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Full text of "Piccola enciclopedia indiana"

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PICCOLA 
ENCICLOPEDIA INDIANA 



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PICCOLA 

ENCICLOPEDIA INDIANA 



DAL DOTI. ANGELO DE GUBERNATIS 



FIRENZE 

noi TIPI DI M. CELLINI E G. 



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A GASPARE GORRBSIO 

PRIMO EDITORI!, PRIMO TRADUTTORE IN EUROPA 

DEL POEMA 

Il Ràmàyan-R- - 

COME SEGNO MODESTO DI GRATITUDINE 

PER LA GLORIA DI LUI ÀGGIUNi;^ AL NOME ITALIANO 

DEDIOA' . 

ANOELO DE «UBERNATIS 



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AGLI STUDIOSI ITALIANI 



Questo libro, che ho messo insieme con un po' di 
fatica , è intieramente ed unicamente per voi , che vi tro- 
verete alfabeticamente ordinate tutte quelle voci che s'in- 
contrano più di frequente ne'testi Sanscriti , con quante 
pili notizie storiche, geografiche , mitologiche, letterarie 
ed etiche potei condensare nel breve spazio concessomi 
dalla natura di quest'opera. Ebbi cura parimenti di spargere 
qua e là nella mia opera varii esempii di lingua e di stile 
tolti dalle più celebrate scritture Indiane, affinchè abbiate 
nella traduzione, della quale accompagnai sempre il testo , 
un aiuto, per interpretare il testo stesso ed un saggio dei 
diversi generi letterarii dell' India. Quanto più spesso potei 
ho quindi richiamato alle voci Indiane le voci sorelle Latine 
od Italiane , avendo cura tuttavia 'sempre di prevenirvi se 
le comparazioni fossero mie o di altri , e lasciarvi inten- 
dere se fossero assolutamente sicure o solamente ipoteti- 
che. D'intelligenza, finalmente, col benemerito editore di 
questa Enciclopedia signor Ermanno Loescber , stimando far 
cosa agli studiosi utilissima, ho deliberato di lasciar seguire 
l'opera mia da una breve appendice contenente, con due 
interessanti episodi! epici in testo e carattere Indiano, gli 
elementi della grammatica Sanscrita ; di questo ultimo la- 
voro ebbe la bontà d'incaricarsi l'amico mio Carlo Giussani, 
in questi e negli studii Zendici bene versato. 

So che i tempi non sono troppo favorevoli a questo 
ordine di studii , in Italia specialmente , dove la politica 
sembra avere congiurato per farci , a poco a poco , im- 
pazzar tutti ; ma se ciascuno di noi , secondo le sue forze, 
non pone rimedio al male, il male sarà eterno, poiché 
irremediabile. Io mi studio , come posso , di fare la debole 



t,L.ooglc 



parte mia; ciascuno di voi avrà i medesimi propositi, e, 
COD questi sforzi individuali, potremo forse ancora trarre a 
salvamento la dignità delle nostre lettere, o, per lo meno, 
impedir loro una maggior rovina. 

Affinchè questo manuale dell'India antica possa poi 
riuscirvi di piiì facile uso. in fine dell'opera, voi troverete 
disposti ad indice alfebetico i titoli de'so^etti più impor- 
tanti sparsamente trattati in questa Enciclopedia , così 
come una nota delle voci Latine od Italiane comparate con 
le Sanscrite. 

Colgo intanto questa occasione per ringraziare i dotti 
che incoraggiarono del loro autorevole suffragio la pre- 
sente pubblicazione , fra i quali mi piace di segnalare il già 
ministro Amari , il commendatore Gaspare Gorresio, ed i 
professori G- I. Ascoli , Giacomo Lignana , Fausto Lasinio, 
Bertrando Spaventa; come pure debbo molta e viva gra- 
titudine agli autori de'glossarii che a compilare lamia parte 
lessicale ma^iormente mi servirono , fra i quali siano ri- 
cordati il venerando Bopp e i dottissimi Ottone Bbhtlingk, 
Rodolfo Roth e Teodoro Benfey. 



Firenze, 1." maggio 1867. 



Angelo De Gubbrnatis, 



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PICCOLA 
ENCICLOPEDIA INDIANA 



Credo opportuno ter precedere un'avverlenia per la eluciderione de'se- 
gnì grafici convenzionali da me adoperati in quest'opera. Resti dunque Inteso 
che; i." Le vocali con accento grave lignificano che la vocakè lunga, i." La w 
innanti ad t od i ei[irime la vocale Indiana che conila del suono l od i lieoe- 
aso. 3.° La I' innanxi ad ì od i 
IO I od ■ liaiemmte aipreggialo da 
palalali pestato wfapice al ^flanai 
consonanti celebrali portano un puniino in aUo al 
6° J suoni nodali delioH , ossia l'anaBT&ra e 
le nasali m od n portanti un aslerìstxt sul fianco 
Il Tla«FgB Dista la sostitmione di un suono che tie/te 



esprime la vacale Indiana nbt 
una ■ cfM scorre «otir'esso. 4. 
destro di chi legge. 5." La o 
fianco destra di chi legge. 
FsBBafcalka esprit 
destro di chi leggi. 



dell'aspirazione e del sibiln 
!i composlo esprìmo iier 



del legno h*. 



finale d'una poro'o o di un vtemliro 



A I Va breve, prima delle vo- 
cali, prima delle lettere nell'al- 
fabeto Indiano. A questa vocale, 
di suoao sempre stretto, corri- 
sponde, nel latino, una delle cin- 
que vocali brevi ; il Sanscrito per 
«s. , dice : apn, e'nr, akstaa, 
n»it, antar , dove il latiuo : 
06, currere , oculus, est , inter. — 
A, come in tutte le nostre bn- 
sue, é pure in Sanscrito una 
interiezioue di compassione ; ol- 
tre a questo , come in Greco , 
una particella negativa, proibili- 
va, deleriorativa ; talora, ma di 
rado, espletiva ; a questa parti- 
cella , che innanzi a vocale ri- 
tiene in Sanscrito una n, onde 
suona aii) corrisponde, nel latino, 



la particella ora negativa , ora 
intensiva m. — La vocale a, io 
Sanscrito, come la e nel Greco, è 
destinata a rappresentare l'au- 
mento sillabico. — Come sostan- 
tivo mascolino , la lettera A. é 
pure simbolo di ciascuna delle 
tre somme divinità, Bpahmau, 
Vlshn-n e, f'Iva, nello stesso 
modo che Valfa per i Cristiani, 
come principio, rappresenta il 
Cristo; incontrasi pure I'Jl, come 
sostantivo neutro simboleggi ante 
Brahnaan. 

An*^ od aa'sa, nome ma- 
scolino, dalla radice aa'f che 
vale andare, dividere, distribuire; 
significa parte, porsione, frasioM , 
partecipazione ; onde il nontema- 



t^Cooglc 



(■colino «n'fnfcn erede al tempo 
Elesso ed eredità vale propria- 
menle it partecipante e la divi- 
sione. — Alla stessn radice vu(>I 
riferirsi il mascolino nn'f h , 
che vale pezzo, /ilo, raggio, e, 
per traslato , ti raggio solare , il 
soie stesso. — Come nome masco- 
lino e neutro, au'^a, significa 
spaUa; il Bopp comparò qui la 
voce latina axilUa ; di an'fn 
(polla il Sanscrito forma nn'f»- 
I», che vale robusta, forte. 

• A.n*lmtl , nome femminino, 
ed wn'bBB, nome neutro, valgo- 
no entrambi angustia, ristrettela, 
bisogno ; e oltre a questo Mn'fias 
significa pure peccato, siccome 
quello che rum va <Uritliì, poiché 
la radice aD*h significa getie- 
ralmenle andare, onde au'brl il 
fàede, come Vatidante, ma deve 
pure , in origine, aver avuto il 
senso speciale di andar torto , 
onde an'hn stretto, al quale io 
riferisco direttamente ìf latino 
angulus ; di questo, in ogni modo, 
ci avvertono le radici afSni imk^ 
«As, nk,as', «n'e', le quali 
signincano precisamente : andar 
torto, onde le voci latine angere, 
quasi involgere, vncus, e, come 
pare, eziandio l'analogo Italiano 
anca. Vedi ankA. 

Akàr» , ossia (adente n , 
nome mascolino; cosi viene dai 
grammatici Indiani designata la 
prime lettera dell'alfabeto. 

Aktai , dalla radice aii'«' , 
iua'c', andare e particolarmente 
mJbtr sopra, involgere e , per tra- 
date, wd^eps, che ne deriva pure 
^BMtogteamente ; nome masco- 
lino che sigQtfiCB del peri fombra 
e ta hice, siccome quella che si 
difibndc, ohe si distende; e più 
spesso «ncora tunguento. 

Alu«Tf jul , aggettivo com- 
posto di li negativa, kvwVya 
carne e ad edere, mangiOFe, e 
signlSM : i[ non mangiante carnè. 
Cito questo aggettivo, perché 
esso incontrasi , specialmente De- 
gli sorìUi Vedici, come attributo 



del fuoco e del Dio del fuoco ; 
ond^ impariamo che in principio 

§li Arii indiani non si cibavano 
i animali e parimente non ne 
sacriQcavano; i sacrificli degli 
animali vennero più tardi. Veg- 
gasi la voce yac'ii'n. 

Akahanome mascolino, si- 
gnifica il dado, usatissimo nei 
giuochi Indiani, fin dai tempi 
Vedici , onde nelle corti lenevasi 
espressami ente un aluhiiTJ^pa 
ossia un inserviente , un dome- 
stico buttadadi. Nel MahUahà- 
nUa, il re Naia, per la pas- 
sione dei dadi , perde il regno. 
Pare che l'albero Tlbliitaka . 
una specie di noce, fornisse il 
legno ai dadi coi quali usavano 
gli Indiani giuocare : anzi fra i 
nomi di questo noce (Terminalia 
Bellerica) è pure quello di ak- 
ataa; ma qui l'accento è sulla 
prima; mentre in aksba dado 
l'accento è sull'ultima. Nel poe- 
ma intorno alle avventure del re 
Kala, il demonio Kall vince il 



rei volentieri , il dado più fecon- 
do, il dado che porta un numero 
più forte , oppure il numero 
uno ; l'avverbio akahaparl |>oÌ 
adoperato dai giuocalori ed esprì- 
mente /ino ad un dado , apre la 
via e dà ragione a questa inter- 
pretazione : pare di fatto che 
giuocassero talora in 5 colpi get- 
tando l'un dopo l'altro cinque da- 
di; nel primo de' quali poteva 
essere un occhio da un solo lato, 
net secondo dado potevano essere 
due , nel terzo tre , nel qaerto 
quattro, nel quinto cinque, rima- 
nendo senza segno gli altri lati 
del dado. Niente poi ci assicura 
che i dadi avessero nell'India 
forma esaedro, e sembra più pro- 
babile che fosse soltanto una spe- 
cie di piccolo disco a due faccie, 
una semplice , l'altra ad occhi 
come segni numerici. Pare che 
si andasse per ordine progressiro 
dall'uno al cinque , o regressivo 



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dal cinque all'uno : Tatto Sta cbe 
Hftli cotne dado, il quale è ckia- 
mato, nel poema sovra menziona- 
to , a decidere della vittoria, non 
può essere clie l'uno od il cinque , 
fveggasi meglio sotta la voce Ki^ 
11), simboleggiando K»ll, fuori 
del giuoco de'dadi. oltre il nu- 
mero uno anche il cinque, ma noit 
mai altri numeri. Resta a dichia- 
rarsi , per qual ragione Knll rì 
associò , per rovinare il buon 
Naia, il demonio Dviàpara 
sìmbolo anch'esso di un altro nu- 
mero ne'dadi, e precisamente del 
numero due. Ma se Kall vai 
cifiTue, con Dràpara cbe vale 
due avrebbe fatto il numero ca- 
balistico sette, che passibilmente 
coQsideravasi anche nel giuoco 
come il numero più fortunato. Il 
sette, ossia il due più 11 cinque 
poteva dunque considerarsi come 
il più bel tiro; oppure, meglio, 
Kall f ome uno, con Drjkpara 
come due poteva formare l'altro 
numero cabalistico tre. Questo 
supposto potr& stare ijuaiua si 
ammetta che Naia giuocasse i 
dadi come da noi si giucca la 
•norra;del resto, io do il sup- 
posto come supEÓeto e il certo 
come certo. — Ora non mi sem- 
bra da Battersi in dubbio che le 
voci altxha, akMhl, che signi- 
ficano l'una e l'altra parimenti 
occhio ed asse, onutus , axia, ab- 
biano prestato il loro nome al 
dado. Co;^l akaha, akshi, si- 
goiBcò pure oltre all'osse, il cen- 
tro della ruota, la ruota stessa, e 
per traslato quindi tutto il carro ; 
e per un altro trasiato ranima , 
siccome centro motore della vita. 
Con la voce akshl, il Kuhp di- 
chiarò ingegnosamente \'IkskÌ-on 
della mitologia Ellenica, il quale 
egli dà come equivalente di AsA»- 
von illcshi-vnn , Akshi-van , ossia 
il fornito di asse , portante l'asse 
della ruota, e forse piante la 
ruota stessa; etimologia che ci 
spiega perfettamente questo bel 
mito solare. — Il duale aksbi, 



nel R'Igreda^ ossia i due occhi, 
rappresenta il sole e la lutia, come 
t due occhi del cielo. 

Akithara aggettivo di » 
negativo e kshara mortale , 
dislTultibils , ddisotvenlesi , dallii 
radice kshar distruggere e di- 
struggersi , vale inrfcstruHiWe , 
immortale. — Come nome ma- 
scolino è un epitelo degli Iddii 
Vlshn'a e CiTa* — Come 
neutro è V immobile , il costante , . 
il suono , la vocale , la sillaba , 
r aria , V acqua , U fondamealo det- 
P essere, f essere supremo, la sillaba 
om. Vedi oin. Come femminino,* 
esprime pure il suono e la parola. 

Aksbi, nome neutro, gii ve- 
demmo significare l'occhio; ora 
akshifrola, masculiuo, é la 
paUa deW occhio, aktitaltàHi, 
lemminiuo, è la pupilla deW oc- 
chio; aknhlbbrùva , neutro, 
è il sopracciglio , aksbllotnHR) 
neutro, è il ciglia. 

Akjthànhlni , nome fem- 
minino; un cwpo d!armata, un 
esercito. Esso si compone di 
%\,%W carri ed elefanti, di 109,3SU 
fami' e di 6S,610 cavalli, e si 
divìde in dieci ankklni; que- 
ste poi, corrispondenti pressa^ 
poco alle nostre divisioni, si di- 
vidono in tre c'amA ; la «'«• 
naik, alla quale corrisponde a 
un dipresso la nostra brigata, si 
compone di tre pr'ltaua o 
reggimenti; il pr^tana di tre 
Tahlni battaglioni , la và- 
hlni di tre (au-a o compa- 
gnie, il fan>a di tre (nlina 
squadre, il nalma di Ire 
■ciiiiinDkba o drappelli; il 
•enjhmnkba di tre patti, 
o picchetti ; la patti si com- 
pone di un carro, un elefante, 
cinque fanti e tre cavalieri, i 
combattimenti riferiti nel ■■«• 
bjihhàrata , che somigliano 
molto agli Omerici , confermano 
r uso di combattere sopra ì carri. 
Nel medio evo , questo era il 
modo di combattere degl'Indiani , 
riferitoci dal Barthema a propo- 



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sito dei costumi <lel re di Caiicnt. 
Ecco le parole del nostro viag- 
giatore : ■ Per ordinario ogni 
giorno si scrima con spade , ro- 
telle e lance e per questo hanno 
molti boni maestri scrimitori ; e 



centomila persone a piedi, per- 
chè qui non si usano cavalli, ma 
vi sono alcuni elefanti deputati 
per la persona del re , alcuni al- 
tri pe'suoi gentiluomini. Et lutle 
le genti portano una biilda di 
seta legata in testa di colore ver- 
miglio e portano spade, rotelle 
lance, archi. Il stendardo over 
bandiera del re è non so che cosa 
rotonda fatta di foglie di arbore, 
tessuta una con 1 altra a modo 
di un fondo di botte e lo portano 
in cima di una canna e con 
quello vanno facendo ombra alila 
testa del re , e quando sono in 
battaglia e uno esercito è lontano 
dall'altro duoi tiri di balestra, il 
re dice alli Bramini ; andate nel 
campo de' nemici e dite al re che 
venga con cento delli suoi ^iaeri 
e io anderó 



; cosi 



. l' t 



1' altre 



alla metà del cammino e comi 
ciano a combattere in questo 
.modo; se ben combattessero tre 
giorni, mai si dartano dì ponta, 
ma sempre danno duoi mandritti 
alla lesta e uno al le gambe.Quando 
sono morti quattro o sei d" una 
delle parti, li Bramini (che qui 
sostengono ta parte de' fecialt Ro- 
mani ] entrano nel mezzo e fanno 
ritornare l' una e l' altra parte 
al campo suo ; e subito vanno gli 
eserciti d'ambe le parti, e dico- 
no; ne volete piuT Risponde il 
re, no , e cosi fa la parte avversa; 
e a questo modo combattono a 
cento per ■ cento ; e questo è il 
solo combattere. 11 re alcuna volta 
cavalca gli elefanti e alcuna volta 
lo portano lì Naeri ( come nell'an- 
tico uso Germanico) ; e quando io 
portano sempre vanno avanti del 
te molti inslrumenti sonando; e 



alli detti Naeri li dà per ciascuno 
di soldo quattro carimi al mese 
e al tempo di guerra mezzo du- 
cato e di questo soldo vìvono ». 

Airada, come aggettivo , 
sdTio , libero da malattia ; come 
nome mascolino, salute e medi- 
cina; rimedio, di a negativo e 
(Ada malattia. ^ 

Aitami* od afa, come ag- 
gettivo, no» ondante, fermo, età- 
bile ; come nome mascolino , 
monte e oliero , siccome quelli 
che stanno sempre fermi ; eti- 
mologia che , pel primo signifi- 
cato, si conferma nell'adagio po- 
polare : le montagne stftnno ferme, 
gli «omini si inconfrano. 

Agast^a nome proprio, ma- 
scolino, di un r'Ishl o sapiente 
mitico , .che la leggenda tìnge 
nato da un orcio o una conca 
d'acqua, il quale si fa autore dì 
molti inni vedici, famigliare del 
Dio ladra , marito di Itttpi^ 
mndrà, figlio di Pnlastfa^ 
fratello dì Aditi, consigliere di 
n^ma nella sua intrapresa 
sopra l'India meridionale, eia 
stella Canopo nel cielo. Nella lotta 
mitica dei Seva contro gli 
Asora Kaleya, questi ripa- 
rarono nel mare ;ìì Beva si 
rivolsero allora ad Jkgtuttj» 
perchè lo asciugasse; il r'ichf 
acconsentì prontamente e gli 
A«nra furono distrutti. Ma, dopo 
di ciò , i Deva pregarono nuo- 
vamente Agaatya perchè riem- 
pisse il mare; il r'l»hl dichìarA 
la propria incapacità. Vedasi, pel 
seguito della leggenda , la voce 
mig»rst. In questo mito. Afa- 
■ira sembra rappresentare il sole.' 

Agjulha, come aggettivo, 
profàndo , privo di fondo ; come 
nome mascolino una cavità nella 
terra e il fuoco sotterraneo, forse 
pure l'inferno , intorno al quale, 
nell'India , veggasi la voce aa- 
raka. 

Airn, Ag; come aggettivo, 
no» avente vacche; e quindi pove- 
ro , richiamo del linguaggio alla' 



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TJta tuUa pastorale de' nostri an- 
tichi. Siccoroe poi gr» oltre alla 
vacca esprime pure il luminoso, 
il fiielo, afn* vai pure il non lu' 
minoso, il tenebroso , onde con tal 
nome propriamente viene chia- 
mato il mostro Rjkhn, intorno 
al qaale veggasi questa voce. 

Asai>a, come aggettivo, non 
grave, lieve; come nome masco- 
lino e neutro , rappresenta tutta 
una serie di piante , quali VAgat- 
hcha, VAquSàna ovata, la Dai- 
bergia Sissoo. 

Jkgnmjì , nome femmi 






< di . 



In- 



drimì è la moglie di Iadr»e 
ViM>nii'J»iii la moglie di \ii- 

ran*a;é una divinità anch'essa, 
ma senza corpo, senza virtù, senza 
carattere, senza azione, tanto per 
far comprendere o perché si ha 
bisogno di credere che il Pio non 
vive celihe ed è in regola con le 
leggi umane. — AgiMTm rap- 
presenta pure la seconda etài del 
mondo. Vedi jug». 

Agni , nome mascolino , il_ 
fuoco, a cui corrisponde perfet- 
tamente il latino igni-s, ~ secondo 
il Benfey , dalla radice an's' 
splendere, onde A-Aglraut epile- 
Io frequente e sinonimo di Agni 
il quale, perciò, se la bella ma 
forse un po' ardita interpretazione 
delBenefey fosse fondata, avrebbe 
dovuto in origine ahiamarsi an'g'i. 
Altri Hlologi tanno derivare Agni 
da ULg' andare e spingere , due 
azioni proprie per verità, ma non 
essenzialissime del fuoco. Ma oj- 
tre il fuoco in genere. Agni è 
pure specialmente il fuoco sacrifi- 
cate , il fuoco cnativo , il fuoco di- 
gestivo, il fuoco' consuntim, il 
fuoco caustico, il fuoco puri^catore, 
il fuoco come uno fra i giudisi di 
Dio nel (BJmiJt7an*a, la moglie 
di UÀma subisce questa prova 
e , per la sua innocenza , ne esce 
intatta) e la bile; Agni, pel 
suo splendore , esprime pure 
Foro e varie piante come la jiVuni- 
bago Zeijlamca , il semecarpus 



aliacardium, la citrus acida. - Fi- 
nalmente Afui ha culto, come 
ite del fuoco , il ^uale sebbene 
modestissimo, può rivaleggiare, 
nella gloria, lo slesso Indra. Il 
Dio Agrnl nasce in più ma- 
niere ; ora di tatto egli é chia- 
malo figlio di sé stesso , ora figlio 
delle ac(^, secondo che lo si 
consideri come etemo, immor- 
tale , createle increalo , padre di 
tutti gli Dei, o pure , nella sua 
qualità di fulmine, che si sup- 
pone nascere nelle acque del- 
ia nuvola. Altrimenti si svolge 
esso come fuoco solare per con- 
fricazione nell' asse delia ruota 
(veggasi a questo proposito la 
voce pramantha) , altrimenti 
come fuoco terrestre e genera- 
tore , per discesa dal cielo [veg- 
gansi le voci Hhr'lsn, Cj-a- 
vana, Mann) e in altri modi 
ancora. 

Nel sacriUzio, il Dio A|rnl 
assume i più alti uffici ; egli è 
preside , egli è distributore , egli 
é invocatore, egli è consumatore, 
e oltre a questo s'incarica dì 
portare sopra le sue lingue ar- 
denti e veloci la parola de^li 
uomini agli Dei , a fare, in 
somma, da Hermes , da Mercurio, 
col quale ha molti punii di so- 
miglianza. Agni, di fatto, ba 
il pramanttaa , come Mercu- 
rio il caduceo, a cui risponde la 
bacchetta magica dei negromanti; 
Agni fa da sacriRcatore come 
Hermes; Agni fa da interprete 
e da avvocato presso gli Dei 
dell'India, come Hermes presso 
quelli della Grecia; il nome di 
Hermes poi dal.Kubn paragonato 
al nome del cane Vedico Sàra- 
mej'a , nel quale sembra , più 
tosto che il vento nella tempesta, 
da riconoscersi il lampo , [Agni, 
insomma ) seguito dal tuono ; r 
viaggi di AgAI e di Hermes al- 
l' inferno , ove quest' ultimo s'in- 
contra pure ne* cani , i quali non 
possono qui essere > venti , ma 
più probabilmente forme fanla- 



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sliche del fuòco ; ed altre ana- 
logie somigliaati cocrermano Del- 
l' opinione che Agni ed Hermes, 
se non identici, siano almeno 
fra loro strettissimi parenti ; ag- 
BÌungasi ancora l'essere fallico di 
Kermes , mentre A^nl diventa 
più tardi nell'India il 4^'*^ 
fallico ; entrambi poi sono i piìi 
accorti , i più maliziosi fra gli 
Dei . e i migliori amici degli uo- 
mini. jL^nl poi é particolar- 
mente amato dagli antichi In- 
dìnui, pel quale tengono sempre 
acceso in casa il fuoco che deve 
servire pel sacrificio; egli è 
chiamalo il signor della casa, e 
nella tenerezza che hanno per 
lui i devoti lo chiamano ora 
padre , ora madre , ora fratello , 
ora figlio , ora amico. Egli feconda 
il talamo nuziale , egli riempie i 
grami , egli fa piovere , egli 
scaccia le tenehre e i loro de- 
monii , egli euarisce dalle ma- 
lattie o me^Jo ancora le al- 
lontana , e tiene cosi poco alla 
sua personalità , che in servigio 
degli uomini q degli Dei , ora 
piglia forma di cane, om di ca- 
vallo , ora di uccello , e lascia 
attribuire ad altri, specialmente 
ad Indra, il merito delle opere 
sue. Agrnl é un vero Dio bene- 
fattore. E pure la immaginazione 
indiana trovò il modo di rap- 
presentarselo come un mostro , 
senza piedi e senza testa , seb- 
bene altre volle se lo figuri come 
un mostro a tre teste , a quattro, 
a mille occhi e a mille corna; 
chi , in una sera d' inverno, os- 
servi gli scherzi che fanno le tìam~ 
me nel suo acceso focolare e si 
faccia intanto dalla vecchia fan- 
tesca di casa raccontare qualche 
s(orìo di maghi e di streghe , ne 
vedrà uscire dal fuoco degli eser- 
citi. Cosi chi osservi, in un giorno 
d' estale avanzarsi sopra un cielo 
già coperto che minaccia tem- 
pesta nugoli giganti , sopra i 
quali , mentre il lampo guizza , 
altri più immani sì accavalcano. 



mutando aspetto ad ogni istante, 
come per Ufigia , sarà invitalo 
a cercare nel cielo 1' origine dei 
creduti incantesimi, e nel cielo 
ancora , coi maghi , con gli orchi 
e simìl razza di animali fanta- 
stici , i di^volt od il loroinferno. - 
Siccome triplice, ossia esistente 
in cielo, nell'aria e BuUa (arra, 
Afnl è ancora destinato a ra[>- 
presentare il numero tre. I moder- 
ni disegni rappresentano A#nl 
a , cavallo di una capra , che 
getta fiamme dalla bocca ed ha 
quattro braccia, probabilmente 
come sìmbolo delle quattro re- 
gioni , dei quattro venti , ai 
quali viene esposta l'ara a»er!- 
Scale. 

Ac«lpaHkn*a nome neu- 
tro , cosi intitolato uno dei di- 
ciotto pnrjtn*» ( Vedi a questa 
voce ). 

A|ciilbhi(« aggettivo : te' 
mente il ptoea, 

Agm j^dyàa nome maschile 
plurale : gli Mtnli Agni per 
primo, cosi detti insieme {quat- 
tro deva, chiamati distinta- 
mente Agni , Adlt jB, Cnn- 
draaiiM, Vld^nt, 

AirnjÀTr'lt» aggettivo che 
vale ; custodiente il fuoco. Rilevo 
questa voce, come le due pre- 
cedenti, non tanto per la loro 
importanza, ma perché l'una e 
r altra mancano flnqui ai dizio- 
nari! Sanscriti , mentre si incon- 
trano negli scrittori ; la prima 
raccolsi da Ckn'mMijm ; la se- 
conda fu raccolta dal Weber 
negli Jndische Studten; la terza ri- 
cavo da Vàj^'D'aTUlkfB. Que- 
sto non nel proposilo di conti- 
nuare a lar di simili citazioni , 
ma affinchè si vegga , come un 
dizionario Sanscrito , per essere 
completo, soni isr^ mai abba- 
stanza voluminoso , tanta À la 
ricchezza della lingua. 

Agr» , come aggettivo , emi- 
nente , sommo , migliore ; come 
avverbio, in forma di locativo, 
acre , in punta , oJT estremità , 



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neUa sommila , %, da capo , da 
principio; come sostantivo neu- 
tro . iaimnta; Ftstremità ; lasotn- 
rotto; li principio ; il termine ; il 
meglio. Certo sono affini le voci 
latine acus, ixies, actUut, l'it. ago, 



_„ , nome mascol. 

la punta della mano ; la mano m*- 
^iore, che per gl'Indiani come 
per Dot è la destra ; T estremità di 
un raggio ossia il punto focale. 

Ag;ra«Hii*db^Dà , nome 
femminino , posi chiamato il re- 
gistro nel qunle Vnina, Dio 
de' morti , annota le opere degli 
uomini. Qui B^im , parrebbe si- 
«lificare actw, azione. (L'eIimo~ 
logia sarebbe Ǥ;', muovere e 
spingere, onde certamente deri- 
vano agere , agilis , aclus). 

A^rKhM, nome mascolino. 
Cosi Tiene chiamato il Bràbmano 
nel terzo periodo delia sua esi- 
stenza religiosa , ossia quando 
non ha più propria casa , né 
moglie , mentre le «vera nel se- 
condo periodo. 

AgrMh jkyaa*» , nome ma- 
scolino , ilcapo d' anno , e secondo 
Bothlingk e Rotti, ii primo mese 
({eiranno chiamato mitrswf ar- 
sii» ( Vedi ] , il quale occupa una 
E arte del nostro mese di novem- 
re e una parte del dicem- 
bre. 

A^PKliàra, nome masco- 
lino ; propriemen^ il dono essen- 
tiaie , il dono principale , cosi 
cbiamalo il dono di terre che il 
re fa ad un brfibmano. 

Asha . dalla radice agh , 
peccare , fallwt , tetta andar storto , 
come aggettivo, ^MTtcofoso, storto, 
falsa; come nome neutro, fWrt<-o'o 
taak , peocato , dolore. Confronlisi 
wtn'bmm. 

Aglinja. Vedemmo sotto la 
voce «kPMTfJMl , come AìtdI 
non ama la carne; qui abbiamo 
un aggettivo, che vale; da non 
uccidersi, il quale è destinato a 
rappresentare il loro, la vacca , 
siccome animali che non vogliono 



essere sacrificali né mangiati ; 
ma contro 1' etimologia e contro 
i' esempio de' patriarchi protestò 
l'usoBràbmanico nell'India dove 
coi piatti dolci , col riso , col latte, 
col miele , a poco a poco andò in 
tavola anche la cat^ie di bove e 



_ dalla rad. ank , il 
cui senso primitivo dovette es- 
sere andfa-e , e specialmente andar 
torto come il derivato è quello 
■■ segnare , notare , il che del resto 
è provato dall' equivalente ra- 
2e Indiana nAgr , che vale in- 
uoe andare e segnare; significa 
anzi tutto il fianco , il hto : a 
questa voce , da qualunque parte 
esso ci venga , paragoniamo 
r Italiano anco. Oltre a questo , 
la voce nAkft Ila pure i se- 
guenti srcniflcali ; fianco siccome 
termine di vicinanza , come Del- 
l' Italiano e nel latino ; uncino , 
che gli risponde pure etimologi- 
camente, come il latino uncus , 
ancvs ; segno ; noia ; cifra ; mal 
esito { da confrontarsi perciò an- 
cor questa voce con an'taiu ) ; 
porte, poTisione; porsione di un 
dramma , ossio un atto scenico , 
determinalo , «elle commedie In- 
diane , dall' uscita di scena di 
tutti i personaggi. Gli atti poi 
variavano, secondo i trattati, da 
uno a dieci ; e l' Hnnaniaii 
niàt-aka che ne contiene H, 
vuol considerarsi piuttosto come 
un poema che come un dram- 
ma. — Col nome di anka si 
designava poi particolarmente un 
componimento drammatico in 
un solo atto di ben noto argo- 
mento , con protagonista mortale, 
che serviva, per lo più, di in- 
troduzione di complemento ad ' 
un dramma , da aon confondersi 
tuttavia con l'aìikwinabha , 
ossia o/to bocca, atto che apre, atto 
capitale , atto primo , nel quale è 
contenuta la protasi. 

Aukln, nome mascolino, una 
specie di timballo , di don- 
dHbfai (Vedi). 



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ti 



Ankaf li, nome, mascolino e 

neutro, l'uncino e particolarmente 
47we/f«ncino con cui si tirano gli 
elefanti, onde si ctiiama pure 
«Akufaj^rMha, il conduttore di 
elefanti , siccome quello che af- 
ferra l'aaltn^it. 

Angn, interiezione Vedica , 
la quale mi sembra non essere 
altro elle la seconda persona del 
presente imperativo di an^, ra- 
dice che vale andare, interiezione 
che pel suo modo di formazione, 
io confronto volentieri colla Ialina 
age , ed ha tutta l'apparenza di un 
imperativo. La interiezione amguk 
vale; ohe I orsù! olà! suvvia! 
itt6i(o/ ed anche in verità. — 
Come nome mascolino, Ans» 
rappresenta una razza guerriera 
e la regione da essa abitata. — 
Come nome Deutro ha questi 
varìi significati ; porsione ; mem- 
bro compkmentario , (^giunta , 
appetidìce- — Assumono inoltre il 
nome di AAga o Vedfcikga] le 
sei porzioni, nelle quali viene 
distribuita la didattica Vedica 
delle quali ta prima o ^ Ikshji 
comprende la teorica dei suoni, 
la seconda o «yàkamn'H la 
grammatica , la terza o eli'an- 
das la metrica; la quarta o nl- 
rokta il commentario deUe pa- 
role ; la quinta o kalpa il ri- 
tuak; la sesta o gt'^otlsha 
l'astronomia. Per questo motivo , 
gli anga, nella simbolica In- 
diana, rappresentano il numero 
seL — Au^a finalmente , come 
agj^ettivo , vale fornito di mem- 
bri, membruto , e oltre a questo 
ancora , attaccato , aggiunto pros- 



, come nome mascolino, vale 
figlio; cappello; ebbrezza; malattia; 



me nome neutro, il srnigue 

Ausavldjjk, nel dizionario 
di Pietroburgo, questa voce, che 
si trova in Manu ricordata con 

la scienza delle costellazioni, si 



dà come sinonimo di ckiromansia: 
essa significa letteralmente : la 
scienza degli wt&gaf In ogni modo 
però non s' ha a pigliar qui alla 
lettera ta parola chiromanzia. 

AngjiFa, nome mascolino e 
neutro , vale il carbone ; ma, come 
credo, secondo l'etimologia, pro- 
priamente il carbone acceso, la 
brace, dalla radice an'y' splen- 
dere; onde comprendiamo perché 
"" ' , qual mascolino, sia 



il più rossigno , perchè la voce 
aAKàraka rappresenti l'albero 
deiV amaranto, lì cui colore è ben 
noto; perchè iofine la voce ao- 

Sjkpakamao'l , propriamente 
perla d'amaranto , o la perla 
rossa, rappresenti il corallo. 

AJnitlFas nome mascolino , 
che ha la stessa etimologia di aA- 
g^ra, onde etimologicamente 
parmi valere : Io splendida. Qfiì 
poi mi permetto una riflessione. 
La radic^ aa'g', raddolcimento 
della radica »ngy vale egaal> 
mente oMare e splendere. Da 
questo doppio significalo della 
radice mng' sembrami doversi 
ripetere la viva personaUtà che 
assunsero gli angeli in Grecia , 
il moto dei quah era splendore , 
nella immaginazione , net liO' 
gu aggio popolare. Ora la voce 
aggelos Ellenica fu già dal Roth 
comparata con Aoglraa, un 
alter ego e spesso un sinoni- 
mo di Agili, il quale vedemmo 
far da messaggiero , da angolo. 
l'er l'analogia della voce Angl- 
ras con AAs»ra, compren- 
diamo pur la sua unione con 
Vamt» il d'io de'morti, il fuoco 
latente. Del resto Angira* 
come Agul è dello padre degU 
uomini ed è , insomma , un vero 
Agni, meo dìsegna.to. — Ma 
degli Ansi rasi gli Àrii fecero 
pure una famiglia mitica di poeti, 
(li sapienti, di semidei; essi 
splendono in cielo ora come pia- 
neta Giove , ora come una delle 



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n 



«elle stelle dell'Orsa maggiore. 
CoD questi dali, che ci scoprono 
I «ssi stessi l'etimologia , ignoro 

veramente perchè il Kuhn ed il 
Rolh dichiarino d'accordo che 
per la voce MA^Inu noch eine 
tichere detituttg fehU (m^ca an- 
i Cora ana spiegazione sicura), — 

Nella legenda poi gli Angirast 
pigliano varia persona ; vanno 
IQ traccia di Agni nascosto nella 
caverna ; contendono con gli 
Aditii , vivono di solo latte , e 
perciò 3on deboli , ma curano la 
loro debolezza, stringendosi il 
corpo con una cintola, che di- 
viene poi il distintivo sacro delle 
Ire caste superiori. 
' AngnlK nome mascolino, 

il diUt; la misura di «w dito. Di 
qui (ràganj» mascolino e neu- 
! tre, Vannelio, omiutus, che forse 

! ba etimologia comune; aàgnl» 

I significa ancora UpoìIUee, adope- 

ralo pure come misura. — 
Annali ha lo slesso valore ; 
il dizionario di Pietroburgo che 
poi si corresse interpretò ancora 
per : das mànnUche Giód , appog- 
f;iato al testo seguente : 7*0^ 
TaAsalIpFnluihepeiia, do- 
ve «Agnul sta per dito, contro 
le frequenti scelleratezze del 
quale , procedono cosi severa- 
mente le leggi indiane ; onde tra- 
duco; digUorwm proiecliotte in 
vulvam. La pena che la le^ge 
infligge per questo delitto ci è 
i cosi ascritta dallo Stentzler nel 

suo lurù criminaHs veternm In- 
dorum specimen : < Duo digiti , 
addita poena pecuniaria [ inten- 
[ dasi m^erendi), ei qui ptiellam, vi 

adhibita, digito vitiavit, idem 
(addita tonsura ignominiosa et 
asino circo mduc Lione) mulieri 
I eiosdem criminis reae >. - Suppo- 

I sto che, malgr.-idc il contrasto della 

[ gutturale «, che, secondo le leggi 

' ordinarie dalla grammatica com- 

parata flnqui stabilite, non passa 
Della dentale n latina , il con- 
froDto sovra esposto fra «A^nla 
si po- 



trebbe, per simile analogia, sta- 
bilire come au^H sopra de- 
scriHo, nel suo valore di parte, 
pareioHi , divisione abbia a com- 
pararsi con annum; come tafis 
vacillare mi sembrerebbe il no- 
stro len-tennare , di maniera che 
parebbemi di poterquasi sUbilire, 
come talora al gruppo indiano 
ng corrisponda nel latino una 
doppia HN, e forse pure, un 
gruppo n4 per la slessa analo- 
gia , onde in Greco abbiamo 
tis per klH Sanscrito e Démètér-, 
per un primitivo Gèmètèr. 

Angh, radice rinforzata , 
equivalente ad agh , tmg., 
«e', an'e', (tg' aa'jt', aa'h , 
radici tutta significanti nel loro 
senso più generico and-ara {an- 
tt-are in certi nostri dialetti), che 
sembra pure corrispondere eti- 
mologicamente, e tanto più se 
possa stare l' osservazione che 
chiude l'articolo precedente. Noto 
qui, per puro incidente, come 
nel nostro nome composto andi- 
rivieni la prima parte ci dimo- 
stra superstite il presente indi- 
cativo del verbo andare , che più 
tardi soltanto riuscì difettivo. 

Ae'abshns aggettivo , privo 
bocchi , cieco. 

Ae'ala , come aggettivo , im- 
mobik ; come nome mascolino , 
chiodo ; montagjta; come femmi- 
nino, la terra. 

Ae'lt , e ae'etoua agget- 
tivi eqaiyaìenli , privo di pensiero, 
nierato, dia -j; e'it: il latino 
ttatus non corrisponde 00:^1 
direttamente, nell' idea , alla voce 
Sanscrita come l' Ilaliano. 

Aeira aggettivo , breve, di 
a -I- c'Irà ) ossia non luogo ed 
ac'lram avverbio ; presto , in 
breve , non lungamente. 

Ae'eb'a , una voce , secondo 
me , di qualche inlel'esse , per 
la filologia comparata. Come ag- 
gettiva vale chiaro, trasparente, 
come sostantivo crietcdlo. La ra- 
dice verosimile di questa voce 
sembrami ac'c'k, probabile pa- 



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rente di fthsfa« , oculus e di 

■ksh vedere, cbe non sì trovfi 
più nei dizionarii ma che certo- 
menle ebbe il significato d( ve- 
dere. OpporlUDo quindi mi viene 
il richiamo del latino eoce, cbe 
di certo equivale a vide, come 
sembrano pure indicarcelo i 
composti Plautini, tccum, eccam, 
eecillum, eccillam {vide illum,vide 
iilam) , e in Italiano eccolo e non. 
già ecco egli, l contadini del Pie- 
monte dicono : (quando noi eccolo) 
eiclu o beiclii: vedilo; il Francese 
traduce per voÙà, le voilà, dove 
scorciamo pure il verbo voìr. Le 
interiezioni non dovrebbero reg- 
gere nessun caso , ma poicliè 
quella che chiamiamo inieriezio- 
ne è qui un vero imperativo di 
verbo transitivo, ci rimane spie- 
gato il reggimento dell'accusa- 
tivo. — Ae'e'ba è pure una 
preposizione di uso Vcdico , nei 
senso di verso , incontro , alla 
quale i sinonorbisti Indiani ( Tra 
gli altri Uemac'aadpa) danno 
per sinonimi: abhlmnkbe , 
nbhlmnkhye, locativi av- 
verbiali e che valgono : nel 
cospetto, di faccia, onde neppur 
qui la etimologia da me proposta 
verrebbe contraddetta. 

Ae'jntasttanla , neutro , 
propriamente: la stanta deW im- 
mooile (ossia di Vlshn^a con- 
siderato nella sua immobilità), 
cosi chiamata una terra del 
Pan'e'anada o Pengtab. 

Ag' radice , vaie : andare ; 
(confrontisi il latino per-eg~re) 
oltre a questo spingere ,■ confron- 
tinsi le voci latine agere, agilis , 
agmen, alla quale ultima parola 
Ialina equivafe nel senso primi- 
tivo e nell'etimologia la voce 
Sanscrita as'man. — Io con- 
fronto qui ancora le così dette 
interiezioni latine age, agedum. 
ap-age, veri imperativi, alla se- 
conda persona del presente. 

Ag'a, nome mascolino, nel 
suo primo senso , Fandanie (o 
Io spingente) , e quindi Fagnello , 



il capretto , il montone. È proba- . 
bile che la voce agntis abbia , 
con qJesla voce , una etimologia 
Comune; per la slessa aualogin 
onde si fece derivare a^Hl di 
ag:'. — La parola egida ossia lo 
scudo coperto di pelle di capra 
vuol essere etimologica mente ri- 
chiamata qui. Come aggettivo 
la voce ag'a $ di a -t- g:'a , 
vale il non nato, felerno, e come 
tale trovasi ora come epiteto ora 
come sinonimo dell'essere supremo, 
nella sua Iriphce forma, e di Kà- 
madova; il femminino as'à os- 
sia la increata vale presso un'npa- 
ulsliad , la natura, prakr'ltl. 
Veggasi sotto questa voce. 

A^'aknl^, nome proprio 
femminino di cittì, che occorre 
nel lUMuitTaB-a f analogo , 
nel suo primo sìgniScalo , ai 
nostri nomi propri di Caprera, 
Oaprm^, Capraia ec. 

Ag'asara nome maschile , 
propriamente ti divoratore di ca- 
pre , ma rappresenta ti gran 
serpe , il serpente boa. — Nel- 
l'AthapraTetla sono menzio- 
nati gli DtsÀ ng'ngarà , pro- 
priamente le fontane inghitAtxtrici 
delle capre ; ma , qui riferendosi al 
mito , le nuvole (o i mostri delle 
nuvole} divoranti te capre. Il qual 
mito mi richiama alla favola Elle- 
nica delle Esperidi , nell'orto delle 
quali è il melon, voce cbe signi- 
fica , eom' è noto , la eapra e il 
pomo, il quale viene custodito 
dal drago delle cento teste , che 
è , come parmi, il vero a^'a^a- 
ra Vedico. E, a conferma di 
questo mio raffronto, non sarà 
inutile il notar qui come Ahi, 
è pure nel B'igTeda il mostro 
della nuvola , la nuvola nera , il 
mago che nasconde le vacche 
celesti o sia le nuvole gravide 
di pioggia (Vedi Ahi). Si com- . 
parino qui le varie leggende di 
serpenti, dì draghi cbe custodi- 
scono fontane e non ne lasciano 
scorrer l' acqua , diffuse cosi 
neir India , come in Europa. 



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Ag'Mhriked avlflirà : no- 
me femmiaino: il gelsomino giallo. 

Ag'an;» come a^'j^ettivo non 
gijaendus, non possibile a gene- 
rarsi : come nome neutro, il mi- 
racolo , il. prodigio (Ved. g'an). 

A|r'ftm»dà (propriamunle : 
gioia delle eapre} , nome femmi- 
nino "di tre piante , cioè Caruvt 
Carvi, Apium imiolucratum , Li- 
gtislievm Apwan, 

JLg'tt,jn , come aggeilivo . 
non vincibile , inijineibile , invitto ; 
uome uome mascolino , ìa non 
tjittoria , P insuccesso , lo sconfitta, 
e, olire a questo , appellativo di 
UQ fiume e del Dio Vlsbii'at. Il 
femmioino asr'ayj», come ag- 
^et(ÌTO , vale Ta non vincibile , la 
xnvitta, come Dome , la canapa 
ed è pure appellattivo di una 
delle due seguaci della nori:à. 

Ag'ar» come aggettivo , non 
tonsumantesi , non invecchiante ; il 
Temmlnino mf^'airèt rappreseola 
Valoe perf oliata. 

Air'alaimbana, nome neu- 
tro, taniimonio ; evidentemente la 
voce è composta dì ag'a (Vedi) 
e lambana (Vedi), ma il vero 
senso dì questa etimologia mi 
ferule, 

Ag'iUfc'k nóme femminino di 
pi.inla ombellifera; cimino; ni- 
gella indica ; ficus oppositifolia. 

Ag'àtof atrn propriamente 
ifuello i cui nemici non sono an- 
cor nati , quello che non ha ne- 
tnici, e quindi nome proprio di 
^tra, del re VndblKhthlra, 
e , fra gli altri , ancora di un re 
di Masndba che si vuole con 
temporaneo di Uoddlia %!i^ 
kjantànl , forse , come £ai>- 
pose il Lasseo , una sola e slessa 
|)ersona con quel buddhistico re 
di Kàel, celebrato nome un 
principe* saggio e pio , ma som- 
mamente geloso di G'anafca 
|)rotettore della scienza bràhma- 
nica. Dì questo re si dice che 
istruiva egli stesso i briihniani 
invece di esserne istruito , e del 
figlio di lui Bhadrasena; che 



spinse tanto in Ij) la stia Opposi- 
zione contro i Biahmani da meri- 
tare che Ariin'l lo maledicesse. 

Aff'àda nome mascolino 
proprio di una razza guerriera , 
che etimolo^icameuLe aignificbe- 
rebbe mangiacapre. 

Air'lta aggettivo, non vinto, 
invitto ; come nome mascolino , 
appellativo di un gran oamero 
dì personaggi mìtici, eroici e 
Storici deli' India. 

Ag'lna (per quanto pare al 
Bopp da asa capretto) nome 
neutro, lapelk ; la specie sarebbe 
venuta a significare il genere. 

Ax'lnapatrjk nome femmi- 
nino , propriamente l'avente alidi 
pelle; cosi chiamalo il pipistrello. 

Ag'lBayaal^ di ag'liia e 
Tool ( Vedi ) nome mascolino , 
antilope. 

Ag'lra (dalla radice »g') 
come aggettivo , rapido; come 
nome neutro , il vento ; la rana 
(siccome mobile , agitantesi ) ; cam- 
po di baitaglia ; arena ; corpo: 

Agitava come aggettivo , 
privo di lingua ; come nome ma- 



scoli n 






Ag'igarto propriamente 
qjtelh) che tvm ha da mangùare , 
uome proprio mascolino di un 
sapiente, padre dì Cmiab'fe- 
pa [ Vedij , cosi dello perché la 
leggenda lo presenta affamalo. 
Ag'ìcartn è l' Abramo della 
leggenda Vedica, come ^a- 
nah'fepa ne é l' Isacco. 

A^'irn-a , nome neutro, la 
non digestione, la indigestione e 
propriamente la non consumaiio- 
ne ; considerandosi dagl' Indiani 
la digestione come una conauma- 
sione , un esaurimi'nto. 

Ac'ivana ed Ag'iTata 
nome neutro , la morte , come 

Ag'n'a , aggettivo , i^no-ro . 
che gli corrisponde etimoiogica- 
iiienie , sciocco. 

Ac'n'Ma aggettivo , ignoto , 
che gli corrisponde pure etimo- 
logicamenle. 



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Ag'n'fUi»} nome neutro , 
ignoransa, che gli corrJ^Kinde 
pure e timo logicameli le. 

Ag'aian, (Vedi «('] uome 
neutro, agmen, che comspoade 
pure perfettamente nell' eti- 
mologia. 

Ac'pa , nome Vedieo masco- 
lino, agro, che corrisponde pure 
perrettamenle nelt' etimologia ; 
propri a mente vale la pianura aper- 
ta , la eampagìM , dalla radice »s' 



andtere , muoveni. ( Confr. yer- 
eg-rt^. 

Ag'rya , aggellivo Vedico , 
agresto , che corrisponde pure nel- 
l'etimologia, ma nel senso proprio 
di sUuiie in aperto puma. 

An'e' radice che vale anda- 
re ed onorarti ( ossia aecoslaraì per 
lìce di ossequio ] ; il causativo di 
questa radice vale parlare , ossia 
propriamente far andare. Non 
sarà qui inutile il ricordare come 
la nostra voce parlare viene da 
parabolare , che deriva la sua eti~ 
inologia dal ^eco verbo ^ora- 
liallò , gettare innanai , proudere. 

Ao'e'nla nome mascolino , 
ti lembo di un abita. 

An'g' radice , vale andare , 
(mdar sopra ; ungere { corrispon- 
dente etimologico ) ; omora. - Il 
causativo di questa radice vale 
parlare' e gplenaere , ossia far an- 
dare , manifestare, emettere , porre 
in euidensa, E assai frequente- 
mente , certo per questa ragione 
filosofica del linguaggio , le idee 
di splendore e di parola si tro- 
vano nella lingua indiana espres- 
se da sna mMesima forma. 

An'g'aon , come nome neu- 
tro , vnguento, che gli risponde 
pure nella etimologia ; coUyrium 
ed anche TanfÌTOmio adoperato 
in sua vece ; ornamela, »«to. — 
Forse la voce unguis , [ «ngula , 
vnghia} è qui da richiamarsi , 
siccome quella che vasopra il dito. 

Aa's'iill nome mascoLiuo , 
chiamasi cosi , nelle preghiere 
indiane , quell' atlo di adorazione 
eoi quale si congjungono insieme 



le dae mani , ma in modo che 
le due palme invece di comba- 
ciarsi formano due concavi , cr 
le mani sono cosi insieme solle- 
vate Ano all' altezza del Ironte. 

An'K'nlIktelkjk , nome 
femminino , propriamente queUa 
che fa r MD 9'all ; cosi viene 
chiamata la pianta mimosa pudica, 
dal ritirarsi delle sue foglie. 

Au'b'msì^ avverbio, dmtla- 
mente , dilato ; subilo ; veract- 
mente. 

Aa'g'l f come aggettivo , tm- 
gettte.che inumidisee; hdirico. li 
dizionario di Pietroburgo compa- 
ra qui la voce latina angiàs (Vedi 
Ahi J ; coDie nome neutro , Tun- 
guenta; il calore ; t ornonwnto ; co- 
me nome mascolino il mittente e 
forse il messaggero. L'sg^ttivo 
an'g'ln vale : che mamfesfa , 
t eswnenle. 

An'gr'ipa nome neutro , ìì 
frutto della fious oppositifolia. 

At; atta-, an'th* , ut ra- 
dici , andare, arare, vagare, esten- 

At>ata nome di un inferno 
Buddhistieo, diacciato, forse me- 
glio «t«t-a , ohe propriamente 
vale pritjo di ripe. 

At't'M come avverbio , e co- 
me aggettivo , altf), elevato , dicesi 
in parlicolar modo del suons', 
dalla radice at* andare; come 
nome mascolino, terrassosuì tetto 
di ima casa , behedere ; eccesso. 

At-t*kUkJi nome femmini- 
no , la reggia , come 1' edificio più 
eminente, il cui belvedere sor- 
monta ogni altro j e nome di una 
regione. — Il mascolmo at-t*àll- 
kwkitra rappresenta ti rmratore, 
il costruttore , e particolarmente w 
costruttore del jmasso regio. 

Ad' radice , sforxani ; pene- 
trile con farsa. 

An* radice , suonare ; stretta 
parente di questa mi sembra la 
radice sanscrita svan , la quale 
vale pure «twn-ore. — La radice 
an* vale pure spirare , ed è carto- 
la stessa che aa> [ Vedi ). 



...dtyGooglc 



Aa*t nome mascolino, punta , 

estremità , cotone. 

An>liniin nome mascolino , 
sotUgliezsa , /inessa, rruyrexsa ; la 
facoflà di rimpiccwlirsi a piaci- 

Ai»*D come aggettivo , /ine , 
piccolo ; come nome mascolino , 
la pianta del miglio; come 
nome neutro, in prosodia , la 
quarta parte di una miktrjt o 
misura, ossia la metà di un'nr- 
dhnmMpJk o messa misura. 
Parrebbe esprimere questa quan- 
tità , presso i Greci, per es. lo 
spirilo aspro, presso ^li Indiani 
il Y^m»rgtit — Di SkM'n Tarli 
i derivati , fra i quali , prescelgo 
aifntTfk nome neutro, ptccofcs- 
xa , finessa e stalo di alnmo ; 
«n'iabliik nome Temminino, il 
fulmine si come quello che appa^ 
re sottile ; nn'nbhù verbo com- 
plesso , diventar fine, diventare ato- 
mo. — Forse i nostri suffissi di 
diminutivo ina, ino, sono analo- 

An-d'a, come nome masco- 
lino, uovo, testicolo {come «ouo 
ossia deposito del seme generati- 
vo ) ; come neutro , sperma. Se 
•U'd'K vale quello che contiene 
illiquido e, per conseguenza, quello 
che irriga , la radica ikii*d* po- 
trebbe essere stretta parente del- 
l' altra radice sanscrita iind, fa 
quale certamente signlSca essere 
umido e inumidire, da cui il lati- 
no unda. 

An'd-Rs'a come elettivo , 
nato d^uovo , come nome masco- 
lino, uccello, serpeftte, pesce. Il 
femminino Kii'dikg'ji vale il 
muschio. 

An'd'IrA aggettivo, fornito 
di testicoli , infero , fi>rte. 

A« radice ( Vedi at> ). 

Atm avverbio, quindi, per- 
ciò , dunque. 

At«aa, come nome mascoli- 
no, vento, anima, dalla radice at 
andare e forse pure probabile pa- 
rente delle radici *■■) »b ( Ve- 
di ) soffiare, spoltre. Da questa ra- 



dice, come sembra, la voce Indiana 
jitinnii, e però la prima parte 
del nostro composto atmosfera. 

— H remmìninoataùélapiaD' 
ta del tino. 

Atl avverbio , sopra , oltre , 
fuori , e pretlsso verbale, forse, 
per prima sua orìgine , dalla ra- 
dice Mt andare , vien dato tutta- 
via, ordinariamente, oe'dizionarìi, 
come formato di a » tema pro- 
nominale -+- ti suffisso; qui, in 
Ogni modo, vogliono venir rife- 
rì le le congiunzioni latine et, 
etiam , le nostre e, ed, eziandio. 

— 11 Bopp aggiugne ancora a 
questo luo^o at nella voce latina 
atavus, e, introdotta una nasale 
eufonica, anti (nei nostri compo- 
sti di origine Ellenica), ante. 

Atlkv'Io'eli'Fa nome ma- 
scolino, una penitenza, che il 
dizionario di PietroburRO dice 
dorar dodici giorni; ma diversa- 
mente ci lascia supporre Vig'- 
n'Bvalkjik (in, 319, 320], il 
quale dicbìara come il cibarsi 
una volta di notte con cibo non 
mendicalo e l'altra volta (proba- 
bilmente l'altro giorno] digiunare 
è la ^ena detta p^dakr'te'- 
ch'ra, come questa pena tri- 
plice (trlgDa*a) è quella che 
chiamano prÀj|;'ikpatja,eGome 
la stessa pena , con la condizione 
che si mangi, ne'gìorni in cui si 
mangia, una sola manata piena 
di anifB ( pàn'ipàrànna- 
l>liog;'ana) è la penitenza m^- 
giore. Sarebbero dunque sei 
giorni. Secondo Maav (XI , 313) 
invece la penitenza durerebbe 
nove giorni, de'quaK ne' sei primi 
si mangerebbe solo un yo' di 
rìso , ne' tre ultimi si digiune- 
rebbe intieramente. Si infligge 
ta pena atlhr'Ie'eh'ra, per 
aver ucciso una vacca o per aver 
bastonato un brahmano ( Vedi 
T^'D'avalkja lll,ì6i, 293). 

Atle'ara aggettivo , molto 
mutabile , mutabUissimo. Il femmi- 
nino «tl'carj» é l' Mbiscus mu- 
(oMis, i cui fiorì sono biaocbi 



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nel mattino , rosso-pallidi uel 
mezzogiorno, rosso-scuri nella 
sera. Cosi il dizionario di Pie- 
troburgo. 

Atfe'eh'ntra(diiktl+«b'(t- 
tra, la e' eufonica) come ma- 
scolino fungo e nome di una 
pianta acquatica. 11 femminino 
Mtle'eh'atr^ rappresenta va- 
rie piante ombellifere; fra le 
altra trovasi indicala una specie 
il'antce, il cui seme viene adope- 
rato come droga e come medi- 
cinale. 

Atle'eh'andaw [di «ti ■+■ 
«h'iuidas, la e' eufonica) no- 
me remrainioo , ouni metro che 
sorpassa le 4S Sìtlaòe, delie qwUi 
conila la g'»tm,tM. Se ne danoo 
di 64 e di 66 sillabe; talora perÀ 
come divisa in sei piedi si chiama 
«hat'padà. Vi sono poi delle 
nlle'eh'andiM le quali da 
Sì sillabe , di quattro in quattro, 
crescono lino a 104 inclusive. 
(Vedi intorno alla metrica In- 
diana l'erudilissimo lavoro pub- 
blicato dal Weber nella sua 
collezione liegl'Indisclie Studien). 

Atltnrikni avverbio (Levo 
questa voce, non registrata nei 
Dizionariì, dal Mahàbbàrwla) 
più oltre; più sopra [di a<1 ■*■ 
tar^m dal suftlsso di compara- 
tivo tara, a cui corrisponde il 
Greco (eros , derivato dalla radice 
tar; alcuni dotti suppongono il 
primitivo comparativo essere stalo 
■«, e ta il superlativo ; ma que- 
sta ipotesi mi sembra ■ ancora 
molto discutibile). 

Atithl nome mascolino, 
l'ospite. [Le etimologie Un qui 
date di questa voce non sono 
evidentissime ; pel Diz. di Pietro- 
burgo varrebbe l'errante, dalla 
radice at). Di atltbl, l'astratto 
neutro atlttaUva, la ospitalUà, 
ed il comp. m ascoi Ino atlclilpa- 
tl , ossia ti signore dell'ospite, to- 
ste. L'ospitalità era mollo prati- 
cata neir India ; innanzi ad essa, 
presso certe tribù , scompariva 
persino ogni differenza di casta. 



L'ospita era sacro, anche nemico. 
- Nome pr. di re mitico nel 
Bashnraii'^a [Vedi). 

AttthlgVM nóme mascolino 
di personaggio mitico Vedico, 
[iresentato ora come amico e col- 
laboratore, ora come avversario 



stiene per liberare il sole arre- 
stalo nel suo viaggio celeste , al 
sopravvenire della lempesta- 
Parrebbe secondo la etimologia o 
per lo meno secondo la parola 
essenziale onde si compone il 
nomo di AtitEUyra, rappre- 
sentarcisi in esso il sole come 
ospite della nuvola, nella quale 
condizione egli può benissimo 
aiutare o danneggiare del pari 
Indra che per mezzo di lui 
vorrebbe cacciare le tenebre 
della tempesta e a cui pure può 
sembrare che il sole si trattenga 
più del dovere nella nuvola- 

Atidànn (di atl ■+■ djina 
dònum, suo corrispondente ideale 
ed etimologico) , nome neutro, 
propriamente un ilono oltre, un 
dono sopra, un dono eccessivo, e 
quiudi la •prodigalità. 

Attdeea nome mascolino, 
la consegna, propriamente, Itt 
oltre consegna, la tradueione, nel 
suo signiHcato latino , di atl -^ 
dcea ( Vedi dif ). 

Atlpjkta nome mascolino di 
atl -4- pàta [rad. pat Vedi), 
il passar olire : la negltgensa, 

Atlpjktaka nome- neutro, 
di atl -+■ pUaka, il sopra 
peccato , il peccato eccessivo , ti 
peccato massimo. Come tale è 
considerato, per le due parti, 
l'uso con la propria madre, con 
la propria figlia e con la propria 
nuora ( Vedi pMaka e aaii- 
pàtaka). 

Atlbalà. Entra questa voce 
in un adagio certo popolare 
presso le antiche scuole India- 
ne : Baljk c'àtibali» ossia la 
forte e la fortissima si diceva in 
esse , e con ciò intendevasi la du- 



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plke disciplina (forse come nelle 
nostre distinguiamo l:i sacra e la 
profana), ossia probabilmente la 
Vedica e la eroica, la bràhma- 
nica e la regia. — Col nome di 
atlbiklàchiamansi pure, in bot. 
la sida cordifolia e rhombifolia. 

Atlbli jkm nome mascolino , 
ti sopraccarico. 

AtlbhJkragH nome masco- 
lino , propriameule quitto che va 
troppo carico, basino (e, secondo 
il dizionario dì Pietroburgo, il 
muto). 

AtlbbikTM nome mascolino, 
propriamente t'essere sopra, ossia 
U sopravvento , la prenalensa, 

Adbhk nome, propriamente, 
lo spaventare oltre , lo spaventare 
eccessivo, ossia Jl fulmine. 

AttwnMrm aggettivo , che è 
otofl misura, che i fuor di mi- 
sura, smisurato. 

Atlm^na nome mascolino, 
di aU -i~ lunna (rad. ni«n. Ve- 
di], troppa opinione , animo elevato 
dall'orgoglio; quindi atlmÀaln 
avente di sé troppa opinione. 

Atlmànasha di atì + 
■njinDMhs , aggettivo : sovra- 
umano. 

Atlnaukta, come aggettivo, 
tommamente liberato, liberatissimo, 
tlanciato, svdto (Vedi mac'; ; 
come nome mascolino, appella- 
tivo di due piante : la Gaertnera 
racemosa, la Dalbergia ugeinensis, 
e forse pure la Diospiros glutinosa. 

Atlrtitra come aggettivo, 
notturno (di atl ■*• rktrm); 
come nome mascolino , il sacri- 
ficio notturno, nel quale si ado- 
ravano gli astri. 

Atlromaf n,come aggettivo, 
troppo peloso , molto peloso ; come 
nome mascolino, /tacco selvaggio, 
e , secondo altra interpretazione, 
una specie di scimmione. 

AtiTartana ( di atl + 
vartana) nome neutro, pro- 
priamente ii passar sopra, il pas- 
sar oltre, la trasgressione; cosi 
chiamasi lo svignarsela, il sot- 
trarsi ad una puniaione ; e , nel 



Ràmàjan*» , ó chiamato 
dharmàtlTartln quelh che 
offende la legge , quello che passa 
sow'esstt, il trasgressore. 

AtlTikda nome mascolino, 
una parola spinta, una parola che 
va troppo oltre, una parola of- 
fensiva. 

AtlvlMha , come aggettivo , 
molto velenoso; il femminino atl- 
Tlshà, nel Dizionario Bengali e 
iSanscnto di Haughlon , si defi- 
nisce cosi « nome dì una pianta 
velenosissima (^conitum ferox) 
che nasce nel Nepal. La radice 
si adopera dagli indigeni ad av- 
velenare la punta delle saette » . 

Ad vlf r abdhanaTod h- à 
propriamente la sposa, la nova 
nupta cor^dens , nome femmini 
no , col quale, come ci comu~ 
nica il Goldstucker, viene nella 
poesia erotica Indiana, espresso 
il carattere di donna , che quan- 
tunque affezionata a suo marito 
si mostra sarcastica quando egli 
è in errore e ferma e offensiva 
quando egli è in errore e debole. 

Atl^aya nome mascolino , 
il grado avanti , il posto avanti . 
la sede eminente ; la eccellenza, la 
eccedenza. 

Aflfarrara nome neutro, 
la notte spinta, la notte avanzata. 

Atifésha nome mascolino, 
il resto che é di tròppo , il super- 
fluo , e riferendosi a tempo , il 
tempo che avanza per Fazio, le 
ore (Fazio. 

Atishtb'i», come aggettivo, 
sovrastante, stante innanzi; con- 
frontisi il latino antistes ; come 
nome femminino , il sovrastare , 



la licenza, il permesso, f abbando- 
no; la liberalità. - Gli si attri- 
buisce pure il signiScato di ucci- 
sione; probabilmente come la li- 
cenza detta vita che si dk a un 
essere vivente. 

AtlsJtntapa'iM nome neu- 
tro , cosi definito nel dizionario 



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2t 



Btngcii e Sanscrito di HaughUm; 
« Una specie di penitenza, di 
espiazione per la colpa di aver 
mangialo animali immondi ; 
essa consiste nel prendere per 
dne giorni come unico alimento 
una manata piena di orina di 
vacca, e quindi sempre per due 
giorni , successivamente e pro- 
gressi va me a te, nella stessa quan- 
tità sterco di vacca , latte quar 
Eliato di vacca, latte di vacca, 
urro liquefatto ». — Secondo 
HRna (XI, 1\t) e secondo 
Yjis'n'aralk7a (ili, 35) oltre 
ai cibi anzidetti, si aggiunge an- 
cora il decotto di kncw; e la 
penitenza del «jtntapan'a dura 
un giorno; il solo dTl«'« [vedi) 
può subire una tale penitenza , 
poiché mangiando carne d' ani- 
mali Immondi sì umilia fino 
all' ultima casta , la quale ne 
fa grandissimo uso. La pena 
chiamasi mafaJMiiiitopMD-M , 
quando per sei giorni consecuti- 
vi si mangiano le cose prescritte 
. pel «tentapairn e per L' atl- 
«i»nt«paii*a , e nel settimo 
giorno si digiuna affatto. 

Atlsiira nome mascolino , 
propriamente ti molto corsa , il 
corso eccessivo , e quindi la dis- 
senteria; e chi ne patisce à chia- 
malo «tlsàriu. 

AtitMkàte nome mascolino, 
ii tempo passato , nel suo senso 
generico e nel suo senso gram- 
maticale. 

Atitan^at* , composto 
dTandT», il passato e Fawe- 
nire, ossia propriamente, T an- 
date e a non ritorno. 

AtiDdpljM, come aggettivo, 
che è oltre il senso , oltre sensibile, 
sovra sensibile ; come nome neu- 
tro, in fllosofia, f intelletto. , 

Aikvm, di atl troppo, molto 
■+■ It» siccome, in questa com- 
posizione apparentemente esple- 
tivo : ma la voce mi sembra 
signiBcare siccome troppo, siccome 
(U di là, e i^esta parafi^si un 
po' cerimoDiosa essere riuscita 



quindi all' avverbio molto , alla 
preposizione innanzi. Il come trop- 
po , l'I quasi troppo , il quasi sti- 
perfluo, la quasi riihndansa signi- 
fica Ta^bondansa. Questo passaggio 
mi sembra naturale alle lingue 
nostre e specialmente alle nate 
dì popolo. 

Atal» come aggettivo, il 
non avente Tuguab, Pmcompara- 
bUe (di «-vtnl»]; come noma 
mascolino, una pianta dai semini 
oleosi {sesamum orientale). 

Atr'ln'àda (di «+tr'iii'a 
-I-Ada ) come aggettivo , non er~ 
hivoro ; come nome mascolino , 
cosi chi amato ti Mtelfo appena nato. 

Atka l dalla rad. at , confr. 
pure an'g'onde vedemmo akta 
e ank onde anka ) nome ma- 
scolino, wa3#«aiore; /«(mine,- parte 
del corpo ; abito come quello che 
va sopra a che va intorno. 

Aitar (di ad edere -f-tar 
suffisso di agente Inom e mascolino, 
mangiatore. ( Vedi atharran }. 

Atta nome femminino , ma- 
dre; sorella; sia materna; forse 
uno di quegli infantili prediletti 
e naturali appellativi di persone 
care, comuni a tutte le lingue; 
il Kuhn confrontò qui il latino 
'otta. 

At^a (di at) nome mascolino, 
il corsiero ; negli inni Vedici, cosi 
chiamato ti caoailo. 

Atjanta aggettivo , che è al 
di là M fine, sterminalo , in/imto ; 
immenso; pereto ; quindi, p. es. 
i composti atyantavJksEn (ma- 
scolino) cosi chiamato lo studioso 
che si trattiene per sempre col suo 
maestro, che per la sua devo- 
zione , ha rinunziato per sempre 
ai piaceri del mondo, atyanta» 
aamparka (mascolino ) il trop- 
po fnquente congiungimei^ cor- 
naie , o forse ancora ii dello con- 
giungimento prolungato di troppo , 
e , nel Mahitbli^rat», il ma- 
scolino atrantaanra eroe in 
sommo grado , ìn^nttamente eroe- 

Atj»ml«(di atl-i-ainla) 
come aggettivo molto agTO,^aci- 



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^sma ; come nome nealro, rap- 
preseota la pianta spondias moK- 
ff^a;ìì femminino Ht^mul^, 
come IrovD nel Dizionario di 
Pietroburgo, rappresenta una spe- 
cie di ceifro selvaggio.- 

Atjatj» (dìmM -^ i rad. ) 
■omo mascolino , l'andar cUre , 
ta trasgnssione ; U prtdpilare , 
e la rovina ; il trt^iasso, o la mortt, 

Atysrthn (di a«l-t-nrtli») 
■Kgettivo , propriamente che é 
«Are ragione, sragiotuvole, e quiadi 
misurato, graiwlissimo- 

ACralp» (di «d-t-alpH) 
«ggettiTO , piecoìimmo. 

AtjJHiMndik Dome femmi- 
nino di una malattia muliebre 
per cui la donna sofi^ degli 
amplessi maritali, per troppa 
sensi bilKk. 

Atjnktii Dome femmìDino 
(Goldatucker) atjnkta neutro, 
( pr«sso Weber ] , «n metro ad 
otto sillabe, disposte in quattro 
versi bisillabi. 

Atribm (di tt«l-4-dih«) 
nome mascolino , la molta rifk»- 
«ione,- ti ipavone (di non ben 
chiara etimologia ). 11 femminino 
■*T<Ukk rappresenta la pianta 
cosi detta JVyctanthes orbar tristis. 

AtT» come avverbio, ?ut; 
U ,- e , riferendosi a tempo , 
iJlóra; come nome mascolino, nei 
Tedi, mangiatore, divoratore, ap- 
pellativo didemonii; come nome 
oeulro, Cimento, pure nei Vedi; 
prefisso ai terraioj d'onore bh»- 
■w»mt [ vedasi ) e bbavati 
Tawerbio «r» significa iì qui 
presente , la qui presente , ossia 
la tua signoria ; si usa nel dialogo 
drammatico. 

Atri nome mascolino, se- 
condo il Dizionario di Pietrobur- 
go , propriamente il mangiatore, 
richiamandosi alla radice fui cifere. 
AtrC vale il nemico , l'avversario, 
ma ne' Vedi , è nome proprio di 
uno dei sette r'btfal o sapienti 
ite) cielo, caro agli Dei che lo 
soccorrono ne' suoi bisogni , libe 
rahtra del sole dal demonio che 



lo trattiene ; in cielo , una delle 
sette stelle dell'orsa maggiore ; 
padre di Soma , H Luna , che si 
dice nascere da' suoi occhi ; capo 
di una grande e illustre famiglia 
sacerdotale ; ì suoi discendenti in 
linea mascolina, come il Weber 
ci fa sapere {Amiemische Torle- 
sungenj sono onorati da KMyJ^ 
yana, mentre alla sua figlia 
poetessa e a' suoi discendenti egli 
manca dì rispetto, Se Va di Atreiis 
in greco non sia negativa, mi 
piacerebbe qui comparare Alreo 
e gli Atridi: di fatto Atreo è con- 
giunto con le vicende solar! come 
Atri j e Atreo come bancbetta- 
tore di carne umana può bene 
associarsi con Atri mangiatore, 
divoratore. Il sole fugge per gli 
orrori di Atreo; il sole viene li- 
berato da Airi. Atreo odia Tieste 
a motivo del vello d'oro {la nuvola 
dorata o ti sole nascosto dalla nu- 
vola che farebbe quindida Medea); 
Atri combatte l'aauFV STor- 
bhjuiii j per il sole. Veggano i 
critici se il rafi'ronto possa stare. 
— Atri é pur detto legislatore 
e figlio di Brabman ; come pre- 
side del sacriselo, egli scongiura 
le tenebre. Un sacrificio che s'in- 
titola da lui dura quattro giorni 
( AC r le'wt nrwba) . 

Atliaeatho (as), congiun- 
zione e avverbio, e; anche; poiché; 
perciò ; glandi; a^ra; ma (il fiopp 
confrontò il latino al) ; oppure ; ep- 
pure. — Adoprasi , pure, incapo 
al titolo d' un libro che non ab- 
bia carattere sacro, di un libro 
profano , come sarebbero le no- 
velle, i carmi erotici e simili, e 
vale di qui , ossia da questo punto 
(incomincia ec). 

AtbarTMn, come nome ma- 
scolino , nel suo senso primo (co- 
me parmi) t'infuocalo; perciò, 
come personaggio mitico, assimi- 
lasi col Dio Agni [ Vedi ) ed 
abita presso gli Dei. La stessa 
relazione col fuoco ha lo Zendo 
Atharvan che il lusti fa de- 
rivare da Atbar dit^orolore (sì 



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confr. a<(nr ed anche afra , 
Atri ]. Come Axal, di fiiocf). 
venne ad esprimefe il jiresicle di'l 
sacrificio, il (-acrificalore, come 
Andras, dal fiiocc, venne a rap- 
presentare il sacrJlicatore, cosi 
Atharran espresse particolar- 
menle il sacri Bealere per mezzo 
del fuoco (l'ÀthapTaa ile' Per- 
siani chiamato piirtùthos da Stra- 
bene ha lo stesso valore]. La leg- 
genda Vedicadi Atharvaache, 
secondo il Kuhn, cerca Ag^l j 
lo evoca, lo produce, lo rivela 
al mondo, ripròdollaconTusamente 
nel MataMihàpata (HI, U, «15 
£no a 217) , farebbe compiere ad 
Athamn solo gli ufficii altri- 
menti attribuiti ai Bhr'lgn, a 
Màtarlfran ed asH Ansi"*'* 
considerati come figli ed ancom 
come generatori di Aj^nl. Kuhn 
dimostrò gapìentemente l'essere 
dei Bbp'Ign (Vedi] e di Mà- 
tarifvan (Vedi) e la loro pre< 
senza nella leggenda ; ina non 
indicò il come degli ufUci assunti 
da Aitharvan e dagli Anftl- 
■■a* 5 come vi entrarono? il ful- 
mine manifesta il fuoco e lo svi- 
luppa ; ciò é chiaro per Bhr'lsa 
e per MjttarifTati ; forse an- 
cora per eli Afislras , come 
splendidi lampi, come messag- 
gieri incaricati di trovare Ai;nt; 
ma Attaarvan ci sfugge al- 
(Toanto in questa sua manifesta- 
zione mitica, sebbene la leggenda 
faccia pure supporre in lui un 
fulmine, essendo detto che il fuoco 
scusso da Attaarran agitò il 
grande oceano (intendasi il cielo 
nuvoloso) ; il fulmin<! in questo 
caso sarebbe f infuocalo , e nel 
tempo stesso il manìfestatore del 
fuoco. Dov'egli va , è detto nella 
leggenda , le acque scorrono , os- 
sia le nuvole si sgravano della 
pioggia che portano in sé stesse. 
Egli vince i demonii, egli riceve 
doni dagli Dei, e da Va«^ii-a, 
come cielo, epa rticolarmente'una 
Tacca , come nuvola. Egli è con- 
sideralo cwne deva. Come nome 



nenlro, egli rappresenta l'Atfaar- 
Taveda. 

Athai^aveda nome ma- 
scolino, propriamente il Veda 
di Athai^an, Il Veda del 
tnnra , ossìa il Veda nel quale 
il cullò del fuoco e te relazioni 
col medesimo si contemplano in 
modo particolare. Cosi viene chia- 
mata la quarta e cbe si vuole 
ultima raccolta o ■aBs'hltfc 
degli inai Vedici riconosciuta 
soiamenle più tardi come libro 
fondamentale di scienza, esclusa 
quindi naturalmente nei Brj^ 
hnian-a dalla trayi vMjit 
triplice scienza, coslituila dagli 
altri tre Veda. Ha è certo che 
vi sono indizii di più remota anli- 
ohitàin alcune parli dell'Athat^ 
vaTeda che in altre parecchie 
del n'IiTTeda , che certe sue 
forme prakrìtiche del linguaggio 
provano piuttosto in favore della 
sua antichità, che il nome ,di 
SàIndliaTa ossia imitanti del 
SlndhD dato nel Vlaha'n- 
pnrjtn-a ad una scuola addetta 
all'Atharvan ci richiamerebbe 
ad oltre il millenio innanzi l'era 
volgare , che Rnalmenle il cenle- 
nuto slesso dell' Attaarravada 
ci rivela usanze antiche, tlesiderii, 
paure, superstizioni primitive. Il 
motivo probabile dell'accettazione 
tarda, per la parte de'Br^hmani, 
dell'Atharrareda come scien- 
za divina sembrami stare in que- 
sto che mentre gli altri tre Vedi 
si occupano essenzialmente delle 
faccende del cielo, della preghie- 
ra , del sacrifìcio e sono tutti 
un poco più ideali e metafìsici, 
t'Atharraveda che si fonda 
essenzialmente sopra 11 decimo 
■naii-d*ala del R'Isreda vol- 
ge un occhio indiscreto all'interno 
della famiglia, sorprende la vita 
umana in tutte le sue funzìMii e 
si limita, come opera religiosa, 
quasi unicamente a fare giacu- 
latorie , scongiuri , imprecazioni, 
per allontanare ogni perìcolo ed 
ogni malanno dalla via cbe il 



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devoto percorre. Si direbbe che 
neutre gli allri Vedi adorano la 
natura meravigliando, TAthai^ 
VMved» ne piglia paura e so- 
spetto ; esso vede dei dennoiiii in 
tutte le operazioni della vita , 
negli a^ri , negli elementi ; esso 
ha paura de' ladri , delle bestie 
feroci , delle malaltie. La moglie 
che abortisce è per causa d' un 
demonio che ha disfatto l'opera; 
la moglie che partorisce con do- 
lore e perchè un demonio le 
trattiene il feto. Insomma la pre- 
senza minacciosa ilei sovranna- 
turale è la continua t-ollecitudine 
del devolo dell' Atluarraa , e 
siccome Afnl è il Kr'lh^tt- 
IMrtl signore e protettore della 
casa, a ' luì particolarmente si 
consacrano le lodi dell' Atbai^ 
TSTedtk Como intanto ci è 

PT venuta , tutta la raccolta del- 
AtiiArvareda , consta di 
venti libri o kàn*d-t» e tren- 
totto prap&th'afca o lezioni, 
divisi essi slessi in «nav^ka 
o capitoli , di circa 760 inni e 
6000 versi. 11 Weber avverte 
(A/aidemUche Vorksu^e») come, 
nel ^Mtapatha Bràbmau-», 
trovasi ricorJata la divisione del- 
l'Atharvaveda in iiarvao, 
invece di quella in kÀu>d'a. 
Iliconosciuto l'Attaarvaveda , 
noli' India , come l'umilissimo tra 
i Vedi , anche i nostri dotti lar- 
darono ad occuparsene ; sola- 
menlB dall^anno 484l> s'incomin- 
ciò a Tarne ricerca , essendo 
fatlenuotie principale rivolta pur 
sempre al B'Isveda. Tuttavia 
*iè manilésta la grande importan- 
za dell' Attaarvareda per la 
storia comparata dello spirito 
amano , e come fondamento della 
scienza nativa Indiana. Gli usi e 
costumi Vedici , le cerimonie do 
mestiche , le cognizioni medici- 
nali , in nessun altro Veda tro- 
vano maggiore svolgimento che 
in questo. Ha l' idea predominan- 
te in esso è quella degli scon- 
giuri, le [ormole do'quali pigliano 



il nome (plarale) di Mtbawaii 
pure di attkarTànclpÌM ; 

onde con questo nome pur anco 
viene talora designata la intiera 
sam'faltà d eli' A tliar Tave- 
lla. L'AttaarvaTeda piglia 
pur nome di Brahmareda , 
poiché il sacriScio volevasi pre- 
sieduto dal sommo nume in per- 
sona come sommo sacerdote ; 
pretese che rivelano la gara fra 
le scuole vedicbe , per mostrare 
la loro prevalenza sulle altre , 
ma che , del resto , non hanno 
ne^una reale importanza, e non 
mutano il carattere, per noi, 
nella sua mondanith, prezioso 
del r AtbarraTeda. 

Atbai^opaulshad ossia 
le upanlsliad dell' Atbai^ 
vao ( Vedi iipanlsliad ). Se 
ne ricordano SÌ. 

Ad radice, mangiare; già 
confronlamoio i! latino edere; 
sì aggiunga esurio, esca. Il 
causativo di questa radice vale 
nutrirà. Di qui il neutro ad au a 
ti cibo , il niUrimento ; il neutro 
vedìco adman ha lo stesso 
significato ; cosi pure il vedico 
iKutro adas, al quale il Kuhn 
avvicinò, per ipolesi, il latino arfor. 

Adau-d'a; come nome neu- 
tro , ta non pumsiom, la impunità; 
come aggettivo, nonpumlo,*mpum- 

Adatta aggettivo . propria- 
mente non dolo; il femminino 
adatta adoperasi per indicare 
una fanciulla non maritata. — 
Adatta col presente del verbo 
ausiliare as essere, in forma di 
passato perifrastico, trovasi, nel- 
l'Atbarvaveda, con signiBca- 
to attivo : adatto'si non avente 
dato sei , non hai dato. 

Adant e adaiitaka ag- 
gettivo; sdentato, privo di denti 
(Vedi danta). 

Adamblia aggettivo , che 
non inganna, fido, sicuro , ferino, 
pieno, chiaro, integro. 

Adapfa nome mascolino. 
propriamente f invisibile ossia il 
g^rno in cui si fa la luna nuova. 



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AéKr^»tMm, come aggettivo, 
Invisibile; come nome neutro, il 

non vedere , il non apparire , il 
non osservare , il negligere. 

Adatti come aggettivo, ;»nvo 
di pettdi ; come nome mascolino 
la pianta B<aTÌngt<mÌa acutimgvla 
Gaerlnera { presso Haughlon Eu- 
genia acutangula ) ; il remminino 
adniji rappresenta la pianta 
Aloe Indica Royte (presso Haugh- 
ton Socotorina aloe). 

AdMfl , come pronome dimo- 
slratìvo neutro, quello e questo; 
seguito da vrmji qtielh stesso; 
eome avverbio, io; allora. 

AdJitor aggettivo, nOn dante 
(di a ~t- datar datorj non pa- 
gante e non obbligato a pagare ; 
dicesi pure di un padre che non 
dà la sua figlia ad un marito. 

Adàna, come nome neutro, 
ti non dare (di « ■*■ d&na dottum)' 
come aggettivo non dante , e prò- 
priamente dicesi detl'elerante 
che non versai mada ( Vedi ). 

AdJMa (di a -+■ dàm) ncr- 
me mascolino, non' d&»a(vedii, 
e, secondo il dizionario ai Pie- 
troburgo , non isehiavo , libero. Di 
fatto , l'esempio iidàMt nac'- 
ch'a mnktn'sl non isehiavo 
va, liberato sei, con le quali parole, 
nel HahJibliàrata, il re Ya- 
dhlsbtli'lra mette in liberti 
il re tt'afai<nrtha , parla in 
fa'vore di questa interpreta- 

AAkby» aggettivo : incom- 



Adltl, come nomefemmhii- 
no (di a ■*■ diti possessione), 
la non possessione , il non avere , 
la povertà, — Come aggettivo 
(di a -1- diti) nel senso di vin- 
colo, limite, confine, lèlrmine', che 
tuttavia non si incontra isolalo) 
vale svincolato, infinito fHUmilalo; 
il suo rem mi nino diventa un 
astratta esprimenle la libertà , ta 
.trinità, la interminabilità , e il 
mito Aditt, la Dea madre degli 
Adttra (vedi) , probabilmente 
la Dea dd cielo, d«l firiaamento, 



e il cido , il firmamento stesso', 
Y immenso , considerata pur0 
come la madre degli Dei , la mo- 
glie di Vlnhii'ii e di Kafya- 
rK, la figlia di Daksha^ (che 
al tempo stesso padre e figlio 
di leij, la sorella di Aga^tja; 
aditi, come femminino , vale 
ancora la inesauribile e perci6 la 
va''ca mitica ossia la nuvola sem- 
pre gravida di pioggia^ Il duale 
Aditi ossia i due Aditi, vale, 
come credo , ii cielo e la terra , 
dal cui connubio, secondo la mi- 
tologia vedica, come secondo la 
Greca, sr fecondarono i mondi. 
In questo easo l'Aditi maschio 
sarebbe Djàaa o il cielo f 
l'Aditi /emmina sarebbe Pr't- 
tiilvi o la terra, i quali 
Djjiiis o Pi/lthiTÌ veramen- 
te trovo nel K'l||:Teda celebrali 
in coniugio, nella loro relazione 
di fecondatore e di fecondata , 
relazione nelfa qsale stanno pure, 
presa'! Esiodo , Urano e Gaia. 
All'Urano Ellenico risponde neilsi 
milol(^ìa vedica Vamn*a (Ve- 
di). Ora mi giova qui notare come 
Vanin*» è pure consideralo 
come il primo degli Adltr») 
ossia il primogenito di Aditi ^ 
col quale l'Aditi celeste si iden- 
tifica. — Pel K'frveda, Aditi 
è tutto , è ^universo, 

Adifcstkita aggettivo , non 
consacrato, non compiuto secondo 
le sacre cerimonie. 

Adina (di a ■*■ dina) ag- 
gettivo , no» mìsero, non abbat- 
tuto, coraggioso; adinàtnuua 
aggettivo avente animo forte; n^ 
bile, non vile. 

Adora (di a -»- dura} 
come «ggettiTO , non lontano , 
tndno ; come nome neutro , m 
non hntonanza, la vicinansa. 

Adr'lf aggettivo (di a -t- 
dr'if non avente occhi (o non 
veggente), cieco. 

Adr'ifrya, aggettivo (di a 
-*• dr'lcya) invisele ; in medi- 
efna , adoperato per qualificare le 
emorroidi. 



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Affr-isht-n (dì a + tfr'l- 

«ht'»] coma aggettivo: non ve- 
duto e quindi, per lo stasso nostro 
traslato , inviso , non veduto bette 
(cosi qualificata Cusura sotto il 
nome di Tp'ddh, ossi» ac- 
crescimento, per mezzi illeciti, 
della propria fortuna] ; invisibile; 
non mai visto , sconosciuto ; come 
nome neutro, certo nella sua 
qualità à' iniAsibiie , dì ignoto, 
cosi chiamato il destino; onde 
l'aggettivo «dr'lah(*ag:'a ossia 
nato dal destino , fatale. 

Adp'lstat-miara e ndr'i- 
«ht'apnmsba , propriamente 
twn visto tuomo, nome mascolino, 
col qaale, seconób Goldstiicker , 
*ien designalo quel modo di trat- 
tare in cui le parti conrengono 
sensa alcun mediatore o sensa dar 
pggm. 

AdcT» [di a •*■ dcT») come 
ag^ttiTO , propriamente , non lu- 
minoso, tenebrosa; quindi non 
divino, privo di divinila, contra- 
rio agli Dei; come nome masco- 
Iìdo, adcra, quale tenebroso o 
quale contrario agli Dei , il de- 
monio. 

Adec» nome maschile , il 
non luooó, il luogo sconveniente 

AdMTa aggettivo [di a h- 
dàlva) che tpera senza il fato, 
privo del fato, indipendente dal 
fato, senza partecipazione, in 
somma, della divinità astraila che 
sì cliiama il fato. 

Adofaa nome mascolino : la 
non magnitura; ossia il lemp<i in 
cui le vacche non danno latte. 

Adga nome mascolino ; il 
burro liquefatto. * 

Addhjt particella indeclina- 
bile, specialmente vedtca , dav- 
vero. Sicuramente; merita pur nota 
la voce mascolina addtaMI, 
cbe si interpretò tJ sapiente, 
quasi colui che vede o dice la 
verità. Come pare di a o ad tema 
pronominale dimostrativo , cui il 
Saoscrìto e latino id (in id-eo , 
id-cirK ) sembra corrispondere 
come forma indebolita, più la 



radice dbit fermare, stiAilire; e 

la composizione slmìlir questo, 
fermare , affermar questo , avrebbs 
potuto , in et^ remotissima , valere 
per modo di aflermazione, la quale 
varrebbe quanto la verità. 

Adbhata (d'incerta etimo- 
logia) come aggettivo, mirabile f 
come nome mascolino e neutro, 
il meraviglioso ; U miracolo, il 
prodigioso; la meraviglia , conside- 
rata nella poetica IndisDa, come 
uno degli otto raaa ( Vedi). 

AdbliiitadfiarinM nome 
mascolino , cosi chiamato , prfisso 
i Buddbisli, il racconto di cose 
meraniglioie. 

AdbbntabrUnnan-a ne 
me neutro, cosi chiamato urt 
brjkhutan-a il quale contiene 
speciali gr'lhrasiltFa occu- 
pantisì degli augurii e dei mi- 
racoli , propriamente il brji- 
hmaa'a d^ miracoli, 

Adman nome mascolino , 
il fuoco, come divoratore (Vedi 
Mttnv, athamn]» 

Admasad (di adman + 
jsad } nome mascolino VedicOr 
il commensale. 

Adya(diad edere) come 
aggettivo, mangiabile , da man* 
gxarsi; come nome* neutro, cito. 
— Aaya ^ come avverbio , ora, 
adesso , oggx , forse a come tema 

Eronominale e dya • come il 
iminoso, ti ffiomo, nel qual caso 



latino bo-die, l'italiano oo^i, 
il quale per far comprendere 
come nella parola dovea rico- 
noscersi r idea di giamo, ripro* 
ducendola , si protrasse pure 
in oggidì ; la stessa idea di giorno, 
si contiene nelle voci Ialine pri- 
die , ppstii-die, nu-dius, quoti-die. 
— Quindi adyataua, come 
aggettivo, prpjwte, odierno, com« 
nome mascolino , il presente , 
{' oggi ; adjatauìi (femminino! « 
chiamalo Taoristo. Quindi ad^a- 
dlYaaa mascolino e neutro , io 
cui probabilmente l'idea dì gioruy 



tvCoogIc 



30 



è r'ipKlataPodiemo giorno 'noilìic- 
ciamo la medesima ripetizione 
«mando die iamoov^^iomo, algiomo 
aoggi, che vale algi<^no di questo 
giomo}. Di qui »dyafTÌiiH (di- 
adya -t- f viu ) aggettivo , che é 
dàVoggi o dèi domani , cht farà 
una cosa oggi o domani ; adoperasi 
special mente il remminJDoadra- 
fVÌMJk per indicare la femmi- 
na che nel)' oggi o nel domani 
deve sgravarsi, 

AajAtjm nome neutro , 
propriamente i' non giuoco , ossia 
li mai giuoco , il giuoco sfortu- 

Adrl (etimologicamente, co- 
me credo, non dimsiòiU , non of- 
fendibile , che non si può squarcia- 
re di «-t-dfcF) nome mascolino, 
la pietra ( nel sacrificio la pietra 
suÙa quale viene pestalo il son* 
tiecome quello che non si puòspac- 
eare ) ; la montagna; e quindi pure 
la nuvola { siccome quella die 
somìulia a monte, oppure siccome 
quella che il fulmine non può 
squarciare) ; Vaìbero. La nuvola ed 
il monte si noverano Tra i 7 ne- 
mici del Dio ladra, il quale col 
fulmine cerca romperli; squar- 
ciando la nuvola , egli sprigiona 
la pioggia ; squarciando il monte 
apre le sorgenti ai fiumi. Quindi 
gli epiteti che Indra assume 
Hi AdrldTisb , ossia nemico di 
Jtdrl , e di AdFlbhld ossia 
qweUo che spacca ii monte. Que- 
sta per lo meno la interpretazione 
che mi sembra più probabile 
della voce iMlrl< L' epiteto poi 
di MdrlTfuit, ossia fornito di 
Bdrl come arma di pietra, dato 
allo stesso ludrB, mi richiama 
a remotissima età. Coi nomi ma- 
scolini adrlpatl e adrlràg' o 
signore dei monti viene designato 
I' Hlmarat , 1' Himàlwj-a 
(Vedi ) ; col nome di adrifa, 
BdriiHlra signore dei monti , 
oltre allo stesso HlMB^IarA. rap- 
presentasi ancora il Dio ^Iv», 
chiamalo perciò ancora adrt 
f arra o giacesHe sul moate. 



( jUrbànii aggettivo, cosi 
chiamata, nel B'Ifveda, fau- 

rora, siccome quella che è, che 
sorge sulla cima del monte. 

A-drlsàra nome mascolino, 
il ferro , come essensa del monte. 

Adrab aggettivo, col quale 
sono appellali i deva come non 
ùifonnofori, io opposizione ai 
dmb, agli adcva, ì quali 
ingannano. Voce Vedica , sinoni- 
mo della quale, ne' Vedi stessi , 
è ttdrwbvan , e , nel suo senso 



r assenza, del moie, U benessere. 

Advaja non avente dualità , 
non avente il secondo, uno , unico ; 
adoperasi questo aggettivo come 
apijellativo mascolino di Bnd- 
dba. 

AdTajau* aggettivo, non du- 
plice , no" doppio , semplice , sin- 
cero , per lo slesso traslalo della 
lingua nostra che chiama doppio 
un uomo non ischietto , un uomo 
a più coscienze. 

Advàra nome neutro , un 
luogo che non ha porta , un iuo;^ 
<^rto J Vedi dv&ra ). 

AdvcMba aggettivo che non 
ha odio, benevolo. 

Advàlta nome neutro , la 
non dualità, r unità. 

Adbn ( Vedi atba , adas , 
addhà , adha« , per la prò- 
babile formazione della voce , 
ove certo 1' » è tema pronomi- 
nale ) , particella Vedica , allora , 
quvtdi , e. 

Adhali*padm» nome neu- 
tro , in architettura, cosi chiamata 
una divisione del flkbara 
cu|H>la, ossia propriamente il 
padma inferiore, la più bassa 
lìnea nella quale il fior di loto , 
come pres-^o 1 tìreci la foglia di 
acanto , trovasi espresso. 

Adbah'sTaatlka nome 
neutro, in astronomia, il polo 
celeste nadir,' siccome quello che 
sta in basso. 

Adbana aggettivo , privo di 
sostanza, povero. 



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31 



aggettivo f Vedi 
s ) inferirne, infimo (cor- 
rispondente etimologico) , mini- 
mo. Presso C'j»n*ak7» j il rad- 
doppiato adbam&Aianin for- 
ma naturale primitiva di super- 
lativo, Fin/imo degliinHmi, fumiìis- 
jtmo, il più vile- - Notisi il nome 



mascolino Mdfaamarn*» ( di 
Mlliama -h p'Iii-a ] , U debi- 
tore che ha per soo contrapposto 
nttamBra-n , il creditore, 
AdbamàAita nome neutro, 



. .. __. _», ossia M 

membro piti allo, vale m testa. 
' Adhnra (vedi (uthama) 
come aggettivo, inferiore (in/brusì; 
come mascolino, ti labbro inferiore, 
e, al duale , le due labbra; come 
neutro, la parie inferiore; le parti 
l'ergognose della donna ; la domanda. 
siccome minore . a cui risponde 
l'uttara risposta sicoome mag- 
giore, onde col nome neutro com- 
rto adbarottars s' inten- 
insieme la botta e la ri- 
sposta. 

AdbarJiFaii-l, l'araii'i in 
feriore [vedi araa't). 

Adbaredyn! avverbio , il 
giorno innanzi, avantieri (d^as 
per dlvas giorno , come nel la- 
tino nu-ditts diu, diutius]. 

Adbarnu» nome mascolino, 
itnon diritto, il non giusto, t il- 
legale, la colpa; quindi adbar- 
mja aggettivo , ingiusto (vedi 



AdbavJk nome femminino , 
lapriva di dbava o marifo, cioè 
la vedova (vedi Tldhavà). 

Adbafé'ara nome masco- 
lino , propriamente quello che va 
sotto , cioè il ladro. Co^ noi chìa- 
iDÌamo sottrarre fìgaratamente il 
rubare. 



sul suolo. 

Adba« avverbio . sotto , in 
basso ; il Dizionario Petropolita- 
no annota : « torse adha» sta 
pure in etimologica congiunzione 



con adbl; quando si pigli que- 
sto come locativo: neU'alto , quelle 
può essere dichiarato come abla- 
tivo: dalCallo. L'avverbio adbas 
passò pure, nel figurato, alla 
signiKcazione di : all' in/èrno. ~~ 
La voce adhastiU equivale 
perfettamente. 

Adtaastikddlf nome fem- 
minino, ossia la regione di sotto, it 
nadir (vedi adbadi*>T«*(lka]. 

Adhaapada; come agget- 
tivo, che è sotto i piedi; conte 
nome neutro , il suolo. 

AdbArya aggettivo : insop 
porttAile. 

Adhi, (vedi adbaa) av- 
verbio e preposizione : sopra , di 
sopra; da sopra; da; su. — Il 
femminino adhì è adoperalo 
per indicare la donna che é nei 
m«si , ossia sopra di essi. 

Adblka, come aggettivo, 
superiore ; superfluo ; eccedente ; 
come neutro: la superfluità; in 
reitorica , l' iperbole ; (chiamata 
pure al femminino adbUtaTà- 
kroktl e al neutro adblk^r- 
tbaTae'ana). — L'avverbio 
ndbikain vale superiormenfe ; 
stroordinartamentó ; moto ; di più, 

Adhikarau-a, come ag- 
gettivo , riguardante , relativo , 
propriamente , operante sopra , 
come neutro, riardo, retoiione, 
porsione riguardante [cosi chia- 
mati , in un'opera , i paragrafi) ; 
materia; giudizio siccome quello 
che si aggira sopra, onde ttgiu- 
diee è chiamato adhlknra- 
u'ika, meglio fcdhlkara- 
o'Ika. 

Adblkarmau neutro ed 
adblk^a mascolino , propria- 
mente operante sopra , ossia la 
ispezione, un alto impiego, inge- 
nerale , un' alta dignità ; onde 
adtalkannlka, al mascolino, 
é chiamalo F ispettore , e special- 
mente rispeHore sopro ii mercato. 

Adtalkr'lta come aggettivo, 
fatto sopra , pn'ncipale ; come nome 
mascolmo , capo; servegUmtwe ; 
ispettore. 



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AdtalsaM» nome masco- 
lÌDO , propriamente Fondar sopra, 
e quindi: rtittenimento, V acqui 
sto ; lo studio ; la lellara ; la cogni- 
zione, Papprendim'mto. — Le no- 
stre voci ai apprendere , imparare 
partono anch'esse da un primo si- 
gnificato materiale quasi identico. 

AdliltjAlUk nome femmi- 
nÌDO, altipiano. 

Adhldevamt nome neutro, 
quel ptoNo sopra il ifuab si 
giuoca , e particolarmente ado- 
perasi questa es^iressione nel 
giuoco dei dadi. 

Adbipa, adhlpatle»dhl- 
pjk nomi mascolini , propria- 
mente il signore sopra , ossia 
il signore, il re, il contondonte ; 
quindi il femminino adlilpatni 
ta signora, la conumdimle. 

Adlilpupuaha nome ma- 
scolino , io spirilo sopra; il sommo 
spirilo. 

AdhIbhA mascolino, prò- 
priamenle auello che é sopra, ossia 
%t signore, « dominatore. 



Adhlniantba nome 

scolino , cosi cbiaroata in medi- 
cina , una specie di mal iTocchi ; 
ma la voce varrebbe propria- 
mente : coafiricamento sopra. 

Adlilniàii*«a nome ma- 
scolino , altra malalHa bocchi. 
La voce vale propriamente : carne 
sopra. 

AdfainaJMi'Halui propria- 
mente che ha la carne sopra e 
rigonfimnento della come , ' cosi 
chiamata la malattia che in cor- 
rispondenza oJ dolore de^denti o 
alta flussiime delle gengive fa rigon- 
fiare anche la mascella. 

Adblrfttha propriamente 
quello che é sopra il carro ; quindi, 
come nome mascolino, carrettiere 
cocchiere; come'uome neutro, il 
corico di un carro. 

Adblrj^'a nome mascoli- 
no , il re sopra, il re supremo. 

AdhiTAbtar aggettivo, pro- 
priamenle parl<mte sopra, ossia 



difendente, consolanft; coslMHil- 
ràkA nome mascolino, é la di- 
ftsa, V apologia. 

Adblvac'wn» uome neu- 
tro, a soprannome ed anche 
semplicemente Unome, il nomo 
che si dà , il nome che si im- 
pone. 

Adblvjwwk nome mascolino 
propriamente che ha abitazione 
sopra , ossia l'abitante ; Fabitazione , 
la dimora , la sede ; sopravveste 
veggasi la rad. vaui] . soprabito. 

Adbtvettajr nome masco- 
lino , un marito che sposa un'al- 
tra donna mentre la sua prima 
è ancora jn vita ; adhlTlnun 
(remmtnino) chiamasi la prima 
moglie che è abbandonata dal 
maritoper una seconda e adb!- 
vcAjh (femminino) quella che 
merita di essere abbandonata ; 
di adhl ~h Tld. 

Adhlf ra^fui'it nome neu- 
tro , propriamente la cottura so- 
pra ; quindi semplicemente ta 
cottura; ti femminino adblfra* 
7lin*l ossia .quella sulla quale si 
cuoce vale la fornace, il forno. 

AdfalibaTiui*» come ag- 
gettivo , sentente per la compres- 
sione , ossia sopra il quale si com- 
prime , » estrae ìi succo ,- come 
nome neutro , il «nortoto , ossi» 
la parte inferiore della pressa 
primitiva, la pietra sopra la 
quale viene estratto il succo, 
per forza dì compressione. 

Adblsbtb-àna nome neu- 
tro , propriamente lungo che sta 
su, luogo che sorge; quindi la 
città; la posizione elevata, Falta 
dignità, ta potenza. 

Adititi nome femminino 
(vedi adb^Àra) propriamente 
Fimdata sopra, ossia VacqitÌ3to,la 
conoscenza, la lettura. 

Adhina aggettivo , avente 
un sonore sopra, Spendente, servo. 

Adbìm , come aggettivo , 
non fermo, mobile, e, per tra- 
slato, timido ^perturbalo; il fem- 
minino lulhirik è uno degli ap- 
pellativi del fulmine. 



uyGooglc- 



AdbiTJisa nome mascoliao 

I ta sopra-veste , il sopr-nitto ,- il 

I taantello Idi Rdlii, con alluoga- 

I mento della I, più v^« da vas 

ves-tire). 

Adhìfa, proprjamenle, il 
aopra^signore (di ailhl + tea) 
uome mascolino, tt signore' il 
principe, il re. 

Adhnnit avverbio , ora, $ti- 
bilo (d'incerta etimologia). 

Adlir'UI nome femminino, 
la no» fermezza, la non stabilità, 
In mobilità, la instabilità, lainco- 
itanza (vedi per fermo , sotto la 
radice il hai*). 

Adhr'lsbA*a aggettivo , non 
resistito e irresistibile; quest'ulti- 
mo significato ha pure sdbr'l 
«bja, che vale quiudi pur anco 
altiero , superbo. 

Adbcun aggettivo, nel senso 
proprio, non dante latte, noti mu- 
gnibite ; nel senso trasiato, infe- 
condo, infruttifero. 

Adbn'ii'f nka nome neutro 
di adbas sotto •+■ aii*f oka abi- 
to (come parmi siccome quello fatto 
di fili, tèssuto, onde viene pure 
chiamata cosi la foglia) F (Aito 
sotto, la sottoveste, forse pure la 
camicia. 

Adho'ksbag'a , propria- 
mente , nato sotto la ruota , ap- 
pellativo mascolino di Vlaha>a 
il quale come sole o fuoco solare 
in una delie molte leggende che 
lo riguardano si dice svolto e 
prodotto per mezzo della suppo- 
sta ruota celeste, per confrica* 
mento dell'asse (Vedi Vl«hn-D). 

Adbag:atl) come nome fem- 
minino , la via in, ba^so e quin- 
di ia via alP inferno ; come agget- 
tivo, andante in basso, alV infèrno. 

Adbe'nsa nome neutro, 
propriamente, il membro sotto, 
ossia io parte deretana e jl puden- 
\ dum muliebre. 

Adhoc'ihvlkJt nome fem- 
minile, l'uj^ofa ossia, propriamen- 
te , la linguetta sotto. 

AdbobbaTaoa e adtao- 
laka uome neutro, il sotto mondo 



e particolarmente il luogo sotto 

terra dove dimorano i serpenti. 

Adbomakha, e adhah*- 

f Iraa come neutro, propriamen- 
te che ha la bocca, la lesta all'ingi'ù, 
UDO degli appetitivi dell' inferno. 
Come nome mascolino , appella- 
tivo di Vlsbn-a. il femminino 
ad bamukta j» vale, secondo Wil- 
son , la pianta premna esculenta. 

Adb^altsa , propriamente , 
che ha Focchio sópra e quindi , 
come nome mascolino, testimonio 
oculare ; guardia vigile. Si dà pu- 
re come nome della pianta mi- . 
musops kauki. 

Adbyan-d'à nome femmi- 
nino, propriamente, che ha le vova 
sopra; cosi chiamale le piante 
carpopogon pruriens e flacurtia 
cataphracta. 

Adb faf ana (Vedi adbyà- 
jaj nome neutro, propriamente 
l'andata sopra , ossia lettura , lo 
studio , la lesione. 

A.dbjuv»»èma aggettivo , 
secondo Gorresio , sopra un mes- 
so , più che meszo , e secondo il 
Dizionario di Pietroburgo, avente 
una metà oltre , ossia uno e messo. 

AdbyavasJkua nome neu- 
tro , la determinazione , la risolu' 
tessa, l'energia, [o sforzo (di ad- 
hl -^ avasRua) ; in retlorica , 
cosi ctiiamata la semplice enun- 
ciazione di Sa discorso elittico o 
figurato , senza epiteti. Presso 
Goldstiicker. 

AdbyHfana nome neutro, 
il mangiare eccessivo e il rinian- 
giare prima che siasi digerita il 
cibo già preso. Cosi il Dizionario 
di Pietroburgo. 

Adbyàtma come nome 
neutro ù sommo spirito , come 
aggettivo , ri forentesi all' htman, 
ossia alla persona, a sé stesso, 

Adbytktmadr'lf nome ma- 
scolino , un sa^io , un anacoreta, 
il quale conosce la natura di 
quello ohe concerne l'àtmau 
(vedi). 

Adbfjipaka e adbyàpa- 
jrlf ar nome mascolino , il ntae- 



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stro , ossia , propriamenle , quello 
che fa andar sopra, quello che fa 
imparare. 

Adhyàpana propriameute 
guelfo che fa andar sopra , qwello 
che fa imparare „ ossia la testoric , 
nome neutro. 

Adb^àya come aggettivo , 
propriamente , andante sopra e 
quiodi leggente ; come nome ma- 
scolino, fa ieftwra; il tempo impie- 
gato per la lettura , ossia la lesio- 
ne; à soggetto di una lettitrtt, ossia 
la lezionei e in ndhyjkya o lezioni 
SODO spesso divisi i libri vedici e 
brabmanici, ma, come credo, 
considerando la loro lunghezza. 

£iu ttosto un corso di baioni che una 
sione sola, parendo impossibile, 
per es. , che un fulbràfa del 
R'isveda sia esaurito in un solo 
giorno. E non a caso AeTalàra- 
na ne'suoi SP'IliyaADtra et fa 
sapere come la lettura di ciascun 
Veda piglia 13 anni ed anche più, 
per chi voglia veramente impa- 
rarli [ vedi le voci irarn e bra~ 
hnute'àrlDl. 1lli'tg:Teda,per 
esempio , ha 6i iMllirbra , che 
ripartili in 13 anni darebbero 
poco più di 5 adhyJkjM all'anno, 
ossia nemmeno un adby^jK 
per bimestre ; il qual tempo non 
parrà troppo quando si pensi che 
il discepolo non doveva solamente 
conoscere il contenuto dell'i»d- 
hfàyn ma recitarlo, dopo averlo 
mandato a memoria. Sì potrebbe 
supporre forse che il maestro , il 
$«■*•■ incominciasse per esporre 
senza interruzione, il suo adbfÀ- 
y», se i prMIcMttara con le 
loro istruzioni sul mododì insegna- 
re il Veda , non ci mostrassero ad 
evidenza che si procedeva a uno, 
a due e, al più, a tre versi pervolta 
riuniti in unpraeua (questione) 
pronunciata lenta'mente, distin- 
tamente, allìncbé il discepolo po- 
tesse bene rilevarne i suoni e più 
agevolmente ritenerli. Appresi i 
tre versi anzidetti si andava in- 
nanzi, finché dopo sessanta i^ra- 
t^nit , la lezione Tosse conchiusa. 



Il primo adb^àya del m^TC- 

da, per esempio , é di ^9i ver- 
si ; è egli possioile che in un solo 
giorno Tossa esaurito? Possibile 
certamente ; ma le dichiarazioni 
de' gr'lfaj'asntra mi paiono 
sufficienti a mostrarci come la 
regola abbia dovuto diventare 
presto eccezione, e che quanto 
si sarebbe dovuto, secondo il 
precetto , apprendere in 64 gior- 
ni , occupò , col tempo , non meno 
di ti anni; a meno che non ^ 
voglia supporre che , per ogni 
adhf àya mandato in uà giorno 
a memoria si spendessero oltre 
due mesi di oommentario. 

L'uso sufficientemente antico 
neir India della voce aMtjkym, 
anteriore in ogni modo alla ma- 
nifeslazione storica del Buddhismo - 
e al grammatico Pjku*liil fece- . 
ro sospettare la esistenza innanzi 
ouesto tempo della lettura e perciò 
della scrittura nell' India ; cosi le 
voci iMf hretl egli legge , 'ad- 
bràpajatl egli Ib leggere ; .ma 
il senso primo , il senso naturale 
della parola adbyjkya vedemmo 
essere fondar sopra , ossia il pi- 
gliar , l' impossessarsi , l'apprendere; . 
verho che idealmente gli rispon- 
de ; e questo senso essa vuole 
esclusivamente avere in quasi 
tutta la letteratura Vedica. Ad- 
hyeti, adbàte non valgono 
pertanto ancora, nei Veda, 
egli legge, ma egli apprende, e 
adhTJkpayatt non egli fa leg- 
gere , ma egli insegrvi. n Gli an- 
tichi Indiani , scrive quindi Max 
Hiìiler , fecero distinzione tn due 
generi di adhjayaHa (= ad- 
hyÀyaJ, il grahan*bdbya- 
yana ossia l'apprendimento, il 
dbikran-àdhraraHa, ossia il 
ritenimento ». Questo poi opera- 
vasi per mezzo dello sTJMihy^ 
raossiadella lettura in sé slesso , 
della ripetizione in sé stesso sopra 
l'oggetto scientiSco appreso. Que- 
sti esempii , in ogni modo , ba- 
stino per ora ad indicare come 
il primo uso della voce adbyà- 



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j», nei libri Vedici, non si ciferi- 
Bce ancora alla lettura materiale 
fatta sopra uno scrìtto, ma espri- 
me semplicemDte i varii atti 
mentali dei comprendere', del 
ripetersi, del ritenere, indipen- 
denti dalla rappresentazione gra- 
fica della parola ( Vedi Ukh, 
llp , lekbH , . lekhaua , 
graoth» ) la quale non può 
aver precorso dt molto, nell'In- 
dia , la conquista d'Alessandro. 

Adhràropa e adb^àro- 
pana, maschile il primo voca- 
bolo , neutro il secondo , (di adhi 
-4- à -t- rab nella sua forma 
causativa) il far salir sopra, il 
far passar sopra , V inaisare , il 
trasportare , la iperbole , la eeage- 
rasione. 

Adhràhitra nome masco- 
lino , letteralmente , il sopra ap- 
prendimento, ossia il compìemetUo, 
l'aggiunta, la conchtxione. 

Adlirùdlift (di ndhl + 
vnh , il qui partic. perf. passivo 
femminino suona àdh*k sinco- 
pato dì vahtà] propriamente por- 
tola oftre, portata sopra , ossia la 
donna avtnte «n'offra che è prefe- 
rita, la (fomu a cui il rruiHfo ne 
preferisce un'altra. 

Adhrtsw a^ettivo, d'in- 
certa etimologìa, col quale vengo- 
no salutati ludra, Hodra, gli 
Afvin , e più spesso Agml. 

AdhPDTa , aggettivo , non 
fermo, non fisso, incerto, mobile. 

Adbvan nome mascolino, 
la via, lo spasia, l'aria, ÌImc^^, 
onde adhTnj|:M. adhvagat e 
adbvnitJtinlii valgono viag- 
giaton, viaggiante, ossia (propria- 
mente il viandimle , col primo dei 
quali appellativi vengono talora 
designali il mufoedil eammello;ì\ 
femminino adhvattj» adoperasi 
come appellativo del fiume Gan- 
ge. De' Tiaggìatori indiani la mas- 
sima parte erano mercanti i quali 
raramente uscivano dai confini 
dvll' India ; altri erano mendicanti 
« pellegrini per lo più dì razza 
sacerdotale e più lardi anche pe- 



nitenti Buddbisli , i quali avendo 
rinuncialo alle pompe e alle gioie 
del mondo si davano alla vita 
contemplativa ; altri finalmente 
erano devoti , i quali come t 
nostri Cristiani al Santo Sepolcro, 
almeno una volta della loro vita 
si recavano al Gange , il fiume 
sacro , nelle acque del quale pen- 
savano purgarsi de' loro peccali, 
e una gran parie di essi andava 
pure ad annegarvisi , sperando 
per tal via di conseguire con la 
immortalità la beatitudine. Alcu- 
ni pochi viaggiavano in lontaifi 
paesi per acquistar scienza. Tem- 
pi opportuni vi erano per l'in- 
traprendi mento de' via^i , e 
scongiuri proprii , secondo la 
sufterstizìone indiana , ad allon- 
tanare dal cammino del viandan- 
te ogni tristo accidente ; delti 
scongiuri si facevano specialmen- 
te dal viaggiatore nei crocicchii 
delle strade -o passando presso 
qualche albero. 1 ladri partico- 
larmente erano temoli da essi , 
come oggidi ancora sono a pa- 
ventarsi da quanti rì arrischino 
a percorrere la vastissima e mon- 
tuosa regione del Dekhan , l'antico 
DakNbinÀpatha. Nella let- 
teratura leggendaria dell' India , 
come nelle nostre storie, la di- 
vinità occorre frequentemente 
a' viaggiatori e specialmente assi- 
stono il viandante Indra e ei- 
ra ai quali perciò può particolar- 
mente convenire il nome appella- ' 
tivo sanscrito adbvapaf I, ossia 
signor della via ; ed olire a queste 
divinità non son rari i genii buo- 
ni come i yaksbjtb' e gli ani- 
mali parlanti, e i genii cattivi, i 
demoni] , i serpenti. 

Adbvara nome mascolino, 
il sacri/icio , la cerimonia del sa- 
crificio ; e iMltavn>*7u si chia- 
mano particolarmente i sacerdoti 
attendenti al sacri/icio, e più spe- 
cialmente ancora i sacerdoti del 
Vag'Hrreda ossìa del Veda 
sacrificale, i quali hanno spe- 
cialmente cura di < 



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insegnare i precetti liturgici. Essi 
provvedono al necessario pel sa- 
criBcio , indicano e dirigono l'or- 
dine delia cerimonia sacrificale e 
sono gelosi custodi essenzialmente 
dì quegli inni i quali s'attengono 
al sacrificio , i quali , nelle loro 
scuole commentano quasi soltanto 
liturgie a munte. Per riguardo ai sa- 
cerdoti che Io osservano, piglia 
pur nome dì AdhTStryakrM- 
ta il sacrificio prescritto dal Vm- 
g'iirveda (vedi questa voce). 

Ali parlicelia negativa che 
occorre come prefisso innanzi a 
quelle sole parole che incomin- 
ciano per vocale , sia la u primi- 
tiva, come pare, sia essa eufonica, 
come non ci lascerebbero credere 
le altre lingue sorelle, le quali 
conservano la a anche innanzi 
consonanti iniziali (vedi sotto la 
lettera a ^ dove già avvicinammo 
il latino tn. E non è caso , ma 
persistenza di antico suono , che 
fa pronunciare ai Francesi come 
an la negativa en, suono che si 
mantiene pure ne'dialettì subalpi- 
ni e die era -proprio del linguaggio 
umbroedosco. Nel sanscrito stesso 
sembra da paragonarsi l'altra par- 
ticella negativa u» , a cui son 
noti parenti il nostro raddoppiato 
no», che nel dialetto fiorentino 
suona solamente più un, il pie 
montese n«n, il latino ne e con l'af- 
fisso di oc per sincope, nee. Innanzi 
a vocale iniziale , l' italiano usan- 
do talora ned per né, mostra la co- 
scienza della sua composizione, la 
quale del resto, facilmente sì rile- 
vadallastessa necessitàche l'italia- 
no ba sentito diacceutuare il mo- 
nosillabo, come a provare che 
due e sì fusero in una di suono 
più forte : ne ■+■ e}. 

Ah radice che ha il doppio 
significalo di spirm-e e di andare. 
Da questa radice il nome masco- 
lino sanscrito ann , alito, fiato, 
aiklla il vento ( il greco ànemoì, 
e il nostro anima , animus } 

Ama, tema pronominale, 
queito; il Korssen compara qui 



il dubitativo latino an semplice 
e il medesimo in composizione, 
presso le voci /ors-an , forstt-on. 

Aiiaksh e nnakaha ag- 
gettivo , non occhi avente , privo 
d'occhi, cieco. 

Auak»hara aggettivo, non 
suono avente , mulo , che non si 
pronuncia, che non si può pro' 
nunciare- 

AuaKnl , come aggettivo , 
prillo di fuoco ; non avente fuoco 
sacro presso di sé; non avente 
fuoco mulrimoniate , ossia vivente 
celibe ; non avente fuoco digestivo , 
ossia impolerUe a digairi — Come 
nome mascolino, il non fuoco e 
f assenso dei fuoco. 

Auagiildttirdl** aggettivo, 
non arso dot fuoco riferendosi ad 
un cadavere. — L'uso del rogo 
non fu nell'India generale; e a 
giudicare da un bellissimo inno 
del H'iBTetln » nel quale si 
prega la terra a sollevarsi per 
essere più leggiera al morto e a 
coprirlo non a premerlo, a co- 
prirlo come unamadre coprirebbe 
la sua creatura , mi parrebbe 
(poiché r inno ha per me carat- 
tere dì remota antichità) non 
essere stato primitivo. A conferma 
di questo asserto giova pure 
l'appellativo di auagrnldwg- 
dhàh' dato ad un ordine di 
pllaras o patres nelle leggi di 
H«na — Gli stessi Jfant o padri 
sono pur chiamati con nome 
quasi equivalente : anasi*'"!*' 
vàUàh*. — Nella relazione di 
Niccolò TÌaggialore Veneziano 
sullo cose da lui vedute alle In* 
die, della quale , fatta a papa 
Eugenio IV, si giovò il Poggio 
Bracciolini per iscrivere 1' ultimo 
libro del suo trattato : Le varielalt 
fortunae , troviamo che nell'India 
anteriore ossia nella regione del- 
l'Indo, non si bruciavano i morti , 
ma si seppellivano entro caver- 
ne , cou grande magnificenaa. 
Notai , dì sopra, 1' uso di darsi 
morte e sepoltura nelle acque del 
Gange. 



...dtyGoOt^lc 



Aimglii» (di an ■+■ agliR) 

ageettivo, $ettza peccato, non 
co^ievole, innoeenle , ingenuo , e 
appellativo di vari personaggi 

A»aùg», come aggettivo , 
incorporeo, sjririluak; come nome 
mascolino, ' appellativo del Dio 
d'amore. Nel primo libro del 
fUnftjt^aii'n è narralo come 
l'amore una volta sotto il nome 
di Wkitndapim era corporeo, 
ma perdette ilcorpo, per castieo 
infliitogl) da Hadm, avendo 
egli tentato dì commuovere i sensi 
ad un sapiente che av^a fatto 
voto di castità ed essendone per- 
ciò stalo respìnto; come neutro. 
aaftóga vaie l' aria e lo spirito. 

Anans'ahritl-à nome Tem- 
minino di metro, presso Ked ara 
citato dal Weber e definito cosi ; 
a Due volte otto lunghe, nel 
primo emistichio, otto volte quat- 
tro brevi nel secondo, danno 
l'anaiÌKakpìd-b ». 

Anad-viih fdì anas + 
tUi) propriamente traente carri, 
nome mascolino col quale viene 
indicalo il (oro , e il bove fors'anco; 
il suo femminino anad'nhì 
esprime la vacca (Incontrasi puro 
sotto la forma anail-TJkhk ]. 

Anaddhà (di an •+• ad- 
dtajk) avverbio incertamente, tn- 
determinatamente. 

Anuddhjipiiruslta, nome 
mascolino , un uomo non reak , 
l'ombra di un uomo. 

Anadj'a, come affettivo , 
non mangiabile; come nome ma- 
scolino, la senapa bianca. 

AmtAbjhj», nome masco- 
lino , la non lettura , il non studio , 
il tempo in cui non si studia, la 



Aiianta , come aggettivo , 
non avente fine, infinito, sterminato; 
come nome mascolino , appella- 
tivo di varii personaggi mitici e 
storici ./fra gli altri del re dei 
serpenti) oltre die della pianta 
vilex n^undo. — Il femminino 
, oltro a un gran nu- 



mero di piante , e a vafii perso- 
naggi mitici femminini, rappre- 
senta la l^ra. — Il neutro 
anaiita vale Varia, lo spazio 
aereo; la pietra del talco. 

Auaufara aggettivo (di 
au -H aiitaraj non avente nulla 
in mezzo, ossia immediato; quindi 
l'a^eltivo anantarag'a vale 
nato di caste immediate, ossia di 
marito e moglie di caste diverse , 
ma che si seguono immedi ala me li- 
te, ossia di un matrimonio combi- 
nato fra duesposi i quali appar- 
tengono l'uno ad una casta , 1 altra 
alla casta immediatamente infe- 
riore. — Ricordiosi qui pure i due 
avverbi nnantaram e anaii- 
taràfaiM , i quali valgono im- 
mediatamente , l'uno dopo l'altro , 
non inter-rottamente , e l'aggettivo 
anaiitarUa non inter~rotto. 

Anantavrata nome neu- 
tro , secondo le Iticerche Asiatiche 
citate dal Dizionario di Pietrobur- 
go , un giorno di festa consacrato 
a Vlshn*a ( sotto il nome di 
ananta] cbe occorre nel li* 
giorno della mela luminosa del 
mese di Bhadra. 

Anaiitacarana nome neu- 
tro, [iroprio del JV-twancore, 

Anantya nome neutro , la 
infinità. 

Ananda (di a ■*- iiaiida ] 
aggettivo privo di gioia, triste. 

Ananja , come aggettivo , 
non altro , non diverso , identico ; 
come neutro, la non differenza, la 
identità -Trovasi pure come ag- 
gettivo possessivo nel senso di 
non avente altro, avente solo , ossia 
che intende solo a, che fa suo unico 
oggetto. - Aoanyay'a ossia non 
nato da altri , che nasce da sé solo, 
è un appellativo del Dio dell'amo- 
re. — Ananj(qiùrv4 ossia /« 
non avente altro prima è chiamata 
la fanciulla cbe è sciolta d'ogni 
impegno e può pigliare marito.- 
Aiianjàdr'lra ossia non guar- 
dante agli altri ,' ò chiamalo colui 
che regola da sé slesso le proprie 
azioni. — Aiianriki^ha, ossia 



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non alla monterò degli altri chia- 
masiquegli e quello che esiste per 
sé, da gè e in modo proprio. 

Ananva^ik , nome masco- 
lino, secondo Gòldstiicker, largu- 
ra che non paragona Soggetto con 
Ufi altro oggetto , ma con sé stesso 
in una determinata qualità. 

AnapH aggettivo , privo di 
acqua. 

Anapaknmiaii nome neu- 
tro, la non consegna, il ritenimento 
presso di sé. 

Anapatya e Mnnputya- 
btt (di a + apatya) , come 
aggellivo , privo di discendenza ; 
come neutro, la mancanza di figli , 
di discendenza. 

Anapajatt avverbio , di 
buon mattino (d'incerta elimo- 
logia ). ■ 

Anapara aggettivo non un 
altro avenl§ , unico. 

Anapeksba, come aggettivo 
( di an -H apebsha ) non guar- 
dingo ; quindi i' avverbio aua^ 
p«b«bani , senso riguarda a sé, 
tnconsultmnente. 

Anapiias aggettivo senza 
mezzi , senza sostanze ; confrontisi 
il Ialino inops. 

Anaphjt , termine astrono- 
mico elle gli Indiani tolsero ad 
imprestilo dai Greci {anafé). 

Aiiabitig'n'a aggett., i<ino- 
rante (di an -i- abhls'na;.' 

Anabhidmh aggettivo , 
non o/fendente, innocente, buono. 

AuabhllÀBhM nome ma- 
scolino, non desiderio, non appe~ 
tito , inappetenza. 

Anabbt^asta aggettivo, non 
biasimevole, senza rimprocci. 

Anabbinaiidhlkr'lta ag- 
gettivo (an -V- abblsandbl 
-+■ kr'Ma) fatto senza intenzione, 
fatto senza volerlo, non fatto a 
posta. 

Anabbràsainlt^a (dì an 
-•- abbràsam ■*■ Mya, aggetti- 
vo, nella cui vicinansa non si deve 
andare , da evitarsi. 

Anabbrakàh* aggettivo 
plurale, i sensa nuvole, appella- 



tivo dato ad un ordine ilegl'infi-- 
Diti Iddìi che onorano Buddhai 

Anania ( forse dalia radice 
an) nome mascolino, col quale 
vien talora designato il bràìanano. 

Auamttra come aggettivo, 
privo di nemici { di an -+■ ami- 
tra) ; come nome mascolino, 
proprio di alcuni perstMiaggi mì- 
tici ; come nome neutro, la non 
inimicìzia , la tnanamza di nemici. 

Anamìva, come aggettivo , 
privo di malanni , sano , forte , ala- 
cre, profittevole ; come neutro, una 
situazione non compromessa , non 
guasta ; ti profittare. 

Anambara, propriamente, 
privo di veslimenti,ignudo, coi qua.' 
le appellativo vien designata una 
sella buddbistica di eremiti men- 
dicanti, chiamata perciò anche 
dei MaK'nàb' ossìa degl' ignudi. 

Anaya nome mascolino , la 
ineondotta , il cattivo governo della 
vita, e quindi per traslato, la 
miseria e la disgrazia; onde an- 
ayausata è chiamato colui che 
ha incontrato disgrazia, propria- 
mente che è animo neua dtigra- 

Anar^a aggettivo, pro- 
priamente senza presso, non fluen- 
te prezzo ma nel senso pure no- 
stro d'inapprezzabile , inestimabile, 
che non si può sHman in propor- 
zione de' meriti. 

AnarKhEu>à«^aTa , ossia 
V inestimabile Raghuide nome neu- 
tro di un dramma in sette atti 
elegantemente scritto da Hnrib- 
rl, protagonista del quale , come 
la slessa parola Ritsbava ossia 
discendente di Raaha accenna 
é il Dio eroico Rama. Ce ne 
diede informazione il Wilson; e 
una lettera dalle Indie (inserita 
nel primo degli Indische Studien 
di Weber) ci apprende come se 
ne conserva )1 manoscritto , con 
un commento dì Kuc'lpatl ; 
ora fu stampato. 

Anartfaa, come aggettivo, 
non tifile , inutile propriamente 
non avente utiHtà ; e infelice, ossia 



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HOB aemle fortuna , poiché la voce 
arthn come res significa cosa e 
ricehetza, e considerandosi for- 
tunata la ricchezza divenne facile 
il traslato ; come neutro , la voce 
Miinrtli» valse non.jjrci/!(([),rMm 
utiiità, inutilUà, e non fòrtutta, 
disgrittia. Vi sono due adagiì in- 
diani che si equivalgono: raa- 
drvpaolpjktlno 'ii»r(hàli* 
e «lildrcshTanitrtb& lia- 
hulibbitTauf i il che viene a 
dire che nel male il mate si genera 
e si moltiplica e che le di^razie 
non vengono mai sole. 

A.narth«s'>>'a aggettivo 
che non capisce h tosa o ti s{gni~ 
ficaio della cosa. ^ 

Anarra e annrvan ag- 
gettivo , sltmciato, libero ineonsi- 
aerato (come parmi, di au inten- 
sivo + arvaii, nel suo senso 
ordinario, e non in quello di 
mimra attrìbuiloglì dal Dizioaa- 
nario Petropolitauo, che non è 
fondalo). 

