

Tilancar nonpoffo , che gli haueua data , 
E ancor ch'io pojfa , ^mor non mi eccede,: 
Che poter uoglia , ch'io fa tanto ingrata ; 
Ter ruinar la pratica , che in piede 
Era gagliarda , e prejfo al fn guidata , 
Dico A mio padre , che prima che in Enfi . 
21idia marito , io uoglio effer' uccifa. 

// mio buon padre, alqual folpiacca q!iant0 : 
^ me placca, né mai turbar mi uolfc; .i, ,. 
Ter cor.folarmi, e far cejfar il pianto , 
Ch'io ne facea , la prtitica difciolfe . 
Di che'l fuperbo I{e diFrifa tanto 
Difdegno prefe, e A tanto odio fuolfe, ' 
Ch'entrò in Obnda,t comincio la guerra. 
Che tutto il f angue mio cacciò fotterra. . 

oltre che fia robufto , e si poffente , 
che pochi pari A nojlra età ritroua , 
E si aftuto in mal far, ch'altrui niente 
Ld poffanzd , l'ardir , l'ingegno gioua . 
Torta alcun'arme, che l'anticagente 
T^n mie mai , ne fuor eh' a lui la noua . 
Vn fen-o bugio , lungo da due braccia , 
Dentro a cki^o/m:, c/ unapatlu caccia . 

Col 



1> 



K Vi^ 0. 



Col foco dietro ; ouc li cdnm e chiufj. , 
Tocci un tpirdglio , che fi uede i penx ; 
^guifi che tocarc il medico ufi 
Douc e hi fogno a jfjjccùr li ucnu . 
Onde uicn con tal fuon L palU cfclufi. 
Che fi può dir che tuona , e che balena . 



?r 



J5j 



Così poi che i protesi , e iprtghi in nano 
Vidergittarfi , e che pur fiiui dura : 
Tre fero accordo col Frifonc , e in msno 
(Come haucan detto) glidicr me,e le murd^ 
Quel,fcnza farmi alcuno attouiUano 
De la aita , e del regno m'afiicura ; 



7^ men che foglia il fulmine , oue paffi , Tur ch'io indolcifca l'indurate uoglic , 
Ciò che tocca,isrdCyabbatte,apre efi'acajja. E che d'orbante fuo mi faccia moglie.. 
i<> 
Vofe due uoltc il iiodro campo in rotta 
Con qitej'co inganno, e i miei fratelli uccife. 
'hfcl pruno ajjalco il primo , che la botta 
]{otto l'usbergo , in mezo il cor gli mi fé 



lo , che ifoì-zar cosi miucggio , uoglio 
Ter ufcirli di man perder la ulta ; 
Tiia fé pria non mi uendico , mi doglio 
Tiù , che di (Quanta ingiuria hahhia patiti. 



Tslc l'altrazujfa À l'altro , il cjuale in fratti Fo pcnjier molti,e ueggio al mio cordogli 

Fuggia,dalcorpol'ammadtuife ; . - . 

Elo feri lontan dietro la jj'jflj , 
jE. fior del petto ufcir fece la palla. 

Difendendo fi poi mio padre un giorno 
Dcnp'o un caftel , che folgli era rimafo ; 
che tutto il refto haiiea perduto intorno ; 
Lo fc con fimil colpo tre a l'occafo . 
che mentre andaua , < che faeea ritorno 
Trouedendo or 'A ijKCy'io , or'ì quel cafo , 
Dui tradttorfu in mezogli occhi colto , 
che Hhauca di lontan di mira tolto . 

Tilorti t fiatelli , r il padre , e rimafa io 
De l'ifoU d'olanda unica erede , 
// I{e di I-rift , perche hauea dijio 
Di l-cn fermare in quello fiato il piede, 
Tili fa fapere , e così alpopol mio 
che pace , e che ripofo mi concede , 
Huand'io Itogli or quel che no uolfi inante, 
7 or per manto ti fuo figliuolo orbante . 

Io , per l'odio non si , che gr atte porto 
^ lui , e a tutta la fua iniqua fclnatta : 
Il qual m'ha due fi\itelli , e'I padre morto , 
Saccheggiata la patria , arfa , e disfatta ; 
Come , perche a colui non uo fa ; torto , 
^ cingii li promeffa haueua fatta , 
Ch'altr'huomo noi; fina , che mi Jj^ofajfe, 
Fin che di Spagna A me non ritornafi'e . 

Terunmal, ch'io pattfco, ne uo cento 
Tatir , rijpondo , e far di tutto il refto ; 
Eifci morta, arfa td'.ia, e che fia aluento 
La cencr jj>arfa , inaiKi che far questo . 
Sti'dta l.i gente mia diqucfto intento 
Tormi ■ chi pricga , e chi mi fa protefio 
Di dargli in m .no me e la terra prima , 
C'tK la mia oiliìtation tutti ci opprima . 



IO 



che folo il fimular può dare aita . 
Fingo,ch'io braìni,non che non mipiaeeUf 
che mi perdoni , e fua nuora mi faccia . 

Fra molti , ch'ai feruitio erano fiati 
eia di mio padre , io fcelgo duo fi-ateUi 
Digrande ingegno , e digran cor dotati; 
Tila più di uera fede , come quelli , 
Checrefciuticiin corte, cr allenati 
si fon con noi da teneri zitelli , 
E tanto miei , che poco lor parri^ 
La Ulta por per la fallite mia . 

Vi 

Comnunico con loro il mio difcgno ; 
Efii prometton dejjermi in aiuto , 
L'un uicne in Fiàdra , e n'apparecchia un te 
L'altro meco in Olanda ho ritenuto, (gno. 
Or , mentre i fiore fiteri e quei del regno 
S' multano a le nozze , fu j apulo 
che Direno in Bifcaglia hauea imiaYmats 
Ter uenir in Olanda , apparccchi.iti . 

Terò , che fatta la prima battaglia , 
Doue fu rotto un nuo fratello , e uccifo , 
Spacciar tofito un corrier feci in Bifcaglij^ 
che portaffc a Bireno il trifio auifo . 
Il qual mentre che s'arma , e fi trauaglia , 
Dal I{e di Frifa il refto fu conquifo . 
Bireno , che di ciò nulla fapea , 

Ter darci aiuto , i legni fciolti hauea . 
40 
Di que^o hauuto auifo il l{e Frifone , 
De le nosivC al figliol la cura Ltlfa, 
E con iarm.tta fua nel m.ìr fi pone ; 
Trouail Duca , lo rcmpe,arde, e fr.icafft; 
E , come uuol Fortuna , ti fa pregione . 
Tila di ciò .vxcor la nona a noi non paffd . 
7\lt)]>ofa int.into ilgicuatic , e fi uuolc 
dicco corcar , come fi corchi il Sole . 

fi Io dietro 



^ 



84 



4f 



C ^ 7^ T 



Io dietro A le cortine h^ies n.ifcofo 
Quel mio fidcle , i7 qud niilU fi moffe. 
Trimx che a me uenir mie lo Ipofo , 
E non l'dttcfc , che corcjto foj]} , 
che .ilzò tm\iccctt.i , e con fmJorofo 
Braccio , dietro nclcApo lo per coffe , 
che ^U leuò L uita , e l.t p.iroLi -, 

10 fJtaiprejh , e li feg.\ih goU . 

Come ciderc il lue [itole d m.iceUo , 
Cadde il m.d nxto giouunetn dilpctto 
Del I{e CiinefQO , il più d'ogn altro fello , 
{ Che l'empio Bj di Frifiécosi detto) 
che morto l'uno , e l'altro mio fratello 
Til'bauea , col padre, t per meglio foggetto 
Farfì il mio fiato , mi uolea per nuora ; 
Eforfe'ungiorno ucafa hauria me ancor a. 

Trima ch'altro dijhtrbo ui fi metti y 
Tolto ijuclche piìt ualc , e meno pefa ; 

11 mio compagno al mar mi cala in fiotta 
Da la fìncjìra À un canape fofj->ef.i , 
LA;doue attento ti fuo fatello affetti 
Sopra la barca , c'hattea in Fiandra, prefa. 
Demmo le uclc k i ucnti , e i remi k l'acque , 
E tutti ci fahiiam , come À Dio piacque . 

44 

T^n fo , fc'l I{e di Fri fa piti dolente 
Del fìgliuol morto , ò fé più d'ira accefo 
Foffc cantra di me , che'l di fegitente 
Ciunfc l'i , douc fi trottò fi offcfo . 
Superbo ritornaua egli e fua gente 
De la uittoria , e diBireno prcfo . 
E credendo ucnire a no::ze , e a fefìa , 
Ogni cofairóuò fura e fwicjh . 

45 

Là pietA del fìgliuol , l'odio , c'haued 
^ me , ne dine notte il lafcia mai . 
Tila, perche i l pianger morti nonrikud, 
El A uendecta sfoga l'odio afj'ai. 
La parte del penfier ch'cf\r doueuA 
De la pietade in fo^ir.ae, e inguai. 
Vuol, che con l'odio Ainucfìigar s'unifcd , 
Come egli m'hal>bia m mano , e mipunifca. 

Quei tutti, che ftpeua , egli era detto 
Che mi fofino amici , ò di quei mtei , 
che m'haue:no aiutata 'a far l'effetto ^ 
yccife, òbr beni arfe ,6 gli fé rei . 
Volfe iKcider Uircno m mio dijletto ,• 
che d'altro si doler non mi potrei . 
Gli pam: poi , fc uiuo lo tenejfc , 
che per pigliarmi ,inman U retthamffc. 



4T 



7>/4 li propone una crudele e duri 
Condition , li fa termine un'anno , 
^l fin del qual li darà morte ofcura , 
Se prima egli per forza, ò per inganno , 
Con amici e parenti non procura 
Con tutto ciò che ponno , e ciò che fanno , 
Di' darmegli in prigion , si che la hi4 
Di lui faluare , è folla morte mia . 

43 

Ciò che fipoffa far per fua falute, 
Fuor che perder meftejfa, il tutto hofatt». 
Sei caflella hebbi m Fiàdra , e l'ho uendutc; 
E'I poco,ò'l molto prezzo, ch'io n'ho trat^^ 
Tane tentando per perfone afìute (to, 
I guardiani corrompere , ho dijìratto ; 
E parte per far mouert A li danni (ni. 
Di queU'cmpio,or gl'Inglcfi, orgli^lami 

4^ 

/ mezi ,òchenonhabbiano potuto , 
che nonhabbian fatto il douer loro , 
Til'hanno date parole ,enon aiuto , 
E prezzino or , che n'han cauato l'oro; 
E preffo al fine il termine è uenuto , 
Dopo il qual né la forza , nel teforo 
Totr A giunger plìi A tempo , si che morte 
E firatio fchiui al mio caro conforte . 

5° 

21io padre , e' mici fì'atclli mi fon flati 
morti per lui ; per lui toltomi il I{egno ; 
Ter luiquei pochi beni , che rcRati 
Ttl'eran , del uiuer mio foli foftcgno , 
Ter trarlo diprigione ho difipati ; 
TV^c mircfta ora in chepiu far difcgno , 
Se non d'andarmi io Rcjfa m mano A porre 
Di si criidcl nimico , e lui difciorrc . 

Se dunque da far altro non mi refi a , 
1^ fi troua al fuo fcampo altro riparo , 
che per lui por qtiefìa mia ulta , quejh 
Mia Ulta per lui por , mi fark caro . 
Tvla folaunapauramimolefìa , 
che non faprò far patto cosi chiaro, 
che m'afiicuriyche non fia tlTiranno , 
Toic'hauutam'baurk ,per fare inganno . 

Io dubito , che poi che m'haurl in gabbia , 
E fatti haurk di me tutti li fìratij , 
Ts^c Direno per quejìo k lafciar habbiu ; 
SÌ , ch'effer per me fciolto mi ringratij ; . 
Come pcrii'.ro , e pien di tanta rabbia , 
che di me fola uccider non fi fati] ; 
E quel , c'haurk di me , né più ne meno . 
F Accia dapoidel mifero Bireno . 

Of 



ì 



T? 



71 Ti^ 0. 



r9 



«y 



Or U cdgion , che conferir con uoi 
Tili f^ ' wc c-j/i » f c''''o '' <i'f " ^ ^«iinti 
j'fgnoW , e cduilicr ucngono k noi, 
É' fai , perche parUndonc con txnti, 
7^1'infcgni dcun d':ijucurdr , che poi 
Ch'k quel cruicl mi fu cotuiottd au^tnti, 
"J^n hdbbi.t k ritener Bireno ancor a , 
TSl^ ttoglu , morta me , ch'cffo poi mori . 

54 

Treg:ito ho alcun gucrricr , che meco fid , 
QuMido io mi dirò in m.tno di }\e di Frifd ; 
2U mipromcttd , e h fiu fé midu , 
che que^o cambio fark fatto in guifu , 
Ch'k un tempo io data , e liberato fia 
Bireno , si che quando io farò uccifd , 
21orrò contenta , poi che la mia morte 

- Haurk dato la iuta almio conforte . 

5J 

l^fn'k qucfto di trono chi toglid 
Sopra la fede fua d'ajìicurarmi , 
che quando io fa condotta, e che mi uoglia 
Hduer quel l{e ,fenzd Bireno darmi , 
Egli non lafcerk contra mia uoglid , 
Che prcfa io fa , sì teme ogn'im quell'armi. 
Teme queir armiyk cuipar che non poffa 
Stdrpiajìra ìcoti-a, e fa quàto uuolgroffd. 

CVyfein uoila uirtìi non è difforme 
Dal jicr fcmbiMte , e da l'Erculeo affetto; 
E credete poter darmegli , e torme 
^nco da lui , quando non uada retto ; 
Siate contento d'effer meco k porrne 
7^ le man fue ; ch'io non hdnrò fojfetto , 
i^uando uoi fiate meco , fé ben'io 
Toi ne morrò , che mora il Signor mio . 

Quild DonzeUd il fuo pdrldr conchiufc , 
Che conpidnto , efof\>ir ffcffo intcrroppe. 
Orlando poi ch'ella la bocca chiufe , 
Le cui ttoglie al ben far mai nonfur zoppe, 
In parole con lei non f dijfufc , 
che di natura non n'ufaua troppe ; 
THa lepromife , e la fua fé le diede , 
Che faria piti di quel , ch'ellagli chiede . 

58 

7{on e fua intention , ch'ella in man uadu 
Del fio nemico per faluar Bireno . 
Ben fxluerk ambedue , fc la fua If adi, 
E l'ufato lulor non li uicn meno . 
llmcdcfimo di piglian lashadd , 
Toi c'hanno il uento projfero e fereno . 
llValadm s'affretta , che di gire 
^ li fola del moniiro , hauca defire . 



Or uolta A luna , oruoltd k l'altra bandd 
Ter gli alti flagniilbuon nocchicrh ueU. 
Scopre un'ifola e un'altra diZiLnda . 
Scopre una manzi, e un'altri k dietio cela. 
Orlando fmonta il terzo di in OLndd ; • 
7Hd non fmonta colei, che fi querela 
Del I{c di Fri fa. Orlando uuol , che intenda 
La morte di quel rio , prima che fcenda . 

7{el lito armato il Valadino uarca 
Sopra un corfier di pel tra Ligio , e nero , 
T^lutrito in Fiandra , e nato m Danifmarc* 
Grande ,epolfente ajfai, piti che leggiero. 
Vero c'h.tuea , quando f mifc m b:ircd » 
In Bertagna lafciato il fuo de fiero ; 
Quel Brigli.idor si belio , e si gagliardo , 
Che nonha par agon, fuor che Baiardo . 

Giunge Orlando a Dordreche , e quiui troȈ 
Di molta gente armata in sii la porta ; 
SÌ,TEKcbcfcmpre , ma pi;t quando e noud. 
Seco ogni jìgnoria foffetto porta ; 
si perche dianzi giunta era una noua , 
ChcdiSclandiacon armata fcorta 
Di nauiltj , e di gente un cugni uicne 
Di quel fignor , che qui prigton f tient . 

Orlando pricga uno di lor , che uada , 
E dica al l{e , cb'un caualiero errante 
Difa con luiprouarfi A lancia , e jfaii ; 
Ttla che uuol , che tra lor fa patto mante, 
Chefe'l ì\cfa,che chilo sfida , cada, (te; 
La Dona habbia d'hauer, ch'uccifc erbati 
Chc'l Cau.ilier l'ha in loco non lontano 
Da poter fempre mai dargliela m mano . 

Et k l'incontro uuol, che'l}{e prometta t 
Ch'oue egli uinto ne le pugna fid , 
Bireno m libertk fubito metta , 
E che lo lafci andare k la fua uia . 
Il fante al ]{e fa l'ambafciata m fretta ; 
lila quel , che ne uirtìi ne cor te fa 
Conobbe mai , drizzò tutto ti fuo intento 
.A la fraude , k l'inganno , al tr.tdimento . 
ti* 

eh par , c'hduendo in mdno il cau.ilicro, 
Haurk la Donna ancor , che si l'ha offefo^ 
Se in polf.mza di lui la Donna è nero 
Che f ritroui, e il fante ha bcnmtcfo . 
Trenta huomtni piglia fece fentiero 
Diuerfo da la porta , ou'cra attefo ; 
che dopo occulto , o' ajjai lunga giro , 
Dietro k le (falle ulValadino ufiro . 
F j II tradii 



96 



«s 



C ^ Ti, T 



IltTAditor' intanto durpirole 
Fatto gli hducd fin che i cauM , e i fanti 
Vede cjjcr giunti al loco , ouc gli uuolc ; 
Dalaporta cfcc poi con altrettanti . 
Come le fere , e il bofco cinger fuole 
Teritocacciator da tutti i canti, 
Comcprelfokl'^olana i pcfci , e V onda. 
Con lunga rete il pcfcator circonda : 



V 



6& 



Cosi per ogni iiia dal l\e di Fri fa , 
che quel guerricr non fugga, jì prouedc, 
yiuo louuole ,e non In altra guifa . 
E qucRo far fi facilmente crede , 
Che'l fulmine terrejbre , con cheiiccifd 
Ha tanta e tanta gente , ora non chic de : 
che quiui non Hpar , che fi conucgna , 
Doue pigliar ,non far morir difcgna . 

«7 

Qudcauto ucceUator, che ferbauiui. 
Intento À. maggior preda, i primi augelli , 
"Perche in piti quantitade altri captiui 
Faccia e jI gioco , e col:::imbel di quelli : 
Tal'ejjer uolfc il }\e Cimofco quiui ,• 
Tilagii non uolfe Orlando e^'erdi qucUi, 
Che fi lafcm pigliare al primo tratto ; 
£ tojio ruppe il cerchio , c'bauean fatto . 



68 



Il caualicr d'^nglantc , oue più lj>c{fe 
yide le genti d'arme , abbafiò lafla ; 
Et uno in quella , e pofcia un'altro meffe , 
E un'altro,c un'akro,chefcmbrar dipajìa, 
E fn'k fci uc n'infilzò , e li refi e 
Tuttiuna Uncia .Epcrch'cila non baita. 
^ piti capir , lafciò il fcttimo fuore. 
Ferito si che di quel colpo more . 

69 

7v(j)n altramente ne l'eftremaarend 
ycggiamlcrane de' canali , e fo^fe 
Dal cauto arder ne ifiÀchi,ene lafchicnx 
L'una uic'ina .ì l'altra cffer per coffe ^ 
1<lcda la frezza ,fin che tutta piena 
T'^on fia da un capo À Ìaltro,elfer rimoffe. 
La grane lancia Orlando da fé fcaglia , 
E con la jfiada entrò ne la battaglia . 

7" 

J{otta la lancia , quella j]>ada ftrinfe , 
Quella , che mai non fu menata in fallo ; 
E ad ogni colpo , ò taglio , ò punta , cflinfe 
^àdo buomo k piedi,e quando huomo a co. 
Doue toccò,scpre in uermiglio tinfe (uaUo. 
L'dZurro,il biaco,il uerde, il nero,e'l giallo 
Duolfi Cimofco , che la canna , e il foco 
Seco ornonha,quanio u'hAmunpiitloco, 



E con gran noce , e con minacce chiede 
Cheportatili fidn;ma poco è udito. 
Che clìiha ritratto 'i faluamento ilpiede 
7v{c la cittì none dìifcir piti ardito . 
// l\e Frifon , che fuggirgli altri uedc, 
D'ejfer faluo egli ancor piglia partito . 
Corre 'a la porta , e nude alzar ilpontc ; 
Ttla troppo cprefto ad arriuare il Conte . 

// l\e uolta le (palle , e fignor Uffa 
Del ponte Orlando, e d'ambedue le porte ^ 
E fugge, e inanzik tutti gli altri p affa , 
Ttlercc che'l fuo defi^-icr coìre più forte . 
1s[on mira Orlando a qucUa plebe baffa , 
Vuole ilfeUon, non gli altri,porre k morte, 
Tvla il fuo dcftrier si al corfo poco uale. 
Che reftiofembra, e chi fugge babbii l'ale, 

73 

D'una inun'altra uiafileuaratto 
DiuiRa al Taladin , ma indugia poco, 
che torna con nouc arme , che s'ha fatto 
Tortare intanto il cauo ferro , e il foco ; 
E dietro un canto poftofi di piatto 
L'attende , come il cacciatore al loco 
Co i cani armati , e con lo jpiedo , attende 
Il fier Cinghiai , che ruinofo fcendc . 

7+ 

che fpezzd ì rami, e fa cadere i fafii , 
Eouunque drizzU'orgogUofa fi'onte. 
Sembra A tanto rumor , che fi fiacafii 
La fclua intorno , e che fi fucila il monte. 
Sta, cimofco a la pofta , acciò notipafiy 
Scnzapagargliil fio , l'audace Conte. 
Tofio ch'appare, A lo Jpiraglio tocca 
Col foco il ferro , e quel fubito fcoccA . 

75^ 

Dietro lampeggia A guifa di baleno , 
Dinanzi fcoppia , e manda in aria il tuono. 
Treman le mura , e fiotto il pie il terreno , 
// ciel rimbomba al pauentofo fuono . 
L'ardente (Irai , che fpezza , e uenir meno 
Fa ciò ch'incontra , e a ncffun dì perdono. 
Sibila , e flride ; ma , come è il defire 
Di quel brutto afiafiin , non uà A ferire , 

fia la fretta ,ò fiala troppa uoglia 
D'uccider quel baron, ch'errar lo faccia; 
fia che il cor tremando , come foglia , 
Faccia infieme tremare e mani, e braccia} 
la bontA diuina , che non uoglia , 
Che'l fuo fedel campion fi toflo giaccia. 
Quel colpo al uentre del defi:rier fi torfe , 
Lo CACCIÒ in Un A , ottie mai più non forfè. 

Caie 



97 



n, Ti^ 0. 



Cdde l tend il cM^Uo , t il Cdualiero : 
lÀ preme , l'un , Ik toccd l'dltro d pend . 
che fi leud si deRro, fi leggiero , 
Come ere fciuto gli fu poffa e leiid . 
Quile il Libico ^nteo fcmpre più fiero 
Surger fola dd h per coffa, drend , 
Tal furger parue ,eche Idforzd , ^udndo 
Toccò il terrea, fi rdidopidffe a Qrlmdo . 

chi uidc m:ii dui del cadere il foco , 
che confi orrendo fuon Cioue diferrd ; 
E penetrare , oue un richiufo loco 
Carbon con zolfo , e con fJnitro ferrd ; 
Ch'ìi pen.t arriu.i , k penA tocca un poco , 
che p.(V ch'au-unpi il del , non che la terra; 
Spezza le mura , eigrauivurmi fucile, 
E fa i fiJHUolar fino a le ftclle ; 

'9 

S^imagìni che tal , poi che cadendo 
Toccò la terra , ilVaLidino foffe. 
Con fi fiero fcm'.>iante , aj]>ro cr orrendo 
Da far tremar nel cicl TtUrte ,fi moffe . 
Di che fmarrito il P^^e Frifon , torcendo 
La briglia in dietro , per fuggir uoltojfe ; 
Ttla li fu dietro Orlando conpiìi fretta ,_ 
che nontfce da Varco una faetta . 

8o 

E c{uel che non hauea potuto prima 
Fare A cauallo , or fark cffendo k piede . 
Lo feguita siratto , ch'ogni ilima 
Di chi noi uide , ogni credenzd eccede . 
Logiunfeìn poca fìrada ; o~ k la cima 
De l'elmo alza la Jpada , e si lo fiede , 
che glipartelatejìafin'alcolìo , 
E in terra il manda k dar l'ultimo crollo . 

8i 

JEcco leiiar ne la citta fi fentt 
'ìslouo rumor , nono menar di j^adc. 
Chc'lcugbi di Bireno conia gente, 
C'hauea condutta da le fue contrade , 
Voi che la porta ritrouò patente , 
Era uenuto dentro k la cittade , 
Dal Valadino m tal timor riduttd, 
che fenzd intoppo la può fcorrer tutta . 

Fugge il popolo in rotta , che non forge 
Chi Ljue{ìa gente fu , ne chi domandi . 
7>la poi ch'uno cr un'altro pur s'accorge 
^ l'habilo e al parlar , che fon Selandi , 
chiede lorpace ,eil foglio bianco porge. 
Edice al Capitan , che li comandi, 
E dar liunol cantra i Frifoni aiuto , 
Che'l fuo Ducainprigiongli ha ritenuto. 



8? 



87 



Quel popol fempre ^dto tra ftemico 
Del ]{e di Fri fa , e d'ogni fuo feguace . 
Terche morto glihauea'l Signore , antico, 
Tild pili perch'era ingiujìo,empio,e rapace. 
Orlando s'interpofe come amico 
D'ambe le parti , e fece lor far pace . 
Lequali unite , non lafciar Frifone, 
che non morifie , ò non foffe prigione . 

«4 

Le porte de le carcere gittate 
J? terra fono , e non fi cerca chiane . 
Bireno al conte con parole grate 
diofìra conofcer iobligo cheglihaue. 
Indi mfteme , e con molte altre brigate 
Se ne uanno oue attende Olimpia m nxue. 
Cosila Donna k cui di ragion fpetta 

Il domniio de l'ifola , era detta . 
ss 
Quella , che qiiiui Orlando hauea condutto 
l^nconpenper,che fardouefje tanto. 
Che le parca bail.tr , che podam lutto 
Sol lei , lo jpofo haueffe k trar di pianto : 
lei riuerifce , e onora il popol tutto . 
Lungo farebbe k ricontami , (juanto 
Lei Bireno accarezzi , cr eHa lui , 
Qu^-ù gratie al Conte rendano ambedui , 



f.(. 



Il popol la Donzella nel paterno 
Seggio rimette , e fedeltà le giura . 
EUa k Bireno , k cui con nodo eterno 
La legò amor d'una catena dura , 
De lo jìato , e di fé dona ilgouerno . 
Et egli , tì-atto poi da un'altra cura , 
De le fortezze , e di tutto il domino 
De l'I fola guardian lafcia il cugino . 

che tornare in Selandia hauea difegno , 
E menar feco la fedel conforte . 
E dicca uoler farinài nel j\cgno 
Di Frifa,effericntia di fua forte. 
Terche di ciò r.ifìicuraua un pegno, 
Ch'cglihauea in mano , e lo fini au a forte ; 
La figliuola del I{c , che fra icaptiui, 
che ui fur molti, hauea troiata quitti. 

83 

Edice , ch'egli uuol,ch'un fuo germano, 
ch'era minor d'età l'habbia per moglie . 
Quindi fiparteilSenator J{omAno 
Il di mcdcfmo , che Direno fcioglie ; 
TSIon uol fé porre ad altra cofa mano 
Fra tante e tante guadagnxte fpoglic. 
Se non k quel tormento , c'habbiam detto , 
eh 'al fulmine afiimiglu in ogni effetto . 
F 4 jL»J= 



S8 



«* 



C ^ "Ì^T 1^0 1^0. 



Vintcntion , non gi\ , perche lo toHe , 
Fu per che uoglia ufitlo in fui iifefi : 
Che fcmprc dttojhmò d'iinimo molle 
Gir co ii.'.nt.iggio in quii fi uogli.i imprefi: 
2Hipcrgitt.<.rlo in pane , onde non uolle, 
che m.ii potcfle id huom più fare ojfefi . 
£ la polue ,clcpuUce tutto il refto 
seco portò , ch'dppAYtenciu .ì a^uejio . 

E così poi che fuor de h Mirii 
"Ts^clptìi profondo ìmr jì uide ii fetta , 
SÌ che fegno lontm non fi uedci 
DeldeRropiH,né del fìniitro lito , 
Lo tolfe , e diffe , Tcrche più non jìéa 
7>lM cM.tlier per te d'e(fer ardito , 
7v{c quanto il buono ual , mai più fi UMti 
Il rio per te uder, qui giù rimanti. 

maledetto , ò abominofo ordigno , 
Che fabricato nel tartareo fondo 
Fojìiper man di Belzebù maligno . 
che ruinarper te difegnò il mondo , 
^ Viìiferno , onde ufcijìi , ti rafigno ; 
Cesi dicendo lo gittò in profondo . 
Il uento in tanto le gonfiate uele 
Spinge A la uia de fifoU crudele . 



9» 



Tanto difire il Taladino preme 
Di fapcr,fela Donnaiui fi troud. 
Ch'ama affai più,che tutto ti modo injìtmt, 
7v{c un 'hora fcnza lei uiuer ligioua ; 
Che fé in Ibernia mette il piede , teme 
Di non dar tempo A qualche co fa nou.i , 
Si chabbia poi da. dir muano, ^hi laffo , 
Ch'ai uemr mio non affrettai più il pajfo . 

Tv^r fcala in Inghilterra , ne in Irlanda 
Mai lafciò far , ne sili contrario lito . 
Ma lafciamolo andar , douc lo mandx 
In nudo arder, che l'ha nel cor ferito . 
"Prima ch'io più ne parli , io uo in Olanda 
Tornare , e noi meco k tornarui inulto . 
che come a, me ,fo fpiacerebbe ì ko< , 
Che quelle nozze fofiin fenzA noi . 

9+ 

Le nozze beile e fontuofe fanno ; 
Ma non sì fontuofe ,nesì beUe , 
Come in Selandia dicon,che faranno . 
Tur non difegno , che uegnate à quelle , 
Tcrche noui accidenti a nafcer hanno 
Ter difìurbarle , de quai le noueUe 
gl'altro Canto uifarò fentirc, 
S'Àl'altro CantomiuerrcteAudirt, 



Se^uel 
wr.ioj. 



IL FINE DEL NONO CANTO, 



ANNOTATIONT. 

Pi v.ni7^ormiìndi da iBritoiii un fiume. QhcTÌì Britcini,fonoi l>ol>oliclti]uftta IRret.ipia , cht 
nelle ixìjìiotitiojìi delz.Ciinto fi è detto effer nelLi Fytiniitj'^uoharnu'nte ^U dicono Bertonij^ 
col ! per :t:nntar.tf'-n[fe l\A'ftore,ma le Tìttmfie l h.in poi conitertito in Brttini,0 pi:\ toflo diremo, cheni 
iuerft le n.oct come più rimdji^ono uietnc al Latino , pti^lyabhianc rn.i:7Lt ^ gratui Lontra ti parer d'alcu* 
ni, che come s' è detto difopra,al!or.ipar loro d' e jfir btnc ammirabili , tjiiando corrompono ftranamente le 
Hoci dalla forma che ellchaiio nel l.atino-Jiauedo la lin^^ua ìio^ha i debiti modi d alterar dette noci, & ri 
rotatamente, si come haneano » Latini da i Creciyma pero con limit.itione ^ con modi. Et comitnqiiefta, 
te noci nella lingua noJfra,qHan(lo ancor fi mettejfero tutte Latme,fuor che nell'ultime lettere quelle chefir 
nife ono per S,l>er T ,per X,zir ccrt'altre tali, non haurcbbono però alcuna cofa che degnamente potejfe 
hi.ìfmarfi , ^principalmente nel ncrjo, a cutfiricerca matfia,& autorità, ograndei^a. Onde habbia^ 
TUO net Petrarca, 

LajJ'o le nieuifian tepide e ntgre. 

^ pena hebb'io quefie parole ditte. 

TaThor odo dir cofe, e in cordefn ibo. 

Intelletti da noi foli ambedue. J-l molt'altre taH,non tanto per la necefiità della rima(cheà chifcriut 
dafe &■ nonpcr rifpofiaobligMa alle rime, è mfua libertà illafciarledure,ò sforiate, ^pigliar dell'ai 
trAquantiì p^'r la ragióne che s'ègi.i detta. Et banche io h.-.bbiadiciò r.igion.ito dijìefamente ne' miei Co 
■mentari'ì, mi l.'fiu iitttauia tirar uounlieri cLdlc occafionià replicarlo qua ^ là , peruederio cbequefta 
fcioccahtrefia a almni hauea già da qu.djie tempo cominciata a corrompere,^ come à far traui.ire i be= 
gli ingegni dalla uera uia dimantuitr la marjlà,&' la leggiadria di quefta noflra hclltfiima lingua. Tor' 
n.xnio dunque al principio di qui fra aimot.it ione, dico, che Britcniin queflo fopra notato uerfo,e dalla Ber 
■ta^na,ò !'ri!annta,che L.ìtinamàe ladcbbon dire ,uhe è in francia.DaUa Bret.xgna poi per t Inghilterra, 
fi farà Brilanni,quando fi Horrà,pcr le ragioni già dette,ufar la uoce come Latina. 



'C.gl^.lJ 



£) y A N 1 E rnorte ni fian donne e don^^lle , 



Ver Donna la lingua 



ìTlra intende quafifem* 
Tetrarca, 



fre le ualorofe, nobili,^ mrtuofe ó chiare,^ nonrnaile inli,0- indegne. 

yera donna,^ a cui di nulla cale 

Se non d honor,che fuor ogni altra mieti. Et molte uoltefi mette donna per quella cliefia in età mttf 
■turajCjy a dt^eren:^ di fancntUatò ^ionenejò don^Ua, Tetrarca, 

labella 



^ ^^7^0 T ^ T I 'ì^l Sp 

La belLi glcuinettdjch' ora è donnu. Et 

"Hj donna^nè don'^lla. Onde coli l'ha pofle qui t Autor noPro^Funa,^ T altra,>nl detto ucrfo, 
Q»iite morte mfia, dotte e doT^lle.Et della parola Donna s'ha a pieno nella fecoda parte della mia letti» 
ra, La parola Donzella fi prède in Italia per gioiiinetta,<Sr p^r "ergine, ^ chiamanft ancor Don-^ìie l* 
f^ioiiam cheftàiii) àferui'^ij^òalla copagnia di 'Z^a Signore ò I{f^'ne, che damigelle ancor le diciamo con 
noce oltr.tmotana. Onde no e molto^chc nacque in una onorati(?tma citta d Italia quella gran difcordia trtt 
due noudh & nobilitimi fpofi ,c he il marito il giorno delle no^je domSdo forfè da f:her>o la mogliera,cÌ 
laquales'hauca da calcar la nitt-, s'ella era dannila, uolendo intendere s 'ella era uerginc , &• quella bel' 
lij?ima (ir uirtiiofipìima genttldonna.il iUh manto tHi di nation fuor d' Italujma però gentilifìimo {^ ona 
ratipimo,prefi: U noce donzella nclfignificatopiù trito in detta fua patria ^(^ riipofe. Signor mio , In que 
Tia terra lemieparmonfondon^^elle,^ mi merauiglio di y.S .che me lo dica,hauendomi prcfa con tan= 
todefidcrio,^ effendo ella Signor e jsittlu'ìire chenon meritadhauer don^^lla per moglie , Dallaqual 
mala ò dithbiofa intcrprctatioiie coi i nelLi propojia del marito, come nella riipofta della Donna, nacque poi 
dis{urLo,ihe per quanto s 'ode ha poi haniito btfogno di me'^i grandi ,Qr </' bontà & prndenxa di ciafcun 
d'epi p concordarfi quello chefcn';^. niuna e clpa dell'uno ne dall'altra haueafaputofeminare m cosi bei cor 
pi,&- in COI i begli animi,U malignità deli iiiuidia,Lqual forfè nonpotea coportare accoppiamelo sì raro. 
' £ poi fi dri^^a in iter l'arena bianca 

Onde Inghilterrafi nomò .albione. Di queflo nome Albione, che da principio hebbeV Inghilterra,!' i 
toccato difopra nell'annolationi del fecondo Canto,(fr allegato il parer di coloro, che uogliono cjferefta' 
to ,perihe à chi nauiga uerfo quelle parli paÌ4i che quelle montagne fien tutte bianche . Qj4Ì t Ariojio ne 
pone Hn'altro,ihe pur hcbbero altri fcrittori, cioè che non dalle montagne bianche, rna dall 'arena biancha, 
che dicono e/J'creinquell'lfala,ellafo]fegtà così ditta.Altri le danno altra origine j uolcndo ch'eUafojft 
(osi detta dal nome d'unfuo l\e, 
I DAL cauto arder nei fianchi e ne Li fcliient. Schiena,^ fchena fi legge parimente ne buoni am 
tori nolgan di uerfo, (*!• di proft.Et pongonfifn^a dijferem:afccondoilitolere,òilgiudicio dello ferii f 
re,fecondv i luoghi, o lintenlione di uariare, 
D V o L s I Cimofco che la canna e il foco 
' Seco non ha , quando uhaurian piùluoco. Auucrtafi primieramente la forma del dir nella lingua no» 
flra,I i haurian luoco,cioè,»i bifogneriano , ò uifarieno utili. Diciamo parimente, Fa l»ogo,in uece di bt 
fo<rna . Il che fi legge pi» uolte nel Boccaccio, come noi nelle nostre annotationi , in poflille l'habbiam» 
auucrtito in alcuni luoghi. Oltre a ciò auucrt.qi in detti due uerfi la bella diligenza deU'.Autore , che ha* 
làcndo à nominar più uolte uno iflromcnto nuouojo dica con tjMa leggiadria cosi diuerfamentt , 
Porla alcun arme, che Vanticagcnte 
"Nj** uidemai,ne fuor ch'à liti,ta intona. 
In ferro bugio,luiigo da due braccia , 

Dentro à cut polue,(Ì!' una palla caccia. Et poi , 

che' l fulmine terreflre,con the uciifa 

Ha tanta, e tanta olente, ora non chiede. Et,ne i fopra pojli 

Duolfi Cimofco , che la canna e'ifoco 
S eco or non ha,qnando u haurian pmloco. Et apprejfa 

che s'ha fatto 
"Portare intanto il cauo ferro,e'l foco. Etfiùfott», 

L'ardente ftral,che //"?:Mjf uemr meno, 
Fa ciò che tocca. Et poi. 

I<{on uolfe porre ad altra cofi mano 
Se nona quel tormento, c'habbi.im detto, 
ch'ai fulmine affomiglia in ogni effetto. Et 

malad^tlo , o abominofo ordigno, 

che frabricato nel tartareo fondo, Etquclchefegue.Et 

T^on più di queflo ch'io ritorno à Orlando, 
Che'l fulgor, cl>e portò già il l{e Cimofco. 
La machina infernaldipiùdì cento 

T.ift d'acqa,(irc. Due, come ho detto, fi uede la grande dilìgen'i^a in faper così felicemente uariare 
i nomid'una cofa,non più nominata da alcun. litro- 

tifante al f^s fa r.unbafcata in freta. L etimologia, ò ori<^ine di quella uoce,ambafciata , iononho 
faputofin qui rintracii.ire,fe non che ella è pura uoce oltramontana. Et principalmente della lingua Spa= 
rnuoLi.Il commune d'' Italia oggi dice più Imbafciata,che Ambafeiata , ma tuttaui,f, io è per corrottiont 
dal fuo proprio. Ambafia poi ,é uoce à noi chefignifica anfia,faTiidio ,òpenftero,ò dijpiaccr d'animo, (f* 
(ura (jffollecitudine,ò affaii>io,Dante . 
£ però leua sù,uince lambafcia 

Con r animo, che uince ogni battaglia. Et que^o Aitar ncftro pia di fotti, 
T^on ti merauigliaf ch'io n'habkta ambafcia , 

E fé di ciò di^ufamentc in dico. Etfefifapcffe rElimologia,é l'origine di queUa, fi potrebbe forfedire 
<l>e da (ffa fojfe f.uto,AmbafciatorejCtnnenendofi à uno artibafciadore di fiat diccntirmo anfiofo, affanna 
to,^i(no di citre,0- foll(c»o. 



90 



c ^ rsi, T 




D E e I TU 0, 



91 




L'INCREDIBILE INGRATITVDINE ET CRVDELTA" DI DIRENO, AL 
grande amore, & à i molti menti d'Oiimpia , fpaucntano le perfone accorte à non fidarfi 
molto della fede altrui nelle cofcamorofc, Scaddi tane laleggierez/a , & l'inconftantia del 
lagonentù. Pkk Logiftilla, che rimette Kugguro sul caualìo alato da poter'in ariaueder 
tutto il mondojfi comprende che gli huomtni 1 quali niuonocon le leggi della ragione fo 
praftannoi gli altri huominij& (encuolano felici,& gloriofi per tuttofi mondo. 



C ^ 7^T D E C I TU 0. 




\\ OVANTI 

Mtor,fi-d q«Ji 
tcfci'dlmodo 

TiUi fi trouir , 
frd qianticor 
coiiMitt , 

Frd quttnte ò p 
iokntc , ò f>cr 
giocondo 
SUto ,f(rprouc nui famofi JUMOfi , 

Tiìi toflo ilprimo loco , chc'l fccotuio 

Ddrò ad Olimpid ; e fcpur non uà inMi, 

Ben uogUo dir , che frd gli antichi e noui 

Tiiaggior dcWamor fuo , non fi ntroui . 

E che con t ante, t con si chiare note 
Dìquejìo ha fatto il fuo Bireno certo , 
che donna più far certo huomo nonpuote, 
QuÀdo anco il petto, ci cor mo&raj]'ea^to 



E , i^MÌme sì fide , e si deuote 
D 'u n reciproco amor dcnno hauer ntcrto , 
Dico , ch'Olimpia e degna , che non meno, 
^nzipiu che fé ancor l'ami Bireno . 

E che non pur non l'abbandoni mai 
Ter altra donna, fé ben fojTe quella, 
Ch'Europa ,cr^fta mifem tanti guai, 
s'altra ha maggior titolo di bella . 
1)1 a più todo che la , lafci co i rai 
Del Sol , l'udita , ilgujlo , e la faueUd, 
E la ulta , e la fama , e s'altra co fa 
Dire ò penfar fi può piìt pretiofa . 
4 
Se Bireno amò lei , come cUa amato 
Bireno hauea,fe fu si a lei fedele , 
Come ella a lui, fc mai non ha uoltato 
^d altra uia , che àfcguir lei , le uclc , 
pur fc a tanta fcruitu fu ingrato , 
^4 tanta fede , e a tanto amor , crudele; 
Io ui no dire , t far di merauìglia 
Stìinger li UbrajZ;r inarcar le ciglia . 

£poi 



r,l 



C ^ t^ T 



jEpoi che noU l'impietl uifìd , 
Cheditantdbonùfiiklcinterccde, 
Donne , alcund di uoi mM più nonfid , 
Cb'À parole d'anuntc hdbbix k dir fede . 
L'^m&ntc per hauer quel , che difìa, 
Senzd guardar che Dio tutto ode e uedt, 
^uiluppa promeffc e giuramenti , 
che tutti jpargon poi per l'arÌA i ucnti. 

6 

J giuramenti:, e lepromejje uanno 
Da iuenti in aria difiipate ejparfe , 
Toiio , che tratta quefti amatiti s'banno 
L'auidafete che gli acce fé cr arfe . 
Siate A preghi cr a pianti , che ui fanno , 
Ter quefto ejfempio , k credere piiifcarfc. 
BET^è felice quel , Donne mie care, 
Ch'effér accorto A l'altrui jpefe impare . 

7 

Cuardateui da quefti ,che su' l fiore 
De' lor begli anni , i7 uifo hanfi polito. 
che predo nafce m loro , e predo more , 
Qjiafi un foco dipaglia, ogni appetito. 
Comcfegue la lepre ti cacciatore 
Rifreddo , al caldo , k la montagna,al lito; 
7^ piit la dima poi che pr e fa uede , 
£fol dietro k chi fugge , affretta il piede : 

8 

Coiifinqueftì giouani , che tanto , 
Che ui modrate lor dure e proterue , 
y' amano , e riùerifcono con quanto 
Studio de far chi fedelmente ferue ; 
Manomitoftojìpotran daruanto 
Deh uittoria , che di donne , ferue 
yi dorrete effer fatte ,td<iuoi tolto 
yedrete ilfalfo amore , e altroue uolto, 

9 

'2<(on ui uieto per quefto ( chaurei torto) 
Chi ui lafciate amar, e he fenza amante 
Sarefte come inculta uite in orto , 
Che non ha palo , oue s'appoggi, ò piante 
Sol la prima lanugine ui ejforto 
Tutta kf uggir, uolubile e inconftantc ; 
E corre i frutti non acerbi e duri ; 
7da che nonfien però troppo maturi . 

IO 

Difopraio ui dicea eh' una figliola. 
Del ]{c di Frifa , quiui hanno trouatd ; 
Che f2a,pcr quMto n'han mojfo parola f 
Da Bireno alfratclper moglie data . 
"Ma , A dire il ucro , ejfo u'bauea la gold; 
che uiuandd era troppo delicata . 
Eriputatohuuria cortcfia fcioccd , 
Ter darla altrui, Uuarfcla di bocca . 



La Damigella non paffaud dttcord 
Oat tardici anni; cr era bella efrefcd l 
Come rofa , cheft^unti allora aUora 

Fuor de la buccia, e col Sol nouo ere fcd* 
Tv^» pur di lei Bireno s'inamord; 
Ma foco mai così non accefc efca ; 
7\[c fé lo pongan l'inuide e nemiche 

lyiani tal'bornc le mature fj^iche ; 
II 

Come egli fé n'accefe immantinaite : 
Come eglin' arfe fin ne le mcdoUe, 
Chefopra il padre morto , lei dolente 
yide di pianto il bel uifo far moUe . 
£ comefuol,fe l'aqua fredda fcnte. 
Quella reftar, che prima al foco boUe; 
Cosi l'ardor , ch'accefe Olimpia, uinto 
D.il nouofucceffore in lui fu evinto . 
n 

'2<lj)npur fatio dilci, mafadidito 
"S^è gik cos'i, che può uedcrla k pend; 
£ side l'altrd accefo ha l'appetito , 
che ne morrk,fe troppo in lungo il mend . 
Tur finche giunga il di,c ha iìatuito 
^ dar fine al difio , tanto V affiena , 
Chepar eh' adori Olimpia, non che L'ami; 
E quel, che piace k lei,fol uogliaebrami* 

E fé accarezza l'altra , che non puote 
Far , che non l'accarezzi più del dritto , 
?^rt e chi quefto in mala parte note , 
^nzikpietadc , anzi k bontkglié afcritto : 
Che rileuare un che Fortuna rote 
Tal'hor al fondo , e confolar l'afflitto , 
TWdt non fu biafmo , ma gloria fouente ; 
Tanto più una fanciutla , und innocente . 

15 

fommo Dio , come igiudicij umani 
Speffo cffufcati fon da un nembo ofcuro : 
I modi di Bireno empi e profani y 
Tietofì e fantiriputati furo . 
I marinari, gik meffe le mani 
^ i remi , e fciolti dal lito ficuro , 
Tortauan lieti pe i falati {lagni 
yerfù Selandia il Duca , e ifuoi compagni 

Gik dietro rimafi erano , e perduti 
Tutti di uida i termini d'olanda ; 
Cheper nontoccar Frifa , più tenuti 
S'eran uerScotia k lajinijhra banda ; 
Quando daunuento furfoprauenuti t 
Ch'errando in alto mar tre di li manda , 
Sur fero il terzo , gik prcffo k la fera, 
Doue inculta , e di feria un' (fola era. 

Tratti, 



DECIMO. 



T-r 



Trdtti che fi far dentro un picchi fcno , 
Olimpiu Udine i» tcrru ,■ e con diletto 
IncompsgnU de l'mfcdel Bircno 
Cenò contentA e fuor d'ogni [affetto . 
Indi con lui , i.i do:tc in Loco ameno 
Tejb era un pxdiglion , entrò nel letìo . 
Tutti gli altri compagni ritornaro , 
E [opra i legni lor fi ripofaro . 

il tr.iuaglio del mare , e la paura , 
che tenuta alcun di l'haucano dejld , 
// ritrouarfi al lito ora jicura , 
Lontana dal rumor ne la forcRa, 
E che neffun penjicr , neffuna cura , 
Tal che'l fuo amante ha feco , la molc{ia; 
Fur cagion c'bcbbc Olimpia si gran fonno, 
che gli orJìjC i ghiri auer magtor noi peno. 

il falfo amante , cht ipcnfati inganni 
Fcgghiar faccan , come dormir lei fcnte , 
Tian piano efce del letto e dc'fuoi panni 
Fatto un fajiel , non fi uejìe altramente ; 
E lafcia il padiglione , e , come t uanni 
Telati gli jian , riuola k la fuagente , 
EgL rifueglia , e fcnza niirfi un grido , 

Fa entrar ne l'alto , e abandonarc il lido . 

20 
P^mafc adictro il lito , e la mefchina 
olimpia , che dormi fenzd dejìarft. 
Fin che l'aurora la gelata brina 
Da le dorate rote in lena lj>arfe , 
E s'udir le .Alcione k la marina 
De l'antico tvfortumo lamentarfc ; 
7^ dcjìa , ne dormendo ella la mano , 

Ta- Bircno abbracciar Jìcfc , ma muano. 
21 
Tv^djiojo troua ,i feta man ritira ; 
Di nuouo tenta ; e pur nel fimo troua ; 
Di qui l'un braccio , e di l\ l'altro gira , 
Or l'uiia , or l'altra gamba , e nulla gioua. 
Caccia il sono il timor, gli occhi apre, e mira 
•2^on uede alcuno.Orgix nonfcalda e coua 
Tiii le uedoue piume ;ma fi getta 
Del letto , e fuor del padiglione in frcttti . 

E corre al mar, graffiandoli le gote , 
Tre figa , e celta ormai di fua fortuna . 
Si fìraccia i mni , e tipetto fi pcrcote , 
E uà guardando ( che lj)Undea la Luna ) 
Se ucder co fa , fuor che'l lito puote ; 
Ts^c fuor , che'l lito , uede cofa alcuna , 
Bireno chiama ,• e al nome di Bircno 
l\iJ}>ondcangU antri, che piftkn'hmcno . 



ij 



93 



Quiui furgta nellito ciircmo un faffo , 
C'haueano l'onde col picchiar fi-ecjuente 
Cauo ,e ridiitto k gitifa d'arco al baffo , 
E ^aua fopra limar curuo ependente . 
olimpia in cima ui fall a gran paffo j 
( Cosi la facea l' animo pojfente) 
E di lontano le gonfiate uelt 
Vide fuggir del fuo Signor crudele . 

yide lontan o,òle paruc uedere , 
Che l'aria chiara ancor non era molto . 
Tutta tremante fi lafciò cadere 
Tiìi bianca , e piii che neue^fredda m uolto. 
7i}a poi che di leuar/i hebhe potere, 
.Al canim de la nane il grido uolto , 
Chiamò, quanto potca chiamar piti forte, 
Tiu u ohe il nome del audel conforte . 

E , douc non potea la debil uocc, 
Suppliua il piato,c'l batter palma k palm*, 
Douc fuggi crudel cosi uelocc ^ 
T^n ha il tuo legno la debita falmd ; 
Fa che leui me ancor ; poco li nuoce , 
che porti il corpo , poi che porta l'alma . 
E con le braccia , e con le uefli fegno 
Fa tutta ma , perche ritorm il legno . 

ss 

Tila i uenti , che portatiano le uelc 
Ter l'alto mar di quelgiouene infido , 
Tortauano anco iprieghi e le querele 
De l'infelice Olimpia , e'I pianto e'I grido. 
Laqual tre uolte k fé {leffa crudele , 
Ter affogar]} fi fficcò dal Udo . 
Tur' al fin jj leuó da mirar l'acque , 
E ritornò , douc la notte giacque . 
-7 

E con la faccia ingiii fteft su'l letto , 

Bagnandolo di pianti dicea lui , 
Hierfca dcfìi infume kdue ricetto , 
Ter che mficme k Icuar non fiamo dui f 

perfido Bircno , ò maledetto 
Giorno , ch'ai mondo generata fui, 
che debbo farfchepof'io far qui fola:' 
Chimi da aiuto , oimè, chi mi confola f 

Huomo non ueggio qui, non ci ueggio opra. 
Donde io pojfa jìimar , c'huomo quifia . 
TSljue non ueggio , k cui falcndo fopra , 
Speri k lo fcampo mio ritrouar uia . 
Didifagio morrò ; ne chi mi copra 
Gli occhi fark , ne chi fcpolcro dia : 
Se forfè in uentre lor non me lo danno 

1 Uipi , oi'me , ch'in quc^e feluc flanno . 

lofio 



^4 



1» 



e ^ 7^ T 



Jo jlo in fofpctto , tgù. ài ueierpdì-mi 
Di <jucài bofchi orli , ò leoni ufarc , 
tigri , ò fere tA , che mturd armi 
D'aguzzi denti, e d'unghie dd ferire. 
Tild quìi fere crudel potridno fartnif 
Feri crudel , peg?Jo di te morire :• 
ZJjrim Ij. morte fa lorpdrrd dffdi j 
£ tu di mille y cimi , morir mi fii . 

M.Ì prefuppongo Mcor , ch'or'ord dmut 
TS^cchier , che per pictk di qui mi porti ,■ 
£ cosi lupi , orfi , e leoni fchiui , 
Strdtij , dif Agi , cr dltrehorrihil morti ; 
mi por ter A forfè in oUndd , sVhj 
Ter te figudrddn le fortezze , e ' porti e' 
Mportcrì a U terrd , oue fon ndtd , 
Se tu con frdude gii me l'hdi Icudtd ^ 

T« nìhdi lo ftdto mio , fotto preteflo 
Dipdrentìdo , e d'umicitid tolto . 
Ben fo^i \ porui le tue genti pre jlo 
Ter hduer il dominio k te riuolto . 
Tornerò in FiUrar'oue ho uaiduto il re fio 
Di che io uiued , benché ncn foffe molto , 
Ter fouuenirti, e di prigione trdrtc e' 
jjefchindiouedndròc'nonfoinqudlpirtc. 

Debbo forfè ire in Frifd , cucio potei , 
£ per te non ui uolfi , effer Regina r" 

• Il che del pddrc , e de' fi-dtelli mici, 
£ d'ogn'ìltro mio ben fu L ruind . 
Quel , e ho fdtto per te , non ti uorrei 
Ingrato improuenr , né difciplind 
Dartene , che non mcn di me lo fti ; 
Or' ecco il guiderdon che mene ddi . 

5! 

Deh pur che id color, che udnno incorfo, 
Jo non fidprcfd , e poiuendutd fchiaud. 
Trimd che queilo il lupo , il leon , l'orfo 
yengd , e U tigre , e ogn'dltrd fcrd braud; 
Di CUI l'ugnd mi fitdcci , efrdngd il morfo, 
E mortd mi fbrdfani d Id fud cdud . 
Cosi dicendo , le mani fi cdccid (cid. 

'ISJc' cdpei d'oro,t A chiocca A chiocca flrdc 

Corre di nouo in sii l'eRremd fabhid , 
E rotd il cdpo ,e jj>drgc k l'drid il crine ; 
E fcmbrd forfcnndtd , e ch'dddoffo hdbbid 
Tsion un demonio fol , mx le decine ; 
0,qud Ecuba , gii conuerfd in rdbbid , 
Vi^o^ morto Tolidoro al fine . 
Or ft ferma s'un fdffo , cgudrdd il mare ; 
iV^ mtn d'Htì uero fajfo , un fafjO pare . 



?r 



lild Ufciamld doler fin ch'io ritorno , 
Ter uoler di Ejtggicr dirui pur dnco . 
Che nel pii( intenfo ardor del mczo giorno 
CduÀcd il Uto affaticdto e jìanco . 
Ter cote il Sol ne l colle , e fa ritorno , 
Di fotto bobe il fabbion trito e bianco . 
?>l.'.ncduan l'arme , c'hdued indojj'o , poco 
^d ejj'er , come già , tutte di foco . 

Ttlentre la fete , e de l'dnddv fatica 
Ter l'altd fabbtd , e Id folinga uid , 
eli fdccan lungo queUd ff>idggid aprica 
7Vojo/k e diffiaceuol compdgnid ; 
Trouò , eh' A l'ombrd d'und torre antica , 
Che fuor de l'onde dppreffo il lite ufcia , 
De Id corte d'^lcind eran tre Donne , 
Che egli conobbe k igeftì , era le gonne. 

37 

Corcate su tapeti^lef)andrir,i, 
Codeanfì il fxfco rezo ingran diletto 
Fra molti udfi ài diuerfi uini , 
E d'ogni buona forte di confetto . 
Tre fio la ffidggid co i fìuttimarini 
Scherzando , le i-.fpcttdud unlor legnetto. 
Fin che la ucla empieffe agcuo l'ora ; 
Ch'un fiato pur non ne fj^iraua allora . 

Oue^e ,ch\ni.\r per la non ferma fabbiii 
Vider Ruggiero al fuo 'tiaggio dritto , 
Che fctiltd hauea Id fcte in sii le labbia , 
Tutto piai di fudore il info affitto , 
Gli cominciaro k dir , che sì ncn habbia 
il cor uolontarofo alcamin fitto , 
Ch'k la fi-cfcd e dolce ombra non fipicghiy 
E rijìorarlo ftanco corpo neghi . 

39 

E di lor una s'accoftò al cdualìo 
Ter la fìajfa tener , che ne fcendeffe , 
L'altra con una coppa di cri^allo 
Di uin fpumante più fete gli meffe . 
Tila P\iigggiero k quelfiw no entrò in ballo. 
Terche d'ogni tardar , che fatto hauejfe , 
Tempo di giunger dato haurid ad oleina , 
Che ucnid dietro , cr era omdi uicina . 

4o 

Tv^tt cos'i fin falnitro , e zolfo puro 
Tocco dal foco, fttbito s'Mampd , 
TS^è cosi fixme il mar, quando l'ofcuro' 
Turbo difcende , e in mezo fé gli decampa: 
Come uedcndo , che I{uggicr fcuro , _ 
^l fuo dritto camtn l'arena jìampa ; 
E che le ffrezza , e pur fi tencan heUe , 
D'ira arfe, e di furor la terzd d'elle . 

Tu 



Segue é, 
car. io6 

N3' 



D E e I 7d 0. 



9S 



4» 



TuHon fa iK genuine cdudiero, 
(Dice gridando quinto può più forte ) 
Et hM rukstc l'drmc , e quel deftricro 
?^o(i furii tuo per ucrum diri forte; 
E cosi come ben m'dppongo alucro. 
Ti uedejii pu:nr di degna morte ; 
che foj^t fatto tn quarti, arfo,b impiccato. 
Brutto ladron ,uA\an , fuperbo , ingrato . 

altri. qucfte,e molt'altre ingiurtofe 
Tarale , che gli »sò la Donna altera ; 
^ncor che mai Rjigg-.er nonli rÌ!l<ofe , 
Che di sì utl tcnzon poco onor fpera . 
Con le forale tojìo ella ftpofe 
Su'l legno m mar, che al lor fouigio ueru; 
Et affrettando i remi , lo feguiua , 
ì^cdenio'l tuttauia dietro a la riua . 

4} 

THinaccia fcmpre , maledice , e incarcd ; 
Che l'onte fa trottar per ogni punto . 
In tanto a quello ftrctto , onde fi uarcx 
^ la Fata più bella , è f{itggier giunto . 
Doue un uecchio nocchiero una fua barca 
Scioglier da V altra ripa ucdc k punto ; 
Come auifato ;cgikproui(io , quiui 
Si ftia afl<cttando che Rjtggicro arriui . 

4+ 

Scioglie il nocchier , come uenir lo ucde , 
Di trafl'ortarlo a miglior ripa , lieto ; 
Che fé la faccia può del cor dar f<de , 
Tutto benigno , e tutto era difcreto . 
Tofc ì{uggicr fopra il naitilio il piede 
Dio ringrati.uido , e per lo mar quieto 
Jl^agioiwjido ucnia col Galeotto 
Saggio , e di lunga ejl>cnentia dotto . 

Qu^el lodaua I{itggier , che si s'haueffe 
Saputo \ tempo torda .Alcma , e manti 
Chel calice tnc:.ntato ella li dejfe , 
C'hatiea al fn dato a tutiigli altri amanti; 
E poi òe a Logijìilla fi traeffe , 
Dotte ueder potria coturni fanti , 
EcHezza eterna , ZT infinita grafia, 
Che'l cor nitdrifce,e pafce , e mai nonfatia. 

Cojlei ( dicea ) ùitpore e riuerenzd 
Induce a l'alma , oue ji fcopre prima . 
Contempla meglio poti altra prcfcnzd, 
Ogn' altro ben ti par di poca jìima . 
Il fuo amore ha dagli altri differenzi • 
Speme , ò timor negli altri il cor ti limi ; 
In quciio il defidcrio più non chiede , 
E contento riman , come U u<i( . 



4? 



Elld t'infcgntrl fluiij più grati, 
Chefuoni , danze, odori , bagni , e cibi . 
7Ha , come i penfier tuoi meglio formati 
Toggin pili ad alto , che per l'aria i nibi; 
E come de la gloria de' beati 
T'^l mortai corpo p arte fi delibi. 
Co fi parlando il marmar ueniu^ 
Lontano ancor' i la ficura riu4 . 

48 

Ouando uide fcoprire à la marimi 
Tilolti nauili , e tutti a la fua uolta . 
Con quei ne uicn l'ingiuriata oleina, 
E molta di fua gente hauea raccolta 
Ter porlo flato, e fé fìejfa m ruma , 
racqui^iar la cara cofa tolta . 
E ben' e ^mor di ciò cagton non lieue , 
THa imgiuria non men , che ne riceue . 

49 

EHì non hebbc fdegno da che nacque , 
Diquefìoilmaggior mai, ch'or a la rode» 
Onde fa iremi jì affrettar per l'acque , 
Che la fbuma ne jparge ambe le prode . 
. 4l gran rumorni: mar ne ripa tacque . 
Et Ecco rifcnarper tutto s'ode , 
Scopri f{uggicr lo feudo , chebifogiht. 
Se non yfennorto ,òprefo con uergogna . 

Co si diffe i l nocchier di LogiMU ; 
Et oltre al detto , egli medefmo preft 
La tafca ,edalo feudo dipartala ; 
E. fé il lume di quel chiaro e pale fé . 
L'incantato fplcndor , che ne sfauilU , 
eh occhi de gli attuerfari] cosi cffefe , 
che h fé rejìar ciechi allora allora , 
Leader chi da poppa , e chi daprora . 

f'n ,ch'eriAla uelettainsìt larocci. 
De l'armata d'oleina fi fu accorto ; 
Eia campana martellando tocca. 
Onde il foccorfo uicn Cubito :.l porto . 
L'artiglieria , come tcmpcjìa , fiocc4 
Centra e' i uucl'al buon I{u?gierfar torto. 
Siche gli uenne d'ogni parte aita , 
Tal de faluò la liberta e la ulta . 

Giunte fon quattro dcnnein sii laì^iaggìa, 
che fubito ha muidatc Logiflilla ; 
La ualoroft ^4ndrcntca , e la faggix 
Froncfia , e l'honeilif^ima Diàlia , 
E 5ofì-of,na cafìa, che come haggix 
Quitti àfar più che l'altre , arde t sfattici. 
L'efferato , ch'ai mondo e fenza pare , 
D(\ ct/tcHo e/cc , e fi difietìie alm.'.re . 

Sotto 



96 



u 



C ^ 1^ T 



Setto il cufici ne li trdnquìUx foce 
Dimoiti e grofii Icgm cr^ un'.irmiti . 
^i un botto di fqiHlÌA , ai. um noce 
Giorno e ìwttc a, battiglu appurccchinta . 
E cosi fu U pKg'U dfpra cr atroce 
Epcr .ic(jU4 , e per tcrrd incominciatx ; 
Ter cui f:t ti i{cgno fotta fopn uolto , 
C'hiueji gli vicina a /.t forella tolto . 
s+ 

Odi quMtcbxttaglicil fin fucccffe 
Diucrfo K quel , che fi credette in.inte . 
IS^on fol , ch'^lcind aBor non rihaueffs 
(Come jìimofii ) il fuggitiuo amMtc ; 
Idi de le nani , che pur diMzi f^effe 
Pur sì , eh' A peni il mxr ne capei tinte , 
Fuor de li fammi , che tutt'iltre auampA 
Con un legnetto fol mifera fcampx . 

55 

- Tiiggefi^lcmd ,e fuimifengente 

.Arft , e prefi riman , rotta , e fommerfa . 
D'hiuer B^i^gicr perduto , ella fi fcr.tt 
yia più doler , che d'altri cofa aucrft . 
T^tte e di per lui geme amiramente , 
£ lagrimeperlui da gli occhi ucr fa . 
Epcr dar fine a tanto afpro martiri 
Speffo fi duol di non poter morire , 

5« 

Morir non puote alcuna Fata mai 
Finche'lSolgira yo'lcielnon mutdftilo. 
Se ciò non fojfc era il dolore affai 
Ter mouer Cleto ad majparle il filo . 
O , quii Didon , finia col ferro iguai. 
li l{eginij^lcndida del Tsl^lo 
Hauriaimitatacon mortifer fonno ; 
Ma le Fate morir fempre non panno . 
57' 

Torniamo a quel di eterna gloria degno 

l^fìpar r\Uggioo , e oleìna ftiancla fuapenu. 
li più d' Dico di lui , che poi che fuor del legno 
oleina in Si fu condutto in più ficura arena , 
qucfto li:: Dio ringratiando che tutto il difegno 
bro- eli era fucceffo , al mar uoltò la fchcna . 

Et affrettando per l'afciutto il piede , 
^ la rocca ne là , che quiui fede . 

"Ve la più forte ancor , ne la più bella 
Tilai uidc occhi) mortai prima ne dopo . 
Son di più prezzo le mura di qucUa , 
Che fé Diamante fofiino , ò Tiropo . 
Di tai gemme quagiù non fi fauella , 
Et A chiuuol notitia haucrne , e d'uopo , 
Che Uid.i quiui . che non credo altroue. 
Se non forfè su in del , fé ne ritroue . 



y» 



Quel , che più falche loY s'inchÌHd , e cede 
Ogn altra gemma , è che mirando in ejie 
L'huom fin'in mczo a l'anima fi uede. 
Vede fuoi uitij ,e fue uirtudi cjfreffe ; 
si che A lufingke poi di fé non crede , 
?s(c a chi dar biafmo A torto liuolcfje . 
Faj^iminnio a lo f^ecchio lucente, 

Scfieffo conofccniofi , prudente . 
60 
Il chiaro lume lor , ch'imita il Sole , 
Mandi Iplendor' in tanta copia intorno , 
che chi l'ha,ouunque fìa,f(mpre che ««o/c, 
Febo ( malgrado tuo) p può far giorno . 
TSlj mirabil ui fon le pietre fole. 
Ma la materi.1 , e l'artificio adorno 
Contendon si, che mal giudicar puof^i , 

ilual de le due eccellenze maggior fofii. 
61 
Sopra gli altifimi archi , che puntelli 
Tarean , che del del fofiino a uedcrli, 
Eran giardin si ffiatiofi e bcUt , 
che farla alpiano anco fatica hauerli. 
Verdeggiar gli odoriferi arbufcelli 
si pan ueder fi-a i lummofi merli . 
ch'adorni fon l'eftatc , e'I ucrno tutti 
Di uaghi fiori, e di maturi fi-utti . 

Di cosìnobiV arbori non fuole 
Trodtirfi fuor di quefti bei giardini . 
7v^ di tai rofe , ò di jimil uicle , 
Digigli, diamar.inti,ò digefmini. 
Ritroue appar, come <t un mede fino Sole 
E nafca , e uiua , e morto il capo inchini, 
E come lafci uedouo il fuo fido , 
il fior , fogetto al uariar del cielo . 

21a quiui era perpetuala uerdura, 
Terpetud la beiti de' Fiori eterni . 
T^^on che benigniti de la natura 
Si temperata-mente ligouerni ; 
Ma Logiftitla con fuo fìudio e cura. 
Senza bifogno de' moti fuperni , 
( Quel , che Agli altri impojiibilc parca ) 
Sua primauera ogn'hor ferma tenea . 

Logi^iUa moBrò molto hauer grato , 
ch'i leiueniffe un sì gentil Signore . 
E comandò , che fofj'e accarezzato , 
E che fudiafje ogn'un di fargli honore . 
Gran pezzo inanzi ^^^olfo era arriuato ; 
che ui{ìo da I{i<ggier fu di buon core . 
Fra pochigiorm uenv.crgli altri tutti, 
eh' A l'effer lor Meliffa hauea ridutti . 

Tot 



D E e 1 21 0. 



<f? 



97 



Voi che fi fuYpofdtl un giorno dui, 
ycnnc Ruggiero i /a Titd. pruderne 
Col Ducd ^^olfo , che non mcn di luì 
Hducd defir diriucdcrVoMntc . 
Tticliffd le pxrlò per .mbcdui , 
E fupplicaUFdtji umilemente. 
Che h configli , fluori fcd , f aiuti , 
Si che ritornin dode erdn ucnuti . 

Dilfe 1.1 Fdtd , Io ci poro ilpcnfiao, 
E f-d duo di te li d.trò eJlKditi . 
nifcorrc poi trx fé , come Ruggiero , 
E dopo lui , come quel Dna diti . 
Concbiudc ty,fin,chc'luoldtorde{hiero 
j^itorni il primo a gli ^quitdni liti. 
Ttla. primi uuol che fé gli ftccid un morfo , 
Con che louolgd,e glt raffi-eni il corfo . 

«7 

/./' moiìrd , come egli hdhbid \ fdr,fe uuolc 
Chepo^^gim .dio , e come .< ftr che f.i/i; 
E come fé uor/i ,che tngiro uolt , 
O uddd rdtto , b che fi iìu Ui l'dli ; 
E cju.di effetti d cdu.dter f^r fuole 
Di buon de^-iero inpidm tnrd , tdli 
~ EdccA }{uggicr ,che mddro ne diuewie , 
Ter l'urid , del dcMer , c'hducd le penne . 
ri 

Voi che I{aggier fu d'ogni co fi in punto , 
Ddld Fdtd gcntd cornuto prefe . 
^A 1.1 quA rc{lò poi fempre congiunto 
rjigrdnie dmore , e ufct diquclpjefe . 
Tnmd di lui , che fé nMiiò m buon punto , 
Epoidirò, come d guerriero Inglefe 
Tcrndjfe con piìi tempo , e piì< fiticd 
.Al Mdgno Cdrlo ,cr'Ald corte jjhi'cì . 

Qitìndi pdrtt l{j<ggier , md non riucnne 
i'er quellduid , che fé' gii fuo mal grdio : 
.Allor che fempre ifppogrifo d tenne 
Soprd d nur' , e terren inde di rddo ; 
?]d potendoli or fdr bitter le penne 
Di qui , di li , donepiii g li erdA grddo , 
J'olfe al ritorno fir nuouo fentiero ; 
Come fchiudndo Erode i Migi fero . 

70 

./fi uenir quitti cn , iifciindo Spdgnd , 
/-'fOMto Indid i troudrperdrittdrigd 
LÌ , doue diluire Grientil Id higud ; 
Douc und Piti hdued con l'iltid , Irigd . 
Cr ueder fi diffwfe dltn ampdgnd , 
che quelld , doueiuentt Eolo in^tigd, 
E finir tutto il commento tondo , 
Ter bdtier, come il Sol, girdtoU mondo. 



QmnciU Cdtdìo , e quindi Ttidttgìdnd 
Soprd UgrdnQuifnaiuidepdjfandOf 
Voltò foprd ilmiuo , e Senanx 
Ldfciò À min dcRrd ;t fempre declmdiidB 
Dd gì' Iperborei Sciti i l'ondd Ircdiu 
Ciunfe k le pani di Sdrmdtid , e qudndo 
Fu , doue.AJid dd Europa fi diuide , 
l{ujU se Trutcni,cla Tomertx uidt . 

Benché di Fjtggicr foffeognidifire 
Di ritorndre a Bridimnite preflo , 
Turgudsto dpidccr, c'hiuea digirt 
Cercando il mondo, non rejìò per que^o, 
ch'i liToldcchi, k gli Fngheri uenire 
l^on noie j] e dnco , k li Ceriruni , t al rea» 
Di queUd Boredle otrida terra ; 
E uenne il fin ne l'ultima Inghilterrt , 

Tsfjin credid te Signor che però {i m 
Ter si lungo amin fempre sì* l'ale . 
Ogni fera k l'albergo fé negli , 
Schiudiìdo k fuo poter d'alìoggur mdle ; 
E j}e fé giorni e me fi in quedd un ; 
si di ueder Id tend ,edmdr glie ale ; 
Or preffo k Londra giunto una mattina , 
Sopra Tamigi d uoldtor decliitd . 

Doue ne' prati '.\ la citta uicini 
yideddundtihuoimm d'arme e fanti; 
Cb'k fuon di trombe, e k fuon di tamburini 
l'enun partitik belle fchiere dUdiiti. 
Ilbuon I^tmldo ,honor de' Talddini , 
Del qual ,fe ui ricorda , io difi manti. 
Che mandato dd Carlo , erd uenuto 
In ijucfic partì k ricercare aiuto . 

Ciunfe A punto ryuggier,che fi fatei 
Ld bella mo^ra fuor diqueÙa Terra , 
E per fjpere d tutto , ne chiede a 
}^n ciUilicr , ma, fcefe prima in terra . 
E quel , ch'dffibd'era , li dicea , 
Che di Scotta, e d'Irlanda , e d'Inghtlterrd, 
E de il fole niìorno eran le fchiere , 
Che quiut alzate hauean tante bandiere , 

E finita la moiìrd,chc faceanc, 
^ 4 la mirini fi dtiìenderanno ; 
Doue affettiti per falcar l'Oceano, 
Son di i n -.udì, che nel porto fi Anno . 
I Ennccfclnaffediiti fi ricreano 
Sperando in quedi , che k fduar liuanno, 
TiJa acciochc te n'informipienamente , 
Io ti dtdinguerò tutta la gente . 

C Tu uedi 



9» 



77 



c ji t^ r 



Tuutdiben qu<Uii bdniitrdgrdniey 
Ch'infume pon U Fiordiligi , e i Tdrdi : 
OueUd il ?r.vi capitano k l'dri.i jjyundc , 
Equclhk.mdxfcguir gli altri jìcndardi. 
Jl fuo nome famofo in queiic bande 
£ Leonetto , il fior de li gagliardi , 
Di configlio, e d'ardire in guerra majhro. 
Del l{e nipote , e Duca di hncajho . 

La prima, apprejfo ilgonfalon reale 
Che'l uento tremolar fa uerfo il monte , 
£ tien nel campo uerdc tre bianche d/f , 
Torta I{iccardo , di Far uccia Conte . 
Del Duca di Gloce^ìra è quel fegnale , 
eh a duo corna di Cernia , e mezd fronte . 
Del Duca di Chiarenxa e quella face . 
QuxW arbore è del Duca d'Eboracc . 

19 

yedi intre pezzi una f^czzàtalancia^ 
Clie'lgonfalon del Duca di ISlorfotia . 
La fulgure e d»l buon Conte di Cu/tcw, 
Il Grifone e del Conte diVembrotia . 
Il Duca di Sufolcia ha la bilancia . 
yedi quel giogo , che due ferpi alfotia , 
E'' del Conte d'Efenia , e la ghirlanda 
In campo azurro ha quel di T^rbclanda . 

jl conte d'^rindclia è quel , e ha mcjfo 

In mar quellx barchetta , che s'affonda . 

Fedi il Mar che fé di Sarchici , e appreffo 

Di Marchia il Cotelé il Conte di Ì^Jtmonda. 

Il primo porta in bianav un monte fejfo ; 

L'altro la p.dmJiil terze un Vin ne l'onda. 

Qu^cl di Dorfetia è Conte, e quel d'^Intona; 

Che l'uno ha il carro , e l'altro la, corona . 
81 
, fi Falcon , che sù'l nido iuanniinchind , 

Torta Raimondo , il Conte di Dcuonia . 

Ilgiaìlo e negro ha quel diFigorma . 

il can quel d'Erbia , un'orfo quel d'ofonia. 

La croce, che li itedi critiaUma, 

E" del ricco prelato diBattonia . 

yedi nel bigio una jpczzdta fcdid , 

£' del Duca ^riman di Sonno fcdta . 

eli huomini d'arme , egli arcieri a cauaUo 
Di quarantaduo mila numer fanno . 
Sono duo tanti, ò di cento non fallo , 
i^ttelli, che a. pie ne la battaglia uanno . 
TUtra qucifegm,un bigio,unuerdc,un giaU 
E di nero, e d'azur lijlato un panno, (lo; 
Gofi^do,Enrigo,Ermantc, cr Odoardo 
Cuuliin pedoni , ogn'm col [no ^tniardo. 



«) 



Duca di Bocchmgamia e quel damante . 
Enrigo ha la Contea di Sarisberia . 
Signoreggia Eurgenia il uecchio Ermante; 
Quello Ododrdo è Conte di Croisberia . 
Quejìi alloggiati più uerfo Leuantc 
Sono gl'Inglefi . Or uolgiti k l'Ejf>erid • 
Doue jl ueggion trenta mila Scotti , 
Da Zcrbin, figlio del lor I{e , condotti . 



«4 



Fedi tra due Fnicorni il gran Leone, 
Che la]]>ada d'argento ha ne la zdmpd\ 
Chicll'é del l{e diScotia ti gonfalone ; 
Il fuo figliuol Zerbino iuis'accampd . 
T^n e un si bello in tante altre pcrfone : 
l^^atura il fece e poi roppe la iìampa . 
7v(p» e in cui tal uirtu , talgratia lucd , 
tal poffanzd , ere di r^pfcid Duca , 

Torta in dzurro una dordtd sbarra 
Il conte d'Ottonici ne lo ftcndardo . 
L'altra bandiera è del Duca diMarrd, 
che nel trauaglio porta il Leopardo . 
Dipiìicolori, e dipik augeibizarra 
Mira l'infcgna d'^lcabrun gagliardo ^ 
Che non e Duca , conte , ne Marchefe, 
Ma primo nel f abiatico pacfe . 

Del Duca ditrasfordiaè queUd infcgni , 
Doue ei' augel ,ch' alSol tic gli occlnfràchi 
Lurcanio Conte , che in ^ngofcia regna 
Torta quel Tauro, c'ba duo ueltrikifiachL 
Fedi la il Duca d'. Albania , chefegna 
Il campo di colori azurri e bianchi , 
Q^cl.y^uoUor ,ch'i!n Drago ucrdelanidf 
E' l'infcgna del Conte di Boccania . 

»7 

Signoreggia Forbeffe il forte armano , . 
che di bianco è di nero ha la bandiera ; 
Etka il Conte d'F-relia A dejlra mano , 
che porta m campo ucrdeuna lumiera . 
Or guarda gì 'Iberncfi appreffo il piano . 
Sono due f quadre , e il Conte di Chddera 
Mena la prima . Il conte di D efmondd 

Da fie;t monti ha tratta la feconda . 
n 
1<{e lo jlendardo ilprimo ha un Tino ardete. 
L'altro nel bianco una uermiglia banda . 
']Slon dk foccorfo k Carlo folamentc 
La terra Inglefe , e la Scotta , e l'Irlanda j 
Ma uien diSuetia , di T^^oruegia gente ,• 
Da Tile , e fin da la remota Islanda ; 
Da ogni terra in fomma , che Ik giacer 
Klmica tiàtHrAÌmcntc di pace . 

Stiici 



D E e I ^t 0. 



«9 



Stdici miU fono , ò poco ntiitco 
j)c le l^clonchc ufciti ,edek fclue . 
Hanno pclofo il uifo , tipetto, il fianco , 
£ dojii , e brdccid , egumbe , come beine . 
Intorno k lo fttndirio tutto bimco , 
Tur che quel pian di lor Ixnce s'infclue. 
Cosi Munto ilportj. , il cupo loro , 
Ter dipingerlo poi di fingue Moro . 

90 

TtUntre P^uggicr di quc^a gente bell:i, 
che per foccorrcr Francia fi prepari, 
THird le uurie mfcgne ,enc faueUn , 
E de' signor Drttt.inni i nomiimpxr:i , 
yno , cr un'altro A lui per mirar quelU 
Bc^iia yfopra cui fede , unica ò rara , 
Tilerautgliofo corre , e Qupefatto ; 
E tojìo il cerchio intorno li fu fatto . 

9' 

Si che per dare ancor più merauigli.i, 
E per pigliarne il buon I\i'ggier piìi gioco , 
^luobnte corficr foie la briglia , 
E congliljnom ì i fianchi il tocca un poco. 
Quel ucrfo il cicl per l'aria ti canim piglia , 
E lafda ogn'mo attonito in quel loco . 
Quindi I\iiggicr , poi che di banda in banda 
Vidcgl'lngkjì, andò ucrfo l'Irlanda . 

E uide ibernia fabttlofa, doue 
Il finto uecchiarcl feccia caia ; 
In che tanta merce par che jìtroue, 
che l'buom Iti purga ogni fua colpapraua, 
Qu^indipoi fopra limare il dcfnicr mone 
• La, doue la minor Bretagna laua. 
E itel pafl'ar uide mirando a baffo 
^■ingelica legata al nudo faffo . 

9! 

chiudo faffo aV ifoladelpianto 
( che l'I fola del pian to era nomatx 
fucila , cIk da crudele e fiera tanto 
Et inumanagcnte , era abitata ) 
Che ( come io «i dicca fopra nel Canto ) 
Teruarij litif\<arfa ina in armati 
Tutte le belle donne depredando , 
Ver farne k un monjìro poi cibo nefando . 

94 

yi fu legata pur quella matttina, 
Douc ucnia per trangugiarla uiui 
Quel fmi furato mon]ho , Orca marina. 
Che di aborreuol efcd (inutriua, 
Difit di fopra , come fu rapina 
Di quei , c/jf la trouaro m ih la riuJ. 
Dormire al uccchio incantatore ì canto i 
Ch'mi l'bauea tirataper incanto . 



9i 



99 



Ld fiera gente tnoj}itate e cruda 
^ la i-cjHa crudel nel lito ej^ofe 
La bcUifiima Donna cosi ignuda , 
Com: natura prima la compofe . 
Vn uelo non ha pure , in chcrichiuda 

I biaìichi gigli e le uermigUc rofe , 

Da non cader per Luglio, ò per Deccrnhc^ 
Di che fon jj>arfe le polite tnembrc . 

Creduto hauria , che foffc flatua fini a, 
d'alabaRro , ò d'altri marmi iHuftri 
I[uggicro , e sì< lo foglio cosi auintél 
Ter artificio di fcultori induflri : 
Se non ucdea la lagrima dipinta 
Tra fre fiche rofe , e candidi liguri 
Far rugiada fé le audctte pome , 
E l'aura fuentolar l'aurate chiome , 

E come ne' begli occhigli occhi ajfiffe , 
De la fua Bradamante li foucnne . 
Tictade , e amore k un tempo lo trafiffe , 
E di pianger' a pena firitenne. 
E dolcemente a la DonzcUa diffe 
( Voi che del fio dcfirier frenò le penne ) 
Donna , degna fol de la catena , 
Con che i fuoi ferui^mor legati mena , 

98 

E ben diquejlo , e d'ogni male indegna ; 
chi e quel cìudcl , che con uolerpcruerfo 
D'importuno liuor ftringcndo fegni 
Di que?.e he'J.e in-n l'auorio terfo .' 
Foìxa e che a quel parlare e'ùa diucgnd. 
Quale e di grana un bunco auorio aj^erfo ; 
Difeuedcndo quelle parti ignudc, 
eh' ancor che belle fìan , ucrgogna chiude, 

E coperto con man s'haurekbe iluoho , 
Se i\on eran legate al duro f-.fjo ; 
ìtla del pianto , eh' almen non l'era tolto. 
Lo (parfe, e si sforzò di tener baffo . 
E dopo alcun fignozzo il pariir fciolto 
liKominciò con fioco fuono , e laffo : 
Ttla non fegui , che dentro il fé rcjiare 

II gran rumor , c?7C fi fcnti nel mare . 

lOO 

Ecco apparir lo fini furato Tìlonftro 
dlezo afcofo ne l'onda , e mezo forto . 
Come foffinto fuol da Borea , ò d'Ofbro 
Venir lungo tiaiiilio a pigliar porto , 
C'osi ne uiene al cibo , che l'è mofìro 
La befìia onenda , e l'iiitcruallo e corto . 
La Donna e meza morta dipMra 
7^ per conforto altrui firaficura . 

C a Tenea 



109 



C ^ 1^ T 



Ttncd Huggitr U UncU , non in rcfli , 
?>lafopram.ino , e percoUu^ l'Orcd . 
^Itro nonfo , che s'djjomigli ì queflu , 
Cb'unugran m.tjj'd, che s'dggiri e torci; 
■2N(t/bn»4 hd d'Miimjl , fc non la tcjìd , 
C'hd gli occhi, e i détifuor , come diporcx . 
I{uggier'm fronte L ferii tr.tgh occhi , 
7Hd piT che un ferro, ò ii durofdjfo tocchi. 

"Poi che Id primi botti poto iuU, 
}{itorni pcrfir meglio li fecondi ; 
L'Orci, che uede fotta Icgrdnie ile 
L'ombri di qua e dili correr sii l'ondi ^ 
Ldfcii lipredi certi Uttonle, 
E quelli uimfegue furibondi ; 
Dietro queUijiuolue, efinggin, 
^"^g"^''g''< i^J^-» > e f^c fi colpi tir A . 

lOJ 

Come d'dto uenendo ^quili fuolc , 
Cb'emrfri l'abc «/fto hibbii li bifcix ; 
che Riifopn un nudo fdffo al Sole ; 
Doue lefjìoglic d'oro dbbelld, e Itfcid ; 
iS^on iffdirdi quel Uto li uuole , 
Onde li uelenofi efoffi,fìrifcii; 
Tili di tergo li idugtti, e bitte iuinni, 

Terchc non Icfiuolgi , e non l'iKZdimi. 
104 
Così I{uggicr con l'irli , e con U (fidi , 
Tsl^n doue en de'dcnti ivmto ilmufo ; 
Tili uuol chc'l colpo tri l'orecchie adi 
Or sii lefchiene , or ne li codi giufo . 
Se U Fcnjì uolti , ci muti ftr idi , 
Et A tempo giti ali , e poggii in fufo ; 
Mi , come fcmprc giungi in un dÌJjj>ro , 

7^n può tiglnr lo foglio djiro zr djj^ro . 

105 
Simìì bittigliift Li mofci iudice 
Coni n il miìim nel polucrofo ^goflo ; 
nd m cfe dimnzi , ò nel fegmcc , 
L'uno dilpiche , e l'altro picn di mojìo . 
I^eg n occhi il pungere nel grifo mordice , 
yoL:.gii intorno , eghfìifempre accoho; 
jE q:(cl fvn.tr fi f^cjfo il dente afciutto,{to. 

dli un tritto,ch\'gli irriui , appigi il tut^ 
100 
Si forte elìi nel nixr bitte li codi , 
Che fi uicino il cicl l'acijui imlzire ; 
TJ che non fi , fc l'ile in irli fnodi , 
Opuì f'if.o dcjhicr nuoti nel vure. 
Clicpeffo , che difu trouxrfi a prodi ; 
Che fé b 'l'ruzzo hi m td modo A durile , 
Tenie sì l'd: inxiji .1 l'Ippogrifo , 
Chi btuitti'iUMOt hiitcrc ò:^ucci,ofchifo . 



Tre fé nono conjìglio, e fu il migliore ; 
Diuinccr conalt-carme ilTtlÓjìro crudo ^ 
^bbirbiglixrlo uuol con lojfkndorej 
Ch'eri incantito nel coperto feudo . 
Foli nel Uto ; e per non fare errore , 
^ li Donni Icgiti dfiffo nudo, 
Ldfcii nel minor dito de li mino 
L'dnel, che potè if ir l'inanto unto, 

I oìi 

Dico l'itiel, che BTidimintehiuei 
Ter libenr Huggier tolto .ì Brunello ; 
Toiper tnrlo di min d'^lcim rcd 
Tilindito in Indii per Melijfd hi qucUo . 
Meliffi {come dianzi io ui dicea) 
In ben di molti idoperò l'incUo, 
Indi ti Poggia l'hduei reRituito , 
Dil quilpoifemprefu portito in dito , 

Lo di id.4ngelici ori , perche teme , 
Che delfuo feudo ilfolgonr nonuiete . 
E perche i lei nefien difefi infìeme 
Gli occhi, che gii l'hiuan prefo i Id rete» 
Or uiene d lito,tt fatto il uejitre preme, 
Ben mczo il mir lifmifurdtd Cete. 
Std Ruggiero i lipojld, e Icui iluelo , 

Epdr , ch'aggiungi un'altro Sole al eie lo , 
110 
Ferì ne gli occhi i'inantdto lume 
Di quelli fera , e fece d modo ufito . 
Quile ò Trotti, ò fcagU'o uà giit pelfume, 
C'hi con cdcim il montamr turbito » 
Tdjì u<iei ne le nuriiKfchiumi 
llmonjìro orribilmente riuerfito. 
Di qui di lì P^iggier percote iffii, 

Tili di ferirlo un non troud m.ii . 
Ili 
Li belli Donni tutti uolti il pregi , 
Che in uin li dun fquama oltre non peHi . 
Torni per Dio Signor, prima mi slegi , 
(Dica piangendo) che l'Orafi deftì, 
Tortimc teco, e in m«to i7 mar mi annega, 
?i^ ftr, che Tuctre di brutto pefce io rehi . 
1\uggier commoffo duque dlgiuflo gi"»cio, 

slegò li Donni, e li leuò dd lido . 
Ili 
lldefnierpunto punti, ipiè ì. l'arem, 
E sbalzi in irii e per lo cicl galoppi. 
Eporti il Caudiero in su lifchiem, 
E li Donzelli dietro in sk ligroppd. 
Così priuò li Fera de li ceni 
Ter leifoiue t delicati troppa . 
}{uggier fi Ui uolgendo , e miUe bici 
ligge nclpetto , e negli occhiuiuici . 



^; 



ZI E e Z >i 0. lor 

"' 
Is^pn piK tenne /.t u w , come propofe Del dejhìer fcefo , l pend fi ritenne 

"Primi , Ai circondar tuttj la Spagnx . Di fìlir' altri ; m:i tcnncl l'arncfe . 

7Ha nel propìnquo lito il deftricr pò fé , L'arncfe il tenne , che bi fognò trarre , 

Doue entra in mar più l.t minor Brctsgnx . E cantra il fuo difr mifc le sbarre . 

Sii'lltto un bofco era di querce ombrofe, "> 

Doue ogn'borpar che Filomena pugna . Frcttolofo , orda quef.o, or da quel canto 

Cbe'n mezo hauea un pratcl con una fonte, Confufamente l'arme /» leuaua . 

E quinci , e quindi un folitario monte . 'K9'\ '' P-'™'' '^'""'^ «^'f'' '"•" ft-'^ ' -"'f " • 

, , 4 Cbc s'un laccio fcioglic a , due n'annoi.:ua. 

Quiuiil br.tmofo Cau.dier ritenne 7\la troppo è lungo omai,Stgnorc, licito; 

L'audace corfo , e nelprateldifccfe , E forfè ch'ance l'afcoharuigraua , 

E fc raccorre al fuo dejìrier le penne : Sl ch'io differirò l'ilìoria mix 

Tua non ì tal , chepiìi le hauea di^cfe . In altro temj^ , che piìi grata fu . 

IL FINE DEL DECIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

I' Jrti«lifrìA^;<i»it ttmf. J? f focat, 
^ Contr.tilìiuuolt nlbucn ìxu'f^iirf.-.y torto. QuifATiìic h.Jili.ino l 'r^' c.imfif J^MCufarV^riefit 
ifuoi ceiijori ,iicdcnif ihec^li Jicc,<l>ea t]urt tempi Jì rtlrouAfJt l' urti-^lirriA nrlla roica </i Logisitl!.i,tfi! 
fendo cofj m,tnifrTfij^ini.t,L he l .irti^licn.t e tr^ur.minto de nwdirni,/ di non mclte <t:t Iciit.jiie d.t quefltt 
SuJ/r.i; sì come, oltre ,tll altre tcltmoniaure egit si^jja fa fide.IUjn.ile nei Canto pretedetiti h,i detto , ,l>t 
Ctmofto ì{edi I-'rif.t f» il frimo che le diede prtncij'io,t^ nrl Cito tl>i- fe^mtA affnljo a']uiiio liiru , iht 
fi hautndo Vrl.tnd»^ill,!to nclm.ire <jHillo ,irihd'i4^^io,o f.dienttto , o the altro \cj]e , dtl detto l{e , ui 
htternolt' dniti .tfcofo , &■ poi tirato fuori fcr tnc.uit.imnto , fu j ritra port.-.to traili alamanni, gr in 
frccejf-i di tftiipo s'è difjiifo pir tutto limando. ia end'. rini.:n thi.trijìimo , <Af in <ji»<; /< w/i non fi folca 
(^fecondo i\ArioTU ThjJh)rilron.ire nella ditta rocca di l.o^^iidlla .irti^^liiru ne altrout.^U.i'jiialc og^ct 
tiene, in difeja dell'antere p diran due rofc, delle quali lu>t.i i l'atra janajoj'jìdinte a diftndirlo.l.apii 
oia,chefe bentjlrioTlo dice,J>e i.irti^liiria ni s'irà fino a quei tepi ne in <;«ii tèpiflcfinediitafe no in 
Viano d:l l\e Cimofco.potea tiittaiiia ritroH.irfi in India, sì come per tjftmpiof.ppii-.mo ihe la Th:mpa ni 
ha molto lef'o che fi ritrciiò in Cri<lanita,t>r tHttaHia,é nnouamltc in'jiiijti anni impri haukiaierte^a,_ 
the neli Indie nuonefi ejtapato da j:iìi di cintjiiccèio anni adii Irò /< l.iloj.iii Ji può poi credere che a difejic 
della rocca fna uè ne haurjj'e Logij\illa,iulitalecome l.Ua hauea potuto fai ricarla fuori d'o^ui ufo c'omu- 
ne,sì come chiar.imente <■ ^/l' daiianti nella jejltflan^t della i arta » fai e lata 96. ha </« »« 1 »n quelli uerfi. 

Tif la più torte aiuor, ne la più bella, 

JUtii ui.ie occhio mortai, prima né dopo, 

Son di [iiùpre'^'^o le mura di quella, 

che fé dt.:mante follino òpiropo j 

D« tai gemme qua^iù nonjìfaucltj. 

Et a ehinuot notttiA haHcrne,é<fuopo 

Cheu.td,iJjiiiui,eht non credo alroue, 

Se non forfè sii in del, fé ne ritroue. T. tant'altre miracohfe cefe.ehe cfn f.tltre cinque flan'^e aft 
frrffo , dice cffi re in quel tuc^o fuor dell'ufo del rimanente di quiJlo nofiro inft rior mondo. La feconda , 
fur'inft ?ic{]àfoffi, icnte r.igieiie <•', chequr^la uoce, .Artiglieria ,fehcn noi rijhett.trncntc la frendi.imf 
per qmlle machine di brcuTo , ò il firro chi conpoluere^ fuoet m.ind.in fvori la p.Mi , nondimeno può tf 
fer eie ad ogni forte di m.u hini.Jie .tncor felina fuoco f.iccialo Ucffo cfjeii} di m.viiLir fuori utolè temete 
i p.ìUa ò altra cofi t.ile.T-tfippiamof cofa tato cirlA,chc ftrcbbe fimpli\ita ilqinftioii,irne,cl)egUantii.ht 
haueano alcune forti dim..chine,ehe veneralmenle eln,inian.tno Tormèta, che i Greci diceano C*ff<tvv(, 
tra Icquali >%^era ,iUune,che jfingea fuori palle di fijj'o grojìifìime ,alla jìejfa guift che fin hora tartighe» 
ne ncjlre, ne' altra difjcrt^a iieje no che quelle ni erano co polvere i& fuoco , ma fó/or^.i dt corde, net 
ui.ò altri ijìrumtti tirati a foi"?.!, ^ pei allentali uioleiUemente. Dc'q».tlif irgilio nelXI.diU Emma, 
Tulniinis inmortm,aut tormento penderli afli. Onde dico, che dette m.uhine,ionle qualigli .intijii 
gittau.:no pall-,c>r f.ifìi eontra U muraglie delle citta &■ contra gli efj'i r,iti,&-lc ehiamau.tno tormenta, 
uonfi pctrcb!-eno hori da nei dire in uol^are con altro nome più proprio,che con qutflo di artigheric , il' 
quelle è a nel nitme gnicri 0- comune a tutte le forti di t.ii machine. Et che qu.in.la l.Àrioflonelfopr.i" 
detto uerfo ha Aetto,ihc l arti^Jieiia fio: c.iiia , come tempi jla, dulia rocca di l.ogljìiila centra larnutta d.Al 
emanati nda di quelle .^'rtigliirie,i m.uhine ,con Uquati a quei tempi ej?i iifauanodi tirare, auent.tr J,if 
f dy palle, come era nei f.uciamo con le noftre. 

Onde per r,ir<l}i:tr qui fla con:) .malica di detti nomi, Ì.Aricflo nelfopr.i allegato utrfo ,chiatnA Torm » 
to,q'>:Uogià dillo del l\e l mi-/. o.Jif coiicon Luna Qr cu l'.-dtra infume di ditte due ragioni riman pw 
oamentc i hiaro .che qit<Jio prudcntii'imo fcrittort non 4 rraj]'i in qucjio luogo ptri>i.iuuert<n:^a , n* pi r *l 
Pro, tn.t che parl.iJle fi HJM.inicnte,^ bene, 

^ ì 



r 7^ D E e 1 M 0. 



loj 








A R O O M 1 M r O- 



angelici à I{uggicr col f.^cro anclio , 
Cb'cglilc hi dato , fi dilegua e toglie. 
Voi d'un Gigante m bnccio il uifo bctl« 
ydc ì^uggitr , ic L fui bella moglie ,• 
Eratto il fcguc . Orlando urriua al fcUa 
Lito , eh' A morte tante donne accoglie . 
Slegd Olimpia yepoi morto il Moitjhro fiende , 
E cjHclU Uberto per fua moglie prer^. 



ORLANDO, CHE CITTA IN MARE LA BOMBARDA DEL RE 

Cmiofco.c'infcgm come un ucramente mapnaiiimo , & gencrol'o cuore dee (dt^narc 5c 

(uggir fempreogii forte di uaiitaj;i;:o iraudolcntc. Pìk l'Orca marina, che egli con 

Wnt'arre uciide, fi ucdc tjiianto li.- più iiolte lia fuperiore la priidentia , & Tm- 

.^cgno alla forz.a. Et per quei di Ebuda , die per meno di tanto bcn^cio 

riceuuco lo uoleano uccidere , (ì dimoltra il depno premio , 

che coufeguccbi fa benefìcio ìi uilìam. 



C U T^T y T^D E C l Ut 0. 




"SI rAKTVNQVH 

deh.l frfuo i 
mezoil eorfo 

.y^NiMoso de 
jbrier fì>ejfo 
raccolga , 

I{AKoèpcrò, 
che di ragione 
'■^ il morfo 
Lihidinofa furia adictro uolga ; 
Quàdo ti piacer'ha in proto, a guifa d'or fa. 
Che dal mei non si toflo fi difìolga ; 
Toi che gli n'c uenuto odore al nafo , 
qualche fìHla ncgujìò suluafo . 

Qaal r :gicnfii,cbe'l buon f{uggierraffrcnc 
i i che non uoglit bora pig'iar .Uletto 
D'.yfngcltc a gentil , che v.uda tiene 
7^1 folit^io comodo tofchetto^ 



Di Dr adamante più nongli fouient , 
Che tanto hauer folca fjja nel petto ; 
E feglnic fouten pur cerne prima, (mi. 
Taz^o è , fé quejia ancor ncn prezzi e jìis 

Conlaqualnon faria flato quel crudo 
Zenocratc , di lui piti continente . 
Cittatohauea l{uggterl'aUaelo feudo, 
E fi traea l'altre arme impattcnte ; 
Ouindo abbacando nel bel corpo tgnud* 
La donna gli occhi uergognofamente , ■ 
si uide tu dito tlprettofo anello , 
Chegù le tolfe ad ^Ibracca Brunello , 

4 

Quejlo è l'anel , ch'ella portò già in Francia, 
la prima uoUa , che fé quel eamiì;o 
Col f'atel fuo , che n'arrecò la lancia , 
La qual fu poi d'.Afìolfo Taladmo. 
Con (jncP,o fé gl'incanti ufcire in ciancia , 
Dì-?t'alagigi al petron di Tilerltno . 
Con wejio Orlando , cr altri una mattiìiA 
Toìj<di feruitìi di Dr.igciitina . 

o 4 f«n 



104 



C ^ 



Con qutdo ufcì inuifibil de U torrt , 
Douc l'hjKCi rincbiuf.t un uccchio rio . 
v^ che uoglio io tutte fut prouc dccorrt. 
Scic fupctcuoi, cosicom'io r' 
Bruncl fui nclgiron gltel iicnne à torre ; 
Ch'^gr.:m :iUc d'hMcrlo hcbbe dcfio . 
Lu indi in qt'.k femprc Fortunxk fdcgno 
Hebbe coJ}ci,fin chele tolfe il I{cgno . 

Or che fcl itede, come ho detto , in mmo , 
si dt jlupore , e d'.illegrczz^ e piena , 
che (jH.ifì dtihhiA di fogmrji m umio , 
^gli occhi, k Umm fiidd'iFcde k peni, 
Del dito fc lo lena , e k m.i4tKn.ino 
Sei chiude in bocca; e in mcn che no balen.i, 
tosi dagli occhi di !\i'ggicr fi cela , 
Come fj. li Sol , M^ndo Li nube il ucU . 

7 ^ 

I{uggicrpur d'ognintorno riguardiua, 
E i'dggtrau ■ k cerco , come un mMo ; 
THdpoicbedei.incl firicordxux. 
Scornato fi rimxfe , e jìupefuto ; 
E U fuii inn.xucrtcnzi beflemmiauj, 
El.t Donna accufaua di quell'atto 
Ingrato , e ditone fé , che renduto 

In ricompcnfagliera del [no aiuto , 
b' 
Ingrata damigella , è qucfto quello 
Guiderdone ( dicca ) che tu mi rendi ^ 
Che più tofo inuoLruogli l'anello , 
C'haucdo in don ; perclìc da me noi prcndif 
7\(o pur qucl,ma lo fcudo,e il deflrier fnc'do 
E me ti dono , cr come uu oi mi Jl^cndi ; 
Solche'lbcl iiifo tuo non niinafconii. 
Io fo crudeUiciìiodi,cnonriJ^ondi. 

Cosi dicendo , intorno kla fontana 
- Brancolando' n'aniauci come cicco . 
O quante uolte abbracciò l'aria nana , 
Sperando la donzella abbracciar fece . 
Quella , che s'era gik fatta lontana , 
Tilaino cejiò d'andar, eh e giun fé k un fpcco, 
che fotto un monte era capace e grande , 
Douc al bifogno fuo trouò uiuandc . 

IO 

O uiui un uecchio pasior , che dicau.dìe 
/-■'ngranie armcto hauea,facea foggiorno. 
Le giumente pafceangiìi f>erla ualle 
Le tenere erbe k i frcfchi riui intorno . 
Di quk di Ik da l'. Mitro erano flallc , 
Douc fuggiano il Sol dal mezo giorno . 
^Angelica quel dì lunga dimori 
Lk dentro fece , e non fu uifta ancorn . 



ti^ T 

E circa il uejpro , poi chcrifrefco^iy 
E le fu auifo effer pò fata affai ; 
In certi drappi rozi auiluppofii , 
Dif.imil troppo k i portamenti gai, 
che uerdi , gialli , per fi , azurri , e rofì 
Hebbe , e di quante fogge furon mai . 
7{on le può ter però tanto umil gonna , 
che bella non rajfembri , e nobil Donni . 

1 z 

Taccia chi loda Fillide , ò T^cra , 
O.Amarilli,òGahtea fugace , 
che d'effe alcuna sì bella non era , 
Titiro , e Melibeo con uojìra pace . 
LabeUa Donna trae fuor de la fchierA 
De le giumente una che piti le piace . 
^Uora alkra fé le fece inante 
Fn penficr di tornar fcne in Leuante . 

T^ugiiero int anta , poi c'hebbc granpczzo 
Indarno attefo , s'ella fi fcopriua ; 
E che s'iJiii.lo del fu errar da fezzo , 
che non era uuina , e non l'udiua , 
Douc lifaato hauea ilcaualìo , mezzo 
In cielo , e m terra , k rimontar ueniuii 
E ritrouò , che s'kauca tratto il morfo, 
E filli in aria k pìU libero corjo . 

14 

Tugrauc , e mala giunta k l'altro danno 
Vcdcrfi anco rcjiar fenza l'augello . 
Qucjro non men , che'lfcmmile inganno 
Lipremcilcor, mapiu loc qucjìo, equellot 
Li preme, e fa fennr noiofo affanno 
L'hai'.er perduto ilpr Cfiofo anei'o , 
Ter le uirtii nor. t..nio , che'n lui fono , 
Quanto eoe fu de L fua Donna dono , 

'5 

Oltre modo dolente fivipofe 
In dofjo l'arme , e lo feudo k Icjpalle . 
Dal mar shmgojii , e per le piagge erbofe 
Trcfc il camtn uerfo una larga uJk ; 
Douc per mezo k l'alte felue ombro fc 
Fide dpiii largo e'ipiìi fcgnato calle . 
l^on molto ua,ch'k dejiru ouepik folte 
E qutila feliti , un gran jbrepito afcolti . 

Strepito afcolta , e jpaucnteuol fuono 
D'arme percoffe infierite ;onde s'affretti 
Tra punta e punta , e troua due,chc ,ono 
^gran battaglLiyinpoca puzza e fretta. 
Jy^ns'hannoaLun riguardo, tHpcrdonOy 
Ter far ( non fu di che ) dura uendetta . 
L'uno è gigante k la fembunza fiero ; 
ardito ijtro , e franco cauilicro . 

Equeflo 



Segue A 
car.ii' 



«7 



F ''M^D E C I 7il 0. 



IÒ5 



E i^ucjl con lo feudo , e con h jjtdix 

Diqui dtlk [.ilunio f\ difende , 
. Tcrcke U m.^xZ-t fopri nrii li cada , 

Co che il gigante i due mìfcmprc offende. 

Giace mono il cmaRo in s/; la firada . 

l{tig^icr fi ferma, e Ala battaglia attende. 

E toìto inchina l'animo , e dt)ja , 

che uincitore il caualier ne fio, . 
18 
"ìslonche per c-itedo li dia alcuno aiuto ; 

Ida fi tira da p.ine ,c Jiai uedcre . 

Ecco col bafton graue ilpiii membruto 

Sopra l'elmo k ditr. man del minor fere . 

DclapcrcolfacilCuualtcrciduto. 

L'altro , chc'l uidc attonito giacere , 

Ter darli morte l'elmo gli dislaccia , 

E fasi, che !\uggicr lo u:dc in faccÌA . 

Vede I[tiggier de la fua dolce e bella , 
Ecanjìima Donna Bradamantc 
Scoperto il tufo ; e lei uedc ejfer cjHclla , 
^ CHI (f.tr morte uuol l'empio Gigante . 
SÌ che a battaglia fiibito l'appella , 
E colila Ipada nuda fi fa in.intc . 
Ma ciuci, che noua pugna non attende , 
La donna tramortita m braccio prende . 

Efc l'arreca in jp alla , e uia laportd 
Come lupo talbor picciolo agnello , 
l'acfiala portar ne l'unghia torta 
Suole , ò colombo, òfimde altro augello . 
yede I{uggier ijuanto ilfuo aiuto importa, 
E iiien correndo a più poter ; ma quello 
Con t.uHa fi-ctta i lunghi pafii mena , 
Che con gli occhi Hjfggier lo fegue a pena. 

Così correndo l'uno , e feguitando 
L'altro , per un fcnticro ombro fo , efofco; 
che femprc fi uenia piii dilatando 
In un gr.m prato ufcirfuor di quclbofco . 
1<lo pik di qiiciìo,cb'io ritorno à Orlando , 
Chc'l fulgor , che portò già il l{e Cimofco , 
Haueagittdto in mar nel maggior fondo , 
Terche mai piti non fi trouafjc al mondo . 

7)la poco cigiouò ;cl7s'l nimico empio 
De l'umana n.itura , il ipul del telo 
Ful'inucntoryc'hebbedaquell'efìempio, 
ch'apre le nubi , e in terra uien dal ciclo j 
Con quafi non minor di quello fcempio , 
che cidic, quando Eua ingannò col melo , 
Lo fece ritrouar da un negromante 
^l tempo de' nojhi atti, ò poco mante . 



M 



La T^ldchina infcrnal di più di cento 
Ta^i d'acqua , oue afcofa He molt'anni, 
^Ifommo tratta per incantamento, 
Tnma portata fu tra gli alamanni. 
Li quali uno cr un'altro f/^f roncnfo 
F.icendoiie , e il Demonio a nojìn danni 
^4jfottigliando loruiapiìi la mente, 
7^ ntrouaron l'ufo finalmente . 

Italia, e Francia, e tutte l'altre bande 
Delmondo,hanpoi la crudel'arte apprefa, 
alcuno il bronzo in caue forme jfiande , 
che liquefatto ha la fornace acce fa . 
Bugia airi ti foro, e chipicciol, c/jigrùde, 
il uafo forma, che più, e men pefa ; 
E qu.:l Bombarda, e qual nomina Scoppiò, 
ilH.-.\umplice Cànon,quai Camion doppio. 

Oual Sagra, qual FMon , qual Colubrini 
i, cato nomar, eoe alfuo autor più aggrada, 
chc'l ferro (pezza, e i marmi apre e ruma, 
E uunque pajfa , fifa dar la {trada . 
prendi miferfoldato 'a la fucina 
Tur tutte l'arme, c'bai,jin'A lafpada ; 
E yjpalla unfcoppio, ò un arcobugio predi, 
Chcfenza , lofó, non toccherai dipendi . 

Comctrouafii,ò federata e brutta 
Inuentwn , m.u loco in uman core f 
Ter te la miUt.tr gloria è dijhutta ; 
Ter te il me^ìier de l'arme e fenza onore . 
Ter te è il ualore , e la uirtù ridutta , 
Chcjpejjo par del buono il no migliore ; 
Tslonpiù lagaglurdia , non più l'ardire 
Ter te può in campo al par.tgon ucnirc . 

Ter te fon giti , cr anderanfotterra. 
Tanti fignori , e caualieri tanti , 
Trima che fta fiuta quejìa guerra , 
Chc'l mÓdo,ma più It.iUa, ha meffo inputi; 
che s'io ubo detto , il detto , mio non erra. 
Che ben fu ilpiù crudele, e ilpiù di quinti 
Tildi furo al mondo ingegni empi e maligni, 
Ch'imagmò si abomiuoji ordigni . 

£ crederò , che Dio , perche ucndetta 
7\(c fia in eterno , nel profondo chiuàa 
Del cieco ^biffo , quella mjladctta 
^mma , apprcjfo al maladetto Giuda . 
7>la feguitiamo il Cau.dicr, che m fretta 
Brama trouaHi a l'I fola d' Ebuda ■ 
Doue le belle Donne , e delicate 
Sonper uiuania a un marm monilro date . 

Ma, 



io6 



1» 



€ ^ tl^ T 



2U , quMto hxutd più fretU il Tahdino , 
Tanto pjrci , cht men l'haueffc il ucnto . 
Spiri yòdil Cito dcjìroyòdd «uncino, 
ne lepoppt Jcmprc è cosilento 
Che fìpuò [dfconluipococmmo, 
ErimMtd td uoltd m tutto /pento . 
Sojjid tdbor sì luuerfo , che glie forz* 
di tormrc , ò d'ir girunio A I'otka . 

Fu uolontx di Dio , che non uenijjc 
Turni , che'l ^e d'Ibernii in quelld pxrtt . 
Terche con più fdcilitk ftguij]'e 
Quel , ch'udir ui furò fra poche carte . 
Sopra l'I foli forti. Orlando diffc 



ìf 



OUmpiii.' 



Come ePofcura uaUe umida afcende 
^■{ubc di pioggia, tdi tempeftapregM, 
Che più ciìt cieca nottt fi dijìende (gna: 
Ter tutto il mondo, e par cbt'l giorno ^pn 
Cosi nuota la Fera , e del mar prende 
Tanto , che fi può dir, che tutto il tegUél , 
Fremono l'onde ; Orlando in fé raccolto . 
La mira altier , né cangia cor, ni uolto . 

E come quel c'hauea il pcnfìer ben fermo 
Di quaiUo uolea far , fimojfe ratto . 
E , perche i la Donzella effere fchermOt 
E la Fera affalir poteffe i un tratto , 
Entrò fra l'Orca , e lei col palifchermo , 



^Ifuo nocchiero. Or qui potrai fermarle, 1^1 fodero Ufciando il b: andò piatto; 



E'I battei darmi , che portar mi uoglio ,' 
Senz' altra compagnia fopra lo fcoglio . 
}' 
E uoglio la maggior gomena meco , 
E l'ancora maggior , ch'abbi sul legno . 
Io ti farò ueder , perche l'arreco , 
Se con quel Mofrro ad affrontar mi uegno. 
Cittar fé in mare ilpalifchcrmo feco 
Con tutto quel ch'era atto al fuo iifcgno . 
Tuttel'arme Lfaò,fuor che lafpada, 
Enerlo fcogltofolprcfeLtjhada. 

Si tira i remi al petto, e tien leJpaMe 
yolte A le parte , oue difcendcr uuole, 
^ guifa che del m.ne , òde la ualle 
yfcendo allito,il falfo^anchio fuole. 
Era ne Vhora , che le chiome giaUe 
La bella aurora bauea jpiegate al Sole , 
Mezo fcoperto ancora ,emezo afcofo , 
1{on fenza fdegno di Titongelofo . 

Fattojì appreffo al nudo fcoglio quanto 
Totria gagliarda mangittare un jafro , 
Clipare udire , e non udire un pianto , 
si i l'orecchie gli uien debile e laffo . 
Tutto fi uolta sul finifiro canto , 
E poflo gli occhi apprejfok l'onde al baffo, 
yede una Donna nuda , come nacque , 
Legata k un troco.e ipiè le bagnan l'acque. 

Terche glie ancor lontana , e perche chini 
La faccia tien ; non ben chi fra difcerne . 
Tira «I fretta ambii remi, e s'auicina 
Con gran difio di più notitia hauerne . 
Ma mitggiar fcnte in queito la manna , 
E rimbombar le felue , e le cauerne , 
Confranfi l' onde ;'p' ecco il THofìro appare. 



L'ancora conlagomona in manprefe, 
Toi con gran cor l'ornbil Ttlonjìro atte fé » 

37 

Tofro , che l'Orca s'accoftò , e fcopcrfe 
Lui ne lo fchifo con poco interu.dlo ; 
Ter inghiottirlo tanta bocca aperfe. 
Ch'entrato un'huomo ui farla a cauatlo. 
Sifpinfe Orlando inanzi, e fé Vmmerfe 
Con quella ancora in gola ; e s'io non fallo. 
Col battello anco , e l'amara attae( olle 
En(lpalato,e ne la lingua molle. 

siche né più fi pon calar di fopra , 
Is^è alzar di /otto le mafcelle orrende , 
Cosi chi ne le mine ti ferro adopra , , 
La tara , ouunque fi fa uia,fo/pcnde ; 
Che fubita ruina non lo copra , 
Mentre mal cauto al fuo lauoro intende . 
D a un'b amo a l'altro l'ancora è tanto alte 
Che non u'arriua Orlando , fé non faltd . 

3» 

THeffo il puntello , e fatto/i /ìcuro 
che'l Monftro più ferrar non può la boccd; 
Stringe la /pada, e per quell'antro ofcuro 
Di qua, e di la con tagli e punte tocci . 
Come fi può , poi che fon dentro al muro 
Giunti i nemici , ben difender rocca , 
Cosi difender l'Qyca fipotea 

Dal Taladin , che ne Ugola hauex , 
40 
Dal dolor uinta or fopra il mar fr Lncitt» 
E moftra i fianci , e le fcagliofe fchene. 
Or dentro ui s'attuffa , e con la pancia 
Tiloue dal fondo , e fa fdir l'arene . 
Sentendo l'acqua il Caualicr di Francia , 
Che troppo abonia , a nuoto fuor ne uiene. 
Lafcia l'ancora fìtta , e in mano prende 



Che fotto il petto ha quafi afcofo il mare . La fune , che da l'ancora depenie . 



E con 



♦I 



V 'K ^ ^ e 1 -M o: 



ì 



E con cjueUd ne uicn nuotMio in frctU 
ycrfolo fcoglio;out fermato il pitie. 
Tir A Wtncora À fc , chc'n boccd ftrcttct 
Con le due punte il brutto Mon^ro ficde . 
L'Orca i fcguirc ti ijn.tpc è coRrcttx 
Dii (jiiclLi forza, ch'ogni forzd eccedi 
D i quelli forzd , che ptu m una [coffa 
TiVu 5 ch'in diecc un'argano far pofft . 

Come Toro feluatico , ch'ai corno 
Cittar fi fcnta un'impromfo laccio ; 
Salta di qtù edili , s'aggira intorno , 
Si calca e leua , e non può ufcir d'impaccio. 
Così fuor del fiio antico almo foggiamo 
L'Orca tratta per forza di quel braccio 
Con miUe guizzi, e mt'le fhaneruote 
Segue la fune , e fcior non fc nepuote . 
4; 

Di bocca il f angue in tanta copia fonde , 
che quedo oggi ti mar roffo fi può dire ; 
Doucin talguifa ella percote l'onde, 
Ch'mlìno al fondo le uedrefìe aprire ; 
Et or ne bagna il cielo , e il lume afconie 
Del chiaro Sol , tatuale fa faine. 
J^imbombano alrumor, ch'intorno s'ode 

Le felue , i monti e le lontane prode . 
44 
Fuor de la grotta ti uccchioVróteo , quando 
ode tanto rumor ,fopra il mar'efce ; 
£ uifìo lììtrare e ufcir de l'Orca Orlando , 
E al Ino trar si fmifurato pefce. 
Fugge per l'alto Oceano , obliando 
Lo ff^^fo gregge ; e s'i'l tumulto crefct, 
Clu fatto al carro i fuoi Deljini porre 
Quel di ^ttuno in tthiopu corre . 

45 

Con yiiUccrta in collo Ino pungendo , 
E le ^ereide co i capelli fparfi ; 
dauci e Tritoni ,egli altri non fapendo 
Do:ic , chiqu.i chtia uanper faluarfi , 
Orlando al litotralfc il pefce horrendo ; 
Colqud non bifognò più affaticar fi , 
che pel trauaglio , per l'bauuta pena 
Trima mori, che fojfe m su l'arena . 

4< 

De Vi fola non pochi erano corft 
^4 riguardar quella battaglia fbraitx, 
I quat dauana rcligion rimorfi , 
Cosi fant'opra riputar prò' ana ; 
/. dicean , che farebbe un nouo torfi 
"Pròteo nimico , cr attizzar l'ira infana 
Da farliporre il marm gregge in terra , 
E tutta nnouar l'antica guerra . 



41 



toj 



E che meglio farà di chieder pdee 
Trima ti l'offe fo Dio , che peggio accaid i 
E quefìo fi farà, qtianéo l' audace . 
Gittata in mare "a placar Tróteo naia . 
Come da foco l'uno, a l'altra face, 
; E tofìo alìuma tutta una contrada : 
Cosi d'uncor ne l'altro fi diffonde 
L'ira , ch'Orlando uuolgitcar ne l'onde . 

Chi d'una fromba , e chi d'un'arco armato , 
Chi d'afìx , chi di fpada al lite fcendc ; 
E dinanzi , e di dietro , e d'ogni lato 
Latitano , appreffo , a pi« poter l'offende . 
Di si beilial'infulto , e troppo ingrato 
Gran merauiglia il Taladm fi prende . 
Ter l'Orca ucci fa ingiuria far fi uede ; 
Doue hauer ne ffnrò gloria e mercede . 

4y 

7>1 a, come l'or fa fuol, che per le Fiere 
lilenato fu da ì{ufci, ò Lituani, 
Taffando per la uia poco temere 
L'importuno abbaiar dc'picciol cani. 
Che pur non fé li degna di uedere : 
Così poco teme a diqueif^illani 
Il Taladin,chc con unfoffìofah 
7^ potrà frac affar tutto lofholo. 

E ben fi fece far fubito piaZZd , ^ 

Che lor fiuolfe , e Durindana prefe. 
S'hauea creduto quella gente pazzà , 
Che le doucffe far poche conte fé ; 
Huanio ne in daffo li uedea corazza , 
'infeudo m braccio,nc alcun'altro artiefe; 
Ttia non fapea , che dal capo a le piante 
Dura la pelle hauea piti che diamante . 

'i^el , che d'Orlando a gli altri far non lece. 
Di far de gli altri a luigi'a non è tolto . 
1 renta n ucci fé ,- e furo m tutto diece 
Botte , 6 fé pii< , non le pafò di molto . 
Tofìo intorno fgombrar l'arena fece . 
E per slegar la Donna era già ualto , 
Quando nouo tumulto , e nouo grido 
Fc ri fonar da un'altra parte il lido . 

?lente hauea'l Taladin da quefìa band* 
Così tenuto i barbari impediti ; 
Eran fetiza contraflo quei d'Irlanda 
Da pili parti ne l'i fola faliti , 
E Jpenta ogni pie t\ ,ftrage nefanda 
Di quelpopol faccan per tutti 1 liti , 
Foffe giufhtia , ò foffe crudeltade ; 
iN^c fcjfo riguardiuano ni ttaie . 



io8 



f? 



<" w^ 7^ r o 



7\(f^n ripdr fangVlfolm , ò poco ; 
Tirtt , ch'accolti fon tro/'po improuifo , 
Tiivf e , cfjf pocs gente bull picciol loco , 
E <;«f flu pocd è di nejfuno auifo . 
L'hMcr fu mefjò k fucco , e mcfjo foco 
Fu no le afe , il popolo fu uccifo , 
Le im/rj fur tutte AdcgUAte al fuolo , 
T^n fu iifcuto uiuo un capo folo . 

OrLnio , come gli dpp:irtcngd nuUi 
L'jiUo rumor , le ftriiji , e U ruina , 
yicne A coki, che sii bpictn bruUi 
HiUCd ài iiuoTixr l'Orchi marini . 
Cturdd , e lipdr conofcer la. fanciuUa» 
Epiìi lipdrtypiii ches'duicnu ; 
Li pare Olimpia , cr era olimpia certo , 
Che di ftiA fede hcbbe si iniquo mcrto . 

Si 

Tilifera Olimpia , k cui doppo lo fcorno , 
che le fermar , anco fortuna cruda 
Mandò i carfari , e fu il medcfmo giorno , 
che la portaro k l'ifola d'Ebuda . 
}{iconofce eUa. Orlando nel ritorno , 
Che fa k lo fcoglio , mapcrch'ella è nuda 
Tien baffo il capone non che non h parli , 
"Ma gli occhi non ardifce al uifo alzarli . 

Orlando domandò, che iniqua forte 
Vhaucffe fatta k l'ifola ucnirc , 
Di Ik , douc bfci:,ta col con forte 
Lieta l'hauca , quanto fi può piii dire . 



r9 



Che quanto può,nafconde il petlo,tlutntrt 
Tiìi Uberai de i fianchi , e de le rene . 
Erama Orlando,chc in porto ilfuo legno tn 
Che lei,che fciolta hauea da le catene, (tre, 
Vorru coprir d'alcuna uejìa . Or mentre 
Ch'k que^o è intento , Oberto foprauicne, 
Uberto ti }{e d'Ibernia , c'hauea mtefo , 
Chc'l marin 7>loniiro era. sii'l lito (ìefo . 

E che nuotando un caualiero er'ito 
^ porgli m gola un'ancora affai grauc ; 
E che l'bauea cosi tirato al luo , 
Come fi fuol tirar contr'acqua naue . 
oberto perueder,fe riferito 
Colui , da chi l'ha mtefo , il ucro gli h^ue , 
Se ne uien quiui, e la fua gente intanto 
^rde , e disìrugge Ebuda in ogni canto . 

bl 

// ì{c d'Ibernia , ancor che foffc OrLndo 
Di fangue tinto , e d'acqua moUc e brutto , 
Brutto del fangue, che fi trajj'e , quando 
Vfcì del' Orca , in ch'era entrato tutto ; 
Tel Conte l'andò pur raffigurando ,• 
Tanto più , che ne l'animo hauea indutto, 
Tofto chedclualor fentilanoua. 
Ch'altri, ch'Orlando , non f aria tal proutt, 

6% 

Lo conofcea , perch'era fiato Infante 
D'honore in Francia , e fc n'era partito 
Ter pigliar la corona l'anno inante 
Del padre fuo , ch'era di uita ufcito . 



'ì<(on fo ( diffe ella ) s'io u'ho , che la morte Tante «offe ueduto , e tante, e tante 



Fot mi fcbiuafìe , gratic k riferire , 
da dolermi , che per uoi non fia 
Oggi finita la miferia mia . 

Io u'ho da rìngratiar , ch'una maniera 
Di morir mi fchiuafìe troppo enorme ; 
che troppo farla enorme , fc la Fera 
ISlcl brutto uétre haueffe hauuto k porrne 
Ma gtk non ui ringratio , ch'io non pera ; 
che morte fuol può di mifcria torme . 
Ben ui rtngraticrò , fé da uoi darmi 
Quella uedrò , che d'ogni duol può trarmì 

Toi congran pianto fcguitò dicendo , 
Come lo lf>ofo fuo l'hattea tradita, 
che la lafciò fu l'ifola dormendo , 
Donde ella poi fu da i Cor far rapita . 
E mentre eUa parlaua , riuolgcndo 
S'andaua in qucUaguifa , che fcolpita , 
dipana è Diana ne la fonte , 
che getta l'.cqua ai .4teon: tn fi-onte. 



eli hauea parlato , ch'era in infinito . 
Lo cor fé ad abbracciare , e k farli fefla . 
Trattafila celata , c'hauea in tefìa . 

"Klon meno Orlando di uedcr contento 
Simofbrò il I{c , chc'l I{e diueder lui. 
Toi che fur' k iterar l'abbracciamento 
Vna ò due uolte tornati amhedui , 
"K^rrò ad oberto Orlando il tradimento ^ 
che fu fatto k lagiouanc , e da cui 
Fatto le fu ; dal perfido Bireno , 
che uia d'ogn' altro lo douea far meno . 

«4 

Leproue li Hirrò , che tante uolte 
Ella damarlo dimojìrato hauea ; 
Come i parenti , e le fojìaiitie tolte 
Le furo , e al fin per Un morir uolea . 
E cb'effo tefìimonio era di molte , 
E renderne buon con tone potca . 
Mentre parlaua . i begli occhi fereni 
Deh Doma , di lagrime eran pieni . 

Era 



«5 



K ^ E C I TU 0. 



loy 



Erd il htluifo [ito , qudc cjftr fuole 
Di TrimAUCU Acum uoltu il cielo , 
Qj^jìtdo Upìoggii cddc, e i un tcpo il Sole 
Si fgoinbm intorno il nubilofo uclo . 
E, come ilrojìgmiol dolci carole 
Mcnx ne ir^mi allor dclucrde jtelo. 
Cosi k le belle Lgrimc le piume 
Si bitgnx untore , e gode 4/ chiaro lume . 



66 



£ , fé foffe cojìet Rutd A Cro tane , 
QuMido Zcufi l'im:iginc fur uolfe , 
Chcpordouej nelTempio diCiunone ; 
E tante belle nude infume iccolfc , 
EckeperunjL fu.ncinpcrfettione , 
Di chi unì pirte , e di chi un'atri tolfe , 
Ts{on hiuei di torre iltn , che coftci. 
Che tutte le bellezze erano in lei . 



£ ne li fice de' begli occhi iccendc 
L'iunto flrile, enclrufcelìo ammorzi, 
che tn ucrmigli^c biiucbi fiori fceiiie , 
E tempnto che l'hi , tin di forzi 
Contri ilgirzon , che ne feudo difende > 
J^è màglii doppii , ne ferrigni fcorzi , 
che mitre, a minr {li gli occhi, e le chiome 
si fente d cor ferito ,0" non fi come . 

Ze bellezze d'Olimpii enn di cjuelle , 
che fon più nre , e non U fronte foli , 
eli occhi,e leguìce,e le chiome hauei belle 
Li bocci, il n.ifo , gli omeri , e ligoli ; 
7\}i defcendeniogiii di lemimmelle , 
Le pirti,che fola coprirli (ioli , 
pur ditinti eccellentii,ch'inteporfe 
^ quinte n'hiuci ilmonio , potan forfè. 

rinccino di andor le ncui infitte , 
Et enn piti ch'i itorio i locar molli. 
Le poppe ritondette piran Ulte, 
che fuor dc'giunchi illon .iflorj toUi. 
Sp.itiofri lor tal difccnia , cjuJ fitte 
Effcr ucgg iim fn picco hni coUi 
L'ombro fc Uilii infui (ì.tgion .imene , 
Che'l Verno hibbu di ncueaUon piene . 

«9 
1 rileuitifiinchi , t le beV.e anche 
E netto più cheij>ecchio , il uentre piano , 
Tirano fatti, e quelle cofce banche 
Di Fidii k torno , ò di più dotti mano . 
DÌ(JucHc partidebhouiàr'anchc , 
Chcpurcelir'elli bram.iui m uano; 
Dirò infommi , che in lei dal apo il piede 
f^iiìt'ejferpuò beltk tutta fi uede . 

TO 

ie foffe (liti ne le uilli Idee 
yijìi dilp.t{lor Frigio , io nonfo quanto 
Vener ,fe ben u incei «jwcii'u/rrf Dee , 
Tortitohiucffe dibeUezZi il uanto, 
"KlJ forfè itofirii ne le amiche 
Contrade , ejfokuiolir l'hofl>itio finto . 
JUa detto haurii , Co» Mciielio tiretti 
EUmpur, eh' altra io non uo,che qu*fta . 



Io non credo , che mii Bireno , nudo 
Fedefj'c quel bel corpo , ch'io fon certo , 
Che jtito non firn mii coii crudo , 
Che l 'hiucjfe Lfeiata in quel deferto . 
Cb'Oberto fé n'iccendeiouiconcludo , 
Tanto , ehc'l foco non può (lar coperto . 
Si jìudii eonfobrli cr darle f^eme , 
eh' ufcirk inbene il mii, eh' or a h preme* 

7? 

E le promette indir feco in Olindi , 
?^t- frn che ne lo ftito U rimetti , 
E c'babbii fatto gitifta , e memorandcl 
Di quel periuro e traditor uendetti , 
7^n cefferk con ciò che poffi IrUndi ,■ 
E lo firk , quinto potrk più in fretti . 
Cerare intanto in quelle afe ,em qucfie 
Facci di gonne , e di fcmince wcftc . 

Difogno non farà per trouar gonne , 
Ch'k cerar fuc r de l'I foli fi mande , 
Ch'ogni di fen'hiua da quelle donnea 
Che de l'auido Mcnfho eranuiuinde. 
7v(o;» fé molto cerar, ckeritrouonne 
Di uarie fogge Obcrto copia grande; 
E fc uejHr Olimpia , e ben gl'increbbe 
7s(o« la poter uefiir , come uorrebbe . 
-r _ 

?\li ne sì bella feti ,òsì fr n'oro 
7>Ui Fiorentini indufhi tejfer fenno ; 
T^c chi ncami , fece mai Luoro , 
Tojìoui tempo , dtligentu , e fenno , 
Che poteffe k coiìeipirer decoro , 
Se lo fejj'e Tihuerua ,òilD io di Lenno ; 
L degno di coprir si bette mcmbre , 
che forza è ad or'id or fc ne rimcmbre . 

Ter più rifletti il Taladino molto 
Si dimoflrò di quefìo amor contento , 
Ch'oltre che'l I{e non lafcerebbe affolto 
Bireno andar di tanto tradimento , 
Sarebbe anch'effo per tal mezo tolto 
Di grane e di noiofo impedimento . 
Quiui non per Olimpia , mi uenuto 
Ter dar, fc u'era , k U fua Donna aiuto , 

Ch'clU 



no 



in 



C A VJT y r^D E C 1 M 0* 



U più di 
loro ique 
Sto libro . 

OrUndo . 



Ch'eUx non u'cn fi churì di corto , 
Md £U non fi chiari fc u'cra HdU . 
Tcrche ognhttomo ne l'ifoU crx morto , 
7v(c un fol rimifo il (ìgranbrigattt . 
lldifcguentefipdrtiriclportOf 
E tutti infume Mhro in unx armxta . 
Con loro xniò m IrUnàx ilvxludino ^ 
Che fu per gire m Francia il fuo camino . 

78 ■' 

uipena un giorno fi fermò in IrLndi ; 
"ì^lon ualfe preghi ì far, che più ui {teffc . 
^mor c/;e dietro À la fua Donna il manda^ 
Di fermar uifì pili , non li conce ffe . 
QMndi fi parte, e prima raccomandd 
Olimpia al J\e,che ferui le promejfc . 
Benché non bifognaffe , che le attenne 
THolto più , che di far non fi ccnuenne . 

79 

Coli fra pochi di gente raccolfe , 
£ fatto lega colp^ d'Inghilterra , 
E con V altro di Scotta , li ritolfe 
Olanda ,ein Fri fa non li lafciò Terra . 
Et a ribellione anco li uolfe 
La fuaSelandia;,enon finilagttcrrat 
Che li die morte ; ne però fu tale 
La pena , ch'ai delitto andafj'e eguale , 

So 

Olimpia Uberto fi pigliò per moglie j 
E di Contesa la fcgran Sjglna . 
Ma ritorniamo al Valadin , che fcioglic 
ISljlmarhiieU, enotteedìcamina , 



Toi nel meicfmo porto le rdccogUeì 
Donde pria le f^iegò ne la marina , 
£ ik'l fuo Brigliadoro armato falfe , 
E Idfciò A dietro i uenti, e l'onde falfe . 



8i 



Credo che'l refto di quel uerno co fé 
Facejfe, degne di tenerne conto ; 
TU a fur fin da quei tempo finafcofe^ 
che non è colpa mia , i'or non le conto . 
Terche OrUndo x far l'opre uirtuofe 
Titi che a nan arie poi, fcmpre era pronto. 
7\^ mai fu alcuno de' fuoi fatti ejpreffo. 
Se non, quando hebbc i tejìimonij appreffo* 

8i 

Vaf^ò il refio del uerno cofi cheto , 
Chediluinon fi fcppccofaucra. 
Tila poi , che'l Sol ne l'animai di fcreto , 
Che portò Frifo , ilhtminò la Spera , 
E Zefiro tornò foaue e lieto 
^ rimcnar la dolce Trimaucra ; 
D'Orlxndoufciron le mirabilproue 
Ce i uaghi fiori ,econ l'erbette noue . 

DÌ piano in monte , e di campagm in lido ■ 
Tien di trauaglio e di doler negix ; 
Qjtando A l'entrar dUn bofco un lugo grid» 
Vn alto duoli' orecchie li feria. 
Spinge il cauxllo , e piglia il brando fido , , 
Edonde uien il fuon, ratto s'inuia. 
Tila dijfcì-ifco un'altra uolta a dire , 
Quel che fcgui ,fe mi uorrete udire . 



IL FINE DEL VNDECIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

DJBriuLmiatef%»noglifomene.tii tingnaaoflr.t h.t queftoiierlyo soviìiim, il'jit.de e di dojijiUefir 
molto dmerfa ftj^nificatiaife. L'imaèyliut.tre <<y S occorrere , toh,tcLil Latino Subuenire . L'altra è 
}\tcordarfi;et in quefta uté cji*afi fili ufatadanoi,J>t nell'altra. Ma nella fcrittiira di dette due uocilapiit 
part' de'nojh-i s'mga'iano,fcriuedoU paritncte cosi [ una come t altra, et cosi alcuni le fcriuono ambedue ^ 
una F,fola,et altri ambedue ^ due.lSjl che gli uni, et gli altri. ^ U metà fanno bete, et ^ l'altra metà fai 
hno.Vercioche la fua uera ragioni è, the quudo ualc aiutare et Soccorcre,fifcriita sepre p F^dofijiia.fche 
uenèdo dal Latino fitbinnire, la B ,fi coperte nella fua uicina.Et quado fot Fjcordarfi,cììe e farolt Vroue 
Tale antica fi fcriue duna f-\fol,t,et fi pnitcia la fua prima ftUaba piti Icggiera.et j>iit debole ,che nell'altra, 
CAOaS-Ì ^'"* «J^'^le ufciinuifibilde Li Torre .Quefia co fa dell'anello chefacea le perfine iniiifibilij è antica. Et 
da pia chiari fcrittori s' ha mcmorht di quel Cige feruo del I\e di Lidia, che con uno anello tale fi failimi 
alBjgnt.Etper altre uie ancora che per anelli, fcriuono che ciò fi faccia, come con la pietra ,^ con T her 
ha Elitropia ,fi^ con alt,-: sì fatte aie. Afa fé poi uer.imente fia popibi!e,che una cofa corperea,Liqualeftia 
cotrapoT{a,&' f oggetto della mTiafana ^-fen-^a alcun altro corpo tra me-;^ , fi faccia inuifibUe ,p.tTe che 
diamolto da dubitare à i begli ingegni non tanto per uoler cofiderare il modo, (^ l'agente di tale effetti , ■ 
qu,xnto perche pare the fé ben'ancor per opra di fpiriti aerei inuifibili à gh occhi noflri.fi ci uolcJJ'e.ò potef 
fé appiinare <^ coprire il corpo, che ci fla per oggetto libero della iiifla,fidoueria almeno dal rimirante ut 
der quel luoro occupato da tal corpo, e da tal coprimentofuo .Come per (ffempio,fe in mc^o à unafaU , (^ 
uno due pafi lontani da noiflarà unafeggia,^ alcuno Lt cuopra ò le tiri dau.tnti un panno, ò altra cO" 
fa s ì fatta,fe noi non uedremo la feggia,uedrtnio il panno, ò che altro fia quello, eh: la cuopra , ile faccia 
muro. Et perche da chi con qualche giiidicio uuol foTlener che fi dia tale inuifiliiUtà,no fi può dire, chet.tl 
cvprimento,ò riparo.tKa cofa che Hoghamo occultare,fif.ucia con altro (he con aere moltiplicatole,^ eoa 
difatok atlorno ,fi riffide da Jìi lo niiga,cl>e taVatre cosimoltiplicato,ct codcf.ito fi f aria ancor conofce^ 

re chi.t- ' 



^ Vi^T^O T ^ T I 1^1 MI 

re chiiiritm"tt,sl cime cf?iaramett ueg^iumo le neLtie^ le caligini dell'aert.Etctsl,c»mt s'è dettt,fe non 
fi uedtjfe iUcrltt occultato ,ft ueartlìlie almeno ti liio^o che egli occupa. I{ijJ>Sdono per t.ìitnt f>.ìTltj chele 
Ki bbie,^ U cali'!Ì>tefcno acre intorbidato, (ir fatto tcrre7lre,et impuro da i lerreJìrt et impuri uapori che 
esaltino d,illa terra, e però fono notabihméte uifibth a chi le mtr.t.Ma una mokiplication d acre puro occulte' 
ra l'oggetto iQ- no fi far.i dtfcriucre.Jlt flap clfempio,(^ f fJ]'iricn:(ajU»huomo in me^o à una capanna i 
pianura, di la dal c-^ualhuomo pa poi ò cafa o mitagna o altra cefi molto più grude, che ani ora in lipofere^ 
no chiflarà molto difct'flo,(^ rimirerà a <Juel dritto no ucdrà l'hutmo, epuruidra il cafa ò la mÓtagna , i 
taltra cofa più grande, e tuttauta in ijuel di mfio,tuefar.i l huomo , non parrà che fi conofa in alcun mtdt 
eheuifta luogo, ò aere occupato da tal corpo d'huomof-t oltre à ciò potrà per cjuefla parte a ffirmattua dirfi, 
che tal moltiplicalion d'aere fi fa(cia,ni intorno alÌoggetto,ma memo à gh occhi, i alla uifta del rimirane 
te,i ancor parte intorno all' oggetto, e parte intorno alla u:jKi.V.t per cjpcrien'^ hahbiamo che chi ha la ui- 
fta corta,<ìr alfannatajc farà un huomo o cefi tale in pie et una pia'x^ grande ,ò in una uia lunga , che chi 
ha buona uifta lo ueggi.ì chiaramente, egli peri non lo uedra in modo alcuno,nein modo alcuno difccrneri 
che ni fia luogo occupato da talcorpo dhuomo,mamoltopi»inla che ejjohuomonì è, gli parrà diuedei'ae 
re uacuo,(iy libero &■ eJ)iidito,f.t cjutfto e' in tjuanto alla molt^lxatione dell'acre intorno alla uifta,cheno» 
lafciueder f oggetto. Iin]uanto poi.tlf.irft talmolttpli<atione, parte intorno aB'oggetlo,^ p.irteintorno 
alla uifta,habbt.tmo la ejpenctia più tl>i.\ra,& queTia è,che chi ha la uiTla appa/iata fé rimira daunafenc 
ftra uerfo ejiialche luogo alcjuanlo lontano, cue fa nebbia, ò caligine, che circondi torre, ò campanile, ò ancor 
montagna , fecondo ii difta^a del luogo, egli n'ouedrà in alcuna guifa tai corpi di torrc,ò i.tmpanilt ,ò mote, 
tie'ui conofcerà luogo occupato,nèmino dtfcernerà che ejuiuifia nebbia, ò caligine. ma gli parrà chefiaaer 
perfetto. Altri uogliono ali inccntro,cht t.ilc ori ult.ìmcnto di corpi poJJ'a farfi per moltipUc.uion daerc,f,ttts 
nonfolo in cjuantita,ma ancora in <]u.%lità,cosi nello f 'atto intermedio, come intorno .ìO'oggetto , & comi 
uicino alla uifta.Cioè,che l'aere fi factia nttabtlif imamente chi.iro,^ fottilifìimo , on.iefc ne ucugano è i 
difgrcgare in largo i raggi uifiui,per ni hauer'aere fofficiente a foftcnerlifino .iR'oggetio , ò all'incontro le 
Jj>etie dell' oggetto ai r,iggiuifiui,cìr all'oechia noftro,i più tofio the detti raggi fene offufdiino ftr alrbam 
glinojcome maniftft.tmente ue^gùtmo che Li chi.trt^a dell'aere il giorno non ci Lxfia ucder leftetle delfir 
tnjmeiito.Et di quefli efjttti di occult.irein tutto ò in p.trte,ò manifeftarc ,t^ fare apparir più ò meno oh or 
getti alla uifta noflra, t'hanno moltijìime tfperien^c negli occhiali , che ora raccolgono , ora difjieratno i 
T'ZX^ uifiii, fecondo (he fono colmi ò cauati i» m<7(i; tìr cosi con la lì"lf''^i & chiareyyi loro, ò fanno cf 
fi tto di moltiplicare,^ c'odenfire laere intorno alla uifta,ò di/gregario . Onde fi fanno di <juei chefortan* 
i raggi uifiui,ò le fpetie dell'oggetto per lun^hifimo (patio ,^ di grandi che fono le cnfe, le f. inno parer pie 
cioiijiime. per itrario le picciole fanno parer groffe oltre modo ^ fi fan di quache nel ucdcrfi far uariar 
luogo, d^-ftando in un luogo fanno uedirfi i^i unaltro;ò uari.in forma, et d'una cofafi fanno ueder p un'al 
tra come era ciucila uia che i Magi di F.iraonc ufau.tno a far parer le eofe cosi diuerfe da quelle che erano, 
(^ ,x tempi noftri hanno infiniti ucduto quelle di Dalm.to Spagnuolo,et infiniti altri effetti tali, che p quefte 
vie naturali,^ c'è queftì fondamenti detti dìfopra fi fanno da chi fa applicar le cofe tra loro, Cir quelle chi 
tpcrano con qucUc ihericeuono le operationiproportionalmente,0-fa^Ì4mente impiegate. Altri poi fono, 
lite tencndofi con una certa,iianamente imprcffa opinione cosi del Holgo,come(^^ mipeft a dtrlo)di molti, 
più che nie:^in.imente dotti ,duono , che t.ili op er.it ioni di fare inuifibilc ,^ di far trauedere , cntiprefe fotti 
quella che i Greci chiamano goitbia , fono fatte p potè:^a dijpiritt,<> di detnoni) infernali, iì ancor d'Angeli. 
Et comch.lno detto qHelìo,par loro d h.tucr detto ogni cefa,t*r che sì come à qutfta r.igioncfi addormono le 
fcminelle (ir gì ignoràli.cosi uifi .tddormano anco i doni et giudiciofi.I quali befnnno,Jie fé bene ^lif^i 
riti ò demoni)' i ancor Angeli adoprano alcuna cofa ne gli agiti, ò ne i patieti di qucfte cofe inferiori elemctt 
ri , no lo fanno ft ni couia natur.ilc imju.'ito alia copofilionc,!^ all'ordine def uniutrfo,f e be paiono fopran» 
titr.ili à not,qu.ìdole cagioni,! mexi,gttnftrumeti,ffr le uic ne fono occulte .Dichefi può cau,ir terlena 
citate teftimoniaxe, ihe ocUe fiacre lettere habhuimo eli cofe da taifoftaxc aflratte con meTì natur.tli opera 
te franoi.Et coqueflofi uicneadhauertoccata anco l .litra opinion di coloro, che pherbe,i>p pietre, i altre 
cofe sì fatte, che ccnccdcuo, o pnfuppc^ono che pcleffc farfi tale inuifibilita.i trauedere, dicono che fiat "ir 
tu et ferma (}'ecifica,ihcfiain .^i.i.V.i tal htrbai pietra, o che altro fa sc^ parer poi loro ne:cfJ.trio,ihelal 
titrtù forma fi-ri ifica come a^ètr,h,.bbia à eper.ir ti.ìturalmete ne Ile cofe,che p,tfii:.ìmite efi uogliono che 
ella dijfìga.Vnhe tutto, forfè elic ,co C aiuto il Di o, fi dif errerà dui noi più à pieno tltroue. r.rquibaflthti 
uer toccato qmfto poco p iifv egli.weto d' begli '^gcgni 7 qfìo anello chefacea luifibile, cosifpcjj'o ricord,tto. 
E arcali uijfro poi che rifrifccj?i. S^-ftauoce Clh.c.A,cheè Latina,nonfi triiouaufatad.ilPetrarca, 
né dal Boccaccio.Al Tetrarca fi uede chìaramete che »ó u'tnt maiftrctta ò neccff.tria occafione etufarla.Il 
Boccaccio ftntirpretatione,ò uolg.ìri-^met» di detta paroU, ClRCA,dij]'eora /ntofno, ori /iCi NO or* 
Vfi,ora roRSFjcr.i 7^KVSso,cr era Èf.S.Intornti,el uicino, dijfequadoellafta co paroLi chcimporti tipo , 
Intorno al uifi>ro,uicino al dì,& dirafii amerà i o «o, »',< he importino numero , che fpriamete i Latini lo di 
reno ci la parola Ci ntn EFjiH/cr;;o airillef udì, intorno à dugeto hu omini, f^r cefi de vii .litri. Ma sì e» 
me quefta già ditta fi mette con p.irole di tèpo,^ di numero , non cosìauiene dell'.ilire quattro Fo RSE, Cr 
TkessOjPA,^ mi,LequalinonfimettoHofe non con uoci ^he importino numero DA trecento anni, Ben 
eliece uolte,erano andati forfè fci miglia,dilìigi dahaftello,prefj'o ad un miglio, &■ ccsj scpre.Tutt.tuiaf» 
(he la detta parola Clr.CA,noèfenobcllainfe ft(lfa,la lingua nfjira la puii et deue rice:iire,et tato più ha 
nedola ufata tAriofta,et eficdo comunifìima f le bocche,et p le fritture correli ài tutta Italia. Et di qteft» 
ricfucr «Ci I UHtue f arricchmiete della noftra lingMa^et-cntnefi debbia fare^s'ha àptene ne'mtei CómctanJ, 



I TJ 



r .A ri, r o 




DFODECtMO. 



"i 



ARGOMENTO. 

Segue Orhndo [degno fo un CauiUero , 
Che k forzi uin U Donna fuxnc mcnd . 
E giunge di luogo ,oueper trar Ruggiero 
Fece il Vdizzo ^tUnte di Carcnj. . 
I\uggie^' in giunge ancor ; ma il Conte fiero 
VijÌA ài nouo la fua dolce pena 
Con Ferrati contende . Epoigran prouii 
racoiVagani. IndilfabeRatroua. 



II. PALAZZO D'ATLANTE, OVE GLI AMANTI NON SI 

coiiofceano tra loro,& llauaii tuttauia con o(linatioiic,& fperan^a di ritrouar b cofa ama 
lJ,ci propone un come perpetuo labcrinto d intrichi , nelle cofe da noi molto dcfideritc. 
' Et come "li sfrenati dcfiderij ci appxanan la uilh dell'intelletto, & non ci lafciano ricono- 
fccre né flinici,nè altri, & ci fanno iiiiafi non mirare in altfo,né haucrc iJ pcn/icro , fé non 
» litrouare , & confeguir la col,* cht noi bramiamo . 



C ^ 7^T DUODECIMO. 




Ere re, poi 
che da la m J<= 
dre idea 

To RNAKDO 

in fetta À la 
folinga uaUe , 

L A doue calci 
li montagna 
Etnea 

^l fulminato Encelado le ]j>aHe , 
La fglu non trouò , doueibauea 
Lafciata , fuor d'ogni fegnato calle ; (ni. 
Fatto c'hebbc a le guancie , alpctto,a i cri= 

E Agli occhi danno , al fin fuclfe duo pini , 
z 
E nel foco gli acce fé di l^'ttlcano , 
E die lornon potere effcr maiJl^entì. 
Eportandof quefti uno per mano 
Sk'l carro , che tirauan due ferpenti» 



Cerchie felue,icampìy ilmonteJlpianOt 

Le uaUi, i fiumi , gli ftagnt , i torrenti , 
L t terra, c'I mare ,• e por che tutto d mondo 
Ccrcòdifopra, andò al Tartareo fondo , 

Se in poter foffe flato Orlando pare 
^. l'Eleuflna Dea , come in difio , 
7^(0(1 hatiria per angelica cercare 
Lafciato,p fclua,ò campo , òfiagno , ò rio, 
uaUe , ò monte , ò piano , ò teira,ò mare, 
il del , e'I fondo de l'eterno oblio . 
?tla poi che'l carro , e i draghi non hauea , 
Lagia cercatido al meglio che potea . 

4 

L'ha cercata per Francia', hor s'apparecchii 
Ter Italia cercarla , e per Laniagna , 
Ver la nona Caftiglia , r per la uecchia , 
Epoipafj'are in Libi.x il mar di Spagna . 
Tilcntrepenfa così,fen:e k iorecchu 
yna noce uenir , che par chepi.<gna . 
SiJ^ingc innMZÌ,efopra un gr-» defhiero 
Trottar fi ueie innanzi un cauaìiero . 
H Che 



11^ 



e ^ 7^ T 



Tdhzzo 
dUtUìUe 



Ot 



che porti in briccio,c sii Titrcion ddUiiHC 
Ter forzi um mcftifiinu donzelld . 
Tungc dU , e fi dibuttCyC fi fcmhmte 
Digrin dolore , cr in foccorfo appcHi 
Il uilorofo Tnncipe d'^ngitnte , 
Che ,comcmiriligioulne belli, 
LipAr colei, per cui li notte , e il giorno 
Cerato Frinciihiueidétro,c d'mtorno. 
6 ^ 

'ì^oii dico , ch\Ui foffe , mi pira 
angelici gentil , ch'egli t.vito imi . 
Egli, che li fui Dcwii, eli fui Dex 
Vede partir si iddoloritiegnmi , 
Spinto di l'in , e di li furii rei , 
Con uocc orrendi il Cnulier richiimi ; 
I[ichiimi il Ciuilitro ,elo mìmccii ; 
£ Brigliidoro k tutti brighi aedi . 

7^n refti quel feUon , negli rif}>onde , 
^ l'ilti predi, il gran guidagno intento. 
Esintto ne Hi per quelle fi-onde , 
che firii tirdo 1 feguitirlo il uento . 
L'tm fugge , e l'altro accìi ,c le profonde 
Selue s'odon fomr d'alto lamento . 
Correndo ufciro in un gnn prato ; e quello 
Hiuci nel mczo un grande , e ricco oìicllo. 

Di uirij mirini con fottìi Luioro 
Edificato era il palazzo alticrv . 
Corfe dentro a la porta meffa d'oro 
Con li Donzella in braccio il Caualicro . 
Dopo non molto giun fé Brtgliadoro , 
Che porta Orlando difdcgnofo e fiero . 
Orlando, come è dentro, gli occhi gin, 
Cf^pUi Ugucrrier , né la Donzella min . 

9 

Subito fmoiiti , e fulminando piffi , 
Douepiti dentro il bel tetto s'AÌloggii . 
Corre di qua , corre di là, , nclijfi , 
Che non ueggi ogni amen , ogni loggii . 
Toi che i fccreti d'ogni fianza baffi 
Hi cerco inuan, sii per le fiale poggii , 
£ non mcn perde anco A cercar di fopra , 
Chepcrdejfe di fiotto, il tempo e roprd. 

IO 

D'oro e di fieta i letti ornati uede , 
T^Jjilla de' muri appar ,nè de' pareti . 
Che quello , e'I fiuolo , oue fi mette il piede. 
San di cortine ificofie , e di tapeti . 
Di su digik ui il Conte Orlando , e riede ; 
TSlc per queffo può fi.\r gli occhi nni lieti. 
Che riueggiiino ^éngclica , ò quel ladro , 
■Che n'ha portato il beluifo leggiadro . 



£ mentre or quinci or quindifm uano ilpijfa 
Mouei picn di tr Muglio e di penfieri ; 
Ferrati , Bnniimirte , e il I\e Cndiffo , 
I{e Sicripinte , cr altri Caualieri 
Vi ritrouò , ch'andauano alto e baffo ^ 
Tslj mcn facean di lui mni fcnticri , 
E finmiriciUin del miluagio 
Inuifibil signor di quel palagio . 

Tutti ceranio iluan , tutti li danno 
Colpi di fiirto alcun, che lor fiatt'babbid. 
Del dej}rier,che gli ha tolto altri é ì iffino, 
C'hibbii perduti altri la Donna arrabbiti ;. 
^Itri d'Jtro l'accufa ; e cosi fi anno , 
che non fi finn partir di quella gabbia . 
£ ui fion molti a quefto inganno prefl 
Stati le fettimane intere , e imefi . 
u 

Orlindo , poi che quattro mite e fei 

Tutto cerato hebbe il pilizzo ftrano , 
Diffe fi-i fé , qui dimorar potrei, 
Cittare il tempo , e la fatica inuano ; 
Epotria il Ladro hauer tratta coRei 
Da un'altra uficiia , e molto effer lontano* 
Con tJ penfiero ufci nel uerde prito , 
Dil qual tutto ilpalazzo era aggirato . 

Tilentre circonda la cafa fiiluefira 
Tenendo pur'k terra il uifo chino ; 
Ter ucdcr s'orma appare , oda man deftu, 
da finiflra , di ncuo camino ; 
Si fieiilc richiamar da una finefira , 
Elcuagh occhi , e q^cl parhr diumo 
Li pare udire , e par , che mirri il utfo , 
Che l'ha , da qiieUhe fu , tanto dimfo . 

15 

Targli angelica udir , che fupplicanio , 
E piangendo li dica , ^ita , aita , 
La mia uirginita tiraccomando 
. Tiu ehe l'anima mia , più che la uitd . 
Dunquein prefentiadelmio caro Orlando 
Da quejìo ladro mi farà rapita < 
Tiu prefiodi tua man dammi la morte, 
che uenir lafci k si infelice forte . 

\ Qu^e{ìe parole una er mi' altra uolta 
FMno Orlando tornar per ogni sianzd. 
Con pafiionc , e con fatica molta , 
Ma temperata pur d'alta Iperanza - 
Talhor fi ferma , cr una uocc afcolti. 
Che di quella d'angelica ha fembianza > 
E , s'egli è da um pirte ,fuona altronde. 
Che ckieggia mto , e non fi trouar donde. 

UH 



I) V G r> 1. e ì 



»7 



"Ma iofMnÌolj{uggicr,cVio Ufciai, cjuMo 
Difii , che per fcnticr' ombrofo e fofco 
Il Gigante , e U donm feguiundo , 
In ungun prato tifato eri del bofco . 
Io dico , ch'arrtuò c]ui , doue Orlando 
Dianzi arritw (fe'l loco ricono fco . ) 
Dentro U porta il gran Gigante pajfi , 
F^ggierglit apprcffo, cdifcguirnó Uffa. 



li 



To^o che pon dentro a U foglia ilpicde , 
Ter la grM corte ,epcr le logge mira ; 
T^cpiu ti Gigante, tt( la dotin.x itcdc, (gira. 
E gli occhi ìdariìo,orciuiìtci,or quindi ag^ 
Disìidigikua mcltcuolie,eriedey 
"N^gli fucccdemjiiqutl chedefira, 
"Ne fi fi imsgiìur , doue fi tofìo \ 
Con la donna il fellon fi fia tufcojìo . 
tv 

Voiche riitijlo ha qiuttro uolte , e cinque 
Di sii di giù cjiincrc , e logge , e fJc : 
Tur di nouo ritorna , e non relmque , 
che non ne cerchi fin fatto le fcale . 
Con fpcme al fin , che fi.ui ne le propinque 
Sciite Ji parte ; ma una noce ,quale 
p^ichi.imò Orlando , luichi.mò non manco, 
E nelp(il^zZo il fé ritornar' anco . 

lo 

yna noce mede fina , una per fona , 
che perula tra angelica ad Orlando , 
Tdrue a l^nggier la donna di Dordona , 
che lo tencu di fé mede fino m bando . 
Se con Crad.ifj'o , ò con alcun ragiona 
Di quei ch'andauan 'nel palazzo errando , 
^ tutti par , che quella coft fia , 
Chepiìt ciafcunpcr fé brama e defia . 

Quefi-o era un nouo e difufito incanto , 
C'haucacompofio^'ltlantedtCarend, 
Terche I{uggier foffc occupato tanto 
In quel trauaglio , in quella dolce pena , 
f /?(•'/ maiinfiiifi'o n'ufi J j//c da canto , 
L'infiuffo , c/j'À morir giouene il mena . 
Dopo ti caftel d'acciar , che nuUa gioua , 
E dopo oleina , atlante ancor fa proua . 

T^n pur cofiiti , ma tutti gli altri ancord , 
Che diualorc in Frida han maggior fama, 
^cciò che di lor m:,n r^^ttggier non mora, 
Coiidttrì-e .AtlÀte in qi4eUo incanto trama. , 
E , mcn tre fa lor far quitti dimora , 
Terche di cibo non patifcan brama , 
SÌ ben fornito hauea tutto il palagio , 
che donne e caualier ui /lu/i/io di agio . 



"M 0. 115 

») 

Tiìi torniamo dd^ngcUcd , che ficco 
Hauenio queli'anel mirabtl tanto , 
Che in bocca k ueder Ut fa l'occhio cieco, 
T^el dico l'afiicura da l'incanto , 
Erttrouatotici montano ffeco 
Cibo hauendo , e caualla , eucfte , e qudtUa 
Le fu bifogno , hauea fatto dtfegno 
Di ritornare in India al fuo bel I{egno . 

OTtarJo uolentieri,ò Sacripante 
p"oluto hdurebic in compagnianon ch'eUà 
Ttìt caro haucffe l'un che l'altro amante ; 
^nzidipar fuklordcsitribcRd. 
7\la douendo , pcì- girfcnc in Ixuanìe, 
Taffar tante citta , tante cafcUa , 
Dicompagnidbifognohauea ,c di guidd, 
T^potca haucr con altri la piti fida . 

Or l'uno , or l'altro andò molto cercando , 
Trima ch^indttio ne o-ouìffe, ò f\'ia , 
Quàdo in cittadc,e quàdo in utile , e quando 
In alti hofclìi , e quando in altra utd . 
Fortuna al fin Ik doue ti : onte Orlando, 
Fot alt , e Sacripante era , la inula , 
Con I{uggicr,con CradafihyC!- altri molti, 
che u 'hauea stiate ìftrano intrico auolti, 

Quiui entra , che ueder non la può il Mago , 
E cerca il tutto , afcofa dal fuo anello , 
E troua Orlando , e Saa'ipMtte , uago 
Di lei cercare in uan per quello oflello . 
Fede , come fingendo la fua imago 
^•itlantc ufagràfi-aude k quelìo,e k quello. 
Chi tor debba di lor, molto riuolite 
Ty^f/ fiiopenfier, ne ben fenerifolue. 

T^cn fa filmar, chi fìapcrleimigliorc. 
Il Conte Orlando ,òtll\e de i ficr Circafii; 
Orlando la potrk con piit ualorc 
T^lcglio faluar ne i periglio fi pafii ; 
THa , fé fua gttidd il fa , fel fa Signore , 
Ch'ella non uede , come poi l'abbaf.i : 
Qualunque uolta di lui fatia , farlo 
Foglia minore, ò in Francia rimandarlo. 

7i1a il Cir caffo depor , quando le piaccia , 
Totrk,fe ben l'bduefj'c pojìo in cielo . 
Qucfta fola cdgion,uuol ch'ella il faccia 
Sua fcortd , e moflri hauerli fede , e zelo , 
L'anei traffe di bocca , e di fua faccid 
Letto dagli occhi k Sacripante il neh . 
Credette k lui fot dimolharfi , e attenne, 
Ch'Orlando, e Foraù le foprauenne . 
Hi Le 



ii6 



t» 



C ^ 7^ T 



Lcfoprduenne FarM cr OrLndo; 
Chd'uno e l'altro parimente giui 
Di iù di gin , dentro e di fuor cercando 
Del gran paljzzo lei, ch'era lor Diux . 
Corfcr dj par tutti k U Domu , quando 
J^ffimo incMtMnento gVimpediua . 
Ter che l'unel , ch'ella fipofc m mano , 
Fece d'atlante ogni dtfegno uano. 



5? 



Come chefofjc il fuo prìmicr difegno 
Diuolcr [eco Orlando , ò Sacripante ^ 
Ch'i ritornar l'hauejfero nel regno 
Di Cabp-on, ne l'ultimo Leuar.ie , 
Leuennero »vtbeduc fubtto k [degno; 
E ji mutò diuoglia in uno injìantc ; 
E fenza più obligarfi ò k qucdo , ò k quello 
Temo bajiar per ambedue Ufuo aneUo . 



L^ushergo indojfo haueano , e l'elmo in tefld Volgo pel bofco or quinci , or quin.ii infixtttt 
Due di queiligucrricr , de i quali io canto j Quegli fcherniti la ftupida faccia 



1f^ notte ò dì dapoi ch'entraro in qucfla 
Stanza,glihaueano maimej^i da canto, 
che facile k portar , come la uefla 
Era lor, perche in ufo i'haucan tanto. 
Ferrak il terzo era anco armato,eccetto 
che non hauea , né uolea hauere elmetto , 

Fin che quel nonhauea , che'lValadino 
Tolfe OrLndo alfratel del r{c Troiano . 
ch'allora lo giurò , che l'elmo fino 
Cercò de l'^rgalia nel fiume in uano ; 
Eyfe ben quiui Orlando hebbe uicino , 
2SÌ5 però Feiraù pofc in lui mano, 
^uenne , che conofcerfi tra loro 
T^nfipoter, mentre Ik dentro foro. 

Era coùìncantato quello albergo , 
che vifieme ricono fcer non poteanfì . 
?\(j notte mai, ne di ,J}>ada, né usbergo , 
TslJ feudo pur dal braccio rimoucanjì . 
I lor caualli con lafcUa al tergo , 
Tendendo i morfi da l'arcion , pafceanfì 
In unaftanza , che preffo k l'ufcita 
D'orzo , e di paglia fempre era forniti. 

^Atlante riparar non fa, ne puotCf 
Chi in fella non rimontino i guerrieri. 
Ter correr dietro k le ucrmiglie gote , 
^ l'auree chiome , cr a'begli occhi neri 
De la Donzella , che in fuga percote 
La pia giumenta , perche uolentieri 
ISlon ucdc li tre amanti in compagnia , 
Che forfè toltiundopo l'altrohduria. 

E poi che dilungati dal pa lagio 
eli hebbc si,che temer più non doueit. 
che contralorl'ìncantator maluagio 
Totefje oprar la fua fallacia rea ; 
L'ancl, che le fchiuò piti d'un dif agio. 
Tra le re fate lahrafi chiudea. 
Donde lorff>arucfubito da gli occhi , 
Egli lafciò ,comc infenfati e [ciocchi 



Come il cane taÌhor,fcgli e interccttd 
lepre, ò uolpekcuidaua la caccia; 
che d'improuifo in qualche tana ùrettd, 
in folta macchia,ò in unfoffofi cacciat 
Di lor fi ride angelica protcrua , 
che non e tufla , e i lor progrejii ojferuit. 

57 

Ter mczo il bofco apparfol'una (Irada . 
Credono i Caualter, che la Donzella 
manzi k lor per quella fc ne uada ; 
Chenonfe nepuò andar,[enon perqueUd» 
Orlando corre, e Ferrati non bada , 
TS^cSacripantemenffirona , e puntelli . 
angelica la briglia più ritiene , 
E dietro lor con minor fretta uiene . 

Giunti, che fur correndo, oueifentieri 
^ perder fi uenian ne laforefìa ; 
E cominciar per l'erba i Caualitri 
^ riguardar , fé ui trouauan pcila: 
Ferrati , chepoteafra quanti altieri 
7t1aifolfer,gir con la corona inteiti^ 
Si uolfe con mal uifo kgli altri dui, 
E gridò lor , Dòue uenite uui < 
39 

Tornate k dietro , ò pigliate altra uid. 
Se non uolete rimaner qui morti ; 
7v(c in amar ne infeguir la donna mi4 
Si creda alcun che compagnia comporti^ 
Diffe Orlando alcircaffo , Chepolria 
Tiu dir coilui, $'amhi ci haueffe fcorti 
Ter le pia uile e timide puttane , 
che da conocchie mai traefferlane:" 

Toi uolto k Ferrati , diffe , Huom beiate. 
S'io nonguardaj^i,chefenziitlmofei. 
Di quel, c'hai detto,s'hai ben detto , ò maU 
Senz'altro indugio accorger ti farei . 
Dijfe il Tagan , di quel cb'k me non ale » 
Ter che pigliarne tu cura ti dei:' 
lofol contra ambedue per far fon buona 
Qwl , che detto ho ,[tnz.i elmo,coinc [ono, 

Dtb 



D F D E e I M 0. 



Il-} 



4f 



BehCdiffe Orhndo d I{e di Circajiia) 
In miofcriiigio k coftm l'elmo preit.i , ■ 
Tanto , ch'io gli h.ibbu tratti. i lu p^zziii 
Ch'altra non uidi mai fùnilc a, qucfia . 
I{i)fofc il !{e, chi piti pazzo faria "f 
7Ha feti par pur Udomaniahoneftay 
TrcRagli il tue , ch'io non farò mcn'atto , 
che tufiaforfc 'x caligare un matto. 

Soggiunfc Ferrait , Sciocchi uci , qua fi 
che fé mi fojfc ilportar'elmo k grado , 
yoifenza non nefojìcgiù rimafi; 
Che tolti i uojìri haurei , tiofiro mal grado. 
7tU , per narrarui hi parte li mici caji , 
Ttruoto cosi fenza me ne tiado , 
Et anderò , fin che non ho quel fino , 
Che porta in capo Orlando TaUdino . 

Dunque , rijf>ofe forridcndo il Conte, 
Ti penfikcapo n'ido c/fer baQantc 
Far' ad Orlando quel , che in ^jj>ramoutc 
Egli gii fece al figlio d'^ ■Sgolante ^ 
^r.zi credo io ,fe tei uedcfii \ fvnte, 
Tyj: tremercfìi dal capo k le piante ; 
'T^lyn che uolcfi l'elmo , ma darejìi 
L'altre arme k lui di patto, che tu uc{li . - 
44 

Il uantator Spagnuol dijje , Già molte 
Fiate , e molte ,hocosi Orlando aRretto , 
che facilmenie l'arme gli haurei tolte , 



Cosi li duo guerrieri incominciaro 
Lor cauaUi aggirando , k uolteggiarfì; 
E , doue V arme }i giunge. -no , e raro 
Era più il ferro , col ferro k tentarjì . 
Tsl^n crani tutto limonio un'altro paro, 
eh e più di quefto h.xueffe ad accoppiarfi. 
Tari er.-.n di utgor, pan d'ardire, 
7<{c l'un ne l'altro fi potc a ferire . 

4S 

C'hahbiate, Signor mio , gi\ intefo efìimo , 
' che Ferrati per tutto era fatato , 
Fuor che li , doue Ìaìimcnlopr:mo 
Viglia il b.\mbin nel ucntre ancor ferrato ; 
E fin che del fepolcro il tetro limo 
La faccia li copcrfe , il luogo armato 
F'sò portar dotterà ti dubbio ,fempre 
Di fette piajhe fatte k buone tempre . 

4'' 

Era egualmente tlTrincipc d'./inglaitte 
Tutto fat. ito , fuor che 111 una parte . 
Ferito effcr potè a fotto le piante, 
l\la le guardò con ognifludio crarte. 
Duro era il re{ìo lor , piii che diamante , 
(Se la f. ima dal ucrnon fi diparte) 
E l'uno, e l'altro .'.ndò più per ornato , 
che per bifogno , k le battaglie armato , 

S'mcrudelifce , e in.if^ra la battaglia , 
D'orrore i;i tiijìa , e diJl>auento piena . 
Ferrati , quando punge e quando taglia. 



Qu.inte indofj'o n'hauea,non che l'elmetto ; "Ne mena botta , che non uada piena 
r.'j ; r..; ". ; 1^. /■.^':.'i...j<..i...j- i >... i}.., ì _. 



E i 'io noi feci, occorrono k le uolte 
Tenfier,che prima non i'haue.uio in petto ,• 
?v(ou n'hebbi,gikfu,uoglia, or l'h.ìggio, e 
che mipotrkfucccder di leggiero . (Jpero . 

45 

Islon potè hauer più patiaitia Orlando , 
E gridò ; Tilentitor , brutto diarrano , 
In che pacfe ti trouaiìi , e quando 
^ poter più di me con l'.irìue in m.tmo e' 
Q^iel Valadin , di che ti uai uantando , 
ion'io , che tipcnfaui cffcr lontano . 
Cr uediyfc tu puoi l'elmo kuarmc , 
, J 'io fon buon per tane k te l'altr'arme . 

4« 

1^ da te uoglio un minimo uant aggio . 
Coiì dicendo , l'elmo fi difciolfe ; 
E lofojl'efe k un ranv.fcel di faggio ; 
E quafi a un tempo Durindana tolfe . 
Fen:iù non perde di ciò il coraggio, 
Tra}]elalpada,inattofiraccolfe, 
ónde con ejfa , e col leuato feudo 
Tctejfe ruoprirfi ti capo nudo . 



Ogni colpo d'.rlando , ò piafira,c m. gita , 
Efchioda, e rope,cr apre,e kjhatio mcnj , 
angelica imnlibil lor poH mente , 
Sola A tantoJj>ettacolo prefente . 
51 
Che intatito il I{c di Circafiii , ftimando , 
Che poco manzi .angelica correffe , 
Voi ch'attaccati Feriwù cr Orlando 
Fide rejlar , per quella uia fi meffe , 
Che fi credea , che la Donzella , quando 
Da lor dif^arue ,feguitata hauefj'e ; 
SÌ che k quella battaglia la figliuola 
Di Galajìon ,fu tefìimoniofola . 

Toi che orribil , come era , eJl>auentofa 
L'hcbbe da parte ella mirata alquanto , 
E che le parue affai pencolo fa 
Cosi dal'un , come da l'altio canto ^ 
Di ueder nouitk uolonterofa 
Dijegnò l'elmo tor , per mirar quanto 
F ariano i duo guerrier uiiìofcl tolto. 
Ben conpenjierdinontencrlo hiolto . 
11 3 H4 



Siritroui 
Sacripite 
kca. ^00 



II» 



T? 



C ^ 7^ T 



Hd bendi hrlo di Conte ìntcntione ; 
7)f J fc ne uuolc inprim.tpiglijir 2,ioco . 
L'amo àij\ncci ; e ìh grembo fc lo pone , 
E il.t i mirare J CM.dieri un poco . 
Dipoi fi pirtc , e non f.x lor fermone ; 
E lontxnx crd un pezzo dx quel loco 
Trimx , ch'Acun di lor ubMejfc mente , 
Sìl'uno , e l\dtro cn ncVivA xrdcntc . 

54 

Mi FcrrM , che primi uhcbbe gli occhi, 
Sidilpiccò dx OrUnio , e dijfe k lui . 
Deh come n'hxdx nule xccortie fciocchi 
■7'rxtt.iti il CMixUcr , ch'erx con nui . 
Che premio jix , eh' xl umcitor più tocchi, 
Sc'l bell'elmo muoiito n'hx coftui:' 
pJtrxJU Orlxndo , e gli occhi xl rxmo girx , 
•Jn^o!! ucde l 'elmo , t tutto Mimpx d'irx . 

£ nclpxrcr di Fcrrxù concorfe, 
Chc'l Cxuxlier , che dixnzi erx con loro , 
Se lo portxffe , onde Ix brigUx torfe , 
£ fé fentirgli fproniiBnglixdoro . 
Fcrrxk , che del cxmpo il uidc torfe , 
Liuenne dietro ; e poi che giunti foro , 
Doue ne l'crbx xppxr l'ormx noucUx , 
C'k-iucx fxtto il Circajfo , e IxDonzdlx . 

5« 

Tre fé il fenticro \ Ix fUiiflrx il Conte 
Verfo unx uxlle , oue il Circxfjo er'ito . 
Si tenne Ferrxit più preffo xl monte 
Doue il fentiero ^ngelicx hxuex trito , 
^ngelicx in quel mezo xd unx fonte 
Ciiintx erx omlrofx , e di giocondo fito , 
Ch'ognun,cbe pxjfx, À Icfi-cfche ombre in- 
"jS^faizi kcrmxilxfcixfxrpxrtitx. (uitx, 

57 

angelici fi fcrmxllcchixre onde. 
Tv/o» penfando , ch'xkun le foprxuegnx , 
£ per lo fxcro xnel , che Ix nxfcondc , 
Ts^n può temer , che cxfo rio le xucgm . 
^pnmxgiuntx in fu l'crbofc J}onde 
Del riuo , l'elmo À un rxmufcel confcgnx , 
Toi cercx , oue nel bofco é miglior frxfcx , 
Lxgiumcntx legxr , perche jìpxfcx . 

58 

J/ cxuxiicr di Sp.ignx , che ucnuto 
Erx per l'orme , x Ix fontxnx giunge . 
'ì^on l'hx fìtojlo angelici ueduto. 
Che li difjìxre , e Ix cxuxllx punge . 
L'elmo , che foprx l'erba erx cxduto , 
J{itoT non può , che troppe rcftx lunge . 
Comcilpxgxnd'.^ngelicxs'xccorfe, 
Tojìo ucrleipien di letitix corfe . 



r> 



eli f^xrue ( come io dico ) ettd dduxnte 
Come fxntxfmx al dipxrtir del fonno . 
Ccrcxndo egli Ix ux per quelle piante , 
T^lj i mifcri occhi piii ueder Ix ponno . 
Bejìiemmxndo Mxcone , e Triuigxnte > 
£ dli fux legge ogni mxejho , e donno , 
J{itornò Ferrxii uerfo Ix fonte, 
V ne l'erbx gixccx l'elmo del Conte . 

Lo riconobbe tojìo , che miroUo , 
Ter lettere , c'hxuex fcritte ne l'orlo ; 
Che dicexn , doue Orlxndo guxdxgnollo , 
E come , qu.mdo , o~ ii chi fé deporlo . 
^rmojfene il Txgxno il expo, e il collo ; 
Che non Ixfciò , pel duol c'hxuex , di torlo ; 
Tel duol c'hxuex dx quellx , che lij^xrue , 
Come J^xrir foglion notturne Ixrue , 

Toi ch'xUxccixto i'hx'l buon'elmo in tcftif , 
^uifo glie , che À contcntxrfi 'x pieno 
Sol ritrouxr'^ngelicA lirejìx , 
Che gli xppxr' e dij^xr , come bxleno . 
Ter lei , tuttx cercò l'altx foreflx , 
E poi ch'ogni jl>crxnzx ucnnc meno , 
Dipiù poterne ritrouxr ue^igi ; 
Tornò xl cxmpo Spxgnuvl ucrfo Txrigi . 

Temperxndo il dolor , che gli xrdex il petto , 
Dinonhxuer sigrxndijìrsfogxto. 
Col ref-igcrio di portxr l'elmetto , 
che fu d'Orlxnio , come hxuexgiurxto , 
Dxl Conte , poi che'l certo li fu detto , 
Fu lungxmcnte Ferrxii cercxto . 
2^ fn quel di dxl expo gli lo jciolfe. 
Che frx ilio ponti Ix uitx li tolfe . 

^ngcUcx inuifdnl, efolcttd 
p^ix feneud, mx con turbxtx fronte. 
Che de l'elmo le duol , che troppo fretta 
Le hducx fxtto IxfcixY preffo <t Ix fonte . 
Ter uoler fxr quel , ch'k mefxr nonj^etti, 
(Trxfedicex)leuxto ho l'elmo al Conte, 
Qufjh'é pel primo merito afj'xi buono 
Di quxnto À lui pur'obligdtx fono . 

64 

Con buonx ìntcntione ( e fxllo Dio , 
Benché diuerfo , e trifto effetto fegux ) 
Io Icuxi l'elmo ^e foloil penfier mio 
Fu di ridtir quellx battxglix à. ti'egux ; 
Enon, che per mio mezo ilfuo defìo 
Quejìo brutto Spxgnuol oggi confcgui . 
Cosi di fé s'xndxux Umcntxndo 
D'bxucr de l'elmo fuo priuxto Orlxndo , ■ 
Sdegn.ttXt 



D V n t. e 1 TU 0. 



Ti^' 



«s 
SicgmU , e mil contenti U uid prtft. 
Che le pdrei miglior , uerfo Oriente . 
Tiuuolteafcofd andò, tdhor pale fé, 
Secondo erd opportuno , infra lagente . 
Dopo molto itedcr molto paefe , 
Ciunfc in un bofco , doue iniquamente 
■Fra duo compagni morti un giouinctto 
Trono , ch'era ferito in mezo il petto . 

Itlanon dirò d'angelica or più inante, 
che molte cofc ho da nsrrarut prima . 
7v(i' fono à Fcrraù , né a, Sacripante 
Sin'kgranpezzoper donar più rima . 
■Da lormi lena ilTrmcipe d[Anglante, 
che difc uuol, che in anzi k gli Jtri ef^rimi. 
Le fatiche , e gli affanni , che foflenne 
^Nel gran de/io , di che k fn mai no ucnne . 

^ la prima citta , che egliritroud 
{Tcrchc d'andare occulto hauea grancura) 
Si pone in capo una barbuta noua 
Senzd mirar , s'ha debil tcmprd ò dura . 
Siacjual jì uuol, poco gli nuoce, ògtoud, 
si ne la fatagion fi rafiicura . 
Cosi coperto feguita l'mchicfta , (Jla. 
"Ne notte,ò gwrno,ò piaggialo Sol l'arre^ 

Era ne l'hora , che traea i caualìi 
Febo del mar con rugiada fo pelo , 
E l'aurora di fior uermigli e gialli 
renla lj<argcndo dbgii'wtorno ilcielo, 
E lafciato le Stelle haucano i balli, 
E per partir fi pojì ofigik il uelo ; 
Ouando apprcjfo k Tarigiun iìpaffando , 
THojlròdi fua uirtù gran fcgno Orlando. 

In due fcfuadre incontrofi, e Manilardo 
'ì<lereggea l'una , il Saracin canuto , 
I{fdi 7s(o -l'fù , gi.t pero e gagliardo. 
Or mighov di conjiglio , che d'aiuto . 
CuidaH.t l'altra fotte ti fuo jìendardo 
Il F^c di Tremi fcn , ch'era tenuto 
Tra gli. Africani , caiLther perfetto , 
^Alzirdo fu , da cbi'l conobbe , detto . 

Ouctli con l'altro elfcrcito Vagano 
Ouella inucrnata hauean fatto foggiamo 
chi prefì'o k la citta , chi più lontano , 
Tut i k le uille , ò k le CAdcUa irttorno ; 
C'hattendo Jjìcfo il I\e. ^gramante in nano 
Ter e'jiugnar T^'.rigi , più d'un giorno , 
J 'olfi tcnt.:rr.iiìcdio finalmente , 
Tcuhe pigliar non lo polca altramente . . 



E per far qutSto , hiut agente 'infinita ; 
che oltre k quella , che con lui giunt'erd ^ 
E quella che di Spagna hauea feguita. 
Del 1\e THarfilio la real bandiera , 
l^olta di Francia n'hauea alfcldo unita; 
che da Tarigiinfno k la riuiera 
D'irli, conparte di Cu afcogna( eccetto 
alcune roeche)hauedtt'.tto foggetto . 

Or cominciando 1 tepidi rufceUi 
^ fcione il freddo ghiaccio in tepid'ondc ; 
E i prati di noue erbe, egli arbofccUi 
^ riueftirfi di tenera fronde ; 
I{agunò il J{e ^^igr amante tutti quelli, 
che feguian le fortune fue feconde , 
Ter farfi raffegnar Va: mata torma , 
Indi k le cofe fue dar miglior forr.a . 

^quefto effetto il I{e diTremifenne 
Con quel de la 7v(pnfù ne nenia , 
Ter Ik giungere k tempo , oue fì tenne 
Toi conto d'ogni fquadra ò buona , ò ria . 
Orlando k cafo a d incontrar fi uenne 
( Come io u'ho detto ) in quefla compagnia 
Cercando pur colei , com'egli era ufo , 
Che nel career d'./lmor lo tenca clnufo . 

74 

Come . 'llzirdo appreffjir uide quelConte, 
che di ualor non hauea pari al mondo , 
In tal fcmbiantc , in sì fuperba fronte, 
Chc'l Dio de l'arme k lui parca fecondo; 
I{e<ìò fìupito k le fattezze conte , 
^l fiero fguardo , al uifo furibondo; 
E lo Rimò gucrrier d'alta prodezza ; 
?Ha hebbe delprouar troppa uaghezza, 

-5 

Era giouene , 4lzirdo , cr arrogante 
Vermolta forza ,epcrgran cor pregiato. 
Ter giofìrar /l'in fc il fuo cauaUo inante . 
]\1eglio per lui , fé fojfc in fchiera flato; 
che ne lo fcontro ilTrincipe d'.,4ngl.:nt€ 
lo fé cader per mczo il corpaffato . 
Ciua in fuga ti deiìrier di timor pieno ; 
Che su non n'era chi re^geffe il freno ♦ 

Leu.tfi un grido fubito , cr orrendo , 
Che dbgn'intorno n'ha l'aria ripiena , 
Come fiuede il giouene cadendo 
S picciar' il fi ngue di sì larga uena . 
1 a turba uerfo il Conte uicn fremendo 
Diforciinata , e tagli e punte mena . 
7ì \t quella è più , che con pennuti dardi 
Tempera il fior de' caualier gagliardi. 
H ^ ^ Con 



no 



▼7 



c ^ 7^ r 



Con quA rumor U fetologi fratti 
Correr ài monti fuoìe , ò dd C:un(>dgne , 
Sc'llupo ufcito dittdfcofdgrottd y 
l'orfo [cefo il le minor montagne , 
yn tener porco prcfo habbu tdbottd , 
che ccngrugnito , e grati iirtdor fi Lgne ; 
Con tdl lo rmol Bdrbimco er.t moffo 
ytrfo il Conte , griddiìdo , ^iojfo k dojjo. 

Ldncc ,f.icttc , e Jpddehcbhcl'usbcrgo 
^untempo'miUe, e lo feudo dtrettunte; 
Chi lipcrcotc con U mdzzd il tergo , 
chi mriiAcci.i d.i Uto , e chi dxu.uite . 
iW.i quel , ch'dl timor mai no diede dlbergo, 
E ^imx Id uil turba , e l'arme tante 
Qu(l,che dentro ìi Li m.mdrd , A l'uer cupo , 
Il imncr de l'dgneile eRimi il lupo . 

J^ddhdueuinman ctiiclla fulmincd j^add, 
che poRo ha tanti Sar acini k morte . 
Dunque chi uuol di quanta turba cadd 
Tenerti conto , ha imprcfa dura e forte . 
I{offa di fangucgik correa la ftradd , 
Cdpace k pena k tante genti morte . 
"Perche ne targa né cappel difende 
Ld fatai Durindana , oue difcende . 

'ì<lj ueRa piena di cotone , ò tele , 
Che circondino il capo in mille uolti . 
Ts^onpurpcr l'aria gemiti, e querele, 
Ma uolan braccia , e jpalle , e capi fciolti . 
Tel campo errando uà Morte crudcU 
In molti u/.rij , r tutti orribil, uolti ; 
E tra fé dice. In man d'Orlando ualci 
Durindana per cento di mie falci . 

il 

Vna percof]\ , k pena l'altra aj^iettd . 

Ben toHokomiuciar tutti k fuggire . 

E quando prima ne ueniano m fretta , 

Terch'era fol,credeanfelo inghiottire; 

Ts^o;;. e chi per leuarji de la jìrctta 

L'amico afpetti,c cerchi infieme gire. 

Chi fugge k piede quk chi colk fprond ; 

l^cffun domanda , fc la ftrada è buona . 

^- • 

yirtude andana intorno con lo ffcglio , 

che fd uedcr ne l'anima ogni ruga . 

'ì<lcij:'.iiui lì mirò , fé non un ueglio , 

^ culi f angue Vctk, non l'ardir fcu'.ga . 

Vide coRui , qu.into il morir jia meglio , 

che con fuo éfonor metterfì ih fuga ; 

T^dnilars Dico il f{e di 7S{onfù , onde la lancia 

do> ^rrejìò contra il Valadin di Francia . 



il 



E la ruppe À ia penna de lo feudo 
Del fiero Conte , che nuUa fi mojfe . 
Egli c'bdued A la pofta il brando nudo . 
I{c Manirando al trapaffarpercojfe . 
Fortuna l'aiutò , che'l ferro crudo 
In man d'Orlando al uenirgiii uoltoffc . 
Tirare i colpi k filo ogn'or non Itcc^ 
Ma pur di fella ftramazzdr lo fece . 

Stordito de l'arcìon quel J{e Rramazzà , 
TSlon firiuolgc Orlando k riucdcrlo , 
Che gli altri tagiia,troca,fende,amazZi, 
^ tutti pare in su le fbalk hauerlo . 
Come peri aria, oueh ansi larga piazZA» 
Fuggon gli Stona da l' audace Smerlo ; 
Cosi diqucUa fquadra ormai disfatta , 
^Itricade, altri, fugge, altri s'dppidttd. 

85 

TS^n cefo prid ld fanguinofd fj^dii , 
Che fu di uiua gente il campo uoto . 
Orlando è in dubbio k ripigliar la fìrddd ; 
Benché li fia tutto il pie fé noto. 
dd man dedra , ò da fìnifìra uadd , 
llpenfier da l'dnidr femprc è rimoto . 
D'^ingelicdcercdr ,fuor , ch'ouc fid-. 
Sempre è in timore , e far contraria uii . 

81 

il fuo camin ( di lei chiedendo f^effo) 
Or per li campi, or per Icfclue tenne ; 
E, SÌ come era ufcito de fé ^e^o , 
yfà di (trada,e k pie d'un moiite uenne; 
Doue la notte fuor dunfajfòfeffo 
Lontan uide unfplcndor batter le penne . 
Orlando alfajfo per ixdcr s 'accofld , 
St quiuifoffc angelica riposa . 

Come nel bofco de l'umilginepre , 
ne lafloppia k la campagna aperti 
Quando fi cerca la paurofa lepre 
Ter traucrfati bofchi, eperuiaincertd. 
Si Ud ad ogni ceffuglio , ad ogni ueprc , 
Se pcruentura uifoffe coperta ; 
CosicercauaOrlandocongranpend 
Ld Donna fili, doue f^eranzd il meni. 

b'8 

Verfo quelraggio andando in frettali Contt 
Ciunfe oue ne Idfelud fi diffonde 
Dd i' angufìo j^iraglio di quel monte, 
Ch'un.1 capace grotta in fé nafconde ; 
E trouòinanzt ne Idprimd fi-onte 
Spine e uirgulti , come murd efponde , 
Ter celar quei, che ne ld grottd fìanno , 
Di chi far lor cercaffe oltraggio e danno . 

Digiorno 



DVODEClTdO. 



Ut 



.nr.yf, 



«9 9» 

Bigìomo ritYOHitd non farebbe , 
Mi ix fica il notte il lume aperti . 
Orlxndo penfx ben quel ch'efjer iebbc; 
Tur uuol f^per U eofx Meo pili certa . 
Toi che legxto fuor Brigìixdoro hebbe , 
Tacito uiene ì U grotta coperta y 
E fraglijpef.iramineUbuca, 

Entra fenza chiamar chi l'introducii . 
90 
Scende la tomba molti gradi al baffo , 
Doue la uiua gente jìa fepolta . 
Eranonpoco Jfatiofo d fajfo 
Tagliato A punte di fcarpelìitn uolta ; 
7^ di luce diurna in tutto caffo , 
Benché l'entrata non ne daua molta, 
dia ne ucnnia affai da una feneRra , 
che porgea in un pertugio da man dejhra . 

In mczo la f^elonca appreffo a un foco 
Era una donna di giocondo uifo , 
Quindici anni paffar doue a di poco , 
Quanto fu al Conte al primo fguardo auifo. 
Et era bella sì , che face a il loco 
Saluatico , parere un paradifo\ 
Ben c'hauea gli occhi di lagrime pregni 
Del cor dolente manifejìi fcgni . 

IL FINE DEL nVODECIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

No N pur coTliii ,mdtiittì "il 'ìltri iincoT.t , 
die di ualorc in TrAiici.i h.m m.i'^_^ior pm.i j 

^cdoche di fti,i ma» Kj'.v^""'' """' »«"'•< . 

Condurre Stillile in ^ur/jo imbuto tritniA. Quì,<t>i ben conpjer.i.pare che qiteft.t Jili'^c^it d'^tlate fof 
fé flit toUo Uttn.i.o linear pericolnf.t,chc utile neicfjari.i. Verciochcfe e'^Ulìoue.tfMtruche K.»^if»f>"<> "i"» 
viorifjc dimano di <]u.tl<uno di quetualorofi C auali:ri,et p ijneslo haiiea fatto cfutl p.d.frro incitato, et tira- 
toio l{iiir'^irro,ct di cotinuo ne lo teneva .1 baifa,par poi f oucneuole , che e'rli nel medejimo luogo uolejje tira 
rfjCr ritener di cotinuo tutti ']ue^li altri, di chi ej]o tcmca p la ulta di J^jijflfro . Clie quantunque egli fa- 
rf/Jf.i he coloro ^iH quelpala'^xj' ""/' "■'' onofcefjero tra loro,tuttau%a poteano uenir p attètura alle mam,et of 
fcndcrfifciiyaaltramcteeonojcerji,etqu.ilcun 



V'era una uecchia , e faceangran conte fé , 
Come ufo femìnil Ipcffo effer fuolc . 
7i;j , come il Conte ne la grotta fcefc, 
Finiron le dijpute e le parole . 
Orlando a f alutarle fu corte fc, 
( Come con Donne fempre effer fi uuolt ) 
Et elle fi leuaro immantinente , 
Eluirifalutar benignamente. 

9Ì 

Glièucr , che fi fmxrriro in faccia alquanto , 
Come improuifo udiron<jÌeUd noce , 
E infieme entrare armato tutto quanto 
Vider la dentro unhuom tanto feroce . 
Orlando domandò , qual fofje tanto 
Scorte fé , ingiufìo , barbaro , CT atroce t 
Che ne la grotta teneffe fcpolto 
Vn si gentile cr amorofo uolto . 

La uergine i fatica li rifilo fé , 
Interrotta da fcruidi fìgnozzi» 
che da i coralli , e da le pretiofe 
Tcrle , ufcir fanno i dolci accenti mezzi • 
Le lagrime fcedean tra gigli e rofc 
La , doue auien , ch'alcuna fé n'iughiozzì* 
Tiaccixui udir ne l'altro Canto ti rcjìo 
Signor , che tempo è ornai di finir que^o . 



Cabrtna. 



viète. potea auenir quello che auene^cioc 



tuno d'epi uccidere Kj4ggiero,fenxa cono/cerio f K"^*"^" •''"■'• 
che t qualche modo fi uenijfe à far «.i»o Vincalo fuo , (Jr rurouarfi 
qtiiui tulti7fienie,et umireallrmaiu tra loro, come fece rerraùci Orlado,et coSacripate.J't finalméteimot 
ti modi poti uà alla ulta diKiigg'cro e^ìer pcolofo ,the nel medefimo luogo firitrouaffero lutti quei Cauaheri, 
d,\' quali Stiate, che uc oUteneuaJiauea timore che no f offe uccifo . La oue fé egli hauejfc tenuto Ruggiero 
impedito tq» ci palagio, et l.:J< iati gli altri Caualicri in I rada ò doue lor foffe aucnuto d'ejji re , nojo penf.trt 
in qual maniera ^Aliate pottfje temer, che gite Voccidcfji ro. Ct quejia (^cintene C^ ftn^t fofiTfit hcrie dure la 
cifidera)è cofa,cl>e no ha repluainaldi modo che bene Tlia.iLhefia detto f afjjinamtio de begli ingegni, et 
tener loro ricordato lofcriutr sipre giudiciofamete,coi i nelle cofe picciole come nelle grandi. In quanto poi i 
quello che appartiene in qucflo fitto algiudicio dell'autore diqueTlo libro, potrebbe dirfi , che jItLmtc tutta 
impaurito, et tutto <ofufo intorno à quello grii pericolo che prtuedeua della morte del [uo Rjiggiero, nòf.ipef 
Je egli Tìefjo quel che fi fare. Come fapfiamo efjerfprio delle pfone prefe da atta p.iura,cl>e s'aggirano indarno, 
Cr molte uohe coluolerfi jaliiare fi iiano m porre inmeTo al pericolo. Et fi uede infinite uolte, cheehiha fitto 
ephilche gr.idc oniiiiéo ò fceler.vi^t tale, no fa indri:^'^arfi a caniin.tr lontano d.il luogo o:ietliacomeffo. Ol- 
tre à ciò potrebbe ^ difefa dctt'y4ulore in qveflo fatto darfi un'altra potètipima Cr p fetta ragione. Ltqueftaè, 
che gli Jj'iriti {&■ 1 Dcmonii, fempre procurans d iiirannar chi gli adofraj^ chi lor comandai) gli tien coftret 
tiyuero ò f.ilj chefia che ciò fi faccia. Et per qucflo fempre ò mettono in opera,ò e onfigliano,ò pongono in cut 
re cofe, onde fi>crino che fia per riufcir effetto danofo ^Jr cotra tintètione di chi(com e Jetlo)conutnda loro. Si 
tome qv cfio lleffo .Autore in qite^o libro moTira coprefamete in più liiogìii,et chiaran:t te tn quello dello fj>irit9 
entrato in corpo al caUidlo di Dorahce,che la conduffe uerfo fracia, per tr.irle appreffo tutti quei Caualieri à 
danno de' Citrifiuni.Et queflo nonèfconucneuote,an7tè ji.itoinque7lo,comeinogniallra!Hacofa, propri» 
dy auuertitol\,4riojio ,à far che ^tlante,ò per l'una,ò per t altra di dette due ragioni, nonfigoucr.iaffepru^ 
itntemente nel c'oiur co ?^ig^erii stinti que^i altri Caualitrijda ed» temea che cffo ìi\uggttro iti foffe mort*. 



T3» 



f ^ -i^ r 




TEI^ZODECJMO. 



123 



ARGOMENTO. 



m 



Deh Donzelli , che Zerbino dmmi , 
Il Conte Crbnio le fucnturc afcolta , 
Tofcid /.i turba fceleraU e praui 
yccide , ch'iuili tcnea fepolta / 
yn BriLm.inte , k cui di }{uggicr graud 
Lx , iow^Atl.\nte ha tanta turba accolta . 
Et ci con noui inganni imi la fejgra . 
Fa la mo^a ^gr amante de la guerra . 



L'INFIDELTA' DODORICO VERSO ZERBINO, CI AMMONI- 
fcea non HJarfi quafi di noi fttfli centra le iufinjhcdeirinfiJo Amore. Et per I>radamantc, 
che con tutti gli autrtimf nti di Mclifla (ì lafcia tirar da Atlante nel fiio Palagio, lì compren- 
de,che troppo duramente fi elVcguifconoi configli buoni oucun'iltOj&intcnio amore li ut 
icrameutc infigiiorito de' noftri cuori. 



C a 7^T r E F^Z D E C I M 0. 




£ N F V R O 

auenturojìica 
ualieri, 

ch'erano A quel 
l adii, che nei 

uaìlom, ' 

?\(f le [cure f^c 
lanche , e bos 
[chi fieri, 
tane di ferpi , dbrfì , e di leoni » 

Trouauanqucl,che ne' palazzi altieri 

,Apcna or trouarpon giudici buoni. 

Donne , che ne la lorpiu fcfca etade 

Sien d egne dibauer titol di beltade . 

Di [opra ui narrai , che ne la grotta 
Hauea trou.ito Orlando una donzella , 
E che le dimandò , eh' iui condotta 
l'hmffc . Or feguit>inio dico, (fcVflrf, 



(Toichepit<d'imlìgnozzorhaint(rrott.i') 
Con dolce e foauif.ma fauella 
^l Conte fa le fue fciagurenote 
Con quella breuit'a , che meglio puott . 
) 
Ben ch'io fia certa ( <f;cf ) ò cau.diero , 
Ch'io porterò del mio parlar fupplitio . 
"Perche a colui che qui m'ha chiufa ,^ero , 
Che coiìei ne darà fubito mditio ,• 
Tur fon diff>ofta non celarti il uero , 
£ uada lamia uita inprccipitio . 
E che affettar pofi'io da lui pi« gioia , 
Che fi dtj^onga un di uoler ch'io muoia t 

4 

ifibcUa fon'io che figlia fui 
Del I{cmal fortunato diCalitia. 
Ben dtjii fui, eh' or non fon piit di lui, 
7Ha di dolor , d'affanno , e di mejìitia , 
Colpa d'amor , ch'io non fjprcidi cui 
Dolermi piti , che de la fua nequitia ; 
Che dolcemente ne i principij applaude, 
E teffe dinafcofìo inganno, e fì-aude . 

Già 



1*4 



C ^ t>l^ T 



Ci\ mi uiucd a mia forte [dice ; 
Ccntilygioujine ,riccd , one^d,c bcHd ; 
yilc , e poucrd orfano , or' infelice, 
E s'altr.i èpcggiorforte,iofono in (^ueUd. 
Mi tiogUo fappi la prima radice , 
Cheproiuffe quel mal, che mifìageUd ; 
E ben ch'aiuto poi da te non cfca , 
Toco nonmiparrk, che te n'tncrefcd . 

6 

Mio padre fcìn Baiona alcune gioflrc , 
Ejicr denno oggimai dodici meji , 
Trajfe la fama ne le terre no{lre 
CaualieriixgioBrdr di piti pacfi ; 
Era glialtri ( òfia ch'amor cosi mimojhrc. 
Oche uirtii pur fé fteffa palefi ) 

, Mi par uè dd lodar Zerbino falò , 
■che del gran I{e di Scotta era figliuolo . 

7 

llqualpoichefarpmKeincampouidi 
Mirdcolofe di cdualleria , 
Fuiprefa del fuo amore , e non m'auuidi, 
ch'io mi conobbi più non effer mia j 
Epur , benche'l fuo amor cosi mi guidi, 
Migiouafcmpre hauere infantafia , 
ch'io no mifi il mio core in luogo immodo. 
Ma nel pili degno e bel,ch'oggifiA al modo, 
t 

Zerbino dibeUezza , e diualore 
Sopra tutti i Signori era eminente . 
21oftrommi , e credo mi por t affé amore , 
E che di me non fofje meno ardente . 
Tslpn ci mancò chi del commune ardore 
Interprete fra noi fojfe foucnte , 
"Poiché iiuijìa ancor fummo difgiunti; 
che gli dnimirejiar fempre congiunti . 

9 

Terò , che dato finekla gran fcfta , 
il mio Zerbino in Scotta fé ritorno . 
Se fai , che co fa è .Amor , ben fai che mefta 
I{eftai, di luipenfando notte e giorno ; 
Et era certa , che non men moleiìa 
Fiama , intorno il fuo cor face a foggiamo. 
Egli non fece al fuo difio pili fchcrmi , 
Se non , che cercò uia difcco hauermi . 

IO 

E perche uietd Id diuerfd fede , 
EJ]'endo egli CriRiano , io Sardcina , 
ch'ai mio padre per moglie non mi chiede , 
Ter furto indi leuarmi fi decina . 
Fuor de la ricca mia patria , che fiede 
Tra ucrdi campi à, lato k la marina , 
Haueud un belgiardin fopra una riua , 
che coUi intorno , e tutto ti mar fcopriud . 



Li pdYue il luogo A fornir ciò dij^ioflo , 
che la diuerfd religion ci uietd . 
Emifdfaper l'ordine , che poRo 
Hauea , di far la nojìra ulta lieta . 
^pprejjo A Santa Marta haued nafcojio 
Con gente armdtd uiid galea fecrcta , 
Inguardia d'Odorico di Bifcaglia, 
E in mare , e in terra ma^o dibattaglid . 

T:^ potendo inperfatu far l'effetto, 
Terch'eglijxUora era dal padre antico 
^ dar faccorfa al I\edi Francia ajìretto j 
Manderia in ucce fua qucfro Odorico , 
Che di tutti i fedeli amici eletto 
S'haueaperpiù fedele, e per più amico- 
E Ben effer douea ; Se i benefici 
Sempre h,inno forza d'acquifrar gli amici . 

'3 r 

yerria coflui fapra un nauilio armato 
^l terminato tempo indi a leuarmi . 
E cosi uenne il giorno defiato , 
che dentro il mio giardin lafciai trouarmi . 
odorico la notte accompagnato 
Di gente ualarofa k l'acqua , e a l'armi; 
Smontò ad un fiume a la citta uicino , 
E uenne chetamente al mio giardino . 

14 

Quindi fui tratta À la galeafpalmata , 
Trima che la cittk n'baueffe auifi . 
De la famiglia ignuda e difarmata 
^Itri fuggirà , altrireflaro uccifi, 
Tartc captiua meco fu menata . 
Cosi da la mia terra io mi diuifì , 
Con quanto gaudio , non tipotrci dire , 
Sperando in breue il mio Zerbìn fruire . 

Voltati fopra Mangia eramo kpena , ' 
Quando ci affalfc k la fìni^ra fpondi 
Vn uento , che turbò l'aria fcrent , 
E turbò il mare , e al ciclgli Icuò l'onda . 
Salta un macfìro , ch'k trauerfo mena , 
Ecrefce ad ora ad ora , e foprabonda, 
E crcfce , e foprabonda con tal forza , 
Che ual poco alternar poggia con orza . ' 

i(S 

Ts^o» gioua calar uele , e l'arhor fopra 
Corsia legar ne rumar caftella ; 
Che ci ucggiam ( malgrado ) portar fopra 
Retiti fcagli, apprefjo k la Fj)ceUa . 
Se non ci aiuta quel , che fra di fopra , 
Ci j^inge in terra la crudel prò cella . 
Il uento rio ne caccia in maggior fretta , 
Che d'arco mai non fi attentò fattta. 

Vide 



TEJIZODECII^O. 



»7 



yide il periglio il Bifaglino , e à. quello 
y$ò unrimdio,chc fallir fuol Ipejp} . 
Hcbbc ricorfo fubito d biXttcUo , 
C.dofii, e me caUr fece con ejfo ; 
Scefcr du'ciltri , e ne fccndex un drappello , 
Se i primi fcefi nuucjfcr conr c//b. 
Tila con Icj^ndc li tenncr difcofto ; 
TdgliArUfune , e ci aUArgmmo tojlo . 

i8 

Fummogittdti 1 fAiumento d lite 
•Ts^oi , che nel pdifchcrmo rrjmo [cefi . 
Tcnrongli dtri col legno fdrufcito , 
In predd d mire andar tutti gli arneji . 
gl'eterna bontade , i l'infinito 
^mor , rendendo gratie , le man ùefi , 
Che non m'hattcffe dal furor marino 
Lafciato tor di reueder zerbino . 

Come ch'io Iwiefii fopra il legno e uef.i 
Lafciato , e gioie e l'altre cofc care , 
Tur che la )}cme di Zcrbin mi reiìi , 
Contenta fon , che s'habbia il redo il mare. 
7sfo« fono , oue fcendcmmo , Ulti pedi 
D'^alcÌ4fcntier,nc intorno albergo appare . 
THa folo il monte, alqualmai femprefiede 
L'ombrofo capo il uento , c'imare il piede . 

lo 

O uiui il crudo tiranno ^mor , f h e fempre 
D'ognipromcjfa fua fu disleale , 
E fempre guarda, come inuoluae ùcmpre 
Ogninojho difcgno rationale ; 
?>MÒ con triRe , e dishone^e tempre 
7\lio conforto in dolor , mio bene m male : 
che quell'amico , iiuhizerhm fi crede. 
Di difirc arfc , cr agghiacciò di fede . 

Z I 

che m'hiueffe in mar bramata ancora , 
T^lè foffe ùato ì dimoiarlo ardito , 
cominciai]} il defidcrio allora , 
Che l'agio u'hebbe dal folwgo lito ; 
Difegnò quali fenzapiìi dimora 
Condurre k fin l'ingordo fu appetito . 
?tla prima da fé torre un de li dui. 
Che nel battei campati cran con nui . 

OueU'era huomo di Scotia, limonio detto , 
che moilraua k Zerbin portar gran fede ,• 
E commendato per guerrier perfetto 
Da lui fu , quando ad Odorico il diede . 
Difl'e A cojhi,che biafmo era e difetto. 
Se mi traeano a la r^octlla <\ piede ; 
E lo pregò , ch'inanziuoleffe ire 
U farmi incontra dcm mviin utnirt . 



M 



UJ 



limonio , che di ciò nuUàtemi, 
Immantinente inanzi il camin pigli* 
^ la citta , che'l bofco ci afcondéa , 
E non era lontana oltra fei miglia-, 
Odorico fcoprir fua uoglia rèa 
^ l'altro finalmente fi conftglia . 
Si perche tor non fé lo fa dapreffo, 
SÌ pf rcbc hauea gran confidentia m effo » 

Era Corebo di Bilbao nomato 
Qjicl , di ch'io parlo , che con noi rimaft , 
Che da fanciullo picciolo alleuato 
S'era con lui ne le medefme cafe . 
Toter con lui comunicar l'ingrato 
Tenficro , i7 traditor fi perfuafe , 
Sperando , ch'ad amar farla piìt prcfttf 
// piacer de l'amico , che l'oneUv . 

Corebo , che gentil era e cortefe , 
7S(0M lo potè afcoltar fenza gran fdcgno , 
Lo chiamò traditore , e li conte fé 
Con parole , e con fatti il rio difegno . 
Grande ira k l'uno e a l'altro il cor' acce fé . 
£ con le fpade nude ne fer fcgno . 
^l trarde' ferrilo fui da la paura 
Volti l fuggir per l'alta fclua ofcurd » 

odorico , che mailro era di guerra , 
In pochi colpi A tal uant aggio uennt, 
che per morto lafciò Corebo in terra » 
E per le mie uefìigie il camin tenne . 
TreRogli ^mor(fe'l mio creder non erra ) 
T er che potè ffe giungermi, le penne . 
Egl'iitfegnò molte lufinghe e preghi , 
Con che id amarlo , e compiacer mi pieghi. 

Tila tutto indarno , che fermata e certd 
Tiu tofto era morir , ch'i fodisfargli . 
Toi eh' ogni prego, ogni lufingha ej]>ertA 
Hebbe , e minacele , e non potean giouarlii 
Si riduffe a la forzi k faccia aperta. 
ISlulla mi ual , che fupplicando parli 
De la fé, c'hauea in lui zerbino hauutd , 
£ eh 'w ne le fue man m'era creduta . 

Toichcgittar miuidiiprieghiin uano, 
ISlj mi Iterare altronde altro foccorfo ; 
E che più fempre cupido e uillmo 
^ me ueiiia , come famelico orfo , 
Io mi difcji con piedi e con mano , 
Et adopraiui fin'kl'ugnc , e il morfo , 
Telaigli il mento , gli grijfiii li p^Hf * 
Co» firiii , che n'iniAUAUo a le iteUe . 

T^nfo, 



ilo 



ìf 



e ^ Vi, T 



T^nfo, fcfoffe cafo, ò li miei gridi y 
Che fi doucuano udir lungi unx leg<l , 
pur Ch'uf.tti fiati correre àz/idi, 
p u.indp nauilio alcun (ì rompe , ò annegd , 
Sopru il monte unx turbx apparir nidi : 
E quefti al mare , e uerfo noi fi piega . 
Come Li uede il Bifcaglin ucnire , 
Lancia l'imprefa, euoltafì a fuggire . 

Centra cjucl dislcal mi fu aiutrice 
(DucRa turba Signor; ma k qucUa image , 
Che fouentein prouerbio il uolgo dice , 
Cader de lapadeUane le brage . 
Glie uer , ch'io non fon fiata si infelice, 
T^ le lor menti ancor tanto mduage , 
C'hibbiano uiolata mia per fona ; 
TSl^n chefiainlor uirtìi^nécofabuona. 

Ma perche fé miferuan come io fono 
f^ergine,jl)eranuendermipm molto. 
Finito è il me fé ottauo, e uicne il nono, 
che fu il mio uiuo corpo quifepolto , 
Xìel mio Zerbin ognifpeme abbandono, 
Chegii,pcr quanto ho da lor detti accolto , 
Tifhan promejfa, e uHuta a un mercadante 
che portare al Soldan mrdè in LeuantC . 

CoslparlaualagentildonzeRa, 
Ejpeffo con finghiozzi, e confoj^iri 
Interrompea l'angelicafauella , 
Da moucre d pietade ^f^idi, e Tiri. 
'Mentre fua doglia così rinouclla , 
forfè difacerbaifuoimatiri. 
Da ucntihuommi entrar ne laffielonca 
armati, chi diflnedo ,e chi dironca . 

il primo d'efi, huom dijpietato uifo, 
Hafolo un'occhione fguardo fcuro e bieco ; 
L'altro , d'un colpo, che gli hauea recifo 
llnafo e lamafcclla , i: fatto cieco . 
CoBuiUedcndo il Caualiero af.ifo 
Con la ucrgine bella entro lo Jjicco , 
f^olto <t' compagni diffe. Ecco augcl nouo, 
^ cui non te fi , e ne la rete il trouo . 

Toidiffe al Conte, Huomo nonuidimai 
Tiu comodo dite , ne pili opportuno . 
"Zv^pn fo , fé ti fé' appojh ,ò fé lo fai, 
Terche te l'habbia forfè detto alcuno , 
che fi bell'arme io defiaua affai, 
E queBo tuo leggiadro habito brutto . 
Venuto A tempo uer amente fci 
Ter riparare a li bifogiiitnici . 



3r 



Sorrife amaramente in pie falitó 
Orlando , e fé rij^oha al mafcalzotie. 
Io ti itcndaò l'arme ad un partito , 
Che non ha mercadante in fua ragione , 
Del foco , c'haueapreffo , indi rapito 
Tien di foco e di fumo uno fìizzone, 
Traffe , e per coffe il Malandrino a cafo , 
Doue confina con le ciglia il nafo . 

Lo fìizzone ambe te palpebre col fé; 
Ma maggior danno fé ne la jinijìra , 
Che quella parte mi fera li tolfe , 
Che de la luce ,fola era miniàra , 
IslJ d'accecarlo contentar fiuolfe 
il colpo fìer,s' ancor nonio regi^rd 
Tra quegli jfirti , che co' fuoi compagni 
FaRarCaron dentro Ai bollenti {lagni, 
il 

7<le la f^elunca una gran menfa ficde 
Croi] a duo palmi , e fhatiofa in quadro ; . 
Che fopra un mal pulito e grofj'o piedi , 
Cape con tutta la famiglia il ladro . , 
Con quelCageiiolezz^i , che fi uede , 
Gittarla canna lo Spagnuol leggiadro. 
Orlando il graue dcfco da fé fcaglia , 
■ Doue rijhctta infìcme e la canaglia . 

^ch'lpctto ,d chi'l'.ucntre nichi la tefld, 
^ chi rompe le gambe, a chi le braccia ; ■ 
Di che altri muore , altri Qorpiato reiia, 
chi meno e offefo , di fuggir proccaccia. 
Così tal uolta ungraue faffo pcSla 
Efiachi,e lombi,efpczxa capi, efchiaccia, 
Gittato fopra un gran drappel di bifce , 
Che doppo il ycrno al Sol fi goda , e lifce, 

Ì9 

T^afcono cafi, e non faprei dir quanti . 
rna muore, una parte fenza coda : 
yn' altra non fi può moucr dauanti, 
E'I deretano indarno aggira e fnoda ; 
Vn' altra , c'hcbbe piit propitij fanti, 
Strifciaf-a l'bcrbc , e uà ferpendo A prodiU 
il colpo horribil fu , ma non mirando , 
Voi che lo fece il ualorofo Orlando . 
40 

Quei , che la menfa , ò nuUa ,ò poco effe fé ; 
( E Turpin ferine a punto , che fur fitte ) 
^ ipicdiraccomandan fuc difefc ; 
Ma ne l'ufcita il TaLdin fi mette . 
Epoi, cheprefigliha fenza conte fé , 
Le man lor lega con la fune {irctte , 
Con una fune al fuo bi fogno delira , 
Che ritrouò ne la cafa fiìucfìra. 

Toi 



T 

41 



LI^ZODECl 



GAhrm, 



.C<<.12 1. 



fff «e i, 
55 



Toigli Urafcind fuor de UJhdoncd , 
Doucfaceugrandc ombra un uccchio Sor'' 
Orlindo con h Jpuda. i rami tronca ; ( to . 
£ quelli attacca per uiuanda al Corba . 
'2<lonbifognò catena in capo adonca ; 
Che per purgare U mondo di quel morbo , 
L'arbor medcfmo glt uncini preitoUi , 
Con che pel mento Orlatuio iui attaccolli . 
4: 

Ld Donna uccchia , amica a Tilalandrini , 
Voi che rcftar tutti li uide ejìinti , 
Fuggi piangendo , e con le mam a i crini , 
Tcrfelue , e bofcherccci Lberinti . 
Dopo aj^ri e malegeuoli cavimi, 
^grauipa)U,e dal timor foj^mti. 
In ripa un fiume in un guerrierfcontrojfc . 
dia diffcrifco A raccontar chtfcjje . 

4} 

E torno a l'altra , che fi raccomanda 
^l paladm , che non la lafcifola , 
Edicedifeguirlo ni ogni banda . 
Corte fcmete Orlando la confala . 
E quindi , poi ch'ufi con la ghirlanda 
Di rofe adorna , e di purpurea jì ola 
Ldbiancha, Aurora alfolito camino, 

'Parti con ifabella il Taladmo . 
4+ 
Senza trouar cofa , che degna fìa 
D'ijloria y molti giorni infume andaro , 
E finalmente un caualier per uia , 
Che prigione era tratto rifcontraro . 
Chi fojjcdirò poiich'or me ne fuia 
Tal, di ch'udir non ui far a men caro ; 
La fgliuala dlimon , la qual lafcial 
Languida diaiizini amorofiguai . 



'aiamà La bella donna difiaiido in nano , 

Ch'x Icifaccjfe ilfuo I{i(ggicr ritorno , 
Stana a Tllarjilia , ouc a lojìuol pagano 
Daua da traiiagliar quaji ogni giorno . 
il qu.d fcorrea rubàdo m monte , ciu piano 
Ter Lwguadoca , e per TroucnzA intorno. 
Et eUa ben ficea l'ojfcio uero 
Difauio Duca, e d'ottimo guerriero. 

Standoli quiui , e di gran Jpatio cffendo 
Taffato ti tempo , che torna re a lei 
llfuo }{uggierdouea,nclouedendo, 
yiuea in timor di mille cafi rei . 
yn dì fa gli altri , che di ciò piangendo 
Stauj folinga , le arriuò colei , 
che portò ne l'anel la medicina , 
Chcfano il cor , chaueaferiH) ^lcin4 . 



7^ 0. IZ7 

47 
Come A fé ritornar fenza il fu amante 
Dopo il lungo termine , la ut de , 
I[cfla pàllida , efmorta e sì tremante 
Che non ha forza di tenerfim piede . 
?Ha la Maga gentil le uà dauante 
Ridendo , poi che del timor i'auede ; 
E con uifo giocondo la conforta , 
Oual'hauer fuol,chibuonenoue apporta. 

41! 

Ts^o n temer dtjfe , di Pj^tggier , Donzella , 
Cb'c uiho e fano , e come fuol , t'adora ; 
7\la nonègiA infua liberta , che quelld 
Tur gli ha leuata il tuo nimico ancora . 
Etcbifogno , che tu monti m feUa , 
Se brami hauerlo ,echc mi fegtii or or4 • 
che fé mi fcgui , io t'aprirò la uia. 
Donde per te I\t^ggia- libero fa . 

E feguitò narrandole di queUo 
Tragico crror,che li hauea ordito atlante, 
che fimulando d'effa il uifo bello , 
che captiua parca del no Gigante , 
Tratto l'hauea nell'incantato oBcllo , 
Doue jparito poi gli era dauante, 
E , come tarda con fimile inganno 
Le donne, e i caualier che di Va uanno . 

5" 

^ tutti par, l'incantator mirando , 
THirar quel, che per fé brama ciafcuno ; 
Donna ,fcudier, compagno,amico quando 
il Dhfideyio itman non e tutt'uno . 
Quindi il pai agio uan tutti cercando 
Con lungo affanno , fenza frutto alcuno; 
E tanta e la fferanza , e il gran defìre 
Delritrouar,cke non ne fan partire , 

Come tu giungi , diffe , in queUa parte , 
che giace preffo A l'incantata jìanza, 
ferra l'Incantatore a ritrouarte, 
che terra di l{uggiero ogni fcmbtanzat 
E tifark parer con fua m.-:l'arte , 
Chaui lo uinca alcun di pii< poffanza ; 
.,/lcciò che tu per aiutarlo uada , 
Doue ccngli altri poi titenga'a bada. 

Terc he gl'inganni , in che fon tanti e tanti 
Caduti, non ti colgan ,f,e auertita , 
Che fé ben di E^uggicr uifo e fembianti 
Ti parrà di ueder , chechieggia aita^ 
ìN^oh li dar fede tu ^ ma come aua iKt 
Ti uien , fagli lafciar l'indegna uita ; 
7\(c dubitar per<iò , che I{uggier moijlf 
7Ha ben colui , cfce tiÌA tanta noia . 

Ti farri 



Ii8 



11 



t u t^ r <t 



Ti pini duro iff^i ( btn lo cóttofco ) 
ycciicr'tm, che fembri il tuo I{uggiero . 
Tur non dixr fede A l'occhio tuo , chc.lofco 
Fir'é. l'incdnto , e celeragli il ucro . 
Fermiti , pria ch'io ticoniucd al bofco , 
SÌ , che poi non fi cungi il tuo penjìero . 
Che fcmpredi ]{uggierrimirrdipriu(i, 
St Ufii per uilt'd , cbe'l Mago uiud . 

LduxlorofdgiouMC con qucftd 
Intentton,che'l fraudolente uccida , 
^ pigliar l'arme , cr i feguirc èprejlti 
THeliff'a , che fa ben, quanto l'è fida . 
(ìueUa , or per terren culto , or per forefta 
^ gran giornate in gran fretta h guiiii. 
Cercando aUeuiarletuttiuia 
Conparlar grato hnoiofauia, 

Epi« di tutti i bei ragionamenti 
Spcffo le r epe tea], ch'ufcir di lei , 
E di Ruggicr doueano gli eccellenti 
Trmcipi,egloriolÌ Semidei , 
Come A Meliffa fojfcro prefenti 
Tutti i fecreti de gli eterni Dei, 
Tutte le co fé ella fapea predire , 
C'hduean per molti fecoU a uenire . 

Deh come , ò pruientifiima mia fcortd 
( Dice a A la Maga l'inclita Donzella . ) 
Gioiti anni prima tu m'hai fatto accorU 
Di tanta mia uiril progenie bella i 
Cosi d'alcuni donna mi conforta ^ 
Che di mii fìirpe fu , s' alcuna in quellil 
2Mter fipub tra belle e uirtuofe . 
£ k corte fé Maga le rifpofc . 