Anarha (di an + arha) 
aggellivo, indegno, non meritevole. 

Anala (di au soffiare, spi- 
rare, andme) nome mascolino, ìi 
^loco e il Dio del fuoco, t^irtù di- 
gestiva; la bile; il vento,'' varie 
piante , come la ptumbago zeyla- 
fiico , la plumbago rosea e il seme- 
corpus tmacardium — Nel KÀ- 
mayan'a, appellativo di una 
scimmia. 

Annlasàda nome mascoli* 
no, la defidenia digestiva, la'im- 
potenza a ben digerire. 

A nalpa, aggettivo non poco, 
moifo, onde per es. il composto 
nnalpashosha varrà non ^o- 
co strepito facienle , molto strepito. 

Anavadya ( di nn -h ava- 
dya) aggettivo, non censurabik, 
senza rimprocd , tion vile, distinto; 
onde il suo astratto femminino 
anaTadyatJk la incensurabilità, 
la non biasimeoolessa. 

Anavalobhana e aaa- 
valopana nome neutro, cosi 
chiamato l'astenìmeulo dai pia- 
ceri carnali , affinché il feto non 



vada perduto; altrimenti pur detto 
Barbharaltsfaaua, ossia il 

cuslodimento del feto. 11 precetto 
ci vien dato ne' sr'tbyasiitrw 
di Af valàyaiia. 

AnaTasltjt , propriamente, 

che non ha stimsa, che non si 
ferma , nome femminino di un 
metro presso Varikhainibira, 
composto di quattro endecasilla- 
bi , ciascuno de' quali consta di 
4 hrevi -i- 3 lunghe -v- % brevi 
-t- t lunghe. 

Aiiavastha aggettivo, tn- 
slMle, non avente stonso, onde 
l'astratto femminile auaTa«thi» 
la instabilità. 

AnaveksbMka (di a» -*- 
aTekNhkj aggettivo , non ri- 
guardante, Tton circospetto; cosi 
anaveksbam avverbio, vale 
senza circospezione , e aaaTek- 
■hjl nome femminino , la non 
circospesUme. 

Anavrata aggettivo , pro- 
priamente, non senza voti, cioè 
devoto fino ad un certo punlo. 
E con questo appellativo si de- 
uominarono certi Buddhisli , i 
quali compiendo una parte degli 
ufticii religiosi ne tralasciavano 
altri. 

Anacaoa come aggettivo, 
non mangtante , non prendente cibo, 
digiunante; come nome neutro, 
il non mangiare , il digiunare , sia 
per penitenza , sia per inappe- 

. Anas nome neutro Vedico , 
il corro da trasporto ; non so se 
il confronto sia già stato fatto, 
e non credo; ma, in ogni modo, 
mi pare di poter qui riferire il 
Ialino onus , onde onerare , come 
da corro abbiamo fatto carico e 
caricare. La posizione dell'accento 
sulta prima nella voce Vedica 
confermerebbe ; come pure il 
suo declinarsi quale imparisilla- 
ha ; niia« , genitivo anaMU ; 
onus , genitivo oneri* — e ancora 
forse I analogia stessa che tro> 
veremmo negli altri significati 
sanscriti che si attribuiscono alla 



t^ Coogic 



M 



voce anttH) la quale esprimereb- 
be pure ad un tempo la madre sic- 
come quella che porta il peso, e 
la creatura siccome il peso por- 
tato. Ma quéste due ultime signi- 
licazioni mi paiono mollo incerte, 
e però ood desidero che se ne 
tenga troppo conto. 

AiiasiiTa aggettivo , non 
mormorante ; jl femminino ama- 
itùy^ vale la nm mormorasione 
(Vedi asà}']. 

ADastamlta aggettivo, non 
ito ai tramonto , non ito a fonarsi, 
dicesi del sole e del vento (vedi 



I nome neutro, pro- 
priamente, un non i^tomo , ossia 
UD ^'orno cattiva. 

Ah» particella Vedica esple- 
tiva e rinforzati va , come una 
riconferma di quello cbe già si 
afferma nel verbo. 

AujUià^a aggettivo , privo 
di htce , oscuro. 

AiiJm:nta aggettivo , non ve- 
nuto, nonaecadvto , che ha da av- 
ventre , che ha da accadde. 

Au^gàmlo nome, mascoli- 
no , propriamente non arrivarne, 
non ventante , cosi chiamato una 
specie di Ebreo errante Buddhi- 
stico, il quale deve ancora per 
quaranta mila k«lpa errare 
iieiruuiverfio mondo , consuma- 
li i quali egli non tornerà più 
nel mondo dei desiderii e scompa- 
rirà intieramente. 

AMÈke'itrm, come aggettivo, 
non uguale , «trono ,- come nome 
mascolino, il non uso, la viola- 
sione delfuso , della decema; on- 
de aa^'jurln, indecente. 

Anàlmttn nome mascolino, 
il non io, il non soggetto, (dtri , 
insomma , che il soggetto ; non 
appartenente aU\nlninu , non 
taenttco afràtman , ossia non 
spirituale a non spirito ; altro in- 
somma, che lo spirilo, ciò eh' é ma- 
teriale. Questa voce occorre nella 
BhRfitvadKÌtÀ (vedi), poe- 
ma insieme e Irallaio di filosofia 
stoica inserito nel HithàbhA- 



rata (vedi); e poicbè roccasio> 
ne me ne viene offerta , e percli6 
è mio intendimento dei più emi- 
nenti capolavori della letteratura 
indiana , recar qui, per comodo 
degli studio^, alcun breve saggio, 
eleggo appunto quella parte del 
sesto adhyàfa o lettura , nel 
quale la voce anàtmau s' in- 
contra, per darne l'intiero testo 
Schlegeliano , con una versione 
possibilmente letterale ; 

■ Cpìiihacavànavjie'a > 
Anìkcpitah' karmaphala- 
m*karjiMii* karmakaratl 
yab'J Sa sam'UTJkM e'a j»gi 
e'a na iilrasulaita c'àkrl- 
rata* J Vam'Bam'nj'iiHanil- 

ddhl PJkn-d'araJ Ha bj'a- 
«am'a jnst astun'kalp* 
yogk bbavatl kaecWia | 
Aranakstkorinaiicrro ga- 
in* karma kài'an-aiiiiie' 
fiUc I VosteHtIh'asya ta- 
sjalva f amali' kara'na- 
nme'yatc | Va«l& hi iiei^ 
dplyikrtfaeahu na kanuan 
svaDiuhag's'atel | S«rva- 
sam'kalpasam'uràsì Jt^- 
Sàrdidh-astadve'rate | Kd- 



uUmànaaiaTasJldayet { 
Atmalva hràtmau* bai»- 
dfeupàtmalva vlpiunU- 
manah' [ Baudhnpatmitt- 
manaittas^a yenàt malva' 
tiuanjt g'ttub,' [ Aiiittma- 
naKtn fatmtTe Tartetà- 
tmaiva «a<i>nvat [ Ci'ltàt- 



CUosbn'aHiikliadHli* khe- 
sba ttUbk màuàpamJkDa- 
Toh* I Cr'u'ànaTlg' n'àaatr' 
IptMmih kùt-astho vig'l- 
titadrlyah' | Vpkta Itrue- 
rate fogi «amalosfat^^- 
makàn'e'anah* | 
r- L'inrigne Bhagavàn [propria- 
mente il beato} disse : Colui che 
fa il fatto da farsi ( ossia colui che 
fa il suo dovere] non intento al 
profilo delFopera, quegli è un uo- 



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mo che rinuncia a sé stesso , un 
devoto , e non già òhi non custo- 
àigct presso di sé t/ fuoco sacro , 
e non già uhi wm compie i riH 
religiosi. La qual rinuncia a sé 
stesso cosi chiamata (propriamente 
cosi la chiamarono) sappi , o di- 
scendente di Pandu , essere la stessa 
devosione. Poiché nessuno diventa 
devoto, nonavendo deposto il pen- 
siero ài sé. Il, lavoro è detto essere 
messso adatto per chi si sforna alla 
devosione del solitario ; la eaima è 
detto essere H miszo adatto per 
eolm che ha gìfi cwiseguito tal de- 
vosione. E quando né alle cose che 
cadono sotto i sensi (sensibili) né 
alle opere rimane attaccato , ad ogni 
studio di sé aveiido rinunciato , 
allora é detto aver conseguita la 
devosione. Liberi sé stesso da sé 
stesso, e non avvilisca sé stesso. Poi- 
ché, in vero, lo spirito (universale) 
è amico delFio [lo spirilo d'egoismo) 
e lo spirito é pure nemico dell'io. 
Lo spirito é amico di quelt' io mer- 
cè il quale P io é vinto dallo spirito 
( ossia di queir uomo in cui lo 
spinto trionfa di sé slesso); per 
P oiwersione poi a ciò che non é 
spirito, in verità, lo spirito (d'egoi- 
smo che è nell'uomo) può di- 
ventare come un nemico. V animo 
elevato di colui che ha vinto sé 
stesso e raggiunta la calma , se ne 
sta fermo e raccolto in sé net fred- 
do e nel calda , nel piacere e ntl 
dolore, e cosi nella considerazione 
altrui e nel pubblico dis^SMO. 
Colui che. saziatosi nella sctensa e 
nella conoscensa , sublime stando , 
ha dominato i sensi , chiamasi ini- 
sialo , devoto , pel quale sono la 
stessa cosa la terra , la pietra, Poro. 
E continua cosi tutta la lezione 
(nella quale spira una pace direi 
quasi Cristiana] consigliando la 
calma e la equabilità dell'animo. 

Anjktmjn aggettivo , privo 
di àtmja , di personalità, imper- 
sonale, e probabilmente ancora, 
incorporeo. 

Aaàdnra nome mascolino , 
ia non ronsiderasione , la moncon- 



sa di riguardo, it disprezzo, e 
anàdftFln (aggellivoj chiamasi 
colui che manca di rispetto. 

Adj^I aggettiTo, privo di 
principio , che e senza principio. 

Ao^d^ananta aggettivo , 
senza principio e senza fine ( di 
ani^t -f- annata ). 

ADHdhp'Isfat'a (di ao + 
àdbr'lsht-a) aggettivo , non 
oppugnato, inoppugnato ^ accettato; 
inoppugnabile, irresistibile. 

Anàdbr'lubya aggettivo , 
specialmente d'uso Vedico , non 
accessibile , non tangibile ; intnn- 
dbile. 

Auàpad nome Temminino , 
la non disgrazia , il non bisogno , 
lo stato di colui che non ha bi- 
sogno. 

Anjmi^cM come aggettivo , 
privo di nome ; come neutro, la 
malattia delle emorroidi; come 
nome mascolino il mese interca- 
lare, il tredicesimo mese aggiunto 
ai dodici i quali, secondo ilcom- 

[luto indiano , essendo specialm. 
unari lasciano naturalmente l'an- 
no più incomplete (Vedi alla voce 
■uìÌmi) - Il mascolino anàiuan 
e il femminino aiiJunlkÀ ossia 
ancora senso nome, rappresenta- 
no il dito anulare. 11 i)tzionarÌo di 
Pietroburgo annota qui : ■ In un 
gran numero dì lingue dì stipite 
differente , il dito anulare porla 
lo stesso nome r>, 

Aiijkmaja, come aggettivo , 
Senna mtdatHa , sano ,- salubre ; 
come neutro, sanità e probabil- 
mente anche stUubrità. 

AMtkjkmm, come mascolino, 
il non is/orao ; come aggettivo, 
no» Sforzato ; quindi aajtyà- 
sakrlta, aggettivo, fatto senza 
sforzo e, come neutro, una in- 
lusione fatta con la semplice 
immersione dell'erba nell'acqua, 
estraendosene , senz'altro appa- 
ralo , il succo ; un semplice de- 
cotto , in somma. 



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Auàfs'ttVH , propriaiDtiule, 

non diritto , non schietto , nome 
neutro col quale viene designata 
la ttiolattia ; ed anche , traspor- 
talo al morale , la condotta dub- 
bia , la cattiva condotta. 

AnJkrj'i» nome mascolina, 
col quale vendono designati dagli 
Àry» Vedici i popoli uon 
Ar.va, ossia non egregi, non 
eccellenti, noti degni, i quali essi 
dominarono o scacciarono nelle 
loro migrazioni da settentrione a 
mezzogiorno , e da occidente ad 
oriente. Tale era, per esempio, 
la raiza negra ( ì Masy™ , i 
Kr'lnbnft Vedici , i Hlee'- 
eh'a Brahmanici) che occupava, 
prima della discesa degli Avj» 
dalla TallediHa«binlrA, quasi 
tutta r India dell' Indo al Gange , 
buona parte della quale verso 
mezzogiorno , al di la della ca- 
tena tropicale dei Vliidlij'a, 
essa popola ancora oggigiorno. 
Tale fa razza deforme , alla quale 
il Ràmjkyan-M attribuisce ca- 
. ratiere demoniaco e d' antropofa- 
gi , che resistette più gagliarda- 
mente alla invasione del pppolo 
conquistatore venuto dal! Indo, 
razza mostruosa che scomparve, 
ma etra, per essere scomparsa , 
non ci toglie la persuasione nella 
qnale siamo che essa abbia esi- 
stilo , poco superiore in nobiltà 
a quelle scimmie , con le quali 
il RÀn>Jtyan>a le rappresenta 
in guerra. Pare che dopo la guerra 
di conquista descritta nel BÀ- 
màyan-a - la mostruosa razza 
siasi quasi interamente estinta; 
di fatto , mentre il Ràmàjan-a 
ci rappresenta ì raUsbas a 
migliaia e a cealinaia dì mi- 
gliaia , gli eroi del MjthabbJk- 
pata li incontrano solamente 
più solitarii nelle selve e .raris- 
simi. È possibile che gli Àrya 
venuti in Occidente , gli Arra 
che popolarono l'Europa e dei 
quali noi siamo discendeuti ab- 
biano conosciuta nelle sue sedi 
asiatiche questa generazione se- 



mi-umana e semibestiale ; è pos- 
sibile che questa comune remini- 
scenza abbia lasciali superstiti 
Delle nostre tradizioni popolari 
alcuni di quei mostri. Saremmo 
tuttavia imprudenti se volessi- 
mo prestar fede alla realtà sto- 
rica di lutti i portenti, di tutte 
le mostruosità , di tutte le ano- 
malìe che fecero strano il R»- 
■nkran-a ; vi è in esso una 

Sia rie che vuol considerarsi come 
uori della Storia umana esteriore, 
una parte cbe ba il suo fonda- 
mento nel cielo e ne' suoi feno- 
meni , una parte mitica , in 
somma ; e la diflicollà a scernere 
il mito dalla storia senza con- 
lare la loro manifestazione fuori 
dell'ordine presente, sta ancora 
nella somiglianza cbe li lega e 
quasi li confonde , innestando 
spesso virtù mitiche sul perso- 
naggio storico e persona storica 
sul! immagine mitica — .^.oà- 
rya parimenti ossìa non Àrya 
sono intorno e fra 1' HltnUaya 
gli nxàd che il Jacquemont nel 
suo Voi/age dam l'Inde ci descrive 
come aventi la pelle bruna sul 
nero, il -naso alquanto ottuso, 
piccoli e molto ovali gli occhi — 
Dal nome di anitrja si fece 
l'astratto femminile anìurjatì^ 
sia che la parola significhi sempli- 
cemente la indiegmtà , la umiltà, 
la non eccellenza , sia cbe voglia 
valere la cosa indegna d'un 
Arya. 

Anàrsba SR^ttivo non 
àraba ossia non ai un r'ishi ; 
dieesi , per esempio, di una parola 
che un r'ishl o sapiente Vedico 
non abbia detta. 

Anàvrlsht-I nome fem- 
minile, la non pioggia, ossia /a 
siccità. 

Anjteaka nome neutro , il 
non mangiare, il digiuno. 

Anàerlta aggellivo senza ri- 
fugio , senso mulo^, e in fllosofia, 
ossolufo, indipendente, cIm èper sé, 
come nel sàuk^a e considerato 
il prailhàiia o materia. 



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i3 



Alibi* aggettivo (di mii -!- 

H« , il Ialino •») privo di bocca, 
privo di volto. 

Aoitelka (di a ^ iiàslk&) 
nggettivo , privo di naso. 

Anàhatn (di an + JkhiUa] 
aggettivo non battuto , e per tra- 
slato , non provato , nuovo. Al 
neutro , come reca il Dizionario 
di Pietroburgo , »i i." dei sei cir- 
coft mistici sul corpo — AnJklin- 
tHnàda, nome mascolino, vien 
chiamalo ii suono «m, (v.) ossia 
il suono non provato, il suono 
misterioso. 

Antkshwi nome mascolino, 
propriamente, come Ikslm , os- 
sia simile alla pianta che si 
chiama Ikstaa , ossia alla can- 
na di zucchero , arundo sacchari- 
fera (di un h- Ikshu]. L'an ha 
qui certo una virtù comparativa, 
come la particella Vedica na). 

Anlgraha, come aggettivo , 
non ridotto , sconfinato ; come no- 
me mascolino , Ja non riduzione , 
la prolissità , e , nella filosofia 
Nyjkya , il non ridursi all'argo- 
mento. 

Anitra (di a ->- iiltya) 
non eterna , passeggtero , acciden- 
tale, mutabile , onde l'astratto 
femminile antt^atà la non 
eternità , la mutabilità. 

Anlndra, propriamente, non 
lìidra, ossia che non riconosce 
Indra , che é avversario d' Indro, 
aggettivo Vedico. 

AiiliidrlTa , nome neutro , 
n<m soggetto ai semi , non sensi- 
bile, spirituale ; cosi chiamato io 
spirito. 

Anliiilsha,con accento sulla 
prima, nome mascolino, il non 
elùudere , il non battere , lo sbar- 
rare , intendasi degli occhi ; con 
l'accento sull'ultima (slessa etim.) 
nome masoolino ancora , rappre- 
sentante la divinità, l'Iddio, sic- 
come quello che ha la forza di 
tener gli occhi aperti , senza muo- 
vere le pupille. Parca questo 
veramente agli Indiani segno di 
grande eccellenza e virlù quasi 



speciale dei soli Iddìi e de'divini 
sapienti ; lo stesso appellativo ha 
il pesce, siccome •quello a cui 
nessuno forse mai vide girare la 
pupilla degli occhi; come aj^get- 
livo, avente gli occhi aperti, vigile. 
Anlyaiua nome mascolino, 
i I non costringimento, il non obbligo, 
la libertà, la indipendenza. 

Anirà nome femminino, la 
non forza, ossia la debolezza; 
l'aggettivo anira vale pertanto 
non forte, debole. 

Anirakta aggellivo 'di a 
-f- nlmkta ] non dichiarato, non 
{spiegato, non definito , non chiaro. 
Ànipnddha ( di a + iil- 
rnddha) come aggellivo, non 
costretto , libero ; come nome ma- 
scolino, oltre ad essere appel- 
lativo di varii personaggi mi- 
tici e storici , esprime la coscienza 
di sé , la ijtdiiìendenza ; forse pure 
l'egoismo- E data pure nel Di- 
zionario di Pietroburgo la voce 
come neutro, esprimente la corda 
se questo sia il vero signiììcato 
della parola , verosimilmente l' a 
non fa qui uiricio di negaliva. 
Col nome neutro di aiilrnd- 
dliapa<ha o campo libero, via 
libera, campo oferta è chiamata 
l'aria, la regione dell'orio. 

Aiilrveda nome mascolino, 
il non diniego , ^afférmazione ; il 
coraggio della propria opinione. 

Anila nome mascolino, il ten- 
to e il JWo del vento ( vedi Vìkyu 
e Tata] , compagno del quale è 
detto essere ii fuoco , che si chia- 
ma perciò anilHKnklia. 

Aiil!»li(*a , come aggettivo , 
non desiderato , non piacevole , in- 
grato, cattivo (di aii ■+■ Islit'a 
dalla radice Ish desiderare). Il 
femminino aiil»ht*ik rappre- 
senta la Siria aO>a — Ha anl- 
«ht-a (di an m- Istat-a dalla 
radice yag' sacrificare] vale non 
sacrificatola cui non s'è sanificato. 
Anika,nome neutro, Vasvetto, 
l'apparenza, la fisionomia , dalla ra- 
dice aii soffiare, strare, ossia quel- 
lo che sptVo , che soffia , 



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/'aria, che noi, con perfetta corri- 
spODdenza ideale , adoperiamo ap- 
puQto nel senso di asjjetto, fisio- 
nomio. ~ Dal senso poi dì cmdare 
che piglia pure la radice mi, i 
signihcati di putita , esercito , e qui 
riferisco siccome ideale corrispon- 
dente il latino <ici>g cbe com'è no- 
to, ha il doppio significalo di 
punta e di esercito. Naturalmente 
questo duplice uso della parola 
ci lascia solo supporre ordinali 
gli eserciti in modo cbe facciano 
una più punte. Di anika, con 

Suesl'ullimo significato, più ittha 
composto aiòkastha , com- 
battente , guerriero , e alludendosi 
ancora a colui che sta in punta, 
la senlifiella , il trombetta. 

Anikim nome femminino, 
la decima parte di un' akstaan- 
hiuì (vedi) , ossia un corpo 
d' armata. 

Amaca, come aggettivo, non 
dominante , i 



signona, la impotenza. 

Ànu, come avverbio, dopo; 
poi ; oltre; eomegu&Uemenle; come 
preposizione, secondo, circa, pianto 
a; presso ; come nome masc, pro- 
prio di personaggi mitici , e spe- 
cialmente di un figlio di Vaj'àtl 
ì discendenti del quale costitui- 
rono una delle cinque razze Vedi' 
che, e sono chiamali anavali' ; 
ma, per me, la voce Vedica 
anavab' non vale i discen- 
enti di Anu , ma semplicemente 
i discendenti, iderivati, onde spiego 
perché la voce nnaTali* sìa data 
per sinonimo dì mannsyàh', 
gli uomini, la gente, siccome quel- 
la che diicetide ; che deriva , dal 
signifìcaU) di secondo , in seguita 
che ha la preposizione ann ; on- 
de pure l'aggettivo anuka. de- 
rivato, dipmdente , che vien dopo. 

Aiiukat liana, nome neu- 
tro, propriamente la mensione do- 
po, la mensione tarda , la notizia 
ritardata; ed anche sem|)Iicemen- 
te la menzione , la nolisia , la in- 
formazione. 



Anukampana nome neu- 
tro e anukanipà (femminino) , 
la compassione , la misericordia. 

Anukara , come aggettivo, 
faciente secondo , e fadente in fa- 
vore, 'aiutante; come nome ma- 
scolino, opera secondo, opero «i 
faim-e , aiuto. 

AiiukaraH'a nome neutro 
[e il femminino aunkr'UI) 
specialmente in rettorica, onoma- 
lòpea ossia fatta secondo, la imitar 
zione ; la viva raj^esetUaaione. 

Anukartar è chiamalo 
l'imitatore , ossia colui che fa se- 
condo (qui fait d'aiprès). 

Anukapsba nome masco- 
lino , il tirarsi dietro ; il fondo di 
un carro. 

Annkalpa nome mascolino, 
il precetto dopo , il secondo precetto, 
cbe si dà quando il primo non 
ha valso. 

Annkàma nomo mascolino, 
il desiderio appressa, il tener die- 
tro ad una cosa per desiderio di 
essa ; il desiderio. 

Aulikìhlam avverbio, se- 
condo li tempo; a tempo. 

Aunkìrtana nome neutro 
la diffusione, la pubblicità. 

Anukula aggettivo propria- 
mente che va secimio la riva, che 
va a seconda, propizio , ben dispo- 
sto. Col femminino annkiilaé 
àenomiaatoilCroton prolyandmm, 
ed anche un metro a quattro 
emisticbii . ciascuno de'quali com- 
posto di una lunga, più due brevi, 
più due lunghe , più quattro bre- 
vi, più due lunghe. 

Anukpama nome masco- 
lino , l'ordine successivo , Vundopo 
V altro; l'indice. 

AaBkpnmaii'Ika l' indice 
della materia fatto per ordine 
successivo, onde anokpama- 
u'IkJMth^ì^j'a , la lesione con- 
tenente la tavola , V indice delle ma- 
terie. 

AnnkFamau-i nome fem- 
minino , Vindice del sommario si- 
stematico di ciascuna Sam'hlt j» 
Vedica , ove si riportano il nome 



nv Google 



del poeta, il nome del inelro e 
il nome della divinità acuì l'in 
DO o la preghiera si dedica, La 
più perfetta di tali iMiukpa- 
■nWD-l è quella del R'tgTedH, 
attribuita a KUyarana, scritta 
in prosa , e clijamata pure sur- 
TÀ n nkraniaii'l, siccomequel- 
la che coDlisDe tutta (sarva). 
Noi da questo indice abbiamo 
una prova irrepugnabile che il 
testo del R'tgw^A», quale lo 
possediamo, è lo stesso di cui fa- 
ceva l'iadice generale. Dei terzo 
secolo avanti Cristo , il gramma- 
tico Kàty&jnna. (vedi.) 

A.nnk^oea(diaIlu-^kptt' 
fa da kmc ) nome mascolino , 
misericordia, compassione. 

Annlthr^lar (di nun 4- 
klijMar , da kfij'à } nome 
mascolino , noli/icatore , onnun- 
niatore. 

Anag» e aimsafa, come 

rttivo, seguente, che lien dietro ; 
■XI dietro , con redimento di 
accusativo ; ma anngnta , con 
reggimento di strumentale, vale 
segvXU)- Aausa e anuc&mi» 
Domi mascolini valgono ctÀuiche 
segue , e quindi pure , il servi- 
tore , all'uso nostro. - 11 femmi- 
DLQO anugati e il mascolino 
annyama valgono il seguire , 
il tener dietro e quindi V andtir 
d'accordo, ti penetrare, per tra- 
slati facili a concepirsi. 

ADugava ( di nnn -<- go] 
aggettivo . andante dietro alle vac- 
che; quindi anagavina vale il 
vaccaro, il boaro. Le nostre parlate 
popolari usano ia medesima 
espressione : star dietro alle vac- 
che per badare alle vacche, fare il 
naccaro - L' avverbio anofcn 
vale : (dietro alle vacche , alh, cu 
itodia delle vacche. 

Ajiagun-a (di aan + 
Cnn-a) aggettivo avente qualità 
a seconda ossia qui^ità convenknH, 
qualità adatte. 

Auii|[raha (di nnn -t- 
srab ) nome mascolino , prò- 
priuneoto la prua atcùodo , ossia 



Vaccettasiotie , il grato accaglwnffnU), 
il favore , la hewoolenxa. 

Anuc'ara (di aau -«-c'ara) 
nome mascolino, lo stesso che il 
sostantivo aHiixa (v. s. j. Nella 
metrica , la strafa' d'accompagna- 
mento, la strofa corriapontùnte. 

Aung'a aggettivo, nato do- 
po, il più giovine, applicalo quindi 
come aostsDlivo, al fratello ed 
alla sorella minori. - Come nome 
neutro, è dato quale profumo che 
si leva da una pianta dello stesso 
nome, femminino (anuji'jtj. 

Aakos'àta aggettivo , nato 
dtìpo, e trattandosi' del secondo 
nascimento delle tre prime caste, 
nato una seconda volta (vedi dvl- 
S'n, il due volte nato) ; similmente 
nato , degno del padre (niiu aven- 
do qui significato di secondo). 

Ali un'Ivan aggettivo , vi- 
vente secondo , vivente sottotnesso : 
còme nome mascolino , servitore. 

Anng'n'jk (di ana -t- 
S'n'à) nome femminino, pro- 
priamente, la conoscenza seamdo , 
ossia l'accordo e quindi , per lo 
stesso nostro traslato , la conces- 
sione, il permesso , la liceiua — 
Aniig'a'àta aggettivo, vale 
Ucenzùao, congedalo. 

Anatara (di ana -<- tar) 
nome neutra, secondo il Diziona- 
rio di Pietroburgo , il nolo. 

Anutapsha ( di ana •¥ 
tarnh) propriamente la sete 
verso , la sete dietro una cosa , 
nome mascolino, la sete, il de- 
siderio ; il bicchiere. 

Anutikpa nome mascolioo , 
' la sollecitudine dietro una cosa ; 
il dolore; il rimorso. 

Anntta (di a + natta da 
nati) a^ttivo Vedico, non 
iscosso, invilfo. 

Anattnma (di an + ut- 
tama) aggettivo, non superiore 
avente , non migliore avente , os^a 
ottimo, eccellente , sopra tutti per- 
fetto. 

Annttara (di an + nt- 
tara ) aggettivo , non elevato , 
basto, umue , meridionale ; e, come 



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n superiore avente, 
ottimo ; non avente nttam [ ve- 
di} ossia risposta : non d^no di 
risposta; come nome neutro, il 
non risponda-e. 

AiindMh» agcetlivo (di »b 
-t- udttka) senz'acqua , privo 
d'acqua — AiiDtlak»in avver- 
bio, sema toccar l'acqua. 

Anndittt» (di »■■-+- adat- 
ta) non elevato, non acuto, ap- 
pellativo deWaceento non acuto , e 
della sillaba che porta questo ac- 
cento, ossia, per dir meglio , in 
cui non Ei senta l'accento , della 
sillaba non accettuala , essendo 
l'aiiMdHtta essenzialmente un 
non accento. 

AnndefM nome mascolino, 
indicazione dopo e semplicemente 
indicazione , accenno , mamfesta- 
sione. 

AnanaT» (di anu + ua- 
ja da ni) nome mascolino, prò-' 
priamente il parlare secondo, Il 
favorire , il favore , il favorevole 



t nome mascolino, 
suono dopo . conlinttaiione di suono, 
sella pronuncia. 

Annnjtflkik (di anu -h 
njtjlkjkj nome reramlnino, il 
secondo personaggio /émmtnino , la 
seconda eroina , la eroina di secon- 
do ordine. 

AnuoRKlka e aiiHiià- 
«lya , ossia secondo il naso , na- 
sak, appellativo del più debole 
suono nasale , che pii6 conside- 
rarsi , scrive il Bopp , ( Verglei- 
cbende Grammatik % 9) come 
una trasformazione eufonica deU 
la n innanzi ad una sibilante. 
Nel dialetto Vedico, quando 
l'aiiunàslka compare in lin 
di parola dopo un' k , vuoisi am- 
mettere che , dopo r anuiiR- 
slka , vi era una volta una r. 
Dal gruppo i»'r . continua ad 
osservare il Bopp , al quale è 
comparabile il gruppo nr Fran- 
cese , in genre , si può, io credo , 
conchiudere come la pronuncia 
deirananà«ika era più debole 



di quella dell'anasvàra , poi- 
ché, il suono n , si Ta molto meno 
sentirà innanzi la r che innanzi 
la M , che può pigliare innanzi a 
sé una ii inlieramenle pronu- 
ciata Tuttavia non essendo per 
gli odierni Indiani e per noi oc- 
cidentali troppo sensibile la dif- 
ferenza Ira r aiiusvàra e 
l'aiiunàAlka io ho determinato 
di esprimere graficamente nello 
slesso modo questi due quasi in- 
distinti suoni nasali. 

An«|iac'jivanÌTa. (di an 
-+- npasÌTaniya) aggettivo , 
non da vivere avente, privo di vi- 
vanda; che non ha messi di sus- 
sistenza. 

Annpada aggettivo , pro- 
priamente , il piede dopo avente , 
ossia che va ttópo , che seguita, 
se pure qui pada non è piutto- 
sto esso stesso il primo aggettivo 
di pad andare come ramante a 
non ancora ti piede ; onde ann- 
pada varrebbe semplicemente 
andante dopo ; cosi pure il suo 
equivalente annpadin. L'av- 
verbio anapadam perciò non 
significherebbe dopo H piede, co- 
me interpreta il dizionario petro- 
polilano, ma semplicemente an- 
dando dopo, seguitando, ossia su- 
bilo, immediatamente dopo. Sappo- 
sla vera invece la interpretazione 
del Diiionario di Pietroburgo , noi 
avremo a comparare la nostra 
forma avverbiale : su due piedi , 
che vaie subito , immediatamenle. 

Anupama aggettivo , non 
simile avente, incomparabile, ottimo. 

Annpàta nome mascolino , 
\' andar secondo, il secondare, il 
corrispondere ; quindi la propor- 
zione aritmetica. 

Anupàtaka nome neutro, 
un pjttaka o delitto che viene 
immediatamente dopo ( dopo cioè 
I qmittro niahàpataka ofiec- 
coti grandi, che sono il cagionare 
la morte ad un brahmano, il bere 
liquori ossia VubbTÌacarsi, il furto, 
il commettere incesto colla moglie 
del proprio padre, sia esso nattmtle 



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sia esso solamente spiriluak, ossia 
guru). Sodo considerati come 
anupàtnka i delitti seguenti : 
la falsa ostentaìiione di fiuperiorilà, 
ima maligna relasione fatta al re, 
il calunnuire il proprio maestro, iì 
porre in dimmticaaza % Veda, 
il dispreizare t Velia, la fdsa 
testimonianza , V uccisione d' un 
amico, il nKmgiare cose proibite 
concesse solnmenteai Cndr* o 
immonde, il toccare la danna net 
mesi , il mancare alla promessa , 
r impadronirsi d'un deposito confi- 
datoci, il r«6are (ina persona , o 
un cavallo o denaro o terra o una 
WKca una perla , U giacere con 
la propria morella, con una fanciulla 
imptdtere , con una dowM di vii 
eondisione, con la moglie di un 
amico di un figlio , con una ma- 
dre (vedemmo sopra essere questo 
delitto considerato come un 
mahàpÀtaka ossia un gran 
delitto, un delitto massimo, ma 
i codici Indiani sono pieni di 
queste con tradizioni) con io moglie 
o figlia dai proprio maestro, con la 
propria suocera , con la moglie 
di un pufrilh , di un discepolo , 
con la moglie di uno che viene a 
cercar rifugio, con una nutrice, con 
una mendicarle, con una mercuTi- 
tessa, con una bràhmaiià ossia, 
come vien chiamala, con una 
Taru-ettamà {delFottìma ca- 
sta). Per questi ultimi delitti la l^g- 
ge severissima presso Vag'ii'a 
v«lkya, prescrive il taglio della 
parte e quindi la uccisione, e 
tanto per la donna cbe per l'uomo, 
se la donna sia slata d'accordo ; 
ma nello stesso codice di Tag' 
n'avalkya, troviamo questa 
legge contraddetta più volle. E 
lutti poi, grandi e piccoli pecca- 
lori impenitenti, dal fiero legisla- 
tore sono mandati, dopo morte , 
ai m inrerni, de'tjuali ci dà i 
nomi (vedi , per l' inrerno India- 
no, sotto la voce naraka). 

Anap&iia (di ana -\- pa- 
na) nome neutro , la bibita dopo, 
ossia i7 6ere che si fa dopo aver 



mangiato ; ed anche la JiibUa , 
semplicemente. 

Anapùrva aggettivo, cbe 
È dfypo il primo , ossia che segue 
regolarmente immedialo, onde l'av- 
verbio anapàrram dopo it 
primo, successivamente, immedia- 
tamenle , Fun dopo l'altro , di se- 
guito, innanzi. 

Anubandha nome masco- 
lino , propriamente legame dopo, 
ed anche semplicemente legame; 
e quindi , ordine non inierroHo ; 
seguito; discendenza; dipendenza, 
ossia causa. 

Anabala nome neutro (di 
anu + baia), propriameuta 
l'esercito, dopo ossia, la retroguar- 
dia , secondo il Dizionario di Pie- 
troburgo ; ma forse ancora Feser- 
cito secondo, ossia l'esercito disposto 
in modo che Funo venga dopo l'al- 
tro , ossia semplicemente l'esercito 
scAieroto in fila ; perciò Schlegel 
tradusse a questo punto del Bà- 
■iijtyaa-a ( 1 , 1 , 46 ) agmen. 

AiiabhÀTa nome mascoli- 
no quello che è dietro , quello che 
sta dietro , quello che va dietro , 
quello che è addetto , quello che 
sorveglia, ossia la potenza , la di- 
gnità , l'autorità. Quindi pure 
o^Tiione , maniera di vedere , sen- 
timento , come aiiubbava ; 
non si dimentichi qui cbe seeun- 
dus viene da sequi e secundare da 
secundus onde i nostri dialetti 
subalpini fecero l'avverbio secund, 
e l'italiano la preposizione secondo 
che vale come ; onde secondo io 
la vedo è lo stesso cbe coni' io la 
vedo , espressione che ci spiega 
facilmente l'annbbikTa ossia 
secondo si é , il crnne siè , il modo 
di essere ; in una questione , il 
modo di sentire , considerandosi 
r idea dell'essere e del sentire co- 
me una. - Dall'idea dell'essere si 
passò pure a quella del manifestar- 
si, e questo et spiega il significato 
della voce anabbàiTa, nell'arte 
drammatica , il se^no esteriore che 
dimostra F esistenza di uno stata 
particotare deWanima (V. bhàva]- 



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n-tt nome oeu- 

Iro , Jl parlar dietro. 

AnunuMa [ann + nuita 

da niiitn},come aggettivo, pensato 
secondo , ben veduto , omme^o , 
concesso ; come neutro , accordo , 
concessione, permissione. 

Aimmatl nome femmiDino, 
accordo , benevolo accoglimento , 
favore , grazia ; Anumatl è 
pure considerata , nell'AtlittP 
Tavella , come una Dea d'amore, 
come essere supremo che presiede 
(dia generazione e che una volta 
era essa sola tutte le cose , quello 
che sta e quello che si muove : e , 
nel cielo astronomico , la luna 
un giorno prima del plenilunio. 

AnninanMi'a nome neu- 
tro , propriamente , la mortedopo, 
riferendosi questa espressione alla 
morie delle vedove che usavano 
abbruciarsi appena morto il ma- 
rito ; nel caso di poligamia la 
moglie prediletta era soggetta a 
questo supplizio, riservalo tutta- 
via specialmente alle donne di 
casta inferiore , che , per quel 
martirio , pensavano , poter più 
presto raggiugnere iu cielo i loro 
consortie libera rneranimada ogni 
nuovo nascimento. Il mondo Vedi- 
cc non lascia trapelare che di rado 
quest'uso, mail mondo brahmani- 
co ne fece quasi una legge, di ma- 
niera che si considerava come 
vile e non casta la donna che ri- 
maneva vedova. Tuttavia la stessa 
voce vldliaTà (che vuol dir 
senza marito , come il latino vidua 
e il nostro più genuino ?;e<Jova) ci 
prova che, anche ne) mondo pri- 
mitivo , le donne si rassegnarono 
morti i loro mariti , a godere un 
altro poco la vita, senza il che non 
avrebne Trancata la spesa forse di 
foggiare una parola a posta che 
rappresentasse la loro vedovanza, 
se non ne dovevano fruire. Ciò 
non toglie però che fin da quei 
primi tempi , presso alcuua gen- 
te , marito e moglie si consideras- 
sero indivisibili di corpo come di 
anima anche di^ morte ; e 



alcune di queste ^enti sarebbero 
pa'ssate in Germaniae nelle Gallio, 
altre nell'India. E sebbene, come 
fin dal secolo XVI, affermava 
il Sassetti che scriveva dall' In- 
dia, la morte della vedova fosse in 
desiane sua , nell' India divenne 
il suicidio un vero furore, tanto 
che il governo britannico ebbe a 
durare grandissima pena per por- 
vi riparo , e ancora non vi è in- 
tieramente riuscito. Al tempo di 
Strabene sembra tuttavia che il 
barbaro uso fosse ristretto a po- 
che tribù. <i Dice Aristobulo aver 
udito come presso taluni (para ti- 
si, l. XV, intorno agl'Indiani) anco 
le mogli spontaneamente si ab- 
bruciano , e quelle che ricusano 
aversi in dispregio ». 11 medesimo 
narrano delle donne dei Traci 
Erodoto (V.) e Pomponio Mela (II.), 
i quali aggiungono pure come es- 
sendo ì Traci poligami , la predi- 
letta avea l'onore di essere uccìsa 
e sepolta col marito. Presso i Ger- 
mani , come abbiamo da Proco- 
pio (11), le vedove si strangolava- 
no. Neil' India io questo modo sì 
sacrificano le vedove, secondo che 
ce ne informano Ludovico de Bar- 
thema bolognese, ed altri viag- 

fìatori italiani alle Indie orientali, 
morti si bruciano , e la cenere 
si serba in vasi di terra sottili , 
invetriati a bocca stretta , che si 
serbano sotterrati nelle case. La 
donna 15 giorni dopo la morte 
del marito (altri scrivono subilo) 
si veste in tutta pompa , fa un 
convito, si ul^briaca , danza , e 
quindi si getta in una cisterna 
alta quanto la persona , circon- 
dala di canne involte di seta , 
dentro il fuoco che vi è prepara- 
to, dove i parenti più prossimi, 
affinché muoia più presto , la ba- 
stonano e la lapidano. Si aggiun- 
gono la musica . il canto, le grida 
incomposte degli astanti per stor- 
dire la moribonda e per coprirne 
ì gemiti. 11 rogo è composto di 
legna aride unte d'olio, di burro, 
di aromi , e di altre materie com- 



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I)tistibili. a Le donne di alcune 
tribù, scrive ancora Lazzaro Papi, 
che era stalo dieci anni alle 
IiMlie, i'cui cadaveri non sono 
arsi ma sotterrati, si sacrificano 
ai loro marìLi in un modo non 
meno crudele, ma con più raro 
esempio, cioè col farsi ricoprire 
di terra e seppellir vive nella 
medesima fossa con loro •>. Ha 
contro l'uso delle vedove di ab- 
bruciarsi protestarono alcuni scrit- 
tori Indiani e, fra gli altri, l'au- 
tore della lUdaiMbHri, specie 
di romanzo ma piuttosto miscel- 
lanea letteraria e polemica in 
prosa e poesia , pubblicata a 
Calcutta, nel 1853. k certo che a 
mantenere nell' India il nerando 
costume di abbruciar le vedove, 
oltre alla superstiziosa credenza 
in cui si era cbe per quell' atto 
si imitasse Siiti, la moglie di 
^Ivtk) la quale si distrusse nel 
cospetto di lutti gli Dei per do- 
lore e per rabbia di non vedere 
dallo suocero di lui invitato il 
proprio marito ad una festa cb'egli 
avea bandita, oltre alla persua- 
sione nella quale si era tentato 
di confermare te vedove che senza 
la loro morte gli estinti mariti 
non avrebbero avuto pace, oltre 
alla speranza di essere, dopo mor- 
te, considerale come sante che 
spingeva le vedove al sacrificio, 
valse più cbe altro la insistenza 
de'Brahmani i quali, con la più 
fine ipocrisia, mentre volevano 
averaria di distoglierne le vedove, 
si rallegravano con esse dell'eroi- 
ca prova alla quale andavano in- 
contro e , quando non potevano 
più eccitarle con liquori e con 
aromi, avendo cura di circondare 
con grande apparalo guerresco 
il rogo, se esse non avevano più 
la forza di fare intorno al rogo 
i Ire giri mistici prescritti, le fa- 
cevano dai parenti trascinare tre 
volte o essi stessi le traevano, 
quando i |)arenti venivano a man- 
care , essi stessi precipitandole 
sopra il cadavere del 'iiarito, essi 



stessi ordinando di far levare le 
fiamme, mentre la folla tenuta 
ad una rispettosa distanza ap- 
plaudiva furiosamente. Che, se le 
infelici moribonde avessero potuto 
parlare,assai più presto si sarebbe, 
neir India , estinto il barbaro rito. 
( Veggasi ancora intorno a quo-' 
st' uso la mia Memoria intomo ai 
viaggiatori Italiani nelle Indie ). 

AunmJiun nome neutro, 
a pensiero dopo, ossia la conclu- 
sione ; U pensiero secondo, ossia 
[analogia , l'anacoluthon ; la dedu- 
zione, la congettttra. 

Aiiayàlpà nome femminino 
(di ann -•• ràtrà di yij il se- 
guilo, la scorta. 

Anujoktnr nome mascoli- 
no, Finterrogatorv , e auiifasM la 
interrogaiiotu, e più propriamente 
U comando, ài hmu -t- jug' = 
jungere. lo richiamo qui alle no- 
stre voci ingiungere , ingiunzione. 
per comandare e comando, che nella 
loro somiglianza al latino jubere , 
jussus , jus l&ilri direbbe per la 
sua derivazione dal medesimo] 

rìono forse aiutarci a trovare 
etimologia, finqul oscura, dì 
queste parole. 

Anurtua's'wnt» nome neu- 
tro , propriamente , dispotisione 
verso, inclinazione verso ; amore. 
Lo slesso sìgnilicato e la stessa 
etimologia (di ann -t- rna's') 
ha il masoolino uavràg». ■ 

Anurùpa, come aggettivo, 
avente una forma secondo, ossia 
somigliante; e anche disposto verso, 
adatto, capace di ; come nome ma- 
scolino, lantistTofe, ossia la strofa 
che rispiMde alla strofaimtntrljr»), 

AHurodlia ( dì an« + 
podh ) nome mascolino, la di- 
sposisione verso , il riguardo , la 
indulgenza, l'ossequio, la liberalità. 

Aunlà nome femminino dì 
una santa Buddhistica moglie di 
Mahàii^Ca; la quale avrebbe 
introdotta la religione di Buddha 
nell'isola di Lanka, nel tempo 
del re Buddhistico Indiano A^n- 
ka; ed anche di una lussuriosa 



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r^iiiu di IjaAkfc, lu quale av- 
velenò suo marito , suo figlie e 
quattro drudi ch'ella successìva- 
riiGUte avea sposati ; al line ebbe 
morie da un $uo nipote per parte 
del primo marito, l'anno XI ia- 
noozi Cristo. 

Annlepa nome mascolino e 
analepanH , nome neutro , 
f unguento (di »nii -i- Up]- 

Anulstnw aggettivo singo- 
larissimo Endiano. propriamente 
secondo il pelo, il capello, ossia 
seguetUe la diresiom de' capelli 
(che pendono) cioè ben diretto, 
natvrahnente dtretto, cousideran- 
dosicomedirezione nsturalequel- 
la dail'oHoin tasse ; perciò il su» 
opposto pnttlloma, ossia con- 
tro il pelo esprime la direzione 
contraria. Di «naloma, il Tem- 
mìnlno nnidonià passò a rap- 
presentare la donna di una casta 
ìnfei-iore a q.ueUa dell'uomo con 
cui si marita. 

AiialTMifa aggettivo, prwo 
di elevazione, piano, non accidm- 
tato. 

Anavan^en nomemascoKnOi 
la stirpe ieconda i l'ordine), ossia 
la genealogia, e la stirpe dopo , 
ossia la nuova stirpe. 

AnavNc'ana e annvàkn, 
nomi neutri, propriamente, il rfi're 
dopo, ossia la ripetisiom, la Tect- 
tasiona della materia appresa ; 
nella Sttm'hlti» che divide il 
tt'lgveda in dieei nutM'd'K- 
■n , ogni man-d'al» é suddi- 
viso iu snnfàka o brani da 
recitarsi, ciascuno de'quali con- 
tiene più. inni. Mi sembra degno 
di nota che perlopiù gli nnu~ 
vJtUa si vanno più estendendo; a 
misura che progrediamo nel R'iff- 
tjeda, di maniera, che se, per esem- 
pio, il primo del primo circolo con- 
tiene 3 inni e 30 versi, il primo 
del secondo contiene ^^ inni e 
100 versi, il primo del terzo con- 
icene \t inni e 140 versi, il pri- 
mo del decime contiene 16 inni 
e 1*8 versi. Cerio questa pro- 
gressione non è rigorosamente 



continua ma mi sembra svflì— 
dentea manifestare la intenzione* 
dell' ordinatore di agevolare Io- 
studio del B'Iyveda, incomin- 
ciando da) meno per salire al più, 

AnuTftrtlu aizgeltivo, pro- 
priamente , ehe é dìttro ( vart 
essere, trovarsi come^ ii latino- 
ferii. i:ers<a-i}. che segue; ofctedten- 
ie ; xemigliante. 

AnnvAdn nome mascohno, 
il parlar dopo, il ripetere, il con- 
fermare. 

Amu.viim»mm nono neutror 
propriamenic . il vtslire secondo , 
ossia t affumicar*, il profumare^ 
Vungere; chiamato specialmente 
cosi un clistere d'olio. 

Anavp'ittl nome femmini- 
no, iJ volgersi oltre, il durar i^re,. 
e anche ta disposiaione verso, Fot- 
sequio. - Nella Tetteralura dei SA- 
tra, chiamasi cosi l'azione di una 
regola sopra te regole rinumenHf 
ed il cessare di tale azione chia- 
masi nirrr UtI. 

AikiiV7àtaai«n*a nome- 
npulro (di ann -i- tI -»- à -t- 
har),.pFaprJamenle, ti (/jre(bap 
col prefìsso tI avendo tale signi- 
licalo ) verso, il dire dofo, il repli- 
care ; quindi anmTfÙiM» y 
propriamente , tf d9tto contro , la 
mededixiane. 

AH«Ti«ta aggettivo, aveid^ 
il voto verso, dÌMWsto verso ; ob- 
hedienfe, devoto. Con questo nome- 
è designata una special classe di 
penitenti Buddhtstici. 

Anvfaya (di ann ■+■ fi 
aguzzare, come parmi, e non fa 
giacere, comereea il Dizionario di 
Pietroburgo ), propriamente, la- 
punta a la puntura cerjo , il ri- 
morso , il rancore. 

AnufÀMiaa nome neutro, 
propria menlerprereHo wrso; tstru- 
zione , dottrina. 

Anasbansa nome masco- 
lino, propriamente, attaccanentiy 
verso ; attaccamento ; desiderio ver- 
so ; compassione ; aggiunta. 

Aiincht'iibb nome femmi- 
nino, propriamente, suono ver»Oi 



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4l «fljno; 1t cuìBo ; la parola, e la 
Jìea della parola, spesso chiamata 
S»r»»vmtk (v.) - ^ella metrica, 
junn strofa di uso essen/iaimcnie 
brahmanìco, ma che occorre pure 
nei Veda, solaiaenlenegolnlo in 
questi dal solo numero delle silla- 
■be, 8 X *. mentpc, passalo nell'oso 
-i>ra il manico, ìoaàò lo ftoktt (v.) 
regolato dalloslesso numero di sil- 
labe e da una specie di quantità. 
£gco, per esemjiio, una vedica 
MniiHbt-vbh, da recitarsi, co- 
me divìsa in quattro oltoiiarii .- 
■ €)»■>* no mitrali* cant' 
"vamtt-ah" cam' na bha- 
"vaivaryania | ^ant' uà la- 
dra br'lhaspatlli* fam na 
'rfabofur avabraniab' », 
■che tradotta suona cosi : « Pro 
pizie a noi Ultra, propizio Varu- 
Jia, propizio a noi sia Aryamau ; 
propizio a noi ladra, Brihaspati, 
propizio a noi Vishnu, dall'ince- 
dere vasto ( poiché si credeva che 
•con tre passi attraversasse il mon- 
do; V. VlshU'u) n. E questo 
^ho voluto citare per aver pronta 
-occasione di una nota che mi 
sembra necessan-ia a chi s'acctn- 
L^a allo studio degli inni vedici. 
Spesso incontperA ohe il numero 
ijelle sillabe da recHarsi sìa più 
graude del numero delle sillabe 
•«he si presentane all'occhio di 'Chi 
)^i$g6 1' e la ragione sembrami 
stare in quesli>,'che gli inni pas- 
sarono nel secolo quarto o terze 
avanti Cristo sotto la revisione 
de'grammatki, i quali fermando 
alcune leggi di eufonia vedica 
diedero motivo all' alterazione 
della tessitura armonica degli iuiii 
stessi ; poiché te regote generali 
-da essi dale rimasero, per il pri- 
mo trascriltore degli inni vedici, 
•tali per ogni caso particolare, e 
per troppa obbedienza alla gram- 
matica si fece violenza alla ri- 
tmica. Cosi, nella strofa sopra ri- 
ferita, mentre, senza dubbio, il 
3ioeta ha cantato il secondo otto- 
nario cosi: Muu* aabhaTatn 
Mirjmmtk, la legge grammaticale 



-obbligò il trascrittore a scrivere 
bliavatv, perché la grammatica 
indiana insegnava che la u, in- 
nanzi a vocale, si modifica, pas-- 
sando nella sua corrispondente 
semivocale t. Ma, con rispetto 
de'grammatici indiani, noi legge- 
remo i poeti «ome foeii e non 
faremo loio il torto di frodarli 
d'alcuna sillaba, ancbe a costo di 
doterò dissen-are un momentino 
più la bocca, per pronunziare due 
vocali di seguilo. Ké bisogna di 
menlicare poi «be i Pràtlf à- 
khfa, o ^ramtnatictae foniche 
dei V^a &rono comiAisti quan- 
do già lìoriva'e si -manifestava in 
quasi tutta la sua forza, con una 
bella ma tirannica grammatica, 
la lingua sam'skrita; com'è 
assai probabile che molte leggi 
fossero imposte per la petta. pro- 
nunzia degli inni vedici, sotto la 
preponiteranza della giovine lin- 
gua. L'inno vedico, lo ripeto, è 
governato dal solo ritmo; dove 
Tarmoaia ne fosse tolta, ben so- 
vente muo^'erebbe nmilee pede- 
stre. Dopo tutto, a ohi ben guardi 
fra il 4esto del n'Igveda e il 
suo Prjttlfàkbya si offrono 
frequenti discrepanze; l'esempio- 
manca spesso alla regola e la re- 
gola all^serapio; con la scorta 
■del ritmo, il leUore in mezzo n 
queste djvei^oze, avr^ per lo più. 
una guida naturalee sicura. Cosi 
gli accadrà spesso di trovare vo- 
cali simili che invece di fondersi e 
ditlongarsi , secondo la legge 

§rnmmaticale , si staccano e si 
isegnano distintamente nel rit- 
mo, e questo non per alcuna li- 
cenza poetica, ma per primitiva 
semplici tA di lingu aggio (v.odat 
taj.- I^r tornare ora alla strofa 
aun«bt*abli, essa viene negli 
stessi inni vedici, considerata come 
una delle primitive creazioni; se- 
condoiParàn-aessasigeneróda 
una delle quattro faccie dì Hrah- 
man (la settentrionale) secwido 
Vaaka nacque, per l'aggiunta 
di un quarto piede alla (à^wtràt 



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rt però viene pur deriTalo come 
quarto melro àa uno de'piedi di 
Ppag'àiMitl. Nella simbolica 
Indiana, rappresenta il numero 8. 
Quanto alle sue varie specie, se 
ne vegga la de^icrizione ne' più 
volte citali Indmke Studien di 
Weber. 

Anunhfh'àna nome neu- 
tro, propriamente, stasione verso, 
lo intendere verso, l' apjtUcarsi, il 
fare , il compiere; cosi jl femmi- 
nino aiiusbth'Àiù vale il 
compimento, e il mascotino ann- 
«hth-ìltar colui che compie. 

ADnahth-u avverbi» ( di 
«nn+«(litl) , subito, immediala- 
mente. ( Dalla stessa radice , il 
latino fece l'avverbio equivalen- 
le siatim e l' italiano aÙistante , 
istantaneamente) . 

AnuHbn-a aggettivo , non 
caldo , freddo (anche nel senso 
morale , come indifferente]. E «- 
■■aiiliii'Hci''> ossia H cui raggio 
non è caldo , che splende fredda- 
mente, al mascolino, cosi cliia- 
mata la luna. 

AuusbTadhMtn avverbio 

vedicu, propriamente, secondo la 

' Uberto, liberamente, spontaneamen- 



tro, propriamente, la congiunsione 
verso^ la congiunzione, l'am>licasio- 
ne , M ricerca (Confrontisi , come 
ideale corrispondente, la espros- 
sione latina adjungere animum, 
per applicarsi, intendere ad un 
oggetto, curare un oggetto]. 

AnuMaraii'» nome neutra, 
propriamente 1' andar dietro , il 
seguire ; il cercare ; ed anche la 
imitazime. 

Annsùrf» nome remminino, 
proprio , Della leggenda , della 
moglie di Afri (v), e, presso 
Kjtlldjwa , di una conhdente 
di f^MknntalÀ , giudicato dal 
dizionario Petropolttano come una 
falsa variante della voce (tnik- 

AnnBtar»!!'» (di Aiin+ 
rtantn-a di *t»r, •tr'ln* 



nella quinta e nona classe rerba(«, 
cui perciò fu da Bopp esatta- 
mente comparato il latino ster- 
nere) , lo strato e specialmente lo 
sirato fatto di carne di vacca nei 
sacTÌ/Ì3t ai Mani. (In Piemonte è 
ancora chiamalo sterni il paoi' 
mento , il lastricato ). 

Annsvàr» nome mascolino, 
letteralmente, suono dopo ; il suo- 
no nasale indebolito che affetta la 
vocale. Ma, pel suo valore gram- 
maticale , udiamo ancora Bopp 
(Vergleichende Grammatick, p. 9j. 
• In fin di parola esso rappre- 
senta sempre una primitiva m, 
la quale passa, inevitabilmente , 
in anuMTÀrn innanzi alle si- 
bilanti, all'aspirata b o alle semi- 
vocali- y , r , I , V. A mezzo di 
pa-rula l'anuJSTJkra conrpure in 
sanscrito solo innanzi alle sibi- 
lanti , come alterazione di una 
n primitiva i. Tuttavia queste 
regole non sono rigorosamente 
osservate, e si può dir quasi che 
ogni manoscritto ne usa ed abusa 
liberamente. Questo, in digrosso, 
per noi basti ritenere che l'a- 
nuavfcF» è una m o una u 
meno pronunziala , per 1' ineon- 
Iro di certe consonanti le quali 
naturalmente impediscono che 
la m e la n innanzi a loro si pro- 
nunzino con tutta la loro pie- 
nezza. Quanto alle regole speciali 
che troviamo ne' Pràtl^àMi- 
7a , intorno all' nnusTJkrH , 
(quella, per esempio, che obbliga 
3 raddoppiare la prima conso- 
nante di un gruppo biconsonan- 
tico quando succede ad un a- 
naRvàra) dobbiamo averle in 
conto, meglio che di regole gram- 
maticali, di precetti rondati sopra 
qualche probabile , isolato acci- 
dente di pronunzia locale , or- 
ganico presso qualche scuola , e 
non caratteristico dell'intiero lin- 
guaggio , che , per lo più , loro 
contraddice, ne' copiosi documen- 
ti letterarii rhe ce ne sono serbati. 

Anoka propriamente , che 
vim dietro / he sta dietro , nom« 



,g:,.ndtyGòOglC 



neutro, la spina dorsale, e S|>Mial- 
mente la sua parte superiore 
( la nucal Veggnsi tuttavia per 
questa voce il Oiez) ; la famiglia, 
la discendenza, la razza , e quindi 
pure il carattere rf una rossa. 

Anòe'àm» (di nnu+vac') 
aggettivo , istrutto , colto ; cosi 
Mnùe'yM (stessa etimologia) ag- 
gettivo, da studiarsi. 

Adòc'tìi ( df uDiM-au'e' , 
anvan'c' anvac' e anùc' , compen- 
sandosi coli' allungamento dell'u 
la perdita dell' n) nome neutro , 
la tavola del letto. 

Aiiàiw, propriamente , non 
avenU meno , aggettivo , intiero , 
completo. 

Aiiàp» (di )inM-4-ap ; ca- 
duta la B di wp, per com[>enso 
si allungò la ii di ano) prò- 
priamenle, che è presso l'acqua, 
che é nelFacqua, nome mascoli- 
no , palude , stagno : riva ; buf- 
falo ; la pernice ; l' elefante ; la 
rana ; il pesce , e, in genere, ogni 
animale acquatico , o che cerchi 
l' acqua ; uno dei tre cHmi indiani 
e precisamente i{ piovoso , al 
quale presiede il Dìo IPaarg'm- 
ufM , come al freddo presiede 
Ifitjv e al caldo Adltra. 

Anr'Utahartk (di an-i-r't- 
iLMira ) aggetlivo, non orrido , 
privo di incagli, priim di spine, 
non accidentato , piano. 

An'rle'a e an'rtc', propria- 
mente , privo di r'l«' aggettivo , 
col qua e si designano quelli che 
non istudiano il K'tyreda. 

Anr'ic'u, aggettivo, non di- 
ritto, non retto, storto, disonesto. 

Aii)p'ln*a aggettivo, privo di 
debiti (di an-(-rln*a) ; quindi 
r astratto femminile anr'Iu'H- 
th e l'astratto neutro anr'ln'a- 
Ava valgono il non aver debiti. 

Anr'lta aggettivo ( di a-v-- 
■uKIta) non vero, falso. Come neu- 
tro, la bugia, la mensogna , l' in- 
donno. Nella mitologia pauranica 
il mendacio od Anr'lia è con- 
sideralo come Aglio di Adbar- 
wnm il torto , e di Hln'jià y la 



violeasa, come fraldlo di IVIIu*'!- 

ti la immoriUità, e come padre 
di BliarH la paura, dì IVaraka 
l' inferno . di Maya, la illusione 
e di Vedaiià, la sojferensa. Nel 
Ràmàyan-a si chiama a- 
uir'ila un'arma fatala consegnata, 
da VlfTàmitfn a Rhma. — 
aHr'ltMdeva, mascolino, échia- 
mato colui che ^tuoca indonnando, . 
il cui giuoco è disonesto ; anr'l- 
ttn af;gettivo e nome mascolino 
vale bugiardo e il bugiardo. 

Aneka aggettivo , propria- 
mente, non uno, ossia mweplice, 
vario , quindi gli avverbi ane- 
kadha, in vario modo, e anc- 
kacam non una volta , più vol- 
te , gli aggettivi anckap^da , 
di più pada e anekavldha 
poltforme, di più maniere, il nome 
mascolino anekapa, propria- 
mente , che beve spesso , ossia lo 
elefante il quale vedemmo pur 
sopra chiamarsi anùpa ; e il 
neutro anekatHirCMf propria- 
mente , che è di più corpi , titolo 
di un componimento drammatico 
indiano. 

Anedya aggettivo , «ncensu- 
r abile. 

Ancna»(di an-t-enas) ag- 
gettivo , sema peccalo , sensa er- 

Anebaa aggettivo inatten- 
dibile ; e , oltre a questo , che non 
si può sforsare (di an-f-ebas da 
àhj ; it tempo. 

Anta^ come nome mascolino, 
il fine ; %l confine ; orlo ; (anche 
neutro) uscita (nell'inno 99 del 
primo m. del R'IsTcda, la voce 
anta parmi avere il significalo 
di porta o di finestra] : la morte; 
lo sciogUmento ; suono /inak ; pau- 
ra. -• Il locativo avverbiale aule 
vale presso,,!» vicinansa [per tra- 
Elah) analogo a quello onde noi 
da eosta facciamo accosto). 

Afitah'karan-a nome neu- 
tro (di antar -t- karau-a) il 
senso che é dentiv, il senso inte- 
teriore, Porgano interiore, lo spirito, 
che comprende il passato, il 



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presente ed il futuro, in opposi- 
zione al vJih7»kHFaD*» die 
i il Kiup esteriore, F organo este- 
riore. 

Aratah'k»lp«iuime masco- 
lino di un ciclo dell'era buddlii- 
stlca, parte di un •sanlthr^- 

An4«li*kp'liiil , propria- 
mente, il verme dentro, appelln- 
livG dellB malattia de'vermi. 

Aiitnh'pHf m avverbio , il 
tempo in cui il bestiame i dentro 
(di Mn(«r + pRfa). 

AatKh*|iNr« nome neutro, 
propriamente, la cittàdentro, ossia 
il paiatzo reale, che con le sue 
adiacenze forma talora (ulta una 
■città ; e ancora , nello stesso pa- 
lazzo reale, il gineceo. (Veggasi I.1 
'descrizione di un Indiano an- 
tah'jpuro, nella mia JUemoria 
-«in viaggiatori Itatiani alle Indie). 
AU'nntiftfi'pura, come i/ineceo, 
«ODO addetti nani, eunuchi, mon- 
lanari (klrMàh*), come guardia- 
ni , Hleecliàli', Abbiràh', 
-compresi tutti sotto il nome comu- 
ne mascolino di ttutafi'par»- 
sahùfàfi*, ossia conipagm del 



. kHiedit, come ag- 
gettivo, avente gioia; come nome 
mascolino, la gioia dentro, la gioia 
intima. 

Antob'fartra nome neu- 
tro, ti corpo dentro, il corpo inte- 
riore, Piittemo del corpo. 

AwttatÌÈ.*m»ttvÌj propriamen- 
te, che ha il vivo dentro, che porla 
il feto, nome femminino, la donna 
incinta. - GoMstiicker , sotto que- 
sta^ voce , aggiunge la ^eguen- 
4e informazione: nome delia noce 
'O fava di Malacca (Scmecarpus, 
anacardium), il cui sugo acre è 
«onsideralo dagl' ln<lianl, come 
«n rimedio valido nelle affezioni 
scrofolose, veneree e lebbrose. 

Aot»h*santiv» nome ma- 
«colino, tormento interno, crepa- 

Antah'sjtPR nome masco» 
£no,ia essenia interna; come o^ 



potente. 



getlivo, che ha t 
grave. 

An<ata*Bth&ll* , propria- 
mente, che stanno in messo, cosi 
chiamali insieme, con nome ma- 
scolino , ti deretano e gli organi 
delia geiterasione- 

Autalta come aggettivo, pro- 
priamente, finale, ossia tnortale; 
come nome mascolino, la morte, 
come quella che porta il fine, e il 
Oto ddla morte ; luogo inlimo. 

AntHkM» nome mascolino, 
il tempo del fine, il tempo finale, U 
tempo della morte. 

Autiatos avverbio./nalniente, 
uUÌTm^nente, per terminare. 

Antadipnka, in rettorica, 
una maniera elegante di dire 
portante in tinedelln frase quella 
che splende, per esempio, il verbo. 

Autapàln nome mascoline 
il guardafrontiere , e , nell'eserci- 
to , quegli che protegge la retro- 
guardia. 

Aafama aggettivo, propria- 
mente, che è presso, prptaima, tanto 
prossimo da essere intimo, voce 
chegli risponde etimologicamente. 

Aatar preposizione ed av- 
verbio, il latino tnler, e intus, e il 
nostro antro cbegU corrispondono 
con eguale valore; quindi eome 
aggettivo, Miittkra interno, inte- 
riore {corrispondenti etimologici) 
e, oltre a questo, prossimo e an- 
cora distico, separalo , e «firo 
(corrispondente etimologico come 
il latino aiter, nello slesso modo 
che tdius latino ci richiama ad 
luiT'it sanscrito); come neutro, 
MBfarH vale ciò che è dentro, 
ciò che é intimo, U contenuto; H 
cuore; lo «pano interiore, finier- 
vallo ; la occasione, la opportunità; 
e per l'altro significato di distinl» 
che vedemmo all'aggettivo »b- 
tmr», il neutro (e talora anche 
il mascolino) assume pure i va- 
lori di differenza; separazione; 
resto ossia quello che e da parte j 
come avverbio e come preposi- 
zione »n<itr«(MM, internamente, 
entro. 



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Ut voce femoiinina che conlieDe 
VII siuoco di parole, spiegato, se- 
condo Goldsliicker, in uno di que- 
sti due modi : primo condizione 
ia cui la essensa del fiacre Cantore 
tton é sorla nel cuore ; secondo 
dorma che non ebbe piacere in cuore 
iuo e divaga con lo spirito. In- 
contrasi questa voce nel IIaIìd- 
d«7a, dove uccorron altri simi- 
glianti scherzi di parola, Tendali 
sopra la ripetizione degli stessi 
suoni. 

Antera STverbio, inttmomen- 
U (mf«r-HM) , e anche fra (onde é 
comparabile il latino, inler-ea, 
mter-im) frattanto ; nel tempo del 
viaggio , mentre si è in viaggio , 
ossia nel frattempo. 

Antarikii'»» (di Mutarle 
an'sa) il pefto. siccome quello 
che è fra le spalle. 

Aiitaràtmaii nome masco- 
lino, {anima dentro, il cuore. 

Antiu-jtpau-» nome masco- 
lino (di Biitikr + jMN»n-««), 
propriamente, meroa/o dentro, os- 
ala il luogo del mercato quando è 
dentro alla città, l'er il mercato 
Indiano vengasi la voce JtpHn*a. 
Attiiwiiky» , propriamente, 
in/er-ieiM, eh» va frammezio. 
frapposto, come ag^ttivo ; e come 
nome mascolino, impedimento. 

AntarM» nome neutro, tn- 
tervalto, e nel suo locativo, come 
Torma avverbiale , neW inta-vallo , 
nel frattempo. 

AiitarIkshH, nome neutro, 
quale trasparente, ossia che si può 
vedere fra, cioè Paria, !a regione del- 
taria, lo spazio aereo; ed il culo. 

AntMrtkstaaprJi, comeag- 
gettivo, empiente Paria; come ma- 
scolino, appellativo del sole, come, 
femminino , della ninfa llrvAf i, 
interpretata da Max MUiler come 



Antarltef letteralmente en- 
troMo (inlro-ito,eióche andàdentro) 
andato dentro, come aggettivo, in- 



lerno ; nascosto ; scomparso (io reco 
naturalmente iiui in confronto il 
verbo tnter-tre Istino, il nome in- 
ler-itus, considerandosi il morire 
come un distruggersi, uno scompa- 
rire). Trovasi pure antiurte 
col valore di separato , diviso 
come vedemmo averlo pure tuà- 
faro; (il latino infer , in alcune 
sue composizioni, ha una forza 
quasi equivalente : per esempio 
in interaicere, .interdire), onde in- 
terdetto, che vale prolabere, ossia 
procul Aaòsre). Il nome neutro 
MBterUM, come termine archi- 
tettonico, viene cosi descritto da 
Goldstiicker, nel suo pregevole 
Dizionario, che pur troppo, tanto 
procede lento , temiamo di non 
veder mai finito : s Una delle 
nove maniere di imposta di forma 
quadrangolare, che entra nella 
composizione di un piedistallo (o 
tiilastro, colonna), ohe general- 
mente ha la medoBima altezza del 
capitello D. 

Aiit^ltìliMaga, come ag- 
gettivo, andante nelParia, come 
nome mascolino, ucceUo. 

Antfu^ya, propriemeute,eAff 
è dentro , interiore , ossia come 
neutro, la sotto veste, Pabito che è 
sotto,in opposizione ad ■ttariya 
la sopra veste, l'abito che é sopra. 
Il modo di vestire, nrosso gli In- 
diani, è vario e moltìrorme, se< 
condo ì luoghi, secondo i climi, 
secondo le razze e secondo le 
coste. Cosi sopra tutta la costa 
meridionale, la Dekbanica , in 
modo particolare , le classi in- 
feriori, oltre ai penitenti od ere- 
miti, vanno interamente nude o 
quasi, i neri specialmente ; tutti, 
nondimeno, salve pochissime ec- 
cezioni, avendo cura di non of- 
fendere, con la troppa semplicità 
del loro costume, la pubblica 
decenza. Le donne stesse tutta- 
via in detta costa vanno scoperte 
dalla cintola in su, compensando 
le ricobe il difetto di vestimenti, 
con una grande profusione di 
gioielli e tu profumi, talora pure 



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di marcbii sulla pelle. La veste di 
tali donne è tuUu d'un pezzo , si 
ferma alla cintola e discende gt'a- 
ziosamente fino ai piedi ; una 
parte di essa tuttavia si (a ora 
geoeralmenle nell'India, insù, 
per varie onde graziose , piegare 
intorno alla parte superiore del 
corpo fino Sopra il capo. Di que- 
sto costume, nella sua forma piti 
semplice, noi dobbiamo supporre 
che si servisse la virtuosa e bella 
n»ni»7anti, nel HnhàlihJk- 
rmitm, come il suo Naia (vedi), 
poiché, appena gli uccelli portano 
via a Nnlfk il suo solo abito, i 
due sposi si coprono entrambi con 
la unica veste di Dam»7Auti, 
la quale tagliala quindi da IV«la, 
mentrela mogiiedormlva, lasciava 
la infelice principessa più ignuda 
che vestita. - Appesa al collo 
per una catenella portene poi 
ordinariamente una scatolina, 
spesso d'argento, ove cbtudono 
ft^lie del noto betel , le quali , ad 
ogni ora, usano masticare ad ecci- 
tare la lussuria ; le treccie portano 
o sciolte o,nel modo più sempli- 
ce, raccolte di dietro [coperte d'un 
grazioso berrettino, il quale tutta- 
via pare di guslo maomettano); 
fanno eccezione le vedove che si 
radono, per segno di lutto il capo : 
e tutte le penitenti e le danzatrici 
o bajadere le quali come sì ve- 
stono capricciosamente, e piut- 
tosto alia Maumeltana cbe all'in- 
diana, si acconciano capricciosa- 
mente la lesta; esse specialmente 
usano attaccarsi anelimi al naso : 
e ancora vogliono eccettuarsi le 
Cristiane e le Maomettane na- 
tive dell'India, le quali vanno 
assai coperte, e ne! capo ancora, 
sebbene le ultime non usino nel- 
l'India velarsi la faccia. Nel modo 
di vestire inlluirono, pìùcbe altri, 
presso gli indiani e presso i set- 
tentrionali in ìspecie, i Maomet- 
tani, ai quali credo che le donne 
indiane del Rns'astliàna deb- 
bano il loro corsetto e la loro 
ciarpa, come gli kahatrij» il 



turbante, la tunica, la cintura e 
le bracbe o, almeno, una foggia di 
brache, come i cosi detti NttMib 
il loro intero costume. - Ho ac- 
cennato sopra ai penitenti ; il 
T»Ctii va presso che nudo, poi- 
cliè coperte le parli vergognose 
con una striscia di panno fissato 
ad un cordane che cinge i fian- 
chi, non porla sopra di sé altro cbe 
un rozzo berretto sul capo , 
una bisaccia ad armacollo ed 
un rosario in mano ; il mm^ 
■M'njàsin veste invece come 
uno de'nostri frati zoccolanti, me- 
no un singolare berretto, quasi 
monumentale, terminato in pun- 
ta, eh' esso porta. - Questo ber- 
retto, che somiglia alquanto nella 
forma, alle loro pagode e si ri- 
produce spesso, mi pare caratte- 
ristico dell' India. - Quanto ai 
Brahmani che ora sappiamo andar 
vestiti per la più parte di lunghe 
tonache bianche, come i nostri 
frati Domenicani , 1)ou sempre 
paiono aver usate vesti dì tal co* 
lore; l'inno satirico del n'Ifrrc- 
da in cui le rane contraffanno i 
sacrificatori, sembra accennare a 
due colori differenti , usati da due 
ordini di sacrificatori il bruno ed 
il verde (v. nuin*d'àluk) ; ob- 
be<1endo poi anch'essi alle neces- 
sità del clima, in certi luoghi usa- 
rono scoprire, ne' caldi, la in- 
tiera parte superiore del corpo, e 
dalla cintola in giù avvilupparsi 
in un solo drappo fermato sul 
fianco sinistro. È nolo poi come 
distintivo delle caste superiori, 
dei dvlg'a fosse e sia una spe- 
cie di cordone sacro in cotone a tre 
fììi, l'ap»vUikf il quale fisso 
alla spalla sinistra ed appuntato 
, alla destra, allraversa il petto fino 
alla cintura, una specie di Bo- 
mana prelesta, per la quale sì 
disse che l'uomo nasceva una se- 
conda volta, (v. dvls'a) - Con- 
frontisi sopra la voce adbtt'D*- 
fukn. (Alcune altre notizie so- 
pra it vestire Indiano si ^Iranno 
trovare nella mia già citata Jfe- 



uy Google 



«7 



morto sui viaggiatori ItaRani mU 
V Indie). 

Antoren'a forma avverbia- 
le (strumentale di «ntara ) ; 
' 1, tn mezso, ntl frattempo, neh 



l segreti pene- 



AntKTgmUi (di autor + 

girta da s«m) aggettivo parti- 
cipiale, il medesimo che «ntort- 

to (TJ. 

Antopgr'lba nome neutro , 
propriamoDte, la casadenlro, ossia 
finterno delta casa, l segreti 
trali. 

Aotordr jura nome neutro, 
propriameDte,b}M)rfa<Jn)fro, ossia 
la porla iniema ; la porta privata, 
la porta segreta. 

AuCardliA femminino e an- 
tordhàna neutro eautardlil 
mascolino (di antar m- Mkk) 
lo scomparire, il celarsi. 

JjaCarbbava nome masco- 
lino, propriamente tessere dentro, 
e quindi pure, la interna disposi- 
sionedelFanimo,rintimo setUitMoto. 

Antorltliiiuttl nome fem- 
minino, il sotto terra, il luo^o sot- 
terraneo. 

Amtarmr'ltoaggettivo mor- 
tp dentro, ossia morto nel venire 
malemo. 

Antary tboia nome masco- 
lino, propriamente, il frenar den- 
tro, cosi detto il ritenere FaUto, il 
soffocco'e il proprio respiro, peni- 
tenza imposta nel compimento 
di uno de'sacrificii del «orna ; 
quindi autarjràmlD al masco- 
lino, il frenatore interno, è chia- 
mata l'anima, e, nella mitica, il 
DÌoBralunan,il Dio Vlvlio-a, 
il Dìo f^lva. 

Antarrati (ed anche an- 
topratiù ] femminino di nso 
vedico, propriamente che i /bmita 
dentro, ossia portante, cosi chia- 
mata la dotma incinta. 



*as neutri, la veste interiore ( v 

mmtmrkfm). 



vedico; gli corri^nde assai bene 
uel senso e nella fmoa il iiosln> 



intratndtnte, che intravede, ossia 
che vede a traverso e non vede tU- 
rettamenle. 

Antarrcdl come avverbio 
ed aggettivo spiegato dal Dizio- 
nario Petropolitano : dentro il 
luogo del saòrifisio, che si trova 
dentro il Iftogo del sacrijisio ; come 
femminino la striscia di paese fi-a 
il Gange e la Fai^unà ; col nome 
di antarrcdayali* sono nel 
HJHUjt]ran*a indicati gli abi- 
tatori di questa contrada. 

AntoraMitom avverbio , 
fra mano. 

AntmrbiuM nome masco- 
lino, il riiiere dentro, il rìdere in 
sé, il riso trattenuto. 

AntoriiUa, aggettivo, seom- 
parso, invisibile. 

Juntalopa, propriamente il 
taglio del (àw nome mascolino, in 
grammatica, il f 03 Jio, la soppressio- 
ne delVnltima lettera di una parola. 
Antavant aggettivo , avente 
fine, caduco. 

Antevàvio dimorante presso 
eantosad sadente presso, nome 
mascolino,cosicbiamatofo scolaro, 
il discepolo. 

Antastfa nome neutro ; 
qui per la sua forma e per l|idea 
che rappresenta il Dizionario di 
Pietroburgo rappresenta la voce 
latina tntesfinum; presa la voce 
antastyfk , come semplice ag- 
gettivo, il latino aggettivo tnte- 
stinus vorrebbe qui venir richia- 
malo. 

Aiitea<lia aggeuivo secondo 
che si spieghi da anta -*• «tbj» 
da autar -4- mO^à, finale od 
interiore ,• col femminino an- 
tali'Btliè trovasi denominata la 
semtoocale- 

AntaMTariia, io grammai 
tica, come masc(riino, lo avarila 
in /ine, ossia taccentochiamato aTa- 
rlta, quando code sulPultima tU- 
loba di una parola; come neutro. In 
parola stessa, quando ha t accenta 
avarlia circon^esso sopra Fut- 
tima tua siilaba, ossia la parala 



t^Cooglc 



Aiitah*ithàeIi'Mndn»no ; 

me femmioino, propriamente , la 
strofa media; presso il Weber, 
ordine di metri iDlermediarì , che 
da !S sillabe, crescono sempre di 
i fino a 103. Il primo, di 38 sil- 
labe è chiamalo rkg', t'ultimo, 
di 10S, è chiamato udak». Gli 
altri 19 che stanno fra questi due 
hanno tulli proprii nomi levati 
specialmente dall' acqua, come 
kpmm f vhwt , «mbn^ nni- 
blia*, amr'lt» ec. 

Antl (confr. anta) il greco 
ttutf che si mantiene nel latino 
aiiti-d-ea e , come parmì , in 
anti-quus , antico, a cui io con- 
fronto l'aggeltiTO sanscrito antl- 
Lh , e nelPitaliano ùm-anti, inn- 
anzi, ansi. Il proprio valore di 
antl é anle , innansi, di fronte , 
ma per traslalo , pure : in uici- 
nanza, presso; onde »o)lk» f»ros~ 
Simo , che ita innanzi , ànfi- 
cus , dì cui posticuj è r oppo- 
sto ; ed anche volgente al fine , 
finìente. Ne Ha dram malica Indiana, 
e indicata, con le voci antl e 
auMkJk femminili , la sorella 
maggiore , antiqua , Cantica { ed 
ancne nome di un'erba medici- 
nale diuretica ). 11 neutro auf 1- 
lift vale la vicinanza - Aatlkà- 
erarn, al mascolino, è chiamata 

Antlkoii» mascolino, cosi* 
chiamato dagl'Indiani il re An- 
tigono. 

Autlxr'Uuk neutro vedico , 
il cortile , Caia, lo spianato in- 
nansi alta casa. 

Autldeva mascolino .V edico, 
propriamente, che gioca contro, 
ossia Fawersario nel giuoco. 

AAtlma '( la cui forma ar- 
caica è antaniH q. v. ) aggettivo 
di iknto in fine, ultimo, che gli 
risponde pure etimologicamente , 
come l'ul) di Catone, (perulfra), il 
quale sta ad tilt (da ulti che io r ichia- 
moadHutl) come il greco pros alla 
sua forma epica proti (sanscrito 
prati). L'aggeliivo autlma 
T{de pure cht e presK, proesimo, j 



per la stessa analogia onde di 
anta fine si fece il locativo 
ante in vicinanza, in prossimità, 
onde dì anta fine, limite si fece 
autl innatisi, net cospetto. 

Antodatta, in grammatica, 
come mascolino, l'occenlo «dat- 
ta (ossia acuto] in Ane, ossìa 
neW ultima siìlaba delta parola ; 
come neutro, la parola assitona, 
ossia i^Ua che porta V accento 
acuto sopra ruftima sua sillaba. 
Quindi l'astratto neutro anto- 
dattatva l'ossitondinento. 

Jmtva (di anta) aggettivo, 
finde, ultimo (ed anche ultimo 
net senso di inferiore, infimo, 
come noi lo usiamo). - 11 masco- 
lino autya, come nome di pianta, 
le cui radici sono adoperate con- 
tro la colica, è pronabilmente 
vocabolo corrotto di antrya, 
essendo l'erba antri (femmin ino) 
adoperala a quest' uso. Come 
neutro, l'ultimo numero, ossia un 
trilìardo; l'ultima delie castella- 
zioni dello zodiaco, ossia la dodice- 
sima, quella de'pesci, nella quale 
la luna fa 1' ultima sua stazione; 
P wiCimo termine di una progres- 
sione matematica, chiamato pure 
antyadhaua. - Di autya , 
finale , ultimo , l' aggettivo an- 
tjmg't^nalo ullimo,ilpiùgiovine; 
quindi pure : nato nelf ultima ca- 
sta, un fùdra (v.j; il neutro 
antyapada, secondo Bridi- 
magnpta, presso Colebrooke: 
« La mìnima o prima radice dì 
un quadrato ; quella quantità per 
cui il quadralo moltiplicalo pel 
moltiplicatore dato e ag^^iunto 
l'addendo, dato o sottratto il sot- 
traendo è capace dì fornire una 
perfetta radice quadrata; la pia 
grande o l'ultima radice; la ra- 
dice quadrata che viene estratla 
dalla quantità cosi operatavi '.- 
Quindi ancora il femminino au- 
tràvastlia, ossia la distrusione 
finale, ta morte, e presso i tt'M- 
na, la riduzione in atomi. 

Autra , neutro (sincopato 
da antara], k wtmon, cor- 



t^Cooglc 



rispondente ideale ed etimolo- 
gico. 

And radice che vale kgare , 
onde «udii un ornamento che 
le doDne indiane portavano ai 
piedi ; mi sembra che si possa 
qui riferire il latino induere ; e 
se si consideri la radice and 
come parente della radice ondli, 
che diede poi orìgine all' agget- 
tivo «ndha, cieco (ed anche 
occulto, chiuso), mi piacerebbe 
qui riferire ancora il latino tn- 
fula, ossia la benda o fascia sa- 
cra di cui si cioeevano il capo i 
sacerdoti gentili (di andhala, irt- 
dhala, itidhula, infula). 

Andba aggettivo ; certo, nel 
suo primo significalo , otcuro ; 
quindi cieco ; lo stesso valore ba 
andliaba. - Col femminino 
andbatii e col neutro and- 
hatTa si esprime la cecità, col 
neutro andliai, la oscurità , da 
una radice andb, che valse, 
come io credo , involgere, coprire 
(v. and), chiamala pure, al 
mascolino ed al neutro, and- 
liakàra» siccome quella che fa 
buio. 

Andhaa neutro yedico, oscu- 
rigli, buio; erba, ia modo spe- 
ciale l'erba dei aoma; quindi la 
bevanda del soma, il suo succo ; 
quindi il «ucco , in genere, la 
porle nutritiva ; il nutrimento, il 
cibo; forse dalla virtù inebriante 
del soma viene qui l'erba deuo- 
inÌnata,giccomei|uellaìI cui succo 
fa perdere la vista; dal consi- 
derar la voce come un aggettivo, 
esprimente buio , oscuro , onde 
potrebbe l'erba del soma venir 
denominata, mi trattiene la po- 
rzione dell'accento che èparos- 
ettono invece di ossitono, mentre 
andba oscuro, cieco è ossitono. 
Andhraj nome mascolino 
d'una razza indiana, probabil- 
mente d' indigeni, ricordata nel- 
rAltareja Bràhmau'a in 
questo modo: o ! discendenti dei 
cinquanta figli di VlfTàmltoa 
SODO in gran parto gli ' """"" — 



'dra. i ffabora.! Pv- 

- , i Mikttlia ed altre vili 

tribii BomtKlianli. La maggior 
parie dei aa*Ta discesero da 
Vlf TàmUra ». 

Anna (dalla rad. ad, onde 
il latino fa edere, esca, esum, esu- 
rio], come aggettivo, mangiato; 
come nome neutro , ct6o , BMlrt- 
mento e specialmente il cibo 9uo- 
tidicmo degi' Indiani consistente 
pel povero in un po'di riso de- 
cotto nell'acqua o nel latte, e 
simile al kaska o gruau del 
minuto popolo Russo, di cui fa- 
ceva una palla con la mano e lo 
trangociara ; e pel ricco, mal- 
grado la proibizione della carne 
nello stesso riso con altri nume- 
rosi ingredienti, aromi in ispecie 
e talora carne, che deve formare 
una vivanda non troppo dissimile 
pel gusto dal noto kiisMcushù de- 
gli Arabi. Gli scrupolosi adope- 
rano tuttavia, invece della carnè 
di bove, col permesso dei sacer- 
doti, quella di porco salvatico o 
di gallinaceo o di pesce, seb- 
bene in una penitenza rigorosa, 
anche il pesce venga interdetto. 
11 frumento gli indiani raramente 
adoperano ; mangiano in vece 
una specie di pane fatto con 
qualsiasi grano ma specialmente 
con farina di riso, che chiamano 
apa, ed un pan forte colla farina 
di riso, mescolata con la «nrà, 
liquore estratto dal legno scor- 
tecciato di un palmiere, e che 
supplisce , appo gl'Indiani , il no- 
stro vino (che non hanno] di 
sapore somigliante all'acquavite, 
se si lasci molto bollire. Altre vi- 
vande in uso sono le lenticchie 
bollite e condite con burro e 
zucchero, zenzero, latte in più 
modi, erbe con burro, con aromi. 
Ma le chiese brahmaniche proi- 
birono l'uso delle cipolle , del- 
l'aglio, delle rape, delle caròtee 
delie zucche, siccome eccitanti i 
sensi. Oltre a questo , sono cibi 
comuni nell'India un numero 
Sterminalo di frutti di delizioso 



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sapore, moltissimi de' quali ga[v- 

Slamo essere stati DiinutameDte 
escrilti e disegnali da ud nostra 
padre missionario, di nome Mat- 
teo da S. Giusep^, il quale viaK- 
giava col Sebastiaui alte ludie 
Orientali nel secolo decimoset- 
timo. Comìni e donue mangiano 
nell'India, separatamente, consi- 
derandosi, nella legge indiana 
come svergognata una donna la 

3uale si lasci vedere a mangiara 
a un uomo; uomini, e donne 
fanno perciò cucina a parte , e 
come paregli uomini per le donue 
non mai le donne per gli uomi- 
ni. Si lavano le molte volle nel 
giorno,onde none meraviglia che, 
per lo più, invece di coltelli e 
forchette e cucchiai adoperino 
per mangiare le sole dita della 
mano destra ; e talora foglie, il 
che fanno con una grazia spe- 
ciale. Invece de'nostri piatti poi 
osano pulitissime foglie di bana- 
niero, distese dentro una ciotola 
per lo più di legno, e talora sopra 
la mano, avvertendo tuttavia i 
penitenti pitagorici che si trovano 
ancora, in discre io numero, nel- 
l'India meridionale specialmente, 
che dette foglie siano secche, poi- 
ché dicono e pensano che le verdi 
contengano un' anima , alla quale 
si porterebbe offesa, ove si ado- 
perassero dette foglie verdi come 
piatti. I pia divoti usano ancora 
innanzi di pigliar cibo fame pre- 
sente all'idolo, il quale astenen- 
dosene lo si copre e i devoti si 
mettono a màngiara, dopo avere 
recitato il rosario, composto di 
40S grani , che 'si dicono corri- 
spondenti ai 108 anni della vita 
di Brafaman. Quest'uso tuttavia , 
io ripeto , è proprio solo de' più 
devoli e specialmenledei peniten- 
ti, frai quali poi usano! cosi delti 
Yogln del Halabar ancora di- 
stribuire i resti della minestra di 
riso in otlant'una porzione, cioè 
7 per le cornacchie (un viaggia- 
tore italiano del secolo decimo- 
sesto dichiara invece cbe tutte le 



reliquie della mensa erano de- 
stinale ai corvi) per queslo addo- 
mesticati, 13 e mezzo ai gatti, li 
ai cani , SI alla vacca, 46 ai topi 
(distribuite in 16 an^li della 
casa) e solo 9 e mezzo ai poveri. - 
Col nome mascolino di anoa- 
patl o signor del cibo è appel- 
lata talora la divinità, negli scritti 
vedici, e specialmente Af ni ; 
col nome neutro di «nnapàiui 
è chiamato, nel HahàbhJlP»- 
t», dal quale io lo levo, il man- 
giare ed il bere, il ctòo ed H poto ; 
annaprftfana ossia, propria- 
mente, il mangiare anna è chia- 
mato, con nome nentro, la mine- 
stra di risa fossia riso collo , sul 
3 naie quando è cotto si stempera 
bI burraj che si dà, per la pri- 
ma volta, al bambino, nel suo 
sesto mese, secondo che ci in- 
segnano AcTalJkTaiia, Hiuia 
e Vac'n'aTalkya (T. bàia e 
pHtra) ; annamala , neutro 
ossia propriamente escremento del 
cibo è chiamato l'escremento ; an- 
aarmma equivale ad annapA^ 
n» ^ aiinaTant , neutro, vale 
fomxto di obi; aanàkMa, ma- 
scolino, propriamente, il non tem- 
pi de'dbi, ossia il tempo in cui 
non vi sono cibi, il tempo di care- 
stia; annàdja neutro è II nu- 
{nrn«nto, ossia il cibarsi delTanna 
e annadrakàma è chiamato 
cdui che desidera il nutrimento. 

AnT» (cui il Bopp, contrad- 
detto ora, ma non in modo irre- 
futabile , comparò il latino olius) 
aggettivo , diro (simile all' Osco 
che ci dà le forme dtrei, (dtrvd, 
altrom, e al Ialino alter, da ri- 
chiamarsi cOn l'nmbrico attler 
piuttosto ad antara) ; diverso; 
altro che il primo, ossia secondo ; 
e, ripetuto, anTa-anra vale co- 
me il latino tuter-tJter, a cui è 
fiure sinonima in sanscrito la 
orma eka-anT» l'uno-raWra ~ 
Quindi anrakshetra o paese 
degli altri è chiamata, al neutro, 
k lerra straniera ; anyaf'an^ 
■IMI f al neutro , o altro tn- 



ny Google 



seimento è cbtamata, nella cre- 
denza della metempsicosi, ìavita 
anteriore ; MH^atamB a^ettivo 
vale uno fra molti, e, se si potesse 
aire, uaissimo, cdtrissimo, [L'idea 
dell'uno e dell'allro ebbe in ori- 
gine la stessa forma ; si disse 
questo e questo per e^rimere il 
primo ed il secondo ; n'è prova la 
Stessa etimologia che ci richiama 
tutju al dimostrativo «d», e 
uno, vecchio latino oi»a«, gotico 
oin-s al sanscrito dimostrativo 
dina contratto in eaa, equiva- 
lente di 4*na ; veggasi tutta- 
via Ana) ; anTutarn , ag- 
tettiyo, vale uno dé'due, uno di 
ve; anyatas avverbio signi- 
fica altrimenti, altronde e altrove, 
sebbene per altrove si adoperi 
specialmente anyalra, e per 
altrimenti anyathà (cui il Bopp 
compara il latino oJtufaj; anyaw 
femminino, è la differenza; anr»- 
dii avverbio vale altra volta, una 
vetta; aayapwvlit-a mascoli- 
no, vien chiamato il cucu/o, sic- 
come quello che è nutrito da altri 
e anyabbp'U al mascolino, 
la cornacchia siccome quella che 
cova te uova del cuculo, ossia che 
nutre altri; nel che, quanta ve- 
rità possa essere e quanta pre- 
giudizio ignoro; anramanas 
(aggettivo bafaavp.) ossìa avente 
un dtro spìrito vale ossesso e an- 
cora avente lo spirito ad altri o 
ad altro, preoccupato ; anTava- 
dln, ossia che dice altro e chia- 
mato il mentitore; anrastrìga 
mascolino, ossia Fandanie alla don- 
na di un altro è Tadultero ; anye- 
drnstnunaUrofftomo, domani, un 
giorno ; anjadarya aggettivo 
di altro utero quello che noi di- 
remmo d) offro letto, di diverso 
letto, frateBastro ; anya'n^a, 
dius-aiium, Pun FaUro, rectpro- 
co/mente. 

Anyfc, epiteto vedit^o della 
MICCO, non da seccarsi o isterilirsi 
che non diviene secca o sterile 
ossia feconda [la voce occorre nel 
B'iffved», Vm, n, II, scritta 



cosi, ma evidentemente fermata 
in tale forma bisillabica in un 
tempo in cui non si avea più la 
coscienza della sua significazione 
e nemmeno più del suo valore 
ritmico. La strofa K, ove la voce 
occorre , è composta di tre otto- 
narii più un endecasillabo; essa si 
trova nello endicasillabo che ci 
si conserva scritto- cosi: n»- 
w*»»mjiut jui' asr'lkHhr *^n- 
ykm Iva ; si contino . sono 
dieci sillabe sole : e gli àrii in- 
vece lo cantarono cosi: nama^ur 
am' asr'ikshy aniyàm iva , che 
sono M sillabe. 'Anyà dunque 
fu scritto per errore, invece di 
aulyji trisillabo, di a negativo 
-4- nlyà. L'inno è diretto ai 
Vlf vedeTàh'* ; e il verso che 
ho citalo , dovrebbe suonare 
cosi : sHncMnarono come io ho 
munta la vacca , cioè come 
noi ci inchiniamo per mugnere 
la vacca, coH s'inchinarono innan- 
zi a voi i sapienti. Questa breve 
discussione sia sufficiente a pro- 
vare quanta cautela ricbiegga Io 
studio degli inni vedici e quanto 
ancora ci resti da lavorare sopra 
i medesimi, 

Anjjtya mascolino, incon- 
dolta (di a -4- nyj^ya], cattivo 
modo di procedere. 

Any4na aggettivo, non (fi- 
minuito, non minore, intiero, com- 
pleto (dì a -t- nyàna^. 

Anvaa'e' agg. andmte dietro, 
seguente; onde, nella sua forma 
media, l'avverbio anvak, che 
vale andando dopo, ossia dietro. 

Aavaya (dì ana ■+ la ra- 
dice lespansa) , maschile e neutro, 
ciò cfie «ien dietro; il seguilo; la 
discendenza; la conseguensa o di- 
pendenza logica. 

Anvartha aggettivo, di mo- 
do secondo, di modo facile, di mo- 
do ^àano, e quindi .semplicemente, 
factk,piano, agevole acomprendersi. 

ADTaTclcshlt (di aiin -¥• 
avekshà), femminino, il guar- 
dar dietro e sotto, e, in somma , 
ta prudensa, la circosjiezione. 



t^CoQglc 



STTerbio, pro- 
priamente, seconda i giorni, ossia 
giorno per giorno, giomalmenle (di 

A nv&Uhy JUin propriamente, 
discorso secondo, discorso conti- 
nvato, ossia racconto, narrazione; 
petizione di un'opera, che proce- 
de di seguito, sema altre suddivi~ 
stoni, ossia èrano che vtm Tedialo 
di filo. 

AuT^hl nome mascolino 
(di ann -+- à -t- dtat dalla ra- 
dice dbà porre], pegno. 

Anvàdheya (di aun-t-& + 
dhefK dalla stessa radice dbjt 
porre, sl(AUire) Dome neutro, 
auello che il padre o il marito 
devono stabilire alla sposa, ossia 
la dote che le devono fare. Intorno 
alle nozze indiane e agli usi re- 
lativi, sto preparando un lavoro 
affatto speciale, dove confronto 
pure con gli indiani eli usi eu- 
ropei ; esso sarà Duplicato , io 
spero, entro questanno medesi-- 
mo ; verrò, tuttavia , notando 
qui le cose essenziali relative al 
matrimonio iudiano, sotto la voce 



■•« nome neutro, 
propriamente la saiita dopo; si 
allude, con questa espressione, 
all'uso delle vedove indiane di 
salire^sul rogo dopo il marito 
estinto (veggasi sotto «uuma- 
ran-a). 

Anvàsana neutro, propria- 
mente , l'esser dopo , lo star dopo; 
il servizio ; U serviziale. 

Anvàbàrya nome neutro . 
(di ann -^ à + taàryadi bar) 
cosi deflDÌto da Hanw 9 e. Pt- 
«r'In'àni' miMlkaiii* ^rjul- 
dham; anTàfaàrTam' vi- 
dKrbaddhàli* » 11 che viene 
a direr <c Df^ padri (o moni) 
tì^mensile convito un auvÀbik- 
na t sapienti stimarono s, poi- 
ché ad ogni novilunio e, come 
credo, precisamente il giorno 
che precedeva il novilunio , so- 
levansi celebrare conviti fune- 
bri (vengasi , per la deacrìziODe 



d'alcune cerimonie fonebrì io- 

dìaue, sotto la voce mr'Uya}. 

Anvesba o aDveshau-a» 

nome neutro , il desiderare se- 
condo, ii desiderare verso, ossia 
ti cercare, h ricerca. 

Ap nome femminile, l'acqua 
(che il Bopp ha già comparato 
qui etimologicamente ; compa- 
Tinsi ]}ure le forme de'nostrì dia- 
letti aigiia, egua, eiva, èva e il 
Dacoromanico apa; ilKurlìusri' 
chiamò gli AppuH e ii nome di 
Apiola £iltà de' Volsci, come PoK 
i Mess-ap^, ossia i fra le acque 
a quel modo che interamna e 
Mesopotamia valgono ira t fiumi; 
ne' dialetti lombardi, sono dette 
avas od aves le sorgenti d'acqua; 
forse è da riconoscersi nella de- 
sinenza OS un antico nominativo 
plurale, onde la voce parrebbe 
stare in perfetto riscontro col 
Sanscrito apa«. Il Bopp compa- 
ra ancora con ap il latino amnu 
per la stessa analogia, onde 
somnu-s é da riscontrarsi col 
sanscrito avapna; la quale 
etimologia viene ora combattuta, 
ma, per verità, con ragioni molto 
insamcienti. Io richiamo final- 
mente qui ancora il latino Ausler 
siccome il pluvioso, (di ap-star, da 
altri richiamato alla radice nah). 
Vedemmo, sotto A911Ì, il culto 
che gì' Indiani ebbero pel fuoco; 
vediamo ora in quale stima aves- 
sero essi l'acqua. E, consideran- 
dola, anzi tutto , liei cielo , eccoci 
innanzi ad un mito grandioso e 
complesso, forse capitale, nella 
mitologia Vedica. Esso è soletto 
come quello del fuoco dell'impor- 
tante lavoro di Adalberto Kuhn 
« Die Hercdikunfl des feuers und 
des ^Sttertranks •,al quale rinvio 
i miei lettori che conoscono il 
tedesco ; e per qaellì che non lo 
conoscono espongo brevemente 
i risultati più rilevanti delle ri- , 
cerche del Kuhn e de' pochi miei 
studii. Le acque sono in cielo 
variamente personificate ; ora 
soUo il loro semidice nome di 



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63 



jipa« [da »p) 08^8 le aeqiuxe, 
le tuivole, rappresentate come 
compagne dei HIir'timTab* i 
rulmiaì e dei HarntaU* i 
venti cbe sorfiano nella tempesta; 
A^ni, il fuoco i il Dio del fwt- 
00, nasce, come fulmine, dal 
seno di esse ; ma come talora da 
esse nasce, cosi talora entra in 
esse ; il fulmine si sprigiona dalla 
navola, il fulmine si nasconde, 
si perde nella nuvola; il fulmine 
squarcia la nuvola e ne sprigio- 
na le acque. Da questo vario 
modo di considerarlo una grande 
varietà di miti speciali. Tra gli 
altri, per esempio, quello di 
C'yaTMa» figlio di Bhr'lgn, il 
fulmine, ossia la sua personifica- 
zione, cbe, cadendo nel mare, si 
ringiovanisce , 0, come dice la 
leggenda, ne esce con la età 
ch'egli desidera di avere; ossia il 
^mine beve Facqua della nuvola. 
Ora é da ricordarsi come l'acqua 
della nuvola, negli inni Vedici, 
èchiamalaanir'ltaod immotale, 
ossia la pioggia che ritoma sem- 
pre, che non si esaurisce mai nel 
cielo , considerata perciò come 
immortale. Quindi la credenza 
cbe chi la beve diventa immor- 
tale, quindi gli Dei immortali, 
perche bevono l'amr'lta o Fam- 
hrosia. Quindi l'origine, nelle cre- 
denze popolari, delle fontane 
miracolose, delle acque di lunga 
vita, delle acque che ringiovani- 
scono. Il cielo nuvoloso, il cielo 
acquoso è chiamato Blndha j 
incontrando quindi gli Àrii i 
/turni e l'oceano, e dando pur loro 
il nome di sladha e, dimen- 
ticandosi a poco a poco, con 
l'allontanarsi dalle sedi della lo- 
ro prima ispirazione mitica, del 
cielo, continuarono tuttavia a ri- 
cordare i miracoli annessi al ain- 
dhM; ma li attribuirono, alla 
lunga, al stndtm terrestre, ai 
fiumi, al mare, i quali perla loro 
immensità e continuità offrivano 
aspetto di ttmr'Kikli' o d'immor- 
tm; perciò u cercarono .sulla terra 



leacque miracolose, e nella spama 
del mare s'immaginò di vedere 
['ambrosia, l'Kmr'U». — Ha, in 
altri modi, è rappresentato da- 
" inni vedici Io sprigionamento 



della pioggia 



l'a 



p'Ita od 



tolo- 

gia vedica pressoché la stessa cosa, 
viene figuralo come cibo insieme 
e bevanda che iDdra ama.eome 
nettare ed ambrosia, senza ì 
quali Indnt non avrebbe nes- 
suna forza , non potrebbe vivere. 
Egli vive per essi, egli combatte 
per essi, e quando ha vinto e 
quando, come uccello f^eiiK o 
falco ossia comeft<ìmin«, ha ra- 
pito al demone ^asliii'a l'am- 
p'Itn) è finita la sua missione. 
E la leggenda è questa ; n I De- 
Tfkh* e gli ABariib* erano fra 
loro combattenti ; ma appo gli 
jLifnrUi' era l'nmr'lt», pres- 
so Cashu'R il figlio di Dnna; 
Caslin*a lo portava proprio 
nella bocca ; quelli dei Oevah* 
cbe morivano, quelli allora resla- 
vanocosl (cioè morti] quelli degli 
AsnrUi* (cbe morivano) Cd- 
Blin-a, con l'amr'ltA, spruz- 
zava, ed essi rivivevano. Indra 
seppe: appo gli Aaaràh*, presso 
^a«fan-a, il figlio di Dana 
è l'amr'lta, così (egli intese); 
egli diventalo un grano unto ai 
miele si mise in viaggio; <pa- 
shn-a se lo prese; Indra^ 
diventato falco , dalla bocca di 
lui rapi l'amr'lta s. L'aquila 
di Giove che rapisce Ganimede, 
il coppiere degli Dei, vuol essere 
qui confrontata. Come simbolo 
terreno della battaglia per la 
bevanda celeste, è il ••ma 
terreno cbe i sacerdoti in- 
diani preparano ad Indra, nel 
sacrificio, affinchè, dicono, forti- 
ficato dalla bevanda che gli of- 
rono i devoti , la quale egli 
deve , secondo l'uso àryano sor- 
bire in tre uoite , possa vincere il 
nemico , ossia sprigionare il Mi- 
ni» celeste. Talora, negli inni Ve- 
dici, ludni invece d'andare esso 



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64 



stesso a rapire il Minia, manda, 
in forma del solito f ycna o fal- 
co, il suo fido messa^ìero AguL 
— Ma le acque celesti sodo ancora 
rappresentate, negli inai vedici, 
sotto altra forma ; Te nuvole son le 
vacche, la pioggia il latta di que- 
ste vacche; Inora il pastore, il 
proprietario di queste vacche. Il 
temporale non è altro che la bat- 
taglia d' Indrn contro i ladri 
che fili rubarono le vacche, con- 
tro il demonio che le trattiene 
nella sua buia caverna , la quale 
e^li rompe con la sua mazza. - 
Si ricercui per questo mito il 
bellissimo lavoro di Michele 
Bréal , sopra Hercule et Cacus. 
Altrimenti le nuvole sono rap- 
presentate come le beUe, le spose, 
che i soliti briganti e demoni e 
maghi , hanno rapito ad Indr». 
(vedi) Ha, per lasciare finalmento 
il cielo, vediamo quale valore 
avessero ed abbiano , in gran 
parte, ancora , per gì' Indiani le 
acque. Nella cronaca dei re di 
Kashmlra couoEciut'a sotto il 
nome di Rbc'atanuacUi'ì o 
fivme dei re, è questa sentenza : 
« (Hnmiiloddbr'ltlrttinbli- 
usift ksban'sdlip'Codrekc- 
n*n saiii*pàdltà che snona 
letteralmente : della radice di que- 
sto [cioè dell' albero ) sollievo (è) 
l'acato (come nuvola che si coa- 
verte in pioggia), cadutagli sopra 
neU'im^to di un momento > che , 
per r idea la quale rappresenta, 
mi sembra da compararsi alla 
espressione di Lucrezio : « pe- 
reunt imbres (BmbliaHali'), ubi 
eos pater aether in gnmium miuris 
terrat praecipitavit o. Questo è il 
primo e più naturale aspetto , 
sotto il quale l'acqua viene con- 
siderata ; ossia la pioggia , come 
fecondatrice della terra. Ma essa 
purifica pure, rinfrescando l'aria; 
quindi adoperata l' act^ua come 
lustrale , battesimale , in ispecie 
quella de'fiumi che si rinnuova 
sempre , in ispecie quella del 
Gang» siccome la più abbondait- 



, , il maggior numero ■ 
leggende (vedi allavoceQaAgJk); 
sull'acqua del Gange (anche su 
quella dell'Indo o Slndlin e 
della TKmnn^ ma con meno 
profitto] come di fiume sacro si 
specula nell'India, a quel modo 
onde i cristiani speculano sopra 
quella del Giordano, e tale in- 
dustria è specialmente de' pelle- 
grini. Le abluzioni sono nell'In- 
dia solenni, e accompagnale da 
proprio rito e da proprie pre- 
ghiere, anche le quotidiane, le 
anali senza coniar le abluzioni 
ella sola bocca dopo il cibo, si 
ripetono nel giorno tre volte, che 
ci ricordano i versi di Giovena- 
le : Ter matutirto Tiberi mergitur 
et ipsis Dorttóìius timidwn caput 
abluet. Dall' acqua esce , nell ac- 
qua e per l'acqua vive, nell'ac- 
qua è potente il Dio brahmanico 
TlMhU'n, come ^tra è potente 
nel fuoco ', V acqua net diluvio 
imiversale indiano , riferito dalle 
leggende vediche ed epiche , è 
purgatrice dei peccati oel mon- 
do (vedi sotto la voce ma^Mya). 
L' acqua vale pure nell' India 
comestrumento al giudiziodi Dio. 
Ecco un esso che ci è narralo dal- 
l' inglese Symes che era all'Ava 
l'anno i795 : « Due donne della 
classe media sì disputavano una 
piccola proprietà davanti il tri- 
bunale ordinario ; e siccome i 
giudici trovavano grande diffi- 
coltà a decidere la questione di 
diritto, finalmente risolsero dì 
consenso delle due partì di ri- 
correre ad un giudizio per orda- 
lia. Le medesimd accompagnata 
dagli ufQciati della corte, da molti 
rhahaans, o preti, e da un grande 
concorso di popolO; si recarono 
ad uno stagno in vicinanza della 
città. Dopo avere per qualche 
tempo dirette le loro preghiere 
ai Thahaans , e adempito a molte 
cerimonie purificatone, esse en- 
trarono nello stagno, e si avan- 
zaitoo fiao a che afesBora del- 



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65 



l'acfpia airaltezza del pètio. Le 
parti erano seKiiite da due o tre 
uomini, uno de' quali dopo aver 
messe vicine le due donne, e 
posta un'asse sulla loro testa, 
dietro un segnale che gli fu dato, 
compresse l'asse medesima, e le 
fece immergere ambedue nello 
Elesso istante. Le donne scom- 
parsero per un minuto e mezzo. 
Una di esse quasi soffocata alzò 
la testa, mentre l'altra si stette 
assisa sopra i suoi talloni in fondo 
all'acqua. Ella fu però tostamente 
estratta dall'acqua dai tre uomi- 
ni ; dopo di che uu ufficiale della 
corte pronunziò solennemenle 
una sentenza in suo favore ». Con 
l'acqua si possono lavare molti 
peccati veniali ; ma perchè non 
tutti possono f^re il peltecrinag- 
gio ai fiumi sacri od alla città 
sante (come Benares] o ai monti 
Tibetani [venerati dai Buddhisti), 
vi sono neir India numerose fon- 
tane sacre, chiamale tirthàli*, 
di uso pubblico le acque delle 
quali appena toccate bastano a 
purificare insieme anima e cor- 
po : quest'abluzione vuol essere 
tuttavia, per avere pieaa effica- 
cia, accompagnata da preghie- 
re adatte e da donazioni in ci- 
bi , spesse volle, e uou di rado 
io oro, o argento o pietre pre- 
ziose al solitario del tirtlia. 
Quando, per alcuna cosa im- 
monda cadutavi O pel conlatto 
di un eretico, si considera come 
profanato jl tiptha, esso viene 
riconsacrato, per mezzo d'unso' 
tenne sacrificio bonut, dopo 
aver gettato nell'acqua sterco di 
Tacca, noto strumento di purifi- 
cazione nell' India. Calandosi nel 
tìrtlin hanno cura gli Indiani 
di tener sempre la faccia rivolta 
Terso oriente o verso settentrione 
[dov'è il monte sacro Mera] 
quindi , con la destra , raccolgo- 
no tre manate d'acqua e la span- 
dono innanzi, a destra e a sini- 
stra; il che f«^to, si gettano 
sempre con la destra, tre altre 



manate d'acqua nella bocca, in 
modo che la mano non tocchi 
mai la bocca ; quindi si lavano 
tutto il corpo, e, nel lavarsi, 
recitano le loro litanie. Dopo del 
che si ungono il corpo de'Tarii 
loro unguenti. Nel P^;u, il Sy- 
mes notò quest'uso. L'ultimo 
giorno del loro anno solare, che 
corrisponde in quella regione al 
nostro ^t aprile , uomini e donne 
fanno una specie di carnevale , 
gettandosi l'un con l'altro acqua 
fresca e pulita, con la quale di- 
cono che lavano tutti i peccati 
dell'anno. - Nel 1 ." libro dei gr'l- 
bjatmùtrtt di ieTMUrnu» 
(17.° cap.) troviamo descritta una 
specie di battesimo con acqua 
tepida mista con burro fresco 
latte quagliato che il padre versa 
sulla testa del fanciullo per tre 
volte , al terzo anno ordinaria- 
mente della sua vita, innanzi di 
tagliai^U i capelli. — Presso i 
nostri viaggiatori alle Indie tro- 
viamo cbe non polevasi dagli 
Indiani mangiare il riso né poco 
né mollo, senza prima essersi 
lavati jveggasi per maggiori par- 
ticolari intorno alle abluzioni 
quella mia stessa memoria intor- 
no ai viaggiatori). 

Apa (onde il latino tA, il 
greco apò) preposizione che vale 
da, e avverbio , cbe ha il senso 
dì via da, lontano da (parente di 
Kw» che, per lo più, equivale ; e 
con »Ta unicamente è da spie- 
garsi il prefisso ut* in av-fagere , 
in au-ferre) ; con ap»; abbiamo 
i composti : apakiliiuk mascoli- 
no, il disamore, Poifiornmento, *[ r»- 
breao ; ajpHUjfcmKm avverbio, 
eotlla vogna via, ossia, senta vo- 
glia, dimalavoglia; apakkrit ma- 
scolino e Rpakàratjk femminino 
e Hpniur Ittt neutro di KpA*^ 
kar pTopriamente, ii fareda jilfiira 
contro , il fare avversamente , Foffen- 
dere, h offesa ; apakrama e 
apagama mascolino, l'oniiar 
via, ab'S-cedere, abscessvs, disces- 
SU9 (ideali corrisppndeuti, e aék 



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es 



prefisso i due primi ancbe for- 
mali] ; Kp»g:cUhlia, dato come 

aggettivo, avente il feto da, ti cui 
feto non vien beae, ot-orfivo (di 
ap« H- gaJUut^e sta per gar - 
bha] ; iVns^ femmioino, an- 
dtaite via, andante in giù, ossia il 
fiume; npBgrohn mascolioo, pro- 
priamente, occulta da, il mago 
occulto, U luogo secreto ; npn- 
Siinna mascolino, propriamen- 
te, tagliato via, membro, in ge- 
nere, e in ispecie il piede o la 
mano, come le estremitìi più in- 
dipeodenti ; ^mm'mji^ maECOti- 
1)0 , età che si raccoglie da, ciò che 
n ricava, S ricavo ; Kpac'jira 
mascolino, Fimdata via, ta/ndc^ 
via, lo scomparire, fondare a ma- 
le; apMe'ch'ed» (di apa -t- 
eb'ld, la e' eufonica) mascolino, 
il taglio via, (io confronto qui il 
latino ab-scindo] la tara, la per- 
dita; apatarpttu-a neutro l'a- 
stinenza rfai troppo nutrimento, la 
dieta; «patf» neutro descendensa, 
figliuobmsa ( di apa ->- tya J ; 
apatrapan-a neutro e apa- 
trapà femminino, vergogna da, 
e semplioemente , vergogna , pu- 
dore; iHiadàna neutro prodezza, 
fatto glorioso, {di apa -f- <Iil; 
apade^a (di apa + dif ; io 
confronto qui il latino ab~^ieare) 
mascolino , rinunzia , rifiuto ed 
anche pretesto , ossia indicasitme 
' volontaria, falsa; apadhth fem- 
minino , il nascondersi { io con- 
fronto qui il latino ab-dere } ; 
apanaj'a mascolino , e apa- 
naraiia neutro , il condur via, 
l'asportare, apanattl femmi- 
nino (di apa -t- nad) il rimo- 
vitnento da,i'alhntanament(i; apa- 
prag 'ktà femminino, cosi chia- 
mata la donna che ha partorito 
male, che ha ab-orUto; apa- 
lihartar mascolino, asportatore, 
sostituendo ( come spesso si so- 
stituiscono ava ad apa, gli 
corrisponderebbe, precisa, nel la- 
lino , una forma aufertor) apa- 
bbi aggettivo , libero dalla pau- 
ra, iàSano da pottra; «pa- 



bhran'ea mascolino , decadi- 
mento , e brattandosi di linguag- 
gio , linguaggio (iterato , linguag- 
gio corrotto , linguaggio che non 
serba più tutte le regole gramma- 
ticali, diaìettoprovin^ale; apama 
come aggeltiTO , lontano, re-mota, 
remotissimo, e come mascolino, 
in astronomia, la dectinasione delle 
stelle ,' apamàna mascolino , 
cottsideraztone via , ossia no» con- 
siderazione, disprezzo; apamàr- 
g» mascolino saitiero via , sen- 
tiero a parte , via remota ; apa- 
mnklia aggettivo , avente il 
volto da, torcente il volto da ; apa- 
rakta aggettivo, scolorito ; apa- 
TmianieutToboscovia,boscoapar- 
te, porco,' apavaridiw mascolino 
propriamente Faperto ( di apa ■+■ 
var) ossia roJcooa, come caTnera 
da letto ; apavapga mascolino 
(di apa-i-Targ'] con le varie 
significazioni di : licenza finale 
ossia fitte , di eccezione , di conse- 
gna , dono, di morte, come oibon- 
dono della vita , come liberazione 
dell' anima dalla sohiavitù cor- 
porea ; apavarta mascolino ; 
in matematica ti divisore , che 
vertit ab, avertit; apaTi^u'a 
( non registrato nei Tessici } ag- 
gettivo, avertte un suono via, 
avente un suono falso; apaviida 
mascolino, parola via, discorsa 
via , discorso contraria , biasimo , 
protbtaione , ed anche dello a parte 
ossia eccezione ; e finalmente an- 
cora detto messo fuori , ordine 
espresso, cornando; apavàhana 
neutro, il trasporto via, F aspor- 
tare (ab~velU) ; npavlvlina ag- 
gettivo avente gli ostacoli via, os- 
sia non (Utente ostacoli, libero aim- 
pedimenti; a|iaTJra(a aagottìro, 
che non sta ai voli, che ha i voti 
in non coite, infido , empio ; apa- 
flras aggettivo, la cui testa è 
via , decapitato ; apaf oka ag- 
gettivo , che non ha dolore , da cui 
ti dolore è fuori, via; apaslith-D 
aggettivo , stante via, stante fuori, 
sinistro , contrario ( si confronti 
la voce greco-latina oposWa); 



.ji,L.ooglc 



1 mascolino , espulsore 
(io qai confronto, per comunanza 
di radice, malgrado il diverso 
ma etjuipoilente prefìsso il latino 
ecD-silwm, e^-svlare. per la stessa 
analogia onde comilium, cotisulere, 
la forma primitiva delle quali 

Sarole era comicUum, consudere, 
a CUI» e sedeo bì richiamano egre- 
giamente alla radice aad) e , iu 
fine di composto , fesjnilso ; npa- 
•nrg'an» neutro , il rilasciare , 
U prodigare , la prodigalità ; apn- 
aavya aggettivo, non sinistro, 
destro , e «paiaTTHai avverbio 
da sinistra a destra (consideran- 
dosi questa come una direzione 
contraria, ftpsBWTTft valse pure 
contrario; il Dizionario di Pietro- 
burgo , circa cpiesto significato, 
osserva: « levato dall ouspieio, 
poicbè anche ^irnsaTTa na la 
medesima significazione. Alcun- 
ché di analogo offre il latino nelle 
fra loro opposte significazioni cosi 
di laevus come pura di mnwter n) ; 
apasknra (qui invece di ap« 
abbiamo la preposizione apns: 
ora , come ad ap» si paragonò 
ab, così ad apas io confronto 
abs, poiché la s Snaie non sta qui 
nel composto sanscrito , per nes- 
suna necessità eufonica, dal mo- 
mento che il sanscrito ci ha pur 
conservata la forma apafcara 
e cosi pure avakara] mascolino 
escremento, (che probabilmente gli 
corrisponde nella radice) ; apas- 
niàLpa mascolino, propriamente. 



via, lo stato di folli 
a^kaharaa-a neutro , il rapir 
ma , V allontanamento , U far scom- 
parire; e apaliàpa mascoUno , 
coi medesimi significali , più 
quello ài perdita; ttpe,hkaa ma- 
scolino , ti riso fuori , il riso ec- 
cessivo , il riso smoderato ; apa- 
bmava (di apa -+■ hna , 
sotto la qual radice vedi) masco- 
lino , il non annuire , il diniego ; 
ajpalirèaa mascolino , diminu- 
none ; apàka (di apa + an'c'] 
ttggBttivo, ondcHrie via, aUonta- 



nanlesi , onde l'avvei^io apJUkii 
fontano,- apitaS^^, come agget- 
tivo, privo di ansa o memoro, 
senza memiiri , come mascolino , 
H membro esterno , e. particolar- 
mente l'angolo dsU'occhÌQ , i'angolo 
più in fwri , e 9tarìk&g»Aa.r- 
fama , come nome neutro , 
ossia ti guardo delfapJkAgra sì 
chiama quello che noi diciamo 
l'occhietto, l'occhiettino ; apiin'e' 
aggettivo, andante da, ondante 
vxa, andante fuori, andante in 
giù , e ancora , m€Ttó«OBafe (e in 
opposizione a pràn'c' anche 
oriento/e),- apàua mascolino, 
il soffio via, lo spiro; nel 
Dizionario Ban^^b di Hau- 
gbton trovo pure queste tre si- 
gnificazioni : primo , the anus ; 
secondo toind from the boioels 
(vento intestinale) one of the five 
vital aire ; terzo deglutition , con- 
sidered as a sort of brealh or 
inspiration ; apànr'lta , agget- 
tivo , aiteno dal non vero * iweno 
dal falso , vero , uerittero ,- apt^- 
■nap^it [come femminino presso 
Haughton ; il Dizionario di Pie- 
troburgo offre invece it mascolino 
aptbbuursa ) nome di una 
pianta , coDOSoiula in botanica 
sotto il nome di achvrantes aspera, 
di grande uso medicinale , ado- 
perata pure nelle cerimonie sa- 
crificali e negli stregamenti ; 
apìb^a (di apa ■+■ 1 espanso 
in ara) mascolino, Fandar tno , 
l'andata via , e inoltre , la rwfu- 
ziofw , la diminuzione , e parti- 
colarmente fa diminuitone di uno 
s<^a cento , ossia 99 ; e ancora 
la distruziojie , la ruina , tuacita, 
il fiue , la morte ; B , spesse volte, 
nel Sanscrito classico , l'impedi- 
mento , if pericolo,- apjtrtha 
aggettivo , privo di uiiiStà , inu- 
tile , privo di causa , privò di ta- 
gione , privo di senso ,- apiiTr'Ma 
aggettivo, aperto, sciolto, libero 
(di apa -H à -^ var) t mnk- 
Ti>'IUa aggettivo, rivolto da e 
levato da, strappalo (di apa -i- 



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scolino, r^ugio (le Toci latine 
au-fugen , rt-fugere sodo suoi 
Gorrìspondeati ideati ) ; apjk- 
slitli-R mascolino , spiegato dal 
Dizionario di Pietroburgo , per 
uncino ; »pÌM»&ga mascolino ; 
turcasso; apjisana neutro, il but- 
tar via , 6, ancora , secondo il 
Dizionario di Pietroburgo, laear- 
nifidna , H massacro ; apcltshà 
femminino (di «p» + ikRfa), il 
guardarsi da, la drcospesione , il 
riguardo a, onde npekMlilu 
vale circospetto , che si riguaràa 
e ancora che ha riguardo a, che 
attende ; «podaka aggettivo , 
privo d'acqua, rum Oaptoso, e, 
forse pure , idrofobo (di apa -t- 
adakn) ; apodgautar ma- 
Ecolino, voce che non è in alcun 
diziooario, ma per la quale io 
epieeo gli avvogadori, sorta di 
pesa che vfdano suìk acque , dei 
quali parla il Veneziano Gasparo 
Balbi nel suo Viaggio oUe Indie 
orientali, nel secolo XVI. 

Apakva aggettivo , pro- 
priamente, non cotto, e, per 
traslato , non maturo , non ma- 
turato , e , anche , non digerito 
(di a ■*- pakva) , e apacli al 
femminino, come non maturata, 
si chiama, in medicina, cpiella 
pustola che venendo fuori , ri- 
mane stazionaria e non si com- 
pie e non si apre ; della qual 
natura son definite certe scrofole. 

Apat'à femminino tema , 
cortina, telone, e npat*Uube> 
pH , al mascolino , (come pure 
pat'UtHliepa o piit'àkRbe- 
pa chiamasi il levar deBa tela 
(di apa -l- kahip), 

Apat'a aggettivo , non sano, 
non vigoroso , molle , indisposto , 
impotente, malato. 

Apan*d-I(a aggettivo , non 
collo , tneolto , ignorante, imbecille. 

Apatl f come mascolino , 
non tsposo , non marito , come 
femminino , non avente sposo , 
non maritata, mentre apatuika 
6 chiamato colui che non ha sposa, 
che non è ammogliato. 



Apatlgbnà , femminino. 
Questa voce stgntnca: non ucci- 
dente lo s^so, ed occorre in un 
inno nuziale del B'igreda « 
del quale appresto una nuova 
edizione con versione Italiana , 
che andrà innanzi e sarà fonda- 
mento del mio lavoro sopra le 
nosM Indo-Europee. Essa potreb- 
be avere un terribile significalo 
e gettare una luce assai sinistra 
sopra una parte dell'antica so- 
cietà Indiana. La sola esistenza 
della parola , il solo considerar 
come virtuosa la moglie che non 
ispegneva il suo marito , par- 
rebbe infatti prova che vi dove- 
vano essere mogli assassine nella 
stessa età vedìca , presso qualche 
tribù Indiana , e verrebbe a spie- 
gare come sia nato il racconto di 
Plutarco e di Diodoro , i quali 
sostennero essersi introdotto 
nell'India, l'uso di far bruciare 
la vedova , morto il marito , 
affinchè la moglie lo avesse più 
caro in vita ed in vece di ab- 
breviarne , per quanto era in 
lei , ne protraesse , con le sue 
cure , la esistenza. Ma si do- 
vrebbe dunque dire il medesimo 
degli antichi Germani? Io non 
posso rassegnarmi a credere che 
il barbaro uso abbia mal esistito 
presso gli Indiani , e temo che 
qui ancora sia da rintracciarsi 
qualche mito mostruoso, il quale 
abbia dato origine alla calunnia 
antica, che ancora nel secolo no- 
stro venne ripetuta e amplificata, 
cosicché quello che doveva es- 
sere nella donna solamente 
ascritto ad una esagerata virtù 
di sacrificio , che ce^ di essere 
virtù, quando quasi per legge 
s'impose a tutte, le fìi recato ad 
ammenda di sognate colpe anti- 
che. Ma di ciò più difi'usamente 
altrove. 

' Apatha nome neutro, il 
non cammino; la non accessibi- 
lità, e di qui 11 significato ohe 
la voce . assume ancora di parti 
vergogtute della donna ; di a|^»- 



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tb« l'aggettiro apathy» , che 

non passa, che tfon può passare, che 
non tia, tulle espressioni idealicor- 
rispoodenti ad esprimere quello 
che non conviene; che non e sop- 
portatile. 

AmiI e ap«da sveltivo, 
privo ai piedi; si coufroati la voce 
Greco-Italiana apodo. 

ApMift neutro , il non luogo; 
il luogo contrario; io richiamo qui 
per la comune radice, e pel senso 

' ;o il latino im-pedio, im-pe- 



Apar» pronome e aggettivo 
avente triplice significato come 
triplice etimologia , l'uua cioè di 
a,p» , onde la voce vale quello 
dopo, seguente; e di « negativo 
•+■ pKT», onde il senso di non 
disteso, stretto e di a intensivo 
-+- parli onde vale altro , se- 
camo ; alieno , straniero - Al tem- 
minino i^tarii, sono date dal 
Dizionario di Pietroburgo le tre 
àgnificazioni di utero di partepo- 
tteriore delf elefante , e à'ocmdsnte , 
A'oviest; il neutro «para « in 
an inno Vedico , esprime quello 
the vien dopo [di apa), ossia 
Xaovenire; di apara abbiamo 
ì'arverbio aparatra, che vale 
altrove, l'astratto apnratTa,che 
vale la lontananza ,e la posteriorità; 
l'a vve rbio aparadak «litn'am 
cioè i^Cowest-sud dove noi di- 
remmo sud-owest , il mascolino 
MarapnkBha, propriamente, 
Poltra parte, Poltra metà, e quindi 
l(Utra metà del mese , la seconda 
metà del mese; l'avverbio apa- 
ram <iopo, quindi; il mascolino 
apararik<r» la notte rimanente, 
queUo che rimtme della notte , il 
fine della notte; l'aggettivo apa- 
ra«para 1' un dopo FaUro, suc- 
cessivo , l'aggettivo aparàsMa 
non vinto da aitri , tnM'Cto , che 
occorre come frequente appella- 
tivo di varii ]>ersonaggi mitologici 
e, al femminino, di varie piante, 
come la Cliloria Ternatea 
Uarsil&i quadrifoUa e la Sesì 



che é al eonfine oocùfentai», onde il 
nome mascolino varrà ì'abilatore 
del conine occidetttale , i metri 
aparavaktra ( composto di 
un endecasillabo e di un dode- 
casillabo), e ^tarj^ntlkÀ (quat- 
tro mfttr Jt di sedici piedi ) , il 
mascolino aparàbn*» tt giorno 
rimanente, ossia taltra parte del 
giorno , la seconda metà del (/torno, 
il pomeriggio , l'avverbio apare- 
<i jns amo giorno, il giorno dopo, 
domani. 

AparifKtba e aparic'- 
«b'caa aggettivi, che valgono 
sprovveduto , privo tU meszi , po- 
vero. 

Aparltosba aggettivo, non 

tento , scontento. 

Aparlmlta aggettivo, non 
misurato , smisurato , sconfinato, 

Aparlvr'lta aggettivo, non 
circondalo, non involto, non istretto. 

Aparlf eslia aggettivo non 
avente residui , non lasciante resi- 
dui , abbracciante tutto. 

AparikRhUa aggettivo, in- 
considerato, imprevidente. 

Aparo 'ksha (di a + pa- 
raa -t- aksha) aggettivo , non 
invisibile , non impercettibile , cioè 
visibile , percettib^, onde la pre- 
posizione aparo'kahain in vi- 
sta di e r avverbio aparo'k- 

Aparn'à femminino, pro- 
priamente che non ha foglie, cosi 
chiamata la personificazione mi- 
tica femminina del monte , ossia 
pàrvati , la figlia dell' Hlma- 
Tant e della llRiiit. 

■ Aparyanta aggettivo, sen- 
za co^ni attorno , privo di cotoni, 
non limitato da ómfint. 

Aparvan neutro , propria- 
mente, il non narvali, ossia U 
tempo non propizio , il tempo inop- 
portuno, poiché parran si cbia- 
mano certi speciali giorni nel 
mese , giorni propizi! , come il 
pleniltmio o il giorno che io pre- 
cede , e il sesto , l'ottavo , il de- 
cimo giorno di ogni quindicina. 
VogUonsi, per es., considerare 



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70 



come . 



dh-» y che comprende giugno e 
luglio, De' quali gli Indiani si 
astengono da qualsiasi lavoro 
agricolo, dicendo essi che, in tal 
tempo , la terra eh' è femmina < 
si lava delle sne impurità. 

Apof n come aggettivo, privo 
di paf a ; come mascolino , il 
non p»$a ossia il non armento , 
U non gregge; a pafo fu gi^ 
riferito il latino pecu^s; quindi 
l'aggettivo apa^nhaa non il 
gregge uccidente. 

Ap»f ya aggettivo non rtg- 
gente, dì a + paf , onde pure 
il femminino apa^ranà ilnon 
vedere, la non vista. 

Apas nome vedico neutro , 
ojjus, opera, che gli corrisponde 
perfettamente [ l' Ascoli fti qui 
pure opportuno richiamo alla 
voce ops ; e però inops , riferito 
sopra all'analogo anapnas si 
riferirà più opportunamente an- 
cora ad un primitivo ema^as , 
onde il nostro inofer-oso] , azione, 
funzione , e funzione sacra ; l'ag- 
gettivo apas vale poi oper-oso, 
atUm , e il sacri^catore siccome 
il compiente la funzione sacra ; 
quindi il femminino apasTà 
uno de' !0 pezzi coi quafi si ac- 
cendeva il fuoco sacrificale. 

Apas , al plurale , le acque 
scorrenti, celebrate pure come le 
tre Dee della parola sacra, siccome 
le parlanti , le rvmoreggianti , la 
prima delle quali è Sarasvati, 
accompagnata, nel sacrifìcio, da 
n-à old'à e da Bliarati;*di 
apas r a ggetti vo apasya acquoso. 

Apikka, come aggettivo, non 
maturato, e come nome masco- 
lino, la non maturità (propria- 
mente, la non cottura). 

ApàAbteja aggettivo, non 
pànbteTa, ossia, come inter- 
preta il dizionario Petropolitano, 
non degno di appartenere ad una 
società distinta. 

n-lpàda aggettivo, pTwo 
e ai pitdi. 



ài 



ApMvn svilivo, non bene^'- 

calo, indegno di bene/tcio, indegno 
di ricevere un dono, un bengf^A). 
Ai^pa aggettivo, m-im di 
peccati, innocente, puro, buono. 

Apàra aggettivo, privo (H 
ripa, di Umile, di confine, im- 
menso; al duale, ti delo e la 
ferra. 

ApUà nome femminino, pro- 
prio di un personaggio mitico, 
cioè della figlia di Afri amata 
da Indra che la guarisce, pre- 
galo, da una malattìa alla pelle, 
tirandola tre volte al suo carro. 
Nelle tradizioni alemanne e bri- 
tanne vi sono traccio di questo 
mito. 

Api preposizione e avverbio, 
onde il greco italico ept (in ept- 
talamio, epigramrrta, epitaffio, ec 
e, secondo altri, anche il tatiiio 
apud] oltre, dopo, sopra, intomo, 
inoltre; anche se, sebbene, tutta- 
via, in ogni modo; dunque; ma; 
se; aimeno; forse; forsechè? Essa 
entra in molti composti come 
aplkasba nome mascolino , 
propriamente, tnComo, sopra i 
fianchi, inforno, sopra le ascelle 
ossia il luo^o degli anim(di da si 



portare o condurre; come il neutro 
aplkapn-a è il luogo sopra ^U 
orecchi, intorno agli orecchi, (aregto- 
ne degli orecchi- apiirlrn*a agget- 
tivo, Mfe6ro(o (si confr. il greco-ita- 
liano ideale e, nel prefisso, formale 
corrispondente epicinio); aplg'a 
aggettivo , noto d<wo (si confrontmo 
le voci greco-italiane epigenome- 
no ed epigono) ; apltva neutro, 
interpretato, presso il dizionario 
Petropolitano, per partecipaatww, 
onde t'aggettivo aptlvln come 
pure aplbhàga dichiarato per 
partecipante; apldbjtna neu- 
tro, propriamente, «7 mettere so- 
pra, il coprire, il coprìmenlo, la 
coperta (gli corrispondono il no- 
stro termine medico di greca 
formazione epitema, e la vooe 
epiteto graM-italiaaa) ; : 



...dtyGooglc 



Mtm aggettivo, legato lopra, le- 
gato intorno (vedi bandii); 
aplvrata aggettivo, che il Di- 
ziODario di Pietroburgo spiega 
per consanguineo; .aplfarra- 
v»f come aggettivo, eke é dopo 
ìa notte che succede alta notte, e 
come Dentro, lo spuntar del gior- 
no, il m^mo mattino; apUilta 
aggettivo, circondaio, coperto [di 
«pi -+■ dh^] apic'Ta aggettivo 
(di api -4- nu^e', nella soa for- 
ma più debole] che va in, che 
entra, intimo, nascosto, segreto, 
come il femminino «piti (di 
api + 1), vale il penetrare, il 
celarsi, e però anche h scompa- 
rire ; apjraya mascolino, l'acco- 
starsi, f incontrarsi, il penetrare 
(aoche di api -t- i). 

Aplpàsa aggettiva, sema de- 
siderio di bere, sensa sete , dissetato. 

Apnn's nome mascolino, non 
viro, non uomo, eunuco, onde 
apan*stTa astratto neutro, la 
non virilUà, la impotensa. 

Apiatra e apatraka ag- 
gettivi , privo di Hgli; il difetto 
di figliiiolansa è la disperazione 
de' padri indiani, i quali per 
averne, invocano aiuti sopran- 
naturali. Le leggende e le novelle 
indiane incominciano spesso col 
ritornello d'un padre e d'una 
madre che non aveano figliuoli 
e si struggevano dal desiderio di 
averne ; ma difficilmente riman- 
gono privi di prole dopo la ospi- 
talità concessa ad un brahmano; 
le nostre storte O novelline sono 
meno esplicite sopra questo ul- 
timo punto, ma attestano la slessa 
preoccupazione delle famiglie pri- 
mitive, paurose di vedere estinta 
la loro razza. 

Apiinar avverbio, non in- 
dietro, non ruTsus, non di nuovo. 

ApDilit-a aggettivo, nonnu- 
(rito. 

ApHaltpH a^ettivo, privo di 
fiori, sfiorito. 

Apustapaphalada agget- 
tivo , non ^ri e frutti dante , non 
fiorifero e non frvttifeTo, 



ApMa aggettivo, non pmi^ 

calo, impuro. 

Apàpa nome mascolino, pa- 
sticcino, ciambella, lo stessoche pa- 
pa /forma' prob ab il mente corrot- 
ta). Sotto la voce annavedemmo ' 
chiamarsi oggi, nell'India, col 
nome di apa una specie dì po- 
ne fatto con farina di riso ; ed è 
pure con tal farina che l'apàpa 
si faceva ; di wpùpa il masco- 
lino jtpùpina che vale il pa- 
sticciere. 

Apàran'k e pòpan-ì (forse 
l'a piuttosto intensivo che nega- 
tivo), l'albero del cotone, bombox 
heptapkyllum e, presso il dizio- 
nario Petropofitano, solma&i Ma- 
labarica. 

Apòriutaaghna aggettivo, 
non uccidente rumini, eoa chia- 
malo ludra per distinguerlo dai 
suoi nemici , i quali sono le forze 
nemiche della natura opprimenti 

Apiirn*a aggettivo , non pie- 
no, non intiero, rotto , frazionato. 

ApàrvH e apàrrja agget- 
tivi, niente prima avente, rmovo, 
primo; eome neutro, apnrra 
esprime la causa, siccome ^eUa 
che non ha precedenti, che è essa 
la prima. 

Apr'lbta aggettivo, non con- 
giunto, isolato. 

Apr'iii'ant aggettivo , non 
Uberiiue, avaro. 

Apeya aggettivo, non 6evtòile. 

Apevas aggettivo, privo di 
forma, di aspetto. 

Apocan'd'a aggettivo di 
oscura etimologia e direi pure di 
oscuro significato ; tuttavia mi 
sembra, ad evitare le contraddi- 
zioni , necessario stabilire cbe l'a 
iniziale è intensiva e non negati- 
va (come la reca il Dizionario pe- 
tropolitano) ondesipuòcombinare 
il sensodi apognii'd'a giovanile, 
timido, con quello di pogaii*d*a 
fanciullo, e con quello di i»ii- 
ffan*d-a che si spiega per Fetà 
dai cinque ai dieci anni , e altri- 
monli pure per Petà fino (U eedid 



t^Cooglc 



n 



aimi, ossia Petà fino al stctmio 
na&nmeiUù , ossia fino al tempo in 
cui gli Indiani ricevevano il cor- 
done sacro come ai M i Romani 
la pretesta. Intorno a questa età 
che varia , reggasi sotto i com- 
posti della voce apn. 

Ape'ara, come aggettivo , 
andante neWaó{ua,acquattco;come 
nome mascolino, animate acqua- 
tico. 

AptKB come a|^«,npnn«, 
nome neutro, funzione religiosa. 

Aptar aggettivo, (di »p u- 
guale ad apas -4- tviu- ridotto 
in tar J ajfrettantesi idFopera , 
operoso, zékaUe, onde il neutro , 
aplùrjn io zelo. 

Apntui neutro vedi co, foDero, 
Vaxiera, la ricchessa; onde i ag- 
gettivo apoali'flthn ricco. (Non 
sarà qui inutile il ricordare an- 
cora una volta come il latino 
opes riccheisee, onde oputenlws, 
in-opia, co-opia, si congiuoge per 
la stessa analogia ed etimolf^ia 
ad opus ; anzi la voce opi^icium 
ci lascia pure supporre che la 
stessa parola opi-s abbia in latino 
significato V'avere e l'opera). 

Appatl nome mascolino , 
il signor deUe acque, cioè il Dio 
Varnn'a (v.) (chiamato pure, 
per la stessa sua qualità, ttpk- 

Apyaaggettivo, acquoso, ac- 

AppMk^M aggettivo, privo 
di luce, non luminoso, oscuro, non 
visibile, occulto; onde l'avverbio 
apnritnf Eun occultamente. 

ApniUeta aggettivo vedico, 
indistinto. 

Aprae'etas aggettivo ve- 
dico , priuo d'inteUigf — 

Apra«'7D(a 
«cosso, fermo , fido. 

Aprag'a aggettivo, fion par- 
toriente, e anche prtwo di proge-- 
nie, privo di prole, privo d* figli ; 
questo secondo significato ha 
pure l'aggettivo aprag'n*, onde 
gli astratti femminino e neutro 



la mancanza di prole, Fesser privo 
di figU. 

Aprati aggettivo pnqiria- 

ménte , non contro, cioè a cui non 
si può stare . contro, irresislibiie ; 
coi prefissi a e prati abbiamo 
quindi di aggettivi aprattkap- 
•naa, ^t opere inconfrosfotili, aUe 
fptali, cioè, non si può nulla op- 
porre ; gli aggettivi pratlsr'l- 
lija e apratlcrabaka dei 
quali il primo vale da non ricÉtier- 
si, non eaxipiendus, il secondo che 
non riceve, non eiccijnens; gli ag- 
gettivi apratldTandTa, p^vo 
di avversario uguale, non avente 
un' opposizione poriossia non avente 
parità iP oppostxione , cioè invin- 
cibile; a)prwtlbala, avente forza 
irresistibile , ossia non ofenfé cM 
lo tiguagli nella forza, di farsa 
impareggiabile ; apratlma, non 
avente verso o contro, non avente 
contrario, non avente chi possa 
star contro o presso, non ownle 
chi gli si possa opporre, ossia tm- 
pareggiabite, incomparabile; apra- 
tlratba non avente cfti combatta 
contro, non avente avversario in 
campo, non avente chi possa coror- 
6o(ter contro, inutncibiie appella- 
tivo d'Imdra, usato pure al ma- 
scolino, come nome proprio d'un 
r'iHfal suo figlio [o per dir 
meglio, di una sua qualità per- 
sonificata ) ; apratlràpa non 
avente forma verso, non avente 
forma contro, nonatienfe forma che 
si possa opporre, non avente forma 
uguale, di forma non comspon- 
denfe, di altra forma, incompara- 
bile; apratiTÌrra non avente 
forsacheglisipossaopporre, di forsa 
impweggidJHle ; apratlshtli-a 
non stabilito, non saldo ; apratl- 
saAUhra inconcepibile, che non 
si può avvertire , impercettibile ; 
appatlkàra , contro cui non si 
può far nulla , contro di cui nessun 
mezzo , nessun rimedio è capace 
(per esempio , al femminino , é 
chiamala cosi presso HaDa 
la g'»rk ossia la vecchiaia); 
apratit» non andato contro, non 



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» 



contrariato, da non contrariarsi: 
ApratynbKb» rum sotto gli 
occhi cadente, non soggetto alla 
fyista , non veduto ; nprat jaja 
non andante verso ; non /ideitte , 
diffdeT^. 

Aprttdtaitna aggettivo non 
posto avanti, sottoporlo. 

Aprapódfutw nDtne neu- 
tro, non rifugio, non luojo di 
rifugio , cattivo rifugio , cattivo 
astio. (Il Dizionario Petropolilano; 
schlechter ZufhtchXsort oder Her- 
berge]. 

Apr«btaA<l femminino Ve- 
dico, cbe secondo l'esempio re- 
calo dal Dizianarìodi Pietroburgo, 
dovrebbe signiflcareil non «^orzo; 
il nigTeda ci reca Bolamenle 
l'aggetlivo nprabbùtlD ; non 
parrebbe più naturale interpre- 
tarlo semplicemente per non ma- 
nifestantest , onde uppabhùtl 
varrebbe la non manifestazione? 

ApPMntàu'w aggettivo, sen- 
za misura , sensa monterà , sema 
modo , smisurato , smodalo ; sensa 
sign^tcatione , in^ni^eante. 

Apritintidn e aprAmi»- 
dln aggettivi , aventi apra- 
Mijida (mascolino) , ossia cufyi, 
attenzione , accurati , attenti ; 
quindi l' avverbio appamà- 
■am attentamente, propriameate, 
non m modo distratto , non con 

SiraiMàda o nejrJi^ensa , ttor- 
itesza. 

Apramp'lsbya aggettivo, 
non da gettarsi, cioè, da conser- 
varsi, da curarsi, meritevole d* 
cura. 

ApFameya aggettivo , im- 
mensuroòite. 

Apray atna affettivo , non 
sforsanlesi |jn una cosa , ad una 
cosa J non dedicantesi, non intento. 

AprayàM'l femminino, iJ 
non andare, il divieto d'andare. 

Apiwyue'eb'ant aggetii- 
To, non trascurato, attento, dUi- 
gente. 

ApraTvto aggettivo , im- 
vmtaSile, fisso; lo stesso valore 
tu l'aggettivo miifrhju. 



avverbio , 
sensa indw^io, proitiamenle, 

Appa^aiila aggettivo non 
celebrato , non lodato [ di a -h 
pra -t- f aD*s ). 

Aprafasta altro aggettivo 
( di a -t- pra -t- f as ) non osse- 
quente, non obbediente. 



Appaaùta aggettivo, privo 
(igh, presso C'étD'akya. 
Apran-a aggettivo , privo di 



fiato, senta aneMo. 

Aprica , come aggettivo, non 
caro , discaro ; come mascolino , 
nemico e nome proprio di un 
raksba; li femminino apriyjk 
vien dato come il nome del pe- 
sce siiurus pun^entissimus. 

Aplava aggettivo, privo di 
nave ; forse pure non natt^jante. 

Apra nome femmimuo Ve- 
dico di una malattia. 

Apsapas nome femminino , 
propriamente la scorrente sojn-a le 
acque, ossia la nuvola, la ninfa, 
(io greco nUmphi, probabile pa- 
rente del sanacrito nabhas^ 
del greco stesso nephos , e del 
latino nuies ]. È che le nirJ^e 
non siano in origine altro che le 
nuTH>te ce lo prova il saperle ce- 
lebrate come figlie dell' Oceano e 
di Teli, e pi'esso Virgilio (lìb. Vili) 
come sorgenti dei fiumi inynphae 
genus omnibus unde est), il sapere 
cbe i Greci chiamavano ora delle 
ninfe la quinta ora del giorno , 
ossia l'ora del bagno ; e ci con- 
fermano nella stessa opinione i 
loro varii nomi di oceonidt, ne- 
reidi, meiie, naiadi, polameidi , ec. ; 
quanto ai loro nomi di ore- 
stvodt montanine e di driodi o 
residenti negli alberi si spieghe- 
ranno senza troppa dirficollà , 
quando si pensi come una sola 
parola , nel linguaggio Vedico , 
esprime lanutwa, ti monte e Tal' 
bero (sotto il nome di adrij. 
Omero trova ancora le nilnphai 
nell'Olimpo, e come tali esse 
han nome di Gglie di Zeus e par- 
tecipano all' ambrosia divina. - 
Questo basti a provare l'intima 



10 



t,L.OOglC 



n 



parentela detle indiane aps^ase 
con le tànfé Greco-latine. Vedia- 
mo ora quale sia l'apsaras. 
Essa è cDDsiderata come sposa 
d' Indra ( onde il nome di lui 
npaariUi'pad o MpanrApii- 
ti , poiché «psams e apsa- 
ri sono sinonimi ), come pro- 
prietà d'Indra^ eome ancdUt di 
Indro, e come strumento di 
cui Indro si serve , ne' suoi 
momenti d' invidia , per abbai-' 
lere i suoi rivali. E^i vorrebbe 
godersi da solo lo svnrgaloka 
ossia il paracUso, e siccome sa 
che basta a conseguirìo una gran- 
de penitenza , invia, tratto tratto, 
alcuna delle sue apsari o apsarase 
al penitente , affinché lo sedu- 
cano , lo facciano peccare e cosi 
lo allontanino dal cielo. Una Tolta 
venne pure ad Indro l'infelice 

Sensiero di mandare ie più belle 
elle sue apsare a VlKhU'o 
NàràyH'nB che faceva le sue 
devozioni ; il gran penitente sor- 
rise e tolto un 6ore di loto se lo 
mise sulia<coscia ; subito ne usci 
la più bella di tutte le apsare , 
Vrvaei , volendo egli mostrare, 
con ciò , come , in virtù della 
sua penitenza, se un'apaar^ 
gli fosse piaciuta e^lL avrebbe 

Eotuto suscitarsela innanzi più 
ella di quelle che Indra si 
pigliava il disturbo di mandargli. 
£ non solamente Indra teme 
cfae la penitenza de'grandi ana- 
coreti gli usurpi una parte del 
cielo, ma che eli levi il regno; 
e perà si vale delle più belle fra 
le sue apsare a distruggere gli 
effetti della troppa penitenza ; 
Indra . di fatto , ama l' inno , 
ma non la troppa devozione, e si 
capisce , essendo egli , sovra ogni 
cosa , un Dio guerriero. Indra 
ama dunque le apsare piuttosto 
perché gli sono necessarie che 
per amore profondo di esse ; egli 
ha in cielo altre cure essenziali 
che quelle dell'amore ; i veri 
amanti delle apsare, ì toro guar- 
diani , i loro cavalieri serventi 



sono invece i gniidlkaFTa « i 

quali ladra ha sempre per 
suoi collaboratori quando si 
traila di levar le spose , le belle 
dalle mani dei demonii. Ma 
qualche volta i gaudfaarva 
pigliano talmente sul serio la 
custodia loro afQdala delle apsare, 
ossia delle nutmle confenenCi Pam- 
brosia e però deìCambtosia stessa 
(sotto il nome Indiano di ani- 
p'Ha o di soma] che Indra 
si trova obbligato a combattere 
talora contro gli slessi ^au- 
dbarra , per riavere il suo o ' 
per lo meno quello che è nel 
suo regno e che a lui sembra 
essere esclusivamente suo; se si 
tratta invece solamente di 
amarla , Indra lascia amare 
le sue apsare , senza mostrarsene 
geloso ; anzi le presenta egli 
stesso agli amatori , come seni* 
bra che faccia ad Arc'an*»} 
presso il HahàMiarata ; 
quando questi sale all'Indri^ 
luka, e come fa, r(|ieto, ogni 
qualvolta desidera umihare ta 
virtù di ({ualctie penitente. Ha 
più indocili sono invece i $an- 
dfaapva, i quah non vorreb- 
bero mai che alcuna delle 
apsare sì abbandonasse agli al- 
trui amplessi , come ce ne per- 
suaderemo, leggendo , per esém- 
Cio le leggende che riguardano 
t ninfa UrTafiÉ Altri nomi 
di apsare sono poi Anum- 
loc'auU, Hra«tt>thaUt, 
CUkr'ttàe'i, Pnn's'lkastha- 
là, Purvac'ltti, Pramto- 
canti. Henakib^Sabac'ai^ 
7a, C'Itralekba, Alanbo- 
sbà, RaiMbbà,TUo««anià 
Vcras'U , ITsrain'pa«7a , 
RÀabt-robhr'lt, Caknnta- 
IJk. le due ^Ikhan-dlnì ed 
altri. In cielo le apsare giuocano 
ai dadi e danzano, mentre ■ 
gandbarra fanno loro da 
suonatori e da cantori. Il tro- 
varle poi nelI'Atharvaveda 
rappresentate siccome tncontoCrt- 
ei, siccome. esMiri specialmeole 



uy Google 



7fr 



che-fcssotto fitre-impas9qre, « la 
loro facollì ai trasformarsi soni> 
dati che potrebbero bastare a 
farci comparare con le apsare, 
le fate delle nostre novelline. Es- 
se, oltre che con ludra e con 
i Kaoilharm, sono pure con- 
giunte coisiibynkn, coi jaHi- 
«lia, eoo Knvera e ricevono 
-ai loro amplessi gli eroi morti in 
battaglia. Son fatte nascere dalla 
spuma del mare agitato ; inten< 
dasi il mar celeste , il cielo nuvo- 
loso e talora anche il cielo rosalo 
dell'aurora ; gli Dei pigliano il 
monleMHndRrae se ne servono 
come di mestolo per commuovere 
l'oceano e produrne l'ambrosia , 
l'nmr'lta, ossia l'essenza delle 
apsare; il Bilniàj^a-a [i, io) 
le fa nàscere a sessantine dì 
cento volte cento mila, nel mo- 
mento in cui. si estraeva dalle 
acque commosse il succo , e ag- 
giunge che né gli Dei né i de- 
moni avendole volute per mogli, 
rimasero le amanti dì tutti. 
Nello stesso modo , presso Esiodo 
si fa nascere Apkroditi , (V. sotto 
amr'Kit] la quale Omero chia- 
ma figlia di Zeus, come di Zeus 
chiama figlie le ninfe, onde 
Aphrodité è forse da conside- 
rarsi come la prima, la più 
bella delle ninfe. Il prof. Max 
Miiller, così splendido espositore 
dei miti che si riferiscono al- 
l'aurora , vede in Aphrodité so- 
lamente l'aurora, come nella ninfa 
VrTafì, tapiii bella delle apsare 
riconosce soltanto l'aurora. E in- 
dubitato che molti miti congiunti 
col nascimento e col tramonto 
del sole sono stretti parenti di 
altri che si produssero dall' Im- 
maginazione ariana primìliva, 
soito l'impressione de' fenomeni 
che presenta il cielo tempestoso; 
la difficoltà, pel critico, sta nel 
fermare quale de' due miti ana- 
loghi sia fondamentale, e più 
antico. ludro combatte contro 
le tenebre della notte; ma spe- 
cialmente contro le tenebre delle 



nuvole che si sgravaao finalmente 
in pioggia; dai due momenti 
della lotta un mondò dj fenome- 
ni , e però un mondo di miti ; 
ma come i fenomeni talora sono 
essenzialmente identici, cosi i 
miti; conviene però tener conto 
de' più minuti accidenti, pei 
jscoprirné la vera origine. Ora 
malgrado la ingegnosità di molli 
raffronti di Max Miiller fra gli 
accenni mitici dei R'IgTedB ed 
i fenomeni dell'aurora, non sem- 
bra doversi l'amr'ttt e le itp- 
«arasn>, in generale, placcare 
dal cielo nuvoloso, sebbene la ru- 
giada del^aurora possa aver dato 
occasione a qualche mito analo- 
go, e alla bellezza delle apsare ci 
richiami molto più la rosea au- 
rora, che i nugoli bianchi della 
tempesta ;* in ogni modo io ho 
voluto qui riferire le due opinio- 
ni , afQnché si possano per l'una 
vìa e per l'altra continuare le 
ricerche, finché sì scopra e si 
stabilisca, in modo assoluta, la 
verlEÌ (V. per tJpvofi sotto que- 
sta voce e sotto la roqe amà- 
TaRu). — Non sarà qui inop- 
portuno frattanto il ricordare 
come amr'ltajtatnì ossia spo- 
sa (feiTaiMr'ta, Sia chiamata ora 
faurora, ora la nuvola. 

Ajtaava e apsavya agget- 
tivo, acquoso, umtdo, acquatico. 

Apsa aggettivo (di a ■+■ pan 
di psJi) privo di cibo, privo diso- 
stentamento. 

Apsag'a aggettivo nato nelle 
acque. 

Apbala aggettivo, irtfruttìr 
fero, sterUe, impotente; come ma- 
scolino e come femmìnin 
di varie piante. 

Apueaa, come aggettivo, 
privo di schiuma; 
t'oppio. 

Ahaddha aggettivo , sle- 
gato , disgiunto, disfatto , smarri- 
to; quindi l'aggettivo composto 
abaddhamukha awnte una 
bocca non legata, parlante lìbera- 



, nome 



ì neutro , 



tyGoogIc 



76 



Ab»M4l»i aggettivo, prttto 

di parenti, senxa paretiUla. 

Abandh^» aggettivo, non 
sterile, fecorvìo, fruttifero. 

Abttln, come neutro, la no» 
forza, la debolessa; come aggetti- 
vo, non forte, debde; il femmini- 
Du «b»l« vale cameriera — Di 
abaia, il Deutro abalya lie- 
botezta. 

Abàdtaa a^ettivo, non le- 
galo, libero, sciolto. 

Abàfara, itvkbjm aggetti- 
vo, non estemo, interno. 

Ablbhiraa's e ahih- 
Hjat aggettivi, non (ementó, sciolto 
(folla paura. 

AbMddtaa aggettivo, non 
svegliato, non intelaiente, stupido; 
e quindi non istruito, ignorante ; 
l'astratto neutro aboddbatva 
la stupidilà. 

Abnddhl, come aggettivo, 
stupido, come femminino, stupi- 
dita; questo secondo valore tia 
pure il mascolino abodba. 

Abs'a (di ap -h gfa.) agget- 
gettivo, nato neU'acqua; come 
neutro, ti foto; come mascolino, 
così cbiamansi il medico degli 
Dei DhauTMiitarl, nato con 
Vambrosia. la pianta eugenia acu- 
taTtgula, la conchiglia, la luna. Dì 
i^i^a neutro il femminino ab- 
bini un (giardino di fiori di loto. 

Abda (di ap -^ da), nome 
mascolino propriamente dante ac- 
qua; quindi Ut stagione delk piog- 
ge; la nuvola; l'erba cyperus ro- 
tundua. 

AbdalTata aggettivo, avente 
r acqua per divinità, adorante Va- 
cqua. 

AbdhI mascolino, propria- 
mente, che tiene acaaa; quindi lago, 
stagno, mare; quindi aÙfal^'aa 
nati daieOceaAo sì chiamano, al 
duale mascolino , ì due gemelli 
Af rln , e abdbls'à , al fem- 
minino , come nata dt^tOceano. 
l'ambrosia , l'amr'lta. 

r> feii 
isoia del mare 



Abbh»haha(di a|t-(-Mm- 

bslia) mascolino, propriamente, 
che si nutre d'acqua, dato come 
nome di serpente, 

Abrafamae'arj'aaggettivo 
incontitKnte. 

AbrUnnan-a . come ag- 
gettivo, privo di brahmani, come 
mascolino un non brahmano; il 
neutro abpahman'ja vale , 
propriamente, indegno dtunbrdA- 
mono, e trovasi adoperato a modo 
diìnteriezionercoslgli uccelli con- 
gregati innanzi a 6arad*a , nel 
primo libro del Pao'e'alantva 
(edizione Kosegarten, pag. 8t ] 
mcomìncianoil loro lamento ataa 



nyani , cbe uoi tradurremmo : 
òA' indegnità l indegnità! 

AMlógktil{àimp-\-UhgA} 

plurale neutro, preghiere rivolle 
alFacqua , Éroni jiaeuiaiorfi oon- 
sacrati alFacqua. 

AbhAkahfa aggettivo , da 
non mangiarsi, 

Abhaiw e abbi^gya ag- 
gettivi , sensd ^licita, sfortunato. 

Àbhara, come aggettivo, 
privo di paura , non pauroso e non 
pericoloso," come neutro, la non 
paura, la sicurezsa ; di qui l'ag- 
gettivo composto abhayada as- 
stcuronfe , dante sicurezza. 

Abbava e abiiitTa nomi 
mascolini, il non essere. 



Abhjkga aggettivo, nonavente 
porte , non partecipante. 

Abbi ( furono già comparati 
il Greco omphi cbe entra Botto 
la forma anfi in composizione pres> 
so varie parole Italiane, e il latino 
ab; forse qui puro apud italiano 
amo , da altri invece richiamato 
ad api ; 1' Umbrico amp , atr^ , 
e il latino stesso om in amplector, 
amido , e amb in am^-ire cir- 
condare , e come parmi , anche in 
amb-ulare , l'Osco ampr , ambr , 
am/r , che il Momsen comparò già 
con amphi; ma, per meglio 
comprendere il pass^^, si cou- 



it, Google 



rt 



trootì ancora il sanscrito aan- 
iHtrm preposizione ed avverbio 
verso , appo , appresso , accosto , 
contro, sopra, mlorno , a, per) ; con 
questo prefisso abbiamo numerosi 
composti ; primo composto , ma 
in cui Bbbt è parte essenziale 
(come, verso , nella voce Italiana 
il vers-onte , per es. vers-tmte me- 
ridionak. ossia rrèoWo verso mezzo- 
giomo), è abhlkn aggettivo, in- 
elmato verso, rivolto verso , tendenU 
a , versante ; abhlkànkshà 
femminino . desiderio verso, desi- 
derio ; abtalkàma , come ag^t- 
livo desiderante verso , desiderante, 
amante, come mascolino ino/ifwaio- 
«e verso, desiderio, amore; «bhl- 
fci^lll strofa atlch'andns di 
i versi iììS sillabe l'uno, divìsi in 
Spiedi più una cesura lunga; ab- 
hlkr'ItTMD aggettivo propria- 
mente operante per, ossia tnconton- 
te,come il neutro abfaikapaii*a 
' Tale incanto, magia , ossia pro- 
priamente, messo per; (come equi- 
valente nel primo significato si 
oonfr. ob-pcittm, ob-ficina, offidum, 
officina) ; abhlkrama masco- 
Imo . propriamente (' accostarsi 
Fandare verso, ossia Faceingerii , 
lo sforzo , V intrapresa ; ahfal- 
kshaCtar (dì abhl-t- kshad) 
^tntttore ; abhlkhyjk femmini- 
no V aspetto e lo splendore, la rino- 
manza ; abblgnntap aggettivo 
ondante presso , comprendente ; 
akfal^Mna mascolino e abhl- 
camann neutro Ravvicinarsi, 
Farrivo , la visita , la copula ; 
abblfara mascolino, il cele- 
brante , il lodatore , Tinno ; nbhl- 
Ifuptt femminino, la custodia, 
la difesa , la protesione. : ahfal- 
(rafaa mascolino , Fafferrare , 
Id senso materiale e in senso 
morale ; abhlf bàta mascoli- 
no, ti ferir contro , il colpire. Voffm- 
dere, V avversione, Fabborrimento ; 
abbl^hàra mascolino, U bur- 
ro liquefatto; abhle'akshan*jb 
femminino , il guardare intorno , 
la circospezione ; abble'ara 
mascolino , Mrvitors , sicoome 



andante presso ; abhle'araifa 

neutro , e abhlc'apa masco- 
lino , la magia , V incanto ; abhl- 
■'ana mascolino, propriamente, 
ti nascimento e quindi, in modo 
speciale , il buon nascimento , ti 
nobtfe rKUcimento ; la famiglia , la 
razza , la rarza nobile , onde 
l'aggettivo abfalc'Ma nato , 
notò per e nato nobile , feennoto ; ' 
abhlg'àti femminino , nasci- 
mento ; ahblg;'lt , come agget- 
tivo , uifforioso , come mascolinOj 
nome di un sacrificio del «orna, 
come femminino, la sesta fase 
lunare dopo il plenilunio, sacra 
a Bpafaman, come neutro, - 
la ottava ora del giorno ; abbl- 
K'Itl femminino , la vittoria ,- 
abhlg'n'a aggettivo . istrutto, 
conoscente ; abhlg'n'^ femmi- 
nino , e abhty'n'jkna neutro, 
la conoscenza e il ricunosctjnento, 
onde il titolo del dramma di 
UMIdàsa ) H riconoscimento di 
f^«kau<alà ossia abhlg'n'à- 
uacakantala, neutro; abhl- 
g'n'a avverbio , fino ai ginocchi ; 
abbltaràm avverbio , più 
presso ; abhMas avverbio e 
preposizione , prossimatTiente , 
presso ; intomo , da ogni parte , 
uTulique; presto (per la stessa 
analogia onde abbiamo pressare 
da presso) ; abhltàpa mascoli- 
no, dotore (propriamente sarebbe , 
in-dolore , adr-dolore, onde noi 
abbiamo , i verbi e gli aggettivi 
«ktotenairc , oiMoJorare , indoien- 
zito , addolorato) ; abltitfcnira 
aggettivo, oscuro, ma, special- 
mente , rosso scuro (l'abbi ha 
qui la stessa funzione che il la- 
tino ob in ob'Scurus) : abbl- 
dakahlD'am e abhlpri^ 
dakahin-am avverbi , verso 
la destra, verso mezzifgiorno ; 
abhldareaaa neutro , il 
guardare (l'abbi ha qui la stessa 
funzione che il latino ob in ob- 
servorel; abbldrn aggettivo, 
«erso H cielo, rivolto verso ti cielo, 
quindi pure celeste; abbldrnb 
aggettivo , offendente ( abbi ha 



t^Cooglc 



»• 



qui la 6 



ì fiiBzione cbe il la^ 



distia mascolino, „ 
dharnuk mascolino il diritto so- 
pra, la legge divina ; e abhldh- 
armwplt-iftkjiul si cbiamaDO 

al neutro plurale gli scritti bud- 
dhistici che trattano ài questa 
legge; abtaidhÀ remminino, 
io stabilire a , ^imporre , il nomi- 
nare, la intiUjlazvme; abldhiknik 
maschile e neutro, quello che è 
imposto, che s'impone, cioè il no- 
mt, ed il mascolino abhldhà- 
■uw'lntjmmn-i ossia la pietra 
presiosade'nomi, étìMo di un im- 
portante dizionario di sinonimi 
saQSGrìli compilato da Hemn- 
«'«udrB , sistematicamente or^ 
dinato, cbe il Bohtlingk e il Rieu 
pubblicavano originare e tradotto 
a Pietroburgo l'anno 1Si7, (due 
edizioni nefuron Tatto a Calcutta 
nel 1807 e ISIS).; cosi abhld- 
h j^DAratiianiàlà , al femmi- 
nino, è intitolato un altro voca- 
bolario cbe ha per compilatore 
HalàjDdfaa ed il lltob vale : 
la collima delle perle dei nomi ; 
abhldbikTlH aggettivo , nomi- 
nante , parlante ; abtalnanda 
mascolino compiacenza , desiderio 
verso , desiderio ; ahhluaja ma- 
scolino, la condotta scenica; la 
pantomima, la rappresentazione sce- 
nica; abbinava aggettivo, so- 
pror^uovo , nuovissimo , freschissi- 
mo; abhlnldhjtna aggettivo, 
depressione, indebolimento [T'ablil 
ha qui la stessa funzione che il 
latino ob in op-primere) ; abhl- 
DlTef a mascolino, la disposizio' 
ne verso , la inclinazione verso ; e 
anche il proposto , quello verso 
cui si è risposto; abhiulahkra- 
■nan*a neutro , la partenza ver, 
^abbandono per , ossia Cabbanaono 
della propria casa per recarsi in 
luogo di penitensa , sopra il quale 
atto fu pure dai Buddhistì com- 
posto un libro in sittri che porta 
il medesimo nome ; abblnl- 
sht*jmn mascolino, propria- 
mente, il repr«ato, U depresso, os- 



sia il Tlsaram cEHue suono re- 
presso; abhtnita aggettivo co»' 
dotto a , perfetto , finito ; (che forse 
gli è pure perfetto corrispondente 
etimologico, soppressa semplice- 
mente r a iniziale del prefisso ; 
quindi spiegheremo pure/ìnu co- 
me termine ecome tendenza) con- 
dótto verso, disposto verso , adatto ; 
abblpltra nome neutro Vedico 
a cui il Dizionario di Pietroburgo 
attribuisce i due signitìcati di 
discesa e di (romo»(o del giorno , 
ossia sera; abblpùrram av- 
verbio , pretso il primo , successi- 
vamente; ab hlpra^nln .aggetti- 
vo, interrogante verso, interrogante, 
questifmante ; abhipr&ja , co- 
me aggettivo, tendente verso, come 
mascolino , tendenza verso, incli- 
nazione, disposizione, ( abbi ha 
qui la stessa funzione che il la- 
ti no 06 in ob-sequi) modo di vedere; 
aiihlprl aggettivo rallegrante 
[abbi ha qui la stessa funziono 
cbe il latino ob in oh-lectare) ; 
abhlprepsn aggettivo deside- 
roso di ottenere (abbi ba qui la 
stessa funzione che il latino ob 
in ob-tinere) ; abblbbava, co- 
me aggettivo, cAe é sopra, preva- 
lente, come mascolino, tesser so- 
pra , H prevalere , la prevalenza , 
la preponderanza; lo stesso valore, 
al femminino , reca ablilbhà- 
(t ; abhlbhjk femiuinino , tap- 
parizione : ablilbhÀ$haii*a , 
neutro , ti discorso verso , il di'- 
scorso con (abbi ha quasi la stes- 
sa funzione che il latino ob in 
ob-loqui] ; ablilmanaa agget- 
tivo , avente f animo verso , pen- 
sante, a cui sono stretti parenti 
il mascolino abblmantar , 
pensante verso , desiderante , il ma- 
scolino abhlmàna , ossia il 
pensiero, Fammo verso, ed anche 
il pensiero, tanimo contro , Voppo- 
sizione , il mascolino ed aggettivo 
abl(lmjt<l inimico, siccome a- 
vente Vanimo contro ; ma abbl- 
màna, siccome pem-iero sopra , 
pensiero in su, significa ancora 
orgoglio, ecceisioa opinione di sé, 



ny Google 



n 



onde ftUUaaduibi orgogUoto: 
AbbloMinjnai nome di varii 
personaggi eroici , /ra gli altri di 
un liglio diArs'nua, presso il 
HahAlihàrata; nblilmara 
mascolino, combattimento mortale; 
abbhnarda mascolino , at- 
tacco, assalto, distruzione ; abbi- 
mnkba ag^eltivo, avente la faC' 
eia ritioita , rivolto verio , disposto 
verso, onde l' avverbio abhl- 
■nokbiun con la faccia verso , 
di faccia, dirimpetto, contro; Bb- 
hfif àc'ana neutro , preghiera 
verso, preghi&-a ; abbl^n^van, 
abbl^akfar mascolini, com- 
battente contro, avversario , ne- 
mico ; abbifoga mascolino , 
attenzione e attacco,- abhlrak- 
•hltap mascolino, protettore (a- 
bhl ha qui la slessa funzione 
che il latino ob iu obtegens] ; 
abhlrikinatnaD'l è il titolo 
diuodramma in 7 atti sopra Kà> 
nu» di Sno'd'ara Hifra au- 
tore del secolo XVI ; e abblrjt- 
lua aggettivo, y aie piacevole, ralle- 
grante; abhiràsfat'ra e abhi- 
■*«' aggettivi, regnante intomo; 
abblPiui'l femminino, conten- 
tei%a, conlmtalritilà , sufficienza ; 
abhlpue'lra aggettivo, intomo 
splendente, bello ; abblràpa ag- 
gettivo, avente forma verse, di 
forma corrisfKindente , di forma 
convenierUe, ài forma adatta, bello, 
colto; abbllapa mascolino , 
espressione, parola (di abbi + 
lap ; si compari il Ialino ob-lo- 
quor) ; abhllJtTa mascolino , il 
taglio e specialmente ti taglio delta 
messe ; abbllàuha mascolino . 
il desiderio verso, il desiderio, il 
volo per, il voto ; abblvadana 
neutro, wbbivàdw mascolino e 
abblTÀdana neutro, il discor- 
so a, il saluto; abbivaudana 
neutro, la riverema, il saluto con 
inehmo; abblTarafaau'a acu- 
irò, ti piovere, la pioggia, onde 
l'aggettivo abhlvarsblu ^- 
venle ; abhlTMam avverbio , 
contro il vento, contro la corrente 
Mearia; «MiftwJtM» mascolioo, 



oMtdztone ; aUiIrr'Iddbl fem- 
minino dccresctnwnto , tnoKipItco- 
sione; abtalTyaktl femminino, 
tnant^estaztone ,- abblcan'sana 

neutro, offesa, ingiuria, naledi- 
siane, biasimo, caJminia [abbi ba 
qui lo slesso ufficio che ob, in 
of-fendere, ob-jurgare, ob-loqui] ; 
abbif auhà femminino, pen- 
siero verso, tìreoccupaziotie, occu- 
pazione, sollecitudine, e pensiero 
contro ossia di/fidensa; abblfi^ 
pana neutro e ablilfàpa 
mascolino, (scritto pure abbà- 
fàpa) la maiediiione; abbica- 
sti femminina , lo stesso che 
abbif an'saua , ma gli si attri- 
buisce pure il senso di preghiera 
e specialmente preghiera del men- 
dico ; abbif uba mascolino , ar- 
dore, bruciore; abblfoc'aun 
neutro, tormento; abblfràva 
mascolino, l'udire; abtalfri 
aggettivo vedicD (di abbi -i- la 
rad. f pà) andante a, andante ver- 
so, appressantesi , congiungenlesi , 
ed anche congiungenle ; abbi- 
f vana e abhlf và«a mascoli- 
ni, anelito, softpiro; abblshaA- 
0n mascolino, con^iun^ mento, 
stretto congiungimento, amplesso ; 
e ancora (come il francese s'aita- 
cher presso il nostro astratto 
attacco, che ha un significato op- 
posto) ingiuria , offesa , attacco, 
maledizione; (scritto pure, con que- 
sto signiUcato, abbìnbauca); 
abbisbava mascolino l'estr amo- 
ne del succo, la distillazione; U 
sacrificio del «urna ossia del 
succo estraiUì'àali'asclepìade acida; 
come neutro , il succo fermentalo 
dell'avena; abhisbavau-i fem- 
minino, una specie di pressa, per 
estrarre il succo delle erbe ; 
abbiiibeka eabfalsbec'aua 
mascolino, nel senso proprio, 
inm^fiamento , e quindi, benedi- 
zione, . consacrazione fatta con 
l'acqua, iu modo analogo a quello 
che praticano le chiese cristiane; 
abblsbeii'aua neutro, restr- 
etto schierato contro , la marcia 
deìP esercito contro ti nemico,' ab' 



:,.ndty Google 



, h spre- 

enU aisa- 



hlvhotar mascoli 

mitore, ossia quelf attendente 
orificio tneartroto di eslrarre il 
soma; nbhlsht-l mascolino 
e feromiiiiiio vedico, propriameu- 
te , lo star presso , ossia tessere 
propizio (di prope ■4- tre, ove per- 
ciò vediamo una corrispondenza 
ideale con la voce iiidiaoa quasi 
perfetlaj : «btiishrAuda ma- 
scolino, la distUlaiione, lo scor- 
rere goccia a goccia ,- cosi chiamata 
pure in medicina quella irtfiam- 
maxiofie d'occhi che si sfoga m la- 
crime ; gocciolamenlo esuberante, 
inondaxione ;»bttÌMbw»ug» ma- 
scolino, buona disposisione verso, 
simpalia; «bhlsan'^raja ri- 
fugio, luogo di salvhmento ; ablil- 
a»n*(Uui femminino e abhl- 
SMn'dbàn» neutro, il discorso 
siccome una compilazione; abhl- 
snm'pad Temminino, il com- 
porsi, il completarsi, t/ divenir 
compiuto; abnlHam'piitii ma- 
scolino, il convenire, ma, nel 
senso di battaglia, combattimento, 
che ha il latino congretsus (si con- 
fronti pure r espressione analoga 
Jatina conserere manus; abbi 
esercita qui la stessa funzione 
che il latino 06 in op~petere)\ 
abhiHam'biandba mascolino, 
cffi^iungimento, e ancora appar-, 
tenenza; abtaisHF» mascolino, 
compagno, siccome quello che va 
^esso; tatto, contatto; abhlsii- 
ra mascolino, compagno; batta- 
glia, siccome un accostamento ; 
forza sopra, farsa superiore, po- 
tenza; presso Somadera, la 
voce HbtaliiÀra sembra ancora 
significare gabinetto , alcova os- 
sia, propriamente, luogo di roc- 
cogiimento, luogo di rifugio, per 
gli amanti, onde il femminino 
ablilsàrlka deve valere o la 
visitante (vedi oitTlkÀl, oppure 
la fanciulla (0 donna] ritirata 
nella sua idcova, nel suo dormito- 
rio; abbinarli! aggettivo, an- 
dante a, andante p-esso, frequen- 
tante, adoperato specialmente per 
ÌDdicare le visite dell'amante al- 



l'amata; «bMaUilm 



bio, sopra, fortemente, fortissima- 
mente; abblsaeba mascolino, 
amore verso, desiderio verso, amo- 
re, desiderio; abhlavar fem- 
mininovedico, appello; onde il ma- 
scolino parimente vedico abbla- 
vartnr appeUalore, invocatwe , 
abblbasfa aggettivo, ridicolo; 
da riderglisi contro ; abhltaàra 
mascolino, Vafferrare, il prendere 
e quindi il rubare^ ^assumere e 
quindi il vestirst, tarmarsi; 
abhlbrnt (voce vedicaj, come 
aggettivo, pieganiesi, cadente ; co- 
me femminino, il ripiegarsi, U 
cadere; abhika, come aggettivo, 
uguale ad abblka; come neu- 
tro [di abtot -^ an'e' ridotto in 
ae', e quindi rinforzato in ak ^ 
caduta l'a indebolitasi in I si 
ottenne la lunga ■) rinconlrars» , 
rincontro, l'opposizione; abhì- 
kam avverbio, di fronte, nel 
cospetto, in presenza, presentemen- 
te, subito; abbiksbn**!!! avver- 
bio (di non ben certa etimologiajj 
costantemente, ripetutamente, spesso; 
abbiti femminino, l'andare a, 
l'accorrere (abbi ha qui la slessa 
funzione che il latino 06 in occur- 
rere] ; abhipw aggettivo, desi- 
deroso di ottenere; abbìntada 
mascolino , U giubUo , il contento; 
abhÌTarsamascolino,(Jon)tnù>,' 
abbivarta aggettivo Vedico, 
vittorioso ] come mascolino , la 
vittoria e il canto marziale { il 
senso proprio della parola sareb' 
be quello di attaccante, investiente); 
ablÙBbÀb aggettivo, prevalente; 
abbisbt-a aggettivo, desiderata, 
caro ; abbragul ossia ^o^simo 
ad Agul , aderente ad AsnI « 
mascolino , nome proprio dì UD 
tiglio del mitico Eta^ (ved,); 
abbranca mascolino , e ab- 
bran's'aDa t unzione e F un- 
guento; abhyadblka aggettivo 
superiore , sovrastante, straordina- 
rio; abhTadbwam avverbio, 
in via , sopra la via , in viaggio ; 
abhrauas'n'a fem m i n i n 0, per- 
meuo , concM«ione, ficensa, pxoUà 



uy Google 



data , ordine dato ; abhyftut»- 
r», come aggettivo, interno, me- 
dio , che sta fra, ctmgwnto con , 
fossimo ; come neutro , lo spazio 
mlermedio , F intervallo ; «bhya- 
min aggettivo , afferrante , (e 
«bbyamlta ossia afferrato, pra- 
to, diceei Finfermo); abbray» 
mascolino, fondar presso, P acco- 
starsi ; Fondare innanzi , f andar- 
sene , il morire (io qui reco , sic- 
come perfetta equivalente , il la- 
tÌDO oh-ire , obitusj ; abbyap- 
e'ana neutro , culto , osservanza, 
ceneroxtone ; nbhyaFn-H, come 
aggettivo . prossimo; coma neutro, 
prossimità; aMiyarttaana neu- 
tro, pr^Aiera; abhrarhan'àjB 
aggettivo , onoratole; abb^ava- 
lìapa mascolino , cibo , abmento; 
abb^asana neutro, Vattendere, 
lo stimarci abbyaaÙTO fem- 
minino, dxsprezzo , matedisione; 
abhyasta aggettivo , ripetuto , 
studiato, moltijMcato , studiata [ài 
abbi -f- aa , come abbyaMa- 
ii« . come abbyàia ) abbra- 
nca mascolino, Fospile, come 
il mascolino Kbbyà^aina vale 
farriuo , f appressarsi , la visita , 
ma oltre questo ancora Tattoccarsi, 
a muover contro , f inimicizia , la 
lotta;, abhyjkahàta mascolino, 
ilcmferiOpra, li co/ptre [di abbi 
-t- j» -1- bau; ; abbjMma ag- 
gettivo wrso sé stesso, contrario 
a sé stesso; abhyÀdJtna neutro 
pnncipio, cominciamento ; abbya- 
nav^da mascolino , battaglia , 
■ strage ; abby^roba mascolino, 
S scuir sopra ; abbyàvarta ma- 
scolino , ritomo, rifomeifo, ripe- 
tisione ; abbya^ a mascolino , 
prossimità , conseguimento ; ten- 
denza a, speranza; abhyàsa 
mascolino , ripetistone , esercisio 
del ripetere, studio; e ogni sorta 
dì esercisio, il quale non è altro 
che la ripetisione dì un atto ; ri- 
tomeUo, moltiplicazione, raddop- 
piamento , onde il locativo awer- 
Diale abbyàajtrtbe a modo di 
ripetisione ( Weber , Indische Stu- 
dien}; abbyàbiwa mascolino 



il pigliare, UrtAare, abbroIcM- 
ban*a neutro , it benedire con 
acqua; abbyuv'e'aya (di abbi 

•t- nd -t- «'I ! mascolino , accre- 
sdmenlo , molt^licasione ; ab- 
bynttbàna ( di abbi -+- ad 

•i- Ktt^i^ ] neutro, l'mnaJsomento ; 
abbyiidaya [ai abbi ■*■ ad 

-^ I], come a^ttJvo , iniUxcmtesi; 
come mascolino, il levarsi del sole; 
r inaJS[ifn«n(o , la fortuna ; il prin- 
cipiare , il principio ; abbynd- 
dr'laht'a ( di abbi •<- nd -f- 
dr'l^t nome neutro, la visibili- 
tà, il diventar visSnle ; abbyn- 
paaainana mascolino , Parri- 
vo ,r accostarsi , l'accordarsi; aMt- 
bynpapHtd femminino , For- 
rivo presso, il soccorso, Faccordo, 
la benevolenza , il favore , cosi 
chiamato specialmente il favore 
degli iddìi verso le donne con le 
quali consentono di aver com- 
mercio ; abbynpJiya mascoli- 
no , mezzo per, strumento, aiuto, 
accordo, intelligenza presa, promes- 
sa scambiata; abfayùha masco- 
lino , /'intendere, il capire. 

A.bhÌDoa aggettivo , indivi- 
so, non rotto, mtegro, uguale. 

Abbi, abbika, abbiti, 
abliirn , aggettivi , privo di 
paura, senza paura, coraggioso. 

Abbìra nome di una città 
marittima alle foci delflndo , 
chiamata Ophir nella Bibbia, con 
la quale commerciavano I Fenl- 
cii. (Vedi Weber Indische Skii- 

Abbkf ■ (scritto pure abfai- 

sbnj mascolino , /reno , bruita. 
{ I ra^^i del sole son considerati, 
come brialie del carro solare). 

Abbutatadbbàva masco- 
lino , lì diwnfare di quello che non 
è stato (di abbnta -h tadbbjk- 
Ta). I Tedeschi direbbero più 
brevemente di noi , das Werden 
des Ungeuiordenes. 

Abbott femminino, it non 
essere, la debolezza. 

Abbùnafemmiuino.Ia terra, 
U non terreno, it terreno non 



tvCoogIc 



Abhedn mascolioo , indivi- 

sibUità, impenetrabilità, oDie l'ag- 
geltivo abbedya itidivisibik, im- 
penetrabile, che non si può tagliare, 
che, al neutro, adoperasi a signi- 
ficare il diamrmte. 

Abhas'Mna neutro, ti non 
mangiare come l'aggettivo abbo- 
ti'ju vale non mangiabile. 

Abbr radice verbale, andare, 
e, specialmenle , vagare, 

Abbra nome neutro (Hi eli- 
mologia non bene assicurala ; il 
Bopp suppose ap -i- bliara. 

Ctatiie oc^ua ) la numla , ( il 
,)p comparò qui il latino imber); 
il eielo. Trovo pure nel Dizionario 
felropolitano recate le signiUca- 
zioni d'oro e di talco, e quest'ul- 
timo chiamato pure abraka. 

AbJhracb'àrj» femminino, 
Pombra della nuvola , presso Ci- 
n'akfa. 

Abhram'IUia come sgget- 
liTO, lambente le nuvole, come 
mascolino , il vento (V. Ub). 

^bbranàjia mascolino, ele- 
fante del cielo. Si suppongono detti 
eleranti collocati in numero di 
otto, nelle otto direzioni dei venti, 
a sostegno dell'universo, stando 
Alraratn relefanCe d'Eodru, 
il re degli elefanti a difesa del- 
l'Oriente, sotto il nome di A- 
bhramaprlja ossia caro ad 
Abbpama I elefantessa d'In- 
dra. La superstizione Indiana 
Epiega i terremoti , dall' agitarsi 
e mutar di spalla degli elefanti 
sostenitori del mondo. 

AbbrMar aggettivo, privo 
di fratello o di (raieui. 

Abhrl femminino, la pala, 
specialmente ad uso de' barcaroli 
per levare l'acqua che entra nella 
barca. 

Abhplyau come aggettivo , 
provmienle daìla nuvola; come ma- 
scolino , lampo, fulmine, forse pure 
tuoTK; come neutro, nuvola tonante; 
cosi abbrottha [di abbra 
-*- attba) è , al neutro, chiamato 
il/ulmine (fludra, come quello 
che si svolge nella nuvola. 



AbbT», come acuivo, di- 
verso da ciò che é, strano, moslruo~ 
so; come neutro, mostruosità, mo- 

Am , come radice verbale , 
otulare, ondar bene, (andare a, 
adire, onorare) e andarsene, andar 
male, deperire ; come avverbio , 
andando, prontamente. 

AMia come pronome, questi, 
questo ; come mascolino , im- 
peto, vtoEenso, malattia, peso; e , 
riferendosi al suono, alla voce, 
a«sord>7nen(o ; cosi amaTani 
aggettivo, ossia fornito dt ama , 
vale impetuoso, violento, ossordante, 
spaventevole. Quanto all'aggettivo 
ama, vengasi sotto ama. 

Amau|tala,come aggettivo, 
non bene avente, non portante fe- 
licità, non portante salute; come 
neutro, la non /eticità, la non salu- 
te. Come mascolino, secondo i di- 
zionari, dovrebbe signiScare il 
ricino ; ma come chiamarlo insa- 
luti^o? Non sarà egli meglio 
correggere la voce in àmafigata, 
che varrebbe salutare? 

Amati, come mascolino, il 
tempo siccome quello che va, e la 
luna; come femminino ciò che 
va, ciò che appare , Vapparenza. 

Amati fai a -f- matl) come 
femminino, la non considerazione, 
lo stato di colui che non i consi- 
deralo ; come aggettivo, privo di 
mente, demente, misero. 

Amatra come aggettivo , 
ùnpetiioso, violento, forte; come 
neutro, «oso, orcio. 

Amanushyw come agget- 
tivo, non umano, come mascolino, 
non wtwno, mago, essere mostruoso. 

Amantr» aggettivo, privo 
di mantra, non xstruito nei Ve- 
dici mantra. 

Aaianda, come aggettivo, 
non /iaceo, ardtio, robusto ; come 
mascolino,' albero. 

Amara , come aggettivo , 
immortale; come mascolino, Dio 
è nome proprio di alcuni perso- 
naggi, fra gli altri dell'autore di 
un celebre dizioaario Indiano co- 



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nosciuto sotto il nome di Ama* 
Mkoslin, ossia koahw di 
Aitt»p«^ tesoro di Amara; 
il qnaie Amara o P immortale, 
seguacediBnddha, èpurecbia* 
malo col nome di Amarasln*. 
ba o Itone degli immortali e sap- 
piamo aver vissuto qual ministro 
o consigliere alla corte del re 
Vtkramàdltra (56annì avanti 
Cristo o pochi anni prima ). Un 
codice, secondo la memoria che 
ce ne lasciò il padre Paolino da 
S. BartolommeOj che,ranno1798, 
pubblicava in Roma la prima 
parte dell' Amarakosba ri- 
guardante, com'egli interpreta, il 
cielo, esisteva nel museo Borgiano 
di Velletri : egli scrive i Codex 
corticeusgraphioexaratoset per- 
vetustus exstat in museo Borgiano 
Velitemo, qui cum teslum sotu- 
tum et paraphrasimMalabaricam 
Amarasinhae afferai, et a Brah- 
mane quodam doctissimo sedula 
diljgentia descriptus foerit, ma- 
ximi habendus esset, oisipalma- 
rnm folla hinc inde eiesa et cor- 
rupta, ipsa sua vetustate dilalw- 
renlur e. Speriamo che le porte 
di Roma si aprano presto non solo 
all'esercito del re d'Italia , ma 
ancora alla piccola squadra desìi 
studiosi che negli archivi, nelle 
bibliòl«cbe, ne' musei dello Stato 
romano hanno a fare tante pre- 
ziose ricerche ; noi particolar- 
mente studiosi d'antichità India- 
ne, dalle preiiosità che furono 
raccolte ne'musei Borgiaito e fo- 
ntano come dalle memorie dei 
missionari giacenti in quelle bi- 
bliolecbe, scopriremo un ampio 
campo di esplorazioni feconde. 
Le voci, Dell'Amar ak»*l*«> se- 
llo distribuite in tre libri, diver- 
si, il primo in 9, il secondo in il, 
il terzo in 7 capitoli, ciascuno 
de'quali tratta un soggetto spe- 
ciale, come il primo rolimpo, il 
paradiso celeste , co'suoi abita- 
tori; il secondo il cielo co'suoi fe- 
nomeni; il terzo il tempo con te 
ene divisioni ec. U dizionario di 



Antara, è, insomma ano de'ptù 
preziosi lessici indiani compilati 
nell'India, forse i)piti popolare, del 
quale perciò ho voluto qui dare 
speciale informazione; esso fu 
composto in versi, e trovò nel- 
l'India stessa numerosi commen- 
tatori, - 11 femminino amara 
ossia la immortale è un appella- 
tivo della città d'Indra [chiama- 
ta pure amaràviiti^ e, ancora, 
appellativo di varie piante, frale 
quali, tlpanicitm dactyUm e il eoo- 
culus c(ffdifolius. - DÌ amara , 
t'astrailo neutro amaratva la 
immortaìHà, ei composti mascolini 
amarad ara ossia t( legno in^ 
mortale, cioòta pinus Deodora, a- 
■larapaslipa ossia if^ore im- 
mortale, appellativo divarie piante, 
come il saccharum sponfaneum, il 
pandanus odoratissimus, la man- 
gifera indica, amarapatl cioè 
Indra come signore degU Lei , 
chiamato pure amararàg'a , 
amareea , amar^rara o 
sonore degli Dei, degli immortali ; 
amaraloka, ti moTido degli im- 
morlaU, l'olimpo. Il neutro ama- 
raratoa, il cristallo, i femminini 
amarapasbpiki» ' specie '>di 
anite, amar«màlà,_ titolo di 
un altro dizionario Indiano, ama- 
raTallari la cassyla filiformi^, 
amarasarlt, il fiume degli im- 
mortaii, il fiume degU Dei cioè la 
dab^À , l'aggettivo amaro- 
pama simile ad un Dio, ad w% 
immortale. 

Amaru mascolino , nome 
di un poeta erotico Indiano , 
autore dì una collana di cento 
strofe chiamata perciò Amar»- 
f ataka , tutte di soggetto amo- 
roso. La scienza che nell'arie 
amatoria dimostrò Amara, per 
mezzo di queste stanze , diede 
origine alla leggenda che Ama> 
rn era nato cento volle in cento 
corpi di donna; nelle quali 
cento vile aveva potuto appren- 
dere tulli i segreti dell'amore. 
Ne'versi di Amara è una vo- 
luttà tutta orientale, che inco- 



t^Cooglc 



8i 



mincia col primo manirestarsi 
de) sentimeato d'amore, fino al' 
suo esaurimento ua'seosi , fino 
al grido ma mjt màtl in cui 
Amara fa prorompere la bella, 
la quale esausta dal piacere , 
l'amante si domanda se ella sia 
addarmeatata o morta («opta 
klm'nn mr'ltà nn kini) , 
spenta o svenuta ( ìknk Tlliajt 



gettivi f immorltde. 

Aaanrslut , come aggettivo, 
ùnposunle, (cosi pure aiii»i> 
sb»n*a} come mascollDO , ita- 
pasiensa, intoUtransa. 

Anuiitt , come aggettivo , 
prwo di macchie, puro; come 
neutro, à talco; il femmioiDO 
aiuaUk è appellativo di varie 
piante , fra le altre della embUca 



o/Jicinoìts. 



AwKTaM* (vedi mmm.). 

Anta , come preposizione , 
con; come avverbio, congiutUa- 
menU , in società , con «d , pretto 
di sé, in casa, wA hiog» stesso , 
là stesso. 

Amlui's» come t^ettivo , 
scarno, non avente cane, magro; 
come neutro , ìa non carne. 

AnBJktfa, come aggettivo, 
appartenente , che é con; come 
mascolino , compagno , consigliere, 
confidante. 

AmJuinibii aggettivo , non 
umano ; tnwnono ; sovrumano. 
(vedi iuiMkaia«hT«}. 

AmàTaaii mascmino, nome 
proprio di un personaggio mitico, 
figlio dì Pwàrava* e di Vis 
Tafàf la voce è parente etimo- 
logica e forse pure ideale di 
MiiJnrà*! o mmkrunjk o 
unÈhT^mjk femminini, che val- 

ro la notte del novUunio, ossia 
notte della co<Aitaeione , la 
notte in cui il sole e la luna sono 
creduti abitare iusieme ; dal che, 
avremmo una nuova via aperta 
all' iaterpretaiione del mito di 
Vrraf 1 che dovrebbe qui figu- 
rare come luna, mentre K*nnl> 



rappresenterebbe Usoh, 

ne' suoi amori con la luna. Frutto 
della unione di Purùravas e di 
Vrvaf i nell'«màTa«7à sareb- 
be dunque Amàvaau; (forse an- 
che appellativo dlpuraravàa 
come coabitante) aHtàTàsya, co- 
me aggettivo, o amàTàa^aLn 
vale nato nelF»wnkvsMjk ossia 
nelfa notte del novilunio. Ammessa 
una tale ipotesi, gli amori di Diana 
e diEndimJooe vogliono essere qui 
comparati riconoscendosi in Diana 
la luQa, in Endimione il sole. 

Amlta aggettivo , smisurato, 
immenso, stnotfoto ; sovra le mo- 
nete indiane viene scritto Aml- 
ta il nome del re greco ^myn- 
tas ; con amlta abbiamo il 
composto aggettivo amlt^ 
bvhapa avente stUois non mi- 
surate, non metrico , prosastico, 
e r appellativo mascolino ami* 
tjkay'n* avente /brxa immensa, 
che vieu dato ad Indra, a 
■aaa e ad altri esseri mitici. 

AmUra mascolino, propria- 
mente , non amico , ossia nemico ; 
con questo nome abbiamo vari! 
composti ag^ttivi, che valgono di- 
stn^gitor ot nemici, come ■■■(• 
traghàta (che è pure nn appel- 
lativo delfigliodi C andracNi»- 
ta di nome Vlndacara , dai 
Greci detto amitro&Aotds ) mrntU 
trakhhda, anaUnULarMlia- 
U'a (epiteto di Arc'nna presso 
il llahjkbhimrta],aiid«i«. 
Chaa, amUrahan , quasi 
tutti ì quali appellativi assume 
il Dio Indraf l'astratto fem- 
minino amltrat^ta tnimictiia, 
e il femminino amlCraaeiBk 
Tesercito de'nemici. 

AmHÌM.jh aggettivo, non fal- 
samente, veracemente. 

Anatahn neutro , come. 

AmÌT» neutro', amÌTh 
femminina, Tossolto del male, h 
motottia, il mote, il doiore, la mf- 
ferenta; al mascolino, anche il 
demonio deJ moJe, il malefico. 

Amaka pronome, il tate; 
adoivasi come noi lo nslemo; 



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cosi per es. 
fgUo del tale. 

Amokta aggettivo , non 

iaciolto , non libero , legato. 

Amata* avverbio , dilà , 

r'ndi ( poicbé amu Tal quel- 
ed è il tema noniiDale che 
presta vari casi al proDome 
wdns ) ; cosi lunntrii avver- 
bio, vale là, qaivi, colà, (dtrove; 
amvitbA e «innyà avverbio, 
vale cosi , in tal modo ; Muurtil 
avverbio, allora. 

AiMÓra aggettivo , non tur- 
bato f non smarrito , non errante , 
lìbero dalf errore. 

Amùrtm aggettivo , incor- 
poreo. 

AmM» aggettivo, privo di 
radice ;. il femmìsino amùlj» 
rst^resenta la methonka superba. 

Amr'Kn , come aggettivo, 
propri ameo le, non morto , quindi 
pure non-mor(ate, non soggetto 
alla morte , immortak ,■ come ma- 
ecoIìDO , il Dio , come immortale 
e la pianta phaseolus trilobus , 
come neutro ^ l'estere immorsile , 
la immortcdita , il mondo degli 
immorttài , la Itìterasione dalla v\ta 
corporea considerata come prmd- 
pio <r immortalità , Faequa , la pa- 
rola , Foro , Felemosma (siccome 
quella che procaccia V immorla< 
lità a chi la fa e , secondo le 
idee che gli Indiani - avevano 
del povero per professione reli- 
giosa , probabilmente anche a 
chi la riceve essendo lo stato 
del mendico l' ultimo e il più 
perfetto stadio della vita de- 
vola ) il etìio quolidiaiio, il burro 
liquefatto e altre cose più o me- 
no immortali, Ma, sovra ogni 
cesa I' amr'lln , ai neutro , 
(come pare il femminino ant- 
r'Itfc, che serve pure a desi- 
gnar molte piante , come la 
em&ltca officinàtis , la terminalia 
citrina, il coccidus cordifoUus , il 
^per lonpum , ì'ocymum sanctum, 
Aeucumis coloejfnthis , l'Aoficabum 
eardiospermuin , e il pameam 
ioatf/ton) , rappresentft la bevania 



che fa im- 
re, la be- 



immortale, la haxmda che no» 
muore mai , la bevanda che vivifico , 
la bevanda dei celesti , la pioggia, 
il latte delle vacche eekslx , cioè 
l'acqua delle nuvole, la bevanda pd 
possesso della quale gli Dei combat- 
tono , la bevanda che accresce forea 
ad Indra, la bevanda che f 
mortale chi ne può fruì , 
Vanda sorella del Vedico i 
(vedi) e delPambrosia de' Greci, la 
bevimda cognata di tutti gli elisir 
di lunga vita, di ttttte le acque rtn- 
giovanitrici che popolarono la fìn^ 
tasia degli Ani occidentali. Èssa 
diede origine ad uno dei miti 
essenziali dell' indiana come di 
tutte le nostre mitologie ; non sari 
pertanto inutile il tratteaerai un 
poco sopra di essa. Sebbene il 
Blpredn accenni più spesso 
all'amp'lta sotto la forma di 
■ama, che sotto la propria, 
tuttavia pon mancano alcuni in- 
dizii interessanti. L'amr'Ua (a 

màkhyam), chiamata pure in 
alcuni inni pÌTÙMlia (neutro) è 
definita Vessenxa delle acque (a- 
pbm' «àrabhàtam, presso 
fiUt^Mua). Ha evidentemente , 
presso gli inni vedici , la sua sede, 
il fondamento nelle acque (apsv 
alitar amr'ltam apan bbe- 
■has'am, neUe acque i'anur'l- 
ta, ■ ossia M immortalità, la lunga 
vita • nefie aeque la guarigione) nelle 

?uaiì, sotto la loro forma di vacche 
goslm) Mitra e Varan'a 
hanno cura di conservarla , nelle 
quali uno de' primi nati {pur- 
TasAaJun), cioè A|[iil) nella 
sua forma di figlio delle acque 
fapjkm* oapbt), ha la fortuna 
di succhiarla fapsa sa plrùx 
•ham dhayatl). Le acque, 
probabilmente sotto la forma di 
nuvole , sono chiamate le spose 
dell' amr'lta (nel Vag^orreda 
Endra, in forma di falco (fre- 
na) rapisce l'amr'lta (veggasi. 
sotto la voce ap la leggenda re- 
lativa! ; Indra, gli .Af rlaàn e, 
in ^emn , tatti gli Dei per la 



t^Cooglc 



bevanda dall'omv'lta si rortifi- 
cano ; a bevemmo l'amr'Ua od il 
suina e diventammo immortali *, 
ce lo dice ub inno del H'I^veda 
(npàma ■omam amr'ltà 
abliùma). Ha vi sono brani, 
negli inni stessi, ne'quali il feno- 
meno naturale si descrive in 
tutta la sua semplicità; Indra 
colpisce il suo avversario, ossìa 
il fulmine squarcia la nuvola, la 
nuvola s'apre, l'acqua scorre ab- 
bondante, i sette fiumi s'ingros- 
sano, e gli uomini, per !a pioggia 
caduta,si rallegrano. Ora riraanea 
considerare lo svolgimento della 
credenza interno all' amicata < 
nella letteratura san scritica. 11 
RàmJtyan'a oi racconta come 
i tìgli di Viti e di Aditi, fra 
loro cugini e rivali,, si unirono 
insieme per cercare il modo di 
salvarsi dalla veccbiaia , vivendo 
immortali. Visto pertanto l'oceano 
spumeggiante (intendasi qui sem- 
pre il cielo nuvoloso, il cielo piovo- 
so, le nuvole gravide di pioggia, 
le vacche lattifere) pensarono che, 
agitandolo, come si fa, il burro, 
da quel mare di latte si sarebbe 
condensata una soave essenza 
nutritiva che avrebbe loro pro- 
cacciata r immortaliti. Si misero 
pertanto all'opera e preso il ser- 
pente VÀBiikl se ne servirono 
come di corda per far girare il 
monte Hnn'd'ara o Handa- 
ra, che dovea servire di frullo, 
di mestolone ; a forza di essere tor- 
mentalo tuttavia , dopo mille anni 
il serpente TJ»«iikl, stanco di 
quel lavoro, sputò un fuoco pe- 
stilenziale ; ma ^iTa ebbe cura 
di succhiarlo ; allora gli Dei e i 
de moni i continuarono ad agitare 
l'oceano; ma un altro accidente 
li turbò ; il monte Handara 
calò tanto che cadde nell' inferno. 
Allora Vlshn<n prese forma di 
tartaruga e Io sollevò sopra il suo 
dorso ; datl'oceano agitato escono 
finalmente il medico degli Dei 
Dhanrantarl , le Ansare, Sn- 
Hk (vedi) la figlia di 



che i(demonii pigliano pergè,aven- 
dola gli Dei ricusata, il cavallo 
VeValfa'eraTas , la gemma 
Kàastnbha, il Dio Soma, la 

bella, giovine, splendida. perfetta, 
tenente un Bore di loto in mano , 
cioè la dea €^rk o Lakskmi , 
la Venere indiana, che nasce per- 
ciò come la greca Aphrodité , 
e la quale tosto VIshn'a strin- 
ge fra le sue braccia ; finalmente 
si produce l'ambrosia, per la quale 
nasce tosto una fiera lotta fra 1 
figli di Diti e quelli di Aditi, 
lotta che termina col trionfo de- 
gli Dei. 

Nel Mah Jibfaikpata lo slesso 
avvenimento mitico si racconta 
cosi: Vtsbn'U ordina la crea- 
zione dell'amr'lta ; gli Dei fan- 
no per sollevare il monte Man- 
dar», limila jog'ana sopra 
la terra e limila rwg'ana sotto; 
e non potendo riuscire, si racco- 
mandano a Vlabn-a e Brah- 
mnii. Essi danno allora l' inca- 
rico dell'intrapresa al re de' ser- 
penti Ananta , il quale sradica 
tutto il monte, con tutto ciò che ii 
monte porta , e lo trae verso 
l'oceano. La tartaruga è quindi 
pregata di sostenere sopra il suo 
dosso it monte ; essa consente ; 
Indi'a le adatta l'immensa mole; 
il serpente ViksakI o Ananta, 
fa da corda , il monte Mandar» 
da mestolo ; gli Dei sono da una 
parte, verso la coda, i demoni! 
dall'altra, verso la testa , facendo 
girare la corda ossia il serpente 
attorno al monte; il serpente vo- 
mita vento, fiamma e fnmo; il 
monte, pirando , svolge un fuoco 
letale ;Indra lo fa cessare ; varii 
succhi si producono, e da questi 
succhi si forma l'amr 'Ita, dopo 
che , per una più violenta e ra- 
pida agitazione dell'oceano, eran 
nate ia luna, Iiakiihnù, la 
ninfa Sarik, il cavallo bianco, 
la gemoia Kanstnbha, il me- 
dico Dbaiivantari , l'elefante 
AlrjtTaii*a , il pestilenziale 
- .. ^ j^j subilo f)lT'a 



uy Google 



87 



divora. Prodottasi TiuiBr'Ua, si 
dispaia fra gli Dei e i Daauidi per 
la sua possessioDG ; allora VI- 
■bn-a si trasforma in donna 
bellissima ; seduce i D^ni»- 
T»s e rapisce loro l'aotrU». 
Allora alla sua volta il demonio 
K^hu (vedi) si trasforuia in Dio 
e viene a bere l'ambrosia; la 
luna ed il sole scoprono l' ingan- 
no; Vlshn-n gli tronca il capo 
con un disco. Allora la' testa dì 
Bkhn volò nell'aria e prese a 
far guerra al sole ed alla luna 
( per mezzo delle ecclissi ) , mentre 
il tronco dì lui caduto su la terra 

tirodusse un terremoto. Ma la 
otta non è Unita, per questo, e 
Ser mille episodi), continuandosi. 
Il luogo ad una grandiosa epo- 
pea mitica. 

PressoilVUbn'npiirJkn-n, 
innanzi alla produzione dell'aiM- 
r'ICik , oltre agli esseri mitici , 
sopra menzionati, si manifestano 
ancora la vacca tSurwbbl ( la 
vacca delFabbondanza che si può 
mungere a piacere) , i I parl- 
g'àtavr'lksfaa o Kalpavrl- 
ksfaa l'albero meraviglioso, dal 
quale si ottiene quanto si desidera. 
La Biink, che i demoniì pigliano 
per se , ha qui nome di Vkrn- 
ii-i, DeadelL' ubriachezza; Dban- 
Tantarl compare pure nel 
Vlabii'iipiirìkD'n come nel 
MnhkbfaJiFatH con una coppa 
ripiena di amF'Ma, la quale 
viene subito rapita dai demoniì. 
Il seguito s'accorda col Mabii- 
btaàrata; solamente vi appren- 
diamo che al demonio trasformato 
in Dio , anche dopo che Vlii- 
ha*a gli taglia la testa , cia- 
scuna parte del corpo vive, poi- 
ch'egli ba già bevuto un po' d'am- 
brosia. Una parte del demonio è 
poi delta diventar Hetu (vedi) e 
un'altra parte Babà, le quali 
sono in lotta continua contro 
C'andrà e Sùrja , siccome 

Selli che avevano scoperta la 
de. - L'nmr'lta s^tecialmente 
come •*■»• è identificalo con 



la luna, talora poi sembra nell'a- 
mr'lta doversi riconoscere l'au- 
rora. In un disegno indiano che 
ho sotto gli occhi , e che rappre- 
seutalaproduzionedell' amr ' It a, 
abbiamo sopra il paradiso il sole 
e la luna , quindi , nel paradiso 
stesso, sulla sommità, 1' elefante 
Alr4Tan*a e l'albero Halpa- 
vr'lksba, più in basso varie 
erbe , la vacca dell'abbondanza , 
Laktttanù, sopra un calice di 
loto, e dalla parte opposta la 
HnradeTi l'antagonista di lei, 
due specie di vasi, un arco 
(l'arco di Vlsbn-n] e rivolto 
verso Lakehmì lo stesso Dìo 
Vlflbifa quadribrachìo, seduto 
anch' esso entro un calice dì loto 
sopra la sommità del monte Man- 
darà intorno al quale , nel mez- 
zo s'attortiglia un serpente , la 
coda del quale sostengono tre Id- 
dìi [certo Brahntan, dallequat< 
tro teste e dalle quattro braccia, 
Visbn'u e Clva ) , la testa tre 
demonii caudati e cornuti , dei 
quali uno nero e due bianchi ; 
e tutti hanno i piedi nell'oceano ; 
sotto il monte un' enorme tarta- 
ruga ; dall'oceano stesso varie 
ninfee sorgono, e un cavallo a 
quattro teste ; fra l'oceano poi 
e il monte Hern, con le mani 
tese verso il mare a raccoglier- 
ne 1' ambrosia , e visibile dai 
fianchi in su, un essere distinto 
che certamente è Dbanvan- 

tarl 

Di amr'ita abbiamo l' as- 
tratto neutro amr'ItatTa la 
imTnortalilà ; con amp'Ua i 
composti femminini ami^lta- 
g'at>à una specie di Valeriana, 
Hmr'ltapbalW la ett^lica offiei- 
nalig^ ed anche lavile, chiamata 
pure amltaraHà e altrimenti 
dràksbà (ma la vite non fu col- 
tivata mai in tutta l'India; ne 
ebbero solamente la regione di 
Uambaya, il Pengiab, il Ka> 
(mira e la valle superiore della 
Vamnuit e della Ganga; ma 
cogliendona il frutto , non eeni- 



t,L.OOglc 



bra che gli IndiaDi ne abbiano 
Tatto Tino; veggasì tuttuvia sotto 
bàpahùra } amr'lt «Tallì il 

cocculus cordifolius , amr'lta- 
taraAcla'i il /iume d' amr'l- 

ta coDsiderato come tale il 
raggio lunare; i composti ma- 
scolini amr'ltasarbha il 
fruito deW amr'lta , ti parlo 
delCnmr'tttt, il figlio delF »n»r- 
i-'lta , amr'ltabaodlia H 
compagno delTsunr'U» ; anup'l- 
tarasa ta bevanda immortale de- 
gli Dei, fombrosM/wmr'Itajiàra 
ì'essema dell' atnr'U» , amr'i- 
ta«à f siccome ambrosiaca , la 
luna , amr'ltMiaraii-a , pro- 
priamente , ti rapitore deifamr'l- 
ta ,' cosi chiamato l'uccello Cla> 
rud*a, nel qaale Vlshu'U, 
anziché in una Taiicìulla, come 

Eresso il primo del Habà- 
ihàrata, si trasforma pure 
spesse ToUe, amr'ItasAtla- 
pa , propriamente il gemello del- 
famr'lta, cioè il cavallo che, 
come di sopra vedemmo, nasce 
con 1' atnF'lta ; gli aggettivi 
amp'ltamara simUe M'Ann- 
v'Ita, immortale, amr'ltàsn, 
avertte spirito immortale, immortale, 
ainr'ilaKvàflaiùj'a , avente 
sapore simile a quello dell' amr'l- 
la , soave come amp'Ma. 

A.mrilya come 
privo di morte , non soggetto 
morte; come mascolino, la non 
morte. 

Antedhra come aggettivo, 
non degna del sagrificio, da non 
adoperarsi nel sacrificio, non sacro, 
non puro, impuro; come neutro, 

rito che é impuro , ogni sorta 
escremento quantunque nei 
dkàrmagàstri e grikyasùtri agli 
escrementi della vacca vediamo 
attribuita una virtà eminente- 
mente purificatrice , lo stesso 
culto non sembra bia stato po- 

Eolare in tutta l' India vedìca e 
rahmanica ; qui , ìn ogni modo 
si accenna agli escrementi in 
genere ; quanto agli umani, sap- 
piamo come il re JVftla tiene 



^ , im- 

mediatamente invaso dal demo- 
nio Kall, per non essersi su- 
bito lavati i piedi, dopo essere 
passato su la propria orina. 

Ameja aggettivo, immeruu- 
rabile. 

Amokhjra [a cui è analogo 
l'aggettivo anaakta non isciolto, 
legato) aggettivo, indissolubile. Hi 
sembra siasi , nel caso che la voce 
sia Indiana , qui da riferirsi il 
nome di que'soidati Amochi de- 
scrittici dai nostri viaggiatori 
Italiani alle Indie, i quali, per 
qualche colpa commessa, erano 
obbligati a cercare la morte in 
battaglia pel loro re, erano cioè 
votati alla morte e non si pote- 
vano sciogliere dal voto, 

Amogha, come aggettivo, che 
non erra, non vano, che raggiunge 
U suo scopo; come mascolino, 
«I non girare, ilnon fallire. Il fem- 
miuino amochJk fra le altre 
piante , rappresenta le bigncmia 
suaveolens e la terminaiia ctfrtna. 
Amota e amotaka masco- 
lino (di ama ■+■ ata] tessitore. 

Amb, radice, muoversi, forse 
pure arviare intorrto { vedi abbi] 
andare, suonare, ristornare, parente 
dì ambb che ebbe il medesimo 
valore e da cui si forma il neutro 
as fv.) acqua, come di 
il neutro ambo, (vedi) 
acqua. 

Amba particella enclitica 
rinforzati va. 

Ambaka neutro , Vocchio 
mobile; il rame, s' 



Ambayi» , amb^ , am^ 

bl e amblkà {quesf ultimo 
pure appellativo di vari perso- 
naggi mitici ed eroici femminini) 
femminini , madre, specialmente 
nel 1 ingaggi domestico , come noi 
diciamo mamma (amba è ancora 
nome di un'erba medica e ancora 
appellativo dalla Durgj») - Il 
plurale ambaras propriamente 
le madri, rappresenta una serie 
di divinità acquatiche, delle quali 



,g:,.,;dtvGO«>glC 



la dea SarasTnti é detta am- 
blf amj^ ossia la più madre. 

Ambiuw neutro , Fondare 
attorno , (arnò-ire , amb-ulare ; 
V. sotto abili ; a cui la forma 
neolatina circ-ulare corrisponde 
idealmente; ; il circolo; queUo che 
va attorno ; il delo aereo; il cielo; 
U vestimento, siccome quello die 
cinge; f albero del cotone; Cambra 
biffta; il talco -^ ti zafferano. 

Aittbwnaba come neutro , 
li forno ; come mascolino, ti sole ; 
!a spondias mangifera ; H circdo 
infernale; Visbu-n; ^iv»> e 
appellativo di vari personaegi mi- 
tici ed eroici, fra gli altri di quel 
personaggio leggendario, presso 
il BJtmàywo'a che volendo 
fare un sacrifìcio umano, comprò 
dal bràhriumo Ble'iUn il figlio 
Vuoata'fepa (vedi). 

Ajnbasbtb-a mascolino no- 
me di popolo e di paese ; pressp 
Mana, il figlio di un Brahmano 
e di ana Vàftcjà - Ambavta- 
tb'À femminino, nome di varie 
piante, come il jasminitm auricufo- 
tum, la clypea hernandifoUa, la oxa~ 
Ut corniculata. 

Amba neutro, l'acqua, col 
qual nome i seguenti composti 
mascolini ambiikan-t'aka o 
ambnkiràta Valligatore, am- 
bMlùf a e ambnlLÒrnuk il 
dtlplMuis Gangeticus, ambuke- 
fara ffalb. del cedro, fvedi amia) 
Mnbnsbana la grandine, am- 
fcàc'a il fiore di loto, ambn- 
(aakara il sole , ambadha- 
ra^ ambubbp'lt, ambavo- 
ha, la nuvola, ambadhl, am- 
banidbt, ambnrJMl ti ma- 
re; i composti aggettivi ambv 
g» e ambue'àrln andante nelle 
acque, vivente neḷ acque, am- 
bns'a nato dalle acque, nato nelle 
.acque ; ambapa bevente acqua, 
ambamant fornito d'acuta, 
acquoso, ricco (f acqua. 

AmMiaa neutro, forza, ter- 
ribilità; oadeaaaMirlB'af forte, 
Etente, terribile; e, al mascolino, 
coce del tuono, il tuono. 



neutro , acqua; 
quindi i composti neutri am- 
bbab'sàra perla , onde noi 
purediciamop.es. d'un cristallo 
che ha bell'acqiia , nmbb*- 

S'»f [che come mascolino vale 
luna e la gru] ambtaac'an- 



scolino , significa la gru Indiana) 
ti fiore di loto ; ambhoc'ak- 
baif«l>a una rtuntone di loti ; 
i composti mascolini ambha> 
b*«ù vapore , fumo , ambba- . 
«la , ambhoobapa nutioia , 
anabbodhi, ambtaanldhl 
mare , ambbiMlhiTallabba 
cortUlo , ambbr'ln-a [di am- 
bhas -i- na , ambhar -*- n*a , am- 
bhr'i ■+■ n-a] coppa ; il composto 
femminino ambboff'liù; un 
luogo fornito di ambbog'a, cioà 
di JKrri di loto. 

Ammala aggettivo, >acquoso 
(di ap -H maya). 

Amia come aggettivo, agro, 
acido ; come mascolino , l't^ro , 
Vacido ; il femminino amli la 
oxalis comtctiioto. Quindi i com- 
posti mascolini ainlaka l'orio- 
earpus lacutecha , atnlakeea- 
ra, amlauimbùka, amia- 
sarà ti cedra , amlavetasa 
il rumem vesicarius; i composti 
neutri amlapan'e'aphala 
«na mistura di ctììque vegetali 
acidi, amlapifta ii gastrici- 
smo ; e r astratto femminino 
amlatjt l'acidità; i composti 
femminini amlanlfi^ la cur- 
cuma serumbet ; amlarubà e 
amlavAt-lkÀ due specie di be- 
tel; amlalou-lkà la omUis cor- 
niculata ; amlavallx il pytho- 
nium bulbiferwn ; aokUk* U 
tamarindo ìndiarto. 

Aml^na, come aggettivo, 
non fiacco , vigoroso , fiorente , lu- 
cido , chiaro ; come mascolino la 
gomphraena globosa , l' amaranto 
globuloso. 

Aja (da I andare) mascolino, 
tfìa, andata, parlensa (^nza ritor- 
no, cioè la morte) ; esito, buon eaito. 



i% 



t^Cooglc 



M 



AyAkcbMia, come aggetti- 
vo , non malato , Sono ; come 
neutro, ionoft malattia, la salute. 
A.jag'n'n , come aggettivo, 
non sacrificante : come mascolino, 
.7 non sacnficio. 

A.j»tntk mascolino , il non 
iìforio ; quintti l'avverbio «yst- 
nana seni^a sforzo. 

ji.7atbM»tbàin e ayn- 
thàvat avverbio, non secondo 
cosi , sconvenientemente. 

Ajama, come aggettivo, 
dante, come n entro, vu 
corso ; mezzo, monterà. 

Arava mascolino, la metà del 
mese non illuminata diiUa luna. 

Ayaeas, come aggettivo, 
indegno, indecoroso ; come neutro, 
indegnità, vergogna, disonore. - 
Quindi ayafasya ignobik, in- 
glorioso. 

Ajas neutro , metalio; ferro. 
Ili Bopp ba gik com|)arato qni il 
latino ae$, genitivo aeris). -Quindi 
ilcompostomascolÌDoaraakikii- 
ta propriamente amante il ferro, 
ossia la magnete e l' aggettivo 
aya«ina7W /erreo [aheneus], e 
ayomuklia fiordo, propriamen- 
te avente punta di ferro. 

Ayà Ida! tema i»i>nDmìnale 
a) avverbio, così. 

A^jkc'lta aggettivo, non ri- 
chiesto, non dimandalo. 

Ayàtaf ama aggettivo , la 
cut forza non è Mattuta, la cui 
forza non è indebolita, nonindebo- 
lilo, forte, alacre, baldo. 

Aràaa neutro, disposizione 
naturale, indole, temperamento. 

A.jitm aggettivo non sfbrtem- 
tes%. naturalmente alacre , natural- 
mente agile, analogo all' aggettivo 
a^iMira, svelto, pronto, indefesso; 
intraprendente. 

Aji interiezione : eil Veggasi 
pure njc 

Aj;akta aggettivo, non con- 
sunto , non legato ; rvm dedito, non 
devoto, negligente ; non atto, inetto, 
disadatto ; non pari. 

Ayo^i'a aggettivo che non ha 
eonffjunto oicmva a si, che mmha 



compagno, che non ha venale ; non 
uguak, impari. 

Af nta neutro , una miriade, 
diecimila; onde l'avverbio uja- 
taf Bs a diecina di migliaia. 

Ajaddha, come aggettivo , 
non combattuto e ancora, contro di 
cui non si può combattere ; come 
neutro, il non combattimento. 

Aye inleriezione ohi ahi 
(v. pure ayl, con la quale talora 
si scambia ). 

Ayoga mascolino , disgiun- 
xione. disunione, separazùme; co- 
lui che é sparato ; unione scon- 
veniente , illegittima ; non attitu- 
dine, non convenienza, inettitudine 
inefficacia, msufficienza. 

A^ogn mascolino ohe sta 
forse pel suo equivalente anche 
mascolino arogliana (di a^as 
+ (liana di han ) propria- 
mente, il l^eo feritore,- ossia il 
martello , la mazza ferrata. 

A74»g;aTa e aj-ocn maseo> 
lini, nato di unione ilwcila, ossia 
il figlio nafo dagli amori di un 
f>iulra con una VJkl^ yà. 

Ayodbya, come aggettivo, 
da non combattere, da non poterai 
battere, inespugnabile. Il femmini- 
no Ayodhya ci rappresenta una 
delle più illustri cittS dell'India 
Brahmanìca, situata sulla ^ara» 
yà uno de'confluenti alla sini- 
stra del Gange , nel suo corso su- 
periore. Di Ayodhyi» ci fauna 
descrizione solenne il Hhmii 
jan*a. La dice abbondante di 
ogni grazia di Dìo, fondata dallo 
stesso Manu, lunga dodici pa- 
rasanga, larga tre, ricca di su- 
perbi edifici bene ordinati e di 
commode piazze, con unavia mae- 
stra , che si aspei^e d' acqua 
perché ne vada via la polvere , 
costrutta in luogo piano, difesa di 
mura e da una fossa profonda , 
con ameni boschetti itilerai , e 
fontane pubbliche , e frequenti 
spettacoli popolari, frequentata di 
numerosi mercanti e ambascia- 
tori di re stranieri, lieta, ricca, 
eapieule. Eridentemeute il cooh 



ny Google 



pilatOFe del 
celebrare la bellezza e la potenza 
di A^odhyà descrifeva l'A;^ 
dhyjk del suo lempo, essendo 
poco probabile clie se fosse stata 
sempre cosi grande città , nel 
tempo a cui si riferisce la im- 
presa di nftiua, nà dal ^nta- 
patbM Bràbmau*» né dai 
trattati ciw tempora nei se ne fa- 
cesse la minima menzione. Il 
nome stesso diAjAdbjà otne- 
spugnabile prova già tuttavia, per 
se solo, cbe questa città ebbe una 
storia militare, e cbe può avere 
esìstilo al tempo dello stesso flo- 
tapstba Bràhntan*H con 
altro nome manco glorioso, per 
assumere poscia il nome dì Ayo- 
Abjh, dopo aver resistito con 
iòrtona ad un esterno assedio. 
BJbma yieu rappresentato con 
tutta la razza solare come re di 
AjAdbyà; e dai Sgli di lui 
pretendono discendere i moderni 
Btkft'pnl dell'India confidandosi 
probabilmente alle relazioni del 
ilashiivwn'^A. Dal nome poi 
dell'antica metr. del regno de- 
gli IItttn«-Kofal« tutta la 
provincia viene oggi dagli Inglesi 
chiamata Awadh od Oude; e col 
Dome di Oude a 19 miglia da 
Lucknow, viene ancora appella- 
ta una città, presso la qual giac- 
ciono le rovine dell'antica Aja- 
dhyà. Per un breve sunto di 
storia e geografia Indiana, veg- 
gasi sotto la voce SiDdbu, 
onde il nome di Sindia cyd India , 
e sotto Àrya. 

Al* (nella sua forma debole ' 
i^t) radice, muoversi, andare; 
àevarii, e (nella sua forma cau- 
sativa arpay^ [muovere; elevare; 
frequentare , mcontrare; toccare ; 
attaccare; metter sopra,; far an- 
dare a , consegnate. Furono qui 
comparate le voci latine ortor, 
vrtus, origoardo , ■ordir*,' (di un 
tema causativo) ramare, asratrum , 
trvua , armentwn , artus , arma , 
vmus , ars , arti-fex, ratis, remus, 
remigium ; (confr. arltur e arl- 



tr»), e oserei pure avrioinare al 
causativa arpar^ il latino rajw , 

rapidus , ripidus , il nostro arpione 
r Italico tape (aipes), come luogo 
slevato, Arpinum, e forse pure gli 
Albani da Alba , cbe piuttosto 
di città bianca, polè significare 
ràfà oif a; alla radice arper un te- 
ma causativo, richiamerei ancora 
il latino akre , (Uimentum, siccome 
quello che fit crescere, e altus 
cioè elevato, cresciulo , onde poi 
la nostra voce alsitì-e ; probabil- 
mente qui ancora le voci ara 
e altare. Alcune di queste eti- 
mologìe si troveranno confermale 
dai seguenti vocaboli Indiani cbe 
si ricbìamano alla radice ar , 
(veggasi ancora fra le voci in- 
comincianti per r'i) •* ara, come 
aggettivo, rapuJo, veloce, come ma- 
scolino , raggio della ruota ; ara- 
u-a neutro , l'aggiungersi , il ^ 
cor», ap»H-à duale, propria- 
mente t confricantisi , cioè i due 
legni, dal fregamento del quali 
si produceva il fuoco , l'uno di 
essi di legno a^ vaCtba facendo 
da mascnio, attivo, superiore 
fattara) comburente , l'altro di 
legno ^»*ni da femmina , pas- 
sivo , inferiore (adbftra) com- 
bustibile , ai quali due nira- 
nà, per accendere il fuoco, si 
ano ancora tre 



tri pezzi complementari , cioè 
il c'ktr» ) la •▼■■■ ed il 
pramantba (è noto essersi, 
dai due aran-l terrestri , sup- 

[lOsti in cielo , nella ruota solare, 
due altri iw«a-l produttori del 
fuoco , con l'aiuto del pramau- 
tha (vedi manth] ; onde essi 
sono talora considerati sotto for- 
me umane, come progenitori 
della nostra razza, personificati 
ora in Vl^patl e Vl^ patnì , 
ora in Parnravas ed Vito- 
ci , poicbè , generando essi il 
fuoco e il fuoco le creature, essi 
possono considerarsi come i primi 
parenti ; arati mascolino, che 
va, che segue, che accompagna, 
servitore, compagno, minietro arar 



t^Cooglc 



n 



ti maseolino vale ancora ira (voce 

ohe forse gli corrisponde pure 
etimologica mente (si oonfr. ancora 
rabieSjTobidug richiam. ad«»T»»y) 
artttn awerhio, andando, sìAito, 
presU) , rapidamente, di una ma- 
niera che va, conwnirtitemente; 
nrara neutro, fiosso, porta ; ai4, 
come aggettivo, andante a, desi- 
derante, attaccalo a; come masco- 
lino, ruota; wrltar. mascolino, 
rematùre; mrttr» mascolino e 
neutro reifio : alla stessa radice ap 
deve riferirsi la voce araii-M, 
come aggettivo, roseo, rosso, qua! 
colore penefrante, come mascolino, 
fourora, ii soie , e nella mitica 
vedica , particolarmente Io splen- 
dido cocchiere del sole , fratello di 
e«PDd*a, padre dell'altro uccel- 
lo mitico Cr'at'aya, e nome di 
varie piante : come neutro il ros- 
seggiare e Coro ,' con amo'a il 
composto mascolino apDn*opa- 
la rubino ; cosi amsfaa , come 
aggettivo , rosso, come mascolino, 
ifsole, e specialmente il sole gio- 
vane , il sole nascente , il sole che 
scaccia la notte , il sole che ama 
l'aurora , figlio di njèmt e dì 
Id*a, chiamalo pure Kbma 
(nome che più tardi assume nel- 
l'India remore, ti Dio delFamore, 
il figlio del quale Kàma chia- 
mato A-nlmddhn ossia irrest- 
stibile è pur detto essere nslià- 
patl sposo delFaurora) ; al quale 
perciò ilprof.MaxMiiller comparò 
il greco Èros ; il femminino am- 
ahi rappresenta fourom 



roso, ( 



sposo 



di Arasba, 



vacai luminosa; (di ami 
senso primitivo dovette essere 
penetrare, onde anisfaa propria- 
mente , penetrante, abbiamo le 
forme verbali arashatl; am- 
■hratl della terza persona sin- 
golare . presente, penetra, va); 
ara* neutro, ferita; come ag- 
gettivo, ^(o;*arn-a e a«i*a- 
Ta, come aggettivi , mobile, scor- 
rente"; come mascolini , onda , 
flutto [cosi pure il neutro ara*a«j 
nisretlo, torrente, jSume(onde sem- 



bra da confrontarsi il nome dd 
nostro fiume Amo e forse pure, 
nel Bomagnolo , il nome del Sq- 
me Reno ; r'In-a è pure , In 
Sanscrito, uno de' nomi che si 
danno all'oci^, e cerio all'acqua 
corrente) ; arpaii'a neutro (dal 
causativo arpay) , il sollevare ; 
il far andare , il consegnare ; Vat- 
taccare ; il gettare ; arya , come 
aggettivo , dedito , caro , devoto , 
buono; elevato, eceeUeióe; come 
mascolino , signore , dommolore , 
ed anche un uomo distinto (vedi 
iipra], onde il femminino aryà- 
ni (a sonora, la dama; aryaman 
mascolino, propriamente , coro , 
ossia romico, quindi ancora spe- 
cialmente Vomico delio sposo , il 
paraninfo , lo scossone delle nozze 
indiane , e , nella mitica , un i^M- 
tya, un dio nominato con Varo- 
n*a e Mitra, una forma del 
sole ; chiamato U sempre giovine , 
e ancora il primo de' mani (certo, 
come sole moribondo , il quale fu 
il primo de' morti , la cui anima è 
considerata come immortale , da 
compararsi pertanto con Vania, 
anch'esso il primo de' nati e il 
primo de'morti, il re de' mani, 
i! genio della morte, il Dio della 
morte); ora il valore della voce 
aryaman, come paraninfo , io 
spiegherei ancora dall'ufficio che 
Àryanuui ha , nel n'IirTeda, 
di mediatore fra il giorno e ta 
notte , fra HItFa e Vamn*a , 
ossia il giorno e la notte , il sole . 
nel suo massimo splendore e la 
notte tenebrosa , fra i quali sta 
come mediatore il sole naH^ente 
e il sole moribondo ; arran 
mascolino, corridore, corsiero e 

auìndi, poeticamente, come noi, 
cavi^ , e ti soie , come cor- 
nerò celeste. 

Aran*y« neutro, ti bosco. 
Vedemmo nell'articolo preceden- 
te che cosa foSse l'aran-l. È 
visibile la relazione ideale della 
voce araicya con la voce ara- 
n*l , per la stessa analogia che 
incontriaiDO nel Francese, dove 



t^ Coogic 



boit è 11 legno e boù il bosco. Di 
aran'jM e aanm'jmìt» poi , 

che valgono iosco, selva, e luo- 
^ sthestre, abbiamo l'adagio 
Indiano nr(ui>fMrail pian- 
gere nella selva , come noi di- 
remmo gridare nel deserto , i com- 
posti mascolini aFfui'jAHF't- 
pati , amn'f ap^' il re della 
selva , cioè il tigre , lurun-f a- 

Svan «/ cdTM (iélto selva , cioè 
lupo o Io sciacallo, aran'jràu- 
kas roòttafor della selva e spe- 
cialmente ti devoto che abbondo- 
Italo il mondo si ritira nelle selve 
a far penitenza. Di arao'ya 
ancora il femminino aran'^à- 
m la selvatichezza e la regione 
selvaggia; dall' aron'yaka si 
intitola il terzo kjtn'd'a o libro 
del HÀmitjan'a, da tradursi 
perciò il Itiiro della selva; e an- 
cora ne deriva la voce àra- 
u*7aka (v.). Il Dizionario Petro- 
politano riferisce la voce ara- 
Mvj» ad arau-a aggettivo Ve 
dico, che sembra valere stra- 
niero , lontano ; quando questa 
interpretazione fosse accettata, 
io aggiungerei a conferma la 
stessa analogia che si presenta 
nella nostra lingua tra foresto , 
forestiero e foresta. Se non che 
come foresto vien da foresta e 
non viceversa , cosi non direi 
cbe da araifa forestiero sia 
venuto araii*y»/bresta, neutro 
ma dalla voce aran-a in un 
suo ^gnificato più naturale, come 
ce lo farebbe supporre il neutro 
apan*a ti penetrare , t internarsi, 
quasi aran'jra abbia valso il 
denso , il fólto o qualcosa di so- 
migliante. 

Arati femminino (di a + 
H»tl) non riposo, ftwbilUà , im- 
paaienxa, 

Aratni mascolino, ti gomito, 
adoperato, come il latino cubitus, 
come una misura, 

Arainatl (si conf. furaoi 
sotto ar) femminino, prontezza. 

Arartran'n, arara , ag- 
gettivo sfavorevole , non amiche- 



vole, inimico (ved. arati, ara* 
van, ari). , 

Aravinda , come neutro , 

il loto nelumbo , il nelumbium spe- 
ciosum; come mascolino, la gru; 
il rame. 

. Arasa ag^tttvo , privo di 
succo, privo dt gusto, privo di 
farsa. 

Arati , come femminino , 
disfavore, malignità , e quindi 
pure una strega malefica, u^ 
moltorda,' come mascolino, ne- 
mico, 

Apfcdbas e aràya agget- 
tivi Vedici , propriamente , non 
avente ricchezse , ma intendasi 
non liberale , non prodigo , spilor- 
cio, che non dà natia del suo, 
avaro ; e ancora aritya masco- 
lino e arJLyì femminino rappre- 
sentano una generazione di ma- 
ghi e maghe. 

AràUt , come aggettivo , 
ewrwo , ricurvo , convesso (il latino 
ulna fu qui paragonato a cui si 
può aggiungere il nostro auna ] 
dimesso, modesto ; come mascolino, 
6f aceto ricurvo , 5raccio rtptejoto, 

ArJkvaa come aggettivo , 
sfavorevole , malevolo , inimico ; 
denominazione di una razza di 
demoni). 

Ari (di a -H ri da ri), pro- 
priamente , non dante , non pro- 
digo , non liberale , non 6en«)oto , 
malevolo , tnimico, aggettivo e ma- 
scolino, di comunissimo uso tanto 
. nella lingua Yedìca come nella 
Brabmanica ; arim'ilania o 
rfomonte il nemico è un epiteto 
dato frequentemente ai re dell'età 
eroica; cosi arlmarda valetii- 
struggente il nemico. 

ArlBht*a come aggettivo , 
mtatto, intiero, incolume; come 
mascolino, Vairone, il corvo, no- 
me dì varie piante fra le quali 
la soptndtis saponaria e fazadira- 
chta , indica una mistura distillata, 
e appellativo di personaggi mi- 
neutro, felicitò, colu- 



tici 



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Armm'l femmiomo, inapt»- 

lenza. 

Aruc'a'aggettivo , no» rom- 
penfe, ed aDcbe non rmnpentesi, 
wtallo , som}. . 

Apùkaba aggettivo , nftit 
aspro, molle, tenero. 

Arapa aggeltÌTO , privo di 
forme , deformt. 

Are interiezione, eh! ehi! 
ohi 

Aren>H come aggettivo, pri- 
vo di polvere , non avente polvere, 
non toccante polvere , non toccante 
terra, dicesi <]egli Dei, i quali 
UDQ mettono mai piede in terra, 
code pure il loW> nome di nra- 
It'ns perfetto equivalente; come 
neutro lo spazio aereo, siccome 
privo di polvere. 

Afosa, come aggettivo, li- 
bero da maiatlia, sano, come ma- 
scolino , la non malattia , la sa- 
lute. 

Arti» ( dalla radice are' 
splendere) ma»^olino , raggio, Ra- 
mine, sole, fuoco, cristallo, rione, 
la pianta calotropis gigantea, dalla 
forma d*lle sue foglie; e [perchè 
la radice are' oltreché splendere 
vale ancora celebrare, far glorioso, 
lodare, cantare) , ancora i signifi- 
cati di inno, di inneggiatore. 

Arnia e apitalà masco- 
lino e femminino , ti cMavistelìo. 

Ar^b radice ( probabile pa- 
rente dell' altra radice arb ) , 
aver pregio , valere ; onde arif ba 
mascolino . propriamente ciò che 
vaie cioè il presso , il valore, un 
dono di pregio , un dono , un re- 
galo che si faceva per coffione d'ono- 
re agli De\ e aglt ospiti di condi- 
zione. Nel Mabàbbàrata (epi- 
sodio di SàTHrì) la cerimonia 
dell'araba ha luogo fra due re. 
L'argtaa non consisteva sempre 
nelle stesse offerte ; basta per- 
correre il primo libro del Dbar» 
■MafiMtra di Vaff'n'aTal- 
kja , per accorgersi che esse 
variavano secondo le occasioni; 
tuttavia è notevole come sempre, 
con l'acqua per le abluzioiit, 



si distribuissero fiori e prorumi, • 
in segno di onoranza , notevole , 

dico , poiché , anche al presente , 
gli Indiani festeggiano in tal modo 
i loro ospiti più illustri , siano 
essi indigeni , o stranieri. - Di 
argha abbiamo argh^a , co- 
me aggettivo , degno di orwre , 
denno deWargh» , onorevole ; co- 
me neutro , uno special regalo 
di onore in evi Poesia ha lapri~ 
ma parte ; e anche una speae <U 

Are' radice, (parente di 
are* e di ras'] splendere e ce- 
lebrare , lodare con confi , cantare , 
per la solita relazione d' affinità 
che notiamo nelle lingue Ariane 
fra r idea dì splendore e l' idea 
di suono ; già vedemmo derivarne 
arka j richiamisi ancora a que- 
sta radice il neutro are'anai 
il femminino are'a , onoranda , 
venerazione, cullo; il femminiuo 
are'ls raggio, fiamma; l'agget- 
tivo arc'^a owrevole, onorando, 
lodevole; la r'ie' r'is (vedi 
B'ISTeda]. 

Areb' radice , andare, anda- 
re a , incontrare , wtare con. 

Ars' radice, andare a, aofui- 
sta/re, acquistarsi , procurarsi (ter- 
za persona singolare presente 
ars'atl). - Di qui il neutro ar- 
S'ana r acquisto. 

Ars' radice vedica stendersi, 
tendere a, acquistare , procurarsi , 
(terza persona singolare presen- 
te : rln's'atl , medio r'In'* 
«'"te). 

Ars' radice (parente di are 
e di ras' > "^ ] ff^endere ( ma 
che non si trova coniugata : sem- 
bra da richiamarsi qui il latino 
arguo, argutus, argumentum, qua- 
si quello che fa chiaro). Da que- 
sta radice la voce ars'nn'af 
come aggettivo, lucido, chiaro, 
splendido, argenteo (forma che eti- 
mologicamente gli corrisponde ) 
ayiUoso, color (PiKrgilla (nome che 
deve pure corris ponderali etimolo- 
gica mente )eome maficoliDo,un no- 
me à' ladra « Indra stesso, 



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•§« 



come eieh luminoso, sUllato;i\ PO' 
vane ( quindi nella mitologia la- 
lina Giunone, propriamente la 
lumirmsa, assume per suo uccello 
il pavone ; questo coiifronlo ven- 
ne gìk Tatto in parte dal PoH 
ne' suoi troppo ricebi Studimzur 
griechisehen Mythologie, dove sono 
discussi i miti di LUnkeiìs e di 
Argos ; quest' ultimo rfai cento 
occhi è bene da compararsi con 
Indr», il quale dissi chiamarsi 
pure Arg'nnn, mentre assu- 
me ancora l'appellatiro df mtt- 
hnsPÀkHlin , ossia dai mUle 
occhi U nel Midiàbliikrota il 
Dio ladra , come partigiano 
de' Panduidj, si lascia rappresen- 
tare dalla sua creatura AFg'n- 
na^ il più simpatico , il più 
ardito , il più fortunato de' cin- 
que Tratelli Panduidi , figlio di 
Indro slesso e di Knntii (non 
dissimile per la sua natura, i suoi 
ufficii, la sua simpatia dall'OFoe- 
rioo Arés che, nell'Iliade assiste 
i Troiani], onde comprendia- 
mo come abi Wo sia aperta, 
In vita, la via del cielo, come 
Ib(Ip« visitato ìa cielo da lui 
lo accolga sopra le sue ginocchia 
e lo rallegri della danza delle 
apsarÀ* e della musica dei 
Candbarràa, lo coneigli, lo 
provveda di armi per la vittoria, 
gli appaia in terra, lo colmi di 
ogni grazia; wrc'ana masco- 
lino e ancora nome proprio di 
altri personaggi , e appellativo di 
una pianta termintdia ; arg'niiÀ 
femoiinìno, la mediatrice ; la vacca; 
f aurora; il neutro ars'nBR 
vale argento ; oro ; erba , una ma- 
lattia net bianco deW occhio. 

AJrtaaa (certo di una radi- 
ce art, r'it, il cui vero senso e 
la cui vera formazione non bene 
sì determinano) neutro, biasimo. 

Arti remmìnino ( indeboli- 
rne Bto di JkrU), dolore. 

Artli* ( forse , scrive il di- 
zionario Petropolitano , di ar , 
perciò, quello che si cons«gv6f ma- 
sc(dino , coM^- causa ( per la 6l«Esa 



an^ogla onde noi, per causa, 
cosa, che sono una etessa parola, 
rappresentammo due idee logi- 
camente affini; affinità che già 
notava il nostro Vico nella sua 
operetta auW Antichissima sapienza 
degliltdliani) e la sostanza, tavere, 
la proprietà, la ricchezza; il pro- 
fitto, Pwfite, il frutto; quello a cui 
si tende , Soggetto , lo scopo , il de- 
siderio; il contenuta , il senso , t es- 
senza, U pregio; là maniera, U 
modo, il mezzo. — Di artlia 
abbiamo i derivati e composti , 
aggettivi Nrtliakara,ariltai^ 
kr'ttfacienteutìle,pro^ttevok,»r- 
flhaluuna desideroso di ricchez- 
ze, artbas'n'a , conoscente la 
cosa, rei gnarus, arthauiya, 
e arthltaT^a desiderabile, da 
conseguirsi, arfliavat avente 
significazione; rispondente off og- 
getto; ricco; artbln desidertm- 
te , richiedenle , dx>mandante, pre- 
gante, questionante, e, come ma- 
scolino , colui che desidera, colui 
che domanda , colui che prega , 
colui che solleva una questione ; 
arthya conveniente; ricco; il 
denominativo artbaf, desidera- 
re, domandare [arttaar nasce 
di artba, come noi di cosa fa- 
cemmo eosare e di causa causare) ; 
i mascolini arthapatl, pro- 
priamente signor deue ricchezze, 
e quindi il re e il Dio Fiuto del: 
tlndia, cioéKDTer»; artUa- 
TJ^a y propriamente il detto 
detta cosa, cioè l' esj»-essione , e 
quindi ancora la esplicazione, la 
dichiarazione, reseges\; artba^ à- 
stra il castra dell' utile , il 
trattato delVutile [ve ne sono varìi, 
cosi per sapersi regolare con pru- 
denzanellavita, per il commercio, 
per la veterinaria , per la cucina, 
per il giuoco degli scacchi; ma- 
nuali insomma della vita pratica, 
come ci informa Hadbùsada- 
iia presso Weber, negli hìdische 
Studien] , artbas^ra una buona 
possessione ; i femminini artba- 
kr'ltf à ( trovasi egualmente il 
neatro «HtuMt'Hs») ciò eh' è 



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06 



fatto per Futtie, 
ibìmanda, la preghiera; arth»- 
màtrÀ (anche il neutro artha- 
miitra] l'avere , ìa sostanza , 
Pentita M possesso; nrtb^pat- 
tif ciò che esce dalla cosa , ciò 
che si può presumere, arthilà 
ti desiderare, ed anche il mendi- 
care; ì neutri arthakarnuin, 
un'opera essensiak , che riguarda 
l'essenia; apthakr'lc'eli'ra, 
propriamente, la cosa difficile, 0&7 
sìa ia situasione difficile ; artba- 
dnsbau'a la mala ricchezza, la 
ricchezza male acquistt^a , il m^e 
acf^islo dilla riccfieiza; artii»' 
vattva significazione; arCfaa- 
▼IC'n'àna la dislinziime del 
senso, la distinzione dei significati; 
arttiaf àno'a ricchezsa sciolta, 
la ricchezza svincolala , la ricchez- 
za pura, propriamente la purità 
delia ricchezza ; artlikutara 
l'oggetto diverso ; il senso diverso ; 
ai'Cliltva lo stato del mendico 
ossia delt'mrttÈÈa , di colui che 
domanda, che mendica; artbo- 
patnn , la somiglianza di due 
cose , dalla comparazione delle 
quali può uscire una lerza inco- 
gnita; gli avverbii arlbatas, 
secondo la cosa , veramente , re- 
vera, secondo lo scopa; arthàt , 
dalla cosa, per la quat cosa [qua- 
re, quam-ob-rem corrispoiideati 
ideali ). 

Arti radice (che siindebolisce 
in r"!*! } muoversi, agitarsi ; muo- 
vere, agitare , tormentare , ferire , 
uccidere (il Bopp riferisce qui il 
latino ardeo ; io aggi ugnerei anco- 
ra ardea e ardetiones}, onde arda- 
na , come aggettivo , agitato e 
agitante, come neutro , agitazione 
{ quanto al senso di preghiera che 
si attribuisce pure ad ard»- 
uà, esso ci la pensare all'e- 
quivalenle «rthaùit, di cui è 
forse corruzione) , il mascolino 
artlaoi, fuoco ; mt^attia; il neu- 
tro ardita il tettato, 

Ardb radice (nella sua for- 
ma indebolita, r'idb] estendere, 
crescere , compim, wntaUare (pel 



suo GigDJficalo di estendere , la 
dal Poit qui comparato il latino 
radr^xj. La radice è senza dubbio 
stretta di parentela con l'equi- 
valente vardb ( forma debole 
Tr'ldb } , ond" è che gli uni ri- 
cbiamarouo il nome vrbs ad ordA 
gli altri a vardh. U nostro Ascoli 
propende per questa seconda eti- 
mofogia, e supponendo un proto- 
àryano vardhas , cita , in ap- 
p(^gio di esso, il vardana delle 
cuneiformi. 

Ardha (d'incerta radice) 
come aggettivo , mezzo ; come 
mascolino , parte , metà ; parte , 
luogo , regione. - Quindi i com- 
posti mascoliui ardtaae'audra 
e ardliendn mezzaluna; queUo 
che somiglia ad una mezza «ina , 
come la mano ricurva , gli occhi 
della coda del pavone ec. , ar- 
dtaadlva»a{ il mezzogiorno, ar- 
dbadeva semidio, M^habb- 
àca mesta porzione, ardbab- 
bag' (anche come aggettivo) colui 
che partecipa per metà, ardh»- 
Biiàaa ti mezzo mese, ardbarà- 
tra la mezzanotte , ardbare'a 
remistichio; ardbafloka lase~ 
mistro/è, ardbàrdtaa la metà 
della metà, il quarto; i neutri 
ardhapatha la mezza via e 
ardhàHana il messo sedUe { il 
concedere la metà del proprio 
sedile ad un ospite consìderavasi 
come uno de' più grandi onori 
che gh si potessero rendere] ; gli 
aggettivi ardbagarbha che 
sia nel mezzo del seno, ardba- 
màslka semimensile; ardbllui 
e ardhln pigliante la metà. 

Arboda (d'incerta etimolo- 
gia) mascolino, serpente, demonio 
in forma di serpente contro il quale 
Indra combatte ; ciò eh' é attorti- 
gliato come un serpente ; la malattia 
che noi diciamo serpentina, od er- 
pete; il numero 100,O0U,ODO. 

Arbba e arbbaka, come 
aggettÌTOpiceoIo ; come mascolino, 
fanciullo. 

Arman neutro, tnaWtta iwl 
Monco degli occhi. 



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97 



Ai^àn'e' aggettivo rivolto tn 
guà, prosstflio;'oade l'avverbio e 
preposieione aPTÀk di guà, in 
qua , prossimammte , presso. 

Arfas e araas (come par- 
mi, per arshas di luvh [Irtere qual 
flasso di sangue, carattere essen- 
ziale di questa malatlia, oppure 
come la molesta; vedi arsb ) 
neatro, Pemorroide, quindi l'ae- 
geltivo WFf»«n soffrente di 
emorroidi, contro le quali si con- 
siglia la. curculigo orchioìdes , 
cmaoiata perciò ar^aglim al 
femminino cioè quella che distrugge 
temorroide, il fiore di amorpho- 
phalius campanulalvs, e un clistere 
nel QiMife entrano tre quarti d'acqua 
e un quarto di burro , chiamati 
perciò , al mascolino , arf ogh- 
na ; cosi il semecarpus anacar- 
,[Itum è chiamato, al mascolino, 
are oh Ita ossia buona per remora 
roide , ossia per farle andar via. 
AVsh (forma debole p'Iflli] 
rad., andare, scorra'e,lluire.i\l Bopp 
comparò qui il latino errare]; 
quiodi apsbaii>H aggettivo , 
scorrente. La stessa radice r'Ish 
vale ancora andare a, incontrare', 
urtare, onde p'Isht'l (vedi) e 
M^hau'i temminioo dolore a- 
atto. 

Arh, radice, meritc»^, esser 
degno, essere atto, potere; ado- 
prasi pure nel senso di dovere al 
presente indicativo. - Il causa- 
tivo arhaf : vale onorare. - Di 
arh abbiamo l'aggettivo arha 
de^no , atfo , meritevole , pregevole ; 
il neutro aphan>a onoranza , 
evito , venerazione ; il neutro ar- 
batv» la dignità, la capacità , il 
merito di; e dal participio pre- 
sente di arh che vale meritante, 
degna , conveniente , il mascolino 
arbant, col qual nome , nel 
Buddhismo, è chiamato ogni santo 
ossia ogni uomo che santifichi 
eoa le opere buone e con La pe- 
nitenza fa propria vita arrivando 
cosi ftl quarto ed ultimo grado 
di perfezione. Questi arbant 
hanno poi un primo , un sommo 



[gale è lo stesso 
per 



eccellenza, mentre gli altri sono 
altrettanti piccoli Huddha, in 
numero di 34, quanti il dogma 
ne ammette, Veggasi, per alcuni 
cenni Intorno al Buddhismo sotto 
la voce llDddbn. 

Al radice , ornare ; quindi il 
mascolino e neutro alaka ciocca 
di copeljf , siccome ornamento, il 
femminino alakA appellativo 
della città di Knvepa, siccome 
la ornata, la ricca; il mascolino, 
alakta lacca spiegato pure per 
coecin^lia e il succo rosso della 
medesima (v. pure alaai in ala- 
nkàra). 

Alaksban*a , come a^get- 
tivo , non avente segni, non distin- 
to, volgare , di mai augurio ; come 
neutro , il non segno , il cattivo 
ge7no,-sono analogi formali alak- 
sblta aggettivo , inosservato , e 
non distinto, alaksbiiiì femmi- 
nino ìì, non aspetto , il cattivo 
aspetto e anche (o miseria , il bi- 
sogno , alakataya aggettivo, in* 
uisiòite. 

AlankaFan*a neutro e 
alaiikàpa mascolino , ( di 
alam -i- kar ) Tornare , Voma- 
mento, e, in rettorica , la /tgura, 
dalla quale sì intitolano vari trat- 
tati di rettorica e poetica Indiana; 
alam avverbio , ornatamente , 
convenientemente , sufficienlemente , 
(onde pure alaukr'ita^ fatto 
ornafamenle ossia m'nato } ; è pure, 
quando regge lo strumentale in 
forma di gerundio, una parti- 
cella proibitiva, come il' latino 
apage. 

Alaya , come aggettivo , non 
ditnora attente , errante; come ma- 
scolino , la fermeisa , la stabilità, 
(il primo di a + laja dimora, 
rifugio , luogo in cui si va ; il se- 
condo di a -H lay a andante ). 

Alapka masoolino , il cane 
idrofobo ; un animale favóioso si- 
mile al cinghiti , avente otto gam- 
be; la pianta cototropis jji^tmtea 
oSm (dUguota etimologia). 



t,L.ooglc 



^jettivo , privo di 
energia , fiacco , intrlt. 

AIU» neutro , tizzone; car- 



, come femminino, 

la lagenaria vulgaris; come ma- 
scolino e neutro, il cocomero ada- 
■perato ad usò di fiatco. 

Alàbli» mascolino, il non 
acquisto ; ta perdita. 

Alt mascolino, cortw, cuculo 
Indiano ; fancbe allpnlu» ed 
allmaki») scorpione , ape (anche 
Alili] ; e ancora , wia specie di 
bevawla spiritosa. 

AlllukBiinaFl mascolino. In 
questo modo suonava nella bocca 
degli Indiani il nome del loro 
oonquistalore Alessandro. ■ 

AUAgA , come mascolino , 
j^vo di segni particolari ^ indi- 
stinto ; come neutro , ti dxfetto di 
segni particolari. 

Ailn'g'ar» mascolino e il 
femminino mia f un orciuoktto. 

AJInda mascolino , il verone, 
ti veronce^. 

Alikw e nHkB ) come neu- 
tro , fronte ; come aggettivo , che 
é di fronte, contrario, falso. 

Aloka , come aggettivo, non 
avente luogo , non avente spazio ; 
come mascolino, il non mondo, 
Faltro mondo , il mondo superiore ; 
quindi gli aggettivi nlokTR non 
monijono , non originario , straor- 
dinario , e aljtnklkn non mon- 
dano , sovra moniono , appellativo 
presso HadliattòidWDa, negli 
Indische Studien dì Weber , della 
metrica non usuale , non brà- 
hmanica , oioé della metrica Ve- 
di ca. 

Alpn aggettivo , jmcoÌo, oorto, 
breve, scx-so; quindi gli avverbi 
alpam poco , fkipaftw ristret- 
toToente , teartamente, Nlpakttm 
poco, Mlpakjut, ut Sreoe; gli 
aggettivi, «lp«kM piccolo, scarso, 
Mpnprjin'B amnte pano fiato e 
apatico, alpnmetllias di poca 
inlelligenia , stupido ,- alpa- 
frHtfi, presso il HttbbbliJk- 
mM» f pooo istruito ; l'astratto 



femminile a]p»t4 poi^tea , ri- 
stretlessa. 

At Tadice , esser bene , acco- 
gliere , accoglier bene , difèndere , 
proteggere , aver caro , conteiUi^re , 
favorire (furono comparate qui 
le voci latine aveo , ave che vale 
sii hem , au~dio, au-deo , audaa> , 
avus) ; quindi l'aggettivo aT« 
amante, cui forse risponde il latino 
avidus. - Di qui il neutro ATani» 
contento, sodais^zione , benevoìen- 
za, il neutro avas , favore, 
aiuto, il mascolino vedico arltar 
protettore. 