57 

Di te ufcir ueggio le pudiche Donne , 
madri d'Imperadori , e digran ]\egi , 
J{eparatrici,e folidc colonne 
Di cafc illujìri , e di domtnij egregi ; 
che mcn degne non fon ne le lor gonne , 
Che in arme i canalier di fammi pregi , 
Di pietà , di gran cor , di gran prudenzii , 
Di fonimi ìncomparabil continenzi . 

E s'haurò da narrarti di ciafcum , 
Che ite la ilirpe tua fra d'onor degna. 
Troppo fark ; ch'io non ne ueggio alcmitt 
Chepaffar con filentio mi conuegna . 
Illa ti farò tra mille , fcelta d'um , 
di due coppie, acciò eh' A fin ne uegm . 
'ì^ la Jpelonca perche noi dicefti , 
Che l'imjigim ancor uedute haurcfti t 



5» 



De la tua chiara jìirpeufcirA queUd 
D'opere iUuftri , e di bei {liidij amicd. 
Ch'io non fo ben, fé più leggiadra ebeUà 
7Hi debba dire , ò piii faggia e pudica , 
Liberale , magnanima Ifabella , 
che del bel lume fuo di e notte aprici 
far A li terra , che sk'l Menzo fiede , 
^ cui la madre d'Ocno il nome diede , 

6o 

Doue onorato , e f^lendido certame 
H aura, col ftiodignifiimo conforte. 
Chi di lor pi« le uirtù prezzi V ime , 
E chi meglio apra a cor te fra le porte. 

' S'un narrerk , ch'ai Taro , e nel I{eamt 
Fu A liberar da' Galli Italia forte : 
L'altra dira , Solperche cafia uijfe 
Tenelope non fu minor d'ì'lijfe . 

Cran cofe e molte in breiti detti accolgo 
Diqucili Donni, e piii dietro ne lafjo ; 
eh e in qucUi di , ch'io mi leuii dal uolgo . 
Tuli fé chiaro Merlin dal cauo faffo . 
E,fe vique^o granmxr la uela fciolgo. 
Di Innga Tifi in muigar trapaffo . 
Cochiudo infommi, ch'cUi haura per dono 
De li uirtù e del del , ciò ch'i di buono . 

Seco hiurì li forclli Beatrice ; 
^ cui fi conuerrì tal nome a punto . 
Ch'effa non fol del ben , che qua giù lictf 
Ter quel che uiuerA , toccherà il punto ; 
7i1a haura forza di far feco felice 
Fra tutti iricchi Duci , il fuo congiunto . 
il quii, come ella poi lafcera il mondo , 
Cosi degl'infelici andrA nel fondo . 

6} 

£ Moro , e sforza , e Fìfcontci Colubri, 
Lei uiui ,formidibili firanno 
Di l'imperboree neui , A i lidi ]{ttbri , 
Di l'Indo A i moti,ch'al tuo mar uii danno. 
Lei morta, andran col regno de gì' Infierii ' *■ 
E congnue di tutta Italia danno , 

. In feruitude , e fia {limita , fcnzi 
Coftei, uentura li fommaprudcnzi . 

Vi faranno altre ancor , chauranno il nome 
Mede fino , e nafceran molt'anni prima . 
Di ch'uni s'ornerà, le fiacre chiome 
De la coroni di Tannonii opima ; 
yn' altra , poiché le terrene fomc 
LifciatehiurA, fia nel'^ufonio Clim4 
Collocati nel numer de le Diue, 
Et hiurì imcnfi, e iy<t igini uotiue . 

De l'altre 



<fj 



T £J^Z DECI TU 0. 



119 



Dt raltre tdcerò , che come ho detto , 
Lungo farebbe k Tiigionnr di tante : 
Benché per fé cufcunx habbu fuggetto 
Degno , ch'ercicd e chUra tuba cante . 
Le Bianche , e le Lucretie io terrò in petto , 
Eie Cofìanze . t l'altre , che di quante 
Spkaàdt cafe , Italia reggeranno , 
{[eparatrici , e madri ad ejfer hanno . 

Tikth' altre foffcr mai , le tue famiglie 
Saran ne le lor Donne , aucnturofe . 
7{0H dico in quella pm de le lor figlie , 
Che ne l'alta onejì'a de le lorjpofe . 
E acciò da te notitia ancoflpigke 
Di qucfta parte , che THerlin mi ef^ofe , 
Forfè perch'io'l douefi a te ridire , 
Ho ài parlarne non poco dtjire , 

E dirò prima di I{icciarda , degno 
Effempio di fortezza , e dbnejìade . 
yedoua rimarr'i. , giouane , i fdegno 
DiFortunaiilchefpejfoki buoni accade. 
I figli priui del paterno regno 
E foli andar uedr'ainftrane contrade , 
Fanciullim man degli auucrfarij loro ; 
Tila infine haur'a ilfuo male ampio riiloro . 

De l'altaflirpe d'Aragona antiai 
7<fj>n tacerò lafplendida Regina , 
Di cui ne faggia si , ne si pudica 
yeggio ittoria lodar Greca , ò Latina ; 
T^ a cui Fortuna piii fi mojìri amica , 
Toiche farà da la bont'a diuina 
E letta madre 'a partorir la bella 
Trogeme , ^Ifonfo , Ippolito , e ifaheUi . 

(5)» 

Cofiei farcia faggia Leonora ^ 
che nel tuo felice arbore s'inejlx , 
che tidirò de la feconda nuora 
Succeditrice prò finta di quedat' 
Jjucretia Borgia ; di cui d'ora in ori 
La beiti , la uirtii , la fama /jonc ftj , 
E la Fortuna , crefcer'a non meno , 
che giouin pianta m morbido terreno . 

Qu.il loflagno a l'argento , 'il rame a l'oro , 
jl campeibre papauere a la rofa, 
'Pallido falce al fempre uerde aUoro y 
Dipinto uetro a gemma pretto fa ; 
TaV'a, colici , eh' ancor non nata honoro » 
Sarà ciafcuna infino ì. qui f amo fa. 
Di fingolar beiti , di gran prudenti^ , 
E d'ogni altra lodeuole eccellentiii . 



E fopra tutti gli altri'incliti pregi , 
Che le faranno , e A uiiia , e a morta dati , 
Si loderà , che di coRumiregi 
Ercole , e gli altri figli /««ri dotati , 
£ dato gran principio k i ricchi fregia 
Di che poi s'orneranno hi toga , e armati ^ 
Terche l'odor non fé ne uà si in fretta , 
che in nouo uafo ,ò buono, òrto, fi nutttu 

7- 

T^n uoglio che in filentio anco \cnatd 
Di Francia , nuora di cofìci rimagna ; 
Di Luigi, il duodecimo J{e,nata, 
E de l'eterna gloria di Bretagna . 
Ogniuirti(,cbein Donnamaifia Hatd 
Dapoi che' l foco fcalda , e l'acqua bagni. 
Egira intorno ilciel , infìcme tutta 
Ter I{enata adornar ucggio ridutta. 

71 

Lungo fari , che d'Alda di Sanfogm 
T^rri , ò de la Conteffa di Cchno , 
di Bianca Ttiaria di Catalogna , 
de la figlia del l\e Sictgliano , 
de la bella Lippa da Bologna , 
E d'altre , che s'io uo' dt mano in mano 
lenirtene dicendo le gran lode. 
Entro in un' alto mar, chenouha prode, 
-4 

Toiche le raccontò la maggior parte 
De4a futura ùirpc i fuo grattd'.tgio ; 
Viti uoltee più le replicò de l'arte , 
C'hauea tratto l{iiggier dentro al palagio. 
Tileliffa fi fermò poi che fu in parte 
yicina al luogo del uecchio maluagio ; 
E non Icparue diuenirpiu inante , 
Terche ueduta non fojfe da atlante . 
75 

E la Donzella di nouo confìglia 
Di quel, che mille uolte ormai l'ha detto. 
La la fcia fola, (quella oltre a due miglia 
7^n caualcò per un fentiero fìretto , 
Che uide quel , ch'ai fuo !{uggier fimiglia; 
E due Giganti di crudele aff>etto 
Intorno hauea,che lo ftringean fi forte. 
Ch'era uicino effer condotto^'ì morte. 

f ''' 

Come la Donna in tal periglio uede 

Colui , che di I{uggiero ha tutti i fegni; 

Subito cangia in fojjpettion la fede. 

Subito oblia tutti i fuoi bei dtfcgni . 

Chefìa in odio a THeliffa I{uggter , crede 

Ternoua ingiuria, e non tnteji fdegni, 

E cerchi far con difufata trama , 

Chefìa morto da lei , che cosi l'ama . 

1 Seco 



IJO 



e ^ 7^T T E l{j-Z D EX I TU 0. 



77 



Stgue 
ic.237, 

IÌ.20. 



Seco dicci y1<lon èT{uggicr cujlui,(gioi' 
che col cor fcmpre,cr bar co gli occhi ueg 
Et s'or non ucggio , e non conofco lui , 
chi imi uedcr' , ò m.iiconofccrdcggio:' 
"Perche uoglio io ie Ix creàcnzx dtnd, 
che U ucdutix mix giudichi peggio •f 
che fcnzxgli occhi Mcor, folpcr fefteffo 
Tuo il cor sctir,fegli è lontano ò 'dpprejfo . 

"Mentre che cosipcnfi , ode U noce , 
che le par di I{uggier chieder foccorfo . 
£ ucde quello x un tempo , che ucloce 
Spronx il cxujilìo , egli nlleiUx il morfo , 
Et' un nimico e l'altro fuo feroce, 
che lo fcgue , e lo cxccix i tutto corfo . 
Di lor fcguir b Donnx npn rimxfe , 
Cheji coiidujje. .t l'incmtxte cxfe . 

De le qu ti non più to fto entrò le porte , 
Che fu fommcrf.t nel communc errore . 
Lo cercò tutto per me dritte, e torte. 
In uxn di ili digiti , dentro e di fuorc . 
7V(5 ccjju notte ò di , txnto crx forte 
L'manto ; e fatto hxuex l' incantatore. 
Che l\Hggicruede fcmpre , e li fauella , 
7v(e Hjiggier lei , ne luiriconofcc ella , 

Tilalafciam Br adamante, e non itinere fcn 
ydir che cosirefìiin quell'incanto , 
che quando farkil tempo, ch'ella n'efcx. 
La farò ufcire , e I\uggicr' altrettanto . 

IL FINE 



C.IZ3-M 



C.linfi.7 



i9- 



e. iiy 

fi.ìU 



. Come raccende il giu^o ilmtUare efed , 
Cosi mi par , che la mia iRoria , quant 
Or qui or la piii uariata fia , 
7>leno X chi l'udiri noiofa fia , 

Di molte fila effer bi fogno parme 
^ condur lagraii tela ch'io lauoro . 
E però tton uij]>ixccix d'afcoltarme , 
Come fuor de leftanze il popol Tiloro 

: Dauàti al F(e .Agramàte h a per fo. l'arme 
che molto minacciando a i Gigli d'oro 
Lo fa ajfcmbrarc ad una moàra noua ,. 
Ter fapcrquantagentejìritroui. 

Terch'oltre i caualieri, oltre i pedoni. 
Ch'ai numero fottratti erano in copia . 
Mancau mcapitani , e pur de'buoni 
E di Spagna , e di Libia , e d'Ethiopix . 
E le diuerfc fquadre , e le nationi 
Giuano errando fenza guida propia : 
Ter dare , e capo , er ordine a ciafcuni . 
Tutto il campo a la mojìrafl raguna . 

8; 
In fupplimento de le turbe uccife 
T^lc le battaglie , e ne' fieri conflitti, 
L'un Signore in ijpxgna , e l'altro mift 
In ^fi-ica ,buc molti erano fcritti , 
£ tutti X li lor ordini diuife , 
E fatto i Duchi lor gli hebbc diritti. 
Differirò Signor congratia uoftra 



7s(5 l'altro conto l'ordine , e la mofi:ra. 

DEL TERZODECIMO CANTO. 

ANNOTAI IONI. 

P£ R e H E rt colui, che quimhii ihiuf.i tfj'O'o 
die cositi ne darjfuùito tndttio. li pojto qiiijpero j>er temo,ad ìmit.uione di quello di Birgitta, 
Himcegofn.tnti<mj)otnil]>er.tredolorem, 
Is ABET.L \fon'io che firUa fiiit&'C, In qucflo iioliimefì truoua indiffcreteméte fcritto Ifal>eEa,ora co uiut, 
et or.j co due S,etp effer nome moderno fenx^ foterfene trarre ferm,t etimologi.i ò origine ,ft j>itò dir chi 
nell'uno et nell'altro moùh ftiu bene. Cht jiur uolejje dire che quefto nome fi formafje da una noce Greca, et 
da una noftra,l'Otrel)be t quello fcritto^u?ia S,jcU,dir cheftfacefje dalla paroLt Greca Ifoi, che fignific^ 
eqiiale,et da bella,uolédo co tal noe cos i copopo denotare una dona tutta egualme le bella t ogni fua parte, 
Bller D EN NO oggimai dodici mefì. La parola D E -j NO nella nostra lingua ha due molto diuerftfigni» 
ficati, l'uno è quando ella è fatta perfincope ò accorciamento da D eono, ò debbono, come qui, tue fio. deih- 
noperdeono,ò debbono.L\tltro,quandofi fa da Dli.DotiO,per diedero, Telrar. 

ch'iti corfo delmio muer lume denno. Ma non fono fé non del uerfo ambedue. Legganfi t Comentanf. 
M l giouafempre hauere in fantafia. La uoceGloVA nella liuguanojira, oltre al proprio fignificata 
fuo di effer ut de, fi mette ancor molto jfeffo àfomighan:^i de' Latini per Dilettare ò T lacere, come fitti» 
queTio pur ora allegato uerfo. Etfajh questo così nelle profe , come ne i uerfi molto uagamente. 
Come ch'io hauefiifopra il legno e uesìi 

Lafcitito,e gioie, & altre cofe care. J'fafimilmente Li noflra f.iuella coi 1 nelle profe come he i uerfi, 
molto Ipcffo la parola, Couh che,»» uece di Benché. Ilche fa pure à fomigli-in^^t de' Latint,à i quali la pa 
roLi f'v, oltre al comune fignificato di Come , quando fi pone per rajìomigliar, fi ufa ancor molto jpeffo il* 
uecc di ìienihe,ò Ancor che. 

Che nelbattel capiti era co nui.Lti lingui noflra,tit quale ouiif-, poffa comodamete,fcura di fuggir sepre 
le durexxe ,et p quijh s'ha tolto ptprio di finire pfua natura tutte le parole in uocalì,ha tuttavia alcune 
uoci che finifcono'n'ó p uatura,ma^ accorciameto incojonati.òpiù tofio t.mc-^^e uocah,ò liquide che fi dica 
na da » Gradatici, et quefiefom Lj Mj N, r. Oltre che tre n'babUamo t cofonUii mute,P lor natura, t T,e&» 



\AT>,<^ Od,(!r quefle due foto qiiado li parolt che le iiiene afi^reffo,cominàa d.i vocale. il cheancer.i no fi f.l 
tepre.Orn quando auienc {he alcuna di dette uoct che finij'cono m cÓfonSti,fi affiatino co paroL),che incomm* 
€%purda cÌjoiMte,pche par che qudfi sépre facciano duro fuono et aj]>ro, et tato fiu quado uiene ad efftre tor» 
apprcffo la STfò altra cofonàte,che uegono a efferc infieme tre cofonati </» dura natura nelffertrfi, ancor chi 
alcune uolte p ^a for:^ dclucrfaft coporti ,come s'è detto dì [opra aUc annotatimi del .\.Càto,che ti Vetrar 
(a dfjfe Bel 5'7Wio,gr Bel S Pirto,tuttauia quado può fi sforj^ difu^girlo,come cofa dura et danofa alla «4 
gheT^ detta c'opofitione.Etpque^o s ha pfcritto f legge, che rarticolo,et ti f nome IL.quado lorfegue apprejfa 
parola cominciate da S,coaltra cofoiuite, fi facciano dir LO,et no IL.Jit oltre àciòjia fatto dir alcune uoci 
che comincuMO da SyCÒ T,ò C_,p fuggir tal ralf roto d'altra ccfonate,feco piglino una uocale^come ScKiucre, 
SriSiO, STRano,ct qualche altra. Ut che 1 tal bijogni fi fan dire, Iscriuerc,! ir tfo, Isìrano:cosicota slef 
fa norma, ora toglièdo le uocali,pched»e no fi raff rotino infieme, et ora togltèdo L cafonate , fche altra inS 
fé ne raffrotin due ò più,dui.imo Stimo,et r.(iimo,Stinto,et Esiinto^et quaL he altro,p no ricordare Spor, p 
elporre,chefcn-^ ueruna neccfiìtà,ct co troppa affettata fiorétineria dijfe il Hebo,fepcrò le slape,ò » corretm 
forino l l>a fatto dire à'fuoi libri contrafua itogli t, et cofijpofitione et efj>ofitione,che alcuni p poco fapere,et 
t molto uoler parer Tofani , intromettono mofiritofamite nella noftra lingua . Et in queTia re«-oU auucrtafi, 
che quelle uoci the nel latino hano la E, p prima lor fillaba, fono di quelle che nella lingua noftra p detta rari» 
ne di fuggir [ apritura della bocca nelle due uocaliinfieme,l a f dono, fé auie poi che pi altra ra'^ione cetraria, 
cioè f fuggir le cofonati,fi liabbia in effe a predtre la iiocalcji ha dapredere la loroppria et naturale,non al 
tra Et di qui amene che molti no molto rifoluli intorno àqueìia regola^ct uedcndo chcfidi.eaUeuoltcànoi 
in dette occafioni /STCjlJ^), /scrive» E, « qualche altro ,feguono il mcdcfimo nell'altre tutte,rt dicono , Ifbedi 
to,ij}'oflo,iliimo,iJ}>rimcre,iPinto,et cosi tutti JS^el chefitrragrademcte, che tutte le dette s'hano in tat cafi 
a dipeci U loro E,EJ]'rimerejFI]>oTh,E(fedito,& cosi Eftinto,quaitdo itale jfcnto & ammorbato, che qutut 
do farà nome ,cì>e naie inftigationc ,iìi(l>iratione,j\imolo,'o pcrfu.tfione,fi frinirà ce la fux T^.comelofiriito- 
no i Latini,de' quali è tal iioce.Vcr iftinto della natura cioèp naturale tiiJ]>iratione,Ì inflfratione, è itimela 
la parola SVK\KO,chefi è detto che piglia la I,&-fe ne fa Iftrano,nou è che efca da qucfta regola, parendo 
(he fi doueffe ancor'dla prendere la fua E,naturale,poi che uiene da Extraneui, Latino. VercioJrehoLbiam» 
noi quefla Hocedoppiamete,tuna èquiflaflr.mo.che per efier tanto trasform.ita dilla fua prima, uien qu.ifi ad 
h.iucre è rinimcuila,ò obli.ita cjy difm:ffa Lifu.i profapia,^ ejfer fitta tutta noftra, cjc ii qtuslo non ri.orre 
All'aiuto de' fuoi,nèriconofce più la E., per fua luturale. l'altra è 5tkan lo.ò Srr.inia,^ quella per efllrme 
no tras form.it a, &■ più uicina.illafua originale, ferba le leggi fue , & le conditioni 1 he tra la noffra hn-rua 
fir la Latina offeruano tutte f altre già dette , ^ cosìh.iucnio fcr le antedette cigiont da prender Li nocale 
prende la fiM propria, <^ fé ne fa Eftr.uiia. Tetr.ir. 

Mercè chiamando con Eflr.tnia uoce. Et f uenir alppofito del lurfo poflo qui in principio, dico, che co li 
ftefj'a intcntione di fuggire il r.tjjronto di più confonaii infieme quaiiio fi poffa fare,la lingua noTlra oltre à i 
y ; fopra ricordati fufiidij , ha ancora alcune Hoci,nelle quali fecondo 1 bifogni ^i.i detti, ora prìde,^ ora lafcia U 
S, in principio. Et q!lefono,ScacJare,S forbire, SgH.irdo, et Scap.ire, co tììttiì lor tempi et uoci da elfc fatte. 
Onde quado h.iuerano dauati uita uoce ihefinijca p uocale,eUc rit errano la !> ,ct potrana ut tal cafo ritenerla 
et lafti.nla a uoglia dello fcnttore. Ma qu.inde, aWinconlro elle daminli hanenXno uoce chefinifca b confona 
te, l.ifcer.mo detta S ,ct fé ne f.trà Vorxare,Cacci.ire,Gu.irdo,ct Cip.trc.Sicome ucggiamo che auedulamem 
te haf.-.tto l'Miosio nelfopr.ipoTio iicrjo. Che n ci b.Utel capati eran con nui. ^H.Miamo ,ui. ora U uoce 
cabio,la quale quando lctorn.1 ò comodo, ò neceff.irio f dette ragioni, prende Li S,& fé ne fafal>io,etpoi.m 
cera prède àfua uaghe^^^.t ibifogno Li I ,.tncorell.i,et f.iffene tfcabio,et dira in ifi.imiio.Così h.Mi.imo Bi 
dito0- S nandito.Et qu.iUhc altra t.tle ne ne trouerà forfè, chi diligenlemete le andera confide rande tutte. 
l6.ft.p Glie ucr ch'io nonfonft.ua si infelice. Si come 1 <jreci,et princip.ilmète gli Jttici, hano alcune pprietà 
ncttalwgua loro,di aggiSgere alcune ifill.ibe,i lettere,ip.irole,cheinfefteffe ni importane cofaaliun,inel 
lafentexa.mafono f un certo uex7;o,i u.ighe:^,etfi duono Mticifmi,cos in'ha U lingua noftra alcuni alla 
fleffafomigli.mxa,chc e fedo dialetto,!) fprieta della nat lua fauelLi Tofcana.potrebbono conueneu<>li(?imame 
te dirfi Tefi.inifmi ,chi pur Holeffe far nafcere proportioihitamete una uoce , che foU gli rapprcfcntaffe.Qiiefti 
fi fanno S' (on una lettera foLi.cy con una òpiùfilUbe. Et altre in parole intere. In un.t UtterafoU.come, 

Orfo , E nonfuron mai fiumi ite sl.igm. 

E mi par d'ora in ora udire ilmeffo. Et altfi.che però èqui detto, E accorciato da «^li E^li. InfiUaùe. 

Tu tene uai col mio mort.il sù'l corno. 

Io me ne uo la notte, ^more è duce. E molt'altri. Et in parole intere èORK, qu.indo nonfignìfica tepo 
tfl'rtffamente, di che r.igiona il Bembo nelle fue prof^t;tÌr ne' miei Comment.mJ fé nha capitolo partHoLire. Et 
COI ì è tra qiiefte Li parola E(iLì,che pur nelle profe ,& nel uerfofi mette molte uolte non per pronome , eh e raf 
frefenti alcuna perfona, ma per un cot.tl uago riempimento, proprio alla lingua nosìra, Tetrar, 

E non t.ircLir ch'Egliè ben tempo ornai. 

Kllì">n<le,Egli è ben fermo lituo defiino. Et altri molti, ouefi uede che lafenten^a tanto farebbe fenxa 
tal p.troU,qu.wto co effa,lnq%,tnto alt intera coflruttionc delle uoci. Ora quello ehe iiitèdo di dire in quefla an 
not.itione fopra il detto iicrfo è, che queftagia detta parola Egioche ufi la lingua rofcana,cioè la fritta da i 
tre Fiorctini,et ancor da Ci.in fiU.ini et da altri, fi iifa oggi d.i i Senefi,et d.iìa piil parte d'Italia di àrfifen 
Xalaprima lcttcr.i,et non però mai con .tltra p.trola apprejfo che coluerbo Effcre, GtlE nero Gli era pmeffo, 
et così sipre.onde l'jriofto,ilqu.ile com'io ho detto lungamente altroue ,uolle in qiieftofuo diuino poema met 
ter tutte le ielle forme di dire, uoci, et pprietà della lingua Jtaliana.ceme Omero fece della Greca,ha uf.tto al 
eunc uolle qwfto già detto modo,proprio de' Seiiep,& del rimanente d'Italut. Il chef è detto perche alcuni 
molte prefli nelgmdicare^non l'tmputaffero d'h.tner p.ìrlato fuor dell'ufo de' buoni Julori. I 2 



rjx 



e ^ 1^ T 




S^ y ^ ^ T D E e I 7d 0. 



Uì 




A R G » ^ >X V. N r o . 

Fcit ^gr:immtt due f<jU4drc hxutr mtno 
Il ampo fuo , ch'Ori nio fol l'ha morte . 
Onde J'inuidid e r.itrMiglU pieno 
yd Mindmardo dpprcjfo dguerrier forte 
Si gode poi di Dor alice h: feito , 
Chc'l cielo , e'I ualor fuo Uil^nno in forte . 
Giunge À Varigi da i^ngcl guidato 
I{inaldo ;egiA l'affaho i Tilon han dato . 





IN QVESTO QJVARTODECIMO CANTO, CI PONE / 

àgli occhi nella pcrfona del Re Carlo una uiua & prtfata imai>inc d'un pru 
lìmo & ualorofì (lìmo Principe ndla diTt fa d ijia Città. l."tfomc- Iddi» 
btniguirimo non lafcumai priuatodcl fucaiucotlii (jh- 
da in Jui . 



AVANTI 

idencil'- 



C^lSltO Qj^^iFjODECIMO. 




£ t MOLTI 

ajfalti , e ne i 
critdei cofimi, 

C'hatiitti hauea 
co FyÀcia,.Afii 
ca, e Spagna, 

THortieranoin^ 
fìniti,e derclit^ 
ti 
^l lupo , al conto , a l'aquila grifagni ; 

E benché i Franchi foffero pili afflitti , 

Che tutta hauean perduta la campagna , 

Tiii fi doleano i Saracin per molti 

Trmcipi,egranBaron,ch'eran lor tolti. 

He;bhon uittorie cosi fanguìnofe , 
Che lor poco au.nzò , dt che aUcgrarft. 
E fcklc antique le n:odcriK cofe , 
Inumo ^Ifonfo , denno afimigliarfì. 



La gran uittoria , onde k le uirtuoft 
Opere uojhe , può la gloria darji , 
Dic'haucr fcmpre hgrimofe ciglii 
]{aucnna dcue , i, cjucjla s'ajsiimglia . 

Quando cedendo Marini, e Viccarii, 
L'effercito T^lornundo , e l'.,-iqutt.ino , 
roi nel mezo afalijìegli flendardi 
Del quajiutncitor nimico Iffano ; 

Seguendo noi quei gioueni gagliardi t 
Che meritar con u alerò fa mano 
Quel di dauoi per bcnorati doni 
L'elfe indorate, e gl'indorati Jltroni. 

4 

Con sì animo fi petti , che mi foro 
ricini , ò poco lungi al gran periglio , 
CroUafte sì le ricche Ghiande d'oro , 
Sirompede il baiìongiaUo e ucrmiglio, 
Ch'k uoi lì dcue il trionfale alloro ; 
Che non fuguajlo , ne sforato ti Ciglio . 
r>'nn'altra fronde u'orna anco la chiomd 
L'hauer ferbato il fuo Fabritio k I{oma . 
li U 



T ^7^ r- fx 



*J4 

y 

1.4 grm colontti del nome l{omdnOy 
Che uoi prenieftce,che ferbdfie intieri y 
yidì piM onor , che fé à Koflr<< tmno 
Foffe uduta.Umlitiafierji. 
QuMti ningrjffi il campo I{duegnino, 
E quMti fc n'uniò fcnzi bitidicn 
D'^ngoìi, di Cd^iglii yediTS(duxrr4, 
Veduto non giouxrj^iedi , né arra, . 

6 

^eltd uittorid fupih di conforto , 
Che dUUcgrezX'i ;pcrche troppo pefa 
Contra U gioii noftrd il utder ìttorto 
Il cdpitdn di Frdncid , e de l'imprefd; 
E feco hdiicre unx proceUd dfforto 
TdntiVrincipi iUuftri,cJ}'k difcfd 
De'l{egni lor,de'lor confederiti 
Di qui, dd le f'eidc ^Ipi eran pdffdti » 

7 

't^ojlrd fdlute , nojhd uitd Inquejla 
yitorii , fufcìtdtdfi conofce ; 
Che difende , cIk'I ucrno , e k tempefld 
Di Cioue irato , foprd noi non crojfce . 
Tdd n't goder pofixm, ne f irne fchdy 
Sentendo igr-tn rdm.'.richi , e Vango fce , 
che in uejld brund , e Lgrimofa gudncid, 
Le uedouelle fan per tuttd Frdncid . 

8 

Bifognd che proucggidil I{e Luigi 
Di noni Capitini a le fue Iquadre,- 
che per onor de l'aurea Fiordiligi 
Calighino fc man rapaci e ladre ; 
che fuorché fratine bianchiyC neri , e bigi , 
violato hanno, ef^ofa , e figlia , e madre -y 
Gittata in terraChrijlo m fieramente^ 
Ter tolgliuntabe-nucolo d'argento . 

9 

mfera J{auenna y t'era meglio, 
Ch'aluincitornon fcfircfijìenzd ; 
far, ch'À te foffe innanzi BrcfciaJliegUo, 
che tu lo fofi À l^imino , e d Faenza . 
Manda Luigi il buon Triuulio ueglio ,. 
Ch'mfegni A queiii tuoi pia contìnenZ-d ; 
Econti lor, quantiper fimii torti. 
Stati Ai fien per tutta Italia morti .■ 

IO 

Come di capitani bifognora, 
Che'l I{e di Francia al capo fuo proueggii; 
Cosi MxrfìUo , o'^gr amante allora 
Ter dar buon rcggimcn to k la fux greggia. 
Da i lochi , doue il ucrno fé dimora , 
Vuol, ch'in campagna i l'ordine ji ueggid. 
Terche uedenio oue bifogrtoftd . 
Cuidi cgoufxno ad ogni fchicrA din . 



T^larfilio prima ,e poi fece, Agirdninir 
Tdffar la gente fux fchiera per fchicnc» 
I Catalani ìtuttiglialtriinantc 
DiDorifcbo uan conia bandiera . 
Dopo uien fcnzd il fuo 1{e Foluirdnte , 
Che per man di ]\inaldo già morto era , 
LdgentcdiTSIjiUdm,tlo}{eIj^dno 
Halle dato ifolicrpir cipitano. 
Il 

Balugante , del popotdi Leone , 
Crandonio cura de gli ^IbarbipigUd» 
llfi-ateldi7Harfilio , Falfirone y 
Ha feco armata la minor Cajliglia . 
Seguon di Madaraffo il gonfalone 
Qtui , che lafciato han Malaga e Siuiglii g. 
Dal mar di Cade k Cordona fecondu 
Le uerdiripc ouunque ilBetiinondd, 

ri 

Stordilano , e Te f ira , e Bariconio 
L'un dopo l'altro mo&ra la fua gente. 
Granati al primo , vUsbom di fecondo, 
E Mxioricx al terzo è ubidiente . 
FU d'f^lisbona I[e (tolto dal mondo 
Ldrb'in )Tefiiri , di Larbin parente . 
Toi uien Galitid , che fua guida , in uect 
Di Mmcoldo , Serpentino fece . 

14 

Qwi di Toledo , e quei di Cdlxtraud , 
Di c'hcbbe Sinxgoti^ix Id bandiera ,. 
Con tutta quella gente, che fi laud 
In Cuadixna , e bee de la riuiera ,. 
L'audace Mxtxlijia gouermvix . 
Bian^iardin quei d'^jìurga in una fchierd^ 
Con quei di Salamanca ,ediTiaccnzdy 
D'^uiLt , dizamorrd , e diTalenzn > 

DJ quei di Saragofx ,e de la corte 
Del I{e Marfilw , ha Ferrati il gouerno , 
Tutta lagente e ben' armata , e forte . 
In queiti e Malgarino , e BaUnuerno , 
Malzdrife , e Morgante ; ch'una forte 
Hiuta fatto abitar pae fé efterno. 
che poi che iregni lor lor furon tolti. 
Gli Rauca Marjilioin corte fua raccotti . 

Inquéjla è di Mar lìtio il gran bajlardo 
FoUicon d'^lmeria , con Doriconte, 
B Marte , l'^rgalifa , cr ^nalardo , 
Et ^rchidante , il Sagontino Conte , 
El' ammirante , e Laiighiran gagUardo^ 
E Mdlagur , c'hauea l'djìutie pronte , 
Et dltri , rj" altri , de'qudi penfo , dotte 
tm^ó" far'di, di fdr rndcrle ^rou< * 

Tot 



»7 

Ttìichtpdfiò l'cfcTcito dispagm 
Con hcUdmojhaJnanzi al He ^gramMtt; 
ConUfud fcjuddrd appirue a la. cumpagnx 
Il ]{e dbran ,'c/jc qudficrd gigimte . 
L'altra, che uUn per 7\UrtafinjiLtgna; 
Ilqual morto U fudaBrddumMte; 
Ejiduol, ch'una fcminjfiuanti 
D'haucr'uccifoil I\c ic'Car amanti . 

i8 

Segue Id terza fchicra di THarmondd , 
Ch'^rgojlo morto abbMoHÒÌGu^fcqgnd. 
^ quejid un capo , come dia feconda, 
£ come anco i Uqu.irta , dar bifogna . 
Quantunque il l{e ^gram::nte non abondd 
Di capitani , pur ne finge , e fogna . 
Dunque Buratìo, Ormida, ^rgdntoelefft^ 
E douc uopo ne fu guida limejfe . 

Diede dd ^rganio quei di Léicdiu , 
che pixngean morto il negro Dudrinaffo . 
Guida Brunello ifuoidi Tingitani 
Con uifo nubtlofo , e ciglio baffo. 
Che poiché nela fclua non lontatu 
Dal caM ,c'hebbc Stiate in cima al faffo. 
ti fu tolto l'anclda BradamMte , 
Caduto era in difgratiu al I{e ^grdmantc . 

IO 

Efe'ifì-atcl di Ftrratc, ifolicro , 
Ch'd l'arbore legato ritrouoUo , 
l^lonfdced fede nunzi al f{c , del utro , 
Haurebbe iatto in $k le forche un crollo . 
21ntÒA preghi di molti ti l{e penjiero , 
Cu hauendo fatto porgli il laccio alcoUo , 
eli lo fece leuar , ma riferbarlo 

^Ipruno error , che poi giurò impiccarlo. 
Il 
Sic'hiueacaufa diuenir Brunello 
Con uifo mejìo , t conia tcha cima , 
S<guia pot Farurante , e dietro ì quella 
ErM CAHalli , e fanti di Maurina . 
Venia Libanio dpprejfo il l{e noueUo , 
Lagente era con lui diCofìantina ; 
Terò che la corona ,eil bafìon d'oro 
eli ha datto il I{c , che fu di Tinadoro . 

21 

Conlagented'Efpcria Sondano , 
- E Dorilon ne uicn con quei di Setta ; 
7n(c MIC» co i "Kljf^mcniVuluno , 
QjicUi d'.AmoniA il I{e ^gricahc aff-ettd , 
Malabuferfo qucUi di Fc^-Ttó , 
Da Finaditro e i'dltn fquadra retta ; 
che diCin.truuicn: , r di' 7)/.:rocco . 
Bali^-o ha quei,cht fur del I{e Tardocco . 



»? 
Duefqu.iire, una dìMulga, uni (T^i:^* 
Seguono , e ^uWb hdlftio Signore antico ; 
QueUan'epriua ; e però il l{e fortiUa, 
E dicUd A Corineo,fuo fido amico . 
E cosi de lagente d[yilmanfìlld , 
C'hebbc Tanfirion, fé l{c dico , 
Die queUa di GctuUa k }{imedonte . 
Tot uicjt con i^uci di Cofca Baltnfronte . 



•QueW altra fchiera è U gente di Bolga , 
suo I{cè CUnndo , è gin fu THirabaldo. 
yien Baliuerzo ; Hqu.il uo , che tu tolga 
Di tutto il gregge pclmaggior ribaldo. 
T^n credo in tutto ilcampofi difciolga 
Bandiera , c'hahbiatffercitopm falda 
Derdtra,con chefegueil T{eSobrino, 
•T<{j pili di lui prudente Saracino . 
n 

■Qu^ei di Beìlamanna , che Gualciotto 
Solca guidare , or guida il f{e d'^lgicri 
Rodomonte e diSarza , che condotto 
Di nouo hduea pedoni e C.uulteri . 
che mentre il Sol fu nubdofo , fatto 
Il gran Centauro , e i corni orridi e firn. 
Fu in./ifrici nundito da, 'fgr -.mante. 
Onde ttcnuto era tre giorni mante . 

2 « 

^J<lC)n hauea il campo d'africa più forte', 
7S[f faracin piì< audace di costui ; 
Epii< temeanleVarigine porte , 
Et hauean piti cagion di temer lui, 
che 'hUrfilio,^gramante,e lagran corttt 
C'hauea fcguito m Francia qucfU dui j 
£ piti dbgn' altro , che facejfe mojlra , 
Era nimico de la fede nofìra . 

•7 

ricn 'Prufione il I{c de l'^luaracchie , 
Voi quel de la Zumara DardmeUo . 
'hlonfo i'habbiano ò nottolc,ò cornacchie, 
altro manco , cr importuno augello , 
llqual da i tetti ,eddle fronde gracchie 
Futuro mal , predetto k quefìo , e a quello ; 
Chefiffd in del , nel dìfeguente e l'hora , 
Che l'uno, e l'altro m quella pugna muora . 

28 

In campo non haueano altri a tienire , 
Che quei di Tremi fcnm , e di ^oritia ^ 
7<{c fiuedea a Limola comparire 
Il fcgno lor , né dar di fé notitia 
'A(pn fapendo./fgramante , cheli dire , 
Ts[c che penfar di que^a lor pigritia , 
yno fcudiero al fn U fu condutto 
Del ks di Tremifen , che narrò il tutto . 
1 4 EgU 



lo^liitjirrò , ch\Ah:irdo e TilMiiLrdo 
Collimiti Jtri de' fuoigijccìiio iilainpo. 
Shv.or (difi'cgW) ti c^ituhcr gjglurdo y 
Ch'ucafcyhx i noftri, uccifo hittrU ti tuo cJ 
Se fojjc iìito A torji ui.i più tardo (pò. 
Dime , ch'k pciu Atìcor cosi ne fc:impo . 
Fj cjuel de' cMilicri, e de' pedoni , 
Chc'l lupo fj, di cjprc , e di montoni . 

3" 

i/^».fW=. Eru iicnuto pochi giortn aiiMtc 

curdo. 1^1 campo del l{c d'^fiua un Signore ; 

l^in Toncntc erj. , ne'in tutto Leiunte 

Di pili forzi di lui ,ncdi pti< core . 

Li f-uejtgrMdc onore ti I{e .AgrjtmMtc, 
■ Ter cjfer coftui figlio e fuccepore 

In Tdrtdria del l{c ^gricMgugli.irdo . 

Suo nome era il feroce Mundricardo . 

Ter molti cUmgcjii era fumofo , 
Edi fui fimi tutto ilmondo cmpid^ 
TiU lo fdcct pili d'Atro gloriofo , 
Ch'ai caftel de la Fata di Soria 
L'usbergo hauea acquijìato luminofo , 
Ch'Ettor Troian portò milì'anntpria. 
Ter flrana e formidabile aucntura , 
Che'l ragionarne pur, mette paura, 

3- 

Trouandofìcoftiii dunque prcfcnte 
^ quclparlar, alzòl'ardita faccia. 
E lidijpofe andar' immantinente 
Tcnrouar quel guerricr dietrokla trac= 
^tcnne occulto ilfuó pillerò tn mente^{cii 
O Ita perche d'alcun ftima non faccia ; 
O perche tema , fc'l penjìcrpalefa , 
Cb'an AÌtro i;z..iis,i k lui pigli l'imprcfi . 

H 

^ lo fcudier fé dimandar, come era 
La fopraucfìadiquclcaualicro . 
Coluirifpofe , Quella è tutta nera. 
Lo feudo nero , e non ha alcun cimiero . 
E fu , signor , la fua rijj^ofta , uera ; 
Terchelafciito Orlado haura il Ouartiero 
che, come dentio l'animo era in dovlia. 
Cosi imbrunir di fuor uolfc la fpoglia . 

T^larfilio aMandricardo hauea donato 
p'n Xc^vier baio , k fcorza di cafiagni , 
Con gambe , e chiome nere , <y era nato 
DiFrifx madre , e d'un uiUan di Spagna . 
Sopra ui falta Ttlandricardo armato , 
Egaloppanio uà per la campagna , 
E giura non tornare k quelle fchiert , 
Se non troua il campion de i'amc iure . 



K T 

7)lolta incont rò de la paure fa gente » 
che de la man d'Orlando era fuggita , 
eludei figliuol,chi del fr atei dolente y 
che inanzikgli occhi fuoi perde la uita . 
ancora la codarda , e trista mente 
7\(5 la pallida faccia era fcolpita . 
^ncorperlapxura,chehaiiutahannOi 
Tallidt , muti, cr infenfati uanno . 

iyj))i fc lungo camiìi , che uenne douc 
Cruicl jpettacolo hebbe cr inumano , 
dia i eilimonio k le mirabil proue , 
che furracconte manzi all{e ^ficano^ 
Or mira quedi , or quelli morti ; e moue , 
E uuol le piaghe mi furar con mano -, 
7\ioffo da jhrana inuidia , ch'egliportcì 
./il Caualier , c'hauea la gente morta • 

Come lupo , o majìin, ch'ultimo giugnc 
^l bue lafciato morto da' uitlani ; 
che troua fol le corna , l'offa , e l'ugnt « 
Del refìo fon sfamati augelli e cani , 
^guarda m nano il tefchio , che non ugnc» 
Cosi fa il crudtl Barbaro in qut' piani . 
Ter dUol be)ìcmia,e moftra ìuidia immcfn . 
che uenne tardi k così ricca menfa „ 
38 

Quelgiorno , e mczo l'altro fegue incerto 
Il Caualier del negro e ne domjinda , 
Ecco ucde mi pratel d'ombre coperto , 
che si d'un Ato fumé fi gbirLnda , 
che lafcia k pena un breue fpatio aperto » 
Doue l'acqua f torce ad altra b.:nda . 
Vn jìmd luogo con gireuol'onda 
Sotto Otricoli il Teucre circonda . 

Doue entrar fi potea , con l'arme indoffo 
Stauano molti caualicri armati . 
chiede il Tagàtchigli auea ÌRuol si graffo 
Et a che effetto , inficme ini adunati . 
eli fé rilpofta il capitano , mojjb 
Dal fignoril fembunte , e da' p-egiati 
D'oro e digemme arnejì digran pregio , 

che lo mcilrauan caualiero egregio . 
40 
Dal nofro J{c fiam ( diff} ) di Granata 
Chiamatiin compagnia dela figliuola ; 
La quale al l{c diSarza ha maritata , 
Benché di ciò la fama ancor non uoU . 
Come appreffo la fera racchetata, 
La cicale tta fia , ch'or s'ode fola , 
guanti al padre fra l'ifpine torme 
La condurremo , intanto cKj fi dorme . 

Coluit 



bontiM 



j5^r ^ i^T D E C 1 la ó\ 



41 

Colui; che tutto il mondo uilipaide , 
Difcgnu di uedcr toilo tu proud , 
Se quclUgentcòbenc ò mal difende. 
La Donni , k U cuigHArdiafiritroui. 
Diffe yCojìci per quanto fé n'intende, 
E betlii , e di faperlo ord migioua . 
^ lei mi meni , ò faUd qui ucnire , 
Ch'Jtrouemiconuienfuhitogire . 

41 

Effcrper certo dcipdzzo folenne , 
T\tj]>ofe d Grjndtm , ne più li diffe . 
Iti A il Tartaro k ferir tojìo lo uenne 
Con l'bdjla biffd , e ti petto Utrafìffc , 
Cheld corxcZd il colpo non fojlenne, 
E forzi fu , che morto in terngiffe . 
L'afid ricDurd il figlio d'ugnane , 
Ter che altro di ferir non li rimine . 

4i 

'l^nportdjf>ddd , né bafton , che qmndo 
L'urmc acqui{iò,chc furd'Ettor Troiano, 
Terche truuò , che lor nuncaui il brando, 
liconucnnegiurdr(ncgiuròinuano) 
Che fin che non toglici quelli d'Orlando , 
Tiìai non porrebbe ad altrajjudi mano . 
Durindana, ch'^lmóte hebbe ingrijìimi, 
EOrlando or porta, Ettorportaua primi. 

44 

Grande e l'ardir del Tartaro , che Uid4 
Con difuantaggio tal contri coloro , 
Gridando , Chi mi uuol uietdrlijlridi :" 
E con li lancia fi cacciò tra loro . 
Chil'afli ibbijfd , e chi tri fuor li f^idd, 
E d'ogn' intorno fubito li foro . 
Egli ne fece morti-'um fi-otti , 
Trimi che quclìd lancia foffe rotti . 

F^itdchtfcli uedt , il gran troncone , 
che rejli intero , ad ambe mani afferra ; 
E fi morir con quel tante perfone , 
Che non fu uijta mai piìt crudcl guerra . 
Come tra Ftlijlcir Ebreo Sanfone, 
Con la mafccUi , che kuò di terra ; (fo 
Scudi IJHZZajClmi fchiaccia,e ti colpo fficf- 
Spenge i cauaUt a i caualieriappreffo . 

4'' 

Corrono i morte quei mi feri igara , 
?s^c perche cada l'un , l'altro andar ceffi. 
Che li maniera del morire amara 
Lor par prn ajfù , che non è morte ifi:effi , 
Titir non potmo , che U uita cara 
Tolti lorfii di un pezzo d'afi:ifeffa ; - 
E fieno fiotto k le picchiate {h.inc 
t4 morir giunti ,comcbifce,ò r.i»f ♦ 



47 



»57 



T^i, poi ch'kjpefic lor fi furo accorti » 
che male in ogniguifd era morire , 
Scndo già prejfo k li duo taxi morti^ 
Tutto l'auanzo cominciò k fuggire . 
Come del proprio hauer uiafe li porti^ 
il Saracin crudcl non può patire. 
Ch'alcun di quelli turba sbigottita 
Da lui partir fi debba con la uita . 

48 

Come in p.itude afciutta , dura poco 
Striduli canna , ò in campo aridi {ioppia 
Cantra il foffio di Bore a , e contn il fioco , 
Chc'lciuto agricoltore infieme accoppia, 
iUtando li uaga fiamma occupa il loco , 
E ficorre per li fiolchi , e firtde , e fcoppia j 
Cosi coilor contra U furia accefix 
Di Ttlandricardo fian poca difiefa . 

49 

Tofcii ch'eglireùar uede l'entrati. 
Che mal guardati fu, ficnzi cu/lode. 
Ter li un , che dt nouo en fiegmta 
7\(5 l'erba , al fiuon de' ramarichi , ch'adt. 
Viene k ueder la Donna di Granata , 
Se di bellezze è pan k le fiue lode. 
Tiffd trd i corpi de li gente morta , 
Douc li dk , torcendo , il fiume porti . 

E Dor ilice in mczo ilpnto uede 
(Checofinomcli DonzeUihauea) 
Laqual foffolta di l'antico piede 
D'un Frafitnofìlue{lre, fi dolca . 
Il pianto , come unriuo , chefuccede 
Di uiua ucm , nel ben fin cada , 
E nel bel uifo fi uedei , che infìcmc 
De ialtrut mal fi duole, cr de/ fuo teme . 
51 

Crebbe il timor , come uenir lo uidc 
Difangue brutto,e co faccia empia ofcura, 
E'I grido fin al etcì lana diuide. 
Di fé , e deli fui gente perpmra, 
che oltre i aualier u'enno guide , 
che de Li belli Infante haue.xno cura 
7\litimuecchi,e affai donne e donzelli 
Del Hjgno di Granata , e le pi« belle . 
51 

Come il Tartiro uede quel bel uifo , 

che non hi pingonc in tutta Spagna, 
Ec'hiiulpiantoiorch'efferdènelrifo:') 
Te fa d'amor l'inejìricabtl ragni , 
T^on fi fé uiue ò in tem , ò in pindifo 
7^ de li fumittorii iltro guidxgm , 
Se non , che in man de li fua prigioniera 
Sidkprigionc ,t non fa in qml maniera, 
. .i> ^Iti 



138 



Jj 



e U K. "^ ^ 



^Uiperqnonficotteeie t ditto t 
che del traudglio fuo le doni il fruito ; 
Ecn ch( piangendo eUa dimoftri , quMto 
Toffd dowu mo{brur dolore , e lutto . 
Egli Jj<mndo uolgerlc quel piinto 
In fommo gaudio , era dij^ofto al tutto 
Tilenarla ptco , efopra un bianco Vbino 
"Montar la fece, t tornò al fuo camino. 

54 



S* 



Qutlìe parole,' cr altre affa, eh* Umon 

^ Mandricardo di fua bocca dittiy 

yan dolcemente & confolaril core 

De la donzella , ed paura afflitta , 

Il timor ceffi , e poi ceffa il dolore. 

Che l'hauea quafi l'anima trafitti . 

£114 comincia con piii patienza , 

^ dar pili grata alnouo amante udienti, 

6o 



Dome , e donzelle , ueccU,a' dltra gente, Toiconrif^oflepiit benigne molto 



Ch'eran con lei uenuti di Granata , 
"Zuttilicentiò benigmimente , 
ì)icendo, affalda me fia accompagnata. 
Io mauro , io balia, io li faròfergente 
In tutti i fuoi bifogni , ì Dio brigata , 
Cosi non li potendo far riparo , 
Tiangendo e fol^irando fé n'andaro , 
U 
Tralor dicendo , Quanto dolorofo 

7{e faro, il padre , come il cafo intenda , 



^ molìrarglifi affabile , e cortefe, 
E non negarli di fermar nel uolto 
Tal'horlelucidipietade accefe. 
Onde il Tagan , che da lo {hai fu colto 
^Itreuolte d'^mor,certezzi prefe , 
TS^on che Ijjeranza, che la Donna belle 
l^n farla a' fuoi dejìrfempre ribella . 



6l 



Con quefìa compagnia lieto e gioiofo , 
che sigli fatisfa , siglidilctta. 



Quata ira,quato duol ne bauri ilfuoffiofo , Efjendo preffo à l'hora , ch'i. ripofo 

Ocomene far A uendetta orrenda. 

Deh parche ì tempo tanto bifognofo 

7<lonéquì prefì'o ìt far, che co^ui rendd 

Il fangue iUuiiire del I{c Stordilano , 

Trimii che fé lo porti piti lontano . 

S'i 

Dcla gran preda il Tartaro contento , 
Che fortuna , e ualorgli ha pofla inanzi , 
Di trouar quel dal negro ueftimento 
7S(ott par,c'habbia la fretta, c'hauca diazi 
Correua dianzi , oruicne ad agio , e Unto , 
E penfa tuttauia doue fi stanzi ; 
Doue ritroui alcun comodo loco 
Tp- effalar tanto amorofo foco. 

57 

Tutta uoltd conforta Dar alice , 
Chauea di pianto gli occhi , e'I uifo moUe , 
Compone , efnge molte cofe ; e dice , 
Che per fama gran tempo bcnleuoUe, 
E che la patria , e il fuo regno felice, 
Che'l nome di grandezza Agli altri toUe, 
Lafciò,non per uedcre ò Spagna, ò Tracia, 
Ma foi per contemplar fua bcUa guancia . 

Se per amar ,l'huom deueejj'cr amato, 
Merito iluoSiro amor , che u'ho amat'io. 
Se per iiirpe , di me chi é meglio nato , 
Che'lpof]}nte .Agrican fu ilpadre mio:' 
Se per ricchezze , chi ha di me più fiato i! 
che di dominio io cedo foloADio. 
Seper ualor, credo oggi hauere ef^erto, 
eh' (ffer amato per ualor e io mcrto . 



La fredda notte ogni animale aÙetta, 
Fedendoti Sol gik baffo, emezo afcofo. 
Cominciò k caualcar co n maggior fretta , 
Tanto, ch'udì fonar zuffoli, e cannc^ 
E uide poi fumar uiRc, e capanne. 

trano paflorali alloggiamenti , 
Miglior ftanzd,e più comoda , che bellit, 
Quiui il guardian cortefe de gli armenti 
Onorò il caualiero , e la Donzella , 
Tanto , che fi chiamar da lui contenti; 
Che nonpurpercittadi, eper,cafieUa, 
Ma per tugurif ancora , e per fenili , 
Spcjfofitrouan gli huomini gentili. 

6ì 

Qu^el , che foffc dipoi fatto A l'ofcuro 
Tra Doralicc, e il figlio d'^gricane, 
spunto raccontar non m'aficuro; 
si ch'ai giudicio di ciafcun rimane . 
Creder fipuò, che ben^ d'accordo furo, 
Cbefileuarpiìi aìleggri la dimane ; 
E Dor alice ringratiò il paBoye , 
Che nel fuo albergo le hauea fatto onore . 

«4 

Indi d'uno in un' altro luogo errando, 
si ritrouaro alfìnfopra un bel fiume , 
Che confilcntio almarua declinando , 
Efc uada , afe dia, mal fi prefume ; 
Limpido e chiaro si,cbe in lui mir.indo , 
Senza conte fa al fondo porta il lume . ■ Seque X 
In ripa A quelìoAtinxfrcfca ombra , e Mia cur.z j»^ 
Trouar line caualicri, è una donzella . fi-jo. 

Cr 



Cirio. 



«5 

Or tiìti funtdfii y ch'un fender foto 
'^0 uuol ch'ifcguit ognhor,quidi mi guida 
E mi ritorni , ouc il Morcfco Ruolo 
^jjordx di rumor FrAnciu e di grida 
D'intorno di padiglione, ouc il figliuolo 
J>el l{e Troiano , il finto Imperio sfida ; 
E J{odomontc audace fegliuanti 

^rderVarigi , ej]^imar l{oma fanta . 
ce 
ycnuto ad ^grammie era a l'orecchio , 
che gii g'inglcfì hauean paffJtoilmare. 
"Però Marfilio , e il r{e del drbo , uecchio, 
E gli altri capitan fece chiamare . 
Confìglian tutti a far grande apparecchio, 
si che Tarigipojfano tfj^iugnare . 
Tonno effer certi , che piitnon i'eJl>ugna, 
Se noi fan prima che l'aiuto giugna , 

CiX fcale imumer abili per (jueflo 
Da'luoghi intorno hauean fatto r accorre , 
Et afi , e traui, e uimiiK contcilo , 
Che le poteano à diuerfiufiporre y 
Enaui, t ponti ;epu( face a , che'l rrfto, 
il primo, e'I fecondo ordine dijporrc 
^ dar iajf alto, (y egli uuol ucnire 

Tra quei , che la cittadcnno affalire. 
r,i 
L'Imperatore il di , che'l dìprecejfc 
De la battaglia , fé dentro A Varigi 
Ter tutto celebrar'tifficij , e mejfe 
^ Treti, e Frati , bidnchi , neri , e bigi ■ 
E le genti , che dianzi er.m confejfe , 
E dimjn tolte kgl'mimiciStigi , 
Tutti commitmcar non Atramente , 
e'haucfwo a morire il difcguente . 

('9 

Et egli tra Baroni , eValadini , 
Tnncipi, cr Oratori al maggior Tempio 
Con molta religione a quei dwwi 
^ttimerucne, e ne die agli altri cjjempio. 
Con le man giunte ,egli occhi al ciel fupini 
Dijjc , signor,bc ch'io jìa iniquo cr empio, 
l^on uoglia tua bontà peiinio fallire , 
Che'l tuo popol fedele babbia 4 patire , 

E s'eglic tuo uoler , ch'egli patifca , 
Ec'habbiiil noitro enor degni fuppUà, 
.yilmcn la punitionfi dijferifca , 
Si, che per man nonfia de'tuoi nimici . 
Che quando lor d'uccider noi fortifica , 
che nome hauemopur d'effer t«o'dimci, 
/ Tagani diran , che nulla puoi , 
Cbt perir lafci i Tarfegiam tnoi. 



1 C l Tit 0. '119 

E per un, che ti fia fato ribelle. 
Cento tifi faran per tutto il mondo ; 
Tal che la legge falfa di Babellc 
Caccerà la tua fede , e porrà al fondo . 
Difendi quelle genti , che fon queUe , 
Che'l tuo fepolcro hanno porgalo t mondo 
Da brutti cani, e la tua Santa Chiefa^ 
E li uicarij tuoif^effo difefa . 

So che i meriti noùri atti non fono 
^ fatisfare al debito d'un'oncia ; 
7^ douemo Iterar da te perdono , 
Siriguardiamo a noftrd ulta fconcia^ 
74a fé ui aggiugni di tua gratta il dono , 
T^flra ragion fia ragguagliata e concW, 
7N(f del tuo aiuto dijperar pofiiamo , 
Qualbor di tua pieti ci ricordiamo . 
lì 

Coù dice al' Imperator denoto. 

Con umiltade , e contrition di core ; 
Ciunfc altri preghie conuaieuol uoto 
^Igranbtfogno, e kl'alto fuo f^lendorc » 
7V{oi» fu il caldo pregar d'effetto uoto , 
Terò che'l Genio fuo , l'Engel migliore , 
I preghi tolfc , effiiegò al ciel le penne , 
Et A narrare al Saliutor li uenne . 
74 
E furo altri infiniti in quello indantc 
Da tali me ffaggier portati a Dio , 
Chc,comegli afcoltar l'anime fante. 
Dipinte di pictade il uifo pio , 
Tutte miraro il fempiterno untante ; 
E li mofìraro il comun lor dtfio , 
Che lagiufta oration foffe cffaudita. 
Del popol Cri{lian , cbe chiede aita . 

7? 

ElabontiineffabHe,cheìnuana 
?^on fu pregata mai da cor fidclc , 
Leua gli occhi pictofi , t facon mano 
Cenno , che uenga k fé l'Engel THichclt, 
Fdigli dij]e)A Vcfiercito Crijìuno, 
che dianzi m Viccardu calò le ueh , 
Et al mur di Tartgi l'apprcfenta , 
si che'l campo nimico non lo fenta . 

Treua prima il Silcntio , e da mia parte 
Gli di , che teco k quejìa imprefa uenga , 
ch'egli ben proucder con ottima arte 
Sapr'a, di quanto prouederconuenga. 
Fornito queflo , fubito uà in parte, 
Doue il fuo feggio la Difcordia tenga . 
Dille , che ì'efca ,eil focil ficco prenda , 
£ nel cmpo it'Mon il foco accenda . 

E tu 



140 



w 



e ^ 1^ r 



E trd (juci che ut fon detti più forti 
Spdrgd tante ziz^inie , e tante liti 
Che combittano ìnfieme , cr altri morti t 
^Itriprefi nelieno , altri feriti ; 
E fuor del cMUpo altri lo fdegno porti , 

vii , che il lor P^ poco di lor s'aiti . 
1s{pn replica A tal detto altra parola 
Il benedetto ^ugel , ma dal cicl uola . 

-6 

Douitnque drizzd THichel'^ngcl l'ale , 
FKg£on le nubi , e torna ti ctel fereno , 
li gtra intorno un'aureo cerchto , ({itale 
Feggiam di notte lampeggiar baleno . 
Seco penfa tra uia doueji cale 
Jl celefte Carrier per fallir meno 
^ trouar quel nimico dt parole , 
^ cui la prima commipton far uuole . 
79 



«5 



Ld conobbe al ucftir di cotor cento l 
Fatta k lijìcinequali o-infinite ; 
Ch'or lacoprono,ornò;ckcipaf.ie'luentO 
Le giano aprendo , ch'erano fdrufcite . 
Icrinihauea qual d'oro , e qual d'argento, 
E neri, e bigi , e hauer pare ano lite . 
^Itriin treccia, altriin naibro era accolti; 
molti A lefpalle , alcuni al petto fciolti . 

Di citatorie piene , e di libelli, 
D 'ejf amine, e dt carte di procure 
Hauea le mani , e tlfeno , e granfajletU 
Di chioje , di configli , e di letture ; 
Ter cui le f acuiti de' pouerelli 
Tonfano mai ne la cittkficure. 
Hauea dietro , e dinanzi , e d'ambi ilati 
7^tai,Trocuratori, ZT^uuocati. 

»5 



yien fcorrendo oWegli habiti , ouegli ujì , la chiama a fé l\lichele , e le comanda , ' 



che tra i piti forti Sar acini fcenda ; 
E cagion troui ,- che non numoranda 
I{uina , infieme a guerreggiar gli acceniu. 
Toi del Silentio noua le domanda ; 
Facilmente effer può , ch'effa n'intenda , 
si come quella , ch'accendendo fochi 
Di qua e di la uà per diuer fi lochi. 



85 



E fi accordare in fin tutti ipenfieri , 
che de' Frati , e de' Monachi rinchiu fi 
Zopuò trouar m Chic fé ,ein Tilonajleri ; 
Doue fon'i parlari in modo efclufi , 
.Che'lSilentio , ouecamano i Salteri, 
Oue dormono , oue hanno la piatanzd , 
E finalmente è fcritto in ogntfi:ànz^ . 

Credendo quiuiritrouarlo , moffe 

Con maggior fi-ctta le dorate penne ; 

E di ucder , eh' ancor Tace ui fojfe , 
t Quiete , e Carità ficuro tenne , 

Ma da l'opinion fua ritrouoffe 

Todo ingannato, che nel chioiìro uenne. 

ISlpn è Silentio quiui ; e gli fu ditto , 

Che non u'babita più , fuor che in ifcritto . 

^s^ TictA né Quiete , ni Fmiltade , 
2<[c quiui ^mor , né quiui Tace min . 
Ben ui furgia, ma ne l'antica etade ; 
che le cacciar Cola , ^uaritia ,crlray 
Superbia , Inuidia , Inertia , e Crudeltade . 
Di tanta nouitA l'Engel fi ammira . 
^ndò guardando quella brutta fchieru; 
E uide eh' anco la Difcordia u'era . 

Si 

Quella , che gli hauea detto il Tadre etemo Domanda A codci l\Angelo , che uia 



I{if^ofe la Difcordia , Io nonho a mente 
In alcun loco hauerlo maiueduto . 
ydito l'ho ben nominar foucnte , 
E molto commendarlo per aiiuto . 
?tla la Fraude , una qui di nostra gente, 
che compagnia taluoltagliha tenuto, 
Tcnfo , che dir te ne faprì noueUa , 
E ucrfo una alzò il dito , e diffe , £^ queUd . 
87 

Hduea piaceuoluifo , habito oneiio , 

yn'umil uolger d'occhi, un' andar graitt, 
yn parlar si benigno , e ù modero , 
Che parca Gabriel , che dicefje, ^ue . 
Era brutta e deforme in tutto il refto ; 
7Ha nafcondea quefte fattezze praue 
Con lungo habito , e largo , e fiotto quello . 
^ttofitcato hauea fcmpreil coltello . 



88 



Dopo il Silentio , che trouar doueffe . 
Tenfato hauea di far la uia d'^ucrno , 
Che fi credea,che tra' dannati fìefie . 
E ritrouolla in quefto nouo inferno 
(Chi'l credcriac)tra fanti uffici , e meffe 
Tardi S1M110 A 7>licbcl , ch'ella uifia ; 
Che per trouar crede a di far gran uu . 



Debba tener , sì che'l Silentio troue , 
Dijfe la Fraude , Già coftui folta 
Fra iiirtudt habitarc , e non altroue ; 
Con Benedetto , e con qucV.i d'Elia 
"Ncje badie qujn.io erano ancornout. 
Fc ne le fole afjai de la fua uita 
attempo diTitagora, e d'Archita. 

Mancati 



y ^ Il T 

^inc:iti cjucifìlofofì , e quei [mù , 
che lo [oUm tener pel camin ritto , 
D-i gli onejìi cosiumi , c'hauex imntiy 
Fece Ale fctler.iggmi tragitto. 
Cominciò indir U notte con gli amanti ^ 
Indico i Udn , e fare ogni delitto . 
TyloUo col Tradimento egli dimora , 
Ceduto l'ho con l'Omicidio ancora . 



Con quei , che falf-tn le monete , ha ufanzd 
Di ripararfi tn qualche buca [cura . 
Coiìjj>efJo compagni muta ,eiianza, 
Che'l ritrouarlo ti faria uentura : 
7}la pur'bo d'nifegn.irtelojJHranza . 
Se d'arriuare li mezi nottehaicura 
^ L cafa del Sonno , fenzu fallo 
Totrai (che qunn dorme) ritrouallo . 

Benché foglia la Fraudc e ffer bugiarda , 
Tur'c tanto il fuo dir limile al uero , 
che l',y/.ngelo le crede , indi non tarda 
^ tfclarfcne fuor del THomjìero . 
Tempra il batter de l'ali, ejìudia , e guarda 
Ciongcrein tempo al fin del fuo fcnticro , 
Ch'ìx la cafa del Sonno , che ben doue 
Era fipea, qucfto Silentio troue. 

Giace in ,y4rahia una ualktta amena , 
Lontana da cittadi, e da uillaggi ; 
Ch'k l'ombra diduo monti e tutta pieni 
D'antichi abeti , e di robujìi faggi . 
Il Sole indarno il chiaro di ni mena ; 
Che non uipuò mai penetrar co i raggi, 
sigli e la uia da folti rami tronca ; 
£ quiui entra fotteìra unaj^elonca , 

Sotto la nera felua una capace, 
Elj>aticfa grotta entra nel jajfo ; 
Dicui la fonte l'edera feguacc 
Tutta aggirando uà con ilorto paffo . 
In queììo albergo il graue Sonno giace; 
L'Otio da un canto corpulento e grajfo j 
Da l'altro la Vigntia in terra fede , 
che no può andare, e malji regge in piede . 

Ififmemorato Oblio fta si< la porta , 
■^on lafcia entrar, né riconofce alcuno. 
7<{on afcolta imbafciata , né riporta , 
E parimente tien cacciato ognuno . 
llSilentio uà inforno , e fa la fcorta ; 
Ha le fcarpe di feltro ,e'lmantel bruno ; 
Et A quanti n'incontra , di lontano , 
Che mn dcbbian uenir cc;w4 co» mano . 



DECIMO. 



»5 



141 



Se gli accojla i l'orecchio , < pianamentt 
L'Engel gli dice , Dio uuol , che tu guidi 
^ "Parigi l{inaldo con la gente, 
che per dar mena al fuo Signor fufiiii: 
?,la che lo facci tanto chetamente. 
Ch'alcun de'Saracin non oda igridi; 
SÌ che pili tojìo , che ritrouiil calle 
La fama d'auifar , gli habbia a lef^aUt , 

9« 

altramente il Silentio non fijpofe, 

che col capo accennando, che faria, 

E dietro ubidiente fé gli pò fc, 

E furoalprimouolomTiccardtd. 

THichel moffe le f quadre eoraggiofe , 

E fé lor breue un gran tratto di uia , 

Si che in un dì a Tarigi le conduffe , 

'2s(j alcun s'auuide chemiracolfuffi, 
97 
Difcorreua il Silentio, e tutta uoltA 

E dinanzi a le fquadre , e d'ognintorno 

E acea girare un'alta nebbia in uolta, 

Ethauea chiaro ogn altra parte il giorno, 

E non lafciaua qucjìa nebbia folta , 

che s'uiilfe di fuor tromba ne corno , 

Toi n'andò tìaVagani , e menò feco 

Vn non foche , ch'ogn'un fé fordo e ci<co, 

98 

T^lentre r^inaldo in tal f-ettauenìa, 
che ben parca da Vangelo condotto : 
E confìlentio tal , che non s'udix Segue a 

7>{el campo Saracin farfene motto , ^'"'- ' ^ ^ * 

// ;^f ^4gramantehaueala fanterin ^•*^' 

THejfa ne' borghi di Tarigi , e fotta 
Le minacciate mura in iii la foffa, 
Ter far quel dì l'ejlrcmo di fua poffa, 

chi può contar l'tffercito , che moffo 

Que^o dà cotra Carlo ha'l I{e\yfgramSte, 

Conterà ancora in $h l'ombrofo doffo 

Delflluofo ^pennin , tutte l: piante ; 

Diri quàte onde,quàdo è il mar piìi graffo. 

Bagnano ipiedial Mauritano atlante ; 

E per quanti occhi il ciel le furtiu'oprc 

Degli amatori k meza notte fcoprt, 
100 

Le campane fi fentono a martello 

Dijfefi colpi , ejpauentofi tocche. 

Si uede molto m quefto Tempio , e in quello 

^Izar di mano, e dimenar di bocche . 

Se'l teforo parejfe a Dio si bello , 

Come a le noftrc opinioni fciocche , 

Que{io era il di , che'l Santo Conciftoro 

FattohiiHYiiinUrrAognifuaJiatuad'oro, 

S'odoti 



14*- 



C Jt Vl^ T 



S'odott rdmm.iricdrc i uccchigìuùf, 
che s'cruno fcrbati in quelli affami, 
E nomìn.\r felici i ficri buftì , 
Compofli in terrd gi.t moki e inoWanni . 
2U gli MWnofi gioudiu robujìi , 
che mirdn poco i lor propinqui dvini , 
SprezZMdo le ragion de' piii maturi 
Di qui di li UMino correndo k i muri . 

lOl 

Ouiui erutto Bdroni , e Tdhdini , 
J{€ , Duchi , Cuudlicr , Mirchcfi , e Conti , 
Sold.tH fore(Heri,ecittiidini, 
TerCrijìo,eper fu'onoreA morir pronti. 
Che per ufcir adoffo a i SArdcini 
TregMl'Imperdtor, eh'. ibbdjUi ponti. 
Code egli di itcder l'animo audace, 

7>la di Lafciarli ufcir lor non compiace . 
105 
£ li dijjpone in opportuni lochi 
Ter mpedire A i Barbari la uii . 
La fi contenta, che ne uadan pochi, 
Qm non bajìa una grojja compagnia . 
alcuni han cura maneggiare i fochi. 
Le machine altri , oue bifogno fia , 
Carlo di qua di là non fta mai fermo , 
Va foccorrendo, e fa per tutto fchermo. 

siede Tarigi in una gran pianura 
2v(c l'onìbilico a Francia , anzi nel core ; 
Lipaffa la B^iuiera entro le mura , 
E corti , cr efce in altra parte fuorc ; 
Tila fa un' I fola prima , e uajlicura 
De la cittA una parte , e la migliore , 
L'altre duc(che in treparti èlagranTerra) 

Di fuor la foffa , e dentro il fiume ferrn . 
105 
^ la CittA , che molte miglia gira , 
DAmolte parti fi può dar battaglia ; 
Tiia perche fol da un canto affalir mitA 
"ì^uolentierVeffercito sbaraglia , 
Oltre il fiume ^gramante fi ritira 
yerfoTonente , acciò che quindi affaglia; 
Terò che né cittade , né campagna 
Hd dietro , fé non fui , fin'A la Spagna . 

Douunque hitorno il gran muro circonda. 
Gran munitionihaueagiA Carlo fatte. 
Fortificando d'argine ogni jponda 
Con Scannafofii dentro , e Cafe matte . 
Onde entra ne la terra , onde efce l'ondd 
Crofiifiime catene haueua tratte . 
7Hd fece più ch'altroue , prouedere 
Li, doue hauea più caufa di temere . 



Con occhi d[Argo il figlio di Tipìtto 
Treuide , oue affalir douea ^gramantt . 
E non fece difegno il Saracino , 
^ cui non fojje riparato inante , 
Con Fcr.aìt , I follerò , e Serpentino , 
Cranionio , Falfirone , e Balugante, 
E con ciò , che di Spagna hauea menato 

I{ejiò MarJiUo A la campagna armato . 
108 
Sobrin gli era k man manca in ripa a Senn4 
Con Tulian , con Dardinel d'^yilmonte , 
Col I\e d'Oran,ch'ejfer gigante accenna 
Lungo fcibraccia dalpiede a la fi'onte. 
Deh perche A mouer mcn fon io la penna, 
che queUe genti a moucr l'arme pronte ^ 
Che'l I{e di Sarza pien d'ira , e di fdegno 
Crida,e bejìcmia , e nÓpuòjìarpiìi kfegno, 

IO<) 

Come affalire , ò uafipaftorali , 

le dolci reliquie de'conuiui 
Soglion con rauco fuon di jìridule ali 
Le impronte mofche a' caldi giorni e^iui ; 
Come gli jìorni a' roffeggianti pali 
Vanno di mature uue , cosi quiui 
Empiendo il del di grida , e di rumori 

Veniano a dare il fiero affatto i Ttlori. 
110 
L'efferato Chrijiian fopra le mura 
Con lance, fj^ade , e fcure , e pietre, e foco 
Difende la Citta fcnza paura , 
E'I barbarico orgoglio ejìima poco ; 
E doue Morte uno cr un'altro fura, ' 
l^n è chi per uiltà ricufi il loco , 
Tornano i Saracingiìi ne le fofj'c 

^ furia di ferite , e (U per coffe . 
Ili 
TS^rt ferro folamente ui s'adopra, 
Tila grò fi fafii , e merli integri e faldi , 
E muri dij^iaccati con molt'opra , 
Tetti di torri , e gran pezzi di Jpaldi . 
L'acque bollenti , che uengon di fopra . 
Tortane a Moriinfopport'abil caldi; 
E male a queSia pioggia fi refifte , 
Ch'entra per gli elmi, e fa accecar leuifid 

JU 

E quefi;apiù nocea , che'l ferro quafi . 
Or che de far la nebbia di calcine r" 
Or che doueano fargli ardentiuafi 
Con nitro , e zolfo, e peci , e termentine i 

1 cerchi in munition non fonrimafì, 

che d'ogn'intornohàno di fiamma il crine, 
Qjte^i, fcagliati per diuerfe bande 
mettono a'Saracini ajpre ghirlande . 

Intinto 



ti? 



^V^l^TODECl-MO. 



119 



'4r 



Intinto il I{€ di Sàrz^ hauca cacciato 
Sotto le murd U fchicra feconda , 
Di BiirAdo , d.i Ormida accompagnato , 
Quel Car amante , e qiiejìo di THarmonda . 
Clarindo ,cSorid.mglijono a lato ; 
'h^èparchel l[c diScttajinafconda. 
Segue il }\e di Marocco , e quel di Cofcd , 
Ciafcunperchc'l ualor fuoji conofca . 
114 

Ts^f /.( bandiera , ch'i tutta uo miglia , 
I{odomonte diSarza ilLeonjpicga ; 
che la feroce bocca ad una briglia , 
( he li pon lafua Donna , aprir non negi . 
^l Leon fé medefimo affomiglia . 
E per la Donna , che lofi-ena e lega , 
La bella Dor alice ha figurata 
Figlia di Stordilan , }{e di Granata , 



I{odomonte , non gii men di T'^mbrotte 
Indomito , fuperbo , e furibondo , 
che d'ire al ciel non tarderebbe k notte, 
Ouandolaftradafitrouaffe dimondo , 
Qutui nonjla a mirar, s" intiere , ò rotte 
Sicno le mura , ò s'habbia l'acqua fondo , 
Taffa la foffa , anzi la corre , e uola 

TSfj l'acqua , e nel pantanfnà la golx . 
120 
Di fango brutto , e molle d'acqua uanne 
Tra il foco, e i fa fi e gli archi e le baleBrc, 
Come andar fuol tra le paluftri canne 
De la noSira ?t}aUea , porco filuedrc , 
Che col petto , col grifo , e con le zanne 
Fa ,douunquefi uolge , ampie feneftre . 
Con lo feudo alto il Saracinficuro 
IS^c uicf^rezando il ciel,no che quel muro . 



O uetla , che tolta hauea , come io narraiu , T^omì tofto a l'afciutto è I{odomonte, 



j{c Ttlandricardo ( e difii doue , e a cui ) 

Era cojìei, che I{odomonte amaua 

Tiìi che'lfuo 1{egno,epii< che gli occhi fui, 

E corte fia , e ualor per lei marrana , 

T^ongik fapendo,ch'cra in forza altrui. 

Se fiputo ihaucjfe, allora allora 

Fatto hauria ql,chefequel giorno ancora. 

uri 

Sono appoggiate a un tempo mille fcale. 
Che non han men di duo per ogni grado . 
Spinge il fecondo quel ch'inanzifde , 
Chc'l terzo lui montar fa fuo mal grado . 
chi per uirtìi, chi per paura uale . 



Che giunto fi fenti sii le bertrefche. 
Che dentro a la muraglia facean ponte 
Capace, e largo a le fquadre Francefche* 
Crjl ucdejpezzar pili d'una fronte , 
Far chieriche maggior de le fratefche. 
Braccia , e capi uolare , e ne la foffa, 
Cader da'muri una fiumana roffa . 

II! 

Getta il Tagan lo feudo, e a due man prendi 
La cruda)pada,e giunge il Duca Arnolfo. 
Cofìui uenia di la , doue difcendc 
L'acqua del I{cno nel f alato golfo . 
Ouclmifercontra lui non fi difende 



Couien ch'ogn'un p forza entri nel guado ; TtiegUo , che faccia contra il foco il zolfo ; 
Che qualunque i' adagia , il ;^c d'.Algiere E cade m terra , e di l'ultimo croUo 



I\odomonte crudele, occidc ò fere . 
117 
Ogn'un dunque fi sforza di falire 
Trai foco , e le ruine m su le murd . 
?>la tintigli altriguardano , fé aprire 
Reggiano paj]b, oucfla poca cura. 
Sol l\odo)nomc fprezza diuenire 
Se non , doue la uu meno cficura . 
Doue nel cafo di]j>erato e rio 
eli altri fan noti , egli bejìemmia Dio . 

US 

armato era d'un forte , e duro usbergo , 
Che fu di drago una fc.ghofa pelle . 
Di qucRo giaji cìnfe il petto , e'I tergo 
Oucllo auol fuo , ch'edificò BxbcUe , 
E fi pensò cacciar de l'aureo albergo , 
E forre i Dio ilgouerno de IcftcUe . 
L'elmo , e lo feudo fece far perfetto , 



Dal capo feffo un palmo fiotto il coUo . 



1=) 



yccife diriuerfo m una uoltd 
^nfclmo,Oldrado,Spineloccio , e Trdndo. 
Il luogo flretto , e lagran turba folta 
Fece girar siptenamcnte il brando . 
Fu la prima metade a Fiandra tolta , 
L' altra fcemata al popolo Tarmando, 
Diuife apprejfo da lafionte alpetto 
Et indi al uentre , il dlaganzcfe Orghetto . 
114 
Getta da'mcrli^ndropono , e Tilofchino 
Giii ne la foffa . il prlm^ e facerdotc ; 
7<(on adora il fecondo altro che' luino^ 
E le bigonce k un forfo n'ha gik uotCy 
Come uelcno , e fangue uiperino , 
L'acqua fugia , quanto fuggir fi puote . 
Or qidui muore, e' quel, che piti l'annoia. 



£ il brando mfiemc ,c folok qucfh effetto. £ 'l fentir , che ne l'acqua fé ne muoia . 

Tagliò 



144 



«M 



€ ^ '^T Ciy. ^ K,T D E e 1 TU 0, 



Td2,liò in due pdrti il "Proucnzd Luigi , Toco crd mcn di trenta piedi , ò tdnto , 
£ pdj?ò il petto d Toh fino ^rnxldo , Itegli il pafiò dejìro , come un ueltro , 

DJ Torfe Oberto , CLiudio^l'go , e Dionigi E fece nel ader ftrepito , cjudnto 



T^dndar lo flirto fuor col fangue caldo . 
E pYeffo \ ^Mcftj , quattro da Tarigi 
Gualtiero , Satallone , Odo , cr ^mbaldo . 
Et altri molti, ch'io non fiprei come 
Di tutti nominar la patria , t il nome. 

i-.S 

La turba di<tro a !{odomonte preSia 
Lefcalc appoggia , e mòta inpiù d'un loco. 
Quiui non fanno i Varigin pili tefta ; 
Che la prima difcfa lor ual poco . 
San ben , ch'agli nimici affai pili refla 
Dentro da fare , e non l'hauran da gioco; 
perche tra il muro , e l'argine fecondo 
Difcende il foffo orribile e profondo , 

•■7 

oltre che i nofìri facciano difcfa 
Dal baffo a, l'alto , e moflrino ualore , 
T^ua gente fuccede a la conte fa 
Sopra l'erta pendice interiore ; 
Che fa con lance , e con faette ojfefa 
^ la gran multitudine di fuor e , 
che credo ben , che farid fiata meno , 
St non uera il fgliuol del l{e alieno . 

128 

Egli c[uejli conforta , e quei riprende , 
E lor malgrado inanzi fé gli e accia . 
^d altri tipetto, adaltriil capo fende , 
Che per fuggir ueggia uoltar la faccia . 
Molti ne fpinge cr urta , alcuni prende 
Tei capelli , pel coUo , e per le braccia ; 
E fozzopra la giù tanti ih getta , 
Che quella fofia A capir tutti è fhrcttd , 

Tilentre lo fluol de^ Barbari fi cala , 
^trcitraboccd alperigliofo fondo. 
Et indi cerca per diuerfa fcala , 
Di falir fopra l'argine fecondo ,■ 
il j(e di Sarza ( come haueffe un'aU 
Ter ciafcun de' fuoi membri) leuò il pondo 
Di si gran corpo ,econ tant'arme in dojfo, 
E netto fi lanciò di /à dal foffo . 



Haueffe h auuto fottoi piedi il feltro. 
Et i qucfio , cr \ quello affì'appa il manto 
Come fien l'arme di tenero peltro , 
E non di ferro , anzi pur fien di fcorza , 
Tal la fua j^ada , e tanta è la fua forza» 

Inquc(lotempoinofiri,dachitefe 
L'mfidic fon ne la caua profonda , 
Cheu'han fcope ,e fafcine in copia jlefe. 
Intorno / quai di molta pece abonda , 
T<lè però alcuna fi uede pale fé. 
Benché n'è piena l'una e l'altra fpondd 
Dal fondo cupo fino k l'orlo quafì, 
E fenza fin u'hanno appiattati uafi . 

Qual con falnitro , qualcon oglin , quale 
Con zolfo , qualcon altra fimil'cfca . 
1 no(bi in quefìo tempo , perche male 
^ i Sar acini il folle ardir riefca , 
Ch'cran nel foffo , e per diuerfe fcale 
Credean montar su l'ultima bertrcfci , 
ydito il fcgno da opportuni lochi 
Di qua e di la fenno auampare i fochi . 

Tornò la fiamma Jparfa , tutta in una , 
che tra una ripa e l'altra ha'l tutto pieno ; 
E tanto afcende in alto, ch'à la Luna 
Tuo d'appreffo afciugar l'umido feno . 
Sopra fi uolue ofcura nebbia e bruna, 
Che'l Sole adombra , e fregne ogni fereno» 
Sentefì un fcoppio in un perpetuo fuono 
Simile k un grande e f^auentofo tuono . 

^f^ro concento , orribile armonia 
D 'alte querele , d'ululi , e di fhiÌ4 
De la miferagente, che perla 
7^1 fondo , per cagion de la fua guida ; 
Jfìranamente concordar s'udii 
Col fiero fuon de la fiamma omicida . 
T^onpiù Signor, non più di queiio Canto, 
Ch'io fon gi A rauco,e no pò farmi alquanto» 



Xt FINB DBt Q.VARTODECIMO CANTO. 



Ci 



rhe 



ANNOTATIONI. " 

H E fff htnor ie F aurea fio rdiligi , 
(uflighino le mitn Titfaci e Lidre, 
che fnore^e frtti bUnchi ,neri,e bi^i , 
f'ioUt'hannQ,e jfof.t,e figliale madre , 
Cittato interra Chriiìoinfacramento , 

Ter torgli un taberrucolo d'argeto. L» qoesìa Tiaif:(a,et nella feguente,r /friofio Jì du,lt ielle'mtUi fcelerS 
e.cheuf.irono i Fraeefi alla guerr.t,cbe f nome fuo proprio fu detta, et fi dira fempreja'rotta di H^tuèna.Etpet 
Ae inquato aWifloria cosi di quefla^comc d'ogn'altra toccata in quello poema^s'haura fommari» in fine di tutt» 
il HoUme .diremo qui era.cheper Faurea Tiordu igi,intede tarme o tinfegna de' }\c dt f rancia, i he fono tre n* 
rli d'oro. Et in Fracefce al Oighojicono Flos de lis,cioèfior dt Ciglto^onde f^riofto ^ attrt.pcrtadola poi in 
lingua nosìrit Ihan detta Fiordiligi. In qmftì Furiofi Tiapatifi legge le più uolte Fiord^iigi,rjr cosi mi par che 
l'ho Uji iita pajj'ar Ancor' io in qaclio una nolta,p lafciare in arbitrio del Littore, il tencrfe a qiial piìt It piace. A/4 
inefj'ilta e[l'endo noce c'upojia.come è detto , di dite nomi,^ dilla prepofitione D i, cioè Fior dE Lis , la raziona 
non cifurta in alcun mónche detta fccidt fjllabj,ft ferma per ^ Tercioche fé uogUamo LfciarU come è in Fri 
cefe Jira D E,& fé uogli.imo nolt.irLt nelLinolIra, diremo Dl^rt^ cos i i Fiardhligi.i Fiordilt'i,chefifcriua, 
farà molto meglio, Qr co più ragione che Fiord Jligi. Oltra che l'una Qr l.ìttra dt dette dne prime.fino noci vii 
»aghe,&più bctlc,ihe l'ultima,^ Fiordiltgi io tengo che si come è conpiu ragione d'etimologia nella Hojìrs 
III hngua,cosi ancorafiapiìi bella di fiiono ,(fr fi» da eleggerji,&- cosi lafcriuejje fylnofio . 
,J^ " C h'aliiincitor non fejìi ref^cn^i La ucce FESSI, mila noftra fauelli è infignificato di due tipi,fìr ptrfont, 

molto dm erftt lino aa l'altro. Hpnmo è tcrxa perfonadelVaff.ilo.chediVECE.peracconi-.metoJi fapoì FÉ, 
fi come da DltVf ,D \ t', Et affigendofi polio ejfa la particeUa òl , eh glinteri fi fa, FiCisl,vlt DUI, Ma ce i 
trÌchi,perJìepotenti.dmeiite hanno fopra taccento che fa raddop^uire iljuono della cofonante^che fcriie apfref 
fofi mene m tal copof tiene a radoppiar la i',(2r dl<rJi,D I ESSijeT- Fini, fi come fifa .incora In ogni altro tem 
fo,di qiialji iioglia nerbo cosi formato , che inpoten:\i h.tbbia taaento fopra. Stal>i,> '.ifìi,^ cesi tutti. Et qut 



'jhf.trola Ftisi ,iHtaltèjo,& intal fnnifiiatoJinqni,e,fcrm.:taregoUtif>,mawèie. E' poi l'altro ftrnificat* 
filo del lèpo imptrfetto del foggiuntiuo,eo!tnilla prima, come lulia fecòtLtperiona delminor numcrt.i» felìi Tm 
ftjsi,ct amor nel uerfo f nccefita delta rima,fi dira.^itri feJìi.iMijla formationc e fatta p accor. i.tmcte deìufil 
laba di mexo.di FA(.lisl.Mala nera regola it.ili accor,i.imèti,e . he la uoc.ilc dell i prima fylitba,nifi muti mai 




me poi a rajjrit.trfi co F ES S I,deU altro fignijicato ,p fi F EC E, di Jies'egia ttttlo.nodmicno nel dir FESSI, 

j(p\^cfi)iii è qiiejfo di mcglio,che m fé jUjfi Uuoic ha più fomigli.ì^a ci F.!c,fi, (he ni haurebte a dir F Kiii'- 
fcrf.tcejìi,(^ m.ijìimaminti haiiendo U itii^ua,nofira molli altri H,.rbi,ihe indite fillabe di quello fieffo fuono 
aelle uocali hanno dette perfine del fogglunliiio,Dcf?i,StefH,ehe fé ben fono di dunrfa cogiuntione efjendt qite 
fiidued<lLipiima,& F.irc accorei.ito cui F.uere,dclU jccod.i,ii'odinieno l'orecchie nofire h.mno pur lufodi quel 
juoiit.L I oue in A s s l,di due fillabe fole la data lingua noìira,no ha alcim mrbo che dit t.ti perfine delfci"!» 
tÌHo,&- tutte coiiicn . he p.ifiino ducfillabe,J Mafi,l\trL:fii,Vimoj}r.ijii,& cosi di tutte , che di ducfolTut. 
vie è dilto]n'e>fe ne trinerà piir'nn.t.r.t qutfla è import.intijiiìiia ragicue,oltre all'altre già dette , perche fi fui i 
noi riceiiuta la furmalione di della noce «^ ifoggiuntiuo. 

Miglior ftani., è più comoda che bella. In qnjìe uo.i MlGLni{r.,:^ MF.GLIO.è regola offruatifìinut 
iiegh Jeriiteri d^ Ila lingua noflra. La qii.il regola fi uedc tuttauia male offeruata nelle bocche^ nelle f ritture di 
qua che ni fanno. La re-rola è quefia.Jie MEOLlO,fi mette fohmhe nel genere neutro, i, auucrbi.ilmite,^ ni 
mai nel gene re di .Maf hio,ò di femi»a.Onde nifi trouera m.ii,fe no p errore di i erueìlo, i, difl.ipa, o di fcritlw 
ra,cl>e fi diea,Qncflacarta,e meglio che qntJÌ'.-MrA. Il p.me,è meglio che il iiino,ne aleun'altro t.ile.Et no s'inri 
ni qui alcuno phauer IO detto,chenonfimtttccigeHere neiitro,auolerlopoi egli mettere ci qu.iLhe p.trola che 
in Laliaofol]e neuira.comefe dicelfe, Il uino.è meglio che il moTio , i altri fi fatti, che la lingua noftra ni ha • 
ueulre .illrimitiquejic laiHoci,chc m L.xlino fono neutre.Dico adiique,replicàdo eÓ altre parole Li reo-oLi che U 
faroii MEG LIO, n.^ fi trom ra mai da pfona che fappia uf.ita con ai un nome SoftaiUu,,, Meglio p%u, 'Medie 

li.in:^a, Meglio p.irlito, Meglio co<iilio>ie,ma femprc lon (.11 noci fojUntiue fi dira miglicre,Mi'rlior p.inno. Mi 
gliorfta-^i,.'\iiglior p.itto,& iosi di tiitiiinuioiibùmente Etfi(^eome ho dettj]fifnte lutto lUi per leboùhe,» 
fiuedeper le finlture de moderni.nonjo ftare a perder lèpo in più p.xrolc,fi non in replicar breucmente ciqùat 
trofole.che t error grad:fiime.l clt.tdo poi U detta regola dico,(he fi ben con tulli i nomifoft.mlmifi dieefm^ 
fre Migliore,^ non mal Megl,v,non epouonfiguent < meiitc,J,e migliore non fi dica m.ufetna t.u nomi fi. ~ u 

fiantii<i,o ingeneri ncutro.VernoJii fi trouapiir detto alle uolte,fi benpcrononmoltof^efjo. Tctrar. C 

Or cominci a fuegli.irmi,!^ ucggioih'etla 

Ver loMICLìo^Ealmiodifir,ontefe.QyiiT\ rcgoU,ehefi è detta dìMeglio ,^ Mì''liore fia detti* f^Z 

funt.ilminteperVegpo,&- Ve'igiore.EtihePcggtvr fi ufi ancor efj'o.ilcuneuolte fenica comeftft.iimuo, & e» Gp 

mejicutr.ilmete.fi nh.>no automa ne gli fcrittori buoni. Pttrar. Or qu.inlo eia liV ECC I01{_ fumiiitito. /? 

•^egp^^ioil Mi<.,\.io,Cr alVyOC\OK m'appiglio,& altri. SoLmitntefiggimigcri,,che fidile Mi'liortitt 9 



i^iieg^^ioil MiGlio,ct^ alVtOctOK m'apj'iglio,& altri. SoLwitiitefiggiiingeri,(he fidile Mfliore.et 
JlEgaore,ma non mai fi dice V Iggiore^ma V hggiorftmpre (m Bonella prima fillaba. ^ 



i 



■^ 



^ 



Siy 1 "i^T D E e ! TAO. 



»47 




IN QVESTO QJVINTODECIMO CANTO, PEK CALIGORANTB 

che finalmente prciult Ir Itcfl'o nella fuaretc,fi uedecome qiufi fempicle rcckratc7/e,& gl'in 
ganni altrui ritornano in ultimo .i tl3nno,& rouina di rlii l'adopra. P t h Orrilo,chc tagliato 
in pt/7Ìfi ril'aldatiadafc fillio, & tencuauiuOjlì dimollra, chela malignità per qualche tépo fi 
follienc.ma chepur'al linc,ihi la conolccrelc r?gionichejam3ntégono,& tagliarle uia,com€ 
fece Allolfo il crin latalcjond hauea uita Orrilo, uieiie ad ucciderla,& lan'a cadere affatto. 



C ^ l^T ^y I T^T D E C I TU 0. 




r il. V I Ns 

crr./rmpifmjt 
Ijiiià^btl cofA, 

ri NCd/i ÒpCY 

fonunn, ò per 
ingegno . 

Glie uer, che 
/.iKitforù [m 
guinofs 

Spcjjo f^r fuoU il Capìuii men degno . 

E cjuelld eternamente e glorìofji, 

E ie dluini bonari .xrriiu al fegno; 

Qjtxnio fenundo i fuoi fenzn alcun dMO, 

Si f itche gl'inimici in rotta t4Mno. 

Li uojh A, signor mio, fu degni lodi, 
Quindo di Leone in mar tanto feroce , 
Cbauea occupata l'una e l'altra prodi 
Del ro,da Francolinfin' kit foce. 



Tacefìe i\,ch' ancor che ruggir l'oddf 
s'io uedrò uoi,non temerò la uoct\. 
Come itinccr ji de ne dtmoftraiì e ; 
Ch'ucciiejle i nimici,c noi faluajìe. 
i 
Qjiefìo ilTagan,troppo infuo dàno audace, 
\\on feppe far, che i fuoi nelfoffo f^mfe , 
Dolici a fiamma fubita e uorace 
Tv^oH perdonò ad alcun,ma tutti eùinfc . 
^ tanti non faria itato capace 
Tutto il gran fo{fo,ma il foco rciirinfc, 
J{clìrinfe i corpi, e in polite li riduffc, 
^cciò c'hdbiU k tutti il luogo fufje . 

4 

J'ndici mila , cr otto fopra uenti 
si ritrouar ne l'affocata buca, 
Cheu'erano difcefi mal contenti ; 
7>la cosi uolle il poco faggio Duca . 
Qu^iui fra tanto lume or fono /penti , 
E la uorace fiamma li manuca ; 
E I\odomonte caufa del mal loro 
Sene m efcnteii tanto martoro . 

K a Che 



1^9 



C ^ 7^ T 



Stgue d 
cxr. 1 6 1 . 



che tri nemici À U ripi pili interni 
£rs paffuto d'un mirshilfilto . 
Se con gli altri fccndca ne U cMcrm , 
Qjteùo crtx ben il fin d'ogni fuo ajfalto . 
Bjuolge glt occhi k qiielU itdìe inferni ; 
E cjuindo uede il foco andar tant'alto , 
E difua gente il pianto ode e loflrido , 
Beftemmia ti del conj^auentofo grido . 

Intanto il l{e ^4gr amante moffo hauex 
Impettiofo ajfalto ad una porta ; 
che, mentre la crudel battaglia ardea 
Ouiui , oue è tanta gente afflitta e morta. 
Quella jjn-ouifla forfè effcr credei 
Di guardia, che ba{iaf]'e i lafuafcorta . 
Seco era il l{c d'arzilla Bambirago, 
E Baliuerzo d'ogniuitio uago, 

7 

£ Corìnco di dlulgd , e Trufione 

■ Jl ricco l{e de l'I fole beate ; 
Ttlalabuferfo , che la regione 
Tini di Fizan fotta continua eiiate; 
^Itri signori, cr altre affai per font 
Ef^icrtc ne la guerra , e bene armate, 
E molte ancor fenza iialore e nudi, 

Cbe'l cor non sarmerian con mille feudi . 
g 
Trono tutto il contrario al fuo pcnfiero 
In queRa parte il }{c de'Saracini . 
Ter eh e in per fona il capo de l'Impao 
y'era Ej Carlo , e de'fuoi Valadtni , 
Bj Salamonp ,(yil Dancfe Fggiero , 
Lt ambo i Guidi , O" <"nbo gli Angelini, 
Il Duca di Bauera , e GaneUone , 
E Bcrlengier, e Vuoilo, c^uino,eOtone. 

9 

Gente infinita poi di minor conto 
De'Franchi, de'Tedcfchi, e de' Lombardi. 
Trefente il fuo Signor ciafcuno pronto 
^ifvrfi riputarla ipiÌ4 gagliardi . 
Di quejlo altroue io uo render ui conto ; 
eh' ad ungrà Duca éforzd ch'io riguardi, 
il qiial mi grida , e di lontano accenna , 
E pregd ch'io no'l lafci ne la pennu . 

IO 

Cliè tempo , ch'io ritorni, oue lafciai 
L'auenturofo ^(tolfo d'Inghilterra. 
Chc'llungoefilio hauendo in odio ormai 
Di difldcrio ardea de la fua terra ; 
Come gli n'hauca data pur' affai 
Speme colei , ch'oleina ninfe in guerra ; 
Ella dirimandaruilo hauea cura 
Ter la, uia più ej^edita , e piìijicurd . 



E eosì una Galea fu appdrecchiat4. 
Di che miglior mai non folco marina . 
E perche ha dubbio pur tutta fiata , 
Che non li turbi il fuo uiaggio micini» 
Vuol Logifìilla , che con forte armata, 
^Andronica ne uada , e Sofrofìna , 
Tanto , che nel mar d'^rabi,ò nel golfo 
De'Terfi, giunga ì faluamento ^fìolfo , 

Tiii tofìo UHol,che uolteggiando rada 
Gli Sciti , e gl'Indi, e i regni Isljxbateif 
E torni poi per cos': lunga jh adi 
^ritrouar'i Terfi, egli Eritrei , 
Che per quel Boreal pelago uada , 
che turbanfcmpre iniqui uenti e rei ; 
E il qualche fhagionpouer di Sole , 
che iiarne fenza alcuni mefifuolc . 

■5 

Li Fata poi che uide acconcio il tutto , 
Diede licentia al Duca dipartire , 
Hauendol prima ammacRrato , e inflrutt» 
Di cofe affai, che fora lungo a dire . 
E perfchiuar , che non fi a piti ridutto 
Ter arte maga , onde non poffa ufcire , 
Vn bello cr ntH libro gli hauea dato , 
che per fuo amore baucffe ogn'boraklato,. 

Come l'huom riparar debba A gl'incanti 
Tilofìra il libretto , che coflet li diede . 
Douc ne tratta e più dietro, e più inanti, 
Tcrrubrica, epcr indice fi uede. 
yn altro don li fece ancor, che quanti 
Donifur mai digran uantaggio eccede; 
Equejìofii , d'orribilfuono un corno , 
eh e fa fuggir' ogn' un , che l'ode intorno , 
li 

Dico, chc'l corno è difì orribilfuono , 
Ch'cuunque s'ode fa fuggir la gente , 
TSIonpuòtrouarfialmddoHcofsi buono » 
che poffa non fuggir , come lofente . 
l\umordiuento,edi tremuoto,e'l tuono 
^pardelfuon di queiio era niente . 
Con molto re ferir digratie prefc 
Da h Fata licentia ti buono Inglefe . 

\6 

Lafciando ilporto , e l'onde più tranquille 
Con felice aura , eh' a la poppa fpirUy 
Sopra le ricche e popolo fé uille 
De l'odorifera India il Duca gira , 
Scoprendo k deiira , c^afinifìra mille 
ifoleff'arfe ; e tanto uà , che mira 
La Terra di Tomafo ; onde il nocchiero 
TiùkTramontanapoiuolgcilfcntiero. 



^afìrddcndo l'aured Chcrfoncffo 
Id beUd drmdtd il gr.m VcLigo f-dnge ; 
E coftcggiiiìdo i ricchi litif^cfjo 
f 'eie , come nel nur biunchcggi il G^nge , 
E Trdprobane uede , e Cori dppreffo , 
E licdc il mxr , che fu i duo liti s'mge , 
Dopo gTdn uid furo k Cachino , e quiwii 
yfciro fuor de i termini de gl'Indi . 

i8 

Scorrendo il Duci il mdr con si fedele 
E sì ficuTd fcort.tiiitcndcri:uolc, 
E ncdom.'.ni.i . 4ndronicj ,fe de le 
TdYti , c'l;.mnonie d.d cader del Sole , 
l\lM legno alcun,che uddd d remi,e d uele, 
TS^cI nur Orientale apparir fuole , 
E s'andar può, fcnzd toccar mai terrd,(rd . 
Chi d'India [doglia i Fràcia,ò m Inghilcer 

Tu dei fapcre (.yindronic.: riifondc ) 
che d'ognintorno il mar la terra abbrdc^ 
E uan l'und ne l'altra tutte l'onde , (eia, 
Sid doue bolle, ò douc il mar s'agghiaccia. 
21a , perche qui dauante fi diffonde , 

fotto il mezo di molto fi caccia 
Id tcìra d'Ethiopid ; dlcunohd detto , 
Ch'k T^ttuno ir più inàzi lui e interdetto . 

Tcrquefto delnojlro Indico Leuantc 
'Aj^.iMC non e , che per Europa fcioglid , 
1>{èfi mone d'Europa nauigante , 
Che in quefe noRre parti aìyiuar uogliii . 
Il ritrouarfiqucjìd terra auantc 
E qiicjh , e quelli al ritornare imoglid ; 
che credono , luggendola sì lunga. 
Che con l'altre Jsmijperiofi congiungd . 

I 

THd uolgendojtgli anni , io ueggio ufcire 
Da l'è freme contrade (it "Ponente 
7{oui ^4rgonauti , e noni Tifi , e aprire 
La flrada ignota infin'al diprefente . 
^Itri uoltcggur V tifici , e fcguire 
Tanto la cojìa de la negragentc, 
Che pafiino quel fegno , oue ritorno 
Fdil Sole À noi, lafciando il Capricorno. 

T. ritrouar del lungo tratto il fine , 
Che que^o fa parer duo mar diuerfi , 
E fcorrer tutti i liti, e le iticìne 
Ifole d'Indi, d'arabi , e di Terfi. 
../litri Ufciar le dej},e , e le mancine , 
J{iut , che due per opra Erculea ferjì , 

"T. del f o/f imitando il cawin ccndo 
I{itrouarnoue tore, e nono mondo . 



DECIMO. 1 45 

Vtggio Id Santa Cresce , t ueggio i fegiu 
Imperiai nel uerde lito eretti . 
Veggio altri A guardia de' battuti legni, 
^Itri A l'acquijio del paefe eletti. 
Veggio di diece cacciar mille , e i regni 
Di l'd da l'india ad^ragon fuggetti . 
E ueggio i Capitan di Carlo Quinto , 
Douunque uanno hauer per tutto uinto , 

Dio uuol , ch'dfcofd anticamente quefi 
Strada fia ùata , e ancor gran tempo (lU; 
7\(f che prima fi fappia , che la fejìa , 
£ la fettima etk paffata fid ; 
E ferba k farla al tempo matUfefìa , 
Che uorrk porre il mondo k Ttlonarchis 
Sotto il più faggio Imperatore , egiuiìo , 
Che fia flato , ò fark mai dopo ^ugu{ìo. 

Delfanguc d'.Au^-id,e d'.4ragon'io ueggio 
TSl^afcer sui r^^eno k la finiUra riud 
Vn Vrincipe , al ualor del qual pareggio 
'^cffunuahr, dicui fiparli, ò ferma . 
^flrea ueggio per lui ripofta in feggio , 
^nzi di morta ritorn.Ua uiud ,• 
E le uirtH , che cacciò il mondo , quando 

Lei cacciò ancora , ufcir per lui di t andò , 
Ili 
Ter quejìi merti la bontà fupremi 
1>{on foLmcnte di quel grande Impero 
Ha difegnato , c'habbia diadema , 
C'hcbbc .Augu]lo,Traià,7tIarco,e Seuero, 
Ttla d'ogni terra e quinci , e quindi cfìrema, 
che mai né al Sol, ne k l'Ino apre il Setter o; 
E uuol , che fotto k qucflo Imperatore 
Solo un'ouilc fid ,folo un T.thore. 

IT 

E perc'habbian più facile fucceffo 
eli ordini incielo eternamente fcritti , 
Li pon la fomma prouidcntia apprejio 
In mare , e m terra Capitani intatti . 
Veggio Ernando Cortefe,ilqi,ale ha meffo 
T^ue cittk fotto i Ce farei editti , 
E regni in Oriente si rcKoti, 
Ch'k noi, che fìdmo m India,non fon noti. 

i8 

Veggio Trofper Colonna , e di Te fard 
Veggio un Mdr che fé , e ueggio dopo loro 
Vn gioiune del Vaéo , che fan cara 
Tarer la bella Italia k i Cigli d'oro . 
f'^SS'° • (Ventrare in anzi fiprepard 
Quel terzo kgli altri k guadagnar l'allo= 
Come buon corridor , eh 'ultimo lafj'a (ro;^ 
Le mojfe , e giunge , e maìvzi k tutti pdffd, 
K 5 Veggio 



IJO 



»» 



e \4 \ r 



Feggw t.mto il u.dor , ueggio U fede 

T.ifiM d'^llfonfo (chc'lfuo nome e <jucRo) 

Ox in coiì .ictrbA ctx , ch( non eccede 

Do'i^o iluigefimj .mno ancornil fcjlo, 

L'Iinperutor l'ejfcrcito li crede . 

llquA fJn.inio, filudr non che'lrejìo, 

7Hd firji tutto il mondo ubidiente 

Con quejlo CtpitM fnù pojfentc . 

so 
Come con qucjli, ommqiie xndxrper terrA 

•Sijpoffx ; xccrefcerì l'Imperio xntico : 

Cai per tutto il mxr , che in mexo fem 

Di l'x l'Europx , e di qux l'afro aprico, 

Sxrx uittoriofo in ogniguerrx , (co . 

Toi ch'^ndrex Dorix s'hxurx fxtto ami- 

Quejìo è quel Dorix , che fx dx iVirati 

Sicuro il uojlro mxr per tutti i Lti . 

I^n fu Vompcio kpxr di coftui degno , 
Se ben uinfc,e cxcciò tutti i Corfxri. 
Terò , che quelli xl più pajjcnte regno , 
Che folfcmxi, nonpotcxno cjjerpxri; 
7>i.( quejlo Dorix fai colproprio ingegno, 
E proprie forze purgherà quei mxn ; 
Si che dx Calpe j ^^/o ouunque i'odx 
Il nome fuo, tranxr utggio ogni prodx . 

Sotto Ix fede entrxr, fatto U forti 
Di quello Cxpitxn , di ch\o ti pxrlò , 
Veggio in Itxlix , , oue dx lui Ix porti 
Gli fxrx Aperti , \ li coronx Cxrlo . 
Veggio ,che'l premio , che di ciò riporti , 
"lyjìii ticnpcr fé , mx fx i Ix pxtrix dxrlo . 
Conpreghi otticn , che in liberti Ix mettx , 
Doue xltì'iìi fé l'hxurix forfè foggettx. 
■ ^ ìì 

Que^hx picti , ch'egli ali pitrii moibri , 

£ degni di più onor d'ogni bxttxglix ,(Bri 
che m Frxciiyò in ^pjgnx,ò ne Ix terrx uo 
yinceffe Giulio,ò in ^fricx,o in Teffxglii. 
7>lè ti gr-mie Ottxuio , ne chi feco gioàrx 
Dipxr, .Antonia, in più onoranzi figlia 
Te igefli fuoiych'ogni lor Ixudc immorzi 
L'hxuereufito ili lo-rpxtrii forzi» 

J4 



ìi 



^ quefto Cxpitin , non pur corte fé "■< 

Il Tildgnxnimo Cxrlo hi dx mojìrarfi , 
Tilx i quxnti hxurk ne le Cefxree imprefc 
Del fingile lor non ritrouxti fcxrji . 
D'hxuer cittk , d'hxuer tutto un pxefe 
Donxto i un fuo ftdel , pii< raUegnrfì 
Lo ueggio, e k tutti quei , che ne fon degni. 
Che d'xcquiitxr nou'altri Imperij,e I^gnL 

Cosi de le uittoric , le quii poi 
Ch'ungrxn numero d'anni fari corfo , 
Dxrxnno \ Cxrlo i Cxpitxni fuoi, 
Fxcex col Ducx ^ndronicx difcorfo. 
E Ix compxgnx intxnto k i uenti Eoi 
Viene xUcntxndo,eriCcogliatdo ilmorfo; 
E fx ch'or que(lo,e or quel propitio l'cfct, 
E eome uuol li minuifce , e crefce . 
il 

Vedutohiuexno intxnto il mxr de' Ter jt. 
Come m si largo Jpxtio fi dilxghi; 
Onde uicini in pochi giorni ferji 
^l Golfo, che nomxr gli antichi Mighì, 
Quiui piglixro il porto , e fiir e onuerfi ■ 
Con Ix poppx k Ix ripa i legni ttighi . 
Quindi ficur d'^lcinx , e di fux guemt 
^ijìolfo il fi'.o ciìumprefepertem. 

Tafò per più d'un campo , e pia d'un bofco 

Ter più d'un monte , e per più d'u nx itxUe . 

Oue hcbbc jpejfo k l'aer chixro e al fofco 

I ladroni , orinanti, or'k le jjyxUe . 

Vide Leoni, e Draghipien di tofco. 

Et altre fere xttraucr fargli il calle. 

Mx non si toùo hxuea la bocca xl corno ,"] 

Che fl>iuentxtL li fuggixn d'intorno . 

''■' 
Vien per V^rxbix , ch'c detti Felice , 

I{icci di dlirn , e d'odorato incenfo ; 
che per fuo albergo l'unica Fenice 
Eletto s'hi di tutto 'l mondo immenfo . 
Fin che l'onda trono ucndicxtrice 
Gii d'ifrxel, che per diuin confcnfo 
Fxrxone fommerfe , e tutti i fuoi , 
Epoiucnne k li tem de gli Eroi. 
40 



Que^i , cyogn altro , che li pitrii tenttt Lungo il fumé Trxi'ino egli auxlcd 



Di Uberi far ferui ,fiirrofifci ,• 
7^ doue il nome d'unirei Borii fentif 
Di Icuir gli occhi in uifo d'huoino irdìfa. 
Veggio Cxrlo, che'l premio gli xugmenti; 
Ch'oltrcqiidychet comvi uuol che fruifci 
0i di li ricci Tem , ch'i i lS^rmindi\ 
Sxrkprincipio k fxrli in Tugliagrxnii . 



Su quel deihricr, ch'xl mondo èfenzi pift^ 
che tinto leggiermente e corre e uilci, 
che ne l'irem l'ormi non n'xppxre . 
L'erbi non pur , non pur li neue ala , 
Co ipiedi afciutti indir potrii sili mite , 
E si fi ftenie al corfo , e sì s'affretti, 
Chepiffaeuento,e folgore, e faetti, 

Qucìlo 



4i 



ilV I T^r OD E e I 



MO. 