Ara (si confr- con npa) 
prefisso e preposizione , che vale 
in già , da, sotto, via (alla quale 
si richiamò già Vau de'composti 
latini , au-ft^av e au-f^re, che 
al presente cì dà att-fero , al 
perfetto abs-tuli , al participio 
perfetto a6-Iatu$ , provandoci cosi 
l'identità originaria di ava» di 



afe; lo 



di t 



, lo stesso au troviamo nella 
congiunzione au-t nell'avverbio 
au-tem , come nell'Osco om-(ì , 
nell'Umbro o-(e). Col prefisso 
«Ta abbiamo numerosi compo- 
sti, de'quali noterò qui gli es- 
senziali : Hvakara e spesso 
MTaskara ( vedi apaskan» 
sotto apa) mascolino , ifnmorx^ 
aie, escrementi, il cesso , le parti 
vergognose [ad avakara tutta- 
vìa troviamo attribuito solamente 
il primo signiflcatoj ; avakarte 
e aTac'ob'eda mascolini , fi 
tagho , la parie tagliata , il brano ; 
avakàfa mascolino, riguardo 
verso , luogo aperto , luogo chiaro , 
spazio , apertura , fessura , inter- , 
vallo (di ava -+- kè«) ; an^ 
kr'Iatat'a (di ava -h karah} 
aggettivo , trascinerò via , trasct- 
nato in basso , depresso , umilialo ; 
avakef In aggettivo , privo di 
capelli , calvo , arido , sterile; 
avabraya mascolino, prezzo, 
prezzo di eambio , prezzo di ven- 
dita, prezzo <Pa^tto (di *ra -*- 
krji) ; avacanaa (di ava nel 
SUO Benso di goffo •^ caai , onde 



it, Google 



idealmeute ^li si può comparare 
il latÌDo su&tre, per es-, ili Ovi- 
dio; « Quum subit illius tristis- 
sima Doctis imago >) oeulro, 
l'apprendere , t imparare, la co- 
noscenaa , la intelligenza ; Kvugi^ 
db'* aggettivo, immerso, tuf- 
fato {di uvm ■+ Ktyb) ; ava- 
gUi» mascoliuo , immersione ; 
aTacan'fh-anit neutro , veto ; 
avagraba mascoliao , auCro- 
skine oeì suo senso materiale di 
divisione e De) suo senso figurato 
di disturbo, impedimento, conte- 
sa; allontanamento dal vero ; 
come distrazione o divisione , chia- 
masi pure la disliazione gram- 
maticale di una parola nelle sue 
Sillabe o di un composto ne' due 
più membri che lo compon- 
gono ; la fo-oboscide dell' elefante 
e una turba di elefanti in genere; 
la siccità siccome quella che porta 
via, che distrugge tutto; ara- 
ghata neutro (<JÌ ara-^ ban), 
colpo , battitura , forimento ; ava- 
e'aja mascolino (dì ara -i- e'I 
raccogliere ; si comparino, per la 
slessa idea che rappreseniaao, le. 
Tocì latine de-ligerg, Iggere, dele- 
etvs) lo scegliere , ti leggwe ; ara- 
c'aik'ada; mascolino, coperta; 
ava^n'Ji femminino e ava- 
^n'itiia neutro , disprezzo ; 
avat*a e arata mascolino , 
cavità, fòssa, cisterna, fontana, 
pozzo ; avatan'sa mascolino e 
neutro , corona , e anche ì'aneUo 
che si mette agli orecchi, Vorec- 
cAino ; arata» avverbio , ài sotto, 
nelVinfemo; aratàra mascolino, 
la discesa. Sono ceìebrt oramai 
ancbe in Europa i dieci ava- 
titra di Vlshn-ii; gli Indiani 
ne scoprirono ancora a'tri H, 
ma i soli dieci appartengono al 
do^ma; di questi pertanto sarà 
qui il caso di dire alcune parole. 
Avvertiamo anzitutto che gli 
aratàra non hanno più nuUa 
a che fare con la mitologia Ve- 
dica propriamente detta , la 
quale accennando ad alcune per- 
soaiScaziooi della divinità , le 



lascia Ìal«ndere3aGOracom6 sem- 
plici persoaifloanonl di Daturall 
fenomeni ; noi siamo ora invece 
innanzi aduna mitologia più gros- 
solana che fondandosi , per la 
sostanza de! mito, sopra le tra- 
dizioni Vediche , le esagera ad 
uso idolatrico ; VUtbu'a , come 



aratàra il suo carattere solare 
si altera e talora si distrugge af- 
fatto ; nel primo aratàra, ossia 
nella prima discesa , nella prima 
tras^mazione di Vishn-n, egli 
si fece matsja o pesce per saU 
vare i Veda che un demone 
avea sottratti a Brahmaii doi^ 
miente e gettatili in fondo at 
mare; nella seconda, come ve- 
demmo sotto la voce axnr'Ita, . 
il Dio Vlulm-a si mutò in 
Knrma o testìiggine, per soste- 
nere il monte Han'd'ara o 
Handara sopra l'oceano ; nella 
terza prese forma di rarkba o 
citMhiale, per liberare Prif blrà 
M terra dalle strette di un de- 
monio [ chiamato BUnufjif 
kaha ossia dagli occhi d'oro ) 
che la volea sommergere nel 
mare ; nella quarta incarnazione, 
Vlshn'u come naraslii'ba^ 
ossia uomo-leone abbatte il demo- 
nio niraH'faknelpn, che ha 
la pretesa di farsi adorare ; ma 
una variante di questa leggenda 
porta invece che Vlsbo'n so- 
stiene Hlran'faka^lpn figlio 
illegittimo d'Indra, che io de- 
testa e perseguita siccome devoto 
a Vlsba-n, il quale, nella forma 
di Naraaln'ba , sbrana In- 
dra ; nella quinta incarnazione 
Vlabn-n appare come ritma- 
Da nano al demoDio Ball it 



cielo , e gli domanda la grazia di 
tre soli passi di terra , al che 
Ball di buon grado acconsen- 
tendo, Vlstau-D di. nano si fa 
gigante , e con un passo obcupa 
Q cielo, con lut altro l' inferno, 



...dtyGooglc 



facendo ti terzo passo sopirà la 
lesta stessa di Ball che rimane 
cosi sconfitto ( questo Mvmtitra 
ne' disegni Indiani è rappresen- 
tato da Ball y clie , avendo con- 
ceduto i tre passi, dà l'acqua alle 
mani del nano , cerimonia usuale 
Dell' India per la ratifica delle 
promesse , ne' coutratli] ; per la 
sesta incarnazione Vlshn-u , 
entra nel corpo di Parafa-pà- 
nia . figlio di C>'aniatia||;iil , 
per liberare K'àmndali dal 
suo rapitore , che è lo stesso suo 
disco sahnsradhàrf», il quale 
egli avea fatto nascere come uo- 
mo , non potendo più sopportare 
le sue eccessive vanterie ; la set- 
tima volta VlMlm-a si incarna 
in ^rà-Ràma e compie quelle 
gesta che sono cantate nel Bà- 
wmiiymwa (vedi) ; l'ottavo htb- 
tira ci presenta Vl«hn>a sotto 
la forma di Kr'Ijilia*n, propria- 
mente il nero, il cui zio Kam'sa 
specie di Erode Indiano, per ti- 
more che gli sia levato il regno 
vuol metterlo a morie, ma il padre 
VjisndeTa, e la madre Deva- 
Itì, essendo lastrage già incomin- 
ciata sopra i sei fralelli maggiori 
di Kp'lBlin'a , lo trafugano; 
KF'Istao-a distrugge un gran 
numero di mostri , fa vita militare 
e si prende cura d'ammaestrare 
cosi nelle armi come nella morale 
i suoi protetti, fra gli altri i Pan- 
dnidi, e muore, per la maledi- 
zione di un r'ishi, ferito in uu 
piede dalla saetta di un pescatore 
iD cui lo stesso Ball s'è trasfor- 
mato , essendo , nelle leggende 
Indiane come nelle nostre no- 
velline, irremediabili e fatali tutte 
le maledizioni e imprecazioni an- 
che lanciate ad un essere divino, 
che ne deve subire tutte le con- 
seguenze ; il nono avatàra di 
Ti8lin*a io Buddlaa è pro- 
babilmente d' invenzione buddhi- 
etica; il decimo avatàra ha 
ancora da venire , e sarà al fine 
del KaU-7«ca (vedi) , in cui 
si vedrà Vl«lur« , con forma 



umana {secondo un disegno , con ' 
testa di cavallo) , disertare il 
mondo presente, e instaurarne un 
altro. - Quanto ai i i minori av»- 
iàra di Visbo'a che ho di so- 
pra accennato , essi riguardano 
gli aAga ponioni , particele di 
Vlahn*n, pretesto alla simonia 
bràhmanica, come a quella dei 
cattolici SO0O le reliquie dei santi , 
il legno delia Croce , il Santo 
Sudario e altrettali bugie archeo- 
logiche , le quali si fecondano mi- 
raoilmente inmezzo all'ignoranza; 
né Vlsfan'u è il solo Dio che 
s' incarni nell' India brabmanlca ; 
la moglie di lai LiritHhiiii , il 
Dio Bpabnian, il Dio C'Iva 
e il decaduto Dio Indra fanno 
il medesimo, ma con manco stre- 
pito e manco successo; e basii 
degli avatàra (cbe il Wet>er 
suppone stabilitisi nell' India perla 
conoscenza del dogma Cristiano). 
Seguono a comporsi, col pre- 
fisso ava le parole seguenti : 
avadàta [di ava •^ db , alla 
terza persona singolare presente 
daratl) aggettivo, purificato, 
puro , bianco , biondo , ciàaro , 
ameno; avadjkna neutro (con- 
ia stessa etimologia) un'opera jwra, 
un'opera nobile; avadana [di 
ava -4- dà alla terza persona 
singolare presente djatl) neu- 
tro , il tòglili , la parte tagliata , 
il pesso ; e ancora cosi chiamate, 
presso i Buddhisli , la leggenda 
parabolica , la parabola stessa ; 
aradiiàna neutro , attensione, 
riguardo; avadfaapan*a [di 
ava-I- dbaF q. v.) neutro, af- 
fermazione; aTadhI (di ava-t- 
dtaà] mascolino , il limite, il 
corine, il Uiogo limitato, il di- 
stretto; avadbàray radice col 
prefisso ava, abbiKsare, dispress- 
san, onde avadbìran-a neu- 
tro , disprezzo ; avaoi e 
avalli femminino, il fondo, 
siccome quello ch'é in giù , quindi 
il fondo di un fiume (e il fiume 
slesso siccome quello c?te va m 
giù], a fimdo del suolo , ii foaào^ 



:,.ndty Google 



ddh terra e la lerra stessa, onde 
aTanljpntl e arantpjlla si- 
gnor della terra , al mascolino , è 
detto il re; HTapàta mascolino, 
la caduta, e anclie il luogo iitcui 
si cade , Vagguato , la trappola 
Della caccia delle bestie selvag- 
ge ; «Tfkpjtoa neutro vedico , 
(7 bere e la bevanda ; Bvnbodhw 
mascolino, il vigilare , ^attenzione, 
la intelligensa ; «vabbitsa ma- 
scolino, lo splendere, lo splendore, 
. il mtmifestarsi , la manifestazione; 
avablir'UliM mascolino, pro- 
priamente, lo scioglifnento, la li- 
oerasione, intendasi hpurificaiìo- 
ne per mezzo dì abluzioni innanzi 
il saa-ificio; così chiamata pure 
la catinella de^tiuata a quest'uso 
sacro; avAina aggettivo, basso, 
umile , inferiore , ultimo ,- ar^ 
mantar magcolino , dispregia- 
tore, come avamantavya ag- 
gettivo vale da dispressarsi, spre- 
gevole; e avaoiàna mascofino, 
disprezzo; a Tarava mascolino, 
parie, membro (siccome legalo al 
tutlo ) ; avara aggettivo , ( il 
Weber comparò qui avernus, che 
sta ad avara, come in/ériore, 
mjirus sta all'equivalente San- 
scrito adhara ) , basso , in/è- 
riore, umile, vile, ultimo, onde 
BVara^a ossia nato umile , nato 
it^mo è chiamato il eùdra , 
e, come nato ultimo, %l fratello 
minore ; avaratl femminino , 
la cessazione, la sospensione; ava- 
rMlha e avaroha (di ava + 
rah) mascolino, il disceruiere, e 
colui che fa discendere ; ava- 
rmlfaa (di ava -^ rndtaj im- 
p^imento, disturbQ; assedio; co- 
lui che impedisce ; il luogo riser- 
vato, il luogo di clausura, il regio 
gineceo (questi ultimi significati 
ha pure il neutro avarodha- 
■a , che ioollre vale ancora as- 
sedio); avalagoa mascolino 
e neutro , propriamente scendente, 

r lindi proporzione del cor^o , 
iagìÀo delta persona, la congiun- 
tura del busto con la parie infe- 
riore <iel corpo, quella che noi di- 



ciamo mia e . . 

avalAmba mascolino, Vattac- 
camento, Fadesione, l'appoggio (il 
secondo signi Beato ha pure il 
neutro avalambana) ; ava- 
Imupaaa neutro , Io sbucar 
fuori , il saltar fuori ; avalepa 
mascolino (di ava ■*■ llp nel 
senso di urgere), unzione, orna- 
mento (di ava -»- llp, nel senso 
di appiccicare) attaccamento, unione 
(Ji ava + llp nel senso di con- 
taminare, nel senso metaforico 
di avvilire) alterigia, orgoglio 
sprezzante; avalitka mascolino 
e avalokana neutro, la vista, 
la osservazione, la conlemplaziotte ; 
avavàda mascolino, discorso 
basso, discorso sprezzante, dispre- 
gio ; discorso Mbassato , ordine , 
comunicazione; ava«e«ttaa ma- 
scolino, il resto, lareti<]uia; ava- 
f jjt femminino e ava^jàya 
mascolino, la brina; avaslit-- 
aiubha mascolino, lo stabilirsi, 
il fissarsi, il decidersi (anche col 
senso che in italiano ha talora il 
verbo rimanere, restare, cioè es- 
sere d'opinione, decidersi, esser di- 
sposto, deliberato per) \ avan pre- 
posizioneeavverbiosoftoetn basso, 
l si confrontò vahls , che si sup- 
pose ridotto da un primitivo 
avahis. onde si volle spiegare 
Pec e l'ecs, ex latino per una for- 
ma tronca ahis ! apas di rin- 
contro ad apa e , come già os- 
servai , il latino làis di rincontro 
ad ab); ava»ara mascolino, 
la pioggia, siccome quella che 
scorre giti, e la stagione delle piog- 
ge , il tempo favorevole , il tempo 
propizio , 'la buona occasione, sic- 
come quella che scorre alF ingiù 
ossia che va pel suo verso natu- 
rale; avaaarpla*ì , nome di 
una grande età, presso i G'àl- 
ua ; avas&na (di ava H' sjt) 
neutro, dicceso, tramonto,line, morte; 
la pausa, la fermata; avaseka 
mascolino e avasee'aHa neu- 
tro , io spruzzare , lo spruzzo , 
f inafflare , (' ipafliamento , faccia 
con cui fi benedice e la benedinwns 



uy Google 



per mezzo deU'ac^a, lo spnnaar 
del sangue per Galasso ricevuto ; 
•Taskan^a mascoliuo, pro- 
priamente discesa, (che gli ri* 
sponde idealmeate , e anche , 
Tuor che nel preBsso, etimolo- 
gicamente, da- discendo , e que- 
sto da de e sc<mdo) quindi dUcesa 
contro, ìmpeto, incursione; nva- 
mtkt avverbio e preposizione, 
sotto, disotto; avas(faa masc. [da 
confrontarsi con upastka) U mem- 
bro virile ; uvtmtbit rerominino, 
ti pudendvm muliebre ; la posizio- 
ne , la silttazione , il grado ; U co- 
stituirsi; quindi il neutro ava- 
sthàna la stazione, la dimora, 
Vabitaziime; avahanana neu- 
tro , il polmone siccome quello che 
batte; avalijtra mascolino, ii 
. desistere , U cessare , la cessazione; 
e, per traslato, Paposlasia; lo 






l' involante , il ladro ; 
quindi avahjirja 
che è da levarsi , che si ha diritto 
di levare, che ti creditore ha di- 
ritto di esigere presso il debitore; 
avahJiHa mascolino , riso , de- 
risione , scherzo ; avUc avverbio, 
in giù, netta direzione meridionale, 
come avàn' agj^etlivo idi ava + 
aa'c') inferiore, tneridionale (il 
Bopp compara qui il latino Au- 
ster, il vecchio tedesco ostar, da 
me riferito sotto la -voce ap 
vedi); aribptl remmìnino, depi- 
sto, conseguimento; avara ma- 
scolino e neutro , il di qua { in 
opposizione ad apjkra il di là) . 
larivadiqua; arekshà Temmi- 
nino, riguardo , cura, soUecilu- 
dine- 

Ava nome proprio di una 
grande città Dell'India piii Orien- 
tale. 

Aradja , come aggettivo , 
propriamente, da non lodarsi, cioè 
spregevole, come neutro , ciò eh' è 
degno di spregio. 

ATadhya agiKettivo , da non 
offendersi, da non ferirsi, da non 
uccidersi; onde gli astratti ava- 
4ll7atfc femmìoino e ava- 



ATaatlpura neutro e 
Avantlpuri femminino , la 
città del popolo e del paese d'Aran- 
ti , chiamata altrimenti Vg's'»r- 
ylni, dov'è la moderna regione 
Ougein degli Inglesi. 

Avarn*a, come aggettivo , 
prfuo di segni distinti , come 
Diascolino , Fassenza di tali segni, 
e quindi lo stato che merita di- 
sprezzo. 

Avaca aggettivo , ^tìko 
di volontà , svoglialo , inottus , 
e ancora , non soggetto dt vo- 
lere , intendasi, cutrui , cioè , 
indipendente ; cosi gli aggettivi 
ava^ya e aTac^aba valgono 
non dipendente dalia volontà, cioè 
fatale, necessario , inevitabile , on- 
de l'avverbio ava^yani fatai- 
mente , necessariamente , inevita- 
bitmente; l'astratto femminile 
avaf yakatih la necessità. 

Arastra aggettivo , priw» 
di vestimento, svestito, nudo, onde 
l'astratto femminile avaalra- 
tj» , per eufemismo , la nudità. 

Avkta aggettivo veJico (di 
a -h vMa) privo di vento , tran- 
quitto (di a -<- vaa) intatto , tn- 
vitlo , invulnerabile. 

AtI [dalla radice av) come 
aggettivo, /atior«)o(e, ben disposto 
contento; come mascolino, pecora 
(a cui fu già bene comparato dal 
Bopp il latino ovis] ; quindi mvì- 
kat*a neutro, il gregge; avl- 
pàla mascolino , pecoraio , ou- 
stode delie pecore. 

ATlgtana, come aggettivo, 
non disturbato ; come neutro , il 
non disturbo. 

Arle'jira mascolino , la in- 
cmsiderazione. 

ATlc'àPitam avverbio, senso 
deftÈerosione , prontamente, 

AvlK'n'Jtta aggettivo, seono- 
sciuto, non chiaro. 

Avldàra, come aggettivo, 
non tonfano , prossimo ; come neu- 
tro , la vicinanza propriamente , 
kt non ìotUananza. 



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ATld^à femminioo , fi non sa- 
pere, la non scierna ; quindi l'ag- 
gettivo MTidf a jnivo di sciensti, 
che non sa , ignorante. 

Avlaay» roascolJDO, la in- 
condotta, la cattiva condotta ; così 
r aggettivo wTiuit» ohe si con- 
duce male , indecente , indecoroso. 

Avlrnta aggettivo , non in- 
terrotto, continuo; cosi l'avverbio 
avlrotant non ìnieTrottamente , 
il femminino avlnkll la non in- 
toTusìone , la continuità. 

ArlTekw, come mascoliDO, 
la non distinsione, il non ìaper 
distinguere , la mancanza di cri- 
tica; come aggeltjvo, ^tco di di- 
scernimento (lo slesso sigDl&cato 
ba l'aggettivo avlTekin]- 

ATifesham avverbio tndi- 
slintamente, intterameitìe , affatto, 



Avisha aggettivo, non vele- 
noso; il femmlDino artslut la 
pianta curcuma sedoória. 

Avlshaya mascolino (presso 
r Hitapade^a , distico 11; 
t raveravlsbare klm* na 
pr ad I paura p rab jif antun n 
che vale : i del sole nelfassensa 
forseché non vi è della lampada lo 
splendore? ») f assenza Idimenlt- 
cato nel Dizionario Petropoli- 

Atì femminino , propria- 
mente eh» non concepisce , cosi 
chiamata la donna ne'mesi. 

Avara aggettivo non «irife, 
d^mìe ; privo di figli e forse , nel 
suo primo senso , impotente ad 
averne ; di qui il lémminino 
BTÌrà priva àelPuomo, l'astratto 
femminile ariratà la mancanza 
di figli e forse meglio la impo- 
tenisa ad averne , l'aggettivo avi- 
ry» privo di virilità, debole. 

A-vjatìitm come aggettivo , 
indistinto , non chiaro , oscuro , 
indeciso , impercettibile ; come ma- 
scolino e neutro la materia prima 
deUa sua manifestazione , ia mate- 
ria prima indistinta. 

Av^acra aggettivo, ùnper- 



ATjattil TOce Vedioa, come 

aggettivo , non vacillanle , come 
femminino , il . cammino non va- 
cillante , U cammino sicuro. 

Avyaya , come aggettivo 
Vedico , pecorile , venientó da 
pecora ; come aggettivo special- 
mente bràhmanico (di a -<- Tfa- 
f a) no» mutaUle , non soggetto a 
mutarsi , a perire ; come masco- 
lino e neutro , in grammatica , 
f indeclinabile . 

Avrata aggettivo, privo di 
legge , contrario al voto , che non 
isià ma legge, c/ie non compie i 
suoi voti rdigiosi cioè i suoi de- 
biti religiosi. 

Af radice, penetrare, conse- 
guire , compiere (qui richiamiamo 
insieme le voci latine acus , ocies, 
ocuo , aeutus , ocer , al-ocer , acu- 
men , acupedius , odor , equut ; 
l'Ascoli richiama qui ancora il 
latino cu-spis, da un primitivo 
acu-spis). 

A^ radice, mangtare , mor- 
dere , sbranare. 

Afakia aggettivo, impotente, 
inetto. 

Af an , a$na, af man tre 
mascolini Vedici , che si equi- 
valgono e ci richiamano alla età 
delle armi di pietra, valendo a 
un tempo come p'etra, come rupe 
e come orma d' Indra; cioè 
come dardo if Indra e come 
ftUmine <f Indr». Spiegata eti- 
mologicamente la parola vale 
l'acuto , e quindi pure it rapido. 
Cosi il femminino a^aoi pro- 
priamente la penetrante o la ra- 
pida , vale la folgore. 

Afana neutro , ti mangiare, 
il cibarsi , U cibo , l'esca. Quindi 
il denominativo afanar tendere 
verso il cibo , desiderare U cibo, 
essere affamato , il neutro af I- 
larya H ci6o , siccome quello 
che e da marigiarsì. 

Actras e afSraska ag- 
gettivi, jwiwo di testa, acefalo, 

Af Iva voce di uso Vedico , 
come aggettivo, non propizio , fu- 
neste ; con» Deatro, ti non fawre. 



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404 



'i femminini di uso Vedico 
me vale priva di figli , che non 
dà figli. 

Afila neutro, la non virtù , 
ti visio, la malvagità. 

Af abha come aggettivo non 
beaU}, non felice, infausto, infelice, 
tristo , malvagio ; come neutro, il 
male. 

Af ànja aggettivo , privo di 
vuoto, pieno , cornato , onde l'av- 
verbio afdinf»m completa- 
menu. 

Afcsha , come aggettivo, 
che non ha resti , intero , onde gli 
avverbi af esliain, e af estaa- 
tas interamenle, come Deutro, 
fmtero, onde l'astratto femmini- 
no a^Hbat^ ia totalità. 

A^ka , come aggettivo , 
• privo di ddore; come mascolino, 
OTossa pianta appartenente alte 
legumwose , i fiori delia quale sono 
prima color d!aTancio e poi rossi ; 
e nome proprio di vari! perso' 
naggi eroici e storici Indiani. Ma 
il più celebre è un Af oka o 
Sharmikfaka o P Inaila sa, 
re buddhista , il quale regnava 
a Pàt'allpatra i nel terzo se- 
colo avanti Cristo, nipote del re 
Candragapta , e clie in 
Pàt'allpatra , fra l'anno ì46 
e l'anno ti3 innanzi Cristo, te- 
neva un grande concilio buddhi- 
stico mentre sulle rocce di Gir- 
nar, di Kapurdiglri, 3i Dbauli 
faceva , in forme pìliche, incidere 
editti buddbistici. Che, se trovia- 



mo pensare cbe altri parecchi 
Afaka l'India abbia avuto , 
come di fatto ebbe , pure fra re- 
gnanti. 

Af man (vedi afan) oltre 
il significalo di pietra , rupe , 
arma (flndra, a questa voce 
Vedica viene pure, pel traslato 
di rupe, attribuito il significato 
di monte, e, paragonata ia ttuvola 
ad un monte , ancue il significato 
di nuvolo, e di culo nuvoloso. Fu 



perciò, parmi , con ragione pa- 
ragonato qui dal Brèal il Greco 
Akmòn padre di Ouranos, nella 
mitologia Greca ; la q^iale voce 
akmòn dice Hesycbio aver si- 
gni Reato U cielo. 

Af manta e a^ mantnkfc 
neutri ( di non ben certa etimo- 
logia) forno , fornace, stufa, camino. 
AfiMayoul mascolino e 
af mafarblia neutro (siccome 
quello che nasce di rupe, che si 
scava n^monti) lo smeraldo (Il Bopp 
ad afman comparava sma- 
ragdus). 

Af nuuiàra mascolino (e*- 
senia di rupe, nato di monte) il 
fèrro ; lo zaffiro. 

Afra e afra neutri , la 
lacrima (di af nel suo signiHcato 
di mordere (nel suo primo signi- 
ficato , forse , dividere , penetrare, 
solcare] , radice che può essere 
stretta di parentela con l'altra 
radice dan'f mordere , a cui il 
Bopp richiamava il Greco dakrli, 
il latino lacritma, dal primitivo 
dacriima, che, per testimonianza 
di latini slessi, Livio, forse l'An- 
dro ni co , adoperava. 

Afri femminino, la punta, 
il filo della spada [Il Bopp com- 
parò qui il Ialino acies e ocer; 
aggiungansi acrimonia , acri-ter ; 
è qui ancora che il nostro Ascoli 
richiama specialmente cuspis di 
acu-spis supponendo un afu 
prolo-àryano), 

Afrntl femminino, ti tion 
udire, la traseuranza. 

Af reyas , come aggettivo , 
(risto , non fruono , coitivo ; come 
neutro, mi^, disgrafia, calamità. 
Af Ta mascolino , (siccome 
celere) ti cavallo (il latino equus 
bea corrisponde, per la facile 
mediazione di aJti>a , ekva , equa, 
equu-s). L'India Gangetica e De- 
canica che adoperava elefanti 
invece di cavalli celebrò poco 
questo nobile animale. Ma gli 
inni Vedici che ci portano presso 
r Indo e più in su dell' Indo , 
dorè i caralli abboodarano, 



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105 



scarseggiando fnrece e forse non 
essendovi pniiU) indigeni gii ele- 
fanti , non cessano di onorarlo. 
11 carro det sole s' immagina ti- 
rato da sette cavalli d'oro ; il sole 
è paragonato ad un cavallo ; 
Indr» , come fulmine , si tra- 
sforma in cavallo ; il DÌO VI- 
ahH<n ( propriamente il sole ) 
nella sua ultima incaniazione 
piglierà forma di cavallo , e 
ncTà cavalla vien talora nel 
R/Isvcd» chiamata f aurora. 
L'essere a^vapittl o signor di 
cavalli era per un re Indiano 
grande onore e grande distin- 
zione, costando mollo il farli 
venire dalla Persia o v'era no i 
cavalli pili celebrali. E, fra gli 
esseri eletti che si producono oon 
la produzione dell'amr'Ma , 
per commovimento dell'Oceano, 
vi è pure Ve'e'nlh'f rftviu il 
re àe'cawdli (af raràg 'ft] il ca- 
vallo del sole. Volendosi poi sa~ 
crificare agli Dei il più nobile 
degh animali, si celebrò nell'età 
Vedica ed eroica rafT«me< 
étktL ossia il sacriàcio del cavallo, 
con cui si poteva ottenere ogni 
grazia. Ha specialmente l'oeva- 
medliavenivaconsacratoalsole 

SBf ottenere ricchezza e discen- 
snza i nel Bàmàraii'B il re 
Bsf sFailia sacrifica il cavallo 
per avere un figlio , ma dalla 
solennità con cui j1 rito si comi)ie, 
dalle difficoltà ■ ch'esso deve in- 
contrare per trovare un sacrifl- 
calore adatto , oi dobbiamo per- 
suadere che ' r af Tftntedhw 
era di rarissimo uso anche nel- 
l'età eroica , nella quale si potè 
celebrare , sopra l'autorità del 
R'tfred» che ci offre alcuni 
toni asvaroedici; ma, secondo 
Offa probabilità. Taf vantedba 
non era usuale neppure nel pe- 
riodo Vedico, e l'uso poti pas- 
sare agli Àrii dell'alto Indo dalla 
vicina Scizia , dove , per testimo- 
nianza di Erodoto fra le vittime 
animali, sacri fica vasi speGÌa1menl« 
il cavallo. Dal cavallo poi si in- 



titolano i Dìoacnri della mitologìa 
Vedica , i due AfTln ossia t dtft 
fomiti di cavallo, i ibie cavalieri, 
celebrati, con ispeciale affetto, dai 
poeti Vedici. Essi sono celebrati 
come belli , veridici , sapienti , 
pii e distruggitori de^i empii , 
propizii, salutari agli uomini, 
medici degli Dei , amici e com- 
pagni d' ludra , beniamini di 
tutti gli Dei , luminosi , associati 
al sole , cavalcanti cavalli alati , 
oppure montati sopra un carro 
d'oro tirato da nccelli , nati dal 
Slndhii (l'oceano celeste e solo 
più tardi il fiume Indo] o dalla 
liapsD'7Ù (propriamente P ac- 
quosa, la nuvola, il cielo nuvoloso. 
e solo più tardi nome di un fiume). 
Nei due Asvini , per riguardo alla 
loro unione col sole , ai possono 
riconoscere il crepuscolo del mat- 
tino e il crepuscolo della sera , 
e se si consideri come immagine 
dell'oceano il mare di luce bianca 
rosea che riem^iie l' oriente e 
l'occidente al primo albeggiare 
e dopo il tramonto, questo sup- 
posto potrà meglio confermarsi 
[vedi ancora «van). Le gesta dei 
due gemelli Asvini delta mitolo- 
gia Vedica e quelle di Castore e 
Polluce nella mitologia Greca sì 
rassomigliano; e come questi for- 
marono la costellazione de' kb- 
melli nello zodiaco Greco, nello 
stesso modo gli Asvini assai più 
tardi nello zodiaco Indiano, es- 
sendo tuttavia probabile anzi cer- 
tissimo che provenne dai Greci 
come l'idea dello zodiaco cosi l' ap- 
pellazione delle sue parti. Nella 
mitologia Greca , ì Diosouri sono 
detti , com' è noto , fi^li di Zeus 
Giove e di Leda ; e di essi , Ca- 
store specialmente vale come ca- 
valiere , sebbene entrambi siano 
figurati a cavallo , onde in Ca- 
store potremmo forse riconoscere 
particolarmente il crepuscolo del 
mattino , anche per questo , che 
Castore è supposto figlio mortale 
di Zeus, mentre Polluce figlio 
immortale , varrebbe forse quello 



4i 



t^Cooglc 



4oa 



obe morendo la sera si crederi- 
nascere al mattloo ; mentre Ca- 
store , il crepuscolo del mattino, 
morendo nel giorno, ha per sao- 
cessore Polluce, il quale, per 
amor del ^fratello , consente ad 
entrare nèll' inferno , cioè nella 
notte , dove il fratello Castore , 
siccome morto, deve abitare. 

Afrainr» mascolino: muh, 
e anche nome proprio di un ser- 
pente mtìco , e ancora di una spe- 
cie di serpenti, de' quali, come 
osserva Gildemeister , si narrava 
neir India che appena nati man- 
giavano la inadre (forse per qual- 
che equivoco del llngua^io, nel 
quale dovea entrar per ^qualche 
cosa la radice m^J. 

Af Ta4tha mascolino , un 
celebre albero Indiano, cono- 
sciuto sotto il nome di fieus Te- 
latola, onorato specialmente dai 
Buddhisti per la credenza nella 
quale vivono che BndtUia sotto 
un -aevattlui abbia abbando- 
nata fa sna vita mortale. Ma il 
suo carattere religioso risaie a 
tempo più remoto assai del Bud- 
dhismo , alla prima età Yedica , 
anzi ad una età antivedica, poichà 
esso viene identificato con t'albe- 
ro del paradiso Indiano, il kal- 
pad mmit o kalpnvr'tkslia, 
Talberodiogni grazia, simile allo 
Scandinavo y^i/aranl, l'albero dal 
legno del quale si produceva il 
fuoco ecolfuocola vita, onde io 
pure spiegai (OiviUàIlatiana,ia6!iì 
la credenza degli uomini nati dal 
ceppo di un albero e la festa 
dell'albero o del ceppo di Natale, 
accennando fra l'altre cose , l'oso 
eacriflcale Indiano , per cui il 
sacerdote guardandol'altarecam- 
mìna a ritroso, finché giunto sotto 
un albero getta sopra dì esso 
del grano, probabile augurio di 
feconditi, e riferendo ancora un 
versetto del secondo Edda ov' è 
detto che « » figli di Boerr si re- 
earom in riva ot mare, vi trova- 
rono due alberi, U prexro e ne 
fiesro due uonm»' >. h'mfwmit- 



tli* { la e(im(H<^a della parola 

è incerta , non parendomi troppo 
soddisfacente quella che ci dà il 
Dizionario di Pietroburgo di afTB 
-I- sf ha onde tira fuori il senso 
di stilla equmd) ottenne probabil- 
mente una grande importanza nel 
cielo Indiano , poiché ne ebbe 
una .grandissima nei primitivi 
usi Ariani , adoperandosi con 
la fami (una specie ót acacia}, 
.col e'Mra e con la oviU , per 
accendere il fueco. L'afVaMtaa 
e ia fami formavano insieme 
ali araD'ì, l'aCrattliH con- 
fricante , la fami quale confri- 
cata, onde e detto stare sopra 
questa, e vien chiamalo fanù- 
sarbha siccome quello che pe- 
netra dentro, in seno alla fami, 
continuando, come legno, il suo 
carattere d'invasore ch'esso ha 
come albero, poiché le sue ra- 
dici camminano molto, usurpando 
le spaccature di altri alberi, delle 
mura e delle case e ingrossan- 
dosi tanto da farle talora in 

Nel sesto libro della Natu- 
raie Historia delTIndie (Occiden- 
tali) dedicata da Gonzales Fer- 
nando di Oviedo a Carlo V, presso 
il Ramusio, leggo quanto appres- 
sa, intorno all'uso praticato dai 
s^vaggi Americani per accendere 
il fuoco, il quale ci richiama 
all'uso Vedico; a Colgono una 
bachelta longa dhe palmi o più 
secondo che ciascuno vuole , e 
cosi grossa , quanto é il più pic- 
ciolo doto della mano , a quanto 
È la grossezza d' una saetta , e la 
fanno ben lavorata e liscia di un 
forte legno, che essi ben cono- 
scono, quale sia atto per questo, 
e dove si fennano nella campa- 
gna a mangiare o a cenare e 
vogliono havervi il lume, tolgono 
duo bastoni secchi e i piii leg- 
gieri che ritrovano gettati per 
terra, gli stringono e legano ben 
insieme. Gli pongono poi in terra 
e fra loro giontore pongono la 
ponta di qiwlla forte bacobetta 



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che ho detta , e va la spiogooo 
dentro torcendo con mani e quasi 
pertueiaDdovi contiouameote; e 
perche la ponla della bacohelta 
Frega , volgendosi intorno i due 
bastonceUi stesi in terra e beue 
stretti iBaeme gli acoendein poco 
spatto di tempo, e di questa ma- 
niera hanno il fuoco. Questo si 
fa in quest'isola Spagnuola e in 
tutte l'altre e in terraferma anco ; 
ma nella provincia di Nicaragua 
e in altre parti non tengono ser- 
vata la bacchetta liscia e forte, 
ma del legno istesso dell' altre 
baccbÈtle e bastoncelli che si ac- 
cendono , si servono, in Cartìglia 
dell'oro però e neil' isole, dove 
gli indiani guerreggiano perchè 
hanno bisogno più minutamente 
del fuoco , si conservano e por- 
tano seco quella bacchetta prin- 
cipale , perché h liscia e lavorata 
al proposito. Chi havrà lello j li- 
bri degli antichi meno si mara- 
vigliarà di molte cose , che noi' 
qui diciamo , perché potrà ha- 
veroe bavuto notizia prima , co- 
' m'é a punto hora di questa ; per- 
chè Plinio ragionando nel secondo 
libro delle sue historie de' mira- 
coli del fuoco , dice come fre- 
gandosi due legni insieme se ne 
cava il fuoco b. Ora Taf TMtthft 
indiano, come legno combusti- 
bile ha precisamente l' ufficio 
dellabacchetta Americana. Macló 
che riesce nell' uso indiano par- 
ticolarmente inlerressante è che 
per ìspiegarsi il fuoco in cielo , 
il fuoco del fulmine , il fuoco del 
sole , gli Arti supposero che nella 
ruota solare vi fosse un albero 
afTatttan, producente il le- 
gno (ji amato pure n^ vnf th» e 
una c»nù, gli Hr«n*ì insom- 
ma, dalla confricazione de' quali 
il fuoco celeste, il fuoco genera- 
tore si produceva. Anzi andarono 
talora più in là , e per ispiegarsi 
la virtù comburente di certe 

Siante supposero , che io forma 
i fulmine o di penna infuocata 
Strappatasi al fùlmine rappresen- 



tato ooils uccello , il fuoco sia 
caduto sopra detta piante. Cosi 
il cielo ìmprestè alla terra e la 
terra al cielo immagini poetiche ; 
e da questo scambio e connubio 
una varietà dì miti , che con- 
templati isolatamente parrebbero 
inesplicabili. Dell'a^TaKluk si 
fece pure un produttore del fo- 
rnii celeste. 

Af vabandha mascolino , 
stafliere , o meglio colui che ha 
l' iiKarìco di attaccare i cavalli. 

Af Tanaftm, a^ vaictana » 
af Tabantar mascolini , pro- 
priamente, quello ohe uccide i ca- 
voUt, ossia la pianta il cut odore 
é mutale ai cavalli, tokandro, il 
nertui» odoarum. 

AfvafMJk femminino , la 
stalla equina. 

Af Tàynrveda maseolÌDO , 
la sciema della solute de' cotxiiti 
ossia la veterinaria. 

Ash radice, Ofklar-e, splendere ,- 
quindi forse ashatara aggetti- 
vo vedico , accessibile , tUlendibUe. 

Ashiidh'a, come aggettivo, 
insuperabile, come mascolino, un 
mese di questo nome corrispoi^- 
dente ai mesi di giugno a luglio ; 
la catena dei Halaya, 

Aiihl'aka, come aggettivo, 
diviso in otto; come mascolino, 
un ottam , una ottava parte ; in 
oliavi è diviso nella sua redazione 
meno antica il B'Isveda; co- 
me neutro (cosi pure il neutro 
aaU'atara) queBo che contiene 
otto parti, quello che è diviso in otto; 
col femminino , aaht-altk si 
chiamano specialmente que'giorni 
nel mese di HeMaMta e f]|- 
elra , una settimana intiera dhpo 
U plenilunio, in cut si celebra il sa- 
CTi/Scio de' morti (veggasi sotto la 
voce epàddba). 

AHikt-ag:iiii*.àf raya agget- 
tivo , avente la sede delle otto qua- 
lità, ossia occupante la stanza delle 
otto qualÌtà,osìia oeeupimte il cielo, 
dove, probabilmente , a ciascuno 
d«igliotto Vasn è attribuita una 
propria qualità; con questo ap^* 



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lativo è chiamato 

Aiiht*«dhà avverbio, tn otto 
{parti volte). 

A «hi- an aggettivo oume rale, 
il Dumero otto (la voce latina 
oe(o, è pere la nostra gli corri- 

3>0DdeJ; cosi trovasi *M>ht'4- 
•fan cui corrisponde bene 
il latino octo(j«ctm; coslnsht*a- 
ffrfam vale ottocento. 11 numero 
otto è nell'India uno de' numeri 
- sacri; gli otto Vasu, gli otto 

S:an>a, gli otto aA^ o parti 
el corpo, gli otto maAiiflJa o 
segni favorevoli che deve avere 
nn cavallo , le otto marti o 
forme corporee che assume il 
Dio Civa, gli otto Tar^ o 
rimedi, gli Otto iMMla o piedi 
del favoloso animale f arabba, 
(asbt'JqMMla, al mascolino, 
chiamansi pure il ragno, una 
specie di gelsomirv) , il monto 
Kàtlàsa ,^ e il dadien ) , gli otto 
■dian o giorm di un sacrificio 
del «•naa e del sacrifìcio mor- 
tuario. - Di aaht>au od 
aah(*an abbiamo 1' aggettivo 
asbt*aina ottavo , e il femmi- 
nìDO asb«-l metro vedico di 
U sillabe disposte cosi: 3 X 46 
+ S X 8 (da non confondersi col 
femminino parimente vedico 
•iilit'l (di af ) che vale con- 
seguimento. 

AmM'hvaitrm mascolino , 
nome proprio del protagonista di 
una leggenda del llabà.bhj^ 
rata, figlio di Kahora, li 
guai Kabora era marito della 
figlia del suo maestro Vddjtbi- 
ka ; ma Kabora era tanto 
intento agli studi che non vide e 
non curò la gravidanza di sua 
moglie ; onde il figlio stesso dal- 
l'utero materno lo rimproverò. Il 
padre imprecò, che il figlio per la 
sua impertinenza nascesse stor- 

Siato [onde si spiega il suo nome 
i Asb«-àTakra ). Nato il fi- 
gliuolo, Kabora andò al gran 
sacrificio che compiva il re 6'a- 
■aka ; contese , Slosof^do , 



con uno la cut sembianza era di 
un Buddhista e ne fu vinto ; il 
figlio giunto all' etì dì dodici anni 
risolse vendicare il padre , sfidò 
il competitore di lui e lo confuse. 
Allora il vinto Buddhista si di- 
chiarò per il figlio di Vamn*a, 
il quale avea voluto , per mezzo 
della disputazione, far si che il 
padre fosse vinto dal figlio gio- 
vinetto. Asbt'àvakra menò 
poi in moglie la figlia del saggio. 
Viulan^a.- Kahora sostiene 
qui una parte mollo somigliante a 
quella cfae si attribuisco ad la- 
dra in uno degli avatàra (vedi) 
di Vlshn'u. 

ARb«b-l e asbtb'tià fem- 
minini, seme, grano, nocciolo; 
probabilissimo parente di ajrtbl 
osso, il latino os , di ossis, ostie 
(Greco o$teon] ; così noi, fami- 
gliannente parlando , chiamiamo 
osso il nocciolo , per lastessisstma 
analogia , onde qui richiamo 
aibtb'l ad astbt ; a conferma 
del che abbiamo ancora il ma- 
scolino e neutro asbth'tvaHt 
che vaie il gitiocchio , cui non 
possiamo altrimenti spiegare che 

Ah radice, che si coniuga 
secondo la prima classe, andare , 
splendere (da compararsi con 
asta e con af penetrare ). 

As radice , che si coniuga 
secondo la quarta classe, lanciare, 
gettare, lasciar andare, abbando- 
nare, allontanare. 

Aa radice che si coniuga , 
secondo la seconda classe, essere, 
che col latino esse gii corrispon- 
de perfettamente , tanto più che 
come noi coniughiamo il verbo 
essere pigliando ad imprestito cer- 
ti tempi del verbo fu-ere, cosi 
il Sanscrito a» coniuga certi tem- 
pi con la radice bbA equivalente 
di fu. A quo' filologucci nostri e 
non nostri poi che con le tana- 
glie vogliono per forza provare 
che lingue romanze e dialetti 
romanzi vennero in linea dirètta 
come figlio da padre dalla Ungaa 



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Ialina, invece di ingegnarsi a 
provare più conformemente al 

Ìirocesso della nslura , come dia- 
Blti e lingue chiamale di ceppo 
latino, si QgliarODO insieme col 
latino in Oriente e bì svolsero 
iudipendentemenle , insieme col 
latino, in occidente, raccomandia- 
mo per esempio il congiuntivo del 
verlìo essere Sanscrito (potenziale), 
Italiano, Spagnuolo, Latino anle- 
cesareo , con quello di Roma Cc~ 
sarea, ossia di quella Roma che 
avendo con le armi dìfTuso su 
quasi tutta l'Europa il suo domi- 
nio, vuoisi che abbia pure dif- 
fuso la lingua latina. Ma io di- 
manderei a questi ostinati eo- 
Gtenitori d'una opinione ornai 
troppo divulgata, perchè se i 
Romani penetrarono in Grecia 
più che in Ispagna, non fecero 
parlare latino i Greci come vuoisi 
abbiano fatto parlare latino gli 
Spagnuoli , io dimanderei perché 
una colonia militare Bomana che 
occupò per pochi secoli l'Enga- 
dina dovea introdurre fra le Alpi 
Svizzere il dialetto Ialino mentre 
le numerose colonie Romane fisse 
nell'llliria non riuscirono a pie- 
gare gli Slavi al Romanismo; io 
domando perché se gli Italiani 
dell' Italia superiore parlavano 
Cello , se i popoli della Francia 
parlavano Cello , se i Rrilanni 
parlavano Cello, il Cello scom- 
parve affatto dall'Italia e quasi 
mtiera meni e dalla Francia, men- 
tre nella Bretagna sopravvìsse; 
e pure i Romani non occupa- 
rono di più certe remote valìe 
alpine, certe remole Provincie 
della Francia, di ciò cbe abbiano 
occupato la Brettagna. Consul- 
tiamo un poco più la natura e 
un poco meno il pregiudìzio il- 
lustrato , e nel tenere grandis- 
simo conto del latino, siccome di 
quello che lasciò molli documenti 
scritti ed esercitò , senza dubbio, 
come lingua ufficiate di un grande 
impero , una certa influenza nei 
linguaggi affini al latìDO che si 



parlavano nell' impero , stabi- 
liamo come principio delle nostre 
ricerche sulle lingue a torto de- 
nominale romanze , questo cenno 
elementare etnografico, la sensa- 
tezza del quale ci è provala dalla 
slessa comparazione dei nostri 
dialetti « essersi contemporanea- 
mente al latino parlalo in bpagna, 
in Francia, in Italia dalia plura- 
lità delle genti appartenenti alia 
razza medesima che ì latini, fa- 
velle somiglianti al latino; Roma 
avendo predominato, la lingua Ro- 
mana prevalse ed esercitò auella 
stessa influenza che ora veatamo 
esercitarsi dalla lingua Italiana 
sopra i dialetti Italiani , de'quali 
il fondo è sempre Italico, sebbene 
nell'alta Italia, escluso il Veneto, 
per la dominazione de' Celti ( do- 
minazione soltanto ) , numerosi 
elementi Celtici e una certa du- 
rezza Celtica siansi introdotti nel 
linguaggio, come ne'costumi , il 
Veneto per contatto de'SIavi abbia 
presa una mollezza Slava , il To- 
scano dai dominatori Etruschi 
(dominatori soltanto) abbia forse 
derivata l'aspirazione , e quel suo 
fare cotto e civile, il Napoletano 
e il Siciliano abbiano subito 
nelle pronuDcie una parte della 
dolcezza eh' é negli idiomi 

greci ed anche nell'arabo ; ma 
elti. Slavi, Etruschf, Greci, 
Arabi , non popolarono mai l'Ita- 
lia, bensì la poterono in parte 
signoreggiare , e della loro si- 
gnoria lasciar tracce. Più tenaci 
tiirono i Celti in Francia, ma 
obbligali a ritirarsi, parte dagli 
indigeni, parte dalle armi ro-~ 
mane , lasciarono fin quasi a 
Parigi una Francia di tipo cbe 
noi chiameremo nostrale. Di fallo 
chi da Genova si metta in viag- 
gio per i Pirenei, le varietà del 
linguaggio si modificano con moto 
cosi progressivo e spontaneo , 
che i dialetti della Francia me- 
ridionale rimangono un naturale 
anello fra quelli d'Italia e gli 
Iberici , dove se ì Baschi domi- 



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narono, furono, per tempo, ri- 
doni come ì Celli a quelle sedi 
loro più naturali, dalle quali 
forse eiano partiti perla conqui 
sta , nelle quali, per aver tro- 
vata minoranza o debolezza d' in- 
digeni si erano forse più stabil- 
mente fermati. Comunque sia 
l'impiOTviso nel linguaggio non' 
c'è,» se una pod^vsa colonia 
romana potè, nella Dacia, far 
nascale un popolo quasi tisico 
ma cestito alla romana e parto- 
rire tin dialetto nato morto, ma 
che lin suono latino, lo sforzo si 
sente, e la impotenza di questa 
come di tutte quelle allre isti- 
tuzioni che nascono forzatamente 
salta all'occbio; mentre questo 
non si vorrà dire né dello spa- 
(Ennolo,né del francese, né del- 
V italiano , popolo e lingu3g|io. Io 
mi sono udito opporre : Se i dia- 
letti avessero esistito al tempo 
de'ltomani, gli Umbri odierni 
dovielibero parlare un dialetto 
somigliante a quello delle tavole 
Eogulùne. La obbiezione sembra 
formidabile ma si abbatte facil- 
mente col rispondere che il Eo- 
maiio odierno dovrebbe , alla 
stessa condizione, non solo capi- 
re il latino di Cicerone, ma il 
latino delle dodici tavole , dalle 
quali il latino di Cicerone è di- 
sceso , ma il Ialino de' Canti Sa- 
liaii dal quale il latino delle do ' 
dici tavole è disceso ; eppure i 
Romani del tempo di Cicerone 
non capivano più il latino delle 
d04ti:!i tavole. E questa è storia.' 
Io non voglio levar valore al la- 
'tin>), ma non voglio neppure 
for/.Mf la natura; il latino non 
avi ebbe materialmente potuto 
fare i miracoli che gli sì attri- 
buiscono ; e se esso jjolentemente 
ci aiuta a spiegare i nostri dia- 
letti, ci aiuta a quello stesso modo 
che il Sanscrito ci aiuta a spie- 
garo il latino, senza che però noi 
ci iirrischlamo a dire che il la- 
tiiHiè disceso dal Sanscrito. È pre- 
ci^imente la stessa questione; ed 



io SODO persuaso che sotto questo 
aspetto naturale , il nostro valente 
e dottissimo professor Giovanni 
Flecchia, che da varii anni ci 
prepara una grammatica com- 
parata de'dialetti italiani , che at- 
tendiamo con viva impazienza , 
avrà consideralo il nostro lin- 
guaggio. Hi sembra necessario 
per non essere obbligati poi a 
discònfessare il gii fatto , che et 
mettiamo sopra questo terreno 
positivo , lasciando la facile teo- 
ria per cui tutte le lingue anti- 
che che avevano una letteratura 
si sono considerale come inadrì 
delle moderne che non ne ave- 
vano ancora. Il latino deve avere 
il primo posto , ma in linea pa- 
rallela, non in linea ascendente. 
Di questo persuadiamoci bene , 
e, per questa via, esordiamo 1 
nostri studia. Ecco ora, la conin- 
gazione del soggiuntivo del verbo 
essere : 

' Sanscrito (potenziale] SrlkOB^ 
sr^s, R^àt , «rama, »jà4», 

Italianor Sto, m, sta, siamo, 
siate, siano. 

Spagnuolo: sea, seas , sea, 
seamos, seais, sean. 

Portoghese : H Seja , s^as , seja , 
sejamoi, s^ais, sejaiio. 

Latino di Plauto: Siem, sies, 
siet , siemus , tietis , sient. 

Latino Cesareo : Sim, sis, sit, 
simus , sitis , smt. 

Sì vorrà dire che sia proprio 
casuale questo accordo delle pre- 
tese Rglie nel parlare più pulito 
della madre? Masi obbietta, che 
i soldati i quali scorsero l' im- 
pero parlavano un latino rusti- 
co ; io suppongo invece che av- 
venisse allora ciò che avviene 
adesso negli eserciti ; il soldato 
parla la lingua colta , per farsi 
intendere da tutti , o parla il 
suo nativo dialetto ; ora non si 
vorrà dire che i soldati di Cesare 
fossero tutti nativi di Roma , 
come noa si dirà che son tutti 
parigini i soldati deiresercltofrao- 



t,L.ooglc 



oése: traa peroÌ& dblte Vkrie 
provinole e parlavano necessa- 
riamente la lingua colta di 
Roma o il loro dialetto provin- 
ciale ; che cesa et aveva dunque 
a cbe fare la lingua rustica ? E la 
prova di tutto questo è ancora 
nella lingua ramena , dove una 
colonia militare si trapiantò, per 
ordine di Roma , dall' impero 
a fissarvi una slabile dimora ; 
composta com'essa doveva essere 
di militari d' Italia, (lallìa e Spa- 
^8 , vi generò queir ibriilo lin- 
guaggio eh' è It Rumeno ; mentre 
se eran tutti Romani, puro sangue, 
continuando a parlare il loro la- 
lino rustico , dovrebbero oggi an^ 
cera i loro discendenti parlare co- 
me sì parta a Roma o pressapoco. 
Ma basti questa digressione, la 
quale se è riuscita un po'tunga, 
può essere scusata a motivo della 
importanza del soggetto e del 
pericolo che ci minaccia dì ve- 
dere , in Italia stessa, sconosciuto 
il pregio de' nostri dialetti , i quali 
se si fossero figliati da Roma 
dovrebbero , per necessità di 
natura, riuscire impotenli. Io 
comprendo i fecondi innesti an- 
che nel linguaggio , ma fra lingue 
afQni , fra lingue sorelle ; che, sic- 
come dal connubio, posto cbe sia 
possibile, fra bellissima cavalla 
araba, mi si conceda lo strano pa- 
ragone , eoo un toro robusto 
non si genererà mai un cavallo, 
cosi non mi si darà mai ad ìn- 
tendere che dal connubio dei 
supposti dialetli celtici con la 
linsua latina siano nati i moderni 
dialetti soslanzialmente italiani 
dell'alta Italia e dell'Emilia. Se 
non vi era un fondo italico nelle 
popolazioni e nelle loro partale , 
Roma avrebbe, nella valle del 
Po, trionfato col suo latino molto 
probabilmente a quel modo stesso 
con cui trionfò in Grecia ed in 
Bri tanni a, cioè pochissimo o 
Diente afi'atlo. E basti , per i 

K' ivani, dai quali essenzialmente 
voluto farmi capire. — Uitor- 



nando ora alla nostra radice 
sanscrita »» osserverò ancora 
come il verbo essere serva nel 
linguaggio vedico al pari che nel 
Brahmanico, a significare l'ap- 
partenenza, congiunto, col ge- 
nitive , come nef Latino (esem- 
pio : njhflja santi non eiut 
sunt , non di Uri gono] col da- 
tivo , come nel latino e nel fran- 
cese [esempio : saotl (sottinteso) 
dàfaahe, sunt cultori, ils sont 
au sacrificateur, appartengono al 
devoto; H'Isvedw 1.8]. — Dalla 
radice »m abbiamo specialmente 
cinque importanti derivati: a- 



mat e sattva sotto le qu.ili 
voci si vegga. 

Asatt'ea^a mascolino, ti non 

dubbio , Fassenta del dubbio , la 
cerussa f onde l'avverbio asan*- 
f ayam sùmramente. 

Asakr'tl avverbio non una 
volta, più volte. 

AsaAkh ja e a«anbhr ejra 
aggettivi, inrmmerevole, 

AsaitKa , come aggettivo , 
non aderente ; come mascolino , là 
non adesione. 

Asas's'ana f di a ~t- Rat 
+ g'anaj mascolino, non òuon 
essere, uomo tnalìxtgio. 

A»at (vedi a«ant). 

Asattva , come aggettivo , 
privo di essenza, privo di energia; 
come neutro , la non esseTisa. 

Anatra , come aggettivo, non 
veridico, falso; come neutro la 
falsità , la frode , Viagaitao. 

Asan , asr'ic', asra, neu- 
tri, il sangue ( come è probabile, 
dalla prima radice as andare, 
sebbene la seconda forma pre- 
senti qualche complicazione]. 

Asant asat ( di a nega- 
tivo -i- «ant osat) come aggetti- 
vo , no» essente , che non é , non 
veridico , fako , in/ìdo ; come neu- 
tro, il non essere. Ed eccoci arri- 
vati al celebre inno cosmogonico 
del n'IcTcda, che ci è neces- 
sario interpetrare , essendo esso 
(U Iropt» iatf>(H:tanza.per la storia 



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della filosofia. Io non so rasse- 
gnarmi a ricoDDficere nel vedico 
mmat l'astratto nu^ , il ne-aate , 
poiché ricoDOscoDdolo si dovrebbe 
ammettere negli inni vedici la più 
grossolana conlradizione. Ora, o 
Togliamo dare agli inni vedici un 
valore QloBoflco e perciò supporre 
almeno la logica più volgare agli 
antorì di essi; o non ispìegarli 
aOalto ; parmi invece cbe tali inni 
filosofici si debbano considerar co- 
me un parlo della metafisica Bra- 
hmanica del quarto o al più iruinto 
secolo avanti Cristo , la quale tut- 
tavia non esce insomma fuori del 
circolo delle cose naturali e sen- 
sibili. Nell'inno 73 del decimo 
■naii*d*ali» del B'tgrreda leg- 
go : < dev JknJtm pùwvye yn- 
se 'antab' sad ttg'kyatti, 
deTJ^nàm* TUge prathoine 
'sntnb' s»d ag'àjmt» » tra- 
duciamo, come si usa tradurre 
l'aaat, e dovremo dire : ■ Degli 
Dei nella prima etìi, dal nulla 
l'essere h nato, degli Dei nell'età 
prima dal nuUa l'essere è nato u. 
Ha come dal nutia, se esisteva il 
tempo, il Tos»? se esistevano 
gli Dei T Poniamo che , per sin- 
tassi alquanto irregolare , potes- 
simo anche tradurre : « der^ 
nÀm piferr^e ynce t cosi: 
nelCelà anteriore agli Dei ; ma a- 
vremmo sempre l'affermazione del 
tempo che ci distrugge l'assurdìlà 
che fu trovata sublime del nulla. 
Per me il mmt é fessere in quanto 
tepore e l'a»»( Pesiere in quanto 
non appare. Questa specie di nulla 
lutti comprendiamo; è logica, è 
naturale, e questa sola riconosco 
negli inni vedici. Perciò questi 
inni non hanno nulla a che fare 
con Hegel, sebbene Hegel abbia, 
per avventura potuto servirsi di 
essi. Dopo di questo, ecco l'inno 
cosmogonico del R'IgT'ed» (X.* 
■nnn>d-ikl», U9 ) con la mia 
interpretoione. La strofa è tr'i- 
-"-' -'-'- "- recitarsi come 



labi 



a nostra quartina di endecasil- 



uo ■wjnmh paro jmt | kim 
iiTunvali* kabakMfaf «r- 
nuknn anAliah'kliM jtsìd 
sahttiiam* cabhiraiii IINm 
■ttrlt^vr hmM aoir'itam* 
na tarhi nn ràtrjii irfina 
àut praketali* j itnàd av^ 
tana* «Tadbar^ tad ekana" 
tasmàd dhànyan ma pa- 
rata' klm' e'aiiàaa jj Tama 
Àùttamasà sùlh^aMt acre 
'praketam* salilant' »kw 
Tarn à Idam | taeb'^euj»- 
bbT aplbltant' yad kmwt ia- 
pasas tma wMuAinitg'kjm' 
tàikam II Kànws tad agre 
MUtt avartatàdb! manaM* 
reCab* pratbaaBam* jrad 
JMìt I «ala bandhii» aaatl 
ntp aTlndan br'ldl prati- 
•byà kaTaya manHbJ» ]] 
(iraf c'ilno vitate raf mlF 
esbàm adbab* svid àaid 
nparl mvlA iuAt | retadh^ 



«vadbjt avartat prayatlb* 
uapasfàt liKa addtaà Teda 
UH Iba pra vwc'at k«ta 
à«'àtà knfa Ifani* Tlar'l- 
tibt*lh* i Arvàg deva aaya 
Tlsarg'aneDàtbà ko veda 
yata àbabbàva 1[ lyant' vl- 
«r'isbl'lr rata JàhabbAva 
radi tA dadbe jtUU vh 
na I 70 asyJtdtarakBbab* 
pararne Tromant so aAya 
veda radi va na veda >• 
Io traduco ora , in modo a me pro- 
prio, e che confido sia per parere 
ragionevole , strofa a strofa, tutto 
quest'inno. « Oltre ( a quello ) il 
quale ( para jtU} una volta non 
era ciò che non appare (anat) 
non era ciò cbe appare (aat), che 
cosa (klm] copriva f (qua! era il 
copritore ì) Dove e di chi (era) il 
cielo fortunato ? quale [ era ) il 
profondo abisso? ». Questa & la 
strofa più importante e più di- 
sputata; tutti 1 traduttori daCole- 
brooke a Goldstucker voltarono 
pressapoco: in principio non vi 
era il non essere e non vi era 



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l'essere, lasciando cosi tal propo- 
sizione del tutto isolata, a rap- 
presentare la più superba delle 
astrazioni. Ha a me non sembra 
che tal proposizione abbia a stare 
da sé, a (uotivo del relativo yad 
il quale come oe'iitro , nou può 
congiungersi che col neutro in- 
terrogativo kliu, e congiungen- 
dosi COI] esso costituisce l'idea 
principale della seoaìstrofa, men- 
tre la proposizione contenente 
l'idea dell'essere ( apparente ) e 
dell'essere foon apparente) le di- 
venta subordinata. Onde tutta la 
strofa mi sembra aver quest'unico 
senso : che cosa era del cielo e 
dell'abisso, al di fuori di colui 
innanzi al qnale non era ciò che 
appare e non era ciò che non 
appare; che cosa era del mondo 
prima che esso si generasse ? Che 
era , in somma questo tad, que- 
sto neutro misterioso che, per la 
sua presenza, negava il nulla e 
che pnre non aSermava ancora 
il mondo ? Non vi è dubbio per 
me che quesfe tad , questo tMl 
ckftni , titno (che appare nella 
seconda strofa) è lo stesso neutro 
Brwhman della Btafts«T«tl- 
gìtjt, è il sommo nume incor- 
poreo, la causa prima di tutte le 
cose. Noi siamo qui in pieno mo- 
noteimu), nuova prova della mo- 
dernità dell'inno, mentre nella 
loro grandissima pluralità gli 
inni vedici non solo non si per- 
mettono alcuna di queste Eistra- 
zioni , alcuna di queste sintesi 
ideali, ma cantano isolatamente e 
celebrano come divini tutti i fe- 
nomeni della natura, senza darci 
nn solo inno all'universa natura, 
come abbracciante tulli i feno- 
meni. L'inno è evidentemente di 
fattura Brìibmanica. Procediamo 
ora alla seconda strofa: < Non (a 
morte vi era e non (vi era) l'im- 
mortalità allora ; non vi era dif- 
ferenza fra il giorno e la notte ; 
Funo, oltre il quale non era al- 
cunché d'altro si muoveva spon- 
taneamente non portato dal vento 



(MTJUana] «. La seconda strofa 
illustra assai bene la prima. Qui 
abbiamo di nuovo un relativo. 
Nella prima strofa h detto quello, 
oltre il quale non é il non appa- 
rente, non è l'apparente, non la 
tenebra, non la luce ; qui abbia- 
mo runo, oUre H qvak noa «ra 
altro. Hi pare perciò non lasciar 
dubbio la interpretazione che ber 
ardito proporre. Ecco ora ia terza 
strofa : n in principio la tenebra 
era involuta nella tenebra (ossia 
non si vedeva) ; tutta quest'acqua 
( era ) indistinta ; in tutto ( il ri- 
pieno) che era circondato dal 
vuoto , questo nacque solamente 
per forza del calore >. Qui vi è 
apparente contradizione ; poichò 
dopo aver detto 11 poeta che non 
vi era la tenebra, qui dichiara 
che la tenebra era chiusa nella 
tenebra ; dopo aver negato l'es- 
sere non apparente e l'essere ap- 
parente, qui ammette il vano ed 
il pieno. Ma . se consideri a sto 
minutamente le prime due strofe 
dell'inno, avendo noi incomincialo 
dal negarne la sublimità , trovia- 
mo lutto il resto ben naturale. 
Poiché il poeta vuole solamente 

Provare come ['Uno princìpio , 
(/no caotico conteneva in sé 11 
germe di tutte le cose, visibili e 
invisibili, le quali egli fa svolgere 
per mezzo del tMpss , che bo 
tradotto, per colore, sebbene la 
parola (apas valga pure, per 
traslato , penitetaa , e come peni' 
tema generalmente in qoesto 
luogo sinterpreti. Dal colore, co- 
me io penso, si svolge quindi il 
detiderio , Vamore , che nella se- 
guente quarta strofa invade il 
(ad, il quale, per forza d'attra- 
zione, di amore, di composizione 
crea. Ha a questo punto la fllo- 
soRa cede il posto alla mitologia ; 
l'autore dell'inno si confonde e 
non vede pia solo it sommo nu- 
me; accetta invece la credenza 
de' sette r'Isbl o k»vt o sa- 
«tanti, e li fa collaboratori del tad. 
Ha i kavl lo imbrogliano ; egli 

1S 



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non vede più nulla e si dispera, 
gridando : ko addh^ vedn ? 

chi posUivamente sa ? ec. Onde 
rirenró, senz'allro commento, la 
quarla, la quinta e la sesta stro- 
fa : ■ In principio l'amore inva^^e 
il tad ( Vboc, ràlud) che fu il pri- 
mo germe del cuore (manita re- 
tali') ; il legame fra l'essere (ap- 
parente) e il non essere (ossia 
l'essere non apparente , ossia il 
legame fra quello che appare e 
quello che non appare) i sapienti, 
osservando nel cuore., eoa la in- 
telligenza, discoprirono. — Il rag- 
gio foro (cioè dì questi sapienti) 
obliquamente (sì è) diffuso? o 
di sotto? di sopra? [ semi 
generativi erBno;le forze vi erano; 
la materia («Tadbìk propriamen- 
te quella che staper se, lattbera, la 
sporUaaea) stava sotto; la forza so- 
prastava. Chi, veracemente seppe, 
chi proclamò in questa terra 
(tha, Qui) onde (sia) nata que~ 
sta produzione? Gli Dei (venne- 
ro) dopo la creazione di questo; 
chi dunque ha potuto sapere onde 
si produsse ? » Niente per me di 
più sapiente che questa strofa ; 
il poeta ba voluto penetrare il 
misterodelle origini; si é provalo 
a squarciare il velo , e vedendovi 
più buio di prima, ingenuamente 
esclama : Chi no sa nulla ? Nean- 
che gli Dei possono informare 
poiché furono creati anch'essi ; 
nessuno avendo assistito ai prin- 
cipii, nessuno può intorno alle 
origini del mondo filosofare sicu- 
ramente (addhà )• È una gran- 
de lezione per noi. L'ultima strofa 
fu nuovamente in modo diverso 
intej'pretata ; io traduco , parola 
per parola : ■ Questa produzioni! 
ondeprovenne, siachepersèstia, 
sia che no, quegli che ad essa so- 
vrastante (era, ossia propriamente 
che amagli occhi sovra) questi, or 
bene (ans*), conobbe o.non co- 
nobbe? Gli altri interpreti diedero 
invece a tutta la strofa un tuono 
affermativo e in su veda ya- 
dl va na veda videro quegli 



conosce, nessun altro conosce. Certo 
questa è una conclusione più pia ; 
ma è veramente la conclusione 
del nostro inno? - lo non insisto 
troppo sopra questo punto, che 
non mi pare di gran rilievo ; 

Juello che invece osservo come 
esno di nota è la conversione 
del tad neutro, impersonale, del 
principio dell' inno, in un masco- 
lino, personale , sedente nell'alto, 
fornito di occhi. 

Asapatna aggettivò v edico, 
non avente sapatiii ossia non 
avente compadrona, non avente ri- 
vale , di'cesì del marito monogamo 
e delia moglie unica. Ma la esi- 
stenza della parola prova coma 
un dai tempi vedici dovesse os- 
servarsi qualche caso di poli- 
gamia. 

Asama aggettivo , dissimSe, 
più spesso , non avente il simile, in- 
comparabik. 

Asamàtl mascolino, noma 
proprio di 'personaggio mitico 
della razza di Ikshràka, chia- 
mato pure AsamJktl Ratha- 
ppoabtb'a , il quale avendo 
ratto torto ai sapienti vedici suoi 
pnrobitbii, chiamati Cràapà- 
jaoàs, questi imprecarono con- 
tro di lui. Onde il re per la forza 
della magia dj altri due ministri 
da lui chiamali , fece morire uno 
di essi chiamato Sahaadfaa> 



rivivere, con sacrilìci e con preghi 
riferiti nel H'IgTeda, e illu- 
stratici dottamente dal prof. Miil- 
ler, in una sua memoria , cbe , 

mentre scrivo, mi ha voluto 

Asamapthaaggettivo, non 
atto, inetto, impolenìe. 

Asambaddha aggettivo , 
non congiunto; scucito, trattandosi, 
per esempio , di un discorso ( così 
noi diciamo parlare scucito). 

Asahana come aggettivo , 
intdlerimte, geloso; come masco- 
lino , nemico ; come neutro , la in- 
tolleransa; cosigli aggettivi asa- 



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huninA e usali lahifa vaU 

gono intollerante e l'aggettivo 
ttsMhTtt insopportabUe. 

Alìftdfaann e avàtthra 

aggettivi , che non ha rimedio di 
salute , insanabile. 

Asjkdhv aggettivo, non buo- 
no , cattivo. 

AbI remminino, propriamente, 
come sembra . la penetrante , o:>sia 
la spada. (It latino ensis Tu già 
comparato dal Bopp ) ; »«ilpu- 
trlkà aNlpnirì la figlia 
della spada chinmansi al femmini- 
no, la coltella , il coltello ; »«thM- 
tf», al neutro , é detto il com- 
battimento con- la spada. 

Aslta , come a^geltivo, pro- 
priamente . non ehuiTO , non lu- 
cente, non bianco, ossia oscuro, 
bruno, nero, come mascolino, 
nome di vari esseri mitici ed 
eroici." 

Asn [di as) masc., itilo, soflio 
vitale , spirilo ; tessere spirittiale , 
tomprendente il pensiero e Paffetto. 
Quindi il composto neutro ksu- 
dhàran-ala vita sircome quella 
<-^ porta , che tiene lo spirito ; e ii 
femmiaino asmiìtl la condotta, 
la vita spirituale. 

Asukha come aggettivo, non 
felice, infelice, addolorato; come 
neutro , non letizia , tristessa, do- 

Asirnva aggettivo vedico, 
non libante , non sacrificante agli 
Dei, empio, irreligioso. 

Asnra propriamente spiri- 
tuale [di asn). Con questo ap> 
pellativo mascolino , nella prima 
mitologia vedica, si designarono 
gli Dei più insigni ; e di qui si 
spiega come l'HKHFa vedicosia 
passato ad illustrarsi nell'JAura 
masda (Ormuxd) Zendi co, sicco- 
me , (ommo spirito creatore. Ha la 
loro natura spirituale, sooranna- 
Idrate , Tece st che asiira ve- 
nisse chiamato ogni essere mitico 
incorporeo , e quindi anche e'' 

aiirili demonìaci, Ma a questo 
ovette , come parmì , mollo più 
giovare un inganno etimologico. 



La radice «ur , come la radice 
svar, vale splendere. Consideran- 
dosi i deva (dalla radice dÌTl 
come i luminosi , non si irovò 
olente di meglio ad opporre ai 
luminosi che t non («minosi ossia 
gli a-sura, falsandosi cosi la vera 
etimologia della parola. Quindi io 
spiego perchè solamente più tardi 
siasi adoperata la parola aura a 
significare il deva ossia il lumi- 
noso in opposizione all' asara 
interpetralo solamente più come 
ii non luminoso. Di qui pure si 
spiega perché la notte sia chia- 
mata asnrjk ossia la buia. Que- 
sta osservazione , la quale non 
parmi sta stala fatta da altri 
mi sembra di qualche im- 
[lorlanza, agli studiosi della mi- 
tica indiana, i quali cercavano 
dichiararci la contraddizione che 
presentava il mito degli asiira 
i quali nella più antica mitolo- 
gia vedica sono Iddìi , e nella più 
recente e nella eroica diventa- 
rono demonii, nimicissimi degli 
Iddii , coi quali , a motivo spe- 
cialmente cieli' ambrosia, stanno 
sempre in lite. Nelle leggende 
bràtìmaniche si narra come gli 
osuri erano più potenti deidevi, e 
per astuzia propria e per aiulo 
speciale del loro padre Prag'à- 
pati avevano acquistala la so- 
vranità. Nella metrica indiana sì 
attribuiscono propri metri agli 
fuuricome a^li Dei.! metri degli 
Dei sono delti cominciare da una 
sillaba e crescere fino a 7, quelli 
degli osuri crescere da 9 sillabe 
fino a IS e quelli di Prttg'k- 
patt protettore di questi ultimi 
crescere di 8 sillabe a 1 3. Malgrado 
tuttavia la protezione di Pra- 
g'ìkpatl, le leggende vediche ed 
eroiche ci presentano sempre 
qualche eroe divino o mortale che 
ha la fortuna dì abballerò ora un 
asura potente, ora un intiero 
esercito di asBPJkM. Aniira fi- 
gurando il mago, H diavolo , il 
femminino asuri rappresenta la 
maga, la diavolessa. - Ùr a^ara, 



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nel suo senso iiroprio,- abbiamo 
ancora l' aggettivo equivalente 
amnrj» »pirituale , (tìi.-uio, incor- 
poreo, che al neutro vale la in- 
corporeità, la spirituaUtà, la di- 
vinità. 

Asahr'id mascolino , prò- 
prìamenle colui che non fta iwon 
cuore, il malevolo, il nemico. 

AflAf radice, con forma di 
denominativo , (dove l' n parreb- 
be avere uflicio di prefisso 
negativo piuttosto cbe dpparte- 
uere alla radice ) makdiTe, mor- 
morar contro, disapproDore , ricu- 
sare. Quindi gli aggettivi asib- 
fMli», aKÙTtfap «fldijii di- 
ta-pprovante, il remminino ws^à 
disapprooaiione : disfavore. 

L.mr'igf neutro (v. «san) san- 
gue; eoa nsp'lf' abbiamo il com- 
posto mascolino lur'lkpa bevi- 
tor di icmgve col quale vien de- 
signato un roknbHS o mostro , 
il composto femminino mmw'lg- 
dhjira quella che tiene il sangue, 
cioè la pelle ; il composto masco- 
lino «sr'Ipàt'M asr'IkpMa 
lo scorrere del sangue per salasso 

Aaàa pronome dimostrativo 

singolare, mascolino e femmi- 
nino , (al neutro adas) questi , 
quegli. (Mi asteogo qui , come per 
quasi tutti gli altri pronomi di- 
mostrativi sanscriti , da qualsiasi 
comparazione coi pronomi latini, 
poiché i tentativi di dichiara- 
zione sin qui fatti , per quanto 
ingegnosi , sono arbitrarli, e non 
desidero accrescere, con le mie 
ipotesi, la confusione dove ce 
n'é già tanta. Raccomando per- 
ciò , come a me stesso , ai 
giovani studenti di filologia di 
andare per questa parte molto 
guardinghi, cbé il pericolo di 
ingannarsi è troppo frequente). 
Asta neutro , propriamente, 
^niio, lasaalv andare; (dalla se- 
conda radice as ) ossia il fine , 
l'occidente , il tramónto ; e al ma- 
scolino nome di uno special mon- 
te occidentale , dietro il quale 



tramontavano per gì' Indiani ti 
sole e la luna. 

Aatar (dalla seconda radice 

a«) mascolino, lanciatore ; cosi il 
femminino aatjk ossia la gettala 
vale la saetta ; cosi il neutro 
astra Torco, siccome quello che 
getta {come 1' arco nostro cbe 
chiamiamo balestra vale la gitla- 
triee dal greco ballò ] e la gaetla, 
il dardo, xi giavellotto, siccome 
armi ehi si gettano. 

Asthan, astili e asthtka 
(v. aiAtli't) neutri, osso (che cor- 
risponde pure etimologicamente 
come it greco osleon, onde il no- 
stro osltologia) , e anche Pos- 
so , U nocciolo d'un frutto. Quindi 
asthlbhaksha e asthibh- 
os' al mascolino è chiamato il 
cime , siccome mangia-ossi. 

Asma tema del pronome di 
prima persona che forma tutti i 
tempi del plorale, tranne il no- 
minativo E nessuno troverà ir- 
regolare cbe il pronome perso- 
nale abbia un tema proprio pel 
singolare e un tema proprio pel 
plurale , non potendo per la lo- 
gica del linguaggio essere altri- 
menti che cosi ; perchè m piìi 
io fa sempre io e non potrà mai 
fare noi , cosi tu più (t* fa sem- 
pre tu , e non farà mai voi. Di 
questo conviene tener conto nel- 
l' insegnamento della grammati- 
ca , perchè gli studiosi non tro- 
vino irregolarità nelle cose più 
naturali. — Di aaaaa abbiamo 
l'avverbio vedico asmatrj» 
presso di noi , gli aggettivi plura- 
nojtro, e asmaya 



. di ; 



dal t 



ablativo 

asmadiya nostro, asmad- 

ytdha della maniera nostra, 

Asair'iiI , come avverbio , 

obbliosamente , smemoratamente ; 
come femminino, lat^tmenttcofuia. 
Asra (vedi asan) oltre al 
signiGcato di sangue e di lacrima 
(vedi afra) che ha come neutro, 
vale , come mascolino , capcUo. — 



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i47 



Siocwne naia tul sangue è chia- 
mata tuirug'», al neutro, la 
come, 

Aav^puB) come aggettivo , 
non tonno avente, I0)erodal son- 
no, non soggetto al sonno; come 
mascoliDO, cosi chiamato H Dio; 
« ancora, quale astratto masco- 
lino, il non sonno, la insonnia 
(vedi svKpoa). 

AsTaalha aggettivo , che 
non bene sta , che non istà iene , 
inwUido, infermo; onde l'astratto 
remminino nsTMth»tfc la tn- 
/èrmièà. 

Afa radice vedica , mettere in 
ordine, disporre, apprestare. 

jji dire radice dì verbo di- 
fettivo , come il verbo aio latino 
che gli corrisponde pure etimO' 
logicamente, al pari che nego, 
ossia non dico, ad-ag ium ossia 
detto (vedi Kurtius, tì^undaUge 
der Grwcbisehen Elymolc^j. 

Ab« particella vedica asse- 
verativa , certo , già ; sicuramente. 

Ab» trovasi in fine de' com- 
posti , e vale quanto labtMi (vedi). 

Aliank&pa mascolino ed 
ahuikF'Itft femminino , la at- 



sé , il presumere di sé , l'eccessi' 
dtRor proprio ; e ahianUr'lt» 
aggettivo vale egoistico , nrgogUo- 
to più del bii^ogno. 

AhaA» aggettivo, non h<d- 
luto ; non guasto ; al neutro dice- 
si di un abito nuovo, non lavato. 

Atafto, fthar ed «htw neu- 
tro , il giorno , come lo credo 
probabile, lo iplendido, dalla 
radice ah alla quale oltre al 
valore di parlare , si )>otrebbe , 
per numerose altre etimologie , 
attribuire quello di splendere , 
essendo la parola uno splendore 
dell' idea , secondo la viva e più 
frequente concezione de' nostri 
primi padri. — Tuttavia, per 
l'analogia di lAank epiteto 
dell'aurora , nella quale inseguita 
dal sole, per la mediazione di 
dahanà, Max Muller riconobbe 



molto verosimilmente la Daphne 
inseguita da Apollo, io sono 
obbligato a riferire anche l'opi- 
nione di Masldllller che fa de- 
rivare Khan da un antiquato 
dakan , onde il giorno varrebbe 
Vardetite. Ha se il sole potrebbe 
con qualche ragione chiamarsi 
l'ardente, per riscontro' della 
notte che è fredda , non so come 
il titolo di ardente possa conve- 
nire all'aurora (cosi luhaa au- 
rora contiene' per ras 1' idea 
di sondare, non quella di ario- 



Dapìmi con 1' appellativo vedico 
aliMDà, sono portato a sup- 
porre alia radice data anche il 
valore di splendere , tanto più 
che la strofa dell'inno all'aurora 
( 1 , 1S3 ) , in cui occorre la voce 
ahaiiÀ, non parlaiido di altro 
che di fenomeni luminosi, viene 
a sostenermi : a Gr'ltaaiu gr'l- 
taam ahaiij» yàtj aeta'ik 
dive dive adtal ulunk da> 
rttaàiià » ; ed io , seguendo lo 
scoliaste indiano che spiesa nJk- 
'maii per tes'a«, letteraTmenle 
traduco : n Di casa in cmsa Aha- 
nk (ossia l'aurora, la luminosa) 
va apportante di giorno in giorno 
(ossia coni giorno) splendore ». 
E all'illustre Max Uùller, cbe 
primo, se non erro, ba , con 
felice espressione , deBnita la 
mitologia vedica Iq rivelazione 
per meszo della luce non incre- 
scerà che riell'ourora e nel giorno 
dell' India ìo veda piuttosto la lu- 
ce che il calore , anche perchè il 
gtomo è sempre chiaro, ma non 
e sempre caldo. — Pigliando 
sempre , come punto di narleuza 
l'epiteto Vedico aban»] Mas 
Miiller richiamava qui ancora la 
Greca Àlhénè , e a conferma 
della sua ipotesi passava inge- 
goosamento ad osservare nelle 
sue Lectures on the language, 
della seconda serie , come il San- 
scrito hodb, valendo svegliarsi e 
sapere , V aurora come iiuella che 



tyGoogIc 



si manifesta prima, doveva dive- 
nire in Grecia la sapienza. 

I giorni delia settimana non 
hanno proprio nome in San- 
surilo; tuttavia dopo che gii 
Europei vi comunicarono le no- 
stre appellazioni , specialmente 
gli Inglesi le proprie, essi chia- 
mano per esempio da Adl- 
tya (il soie] ia Domenica, il sun- 
day degli Inglesi , da Soma o 
da Candra la luna, il lunedì , 
da Br'lhHspittl / il pianeta 
Giove) il giovedì , da ^^akF» {il 
pianeta Pfnere) il venerdì ec. Vi 
sono nell' India giorni fasti , e 
giorni nefasti , giorni per i morti 
(una settimana dopo il plenilunio) 
feste campestri nelle seminagio- 
ni, giorni di perdono universale, 
giorni di pubnlica purificazione, 
e feste storiche ossia celehrautì 
l'anniversario di avvenimenti mi- 
tici creduti storici. I giorni sono 
conteggiati dai movimenti lunari; 
in ogni mese lunare, sono quat- 
tro giorni specialmente solenni , 
l'ottavo, e il quindicesimo della 
prima quindicina , l'ottavo e il. 
quindices^o della seconda quin- 
dicina , quando il mese lunare é 
di 30 giorui, l'ottavo e il quat- 
tordicesimo giorno ossia ultimo 
del mese quando il mese è di 
soli Ì9 giorni. ~ Signore del giorno 
od abnrp»tl è chiamato il sole, 
appellalo pure, al mascolino, 
alinmian*!, ossia gemma del 
giorno ~ AharDinkhB neutro, 
e chiamato il primo mattino , 
come punta del giorno. 

Ahain nominativo singolare 
del iironome di prima persona , 
io (il latino ^0 gli corrisponde). 

AhRljJl femminino, nome 
proprio di una ninfa amata, anzi 
sedotta da Indrn. Quest' incesto 
scandalizzava apparentemente 
qualche studioso brahmanico; ma 
KiiniBrlla a levare lo scan^ 
dalo , volle spiegare cosi natu- 
ralmente il mito, i Se si dice che 
■ndra sedusse Ahalyà, que- 
sto non implica che il Dio Indra 



abbia commesso (al delitto ; ma 
Indra vale ti sole ed Ahalyji 
(di ahaii e li, etimologia ar- 
dita) la notte; e siccome la notte 
è sedotta e distrutta dal sole del 
mattino , Indra è talvolta chia- 
malo il seduttore di AhitlTi^ >. 
Ma, ecco in qual modo il brah- 
manesimo ha svolto e deturpalo 
questo mito : Indra, essendosi 
innamorato di Ahalyà moglie 
del r'Isbl ^jlntamn, volendo 
sedurla, si uni con C'andrà 
{il Dio Lunn) che mise a f^r da 
guardianoallaportadelladimoradi 
Gàntaiu» esi trasformò ingallo. 
Giunta la mezzanotte, il gallo si 
mise a cantare. Gàniam» che 
era avvezzo a [are il mattino per 
tempo le sue divozioni e ablu- 
zioni al Gange, si affrettò ad 
uscire di casa ; allora Indr» 
entrò in casa e giacque con 
Ahalyà, avendola sedotta; in- 
tanto CiJtatanta accortosi del- 
l'Inganno se ne ritornò a casa e 
avendo sorpresi gli adulteri , li 
maledisse; Ahnlyjh si trasformò 
in macigno, e ad Indra usci- 
rono per tutto il corporaille 7«nl 
o vulve; del che, vergognoso, it 
Dio lodra andò a nascondersi in 
un fiume , dove stette mille anni, 
finché Itruhiiian, VIshn-n 
e Clva intercessero irt favor suo 
prèsso Gàatanaa. Ma, nelle leg- 
gende Indiane come nelle nostre 
novelline, le maledizioni , le im- 
precazioni sono sempre fatali, e 
si possono modificare ma non 
distruggere inlieramenle; Giia- 
tnniM ordinò che le mille jenl 
diventassero sull' istante mille 
akuba od occhi , onde i Bràh- 
manivollero spiegare l'appellativo 
d' ludra fiahasrj»k«ha os- 
sia milìoculo. 

A bah a interiezione, special- 
mente a rappresentare il riso, il 
cachinno. 

Ahi mascolino, propriamente 
Mandante , e però i significati di 
iole, di viaggiatore, ma sovra tutto 
di serpente (onde Bopp comparò 



tyGoOgIc 



qui anguk e anguilla). Col no- 
me di atal si cbiamò iti cielo la 
nuvola siccome quella che va ; ma 
suppostasi quiodi una battaglia 
in cielo impegnata da Inora 
per liberare la pioggia, di ahi 
nuvola sì fece un Ahi (e Ahi) 
serpente mostruoso; mago, incaD- 
talòre, alttr ego di Vp'ltra, dap- 
prima la nuvola àccome eopritriet 
dèi cielo, e poi il mostro ntenitor 
delia pioggia. (Veggasi ancora di 
Ahi, sotto la voce Iiidrn). Il 
Weber osservò (AkademischeVor- 
lesungen) come TAhl Dnsaka 
del R'Igved» è lo stesso Ag'i 
Dahaka dell' Avesta , e lo Zoììak 
Persiano. Max Miiljer arrischia 
incegoosa mente la comparazioDe 
del greco Piithòn col vedico 
ahlr budhnya. -Col Dio In- 
dra hanno l'onore di essere chia- 
mati nemico di Ahi [ come ser- 
pente] ossia abldrlsh, l'uccellò 
Cìarnd'M , il pavone e Pichneu- 
mone; C>arad*a e il pavone 



sono pur chiamati ahlbhng' 
ossia mangiaserpi; e il pavone an- 
cora afatrlpn (mascolino) ojsia 
nemico delle serpi. 

Ahln'sjh Temmiiiino, la rum 
offesa, la innocensa. 

Ahlkànta mascolino , pro- 
priamente Pomato dai serpenti , 
cioè Pima, ti vento, creduto cibo 
prediletto delie serpi. 

Ahite, come aggettivo, non 
istabilito, non buono, non vantag- 
gioso , dannevole ; come mascoli- 
no, nemica e il danna. 

Ahìiia aggettivo, che dura 
più giorni, cui corrisponde ideal- 
""■">" " nostro diuturno (ài 
(ettivo {di 

. 0^«0 , MI- 

Ah« interiezione di ammira- 
zìone, dì dolore, di gioia. 

Aheràtra mascolino il jrHH*- 
no e la notte. 

Ah»jifa avverbio, n^ giorno, 
oggi, mAHo. 



uy Google 



A la seconda delle lettere , 
neir alfabeto iudiano , cioè ia 
vocale che consta di a -I- a , 
ossia Vii lunga che equirele a 
due brevi. Pone [io a mente rispon- 
dono , per redola , a questa let- 
tera jt sanscrita le lunghe latine 
à, i od ò; così, per as«nipio, 
il nominativo vedico njts ha per 
suo corrispondente il nominativo 
latino nài~us, V indiano nJiman 
ha per suo corrispondente il la- 
tino nùmen , la radice indiana 
mjk misurare ha per suo corri- 
spondente il latino mé-Uri, — 
Come l'a Gnale è indìzio di ma- 
scolino o neutro ne' lami de' no- 
mi e degli aggettivi , l'ji Snaie , 
ne' temi stessi , è indizio del ge- 
nere femminino. — In gramma- 
tica l'à lungo è chiamato àMté^ 
m, ossia quello che fa k. 

A inlerieziope di assenti- 
mento. 

À. preBsso e preposizione, che 
ha la forza del nostro à, del latino 
ad. — Come avverbio , vale pros- 
nmamente , inoltre , ancora. Quasi. 
tutte le parole che segno no, fino 
alla vocale 1, portano questo 
prefisso jk 

Alutr» mascolino, rtem|H- 
tore ; riempimetao ; il ripieno ; la 
moltitudine ; gli si àk pure il va- 
lore di mina , miniera. 

Akarn-tuia neutro , Fudire' 
cosi da barn-a orecchio col 
prefisso à si fece il denominativo 
akaru-ay , a cui idealmente 
corrispondono i nostri verbi ori- 
gliare, orecchiare. 

*■ ■ " » mascolino : e 
ft neutro : attrasio- 
' , granchio ; si con- 
frontino le voci ialine ac-cersio , 
ac-cersitus, che mi sembrano 
avere alcuna analogia ; Mtar- 



mascolino , siccome 
quello che attrae a sé è ti ma- 
gnete. 

Akalpa mascolino , aggina- 
ta, ornameTUo ; l'awerBio MUd- 
pam vale .^no al kalpa ossia 
fino al compimento di un kalpa. 

Akidj» (scritto , per errore, 
akal^M») neutro , marmila, mg- 
UUtia [jkkMlja sembra svolto da 
un primitivo akaifa ove l'w 
iniziale è negativo). 

ALiiAkalU» femminino, de- 
sidera , appHito. 

A.ìi.hj» mascolino, catatla, 
rogo. 

JkMikrtt Quscolino , forma , 
aspetto , apparenta , la espressione 
del volto, la «ero corrispondento 
alV interno stato delFantmo , la 
ciera aperta , la aera d'uomo che 
è sicuro e che inspira confidenza. 
Di àkjira abbiamo l'aggettiva 
kkàravant formato , (wente 
forma, bello ( il latino formosus 
corrisponde bene idealmente). 

Akàfn neutro, luce, aria, 
spazio luminoso, etere , conside- 
ralo dagli Indiani come il quinto 
elemento e il conduttore del 
suono. Quando ne' componimenti 
drammatici si odono voci e non 
si vede la persona che le mette 
si dice che ta voce é nell'aria: 
ktt^tt. Col nome di àkàf Cf a 
signor delVetere è chiamato il 
Dio ladra. 

Alùnt avverbio e preposi- 
zione presso , prossimamente, con 
reggimento di ablativo [come, per 
esempio , la nostra espressione 

rif» not , restituita al latino 
si chiama della decadenza ed 
era invece latino popolare che 
risorgeva , ci darebbe : apud de 
nobis , ossia con l'aiuto di ije, 
un redimento di ablativo). 



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)Uivo, pieno, 



ÀfclFH'a ag 

ripieno, completo. 

Aknla aggeltivo , pieno, ri- 
pieno , ammassala , e . per Ira- 
stato , confuso ; onde Fastratto 
femmiDino Miniata e l'astrailo 
neutro J«kiiIatT«, moltitudine, 
gran qttanlità, pienezza e confu- 
sione; onde aqcora f! denqmifiar 
livo àltalft; 'confandwe; eoa 
aknla abbianto, ne] KàpiJ»- 

Ìftn'a', il composto aggettivo 
kalendriTA cfvenle i sensi 
turbali. 

Akober»', oo^ cfaìamato, 

Eer cor rompi mento , negli scritti 
ràhinaotci , il s^gnp greco zo- 
dìaoaie aigokerùs. 

Akr'KI femminino , p^na , 
forma apparente, aspetto , (vedi 
JMkàr») maniera; u ancofa una 
Blrorji ij^l genere atlob audaS) 
di S8 sillabe , ossia !3 ^K i, 
■ AkF'lvbl'l femmipinij, at- 
tfosione; ^ »lf'i»b.t'lntutftr», 
a! mascolino, vale formala d'ai- 
irasione, paròla magica che ha la 
virtù di attrarre. La potenza di 
queste formole , nella supersti- 
zione indiana, e grandissima , e 
più efficace di ogni rjmedr 



libro che la celebra. Di scongiuri , 
e invocazioni e imprecazioni dis- 
si compiacersi particola ritinte 
l'AtbarTaTeda con tutta la 
. sua letteratura - Se ne ponsTjlli 
specialmente il primo libro, dove 
e fra le altra c<)se , invocata la 
virtù di un'erba medicinale. Fra 
Siro p9po!o più m 
B suparst'^ioRf sono 
a chi desideri averne documento 
acritl9, r^ggpgisijdg la lettura 
della Tancia, cpipipedia ville- 
reccia di Michelangelo puqfiar- 
roli il giovine , dove 1^ yecchia 
Antonia vuole con certe sue di- 
cerie guarire la fanciulla sve- 
nuta. 

Àke avverbio yedico, pros- 
timcmefìte (confrontisi àhtni\. 

Akruigidà mascolino , 'gri^ò- 



AbnuiiMi*» neutro e Jdb> 
ràntl femminino, il salire. 

AkTÌd*a mascolii^o, ^iì^tto ,_ 
giuoco, e luogo di g»w)co , luogo di 
sollazzo, hortus voluptarius , giar- 
dino reale ad uso pwh\icQ. 

Akpofa mascolino, il gri- 
dare, il riempiere un luogo di gri- 
da, il chiamare; tj ^nw-^perare , 
il gridar contro, rintieire. 

AkHhepa mascolino , pro- 
priamente, ugettarsi, il lancile ft 
sé, Valtrca-re, Fattrasione ; il get- 
tar wrso ,' e il pcvre innansì, rob- 
biettare [ che gli rispon^p bene 
idealmente], ^offendere. 

À.hhan-4*>»la maseotino , 
propriamente , H distrù^gitór^ ap- 
pellativo del Dio Intfra." 

A.kliaiillta m ascoi inp [ di 
i^{ÌLtk»a vuotare) ; é importane 
questa voce , per il suo corri- 
spondente ideale latino fodere, che 
adoperasi a sigi|Ìfìcare cosi |'idoi( 
delia fossa, del vuofo, con).o quella 
del fiirto ; i| suo primo senso e 
cotw che fa un vuoto, quindi co- 
lui che fa le fosse mortuarie : la 
aappa ; quindi, per analogia, ù la- 
dro , il topo, (chiamato purè ^k^ 
ha , onde il nome mascolino di 
ikkliabbas' ossia mangia, topi 
dato al gatto), e il porco, pel suo 
istinto di far buoni nella terra 



lo stesso valore ha il mascolino e 
neutro àkbet>f^a, cbQ vale 
inoli re, come mascolino, cacciatore. 

À.libjk femminino , appella- 
zione, nome. 

AithrMa neutro , iq gram- 
matica, w verbo finito. 

Akhjiktl femmiolffo, narra- 
zione, partectpaMJm^ , appellasioné, 

Akhyàba pautro, la narra- 
zione, il racconto, il poema leggen- 
dario , il poema epico , poipe , per 
es., il nantàran'ili 

Aitati femminino , Panivo, il 
riiomo , quetìo che accade, il caso, 
Paccidente. 

' Asfinta e Mrantj^f» ma- 
scolini, cohii c^ SrriWf , forestie- 



ri 



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tìi 



ro, ospita, fll ì&tìno advena corri- 
sponde bene idealmente). 

AganM, come aggettivo, ar- 
rivatile , veniente , aggitignentesi ; 
come mascolino , tarrivo , il mo- 
strarsi, PaggiutUa, U eorso (per es. 
d'un Qame) raccostarsi ; in gram- 
matica, il su/^so e Faumento. 

À.gtunan* neutro, la venuta, 
Parriw , la visita (specialmente la 
pratica d'una donna per oggetto 
carnale}. 

Agas (vedi an'basj neutro 

errore , colpa , misfatto , scandalo , 

cosa fatta male , cosa che va male. 

Agàw» neutro, finlemo della 

casa , i penetrali della casa. 

Alenerà, come aggettivo, 
appartenente ai Acni , stmik ad 
Agni ossia al fioco; come so- 
stantivo, appellativo di vari es- 
seri mitici. 

Agrakiui'a mascolinoe neu- 
tro, le primizie del sama o dei 
frutti offerte nel sacrificio., 

Agrahn mascolino ricevi- 
mento , accoglimento , grato accogli- 
mento, benevolensa, jiivore. 

Agrja aggettivo , che sta in 
punta, egregio, eccellente. 

A^hM>a mascolino, una spe- 
cie di strumento musicate come le 
castagnette che misura le cadente 
alla danza; limite, confine. 

Aghàta mascolino, percoli- 
tore , uccisore ; percussione uccisio- 
ne ; luogo di uccisione ; luogo di 
supplizio ; macello , ossia relativ; 
mente all'India , luogo in cui . 
ammazzano le vittime sacrijiadi 
quest'ultimo valore ha pure il 
neuiro àshàtana. 

Anglrasa aggettivo, appar- 
tenente agli AAgfrafl e discen- 
dente dagli A.&gir»»y ossia, co- 
me pascolino, Angiraside. 

Ae'amana neutro, il risciac- 
quarsi la bocca, e l'acqua per ri- 
Sciacquarsi la bocca. Questo se- 
condo significato ha pure il neu- 
tro àe'amanija. 

Ae'toa mascolino , Ferrare , 
H modo di andare , la condotta , il 
costume , fuso , Vosservansa , la 



buona osservanza, la buona vita; 
H regime, la dieta; via che si per- 
corre , via che si deve percorrere ; 
quindi ào'àrya, al mascolino , è 
detto ti maestro e spi^clalmente il 
brahmano che cinge il sacro cor- 
done al discepolo e lo istruisce 
ne' libri sacri, (veggasi alla voce 

fnrn) : àe'àrvaka al neutro 
detto Vuffido d'insegnante. 

Ae'lta , come aggettivo , rac- 
colto, accumulato, ripieno, come 
mascolino, un determinato carico, 

Aeb'Mana neutro U copri- 
re , H celare , il vestimento , la so- 
pravveste. 

Ach'arlla, come aggettivo , 
grattalo; come neutro, ii rumore 
che si fa grattando con le unghie ; 
cackinno,r(so smoderato. 

Ag'a , come aggettivo, capri- 
no, come mascolino, avoltóio. 

Ag'ànabàhri aggettivo , 
presso il Mahiibh&rata , 
avente le braccia fino al ginocchio, 
ossia avente le braccia lunghe, una 
delle condizioni della bellezza 
umana tsecondo la estetica In- 

Ag'àneya ra. un cavallo di 
buona nascita , propriamente , di 
às'&na, di nascita, di qualità 
(cosi noi diciamo: di qualità, di 
condizione, per signiricare di buo- 
na qualità, di buona condisioTte). 

Ag'l femminino ( si conFr. 
agra ) , campo, ■ luogo piano , pu- 
gna, combattimento. 

Ag'ìva mascolino, e jtg'iva- 
na neutro, il vitto. 

Ag'n'ik femminino, precetto , 
ordine; e ag'n'àkara, al ma- 
scolino, È chiamalo colui che os- 
serva U precetto , che obbedisce, il 
servo , e ag'n'kbapatva , al 
neutro , ti servizio. 

Ag ya neutro , sacrifico di 
bitrro stemprato nel fuoco, uno dei 

Srimi e più semplici sacrifici ; fu 
i uso , per es. , nelle feste nu- 
ziali e, in genere , nelle cerimo- 
nie domestiche, 'Una specie di li- 
tania' o giaculatoria, chiamata an- 
ch'essa ìkg'fa, accompagnava il 



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«23 



sacrificio iisnl«hi*oiMn. (Veg- 

gast , per notizie più minute in- 
torno al sacrificio Indiano, sotto 
la voce rag'n'a 1. Col nome di 
Ag^rapìts ossia bevitori del burro 
stemperato sono appellati i mani , 
i padri , i morti, in somma , deÙa 
{amplia. 

Afi'g'vDa neutro , unguento 
(vedi Hn'g'ana). 

At'opa mascolino , ti gon- 
fiani; Forgogtio. 

Ad*«nifciir« mascolino , 
trcmtba , il suono della trontba ; il 
tamburo ; il barrilo dell'elefante. 

À.djbiaka mascolino e neu- 
tro , una importante misura di 
capacità , data come equivalente 
a 7 libbre ed 11 oiicie, ma divisa 
dagli Indiani in 4 pFRBthn, che 
alia sua volta si divide tn 4 
knd'Hva j e questo in i pala. 
il quale poi in i knrsha e il 
karsha finalmente in 16 m^ 
aha. 

Adh'ja aggettivo (d'ignota 
etimologia) bat fornito , ricco. 

Ani'aka (parente di aD-n) 
aggettivo , piccolo. 

An'd'w (vedi aii-d*a) neu- 
tro, uovo; al duale, j testicoli. 

Àt avverbio vedico , quindi , 
imUre , poi. 

ÀtaAka mascolino , pena , 
dolore, affanno, tanto fisico quanto 
morale- 

AiaUiTlu come aggettivo, 
che porta disteso Parco, ossia che 
va con Ftntensione tfo offendere, 
come mascolino, offensore, (mas- 

Àtapa, come aggettivo ar- 
dente, doloroso; come mascolino , 
l'ardore', V ardore del sole. 

Àtapatra neutro , propria- 
mente, difendente dail ardóre ; om- 

Àtl femminino , specie di uc- 
cello d' acqua (da un primitivo 
and ; perduta la n si allungò, 
per compenso yV a; il Kuhn con- 
fronta perciò qui il latino anas ; 
meglio ancora è forse compara- 
bile il nostro gmlra). In questo 



uccello si personificano le celesti 
apsarase, poiché anch'esso scorre 
sull'acqua. 

Àtltbra (vedi atlOiij come 

aggettivo , preparalo per Fospiie , 
ospitale; come mascolino, o^ite; 
come neutro, ospitalità. 

Atar» [ di ik -4- tnrr ] ag- 
(^ttivo , offeso, piagato , malato 
fisicamente o moralmente ; impo- 

JLiadja neutro, uno stru- 
mento mmicale. 

Atmaka'aggettivo, in fine di 
composto , avente la natura, avente 
V essenza, di o appartenente a 
(vedi Mman). 

Atmasatam avverbio, ri- 
volto a sé slesso , a sé { special- 
mente nella drammatica, per in- 
dicare il monologo ]. 

Atmajr'a mascolino il figlio, 
siccome quello che é nato di noi 
stessi, che ci é proprio. 

Atman [vedi aniUinaii ) 
mascolino, l'alito, Fanima, Fio, 
il si stesso, la persotta stessa, Fes- 
senia della persica, la sua natura, 
F indole, la personcUità e, nel 
M'IifTeda , ancora ti principio 
vitale e la vita stessa. Trovasi pa- 
re , in esso, la forma semplice 
tman , come equivalente. Il 
gnòlhi seapón attribuito a Solon^, 
risponde bene al vedìco: Mmà- 
nani àtmanjh pae^a i vedi 
te stesso per le stesso. - L'anima à 
considerata anche nella filosofia 
Indiana come la naturai reggì- 
trice del corpo , come quella cne 

fli dà la vita; al qual pro}>ositó, 
noto l'apologo Pàuranico intor- 
no alla contesa fra i sensi e lo 
spirito vitale, ossia l'anima, come 
principio vitale , conlesa che ad 
Eugenio Bumouf faceva dire es- 
servi a entro l'hymne du bra- 
hmano etl'apologue de Ménénius 
Agrippa , la diffèrence de l'HI- 
m&laya aux sept colUnes u. 
L'apologo è questo: « 1 sensi di- 
sputavano fra loro , dicendo ; son 
io il j;irimo, son io il primo. 
Essi dissero : orsj^ , iispiamo da 



nv Google 



in 



Juesto eorpo ; quello ohe, us'cen- 
a, fath. cadere il corpo, quello 
sarei il primo. Usci la parola; 
l'uomo hoh parlava t)lu tal egli 
mangiava e tteVeva, ma egli vi- 
Tieva sempre ; la vista usci ; l'uo- 
mo non vedeva più; ma egli 
mangtaii e beveva, rtlà egli vi- 
geva sempre; l'udito usci; l'uo- 
mo non udiva più, ma egli 
mangiava e beveva , ma egli vi- 
veva sempre. 11 nAilfUn (la 
mente) usci; la intelligenza son- 
necchiava nell'aomO; tea egli 
mangiava e beveva , ma egli 
viveva sempi*e.' Usci lo spirilo 
vitale ; appena esse Sé t/e trovò 
fuori , il corpi tàédfe -, fi feorpo 
Si dblisce e sì anaientd. I sensi 
disputavano ancora fra loro, di- 
cendo : Son io il primo , son io 
il primo. Essi dteseW : 'Orsù, 
rientriamo nel nostro corpo ; 
quello di fìoi che , rientrandovi, 
ritrtftTà W ttorpo, qtteft) -akrk il 
primo. Rientrò la parola, il 
corpo giaceva sempre; rientrò 
la vista ; il corpo giaceva sem- 
pre ; rientrò l' odilo ; il corpo 
giaceva sempre ; rieMM M Hfaft- 
AM1 1 il corpo giaceva sempre ; 
!o spìrito vitale rientrò ; appena 
esso fa rientrato, il coTfW Ài 
tìJilzò ». 

AttnmpVaMba aggettivo , 
spìendiSA 'per fé. 

Attnabhd mascolino , pro- 
priamente quello -che è -per sé, 
ijwtlo che si produca per sé , a|>- 
pelLatiVo di maliniMii, di Vt- 
■fan-n, di ^Iv», di Kjima. 

À<mMiniKhat4 elettivo , 
sostenente sé slesso, vhe ha cttra 
solatnente di sé, che provvede so- 
banenhiH proprio ventre, paras- 
sita, 

A<niav»i]tt aggettivo, pro- 



. , Me in sé «(esso, padrone 
sé stesso, 

AtmavIkT»;» mascolino, 
Q mercato (K sé sttsso. 

À.<nukTld aggettivo, cono- 
^nt« l*Um»in, onde AtsMi- 



wiérh reiflmftiibti, ti conosctrum 
dell'àtmaa. 

Atnuwàt avverbio, a sé. 



.. j OB jinfcRfti. 

AtnÙT» ag^etlivo, proprio, 
t^tpartenente a se stesso. 

Atywnllka (di a«ma«R] 
aggettivo , infinito , &tA-aìuro. 

Àtyayika aggettiva ( di 
mitjKj») urgente. 

Àlreya , come aggettivo , 
riferentesi ad Atrt, iSsagridente 
da Atrt (come di Alreo si 
fece Atride) ; come mascolino, 
nome del vedico AttHdft o dìfteen- 
dente di Atri , e , specialmente, 
di un saggio, considerato come 
il più tntico de' medici, di un 
saggio iniS^To^ della 8Kin*bnÌk 
del Va^'opredai. Il femminino 
AtlMAfi è nome di uno'eoi 
affluenti della OaDgik setten- 
tfMhale. 

Atharraii'M adottivo, H- 
guardante JklhmrvwA'i ehè di- 
scende da AltiarT»ii, e, come 
tsife, è chiamato, al m a scemino , 
ogni discendente di A<h«PTaw; 
cosi, al taaseolino , è ^ni- «lia- 
mato un brahmano ; inlento àt 
sacr^cio d^AthnrVnn 'e bene 
istruito nel medesimo; cosi fifial- 
mmte, al mascolino, CAÌAmp- 
TRTeda. 

A.dar» mascolino, ewa.ri- 
guardo, osservanza, rìspeM-, tutto. 

Àdarfa mascolino , secchio 
(Lo specchio era , nelle nozze in- 
diane , uno de'regali che lo sposo 
faceva alla sposa) ; e aucora rt- 
produ4tone-, copia (per "^iftepio 
di un manoscritto} ; illustraaione. 

ÀdàMB neutro .propri ainen- 
1« , U dono a , il dtmò -a lé-, Vag^ 
giudicarsi, cioè ti ricevere , il pi- 
gliare, P appropriarsi. 

Adi, come mascolino, prtn- 
cipio, incomineiamento, come ag- 



gettivo, primo; cosi per esem|ne 
adipairran chiamasi il prtmo 
libro dei HahàhMupata-, in fin 



di composto, spesso ha valore di 
olirò , e come , Bweilrie , di oi- 



t,LjOOglc 



1S5 



tre; cosi per esempio UyJMll 
vale quanto il Dostro cosi via, 
eccetera. — Di àdt abbiama an- 
cora l'avverbio àdltas daprin- 
dpto , in principio , prÌmier<raKnttx 
Adltfn mascolino, propria- 
mente, apparlenente ad Aditi, 
discendeate da Aditi ; cosi 
chiamati t « Bii Mojiyres deU'elie- 
-- vedico, venerati dapprima 



nel 



di 7, . 



mi di V^man, Mitra, 
AvTaniAD, BltA^a, Bak- 

■Iba, An'fH ( i] settimo può 
essere ladra o Pàsbau, o 
Sàrya D Vlvasvantl , e poi 
di otto, comparendo, ìntece <li 
Bttkstaa, Dbàtar, invece del 
Eetiimo incognito, Indra, e 
come ottavo, Tlvasvant, fi- 
uslffiente di dodici , per riguardo 
alle dodici stagioni eolarì , ai 
18 mesi dell'anno, coi nomi se- 
guenti elle ci soii dati dal Ha- 
b^btaitrata, cioè: IHiàtar, 
Mitra, Aryamau, ^Takra 
(Indn^ Varan*», An'fa t, 
jHttam, TlTMTaat, pA- 
■lia»,saTÌtar, iTvauit'art 
TtsbifD, i quali tutti, in fin 
de' conti , non sono altro se non 
ap4>eltativì del Sole. Perciò gli 
ÀdItjJM sono eletti , nella sim- 
bolica indiana , a rappresentare 
il numero 13. La voce Adlt^a, 
rappresenta nel B'tgTeda, per 
sé stessa, sempre una divinità 
superiore, ed essenzialmente una 
divinità soiare , anzi ti sole stesso , 
6, siafier -sé ^ sia collettiva, sem- 
pre una divmitàpura, luminosa, 
vagente, benefica. 

Adityar ^ a a gget ti vo, aven- 
te la forma di un swe , simile ad 
un sole, 

AdKsn aggettivo (desidera- 
tivo di djt col pref. it,] desideroso 
di prendere^ desideroso di avere. 

ÀdlDUi aggettivo, pHmo. 

ÀdIsM-a (di à4- dif vedi), 
come aggettivo , comtndtiio ; come 
neutro, corrianda. 

Àdeja {ài it -h dà) agget- 
tivo , da pigiuirai. 



. {£ è 1- dif fedi] 
mascolino, Ì7idioa»iont , parteci- 
pazione , indizione , precetto. 

A.dra aggettivo (di ad ) 
mangioMe; (di adi; priiAO, pre- 
cedale. 

AdfantaTaDt aggettivo , 
fornito di principio t fitte. 

A.dhihHa neutro iì porre , il 
posare , il, deporre , e il luogo in 
età st pone ; P impanare, 

À.diiJtra rnascolino , punto 
^appoggio , fuicro , leva ; sostegno, 
sostenitore ; diga. 

Adbt mascolino (di n -4- 
dbàì pegno , deposilo e luogo di 
deposito ; (di à -^ dbyjij pen- 
siero , riflessione , sollecitudine; 

Adhipatra neutro , domi- 
nio solcano (di adblpatl). 

Ann mascolino Vedico , («Ito 
(vedi jtnana ; qui il fienfey 
spiega il latino pronus , quasi 
di oja-òno; veggasi tuttavia me- 



speeie di strumenti musicali somi' 
gitanti oj timballo ; per traskito , 
appellasi pure cosi la nuuola to- 

Àflama neutro , volto (trat- 
tandosi dì uomini) , muso (trat- 
tandosi di bestie ). 

Anaiida, come mascolino, 
[lo stesso valore ha juianda- 
tbu) voluttà , piacere , diletto, fe- 
licità ; come aggettivo piacevole, 
ameno , rdlegrante ; secondo una 
apaulsbad { la li* ] si acqui- 
sta l'ananda o felicità , quando 
si arrivano a conoscere le rela- 
zioni fra l'àtmaii e il s'IvJk- 
taiAu ; quindi il neutro ànan- 
dana divertimento, allettamento. 

Anayana neutro , l'addurre, 
U cimduire a. 

Anfcy» mascolino, rete, trap- 
pola; quindi àai^Tla, siccome 
quello che leva i pesci con la 
rete, 6 chiamato, ai mascolino, 
ti pescatwv. 

Ajùla aggettivo, tendente tU 
nero , nereggiante. 



t^Cooglc 



m 



(dì anupàrra dopo ti primo , 
immedialo) neutri, Pordins imme- 
diato , la serie. 

Anii«li»k avverbio , ( di 
ana -+• anii'c') immediatamente, 
successivamente. 

Ànr'ih'ja neutro (astratto 
dì anr'In'A incólpemle ] incol- 
piéilità. 

ÀiiF'lf an*Kn, e jtnr'lfan*- 
aj» neutri (di anr'Ì^H*«a 

n crudele, jio); pietà, umanità, 



À.ndhra (vedi Andhra) 

mascolino, nome proprio di un 
popolo , nella regione di Haga- 
dfaa; nome proprio di una di- 
nastia reale fondala daOàdra- 
ka che rego^ in Hagadba; 
nome proprio di una scuola di 
dotti atta quale si attribuisce una 
redazione spedate del TàlHIrà- 
ja-kra n • rnha • 

Ap radice , raggiugnere , otte: 
nere , acquistare , il cui desidera- 
tivo è Ips , desiderare di acqui- 
stare, onde il neutro participiale 
Ipwlta desiderio di conseguire , 
desiderio- ('1 Bopp comparò qui il 
latino adAp-iscor ap-iscor, apio e 
op-(o ). 

Apidtva aggettivo , quasi 
colto [h stando qui per ad, pro- 
pe, quasi). 

Àpagà remminino, fiume e 
nome proprio di un fiume (di apa- 
(jk andante giù]. 

Àpan-a mascolino , mercato, 
onde il mascolino ^an'lka 
mercante. — I negozii sì fanno ge- 
neralmente nell' India , in silenzio 
per mezzo di sensali i quali per 
me;;zo delle dita, sotto un panno, 
con ciascuno separatamente dei 
contraenti stabiliscono i prezzi. 
Vedemmo, sotto i composti di ava 
r uso di dare l'acqua , come saldo, 
come ratifica ili contratto. Il piti 
spesso scambiano gli Indiani le 
loro merci; della moneta fauno 
uso moderato, e in ogni modo 
essa non è antichissima fra loro, 
e la coniata Tu introdotta nell'In- 



dia dai' Greci. I libri Vedici par- 
lano di pesi, pesatori, e sensali 
ma non accennano mai alla mo- 
neta di conio. Negli stessi Dbar- 
ma; JMi<ra , dove si usa gene- 
ralmente tradurre pwr moneta é 
da intendersi propriamente peso. 
Ecco un brano del Dbarma- 
cihstpa di Vji|c'ii'MTalk7a(1. 
Adhydija) che ci descrive i 
principali valori Indiani : « d'j^ 
las ùr r ani aric'Istbam* tra- 
sapen-àraf^'ah'smr'Itam | 
Te '■ht'àn llksbà ta taa . 
llsro PÀsasarabapa ac'yiu 
teli ejiDrastii te trayah* 
8hat>te j»To madbyaBtn 
te tFa^ah* | Krlabn-alab* 
pao'e'a te màabaste sa- 
Tapn*asta sbod'a^all Pa- 
lam* BnTapn-àfe'atTàrab* 
pan c'a Tapi ppakÌF<ltain'| 
Btc kr'l«bn-ale riipf anij»- 
sho dbaran-aHi* sbad*a- 

SUvate 11 f^ntamiknam* tu 
afabblFdbMPaii-Àlb* pa- 
lameTa e'a | Nlsbkab* sa- 
Tarn*àf c'atvàrah* kàr«hl- 
kastkmrlkah* pan*ah''|| » 
che vuol essere tradotto cosi; 
B II grano di polvere stante 
nel raggio solare della fessura 
(di una finestra) è un atomo ; otto 
di questi fanno una lente ; tre 
dì queste si dice essere un grano 
dì senapa. Tre di questi un gra- 
no di senapa bianca ; sei di que- 
sti un grano (d'orzo , o di fru- 
mento] di mezzana grandezza ; 
tre di questi un krlshii'ala 
fun altro grano del peso di 
gr. 116]; cinque di questi «a 
fagiuolo (ctie si dk come peso di 
t gr. 166), sedici di questi un 
savarn*a (che pesa 1S gram- 
mi d'oroi ; il pala È detto essere 
di quattro savarn'a o anche 
cinque. Due kr'lshn-ala fanno 
un mànha di pàpf a (vedi) ; 
e sedici dì questi un abaFHn*a. 
Con dieci dbaran*a si fa un 
f atamàna ed anche un pala; 
il uishka è dì quattro sa- 
Tarn*a : il pan'a di rame 



t,L.ooglc 



127 



equivale ad un karsfa» (chia- 
mato pure kjirshtlut , ìtiut- 

Mbkpan-a , moneta cui si dà 
il valore di cinque centesimi) >. 
Quanto alle prime misure , dove 
noi troviamo indicati grani, come 
moneta , non è da pigliarsi la 
parola alla lettera ; è da inten- 
dersi invece tanta quantità d'oro 
(Quanta corrisponde ai volume 
per es. di una lente , di un 
grano , di un fasiuolo eie. — 
Oltre ai pe&i metallici è noto tut- 
tavia avere gli Indiani, pel mi- 
nuto commercio, adopera te a leu ne 
piccole e graziose conchiglie. 

Apn«tl e àpMd (di à -t- 
pttd) femminini, andata, in 
senso di caduta , rovina , disgra- 
sia , sfortuna , calamità; quindi 
l'aggettivo participiale ìkpnnn» 
ondato li, caduto, rovinato, infelice. 

A.pn« (vedi »p, Mpafl , ap. 
naa ) ueutro , acqua ; funtions 
religiosa, allo religioso. 

ApaHtatnba mascolino, no 
me proprio di un celebre com- 
.mentatore , di un caposcuola di 
una setta dedicala allo studio del 
TàUtiràya-Veda. 

ApAn'du aggettivo quasi 
ftttUdo , che tira sul pallido. 

Apjkia (di à -t- pat) come 
aggettivo, impetuoso, come ma- 
scolino, impelo; quindi l'avver- 
bio àp4<ata« precipitosamente , 
impetuosamente , subito. 

Ap&na neutro , il bere smo- 
derato , e il luogo in cui si beve 
il luogo in cui si vende vino, la 
canova di vino. 

Apìd'a mascolino, propria- 
mente lo stringere, quindi la 
corona , il serto, siccome quello che 
stringe; e ancora una strofa , i 
cui verei constano di sole brevi 
ma si chiudono con due lunghe. 

Apìna , neutro , mammella , 
siccome ta gonfia , la ripiena. 

ApàpilcM,- come a^-pi:llivo, 
dilettante di pasticci , come ma- 
scolino, poihcMereossiaquello che 
fa gli apàpKj come neutro, 
pasncceria. 



I A.p»Biaj« aggettivo, /^)mt(o 
(Poema, acquoso. 

Apt» (Bopp compara qui il 
I latino ap-tus ) , come aggettivo , 
ottenuto (sì confronti ad^eptus) 
'adatto , alto , trfowo , degno ; dedi- 
calo , congiunto , affezionato , con- 
fidente ; quindi , come mascolino, 
un uomo degno, ossia un ttphnnt, 
presso i Buddbisli , e ancora , 
un amico , un consigliere intimo. 
Con JkptM i composti àptukjk- 
rtn aggettivocAc /a degnamente, cAd 
sa fare, che fa do che si deve, e in 
lìlosoQa àpiaTac'aaa neutro , 
la retta a^ermasione , e npto- 
frntl femminino , la trad\isione 
coniieniente , se pure il neutro non 
vale piuttosto i( discorso ricevuto 
e il femminino la tradizione vice» 
vuta, come mi parrebbe. Di àp 
abbiamo ancora degni d' essere 
segnalati l'astratto femminino 
àpti, il conseguimento e il. ma- 
scolino iipt^a nome dì un' or- 
dine di genii, i quali sono cre- 
duli presiedere all'Indiano nadir. 
Coli' appellativo di àptjn è pure 
rammentato il Dio Indm. 

Ap7B (di api come aggettivo, 
acquoso; (di àp) offeni&tfe, conse- 
guibile; (di itp ancora, nel suo 
senso di'oMenefe in quanto ci con- . 
giungiamo alla cosa ottenuta), come 
neutro, congiungimento, amicisia, 
parentela. 

Jkpji^T»!»» ( di 4 -H pyjk ) 
come aggettivo, riempiente, accre- 
scente ; come neutro, «empimento, 
accrescimento ; il sazuere, il gonfare. 
Siccome la magrezza é secc», cosi 
si concepisce la gonfiezza come 
piena di umori , come umida e 
però il valore d'inumidimento dato 
ancora al neutro Jipyikjnna. 

Apri femminino, consolosio- 
ne , preghiera infenfai a placare , e» 
conciliare il favore degli Dei. Onde 
l'àprìsàkia ossia inno caimanfe 
che occorre nel H'Isveda, com- 
composlo di 11 versi, ciascuno 
de' quali dedicato ad un oggetto 
speciale del culto, anche oggetto 
materiale, purché riferentesi al 



:,.ndty Google 



sacrificio. E qaesli euerl tA o^- 
golti invocati sono dodici , cioè 

ràf «a'sa , ed Il'lta ( quattro 
appelklivi di AcdI), n»phls 
ossia lo strame sacnficiak, Acvkr 
dvàn*B le porte dwine , (e porte 
del ■ ■-' i --■— 1 



H la notte insieme invo- 
cate, dàir^Àa btttJH-iui * due 

divini HOffri^atori (Torse i due fra- 
tHlli Afvlnj, tlsrtMlmryas le 
tre Dee cioè ll-à, Sarasv«tì e 
Bbkpati , che io paragonerei 
volentieri alle tre arazie elleni- 
che, Traah'tap it fabbro del- 
l'Olimpo Yedico, V«iUMipntl(eo- 
me pafmi, A^nl quale st^tior del 
legno), e infine le saere inmeasimi 
o ■vkhjtkr'lta}»». Scopo di 
questi inni , evidentemente non 
primitivi , ma tuttavia essenzial- 
luenle vedici, è di invocare lutti 
i contribuenti materiali e spiri- 
tuali al BacriOcio, aOiiiohè il sa- 
crifìcio si poss» compiere e non 
venga nulla a disturbarlo. Esso 
dovea preeedere il sacrifloio, a 
giudiearne dalle ultime parole di 
un ihpri-ankt», il qual^ , in- 
vocati glieaseri sopra descritti sog- 
giunge; tntrn «leTàii* apa 
uvaye ossia q\tindi gli Dei in- 
foco; segue, di tatto, a quest'inno 
ch'a il tredicesimo del primo 
■MBH'd-ikla un inno ai Vleve- 
d«vé« ossia a Uttti gtt Dt* cui 
r&prkanklb forse esordi. 

AplATa e JiplìkT» masco- 
lino , allusione , bagno. 

Abàdha mascolino, allaceo , 
offesa, molestia, disturbo. 

Abbwpatt*» neutro, orna- 
mento. 

ÀMifc femminino, e àMi&sa 
mascolino, spkndwe, luce, atpet- 
tó; luce riflessa, somigtiania. 

Abiura m. nome proprio di 
un popolo ; pastore. 

Abbila , come asnttivo , 
(errtiife ; come neutro , aoJore. 

jlbfioga mascolino , ineur- 
vointt^;gon/iezsa; serpente, sicco- 
me guelfo clìe va per tinta curva. 



Àm iuta r lezione, di colui che 
va (l'accovdo, « anehe di colui che 
si ricorda. 

Ama, (scritto pure ama) 
come aggettivo, crudo, acerbo, im- 
maturo [presso il Kurtius , viene 
comparato 11 latino amarus) ; co- 
me mascolino, la malattia; come 
neutro, la erudesza - jfcma- 
fcnmbha , al mascolino, è cbia. 
mato un vaso di terra non cotta ; 
jimjkd è chiamato nel lìnguag- 

Sio vedico colui elte mangia crudo, 
mangiacadaveri. 

A.iiia(» e kimtiij» neutri, 
cogitasione, pensiero, consiglio; 
quindi il mascolino jumjttj^ 
cojisigiiere. 
, A.manasja (di anutaas j 
neutra , tormento, tortura, e tale 
tortura che fa cadere in deliquio é 



Ànftaotvlta neutre, Scorso 
a, appeUasiune , invocazione; in 
grammatica, il caso vocativo. 

Amaya [vedi àautj ; quindi 
àoMf àvlo ammalate. 

Aniaif«ha(ved i amarsha). 

Amalaka neutro, mirabo- 
lano . emblic» affltin^U», 

Amlsha neutra, earr^ cruda 
(vedi iuiiaj. Dalla radice ana , 
nel senso 4< t^ndore a , atthiamo 
poi il neutro jtnalaha col valore 
di oltenimenbì , conseguimento, de- 
siderio di conseguire, desiderio, vo- 
luttà di una cosa, piagare di una 
cosa , piacere. 

Amoda, come aggettivo, 
rdlegrante, coma mascolino, aUe- 
greiza , e , per traslato , il buon 
odore, siccome quelle ebf rol- 
lerà 

AaiBUiBa neutro (di a -4- 
■unli) neutra, ta mensione, il ri- 
cordo, il ricordo saero, ta tradizione 
sacra ; i^makj» è chiamato , al 
mascolino, Io stesso carpa dei li- 
bri vedici, dei libri sacri. 

Ambhasa agg^Uf», Qoguoso 



[di , 

Amra mascolina la pianta 
mangifiTaindiea;aiiìmift), ilsapo- 
rilo frutto di questa pianta. 



nv Google 



Àntràto e &ai»àtaluk ma- 
scolini, la spondias mangifera. 

A.JU (di » -i- yji) mascolino, 
quello che viene, Q provento (cor- 
rlg{Kinc)ente ideate), il reddito. 

Àyata aggettivo, lungo, disteso 
(di yaai che col prefisso k pi- 
glia il valore dì distendere}. 

AyHtwiia punb> d'appoggio, 
Iwigo di rifugio , luogo dt riposo , 
luogo di stanza, dimora ; sacrario ; 
ara sacrijicale. 

AjMti femminino (di j^ h- 
yun) , distesa , lunghezza ; alla 
eleeSB radice richiama il dizio- 
nario l'etropolitano le slgniDra- 
zioni di tejiden%a verso, desiderio, 
s^uito ; avvenire , che ha la pa- 
rola itjfatt (vedi jkyjkinn]. 

Jk.ja.ttn remmÌDÌQo (di ii + 
yat) , propenso , devoto , soggetto , 
ossequente ; e il femminino «yat- 
M vale inclinazione, obbedienza, 
dipendenza. 

Aya«n, come aggettivo, /ér- 
reo; come neutro, fèrro (vedi 
ay««). 

AjMl (di à -t- yà) femmi- 
nino, arrivo, venuta. 

AjiitaA (vedi jtyataj àf»- 
4t) , mascolino , costringimento; 
sforzo; espandimento; lunghezza; 
e jfcyàmavat aggettivo vale 
fornito di lunghezza, lungo. 

Ay^an (di A + ^mi) ma- 
scolino, $/brao , ifdfìi d» ÌÙMogno; 
indigenza. 

Ayn, come aggettivo, pri>- 
priamente , tW)o ; come mascoli- 
no, la vita; il vivente e, al plu- 
rale, gli uomini siccome i viventi, 
[il nostro linguaggio offre \i 
Stessa analogia], e nome di un 
personaggio mìtico, primogenito 
di PupùimTiui a di CrTftf ■ , 
consideralo perciòcome primo dei 
mortali. Nel cielo, Àyn è uno 
de' seguaci e de' protetti d' In- 
dr» ; in terra viene considerata 
come sapiente, come poeta ve- 
dico. Di lui si dice Gglìo Nnha- 
•ba f il quale Windischmann 
mrdl comparare ooll' ebraico Noach 
(Vrsagm der Arischen Viilker , 



Hilnchen (863). Fece di più il 
Windiscbmann ; considerando 
Natauslia come Ayair'a ossia 
come nato di Ayn, gli comparò 
il greco Ogtigos , Ogige (vedi, per 
il diluvio indiano, sotto la voce 
inatRya). 

Ayndha mascolino neutro 
(di ih 1- yadh) , orma , dardo. 

Ayorveda mascolino ^ la 
scienza della vita ossia la scienza 
del conservare lavila, la medicina. 
Essa costituisce il primo degli 
apaveda, e si divide in otto 
sthjina o parti, delle quali si 
dice compilatore C'araka. Ma 
ciascuna parte vanta un proprio 
maestro divino , cosi la prima 
BratamaD, la seconda Pra- 
S'àpall, la terza gli Avvi- 
nila , la quarta Dbanvaiita- 
rl , la quinta Indra, la sesta 
Bharadvikg'a , la «et t ima 
Afreya , l'ottava A«nlvàl- 
cya< La prima parie é cliiatnata 
fJalya e tratta della chirurgia, 
la seconda ^^Ijkkya e IraUa 
delle mahtlie della testa, la terza 
HAync'lkitsà intorno alla ma- 
lattie che affHggono il corpo, la 
qunrla BbàtaTldyit mtorno 
alle malattie delFanima, come, per 
esempio, le affezioni demoniache, 
la quinta Kàuntjarabhr'itya 
intorno alle malattie de' fancivìlU , 
la sesta Asadataiiira intorno 
ai contravveleni, la settima R^ 
abyanataralpa intorno agli 
elisir , l'ottava V^0'lkapan>a- 
tantra inlorno al modo di rin- 
forzare gli organi delta generazio- 
ne. — Ma oltre questa sistemati- 
ca suddivisione dell' j»y arreda, 
abbiamo speciali trattati di me- - 
dicina, il più importante de' quali 
è quello di ISiif ruta g diviso 
in cinque parti< Si classificano 
pure fra gli soritti ayvrvedici 
certi trattati più morali che me- 
dicinali , conosciuti sotto il nome 
,di kjiniaf jistra » ^èwt^a 
delfamore. — Di un importante 
àyvrvedao e'ikStajkfàuitra 
meglio dì sa dizionario e Irat- 



17 



t,L.ooglc 



13 



tato cbe il Sasselli dice opera 
d'un antichissimo filosofo detto 
Nigantu , in cui sono descritte 
più di tre mila erbe con le loro 
Tirlù , opera cb'egli vide sul fine 
del secolo deciniosesto , nel Ua- 
labar, della quale, per l' inter- 
pretazione di un indiano , dice , 
nelle sue lettere , aver tradotta 
una parte, non abbiamo altra 
memoria; ma sarebbe importante 
che se ne facesse dai dotti in- 
glesi, che si trovano alle Indie, 
diligente ricerca. 

ATasbamnl aggettivo, for- 
nito di vita , vivo , valido , fio- 
reale. 

A.XI1S neutro , vita, vitalità, 
salute (furono qui comparali co- 
me etimologicamente corrispon- 
denti e come affini , aevrtm, aetas 
ài aevitas, che Hax Muller richia- 
ma sotto la radice ■). 
Ajv interiezione. 
A7«dtanaa neutro , eom- 
battìmento e luogo di combatti- 
mento. 

Àr radice elevare, celebrare. 
Ank mascolino, cosi chiamato, 
in Sanscrito , VArés de' Greci , 
e ancora nome proprio dì un 
lago , una specie di lago d'Aver- 
ne , onde si faceva nascere la 
VàltMran'l; il pianeta Marte; 
Jupft, come aggettivo, (ontano ; 
quindi gli avverbi 4ràt e are 
di lontano. 

AnkttL aggettivo, che si 
accosta al rosso, quasi rosso, 
rosseggiante. 

Araa-jaka, propriamente, 
silvestre; cosi chiamata, al neu- 
tro , una serie di componimenti 
letlerarii, medii fra i Brd^h- 
Hian*a dai quali dipendono ed 
i Sùlra, ai quali servono co- 
me d' iniziatori per le discussio- 
ni filosofiche, cosi chiamali per- 
ché destinati essenzialmente a 
formare oggetto di studio per i 
Tanaprasthjfcs ossia perqoel- 
li, i quali, avendo, come mae- 
stri e capi di casa e dìscepo- 
li , compiuti tutti i loro doveri si 



ritirano dal mondo nelle foreste , 
per finirvi i loro giorni contem- 

g landò e filosofando (v. àf rama) 
li àrHD'jaka occorrono ora 
CDjne appendici ai brj»hHia- 
n-a, ora come parte inte- 
grante de' medesimi. Essi poi 
promuovono una nuova serie di 
componimenti letlerarii con le 
npanlshad (vedi), le quali 
sono propriamente la parte teo- 
logica e filoso Se a degli tkpa- 
u-yaba , sebbene si trovino 
pure delle upaiilahad iudi- 
pendenti dagli hrmnrjtiMt». H 
R'tSreda e il Vag'iirTCìla 
hanno jtran'faba; gli altri 
due Veda , per quanto ne sap* 
piamo, non- ne hanno. 

Arati femminino, cessazione. 

Aravibha mascolino tnce- 
ptio (corrispondente ideale), prin- 
cipio , incotninciamenlo , introdu- 
zione. 

Arava e arjkva mascolini, 



che arati nemico. 

Arbdfaana, come aggettivo, 

ratiegrantesi , conseguente »( desi- 
derio ; come neutro , il ToUegra-i 
mento . il conseguimento del deside- 
rio ; il conseguimento ; cosi kwit- 
dtaya aggettivo che è da appa- 
gare. 

ArJkua mascolino , piacere , 
diletto ; luogo di diletto ; giardino. 

Àrurababa (desiderativo 
di rab col prof, k) aggettivo, 
desideroso di salire , sforiantesi a 

Aresra neutro , liberazione 
da molatfia , salute , stato di buona 
salate. 

APopan*a(di ikcolcausativo 
di rah) neutro , il far salire , il 
metter sopra. 

Araba mascolino , c(^i che 
va sopra, sia che cavalchi, sia che 
segga sopra un carro; la parte 
alta ; monte ; nel corpo della don- 
na, la natiche , onde il Dizionario. 
Petropolitano confronta come per- 
fette corrispOiideuti ideali I In- 



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131 



diana Toràrotajt con la Greca 
Calli(ligia. 

ArotaKifa neutro , tj satire, 
»i crescere ; nella scala di un edi- 
ficio , il puma. 

Jkrg'm» neutro (astratto di 
r'tft'a retto) la rettitudine , la 
dirittura e , traslnlo , ta sincerità. 

Àrta (da una rad »foiì »rt] 
a^etlivo affetto , a^tto , tormen- 
tato, misero, maialo, infelice; quindi 
l'astratto remminile arti la frt- 
stezza, Cafflisione, il malessere, il 
malanno. 

ArtaTK, aggettivo (da p'Ua) 
conforme aUa stagione ; come ma- 
scolino, a quanto pare, l'insie- 
me delle stagioni , forse l'Ianno ; 
come neutro , la purificazione 
mensile. 

ArdaiM (vedi art) masco- 
lino , (ornientatore , vessatore; e 
ardita aggettivo, tormento^, 
vessato. 

Àrdra, adottivo [d'ignota 
etimologìa) umufo, pieno di' umori,' 
tugoso; fresco. 

Àrya (etimologicamente forse 
elevato , alto) come aggettivo , 
distinto , egr^io , eccellente , degno 
donare, onorando. Con l'appella- 
tilo di À^rjita, al mascolino, 
cbiamarono sé stessi gli uomini 
della razza che appartenente al 
ceppo chiamato comunemente 
Giapetico, o Caucaseo od Indo- 
Europeo , staccaodosi dalla sua 
prima stanza, separandosi dagli 
antichi popoli suoi fratelli discese 
verso l'Indo settentrionale, per 
dividersi, intorno alle sue rive , 
in due grandi famiglie, (prima 
quasi conviventi', l'una che fu 
1 Indiana e migrò poi verso 
Oriente, l'altra che fu la Persiana 
e fu obbligata a muovere verso 
la provincia a cui impose il nome 
di Airyana ed oggi chiamata 
Iran. Occupandoci de' soli Arja 
della famiglia Indiana, noi li tro- 
viamo, ne' tempi vedici , somma 
mente gelosi del loro appellativo, 
chiamare anjkrya non itrya 
tatti i barbari indigeni da loro 



conquistati , o scacciali o com- 
battuti , i quali parlavano lingua 
diversa dalla vedica e aveano 
coslumi selvaggi e taluni fors'an- 
co di antropofagi ; (noi li vediamo 
chiamare col nome di àrya- 
varia o jtryade^a o regione 
degli thr^a il paese delle loro 
conquiste , le quali estendendosi, 
anche i confini deiribr^avarta 
si allargano , tanto che dal pic- 
colo Pan'e'anada o Pentito- 
tamia , lo vediamo distendersi 
al Sapta-SlDdMn ossia alla 
regione de" sette fiumi, e final- 
mente comprendere , al tempo 
della redazione del codice di 
Mann tutta la regione fra i 
monti Hlmàlaya e 1 monti 
Vlndh^a, fra il Slndho o 
Indo e la Gaugdt o il Gange. 
Sotto i Vlndhya erano e rima- 
sero, malgrado una parziale in- 
vasione ariana, popolazioni non 
àriche. - Nel primissimo periodo 
vedico noi troviamo ancora l'À.* 
rja nel Paa'c'anada e sopra 
il Pan'e'anada, contento nelle 
sue nuore sedi , dedito a vita 
agricola e pastorale ^^ con alcune 
reminiscenze bensì dei popoli 
barbari ch'esso dovette espellere, 
con qualche Momento bensì di 
esserne sopraffatto , di vederseli 
entrare in casa, e disturbare i 
sacriflci domestici, e scorrere i 

Sia tri a reali recinti, predando e 
ars' anco divorando viva la gente, 
ma non ambiziosi di altre con- 
quiste , ma volonterosi di fer 
rendere la terra acquistata. Se 
non che , col tempo , i pa- 
triarchi diventano regoli ; i re- 
goli fra loro si combattono ; i 
vinti mutano sede , muovendo in- 
contro a nuovi pericoli e nuove 
venture. Una di queste mosse fu 
certamente verso le bocche del- 
l'Indo, onde sappiamo che, 
1000 anni innanzi Cristo,' gli A- 
Ffa neeoziavano con l'occiden- 
te; un' altra verso la VamnnA. 
Ogni battaglia è preceduta da un 
gran sacrificio; il sacrificatore é 



t, L-ooglc 



432 



al tempo slesso regio consigliere; 
di ogni trionfo è reso merito alia 
preghiera, al bi4khin»n sacer- 
dotale ; allontanandosi perciò dalle 
prime sedi àricbe, Brahm»» 
sostituisce Indr» nel cielo , e il 
iocerdote, il Brkhnukn*» soeti- 
tuisce , nella supremazìa , il re , 
il gaerriero , io terra. Il guerriero 
ha «onqnistalo ; il sacerdote or- 
dina la conquista. Pino all'occu- 
pazione del Gange abbiamo una 
storia popolare e eacerdotaie ; 
dalla coaqulsta del Gange , ia- 
comincia una storia branmanica 
ossia, per dire la venti, cessa 
la Storia. L'Ary» e il non A.- 
rjm scompaiono ; sottentrano 11 
krUiman-», lo IUhntrlT»il 
VàlfT* e lo ^Adra col quale 
ultimo si confondona talora tutti 1 
non fcrrjw* Noi distingueremo 
pertanto nella storia diagli A.- 
rj4ui essenzialmente tre pe- 
riodi , il primo di vita pastorale 
e agricola , ossia vita patriarcale 
nella valle sett«itrioaal« dell' la- 
do ; in esso gli JLryiut non banao 
altri nemici che gl'indigeni obar- 
barìvicini i quali non vogliono ac- 
cettare i loro riti e li disturbano; il 
secondo di una specie , se si può 
dir cosi, di costituzione militare 
degli ÀkyhM in lutto il P«n'- 
e'»n«d« ; i patriarchi si con- 
vertono in regoli; i regolisi com- 
battono fra loro ; e una gran lotta 
sostenuta dal re SadJt* (vedi ) 
accennata dal H'igTed» fu mi- 
rabilmente illustrala dal Roth; 1 
sacriScatori assistono a queste 
grandi lotta ; in esso periodo inco- 
minciano, io ripeto,. le prima mi- 
grazioni verso le bacche dell'Indo, 
per ragioni di commercio, e verso 
la VantDDJie 11 Gange, e ì monti 
Vlndhy», per ragione di eoo- 
quisla. Appartiene a questo pe- 
riodo militare della storia degli 
Ar^Aa un avvenimento riferito 
all' anno (ÌOO circa, avanti 
Cnslo , accennatoci dalla storia 
Assira. Gli Assiri , in detto tem- 
po, asMlgonOt présn l'Indo un 



forte popolo , il cui n >i chiama 
Stabrobale (che re.stituito a forma 
sanscrita suona 8MukT«F»pntl 
Sthurapati] , re degli Assakani 
(spiegalo per »eT»kA« * cava- 
leri; di Tatto l'epopea Indiana 
celebra un popolo di questo nome; 
e un popolo di tal nome oppose 
forte esistenza al Macedone } , 
formidabile specialmente per i 
suoi elefanti (evidentemente sia- 
mo qui discesi all'Indo meridio- 
nale , onde gli elefanti si poteva- 
no facilmente procurare ; gli 
antichi inni vedici invocano dagli 
Dei bovi , vacche , eavtdli , non mai 
elefanti, che assai probabilmente 
essi non conoscevano ancora); 
esso tuttavia viene sconfitto, re- 
spinto (onde pare che Stabrobate 
stesso rosse I invasore ) e obbli- 
gato a tributo di elefanti e rino- 
ceronti , come si rileva dall'obe- 
lisco di Ninive. Questo avveni- 
mento basta a provarci come 
oramai unica preoccupazione del> 
I' Ary» è la conquista ; e deìk 
conqtiigie si può chiamare il terzo 
ed ultimo periodo della loro sto- 
ria ; periodo che si conchiuse 
probabilmente fra i mille trecento 
anni e gli ottocento innanzi Cri- 
sto, e per il quale non abbiamo 
altro documento storico che le in- 
certe leggenda delRiMnJij'»M-ft, 
il quale ci presenta giiÀrjJMi sta- 
biliti in Aj»M»jii, in un moto 
di conquista sopra il Dekhan Sno 
all' isola di Ceylan , e del !!•- 
hàJbhànto il quale ci mostra 
le razze Arye di recente immi- 
grate fra la Vamanà e la 
Ganffik in lotta fra loro stesse, 
per istabilire nella conquista un 
po' d'equilibrio. (Sotto le singole 
voci Ritmargli-» e Mahà- 
bhàrato potranno gli studiosi 
cercare alcuna notizia di queste 

Starr» ). Oggi , ripeto , il nome 
Arjrjks , come nome di un 
gran popolo è scomparso nell'In- 
dia ; essi stessi per lo meno , Io 
hanno dimenticato, se non li di- 
nuDticaroDo intieramente ipopoli 



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133 



non irici , i Deccanici , per 
esempio,! quali contiDuano, per 
lesti moiiianza del Wilson , a chia- 
mare col noioe di Jipft» il bHkh> 

■uin-a ; ma potrebbe anche 
darsi che con questo non inten- 
dessero già dargli il nome proprio 
della sua razza , ma semplice- 
menle un saluto di onore per 
la sua qualità di sacerdote , come 
venerabile, a quel modo onde noi 
continuiamo a chiamare reverendo 
il prete. Il nome di Aryjiii rhe 
presero per sé gli antichi Indiani 
e gli antichi Persiani , lasciò poi 
supporre che Jkrjàn dovessero 
ebiamariii tutti quegli altri popoli 
fratelli che migrarono in Occi- 
dente ; e alcune traccie conser- 
rale ne' linguaggi occidentali lo 
farebbero supporre (come or In 
Armenia, secondo l'ipotesi del 
Cosche nel suo nolo opuscolo 
intorno air àrismo della razza 
Armena, Ar ìaAramet, secondo 
l'accenno del Burnouf, forse gli 
ArU di tacito, e il nome ^novi- 
ttusvoci, alle quali, invece, il 
Grimm crede ai debba preporre , 
un'aspirata, er in Erin , Jr-landa , 
secondo la ipotesi che mi sembra 
assai felice del Picletj; perciò con- 
venimmo di chiamarci Ariani 
noi tutti popoli Giapetici 0. lodo- 
Europei, e di chiamare Aryaue 
le nostre favelle, sebbene a rigor 
di parola sole lingue appartenenti 
a storici Arjjks siano il linguag- 
gio vedico (neppure il sansorito 
poiché quando il sanscrito s' in- 
comincio a parlare e scrìvere 
Dell' India , la denominazione 
della gente che lo parlava , come 
Ar^aa, non usava più) e lo 
Zendo. È s' io bo insìstilo sopra 
questo punto egli è che" so esservi 
molli in Italia che pensano, cioè 
non pensano , credono ancora 
chiamarsi lingua Aryana la lingua 
che dovea parlare l'ereiìarca Ar- 
rio. Questo grossolano equivoco 
basterà a giustificare in quest'ope- 
ra carte nozioni elementarissime, 
le quali sono sempre necessarie, 



al fondamento di qualsiasi scien- 
za. - La parola' ikrf» significa 
nell'India , per tempo , persona 
onorata, persona ben nata ;^ per- 
ciò col mascolino Jarrapatr» 
ossia figliotdi un àrya , figlio di 
genliluamo , la moglie salutava 
talora, per eufemismo, il ma- 
rito,' col mascolino àrranalf pa, 
ossìa riunione di persone onorate , 
nel linguaggio scenico, si indi- 
cavano gli spettatori, come noi 
diciamo il rispettabile pubblico;. 
col femminino arri» è nominata 
una srofa, usuale alla poesia 
didattica di uno speciale perìodo, 
come per esempio, nelle opere 
astronomiche di VavMinnilhl- 
ra e dì Ar^abhatt'a : il pri- 
mo e il terzo emìstchio di essa 
sono trimetri ossìa di sei sillabe, 
il secondo e il quarto quadrime- 
tri ossia di otto sillabe più una 
cesura. 

Arrnbbat*t*a (scrillo pure 
Aprabha4'a),nome proprio dì 
due astronomi Indiani, il primo 
de' quali assai celebre , nato l'an- 
no 476 dell'era indiana, ossia 
l'anno 531 della nostra , in Ka- 
«umapnpa o PM'alIpatPM^ 
fondò, nell'India, la scienza astro- 
nomica. Di fatto, nella sua opera, 
nel suo fliddhJuita egli non 
rammenta astronomi antecedenti, 
r astronomo Brahmaf npt» 
avendo fiorito solo nel 638, l'astro- 
nomo VarMaamiblra , nel 
S37, e r aslronomo Bhàskup» 
Ae'àrya solamente nell'unde- 
decìmo secolo. Questo Arya- 
bhat't*a è probabilmente il me- 
desimo , il cui tantp» astrono- 
mico vien rammentalo dall'Arabo 
Albìrani che fioriva nell'Xl secolo 
dell'era volgare ; da non confon- 
dersi perciò con l' Arf abbM'> 
t*a scrittore di cose astronomi- 
che , il quale secondo i calcoli 
del Benlley , presso il dottissimo 
Muir , dal quale desumo queste 
notizie , dovea fiorire l'anno 1322. 
L'antico Apfabbat't'a ó tutta- 
via il solo , per la sua originalità , 



t^Cooglc 



<3i 



che meriti la nostra atten/.ione. 
Di fatto egli fu , come pare , il 
primo degli astronomi che abbia 
dictiiarato l'opacità della luna e 
dei piaDett illluminati solamente 
da quella parte che è rivolta verso 
il sole , e il primo ad affermare 
la rivoluzione della terra sopra il 
suo asse e la non realtà dell'ape 
parente moto quotidiano delle 
stelle , comparando esli già que- 
sto moto apparente all'effetto che 
prova chi viaggia sopra un carro, 
a cui gli oggetti flsSi sembrano 
correre iu direzione opposta a 
quella verso la quale il viaggia- 
tore si muove. 

À.rshft, come aggettivo , ri- 
ferentesi ad un r'Iiihl, discen- 
dente ad un F'Isbl ; come ma- 
scolino , il mttrimonio alta ma- 
niera dei r'iMhl, seeontto ti pre- 
eetto dei p'tafal ( nel quale , il 
padre delfa sposa riceve dallosi)oso 
un toro ed una vacca) ; come 
neutro , ciò ck' é sacro , cosi chia- 
mato come opera dei r'Iflhl il 
testo degli inni Vedici.- 

Alnmbha mascolino , V ag- 
gressione, tafferrare, lo strappare, 
lo sbranare. 

A.lt*yi» mascoiìRO, abitazione , 
dimora [di ji -h lì]. 

AlAvihla e jkvàlik masco- 
lini , cavo di tetra, intorno ad una 
jnanta , in cui si versa Vacqua per 
inumidir le radici. 

AlnsT-a (di nlnsR pigro) 
neutro , inerzia, ignatna. pigrizia. 

À.Ukp» mascolino, alhcusione 
fcor ri spendente ideale ed etimo- 
logico) , discorso , colloquio , comu- 
nicasime orale; problema, questione. 

ÀU [d'ignota etimologia) come 
mascolino , scorpione , ape; come 
femminino (scritto pure M*\ serie 
genecUogica; l'amica della cammera; 
come aggettivo , inutile , privo di 

A.llkhlt» aggettivo, dipinto, 

JLIIArana neutro, a6&rac- 
ciomenio (propriamente, se si po- 
tesse dira , am-membramento , di 



cui il nostro s-membramento , sa- 
rebbe il contrapposto ideale). 

ÀId (d'ignota etimologia) co- 
me mascolino, la civetta; una 
specie di ebano; come femminino, 
un OTciuoletto, probabilmente, per- 
chè di ebano} ; come neutro, bar- 
chetta (probabilmente perchè di 
ebano). 

Alckh^a neutr.) , incisione , 
pittura , dipinto, immagine, effigie. 

Alak» mascolino e Àlokit- 
n» neutro la vista , ^intuito , Fa~ 
spetto (suo corrispondente ideale), 
Vapparensa. 

À.l«hlta aggettivo, rubicondo. 

A.Tapana neutro , lo spar- 
gere , il distendere, e quella che è 
distesa cioè la canorità , e la mi- 
sura di capacità, il vaso. 

Àvaraa-a come agpettivo , 
coprente , difendente ; come neutro, 
coprimmto , impedimento ; arma di _ 
difésa; scudo, fortessa [vedi var ' 
e pkr , sotto la quale ultima ra- 
dice io richiamo il latino parma 
come arma di difesa, e Parma 
come luogo forte , coitoe luogo di 
difesa, e il nostro parare nel suo 
significato dì aUontanare, di ri- 

Avarta mascolino , il rivol- 
gimenlo a; vortice (vedi v»rl). 

Arartlii mascolino , cosi 
chiamato un catxdio avente ciuffi 
di crine in varie parti del corpo , 
considerato perciò come un ca- 
vallo di pregio. 

Àvall e àvali femminino, 
lineo , ordine , serie. 

Avasatl femm'nino, il tempo 
in cui tuomo riposa ( Tosati), la 
notte; e jkvasatha mascolino, 
luogo di dimora , dimora , abita- 
ssione, rifugio. 

Avalla aggettivo, apportante. 

Avjtpa, come aggettivo , 
spargente, diffondente; come ma- 
scolino , lo spargere , il diffondere, 
il versare, l'inaffiare, Vinaf^oio; 
braccialetto, ma forse ancora spe- 
cte di arma da lanciarsi. 

ÀTàsn mascolino, dimora, 
abitazione. 



t^Cooglc 



1)5 



AtUr aggettivo, torbido, 
buio.- 

ikTisht*» aggettivo, penetra- 
to, Mcupato , posseduU). 

Aris avverbio [svolto da à- 
vid, onde io qui, per la radice 
e pel signiQcato , comparo II no- 
stro e-vid£nte, evidentemente] 
evidentemente, (mattamente (con- 
ciunto con bha vale essere evi- 
dente, con ìimr rendere evidente, 
rivelare! . 

Àvnkik mascolino [di avtt, 
onde l'Ascoli richiama qui il 
latino avus) nel linguaggio dram- 
matico, cosi chiamato, per vez- 
zeggiativo , ti padre. 

Xvr'lta aggettivo, coperto. 

h.'wr'Utt femminino, t( cor- 
so, iJ ritorno. 

Avi-'isht-l Femminino, pic^- 
già {Va-verse francese ha la stessa 
etimologia e lo stesso (alore). 

iLve^a mascolino, la per- 
turbazione, la sollecUudine , la in- 
quietudine. 

A.f a ) come mascolino (di 
Af ) , cibo ; come aggettivo , man- 
gianle ( questo senso ha pure 
l'aggettivo à^ln). 

Acan^sà femminino, desi- 
derio ,' speranza. 

Afaukji femminino, dubbio, 
incertezza, diffidenza, ansietà, 
sotleàtudine. 

Af aya mascolino , luogo in 
cui si giace, giaciglio, stanza, 
dimora; %t restare, U dimftì^are, 
nel senso di pensare, essere di 
opinione. 

Afa femminino (di »f an- 
dare a, aspirare, raggiungerei lo 
spazio, siccome quello die si per- 
corre ; la tendenza a, il desiderio, 
P aspirazione , /asperonsa; quindi 
l'aggettivo jkf&raut fornito di 
pranza, speranzoso. 

Aflrah'pjkdam avverbio, 
propriamente, alla testa e al piede, 
cioè da capo a piedi, 

Afls femminino, preghiera, 
giaculatoria , benedizione ; lauda 
(chiamata pure al mascolino 
IkfirrJkda), desiderio (secondo 



il Bopp e il dizionario Petropo- 

Ijtano , (di 4 -I- f m) ; (dalla ra- 
dice af ) ij dente incisivo , cosi 
chiamato specialmente il dente 
di serpe ; unde àf ivlsha ossia 
avente veleno nei denft vien chia- 
mato , al mascolino , il serpente. 
Af n come aggettivo , celere , 
rapido ; come avverbio , presto ; 
come mascolino , (si conf. afvaj 
U cavallo ; il riso , siccome quello 
che cresce in fretta (dalla radice 
ae andare , penetrare ; già com- _ 
pa'rammo ocior, di ocis , acer, ala- ' 
cer, acupedìus ; si aggiungano an- 
cora aqui-la e acei-piter, voci ri- 
chiamate qui dal PottJ ; quindi 
k^uga, siccome quello che va 

f resto è chiamato il vento ; quindi 
astratto neutro k^atTA la pre- 
stezza, la celerità; quindi ancora 
l'avverbio àfUfit celerematte- 

Af Df nkshan*! , come ag- 
gettivo, ( di i -<- 5 eufonica -i- 
r intensivo di f nC) purificante ; 
come mascolino , il fuoco , il vento. 
Afe'arj-a, come aggettivo 
[spiegato dal Bopp di à -^ «^ eu- 
fonica -t- c'ar) roTOj mirabile, 
meraviglioso (lo slesso valore assu- 



„ , mirocoto, prodigio ; 
quindi l'avverbio jtfe'aryam 
raramente , mirabilmente- 

Aframa mascolino e neu- 
tro, luogo di riposo, luogo di ri- 
tiro , eremo , solitudine ; l'^ra* 
ma l'eremitaggio è il terzo 
stadia che percorre un brahmano 
veramente religioso; il primo 
stadio è quello di studioso bra- 
hmae'jìrlii , il secondo di capo 
di casa o sr'lhastha. Compiuti 
i doveri di brahmae'^pln e 
di grp'lhastha il brahmano si 
fa vanaprastha o abitatore 
della selva ossia àvvamavà- 
sln cioè abitatore delFeremo, ere- 
mita; compiute le sue meditazioni 
nell'eremo , il brahmano inco- 
mincia la sua vita di pellegrino 
mendicante (bblkalia) , nel 
quale stadio, per la lunga peni- 
tenza da lui fatta, viene consi- 



it, Google 



deralo come santo, eonorevolmen- 
(e ospitato ovunque egli si muova. 
Afrayu mascolino, rifugio, 
asilo ; dimora ; accesso ; congiungi- 
mento; raggivngimmto; accosta 
mento , vicinansa ; accorrimento ; 
aiuto (onde l'aggettivo àf rita 
accorso., il composto raascoiiao 
iugratjiM» appellativo del fuoco, 
viene spiegato per : mangiante 
quello che tocca. 

AfleshM mascolino (di ji-t- 
fllih] abbraeciamenlo. 

Àf Talkraim mascolino , 
nome proprio di un celebre dotto, 
dell'ultimo periodo della lettera- 
tura vedica, discepolo di C^jtn- 
naka (vedi) , autore dì un brJi- 
faman'H . che andò perduto , 
di uno f rAn(»-«àtr» e di un 
f r'ihfH-ràtra, che conservia- 
mo e che sono preiiosissimi per 
informazioni sopra il rituale sa- 
crificale e domestico. Secondo le 
inToraiazioni delle KpaDlahad, 
si credeva clie lo stesso ^It» 
lo istruisse; e di lui si narra che 
il suo maestro f^ànniAa, per 
rendergli omaggio, distruggesse 
un suo proprio Sùtra, di pro- 
porzioni colossali, diviso in mille 
parti. 

Asht'ra neutro [d' incerta 
etimologia] etere, cielo. 

Am interiezione. 

As radice , sedere, stare, ri- 
tnanere ( fu qui dal Pott richia- 
mato l'umbrico e latino àsa , il 
Ialino àaus , di àsnus ; cosi il 
Francese di asimts, fece lune e 
finalmente àne; a conferma del 
che si può ancora citare il cor- 
rispondente ideale nostro popola- 
rissimo il sedere, che vale Vano). 
— Quindi àaina sedente. 

Ab (nelle forme veliche iuutm 
ablativo e kmh strumentaie av- 
verbiale , nei cospetto) iauua ;di- 
fellivo vedico anch'esso) mj» 
neutri, volto, f uccia , aspetto {si 
compari qui , spccialmante alla 
prima forma JM che suppone un 
genitivo iunu$ , il latino ós , ge- 
nitivo oris (di osis). 



A*» neutro [dì ns fondare) 
arco ; (di ka sedére) sedik ; que- 
sto secondo senso oltre a quello 
di seduta, sessione, dimora, fer- 
mala ha ancora il neutro Ma- 
nn (dalla stessa radice jks). 

Asakta aggettivo (di a -*■ 
•anV) addetto, aggiunto , devoto; 
quindi l'astratto &sak<t femmi- 
nino, P attaccamento , tessere ad- 
detto , adesione , attenzione ; questi 
significati hanno pure il masco- 
lino iwanfa e il neutro fcaa- 
n'f 'ama (il quale ultimo vale 
ancora uncino). 

Asava mascoilDO , distUla- 
sione, liquore, succo, e special- 
mente una bevanda spiritosa fatta 
cuocere con succherò; ruhm; hauti 
remminìno \ ale distillazione, il di- 
sliU<^e,Veslrarre U succo. 

Asjira mascolino . incursio- 
tte, irruzione, impeto, assalto; 
la pioggia, siccome qneila che 
precipita. 

Aaara aggettivo , della na- 
tura degli asuFa (vedi) apparte- 
nente agli asnra , derivante dagli 
asara , spritaale , divino , e poi 
ijetnonùico. 

Astaran-a (df k -v star 
q. V.) strame (corrispondente eti- 
mologico ed ideale) , tappeto ; co- 
perta , e ti distendere ; as<irn*a 
aggettivo vale disteso, ampio. 

As4lka mascolino, spiegalo 
per coImì che crede alla vita ^tu- 
ra; onde il neutro ji«tlk7a la 
fede nelV avvenire. 

A«tbji femminino , Vassi- 
stensa (corrispondente ideale ed 
etimologico), Ut sollecitudine, la 
cura; gli astanti, la riunione. 
Quest' ultimo sigiiiScato hanno 
pure il neutro àathàna o il 
femminino àsthiuiì. 

Aapada neutro 'di km -^ 
padaf, luogo di stanza, tilo. 

■ Ajiphàlana neutro di'A-i- 
Hphal) trepidazione, battito ; bat- 
titura , percussione. 

Aera (vedi ha). 

Asrava mascolino , la spuma 
che fa U riso quando Ima ti boÌ- 



nv Google 



tore; lo scorrere, il trascorrere, 
Parare ; jutrikT» mascolino , 

b scorrere, il flusso , la jlus- 

AflTÀdat come aggettivo, 
gustante , come mascolino , gusto, 
sapore; quindi il neutro mvìì- 
dnn» il gustare e l'aggettivo 
àsTJidya gustoso. 

Aha interiezione di rimpro- 
vero e di comando, 

Aharan-n come aggettivo, 
afferrante; come neutro, Paffer- 
rare e lo strappare. 

Ahnrtar mascolino appor- 
tatore , e , riferendosi a sacrilicio, 
compitore cTun sacrificio , sacrifl- 



Ahav» mascòllDO (di à + 

ha) invocare , prolocare j ; jl sa- 
criflcio, in quanto esso è invo- 
cazione (lo slesso senso ha il fem- 
minino jkbatlj ; la provocazione, 
la pugna , il combattimento. 

Afajtra, come aggettivo , 
pigliante, afferrante; come neu- 
tro , Vafferrare , il procurarsi ; 
quello c/te ci procuriamo , U villo , 
tf nutrimento. 

Ahcya aggettivo , della na- 
tura deWiihi o serpeJtie , serpen- 

Ahvaya neutro , àbvk 
femminino , UivAuta neutro 

(si confr- j^hava) , 
appellazione. 



uy Google 



I terza vocale dell'all'abeto 
Indiano ; Uniscono con I letni 
sanscriti nominali di tutti e ire 
i generi (in latino alla I sanscrita 
corrisponde regolarmente una i : 
per es. ad rtI-s il latino ovi-s . 
1 (vedi pure i) radice, i-re 
( corrispondente etimologico e 
ideale ; ma siccome I ed i si 
danno come equivalenti, può 
richiamarsi anclie ail ■) andare, 
andarsene, uscire, morÌTe, andare 
"i aggredire, intraprertdere , aggi- 
rarsi, trovarsi, apparire. Di I il 
femminino Vedico Iti l'andata. 

Iksho e Iksbuka niasco- 
lini , la canna che dà h succherò. 
IkshTAka mascolino, ap- 
pellativo di vari personaggi mi- 
tici, uno de'qoali considerato co- 
me tiglio di Manu VMvamvB- 
(s e primo re di J^odb^à, si 
dà come stipite di una celebre 
razza guerriera, che va essa pure 
sotto II nome degli IkstaTàka, 
quasi ciascuno di essi sia un 
nuovo Ikstkv&ka , (la etimolo- 
gia della parola rimane tuttavia 
incerta , malgrado lo sforzo fatto 
da' Buddhisti a spiegarla con Ik- 
■ha, e quello del Lasse n , che 
vede nel nome proprio laksh- 
Tàkn il nome comune femmi- 
nile IksbTàka i' cocomero , la 
xucca feconda , sopra il fatto di 
una leggenda che dice essersi 
promessi ad una donna SOmila 
figliuoli ed essa avere incomin- 
ciato col partprire una succa). 
Ecco i dati che intorno a^li Ik- 
chTàka il signor Vjvien de 
Saint Martin raccolse particolar- 
mente dalla grand'opera di LaS' 
son e compendiò cosi : (Elude swr 
la géo^rapkie et les poputationes 
primittves du Nord OuesC de tln- 
dt): « 11 Acme d'ikshvnko 



tiene un gran posto nelle tradì- ' 
zioiii leggendarie dell'età eroica , 
come fondatore della razza solare 
di ArtHthy^ Altri Stati , retti 
da principi della stessa famiglia 
si l'ondarono antichissimamenlc 
^forse bastava il dire :jnticamente) 
nelle pianure del Gange, special- 
mente a VJtIf jtlì sopra la Ci»n-- 
d'iakà inferiore e a MlthUà 
nella regione dello stesso noma. 
Cosi pure la leggenda, scherzando 
sopra il significato Sanscrito della 
parola ed alludendo alla moltipli- 
cazione delle sementi dì -zucca 
(IkshTikka), attribuisce al capo 
della dinastia solare ora cento, 
ora centocinquanta figli, i quali 
fondarono imperi nelle quattro 
regioni del mondo. L'origine oc- 
cidentale degli IkshvàkD di 
Afodb^jk si conserva lunga- 
mente nella tradizione. Bssa é 
viva ancora nel R&màyiMfa. 
Nonsolo visi veggonOstretti legami 
di alleanza e parentela fra i re 
di Afodbjà e il re de'Kek»- 
ytt, popolo il cui territorio, al 
nord della f^atndn era ba- 
gnato dalla Vlpj»f M ; ma, in un 
curioso episodio del poemif, in 
cui si racconta il viaggio de' le- 
gati di Ajodbyj» alla corte del 
re de'Kekaj» per ricondurne 
Bhwratu , fratello di Aàma, 
una riviera IksbaoiMtì , ^f- 
Quenle della ^ntndri (Satleg'J 
superiore, se non è la Cutudn 
stessa sopra il suo confluente con 



che sembra doversi riferire 
prima st^nzad'IksbvitkD. Que- 
sta appellazione secondo ogni ap- 
parenza, ci fa conoscere la stanza 
dell» tribù Vedica. In uno degli 
antichi ilikàsi del ll«bàbbà- 



t,L.ooglc 



13 



D pure 



ritta f gli IkshTJtkn 
ricordati come un po\ 
nord-owest, coi Trigarta, i Qìbi, i 
Sàuvira, e i Ralinga ; né è pur 
fatto cenno in Pitii-lnl. Si lro> 
vano ancora ricordi dell'origine 
occidentale degli Ikshvakuidi di 
Afodlif à ne' libri buddhistici 
dei Kof ala , ma sfigurati da 
favole di invenzione compaiall- 
vamente moderna ». 

Ikb , Inkli y lag ànkh , 
kAg , ìn'g', kg' radici, andare , 
muoversi, vacillare; onde l'agget- 
tivo Inya mobik, il neutro In- 
gan» , lo seilatere , il neutro Ib- 
gtt», propriamente lo scosso, 
cioè il gesto, il movimento di alcuna 
parie del corpo. 

la suda mascolino, Infradì 
feinminino, la pianta Terminalia 
Calappa che dà noci saporite. 

Ic'eh'à (di Ish,- al pres. 
terza pers. sing. le'eta'atl) fem- 
minino, inclinasiorte verso, deside- 
rio ; onde le'eh'a aggettivo, i^- 
^aerante , desideroso. 

le'eh' forma che assume, nei 
tempi speciali, la radice Ish (v.) 

Ig' forma debole di jAg' /v.); 
onde il femminino Ig'yjt sacriftcio 
(vedi jttg'n'u]. 

It- radice, andare, indebolita, 
per quanto pare, di at% 

It*e'apa (di Ish -v c'ara) 
mascolino, propriamente andcmle 
a piacere andante, secondo il desi- 
derio, libero, dicesi tfun toro non 
ancora domato. 

Id-à (scritto pure ll-à e Uà) 
femminino vedico , la beuandti 
rinfrescante, il latte, il burro li- 
i^fallo ; la libazione, persotiìScata 
nella vacca, siccome quella clie 
dà il latte, e ancora in una figlia 
di Manu, moj 
madre di 
giunta ad altri per^onaigi mitici. 
Essa È ancora la preghiera, la in- 
vocazione, la celebrazione delle fòrze 
naturali perché arricchiscano i sa- 
erificaton , e però invocata come 
un'altra Dea della parola con 
" SarasTiUì. Per 



virtù di Id'jk, dopo il diluvio, 
Hana crea nel mondo nuovi 
esseri. Ed ecco la leggenda rela- 
tiva: Hana, dopo il diluvio, 
vive pregando e digiunando, per 
ottener discendenza; fa nell'acqua 
un sacrificio di burro liquefatto, 
di latte spesso, di latticello e di 
latte quagliato. Da questo sacri- 
licio esce una donna, esce Id'ì^. 
mitra e Vapiiii*a sì accostano 
e le domandano : « di chi sei 
tu? n Essa risponde; n figlia di 
Mann s. 1 due Iddii allora : « di' 
che tu sei nostra d. Ha ld*j» 
soggiunge : t No , io sono di colui 
che mi ha generata ». Essa ri- 
mane fedele a Mann, il quale, 
per suo invito l'associa al sacri- 
ìicio. Egli allora vive con lei pre- 
gando e digiunando, nel desiderio 
di discendenza ; ed egli genera, 
per mezzo di lei, questa razza 
che ora si chiama la razza di 
Haiiii, e, qualunque voto egli 
faccia con lei, viene soddisfatto. 
Questa leggenda eslrasse il We- 
ber dal Catapatha-Br&bmi^ 
n'a; di essa evidentemente una 
parte è tutta mitica, e l'altra ri- 
sente alquanto della fin/Ione 
bràhmanica. Confrontisi , per la 
parte che si può confrontare, 
l'Ida della mitologia Ellenica, 
come monte di Giove nell'isola di 
Creta e nell'Asia minore, come 
monte, dal quale Zeus soleva to- 
nare , come nome della nutrico 
di Zeils, e una figlia di Coribante, 
madre di Minosse [il quale fu dal 
Windischmann comparato con 
Mann). Associata rid>j» vedica 
con le Dee della parola, con le 
Dee strepitanti nelle nuvole e 
solo più lardi onorate comesim- 
boleggianti la preghiera , con le 
Dee tonanti , nascendo , come 
nasce, dal latte e dall'acqua ossia, 
come semljrami |)oter interpre- 
tare, dalla nuvola, mi presenta 
vari aspetti degni di confronto 
con la Ida Ellenica , che ora to- 
nando coi Coribanti.ora lonand/i 
dalla sommità del monte in cui 



tyGoogIc 



essa si È personitìcala , protegge 
il nascimento di Zeus, al quale 
col lalle della nuvola ha dato Qu- 
Irimeulo. È noto inratti Zeili 
(come tonante) vantare il suo na- 
scimento e la sua educazione pre- 
cisamente sul moQte Ida. A chi poi 
domandasse come dall'idea dì li- 
quore, bevanda siasi venuto a quel- 
la di preghiera, parmi da notarsi, 
come Id-ji dovette in origine 
essere la pioggia, rappresentala 
notoriamente come latte che si 
munge dalla vacca celeste ossia 
dalla nuvola; ma trovando noi 
pure M-ji rappresentata talora 
come vacca, ossia in cielo la ttu- 
vda andante, dobbiamo supporre, 
che in essa oltre al contenuto 
siasi veduto il contenente, oltre 
alla pioggia la nuvola che dà la 
pioggia, traslato tanto più facile, 
in quanto che, in somma, la nu- 
vola non è altro che pioggia rat- 
tenuta. Ha la nuvola non si fe- 
conda e non versa ì suoi umori 
in silenzio; essa canta, essa tuo- 
na; eccola pertanto convertita in 
Dea della parola, della invocazione, 
della preghiera ; ecco confermata, 
con l'esempio del fenomeno cele- 
ste, la necessità di agglugnere il 
canto, l'invocazione, al rito sacri- 
ficale. Poiché il sacrificio che si 
fece in terra dai primi nostri padri 
non sembra essere stato altro, 
nella forma, se non una pallida 
ripetizione del sacrificio che si 
supponeva compiersi in cielo , 
sebbene , in alcuna parte, siasi 
poi voluto collocare nel cielo al- 
cuna delle forme sacrificali uma- 
ne: Nello stesso modo N«p»- 
n»tk la scorrente, che in origine 
è insieme la nuvofa e la pioggia , 
considerata come tonante, diventa 
anch'essa Dea della parola e della 
preghiera. Ha per IVk o Id'J» 
a farla essenzialmente venerare 
come preghiera e invocazione do- 
vea pur giovare la etimologia che 
probabilmente le dava il popolo 
Vedlco, spiegandola, cioè da -■ 
pregare •-••""•—• -"'-».-~— "■ 



celebrare, i 



tre invece Id4 vale propria 
mente al pari delta SarariT»<ì, 

Vartdante , la scorrente , dalla ra- 
dice Ir, Il andare , scorrere , che 
ci dh il femminino Irà scorrevo- 
lessa, acqua, bevanda, bevanda rin- 
frescante, un sinonimo insomma 
di Sd'ji. À conferma di ciò, Irj^ 
è pure il nome di un'apsttrtw 
(vedi) e vien dato ancora come si- 
nonimo di SarnaTati. E oltre 
a tutto questo alla duplice essenza 
di Id'fc dovette giovare ancora 
il linguaggio, in quanto esso ri- 
conosce il suono come un movi- 
mento (vedi IHl). 

It (Idi particella vedica rin- 
forzante. (Bopp richiama qui il 
latino id; lo si compari ancora 
nelle forme id-eo, ìd-circo). 

ItMPR aggettivo, altro. (Bopp 
richiama qui Herum ; si aggiunga 
il verbo iterare, ossia fare un'al- 
tra volta); <}uindi l'aggettivo It»- 
retara alius alium, Fun l^aUro, 
reciproco. 

Itoa avverbio, ^indi ; di qui ; 
quindi in poi. 

Iti avverbio , così. Spesso , 
nelle narrazioni quando si fanno 
parlare in dialogo e in monologo, 
personaggi, invece di ripeter sem- 
pre cosi disse , cosi deliberò fra 
sé, si mette semplicemente la pa- 
rola MI cosi , ed il verbo ri- 
mane sottinteso; talora 1' inge- 
nuo narratore dice Ul, ed evi- 
dentemente accompagna questn 
parola con un gesto, il quale, 
per lo più, è facile, interpretare. 
Come in principio delle opere sì 
mette atha di qui [e aottintendesi 
mcominda), al tipe di esse si mette 
Iti cosi e sottintendesi finisce ; 
in altro modo originale troviamo 
adoperata la particella avverbiale 
Iti, nella parola neutra Itlkar- 
tavfa, propriamente, itdafarsi 
cosi , cioè il dovere, Fobbliffo, onde 
ancora l'astratto femminino Iti- 
kartavjatjfc, la obbligasvme , 
nell'aggettivo ItltnMra cosi 
misura avente, ossìa di tal misura, 
di tal condisione, nel mascolino 



uy Google 



(di I 



., che 



vale propriamente , cosi in vero 
fu ma con cui viene, in Sanscri- 
lo, denominala laleggenìa, il rac- 
conto leggendario. Il più celebre 
degli Itlhnsa è il Hnhàbfaà- 
ntta, il quale tuUavia piuttosto 
cbe un solo Itlhàsa ò una rac- 
colta di più ilihàsi. Fin dai (empi 
della letteratura vedica, quando 
il HBhàbh^rnta non era an- 
cora compilato , si conoscevano 
già vari Itihasàs sparsi nella 
tradizione popolare ; quando il 
Httlijkbharàta si compilò il 
nome di Itlbjkflt» si atlribui,'con 
ispficial predilezione, ad esso, seb- 
bene talora lo si chiami pure un 
pnrjkn-a, talora un jkkliyà- 
na , talora un kàTja. 1 Bad- 
dhisti, in modo equivalente, chia- 
mano, al neutro, Itrnkta.o cosi 
(fu) detto, il racconto leggendaria. Si 
aj5giungano come espressioni ori- 
gmali, nelle quali entra Iti, It- 
fàdl aggettivo , avente così prin- 
eipio e adoperasi questa espres- 
sione quando sì cita ti principio 
di una sentenza, di un raccon 
to ec, e l'avverbio itrartbam, 
propriamente, cosi perché , ossia : 

IC«ham e il vedico Ittba 
(si compari i(, id) avverbi: cosi. 

Itvara aggettivo, andante, 
errante, vagabondo, tristo , disgra 
Italo ( la etimologia non é ben 
sicura); il Temminiuo Itvnpì, 
una donna vagabonda, una donna 
che cerca avventura , una donna 
impudica. 

Idam, come pronome neu- 
tro, [il cai corrispondente masco- 
lino éayam e remmininolyaml 
mesto; come avverbio, qui, ora; 
il qual secondo senso hanno pure 
gii avverbi tdk e Idànlm. 
[A quest'ultima voce l'Ascoli con 
ingegnosa evidenza annota : L'ag- 
gettivo idàna di cui questo av- 
verbio è l'accusativo femminile 
ritorna in idòneus I cfr, akenwi con 
oftmeus. I L'avverbio Sanscrito di- 
ce ; ora appunto , in questo caso 



' ; l'aggettivo latino gli cor- 
risponde con insuperabile esat- 
tezza fonetica e ideale). 

Idb, Indh radice, splende- 
re, ardere, abfyruciare , inanimare, 
fiammeggiare (furono qui richia- 
male le voci Ialine aedes come 
luoghi contenenti il fuoco sacro , 
aestus, aeslas). Di Idb e Indb 
abbiamo il mascolino Idhma e 
il neutro Indbana che signifi- 
cano entrambi legno da ardere. 

lu radice, penetrare, occupa- 
re, stringere, tirare a sa, domi- 
nare; quindi Ina, come agget- 
vo, intraprendente , valoroso , for- 
te; come mascolino, U dominatore; 
U sole [probabilmente come pene- 
trantej. 

Ind radice, come sembra, 
arbitraria dei 'grammatici , alla 
quale si attribuisce il valore di 



Indirà femminino, nome 
proprio della Dea liaksbmi. 

Indivara netro, ti loto ax- 
Burro. 

Inda mascidino, it succo, il 
succo del soma celeste, 'attri- 
buito alla luna chiamata perciò 
indn e Soma. Il plurale In- 
davas designa i tempi lunari , 
ossia le notti, i tempi lunari ossia 
le fasi delta luna. Iiidnc'a e 
IndapvCr» o figlio deUa luna è 
chiamato, al mascolino, il pianeta 
Mercurio , ludubhr'lt o In- 
dnfekhapa è chiamalo, al 
mascolino, il Dio Clva^ siccome 
quello che vieo rappresentato con 
una mezza luna sopra la testa. 

Indpa mascolino, la più emi- 
nente più caratteristica, più dise- 
gnata ' divinità vedica. Sebbene 
ludpasia,in alcuni inni, cele- 
bralo come il creatore del mondo, 
come il primo nato degli Dei, si 
contradice poi, quando egli me- 
desimo canta di sé che , essendo 
ancora nell'utero materno , vide 
tutti i nascimenti degli Dei. Di- 
fatto, prima cbe egli nascesse, i 
suoi antenati Djàiu, Dyàn- 
«pltar , Mitra, Varun*s e 



..ndty Google 



Trltn, dopo aver soggiornnto 

gran tempo nel cielo dell' Hl- 
m&lajM avevano migralo ad 
occidente , sotto il nome di Zeus, 
Japiter , Mithra , Uranos eThrae- 
taoDa , sebbene alcuna volta , 
ciascuno di essi faccia ritorno 
nel cielo vedico. Cosi noi vedia- 
mo Indra celebrato col cielo e 
con la terra, de' quali non solo 
esso è reegilore, ma si dice 
creatore ; s invoca pure con Hl- 
tra, il giorno e il sole, con 
Vapan>a il cieto velato e la 
notte; e si ricorda con TrltM 
lo stesso che distrusse il deforme 
Vr'itF» per graliQcarsi il quale 
Xndra stesso ammazza il mostro 
proteiforme. Il nome del padre 
d'Kndra parmi si trovi cliiara- 
mente indicato nell'inno dlcias- 
settes,imo delquarto nian*d*nln 
alla quarta strofa , ove il poeta 
rivolgendo la parola al sommo 
nume dice , senza dubbio : « Tao 
eroico genitore celebravasi Itj-à- 
as D. Ha altri inni ci fanno dubi- 
tare che Indra sìa tìglio ille- 
gittimo o per Io meno non rico- 
nosciuto di Djàas , il sole ed 
il cielo luminoso. Di fatto sì dice 
di sua madre Aditi, o la na- 
tura celesla che, quasi meditante 
un delitto partorì Indro in 
una caverna; e d'Indra stesso, 
nell'inno medesimo , che fece ve- 
dova la madre, che uccise il 
padre, afferrandolo per il piede, 
mentre il padre voleva uccidere 
lui , sia che giacesse , sia cbe si 
muovesse. Il mito è bellissimo, 
e mi piace confrontarlo col greco- 
latino di Zeus e di Saturno di- 
voratoredi figli; al che mi con- 
forta ancora un" altra prova. In- 
dra nasce alla musica degli inni 
che i sacerdoti innalzano a lui 
dalla terra , e degli Angirasi 
(lampi e tuoni insieme], che 
attraversano il cielo ; si ricordino 
ora i Coribanti che strepitano 
sulla culla del neonato Iddio, 
perchè al padre edace non ne 
IKsrvenga il vagito. Se non che 



ammettendo Dyjkiu, come il 
padre d'Indra, riesce diflìcile 
a comprendere il modo onde esso 
venne abbattuto dal figlio: il 
poeta dice ; padagr'lhyu, ossia 
alTerrandolo per i piedi, per le 
estremità, per la parte vulnera- 
bile, come l'etimologìa ci fa 
supporre dei piedi di Edipo , 
come la Storia railico-eroica dei 
-Greci -ci narra del calcagno di 
Achille, come ci conferma il Xt'I- 
gveda stesso, che cantando della 
sconiìtta di Vr'ltra lo Chiama 
apodo e di Ahi che provocando 
Indra a battaglia è monco de'piedi 
e delle mani. Per que.sio motivo 
forse entrambi sono vulnerabili. 
Nel nascimento d'Indr» tutie le 
rive del mondo il cielo e la terra 
furono scossi. Ed Indra ci rac- 
cont'i di sé come prima di produr- 
si, lo custodivano cento città di 
ferro ma che egli, simile al falco, 
eruppe con prestezza. Indra 
cresce al suono degli inni, i quali 
lo innalzano come canna e tanto 
cresce che il cielo e la terra 
sono per esso un pugno e che 
egli stess') divenne simile ad un 
monte. Nella dimora superiore la 
sua madre stessa lo allattò e 
gli diede nutrimento. Xndra 
paragonalo a toro assetato, s'ineb- 
bria quindi , nel cielo luminoso, 
dell'acqua immortale che si dif- 
fonde sulla terra come pioggia, e 
in essa egli piglia forza superiore 
a quella di tutti gli altri Dei; e 
il ventre di luì, per il liquore 
bevuto, diventa simile ad un 
mare. Simbolo terrestre di quella 
bevanda divina è il «orna sacri- 
ficale che sì forma dal succo 
dell' asclepìade acida. Asciugan- 
dosi col fuoco, su la pietra del 
sacrificio , e consumandosi il 
soma che vi é versato, si suppo- 
ne che Indra, come sole , nella 
sua barba , ossia per m^zzo 
de' suoi raggi l'abbia trasportalo 
in cielo, l'3!>hìa bevuto, e se ne 
sia ìnebbriato. Altre immagini del 
R'igveda fauno della lìamma 



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e du' carili sacrilicali , un uccello 
raessaggiero , un falco che porla 
il «omn ad Indra ; a confer- 
ma del che nacque più tardi assai 
!a nota leggenda su la rorinazioac 
della f jkjatri. Questo Dio la- 
dra, che riempie tutto lo spazio 
e la cui potenza si estende quanta 
il cielo , noi vediamo come, nato 
appena manifesti il suo istinto 
battagliero, e chiegga alla madre: 
Quali sono j terribili , quali si 
vantano terribili? come, nato ap- 
pena, gli Dei lo ornino per la 
gran battaglia; ed A^nl faccia 
cuocere prontamente per lui 
trecento bovi , come , nato 
appena , egli solo venga a mol- 
teplice battastia. Preoccupalo 
intanto della ballaglia, Inilr» 
non pensa all'amore ; unica sua 
sposa è ^aci la forza , per mezzo 
della quale egli comballe , e 
eh' egli trasporta con sé onde i 
suoi nomi di ^Acìpntl j ossia 
signor della fona e di Caeivah, 
ossia it fornito di forza. Quanto 
al nome d'Indvàni che assume 
pure la moglie d'Iadra, questo 
altro non esprime in (wni modo 
se non la qualiU stessa d'Indrn 
divinità cosi astraila, cosi ideale, 
cosi fittizia che non pur quelle 
de' poeti vedici, 'ma non ebbe 
nemmeno le cure dì suo marito. 
Indrn fu veramente solo a 
combattere il nemico, poiché la 
battaglia che si compie nel cielo 
è propriamente un duello che 
succede fra il sole o cieio to- 
nante e pluvio e il rattenitor 
della pioggia. Tuttavia Indra 
ebbe alla battaglia molti assi- 
slenli e collaboratori, ai quali, 
pericolanti , egli ' viene pure in 
aiuto. Cosi, per esempio, egli 
soccorre Etw^a, KatsnePi^ 
ràvrlg' dati dai commentatori 
come nomi di devoti sapienti, 
ma uè' quali tutti parmì che si 
debba ravvisare un essere lumi- 
noso, in Etftf » cioè II fulmiue 
cbe si stacca dalla ruota so- 
lare , in Kaiw» e in Porà- 



Tvlg' il fulmine che attra- 
versa la nuvola o l'oceano cele- 
ste. Di Uatsa canta il poeta che, 
caduto nel pozzo, chiama Indra 
in aiuto; il che mi sembra age- 
vole a dichiararsi quando si pensi 
come il fulmine si estingua nel- 
l'acqua. E a farci meglio inten- 
dere la vera natura di Katua 
gioverà quest'altra strofa , nella 
quale, il poeta, rivolgendosi ad 
IndF», dice : sapiente, o signo- 
re, leva, con forza, il sole, il disco, 
e sui cavalli del vento porta Ka- 
(st* all'uccisione di <)a«hn-». 
Quando adunque cièdelto cbeXa- 
.draper mezzo di Knts» (Kn- 
tsf en» , forse meglio Kntse- 
■itk, come ba la strofa antece- 
dente, IV, <6) uccise i Dasii in 
un batter d'occhio, sembra da 
intendersi che IndrM , per 
mezzo dei fulmine, squarciò la 
nuvola. Né un senso diverso, 
mi sembra avere Paràvrlg', 
il quale , conoscendo il se- 
greto delle fanciulle , apparve 
ad esse , e di cieco si fece veg- 
gente , di involuto disteso. Ora 
queste fanciulle non possono es- 
sere altro che le nuvole, e Pa- 
ràvrlg' il fulmine che sì spri- 
giona dalle tenebre ; a meno che 
in EtMf», ju KutsH, e in 
ParàTP'tiE' non si preferisca 
riconoscere sempre il raggio so- 
lare, cbe si stacca dalla ruota 
del sole, che scioglie la nube, 
che dopo essersi nascosto nella 
nube , dopo essere sialo cieco, 
ritorna veggente , e conlinua a 
splendere , interpretazione cbe io 
medesimo, dopo un nuovo stu- 
dio sopra la vita d'Inde», ho 
trovata probabile. 

Dei resto Iiidru é intimo 
con Mitra , il sole , il giorno , 
con Vapau*a dapprima la volta 
del cielo , e poi , particolarmente, 
il cielo stellalo deUa notte e la 
notte stessa , in congiunzione con 
Mitra e quindi in opposizione, 
coi Rudri, i gementi, quasi con 
6gli , con Aynl, il fuoco , cbe gli 



tyGoogIc 



fa da messaggiero , e che ba tutto 
n merito della vìltoria, poich' è il 
vero fàctotitm Jell' Olimpo india- 
no, coi R'IbhavaR gli artisti 
celesti, suoi servitori prodiletti, 
con Pftpvtktn f nel quale la 
montagna celeste, la nuvola viene 
personificata , con Tìk^a , il Dio 
del vento che gli presta i saoi 
cavalli gli Ta da cavallo esso 
stesso, coi Htkmtaa, i venti 
che urlano nella tempesta; ai 
quali è consacrato uno de' più 
originali e poetici inni vedici. 
Infuria la bufera , i venti, fi- 
schiano orrendamente, senza ri- 
poso e senza benefico effetto ; il 
poeta vedico , il sacrificatore 
Agravtja ne piglia spavento e 
crede venuta l'ora dello stormi- 
minio; allora erompo in questo 
gridò : Perchè , o Indrn , desi- 
deri tu ucciderci ? son pur tuoi 
fratelli i Maruti. Imdr» che non 
può lagnarsi del sacrificio otte- 
nuto, prudentemente si tace; 
ma i Maruti sfogano i loro ran- 
cori così: fratello A^nntjA, 
amico , perchè ti sdegni , quando 
il tuo pensiero noi ben conoscia- 
mo? tu non hai volontà di 
offrirci nulla. — Allora A^- 
«ty», per allontanare il dispia- 
cevole equivoco, prepara in fretta 
il sacrificio anco pe» i Maruti , 
ordina il fuoco e l'ambrosia e 
conchiude, invitando Indra e 
gli amici suoi ad affrettarsi. 

Neil' inno S3 del terzo mandala 
è riferito che ^ndvB unito coi 
Kaelkjka fermò il fiume irrom- 
pente , allorquando VlevJkuU- 
tr» portava Hndiifl. Di'Sadtka 
si fece un re dell'età eroica, di 
VIcTÀmltra il suo parohl- 
ta.'Ioho dubitato nella studio 
che pubblicai sopra Indr» e 
che qui ripubblico nelle sue 
parti essenziali, ancora la pre- 
senza d'un mito solare , ma sono 
in debito di raccomandare il 
bellissimo lavoro del Roth in cui 
gli inni relativi a questo avve- 
nimento sono specialmente illu- 



strati 'come un documento di 
vera storia. 

IndpM, come ha molti amici 
in cielo, cosi un numero stra- 
grande di avversari! , appellati 
kr'Islaa-JiH ossia i neri, dei 
quali ne distrusse ben SOmils. 
La ,loro generatrice è Sana, 
chiamata pure Anlndrj» sic- 
come oscuriti ,' il loro condottiero 
è Vr'Mrik il covritore pereccel-' 
lenza, il più nemico de'nemici , 
a uut sono fortissimi campioni 
^ashn'», il disseccatore, Ahi, 
M nuvola , il serpente , primo- 
genito de' serpenti e 11 mago 
Namne'l, contro i quali In* 
drM con più vigore combatte. 
Altri nemici celesti ci vengono 
segnalati, come il mutilato Af n- 
■na, IIr«B*a dalle novantanove 
braccia , KoBJtra, privo di 
braccia. Baia, VrlblùVa, 
A^BH, chiamato pure Sra- 
cua , Piprn, Karava, Bfcat- 
blii f ^^ambara , Arbada , 
Van^'lda , Karan'f'apap- 
n-aja ed altri. 1 nemici sono 
pure considerati ora come rak* 
shasas o misteriosi ratteuilori , 
ora come pau'ara* o ladri , 
ora come dàsi o distruggitori, 
appellativi questi ultimi. che gli 
Àrii diedero poi ai non Àrii loro 
nemici , contro i quali invocaro- 
no pure i tremendi sdegni del 
loro Iddio, siccome gente aliena 
dai sacriseli. Di fatto negli inni 
di natura eroica i poeti vedici 
sembrano avere assai minor 
preoccupazione de' miracoli 'di 
Indir» nel cielo , che del soc- 
corso divino per la prossima 
battaglia. .Indra deve arric- 
chire gli Àrii e fulminare i non 
Àrii ; questa è la sola morale 
della favola. Ed io dubito pure 
che quel nome collettivo di kr'l- 
■hu>àB sopra citalo , che il se- 
dicesimo inno dei quarto man'- 
d'ala attribuisce a tutti i nemici 
d'Indra, siagi già dato per 
Omesso della vita guerriera degli 
Àrii , ì quali , nel loro movi- 



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mento di coDquieta verso l'Orien- 
te e verso il-mezzogiomo, ave- 
vaoo incontrale numerose popo- 
lazioni indigene di razza nepa. 
E, in vero, l' inno che contiene 
questo appellativo plurale mi of- 
n«un altro indizioni relativa mo- 
dernità , che non mi sembra da 
trascurare. L'Ario dell' Indo è 
popolo di pastori e di agricolto- 
ri; gli elefanti probabilmente, 
nel primo periodo della sua im- 
migrazione all'Indo, non conosce 
ancora ; di fatto , ad esprimere la 
forza , paragona costantemente al 
loro (v. »fva; ma l'inno suddetto 
non sbloci parla già di elefanti, ma 
ci rappresenta Indra simile ad 
elefante selvaggio ; il che prova 
come uel tempo io cui 1' inno fu 
composto, corrispondente, come 
è probabile , ai tempi di Stabro- 
bale , già vi erano elefanti do- 
mestici , e già si adoperavano 
all'uso della vita. Ora io no troppa 
opinione del senso poetico che 
animava il primo popolo che si 
stanziò uel PiMi'e «nad», per 
credere che , ove questo intelli- 
eente e gigantesco animale gli 
fosse , per poco, famigliare, non 
avrebbe daìie sue qualità e con- 
suetudini derivate quelle tante 
similitudini , onde fiorirono più 
lardi ì loro poemi gli scrittori 
brahmani ci. È assai probabile 
che al tempo della composizione 
di quest'inno gli Ani cbiame> 
remo Tedici fossero eia diffusi 
verso la Vamnikì» o fors'ancbe 
in regione più orientalo e più 
meridionale , ove ^li elefanti sono 
indlHeni e bellissimi. 

Ma gì' indizi di modernità sono 
frequenti negl'inni Vedici e a 
voler farne lo spoglio occorre- 
rebbe un lavoro sijeciale ; trat- 
tandosi qui tuttavia di nemici 
d'Indim, non voglio lasciare 
un'altra nota , a proposito dei 
KàkHt'as. Neil' inno 53 del terzo 
nHtu-d'al» il poeta dimanda ad 
IndrmCbe cosa fauno le luevac- 
che presso i Kiluit*JM ? E questa 



è rama d'uomini empii che non 
usano i sacrificii. Secondo l'opi- 
nione dell'Àryo, pressa i Kì- 
kat-à» non avrebbe mai dovuto 
piovere , perchè la razza indegna 
potesse estìnguervisi. Il poeta , 
perciò, domanda ad Indra, con 
una certa audacia, che cosa siano 
andate a fare laggiù le vacche 
delle quali egli è il pastore, os- 
sia le nuvole. Ora questo paese 
de' Kikat*àai , come quello dei 
Ma^mdhJM, se crediamo alla 
tradizione posteriore , si trova 
situato a mezzogiorno dellaQaA- 
gii, nell'India meridionale; 
sulla riva sinistra del gran fiume 
doveano perciò stare accampati 
i combattenti, che t'iono stesso 
chiama Bharataa ja pntPJui; 
ossia i figli di Bharala, que- 
gli slessi , de' quali canta le im- 
prese la massima epopea indiana. 
Or, prima dì vedere ludra 
accingersi ed entrare in batta- 
glia , seguitiamolo nelle sue mi- 
rabili trasformazioni. Egli entra 
nella nuvola e ne esce sopra 
un carro celebrato ; vi si agita 
come ballerino e come un mago. 
Evidentemente , qual cocchiere , 
egli è il sole che si avanza lu- 
minoso nello spazio, qual balle- 
rino ò il sole che ora si nascoD" 
de dietro la nuvola, ora si rivela; 
qual mago è il misterioso prepa- 
ratore di armi fatali, insieme il 
cielo , il sole e la nuvola, cbe 
fecondano la tempesta. 

<■ Nessun miglior cocchiere 
di te quando i due biondi infre- 
ni a dice ad Indra un poeta , 
ed un altro : « Dov' è l'eroe ì chi 
ha veduto Indra dal bel carro 
che se ne va con i due biondi f » 
Il carro d' Indra poi ha quattro 
gioghi , tre staffili, sette briglie e 
dieci ruote. Quanto ai cavalli, chia- 
mati biondi ed aurei onde il nome 
di harvaf va dato ad Indra, 
sono ordinariamente due ; ma il 
poeta indiscretamente invita la- 
dra a far tirare il carro anco 
da cento cavalli, per sollecitare 



49 



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il suo arrhro; B i cavalli d'In- 
dra cbiomatì e dal pelo simile 
alle penne del pavone , ftirse an- 
co perchè ben pasciuti , non sono 
meno assetati del loro divino 
gnìdatDre ; èssi , per l'avidità del 
falle celeste cbe, nel sacrificio, 
diviene, burro liquefatto , imbur- 
rati essi stessi e fecondatori, 
vorrebbero mandare un grido ; e 
loro UDioo freno 6 la Toce dlu- 



II carro d'Indm ba il seg- 
gio d'oro e intorno ad esso, for- 
nito de' cibi da distribuirsi ai 
mortali , stanno i R'lbh»TWi ; 
artisti cari ad Indra che non 
si separa mai da essi e che pro- 
babimteirte Bono i rag^ solari , 
come i IflMinosì , f sapienti , nel 
modo stesso che i sette ragci del 
sole soD divenuti sette rliital 
celesti. 

Bntralo nella nuvola, Indm 
e la nuvola viaggiarono insieme 
sopra un largo carro ; e mentre 
egli errava, i venti inneggiarano. 

Nella sua corsa misteriosa 
draitro le nuvole il mago ludr* 
prese diverse forme; Abl era 
nel suo nascondiglio ; Indr» 
fece il cieco e lo distìnse e , pas- 
sando di forma in forma, si mu- 
tò, creandosi incanti intorno al 
al corpo , onde il suo nome di 
TlfVHPàiHi od onni forme per 
fona poi della quale magia la- 
dra uccise trentamila nemici. 
Ed era naturale che, essendo 
maghi Vr'Hr» , Cnahu-M , 
Ahi e liMBocI, kad» di- 
struggesse i loro incanti , valen- 
do^dellestesse loro firmi; le quali 
somministrava a luì il fabbro 
TvMHht'ar, Vulcano vedico, 
buon servitore al tempo stesso 
d' Indr» e de'suoi nemici. 

Ora chi non ravvisa in questa 
poesia dì misteri celesti la prima 
origine delle nostre infinite leg- 
gende sui maghi, sui serpenti e 
sulle streghe T e chi non cerche- 
rà , in parte , nell' Olimpo vedico 
la spiegazione dei tanto dispulali 



rakshasi del BAaifcjmiraf in 

parte, dico, poiché non è da 
porsi in dubbio che le razze 
antropofaghe e quasi bestiali 
che gli Àrii trovarono nc'paesi 
da loro conquistati dovettero 
aiutare non poco la formazione 
delle leggende. Rnk»lia»«« soQ 
chiamati i mostri proleiformi 
guardiani delle belle fancialle 
che sono perciò divenute le spo- 
se del nemico ossia dJUMp»*- 
uÌR , e però anch'esse maghe , 
f(Ue. Mi sembra ora de^no 
di nota che nel trentesimo 
iuno del quinto man'd-iila , il 
mago, per eccellenza , liAmae'l^ 
arma pure le sue donne ; onde 
il poeta , pigliando le partì d'Io- 
drw , grida con disprezzo : i Cfae 
a me l'esercito imbelle? v Qui 
evidentemente le nuvole sono 
divenute le nemiche stesse di 
quell' Indro che combatte per 
liberarle , alle quali pìacemi an- 
cora , oltre alle Tale , confrontare 
le Amazzoni della greca mitolo- 
gìa. Ahi il serpente , divenne 
presto il serpente guardiano di 
belle fanciulfe. E la leggenda 
svolse largamente il mito. Cosi 
da nsturali principìi si generò 
tntto questo mondo dì so^ni im- 
maginosi, i quali, migrando 
dall Asia nell'occidente, rimasero, 
con alcuni proverbiì , e alcune 
novelline , la unica scienza tra- 
dizionale de' nostri focolari. 

Ma Indra è già impaziente 
di battaglie nel cielo ; e Tva* 
■ht'ar gli ha gi&preparato una 
arma, una ma^a , un fulmine a 
mille nodi e a cento punte; e 
Santina , la cagna SaMunih, 
la sua messaggera ha scoverto per 
lui r apertura del monte. Beco 
dunquelndra armato, fortissimo 
con un buon fulmine con armi 
simili alle zanne e gli artigli delle 
belve. 

Egli ha molli motivi dì rag- 
gine contro ì suoi nemici; anzi 
tutto, come bevitore, contro i-w- 
BhU'a, figlio della pioggia, gi- 



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U7 



pnte che cnmmlna uelle tenebre, 
li quale s'innebria della dolce 
bevanda ; quimli , come amico 
delia luce, coulro ogni demone 
oscuro, non laminoso e speoial- 
menle contro Vrllnk^ Il co- 
pritore ; come Dio veridico e 
schielto, contro ogni ingannatore, 
ogni mago ; come buon pastore , 
contro i ladri delle sue vacche; 
come cavaliere, per le belle spose 
cbe stanno in potere dei dàsàs^ 



tczze del cielo ; come custode dei 
tesori, combatte contro i rn- 
hshaBaa che li guardano ; del 
resto egli è circondato di nemici 
da o^ni parte ed è invitato a 
stermmarli di lìanco, di dieira e 
di fronte. 

ladm brontola e si sdegna ; 
e quando egli giustamente si 
sdegna, tutto eia che si muove e 
tutto ciò che non si muove, si 
sdegna Ahi, il mago serpente che 
con IW«mne'i ha fatato il cielo 
se ne sta giacendo ed Indra 
aguzza e^ressamente il dardo, 
per la uccisione di JkM. 

Ecco ora le opere del suo 
dardo , che fende come scure ; 
esso distrusse novanta città ne- 
miche, le cento città di ^ftm- 
iMUm dimorante ne'monti; aper- 
se la caverna piena di cibi ove 
stavano le vacche e liberò le vac- 
che rapite da Vd» o la nuvo- 
la, la nuvola feconda cui trafisse 
con istrepilo; ueoise il colpevole 
rttkabtta, dissipò le tenebre 
uccise Ahi, il Bglio di INuin 
giacente [altrove e detto che lo 
risvegliò], colpi Hjknhtn che sa- 
liva al cielo, colpi nel capo il de- 
forme Vp'itp», con un gran 
colpo, e sotto il ventre la madre 
di lui Danaio Vr'ltrapntrà 
che morta giacque con esso co- 
me vacca col vitello ; e della 
(erra a lui, come gli altri nemici, 
che del pari distrusse , fece un 
letto. Bd era lama la forza, con la 
quale il dardo veniva lanciato da 
Indra, che esso attraversò no- 



velle s'incurvò, quel cielo stesso 
cbe con la terra e le montague, 
per secondare il desiderio d'Eii< 
dra, si erano arrestati , come 
presi di meraviglia, e i ilumi tre- 
manti, con precipizio, corsero ed 
Aki, l'audace, che avea provo- 
cato Indpa a battaglia mandò , 
cadendo come albero tagliato 
dalla scure, tal grido, che il cielo 
ne tremò. 



Àlloi 



l'in- 



canto di f7iiahn*a, trovò il te- 
soro, il soma, liberò le vacche, 
ruppe i fonti , fece precipitare i 
torrenti, largheggiò i suoi doni e 
sospinse nuovamente il sole nel 
cielo; onde il suo nome di geni- 
tgre del sole. 

Scomparendo, dopo la balta- 
glia, il giovine ladra, ossia 
flodra come guerriero, nacque 
negli Ani il sospetto che Indra 
fuggisse, forse per paura delle 
ombre de' morti nemici; onde il 
IKieta ingenuamente gli doman- 
da : Chi bai tu veduto, o Xiidra^ 
quando, dopo avere ucciso , ti 
sorprese lo spavento, e, simile a 
falco atterrito , attraversasti no- 
vantauove tiumi? Ora, dopo tanta 
vittoria ottenuta, era naturale che 
Indra divenisse il Dio predi- 
letto ai guerrieri che s'accinge- 
vano alla battaglia, e come il più 
liberale de' celesti venisse più di 
ogni altro glorificato. 

Indra, di fatto, concede ai 
mortali cbe lo invocano e gli dan- 
no nutrimento quanto essi chie- 
dono: vacche, cavalli, terra, erba. 
biada, alberi, aria, oro, ricchezza, 
llgli e spose. Ed i sacrificatori 
fanno tanto assegnamento su la 
liberalità del Dio, che la raercano, 
da veri simoniaci: Chi questo mio 
Indra compra per dieci vac- 
che ? grida un poeta. - Ed è 
sempre da avvertire che Indra 
non é mai l'amico del ricco che 



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non offre nulla ne' sacrifici ; anzi 
egli io manda in rovina , il Dio 
benefico. - Ha tuttavia la pru- 
denza di non vendicarsi sopra 
quelli de' quali uccise il padre o 
la madre od li fratello , purché 
essi siano disposti a sacrìocargli. 
Cbi non gli dà nulla è un pan-I 
un ladro, ed egli lo priva delle 
sue ricchezze eleoifre a chiglie 
devolo; e il poeta invita ludra 
a trasportare contro dì esso lutto il 
suo carro. Dopo tutto ciò, natural- 
mente , Indra è celebrato più 
Torte, del forte, di forza sovrana 
per la quale il cielo, la terra, gli 
Dei immortali cedono a lui. Le 
nuvole, divine sorelle liberale da 
lui , lo lodano , ossia tuonano \ 
le devapatiiiM , ossia le spose 
degli Dei , per la morte di Ahi 
couipon&ono un inno. Indra 
é uccello di buon augurio , 
amico, padre , il miglior padre 
de' padri, signore delle r^ìoni 
divine e delle umane , signor 
delle stagioni, tesoro delle cinque 
regioni, solo re dell'universo, ec- 
cellente, bello, ricco , protettore, 
di grandi voti, di forti opere, im- 
petuoso, celebrato, terribile, tor- 
rente di ricchezza a cui il cielo 
e la terra s'incurvano. E infine 
il poeta canta , con entusiasmo , 
di lui: k. te simile, o Indra, 
non è mai nato e non nascere alcu- 
no. Quanto agli appellativi di prin- 
cipe della scienza di Indra dei 
re che Indra ottiene, nel R'tg- 
veda stesso , mi sembrano pro- 
vare inconlraslabilmeola la mo- 
dernità e, per cosi dire, la brà- 
hmauità di alcuni inni ; cosi 
il titolo di Sntapa, ossia di 
buona e di molta penitenza, che 
assume in un inno il sacerdote 

Da questa rappresentazione 
dell' Indra vedico, si accorge- 
rann o gli studiosi come io mi sono 
scrupolosamente attenuto al testo 
del n'igveda, e come dalle 
spar e notizie de'molli inni vedici, 
mi sono industrialo a comporre e 



ordinare una intiera vita del Dio 
Indra. Tutta la parte ipotetica 

men positiva la quale animisi 
nel mio studio a slampa intitola- 
lo .' / miracoli del Dio Indra net 
Rigveda, ho qui lasciata da parte, 

gremendomi soltanto che gli stu- 
iosi abbiano innanzi gli occhi 
rindra quale precisamente il 
R'igrreda lo rappresenta , e 
non quale io od altri potremmo 
rappresentarcelo. - Mi restano 
ora ad aggiungere alcune poche 
notizie intorno ^il'Indra firàb- 
manico, il quale, per dire il ve- 
ro, è ben poca cosa. Già vedemmo 
la parte cbe si fa sostenere ad In- 
dra negli avatàra (vedi ava) 
di Vlahn-n , e quella cbe gli si 
attribuisce , nelle sue relazioni 
con Alialfà (vedi) ; nel Bhà- 
gavatapuràira Io si rappre- 
senta come inseguito dal rimorso, 
per es^re colpevole della ucci- 
sione di un br&hman-a ( qui 
abbiamo la leggenda; poco sopra 
accennai il mito) , e vien dello: 
« Egli vide il delitto che gli cor- 
reva dietro solto la figura di una 
CAn*d*jtlii ) consunta , coperta 
di un panno insanguinato ; i suoi 
bianchi capelli cadevano in di- 
sordine , ed essa gli gridava: 

1 Fermati , fermali s. Oreste per- 
seguitalo dalle furie rassomiglia 
molto a questo Indra. In un al- 
tra leggenda pànranlka, ri- 
guardante VlfvarApa, [vedi] 
come precettore spirituale d'Ia- 
dra , ( il quale Vlf varnpa é 
fibrato di tre teste) Indra 
viene inghiottito da Vr'Kra. 
Indra insomma è evidentemen- 
te , per i brahmani , non solo un 
Dìo inferiore , ma quasi un Dio 
spregevole , un Dio nemico , uà 
demonio , mentre certi demoni 
vedici diventano simpatici e pi- 

Ì;liano dignità di br&hmanj, nelle 
eggende bràhmanicbe. Cosi uel~ 
r^tvjta, Indra è diventato uno 
dei demoni , contro i quali ba da 
combattere Ahura Mazda. - B 
questo facilmente si spt^a. In- 



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iw» essendo ud Dio sommamenle 
battagliero dovea incontrar poco 
Tavore presso i pacifici brihma- 
Di ,' i quali gli sostituirono , in- 
vece , come sommo nume 11 
calmo e sereno Brahmnn ; ^li 
kshatrljk* , o guerrieri , in 
vece , e però anche i Buddhisli i 
quali onoravano in Buddha 
uno k«li»<rl7« , contiuuarouo 
a coltifare ludra , come Dio 

Eredilelto , sotto il nome di Vi^ 
.rn o potente , al quale lo slesso 
VlKhn'd obbedisce ead aspirare 
all'IndrAltritao cielo d'Indra^ 
come a paradiso prediletto. Gli 
eroi del Hahjkbhàrota sodo 
a noi testimonio del culto chela 
casta de'guerrieri conservava ad 
Indra ; ma , avendo sopra i 
guerrieri prevalso i sacerdoti, 
Indr» rimase oscuro , negletto 
e perseguitalo , fìncbé ritornando 
i guerrieri , col buddhismo, ad 
emanciparsi , poterono liberare 
anche il loro Dio ilall'oppressione 
bràhmanica, • L'etimologia della 
voce Indro è sempre incerta ; 
Kubn e Lassen vedoiio in Indro 
[azzurro, Rotb Fardenle , Benfejf 
il tuonante, Bleyer t inondante , 
Bopp. l'imperaate , il Dizionario 
Petropolitano , il polente. Sono sei 
elimologìe e tutte differenti e 
tutte proposte da uomini di grande 
dottrina. Decisamente riesce dif- 
ficile il farsi arbitro, in mezzo 
a tanta lite. Ma se questa può 
essere una consolazione nel par- 
tilo eh' io ho preso di non pro- 
nunciarmi affatto , intorno alla 
etimologia , il nome d' ladr» 
avendo pochissimo figliato nel- 
l'India e niente affatto fuori del- 
l'India , ha una importanza assai 
secondaria, mentre importantis- 
simo, anzi essenziale alia mito- 



perciò voluto studiarediproposito. 
Iudr«||:trl mascolino , il 
monte d'Indra nome proprio di 
un monle ; sì dì pure come ap- 
pellativo di un fiume. 



Indr«s*p»} come agget- 
tivo , avente Indr« per custode ; 
come mascolinol, una specie di 
stwabeo rosso [come panni lo 
stesso che la nostra cosi delta 
gallina della madonna o gallina di 
San Michele, che dal nostro po- 
polo sì considera come grave 
peccato uccidere ) ; i nostri fan- 
ciulli , in Piemonte, quando pi- 
gliano quesV insetto, lo carezzano, 
con quest' adagio , accompagnato 
da propria cantilena: 
galifia d'San Michel : 
Bitta (metti) y'aU e vola'n eiel. 
Gli slavi chiamano questo ani- 
maletto la vacchina di Dio, e 1 
loro fanciulli la mandano in cielo 
con questi tre versi , de'quaii gli 
ultimi due sono quasi rimati : 
Vacchina di Dio 
Vola al cielo [nefoj 
Dio ti darà del pane (l^ba). 

IndrodFo mascolino nome 
di due piante , la terminalia o pen- 
taptera arg'una, e la wrightj/a onti- 
dyenterica, il cui frutto e chia- 
mato IndroyavM ( neutro ) 
ossia grano S Indra- Indra- 
puHhpà ossia avente fiori d'In- 
dra è chiamala al femminino la 
methonica superba dai fiori rossi. 
Col mascolino Indrà^ana ossia 
ci6o d'Indra son designate due 
altre piante , la canne e F abru3 
precatorius. 

IndrapuFasama aggetti- 
vo, aMnfe Indro cAeoatnnansi, 
preceduto da ladra» 

Indrapnutha mascolino, 
nome proprio che aveva antica- 
mente la odierna città di Delhi, 
sopra la Yamunik, residenza 
dei Pan'd-ava i quali, come 
guerrieri che erano, la onorarono 
col nome del Dio piò battagliero 
dell' Olimpo Indiano. N'ei;MataJkr- 
blidiro<a, i Panduidi ne ap- 
paiono i primi fondatori e i pri- 
mi abitatori ; essa viene descritta 
comecintadìfossatiripienid'acqua 
che danno sembianza di un ma- 
re , con grandi muraglie , grandi 
porle, grandi munizioni militari, 



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grandi strade, grandi pnlaezi; 
splendida come iloielod'IqdrM, 
ripiena di sapienti, ricca di piante 
nobili che danno oeni sorta di 
Trotti saporiti , e di leggiadri 
fiori, epopolatadi tutte le varietà 
d'uccelli , ornata di bei laghi , 
di belle fontaue, splendidamente 
grandiosa. Ha, evidente mente qui, 
come notammo per A7*dhjih, 
il poeta descrive la città quale 
egli la dovea vedere al suo tempo 
e non quale la videro 1 Panduidi, 
i quali avendola dovuta fondare, 
non potevano, di certo, ancora 
goderne tutti gli agi. 

Indr«l<ritft mascolino , il 
mondo (flndra , il cielo d' la- 
dra, >J paradUo, sognato dagli 
eroi indiani. 

lodrasen» mascolino (di 
Indr» -4- «enft, propriamente 
esercito d'Indro) nome proprio 
di alcuni personaggi oelf età 
eroica. 

Indràn'à femminino , la 
moglie d'Indrs (vedi). 

Indrjtyndh» ( chiamato 
pure lwdr>dh«nii« e C<^ 
IW»e'Mkp») mascolino, l'arco 
«Tlndrtt, l'areobaleno (il Fran- 
cese are-eit-eiel risponde ideal- 
mente meglio ). 

IndFl^n, come aggettivo, 
ai^xtrtenente ad \BAivk,ptacevole; 
come mascolino, compagno d'In- 
dra; come neutro, Ut potetiza, 
r organo , ii senso. - GK organi dei 
sensi sono detti essere cinque 
(onde, nella simbolica Indiana 
la voce Indrlya rappresenta il 
numero cinque i, cioè cinque 
per la intelligenaa , chiamati per- 
ciò baddhiBdrlTàn'i e cin- 
que per r azione , chiamali knr- 
mendrlràn*!. Dunque sono 
due volte cinque , cioè die- 
ci, con quest'ordine nominati 
nelle SàDkhjKkitrlkàs : gli 
"cebi, gli orecchi , il naso, la 
lingua, la pelle (come organo 
del tatto ; abbiamo quiAdi i cin- 
que sensi della vista, dell'udito, 
dell' odorato , del gusto e del tat- | 



tn ), quindi la voce, la mano, il 
piede, l'ano [nhjm), il meti^o 
(npasthaj , la prima come pro- 
ducente il suono, la seconda 
r alto manuale , il terzo l' andare, 
il quarto la secrezione , il quinto 
la generazione. Tutti questi 
sensi sono creduti riposare nel 
manna che comprende insieme 
la percezione e t' azione , e che 
però viene considerato. esso stesso 
come UQ decimo Indrlya, come 
Indrlya per eccellenza. li si- 
stema Vedànta aggiunge a^^• 
Cora a questi undici sensi altri 
tre , la bnddhi o t'itUelligenza , 
l'ahaakjir» o Ce^ùitmo (senza 
significato odioso ) , il c'Itta o 
la riflessione. Complessivamente , 
SODO pertanto quattordici seost, 
a ciascuno de' quali si suppone 
presiedere una special diviaità , 
cioè all'orecchio le regioai del 
mondo , alla pelle il vento , al- 
l' occhio il sole , alla lingua 
Prae'etaa , al naso i due 
AfTin [ per un equivoco del 
linguaggio essendo i due A^vla 
ner R'Igveda chiamati njk- 
aatjjtn che s'interpretò per : 
i due nasuti , mentre la voce sem- 
bra valere : t due verìdici j , alla 
voce Agni (come l>»(ar ) alta 
mano Indra ( dalle mani d'oro ) 
al piede Vlshn'n (ÌL cui piede 
misura, con tre passi il mondo), 
all'ano Mitra [come sole occi- 
dentale), ail'apafltha ii Dio 
Pra^'apati ( corno il genera- 
tore per eccellenza) , al manas 
la luna, alla buddhi il Dio 
Hririintan (come il più intel- 
ligente degli Iddìi), all'egoismo il 
Dio ^Iva, al e'Uta ancora il 
Dio Vl«ha*a ( sommo penitente, 
sommo contemplatore ). Noi si- 
siecoa Nf Àyn i cinque più noti 
organi della sensazione sono 
congiunti con gli elementi, il 
naso con la terra ( come odorosa), 
la lingua con l' acqua , ( conte su- 
gosa), l'occhio col fuoco (come lu- 
minoso) la pelle col vento, con 
l'aria [siccome penetrante) l'o- 



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recchioconl'el«re (come media 
tore del suono). 

Indli'(vedi Idh). 

Ibhsi mascolino , elefante 
(Beoary comparò qui el~ephas, 
cousiderando el come articolo se- 
mitico e il lalLDO ebuT, onde il 
nostro avorio ; che qaesta voce 
sia di origina semìtica ce lo pro- 
verebbe, oltre al non poterne 
rintracciar la radico nel Sanscri- 
to, la espressione Ebraica shen 
htdìbìm, ossij denti d'elefanti , che 
il Weber ha ijui comparata ). - 
IbhH y nel linguaggio vedico , 
vale ancora la genie di servizio , 
onde r aggettivo Ibh^a addetto 
iJ servizio, e ricco di servi. Ha 
neppure a questa parola possia- 
mo trovare etimologia nel San- 
scrito. 

imtk tema di pronome di- 
dimostrativo, difettivo, supplito 
da Idam ; quindi l'avverbio ve- 
dico ImatbJk) come qui, come 



tjant aggettivo (di i; gli 
corrisponde il latino iens , in 
UA-iens, quot-iens e simili) pro- 
priamente andante, ossia tanto, 
cosi grande- 

lyam femminino nominativo 
singolare di pronome dimostra- 
tivo (a cui «yiun } come masco- 
liuo , Mani come neutro , cor- 



Ila femminino, la terra; la 
vacca [cosi |[o vale la terra sta 
vacca ) ; la libagione ; il liquore ; 
tf latte scorrente ; Pacqua ; la pa- 
rola. Evidentemente, nel linguag- 
gio primitivo, era una strettissima 
relazione fra l'idea dì tnuoveree 
quella di suonare, di parlare. Gik 
osservai come la voce parola vuol 
dire quella che si lancia; si attri- 
buisca pertauto in grandissima 
parte al linguaggio la parentela 
fra JlA'ik [vedi] acqua scorrente e 
Id>à preghiera e Dea della parola, 
fra Saritavati acqua scorrente e 
StanwTAtà parola e Dea della 
parola; fra go nuvola ed acqua, 



gm vacca , f« terra , gm parola 
sacra ; fra ara scorrere e fra 
udire, fra f ravas pforia e sro- 
Tft scorrimento, fra 11-, Ir, 
ùr ( vedi ) e II-, id- andare. 

Xlpa mascolino , uno dei 
nomi che assume il solito albero 
mitico, rappresentato come stil- 
lante «orna, come offrente 
ogni sorta di frutti , come sor- 
gente presso il lago infernale 
Ara. 

Iva , particella enclitica , 
come ; mentre nei nostri linguaggi 
questa congiunzione precede il 
termine di paragone , in Sanscrito 
gli succede a meno che il ter- 
mine di paragone sia fornito 
dì aggettivo, o complesso, nel 
qua! caso, con latina eleganza , 
si mette talora fra l' aggettivo e 
il sostantivo che si paragona , 
quasi (per esempio, prahaHan- 
nlva ridens tmtquam, dove noi 
diremmo come ridendo , quasi ri- 
dendo ). Talora iva ha semplice- 
mente un valore rinforzativo. 

Isii (della quarta classe, 
terza persona singolare Isliyatl} 
muovere in fretta e affrettarsi (della 
sesta classe , terza persona pre- 
sente singolare ic'ch'atl, poiché 
ie'cli', ne'tempi speciali , vien 
sostituito ad iHn) desiderare, vo- 
lere , ambire. 

Iflh femminino vedico , il 
cibo e la bevanda , cerio siccome 
quelli che si desiderano , che si 
appetiscono. 

■■liikjk femminino , giunco , 
canna ( siccome mobile ) ; la pu- 
pilla, specialmente la pupilla del- 
l' elefante. 

laha mascolino e femminino, 
la saetta, U dardo (siccome celere, 
veloce ) ; quindi tslindhi ma- 
scolino e femminino , la faretra , 
il turcasso [ ossia il porta saette ) e 
Ishv&Ha mascolino, F arco e 
rarciere , ( siccome ti lancia 
saette). 

labt'a ( di Ish j come ag- 
gettivo , desiderato , amato , piace- 
vole; come mascolino V amante e 



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la pianta del ricino (il desideralo ] , 
come neutro , desiderio ; { di 
j»g' per la forma indebolita tg') 
come aggettivo sacrificaU}, come 
. mascolino sacr^cio , come neu- 
tro fotta taer^ah. - Cosi Istat-I 
femmiuìno (dì lab) vale desiderio, 



ricerca , ( d i y«j' , tgf ) sacrificio, 
atto sacrificale. 

IshTA , come aggettivo , la 
desiderabile ; come mascolino, la 
stagione di primavera. 

ih» avverbio, ttii. Tuffi, qui, 
ora ; in questa vita , su questa terra. 



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ì quarta vocale dell' alfabeto 
lodiano equivalente a due I brevi 
{a cui rególarmeale nel Ialino cor- 
risponde pure una t). Con ■ flni- 
iicono $olamHtUe,in Sanscrito, lenii 
nominali ed aggetlìvi feraminili. 

1 radice, andare, (vedi 1). 

ìk«li , radice ( vedi akshi^ 
per oculus), vedere, osservare, guar- 
dare. - Quindi il neutro ìkshft- 
nit FaspettOj lo tguardo ; Focckio. 
^ ÌBkh, là* , ig'iu'ir' (ve-. 



, invocare , 



M*, II- 



^egare, lodare, onde l'aggettivo 
té-^ya, , degw di lode. 

iti femminino, malanno, an- 
gustia , bisogna; e aucora dimora 
dir estero ( di non ben certa eti- 
mologia, sebbene sia probabile 
la i^adice ■]. 

ìdr'Iksha» idr'lf e Idr'i- 
«a aggettivo , tale ( secondo il 
Dizionaiio Petropolitano, propria- 
mente, di questa vista). 

ìps desiderativo di jip, de- 
àderoso d* acquistare , desideroso di 
^sedere; quindi il femminino 
ip«^ desiderio , l' aggettivo IpMu 
deàderiMte , desideroso. 

ina particella enclitica vedi- 
ca, rinforzativa, di origine prò- 
noraioale ( ci offre infatti la forma 
di un accusativo d' un tema pro- 
Dominale i ). 

ir rad ice, mvoversi, e muovere, 
promuovere , applicala , special- 
mente in quest'ultimo senso, al 
suono, alla parola, onde per esem- 
pio la espressione vedica vàe'- 
mntkrajatl muove la voce, ossia 

irkflby , ìrslij radice , 

invidiare ; onde gli aggettivi kw- 
■hlta invidiato e ÌFttbn wi' 
iMioeo , il femminino irshà , 
ìrnhjii invidia, gelosia. 



ìrnid , come avverbio ^t . 
come mascolino, spiegato , per 
coscia, trattandosi di un qua- 
drupede; come neutro, ferita. 

il-lta aggettivo, celebrato, da 
II- ,( vedi ■* ) 

if radice, possedere , dominare . 
signoreggiare, esser potente ; quindi 
i rnas::olìnÌ lea, kekm»y padrone, 
signore , principe. ìca {anche ma- 
rito, àcAna anche appellativo del 
sole, di Clv»,di ViHhn'u), Il 
neutro ìf atra la jf^noriiyquinili 
ìf Tara, come aggettivo, potente, 
capace, come mascolino, jioiIrorK, 
signore , principe, re, e appella- 
tivo del sommo nume, del Dio 
Clva, di Kàma il Dio d'amo- 
re, dell'anima, come la reggì- 
trice del, corpo , i femminini 
ieàaì, iovari^ ievarì pni- 
priamente , Ja sonora, appella- 
tivo, della nurgà. 

ìah radice, andare, amlare et. 
visitare, vedere, ^^e. Quindi, co- 
me pare, il femminino ishjk) >1 
timonf, siccome ifuello che va in~ 
nan:i. 

tshat avverbio, poco, scor- 
samente , ristrettamente , agevol- 
mefUe ossia con poco, 

ih radice fcome pare onoma- 
topeica ) sforzarsi a, tendere a; 
onde il femminino IhA lo sfor- 
zo, il desiderio, l'avidità e il ma- 
scolino ìhàunip'lica ^ iesfia vo- 
race; U lupo. In oltre, la voce Ih- 
àmr'lsa adoperarsi ad indicare 
una specie di rùpaka, di dram- 
ma in i ulti , dramma d'intrigo 
in cui il protagonista è un Dio 
un mortale illustre e l'eroina una 
divinità, in coi né l'eroe, né la 
eroina può morire, in coi l'amo- 
re e la gioia trionfano. Ma il per- 
ché di questa singolare appella- 
zione ignoriamo. 



20 



t^Cooglc 



H quinta vocale del l'ai tabu lo 
Indiano (rappresentata, in latino, 
regolarmente da un'u, come per 
es. unda da and ; ma questa 
regola patisce alcune eccezioni) 
i temi nominali ;desinenli in a, 
come quelli desibenti in I pt^so- 
no essere cosi bene mascolini, 
come femmindì, come neutri. 

D ìnterìezìone. 

U particella enclitica, rinfor- 
zaliva e talora col valore di e, 
ancora; dopo kim vale come 
esclamativo, perciò guanto anco- 
ro, quanto più, e in senso inter- 
rogativo, ene ancora ? che più ? che 
ora ? for secche ? 

JS radice (onora, tonare. 

Vktn (di vaMa di vit«% co- 
me aggettivo, detto, apostrofato, 
interpettato ; come neutro il detto, 
un metro di quattro sillabe ; pre- 
cetto, insegnamento, tradizione. Vie- 
ne caldamente raccomandalo nei 
Jtr'ltayiuàtr» di seguir sempre 
il sr'lhyobta ossia il precetto 
domestico , fuso domesUco , fuso , 
deUa propria famiglia, piutlosto 
che il de^ndharma ossia la 
legge, Fuso del paese. 

IJk(l femmino, la espressione, 
la parola. 

IJkih* neutro , quello che é 
detto, cioè la sentenza, la lauda, 
il carme recitato (si compari il sù- 
kta Firmo, cioè ti ben detto). 

irkah ( di Tab«h | radice 

rrgere, versare, inumidire; quin- 
il mascolino Mksao (si con- 
fronti il latino vacca siccome 
quella che versa U latte , che dà 
il latte) , U toro (siccome il fecon- 
datore; si confronti Tr'toha pro- 
priamente il rersonfe, altro appel- 
lativo Indiano del foro). 

Vkh radice andare , muo- 



Vkhik (d'incerta etim<>l<^ia} 
femminino, oUa. 

rgra (di nit' ▼«»'( si con- 
fronti •gm») come aggettivo, 
forte, terribile, feroce; come ma- 
scolino, appellativo di vari per- 
sonaggi mitici , specialmente di 
Rvdra e di Clva; il femminino 
Dfvik rappresenta una specie di 
iiatio/essa, di strega ; come neutro 
nsra vale la radice delt'Aeonitum 
/érox,velenopotenlìs»imo ; qnÌDdi 
i composti ag^etlivi uirr»da^> 
f ana di terribile aspetto, agrm- 
f ànana ti cut comontjo è tern&tlv. 

He' radice, accordarsi, cofnpto- 
cersi, cofiDenire,- quindi l'aggettivo 
participiale ne'Ita conveniente, 
degno. 

Ve'e'a (che il dizionario pe- 
Iropolitano spiega di ad -*■ e'a 
di aa'e'j come aggettivo , aito , 
elevato, e, trattandosi di suono, 
acuto, polente; come mascolino, 
l'allena e speciajmenle rallezz>i 
de' pianeti ; quindi 1' avverbio 
ae'c'ji sopra, in alto ; quindi an- 
cora, nella fonetica , il composto 
mascolino nc'« 'arnica vt^- 
nha cioè la disUnsione fra Palla 
e il basso. 

ir«'e'an-d*a aggettivo, rapido. 

Va'e'aja mascolino, roecoAa , 
il raccoglier su, cumulo. 

Ve'e'àt-aDa, come neutro, 
sradicamento, soll^amento e , per 
traslalo, /(ucino,- al mascolino, no- 
me di uno de' cinque dardi di 
Amore. 

Ilc'e'kra mascolino , efprss- 
sione ; evaeuatione, escremento. 

Ve'e'àran-ane^tro, fa pronun- 
cia, come quella chevien fuori, su. 

Ile'e'àvBv'a aggettivo alto e 
basso, elevato ed umue, vario. 

II«'e'klli*f ntTaK { propria- 
mente , come pare , Tueflo vkt 



tv Google 



grida forte, dai nitrito arato) inn- 
MwliDO, nome proprio del mitico 
re de' cavalli, che nasce, come 
vedemmo, eoa l'»uBr'ltn (vedi), 
il cavallo d'Indm, da compa- 
rarsi, col Pecasq di Zeus, sosti- 
tuito talora da AirttvnL*» l'ele- 
fante celeste. 

Ce'c'Us avverbio , alto, chia- 
ramettte. 

IJe'eh'l'*h«>n (di ad ->■ 
clah) come aggettivo, nmasfò; 
ùoine neutro, resio, religuia sar.ri- 
jicale, persoli iUca la , divinizzata 
ancor essa; come mascolino, il 
bràhmaitochesiciba ditaUreliquia. 

Vc'«li'r'lukh(il« ( di ntl 
-4- f r'nkb»Ia ) aggettivo , ckt 
ha levato te catena , suirtcolato , 
sfrenato, indomilo. 

Ue'eti'ed» mascolino , lo 
strappar via, il dislttrbare, lo 
scompiglio, la distruzione , ^eccidio 

Ce'eli'oHhaim [di nd -t- 
f akb), come aggettivo, essiccante; 
come neutro , eMWcamento, liis- 
mcamento. 

Ve'eb'ra;^» e ac'eh'pàj» 
mascolino, l'andar su, l'elevazione, 
t^allesua ; cosi l'aggettivo ve'- 
eh'pltn vale elevala , allo. 

Ve'eh'vihsa (di ad -4- fvas} 
mascolino il respirare i» su; ti 
respirare ; Vaspirare ; ii respiro; 
H sospiro i che forse idealmente 
gli corrisponde per punto) 

Beh' radice , abitare , ( conf, 
TUi) ; le si attribuiscono ancora 
i significati di lasciare, legare, fi- 
nire, passare (che probabilmente 
ebbe con certi prelibi)' 

Bit'»'»!» (di ad -1- g'I) 
mascolino , la vittoria ; quindi 
l'aggettivo ojc'y'aln vittorioso e 
il femminino Vk's'mj-hiiì o 
IlS's'ajlui , propriamente, la 
vittoriosa , appellativo della capi- 
tale dei Màl»va , residenza del 
celebre re Vlkramàdltj» , 
nell'India occidentale , chiamata 
dai Greci Ozéné, e Oi^ci» dagli 
Inglesi , per la quale si fece pas- 
sare il primo meridiano India- 
no. Uno de'iiuoi nomi e pure 



PMinmviiti ossia la fiyrnUa di 

fiori di loto. 

Dc'g'jisHna neutro fdi ad 
-»■ g'tM ) , uccisione , strage. 

VR'v'jp'linblkn (di nd -^ 
g'rlmbh, c'rambh) aggettivo, 
aprentesi; sbocciante, fiorente. 

Ugr'c'VAln (di ad -t-g'viil) 
come aggettivo, sf.ltndido. lurai- 
naso , nitido . chiaro , manifesto ; 
come mascolino , Vamore ; come 
neutro , l'oro. 

Cs'sh' radice, lasciare. 

■la'cb' radice, spigolare, onde 
il neutro nu'ch'ana la spigola- 
tura. 

V4*Hc'« mascolino e neutro 
capannajaita con arboscelli (at'a) 
ad uso di eremiti, dì anacoreti. 

IJth' radice, ferire, percuottre, 

1Jd-a neutro, acqua, ud>apa 
neutro navicella, siccome quella 
che scorre ^si confr. and). 

IJd-uiubar« , adamba- 
rm, neutri , rame. 

Ut (vedi ad) 

Vta particella congiuntiva e 
disgiuntiva, e; 0; talora pure ri- 
dondante ; cosi utavà. atj&b* , 
utàbosvU hanno forza di 
disgiuntivo , ed anche del lati- 
no an. 

Vtka come aggettivo . deside- 
roso ; come mascolino , desiderio. 

lltkat*a, come aggettivo, ol" 
trepassanle , trasmodante , ebbro , 
furioso, considerevole, mollo , come 
mascolino . rumore che vien fuori 
dalle tempia aWelefante nel tempo 
dè'suoi amori ; una certa pianta 
che ha umori succherini ; come 
neutro, la scorza aromatica detta 
Laurus Cassia; e il femminino 
atkat'jk laslessa Laurus Cassia. 

■Ttkau'tb'à e atknlikà 
femminini, sollecitudine, desiderio 
penoso. 

Vtkampa, come aggettivo, 
tremante, come mascolino, tremito. 

UtkapB mascolino , propria- 
mente , quello che è fiato su, cioè 
i( monticólo , il cumulo , Rammasso, 
il fascicolo; e ancora una specie di 
fiaslicch. 



tyGoogIc 



Viknr«ih« trmscoUno , il ti- 
rare in su ; V innalzamento ; l'ec- 
ceHenza. 

Vtkaifa mascolino , cimice; 
pidocchio. 

Vtkr'ltl remmiiiino , nome 
di una slrofa di 104 sillabe. 

Iltkrae* mascolino, Aquila 
Marina.' 

Dthsbcpftn'i^ neutro, it lan- 
ciare in alto ; il sollewanento. 

VU» [di nnd , nd radice j 
aggettivo , beinolo , umido. 

Dttathj* , presso il Wilson, 
specie' di npnrùpakft in un 
atto , con dialogo interrotto da 
canti, di soggetto mitologico, non 
senza un pò di. satira, in cui si 
mescolano l'amore , la gioia ed il 
pathos. 

Olama (di nd ^ te) 
softisso participiale (vedi ad)-t- 
nm, probaliitmente do|A utte 
cosi ridotto da toma, come pn 
da <i*i>li, radice t(W) aggetti- 
TO, tlevato, superiore, distinto, 
tommO , migltore , estfemo, ottimo. 

— (Si ' confrontino , malgrado il 
eonlrario avviso del Corssen , 
nel latino, le voci vis, altra , utte- 
fior, ultimus , che appaiono pa- 
renti di nttoma). 

VMar» come aggettivo, su- 
periore, elevato, migltore, setten- 
ìrion(Ue, come neutro, risposta; 
lo strumentale avverbiale ntte- 
iteii*a Vale a settentrione. 

UUarakupn mascolino , 
nome proprio di un popolo e di 
una regione seitentrionale del- 
l'India. Max Mùller spiega la 
parola per : gli oltramontatii , 
[forse più precisamente i mon- 
innari superiori, ossia dimoranti 
ove sono t mentì pili elevati) , 
e confiN^nta quindi i Greci 
Huperborei , considerando boreas 
come vento di -Èoros o montagna 
loros, in Sanscrito gifi , in vec- 
chio Slavo ^ora , in Busso pure 
seritlofforaiua pronunciato jfaro). 

- Uno dei nomi che ha , in San- 
scrito , il celebre monte Hlma- 
nmt è ancora VttarAsirl , 



ossia il monte supavyn , il monte 
più eletiato onde Htterakam, 
Torse gli ab. deirHImavaDt. 
Htlfurapaksha mascolino. 

Cola superile , la porle superiore, 
la parte settentrionale , la parte che 
sta dietro ; e , nel metodo mi- 
ntali' «à la risposta, la dipsa: 
come pvi>Ta-pBk«tia o -parte 
prima è chiamala la domanda, 
la obbiezione , e slddh^nta 
la conclusione. - Cosi uttnrtt- 
dàyaka ossìa che dà l'uttAV» 
è chiamalo colui che risponde. 

IJt(ai>apjkinac'arÌtrii neu- 
Iro , l'ultima vita di HJinia j 
e, Iraducendo, con più fedele 
sintassi, in latino: iVouisstma Jiamoe 
vita, titolo di un diamma, in 
cinque atti, attnbuito a Ittia- 
vabàtl j soggetto del quale , 
sono gli avvenimenti defla vil^i 
di RÀma dopo il suo ritorno 
glorioso dall'isola di liankìk, 
avvenimenti che ci sono descritti 
neir attorakdm-d*« ultimo' 
libro, libro complementare del 
BAmAjan-a. In questo dram- 
ma , che, a incominciare dal 
titolo, è di uno stile elegantissi- 
mo , H4ma riconosce la ione 
cence sua spc^a, e i Qgti che 
vanno recitando il Hj^ntàya- 
■i*a. Tutto il dramma è una; 
glorificazione dell'eroe, della sua 
sposa e della sua discendenza; 
le Einte sono dolci , il turbamento 
degli animi lieve e fugace. H 
primo atto é una specie di pro- 
logo ; Risina è invitato a di- 
struggere gli ultimi demonii ri- 
masti a disturbare i sacrificii. 
Fra H primo allo e i quattro se- 
guenti passano 13 anni, dopo i 
quali BJkma, Site e t loro 
due figli Kii^H e LaTa si ri- 
conoscono e si festeggiano. 

Vttapàpatlia mascolino , 
la regione settentrioni^. 

Vttepjtyaii'a neutro , l<i 
via setterUriondie , e, in astrono- 
mia, quella parte dell'anno, net 
quale il sole sembra muoversi 
Jrd Sud verso il Nord. 



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<S7 



ITf tnriT» neutro , la soprao- 
tesle , il soprabito, t'abito che si 
mette sopra (vedi antariyn). 

Uttnpoitnro come neutro, 
risposta a risposta , battibecco , It- 
tigio . come aggettivo , crescente , 
aggiungente; cosi l'a*verbio u^ 
terettarnm vale sempre più, 
di più in ptù , ntagis magisque. 

DM&B» (di ud + t«ii) 
aggettivo, elevato, non profóndo; 
sttper/ieiak ; disteso. - VttjMiH 
sembra , dalla voce seguente , 
aver pure avuto valore di schiena, 
aiccome la distesa. 

Vttkn»«aj» mascolino , 
propriamente che sta sopra la 
lehietìa, ossia che si porta sulla 
schiena , cioè un bambinello, espres- 
sione che ci illustra con uso della 
vita domestica Indiana. 

DUJtp» mascolino , ardore 
eccessivo , in senso tìsico e> morale. 

VMufiittk aggettivo, elevatOi 
atto. 



, come aggettivo, (di 
ad H- stliik) stante su , uscente 
fuori; come mascolino, il balsar 
fuori; onde, in virtù del causa- 
tivo, il neutro ntthApana vale 
il far balsar fumi , il far scattare, 
Collare. 

IJtpnttl femminino, il venir 
fuori , l'origine , il nascimento , lo 
scattare ; cosi l'agaettivo ntpHU- 
na vale nata, generato, ballato 

Utpalit neutro, h sbocciante, 
il fiore, ma, specialmente, il re 
de' fiori dell' India , il loto , il loto 
assurra. 

Vtpkt'mnn neutro , h svel- 
lere, lo strappare. 

Vtpitt» mascolino, il venir 
su , ti baho , il salto , da giù in 
SM ; miracolo , prodigio improvviso ; 
((uindi ntpjitBk» o ntp&da- 
ba mascolino, cioè Carabha 
la bestia prodigiosa di atto gambe. 

Vtpjida mascolino , nasci; 
mento; quindi l'aggettivo ntpàr- 
daka che fa nascere, generante; 
il neutro atpJUlRim la genera- 



Vtpid'Hn» Deatro , la pren- 
sione , la compressione. 

Vtpbulla aggettivo, aperto, 
sbocciato, fiorito; con ntphnlla 
abbiamo i composti aggettivi at^ 
pbuilanafana e ntitliiil- 
lal«e'»na avente gli ooohi aper- 
ti, avente gli occhi bene apertt. 

ntsa mascolino , fontana , 
sorgente (nel itngaaggio vedico 
viene pure considerala come ntw» 
ta nuvola}. 

Visemg» mascolino, seno, 
grembo. 

■ItiianootsaTayag'n'a ag- 
gettivo , d cui io libasione (ntsa- 
▼a) e il sacr^zio si é disturbato 



Utsargw mascolino, ■ 
ft'ana neutro e utsr'IstaCl 
femminino , ^abbandono, l'emis- 
sione , Felargizione , ta liberasione, 
lo scioglimento; lo scaricarsi del 

VtaaTa mascolino , F intra- 
prendere, F incominciare ; l'osare; 
la festa, il gim-no festivo , il gior- 
no delle libasioni, e forse pure 
la libaiiom (di nd -*■ le radici 
nn sotto le quali si vegga). 

Utsiidana neutro , il levar 
via, l'espellere , lo scacciare, il di- 
stingere; il purgare, la purifica- 
zione ; il guarire una piaga, cioè 
il levarla via. 

Ktmitb.» mascolino, la fòrza 
che energe, la farsa che vien fuori , 
la forza espressa, Penergia spie^ 
gota, lo sfar so. 

VtsDKa aggettivo , intfon- 
quillo, sollecito, inquieto per, de- 
sideroso. 

IJtsùra mascolino, propria- 
mente , il sole via, cioè la sera. 

Vtsedtaa mascolino , eleva- 
sione , innaUamenlo , altezsa. 

Cd (ut) prefisso, ehe vale- 
su, in alto, via, /uort (significalo 
che riceve dalla radice seguen- 
te ; già sotto nMamn riferim- 
mo [a comparazione aui fatta del 
latino ul in ul-tra, ul-timus etc. 
Chi compari il significato di ele- 
varsi , sorgere che ha La seguente 



tyGoogIc 



radice nd, con la radice nr che 

vale andare, radici assai proba- 
bilmente aiBni, e noti lo scam- 
bio frequentissimo che è nel lin- 
guaggio vedìco fra la d* e la 1- 
non troverà diScoltà a ricono- 
scere la possibilith non solo ma 
la probabile ragionevolezza di 
un tale ralfronlo). 

Vd (oadj radice, sorgere, 
olwwret, sgorgare; inumidire, ba- 
gnare, spruzzare (qui é da com- 
pararsi il Ialino urùla (vedi ndn) 
con tutti i suoi derivati e com- 
posti. 

Vda e ndaka neutri , umo- 
re, acqua; quindi ndnklifjk è 
cliiamiita , dal femminino , la 
donna quanio è nei mesi, udcHlbl 
al mascolino, siccome quella che 
tiene l'acqua è detto il mare, il 
fiume, e ne! linguaggio medico, 
l'oceano di nuvole, la uuvola, e col 
composto mascolino e neutro 
ndapjfcna ossia guetio otwst beve 
l'acqwi é detto tJ /onte, la fontana. 

ndanp» (noi vedemmo nd 
radice avere, il signiiicato di 
elevarsi ; il prefisso ud è da 
spiegarsi con questa stessa radi- 
ce, sotto la quale spiegando il 
Ialino ut di ul~tra ec. , notammo 
la parentela che è fra vf e ad; 
qui compio i confronti e aggiungo 
iiQcora la radice »r che vale pure 
come vedemmo , andare, elevarsi ; 
e me ne giovo per convertire il 
latino al-aca- onde il piemontese 
al-egher, 1" italiano all-egróad una 
forma indiana or-agra, che ri- 
viene, per la mediazione ul-agra, 
al suo affine ud-ugrMsao equi- 
pollente; cosi che in al-acer 
dobbiamo riconoscere lo slesso 
<d che in oi-(«s , aggettivo, ofacre, 
vivo, elevato, ardito. 

Edikii'e' aagettivo , riviÀto in 
su , settentrionale. 

Udftn neutro , acqua ; quindi 
il femminino ndnafit la sete, 
il mascolino ndanviuit ti ma- 
re, propriamente Vacquoso, 

IJdHiito, come aggettivo , 
che va al fine, compiente; come 



mascolino, notisia eompùtta ■; uomo 
compiuto, 

VAmj» mascolino , U venir 
fuori , l'uscire , il nascimento {di- 
cesi , specialmenle del sole, della 
luna, delle stelle; il neutro 
mlMyMiuk è sinonimo} è il no- 
me di un monte in oriente , dal 
quale si vedono nascere il sole e 
la luna ; la manifestazione, 

IJd«r« neutro, i( ventre; la 
parte interna del ventre , VtAveo { il 
ilopp comparò qui il latino uterus ; 
vengono pure cosi chiamate 
certe malattie, che presentano 
alcuni fenomeni dell'idropisia. 

Ddnrk» mascolino, f oltre- 
passare , quello che vi^n dopo , 
quello che t)i«r)e oltre, il tempo che 
segue , l'avvenire. 

UdavasMn (secondo la spie- 
gazione del dizionario PetropoM- 
tano, di ad -i- wva ■+■ m^ ra- 
dice , la cui terza pers. siogobre 
presente è s^att , onde dichia- 
ra l'aggettivo adaTABJiaàyà 
per chiadenlej neutro , la dimora, 
Pabitaiione. 

CdMta come aggettivo vale 
alto, elevato, acuto (di ad -i- ìt 
-t- djkl e coogiunio con la voce 
avmr» Faecento acuto (che io so- 

fno perciò come noi segniamo 
accento acuto) , il più sensibile 
degli accenti, quello che ha la 
maggior importanza nella pro- 
nunzia, dalla sua posizione di- 
pendendo talora nella lingua 
V edica e sanscrita, come nelU 
greca, le varie significazioni di 
una stessa parola ; per esempio 
negl'inni vedici troviamo il ina ■ 
scolino rakjshAs ossitono die 
vale mostro e il neutro r&kshas 
parossitono che yaieouelloche i mo- 
stri fanno, c'toe il mMeficio, tArAa 
Taptdo accanto a tAras rapidità. 
Queste delicatezze che formano 
ad un tempo la bellezza e la diffi- 
coltà del linguaggio vedico è 
necessario che lo studioso abbia 
sempre presenti , poiché se meno 
spesso danno luogo ad equivoci 
nella lessicologia , frequentemen- 



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le uossoiio trarre in inganno, 
neirapplicazione delle leg^i gram- 
maticali. Intanto, per utilità degli 
slndiosi, poiché vedo che le 
grammatiche sanscrite, trascu- 
rano anzi dimenticano affatto 
questa parie che è pure essen- 
mlissima nello studio della lin- 
gua sanscrita , credo opportuno 
raccogliere qui le regole essen- 
ziali fermate dal Bopp all'accento 
;4anscrito nel suo pregevole lavo- 
ro : Vergleichendes Accenluation^ny- 
sltm, sebbene quest'opera lasci 
ancora a desiderare per la 
parte vedica , in tanta parte an- 
cora inesplorata. Sopra l' ac- 
cento vedico scrisse brevemente 
ma dottamente il Roth nella 
sua prelazione al Nimktn 
e, inoltre, il Wbitney nei Jour- 
nal of the American Orientai Socie- 
ty, toì. IV, che non ho, pur 
f troppo , potato procurarmi. Se- 
iro adunque, passo per passo , 
Bopp. solo aggiungoendo , do- 
ve io ne abbia opportunità e pos- 
sibilità, alcuna mia osservazion* 
cella riguardante il linguaggio ve- 
dico. Intanto credo utile , valen- 
domi di questa occasione, pre- 
mettere una nota di parole che 
in Italia ( per veritli . alcuna 
volta anche da certi cultori dei 
nostri studi! , i quali hanno evi- 
dentemente appresa la pronunzia 
di tali parole dalle troncature 
francesi , oppure non posero mai 
mente a tale questione] non si 
accentuano convenientemente. 
Voi ndirete anzi tutto, quasi 
generalmente , pronunziare come 
parossitona la slessa parola san- 
htìIo, mentre la parola éproparos- 
sitona e si deve pronunziare come 
uno sdrucciolo, cioè Sànscrito. 
Voi udirete dire Mahàhlt&ràta 
mentre si deve dire HabÀlthA- 
■»««, (il difetto di caratteri mi 
impedisce di rappresentare sopra 
la Slessa Yocale la quantità e 
.'accento ; essendo questo articolo 
destinato al solo accento, non po- 
tendo fardi meglio, esprimo que- 



sto solo] essendo la voce bhAnt- 
(a prop a rossi tona e non parossi- 
tona; voi udirete dire KteaàjA- 
n-ft, mentre la retta pronunzia è 
R^nnAraifR, la voce A^miib 
essendo propa rossi tona e non pa- 
rossitona , sdrucciola e non piana. 
Cosi i nostri filoso^ che vogliono 
citare lilosofì indiani , d'ora in 
poi non diranno più, com'easi 
dicono, Gotama, maCMtoma, 
prò nunzi e ranno cioè la parola 
come sdrucciola e non cOme 
piana , e diranno Knpilli e non 
Kàpila a Kapila , come li ascolto 
dire. Sono inedie, lo so , ma prima 
di (ulto, stonano, e, in secondo 
lui^, se non si osservano, si 
corre poi rischio di sbagli:irsi , 
nel leggere e nell' interpretare 
altre parole indiane di sona igli ante 
fattura. Veniamo ora al Bopp. 1 
temi monosìllabi [pag. 18], de- 
clinandosi, rinunziano al proprio 
accento e lo portano Invece so- 
pra la desinenza , fuorché nei 
casi uominalivo, vocativo, ac- 
cusativo, in cui lo serbano essi 
stessi [es. Htin la nave , accusa- 
tivo nAram, locativo navi}. 
Questa regola posta da Bopp, per 
la lingua sanscrita, patisce nu- 
merose eccezioni nel linguaggio 
vedico , dove trovo per es. dal 
tema dyd [dyàu) cielo, svolgersi 
un locativo dyAvl parossitono, 
e ^li esempii si potrebbero mol- 
tiplicare. — Nota il Bopp (pagi- 
na 18, 19] come i verbi attivi e 
medii accentuano nella coniuga- 
zione , generalmente , la radice e 
i passivi la loro sillaba caratte- 
ristica ya (per es. di bhar^- 
tare abbiamo il presente attivo 
bhAràml io porto , di f uè' 
purificare il presente passivo f a- 
e'jAte é purificato) ; ma , come 
vedremo piìi oltre presentano 
essenzialmente questo carattere 
i verbi apparteueoti a radici della 
prima, seconda, terza, quarta 
classe , oientre invece quelle della 
quinta, sesta , settima , ottava, do-' 
na, decima accentuano la sillaba 



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caratteristica del lanciasse (per es. 
di «ter radice della quinta 
classe , che vale distendere , ab- 
biamo il presente atlivo stp't- 
ii'dini io distendo), 11 liDguas- 
gio vedico conferma la regola 
affermata da Bopp, malgrado 
qualche rarissima eccezione che 
si osserva quanto agli aitivi delle 
radici delle prime quattro classi, 
in certe singolari forme intensi- 
ve , ma forse per la stessa virtù 
dell' intensivo (per es. di rjkdik 
compiere della quarta classe l' in- 
tensivo IradbyMI), mentre il 
pres. indicativo della radice sem- 
plice ràdh , terza pers. sing. , 
suona normalmente padhT«tÌ). 
Che, se troviamo pure di budh , 
della prima classe, una Torma 
d' imperativo vedico bsdhi , 
mentre la forma regolare sarebbe 
iMidba, non si deve dire che 
l'accento vi é irregolare , ma 
bensì , che essendo qui la forma 
dell'imperativo simile a quella 
■Aeì verbi della seconda e terza 
classe , deve necessariamente 
accenUiare la seconda persona 
dell' imperativo com'essi l'accen- 
tuano, cioè sopra la desinenza. 
Osserva il Bopp fpag. 19 , 20) co- 
me per l'energia verbale che 
é ancora ne' participii , sebbene 
si declinino, sia notevole che, 
in virtù di tale energia , la for- 
ma datar , per esempio , in 
quanto vale dante accentua 
la radice { in tal caso, che 
occorre negli inni vedici, regge 
l'accusativo) e in quanto, vale 
datore accentua il suffisso (e in 
tal caso, che ò il più usuale, 
regge il genìtìvol. — Il vocativo 
ha sempre l'accento sopra lasilla- 
ba radicale (cosi, per es. dal tema 
^vibltAv figlia il vocali vodiihl- 
<M> figiia). Cosi [noto questo per 
i giovani studiosi) il secondo in- 
no del R'Igredn comincia per : 
■ViytiV A -H j-tkhl ; posto che 
non sapessimo che yikbl è una 
seconda persona di imperativo, 
-la sola voce Vltyav (espansa di 



VAfu, a motivo della vocale se- 
guente) dovrebbe, dichiarandosi 
come vocativo, prevenirci che una 
seconda pers. singolare deve se- 
guire , poiché il tema V&yn é 
oseitono e qui diventa parossito- 
no, in forza del vocativo: onde 
traduciamo : « Vàyn , arriva >. 
I suflìssidi comparativo e super- 
lativo ly&n's ed Islith'B ob- 
bligano l'aggettivo positivo ossi- 
tono a cui SI aggiungono a dive- 
nire parossitono tper es. svàdi'i 
dolce suonerà al superlativo »vAf 
disht-a). — I nomi astratti 
amano l'accento sulla prima sil- 
laba , cioè sulla sillaba radicale 
(quindi per es. , nel lìugtiaggio 
vedico tiuriM rapido presso 
l'astratto neutro tAreM rapidità 
roluhàs mostro accanto a wù- 
kshns mostruosità, maie/icio , 
coDie ho già di sopra osservato. 
Venendo ora particolarmente alla 
declinazione, il Bopp osserva 
(pag. 34) come per tutti i temi 
polisillabi l'accento rimane sem- 
pre ai suo primo posto, qualun- 
qoe sia il caso , eccettuato il vo- 
cativo che si disse sopra dover 
sempre avere l'accento .sopra In 
prima sillaba (per es. il tema 
bhAra peso , £\ dà l'accusativo 
bbltriftui, il dativo bliArayt»); 
ma ne' temi polissillabi in ur, 
jtr, che, nel declinarsi, innanzi 
alla desinenza di certi ca.si , sop- 
primono la vocale della loro ul- 
tima sillaba, essendo questa vo- 
cale accentuata, il suo accento 
pas.'is alla desinenza (per esem- 
pio pitàv padre innanzi aLa de- 
sinenza e del dativo perde l'A, 
onde abbiamo pltpé , essendo 
l'accento dell'» passato alla de- 
sinenza). 

I! Bopp nota quindi come 
aventi triplice accentuazione pa- 
thin , e matbin, ai nomina- 
tivo, per esempio, mtothàs e 
oiAnttans , all'ablativo singo- 
lare pntb-As, e mutb-As , 
al locativo plurale pnthi-sbo 
e ^atbÉHStan. 