MI 



Quejio è il deitrier , che fu de l'^rgAÌu ; 

• che di fiammd e di ucnto cr.i concetto j 
E fetiK'i fieno , e bifida ji nutrix 
J)c l'drid pura , e l{dbic.in fu detto . 
Venne fegitcndo il Ducjl la fua uia, 
Doue ita d TSldo À quel fiume ricetto . 
E primi che giungeffe m s« U foce , 
Vide u» legno uenire k feuelocc . 

l^uigd in s:<l.'. poppa uno Eremiti 
Cai bianca barbali mezo il petto lunga , 
che fopra il legno il Valadmo multa, 
£ figliuol mio , li grida da la lunga , 
Se non t'c m odio la tua propria uita , 
Se non brami che Tilorte oggi ti giunga , 
ycnirti piaccia iti cjucR'altra arena , 
Ch'Àmorir quella uia dritto ti mena. 

Tu non andrai più che fci miglia inante , 
Che trouerat la fangianofa fìanza , 
Doue s'alberga unombtl Gigante 
che d'otto piedi ogni fìatura auanza . 
Tv^oit habbia caualier,ncuiand.intc 
Di partirfì da lui nino fjj'eranza . 
ch'altri il crudel ne fcanna,altrine fcuoia, 
Ttloltitie fquarta,cumo alcun nc'ngoia. 
44 

Tiacer fi-a tanta audeltk fi prende 
D'una rete , ch'egli ha molto ben fatta . 
Toco lontana al tetto fuo la tende , 
•£ ne la trita polue in modo appiatta , 
che chi prima noi fa non la comprende , 
Tanto è fottìi , tanto egli ben l'adatta , 
E coti taigridii peregrni minaccia , 
che j^aucntati dentro uè li caccia ,' 

4V 

E congran rifa auiluppati in quella 
Se gli fbtafcina fiotto il fuo coperto , 
J^ cauaUer riguarda , ne donzella , 
fia di grande , ò fia di picciol merto . 
Eutangiata la carne, e le ccruella 
Succhiate , e'I fangc , da l'offa al deferto, 
E ie l'umane pcUi intorno intorno 
Fa il fuo palazzo orribilmente adorno . 

46 

Trendi quefl:' altra uia , prendila figlio , 
Che fin' al mar ti fia tutta ficura . 
Ip ti ringratio padre del configlio , 
1\ij^ofe il Caualier fenza paura . 
21a nom edimo per l'onor periglio , 
Di fh' affai piì< , che de la uita ho cura . 
Ter far , ch'io pafi,inuantu parli meco, 
^nzi uo al dritto aritrouar lo Jl>eco. 



47 



Fuggendo poffo con iifnor fJuarmi, 
Tila tal falute ho , piti che morte , afchiuo. 
S'io ui uo,al peggio chepotr'A ir.còtrarJtii, 
Fra molti re fiero di uita priuo . 
Tila quando Dio eosimi drizzU'armi^ 
Che colui morto , cr 10 rimanga uiuo , 
Sicura a mille renderò la uia , 
si che l'util maggior , che'l danno fia . 

48 

TtUtto A l'incontro la morte d'un folo 
^ la falute dt gente infinita . 
Fittene in pace (rijpofe ) figliuolo , 
Dio mandi in difcnfion de la tua uita 
L'archangelo Michel dal fommo polo ; 
E benedillo il fcmplice Eremita . 
^fiolfo lungo il 7\^/ tcnnela ftrada. 
Sperando piii nel fuon,chene lajfada. 
4»; 

Giace tra l'alto fiume e la palude 
Ticciol fcnttcr ne l'areno fa ritta , 
La folitaria afa lo richiude , 
D'unanitade e di commercio priua , 
Son fifie intorno teftc e membra nude 
De l'infelice gente , che u arriua . 
Is^nu'c fincfira,non u'è merlo alcuno ^ 
Onde {lerdcrne almennon fiueggiauno. 

Oual ne le alpine uiHe , ò »«' cafieUi 
S uol cacciator, che gran perigli hafcorfi, 
sii le porte attaccxr Virfutc pelli , 
L'orride zampe , e i grò fi capi d'or fi ^ 
Tal dimofiraua il fier Gigante quelli , 
Che di maggior uirtiigU erano occorfl . 
D'altìi infiniti f\nxrfe appaion l'offa ; 
Et è di fanguc nman piena ogni fojfa., 

StafiCaligoranteinsiilaportd, 
( Che COSI ha nome il dijfiietato Monfiro ) 
ch'orna la fua magion di gente morta , 
Come alcun fuol di panni d'oro , ò d'olhro . 
Cojlui per gaudio ì pena fi comporta , 
Come il Duca lontan fegU e dimofiro, 
Ch'eran duo mefi,c il terzo ne uenia , 
Che non fu CauaUer per quella uin . 

Feria palude, ch'era fcura e folta 
Di uerdi canne , in gran fixtta ne uiene, 
che difcgnato hauea correre in uolta , 
E ufcire al Taladin dietro it le fchiene, 
che ne la rete , che tenea fepolta 
Sotto la polue di cacciarlo ha ffieme\ 
Come hauea fatto gli altri peregrini. 
Che quiui tratto bauean lorrei deilini. 
K 4 Come 



M2 



T? 



e ^ '^ T 



Comcucnìrtìl pAjdin lo utdc. 
Fermai dcjmcr,noìi fcìz-igran fojpetto, 
Ckcu^nuiiuinijucibccik dir del piede. 
Di ckc il hìio Fccckurd gli hxuct prcict= 
Quiui ti foccorfo del fuo corno chiede ,(to, 
E quel fon.mdo fs l'ufato effetto , 
T^l cor fere il Cigxnte , che l'afcolta , 
Di til timor , cb'.i dietro ipipi uolta . 



?♦ 



Quiui adMoUi in modo in stt V dreni , 
Che tutti ijueijc'huuejnddluiU cuccia f 
l'i diuiii dentro ; cr era tocca, Apcna, 
che /or Icgiua e collo , e piedi , e braccia , 
Di quefta Icuò ^Holfo una catena , 
E la man dietro a c^uel feUon n'allaccia , 
Le braccia , e'I petto in guifagli ne fafcia, 
che non può fciorfi;indi leuar la lafcia. 



54 

^Holfo fuon.'. , e tnttauolta bada , 
che gli par fcmpre , che la rete [cocchi . 
Fugge il felle n,nc ucde , ouefi uada ; 
che , come il core , hauca perdutigli occhi. 
Tanta e la tema , che non fa farjhada 
che ne'fuoi propri aguati non trabocchi . 
ya ne la rete, e quella fi differra , 
Tutto l'annoia ; e lo difende in terra . 

55 

^jlolfo , eh' andar giù ucde il gran pcfo , 
Ciì feltro per fé , u'accorrc in fi-etta^ 
E con lafpada m man d'arcion difcefo 
ya per far di milV anime uendetta . 
Voi gli par 3 che fé uccide un chejìa prefo , 
yihapiìi che uirtìi ne farà, detta . 
Che legate le braccia , i piedi , e il coUo 
Cliuedc si, che non può dare un crollo . 

56 

Hauea la rete gik fatta Fulcano 
Di fottìi fil d'acciar , ma con tal' arte ^ 
Che fariaftata ogni fatica in uano 
Ter ifmagliarnc la più debil parte ; 
Et era cjuclla , che gù piedi e mano 
Hauea legati a Venere yCr^Marte . 
La fé il gelo fo , o~ 'W» ad altro effetto , 
Ckcperp:gli..irg!i infieme ambi nel letto. 

57 

J^lercu■no al Fabro poi la rete 'muoia , 
Che dòride pigliar con efj'a uuole , 
Clònde bella , che per l'aria noia 
Dietro a l'^durora k l'apparir del SoUf 
E dal raccolto lembo de la fola 
Cigli Ipdrgendo uà, rofe , e uiole . 
Tylercurio tanto quejìa ISlnifa attefc , 
Che con la rete in aria un di la prefe . 

Doue entra ìnmar'il gran fiume Ethiopo, 
Tar che la Dea prefa uoLndo foffe ,• 
Voi nel tempio d'^nubide a Canopo 
La rete molti fecoU ferbofje . 
Caligar ante tre mila anni dopo 
Di li , doHc era fiera , la rimoffc . 
Se ne portò la rete il ladron'cmpio , 
£t arfc la Cittade , e rubò il tempio , 



(V.) 



Dagli altri nodi kauendol fciolto prima , 
Ch'era tornato umM più che donzella ; 
Di trarlo fcco , e dimoftrarlofìima 
Ter liiUe , per cittadine per caiieUa . 
Vuol la rete anco hauer di che né lima', 
Is^ morfei fece mai cofa più bella . 
TSU fa fomicr colui , ch'k la catena 
Con pompa trionfai dietro fi mena . 

6l 

2, 'fimo e lo feudo aiKh'k portar li diede s 
Come k ualletto , e feguitò il eamino . 
Digaudio empiédo,ouunque metta ilpiede, 
ch'ir poffa ormaificuro il pellegrino , 
^ilolfo fé ne uà tanto , che uede, 
Ch'k i fepokri di Ttlcnfì cgik uicino ; 
Ttlenfi per le Tir amidi famofo ; 
Vede k l'incontro il Cairo populofo . 

Tutto il popol correndo fi trae a 
Ter ueder'il Gigante fmifurato . 
Come e pofiibil (l'uni' altro diced} 
Che quel piccai il grande habbia legato f 
^^olfo k pena inanzi andar potea , 
Tanto la calca il preme d'ogni lato, 
E come caualicr d'alto ualore, 
Ogn'un l'ammira,e gli fa grande onore. 

6ì 

TS^on era grande il Cairo cosi allora , 
Come fé ne ragiona k noflra etadc ; 
Che'l popolo capir , che ui dimora , 
Tslonpondiciotto mila gran contrade . 
Eche le cafe hanno tre palchi , e ancora 
Ts^c dormano infiniti in su lefìrade, 
E che'l Saldano u'habita un cafìello 
Tdirabil di grandezzti , e ricco , e beUo . 

64 

E,chcquindicimila fuoiuaffaUi, 
che fon Criùiani rinegati tutti , 
Con mogli, con famiglie , e con cauaUi, 
Ha fotta un tetto fol qiiiuiridutti . 
^S:olfo ueder uuole, oue s'aualli 
E quanto il TsQ^lo entri ne i falji flutti , 
^ Damiata , e hauca quiui intefo 
Qualunque paffa ^refiar morto, ò prefo, 

Tcròy 



J^ ^ ; T^T D E e 1 7^ 0. 



Tcrò , che in ripd d 7s(i7o in sii U foce 
Siripara unUdron dentro «ni torre ; 
Ch'k pdc fatti , e a'pcrcgrini nuoce , 
Efn'dl Cairo ogn'un rubando [corre . 
Tvj^n lipuò alcunrcfìRcre; crfc.t uoce, 
che l'buoin gli cere X inuan Unita torre. 
Cento miU ferite egli ha gii luuuto , 
"j^è ucciderlo però ntAi s'è potuto. 

Ter ueder , fé può fjx rompere il filo 
^ li Tdrchd di lui si , che non uiu.t , 
^/fo/b Mime i. ritrouire Girilo 
( Cosi hMCd nome ) e it Damidtx drriui . 
Et indi pxffd,oue entrain mxrcilT^loy 
E uede UgrM torre in su li riui , 
Doue s'ilbcrgi l'inimi incantiti , 
Che d'un Folletto mcquc , e duiu FUtt . 

-=7 

Quiuiritroui , che crudel bittiglii , 
Eri tn Orrilo , e duo guerrieri acce fi . 
errilo è fola , e si cjue'duo tr.xugln , 
ch'i gnn fitta lipon far difcft . 
E quanto in irme l'uno e l'altro uaglii , 
^ tutto il mondo la fama pale fi . 
Qucjìi erano i duo figli d'CÌiucro , 
Grifon il bianco , cr equitante il nero . 

Che Iter , che'l T^grom.mte ucntito en 
^4 li battaglia con uantaggio grande ; 
che feco tratto in campo hauea una feri. 
Li quii fttroHi folo in quelle binde ,• 
fiue sìi'l lito , e dentro a la rinien . 
E i corpi umani fon Icfue iiiuande 
Delcpcrfonc mifcre , cr incaute 
Di itiiiidanti , e dìnfclici naute . 

(•9 

Li bejìii ne l'irem ippreffo il porto 
Terman de'duo fratci mortagiacei . 
E per quciìo ad Orril non ji fa torto , 
Se A un tempo l'uno e l'altro li nocea . 
Viit uolte l'ha fmcmbrato, e no mai morto; 
l^éper fmembrarlo uccider fi pota . 
che fé tagliato, amano ò gambi gli eri. 

La rappiccaui , che para di ceri . 
70 
Or fin A i denti il apo li diuide 
Grifone , or ^qiiilantc fin' al petto . 
Egli de' colpi lor fempre fi ride . 
S'adiraii'efi , che non hanno cjfctto . 
chi mai d'alto cader l'argento uidc, 
Chegli.Alchimi{ìi hanno Mercurio detto , 
E f^argcre ,e nccor tutti ifiioi membri. 
Sentendo di cojìui ,/c /ic rimembri . 



7' 



151 



Se gli falcano il apo, Orrilo fcende 
'Ì<^ ceffi hnncolirfin che lo troui , 
Et or pel crine , o" or pel nafo il prende , 
Lo faldi il coUo , e non fo con che chiotti . 
vigliai til'hor Crifone,e'l braccio ftende, 
7^1 fiume tlgetti,e no pir ch'inco gioui. 
Che nuoti Orrilo il fondo , come unpefcc, 
E col fuo apo filuo i li riui cfce . 
7- 

Due belle Donne oneflamente ornate , 

L'uni ucfiiti k bianco , e l'iltn A nero , 
che de li pugm aufi erano fi:ate , 
Stanano krigttardar l'affalto fiero . 
Quefìe enn quelle due benigne Fate, 
C'hiuean nutriti i figli dOliuiero , 
Voi che li traffon teneri zitelli 
Di i curui artigli di duo grandi iUgeUi. 

7) 

che rapitigli hauettano a Gifmondi , 
E portati lontan dal fuo paefe . 
Tila non bi fogna in ciò , ch'io mi diffondi , 
Ch''i. tutto il mondo è l'iSìorii pale fé ; 
Benché l' .Autor nel pidre ft confondi , '^ 
Cb'un per un'altro (io non fo come )prefc\ 
Orli battaglia iduogiouani fanno , 
che le due Donne ambipregititt'hitino . 

74 ^ 

Eri in quel climi gii fpirito il giorno 
^ l'ffolc ancor' alto di Fortuna , 
L'ombrehaueantolto ogni ueder' attorno 
Sotto l'incerti , e mal comprcfa Luna , 
Quando \ la rocca Orni fece ritorno , 
Toich'i li bianca , e la forella Bruni 
Tiacqtie di differir l'affira battaglia 
Fin che'l Sol nouo a l'Orizonte faglia ì^' ■ 

75 

^liolfo , che Grifone , cr ^4quilante 
Et A l'infegne , e più al ferir gagliardo 
I\tcot\ofciutohauagranpezzo inante; 
Lor non fu altero a falutar , ne tardo . 
Epiuedendo , che quel, che'l Gigante 
Traea legato , era ti Baron dal Tardo , 
( che cosi m corte era quel Dua detto ) 

l{accolfer lui con non minore affetto , 
7C 
Le Donne A ripofare i Cauilieri 
TtleniroAunlorpalagioindiiticittO. 
Donzelle incontra ucnnero , e fcudicri 
Con torchi acccfi A mezo del camino . 
Diero A chin'hebbe cura , ilor dc^ieri, 
Traffonfi l'arme , e dentro un belgiardino 
Trottar , ch'apparecchiata era la cene 
^i um fonte limpida cr amena , 

Fan 



. ^ 



U4 



77 



C i^ 'ìl^ T 



Fj n leg ire il Gìgjuitc a h utrdun 
Con un'ultrj. catcnx molto graffi 
^d uni quereli di molt' inni duri ^ 
che non fi romper A per um fcofi; 
JEdi diece fer genti hauerne cun , 
Che Li notte di fior non fé ne poffd . 
i;f affilirli , e forfè fir lor dinno , 
Tdcntre ficuri, e fenzi guardia jhmo . 

^/[l'ibondinte e funtuofx menfi , 
i)p«c ilnuncopiicer furie uiuìnde. 
Del ngiomrgrin pJt'fc fidilfenfi 
Sopri d'Ornlo , e del mincol grande . 
che quifì par un fogno A chi ut penfa , 
ch'or capo, or braccio A terra fé gli màde, 
Ef egli lo raccolga , e lo raggiugna , 
E piìi feroce ogn'bor torni a la pugna . 

79 

^Jiolfonel fuo librohiueagiAletto 
Oucl, ch'k gl'ine ami ripirare infegna . 
fb'ai Orni non trarrti l'alma del petto , 
Fin ch'un crine fatalnel capo tegna . 
T^la fé lo fucile , ò tronca ,fia cojìretto , 
Che fuo mal grado fuor V alma ne ucgna , 
Qiiejìo ne dice il libro ; ma non come 
Conofca il crine in cosi folte chiome . 

io 

7\(prt men de li uittoria fi godei , 
Che fé n'hiueffe ^jìolfo gii la palmi ; 
Come chi fpeme in pochi colpi hauei 

■ Sucllere il erme alK^jgromante, e l'almd. 
Terò di quella imprefa prometta 
Tor siigli omeri juoi tutta la falnti . 
Crril fari, morir , quando non jj>iaccid 
^j duo frateiy ch'egli la pugna faccia . 

8i 

7di quei li iinito uolentier V imprefa , 
Certi , che debbia affaticarli in uino . 
Fra gli l'altra ^4urora in cielo afcefa , 
Quando calò da i muri Orrilo al piano . 
Tra il Duca , e lui fu la battaglia accefaj 
La mazzi l'un, l'altro ha lajj>adi tmino. 
Di miUe attende ^^olfo un colpo trarne, 
che lo flirto gli fciolga da la carne . 

Si 

Or cader li fa il pugno con la mazzd , 
Or l'uno, or l'altro braccio con lamano, 
O ubando taglia a traucrfo la corazzi , 
£ quando il uà trjcanio à brano l brano. 
2U raccogliendo fcmpre de la piazzi 
(f^a le fua membra Orrilo , e fi fa fano . 
Se in cento pezzi ben l'bducffe fatto , 
J[edintegrarfi'l ucdca ^Ijlolfo a u tratto. 



ti 



^IfindimiUe colpi un glint eólfè 
Sopra le jpaUe ài termini del mento . 
Latejla,cl'elmodalcorpolitolfe, 
7^ fu d'Omlo A difmontar piti lento , 
La fanguinofa chioma in man s'auolfe , 
E rtfalfe A cauallo in un momento ; 
E la portò, correndo contra'l 7\(j/o , 
Che rihauer non la poteffc Orrilo , 

8+ 

(hiel fiocco , che del fatto non s'aceorfe , 
Ter la poluc cercando iua la tcjìa . 
Ma , come iute fé il corridor uia tor fé, 
Tortare il capo fuo per la forerà , 
Immantinente al fuo deflrierricorfct 
Sopra ui fale,e di feguir non refi a . 
Volea gridare , ^fpetta , Folta uolta , . 
Ma gli hauea il Duagu la bocca tolti . 

85 

Tur che non gli habbii tolto le a lagni , 
si riconforta , e fegue A tutta briglia . 
Dietro il lafcia gran jpatio di campagna 
Qu^cl I{abican , che corre k merauiglia . , 
^jiolfo intanto per la cuticagna 
Va da la nuca fin fopra le ciglia 
Cercando in fretta, fc'l crine fatale 
Conofcer può , ch'Orril tiene immortale. 

8i? 

Frd tanti e ìnntimcr abili capelli 
Vn piti de l'altro non fi Rende , ò torce . 
Oual dunque ^Rolfo fcegliera di quelli. 
Che per dar morte al rio ladron nccorce^ 
?>leglioè {diffe)che tutti t agli, ò fucili. 
7^è fi treuando hauer rafoi né force , 
I{icorfe immantinente a la fua fj^ada , 
Che taglia si , che fi può dir che rada . 
87 

£ tenendo quel capo per lo nafo , 

Dietro , e dinanzi lo difchioma tutto . 
Trouò fagli altri quel fatale a cafo . 
Si fece il uifo aUor pallido e brutto , 
Trauolfegli occhi , e dimojhrò A l'occafo , 
Ter manifeili fegni , effercondutto ; 
E'I biijìo , che feguia troncato al coUo , 
Di fella cadde , e die l'ultimo crollo . 
u 
^Rolfo , oue le Donne, e i Caualieri 
Lafciato hauea , tornò col capo in mano ; 
che tutti hauea di morte i fcgni ueri , 
E moftrò il tronco , oue giaccalontano . 
I^l^on fo ben ,fclo lader uolentieri, 
.Ancor che li mojìralVer uifo u mano . 
che la intercetta lor uittoria , forfè 
D'inuidia A i duo germani il petto morfe , 

l^cke 



89 



avi V^T a D E e I lai). 



9? 



ih 



1^ che tdl fin (juclU battaglid hiucffc 
Credo più [offe a le due Donncgrato . 
Qu^cfte, perche più in lungo fi trucfj'e 
De' duo frdtelli il dolorojo fato , 
Ch'n Fràcid par che in breue effa douefje , 
Con loro Orrilo hduean quiin azzuffato ; 
Con Qieme di tenerli tanto A bada. 
Che U mftrf injìuentia fé ne uidn . 

90 

Tojio yche'l cafìellan di Damiata 
Certificofi , ch'era morto Orrilo , 
La colomba lafciò , c'hauea legata 
sotto l'ala la lettera col fio . 
Ouclla andò al Cairo , uindi fu lafciatA 
yn' altra altrcue , come quiui e Mo , 
SÌ che in pochifiimc ore andò l'atiifo 
Ter tutto Egitto , eh 'era Crrilo ucafo . 

il Duci , come al fin traffe l'imprefa , 
Confortò molto i nobili garzoni ; 
Bcìiche da fé u'hauean la uoglia intefa , 
7s(f bifog nauan ftimoli , ne jjroni ; 
che per difender de la Santa Chiefa. 
E liei l{oy,nno imperio le r.tgioni 
Lafdjjfcr le battaglie d'Oriente ; 
E ccrcaftno cuor ne la largente . 

9» 

Cosi Grifone , cr . Ac^uilMe tolfe 
Ciafcuno da la fu Donna liccntii. 
Le quali, ancor che lor ne'ncrebbe e dolfe , 
Tyj-ji ui fcppon però farrcfifìcntia . 
Con epi^lìol'jO a man dcilra fi uolfe 
che fi deliberar farrtuerentia 
.Ai fnti luoghi, cue Dio in carne uiffe , 
Trivta che uerfo Ir ancia fi uenijje . 

9 ì 

Totuto haurian pigliar la uia mancina , 
ch'era più dilettcuole , e più piana , 
E mai non fi fcofiarda lamarina ; 
Ttlaper ladcjìra andaro orrida e ftratti. 
Terchc l'alta citta diTale>lina 
Ter qttciìa fci giornate è men lontana . 
.Acqua fi troua cferba in queita uia , 
Di tutti gli altri ben u'è careiìia . 

94 

sì che prima ch'entr afferò in ttiaggio , 
Ciò che lor bifognò , fecion r accorre ; 
E carcar su il Gigante il carriaggio , 
C'hauria portato incollo anco una torre, 
.Al finir del cimino ajpro e fcluaggio 
Da l'alto monte, a la lor uijta occorre 
La fanta Terra , oue il fiiperno .Amore 
Lmò col proprio fanguc il nojìro errore . 



Trouana in su l'entrar de la Cittade 
yngiouane gentil, lor conofcente, 
Sanfonetto da Tilcca , oltre l'etade 
(Ch'era nel primo fior)molto prudentt. 
D'alta caualleria, d'alta bontade 
Famojo,ereuerito fra lagente. 
Orlando lo conuerfe a nofbra fede, 
E di fui, man batte fmo anco li diede, 

Quiui lo trouan , che difegna a fronte 
Del Califed Egitto una fortezza. 
E circondar uuole il Caluario monte 
Di muro di duo miglia di lunghezza. 
Da lui raccolti fur con quella fronte , 
che può dTttrno amor dar più chiarezza; 
E dentro accompagnati,e con grande agio 
Fatti alloggiar nel fuo real palagio . 

97 

ILiuea ingouerno egli la Terra , e in tiece 
Di Carlo uireggea l'Imperio giujìo . 
Il Duca ^ftolfo a co&ui dono fece 
Diquclsigrandee fmifurato bullo ; 
eh' A portar pcji gli uarra per diece 
Beftie di foma , tanto era robuilo . 
Diegli ^jìolfo il GigàtCi e diegli apprejfo 
La rete, che in fua forzi l'kauea. mcjfo. 

98 

Sanfonctlo aU'iìuontro al Duca diede 
Terla fpadauna cinta ricca e bellas 
E diede jpron per l'uno e l'aliro piede , 
che d'oro haucan la fibbia , e la girella ; 
Ch'cjfer del Caualier {iati fi crede , 
che Uberò dal Drago la Donzella . 
.Al Zaffo hauuti con molt' altro arnefe 
San folletto glihaue a, quando lo prefc, 

99 

Tuygdti di lor colpe a un monafterio , 
Che daua di fé odor di buom ejfempi , 
De la papion di Crijìo ogni mijìerio 
Contemplando n'andar per tutti i Tempi, 
ch'or con eterno obbrobrio ,euituperio 
.A li Crijìuni ufurpano i Mori empi . 
L'Europa e tarme,e di far guerra agogtut 
In ogni parte , fuor ch'oue bifogna , 

1 oo 

'hlcntre hauean quiui l'animo diuoto 
.A perdonanze , e a cerimonie intenti , 
yn peregr'tn di Grecia , A Grifon noto , 
l'^ucllc gli arrecò graui e pungenti ; 
Dal fuo primo difegno e lungo uoto 
Troppo diuerfe,e troppo differenti; 
E quelle il petto gl'mfìammaron tanto t 
Che gli fcAcciar i'oration da canto . 

^mauA 



15^ ' € ^TiT !iy t 'tir D n e I M o: 

101 

^mxud il Cduaìicr per fui fcUgura Tenfilo ogn'un ,ncli cui danni pYoud 

ynn donna , c'hauca nome OrigiUe , ^mor ,fe li fuoi {Irati han buo ne tempre. 

Di più bel uolto, e di miglior Ratura Et era grane [opra ogni martire , 

Tv^n fc ne fceglierebbe una tra mille ; Che'l mal, c'bauea , fi uergognaua i dirt ', 
THa disleale , e disi rea natura , ■ "+ 

Chepotrefticcrcarcittadi,euille, QueftcperchcmiUe fiateinante \ 

La terra ferma , e l'i fole del mare , Già riprefo l'hauea di queRo amore , 

^■{e credo, ch'unaletrouafiparx. Lilmpik faggio il fateUo ^quilante » ' 

101 E cere aio coki trarli del core, 

TSl^h citta di Confi ant'mUfciatd Coki, eh' al fuogiudicio era di quante 

Craue l'hauea di febbre acut a e fiera . Ecmmc ne fi trouin , la peggiore . 

Or , quando riuedcrla a la tornata Crifon l'efcufa,fc'l fi-atcl la danna ; 

Tiu che mai bella , e di goderla f^cra , Cui le più tiolte il parer proprio ingatt4,, 
Odcilmef chili, che in^ntiochia andata r . '"' 

Dietro un fuo nono amante eUa fc n'era , "P^^^ f'" P"f''^ f^'^za parlarue 
^0» le parendo ormaidi più patire , <^o" ^quilante,girfenc foktto 

dubbia in si fefca età fola a dormire . Sin dentro dlAntiochia , e quindi trarne 

IO} Colei, che tratto il cor glihauea del petto. 

Da mdi in qua , c'hebbe la triàa noua , Trouar colui, che gli l'ha tolta , e farne 

SoJlìiraua Grifon notte e di fempre . Vendetta tal, che ne fu fcmpre detto . 

Ogni piacer, eh' agli altri aggrada egioua. Dirò , come ad effetto il pcnjicr mcjfe 

Tar, ch'à co{ìuipiù l'animo dijlempre . 7\^c l'altro Canto , e ciò che ne fucccffc . 

IL FINE DEL Q,V INDECIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

Ca I CI./?. T\ ^ '/''fP-' '"'''" ^flolfo i"*" c.itcn.t 

,g JLv E/f mrt» dietro à quel fellon n' aH.iccU.Iii cjueflo luogo fi.tre^che f ylriofla ft contrjJict nu.to ihia - 

ramente 4 quello,che treftan'^ difopm egU /« dettOjfarUndo di aueft.i Jlejfi rcte,eon 'jul-JÌi uerfi. 
Hanej. la rete gùi fitta A uLano 
Vi fottìi fi d'acciar , ma con talarte 
che farta fiata ogni faticain nano 

Ver ifwagUarne la più debilparte. Oueft uede,che egli dice, che quella rete era di tal forte, che per 
fnuna guifa^non fé ne farebbe potuto leuar'una maglia, non i he imajihi o catena , Hi poi appreffo coi$ 
muegh altriyclìc qui difopra habbiamo poPi,foggiunge che ^ftoljo ne leuò uiut catena, m unfubito,che 
tome è detto ,uengono ad cffer cofe molto cetrarie l'una dall' ahra.lijl che fi dira,che l\Arioftodice, che 
la rete era cosi dura,^ da non poterfi,per -veruna uia fmagl tare , ma cl>e quel Gigante per adattarla à 
tuo modo infjuci luoghi uicini al! albergo fuo, ni hautffe attaccate dalle tefie, ò d'intorno alcune \.atene, 
4illa guifa che nelle reti dt filo per uccellare.òper cacciare,ò pefcare, veggiamo effcr attaccate corde da, 
tirarle,» daslenderle.Et che dt queste catene aggiunte , ò attaccate dal Gigante àquellarete , jjr noit 
fatte da Vulcano, ^fiolfo ne leuajfe una per legarne [autor fuo. Et cosi non rimarrà alcuna contraditi» 
ne,ò fconueneuoleTT}^ nelle parole ,ò ne iuerfi già detti, 
Car.ljl. fu £"j_ popolo capir , che »i dimora, 

Jr.oJ. T<{onpon diciotto mila gran contrade. Qui è detto Toì^, per accorciamento daV onno;flr V onno ,è 

ancor'egU accorciato da Vcfj'ono.Oue auitertaft,cheqHeflo 'Pon,per V ofj'ono ,fi profcrtfc e con la 0, larga, 
comefifente la prima 0, nella parola Donna. Vercioche quando fi Tronuncia Tots, con la o,flretta, 
come la prima ftllaba difonte , èdifignificatione molto diuerfa daqueltagià detta dipoffono, ejy « '^«' 
■verbo Vongo. Vonmcnte al temerario ardir dt Serfe,^ cosi altri molti, 
C,1<1, fi. T{,ON b può alcunrefiflere,(^ ha-voce 

6<, che l'huom gli cercainuanla ulta torre.Queflo primo yerfo, par che cosìfi legga intuitigli flapatì, 

Oueftuede cheU \ uoce,flapofio in f-ce di'^fi dicefft ragiona) ò cofa tale. Mapcr certo la forma del dire 

è affat nuoua,tìy dura. Onde io ten^o per fermo , che fui jcorrcttion diflapa,^ che l'autore friuejfe,^ 

£^yoce,Chelhuom ^li cerca in uanla ulta torre. Che quello modo di dire è proprio, gr -rfitifìimo nelLt 

noftrafauella,che comunemente fi dne,E piiblica yoce e fama , jjr è àfomiglian-ja della forvia Latina. 

Meumgnatum rumor eft amare , fy'C, 

C.lJi.Tl, Lo falda al e olio, e non fo con che chioui.Chiouo,^ J}ìodo,ufa la lingua noTtra ,cos i ndlc profc ,c omc 

71. "'/ verfoDel frimo s'ha uncfjtnipionelVetr.irca in quello. 

E s'io y'era confddichiouijljfu.BSche in molti slapati,!^ à penna , fi legge chi oDl , & no chic f J, 

Tu ti, tu in 



ANNOTATI Nr. 



1^7 



tutt. 



dum nel Socatcìo, {Jr //» D.V)te,fi legge fer y,piii d'una utlta, ^ non èfutr ii rdrione , efftadt •ìlttrut» 
'. laum. Del fectndo, cine per D ,s'htxnni> molti effempH' Aria'slo fi» ftttt. 



angelica e Medor^eoii cento nodi 



Legati intorno in cento modi itcde , 

Quante lettere fon , tinti fon chiodi 

Co' qu.ili jlmore il cor li punge e fiede , Il Vetrarc4% 

Da l'iinfi f ioglie, e lega à tultro nodo . 

Cotale ha cjiiejla malui.i rimedio 

Come d'ajje fi trae chiodo con chiodo , 

Ma come intefe il corridor iiit torfe , 
Tartare ti capo fuo per laforeTia. Torfe qni non e' ten^a perfona delpaffato attÌHO di toretre,cotOt ho In 
tefo interf retare à pia d'uno. Ma è delta torfe per torfi.accorciato da togUerfs,torft uia^cioè toglttrft «il , chi 
è forma di dir molto propria della nofra lingua . 

Meglio è(dijfe) che lutti tagli e fucili. In queflo uerfo qu.tfi tutti i Furitfifl.tmpati haut.xn fatto incorre 
re in imput.xtione l'autore di ijueflo belli fimo libro ,leggendofi in efi. Meglio él^dijfe\he tutti lo t.fli e fiieU 
h.lisliual uerfo j.ircbbe gr.wif imo error di l'ngiia.r.l]endoche lagli.ire,^fu<.ltere,fono di congiogatione, 
ò maniera molto diuerfe,& t uno della prima ,1 .litro della ter:\ì.Onde il Soggiuntiuo dell un:>, cioè di quella 
della prima,ha da finire 1 1, nella prima, et «TT» pfona. Io ami ,altri,aml to tagli, altri tagli.. Ma dtil altro, 
cioè di Sucllere,laprima,et la tcrxa pfonajia ìli finir fempre 1 \,io U^k,*ltri legg\,tofueU.4 .altri fucila, 
tt n'ornai altr.miete.Di che s'ha a lungo nelle mie annot.ilionif.ipra il Pecameronc .illa decina Giirnata,^ 
nel primo de' miei tre Dijcorfi à M.Lodoiiieo Dolce. Saria duquegrauilSimo error di lingua t» detto ucrfofe 
to! iftcjfe,comef legge negli fl.ipatifin qui. Cioè, Meglio (■((/i^'^i) che tutti io t.tgh e fucili, ttp q.iejlo no i'h.t 
d.1 dubitare che quiiitfta certifsimo crror de lcp.impe,(ir che l\4rioflo flriue/f^ qucluerfo fin^a li p.irola Io, 
fi come noi lo h.tbbian'o rcTlituito.r.t lafu.i urradr rc^olatilùm.t cojlruttione è, che t.tgli', 0- futili fieno fé- 
tonde ferfone, cioè tu tagli, ^ tu fucUi,cì)e neUefeconaepcrjonrfi due nclfo'^iuntiuo,che tu .tmi,j)e tit leg 
ghi,(> Icgg..^,^ coi t che tnfuclli,f'rr fira itfentunento < he jijkolfo ritrou-indoft quiiii folo, Cr m quii p^nfic^ 
To,parh a fé flej] ,1^ feconda perjona ,co/nc r jfroprio qii.ifi a Ckifcmiodl cosi fare, Qr lomefe n'hanno infimi 
te autorità in quafi tanti autort,qu.inti n hanno tutte le lingue^ 
^lh C oridon , Cortdon , qri.e te demcntia tepit ' 

InueniCì .diini fi te hit f,iJH.lit ^lexis. £t moltifìime uolt e fi ha tal modo nel Tetrarca , in Omero , ir» 
Ouidio,<2!' principalmente inqufjìoftcjjo autore noJìro,fopra il qual parliamo. 
Che li portar pefi liuarrà per dicct 

Brjhe dajomajanlo era robufto. Qui douefi Iruoiia dicci, nel fin del uerfo, ^ in altri luoghi .che fi Irti» 
wainqucflo libro pur di cosi per F ,n(ll' rltima fitt.tha ,1^1;' in rima fi può eonofcer chiar.tmente, che nnnpui :o 
sicffer ditto per errtr di ffampe . Fit chiarirfi poi, effcr utrifiimo quello , che l'è dillo cLi noi nelle annotalioni 
del Vciamcrone al f ne delta prima gioru.ita ,zsr nel icr-^o d<' noftri Commentari)' , cioè che il dir Dieci, per 
I .lìt li' ultima fit!ab,i[ccme par, che o^gt godano di far molli per cosi credcrfi .immiraiidi Tofc.tni^è brutto,^ 
fuor ddl'^<n.dcgia dilla nejìra lingua con la Litina,et confo TlcJ]a,et che cosip I ,lo dijfero .inticamenle ,qua 
do non era ancor colt iuata,ft ridulta à pfcllione la della f.iuclla nojìra.Et h<ibbi.tmo in quelle annot.ttioni m» 
flrato ihiar,:menle,the oue nelle regole del Bembo, fi leg^e,,he Dlict ,differo 1 più antichi, è cirtif imo trror 
di ffape , come rutili' ro in tutte quafi le fue impref?icni e tutto pieno dihrutifiimi errori di Tlape dall' un c.tf'o 
tW altro, it ha quiui da dir Dieci ,non dicci, cioè <he dicci, difjcro anticimente. Il che io in quelle annot.itia 
ni,piueiio con jaicifiima ragione, p Faltre parole del Bembo jh/Jo. Ft ho a lai r.tgioni aggiuntone ne t Com=: 
nicnt.trij ,it repluhirella brieuenicnte qui,unaltraragiene,the nonhareplica,pmoflrarche il Bèbo cofifrif 
fé come IO dico,etque]ia è, (he nelle fue iflorte ihe ultimamentejono ufeite fuori in lingua uolg.tre,fi Icrgefem 
pre Cenfegliodi D I ECE.f F.,nell ultima fill.iba, et non m.iidi Dieci, p l.Etquefla p.troLi uie replu.ila tante, 
ti L'ite uolle,(heJarebbe facetta il uoler dir ihe fcmtre fcjje errar . ■Il siape.litfe cofloro uolejfero pur dire, chi 
quelle isioric non fono cas 1 fritte dal Bembo Uej]o,ihe lejcrijje Laline,ma che furo» poi tr.idolte da altri, ia 
ri(['o><dcrò,che l.ijclando d'alleg.ir la ftllc ftejfo del Bembo, it molt' altre ragioni, che à bocca foglio dire a ehi 
ha caro d intenderle, p mofirar che qwlla op, ra nanfa di Ir.tduttere in ali un modo, ma di compofitor fempre ,e t 
che gr.vi tr.ijcurr.i^gine Jaria fiala di quel uirtuafifiimo Signore, che ha feruta l.tntopfe, et p altri, auolet 
che un'opera fua di tanta importanya eorrcffe pencolo d'andar male in arncfe p lopera delle mani altrHÌ,et Lt 
fcianà» qitaLhe altra cofa in qucfio prcpofiio, diro jolamìte, che almeno con quella Tlejja lettera di eJJoJttonfi 
rnor Bembo, alla Afagnifiia Madonna Iffahctta Quirina.conlaquale dice che ftriatr.tdurtal libro a pfona, 
fargia cJ?- dotta,fi può dire in afjirmalicne delle mie ragioni, che fé pur ucghona che il Bembo nò le traducijii 
i lefcriuejfeighflilfo m lingua no si ra , no fi può co lì dire che no le uedejfe ,^ noie corre^gejfe. Onde fc tantt 
tolte in quellibrojdf in varala cosi di foglietto illuslre hauclj'e Irauata eofa per dritto filo , tutta contrariti 
tlle fue reo-ole , non thancria in alcun modo ctparl.rta.Ft qucfla è ragione, ihe à chi nonha c.iro difarpfiliia 
nt di magramente cTlinato , no ha replica in contrario. Se pai fi die effe che in quella Ikeffo libro fi le^i^e pure 
alcune uolie Dieci galee, et qualche altra tale p I,nelUiltima filLha, diremo, the ò quiuipejfer poche unite, 
fia errar di fiUpe, è più lolla et meglio, che il Bèbc in quii libre hahì'iaualntouariare alle unite , <^ Lf.itrui 
tori-ere aiune uclte quella parola come anlica,(ffenilo ihe,come io ho ricordilo altrour co t'aut^rit.i.li Qnin 
ùMano, fir dahri,U parale anliihe, (parfe alitine poi he uvlte f entro un libro gli a<rirmngononiaifla ^ iM 
^leX^-V.t efj'o Bembo quafi in t ulti gli finiti fuoi fi è mcjìr.ito amatore dcirantihita in quejla fiitelU nolh.t 
Cr alle uclle taiito,chtfHfouerihii>,^ lo fice riputar pia durOtfìy min (aro,che per altro nonfariafiato. 



iy8 



t \A ii^ r 




.*?^»;j 



f E S T D E ri M 0"^ 



t59 



ARGOMENTO. 

Trouji Cri fon puffo J, DantAfco al fine 
Col uil MjrtMi U perfida Origlile . 
In tanto le Clnifìiant, e Sdracwe 
Schiere, cdfcano al piano k mille k iniHe, 
E fc dt fuori hanno afprc difcipline 
I Mori , entro "Parigi ha tai fauiUe , 
Ha tanta fìrage l\odomonte meffo , 
Ch'otte è miggiorc ilm.d,non pare eff>rc(fo. 



-■"^^ 



^ 



IN Q^VFSTO SESTODECIMO CANTO, IN GRIFONE, CHE 

co>i tolto (i hfcia dar parole , & ingannar dalla perfida Origlile , fi conofce chiaramente, 
ciii^nto un'animo (wiiorcr^into da (]ucfta pafTioni. aniorola , lia in poteilà dell'ogctto à gui« 
darlo non altrimenti à Tua uo{;lia,che un cauailo dal freno di chi glie lopra . 1 n Carlo poi, 
& in Agi amante s'Iia im rarillimu cllcmpiodiduc ualorolìUimi Re, l'uno in combattere 
l'aliro in ua.'orofanicnte difendere una Ci;ta. 



C Wì<i,r SESTODEC I TU . 




'; A VI TENE 

in .\mor fi prò 
uan molte, 

D I che patito 
ton'holama^ 
gior parte , 

'-' inutile in dan 
Ilo mio fi Icn 
raccoUcy 
che ne poff'o parlar^come per arte. 
Vero s'io dicOyC s'ho detto altre uolte, 
Equathioinuocc,eqii.mdoin uiue carte, 
Ch'ur, m.xlfia lieue, un'altro acerbo efieroj 
Date credenza dmio giudicio itero. 

2 

Io dico^e dijìi , e dirò fin ch'io uiua , 
The chi fi trcua in degno laccio prefo, 
se ben di fc ueie ftia Donna fchiua , 
Se in tutto auerj'aal fuo dejire ucccfo. 



St bene ^mor d'ognimerccde ilpriui , 
Tofcia che'l tempo, e le fatiche ha ffyefo , 
T" V R ch'altamente h^bbia locato il core , 
Tunger non di: , fé ben Unguifcc e muore , 
i 
Tianger di cjuel, che gii. fia fatto feruo 
Diduotiaghi occhi,eduna bella trcccid; 
Setto cui ji njfconda un corprotcruo , 
che poco puro habbia con molta feccia . 
Vorria il mifcr fiiggire,e come cerno 
J-critOyCuuncjuc uà porta la freccia . 
Ha di fc Beffo, e del fuo .Amor uer gogna, 
7y^ iofa dire, e in uan fanarfi agogna . 

4 

7ri c;hc(Ìo cafo è ilgiouene Grifone , 
Che nò fi può emcndare,c il fuo errar ueie, 
J ede, quanto uilmentc il fuo cor pone 
In Origlile nnqua, e fenza fede ; 
Tur dal mal' ufo e umta la ragione, 
E pur l'arbitrio a l'appetito cede. 
Terfidafia qu.xnuinquc ingrata ,cria, 
sferzato ( di (crur iou'ella fia . 

Dico, 



i6o 



e ^ 9^ r «. 



THarmo 



Dico , U htUi ifìoru ripiglundo , 
Ch'ufcidc U Città ftaetamcnte , 
'ì^pdrldrne s'drdi colfrdtcl,qiundo 
I\tl-''rcfo in KM di lui nefitfoucnte . 
ycrfo r^iinxkfimBrx declinando 
Vrefc U uii piii piMi , epih corrente . 
fuinfcigiornii,D^mjifco di Scria, 
Indi Hcrfo ^ntiochidfe ne gii , 

scontrò prcffo a Damjtfco il CauaUero, 
^ cui donitto Umcu OrigiUe il core . 
E coniicnÌAn di rei coiìumt in ucro , 
Come ben jì conuien l 'herb^i col fiore , 
Che l'un e l'altro era di cor liggiero , 
Terjido l'uno e l'altro é traditore, 
E copriu l'uno e l'altro ilfuo difetto 
Con danno altrui ,fotto cortcfe affetto . 

7 

Come io ui dico , il Cattalier uenid 
S'ungrà dcjìrier co molta pompa armato 
La perfida OrigiUe in compagnia 
In un ueftir'azur , d'oro fregiato , 
E duo uallctti, donde fi ferula 
^ portar l'elmo e feudo , hauea a, lato ; 
Come quel , che uolea con bcRa moRra 
Comparire in Damafco ad una gioiira . 



Quando afpcttaua , che di T^cofla , 
Doue tu te nandafti a la gran corte , 
Tornafii a me , che con la febbre ria 
Lafciata haueui in dubbio de la morte ; 
Intefi , che paffato eri in Soria . 
jl chea patir mi fu fi duro e forte. 
Che nonfapendo , come io tifeguij^r, 
iluafi il cor di man propria mi trafijii , 

21 

dia fortuna di me con doppio dono 
Moilra d'baucr , quel che non bai tu cura ; 
T^landommi il fi-atelmio , col quale io fono 
Sin quiucnuta del mio cnorficura . 
Et or mi mania qucdc incontro buono 
Dite, eh 'io iiimofopra ogni aucntura ; 
E ben a tempo il fa , che più tard. ndo , 
Morta farci , te Signor mio branundo . 

Efeguitò la Donna fìaudoknte. 
Di CUI l'opere fur piti che di uolpe , 
Lafua querela cosi acutamente , 
che riuersò in Crifon tutte le colpe . 
Li fa filmar colui, non che parente , 
Ma che d'un padre fcco habbia offa e polpe; 
E con taUnodo fa teffer gl'ing.;r,ni , 
che men ucrace par Luca , e Ciouanni . 

14 



ynaj^lendidafciìa yche bandire 
Fece il }{e di D amafco in quelli giorni , 
Era cagion di far quitii uenire 
I caualier , quanto potean più adorni . 
7oSo , che la Tuttana comparire 
Vede Grifon,ne teme oltraggi efcorni , 
Sa che V amante fuo non e sifone , 
che coir a lui l'habbia k campar da morte . 

9 

Ma , SI come audacifiima efcaltrita, 
^ncor che tutta di paura trema , 
S'acconcia il uifo , e si la uoce aita, 
che non appar'm leifegno di tema . 
Col Drudo hauendo gi'xiafìutia ordita. 
Corre , e fingendo una Ictitia efìrcma , 
Verfo Crifon l'aperte braccia tende , 
Lofìringe ai collo, e gran pezzo ne pende. 

IO 

Dopo accordando affettilo fi gè fii 
^ lafoauitd de le parole , 
Diccapiangendo Signor mio,fon questi 
Debiti premi] A chi t'adora e cole f 
Chefolafcnzategi}.un.innorejìi, 
E uaper l' altro,c ancor non te ne (Iole , 
E , s'io jlaua aj^cttar'il tao ritorno , 
TSlonfofe maiueduto hatirei quel giorno , 



Ts^on pur difua perfidia non riprende 
Crifon la Donna iniqua , più che bella . 
'Zv^oii pur ucndctta di colui non prende , 
Che fatto s'era adultero di quella ; 
Ma li parfar'affai , fé fi difende. 
Che tutto d biafmo in lui non riucrfì eUa ; 
E ,comefojfc fuo cognato nero. 
D'accarezzar non ceffa il CauJicro . 

E con lui fé ne uien uerfo le porte 
Di Damafco , e da luifente tra uia , 
che la dentro douea (plcndida corte 
Tenere ilricco p^ de la Soria ; 
Ech'ogn'unquiui, diqualunque forte , 
Ofia Criftiano , 6 d'altra legge fia ; 
Dcntroedifuonha la Ciiùfuura 
Ter tutto il tempo , che lafefia dura . 

T^on però fon di feguit arsi intento 
L'iftoria de la perfida OrigiUe, 
Ch'a'giornifuoi non pur'un tradimento Segue i, 
Fatto k gli amanti hauca , ma mille e miUe , car . l'jl 
ch'io non ritorni à riuederdugento fiat . 1 7» 

Mila perfonc , ò più de le fi intiUe 1 

Del foco fìuzzicato, oue a le muri . 
Di Varigifacean danno ep.iura. j 

Io ui 



SESTODECIMO. 



l6i 



»7 



Io ui hfdd , come djfxltdto hducd 
^gruiìuntc unu (>ortd de it Terrà. , 
Che noiar fciizd gu.-irii.i fi crede x ; 
']S[c più riparo Jirouc il pnjTo [end . 
Tirche tn perfom Cirio U tcncu , 
Et haiici [eco i nnflri de Ix gucrrx ; 
Duo Guidi, duo .Mgehni uno ^ligcliero, 
^uino Vuoilo , Olone , e B crlmgìnero . 
Ili 

Inmzi "i Ci-ùlo , bhmzi xl l{e ^grunxnte 
L'unjholo e i'.dtroji uuol j-tr uedere ; 
OuegrM iodx , cuc mercè .ibondaiite 
Si può .ìCf-ifLir , ficcndo il fuo dcuci'e . 
I Mori non però fcr pruoue txiue , 
Chcp.irrijioro xld.tnnohxbbiMd'hAuerc . 
Terche uè ne re>i.ir morti parecchi 



'? 



Quel , che L Tigre de l'armento imbelle 
T^e ampi Irctni , ò ix uicino al Gange , 
li lupo de le capre , e de ragnclle 
"^el monte , che Tifeo [otto ji frange , 
Quiuiilcrudcl Vagan facex di quelle, 
Ts^on dirò fcjuxdrc , non dirò falange ; 
Tila uulgo , epopolxzzo uoglio dire 
Degno ,{>rimx che nxfcx di morire . 

= 4 

Ts^oit ne ti'oux un,che ucder poffx infrontt^ 
Fra tanti , che ne taglia , fora , e fuaxx. 
Ter quella fuada, che luen dritto ai pente 
Di f'Ji 'Michel, u popolata e piena 
Corre il fiero , e terribil Rodomonte , 
Eia fangHignajj>adx x cerc!:io mcnx, 
Ts^on riguarda ne al ferito , né al fignort , 



che igli altri fitr di folle audacia ffiecchi. Tv^r algiujlo hapiii picti, ch'alpeccatort^ 

Grandine femhran le fJHJje faette 
Dal muro fopra gì' mimici jparte . 
il grido injin'al ael paura mette , 
ciie fa Ix nojhd , e Ix conirarix parte , 
7i;.( Carlo un poco, cr^Agramante aij>ette. 
Ch'io tio'contar de i^4fricano diarte 
I^tdomonte terribile or orrendo , 
Che ux per mezo la Cittx correndo . 



jS^cn fo Signor, fé piitui ricordate 
Dt quejìo Saracni txnto ficuro , 
Che morte le fuegentihxuex lafcixte 
Trxil fecondo riparo , e'I primo muro , 
Da Li rapace jiammx dcuorate , 
Che non fu niaijfettacolo piì< ofcuro . 
Dipi, ch'entrò d'un falto ne la Terra 
Sopra la fojfa , che la cinge e ferra . 

2 f 

Qu^andp fu noto ilSaracino atroce 
gl'arme liìrane , e x Ixfcagliofx peUe 
Li , doiie i uecchi , e'I popol men feroce 
Tendexn l'orecchie a tutte le nouelle , 
Leiiofiun pianto , un grido , un altauoce 
Con un batter di man , ch'andò x le iicitc , 
E chipotc fuggir , non uinmxfe 
Ter ferrarfi ne templi , e ne le cafe . 

Itia queRoi pochi il brando rio concede , 
Ch'intorno ruota il Sarxctn robuilo . 
Qui fxrejìxr con mczx gambx un piede, 
Lxfa un capo sbalzar lungi dal bujìo , 
L'un tagliare k traucrfo fegliucde , 
Dal capo i l'anche un'altro fender giudo ; 
E ditemi, ch'occide,fere , e caccia , 
"^on fé gliuede alcun fc tonare m faccia . 



2S 

I{cUgion nongioux al facerdote ; 
''t{e liinnocentia al pargoletto gioui. 
Ter fcreniocchi, ò per uermiglic gote 
Tilenc ne donna , ne donzella troux . 
La uecchiezzafì caccia , e fi per cote ; 
T^quiuiil Sxracin fa maggior prou4 
Di gran ualor , che di gran crudeltade ; 
Che non difcernc fcjfo , ordine , ò etade, 

T^on pur nel fangiie umxn l'ira fi ficnde 
De l'empio }{c , capo e jignor de gli empi; 
TtJa centra i tetti ancor si , che ne imcnde 
Le belle cafe e i profanati teirpi . 
Le cafe eran , per quel che fé n'intende . 
Quali tutte di legno in quelli tempi , 
E ben creder fi può , che in Txrigi ori 
De le dicce le feifon cosi ancora . 

iS^on par, quàtunque il foco ogni co fa xrd^ , 
Che si grande odio ancor fatiar fipoffa , 
Doue s'aggrappi con le mani , guxrdx 
SÌ , che rumi un tetto ad ogni fcofjx . 
Stgnor'hauete 'x creder , che bombardi 
7li.li non uedejìe x Tadoux sìgroffx , 
Che txnto muro poffx far cadere , 
Quanto fa. in unxfcojia il }{e d'^igicre . 

Tilentreqiiiuicol ferro ilmxlxdetto , 
E con le fiamme ficea tanta gueirx ; 
Se di fuor'^gramante hxueffe aiiretto , 
Terduta era quel di tutta Ix Tenx . 
7\la non u'hebbc agio , che li fu interdetto 
Dal paladin , che uenia d'inghiltena 
Col popolo X lefpalle Inglefe, e Scotto 
Dal Sikmo , e da l'angelo condotto . • 
L Dio 



I{jnalio 



l6l 



«» 



C jt tl^ T 



Dio uclfc ne rcntTjr , clt \odomontt 
Fc ne U ltrr4 , e tmto foco acce fé, 
che prcjjo A i muri il por di Chiaramontt 
I{inMo giunfc , cfeco il campo Ingleft . 
Tre leghe fopra haueagittito ilpontc, 
L torte aie di m.mfmiiìra prcfe ; 
Che difcgnjnio i Barb:iri affAirty 
Il fiume non i'hauefje ai impedire . 

Vi 

2}.ini-'to h.aica [cimili fanti arcieri; 
Sotto r.dura ìnfcgna d'OAoario ; 
E duo milla caualli , e più leggieri , 
Dietro a Li guida d'.yirwun gagliardo ; 
E mandati gli bauca per li fcntieri , 
Che uatmo , e ticgò dritto al mar Ticcardo , 
Ch'u porta San Tiiartm , e fan Dionigi 
Entr afferò i foccorfo diVarigi. 

1 carriaggi , e gli altri impedimenti , 
Con lor fece drizzar per CiHejlaftrada . 
Egli contutto ilrcjìo de le genti 
IHu fopra andò girando la contradd . 
Seco hauea naui , e ponti, cr argomenti 
Dapaffar Senna , che non ben ji guada . 
Tajfato ogn'uno , e dietro i ponti rotti , 
2^ le lor fchierc ordinò Inglcji , e Scotti . 

Tila prima cuci Baroni , e Capitani 
J^naldo intorno hauendofridutti 
Sopra li riua , ch'alta era da i piani , 
si , che poteauo udirlo , e ueder tutti. 
Di'ife , signor , bcnk leuare le mani 
Hauete A Dio , che qui uhabbia condutti, 
Tcrchc dopo un brcuifimo fudore 
Sopra ogniiution ui doni cncrc . 

Ter uoi faran duo Trincipi faluati. 
Se leu a te l'affedio k cjuclie porte . 
il uofiro H^ , che uoi fete obligati 
Da feruitìi difendere , e da morte; 
Et uno Impa-ador dc'piii lodati , 
Che mal tenute aimcndo habbiano corte ; 
Econ lor altri l\i: , Duci, e Tiìarchcfi, 
Signori , e Caualierdi^iu paeji . 
j+ 

SÌ che faluando una Città , non foli 

Tarigini ubligati ui faranno ; 
Che molto più , che per li propri; duoli ^ 
Timidi , affitti , e sbigottiti ftanno 
Ter le lor mogli , e per h lor figliuoli , 
Cb'}* un medefmo pericolo feco hanno , 
E per le fante FcrgmTir.chiufe , 
ch'oggi tionficn de' ucti lor delufe , 



ÌS 



Dico faluando uoiquefltt Cìttdde, 
y'obligattnon fola iVarigini, 
?Ha dbgn'i-iitornotutte le contrade. 
T^n parlo fol de ipopoli uicini , 
THa non è Tcrraper Crifianitade, 
Ckenonhabbia qua dentro cittadini, 
siche uinccndo , hauete da tenere , 
Cbepiit che fràcid^uhabbii obligo hiuert» 

Se donauangli antichi una coroni 
.A chi faluajje k un cittadin la tuta ; 
Cr , che degna mercede A uoi fi doni , 
Saluittdo moltitudine infinita -f 
Tila fé da inuidia , ò da uiltk , si buoni, 
E si faiita opra rimarrà impedita , 
Credetemi, cheprefe quelle mura, 
7^ Italia , ne tamagna anco e flcun, 
il 

?\(c qualunque altra parte , oue s'adori 

Ouel che itolfc per noipenda- stVl legno . 
'Z\[jf hoi crediate hauer lontani i Mori, 
'hlèchcpelmarfia forte il uofiro regno, 
che , s' altre uolre quegli ufcendo fuori 
Di Zibcltarro e da l'Erculeo fegno, 
]\iportar predada Vi fole uojlre, 
che faranno or, s'hauranle terre noftrt^ 

Tila quando ancor neffuii'onor, nefjuno 
ytd,ui;ianimaj]e k quefìa imptcfa , 
Commun debito è ben foccorrer funo 
L'altro , che militiam fatto una Chic fi, 
ch'io non ui dia rotti i inmici, alcuno 
'gonfia che tema , e con poca conte fi . 
Che gente m^d'eJJHrta tutta panni , 
Senza pojfanza , fenzi cor , fenz'armi , 

Ì9 

Tote con qucfte, e con miglior ragioni. 
Con parlar' ef^edito , a chiara noce 
Eccitar quei magnanimi baroni 
J\inaldo , e quello efferato feroce , 
E fu, com'è in proucrbio,aggiungcr f^otù 
,aI buon corjìer, chegi^i ne uà ueloce. 
Finito d ragionar , fece le fchierc 
Tyiouer pian pian fattole lor bandiere. 

4o 

Senzd ftrepito alcun, fenzdrumorc 
Fa d tripartito ejfercito uenire . 
Lungo d fumek Zerbin dona ron(yrt 
Di doHcr prima i Barbari affalire , 
E fa queUid'irLnda con maggiore 
f^olgerdiuia, piìi tra campagna gire; 
E icaualicri,ei fanti d'inghdcem 
Col Duca di lincaftro in mczo ferra . 
Lrizxnti, 



SESTODECITHO. 



4t 



Drizzati che gli ha tutti ì tor camino , 
CdUdlcd ilpaUdm lungait riu.t , 
Epìjjd inMzi aI buon Duca Zerbino , 
E À tutto il c^mpo , che con lui ucniuji ; 



47 



lés 



Ld buoni hnciii il Tahdìn rsccpti^d^ 
Eutrfo ill\cdt)rdnriittofijpiccdi 
Che U per foni hAuea pouera , e trijìd 
Di cor , mj dbjjA, e dtgrjn polpe ricca. 



Tmto , ch'dl I\e dfrano , e al !{e Sobrino, QjicQo por tru bei colpi Jì può in lijìa ; 



Ei-gli altri lor compagni fopr'arriuji . 
che mczo miglio dpprcjfo c]uci di Sp.ign.t 
CuÀvdMM id i]uel cMto U cumpigm . 

L'efferato mfli.irt , che con fi fida, 
E sifìcurdfcortd erd ucnuto . 
C'hebbeilSilcntto,t l'angelo perguidd, 
7-{on potè orntM pjtir più di ilur muto . 
Sentiti gl'inimici,tlzò le grida, 
E de le trombe udir fé ilfuono Arguto ; 
E con l'ulto rumor , ch'Arriuò d ciclo , 

.UlAndò ne l'off a a' SArActnulgulo . 



Benché in fondo i lo feudo oli V Appicci t 
E chi non uuol lodarlo , habbulo efcufo , 
Terche non fipoteA giunger più tn fufo, 
48 
T^n lo riticn lo feudo , che non entre. 
Benché fuor fi a d'Accur, dentro di pAlm/^ 
E che il quel gran corpo ufcirpel uentre 
TSJj^fi fAccid rniequAle cpuciol'AlmA . 
Il defhrier , che portar jì credcA , mentre 
DurAjfeillungo di ,lìgrdue fdlmd, 
I{jfcri m mente fud grAtie À f{inAldo , 
Cb 'k quello incòtrogh fchiuò un grò. Cdld». 



B^mdldo imnzi kgli altri il deltricr punge , Isotta l'afra , }{inAldo il defìin- uoltd 



E con la bncia per Cacciari a in rc{id 
'Ldfcidgli Scotti untratto d'arco lunge , 
ch'ogni indugio 'a ferir si lo molcRd. 
Come groppo diitento tdl'hor giunge , 
che fi trae dietro un'orridd tempcRd , 
Tal fuor di fquadrd il CdUdlicrgdglidrdo 
yenia/prondiido ilcorridorBaiardo . 
4+ 
^l comparir del Taladin difrancid 
Danfcgno i Mori*, le future angofce. 
Tremare k tutti in man uedi la lain ia , 

I piedi in ùdffd ,encl 'arcion le cofcc . 
I{e Vuliano fol non mutd gudncia , 
che queùo ejfer ]\inaldo non conofcc ; 
7V(5 penfando trouar si duro intoppo , 
Li moueil licftriVr contra di galoppo . 

4! 

E sii la lancia nel partir fìfhinge, 
E tutta in fé raccoglie la perfona . 
Toicon ambigli jj^roni il dejìrier Jf'inge , 
Eie redine inanzt gli abbandona . 
Da l'altra parte il fuonalor non finge , 
Emoibrain fatti quel, che in nomefuona, 
Qjiàto hdbbia nel giojìr are e grafia, et arte 

II figliuolo d'^'imone , anzi di 2ilartc . 

4f: 
Furo , dlfegnar de gli affiri colpi , pari, 
che fi pò fero i ferri ambi k la tcàa ; 
Tyla furo in arme cr in uirtà diffyari , 
che l'un uia paffa , e l'altro morto re^a . 
£ I s o e N A di ualorfegni più chiari, 
che por con leggiadria la lancia m rejìa, 
21 A Fortuna anco piti bifogna affai , 
Che fenzn , «4/ uirtk raro , ò non mai . 



Tanto leggier , chefafembrar c'habbiak; 
E doue la più flretta , e maggior folta 
Stirparli ucde , impetuofo affale . 
T^lcna Fusberta fanguinofainuoUi, 
Che fa l'arme parer di uetro frale. 
Tempra di feno il fuo tagliar non fchiu^^ 
Che non uada k trouar ia carne uiua. 

l^ìtrouar poche tempre, e pochi ferri 
Tiiòla tagliente if^ada, cuei'ir.cappi; 
7da targhe, ahre di cuoio , altre di ccrri, 
Giuppe trapunte , e attorcigliati drappi. 
Ciujìoèben dunque, che F^inaldo atterri 
Qu.-.luq; affale, efori, efquarct, e affappi; 
Che non più fi difende da fuafpada , 
Ch'erba da falce , ò da tcmpejta biada . 

La prima fchtera eragik meffa in rotta. 
Quando Zerbin con l'anttguardia arriuu. 
Il cauAUcr'inanzt k la gran fiotta 
Con la lancia arreSiata ne iieniud . 
La gente fotta il fuopcnnon condotti 
Con non minor ficrczZA lo fcguiUA . 
TaiMi lupi parevi , tanti leoni , 
Ch'andajjao affalir capre ò montoni. 

Spinfe k un tempo ciafcuno il fuo cauallo, 
Toichc fur preffo , ej}>ari immammente 
QuelbreueJf>atio , quel poco interuaUo 
Chefiuedea fra l'una e l'altra gente. 
Klon fu fentito mai più (Irano ballo , 
Che fcriangli Scczzefi fohmcntc. 
Solamente i T.igani cran diiìrutti , 
Come fol per morir foffer condutti. 

L 1 Tante 



lèi ' C J4 7^ T ò 

Y>drucpiùf-tdio ogniV.igJn , clnghucio ; zirliti faccd le più mirdbil pvoue, 
Vixruc 07m Scotto , più che jìjmmi cddo . Che m.ti /jcf /jc di ftu ctk gdrzone ; 
IMcri li credcdn, c'IuKcrcil brjccio 



Dcuclfc ogni CrtùiM , chchhc ì{[naldo. 
Ttlofli: Sobrmo i fuoi fchicrsti Macào , 
ScìiKJi ^tlJHttM- , che lo'iiiuit.i(]e ./fr.iWo. 
De i.xUr.i fqu.tdr.t quedx era migliore , 
Di c:tpitMó , d'iirint, e di u:ilore . 

5 + 

D^-lfricÀ iCcrd h mcn tri^j gente ; 
Biche ne quejìd. mcor gr't prezzo u.toUi. 
Dirdincl Ix fiu mo\jc incontinente 
E mxlc arm.it.i , e peggio ufo. in buttugliji- 
Ben ch'egli in expo h.iue.i l'elmo lucente, 
E tutto era. coperto k piafird e k maglia. 
Io credo , che U cfiurt-t miglior fii, 
Cen Uqu.tl' ifolier dietro uenix . 

55 

Truóncintxnto ,ilbuon Ducd di Mirra, 
che ritrouirjì x l'altj. imprefu gode , 
^ic.iuJicri fuoi leu.i /;< sburra, 
E [eco iniiit.i a lef.anafc lode ; 
Toich'lfoliercon quelli di 'ISljudrra 
Entr.tr ne Id bdttsgli.t ucde,o'ode. 
Toimojfe .Ariod.intehfud [chicrd, 
Chcnouo Ducd d'^lb.inid fdtt'cra. 

£'.i/fo nanor de le fonore trombe , 
Ditimp.ini, edib.irj.iri iirummti 
Giunti .il continuo fuon d'archi , difìombe. 
Di in.ichinc , d: ruote , e di tormenti , 
E quel, di che più p.ir che' l del rimbombe, 
Cndiytumulti, gemiti , e Idmcntt, 
I{endono un.iltofion, cb'dqiicl s'dccordd. 
Con cJ>c i uicin,cddcndo,il i^lo ajjordd. 

57 



L'ciTcrcito Tdgdn, che intorno piouc , 
Txglid or uccide , e mend k dcilruttiont. 
.ylriodMte A Icfue genti noue 
Tiloiird difud uirtii gr an paragone ; 
E d\ di [e timore,e mtrauiglid , 
^ quelli di T^u.irra , t di Cajìiglia . 

Chclindo, e Mcfco , i duo figli b.ijìdrdi 
Del morto CaLibrun, l[c d'.Aragona, 
Et un che reputato f-a gagliardi 
Era , CdLimidor da Burceiiond , 
S'bauan Lfcidto a dietro ghjìenddrii ; 
E credendo .icquijìdr gloria , e corona 
Ter iKcider Zerbin , li furo ddoffo , 
E ne' fianchi il deflrier glihdnno pcrcoffo» 
(fi 

Tdffdto da tre lance il dejbrier morto 
Cdddc , mi il buon Zerbin fubito è in piede , 
Ch'kquciycb'ilfuo cauallo han fatto tort9 
Ter ucniicarlo uajoue li uede , 
EprimakTilofcoal giouene imccorto. 
Che gliftdfopra , e di pigliar fel crede , 
lilena di punta , e lo pxffa neljÌMco , 
E fuor di felli ti caccia fedio , e bianco, 

Toi che fi uede tor, come di furto 
Chchndo il fi-atei fuo , di furor pieno 
Venne k zerbino , epcnso d.irgli d'urto, 
7\la lip-cfé egli il corridor nel freno ; 
Tr.ilfclom terra , onde non cmn furto, ' 
E non nuingiò m.iipiii bi.ida né fieno, 
che Zerbin fi gr. in forza k un colpo mife. 
Che lui ed fuo Signor d'un taglio uccife. 



Grande ombra d'ogn'intorno il ciclo inuolue Come CaLmidor quel colpo mira , 



l^itd dalfaettar de li duo ampi . 
L'h.ihto , il fumo del fudor , b polue 
Tar che nciari.i , ofcura nebbia ^.unpi. 
Or qux i'un campo , or l'altro Ikfi uolue, 
Vedrei^corcomeunfegua, or comefcapi. 
Et ini alcuno , ò non troppo diuifo 
^jmaiier morto, oue ha il nimico uccifo. 

58 



Voltd li briglii per leujrjì infi-ettd; 
Tild Zerbin dietro ungrAnfendente tira, 
Diccndo,Traditore xffecta ajpettd . 
"Klon ud Id bottd , oue n'andò la mira, 
■2S(o.'i che però lcnt:.na Ili ji metta. 
Lui non.potc .irrtuar, ma il dePtricrprefe 
Sopra la groppa , e in terra lo dificfc. 

<>4 



ttouc una fquddn per fi:imchezZdèmojfa, Colui lufcia dciuallo , e uii carpone 



yn'Jtrafifa tofto andurc in.mti . 

Di qua, di Ik li gente d'arme ingro[j'd, 

Ek c.iU.ilier , equa fi metton fanti. 

Li terra , che foficn l'alJalto , e roffd , 

?,lHt.tta hailucrde ne' f.:nguignimxnti, 

E don' er ano i fiori izurri, egi.illi, 

Ciicano uccifi or gli huominie i auM. 



p'ipcr campar , mapoco li fuccejfe, 
Cheucnne afo , cbe'l Duca Tr afone 
Li pdf ò foprd , e col pefo l'opprefft . 
^r.iod.inte, e Lare amo fi pone 
Doue Zerbino e fra le genti jheffe ; 
E [eco hanno altri e Ctuilieri e Conti, 
Che fumo ogn'oprd,che Zcrb'tnrimonti . 

dl(n.M.i 



sestodecimo. 



«1 



1^5 



Vt^ittf- ^rlodintc il bundo in prò ; 
E ben lo fcppc Aruluo , e MargMO . 
TiU nwlto più EtcAYco , e Cafimiro 
Ldpofj'MZ<t. /c»ti)- di qucUa mano . 
J primi duo feriti fc ne giro ,^ 
I{lm.ifer gli dltri duo morti su Ipiino , 
LiireMio fd ucder quanto fia forte, 
che fere , urta , riiurfa,c mette k morte . 

^crt crediate Signor,chc fra eampagm 
l'Ugna minor , che preffo al fiume fu ; 
7{ech'k dietro l'cjJocU o rmagna , 
CìH di Linealo il buon Duca fegma . 
le bandiere affali quc{i-o di Spagna ; 
E molto ben diparla cofagia. 
thè fanti , caualieri , e capitani 
Di qua t di Ik fapean menar le mani . 

(■7 

Dinanzi uien Oldrado , e Fier amante , 
f'n Duca di Clocejha , un d' Eborace . 
Ccnlor l[iccardo di f'aruecia Conte, 
E di Chiarenza il Duca Enrico audace . 
Han 7Hataltjìa,e Folliconek fonte, 
E Bmcondo , v ogni lor fcguace. 
Tiene il primo .Almeria, tiene il fecondo 
Granata , tien Maiorca Baricondo . 

la fera pugna un pezzo andò dipare, 
che uifi difccrnea poco uant aggio . 
ycdcafi or Vuno or l'altro ire e tornare. 
Come le FJade al tuntolm di Telaggio, 
O come fopra il lito un mobil mare 
Or uiene , or na, ne mai tiene un uiaggio . 
Toi cf.'C Fortiia hebbe fcherzato un pezzo 
Danno fa k i Mori ritornò da fezzo . 

(■9 

Tutto in un tempo il Duca di GloceUrd 
^THatalifìa fa uotar l'arcione. 
Ferito k un tempo ne la ffalìa defìxd 
Fieramonte riuerfa Follicone . 
El'unTagano , e l'altro fi fequefhi, 
E tra gl'lngleji fé ne uà prigione . 
E Baricondo k un tempo riman feiizd 
Vita per man del Duca di Chiartnz* . 

Indii'T>dgani tanto k jfiauentarfi , 
Indi i Fedeli k pigliar tanto ardire ; 
Che quei non facean altro, chtritrarfl , 
E partir ji da l'ordine , e fuggire , 
E qucfìi Midar inanzi , O" auanzarfì 
Sempre terreno , e fùngere e fcguire; 
E fc non ui giunge a , c.'.i lor die aiuto , 
Il campo daque'.Llocra ^'Crduto. 



Ttld Ferraìt , che fin qui mal non %\rd 
Dal I\e THarfiho fuo troppo difgiunto , 
Quando uide fuggir quella bandiera, 
E VefjtYcito fuo mczo confitnto. 
Spronò il cauallo , e douc ardea più fierd 
La battaglia , lo fpinfe.c arriuòkpunto ^ 
Che uide dal dcjhicr cader'm terra 
Col capo feffo Olimpio da la Serra . 

Vn gioiiinctto , che col dolce c.-:n to 
Concorde al fuon de la cornuta cetra. 
D'intenerir' un cor fi daua uanto , 
^ncor che fojfe piii duro che pietrd. 
Felice lui ,fe contentar di tanto'. 
Onor fapeafi , e feudo, arco, e faretra 
Hatier'in odio ,efnmitarra , e lancia. 
Che lo fecer morir giouenc m Franai . 

Quando lo uide Fcrra'u cadere , 
Che folca amarlo,e hauerein molta flimd. 
Si fcnte di lui fol uia piì< dolere , 
Che di miU' altri , che perir on prima ; 
E fopra chi l'ucctfc m modo fere , 
Che li diuidc L'elmo da la cima 
rerld fonte, per gli occhi, e per la faccU 
Ter mezo ilpetto,e morto k terra il cacciju 
-4 

Tv^^c qui s'indugia, e il brando intorno ruota. 
Ch'ogni elmo rompe , ogni lorica fmagliOy 
.A chi fegna la fonte, k ehi la gota , 
.^d altri il capo,ad altri il braccio taglia. 
Or quefto , or quel di fanguc,c d'alma uotd, 
E ferma da quel canto lab a tt agita ; 
Onde la ffauentata ignobil frotta , 
Senzd ordine fuggia , fpczzdtu , e rotta, 
75 

Entrò ne la battaglia il l{e ^gr amante 
D'uccider gentc,e di far proue uago ; 
E fecoba Baliuerzo,e Farurante, 
Trufion , Soridano , e Bambirago . 
Tot fon le genti fenza nome , e tante. 
Che del lor [angue oggi faranno un lago , 
Che meglio conterei ciafcun a foglia 
Quaiuio l'^utitimo gU arbori nef^oglid, 

7(? 

^gramante dal mttio una gran bandi 
Di fanti hauendo e di caualli tolta , 
Col I\e di Feza fubito li manda , 
che dietro k ipadiglion piglia la uoltd ; 
E uadano ad opporfi k quei d'irlinda , 
Le cui fquadre uedea con fretta molta , 
Dopo gran giri e larghi auolgimenti , 
Venir , per occupar gii aUoggtamentì . 

L 3 Fu'l 



i66 



7T 



e ^ 1^ T 



Fui Hj di Fezd ad cffeguir ben prcflo , 
Ch'ogni tdrdAV , troppo nociuto kMrid . 
I{igunji intAnto il I{e^Agrìmjnte il rcRo, 
Tixrtc le f:\uxdyc ,ckb battAgln inuu . 
E gli uj. aI jiume , che gli p.ir, che in qucRo 
Luogo , delfuo ucnir hifognojiu , 
E di ijucl cMto un meffo cr.i uenuto 
Dd P^e Sobrino k dom.md^rc aiuto . 

3Hen.mil ììjun.i fquxirj. più dimczo 
il campo dietro , e fai del gran rumore 
Tremar gli Scotti, e tanto fuilnbrczo, 
Ch'abbandonauml'ordine , e l'onore , 
Zerbin , lurcanio , e ./ìnodante in mezo 
Vi rejlar foli incontra quel furore . 
E Zerbin , ch'era i pie, iiiperia forfè , 
Ma il buon Rinaldo k tempo fc naccorfe . 

^Itroue in tanto il Taladin s'hauea 
Fatto inanzi fuggir cento bandiere . 
Or , che l'orecchie la noucUa rea 
Del gran peì-iglio di Zerbin li fer&t 
Ch'k piedi fra la gente Cirenca 
Lafciato folo haueatio lefuefcbicre , 
yolta il cattaUo , e douc il campo Scotto 
Fede fuggir . prende la uia di botto . 

Douc gli Scotti ritornar fuggendo 
Vede , s'appara ; e grida, ( r doue andate ^ 
Tcrche tanta ttiltade in noi comprendo , 
che k sì uil gente il campo abbandonate e" 
Ecco lef^oglie , de le quali intendo 
Ch'eifer doueanle uo&e chicfc ornate. 
che laude, ò che gloria , che' l figliuolo 

Del uoib-o I[c , fi lafci k piedi, e folo . 
81 



ti 



E ben fi ritrouò falito A ttmp ; 
che forfè noi ficea ,fe più tardaud. 
Terche ^^igramÀte , e DardincUo k ti tcpo , 
Sohrm col I{c Balajhro u'aniuaua . 
Ma egli , che montato era per tempo , 
Di qua edilk col brando s'uggir aua , 
Tilàdàio or queRo , or quel giù ne l'inferno 
^ dar notitia del uiu er moderno . 

Ilbuon r^uJdo , il quale k porre in terrj, 
Ipik dannofihauc a fcmpre riguardo, 
Laffyada contra il I{e^gr amante afferra, 
che troppo li parea fero e gagliardo , 
(Facea egli fol, più che miW altri guerra) 
E fé gli (fonfe k doffo con Baiardo . 
Lo fere k punto cr urta di trauerfo 
si che lui col dcjìrier manda riuerfo . 

Ttlcntre di fuor cosi crudel battaglia, 
odio , rabbia , furor ,r un l'altro offende; 
I{odomonte in Tarigi il popol taglia . 
Le belle e afe , e ifacri templi accende . 
Carlo , che in altra parte fi trauaglid , ' 
Qjiejìo non ucde, e nuUa ancor n'inteniig ' 
Odoardo raccoglie , cr Ermanno 

"Ne la cittk collor popol Britanno . 
u 
^lui Henne unfciidier pallido in uolto. 
Che potea kpena trardelpetto il fiato . 
Oimc signor , oimè , replica molto , 
Trima c'h abbia k dir' altro incominciato. 
Oggi il I{omano Imperio, oggi è fepolto. 
Oggi ha il fuo popol Crijh abbandonato , 
Il Demonio del ciel'c piouuto oggi , 
Terche in quefia Cittk più non s'alloggi . 
87. 



D'un fuo fcudicr una graffa a^a afferra , Satanaffo ( pcrch'altrieffer nonpuote ) 



E ucde Vrufion poco lontano 

Bjc d'. duaracchie , e à doffo fé gli ferra , 

E de l'arcion lo porta morto al piano. 

Morto ^gricalte ,eBambirago atterra , 

Dopo fere aj^ramente Sondano , 

E come gli altri , l'haunamcffo k morte. 

Se nel ferir la lancia era più forte . 

Xz 

Stringe Fusberta , poi che Vaila è rotta, 
E tocca Serpentin , quel da UfIeUa , 
Fatate l'arme hauea , ma quella botta 
Tur tramortito il manda fuor di fella . 
E cosi al Duca de la gente Scotta 
Fa piazza mi ornoffiatiofa e bcRa , 
Siche fenzacontefa undeflricrpuotc 
Salir di fji«t, che uanno k felle uott. 



Strugge , e ruma la Cittk infelice . 
Volgiti , e mira le fumo fé rote 
De la rouente fiamma pì-edatrice . 
^f colta il pianto , che nel del percote , 
Efaccianfede a quel, cbe'l feruo dice . 
Vnfolo e quel, ch'k ferro , e kfoco iirugge 

La bella Terra , e manzi ogn'un li fugge . 
u 
Onde è colui , che prima oda il tumulto , 
E de le facrefquille il batter ff>effo , 
Che ueggia il foco , k neffun altro occulto, 
Ch'k fé, che più gli tocca, e gli è più preffo , 
Tal' e il l\c Carlo , udendo il nouo infulto, 
E conofcendol poi con l'occhio iùeffo . 
Onde lo sforzo di fua miglior gente 
^l grido drizxa,e algra rnmor,che fente . 

Di 



ì 



S E S T n I. e 1 li 0. j6j 

De TdUdìm ,edt' guerricr più degni Ode il rumor, utdc gli orrihil fcgni 

Carlo fi chi^mj dietro una gran parte , Di crndelik , l'umane membra Jparte . 

E ucr la piazzai fa drizzare i fcgni , Ora nonpiìi ; ritorni un'altra uolta 

Cbc'l Tagan s'era tratto m queUa parte . Chi uoknticr la bella iftoria afcolti . 

IL FINE DrLSESTODECIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

V Or RI A il mijfr fuggire, e comKerito 
Fento, fuunqne u.tfiorta U fncci.ì. jìuurrt.ifi qu: , che freccia, è d^ttt fer ntcepitd JcMa rima, ' f ?•*• J- 
t^ che fre^raper due :(^,(^ /"«■^•< I, die e, ^ fi rute la iiti^ua itofira. 
£ conuem.tn di rei coftumì <» uero , 

Come ben ff coniticjtl'herha col fiore , C Kfo.H.tf 

che l'uno e Caltro era di eorlrggier» , 
Vcrjìdotùno,e l'altro e traditore , 
£ eojiriu l'uno e l'altro ilfiio difetto 

Con danno abrui follo corteje affatto. Tei cheto non ho tolto A fcriiur fofra <{itfflo autori, fc non i ht 
titpeio commune degli fliidioji^iion ho da reftar di ricordare per affinamento de i giuditii ,come ad alcuni 
fotria parere, che ijucfla comparatione della cotinenienya dell erba col fiore f^tta dt Martano ^ d Ortm 
£ÌUe,foU'e molto lontana dell intenlicne di ejuello che egli mepra di uoler dire, conciofia ccfa,che ani ctU 
MHol dtrc,fSr dice,(he Martano &■ Origlile erano di una Hcfja natiira,il che non par che qii,idri con ter 
ha (ir colfiore,f'erciot he Cerba & il fiore, dt colore, di forma,di mrtu, d'odore, di iMtura elementare , (jf 
di forma fpecifica fono molto diiierfi tra loro, tt per qiteflt p.tr ette molto fi difoimenga con la fomiglia» 
ìaira Origilte gy M.ntano,che fé l'uno era di cor leggiero, coli ancora irai altro, f^r che l'uno era per- 
fido, l'altro traditore,^- ambedue erano diparimente cortefe afpctlo, & di cor maln.tgto. che per certo 
(^comcho dctto^non parche tal conformità tra tfìt due fia rappreftntata conucneuolmente con la confort 
niità tra l'erba eìr il fiore. Ma a <]ucj}a biUtfima dulnlationc è da riffondcre,come quefla fentcnya del 
[ sriojio è tutta f refi fclicif imamente da'juelio dt Jllartiale , frinendo ad una moglura ^ ti un mari* 
to,cht ambedue erano di pejìim a n,ttnra , Et tuttauia eran fempre m difcordia fra loro, 
cùmfitif fimilei , paresq.uita 
f'xorpefima ,pcfìimni mariliu , 

Miror nonbene CONVENIRE uobil. t.lfl.Tl,'. 

TtK uoi faranduoVrìncipi faluati , 33. 

Se Iellate tajjèdio ,i quelle porle , > 

Il uoflro ì\e,the uoi fiele obli'r.iti 
Va fcrmtù difendere , e da morte , 
F.t uno Imperator de' pili lodati , 
che mai tenuto almondo haltbiano Corte , 
E con loro altri Kj, Vtnhi, e Marchefi , 

Signori, e Caualtcr dìpiùpaefi, QueTlc tutle,coii cjuei quattro utrfi, che hr procedono, (ìr> con le ci» 
tjue altre Ttan:^e chefeguono apprcfo ,fono parole di !\inaldo,ài foldali dtllefj'crcito, che cgb hauca con 
dotto uicino à 'Parigi, Et ho input anni uediito,the molti non de gli infimi di giudicio, hanno dubitato in' 
torno alla intelligenza de' fei primi cjitipoSliucrfi , non parendo loro d'intender bene , che cofa uogUa» 
no inferire i due. 

Ilucikro f{e,the uoì fiete ohligati Daferwitù difendcre,e da morte. Diremonoì dunque , che quei 
lettori, che poi cjfr dubitami, mirino, eh e qutfle fonoparolc dette all'efj'ercilo ìnglefe.Et che I{e d Inghil 
terra era Olone padre d'Jjìolfo,ilquat,fi ritrouaua in Varigi, eSr 1 Inghilterra 1 ragouernata dal Jho f-'i 
cere, che era il Vrincifie di /'.itila, si come appare in qitcfio libro,al Canto Oltauo.aliaflait;^ uigefimafet 
tima,della facciata Ji.oue fono quefleparole . 
Kjiialdo h.iiiea di Carlo e dal i^f Olone , 
Che con Carlo in l^arigi era ajfeduto , 
.Al'Principe di f'allia , commifìiont 

Ver contrafegiii e lettere port.ìto , F.tquelehe fegue. 

Il Kj dunque di qu'ello effercito,cht {{inalda dice,era il detto Olone j.tjpdtato in quelle mura eli P/t 
riff, con tutti gli altri . 



*■ 4 



i6S 



e ^ 7n( T 




DECITilOSETTIMO. 



ARGOMENTO. 



Curio co' fuoiu^ centra 7{odomonte. 
Crifon di 7v(or Jrtcf i" giunto A b ^iojir^ 
Fdgranprouc. TiUrtaJi itolgcU /iofjfc, 
E (juanto fu uiUf.imo dimoflrj . 
Voi per fdrcà Crifon uergogn.i ©- onte 
rurmcgl'iniioL , e con si bcUu moflru, 
£ dal benigno I{c , molto bcnorAto ; 
Scorno hi Grifon, cb'c per dUrtun ftimito. 



tXSJt'ì.^Jk^AJ 



Xfxmt 



m^rTT^ 



Wì 



PER ROD OMONTE, IN QVESTO CANTO DECIM OSETTIMO, 

the liauca (corfa, & quali bruciata tutu ia Città di Parigi, ne tutto il popolo bauca Caputo, 
fc non fuggirli ilauaiiti , li fa nota iagraii uiltà , che quali li ijtroua fcmpre nella gentebaf- 
fa.F.t all'incontro in Carlo, che ualorofaintiite uà à trouario con la (uà baronia, lì dimo- 
llrat! ualorCjChcli truoua quali fempre nei nobili , 5f ne ^li onorati. Et così parimcr.te 
in Norandino, s'Iia l'cllcnipio non nuno d un hdtliflinio & uero amante, che d'un magna- 
nimu,& Iplcndidiliiino Re. In M;irtano poi li coniprende^ii come fempre iuiU d'animo» 
tòno prtiuntuoli , Scmaligniinlieme. 

C ^ 7^T DECIMO SETTIMO, 




L G I V s T a 
Dio , <j«.i/iifo f 
pecciti iiofh'i 

H A N di' rcmi/^ 
fon paffuto il 
ftgno, 

ACCIO che Li 
giuditiji fuA di 
moHri. 

Egtulc A U pitti, f\>effo dA regno 

^Tin nniatì-ocifmiycrk Moniìri, 

E dà lor fcrzd > ( di md /are ingegno . 

Ttr qu({to M^^rio , e SilL pò fé al mondo, 

£ duo 'hljrom , t Cixio furibondo . 

£)omitiJ.no, t l'ultimo ^'intonino , 
E lc!/f d.i h immondi e bdjfa plcht^ 
Et cjfJtò ì l'.'mfnWo Mifimmo , 
j; rt.ipcrpmu fc Cr(ontt'.\T<b(t 



EditMexentio dlpopol\Agitino, 
che fé di fungile human grdjfe le glebe; 
E diede Itdi.t A tempi men rimoti 
In predi ìi gli l'imi, e i LogobArdi,i. i Coti. 

che d'etili dirò r' che de Vinicjno 
Ezzellm di /^oma;i r che d'iUri cento e 
che, dopo un lìigo undar fempre m obliquo 
■Jy^ nuiidi Dio per pem, e per tormento . 
Di (juefo hibbiiin no pur il tipo untiquo ; 
Mi ancori J nofìro , chiuro efpcrimenlOf 
QU,-.ndo i noi greggi mutili , e mul md 
Hi dite per guardtan lupi urribbiiti . 

4 

^cuincnparc'bibbiikbiiiirlorfinte, 
C'hibbiiillor ucntre icjpir tinti ariiti 
E cbumin lupi di più ingorde bnme 
Dd bofchi oltr.\montini l diuonrtie . 
Di' Tnfmcno l'infcpulto offume, 
E di dune , e di Trebbii poco pirnt 
yerfoquel,chc le ripe, ci cimpimgTiffd , 

Deii'^dj,C MelÌJ, e }{pnce,( Turro puffi . 

Cr 



>70 



C ^ T^ T 0^ 



Or Dio confcntt , che noi funi puniti 
Da popoli , di noi forfc peggiori , 
Ter li moltiplicati , cr inpnui 
Tvjo/h-i nefandi obbrobrio fi errori . 
Tempo uerri, , ch'a depredar lor liti 
uniremo noi, fé mai (arem migliori ; 
E che ipeccatilor giungano alfcgno , 
che l'Eterna bontà, muouano kfdegno . 

6 

Doucino atlor.i hauergli eccedi loro 
Di Dio turbata la ferena fronte. 
Chefcorfe ogni lor luogo il Turco ,e7 7iìo=i 
Conjh-upri , uccif(on,rapine,cT ontCy(ro 
Ma pili di tutti gli altri danni , foro 
Crauati dal furor di I\odomcnte . 
bijU c'hebbe di lui la nona Carlo ; 
Eche inpiazZii nenia per ritrouarlo . 
1 

yedetrttuialdgentc fua troncaU^ 

^rfiipalazzi, e ruin.itii templi , 
Gran parte de la Terra de folata . 
Mai nonfluidcrfi crudeli effcmpli , 
Doite fuggite , turbaj^attentata, 
Is^onètra uoichi'ldanno fuo contempli r 
che cittk , che refugio più ui re^ia , 
Quando fi perda fi uilmente quejìa f 



Sta su la porta il ]{c i^lgicr lucente 
Di chiaro acciar , che'l capo gli arma e'ihu 
Come ufcito di tenebre ferpcnte , {Ho; 
Toic'ha lafci.'.to ogni fquador uetufto 
Del nouo foglio altero , e che fi fente 
}{ingiouenito , e più che mai robujìo , 
Tre lingue uibra , cr ha negli occhi foco , 

Douunque pajfd ogni animai da loco . 
li 
"^on faffo , merlo , traue , drco ò b.tlejbri , 
1S{j ciò chefopra il Saracin percote , 
Tonno alìcntar la fanguinofa dcjlra , 
Che la gran porta taglia, )]>ezzd, e fcote, 
E dentro fatto n'ha tantafcneStra, 
che ben uedere , e ueduto effer puotc 
D d i uifi imprefii di color di morte , 
che tutta piena quiui hanno la Corte . 

Sonar per gli ahi,e(^atiof{ tetti 
S'odonogndi , e femmil lamenti . 
L'afflitte donne percotendo ipetti 
Corron per cafa pallide e dolenti , 
E abbraccian gli ufci , e i geniali letti. 
Che to)lo hanno klafciare kftranc genti. 
Tratta la co fa era in periglio tanto , 
Quando' l [{e giunfe,e'fu oi Baroni k canto , 



Dunque unhuomfolo in uoBra Terra prefo, Carlo fi ùolfe ì quelle man robuRe , 



Cmto di mura , onde non può fuggire . 
Se partirà, che non l'haurete offcfo , 
Quando tutti u'h aura fatto morirei 
Così Carlo dice a , che d'ira dccefo 
Tanta uer gogna non potea patire . 
Egiunfe , doue manti a la gran Corte 
Vide ilTdgdn por lafuagente a morte . 

9 

Quiiiigran parte era del popolazzo , 
Sperandoui trouare aiuto , dfcefa . 
Ter che forte di mura a a il palazzo 
Con munition da far lunga difefa . 
l{odomonte d'orgoglio è d'ird pazzo 
Solo s'hauea tutta Id piazZdprefa , 
E l'una man , che prezzd il mondo poco , 
I[uota lajpadd , è l'altra getta il foco . 

IO 

E de la I{egal cafa , alta è fublime 
Tercote, è rifonar fa le gran porte, 
Gettan le turbe da le eccelfe cime ■ 
E merli , e torri, eli metton per morte . 
Cuaflare i tetti non é alcun che Rime, 
E legna, e pietre uanno aduna forte; 
Lafrre , e colonne , e le dorjtc traui 
Clic furo ì prezzo à gli lor padri, À gli atti . 



C'hebbe altrcuolte a gran bifogv.i pronte , 
Tslon fete quelle uoi , che mecofujìc 
Contra ,/igolante {diffe)m ,/ijpramonte e» 
Sono le forze uojhe ora si frufte , 
Che s'uccidere lui , Troiano , e rimonte , 
Con cento mila , or ne temete un folo 
Turdiquel fangue,epur di quello jìuolo:' 

•5 

Tcrche debbo uederin uoi fortezza 
Ora minor, ch'io la uedejU allora f 
THoftrdte a que^o Can uodra prodezZ(t; 
^ quefto Can, che gli huomim iiuora . 
V N magnanimo cor mortenonprezzd, 
Trefld, ò tarda chefia, pur che ben muord, 
ma dubitar non pojfo , oue uoifiete , 
eh fatto fempre uincitorm'hauete. 

i6 

^Ifrn de le parole urta il deftricro 
Con l'aRa baffa al Saracino À dojfo . 
THoffefikun tratto ilTaladino yggiero^ 
^ un tempo T<^mo , cr Oliuierji è moffo , . 
^uino , inolio , Otone, e Berlingherò , 
Ch'un fenzd l'altro mai ueder non poffo ; 
E ferir tutti fopra J{odomcnte 
E nelpetto , e ne' fianchi , e ne lafronte. 

7Hd 



DECIMOSETTIM 0. 



>7 



"Md LfcUmopcr Dio Signor'omdi 
Di parlar d'ira , e ài cantar iimortc . 
Eji-ipcrquefta uolta detto affai 
Del Saracìn non men crudd, che forte . 
Chctcntpo critornar,dou'io lafciai 
Cri fon giunto <t Damafco in sì( le porte 
Con Origillc pcrjida ,econ ijueUo , 
Ch'adulter'eru , e non dilcifi-Atello , 

De le più ricche Tene di Leuante , 
De le piti popolo fé, e meglio ornate 
Si dice effer Damafco , che dtftante 
Siede a lerufdem fette giornate , 
Inimpiano futtifcro ,e abondante 
'ì<lon mcn giocondo il uerno , che l'eftatc , 
^(jucRa Terra il primo raggio tolte 
De la nafccntc aurora un uicm colle . 

Ter la Città duo fiumi criRaUini 
yanno inaffiando per diuerfi riui 
yn numero infinito di giardini, 
Ts^on mai di fior , non mai di fiondi priui. 
Dice fi ancor , che , macinar molmi 
Totrianfarl'acc)ueTs{anfe,chefonqHÌuii 
E chi uà per le me ni feme fuor e 
Ditutte quelle cafe ufcirc odore . 

Tutta coperta e laflrada maeflr^ 
Di panni di diuerfi color lieti , 
E d'odorifera erba , e di filucjhit 
Fronda , la terra , e tutte le pareti, 
adorna era ogniporta , ogmfincftrd 
Difinifiimi drappi , e di tappeti ; 
Tili piti di bcUe , e ben' ornate donne 

Dincchc gemme , e di fuperbe gonne . 
Il 
yedeanfi celebrar dentro ì le porte 
Jn molti luoghi, foUazzeuol balli. 
Ilpopol per le me dimiglior forte 
Maneggiar ben guarniti e bei caiuUi , 
Face a pili bel lieder la ricca Corte 
De'fignor, dc'baroni ,cdc'uaffalli , 
Con CIÒ che d'india , e d'Entree Maremme 
Di perle hauer fi può , d'oro , e di gemme . 

Venia Grifone eia fua compagnia 
Mirando e quinci e quindi il tutto adagio ; 
Quando fermolli un caualiero in uia , 
E li fece fmóntar àunfuo palagio ; 
E per l'ufanZ'i , e per fua corte fia , 
Di nulla hfciò lor patir difdgio . 
Life nel bagno entrar,poi conferend 
Fronte , gli liccolfe kfoimofa cena . 



M 



171 



E narrò lor , come il l{e 7^r andino 
I{e di Damafco , e di tutta Sona 
Fatto haueailpaefano, e' l peregrino i 
ch'ordine haueffe di cauaUcria , 
^ la gioftra inuitar ch'ai matutino 
Del difcgucnte , in piazzd fi farla , 
E ches'haiKan ualorpari alfembiante, 
Totrun mofirarlo fenz>i ^dar più tntante . 

^ncor che quitti non uenne Grifone 
^ quefio effetto, pur lo'nuito tenne. 
Che, qual uolta fc n'habbia occajione , 
Mofirar uirtute , mai non difconuenne . 
JnterrogoUo poi de la cagione 
Di quella fefia , e s'ella era folcnne 
yfxta ogn'anno , ò pur'imprefa noud, 
Dcll{e, cVifuoi uedcr uolcffe m proua, 

J{iffiofe il Caualier ,LabeUa fefii 
S'ha da farfempre ai ogni quarta Lum . 
De l'altre , che uerran , la prima è quefìa ; 
ancora non fé n'èpiu fatta alcuna . 
Sara m memoria , che faluò la tefia 
Il I\e in tal giorno da una gran fortuna . 
Da poi che quattro mefi in doglie , e'n piati 
Sempre era fiato , f con Umorte mMi. 



Iti 



Or per diruila coft pienamente , 
Il nojìro Rj , che T^forandin $' appella , 
Molti e molt'anni hauuto ha il cor' ardente 
De la leggiadra , e fopra ogn' altra tcfld 
Figlia de l l\e di Cipro ; e finalmente 
HaUutala per moglie , iua con quella 
Con caualieri, e donne m compagnia^ 
E dritto hauea il camm uerfo Scrii . 

»7 

Ttla poi che fummo tratti A piene uele 
Lungi dal porto nel Carpathio iniquo , 
La tcmpefìa faltò tanto crudele , 
che sbigottì fin al padrone antiquo . 
Tre dì e tre notti andammo errando nele 
Minacciofe onde , per camino obliquo . 
J'fcimmo al fin nel litofl:anchi, e molli 
Tra fie fichi riui , ombrofì , e uerii cofli . 

TiMttarei padiglioni, eie cortine 
Fra gli arbori tirar facemmo lieti . 
S' apparecchiano i fochi, e le cucine , 
Le menfe d'altra parte in su tappeti. 
Intanto il P^c cercando ì le lucine 
yalli , era andato , e a'bofchipiii fecreti 
Se ntrouoffe capre , ò daini , ò cernii 
E l'iiTco Uj-'ort^r didro ino fu «1 . 

iilcntre 



»?* 



i9 



c a v^ r ò 



5? 



Tìltntrc aJl>ettumo in gYM pucer fedendo , L'umiiti cuv/ic meglio li fltpfd; 



che di cacciar ritorm il Signor nojho , 
redemmo l'Orco k noi iienir correndo 
Lungo U lito del ra jr , terribil Tilonftro . 
Dio uigujir di Signor, che' l uifo orrendo 
De l'orco , À gli occhi mji ui jij. dimoerò . 
Tiìeglio è per fjma haticr notittx d'cj]o , 
ch'andargli sì , che lo ueggiate apprcjjo . 

^onfipuò compartir quMto fia lungo , 
Si fmifuratAmentc e tutto grojjo . 
Jn luogo d'occhi di color di fungo , 
Sotto la fronte ha due coccole d'offo . 
yerfo noiuicn ( come ui dico ) lungo 
il lito , e par ch'un monticel fa moffo . 
Ttion^a le x^nne fuor , come fa il porco , 
B<it lungo il nafo , e'I fen bauofo e fporco . 

3' 

Correndo uiene , t'I mufo àguifa porta , 
Chc'lbracco fuol, qn entra in sh la traccia. 
Tutti , che lo ueggiam , con faccia fnorta 
Jn fuga andiamo , oue il timor ne caccia . 
"Poco il ueder lui cieco ne conforta ,• 
Quando fiutando fol,parche pik faccia, 
ci)' altri non fa c'habbia odorato e lume, 
E bifogno al fuggire cran k piume . 

Corron chiquà, chi la , ma poco lece 
Dd lui fuggir, uelocepii< che'l lS{oto . 
Diquarantapcrfone ,dpena diece 
Sopra il nauilio fi faluaro à nuoto .' 
Sotto il braccio un faflel d'alcuni fece , 
7^ il grembo fi lafciò , ne il feno uoto . 
yn fuo capace zaino empiffene anco , 
Che lipendea,comea pahor, dal fianco. 

3J 

Tortocci a la fua tana il Monftro cieco , 
Canata in lito al mar dentr'uno fcoglio . 
Dimarmo cosibianco è quello jpeco , 
Come ejfer foglia ancor non fcritto foglio. 
Quiuihahitaua una Matrona feco 
D i dolor piena in uifta,t di cordoglio , 
Ethaueain compagnia donne, e donzelle 
D'ogni età , d'ogni forte, e brutte , e beUe . 
34 

Era prejfo a la grotti, in ch'egli àauiy 

Ouaji \ la cima del giogo fupcrno , 
Vn altra non minor di quella caua , 
Doue del gregge fuo facea gouerno. 
Tanto n'hauca , che non Q numcraua, 
E n'era eglipa^or la Hate e'I ucrno . 
^ i tempi fuoi gli apriua , e tene a chiufo 
Ter fjpaffo , chen'hauea , più che per ufo , 



E prima il fa ueder, ch'à l'. vitro arrluft 
Che tre de'no^i giouani , c'bauea , 
Tutti li mangia , anzi tranguggia uiui . 
yiene a la Gialla , e un gran fajfo ne leud, 
Tv^f caccia il gregge , e noi riferra quiui . 
Con quel fen uà , doue il fuol far fttollo 
Sonando una zampogna , c'bauex m collo . 

3« 

Il signor noSlro intanto ritornato 
^ la marina , il fuo danno comprende . 
Che troua gran fdentio in ogni lato. 
Voti fi-afcati , padiglioni , e tende . 
7S(f fa penfar chi si l'habbia rubato ; 
E pien di gran timore al lito fende ; 
onde i nocchieri fuoi uede in dij^arte 
Sarpar lor ferri , e in opra por le fartc . 
57 

Tojlo ch'ef.i luiueggiono sù'l lito , 
llpalìfchermo mandano a leuarlo , 
7\la non sì tofto ha TS(^or andino udito 
De iOreo ,chcucnuto era a rubarlo , 
Che fenzd pii< penfar , piglia partito 
Douunque andato fa , di fcguitarlo . 
yederfi tor Lucina si gli duole , 
Che r acquisirla , ò non piii uiuer uuole. 
38 

Doue uede apparir lungo la fabbix 

La fi-cfc'orma , ne uà con quella fretta. 
Con che lo ffinge l'amor fa rabl7Ìa ; 
Fin che giunge a la tana , ch'io u'ho dettd ; 
Oue con tema la maggior , che s'habbin 
.A patir mai,l 'Orco da noi s'ajpettd . 
.Ad ogni fuono di fentirlo parci , 
Ch'affamato ritorni a diuorarci. 

Ouiui Fortuna il i{e , da tempo guida, 
Chefenza l'Orco in cafa era la moglie * 
Come ella d uede , fuggine , li grida , 
mi fero te , fé l'Orco ti ci coglie . 
Coglia (.difje)ò non cogliamo falui,ò ucciddy 
che miferrimo ifìa non mi fi toglie . 
Difir mi mena , e non error di uia , 

C'ho di morir preffo a la moglie mia. 
40 
Toi feguì , dimandandole nouctla 
Diquei , cheprefe l'Orco in sii la riud^ 
Trima de gli altri , di Lucina bella 
Se l'hauea morta , ò la tene a captiud . 
La Donna umanamente li faueUa 
E lo conforta, che Lucina e uiud ; 
FI che non è alcun dubbio , ch'ella mord. 
Che maifemìna l'Orco non diuora . 

Effcr 



D E e I l^t S 



41 



^7? 



Mjjcr di ciò drgomcnto tipofi'io, 
E tutte qiuftc donne, che fon meco ; 
TvjTc (t me , ne i lor mxi l'Orco è itito rio , 
Tur che non cifcoftiMi dd queiiof^eco . 
^chiccrca fuggir pon grane fio, 
"l^picentMponritrouarpiu feco 
O le foHerrn uiue , ò l'incatcnd , 
fajhr nude al Sol fopra l'arem. 

Quando oggi egli portò qui la tua gente. 
Le femine da i m.ifchi non diuife , 
Tila , sì come gli bauca confufamcntc 
Dentro a qucllafpclonca tutti mife . 
iTnfiVÌÀ nafc ilfcj]i differente. 
Le donne non temer che Inno uccife . 
Clihuominificììc certo ;cr empir. mne 
DiquMro ilgiorno,òfei, l'uuidc canne. 

,4J 

Di leuar lei di qui non ho configlio , 
Che dar ti pojfa , e contentar ti puoi , 
Che ne la uita fua non è pefigho . 
Sidro, qui al bene di mjl,c'hauremo noi. 
7Ha u. Itene per Dio uattene figlio 
che l'Orco n m ti fenta , e non t'ingoi . 



E T T ì M 0. 

41 

7S(or<«i dino ubidtfce , cri la bua 
De lajj>elonca ad affettar fi mette, 
^cciò col grege dentro fi conduca y 
E fin' 'a fera dtftando Hette . 
Ode la ferd il fuon de la Sambuca, 
Con che imtita a lafci.:r ì 'umide erbette , 
E ritornar le pecore 'a l'albergo 
llficr pafìor , che lor uinia d^ tergo, 

48 

Tenfate uoife li trcmaua il care , 
Qu^anio l'Orco fenti, che ritornaud , 
E che'l uifo crudelpieno d'orrore 
Vide appreffare a l'ufcio de la caia . 
TlJa potcla piet'Apiù che'l timore ; 
S 'ardea uedete , ò fé fingendo amaud . 
J'icn l'Orco inanv,e lena il falfo, c~ dpre, 
l>^r.uìdino entra fi-a pecore, e capre . 

451 

Entrato il gregge , Forco a noi difende, 
Tila prima fopra fé l'ufcio fi chiude ; 
Tutti ne uà fiutando , al fin duo prende'. 
Che uuol cenar de le lor carni crude . 
,aI rimembr.ir di quelle Zanne orrende 
K^cn pofjo fir,ch' ancor non tremi,efudc . 



To io che giunge , d'ognintorno annafa , Vartito l'Orco , il Ilegitta la gonna , 

E fentejm'à un topo , chejia in cafd . C'hauca dibecco , e Abbraccia Idfiu Dotti. 



J{iffofc il I{e,non fi ucler partire , 
i e nonuedca la fu a Lucine prima , 
Echepiìi tojìodpprcf'o lei morire. 
Che uiucrne lont.in , faccua dima . 
pn.uido ucdc ella non i^ctcrltclire 
Ccja , che'l mona da la uoglia prima. 
Ter aiutarlo fa nouo difegno , 



Douc hauerne piacer deuca , e conforto 
f'edcndol quitti, ella n'ha .\ff.inno e noti. 
Lo uede giunto , cu'ha darekarìttcrto ; 
E non può ftrperò , ch'effa non muoia . 
Con tutto il mal(diceali) ch'io fopporto. 
Signor, fcntia non mediocre gioia. 
Che ritìouato non t'eri con nui. 



Epòuiognifuainduaru,ogm fio ingegno. Qu^aiido da l'Orco oggi qui tratta fui. 

ilorte hdiiea in cafa , e d'ogni tempo appefe , che fé ben'il trouarmi ora in procinto 
Con lor manti, affai apre, cr.igneHe, D'uCcir di ulta, m'era acerbo e forte. 
Onde A fé, cr Ale fine facca le ff>efe , . - . . 

E d.'.l letto pendca piii d'una pelle . 
La Donna fé , che'l I{c del graffo prefc, 
c'hauca ungràbecco intornoAle hiidelle, 
E che fé n'unfe dal capo a le piante , 
Fin che l'odor cdcciò , ch'egli hebbc'inàtc . 



E poi che'l tri^o puzzo haucr le paruc , 
Di che ti fetido becco ognora fape, 
Tiglia l'ir futa peUe,e tutto entrarne 
Lo fé ;ch'ellac si grande, che locape. 
Coperto fiotto a così fir.mc Lime, 
Facendo gir carpon, feco lo rape 
LAdoue chiufo era d'un fafi'o grane 
De la fua Donna U bel uifo foaut. 



Tur mi farci , come è commune vtmnto , 
Doluta fiol de la mia trifia forte ,• 
1\L\ ora , ò prima ò poi che tu fi a cRinto , 
Tin mi dorì-'a la tua , che la mia morte ; 
E fcguitò , mo^r.indo ajfaipiù affanno 
Di quel di ^orandm, che del fuo danno , 

SI 

L aff'eme ( dijje il l\c ) mi fa uenirc , 
C'ho di faluarti , e tutti qtiefii teco , 
E , s'io noi poffo far , meglio è morire. 
Che fcnza te, mio Sol,utuer mai cieco. 
Come io ci ncnni mi poty ò partire , 
Euoitutt'altrinc ucrretemeco , 
Senon haurete,com: io non ho haiiuto , 
SclmoApigliafodor d'animai bruto . 

U 



174 



€ U 



f? 



Ldfrdude iiifcgnò a noi,che contu il nxfo 
De torco , infcgnò a lui U moglie i'ejfo , 
Di ucjiirci le ptUi , in ogni e afa , 
Ch'egli ne pdpi ne l'ufcir delfejj'o . 
Toicbe diqueRo ogn'unfupcrfudfo, 
Oufnti de Vun , quanti de l' altro fejfo 
Ci ritrouiAmo , uccidiMn tinti becchi , 
Quelli > che piiifet(dn,ch'cranpiiiuccchi. 

54 

Ci ungemo i corpi di quel graffo opimo , 
Chcritrotiumo a Vmtejhne intorno, 
£ de l'orride peUi ci uekimo , 
Intanto ufci de l'aureo albago il giorno . 
^ U)}clonca,come appmic il primo 
Piaggio del Sol, fece il Taitor ritorno ,• 
£ dando jpirto a U fonare canne , 
Chiamò il fuo gregge fuor de le capanne . 

55 

Tenea la mano al buco de la tana ; 
Terche col gregge non ufcifim noi . 
Ci prcndea al uarco , e quando pelo,ò lana 
Scntia sili dojfo , ne lafciaua poi . 
Huomim, è donne ufcimmopersiSrani 
Strada , coperti de gl'irfuti cuci . 
E i'Grco alcun di noi mai non ritenne , 
fin che confati timor Lucina ucnne. 

5« 

lucina,ò foffc , perch'clla nonuojle 
yngerfiy come noi , chcfchiuo nbebbe , 
c'hauejfc l'andar pih lento e moUe, 
Che l'imitata beftia non hiurebht, 
quando l'Orco la groppa toccolle , 
Cridaj]} per la tema , che l'acncbbct 
che fé le fcioglicffero le chiome , 
Sentita fu, né ben fo dirui come . 

Tutti erauam si intenti al cajo nojtro , 
Che non hauémogli occhi àgli altrui fatti. 
Io mi riuolfì algrido , e uidi il Monjìro, 
Che giA gl'irfutij^oglilchauea tratti, 
E fattola tornar nel cauo chiojtro . 
7v(p j altri dentro a nofti-e gonne piatti 
Col gregge andàmo, oue'l pajìor ci meni,] 
TraucrdicoUi in una piaggia amena. 
58 

^(Ht (fttf B(f (limo infìncheRefo aI' ombri 
D'un bofco opaco , il nafuto Orco dormi. 
Chi lungo il mar, chi uerfo d monte fgobra. 
Sol T^randin non uuolfcguir nojh'ormi. 
L'amor de lafua Donna sì lo'ngcmbra , 
eh' A la grotta tornar uuol fra la torma, 
7^ partir fcne mai fina la morte, 
St non r acquila la fedcl conforte . y 



?^ r 

Che quando dianzi hautaAVufc'vr ielchmpy 
Cedutala reiiarcaptiua fola , 
Fu per gittarfi , dal dolor confufo , 
Spontaneamente al uorace OrcoingoU, 
E fi moffe, e gli e or fé infino al mufo; 
7^ fu lontano Agir fatto la mola. 
Ma pur lo tenne in mandra la j\eranxi, 
C'hauea di trarla ancor it quella ftaivci . 

La fera , quando a lafpelonca mena 
Il gregge l'Orco , e noi fuggiti , fente, 
E e ha da rimaner priuo di cena, 
chiama Lucina d'ognimalnacente, 
E la condanna A ft<ir fcmpre in catena 
^ lofcopcrta $«'/ faffo amncnte . 
yedelail t{epcrfua cagion patire, 
Efidcjìrugge,efolnonpuÒ!norire. 

THattina e fera l'infelice amante 
La può uedcr , come s'affligga, e piagni j 
Che le H.f mijlofra k apre auante ; 
Torni A la {ìalla,ò torni A la cavipaggni. 
Ella con uifo mejìo , cfuppUcante 
eli accenna , che per Dio non '.a rimagni 
Terche ui jla a gran rifchio de la uita , 
TvJf però A lei può d.vc alcuna aita . 

61 

Così la moglir ancor de l'Orca pregi 
Il E^, che fé ne uada ; ma non gioua ; 
Che d'andar mai fenza Lucina nega, 
E fcmpre pik cojiantc jìritroua . 
In qucRa feruitutc , in eh e lo lega 
Tietade,eylmor,jìette con lunga proué 
Tantq,ch'A capitar uenne A quclfajfo 
Il figlio d'^gricane , e'I i(c Cradaffo . 

Dque con loro audacia tanto fenno , 
Che libcraron la bella Lucina ; 
Benché uifu uentura pih che fenno ; 
E la portar correndo a la marina , 
E alpadre fuo , chequiuiera , ladenno, 
E queilo fu ne l'bora matutina , 
CheTslorandin con l'altra gregge (ìauA 
i/£ ruminar ne la montana caua . 

ì f!* 

7Ha poi,che'l giorno aperta fu la sbarri , 
E feppe il I{e la Donna efier partita , 
Che la moglie de l'Orca gli lo narra; 
E,comeÀpuntocralacofagita, 
Gratie a'Dio rende ,tcou noto n'inam ; 
Ch'ejfendo fuor di talmifcria ufcita , 
Faccia che giunga, onde per arme pojfi , 
Ter preghi , per te foro effer rifcoffa . . 

Tien 



DECI 7H0S ETTI M 0. 



«5 

Titti di tttitinud con ValtrdfcMcrd 
Del fimo gregge , e uien k i ucrii pafchi ; 
E (juiui aletta fin ch'k l'ombra nera 
il THonfìro per dormirne l'berbacafchi. 
Tot ne uien tutto il giorno ,etutttiferji, 
E il)inficur,che l'Orco non h'ntafchi, 
Sopr^ un ;u«i7io montd inSatalia , 
E fon tre me fi ch'arrittò in Soria . 

66 

In I{odi , in Cipri , t per cittk , e cdMd 
E d'^f'icd , e d'Egitto , e di Turchi 
il I{e cerar fc di Liicind belli , 
J^ fin l'Altr'hieri hjmcr ne potcff>id . 
L'.iln-'bier n'bcbhc dd fuoccro nouelld, 
Chefcco rh.\ue.tfJud m 7S(jrosu , 
D.ipoi che molti di ucnto crudele 
Erdftdto contrario 'a le fiie itele . 

Ter dUegrcxKd de li buond noud 
TrepdrjL il noflro I{e Lt ricca fcfld . 
E uuol , eh' A ogni ^«.ofu Lun.t noud 
yn.i fen'hMidd j.ir fimilekqueRd. 
che il memoria rmfcfcdr li gioud 
De' qudttio mef , che m irfuta ueild 
Fu tra il gregge de l'Orco,e tmgiorno,c]Ud 
Sark dimane , ufci di tdnto male . (/e 

Qìieiìo , ch'io u'ho narrato , in parte nidi , 
In parte itdij da chi troucfi al tutto , 
Dal {{cuidico , che Cdlendty cr Idi, 
l'I flette , in fin che Uolfc in rifo il lutto . 
E , fé n'udite in ai far' altri gridi , 
Direte k chi li fa , che mal ne injhutto . 
llgentU'hiiomoin talmodo kCrifonc 
De lafefìa narrò l'alta cagione . 

69 

yn gran pez~o di notte fi difl>enfd 
DaiCauahcrimtalragionamento. 
E conchiudon , ch'amore e ptetk immenfd 
'Mofhòcjuel f{e,con grandeelfenmcnto. 
^ndaron , poi cbefilcHar da menfa , 
Ouehebbon grato e buono alloggiamento . 
"ìs^el feguente mattin fcreno e chiaro 
^l fuon de l' allegrezze }i defiaro . 

Fanno fcorrendo timpani, e hombettc 
E ragunmdo in pidZZd la Cittadx . 
Crpoiche di e au adi, e di carrette, 
E. rimbombar di gridi oion le {brade » 
Crifon le lucide arme fìrimette , 
Che fon di (Quelle che fi trouan rade . 
Che l'hauea impenetrabili , e incantatt 
L4 Futi bidnci di fui mn tcmpritc . 



V 



rlì 






Quel d'Antiochia , più ^ogn'attro uiU , 
Jlrmof^i feco , e compagnid li tenne . 
Treparate hauedlor l'ode gentile 
T^eruofe lance , e falde e graffe antenne} 
E del fuo parentddonon humile 
Compagnia tolta , e feco in piazzd uennc, 
E fcudieri k cauallo , e alcnni k piede 
A tai feruigi attifsimi br diede . 

7» 

Ciunfero in piazzi , e trafferfì in difpdrte , 
7^ pel campo curar far di fé morirà , 
Ter ueder meglio il bel popò l di T>larte , 
eh' ad uno,ò k due,ò k tre ueniano ìgioftri, 
Chicon colori accompagnati ad arte 
Letitidyò dogHd k la fua Donna mofbrd. 
Chi nel cimier , chi nel dipinto feudo 
Difegna Amor,feÌhd benigno , ò crudo ^ 

Soriani in cjuel tempo hdueano ufanzd 
D' armarfì k qucdd guifa di Tenente , 
Forfè uè gli inditcea la uicinanzd , 
Che de' Francefcht hauean contir.udmentei 
Che quiui aUor reggcan lafacra jìanzd , 
Dotte in carne hahitò Dio onnipotente. 
Ch'ora i fuperbi , e mi feri Crifltam 
Con biafmo lor lafttano in man de'dni, 

Doue abbaffar dourehbono la lancia 
In augumento de la fanta Fede , 
Tra lor fi dan nel petto , e ne la pdncid , 
^defhutticn del poco , che fi crede . 
Vci gente Ifpana ,euoigente di Francia 
yolgete altroue , e uoi Suizzeri ti piede , 
Euoi Tedefchik far più degno acquilo : 
Che quanto qui cercate , egù di Crtfio , 

75 

Se Cridianijiiini efer uoi uclete , 
E uoi altri Cdtolici nomati , 
Tcrche di Crijìo glihuomini uccidete f 
Terche de' beni lor fon dtf^ogltati r' 
Ter che Gierufalem non nhauete. 
Che tolto e fiato k uoi da' rincgati r" 
Terche Codantinopoli , e del mondo 
La mtgUcrrparte,oecHpa il Turco immolof 

"ì^n hai tu Spagna l'^fricd uichid , 
Che t'ha uia piit di quejìa Italia ojfefa e* 
Epurperd.\r trauaglio k la mefchinn 
Lafci la prima tua ù bella imprefa . 
O d'ogni uitio fetida fentim 
Dormi Italia imbriacd,e non ti pcfd , 
Ch'ora diquejìd gente , ora diqueìld , 
Che gii fcrui ti fu, fci fatta mctlk i 

Sei 



l'jS 



e ^ 7^ T 



St'l dubbio di morir neìetuctiinc 
Suizzcr di fame , in Lcmhi.rdu tiguidd , 
£ trj. noi cerchi , ò chi ti di.i del pane , 
per ufcir d'inopia chi t'uccida , 
Le ricchezze del Turco hai non lontane. 
Cacciai d'Europa ,6 al mi di Grecia Jnidi . 
Coii potrai , ò dal digiuno trarti ; 
cader conpiii meno m quelle parti . 

Ouel, eh' A te dico , io dico al tuo uicino 
Tedefco ancor ; Lx le ricchezze fono , 
che ut portò da I{omx Cojhntino . 
"Portonue il meglio , e fé del rejlc dono . 
T.ittólo ,CTErmo , onde fi trac L'or fino , 
7)ligdonia , e Lidia , e quel paefc buono 
Ter tante laudi in tante ijìoric noto. 



et 



yf < conofciute iil{e ciueìfurme hdutffe. 
Care hauute l'hauria fopra ogni arncfe, 
7\^f in premio de lagiofira l'hauria mcjji ; 
Come che libaal fojjc, e corte fé . 
Lungo farli chi raccontar uolejfe 
ChtL'kauca si sprezzate e uihpefe , 
Che'n mezo de lafradd le lafciajfe 
Tredd A chtunq; ò iìuzi,ò indietro andajft. 

Di qucfto ho dd conturuipiù di fatto . 
Or dirò di Grifon : eh' a lafua giuntd. 
Vn paio , e più di lance trouò rotto , 
TiJenato piìi d'un taglio , e d'una punta. 
De pia cari , e piupdi al ì\c fur'otto , 
Che quiuiinjicMchduean lega congiunti ^ 
Cioucni in arme pratichi c;-indujìri , 



2V^» è , s'anddr ui uuoi , troppo remoto . Tutti , òjignori , ò di famiglie iUuftri. 



Tu grxn Leone, d cui premonle tergi 
Delechiauidelciellcgrauifome, 
"JS^n lafcidr , che nel fonnofi fommergd 
Italtd ,fe l.t man l'hai ne le chiome . 
Tu feiVajlore , e Dio t'ha quella uerga 
Ddtd A portare , efcclto il pero nome , 
Terche tu ruggi, e che le bracciaftetidd 
si , fhc dd i lupi il gregge tuo difendi . 

8o 

2U d'un parlar ne l'altro , cue fon ito 
Silungi dal cambi , ch'io fdceu ora f 
•J^/i lo credo però ù hducr fmarrito , 
Ch'io non lo fappia ritrouare ancori . 
Io dicea , che m Soriafitenea il rito 
D'drmarjl,che i Fràccfchi baiiCino dUon , 
siche bellain Ddmafco era la piazzi 
Digente armata d'elmo e di corazzi • 

8i 

Le u.-ighe donne gettino ddì palchi 
Sopra igiojìranti , fior uermigli e gialli , 
Mentre ejìi fanno i fuon degli oricalchi 
Leuare affalti, cr dggirar caualìi . 
Ciafcuno , ò bene òmal ch'egli caualchi , 



Qucirijl'ondean ne la sbiìratd piazzi 
'Per un di ad uno ad uno, A tutto'l mondo. 
Tria con la làcia,e poi cdfpida,ò ma^zi. 
Fin ch'ai Rj di guardargli era giocondo ; 
E fi forauanfpejfo la corazzi • 
Ter gioco in fomma quij'acean , fecondo 
Fan il limici capitili , eccetto , 
che potei il l{e partirgli A fuo diletto. 

Q^uel d'^'MÌochid,unhmnofcnzi ragione, 
'"che Martano il codardo nommojfe ^ 
Come fé de li forzi di Grifone ,_ 
Toi ch'era fcco , partecipe fojfe ; 
audace entrò nelMartiale agone ; 
E poi da Cinto ad ijl->ettar fermojfe 
Sin , chefiniffe una bat(aglid fiera , 
Che tri duo caualier commciatd tri . 

lì Sign or di Selet'.cii , di quegli uno , 
eh' A foQener l'mprefi haueano tolto , 
Combattendo in quel tempo conOmbruno 
Lo feri d'una puntd tu mezo'l uolto , 
si , che l'uccifc , e pietà, n'bebbe ognuno 



Vuoi far quiui uederfi , ejprond , e dalli , Terche buon caualier lo tenean molto 



Di ch'altri ne riporta pregio e lode, 

Mone dltriirifo , e gridar dietro s'ode. 
81 
Deli gioftri era il prezzo un'armitun , 
che fu doniti il f{e pochi di imnle , 
Che siila Bndi ritrouò a ucmun 
J{itornando d'Armenia immeratinte. 
Il ì\c, di nobili fimi tefiun 
Li foprJueftc k l'arme aggi un fé, e tante 
Tcrlc Ili pofc into) no , e gemme , croro, 
che li fece ualcr molto te foro , 



Et oltre la bontadc , il piti corte fé 
"Non cri (iato in tutto quel paefe. 

83 

yediito ciò "Mirtino , hebbe piuri , 
Che pirimente a fé non iuenijfe ; 
E ritornando ne li fui naturi , 
^ pcnfar cominciò come fuggijfe • 
Grifon,chegli era apprcfjb,e n'h aucd cura 
Lo ffinfc pur poi ch'affA fece e dijfe , 
Contrd un gentil gucrrier, ches'erd moffo , 
Come fi pin?c il cane al lupo ddojfo. 

Che 



Z>EI7H0SETTI M 0. 



«9 



»77 



che diece pi^i gUui dietro , ò uenti, 
E poi fi fcrntd , cr dbbai^ndo gu.trdii , 

^Come digrigna mttuiccioji denti , 
Come ne gliocchi orribtl foco gli ardi. 
(Uaui, oue crMo iTrincipiprefcnti, 
E tanti gente nobile e g,tgli.irdx , 
Fuggi lo'ncontro il timido Martano, 
E torfe'l fi-eno , c'I capo k deliri m.tno . 

Tur /.( colpÀ poteri d^r .dcmallo 
Chi difcuuirìo Ihxue'ifc tolto il pcfo ; 
Tili con Ix fp.id.i poi fé ù gnn ftUo , 
che non l'hiiurid Demo^lcnc difcfo . 
Di cjirti ariuito pxr , non di met:iUo , 
si teme d'ogni colpo ejfere offefo . 
Fitggefi .tifine, e gli ordini dtjhtrbd , 
f{iiendo intorno à lai tutta I.t turbi . 

VI 

Il batter dt le m.m , il grido intorno 
Se gli Icuò delpopoLzzo tutto . 
Come lupo cuciato fé ritorno 
Tilart.mo in molta fretta al fuo ridutto . 
Pyejìa Grifone , e li par de lo fcorno 
Del fuo copAgno ejfer macchiato,e brutto. 
Ejferuwrebbe iìato in mezo d foco 
Viu toilo , che trouarfi in queflo loco . 

^rde nel core , e fuor nel uifo auampa , 
Come fìA tutta fua quella uergogna . 
Terche l'opere fue di quella jlampa 
l'edere ajJHtta il popolo , cr agogna ; 
si che rifulga chiara più che lampa 
Sua uirtìi , quefla «o/t.t li hi fogna . 
ftt'un'onciajin ditofol derror,<-he faccia , 
Ter la mala vnprefion pank fei braccia . 

Cìa la lancia hauea tolta su la cofcii 
Crifcn , ch'errare m arme era poco ufo . 
Spiufe il cauallo A tutta briglia , e pofcia 
ch'alquanto andato fu , la mifc fufo ; 
E portò nel ferire cdrema angofcia 
„4l Daron disidonia , ch'andò giù fo . 
Ognun merauigliando in pie fileua , 
Che'l contrArio di ciò tutto attendeui . 

Tornò Gì-ifon con la medefima lintenna]^ 
che intera e ferma ricourata hauea , 
Et (« tre pezzi la roppe 'a la penna 
De lo feudo , al Signor di Lodicea . 
Quel,p cader tre iiolte e quattro aectlìtti; 
Che tutto (lefo a la groppa giactd . 
Turrileuato al fn la f^ada fìrinfe, 
i'/>'f ò il cauallo , e iter Crifon fi j]nnfe . 



9? 



Crifon , che'l uedc in feUi,t che non h.'.^i 
SÌ fiero incontro , perche k teira uada , 
Dice fra fé. Quel che non potè l'a{ia. 
In cinque colpi ò'n fei fari la Jpada . 
E sii la tempia fubito l'attdB:d 
D'un dritto tal, che par che dal ciel cada ; 
E un'.il^ro gU accÓpagna,e un'Atro appref 
TM0,cbe i'haftordito, e ni terra mcj]ò.(fa 

X>u}i>i erano d'Apamid duo germani 
\olinin giofirxrimaiier di fopra . 
Tirfi , eCoriinbo ,cr amboperle mani 
Del figlio d'Oliuier, cader fozzopra . 
L'uno gli arcion lafcia a lo fcontro uani , 
Con l'altro meffa fu la j^ada in opra . 
Gl'i per comun giudicio fi tien certo 
Che di cofiui fra de la giofr'a il mcrto . 

Ts^ la lizx-i era entrato Salinterno , 
Gran Diodaro , cr Ttlalifcalco regio , 
E che di tutto'i I{egno hauea il gouerno , 
£ di fua mano era guerriero egregio . 
Cojhi fdegnofo , cb'un oucmcro Cilcrno 
Debba portar di quella giofra il pregio , 
Tigli a una lancia , e iierfo Grifvn grida ^ 
E molto minacciandogli lo sjida . 

7>'!a quel con ;in /.: nci^n li fa rif^'ofìa , 
C'bauca per lo miglior fra iiicce eletto , 
E per non jar'error , lo feudo appofia , 
Enialopaf]'a,e lacorazza,e'lpftto . 
Tal fa il ferro crudelira ccft.i e cojìa, 
E fuor pel tergo un palmo efre di netto . 
il colpo (eccello alj{e )fu a tutti caro , 
Ch'ogn uno odiaui S ilinterno auaro . 

Vii 

Grifone apprcffo 'a quesiiin terragetta 
Duo di Damafco , Ermofrlo , e Carmondo . 
Li militia del ì{e dal primo è retti , 
Del mar gride , ^rmiraglio e quel fecodo , 
Lafcia i lo fcontro l'un la fella in fretta , 
^dojfo A l'altro firiuerfì il pondo 
Del rio dejlrier ; che folìener non puote 
L'alto ualor , con che Grifon pcrcotc . 

IO(» 

il signor di Seleucii ancor rehaui, 
'Miglior guemer di tutti gli altri fette ; 
E benli fua poffanza accompagnaua 
Con deftrier buono , e con arme perfette . 
Dpue de l'elmo la uijìa fr chiana , 
L'hafta A lo fcontro l'uno e l'altro mette. 
Tur Grifon maggior colpo al Tagà diede , 
Che lo fé {tajfcggiar dal manco piede . 

7>/ Gittaro 



178 



e ^ T^ T O 



107 



Citt xroì tronchi, e ft tornirò diojfo 
Ttcni di molto ttrdir co i brandi ignudi , 
Fu ii.Pug jn primi da Cnfonpcrcoffo 
D'uncolpo, che /pezzato hauriigl'incudi. 
Con quel fender jiuidc e ferro, Grofjo 
D'un, ch'eletto s'hauea tra mille fcudij 
E fé non era doppio , e fin l'arnefe^ 
Feria U cofcii , oue adendo fcefc . 

Ferì quel di Seleucii a l.t uifien 
Grifone ì. un tempo , e fu quel colpo tinto, 
che l'haurii aperti e rotta ,fe non era 
Fitta , come l'iltre arme , per incanto . 
CUcun perder tcpo,cl}e'lTagin più ferdy 
Cosi fon l'arme dure m ogni canto . 
E in piti parti Crifon gik feffa e rott4 
Hi l'itrmatun a lui , né perde botta . 

lOj 

Cgn' un potei ueder, quinto di fotta 
Il Signor di Seleucii era k Grifone ; 
E , fé partir non li fi il Fj di botto , 
Quel chejhpeggio , la ulta ui pone . 
Fé Tslorandino ì, li fuigmrdii motto , 
Ch'eniraj]c A difiiccarl'ajj>ri tenzone . 
Qjitndi fu l'uno , e quindi l'altro tratto , 

E fu lodato il I{c di sì buon atto. 
104 
eli otto , che diìzihiiiean col modo imprefa Martino difegnò torre il deflricro. 



Osi,ònò, ehe'lgiouen licrcdeffe. 
Tur li fcufi accettò , come difcreto . 
E pel fuo meglio allora allora elefft ^ 

Quindi leuarji tacito e fecreto 
Ter tema, che fe'l popolo uedejft 
Tylartano comparir, non jìeffe cheto* 
Così per una uia mfcofa e corta 
yfiiro al amin lor fuor de li porta . 

JOO 

Grifone , ò ch'egli ,òche'l cauillo foffe 
Stanco , ògrauajfe il fonno pur le ciglia , 
^l primo albergo , che trouar, fermoffe^ 
Che non erano andati oltre duo miglia . 
Si traffe l'elmo , e tutto difarmoffe , 
E trar fece a ciualli , e fella , e briglia ; 
Epoi ferrofii in camera foletto , 

E nudo per dormire entrò nelletto . 
109 
"ì^lonhebbe cosi tojìo il capo biffo. 
Che chiufegli occhi , e fu dil sono oppreffo 
Cosi profondimele , che mai Tajfo 
Tv^è Ghiro mai s'addormentò , quint'e(fo • 
Martino intanto , er Origille , a fjpiffo 
Entnro in ungiardin , ch'era li preffo , 
Et un inganno ordir , che fu il piìi firanot 
che mai cideffe in ftntimento umano . 



E non potuto durar poi contnuno ; 
Bau.endomallipirtelordifefa, 
Vfciti enn del campo ad uno id uno . 
Gli iltri , ch'enn uenuti a lor conte fi , 
Ouiuirefìir fcnzi contrafìo alcuno, 
Hiuendo lor Grifon fola interrotto, 
Quelyche tutti efihiuca di far contr'otto . 

E durò queUi fedi così poco , 
che in mcn d'un'hon il tutto fatto s'era. 
Mi ISloriniinpcr far piìi lungo il gioco , 
Epcr contimurlo infino A fera , 
Dilpalco fcefc, e fé fgombrare illoco , 
Epoi imi fé in due la graffa fchiera ; 
Indi fecondo il f angue, eli lorproua 
Gli andò iccoppiìdo,e fé um giofha noui. 

Grifone in tinto hauei fatto ritorno 
^ li fui fiinza pien d'in, e di nbbia . 
E piti li preme di Mirtin lo fcorno , 
che nongtcuA l'onor, ch'ejfo uinto hibbia. 
Oitnidi p torl'obbrobnoyc'hiuci intorno , 
M^rtan adopn le mcndici labbia ; 
Ei'a^uta e bugiarda meretrice , 
Come meglio fapea , gli tra aiHtrict, 



I panni , e l'arme , che Grifon s'ha tratte , 
E andare manzi al I{e pel duiliero, 
che tante proue hauci gioflnndo fatte m 
L'effetto ne fegui, fatto ilpenfiero . 
Tolte il dejhtcr , pili candido che latte ; 
Scudo , e cimiero , cr arme , e foprauejlg , 

E tutte di Grifon ì'tnfegne uefle . 
Ili 
Con li fcudieri , e con la Donm , doue 
Era il popolo ancora , in piazza uenne; 
E giunfc A tempo , che fìnianle proue 
Di girar jj>ade , e d'arrefìare antenne . 
Comanda U [{e , che'l Caualier fi troue , 
che per cimier hauea le bianche penne , 
Bianche le uejìi , e bianco il corridore; 

Chc'l.nome non fipei del uincitore . 
1 1 1 
Colui , ch'indoffo il non fuo cuoio hiUtuA, - 
Come l'aflno gii quel del leone, 
chiamato, fé n'andò, come attendcua, 
^ TS(or andino in loco di Grifone , 
Quel l{e corte fé incontro fé gli leua. 
L'abbraccia , e bacia ,eÀ lato fé lo pone, 
"iS^é gli baB:a onorarlo , e dargli loda ," ■ 
ChfUitolche'l fuo Uilor per tutto i'oda .. 



D E e 1 TU S E T T I "fil 0. 



«n 



jr fdgriidrlo di fuon ieglioricdkhi 
yincitor ic li giojìrd di quelgiorno. 
Jfaltd uocc ne lu per tutti (palchi 

■ Che'l nome indegno udirft d'ognintorno . 
Seco il l{e uuol , eh' a pAr ApJ.r caUikhi , 
OuindoJpAdzZo ftiopoi f Aritorno. 
"Edi fui grdtid unto li compdrte , 
Cht bdfterid,fe foffc Ercole, ò dUrte . 

Bello CjTorn.ito cilloggidincnto dielli 
la Corte tCrhonorar fece con lui 
Origlile Anco, e nobili donzcUi 
7)l.wdò con elfd , e auilieri fui . 
Md tempo e , ch\inco di Crifon ftucllì. 
Il qu.tl nèd-d compagno , néd'dtrui 
Temendo iiig-inno , .iddormentdto s'erd; 
T^ m.ii ji rifuegliò jin i Id fera . 

Voi che fu defìo , e che de l'bord tdrdi 
S'dccorft , ufcì di cmen con fvettd ; 
Douc il fJfo cog,nAto, e U bugi.trdd 
Origlile Ufciò con l'altra fcttd . 
E , <iudndo non li troud , e che riguardi 
Ts^on u'ejfer l'arme, ne ipMni,foJl<cttd . 
7Hd ilucder poi, più foll>ettcfo il fece 
L'mfegne del compdgno in quelli uect . 

I 16 

Sol^rduicn l'ofìe , e di colui l'hiformd , 
CbegiAgr.m pezzo dibi^nch'Arme ddorno 
Con U Donnei , e col reflo de h tormx 
Hdued ne la Cittd fatto ritorno . 
Trou.t Grifone k poco k poco l'crmd , 
Clì'dfcofd glih.iucddmorJin'k quel gior^ 
E co fio grÀ dolor ucde effcr quello (no ; 
^duUer d'Origille , e non fì\\tc\lo\. 

J}i fud fciocchezZd indarno ord fi duole; 
C'biuendo il iter d.d peregrino udito , 
Lifcidto mutir s'habbia k le pirole 
Di chi l'h auea più uclte gik tradito . 
yendicxr fipotea , ncfcppe ; or uuole 
L'inimico punir , che gli e fuggito . 
Etècojhetto con ti'oppo grdn fallo 

^ ter di quel uil'huom l'arme t'I cannilo . 
118 
Erdli meglio and^r fenz'arme , e nudo , 
CbeporfiindojfoldcorazZd indegnd; 
ch'imbracciar l'abominato feudo 
O por su l'elmo la beffata irfegnd . 
Ma per feguir la meretrice e'I Drudo , 
l{dgionc »H lui pari d difo non regnd . 
^ tempo venne k la Cittk ch'ancora 
Il giorno liMCd qudfidiuiuo un'bord. 



119 



17P 



Treffo Id portd , oue Crifon utnid. 
Siede k finita un Jhleniido cajìeUo . 
Cheptu che forte, e ch'kgiiCire atto Jia, 
De ricche ftanze è accomnioddto e bello. 
II{c ,i S ignori, i primi di Sorid 
Con alte Donne in un gentil dnppeUo 
CelebrauMo quiui in loggia amena 
Lartal ,fontuofa,elietd cena. 

Li beUa loggia fopra'lmuro ufciui. 
Con l'alti rocca fuor de la Cittade ; 
E lungo tratto di lontan fcopriua. 

I l.trgl:i campi , ( le diuerfe jìrade . 
Or , eh e Crifon uerfo la porta aniua , 
ConquclVarmc d'obbrobrio e di uihadt. 
Fu con non troppa auenturofa fortt 

Dal Rj tteduto , e da tutta la Corte . 
1 2 1 
E riputato quel , di c'haued infegni . 
7\loffe le Donne e i Cdualieri k rifo . 

II uil Tilartano , come quel che regna 
In gran faiior, dopo'l J\e , c'iprimo af.ifa, 
Eprcfjo lui la Donna , di fc degna , 
Da i quali l^radin con licro info 
rolfe faper chi fofì'e queleodr.rdo , 
che eosibauea aI)u' cuor poco riguardo . 

Che dopo una ù trijfa e brutta prona 
Con tanta fonte or gli tornaua mante. 
Dicea, QjtcSiamiparcofaalfà noudy 
Ch'effenAo uoiguerrier degno e predante , 
Cofrui compagnobabbiate ,ch; non troiu 
Di uiltk pan m cena di Leu.Me . 
// fate forfè per mojìrar maggiore 
Ter tal contrario 11 uoftro alto uAorc. 

l\1d ben ui giuro per gli eterni nei. 
Che fé non foffe , ch'io riguardo k uoi, 
Ldpubltcaignomir.idli farei. 
Ch'io foglio fare kgli .?/.*rj o.^ià f/»'. 
Terpctud ricordanzd li darci , 
Come ogn'ordi uiltk nimico fui. 
?Ja fappta ,fcimv unito fé ne parte. 

Grado k uoi, che'l menafte in qucjìa parte» 
1;+ 
Colui , che fu di tutti t uitij il uafo , 
I{ijj^ofe , ./tlto Signor , dir non faprii 
Chi fla codui , ch'io l'ho trouato k cafo 
yenendo d'Antiochia in su la uia. 
Il fuo fembiantem'haueaperfuafo. 
Che foffe degno di mia compagnia ; 
Ck'intefa non nbauea proua , né uifta , 
Se non quella , che fece oggi affai triiia . 
Til ^ I.aquat 



ito 



t;y 



c ji 7^ r 0. 



i.f </H.i/ mi f^ijccjue sì, che reftò poco , 
Che per punir l'cjhrcm.( fu.t uiltMc , 
T^n h fdccjii dlor.i aUor^ un gioco , 
Che non toccjffc piit l.'.nce ne f\\'Àe. 
2U hchbi , pili ch'\ lui riJj:ctto J loco , 
E riuercntiA .ì uojlrj. MM-jlddc . 
TSlj per me uoglio , che gli fu ^undj.gno 
L'ejJ'ermi {l.itoungiorno,òduc,copagno . 

116 

DÌ che cont.min.ito Meo c(Jer p.irme, 

E fopru il cor mi firk eterno pcfo , 

Se con nergognx del mejìier de l'arme 

Io lo ucdrò dj. uoip.irtire illefo . 

E meglio , che l.xfci.irlo , f.uisfurme 

Totrcte , fé f.trì d'un merlo impefo . 

E fin lodeuol ioprd , e jignonle ; 

Tcrche fiix efxpio e jj>ccchio ad ogni uile, 
1:7 

^/ detto fuo TiUrtuno Origlile haue 
Senz.i dcccnn.ir , conferm:itrice prejld . 
I^n fon {rij^ofe il I{c) l'opre fi prdue , 
eh' di mio parer uhabbia d'andar la teftrf . 
Voglio per pena del peccato graue , 
Che fol rinoui al popolo Li fcjìd . 
E toilo k un fuo baron , che fc uenire , 
Iptpofe ciuanto haucffc ad ej]'equire . 
128 

Ouel h.tron molti arm.tti feco tolfe^ 
Ekld porta de la Terra fccfc ; 
Ecluiuicon fìlcntto liraccolfe y 
E Id uenutd di Grifone atte fé, 
E ne l' mirar sì d'improuifo dcolfe. 
Che fi-ai duo ponti k falu.menio ilprefe, 
E lo ritenne con beffe, e con fcorno 
Inuna ofcura fi.iU-Zd uij-in' al giorno . 

llSok A pena hauea'l dorato crine 
Tolto di grembo kld nutrice anlicd ; 
E comincuua da le piagge pipine 
^c.xciarl'cinbre,e fvU cm.t aprica, 
Oudndotemcniod uilM.<.rt.-Ji,ch'al fine 
Grifone ardito /.'. f:a e. tufi dica , 
Eritornila colpa, ond'cra ufcita^ 
Tolfe liccntia, e fece indi partita. 

Trou..ndo idonea fcufa al prego regio , 
Che non ^ia k lo j^ett acolo ordinato . 
^Itri doniglibauea fatti col pregio 
Deh non fuduittoria,ilSignorgr^to ; 



E fopra tutto un'ampio prit(ileg;io , 

Don'era d'alti honori ad fommo ornato . 

Lafcianlo a ndar ; ch'io ui prometto certo , 

Che la mercede haurk fecondo il merto. 
I il 



Segue ì 

cdr. igoé 
FU Grijon tratto A granucrgognd in piazza rt __ 

Qu.mdo piìi fi trouò piena di gente . 

Gli b.tuean leuato l'elmo , e la corazza , 

E Lifciato in far fato affai uilmente ; 

E come il conduccjfero k la mazza , 

Tojìo l'bdue.m fopra un cirro eminente ^ 

che lento lento tirauan dueuacche 

Dd lunga fame dttenu. Ite e fiacche. 

I >2 

feni.in d'intorno k la ignobil quadrigd 
p'ecchie sficciate , e difonejìe putte . 
Diche n'era una,c;-hor un'altra auriga , 
E congr.in biafmo lo mordeano tutte . 
Lo poneano i fanciulli in maggior briga ; 
che oltre le parole infami e brutte , 
L'haurian co i fafii injino k morte offefo , 
Se da ipiii faggi non era difefo . 

L'arme , che del fuo mal erano fiate 
Cagion , che di lui fer non nero ìndicio , 
Ba la coda del carro firafcinate 
Tati in nel fango debito fupplicio . 
Leroteinanzi k un tribun.d fermale 
Li fero udir de l'altrui maleficio 
La fua ignommia,chc'n sìt gli occhi dcttu 
Li fu , gridando unpublico trombetta. 

IH 

Lo Iettar quindi , e lo mo^-arpcr tutto 

Dln.'.nzi k Templi, ad officine, e k cafe. 

Dov.e alcun nome federato e brutto, 

che non li fofj'e detto , non rimafe . 

Fuor de la Torà k l'ultimo condutto 

Fu dxla turba ; che jvferfuafe 

Bandirlo , e cacciar' indi k ftcn dibiiffe^ 

"Non conofcendo ben chi egli fufje. 
135 
Si to^o a pena gli sferraro i piedi, 

Eliberarglil'unae l'altra m.:n0y 

che tor lo feudo , o~ impugnar gli uedi 

Lajpada , chcrigògran pezzo dpiatio , 

l<{on hebbe contra fc lance , né f^iedi; 

Che fenz' armi uenid Ipopolo infano . 

l<{e l'altro Canto differifco U reilo ; 

Che tempo è ormai Signor di finir (J«cfto « 



It FINE DEL DECIMO SETTIMO CANTO. 



un^-t^o^ 



ANNOTATIONI. 

Cmr.iyi, XTS DEMMO tOrco à noi iien ir correndo 

^tm.ip. ' Lungo it Uto dil mar terribtlMonytro. QueTi.tnourlla dcWOrco t fcriUA dat ^riofo adijr.i:,itì*i$t 
Atl ToHfemo d' Omero, &" poi di f ngiliD.tt fi come à f'irj^iUa nmjìra ih • nonjii.tcelfcro alcune cafe di-iHcl- 
lo d'Omero neWOdiJ]ia,t!r procurò df migliorarlo, cos ì molto più ha fatto ^uefto noftrogiuMciefiftmo f rat» 
re (/» (lutilo dell uno ^jieU'aLro.Sf come dK-jneflo,^ d'ogni altra cofa che appartega allebctleTre,'^^ all'or 
Hamento,<^perfetttone difjuesìo dimno poema, io ho fritlo à pieno in un mio Trattato partii olare , ihualc 
fé non potrà forfè mettcrft nel fine diqueiìojhlj'o Uclumecon l'altre coft , pcrnon farlo irrfcerefotuiamète 
(ejfindo il detto trattato, ó diforfo mio alcjuanto lunghetto)fi d.:rà fuori, con la ^,Uia di Dio, f(t>ar..t -.mète 
dapoi che cjiteTio farà ufito.Ora imjuantoalLtaouclla dell' Orco,diiO,elic t^riojlo intju.tnto .-.tU forma fua, 
ìhacjuiposia,eome hogi.t detto, à concorrenxa del'PoUftmo di 'juei due po(ti pajjati./tta intjuanto al nome, 
^ alla foflan-^t principale,U nouelìa d ll'Or.o e inHecchtatitiima per tutta Italia, one te "ladri, ò le nodrici, 
i altre tali, per dilettare, ò inua^Jiirc i fanciulli ,ò per farli do;-mire,ò impaitrirli,ò per altri difegni loro,nar' 
rana di queTli Miracoli dell' Orco, con cofe cosi fpauentenoli , d'impirfi il petto <Jy la taf a delle mi-rliaia de 
gli hiiomini,trangM^iarli uiui , mettere i monti interi yt unafnafioitda, & gittarb nell'altro moiido,^ si 
fatte gigaiiterie. liìie io ho dctto,pcr ricordar, eli e ijuefto noTiro ueramentc niiracolofofcrittore,itolrnJt. af» 
I migli.vi^ de'poeti migliori, inuaghtre il poema fuo con ogni leggiadra forte difiiitione,^ togliendo ancor 

tgli le fauole dalle bocche delle fiminelle,^ del uolgo l'ha faf Meiosi felicemente tltHJlrare.ihe fiora eontr.i' 
fio fé ne neggiano(^come in molte altre eofc)auaif;^ati quelli fii^i, che egli moTlra d> uolere imit.-je. Di die 
j'haueràjCome è detto,l^:cno difcorfo con ogn'altra cofa,uelgii nominato trattato mio . Ouc ancora fi rende 
ragion», perche l'jtriojìofaefffe in qiiejia firn nouelU,che il ^ 7\oradino in tanto tèpo no tencff'e nudo et'ucci 
der l'Orco, i^ir' così ancora che no procurale di liberar quelle diiteiche e^litcne.t quitti ci rffo lu> cesi infilici, 
ar. 171. Mapcrdiruila cofa fien.imiiile. 

m,l6. Ilnoflro I{c,che l^randin s'appella. In qiitfio luogo par chiaramente, die FAriiiflofiaincerfo ia 

uno di qiHlli,che « Greci dicono fji.viìfJ.oviKÀ àfÀUc7ii/jia.r<t,<ioe pec< ati di memoria. Tercioche nel prindbif 
delLi Yfanxa,cli< 'ter^a cammando inilietro,iLigi.; pofli ucrfi,egli ha detto , 

B narr'oUr,comeilKe7iprandino . fnd^P^ir ueraméte,ehefi.,fuord, lifogno ,^ fuor d, cinese. f 

Kc d, Dam.fco,e di tutta Sona , l'.chequeUaperfonaTieffa allora allora ntcrn.jje a refiicarU, 

ratto haJa'tpaefano,e'l pereti,,, ''"fff"' K' * tpP'Jlaffe ■hsrandino,chefe b'e uol,J]e pur dir 

Ch'ordine hau'jfe di eau,,lleri.t T»^'^'' "•^o,chep,n fi uede,chemolli parlando , tornano a eiirt 

j 1 ^- n • ■- j I I r tlue, (ir ancor f IH uoltc una {Ola Jiriipondirta, clic ciò fanno i 

,A lajrioftrammtar, tir quelthe ferite. ,r ■■ j / i r '•'',"""' r""*"» 

■° ■* ■' "i glijmemcrali.oipoco aiieautinelpariare,fep,ro no HI a'"riuit 

gono,Comc già iti ho delto,Come ho detto poco aitanti, si fatte eofe,ihe lo tolgano dalla ficH'ehion di fmem 
morato,ò d'iiifil^itor di p.ij-olc alla nctiira,&' à cafo .0 quàdo ancora fi uoglia dire, the pur lei fine prudtti, 
C aucdutefighano nel corfo di Iparlir loro reiterare una cofa 'ìltfj'a fii-i^i interfofitione,òjcttfa alcuna, f^ 
«0 ui fi mira cosi fcropiilof.imcnte da gli afcoltati,ri(f>oder,ifìi,checosifia.Ma chcfepurfipniettn-a nel par 
lare,nófi pmcttcr.i nelle fcriltiire,che altro non fono che parlar penf ito , ef^'ofioin pubUio alle lui vice dilla 
eternità, perche fin che dura il, mondo, h abbui ciaf uno grande ò picciolo a pigliarle in man i^g» pcderarlt Bt 
tanti più pci,qnando lefritlurefono non da fliid io ,chc per farfi intendere e pcrmcffo, (^ ancor neccffarit il 
rcplu.tre,^ fcnya mirar .litro, he ,1 calcare ilfuggello di qudle cofe , che uogliamo imprimer nelh memi al- 
triii.Qr tanlcuoltclornarlo àpremere fin ihcfi.imo cerne ficiiri , the Li forma ui rifli tutta. Afa inunpocnut 
non meno è tenuto uitio,quel che oliofamente fouerchia,che quello,, he qnafi infrnttuofamente m.tiun.Saiyit 
ferò,che da quiflo s'inganni .tknno a credere.che le comparationi,le digre(ìioni,gli epifoJij , le Aefirittioni, 
la copia,^ prnicip.dmcnte le cinduplic.ttioni,'ìr le repluhe figiir.ttc,(ìr si fatti utilifiimi, (ir ancora à quel 
genere debiti ornamenti 0- lumi,s'habbiano da ccniprtndere in qiitfto uitio .Vi the s'h.iur.i.pi.icéJo a Dio, 
afofficien-^ nel fopraneminato Tr.ittalo mio d.llebcllcf^ediqncflo j4utorc,<ir dell Jrtc poetica, che con la 
miuto di Diobcncditto.fi verranno d. ndo fuori, per nen t.fii.tre{fecondo le poi hefiryemir^di dar effempio à » 
fin felici ingcgni,dt finir di mettere in colmo qucflabtllifima &■ per filtif ima lingua noflra.Ltp finir di tlir 
quanto occorre inioriio.:iroggettioiic,che fjiriofto h.il'hia fatto due uolte diihi.tr.ir'.i Grifone, che il l{e dt 
V^m.ifio.fi chi.wiafj'e 'Hcr.iiidino,la oue fi potrebbe ancor dire,{hc una fola foffc foncrihto,douendo crlipre 
fupporc,rhe un l{e così famofc, non doueffe ejfer di nome ofi nro,^ principalmente .i cualicri di tanto affare; 
dico in iùi<fafi:a che egli in qiicjìo non ha da efj'ere imputato in .:/. un niodo.Tcrcioche nel primo luo'ro, oue 
fi nomina 'ìior.i!idino,non èli C.iualier di D.mi.fco,chc parli,ma è l' .Autore ftt/fj , il jn.ile p.trl.'ido à "li .ifcol 
t.inti, gli inferma diqucllo ihe non poteanof.ipere;cioè che quel ^ fi chi.tmaiia 'SSij'r.mdino, (J- fc ben citce, 
eht ' . - 




"',fg''J}ieg.'l]e il nome ài quel l{e,ihe tra feggettoprinupale di tutto qiHÌloihe h.inea tLtdire. "J^eljie per 
certo non rim.tne attacco alcuno da riprcndere^tuf;'! da non fommumcnte lod.tr qiiefio poeta, cerne prudenlifii 
tuo £jr ammirabile in ogni fiia coft. 

m 3 



D E e I TU' T T ^ y 0. 



itS 



!■/■" 



ARGOMENTO. 

SiutnàiciCrifon Vd TiUniriario 
CcrcMio il Bj: dliigicr. Carlo comb<itt€ ; 
yìncc. Martaii punito è per codardo . 
Tilctrfif^ A T^ljirandin le genti abbatte . 
T^uigd ili Fr Ancia con Crifon gagliardo 
Et altri. Il uento ha lor le uele rattt. 
Cloridano e Ttledor , fedele e beUo 
Trouanoill{e lormorto DardintUo . 



W^r^ 






IN Qj/ESTO OECIMO OTTAVO CANTO, IN GRIFONE, CHE 

Joppo relVeifi ualorofameute ucndicato Jcll'ir.giuriariccuuta, uicii coiiolciuto , & abbrac- 
ciato dal Re Noraiidino, fi la chiaro, come l'innocentia,acconipagna« col ualor ucro , non ha 
mai da temer di fin trillo. Et ailo'ncoiuro per Martano trou jto da A'iiula.ite , & ricondotto 
à Damafco.S: uituperofamcnteraftigato della uilta,Jc ribalderia fua , (i ammoiiifccciafc»- 
■Cià non confidarli per alcuna uiaiiclli: lucaUiJtiecontrahg:ttI{itiaj& cuiuraii ucro. 



C ^ I^T DECIMO T T ^4 F 0. 




AC N ANIMO 

Signore, Ogni 
«oftro affo 

Hofemprtcon 
•^ ragie laudato 
ST t laudo , 

Ce N CHE co'l 
rozo flil,é(ro 
e mai atto 
Gran parte de la gloria ui dep'audo ; 

Tila piti de Valtie una uirtit m'ha tratto , 

^ cui col core, e con la lingua applaudo. 

Che iogttun trotta in uoi bé grata udunza^ 

'I>{onuitroua però facil credenz<t» 

2 

Sptffo in difcfa del hiafmato al^fente 
Indur ui fento una , cr un'altra fcufd; 
rifcrbargli almen ,)ìn che prefente 
Sua caufa dica , V altra orecchia chiuft ; 



E fempre , prima che dannar la gente , 
f'edc ria in faccia , e udir la ragion ch'ufa. 
Differir' anco e t giorni ,emcji , cr anni , 
Trima che giudicar negli altrui danni". 

Se T>{orandino il fìmil fatto haueljc , 
Fatto a. Grifon non hauria quel che fece» 
U noi utile e onor fmpre fucccf]} , 
Denigrò fua fama egli piti che pece . 
Ter lui fue genti Ixmorte furonv.effe y 
Che fé Grifone m diece tagli , e in diece 
Tunte , che traffe picn d'ira , e bizano , 
Che trenta ne cafcaro appreffo al carro . 

4 

yan gli altri in rotta , ouc il timor li caccia , 
Chi qux,chi la pe i campi , e per le jlradtf 
E chi d'entrar ne la Citta procaccia, 
E l'un sii l'altro ne la porta cade . 
Cri fon non fa par ole, t non minaccia, 
2]a lafciando lontana ognipietade , 
Ttlcna tra il uulgo inerme ti ferro intorno , 
Egran uendetta fad'ogni fio fcorno . 

M 4 Dì 



184 



r ^ 7^ T 



Segue li 
ar.iSS. 



Di qitci , che primi gitiiifero i U porU , 
che le pùnff k leujirjì hchhono pronte 
T arte di bifogno fuomoliopih accorti y 
Che de gli Mite i, aIzò fiibito il ponte , 
TÌMigeniopirte , ò con Lfdcci.i fmort.t 
Fuggendo andò fcnz-i nui uolger fi-onte, 
EneUtenApcrtutte le binde 
Le Ilo grido , tumulto , e rumor grande . 



^^Ji cosi freme in su lo fcoglio alpina 
Di ben fondÀt.i roccd .i/f a pjtrete ; 
Qu^Mdo il furor di Borea , ò di GArbino 
Suelle d.i i monti ilfi-afìino , e l' Abete ; 
Come fi\mc dbrgoUo tlSardcino 
Di [degno Accefo , e di fAnguigni fete ; 
E come 0. un tempo è il tuono , e U faetti. 
Cosi l'ira de l'empio , e U uendetta . 



6 

Crifon ^.igliardo duo ne piglia in quella, THena à la te^a a quel che gli è più prtffo , 



Chc'l ponte fi Icuò , per lor fciagura 
SpArge de l'uno al campo le ceruella , 
Che lo per co te ad una cote dura . 
Trende l'altro nclpetto,el'anandeU4 
Inmczo i la Città fopra le mar a . 
Scorfc per l'offa A i terrazzani if^ielo , 
O UAnda uidcr colui ucnir dal cielo . 
7 
Tur molti, che temer, che'lfier Grifone, 
Sopra le mura haueffe prefo un falto . 
Ts^on m farebbe piti confusone , 
S'aDamafco ilsoldan dejfe l' ajfalto . 
Vn moucr d'arme, un correr di per fané, 
E di Talicimanni un gridar d'alto , 
E di tamburi un fuon mi^o , e di trombe 
limando ajforda,c'lctel par ncrimbóbe. 

8 

21a uogllo ò un'altra uolta differire 
^ricontar ciò che di quejìo aucnne . 
Del buon I[e Carlo mi conuicn fcguirc, 
Checontra ^domante infiettauenne. 
Il qual le genti lifacea morire . 

10 ni difii , ch'ai I{e compagnia tenne 

11 gran Dancfe , e 7-:[jmo , ey Oliuiero , 
E ^iuino^e ^uorio,eOtone,e Berll'ghiero. 

9 
Otto fcontri dilance, chcdaforzd 
Di tali otto guerrier cacciali foro,. 
Solenne li un tempo la [caglio fa fcorzd. 
Di c'hauea armato tipetto il crudo Moro . 
Come Ugno fi drizza , poi che l'o) za 
Lenta il nocchier , che crefcerfente il Coro, 
Cosiprcilo rizzai (i I{odomonte 

Dai co!pi,chegittar doueano un monte. 
10 
Cuido I{dnier , Pyiccardo , Salamene , 
Canellon traditor , Turptn fedele, 
^ngiolicri, ingiallilo , Fghetto , luone, 
Marco , e Matteo dal pian di fan Michele, 
Egli otto , di che dianzi fci mcntionc , 
Son tutti intorno al Saracin crudele . 
^rimanno , e Odoardo d'Inghilterra, 
Ch'entrati cran pur di anzi JK U Tcrrd . 



eh 'egli e il mi fero Vghetto di Dordona . 
Lo pone in terra injmo k i denti feffo , 
Come che l'elmo era di tempra buona , 
Tercofjo fu tutto in un tempo anch'ejfo 
Da molti colpi m tutta la per[ona ; 
7Ha non li [an più ch'k l'incude l'ago , 
Si duro intorno ha lo [caglio[o Drago . 

Furo tutti iripar , [u la Cittade 
D'intorno intorno abbandonata tutti . 
Che la gente a la piazza , doue accade 
Maggior bi[ogno , Carlo hauea ridutta , 
Corre k la piazza da tutte le {brade 
La turba , k chi il [uggir [i pocofi-utta. > 
Lapcr[anadcll\csìicoriacccnie, 
Ch'ogn'un pr£d'arme,ogn un animo prede. 

Come [e dentro k ben rìnchin[a gabbia 
D'antica leoneffa ufata in guerra , 
Ter eh auerne piacere il popol' habbia^ 
Tal uolta il toro indomito ]i farà . 
I leotKÌn,che ueggion per la f abbia 
Come altero , e mugghiando animofo erra, 
E ueder si gran corna non fon'ujì , 
Stanno da parte timidi, e confuji . 

'S 

Ma fé la fiera madre k quel fi lancia , 
E ne l'orecchio attacca il crudel dente, 
Foglion anc'efii infanguinar la gimncia, 
E ucngono wj foccorfo arditamente , 
chi morde al tauro il doffo , e chi la pancia; 
Cosi cantra ti Taganfi qu ella g ente , 
Da tetti, e dafincdre , e più da preffo 
Sopra lipioue un nembo d'arme, e J^cffo . 



16 



De i caualier, e de la fanteria 
Tanta e la calca , ch'k pena ui cape , 
La turba , che ui uien per ogni uia , 
F'abonda adhor adhorJpej[a,come ape. 
Che quando di[armata , e nudafia 
Tilt facile k tagliar , che torft, ò rape, 
TS[on la patria legata k monte k monte 
In Hcntigiornijfiegner l\odomontc . 

M 



il 



DEC/WOTT^rO. 



^l T.igdn , che non fa ,comc nt pojfd 
f^cnir'k cafio, omd quel gioco increfcc. 
Toco , per fiir di mille , ò di più, roffx 
La terra intorno , d popolo difere fcc. 
il fiotto tuttauia pii< fc lingroffa , 
SÌ che comprende al fn, che fé non efcc 
Or e ha uigore , e in tutto il corpo cfano . 
Forrk da tempo ufcir, che faxa imano . 

I{iuolge gli occhi orribit, e pon mente , 
che dogli' intorno Jì.i chiufa l'ufcitd; 
Illa con mina d'infinita gente 
L'aprirà toiio , e la farà cj^edita. 
jEcco iiibrando lafpada tagliente , 
che uicn quell'empio , oue il furor l'imita 
^d Af]alir'U noHojìiwl Britanno , 
che ni traffc Odoardo , <y ^rimanilo . 

Chi ha uijlo in piazza rompere ftcccato , 
^ CUI la folta turba ondeggi intorno , 
Imm.mfueto toro xccancgguto 
Stimiilato,epercojfo tutto ilgiorno, 
Chelpopol fc ne fugge Ipaucntato . 
Et eglior qucfco , or quel Icua iù'l corno ,• 
Tenti che tale , ò più tembil foffe 

. Il crudele africa», quando fi iiiojjc, 

20 

Qu^mdici, ò uenti ne tagliò a traucrfo , 
filtri tanti lafciò del capo tronchi , 
Ciafcun d'un colpo fol dritto , ò riuerfo ; 
Che Ititi, ò falcip.ir che poti , ò tronchi. 
Tutto di fuigue il fer Vagano aj]ierfo 
Lafciando capi fé fi , e br.uci monchi , 
EÌj\dle , e gambe , cr altre membra j^arte, 
Ouu'ique il p.ijfo nolga , alfinfi parte . 

2 I 

De la piazza fi tiede in guifa torre , 
che nonfipuò notar , c'hMia paura , 
7Ha tutu uolta col penfier difcorre , 
Loue Ha per ufcir uia piii ficura . 
Capita al fin , doue la Senna corre 
Sotto a l'I fola, e uà fuor de le mura . 
La gente d'arme , e il popolf Atto audace 
Lo lhinge,e mcalza,c girnol lafcia ìpace . 

Qual per lefelue 'hlomadi , ò Maf.ile 
Cacciata uà la gencrofa Eclua , 
eh' ancor fuggendo moftra il cor gentile, 
E minaccioft e lenta fi rinfclua , 
Tal I{odomonte, in nejfun'atto utlc , 
Da {trana circondato , efierafclua 
D'ajle,edifl>ade,c di uolnti dardi, 
Sitira al fiume a'pafi lunghi e tardi , 



1? 



^W 



E si tre uolte , e piti fira il fojfinfe , 
eh' effendonegà fuor ui tornò in mezoi 
Oue di f angue lafj^ada ritinfe, 
E più di cento ne leuò dì mezo . 
Tila la ragione al fin lar abbia uinfe 
Di non far si, eh' a Dio n'aniaffeil lezo; 
Edalaripaper miglior e onfiglio 
Si gittò Gl'acqua, e ufcì di gran perìglio ^ 

Con tutte l'arme andò per mezo l'acque 
Come s'mtorno haue(]'e tante galle. 
.Afiica in te pare a coftui non nacque 
Benché d'Anteo ti uanti, e d'^nmbaUe, 
Poi che fu^iunto a proda , li dif^iacquCt 
Chefiuidc reiìar dopo leffjalle 
Qu^clla citta c'hauea trafcorfa tutta; 
E nonl'haucd tutta arfa ne diftrutta ; 

E'si lo rode la fuperbia , e l'ira , 
che per tornarui un'altra uolta guarda ; 
E di profondo cor geme e fojj>ira , 
?\^ uuolnc ufcir , c/jc non la (f'iani et arda, 
T\ta lungo il fiume in quefla furia mira 
Venir , chi l'odio ejhngue , e l'ira tarda. 
Chi foffe io MI farò ben to^o udire ; 
Tila prima un'altra cofa u'ho da dire. 

10 u'ho da dir de la Difcordia altiera , 
.Acuii.Angel Tilichele bauea commeffo^ 
eh' A battaglia accendeffe , e a lite fiera 
Qu^ci, che più forti auea.ytgr amate appref 
Vfà de' Frati la medefma fera , (fa 
Haucndo altrui l'ufficio fuo commejfo . 
Lafciò la fi-aude A guerreggi are il loco. 
Fin che tornaffe , e a manteneruiil foco « 

E le parue , ch'andria conpiù poffanz<l. 
Se la Superbia ancor feco menafje ; 
E perche jìauan tutte m una iianza, 
l^n fu bifogno , eh' a cercar Imdaffc . 
La Superbia u'anàò , ma non che fenza 
Lafua Vicaria , il monafter lafciaffc . 
Ter pochi di , che credea iiarne abfentef 
Lafciò l'Ipocrifìa locotencnte . 

L'implacabil Difcordia in compagnÌ4 
De la Superbia , fi mi fé in camino . 
E ritrouò , che la medefma uia 
Facea , per gire al campo Saracino 
L'affiitta efconfob.ta Celofia ; 
E uenia feco un nano picciolino ; 

11 qual mandaua Doralice bella 
Ul Re diSarza adar di fé noueUa . 

Quando 



Segue. 6. 
ftàzepiù 
baffo. 



— rp^ e ^ 7^ T 

Qu^inio cUd uentK i T^lundricdrdo in mmo Come U tigre poi chc'n um Sfcende 
(Ch'io ubo già rdccotatOyt come, e doue ) Tsul noto Mcrgo,e per tutto s'aggird 

T- . : ì:~i:. l'.u: j. 



Tdcitdmente hmei commejjo di T^no , 
Che ne portjffc a quefto l{c le noue . 
£Di Q^erò , che noi [.iprcbbe in u<xno ; 
Tili che fdr fi uedria mirabil proue , 
Ter rihduaU con crudel ucndettx 
Dd quel Iddron , cbegUl'hdued intercetta . 

Ld Cclojld quelTSljno bdued troudto, 
E ld cigion del fuo ucnir comprefd , 
^ citninxr fé gli erd meffo A hto , 
Tirendolebduer luogo X queàd imprefd . 
^ li dtfcordid ritrouir fu grdto 
Ld Gelofid , md più , qudndo hebbè intefn 
Ld cdgion deluenir,che lepoted 
THolto udlere in quel , che fur uokd . 
ì> 

D'inimicdr con Rodomonte il figlio 

Del ^ ^grian , le pare hauer fuggetto. 
Trouer'd A fdcgnjir gli altri altro cojìglio } 
^ fdegnar queiii duo queflo è perfetto. 
ColT^no fé ne uicn, doue l'artiglio 
Del fierVdganOjhducdTarigi aftretto, 
£capitaroApuntomsli Urina, 
O uanio il crudel del fiume A nuoto ufciud . 

To?io , che riconobbe Rodomonte 

Cohd de la fua Donna effer mejfaggio, 

Ejìinfe ogn'ird,e fcrenò la fronte , 

E fi fenti brillar dentro il coraggio . 

Ogn altra cofd affetta , che li conte 

Trimd ch'alcuno abbia k lei fatto oltraggio 

Vd contrd il 7^no , e lieto gli domandd , 

eh' e de ld Donna nofti'd r' oue ti manda r" 

'^ . 
l{ifpofe il Ispano , T>{e più tua , ne mia 

Donnd dirò , qucUd ch'é fcrud altrui . 

Hieri fcontrammotin caualicrperuidt 

Che ne la tolfe,e la menò con lui . 

^ queUc annuntio entrò la Celo fi d 

Freddd come af^e^cy abbracciò coRui . 

Seguita il TSljno , e narragli in che guifx 

yn fol l'hd prefa , e la fud gente uccifd. 

34 

L'dccidio aUord ld Difcordid prefe, 
E Idpietra focaia , e picchiò un poco ; 
E l'efcd fotto ld Superbia fiefe , 
E fu attaccato in un momento il foco , 
E sì di queflo l'anima s' acce fé 
Del Saracin , che non trouaua loco'. 
Sojpirae freme con si orribil faccia. 
Che gli elementi, e tu ito il del minaccia. 



Ei cari figli A l'ultimo comprende 
Ejfergli tolti , auampa di tant'ird , 
Jl tanta rabbia , a tal furor i'eilende. 
Che né A monte , né a rio , ne a notte mird, 
Kjj lunga uia , ne grandine raffrena 
L'odio , che dietro al predator la meni. 

Così furendo il Saracin bizarro 
si uolgeal Klj.no , e dice , Or la t'inuid'} 
E non .^fpctta ne dc(trier , né carro , 
E non fa motto k la fua compagnia . 
ya con pili fretta , che non uà d ramarro ^ 
Quando il del arde , a traucrfir la uia . 
Defiricr nonhd, ma il primo tor difegnd 
{Sia di chi uuol ) ch'ad incontrar lo uegni . 

Ld difcordid , ch'udì queflo penfxro , 
Guardò ridendo la Superbia , e dijfe 
Che uoleagire A trouare un destriero , 
Chegliapportalfe altre conte fé , e riffe; 
E far uolea fgombrar tutto il fentiero , 
ch'altro che quello in man non gli ueniffe; 
E già penfato hauea doue trouarlo . 
Tild coflci lafcìo , e torno A dir di Carlo, 

Toich'alpartir dclSaracin fi eftinfe 
Carlo d'intorno d periglio fo foco , 
Tutte le genti a l'ordine reflrtnfe , 
Lafcionne parte in qualche dcbU loco . 
^ doffo il reflo A i far acini ffinfe , 
Ter dar lor fracco > e guadagnar fi ^ilgioco^ 
E U mandò per ogni porta fuor e 
Da San Germano , infinA San yittort, 

E comandò , ch'i porta San Marcello, 
Dou'era gran ffianata di campagna , 
.Af^ettaffe l'un l'altro , e in un drappello 
Siragunaffe tutta la compagna . 
Quindi animando ogn'uno a far macello 
Tal , che fempre ricordo ncsimagnd , 
.yi ilor' ordini andar fé le bandiere, 

E di battaglia dar fegno À le fchiere , 
40 
il I{e ^gramante in quefto mezo in fellit 
Ti'lal grado de i Cri>tian , rimeffo s'crrfj 
E con l'mamorato dìfabettd 
Facea battaglia periglio fa fiera . 
Col Fj Sobrrn Lurcanio fi m.irtcUd , 
I{inaldo incontra hauea tutta una fcbiera, 
E con uirtitde, eco't fortuna molta 
L'urta ,.l'apre , ruina , e mette in uokd , 

Effenio 



Seguel 



D ^ e 1 -hf 

Zjfcnio U htitUglU in quejlo ftato , 
L'impcrjdorc a.!falfc ilrctrogu:irdo 
DilcAiìto, ouc?lctrfilio hMiCiX ferm.ito 
Il fiordi Spdgtij. intorno al fuoftcìtdArio, 
<~on [mH in mczo , e caunlieri i Uto 
I{c Carlo fpinfe il fuo popol gagliardo 
Con tal rumor di timpani , e di tromt'C , 
Che tutto! mondo par che tic rimbomba 

Comhiciauanlc fclAcrc'a, ritirar fc 
Dc'Saracini, e fi farchbon uolte 
Tutte k fuggir Jpczzate , rotte , e Jl^rfe 
Ter mai più non potere effer raccolte ; 
2U'l l\e Crandonio , e Fatfiron comparfe. 
Che flati in maggior briga eran piti uoltc , 
E Ealugante , e S'erpcntm feroce , 
E Ferraù , che lor dicea d gran uoce . 

4.! 

^■{h ( dicea) ualent'buomìni,dh compagni , 
^éì fì-atelli, tenete il luogo uoftro, 
I nemici faranno opra diragni, 
Se nonmauchiamo noidcldouernoiìro. 
Guardate l'alto onoragli ampi guadagni, 
che Fortuna, uincendo,oggi ciba mo{ho , 
Guardate la nergogna, e il danno ejìremo , 
Ch'ejfcndo uinti k patir femprc bauremo . 

4J 

Tolto in quel tempo una gran lancia haued , 
£ cantra Bcrlingter uenne di botto, 
Cbefcpra V^rgaliffa combattea , 
E l'elmo ne la fronte gli hauea rotto, 
CittoUo in terra , e con la jl>ada re:i 
^ppreffo a lui ne fc cader forfè otto . 
Ter ogni botta almanco , che diferra , 
Cader fa femprc un caualiero in terra . 

4( 

J« altra parte uccifo hauea I{inaUo 
TantiTagan, ch'io nonpotreicontdrli. 
Dinanzi i lui nonfìaua ordine fJdo ; 
l 'edrejìe piazza in tutto'l campo darli . 
T^n me n Zerb in, nóme Litr Canio e caldo. 
Ter modo fan , ch'ogn'un femprc ne parli, 
^cjìo di punta hauea Balafìro uccifo , 
£ qucUo A Finadiir l'elmo diiiifo . 
4-; 

1^ efferato d[Alzerhe hauea il primiero , 
Che poco inanzi hauer folca Tardocco . 
L'altro tcnea fopra le fquadrc impero 
Di Z.imor , e di .Kaffi , t di Marocco . 
'ì^n e tra gli . ■ifricani un cauAicro , 
Che di lancia ferir fappia , ò di flocco . 
]ili fi potrebbe dir , mxpajfo paffo 
T^jjun il gloria degno À dietro lajfo , 



T r ^ r 0. ity 

Del ]{e de U zumar d non fi fcordi 
il nobil Dardinel figlio d'^lmonte , 
Che con la lancia Vberto da'Mrfordi, 
Claudio dal Bofco , Elio,c Dulfin dal mote, 
E con la jj^ada ^nfelmo da Stanforda, 
E da Londra I{aimondo , e Tinamonte 
Getta per terra (cr erano pur forti) 
Due jìorditi, un piagato , t quattro mortk 

4S ' 

Tila con tutto'l ualor,che di fé mojhra ,' 
iv^on può tener si ferma la fu a gente j 
si ferma , ch'ajl>ettdr uoglia la noflra 
Di numero minor , ma piti uatente . 
Ha piìi ragion di Ipada , e piìt di gioflra 
E d'ogni co fa a guerra appartenente . 
Fugge la gente Maura , e di Zumava , 
DiSetta,diMarocco, e il Canard. 

49 

Ti-la più degli altri fuggon quei d'^lzerht; 
^ CUI s'oppofe il nobil giouinetto ; 
Et or con preghi , or con parole acerbt 
I{idur lor cerca l'animo nel petto . 
S'iélmonte meritò , che in uoi fi ferhe 
Di lui memoria , or ne uedrò l'effetto . 

10 uedrò ( duca lor) fé me fuo figlio 
Lafciar uorrete in con gran periglio , 

50 
State ui prego per mia uerde etade , 
Inciti folctebauersilargafpemc. 
De non uogliate andar per fil di jpdde. 
Che in ^fi-icd non torni di noi fcme . 
Ter tutto ne faranchiufcle ftradc; 
Se non andian raccolti, e {brettiinficmt. 
Troppo alto muro , e troppo larga foffd 
E' il monte,e il mar,pria che tornar fi pofftU 

Ttlolto e meglio morir qui , ch'k i fupplici 
Darfi e A la difcretion diqueUicani . 
State faldi per Dio fedeli amici. 
Che tutti fon gli altri rimedij nani, 
7<{on bandi noi più tata gì inimici, 
Tiu d'un' alma non han , più di due mani. 
Cosi dicendo il giouinetto forte , 
^l Conte d'Ottonici diede la morte , 

Il rimembrar ^yilmonte cosi acce fé 
L' efferato ^frican , che fuggia prima. 
Che le braccia , e le mani m fue difcfe 
Meglio , che nuoUar le (palle , efìima . 
Guglielmo da Burnicb era unlnglefe 
maggior di tutti , e Darditullo il cima , 
Elo pareggia\glu\ltri ^e apprefjo taglii 

11 f rff aì ^Aramon ii Cornouaglu . 

Morf 



i88 



J? 



c ^ 1^ r 



jHorto cdded qucào aramene a uiUe', 
E u'accorfc il frdtcl per dargli aiuto . 
lilj. Ddrdind l'dperfeperlc f^Jlc 
Fm già ,douc lo ftomuco e forcuto . 
Tot forò il ucntrc ì Ecgto d.i rcrgAÌle , 
£ io mutdò del debito ajfoluto. 
Hmcjl promejjo a h moglierfru fei 
Tdcfi, uiucndo,di torture a lei. 

5+ 
yidcncn lungi DArdinclgiigliArdo 

ycnir Lurcxnio , cbautA in terra mcffo 

Dar ehm , pjffxto ne Ugola , e Cardo 

Ter mezo il capo, injìn'k i denti feffo ; 

E ch'^lteo fuggir uolfe, mx fu tardo y 

^Iteo, ch'amò (guanto il fuo core ijhffo. 

che dietro A U collottola li mife 

Jl fier Lurcanio un colpo , che l'uccife . 

55 

Tigliiun.i Uncia,c mperfar ucndettd 
Dicendo al fuo Macon^sudir lo puote , 
Che, fé morto Lurcanio in terra getta , 
7\(« U mofchea ne porrli l'arme uote. 
Toi traucrfando la campagna in fretta . 
Con tanta forzA il fi Anco lipcrcote. 
Che tutto il paffafm'A l'altra banda. 
Et A i fuoi , che loj^oglino comanda . 

56 

T^lon è dd domandxrmi ,fe dolere 
Se ne doueffe ^riodxnte il fi-ate , 
Se defiaffe di fux man potere 
Tor Dardinel fra l'anime dannate . 
Ma noi lafcian le genti adito hauerc, 
1<lon men de l'mfedel le battezxte . 
y or ria pur uendicarfì, e con lajpada 
LiquA di là /pianando uà laftrada . 

yrta,kpre,caccia,atterra,taglix,'e fende 
Qualunque lo'impcdifce , àgli contraila . 
E Dardinel, che quel defire intende , 
Cuoieria fatiargiAnon fourafta. 
Ma lagran moltitudine contende 
Con quedo ancora,e i fuoi difcgni guafta . 
Sei Mori uccide V un, l'altro non manco 
di Scotti uccide,€'l capo Inglefe,c'l Fràco. 

58 

Fortuna fempremai li tiia tor tolfe, 
che per tutto quel di non s'accozzavo . 
^piii f amo fa man ferbar l'un uolfe ; 
Che l'huomo il fuo deftin fugge di raro . 
Ecco T^iìialdo , a qiicfta ftrada uolfe , 
Terch'A la uita d'un non fra riparo . 
Ecco ]\inxldo uicn , Fortuna il guida 
Ter dargli onorchc Dardìndìo uccida . 



5? 



Mx ftaper qutfra uclta detto affai 
De igloriofi fatti di Vanente . 
Tempo è , ch'io torni , oue Crtfon lafciai. 
Che tutto d'ira , di difdegno ardente 
Fxcex con più timor,c%xuej]c mai. 
Tumultuar la sbigottita gente . 
I{c T<lorandin à quel rumor , corfo eri 
Con pili di mille armati in unxfchicra . 

(<o 

J^el^rxndin con la fua corte armata 
yedendo tutto'l popolo fuggire, 
yenne a la porta in battaglia ordinata, 
E quella fece k la fux giunta aprire . 
Grifone in tanto hauendogik cacciata 
Da fé la turba fciocca,e fcnzx ardire. 
La jj>rczzxta armatura in fux difcfx 
{OuaU'ella foffc ) hauca di nono prcfa . 

Eprej]o A un tempio ben murato e forte. 
Che circondato era d'un' alta foffa. 
In capo un ponticcl fi fece forte , 
Terche chiuderlo in mezo alcun non pojja. 
Ecco gridando , e minacciando forte 
Fuordelaportaefce una fquxdra graffa. 
L'animofo Grifon non muta loco, 
E fa fembixnte , che ne tema poco . 

E poi ch'auicinar qucdo drappello 
Si uide , andò k trouxrlo in su Ix {h\ida , 
E molta ^age fattene, e macello 
(Che menaua A due man femprc la fpada ) 
I{icorfohaueaA lo diretto ponticello i 
E quindi li tetiea non tropo k bada . 
Dinououfciua,edi nouotornaua, 
E fempre orribil fegno uilafciaua. 

O uando di dritto , e quando di riuerfo ' 
Getta or pedoni , or caualicri in terra . 
llpopol contra lui tutto conuerfo 
Tiu , e più fempre inalbera la guerra . 
Teme Grifon' al fin reÙar fommcrfo , 
SÌ crefce il mar, che d'ognintorno il ferra-, 
E ne la fr>alla ,cne la cofcia manca , 
E' gik ferito, e pur la lena manca . 

Ma la uirtìi , ch'k i fuoijpeffo foccorre , 
Gli fa appo Tsloradin trouar perdono . 
Il l{e , mentre al tumulto in dubbio corre , 
yedc che morti gik iantine fono, 
yede le piaghe,che di man d'Ettorre 
Tare ano ufcitc ; un teftimonio buono , 
Con dianzi effo hauea fatto indegnamente 
yergogna A un canalitr molto eccellente . 

Toi 



Segue i 

car.ipj 

fia.1^6 



1 

4 



D t e l -ht' T T ^ V O. 



iC9 



<f? 



Tot cor,:c gli e più prefjo , e uedc in fronte 
Quel ,chc U gcntt k morte gli hn condutti, 
E ti-ttofinc AU.-MI órnbdmonte, 
E di quel finguc il foj]'o , e l'dcqud brutU; 
CUì.iuifo di iicdcr proprio stt'l ponte 
Qrjtio fol ccmrji TofcMX tutta ; 
E per fuo onore, e perche glie n'increbbc , 
I[itra)]e ifuoi, ncgrun fatica u'htbbt. 

Et .ilzMìdo Ict mMi nudd , efenz'arme , 
antico fegno di tregua , ò di pace, 
Dilj'e A Crtfon , ?>^on/b fé non chiamarme 
D'baucr'il torto , e dir che mi dijpiuce . 
T^la il mio poco giudicio, e lo infiigarme 
altrui, cadere in tanto error mi face . 
Quel , che di fare io mi crcdea al pili uile 
Cuerrier del moniojjo fatto alpiii gentile. 

Efc ben k l'ingiuria , cr k ciiiell'ontd , 
ch'oggi futa ti fa per ignoranza , 
l'onor , ihc li fai qui , s'adegua e fconta, 
(pcrpiii uero dir)fupera,e auanza , 
Lafatisfattioncifirkpronta 
^4 tutto miofapcre , e mia poffmza , 
Quando io conofca di poter far quella 
Ter ore , per ciit.uii , 6 per c.-ficlla . 



fi 



Chieicmi la metk di queflo regno , 
Ch'io fcn perfirtcne oggi pojfcf)ore . 
Che l'alta tua uirth non tifa degno 
Di quciìo fol , ma ch'io ti doni il core ; 
E la tua mano ni queiìo mezo., pegno 
Di fé mi dona , e di perpetuo amore . 
Così dicendo dac.iuaiioj'ccfe, 
E Iter Crifcn la dcjlra mano fiefe . 

Cìifon uedendo il R^e fatto benigno 
yaurlt pergitt^r le braccia ai collo , 
Lafciò l.\fiuda e l'animo maligno , 
E fotte l'anche, esumile abbracciano 
Lo inde d l\c di due piaghe fanguignoy 
E toftofc uenirchi medicoUo , 
Indi portar ne la cittade adagio, 
E ripofar nel fuo real palagio . 

Doue ferito alquanti giorni , inante, 
Chejìpotejfe armar , fece foggiorno , 
Ma lafcio lui; eh' al fuo fi ale ^quilante , 
Etdd .^ftolfo in Talejìina torno . 
che di Grifon , poi che lafciò le fante 
Tilura , cercar'han fatto piti d'un giorno 
In tutti i lochi in sólima denoti , 
E in molti lUKor in U Città remoti. 



Or ne l'uno , ni l'altro èst indouino-. 
Che di Grifon poffafaper chefia . 
Tila uenne lor quel Greco peregrino 
?i(f f ragionare , k cafo k darne Jpia , 
Dicendo cb'OrigiUe kauea ti camino 
Ferfo Antiochia prefo di Sorta , 
D'unnuouodrudo , ch'eradi quelloco, 
Difubito arfa , e d'improtiifo foco . 

Dimandogli ^quilante , fé di qttejìo 
Così notttiahaueadata a Grifone; 
E come l'affermò , s'auisò il rejìo 
Terchcfojfe partito, e la e ag/o/ic , 
Cb'CngiUe hafeguito è manifefìo 
In Antiochia con intentione 
Di Icuarla di man dclfuoriualc 
Con gran uendetta , e memorabil maU . 
:ì 

T^n tolerò ^quilante ,cl!e'l fratello 

Solo , efenz'ef]o k qucll'imprcfa andaffe . 
E prefe l'arme , e uenne dietro k quello , 
^la prima pregò il Duca che tardaffc 
L' and.it a in Francia ,Qral paterno oflcKo 
fin ch'ejfo d'^-lntiochia ritornalfe]. 
Scende alz^ffo , e s'imbarca ; che gli pare 
E più ireuc e miglior la ma del mare . 

74 

Hebbe tin'Oflro flocco allor poffente 
TMto nel mare, e sì per lui dijj>o(lo , 
ChelaTerra del ^urro il dìjeguente 
Vide, e S affetto , un dopo l'Jtro tojìo . 
Taffa Barutti,e ti zibcletto , efente 
Che da man manca glie Cipro difcoiio, 
^TortofadaTripoli , e kla Lizza, 
E al golfo di Laiazzo il cjhii» drizZ:* • 

Qjiindik Leuante fé il nocehier la fronte 
Del l>iauilio iwltar fnello , e ueloce, 
Etkforger n'andò fopra l'Orante, 
E col fé il tempo , e ne pigliò la foce , 
Cittar fece ^quilante m terra d ponte , 
E n'ufcì armato sul deilrier feroce ; 
E cantra d fiume d camin dritto te nne 
Tanto, cheitt^miochiafene uenne, 

7fi 

Di quel Ttlartano iui hebbe ad informar fé ^ 
Et udì , ch'k Damafcofe nera ito 
ConOrigiUe, out unagiofìrafarfe 
Doueafolenne, per reale inulto. 
Tanto d'andargli dietro d defir l'arfc 
Certo che'l fuogerman Vbabbia feguito, 
che d[Antiochia anco quel di fi talk , 
HU gik pa mar piìi ritornar non uolle . 

yerfo 



ipo 



11 



cu % T 0. 



ycifo Liiii , e Lttriffi il cdmin piega, 
I{c!hpiii fopr A Sleppe r ice d ,t pieni. 
Dio per moRrur, eh' ancor di quk non nega 
Tilerceie al bene , C7 al contrario pena , 
mariano appreso a Mamuga una lega 
^d inccntarfi in Squillante mena . 
THartanofifacea cot\ hcUa moftra . 
Tortare inanzi il pregio de la giojira . 

Tentò squilante alprimo comparirey 
Che'l uil 7\Urtano il [no fratello [offe . 
che l'in?^annaron l'arme , e quel ueiìire 
Candido più che neui ancor non moffe , 
E con qiteU'Oh , che d'allegrezza dire 
Sifuole , incominciò ; ma poi cangiojfe 
Tojìo di faccia , e diparlar, ch'apprejfo 
S'auide meglio , che non era dejjo . 

Dubitò, che per fr-aude di colei. 
Ch'era conlui,Crifon gli haKcffe uccifo, 
E dimmi (gli gridò) tu , ch'ejjcr dei , 
yn ladro , e un traditore , come n'hai uifo. 
Onde hai qtteà'arme haunte r onde tifei 
sili buon dealer del mio fr'atello ajsifo e' 
Dimmi , fe'l mio fratello è morto , ò uiuo , 

Come de l'arme, e del dcjhier l'hai priue . 

80 
Ou.mdo Origlile udi l'irata uoce , 
S dietro il palafrcn per fuggir uolfe ; 
Ma di lei fu Squilante più uelocc , 
E feccia fermar uolfe ò non uolfe . 
Martano al minacciar tanto feroce 
DelCaualier, che stimprouifo il colfe, 
Tallido trema , come al uento fronda , 

2^ fa quel che fi faccia, ò che rtjfonda . 
il 
Grida Squilante , e fulminar nonre^a^ 
E lajpada lipon dritto a lafirozzOt 
E giurando minaccia , che la tcjla 
Sd Origlile , e a lui rimarrk mozza » 
Se tutto il fatto non li manifcHa . 
limai giunto Martano alquanto ingozZiit 
E tra fé uolttc , fé può fminuire 
Suagraue colpa , e poi comincia adire . 

Sappi signor, che mia foreUa e quefta , 
T^ta di buona e uirtuoft gente , 
Benché ten'Uo in tiita difone^a 
L'habbia Grifone obbrobriofamente , 
E tale infamia cffeniomi moleiia , 
l^per forza fentendomipojfente 
Ditorla a si grande huom,fcci difegno, 
D'hauerla per a^utia , e per ingegno. . . 



ti 



Tenni modo con lei, c'hauea defire 
Di ritornare k più lodata ulta , 
Che effendofi Cri fon meffo a dormire. 
Chetamente da lui fcjfe partita. 
Così fece ella; eperch'cglÌAfeguire 
T^n n'habbia ,<:y a turbar lai eia ordita , 
"IV^oi lo lafciammo difarmato e a piedi , 
Equku enutijìam , come tu aedi . 
84 

Toteafi dar di fomma aB:utia uanto , 
Che colui facilmente li credca ; 
E fuor, che' n torgli arme, e dejh icro,e quatt 
Tencjfe di Crifon , no li nocca , (fo 

Se non noie a pulir fua fcufa tanto , 
che la facejfe di menzogna , rea . 
Buona era ogn altra prirte , fé non quella , 
Che la femina k lui fofjeforelìa . 

Haitea SquiLnte in Antiochia intcfo 

Ejfergli concubina , da pi:: genti . 

Onde gridanio di furor: accefo , 

Faljìfimo ladron , tu te ne menti , 

yn pugno li tirò di tanto pefo , 

Che ne la gola li cacciò duo denti; 

E fenza pili conte ft ambe le braccia 

Li uolge dietro , e d'una fune allaccia . 
u 

E parimente fece ad Origi'Jc ; 
Benché in fua fcuf: ella diceffe affai. 
O uindi li traffc per cafali , e Mi'.'jc , 
7^ li lafciòfrn'k D amafco mai . 
E de le miglia mille uoltc mille 
Trattiglihaurcbbe con pene, e con guai 
Fin , c'baucffc trouato ilfuo fratello 
Ter farne poi , come piaceffe k quello . 
«7 

Ff ce Squilante lorfcudieri, efome 

Seco tornare , cr i» Damafco uenne . 
E trottò di Grifon celebre il nome 
Ter tutta la cittk batter le penne . 
Ticcioli, e grandi ogn'un fap e a gii, come 
Egli era , che si ben cor fé l'antenne . 
Et ì cui tolto fu con falfa moftra 
Dal compagno la gloria de la giostra, 

llpopol tutto al uil Martano infefto 
L'un k l'altro additandolo lo fcopre. 
"hfon è (dìcean) non e il ribaldo queB:o , 
che fi fa laude con l'altrui buon'opre e* 
E la uirtù di chi non e ben defto , 
Co lafuatfamiafecolfio obbrobrio copre^ 
TS^on e l'ingrata femina coftei. 
La qual trad ifcc i buoni , e «iuta i rei ^ » 

^Itri 



I 



DE CI 7H*0 T T ^ V 0. 191. 

^Uri diccM , Conicjìdn htiit infume E ditut ntl puhlico cùnjpetto 
Segtuti ambi d'un marchio, e d'unx ruzZd . DcU Cittk di tantd ingiuria red , 
Chi li hcflamm , chi lor dietro fi-eme , Con quella maggior gloria , ch'& perfetto 

Chigridajpicca,abbrucia,fquarta, àmaz= CauJicr , per un I\e darfi potea; 
la turba per uedcr s'urta,e ji preme , fej. Dircndergli quel premio , ch'intercetto 
E corre manzi A ìejìrade , a la piazzd • 



yenne la noua al EJ , che mo{hò fcgno 
D'hauerla cara più ch'un altro regno . 

Senza molti fcudier dietro ò dauante . 
Come ji ritrouò , ji moffe infetta , 
E ucnnc ad incontrarfi in equitante, 
C'hauea del fuo Grifon fatto uendettd . 
E quello onora congeniti fcmbunte . 
Seco lo inulta , e fcco lo ricetta . 
Di fuo confcnfo hauendo fitto porre 
I duo prigioni in fondo d'una torre . 

^ndaro infume , oue del letto mojfo 
Cnfon non s'era , poi che fu ferito . 
Cheuedcndoil p-ateldiuenne roffo; 
Che ben ?limò ;c'hauea il fuo cafo udito . 
E poi che motteggiando un poco adojfo 
Gli andò ,/iquiLnte , mifero A partito 
Di dare a quelli duogiujlo martora 
Venuti in man de gli auerjarij loro . 

Vi 

Vuole, equitante , uttole il ì{e , che mille 
Stratij ne jieno fatti , ma Grifone 
{Terche non ofi dir fol d'Origlile ) 
^ l'uno e a l'altro uuol che II perdane . 
Dijfe affai cofc , e molto ben'ordille . 
Fugli rijpojìo , Or per conclufione 
HtJartMio e difegn.Jo in mano al boia, 
C'habbia a foparlo,e non però che muoia. 

Legar lo fanno , e non tra'pori, e l erba ; 
E per tutto fcopar l'altra mattinit . 
Origlile captiua Ji rifcrba 
Fin che ritorni la beila Lucina ; 
^ 'il cui faggio parere , ò lieue , ò acerba 
Ejmetton quei Signor la difciplin a . 
(hiiui {lette ^iquiiatte a ricrear Jl 
Fin che'l fi-atei fu (ano , e potè armar fi . 

i^c?>(orjf»di», chetentperato e faggio 
Diucnuto erajopo un tanto errore, 
'ì^npoteanonhauer fempre il coraggio 
Di penitentia pieno , e di dolore , 
D'hauer fatto a colui danno cr oltraggio. 
Che degno di mercede era , e d'onore ; 
si che di e notte hauea ilpenflero intento 
Ter farlo rimmrii fc coiìtsnto , 



Con tanto inganno iltraditor gUhauea. 

E perciò fé bandir perquel paefe , 

che farla un'altragioÙ^ra indi ad unmefe, 

■ 9« 

DJ che apparecchio fa tanto folcnne , 
Qu^anto A pompa real pofitbilfìa . 
Onde la fama con uelocipennc 
Torto la noua per tutta Sorta , 
Et in Fenicia , in TalejHna uenne,' 
E tanto , eh' ad Adolfo ne die f]^ÌA . 
llqual col viceré deliberoffe, 
che quella gioflra fenza lor non foffe, 

Terguerrier iialorofo, e di gran nome 
La Itera idoria Sanfonetto uanta. 
Li die batefno Orlando ; e Carlo (come 
v'ho dettofigouernar la Terra Santa . 
Adolfo concoftuileuò le fonie 
Ter ritrouarfì ; oue la fama canti 
si , che d'intorno n'ha piena ogni orecchia , 
che mDamafeo la giodra i' apparecchia . 

Or canale andò per quelle eontrade 
Con non lunghi uiaggi , agiati , e let^ti 
Ter ritrouarfì fiefchi 'a la cittade 
Toi di D amafco il di de'tortHamenti ; 
Scontraro in una croce di due ftrade 
Ter fona , ch'ai uejìire , t i 1 mouimenti 
Hauea fembianza d'huomo,e feminer4 
7^ le battaglie a merauiglia fiera . 



V<) 



La Vergine Tyiarfi fa fi'nomaì<a 
Di tal «a/or , che con lajjuda in mano 
Fece più uolte al gran Signor di Braua 
Sudar la fronte , e A quel di Mont'^lbanc 
E'I di e la notte arnuta fempre andana 
DiquA di Ia cercando in monte e in piano 
Con caualicri erranti rifcontrarfi , 

Et immortale e gloriofa farji . 
1 00 
Com'eUa uide Adolfo , e Sanfonetto , 
Ch'appreffo le uenian con l'arme indoffo , 
Trodiguerrier le par nero a l'affretto. 
Ch'erano ambeduo grandi e di buon'offa , 
E perche di prouarfi hanria diletto , 
Ter isfidarli hauea il dedriergiÀ moffo ; 
Qu^ando affifando l'occhio più tttcino, 
Conofciuto hebbt il Dnca TaUiin9 . 

DtU 



I9> 



C ^ Ts^^ T 



Dt IxpuceuoìctZd le foucnne 
Del CitujiUer, qu.indo al Cdtaì feco era . 
£ lo chiamò per nome , e non fi tenne 
LdmM nd giunto , e alzojìi U utfun ; 
Eeongran fejìx ad abbraccurlo nenne, 
Cvme che fopra ogn'xltra [offe altiera . 
ISfon mcn di l'altra parte riiierente 
'Fu il Valadìno k Ix Donna eccellente . 

lOl 

Tra lor Jì domandxron di lor uia ; 
E poi cb'^jlolfo ( che prima yijpoffe ) 
'2<[j.m-ò,comci Damafco fcncgia, 
Doiic le genti in armcinhrofc 
Hauea inuitato il I\c de la Sorix , 
^ dim»}har lor'opre uirtuofe . 
Tilxrfìfa fcmprca far gran proue dece fa. 
Voglio ejjer co uoi{dijJe)A quella imprefa . 

lOJ 

Sommamente hehbc ^holfo grata quejla 
Compagna d'arme, e cosi Sanfonctto . 
Furo k Damafco il di inn anzi la feftd , 
E di fora nel borgo hebbon ricetto , 
E fili A l'bòra , che dal fonno dejìx 
L'aurora il uecchiarelgik fuo diletto , 
■Qtdui jiripoftr con maggior' agio , 

Che fé fmontati fodero al palagio . 
104 
Epoi che il nono Sol lucido e chiaro 
T^cr tutto jjjarjì hcbbci fulgenti raggi. 
La bella Donna ,eiduo guerrier s' armare 
Tilandato hauendo k la Citta me jf aggi, 
che cometempo fu,lorrapportaro, 
che per ueder fj^czzar fi-afini, e faggi, 
]{t T^randin era uenuto al loco , 
C'hauca cojiituito al fiero gioco . 

Senzd più indugio k la Cittk ne uanno , 
E per Ix uia maeOra k la gran piazZii , 
Doue allettando il rcal fegno , danno 
Quinci, e quindi i guerrier di buona razz<i- 
Iprcmij , che quel giorno fi daranno 
^ chi uince , uno flocco , cr una mazzi 
Cuerniti riccamente , e un dedrier , quale 
Sìa conueneuol dono k unSignor tale . 

10(! 

Hauendo T^randin fermo nel core ; 
che come ilfrimo pregio,il fecondo anco , 
Ed'ambeduelegwlircil fommo onore 
Si debba guadagnar Grifone il bianco , 
Ter dargli tutto quel, c'huomdiualore 
Dourcbbc haucr;nc dcue far con manco ; 
Tojto con l'arme in quefo ultimo pregio 
Ha ftocco,emazza,cdeftricrmolt' egregio. 



L'arme , che ne lagiojhd fatta dianzi 
Si doucano k CriJ'on , chc'i tutto ninfe , 
Et che ufurpatc hauea con trifii auanzi 
Martano , che Grifone ejfcrji finfi, 
Quiui fi fece ti ]\e pendere inaliti y 
Eilbcnguernitofìocco k quelle cinfe, 
E la mazza k l'arcion del dcjlrier mejfe, 
Terche Crifon l' ti pregio e l'altro haueffe, 

THa che fu a intentione haueffe effetto , 
vietò quellamagnanim.: guerriera , 
Che con ^Ajhlfo , e col buon San folletto 
In piazza nouamcnte uenuta era . 
CoReiuedendo l' arme , ch'io n'ho detto , 
Subito n'hebbe conofcenza nera. 
Terò chegik fuc furo ,erhel-be care, 
Qjianto fi fuol le cofe ottime e rare . 

Benché l'hauea Ufciate in su la Brada 
.A quella uolta , che le fur d'impaccio, 
Qu^andoperrihaucr fua bona jjyada 
Correa dietro k Brunel , degno di Uccio , 
Quefia iRoria non credo , che m'accddel ■ 
Altramente narrar , però la taccio . 
Da me ui ha^iintendcre k cheguifd 
Qu^iui trouaffe l'arme fue Marfifa . 

I IO 

Intenderete ancor , che come l'hebhe 
Escono fciute k manifcfcc note. 
Ter altro , chefìa al mÓdoyìion le haurcbbe 
Lafciate un di di fua perfona note . 
Se più tenere un modo , ò un'altro debbe 
Ter racquifcarle , ella penfar non puote, 
7>la fc gli accojla k un tratto,e lamanjìen=: 

E fenz' altro rijfietto fc le prende . (de, 
1 11 
E per la f-(tta , ch'ella n'hebbe , duenne , 
ch'altre ne prefc , altre mandonnc in terr<u 
il I{e, che troppo offefo fé ne tenne , 
Con uno fguardo folje moffc guerra . 
Che'lpopul,che l'ingiuria non foUenne, 
Ter ueniicarlo , e lance efpadc afferra , 
7s(p» rammentando ciò , ch'i giorni manti 
Tacque in dar noia k i caualieri erranti . 

I I z 

TSlj fra uermigli fiori , azurri , e giatliy 
Vago fanciullo d la flagion noueUa ; 
1^ mai fi ritrouò fra fuoni , e balli 
Tiu uolentieri ornata donna , e bella ; 
Che fì-d {ìrepito d'arme , e di caualli , 
E fì'a punte di lance , e di quadretta , 
Doue fiff'drgd fangue,e fi dia morte, 
Cofìei fi troui, oltre ogni creder forte . • 

Spinge 



il 



n 



D n e I "M'o T r ^ V 0. 



"j 



ii9 



^n 



spinge ile M.iUo , e ne U turba, fcìoccd 
Con l'dftu bxffd impctuofd fere , 
E chinel collo , e chi nel petto imbrocca , 
E fa con L'urto or queflo , òr quel cadere , 
Toiconlajpad.tuno CTun'.ihro tocca^ 
E fa qual fcnza capo riìtiancrc , 
Equal con rotto , e qual pajfato al fianco , 
E qual del braccio priuo,ò dejlro ò manco . 

«14 

t ardito ^ilolfo , e il forte Sanfonetto , 
C'bauean co kiuejìita , cpia{{ra,e maglia. 
Benché non uewiergi'.i per tai'effctto , 
Tur uedendo attac<dta la battaglia , 
^bbaffanla uificra de l'elmetto , 
E poi la lancia per quella canaglia , 
Et indi uan con la tagliente jl>adx 
Di qua dita faccndoji far &ada. 
115 

I caualier dination diuerfe , 
Ch'erano pergioiìrar quudridutti , 
Vedendo l'arme in tal furor conuerfe , 
E gli affettati giochi ingraui lutti , 
chela cagion,c'haueffedi dolerfe 
L.i plebe irata , non ftpeano tutti , 
Ts^c ch'ai ì{c tanta ingiuria foffe fatta, 
Stauan con dubbia mente, tjiupefatta. 

Di ch'altri a fauorir la turba uenne , 
Che tardi poi non fé ne fu a pentire . 
^Itri , a cui la Citta più non attenne. 
Che gli jìranieri , accorfc k dipartire , 
^Itripiìi faggio in mania briglia tenne, 
JUir^nio doue qucslo haucjfe a ufcirc . 
Di quelli fu Grifone, cr^quilante, 

che perucndicar l'arme andaro mante , 
117 
Efi , uedendo il l{e, che di ueneno 
Hauca le luci tucbriatc , e roffe , 
Et elfendo da molti iuUrutti A pieno 
De la cagion , che la difcordia moffe . 
E parendo a Grifon , che fua , non meno 
che del ì\e T^raniin , l'ingiuria foffe, 
S'haucan le Lince fatte dar con fretta , 
E Henian fulminando a la ucndetta . 

tA^olfo d'altra parte I{abicano 
Feniajl>ronando a tutti gli altriinantc. 
Con l'incantata lancia d'oro in mano , 
Ch'alpero fcontro abbatte ogni gioflràtc. 
Feri con effa , e lafciòjìefo al piano 
Trima Grifone ,epoi trouò .Aquilante , 
E de lo feudo tocco l'orlo a pena , 
Che lo gettò riuerfo in sh l'arena . 



I Cdualier di pregio , e di gran proud 
Votanlc felle manzi A Sanfcnctto, 
L'ufcita de la piazza ilpopol troudt 
Il I\e n'arrabbia d'ira e di diffyetto . 
Con la prima corazza, e con la noua 
Ttloìfifa intanto , e l'uno e l'altro elmetto, 
Toichc fi iddeA tuttidare ittergo, 
Vincitrice uenia uerfo l'albergo . 

Ilo 

^Jìolfo , e Sanfonetto non fur lenti 
^feguitarla , e feco ritornarfi 
y'erfo la porta ; che tutte le genti 
Le dauan loco , cr al ra(ti-el fermarfi ; 
t/tquilante , e Grifon troppo dolenti 
Di uederji À uno incontro riuerfarfì, 
Tenean per gran uergognailcapo chino, 

TS^è ardian uenire inanzi ì isiorandino . 
■ li 
Trefi , e montati , c'hanno i /or cauaUi, 
Spronano dietro a gl'inimici in fi etta . 
Li fegue ti p^ con molti fuoi uaffalli 
Tutti pronti ò A la morte, ò ila ucndett4. 
La fciocca turba grida , Dalli , dalli; 
Ejia lontana , e le nouclle affetta . 
Grifone arriua , oue uolgean la fronte 

1 tre compagni , cr hauean prefo ti ponte , 
11: 
^ prima giunta .Aftolfo raffigura , 
C'hauea quelle medejime diuife , 
Hauea ti cauallo , hauca qucU'armaturd , 
C'hebbe dal dì , cb'Orrtl fatale uecife. 
Tv^ miratol , né podogli hauea cura , 
Ouando m piazza i gioSìrar feco fi mife . 
Qu^Liti ti conobbe , e falutollo , e poi 
Clidomandò de li compagni fuoi . 

Epei'che tratto hauean quell'arma a teird, . 
7>ortando al I{e si poca riuercnza . 
De' fuoi compagni il Duca flnghilterrd 
Diede A Grifon non falfi conofcenza . 
De l'arme , ch'attaccata haueanla guerre 
DilTe , che non n'hauea troppa faenza ; 
7>la, perche condlarf fa era ucnuto. 
Darle uolea con Sanfonetto aiuto . 
1:4 

Quiui con Grifon {landò ilValadino , 
Viene ^quilante , e lo conofce lofio. 
Che parlar colf -atei l'ode uicino ; 
E il uoler cangia , ch'era mal dijf^oflo . 
Ciungean molti di quei di T\[orandmo , 
Ttla troppo non ardian uenire accoflo, 
E tantopiii uedendo iparlamcnti , 
Stauano cheti, e per udtre intenti . 

1\J^ aleuti 



^lcun,ch'intcndc quiui effcr Murfifu , 
che tiene aI monio il uatito in cffer forte. 
Volti ti cMuUo , e T^rMiitno .uiifi , 
Che s'oggi non uiiol perder U fui certe , 
Troneggi Ji , primi chefi.i tutti uccifi , 
Di '«.!« tr irli ^T e fifone, eli. li Dior te, 
Terchc Mirfifi uenmente éjliti , 
Che iurmitun in piiZZ^gU ha leuitu . 

Come il {{eTs^nniiìi ode quel ttome 
Cosi temuto per tutto Leujnte, 
Che fxci \ moki anco irricciir lechiome. 
Benché l^ejfo di lor foffe disìintc , 
E^ certo , che ne debbia ucnir, come 
Dice quel ft!o,fe nonprouede imntc; 
Terò li fuoi, che gii mutiti l'in 
Hdnno in timore , <t fé richiinti , e tird^ 

117 

Z)4 riUn parte i figli d'oUuiero 
Con Sinfonetto , e col figltuol d'Otonc 
SuppUando a Mirfifi tinto fero , 
Che fi die fine li crudel tenzone . 
Ulirfifi giunti d F{e , con uifo altero 
Dijfc ,Ionon fo. Signor , con che ragione 
Fogli quejl'irme dir, che tue non fono , 
^luincitor de le tuegio{lre in dono . 

Tuie fon que(t''drme , e'n mezo de la ui4 , 
che uicn d'Armenia , ungiorno le Ufciai, 
Terche feguirekpiè mi conuenia 
yn rubitor , che m'hauca off e fa affai . 
E li mia infegm teftimon ne fìa , 
Che qui fi ucde,fe nolitia n'hai . 
E li mojirò con L corazza iìnpreffa^ 

ch'era in tre parti una corona fejfa . 
119 
Gilè uer {rijpofe il I{e ) che mi fur date 
{Sonpcckidì) da unmerccitinte armeno', 
E fi noi me l'biuefte domandate , 
L'hiurcfie hauutc , ò uojìre ò nòcche fieno . 
Ch'iucnga , eh' a Crifon gii l'ho donate , 
Ho tittti fede in lui , che nondimeno , 
Terche A tioi i.irle hauefi anche potuto. 
Volentieri il mio don m'bauna renduto. 

«JO 

'^on hifogna allegxr , per farmi fede 
Che uoflrefim, che tengM uojlra infegn4, 
Bafii li dirmelo uoi , che ui fi crede 
Tiù , eh' A quii altro teflimonio utgnx . 
Che uo<ìrc fitnuofir' arme fi concede 
^ la ttirtìt di maggior premio degiitt. 
Or uè l'habbiate , epth non fi contenda, 
^EGnfon maggior premio inmeprenUi 



T 

tu 
Crifon , che poco l core hauea qneWarmCt 
Ula gran iifio , che'l !\e fi fitifaccii , 
Gli dijfe, ^jfaipotcte conipcnfarme . 
Se mi fatcfaper , ch'io ui compiaccia . 
Tra fé dijfe TtUrfifa, Ejjèr qui pinne 
L'onor mio ir, tutto^ e con benigna faccii 
Volle A Crifon de l'arme ejfcr cor te fé ; 
E finalmente in don da lui leprefe , 

'2s(c la Cittx con pace , e con amore 
Tornar , oue le fejìc raddoppiarfl, 
Toiligiojlra fi fc , di che l'onore, 
E'I pregio ASanfonetto fece dar fi . 
Ch'^^olfo , e i duo fratclU,e la migliore 
Di lor Mar fifa , non uolfon promrfi . 
Cercando , come amici,e buon compagni, 
CheSanfonetto il pregio ne guadagni . 

Statiche fono in gran piacere, e in feftA 
Con TSfor andino otto giornate , ò diece, 
Terche l'amor di Francia limolerà, 
che lafciar fenza lor tanto non lece ; 
Tolgonlicentia. e Tilarfifa , che quefià 
Via defiaua , compagnia lor fece . 
TylarfifApauuto hauea lungo defire 
^Iparagon de'Taladin ucnire . 

Efar'el^eri(ntia,fe V effetto 
Sipareggiaua A tanta nominanzd^ 
Lafcia un'altro infuo loco Sanfonetto, 
che di Gierufalem regga li ftanza. 
Or quefii cinque tn un drappello eletto , 
Che pochi pari al mondo han dipoffaiiz<iit 
Liccntiatidal I{e'2\(or andino 
Vanno ATripoli,e almar,che u'è uicitio» 
155 

E ^HiHi una Caracca ritrouaro , 
che per Ponente mercantie raguna , 
Terloro,epeicaualU s'accordaro 
Con un uecchio patron, ch'era da Luiu. 
MoRraua dbgn'intorno iltempo chiaro ^ 
C'baurianper moltidibuona Fortuna . 
Sciolfcr dal lito , hauendo aria ferena , 
Edibuonuento ogni lor uela piena . 

L'ifola facraÀl'amorofa Dea 
Diede lor fiotto un' ariail primo porta ^ 
che non eh' A offendergli huomim fia red, 
Mifiempra il ferrose quiui ci uitier corto. 
Cagion n'è un jìagno . E certo non dou<4 
Telatura A Famagojìa far quel torto 
D'appreffarle Confianza acre , e malignil; 
pallio- al refio di Cipro è si bmgna . 

llgr<iM 



DECITifOTT^rO. 



n? 



iW^rdue odor , cheU palude effaU, 
l^n Ufciì al legno far troppo foggiamo. 
Quindi A un Creeo Leumte Jpiegòogni dii 
l'oUndo dj mM dedru A Cipro intorno, 
E furfe A Tdfo,e pofe in terra fcuU, 
£ itiAuiganti ufcir nel lito .ìdomo ; 
Chi per merce leuAr , chi peruederc 
L^Terra d'amor pieni, t di piacere . 

X).!? m.ir fci migli.t,ò fette,ipo co A poco 
Stu.i fAcndo in iierfo il colle ameno . 
7^Urti,ecedri,en.trAnci,eUuriilloco , 
T. mille altri foiui arborihan pieno. 
Serpillo.e perfa ,erofe y e gigli , e croco 
Spargon da l'odorifero terreno 
Tinta foauitd,che'n mtr fentire 
Lo fa ogni ucn^o, che da terra Jj>ire . 

Da liinpida fontana tutta quella 
Tiaggia , rigando uà un rufcel fecondo . 
Fen jipuò dir , che fia di f'ener bella 
Jl luogo dilettcuole e giocondo. 
Che uè ogni dovna affatto , ogni donzella 
Tidceuol più ch'altroue fia nelmondo , 
E fa la Dea,che tutte ardon d'amore , 
Ctouani, e Hccchie infino a l'ultime horc, 
140 

Quiui odono il medejìmo , ch'udito 
Di Lucina, e de l'Orco hanno in Sorta ; 
E come dt tornare ella a marito 
E acca «omo apparecchio in T^cofia. 
Quindi il padrone (cjfendofi èjpedito, 
E fumando buon tiento a la fua ma ) 
l'ancoix firpa, e fa girar la proda 
ycrfoTonente,cr ogni ucla fnoda . 
141 

^l utnto di THaefro alzò la J^tue 
le uele a l'orza,(y allargopt in alto. 
ynVoncntc LÌkcchio , che foaue 
Tarueapruipio, e fin che'lSol flette alto, 
E poi fi ft uerfo la fera grane , 
J.e leua incontra il m.'.r con fiero affalto , 
Contanti tuonile tanto ardor di lampi. 
Che par che'l cicl fi Jpezzì, e tutto auÀpi. 

Stendon le nubi un tenebrojo uelo , 
Che ni: Sole apparir Lìfcia, ne fteUa. 
Zìi fotto il mar , dt fopra mugge il cielo , 
jl ucnto d'ogn intorno , e la procella; 
che di pioggia of(uriftma,e di gelo 
1 "^auiganti mi feri flagella , 
E la notte piti fcmpre fi diffonde 
Sopral'trate, e formidatU'ondc . 



>4? 



JP5 



I nauiganti ì dimofirare effetto 

Vanno de l'arte , in che lodati fono , 

Chi difcorrc fifchiando col fi-afchetto , 

E <]u'ito hàgli altrikfar,moflra colfuono,. 

chi l'ancore apparecchia da rijfctto , 

E chi k mainar e, e chi a la fcottx e buono ^ 

Chi'l timone,ehi l'arbore afiuura , 

Chi la coperta difgombrare ha cura. 

■4+ 
Crebbe il tempo crudel tutta la n Hte , 

Caliginofa,epiù fcura, ch'inferno . 

Tien per l'alto il padrone , ouc men rotte 

Crede l'onde trouar, dritto ilgouevno, 

E uolta ad hor ad hor contra le botte 

Del mar la proda,e de l'orribil uerno, 

Tv^on fetKa ff>eme mai, che come aggiortìi 

Cepi Fortuna,ò più pLcabil tenti . 

MS 

'ìslon ceffa,e non fl placa, e piìi furore 
TiìoRra nel giorno, fé pur giorno è quello. 
Che fi canofce .'/ numerar de ihore , 
Ts^on che per lume già fu manficiìo. 
Or con minor (fcrMiza,epiù timore 
Si di in poter del ucnto il padron meùo. 
folta la poppa a ronde,eil mar crudele 
Scorrendo fc ne iiaconumiluclc. 

14<? 

Ttlentre Fortuna in mar queflitrauaglia , 
7^ l.ifcia anco pò far quegli altri in terra. 
Che fono in Francia, ouc s'uccide e taglia ^'è"' * 
Co i Sar acini il popul d'Inghilterra . car.io^ 

Qjiiui I{inaldo aflale,apre,e sbaraglia ^-^3' 
Le fclìiere auuerfe, e le bandiere atterra . 
Difiidilui,ch'el fuo deùiier Boiardo 

?>lojfo hauea contra Dardincl g.igliardo. 
147 
yide I{inaldo il fcgno del Ouarùero , 
Diche fuperbo era il figltuol d'^Almonte , 
F lo flimò gigli ardo e buon guerriero , 
Che concorrer d'.nfegna ardi a col Conte . 
l'ennepik apprejfo , egliparea più uero ; 
Chauea d'intorno huomini uccifl a monte. 
TilcgUo è,grido,che prima io fueUa,effegi 
Quello mal'germe ; che maggior diucn^ * . 

14? 

Douunque il uifo drizza il Valadmo, 
Leuafl ogn'uno,egU dli larga flrada, 
Ts^c mcn fgomhra ti Fedel, che'l Saracino, 
SÌriueritaèla famofa Ij^ada. 
J\inaldo , fuor che Dardmel mefchino, 
T^on uede alcuno,e lui fcguir non bada, 
Crida,Fanciullo gran briga ti diede 
Che tilafciò di quello feudo herede . 