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avvertire come per un caso si 
adoperano i temi pAuthàs e 
mAntbàji (nomiDativo singola- 
re) , per altri casi i temi pAn- 
Abaa e mAnthan (nominativo, 
vocativo e accusativo duale , do- 
minativo e vocativo plurale , ac- 
cusativo singolare) per altri casi 
ì temi patbi e mantbi (stru- 
mentale , dativo e ablativo duale, 
strumentale , dativo , ablativo , 
locativo plurale), per il vocativo 
il tema pntbin e mAthiaotide 
suonano p&Abiu e mAtblu) , 
per i casi rimanenti, il tema 
mth , il quale come monosil- 
labo , obbedisce alla regola posta 
di sopra per l'accento uella de- 
clinazione dei monosillabi, (meno 
l'accusativo plurale che si pre- 
senta come ossitono mentre re- 
golarmente, presso i monosillabi, 
e parossìtono). - I partictpii pre- 
senti mascolini dei verbi della 
seconda , della quinta , della se- 
sta , della settima , della ottava 
e della nona classe nel nomina- 
tivo e aocusativo singolare (per 
es. all' accusativo strln-vAn- 
tw-iw) nel nominativo , accusa- 
tivo , strumentale , dativo , abla- 
tivo duale (per es. al nominativo 
»tF't»'TAiit'-&ii], nel nomina- 
tivo , strumentale , dativo , abla- 
tivo plurale (per es. allo stru- 
mentale atr'lH'TAd-bliIa) ac- 
centuano l'ultima sillaba de! tema; 
nel vocativo di tulli tre i numeri, 
al solito, la prima sillaba del 
tema (per es. al vocativo plurale 
■tr'in'TuntiM), e in tulli i 
ca» rimanenti, ossia in tutti ì 
casi che il Bopp chiama debo- 
lissimi, accentuano ia vacale ini- 
ziale del caso (per es. all'accusa- 
tivo plurale str'In'vafr^Ls).- Gli 
aggettivi seguono, per l'accento, le 
stesse regole che i nomi ; nota il 
Bopp a questo proposito come, in 
generale, nomi ed aggettivi (eccet- 
tuali quelli che si formano , per 
ntezzo dei desiderativi , come 



per es. dfdr'Iksha desìderoto 

divedere) quando terminano in «i 
sono ossitoni , così Mann , to- 
na ec; ma non mancano, anzi son 
numerose le eccezioni , cosi per 
es. nel B'IgTcda , i nomi dA- 
nu , dbAna, «ìadlfau. il nome 
stesso di mAun il ansante, 
■nAdhiii eu. ). Ne' comparativi 
in torà e superlativi in tonaa* 
i suffissi torà e tama non si 
accentuano, e il positivo a cui sì 
aggiungono serba l'accento al suo 
posto naturale ( cosi di maliM 
grande il ct>mparativo mahAt* 
torà e il superlativo mahM- 
toma). [numerali offrono alcune 
singolarità nell'accentuazione; la- 
sciamo éLaa uno parossìtono re- 
golare, ma tira che come mono- 
sillabo dovrebbe trasportare nei 
casi deboli il suo accento sopra 
la desinenza , lo serba invece 
sempre esso stesso. Il numero 
quattro e'atvAr-faH) ossitono 
presenta questa singmarità cbe 
ponendosi come primo membro 
d'un composto diventa parossì- 
tono [per es. in e'Maab-pad 
quadrupede); somiglianti comecché 
rarissime anomalie trovansì an- 
cora nel linguaggio Vedico ; io 
noto , per esempio , come t'ossi- 
tono toaik corpo diventa parossì- 
tono nel composto tonnnApAt, 
cosi chiamato Agni). Il numero 
pAii'e'an serba l'accento al suo 
posto naturale nel nominativo , 
accusativo e vocativo singolare 
neutro, ma in tutti gli altri oasi 
porta l'accento sulla sua seconda 
sillaba tematica. S4p(an sette, 
serba l'acceulo al suo posto , nei 
casi forti ; lo porla sulla seconda 
sua sillaba tematica ne' casi de- 
boli ; nel linguaggio Vedico è sem- 
pre accentuata ia seconda sillaba 
tematica. ARbt'Jkii otto è ossilo- 
nò ; itovan e dAf an nove e dm* 
sono parossitoni ; ma ne' casi de- 
boli trasportano 1' accento sopra 
la seconda sillaba tematica (per es. 
navAbblR, da^bhU). Nei 
numeri composti è il primo mem- 



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bro quello che si accentua élUt- 
dafnn, drA-ilnfitn, trajA- 
dftfiànec. Le diecine clie seguo- 
no ta prima diecina lino a lOll 
f ad&ni) si accentuano cosi : 
Ttn'f Ati parossiumo , tri»'- 

e'à^M ( evidenteneate , per la 
soppressione dell'i)ossiloiB, MlMb* 
mtkt'if «aptati, «fati, Mo- 
vati , o^ikkBi. - Gli asgeUivi 
numerali dvltira, tF'Itira, 
tarila sono paroseitoui ; tutti 
gli aJtfi ossitcai (per ss. e'atur- 
tbMi quarto, shaslithA sesto, 
anche quelli che dal venteumo 
iu su, Uniscono col suffisso toma 
(cosi vlii'^tltamas verUesimo 
fatatatnAH cenlesimo. - Gli 
avverbi numerali in dfaà e ftu» 
sono tutti ossitoni (per es. drl- 
dhA doppiamente, pan'e'afAs 
per cinque). - I pronomi mono- 
sillabi ad eccezione del tema pro- 
Qominale a, che dAolinato subisce 
l'accento sulla desineuza ( per es. 
di a il genitivo a-s^À ; nei 
B'Ifveda troYO pure questo 
geMJilivo Aon aocentualo, ed anche 
jiroperispomene accentuano sem^ 
pre il monosillabo tematico e non 
mai la desinenza [per es. di ta 
il genitivo tA-sràJ.Kel linguag- 
gio Vedìco il monosillabo Mièco- 
atwleiBeJate accentuato (cosi pure 
tAd, tAf tAn, jA, yAA , ec.) sia 
che segua sia che proceda un'ala 
tra sillaba accentuata. -I temi 
pronominali bisillabi aocentuano 
anche cella deoLicazione, costan< 
temente , la seoanda loro sillaba 
(cosi di Mbfc il Jocativo etéaliuj 
- 1 pronomi desinenti coi aufiissi 
tara e tanta « accentuano 
l'ultima sillaba di questo suffisso 
(per es. katarA mal dei dve ? 
KatamA qvde fra t pia?] , e 
quelli col sumsfiBwr'i^a la prima 
sillaba di questo^uffiteo (par es. 
tUr'if a e yiuir'if a , ai quali 
il Bopp, per la mediazione delle 
voci greche (èlikos e hèUko* 
comparava le latine talis , ^fuolù, 
cODtraddetto dal Corssen , che 



richiama a-lù, e però anche le de- 
sinenze ta-lis , e qua-lii ad oUut, 
itte , col quale ollu» , contro l'av- 
viso di Bo^ìp , come già notammo 
sotto attama, egli oampara 
pure il latino uUimtts). - Nei 
verbi , quanda la tiàice , o par 
virtù della propria classe [i verini 
della terza classe, innanzi alla 
terminazioni personali deboli , 
per es., di «tlÌÀ il pres. prima 
persona singolare indicativo tit- 
sbt>jMi>l ; tuttavia vi sono ec- 
cezioni, comeblbbArml; s'n- 
hAnkt, t'mg'Ammi.} o per Torza 
diua-desiderativo [per«E. di bbA> 
dami , il desiderativo bAbo- 
dUtaàml) si raddoppia, 1' .ac- 
cento si trasporta sulla prima 
sillaba della radice doppia. -Nei 
tempi che pigliano ì' aumento in 
a, a qualuuque classe ì verbi 
appartengano., l'accento cade sem- 
pre sopra l'aumento (cosi presso 
bh&Fàml e junAgi'tnl abbia- 
mo gli imperfetti abhara«(, 
éruiiag'am). Osservo come, nel 
linguaggio Vedico, generalmente, 
r aoristo non viene accentuato 
atfaClo ; ma questo non accade 
quAud» i'aoFÌeto è in principio di 
frase, il che mi prova come |«i^ 
l'accento solo per virtù di altri ac- 
centi che precedono (si confr. per 
esempio, l'aortsto a*v'lg;i>ain 
nella prima stròfa del settimo 
inno , e nella prima de! dodice- 
simo timo dal Dons maM'd'ala, 
nel R'IiTTCdaj. Bopp compara 
l'accentuazione del latino rum- 
pere , col sanscrito lamp della 
sesta classe presente Inmp-^ 
mi ; io osservo ,qui 1' aiuuialia 
Vedica della radice fubta spìxn-. 
iugazione suo- 
" " , che ha 
la radice 
della sejiU 'Xta^aa , e di cui ab- 
biamo le forme medie fibni' 
bhase , f nmbhate , $«km- 
bhauta, che ci offrono l'accento 
sulla radice come i verbi della 
prima classe , mentre come verbo 
della sesia claase dovrebbe se- 



dere , che nella e 



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cond» h nfffìÌA darci le M 
forme gaddelte , con l'accento 
sulla sillaba media , ossia con 
l'acceuto sopra la caratteristica 
della classe. - I verbi della pri- 
ma , quarta , sesta , decima 
classe verbale, ne' lampi ^ccisK, 
coaservaoo .sempre l'aocantb al 
medesimo posto, io qualunciue 
peraoua, cioè quelli della prima 
e quarta sulla radice vertmle , 
quelli della sesta e decima sulla 
caratteristica delta classe. I verbi 
invece della seconda , terza , 

Siiiat*, seltima, ottava e nona 
asse mutano nel coniugarsi nei 
tempi speciali la sede dell'ac- 
cento; il singolare presente at- 
tive è regolare . cioè porta l'ac- 
ceato sulla radice, perla seconda 
e terza classe, e sopra la carat- 
teristica di classe per t verbi 
della quinta, settima, ottava e 
Bona classe ; ma il presente sin- 
golare medio, e il presente duale 
attivo hanno sempre l'accento 
sopra la desinenza personale ; il 
presente duale medio pone l'ac- 
cento sulla prima sillaba éelle 
desinenze personali bisillabe [ec- 
cetto la secoeda e terza persona 
dei verbi della terza classe, le 
qudi mantengono l'accento alla 
radice] ; il presente plurale at- 
tivo accentua nella prima e nella 
seconda persona la desinenza , e 
nella terza persona, siccome la 
desinenza appare bisillaba , la 
prima silbba di tal desinenza 
(eccettuata la terza persona plu- 
rale dei verbi della terza classe , 
che accentua invece la radice) ; 
il presente [durale medio accen- 
tua la desinenza ; e dove la de- 
sinenza é bisillaba la prima sil- 
laba dì questa desinenza (eccet- 
taala al solito la terza persona 
plurale dei verbi della terza 
classe) , cbe accentua la radice. Il 
potenziale e singolare (nei verbi 
delle classi seconda, terza, quinta, 
settima, ottava e nona) accentua 
la desinenza; e dove la desinenza 
è bisillaba, fultima sillaba della 



del medio per i verbi della terza 
classe che serbano l'accento sulla 
radice). Il potenziale duale e plu- 
rale accentuano ancora la desi- 
nenza ; ma, essendo essa bisìllaba, 
accentuano la prima sillaba di 

3uesta desinenza (ad eccezione 
elle tre persone del medio, per 
i verbi itelta terea trasse , che 
serbano l'accento sulla radice), 
quauto ad àdhTAm e ìrAn non 
sono desinmse bisittabe, come 
■m&hl non é desinenza trisillaba 
(la ■ non appartenendo alla desi- 
nenza , ma essendo caratteristica 
del potenziale). Le prima persona 
dell'imperativo (sempre per eli 
stessi verbi delle classi 3 , 3,5, 
7 , S , 9) por tutti e tre i numeri 
è regolare , ossìa la seconda e la 
terza classe tengono l' accento 
sulla radice , le altre classi sulla 
CMMIefìstica delle ctassi ; la se- 
conda persona dell' imperativo 



quando la desinenza è bisillaba, 
la prima sna sìllaba. La tem per- 
sona dell' imperativo singolare 
attivo è regolare ; nei tre numeri 
del medio , e nel daale e plurale 
dell'attivo , accentua la desinenza; 
e quando la desinenza è bisillaba, 
la prima sillaba di tal desinenza 
(eccettuati il duale e plorale dei 
verbi della terza classe che ac- 
centuano la radice). Quanto al- 
l' imperfetto , avendo esso l' au- 
mento a, l'accento -cade sem- 
pre , per tutti I numeri ; per 
tutte le classi, tanto nell'attivo, 
quanto nel medio sopra l'aumento 
Steno 41. Quando l'aumento man- 
ca all' imperfetto , nota il Bopp , 
obe l'accento cade allora nell' im- 
perretlo alla stessa sede in 
cui cade nel presente. Quando 
invece manca l'aumento all' ao- 
risto , l'accento si posa sopra 
la desinenza personale ; a que- 
st'ultima regola tuttavìa il lin- 
guaggio vedico offre alcune eooe- 
zioni presentandosi on non ac- 



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46i 



cenluato l'aoristo senza aumento 
[come spesso occorre l'aoristo 
con aumento) ora. accentuato 
sopra la radice. - Carattere del 
perfetto è in sanscrito come in 
greco il raddoppiamento ; nello 
attivo singolai^ l'accento cade 
. sopra il secondo elemento ria- 
forzato della doppia radice (cosi 
di kshtp, e'Ikshép-K) nel 
singolare medio l'accento cade 
sulla desinenza personale (cosi dì 
kship , eikshlp^) ; per gli 
altri due numeri, non si accentua 
mai la radice ed ecco, in qual 
mòdo , si accentrano le desinenze 
Ì-tA, Atbam, Atn«, t-mA, A, 
*a , l-vAtie , Ale , A«e , t-tnA- 
hC) 1-dhTé, t-ré; esclusa 
cioè la 1 caratteristica temporale 
dall'accento, si accentua sempre 
la desinenza , e quando la desi- 
nenza è bisillaba, la prima sua 
sillaba (cosi dik«hlp elkslil- 
p-il«, c'Ikslili^MhHa, «Ik- 
■hlp-l-mA. - 1! futuro sanscrito 
accentua costantemente la silla- 
ba mjm sua caratteristica (cosi 
di dà dàay&ti. - Il participio 

Ereseote pone l'accento dove lo 
a il singolare presente indica- 
tivo (cosi Miar della prima 
classe fa al participio presento 
bhAriuit. tad della sesta 
classe fa al participio presento 
tndAnt} intorno alla cui de- 
ctiuazioDe vengasi più sopra dorè 
si parla degli aggettivi). ~ Il par- 
ticipio perfetto attivo porta l'ac- 
cento costantemente (tranne al 
solito, al vocativo, che accentua 
la prima sìllaba della doppia ra- 
dice) sopra il suffisso tematico 
(così bnbhng'rAn , babbn- 

SvAa's-am , bnbhas'ilflh- 
). - Il participio futuro in ayn 
come il futuro indicativo accen- 
tua la sua caratteristica ajm 
[oosl di dà il nominativo ?dà- 
«7àn) ; il participio futuro in ym 
preferisce l'acoentosopralaradice. 
-I neatri in tra come nomina 
agentia, accentuano, ingenerale, 
la radice tematica. - 1 participii 



medi! e passivi in — fr— s&- 

fuono per l'accento il tem[W dei- 
indicativo a cui essi corrispon- 
dono; nel linguaggio vedico questa 
regola non viene tuttavia rigoro- 
samento osservata ; così troviamo 
Ciliubhftiaàoa presso f nm- 
nhàmàiuk-I participii in àoa 
accentuano la sillaba finale di 
qiresto suffisso (per es. di fon 
tikiiTanàs) , ad esclusione di 

anelli che appartongono a verbi 
ella terza classe, i quali accen- 
tuano il primo elemento della dop- 
pia radice (per es. dì dbà da- 
dhàiKM]. - 1 participii in tn e na 
epperció ì nomi e gli aggettivi cbe 
ne derivano accentuano questi 
sufiissi (perciò di gn'à s'nàtàs , 
di bhid bbtnaàs , di ja^' 
il toma nominale jtig'n'A, Ma , 
perchè gli astratti amano l'accento 
sulla radice , gli astratti femmì- 
uili in ni , ti , svolti di na , ta 
accentuano la radice tematica 
( quindi presso tyaktA la- 
sciato tTAktl ^(Abandono ] , così 
pure numerosi neutri in na, in 
auà e nomina agentis in an. 
- Tnm e tra, nell'infinito e 
nel gerundio , essendo generati 
dì ta (per la forma indebolita e 
declinata tn ], i gerundiì in tvh 
souo ossitoni, r inSnito in tnm 
vuole invece l' accento sopra la 
radice. - [ mascolini e neutri in 
man mi seoibrano in generale, 
come agenti accentuare la radice 
e ì mascolini in man coma 
meda (cioè né attivi né passi- 
vi ) accentuare il suffisso ( cosi 
per esempio abbiamo Aabman 
l'm-dente, presso àtm&n f'on- 
dantg , ii muoventesi. - Gli astratti 
in a, in 1, in m» , come tutti 
gli astratti , accentuano general- 
mento la radice ( così per esem- 
pio di vis' Téitas la celeritàU 
i nomi aggettivi in a svolti da 
una radice desinente in I o i 
amano accentuare il suffisso a 
( cosi di «mi ridere sma7-4 
rwoj. Aggiunge qui ancora il 
Bopp; <! ossitoni sono anche. 



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per la massima parte , gli agget- 
tivi fonnati con » aventi valore 
di participio presente , e quegli 
appellativi in a, i quali, secondo 
il loro valore fondamentale . sono 
nomina anentis, come , per esem- 

'^ pio nad A /{urne quale sonante t. 
Gli aggettivi Vedici in ■« iso- 
lali , sono ossiloni ; come secondo 
membro di composto accentuano 
la loro propria radice. I lem! in 

^ ji remminili preferiscono accen- 
tuare il suffisso, anche essendo 
astratti [come per esempio , ▼!- 

" tjA la sciensa ) ; i neutri astraili 
in T«, per contro, gli aggettivi 
e appellativi bisillabi in panati 
di sostanlivo (come per esempio 

Il dfT7» cekste formato con dlv 
cielo pttrjM patrifis di pll&r) 
amano t' accento sopra la radice ; 
i detti aggettivi e appellativi 

^ quando sono di più cbe due sil- 
hbe accentuano il sufnsM. - 1 par- 
ticipi in tavT» preferiscono 
r accento sopra la prima sillaba 



1 Nnifa accentuano la sil- 
laba media di questo suf6S50.~l 
temi in 70 accentuano questo 
suffisso ; a questa regola cbe il 
Bopp stabilisce offre eccezioni il 
dialetto Vedico; trovo, per esem- 
pio la voce diUT» parossilona. 
- Nei temi in eya osserva il Bopp 
che a l'accento riposa in sanscrito 
sulla prima sillaba delta parola 
sulta sillaba finale del suffisso ȓ 11 
Bopp reca esempii della prima 
forma ; io soggiungo come la 
seconda forma è prediletta al lin- 
guaggio Vedico [per esempio A- 
ItneT^ di Aleni, Jktre^A di 
Atri JkPSheyA di r'iabi). - 
I temi in m» sembrano prefe- 
rire , generalmente, l'accento so- 
pra questo sufBsso; cosi pure 
quelli in ra , in 1» , io akì : 
quelli in ri, in va , in T»nt , 
in aka 1' accento sulla radice. - 
I derivati femminini in tìt , ac- 
centuano l'ultima sillaba del tema 

> cui it suffisso viene 9(^^uat«; 



il suffisso tftk aggiunto ad inde- 
clinabili' forma aggettivi che ac- 
centuano la prima si4laba dell'in- 
declinabile (tliAtyn che accentua 
la seconda è una eccezione ). I 
composti possessivi o- batii&i 
Trilli (ad eccezione di quelli 
che sono composti con fa. ne- 
gativo , il quale , osserva il Bopp, 
non può no" composti possessivi por- 
tare l'accento; e cita , fra gli 
esempli abliayA di cui fa un 
ossjtono , mentrp il H'Ii^veda 
ce lo dàpure come preparassi tono, 
scrivendo cioè Abbaya, e il 
B'Icreda stesso e l'Albarra- 
Teda e te Vpanlsbad , come 
parossitono) , i possessivi , ripelo, 
accentuano il primo elemento 
della loro composizione ( esempio 
la stessa parola bahlìTrìhl ). - 
Quando il prefisso precede imme- 
diatamente il verbo , gli fa talora 
perdere 1' accento ; per esempio 
prA hàrase , nel U'IitTe. 
da; così Ann gHc'cbatl; ma 
il relativo jA protegge sem- 
pre , dove occorre, l'accento dei 
verbo che lo segue immediato 
[ guindì ré (anvAntl , jA 
inkhArantl); e come per una 
specie dì vendetta quando in- 
contra un verbo disaccentato a 
motivo del prefisso , che tirava a 
sé tutto l' accento , fa perdere 
r accento al prefìsso e lo resti- 
tuisce al verixi; quindi , per 
esempio, net H'I^^eda, jA 
Hpaìr'A'rate , quando, se non 
fosse presente il ym , avremmo , 
inqnesto luogo, Apa K'àyate, 
mentre se incontriamo yA e 
lipa senza il verbo li troviamo 
buoni amici , e conservanti en- 
trambi il loro accento (confr. 
H'Iirveda, inno 43, strofa 17, 
inno i5, strofa 8). Noto, del 
resto , come , per sé stesso , il 
verbo Vedico ama di rado l'ac- 
cento , quando l' ultima o la pe- 
nultima od anche la terzultima 
sillaba che lo precede , sebbene 
non sia un prefisso, porti l' ac- 
etato ( per esempio éVAMp ha- 



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9 in aiuto invoeMamo , 
(R'ICVecin terzo niaB>d-,inno 
S6,ad Affili, seconda slrora); ma 
la ter/.a persona «tei plurale pre- 
sente iti di Crii tiro dirende il proprio 
accento; per esempio, nel 30.° inno 
del terzo maa'd*} ad IiÉArmi 
leh'AMtl tvk momjAM^b* 
MUthàyah* annvAntl 9ó- 
iMun dAdhatt pràrAn^st, 
che traduco: desiderano te gli 
amici del ■onta^ eatraggono II 
— iw^ apprestano i cibi. ~ Con- 
tinuando ora col Bopp , i parti- 
cipii , qnelli in te eccettuati, 
come la più parte delle altre pa- 
role , d6po te preposizioni che si 
congiuneono naturalmente con la 
radice di detti participii e di 
dette parole , conservano il loro 
proprio accento, mentre il pre- 
fisso con loro immediatamente 
congiunloperde l'accento proprio. 
Cosi per esempio A prefìsso, for- 
mando col participio dAAiJHiA 
il coì&poslo fcd&dhiktaft perde 
il proprio accento, mentre invece 
il participio lo serba. - 1 parti- 
cipii in te, gli astraili in ti e 
gir influiti congiunti col prefisso 
perdono invece il prtiprio aconito 
lasciando accentuare il prefisso ; 
ecco , per qua! motivo , dobbia- 
mo dire aam*skp'ltB e non 
■am*Hlu>'ite, come gli Italiani, 
generalmente , usarono finqul. — 
Kono ossiteni , osserva il Bopp , 

3 negli astratti redici in m svolti 
a radice con prefis^ (ecSiWHO» 
kjini A, marnvUti.); ma credo si, 
poss» aggiungere ancora come 
non solo gli astratti , ma anche 
gli aggettivi e appellativi in a 
che, svolgendosi immediatamente 
da radice con prefisso , hanno uf- 
ficio di nomina agentà (noto , per 
es. , nel lingusKgio vedico , np»- 
devA, Kunc^rAec.) sono ge- 
neralmente ossitoni. - Gli avverbii 
Dati di aggettivo e pronome (ec- 
cettuato il tema pron. a , ■) con- 
servano l'accento dove lo tia il 
tema aggettivo o pronominale 
(MilyMMi ai tA, M(7«m 



di mtfé). - Kegll «rTwbii de- 
rivati da sostantivo, l'accento ca- 
de generalmente sul suffisso ; 
cosi in quelli nati dal tema pro- 
nominale », I (onde ate«, 
Ite* , dharmate* di dliar- 
m*'. - Le conginnziWii deri- 
vando da temi prominali, hanno 
l'accento dove lo porta il tema 
pronominale (quindi yAdldi jA,). 
- Nelle preposizioni bisillabie 
l'accento cade generalmente i» 
pra la prima sillaba tcome in 
ip» , «ipa , pArl eo.) ; ma 
sono parecchie le eccezioni, co- 
me anter, adbAa, p«r**, 
tlrés. - Quanto alle relazioni 
fra l'accento e il ritmo Vedico, 
sono assai difficili a defhnni ; 
poiché se abbiamo , negli iuaf 
vedici , un gran nomerò di versi 
ne' quali il ritmo s'afferma nel 
numero delle sillabe e nella 
armonica disposizione degli ac- 
centi , ve ne scmo altri parecchi 
ne' quali la posizione dell'accento 
parrebbe negare ogni armonia 
agli emistìchi. Agf^ungasi ancora 
che alcuna volta , ne' testi che 
abbiamo degli inni vedici, Tao- 
cento non 6 segnato, mentre è 
impossibile che nella recitazione 
non sì facesse sentire. Come pnò 
per es. concepirsi che nelle pa- 
role mliiiaHra sÌMuap^ii*pl« 
Im , le quali fsnno tutto un 
emistichio ollosillabo vi eia un 
solo accento? e siccome ■ioin»< 
pA é, nel linguaggio vedico, un 
ossitene, perchè almeno l'ossi toni a 
di questa parola non verrà , nel 
verso che citai , segnata? ora , se- 
gnandosi tale ossi tenia, l'emistichio 
dlvenissfibito recitabile (diTiso co- 
si ; sàmasi/asoraa pàh'pibtt, pronitn* 
ciando le tre ultime sillabe come 
un dattilo). Ma questa discussione 
sopra l'accento vedico vorrebbe 
essere ometto di ttn trattato 
afflitto specie (veggasi ancora 
sotto la voce R'l|rTeda). 

V^yabàia mascolino, 3 ■ 
tempo del nascimmto del soli , 
noscvrt dtl sole, e od piooolo 



;Jt,L.OOglC 



(67 



serpente t^^ww) «li btitanì 

credono superati ziosameate che 
ima persona , morsicata da tale 
serpente , morrà senza fallo al 
nascere del ^uovo solo, 

Udganùt oiascolìoo , itmimr 
ju , il sorgere , il levarci (aache il 
levarsi per animar via, analogia 
ideale che il nostro linguaggio ba 
conservata) H prodotto, siccome 
quello che tiien su ; ì'innaliamento. 

Udgàdb-a aggetti vo (di nd-f- 
gUk] sorpassante , veemente. 

Vds^tar mascolino (di ad-i- 
KJk) propriamente ii cantore {quel- 
Ut che canta altoi , cosi chiamalo 
il sacerdote del IS^maTedu y 
siccome quello che canta il sk- 
maa ; così botar, propria- 
mente invocatore, era chiamalo 
il sacerdote che recitava ad alta 
voce gli ìdhì del U'Ijrvedn ; 
MlhTarja veniva addJmandato 
ii sacerdote del Vn^'orredB 
esse oziai meo te ittlendente al rito 
sacrìQcale. Nei bp^hmaa-a e 
Dei nutra si trovano descritti 
gli ufBcii di questi tre ordini di 
sacerdoti. (Veggasi più dilTusa- 
mente presso l'importante: Hi- 
story of andent sanskrit Uterature 
di Mai MiUler) - VdsMh» f al 
mascolino è il conto sissso di si^ 

Vdc&ram ascoi iao, Femelttre, 
h sputar via. 

IJdshU-ak»t prppri a fronte 
Val%ante; come mascolino, il Di- 
zionario Petropolitano, interpreta 
Io chiave, lo non- so se possa qui 
precisamente convenire un signi 
ficaio così speciale ; nelle abita- 
zioni indiane , scriveva il Sas- 
settì : n la porta é una cotal buca, 
e, pel traverso, ha una stanga po- 
sta in modo che non si può sal- 
tarvi sopra né passarvi di sotto d. 
Capisco che tutte le porte indiane 
DOD saranno state cosi ; ma qui 
abbiamo descritto l'uso generale, 
e non si tratterebbe perciò d'aver 
ana chiave , ma solamente di 
alzate la stanga , mercé un or- 
digao. - A] neutro adcbJt](-4||!M 



vale la teetAia, siecome qutBa eto 
aha. {Noi , con altra ideale ana- 
logia diciamo levar Facqua). 

Hdd^laka-Apun*!, per in- 
formazione del Weber i un nia- 
hapshl figlio di A-pna-a, pa- 
dre di 9v«(i^ctii , delta -razza 
di dvumia , del popolo Ha- 
rupan'e'ala, discepolo di un 
DhAMaara, socio di Wikiy'a'a- 
valk^a, maestro di un Ha- 
dtaaka Pàincra, ti quale 
ebbe esso pure proprii discepoli *. 
Mi pare curioso ii trovare che il 
discepolo si chiami come il mae- 
stro, poiché VddAlaka, al neu- 
tro , è il nome di un rmele e di 
madba miele è certamente for- 
mato il nome di madbaka. 

Vddefa mascolino , rivela- 
zione , mauifestasione , eomunica- 
zi(i»f , etes^ytitme ; il paese, ia re- 
gione , siooome luogo aperto , luogo 
mani^slo; quindi l'avverbio ud- 
d«f ata» fèr «ig di dÙBOsfMzisfw . 

fcdd^tàwai-ii nautfo , lo 
strappar via , ii Jmw nia , tintte- 
bitarsi, lo spogliare ed Moùt ii 
liber(tì-e. 

(Jddbarsba ( ài nd -b- 
harsb ] mascolino , ^dimenio ; 
festa. 

Cddbava (di ad -^ ba] fi- 
sta, ma specialmente, come pare, 
festa sacrijicale. 

Uddbjkoa ftcuae agfattivo , 
strappato , vomitalo ; come neutro, 
lo strappare, l'espettorare, il vo- 
mitare. Lo stesso £i^(|,ififiato b% 
ndràHa, che il Di^iotiaria fe- 
tt-opolitano spiega di ad+vaoi* 
come di ud -i- vain spiega il 
mascolino advitata (sorilio pu- 
re adflIiMlt») -l'elefante nel ttm- 
po de' suoi amori ed tunom'. 

Uddhàoa (che il Bopp « 
quindi il Dizionario Petropolitano 
spiegano pel suo equivalerne neu- 
tro ad-dlimàna) come agget- 
tivo , bruciato, come neutro for- 
dente , U bruciante, cioè i( forno. 

Cddtaàra mawc^p Ig j^rep- 
par via , tì portor via , il togiisre 
ad aUri , la paru tolta., tì lievito , 



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16 

e ancora, specialmente, la sesta 
parte del bollino di guerra , cbe 
spelta sempre ai re; e il di più 

che si dà nella diumone del patri- 
monio, olire la legittima, al figlio 



UdJthnTA mascolino, U sor- 
gare , il venir fuori , l'origine , il 
Ttaseimeato. 

Udbblcgr» (di «dbtald+ 

g'a) uno strano aggettivo che può 
voler dire nato di germoglio, come 
parmi , o nofo germinando , come 
interpretano il dizionario di Bopp 
e il Petropolitano. A me sembra 
la parola voler significare quei 
nascimenti cbe sì fanno non per 
regolari seminagioni ma per ger- 
mogli rimasti , a caso , entro ter- 
ra, oppure i nascimenti s^ponta- 



[XIV- 11 33) ci dà lo floka i 
guente : a Bhlttrà (a pp'lt- 
nlTim 7&dI carnute k^- 
lapHrywj'àt 1 adl>bl('c'iml 
e»tAnj'fcharlih*<àni drl< 
C'nwkttamMi* *, che traduco: 
« 1 sapienti chiamarono esseri 
Mdbhlf's'juil quelli clie rom- 
pendo la terra nascooo fuori tera- 
pu 1. Vdbliic's'a vale dunque 
press' a poco come naturale, spon- 
taneo , improvviso , nato da sé ; 
nou tuttavia bastardo , poiché Del- 
l' A Itarejopwnlsluid e' nello 
stesso Htkh^biiàrata troviamo 
espressamente distinto il gètru.- 
C'h [m'Mtitjmt'm] bastardo, dal- 
lubdiilfc'a (dopo di ciò chi, 
volesse nominare in Sanscrito la 
generatione spontanea, potrebbe 
forse chiamarla ancora udbMg'~ 
g'atva) - La voce adbhtd, ud- 
l»hld« vaie propriamente il rojn- 
pere in su , l'erompere , il germo- 
gliare, il germoglio ; siccome quello 
che erompe. 

IJdbliedM mascolino, Ferom- 
pere; la sorgente ; in senso traslato, 
umazione. 

■Jdbbrama mascolino , mo- 
vimento , esaitazione del^animo , 
ptrturbaxiQne. 



. -„ masco- 
lini, ekvasione; lo sforzo per ele- 
varsi , ed anche semplicemente 
io sformo. 

Vdj»iia neutro , Vandart , 
H paleggiare , il luogo di passeggio, 
il giardino pubblico , siccome po- 
lio in luogo elevato; chiamasi pure 
con tal nome , una regione del- 
l' India sette nt rio naie (non regione 
del giardino o dell'uscila, come 
interpreta il Dizionario Petropo- 
litano, ma regione elevata e assai 
probabilmente , montuosa). 

Udrà mascolino , acqua ; il 
gambero, come animtàe d'acqua; 
la lontra. (Si comparò qui il Greco 
hOdros, hudra che passò nella no- 
stra idra , come kudor nel nostro 
tóro de' composti idro/ófto, iàrogew), 
idroterapia ec. Bopp comparò qui 
ancora il lituano udrà l'anglo- 
sassone oter, il tedesco ed in- 
glese otler ; Forstemann aggiu- 
gneva ancora il latino equivalente 
Tutra; il che se fosse, e nella f di 
Juira dovessimo riconoscere una 
preposizione, il lutra si richiame- 
rebbe alla radice ad come l'ita- 
liano equivalente lontra alla ra- 
dice UTVt). 

Vdrutmmr» { secondo il Di- 
zionario Petropolitano , più cor- 
rettamente, scritto Idrataura) 
mascolino /'anno (come parrebbe, 
Fanno presente, Fanno corrente]. 

llarartana come mascolino 
il salir su , il saltare; come neu- 
tro, il far andar sopra , V ungere , 
e I' unguento siccome quello che 
va sopra. 

VavaliK i come aggettivo , 
portante in su, portante via, pro- 
pagante ; come mascolino , quello 
che si porta fuori , la produiiorte ^ 
la discendensa , la prole; quindi 
r astratto neutro adTMhnna 
il portare su , U portar via , il por- 
tare ; spiegato pure per il memo- 
via come atto di seduzione, ed 
anche , per atto di legittimo ma- 
trimonio; scritto più spesso, eoa 
quesl' ultimo significato , a*< 



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mefite ìaerime, lacrimoso; oai 
neutro vdTàflbpatra il la- 
crimare. 

Udvega mascolino, il tre- 
mare , H tremilo , il turbianento. 
SCnd ( Tfldi ad. Di ad anche 
participio ODO» umido, ba- 
gnato]. 

Cniiara e andava ma- 
scolìni , topo. 

VnnHtafdi nd+noai] agg. 
eievato, sollevata, onde 1' astratto 
neutro anuRtatm elevazione, 
aitesza , maestà. - È analogo eti- 
mologicamente e idealmente l'a- 
stratto femmiaino uunatl eìe- 
vasione, iimalzamaiio, (elevamento ; 
SODO analoghi idealmente, ma as- 
sumono ancora il significato di 
produsione , creazione i mascolini 
aann^a e unujtrn , il neutro 
vaoBr^iM^ ( di ad -t- n«< 
yan»). 

Vnnldra aggettivo /»)r:^{« 
da giacere , sorgente da dormire , 
non dormiente , avente H sonno via 
(di ud -t- uldrà). 

■JnoMda aggettivo (di ad-^ 
mod) demente; pazzo, ebbro; 
quindi il mascolino Mumàdit 
M follia , la pazzia. 

Vnnaanna aggettivo , avente 
r animo via , turbato ( e talora , 
turbato per immenso desiderio). 

IJnaiàtha(di ad-t-maath) 
come aggeLlivo, agitante, turbanU, 
guastante, distruggente ; come ma- 
scolino , r a^ilasione , la perturixh 
zione , la dutrusione, ta rovina; 
t^iegato pure, nei Dizionario 
Doppiano, come laccio. 

Knwaiurg» mascolino , U 
r èstere fuorviato , la 



Vnoinbtam aggettivo, avente 
il volto in su , mirante a , «{fen- 
dente. 

Unmàl»f denomÌDatiro , 
<radti;are. 

Upa proposizione e prefisso , 
a, veno , presso , oltre, sotto , sopra 
(fu gii comparato dalBopp 11 la> 
tino (uò , onde ntMer ,- - il Knrtina 



aggiai^ supinut ). Col prefisse 
o^ abbiamo i segneali compo- 
sti essenziali : apakaa'tfaìof 

come aggettivo, propriameote, 
che è aia gola, ciM ideino, come 
neutro, vicinansa, prossimità; 
apMk»r«u-a neutro e apn- 
knr« mascolino^ e opera presta- 
ta , il seroiiio , Faiuto fassxslenza, 
il favore , il mezzo , (a slrvmenlo, 
onde i mascolini apaikartar 
e apakàrtàkM valgono T assi- 
stente, taiutanle, F adoperantesi , 
il prestantesi , V aggettivo np»- 
kjtrln, assistente, aiutante , ed 
il remtninìno apakjtryji . ia 
degna di assistenza , quella che si 
deve servire, cioè io reggia, il fcm- 
mioiDO apHkr'iti, la presta- 
zione di un servizio ; upitkalyA 
femminino, il ptper /onjum , sic- 
come quello che cresce presso le 
rive d^ fiumi; Vpkt*.m^mi» Mà> 
mJklMynua mascolino , nome 

firoprio di uno scolaro , che poi 
u egli pure un sapiente , presso 
un' apànlKtiRd descritta dal 
Weber, il quale avea passalo, 
presso il suo maestro H»tymliAf 
ma Càbala , ben dodici ann], 
senza che questi gU avesse mai 
voluto insegnar l'essenziale, cioè 
la universalità di BrMbm»ii, 
quando , racconta la leggenda , i 
Ire Acni in persona discesero a 



lui e si presero cura e 






simi di istruirlo ; upakraioa 
mascolino , r andare a, taecedere, 
r arrivo, r accingersi, it prinei" 
piare , ti principio ; apakntf a 
mascolino , b%atimo, vituperio; 
apR(»nia mascolino , t'acco- 
starsi , r arrivo , F accordo ; ap«> 
gùbana neutro , iJ celare , 
nascondere , e il noscoiu^e fra le 
proprie braccia, cioè Poòfcraccia- 
re; apafraba (apa -t- ■■'ah) 
mascolino, Pafferrare, e Faffer- 
ferrato, il pr^toniero (cap^vus di 
captus è corrispondeute ideale ; 
ff^jionifro viene invece già da 
prijicne , e questo da prtstone , 
preAensionej che è idealmente 
i>)e, aiicorB,(diap« 



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-*■ ifrmHm.) ti gwai jùaneta , la 
meteora ; apacrUin e npf^ 

^EMifa mascolini , quello che si 
riceve, quello cke é da riceversi; 
opK^liMB (di ap» -I- hMnj 

mascoiiQO, il colpire, il colpo, la 
percussione , la iMltUura , S offesa, 
il danno; vpsc'aj'a raascoiJuò, 
cumulo, accumulamento , accre~ 
scimerUo; npae'ànt mascoliao, 
t andar verso, l'andar sotto, ti 
servire , f intraprendere , f aocin- 
gersi, U trattare; latto, V ufficio , 
ed anche la cerimonia dell'atto; 
apne Urdi nome femminiao di 
due piante , cioè la Halvinia 
cuculiata e Croton polyandra ; 
«puàpit mascolino, d'saensio- 
ne, ^sidio, discordia; upH|t'- 
i;ram aggettivo, che campa, che 
vive ; ed ancora, che vive sotto , 
che vive soggetto;apmtmptniiafico- 
liuOfCaiort, riscmiamento; malanno, 
dolore; upmtjr» aggettivo, posto, 
sotto; quindi il feinminiuo ap»- 
' Cjwkii postasotio , intendasi una 
regione posta st^fo _ i in<»iti , un 
Ptemonte , una regione subalpina ; 
npw4n.Eemmihino, dono, regalo; 
apadif remoiiniivOi re0Ìoti€ jn- 
termedia; npadefa mascolino, 
indicazione, consiglio , precetto; 

3n'u(rusutM sovra qualche oggetto 
i scienza; apadnftva masco- 
lino, contrarietà, cattivo successo, 
calamità, miseria; malessere; u- 
pmii'tfshf^nr mascolino , oii- 
servati.re, spettatore, testimonio; 
nptulliìt feaimiuino , propria- 
meot^i teetituiione , quindi fur- 
beria , inganno , presso il Bopp , 
ancora investigatio , eixytloratio , 
qttt»t\o, inqvisitio; upMlhJtna 
neutro, propriameute,ii metter so- 
pra, quindi quello in cui ai si mette 
sopra, il cvscaio ; in senso mo- 
rale., adesiQoe, accordo, gradimen- 
to; apadhimasoolirió, la ruoto, 
siccome quella che é sotto, e 
l'inganno , la frode , il sotterfugio ; 
apatliiyàTMaggettivo, meditan- 
te , medìtaboTido ; apiuilsliad 
bmminiùo, propriamente io ses~ 
SM>n$ presso , t accQst^f^aiii^ , , e 



quindi' la comanlcasioo^ intima 
intorno all'intimo senso dei Ted» 
che sì fa dal maestro eUo scolaro ìq 
tali sessioni e gli scritti aventi 
per soggetto cosiffatte cowuuica- 
zioni. Tali scrìtti illustrativi ap- 
partengono coi aàtra al perìodo 
più recente della. letteratura Ve- 
dica ; essi si dividono in due ca- 
tegorie, le M dei tre primi Veda 
(cioè R'Iffveda, MàmaTeda, 
VHff'nrveda) , dou settarie, 
( ad eccezione della ^atapudrl- 
ja) cbe portaoo questi nomi: 
Altarer* ) Kàuabìtabi , 
VJMhkala , Vh àndo^ra , 
Catarwdrija, f'Ik «li 4 Tal- 
li o Tàlttirìra, C^faàsale- 
j», Tadeva , ^IraHam*- 
kalpa y Pnrnsbaapkta , 
tck, Vr'lhadàran-yaka; e 
le* SS settarie de U' Al Jiarv» ve- 
da) farebbero ìnsiente 64;. ma 
le npaaiiiliwd sommano, fra 
vediciie e non vedxdie , oltre 
a cento, scritte tutte in appog- 
gio dì qualche sistema fllosolico, 
siccome quelle attribuite aCAn- 
d*apiula e a ^ankara; si 
può dire anzi clie non vi è air 
sterna tilosofico indiano il quale 
non cerchi fondamento o soste* 
gno in alcuna apanlMbad. Le 
upanlshad vediche si trovano, 
ordinariamente, negli àran* fa» 
kae nei brUiinaii-a; nella sa- 
m'hltii slessa poi del \i*g ar- 
veda bianco si trovano due 
apauishad , il che , come 
giustissimamente osserva Max 
MuUer, non prova già l'antichità 
delle npanlRhad, ma la mt^ 
dernità della detta aaitt'hltjt 
ossia l'ordinamento del Yas'n^> 
veda contemporaneo alla reda- 
zione delle npanlsbad, nel 
3ual tempo , s' io non tu' inganoo, 
ovcttero pure comporsi dai 
brahmani i cosi detti iunì Bloso- 
fici e c'jsmogonicì del K'Igvcda. 
L' insistenza delle upaiii«had 
a discutere dell'Essere 'lìupremo. 
invisibile , mentre Si lagnano cbe 
gli iimi vedici atta ^usciauo altro 



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471 



cb6 cantora, «fi-oonfema nel 
BOspetlo cbe il celebre inno co- 
smogonico, ossia dell'aMat (vedi) 
e del snt, e i somigliaiiti Bi.ino 
fattura di uno de^l' autori delie 
apaHbhnil. Neila fJvetà- 
fVMtarspanUihad si legge : 
m. l&iiii'ktovM-aniT Bmh- 
inaT Katali*m»a «Màt 
g'iivàiMli kenttT Uvm e'n 
sikm*pnitl«hth>ltàh'T » che 
traduco lelleralmenlacoei: « Qua- 
le lacausa? Brahmanf Di dove 
noi nati ? come viviamo T e dove 
insieme rivolti T n Preoccupazio- 
ni di questa natura hanno puro 
alcuni inni contenuti nelle rac- 
colte vediohe , ma aertamente di 
età bràhmanica oome le apa- 
lalshaA', e a tali questioni po- 
ste solenDomente non si dà poi 
alcuna seria risposta. Nella Cli '- 
iuidoirTopanlBhad si legge 
come in principio vi era ''"°~* 
(vedi) e che da questo nacque il 
tutt (taaiu^daaateli' mw%/' 
g'hjct»), È egli molto proba- 
bile obe dopo l'affermazione del 
R'IgTeda in principio non es- 
sere stato .neppure l'asat sìa 
venuta una delle più importanti 
HpBnIshRd a proolamare che 
JQ principio vi era l'aBat? Come 
combinare tali contraddizioùii se 
non si vuol ammettere la com- 
posizione contemporanea alle 
■paiil«liRd di alenai inni ve- 
dici , e precisamente di quelli 
sopra j quali cade qui la discus- 
sione? Non è poi inutile l'osser- 
vare come il linguaggio vedico 
usi assai parcamente di qualsia- 
si astratto e dei conposti con 
r» Degatlvo, rrequenlissimì in- 
vece nel linguagf^io brahmanicoi 
A dare un piccolo saggio dello 
stile delle npanlNbad, riferisco 
ilsecon<in e terzo colloquio della 
Bàiii«<4p«iULjop«nlsb«d , 
già edita, tradotta e cominenta- 
tata dal Weber: s Svaltiiwe 
V'jotlmiMja 'iMKtarHpt 
areMàlTK bbiuiaic 1 c'ìva- 
«1* 7<U>J» 



MT^mhMttMMjautf» ^»] Uh- 
ran'MTcìaa e'Ieh'aktrJkra- 
ir'ala* «attT«tainocaii>kllV* 
I ralhklTa Tat<RVi|i;'a- 
sihab* prfcbr'ltaf c'm mn> 
bihdpMinab* | Tath&lra 
HJtmarìs'astlKain* g'agvd 
«tae' e'aviM'arain j re- 
ph^pàdhd» dMàrtarah * 
syab * faktajKS llsra 
eT»e'e(l || che tradotte -lè- 
stualmenle in italiano suona cosi : 
■ Per sé essente , luminoso , 
d'Infinita bellezza, per sé splende ; 
per la vitalità del quale, si pro; 
duce questo om (vedi), per la 
sua efficienza di areairone, con- 
servazionee dissoluzione, potente, 
con le qualità della passione, del 
bene, del male; siccome l'ordi- 
nario (il notol grand'albero é 
stante in germe nel seme del 
rjtmft CmAIoos) ()Be sto mondo 
mobile'e immobile ( ae'arfun ) - 
stante nel seme di HjiHlMt'sal 
repbft (cieà euUar die «nella 
parola Riima) salite siano le 
tre forze così (aloè -la trc'ultìAM 
lettere rappresentanti ìe tre forze 
divine sl'umtcaiKr eolia r) i-^iea'- 
te di più Gtraoeo né df più^ffo; 
vediamo ora cbe cosa diventino 
nel terzo colloquio ^ presso que- 
sta tiipaDi;<»p(Miliilind(Ie (j^ 
pan<7optMilabnd ossia le u- 
panishnd penitentiali il Cole- 
brooke richiama piirttos(»BJ tM»- 
tra che ai Veda; e il Weber 
osserva come la più antica di 
queste noQ può salire al di là del 
settimo secolo dopo Cristo) , la 
poeticissima coppia di njinaa e 
Sitfc I t Sì(A>FàM4n ianm»- 
TJkT atra png>àa ^Mknj 
jhbhyàm bh«TanJHaÌ drl- 
aapta | sthltànl c'a pra-r 
hrl(4iij era.teshw iato 
R4ma miuiava mbrayà 
'dbat II e'afatprj» n^7 j» 
xt ma ne 'a mài nanaab'sjM 

Sav^M tv Ulijsuu prava* 
et pràsfcan-enetl » obe tra- 
durremo lelteraltawie-cosli i Si- 
ta e Rama tono da odorarsi qui 



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17» 



eamt della Datura del i*d { ge- 
Derati furono per questi due i 
quattordici mondi [cioè! sette infe- 
riori e i Eette superiori come io- 
lerprelra lo scoliaste), e conser- 
vati sono e distrutti iortmao ; in 
questi Rama apparve con la for- 
ma ?uiib uomo; all'alito del mon- 
do, a questo MmMU sia culto; 
il £ulto poi dimostri 1' unità dj 
Rikina con la sua eccellenEa^ 
(ossia provando cb' egli é uno , 
provi ancora ch'è| eccellente; 
cosi interpreto io , pigliando 
pr^mm'at come astratto di 
ppasnn'n aggettivo : il Weber 
I Dieser namaa-ruf kunde die 
Eioheit I der Einzelseele Kàma 
I mll dem die friiber angege- 
benen eigenscbaften besitzen- 
den I der Allseele B&ma [ b 
— Ha tanto basti a provare come 
il lUuna del BJkDM7«ii*» non 
. ha nieote da fare col lUiiHa delle 
-Colnomedinpia 
knuMi*aéobiama- 
to un brMiiii»n<» che illustra it 
SàmMTcda, i capitoli del qua- 
le, ilal 3.* al 10* sono tolti dalla 
Ch'fcHdi»|cj*p»Ml«b»d.- Nel- 
la maktikopBnlsIiad che 
ai conserva presso i Telinga , 
le upanlshad si fanno sa- 
lire al numero esorbitante 
di 1180, delle quali 108 sono 

SBfticol armento raccomandate. 
'panishnd indiane tradotte in 
iwrsiaoo, e dal persiano in la- 
tino costituiscono la nota opera 
Oupnelc'hat dì Anqiietll Du Perron 
(Argentorati tSOI jin questi ultimi 
anni dottissimamente esaminata 
dal Weber nella sua racbolta degli 
Jnàische Sludien ; essa si può 
sempre consultare con qualche 
curiosila e adoperare, ma con 
grandissima prudenza , non come 
un modello di traduziotie, ma 
come commentario talvolta pre- 
zioso. - Seguitiamo ora la serie 
dei composti col prefisso upn ) 
iVMiMhl mascolino, (igponto, ■ 
pegno; «tpanlshlutrm neutro, 
la ttroda, la rirada ìarga , tastro- 



da matttra; «pmyJUM masco- 
lino fdi np» H- ni -^ MS getta- 
re, il verbo latino jocw, ha quasi 
la slessa forza ne' composti obii- 
€Ìo , subi'cio , cornicio , conjeclura, 
come jflttare, in progetto) accolta- 
mento , espressione , argometUaiio- 
ne; prohgo ; vkpnpmti mascolino 
FaduUa-o; Bp«pattl femminino 
fondare tneontro , f tncontrore , la 
convementa e , In matematica , la 
prova; «ipapBium aggettivo, 
(di apA ■*■ pad] fornito [il la- 
tino su/ipeditolusé corrispondente 
etimologico ed ideale) ; npapài^ 
5»» mascolino. Interpretato, 
presso il Bopp , opposiftim 
latus ; «ip«piipAo*« neutro, 
il quasi paritn*a , ossia il 
piiPàK*ia supplementare,' se ne 
coniano 18; np«plnT«. masco- 
lino, impeto contro, opposizione, 
impedimento, nateondimento ; n p»- 
bbJkshà femminino, lingua 
sotto, lingua inferiore, dialetto; 
mptMtmgm mascolino , godi- 
mento , uso , piacere , vantaggio ; 
vtpmtmk femminino capami^ 
iiB neutro, comporastone , (omi- 
gliansa , analogia , particella com- 
parativa; ap«74amn mascolino, 
e upàT*na«im neutro , il -xm- 
giungimento, U matrimonio e Dpa- 
j«nter è chiamato, al masco- 
lino, l'uomo cAe p^fia moglie; 
ossia che mena, eht trae a si la 
moglie ; apayoga mascolino , 
propriamente f aggiungersi , U 
congiui^ersi , if (ftutcarri . il rt- 
volgersi , rotteniùme a ; fuso di 
una cosa, f utilità, H piacere 
di una cosa ; f ufficio , f adempi- 
mento; apMratl femminino, il 
cessare , il /ine , la rinuncia ; vpi^ 
rf avverbio e preposizione aopra; 
di sopra , inoltre , oltre , circa , in- 
torno a, riguardo a (il latino su- 
per corrisponde ad ap«rl come 
su6anp»); aparl»ht-a ag- 
gettivo , che sta sopra , superiore ; 
ii|MirÀpaka neutro, un soOo 
r«p»k«, una classe di compo- 
nimenti drammatici -di ordine 
inferiore, la ^ale si divide poi 



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m 



ancora in 18 specie, ciaaonna 
delle quali ha , presso Wilson , 
propria qppellazione ; nparo- 
4ha mascolino , impedimento , 
ostrusione, disturbo; npmìttlhopp 
ricbiamò qui il latino opaltts] ma- 
scolino , pietra ; pietra presiosa ; 
Dp«l«kflb»u-a neutro, ilguar- 
dar verso ; ro«wrwire , la tndteo- 
sione , il gegno , il vestigio ; op«- 
lubdlil remminino , acquisto , 
otlenimrtUo ; pereesione; apAva- 
MM neutro , selvetta , hoschetlo ; 
npHTartttna neutro, regione; 
paese ; iipaTarha raa^olino , 
presso il Bopp, cuscino,- upa- 
Tttati» n^iutro e npavÀan ma 
scolino e neutro , digiuno ; upn- 
▼ita fdi «p« ■*■ TfàJ neutro, 
cosi chiamato il sacro cordone 
delle tre caste superiori o dei 
dTlg^M) il quale appuntandosi 
alla spalla sinistra ed alla destra, 
discende sui petto tino alla cin- 
tura ; ma nelle occasioni solenni, 
come ne'sacriGcii agli Dei por- 
tavansi i tre fili componenti il 
sacro cordone intieramente sulla 
spalla sinistra: e apanajana 
al neutra , chiamavasi la inixia- 
»one o investitura fatta col sacro 
cordone. Questa investitura si 
Taceva pel brahmano dal quinto 
od ottavo al sedicesimo anno , 
pel guerriero, dal sesto od un- 
decimoanno al ventesimo primo,- 
e pel vjklf 7« dall'ottavo o dodi- 
cesimo anno al ventesìmoquarto 
(veggasi solto le voci natsirir» 
e braliMaae'ApIn}; npareda 
mascolino ti ^utut-veda, il sotto 
Teda; con tal nome si cbiammo 
gli àrnrreda, i dhanor- 
Teda,ì sandharraTcda, 
gli arthaf Jhalr»; «pa^anaa 
mascolino , e npaf iuitl fem- 
minino , quiete , riposo , cessazio- 
ne, avocare, il sedare, il ad- 
mare ,■ fu palili ya neutro, forse 
la piassa d! armi . la piazza degli 
esereisii al trar d'arco , al saettare, 
aWeatremifA del villaggio o delia 
òMà, poiché il vocabolario Ama- 
~ia spiega per 9rt^ 



■Ubato pana (emine M vOìag- 
gio; upasadTa aggettivo, da 
accostarsi, da onorarsi; onorando, 
venerando ; npaaam'hikra ma- 
scolino, il ritegno, la costriiio- 
ne; apasaiaryàna neutro, la 
veste e specialmente quella che 
à sotto; npaaara mascolino, 
t'accostare, H montare (detto, spe- 
cialmente , del toro sulla vacca) ; 
«pasarira mascolino, aggiunta; 
in grammatica , preposizione : 



mento straordinario, il portento, 
la contrarietà ; ape«arjjt fem- 
minino, quella che é da accostar- 
si , da montarsi , cioè la vacca ; 
apaHÙrraka mascolino, il 
disco del sole; apaskara ma- 
scolino (di apa -t- kap, la • 
eufonica) strumento, come Fad- 
detto all'opera , ordigno , mobile ; 
il condimento , come un'aggiunta 
alFopera, un Aors d'oeuvre ; apa- 
■tambha mascolino, sostegno, 
-appoggio, fulcro, leva; upmmtri 
femminino, taibtUera, la concu- 
bina,- upaatha mascolino e 
neutro , propriamente (come par- 
mi) ^Uo che sta sotto, cioè le 
pari* genitali, tanto dell'uomo 
quanto della donna : opasthà- 
na neutro, lo star presso, il pre- 
sente, f accostarsi, t'apparire, la 
riunione; «paaparea mascoli- 
no , e upanparcana neutro , 
il toccare , il lavare', H risciacquar- 
si la bocca; npahjtra mascoli- 
no ,rappor(are, Pofferla , il dono, 
la vittima; npabana mascolino, 
sorriso , scherzo , irrisione , scher- 
no; DjpahTara, come mascoli- 
no , rinc«roamen*o , come neutro 
f incurvarsi a, l'accostarsi a; npà^ 
n'f n, come avverbio, in segreto, 
occultamente , sotto voce , fiot^men- 
te , in silenzio , come mascolino 
una preghiera fatta a bassa voce ; 
npakr'lto mascolino , la tn'ffi- 
ma; apàkliyàna neutro, wn 
bhhjàna inferiore , una narra- 
zione di minor conto , una breve 
narrazione , un episodio , come 
sarebbero il HalvpàkliràiM , 



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«7* 



nel Mahàbhàratef «pàAc» 

mascolino ossia Fnhgttir^riore, 

dei Veda, unsi chiattinli al plu. 
rale certi «na» ■upplemeutari . 
fra i quali si fanno entrare i 
Paràn^acome stona, i Bhar- 
■■■«f astra , come diritto , il 
N^àja e le due lliiniàn'fljk, 
come elica ; upàt jaja idmoO' 
Iìqo , il trasgredire , la trasgressio- 
ne, la violasione , la negligensa; 
Dpjulàna, neutro . l'assumere , 
Fapjyropriarsi ; lo stiAUire in sé , il 
dwtdersi; la eausa, lacausamaieriale 
[presso i Buddhisti , secondo Bur- 
nouf, ti concepimento) : U portar 
via, renuneiare , lo sforso, la li- 
heraiime ; t>f>àdbrjfc70 masco- 
lino, maestro, insegnante; np^ 
nab [noniin. npànadj femmi- 
Dino , sandato , scarpa; questi 
sandali e queste scarpe deli' In- 
dia ci si descrivono cosi dal nostro 
Tiaggialore Niccolò Di Conti : 
e Non portano in piedi altroché 
una soletta lettala con tina cor- 
della rossa di seta e d'oro, cia- 
scuno secondo il grado suo, co- 
me si vede nei piedi delle statue 
antiche di marmo; le donne, in 
alcune parti , portano scarpe di 
sottilissimo corame lavorale d'oro 
e di seta *; Npdmla, come ag- 
gettivo , eh» i presso ìl fine , vi- 
cino; come neutro, il trovarsi 
presso U fine , la oiomanta; npji. 
fa mascolino , arrivo, aiufo ; 
nwsso , riToedio : art* , inganno , 
quindi ravvei%io npà^rataa con 
arte . dolorosamente ; npàyana 
neutro , f arrioo , Caccostarei allo 
sbtdio, il dono, l'offerta; npa- 
yfcta, come aagettivo, venuto; 
come neutro , la venuta ; nptk- 
lambha mascolino è upàla- 
■Mbtaaiia neutro , riprensione , 
rimprovero, biasimo; «pisana 
neutro [di npa -i- às sedere^, il 
seder presso , Vorurrare , iì tervire 
(di upa -\- aa gettare) , Q lan- 
ciare, il dardeggiare; Mpikstl 
(«■miaiao , otite , moraiuo , ter- 



visio ; n|rithltB maseotino , me- 
teora, apparmia luminosa , /feno- 
meno celeste ; upekaban^A 
neutro e •■pekMliJk femminino, 
consideraaione bassa, negligenza , 
difiprezSo ; upeta aggettivo , for- 
nito [di apa -V- I) ; apódgrh^ 
ta mascolino (di m|mì -*- ud-f- 
ban) mascolino, dichiarazione, 
spiegasione, sentenza , adayio ; in- 
trodusione. 

Vptl femminino (di vap) la 
seminagione. 

Vbg' radice premere , raddrvs- 

Pbb radice , tenere ineieme , 
stringere; quindi abha i due 
(i\ latino ambo], abbaya funo 
e taltro, amòidue , « gli avverbi 
abbajatas da ambe de le partì, 
■bbayatfa in ambe ie parli, 
nbbayalhà in ambe le maniè- 
re , nbhayedf (u in ambìdue i 

Vm interiezione di sdegno , e 
d' interrogazione ehm ! ehm ? 

IJaafc femminino , 'ino (se* 
condo il supposto del Dizionario 
Petropolitaoo , di vk tessere); 
nome proprio della Bnp)^ mo- 
glie di Clva , chiamata pure 
HàlmaTatk , ossia figlia del 
monte HlnutTant, e conside- 
rata come mediatrice fra gli Dei 
e l'eterno Hrahman ; quindi 
Vmftpatl e Kmefa o monfo 
e signore di IJnij» é 'damato 
il Dio ^Iva. 

Cra^M mascolino, propria- 
mente, Fondante m IT ara (=: 
arati petto) cioè il serpente, sicco- 
me quello che si striscia sul petto. 

IJran*a mascolino , urh 
femminino, propriamente, il la- 
noso [di var, onde pure ùr- 
■rìi) , l'agnello , H montone , il ca- 
pretto , fa pecora [fu perciò qui 
comparato il latino vellus ) ; 
l'agnello è puro ehiaaaato , al ma- 
scolino, urabbra ti portante 

IJrafeh'ada mascoUno , 

Sroprikmenle . il e(^petlo, cioè 
I eerassa. 



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i7& 



Vrmm oetttro, «I petto , cer- 
(aisenle , come ti largo: 

■Jraslgr'a e nrog'a , prò- 
prìameDte , nato nel petto , è 
chiamata, ai mascolino, la mom- 
metta. 

. IJra»ll4> aggetlivo, di pttlo 
forte , cioè robusta. 

Uraijra agseltivo, di petto, 
per es. di un lavoro arduo , un 
lavoro di petto , come noi pure 
usiamo dire ; arns^a è pure 
chiamalo il proprio flsiio , dove 
noi chiamiamo viscere la prole. 

Krttmwmnt aggellivo, petto- 
ruto, nel suo senso naturale, e 
/òrto, robusto. 

IJm , come a^ellivo, grande, 
vasto , come neutro . la larghessa 
(la stessa foce sotto la forma 
eurtl . compare , come osservò 
Max Miiller , ne' nomi Ellenici 
Euryfaessa , la madre del sóle , 
Euiycùle od £urypile figlia di 
Endimioue , Eurymede moglie di 
Glauco ; Ewywome madre delle 
Grazie , Europa madre di Apollo, 
Eurydice sposa di Urfeo ; urùc'i, 
Temminino di nrvftii'c' ossia 
largi>~diitendeatei\, è chiamata uel 
B'isredik 1' Aurora , il qual 
epiteto Max Miiller compara 
quindi col nome della ninfa ce^ 
leste , dell'apsarà Urvaf ■ , 
uella quale egli riconosce ì' Au- 
rora come nell'eroe PurùrnvaB 
che l'ama , riconosca il sole ; il 

3ual mito, posto che il primo fon- 
amento sia vero, maestre volmen- 
te descritto egli compara quindi 
con quello di Dafne inseguita da 
Apollo, e alcuni altri analoghi 
della mitologia Ellenica. Si po- 
trebbe ancora come parmi ri- 
chiamar qui il mito della Psiche, 
la quale perde la vista dell'oggetto 
amalo , dell' j4more , appena essa 
tenta vedérlo. Ma rechiamo qui 
la leggenda Indiana che riguarda 
l-'rvHek. 11 nucleo di essa è nel 
CatHpathabràbnu»a-n, on~ 
de rileviamo ; La ninfa Ur- 
Tftf ■ amava Parùi-aviM figlio 
di M^fe come Ella lo lacoDU^, 



permesso non puoi tirami a 
te; ed io non ti debbo veder 
nudo 1 questo è il costume 
delle donne .«. I gaadhapvk 
gelosi trovano modo che Para- 
rmvttm sia veduto nudo; ella 
scompare, egli la cerca, la do- 
manda , flncbè viene egli stesso 
assunto al cielo trai g;aiidtiiu> 
va> - Hoco ora lo svolgimento 
della medesima leggenda nei poe- 
mi Pàuvaoici e specialmente nel 
MatsyapMraii'a. A Purùra- 
THa la virtù , la ricchezza e il 
desiderio vanno a far viata ; il 
re accolse onorevolmente ciascu- 
no , visitatore , ma rese speciale 
omaggio alla virtù; di che la 
ricchezza e il desiderio si adon- 
tarono , giurando di perderlo ; la 
ricchezza vuole che l'avarizia lo 
rovini , il desiderio ( cioè l'amore) 
impreca perchè la sua sposa si 
separi da lui ; ma la virtù di- 
chiara che PurùraTas vivrà 
lungamente felice ed avrà pure 
felii^e e numerosa discendenza. 
Fatti cosi gli auguri! le tre divi- 
nità scompaiono. Un giorno il re 
Pupòravas andava verso !»• 
dra e , per via , incontrò il de- 
n)0]iie Ke^ln che avea rubato 
ad ladra lo due sue ninfe O'I- 
tralekbà ed llpra^i; l'eroe 
lo combatte , lo distrugge , ricu- 
pera le ninfe e rafferma ladra 
sopra Usuo trono. Di che ladra 

§li sa buon grado e gli accresce 
ignita , forza , splendore , pre- 
parandogli intanto nel cielo una 
festa, una ra{qtresentazione dram< 
matica , in cui -si tratta della 
scella di uno sposo fatta dalla 
Dea IjakhBnù. Urra^ì, che 
dovea rappresentare la. parte di 
LakliBnù* presa di ammira- 
zione pel re, dimentica la sua 
parie ; onde ladra la condanna 
a languire per Sii -anni nella vita 
mortale , ch'ella consuma col suo 
signore PurùparaH. — Altri- 
mwti suona il racconto Del,,VJb. 



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I7« 



va e Del PmL' 
■uipiÉNn*». La niatA Vrvsu^i 
essendo caduta in disgrazia di 
MlCra e di Varuu-a dovea 

sposare un uomo merlale ; avvi- 
cinaio pertanto Furàr»w»m , 
se ne tnuamorò fortemente ; 
PuFÙravasla chiese in moglie; 
ella acconseutì a due condizioni. 
IJpTikf ■ avea con sé due celesti 
uocelliui che PurnFftTiut do- 
vea custodire e difeadere contro 
Ogni attacco PupàPMva» inol- 
tre non avrebbe mai dovuto la- 
sciarsi sorprendere ignudo da 
DrvHf il. Vtiràrmv»» accettò 
e divenne a|>oso di Urra^ ■ ; vis- 
sero insieme felici 64 anno , in 
una foresta , presso Alnkii la 
città di tLtivcrst. Ha intanto 
l'assenza di Urvafà era deplo- 
rala nel cielo ; vennero in terra 
alcuni gandliarTa, ed entrali, 
di soppiatto, nella camera da 
letto del re , ne levarono uno 
degli uccellini , il quale avendo 
messo un grido destò Urrafi, 
e questa Purùpavas , il quale 
non ebbe alcuna sollecitudine di 
correre dietro al ladro. Quindi i 
rimproveri di Urvaoà; poco 
dopo , fu levato ancbe 1* altro uc- 
cello e il dolore di IJPT»fìi 
giunse al colmo. Il re decìse al- 
lora di correre sulle traccie dei 
rapitori, e, confidando nelle te- 
nebre , sì lasciò andare a dormir 
nudo ; ma un vivo raggio di luce 
venne ad illuminarlo che lo sco- 
perse ignudo alla ninfa, la quale 
subito scomparve, accompagnata 
incielo dai canilharra. Pieno 
di dolore PnràraTas errò al- 
lora per tutta la terra, finché, 
dopo molli anni , presso ad un 
lago del Kamksuetra incon- 
tro un gruppo di ninfe, fra le 
qualitrovavasìpureUrvaf ì. Egli 
la pregò, la scongiurò ai ritorno; 
ma fu sempre invano^ solamenle, 
in ultimo , ella acconsenti ad un 
ritrooo annuo con lui. Da questi 
rilrovì nacquero sei figli , cioè 
ArH) DbàmajaC, JlhiAvmiii} 



VlevaTMu, SaMira e ^po- 
t^yn , progenitori della regia 
dinastia lunare. Gisnto finalmente 
ad un allo grado di perlezione il 
re PurùravaB venne egli stes- 
so innalzalo alla dignità di ffao- 
ilbarTa e cosi ricongiunto io 
eterno alla sua ninfa. 1 casi della 
ninfa Grafi col re PurÉir*> 
Tas formano il soggetto di un 
bellissimo dramma m cinque atti 
dt'Kàllflàsa, celebre sotio il 
titolo di VlbramoPTafi. Gli 
amori di Papòpavas e di 
Cpvaf il sono già accennati nel 
99* inno del 10.° inaii-il*al» 
del B'IgTetla dedicato a loro ; 
il Dizionario Pelropolitano rico- 
nosce pure, nel HIgvetla, alla 
voce Ilrvafi il significato di 
desiderio , desiderio ardente ; Vr- 
rafi viene pure identificata con 
la Uansà ; ma, per Mas Miiller, 
Urva^à è indubbiamente l' aU' 
rara; veggasi , tuttavia , sotto le 
voci amp Ita e ap«Bra«, ove 
di IJpvafi sarammo ancora 
tentati a fare piuttosto la nuvola ; 
ed il mito perciò spiegbereico^: 
quando il sole o Papàparas 
compare ossia si lascia veder 
nudo , la nuvola ossìa Crvaei 
si disperde, scompare; Pupji- 
ravas va in traccia di lei e la 
ritrova presso un lago dal quale 
cioè nuove nuvole sì formano ; e 
la distendentesi largamente può 
essere cosi bene la nuvola come 
t aurora. PuràraTa* è certa- 
mente il sole ; ma quello che 
rimane , per ora , incerto è , 
ripetiamo oonchiudendo, l'essere 
di VpvBfi poiché, quando il 
sole si lascia veder nudo , cioè 
quando il sole sì mostra , scom- 

fare cosi bene la nuvola come 
aurora. Ora. gli studiosi ponde- 
rino bene le due opinioni e scel- 
Fono la più probabile, dopo avere 
una e l' altra corroborata di 
nuove prove. Veggasi ancora le 
varianti della Vìsnuiiica leggenda 
di VpTafì presso il Kathà- 
«arttsBswnk} "'°* — ^ — 



t^Cooglc 



nrrh tfimaì'mim, i* i^rr», 
siccome la vasta { oogl nMkt» 
grande, pr'UJUvi larga valgono 

Ulnka (il latino ulula; e dì 
uluciu r Italiano allocco ; in Pie- 
montese u/u( Tale ancora il 
barbagianni, lo sciocco; fé ìaUiìc 
{far lo sciocco) , t(Ulocco , il gufo , 
u barbàgianm. 

lIUk& femminiDo,e nlma- 
ka neutro, arsione, e la prima 
voce ancora, meteofft iti fuoco 
(fu q^ui comparato, considerandosi 
valka siccome forala primitiva, 
il latino Vulcanus; etimologia da 
accogliersi con qualcba riserva ; 
io richiamerei invece diretta- 
mente Vulcanus alla radice vitro' 
splendere onde abbiamo, ip San- 
scrito, Tare'as splendore; e 
Vulcano essendo pure slato 
l'Aful (vedi) Romano, la etimo- 
logia potrebbe forse convenirgli!. 
Dll&yliia (di ad + là«h 
tiser valido] aggettivo, vatido, 
sano , piiro ; troppo valiao , pre- 
potente, cattivo. 

UlUip» mascolino , ti for- 
fore ad aita voce, H pronunciar 
affo , il chiamare. 

VIlM'M (di nd -I- loe') 
mascolino, jl fuminolo in alto, 
il cielo ; la vòlta , U baldacchino. 

V Ilota mascolino (di ad -i- 
l*la) Fonda alta , Fonda rigonfia. 
Viva ed ulba [consideran- 
dosi varva, come sua forma pri- 
mitiva , Il latino vuhia fu qui 
paragonato ; sì potrebbero ancora 
aggiungere le voci valvae , valvo- 
lus, che inchiudono l'idea di 
vuoto, come il volvere etimologi- 
camente dovrebbe aver qui cor- 
rispondenza] neutri , cavità , ca- 
vtma , la parte che involge ; pe- 
rigline. 

UlTSii-a e ulban*a ag- 
gettivi , aperto ; manifesto ; involto 
di, fornito di- 
li^ radice indebolita dì vnf 
desider<a-e ; quindi ufaunji ma- 
scolino nome proprio di un sa- 
piente epico, identificalo, nel- 



l'epopea , con flwkra il pianeta 
Venere, nfànà femmlmoo, ii) 
desiderata , oioé la pianta onde 
si estrae il souia) ■«■ femmi- 
nino, il desiderio (l'Ascoli richiama 
qui in confronto il latino uiror). 
(Tah radice , (^dere , fiructare 
[ttrere , ustus , ustulwe furono già 
qui comparati ; si confronti pur 
qui il latino Auster vedi ap: 
si noti ancora la parentela che 4 
in Sanscrito fra la radice usti 
e la wa equivalente prnvbt 
come pare , di pF(a) -i- ash , 
onde possiamo considerare come 
aqUca la forma peruslufore, dalla 

Suale ii Francese ftrUfer, antico 
rancese brusler , il nostro brtt- 
stolire , in abbrustolire , mentre 
bruciare, e ne'dialetti settentrio- 
nali , briisà , brusè, vogliono piutto- 
sto ricbiamarsi ad una forma }>e- 
rustto). Ma jirima che ardere, la ra- 
dicp tmt» valse spb»der« (onde uu- 
rum, lo gplendidoì ; quindi u«ba 
vale, come aeget^VD, lucente, come 
mascolino , f albeggiare ; D«ha« 
e usila (sarittp pure ùsbà) 
femminili valgono Faurora come 
la hitnàuif^ (a pui il nome stesso 
di aurora fu ooiftparato, di "f 
sosa; qui pure flifont) CQOtpa- 
r^ti i nomi latini Auselius , Aw 
relius e il Dio solare Etrusco 
Usti). L'Aurora, sotto il nome di 
nsiiaa ottenne l'onore di varii 
inni Tedici , ne' quali viene 
rappresentata, ora come una 
vaghissima fanciulla che danza 
per i cieli e discopre danzan- 
do t suoi tesori nascosti , ora 
come una figlia del sole, ora come 
sua amante , ora come sua sposa, 
ora come sua madre, bella sem- 
pre e poetica', diCTonditrice della 
luce , svegliatrice , animatrice di 
tutti gli esseri, ricca di cavalli, 
vacche ed ogni bene, liberale, pro- 
pizia, fecondatrice, annuoziatrice 
degli Dei, figlia della luce ora bian- 
ca, ora rosea, portata sopra un am- 
pio carro luminosa , tirato per la 
Tia del sole , da splendidi cavalli , 
nemica delle tenebre, aopra le 



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quali IrìiMira, penetrante di casa 
in casa, illumiuata per sé stessa 
e non da alcun altrO', eterna, 
apparente e svegliantesi ai suono 
degli fnni che innalzano a tei i 
sapienti rivolti verso oriente ; 
l'aurora finalmente è invitala a 
venire per quella via che le vac- 
che, con le loro mammelle hanno 
seguita , cioè che hanno sparsa 
del loro latte; questa espressione 
che trovo neir Inno <12 del X 
■Mandala del R'Igretla par- 
rebbe venire in appoggio ali opi- 
nione di Mas Miiller intorno al- 
l'essenza del mitico ainrlta 
(vedi), ch'egli sembra riconoscere 
ne' fenomeni luminosi dell'aurora 
piuttosto che in quelli del cielo 
pluvio e tonante , come general- 
mente si usa; ma l'accenno ha 
poco più che il valore di una im- 
magine poetica. - Di nsh ancora 
i neutri astaaii'a e ùshan-a il 
pepe siccome quello che brucia . 
l'aggettivo MMhD'a caldo fmasco- 
itno e neutro, ti catóo, il calore esti- 
vo, onde Diiliii'aka aggettivo ac- 
ctMato, mascolino, it caldo, il colore 
estivo, i mascolini nMhn*akapa, 
oshn^agu, nshiradidhltl, 
iiKlin*araf mi, Dsha'&n'cu 
il sole, e l'aggettivo iuitan>Mii 
affetto doj caldo ; i mascolini 



gatmm^ ■■hma, oshnutka, 



mfcf ama , ashmàyaira , 

UDhmopaipinia il caldo , Par- 
rivo del caldo , il calore estivo , ia 
stagione estiva; i mascolini plurali 
iiMhniapi(seù«hniapàa pro- 
priamente , i beventi vapore , * nu- 
irientisi di caldo , cosi chiamato 
un eerto ordine di memi , di morii 

bue da 
lavoro. 

llHhtra mascolino , bufalo ; 
toro ; cammello. 

IJshH'Ili Temminino, strofa 
di !8 sillabe , cioè di 8 -h 8 -^ 
*t\é una sua varietà la lUtaii'Ifa 
kakubh, nella quale il dode- 
casillabo è in mezzo ai due otto- 
narli ; quindi 8 -H 1! -i- 8 ; vi é 
ancora inoltre la pDPO«hii-lli, 
nella quale cioè il dodecasillabo 
vien primo ; quindi 12 -+- 8 -h 8. 
- Nella metrica bràhmanica l'uà- 
hii'ih subisce ancora altre for- 
me, le quali tuttavia riescono 
pur sempre a 38 sillabe. 

UsF» mascolino , toro. 

IJspa, come aggettivo, e Ataro, 
mattutino; come mascolino, raggio; 
e il femminino asrii2a luce mot- 
tulina, U mattino. 



ii,Googlc 



il nell'alfabeto Indiano, la set- 
tima delle vocali ; i temi nomi- 
nali desinenti in à sono femmi- 
dìdì (all' A , fone li carnei) te , cor- 
rispoade pure nel latino un A , 
cosi ad ùdhap corrispondono il 
latino ùber , il Greco rmlhar]. 

fT interiezione. 

Ctlhà (di Tab) femminino 
ia moglie , siccome la mettala , la 
condotta. 

trtl (dalla radice av)reinmi- 
nino , godimento , favore , pro'e- 
aioM ,' disposisioae , verso , deside- 
rio, tendensa (rorse il latino ùti, 
vtSis trovano ^ui corrispondenza; 
il vecchio Ialino oitier sta ad ùti 
comp oinos ad iitms). 

ITU femminiDo [di tA) la tes- 
situra , il tessere. 

Vdbiui, àdhtar,àdhaH, 
nenlrì^ la mammella (chiamata^ 
pare, con tal nome, nel lingua^^ 
gìo Vedico, la nuvola]; quindi i 
iieatri àdhianjM, àdhttsyit il 
latte; 

ttna (vedi ùtl). 

Tma mascolino (diav) 
aivtatore , comjx^no. 

Vj radice, lo stesso che vk 
tessere ; cueire ; filare. 

ilmvjm, e nra^'a, pro- 

S riamente , nato da/CàPM, ossia 
alla coscia [di Brahman), masco- 
lini , coi quali è chiamato il 
Tàlf f a uomo della terza casta 
(comprendeute agricoltori e mer- 
canli ). 

J' FU mascolino , cometa. 
raparraa mascolino e 
neutro, ginocchio. 

tlmstniublia mascolino , 
pandisi della coscia. 

iSrg' femminino, ùr^'ama- 
Kolino, tinforsamenlo, nutrimento, 
«IMO, jucco nutritivo; farsa vita- 
te, forxa; quindi il deDominatìvo 



ùrafay rmforxare , milrire, ed 
anche esser valido , esser forte , 
(forse la prima' radice è T»rg' 
onde virga; il Bopp compara 
ad wfg'u , che rappresenta 
pure il mese fecondo kiirtllkn, 
abbraccianle ottobre e novembre, 
il Celtico uirge a the private parts 
Of a man e, parola in cui sembra 
indubbiamente doversi riconosce- 
re il latino virgOf il noiitro verga, 
che assume pure un tal senso ; 
da Arg'aa equivalente neutro 
di òrs'ia gli aggettivi Arf'a- 
mvmnt nrtf'mmva,ì»y ùrc'a- 
Nrla succoso, valido, robusto, 
ben nutrito. 

tlrn-B neutro (Bopp reca il 
femminino ùnx'it } la l<ma, onde 
àFn'JkfU) propriamente il loto- 
so , cosi chiamato, al mascolino, 
l'agnello , il montone (vedi ùra- 
o-a ) , ed ancora ti ri^no, chia- 
mato pure altrimenti inpifanà^ 
bha , iirii-aiiàbbi , ossia 
deir umbiiico lanoso. { La radice è 
Tar coprire, onde un tema di clas- 
se tMirnu che appare indebolito in 
vr'lnatl egli copre , e con- 
tralto in nrii>a equivalente, 
onde ùrD'otl od ÙFiiàiiU egli 
coprf). 

■lpdhTa(di vaFdb) agget- 
tivo , allo, elevato, aitato (il Bopp 
confronta il latino arduus presso 
il Greco orthós ) ; quindi i com- 
posti aggettivi , ùrdbvabefa 
avente i capelli irti , ÒFdbva- 
bjtbu avente ìe braccia levate, 
ùrdhTàiilcall avente le dita al- 
zate, nFdhvapDifd'Fa ma- 
scolino, una linea perpendicolare 
fatta sul fronte con santalo dal 
brahmani di unasettaVishnuitica. 

ÈrdliTam avverbio , in su, 
arduamente, in senso traslato , 



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andare in cufo vBle ancora mori- 
, re. - Nelle regole di reciUzione 
(àf FàTlta) , il terzo dei sette 
modi prescrive di recitare òr- 
dhTMH , per cui ei 
piano e si finisce forte. 

Ùrml (di vhf) 
no , onda , flutto ; la piega di un 
abùio. 

^■b Tàdìco ," essere malato. 

ITtihii (vedi nsh) mascolioo, 
salina ; !o slesso valore hanno il 
femmiDlDD àah»r4 e il iieulro 
àttharas'n; ùshara, ùsiha- 
■wftnt aggettivi, valgono ca- 
lato (È probabile che ùsbfi , 
àsIiHka , iisbiunt , come so- 
slantivi , abbiano pur significato 



U saie, siccome iuminoM ch'esso 
si iQostra]. 

ilahiufto (vedi mh); nel 
pràtifàkh;» del R'Igrveda 

cbiamate con tal nome le tre si- 
bilanti f , «h , s , più h. 

ITli radice, spingere, avan- 
iarsi, penetrare, metter su, muo* 
vere, modificare, {probabile pa- 
rente della radice vBÌk ) qui il 
Bopp ricbiama il Ialino augeo, 
altrimenti accostato con vegeo, 
vigeo, vigor presso af ras , 
oit'a»! osservare, intendere, con- 
chiudere; •quindi il mascolino 
ùhtt movimento , modificazione ; 
penetrazione , concepimento , per- 
suasione , conclusione. 



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R'I occorre , nelle gramma- 
tiche Indiane , come settima delie 
vocali e si pronunzia in modo 
che Ja r' suoni piuttosto contro 
il palato cbe contro i denti, e 
quasi come sogliono Tare suonar 
la r quelli che, per difetto orga- 
nico, non possono intieramente 
pronunciarla ; gli Slavi hanno un 
gruppo fonico il quale risponde 
mollo dappresso al Sanscrito r'I 
eperà da essi dovremmo appren- 
dere il modo di pronunziarlo, lo 
dico gruppo fonico piuttosto da 
vocale , poiché r'i non è altro , 
Ìd somma che una forma inde- 
bolita e trasposta di ar (traspo- 
sizione che sf nota pure nel 
prefìsso latino re, nel prefìsso 
Italiano ri che vogliono essere 
richiamati ad una radice ar o 
r'i, mentre ne' nostri dialetti 
Stessi talora si ricostituisce la 
forma primitiva ; giovi d'esempio 
il latino re^cere, presso l'Italiano 
Tifare e il Pedemontano arfé , 
espandimento forae moderno , ma 
che ha certamente le sue ragioni 
nella misteriosa coscienza d'una 
forma primitiva, non del tutto 
né dappertutto perduta; alla ■*'! 
per la ragione sopraccennata cor- 
rispondono foneticamente , nel 
latino, oltre a re, ri, la sua for- 
ma espansa or (anche nelle sue 
forme indebolite er. or, y^, ur); 
quindi alla radice aro r'I furono 
richiamate le voci aro, arvus , 
arttts , arma . ritus , orior ed altre 
parecchie che riferimmo sotto 
vocaboli incomincianti per la 
vocale a; alcune altre corrispon- 
denze fra il Sanscrito r'I e le 
voci latine troveremo, sotto al- 
cune delle parolo seguenti inco- 
minciami con r'I; i nomina 
ogentb sanscriti Ju tri ossia tar 



si risolvono in Ialino in lor e ter; 
cosi dàtep = datar, mMar = 
mater. - ! temi nominali in p'I 
possono essere mascolini, fem- 
minini neutri. 

R'I interiezione di chi vuol 
biasimare; e di cbi ride. 

R'I radice (vedi ar|. 

BIkttia e meglio riktha 
neutri , ricchezza , doviste. 

R'IkKha, come mascolino, 
propriamente, distruggere; quindi 
Torso, e al plurale , la costellazione 
dell'orsa maggiore, i sette r'iaikl 
(certo per confusione con r'Ik- 
■ha) , ossia te sette stelle delPor- 
sa (la forma primitiva come nota 
Max Miiller è arkths onde si 
spiegano il greco arktos , il nome 
di Arkadia, il latino ursus; gli 
.\rcadi, osserva ancora il Miiller, 
adorano Kallistos come loro prima 
divinità, che troviamo quindi 
trasformalo in orso e, nel cielo, 
nella costellazione arktos, l'orsa 
maggiore). Di r'IkHha, nella 
sua propria significazione abbia- 
mo il femminino r'Ikahlbà 
una diavolessa , una strega , onde 
sì conferma l'analogia già accen- 
nata dal dizionario Peiropolilano 
fra r'iksha e rakahas , onde 
la radice parrebbe essere Plf • 
da un primitivo rak , che potè 
talora . come nel greco Irasporsi 
inorA. -I nomi mascolini proprii, 
di monte e di città R'ikfllia- 
Tanf e R'IkshaTaata pos- 
sono egualmente valere i popo- 
lati di orsi come i popolali di 
pakshas. 

R'Ik (r'Iif) r'Ic' (dalla ra- 
dice are' o r'Ic' lodare, celebra- 
re, splendere) femminino, lo 
svlendòre; il verso declamato (a 
differenza del sjkman che è 
cantato) , la lauda, la strofa, la 



t^Cooglc 



poetia. Fórno eetUemato nella rae- 
eolladeì R'Iyved^ e la raccolta 
del medesimo ; la guate raccolta 
vedica costituisce il più impor- 
tante dei quattro Veda, fonda- 
mentali, siccome quella che ha 
il maggior numero d' inni e, 
malgrado alcuni di composizione 
evidenlemente bràbmanica, in 
generale., i più antichi , special- 
mente quelli che hanno , per og- 
getto , l'aurora , il sole , moltissi- 
mi ad Iiidpii , molti ad Anul 
e insomma quelli che cantano la 
natura visibile, il fenomeno este- 
riore celèste e non si preoccupano 
ancora delle discussioni filosofi' 
che né dì riti sacriii;ali troppo 
complessi. Della F'IksHtn'hltn 
o rÌKvedasnni*liltJk ossia 
raccolta delle r'Ie' abbiamo una 
doppia redazione ; l'una fatta ad 
uso specialmente delle scuole, 
in S grandi »sht*ak» (ottavi) , 
mentre l'naht'ska si divide in 
adb^àja [letture] , questo in 
33 vnrpk (porzioni) ciascuno, 
per Io più, di S versi l'uno; 
l'altra destinata essenzialmente 
ad inspirare il sacrificio, in 10 
■■■an*ti'iil» fcireoli] , in 35 aa»- 
Tàka IcapUoli], in 1017 snkCa 
' finnì, 103S, compresi gli 11 inni 
supplementari chiamati tMk- 
klillya), 10S80 p'Ie' (slrofo, 
10660, comprese le i-'le' dei 
Tiilaklill7a). Gli inni del l.^e 
del 10." maa'd-ala sono attri- 
buiti a varii autori; il 3* a 
«r'itsamada , il 3.° a Vlf- 
Tàmltra , il i.° a Vjtmade- 
va, il 5.' ad Atri, il 6* a' Bha- 
rndTaK'tt, il 7* a Vaslaht'a, 
r 8.* a Kan'Ta. il 9.° ad Aiisl- 
paH. Ha con ciò, non deve in- 
tendersi che tali sapienti siano 
veramente gli autori degli inni ; 
solamente e da interpretarsi che 
onoravano un tal sapiente , come 
loro preteso antenato. Te fami- 
glie e le scuole che conservavano 
e tramandavano di generazione 
in generazione, gli inni che ora 
sì vedono ascritti al sapiente 



stesso. Onesto primo appreQa- 
menlo è necessario per com- 
prendere la distinzione che negli 
stessi iunì vedici sì fa tra i poeti 
antichi,, i medievali e ì recenti; 
nelle famiglie , infatti , erano inni 
antichissimi dei quali, per vanto 
di razza si attribuiva il merito a 
qualche gran personaggio mitico, 
e che si recitarono da padre in 
figlio fino al IV o V secolo in- 
nanzi Cristo, in cui gli inni di 
tutte le famiglie si raccolsero, o 
gli antichissimi si confusero coi 
recentissimi , probabilmente anzi 
con alcuni creati a posta da 
certe famiglie, perchè entrassero 
nella gran raccolta che doveva 
riuscir sacra. La sani'hK^ o 
raccolta è indubbiamente un fatto 
recente , un fatto anteriore di un 
secolo poco più, alla conqui- 
sta di Alessandro, un fatto quasi 
conlemporaneo alla redazione 
dell'aiinkramaii*! , un fatto 
che mi sembra supporre l'uso 
della scrittura, sebbene il pra- 
tlcjUthra o trattato fonetico del 
H'ig^veda non accenni diretta- 
mente ad esso, volendo solo 
provvedere al modo in cui gli 
inni vedici debbono venir reci- 
tati ; ma parmi impossibile che 
il prtkllfàkhja stesso non 
fosse scritto : e finqui in appog- 
gio della lesi contraria si porta- 
rono innanzi solamente prove 
negative. Sembra a me che l'at- 
tività bràhmanica , la furia di 
commenti, di indici , di illustra- 
zioni, di compilazioni che inva- 
se i brahmani nel III, nel IV, e 
al più presto , nel V secolo in- 
nanzi Cristo sia un fatto che sì 
spiega solamente con la introdu- 
zione della scrittura ; prima, tutto 
era sparso , canti , leggende , 
racconti , tradizioni , riti , pre- 
celti ,- dopo quel tempo tutto, si 
rileva , tutto si mette insieme , 
tutto sì viene ordinando; alla 
parola «dh^à^a notai com'essa 
non solo non sìa prova sutS.- 
cìeate per ìstabilire la presenza. 



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della scrittura, ma non sigoifichi 

nei libri vedici , ancora proprìa- 
mente la lettura materiale, sib* 
bene sollauto l'apprendimento e 
non ancora, verosimilmente, una 
lezione ma una seduta o un io- 
tiero corso scolastico; la parola, 
per lo meno , dà luogo ad un 
equivoca , e sopra un equivoco 
non si può fondare, come pur 
troppo SI foadó , l'affermazione 
assoluta di un fatto; perci6 la que- 
stioDo dell' antìcbìtà della scrit- 
tura nell'India vuoisi ancora 
considerare come aperta , e at- 
tende nuove e più minute e più 
profonde investigazioni. Io in- 
tanto , nelle mie modestissime 
ricercbe , stabilirei come ipo- 
lesi questi dati: gli inni ve- 
dici più anticbi nacquero nella 
valle superiore dell' Indo e nel 
Pengiab ; si conservarono per 
ceulinaia, e i più antlcbì per 
migliaia di secoli, nella memo- 
ria delle famiglie , insieme con 
le leggende, coi proverbii , 
con le usanze popolari; vennero 
le guerre ili conquista ; al patri- 
monio dì scienza tradizionale si 
aggiunse la storia delle ultime 
intraprese , che assunse aoche 
essa , nella immagmazione in- 
diana , carattere leggendario ; 
finita la conquista , la società si 
costituisce; il sacerdozio ha in- 
spirale ie guerre ; il sacerdozio 
vuole aver dalla pace il massimo 
beneBcio ; importa dar norme ge- 
nerale ; si raccolgono i precetti , 
gli usi domestici presso le fami- 
glie più autorevoli ; importa di- 
vulgarle ; e la scrittura viene 
introdotta. Frattanto , a mante- 
nere il prestìgio alla casta che 
moralmente Romina si é già 
attribuito carattere divino agli 
inni vedici , essi vengono messi 
insieme , si ordinano , si fanno 
fondamento di una nuova scienza 
bràhmanica, ed incomincia quella 
che abusivamente chiamiamo an- 
cora letteratura vedlca, perché 
si riferisce più direU«mente di 



ogni altra agli inai vedici, ma 
una letteratura essenzialmente 
critica, per buona parte in pro- 
sa , la quale non mi sembra 
possibile, conservare nella sua 
integrità , senza la scrittura. Ha 
io sono con quanti credono che 
la scrittura sia nell' India opera 
del IV e al più presto, del V se- 
colo, perché mi sembra pure che 
a tale, età solamente risalga la 
letteratura dei bràlinmii-a e 
tutta quella letteratura che si 
collega con essi. Questa l' ipotesi 
che stabilirei, come punto di 
partenza per qualsiasi ricerca 
sull'orìgine della scrittura nel- 
l'India; sopra tutto, perchè non 
credo ai miracoli e perché l'In- 
dia di Alessandro rassomiglia 
troppo all' India dei brjtbma- 
n-a , delle npaalsliad e 
dei snira , sopra tutto per- 
ché bisogna dare il tempo ne- 
cessario alla lingua vedica per 
diventare lìngua sanscrita , lin- 
gua bràhmanica, sopra tutto, 
perché la società bràhmanica non 
potè per un solo colpo di bac- 
chetta magica nascere al tempo 
stesso, e ordinarsi, costituirsi ,■ 
splendere e creare una lettera- 
tura. Appena il bràhmanesimo 
veramente splende e trionfa, sorge 
il buddhismo come una reazione. 
Max Miiller affermò come non ci 
sia, nel K'icvcda, un solo inno 
che possa ascriversi al perìodo 
dei brjihinan*« : aggiugne 
anzi come gli inni più moderni si 
debbano far risalire ad 800 anni 
innanzi Cristo. Ma, per quanto 
io onori l' illustre e dottissimo 
esegeta, la sua affermazione mi 
ha dell'ardito, né mi pare assi- 
curata da troppo solide fonda* 
menta. La esclusione poi ch'egli 
fa a danno dei poveri tt vjiln- 
khlIfM, i quali non trovarono 
posto nella sant'bltik dei 
miui'd'alit , mi ha dell' ingiu- 
sto ; poiché se si comparino que- 
sii H inni con parecchi altri j 
ì filosofici, per esempio, i quali 



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entrarono nella s»m*hl4à , es- 
si rivelano un carattere mollo 
più antico ed ingenuo di questi 
e il non essere entrati nella rac- 
colta non è una prova incon- 
testabile di modernità ; prova 
solamente, a senso mio, la ne- 
gligenza una misteriosa ven- 
detta del raccoglitore contro la 
fa>niglÌ3 presso la quale gli un- 
dici vàlakbllra si conserva- 
vano. I.CHuakmmau-ifurono 
il coronamento delle raccolte 
(M»m*liltà«) , come 1' indice è 
la conclusione di un'opera rf^àn- 
oak» [probabilmente della 
scuola dei Òakalnka. che forse 
fu il principale compilatore della 
Klksam'hlt^ in mnii*d*ala, 
autore del ppàti^tlktiyfi del 
■t'IgrTrda , e quello che più mi 
persuade del dodicesimo inno 
panegirico del secondo mao-d-a- 
la in lode d'Iuds-a nel quale 
si raccolgono insieme , senza ori- 
ginalità , le lodi sparsamente , 
attribuite al Dio, come di varie 
altre operette intese a ferma- 
re ed illustrare il te-to poetico 
del H'Igrvetla, fece pure l'aim- 
kramaii-i del H'isreda 
e in essa perciò esclude ivAla- 
klailya, i quali Turono esclusi 
dalla raccolta, mentre invece essi 
Irovansi compresi neiranuEarii- 
■nau*ì universale di Kàt^àja- 
ita. Le slesse tradizioni bràhma- 
nicbe mi sembrano dar ragione 
al supposto sopra la KOéernìla 
di certi inni del H'icveda , 
quando ci narrano cbe Vjkaa (iì 
raccoglitore) ordinò la sam'hlta, 
mentre sappiamo di suo padre 
Para^ ara che compose un ele- 

Santisslmo inno ad Agni, ch'é 
sessantacinquesimo del primo 
man-d*ala a meno che il Pa- 
ràfara dell'inno (che a me, 
a molivo della sua eleganza, e 
di certe imma^nt, che non tro- 
vano altro riscontro oel H'is've- 
da, sembra lavoro prezioso di 
un' arte non più vedlcaj sia di- 
verso da quello che si narra 



padre d«l Vjìum. Ha non vi è 
nessuna ragione seria per. affer- 
marlo, come niente ci obbliga 
assolutamente a credere che il 
Cànnaka dell' inno Vedico sia 
tult' altro dai ^ànnaka del- 
l' Ann kraman-i e del prj^ 
tifàkya del U'IgiTeda (Vedi 
ancora sotto le voci aant e npiu 
■ilsltad). Avanzali cosi rispet- 
tosamente questi miei dubbi in- 
torno all' età degli inni del K'Ic- 
veda e della loro raccolta ini gì 
lasci ancora aggiungere come non 
sia intieramente fondata l'opinione 
che fa degli inni e poeti mj^ 
dhyam^s ( ossia del secondo , 
terzo, quarto, quinto, sesto, 
settimo , ottavo e nono ) i più 
antichi ; nel decimo man-d'ala 
ì cui poeti son chiamati kvhn- 
drasùktaa e »intiàfJÙktÌM 
ossia aomU inni per gli kabadra 
ossia inni popolari, e aventi irmi 
grandi, (poiché nel decimo cir- 
colo entrarono veramente gl'inDÌ 
più lunghi ) s' introdussero vera- 
mente, in mezzo a quella Babilonia 
di autori popolari, alcuni inni mo- 
derni; ma gli inni popolari, la mag- 
gior parte dei quali servirono poi 
di fondamento alla raccolta del- 
l' A tharraveda (come quelli 
del nono ■nau'd-ala sacro al Dio 
Swuiu, costituirono essenzial- 
mente la ler^a' parte del ISàma- 
veda ) sono di carattere anti- 
chissimo. Cosi nel primo man** 
d'ala in mezzo a parecchi inni 
d' indole puramente sacriQcale 
molti ne occorrono che ci richia- 
mano ad una età primitiva, e 
per alcuni direi quasi innanzi 
alla introduzione del sacrificio ; 
per lo meno, essi sì manifestano 
indipendenti dal medesimo. - L« 
maggior parte degli inni del 
U'igToda son dedicati al Dio 
ladra e al Dio Agni ( seguo- 
no quindi Vai>an-a, HHra, 
gli Acviii, Vsliaai , Surra, 
"Vàjn , ì Marat , i Vlf ve. 
devàs , PàMliHM, Vl«hn*si , 
BiHbra, Vrg'mmjah Bral»* 



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nmnaSpfttl , gli Àdltràs, 
SapaaTMtì , i PM»ras, Va- 
nia ed allri. Sì cantano le loro 
glorie, s' invocano, s' invitano a 
gradire il sacrifìcio, si pregano 
di voler favorire il sacrilicalore. 
Questo il ritornello generale. Vi 
SODO tuttavia Inni puramente de- 
scrjlllvt dì qualche fenomeno na- 
turale, inni puramente eroici, 
ìddI puramente sacrificali, inni 
puramente speculativi, inni pu- 
rameule satirici, inni puramente 
domeslici, ossia riferentesi a qual- 
che uso a qualche affetto do- 
mestico. Quindi una grande va- 
rietà di siile; quindi ancora la 
necessità di non istudiarli tulli 
ad un modo e di attribuire la 
medesima origine a lutti. Quanto 
all'organismo grammaticale del 
HìgTcda , esso non inaniTesia 
fra ì primi e gli ultimi inni , 
nessuna differenza sostanziale ; le 
regole sono poche , la gramma- 
tica è semplice , è schietta e però 
facilmente si osserva; tuttavia a 
nessuno allento osservatore sfug- 
girà come molti composti e molti 
astratti non hanno carattere pri- 
mitivo , e come , quanto al lessi- 
co, parecchie parole riflettono 
una società bràhmanica e non più 
una società Vedica. La sintassi è 
per lo più regolarissima e ordi- 
nata, in gran parto, secondo la 
progressione logica che ricono- 
sciamo alla poesia Ialina. 1 casi 
banno molta più forza che nel 
latino e nel Sanscrito iitesso ; 
poicliè, oltre al rappresentare nel 
discorso un maggior numero di 
relazioni (come per esempio lo 
slnimeutale che sostiene talora 
l' ufficio del locativo , il dativo e 
il- locativo che usurpano, talora , 
la rappresentanza del moto al 
luogo, r ufiicio dell'accusativo), 
attribuiscono al nome, nel suo 
caso dativo od accusativo, il va- 
lore dell' infinito verbale. Gerle 
radici nominali e verbali che la 
lingua sanscrita ha pél-dute, certi 
lenii prooominali ignoti al sao- 



scrìlo , il linguaggio Vedico ci 
rivela ; e come nella declinazione, 
il caso ha maggior forza che nei 
sanscrito, cosi il tempo nella co- 
niugazione ['nella quale la di- 
slinzione della classe non è an- 
cora ben precisa), di maniera che 
una stessa forma, secondo il luogo 
in cui sì mostra , può, per esem- 
pio, valere come un presente indi- 
cativo , un presente imperativo, 
o un presente ottativo o un pre- 
sente condizionale ; si vede bene 
che il tuono della voce dovea 
determinare il modo speciale 
della significazione , indizio di 
una lingua vergine e popolare 
che abborre da ogni troppo 
grande compilazione di forme, 
e da ogni pericolo dt farsi oscu- 
ra , per troppa ricchezza che le 
crei difGcollà. Cosi, per amordi 
chiarezza, il linsuaggio Vedico 
mantiene divisa la proposizione 
dai verbo , a cui si prefigge , 
come accade spesso nel linguag- 
gio Omerico. I nomina agenlis, 
fanno nel linguaggio vedico mag- 
giormente senlire la loro ener- 
gia verbale, per mezzo del reggi- 
mento; gli aggettivi e i nomi sono 
più trasparenti , ossia rivelano 
più schieliamente la loro radice ; 
una stessa parola ripetuta due 
volle esprime ora il superlativo, 
ora il frequentativo , secondo il 
processo più naturale, più infan- 
tile del linguaggio. E alcu- 
ni altri caratteri della semplici- 
tà del linguaggio Vedico potrei 
citare ; al quale, pertanto, il gio- 
vane studioso che si accosta do- 
vrà iniziarsi con la coscienza di 
dedicarsi ad una lingua che tanto 
più ci diventerà facile quanto più 
noi sapremo ridiventar, col lin- 
guaggio, fanciulli. È con una 
certa bonomia e non con Solen- 
nità cheil devoto invoca il suo Dio 
te Vkjav à yhht dar^ata > 
t Vàyu , arriva, o bello » « Ime- 
••ni4 aram'kr'ltjili* > 
i queste libazioni son pronte » 
t «mUmm pàhl frodila ftM- 



24 



t,Cooglc 



Tarn » idi<tt]estebevi,odi l'in- 
TOcazione I » Seco la prima strob 
del secondo inno del R'Igveila; 

che cosasi può immaginar di più 
semplice ì Ha guai per noi e 
per r inno, se volessimo alla tra- 
duzione dare una maggior elegan- 
za; il carattere, la ingenuità del- 
l'inno si perderebbero. Il devoto e 
il suo Dio si danno famigliarmente 
del fu,- il bhos, bhavim, 
l'eccelknsa, è una invenzione 
bràbmanica che il Ungiiags;io 
Vedico non conosce , e il trovarlo 
ne'pràtlf àkli^a e ne' br4- 
binMH'a non prova punto il 
contrario , la lingua dì essi , mal- 
grado alcuna reminiscenza Ve- 
ci ica , somigliando al Sanscrito, 
f)r io meno; quanto il latino dì 
nnio somiglia a quello di Vir- 
gilio, meiitre nel Blj^veda ab- 
biamo una lingua cbe sta a quella 
dei brjthmaii*» quasi come 
il Ialino delle dodici tavole sta al 
latino di Eimio, il cbe vuol dire 
molto discosto, se pure il con- 
fronto possa reggere tra una lin- 
gua ufficiale come quella dei de- 
cemviri ed una lingua schietta- 
mente popolare come quella degli 
ioni Vedici. Dei metri vedici i 
prediletti sono essenzialmente la 
gkjatrk (vedi) , e la trlaht*- 
abh [vedi) quindi la it'»g»ti, 
la bp'iliKti e K»t€»br'l|i«tì , 
l'Mnasbt'abh e l'aalin'lh; 
dicemmo gii essere tutti regolati 
dal numero delie sillabe non dal 
loro valore; quanto alla forza che 
esercita l'accento Vedico nella 
sua relazione con la ritmica al- 
cuna osservazione abbiamo fatta 
sotto la voce ndàtta; notammo 
oonoe , nel lesto quale ci è con- 
servalo, molti accenti non sono 
segnati- , dove pure inevitabil- 
mente avrebbero ad essere e si 
fanno sentire ; dove poi l'accento 
vera»e«l» eontraddiM H ritmo , 
crede si abbia a seguire , nella 
recilaatoaa det vers», piMtosto 
l'accenta che il ritmo, come ci 
atottd* spMSO. mlMstii noM |>o- 



polui , ivf» il verso ««de wan 
ritmo 6 la tatelimo cadspa , ppct- 
nunciando le parole come vanno 
pronunciate, cioè le tronche come 
tronche , le piane come piane . 
le sdrucciole come sdrucciole ; è 
solamente la poesia letterata che 
ci fa, per esempio, dire umile 
invece di timt'te e sì permette 
somiglianti licenze , com' essa 
dice , e stonature, come diremo 
noi. Il verso popolare non osa 
tanto, e pronuncia buonamente 
le sillabe numerate come non le 
numerate, accomodando il ritmo 
all'accento , quanto più spesso 
può, ma quando proprio non può 
e pure vuol dir presto e sempli- 
cemente quello che ha da dire , 
sacrifica il ritmo all'accento, non 
mai, ch'io sappia, l'accento al 
ritmo, a meno che esso noa vo- 
glia scherzare; ma si capirà che 
uno scherzo non deve far legge, 
e che però a noi recitatori di poeti 
non È lecito per la sola compia- 
cenza degli orecchi , ai quali e da 
credere che i poeti pensassero al- 
meno quanto noi. forzare ie leggi 
più costanti del linguaggio. -Ha 
obbediente a certe necessità 
dell'accento, la poesia Vedica 
non si mostrò egualmente docile 
a quelle della MHUilhl o con- 
giunzione fonetica delle lettere 
cosi imperiose e tirannicbe nella 
grammatica Sanscrita; ed è uno 
sforzo immane quello che deve 
fare Càanaka l' autore del 
Prjktjf àkhya, quando volendo 
stabilire , sopra il testo del 
U'l0vetla, alcuna di quelle re- 
gole che informano la fonetica 
Sanscrita, è obbligato ad ogni 
tratto di ricorrere alle eccezioni. 
Notisi pot come molti casi di 
■and hi f che occorrono nel 
testo del hI^tciIb quale ci si 
conservò , attestano solamente 
che parlavano e probabilmente 
scrivevano Sanscrito i compila- 
tori della aam'hKk; ma sono 
negati assolutamente dalla me- 
to-ica Tedìca, la quEde dob pad 



uyGoogrc 



cosi sp«sso venir fraudata di sil- 
labe ; onde l'autorità di certe re- 
gole del prjktif kkliya , per 
^esto riguardo , riesce mollo 
problematiOB' Dalle quali os§er- 
vazioni ohe io mi sono arrischialo 
a fare sopra il testo del RI- 
Itredit arrivo a questa conclu- 
sione : che sarebbe desiderabilis- 
àma una revisione del testo, per 
opora dei dotti Europei , con 
ispecial riguardo alla metrica , ed 
alla recitazione ; alla qual opera 
dovrebbero pigliar parte i più 
insigni illuslratori de'monumenti 
Vedici, quali sono Teodoro Au- 
frecht , Allierto Weber , Max 
Huller, Rodolfo Rotb, Adalberto 
Kuhn , Teodoro Benfey e Adolfo, 
B^oier. - Il primo, in Europa, 
a far conoscere gli inni del 
R'Isvedfi fu il Colebrooke , 
nel 1805, col suo discorso: On 
(he Tedas ; quindi venne il Ro- 
seo con un B'igmdae specimen e il 
R'igvidat liher primus. Al K'I- 
Hreda appartengono due brjt- 
hmaii'a, cioè l'AKarer»- 
feràhiHiMi'a ed il f^ànkhà- 
TMia KàMhitdkl-brJk- 
bm»n*»f i fr'lhjasnitra di 
Àf Vftlà janM, Càókh Jir<*ni> 
s fttaiiHba , il NIrakta col 
SDO commentario , e il celebre 
camme n tarlo di 8Jkfnn*a,, del 
qui» il prof. Max Miìller cura 
u edizione. - Col nome poi di 
B'igiTMUiàna à designata 
un'opera aseritls a CJiuiiaki» 
ma appartenente , éacoodo il 
Weber, all'età dei PurÀii'a. 
Essa tratta della ica^ìea effica- 
cia , obe faa la rocitazione di una 
r'iB'. — 

■I'|0 (■■■«'; il Bopp compara 
qui rego , rtctus , recte ; veggasi 
pure rb|(') radice , onde l'agget- 
tivo rìg'« diritto, retto. 

B'Iii'a come aggettivo, do- 
nni» , wtae neutro , obbligo , ob- 
Ut^aiione , debito. 

Rite (secondo il dizionario 
Petrepolitano da una radice ar 
Ìhou. significato analogo a quello 



che uw ha nella voce nraaa ; 

e il medesimo diEionario confron- 
ta il latino ratus) , come agget- 
tivo, appartenente, diretto ,' retto, 
diritta, leale, vero , giusto, onoralo, 
'come neutro , ( senso traslato ) 
solido ordirtatnento , stabilimento , 
dxspositione,, decisione, la verità, 
la verità fondamentak , tj saero, 
U vero. - Il locativo r'Ite è av- 
verbio cbe vale ondulo, fo/to, ec- 
cettuato , eccetto. 



tio, il Boppiano il latino rite) fem- 
minino, la via, il modo , la ma- 
niera , la ragione fnel senso latino 
di modo}; Faltacco, la disputa, il 
biasimo, signìQcalo che £a pure 
il femminino r'ltÌ7At 

H'Itn mascolino, corso» (e i 
corsi muliebri} periodo, tsmpo de- 
terminato , stagione, talora anche 
mese. Le stagioni dell' anno sono 
nell'India ora tre, Tasanta la 
primavera, yrìshma \' estate ^ 
papati {'autunno, ora cinque, 
aggiungendosi la stagione delle 
ptoggie (varsbàs) a Virmerm 
(hemaiitaflf Ira) , quesi'uU 
timo noto solamente ai popoli più 
settentrionali dell' India. Intorno 
ai rito (voce a cui le latine n- 
tu» e artus furono comparale dal 
Beppi , abbiamo un elegante poe- 
ma descrittivo attribuito a K4- 
lldiksa, intitolato B'l(ii««- 
in*haFa o compendio delle sta- 
gioni; in esso, te stagioni cantale 
sono sei inveee di cinque , di due 
mesi l' una, distinguendosi l'He- 
mautaf If Ira in due stagioni 
differenti, eioé nelIKieiiiaiiia , 



mesi dalla metà di' novembre alla 
meta di gennaio e il i ' ~ 



so , che cade nei 
di' novembre a 
• e il elfiFi. , 
1' inverno di ghiaccio , che cade 
ne' masi dalla metà di gennaio 
alla mela di marzo. Per queste 
motivo, nella simbolica di pia. 
gala il numero ù rappresenta 
le stagioni. - Da r'Itn abbiamo 
i composti F'ituifuali femminile 
la donna nei mesi, (a donna coi 



...dtyGooglc 



mesi e il mascolino r>ltrls', 
propriamente sacripante secondo 
i tempi , ordinatamente , ti sacerdote 
sacripcafore ; ài questi erano quat- 
tro manière ; il RitTls' Ho- 
taF pel H'IjfTeda y il quale 
aveva sotlo di sé tre altri sacer- 
doti [chiamati il Hàltravarn* 
n-a, l'Ae'eb'jkvàka e il Grà- 
Taatqt) , il R'HtIk' AdliTa- 
rj-D , pel TnK'urveda , dal 
quale dipendevano Ire altri sa- 
cerdoti (il PratlppnsthàCar, 
il NcHht'ar , 1' Vnnetarj . il 
H'UvIg IJdieà<»r , pel Sà- 
■mveila , co' suoi tre sacerdoti 
(il Prastatar, l'Ajcnidli ed 
il P*<iir), finalmente il Brah- 
maa per tutti tre ì Veda , il 
quale dirigeva tre altri sacerdoti 
(il Brjthman'àe'cli'aa'sln, 
il Pratlliartar e il l^abroh- 
maivj'a). Nelle grandi solennità 
Don mancava mai questo appa- 
rato di sacriflcalori; agaiugnevasi 
pure talora come r'lt*l|t' un 
■adav^a ossia j'^eside al sacri- 
ficio. 

B'Iddht (dalla radice r'Idh, 
ardh crescere , aumentare) fem- 
minino, compimento, pienezza, 
eccellenza, hewssere, àboond<msa, 
ricchezza, felicità. 

Bibita (di r'Ibh, arbb, 
rabli] voce vedica, come ag- 
gettivo, attivo, destro, operoso, 
come mascolino, Vartefice, Varti- 
sta. Con tal nome nella mitologia 
Vedica, sono celebrati tre per- 
sonaggi , chiamati B'Ibhn, Vl- 
bbvao e Và^r'a e figli di 
Sndbanvao , i quali fabbri- 
carono i cavalli d' Indra , il 
carro degli AfTlnfcn, la vacca 
meravigliosa di Br'lbaspatl , 
e hanno la virtù di ringiovanire 
e ìramortalare sé stessi ed altri e 
sanno, da una coppa di Tras- 
lit'ar il Dio artefice dei Teda 
per eccellenza, farne' quattro, e 
accompagnano lodra , col qua- 
le specialmente e quindi pure con 
Agni e con Adltfa s' identi- 
ficano (Max MilUer comparò qui 



ingegnosamente, per la media- 
zione di arbtan, 1' Ellenico 
Orpheo amante Eunj-^ce. come 
neir India , il sole sotto il nome di 
Puràrava* ama IJPTaei (vedi ) 
- Un inno ai Rlbbavas pub- 
blicai e tradussi ne' miei Studi 
sopirai primi venti inni del B'I)^ 
veda (Firenze, 1864, presso il 
Polverini, pag. 86 , 87) nel quale i 
punti più rilevanti del mito sono 
accennati; quanto alle i coppe, 
ecco ciò che annota il Benliey , 
neiì' Oricnt uìtd Occiitmt : A que- 
st'azione dei R'ibhu viene nei 
Veda attribuita molta impor- 
tanza ; ess:i viene menzionata , 
ma non mai in modo che si possa 
chiaramente veder che cosa si~ 
enifìchì. Il maggiore dei fratelli, 
dice il Ricreda stesso, volea 
far due coppe, il mezzano tre, 
il minore quadro, e quattro di- 
vennero, e, come le vide cosi 
splendenti, VvasbC'ar le desi- 
siderò », - Intorno ai R'Ibhn 
scrisse una bella memoria il 
prof.iVére,- maè peccalo che tanta 
diligenza sia stata inutilmente 
spesa, poiché le conclusioni del 
Néve intorno ai R'Ibha, i quali 
egli considera come uomini vir- 
tuosi deificati , come 'santi , non 
sono, in alcuna maniera, accet- 
tabili) - R'Ibbnksha masco- 
lino si dà come nome d'Iitdi*A, 
dei oeio J Indra , de! fulmine 
d^Indra, e R'Ibhnkcban come 
sinonimo dei Rlbbn, del primo 
dei R'Ibha, cioè del R'Ibbn, 
per eccellenza, e di Indra* 

R'Isbabha mascolino , il 
toro, come it fecondatore (di r'Iah, 
aPHh, radice parente di vapsh). 
considerato come F eccellente fra 
tutte le bestie domestiche ; e 
quindi, per segno d'onore, vien 
dato questo appellativo agli uo- 
mini più insigni, in Qne de'com- 
posti (per es. rk'j^apshitbha 
di rAsa+r'Ishabha , il toro 
dei re, ossia il migliore dei re). 
L' appellativo di r'Isbabha in- 
contrasi come nome proprio di 



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rarii persona^ leggendarii , fra 
gli alta , secondo il Bhà^va- 
tapnrjiii-i* di un solitario , il 
quale melte in opera le facoltà 
magiche del yo^ft; Quindi, sde- 
gnaildole, sì astiene da qualsiasi 
anione ; di poi, col suo corpo che 
non ha più persona percorre molli 
paesi, ed infine si lascia consu- 
mare in una foresta accesa, - 
Col femminino r'Iithabhi viene 
talora designata la virago. 

R'Istal mascolino (d'incerta 
etimologia ) , il cantore , U poeta , 
ti sopi'ente Vedico; ma col nome 
di risili s' intendono pure, nel 
linguaggio Vedico, alcuni esseri 
mitici, alcuni santi del primo 
tempo, celebrali nel numero di 
selle, come J iietle sapienti della 
Grecia, e, in cielo, le sette stelle 
dell'orsa (vedi r'ikahaj; i nomi 
di questi sette r'Ishl , conside- 
rati pure come stipili di razze sa- 
cerdotali, sono Gotama, Bha- 
rmdvkg'a , Vl^vitmitra , 



KàfT«p»» Atri ; ma talora, 

invece a questi vengono sosti- 
tuiti alcuni altri come Alani- 
banana , r^'n'avalkra , 
Attaarvan. AAfflras, Bhr'l- 
KU, Marie I, Polafaa, Hra- 
Cu, PnIastja. - 1 r'iHhl , 
come poeti , come autori degli 
inni Vedici , si distinguono in 
primitivi , in medi! e recenti; per 
rispetto poi alle persone in ser- 
vizio delle quali cantano , si divi- 
dono ancora in tre ordini, cioè 
(icvarsbiossiar'lshl degli Dei, 
brahmartibl ossìa r'Uht brà- 
hmanìci,e rà^'arablo r'Ishl 
dei re. (Ve^gansi intorno a que- 
sti i documenti recati dal Muir 
ne'suoi preziosissimi lesti San- 
scriti). - H'IshI è ancora il nome 
di un pesce, definito dal dottor 
Buchanan cyprinus r'l»hl- 

U'isbt-I femminino, lancia ; 
spati a, 

n'IstaTa 3 
alto, sublime. 



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R ì , L' i , L' ì 



R^ , ottava delle vocali , 
propriamente , trasposizione, in- 
deboliinento di kr , cbe occorre 
solamente innanzi a certi casi, 
nella declinazione del plurale dei 
temi in ar, r'I. 

Ii'l, nona delle vocali, pro- 

E risalente, tras posizione e inde- 
oiimento di «1 ; la T ha suono 
di una l palatale , ma appena 
sensibile. Occorre questa lettera, 
che propriam. dovrebbe esclu- 



dersi dall'ai Tabeto, nella sola radi 
ce kl'lp indebolita di kalp. 

Ili decima ed ultima delle 
vocali nell'allabeto indiano, ma 
che non occorre in nessuna pa- 
rola , inventata dai grammatici, 
j quali supposero cbe come Ogni 
alira vocale breve ha la sua 
lunga corrispondente, anche la 
ri dovesse averne una; e per- 
ciò finsero la l'i (equivalente di 
un U ipotetico). 



uy Google 



B. Qaefto suono che in la- 
lino ed in greco È vocale sem- 
plice, in Sanscrito occorre sola-' 
menlé come dittongo , composto 
diti-^iod■-*-■,e cbe suo- 
na è come il dittongo francese 
(N. Perciò talora iroviiinio II 
dittongo e, per ragioni foniche, 
espanso innanzi a vocaie, nella 
sua fbrma primitiva ay [la i 
innanzi a vocale passando nella 
semi-vocale sua corrispomlente 
j). A questo dittongo corrisponde 
nel Ialino la è lunga (di m) , ia 
i od ù lunga di un primo oi; 
(come, ['er es. , in vicw , presso 
il greco oihìs , il Sanscrito no- 
minativo vef »« • il nostro eco- 
nomia], sebbene talora questa cor- 
Tispouda ad una sauscrita k, e 
i dittonghi «, oe. - Temi di 
aggettivo di nome desinenti in 
e il Sanscrito non conosce. 

Eka aggettivo, um , unico, 
toh, angolare , F uno, il solo ed 
il medesimo [ il Bopp comparò qui 
le voci latine aequus , codos-, dì 
un ecocles supposto primitivo e 
eoeeus, di un supposto primitivo 
ecaicus, ch'egli spiega per mono- 
eulus. Il dizionario Petropolitano 
suppone in questa voce ek» lo 
stesso tema pronominale cb'è in 
Ctad ; si potrebbe ancora forse 
aggiognere che il tad sia al- 
l'etad come il ka sta all' eka, 
» ammessa questa proporzione, 
chiamare in riscontro il quisque 
latino il ciasc-uno Italiano , il 
francese chaque col greco eka- 
»tos, ekaleroi, e col Sanscrito 
eka, ekatara, ekntama 
e sopra tutto ekàika, dove 
l'idea di uno è ripetuta come in 
CTOscuno. - Di eka abbiamo va- 
ni derivati e composti, fra 1 
quaK gli aggettivi eludui ed 



ekàhin solo, unicù, solcano , 
ekait'a vnigenilo, ekatama 
imo fra più , ekatara uno fra 

due, l'avverbio ckataa umca- 
mmite , solamente , singolarmente , 
ekattlna , come aggettivo , in- 
tento ad una sola cosa , in unum 
intentus ( il qual senso hanno 
pure gli aggettivi ekaaarg^a , 
ekìhg:ra ed ebàgpja ], come 
mascolino, Pintenxìone ad tm solo 
oggetto , l'avverbio ekatra in 
un solo, come in latino, una, 
e tn un sol luogo , ekatva neu- 
tro f'unitd, ekadà lavverbio una 
volta, in una volta, una sola 
volta, ehanff«'arn, come ag- 
gettivo, un so/o proposito avente , 
come mascolino, un' solo, un 
identico, ekaplikga, cosi chia- 
malo, al mascolino, ii Dio della 
ricchezza KiiTers siccome 
quello die si rappresene come 
avente una macchia gialla , inve- 
ce d'un occhio, ekaniail fem- 
minino, una sola e stesta men- 
te, raccordo ekaràg', come 
aggettivo vedico , solo splendido , 
come mascolino, solo re, monoT' 
ca, ekavaAtra aggettivo, 
avente una sola veste , onde l'a- 
stratto reorminMieekaTastratà 
l'avere una sola veste , ekaf i- 
lasaiuÀe'itra aggettivo, avente 
la stessa indole e lo stesso costume , 
ekaitba aggettivo , stante nello 
stesso luogo , eki»ksh« aggetti- 
vo , monocolo, cosi chiamalo an- 
che il Dio ^Iva, ekj^kshara 
neutro, ii monosiHofto, e ^eterno 
monosillabo ona , ekàdaf a ag- 
gettivo, undecima, ekjtdafan 
neutro , il numero undici , ehàn- 
ta ed ekìkfana , come masco- 
lini , un Inogo- solUorio , un eremo ; 
il soia fine , tumco termine , il 
. RHnpwftì, f assoluto, la doMrtna 



i,L.ooglc 



delFtusobtto, il monoteismo; come 
aggellivo , dimoranle in luogo so- 
litario; aliente un solo scopo fina- 
le, avente un solo fine; ekàii- 
tam , ekàntena, cbiinta- 
tMs, eb^iito avverbi! assolu- 
tamente , intieramente , ekàlka 
aggeitivo, ciascuno, ogni singolo, 
ekàikaf ik« avverbio, singolare 
mente, ad uno ad uno, ekoiia 
(di eka -+- ùn*i ) aggellìvo 
avente uno meno, per es. cko- 
nttvin'^atl avente uno meno 
venli, cioè lUcianhove gli corri- 
sponde idealmenle e nell'ultimo 
suo membro anche etimologica- 
mente il latino undeviginti 

Hg' radico, muovere, trenta- 
re, splendere. 

Ktli* radice, vessare, contri- 
stare, perturbare. 

■£«l*a come aggeitivo , sordo, 
come mascolino (e lo slesso senso 
ha il mascolino ed'ak») una 
specie di pecora. 

Kd-uka mascolino ossario, 
tempio Buddhistico in cui si Taccol- 
gono le ossa de' santi , per oggetto 

■fa*» ed en'itkH mascolini, 
una specie di antilope, dagli 
occhi vividi, dalle gambe corte, 
' di color nero ; l'antilope si rap- 
presenta in cielo nella luna , 
onde il nome mascolino di eu*»- 
bhr'lt che la luna assume. 

Ktit aggettivo, vano , varie- 
gato , screstato. 

EtM , eiat , etad temi del 
pronome dimostrativo questo qui, 
qutsto; come avverbio, cosi; qui; 
ora; quest' ultimo senso ba pure 
l'avverbio etarhi. 

fetafa voce vedica, [^come 
aggettivo, vario, variegato, scre- 
ziato; come mascolino, un cavallo 
macchiato , cosi chiamalo special- 
mente, nella mitologia Vedica, 
li raggio del sole ossia ti cavalla 
del sole e un beniamioo , un pro- 
tetto del Dio ladra , che lo as- 
siste contro Sùrya (ii soie, suo 
signore , il quale vorrebbe frena- 
re , trattenere il cavallo soUo la 



nuvola, s 

cosi di u 
na^gio 



libera il cavallo; 

1 solo e slesso perso- 
nitico se ne fanno tre : 
, di fatto, viene identificato 
col sole, Sùrya; ISùrjà viene 
talora rappresenlato come cavallo; 
ma si colsero tre moraenli , tre 
qualità del Dio fenomeno, e si 
inventò sopra questa triplice ma- 
nirestazione varia e particolare 
deiridenlico generale, una intiera 
leggenda). 

Ktàdr'Iksha, et&dr'tf , 
etJMlr'lf a aggettivo , tale , co- 
siffatto, dt tal forma, di tale aspetto. 

Etàvaiit , come aggeitivo , 
tale, tanto; l'avverbio elJiTai 
vale tanto. 

Edh radice, crescere, esten- 
dersi . diventar felice. 

Edha ed edhas (dalla ra- 
dice Idh J mascolino e neutro, 
il legno, siccome quello che si cA- 
brucia, che si infiamma, siccome 
combustibile. 

Kna tema di pronome dimo- 
strativo ^it, esso ( qui il Bopp 
compara il Ialino enìm). 

Knas (di In) neutro, f^tbre, 
malessere , infelicità , peccato. 

Kran'd'a mascolino, nome 
della pianta che dà Colio di ricino', 
ossia la pianta del ricino. 

Eva , avverbio , cosi , giusto 
cosi , certa/naUe , si certo, già, pre- 
cisamente , così solamente ; spesso 
occorre come particella enclitica 
rinforzativa ; succedendo al pro- 
nome, ne determina più special- 
mente il significato: per es. cta- 
smlnn èva kale, che tradotto 
letteralmente direbbe, in questo 
cosi (empo , espressione che vale 
in questo stessa tempo; quindi evn 
può assumere ancora il significato 
di anche. 

Eva [dalla radice 1] come 
aggettivo, andante , rapido, come 
mascolino, la via, t/ corso, (il 
Ialino aetmm; come la radice I 
diventa e in era ,' cosi , in la- 
tino, di tre abbiamo la prima 
persona presente eo, l' imperativo 
eamu», il gerundio eundo, eo). 



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Etmu avverbio, cosi , tn que- 
tU^modo, tahnenta, onde varii 
composli , fra i quali gli aggettivi 
evam'ràpa, emiu'rldha 
CTM invidila, tal forma avenie. 
milfatlo, raggeltivocTABCDii-a 
(ab virtù avente , /ornilo di taU 
qualità. 

Eib radice, andare, tendere, 
ààiderare, affretffr^.vtao; quindi 



ealin masoolino, esbaa'Aiiea- 
tro , eahÀ femminino il desiderio, 
cahln aggetlÌTO , desiderante , 
in fine de' composti. 

Eshas , esfaà mascolino e 
Temmiaino nominatilo del pro- 
nome che ha per neutro eisHl 
(si confrontino in ialioo iste , iUa, 
islitd , sebbene non ei spiedino 
come perfetU corrispondesti). 



it, Google 



Ai dittongo, composto visi- 
bilmente di £ -t- I od i, ma fn 
cui il suono à prevale; espansCr' 
innanzi a vocale, suona ày. Il 
tema mascolino e femmiDlno rnl 
(res , la cosa e la ricckema ) é il 
Bolo tema nominale desinente in 
kl> Il latino non ha proprio cor- 
rispondente a questo dittongo, 
che sì può considerare lutlavia, 
come modiScantesi nella fonetica 
latina , secondo 1' analogia del 
dittongo e. 

Alkamtttyit (di eluuna- 
tl ] neutro , unanimità. 

Alkàntikt» [diekànta) 
a^ttÌTO , assoluto , pieno, com- 
piuto. 

À.UtjBL { di eka ) neutro , 
unità. 

Àlii'eya f di en*» ) aggetti- 
vo , antilopesco , aìla maniera delle 
antiiopi. 

Altare;» mascoline) , nome 
proprio di personaggio un po'leg- 
gendarìo , dicendosi di lui che 
visse 1600 anni, cosi chiamato, 
. siccome figlio di Itarfc ossia di 
una donna repulsa da suo ma- 
rito , un altro nome del quale è 
Hataìdiwit ( ossia senxi di Ha- 
bi, la terra), per ispiegarci il 
qual nome il commentatore Sà- 
yan'tt narra a noi questa leg- 
genda : Dna volta vi era un sa- 
piente di nome Tlejila, il quale 
avea molte mogli. Di una di esse 
( ItiM-à ) era nato un figlio 
chiamato Hatùdiwn. Suo pa- 
dre preferendo a Mahiflb*» i 
figli delle altre mogli, una volta 
lo insultò nel recinto sacrificale, 
piglianflosi sopra i suoi finocchi 
tutti i figli, eccetto HahidJwn. 
La madre di HahkdJWft ve- 
dendo gli occhi di lui lacrimosi, 
pregò WiAml [ta terra), e 



questa , apparsa nella sua forma 
celeste , levò , in mezzo alt' as- 
semblea, HNhidàan sopra un 
trono e gli insegnò tulio il br&h- 
■n-an'it del K'igreda, che 
noi conosciamo sotto il nome di 
AUareyabràhmaii'n , nel 
quale sono importaniissime no- 
zioni intorno alle cerimonie sa- 
crificali che accompagnano il 
canto della rie', diviso in qua- 
ranta adhyàja , ciascuno dei 
quali diviso in otto pan'e'lk&a, 
ove sono pure inserite alcune 
poetiche legende illustranti gli 
inni Vedici. La più beila fra que- 
ste è pubblicala nella Storia della 
Letteratura Vedica del Max Mul- 
ler, come appendice; il conte- 
nuto di essa si troverà sotto la 
voce f!iiaah*eepa. - Un com- 
plemento dell' Allareyabràh- 
■nao'a si può considerare l'Ai* 
tare^àran'^aka, ilqualesi di- 
vide esso stesso in cinque pic- 
coli àran*jaka , e contiene 
una intiera upanlshad , la 
quale piglia pur nome di Alta- 
re fopanlsh ad. - Di Alte- 
rerà 1' aggettivo bitarerin o 
seguace deTrAltareya. 

Alndra aggettivo , Indriaco, 
ajmartenenle ad Indra , dedicato 
oif Indra, diperh/en te da Indra, 
simile ad Indra ; Alndrl al 
mascolino , ò chiamato , Ars'n- 
na come figlio d'Indra, nel 
Mahàbhàrata. - Il femmini- 
no Alndrì esprime l'energia , 
la forza d' Indra , onorata quin- 
di come sua moglie ,~ e in cui ai 
personiSca pure la Dargà. 

Alràvata e àlràvan'a 
mascolino ( di Ir^vant TÌnfrt- 
scante , inebbriante ) appellativo 
del fulmine , siccome quello che 
squarcia la Dttbe « provoca la 



tyGoogIc 



pioggia (adoperasi tuttavia più 
spesso oome fulmine il femminino 
iÌn*Tatà ) , rappreseutato ora 
come serpente a motivo del suo 
serpeggiare, ora come elefante 
iflndra a 3 proboscidi il quale 
si fa nascere, uel cielo nuvoloso, 
contemporaneamente all'iainr'l- 
te (vedi) e paragonato all'elefante 
probabilmente a motivo della 
forza vìl(orio-a che si attribuisce 
al fulmine sopra la nube, nella 
mitologia Vedica. - La parola si- 
gDÌ6ca ancora la pianta dell'aran- 
cio, forse dal colore dal fruito. 

Ali» mascolino (da Iljk ma- 
dre del Badha padre di Pv- 



cosi chiamato, dalla 
madre, il remiticoPnrùravita. 

Alf JMia aggettivo , apparte- 
nente ad tf JMia appetlatxvo del 
Dio f!ÌTa , il quale era supposto 
proteggere la regione del mondo 
nord-est. 

Alfvara (di i^vAra) ag- 
gettivo , dominico , signorile , mae~ 
stoso, augusto, potente, onde il' 
neutro kif vttrya il dominio , In 
polensa , la maestà. 

AlHbHni«« (ove si riconosce 
il tema pronominale e che è in 
eahM , etad + mtn 
■am jk anno ) avverbio , 
sto tempo, al giorno dìoggi 



.-*1P%, 



tyGoogIc 



O. Ho» «coorav ■• SbDscrito 
f-o, come vocale semplice , ma 
solamente qual suono risultante 
(come OH in Frsnoese ) dì n ~i- u 
od M -<- ik (al quale ditton- 
go in latino corrispeude OA ud 
au, o» un o, ora pure un u; 
ma «ndJHariameaU quest' ultimo 
quando corrisponde ad un u am- 
scrito, che pigliando innanzi a 
sé il rioforzamento a venne a 
suonare •} paragoneremo per- 
tanto a l«k» bei» , e a fo ra- 
dice cbe vale agusswv il latino 
emUes e crà ,- ma quanta a cuneus 
e ad ocuo, cbe il Bopp chiama qui 
in confronlo.loro supporremo Torse 
più direttamente una radice fu o 
fu che ritroveremo in parentela 
con fcfa ove acer e acu-pedius 
furono richiamati, e con l'opu 
proloàriano supposto dall'Ascoli, 
che ne spiegò il latino cu-spid). 
Desinenti in o, abbiamo in san-^ 
Ecrito temi mascolini e femmi-' 
nini {g» = boa, dyo ^= Diov-is, 
Jov~i$, antico nominativo per cielo, 
dalla radice dlv che passò in diu 
e prese il (iui'Mi abbiamo in 
latino anche la forma espansa 
dw, nell'espressione sub divo, 
iotto il cielo , a deh aperto. 

O interiezione d' invocazione. 

Oka mascolino e «kas neu- 
tro ( di ne' ) , convenienza, conve- 
gno'}, luogo dt convegno, dimora. 

Okh radice seccarsi, inari- 
dirsi ; potere ; levar via ; ornare. 

Ogtaa di T»bt ridotto in 
ùlk e quindi gunato) mascolino, 
fluUo , corrente d" acqua , fiume , 
quello che fluisce , queUo che 
fluisce, quello che abbonda, fot- 
ktmdanza la ricchezza. 