?nL 2 Tengo 



iptf 



14? 



e ^ 'ì^ T 



2. 



Vtngi \ te pcrprouirr ,fc tu in'uttendi , 
CoKC ben guardili Oturticrroffo, e buco. 
Che i'or.t contru me nonio difendi , 
Difender contri Orbndo il potrai mMco. 
I{ij]>ofe Durdinello , Or churo apprendi. 
Che s'io lo porto , il fo difender anco; 



«ry 



Chiuuol fuggir, I[inatdo fuggir Lffti, 
Et attende kcàcci.v chi uuoljhr falda» 
si cade ouumijue .yiriodante paffs ; 
Che molto uà quel di preffo À l\viialdo . 
^Itri Lionetto , aliri Zerbin fracaffa ; 
^gara ogn'uno k far gran proue caldo » 



E guadagnar pitt honor, che briga pofio, Carlo fan fuo douer ,lo faOliuiero , 



Del paterno nuarticr candido e rojfo . 

Terche fanciullo io fta , non creder firme 
Terò fuggir' ò chc'lOuartier ti dia , 
La uita mi toìrai , fé mi toi l 'arme. 
Ma J'pcro in Dio, ch'anzi il contrario fìa. 
Sia quel che utiol.no potrà alca biafmarme 
che mai traligni a U progenie mia . 
Cosi dicendo, con la Jpadam mano 
^jfalfc il Caualicr da Mont'^lbano . 
151 

yn timor feddo tutto'l fangue oppreffc, 

che gli .yifricanihaueano vttorno al core; 

Come utdcr }\inaldo , che fi meffe 

Con tanta rabbia incontra k quel Signore, 

Co quàta andriaun leon,ch' al prato haueffe 

yijio un torci, ch'ancornon fcnta amore. 

Ilprimo, che feri, fu'lSaracino , 

aia picchiò in uan sii l'elmo di Mambrino . 

Byife I{lnaldo , e diffe , Io uo tu fentti 
s'io fo meglio di te trouar la uena ; 
Sprona,e a un tipo al dcjìrier la briglia aU 
E d'una punta contd forzai mena , {l'etd ; 
D'una punta, eh' al petto gli apprefenta , 
Che gli la fa apparir dietro k la fchena . 
Quella trajfe al tornar l'alma confanguc\ 
Di fella il corpo ufci fi-eddo , er e fangue, 

1)5 

Come purpureo fior languendo more 
Che'l uomere'alpaffar tagliato laffdt 
Ocomt carco di fitpercbio huinorc 
llpapauerne l'orto il capo abboffa i 
Cosi , giù de la faccia ogni colore 
Cadendo , Dardinel di ulta pajfa . 
Tafj\i di Ulta , e fi paffar con lui 
L'ardire, clauirtìidituttiiìfui, 
15+ 



Turpino , e Guido, e Salamene, e Fggiero* 

/ THorifur quel giorno in gran periglio 
Ch'en Vagania non ne tornajfe tefìa ; 
Tila'l faggio I\e diSpagna dkdipiglio, 
E fé ne uà con quel , che in man li reRa ; 
I{ejìar'in danno tien miglior configlio , 
che tutti i danar perdere , e la ueàa . 
Meglio e ritrarfi,e faluar qualche fchterjf 
Chejlando effer cagion,chc'l tutto pera. 

>57 

yerfo gU alloggiamenti i fegniinuiif 
Ch'cran ferrati d'argine e di foffi ; 
Con Stordilan , col ]\e d'indologia. 
Col Vortughefc in una fquadra groffa, • 
Manda k pregar'il I{e di Barbarla , 
CJe fi cerchi ritrar meglio che pofj'a ; 
E fé quel giorno la perfcna , e'I loco 
Totrk fakar, ncn haurk fatto poco . 
■ s8 

Quel ]{e , che fi tene a Jpacciato al tutto , 
7\(é maicredeapiìi riueder Biferta', 
che con uifo si orribile e si brutto 
ynquanco non hauea Fortuna efperta^ ■ 
s'allegrò , cìie THarfdio hauea ridutto 
Tarte del campo m ficurezza certa ; 
Et k ritrarfì cominciò , e daruoltii 
^ le ba^dia-e , e fé fonar raccolta*. 

ìS'J 

Ma la pili parte de lagcntcrotta 
•2VQ' tromba , ne tambur , ne fcgno afcolti^ 
Tanta fu la uiltk , tanta la dotta, 
che in Senna fé ne inde affogar molta . 
il Pj ./igr amante uuol ridur la fi-otta , 
Seco haSobrino , e uanfcorrendo in uoltdì 
Econlors'aff^aticaognibuonDtica 
che nei ripari il campo fi riduca. 



Qjial fogUonV acque per humano ingegno Ma He il i{e , ne Sobrin,ftc Duca alcuno 



Stare ingorgate alcuna uolta,t chiufe, 
che quando lor uien poirotto il fofiegnOy 
Cafcano , e uan con gran rumor diffufe, 
Talgli ^fi-ican, cbauea qualche ritegno. 
Mentre uirtii lor Dardinello infufe j 
?s(c uÀno orinarti Tquefi;aparte , in queU<(p 
Cbi l'bM} wiuto tifar morto di feh , 



Con preghi, con minacce, e con affannò 
^trarpuò il terzo(nÓ ch'io dica ogn'uno) 
Doue l'infegnemal feguitc uanno . 
Morti, ò fuggiti ne fon due, per uno 
che ne rimane , e quel non fenza danno ♦_ 
Ferito è chi di dietro , e chi dauanti^ 
Ma tTMagliati , e Ufi tutti quAtiti » 

Écofi 



I 



D E e 1 7^t Ò T T UT 0'. 't^ 

E cóH^dH temi fin dentro a U porte Erano (jut^duo fopTd irìpdri 

De infarti aìloggidmenti hebbon U uccU. Con molti altri k guardargli aJlóggìamèti; 



Et era lor quel luogo anco mal forte 
Con ogni proueder , che ui fi faccia : 
Che ben pigliar nel crin la buona forte 
Carlo fapea , quando uolgea la faccia. 
Se non uenia la notte tenebrofa , 
Chejidccò il fatto , cr acquetò ogni cofa. 

Dal Creatore accelerata forfè y 
Che de la fua fattura hebhe pietadt . 
Ondeggiò il fangue per campagna , e cor fé 
Cvme un gran fiume, e dilagò le {ir ade. 
Ottanta mila corpi numcrorfc , 
Chefur quel di mefii per fil di fj^ade. 
yiUatti , e lupi ufcir poi de le grotte 
^ dif^ogliarli , e a diuorar , la notte . 

Carlo non torna più dentro a la Terra , 
74a contra gl'inimici fuor s'accampa , 
Et in affedio le lor tende ferra , 
Etiilti è fpefii fochi intorno auampd. 
Il pagan fi prouede , e caua terra , 
Fojii , e ripari , e baftioni sìampa . 
ya riucdendo , e ticn le guardie dejle ; 
7^è tutta notte mai l'arme fifuefìe . 
i(r4 

Tutta la notte per gli alloggiamenti 
De'mal fìcuri Saraciìu opprefii , 
Si uerfm pianti , gemiti , e lamenti ; 
"Ma quanto piti fi può,chcti e fopprefi. 
^ltri,perchc gli amie ih anno , e ipirenti 
Lafciati morti , cr altri per fé iicfii , 
Che fon feriti, e con difagio danno, 
7Ha più e la tema del futuro danno . 

'«5 

t>ue Tilori iui fi-a gli altri fi trouaro , 
D'ofcura fiirpe nati inTolomitta , 
De quaiiiiioria, perejfempto raro 
Di uero amor', e degna ejferdefcritta . 
Cloridano , e Mcdor fi nominaro . 
Ch'à la fortuna profpera , e À l'afflitti 
Haueano fcmper amato Dardinelio; 



(yuanio la notte fra diftantiepari 
THiraua il del congU occhi fonnolenti . 
T\Udoro quiui in tutti i fuoi parlari 
Tvjon può far , ch'cl Signor fuo non ramiti 
Dardtnello dlAlmonte ,echen on piagna • 
Che re^i fenza onor ne la campagna . 



icg 



Volto al compagno diffe , Cloridano 
I non ti poffo dir, quanto m'increfca 
Del mio Signor , chefta rimafo al piano 
Ter lupi e corbi,oime troppo degna efcd, 
Tenfando , come fcmpre mi fu umano , 
lai par, chequado ancor queSìa anima efcd 
In onor di fua fama , io non compenfi , 

' 'HS fi:tolgauerfo lui gli oblight immcnfl. 



16» 



lo uoglio andar , perche non ùia ìnfcpuU» 
In mezo i la campagna k ritrouarlo ; 
E forfè Dio uorrÀ , ch'io uada occulto 
La , douc tace il campo del ì{e Carlo . 
Tu riinarrai ; che quando in del fia fcultOf 
Ch'io ut debba morir , potrai narrarlo ; 
Che fé Fortuna uiet a si bell'opra , 

Ter fama almeno il mio buon corfifcoprd. 
1 70 
Sturpifce Cloridan , che tanto core. 
Tanto amor, tanta fede habbia un fandul 
E cerca affai (perche U porta amore ) (lo . 
Di farli quelpenfiero irrito , e nullo ; 
Tila non gli ual , \>erch'v n sì gran dolore 
T^on riceue conforto , ne traSìuUo . 
T^ledoro era dijpoiìo ò di morire , 
ne la tomba il fuo Signor coprire. 

'7' 

Feditto , che noi piega , e che nolmoue , 
Cloridan li rifi>onde , E uen-ò anch'io , 
^Anch'io 110 pormi k si lodcuol proue ■ 
^Anch'io famofa morte amo e defio . 
Oual cofa farkmai, che più migioue. 
S'io re fio fenza te , THedoro mio e 
Tilorir teco con l'arme è meglio molto , 



Et or pafiato in Franciail mar con quello. Che poididuol, s'auien che mi sif tolto. 



Cloridan cacciator tutta fua ulta 
Di robufta per fona era , cr ifneltd . 
Tiledoro hauea laguancia colorita, 
E bianca , e grata ne la etk nouella , 
jE fra la gente k quella imprefa ufcitd 
7v(o/j era faccia più gioconda , e bella . 
Cechi hauea neri , e chioma cref^a d'oro ; 
^ngelparca di quei del fommo Coro . 



Così dijpojlimifero in quel loco 
Le fuccefiiue guardie ,e feneuanno, 
Lafcian fofii , efteccati , e dopo poco 
Tra' nojlri fon , che fenza curaftanno. 
Il campo dorme , e tutto éfiiento il foco 
Tcrche de'Saracmpoca tema hanno . 
Tra l'arme , e carriaggi ftan riuerji 
?\(c/ um,nelfonno infino k gli occhi merJL 
?^ 3 Fermofii 



jpS 



•tJ 



e u 1^ T 



rtrmofii dlquMtò ClorìiiiM, t diffi, 
T^nfon mii ad Ufciar l'ocujìoni . 
Di qutflo ftuol , ch'el mio Signor trafiffc , 
7^n dtbbo far TUcdoro occifioni e" 
Tu, perche fopra dcunnon ciucnijjcj 
eli occhi , e gli ortcchi in ogni parte poiU. 
Ch'io m'offerifco fdrticonld j}>ddu 
Trd gl'inimici Ipatiofd ftrdia. 

. ■74 

Così diffe egli,ctoBo il pdrUr tenne. 
Et entrò doiic il dotto ^Ifcodormid; 
Che l'dnno manzi in corte k Carlo uenne 
medico , e mago , e pien d'idrologia, 
7iU poco A cjiicjU uoltd gli fouenne ; 
^4nzi li dijfc in tutto la biigid . 
Tr edetto egli s'hduea, che danni pieno 
Douea morire a la fud moglie in ftno . 

175 

£t orglihd mejfo il cauto Sdr acino 
Ld punta de la jpada ne Ugola . 
Qu^attro altri uccide dppreffo à, l'indouhto, 
Ckenon hantempo À dire una parola . 
7. ■■ e:ition de' nomi lor non fa Turptno , 
L ': lungo andtir le lor notitie ìnuoU . 
DopoefiivJidonda Moncalien , 
Che ficuro dormid fid duo dejìvicìi. 

Tot fé ne uien , doue col capo giace 

appoggiato di barile il mtfer Grillo . 

Hducdlo uoto ,ehdueacredutoinpacc 

Codcrftun fanno placido e tranquillo . 

Troncagli il cdpo il Saracino audace. 

Efce col fangue il uinper uno jjnilo ; 

Di che n'ha m carpo più d'una bigoncid, 

Ediber fagnd^cCloridan lo fconcid . 
177 

f prcjfo d Grillo , un Greco, ry un Tedefco 
Spegne in duo colpi ^11 kùpono,e Corrddo 
Che de ld notte hduean goduto al frefco 
Grdn parte, or con ld tdzzd, ora col dado. 
felici,feuegghidr fdpcdno k defco 
Fin che de l'Indo il Sei pdjfdffe il guado . 
Ma non patria ne gli huomini il de&ino, 
St del futuro ognun foffe indouino. 
178 

come impajìo leone inftdild piena . 
che lugdfame habbiafmdgrito,e afciutto ; 
yccide,fcdnnd,mdngid,e kfbrdtio mena 
L'infermo gregge m fua balid€ondutto. 
Cosi il crudelVagan nel fanno fuena 
Ld noiird gente , e fa mdcel per tutto . 
Ldjpada diMedoro anconanhebe, 
idi fi fdegna ferir l'ignobil plebe . 



119 



Venuto tri , oue il Ducd di Ldbretl» 
Con una dama fud dormia dbbrdccidto, 
E l'un conl'dltrofìtenea fifhetto. 
Che non fxrid trd lor l'dere entrain . 
Jdedoro dd dmbi taglia il cdpo netto . 
felice morire , ò dolce fato, 
che, come erano i corpi, ho cosi fede , 

Ch'dndair l'dlme dbbrdccidtcà, ld lor fede, 
I £0 
Tildlindo ucci fé , ^rdalico , t'I fratello , 
Che del Conte di Fiandra erano figli ; 
E l'uno, e l'altro , cdualier nouello (gli 
Fdtto hduea Cdrlo, e dggiìito d l'drme igi* 
Terche ilgiorno dmbedue d'oftil maceUo 
Con gli flocchi torndr uide uermigli, 
E Terre in Frifd hauea promcjfo loro , 

E date hdurid , ma lo uittò Medoro . 
181 
Cl'inpJiojì ferri eranuicini 
^ ipddiglioni , che tiraro in uoltdy 
^l padigliondi Cdrlo i Vdlddini ,• 
Fdcendo ogn'un la guardia ld fua uoltd ,' 
Quando da l'empia jìrage iSardcini 
Trajferlej^aieediero k tempo uoltd; 
Ch'impo)Ubil lor par, trd sì grdn torma, , , 

Che nj s'hdbbid k trouare un che no dormi, 
182 
E ben chcpoffan girdipredd cdfchi , 
Saluìn pur fé, che fauno dffai guadagt\Q . 
Oue pia crede hauer ficuri i uarchi , 
Va Cloridaiio,c dietro ha il fua compagno. 
Vengon nel campo; ouefi'dlj>ade,z^ archi^ 
E feudi , e lance in un ucrmiglio dagno 
Ciaccian poueri, e ricchi ,e l^,e uaffaUit 
E fozzopra con gli huomini i cauaUi . 

Quiui de i corpi l'orrida midurd , 
Che piena haued lagrà campagna intorno} 
Toteafarudneggiarldfedtl cura 
De' due comi' agni ' '^1^^° '''/'"' del giorno; 
Se non traea fuor d'una nube ofcura 
^ prieghi di Medorla Luna il corno. 
Medor in ciel deuotamente fijfe 

Ver fa la Luna gli occhi, e (osi diffe, . 
18+ 
Sintd Dea , che da gli antichi no^ 
Debitamente feidettd triforme, 
che ittcielo,e in terrd,e ne l'inferno moflrì 
L'dlta bellezZd tua fatto più forme, 
E ne le felue , di fere, e di Monjhrì 
Vdi caccixtrice feguitando l'orme ; 
Mojlrami, oue' l mio l{e giaccia fra tdiUi, 
che umndo imitò tuoi ìtudifmi. 

U 



t>ECl7a'0TT^0, 



Iti 



Ld LuM l (futi pregar U nube aperfe ; 
fojfe cifo , ò pur la tanta fede ; 
BeUa come fu attor , ch'etta , s'ojferfe , 
E nuda in braccio à. Endìmion fi diede . 
Con Tarigi k quel lume fi fcoperfc 
L'uncdpOye l'dltro,c'l mÓtc,el pianliuede. 
Si uidero i duo coUi di lontano , 
Martire a. dejhra , e Leri a l'altra mano . 

I[ifulfe lo j^lendor molto più chiaro , 
Oue dlAlmonte giacca morto il figlio . 
JHedoro andò piangendo dSignor caro , 
che connobe il quaruer bÌMco e ucrmglio, 
E tutto il uifo li bagnò d'amaro 
Tiàto^che n'hauca un rio fatto ogni ciglio. 
In si dolciatti , in sì dolci Umcnti , 
che potea ad afcoltar fermare i uenti . 
.87 

"Ma con fommcffa noce, e a pena odita ; 
Ts^on che rifguardi a non fi far fcntire , 
Ter c'habbia alcun penficr de la fua itita ; 
Tilt to{io l'odia, e ne uorrcbbe ufcire . 
21aper timor , che non gli fìa impediti 
L'opera pia che quiui il fé uenire . 
Fu ti morto l{e su gli bomcri foffefo , 
Di tramcnduc , tra lur partendo il pefo. 

yanno affettandoipafi quanto panno , 
Sotto l 'amjta fama , che gl'ingombra , 
E gw Kf '114 chi de U luce e donno 
Le jìelle a tor del del , di terra l'ombra , 
iluando Zerbino , i cui del petto il fanno 
L'alta uirtudc ,ouec bifogno fgombra- 
Cacciato h.tucndo tutta notte i7\lori. 



i«» 



199 



E feco alquanticaudtierihéutd. 
Che uidero da-lunge i duo compagni . 
Ciafcuna k quella parte jì traea 
Sperandaui trouar prede , e guadagni . 
Frate , bifogna ( Cloridan dicea ) 
Gettar la fama , e dare opra i i calcagni . 
Che farebbe penfier non troppo accorto. 
Ter da duo uiui per faluare un morto . 

Egitto il carco , perche fìpenfaud, 
Che'l fuo Tiledoro il fimd far doueffe, 
7Hd quel Mcfcbtn, che'l fuo Signor pii( am4 
Sopra le JpaUe fue tutto lo rejfe . {ué 

L'altro con molta fretta fé n'andaui , 
Come l'amico a paro , ò dietro baucffe . 
Se fapea di lafciarlo 'a qucUa forte , 
THiUe aJl'Cttate hauria, non ch'una morte. 

Quei caualicr con animo dijf^ofìo , 
Che quedi a render s'hMuno,òk morire f 
Chi qu'\ chi U fi Jpargono ,crhan toflo 
Tre fo ogni pafio , onde fi pojfa ufcire . 
Da loro ti Capitanpoco difcoùo 
Tiìi degli altri e foìlccito a fcguire^ 
che in tal gui fa ucdcndoU temere , 

Certo è, che fìcn de le nimìche fchiert . 

191 
Era a quel tempo luiuna felua antica 
D'ombrofepiante f^effa ,e dtuirgulti i 
Che come Lberinto , entro s'intrica 
Di fìrctti calli , e fc'l da befìie culti . 
Speran d'hauerla i duo Tagan si amica , 
C'habbu a tenerli entro 'a'fuoi rami occulti, 
JUa chi del Canto mio piglia diletto , 
Fn'altra uolta ad afcoltarlo affetto . 



^l campo fi traea ne i primi albóri 

IL FINE DEL DECIMOTTAVO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

Qf E l (he ilif.irt io mi crrdeitalfnii mie 
Giicrrier del mondo, ho f.itto itlfiùgentite. La p.troU Genti Lìì,nella noflra fauella,onde fia fjC 
Cii,niin e J.iiurarfi di uoler'iimriìi^.-.re in <]ueflo luogo ,doitciutofine dirnel DittioiiArìo g^ncrnle. Qjfiha 
fiera di ricordare, J)e(^i]u,il fi jia /'«n^iHfjtj- 1' etvmlogi.t fiM)fi prende à noifem^ire in Mio, (^ nobilipis 
mo pgiiiJie.ito.Et </i <jui baòlnamo^enlil humno,ireìitit figiiore .Q'irto gentile , alma penule, /..: ni.mfifrtti 
Hoflr.t Or }^entity:gn.i.Et tant altre, lequali j'ar lultiiuia , che jiciio communi nelle hoci he di tutta Italia, 
Ma oltre all'ufo comminif,fi truoua ne gin f nitori buoni poflo fer ogni forte di grandeX7A,(2y di nobiltà, 
ejr j>erfettioite,Sicome chiaramente fi uede in 'juitladit P etrarca jlLi nofira Donna . 

,ir I j Oue fi HcdcLi dcttaitoce,Gcnltle,entrt<oTlapdÌK!na,herfett,t, 

the fé pocit mortai terra caduca , J. . , " ' * n ' , 

.' ' I I e j r !• celeste, efr eterna, et immortale,comccontra/>olta a mortale, et 

Smarco» SI mir.iOil teae Jo"lto , 1111 ,- j 1 r j ir 

., j ... , r^ > cad»ca,chchadelto auiintt. F.tcosidico nelprolioitodtlloprtt 

Chedeurt far ditecofaOhKTlLh r n r 1 1 . > 1 r j /: -^ 

' ' fop0uerJo,chegentile,oggnn Italia,j>arihe]il!renriaJoloof 

uohil di fangue ,{cìte pur di questi ne pojfono effere,et ne ueggiamo molti degenerare , et ejjer uilifìimi in 
»gm loro attione)!) J> aff a/>il,m.mfueto , benigne , et cortcfe.et di que7ie uinù, ò ijualila ninna ne hauea i« 
nofciuta il i^« "ì^ranJino in Grifone,ma ui hauca pur'allora conofciulo folamcnti il ualore, (3?- la for^.f. 
Ondealiuni tenendo,cbe detta parola,G enttU,nò pafi più oltre infigniJicatione(^thc nelle già dette\ che 
*gg'fo» communi in Italia, imput.ino l'jiriojlo,che Ibahbia pofla in ^uefto luogo, oue dicono ihein luoga 
udire al più geni ile, douea dire alpiù forte, alpiù prode,alpiùgagliardo,rlpiH raro ,al più it.ilorcfo , oal 
tracofa tale. Ma fé confiderano, come qui poco auanti s'è detto, che e(fa parola Gentile, fi mette nella lin- 
gua no'slra ,p propri,! ad ogni forte di eccellemra,et pfettione,conofceranno, che qutfio diurno fcrilt ore noi% 
dijfe cefi non pciidirata,e^ fofltnuta,i dalla ragione,» dall'autorità, e^ tutto con utile &-]}l<.ndor della 
hn ux:ufira. 2i A 



ioo 



e ^ 1^ r 




D t e l T^ì 0%^0 VJOÌ 



tot 



ARGOMENTO. . 

angelica il ferito giouinctto 
Sana, e iiuicnfua jj^ofa, cai Cdtdudnno . 
THarjìfi d fin col bel drappello eletto 
Giunge k Laiazzo dopo lungo affanno . 
Cuidon Seluaggio in feruiti< diiiretto 
Da l'empie Donne , che dominio u'hanno. 
Combatte con Marfifa , t a l'aer cieco 
La mena, co i compagni a jìarji feco . 



IN QyESTO DECIMO NONO CANTO, PER MEDORO CHE 

(nolVo da debita pietà ucrfoil Signor Tuo, corfe quali l'ultimo pericolo della Tua uiti, & al 
finetrouato da Angelica diuicn Tuo marito, lì additai) duecorc,L'una,clieil ben f'arc,& il uà 
lor utro,non è quali maifenzail Tuo prcmio.I.'altracliedaqueftoeffcmpio fi rendono ac- 
corti gli amanti, à tener per certo,che l'amore più fi faccia per eiatuone, che per ddliiio; à 
almeno, che l'tlettioiieui fi taccia, ma il deftmo la proponga. 

I 

C ^ Tsl^T DECIMO TSl^O 1^0. 




L CVN NON 

pHÒfaper da 
cbijia amato 

Qv\N DO feli 
ce in sìt la ro 

ta ficde , 

Pero' c'ha 
iueriyC i finti 
amici A /ato, 

che mon^ran tutti una mede fina fede . 

Se poi fi cangia in triflo il lieto flato , 

J''olta la turba adulatrice il piede; 

E quel , che di cor ama,riman forte , 

Et ama il fuo Signor dopo la morte . 

Si, comeiluifo,fìmofìraffeilcort. 
Tal ne le Cortic grande , e gli altri preme t 
E tal'c m poca gratia al fuo Signore , 
Che U hr forte nwieriano infiemt . 



Qucdohumiltdiuerria toflo il maggiore; 
Stana quel grande infi-a le turbe cjheme. 
7>la tori}iamo k lìledor fedele e grato, (to. 
che in «if j,e ì morte ha il fuo Signore amA 
i 
Cercando già nelpiù intricato calle 
il Giouene infelice di ftluarfi ; 
7)la il graue pefo , c'hauea su le JpaUc , 
Clifacea ufcir tutti i partiti fcarfì . 
IS^on conofce il paefe , e la uia falle , 
£ torna fi-a le ffnne amuilupparfì . 
Lungi da lui tratto al fìcuro i'era 
L'altro , c'hauea la ffialla più leggiera » 

4 

Cloridan s'è ridutto , oue non fente 
Di chi fegue lo fìrepito , e il rumore ; 
Ula , <juai%do da Medor fi uedraffcnte , 
Gli pare hauer lafciato à dietro il core . 
Deh , come fui ( dicea ) si negligente , 
Deh come fui si di me jìeffo fuore , 
che fenza te Medor qui mi ritrafi , 
"H^ f'ppi'itquanio ò ione io ti lafciaj^i. . 

Così 



loa 



€ ^ Ti T 0. 



Così dicendo , ne U tortd uU 
De l'intricata fclHd,fì ricaccid. 
Et, onde era uenuto , fi rduuij , 
£ torna di fua morte in sìt la traccid. 
Orff icauaUi,ei gridi tuttduid , . 
E la nimica uoct , che minaccia ; 
^ l'ultimo ode il fuo Medoro , e uede. 
Che tra molti k caudtlo èfolo k piede . 

Cento à cdUdllo , égli fon tutti intomo , 
Zcrbin comandd , e grida , che fia prefo , 
L'infelice i'aggin , com'un torno , 
^ E quanto pub,jì ticn da lor difcfo , 

Or dietro quercia,or'olmo,or faggio,or'or 
ISl^lidifcoflamaidalcdropefo. (no. 
L'ha ripofato al fin su l'erba , quando 
I{egger nolpote j egli uà intorno erratido, 

7 

Come or fa, che l'alpe^e cacciatore 
7^e la ptctrofa tana ajfalit'h abbia , 
Sta fopra i figli conìnccrto core; 
E freme in fuono dipietX , e di rabbid . 
Ira la'nuita , e naturai furore 
^ffiiegar l'unghie, e a infanguinar le labe 
. ^morl'intcnerifce,elaritira bia. 

' ■ \A riguardare i figli in mezo l'ira. 

8 

Cloridan , che non fa , come l'aiuti , 
E ch'ejfer uuole a morir feco ancora ; 
THa non che in morte prima il uiuer muti , 
che uia non troui, oue piìi d'un ne mora . 
Mette ili l'arco un de'fuoi jìrali acuti , 
E nafcofto con quel si ben lauora , 
che fora aduno Scotto le ccruella, 
E fenzd uitd il fa cader di feUd . 

9 

yolgonfi tuttigli altri d quella bandi , 
Ond'era ufcito il calamo omicida ; 
Intanto un'altro il Saracin ne manda , 
Terche'l fecondo a lato alprimo uccida; 
che mitre ìfi-etta a quefto,c k quel domàda. 
Chi tirato habbia l'arco , e forte grida. 
Lo ibrale arriua , e lipaffa Ugola, 
E gli taglia per mezo la parola . 

IO 

Or Zerhin, ch'era il Capitano loro , 
7<{^onpotè k quefto haucr più patienzd ; 
Con ira, e con furor ucnnc à Medoro 
Dicendo , ne farai tu penitenza . 
Stefc la niAno in quella chioma d'oro , 
Eflrafcincllo k fé con uiolcnzd . 
l^a,comc-gli occhi k quel bel uolto mi fé. 
Cline Henne pietade , e non l'uccifc . 



llgiouinettofìriuolfeipreghì, 
E diffe, Caualier per lo tuo Dio , 
7ipn cffer sì crudel , che, tu mi neghi. 
Ch'io fepcUifcd il corpo del I{e mio . 
7\(p« uo , ch'altra pietk per me ti pieghi, 
7^ penfì , che di uita habbia difio . 
Ho tdntd di mia uitd,e non pj'à , curd, 
Quanta, ch'dlmio Signor didfepolturd* 

12 

E fepurpafccr uuoi fiere, CTdugeUi, 
Che in teil furor fìadelTeban Creonte, 
Fa lor conuito de' miei membri, e quelli 
ScpeUir lafcia del figliuol d'^lmonte ; 
Cosi dicea Medor con modi belli , ■ 
E con parole atte k uottare un monte ; 
E sì commoffo gik Zerbino hauea , 
che d'amor tutto , e dipietade ardea . 

In quello mezo uncdualier uiQano , 
Hauendo al fuo Signor poco rifpetto , 
Feri con una lancia fopra mano 
^l fupplicante il delicato petto . 
Spiacque k Zerbin l'atto crudele e flrano ; 
Tanto più , che del colpo ilgiouinetto 
yide cader sì sbigottito efmorto , 
Chem tutto giudicò , che foffe morto . 

E fcne fdcgnò inguifa,e fenedolfe, 
che diffe , Inuendicato gik non fid . 
Epiendi mal talento firiuolfe 
^l caualier , che fc l'imprefa ria ; 
Ma quel prefo uantaggio ,fc li tolfe 
Dmanzi in un momento , e fuggi uid . 
CloridM,chc Medor itcde per terra , 
Salta del bofco k difcopcrta guerra . 

•5 

Egettal'arco , e tutto pien dirabbia 
Tra gl'inimici il ferro intorno gira , 
Tiì< per morir che per p'efter,ch'eglihabbitl 
Di faruend ctta , che pareggi l'ira . 
Del proprio fangue roffeggiar la fabbiti 
Fra tante ff>ade,e al fin uenir fi min ; 
E tolto che fi finte ognipotere. 
Si lafcia kcantoalfuo Medor cadere . 

Seguon gli Scotti , oue la guida loro 
Ter l'alta felua alto difdegno mena ; 
Toi chelafciato hal'uno e l'altro Moro , 
L'un morto in tutto , e l'altro uiuo k pena . 
Cu eque gran pezzo ilgiouine Medoro , 
Spicciando il fangue da sì larga ucna , 
Che di fua uita al fin fana uenuto , 
Se non fopraucnia chi gli die aiuto . 

.,>£. Gli 

% 



D i e I M T^O ?^0. 



»t 



i? 



10^ 



eli fopruucntit A càfo utid donztUa 

^ uolta m pudordlc , cr umilucfte , 

JUi di rtd prefcntid , t in uifo bcUa , 

L'alte muniere, t accortamente onejìe. 

Tanto è, ch'io non ne dijUpiù nouelU , 

ch'i pena ricono fcer la dourcHe .. 

Queha ,fe non fapete,^ngelica era 

Dal gran Can del Calai la figlia altera . 
18 

Toi che'l fuo aneUo angelica rihebbe , 
Di che Brunel l'hauea tenuta priua , 
Jn tanto failo , in tanto orgoglio crebbe, 
Ch'cffer parea di tutto' l mondo fchiua . 
Se ne uà fola , e non fi degnerebbe 
Compagno haitcrqual ptk famofo uiui . 
si fdcgna rimembrar , che gii fuo amante 
Habbia Orlando nomato , ò Sacripante. 
• 9 

t [opra ogn' altro errar uia pm pentita 
Era del ben , che gii à Rinaldo uolfe , 
Troppo parendole cfferji auilita , 
Ch'in riguardar si bajfo gli occhi uolfe . 
Tant'arrogantia haucndo .Amor fcntita 
Tiii lungamente comportar non uolfe . 
Doue giacca THedor fipofc al u^rco, 
E l'ajpcttò , pojìo lofbrale i. l'arco . 

io 

Quando .Angelica uidc ilgiouinctto 
Languir ferito , affai uicino a morte , 
Che del fuo l{e, che giacca fenza tetto, 
Tiii , che del proprio mal fi dolca Forte, 
Infotitapietadeinmeto il petto 
si fentìtntrarper difufats porte , 
che le fé il duro cor tenero e molle , 

E piti, quando il fuo cafo egli narroUe . 
21 
Ereuocandoalamcmoria l'arte, 
che in India imparò già di Chirurgia , 
Che par , che queftojtudio in quella parte 
TS^obile , e degno,e digranlauitjia ^ 
E fènza molto riuoltar di carte 
Che'l padre a i figliereditarioildia. 
Sidi}j)ofc operar con fucco d'erbe, 

Ch'A piìi matura ulta lo riferbe . 
11 
E rìcordofi , che pajfando hsuea 
Veduto un'erba in una piaggia amend ; 
Toffe Dittamo, òfoffc "Panacea, 
Ononfo qual di tal tffctto piena ; 
Cheftagna il f angue ,edela piaga rea 
Leua ognifiiafmo , e periglio fa pena. 
La trouò non lontana , e qucUa colta , 
Doue lafciato hauea Medor, die uoltu. 



T^dritorndrs'incontra'm unpajlore. 
Ch'i, cauaUo pel hofco nf ueniua , 
Cercando unagiuuenca, chegik fuóre 
Duo dì di mandr a, e fenza guardia giu4. 
Seco lo trafje , oue per dea il uigore 
Tiìedor col f angue, che del petto ufciui. 
Egli n'hauea di tanto il terren tinto , 
Ch'era omaipreffo a rimanere eftinto . 

Delpalafreno .Angelica giù fcefe, 
E fcender'il paftor feco fece anche. 
Tejìò con fajìi l'erba , indilaprefe, 
E fugo ne cauò fra le man biandìe , 

. Tsjj la piaga n'infufe , e ne di{ìefc 
E pel petto , e pel uentre,e fin''i l'anche. 
E fu di tal KirtH qucfto liquore , 
■ Cheftagnò il fangue,e li tornò il uigore, 

E li die forza , che potè falirt 
Sopra il cauaUo , che'lpaftor conduffe . 
TJon però uolfe indi Medor partire 
Trima,che in terra ti fuo Signor non fiijft» 
E Cloridan col Fjc fefepellire, 
EpoiydoueAleipiacquc ,firiduffe . 
Etellaperpietìnerumil cafe 

Delcortefe parlar, feco rimafc. 
ir. 
7<{èfin che noi tornaffe in fdiiitade , 
yoleapartir , coii diluì fé ftima ; 
Taiuo s'intenerì de lapietade , 
Che n'bcbbe, come in terra il uide primi . 
Toi uidone i co^umi , e la beltade , 
I{oder jì fenti il cord'fcofa lima . 
Eroder fifcntì il core , e a poco A poc0 
Tutto infiammato d'amorofo foco. 

Stana il paflore in affai buona e bella 

Stanza , nel bofco in fra due monti piatta 

Con la meglie,e co' figli , cr hauea quella 

luttadinouo, e poco manzi fatta . 

Quiuii Medoro fu per la DonzelU 

La piaga in hreue i finita ritratta . 

Main minor tempo fi /enti maggiore 

Tiaga di quejìa hauere eUa nel core . 

'^ ■ . 
.Affai pili larga piaga , e più profonda 

Tv^flcor fcntidanonu:duto ùrale. 

Che da' begli occhi ,edala tefta bionda 

DiMedoro,iuentò V^rcier , c'hal' ale. 

.Arder fi fente,efempre il foco abonda^ 

E più cura l'altrui , che'l proprio male . 

Di fé non cura , e non è ad altro intenta , 

Ch'i rifanar ,chi lei fere è tormenta. 

Lafuà 



i9 



€ Jif ^ ¥ 



440 . '■ 

tu fu A piigi piti s'apre , t incrudcUfce , 

Quinto più l'altrd firiilringt , e falda . 
• I! giouinc fi fini , cD j hnguifce 

Di noui fcbre , or'agghiacciiti,or aldd . 
Digiorno in giorno in lui bclù fiori fcc^ 
Ld miftrd fi Ihruggt , come fddx. 
Strugger di ncue inttmpcjìiui fuole, 
che in loco aprico habbid fcopcrta il SoU , 

Se lì defio non uuol morir , bifogm 
che fcnzi indugio cUd fé ilcf]d diti . 
£ ben le p4r , che di qacl cb'effd agognd , 
TsTort/iJ tempo dj^ettir, eh' altri Wnuiti. 
Dunquerotto ogni fi-eno diuergògna , 
La lìgui hebbe no men,chcgli occhi arditi; 
E di quel colpo dimindò mercede , 
Che forfè non fipendo , ef)o le diede . 

O Conte Orlando ,ò]{edi Circafia 
yojlra incliti uirth dite che gioui e' 
yofho alto onor dite in che prezzo fU f 
O «fec mercè uoflro feruir ritroud i 
Tdofhritemiuni foli cortefia, 
che mii coilei ufaffe , ò uecch{d,ò noui , 
•per ricompenfd,e guiderdone , ò merto 
Diqttantohauetc già per lei fofferto . 

C , fé potè fi ritornar mai uiuo , 
Quanto tiparria duro , 6 1{e ^gricane , 
Che gÌAmo{trò coftei si hauerti a fchiuo 
Conrtpulfc crudeli, ZT inumane . 
C Ferrah , ò mille altri , ch'io nonfcriuo , 
C'hauetc fatto mille proue udne 
'Per queftd ingrata , quanto ajpro ui fora. 
S'a cojìu'ln braccio uoi la uedeftc ora . 

33 

^Angelicd a Medor ld prima rofa 
Cogiier lafciò , non ancor tocca inant< ; 
7s^ perfona fu mai si aucnturofa , 
Che'n quelgiardin poteffe por le piante . 
Per adombrar , per oncftar la cofa 
Si celebrò con cerimonie fante 
Il matrimonio , ch'aujpicc hebbe ornare , 
Et pronuba la moglie del Tintore . 
34 

ferfi le nozKc fotto a Vumil tetto , 
Ltpiìi folenni ,chc uipotean farjì. 
E piti d'un mefe poi fiero a diletto 
1 duo tranquilli aminti ìi ricrearfi . 
"Piti lungenonuedcadel Giouinetto 
La Donna , ni: dilui potca fatiarfi. 
I^permaifempre penderli dal coKo, 
llfuodifirfentiadiluifatoUo, 



3? 



Se fi ahi Al'ombra,èfe del tetto ufciud , ^ 
Hauea di e notte il bel Gioucne a lato . 
Tilattinac fera or quella , orqueUariud 
Cercando -andaua , ò qualche uerde prato* 
7^1 mczo giorno un'antro li copriua , 
Forfè non men di quel , comodo e grato, 
C'hebber , fuggendo l'acque. Enea e Dido , 
Dc'lor fecreti teflimonio fido . 

3« 

Era piacer tanti , ouunque un'arbor drUto 
yedcffe ombrare ò fonte , ò riuo puro , 
V'hauea fpillo , ò coltcl fnbito fitto. 
Cosi ft u'era alcttn faffo men duro . 
Et era fuori in miUc luoghi fcritto , 
E così in cafa in altri tanti il muro ; 
angelica , e TiJedoro in uarij modi 

' Legati infìeme di diucrfì nodi. 
37 

Toi che te paruehauer fatto foggiorna 
Quiuipiiich'kbafìinzd, fedifegno 
Di, fare in India nel Catat ritorno , 
E Medor coronar del fuo bel regno . 
Portauaalbr accio un cerchio d'oro ador< 
Diricche gemme , in teflimonio efegnoino 
Del ben , che'l Conte Orlando le uolca ; 

Eportatognn tempo uè l'hiuca. 
, ^ 38 

Quel donò gii Morgana a Ziliante 
T^ltempo , che nel lago ofcofo iltenne^ 
Et effo ,poi ch'ai padre Monodante 
Per opra , e per uirth d'Orlando uenne , 
Lo diede a Orlando. Orlado , ch'era amate ^ 
Di porfi al braccio il cérchio d'orfoBenne , 
Hauendo difcgnato di donarlo 
.A la Pagina fua^di eh 'io ui parlo . 
}» 

Ts^tt per amor del Paladino , quanto 
Perch'era ricco , e d'artifìcio egregio , 
Caro hduuto l'bauea la Donna tanto, 
che pili non fi può hauer cofa di pregio . 
Se lo fcrbò ne l'ifoli del pianto, 
"^^n fo gii, dirui con che priuilegio. 
La , doue cf^ofìa al marin diandro nudi 
Fu da lagente inolpitale e cruda . 

Quiuinonfitrouando altra mercede, 
Cb'dl buon pafìore ,(ykla moglie iefli , ' 
che feruitigli hauea consigran fede 
Dal di, che nel fuo albergo fi fur mcfii ; 
Leuò dal braccio il cerchio, e gli lo diede, 
E uolfe per fuo amor , che lo tencfii . 
Indifaliron uerfo la montagna , 
Ch( diuiie U Francia da la Spagna , ■ 

Dentro 



4r 



t> t C IM V^O T^ 0. 



Dentro l ydenzd , ó dentro i Barcelons 
Ter cmJchc giorno hMeanpciifxto porfi^ 
fin cÌk ciccddefj'e dcmia ndue buonj, 
che per Leuante app^reccbiaffe à. fciorfi . 
yiàeroilmjir fcoprir folto Cirom 
1^1 cdurgiii de li montani dorjì , 
E coHeggixndo k mxn finijhrd il lito , 
v/4 BATcelotu andirpcl camin trito . 

41 

^Id non itigiunfer prima cVunhuom pdzzo 
Cidcer trotaro in su l'eftremc arene ; 
che, come porco di loto , e di guazzo 
Tutto era brutto e uolto.e petto, e fchiene . 
Cojìui fi fcagliò lor, come cagnazzo , 
Ch'affalir fore^ier fubito uiene , 
9tgU( A E die lor noia , e fu per far lor fcorno , 
zar.^^o Mddi Marjifa kricontar ui torno. 

te.58. 41 

Di dlarfifa, d'^jìolfo, d'equitante , 
Di Grifone , e de gli altri io ut uo dire , 
Che trauagliati, e con la morte inante 
2lal fi poteano incontrati mar fchcrmire , 
Che fcmprepik fuperba , e più an-ogante, 
Crcfcea Fortuna le minacce, e l'trc . 
Egik durato era tre di lo sdegno, 
7S(c di placarfi ancor mojhraita fegno . 

4 + 

CaMlo , e batlador fpezza e fracaffi 
L'onda nimica , c'I Hcnto ogn'or più fiero . 
Se parte ritta il uerno pur ne Uffa , 
La taglia , e dona al mar tutta il nocchiero. 
Ckijìa col capo chino i;: una caffa 
sii la carta appuntando il filo fcntiero 
.A lume di lanterna piccolina. 
Echi col torchio gik ne la fc.f.na. 

yn fatto poppe , un'altro fotto prora 
Si tiene manzi Voriuol da polr.e ; 
E torna k riueder'ogni mcz'hora. 
Quanto e gik corfo , cr k che uia fi uolue . 
Indiciafcun con la fua carta fuor a. 
.Ameza naue il fuo parer rifoìue. 
Li , dotte k un tempo i Marinari tutti 
Sonokconfilio dalpadron ridtttti. 

4« 

Chi dice. Sopra Limifiòuenuti 
Siamo , per quel,ch'io trotto k le feccagne. 
Chi di Tripoli apprefjo i fafii acuti , 
Dotte il mar le piìi uolte i legni fragnc . 
Chi dice , Siamo in Satalid perduti. 
Ter cui più d'un nocchier foj^ird e pidgnc . 
Ciafciin fecondo ti parer fuo argotnenta , 
d2(( imiitgu^l timor preme e fgowntu » 



4r 



say 



il terzo giorno con maggior difpetto 
Gli affale il uento , e il mar più irato freme, 
E l'un nejpezza , e portane il trinchetto , 
E'I timon l'altro , e chi lo uolge injieme . 
Bene di forte e di marmoreo petto , 
Epiit duro, cb'acciar, chi ora non teme. 
Tilarfifa , chegik fu tanto ftcura, 
T>ìon negò, che quel giorno hebbepaun . 
4» 

.Al monte Sinai fu peregrino , 
.A Caliti:, promejfo , k Cipro , k }{om4 , 
.^l Sepolcro , k la Vergine d'Ettino , 
E fé celebre luogo altro ji noma . 
Su 7 mare mtanto , e Jpeffo al ciel uicino 
V afflitto e conquafjkto legno toma ; 
Di cuipermen trMxgUoltauea il Tadronc 
Fatto l'arbor tagliar de ['.irtimone. 
4y 

Tcolli,e caffè , e ciò che tt'cdigraue. 
Citta da prora , e da poppe , e da ffonde, 
E fatiate fgombrar camere e ghiaue , 
E dar le ricche merci kl'auide onde . 
.Altri attende k le trombe ,cktor di naue 
L'acque Iportune , e il mar nel mar rifonde; 
Soccorre altri infentina , ouunque appare 
Legnj da legno hauer fdrufcito il mare . 

Stero tnqtiefìo trauaglio , inquefiapem 
B'c qudtrogiorni,e non h aite à più fch ermo . 
E nhaiiria battuto il mar uittoria piena^ 
Tocopik, che'l furor tenejfe fermo, 
l^la diede )j>cme lor d 'aria ferena 
La dijtata luce di Santo Ermo ; 
che in pi-ua s'una cocchina À porft uenne^ 
Che più non u'erano arbori, ne antenne . 

Veduto fiammeggiar la bella face, 
S'inginocchiarotuttiinauiganti, 
E domandaro il mar tranquillo, e pace 
Con umidi occhi, e con noci tremarci , 
La tempera crudel,che pertinace 
Fu finallora , non andò più manti. 
TtUejho, e Trauerfia più non molcfìat 
E tiranno del mar Libecckio tejìa . 

Qu^cflo rc^a sul wjr tanto poffcnte , 
E da la negra bocca in modo ejfaii. 
Et è con lui sì lì rapido torrente 
De l'agitato m.ir the in fi'ctta cala, 
che porta il legno più uelocemente , 
Che peUegrin falconmai faceffe ah. 
Con timor del nocchier, ch'ai fin del moda 
T^on lo traj^'orti^òropa^ò cacci al fondo.. 

r^imcito 



-o6 € ^ 7^ T 

Sì . y» 

j{imcdio A quejìo il buon nocchicr ritroun , l^n poti udire ^holfo fcazd tifi 



Che coììundì gittdr per poppi jjxre, 
E cctlumji U gomoiii , e fx prouA 
Di duo terzi del corfo ritenere . 
O ueRo conjìglio , e più V augurio gioui 
Di chi hduei dece fa iii prodi le lumiere . 
Quejlo il legno fxlu ò , che perii forfè , 
£ fé , che in dio mir ficuro cor fé. 

54 

■^Igolfo di Laiizzo in uer Sorid 
Sotto unxgran Cittì fitrouò forto, 
E si uicino al Uto , che fcoprii 
L'uno el'dtro a^el, cljc ferru il porto . 
Come ilpidron s'accorfe de U uix , 
Che futtohiucdritornò in uifo fmorto ; 
Che né porto piglur quiui uoleu , 
'2^ ftare in alto , ne fuggir potei, 

T^potei {lire in ilto , ne fuggire , 
Che gli arbori, e l' intenne hiuei perdute , 
Enntiuole , e tnui dil ferire 
Del mir fdrufcite , e micere , e sbattute . 
E'I pigliar porto era un uoler morire , 
perpetuo legarfi in fcruitutc . 
Che riman ferua ogni per foni , ò morti , 
Che quiui errore , ò rii fortuna portJ . 

lo {tare in dubbio era con gran periglio , 
Che non filijfer genti de laTerra 
Con legni armati , e al fuo dejfer di piglio , 
Tylal'atto a. jìar siV/ maryno ch'i far guerra 
Tdentrcilpadronnon fa piglur confìglio, 
tu domandato da quel d'Inghilterra , 
che gli tenea si l'animo fof^efo , 
£ perche gii non hauea il porto prefo , 

57 

ilpidron mrrò lui , che quella riui 
Tutte tenean le femine homicide , 
Di cui l'antica Ugge ogn'un ch'arriui. 
In perpetuo tien feruo, ò che l'uccide . 
E queRi forte folamente fchiud 
chi nel campo diecc huomini conquide ; 
E poi li notte può affaggiarnel letto 
Diece donzelle con carnai diletto^. 

58 

E fé la prima proua li uien fatti , 
E nonjornifci li fecondi poi , 
Egli uien morto , e chi è con luijfitrittd 
Di zappatore , ò diguardiin di buoi. 
Se di far l'uno e l'altro e per fona atta , 
Impetra libertide a tutti i fuoi, 
.A fé non gii , c'ha da reftar marito 
pidiece donne , elette k fuo appetito , 



Deli uicin a Terra il rito (brano , 
Soprauien Sanfonetto , e poi Marfifa , 
Indi.yiquilinte,e feco il fuo germano, 
il padron parimente lordiuifa 
La cdufa , che dal porto il tien lontano . 
Voglio idicea) che inanzi il mar m'affoghi, 
ch'io fenta mai di feruitudei gioghi , 



Co 



Del parer del padrone i mirimri , 
E tutti gli altri nauiganti furo . 
Ma Mar fi fa , e compagni eran contrari ^ 
Chepiit che l'acque , il lito hauean ficuro. 
yii più il uederji intorno irati i mari. 
Che cento mila l]->ade era lor duro . 
Tarea lor que^o , e ciafcun altro loco , 
Dou'arme ufar potè an, da temer poco . 

Bramauino iguerrier uenire a prodi , 
Mi co maggior bildinzi il Duca Inglefe, 
Che fi , come del corno il rumor s'oda 
Sgombrar d'intorno fi fari il paefe . 
Tigliar il porto l'um parte loia, 
E l' altra il biafma , e fono i le contefe . 
Mi lipiìi forte in guiji il padron jìringe. 
Ch'ai porto,fno malgrddo,in Legno j^mgt. 

Ci 

Gii, quindo prima s'erano it f^ uiftd 
De la citta crudel su'l mar fcoperti. 
Veduto haueano umgalea prouijia 
Di molta ciurma , e di nocchieri ef^erti 
Venire al dritto a ritrouar li triéd 
Ts^ue , confufa di configli incerti ; 
Che l'altaprora a le fue poppe baffe 
Legando ,fuor de l'empio mar la traffc. 

Entrar nel porto rimorchiando , e a forzi 
Diremipiu,che per fiuor diuelc, 
Terò , che l'Alternar di poggia e i'orzA 
Hiuea leuato il uento lor crudele . 
Intanto ripigliar la dura fcorza 
I Cauilieri , e il brando lor fedele . 
Et al padrone , a* i ciafcun , che teme , 
'2<lon ceffan dar co' lor conforti fj^eme . 

«4 

tatto e'iporto a fembianzi d'una Lunx , 
E gin più di quattro miglii intorno . 
Seicento pajii è in bocca , cr in ciafcuni 
Tarte , una rocca nel finir del corno . 
T^n teme alcuno afjalto di Fortuna, 
Senon,quandoliuicndalMezo giorno . 
^guifa di teatro fé gli Hende 
la cittA A cerco , e uerfo il poggio afcenit . 

isfon 



<ff 



D E e I M "^{^0 T^^o: 



207 



1S(on fu quhn si tofto il legno forto , 
\ Cu L'mfo crapcr tuttu U Terrd J 
che fur fei mib fcnimc $ii'l porto 
Conglidrcbiin niMio in hxbito di gutrrd; 
E per tor de U fugA ogni conforto 
Trd i'mx rocci , e l'dtn il ìmr jì ferra . 
Dx T^dui, e il catene fu rinchiufo , 
che tcneM femprt indrutte k cotd'ufo . 

ynx , che d'unni k Li Cume.-i d'apollo 
Totcd ugiugUixrfi ,ekU madre d'Ettorrt, 
Fé chiamure ilpudrone , e domandoUo , 
Se lì uolcan bfciar Li uitji torre , 
fé uoleano pur'il giogo d colio , 
Secondo U cojiumji , fottoponc . 
Deglidue l'uno bditano k torre , ò quiui 
Tutti morire , rimaner captiiii. 
61 ' 

C\\i uer(dice<i ) che s'huom fi ritrouajfe 
Tra noi cosi animo fo , e cosi forte , 
Che contradiece noihi huomini ofaffe 
Trcndcr battaglia, eieffe lor la morte ^ 
£ far con diece fsmine bajìaffè 
Ter una notte ufficio di conforte ; 
Egli /( rimarrtii Trincipe nodro , 
E gtr u. i ne potrejle d,camin uojìro . 

68 

E fark in uojìro arbitrio il reflaranco 
yogliaìe,ò tutti ò parte ; ma con patto , 
Che chi uorrk rejìare^e reRar fianco , 
Dlarito jiapcrdicce /emme atto . 



E quindi uan per mezo la Cittade , 
E ui ritrouan le Donzelle altere 
Succinte caualcarper le contrade. 
Et in piazza armeggiar,come guerriere^ 
Tslj calzar quiui jpron , ne cìnger Jpade, 
J^cofai'armepcnglihuonmihaucre, 
Se non diece k la uolta,per rifletto 
De l'anti(4 cojìuma , ch'io ubo ietto . 

Tutti gli altri k laj}>ola,k Vaco , al fufo , 
^l pettine, cr al najpo fono intenti ^ 
Con uedi femiml, che uannogiufo 
Injin'dpiè , che gli famolUelcnti. 
Si tengono in catena alcuni , ad ufo 
D'ararla terra,ò di guardargli armenti. 
San pochi i mafchi , e non fon ben per miUc 
Temine, cento fa cittadi e utile . 

y olendo torre i Caualieri k forte 
Chi di lor debba per commiine fcampo 
L'una decina inpuzzaporre k morte , 
Epoil'altra ferir ne l'altro campo , 
"^on difegnauan di TAarjìfa forte , 
Stimando , che trouardoueffe inciampa 
T^e la feconda giojhr a de la fera, 
Ciì'aihauerne uittoria abil non era . 

Tila con gli altri effcr uolfc ella fortitd . 
Crfopra lei la forte in fomma caie . 
Ella dicea , prima u'ho k por la uita , 
Che u'habbiatc k por uoila libertade. 



Dia qit:.ndo ilguenier uojìro poffa manco dia queQa f\>ada ( e lor la J^aia additi ^ 



De I diece, che /t pan nimici a un tratto, 
■0 la feconda proua non forni fca, 
yoglum,uoi jiate fclnaui,cgliperifci. 
69 
Douc la nccchia ritrouar timore 
Creiea ne i Caualier,trouò baldanza; 
Che ciafcun ji tcnea tal feritore , 
che formrl'uno o~ l'altro hauea fperàz^. 
Et k Mar fi fa non mancaua il core 
(Benché non atta k la fecon da danza ) 
Ttld doue nonl'aitajje la natura , 
Con la j^ada fuppUr fiaua jìcurd » 

7*> 

t/ilpadron fu commeffa la rij^oRa, 
Trima conchiufaper comun conjìglio , 
C'hauean chi lor potrian di fé k lor poil4 
"ì^ la piazza , e nel letto far periglio . 
Leuan l'offe fc , cr il nocchier s'acco{la. 
Getta la fune , e le fa dar di piglio , 
E fa deconciare ilponte, onde i guer)-ieri 
E/cono AmMi,( trmio i hr it^riiri * 



Che cinta h altea ) ui dò per jicurtade ; 
Ch'io ui fciorrò tutti gl'intrichi al modo. 
Che fé ^lejfAniro il Gordiano nodo. 

7f 

TionuoMaipiù ,ehe forejìierjltagni 
Di qucSìa terra, fin che'l mondo durd^ 
Cosi dijfe ,enon poterò i compagni 
Torle quel , che le dMa fua ucnturd. 
Duque,ò che in tutto perda,ò lor guadagni 
La hbcrtk , le lafciano la cura . 
Ella dipiajìregtkguernita , e maglia , 
S'apprefcntò nclcwtpo k la battaglia. 

Cira una piazza alfommo de la Terra , 
Di gradi à feder'atti intorno chiufa ; 
Che folamentek giostre, kfimilguerrd, 
^ cacce, k lotte, e non di altro s'ufa . 
Quattro porte haii bronzo , onde jìferr^ 
Quiui U moltitudine confufa 
De l' armigere femine fi tr affé; 
£ poi fu, ietto A Marjifd , ch'entraffe . 

EJitri 



tot 



e ^ 7{ T 0. 



Etth'ò "Mirjìfii s'ttndcjlrìcrUardo 
Tutto fpurfb di macchie , e di roteile ^ 
Dipifciol cipo , e d'animo fo fgu.irdo. 
D'andar fupcrbo,cdi fattezze belle. 
Tel maggiore , pii< uago , e più gagliardo 
Di mille , che n'haiiea con briglie , e felle 
Scclfe in Damafco, e realmente ornollo , 
ft À ìiUrfifd TS^randin donoUo . 

li 

D a Tilezo giorno , e data porta d[/iufìro , 
Entrò 7ddrfifd,c non ui Rette guari. 
Ch'appropinquare e rifonar pel clauftro 
ydì di trombe acuti fuoni , e chiari . 
£ uide poi di tierfo il freddo plaiiUro 
Entrar nel campo i diece fuoi contrari . 
Cuìdon II primo caualier , ch'apparue mante , 
Scluag=^ Di ualer tutto ti rejio hauea. fembiante\ 

Vio, 7? 

Quel ucne in piazzi fopra un gran dcftricro 
Cbefuor,che in jì'ote,e nel pie dietro màco. 
Era pili che mai coruo , ofcuro , e nero ; 
2^/ pie , e nel capo hauea al cu pelo biìco. 
Del color del cauallo il Cuualiero 
yeftito , uolea dir che come manco 
De l' ofcuro era il chiaro , era altrettanto 
Il rifa in lui , uerfo l' ofcuro pianto , 

So 

Ddto che fu de la battaglia il fegno , 
"^ouc guerrieri' afte chinaro kun tratto. 
7>la quel dal nero hebbe iluantaggio k fde= 
Si ritirò , né digioftrar fece atto . (gno. 
Vuol, eh' A le leggi inanzi di quel regno , 
Ch'k U fua cortejìa pa contrafatto . 
Si tra da parte, e ftd A ueder le prone j 

Ch'una fai' afta farà, centra noue . 
il 
il deftrìer , c'hauea andar trito e foaue , 
Torto <t l'incontro la Donzella in fetta . 
che nel corfo arreftò lancia sigraue, (ta 
che quattro huomim hdurianokpena rcf* 
L'haueapur dianzi al difmontar-di'h{^.:it 
f>er lapiii falda in molte' antenne eletta. 
Il fier fembiante , con ch'ella fi moffe, 
THitle facete imbiancò ; iniUe cor fcojj'e . 

tAperfc al primo ,chetrouò,si il petto , 
che fora affai , che fojfe fiato nudo , 
Lipafiò la corazza , e ;/ foprapctto , 
21 a prima un ben ferrato egroffo feudo ; 
Dietro a le Jpalleun braccio il ferro netto 
Si uide ufcir , tanto fu il colpo crudo . 
Otiel fitto ne la lancia a dietro lafj'a , 
E fopra gli altri a tutta briglia pajfa . 



«? 



E diede d'urto <t chiuenla fecondo'. 
Et A chi terzo si ttmbil botta , 
che rotto ne la fchena ufcir del mondo" 
Fé l'uno , e l'altro , e de la fella a un'hotta; 
si duro fu l'incontro, e di tal pondo, 
SÌ ftretta injieme ne uenia la frotta . 
Ho ueduto bombarde a quella guifa 
Le f quadre aprir, che fé lo jluol Marfift, 

Sopra di lei più lance rotte furo , 
21a tanto a quelli colpi ella fi moffe , 
(yuanto nel gioco de le cacce un muro 
Si moua a colpi de le palle groj]'e . 
L'usbergo pio di tempra era si duro , 
Che non li potean cantra le percofje, 
E per incanto al foco de l'Inferno 
Cotto , e temprato a L'acqua fu d'.^uemo » 

^l fin del campo il deftrier tenne , e uolfe, 
E fermò alquanto ,■ e in fiettapoi lo ifiiife 
Incontra gli altri, e sbaragliolli. e fciolfe, 
E di lor f angue infìn'k l'elfa tinfe . 
^ l'uno il capo , k l'altro il braccio tolfe, 
E un'altro in guifa con la f^ada cinfe , 
Che'l petto in terra andò col capo,zx ambe 
Le braccia,e in fella il uentre era, e legibe. 

Lo partì, dico, per dritta mifura 
De le coRc , e de l'anche k le confrne , 
E lo fé rimaner meza figura ; 
Qu^al dinanzi k l'imagine diurne 
ToRe d'argento , e più di cera purd , 
^0» da genti lontane ,edauicine, 
Ch'aringratiarlc, e fciorre il noto uanito 
De le domande pie , ch'ottenute hanno . 

.^d uno , che fuggia dietro fi mife , 
T^è fu A mezo la piazza , che lo giunfe , 
E'I capo , e'I collo in modo li diuife , 
Che medico mai pili non lo raggiunfe. 
In fcmma tutti , un dopo l'altro , uccife; 
ferì sì , ch'ogni uigor n'emunfc . 
E fu ficura , che Icuar di terra 
THaipiit nonfipotrianper farle guerr4\. 

88 

Stato era il Caualier fempre in un canto , 
Che la decima in piazzA hauea condutta ; 
Terò , che contra un folo andar con tanto 
Fani aggio , opra li panie iniqua e brutta , 
Or , che per una man torfi da canto 
vide si toRo la campagna tutta , 
Ter dimoftrar che la tardanza foffe 
Cortefia fiata, enon timor, fi mojfe. 

Con 



t» 



Z> 1 e 1 M 5^0 v^o. 



i»9 



Con WM fc cenno di uoler manti . 
che faceffe altro , alcunj. cofa dire. 
E non penfando in si uiril fcmbiantì. 
Che s'haucjfc una ucrginc d coprire ; 
Le difje , Caualicro om:à di tanti 
Efjcr dei fianco , c'hai fatto morire. 
E iio uolefii piti , di cfud che fei , 
Stancarti ancor , difcortcfia farei . 

yo 

Che ti ripojì infino al ojomo noKo, 
E daman torni in catnpo , ti concedo , 
T^Tofimz fiaonor fctcco oggi mi prono y 
Che trau.igliitoelaj]o ejfcr ti credo . 
Il trauagliare in arme non m'c nono ; 
Tv^pfT fi poco k la fatica cedo , 
( Diffe THarfifa ) ejpero , ch'a tuo cofìo 
lo ti farò di qucHo aueder tojlo . 

VI 

De la corte fé offerta ti r'mgratio ; 
"Ma ripofarc ancor non mi bifogn.i ; 
Bei auanzadelgiorno tanto ff>atio. 
Ch'il porlo tutto in otio è pur ucrgognj . 
I{ifl>ofe il Caualier, Fofi'io si fatio 
D'ogn altra cofa , chc'l mio cere agogna. 
Come t'ho in (jucjìo da fatiir ; ma uedi. 
Che non ti manchi il di piit che non credi . 

Cosidiffc egli-, e fé portare in frcttd 
Due groffe lance , anzi due grani antenne , 
Et a, Marfifa dar ne fé l'eletta , 
Tolfe l'altra per fé , che in dietro ucnne . 
Cu fono in punto , cr altro non s'afj>etta, 
Ch'un'alto fuon , che /or lagiofha acccne. 
Ecco la terra , e l'aria , e il nur rimbomba 
1^1 mouer loro al primo fuon dt tromba . 

9Ì 

Trar fiato, bocca aprire , ò batter^occhi 
l^fon fi uedea de' riguardanti alcuno. 
Tanto a mirare a. chi la palma tocchi 
De' duo campioni, intento era ciafcuno . 
THarfifa , ttcciò che de l'arcion trabocchi, 
si, che mai non fi Icui il Guerrier bruno , 
Drizza la lancia , e il guerrier bruno forte 
Studia non men di por TiJarfifa a morte. 

Le lance ambe di fecco e fottìi falce, 
T^n di cerro fembrar graffo cr acerbo , 
Cofi n'andaro i tronchi final calce ; 
E l'incontro a i de^ier fu fi fuperbo , 
che parimente parue da una falce 
De le gambe effer lor tronco ogni nerbo . 
Caddero ambi ugualmente, mai campioni 
Furprefli k disbrigarfi da gli arcioni. 



»? 



.A miUe caualieri k la fui ulti 
^l primo incontro hauea la fella f o 7f4 
?larfifa , cr eUa mai non n'era ufcita, 
E n'ufci ( come udite ) k qutHa uolta . 
Del cafe {brano non pur sbigottita , 
Ttla cfuafifu per rimanere fìolta . 
Taruc anco flrano al Caualier dal nero . 
che non folea cader gik dileggiero . 

Tocca hauean nel cader la terra a pena, 
che furo in piedi ,erinouar l'affalto . 
Tagli e punte k furor quiui fi mena, 
Qutui ripara or feudo , or lama , or falto . 
yada la botta uota, ò uada piena 

. L'aria nefbride , e ne rifuonx in alto , 
Qjicgliclmi, quegli usberghi, quegli feudi 
Tiio^lrar , ch'erano faldi pili ch'mcudt . 

S>7 

Se de l'afpra Donzella il braccio e grane, 
T^ quel del Caualier nimico e lieue . 
Ben la mifura ugual l'un da l'altro haue ; 
Quanto k punto l'un dk , tanto riceue. 
Chi uuol due fiere audaci anime braue 
Cercar piti Ik di quelle due non deue ; 
7^c cercar più deflrezza ne pili poffd, 
che n'han tra lor, quàto piti hauerfi poff^t. 

Le Donne ,chegranpezzomiratohattna 
Continuar tante pcrcoffe orrende , 
E che ne i caualier fegno d'affanno , 
E dijìanchezza ancor non fi comprende, 
De'duo miglior guerrier lode lor danno y 
Che ficn tra quàto il mar fue braccia iilde. 
. Tar lor che fc nonfoffer più che forti , 
Effer dourian fol del trauaglio morti . 

I{agionando tra fé dicea Tilarfifa , 
Buon fu per me , che eodui non fi moffc . 
ch'andana k rifchio di redarne uccifa , 
Se dianzi/iato co i compagni fofìe; 
Quando io mi trouo k pena k quefìa guifà 
Di poterli fìar contra k le pcrcoffe . 
Cofi dice Tilarfifa , e tutta uolta 
7\(ofi reHa di menar lafpada in uolta . 

Buon fuper me (dicea quell'altro ancoro 
che ripofar coflui non ho lafciato . 
Difender me nepoffo k fatica ora , 
Che da la prima pugna è trauagliato. 
Se final nono dt facea dimora 
^ripigliar uigor,che faria flato r" 
Vctura hebbi io , quanto piìi poffa hauerfi. 
Che non uoleffe tor quel ch'io gli effer fi . 
La. 



no 



La battiglid durò finì. U feri. ,• 
7v(5 chi hducfft anco il meglio era palcfe 
7^ l'un ne l'Jtro più fcnza lumicrd 
Saputo hauru , come fchiuar l'off e fc , 
C(«nf 4 U notte , k l' inclita Cuemtrx 
Fu primo k dir'il Caualicr cortcfc ; 
che f arem, poi che con ugtul fortuna 
T^^bu fopragimtiUnottc importunac 



Ma,ch< t'incrcfcdychc m'hdbhid dd uccidere. 
Ben ti può inaefcere dnco del contrario . 
Fin cjui non aedo che l'hdbbi da ridae, 
Tcrch'iofld mcn di te duro duuerfdrio. 
Id pugtu feguir uogli , ò diuldcre, 
fdrld, i l'uno , ò à l'dltro lumindrio, 
^d ogni cenno pronta tu m'haurdi , 
Ecome, zr ogni uoltd, che uorrai. 



TtlcgUo mi par , chc'l uiiier tuo prolunghi 
almeno iìtjìno a tdnto, che s\iggiorni. 
Io non pojfo concederti , che aggiungbi 
Fuor ch'un.i notte piccioU k i tuoi giorni. 
E di ciò , che nò gli babbi baucr più lunghi. 
La colpa foprd me non uo che torni . 
Torni pur foprd d la fpictata legge 
Del feffò fcmiml, che' liceo regge. 

Se di te ducimi , e di quejl'altri tuoi , 
Lo fd colui, che nulla co fa ha ofcun . 
Co' tuoi compagni flar meco tu puoi , 
Con dltrinon haurai fìanza ficura . 
Terche la turba , i cu 'i mariti fuoi 
Oggi uccifìhai,gii contra te congiura . 
Ciafcundiciucftijkcuidatohai la morte. 
Era di diece fcmine conforti . 

Del danno , cVhan da te riceuut'oggì, 
Difan n»uanta femine ucndetta . 
si che fé meco ad albergar non poggi, 
Quejìa notte ajjklito ejfer t'affetta . 
Bi'jfe Mar fi fa, accetto , che m' dileggi 
Con fìcurtk , che non fa mcn perfetta 
In te la fede , e la bontk del core , 
Che fia l'ardire , e il corporal ualorc . 



Cosi fu differita la tenzone 
Fin che di Gange ufciffc d nouo albore, 
E fircflò fenza conclufione, 
chi d'ejii duo guerrier foffc migliore , 
^d. '',' 'i/^fiff uenne, era Grifone , 
£ co fi kgli altri il liberal Signore, 
E li pregò , che fin' al nouo giorno 

Tiacejfe lor di far feco foggiorno. 
107 
Tenner lo'nuito faiza alcun rifletto , 
Indi a fplendor di bianchi corchi ardenti 
Tutti filiro , oucra un real tetto 
Difitnto in molti adorni alloggiamenti. 
Stupefatti al Icuarfi de l'elmetto 
Tiiirandofi rcfiaro i combattenti . 
Che'l Cauahcr (percfuato appareafuora) 

TvTort cccedeua i diciotto anni ancori . 
108 
si mcrauiglia la Donzella , come 
In arme tinto ungiouinettouaglia. 
si merauiglia l'altro , ch'k le chiome 
S'auede con chi hattea fatto battaglia . 
E fidomanian l'un con l'altro il nome; 
E tal debito tofto fi ragguaglia . 
Ma come finomajfe ilgiouinetto , 
Islj l'altro canto ad afcoltar u' affretto . 



IL FINE DEL DECIMONONO CANTO. 






ANNOTATIONI. 

E Di ftiieì colpo Jomnndò mercede 
L ì/e forfè uonfaiendo,ej]o le iUede. tion mi pare,per affi'Utmeto de hegU ingegni, di lafciar in* 
dietro lo nHucrlire in ijinjìo luogo U gru n prude nti.t^zìr ti fontmogiudicio di juc7to,il)'ioftmpre godo di 
ehi.im.tr iiir,:niitc dii!!>io]t.rtttiiri:.Che httuendo detto come Angelica s',ifìicuri> admuitar Medoro, Ffy à 
TÌcl)iederlo,nonpare chegìi ritnitnefje modo connemuote,come con dignità del poema faceffe rifpoader 
Medoro .V t rctoihefe ^iire tlTcìt.i 71 efjo hautffe uoliitc joggimigcre ,cÌ!e il giouene non ncusò l'tnmto, 
ma l'acci tt'o i'.olo>itieri,crapoi come ncccfitiito afegiiir'oltrc,^ iicnir co troppa bajfe-;^,à certe cofe trof 
fo e il, che fanbiono uciiute come ad.uiilircjuejlo luogo del libro fito , che egU par che prociirajfe dìfpiegar 
con tanta uaghc^^jcijcome fi iiedc che fclicijiimamenle ha fatto.Et tanto più è de^no aauuertimèto cjuejf* 
Jiio giudizio, cananeo iheji narranoimjiiejh pocmamoitidicjuelhaccoppiiinient>timorojì,^come dt Mandri 
tardo con Doralice-.di Kjcciardctto con Fiordcfpina,dt Daliiida con 7'olinej]'o,di Adorno con Argia, del 
la l{^igina diT'aniaiol7^!no,della moglie diùiocondecot fante,di Giocondo (>;■ del t{e Ajiolfo conia 
Hammetta & qualch' altro forfe,^ hauend agli tutti narrati diucrfitneiite , fecondo la dignità di ciafcif 
n»,che tutti igià detti fonofl.iti ofurtiui.ò lUtcitijò bafSiiiic rimaneu.-ino all'Autore due j^iii nobili , 0» 

fi» 



^ I^I^O r ^ T I 7^1 air 

fii Httahìlì di tutti ^Kaltri,(jf fatti con legitim» m.itrimo»io.Et questi tran» tjntll» di Sraimunte re» 
KjtggierOjcheperejfere il fine di tutta tintenti»n jitA ntH'effaltaltone della e afa da E S T E ,fiharijcrm 
tato à trattar con tanta dtgnità,&' con tanto f^lendor come ha fatto,netfine dì tutto il libro . Et tjiti^fl» 
d\Angeltcacon Medoro j che per ejj'cr ancor'effo della ftconiari.im.'nte intpo rtante ferfona di tutto que^ 
Tlopocma,&' per cui ha titolo ^&' fuij^ettoprin. if>alc, ha pojfo in queflo luogo , che è cjuafi nel mr^ , » 
acW ombelico dituttoilfoema.Etfertrattarlo(j:omeho detto ) lontano da ognibaffeTT^ , iiy nonconde^ 
fcenderui adogni minu'^j^rutjtojio che ha detto come angelica fi rtfolue(J'c di nchicder Medoro, &' pam 
rea che fi conueniffe dimettere la juarif^ofi.1, egli ingann.indo il lettore , ò glt afe ottanti, entrain quelLt 
/«»?<«, Cr conueneuolifima cfclamatione, con laqu.tlc l>aucndo poi già dtTtoltigli animide gli afi:oltai*m 
tijitaf^ettar la rifpotta di Medoro,egli rientra nfl fjif,^ come prefuppojìaU per tale , qital'etU i»m 
ma ejj'erc in cor gentile con Li più beUa doma Jic hauejfc ttmonio f'ggiunge , 
angelica à Atedor , la prima rofa . 

Coglier l.tfciò, non ancor tocca inante. Etquelchefegue, Oue(come s'è ietto (jf replic.ttt)fi uede 
che quesio autore non ha Ltfciato à dietra luogo , nel qualpotejfe Lifchtr'cteraa tefiimoiuanj^ al mondo 
del fu» gtudicio . 

Se lo ferbi ne fi fola del pìianto . 

7^11 fo già diruifCon che pnmlegio. Tarla delcerchio,ò della maniglia £ oro cht Jngehca doni al ''^■^'^4 fi» 
Tafiore , che l'iiauea albergata con Medoro. Et qui pare a molti, che l'^Ariofto dica una cofa molto im» ì °' 
fojhbile,^ ne lo riprendono, .Ma iiifn.t lirga dif,fa,diremo,ch' i Toeti fogliano f^cffo dir cofe più in»» 
fojìibiìi che quella, die nonfolo non uengnno imputali, m.i ainora aggixngon con effe molta uaghe'^y.t » 
i componimenti. Et b.-.ila .iff.ti,cl)e e^imedefimi moflriiio di ccnDCcere,chetii non dicono pe r tr.if uraggi 
uc,òpiri he non ue^giano ch'elle fieno per effcr tenute per impofìiliii'i.ó non «rrr.diiN che tesi paiono .ut 
Cora a lor che le fcriiionOjma che cosile dicono, come per nere t hanno haurHe dalla rvlition: , ò fede alm 
trui,ziy per ccrtexTa diloroflc]?t, onde per moftrar quefta conofcen^ ch'it dico^nefiimo accorti » Let* 
tori. Ouidio . 

iaxa ( quii hoc credat,nifi fitpro teste uetuflat ? ) 
T onere durititm ciepere,fHiimq; rigorem, Et il Vetrar. 

fero dirò,forfe parr.i menzogna , 

C h'io fciit i tr.irmi de la propria »'" igo • Et 

Chi U.IÌ m.ii dhitom nino nafcer fonte ' 

E p.irlo cofe manifesìe e conte. Emotti^ìiinctltr.'taliyi.hefe ne trouani neiVoeli buoni. Onde 
quiTlo noflrojenc liende in dueTi.mre del l^ I I.C.iiito,Cbiiitlont.tn da Ufutpitrit. Et al propofit» 
noJiro,dico che nclfoprapofto liiogodella manigUa.ò del cerchio di .Anirelica.aedendo , chepoteano i /•«• 
ri,ògb afcoltanti ,diibit.tre ò tener per cofa detta fuor di crcdito,che ella e[j\nio sl.tta tanto tepo prigio- 
ne tra quegli fceler.tll d'Ebnda,^ poi cJpoTla nuda almonjìro marina, potejj'e hiucrfi faliKìto il detto cer 
chio,d'oro,nefa accortiilettori^con dir, che .incorsegli dubita come fé lo potcffe fdu.tre ,& > he nanfa con 
qmil priuilegio lo faceffe,lafi,indo in arbitrio altrui il penf.ir poi It particolirità dil.il priuilegio ò mo' 
do, con che ioficcffe. Et fé qui fi foggiungerà centra lui,che è ».ino il dir ,i.he non fa con che priuilegia 
fojfc una cofa dil tutto incredibile, fi polr.i rijpondere, che none però casi d''l tutto incre liLile,^ iont.m» 
d.tl ucrifimile come lur p.ire.Percioche c/Jcnlo quei popoli tutti fisperfìitiofi ,^ che porg'-aao a diuor.ire d 
quelmonflro le piu belle donne che potcjiio haucre, con opinione di pLic.ir Proteo laonde poi HoUoiio co Lf 
pi/fa fciocchifìiitiafufcrflitione occidere Orlai>do,0' farne facrifitio .-.Ilo Tltjfo Vio^per h.iuere eflinta 
tal monflro^noii è cofi ne Jconuencuole, né lontana d.t credenti dicofafimile al nero ,<he con la steffafit 
ti rfliiioiie.fi fo/Ji ro potuti muoutread cjjiorre jingcli,.; sù'liilo , à diHor.vfi con quello l^cffo cerchie che 
li.mca al braccio, flim.imiofi die cesi ornata fojj'c per poter effcre più ^r.iMj^ più accett.ibtie a Vroteo, 
ipiù nohlhicntcfacrlficataj^li,si come gli. vitichi folcano in alcuni facrificii loro indurar le corna dc'tori 
(tr dell'altre uiltimc,^ molt'altrefupcrfUtioni sifalle,che il demanio fieffo metteintcfla à gli idoLtri 
uajfalli Juoi . 

CHI dice , S'opri tlmiiòuemiti , 

^iamo,perquild>'io trono ale feccagne, Que^efeccagnefon» qutìle,chepiu comunnnente dicono '*' ' 
le Secche di lìarbcria ,(Jy che i L.ttini con uoce Grec a dn.nn.tu ino,Syrtts,che fono .dcuni luoghi, intor 
no a i confini dell' j4frica in ucr l Egitto, Et fono le Sirti m.iggiori,^ le minori . Q^cfle Sirti,fono al 
runi luoghi in m.ire,oue in una parte aitanti fopr.t lacqua un gr.tn colle d .trena ,^ in altra èunagra» 
frofoi>dità d'acqua. Et à certe tcmpefte di utnti l'acqua ft mutinone in modo , cheouc .tuan^iua I aren,t, 
[acqua riCHopre,(ir ««.in^rf tutto,^ oue era lacqua profonia.fi fcuopre la terra, &■ per <j««ff j ritrouafi 
fempretntat luoghi ilm.treinfecco, cioè, ò perquelcolle d'arenu,chefopra»an^t intempo quieto , ò per 
quello che fi fcuopre,o faglie jopra al foffi,xr de' uenti,fonoda i noflriflate chUm.itt S E C C .AG T^E , 
come per nome proprio, i SE CC H E di Barberia,come è dclto.Le Sirti m.i^^iori, dicono ejfer dicir 
tiiito di quattrocento uenticinquemiglia,(jr le minori di trecento , ^ fono dijcofte dugento. inquanta 
tniglia, luna dall' altra.E.t che le minori fono lontane da Cart.iginc trecento miglia.Et fi come pare che 
à \ Latini, qucflo nome Syrtes foffe come generico ò commune a tutti i btoghi .ircnofi in mare, così à noi 
egm luogo tale, fi dirà emtmunemente Stccagnt , 

a 



46. 



«TI 



t ^ '^ T 0. 




r E^f E rryt &- 



trj 



ARGOMENTO. 

Guidon congli altri efcon id trifto luoco , 
E caccid ognun d'^ftclfo il fiero corno . 
Indi egli dA ttatd la Jena al foco , 
E HA poi fcl cercando il monde attorno . 
THarpfa per Gabrina in trancia hagiuc'o 
Da Zcrbm tolta ,eà.lui fa danno e Jcorno, 
E io fa Guida di Cabrma fella , 
Da cui prima notitiabad'lfabclla. 



iflfe 



ÌSk!VS-\^^S3 



IN (\.VC,STO CANTO VENTESIMO, PER L E D O N N E HOMI- 

cidc-jpoltciiitìign , Se ciisl'atte col fuono del corno, donato da LogiftilIiTad Adolfo , fidimo- 
Itfl die le cofctatte uiolentcmcntc conerà l'ulo communi della Natura , non poflTon mai du- 
rar lungamente. 1 N /.crbin , che con tanta paticnza & fede fa fcoru alla perfida, & fcelc- 
rata Cìabrinn , s'iia l'cfleropio d'iu) ucro caualiere , in uoler pnma fofferire ogni cofa, che 
Aiancar della tede Tua . 



C ^i 'ìl^T F n l^f^T E S I TU 0. 




E DONNE 

antiche hanno 
mirahil cofc 

Tatto ncl\ir 
me , e ne le fa^ 
ere mufe ; 

E n I lor'oprc 
belle , e glorio 

Gran lume in tutto il mondo fi dijfufe . 
^rpalice , e Camilla fon famofc , 
"Perche in battaglia erano efper te<yufc. 
Safo , e Corinna , perche furo n dotte , 
Splendono illufìri , e mai non ueggon notte . 

le Donne fon ucnute inecceUenza 
Di ciifcun\irtc oue hanno p ofìo curd , 
Equalnqucallnfìoria h abbia auuertczd, 
j\f fente ancor la fma non ofcura. 



Se'l mondo ni- gran tempo flato fenza , 
7V[pM però fcmpre ilmal'infìuffo dura ; 
E forfè afcofih.m lor debiti bonari 
Vmuidia , ò U non faper de gli fcrittori . 

Ben mi par di utder ch'ai fecol nofìro 
Tanta ttirtii fra belle Donne emerga , 
CkepHÒdar'opra a carte,cr ad inchiofho 
Terche ne i futuri ami fi differga ; 
Eperche odiofe lingue, il maldiruoiìro 
Con uofìra etona infamia fi fommcrga , 
E le lor lode appariranno iiiguifi , 
Che di gran lunga auanzeran Marffj . 

4 

Or pur tornando d lei, Quefìa Donzclk 
^/[Icaualier, che l'usò cortcfa. 
De Vcjfer fuo non nega dar noueUa, 
Quando elfo a lei tioglia contar chi fìd . 
Sbrigofii toilo del fuo debito ella , 
Tanto il nome di lui fipcrdifa . 
Io fon ( diffe ) THarfìfa , e fu affli quefìo , 
Che fi fapea per tuttofi mondo il refto . 
i L'ahro 



«14 



e ìA v^ r 



L'altro comincu, poiché toecd i lui. 
Con più proemio k d.irle di fé conto , 
Dicendo , Io credo che ci^fcun di uui 
Hdbbi.tdeUmi.ilfirpeilnome in pronto. 
che non pur FrÀcia,e Sp:ignj, e i uicin fui, 
Wit l'indij. , l'Ethiopii , e ilfieddo Tonto 
Httn chiiYd cognition di Chi^rdmonte , 
Onde ufci il Caualier , ch'uccife Rimonte . 

6 

E^uclch'liChimc!lo,cal P^c TiUmbrino 
Diede b morte , e il I{cgno lor disfece , 
Dicjue^o fangue , doue ne l'Eufìno 
L'ifìro ne mcn con otto corns , ò dicco, 
.Al Ducx^mone , tlqu.il gu peregrino 
Vi cdpitò,U m.tdre mix mi fece ; 
El'anno e hormM,ch'io la LfciM dolente. 
Ter gir e in FrMciii xritrouir mu gente. 

7 

JIj non potei finire ilmio uiAggio, 
che quA mi Jfinfe un tempcjìofo T^^to. 
Son duce me fi , 6 pii<, chejìanza. uhuggio. 
Che tutta giorni, etuttel'bore noto^ 
Ts^omimto fon'io CnidonSeluaggio 
Dipocd prouA ancor d, e poco noto, 
Veciji qui ^rgilon da Mclibex 
Con diccc cdUdUcr , che feco hduei . 

8 

feci h proHd ancor de le donzcUe , 
Cosi n'ho diccc k'mici piaceri ì lato , 
Et dia fceha mia fon le piu belle , 
E fonìe piti gentil di qucilo jìato . 
E quefte reggo , e tutte l'altre j ch'elle 
Di fc m'hanno gouer no , e fcettro dato. 
Cosi daranno à qualunque altra arridii 
Fortuna si , che la deana anada . 

9 

JCdualier domandano A Guidone ^ 
Conihafi pochi mafchi il tcnitoro , 
E s'a le moglibAniio fuggcttione , 
Come effe l'han ne gli altri lochi à loro , 
Diffe Òuidon , Tiii uoltc la cagione 
Vdita n'iio , ddpci che qui dimoro ,- 
E Iti far A (fecondo ch'io l'ho udita ) 
Dd me , poi che u'aggrada riferiti , 

lo 

^l tempo , che tornar dopo anni ucnti 
Da Troia i Greci , che durò l'ajfedio 
Duce, e diece, altri da contrdri ucnti 
fi{ro).igitdii in mar con troppo tedio ; 
Trouar , che le lor donne k U tormenti 
Di tanta ajfenita , haueanprefo rimedio , 
Xutte s'haueangioueni amanti eletti 
Ter non fi rx4redddr fole ne i letti. 



Le afe lor trouaro ìGrecipiene 
De gli altrui figli ; e per parer communi 
Terdonanoalemogli;che fanbene 
che tanto non potcan uiuer digiune . 
dld A i figli de gli adulteri conuiem 
^Itroue procacciarfi altre fortune. 
Che tolerdr non uogliono i mdriti , 

Che piu k le Jpefe lor fieno nudriti . 
1 z 
Sono altri ejpoRi, altri tenuti occulti 
Da le lor madri , e fuiìenuti in uitd . 
In uarie fquadre quei, ch'erano adulti, 
Feron chi quk, chi li tutti partiti . 
Ter altri l'arme fon , per altri culti 
Glifìudi e l'arti, altri la terra tritd » 
Serue altri in corte,altri è guardia digregt 
Come piace k colei,che qua giti regge, (gè. 

Tatti fra gli altri un giouinetto , figlio 
Di Clitennesb-d Id crudel Pyjgina , 
Didiciotto anni fiefco , come un giglio, 
Orofa colta dllor di sìt Id jl>ind. 
QucRi drmdto un fuo legno,kddr dipiglia 
Si pò fé, e kdepreddrperld marind 
In compagnia di cento giouinetti 
Del tanpo fuo per tutta Grecia eletti,. 

I Crete fi in quel tempo , che ctcciato 
il crudo Idomcaeo dclregnoJLxueano,. 
Eper aficurarp ilnouo jìato, 
D'huommi,e d'arme adun..ition fiaccano ^ 
Fero con buon {ìtpcndio lor foliata 
Falanto ( cosi algioucnc diccano > 
£ lui con tutti quei , che fico h.iuci 
Tofer per guardia k la cictk DUtcd.. 

Fra cento alme Cittì , eh 'erano in Crctx, 
Dittcd piu ricca , e piti piaceuol'cra. ■ 
Di beUe donne , o' amoro fé lieta. 
Lieta di giochi da mattinak fera ; 
E, com'era ognitempo confuetx 
D'accarezzar la gente forchiera , 
fek coftorfi, che molto non rima fé 
v/f fargli anco Signor de le lor cafc . 

Eran gioueni tutti , e bcUi affatto ; 
Che'l fior di Grecia haucd Falanto eletto; 
si ch'k le belle donne, alprimo tratto 
Che u' apparir , trafj'cro i cor del petto . 
Toichcnonmcnche belli, ancora in fatto 
Si dimodrar buoni , e g.igliardi al letto , 
Si fero ad effe in pòchi di fi grati , 
che fopra ogn' altro ben n'erano amati, 

finitiX 



I 



fdhnto 



>f 



y E T^T E S I 7d 0. 



f'tmtdchc à'iccorio cpoiUguerr<i, 
Ter cui flit FdMito crx condutto , 
E lo {iipcniio militar fiferrit, 
si , che ìion u'hdniw i gioucni più frutto ; 
Epcr qucfio hfcixr uoglion U Terra ; 
Fan le Donne di Creta maggior lutto , 
E per CIÒ uer fan pili dirotti pianti , 
Che fé i lor padri hauefim morti ciuanti . 

Da telar Donne igioucni affai foro 
Ciafcun per fé , di rimaner pregati . 
'2\( j uolenio reRare , ejfe con loro 
7^aniar,Ufcundo e padri , e figli, e frati. 
Di ricche gemme , e di gran fomma d'oro 
Haucndo ilor domcRicij^ogluti . 
Céc la pratica fu tanto fecrcta , 
che non fentilx fuga huomo di Creti . 

SÌ fu propitio il uento, si fu l'hora 
Comoda , che Fahnto a fuggir colfe , 
che molte miglia erano ufciti fuor a , 
Quando del danno fuo Creta jì dolfc . 
Toi que^ajpiaggia ^inabitata allorit 
Trafcorfipcr fortuna liraccolfe . 
Qui fi pofarOyC cjuificuri tutti 
"Meglio del furto lor mdero i frutti . 

IO 

QueRa lor fu per diece giorni flanzd 
Di piaceri amoroji tutta piena . 
JUa , comefpeffo auien , che l'abondanz4 
Stco incorgtvueml fallidio mena ; 
Tutti d'accordo fur direnar fcnzx 
ftmine, e libcrarfl di tal pena . 
Che non e fama da portar si grane , 
Come haucr donna ,quando .i noia shauc . 

Efii , ehe di guadagno , e di rapine 
Eran bramofi , e dijìipeniio parchi ; 
Vidcr , eh' a pafccr tante con-ubmc 
D'altro che d'ajìc hatteà bifogno , e d'archi. 
Si che fole lafciar qui le mefcbme , 
E fé n'andar di lor ricchezze carchi 
La,douc in Puglia in ripa al mar poifento , 
ch'edificar la terra di Tarcnto , 

Le Donne, che fi uidcro tradite 
Da I loro amanti , m chi più fede haueano, 
I{cB:ar per alcun di fi sbigottite , 
Che Ratue immote in lito al mar pareano . 
yiiìo poi , che da gridi , e da infinite 
Lagrime , alcun profitto non traeano ; 
^penfar cominci aro , e adhauer cura^ 
Come Mutarfi tn tanta lor fciagur^ , 



i? 



ar5 



E proponendo in meza i lor pomi, 
^Itre diceano , In Creta è da toruarfi, 
E piti toHo A l'arbitrio de'fcueri 
Tadri, e d'off efi lor mariti darfi,. 
che ne i difertt liti , e bofchi fieri 
D i difagio , e di fame confumarfl . 
^Itre dicean , che lor farla più onefiù 
affogar fi nel mar, che ntdi far quefÌQ . 

E che manco maVera meretrici 
^4ndarpcl módo,andarmcdiche,ò fchiaue^ 
che fc fìcffc offerire \ li fupplici , 
Di eh 'eran degne l'opere lor praut . 
Qucfii ,ejimil partiti le infelici 
Si proponean , ciafcun piit duro egrauc. 
Tra loro alfine una Orontca Icuofj'e, 
eh 'origine trae a dal}\c Minoffc . 

La più gioucn de l'altre , e la piti betta , 
E lapiìi accorta , e c'bauea meno errato . 
ornato hauea FdLnto , e k luipolzeU* 
Datafi, e per luiilpa^ge hauea lafciato . 
Co{lci , mofìranio tn utfo ,crin faucIU 
Il magnammo cor d'ira infiammato , 
l{i.dargiiendo di tutte altre il detto , 
Suo pura dijfe , e fé feguirne effetto . 

Di quefla Terra k lei non parue torfì , 
che conobbe feconda , e d'aria fana , 
£ di limpidi fiumi haucr àfcorfi , 
Di felue opaca , e la piì< parte piana. 
Con porti , e foci , oue dal mar ricorfl 
Terria fortunahauea la gente eflranit 
ch'or d'^fiuaportaua, ora d'h'gttto 
Co fé diuerfc , e neceffarie aluitto . 

Qui parue k lei fermarfì , e far uendcttd 
Del uiril fcffo , che le hauea si offe fé . 
yuolch'ogninaue,che da uenti adrettd 
^ pigliar ucnga porto in fuo pac fé , 
^ facco,k f angue ,k foco al fin fi metti . 
ls{c de la Ulta k un fol fi fia corte fé . 
Cefi fu detto , e cofi fu conchiufo, 

E fu fatta la legge , e mejfa m ufo . 
ili 
Come turbar l'aria fentiano armate 
Le f emine correan sii la manna. 
Da l'implacabile Oi'ontea guidate , 
Che die lor legge ,efifc lor /^fgi'/U . 
E de le naui k i liti lor cacciate 
Face ano incendi orribili , e rapina , 
Huom non lafciando uiuo , che noueUa 
Darne potefje, ò Tquefìa parte, ò in quella, 
4 Cosi 



zk6 



3» 



c - ji '3s( r 0. 



Cos'i folingbc uiffcro cfudch'dmo 
^jjivc nimiche dd fcjio uirile . 
7U conobbero poi , che'l proprio dittno 
Trocdcccridtt , fé non mutdujn fide . 
Che fc di lor,prop4gine non fanno, 
Sark lor Ugge in brcuc irriti , e mie ; 
f mxrtcha-a con l'infecondo regno , 
Douc di fitrU eterna era il difcgno. 

si che temprMÌo ti fuo rigore un poco , 

Schiferò , in Jpxtio di quMro unni muri, 

J)i quinti Ciipitdvo in que^o loco , 

Diccc bclU, cg.iglurdi cauAieri, 

che per durarne lUmorofo gioco 

Conn-'ejfe cento foffer buon guerrieri, 

£jfe intjitto erMccnto ; ejìituito 

^i ogni lor decina fu un nunto . 

'' . . 
Trimanc fur decapitati molti, 

Cheneriufciroalparagon malfarti . 

Or queilidiecekbuonaproua tolti 

Del letto ,cdelgoucrmhcbber conforti. 

Fdcaido lor giurar , che fé più colti 

^Itri huomim uerriano in qucjìi porti, 

Efii farian,che j^enU ogntpictade 

Li porri.ino ugualmaitc à. fil di j^adc . 

^i ingroffarfe , c^rà figliar' apprcjjo 
Le donne, indiì temere incoimnciaro , 
Che tanti nxfcerim del uiril feffo , 
che cantra lor non haurian poi riparo . 
E al fine in man de gli huomini rmeffo 
Sana ilgoucrno , cb\lìehauean sì caro . 
si eh' ordinar, mentre eran gli annimbelli. 
Far sì , che mai non fojm lor nbelii. 

Tcrchc il feffo iiiril non le foggiogiii, 
yno ogni madre mal la legge orrcnid , 
che tegna fcco ; egli altri ò li foffoghi, 
fuor del Hjgno li permuti , ò nenia . 
'2s(t' mandano per quejloiu uarij luoghif 
E a chi li porta , dicono , che prenda 
f emine, fc a baratto hauer ne pttotc. 
Se nòinon-torni almcn con le man uote .' 

3 4 

^c uno ancora allcucrian ,fe fenzd 
Toteflin fare, e mantenere il gregge. 
Qjtefìa è quanta pie ti , quanta cUmcnzd 
Tiu li fuoi ch'il gli altri,ufa l'iniqua legge . 
eli altricondMn^Jicon ugual fentenz* . 
E foLmcnte in queiìo fi corregge , 
che non uuol , che fecondo il primiero ufo 
U fcmnegli uccidAtw in confufa . 



3? 



Se diece , ò ucnti.ò più ptrfone l un tfMa •' 
/'/ foffer giunte, in carcere eran meffe ; 
E d'una il giorno , e non di più , na tratto 
il capo A forte , che perir doueffe 
7^1 t'epio orrido, ch'Orontea baiiea fatto* ■ 
Doue un'altare a la uendetta ereffc , v 

Edatokl'un de' diece il crudo ufjicio , 

Ter forte era , di farne facrificio . 
l'i 
Dopo molt'ami k le ripe homicide 
^ dar tienile di capo ungiouinetto , 
La cui fìirpe fccniea dal buono Alcide ^ 
Digran ualor ne l'arme , Elbanio detto. 
Qu^t prcfo fu , eh' A pena fé n'auuide. 
Come quel , che uenia fenza fofpetto ; 
E con gran guardia in fìretta parte chiufo'- 
Con gli altri era ferbato al crudel'ufo . 

Di' uifo era coRui belìo e giocondo . 
E dimaniere e di cojìumiornato ; 
E di parlar si dolce, e si facondo , 
Ch'un ajpe uolcntier l'hauria afcoltatcr, 
si che , come di co fa rara al mondo , 
De l'cffcr fuo fu tojìo rapportato 
^d .Aleffandra , figlia d'Orontex, 
Che di molt'annigraue anco uiiiex., 
ì » 

Crcntca uiuca ancora ; cgia mancate 
Tutt'cran l'altre eh abitar qui prvìuu 
E diece tante , e più n'ercno nate , L 

E in forzi eran crefcuite,e in maggior ^ùt . 
Tsljtra diete fucine , che ferrate (m.i. 
Stau.mpur jfeffo ,hauean pHi d'una iuwiU . 
Edicee cavalieri anco hauean curx 
Di dare A chi ucnia fiera aucntuì-a .■ 
y> 

^Icjfandrd.bramofadiuedere 

il giouinetto, c'hauea tante lode. 
Da la fuamadrein fingolar piacere 
Impetra si , ch'Elbanio iicde cr ode j 

■ E quando uuol partirne , rimanere 
Si fcnte il core , oue e chi ilpwige rode-,. 
Legar fi fcnte, e noit fa far contcfx, 
E al fin dal fuo prigion fi troux prefx,. 
40 

Elbanio diffe li lei , Se di pietddc 
S'haueffe , Donna , qui notitia ancor x. 
Come fc n'ha per tutt' altre contrade, 
Douunque il uago Sollucc^e colora j 
Io ofcrei per uoR:r' alma bcltade, 
eh' ogn animo gentil dife'.inamorx ; 
eh leder Ili IH don la u ita mia , che poi 

. Sumo^i'orprcfiokf^eiuUykperuoi. 

or. 



41 



t^ E l^T E SI in 0'. 



Òr ,^dndo fuor d'ogni ugbn qui fono 
Trini d'wnmitiic i cori uimni , 
l^n ui donunderò Ix uiU hi dono , 
Che i preghi miei fa ben, che fman uéìi ; 
Ma che dd caudiero , ò triilo , ò buono 
ch'io fu , pojfd morir con l'arme in mani ; 
Enon, come dannato per giudicio 
come anitnal bruto in facrificio . 

4'- 

^Icffandr a gentil, chumidi hauei 
Ter h pietà dclgioucnctto i rai, 
I{ij]>ofe,^ncor che piìi crudele crea 
Sia qucjìa Terra , ch'dtra fujfe mai ; 
T^cn concedo però , che qui Medea 
Ogni f emina jia , come tu fai . 
E quMdo ogn'.dtra così fojfe ancora , 
Me fola di t un'altre io no tr^r fuor a. 

45 

E fehenper adietroiofofifìata, 
Empia e crudel , come qui fono tante , 
Dir poffo , che fuggetto , otte mojhdta 
Ter me fojTe pietà , non hebbi au.inte , 
Ma ben farei di Tigre più arrabbiata , 
E più duro h.iurci'l cor , che di diamante , 
Se non m'hauelfetolt.: ogm durezza 
Tua beiti, tuo ualor, tua gennkzza . 

44 

Cosi non fojfe L legge più forte 
che cantra i peregrini cjìatuita , 
f pmi',10 non fchiuerei con /.i im.i morte, 
T)i ricomprar la tua più degna uita . 
7\la non e grado qta di si gran forte, 
che ti potejfe dar liberai aita ; 
E quel , c/;i: c7.'it-d/ , ancor, benché fia poco, 
Diffcile ottener ji a in qnejio loco . 

45 

Tur'io uedrò di far , che tu l'ottenga , 
C'habbi tnanzt al morir queùo. contento ; 
Ma mi dubito ben , che te n'auenga , 
Tenendo il morir lungo , più cormcnto . 
Soggiùfe Elbanio , Ou.ido nicÓtro io ueng.i 
^ diece armato , di tal cor mi fcnto , 
che la uita hojjicranza di faluarmc , 
E uccider lor , fé tuiti fojj'er'armc . 

^leffaiidra a, quel detto non riffof- , 
St non un gran foj^iro , e diparti ffe , 
Eportò nel partir mille amo) o/c 
Tuntc nel cor , m.n non fanabil , fi ffe , 
yenne ì la madre , e uoliinta lepofe 
Dinon l.'fciar , cbe'l •^aualicr morijje. 
Quando fi dimosirajfe cosi forte , 
Clic folo hMcjj'cpojU I (ficee ,1 morti f 



47 



117 



La Regina Orontea fece r decorre 
il fuo configlio ytdifj'e,^ noi conuictìf 
Sempre il miglior , che ritroutamo , pone 
^guardar nostri porti, e nojìrc arene ; 
E per faper chi ben lafciar, chi torre , 
Troua èfemprc da far quando egli auiciu, . 
Ter non patir con noftro danno k torto , 
che regni il uile , e chi lu ualor, fia morto» 

48 
^mepar, feauoipar,cheftatu{to 
Sia , ch'ogni caualicr per lo auenire, 
che fortuna habbia tratto al noPrro lito , 
Trima ch'ai Tempio fi faccia morire , 
Toffa egli fol,fegli piace il partito , 
In contra i diece à la battaglia ufcire ; 
E fé di tutti uincerli e pojfcnte , 
Guardi egli ti porto,efeco abbia altra gcte, 
49 
Tarlo cosìjperche habbiam qui un prigione, 
che par, che uincer diece s'vjferifct . 
Qjiando foluaglia tante altre perfone, 
Dignif.imo è ,per Di<y,che s'ejfaudifca t 
( osi in contrario haura piinttione, 
Qji aldo uaneggi , e temerario ardifci, 
Orontea fine al ftio parlar qui pofe, 
^ cuide le più antiche una rijf'ofe , 

!» 

La principal cagion ch'i far difcgno 
Sii'l commercio de gli huomini ci moffc, 
?s(o« fu perch'i difendei- quejloregno 
Del Icr aiuto , alcun Infogno foffe , 
che pfar quefìo habbiamo ardire,e Igegiio 
Da noimedcfme,ei fufficientia pojje ; 
Cosi fcnza ftpcfimo far' anco , 
Che non uenijfe il propagarci manco . 
51 

dia poi , che fenza lor que(io non lece , 
Tolti habbiam,ma non tanti, m compagnia, 
Cl:e mai non fia più d'uno incontra diecc, 
si c'haucrdtnotpojfi jigno.ia . 
Ter concepir di lor quejto ji fece , 
'^{on che di lor difefa uopo ci fìa , 
La lor prodezza folne tuglia in que^o , 
Ejieno ignaui , e inutili nclrejio . 

Tra noi tenere un'huom , che fìa si forte , 
Contrario e in tutto alprincipal difcgno , 
Se può un fedo i diece huomint dar morte. 
Quante donne farkjìare egli al fegno i 
Se i diece noihi fojfcr di tal forte , 
Il primo di n'haurebbon tolto ilregno , 
7\(pN è lauta di dominar, feuuoi 

Tor l'urmt '/» imno a (hi può piìt dinoi. 

Totl 



art 



Sì 



c ^ ^ T o: 



Ton mente vincer , che cfudndo cosi dd 
Fortum qurfto tuo, che i dicce uccidi , 
XW cento donne , che dc'lor mxriti 
l{im.iYrAn priue , fcntirai le grid.i . 
Se uuol cMipdr, proponga altripartiti 
Ch'effer di diecegioucni homicida . 
Tur, fé per f.tr con cento donne è buono 
Quel , che dicce fariuno , hubbid perdono . 

5 + 

Fu cll4ytcmi.i cruicl cjucfìo il pirere • 
(Così hiucx nome )c non m.incò per lei 
Di fxr nel Tempio Elbxnio rim.mcrc 
- ScxiìHJito imnzi Agli jpiet.iti Dei. 
TiU U mxdre Oronta , che compixcere 
yolfc ó. la fighi replicò k colei 
^Itre , cr xltre ragioni, e modo teme, 
che nel Senato il fuo parer s'ottenne. 

55 

L*h<siier EÌbanio di betlcKZ^ il uanto 
Sopra ogni e au alter , che fojfe al mondo , 
TU ne i cor de legioticni di tanto , 
Ch'erano in quel configlio , e di tal pondo , 
Che'l parer de le uecchie andò da canto , 
Che con ^rtemix uolean far, fecondo 
L'ordine antico ; ne lontan fu molto 
^d ejferpcr fauore Elbanio affolto. 
56 

Di per don ir gli \n fammi fu conchiufo , 

Tila poi che la decina haueffef^cnto , 
E che ne l'altro affalto foffe ad ufo 
Di diece donne buono , e non A' cento . 
Di career l'altro giorno fu difchiufo, 
£ hauuto arme e cauallo k fuo talento , 
Contradieceguerrier folo fimife, 
£ l'uno apprefio À l' nitro in piiKZd uccife. 

57 , 
r« li notte feguentc d. protfi mejfo 

Centra diece donzelle ignudo , e folo, 
Doue hebbe a l'ardir fuo sibuon fucceffo , 
che fece il faggio di tutto loftuolo . 
Equefiogliacquiftò talgratia ippreffo 
^dOrontei , che l'hebbe per figliuolo, 
E Udiede^lejfandrx , e l'altre noue. 
Con chihauex fitto le notturne prout . 

£ lo lafcio con ^Icff andrà beUd, 
che poi die nome kqucfla Terra, herede; 
Con pitto , ch'kfcrbarcegli habbia quelli 
Legge, c^ ogn altro, che da lui fuccede. 
Che cixfcun , chegiamai fin fiera (teUd 
Farkq;(iporlo fucnturato piede. 
Elegger pojfi , ò in ficrificio dar fi , 
con dicce gumier folo prouàrjì. 



19 



E s'egli duien , che'l digli ^uomini Ucciddt 
Ld notte con lefeminefl proui, 
E quando in quefto ancor tanto gli Arrida 
Li forte fui , che uincitor fi troui, ^ 
Sii del femineoftuol principe tguiddf 
E li decim k fceltd fua rinoui . 
Con li qual regni ,fin ch'un'altro drriuit 
Che fii più forte , e lui di ulta priui . 

^ppreffo k duo mila anni il coftume empio 
s'è mantenuto ,e fimantiene ancora. 
E fono pochi giorni , chenelTempio 
yno infelice peregrìn non mora . 
Secontra diece alcun chiede, ad effempio 
D' Elbanio , armarfi , che uè né tal'hora , 
Spcffolx uita al primo affalto Ixffa ; 
"i^ di mille uno k l'altra proua pafi'd . 

Tur cipaffano alcuni, mafìrari, 
che si< le dita amwucnrfiponno . 
Vno di qucfti fu .Argilon, ma guari 
Con li decina fua non fu quidonno; 
che cacciandomi qui uenti contrari , 
eli occhi li chiù fi in fempiterno fono . 
Così fofiiio con lui morto quel giorno 
Trimn che uiucr feruo in tanto fcorno ^ 

Ch e piaceri amorofi , e rifo , e gioco , 
Che fuolc amar cixfcun de la mia etadc. 
Le purpure , e le gemme , e l'hauer loco 
Inanzi k gli altri ne li fui Cittade, 
Totutohannoper Diomaigicuxrpoco 
^ l'huom , che priuo fix di libertade . 
E'I nonpota- mai più di qui leuarmi, 
Seruitìi grdue , e intolerabil parmi , 
«3 

il uè dermi lograr de i miglior anni 

il pili belfiore in sì uil'opra , e moUe , 
Tienimi il cor fempre inflimolo, e ìaffa «;», 
Et ogniguilo di piacer mi toUe . 
Ld fami del mio Jinguejpiega i uanni 
Ter tutto il mondo , e fin al del s'eftoUe ; 
che forfè buMx parte anch'io n'haurei, 
S'effer potè fii co ifi-atelìi miei . 

Tarmi , ch'ingiuria il mio de^in mi faccia 
Hduendomi k si uil feruigio eletto . 
Come chi ne l'armento il dcftrier caccia , 
llquxl d'occhi, ò di piedi habbia difetto; 
per altro decidente , che difpiaccia. 
Sii fatto k l'arme , e k miglior ufo inetto . 
TSijfperando io , fc non per morte , ufcire 
Di fi uil feruitù , bramo merire . 

Cuidon 




Ut 



y E 7^T E S I M o: 



^lf} 



Cuidottquijìnc d Updroìe pofe 
E m.tlcii quel giorno per ifiegno , 
Il quul de dcualieri ,edcle jj^oft 
LidiéuittorU in acquijìar quel regno, 
^ftolfo flette k udire , e fi ìufcofe 
Tinto , che fi fé certo i pili d'un fegno , 
che, come detto huucu, que^o Gutdone 
Era figlimi del fuo parente untone . 

(,6 

Toi li rijpofe , Io fono il Duca Inglcfe , 
lituo cugino ^jiolfo jO" abbraciioUo, 
E con atto amorcuole , e corte fé , 
"T^onfciiza jparger lagrime , baciollo . 
Caro parente mio non piìi pale fé 
Tua madre tipotea por fegno al collo , 
Cb'À farne fede, che tu fci de' nodri, 
Bafia ti ualor , che con la Jjyada moftrj . 

Cuidon, eh' altrouc hauria fatto gran feSla 
D'haucr trouato unfijlretto pMcnte, 
Quiui /'.ifcoZ/c con la faccia mciìa , 
Terche fu di ucdcruclo dolente . 
Se uiue , fi eh '^ùolfo fchiauo rcRa , 
( 2\(c li termine è più i.i,che'l di fcguente ) 
^f fi a libero .^iftolfo , ne more cjfo ; 
Si chc'l ben d'uno e il mal de l'altro ejheffo . 

Li duci , che gli altri Cau^lieri ancora 
H.ibhia uincendo .t /jr fcmpre captiui . 
7^ più , quando ejfo in quel cÓtrado mora 
Totragiouar , che fcruitìi lor fchiuii 
Che fé d'un fingo ben li porta fuor a , 
E poi s'wcnmpi,comeaidltro arrtuì, 
lUur'a lui fnza prò unito TiJarjifa , 
Ch'cjìipurne pcn fckuui , cr eiii uccifa. 

Da l'altro cantohiue.! l'iccìbs elide. 
La corte fia , e'I uJor dclgiouinetto 
D'amore intenerito , e di pietade 
Tinto k Dlir]ifi,o- a i compagni il petto, 
Cìx con morte di Lii lor hbcrtidc 
Ejferdoucnio , biuan quifi à dijl'ctto . 
E, fé Marjifa non può fir con manco , 
Ch'uccider lui, uuoiejfa monr'anco . 

71» 

tHa diffe a Guiàon , J'icntcnc infiemc 
Con noi , ch"a uiua forza ufarem quinci . 
Deh ( rijpofe Cuidon ) Lfcia ognijpeme 
Di mai piìi u farne , ò perdi meco , ò uinci . 
EUa fcggiunfc , // mio cor in.ii non teme 
Di non dir fine a cofa , che cominci . 
7^ trouar fo la piìtficura {brada 
Di qucUa, o«c iw f\a guida U l^aii . 



Tal ne la piazza ho il tuo ualor prouato , 
che s'io fon ttco , ardifco ad ogni imprcfju 
Quando la turba intorno k lo jìecato 
Sark dimane in sul teatro afcefa , 
louo, che l'uccidiam per ogni lato , ^ 
uada in fuga , ò cerchi far difefa. 
E ch'indi k i lupi , e A gli auoltoi del loca 
Lafeiamo i corpi , e la Cittadc al foco, 

Soggionfe k lei Cuidon , Tu m'haurai proto 
^ fcguitarti , cr k morirti k canto . 
Ma uiuirinuner non ficciam conto. *" ♦ 
Ba/arncpuò di uendiarci alquanto '- A 
che Ipejfo diece mila m piazza conto 
Delpopol feminile,(:;r altrettanto 
I{tila k gu ardire e porto , e rocca,t murd ; 
7v(_f alcuna uia d'ufcir trouofieura . 

7J 

Diffe Marfìfa , E molto pi'u dell'elle 
De gli huomini , che Strfe hebbe gik intore 
E fieno piìi de l 'anime rit elle , ( no, 

Ch'iifcir del del con lor perpetuo f cor no. 
Se tu fei meco , ò almen non fie con quelle , 
Tutte le uoglio uccidere in un giorno . 
Cuidon foggiunfc. Io non ci fo uia alcuna, 
Ch'k Uilcr n'babbia ,fc non ual ^uefl'una . 
-+ 

T^rpKÒ fola faluar ,fe ne fuccedc , 
Quejì'una , ch'io dirò , ch'or mi fouiene , 
Fuor ch'k le donne , iifcir non fi concede , 
7^ metter piedi in sii le fai fé arene . 
E per quefìo commetermi k la fede 
D 'uui de le mie Donne mi conuiene . 
Del cui perfetto imor fittoho fouente 
Tik proua incor,ciùo nò farò alprcfcntt , 

75 

7v(on men di me tormi coflei difis 
Di feruitk , pur che ne uenga meco . 
Che cosi ffiera fciiza compigma 
De le riuili fue, ch'io uiua fcco . 
EUa nel porto , ò fujìe , ò ficttia 
Firkordimr, mentre e incor l'aer cicco, 
che imarimn uofbri trouerumo 
,yicconcia k nauigar , come ui uanno . 

Dietro k me tutti m un drapelrifhrctti 
CiUilieri , mercanti , e galeotti , 
Ch'ad albergirui fotta k qiicfli tetti 
dleco ( uofìra mercè ) fcte ridotti , 
Baurete k farui ampio fentier co i petti , 
Se delnoRro camin fiamo interrotti. 
Cosifl^ro ( aiutandoci le fpade ) 
Ch'io mtraxxò de U crudeì Cittadc . 

Tu 



ilo 



e ^ 71 r. 0. 



Ju [a come tipxr'diffc 'Mirfif.i , 
eh' 13 fon per me d'ufcir di quijìcurd . 
Tiu fidi fix , che di mi.i m.uio uccifa , 
Li gente fi , che è dcnrro k cjuefìc muri , 
Chcmiueggi fuggire , ò iti ilinguifa 
^Icunpojfi notir , c'babbu pMin . 
yo afcir dt giorno , e fol per forzi dkrmc, 
che ^er ogn'iUro modo obbrobrio pirmc . 

5^'fò ci fopi per donni conofciuti , 
Si^hiurei di le donne honore e pregio , 
^klcntieri io ci f irci tenuti, 
K< E tra le prime forfè del Collegio . 
7l?i( con cojìoro ejj'endociuenuti, 
Tv^» CI uo d'efii hiuer più priuilegio . 
Troppo oroY fonaci)' io mi ^efi,ò aniifi 
Liberi ,tgli iltri in feruitii LtfciijU. 
79 

O ttejìe piYole , cy altre fcguitindo , 

Tdofirò 7\Urfifi , chc'l rifletto fola , 
C'hiuei il periglio de' camp igni(qu indo 
Totrii loro ilfuo irdir tormre in duolo ) 
Li tenci , che con ilto , cr mcmonndQ 
Segno d'irdir , non ijfilii lo jìnolo . 
E per quello a Giiidon Lfài li curx 
D'ufar U uii , che più lipirficHru . 

Ciàion li notte con Alcrii pirli 
(Così hiuei norae li più fidi moglie) 
Ts^r bi fogno li fu molto pregirU , 
Che li trouò difpojìi A le fue ttoglie . 
Elli tolfe uni 'Is(j(«c , e fece armirli ; 
E u irrecò le fue più ricche j^ioglic. 
Fingendo diuolere il nono ilbore 
Con le comiiigne ufcire m corfo fuore . 

Si 

£lli hMCi fitto nel pilizzo inanti 
Spide , e lince arrear , corazze , e feudi , 
Onde irmir fipoteffero imeranti, 
E igilcotti , ch'enn mezi nudi . 
^Itri dormirò , zr iltrifteriiegghùnti, 
Ccfmpirtcndo tn largii otij , e gli ^idi ; 
Spcffo g'.iirdiado,c pur conTirme indojfo 
Se l'Oriente ancor fi ficca roffo . 

Dal duro uolto de li terra il Sole 
TSlontoUei ancora il uclo ofcuro ly atro , 
^ peni hiuci la Liacnia prole 
Ter li falchi del del uolto l'aratro , 
Q^unio il feniineoftiiol , che ucdcr uuole 
it'pn de la battaglia , empì il teatro , 
Come ape del fuo danaro empv: la foglia. 
Che mutar rtgno al nouc tempo uogliu . 



ti 



Di trombe , di tambur, dì fuon il corni 
Il popol rifon.\r fa ciclo , e terra ; 
Coù citando il fuo Signor, che torni 
^ terminar U cominciata guerra . 
^quilante , e Grifon Riuano adorni 
De le lor'arme , e il Duca d'Inghilterra, 
Cuidon alar fi fa , eSanfonetto , e tutti 
CU altri, chi a piedi, ( chi A cauaUo ÌRruttL 

Ter fcender dal palazzo al mare,e al porto. 
La piazza Irauerfxr ficonuenia, 
iN^c ucra altro camhi lungo , né corto , 
Cosi Cuidon dijfe k la compagnia. 
E poi che di ben far molto conforto 
Lar diede, entrò fenza rumore inula, 
E nclapiizza , doueilpopol'era, 
S'ipprefentò con piti di cento in fchierii 

21o\to affrettando ifuoi compagni andxui 
Cuidon , A l'altraporti , per ufcire . 
dli ligranmoltiludinc, chejìaua 
Intorno armata , e fcmprc atta a ferire,' ' 
Tensò , come lo uide , che memua 
Seco quegli altri , che uolea fuggire. 
E tutta A un tratto a gli archi fuoi ricorfe, 
E parte , onde s'ufcia uenne ad opporfe . 

Cuidon, e gli altri caualier gagliardi, 
E fopra tutti lar, Ttlarfifa forte , 
^l menar de le man nonfuron tirdi. 
Evolto fer per is forzar le porte . 
ma tanta e tanta copia en de i dardi, 
che con ferite de i compigni , e morte 
Tioueano lor di fopra . e d'ogn'intorno , 
eh' al fin temean d'hauerne dàno , e fcorno. 
87 

D'ogni gtterrier l'usbergo cri perfetto , 

che fé non era , hauean più da temere . 
Fu morto il deftricr fatto a Sanfonetto , 
O uel di Ttlarfifa u'hebbe a rimanere . 
^jtolfo fi'a fé diffe , Ora che ajpetto , 
che maimipofj'a il corno più ualerec' 
Io uo ucdcr poi che nongioua (jpidi , 
S'io fo col corno afiicurarlafiridd . 

88 

Come aiutar ne le fortune efireme 
Sempre fi fuol , fi pone il corno À boccd* 
Tar che la terra , e tutto' l mondo treme, 
Qjiando l'orribil fuon ne l'aria fiocca . 
Si nel cor de la gente il timor preme, 
che per difio di fuga fi trabocca 
Ciu del teatro sbigottita , efmortd, 
7v(j))i chclafci liguardixde laporta. 

Come 



«> 



V E 'Hjr ESIMO. 



Come tal'hor figitu^tji ptriglu 
E dafincfìrc , e da fublime loco 
L'cilcrrcfatta fubito famiglia y 
Che ucdc apprtfjo , d'ogni'intorno il foco. 
Che mentre le tenea grani le ciglia 
llpigro fanno, crebbe a poco A poco t 
CofìmejfalauiUinabbandonOy 
Ognun fiiggia lo ll>auentofo fuono . 

DiquA di Ih , disk di giù fmarrita 
Surge la turba , e dt fuggir procaccia , 
Son più di mille a un tempo ad ogni ufcita , 
Cafcono a monti, e l'una l'altra impaccia- 
In tanta calca perde altra la uita. 
Da palchi , e da fincftre altra fi fchtaccia , 
Tiù d'un braccio fi rompe , e d'una tejìa . 
Di che altra morta , altraftorputa reità. 

Ilpiant'o , e'/ grido infìno al del faliua , 
D'alta ruma miUo , e di f'aciffo . 
^ffretta,ouuuque ilfuon del corno arriua. 
La turbajj'iucnt^ta in fuga il pajfo . 
Se udite dir , che d'ardimento priua 
La uii plebei i mo)h-t , e di cor bajj'o , 
7S(o/i ui mar^utgliate , Che natura 
E de L lepre baucr femprc'fpaura . 

VI 

7>la chcdircte dilgik tanto fiero 
Cor di ìiL-jffa , e di Cuidon S eluaggio :' 
De i duo giouemlìglid'oUuiero ; 
Che giA tanto onorino d lor lignaggio ^ 
CÙccnto mila huue^nfiim^tiwizero, 
E in fuga or fé ne uan fenza coraggio , 
Come contgh , ò timidi colombi, 
^cuiiiUiKo Jtvo rumor rimbombi. 

Co fi noe eu a 'di fuoi , cerne \ gliftrani 
La forza , che nel corno era incantata . 
Sanfcnctto , Guidone , e i duo germani 
Fnggon dietro a 7>larjifaj]<aucntata , 
"HS f"^Z<^'^do ponno tr tMto Lntani, 
Che lor nonfial'oreccchia anco intronata . 
Scorre ^fìclfo la Terra in ogni lato 
Dando uia fimprc al corno maggior fiato. 



9S 



7Harfifa,c'lbuon Cuidont , t i duo fiateUi, 
E Sanfonetto , p<tUidi,e tremanti 
Fuggi.xno in uerfo il mare , e dietro A ^«cW 
Fuggiano i marinari , e i mercatanti ; 
Out ^leria trcuar , che fra i cajiclli 
Loro hauca un legno apparecchiato inanti, 
Quiuipoi che in gran frettagli raccolfe. 
Die ir ernia l'acqua , cr ogni utla fciolfc . 



96 



Dentro , e d'intorno il Duca la Cittade 
Hauea fcorfa da i colli infino à l'onde ; 
Fatto hauea uotc rimaner le {brade . 
Ogn'un lo fugge, ogn'un fé li nafconic. 
l)lolte trouatc fur , che per utltade 
S'erangittate inpartt ofcure ,etmmondc. 
E molte nonfapendo , oue s'andare , 
THeffefi 'a nuoto , o~ affogate in mare. 

Ter trouare i compagni il Duca uiene, 
che fi credea di riueder su 7 Ttlolo . 
Si uolge intorno e le deferte arene 
Guarda per tutto , e non n'appare un foh . 
Lcua più gli occhi ,e in alto a uele piene 
Da fé lontani andar li uide k nolo . 
Si chegliconuien fare altìo difegno 
.Al fuo camtn , poi che partito e il legno . 

'JS 

Lafcixmolo andar pur ; ne ni rincrefca . 
che tantailrada far debba folcilo 
Ter terra d'infedeli , e Barbare fca , 
Doucmainonfiua fenza fofpetto . 
T^^d e periglio alcuno , onde non efca 
Co ijuel fuo corno , r n'ha mofhato effetto. 
E de I compagni fuo i pigliamo cura , 
Ch'ai mar fuggian, tremando dipaun. 

ripiena uelaficacciaron lunge 
Da la crudele e fangumofa jfiaggia . 
Epoi che digran lunga non li giunge 
L'orribilfucn,ch'àfl-auitarpii< gli haggia- 
Infolitauogonajilipun^c , 
Che , com'un foco , k tutti il info raggia . 
L'un non ardifcc mirar l'altro , cftapt . 
TriQo , fenza parlar , con gli occhi bafii. 



y4 
Chi fccfe al mare , e chi poggiò su al montef Tajfa il nocchiero al fuo uiaggio intento 



E chi tra i bofchi ad occultar fi ucnne , 

^.ilcuna fenza maiuolger la fonte 

J uggir per duce di nonfiritcnnc . 

yfci in tal punto alcuna fuor del ponte, 

C he in ulta fila mai più non ni riuenne . 

Sgombrare in modo e piazze , e tépli ,eci 

Che luafi nota laCiuh-imafc , (Jc . Cojìeggii ie l 'i'ulu U lito meno . 

Efopm 



E Cipro , e I{odi , e giù per i 'onda Egea 
Da fé uede fuggire ifole cento 
ColperigliofocapodiMalea ; 
E conpropitio crimmutahiluento, 
^fcondcr ucde la Greca Ttlorea , 
Volta Cicilia, e per lo mar Tirreni 







ÌÌ2 



C ^ Ti, T 



Segue A 
cdr.259. 



E fopu Luna ultimamente forfè, 
Doue liifcidto haucd U fun famiglii ; 
Diortugrdtiando,chclpcUgocorfey 
Scnzàpiu diìino, il noto lito piglii • 
Quìdi un nocchier troudr p Frida fciorfe ; 
Il qual di uenir feco li confìglia , 
Enel fuo legno ancor quel di montare , 
Et a Marfiglia in breue fi trouaro . 

loi 

Quiui non era Bradamante aìlora\ 
C'hauer folca gouerno del paefe . 
che fé ui foffe , i far fcco dimora 
Clihauria sforzati con parlar cortefe . 
Scefcr nel lito , e la medefima bora 
Da i quattro Caualier congedo prefe 
THarfifa , e da la Donna del.^eluaggio , 
E pigliò A k uentura il fuo uiaggio . 

Dicendo , che lodeuole non era , 
Ch'andajfer tanti Caualieri infìeme . 
che gli éorni, e i colombi uanno m fcbiera 
1 dami , e i cerui , e ogn' animai che teme . 
Ttla l'audace falcon, l'aquila altera. 
Che ne l'aiuto altrui non mettonjj>eme , 
Or fi , tigri , leon,foli ne uanno , 

Che di pia forza alcun timor non hanno . 
1 04 
"h^effun de gli altri fu di quel pcnficro ; 
Sich'k lei fola toccò a far partita . 
Ter mezo i bofchi , e per jirano fentiero 
Dunque eUafe n'andò fola e romita . 
Grifone il bijinco , er ^quilantc il nero 
Tigliar congli altri duo la uia pia trita , 
Egiunfaoaun cafteìlo il di fegucnte, 

Doue albergati fur cortefemente . 
105 
Cortcfcmente dico in apparenza , 
7i1a tofio ui fcntir contrario effetto . 
Che'l Signor del caftel , beniuolenzd 
Fingendo , e cortefia , lor die ricetto. 
E poi la notte , cheficurifenza 
Timor dormi in , lifc pigliar nel letto , 
■>(£ prima bi lafciò , che d'offeruare 
Vna coHumaria li fé giurare . 

101? 

THauo feguirlabcUicofa Donna 
Trima , Signor , che di cofìor più dica , 
Tafò Drucnza , il J{odano , e la Sonna^, 
E uenne a pie d'una montagna aprica . 
Ouiui lungo un torrente in negra gonna 
Fide uenire una femina antica , 
Che Ranca e lajfa era di lunga uia , 
Ma uia pili afflitta di malinconia . 



107 



Queiia è la uecchia , che fotea ferutre 
.A i malandrm , nel cauernofo monti , 
La doue alta giufìitia fé uenire 
^ dar lor morte il Valadino Conte . 
La uecchia che timore ha di morire 
Ter le cagion , che poi ui faran conte. 
Gli molti di uà per uia ofcuraefofcx 
Fuggendo ritrouar chi la conofca . 

Quiui d'eSìrano caualier fembianza 
L'bebbe Mar fi fa a l'habito , e a l'arnefe . 
E perciò non fuggi com'hauea ufanz* 
Fuggir dagli altri , eh 'eran del paefe , 
^nzi conjicurezza , e con baldanza 
Si fermò al guado , e di lontan l'atte fé; 
^Igujido del torrente , oue trouolla. 
La uecchia le ufcì incontra , e falutolU . 

IO«? 

"Poi la pregò , che fcco oltra quell'acque 
ISlc l'altra ripa ingroppa la portajfe . 
Tilarffa , che gentil fu da che nacque , 
Di la dalfiumicel feco la traffc , 
E portarla anch'un pezzo non lefpiacque , 
Fin ch'i, miglior camin la ritornajjè , 
Fuor d'un grà fango, e al fin di quel fentiero 
Si iiidero a l'incontro un caualicro . 

liO 

// Caualier sii ben guernita fella 
Di lucide arme, e di bei panni ornato 
yerfo il fiume uenia, d.i una donzella 
E da un folo fcudicro accompagnato , 
La donna , c'hauea fcco , era affai bella, 
Tilad'altero fembiante, e poco grato. 
Tutta d'orgoglio , e di fafìidio piena , 

Del caualier ben degna , che la mena . 
Ili 
TinabeUo ,unde' Conti Maganzefì 
Era quel caualier , ch'ella hauea feco , 
Quel medefmo , che dianzi A pochi mefì 
Bradamante gittò nei cauojpeco . 
Quei fujpir , quei fingulti cofi accefì, 
Qu^il pianto che lo fé gii quafi cieco , 
Tutto fu per cofiei, ch'or feco hauea, 

Che'l isiegromante aUorgliritenca . 
1 12 
2tf i poi che fu leuato di sù'l colle 
L'incantato cafìel del uecchio atlante; 
E che potè ciafcun'ire , oue uolle , 
Ter opra ,eper uirtìi di Bradamante ; 
Co ilei , eh 'k gli disi) fa cile ,emoUe 
Di Tinaiel fempre eraflatainante. 
Si tornò A lui cr in fua compagnia 
Da un cajìeUo ad un'altro or fé ne già . 

Eii 



V E 7^T E ^ I M o: 



"? 



£ji come utzzofuLcrdytmd'ufd. 
Qu^mio uide la utcchid diTildrfifa; 
']S(onfi potè tenere kboccachiufA . 
Di non la motteggiar con beffe , t rifa . 
THarpfa altiera , apprcffo à cui non s'upt 
Sentirft oltraggio in qual fi uogUa g» fa, 
J{ijpofe d'ira acce fa k la Donzella , 
Che di lei quella uccchia era più belU^ 



li» 



Ì13 



114 



E ch'alfuo Cauaìier uoleaprouallo 
Con patta di poi torre li lei la gonm 
E il palafì-cn , c'hauea , fé da cauallo 
Cittaua il Caualier , di chi era donu t . 
Ttnabel , che farla , tacendo , fallo , 
Di rifponder con l'arme non afjonna , 
Tiglia lo feudo , e l'afta , e il deftrier gira , 
Toi uien Marfifa k ritrouar con ira . 
115 

Tttarpfd incontro una gran lancia affcrrd , 
Enela uifta k PinabeU'arrefta ; 
£ si (lordito lo riuerfx in terra 
Che tarda un bora k rileuar la teda . 
Ttlarfifa utncitrice de la guerra 
Fé trarre k cjuella giouenc la uefta , 
Et ogn altra ornamento le fé porre , 
Ene fé ti tutto klafua uecchu torre. 

Edi quel giotienil' abito uolfe , 
Ckefiucfttlfe, e fé n'ornajfe tuttd .. 
E fé che'l palafreno anco fitolje f 
che la giouene hauea quiui conduttd. 
Indi alprcfo camin con lei fi uolfe , 
Che quant'cra più ornata , era più brutta . 
Tre giorni fé n'andar per lunga ftrada 
Senza far cofa , onde k parlar m'accadi . 

I I T 

il quarto giorno un caualier trouaro , 
Cheuema m fi'ctta galoppando folo. 
Se di fapcr chi jia forfè u'c caro j 
Dicoui , eh' è Zerbin di I\e figliuolo , 
Di uirtù effempio , e di bellezza raro , 
Chefefìejfo rcdea d'ira , e di duolo 
Dinonhaucr potuto faruenietta 

D'un cheglihaueagrà cortefiaìterdetU. 
118 
Zerbin indarno per la felua cor fé (gio, 
Dietrokquel,fuo,che glihauca fatto oltrag 
7tU si k tempo colui feppeuia torfe, 
Sìfeppcncl fuggir prender uantaggio , 
si il bofco , e si una nebbia lo foccorfe , 
C'hauea offufcato il matut'tno raggio , 
Che di mandi Zerbin fi leuò netto, 
finthc l'irit ' '' /wor gli ufcidel petto. 



7{cn potè , ancor che Zerh'm foffc irato , 
Tener , uedendo quella uecchia , 1/ nfo . 
che li pared dalgiouenile ornato 
Troppo diuerfo il brutto antico uifo . 
Et k Marfrfa , chele uenia k lato , 
Dijfe guerrier tu fci pien d'ogni auifo , 
Che Damigella di tal forte guidi , 
Che non temi trouar chi te la inuidi . 

I ;o 

Hauea la dannai fé la crejf<a bucai 
Tua darne inditio )più de la SibiUd , 
E parca cosìornata una Bertuccia , 
Quando per mouer rifa alcun ueftiUd ; 
Et or più brutta par , che fi conuccia , 
E che da gli occhi l'ira le sfauilla . 
Ch'a donna non fi fa maggior di/f>etto , 

Che quàdo , ò uecchia,ò brutta le uii detto. 
1 1 1 
Tiiafbr'o turbarfì l'inclita Donzella 
Ter prenderne piacer, comcfiprcfe, 
E rijpofe k Zerbin , Mia donna è helld 
Ter dia uia più , che tu non fci corte fé ; 
Come ch'io creda , che la tua faueUa 
Da quel , che fcnte l'animo , non fcefe . 
Tu fingi non conofcer fua beltdde 

Ter efcufar la tua fomma uiltade . 
ìli 

E chi farla quel caualier , che queftd 
Si giouane , e fi bella ritrouajfe 
senza più compagnia ne la forcftd , 
E che di farla fua nonfiprouajje f 
Siben{dijfeZerbin)teco s'afferà. 
Che farla mal , ch'alcun te la leuaffe ; 
Et io per me non fon cofi indifcreta , 
Che tene priui mai , {lannc pur lieto . 
'»} 

Se in alrro conto hauer uuoi k far meco 
Di quel , ch'io uaglio , fon per farti moftrA. 
7» a per coftci non mi tener ji cicca , 
Che folamente far uoglia unagiafhd . 
brutta , ò bella fia , reftifi teca , 
7\Jon uà partir tanta amicitia Koflr4 . 
Ben ui fcte accoppiati , io giurerei , 
Cornelia è belld , tu gagliardo fei . 
i;4 

Soggiunfc k lui Marfifd , ^l tua dijfietto 
Di Icuarmicaitciprouar conuicnti. 
T^lon uà patir , ch'un fi leggiadro afl>etto 
Habbi ueduto , e guadagnar noi tenti . 
I{ilpofe k lei Zerbin , Tv^ori fa k ch'effett0 
L'buomfimcttakperigtto , e fi tormenti 
Ter riportarne una uittoria poi . 
Cbegioui di uinto , e'iuincitore annoi . 

Se non 



ai4 



II? 



f ^ 5^ r o: 



Se non ti pdf qucfto partito hitono , 
Te ne io un'iltro ; e ricufxr noi dà, 
Dif]c À Zcrbin Mirfifx ,• che j'io fono 
yinto ditte, m'hMix krcftxrco^ei. 
TiU , i'io te uinco , k forz^ te h dono . 
Dunque prouùm chi de ftir fenzd lei . 
Se perdi , conuerrk , che tu le fxccix 
CÓpìgnii. femprc ouuque Mdxr le piiccùi. 

£ coù fu , Zerbin rijpofc , e uolfe 
^ pi^Uir campo , fubito il cdUiUo . 
Si leuò su hftajfe , e fi raccolfe 
fermo in arcione , e per non dare in fallo 
Lo feudo in mczo .t /.i Donzelh colfc , 
THa parue urtdffe un monte ài metallo . 
Et ella in guifa <t lui toccò l'elmetto , 
Chefìordtto il mandò di fella netto . 

117 

Troppo /piacque ì Zerbin Veffer caduto , 
che in altro fcotromaipiù nongliauenne. 
E n'hauea mille , e mille egli abbattuto ; 
Etkperpetuo fcorno fé lo tenne . 
Stette per lungo (patio in terra muto , 
E più li dolfe poi , che gli fouenne , 
C'hauca promcffo , e che li conuenid 
HauerU brutta uecchia in compagnid . 

Tom indo a lui la uincitrice in fella 
Biffe ridendo , Qucfta t'apprcfento; 
E quanto piìt la ueggio , e grata, e beUd , 
Tanto, cÌ7'eUa fu tua , piii mi contento . 
Or tu in mio loco fei campion di quclU , 
"Ma la tua fé non fé ne porti il uentó ; 
che per fua guida, e fcorta tu non uadd 
Comchaipromej]o,ouuqiandar l'aggrada. 
11? 

Senzd dipcttar rifpo^d urta il deftricro 
Ter la foreda , e fubito s'imbofcd . 
Zerbin , che lalìimaua un caiuliero , 
Dice ala uecchia , Fd ch'io lo conofcd. 
Et ella non gli tiene afcofo il uero , 
Onde fd che lo'ncende , e che l'attofcd . 
Jlcolpo fudiniati d'una donzella, 
Chet'hd, fatto uotar(di}fe)ld feUd. 

Ter fuo ualor coftei debitamente 
yfurpa a caualieri e feudo , e lancid, 
E uenuta e pur dianzi d'Oriente 
Ter dffaggiare iValadin di Francia . 
Zerbin di que(to , tal uergogna fente , 
che non pur tinge di roffor la guancid , 
THa rc^ò poco di nonfarfi ro[]o 
Seco ogni pezzo d'arme , c'kauea in doffo. 



tj» 



74onta d cdUaUo , e fé Hejjo rdmpo^fldi 
che non feppc tener drctte le cofce. 
Tra fé la uecchia ne (orride , e agogna 
Diflimularlo , e dipi!* dargli angofce « 
Li ricorda , ch'andar feco bifogna, 
E Zerbin , ch'uhligatoji conofce , 
L'orecchie dbbaffa , come tiinto , e {ianeo 
Dciirier,c'hd ìbocca'lfi-é,gli(proi alfiàco» 

E fojpirando , Dime Fortuna feUd 
(Duca ) che cambio è quefto , che tu fai < 
Colei , che fu fopra le belle bella , 
Ch'ejfer meco douea , leuata m'hai . 
Ti par , che in luogo , cr in riilor di queUé 
Si debba por coftei , ch'ora mi dai e" 
Stare in danno del tutto era men male , 
Che fare un cambio tanto difeguale . 
'il 

Colei , che di bellezze , e di uirtuti 
ynqua nonhehbe,enonh aura mai pare, 
Sommerfa , e rotta traglifcogli acuti 
Hai data a, i pefci cr it gli augei del mare . 
E coftei , che dounagia hauerpafciuti 
Sotterra i uermi ,hai tolta i, preferuare 
Diece ò uenti anni più , che non deueui , 
Ter dar pili pefo Agli mie' affanni gr cui . 

Zerbin coslparlaua ; ne men trifto 
Inparole ,ein fcmbianti efferpared 
Di queBo nouo fuo si odiofo acquifto , 
che de la Donna che perduto haued » 
La uecchia , ancor che non hauejfe uifto 
Mai più zerbin, per quel, ch'ora diced , 
S'auide effer colui , di che notitid 
Le diede già, ifabcUadi Galitid . 

Se ui ricordd quel , c'h duete udito , 
Coftei da la jpeloncd ne uemua , 
Doue ifabeUa , che d'amor ferito 
Zerbin haued , fu molti di captiud ; 
Tiù ttolte ella le hauea già riferito , 
Come lafciajfe la paterna riua , 
E come rotta in mar da la proccUd 
Sifdluajfe A lajpiaggid di [{pceUd • 

E il jpeffo dipinto di zerbino 
Le hauea il bel uifo , e le fattezze conte, 
ch'ora udendol parlare, e più uicino 
eli occhi alzandoli meglio ne la fronte, 
"Vide effer quel, per cui fempre mefclmo 
Fu d'ifabeUa il cor nelcauo monte . 
Che di non ueder lui più fi lagnaita . 
che d'efj'er fatta i J Malandrini fchiaud . 
Ld uecchia 



Mt 



r E Tir I s IMO. 



»♦» 



2»J 



IdUtcchU ìmìo a le P ir ole udicnzdf 
Che con sdegno , e con duol Zerbino uerft, 
S'aucdebcn, ch'egli hi filfi crcdciizd, 
che fu ifnbelUin mxr rotti e fommcrfi. 
E ben , ch'etti del certo hibbi.t fcienzi , 
Ter non lo nttegrirpur L pcruerfj, 
Quel , che fir lieto lo potrii , li tice ; 
E fol li dice quel cheli dij^ixce . 

Odi tu (gli diffe cUi ) tu che fei 
CotJitto Mer, chesimi fchcrnie f}>rtzzi' 
Si fipcffi , che noui ho di cojìei , 
ChemortApiingi,m furcjli uezzi 
Mi pi'.', tojìo , che dirtelo, terrei , 
Che ntijhrozzifii , ò fefii m milk pczzi» 
Doue s'eri Iter me più ntinfueto , 
Forfè dpcrto t'hiureiqucjlofecreto. 

Come il mìfìin' , che con fuor s'Muenti 
^ddojfo d Ldro,iUÌ Acchet,irfì è prejìo , 
che quello ò pMC ò cario gli jipprefcnti , 
che fi incanto appropriato i, queRo . 
Cosi f ofl-o Zerbino humil diucnta , 
Exien bramo fo di fipere U refìo, 
che li uecchia gli accenna , che dìqueUif 
Che morti piange , li fa dir nouelU . 

Ito 

£ uolto \ lei con più puccuol fj.ccix 
Li fupplica , li prega , t la fcongiwrd 
Ter gli huomini, e per Dio , che nò li taccii 
Qu^anto ne ftppia, ò buona , ò riaucntun. 
Cofi non udirai,chc prò ti faccia , 
Dtjfe la uccchia pertinace, e dura . 
7{onc ifabelU, come credi morti ^ 
ìliuiui si, ch'Amor ti muidii porti. 



E cipititi in quejìi pochi giorni , 
Che non n'udifti, in mandtpiù diuenti. 
si che qual'hora anco in man tua ritorni , 
P^èyfe fpcrar di corre il fior conuienti . 
^h uccchii mdadetti. come adorni 
Li tua menzogm ; e tu fai pur fé mentì, 
Seben'mmindiuentiell'era ftiti; 
T^nl'hiuei ilcunperò miiuioUt4. 

Doue l'bauea ueduti , domandolle 
Zerbino , e quando , mi nulla n'inuoli ; 
Che la uecchia ojlinata mai non uoUe 
^ quel , c'hi detto , aggiunger più paroU* 
Trima Zerbin le fece lùt parlar molle, 
Toi minacciolle di tagliar la gola . 
JUi tutto e in uà ciò che mina ccia e pregi | 
che non può farpixlirla brutti fìrtgi. 

Lifciò la lingua i l'ultimo in ripofo 
Zerbin , poi che'l parlar ligtouò poco . 
Ter quel , eh 'uàit o hauea , tanto gelofo , 
Che non trouaua il cor nel petto loco , 
D'ifabelli trouar sì difìofo , 
che farla per uederla ito nel foco . 
Ttla non poteua andar pik che uoleffc 
Colei , poi ch'i, TiUrfifa lo promeffe , 

14+ 

£ quindi per folingo e ftnno caUe,' 
Doue ilei pi acque , fu zerbin condottò . 
Klj per ò poggiar monte , òfcender ualle 
2Hai fi guardare in faccia, ò fi fer motto : 
?Hi poich'ai Mezo di uolfe le jÌ>aUc 
Il uago Sol, fu il lorfilcntio rotto 
Da un Ciualier , che nclcamin fcontnro. 
Quel, che fcgui, ne l'altro Canto i chiaro. 



IL UNI DEL VENTESIMO CANTO. 



ANNOTATIONr. 

PE I^ CtnceftrdthrquiHo fifect. In tutti^d ft,imj>.tt{,chefiittjm io htiibUuttluti,fi let^geC*»ct* 
t>Er,^ non coiKCfire.Mthe è uer.imente gr.iue error (iifl.impe.Verciocbechi f.iiejj'e , che U fcctnda '^^ ' *• 
pUtbit di dtttt uerbo foff' fier I .ctniierrcbbe fot dir Co>nIjifU.t,Coitcij>Effe,C»ncIlinto.£t coti di tutti. i'-"*\:^ *• 
Che ftria jtejìim.tmtntc detto ncll.i noflra ii»»».». L.uju.tte non dirà fé non C oncEpii*.!, ConcEputo, (^ 
g» altro jno. Onde [h.il/bi.tmo rcflituito come nuoìe Jif.ir di r.tgione ; (*>• n'babbi.tma ifoluto far qui quem 
Kafioci mintione , peri he abun» non lo riputajje fatto fer error difiampa,ò di mente, ^ perche rli ff<# 
iioft neconfiderino U formatione , (^ L% regala. 
£ fieno più de t anime ribelle . 

eh' ufc ir del citi con lor perpetuo fcorn». Qui par fJl» ai alcuni, che effenlo ancor MarfifaTd 
fitnaje f.uci.i tjrivflo allegare unaiTìoria Ecclefiafìica.cioè de ^U Anreli , che uolfer combattere con "tr.ìX^ 
D<»,cìr furono j'cacciMinel l'inferno. Ma fi nj^ondejhe è cof.tcertifSima , come Li leg^e Af.iumett.tna ^•"»:^-7j» 
tiene, t<y afferma molte coje àpio modo della lege Mof.iica,& ancor della Chr^li.ina.Et tra le altre, che 
me tiene , (Jr ajjerma^è una jwcHrt , (he hor.t fi i detta. Et peri tArioiio auediitifiimameiite la fece J 
Ugar da Marjifa . 



e ,yf T!^ T 




r Et^T ES I -M T III ja f>. 



»i7 



ARGOMENTO. 

Ter-difcnder Gihrind , chepir c'hdggia 
n'ajpidUil coryprcndcZcrbin conte fd ; 
E conuien chc'l Fumbtgo k terra caggix 
Ter la uecchu odùtdcutlipefd ; 
il quii ferito sii Id uerdepidggid 
Sptegd àZerbindileildgrduc offcfdt 
Onde dccrefce ucr IciVoMo, e h kizzd . 
Toidoue ode alti gridiilcM^ildrizzd . 



IN QVESTO CANTO VE NTES I MOPRI M O , ETPEK TVTTO 

•uiiiiquefi parla dell'empia Gabriiu,s'h2 l'clfcnipio d'una pciFiTia & fccltratirtiina femiiia, 
che non lì uincc con alcun beneficio . Et in Filandro, quello d'un ucro,^' pcrrcnillinìo ami 
co.Etfc dal uedcrfi , che il detto tilandro,pacil(e agri torto la prigionia dtll'atnico Argco, 
& poi la morte dall' iniqua uecchia, fadcflequaich uno in dubbio deila niuifitia.o della pr» 
uidcnzadiuina; urnga più toilo , & più ragioncuolmentea farcon quello lerma cóclufione, 
che adunque li dia altra una doppo la morte de' corpi nollri, nella quale Iddio giudiflimo 
dia degno caftigoà chi non l'ha hauuto, de' fuoi demeriti , & degno prcmioà chi de' Tuoi 
meriti nou l'ha fecondo la inil'ura dell'infinita benignità (uà, confeguuo ^ui balTo . 



C ^ Ti^r y E T^T E S I ?1 T III TU 0. 




E F V N E 

intorno credei 
rò, chcftnngd 

S n M \ così 
ne cosi legno 
chiodo, 

CoMEldfe,ch' 
undbcUddlind 
cingd 

Del fuo tendce iiidijfoluhil nodo . 

1^ ddgli antichi par, che fi dipingi 
La [anta Fé «f flit j in altro modo , 

Che d'un uel bianco , che la copra tuttd ; 
Ch'il folputo,unfolneo la può far brutta. 

L A fede mqua non deuteffcr corrotta , 
data t, un fola, ò data tnfieme k mille, 
E cosi in una felua, in una grotta 
Lontan da U cittadi, t da It «itff ; 



Come dinanzi k Tribunali in fi-otti 
Di teilimon, di fcritti,e dipojìiUe . 
senza giurar e, ò fcgno altropih ejfreffo^ 
Bafti una uolta , che s'babbia promeffo . 

QueUd feruò , come feruar fi debbc. 
In ogni imprefa il caualier Zerbino , 
E quiuidimoRrò , che conto n'hcbbe, 
Qu^ando fi tol fé dal proprio camino 
Ter andar con co^ei ; laqualgVincrebbt 
Come s'haucffe il morbo si uicino , 
pur la morte Qef]a;mapotea 
Ti:< che'l dcfio , quel che promeffo haute, 

4 

Di/it di Itii^ che di uederta fotta 
La fua condotta , tanto al cor lipreme. 
Che n'arrabbia dt duol ,nèle fa motto ; 

' E uanno muti, e taciturni injicme. 
Dif?i,chepoi fu quel filcntio rotto , 
Che al mondo il Sol moflrò le rote e^bem» 
Da un cauaUero aucnturofo errante. 
Che in meco dd camiti lor fi fc inante, 

T 2 L4 



ri 8 



C A 7^ T 



Li utcchid, che conobbe ilcdtuUero, 
Ch'era nomuto Ermonide d'Ohndi , 
che per inferiti ha ne lo feudo nero 
^ttrauerfdtu una ucì-ntiglta banda ; 
ToHo l'orgoglio, e quel fcmbiante altero, 
ymilmcnte a. Zerbin fi raccomanda, 
Eliricorda <]uel,cb'e(fopromife, 
jl la guerriera , che infua man la mifc , 

"Perche di lei nimico, e di fua gente 
Erailguarier, che contr.iloruenia. 
Vccifo ad effa hauea il padre innocente , 
Et un fr atei, chefolo almondo hauia, 
E tuttauolta far del rimanente. 
Come deglialtì-i,iltraditor difia. 
Fin, ch'à la guardia tua , Donna , mi fcnti, 
(Diceazerbm)nonifo, che tu pauenti, 

7 

Come pili preffo il Caualier lì fpecchid 

in qucUa faccia , che si in odio gli era ; 

di combatter meco t'apparecchia. 

Gridò , con uoce minaccio fa e fiera ; 

lafcia la difcfa de la uecchia , 

che di mia man fecondo il merto pera. 

Se combattiper lei, rimarrai morto ; 

Che cosi auienà chi s'appiglia al torto. 
t 

Zerbin cortefcmcntellui rifponde, 

ch'egli è dijìrdi baffa e mala forte. 

Et A cauallcria non corrijponde , 

che cerchi dare ad una donna morte. 

Se pur combatter uuol, non fi nafconde, 

"Ma che prima confidcri , che impwte , 

eh' un caualier , com'a-a egli gentile, 

Foglia por man nelfangue feminile. 

9 

Quefìe li diffe, e più parole in uano; 
£ fu bifogno al fin ucnire a i fatti . 
Toi che prefo k ba^lanza-. hebbon delpiano, 
Tornarfi incontra a tutu briglia ratti, 
T^onuansìpreftiirazi fuor di mano. 
Ch'ai tempo fon de le allegrezze tratti ^ 
Come andar on ueleci iduodeiirieri 
^i incontrare infieme i Caualieri , 

IO 

Ermonide ^Olanda fegno baffo , 
Che per paffare il dejìro fianco atte fé . 
Ma la fua debol lancia andò in fi-acaffo , 
E poco il caualier di Scotia offe fé. 
Tsl^n fugiA l'altro colpo uano e caffo ; 
l{pppc lo feudo , e si la JpaUa prefe. 
Che la forò da l'uno k l'Atro lato . 
£ riuerfar fé Ermonide sk'l prato , 



Zerbin, che fi pensò i'hauerlo uccifo, 
Dtpietk tanto fce fé in terraprcfio , 
Eleuò l'elmo da lo fmorto uifo . 
E quel guerrier ,comedxl fonno dejto. 
Senza parUr guardò Zerbino fifa , 
E poiglidiffe , T<[on m'cgik molejìo , 
Ch'io fia da te abbattuto , cb'k i fembianti 
THodri effer fior de' caualieri erranti . 

I : 

7Ha ben mi duol, che quefto per cagione 
D'una femina perfida m' amene , 
^ cui non fo , come tu fia campione , 
che troppo al tuo ualor fi difconuiene , 
Equandotu fapefiila cagione, 
Ch'k uendicarmi di cortei niimene, 
Haurefti ogn'hor,che'l rimcbraf.i,affanno^ 
D'haucr per camparla fatto a me danno , 

E fé flirto k ba^anza haurò nel petto , 
Ch'io'l poffa dir ( ma del contrarlo temo) 
Io ti farò ueder , che in ogni effetto 
Scelerata è coiieipiii che in e&emo , 
Io hebbi gik un fi-atei, che giouanetto 
D'Olanda fi partì , donde noi femo ; 
E fi fece d'Eraclio caualier o , 
Ch'aUorteneadc' Creciil fommo Impero, 

14 

Quiui diuennc intrinfcco e fratello 
D'un cortefi baron di quella corte. 
Che ne i confin di Senna hauea un cafteUo , 
Di fito ameno , e di muraglia forte . 
"^omofii^rgco colui, di eh' io f duetto. 
Di quella iniqua femina conforte. 
La quale egli amò si, che pàfiò il fegno, 
eh' A unbuora fi conuenia, come lui degntt 

■5 

2iia cofteipiù uolubile,che foglia. 
Quando l'autunno èpiupriuo d'umore , 
Cbe'l fi'eddoucnto gli arbori neffoglid, 
E le fojfia dinanzi dlfuo furore , 
Verfo il marito cangiò tofio uoglid'. 
Che filfo qualche tempohebbe nel core^ 
E uolfe ognipenfiero, ogni defio 
D 'dcquiitar per amdntc il frdtel mio » 

Ma né fi faldo k l'impeto marino 
L'^croccrauno d'infamato nome , 
7\[5 fta sì duro incontro Borea il P««tf , 
che rinouato ha più di cento chiome, 
Che,quàto apparfuorde lofcoglio Alpina 
Tanto fotterra ha le radici , come 
il mio fratello a preghi di coftci, 
?^(lo di tutti i uitij iìifandi e rei , 

or. 



Fikniro 



I 



V E Tl^T E S I 21 T III 



Or, come nuìene <t un cdtaUer ardito t 
che cerca brigd , e irf ritroua (pejjb, 
FU in tind imprcfi il mio fratel ferito , 
Molto d cajlcl del fuo copdgno appreffo ; 
Doueuenir fcnzddfpcttdrc muito 
Solcd yfojfc ò nonfojfc^rgeo con cffo . 
E dentro i. quel , per ripofur fermo jfc 
Tanto y che del fuo md Ubero foffc . 

i8 

liientre egli cjuiui figiiced, conuennc 
Che in certa fui hi fogna aniaffe ^rgto. 
To^o quefta sfacciata k tentar uennc 
Il mio fratello , cr ìi fua ufanza feo . 
TiUcjud fedcl, nonoltrepià fofenne 
Hauere k i fianchi un (limolo si reo , 
Eleffe per faluar fua fede k pieno 
Di molti mal , quel che gli parut meno . 

Trd molti mal gli paruc elegger quefio , 
Lafciar d'./lrgeo rmtrinfechezzt antiqua. 
Lungi andar si , che non jia manifcde 
Tildi piii il fuo nome ala fcmina imqua ; 
Ben che duro li fofje , era più oneSo , 
che fatisfare k quella uoglia obliqua , 
O ch'accufar la moglie al fuo Signore , 
Dd cui fu amata k par del proprio core . 

lo 

I de le fue ferite ancora infermo 
L'arme fi ue^e , e del cajlcl H parte . 
E con animo uà cojhune e fermo 
Di ncn mai piì* tornare in quella parte . 
Ma non li ual, ch'ogni difcfa e fhcrmo 
Lidifipa Fortuna con nous arte , 
Ecco il marito , che ritorna intanto , 
E troua la moglier , che fa gran pianto . 

:i 

E fcapigliata , e con la faccia roffa ; 
E le domanda di che fia turbata . 
Trima ch'ella k rijfonderc fta moffdy 
Tregar fi Lfciapiìi d'una fiata ; 
Tenfando tuttauia, come fi pojfa 
Vendicar di colui , che l'ha UfcLita . 
Ebcn conuennc al fuo mobile ingegno 
Cangiar l'amore in fubitaneo sdegno. 



"M 0'' itp. 

Qu^indo fallir fia quel, che fifak forzd. 
Mafia quel che fi uuol , tu fapptl' .-.nco ; 
Toi conia fpada da la immonda fcorza 
Sciogli lo Jpirto immaculato e bianco , 
E le mie luci eternamente ammorza ; 
che dopo tanto uitupcrio, almanco 
Tenerle baffe ogn'hor non mi bifogni, 
E di ciafcun , ch'io uegga , ionu uergogni. 

il tuo compagnohal'onor miodtfirutto 
Quc^o corpo per forza ha molato ; 
Epercheteme, ch'io tinarri il tutto y 
Or fi parteil uillanfcnza commiato. 
In odio con quel dirgli hcbberidutto 
Colui, che pmd'ogna'altroli fu grato. 
tArgeo lo crede , O" altro non affetta ; 
Ma piglia l'arme , e corre k far ucndettd. 

'S 

EjComequtl, c'hauca ilpaefenoto 
Lo giunfe , che non fu troppo lontano ; 
Chc'l mio fratello det ole cregroto 
Sen::a foffetto fc ne già pian piano. 
E breucmcntc in un luogo remoto , 
Vofc per uendicarfcnctnlut mano. 
Tsfon troua il fi-xtcl mio fcufa , che uagUd, 
Cheì soma .Argeo colui uuol la battaglia. 

Era l'unfano ,epicn di nono fdcgno , 
Infermo l'Atro, cr al'ufjnza amico ; 
si c'hebbe il fi-atcl mio poco ritegno 
Centra il compagno,fattoli nemico . 
Dunque Filandro , di talforteu i^gno. 
De l'infelice giouene ti dico 
(Cosi hauca nome) non [offrendo ilpefo 
Di sì fiera battaglia , rejìò prefo. 

?«(o« piaccia a Dio, che mi ccnitica k tale 
Il mio giujlo furore , e iliuo dcmerto , 
(Li difje ^rgeo ) che mai jia micidiale 
Di te , ch'amaua , e me tu amata certo ; 
Benché mi fin me l'hai mojhato male . 
Vuruoglio a tutto il mondo fare aperto, 
Che,com: fui nel tempo de l'amore. 
Cosi ne l'odio j'ondi te migliore. 



Deh, diffe al fine , A che l'errornafcondo , Ter altro modo punirò il tuo fallo , 
C'bo cornute jjo, Signor,ne la tua abfentta e" Che le mie man piì< nel tuo fangue porre. 
Che quàdo ancora io'l celi k ttttto'l mondo , Cosi dicendo , fece sii'l cauallo 
Celar noi poffo k la mia confcicntia . Di uerdi rami una bara comporre . 

L'alma, che fente il fuo peccato immondo, E quaji morto in quella riportaUo 
Tate dentro da fé tal penitenti t , Dentro al cajìello in una dm fa torrt'. 

Ch'auanza ogn' altro corporal martire , Doue in perpetuo per punitione 
Cheiarmipojj'a alcun del mio fallire . Condannò l'innocente k iiar prigione. 

T s "HS*^ 



1^9 



»» 



e ^ 71, T 6 



\ 



7{on però , ch'ahrd cof<thMelfe mmco. 
Che li liberti prima del partire . 
Terchc nel rejìoyCome fciolto e franco , ' 
yi comindaua , e fi fdcea ubidire . 
7Hd non efjcndo ancor V animo jìanco 
Di qutjla ria , del fuo penfier fornire ; 
Q^-ifì ogni giorno k la prigion ueniua , 
Chauea le chiaui ,clfiio piacer l'apriui. 

Tmouca fcmpre al mio fratello affaltif 

E con maggiore audaciayche da primi . 

Cucita tua fidcltA(dicea)cheuaUi, 

Toi che perfìdia per tutto fi jìima i 

O che trionfi gloriofÌQr alti; 

O che fupcrbc fraglie, e preda opima , 

O che merito al fra te ne rifulta , 

Se, come h traditore ogn'unt'infulta. 

ì' 
(hianto utilmente, quando con tu'onore 

M'haurrefii dato quel, che da te uoUi. 

Di qucjio si opinato tuo rigore 

La gran mercé, che tu guadagni, or toUi. 

In prigion fei, ne crederne ufcir fuor e ^ 

Se la durezza tua prima non molli . 

7yla,quando mi compiacci, io farò trcanx 

DiracquiRarti e libertade e fama . 

1<(o nò ( dijje Filandro ) hauer r,tai fpene , 
Che no» fta, come fuol,mia nera fede. 
Se ben contra ogni debito mi auicne 
Ch'io ne riporti si dura mercede ; 
E di me creda il mondo men che bentf 
Bajìa,che ininti i, qucl,cbeH tutto'ueie , 
E mi può rijlorar digratia eterna , 
Chiara la ma innocentia fi difccrnn . 
}} 

Se non hajla , cb'^rgeo mi tenga prefo , 

Tolgami ancor queitd noiofa ulta . 
Forfè non mi fra ilpremio in ciel conte fo 
De la buona opra., qui poco gradita . 
Forfè egli, che da me fi chiama offefo, 
Qjianio far A. quell'anima partita y 
S'auedrapoi d'hauermi fatto torto, 
E piangeri il fedel compagno morto. 
54 
Coslpiù uolte la sfacciata Donnd 
Tenta Filandro , e torna fenza frittto . 
"Ma il cieco fuodcfìr, che non affonm 
Trar del fuo federato amor cojìrutto • 
Cercando uà più dentro, ch'i la gonna. 
Suoi uitif antichi ,ene difcorre d tutto . 
Toltile pcnfier fa d'uno in altro modo , 
"Prima , t:be fermi in alcun d'ejU il chiodo . 



ir 



Stette fei mefì , che non mi fé piede , 
Come prima face a , ne la prigione . 
Di che il mifer /-Uìndro e J^cra, e crede, 
che coiìeiptii nonglihabbia affettione» 
Ecco Fortuna al mal propitia, diede 
^qucfta federata occajione. 
Di metter frn con mcmorabil male, 
^l fuo cieco appetito irrationale . 

arnica inimicitia hauea il marita 
Con un baron , detto Morando il bello, 
che non u'effcndo ^rgeo,JJHf)'o era ardito 
Di correr folo , e fin dentro al caileRo . 
7Ha,s'^rgeo u'era,non tene a lo'nuito, 
Ts^ s'accojlaua i diecemiglia A quello , 
Or per poterlo ìndur , che ci ucniffe , 
D'ire in Cicrufalcmper uoto diffe . 
37 

Diffe d'andare , e partefi, ch'ognuno 

Lo uede, e fa di ciò J}>arger le gridd . 
T<{è il fuo pcfÌer,fuor che la moglie,alcuno 
Tuote fiper,che foldileifì fida . 
Tornapoi ndcadeUokl'aerbrunOy 
']<^m.ù,fenon la notte, iui s'annidi; 
E con mutate infcgne al nouo albore , 
Senza ucdcrlo alcun , femprc efce fuore^ 

Se ne tia in qiiefla , e hi quella parte errando, 
E uoltcggiando al fuo caftello intorno , 
Tur per ucderfe'l credulo Morando 
Volejfe far come folca , ritorno ; 
Staua il di tutto à laforcjla , e quando 
'ì<u la marina uedca afcofo d giorno . 
Venia al caftcìlo , e per nafcofc porte 
Lo togliea dentro l'infedel conforte . 

Crede ciafcun,fuor che l'iniqua moglie , 
che molte miglia ^rgeo lontan ji troue . 
Dunque d tempo opportuno ella fi toglie ; 
^l fratel mio uà con malitie noue. 
Hadilagrimek tutte le fueuoglie 
Vn ncmbo,che da gli occhi al fen le pione» 
Doue potrò {dicea) trouare aiuto , 

Chcin tutto, l'onor mio non jìa perduto» 
40 
E col mio quel del mio marito infreme, 
il qual fc faffe qui, non temerei . 
Tu cono fei Morando , e fai fé teme. 
Quando ^rgeo no ci fcnte,huomini e Dei. 
Quciìi,or pregàdo,or minacciando ejheme 
Troue fa tuttauia ; ne alcun de' miei 
Lafcia, che non cont..mh:i per trarmi 
^ fuoi dciij, ncfo, i'io potrò aitarmi. 

or. 



4 



4i 



y E 71T ESI 



Or,t*hi Intefo il partir del mio confortt , 
£t eh' dintorno non /irà sìprcilo , 
Ha. hauuto ardir d'entrar ne la mia corte 
Senza altra fcufd , fenz'altro protcfio . 
che ft CI [offe ilmio Signor per forte , 
SyTori fol non hauria audacij. di far cjueflo, 
Tiìanon fiterria ancor per dio ficuro 
D'apprejfarfi a tre miglia a queilo muro , 

t. quel , che gii per mtfii ha ricercato , 
Oggi mci'/jitricfcicflo k fronte A fronte; 
E contai modi, che gran dubbio è {iato 
De lo allenir mi difonorcycr onte. 
E fé nonché parlar dolce gliho ufato , 
£ finto le mie uoglie k le fue,pronte ; 
Sana k forza , di quel futo rapace , 
Che fpera hauer per mie palare in pace. 

4i 

Tromejfo gli hò.nongik per offeruargli ; 
Che fatto per timor nulla è il contratto . 
THa L mia mtcnticn fu per uietargli 
Oiiel,chcper forz^A biturebbc allora fatto, 
il cafo è qui ; tujol puoi rimediargli. 
Del mio onor'JtrMitintefirk tr.itto , (to 
E di quel del mio ^rgeo , chegik m'hai det 
Hauer'ò tanio,òpiù che'l proprio, \ petto. 
4+ 

£ fé quejlo mi neghi io dirò dunque , 
Che m te nonjia la fé , di che ti uanti , 
7>la , che fu fol per audeltk,qualimque 
yolta,bai JprezZati i miei fupplici pianti ^ 
^oupcrny^cffo alcun d'.yirgeo;quàtuque 
Til'haiquejio feudo ogn'hora oppofto inkti. 
Sariajiata tra noilacofa occulta , 
Tiladiqui aperta mfamiamirifulta. 
45 

T^nfi conuien ( diffe 'Filandro ) tale 
Trologo k me , per ^rgeo mio dif^o^io , 
1<[arrMii pur quel, che tu uuoi : che quale 
Sempre fui , di fcmpre effere ho propcjìo . 
E bcn,ch'k torto to ne riporti m.dc , 
fc/£ lui non ho quejlo peccato \impcilo . 
Ter lui fon pronto andare anco k la morte^ 
£ fiumi contro il mondo , e la mia forte . 
41 

I[ijpofc l'empia , Io uoglio , che tu fpenga 
Colui , che'l nojho difonor procura . 
'ì<{on temer , ch'alcun mal di ciò t'auenga 
Ch'io te ne mojlrerò la uiaficura. 
Deue egli kme tornar,comeriuengJi 
Su Vhora terza la notte piti fura ; 
E fatto un fegno jgikche l'ho auuertito, 
io l'ho A tor dentro , c/;c nonjia fentito . 



TU T III "M 0: ijl 

^ te nongx^'ifT^^P^ì»*^ aj^ettarme 
l^la camera mia, doue non luca , 
Tanto , che dif^ogliar li faccia l'armi, 
E quafx nudo m man te lo conduca . 
Cosi la moglie conduce ffe panne m 

Il fuo manto ala tremenda bucd^ ^ 

Se per dritto cofiei moglie i 'appeUd , 
Tm che Furiainfernal crudele t feUd» 

4« 

Toiche la notte federata uenne^ 
Fuor trajfe il mio fi-atei co l'arme in mano, 
E ne l'ofcura camera lo lenne. 
Fin che tornajfe il mifer Cajìellano'. 
Come ordine era dato il tutto aueiine , 
C H h'I confglio delr.ial uà raro in uano, 
Co'.i Filandro il buono ^rgeo percojje , 
Che fi pensò , che quel I>lor andò foffe. 
49 

Con ejj'o un colpo il capo feffe e il coUo ; 
ch'elmo non u'cra , e non ui fu riparo . 
Teruenne ^rgeo fenza pur dare un croUo 
De la mifera ulta al fine amaro . 
E tal l'uccife , che mai non penfoQo , 
7S(f mal ibauria creduto , ò cafo raro j 
Che cercando giouar ,fece k l'amico 
Quel , di che peggio non fi fa al nemico , 



Tofcia,cb'^rgco non conofciuto giacque, 
l\cndc k Cabrina il mio fiatel la)]>ada . 
Cabrina è il nome di cof^ei , che nacque 
Sol per tradire ognun , che in man le cadi. 
Ella , che'l uer pn' a quclt^'hora tacque , 
yuol , che Filandro a riucder ne uada 
Col lume tu matto il morto , otid'cgli è reo ; 
E li dimofira il fuo compagno ^rgco . 
5 1 

E li minaccia poi,fc non confente 
^l'amorofofuo lungo defire , 
Di pile fare k tutta quella gente, 
Oucl,ch'cglt ha fatto, e noi può eótradire, 
£ lo farà uttuperofamcnte , 
Come difaftno , e traditor tnorire . 
E li ricorda , che jfirezzar la f^nu 
IS^ondèffebenlauita si poco ama» 

Tien di paura , e di dolor rima fé 
FiLniro,poiche del fuoerror s'accorft, 
Ouafi ti primo furor lipcrfuafe 
D 'uccider quel}a,e {lette un pezzo in fior ft, 
E, fé non che ne le tnmiche cafe 
Si ritrouò , che la ragion foccorfcy 
7<(onfi trouàdohaucre altr'arme tnmano. 
Co » denti Li ftracciaua k brano k brano . 

T 4 Come 



»r 



u 



e ^ 7^ T 0. 



Come ne l'ulto tmr Ugno tal'kon , 
Che du duo ucntijìa pcrcoffo e uinto, 
Ch'or.i uno inn.ìnzU'ha mandato, <yhorx 
rn'Jno alprimo termine ref^hitOy 
El'bùngiruto dd popp.t , e da proru j 
D.tlpv<poffcnte il fin rejì.t foj]nnto . 
Cosi Fihndro tr.i molte contefc 
Di duo penjieri d minco rio s'apprcfe . 

I{agion liiUmojìrò'l pericol grande , 
Oltre ti morir, del fine infime e fozzo , 
St l'homicLÌio nel Cilici fi fpj.nde; 
E delpcnf.xre il termine gli è mozzo . 
Foglii ò non iioglii al fin coniucn , che mi 
L'am.trilUmo alice nel gozzo . {de 

Tur finalmente ne l'afflitto core 
"Più de t'o^mation potè il timore . 

// timor del fupplicio infame e brutto 
Tromcttcr fece con mille fcongiuri , 
Che farla di Gabrina il uoler tutto , 
Se di quel loco fipartianficiiri. 
Così per forza colfe l'empia il frutto 
Del fuo defire , poi lafciar quei muri . 
Cosi Filandro a noi fece ritorno , 
Di fc lafciando in Creai infamia efcorno. 

Eportò nel cor fiffo il fuo compagno 
che cosìfcioccamcntc uccifo bauea , 
Ter far con fui gran noia empio guadagno 
D'unaTrogne crudcl, d'ima Medea . 
E ,fe li fede, e il giuramento, magna 
E duro fìxno , non lo ritcna , 
Come alficuro fu , morta l'haurebbe ; 
dia , quanto piujì puotc , in odio l'bcbbe . 

57 ^ , . 

Tvf o« fu da indi in qua rider mai.uifo . 
Tutte le Jue parole erano meRe . 
Sempre foif^irgliufcian del petto trifio^ 
Et era diuenato un nouo Orejìe , 
Toi che li madre ucci fé , e il facro Egiào , 
E che l'ultrici Fune hebbe molìejìe , 
E fcnza mai ceffar, tanto l'affìijfe 
Quejlo dolor, ch'infermo al letto ti jìffc. 

Si 

Or quefla meretrice , chefipenfa 
Oitanto k quejValtro fuo pccojìa gratii ; 
Dluta la fiamma, già d'amore nitenft 
In odio , in ira ardente, cr arrabbiata , 
Is^c meno e cantra al mio fratello accenfxy 
Che foffe contri ^rgeo li federata . 
E difponc tra fé leuar del mondo , 
Come d primo manto , anco il fecondo . 



S9 



yn medico trottò d'inganni pieno , 
Sufficiente, cr atto kfimtl'uopo ; 
Che fapca meglio ticciicr di ueleno , 
Che rtfamr gl'infermi di filopo , 
E li pronti fc , innanzi piii , che meno 
Di quel, che dimandò , donargli , dopo 
L'hauer lui con mortifero liquore 
Lenitole dagU occhi il fuo Signore . 

Cilin mia perfenz^ , e d'altre piti perfone 
yetiia col tofco in mano il uecchio ingiu{Ì9 
Dicendo , ch'era buona potione 
Di ritormre il mio fi-atei robuBo . 
Uld Cabrina con noui iìitentione 
Trii , che l'infermo ne turbale il gufto , 
Ter torfiil confapcuole d'appreffo , 
per non darli quel, c'bauea promeffo ; 

(Si 

Li man li prefe , quando À punto daux 
La tazzd , doue il tofco tra celato ; 
Dicendo , Ingiufìamente è , fé tigraud , 
ch'io tema per coftui , e ho tanto amato . 
Foglio effer certa , che beuanda praud 
Tu non li dia , né fucco auelenato . 
E per qucflo mi par , che'l beueraggio 
7\(o gli abbia i dar, fé no ne fai tu il faggio^ 

Comepenfi Signor, che rimaneffe 
il mtfer uecchio conturbato allora e* 
La breuitk del tempo sì l'opprejfe , . 
Che pcnfar non potè , che meglio fora . 
Tur, per non dar maggior fo]}etto, eleffè 
Il calice gusìar fcnza dimora , 
E l'infermo , feguendo una tal fede » 
Tutto d refìo pigliò, che fé li diede . 
'■} 

ComcJparuier,che nel piede grifagno 

Tenga la itami , e fia per trarne pafi:o , 
Dal can , che fi teneafido compagno , 
Ingordamente è fopragiunto , e guaiio , 
Così d medico , intento al rio guadagno , 
Donde jf^raua aiuto , hebbe contrajìo , 
odi di fomma audacia effcmpio raro , 
£ cosi aueiiga k ciafcun'altro auaro . 

Fornito quefto , U uecchio s'era meffo 
Ter ritornare k U fua fianza , in uii ^ 
Et u far qualche medicina apprejfo , 
che lo faluaffe da la pefie ria . 
Mi da Cibrim non li fu conceffo , 
Dicendo non uoler, cb'anddjfepriif 
Che'l fucco ne lojìomaco digc{io 
Il fuo Uilor faccjfc manifejlo . 

Tregar 



(?S 



VE nf E si M 6 T in TU 0. 

6& 



■>'ii 



Trcgdr non ud , ne fsr ài premio offerU , 
Che lo uoglij. bfciAr quindi pArtirt . 
Il dij^crato , poi che uede cerU 
Ld morte fud , ni U poter fuggire , 
^ i circojhinti [a Ix cofa aperta . 
T^j lafeppe coftei troppo coprire. 
E cosi quel , che fccekgli altri f^effo , 
Quel buon medico ,alpn fece A [e fteffo. 



6C 



£ feguitò con l'alma quella , ch'era 
Cii di mio fi'ate cummata inanzi • 
•JS^oi circoàanti , che la cofa uerd 
Del uecchio udimmo,che fé pochi auanzi , 
Tiglidimno qucjìa abomincuol fera, 
Tiu crudel di qualunque infclua iianzi» 
E la ferrammo in tenebrofo loco , 
Ter condannarla almcritato foco . 

Qu^cjìo Ermonia'c dijfe, e più uoUu4 
Seguir , com'cHa di prigion leuofi, 
Tlia il dolor de la pug.i si l'aggrcua. 
Che pallido ne l'herbariucrfojii. 
Intanto duo fcudicr , chefcco haucua. 
Fatto tmab,irAhuucjndiramigrojii. 
Ermonide fi fece in qucHa porre , 
ch'indi altramente nonfipotca torre, 

(-.8 

ZerHn col caualicr fece fua fcuft 
Chcgimcrcfcea d'hauerli fatto offcfa. 
7Ha , come pur tra CMialieri s'ufa , 
Coki , che ucnia fcco , hauea difcfa , 
Ch'altramente fua fé faria confufa, 
Terchc,quàdo m fua guardia l'hjuea pre= 
Tromifc afta polf.mza di fJturla (fa 
Contra ognun^che uimffe À di^urbarla. 



E fé in altro potea gratificargli , 
TroiUif.imo ojferiafi a la fua uoglia . 
I{ijpofe il Caualicr , che ricordargli 
Sol uuol,cheda Cahrina fidifciogUi 
Trima , ch'ella habbia cofa a maihmargli. 
Di ch'effo indarno poi fi penta , e doglia» 
Cabrina tenne fempre gli occhi bifii . 
T>E RCHE non ben rij^oRa al uero dajii. 

Con la uecchia Zerbin quindi par tiffc 
^Igà promcffo debito uiaggio ; 
E tra fé tutto il dì la maledijfe , 
Che far li fece a quel barone oltraggio . 
Et or, che pelgr^n mal , che gline diffc 
Chilo fapea, di lei fu mftrutto e faggio » 
Se prima l'hauea a noia , e a difj^iacae , 
Or l'odia sì, che non la può uedere. 

EUa , che di Zerbin fa l'odio a pieno , 
T^èin mJauolomauuol'efferiur.taf 
y n'onda a lui non ne riporta meno. 
La tien di qiurta , e la rifa di quinta • 
J^l cor'era gonfiata di uclcno , 
E nel tufo dltramente era dipinta . 
Dunque ne la concordia , ch'io uidico , 
Tenean lor uia per mezo il bofco antico . 
71 

Ecco uolgcndo il Soluerfo la fera 
l 'diron gridi , e (irepiti , f percoffe , 
che facean fegno di battaglia fiera , 
che quanto ciu il rumor , utcina foffe . 
Zerbino per ucder la cofa , ch'era , 
yerfo li rumori»! gran fetta fimoffc . 
T<[c fu Gabrìna lenta a fcguitarlo . 
Di quel,ch'auenne \ l'Jn-o Càto io parlo . 



tur.iiS. 



IL FINE DEL VENTESIMO PRIMO CANTO. 

ANNOTATIONI. 

SJi comlitttifer lei rimdrrdimorto , 
che coli, lui me, ,x i/;> s'itpji^iìia altortc.Qtii nolimdiino,cht t'^riofle ne foUmete hMta fatto uiit 
ter 7.crlino lotra }.imcim{c,il)e buuci tai,ì^iiijfui.t,m,i chi- ancora fan 1.1 d.iUoflij]'o Erniotii'l' frcdire co 
me pftntcxa ferma &J'icur.i,J>e /.crini ,iK. iiittofi a t>rto .ilLi dif.fa diU.i Heuht.t.niihirria morto, centt 
OHieiieacuifiiiio ,J>e ci faida i cokital in^iuflilt.: TyilJie uiene adhannr fU'fl.im dMioli frvuidi-^^ 
diuina,cosìàfefiefjo,ihc mcflr.t d h,.»er fide firma in iof.t,ilte sì teftcvliri'faii.tiia,comea /.erbmo,,t 
thi egìi ne faciiia ilfredicalore.Etda 'Jnifla c'rttì^a,Ll>e come rfiinata>tete,(y f obl>go,aU»'" riurcart 
do da Diof0>iimo,nacq; il>r.aletìetlo,^fcel(r,'.tifìinio al l'f'iie 1 Signori Chnlìiaiii.di liirdircàfo 'raco 
a cibai ter quelle cnfcJie no pofj'ono n aiiiftjf. miti potw.rp.Ma fihe fucsio difccrforit crea j'ii comoda 
occafonc che ijiiifla di ijuifto iuo^o,diio,ihe o'.tre allagta delta ra'^ione.cioè tbcilgraftpere,C' "''''' "• 
Dio e à noi iniognito,fi ue^gono ancor n.olti patire a torto inqutjì,- e op m'odane, (n- lyirirflo fa <i"i utn 
ter Zerl>ino,fi( he fé bene T.rmcnidc ly.mea ^ra ragione cetra la utcchta, /.trinino no lo fap' ndo,ni «t»H».l 
4 c'obattcr uolotariair.ct' il torto, 0^ liiitctionf»a,ihe eradi ferbar i: fua fi de, <^ eh di fendi re una pouc 
ra uecihia da un Caualicre ,era giulìifìitva ,1:^ dc^na di no lafci.nlo patire.Ht pqurjìol.irioilo , i '"' ' "' 
mille di Ermcnide miol far tata più ediofa la mail urcchia a ^liafoltanti ,fa the ErmotiiJe ni fa capace 
Zerbino delle fw r!~ioni, prima che uemffc à batta^Ua,OHe, come in ogni altra cufa dt qucflo d.ninopot 
ma,ft dee no foLimete ni ripredere,ma fonimamete lodare la perfctttonc iel iriudtcio dsU'MiterJito • 



H 



»?4 



C ^ 71 T 0. 



ì 




fr E T^T E S I 7^1 S E 



ARGOMENTO. 

^ftolfo giunge in par tt,out d'adirne 
Disfi l Caitcllo , e libera i prigioni . 
Colfuo {{ttggierji troua Bradantante , 
llqualc A quattro fa uotargli arcioni; 
TiUntre dal foio un caualiero errante 
Ciuanper torre , iquat quattro baroni 
Ter l'empio Tmabel tencanoil pajfoy 
Che Br adamante ha poi di ulta caffo . 



QVESTO VENTESIMO SECONDO CANTO E' TVTTO PIENO 

(i'cflVinplari.&notabilisfiini auenimenti.il forno d'Aftolfo, donatoli dalla Fata Logiftilia , 
adoprarufata uirtù fua contra gl'incanti. Pi.iabeilo continuando nella fua natiua malignità, ft» 
tuifce la federata ufanza d'all'adìnar le Donne,e i Caua!icri,che paHauano dal fuo cattello. Oii 
de riconofciuto finalmente da Bradamaiite,pagarultima pena d'ogni errorfuo. Ruggiero noi» 
uolendo né ulait in ert'etto.ne lalciar'occadone ad alcuno di bia(ìmarIo,ch"cgli ufi l'aiuto del- 
lo fendo incanuio,lo getta nel poizo. Oue poi molta gente uileaccorre,ma jnuano j per ri- 
trouarlo . 

C ^ T^^T y E 7^T E S I M S E C 7^ D 0. 




R T E S I do 
ne, e grate al 
uojìro amate, 

f'oi che d'un 
foto amor fcte 
contente ; 

CoMn,checer 
tof(a,fratan 
te e tante. 

Che rarifìme fiate in quefta mente ; 

T^nuidilpiaccia quel,ch'io difii inantc, 

Quando contra Gabrìna fui si ardente; 

E i'ancor fon per f^endcrui alcun uerfo , 

Di lei biafimanio l'animo peruerfo . 

aHa tra tate, e come impodo fummi 
Da chi può in me , non preterifco il uero. 
Ter quejìo io fion ofcurogli honor fummi 
JP'm.i,e i'HnJ(rd,^'b^l>bia il corfincero. 



Qvi^t,che'l maestro fuo per trenta nummi 
Diede a' Ciudei,no nacque a Ciani, ò a. Vie 
7V(5 d'ipcrmejha è la fama men bella, (ro; 
Se ben di tante inique eraforeUa . 

Ter uni , che biafmar cantando ardifco. 
Che l'ordinata iftoria cosi uuole , 
Lodarne cento incontra m'offcrifco, 
E far lor uirtù chiara più che'l Sole. 
TtU tornando al lauor , che uario ordifco , 
eh' A molti (lormercé^grato effer fuole. 
Del Caualier di Scotia io ui dicea , 
eh' un alto grido apprcffo udito hauea. 

4 

Fra due montagne entrain unftretto calle , 
Onde ufcia il grido ; e non fu molto mante; 
Chegiunfe , doue in una chiufa ualle 
Siuide un caualier morto dauante. 
Chi fu dirò ;ma prima darle l^aUe 
U Francia uoglio , e girmene in Leuante 
Tanto, ch'io troui .Adolfo Taladino, 
Che per Tonente hauea prcfo il camino . 

Io lo 



Segue i 

car.z^iS. 

lìan.jp. 



%^6 



C ^ "^ T 0. 



lo lo Ufcid neh CittA crudele , 
Onde col fuon del formiddbil corno 
li MC i caccuto il popolo infedele , 
ZgrM periglio toltojì d'intorno; 
Et À' compagni fdtto alz^r le ucle, 
E dd lito fuggir con gr.wc fcorno . 
Or feguendo di lui, duo. ^ che prefc 
L" La uid i'^rmcnid , e ufci diiptelpìefe.' 

E dopo ilqiunti giorni in TS^dtdlia 
Trouojii , e in ucffo Briijid il camin tenne . 
Onde continudndoldfud uid 
Di qui dal mire in Trdcid fc ne uenne . 
Lungo il DdnuHo andò per l'yngherid , 
£, comehduelfcil fuo deftrier le penne j 
'- I Morditi , e i Boemi pdfiò in meno 
- Di uenti giorni, cldFrdnconUyCÌll{eno, 

7 

Ter h felui d'^rden:i i in .Aquifgrdnx {cd. 
Ciufe,e ÌBrdbdtc,e in Fiddra di fin s'tmbdr 
L'durd , che fofjid uerfo Trdmontund , 
' Ld ueld in gin fi in su Id prord cdrcd, 
' eh' A mezo giorno ^iìolfo non lontdnx 
Vede Inghikcrrd , ouc nel lito udrcd . 
Sdltd k cdudUo , e in tdl modo lo punge , 
Ch'd Londrd queUdferd dncord giunge . 

Qu^iui fentendo poi,che'l uecchio Otone 
Gii molti me fi indnxi erd in Tdrigi , 
E che di nouo qudfi ogni bdrone 
Hdued im itdto i fuoi degni utfìigi ; 

. D'dnddr fubito in Frdncidfidijpone, 
Ecositoriid diporto diTdmigi . 
Ondeconleuelc dite ufcendo fuori ^ 
Verfo Cdlejiio fcdrizZdrld prora. 

9 

yn uentolin , che leggiermente k l'orzd 
Fcrcndohducd dde fcdto illegnoil'ondd, 
^pocod poco crefce , e fi rinforzd , 
"Poi uicn si , eh' di nocehier ne foprabondd. 
Che li uolti ld poppd dlfinéforzd , 
Se non , li cdccerk fatto Idjfondd . 
Ter ld fchend del mdr tien dritto il legno , 
E fd cdmin diuerfo di fuo difegno . 
I») 
. Or corre d ieùrd , or'k ffniflrd mjno 
Di qiù di lì ,douc rortuiidjjiiìigc ; 
EptglidrterrddlfinpreffodI\Odno. 
Ecomcprimdil dolce lito dtlinge^ 
Fd rimetter ld felìd k ì\dhicdno , 
E tutto s'drmd , e Uj^ddd fi cinge , 
Trendeilcdmino^ Zyhd fcco quel corno. 
Che liudlpik , che mille huomini intorni . 



Egiunfe trducrfdndo und foretld, 
^ pie d'un colle ddundchurd fonte , 
?v[c l'hord, che'l monton di pdfcer rcftd 
Chiufo in cdpdnnd , ò fatto un cduo monte, 
E ddlgrdn cdldo ,eddld fete infefia, 
yiìito fi trafie l'elmo dd ld fonte . 
Legò il dealer trd lepiìif^effe fronde, 
Epoiuenneper bere die frtfche onde . 
Il i 

Tv^on hduedmeffo dncor le Idhre in molle , 
Cb'unuillancl ,che nera dfcofo dpprejfo, 
Sbucd fuor d'unx mdcchid , e il deftrier tol 
Soprd ui fdle , e fé ne ud con ejfo . (le , 
^kolfo il rumor fente , e il cdpo eftoUe ; 
Epoichc'lddnno fuouedc siejj>reffo, 
Ldfcid ld fonte, e fdtio fcnzdbere 
Li Ud dietro correndo k più potere . 

Quel Udrò non fi ^ende k tutto corfo , 
che dilegudto jì fdrid di botto. 
7Hd or lentdndoyor rdccogliendo il morfb 
Se ncud digdloppo , e di buon trotto . 
Efcon del bofco dopo ungrdn difcorfo . 
El'uno,erdltrodlfinjì furidùtto 
Ld , doue tdnti nobili bdroni 
Erdn fenzdprigionpik che prigioni. 

Dentro ilpdldgio il uiUdneljìcdcciii 
Co quel deftrier , che i iteti al corfo ddegui. 
Forzd è ch'^Holfo, ilqudl lo feudo ìpaccia 
L'elmo , e l'dltrc drme , di lontdn lo fegud. 
Tur giìigc dnch'egli ; e tuttd quelld tr decida 
Che finquihdUCd feguitd,fidelegud. 
Che più né !{abicdn,ncillddrouede, 
Egirdgli occhi, e inddrno dffrettd ilpiedt. 

dffrettd ilpicde , e ud cercdndo in Udno 
E le logge , e le cdmere , e le fdle, 
Md per troudreil perfido uiÙdno , 
Di fud fdticd nulldfipreudle , 
7<[on fd doue hdbbia dfcofo l{dbicdno > 
Qjtel fuo ueloce foprd ognidnimde . 
E fenzd frutto dlcun tutto quelgiorno 
Cercò , di su, di giù , dentro d'intorno . 

ir, 

Confufo , e Idffo d'dggirdrfi tdnto , 
S'duuide , che quel loco erd incantdto . 
E del libretto, c'hdued fcmpre k cdnto , 
Che Logiftilld in Indid glihdued ddto , 
.Acciò che ricddenio in nouo incdnto , 
Toteffe ditdrfi , fi fu ricorddto . 
gl'indice ricorfe, e itide tofto 
.A quante cdrte erd il rimedio pofto . 

Del 



r E'ì^r ss I M i) f.E e i^D 9: 1-^7 



j^elpdUzZo ìncdnuio cru diffufo 
Saitto nd libro , e u'n^n ferini i modi 
Di fare il Mugo rimaner confufo , 
£ A tutti cjueiprigion dtfciorrt i nodi . 
Sotto la fogliacraunojpirtochiufo. 
Che fdcea cjitcjìi inganni, e ciuede frodi ; 
E Uuita U pietra , ou'è fepolto , 

Ter lui far A il palazzo in fumo fciolto . 

18 
Deflderofo dicondurre dfine 
ll;j^aladin fi glorio fa imprefi , 
TVTort tarda più , che'l braccio non ìnchÌKC 
^ prouar , quanto ti graue marmo pefa . 
Come atlante le man ucde uicine, 
Ter far, che l'arte fua fia uilipefa, 
Sofpettofo di quel, che può auemre , 
Lo uà con nomincanti ad affalire . 

Lo fa con diaboliche fue larue 
Tarer da quel diuerfo , che folca . 
Gigante ad altri , ad altri un uiUanparut ; 
^d altri un cMalicr di faccia rea . 
Ognuno in quella foìma, m che gli apptruc 
?\^1 bofco il Mago , il Valadm uedea i 
si che per rihauer quel che li tolfe 
Il Mago, ognuno al Taladinfi uolfe . 

l[itggier, Cradafjo , Iroldo , Bradamante, 
Brandimarte , Trajildo, altri guerrieri 
In qucfto nono error fi fero inante 
Ter dijhuggcr'tl Duca accefi , e feri . 
Tiiaricordofli il corno m quello tnjlante, 
che fé loro abbaffar gli animi altieri. 
Se non fi foccorrea col graue fuono , 
Morto era il Taladm fcnza perdono. 

;»;jfoflo, che fìpon quel conio a bocca j 
Efafcntirc intorno il fuono orrendo , 
./Iguifi di colombi, quando fcocca 
Lofcoppio , uanììo iCaualier fuggendo, 
t^lon meno 4/ negromante fuggir tocca; 
7{on mcn fuor de la t.ma cfce temendo , 
TaUido , e sbigottito , e fé ne slunga 
Tanto, che'l fuono orribil non logiunga. 

fuggi il guardian co i fuoi prigioni, t dopo 
De le Halle fuggir molti cMalli, 
ch'altro , che fune <t ritenergli er'uopo^ 
E feguiro i patron per uarij caUi\. 
Iricdfa non reflò gatta , ne topo 
^l fuon , che par che dica. Dalli ; daUL 
Sarebbe ito con gli altri Rabicano , 
Stnon, cb'à, I'h/cjV ucwh aI Dhch in mano. 



^{lolfo , poi c'hebbt cauiato il Mago } 
Leuò di sii la foglia il grane faffo . 
E ui ritrouò fotto alcuna imago , 
Et altre cofe , che di fcriuer laffo. 
E di difhugger quello incanto , uago 
Di ciò chcuitrouò, fece fracaffo , 
Come li moflra il libro , che far debbia ; 
E fi fciolfe il palazzo in fumo, t in nebbid, 

<^iui trouò , che di catena d'oro 
Di }{uggiero il cauatio tra legato ; 
Tarlo di quel, che l Tsf^gromante Moro 
Ter mandarlo -id oleina gli hauea dato ; 
^ cui poi LogifìiUa fé lì lauoro 
Del freno, ond' era in Francia ritornato i 
E girato da l'India a l'Inghilterra 
Tutto hauea iliato defìro de la terra . 

7^n fo ,feui ricorda , che la briglia 
Lafciò attaccata a l'albore quel giorno ^ 
che nuda da I{uggier fjpari la figlia 
Di Galafivne , e li fé l'alto fcorno . 
Fé iluolante dejìrier, con meraniglit 
Di chi lo inde , al Mafbro fuo ritorno , 
E con lui flette infr'al giorno fempre , 
che de l'incanto fur rotte le tempre. 

'Mon potrebbe effer fiato più giocondo 
D'altra aucntura .Adolfo, che di quciia: 
Chcper cercar laterra,eilmar , fecondo 
C'ha uca defir, quel ch'd cerar li rcjla , 
E girar tutto in pochi giorni il -.tondo , 
Troppo nenia que{lo Ippogrtfo a fcHa . 
Sape a egli ben, quanto a portarlo er 1 att». 
Che l'hauca altroue affai prot'.ato in fatto . 

O nel giorno in India lo prono , c':« ^olto 
Da la fauia Meliffa fu di mano 
.A quella federata , che trauolto 
Clihaueammittofiluejìre il info cfjno; 
E ben uide , e notò, come raccolto 
Li fu fotto la brighi il capo uano 
Da Logiitilla , e uide come lìiRrutto 
E offe I\uggier di farlo andar per tutto. 

Fatto difcgno l'Ippoggrifo torfì. 
La fella fua , ch'appreffo hauea , li meffe ; 
E li fece , leuando da più morfi 
yna co fa , cr un'altra , un che lo reffe . 
Che dei defhier,cheinfuga erano corfì, 
Quiui attaccate eran le briglie flieffe. 
Ora un penfierdi I{abicano folo 
Lo fi tardar , cbc non fi leua a nolo , 

D'umor 



158 



i> 



e \4 7^ r 0» 



D^dìnxr quel l{Mcdno hdued ragione , 
Che non n'era un miglior per correr Lneiu^ 
E l'bMcxdiVcthcmxregione 
De l'Indii , ciudcito mjinin Frmcid . 
Tcnfu egli molto , e in fommdjìdij^one 
Ddrnepiìi tojìo ai un fuo amico mancia, 
che lafciMiolo quitti in sii la ^aia. 
Se l'babbia il ptmo,ch"A pajfarui accddd . 

io 

Staui mirando ,fr uedea uenire 
Tel bofco ò cdcdutoì e , ò alcun uiUano ; 
D.icui far fipotc[feinii fcguire 
^ qualche tei ra , e trarui [{abicano . 
Tutto quel gio: n^ , f.n'A l'apparire 
De l'altro ,j}etterigUdrdanio inuano . 
L'altro ntùttin,ch'era ancor l'acr fofco. 
Veder h par uè un caualier pel bofco. 

, Tytdmi bi fogni , s'io uo dirui il rejlò , 
Segue A ^jj.jg jj.^,^j I{uggiir prima , e Bradamante. 
car.z^j. p^jj (-ijf ji tacque il corno , e che da quejlo 
fìdnz-9' loco , la bella coppia fu diHante ; 

Guardò j{Ui)giero , e fùconofcer predio 

uelychep n .juigli hauea nafcofo stiate. 
Fatto hauea MUntc ; che finì qucU'hord 
Tra lor non i'cran conofciuti ancora , 

j{uggierrÌT,uarda Bradamante , cr ella 
EjvHivda. Ln con alta merauigUd ; 
Che tanti di l'babbia cffufcato quella 
Illufion,sil'<nimo,e le ciglid. 
j{uggier' abbraccia la fua Donnd bella. 
Che piti che rofa ne diuicn uermiglid. 
Epoidi $M libocca iprimi fiori 
Cogliendo uien ie'fnoi beati amori. 
iì 

Tornirò iUttrar gli dbbriccidmenti 

lUillc fiate , cr À tener fi fhetti 

1 duo felici anunti , e si contenti, 
Ch'apen.iigdudijlorcdpiinoipetti. 
Molto lor duol,cheper incantamenti, 
Mentre , che fur ne gli errabondi tetti ^ 
Tra lor non s'eran mairiconofciuti, 

E tanti lieti giorni eran perduti. 

Br adamante dij^o^a à far tutti 
J piaceri , che far uergine faggia 
Debbaadun fuo amator, si che dilutti. 
Senza il fuo onore offeniere,ilfottraggia ; 
Dice A l{uggier fé a dargli ultimi frutti 
LeinouHolfemperhiucr dura, efeluaggid 
La faccia domandar per buoni mczi 
u^lpadre^mon, ma primi ft batteri ' 



jy 



l{uggier, che tolto haurìatìòti folanitnte 
yiuer Criftiano per amor di queda , 
Com'era {iato il padre , e antieamente 
L'auolo , e tutta la fua ftirpe onejìa ; 
Ma per farle piacere immantinente 
Data le haurid la uita che U reità ; 
7S(on che ne l'acqua ( difle ) ma nel foco 
Ter tuo amor porre il capo mi fia poco » 

Terbattezarfìdunque ,ìndi per fpofa 
La donna hauer , I{uggierfi mifc in uia. 
Guidando Br adamante k yallombrofa, 
( Cosi fu nominata una Badia 
I{icca, e beUa , né mcnreligiofa, 
E corte fé a chiunque ui nenia ) 
E trouaro a l'ufcir de la forerà 
Donna , che molto era nel uifo meSa . 

I{uggier , che fempre umin,fempre cortejè 
Era k ciafcun,maf0ì'le. donne molto , 
Come le belle tit^ime compre fé 
Cader rigando il delicato uolto, 
TS^e hebbe pietade , e di difìr s' acce fé 
Di faper il fuo affanno ; cr a lei uolto ^ 
Dopo one^o fatato domandoìle. 
Ter e hauea si di pianto il uifo moUe, 

Et ella alzando ibcglihumidir ai f 
Fmanif^imamente li rij^ofe , 
Eia cdgiondc'fuoipenofi guaC ^r 
Toi che le domandò, tuttagli ejjtofe . 
Genti/ Sigii^^ ( dij]} eUa) Intenderai , 
Chcqucftefiiance fon silagrimofe 
Ter la piati', ch'i ungiouinetto porto. 
Che m un cartel qui preffo oggi fia morto. 
39 

^Amando una gentil giouane , e beUa , 
che di Marjilio I[e di Spagna è figlia , 
Sotto unuel bianco , e in femiml gonneU4 
Finta la uoce,e il uolger de le ciglia. 
Egli ogni notte fì giacca con quelle 
Senza darne fojpctto k la famiglia . 
M A sì fccreto alcuno cffer non puote , 
Cif'al ITigo andar no fia chi'l uegga , e note. 



J{ìccidu 
detto. 



40 



Se n'accorfe uno , e ne parlò con dui , 
Li duo con altri, in fin ch'ai l{e fu detto, 
Venne un fedel del I{e l'altr'hieri k imi. 
Che queili amanti fc pigliar nel letto . 
E nelarocca gli ha fatto ambedui 
Diuifamente chiudere in difìretto. 
1^ aedo per tutto oggi , c'habbia f}>dti» 
Ilgioué,che non mora in pena , e in firatio. 

Fuggita 



* 



T^T ESIMOSECO 



r É 
41 

fuggìtdincne fonpcrnanttciere 
Td crtiitltk , che utuo l' arder jinno ; 
?^è copi mi potrebbe più dolere , 
Che fxccid di fi belgioucr.c ild.aino, 
7v^ potràhMcr giumi ts,ìto piacere t 
Chenoiilluolg.i fuhico tnajJ'MUO, 
ChcdeLtcrudelfirmm:imirimembri, 
C'hibbid arfi i belli , e delicati membri. 

Brjidiimantc ode , e pur ch'aj^ii le prernii 
QucfÌA noiieUu , e molto il cor l'annoi , 
'2^par,chcmcnpcr quel dannato tcmd, 
che fé fojje uno de' fratelli fuoi . 
7s^ certo la paura in tutto fcem4 
Era di cdufa , come io dirò poi . 
Si uolfe ella i I{uggiero , e diffe , Tarme , 
Che in fduor di coQuificn le nojìr'armc . 

4! 

E iifjt A quella me{ia , Io ti conforto , 
che tu ucgga di porci entro k le mura , 
che fc'lgiouene ancor non hauran morto, 
Ttìi non l'uccideran , {tannejkura . 
I\tiggicro hauendo il cor benigno fcorto 
De la fua Donna , e la pictofa cura , 
Senti tutto infiammarft di dcfirt 
Di non lafciare il giouene morire . 

Et A la Donna , \ cui da gli occhi cade 
yn rio di pianto dice , Or che i'afpetta e" 
Soccorrer qui , non l.tgrimare accade ; 
Fa , ch'oue è qucjìo tuo , pur tu ci metta . 
Ditmlle lance trar ydimillef^ade 
Te'lpromcttiam,pur che ci mcniin fretta. 
TiJa (ìndia ilpaffo più che puoi , che tardtl 
'gonfia l'aita , e intanto il foco l'arda . 
45 

L'alto parlar , e la fiera femhianzd 
Di quctia coppia a merauiglia arditd 
Hebbon ditoriur forza lajf>eranz4 
Cola , doni' era già tutta fuggita . 
Tila, perche ancor più chela lontanatvZ4, 
Temcua il ritrouar la ma impedita , 
7: chefaria per quefto indarnoprcfai 
Staua la Donna in fé tutta fojì^efa . 

"Poi diffe lor , Facendo noi la uia , 
Che dritta , e piana uà fin' & quel loco ; 
Credo ch'é, tempo uijì giungerla , 
che non farebbe ancor' acce fo il foco; 
THa gir conuien per cofl torta e ria , 
Che'l termine d'un giorno farla poco 
^ riufcirne; e qu andò ui faremo , 
Che trouian morto ilgionau mi imo» 



7^D 0. ÌS9 

47 
E perche non andiam (dìjfe J{ug^ero) 

Ter la più corta e' e la Donna rif^ofe, 
Tcrche un Cajlel de'Conti da Tontiero 
Tra uia li trotta, oue un comune pò fé , 
?^/i fon tre giorni ancor,iniquo e fiero 
^ caualicri , e k donne auenturofe , 
Tinabello , ilpeggior huomo che uiiu, 
Figliuol del conte ^nfelmo d'^ltariui, 

43 
Quindi ne caualier , né donna paffa , 
Che fé ne uada fcnza ingiuria , e danni* 
L'uno e l'altro a picrefta, ma uilajj'a 
Jlgucrrier l'arme, e la donzellai panni* 
TiUglior caualier lancia non abbajfa , 
E non abbafiò in Frani la già molt'anni 
Di quattro , che giurato hanno al caiteUo 
La leggemantcncr diTtnabello . 

Come l'ufanzà, che nonèpih antiqua 
Di tre di , cominciò , ui uo narrare ; 
E fentirete fé fu dritta , ò obliqua 
Cagion,chei caualier fece giurare. 
Tinabello ha una donna cosi iniqua, 
Coiì bcilial , ch'ai mondo e fcnza pare ; 
che conlui,n onfo doue,andando ungiorno 
}{itrouò un caualier, che le fé fcorno . 

5" 

Il caualia, perche da lei beffato 
FU d'una uecchia, che portaua in groppa^ 
Ciojìrò conTinabel, ch'era dotato 
Di poca forzai, e di fuperbia troppa , 
Et abbattello , e lei fmontar nel prato , 
Fece ,eprouò s'aniaua dritta, ò zoppa, 
Lafciolla a piede , e fede la gonnellii 
Di lei, uejiir l'antica damigella . 
51 

Quella , eh' a pie rimafe , difl>ettofa 
L di ucnietta ingorda ,ef\tibonda; 
Congiunta a Tinabel , che d'ogni cofa-, 
Doue fia damai far, bcnla fecondai 
1^ giorno mai, ne notte mai ripofd, 
E dice , che non fia maipiù gioconda. 
Se mille caualien e mille donne 
^•{on mette a ptedi,e lor toRe arme e gÓnt . 

Ciunfero il di medefmo ( come accade) 
Quattro grane aualieri adun fuo loco , 
Liquai di rimotifiime contrade 
yenuti a quejìe parti eran di poco ; 
Ditalu dor, che non ha nolha etade 
Tant' altri buoni al bellicofo gioco , 
.Aquilante , Grifone , e SanfoiHtto , 
Et un CHiiotiSeliiaggiogioumctto . 

Tinteti 



^^o 



9ì 



i u t{^ r 0. 



Tin .iM con fembidnte dfjai corte fé 
^l cdjìcl , ch'io u'ho d(tto, li rdccolfe ; 
La notte poi tutti nel letto prefe, 
Eprtlitenne;e primd non li fciolfe , 
CÌH li fece giurar , ch'uno anno, e un mefc 
(Ouejìo fu A un punto il termine, che tei fé) 
Storiano quiui , e J^oglicrebbon quanti 
Vi cApitajj'cr caualieri erranti . 

54 

Eie donzelle, eh Me f[er con loro, 
Torriano à, piedi , e torrian lor le tujìi . 
Cosi giurar , cosicojìrettiforo 
^d ojferuar , benché turbati e mefti . 
T^n par , chejin'k qui contra cojìoro 
^ Icun poffa gwjìrar , eh' a. pie non reiii . 
E capitatila fono infiniti, 
Ch'hpic e fenz'armcfene fon partiti, 

5S 

E ordine tra lor , che chi per forte 
Efce fuor prima , uada a correr foto . 
Ma fé troua il nemico cosi forte , 
Che re^i in fella , e getti lui nel fuolo , 
Sono ubligati gli altri infin'à morte 
Vigliar l'imprefa tutti inunofìuolo. 
yedi or , fé ciafcun d'efi é cefi buono 
Oucl,ch'ejferdè,fe tutti indente fono . 
ss 

"Poi non conuienc a Vimportantìa nojhrd , 
che ne uieta ogni indugio , ogni dimora. 
Che punto ui fermiate k quella giojìr a, 
E prefuppongo,che umiate ancora , 
Che uoéra alta prefentia lo dimoftra ; 
Ma non e co fa da fare in un'hord , 
Et è gran dubbio , che'lgiouene s'arda. 
Se tutto oggi i, (occorrerlo fi tarda. 

57 



19 



Eteccodelaportacottgfdnfretld 
Trottando s'un ronzino un uecchio ufcì9, 
E quel uenia gridando , Uj^etta, affetta , 
l{ejlate ò lì , che quifi paga il fio i 
Eyfel'ufanza non ti'è ^ata detta , 
Che qui fi tien ,horue la uo djr'jo, 
E contar loro incominciò di quello 
Cofiume , che feruar fa TinabeUo , 

6o 

Toi feguitò , uolendo dar configli. 
Com'era ufato À gli altri caualieri . 
Fate Jpogliar la donna ( dicea ) figli ; 
E uot l'arme Ufciateci ; e i deiìrieri , > 
E non uogliate mctterui a perigli 
D'andare incontra a tai quattro guerrieri. 
Ter tutto ueRi, arme , e cauaUi s'hanno , 
La uita fol mai non ripara il danno . 

^•{on più ( dijfe I{tiggicr) non pik,ch'iofono i 
Del tutto mformatifiimo, e qui uenni 
T£r far proua dime , fé cosi buono 
In fatti fon , come nel cor mi tenni , 
^rme , ueili , cauaUo, altrui non dono , 
s'altro non fento, che minacce , e cenni . 
E fon ben certo ancor , che per parole 
il mio coììtpagno le fuedar non iiuole . 

Ma per Dio fa , ch'io uegga to^io in fi-onte , 
Quei, che ne uoglion torre Arme,e cauaUo, 
Cbabbiamo da pajf^r'anco quel monte, 
E qui non fi può far troppo mteruaUo . 
I{i]pofe il uecchio. Eccoti fuor del ponte , 
Chi uien per farlo; e non lo dijfe in fallo , 
Ch'un caualier n'ufcì , chefopraue^e 
Vermiglie hauea, di bianchi fior contejic. 

6ì 



Diffe I{uggier,TSI^nriguardiamo àquefto; Br adamante pregò molto I{uggiero 



Fdcciam noi quel , che fi può far per nui 
Hdbbia chi regge il del cura del refìo , 
la Fortuna , fé non tocca a lui . 
Ti fid per quefta gio^a manifeflo , 
Se buoni fiamo , d'aiutar colui . 
che per cagion sì debole, e si lieue 
iCome n'haidetto ) oggi bruciax'fi dette . 

5» 

Setvzdrij^onder altro la DonzeUd 
si mifc per la uia , ch'era più corta . 
Tià di tre miglia non andar per quella , 
che fi trouaro al ponte ,^Ala porta , 
Doue fi per don l'arme , e la gonella , 
Edeiiuitagran dubbio fiporta. 
^l primo apparir lor , di su la I{occa 
E chi due botti la campana tocca , 



Che le lafciaffe in cortejia l'affiinto 
Di gittar de la fella il Caualiero , 
C'hauea di fiori d bel ue&ir trapunto . 
Ma non potè impetrarlo ; e fu meftiero 
^ lei far ciò , eh e Ejiggicr uolfe , a punto. 
Egli uolfe l'imprefa tutta hauere , 
E Br adamante fi fteffe i uedere . 

«4 

P^ggiero di uecchio domandò chi foffe 
Que^o primo ch'ufcia fuor de la por td. 
E'Sanfonetto dijfe, ch'i le rojfe 
Vcjii conofco, e i bianchi fior , che portd . 
L'uno di qul,l' altro di l& fi mafie 
Senzaparlarfì,efurindugiacortd, 
Che s'andaro A trottar co i ferri bafii. 
Molto affrettando illordeftrieriipifii. 

In quejlo 



y E Ti^T E S ì TU S E<C Ó 7^ D 0. 



241 



«5 ••• , 

ln(}ueB:omezodtleroccdufciti 
Eran con Tindcl moki pedoni y 
Trcftiper Icuir l'.irmc , cr ejpediti 
^i Caudicr,cb'ufcun fuor de gli arcioni, 
f^enianfi incontra i Caualieri arditi 
Fermando in su le rciìe i gran lancioni 
Cro^i duo palmi , di nstiuo ccrro . 
Che quafierano uguali infìno al ferro. 

Di tali n'bauea più d'una decina 

I atto tagliar di su lor ceppi uiui 
Sanfonettokuna feUu indiuicinttt 
E portatone duo per gioilrar quiui . 
Hauer feudo , e corazza adamanttnd 
Eifogna ben , che lepcrcofje fchtui . 
Haueanc fatto dar, toiio che uenne. 
L'uno i P\i<ggicr , l'altro per fé ritenne . 

Con quefti , che paffar doueangl'incuii , 
Si ben ferrate hauean le punte efheme , 
Di qià e dt Ikfcnnmioli \ gli feudi, 
^ mczo il corfo li fcontraro inficme. 
Quel di r\i(ggier, che li demoni ignudi 
Fece fidar, poco del colpo teme ; 
De lo feudo no dir , che fece ^/itlaiitc , 
De le CUI forze io u'bogijidttto mante. 

Io ti ho già detto , che con tanta forzi 
L'incantato fplcndor ne gli occhi fere , 
ch'ai difcoprtrfi , ogni ueduta ammorzd, 
E tramortito ihuomfa rimanere. 
Terciò , s'un gran Infogno nonio sforzi. 
D'un nel coperto lo folca tenere . 
Si a-ede ch'anco impcnctrabil foffc , 
Toi, eh' A quejìo incontrar nulla ji moffe . 

L'altro , c'hebbe l'artefice men dotto , 
llgrauijiimo colpo non foffcrfc. 
Come tocco dal fulmine , di botto 
Die loco al ferro, e per mczo s'aperfc. 
Die loco al ferro , e quel trouò di fotto 

II braccio, ch'affai m^ljìricoperfc; 
Si che ne fu ferito Sanfonctto , 

E de la fella tratto al fuo dij\ietto . 
7 ^ 
E quello il primo fu di quei compagni, 
Chequiiti mantenean l'ufanz-'- fella ; 
che de lejpoglie altrui non fc guadagni, 
E ch'i, la gioirà ufci fuor de la fella . 
Conuien an ride, anco t al' h or fi lagni, 
E Fortuna taihor troui ribella . 
Quel de la rocca replicando il botto 
7<{cfc.i_e À gli altri Ciualicri motto , 



7> 



S'eri iccofiito VinaheUo intanto 
^Br adamante per faper chi fuffe 
Colui , che con prodezzi e ualor tanto 
il Caualier del fuo caRel percuffe . 
Lagiuùitia di Dio , per darli quanto 
Era il mento fuo , ui lo coniuffe 
Sì< quel defbrier medefimo , eh' mante 
Tolto kauea per inganno a Bradamantt . 

Fornito a punto era fottauo me fé , 
Che con lei ritrouandofi a, camino 
(Se ni ricorda ) quejìo ?)J aganze fé 
Lagittò ne la tomba di Merlino ; 
Quando da morte un ramo la difefe , 
Che feco-cadde ; anzi il fuo buon defìino , 
E traffene , credendo ne lofpeco 
Ch'eUa fojfe fepolta , ti dejhicr feco . 

7-' 

Bradamante conofceil fuo cauaUo , 
E conofce per lui l'iniquo Conte , 
E poi ch'ode la uoce , (yuicino batto 
Con maggior attentton mirato in fi-onte, 
Queflo e il traditor ( dtj]e)fenza fallo , 
Che procacciò di farmi oltraggi, ey onte. 
Ecco ilpeccato fuo , che l'ha coniutto, 
Oue baurà, de'fiioi inertiil premio tutto. 
-+ 

il minacciare , e 1/ por mano a la fpadi 
Fu tutto A un tempo, e lo auctarjì A qucUo, 
Tila inanzi tratto gli leuò lajìrada , 
Che non potè fuggir uerfo il cajìello. 
Tolta eia (fieme ,ch'A faluar fluadi. 
Come uolpe a la tana , VinabcUo . 
Egli gridando , e fenza mai far te{Ì4 
Fuggendo fi cacciò per la forejìa. 
75 

Tallido , e sbigottito il mifer f^rona , 
che poRo ha nel fuggir l'ultima fj^emt, 
L'animofa Donzella di Bordoni 
eli ha il ferro a i jiàchi,e lo pcote e preme , 
yienco luifempre,cmainon l'abbandona^ 
Cradc e il rumore, e il bofco intoi no geme. 
Trilla al Caftel di qiteflo ancor s'intende, 
Tcrò ch'ognuno A i\uggicr folo attenit, 

-6 

eli altri tre Caualier de la fortezZi 
Intantoeranoufcitiin sii la uia ; 
Et hauean feco quella male auczZi , 
che u'bauea poBa la cofìuma ria . 

' .A ciafcun di lor tre , che'l morir prezZ4 
T'iii c'bauer ulta , che con biafmo fii , 
Di uergogna arde il uifo,e il cor di duolo, ■ 
che tanti ad ajfalir uaiano un folo . 



14» 



fi 



c A t^ T o: 



li. 



td cYudel meretrice, c'hducd fdtto 
Tor qutttd mi<jux ufinzi , C" offcrud.rU , 
Il ^iurdmcntolor ricordo, e il pdtto, 
Ch'ejìi fdtto l'hducdn, di uendicdrh . 
Se fol con qucfta Uncid te gli dbbdtto , 
Terche mi tiuoi con dltrc dccompdgndrU f 
(Dice Cuidon Seludggio ) e s'io ne mento , 
Leudmi il cdpo poi,ch'io fon contento . 

Cosi diccx Crifon , cosi^<}uildnte . 
Ciojhdrdd fora, foluolc'cidfcuno, 
E prcfo, e morto rimdnerc hunte, 
Ch'incontrd unfoluolere dtidirpià d'uno. 
Ld donnx ducd loro, ^chc fdr tdntc 
l^arole qui fcnzd profitto dicano ^ 
Ter torre d colui l'drmciou'bo qui trdtti, 
"^n per fdriwuc leggi, e nouipdtti. 
1'» 



ti 



Fuor,che quefte tre uolte, tuttolrefl» l 
Lo tened fotta un uelo in modo dfcofo , 
ch'i difcoprirlo ejferpotea ben preiio , 
che del fuo diuto fo}]} bifognofo . 
Quiui k ld giojhd ne uenid con quello , 
Come io ubo detto ancor , cosi animo/a, 
che quei tre CdUdlier,che ueded indMi, 
Manco temcd, che pargoletti infanti . 
s+ 

^uggier fcontrd Grifone, oue la pcnntt 
Deh feudo A ld uijld fi congiunge. 
Quel di cader , da ciafcun lato accennd ; 
Et di fin cddc ,ereitd al deRrier luuge . 
Mette A lo feudo a lui Crifon l'antenna. 
Ma per trauerfo, e non per dritto giunge . 
E,pcrche lo trottò forbito , e netto , 
L'dìuiòftrifcidndo , e fé contrdrio effetto . 

85 



Quando io u'hduea in prigione era da fdrme I{pppe il uelo, e fqudrciò, che li copria. 



Que^e fcufe , e non hora,chc fon tarde. _ 
Voi douete il prcfo ordine fcruarme , 
T^n uoftre lingue far uane e bugiarde. 
J{t<ggicr griddua loro, Eccoui l'arme. 
Ecco il dcjlrier, eh a noua e fcUd, e barde; 
I panni de ld Donna eccoui ancora. 
Se li uoletc, A che pili far dimorai 

So 

Ld Donna del cdjìd dd un lato preme, 
J{uggier da l'altro li chiama, e rampogni 
Tanto , ch'i forzd fi jpiccaro infieme ; 
Md nel uifo infiammati di ucrgogna . 
Dinanzi apparue /'«uo,c l'altro feme 
Del Marchefe honorato di Borgogna . 
Ma Guid6,che piitgraue bebbe il cauallo. 
Venia lor dietro con poco mterudllo . 

Con la mcdcfima afld , con che haued' 
Sanfonetto abbattuto , I{uggicr uiene 
Coperto da lo feudo , che f/tlea 
^tlantehauersii imontidi Tircne; 
Dico quell'incantato , cbcjplcndea 
Tdnto , ch'bumana uifta noi fofiiene. 
ji cui I{uggier per l'ultimo foccorfo 
7s^ ipiii graui perigli hauea ricorfo , 



il 



Benché fol tre fiate bifognolli 
( E certo in gran periglio ) u farne il lume. 
Le prime due, quando da i regni molli 
Si traffe A più laudeuole coHume . 
Li terzd , quando i denti mal fatolli 
Lafciò de l'Orca a lemdrine fpume. 
Che douean deucyrar ld belld nuda , 
Che fu, A (hi la campò poi cosi erudii . 



Lojpauentofo zr incantato lampo; 
^l cui j^lendor cader fi conuenid 
Cogli occhi ciccbi,e no iti s'hd dlcun fcapo. 
^quildntc,ch"A par feco nenia. 
Stracciò l'auanzo ; e fé lo feudo uampo . 
Lo ^^laidor feri gli occhi A i duo fratelli ,• 
Et A Cuidon, che correa dopo queUi. 

H » • 

chi di quA, chi di la cade per terra . 
Lo feudo no pur lo^vli bechi abbarbaglid. 
Ma fd , che ogn'dérd. fenfo attonito erra . 
I{uggier , che non fa-tl fin de la battaglia, 
Volta il cduallo , e nel uoltare a\firra 
Ld jpada fua , che si ben punge e taglia , 
E ne [un uede , che gli fia a l'incontro , 
CÌ:etuttierdncadutÌA quello fcontro, 

«7 

'2 CdUdUeri , e infieme quei , ch'k piede 
Erano ufciti e cosi le donne anco , 
E non meno i deiiriert, inguifa uede 
Chepar cheper morir battano il fianco, 
Trimd fi merdutglia, e poi s'auuede , 
Che'l uelo nependea dal lato manco ; 
Dico il uelo di fetd , in che folca. 
Chiuder la luce , di quel cdfo rea . 

Trefìo fi uolge , e neluoltar cercando 
Congliocchiua l'amata fua guerrieri* 
E uien Ia , doue era rima fa , quando 
Ld prima gioftrd comincidtd s'era . 
Tenfa, ch'andata fia (non la trouando ) 
^ uietar, che quel giouene non pera 
Ter dubbio , ch'ella ha forfè , che no s'ardi 
In que&o mczo, ch'à, giostrar fi tarda . 