OAkara od om'bJw*, ma- 
''colino , U faciente om , ossia la 
famosa sillaba mistica iDdiane 



^■i >, composta di tre lettere, a 
cui à volle far rappresenta re il Oio 
BridiHMUi , come ad a il Dio 
Vl«hn*v (ed a -i- a Ta , in 
sanscrito, sempre a) e a m il 
Dio {!!▼«• Questa parola ana, 
di uso puramente sanscrito, e 
indeclinabile; e siccome espri- 
mente la trmità Indiana Viene 
btQi oggetto spedalo di onore. 
Om'kjiràthakàràv ossia i 
due (suoni) facienti amed wth% 
ossia i due suoni «mi ed ath% 
sono nel Vj^s'a^anerlpràtl» 

SUtjn considerati come aventi 
medesimo ufficio ; se n(^n cbe 
esso nota come ci occorre om*- 
kanwn* vedeNha ti £uono 
mm negli scritti Vedici , e atba> 
kju>ani* bhàahTeHlia , il 
suono atka nelle opere scritte con 
la bhkvhÀ f ossia con la lingua 
Sanscrita , con la lingua ordinaria. 
Ha per iscritti Vedici qui non è 
da intendersi soltanto ta parte 
originale dei Veda , sjbbene 
ancora la parlo illuslraliva , in 
capo alla quale solevano gli au- • 
tori mettere la parola am per in- 
vocare la protezione della trinità 
tutta bràhmanica di Bràbman, 
Vlstan-a e fllva t fu preposta 
quindi anche agli inni Vedici , 
ma dai brahmani illustratori e 
copiatori , non ce ria mente dai 
poeti , ai quali 1' om non era 
couosciulo. Quando poi ci si parla 
degli scritti bbàshra , innanzi 
ai quali preponevasi la voce 
atta» , invece di am , inten- 
dansi gli scritti non sacri , gli 
scritti profani, gli scritti desti- 
nati alle tre caste inferiori. - Que- 
sta espressione del Vày'aaa- 
neri ppfcttffckbj'B mi sem- 
bra dì singolare importanza, per 
indicarci come nel tempo in cui 



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197 



il PraMeàkliTa medesimo si 

scriveva , la lingua che vi si aJo- 
peravA era dltTerente dalla ttibk- 
■hjk o parlata , la quale appena 
incominciò poi a diventare la 
lingua colta , cessò di essere par- 
lata , e a provarci che la lingua 
affettala di forme Vediche , scritta 
dall'autore del Pràtnphbhr», 
non SI parìiiva più ; altrimeiili 
«^ MOn l'avrebbe distinta dalla 
bhiuihft à parlata. Allora la 
blkà«h4 era quello che nel no- 
stro trecento il volgare, per ri- 
spetto al latino, sebbene la distan- 
za che corre Tra il latlAo e il vol- 
gare sia molto più grande che 
quella che passa fra la lingua dei 
tor4hniM*a e dei >ùtr« e 
quella che ebbe il suo massimo 
Kptemtàre nei poemi , nelle no- 
velle e nei drammi Indiani , la 
quale ultima che è la vera lingua 
Sanscrita non poteva sorgere cosi 
bella . cosi viva , cosi varia , se 
non l'animava prima , se non la 
sospingeva una corrispondente 
avella popolare , mentre Invece 
la lingua de' primi commentatori 
Vedici cammina alquanto affati- 
cata, come lingua che il popolo 
non alimenta più , come lingua 
ch'esso ha già abbandonata , come 
lingua da archeologi. Ora al San- 
scrito che era la bbjwh4 ossia 
la lingua parlata , nel tempo in 
cai si scriveva , per dire cosi , 
alla Vtdka, come i nostri dotti 
del Medio Evo meglio che latino 
scrivevano (Ma latina, a questo 
Sanserito, quando divenne lingua 
pulita, lingua letterata, lingua 
ufficiale , il popolo rinunciò ; e 
la parola bhàihb fu più tardi 
adoperata a significare lingua non 
ijanscrita, ossia la solita parlata 
popolare, |>ràkr'Ha o vtìfflire, 



o naturale che- fa le lìngue e le 
distrugge per crearne altre che 
siano imovameute più vive della 
liDKuacbe si è stancata nelle corti, 
nelle scuole e nelle accademie. 

Os'mi neutro ( dalla radice 
TMg', onde abbiamo pure vàs'a 
/órsa, indebolita in.Ag' (coufr. 
agFM ) e rinforzata , col svh*» 
in og;'; si comparino nel latino 
iiegeo , vigesco, vegetus , vigor ed 
anche , come parmi , augeo , au- 
gmenfum , dal Bopp richiamati Ȉ 
ah , e augustm ) , forza , robu- 
stezza , potenza , splendore, onde 
gli aggettivi ÒK'nsvfiDt ng'tt- 
sTln forte, robusto, il denomi- 
nativo ag'iij sforzarsi. 

Ota mascolino Vedico (di tU) 
tessuto ; mascolino e femminino 
sanscrito [spiegatodi »vl i( gatto. 

Odann [ di «d ] , là trema; 
la parte che vien su co! boBore , 
specialTnenle nel lattv , e nella mi- 
nestra di riso al latte. 

Olan-d* radice evidentemen- 
te composta , ma di incerta com- 
posizione , elmaTe , ahdre. 

Osfaafdtiub! tuascotlnQ, 
rorrfore. 

Ovhadhl e oKbiidhi fem- 
minino , erba , erba che dura un 
anno, erba mediciiuiìè ; H Sticco, 
tJ ■orna essendosi ìdentiticato 
con la luna, anche P erba dalla 
qékté ì succhi si éstraggot^o si 
identificò con essa (secondo il 
DftMnario Petropolitatìd Hi àv»- 

■» -4- dhi ]. 

0>htb-a ( di avactlia ) 

mascolino, labbro, l<M'rh supe- 
riore; il duale oihth'fca le 
labbra (il Bopp recò qui in con- 
fronto il latino ostiunt i ; i^uindi , 
né'Pràtlf^kj'ik viene chi^Mln 
«shthMttaàna la sillabit la- 
biale. 



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Àa 



Av quarto ed ultimo de' dit- 
tonghi , composto di jt -MI , od 
di + ù , in cui il Buono ji prevale. 
Espanso Innanzi a vocale suona 
ìlw, onde per esempio njia , 
accusativo uJiTAni) presso il 
Greco nàìis, Il latino nàvis, nò- 
vem). I temi in km sono masco- 
lini o feraminint. 

An interiezione appellativa e 
affermativa (una simile interie- 
zione asseverativa ha il dialetto 
fiorentino, dove au ! vale cerio, 



■hnn) u.. j.-„. — 

A-ateakya ( di ntanki* 

turbato), neutro, .turbamenlo, 
agitazione , desiderio. 

Àntlf^nlk» aggettivo ( di 
•diknal intentoutf odnoafvedi)- 

Aadarlka (dì adara ) 
aggettivo , intento al ventre , che 
' vive del ventre , vwace. 

Andarla neutro (di ndà- 
r» ) elevattone , no&fifa , distìn~ 
sione. 

AnpaHiTn ( di npanaA ) 
neutro , la somigliansa. 

Anrahhraka ( di ara- 
bhra] neutro, un gregge di 
pecore- 

Aarasa ( di ara» ) aggetti- 
vo, appartenente ut petto, apparte- 
nente a eé «(esso , proprio. • 

Anrdhrndeba neutro e 
ànrdliTadeblka , ( dì àr- 
dhva in su. andato, cioè morto e 
delia corpo ] la cerimonia ca- 
daverica, la cervttonia mortuaria, le 
esequie. 

Aiirra (notodì Crviida nra) 
mascolino, nome di personaggio 
mitico in cui sì rafdgura il Taoco 
sottomarino , figlio di C'rRV'A'i* 



e di Anuhh , nato rompendo 

la sinistra cascia di sua madre , 
chiamata perciò anche Vàmo* 
ra. Nel Mahàbbàrata la leg- 
genda suona cosi : Gli k>ba<pl- 
ya avidi della ricchezza dei 
Bliàrsava [o discendenti di 
Bhr'lica ] , uccìsero tutti i 
Bli^rcava, anche quelli che 
erano ancora nel!' utero materno. 
Una delle mogli dei Bliàrsava 
nascose il bambino concepito in 
una coscia. Gli kvbalrlya , 
scoperto il mistero , vanno per 
uccìdere il fanciullo; ma questi 
erompe cosi splendido dalla coscia 
materna che toglie loro la vista 
come il sole di mezzt^iorno; e 
solamente pregato e venerato 
dagli kahaìriya consente a ri- 
donarla loro ; ma concepisce in- 
tanto il Gero disegno di distrug- 
gere tulio il mondo; le ombre 
de' suoi maggiori lo supplicano a 
non farne nulla; ma egli persiste; 
dall'ira gli è nato un fuoco di- 
struggitore che non può spegner- 
si ; i padri lo consigliano a gettare 
quel fuoco nell' acqua , ed egli 
obbedisce, e dove egli getta il 
fuoco , nasce una testa di cavallo 
che divora e vomita le acque , 
la testa del cavallo mitico che 
abbiamo veduto sorgere , con la 
produzione dell'amrlta (vedi) 
nell'Oceano agitato. 

Aarrafe^a aggettivo, nato 
di Vrraf ì> 

Aneìnara mascolino , pres- 
so il dizionario Petropolilano , 
prindpe degli V^inara. 

Anshadba come aggettivo, 
fatto d'erbe , come neutro , medi- 
camento <fer te, nnudto (di aalMi- 
dbl). 



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K la prima delle consonanti 
dell'ordine delle gutturali , alla 
^uale, nel latino, corrispondono 
i suoni e , q (per es. di ka 11 no- 
min. mascnl. kas = qws ; il 
francese e T italiano pronunciano 
W). 

Kft (nomin. kafl,hà,lLtm) 
tema del pronome interrogativo 
(in Ialino quis , quae , quid) fhi , 
quale? - Preposto a certi agget- 
liTi e a certi nomi il tema ka 
anche nelle forme kat, bad^ 
liA) serve ad amplificarli e a 
dimostrarli straordinarii , mira- 
bili , a dare, in certo modo, alla 
parola un valore od una forza 
superlativa, cosi in bene come 
in male, ma piuttosto in bene, 
adoperandosi pel dispregiativo 
specialmente il prefìsso della 
particella ku ; nella qual com- 
posizione r interrogativo ka as- 
sume un valore affermativo ; va- 
lore ch'esso Ila pure innanzi e 
dopo certe particelle, come ve- 
diamo pure avvenire in latino do- 
ve quis interrogativo si riproduce 
come affermativo in tUiquis , in 
quiipiam, in quisque (perciò anche 
a questo tema é da richiamarsi 
il relativo latino ^>, quae, quod 
che torna a rivelarsi come in- 
terrogativo , in qua-re , di cui è 
certo parente , come ideale , cosi 
etimologico il eùr, che in Plauto 
occorre come ouo-r ■ cosi cui ab- 
biamo ne' dialetti Pedemontani 
odierni e chUIo nel Napoletano 
per quello , e culest forma popo- 
lare per qual est, guoits est, tro- 
viamo presso Piauto). - Il neutro 
klm rappresenta pure la incogni- 
ta , la x , il quid; di ka mascolino 
interrogativo , per un grossolano 
equivoco sì fece poi un Dio ) inni 
di poeti vedici incominci andò 



molto naturalmente parecchie 



qual Dio , quale fra i 
(katama, A'igT. I, ii] esso 
canterà , l'autore deil'anakra- 
inaii*lkjk incominciò, primo, 
a notare che l' inno era dedicato 
al Dio Ka, e allora i brjkb- 
■naii-a presero a discutere so- 
pra l'essenza di questo Uio, nel 
quale convennero di riconoscere 
Pragrapatl , al quale 









dero moglie e discendenza. L'ii 

no 94 del primo man-d-ala 

dopo aver domandato quale Dio 

s'abbia da invocare, nomina di- 
stintamente Agni , SavKr'l e 
Vuruu-a ; ma perchè si fermò 
essenzialmente l'attenzione sopra 
r inno \%\ del decimo man*- 
d-ala cosmogonico e monotei- 
stico , nel quale dopo avere affer- 
mato il modo della creazione per 
virtù dell'eka , dell'uno, si do- 
manda quest'uno chi sia e si 
conchiude essere Prag'Apatt 
si volle proclamare senz'altro il 
chi essere l*rag'jipali , e noi, 
tardi interpreti , proclameremo 
solamente la ignoranza o la mala 
fede degli antichi sacerdoti in- 
diani-, che applicarono l'animo a 
commentare gì' inni vedici, dei 
quali è a notarsi , come fecero 
oggetto di commento quelli sol- 
tanto cbe probabilmente erano 
di loro invenzione o che pole- 
va'io porgere materia ad inven- 
zioni destinate ad accrescere 11 
lorj prestigio; mentre i bellissi- 
mi, i popolari, i poetici inni, ove il 
fenomeno naturaleèpiù vivamen- 
te rappresentato, avendoli come 
profani, trascurarono, — Al tema 
ka furono ancora riferite le voci 



tyGoogIc 



latine ubi dì un supposto quobi 
primìlivo, e quando. 

K» neutro, gioia, felicità; 
acqua; capo. 

H« mascolino , aria, vento ; 
vegga si kha. 

Kan's radice, andare; or- 
dinare; distruggere. 

Kno'sa mascolino e neutro, 
vaso tnetallico, vaso, coppa, quindi 
una misura di capacita. - Come 
mascolino, ancora nome proprio 
di un leggendario principe, di 
HBthnra, lina specie di Ero- 
de indiano (inventalo prQbabil- 
menle sul modello della leggenda 
cris(tf|piij , tìglio di Vfcrasena 
e parente di Devalù madre di, 
Kr'lBlui'A [a cui ,' per la ras- 
somiglianza apparente del nome 
atlribuironsi certe qualità e certi 
miracoli del Cristo]. Egli era 

pot^ gli avrebbe dato morte , 
onde ordinò che tutti i bgli di 
Aevaki Tossero messi a morte. 
Ma, lfr'l«|iip*a viene salvato 
dal' padre Vàsudcva, al di là. 
delle rive della Vaniinnà,aiu- 
tart^olQ un serpente , ed afljdato 
alle cure di Vafodbà. Il fan- 
ciullo cosi salvato, medita le 
sue vendette e reca morie allo 
zio Kan'sa , il quale viene 
ora idenliflcalocol serpente Kj»- 
llfa, ora con l'aflora Kikla- 
ncml. - Abbiamo intorno a que- 
sta leggenda un componimento 
drammatico in sette atti , del se- 
colo deciraosettimo, il quale si 
intitola Kan'sabadba , o^sia, 
la uccisione di Kwn'aa. 

Kak radice, vacillare, essere 
mobile , essere impasiente , deside- 

Kakad, femminino, ka- 

knda mascolino e neutro , ka- 
kudmant , e kaknbh fem- 
minino , cuimine, sommiti , veHa, 
cacume (il Bopp richiama qui le voci 
latine culmen, che suppone stare 
per un primitivo caculmen, e 
cociimen , dove 1' u si allunga 
per compenso della d o l perdu- 



ta) vetta di monte, montagna, sic- 
come quella che termina in punta. 

Kakk, kakkb, kakb^ 
khakkh, radici, ridere, sgìix- 
gnazzare (il latino cachinno qui 
corrisponde), 

Kakcha mascolino, siepa- 
ia, siccome quella che dn^e , bo- 
schetto, luogo piantato di piccoli 
arbusti , siccome luogo atto a oa- 
scondervisi : onde il significato 
di nasccmdiglix) , ohe si ailribuisce 
alla parola nel linguaggio vedico; 
la cavità sotto Mascella, siccome /a 
nascosta ; la varie, deU'abito che è 
nascosta dalfa ciatcta , e . il< fem- 
minino kaksbà vale la cintola 
e il muro siccome quello che 
cinge, che nasconde, che ripara. 
Bopp , sopra un brano del Na- 
ia , alla v«ce kakaha atlri-i. 
buisce ancora il significato di 
porla ; ma , nel laogft da lui 
citato ( 1 , 4 ) , mi sembra doversi 
meglio che porta , intendere re- 
cinto, riparo, de' quali general- 
mente ogni aatah'nvra ne 
aveva più di uno; nell'esempio 
citato, è chiaro che A'ala avea 
passato i primi recinti ed arrivò 
al ■amabjikaksba o recinto 
massimo, passalo il quale soltan- 
to può egli manifestarsi a ]!>• 
mayaiati e la leggiadra prin- 
cipessa , dalla sua dimora , a 
Ini. - Di kakafaa il derivalo 
femminino kakabyà cùitola, 
fascia; abito; recinto; lo slesso 
valore dovette avere il mascolino 
kaksb^a a giudicarne dal 
composto aggettivo vedico kak- 
■farapra ìelteralmeute , rinn- 

S'ente la fascia, ossia faciente per 
pinguedine molto tesa la cinto- 
la, detto de' cavalli ben pasciuti 



HakshiTaD< Àaf Is'a 

mascolino, nome proprio di un 
poeta vedico , detto cosi come 
figlio che si narra di Vflg\ s&- 
condo questa leggenda : > Il re 
di Kaltnsa, impolente per 
vecchiaia , e pure bramoso di 
figli , chiamò presso di sé, come 



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201 



fecondatore, il saggio Dkrslia- 
tenaftH. Ma la moglie di lui 
vergogDOsa qod volle prestarsi , 
e mise , invece , al proprio po- 
sto , un'ancella di Dome . Pf Ig;', 
con la quale il saggio, dopo averla 
benedetta , si giacque. E da 
quell'unione nacque Kakvhi- 
VADt ». Intorno a questo. Kak- 
«lùvHoA è ritenta, presso il 
Kosen, una discussione di Sà- 
fMn'M, che vuol provare , come 
se Kak«hÌTtuit fosse stato 
veramente figlio del re di Ha- 
ilagaty e però un guerriero, non 
avrebbe potuto ricevere doni dal 
re Svanaja , tua che , siccome 
era invece nato dal r'ishi Dir- 
ghatanias,diveDtavaegli slesso 
dirazza sacerdotale e come appar- 
tenente a tal razza i douì gli si 
convenivano perfettamente. 
Kac radice , fare ; coprire. 
Kank radice, andare. 
Kanka mascolino airone ; 
sparviere ; e nome proprio di va- 
rii personaggi leggendari. 

Kaakata e kankat'aka 
mascolino, corassa. 

Kaùkan*a mascolino e neu- 
tro , anello , braccialetto , onde 
clngevansi pure ì piedi degli 
elefauli adoperato pure cocae 
un'arma , di piccoli sonagli ; e 
il femminino kaùkaiiìi o kln- 
ktn'à vale precisamente uno di 
questi ornamenti mei a Ili ci che 
tintinnano , un tiatinnabttlo (vedi 
kan*). 

Kankata mascolino e neutro, 
kaAkatlkji femminino , petti- 
ne; lo stesso valore hanno il 
[emminino, kaiikAtlkàj ka&- 



' mascolino, sche- 

ktro. 

Uac' radice, legare; sptende- 
re; suonare, gridare. 

Uae'a mascolino , capello ; le- 
game, cucitura ; nuvola. Il femmi- 
nino kae'à vale splendore , bel- 
iliM , e [elefante femmina (forse il 
mascolinokae'aaTrà pure signifi- 
cato r elefante mascbio ). 



Hae'e'ara, com« aggettivo, 
sudicio, sporco, cattivo; e un tate 
appellativo , neutro si dà al burro 
quando viene mescolato con 
acqua. 

Kae'ch'n mascolino , orla 
dell' abito riva ; luogo che costeggia 

cinge Facqua; (è molto probabile 
da tutti questi signiScatì , cbe 
kae'eta'a sia costantemente una 
forma popolare , una forma prà- 
critica di kakah»]. -^Quindi il 
mascolino kac'eta'apa (a testug- 
gine siccome quella che custodisce, 
che tiene, che abita le rive ossia 
quelle che cingono, chiamata pure 
semplicemente kae'vta'a. 

Kae'eh'ara ( di kae'ehù 
femminino, la rogna] aggettivo 
rognoso , scabioso. 

Kag^ radice , isser sereno ; 
crescere , venir su ; singhiozzare. 

Kac'C'ala ( dì kad o kat 
quanto i si confronti il latino 
quot D -t- f 'ala acqua ) mascoli- 
no, la nuvola, siccome quella 
che dà molt' acqua. 

Kan'e' radice , lo stesso cbe 
kac'. 

Kan'e'uka mascolino , gia- 
co , maglia , corazza ; pelle di ser- 
pente; e kan'e'ukia , propria- 
mente, il corazziere, al mascolino, 
cosi chiamata io guardia dei sineceo. 

Kat- radice , andare; circon- 
dare; coprire ; piovere. 

Kat'a mascolino, parte rial- 
sala ; gruppo , gobba , coscia , lom- 
bo , natica ; ammasso , moltitudine ; 
le tempia deWekfante , le quali nel 
tempo degli amori si gonfiano e 
versano un abbondante untore. 

Kat-akw mascolino e neu- 
. tro . arainvalhzione , rieinto , ca- 
stello , città murata ; campo miti* 
tare chiuso da paOssate , e quindi 
anche un' armata. ' . 

Kat*akat-k femminino , 
confricazione. 

Uat-àksha mascolino, Coc- 
chio di fianco . ossia lo sguardo di 
traverso , (o sguardo Miquo. 

Mat*l e kat'à femminino, 

1 natica (vedi kat*a). 

SS 



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KJit>a, come aggettivo , 

acri , acuto , mordente , come ma- 
scolino, sapore acre, e nome di 
varie piante. ( La parola è ossi- 
tona ; si compari quindi il catù 
del nostro viaggialera Sasseti! , 
che dice essere il succo del legno 
cadirà', t el qualee Garzia d'Urta 
e Crìsloval d'Acosla voglioDO che 
sia il Lt/cium di Dioscorde > , e 
avere un sapore sommamente 
aspro ed amapo e virtù astrin- 
seute, olire che te levatrici In- 
diane a con la decozione di 3 
once di questo Calù bollito in 
un fiasco d'acq^a», dopo il parto. 



Kath'a mascoline , nome 
proprio di un discepolo di VU- 
f i*nipit7tuin ) fondatore egli 
stesso di una nuova scuola detta 
dei katb'JtM , il capolavoro 
della quale , addimandalo kjtt- 
h*aka, tiene, per informazione 
del Weber, della Mm*bl«ii e 
del brfchmau'n, compilato 
sopra il VMs'arve«la nero , 
diviso in 5 crantha; de'quali 
i tre primi suddivisi in 40 >tfaà- 
nakn, il quarto e il quinto 
piuttosto supplementari ; tant'é 
che de' tre primi il Scendo si 
chiama madhjaiiiikJi ossia 
la parte media. 

liath'liw, come aggettivo, 
duro, solido; come mascolino, 
solidità ; come neutro , pentolo 
(siccome quello che è duro o fatto 
di terra indurila e che resiste al 
fuoco i il Bopp compara qui il 
latino catimtm , e spiega katb-1- 
na neutro per nu fictile, sulla 
analogia di kaCh'Ini femmini- 
no che vale creta e forse ancora 
terra cotta , del quale il femmi- 
nino ka<h>lnlkàé equivalente. 

Katli'ara aggettivo , duro , 
solido, resistente. 

Kad* radice essere ebbro , ineh- 
Worgi; divorare. 

Km*» aggettivo, romeo, muto. 



MHd'aAlutm e kad'ad 

gara mascolini { che non si 
possonoeiimologicamente spiega- 
re con soddisfazione) , paglia. 

KHd*ju:*a mascolino , giallo 
che va sul nero, siccome avente 
un tale colore, cosi chiamalo pure 
il sèrvo, io schiavo [indigeno aa- 
so^ett,). 

Kad'd* radice , esser (juro. 

Kan- radice , rimpiccolirsi , 
assottigtiaTsi ; suonare ; gemere 
(si richiamino qui le voci latine 
cantre , caiUus , eon-cenfws , oc ■ 
centiis , le quali stanno come 

auesta medesima radice kan* e 
greco tan suonare in intima 
relaziono con l'altra radice san- 
scrita kvan; e sonar» sta a 
canere, in latino , come in san- 
scrito svan sta akvan e kan*). 
La radice kan- ha ancora i si- 
gniflcati di andare 6 Ai far l'oc- 
chietto. 

Kaii-a , come aggettivo , 
tenue, piccolo; come mascolino 
^rano ; un poco , alcunché ; il fem- 
minino kan*jk -«sprìme ti mo- 
scherino ; il pepe lungo ; rimasuglio. 

kan'Ma (propriamente , il 
mangtator di kan-a] , mascolino, 
nome proprio di un antico sa- 
piente , il quale si vuol fare in- 
ventore della dottrina filosofica 
detta Vàlfeshlka , come dei 
10 libri di sAtr* che ad esso 
si riferiscono , dottrina atomistica 
(dalla voce Tlfcaba distinsione). 
Questa dottrina ha naturalmente 
come speciale oggetto do' suoi 
studi) la fisica, la -natura sensi- 
bile. Secondo il Valfeshika 
l'atomo è semplice , altrimenti 
dovrebbe essere divisibile all'ìn- 
Qnilo. Cosi Leibnitz considerò 
come semplici i monadi: « mo- 
iias non est nisi subslanlia sim- 
plex, quae in composita ingre- 
dilur et dicitur simplex quia 
parti hus caret >. Ha Leibnitz 
considerò i monadi cmbo uniti 
reali, come atomi dì sostanza e 
non di materia « porro monade» 
hqjusmodi non suut atomi mo- 



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liB, sed substantjae a. Il Filosofo 
Indiano noo lìeppe arrivare Bno 
a questa distinzione. Troviamo i 
sùtra detti di Han-àd» in 
polemica coi Buddhisti ; questo 
solo indizio deve bastare a farci 
considerare , come sufficiente- 
mente moderne tulle le discus- 
sioni del Vàlfcstalka e mollo 
probabilmente posteriori all' in- 
troduzione della lilosoQa Greca 
nell'India, per la conquista di 
Alessandro. 

KHoi-lka mascolino , piccolo 
gratw ; nemico ; nome proprio di 
un ministro del re Dlir'ltarin- 
sbt-rt4 , nel Habjkbhàrat». 
- 11 femminino kaa-lkà espri- 
me il granicelio , l'atomo, ii mtnmo 
frammento. 

Kaii'lf n mascolino e neutro, 

Kan*lk» aggettivo , piccolo; 
kan-lsbth-a superlativo di 
kan>a vale piccolissÌTno , e ka- 
D'kyaa's— kanÌTau's compa- 
rativo , più piccolo. 

Kaii-I* radice, andare ; quin- 
di il neutro e mascclino kan- 
(•aka spina , punta ; nemico ; 
àolon acuto ; parola pungente ; 
impedimento, onde gli aggettivi 
kaii-t>aklta e kan-t-akla 
spinoso. 

Haii*tta' radice soffrire, do- 
lersi. 

Kaii*<ta*a mascolino, kan» 
Ih*! femminile , collo , gola; nella 
fonetica vedica chiaraansi kan- 
(h*]pn o gHttvriAi le due vocali 
a, à (per rispetto allo quali le 
altre vocali chiamansi nkan- 
tta'T» ossia non gutturali) . oltre 
alle note consonanti gutturali 
k f kli , ir 7 Kh , u , n . 

Haa-d* radice , rallegrarsi ; 
battere il grano si che si sbucci; 
ttettaTe il grano ; proteggere , di- 
fendere; si attribuisce ancora a 
questa radice coniugata secondo 
la 10.° classe il senso di tagliare, 
dividere (il qual senso ce la mo- 
stra parente alla radice cb'ld, 
cui fu comparalo il latino sondo, 



come , pel suo senso di difendere 
si manifesta parente della radice 
eh'ad coprire). 

Kan*d-ana neutro , lo sven- 
tolare del grano , U nettare il grano. 

Haii'd-ìkà femminino , dt- 
visioncella, particella; la T^iUl- 
riTa-sam*hl(àfudÌvìsain3198 
kan-d-tkj», divisione affatto ÌU 
logica , fondandosi unicamenle 
sovra il numero di parole che 
un' opera contiene, 

Kan-d'o e kan*d*à mastio- 
lino e femminino, il prurito; la 
rojna.'ondeildenominativokaii- 
d-ùy prurire e grattare , onde i! 
neutro knn'd'ùyanailprtirifo, 
ilgratlare, e l'aggettivo ka»*d-A- 
yanaka pnirienle e grattante. 

Katemapronomeiuterroga- 
tivo , quale fra i piii ? 

Katora pronome interroga- 
tivo, quale dei due? { Il Bopp ri- 
feri qui il latino uter ; aggiungasi 
uterque). 

Katl (dì ka) quanto [il Bopp 
riferì qui il latino quot, come tot 
a tati ; aggiungasi anche ^uan- 
tus , che sta a quot come tantus 
a tot ; quindi kativ'lt katU 
e'Id alquanto, l'avverbio katl- 
dhà in quanto ? , l'aggettivo ka- 
tlpaya qualche , alcuno (possibil- 
mente da un primitivo katikayaj. 

Katth radice, vantare e van ■ 
tca-si , onde il neutro katthana 
il vanto. 

Katr radice, sciogliere, tir 
lassare. 

Kath bathay radice prt^ 
priamente esporre il come, cioè 
dire, raccontare, narrare, discorrere 
trattenersi con , annùnaiare , mani-' 
festare) le voci itali a ne contare, con- 
io, raacontare, racconto, parrebbero 
richiamarsi a questaradice, avendo 
solamente subita una media, na- 
sale eufonica; perciòalla Sanscrita 
kathà narraìione , novella (ed 
anche esposizione, menzione, ri- 
cordo , dialogo) rispondono bene il 
Francese conte , il Napoletano 
cunto , il nostro racconto (che vale 
quaato redUe, ridicimento). Una 



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importantissima raccolta Indiana 
di bathà b quella che ha per 
autore Stomavcd» Bha(-(-ii 

e s' inlilola , al mascolino , Ka- 
ttaàsMFifaàxAra l'oceano dtf fiu- 
mi di racconti. L'autore era nn 
E acmi rese che fioriva verso 
l'anno 1t95 alla cortedella regina 
SAryatvtttk , a consolare il do- 
lore ilella quale, per la perdita 
dell' illustre suo figlio il re Har^ 



_n parte erano già scritte, in parte 
raccoglieva egli stes») dalla bue e a 
del popolo , disponendole con or- 
dine ingegnoso e accompagnan- 
dole, di tempo in tempo, con 
osservazioni morali. Molle di que- 
ste novelline corrono sotto una 
forma più o meno variata presso 
il popolo nostro, e sono antichis- 
simo e patriarcale patrimonio di 
tutte le genti di ceppo àryano; 
' altre hanno un interesse special- 
mente indiano, pigliando per loro 
soggetto non di rado le gesta degli 
ultimi Iddii bràhmanici o di alcu- 
ni eroi dei grandi poemi e di al- 
cun avvenimento indiano dell'età 
eroica. Il prof. Brockhaus pub- 
blicò e tradnsM i primi 5 libri 
di questa raccolta ; del sesto, set- 
timo e ottavo libro ci diede sola- 
mente il lesto ; i libri rimanenti 
restano ancora a pubblicarsi ; dal 
nono libro tuttavia tìn dal 1859 
egli estrasse il testodl una knthà 
interessantissima, che riguarda 
i casi di Naia (vedi) e Dama- 
TfMiti rireriti nel celebre episo- 
dio del Hahbbbternta. L'opera 
ossia l'oceano [di novelle), si divide 
in lambakàs o valloni o cor- 
renti (di novelle), ogni lambnka 
contiene poi varìi taraàga od 
onde [di novelle) edognitamAca 
comprende Analmente esso stesso 
varie katbJts o novelle. ~ L'av- 
verbio Tedico katbji (ossitono) 
irterrogativo vate come, donde. 
Cosi dallo slesso interrogativo ka 
abbiamo l'avverbio katham, 
come, m qwA modo, onde interro- 



gativo , dal quale poi gli afTerma- 



e'Id e kathamapl in qualche 
modo, in alcuna maniera, appena , 
difficilmente. 

Kad radice turbarti, agitarsi, 
commuoversi {il Bopp nota ; « (òr- 
tasse lat. odi huc pertinel, ita ut 
ìnitialem gutturalem perdìderìt , 
sicut amo = kam; il Kurtius 
invece trae il latino odi alla ra- 
dice Tadb). 

Kadadhvan mascolino, pro- 
priamente , guid via (l'esfiressione 
Tedesca was /Ur «in, «km flirtine ec. 
è analoga) , cioè una via cattiva. 

Kadaiia neutro , perturtja- 
zione, disperdimento, d'istruzione. 

Kadamba e kadamba- 
ka , come mascolini , la pianta 
nauclea cadamha dai fiori odorosi 
color d'arancio , e ancora la se- 
na^ bianca ( kndainbaka 
spiegato per sinapis dichotoma } , 
come neutri, quantità, abbon- 

Hadartha mascolino, pro- 
priamente, che utHe? ossia cosa 
inuttìe , cosa che non giova, cosa 
trista , danno , mofanno, miseria, 
onde il denominativo kadar^ 
tfaa^ avere in nessun conto , av- 
vilire , tormentare i! cui partici- 
pio perretio passivo vale negletto 
misero , (ormenfato. 

Kadarya aggettivo, spilorcio, 
{ propriamente che signore ! ) , 
onde il comporto mascolino ka> 
dar^rabb^va, spilorceria. 

Kadali e Mandali Tem- 
minino (anche kadala mascoli- 
no) , nome di varie piante, fra 
le quali , la musa sapientium, il ba- 
naniero, che di il banano, e la 
pistia straliotes: e ancora , una 
specie di antilope; il vessillo. 

Kadàavverbiointerrogativo, 
quando (corrispondente etimolo- 
gico ) , che assume valore affer- 
mativo negli avverbi kaili^ 
eVna e kadàe'M dcuna volta, 
una volta , talora. 

Kadra aggettivo , giallo sul 
fmo\ rotto sewro; come femmi- 



tyGodglc 



Dino (scritto più spesso Kndinfe) 
appellativo di un personaggio 
leggendario, in cai sì personìtìca 
la terra , e però la madre dei ser- 
penti ( onde if serpenle talora k 
chiamato badmpatra, ossia 
tiglio di badpa , Gglio della 
terra) di cui, nel f^atapnha 
l)r^hinnii*n , si rirerisce una 
scommessa avuta con ISu- 
parn-i. 

Kan radice (parente, senza 
dubbio , con l' altra radice o'itnil 
che equivale ; e probabilmente 
anche con kam. Si comparino 
qui le voci canus , caneo, candea , 
candela, in-cenrfo, oc-cenito; Ben- 
fey agiiiunge qui ancora il latino 
s cmt-tUa ) , lucere , splendere , 
amare , rallegrarsi. 

KanHkn neutro, f'oro, come 
Io splendido ; la miniera aurea é 
quindicbiamata lutnMlLiikitra; 
■ il mascolino knnaka é ancora 
nome di varie piante, come la 
mesua ferrea , la mtcAelid e'am- 
paka, la bulea frondosa, la 
bauhmia variegata , una specie 
nera di agallochum , fi pomo spi'- 
noso , la noce spinosa. 

Ksnana, kjtn-n, kjtn*- 
eyi», kàa-ern aggettivi mona- 
culo, onde l'astratto neutro kjtn'- 
Htra vale i' esser eieeo da un 
occhio (di etimologia incerta). 

ttanAT denominativo di un 
primitivo kana (che forma il 
comparativo kani^ara'Hpw jiic- 
colo , più giovine . il superlativo 
kAnlsbtli'a il più piccolo , il 
pit giovine, onde il femminino 
luinislith-à ranpresenta il dito 
mignolo] rimpiccolire, diminuire. 

Hanà, kani, kanyakii, 
kanyana , kanyalà , ka- 
Djà, kanyjtkà femminini, 
la fanciulla, la vergine , la sitella, 
la figlia ( sia essa la piccola , o la 
sjiìmdida, o la rallegrante , o f ama- 
rle j. Una strofa del Pan'e'a- 
Aantra dice che « la donna a, 
coi non sono ancora venuti i 
mesi si chiama djkuri t quando 
é arrivala ai mesi si chiama 



quando fe ìmpubera 
{Kvjaa' it'tMàt) si chiama ka- 
DTJi, e quando è priva di mam- 
melle (kue'ahinà) esM è aa- 
golkà (nuda) n. Di knnyjt 
abbiamo 1' astratto neutro ka- 
ajktv» e il mascolino kaayjt- 
lili&Ta, la verginità, la fanciul- 
lezza femminile, il neutro kà- 
nyhdjtna la consegna della fan- 
ciulla che U padre fa allo sposo, il 
mascolino kaayitt-a e ifneutro 
kaiiyjtpora il gineceo ver le 
fanciulle. Nello zodiaco indiano,^ 
di origine Ellenica, alla vergine 
corrisponde , la kànT^; ka- 
njàkanijkri ossia virginale è 
poi appellata , al femminino, 
_! purissima, la Gamma 



Kanishka mascolino , no- 
me Indiano del celebre re Indo- 
scita Kanerki , il quale ebbe 
sede nella cittì di MlnnaKara) 
secondo j calcoli Buddhìstici 400 
anni dopo Baddha. 

Hand [vedi kad) radice, 
turbarsi; lamentarsi; gridare ; chia- 
mare. 



mascolino , radice 
bulbosa e succulenta ; enfiagione ; 
tubercolo { propriamenta U dante 
acqua, di kam + da, pieno di 
umori ; vedi ka ). 

Kandara mascolino, kan- 
darà, kandari femminini, 
(d'incerta etimologia ), cawrna, 
spelonca; uncino per tirar l'elefante; 
gengiavo. 

Kandarpa (secondo il Di- 
zionario Petropolitano , che segue 
ilBopp, di kam ^anfo " quama 
+ darpa quanto orgoglioso ! cioè 
orgogliosissimo ) mascolino, nome 
proprio del Dio d' Amore (vediKfc- 
ma). 

Kandala mascolino e neu- 
tro ; presso il Bopp abbiamo le 
signiBcazioni di germe , solco , 
gemma, calice, presso il dizio- 
nario Petropolitano le seguenti: 
cranio , un piccol seno , un tono 
deiole, un fenomeno naturale che 



t,L.ooglc 



806 



combattifwnlo. (Ma, per la maggior 

fiarle, questi si^nifiràti sono so- 
amenle le^isicali e non trovano 
appoggio ne' lesti). 

Kandukn mascolino, palla 
do giuoco , birillo, giuocattoh. 

Kandliara mascolino , il 
collo [siccome quello che portali 
testa; trovasi pure, con tal signi- 
ficato , il femminino kiuodba- 
rA] ; la nuvola [ siccome quella 
che porla acqua, d i k^nt -I- d|i»- 
ra; vedi kn). 
JK^nr^ ( vedi Kanà ). 

Kapat'» mascolino e neu- 
tro , indonno , frode. 

Kapnrdn mascolino , una 
piccola conchiglia , adoperata co- 
me moneta, e come dado : chia- 
masi knpardn ossia a forma di 
amchiglia il capello piando è in 
voluto , ricciuto , e però te chio- 
ma di f!lva che si rappresenta 
sempre coi capelli irti e scompi- 
gliati , onde il suo nome di Km- 
pardln /ohe , nel H'IgTcda, 
si dà pure a Rudra e a Prii> 
sbao). 

Kapàt'a mascolino e neutro 
[di non ben certa etimologia] porla. 

Hapàla mascolino e neutro, 
coppa, vaso, cranio (quindi furo- 
no qui comparati il latino capwf, 
onde capillus . il greco kephdlé e 
l'ehralco feopA), 

Kapl mascolino, scimmia; 
elefante ; la pianta emhìica offici- 
nalis ; il sole; il fumo ; il vapore, 
(si comparò qui, spiegandolo dr 
kvapor il latino vapor, vapidus ; 
iu kapl si riconosce la radice 
kamp , onde spiegheremmo 
meglio il nostro vampa , vampare, 
divampare}. — Il culto delle scim- 
mie è cosa tutta Indiana; la gran 
parie che esse pigliano alla gran- 
de impresa di HJtma non è 
l'ultimo de' loro meriti innanzi 
alla superstizione Indiana; ma 
la credenza che Ta della scimmia 
il proto-tipo dell'uomo e che in 
nessuna parte del mondo par- 
rebbe trovare più Tondamenlo 
che nell'India, nella mitologia 



FndìBna primitiva non trova ap- 
poggio. 

Kapln'grala (spiegato di 
ka -I- pln'x'ala , quanto pi* 
n'f 'ala t ossia molto jila'_s'a< 
la, come sembra nel suo signi- 
ficato di giallo) mascolino,- spe- 
cie di brillante gallinaceo; iden- 
lilicalo pure col cuculo , col pas- 
sero, coi e'àtaka e col vedico 
f akiuil faknnta, net qua- 
le Iiidra, secondo la Br'l- 
haddcTaià, si è trasfoimato. 

Kaptla-, come aggettivo , . 
di rosso scuro , bruno, color scim- 
mia, cohr fumo; come mascoli- 
no, ti /timo, il vapore, il fuoco , 
e appellativo di varii esseri mi- 
tici , fra gli altri , di un anti- 
chissimo sapiente , di un sapiente 
leggendario che si identificò Con 
Vlshn'U, con Brahman , 
con Blraanyaaicarblia, con 
Vàandcva, con Kr'lsbM*n e 
a cui si volle attribuire il merito 
d'avere , nell' India , fondata la 
filosofia siiAkhra dottrina al- 
quanto Pitagorica e che ha per 
fondamento il discernimento, la 
dislimione, la numerazione, la 
meno ortodossa delie dottrine 
bràhmaniche , quella che perciò 
Baddhn studiò di preferenza, 
fece sua, e contribuì a diffondere. 
Poiché il nome di Kaptla è in 
intimo rapporto con la vita' di 
Baddba; di fatto la città di 
KapllaTartn è data come 
culla di Buddha; la madre di 
Buddha è chiamata Hày^ 
devi ossia Dea Miijit, che ci 
richiama alla mkjh od Slusione 
del «àiikbja , le dottrine del 
quale concordano essenzialmente 
con quelle di Baddba , il 
quale tuttavia, alla parte specu- 
lativa aggiunse ancora ed es- 
senzialmente una parte tutta 
pratica , che fece del Buddhismo 
una importante e reale rivolu- 
zione. In ogni modo . è assai pro- 
babile che Te idee del «jinkhf a 
o siano aalQ oOl Buddhismo o lo 
ahbìaao preceduto di pochi aani. 



t,L.ooglc 



ao7 



Intorno all'origine del Baddbi- 
smo poj è sempre incerta la 
questione se essa debba fissarsi 
al VI al IV secolo innanzi Cri- 
sto (veggasi alla voce BuddliA); 
e incerto poi sempre ancora per 
noi resta se le dottrine fitago- 
ricbe abbiano illuminati i primi 
che dilTusero le idee fondamen- 
tali dei s^nklifa, oppure que- 
sta dottrina sia sorta nell'India 
spontaneamente. Certo è che la 
parola sàùkhya è , nell' India, 
comparativamente moderna e 
posteriore all' era volgare (non 

. menzionala, per lo meno in al- 
cuno scritto anteriore all' era 
volgare) ; certo ancora che , so- 
lamente nel sesto secolo dell'era 
volgare il sàiakliya si ordina 
a sistema sotto Ì^Tnrakjr'i- 
ahn-a e Gàud-apàda ; certo 
fiDaJmenlc che ignoriamo intie- 
ramente il processo di svolgi- 
mento , ne'ir India , del sistema 
■àiikhytk , quale ora noi lo 
conosciamo, dalle sue idee fon- 
damentali , attribuite al saggio 
Kaplln , di una pretesa opera 
del quale in G libri , intorno alta 
differenza fra la natura e lo spi- 
rito , HHdliasàdana , pres- 
so gli Indische Studìen di We- 
ber , ci descrive il contenuto. 
Il primo libro parla degli oggetti 
sensibili ; il secondo dell'azione 
della materia ; il terzo della in- 
differenza verso gli oggetti sen- 
sibili; il quarto delle leggende 
relative a tale indifferenza; il 
quinta é dedicato alla confuta- 
zione de'contradditori ; il sesto 
riassume la materia trattata. 11 
■àùkhja propriamente detto, 
Ossia ilsàùkh^n detto di Ka- 
plla , quale lo abbiamo com- 
pendiato nelle kàrikto di 
If Tapakp'|Hhn-a , (il quale 

■ dichiara aver ricevuto tale dot- 
trina , per una serie non inter- 
rotta di istitutori a incominciare 
da Pan'e'af Ikha discepolo di 
AflnrI, discepolo dello stesso 
KapU») , é ateo (nlrìf Twr«) 



mentre il Vsgn-MAnkbra il 
VngA di Pbtan'g'»!! (il no- 
me di Hàp7a*PatBii e'ala , 

osserva il Weber , sembra con- 
tenere quello di Hapila ; men- 
tre Patao'c'ala -sembra aver 
dato luogo a Pittan'g'all , 
come il «knkbja al roga) si 
dichiara teista (seoTara{àA> 
kya). Il principio fondamentale 
niosolico che sorge dalie kàrl- 
hàs di ÌcTarakr'lshn*a é 
questo che la materia è origina- 
ria , e che da essa il mondo suc- 
cessivamente si svolse, mentre 
le chiese bràbmanicbe volevano 
provare sopra l'autorità dei Vedi 
spiegati , a loro modo , che l'tino, 
il Brahmam preesisleva alla 
materia, v MAIaprakr'ItIr 
avlkritip , ossia la natura ra- 
dke (di ogni cosa) non (è) crea- 
zione a ecco il grande principio; 
essa sola è creante ed increata; 
lutto il resto , anche , se sia 
creato, è già uscito da lei. Le kà- 
rlkJM di ìfTarakpiKhn'a, 
sono appena 70 , ed occupano 
ciascuna una slrol'a , ma cosi 
dense , cosi sintetiche da riuscire 
alquanto oscure e da avere fatto 
sorgere nell'India e in Europa 
la necessità di copiosi commenti. 
- Altri nomi di Haplla sono 
ancora Kaplleja siccome figlio 
ch'esso vieti detto di Kaplljk) 
e Kaplf a. 

Kapota mascolino, colombo.- 
Nelle leggende del periodo epico 
(ll.Bb.eH.)èafadataal colombo 
una parte veramente eroica, ma 
nel H'I^Tcda sembra apparire 
come uccello di malaugurio , 
come Jkgal monaarìo ^ conle 
demonio ; in una novelhna Pie- 
montese, che udii raccontare fan- 
ciullo, e che, con alcune varianti, 
è la medesima del Pan'c'alan- 
tra ( l'una e l'altra , con gli ac- 
cenni Vedici, sono già pubbli- 
cate , in sunto , nella nostra Ri- 
wsta Orientale} , la parte del co- 
lombo che dà a mangiare le sue 
proprie carni è sostenuta da un 



t^Cooglc 



fioviDe priDci^ che si fa porlare ' 
a un'aquila in oltremare , per 
ricongiungersi alla sua sposa. - 

Uiipoltk mascolino , guancia , 
gola. 

Kabandbn, lutrandha 
mascolino e neulro , bolle, vaso 
ampio, e, per traslato , la nuvola ; 
ti ventre, il taso. Oltre alla nu- 
vola la voce kaT»adh» è 
ancora , nella mitica vedica , 
appellativo ora del ^andltai^ 
TU, ora del demonio esistente 
■nella nuvola, intorno al quale è 
una leggenda che il dizionario 
FetropolilanD ci ha compendiata 
cosi : a Soprannome del UJkua- 
Ta (chiamato anche Ktekvb- 
asa) Dana, tìglio di ^là, 
al quale ludra , a motivo della 
sua arroganza , serr6 nel corpo 
la testa e le coscie , e invece gli 
diede nel torso braccia mostruo- 
se ed una bocca (chiamalo per- 
ciò ndapemukha). Hàmae 
ftiakalimau-a (nel lU»màja- 
D>aJ troncarono a questo mostro 
le sue lunghe braccia e brucia- 
rono il torso, per cui Kaban- 
dha liberato dalla maledizione 
che pesava sopra di lui , riprese 
la sua leggiadra forma primitiva. 

Kam particella asseverativa, 
bene , si , cerio. 

Kam radice , desiderare , vo- 
lere, amare |il Bopp recò qui in 
confronto 11 latino e nostro ama- 
re di un primitivo comare, e 
suppose pure richiamabile a 
questa l'aggettivo latino comis}. 
Quindi KAma, famore. 

Kaniatb>a masbolino , lar- 
tarvga. 

Kamau-d-alH mascolino e 
neutro , orditolo. 

Kamala (probabilmente co- 
me vago , beUo , amabile! qual ma- 
scolino , una specie di cervo , tf an- 
tUcme (vedi kambala), e la ,oru 
indiana; come neutro, il loto, 
la ninfea; onde i composti ka- 
malapatrìkkBha avente gli 
^.-^f..- ^jne foglie di loto, kama- 
deuominativo (di ka» 






mala -)- ^ -i- liftsa) sorri- 
dere , splendere , essere ameno 
come il fiore di loto , kamallù 
femminino, un luogo piantato di 
loti , un luogo pieno di loti , una 
riunione di Ioli. 

Kamp radice, tremore, com- 
muoversi, onde il mascolino 
kampa il Iremito , e bhna>i- 
kampa il lerremolo, gli agget- 
tivi kampaiia trelttante , e che 
fa tremare (come mascolino una 
specie di arma; come neutro, ti 
tremilo , la scossa) e kanapra 
tremante, mobile. 

KHmb radice , an^re, quin- 
di il mascolino e neutro kana- 
bala una coperta di lana, un 
abito di lana (quale neutro anco- 
ra , Vacqua, siccome scorrente; 
qual mascohno, verme; blatta; 
una specie dì cervo , iTanttlope ; la 
giogaia del bue). 

Uambl e kavl [emminioo, 
una specie di cucchiaio. 

Uambw mascolino e neutro, 
conchiglia ; braccialetto di conchi- 
glie; quindi l'aggettivo composto 
kambagrÌTa avente la cervice 
a forma di conchiglia, e il femmi- 
nino kambagrÌT^ la cervice 
a forma di cmch^lia ; e, analogo, 
il mascolino Kaoiboit'a nome 
di paese e di popolo Indo-Era- 
nico, e di un principe di tal po- 
polo {alla qual voce il Weber e 
lo Scbleicher comparano il nome 
di Cambj/ee , che nelle Cuneiformi 
suona Habagira t alla voce 
kambos'a si attribuisce pure 
il valore di conchiglia]. 

Kamra aggettivo desideroso, 
libidinoso; amabUe. 

Kar radice ^are , comjiiere , 
operare, agire, cagionare , accinger- 
si a, formare, fare per, destinare, 
apprestare , adattare , dare , emet- 
tere I esprimere , stabilire , trattare , 
avere tn conto , onorare [A questo 
significato si legano le voci cotere, 
cultus, che l'Ascoli nostro, il 
Benfey e il Corssea richiamano 
alla radice kar ; cosL pare si 
I compararono cotónus, e il Grfco 



tvCoogIc 



boUkolos e creo , asrimonia , cenis, 
ctres, cresco}. 

Kar radioe , ricordare , cele- 
brare. [Da questa radice parmi che. 
sia in SaDscrito derivalo l'agget- 
tivo kKFun'R lamentevole , a cui 
pertanto, per analogia di radice, 
io richiamerei il latino queri. onde 

rìrimotiia queribundusec.LAsco- 
suppone invece a queri (per le 
forme queso , questus , quesivi , 
quesitus, ch'egli giudica primi- 
tiva] una radice faa o f tin*« , 
che vale precisamente quanto 
kar , di cui è probabilmente 
stretta parente ; ma io preferisco 
sempre malgrado l'autorità filolo- 
gica del nostro illustre concitta- 
dino , per l'etimologia di queri, 
la radice kar siccome fonetica- 
mente pili prossima, e siccome 
quella che mi dà in Sanscrito un 
derivato cbe significa lo stesso che 
il latino queri, mentre dalia ra- 
dice f as fan's non abbiamo 
nessuno di questi derivati , anzi 
tutti derivati di lieta signi&ca- 
zione. - E karnn-a lamente- 
vole deriva certamente di una 
radice kar come il neutro kt^ 
r.nn-a negozio , opera , funzione 
si richiama indubitatameuie alla 
radice kar fare. Di maniera che 
si potrebbe supporre che la ra 
dice kar celebrare abbia , in ori- 
gine , significato semplicemente 
gridare; del resto, ammettendo 
la parentela di kar e di fas 
(nel loro significato, comune di 
celebrare] la scelta dell'una o del- 
l'altra radice per l'etimologia di 
gueri non avrebbe, in questo 
caso, una grave importanza. 

liar radice , stendere , disten- 
dere , sciogliere, lanciare, spandere. 
Kar radice, /érire, uccidere ;_ 
si confr. kart « f itr , ne' tempi 
speciali cri che , espanso , ci dà 
jar. 

Knra [di kar /are) come ag 
getti vo, (adente, compiente ; come 
mascolino , la mano , siccome 
quella che fa ; la proboscide del- 
tetefanle; ti fare; [di k»r disten- 



dersi) il raggio di luce. - Non è 
bencertoaquale delle radici kar 
si debbano riferire i signiScatì di 

grandine (la distruggente , come 
parmi) e dì tributo. 

Knraka mascolino , orctuolo ; 
coppa della noce di caco ; la gran- 
dine (anche al femminino kara» 
kA ) ; e nome di varie piante, 
fra le quali , la granata , la Pon- 
gamia glabra , la Butea frondosa , 
la Bauhinia variegata , la Mimu- 
sops Elengi , la Capparis aphylla. 

Karat*a mascolino , tern- 
pia dellekfax^; ma alla parola 
si attribuiscono ancora i se- 
guenti significati: la cornacchia: 
un uomo di mala vita; un cattivo 
brahmano ; un ateo ; una specie di 
strumento musicale ; la pianta 
carthamus tinctorìus ; uno dei sa- 
craci mortuari. 

Karat-aka mascolino , la 
cornacchia. 

Karan-a (di kar /are) noma 
aggettivo , (adente , come masco- 
lino , aiutatore ; come neutro , 
r azione, il negozio , ru(/icio , fo- 

fera, il compimento; il fatto ; 
organo , siccome il (adente , il 
senso , il mezzo , lo strumento ; 
campo ; grano ( ma queste due 
significazioni assai probabilmente 
dalla radice kar (erire, ossia il 
campo siccome arato, il grano sic- 
come macinato,- si confrontino por 
quest'ultima parola , cbe ri- 
sponde pure etimologicamente , 
kàrn'a e sìrn*at Max Muller 
richiama granttm alia prima , il 
Benfey alla seconda ai queste 
voci).- Astrologicaraen te il tempo 
viene, sopra l'osservazione delle 
fasi lunari , diviso io karau'a 
ossia agenti, strumenti. ( 11 Greco 
Kronos , come Dio creatore tu qui 
richiamato dal Eurtius). 

H.aran*d*a mascolino , ca- 
nestro , cesta ; spada ; una specie di 
anitra, o di cigno. 

Karapàla mascolino la s^ada 

[propriamente mano-proteltrtce ). 

Lo slesso valore hannole forme in- 

. debolite karaMtla « karaTJb- 



87 



i,L.ooglc 



840 



1k { e inoltre ancora anello di 

unghia , siccome una d^sa della 
mano ). 

Knrabha mascoIinO;tf corpo, 
ti metacarpo (che il Bopp rico- 
nosce come corrispondenti eti- 
mologici ) ; la jiroboscide detHeU- 
fante; un giovine elefante; un 
giovine camello , ed anche sem~ 
plicemente un camello { si con- 
irontino per queste ultime signi- 
ficazioni le voci fMMkblif» e 
^Inbba ). 

HaFaruhn mascolioo, fun- 
f/Aia, particolarmente FungMa del 
dito ( siccome quella cht creste 
tulio mano). 

H.BrafUi.h4 Temminino , 
ii dito (siccome rumo della mano). 

Kiaràla, come aggettivo, 
espanso , prominente , avente i denti 
fuori, mostruoso, orrendo, terri- 
bile ; relativo al suono , si chiama 
anello che si rompe ne' denti, 
dentale; come mascolino, nome di 
una bestia; un miscuglw di olio 
con la resina della shorea robusta, 
e nome di una località ; il neutro 
si dk come una specie diocimum; 
il femminino luii^l^ è appel- 
lativo della DnrcA e della pianta 
hetnidesmus Jtidicus. 

Karln e karen-n masco- 
lino, Velefanle [siccome fornito di 
kartt, vedi] ; il suo remmiaiiio 
è karln*! V elefantessa. 

Karlmnkba e karlnan- 
n'd-adhàrln mascolini , ap- 
pellativi di Gnn-efa, come 
portante la testa di un elefante, 
che, con tal testa, si rappresenta, 

Karira mascolino, inerme dei 
giunco bambù ; la canna ; capparii 
aphylla, - Narra la leggenila che 
ladra Tece, col fulmine, in 
cento pezzi gli ArunninUiàs 
e li diede a mangiare al f!jd^ 
vr'Uicyhm , e che ì loro crani! 
diventarono kaririis quali 
ancora si vedono. 

Karun-a (vedi kar), come 
aggettivo, lamentevole e compas- 
stonevole ; come mascolino, u la- 
moKo; il femminiuo 



vale la misericordia (onde mJum 
mn-a pio , misericordioso , aka> 
ran-a non pio , crudele]. - II 
neutro vale (ufficio, la /unstone 

Karka , karkal^a , kar> 

ka(*aka mascolini , femminino 
karkat'i e karkBt*aki, gam- 
bero , cancro , (corrispondente eli- 
moiogico) ; una costàlatione anche 
neilo sodiaco iniziano , modellato 
sul Greco. 

Karkaf a (si confr. karka 
e karkat-a voci che forse , in 
origine, valsero duro, di dura 
corteccia) aggettivo , rozzo , aspro , 
duro (forse le nostre voci carcame, 
carcassa che valgoiioscAete^jOssia 
la parte dura del corpo , possono 
essere qui richiamate) al mascoli- 
no , nome di varie piante , fra le 
altre della cassia. 

KarkQt'akn mascolino , 
appellativo di un serpente e cosi 
pare di un popolo non àrico 
presso il Mah fcb bara ta ; no- 
me di varie piante, frale quali 
si citano la caana dello succherò , 
la momordica miaita , la Aegle 
marmetos. • 

Karg' rad. tructore; tormentare. 

Karn* radice , diiMere (sì 
confr. kart, la terza radice 
kar e ear ; a queste varie 
radici vogliono essere richiamale 
le voci latine curfus , cutter, cer- 
no , eri&rum, certus. - Forse è 
pure parente la radice karf , 
dimagrare, consumare cui sì com- 
parò la voce latina gradlis , co- 
me il vecchio latino cracenles. Coi 
quali avvicinamenti di radice io 
desidero solamente indicare la 
possibilità di intraprendere sulle 
radici sanscrite un lavoro dì sin- 
tesi Blosoiìca che riduca le dieci 
mila degli uni, le due mila degli 
altri a poche centinaia, fors'ao- 
che a poche diecine di radici 
semplici, tipiche, essenziali). 

Karn-a , come mascolino 
roreecAìo, (forse, propriamente, 
il distifito , il separato, H tagliaOì 
fetori, onde pare i sensi che ba 



tyGoogIc 



la voce IcMnft'ii di naitl§ìb di 
un vaso e di timone ; si compara- 
rono qui bene le voci latine 

fiuto) come aggettivo , oreechiuto , 
come mascolino , ancora , appel- 
lalivo di un eroe leggeudario , di 
AAgB , rappresentato, nelHa- 
bèbhàrat», come fluirò del 
Dio Surf» e di Kiinti; e la 
parola probabilmente valse forec- 
chiuto ; alla quale interpretazione 
parnii giovi pure la leggenda del 
HahMhàrnta , in cui sì 
narra come Knrn*a era nato 
con ureccbini e corazza (proba- 
bilmente con pendagli di carne 
agli orecchi ed una ppominenza 
isnl petto) fa da Indm, in forma 
di brahmano , pregato di ta- 
gliarsi via quegli orecchini e 
quella corazza per farne dono a 
lui. 11 che svendo fatto , l'eroe 
Ottenne da Indm un'arma fa- 
tala , con la quale avrebbe vinto 
gli stessi Iddi! ; e , siccome quello 
che arevft tagliato uqd parte di 
si stesso , venne dagli uomiui 
chiamato Vjtlkar(«»«. No toar- 
cnna analogia fra questa leggenda 
e quella delkApota (vedi). ~ Da 
Kant*» si intitola l'ottavo libro 
parraa del Mah jibta arata. 

Kam*Bkabg['a neutro no- 
me di una città inventata. 

UarB'apdira mascolino 
f orecchino (propriamente quelh 
che pmetnt negh oreeehi, cheriem- 
fk gii orecchi]. 

KavwM'a mascDlino , nome 
di ^polo e di regione (l'odierno 
Cumaftc Canora). 
. Karn'Ikftra mascolino, ap- 
pellativo delle piante pltroiper- 
mum acerifoliwn e della coma 
Iktuta. 

ti»wt (vedi karn* ; nella 
sua forma debole kr'lf , terza 
persona plarals iodieaiivo pre- 
sente krlètiratl) tagliare (io ri- 
chiamerei qui la voce pars, geu. 
part-ii) qunidi il neutro bai^ 
. ti taglio, il femmiiiiQO 
"" ■ lotuBa, i fem- 



minini ìtmrimri è karfvl la 

forbice, le cesoie (veggasi pure la 
quarta radice kar e kalp. - 
Un'altra radice kart vale' fila- 
re; onde il neutro kartana 
il filare ; e un'altra ancora , scritta 
pure kartp (della decima clas- 
se) sciogliere. 

Kartar mascolino , creatore 
-(che gli risponde pure etimologica- 
mente) produttore, operatore; onde 
l'astratto neutro kartr'ltva h 
sialo di chi fa , l'essere in opera , 
la (meroiilà. 

Hard radice simtWeni . gor* 
gogliare, detto degli intestini. 

Kardlatna , come mascoli- 
no , il fango , il ^idiciume , come 
aggettivo, /arioso. 

Karpat'a mascolino, eetmo, 
onde karpa«*«dhàrÌÌN vale 
d cencioso. 

Kwrpnra mascoMuo, coppa, 
vaso , minto (forse il latino c&- 
rebrum). 

■tarpala neutro, il got- 
sypium herbaceum (il Bopp rìcbja- 
mò qui il greco kàrpoios, il la- 
tino corbtuus,' e forse la parola 
indiana è nata dalla greca] ; lo 
stesso valore hanno il femminino 
karpAai , e il mascolino kar- 
pJlKa (come aggettivo, linow; 



KarpAva tnascolino e neu- 
tro , canfora. 

Karb radice andare (come 
pure kfaarb , icarb, grharb, 

e'arb, c'al di kal, e'ar, eoa 
la quale ultima radice, primiti- 
vamente kar, mi sembrerebbe 
potersi spiegare il Sanscrito 
c'akra di un primitivo karkara , 
e quindi cù-cum , circulus , e cur~ 
vus, olire al nolo «irrera già 
avvicinato dal Bopp, • etler, 
celox , eeRo (in eas-cello ec.) e caico 
e prò cui e va-cUio accostato alle 
radici e'al e kal cui aggiungo 
ancora il latino callis; cedo poi 
mi sembra slare a cello , come 
consiUum a conn'ltum). 

Marba « karbnr», ag- 
gettìvi, «risialo, macchiato. - Alla 



uy Google 



T0C9 Itarinira ^ come - masco- 
lino, sì attribuiscono ancora i 
sigiiiGcatf di colpa, e nome di 
un rsksliRs e la curcuma am- 
haldioserumbet, ei/moso((*ocgt*o.- 
come neutro , foro e ti pomo spi- 
noso. ~ Karbara a knrrarK 
al mascolino è pure un nome del 
tigre come macchiato ; earrara 
equivale etimologicamenta ; a cui 
è da ricbiamarsi il Cerbero. 

KnrmakapB aggettivo, che 
fa f opera , operaio , serro , merce- 
nario. 

Karman mascolino neutro , 
atto , paia , opera , negosio , fun- 
aione , funzione sacra , rito ; astone , 
influenza ; organo del senso; oggetto 
deii'asione. ~ Quindi l'aggettivo 
karmln operante. 

Karmavag'ra appellativo 
del fùdra ossia fuomo deli' ul- 
tima casta ; la parola è spiegala 
per quello il cut /ulmtne e iJ la- 
voro , e occorre nel HnhfclihJi- 



(che benedice e sacrifica) , il guer- 
riero nel carro [sul quale com- 
battei il mercante nella sua libe- 
ralità , l'operaio nel suo lavoro. - 
L'operaio è pure chiamato , ai 
mascolino, karmàntlka. 

Karr radice, insuperbire , es- 
sere superbo (v. karli). 

Karf radice, diminuire, di- 
.magrare , diventare sottile, diven- 
tare ittDÌs^iie , onde kr'Ifa ma- 
gro igraci'is). 

Karsb radice , ( terza pers. 
sing. pres. barahatl ] tirare , 
tirar via , trascinare , stertdere , 
tormentare (forse le voci latine 
ertnc , crucio ) ; ( terza pers. sing. 
lur'lsliatl] arare. 

Karahaka mascolino, Fora- 
tore, l'agricoltore. 

Kamtaan'a neutro, come 
aggettivo , traente . tormentatile , 
come neutro , U tirare ; il tormen- 
tare , i( tendere Forco ; Foratura. 
Harbl avverbio, quando inter- 
rogativo ; qaindi karbie Id ta- 
lora, e coi^iuQto eoa na non ma*. 



Kal (vedi karii'] radice 
( terza persona singolare presente 
indicativo medio kalate) suo- 
nare ; conlare , numerare ( il Hopp 
riferisce qui, come forma raddop- 
piata, il latino cai-culo; il Corssen 
clamor , nomen-cfofor, colare , ea- 
lenàm , e larMntumdiclamentum; 
a^li Bvviciuamentì del Korssen io 
aggìungereiancorail latino clarus), 
jteraa persODa singolare presente 
inriicativo kalaj^tl ) andare , 
agitare , tirare , gettare , peTtsare , 
riputare (per la slessa analogia, 
onde il latino formò condicio , co- 
njectura; si confronti pure coatto 
presso agito, corrispondenti ideali 
di kal; questa radice poi si ma- 
nifesta parente di kar, di e'ar, 
di em , ne' lempi Speciali ^r" 



che", espanso , ritorna in car , 
che di eri, alla quale ul- 
radice il Bopp comparava 



gii la radice e'ar). 

Kala , come aggettivo , fioco, 
lene, esile, sotHU; come masco- 
lino , voce fioca , voce debole , voce 
sottile; oDoe kalakan*fh-a e 
kalarara siccome avente voce 
fioca, il colombo, 6 kalakala ma- 
scolino il suono fioco fioco ; come 
neutro , il seme virile , pel sisui- 
Gcato di gettare che ha la radice 
kal]. 

Kalanka mascolino , mac- 
chia ; ruggine ; il senso di moccAta 
ha pure il neutro kalana Tcon- 
fronlinsi kàla, kàlaka e kai«< 
bara sotto karbn, fnrvara 
e f arrari): kalarl Aka è dato 
come sinonimo mascolino di kiu 
laiika e, oltre questo signifi- 
cato , ha pur quello di passero. 

Kalalra neutro, propria- 
mente il molle , e auìndi la na- 
tica , il pudendum ' muliebre , la 
moglie stessa , come la tenera , la 
dolce , la soane. 

Haladbànta , ( propria- 
mente , di grato suono e splendido) 
mascolino , foro , Fargenlo , i due 
metalli nobili. 

Kalabba mascolino, if no- 
twUtno, il j»cco/o detto ^ecial- 



:,.:.dty Google 



mente dell' befanie giovine e an- 
cora del giovine cameSo. 

Hnlamn mascolino f si con- 
frontioo l'I Greco kalamos , il Ialino 
cahmxis j lo stilo per isorivere ; 
e una specie di riso. 

Kalit^n e knlaf a masco- 
lini e neutri, balaeji e kala- 
■à femminini, vaso', urna, or- 
eiuoto (il Bopp comparò qui il 
Greco-latino calia ). 

Kalaha mascolino, contesa, 
rissa, lotta, alterco. 

Kalalian'sa mascolino , 
una specie di anitra di oca; il 
suo femminino é kalabnn'si. 

Kalà femminino, la paK»', 
il porzione {forse in quanto la ra- 
dice kal é parente uella quarta 
radice hwr, e questa di kart, 
sotto la (fual voce si vegga ; il 
Dizionario Pelropolitano parrebbe 
riconoscere in questa parola il 
proprio valore di piccola, di tenue]; 
un sedicesimo, e, particolarmente, 
la sedicesima parte del diametro 
lunare ; una special divisione del 
tempo , variamente interpretata 
(ora, per esempio, ottosecondi, ora 

§iù di due minuti ) , ma rispon- 
ente , in somma , al nostro un 
momento cbe può anch' esso in- 
terpretarsi molto elasticamente ; 
come divisione di spazio, un mi- 
tutto di grado : nella prosodia , 
una pauso ; molecola , particella , 
atomo ; primo germe ; f opera , 
I arte , f opera tf arte. 

Kaijkna mascolino nome di 
quell'Indiano che consenti, se- 
condo Hagastbenes, a seguire la 
corte di Alessandro. Max Miiiler 
interpreta il nome, trasformato 
alla sreca , per Kal.Tàn*a (che 
yzXeielto , piacevole ). Plutarco poi 
ci dice che, volendo parlar gre- 
co, invece di e Aerin pronunziava 
kale. 

Kall mascolino, rappresenta, 
nella simbolica , ora il numero 
uno, ora il numero cinque; nel 
giuoco de' dadi f «no (od il cin- 
fte] ; perciò con dvàpara 
forma tre (o.settó) numero for- 



tunato, numero sacro ; kttll , 
come uno può essere quindi 
consideralo 1' akslia , il dado 
per eccellenza. Da kali piglia 
nome il kallyDica , otisia la 
quarta età del tempo Indiano, . 
la pessima delle eia , la elà'di 
kall ; é notevole , che se kall 
rappresenta proprio, nel giuoco 
de' dadi , il numero uno esso si 
considererebbe In questa denomi- 
nazione del ruga, (vedi ) in- 
fausto , a quel modo cbe i nostri 
indovini considerano nelle carte 
da giuoco l'asse ossia il numero 
uno, il pessimo numero (sebbene 
talora , per la stessa analogia cbe 
ci offre kalt, l'asse sia preso 
come il numero per eccellenza, 
ed, in certi giuochi delle carie, 
gli si attribuisea il valore di ti , 
ossia il numero più forte) Perciò, 
nella storia di Naia, quando è 
lasciato intendere che kall, fatto 
demonio , entra in Naia sem- 
bra da intendersi cbe gli fa giuo- 
care sempre il pessimo numero , 
cioè 1' asse , mentre il fratello di 
N^la, chiamato Pustakara, 
assistito da Bvàpara fa buon 
giuoco ( Veggasi pure sotto la 
voce aksha, ove bo spesa qual- 
che parola inlorno al giuoco dei 
dadi nell'India, che ci è pur 
sempre molto oscuro; :ìi ram- 
menta, di fatto, anche un giuoco 
di 63 dadi). Il kallyuga è 
dello durare , compresi i crepu- 
scoli , 1200 anni divini ossia 
43^000 anni umani ( i crepuscoli 
di questa età sono calcolati 200 
anni divini e 72006 anni umani). 
La voce kall indica ancora 
quello che v' é di peggiore in una 
cosa, il peggio, ed ancora il liti- 
gio, considerato come figlio di 
kradha fa co//era e di hln*BJ» 
l'offesa. - Tulle queste signiflca- 
eioai ha la voce kall parogsi- 
tona ; la slessa voce ossitona ma- 
scolina rappresenta un essere 
mitico dì natura simile ai gHn.- 
dhapva, al qual proposito an- 
nota il Dizionario Pelropolitano 



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come sDche I 
mogli de' gttndhaFvik pr^ie- 
dono al giuoco dei dadi. - 11 noce 
della terminalia Belkrica , col 

3uale, si facerano i dadi, fece 
afe alla pianta anche il nome di 
hall ( parossitono ) , o kall- 
drvnui4 ' (vedi tpetayogaj. 

HallUt femminino, propria- 
mente, la porsioncina quindi il 
bottone d' un fiore , e la sedicesima 
parte del disco lunare. 

KHllnga mascolino nome di 
popolo guerriero e della regione 
da esso abitata sopra la costa del 
Coromandel, un po' verso terra, 
presso la Godavery. Col nome di 
KalIAca é chiamalo, nel Ma- 
hjibhkraia, un figlio di Bip- 
■:taateiMas> - Appellativo di 
varie piante, frale quali la Cie- 
s(dpina BoTtdueelia , la Wrightia 
antidystnteriea , VAcaàa Sirisia e 
la Ficus infectoria. 

Kallla aggettivo, spesso, jne- 
no, denso, impratic(d>ile ; e, al neu- 
tro, densità, spessore. 

KaInKha aggettivo , sudicio, 
torio, torbido, impuro, e, al neutro, 
impurità, sudicinme.-A[ mascolino 
È dato come uno de' nomi del 
buffalo, probabilmente come il pi- 
gro , dandosi a kaloaha agget- 
tivo anche un tale valore 

KaleTara mascolino e neu 
tro, corpo |il Bopp richiamò qui 
il latino cadàveri. 

Kalka mascolino , fango su- 
diciume, sudiciume morale, colpa. 

Kalk.1 nome proprio masco- 
lino di un futuro redentore del 
mondo, nel quale il Dio Vl«tan>a 
si personi Sellerà coi soo 10." av^ 
tara (vedi ava). 

Kalp (nella sua forma debole 
U'Ip ; furono qui comparate le 
voci latine carpo e carpentum ; pel 
significato di frangere che ha pure 
la voce carpere e la radice kalp 
io richiamerei qui ancora il latino 
culpa , come infrasione ; la radice 
si manifesta come parente di 
kar) , fiirsi, /feri , divenlan ; for- 
mare, preparart; disporsi, estere 



bm disposto v 



dividere; ottenere, adottare. L'ag- 
gettivo parti nìpiale kl'lpta vale 
formato , sfa6into, finito, compiuto , 
perfetto , risiufiiKto, 

Kalpa (di kalp) , come ag- 
gettivo , fattibile , capace , adatto ; 
come mascolino, /òrma, sembionsa, 
ordine, maniera, regola, precetto, 
specialmente liturgico , rituale , 
fondamento essenziale del sesto 
TedAnita; e con tal nome è 
chiamata un intiero ordine di 
scritti liturgici , che contribui- 
rono, in parte perchè più chiari 
e minuti , a far dimenticare e 
smarrire i l>Hiliman*a, distinti 
già da PÌMi-lnl in antichi e mo- 
derni ; cinque ne sono menzionati 
pel solo AtbaFTaTcda ; uà 
periodo di tempo equivalente a 
1000 TOs» od età , che rappre- 
senta un solo giorno della vita 
dell' Iddio firoAman , il quale è 
detto vivere 36 000 kalpa (o 
porti } divisi nel complesso, in 360 
mesi e 100' anni ; secondo i com- 
puti Indiani, Brahman sarebbe giìi 
entrato nel suo hi.' anno di vita, 
e avrebbe solamente piìi da vi- 
vere 49 anni. Al fine di ogni 
kalpa è detto che il mondo 
finisce e si rinnova, 

Kalpaka mascolino, rito , 
cerimonia; ftarWere (siccome quel- 
lo che taglia). 

Kalpadmma , kalpa- 
drn, kalpavr'lkaba, kal- 

Siatara mascolini, appellativi 
el favoloso albero del paradiso 
Indiano , il quale appaga ogni 
desiderio che ad esso venga ma- 
nifestato. Ho già notato sotto la 
voce agama come questa stessa 
parola significa monte e athero , o 
sotto la voce adrl , come , negli 
inni Vedici , questa stessa parMa 
esprima il monte, la nucota, e 
t'albero. (Sì noli ancora come i 
due r'Iaihl celesti . adoperati 
come messaggeri , si chiamano 
Kàradìi e Parrata , parole 
che valgono propriamente m nu- 



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sìa 



«ola ed il monte ; la nuvola ado- 
perata come meBsaggìera abbia- 
ma puro nel poemetto che da 

Sjosto s' intitola : Hejttan- 
ùtn). Ora mi sembra indu- 
bitabile che il famoso albero 
mitico noQ sia altro in somma 
cbe la nuvola , la quale con- 
tiene uel suo seno l'ambrosi.-i , 
ossia l'albero da cui l'ambrosia 
stilla. La nuvola ferita dal ful- 
mine diviene fecondatrice; l'al- 
bero sopra il quale è caduto il 
fuoco celeste acquista una forza 
generativa; sono due immagini 
e probabilmente una cosa sola. 
Disceso il sludba sulla terra, 
CÓD l'amr'lta e le apsarase , 
i serpenti , i maghi . le fonli mi- 
racolose , anche L' albero mitico 
cedette parte delle sue virtù alle 
guercie fatidiche e ad altre piante 
miracolose , dalle quali si suppo- 
sero nati sii uomini. Nel ■ladha 
celeste abitavano le apsarase o 
lànfe (le nuvole] ; chiamatosi col 
nome di HlndhD toceano e il /ìu- 
me, nacquero le ninfe oceanidi e 
potameidi ; disceso l'albero mitico 
il dra chiamata luilpa con 
tutto l'altro mondo mitico sulla 
terra , si supposero , anche negli 
alberi delle ninfe, quindi le 
dry-adi ; disceso il monte mitico 
(la solita nuvola) in terra , anche 
ai montisi diedero proprie ninfe; 

Juindi le orestiadi, o montanine, 
d eccoci , senza alcuno sforzo j 
dichiaralo nn ordine intiero di 
miti. 

Kalpawi neutro , il fitrmare, 
Io tUAilìre ; il tagUo, 

KalpaiùtrK nome neutro, 
«atra delrUua'e; di uno di essi, 
cbe ha per autore Mkcaka ci 
recò informazione il Weber, che 
to dice stretto parente dell' Ju^ 
■herabràlinian-». 

UBlmwsh», come aggettivo, 
tudicio; come neutro (ed anche 
mascolino) swliciume, macchia, 
feecato. 

KslmiiBha aggettivo, vario, 
vantgtOo , «cruiofo ; come masw 



lino , appellativo di vari! esseri 
mitici ; come neutro , macchia, 

K»lj» aggettivo , tono , ben 
d'sposto , piactfole , rtdtegrante , 
ameno; còme neutro appellativo 
dell' alba , dell' aggiomare e di una 
bevanda eccitanU. (Il Bopp con- 
frontò aui il greco kalót , e ftol- 
lós , kàlli^s ec. , per assimilazio- 
ne, da kaljos, come oUos, da afiat; 
Benfey Invece richiama kalos a 
«'nm). - Dal neutro knija 
abbiamo!' avverbio kwlyMm.W 
l'aggiornare, domani (de mane, ma- 
ne ,,al mattino} e il composto kal> 
TaTNFt» interpretato per la cola- 
Itone mattutina, il primo ipuntino. 
- L'aggettivo knlyitnn vale bello, 
piacevole, eccellente, fortunato , pro- 
pizio ; come neutro , la stessa pa- 
rola vale felicità , beatUudiae , bon- 
tà, virtù La stessa relazione di 
idee fra il buono ed il bello in- 
contriamo nel Greco , la quale 
trova il suo fondamento oell' idea 
di ec-cellenxa, (la quale ci richia- 
ma , per trovare la etimologia di 
kMf» alla radice knl) cui 
«elio , co' suoi composti , fu com- 
parato). 

Hall radice , «mare ed essere 
sordo, per la stessa analogia, 
onde dalla radice svar suonare 
abbiamo in latino le voci su-sur- 
rus , sUT-dus, ab-surdìis. 

Uallola (spieiiato di kad 
-^ loia, quanto tremante I) ma- 
scolino mda, gioia, nemico (che 
trema per isdegno). 

KaT, kafc radici, colorire, 
dipingere; per Iraslalo , ornare in 
senso dì lodare come s'adopera 
pure in latino ; e l'analogia stessa 
troviamo fra il Sanscrito Tarn* 
colorire, dipingere e il suo corri- 
spondente etimologico Ialino orn- 
are. - La radice kav oliro che 
calorire , illuminare deve aver 
pure siénllicato sjAendere; consi- 
derala la vista qual é come uno 
splendore, comprendiamo in 
qual modo a kav si possa com- 
parare anche la voce latina catt' 
tue cbe noi traduciamo per atf 



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816 



veduto, e perciò anche cavea 
{eaveant consules ne quid eie. do- 
ve caveant vale videantj. Net lin- 
guaggio vedico di Tld vedere, 
distinguere , discernere abbiamo 
Teda» la riccbessa, certamenle 
come la splendida; rcs vale in 
latino riccltesza e cosa, come, in 
Sanscrito , ràl e arllu» ; ma 
nrtbtk oltre cbe cosa e ricchesza 
vale ancora' cagione; eocuci ar- 
rivati ad un'altra parola a causa, 
che sembra anch'essa doversi qui 
richiamare. Causa dovette si- 
gnjticare la cosa primi cbe tejfi- 
cienle o la cagione, i rima assai 
di diventare un le; irnne giuridi- 
co. Il Corssen inveiiu non vede 
in causa altro che la difesa, ri- 
chiamando la voce alla radice 
skn coprù-e. Ha / cerne da ar- 
guo, distinguo, discerrto nacque 
argumentum che valse poi come 
termine di difesa, cosi parrai che 
da causa, la visibiie, la chiara, 
la lucida , la evidente , sia nato il 
senso di difesa attribuito a questa 
stessa parola, il cui senso pri- 
mitivo , ripeto, sembrami esserd 
stato res, cosa, quid, sostanza, 
avere, ricchessa, come splendida; 
eiccusalio poi considero come 
composto relativamente moderno, 
formatosi dopo che da causa co- 
me sola espressione giuridica 
si derivarono le vuct comparati- 
varaente moderne causari e cau- 
sarto; è da notarsi ancora contro 
gli argomenti del Corssen come 
causar* vale cosi difendere co- 
me incofpare , e come accusare , 
di ad causare vale precisamente 
l'opposto di difendere onde non 
abbiamo nessuna ragione seria 
per considerare la difesa come si- 
gnificalo essenziale di causa. 

KaTae'n mascolino e neutro, 
corazza; quindi kaTac'ln co- 
razzato. - (Di ka -h vae'ii ) motto 
magico , formala magica ; tamburo. 

Knvara, come aggettivo, 
misto; come mascolino , f femroi- 
uiuo Larari } , treccia di capelli; 
come neutro, saie; cumIo, agrezza. 



HnTal» mascolino , boccone ; 
qaindi l' aggettivo kaTallta 
mangiato a bocconi, divorato. - 
Con tal nome, come vorace, è 
chiamato un pesce. 

Kavasba , come aggettivo , 
interpretato per strepitante , stri- 
dente; come mascolino , coi so- 
pra'noomediAllùsha, cosi chia- 
malo un poeta Vedico detto /ijtó 
di schiava dàay&h' pntra , 
onde parrebbe che la voce Jtilù- 
.^ha abbia signiScalo quanto ^/w 
di schiava, e però llnslua od elù- 
sila essere slato equivalente di 
dàsa nemico, iiis(rt((tore, schiavo. 
Di questo KaTasha ÀllùahA , 
di quésto liglio di schiava abbia- 
mo alcuni inni del decimo man- 
d-ala ; i bràkman-i comprendevano 
che questo pelea dar luogo a 
scandalo e demolire alquanto la 
santiti dei Veda e perii narrarooo 
eh' egli come dikuy fch' pati>a 
era dapprima sialo espulso dal 
sacrifìcio , ma che poi per uno 
speciale intervento degli Dei in 
suo favore vi fu riammesso, 

Karl (di kav) come agget- 
tivo, saggio, sapiente, prudente ^ 
come mascolino , it saggio , \l 
poeta, il veggente; ma special- 
mente il poeta. Con tale appel- 
lativo sono chiamati variì esseri 
mitici , fra gli altri i U'Iblm e 
un ordine di genii jc gapà- 
jantl sùrram , che custodi- 
scono ti sole , ne'quali si perso- 
nificano le anime dei morti mag- 
giori ; essi sono chiamati aalia- 
Mpau-ìtliJis ossia dai mille 
inni. GII stessi mani sono pur 
chiamati nel linguaggio Vedico, 
kaT^àa e, col nome neutro dì 
kaT^a i pure chiamato il sa- 
crificio loro consacralo. - Dì 
kavi poeta abbiamo 1 derivati 
karllà (femminino) ekavltva 
(neutro) poesia ed arie poetica , 
kàTja (neutro, vedi) poema. 

KaToabn-a (di kara che 
in questo composto sembra va- 
lere tamquam -t- asbn-aj ag- 
gettivo, ^uosi caldo, tepido. 



t,L.OOglC 



217 



Kaf radi«e , suonare ; ftrin , 
ojfenders (ei confronti la radice 
lutn**). ' Quindi kaf» masco- 
lino, kafà remminìno, sferza, 
ttaffUe . pageìlo , kaf f a agget- 
tivo , degno di flagello , ka^ya 
neutro il /ì<mco del cavallo sicco- 
me quello che si deve sferzare. 

Haf Ipu mascolioo e neu- 
tro, nuctno; biran-^akaflpn 
cutcino Saro e meglio forse cri- 
niera o veilimento d'oro, è il 
nome cbe piglia ora un avver- 
sario ora UQ protetto di Vi- 
aliipu e che, ìa somma, noti 
sembra essere altro che una for- 
ma di VI«taii*D stesso come 
Dio solare (vedi sotto i composti 
di mv» i V. lut labu'a e kef a) 

Kaf e'ana , ka^'lt ma 
scolino , ^alcuno , alcuno , kA- 
«'ana kàe'lt femminino, qual- 
^teduaa, alcuna; kla'o'ana e 
kXu'ell neutro, qualche casa, 
alcunché. 

Kaf ouBla , talora pure ka- 
«mala; suppósto cbe mala 
prima dì fango abbia significato, 
com' è probabile , molle , e rito 
DUta la s come eufonica, intro- 
dottasi per non confondere que- 
sto kanuila di ka ■*■ mcUa 
eoa kaanala dì kam , abbia- 
mo la etimologia della nostra 
voce , nel suo trìplice gignilìcato 
(mascoliao e neutro) di debolessa, 
dì sudiciume, di colpa; kaf luiu 
la o kBRDiala , cwD<g agget- 
tivo , vale iudido. (Veggdnst i va- 
ni signiticati che assume in San- 
scritolavoce mala,ekoaiala). 
- Quindi l'avvìcìoamaolo del 
Kurlius del Ialino caco a kaf ma- 
la noQ mi sembra sostenibile. 

delle più celebrate regioni del- 
l' India , sotto 1' llbn«rai, al 
nord di Labor , stanza degli 
AFyJM prima della loro discesa 
Bei feogiab, regione bene irri- 
gata e fertilissima, sogno dei poeti 
persiani che ne fecero , ne' loro 
canti, una terra ' prAmesu , e 
de' Hoogolli ohe la nkìamarooo 



il paradiso terrestre , l'noica pae- 
se dell' India che possegga un 
intiero ed ordinato libro di sto- 
ria , nella H'às'ataranslD'k, 

ed una delle poche terre iodìane 
alle quali la rapacità inglese non 
potè ancora arrivare, malgrado 
tutti i suoi sforzi. Bflrnouf spiegò 
il nome di Kafnùra come 
ridotto di Uaf japnmira che 
varrebbe mcÈre di Kaf ^apa. Di 



volta tutto il paese era un gran 
lago , un mare , e che un sapiente 
di nome Kajjapa rompendo 
una montagna , diede sfoco alle 
acque. La qual leggenda mi 
sembra intimameate congiunta 
con quella cbe fa di kaf^apa 
lardmifja l'agitatore dell'oceano 
celeste. Una cittì col nome di 
Kaf^apapnra viene dal Kie- 
pert indicala nel Kafmkra. Si 
tenga essenzial conto tuttavia 
che kafjapa è in Sanscrito 
uno dei nomi dati alla tartaruga. - 
Ma ci vuole un po' di sforzo, in 
una lingua come la sanscrita, 
cbe fu cosi gelosa delle sue for- 
me, sopra lutto quando poteva- 
no esprimere un mito, a ricono- 
scere in Ka^nùra il some 
Kaf rapamira ; ora , quando 
l'etimologia da me proposta per 
la parola antecedente sembrasse 
probabile , io vorrei confortarla 
di questo nuovo esempio, inter- 
pretando qui ancora la « come 
eufonica , e , tutta la parola come 
«7 gran lago, Foceano (ka ■+■ nù> 
ra] nel che mi appoggerebbe 
ancora la tradizione Casoiirese 
che ho dì sopra ricordala. - Sa- 
lendo io un giorno sopra ì monti 
che soprastavaoo la piccoU cittì 
di Rivoli in Piemonte , un mon- 
tanaro, accennandomi la valle 
sottostante , mi diceva : « In 
quella valle era una volta Tocea- 
no ; ma cadde una stella dal cielo 
eloasciugòn (veggansileleggende 
di Asasiya e di mgaraj. Que- 
sta legguioa risponde ad una ve- 



xit,L.ooglc 



rità storica, avendo la geologia 
BurScientemeate dimostrato che 
tutta la valle del PoerainetàDoa 
receatissi ma occupata dalle acque. 
- Come traccia delle acque cbe 
dovettero una volta ingombrare 
tutto il Kn^minij ìa questa 
bellissima fra ie regioni indiane 
sono oggi ancora due DOa piccoli 
laghi di amenissioto aspetto. 
Hoorcrod ', dopo uà esame del 
suolo di Kaf mkra arrivò egli 
pure, come la leggenda, alla 
conclusione cbe il paese era una 
volta un gran lago. - E questo 
argomento ho voluto io qui porre 
in rilievo speciale a dichiarare in 
qual modo senza aver mai ve- 
duto il vero oceano né il Caspio, 
t primi Arjka cbe si divisero , 
partendo dall' UlmMaja, in 
indo-persi , greco-latini , celti , 
germani e stavi , portavano nel 
Foro lingua^io una medesima 
voce cbe esprime il mare {San- 
scrito mira, colto myr,mor, latì- 
Do mare , gotico marci , veccbio 
tedesco mari, meri, slavo moru). 
Né il mare o gran lago sottostante 
all' HlnmvKnt fu forse il solo 
che, nella più remota antichità, 
abbia occupato le valli dell' HI* 
màlaya ; questa mi sembra es- 
sere stata la vera cagione del 
comune appellativo lodo-Europeo 
del mare , e non già le relazioni 
di somigliauza fra l' idea del 
mare e quella del deserto, cbe 
il dotto signor' Piccet suppone 
siasi dagli Arii conosciuto prima 
che, il mare. Nel che non è, per 
quanto mi sembra, pura un'om- 
bra di probabilità. 

Ka^jH e kàfya neutri , 
una bevanda inebriante. 

Kaf japa (veg^ast kae'- 
ehapa, kaluha , kakjtbra 
cbe ci danno la forma più usuale 
della parola e inoltre ce ne offro- 
no la etimologia) mascolino la 
tortamga, siccome quella cbe sta 
a riva, presso le rive. Supponeo- 
dosi, come bo già più volte ac- 
ceasato nei ci«lo navoloso un 



mare , al mare si supposero rive, 
e a quelle rive ka^ japàs ossia 

propriamente tartarughe , onorate 
quindi anch'esse con tutte le 

tiersoQ ideazioni de' fenomeni ce- 
esti come divini personaggi. 
VIshnii , perciò , il sole che sì . 
accosta alle rive dell'oceano ce- 
leste , che entra dentro di esso 
per agitarlo , e che ne fa nascere 
il trimondìo , è rappresentato 
come una tartaruga che sostiene 
il monte con cui si baratta l'aoi- 
r'ICa , cioè la nuvola che la 
deve svolgere. Da quell'opera 
gigantesca nascono tutte le crea- 
ture, ed ecco perchè noi vedia- 
mo Mafyapa !d enti tic ato col 
Dio PraK'à|>ntl. Uaf jap^ 
sono pure chiamati certi genij 
che accompagnano il sole. 

Kaali radice, grattare, ra- 
spare , levar via ; quindi luMba 
aggettivo grattante ec. e kasha 
mascolino l'atto del grattare ec. 

Hawltàra y come aggettivo , 
aslriryente, come sapore, acuto, 
come odore, rosso, come colore; 
mascolino e neutro, decotto, 
forse come quello che leva alle 
erbe tutto il succo astringente. Si 
danno ancora alta voce slessa , 
ma, possibilmente, per- altra 
etimologia [che ignoriamo] i si-- 
gniUcatì di unguento , di sudieitt- 
me, di basso istinto , di Sffereraa f 
di kaUfnga. 

Kaaht-a come aggettivo , 
cattino , misero , angusto , molesto, 
come neutro, mofe, miseria , 
stxntufa, tormento. Il sanscrito 
kasht'am, come interiezione, 
vale quanto il latino froA .' do- 
lor! ahimè I 

Ka« radice , andare , muo- 
ver», (si confrontino le radici 
kar , e'ap, e'«l]. 

Katitira neutro, derivato 
dal g^eco kassiteros; lo xmro. 

UMmtuvtìtùt e kaatùri 
femmioioi, che si supposero deri- 
vati dal greco kastor; il muschio. 

Mmmmitt (dal tema prono- 
mioaie lut ) , ptrcAé ? 



uyGooglc 



219 



^-tseatro, ilgigliodi 
acqua Monco. 

Kmhva mascolino , ima spe- 
cie di gru , ardea niMa. 

Kft sia per kad, in princì- 
pio di certi composti. 

Kàn'a radice , splendere; 
quindi kàn'sTn , come Dentro, 
tatla, come aggettivo, di latta. 

Kfcka mascolino, il corvo; 
geueralmente esso è considerato 
come uccello vile nell' India ; che 
se vi sono pare indizi! del con- 
Irario , come sarebbe , per esem- 
pio, il vedere dagli Indiani di* 
stribuita ad esso la miglior parte 
del resto delle vivande i egli è , 
parmi , che ti corvo considerava- 
si come uccello triste, come uc- 
cello funebre, come messaggiero 
dei mani , ì quali secondo le 
tradizioni Europee, reclamano 
sempre la loro parie ne' conviti dei 
virenti. AgRiunge forse al carat- 
tere funebre attribuito al corvo , 
il veder , nella leggenda Indiana, 
personificata in IlhIù o cornac- 
chia la figlia di Kftf rapn e di 
T4ini^ ('a scura] chiamata per- 
ciò la madre dt? corvi- - Il corvo 
è pure chiamato, al mascolino, 
fcàffK. - KàLapRkMh» ma- 
scolino, propriamente, afa di corvo 
è chiamato il riccio che si lascia 
cader sulle tempia. - Kàkolù- 
klja neutro, la. corvalloecheide ■ 
si chiama il terzo libro del Piin'- 
e'Mtaoira, dove si narra la 

?uerra dei corvi , e degli allocchi ; 
' equivalente kitkolàklkn è 
gi^ ricordato da Pjin>lal, il 
quale ai^omento potrebbe forse 
valere contro l'asserzione del We- 
ber che stima le favole Indiane 
uoa importazione Ellenica. 
Kàkttli ^ kiikali femmi- 



suono delicato. 

MULtwi, kàkini femmi- 
nini , un valore dichiarato come 
la quarta parte di un pan*at 

HAkn femminiuo, aiterasione 
.della voce; e la lingua,, siccome 
. quelU ohe produce suoni diversi. 



_. __ femminino, U con- 
cerno , la vòlta della bocca , ti pa- 
tito.- 

Hànkah radice, desiderare, 
appetire , aspettare, intendere a ; 

Suindi il femmino kàAkihà 
desiderio , l' aggettivo kàu- 
kahln desiderante, avido. 

HJke'w mascolino, vetro, come 



kii«' radici , splendere. - Quindi 
kàD'c'«im, come aggettivo, 
aureo , come neutro , oro , come 
mascolino , le seguenti piante : 
Mesua ferrea, Michelia- c'ampaJca, 
Ficus glomeraia . Bauhitùa varie- 
gata, Datura fastuosa. - Il signi- 
Bcato di legare che si diede pure 
alle radici sovra riferite mi sem- 
bra non avere sicuro fondamento; 
che il femminino kàn'e'i tra- 
dotto per cingolo femminile, vale 
propriamente lo splendido, U lu- 
minoso , r ornamento muliebre, ed 
esclude perciò la necessita di 
una radice che valga cingere. 

Kàth-lnr» , kàth'Ina 
neutro, Pressa, ruvidezza {ài 
kafli'lna duro). 

lUin-a aggettivo , cieco ; 
akshii'ii kiia*a cicco d u» 
occhio , monoculo. 

Kàii*tl>K mascolino e neutro ; 
la radice mi sembra essera 
k»a-t* anelare , onde abbiamo 
kaa-(*nkH punta , spina ; ed io 
attribuisco alfa voce kjua-d'a il 
proprio valore di punta , onde 
traduco lab uh* ^IU»n>d>a 
per dorilo a tre punte, onde capi- 
sco pure perchè kàn'd*» valga 
ancora dardo siccome acuto, 
onda Gnalroenle spiego il senso 
di divisione , di porzione , di 
^ano , di membro che piglia , 
nella partizione di un'opera, la 
voce k«ii*d*a (il Ràmàjaii-») 
per esempio, è diviso in sette 
kJtn^-a ) , per la medesima 
analogia onde noi chiamiamo 
e^ , copiCoii le partizioni di un 
libro, onde i nostri negozianti 
I chiamano copi i. pezzi staccati, i 



t^Cooglc 



230 



pezzi distinti della lo» toffm. - 
Anche i sigoiBcàti di conno e 
virgulto dati alla voce khn'tl*«, 
mi sembrano confermare fétimo- 
logia ed interpretazione 'Che ho 
proposta a qtiesta parola. - Kàn^ 
d'HTant, ìkifcn^'ira aggettlTO, 
fornito di saette. , 

Kàtara aggettivo (etfmolo- 
gicamente spiegato dal Dizionario 
Petropolitane coaie colui che sta 
io fra due , che non sa decidersi 
per qual de'due ossia itutor*; 
e dal Bopp siccome colui che 
corre molto , ài kad , kfc -*- 
tmrm. di ter) vìk , timido pau- 
roso; quindi kàCaFatà astratto 
femminile , e ^ht»ry» neutro, 
la paura. 

M.ktjkj»nm mascolino, no- 
me dì saggjo e maestro che si 
Istruì , eotne è detto , sulle dieci 
opere di Cà«nakn e sulle tre 
di AeraUiT"»*) autore di 
Tarli sùtri, di una snrrànn- 
iLmoanni ossia it>diee totale, 
indice di tallo eia che si con- 
tiene nella «aitt^ltà del B'I- 
irved» , di uno erkataiiùtpa 
del Vugntvcé» bianco , in 
48 adbrfcTard' "» I>^<1- 
fàkh^a allo stesso TMR'nr- 
veda, finalmente del Hah^ 
Tàrttika o gran eommeittario 
alla grammatica di P4n*lDl 
(vedil. - U femminino KM^Jk- 
7«iùè appellativo' dells Bnr^. 

HkdAmbn mascolino, una 
specie di anitra; neutro, il flore 
della Itaaelea cadamba. 

Kàdambara mascolino e 
'fcfcdamlniri femminino, l'e- 
stratto del fiore della JVawcteo 
cadamba e racqua piovana ohe si 
fkrma sui fiore già sboecùOo. Il 
femminino kàdambapi è an- 
cora appellativo del cuculo fem- 
mina, Attia Dea flterasvatt , e 
finalmente di una figlia di__C^I - 
traratha e della Hiadlrfc, 
dalla quale s' intitola un romanzo 
in prosa e versi o meglio uno 
scritto polemico , con quadri , di 
""-—- ^" — ■*-*—, L'opert 6 di- 



visa fa due MiligM OjMTffe»» 
[pìhrvabhàsa, attarabhJ^ 

ga) e scritta in una prosa ele- 
gante, raffinala, piena d'imma- 
gini , di simililodini di giochetti 
di parole ; ogni bhb|ta è pre- 
ceduto da versi, il priiAo cioè 
da SO strofa , il secondo da 8. 
Ne possediamo, a stampa, una 
edizione di Calcutta. 

KAnaka a^eftivo (di km- 
naka) aureo. 

Kànana neutro , selva , fo- 
resta ; kJiiMuiJhiikas , al ma- 
scolino , è chiamata la scimmia , 
come abitatrice deUa selva. 

KÀiita come aggettivo, imta- 
to , desiderato , pia^yok , come 
mascolino, il damo. F innamorato; 
la luna; la printavera; la pianta 
Sorrin^tonia acutangula; il fem- 
minino kfcntà vale la beSa, la 
innamoTata , la sposa ; la terra. - 
Quindi l'astratto femminile hali- 
ti , rfesiiferio , amore; amabilità, 
piacevolesua. 

Kàntjnra mascolino e neu- 
tro , srfcone , grande foresta , fore- 
sta densa e di passo diffietìe ; pio- 
babilmente anche il canneto , 
onde forse i significati di canna 
(la parte pel I01tof,eanna dtame- 
chero, canna di bartAù che ha 
pure la voce kàntàra. 

KJtnrnkabff'a ( odierno 
Kanoir') neutro, nomo dF tiaa 
terra , dotazione di un solo lem- 
pio al sole , nel MaeMÉm , 
rammentata nelle grandi epopee. 

HJipatha fdi kad , kà -t- 
pMha] mascolino , via moia. 

HJipl fa neutro, 6euandaHM- 
frrtanto fdi kapifa, chiamai* 
cioè cosi dal suo colore). 

Kàpanuha [di . kad ,. 
kfc -t- ptnrtMna] , earati ma- 
scolino uomo vife , «omo inetto , 
uomo da nulla ; come aggettivo , 
vite, mtteroMlit. 

Kàpota (di kiiip«to} come 
aggettFrò, colombino; come neu- 
tro , riunione ài cotoriM. 

Màpra l*atan'Bala masco- 
lino , Doin» proprio di antico sag- 



tyGooglc 



2S( 



glOi 



etli 



nhiHCfu , nel quale il Weber 
credd Ai rkcmoscvre ubUÌ i due 
nomi più illustri di KBpUik e 
di PàtaniTNll. 

Kàma, come aggettiyo, de- 
siderante, amante; come mascolino 
desiderio, amore ; il Dio delCamore, 
come tale , chiamato Qglio ora di 
nbarmHii,ora di Brnlimnn, 
ora di Siinkalpn , di Sabl- 
fllm'ii ) sposo di Rati , nomi' 
nato pare KiinaftdeTM o Dio 
Amore e baladev* o Dio fan- 
ciuUo. Ma la personificazione dì 
amore come Dio e specialmente 
come fanciullo è concezione tutta 
ElloDica ed importata dalla Gre- 
cia all' Eudia con le armi di Àlen- 
aaodro. Il Rt'lsve«la non dà 
ancora a Kànu» una personalilfa 
distinta; solo Dell' Atharra- 
V9Am, Kàma si manifesta con 
una attività personale. Ha questo 
HJwna non è altro che un ap- 

S illativo del nolo Acni , come 
io creatore e come (Ho distrug- 
gitore , onde il nome di vlf Tfc- 
3te mangietnie tutto, (dM gif 
Tìen dato nell'Athammeda , 
e della funerea Crnddhà attri- 
buito alla madre di lui ; e non ha 
ancora nulta a che fare con Eros 
e Cupido, Esso ha gli attributi di 
Acni [perciò troviamo pure, 
nel B'iRvedH, il kàoin con- 
eiunto col l«^« y H talort) ; i 
brahmani ne volevano fare un' a - 
strazioD* , coma Bp}>are dall'inno 
cosmogonico, dalle upaHliihRd, 
dai ■iktra 6loso6cl, quando ven- 
nero i Greci a dargli fonaa cor- 
poree anche nell' India , a fargli 
amare Rati che una leggenda 
dice essergli stata nutrice ( co» 
Tenere ama il proprio figliolo ) 
• m rappresentarlo malizioso fan- 
ciullo e saettatore di cuori ( vedi 
■•Wftc*). - Esso è rappresen- 
tato dai pittori Indiani a oaralio 
di un pappagallo. - DI bài»* 
abbiamo , fra gli altri , questi 
eseeoziali derivati e composti : 
fcfciiMiK* e lt,t«MH»Ma ag- 



gettivi , andana a jétetre, $egtientt 
il proprio desiderio ; k^mstaa e 
httiaiMm avverbìi,»ccrkfo ildt- 
siderio, volentieri; kànuidah e 
kàmadhenut kAmadNgb Jk 
femminini, propriamente, quella 
ehesimugne se<:ondo il piacere, quella 
che si mtigne a piacere , quella che « 
niH0K quanto si vuole , la vacca e , 
specialmente , la vacca mitica del- 
Pabbondanza, la quale non è altro, 
insomma, che la nuvola nel cui 
iieno la ptoggia, ossia l'ambrosia, 
sempre si rinnova, la nuvola rap- 
pretenlata negli inni Vedici come 
la vacca chedà latte. Già trovammo 
in cielo l'albero cbe compie ogni 
desiderio, l'alb-ro del paradiso, 
l'albero della cuccagna (vedi UnI- 
padrvh) , cbe ritorna in tante 
tradizioni popolari Europee ; ed 
eccoci ora alla vacca miracolosa , 
la quale, come l'alhero, non è 
altro che una personiScazione 
della nuvola, rappresentata , nel 
linguaggio Vedico come vacca , 
come albero , come monte, come 
sposa del demonio (vedi daaaps» 
nai) , ec. mantenendo sempre la 
nostra accezione che il fondamento 
del maggior numero do' miti e 
de' più Mlli aia piuttosto nel cielo 
nuvoloso cbe nel cielo il In mi iato 
dall'aurora sopra il quale Max 
Hiiller ha ricostruita quasi l'in- 
tiera mitologia, e col quale egli 
congiunge pare i fenomeni lunari; 
noi già avvertimmo come la teoria 
del Miiller ha molti aspetti sedu- 
centi e come assai probabilmente 
alcuni miti quasi identici sianst 
potuti contemporaneamente svol- 
gere dai fenomeni del sole cbe 
muore e del sole che nasce , e 
dai fenomeni cbe presenta il cielo 
quando é gravido di pioggia , 
quando minaccia tempesta ; in 
questi fenomeni e in quelli è sem- 

Ere la luce cbe combatte contro 
I tenebre , il soie contro la nu- 
vola , il sole contro la notte. Ma 
il sole, offrendo carattere molto 
piò battagliero sei cielo in tem- 
pesta , iosistiarao i»ll'opù>i<»* «he 



;,L.OOglC 



da questo mistero celeste ta de- 
rivare i miti più eolenni. L'Aryo 
primitiTO canta il sole che nasce 
come un idillio, e il sole che 
combatte coniro la novola come 
un'epopea. Il primo canto è fiorilo 
d'immagini, il secondo è ricco 
d'avvenimenti e di relative leg- 
gende ; si è spieRsta l'Binr'Ito , 
n latte celeste , 1' ambrosia come 
un torrente di luce versato ora 
dall'aurora ora dalla luna; ed io 
ho voluto perciò riferire questa 
interpretazione accanto a quella 
ctie io seeuo e che fadell'nniF'Ite 
l'acqua della nuvola. Ma debbo 
confessare come se per le ninfe 
sarebbe più seducente forse il 
cercarle nel roseo dell'aurora che 
fra le nuvolo della tempesta, vi 
sono troppe ragioni , che possono 
allontanare da una tale ipotesi , 
non ultima fra le quali il vedere 
che , appena esse sono ricuperate, 
dopo una battaglia formidabile 
e strepitosa, i fiumi rattenuti 
ritornano a scorrere rumorosi 
sopra la terra. Per quanto si 
' voglia fare ardita l'allegoria , a 
immaginare un'aurora strepitosa 
ancora non si perviene ; si può 
ancora capire ParAraras ed 
Vrraf ■ ^ e il loro idillio , come 
r idillio di Apollo e Daphne, come 
quello di Bndimione e Diana, col 
sole nascente, col sole moribondo, 
colla lana , con 1' aurora , quan- 
tunque notammo che si potrel)- 
bero egualmente spiegare, col 
cielo nuvoloso (vedi ara), ma 
si arriva difficilmente a miti che 
siano molto più complicati di que- 
sti ; sopra il qual punto ho voluto 
ritornare perchè , sebbene , per 
riguardo degli studiosi , io mi fac- 
cia scrupolo di riferire in queste 
pagine due teorie parallele relative 
alla mitologia, non rechi meravi- 
glia se nelle interpretazioni par^ 
ticolari io mi attenga quasi sem- 
pre a quella teoria che mi sembra 
avere maggior fondamento; ond'é 
che qui ancora considero 1' md»- 
r-ito come piccia e non come il 



latte del mare In mi DOSO diepresen- 
taalmattinoraurora.quindifci vac- 
ca kAmMlbcnn, kàmtMlnh 

come la'nuvola che dà pioggia e 
non già l'aurora che dà luce. 
Certo ohe l'assoluto, in questo 
ordine di s[)eculaziont , non si 
dà sempre; ma in difetto dell'as- 
soluto . bisogna tener . conto di 
ciò che è più probabile ; ora , 
essendo più probabile solamente 
quello che presenta maggior nu- 
mero di prove, io tomo a ripe- 
tere che il migliore indirizzo a 
seguirsi in questi studli mi sem- 
bra ancora quello dato dal pro- 
fessore Suhn , sebbene , per non 
correre rischio di comprometter- 
lo , accettandolo tutto ad occhi 
clìiusi, sia pur necessario non 
dimenticare il campo di osser- 
vazioni mitiche nelle quali il 
Hiiller si è arditamente trincie* 
rato , e da cui molta nuova luce 
si proietta pure nell'Olimpo ve- 
dico. - Ma lasciando stare ìti^ 
marthenn, continuiamo con 

Èli altri composti e derivati di 
Làmn ; kjtmaràpn e k»< 
mJkFÙpIn aggettivi avente la 
fórma che ama , pigtiante la forma 
che vuole , troifi^vianlesi a volon- 
là (confr. vlf Tarnpa ; tal pri- 
vilegio hanno gli Dei e vari! 
personaggi mitici nelle leggende 
indiano come nelle europee) ; 
kjrnifc e kànaltft, femmini- 
ni, la volontà, il desiderio , la con- 
cupiscensa; kktnin, kjkmnktt 
come aggettivi , desiderante, aman- 
te , come mascolini , tamante , 
e kJMnIn, ancora, appellativo 
di vari! uccelli , cioè di una spe- 
cie (f anitra , una specie if ot- 
rone , dtl colombo, del passero, k»> 
mnkn delle piante ionesia aco- 
ka, gaertnera racemosa; Uhtmtf 
■lì femminino, f tnnamorata , fa 
donna amante ; knmopMtaBia- 
e'IttfcA^a a^ettivo che per _ 
amore è tormentato nelf anima e 
nel corpo : kàmyfk aggettivo , 
desiderabile , piacetiole , amtAile , 
al quale aggettivo lo Schwelter 



,j.,-xit,LjOOglc 



SS8 



arvÌciQ6 gli appellatiri latini 
miUut, Camilia, ch'egli sup[ 



t latini Cti- 

_ i suppone 

fondati soprala medesima radice. 

lUkT» (dì e'I) mascolino ; 
corpo ; quantità , ammasso ; capi- 
taie;casa; quindi l'aggettivo kà- 
jmMi.» riguardane it corpo. 

■Uyn, come aggettivo, ap- 
partenente a Kh [i! supposto Iddio, 
di cui .si fece un PrttgbpMI) 
dedicalo aliLa; come mascolino, 
un matrimonio , una forma di ma- 
trimonio consacrato a K», Del 
Siiale si coDsegaa la fanciulla 
lo sposo, co» la parole: com- 
pieie l'uno verso l'altro i vostri 
doveri. - Quindi il composto ma- 
scolino liÀrnstliik cosi chia- 
mato UQ uomo di razia mista , 
il cui padre sia uno kstoiitrif a 
e la cui madre una fndrji, e, 
B pécial mente , lo acrivano, lo 
icriba di proressione , apparle- 
aente per solito , a la) casta e 
C9nsiderato come un semplice 
manuale, che non vuol essere 
confuso con lo scrittore che è, 
per lo più, un brahmano. 

lU» e kArttkM, come 
aggettivi, in Sue di composto, 
facienie, operonie, compiente; co- 
me mascolini , o;wrafore , fattore, 
autore , colui che compie ; k4r» 
poi ancora opera , astone , funsio- 
ne; sforzo. - Dalla seconda radice 
ÌL»r abbiamo i signilicati di 
tuono, Canio, inno, canto marstoie 
che assume ancora il mascolino 
Ukra. 

MÀrlkJk femminino, occu- 
pawme , astone ; tpiegasiona , eUt- 
cidaiione, eommenlario, nota, di- 
cAiorotitw ; fvmsione del nome nel 
caso ; tali funzioni sono sei : prima 
kATiuaii oggetto , quello che si 
fa (accusativo); seconda kjtr»- 
■•n strvmeitlo (strumentale): ter- 
za karlMP il soggetto, l'agente 
(nomìnaUvo) ; quarta i«ana''prft> 
<U|Ua (a consegna , tI(tono|dati- 
To) ; quinta, apàd jinn il levar 
via (aDlativo) ; sesta adhlkànt- 
«•» Patione sopra , Pasìone in (lo- 



I| KànuMk neutro, anoM, 

iì^uensa , influsso , causa determi- 
nante , ossia queUa che fa , eausa 
fondamentale, fondamento, princi- 
pio ,meszo, strumento, organo; 
quindi l'avverbio kArnu-nte« 



astratti kàmn-atà femminino, 

kAmu'AtTik neutro , causalità. 

Màriui'd*»¥a e kamn- 

d-w mascolini , una specie di 
anitra, 

MLhrmvA [spiegalo di kad , 

kii -t- rBT») ma forse più prò- 
babilmecjle semplice imitazione 
del grido della cornacchia) conio, 
comacehia (il Bopp compara cor- 
tius e comia;;. 

KJu^ femminino, carcere, 
prigione (si compari kara mano, 
onde la voce kàrà potrebbe 
valere propriamente manomissio- 
ne; COSI da fire^nttone noi ab- 
biam fallo pngionej , lo slesso si- 
gmlicato ha il mascolino kàrà- 
SàrM, propriamente la casa della 
prigione. - Con kfcvà l'aggettivo 
composto Itkriifsaptm custodito 
in prigione , prigioniero, 

Mari mascolino , operaio , 
manuale (corrispondenti ideali) ; 
femminino , opera , iain>ro. - Mim- 
rliif come mascolino, ha lo 
slesso valore del mascolino k^ 
rt; come aggettivo, vale facien- 
le, operante. 

iMra, f adente, come ma- 
scolino, operaio; ed anche opero. 
Nel n'tgveda, il mascolino 
k^rn [ma dalla radice kar 
nel suo senso di celebrare, loi:Iare) 
vale cantore , inneggiatore. 

K^rutt'lkà (di karaii>a) 
aggettivo , pietoso , misericordioso; 
co^l il neutro kfcruu'fa vale 
la misericordia, la compassione. 

KàrtaiiTaFa neutro , l'oro 
(come sonoro]. 

i K^irltlkera mascolino, il 
Dio della guerra indiano, cosi 
chiamato come allievo dellekr't^ 
tlkàs. 11 suo proprio nome è 
Skauda; Acni e laClansJi 
gli furono genitori ; le sei pleia- 



t^Cooglc 



«24 



di , ossìa le luKMHbfca eone le 

laminose, le ioflammate gli fu- 
rono nutrici. - Secondo un'altra 
legenda , di Skttnda si fa un 
figlio della Bargà; onde la 
BnrsÀ è pure ctiiamata Kàr- 
ttlhcfaprssò. Lo si rappre- 
senta con pi& teste, nrdinaria- 
meiite sei , con più braccia, ordt- 
itariamenle dodici , e di aspetto 
terribile; esso è uno degli Iddii 
di più recente fattura ed eviden- 
lemenle una nuova personWca- 
zione del ^Iva distruggitore , 
a cui si danno sei braccia e te- 
sta mostruosa. Negli scritti vedici 
non è ricordato. - Sopra il nasci- 
mento di Skantln è fondato il 
poema attribuito a KikUdfcsa , 
KumànMftiHbliaTa ( vedi 
Knmàr»}. 

Kàvtsiu» e lùrtsuTa neu- 



>iiTa neu- 
(di Uri- 



tro , totalità , interessa 
««ma ). 

KJKrpatn-yn | di hr'lMii'a 

miserò} neutro , miseraHlità, ttatù 
che fa compassiona, e la compia- 
stórw iletsa. 

Karmaka, [dikarMan] 
come aggettivo operante, come 
mascolino e neutro , la canna di 
*amMi; come neutro ( spiegalo 
come fatto dal legno dei kr Inni- 
ka , che é forse lo slesso bambù), 
forco. 

Kàpya f come aggettivo 
da farsi, come neutro, neffosio , - 
affare, faccenda (perfetti corri- 
spondenti ideali), ojMra , cosa, 
eeopo, eesenta [tutti significati 
che assume pure la Toce italiana 
Accenda). - Quindi l'aggettivo 
KkFjaTant affiiceettdalii , che 
ha un dovere da compiere ; il ma- 
scolino kkrrakjkla , presso 
«;'ìiii'akja , it tempo dall'opera. 
(Vedi kr'it7«). 

Kàrfa neutro (di krlf») 
magrezza, esilità, eoareità. 

Milla, come elettivo , nero, 
come mascolino, il nero dell'oc- 
chio , U cucitlo indiano , non» di 
varie piante , fra le quali la 
Coéùa Sophora di Lumao, tt pia- 



fleta Saturno, noma proprio di 
vari personagpi mitici masco- 
lini. - Il mascolino k*la ossi* 
tono rappresenta il tempo , tempo 
determinato , il tempo siccome 

rio che distrugge tutta, cioè, 
morte , T età. Questo kMa 
viene, presso l'Atharraveda, 
personificato io un «ssere supre- 
mo , fornito di sette raggi e 
di mille occhi, che nuove sopra 
sette ruote , 1' asse delle quali è 
r immortalità , perciò conside- 
rato come primo degli Dei , come 
padre di Pratf'àpatl , come 
produttore del mondi , come si- 
gnore di tutte le cose. Si com- 
pari ffronos che , come avverti 
il Wilson, fu uno dei primi 
agentt oetia creazione , secondo 
gli Offici. - Il femminino kjilà 
è appellatilo di varie piante e di 
vari personangi mitici remmini- 
ni. - Di kàla abbiamo fra gli 
altri , i seguenti derivati e com- 
porti : kklaka, come aggettivo, 
nerastro , come mascolino , moc- 
chia , serpente d" acgua , U nero 
dell occhio , « flone di un ««k»* 
ba« f come neutro , fegato ; kà" 
lahà femminino , nome proprio 
di una diavolessa, di una Sglia 
di Daksba , della madre dei 
kklakeja esseri demoniaci , 
come si direbbe figli della notte, 
tigli delle tenebre , della famiglia 
de' quali doveva pure essere 
Kàlakkn ira; un'altra voce dì 
significato simile a tiUm y kdi- 
laka adoperasi nell'India Ve- 
dìca a rappresentare i demonii, e 
questa voce ékrUkn*a[vedÌ), 
propriamente, if nero; k^lakw- 
V» mascolino, una specie di 
veleno, e specialmente il v oton o 
cbe si dice nato quando gli Dei 
e i demonii barattarono l'ocestM ; 
come mascolino, ancorata mirra, 
una regione dell'Uluiàlaya o 
delia gente che l'abitava, « ap- 
pellativo del Di« r- 



mascolini , ti diritto del temfo , 
cioè la foorte; kfclapflyaoà- 



fcyG cotale 



tb» , sotto ii qnal noTu* eatteco- 
Udo , sembra da inlendersi una 
specie di ^Ith-Udm , pel quale 
una grande festa fallica ceiebra- 
vasi nell'india; k jtlnmedhn , 
presso il Lassen , nuvola per la 
comparsa delia quale si crecM «bA 
il mondo abbia a finire. 

Kitlajavau» mascolino , 
propriaa)eat« , il ¥»▼«■*» «ero; 
UD principe dj questo nome com- 
batte nel llalMliliiu>«te con- 
tro Kr lahn*». Wilson crede di 
dover richiamare questo nome e 
questo fatto al tempo de'Qreco- 
Battriant invadenti l' India ; ma 
sembrano doversi qui piuttosto in- 
tendere gli Arabi [vedi Weber, Ak 
Vorles.); kitlM^kM mascolino e 
hM»7ÌkpuMi maugio, protrasio- 
mdi Unpoi kUluiarpa masco- 
lina, iJ serpente nero .il più veleno- 
so di tutti ; kiklàcni mascolino , 
U fuoco della distruzione , U fuoco 
data morie ; kUJtftua ti ferro , 
pfopriameola , il' ^rro turo. - 
{ Ve^ansi , per le divisioni del 
tempo neir India, le vocir'U«, 
nbiui , ■»<»% bjuibt*» ec. ]. 

UràlltlìuMk (propriamente il 
dAsa , U servo , il cultore della 
ìtAM o nargk ) maecoli no , 
nome proprio di vari poeti , fra 
i quali del principe dei poeti 
dramoiatici iudituii , sopra là eti 
del quale ancot-a si discute. La 
tradizioue lo fa contemporaneo 
del re VlkramàiUtj'a, ma di 
VikpamMUr» ne abbiamo 
vari nell'India , dei quali uno ce- 
leberrimo che liori uà eecotoin^ 
uanzi r era volgare , 1' altro che 
si é identificato col re JUia^'a, 
fiorilo nella metà del secolo XI 
dell' era volgare , del qual tempo 
sono i più importanti trattati di 
poetica e dì rettorica Indiana 
1 kÀTTaprakAf a e kàvjjk- 
dapf»), del qual tempo sono il 
Daf «-M.aniÀra-e'nrita , nu- 
merosi componimenti erotici, e 
di poesia leggera , e il massimo 
rafiioamento dello stile sanscrito; 
Qoo urebb» dunque atsoloU- 



mente imposefMIe ebe il srande 
KJtlldaBa fosse uno de! poeti 
millenari). Allo stesso lUiIldiisn 
oltre al celebre dramma della 
V^kantaUt (AbtalK'B'àiMi> 
éahniuiklmn) ti riconoscimento 
di CmUumihì , al dramtflft 
VlkramorrB^ (che tratta 
degli amori di Paràrara» e 
delift scomparsa di lJtTa«fk ) 
sono attribuiti ancora il dramm» 
■aMiTlkàirnlmltra (che il 
Weber tradusse, e a cui fece pre- . 
cedere una sua lar^a introduzione 
sopra il personaggio di Kiklldà- 
«a)e ndillio HrKhwtMa ossia 
la nuvola messaggiera. Del mede- 
simo ancora sì vt^liono, ma con 
minore fondamento, il B'IliK 
■Hui'taàra , il RagtiaTaM*- 
ea, )l HttWàraMkinbhaTa, 
lo ^rlDC^ra«llalui , lo Cmr^ 
tabMlha il naivdaya ed nttrì 
componimenti che poterono pure 
avere per autori altri HUttM- 
>a. Posto che il VUuwaidwll> 
tja, re di Cc'trajlilk fiorilo 
56 anni uvaiitl Cristo , sia il v^ro 
contemporaneo del nostro iUtU< 
dàsa, i suoi componimenti ci si 
offrirebbero come H documento 
ietlerario più prezioso del secolo 
Augusteo neir ludia. Mft la qn»> 
stione sopra la vera età dell au- 
tore della ynfc-aiitT*'* rimane 
sempre aperta. 

lUklIman mascolino , nt- 
grtsza. 

Kaiì femminino, apMllsUVù 
della Diipsà siccome io nera, 
la oscura. 

KikTya ossitono, cùme ag- 
gellivo , prowSo di un kaTl> e 
appellativo dì un ordine dì ma- 
ni; kitTya parossitono, come 
neutro , sapienza , polenxa; poetia, 
poema. Ma kATT** si denomina 
poi particolarmente nell' India il 
poema minore, attribuito ad un 
kavl poeta, mentre l' Itlhà- 
Mi ed il piiraii-a si attrìboisoe 
ad un v'ìahl o sapiente mìtico; 
ancbe 11 nbaiAjwu'a , meat» 
il no Ter« ««ridlere i quello di 



n,g:,.-,xu:,G0Ì")glc 



Si6 



un grande Mita jun ossia poema 
leggendario, viene tuttavia alcuna 
volta cliiamalo kàv^w. Se si ec- 
cettuino, come il Weber nota, due 
lukvf « attribuiti a KàlldàsA, 
cioè il HagfaavNu'ftk e il 
KamàraRtinibbaTM i quali 
si mostrano indipendenti, gli altri 
si collegano tutti più o meno al 
HJkHiJiraa-aed alU»bàl*lià- 
mtn (sebbene il primo de'due 
detti lukvy» o nu»fa4UkT5n 
debba partire da Rama per 
incomiaciare la sua genealogia ). 
Gli altri kàvfik principali sono 
ì[ Mlr^UkPs anÌTn ai ■*!■*- 
rari che 9Ì Tonda sopra la. lotta 
che Arg'nn» sostiene col kl- 
rwta nel HatajtbliJwatM , il 
HUsbadàya ossìa h Wìskadeide 
del principe ^rl-Harsha, che 
come il Halodara attribuito a 
■UklIdJM» si Tonda sopra il noto 
episodio di Naia rirerilo nel 
Hataàbhàrata , il ^If upj». 
labadtaa ossia la uccisione di 
^Ifnpibla avvenuta nella guer- 
ra che il Hataàblibrata can- 
ta , fra Up'istan*a ed i prìncipi 
gelosi de' suoi trioni! ed alleati 
di ^lfapj»ÌB. In generale si 
osserva che il solo Mataà- 
btafcrato serre di fondamento 
a questi poemi minori, mentre 
la storia dì Uàaka cantata nel 
lUkmàj'au'a servi di fonda- 
mento a parecchi drammi ; il 
che parmi provare come il HJi- 
nijiraif» doveva essere Del- 
l' India più popolare che il Ha» 
tiJtbhàrata, malgrado le molte 
leggende :popolart che quest'ul- 
timo si era, come episòaii, ap- 
propriate. Lo stile dei ItAvjm è, 
per lo più , raffinatissimo , e 
sente, non dì rado la decadenza; 
gì direbbe che esso amplifica il 
sanscrito classico , a quel modo 
onde Claudiano fiorisce il latino 
di Virgilio. - Col nome di kit- 
Tya à pure specialmente deno- 
minala una forma d'aparnpa- 
ka in , un atto , oon stanze e 
meltHlie , e di aàgg/òito erotico. 



Kàf radice, splendere , rilu- 
cere , farsi visibile. 

Kàfa mascolino e neutro, 

il saecharum spoalaneum , nell' In- 
dia volgarissime , tanto che la 
sua notorietà e quella dell'erba 
kvfa? con cui s' identidca di- 
vennero proverbiali come da noi 
la bettonica. 



proprio dt un popolo y come feis- 
minìno, (Kaei) appellativo della 
città santa dì Benares, alla quale 
andavano e vanno ancora gli In- 
diani in pellegrinaggio, sopra la 
riva sinistra dei Gange ; al quale 
fiume sacro essenzialmente essa 
deve la propria santità. La città 
è proletta dal suo signore ^Iva, 
chiamato perciò Kaf uiatba o 
Maf ìf a. -— Il mascolino kàf 1, 
ossitono, vale ancora la rmmo 
chiuda, il pugno , la manata, il 
manipolo. 

Màf nùnt e Maf mìraka 
aggettivi, Ca^irese, di Maf- 

Kiì^japk femminino , ap- 
pellativo della terra, (quale fecon- 
data) supposta figlia del saggio 
Ha^japa (come sole feconaa- 
torej. Onde il Ha bàbìi idrata 
(XIU Tì'ii]-. Pritblvi kàfja 
pic'ac'u'c «atÀtasfa {tìoi- 
ffapasra) matoàtmanah* t 
1 da questo magnanimo (Ka- 
fyapa) nacque figlia Fampia 
Kofyapeyà « (ossia la terra Ka- 
eyapeyàj. 

HUuihMi'a neutro , pezso a* 
legno. 

lUwhth'à femminino , via 
che si percorre , corso , la via 
celeste corsa dai venti e dalle nu- 
vole; scopo, meta a cui si ac- 
corre ; luogo in cui si ferma la 
corsa , azione , dimora ; una por - 
lione di tempo, considerata come 
equivalente a '/u di kalj» (che 
vale , secondo gli uni , un mi- 
nuto e trenlaciuqoe o trentasei 
secondi, secondo altri quaran- 
totto secoodi, secondo altri due 



:,.ndty Google 



tal 



miDDti e venlisei Mcobdi, se- 
coado altri otlo secondi, secondo 
altri il sessantesimo d'un grado , 
ossia un minuto^ Yu di la(rha, 
y»i di ujul'lkjt, /tuo di mn- 
h^rto (dalo come equivalente 
di dieci k»lài e corrispoodenle 
press'appoco ad un quarto d'ora). 

Km radice, tossire, onde il 
mascolino kà«a tosse. 

K jksikpa mascolino , bufalo. 

KJksjir» mascolino, stagno, 
Iago. 

Kl tema dell'interrogativo, 
che fa al neutro Ilìiu (Ialino 
qui! , Italiano chi). 

MlmTftfland femminino , 
di curiosa composizióne ; propria- 
mente, l'espressione vale : che cosa 
dicono , e quindi esprìme la dice- 
ria , _ quello che «J mondo diee , il 
rumore , la fama che ne va pel 
mondo. 

Klm'^f ara (quanto pungen- 
te !] mascolino, la punta, tarista 
della spica ; la taetla. 

Kim'fHkM (certo come il 
piacevole l ameno, sebbene fokn 
non occorra isoiato come agget- 
tiro) mascolino, nome dell'albero 
Butea frondosa , dai lìori rossi , 
chiamalo ulrgandba o senza 
odore , jtrosso Càn-wkTa. 

Klultarii (siccome l'operoso, 
siccome quello che lavora pel 
suo padrone ) mascolino , servi- 
tore , schiavo. 

Klàklu'i e klnkln-1 fem- 
minini, voci onomalopeiche, tin- 
tinnirlo, campanello (e noi chia- 
miamo , nel linguaggio nostro più. 
usuale, far dindirài lo scampa- 
neljare) ; quindi klAkln'Ikln 
dicesì di colui eh' ò ornato di tali 
tintinnabuti , di tali campanellini. 
(Si confr. k»nktin-a). 

Mln'e'Mna pronome neutro 
(nominativo di cui il mascolino 
è knfc'ann , il femminino 
kàe'anft) , quaiebe ; e avver- 
bialmente in (ucun modo ; proce- 
duto da na, in nessun modo. 

KJa'e'lt il medesimo (iieu> 
tro nominativo di cui kaj«'U 



k il maseolino, kheltil fem-^ 
minino). 

Kln'e'lllk», klH'e'alaka 

mascolini , verme, 

KlngAla , kIn'it'tilkA 

ma.'^colinì , /ilamento, specialmente 
ilfilamento del fiore di loto; come 
neutro , il flore della Mesua fer- 
rea. 

Kit' radice , andare ; temere ; 



Hla*a mascolino , callo ; ci- 
catrice; tarh. 

Kit (nella sua forma debole, 
e'It , parente di e'I e die'Int) 
radice , osservare , guardare , ve- 
dere , curare, comprerviere , si^ere , 
sentire , mosirarsi , apparire. 

KU«T<i mascolino, giuoco- 
tare ; ingannatore , truffatore ; un 



Klm'fiMrit o klBànrik 

{propriamente guai uomo!) ma- 
scolino, appellativo d'una razza 
mitica di esseri mezzi uomo e 
mezzi bestia , specie di ippocen- 
tauri , ma con testa di cavallo e 
corpo d'uomini invece di corpo 
equino e lesta umana, idenliS- 
cati pure coi OKndhiufV», 
me^si come i draghi che custo- 
discono i tesori quali compagni 
e guardiani presso Mover» il 
Dìo indiano delle ricchezze. 