Fr4 



T^T E S 1 M S E e 



r E 

Jirdgli altri, che gidcedttyUede U Donnd 
Là. Donni , che l'hduea quiai guidate . 
DmMzi fcUpon,flcome djjonna , 
E uid cMilcd tutto conturbato. 
D'un manto,ch'cjfa haucifopru h gonnd, 
Toiricoperfe lo feudo incdntdto, 
E i fcnji rihttucr le fece toilo , 
Che'l nociuo j^lendorhebbe nafco^o . 

Si. 

yùfe ne ud \uggier confuccid rojjd , 
Che pcruergognx dtlcudr non ofd . 
Li pdr., ch'ognuno improucrar lipofft 
iluc'dd uittorid poco gloriofi . 
Ch'emendi pofùo fxre ,ondc rimojfi 
THifid und colpd tdnto obbrobnofd { 
che ciò che uinfimxi,fu pcrfduorc 
Dirdn,dìncdnti,nonpcrinioudlore. 

VI 

THentrecosìpcnfdndofccogiud, 
yéne in quel , che cercwx , i. dxrdicoTXO ; 
Ch'in mczo de Liftrdddfopr'diriu.i , 
Doue profondo crdc.m.uo un pozzo . 
Quiui l'drmcnto À U cdldd hord cjliua 
Si ritrdCdjpoi c'hducd p(c;io il gozzo . 
Difje }{iiggieryOr proueder bi fogna, 
che non mifdcci,òfcudo,piii ucrgognd. 

Tiìi iio'n {ìdrdi tu meco, e qucjìo ftd 
L'ultimo bidfmo , c'ho d'hduerne di mondo. 
Cosi dicendo ,fmontd ne id uid, 
Tiglid undgroffd pietrd , e di grdn poì\do; 
E Id legd dllo feudo , cr dmbimuid 
Ter idlto pozzo A ritroudrne tifando . 
E dice , Cojìdgtit (idttifepulto , 
E teco flù ièpre il mio obbrobrio occulto. 

9} 

Ilpozzo è cduo,epienoìl fommod'dcque, 
Creuc e lo feudo , e quclld putrd greue . 
"Klon fi fermò fin che nel fondo gidcque, 
Soprdfickiufe il liquor molle elicue. 
Ilnobil'dtto ,e di Iplendor non tdcquc 
Ld udgd Fdmd , e dtuulgollo in breue , 
E di rumor n'empì , fonando il corno , 
E FrkidfC Spdgnd, e le prouincie intorno. 



I^D 0. I4i - 

94 

Toi,cbe di uoce in uocefìfe quefld 
Strand ducnturd,in tutto il mondo notd; 
THoltiguerrìer fìmifero ì Vinchie^di 
E dipdrteuicind, e dirnnotd , 
Tt^dnonfdpeanqudlfoffeldforcRd, 
Doue nel pozzo il fdcro feudo tiuotd^ 
che ld donnd, che fé l'dtto pdlefe , 

Dir mdi non uolfe ilpozzo,nel pdefe . 
vi 
Ripartir, che 1{uggier fé dal cdftcUo, 
Doue hdued uinto con poca bdttdglid . 
che i qudttro gr dH cdmpion di TindbeUo 
Fece refìdr , come huonuni di paglia ; 
Tolto lo feudo , hdUùi leuato queUo (glis 
Lume, 'che gliocchi , e gli animi abbarbaa 
E quei,che gidciuticran , come morti^ 
Tieni di merauigUd trdn riforti . 

Tv^pfr tutto quel giorno flfauetla 
^Altrofra lor,che de lofìrano cdfo , 
£ come fu , che ciafcun d'efi a queUa 
Orribilluce, ttinto crarimafo . 
mentre pdrLm di qucBo, la nouelld 
Vien lor di Tmabel , giunto a l'occafo . 
che Vinabcllo e morto hanno iamfo; 
"Ma non fanno pcrò,chi l'habbia uccifo . 

L'arditd Braddmante in qucRo mezo 
Giunto hducd Ttnabello A un paffo ^ettOf 
E cento uoltegli hduedfn'A mezo 
Meffo il brando pe i fianchi, e per lo petto* 
Tolto ch'hebbe dal modo il puzzo, e'I lezo, 
che tutto intorno hauea il pdefe infetto, 
Lejj>aUe al bofco tefttmonio uolfe 
Con quel dejhier , che gì a il feUon le tolfc, 

98 

folfe torndr , doue Idfcidto hauea 
Fjiggier , ni feppe mai troudr ld fhadd* 
Or per uatle , or per monte i'auolgea; 
Tutta qua fi cercò quella contrada . 
T^on uolfe mai la fua fortund rea , 
che uid trouajfe,onde <t Hjiggier fìuadd» 
Ouc^o altro Canto ad afcoltare dj^etto. 
Chi de Vigoria mia prende diletto . 



IL FINE DEL VEN T£ S I M O S E CO N DO CANTO. 



S^ a ^7ì:^0c 



144 

ANNOT ATIONT. 

Mf.l j 7. 'T^ K.O P P o '"!»M ff/J» ^t'ogrifo affl-t. Seflo,^ Sejia ittU'uno,^ neU'altri>^e»trrJi'ci.mt9 nm qittf- 
J^anj^zé. X l'iflrumenli) difcrro^i dt J>e altrajì faci:i.!,i!iu,tte s'apre in Juepjrti.fi^mJofempreflretti} m cim.t,^ 
col ijiiMe fi form.ino inrcoìi,^ fi f redono mott'altrefortidi mifiirf,(^ per altro nome lo cbiami.tm} Compafi 
fo,che Cira'num lo dicono t Latini,^ ìlH/Sinin',* Greci Et dicefe Sefto,à Scfla,fercl>e aperto,^ tirilo co 
ejfo un rircolo,quclLì JìeJJj afritnra,(o Liquale t.il circolo i'è tirato{clie è la metà del diametro ) f/'r.i intorni 
ttltoftefjo circolo pi tielte à punto, onde cosi cif^inndo co c/J'a attorno, uiene ad cffere U fefia parte del circola. 
Et ho detto can:tn,ìdo co (]]o attorno^Tcrcioche così camina4o,(<^ coslportad^fi attorno uiene à riufcir Ltfem 
fia parte, come è de ito. Ma in effetto talmifiira, òme^duinietro , non è ueramente Li feTia parte del cerchio 
fuOjComefi uede chiaramente pigliando iinfilofci uotte lungo quoto il fimidiametro,^ girandolo giuTìamett 
attorno al fio cerchio, che riufcirà affai maggiore la circonferen-xa dfl circolo, che la lunghe^^a di tre fuoi dt* 
metri interi, òfei mcj^.Et qucfto auiene,pcri he nelportarfi(^come è dettogli cofajfo attorno di pajfo in paffo,ni 
uiene d far maggio ctrcoLire, ma di forma effagi>»a,ò di [ci ytngoK, come fi uede chiaramcte nel tirar le linee 
da pitto à punto, diquci che fa ilcopafjo nel portarfi attorno à tutto il cerchio. Ma benche{^come è dctto')il me 
:^<i diametro, ò qiicU' afritura del copajfo, che forma ti cerchio, no fia Li Uira /"f/f.« parte di tutta Lt circonfereiiA 
fua,nondimcno perche così girato attornimene nel portarjl fi icjlte adarriuarc al fio primo punto , onde da 
principio fi mofji;pcrqucflo 1 manuali ó mecanici pttltojfo chi- i matematicil hanchiamato Sejìo, ò Sefla nella 
bngifa Itahana.Lt perche tale iTlnmieto quado è giuf amente fatto,^ giuflamente adoperato , è perfettifiim'o 
nel prender ognifirte di rrifira corporale infiperficie,p quefio si come i latini, per uoier dire una cofa efferfat 
tapcrftlijtimamenteneliejj'erfio , ò perf-ttijiimamente mifurata , diccano ejfre ad Amufiim; così diciamo 
ancor noi,ylfquadra,0' poi molto piil,ylfcflo,ò àfejìa,ò à c'op.tjfo, conciofa che ilfejìo,(> compajj'o può molto 
meglio,':^ più perfettamente dar le parti d ogni forte e he noi uogliamo,che no fa lafqiiadra. Et poi per meta 
fora,òtraslati;ne, diciamo Venire àfefla,Stare afflo, Giungere a fefio,^ altri tali,d agni cofa che uogli.t 
mo mofirar ucnire,òfarfi,ò cffere intepo,<:ìr in ognt termine di perfcttione, che fi ricerca in ejuella cofa , di 
che fi parla. Et con ejuefla metafora iif.uifsima,^ uaga,diffe ly!rioTlo,nèfopradetti uerfi,p.trlaiido d\4jioL 
fesche dcppo la dilcguatione del paLi^^ incantato d' AtLmttjtrouò l'Ippogrif) , 

T^n potrebbe effer flato pia giocondo 

D'altra auentura Astolfo , che di quefla , 

Che per cercar laterra, e ilm.ir , fecondo • 

C'hancadefr , quel ch'a cercarli reTla , 

Egirartiitto in pochi giorni limando , 

Troppo uenia qiie^o Ippogrifo à fefia • 
7^0 N par che fin. t qui cantra cofìoro 



.Alcun poffa giofirar , che a pie non refli. 



' ^' "' E capitati ni fono infiniti , 

Ch'a piè,efenT:\irmefe ne fon partiti. VarLt la Dall'iella dì Flardifjrina à Kl'XX'"^'^ '' ''■•<'^*''''"'"» 
narrando loro ilbrutto cojìumeposlo da Vin.!bello,& dalla fua Dannabili fare affafinar tutti quei Caitalie 
ti,&- quelle donne, che paffauano dalcaficllofiio Ma in qiiefli quattro uerfi,:hefi fon pofli •]/») , p.ire che al- 
cuni non lodino lAriofU di coniieneiiolr^ì,ò di pruJen-ra,con far dire àcolei,che fino à quel giorno er.tn» 
àqiielc.xfieilo capitatiinfiuiticau.dieri. Percio^he cinque Tlani^ piti ad alto egli ha fatto dir Lt medtfim* 
donzella, che quella ufan^^t non hauea piii che tre gi]r:»,che erap)jia in ufo . 

Come l'ujan:!^i, che none pili antica 

Ditredì(^coniinciò') riiua narrare. Onde pare fonueneif>le,ch! eglile facciapoidire,cheinsi corto 
termine mfofjer capitati infiniti Can.ilieri.ln rif^olia,'^ per elifefa deli' Autor: fi dir.in due cofe , ambedue .^ 
fofficicntia difenderlo. L'uiia effcr proprio delle femine,^ principahncntc lielle non in tutto cir. affette , ^ 
faggc,d accrefcerfemper quel che dicono. Di che fi recit.ino,et fi fcriuono moki apologhi,come quello di colei, 
a ehi il marito diffe infecreto d'haiicr elfo partorito itnoua,che auanti che fuffef-ra, duna in altra rappor' 
tandofi,^ d'uno, che' l marito dijfe àhi,ella diffe due alla fua comm.:re,la commare quattro allafuauicm.i, 
Cr così in piiJie bore arriiiò .tlnumero,di cento.Di tnalt'altri tali,chefe ne raccontano in confornnt.t di qnc 
SYd n.aiira molliplicatiua delle fcmiiielle,nel raccontare, iLhe è ancor itin men proprio della plebe, ^ del pò 
• poì.f>7o maf Ino, Onde non è fuor di conHencuole,che quella dan:(^e!la,h,iuendo udito raccant.ir, che a quel e A 

" Hello fiiffcro in quei tre giorni capitati due,ò tre, ò quattro, ò fi Cavalieri, dica, eh' erano 7Lit! infiniti, poten 

do per auentura hauerlo udito ancor'clla da quahhe altra, ò fewi;iella,ò plebcnxj^ , che haueffe ancor'egli di, 
due fatto qu.ittrofo di tre fei, fecondo il laro ordinario. L'altra cofa,cliefi può dire in tal diff.i dell'Autore, 
è quej}a,che effcndo m eytcl tempo quel paefi in arme, ^ in guerra, con due s ìgrof?iefferciti m c.mtp.t'rna,co= 
me era quello d'jigramante,^ quel di Marfilio,& conleffercito Lhrifiano fuori di 'Parigi, &• dentro, » 
da credere, che quei luoghi fofflro di contimiopieiii di Caualieri,^ di gente da guerra, che giorno cSf »Jf = 
te and.iffero ftjo &-giiifo come accade, così fole come in frotta.Vnde non è punto fuor di conutneuole à di 
re,che in tre giorni ne ueniffl ro .i p.iffar da quel Cafìello tanti, cì<e facendo gran numero,dcffero hanefla or» 
cafone a ejuelta danxella,didir che er.tna fiati infiniti,comefippiama effere ordinano del parlar cómme.cht 
come un numero paffa.x.o xv.fogli rmo dirV A Rh C CHI , come poi p.ìffaxxx.ò xl.dici.imo MOLTI, 
è parecchi ancora.Ma come poi pajfano L ò Lx.ò più;fia in arbitrio noflra , per l'ufo del parUr'ordinarto di 
dirli jNriN i T i,cì)epoi tanto è,qu.mte dir moltiJ?imijigrMi numsro,ò altro tale . 



^ E -J^, ft f Iti Ór f. r>,2 




ii<S 



e ^ ri T 0' 



ARGOMENTO. 

^ftolfo poggU in m^. Il bel Zerbino , 
Teruccifor di rindbello è prefo . 
Da OrUndo e liberato . E in su Frontino 
Tolto ix IppilcA , è I{oiomonte afccfo . 
Con dUndricardo OrUndo TuUdwo 
CombMc , e pò [da che fi trou.i offcfo 
Da la fua Dcnn.i,Ì!ìcomtnciò l'horrcndi 
Tazziatch'altra non fu mxi si jìupenda. 



IN QV-ESTO VENTESIMO TERZO CANTO, SI RICORDA 

quanto nel far male uaglia ogr.i minima fverfona, poi che la uecchia Gabnna, é cagion di con- 
durre in tanto ptricolo di mone sì ua!orofoCaualiero,come Zerbino. I N Rodomonte, che 
tenendolìicrrnndefcornodileu.'.re ad una doma ildeHriero^chesi gli piaceua,&glibifogna- 
ua,& loleua poi con l'attacco delle parole d'Ippalca,fi comprende,qu3nto picciola occafionc 
badi à farne mandaread eHc-tcoinollri uoleri , purchepoilìamo. IN Orlando,poi,che per 
alta gelofìa della Donna fui perde come affatto rintelli.-cto,& diuien forfennato & furiofo, (t 
«ien tuttauia fcauendo di coiiofcere eoa l'elperienza l'iiiiìaita forzi delle paflioni amorofe . 



C^'ì'i,TO y ET^T E S I Til or E P^Z 0. 




7' V D 1 s r 
ogn i,n ^tonare 

.dtfui.cbe rade 

rOLTE,l76crt 

farftnza ilfuo 
premio fiu; 

Es'cpurfcnzd, 
:Jmcn non te ne 
accade 

Morte , ni danno , né ignominia ria . 

Chi noce altrui, tardi, ó per tempo cade 

jldebitoA,fcontar,chenon s'oblia . 

Dice ilVroucrbio, C h e ìt trouarfì uanno 

eli huomim(^c[fo,ei monti fermi ftanno' 

Or ucdi quel , ch'X Tinabello auiene 
Ter effcrfi portato iniquamente . 
Jl giunto in fomma a le douMepene^ 
Douute , egiujìe a la fua ingiujii mente. 



"^ Dio, chele più ttolte non fofìicn^ 
Fckrp^tircxtorto uno innocente^ 
Suino !.t Donn.t , e fducr'i ci^fcuM, 
Che a ogni fellonia urna digiuno . 
} 
Credette Vinabcl quc^a Donzella 

Gii d'hauermorta, e colxgi;'. fepultd, 
TVj la penfaua maiueder : non ch'ella 
CU haueffe ì tor degli errar fucila multi . 
Ts^é il ritrouarfi in mczo le cajìclla 
Del padre, in alcun'utilglirifulta, 
Quiui ^Itaripa era tra' monti fieri 
y teina al tenitorio di Tontieri . 

4 

Tcnea quell'alta ripa iluecchio Conte 
^nfclmo , dichiufciquejto maluagio, 
che per fuggir la man di Ckiaramontc 
D'amici , e di foccorfo hcbbe difagio . 
La Donna al traditore k pie d'un monte 
Tolfe l'indegna ulta K fuo girande agio ; 
Che d'altro aiuto quel non jiprouede , 
Che d'alti gridi, e di chiamar mercede . 

lUorto 



r E'ì^T E SI la or E j^z 0. 



247 



^oYto ch'eUd hebbc ilfdfo Cdudiero , 
che lei uoluto hducd gii porre d morte , 
yolfc tornire , oue Ufciò Ruggiero , 
2ild non lo confentì [un dura forte ; 
Che bfetrduiiXrperun fcntiero, 
che li portò , dou'erajpeffo , e forte , 
Douepiù}lrdno,cpiù folingoilbofcOf 
tdfciinio il SolgtA il mondo a l'aerfofco . 

6 

7^ ftxpendo eUu , oue potcrfì altroue 
L<x notte ripdrdr, fi fermò quiiii 
Sotto kf)-dfche in sii l'hcrbcttc noue , 
Tdrte dormendo fin chc'l giorno urriuif 
Tdrte mirando ora Saturno , or Gioue , 
y enere, e 7)ldrte,cgli altri erranti Diui, 
7>iafempre,ò uegli,ò dorma,con la mente 
Contemplando J\uggicr,come prefente. 
7 

Speffo di cor profondo ella foj^ra 
Di pentimento , e di dolor compunta , 
C'habbia in lci,piì< ch'amor , potuto l'ira - 
L'ira,dicea, m'ha dal mio ^mor difgiuntd. 
^Imen ci haucfi io po^o alcuna mira , 
Tot c'hauea pur la mala imprefa ajjunta , 
Di fipcr ritornar donde io ucniua ; 
Che ben fui d'occhi, e di memoria priui, 

8 

Qu(j\e,o' altre parole ella non tacque , 
i molte pili ne ragionò col core . 
il ucnto intanto de'fujpiri, e l'acque 
Di pianto face a pioggia , e di dolore . 
Dopo una lunga afpcttation,pur nacque 
In Oriente il de fiato albore , 
Et ella prcfc il fuo deJb-ier,ch^ìntorno 
Cina pafccndo , or andò cantra il giorno 
9 

iS^f molto andò , che fi trouò a l'ufcitd 
Del bofco ,oue pur dianzi era il palagio 
LA , doue molti di l'haueafchcrnita ■ 
Con tMto errar l'tncantator maluagio . 
I{i^trouò quiui .^{lalfo , che fornita 
La briglia k l'ippogrtfo auca à gràde agio , 
Fflaua in gran pcnficr di !{abicano , 
Ter nonfaper'A chi bfciarlo in mano . 

IO 

^ cafo lo trouò , che fuor di tcila 
L'elmo aliar s'hauea tratto il Valadino . 
si che todo , ch'ufi de laforeSia , 
Bradamante conobbe il fuo cugino . 
Di lontanfalutoUo , e congran fefìa. 
li corfc, e l'abbracciò poipiìt tiicino ; 
E nominofii, cr alzò la uifiera , 
E chiaramente fc uedett chi (H'er4 . 



T^onpoted ^fìolfo Yitroujy pei- font t 
^ cui il fuo I{abicdn meglio lafciaffe , 
Terchedoueffehauerncguardiì buo ni 
E renderglielo poi, come tornaffe , 
De la figlia del Duca di Dordona ; 
Eparueli, che Dioglilamandajfe» 
Vederla uolentier fcmpre folca ; ^ 
Ma pel bifogno or più , ch'eglin'hauei , 

IZ 

Da poi che due e tre uolte ritornati 
Fraternamente ad abbracciar fi foro^ 
E fi fur l'uno a l'Atro domandati 
Con molta affcttion de l'cfferloro ; 
^fiolfo diffe , Ormai , fé dei pennati 
Vo'lpaefc cercar, troppo dimoro . 
Et aprendo ala Dannali fuo penfìero t 
Veder le fece il uolator deSlricro . 
I f 

^ fri non fu di molta merauiglia 
Veder jj)iegar'i quel defbricr le penne. 
Ch'altra uolta reggendoli la briglia 
atlante incantator,contraleuenne; 
E le fece dolergli occhi e le ciglia , 
Sìfif]} dietro A qucluolar le tenne 
Quclgiorno,che da lei I\itggicr lontano 
Toriato fu per camin lungo {}rano . 

^Holfo diffe A lei , che le uoled 
Dar [{abican , che si nel cor fo affretta. 
Che , fé fioccando l'arco fìmoueaf 
Si folca lafciar dietro lafaetta ; 
E tutte l'arme ancor , quante n'hauea , 
Che uual , che a DlÓt'^lbàglie le rimetta; 
Egli le fcrbifin'alfuo ritorno. 
Che non gli fanno or di bifogno intorno » 

Volendofcne andar per l'aria Auolo 
Haueafi a far , quanto potea più Icue . 
Ticnfi lafjiada , e'icorno, ancor chefoh 
Badargli il corno ad ogni rifa deue . 
Bradamante la lancia chc'l figliuolo 
Torto di Galifi-one , anco ricciie . 
La lancia che di quanti ncpercote . 
Fa le felle rcftarfubito uotc . 

S alito. /ìjlolfo sìi'l dcilrier uolante 
Lo fa mouer per l'aria lento lento. 
Indi la caccia sì , che Bradamante 
Ogni uiùa ne perde in un momento . 
Cosìfi parte col pilota inante 
il nocchier , che li fogli teme , e'I uento ; 
E poi chc'l porto , e i liti A dich'o laffa , 
Spiega ogni ueUitmanzih uè ntip affa. 



*4* 



•T. 



e ^ 71 T 9 



La Donnx poi che fu pirtko il Ducd , 
J\imjife in gran traudgUo de U mente; 
che non fu, come A. THont'^lban conduci 
L'armatura , e il deflrier del fuo parente . 
Terò chc'l cor le cuoce, e la manuca 
Z'ingorda uoglia , e'I defidcrio ardente 
Diriueder P\uggier; che fé nonprimitt 
^ydiombrofa ritrouarlojiima . 

Stando quitti fofpefa , per uentura 
Si uideinanzi giungere un uUlano; 
Dalqu-il far affettar quella armatur A, 
Come jipuote, e por sii I{abicano. 
Toi di menar fi dietro li die cura 
1 duo caualli, un carco,e l'altro a mano, 
EUanhauca duo prima • c'hauca quello 
Sopra il qual leuò l'altro ATinabeUo . 

Di FaUombrofa pensò far laftraid; 
che trouar quiuiil fuo I{uggierohaf^eme; 
21a qualpih breue , ò qual miglior ui uada, 
Toco difcerne , e d'ire errando teme. 
il uilhn non hauea de la contrada 
Traticamolta ,0" erreranno infieme, 
Turandarekucnturaella fi meffe, 
Douepensò, chc'l loco ejfer doueffc* 

20 

Di qui di Va fi uolfe , ni per fona 
Incontrò mai la domandar la uia. 
si trouò ufcir del bofco in su. la TS(ond , 
Doue un caftel poco lontan fcopria, 
llqual la cima a un monticel corona ; 
Lo mira ; e Mont'^lban le par che fìa ; 
Et era certo Mont'^lbano, e in quello 
Hauea la madre , o" alcun fuo fi-Atello , 

21 

Come la Donna conofciuto ha il loco , 
'2<lcl cor s'attrijìa , e pili ch'io non fo dire. 
Sarìi fcopcrta ,fe fi ferma un poco ; 
1Z\(5pJ« le fird lecito partire . 
Se non fi parte, l'amorofo foco 
L'arderà sì, che la farà morire . 
'ì<l^nuedrd più T{uggier , né farà, co fa 
Di quel, ch'era ordinato a FaUombrofa, 

Stette alquanto a penfar , poi fi rifolfe 
Di uoler dare a Mont'^lb an lejjiaUe . 
E uerfo la Badia pur fi ritiolfe , 
che quindi ben fapea , quA'era il catte . 
TUafua fortuna, ò buona,ò trijla, uolfe » 
Che prima , ch'ella ufcijfe de la untile, 
Scontr^aj]} .riardo, un de' fì-.itelli fui; 
7{è tempo di (darjì hebbj io, lui , 



M 



yeniua da partir gli aUoggiamcttti 
Ter quel contado d e auaUeri ,ed fanti i 
eh' ad injlantia di Carlo noue genti 
Fatto hauea de le terre circondanti . 
I f aluti , e i fi- Aterni abbracciamenti. 
Con le grate accoglienze andaro inanti ; 
Epoi dimolte cofe dparoAparo 
Tra lor pari andò, in Ttlont'^lban tornar». 

Entrò la bella Donna in Mont'^lbano ; 
Doue l'hauea con lagrimofa guanciii 
Beatrice molto de flit a inuano, 
E fattone cercar per tutta Franai. 
Or quiui i baci,e ilgiungicr mano A mano 
Di madre, e di fratelli, ejlimo ciancia, 
Ferfo gli hauuti con I{itggier complcfii, 
C'haura ne l'alma etanamente imprefi. 

7v{o)i potendo ella andar, fece penficro , 
eh' A FallÓbrofa altri in fuo nome andaffe 
Immantinente ad auifar B^uggiero 
De la cagion,ch' andar leinonlafciajje* 
E lui pregar ( s'era pregar mejìiero ) 
Che quiui per fua amor fi battezaffe ; 
E poi ueniffe a far, quanto era detto. 
Si che fìdeffe al matrimonio effetto . 

Tel medefimo mcffo fé difegno 
Di mandare A l\uggicro il fuo cauaUo . 
Che gli folca tanto ejfer caro, e degno 
D'cff'erli caro era ben fenza fallo ; 
che non s'hauria trouato in tutto' Iregno 
De i Saracin,nc folto il Signor Callo 
TiH bel Dcfìritr di qucflo,ò più gagliardo, 
Eccetti Brigludor ,foli, e Baiardo . 

I{uggier quel di , che troppo audace fcefc 
SÌ( l'ippogrifo , e ucrfo il del leuojfc , 
Lafcib Frontino , e Bradamanteilprefe; 
Frontino , che'l deflrier così nomojfc . 
THandoUo d Tilont'^lbAno ,ca buone f^cfc 
Tener lo fece ; e mai non caualcoffe , 
Se non per breue jpatio ,€A picciolpAffo, 
Si eh' era , piìt che mai, lucido e graffo . 

28 

Ogni fu i donna toflo , ogni donzella 
Tonfeco in opra j e con fottìi lauoro 
Fa fopra feta candida , e morella 
Teffer ricamo di finijìimo oro ._ 
E di quel copre cr orna briglia , e fella 
Del buon deflrier ;poi fceglie una dilor» 
Figlia di Callitrefia,fua nutrice. 
D'ogni [tento fuo fidi uditrice . 

Quanta 



P- n '^r É S t TU T E 11 Z : 



14^ 



Qudnto l{u^er Veri nel corcimprtjjoi 
mUc uoìtt nitrito h<xued k. co^ci . 
Ift bclù , U uirtudc , I modi d'cjfo , 
Efpilttito l'haucifin fopra i Dei. 
^fe chidtnolU , e diffc , Mgltor mcjjo 
^tdlbifogno elegger non potrei; 
che di te né piiijido , né più fdggio 
Lnbdfciidor' y Ippdci min, non haggio; 



}o 



IppAÌcd U donzclld en nomxtd . 
Vd , le dice ; e l'infcgnd , onc de gire , 
E piendinente poi l'bcbbc tnformdtd 
Di qudnto hducjfc ulfuo Signor À dire, 
Efdrìd fcufd , fé non erd dnddtx 
^l monider , che non fu per mentire , 
7Hd che Fortunx , che di noipoted 
Tiù che noi (le fi , dd imputdr s'hdue<i . 

Montir Id fece s'iin ronzino , e in mdno 
li ricci briglid di Frontin le meffe . 
E fé ùpdZZo dlcuno , ò $i uiUdito 
Troudlfc , che le Udrglielo uolcjfc , 
Ter fargli k wiu pdroL il cernei fino , 
Di chifoffe il dcfiricr,folgli ducffc . 
che nonfdped ù ardito cdUdlicro 
fbe non tremaffc di nome di l{itggiero . 

Di molte cofc l'dmmonifce , e molte , 
che trattar co }{uggicr'bdbbid infud uece; 
Le c^Udi , poi c'hebbe Ippdlcd ben rdccolte, 
Sipcfc in uid , ne piti dimordfcce . 
Ta (trdàe , e campi , efcluc ofcure e folte 
Cattakò de le miglia ptit didiece ; 
che non fi a dadc noid chiiumfje, 
1s[c h domandarla pur doue ncgiffe. 

^ mezo il giorno , nel calar d'un monte 
In und Rrcttd , e malagcuol uid 
si ucnne dd incontrar con I\odomonte , 
Ch'armato un piccol 7S[ J»o,c i picfeguùi. 
il Moro alzò uer lei l'dltcrd fronte , 
£ be(hmmiò ietcrnd Hierarchid ; 
"Poi che si bel dcfhicr, si bene ornato 
"^on haucd in man d'un Caualier troudto , 

SìaucdgiurdtOychc'l primo cduaUo 
Torrid pcrforzd , che trd uid incontrdffe . 
Or cfucfto è flato ilprimo , e trouato hallo 
Tiìi bello , e più per lui , che mai trouaffe . 
Tila torlo i una donzeUd li pdr fallo , 
£ purdgogns hduerlo , e in dubbio Raffe . 
Lo mira , lo contempld , e Aicejlnffo , 
Deh perche ilfuo Signornon è con effo» 



Deh cifoffc egli ( li rijfyofe Ippdcd ) 
che tifarla cdngiar forfè penfiero . 
^jfai più di te udl chi lo cdUdlcd ; ■ 
2^ lo pdreggid ài mondo altro gucrrier», 
chi e {le diffe il Moro )che ù calca 
L'onore dltrui e" T{tffofe cUd , I{uggiero . 
E quelfoggiunfe,^dunq; il deftrier uoglio, 
Toi eh "a I{uggier si grdn cip lon lo taglio. 

Il qualfc farli uer , come tu pirli , 
che fu sì forte , e piti d'ogn'dltro UdgUi, 
J^n che il dcjhicr , md U uettun dirli 
Coucrrdmmi,e infuo arbitrio fìd U tdglii , 
che ]{odomonte io fono hdi di nimrlii 
E che, fé pur uorri meco bdttdglu , 
7Hi trouer'i , eh 'ouunque io uddd , ò ùii » 
Mifdfempre dppdrir Id luce mia . 
r. 

Douunque io uo , sìgran ueàigio rcSii , 

che non lo lafcia il fulmine maggiore . 
Così dicendo , hauca tornato m teiii 
Le redine dordtc al corridore. 
Soprd glifdltd , e Idgrimofd e mcjld 
l\imdne Ippdlcd , ejpintd dal dolore 
Minaccia ]\odomontc , e li dice onti ; 
7{on l'afcolti egli, e sìt pel poggio monti. 

"Per quelli uia , doue lo guida il T^no 
Ter troudr Mandricdrdo , e Dar alice y 
eli uiene Ippalcd dietro di lontdno , 
E lo bejìemmia femprc , e maledice . 
Ciò che di qutfto aucnne , altroue é piano . 
Turpìn , che tuttd quejld jftom dice , 
Ed qui digreffo ,etornimqael pdefe , 
Doue fu dianzi morto il Maganzefe . 

Dato hauea <t pend à quel loco leff dUe 
Lajìglmold d'^mon,cheinfrettdgiif 
che uarriuò Zerbinper altro cdUc 
Con IdfdUdce uecchia in compdgnid ; 
E giacer uide il corpo ne la ualle 
Del caualier, che nonfagu chifìi . 
7\la , come quel, ch'era corte fé e pio , 
Hebbe pietd del cafo acerbo e rio . 

CiiceudTindbello in terrd l][>ento 
Verfdndo ilfangtie per tante ferite ; 
Ch'effer doucano affdi,fepiìi di centa 
Spdde , infud morte fi fojfero unite. 
Il cdu.'.lierdi Scotia non fu lento 
Ter l'orme, che di jì-cfco eran fcolpitc , 
.Aporfiin duenturd , fé pota 
Sdper (hi l'homicidio fitto hdueì . 

ttAGdbrini 









Ae.\6% 



ijo 



41 



c ^ 1^ r 0, 



Et ìi Cjibmddia, che V affette. 
Che fcnzd indugio k lei far a ritorno , 
ElU prcjfo d udMcrofi mette , 
Efifpimente uipongli occhi intorno . 
Tcrchefe cofu uhi , che le dilette, 
7^uuol,ch'un morto in uà piti nefla ador 
Come colei, che fu tra l'altre note, (no , 
Qnanto duara efj'er piìifcmina puote . 
r- 

Se di portarne il furto afcofamente 

Hiueffe hduuto modo , ò alcuna Jj>em< , 
La fopraueSia, fatta riccamente 
Clihaurebbe tolta , e le bell'arme infìeme, 
7Ha quel che può celar fi ageuolmcnte , 
si piglit , e'I rcfto final cor le preme . 
fra l' altre J^oglie un bel cinto leuonne, 
£ fé ne legò i fianchi infi-a due gonne. 

Toco dopo arriuò zerbin , c'haued 
Seguito inuan di Bradamante i pafi . 
Terchetrouò il fcntier,chefitorceA 
In molti rami , ch'iuano alti e bajU . 
E poco ornai del giorno rimanea , 
l^uolea al buio ^arfea quelli faj^i, 
E per trouare albergo diélejpaUe 
C'vn l'empia uecchÌ4 4 lafunejìa uaUe , 

4+ 

Quindi preffo l duo miglia ritrouaro 
Vn gran Cahel , che fu detto ^Itariua . 
Doueperftar la notte fi fermaro , 
Chegikagran uolo m uerfo il cielfaliud , 
T^n uifter molto , ch'un lamento amaro 
L'orecchie d'ogniparte lor feriua , 
£ ueggon lugrimar da tutti gli occhi , 
Come la cofa d tutto ilpopul tocchi . 

45 

Zerbino dimandonne , e li fu detto , 
che uenut'era al Conte ^nfelmo auifo , 
Chefia duo monti in unfcnticroftretto 
Ciacca il fuo figlio Tinabello uccifo . 
Zerbin per non ne dar di fé fof^ctto , 
Di ciò ji finge nouo , e abbaffa iluifo; 
21a penfa ben , chcfenza dubbiofìa 
Quel , ch'egli trouò morto in su la uid. 

Dopo non molto la bara funebre 
Ciunfe kf^lendor di torchi , e difaceUe 
La do'uefecc le {irida più crebre 
Con un batter di man gire .< lefteUe , 
Econpiìt uena fuor de le palpebre 
Le lagrime inondar per le mafcelle . 
'Ma più de l'altre nuhilofa cratre. 
Era la f accia del mifero patre. 



47 



mentre apparecchio fi facedfoteitné 
Di grandi esequie, e di funebri pompe; 
S econdo il modo, cr ordine, che tenne 
L'ufanzd antica , ch'ogni etk corrompe, 
Da parte del Signore un bando uenne, • 
Che toHo il popularfirepito rompe , 
E promette gran premio , a chi dia auifo ì ' 
Chijiatofh , cheglihabbid il figlio ucci fa» 



4* 

Diuoce inuoce;cd'uuain altra orecchili ' 
llgridoe'lbandoperlaTerrafcorfe; 
Fin che l'udi la federata uccchid , 
che di rabbia auanzò le tigri , e l'or fé : 
E quiiìdikla ruina s'apparecchia 
Di Zerbino , ò per l'odio , che gli ha forfè ^ 
Operuantarfipur, chefolapriua 
D'umanitidc in uman corpo uiua . 

49 

Ofoffepurperguadagnarfi il premio , 
^ritrouar n'andò quel Signor mefto . ' '•■ 
E dopo un uerifimil fuo proemio 1 

Li difje , che Zerbin fatto hauea qucflo , ■' 
Equelbclcintofileuòdigremio . 
Che'l mifcr padre k riconofccr prefto 
.Appreffo il tejìimonio etrifio officio 
De Icpia uecchia, hcbbe per chiaro iìidicio » 

Elagrimando al ciellcua le m'.ni, 
Chc'l figliuol non farkfenza uendcttd . 
Ed circondari' albergo kiterazzani; 
che tutto'lpopuls'é leuato infi-etta . 
zerbin , che li nimici haucr lontani 
Si crede , e quefta ingiuria non afpettd 
Dal conte Sinfclmo , chef chiama ojfcfo 
Tanto da lui, nel primo fonno cprcfo . 

51 

E quella notte in tenebro fa parte 
Incatenato , e ingrani ceppi meffo ; 
Il fole ancor non ha Icliicilparte, 
CheVingiuflo fupplicio e gik commeffo. 
Che neOoco medefmofifquarte , 
Doue fé il mal, c'banno imputato ad effo . 
^Itra effamma in ciò non fi facea ; 
Bditaua, che'l Signor cosi crcdcd. 

Si 

Toi che l'altro mattin la beUa aurora, »• 

L'aer ferenfe bianco, e roffo , e giallo, 
Tutto'lpopulgridanio,7>1orì,mora 
yien per punir zeri in del non fuo fallo . 
Lofciocco uulgo l'accompagna fuor a 
Senza ordine, chikpiede, e chik cauallo, 
E'iciujlicr di Scotiakcapo chino 
7\f < uien legato in s'unpicciolronzìno :• -ì 

MS. 



v É ^t E s 1 ?^ì r E i{:Z o: 



IJJ 



5} 

2U blo , cTjc jj>ejJo gl'innocenti aiuti , 
?^c lifcix md , chi in fn.i bonù fi fì(k , 
Tal difefx gli haiied gi.t proucdutd , 
Che nomi e dubbio più , eh 'oggi i'uccidil. 
Qjmii OrUndo arriuò , b cuiucnuti 
^h uix del fuo fcxmpo lifugutdd. 
Orhndo giìt nelpixnuide U gente. 
Che tuex a morte il Cmualicr dolente. 

54 

. , „ Era con lui quella fanciuìlx , quclld , 
'libeUd, ^jj j , ,tyo„ó ne lu feludggix grotta , 
Del[{eCxlcgo la fìglix IfxbclU, 
In poter gii de' mxUndrin condotta, 
Toi che Ufcidto huueu ne Ix proccUi 
Del truculento mxr , Ix nxue rotta ; 
Quella, chepik uicino xl core hauea 
Quejìo Zerbin , che l'xlmx , onde uiuea . 

5? 

Orlxndo fel'hxuea fatta compagna, 
Toi che de la caucmx la rifcojj'e . 
£luxndo cojhtlt iiide k Ix cxmpxgna, 
Dxmxndò Orlando cbilx tw^bx foffe . 
■jS^fj fó , diji'egli; epoisìt Ix inontxgni 
Lxfciollx , e uerfo il pixn ratto fi mcffe . 
Cuxrdò ZerbinOyCr a Ix uiiìx prima 
Lo giudicò baron di moltajìima . 

E fattofcgli apprcffo , domxndotlo 
Tcrche cxgionc, e doue il mcnin prefo . 
Leno il dolente Cxuxliero il collo , 
E meglio hxuendo il Txlxdino mtefo 
l\iJl^ofe ti nero ; e coii ben nxrrollo , 
Che meritò dxl Conte cffer difcfo . 
Bene hxuca il Conte X le pxrclefcorto , 
Ch'erx innocente , e che vioriua x torto. 



59 



57 



Epoi ch'intefe , che commeffo quefto 
Era del Conte ^nfelmo d'^ltariua , 
Fu certo , ch'era torto manifejio , 
Ch'altro da quel feUonmxi non dcriua. 
Et oltre A ciò , l'uno era d l'altro iufcjlo 
Ter l'xntichifiimo odio , che boUiux 
Trx il f angue di Tilagxnza^e di Chixrxmott 
E tra lor eran morti, e danni , cr otite. 

58 

slegate ilCaualier (gridò ) canaglia 
( // Conte a' mxfnxdieri ) ò ch'io u' uccido. 
Chi è cojtui , che si gran colpi taglia e 
I{ill>ofe un , che parer uolle il più fido . 
se di cera noi fofimo , ò di paglia , 
E di foco egli , afj'ai fora quel grido ; 
E ucnne contra i.lTaladin di Francia, 
Orlando contrAlui ehm U ittncu. 



La lucente armatura il TtidgdfìXeft 
Che Uuxta la notte hauea k Zerbino , 
E poilafcla indoffo , non difefc 
Contro rxl}>ro incontrar del Taladino . 
Sopra la deilraguanciail ferro pre fé. 
L'elmo nonpxfiò già ,perch'erx fino. 
Ttla tanto fu de la per coffa il croUo 
Che la ulta U tolfc , t ruppe il coUo . 

do 

Tutta in un corfo , fenzd tor di refii 
La Ixncix pxfò un'xltro in mezo ilpetto» 
Quiui lafcioUa , e la mano hebbc pregia 
^ durindana, enei drappel più flrctf» 
yA chi fece due parti de la teila , 
^ chi leuò dal buftoiUapo netto. .< % 

Forò lagola a molti, e in un momento 
T^uccifc , e mife in rotta pili di cento . 

6l 

Tili del terzo n'ha morto , e'I refto caccid, 
E taglia, e fenie,e fcre,e fcrd,e tronca . 
Chilo feudo, e chi l'elmo , che lo'mpaccid, 
E chi Ixfcia lo Jpiedo , e chi la ronca. 
Chi al li<go,chi al trauerfo il cxmìnf^accia, 
^Itri s'appiatta in bofco, altri in fi>elonc(U 
Orlxndo di pietà quedo dipriuo 
v/i fuo poter non uuol lafciarneun uiuo. 

Di cento uenti ( che Turpin fottraffe 
Il conto ) ottanta ne perirò almeno . 
Orlando finalmente ]i ritrxjj'e, 
Doue 'a Zerbin tremaua il cornei feno, 
S'al ritornar d'Orlando s'allegrafje , 
7N(on fipotrix contxrein uerji i pieno . 
Segli fxrix per onorar proàrxto ; 
dlx fi trouò foprx il ronzm Icgxto . 

2i]cntre , ch'Orlando,poi che lo difciolfe, 
L'xiutatia A ripor l'arme fue intorno , 
Ch'ai capitan de Ix sbirrxglia tolfc , 
che per fuo mal fé n'era fatto adorno . 
zerbino gli occhi ad ifabeUa uolfe , 
Che fopra il colle hauea fatto foggiorno» 
Epoi,chedela pugna uide tifine. 
Torto le fue bellezze più mcinc . 

«4 

Qu^a ndo apparir Zerbin fi uide appreffo 
La Donna , che da lui fu xmata tanto , 
La beUa Donna, cheperfalfo mcffo 
Credea fommerfa, e n'ha più uolte pianto ; 
Com'un ghixccio nel petto gli fia meffo , 
Sente dentro aggelar fi , e tremx alquanto , 
T^ld tofio il fxddo manca, cr in quel loco 
Tutto s'auampa d'amor ofo foco . 

Di non 



ijs 



<fj 



e ^ t^ T 



f 



Li non tojlo .ibbrucciurla lo ritUne 
Ld riucrcnza del Signor dl/ingbnte . 
Tcrchc Jipcnù , e fcnzn diibto tiene j 

• Ch'OrLndo fìj. de U donzelh MnMte . 
Cosi cadendo tfji dipeneinpenc, 
E poco dura il gaudio, c'hcbbc inante; 
£ uedcrla d'altrui, peggio fopportx 
che non fé , quando udt,ch'eUa cr4 mortd. 



7' 



U 



E molto più li duoL che fia inpodcfla^ 
Del caualiero,k cui cotanto dcbbe. 
Ter che uolerla k luileuar né oncftj , 
Tv/è forfè imprcfa facile farebbe . 
'j^lfun altro da fclafciarcon quc^a 
Treda ,p0ir fenzarumor uoirebbe. 
Ma uerfo il Conte il fuo debito chiede , 
che fé lo lafci por si<'l collo ilpiede. 

Ciunfcro taciturni ad una fonte , 
Doue fmontaro, e fer qualche dimora . 
Trajfeji l'elmo il trauagliato Conte, 
Etk Zerbm lo fece trarre ancora . 
Vede la Donna il fuo amator m fonte, 
E di fubito gaudio fi fcolora . 
Toi torna , come fiore umido fuole 
Doppo gran pioggia l l'apparir del Sole . 



tra queflo gucrrier quel Manirkirio l 
che dietro a Orlando in fretta fi conduffc 
Ter uendicare ^Izirdo , e 7>Unilardo , 
Chrl Taladin con gran ualorperciijfe ; 
Quantunque poi lofeguitò più tardo , 
Che Dor alice in fuo poter ridujfc ; 
La quale hàuea con un troncon dicerro. 
Tolta A cento gucrrier carchi di ferro . 

lS{pnfapca il Sara cìn però che qiiejìó 
Ch'egli fcguia ,foffe il signor d'^nglaìite. 
Ben n'hiuea inditio , e fcgnomantfcjlo , 
Ch'cjfcr douca gran caitaliero errante . 
^ lui mirò , più ch'k Zerbino , cpreQo 
di andò con gli occhi dal capo k le piante; 
E i dati contrafegni ritrouando , 
Dijfc, Tu fei colui, ch'io no cercando. 

Sono ornai diece giorni , Ufoggiunfe 
che di cercar non lafcio i tuoi uejxigi. 
Tatuala fama ftimulommi , e punfe , 
che di te ucnne al campo di Tarigi ; 
Qjiando k fatica un uiuo foluigiiinfe 
Di mille , che mandafìi k ircgni Stigi, 
E lajìrage con tò , che da te ucnne 
Sopra i T<loritij, e quei di Tremi fenne . . 



68 

E fenzd indugio , e fenzi altro rifletto (eia Tonfai come lo fcppi,kfeguir lento. 

Corre al fuo caro amate', e il collo abbrac= E per uederti e per prouarti apprefjo . 
E non può trar parola fuor del petto ,• 



Tiilaniri^ 
cardo, cr 
Doralici 



7Ha di lagrime il fen bagna , e la faccia . 
Orlando attento k l'amorofo affetto , 
Senzd die più chiarezza fé h ftccia, 
vide k tutti gl'inditii manifefto , 
Ch'altri cfj'er , che zcrbin nopotea quejh , 

Comelauocehaucrpuote ifabeUa , 
Isl^n bene afciutta ancor l'umida guancia ; 
Sol de la molta cortefia faueìla , 
Che l'hauca ufata il Taladm di Francia . 
zerbino , che tcnea quefta Donzella 
Con la fu a ulta pari k una bilancia , 
si getta a' pie delConte ,x quello adora. 
Come chi gli ha due ulte date k un'hora . 

7° 

7Holtiringratiamenti,emolte offerte 
Erano per feguir tra i Caualieri , 
Se non udian fonar le uie coperte 
Ddgli arbori , di fi-ondi ofcuri e neri . 
Treàik letcfle lor , ch'cranfcoperte, 
Tofero gli elmi,e prefero i deiìrieri . 
Et ecco un Caualiero , e una Donzelli 
Lor foprauien, ch'k pena erano in fella . 



E per che m'informai del guarnimcnto , 
C'haifopral'arme,iofo , che tu fei dejfo .' 
E, fé non l'hauefi anco , e che fra cento 
Ter celarti da me , tifofi mefjo , 
il tuo fiero fcmbiantt mi f ani 
chiaramente ucder, che tu quel fra . 

Ti 

Islon fi può { li rijpofe Orlando ) dire , 
che caualier non sìj d'alto ualorc . 
Tcrò che si magnanimo dcfirc 
"JS^ n mi credo a Ib er gaffe in umil core. 
Se'l uolermi ueder tifa uenire, 
I/q che mi ueggi dentro, come fuor e. 
Tiìi leuerò qucjto elmo da le tempie , 
^cciò ch'k punto il tuo defir s'adempie . 

Ttlapoi , che ben m'h'atirai ueduto in faccidt 
^ l'altro defìderio ancora attendi . 
Bjiia, ch'àlacagiontufatisfaccia, 
che fa , che dietro que^a uia mi prendi . 
che ueggi, fc'lualor mio fi confaccia 
^quelfembiantefier, che si commendi. 
Or su (difre ilpagano ) jlrimanentc , 
Ch'ai primo hofatisfarlo interamente . ^ 

il Conte 



y E T^T E S I TU OT E IIZ 



155 



77 



Il Conte tuHMu dal cipo dpicie 
Vd ciYCiniio il VdgAn tutto con gli occhi . 
Mra ambi ifÌMchi , inii l'arcion , né ucdc 
Tender :ic qud ni lì mdzze , né flocchi . 
Li doìmnii , di che armejì proucdc, 
S'Micn , che conh Unciì in fallo tocchi, 
I{iJf>ofe quel , Isl^n ne pigliar tu cura. 
Cosi k moli' altriboMcor fatto paura, 
?» 

Ho facr amento di non cinger Jpada, 

Fin ch'io non tolgo Durindana al Conte. 
E cercando lo uo per ogniftrada , 
Tcrchepih d'una pofta mecofconte . 
Lo giurai {fc d'intenderlo t'aggrada) 
Quando mipofi quefi'elmo a la fi-onte. 
Il qual con tutte l'altr'arme, ch'io porto. 
Era d'Ettor, che gi'x miU'anni e morto . 

Ldf^ada fola manca a le buone arme. 
Come rubata fu , non ti fo dire . 
Or che la porti il Taladmo parme , 
E diquiuicn , ch'egli ha sì grande ardire . 
Benpenfo fé con lui pofj'o accozxarme , 
Fargli il mal tolto ormai refìituirc . 
Cercolo ancor, che tiendicar difio 
ll'famofo ^grican gcnitor mio . 

So 

Orlando a tradimento li die morte , 
Ecnfo, chenonpotea farlo altramente. 
il Conte piti non taccine , e gridò forte , 
E tu, e i^ualuncjtic il dice, fé ne mente . 
7\la quel che cerchi, t'è uenuto in forte. 
Io fono Orlando, e uccijiigiuBamente, 
E qucjìa e queìhjpada , che tu cerchi. 

Che tua farà , fé con uirtà la merchi . 
iii 

Quantunque fi a debitamente mia , 
■'I ranoipcr gentilezza fi contenda, 
1v(c uoglio m qucjìapugna , ch'ella fid 
Tiìi tua,che mia, nua un'arbore s'appèdd. 
Leuala tu liberamente uia , 

. S'amen che tu m'uccida ,òche mi prenda . 
Cosi dicendo , Durindana prefe , 
E'n mezo il campo a un arbofcel Vappefe . 

Ci\ l'un da l'altro è dipartito lunge , 
Quanto farebbe un mezo tratto d'arco . 
eia l'uno contra l'altro il dejhier punge , 
T^è de le lente redini gli e parco, 
eia l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge 
Doue per l'elmo la ueduta ha uarco . 
Taruero l'a^e al romperfi di gelo , 
£ m miUe fchegge andar uolando al ciclo . 



8? 



L'uni e Vdltrd afta è forza clefi(^ezzi , 
che non uoglion piegar jì i Caualieri, 
I Caualier, che tornano co i pezzi, 
che fon re flati appreffo i calci intieri. 
Quelli, che fempre fur nel ferro auczzi» 
Or, come duo uìUm per fdegno fieri 
'Kjjl partire acque , ò termini di prati. 
Fan crudelzujfa di duo pali armati. 

'^on {lanno l'afte a quattro colpi falde , 
E mancan nel furor di quella pugna . 
Di qui e di Ixfi fan l'ire più calde ; 
7<[c da ferir lor refta altro che pugni . 
Schiodano piaftre,e ftracià maglie, e falde. 
Tur che la man , doue s 'aggraffi gtugna. 
7\(o)» deftderi alcun , perche piti uaglia, 
Tilartcl più grane , ò più dura tenaglia . 

Come può il Saraciu ritrouarfefto 
Di finir con fu onore il fiero imtito e" 
Tazzia fcrehhe il perder tempo in queflo ,' 
che noce al feritor più ch'ai ferito . 
^ndòa le ftrette l'uno e l'altro ;prefto 
Il J{e Tagano Orlando hebbe ghermito. 
Lo lirtnge al petto , e crede far le prone , 
Chefopra ^ntcofegil ilfigliuol di Ciotte. 

Lo piglia con molto impeto a trauerfo . 
Quando lojpinge,equando afelo tira; 
Et è ne lagran colera si immerfo , 
Ch'oue reftila briglia , poco mira . 
Sta in fc raccolto Orlando , e ne uà uerfo 
Il fuo uant aggio ,eàla uittoria aftnra . 
Lipon la cauta man fopra le ciglia 
Del cauallo , e cader ne fa la briglia . 

// <^araeìn'» ogni poter ui mette , 
Che lo foffoghi , e da l'arcion lo fueUd . 
7S(r gli urti il Conte ha le ginocchia ftrette, 
TSJr in que^i parte uuol piegar, ne in quell<t 
Ter quel tirar, ehefa ilTagan,co{irette 
Le cinge fon d'abbandonar la feUd, 
Orlando è m terra , e'apenafe'lconofce, 
Ch'ipiediha ìftaffa, eftnuge acorle cofce. 

Con quel rumor , ch'un fiacco d'arine cade, 
I{ifuona il Conte come il campo tocca . 
Il defirier , c'ha la teda in libertade, ^ 

Quello , i chi tolto il fi-eno era diboccd , 
TS^onpiu mirando ibofchi che le ftrade, 
Conruinofocorfo fi trabocca. 
Spinto di qua e di li dal timor cieco , 
E Maniricario fé ne porta ficco . 

Doralicc 



iy4 



89 



C \A T^ T 



Dor ilice , che ucdc l.ifujguiid 
yfcir del campo, e torlcfi d\\ppref[o , 
£ mA rcjhrnc fcnzifi coiifid.i ; 
Dictto, corrcdo,il fuoronztn glihimcffo, 
il Vdgmpcr orgoglio al deSlncr gridu , 
E con mani ,ccon piedi il batte f}>cj]o , 
E , come nonfia bejìu'lo minaccia , 
Terche fi fermi , e tuttauia più il cdccw .. 

so 

Li bc^ia , ch'erajpaucntofa epoltri , 
Senza guardarli i ipiè , corre A trauerfo . 
Cik corfo hauea tre migliale fcguiua oltra, 
S'un fojfo k (juel dejir non era auuerfo ; 
Ckc,fenza haucr nel fondo ò IcttOyò coltrx 
I{iccuc l'uno e l'altro in fé riucrfo . 
Die Mandricardo in terra afpra percojfa, 
"peperò fi fiaccò , ne fi roppe offa . 

9' 

Quiuifi ferma il corridore al fine ; 
Ma ìion fi può guidar , che non ha freno . 
Il Tartaro lo tien prcfo nel crine ; 
£ tutto è di furore , e d'ira pieno . 
Tenfa. , e non fa quel che di far diftint . 
Tonglila priglia del mio palafreno 
{LaDonna li dicea )che non è molto 
Il mio feroce , òfia col freno ,òfctolto. 
r- 

, 4l Sdrac'm parea difcortefu 
La proferii accettar di D or alice , ' 
Ma fren li fari hauer per altra uid 
Fortuna, a fuoideiij molto fautrice. 
Quiui Gabrma federata inuia. 
Che poi , che di zerbin fu traditrice , 
Fuggia , come la lupa , che lontani 
Oda uenire il cacciatore , e i cani . 

FJlahauea ancor indoffo la gonncUd, 
E quei medefmi giouenili ornati , 
Che furo kU uezzcfa damigella 
Di Tiaabel , per lei ueèir , leuati , 
Et hauea il Valafreno anco di quella, 
De'buon del mondo,e degli anantaggiati . 
La uccchia fopra il Tartaro trouofje. 



sr 



Olici fugge per la fetui,tfeco porti 
La quafi morta uecchia di paura . 
Ter uaUiyC monti , e per uia dritti , e torti 
Ter fo fi, per pendicikla uentun . 
Mail parlar di co{kisi non m'importi, 
ch'io no debba d'Orlando hauer più curi, 
Ch'k lafua fella ciò ch'era diguafto 
Tutte ben racconciò fenzi contrafto . 

T{imontò sul defbriero, e Sie gran pezzo 
^ riguardar che'lSaracmtornajfe. 
'hlj'l uedcndo apparir ,uolfedx fezzo 
Egli cfferquel , ch'kritrouarlo andaffe. 
Ma ,come coflumato , e ben'auczzo, 
'ì\[onprima il Taladin quindi fi traffe , 
Che con dolce parlar , grato , e cortefe 
Buona licemia da gli amanti prefe . 

Zerbin di quel partir molto Jì dolfe. 

Di tenerezza ne piagnea ifabeRa . 

folcano ir feco ^ ma il Conte non uolfe 

Lor compagnia, ben ch'a-a buonacbeUi, 

E con qtteSia ragion fé ncdifciolfe ; 

Ch'kguerriernonc infamia fopra qutUa, 

Che quando cerchi un fuo nemico , prendi 

Compagno , che l'aiuti , e che'l difendi , 

»? 
Lipregò poi\ che'quando il Saracino 

Trima che in lui , jì rifcontraffe in loro , 

Li diceffer , ch'Orlando hauria uicino 

^ncor tre giorni per quel tenitore ; 

Mi che dopo farebbe il fuo cambio 

yerfo l'infegne de i bei Gigli d'oro 

Ter efier con l'efferato di Carlo ,■ 

Terche uolcndol , fappia, onde chiamarlo* 

99 

Quelli promifer farlo uolentieri, 
E quefla , e ogn' altra cofa al fuo comando. 
Feron camìn diuerfo i Caualicri. 
DÌ qui, Zerbino, e di Ik il Conte Orlando. 
Trima che pigli il Conte altri fcntieri , 
^ l'arbor tolfe ,ekfe ripofc il brando . 
E douc meglio col Tagan pcnfoffe 



Segue l 

car.zój, 

ftrfrt.jj. 



eh' ancor non s'era accorti , che ui foffe . Di poterfi incontrare , il deftrier mojfe . 



Siritrotti 
zerbino i 
ar.zói. 
fhin.i^» 



•>4 



Vhabito giouenil moffe la fìgUi 
DiStordilano , e Mandricardo k rifo, 
fedendolo k coki , che rafimiglia 
^ «ff Babaino , k un Bertuccione in uifo . 
Difegnx il Saracin torle la briglia 
Tel fuo dejhriero , e riufci l'auifo . 
Toltogli il inorfo , il palafrcn minaccia , 
Li grida , loj^aucnta , e in fugali accia. 



Lojlrano corfo , che tenne il cattaUo 
Del Saracin , nel bofco fenzd uia , 
Fece, ch'Orlando andò duo giorni in fallo , 
'K[e lo trouò , né potè bauernejpia . 
Ciunfe ad un riuo , che parea cristallo , 
Ts^ le cui fronde un bel pr atei fiorii. 
Di natiuo color itago e dipinto , 
E di molti , e bcUi arbori dijìinto . 

Il Merigge 



r E 'Ì^T E S I ìli 0.T B IIZ 0. 

lOl I07 

Il 'Mtriggc fdceagràto l'orczo 



■SS 



^l àuro Armento , cr il pijior'ignuio , 
si, che nò OrLndofcntu alcun ribrczo ; 
cheli corazza hauex, l'elmo, do feudo. 
Quiui egli entrò per ripofarui in mezo ; 
£ u'hebbe trAmgUofo albergo , e crudo , 
E piti che dir fi pojj'd empio foggiamo 
QjKirtnfelicc , e sfortunato giorno . 

lOl 

yolgendojìiuiintorno , uidefcritti 
Molti arbofcelli in slt l'ombrofa riud . 
Tojlo che fermi u'hebbe gli occhi , e fitti. 
Fu certo cffer di man de lafua Diua . 
Que^o era un di quei luoghi già, defcritti; 
Ouc fouente con T^ledor ueniua 
Dacafa del Taflore indi uicmd 
Li bella donna del Calai Bjma. 

lOJ 

tAfigetica , e 7)7e ior con ctnto nodi 

Legati mfieme , e in cento lochi uidc . 

Quante lettere fon, tanti fon chiodi , 

Co j cjuali untore il cor li punge efiedt . 

ya colpeiìjìer cercando in mille modi 

1S[on creder quel , ch'ai fuo difjietto crede . 

Ch'altra ^Angelica fia , creder ji sforza , 

C'habbia fcritto'lfuo nome ì quella fcorz^. 
• 04 

Toi dice , Conofco io pur que^e note , 
Ditali io n'ho tante uedute e lette . 
Finger quefìo THedoro ellafipuote , 
Forfè ch'i me qiiejh cognome mette . 
Con tali opinion dal uer remote 
Vfaudo fi-aiidc k [e mcdcfmo , ilette 
?^ li ijìcrAUZa il mal contemo Urlando , 
Cheji feppc ifejìejj'ù ir procacciMido . 
105 

Tilt fempre più nccende , e più rinouj. 
Quanto jl>enger piìi cerca il no fo/j^etto ; 
Come l'incauto augel , che fi riiroua 
In ragna , ò in itifco hauer dato di petto , 
Quantopiù batte l'ale ,epiùlìproUiX 
Di disbrigar , più nifi lega jìretto . 
Orlando uiene , otte s'tncitrua ti monte 

^guifa d'arco in su la chiara fonte . 

106 
Haueano in su l'entrata il luogo adorno 
Co i piedi ftorti , edere , e uiti erranti. 
Quiui folcano al più cocente giorno 
Stare abbracciata duo felici amanti, 
y'haueano i nomi lor dietro , e d'intorno 
T?iù che in altro de i luoghi circofìanti 
Scritti, qudl con carbone , e qual congeffoi 
Equd (on punte di coUeUi imprejfo . 



Il mc^o Conte & pie quiui difceft , 

Fluide in su l'entrata de la grotta 

Tarale affai, che di fui man dijiefe 

Mcdorohauea , che parcan fcritte allotti» 

Dclgranpiacer,chenela grotta prefe, 

Quejla fetitentia in uerfi hauea ridotta. 

Che foffe eulta in fuo linguaggio io penfo; 

Et era ne U noflra tale il fenfo . 
108 

lieti piante , uerdi erbe , limpid'atqut , 

Spelonca op.ica , e di fi-edde ombre ^aU^ 

Douela bella .Angelica , che nacque 

Di Galafron,da molti in uano amata, 

Spe(]o ne le mie braccia nuda giacque . 

De la comodità , che qui m'c data , 

Io poucro 7\ledor ricompenfarui , 

D'altro non pojjo , che d'ognor lodarui « 

E di pregar ogni Signore amante, 
E càuaUcrt , e damigelle , e ogn'unn 
Terfona ,'ò paefana , ò uiandante. 
Che qui fua uolontk meni , ò Fortuna , 
ch'i l'crba,'i l'obra, d l'àtro,al riofi le piS^ 
Dica, Benigno habbiate e Sole, e Luna; (te 
E de le T^ife il Coro , cheproueggia , 
che non conduca k uoi pajìor mai greggix. 

I IO 

Era fcritto in .Arabico , che'l Conte 
Intendea cosi ben , come Latino . 
Fra molte lingue, e molte c'hauea prontt^ 
Trontifima hauea quella il Taladino . 
E gli fchiuò più uolte e danni, cr onte. 
Che fi trono tì-a il popul Saracino . 
Dia nonjìuanti,fegù n'bebbe fiutto, (to. 
Ch'uniino or nha,che puòfciHargli il (ut 
1 1 1 

Tre uolte, t qi4attro,e fei,leffe to fcritto 
Quello infelice , e pur cercando tnuano , 
Che non ui foffe quel , che u' era fcritto j 
E fempre lo uedea piit chiaro, e piano . 
Et ogni uolta in mezo il petto afjìiUo 
Sinngerfi il cor fentia con fiedda mano. 
I[imafe al fin con gli occhi ,econ la mente 
Ftfiinel fajfo , dìfaffo indifferente . 

Fu allora per ufcir del fentimento , 
Si tutto in preda del dolor fi Lijfa . '' 
Credete k chi n'ha fatto efpcrimento. 
Che quefìo e'I duol, che tutti gli altripdffa» 
Caduto gli era ,fopra il petto il mento , 
Ld fronte priua di b.xldanza , e baffa . 
"^c potè hauer (che'l duol l'occupò tanto ) 
v4 le querele noce, humore al pianto . 
L'impetuofi 



5(5 



"r 



C ^ 1^ T 



L'impctuoft doglia entro riniìfe , 
che uolci tu[t.i ufar con troppa frcttd. 
Così ueggiam rcfisr l'acqua nel uà fé. 
Che largo il uitre,e la bocca h abbia ftretta 
Che nel uoltar, che fi fa \n sii la bafe , 
L'umor , che uorria ufcir , tanto s'affretti^ 
E ne l'angu^a uia tanto i'intrtca , 
Che k gocciai goccia fuore efcek fatici. 

1.4 

Toiritorna in fc alquanto , tpcnfa , come 
Tojfa effcr , che non jia la co fa uera , 
che uoglia alcun cosi infamare il nome 
De la fua Donna,e credere brama, e J^erd^ 
grauar lui d'infopportabtl fame 
Tanto digclofia , che fc ne pera , 
Et h abbia quel ,fia chi fi uoglia ^ato. 
Molto la man di lei bene imitato . 

"S 

In cosi poca, in cosi dcbil Jpeme 
Sueglia li jj>irti,c li rinfranca un poco . 
Indi al fuo Brigliadoro il doffo preme , 
Dando gi\ il Sole k la Sorella loco , 
: 1<lon molto uà, che da le uie fupreme 
, De' tetti ufcir uede il uapor del foco . 
Sente cani abbaiar , muggire armento , 
yiene k la uilla , e piglia alloggiamento , 



»i» 



ii£ 



Come effo k preghi ^.Angelici helta 
Tortato hauea Medoro k la fua uiUa ; 
Ch'era ferito grauemcnte , e ch'ella 
Curò la piaga , e in pochi di guariUd. 
Triache nel cor d'una maggior dt quella : 
Lei feri ^more , e di poca fcintiUa 
L'a ccefe tanto , e si cocente foco. 
Che n'ardea tutta ,enon trouaua loco » ; 

I :o 

E fenza hauer rifletto , ch'ella fuffc 
Figlia del maggior T{c,c'habbia il Lcuante, 
Da troppo amor co&etta fi condujfe 
^ farfi moglie d' un poucro fante. 

^ l 'ultimo Vigoria fi ridufic , 
Che'l Taftor fé portar la gemma inantt^ 
Ch'k la fua dipartenza per mercede 
Del buono albergo angelica li diede . 
1-1 
Quejia conclufion fu la fecure , 
che'l capo k un colpo gli leuò dal coUo ; 

Toi che d'ivnumerabil battiture 

si uide il manigoldo ^mor fatollo . 

Celar fi Rudia Orlando il duolo ; e pure 

Qjtel li fa forza,e male afconder pollo ; 

Ter lagrime,e foj^ir da bocca, e d'occhi . 

Cpuié uoglia ò nò uoglia,al fin che fcocchi. 



tinguido fmonta , e lafcia Brigliadoro 
^ un difcreto garzon , che n'habbta cura , 
,^ltri ildifarma , altri gli (proni d'oro 
eli leua , altri k forbir uà l' armatura , 
Era quejia la cafa , oue Medoro 
Giacque ferito , e u'hebbe alta auenturd. 
Colcarfì Orlando , e non cenar domanda , 
\Di dolor fatio,e non d'altra uiuanda . 

«17 

Quanto più cerca ritrouar quiete , 
Tanto ritroua più trauaglio , e peni, 
che de l'odiato fcritto ogni parete , 
Ogniufcio , ogni fincftraucde piena, 
chieder ne uuol , poi tien le labra chete , 
che teme non fi far troppo ferena , 

J'roppo chiara la co fa ; che di nebbia 



Toi eh' allargare il freno al dolor puote y 
che re^a folo, fenza ahruirilpetto , 
Giuda gli occhi rigando per le gote 
Sparge un fiume di lagrime sul petto , 
Sofpira , e geme ; e uà conJpe(fc rote 
Di qui di la tutto cercando il letto ; 
Epiìi duro ch'un faffo, e più pungente , 
Che fefofrred'urtica,felo fente. 

m tanto ajprò trauaglio li foccorre, 
che nel medcfmo letto , in che giaccuif 
L'ingrata Donna uenutafr k porre 
Col fuo Drudo più uoltc effer doucui . 
Tsi^on altramente or quella piuma aborre ^ 
7\(c con minor preftezza fc ne leua , 
Che de l'erba il uillan , che s'era meffo (fo. 



Cerca qffufcar , perche mcn nuocer debbia. Ter chiudergli occhi,e ueggx ilfcrpc appref 

.18 114 

Ouel letto, quella cafa, quel paRore 
Immantinente in tiint'odio li cafra , 
che fenza ajpettar Luna , ò che l'albore, 
che uà dinanzi al nouo giorno , nafca , 
Tiglia l'arme , e il dèftncro , cr cfce fuore 
Ter mczo il bofro k la più fcwa fi\tfca , ■ 
E , quando poi gli è aufro d'cjfcr folo , ■ •. 
Con gridi , e urli apre le porte al duolo .\ 

Di pianger 



Toco ligiqua ufar fraude k fefrcffo ,• 
Che fenzi domandarne è chi ne pari a, 
llVaUor, che lo uede cosi oppreffo 
plfuatriàitia,e che uorrialeuarli; 
L'ijloria nota k fé , che dicea jpeffo 
Di quei duo amanti , k chi uolea afcoltarli ; 
Ch'k molti diletteuole fu k udire , 
cA'incominciòfrnzi rifletto, k dire, . , 



ikJl 



Dìpidnger md , mxi digrìdxrnon refta 
■ Ts^c U notte , ne'l diji di m^i pxce . 
Fugge cittddi , e borghi , e a hforejli 
SÙ'l tcrren duro d difcopcrto giicc . 
Di fé fi mcruuiglid c'hMii in tejÌA 
VnxfontAnx d'dcqiu il uiudce , 
E come fojpirar poffd mditdtito , 
Efpejfo dice ì^ fé così nclpidnto .* 

r2< 

Quc^e non fon più Idgrime , che fiore 
stiRo dd gii occhi con iiUrgd tienx.. 
Tslonfupphron le Idgrime di dolore 
Finir,ch'à r.tezo erd il dolore a, pcnd. 
Ddlfocof/mto ord tluttdlchmnorc 
Fugge per cjuclld uid , ch'k gli occhi menu , 
Et e cjuel , chefiuerfd , e trdrrì inficme 
Il dolore , e Id uitd A ihore cjlreme . 
1:7 

Qucfi, ch'miitiofdn del mio tormento , 
Sojj'ir non fono,nc ifojf'ir fon tdlt . 
Quelli hun tregud tdl'hord,io mdi nofento, 
Cbe'l petto mio men Idfud pcnd effAi . 
^mor,che m'drde il corfd cjue^ìoucnto 
Jllcntre dibbdtte intorno al foco l'dli. 
.Amor, con ckcmirdcolo lo fai, 

Che'nfoco il tinghi , e noi confumi mdit" 
1:8 



t S l "M OT t T^Z Q; 



'?' 



2J7 



Che Ydmi, e ceppi , e ttohchi , efifii , e zoUt 
T^n cefo di gittdr ne le bell'onde 
Fin che ddfommo ad imo sì turboVe, 
Che non furo mdipm chidrc ne monde » 
Efldnco di fin , e di fin difudor molle ; 
Toi che Id lend uintd non rijponde 
.A lofdcgnOjdl grdue odw,k l'drdentc ira, 
Cdde sii'lprdto , e uerfo il ciclfoJ}>iriX . 

afflitto , efldnco di fin cdde ne l'hcrbd, 
Efìccdgli occhi di cielo , e nonfd motto . 
Senzd cibo, e dormir , così fi ferbd , 
Cbe'l Sol efce tre uolte , e tornd fotta . 
Di crcfcer non cefo Id pend dcerbd , 
Che fuor del fenno dlfnl'htbbe condottai 
llqudrtodi, dd grdn furor commof]'o 
E mdglie ,e pid&eji ìirdcciò di doffo . 



'H 



£V/i n»«.(H l'elmo , e Id rimdn lo feudo , 
Loìitdn gli Arncfi , e piii lotM l'usbergo . 
L'drmefue tutte in fommd ui concludo ; 
HducMpel bofco differente dlbergo . 
E poifìfqudrciò i pdwti , e mofìrò ignudo 
L'ijjndo uentre , e tutto' i petto , e'I tergo , 
E cominciò Id gnn follid si orrendd , 
Che de Id pili nonfdrk mdi, chi'ntenda* 

)4 



Ts^n fon, non fono iocjuel,clìepdioinuifo, Intdtitdrdhbid , intdnto furor iienne , 
Quel , ch'erd Orl'tdo,è morto, et cfotterrd. Che rimife offufato in ognifcnfo . 
Lafud Donnd ingrdtijiimd l'hd uccifo ; 
si mdncdiido di fé , gli hdfdtto guerrd . 
lo fon lo ffirtofuo dd lui diuifo , 
che in quejìo inferno tormentdndofì errd 
Tcrchc con l'ombrdfid, che fold dUdnzd , 
Fffcmpio k chi in Amor pone jperdnzd. 



Di tor ldjf>ddd in mdn non lifouennef 
chef dito hdurid mirdhilcofc , penfo . 
Md ne cjuelld , ncfcure , né bipenne 
Erd bifogno di fio uigore immenfo . 
Qjnuifc ben de lefue prone cccelfe , 
Cb'un'ùlto pino di primo crollo fuelfe . 



Tel bofco errò tuttd Id notte il Conte ; 
E k lojjnintdr de L diurndf.immd 
Lo tornòilfuo dcfìinfoprd L fonte, 
Douc ?icdor ifculfe l'cpigrdmmd . 

. feeder l'ingiuridfudfcnttd nel monte 
L' dece fé sì , che in lui non reflò drdmmd , 
che non fojfc odio , rdbbid , ird , e furore ; 
7^piiiindugiò,chetrdfjeil brdiidofuore. 

I jo 

Tdgliò lofcritto , c'ifdffo , e in fin' di cielo 
A nolo dlzdrfe le minute fchegge . 
Infelice quell'antro , cr ognijìelo , 
In cui Medoro , e Ang clic d fi legge; 
Che sì rejì^r cjuel di , ch'ombrd , né gelo 
Apdfìorm.d non ddrdn piit , né kgregge. 
E qucUd fonte , gik sì ehidrd e purd , 
Dd cotMìtd ird fu pocoficurd ; 

IL FNE DEL VENTESIM 



Efielfe dopo il primo dltripdrecchi, 
Comefojfer finocchi, ebuli, ò diieti . 
Efc il fumi di (juerce , e d'olmi uecchi* 
Di figgi , e d'orni, e d'ilici , e d'dbeti . 
iluel , ch'im uccelhtor , che s'dppdrecchi 
Il cdmpo mondo , fd per por le reti 
Dc'giunchi , e de Icfloppie , e de l'urtiche, 
Fdccd di Cerri , e d'dltrc punte dntichc . 

/ pdRor , chefentito hdnno il fdcdffo , 
Idfcidndo il gregge jpdrffo k l.iforcftd, ' 
chi di qui , cfn di li , tutti k grdn pdffo 
yi uengono k ueder , che co fi e quefìd . 
7\ld fon giìito k quelfegno.il qudl s'io pd(fo 
fi potrid Id mid ifìorid cffer molefìd . 
Et IO Id uo pili to(ìo differire , 
Cheu'hdbbidper ItinghczZd kf^didire. 

O TERZO CANTO. /^ 



158 

ANNOTATIONI. 

Car.lfo, TNT«of« m uaee^e d'una in altra orecchU 
ftiutT./^i, XJ libido e'I bando per Li terra fcorfc 

Ftn che rudi U federata uecchta , 

che di rabbia auanxile'Xigri, etOrfe • 

E quindi à la ruina s 'apparecchia 

Di Zerbino,per V odio yche gli ha forfè . 

O per uantarft pur , che foU friua. 

D'humanitade^in human corpo uiua. Qui par,che alcuni non fi etntentla» deU'^rlofiotn ^utfl» 
uerfoyOue mette in forfè t'odio che Gahrina hauea à Zerbino, Scendo , 

£ quindi à la ruina s'apparecchia 

Di Zerbtno,ò per l'odio cl>e gli ha forfe,&c. UaHenit dettodi fo^aàcar.luMiin.Jl, 

Ella,che diZcrbm fatO D J a pieno , 

llf in mala uolontà uuol effer- idnta , 

f n'onda a lui non ne riporta meno , 

La tien di quarta , e la rifa di quinta . 

l'ifl cor' era gonfiata di ueleno,£t quel chefegue. Onde haued» coi ì affermattuamente detto, ch'tU 
ÌA Todiaua tanto, no far ronutnicnte,che qui lo metta inforfe.In rijfofla diremo , che per certo quefio fa» 
ria fallo fenrafcufa, quando la coflrutlione delle parole de' detti uerft no fi potejfe prendere, fé non riffret 
tamente,cosi come fin qui P habbiamo interpretate, cioè , che la parola f o R s H , s'hau^ffe qui ad ordinar 
fon l'altre,che le flano appreffo,cioè Ver l'odio, che forfè ghhauea. Maellas'ha da riferire altroue, cioè, 
the la fentcnxa de' detti uerfi fta,che Cabrina s'apparccchiaua alla rouina di Zerbino, tìr queslo ella fi 
mouea à fare per unadetle due cagioni, cher^utorfoggiunfe,cioèperl'odio ch'ellahauea à Zerbino,» 
per uantarfi d'ejfer lafiH cruda,<ì;- pmpriua dhHmanita,che tutte faltre perfine del modo, Ma perche noi 
no pò fiamo penetrare ne i cuori,&' nelle menti altrui, à uederuì chiaramete ipefieri loro, ^ nopofiam» 
giudicar le cagioni negli effetti dalle cogetture,per quejlo il giudiciofifìimo Ariofio farla dubbiofamete,et 
diceche F o R s E ella fi mouea f l'odio, òf l'altre due cagioni,che ne mette apprejfo,^ cosinone rimane 
da imfHtarlo,ò da nofommamete lodarlo in queJla,come in ogn'altra cofa di quesio bellifìmo libro fuo. 
Crff.lf 1. Clunfero taciturniad una fonte ; 

Jtitn^.67' Douefmontaro , e fer qualche dimora . 

Trajfefi l'ehno iltrauagliato Conte, 

EtàZerbinlofece trarre ancora. Qui auuertafi,che potrebbe forfè darfi aU'Ariofio unfocoètim 
' fiitationceUa di quei falli,che difofra difi chiamarfi da' Greci f/.n\fAOVlKà eìfJi.a.p7»/XATet , cioè peccati 
di memoria,^ la cagione è quefla,clie tre Tlan:(efiù fitto a quepa,egli fa cheftando così Orlando , & 
Zerbino,^' IfabcUa intorno a quella fonte,chepurhoraha detto nel primo de' già pofti uerfi, fipr'ag- 
giunga Mandricardo,(i!- Doralice.Ora tornado noi à dietro à car. 1 3 S.uedremo, che l jiutore laf landa 
Madricardo tìr Dordlice,cì>- uoledo far pafjaggio à mitita materia^mette quefiafta:^,cbe è la duodecima. 
Jndi d'uno in un'altro luogo errando , 

Siritreuaro al fin fipra un bel fi urne , 

che con ftlcntio al mar uà declinando , 

E fi uadit 8 fi sha , mal fi prefume. 

Limpido, e chiaro si, che in lui miraud» 

Sen';^ contefa al fondo porta illume . ^ 

In ripa à quello a una frefc' onera ebeHit 

Trouar due Caualicri , e una Dannila . .* 

CrValta fantafia , ch'unfintier filo 

No» uuol ch'io figua ogn'hor, quindi mi guid* , 

E mi ritorna oueii Morcfc» ftuolo 

jifj'orda dirumor rrancm,e digrida, f-'edefi adHiique,che Fautore lafciando Mandricardo, ^ 
T>oralicc propone di ritrouarlijopra unfiurm,oue trouaron due caualieri ^ una doglia. Et uedefi in tut 
to il procefj'o del detto luogo oue li Lifiia,fino à quefto uentefimo ter:^ Canto oue gli ritroua,che non par' 
lapiù d'efi,fi nonqui,Etihe iduo Caualieri,^ la DonxelU,chequando glilafcia,propone che efii ri' 
trouaronojfino Orlando, Zerbino,^ Ifabella,onde fi uede,che in quella dice , che fi ritrouaro al fin fi' 
fra un bel fiume, ouc ritrouò detti due caualieri,&' una Doni^lla,^ qui poi non li fa ritrouar fipra im 
fiume fecondo lapropoj}a,ma intorno aduna fonte. In fuafiufa potrebbe dirfi , chifur uoiejfe difender- 
io,che oue ne la j ropojla dice , 

In ripa a qKcllo,à una frefcb'ombra e bella , 

Irouar due LaHalieri,e unaDon^tUa. Totelfee0ere,cheinrìpa à quelfiHme,che egli dice , fojfc 
una fonte, come in moltijìimi luoghi fi ueggono cosiinrifa ai fiuin , come sai bto del mare , fcatu= 
rir fonti d acqua dolce, diche chi uà attorno,^ ponmcnte alle cofe, non ha bifogno di teTHmoni an^i, » 
d'allcgarglifi 1 nomi de' luoghi farticolarì,eJJ'endone(^come ho detto ) moltifimi in dwerfi farti . 



V 1 V^r T S 1 "M n V ^ T^T 0, 



4 IP 




l<f» 



ARGO M 1: N I O. 

Ztrhinrim(tte M Odorico l'onte. 
Et A Cabriìu, e «i.t li inMdj. in pict . 
■Mi per difcnitrU/padi del Conte, 
Vceifo e poi dj. Mandrie jLvdo nidice . 
TtMge ifdbelU. Et quel con !{odomonte 
^f^rs b.ittuglu,crd fin tregua [mc, 
Terdixr foccorfo ad^gramante, e Alloro, 
Che quali cr.uio in preda à i Cigli d'oro . 



IN Q^VESTO VENTESIMO QJ'ARTO CANTO, IN ZERBINO 
il qualuienecoiisì "raii ragione à bactaglia con Mandricardo,& tuctauia ne rimane uccifo, 
l'Autore sì come in più alrri eflempi tali, che ha fparfì per quello libro, uuol tutta uia tener 
ricordato' ne crii occhi, & nelle menti de' Chrillianijil peffimoabufodi cóceder campo fran 
co i combattere,per uenir con l'eftettu delia battaglia in certezza della ncrità, della quale fi 
quiftiona,cioè di chi habbia ragione, & chi hsbbia il torto. Non ellendoquefto però altro, 
che un oftinato tentare con fcelerati mezi Iddio fommo,ilquale ancor molte uolte per ca- 
gione incomprenlìbileda mente humana(oltre ad alcune che ne fpiegano le l'acre lettere) 
Jafciaà torto patirei buoni, fenza che efli ileili fi procurino,òuadanoà trouare il mal loro, 
come fan quei,che con animo ò maligno, ò fuperbo.ò uanagloriofo,òimpreflb d'altra mala 
difpolitionejs'inducono uolontariamente à combattere . 

C U T^T y E TS^T E S I TU Q^F ^ IIT 0. 




Hi mette 
(7 pie su iixmo 
rofa pania , 

Cerchi ritrarlo, 
e non «'(«;«= 
[chi l'ale; 

Che none in 
fomma ^mor 
fé non in fallici 

^giudicio de fauij uniuerfale. 

£ fcbcn come Orlando ogn'un no finani. 

Sito furor moùru a cjualch'altrofcgnde. 

£ QV A L E e di pazzia fcgno piti cJl>rejfo> 

Che per altri uoler, perder fcftej]o i 

y ari] gli effetti fon , ma U pazzi^t 
E tutt'ima però , che gli fa ufcire . 
di è,conK una gran fcltu , oue la ui4 
Cotment à, forzi A chi ni ha fallire . 



Chi sii, chi giù, chiquAchilA trauid. 
Ter concluicr'm fomma , io ui uo dire , 
^ CHI in amor s'imiecchia, oltr'ognipend 
si conuengono i ceppi, e la catena . 

Ben mifipotriÀ dir , Frate tu ud 
L'altrui moQ:rando,e non uedi il tuo faUo . 
Io ui rij^ondo , che comprendo ajfai 
Or,chc di mente ho lucido intcruallo , 
Et ho gran cura ( e jj>ero farlo ornai ) 
Di ripofarmi, e d'ufcir fuor di ballo; 
Ma tofto far, come uon-ei, noi poffo , 
Che'lmal'é penetrato infin'Al'offo, 

4 

Signor ne l'altro Canto io ui dice a , 
Che'l forfennato, e furiofo Orlando 
Trattefil'armc,efpirfe al campohaued. 
Squarciati i panni , e uia gittato il brando, 
Suelte le piante, e rifonar facca 
I catti fijii , e l'alte fclue, quando 
^Icun paftor al fuon trafj'e in quel lato 
Lor fl<lla,ò q^ualche lorgraue peccato. 

yijic 



5 



E T^r 1 S 1 74 dV ^ KT 0. 



%6i 



yijìe del pizzo Vincrcdibil prone 
Toipiìi dx prcfjo , e U pofJAnzd efìrcmi , 
Si uoltdn per fuggir , nixiion fanno ouc , 
SÌ come auicne in fubtt<in.i temi . 
Il pazzo dietro lor rutto fimouc, 
yno tu piglii , e del upo lofcemi 
Con U faciliti , che torrii alcuno 
Da l'arbor pome, ouago fior dal pruno. 
a 

Ter una gxmha il grane tronc opre fc, 
E quello usò per mazzx adoffo al rejlo . 
In terra unpaio addormentato fìefe , 
eh 'al nouijumo di forfè fi a dejìo . 
eli altri fgomhraro fubito il paefe , 
C'hcbbono ilpiede , e il buono auifo prejlo. 
'ì^on farla lìato il pazzo a feguir lento , 
Se non ch'eragù uolto al loro armento . 

7 

CU agricultori accorti \ gli altrucff empii 
Lafcian ne i campi aratri, e marre , e falci. 
Chi monta su le cxfi , e chi su i templi 
Toi che non fon jicuri olmt , ne falci ; 
Onde l'orrenda furia jì contempli , 
eh' A pugni, ad urti,i morliagraffi,i calci, 
Caualli e buoi rompe , fr^ic.ijfa , e jhugge , 
£ beni corridor chi da lui fugge. 

8 

eia potrefle fentir come rimbombo 
L'alto rumor ne le propinque uille 
D'urli , e di corni^ e ruiiicane trombe , 
E più ll'cjj'o , che d'altro , il fuon difquiQe; 
E confpuntcni, c^ archi, ejj>icdi,e frombc 
ycderda i monti fdntcciolarne mUlc; 
F.t altrcttanii andar dahajfo ad alto 
Ter fare al pazzo un uillancfco affalto. 

S^al ucnir 'fucl nel falfo lito l'onda, 
T^loffa da iau^ro , eh' a principio fcherzx; 
che maggior de la prima é la feconda , 
Econ più forza poi fcgue la terza. 
Et ogni uclta pik l'umore ahonda , 
Enel' arena piìi ftendela sferza. 
TalcontraOrlando l'empia turba crcfce. 
Che giuda balze fcendc , e di uatli efce . 

1 u 

Fece morir diece perfette, e diece. 
Che fenza ordine alcugli andaro in mano. 
EqueBo, chiaro e]j>erimcnto fece , 
Ch'era affai pili ficur jlarne lontano. 
Trar ftngucdaquclcorpoanelì'un lece, 
che lo fere , e pcrcote ti ferro itìuano . 
Cleante il Ì{edeìCieltalgratia diede 
Ter porlo A guardia di ftta fanti fede. 



Era A periglio di morire Orlando 
Se fojfc di morir {tato capace . 
Totea imparar, ch'era a gittare il brando; 
Epoiuoler fenz'arme efj'ere audace . 
La turba giks'andaua ritirando, 
ycdendo ogni fuo colpo ufcir fallace. 
Orlando , poi che pili nelfunTattende , 
Verfo un borgo di e afe il camin prende . 

Dentro imi uitrouòpicciol, nègratide, 

Che'l borgo ogn'un p tema hauca Ufciato, 

v'erano in copia pouere uinande 

Conuenicnti a un pajlorale jìato . 

Senza il p.ine difcerner da le ghiande. 

Dal digiuno, e da l'impeto cacciato , 

Le mani , e il dente lafciò andar di botto 

In quel, che trouò prtm.i,o crudo o cotto . 
>} 
E quindi errando per tutto ilpaefe 

Daua la caccia e k gli huomini ,ekle fere, 
E feorrendo pe i hofcbi tal'hor prefe 
I capri fnelli , e le damme leggiere . 
Spejfo con orfì , cr con ctngìuai conte fé, 
Econ mxnnude lipofe agiaccre ; 
E di lor carne con tutta la ]j>oglia 
Tu* ttolte il uentre empi con fiera uoglid . 

■ 4 

Di qua, di lì, di sii digiti difcorre 
Ter tutta Fr.\cia,e un giorno A un potè arri 
Sotto cuilargo,e pieno d'acqua corre (uà; 
Vn fiume d'alta e dtfcofcefa riua . 
Edificato a canto hauca una torre , 
Che d'ognintorno di lont.in fcopriua . 
Quel , che fé qui , hatiete altroue a udire, ^4 c.^ j 8 
Che di Zerbm tm conuicn prima dire. /fart.ao. 

I! 

Zcrbìn, dapoi,ch'Orlando fu partito. 
Dimorò alquanto , e poi prefe il fcnticro, 
Che'l Paladino inaiizigh hauca trito , 
Emojfc kpajj'o lento il fuo dcjìricro . 
IS^on credo , che duo miglia anco fioffc ito. 
Che ()■.()■ uide legato un caualiero 
Sopra un ptcciol ronzino , e da ogni lato 
La guardia haucr d'un cau.ilicro armato . 

Zerbin qitefto prigion conobbe todo 
che gli fu apprejfo , e cosi fé iftbclld. 
Era Udoricoil Bifcaglin , chcpodo 
Fu, come lupo a guardia de l'agnetla, 
L'hauea a tutti gli amici fuoi prepofìo 
Zerbino , in confidargli la Donzella ; 
Sperando , che la fede , che ttel reiio (fio. 
Scpre haUca hauuta, Iwieffe ancora in quc 
j^ 5 Come 



t6% 



IT 



c v^ 7^ r 0. 



Come tn l punto quetlx cofx j\dti 
yenU ifxbcìU mccontdtUo allotti , 
Come nel pahfchermo fu fduixta^ 
Triiìu , c'huucfjc il mur h ttMtcrettd. 
Li forzi , chtl'hmcx Odorìco uf.it i^ 
E come tr.ttti poi fojfc A U grotti . 
!2\(c giunt'cn anco il fin di quel fcrmone. 
Che tnrrc il imi fittor uider prigio ne, 

i8 

J duo , clic'n mczo hiuean prefo Odorico , 
I>'l focili notiti.xhcbbono uen, 
E s'auifj. ro cffcr di lei l'amico 
E'I Signor lor coltn,ch'ipprcffo l'eri. 
Tili pi;<,chc ne lo feudo il fcgno intico \ 
Vidcr dipinto di fui ^irpc ilten , 
E troHir poi eh e gu.irdxr meglio al uifo , 
che i'en J uero ippojlo il lor iuifo . 
li» 

Siltiro \ piedi, e con aperte bnccix 
Correndo fc n'andar uerfo Zerbino ,• 
El'abbr acciaro oue'l maggior s'abbnccin 
Col capo nudo,e col ginocchio chino . 
Zerbìn guardando l'uno e l'altro in ficài , 
Vide cjjcr l'un Corebo il Bifcaglino , 
limonio l'altro , ch'egli hauea manditi 
Con Odoruo in sul nauilio irmati . 

lo 

limonio dijfe , Voi che piace a. Dio 
(Li fuA merci:') che fia ifabclla teco, 
lo pofj'o ben comprender. Signor mio, 
che nulla co fa noui ora t'arreco, 
s'io HO dir la cagion , che qucflo rio 
Fa, che cosi legato uedi n:cco ; 
che da coftci, che più fcnti l'offe fi , 
4/i punto hiurai tutta l'ifcorii intefi. 

ZI 

Come dal traditore io fui fchcrnito , 
Cluando da fc leuo'.nmi , fiper dei, 
E , come poi Corebo fu ferito. 
Ch'i difender s'hauea tolco cojlei. 
Tila quanto d mio ritorno fia feguito , 
"hlc ucduto , ne intefo fu da lei. 
Che te fhabbii potuto riferire . 
Liquefti parte dunque io ti uo dire , 

22 

Di li cittade al nur ritto io ueniua 
Con ciUaV.i , che in fretta hauea trouati. 
Sempre congli occhi intenti , s'io fcopriui 
Co^or che molto adietro cran rcftati . 
Io uengo inanzi , io uengo in su la riui 
Del mai e, al luogo , ouc gli hauea lafciati 
Io guardo , né di loro altro ritrouo , 
Che ne l'ireiu alcMmedigio nouo. 



j? 



Li pe?li feguitii,che mi conduffe 
1^/ bofco fier ; ne molto a dentro fui, 
Che,doueil fuon Vorreehiemi percuj]}, 
Ciicere in tern ritroud coftui . 
Li domindii , che de li Donni fuffe , 
Che d'Odorico , t chi hauea offefo lui . 

10 me n'andai, poi che la co fi feppi, 
li tridUor cercando per quei greppi . 

21olto aggirando uommi, e per quel giortut 
^Itro ueftigio ritrouar non pojfo . 
Dotte Giacca Corebo al fin ritorno , 
Che fitto appreffo hauea il terren si roffo. 
Che poco pili, che ui facci foggiorno t 
eli faria Rato di bifogno il fojfo , 
E i preti , e i fi-ati più , per fotterarlo , 
Ch'imedici,echc'lletto per fallirlo. 

Dal bofco A li Città, feci portillo , 
E cosi in cifi d'un oSlicr , mio amico . 
che fatto fano ìnpoco termine hallo. 
Ter cura , cr arte d'un Chirurgo antico, 
Toi d'arme proueduti , e di caiiaUo 
Corebo,!^ io cercammo d' Odorico . 
che in corte del Ej ^Ifonfo di Eifcagli4 
Trouammo, e quiui fui feco a. battaglili^ 

La giufìitia del F^e , che illoco franco 
De la pKgiu mi diede, e la ragione. 
Et oltre i laragion la Fortuna anco. 
Che ffcffo la uittcria , oueuuolpone, 
Tiligiouar si, che dime potè manco 

11 traditore , onde fu mio prigione . 

Il i{e , udito il gran fallo, mi conceffe 
Di poter farne quanto mi piiceffe. 

'ì<[on l'ho ucluto uccider, ne lafciarloy 
jyla , come uedi , trarlotiincateni. 
Terche uo ch'li te {ìii di giudicarlo , 
Se morire ,ò tener ji deue in pena. 
L'haucre ìntcfo,ch''eri appreffo a Carlo, 
E'I defir di trouarti , qui mi mena . 
B^ngratio Dio, che mi fa m quefla partt. 
Dotte lo fpeni meno , on trouirte . 

l(wgritiolo anco , che li tua ifabeUa 
Io ueggo, ( e nonfo come) che teco hit. 
Di CUI per opra del fellon , noueUi 
Tenfai , che non h.mefii ad udir mai. 
Zerbino afcolta limonio , e non fautUtt 
Fermando gli occhi in Odorico affai, 
'2<lon si per odio, come che gl'increfce ; 
Ch'k si mal fin tanti imicitii gli efce . 

Finito 



y E 'Ì^^T E S 1 7a 

FJKifo c'hchbe limonio ilfuofmnonCy 
zerbìn rimun gr un pezzo sbigottito . 
che chi dbgn'edtro mcn n'bMea cdgionef 
SÌ elprcffimcntc il poffi h.iuer tradito . 
Jtld poi <:he i'um lungd dmmirationc 
Fu fujj)irdndo fiiidlmcnte ufato , 
^l prigion iomxndò ,fefoj]'e ucro 
Quel, chdHCA di lui detto il Cdttaliero . 

Il diikdl conle ginocchia in terra 
Ldfciò cader fi e dijje. Signor mio , 
OGN'un,che uiue dlmc>do,e peccdyCr erra , 
7\^ dijfcnfce ni altro il buon dal no. 
Se non , che l'uno è uìnto ad ogni guerra. 
Che li uien mojja da un picciol di fio , 
L'altro riccorre a l'arme , e fi difende, 
Mtfc'lnenuco è forte. Anco eijirende. 

St tu m'haucf^i pojh a la difcfa 

D'una tua rocca , e ch'J primiero affalto 

^IzaU hauefitfcnzafar contefa 

Degitwmici le bandiere in alto , 

Di uiltk , ò tradimento , che più pefa , 

sii gli occhi por mi fi potrta unofmalto ; 

Tila s'io cedejH a forza .fon ben certo. 

Che biafmo non baurci, ma gloria e mcrto. 

'* ■ , 
j'E Mpre che l'inimico è più poffcntc , 

Tii< chi perde accettabile ha la fcufa . 

Ma fc guardar douca non altramente, 

C h'una fortezza d'ogn'mtorno chiufa . 

Così, con quanto fenno, e quanta mente 

Da lafomma prudentia m'era ir, fu fa , 

lo mi sforzai guardarla , ma al fin liinto 

Daintolerando afJJto ,nc fuijpiìito . 

Così diffe Odorico , e poifoggiunfe ; 
Chefdrid lungo a ruontarui il tutto ; 
Ttlojìrando , che gran jìtmolo lo punfe, 
E non per licue sferza s'era tndutto . 
Se maipcr preghi ira di corjì cmunfe, 
S'umiha di parlar fece mai frutto , 
Qinuifdr la douea , che ciò , che moux 
Duor durezza, or'Odoricotroud. 

H 

Vigliar di tanta ingiuria alta uendettÀ 
Tra il si Zerbino e il nò redd confufo . 
il ucdcr il demento lo diletta 
^.far,chejì.\ ilfcilcndiuitd efclufo , 
Il ricord.vfiramicitia {{retta , 
Ch'erd fiata tra lor per si lungo ufo , 
Con l'acqua dipict'a l'accefd rabbia (bia. 
Is^cl cor gHfl>cgne , e unol che merce n'hab 



35 

mentre fÌAud cosi zerbino in forfè 
Di Uberdrc , ò di menar captiuo , 
pur il dislcal da gli occhi torfc 
Ter morte , ò pur tenerlo in pena uiuo ; 
Quiui ringhiando il palafreno cor fé , 
Che THandricardo bauca di briglia priuo , 
E ui portò la uecchia , che uicino 
^ morte dianzibauea tratto zerbino . Gabrind, 

Il palaf-en , ch'udito di lontano 
Haiiea qiiejl' altri , era tra lor ucnuto , 
E la uecchia portatala , che inuano 
Venia piangendo , e domandando aiuto . 
Come[Zerbtn leiuide , alzò la mano 
^AI ciel , che si benigno gli erafuto , 
Che datogli in arbitrio hattea quei dui, 
che foli odiati cffer douean da lui . 

Zerbinfa ritener la mala ueccbid 
Tanto , che pcnfl quel , che debba farne. 
Tagliarle il nafo ^e luna e l'altra ore cchia 
Tcnfa , cr effempio a'malf attori darne . 
Tot li pare affai meglio s'apparecchia 
Vn paàoa gli auoltoi di quella carne , 
Tunition diuerfd trdfe uoluc ; 
E così finalmente fi rifolue. 

Si riuolta a i compagni , e dice , Io fono 
Di lafiar uiuo il disleal, contento . 
Che , s'in tutto non menta perdono , 
T^lon menta ^nco si crudcl tormento . 
Che uiua , e che slegato fia li dono , 
Vero , ch'effer d'amor la colpa fento, 
EfAcilmcnte ogni fcufa s'ammette , 
Quando ni ^mor la colpa fi reflette . 

^MOR ha uolto fotta foprdff>e(fo 
Senno più , faldo , che non ha codia ; 
Et ha condotto a uia maggiore ecceffo 
Diquefìo , ch'oltraggiato ha tutti imi* 
^d odorico deue ejfer rimeffo . 
Tunito ejfer debbo io , che cieco fui. 
Cieco a dargline imprefa , e non por mente, 
CH&'ifoco arde la paglia facilmente . 

4" 

Toi mirando Odorico ; Io uo chefta, 
(Lidtffe) deltuo errar Upenitenza , 
Che la uecchia babbi un'anno in cÓpagnict 
Ts^c di lafciarla mai ti fi a licenza , 
7\la notte , e giorno , oue tuuada, òfìia 
Vn'hora mai non le ne troni fenza , 
E finii morte fu da te dif-fa 
Centra ciafcun , che uogìi.t fd- le offe fa , 



2^4 



4» 



f ^ ?^ r 



yo , fc di tei tifitrA cominidto , 
che pigli contri ognun conte fd e guem. 
Vo \n qHcfto ttmjpo , che tu fu obligito 
Tutti Fnncii arcar di Ttrn in Terra . 
Così dicci Ztrbin , che pel pecato 
?Uritindo Odorico aniirfcttem, 
Quefii eri porli imnzi un'ulti foffi , 
Che fiigr in forte , chcfcbìuir lapoffd . 

Tinte donne , tintihuomini tnditi 
Hiuci li uecchii , e tinti ojfcfo , e tinti j 
che chiftrì con Ui, nonfcnxi liti 
Totrk piffir, de'ciuJicri ernnti. 
Cosi dip.trftrMmo dìnbi puniti; 
EllidcfuoicommcjU errori imnti; 
Egli di tome U difcfi i torto , 
?^ molto potrà inhr , che nonfii morto. 

43 

Lidouerferuir quefto , Zerbindicde 
.Ad Odorico un giunincnto forte , 
Conpitto, che fcmiirompe li fede, 
E ch'imnzi U apiti per forte , 
Senzi udir preghi, e hiucrnc più mercede , 
Lo debbi fir morir di crudi morte. 
.Ad limonio , e À Corebo poi riuolto 
FeceZerbin, che fu Odorico fciolto .. 

44 

Corebo , con fentendo limonio ,fciol fé 
jl triditor'alfin , mi non in fi-etti , 
Ch'k l'uno , e a l'iltro effer turbito dolfe 
Disi de fidenti fui ucnictti . 
Ouìndipiriifi ti disiale, e tolfc 
In compigniiU uecchiimiledctti . 
l'Ioni! Ugge in Turbht, che n'aueniffe ; 
7Hi uiiigii uìi'^iutor , chepik ne fcriffe . 

4> 

Scriue ['.Autore , // cui nome mi ticcio , 
che non furo lontini uni giormti, 
che per torfì Odorico ciucilo impiccio. 
Contri ognipitto, CT.'gnifcde dita, 
^l collo di Gibrìm gittò un Liccio , 
E che dd un'olmo Li hfciò impicciti , 
E ch'indi .ì un'inno (mi non dice il loco ) 
.Almonio k lui fece il mede fmo gioco . 
4<; 

Zerbin , che dietro en ueniito d l'ormx 

Del Vilidin , ne perder lo uorrebbe , 
l^Undi i dir di fé none a hfui torma , 
Chejìirfcnzi gnn dubbio non ne dcbbe . 
Almonio mnìdd , e di piti cofc informi , 
che lun^o il tutto Inccontir farebbe . 
.Almonio mindi , e k lui Corebo ipprejfo , 
7^ ti(n,fuorch'lfdbelUi altri coneffo. 



47 



Tint'era l'amor grande, che Zerbino , 
E n on minor delfuo quel , che ifabelU 
TortiUi di uirtuofo Talddino, 
Tdnto il de fir d'intender li noueUa , 
Ch'eglibiucff^e trouito li Sincino t 
che del dclìrier lo tnffe con li fella , 
Che non fir a a l'e[]}rcito ritorno , 
Se non finito , che fu il terzo giorno, 

4» 

Il ta-minc, ch'OrUndo aj^ettir dijfc 
il ciUdlicr ch'ducor non porti jpidi. 
Tslon e dlcun luogo , doue il Conte giffe , 
Che zerbin pel mcdcfimo non Uidi . 
Ciunfe al fin tri quegli drbori,chcfcrijfc 
L'ingnti Donni , un poco fuor di ùrada; 
E conli fonte col ideino fdffo 
Tutti li ritrouò mef.i mfracdffo . 

Vede lontdn non fi che lumino fo ; 
E troui li corazzi effcr del conte, 
E troui l'elmo poi, non quel f imo fo , 
eh' drmo gixil cdpoiV .Afi'iano .AlmotC* 
lldeìiricr nclifclm più mfcofo 
Sente iunitrirc , e lem alfuon Ufi-onft ; 
Euedc Brigliidorpifcerperl'herba, 
Che dil'arcion pendente il fieno ferba . 

5" 

Durlniim cercò per li forerà 
E fuor li uide del fodero àdrfe . 
Trottò , miin pezzi, ancor la fopra ue^a» 
che in cento lochi il mifcr Conte fìpirfe . 
ifibelli , e Zerbin confaccii mefìi 
Stdnno mirdnlo,e non finche pcnfarfe, 
Tenfar potriin tutte le cofe , eccetto 
Chefo(]e Orlando fuor de l'u-.teHetto. 

5' 

Se di fingile uedefiino unigoccia. 
Creder potriin , che fojfe stato morto . 
In tanto , lungo la corrente doccia 
yidcr ucnire unpdilorcllofmorto . 
Coilui pur dÌMZi hduei di su U roccia 
L'alto furor de l'infelice fcorto . 
Come l'arme gittò , fquarciojii i panni , 
Taftori uccife , efc miU'alti-i danni . 

CoSiuirichiefto di Zerbin li diede 
yen informition di tutto quefto . 
zerbin fi menuigUi , e k pena il crede, 
E tuttiuii n'hd indicio mMifcfto . 
Sii come uuole , egli difcendc k piede 
Tien dipietdde , lichrimofo , e mefio ; 
E ricogliendo di diucrfepdrte 
Le reliquie ne uà ch'erano J^artc . 

Dtt 



5J 59 



^6S 



Del piUp-en difccnde dnco ifdbelìdt 
E uà. qudl'iirmc riittccndo inficine . 
Ecco lor foprduiciic ««.i donzelli 
Dolente in uifii, e di corfl^effo geme . 
Se mi domandi alcun , chijict , e perch'eUd 
Cosi s'affìige , e che dolor L preme t 
IogUriJjionderò,ch'è Fiordiligiy 
Che de l'm.mtefuo cerca i uciìigi . 

54 

Djl Brmdim irte fenzdf irle motto 
Ldfcistxfu ne Ix Cittì di dirlo ; 
DouelU l'jjfettòfci nteji , od otto . 
E qiundo alfinnon uide ritornarlo, 
D.( un mxre k l'altro fi mife, fin fotta 
Tirene , e l'alpe , e per tutto a cercarlo . 
L'andò cercando in ogni parte, fuore 
Cb\d palazzo dUtlante incantatore . 

Sefoffcjìata a ciuell'oftel d'atlante , 
y editto conGradajfo andare errando 
L'haurebhc , con l{uggier , co firadamàte , 
E con Ferrali prima , e con Orlando , 
7i1a poi che cacciò .Ajlolfo il T^cgromante 
Colfuon del corno , orribile, e mirando, 
Brandimarte tornò tterfo Tarigì, 
ima nonfapea gii quejìo Fiordiligi . 

Come io uidico,foprdgiuntaicifo 
^cjiici duo amanti Fiordiligi bella y 
Conobbe l'arme,c Brigltador rimafo 
Senza il patrone , e col fieno à lafcUa, 
Vide con gli occhi il mifcrabil cafo , 
E n'hcbbe per udita anco nouella ; 
che f'.milmentc il padorel narroUe 
Hauer ueduto Orlando correr folle . 

57 

Quiui zerhìn tutte raguna l'arme , 
E ne fa come un bel Trofeo s'un Tino . 
E uolendo uietar che nanfe n'arme 
Cau-dicr pacfjn, ne peregrino , 
Scritte neluerde ceppo in breiie carme, 
v/^R M A T V R A d'Orhndo Valadino ; 
Come uolejfe dir , Kljjfun U moua , 
Chejìarnon poffa con Orlando àproud. 

Finito ch'hebbc la lodeuoiropr.i, 
Tornaua k rimontar sìi'lfuo dejhiero , 
Et ecco Mandrie ardo arriuar fopra , 
Che uijh il Tin di quelle Jpoglie altero. 
Lo prega , che la co fa li dtfcopra . 
E quel li narra come ha intefo , il uero . 
^Allora il J\e Vagan lieto non bada. 
Che «iene d Tino , e ne lena la^uiiu 



Dicendo , ^Icunnon me ne puh riprenderei 
TS^onèpufoggi , ch'io l'ho fatta midi 
Et il pojfeffogiullamcnte prendere 
"^pofj'o m ogni partf, ouunqne lìa . 
Orlando , che temca quella difendere. 
S'è finto pazzo , e l'ha gittata ttia . 
7Ua , quando fua uiltkpur cosi fcuji, 
T^n dcue far, ch'io mia ragion non ufi 



Co 



zerbino a luigridaua , K^on la torre , 
Opcnfi nonihauerfcnza quifiione. 
Se togliefti così l'arme d'Ettorre , 
Tu l'hai di furto , piii che di ragione. 
Senz'altro dir l'unfopra l'altro corre. 
D'animo , e di uirtù gran paragone . 
Di cento colpigiì rimbomba ilfuono , 
7^ bene ancor ne la battaglia fono . 

Ci 

Di preiìezzd Zerbin pare una fiammx 
^ ter fi , ouunque Durindana cada . 
Di qua di la fallar, come una Damma 
Fa'lfuo de firier,douc e miglior la ftrada. 
Ebenconuicn,chenonne perda dramma, 
Cb'aiidrkyS'un tratto il coglie quella (fiada, 
^ ritrouar giinamorati (fiirti , 
Ch'empion lafelua degli omhrofimirti. 

Come il ueloce can ,chc'l porco affali a , 
che fuor del gregge errar ucgga nei capi; 
Lo uà aggirando , e quinci e quindi fAta , 
Tila quello attende, ch'una uolta inciampi i 
Cosi, fé uicn lajjìada ò baffa , od alta , 
Sta mirando zerbin , come nefcampi; 
Come la uita , e l'honorfalui k un tempo , 
Tienfcmprc iocchio,efere , e fugge k tipo. 

Da l'altra parte ouunque ilSaracino 
Lafcrajpada uibra, ò piena, òuota, 
sembra fi-a due montagne un ucnto alpino', 
ch'una fi-ondofafelua ilìllarzofcota . 
Ch'ora la caccia k terra k capo chino , 
Orglijfczzati rami in aria rota . 
Benché Zerbtnpiù^colpie fugga , efchtui 
l>^ó puòfchiuare alfin,ch'un no gli aìriui; 

T^n puòfchiuare alfine un gran fendente. 
Che tra'brando,e lo feudo entra sii'l petto. 
Crojfo l'usbergo, e graffa parimente 
Era la pia}ìra,e'l panziron perfetto , 
Turnongliiieron contra;cr ugualmente 
^ lafpada crudel dteron ricetto . 
Ouella calò tagliando ciò che prefc