Klm ) come pronome , neu- 
tro nominativo, a cui corrispon- 
de qual mascolino ka« , qtial 
femminino kà (il neutro latino 
quidjj quale avverbio, come, 
quanto , yercM {con forza , per lo 
più, d' inlerrogativo), fiirsechè ; 
seguito da npl , grandemente , 
mollo, più, e da a, od ai» 
quanto più , quanto meno , immo , 
ansi [tanto in meno che in più, 
come neir Italiano ) ; seguilo da 
c'a , ancora , inoltre , e poi ? { nei 
dialoghi , quando si vuole udire 
il seguito d'un racconto) dae'»- 
aa , in alcun modo , da « l'd al- 
quanto, da torhi eArimenti , con 



tvGoogIc 



228 



tm ma, pvm, tuttavia; da na, 
guanto più, quanto meno; fbrse 
che; da p«nar gttaitta più, 
quanto meno ; da vii sebbene , os- 
sia ; da BTld perchè mo' ? da fctt- 
hn, perché molto? perchè più? 
perché (Utro ? (si usa , parlando , 
e corriBponde al paucis, soUin- 
teso «erots, del latino, e vale 
brevemente, per i)picciarmi,vt pau- 
cis expediar}. 

Ulmartham avverbio, per- 
che? per qual causa ? 

Klmpae'a, hlmiMui'ànn 
abitivi, meschino (sptegilo di 
kim + pac') onde varrebbe 
come cuocente! il qual senso co- 
me ai combini col signiBcalo dì 
misero , di avaro che si dk ai due 
aggettivi , non arriviamo bene a 
comprendere). 

Klmpariuha masooltao , 
Io stesso eoe klm*iutra o kln- 

KlniTBdnnti EammioiDO 
(vedi hlm'vadantl). 

HlTNitt (di kfk , nella sua 

forma indebolita kl) aggettivo 
quanto, quale; seguito di npl, 
qu<dunque , qualsiasi ; l'avverbio 
kl7<U vale quanto, come, ed 
anche (Uq&cmlo. 

KIn» maaoolino , porco sei- 
vaggio, cinghiale; (veggasi klt>i 
e si consultino per lo scambio della 
r, della I e delle cerebrali !■ e ■!• 
eli appunti presi sotto le voci Irn, 
M'k , U<jt ; trovasi pura kirl, 

Kresso gli Indische Studien di We- 
er = kln». 
HInui'a mascolino , grano , 
grano di s(Abia , grano di polvere ; 
raggia di luce, siccome quello 
attraverso il quale sr vedono mi- 
riadi di particelle polverose , sic- 
comt il polveroso ; il Dixionario 
Petropolilano: « gedacbt als feine 
stauwirlige Thetle , die von dem 
leuchtendeD KSrper ausstrììmeD). 
KIfU» mascolino, appellar 
tivo d'una razza di moataDari , 
raiza di nani, belligera e cele- 
brata per la sua fòrza, razu 
apparentemente ilnri^oa ^- 



VWBaAtmjUf razza dagli Àrìi 
considerata come barbara, come 
mlee'eh'ii , cdme nnàrra^'In 
unklràtn montanaro si trasfor- 
ma il Dio ^Iva quando vuoi com- 
battere contro Arg'una, per 
provarne la forza; non dissimile 
dall'angelo della Genesi cbe di- 
scende a Giacobbe e combatte 
con esso tutta una notte . in forma 
umana. Come ^Itm obe ha il suo 
soggiorno ne' monti dell' lllmj^ 
Injtt si trasforma in kirjkto . 
cosi la sua moglie Dnrffik è 
chiamata klràti , appellativo 
che assume pure la SoAirà 
siccome quella oha discende dal 
paese dei KIrUw ossia dai 
monti. - Sotto ia voce kikvrit 
ho già notato come dall'episodio 
del HahJKbhknit^ riguardante 
jl duello di Arc'nna col Mlr^ 
te, prima di salire al cielo d' In- 
dn», il poeta BhÀravI ba oom- 
posloun intiero i^oema in igean- 
ti, intitola[o:Klpà<i»rc'anirA« 
1 13 canti contengono 1049 stro- 
fe; lo stile ne é elegante, e tal- 
volta un po' troppo ricercato. Il 
nodo dell' azione riferita nel 
■l«hàl*bkr«tA ed amplificata 
da Bhjuwvl, èìl oombattimento 
di JkrK'mm» col Klr^te ; l'oc- 
casione della lotta è questa: Un 
raksluw muove in forma di 
cinghiale contro Apg'wna , il 

Ìuale, col dardo dell'arco Ona» 
*ÌTa . lo albarra ; ma f!lvB 
in forma di kiritta aveva 
contemporaneamente fatto il me- 
desimo; Arg'ann si lagna che 
il diritto di caccia è violato; ^- 



diritto di caccia. Quindi l'a: 
prima con 1' arca , quindi con la 
spada , finalmente ooi pugni. 
APK'aiM è vinto, ma , ricor- 
rendo alla misericordia dello 
stesso Dio CITA , si salva e rtent 
dal Dio perdonato. Nel poema di 
WbàrRTl , f]lTK non h solo a 
combattere; il poeta vi»l]# d*re 
al s«o «roe anche ana parie 



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9S»- 



gloriosa, e perà fece eh' egli aolo 
metta ia fuga riatterà armata 
de' kipjbto ; contro il solo Cl- 
TM non resiste , ma il poeta ebbe 
l'arte di rappresentare Arg'nn» 
ora furente ora piangente pel 
dolore di esser vinto e di lasciare 
che ^Ivn stesso ammiri il suo 
grande eroismo , e aIBne gli doni 
le sue proprie armi. Nel poema 
di BhÀrtkTl y oltre all' interesse 
dell' azioDO meravigliosa , vi è 
molta pompa di descrizioni fatte 
con finissima arte. - La voce 
kip&ta esprimendo pure il 
nano ci lascia intendere cwne 
nani dovessero essere i klrji- 
tm , la esistenza de' quali In una 
età remotissima non e accertata, 
ed a me sembra tutta mìtica ; 
Clva poi che si trasforma in 
kirikta nano montanaro , e 
Vlsha'a cbo nella sua quinta 
ìQcarnaziODe si^ trasforma in 



tico , la presenza dei nani mara- 
vigliosi delle nostre fiabe, novel- 
line e leggende ; il fuoco che 
dì scintilla diventa incendio, il 
sole che di debolissimo diventa 
potente possono epiegare la for- 
mazione del mito : VIshuii 
nella sna forma di vàmnna 
non è altro che un sole cosiffatto. 
KIrìfft mascolino e neutro, 
diadema; quindi l'aggettivo kl- 
Fit'ln diademato ( appellativo di 



_. come aggettivo, 
vario, di cotw etmgiante; come 
mascolino , il melarancio. 

■£11 radice , aver freddo ; giuo- 
care; gettare. 

KIIb avverbio, certamenU, 
per verità. 

HUvlBba klIblahK , co- 
me aggettivo , colpevole , tristo ; 
come neutro , peccato , colpa , 
male ; malattia. 

Klfiila, klHtIa klfnln- 
^ , klMdiira , gemma (f una 
pianta , germoglio , bottone. 



Klfmw mascolino , ptceolo 

nato. 

Klahk radice , ferire , uc- 

KÌshklndha , kishkin. 

= dhrn (mascolini), klshkln- 
dhà, kUtiklndbT* (femmi- 
nini) nome proprio di un munte 
e della caverna di «mei monte, 
supposta residenza di Bàlln re 
delle scimmie. Da questo luogo si 
intitola L'intiero quarto kjin*d*B 
libro del BJkniJt7(ui*». La 
regione nella quale sì rappresenta 
un tal luogo é Od'Vtt, spiegata 
per Orissa. 

Klshkn mascolino e fem- 
minino , avambraccio , adoperato 
quale misura , come il latino 
cìibitts , equivalente ad un li»> 
■to o kara ossia 94 pollici , os- 
sia Yki» di untTit ( e'»tab*f •• 
tam), 

Kkkat-a mascolino nome 
proprio di un popolo , uoii Ario 
nella regione dei Hitgttdha , 
il quale si oppose ali" 



veniva a disturbare i s»arifici. 
Il n'iKvedn domanda ftià ad 
IndFM che cosa facciano le nu- 
vole nel paese de'Kìknt*«.Holto 
probabilmente il poeta che face- 
va questa domanda era sulla Si- 
nistra del Gange, mentre i Kih 
ka>*a stavano sulla destra ; ge- 
loso delle nuvole che promette- 
vano pioggia al nemico , doms(ida 
adlndra, al Dio amico degli Àrìi 
perché le nuvole restino laggiù. 
Questo accenno mi sembra st> 
ricaìnente importantissimo , poi-- 
che prova che gli Àrii assai per 
tempo migrarono sul Gange e che 
l'inno Vedicocbe canta dei Kika* 
(•a e che ha sembianza , rispetto 
aipoemi , di antico, sebbene re- 
lativamemle a parecchi altri inni 
Vedici mi appaia moderno, fu con- 
temporaneo alla conquista dell'ln- 
diaGangetica, nel tempodella qua- 
le conquista si svolsero pureleleg- 
geude , che parecchi secoli dopo e 
probabilmente verso ii primo seco- 



:,.ndty Google 



lo dell'era volgare si raccolsero co- 
me in dure voi momento nelle co- 
lossali epojiee deinfcmàran-ae 
del Mah Àbh arata. La materia 
epica è gi^ proparala in alcuna 
parie dagli inni Vedici ; la me- 
moria del popolo, in forma dì 
tradizioni , conservò il resfo , 
finché vennero i poeti a tratiare 
con lo el«ka questa o quella 
leggenda , finché alfine venne un 
poeta compilatore a raccogliere 
come in una vasta enciclopedia 
le sparse leggende e gli sparsi 
poemi già composti sopra la 
sparse leggende ; onde si spiega 
per- noi la tanta varietà di stile 
che ci presentano le dette epo 
pee, specialmente j[— -■-■■-•-i 



Hìliiwa neutro j osso ; il 
plurale femminino bikasàs è 
spiegato dal Dizionario Pelropo- 
Ulano per cartilagines costarum, 

Kìe'aha mascolino, la canna 
di bambù; nome proprio di una 
delle razze conquistate dagli Àrìi 
fra r Indo e il Gan^e- 

Hìt* rattice, cingere, legare; 
Ungere ; { lo stesso valore ha kU ; 
veggasi II richiamo fatto sotto la 
voce kira). 

Kit*a mascolino, verme,- cosa 
vile. 

Kidrlbaha, kìdr'l«,kì. 
dp'lea pronome interrogativo, 
quale? 

Kira come mascolino, pop- 
pagallo [al plurale, si chiamano 
kirJtH il paese e gli abitanti di 
Kaf mira , della qual voce 
kira si considera corrompimene 
to , presso il Dizionario Petropo- 
litano, e se si consideri come 
KafmirA fu già spiegato dì 
Kaf rapamàra non si troverà 
lieve lo sfarzo di questa ridu- 
zione, trattandosi di una lingua 
trasparente come la sanscrita ; 
tuttavia, in fallo di etimologie le 
riserve non sono mai troppe , 
essendo troppe le sorprese del 
linguaggio , anche del linguaggio 
meglio ordinato e più esatto. 



KkHI femminino, t 

ricordo , notixia , fama , celebrità , 
gloria ; onde il denominativo 
blrtar ricordare, mennonare, 
notificare , narrare , celebrare , e il 
neutro kìrtnna la notificasione, 
la mensione, la narrazione, lace- 
lebrasùme. 

Kilv mascolino l 11 suo pro- 
prio significato è quello di punii)] 
palo , agusso ; dardo ; f/iavellotto ; 
lancia; fiamma I siccome quella 
che va in punta). - Gli stessi si- 
gnificati si attribuiscono al fem- 
minino kilà. 

Kìlaka mascolino , palo; 
verga ; bastoncello; il Bopp : lignum 
transversarium. 

Kilàla come mascolino , la 
bevatida immortale , f ambrosia , 
Tamr'lta, come neutro l'acqua 
[probabilmente il primo e pifi 
naturale signilibato della parola, 
che appoggerebbe l' interpreta- 
zione dell'amr'lte come piog- 
gia] , e il sangue. 

Kifa, come aggettivo , nvdo; 
come mascolino , la scimmia [di 
ignota etimologia). 

Hn , kù [si confronti pure 
il significato di celebrare attribui- 
to alle radici knv, kab, onde 
kavl il poeta e più tardi il sa- 
piente) radici , suonare , gridare. 

Kn tema d'interrogativo, che 
si premette a parecchi composti, 
per dare alia parola un signifi- 
cato , per lo più, di grande di- 
sprezzo , dove noi affettiamo le 
desinenze in uccio , in accio. 
Quindi potremmo conveniente- 
mente tradurre , per esempio , 
il Sanscrito kulapasTln (pro- 
priamente, qual penitente! che 
razza di penitente, ossia un cat- 
tivo penitente) per eremitaccio , 
ossia un cattivo eremita. - Crede 
il dizionario Petropolitano, che ìd 
origine questo ka prelisso espri- 
messe solamente la grande quan- 
tità, lo straordinario , dalla qual 
concezione a quella del mostruoso 
era facile , era naturale il passo. 
Per questo supposto , che trova 



it, Google 



■ . ^M più d' 

la etimologia proposU dal dizioDa- 
rio Petropolitano alta voce kùpa 
^i kn + ap) che si prestò al ri- 
aicolo, dandosi a ku oon anco- 
ra UH valore peggiorativo e di- 
minutivo, ma semplicemeute un 
valore accrescitivo, si potrebbe 
direodere. 

■in femminino , la terra. 

Kim's Kuu'c radici , splen- 
dere ; parlare (si confi'onti la ra- 
dice iUif) la quale alia sua 
volta appare parente dikaf pel 
suo valore di suonare ; 'k»f si 
manifesta in corrispondenza di 
kaai'f , kikii's , kas ; e si- 
gDÌflcatO comune primitivo di 
tutte queste varie forme d'una 
slessa radice sembra essere stalo 
muovere o suonare ; cosi avremmo 
sette radici sotto la sola lettera k 
iniziale, riducentisi ad una, e 
Dou sono forse le sole ; coufron- 
tinsi pure kMn-, kau', kau 
e i loro analoghi. 

Kiik radice , jngliare , pi- 
gliarsi. 

KaLiura aggettivo (guai ma- 
no ! } storpio della mano. 

Mnkr'lt^A neutro ( quale 
affare I ) cattivo negozio , mala 
astone. 

bnkknt*» mascolino (voce 
onomatopeica) , il gallo, la gallata 
(il latino chiamava cucurire il can- 
tare del gallo come i Kussi cucu- 
rikù; noi dei galletto diciamo che 
fa chicchiricki , e chiamiamo coco 
l'uovo della gallina , della quale 
i fanciulh , m Ciemonle dicono 
che fa cuccucultìèt quando essii 
vuole far l'uovo. - Pi'es:>o U'»- 
irnkya è chiamato knkku- 



Mukkubbn mascolino, gal- 
h selvaggio , Phasiaims gallus , si- 
gnilicalo che ba pure il mascolino 
kukknt'akn. 

Hukknr» (àpiegato dal di- 
zionario Petropolitauo come cor- 
rotto di knrkar») mascoltoo , 



lini , ventre ; alveo materno {si 
paragonarono dal Bopp e dal 
Kurtius le voci latine coico, coaien- 
dùc) ; nel signifìoato suo proprio, 
cavità; quindi fodero. 

Kuiikuni» mascolino , saf- 
ferano; crocui {voce che fu qui 
comparata ; io confronto qui 
ancora il latino e italiano cur- 
cuma , che da noi si pronunzia 
pure cuccuma, a quello slesso 
modo che in Sanscrito di knp- 
kwPH abbiamo kmkkura). 

Kae' radice, curvarsi, pie- 
garsi (vedi kuc' e ku»-) ; cur- 
v^v , piegare ; legare , mescolare , 
impedire; andare; suonare (vedi 
kviig'). 

Kue'» mascolino, la mammel- 
ia (siccome ia curvato, la tondaj ; 
quindi il neutro kaeiksra il 
capeszolo (propriamente la punta 
della mammeltaì. 

Hux' radice, ruENire; esser 
ricurvo (vedi kuo'). 

Mun'e' radice, esser ricurvo 
(vedi kuc'j. 

■Àun'X) ''ùb' radici, suono- 
re , mormorore, brontolare, jischia- 
re , mettere, insomma, uu suono 
uniforme senza parola. 

Kua'g'a mascolino e neu- 
tro , luogo sparso di molle piante ; 
pergola; dente e particolarmente 
» due denti dell'elefante che spor- 
gono. 

- Kan'g'nra mascolino, l'eie- 
fante (siccome il dentaloj ; la 
pianta ficus religiosa di Linneo. - 
Di kun'c'**'* "^l ^"o primo 
significato l'aggettivo kua'c'a- 
rttrnplu, avente forma di ele- 
fante. 

Kat* radice , curvar» (vedi 
kne'). ' 

Kut- radice, tagliare, divi- 
dere, radice parente di kart 
{alla quale sta come il piemontese 
cutél e il francese couieau all'ita- 
liano collello) , per lai radice me- 
dia equivalente kut-t*. 

Uut-a mascolino e neutro, 
orcto , onj^a, -. Si daoao ancora 



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m 



alla parola, eome maseoltno, i 
significali dj tubero e monte (come 
panni , per kàt*M che vale 
punta, vetta; si coofroDti VI- 
tr«kàt>a). 

Hiit'i mascolino e fé m mi- 
Dino , piegatura , incurvamento,' 
capanna , tugurio ; albero { vedi 
kHl'n ). 

Knt-ll» aggettivo, curvo, pie- 
galo, storto, 

Hut-nmbB mascolino , fa- 
miglia, razza, discendenza, onde 
il denomiuslivo kat'HinlMty 
mantenere la famiglia, detto del 
capa lit C(aa, cbiamato percià 
kut-umblu , come è chiamata 
li.nt*iimblui la sua moglie. 

tLut-t- radice, rompere, di- 
videre; offènderei vedi kilt* ). Nel 
Dizionario doppiano , sono pure 
allribulti a kut- e kut't* i si- 
gnilicati di riscaldare e hntciare. 

Kat-('«uà e kvt*>*Iù 
feraminini , la mezzana. 

Kut't-tui« mascolino, pa- 
vimento. 

Mut*t*àr« maspolino, monte 
( vedi kat*a }. 

kut-t*ir»ka neutro; il Las- 
sen nella prima edizione della sua 
antologia notava ■ aut est a 
kut't'upn m. mons, itaque mons 
parvus, cumulus, acervus ; aut 
idem atque kul*em mapalia n; 
nella seconda edizione s' attiene 
al secondo significato e interpreta, 
col Dizionario Petropolitano , per 
caio, tugurium. 11 Dizionario Pe- 
tropolitano considera kat't'i- 
rska come lezione corrotta dì 
kat'irHk». 

Uut'iuala mascolino e neu- 
tro , bottone ogermoglio che gapre, 
che sboccia. 

Malta*n y Umtb'i (vedi Um- 
i'm) mascolini , albero, monte. 

KuUi-Arae kuUi'WPwkM 
mascolini e kuth-àrà femmini- 
no, scure, accetta. 

Kad- radice essere fanciulle- 
sco, fiinciuUeggiare ; mangiare. 

Kau* ( vedi kftn* e c'Ma*) 
radice , monors ; sahttare ; aiutare. 



LMn<it|iii mascolino e 

cadoDere, carogna. 



tro ,^m. 

Man*! aggettivo, presso il 

Dizionario PetropoMtaDo , parali- 
tico delle braccia ; forse, storpiato, 
e si manifesta In parentela con 
la radice kan*!* essere storpio, 
essere paralitico , non potersi muo- 
vere , essere lento dal quale ultimo 
eignilicato onde si deriva l'agget- 
tivo kiurt>«k lento , pigrt , /tocco, 
sembrano doversi spiegare 1 no- 
mi Itnu-i , kau-»bli» ( vedi 
utkDii>ik / interpretati per una 
specie di cimice. 

Han'd' radice , bruciore ; 
proteggere , difendere. 

•ikuti*d>w mascolino, orcio, 
OTciuolo , pignatta ( questi signifi- 
cati ha pure il mascolino kiua^ 
d*ak«) bacino d' acqua ; cisterna ; 
pozzo ; il figlio di una moglie odul- 

Kaird'ala neutro , anello , 

braccialetto , collana , orecchvnoj 
quindi kuD'd-alIn , come ag- 
gettivo, oneHofo e fornito di orec- 
chini , e , come mascolino, ti ser- 
pente (siccome fatto ad dnelli 
oppure siccome quello che s' ia- 
lortiglia come una collana le il 
pavone, (siccome quello eoe ha 
uccbi nella coda } , e kaii*d*Hl^ 
kr'ite a forma di ofMttt ; ino- 
nellato. 

Kiui*d-lD» t come neutro , 
nome proprio della città capitale 
del regno di Vldavbha ; come 
mascolino, nomo proprio del. 
vr'IttlkArft della scuola di ' 
A.ti«7a. Il valore tuttavia della 
voce TPitCikàra non è bea 
certo. (Weber, Ak. Vori. ). 

Uutma ( di ku + Cm ) av- 
verbio, onde? di dove? pertAè? 
in qwU modo ? - Con npl e 
con cM in qualche maniera, da 
qualche parte. - Con e'a uà j 
da nessuna parie , in nessuna ma- 
niera ( questo Teiere ha pure 
akvtMfe'ld ]. 

Kutuka , katòhalM ) 
kibatukA oeutrì, denderio ver- 
so, cupidigia , curiosità , voluttà. 



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I avverbio interrogati- 
vo dove ? - Con c'Id in quakhe 
/uogo.'Col medesimo, preceduto 
esso slesso da negativa, tn nessun 
luogo. 

Hiita Itnrisnj radice bia- 
simare , offendere con parale , ma- 
ledire, dinprezsart. 

li.H(Mtnascoliao, nome pro- 
prio di persoaaggia mìtico cantato 
nel H'IsvedatCia cui sembra 
personificarsi IndFA come Dio 
fulminatore (e forse ancora , ma , 
tenuto conto delle sue gesta, assai 
meno probabilmente come raggio 
solare). Difalto, ii BU^ttM^t'a 
rirerisce Kutaa tra i va^r^- 
n4mdiiil o whdì di fulmine. In- 
dm è deUo proteggere Hatsa 
nella impresa che questi assona* 
di filrappsTA al demonio ^uah- 
D*a il e'nkaw ossia il disco h- 
lare che è trattenuto nella nuvola. 
Uo' altra immagine Vedìca rap- 
, presenta Mn<«» ( come fulniafi 
o come raggio solare ) cadalo 
nel porno (cioè nella nuvola ) e 
invtwaute in aiuto Indra afiia- 
che venga a liberarlo Hatan ò 
accora descritto come scoaGggi- 
gilore de' Dasii , come Ai'k'i^ 
mof» figlio di Àrs'una (uno 
de' nomi d' Indra , una delle 
sue personificazioni nell'apopea) , 
come atier tgo di iMdr». La 
leggenda dice che K«A>tt ora 
figlio del re KntbAm'naFU 
ossia guanto muggente; combat- 
tendo contro i suoi nemici chia- 
mò in aiuto Indrtt che accano 
e li debellò; allora i due diveii 
nero amici ed erano tanto somi- 
glianti nell' aspetto ote (^ac'à^ 
vedendoli, domandava: Chi di 
voi i ladra ? chi di voi è Ki^ 



Wtmtik radice 

Kutha mascolino e neutro, 
[femminino, knttait) una co- 
perla colorata di lana ; come ma- 
scolino ( invece di ka^a ) l'erba; 
la Poa eynosuroides. 

Vi m n mi f bta aggettivo, dalle 
vtighie wulruoM (forse con* lo- 



dro , di eoi noi diciama tkéta le 
ungkie Iwig^) ; ne' Veda , presso 
VbD'nbjft e preKo vi^'n'' 
Kvmiìij» si raccomanda di evi- 
tare, di allontanare il kaiuk» 
kbin, specialmente, dai Meri 
riti. 

Kant* mascolino . laacia , 
giavellotto, unciiM (il •Oiuenario 
Petropolitano ricorda qui il latino 
co»f*mj. 

Ka^iala mascolino , capello; 
al plurale, nome proprio di un po- 
pola, al singolare, ancora iipriid^ 
pe di questo popolo. 

Kunti mascolino , al plura- 
le , nome di unpopaI<),al eiago- 
iare, nome del principe di qxteato 

S'polo, chiamato pura kantla 
hoC'*^ 0^ questo (iriniipe si 
chiama, al femminino, la sua 
^glia adottiva , la famosa Kan» 
tk del MnhàbhJLFiita , la 
oioglie di Pàii'd'a, il quale, 
o per impotenza o per penitenza 
non accostandosi a lei , ella si 
uni col Dio Dbanuk e ne ebbe 
rudhlsbth'lra , col Dio V^ 
70 e ne ebbe VbìniMieua, 
col Dio Indro o ne ottenne 
Arfrnna. -- Malgrado quaato i 
Ire eroi si chiamarono Pkn^*»- 
v»N^ l'aoduidi, ossia fi^f di 
Pku*d*a, che rimase loro pa- 
dre adottivo Ma , fra le altre suo 
disgrazie, il pov«rqff^n'd*a non 
pol« neppure trovare intatta la 
virtuosa Kunti, , quaiKla la 
sposA ; paicb' essa avea già par- 
torito un figlio di nome ■uira'a* 
Ber la grazia in lei discesa del 
io Bùvya ; testimonianze tutte 
in favore del fondo mitica che 
alimeoM la kggeuda dal Halti^ 
btaàraC» [Vedr kwra). 

Mnnth radice, tormentare, 
vessare , offendere. 

Kiinoa mascolino e neutro, 
una specie di geUoiaiaa , fmmmmi 
multiflorum , jatmuuMl fuòeutetu ; 
come mascoliao, ancora il nmutn, 
odorum; e un appellativo di VI- 
•lan*«. 

r«dicft, iBH^irf. 



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eotìtrirsi ( quindi kop» f tra ) , 
spkndire, parlare (il Bopp com- 
partì, per (a prima radico, cupio, 
per la seconda, cupo In mm-cvpo ). 

Knpntrik mascotino [presso 
C%a.'mU.y»), un cattivo figlio, 
[ miai figlio I ) un figlio mai nato 
(C'Jwii'ftkT» ama molto queste 
forme , cosi trovo presso di lui 
knrùp» deforme, knbhJtFya 
la moglie cattiva, kulef« il 
laogo cattivo , il cattivo paese , 
kamltra il cattivo amico , ku- 
bboc'T» il cibo cattivo ed alcuni 
altri esempiì]. 

Knpnrft aggellifo , sprege- 
vole , vÙe , schifoso , fetente [ di 
ka -t- pà^a]. 

Map^n , come aggettivo , 
irritabile; come neutro (d'incerta 
etimologia] qualsiasi metallo, a^ 
eccezione dell'oro e dell'argento 
(il signor Pictet avvicinò kap7« 
a capram od aei cyprium e però 
all' isola di Kupràe, ma ci sembra 
poi comprocoettere il suo avvici- 
namento, volendo spiegare come 
importata dall'occidente all'oriente 
questa parola, 

Kaprifa (di kii 4- prlyn) 



-a^tettivo , antipatico , spregialo. 

-' - ' ubc'iUUk ag- 

gobbo , gohho' 



Kpbc'a 



so , avente gibbositè. 

scolino kiib('»kB vale ancora 

noce d'acqua , la Trapa bispinosa. 

Kabvrik mascolino , cosi 
chiamato negli scrlilt vedici , 
4ome preside de' genii tenebrosi, 
come indiano PlutiMe quello che 
piò tardi rimase nell'India un 
Dio Fiulo un Dio delle ricchezze 
sotto il nome di KuTvra (vedi). 

UnbMkremminiQo nome ai 
un affluente dell' Indo , nel Ka- 
bul , prima stanza degli Ario-in- 
diani, prima che entrassero nel 
Pao'c anadn. 

KamdMw mascolino , ìxan- 
6ifto, fanduUo (spiegato per; co- 
•mt mortale , come soggetto alla 
morte l) , figlio , SgUo di frine^ , 
(si comparino ideolof^oamtate le 



voci spagnuole infante , e vifìmta 
che oltre a bambino, fancittUo 
valgono , com'è noto, figliuolo e 
figliuola del re] , principe eredita- 
rio ; garzoncello di staÙa, giovine 
palafreniere; appellath o di Skan- 
da o K<Ur(tlke7H il Dio della 
guerra , di Acni, di l^ntg'm- 
patl e di altri personaggi mi- 
tici. Dì kamjkra abbiamo il 
femminino kumàrì la bambina, 
bambina, la fanciulla e appellati- 
vo di alcune eroine della leggen- 
da epica, il denominativo ka- 
màraj fanciulleggiare (scritto 

Euro kamkla}') il mascolino 
Lumàraka fanciulletto , il 
femminino kam^rikib la fim- 
eiuUetla, il neutro knmàra- 
tva la fanciullezza , il com- 
posto mascolino kunùravà- 
bln propriamente portante il 
fanciullo, cioèilpavone a cavallo 
del quale il Dio della guerra ki.«- 
niAra o Kàrttikeya o 
(tkanda viene rappresentato, 
il composto neutro kamàra- 
TraAa il voto dt restar kanià> 
ra o kniuki^ , U voto di ver- 
ginità di castità. - Sopra Kn- 
BubFa come Dio deiia guerra 
è uu poema attribuito a ìk«|t 
dàatt e intitolato Kamàraaa- 
■tt'bhava (mascolino) ossia ti 
nascimento di Miiniàra. Ma 
MunaJira ne' sette canti-che ci 
sono rimasti e che arrivano solo, 
per mille digressioni allegoriche 
e descrittive, al matrimonio di 
Cmb , non entra ancora io isce- 
na ; il poema originario si com- 
poneva di SS canti. 

Kambrlla mascolino, no- 
me proprio di un celebrato mae- 
stro della filosofia — ■— f— *■» 
(vedi). 

KmttDd neutro , kvimada 
mascolino e neutro , la nymphaea 
esculenta alba e la nymphaea ru- 
bra; fiorisce nella notte e secondo 
le lune; nome di varii esseri 
mìtici ; il femminino kamiidl- 
■ù vale un'occoita di k«niad»} 
ìa iuiM à puxe chiamata , al ma- 



tyGooglc 



scolino , konmdl^nftjrmlis 

propriamente quella che è guida 
dei Kumada . ossìa che li fa 
fiorire, che li fa splendere. -• A 
motivo dello splennore che ha il 
kamada uno de' nomi che ha 
targenlo è pure knmad» (neu- 
tro). 

KamadTiit aggettivo , vale 
fornito di kamod , e il femmi- 
nino kaiundTiità it spiegato 
dal Wilson per « Menyanihes 
indica or cripta ta a. 

K«nil> radice, coprire , di- 
stender sopra. 

Kninbhn mascolino, vaso, 
pignatta, olla, urna, anfora, or- 
cio , una misura data come equi- 
valente a due dron*n; k en- 
fiature , le protuberame , t tumori 
che Ita sopra il fronte ^elefante , le 

Suali gli si accrescono nel tempo 
egli amori; (perciò l'elefante vien 
pure chiamato kanibhln) una 
specie di penitenza, per cui con la 
mano destra si chiudono le narici 
e si trattiene il respiro; «no radice 
di uso medicinale ; f anumle di 
una cortigiana ; nome di un 
raksbas ( il greco kiimbé e 
kUmbos , e però ie voci italiane 
cimba, ctmfteifìi). Quindi i com- 
posti kambhfikfcpR masco- 
lino , quello che fa i vasi , va- 
sellaio, kumhhajonl masco- 
lino (propriamente che ebbe per 
7»nl un kninlahM (ossia che 
è nato in un hnmMiM, epi- 
teto che si dà ad un' mpmtwit e 
ad Agtmtjtt. Secondo un com- 
mentatore Indiano, ns» vale 
quanto kamliha, onde si volle 
pure spiegare la voce Agaat^n 
con la strana leggenda che si 
riferisce al suo nascimento. 

Humbhàn-d'jfcH ( propria- 
menie avente ì testicoli a forma di 
knmbha) mascolino plurale, 
ordine di genii demoniaci buddhi- 

KambMla mascolino , la- 
dro; [anche knmbhiraka ) 

cofut che commette un plagio ; il 
pattilo delia ntoglie ; un nato prima 



del tempo , torse pure un «Mr(6; 
una specie di pesce , ophiocepkA- 
lus Wrakl. 

Knmbhira mascolino, eoe- 
codrillo. 

Unr radice , suonare. 

Karaiìikara mascolino , 
FArdea sibirica. 

Mnranca mascolino , unti- 
hpe. 

Hnrara mascolino, kara- 
ri femminino , aquila marina. 

Knra maspotino nome pro- 
prio di popolo e del paese dk 
esso abitalo (Lassen comparò 
Kuros, Ciro a Unra). Già no- 
minammo ^i attarakupu os- 
sia i karn fettenlrionali , nome 
che Max Muller, come abbiam 
detto , riscontra con quello degli 
Iperborei, e spiega per quelli 
che sono al di la de" monti , e noi 
per quelli che abitano i monti 
più elevati , oppure anche quelli 
che stanno sopra i monti, cioè i 
montanari. Ammettendo, con Max 
Miiller, che korn abbia valso 
monte avremmo forse anche nella 
semplice parola Kvra i mon- 
tani, i montcmari. Noi li vediamo 
sul principio delta storia Indiana 
associati coi Pan'e'ala, coi 
quali sembrano formare nu po- 
polo solo sotto il nome di Korn 
Pan'e'ala. Pare che al tempo 
della redazione dei Bràhma> 
■i-a, i Kura e i Pan'c'ala 
fossero uniti ; i loro dissensi , le 
loro guerre sembra quindi, che 
siano insorte molto tempo prima, 
dei Br4hinan*a, e che al 
tempo de' Br^hmaifa si fos- 
sero già non solo riconciliati ma 
fusi. 11 nome di Karuksb«« 
tra campo dei Kara mostra 
che j Brkbinan'a aveva- 
no notizia della gran guerra 
combattuta dai Kuru ; ma 
quale fosse veramente questa 
guerra non !o può dire , In modo 
assoluto, la storia. Il nome dei 
Kuruidi o discendenti di Kara 
i posto nel HahJibiijirata in 
opposizione ai Panduidi o figli 



t,L.ooglc 



ooa è meuo KwuHe del suo 
fratello IHir'IteràKhl'ra , e 

l'essere suo poi edeltinMneglie 
e de'suoi Sgli ha carattere troppo 
milico, perché si possa pigliare 
per islorin. Quelle (»», Ttlendosi 
spiegare con la sLoria, pare certo 
è che un popolo di Kuniidì, un 
popolo prepotente e robusto 
vanu a stabilirsi oqd la armi 
fra la Vaiuaaii e la Gitngà, 
che combattè con le altre tribù 
Àrie ristabilite in questa re- 
gione, e che dì queste cuerre 
fra tribù a tribù conservò me- 
moria il popvhfe I Knrn com 
batterono contro i Pns'e'nlii, 
ecco un fatto storico a meno cbe 
questo fatto slesso non si sia 
compiuto piuttosto in cielo cbe 
in terra (v. LjrlTl); dopo molti 
secoli Kora e Pnn'c'ala for- 
maoo qoasi una genie sola ; ecco 
un secondo fatto storico che non 
è in contraddizione col primo, 
anzi giova a spiegare come le 
tribù Arie , dopo essersi lunga- 
mente canbaHute per la conqui- 
sta, trovarono il loro equilibrio. 
Altri pochi fatti storici, ed incerti 
come qsAsli, ci offre il llnh^ 
bhitmte ; tutto il resto è mito 
» legenda mitica ; quindi si ca- 
lice il meraviglioso di qualta 
eiMpea ehe non è certamente 
S(m-p (U nn'arte 'individuale. A 
me pare che si possa fare una 
giusta equazione fra il mito Bràb- 
manico rispetto al mito Vedico 
e la leggenda epica rispetto alla 
leggenda «eAioa. Qucrta è il ger- 
me , quella io svolgimento suo 
nalwu», pragressiro , popolare , 
colossale «mbii la immaginaztime 
di tutto uaetan paMo. Il poeta 
epico é impotente senza la antica 
leggentbk popolare. Ora la leg- 
genda primitiva di tutto un po- 
polo non è altro se non il primo 
mito cbe ha attraversalo la sto- 
JW « ^ vita del popolo, ne ha 
prc«» i «aion «A il carattere , ma 
aoa ba perduta la sua prima es- 



sembra trovare conferma in tutte 
le grandi epopee aDonìBie per- 
chè popolari, quali il Hahjk- 
bhkFatn, il BàmJtjHii-a^ 

la Genesi, Vlliaàe e l'OifMM», at- 
tribuite a Vràua , Vnluilkt , 

Mosè, Omero, i quali, se pure ab- 
biano veramente ealMito , sono 
f;randi, sono genii, perchè si 
asciarono detltM da tutto un 
popolo perché fecero piangere od 
inneggiare sopra la storia dei 
propri! maggiori tutto «n po- 
polo. E, come fu già osservato, 
la commedia di Dante nostro non 
sarebbe mai stata immortale, se 
le superstiziose Iradliioni popo- 
lari del nostro medio evo non 
davano un solido e durevole 
fondamento alla sua immagina- 

KuraTaka e knrftTaklt 

mafcoliu>, Vonuranto rosso; la 
Barleria porporina. 

Hard e kàrd radici , sal- 
tare, giuocare , onde il neutro 
kdipdnnii salto, giuoco. 

Mul radice , ammassare, riu- 
nire ; essere congiunto. 

Kala neutro, massa, quan- 
tità , stuolo, furba; rossa , fami- 
glia, discendtaaa , patt^ttla; ca- 
sta. Come noi diciamo uomo di 
condisione , per sìfioilicare uomo 
ben nato , uomo distinto , così il 
Sanscrito dìee , per esenti», 
kalìna» Itale g'ht» (pro- 
priameHle appartenente a famiglia, 
nato in famiglia , folta di sekiatla) 
per sigftilicare un uomo appar- 
tenente a buona famigiia ■ nato di 
lMto*a famiglia, nato di famiglia 
distinta. Il popolo non conserva 
il suo albero genealogico { perciò 
la sua famiglia, la sHUt disceodcnza 
non é mai distinta. - Il monte 
Mera ) con altri sei manti, ha 
il titolo privilegiato di kainslrl ' 
knlHparvate o knliibb^ 
Uir'U, osala mwlf dklinto; 
ktdmfmimm [roase.) è chiamato 
un fylu) di buona famiglia , kH> 



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sai 



Kmnà (rem.) tm* tbmna di fàmi- 
ia distinta; la via della virtù, 
via delCotustà, per rispetto alla 
via del vizio e della disonestà, 
'viene chiamata, al mascolino, 
ImlamArKa ossia il cammino 
distinto ;ltutmt'^ al fetaniiiiino, 
la dorma impudica (ma l'etimoio- 
già, pel suo secondo elemento 
non è ben lucida] ; halàja 
(mascolino e neutro) é il nido, 
covile, stanza; laccio; ìluIj» , 
come aggettivo , vale pimigliare 
e intimo (per la slessa analogia 
ideologica che si osserva nelle 
nostre lìngue) , e appartenente a 
buona famiglia. 

Mnlle» mascolino e neutro, 
accetta , scure ; fulmine (spiegato 
dì ka •+■ llfft di rie). 

Kalira mascolino cancro, e 
la costellazione del cancro (spie- 
gato dal Greco katoUros). 

KnIjà retnmiiiitto , ruscello, 
canale (qui la radice bnl si 
manifesta parente delle radici 
k»l , e'al , c'ar]i 

KnvRl» neutro, il frutto 
della Zizyphus Jujuba ; il giglio 
dacqifa (chiamato pure kuTn- 
lay») ! la perla. 

KuTàdf» aggettivo (di kn-^ 
Tkd«) maldicente, come il neutro 
kOTnk^rn (di ka -i- TML7a) e 
la maldicenza. 

KoTlil (di kn -H Id; par- 
ticella Vedica interrogativa , for- 
secche, per caso? (In certi luoghi 
sembra pure avere il signihcato 
di tanto che). ' 

Kuvera (nella sua forma 
Vedica , K«lMro, vedi] ma- 
scolino , il Pluto ludiano , il Dio 
della ricchezza, il guardiano di 
lutti i tesori , alla guardia dei 
quali tiene dei jakuha , dei 
genii tenebrc£i, dei demonii , dei 
draghi , che ritroviamo nelle 
nostre novelline ; Havera 
ebbe per nonno Pnlastra , per 

Jadre Vlf ravas , per madre 
d'avldii ; egli è deforme , ha 
Ire gambe e otl« denti , e la sua 
sede è nel gettentrioot ; parti* 



colare che si concilia coti' idea 
Vedica di Knbera fatto ^gnore 
delle tenebre. Kavera sembra 
essere talora lanette che [lasconde 
e cuslodlsce tulle le ricchezze 
rivelate dal giorno (come la notte 
mostruosa) , ma più spesso la 
nuvola tenebrosa dove genera e 
accompagna numerosi miti, fra 
i quali quello de' serpenti custodi 
delle fonti , raltenitori de' fiumi , 
i quali impediscono perciò che 
la terra si fecondi. La seguente 
descrizione del Rjkmajan'a mi 
sembra ammettere la probabilità 
della seconda interpretazione. No- 
minalo il monte Kàlljt«a a cui 
dà il nome di bianco o Pjtn*- 
d>ara ( KlihklndhyàkJMi*- 
d-a, XLIV, 27, 28, 29, 30) 
Sncnva descrive cosi la reggia 
di KMTera t a Tatra paa*- 
d'aramesh^bliam* gitm^ 
bHiiadapaplabkr'Kam* | 
KoTerabhaTaaam* dlv^ 
am* oirmitam* Vifvakar» 
maDà II VlfjkIJh nalliii ta- 
tra prabtaatakamalatpa- 
là I baD*sakàFaB*d<aT'a> 
ttMrn'k mwktàvjildàrra- 
bàlnkà II Tatra Viilerava. 
n-o ràs'ji Hkrvalakaaa- 
maHkr'Itah* | dhanado 
rania(« iiltfanft* snhya- 
Uklh* saha yaksharM- il ■ 
che tradotto letteralmente vale: 
< Colà simile a nuvola bianca, or- 
nata d'oro, di KuTerala dimora 
celeste costrutta da Vl^vakar- 
man ; colà un' ampia loliera 
(laghetto piaiktato di loti) di vaghi 
nelumbii e loti eerulei; di anitre, 
di cigni ripiena, avente per arena 
parie e lapislazulì; colà il re WW- 
f ravan-a (ossia KaTer» figlio 
ni Tlfrava] da tutto il mondo 
veneralo, di ricchezze dai ore si 
diletta coi Gnhjaka (propria- 
mente I tenebrosi), egli, il re dei 
Yakiiha >. 

Kavela, koTalaya neu- 
tri . S^lio d!acqua , il loto asiurro. 

Mnf radice , lAbraeciare. - (Ad 
ima radice bn» ^ dato nel Di- 



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zionano Boppiano il valore di 
splendere]. 

KufM roascoliiio, Terba sacra, 
celebrata perciò negli inni sacri- 
ficali , ossia la Poa et/nosuroides 
(un' erba dallo stelo alto ornato 
di molle foglie oblunghe) ; lo stelo 
ad operava si poi anche siccome 
vimine', e se ne Taceva tessuto di 
abito [onde la voce kuf »e'lri») 
erba di uso cosi generale che la 
sua notorietà passò in proverbio, 
e che bastava dire Verba per in- 
tendere la Poa cynosuroides , come 
erba per eccellenza. { La radice 
della parola sembra essere kaf 
nel significato che le viene attri- 
buito di splendere , onde pure 
deriveremmo il neutro knfw 
acqtta). Sopra il pratello di kara 
barbls o dnrbha doveva 
essere celebrato il sacrificio. - 
' Kaeft è pure il nome di uno 
de' figli di-Hàmn e fraiello di 
Lava , il quale forse in memo- 
ria del fratello volle poi dare il 
nome di Kv^a anche ad un sno 
proprio figliuolo. 

Knf ala come aggettivo ban- 
che knfalln) prosiiero, felir.e , 
in hurmo stato [onde l'avverbio 
kof alnm bene) , sano , destro , 
hen disposto (onde la forma av- 
verbiale kuf alena con benevo 
ìensa , di buon animo) come neu- 
tro, Suono stato, prosperità, salute. 

Knflka mascolino rappre- 
sentato ora come padre, ora come 
avolo di VIVTJtmltrn . come 
padre ejtthìn o «jidhl o flit- 
dhln nel quale ladra si perso- 
nifica, onde Indra stesso è chia- 
mato col nome di Kikaflka e 
Kaflkottamail^ammode' Ua- 
elka< Non sembra, per questo 
dato , da porsi minimamente in 
dubbio l'essere mitico di Kuflka 
e quindi pare di VlfViHnKra 
che sappiamo essere stato uno 
de' nomi del sole. Mitici i perso- 
naggi potrebbe ancora essere mì- 
tica l'azione nella quale essi ven- 
gono rappresentati , ossia la gran 
guerra del re SadiM ; ma poiché 



sopra il re Sadiui discorseani' 
piamente e dottissimamente il 
prof Roth nelle citate Abkandiun- 
gen (Zur Litteratur und Gesehichte 
des Veda; Stuttgart, 1846), tengo 
jl mio dubbio per me e mi limilo 
a raccomandare lo scritto del 
Rotb cbe tratta sopra un terreno 
essenzialmente storico la grave 
questione. 

Kn^nla mascolino, granaio. 

Kncet^ara mascolino Icorae 
giacente nelfacqua) il giglio inacqua, 
il loto. 



Knsh (il Bopp confronta la 
radice Sanscrita kaj 
estrarre , strappare. 



h) radice 



Kawhth'a mascolino e neu- 
tro . un'erba medidnalt conosciuta 
nella scienza sotto il nome di 
coslus speciotus , adoperata spe- 
cialmente contro la malattia del 
takmaa , e chiamata per ciò 
tfaktnana^ana o (Rstrùgijitrice 
del takntan , contro la febbre 
(s'Tara) che è sintomo e carat- 
tere di questa malattia tanto scon- 
giurata dagli Indiani ; adoperata 
quindi pure come unguento per 
tenere lontanigli esseri demonia- 
ci , opera dei quali nell'Atiiar- 
vaveda per lo più si mani- 
festano le malattìe. Cosi nelle 
nostre credenze popolari alcuni 
mali sono cbiauiati col nome di 
mali-deltì , perché si slima cbe il 
demonio sia entralo tolto intiero 
nell'infermo, e si fanno scongiuri 
per iscaccìa melo, poiché malanno 
e diavolo sono una cosa e per- 
sona istessa pel nostro popolo ; 
cosi per esempio , nel nostro lin- 
guaggio, fistolo , fistola è un male 
grande, una gran piaga e al tempo 
stesso il diavolo. Ed è forse dì 
qualche interesse il notare come 
nell' India il kaBbt*B e gli scon- 

Siuri che si adoperavano contro i 
emonii servivano contro il tak- 
ntan, malattia spiegata ora come 
lebbra , ora come erpete , che 
offre alcuna analogia col nostro 
fistolo. (Intorno alla natura del 
leggasi tuttavia l' im- 



tyGooglc 



portante scritto del Orohmann 
Del nono volume degli tndische 
Studien di Weber). 

Unsarlt (di ka -ì- mtuM) 
femmiaiDO , fiumicelh. 

KuMdtkyà femYniiiiai) ; il 
Wilson spiega per moglie di un 
uswroio ; il Weber per cattiva fatai 

Kii«iiin» (conleueule l' idea 
di splendore, dandosi La radice 
ItM» come equivalente di.ku;] 
mascolino e neutro , fiore, quindi 
il mascolino kosnmàkaru la 
primavera (come F abbondante di 
fiori o la fiorifera) , il mascolino 
KnsnmMpara la città de' fiori 
la Fiorenza Indiana, nome col 
quale viene appellala la città di 
P»t*allpa(r4k, i mascolini Mv 
iiam»^ikrji,Ku«ume«lia os- 
sia avente fiori per dardi, e Ho- 
Numàj'utlliii ossìa combattente 
coi fiori, appellativi clie assume 
nell'India Kàm» il Dio dell'amo- 
re, il mascoliDokaKuiukillilpw 
ossia il principe de^ fiori, cosi chia- 
mata la Michelia e HmpiikH, il 
deDominalJvokaKuniUf fiorire, 
l'ag^llivo participiale kusn- 
mlt» fliorido. 

Kananabba neutro, saffe- 
rono : carlhamus linclorius ; oro aal 
suo colore (vedi bnf]. 

Kuamikj' radice composta (di 
kn -h Kinij ridere , e , presso il 
Bopp , diitorto vullu rtdere ,' forse 
sgliignassare. 
' Mah o kubiky radice , in- 
gannare , frodare ; KiibB uno dei 
nomi di Karera come ingan- 
luUore, il quale col ladro Vedico 
Pnn'l) mi sembra il prototipo 
del famoso ladro miracoloso della 
leggenda Indo-Europea; Hnhar 
ka , come mascolino, vale ingan- 
nalore , frodatore , impostore e il re 
de' serpenti , come neutro , l'ingan- 
no , la frode ; knliaiia come ag- 
gettivo , infido , tradttore , celarUesi 
come mascolino , il serfente, il 
topo (la radice kub si manifesta 
qui e nella voce seguente come 
primitiva della radice snbj ; 
t fenuuioino impotlura. 



IKnbav* {la radice sub si 
manifesta di qui pure come forma 
secondaria di kub ) come neutro 
caverna, come mascolino, nome 
proprio di un serpente mitico (si 
coal'routi. kolinuik sotto kob). 

Ma , ka radici, suonaas, gri- 
dare. 

Hùb' radice , mandare unsuo- 
no uniforme, fischiare, mormorare , 
cingueltare, ec. , onde il .neutro 
kn|K Ita il /ischio , il suono. 

Kùt- radice _, ardere, bruciare, 
turbarsi, agitarsi; provvedere, de- 
liberare. (11 Bopp attribuisce an- 
cora a questa radice nella sua 
torma media il valore di : ùtcle- 
mentem , non faventeih , non mu- 
nificum esse). 

Kàt'ia (vedi kat'n] , come 
mascolino e neutro, punta, vertice, 
vetta, sommità, corno, capo, acervo 
(siccome quello che, per indica- 
zione della stessa parola , ter- 
mina in punta , onde l'avverbio 
knt'Rf US ad acervo] laccio , trap- 
pola [chiamata pure al mascolino 
kùt-ubaiMlbw) in^^nno , frode; 
come aggettivo , comuio. 

Kùt'nkiii ( siccome C aeuto) 
neutro, il vomero del^oratro. 

K^- radice , mangiare , con- 
solidarsi. . 

KuD* radice, stringere insie- 
me , attirare , piegare. 

Knp radica , esser debole. 

Hùpa mascolino (secondo il 
Dizionario Petropolitano di kn -r 
ap quant'acqual ma l'etimologia 
é da accogliersi con qualche ri- 
serva ; io comparerei invece qui 
la voce kumbha; la perdita 
della m sarebbesi compensata 
con r allungamento della u^ 
la labiale avrebbe nel rinforzarsi 
perduta l'aspirazione ; lo slesso 
rapporto sembra essere nell'Ita- 
liano fra coppa e cornea) fon- 
lana , posso , cisterna , fossa ; grot- 
ta , caverna. - Il signitìcalo di 
fiasco che viene pure attribuito 
alla voce kùpa illumina la com- 
parazione def latino cupa che 
vale ÒotCe e copjxi. 



tyGoogIc 



240 



I (vedi tua*). 

■» mascolino , testug- 
gine . tartaruga; la terra siccome 
quella che sia presso l' acqua 
come la tartaruga , \enae para- 
gonaln ad una tartaruga ; e il sole 
parimenti siccome quello cbe va 
intorno all'oceano celeste, ossia 
alle nuvole. Onde comprendiamo 
la personificazione di VI«Iui*d 
Dio solare nella tartaruga, nel 
primo de' suoi aVMttea, intorno 
al quale , con molle eaageracloni 
^ivailiche si aggira uno de" *8 
puPAii*ii , cioè il decjmoquinto 
intitolato perciò Kòrmapwrà- 
n*» {neutro!. 

K.nrninpr'lBhth*a neutro, 
il dosso della tartaruga; onde il 
compostoaggettivok àPnmpi''l- 
■htlfonuatn riahalo come il 
dosso Mia tartaruga. 

Kàl radice , impedire , ripa- 
rare .Jar Jere. 

K«Im neutro , riparo , ripa , 
lido. 

K^vara e kikharM masco- 
lino e neutro , ftmone. 

Kri radice (vedi Itmr]. 

H.trttt&mascù\\im,fauee,gola. 

Kr'Ikan'R mascolino, specie 
di pernice , pernice selvatica; vtrme 
[si confronti kr'lml). 

Ki^ikikTftka (ohe con Itt voce 
fa kr'Iha; noi diciamo cÀiccAi- 
riehì] mascolino , il gallo ; it pa- 
vone. 

Kr'le'cbrn, come aggettivo, 
molesto, cattivo, tristo, difficUe, 

Eiericohso , malefico; come mnsco- 
ino, molestia, gravezza , difficoltà, 
miseria, pericolo , Tnalatmo e ciò che 
porta matanno. 

Kr'lt radice (vedi kart). 

Kr'lt , in line di composti 
aggettivi, faeiente (di kar, ri- 
dotto in kr'i -H t). 

Kr'lta, [di kar. come ag- 
gettivo, /Mio, compiuto, pronto, 
conforme , atto . buono ; come av- 
verbio (kr'Kam) vate (i;»)^e, t)ta; 
come mascolino , appellativo di 
varii personaggi mitici ; come 
neutro , /bUo , oper^ , optra 6uofUi ; 



ti bene , il fratto , it dado dai quat- 
tro occhi ; il kp'ItaTiif^a rap- 
presenta la prima delle quattro 
grandi età del mondo , secondo 
la concezione Indiana , cioè la età 
del bene , la età dell'oro , la quale 
è della abbracciare 1800 anni 
divini, corrispondenti ad un mi- 
lione settecento ventolto mila au' 
tii umani. In tale età mitica la 
sola virtù regnava, ì demonii non 
esistevano, non esistevano i mer- 
cati , non esistevano ì Vedi di- 
stinti , ma un sol Veda , non i 
sacrifìzii umani , non le malattie, 
nessuna umana deboletta; tutti 
quelli della propria casta viveva* 
no in comune, onorando e pre- 
dando la slessa divinila. La virtù 
in questa età è rappreseulale co- 
me quadrupede, mentre nel Tr«> 
t»jnga ha solamente più tre 
piedi, nel DTJkpaPHfuiiadue, 
nel ttaMjiMg» uno , e perù II 
mondo non si tiene più e de^e 
perire (Vedi kall e jugm}' 

WLr'tt»ÌL» come aggettivo, 
pronto , finito , elabortUo , artefatto; 
quindi l'avverbio kr'ltakaoa 
artificiosamente. 

Kr ItakarmaMi aggettivo, 
che ha fatto C opera , che ha com- 
piuto f opero , che ha compiuto il 
suo dovere ; cosi t' aggettivo kr'l* 
Inkr'ltj'H che ha fatto il da farei, 
che ha fatto H suo dovere. 

Kpltwk^niM aggettivo, che 
ha fatto il piacere , che ha fatto il 
suo piacere , che ha soddisfatto il 
suo desiderio. 

.-» Krltastana e kF'Itaafc- 
faka aggellivi , ingrato (propria- 
mente , che distrugge , che scono- 
sce it benelizio, che distrugge, che 
sconosce il bene ricevuto ) e kr'fr 
lag'n'a aggettivo , grato ( pro- 
priamente che conosce , che rico- 
nosce it benefkio , H bene riceculo). 

Kr'Kafranta aggettivo, 
laborioso , affaticantesi { propria^ 
mente che ha fatto fatica}. 

Kr'itJkii'à'all aggettivo , 
aventi fatto T'an'i'ali (vedi) 
cioè avente oongiunt* te-n«H , 



t^Cooglc 



«M 



sollevaodolfl , in moàa tuttavia 
che le palme non si combacino, 

Kr'lt&ntn, come aggettivo. 
facknte fne , ^niente ; come ma- 
icoì'inù , il destmo y ITumia Dio 
della morte , il dogma siccome 
quello che compie , che perfe- 
ziona , oppure siccome dimostra- 
zione e cuQclusioiie e soddisfaci- 
mento ( vedi la voce slddliàn^ 
C*»}. 

Kr'ItiirMiae krit&rttaln 
aggettivi che ha fatta la cosa, che 
ha ottenuto lo scopo , soddisfatto , 
ttyiUetao. 

Ur'KJwtria aggettivo, fatto 
alle armi , esercitalo nelie armi , 
esperto nelle armi. 

Kr'ltl , come mascolino , 
uomo proprio di 
leggendari ; come femi 
t azione , i' opera , la creai 
produzione artistica letteraria ; 
ordine di metri distribuito in 
sette classi i si dà fra le altre, 
una kr'Itt di tre emisticbii over- 
seUi ( 13 + 12 + 8) , una kr'UI 
ili quattro versetti (4 X 30), 
una di dieci versetti [IO X 8 ). 
Kr'itlu attgettlvo , faciente , 
che sa fare, destro, atto, prudente. 

Kr'Ke locativo avverbiale 
(di kr'ltaj per cagione di, a 
vKtivo di. 

UrltU (di lutrt; il Bopp 
confrontò qui bene il latino cor- 
leoì ) femminino pelle , corteccia. 

Kr'IWIkàs femminino plu- 
rale , appellativo di una costella- 
zione , delle Pleiadi , ora la pri- 
ma ora la terza fase lunare, retta 
da Acni il fuoco, il Dio del 
fuoco , persoDiQcata pure nella 
liamma, composta di set stelle , 
personiScale poi nelle sei nutrici 
di Kkrttikerik il Dio della 
guerra, che si confonde col ^l- 
▼a vendicatore dalle sei braccia 
e che getta fiamme. - Al singo- 
lare femminino kr'IUlkà.si àk 
il valore di carro (v. Gan'«f»j. 

Kr'IttlTMlW, propriamen- 
te che havestedipette, appellativo 
del Dio f}|T«. 



Mx'Hjm [ài kar) come ag- 
gettivo, chfi é da farsi, ìniono, 
retto , giusto ; operante , operante 
contro , ostile , avverso ; come ma- 
scolino , una specie di mago, di 
demonio (cosi il femminino kr'l- 
tjk vale funsiom e maleficio , e 
fata malefica ) ; come neutro, fac- 
cenda, a/fore i corrispondenti ideali) 
obbligo, dovere , compito , scopo. 

KrUjrnkJi ^mrainino (di 
kr'Ityà ) la makfica , la strega. 

Kr'ltynrant aggettivo, tn- 
tento al dovere. 

Kr'Krim» (vedi kr'lto- 
ka ] aggettivo , elaboralo , arte- 
fatto, /itiizio, posticcio ( dicesi pure 
dì un figlio adottivo ). 

Kr'ltHna ( il secondo ele- 
mento della parola è oscuro; il 
primo sembra essere kr'lta ) 
aggettivo , compiuto , competo , 
tutto j onde il femminino kr'It* 
Knwt di' totalità , pienezza , l' av- 
verbio kp'Kaaaf nm tot<umente, 
pienamente. 

Kr'lpao'a (di una primi- 
tiva radice karp , di cui krap 
krip, kF'Ipaj sono variazioni, 
che vale dolersi , lamentarsi , 
aver pietà di ) , come aggettivo , 
misero , dolente , ^uerufc , presso 
d'àii'akya , pure, avaro , sic- 
come quello che si lamenta sem- 
pre ; come nèutro , lamento. - 
Kr'lpk femminino, é la condo- 
glianza, la pietà , la misericordia. 

K.r'linl mascolino , verme 
( il fiopp comparò già il latino 
vermis ) ; quindi il mascolino di- 
minutivo krlmlka vermicello, 
vermiciattolo ; V aggettivo kr'l- ' 
mila vermiTioso. Alcuni altri in- 
setti , come formica , ragno , soo 
designati col nome generico dì 
krìml. 

Kr'Iva ( di kapf ) aggettivo 
magro , dimagrato, estenuato , con- ' 
sunto, fiacco, debole, onde il fem- 
minino kp'l^ati» e il neutro 
kr'lf atva magresza. 

Kr'ifjtna (di oscura etimo- 
logia) mascolino , nome proprio 
di uo essere mitico, una forma 



31 



t^Cooglc 



del faoeo il quale Qgura tra i 

fnaUlkBPTB che trattengono 
soma nel cielo. Il falco cioè 
il Tulmine viene per rapire il 
■•ma; allora Kr'lckna lan- 
cia il suo darda contro di «sso. 
Questo mito frammentario si di- 
rebbe rappresentare una lotta di 
fulmini nel seno della nuvola. 

Kr'l«h forma debole della 
radice kar>h. 

Kr'IshI femminino, ' bara- 
tro , Paratura. 

Hr lahlkH, kr'lstaln.kr't- 
■bÌTMla mascolini , l'aratore- 

Kr labt'aj-afl (dikr lcbt*l) 
nominativo plurale, con cui si 
designano, in generale, nel R'Iff- 
Tedn , gli uomini , i popoH , la 
genie , cosi chiam^iti (falle loro 
DQCupazioni agrìcole , e forse più 
propriamente sìgniBcanle le tèrre 
come le arate ; cnde poi la voce 
potè sigiiiiicare'i te'rrasi-jni . gU 
agricoltori, la gente- Mi sembra 
validamente confermare questo 
supposto la circostanza cbs le 
kr'lBht'i del pari obe le kjibl- 
tt loro equivalenti «ano , nai 
n'iRveda, ricordale in nume- 
ro dì cinque (pan'e'a kr'lsta- 
t'a^ali' , pan'«'a kshlta- 
Tali*)i numero che corrisponde 
bene alla regione dei cinque /lumi 
o Pan e'anada [Pengiab} , ia 
sede essenziale e più costante 
. degli Ario-indiani nell'età vedi- 
ca. - 11 commentatore Sàran-a, 
fondaadosi sopra le cognizioni del 
suo tempo interprela te cinque 
kr'l»ht>l e le cinque kahlll 
> yediche per le cinque caste, 
aggiugnendo coire quinta casta 
i Nisbnda ; ma di cinque caste 
non abbiamo altrove indizio; e 
Io stesso H'lfCTeda<, nel pò» 
riksliasAkta , nomìnandQ una 
dopo l'altra distintamente le caste, 
non ricorda che le quattro già a 
noi note , nel modo seguente 
{X, 9u, ii): « Hrébman-ii 
'va miikliam ìmM tfikbà 
rac'anyah* kr'ltab* j iipb 
taoMya yad vUf7«b* pa- 



dbbyiun'ebdroag'àyateli 

che traduco letleralmente; « Il 
brahmano fu la sua bocca , il 
braccio quegli che fu fatto pji- 
Ita; il ventre di lui /u quello 
che ora si chiama valf ya ; dai 
piedi il fàdra è nato ». 

I£p'l«ha*a, come aggettivo, 
oscuro, nero (onde per esempio 
kr'lshii<apakjiba mascolino, 
il periodo buio delle fasi lunari, 
il tempo che passa dal plenilunio 
al novilunio]; come mascolino, 
a colw nero, l'antthpe nera.' il 
cuculo indiano , la quarta età del 
mondo o kallynca, e anal- 
mente appellativo del celebre 
personaggio dell ■ leggenda èpica e 
purànica indiana Nel H'I^v^ 
da son cbiamati col nume di , 
kr'lsbn-te o neri i demonii con- 
tro i quali Indra combatte; 
nella mitologia brìhmanica si ono- 
ra in vece in Kr lsbu*a o nel 
nero una delle più luminose tra- 
sformazioni della divinità, al che 
forse potè pure contribuire alcuna 
notizia pervenuta nell'India del 
Cristo che mi sembra [come è già 
parso al Weber) avere imprestato 
al Kr'l«bM-a, con una parte 
della sua sapienza, anche qual- 
che episodio della sua vita, quello 
per es. di Hnm'sa l'Erode in- 
diano, di nevakk una pallida 
copia della Vergine, lin disegno 
indiano presso il Moor ci presenta 
pure la Madonna eoi bambina 
circondata ia testa di un'aureola.' 
Gesù a M anni confonde i dot- 
tori ; Ualakr'lshik'a ossia 
Kr'lsbii'a fanciullo distrugge 
il serpenU; lUlIra. - Ha la vera 
leggenda diUrlmbn<a, la leg- 
genda puramente indiana , Ta 
di Kr'lahii'a, l'allievo del 
pastore Wanda e della moglie 
di lui Yafodà o Vafadhdit 
onde lo vediamo celebrare, nella 
lirica indiana , come il Dio dei 
pastori, il Dio pastore. Le leg- 
gende epiche lo iiH>6traaa m 
guerra cui Dio Indra, il Dio 
decadulo , il sommo Dio detro- 



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aizzato doir^nipo vedmo; e, 
come avviene altre volle, nel 
periodo bràhmanico , ladra è 
vinto dal suo avversario. Indr» 
è decisamente in ditìgrazia al- 
l'età bràhmanica ; perciò i suoi 
più acerrimi nemici diventano 
gli amici del brahmano dell'in- 
dia, i suoi Iddìi , i Suoi idoli ; cosi 
il Kr'lshn*a, il nero , U ammonio 
dell'olimpo vedico, cbe ruba ad 
KndrM lo vacche celesti, cioè 
le, nuvole, e le custodisce (COme 
il Caco romano, intorno al quale 
vej^asi il bel lavoro Hercuk et 
Cacus del Bréal) nella caverna , 
è diventalo un simpatico re dei 
pastori, gran proprietario di 
vacche o di mogli (glie ne danno 
mille), dio agricolo, dio beuefat- 
lore , e Indra alla sua volta 
appare innanzi a Kr'liihn*» un 
usurpatore . un intruso. Ha i 
buddhisti die, in memoria dello 
kahatrira Buddhn venera- 
no la memoria di Indra il dio 
de' guerrieri , il dio battagliero, 
continuarono a considerare Hr*!- 
•hn*a come uno dei nove VU- 
mdevaueri comeilprincipedei 
demoni! neri, come re dei NJtgao 
serpenti, come «aucn. La trasfor- 
mazione del mito Vedico nella leg- 
genda Bràhmanica mi sembra di 
noa evidenza indiscutibile , e siu- 
{;olarmente importante alia storia 
dello spìrito umano. Del resto 
giova avvertire come gli slessi 
inni Vedici , offrendo framoieiiti 
di miti contraddittorii prestavano 
naturalmente alla creazione di 
due mitologie quasi sempre con- 
trarie. Basti , pel caso notlro , 
accennare ai (nndhaFTa, i 
quali ora aooo gli amici d' In- 
ora, gli sposi legittimi delle 
ninfe celesti ossia delle nuvole , 
ora diventano i ladri delle vac- 
che e delle spose d'Iudra e 
dei deva, ì tiranni, i male- 
fici , i demonii , i ralubwa. In 
un articolo precedente ho rap- 
presentato il frammento dì mito 
che riguarda ti ^aodliarv» 



Kr'lfjura, il quale fa allo che 
deve dispiacere ad ladra, poi- 
ché ferisce lo efena il falco 
ch'egli manda cóme Mercurio a 
rapire il aoma, l'ambrosia ce- 
leste , la pioggia. Ora questa 
Kr'lf Adu , in odio ad TÉidra, 
al sommo Dio Vedico, venne, 
come notò il Weber, onorato in 
Persia sotto il nome di Kere^Jl- 
ni a cui si attribuiscono alcune 
qualità del Cristo, come, per la 
casuale somiglianza del suono, 
furono' attribuite a Kr'Ishirai 
Ora Kr'lahii'a che, nel B'I- 
Kveda , figura oomé demonio , 
vi si trova pure ricordato come 
r'Islii. Questo semplice indizio 
affatto secondario potè servire 
qual punto di partenza alla ge^ 
ne^i di un mito, che a pi>co a 
poco, allargandosi, si trovò in 
manifesta contraldizitìne col mito 
essenziale Vedico. - Hr'lsbn-a 
divenne poi , nel!' India, un nome 
proprio di persona di frequen- 
tissimo uso. - Kr'Ishn'jk é 
chiamata nel Hahjkbhàrata 
Drjiupadi la moglie dei Pàn'- 
d-uidi e specialmente di A^ 
It'ana ; ma forse questo appel- 
lativo valeva soiamenle la nera 
o la bruna. 11 nome poi di 
Kp l«hn*a cbe troviamo pure 
attribuito ad Arit'ana potrebbe 
spiegarsi qui uuovamente per 
l'accenno fatto sopra alla com- 
parsa nel U'IiTTcda di Krl- 
abM'a come r'ishi; Aps'nna 
vedemmo essere una personifi- 
cazione d' Indra; e Kr'lshn-a 
sarebbe un'altra sua personifi- ■ 
cazione; or, come vediamo, nel 
Hahàbh jirala , ladra che 
viene in aiuto di Argnaa , 
cosi vi troviamo Kr'l«tku-a Che 
ammaestra Arflcnua, i quali 
dve personaggi si considerano 
talmente identici , che vengono 
pure , nel «ahiililijirata , 
col duale Kr'fshii'àu «Mia i 
due Kr'Ialin'a rappresentati 
«iitranbì. Lo BteGso si verifica 
nel mito Cristiano dove il<Dlo é 



tyGoogIc 



supposto personificarsi e venire 
assislito dal padre ossia da sé 
stesso come Dio. (v, keeaTnl. 
Kl'lptl (dalla radice kolp 
indeboliu in kl'lp) femminino, 
eomposÌBione , coonitnamenf o ; dl- 
fàm* kl'lptl Porienlani, l'orti- 



Kekaya mascolino , nome 

Sroprio di una razza gnerriera 
eli India occidentale , e del 
principe di essa , e di un prin- 
cipe speciale da cui si denominò 
poscia come sua discendente, 
Kàlkerì la mcslie di Dh^b- 
rotha nel Ràmàyikii'au 

Kekji femminino , ti grido 
del pavone, chiamato per ciò, ai 
mascolino , kekJ»T«la, Ìlk- 
klka, kekin. 

Ketay denominativo , chia- 
mare , far venire , invitare, dal 
mascolino kela cbe vale desi- 
derio , inlemsione ; chiamata , in- 
etto, abitaiione, (significati cbe 
ba pure il neutro ketenn] ; 
immàgine, aspetto. (L'idea fon- 
damentale di queste voci mi 
sembra essere to splendore; noi 
già notammo più volle che Io 
splendore e il suono sono due idee 
cbe nel linguaggio primitivo si 
associano e si confondono ; oi'a 
ancbe la dimora sarebbe la lu- 
cida, la splendida; e splendido 
sarebbe il ketakit (mascolino) 
o Pandanus odorantissima. Questa 
ìpolesi sembra trovare conforto 
nell'analogìa del mascolino ketu 
(di kl = e'I), Ivee, ^tertdore, 
raggio di luce, giorno, aspetto, 
segno visibile, insegna, vessillo, 
vess^ifero , capo , riconoscimento , 
distinsione (qui la radice kl = 
e'I parrebbe parente di e'It, vedi 
klt)fflet«ora, cometa. Nella mitolo- 
gia, Ketn è il corpo di un demo- 
nio, la cui testa si cliiamaBJiha; 
spiccata fa lesta dal corpo , per 
avere il demonio scoperto agli 
anwra il segreto dei deva , 
nella gran guerra combattutasi 
i" "ielo per l'anw'Ha , Ketn 
''^" — per vendetta cagio- 



narono le ecclissi. Keta divenne 
quindi un essere demoniaco , in 
genere , la mt^ttia, il nemico 
(veggansi le osservazioni che ab- 
biamo fatto fra le relazioni tra 
il demonio e la malattia nelle 
credenze popolari , sotto la voce 
kaalit*a). Di keta abbianio 
l'aggettivo ketumant luminoso, 
chiaro, e quindi appellativo di 
varii personaggi mitici , tra j 
quali pure un demonio. 

KedaFa mascolino, campo, 
specialmente, un campo sott'acqua, 
come, per es. , la risaia, presso 
il Wilson, ancora, appellativo 
d'un luogo speciale, il moderno 
Kedàr, nell' Hlmaiaya. 

Keaara mascolino, carità; 
caverna ; coj^ ; capo. 

Kenjira neutro , tennine 
matematico che gli Indiani dori- 
varono dal greco kéntron. 

Kep, kel radici, muoversi, 
andare: vacillare, tremare; ke> 
liy vale ancora jttiocore , sc/ter- 
tare, allegrarsi, dal mascolino e 
femminino kell d^tto, giuoco, 
scherzo, burla. 

Keyàra mascolino e neutro, 
hraccvàetlo (portato cosi dagli uo- 
mini come dalle donne) ; utia 
specie di coito. 

Keraljks mascolino plurale 
nome proprio di un popolo nel 
Maiabar, 

Kellerr'llia (_vedi hep, 
kell neutro, casa di piacere. 

KelIraAga mascolino, Juo- 
go di piacere. 

Kellfayana neutro , letto 
di piacere , divano. 

KcT radice servire, onorare 
(confr. «ev). 

Kevarta, kàlvarta ma- 
scolioi , pescatore. 

KcTnla , come aggettivo , 
integro , lutto , proprio di sé , uni- 
eo , solo, esclusivo; come neutro, 
la dottrina deltvnità assoluta, la 
dottrina delFassolulo , significato 
che ha pure il femminino ke> 
Tali. - Pel duplice significato 
cbe ha la voce kevala si ri- 



:,.ndty Google 



ut 



gcontri l'analogia ideologica che 
ci offre il latine fra solbis = intiero 
e soltts = solo ; cotìfr. satvus, so- 
temnis , sotkmnis , solidus e soko , 
dove e' È pure il senso di escht- 
sivo che ba la voce kcTal»). - 
Di kevAla gli avverbi! keva- 
■nni, kenlntas solamenlB. 

Kef R , kcCHra , kesara 
mascolino , capello, chioma, cri- 
niera , fibra ffuna pianta; il latino 
caesaries fu già qui comparalo 
dal Bopp. Il Schoit ( Ober die 
Sage von Geser-Chàn) , compara 
qui il nome di Geser (precisa- 
mente Cesar), ma pel senso di pian- 
ta mt'mwsops, che fra varii altri 
significati di pianta, ha pure ii 
mascolino kesara. - Quindi 
kefarln o kcsarin, come 
aggettivo , vale crinito, chiomato 
{eaeaariatus , il nome di Caeiar) , 
come mascolino, leone, cavallo, 
e varie piaiile : lU c^dro , la Me- 
tua ferrea , la Moringa dot fiori 
rossx , la Rotlleria tinctoria ). - 
HecaT«, come aggettivo , vale 
chiamalo, crinito; come masco- 
lino, è appellativo dì Vlabii'ii 
il sole dai capelli d'oro , il quale 
poi si personifica in Kr'lahn'a, 
chiamalo pure Kefava; onde 
qui Kr'lRhn*a ci si rivela ancor 
esso in una forma solare, e sarem' 
mo portati a ' riconoscere qui nel 
demonio Kr'lahirn combattuto 
da Indra , il sole stes^io nasco- 
sto dentro la nuvola , immagine 
che potrebbe servire forse di 
primo fondamento alla dichiara- 
zione delle contradizioni che pre- 
senta in sé stesso il Ki-'Uhii'a 
vedico , poiché in quanto esso si 
nasconde nella nuvola come un 
genio malelico , Indra il sole 
luminoso, il sole fecondatore lo 
combatte (come combatte Cu- 
■ho-a il sole disseccatore) , ma 
in quanto esso è sole lo onora , 
la rispetta , lo accoglie come suo 

Sroprio p'IbIiI. Caduto in discre- 
ito r Indra baitagliero , pres- 
so i pacifici brahmani , si eles- 
wro iwoie jddli supremi .od 



quiescente, un VI- 
■hn*n luminoso, un Clra sen- 
suale e consumatore, ifa Brab- 
maii era troppo vago , e Clva 
a troppi , co' suoi misteri fàllici , 
con le sue tiamme , col suo in- 
ferno faceva paura. 11 più siol- 
palico degli Iddìi rimaneva VI- 
■lin*a ; ad esso pertanto si die- 
dero numerose personificazioni ; 
e una dì queste h pure Hr'l- 
abn*a, ctie quindi nssunse co- 
me Vlabn-a splendida chioma, 
sebbene , come vedemmo , la 
voce kr'lshn-a valga il nero, 
e ia prima comparsa di kr*!- 
•hn-a nell'Olimpo vedico sìa 
stala in forma di demonio tene- 
broso. Sotto la Voce Indr» , ac- 
cennando ai cinquanta mila kr'l- 
shn*jt« fieri sconfitti da la- 
dra , toccammo della possibilità 
che gli indigeni neri incontrati 
dagli Arii nelle loro conquiste 
aiutassero ai concepimento del 
neri come demonii celesti ; ma se 
un tal fatto potrebbe , in parie , 
spiegare i kp'ii«bn-ji« come plu- 
rale, non sembra che sia stato 
la ragione efficiente del mito di . 
kr'i«ha*a singolare. Kr.'I- 
Mbna fu F'tsbl nel mondo ve- 
dico, non in quanto si chiamava 
kr'lshu'a, ma in quanto pro- 
babilmente rappresentava il sole, 
fu kef ava non nella sua qualità 
di kFi«hu*a, orti come intimo 
parente di Viahn-a il sole. È cu- 
rioso poi il vedere come Kc^ln 
è il nome dì un aanra ucciso da 
K^l»hn*a ; ora Kef in [U chio- 
mato , come Kef Ini vale la chio- 
mata , appellativo di un'ancella dì 
Mamajanti) si chiamano VI- 
shn-a slesso, il cavallo d'In- 
dm , e i cavalli di A^nl , onde 
Kifliibn'a si rivelerebbe qui 
nuovamente nel suo vero essere 
dì genio tenebroso che combatte 
ì geniì della luce eli tratta come 
demoni!. -Ke^aiiaata masco- 
lino vale ammasso di capelli. 

Kttlka^ap kàlkATà ma^ 
scolino e femminino, discendeute 



t^Cooglc 



di Kek»r» ( cosi HiUiieTi é 
cbianiEila, nel R&mJkysn-a, la 
moglie di DAfarathA, madre 
di Bhàrata , matrigna di 

Uikltava neutro (di klta- 
T» giuocatùre) giuoco, inganno, 
frode ; il valore di giuocatore e 
frodatore si attribuisce al masco- 
lino kikirava , che', al neutro, 
vale ia nymphaèa alba esculenta. . 

UàIrJkta aggettivo , appar- 
tenente ai klpjtta della natura 
dei kiràta (vedi). 

KMlJiBa mascolkio, nome 

froprto di un monte sacro del- 
Hlinàlaya , nei quale il Dio 
^Itm avea sede e il Dio Kiitc- 
ra (vedi) nascondeva i suoi te-- 
sori , supposto possibilmenle giu- 
itiflcato dai fenomonì del sole cbe 
tramonta , essendo il setlenlrtone 
e perù il monte Kitlliisa il 
primo ad ottenebrare il primo a 
ritirare i raggi dei sole, a na- 
sconderne le ricchezze , a coprire 
la terra di tenebre; al che mi 
sembra servire di documento 
r essere tenebroso del Knbera 
. Vedico. Ma non é poi improba- 
bile che questo famoso KàlUiui 
sia stalo, in origine, il solito monte 
mitico. Clva poi dovea, come 
Dio infernale, in compagnia di 
UDTCPa , occupare il Hàll^ 
Ha ; cosi in Grecia Plutone e 
Plulo sono parenti e vicini. 

KMvarta mascolino fvedi 
kerarta ). 

Koka mascolino I cueuh ; 
rana; tino ifeeie di arrìtra ; lupo. 

K»klla maecolino , ti cuculo 
nero , i{ cuculo /nettano ( voce ono- 
matopeica , al pari della nostra ) ; 
il kaklla è uno degli uccelli 
più famigliari ai poeti iudiani , 
esso è chiamato col Dome di ra- 
pitor de' cuori ( hr'ldajasrfk- 
bin), tanto armoniosa sembra 
ad essi ia sua voce ; sukr'l- 
shii*a ossia nerissimo lo chiama 
il Rj^màran-M. 

Ka(<ara mascolino e neutro, 
covo , eaoità , e specialmeule 



cavità di un (^lero. - 1 femminini 
ko(-arh e kot'avi , ignoriamo 
per quale analogia , valgono una 
donna ignuda 

Kat'l femminino, l'estremità, 
la sommità , t' estremo , il sommo; 
fa punta; la cocca deWarm; festre' 
mo numero, che varia secondo i 
calcoli e presso i Buddhisti si 
perde uell' infinito ( si confronti 
ka«*a). 

Kat*lka, come aggettivo, 
che sta in cima ( per esempio uà 
principe ) , come mascolino , no- 
me proprio di un figlio del re 
Snratha nel Mahàlthfcr«> 
ta ; la rana , siccome ^ueJIa che 
viene sopra f acqua ; la cocciniglia 
(chiamata pure knt'lra), 

Hot'lca* avverbio, a dieci 
milioni per volta (spiegandosi 
presso il .Reinaud kat-l quat 



[■a mascolino , angolo , 
circoscritto ; rettone in- 
termedia , siccome circoscrìtta; 
plettro. - Per corruzione, il pia- 
neta Saturno, dal Greco Krónos. 
, M€»dttn>d'a (spiegalo di km 
ka -*- flan*d*a quanto feriente! ) 
mascolino e neutro , dardo. 

Kodrava mascolino , un 
frumento vile , paspalum frumen- 
laceum , paspalum scrobiculalum 
(diku, kt» + tirava cosi 
chiamato forse siccome quella che 
molto abbondava ). 

Kopa mascolino, commotfi- 
mento; collera ; quindi kapauaf 
come aggellivo , collerico ; come 
neutro , incollerimento. 

Komala fdi kn, ko -4' ma- 
la quanto molle 1 ] come aggettivo, 
molle , tenero , delicato , soave ; 
come neutro , i'ac^ua (si confronti 
k amara ). 

Kornka mascolino « neu- 
tro , il bottone d' un fiore ; /ibra di 
loto ; una specie di pr<^mo ; il 
femminino koraugi, probabile 
parente, esprime il piccotv carda- 
' a quanto pare , di k« , 



momo ( a guai 
ka -t-rmk, 



t^Cooglc 



un 



ltejwataC*l neutro , l'uceello 
gavia (spiegato di kit, Ito -h 

' K«l» mascolino, cinghiak ; 
□ome di un popolo ; come neu- 
tro, è specialmente il pepe nero. 

KolÀUal» mascolino e neu- 
tro , grido , strepito (onomab>- 
peico }. 

KaTtda (di kn , ko -t- Vi- 
da quanto conoscenza / ) esperto , 
Mpertiiiimo. 

Kofa kanhB mascolino , 
recijnente, vaso cassetta; fodero 
delta spada, vagina ; serratura ; 
stanta del tesoro; scrigno; il te- 
toro slesso ; y bottone d'un fiore; 
semenzaio; tesficofo .- utero ; quella 
specie dì bagno in cui (nel giudizio 
ai Dìo per meìzo dell'acqua) si 
faceva tuffare il reo. 

U«fMl« oMawwla mascoli- 
no , nome proprio di una regione 
e della razza guerriera che l'abila' 
va ; polenti erano i KostklnTl- 
delin al tempo della redazione 
del Catapatltti'IlrkklaniHB-w; 

Suindi Kàaiaira mascolino , 
prinàpe di Ì£o*«la , onde 
Kaaaalya ossia la figlia del 
prìncipe di Koaala , madre di 
■tanta. ( vedi). 

KoKhn-M aggettivo, tepido- 
Kahala, come aggeuivo , 
spiegato , cAa manda suono can- 
fiiso ( di ka , ka h- buia ) , 
come mascolino, nome proprio 
di un rlabl che interviene , 
nel Hafiàbhàratba, al sacri 
lìciode'ser penti, di un coutempo- 
raueo del mitico re Bbasira» 
tlia ; dell'autore o preteso autore 
di un trattato sopra la musica ; 
una specie di strumento musicale. 
KaukHliera ( di kak- 
Nhl) come aggettivo , che é nel 
venire ; come mascolino , la spada 
(vuoisi notare come alia voce 
kuksbl sì ellnbul pure il si- 
gniGcato di fodero, onde la spada 
potrebbe essere quella che sta nel 
fiodero ; sebbene qiiesta non sia 
veramente la destinazione che gli 
uomini le hanno data). 



■UuBtaka nentro , eurtosità, 
piacere di una cosa , interesse per 
una cosa ; la cosa che desta cu- 
riosità , ciò che eccita il piacere ; la 
fisl<i,la festa nuiiaUe specislcaeale 
la festa del cingolo nuziale , e il 
circolo nustdJe slesso , siccome 
quello la. cui comparsa reca l'al- 
legria ; la vohitià. - Col titolo di 
ttfcntukaaaFTa«TB'(iV compi- 
mento la interezza del piacere] si 
appella una farsa satirica in due 
atti contro i principi sensuali e i 
loro maestri , opera del paifd-i- 
ta dotto Wapiu^tba. 

Kàutùbala neutro , curio- 
silà, interesse, e quella che desta 
curiosità , che desta interesse; ceri- 
monia ^stiva. 

KÀDlbumàK mascolina plu- 
rale nome dei saggi di una scuola 
del Sàmavedn , dal nome del 
saggio cbe insegnò la dottrina - 
(Kntbnmln o Kiitb*uittl ^ 
autore eziandio di un libro di 
leggi } 

Kànatera aggettivo e ap 
pellativo mascolino che vale 
Kuntìde. figlio dì Kanti. 

Hàupina neutro , le parli 
vergognose ; il panno che te copre ; 
indecenza, sconvenienza. 

Kànmara ( di Hnmàra) 
cerne aggettivo , giovanile, fan- 
ciullesco, riguardante il Dìo della 
guerra (sotto il SUO nome di 
Mnittàra ) , come neulro , fan- 
ciullezza , gwivinezza , virginità. 

Kbomudi femminino, rag 
gio di luna { cosi chiamalo per 
l'influenza che gli si attrihuisce 
•iopra il fiore kamndti il quale 
si apre appena la luua compare). 
Questo nome trovasi poi anche 
in line del titolo di varie opere 
grammaticali Indiane f cosi La* 
ffliu-kJknmudi , tiiddbaa> 
ta-l4àu malli ec. ) La voce 
kjtnmailà esprime pure t/^ior- 
719 oli festa lunare e precisameule 
i pleniluiiii del mese kàrttika 
(ehiamato pure kànnanda, 
masc., il 13.'°* mese dell'annoi e 
■ se piovoso). 



t,L.ooglc 



Si8 



aggettivi , appartemnle a Kvra, 
discendente da Kdph. Al duale, 
negli inni Vedici, sono chiamati 
i due fratelli , ^aataua a De- 
vàpi , il che sarebbe Torse un 
nuovo argomenlo pel fondo mi- 
tico da noi supposlo alla leggen- 
da del Hataàbhàraln ; (ve- 
di hnra ) essi sono nel B'Ic- 
TcdM (X , 98) celebrati fra i 
r'ishi divini. 

Kànrpyn mascolino , cosi 
clitatnata dal Greco skorpios. la 
costellazione dellQ scorpione , 
nello zodiaco, 

KAaea come aggettivo , fallo 
dair erba knf a. 

Kàn^nla, kàufalyM (di 
kaf «Ih il benessere \ neutro , il 
benessere , la felicità; la destraza. 

Kànf àmbi femminìDO, cit- 
tà de' PMn'c'àlM) patria di Va- 
r»rne'l, dì^lanle due giornate 
di viaggio dalla città di Pwt*-a 
lipDtra. 

Kàaflka come aggettivo, 
appartenente a Kuf lk« , discen- 
dente da Kaf IkH , come ma- 
scolino, appellativo di varii per- 
sonaggi mitici , Tra gli altri di 
Indr» slesso e di varii dotti 
indiani , fra gli altri di un gram- 
matico e dell' autore del «atra 
che da lui si intitola (HJtafl- 
kasùtra neutro) , il solo sù- 
tra rituale die illustri l'AthMr- 
vaveda, diviso in U adtayà- 
7a e somigliante pel contenuto , 
ai grllifasàtra. 

Kàiuhilaka ( dì HubIù- 
taka nome proprio di antico 
saggio ) propriamente , discendente 
di HmmbttaÌL», appartenente <tìla 
razza di Kusbitaka, e da cui 
prese il nome !a scuola bràh- 
manica intesa all'interpretazione 
del R'IcTcda , come neutro , 
appellativo di un'opera cbiamata 
pure altrimenti Sànkhilvaiia- 
Upàlimaa-a, aggiuntoallaqua- 
lo è il K Jui«hitekJiraii*]'aka, 
elle perciò piglia pure il nò- 



glia pi 

itiikki- 



B*« aggiunto al quale è il Kàn- 
sbitak ju>aH-7aka , il quale 
alla sua volta contiene l' inte- 
ressarne Kànstaitak^npaiii- 

•bad piena di nozioni stori- 
che , geografiche , milicbe e do- 
mestiche. Il conlenalo delSau> 
khfcyana bràhnuin*a non è 
molto differente da quello dell' Al- 
tareja. 

UJiaiiamàjttdha aggetti- 
vo, appartenente a Knaum^ 
yadba ossia il combattente con 
fiori , uno degli appellativi di 
Kàma il Dio d'amore, e- anzi 
l'appellativo prediletto ai poeti 
indiani quando si accingevano a 
descrivere questo Dio , allievo 
del Dio ellenico. 

Kàiu<ablia mascolino e 
neutro, nome delia gemma mi- 
tica , che nasce con T'aRibrosia , 
con l'amp'Ka nell'oceano cele- 
ste , la gemma di Vlsbn-u , 
chiamato pure col nome di Kai> 
stubba , onde Kànutnbha 
parrebbe valere propriamente la 
gemma di Vl»hii>u, nella sua 
qualità di bastaUia {U cele' 
ore?); e quindi ancora , come 
mascolino, im. anello; onde pos- 
siamo spiegarci la famosa perla 
incantata , ti famoso aaeUo incan- 
tato delie nostre leggende popolari. 
Viiihu-a porta il kitnittabb» 
come collana , che «li discende 
sul petto. - Forse è da ricordarsi 
qui il significato di nìit>ola che 
assume pure negli Inni vedici la 
parola afmau pietra; e Tl> 
•faa-u , come sole , cbe la porta 
aopra il proprio petto , forse po- 
trebbe a noi confermare questo 
raffronto (quantunque non sia 
impossibile che il e'akrt* o cir- 
colo . anello del sole , ossia di VI- 
«bii'u abbia svolle il mito del- 
l' ancfo incannalo, divenuto poi sim- 
bolo nuziale). Già vedemmo, co- 
me, in fondo, si equivalgano quasi 
tutte le creazioni dovute-ai com- 
movimento dell'oceano celesta 
per l'ambrosia ; l'amr'tta é 
l'aciiua della nuvola , l'vpsarà 



t^Cooglc 



è la nuvola , l'altero mitico ù bai* 
padnmui è la nuvola, Ui vacca 
mitica o kjtmudnh è !a nuvo- 
la ; qui avremmo aoedra la nu- 
vola , sollo forma di pietra pre- 
ziosa (ma, ripeto, che il kau- 
fltubba come, collana di VI- 
sbn-a potrebbe ancora esprime- 
re la mota solare). 

Kiinu'M radice, parlare- 
spìendwe. 

Kaatb radice , firire , uc- 
evkre. 



[ved. ka, kà, hiin^j. 

Kuày radice , suonare; esser 
umido ; pvszare. 

Kmar (confr. kiuw) radice, 
essere curvo. 

Hrakne'» (voce onomato- 
peica) mascolino e neutro, la 
sega. 

Krahan-H , kraknra , 
kr'Ikan'a (voce onomatopeica), 
la pernice .selvatica. 

Krakae'e'anda mascolino, 
nome proprio di un Uuddha 
cbe si vuole abbia preceduto ti 
Bud dtaa-<7àkynm òn ■• 

Kratn mascoiitio, compilo, 
meta , disegno , desiderio , opinio • 
M ; consiglio , intelligenza ; lume ; 
funzione , funzione sacr^cale , sa- 
crifizio ; nome proprio di uno dei 
selle sapienti, e di varie altre 
personificazioni mitiche. Presso 
il fienfey {Glossar des Sàma> 
veda) il mascolino kralii (che 
egli deriva dalla radice kpam, 
mentre il dizionario Pelropoltla- 
no spiega la voce dalla radice 
kar nel suo senso di ricordare, 
rammentare, celebrare} ha ancora 
i seguenti signilicali: forza, pa- 
tema e il cibo siccome qttetlo che 
fortifica ( egli compara <]uini<i 
kratu a krama). - Kratu- 
|>a(l o s^nor dei sacrifizio, è 
chiamato, al mascolino, il sacri- 
jEcotore,- kratnpacu , al ma- 
scolino, la bestia del sacrifizio , la 
vittima iacrific(^ , e , nell'af va- 



o sacrifiào del eavdlo, 
ti cavallo stesso. Di questo sacri- 
fizio abbiamo Tatto alcun cenno 
sotto la voce af va ; notisi , a 
complemento di quella notizia , 
come de' Sciti non solo ma degli 
Scandinavi fosse antichissimo uso 
nel seppellire gli eroi, tumulare 
con sé stessi quanto essi avevano 
avuto di proprio piìi prezioso , 
quindi le loro armi ed il loro 
cavallo. Nelle tombe scitiche re- 
centemente scoperte a Nagpur, 
nell' India Deccanica , si trova- 
rono briglie di cavalli; le quali 
ed ossa di cavalli si ritrovano 
pure nelle sepolture dei Tatari. 
- Di kratik abbiamo ancora gli 
aggettivi vedici kratnmant y 
kratuTld cbe valgono fornito 
(Ttntetligenza , s^gio. 

Kralli radice , ferire , ucci- 
dere , onde il neutro kratb»* 
na strage [confr. kiiallt). 

Krad o kn^nd radice, mufi* 
ghiare , gridare , urlare , ululare , 
lamentarsi, onde i neutri krau- 
dana, kraDdas urrà; la- 
mento. 

Krap (nella sua forma de- 
bole ki^lp) radice lagnarsi, la- 
mentarsi, impietosirsi, rattristarsi 
per sé per allri. 

Kram radice, andare, inte- 
dere , passare , arrivare , salir so- 
pra , intraprendere , compiere , rtu- 
scire (l'Ascoli compara qui la voce 
latina cruscomefaRdonte; il Bopp 
la trae invece a e'ap; qui si sa- 
rebbe quasi tentati ad aggiugnere 
l'analogia ideale di gam-oa, o 
gamb-a vedi klinmb , gamb, 
e'amb radici che valgono andare 
e mi si manifestano parenti di 
kram ^ gam ; che parrebbe 
essa pure significare fandanie,^ 
qualunque sia poi la via per cui 
questa voce possa esser a noi 
pervenuta cosi il cammello in San- 
scrito suona kramcla si con- 
fronti tuttavia , per la voce jam- 
ùail Diez, - Il Bopp proporrebbe 
pure il richiamo a questa voce 
delle voci latine gradus, gradior, 



it; Google 



comparazione della quale non si 
è tenuto gran conto, a motivo 
della consonante fìnale tn la quale 
tuttavia, molto probabilmente non 
appartiene alla radice originaria 
che sembra invece essere stata 
kar onde e'ftr , onde fra , 
cui vorrei quindi piuttosto ri- 
chiamato il latino cru-s , e BrM, 
come vediamo accanto a cà, 
dove parrebbemi primitiva la à 
e non già nata per alcun com- 
penso fonico , la radice cani). - 
Di krMm II mascolino kranta 
posso , via , cammino , piede ; loc 
eupasione per salto o per assutto , 
detto specialmente delle fiere 
quando piombano sopra U loro 
preda; oràitte; serie; maniera: 
tendenza. Quindi ravverbi» kra- 
niHcas a grado a grado , grada- 
tameìite , a poco a poco, stuetssi- 
vamente, per ordine. - Col nome 
mascolino di kramapMh'tk si 
chiama in grammatioa quella 
maniera di scrivere , per cui si 
abbiano a leggere le parole tutte 
di seguito , per diittinguerla dal- 
l'altra forma analitica del pada- 
pj&tli<a , ove si legge per pa> 
fla< Un'opera sopra il kramn> 
i»4(li*a del Blgreda è attri- 
buita ad un Pan v'ala BJktob- 
ravjat ; e l' Vpalekha ialorno 
alkpnmapaUi'a fupubblicalo, 
tradotlo e commentato dal signor 
Pertsch. 

Hpamcla ^ kramclaka 
mascolini, .ti eammetlo (veggasi 
l'accenno fatto sotto la radice 



pirata mascolino compera 
(dalla radice kn). Cbi dasideri 
larghe informazioni intorno al 
modo di commerciare d^Lì In- 
diani può leggere, con molto pro- 
fitto , il Viaggio alle Indie Onentali 
del veneziano Gasparo Balbi, che 
nella relazione del suo viaggio, 
si diffonde specialmente sopra gli 
usi de' mercanti indiani ; al com- 
mercio degli Indiani, descritto 
presso i _ nostri viaggiatori , bo 
pure dedicalo un iutiero capitolo 



nella Memoria ittiomo ai viaggia- 
tori ilàliani nelle Indie Orientali dat 
sea^ Xni alfine del setolo XYI. 
Verrò qui ora raccogliendo le più 
importanti leggi relative alla pro- 
prietà ed al commercio che si 
contengono nel secondo libre del 
codice libro delle leggi (UImip- 
maf JMtpa) dì VJiJi'iiaTalk- 
ya. Uno che goda la propHelà 
di un altro per venti anni, dopo 
i venti anni , diventa ecio stesso 
proprietario, a meno che una tale 
proprietà non gli venga data in 
deposito, o appal-teoga a dementì 
a fanciulli , o ad una donna o 
al re, ad an briihEnano. Gli 
oggetti perduti vogliono ewere 
consegnati al re; se ìl proprie- 
tario si presenta e reca pr«ve 
del suo avere , questo gli vien 
reso ; se invece alcuna si pre- 
senta a riscuotere, senza addur- 
ne prove, viene multato in da- 
naro. Se il re discopre un leaoro, 
lo tiene nieti per sa e l'altra 
metà distribuisce fra i bràbma- 
ni ; se invece un brahmano trova 
un tesoro lo serba tutto per sé. 
Chiunque altro trovi un tesoro 
ne deve consegnue la aesU parte 
al re ; se non lo faccia , perde 
tulio il tesoro (tesori in Oriente 
si doveano trovare frequentis- 
simamente poiché non si co- 
nosceva dai più altro modo 
di impiegare il danaro cbe accu- 
mularlo sotto terra , o negli seri- 
gsi , cerne ancora fanno il nostra 
popolo minato , i nostri coatadi- 
nì, e gli avari). Un suddito de- 
rubalo dovrebbe venire indenniz- 
zalo del furto dal re (questo è 
nella legge; ma l'uso la fece 
dimenticare ). Per un oggetto 
lasciato in deposito si paga men- 
silmente l'otlantesimo; ma questo 
varia pure secondo le caste. I), 
creditOM che vini esere pAgato 
porta querela al re ; il debitora 
vien condannato a soddisfare il 
creditore e Hioltre a pagargli il 
cinque per cento della somma, 
dopo avere pagato al re il dieci 



t, Coògic 



U1 



percento; un debitore iosolri- 
Dtle può obbligarsi a pagare ìa 
Unto lavoro , a meno che esso 
sia un brahmano, il quale paga 
soltanto quello che può. I parenti 
. di un debitore morto , se per ca- 
gione di essi il debile fu fatto, 
SODO tenuti a soddisfare, per la 
parte loro , il debito del morto ; 
ma la moglie e il Bglio nou 
pagano il debito del marito e del 
padre, il padre non paga il debito 
del tìglio , il marito il debito della 
moglie, se non si provi cbe il 
debito fu fatto per la famiglia; 
quindi debiti per ubriachezza , 
per giuoco , per' eccessiva libe- 
ralità e simili non si pagano dai 
su|'ers(iti. Ma se tali debiti dai 
superstiti furono fatti in compa- 
gnia dì colui che contrasse il 
debito e poi mori . essi vogliono 
essere pagati. Tra fralelJi , marito 
moglie , padre e figli che non 
abbiano le loro proprietà divise , 
HDD può essere fatta alcuna mal- 
leveria, nou può essere fallo alcun 
debito. (In pegno lasciato per 
un tempo tìs60,cbe alla scadenza 
non viene ritirato, va perduto. 
Non si paga interesse per un pe- 
gno lasciato in semplice custodia ; 
uo pegno guastato deve rimpiaz- 
zarsi , a meno che ciò non sì? 
avvenuto per una Talalità o per 
cagione del re. ( Ai re non sono 
mai troppi i privtlegi)-Se lo slesso 
pe(:no non si può rimpiazzare, il 
creditore deve riceverne il danaro 
corrispondente. La parola é più 
sacra di ogni altro impegno; chi 
si è fatto imprestar danaro sulla 
parola , e poi si rìtìula , viene 
dal re obbligato a pagare it dop- 
pio della somma cfie gli fu im- 
prestata. Quando il debito falto 
sopra un pegno si raddoppiò , il 
pegno dev'essere restituito se si 
provi che il creditore dall'impiego 
di esso ha tiralo il doppio del 
capitale. Nel pagamento dei de- 
bili , il debitore si fa dare dal 



bito contratto ìDuanz) a testimoni, 
deve innanzi- a testimoni essere 
pagato. - Quando il padre fa la 
divisione del proprio tra i tì^li , 
segue il suo piacere; o egli dà 
il meglio al primogeniti^ , oppure 
fa parti uguali tra tutti Quando 
si fanno parti uguali tra i figli , 
anche le madri , che non abbiano 
nulla del proprio, ne partecipano. 
Uorti i genitori, i fl^i si divi- 
dono fra loro averi e debiti; 
pagali tutti i debiti, la dote della 
madre viene divisa tra le figlie. 
Ma que' fratelli che avendo gii 
guadagnato del proprio lo aves- 
sero messo in casa, non fanno 
entrare questa loro parte nella 
divisione. Sui beni dell' avolo 
hanno il medesimo diritto il figlio 
e il figlio del Bglio. Un figlio il 
cui padre vero non sia il marito 
di sua madre ma mi altro che, 
permettendolo il marito, giacque 
con sua madre , si trova perciò 
Aglio di due nadri , e di tutti due 
è r erede e ad entrambi fa sacri- 
BcJo mortuario. II figlio di una 
fanciulla ossia di una donna noa 
maritata riconosce per proprio 
padre il suo avolo materno. La 
fortuna di un solitario maestro 
,va al suo discepolo , e viceversa, 
pure a qualche solitario vicino 
congiunto d' amicizia. In caso di 
contesa per i confini d' una pro- 
prietà, i vicini ed ì vecchi sono 
chiamali a definirli. Se questi man- 
chino la contesa viene risolta dal 
re. Ogni violazione di confiae 
viene punita , cosi la deviazione 
delle acque d'irrigazione, il danno 
prodotto ai pascoli dall' altrui be- 
stiame vagante, specialmente dai 
bufali, dagli asini e dai cammelli, 
il guasto degli alberi, lo sradi- 
camento delle erbe,, Ma un brèb- 
mano può pigliare dov' esso vuole 
erba , legna da ardere e fiori. Tra 
i campi e il villaggio ci deve es- 
sere la distanza di cenlo tratti 
d' arco, fra 1 campi ed un borgo 
duecento , fra i campi e una città 
quattrocento. È un ladro colui- 



:,.ndty Google 



sss 



che a prezzo vile da persona yile 
a tempo indebito compera di na- 
scosto (poiché si presta al contrab- 
bando). La moneta si prova col fuo- 
co; l'oro, è detto non perdere nul- 
la; cento palits di argento ne per- 
dono due, cento di zinco ne per- 
dono otto , cento di rame cinque , 
cento di Terrò dieci. Di pannilìni 
e pannilaui ce ne sono di tre 
qualità: superiore, inedia, infe- 
riore, che si distinguono dal loro 
Seso, eh' è in ragione inversa 
ella loro finezza. Dandosi stoffe a 
tessere o a tingere se la materia 
va perduta l'arteQce dovrà pagare 
quello che deciderà un perito, 
dopo che avrà comprovato il 
luogo , il tempo, la destinazione, 
la forza e debolezza del materiale 
consegnalo. Chi é fatto schiavo 
per forza o venduto da ladri deve 
essere rimesso in libertà; così 
pure chi salva la vita al suo pa- 
drone, chi rinunzia all'alimento 
che il padrone è obbligalo a dar- 
gli e chi si risoalta. Un religioso 
mendicante che rinunzi a questo 
stato diventerà, fino alla sua morte 
Io schiavo del re ; il re deve tenere 
nella città un ediflzio per i brah- 
mani e alimentarli (sì direbbe che 
questo più che una legge era un 
progetto di legge che l'autore del 
codice voleva raccomandato al re; 
Vjilc'n'BTalkf n descrive quin- 
di i doveri ai quali i brahmani per 
tale benefizio sarebbero legati). 
Cn facchino che perda il carico, 
deve rimpiazzarlo, salvo il caso 
che si sia perduto per causa del 
destino o del re (il cattivo desti- 
no e il re procedono sempre in- 
sieme ; in questa parte del codi- 
ce}. Il direttore od impresario di 
una casa da giuoco piglia il 
cinque [ler cento sopra i piccoh 
guadagni, il dieci per cento sopra 
t grossi; anche il re vi ha il suo 
diritto. 1 frodatori nel giuoco 
sono bollati ed espulsi ; presiede 
i giuochi (intendasi de' dadi) un 
ispettore. La massima pena Ìd- 
coatra il perito di monete, che 



fa passare per falsa una buona , 
per buona una falsa moneta. Un 
mercante che ha conchiuso mer- 
cato senza sapere se la merce 
sia rialzata o diminuita di prezzo 
non può tornare indietro sul 
mercato già tatto ; ciò eh' è ven- 
duto rimane al compratore, i! 
prezzo della vendita qualunque 
esso sia al venditore. In sommii 
la legge ha preveduto quasi 
tutti gli inconvenienti ed ovviato 
quasi a tutti ; che se si tolga in 
parte privilegiala che si riserba- 
no sempre , per sostenersi vicen- 
devolmente, il re ed i brahma- 
ni, le leggi indiane relative alla 
proprietà si possono dire infor- 
male di larghissimo husn senso, 
Srovvide ed efficaci di nene (ve- 
i Àpan*a). - Di kra^n, ab- 
biamo gli aggettivi kritr^n « 
kroyànaka cha si può com- 
prare. 

KraTT», krnvla neutri 
(col greco kr^as furouo qui com- 
parate dal Bopp le voci Ialine 
caro , cruor, cruentus , crùdus) 
carne e, specialmente , carne ctm- 
da , carne fresca , onde kruT^àiìl 
e knyjkd» o mangiatori di car- 
ne; mangiatori di carne cruda sono 
chiamati gli ogres, i maghi indiani, 
ì rnksknsa*, supposti anlropo- 
fagi. È possibile che gli Arii in- 
diani abbiano trovato nelle loro 
migrazioni degli antropofagi ; 
lutlavia il trovare sparso l'orco 
divoratore di carne umana in 
tatte le tradizioni popolari euro- 
pee, mi fa supporre alla tradi- 
zione comune un fondo mitico; nei 
che ci aiuta il trovar chiamato col- 
l'epitetodikpavyftd, nel R'Im^ 
veda, il Dio A|Ent , non solo, 
come osserva il Dizionario Pelro- 
politane, nella sua funzione di 
distruggitore de' cadaveri sul ro- 
go , ma assai probabilmente come 
personificazione che esso ci si 
mostra ora del sole ora del ful- 
mine. Lo Vsevede della novellina 
boema tradotta dal.Teza (in cui 
ncoDobbi il vedico Vlf v»t»> 



t,L.ooglc 



da* , ano degli epiteti del sole 
nel Blsreda) che non è altro 
se Don il sole, ci viene rappre- 
sentato anch'esso come un man- 
giatore di carne umana, un 
mangiatore di carne fresca. Tale 
concepimento non ha nulla a 
che fare col rogo, e si lega in- 
vece ad un fenomeno celeste, 
sebbene io non saprei , per ora, 
affermare precisamente quale sia 
questo fenomeno. Meritano qui 
ancora di essere ricordati i pi- 
f 11 AfMnÀs mangiatori di car- 
ne cruda della Cakontalà 
(atto III , penultimo verso) che 
sono i soliti rakshasi. 

Krl.TK mascolino , Varieté 
nello zodiaco (dal Greco kriàs). 

KrI yjt femminino , azione , 
funzione, meparaìiane , disposizto- 
■ ne, operastone, fatica; cura medica, 
operazione chirurgica ; funzione sa- 
cra , cerimoriia religiosa , sacrificio ; 
cerimonia mortuaria ; f attività , la 
krijjk viene personitìc^ta nella 
figlia di Dakubii e moglie di 
Dliarnia. 

KfItI mascolino nome pro- 
prio, primo appellativo del popolo 
l*an c'ala. Se la interpretazione 
di lbnfe,che suppone il Dizionario 
Peiropolitano al mascolino krlvl 
quale occorre nel H'IjiTcda , 
fosse esatta, ardirei qui notare 
còme il trovare ricordati insieme 
i Knm e i Pan'e'ala sì ]H)ssa 
ancora spiegare col fenomeno ce- 
leste del monte mitico e della foule 
mitica : Karn rappresentereb- 
be il monte, KrtvI la sorgente.; 
dimenticatosi il fenomeno cele- 
ste, i Kant rimanendo i monti 
terrestri , i Pan'e'ala rappre- 
senlerebhero prima i cinque (iu- 
mi e popoli del Pan'e'aiiatla 
migrali poscia ad Oriente, nel cie- 
lo forse in guerra, e in terra uniti, 
in quanto i Pan'e'ala derivano 
dai Karu cioè i fiumi dai monti. 
In cielo, per contro , nel monte 
si personifica talora il demonio 
nemico d' ladra , il demonio 
che trattiene il fcrlvl o il fonte; 



col fulmine squarcia il 
monte (ossia la nuvola) e allora 
la sorgente ritorna a versare le 
sue acque. - È una ipotesi piena 
d'audacia, una ipotesi .quasi te- 
meraria , ma forse non delittuosa 
innanzi al mistero che involge 
sempre la leggendaria razza 
e^ica dei Knrii e dei Pan- 
cata (veggasi tuttavia la voce 
knmj. 

Kri radice, comprare [riferii 
pars alla radice kart; lo slesso 
scambio di consonante avremmo 
in pTetium che il Bopp , ripetuto 
dal KurtiU4 richiamò in confronto 
con Ih radice kri). Quindi il ma- 
scolino kren*l la compera. 

Krid- radice , gittocare , dilet- 
tarsi, scherzare , fotleggiare. Quindi 
kr'id'a, come aggettivo, scher- 
zante, givocànle, come mascolino, 
scherzo, giuoco, valore che hanno 
pure il neutro krid*nna e il 
femminino brid-à< (Sembre- 
rebbe parente la voce lirld, 
cui il Ialino cori cuore fu com- 
parato). 

Kron'e' radice curuareecwr- 
varsi ; mttoi:ere in giro ; essere sot- 
tile e assottigliare , andare (gli slessi 
valori hanno la radioe ka«' 
kan'e', per la quale analogia 
mi sembrerebbe poterai riconfer- 
mare la parentela che sospettai 
fra kram e gtun , e quindi fra 
crus e gamba). 

Krndli radice, incollerirsi, 
onde i femminini krndh , 
krndlifc, ti mascolino kro* 
dha, il neutro krodhana fa 
collera, FincoUerimento e l'aggettivo 
krodliana collerico. 

Kriintli [vedi kanth) ra- 
dice stringere . abbracciare ; tor~ 
mentore , fessare. 

KfOf radice ( i! Bopp con ■ 
frontaqui il latino crocio , crocilo ; 
si aggiungano quindi i nostri 
gracchiare, yraàdare; che se sono 
verbi onomatopeici, anche la ra- 
dice krvf è una vera onoma- 
(opeia ) gridare (altra onomatopeia 
dello stesso genere), onde la ìn- 



:,.ndty Google 



Ieressanl« voce mascolina Ititi 
en propriameDte il grido, lagri~ 
data, ma quindi nome di misura 
di distanza, lo spazio che pu6 
essere percorso Ja un grido ■ la 
disianza a cui un grido si può 
far pervenire, considerata come 
equivalente ad un quarto di yo* 
gmMA nel quale j'^^'ana, se- 
condo un computo, entrano sédici 
mila hnHta o cubiti lunghi , se- 
condo un altro computo, IrenUdue 
mila hante ; j'haiita poi 6 con- 
siderato come il doppio di un 
dnn'd'R. Ecco ora un indice 
minuto di misure di distanza In- 
diane, quale lo ricavo dalle noie 
al VUlin'o-PaHkn'a del Wil- 
son ; 1 yng'tMu è uguale a 
i (CHT^ntl (vedi); 1 gaTfàtl 
— 2 kiKif a , i krof a x= 1000 
dhanns ( tratti d' arco ). Altre 
misure intermedie vi sono. Cosi 
una nàllkjt bì fa uguale a due 
dhaiiardatr4l*n ; l dbi^ 
Dardan-d'» = ibasta;1 ha> 
a«a = 3 THantl ; 1 vlCastl = 
t pada; 4 pada~6an|rnla; 
1 aiigala = 8 TaTvdara; 
* yaTodarn = 8 yàkj»; 
1 jùJik = 8 likahà; 1 llk. 
■M» = 8 bàljwra ; 1 bàlà- 
fpa = 8 mabiras'aa ; t aMf 
hirajc'aa = 8 tF««iren*a; 
4 trasarcD-n = 8 para sùk- 
abma ; 4 para «AkjitaVÉB = 
8 paramÀn-n, l'iuSma delle 
misure. 

KrAra [ il Dizionario Petro- 
poiìLino annota : e la parola eia 
senza dubbio , come gik il Lae- 
sen ha supposto, in parentela con 
kpavla e kraT:ra • code cru- 
dui , eriàenlus , crùdeUs qui nuo- 
vamente si comparano] come ag- 
gettivo , ferito : itKanguinato ; san- 
guinario , crudele , eruemlo , terri- 
ribite , duro ; come mascolino , 
falco, airone , 'coma neutro, /ferita; 
crudeltà , sete di sangue. - (juindi 
l'avverbio krùrana orribilmente 
e i composti aggettivi krùra- 
bnddbl , krurainfcnasa di 
animo crudele, 



bifo oongiunlo con la crudtità , 

crudele. Di fcràra aMitano il 

neutro krànrya la crudeltà. 

Hrodha (vedi krudh). 

Kra'fa (vedi krne). 
Kra«bt-ar, kraital'm; i 

due temi si sostituiscono l'un 
l'altro nella declinazione, masco- 
lino (di bmf , siccome quello che 
urla) il conte awreut , tj lupo -scia- 

Kp&un'e'a (di kron'e' an- 

dwre in giro] mascolino , speàe di 
airone ; oUarda ; nome praprio di 
un monte dell' Ulnaàlaya. 

Uriiushl*akl mascolino , 
nome proprio di un antico'gram- 
matico anteriore a ViMka) egli 
viene ricordalo come un esege- 
ta , il quale ideulilìcava il gaaio 
dravlii'odas ( propriaoienle 
quello che dà bene , il benefico as- 
similato pure con Tvasltt-ar e 
con Airnl) coi Dio Indra. - 
Si cita pure col nome di Kràa- 
sht-nkl un astronomo, il qtiale 
attribuiva all'anno 36S giorni , 
istrutto , come sembra , dagli 
astronomi Greci- 

Klath (cui f l«th, knatb, 
bratb , bbad e il latino cbi- 
des si richiamano dal Bopp in 
corrispondenza ) radice , ferire , 
uccidere. 

KIad , kland , krad , 
krand , kll<l , kllnd radici , 
grillare , lamentarti ( forse la d e 
qui additizia, onde klad, brad 
vorrebbero richiamarsi anch'essa 
alle voci latine clu^, clo-m-o 
(vedi pure kp»-na) come al San- 
scrito f m , che 3 me sembra 
ritornare in kraf (vedi) ; io 
las-cinia per klui-oinia riconosco 
la radice kruf , krus , come 
in law-d-o di un probabile pri- 
mitivo clau-d-o, du-d-o ricono- 
scerei la radice klad ; rumor , 
rava e pere U radice rn sem- 
brano anch'essi avere perdiUo la 
iniziale k. Sotto kland richia- 
mo ancora il latino clango , onde 
clan^for ; veggaosi 1$ osservazioni 
fatte sotto aAirol* * aAsh )■ 



uy Google 



iUiiP) lurap , bim radici, 

parlare eoMusamenle direfle rndici 
■'■Ip e lap, (cui Gì rJchiain* il 



latino loquor , Bono streltis 
parenti ; ora in lutte queste ra- 
sici la n appare additizia ; la ra- 
dice fonoainenlaltt s^ mostra ìtmr 
in uno de'suoi [.limitivi significali 
che fn ceriitiìente jri-'are, emet- 
Ure un, suono, pareiit« della qu»le 
sono poi le radici bai suonare, 
era, kpa-f, rn, kmft-d, 
Lls-d,bra-p, bla-p, gfcr, 

K' r, c'al-p, SR-p, l«-p, 
it-Mk ed altre numerose, che ci 
provano sempre più l'osserva- 
zione già ratta intorno alla pos- 
sibilità di ridutre a pocbisiinie 
classi essenziali le numerose ra- 
dici Sanscrite registrale ne' les- 
sici Indiani). 

Ulam radico, stancarsi, of- 
fiilicarsi , onde klàtita stanco , 
klama ( mascolino ) stanchezza , 
sf^salezia, fatica. (La radice I: 
stretta parente di frikui che ha 
Io stesso valore ). 

Iklav radice , temere. 

Klld radice , inamìdini, 
onde kllnna umido, onde il 
neutro klcda umore , il masco- 
lino kledan, klcda luna sic- 
come la umida, ossia quella per 
influsso della quale si crede clie 
la notte diventi umida ; ma 
klid , bllnd , nel suo signi- 
ficato di lamenlarsi si riferisce 
stia radice klad fvedil 

Hllf,klef radici torm&aiate, 
trmtagliare , vessare , tormentarsi, 
eisere tormentalo , onde il femmi- 
nino kliaht-l tOTtnenlo,' trava- 
glio, peso; il mascolino klef^ 
molestia. 

Kliba kliva come ng- 
geilivo, evirato, debole , impotente ; 
come mascolino, f «umuco. Sem- 
bra dall' Atharvavcd» che la 
castrazione sì Tacesse con lo 
schiacciamento de'lesticoli fra due 
pietre. E perciò la donna impre- 
cando contro il marito infedele 
grida : « ladra « con due sassi , 
gli schiacci i testicoli >; AU'euniKO 



sì lasciavano venir lunghi ì oa- 
pelli, onde jl suo nome di ke- 
^wm - Di bitba il neutro ' 
klihja o kliT^a impotensa, 
debolezza ; mollezsa , fiacchezza. 

Kva avverbio interrogativo, 
det»? Seguito di api o di eld 
in qualche luogo; bTae'it-kva> 
e'K i» ifnalum^ luogo; bvae'ld 
preceduto da na, in nessun 

KTaii> (si confronti le radici 
kan*, kun , «an*, svan ) 
radico, numari (il Ialino ratto 
si ri'er'te^ce qui ed a kaw come 
iwoHiiF* specialmente a STan). 
Quindi I mascolini kvaii'a , 
kTàii*R, i neutri kTaii*ana ; 
kvau'Ua suono , sonilo. 

KTatb radice.ruocere , CHide 
il mascolino kràtha decotto 
{ il tegua latino fu riferito alla 
radice pae', per la stessa analo- 
gia onde richiamai pnr« a bart; 
ina non ò impossibile che Ja 
prima forma di pae' sìa stala 
ktiiK' , onde avremmo una nuova 
e più |)erfeUa corrìEpoiidenza ooii 
l'italiano cuocere, ed una possi- 
bile parentela fra bratta e 
pae'). 

Kavcl» bri) bstavel ra- 
dici . andare, muoversi. 

Sànitvig' radice , andare dare. 

Kflhn*a (come pare, di un 
printitita Mlùban-a od ab- 
shaii'a. mascolino e neutro, 
batter d'occhio; momentino ; ijuat- 
tro minuti; momattta come occa- 
sione; come opportunità; una delle 
pHiwipali fati iunori; quindi l'av- 
verbio kaiiaii*ain sulF istan- 
te , subito ; l'aggettivo kshnn*!- 
ba momentaneo. 

Ushawnda (spiegalo sip- 
come quella che concede un mo- 
mento di libertà ; ma siccome 
questo momento di liè«ci» ohe la 
notte ci concede mi sembra un 
po' troppo lungo, cosi col rispetto 
dovuto agli autori del Daionorìo 
Petropolitano , pasciamo sopra 
questa affrettata etimologia e di- 
chiariamo di non Mperne nulla , 



t^CÒOglc 



sebbene ci sembri motto pia pro- 
babile, volendo proporre una 
etimologia nostra, che ksban*- 
ada come notte valga la umida, 
dal signiticalo di acqua ciie tro- 
viamo pur dato alla voce ksha- 
nada e dall'analogia di kledan 

Kropriameiite r umilia che vale 
I luna , e di Itahair» una 
delle principali («si lunari, poten- 
dosi forse confermare- questa 
nuova, ma pur dubbia interpre- 
tazione. 

Hsban, kahan» kslil, 
knkln*, kstai radici , ferire, uc- 
cidere. È analoga la radice ksbad 
dividere, tagliare , sbranare , com- 
bntlere. Ónde se alle prime radici 
sono da riferirsi le voci kslia- 
ta f come aggettivo, ferito , roHo, 
distrutta , come neutro , ferita , 
distrazione contusione , kshata- 
g'vk neutro , il sangue che spiccia 
ossia propriamente il sangue che 
nasce da ferita , ksltatl ladislru' 
ztonc, {"offesa, a kshad sono forse 
da riferirsi i mascolini knba- 
trae kakatrij'a (spiegalo pu- 
re di kshi , nel suo primo senso. 
ferire, nel secondo , signoreggiare) 
il distruggitore , il combattente , il 
guerriero, che diventò quindi il 
signore , il re. 1 guerrieri ossia i 
distruggitori costituirono nell'In 
dia Brahmanica la seconda casta , 
cbìaraata essa pure ksbalpa o 
ksbaCrj'a, voci che valgono 
quindi pure la signoria , la pò- 
ftitisa. Lo kakatriya o guer- 
riero si considera come nato dal 
braccio destro di Urabman , 
concepimento di una mitologia 
postuma e grossolana, per giu- 
stiDcara non solo ma consacrare 
la forza che era nelle mani della 
casta guerriera. Già negli inni 
Vedici , come vedemmo sotto la 
voce kp'isht'l , sono ricordati 
i guerrieri come stabiliti in ca- 
sta , come seconda casta ; ma 
notammo anche più volte come 
molti Inni Vedici siano di fattura 
comparativamente recente e nati 
in una eti nella quale gli Ario* 



Indiani si trovavano già costituiti 
sopra ie rive del Gange. Lokcha* 
(rifa ha nell'India pieni poteri, 
salvo il diritto del brahmano , 
come nel nostro medio evo si la- 
sciava ai feudatari laici ed eccle- 
siastici e poscia ai comuni piena li- 
bertà, salvo ora il diritto dell' im- 
Ceratore, ora quello del PonteQce. 
kabatrlj-a ebbe, in alcun 
tempo, la prevalenza sopra la ca- 
sta sacerdotale; gli inni vedici 
stessi , ove sono messi talora in 
caricatura i brahmani , sotto la 
forma di rane, [vedi inatt<d*il- 
ka) e le epopee , che ci presen- 
tano in opposizione fra loro due 
Hàma, un ItAma bràbmanlco 
e un liÀma guerriero, attestano 
il contrasto fra una casta e l'al- 
tra , la lotta che dovette in 
alcun tempo tenerle divise , e 
finalmente la vittoria de' sacer- 
doti sopra i guerrieri. Vinti i 
guerrieri, anche il loro Iddio Iii> 
dra, come abbiamo già veduto 
soccombette o , per lo meno ce- 
dette il posto sd altre divinità 
meno bellicose e più gradite alla 
trioiifdnte razza sacerdotale; al 
quale finalmente venne a recar 
nuovo splendore Buddha che, 
vissuto no, si suppose nato di 
casta regia e, in ogni modo, fu 
creazione di questa razza. Cosi pu- 
re furono knbatrij'àa o guer- 
rieri varii poeti Indiani, fra gli 
altri il più eminente, il re tpi- 
dpaka, autore di quel gioiello 
di dramma che é la Hr'le eb'a- 
ka<-lkà - U«ha(rànTay a è, 
nel Ildiinà7an-a, la famiglia dei 
guerrieri; il Femminino k«ba- 
travidfà é la sdenta militare; 
kshatraniadbye, in forma 
di locativo avverbiale, vale, presso 
il HfkliJihbàpata , in meiso 
alla miliiia , in mezzo al campo 
de" guerrieri. 

Kshap radice , gettare (vedi 
ksblp); mortificarsi, avvilirsi, 
far penilenea , vivere di privazione; 
ondei femminini kshap^kaba* 
pà la no»e , k«h«iiaa>« , come 



i^ndtyCs^OOglc 



«67 



aggettivo, pmitintf , come neutro, 
penitenza kabaimn-nka ma- 
scotino, ti penitente, il mendicoHlt 
Buddhistico {che va nudo] , e no- 
me proprio dì an sutore fiorito 
alla corte det re VIUmaiàdU 
>ja. - Posto che il Ialino crepuicu- 
lum si abbia, col Bopp, a richiama' 
re alla radice luhap , parrebbe 
essersi inleso dapprima col acme 
di creDUScolo solamente rimbru- 
nirsi della sera e non ancora il ri- 
schiararsi del mattino ; ma è uopo 
confessare che ia queetioGe ri- 
guardante i crepuscoli e i due 
Acvini supposti loro rappreseD- 
tanti ha tutta la incertezza di una 
luce crepuscolare. - KshMJi* 
kttp» (propriamente, quéUaeite fi> 
lanolle) viene, al mascolino, chia- 
mata la Urna. 

Ksham radice , topportare, 
tollerare , pasienlare , lasciarti , per- 
mettere , consentire , perdonctre , [la 
stessa analogia ideale é nel nostro 
lingua^io) ; reeistere , baalare a. - 
Quindi il femminino kstanna la 
terra siccome quella che porta e 
sopporta) , l'aggettivo kflbama 
patieTtte , tollerante , in istalo di 
sopportate, atto, adatto, conve- 
niente , il femminino kabamà 
la pazienze, la tndlerama , la in- 
dutgensa e la terra , i! maecolino 
luliwiun|Mktl ti f^nor della 
terra, cioè, iJ re, gli aggelttfi 
hshamjiraiit e kàhawrin 
fornito di pasiensa, pasiente. 

Ksbamp radice sopporUve , 
potere (vedi ksham) ; le si at- 
tribuisce pure H valore di «pon- 
tiere. 

Ksba^n mascolino ; come dì 
re noi abbiamo fatto reggia , la 
casa del re , cosi qui abbiamo di 
kshi dominare ( nel suo primo 
significato distruggere, offendere, 
combattere , il primo dominio es 
sondo nato per la violenza) kaha* 
ya il dominio , la signoria , la casa 
del tignare, la casa semplicemente, 
la dimora. La stessa analogia idea- 
le ci offre il vedico e sanscrito 
•kun» ( latino dmnus ) la cata 



dalla radice dast. onde {loj il 
duale dampaCi t( marito^ « la 
moglie come ligmri deUa eaea. - . 
Ha k«ttl , prima di decornare 
avendo significato offendere , ferve, 
distruggere , eombattere , il signiB- 
cato più usuale dellarocekiilu^ 
7» in Sanscrito è dutrusJone , 
caduta , rooina , perdita , diminu- 
9vme, consumazione. - Quindi l'ag- 
gettivo kshayln rovinoso , e ca- 
duco. È certo intima parente di 
k«hl espanso in kkltay ^ la ra- 
dice kshnr rotiinare e andare in 
rowna , scorrere , scioglierti , sfw- 
ntre , perire , onde kBhara, quale 
aggettivo , caduco, fragile , quale 
neutro, acqua (siccome la scorrente) 
e il tarpo (siccome quello che si 
disfà) quale mascolino, la nuvola 
(siccome quella' che si scioglie] , 
onde' ancora kah^ra qual ma- 
scolino , il vetro, oome fragile, fi 
nitro , come queUo che brucia ; 
come aggettivo, salato, che brucia; 
di kaliar è un raddolcimento la 
radice kshal nel suo senso di 
acorrere; ma questa assume inol- 
tre i significati di lavare (quRsi 
^or andar via , distruggere ) e di 
raccogliere ( forse come raccoglie 
chi doma). 

KebA kafa&T radice fespao- 
dimento di kshl) andare in ro- 
vina . nwinare , bruciare. Quindi 
l'aggettivo b ■>>>■■■ consunte , 
diHrutto, arso, fatto etile, gra- 
cile, debole , fiacco. 

Kabtk femminino loonfrontisi 
k«baf a) la dimora , tabitasione. 

KsbJtttra neutro, sercùto, 
servidorame ; la gente del re |dt 
ksbattar mascolino che spie- 
gasi come il nato di uno kaha- 
trljra e di una fàdH» o di 
una kshatrijrk ed un f àdPM} 
adoperalo quindi a varii servigi, 
come quello di portinaio e di 
cocchiere ; ma nella lingua re- 
dica lo ksbaMar vale propria- 
mente colui che dioide , colut ehi 
fa le parti). 

KataàtF» . come aggettivo , 
appartenentt ad t - " ' 



33 



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oppure alla classe degli bsli»- 
fai ) come neutro , la classe 
stessa degli luib»lra> 

Ushiknto (di kabnoi) Bg- 

gstlivQ, paziente , tollerante ; cosi 
il femmiaìDO kiihàntl vale la 
■pasiema. 

Kshl radice, distruggere, 
rovinare , uccidere , consumare , 
cade lufain*» aggettivo, di- 
strutto, consunto, estU (ma si dà 
pure equivalente uua radice 
kshlu- kabiu] ; signoreg- 
giare , occupare , stare in possesso , 
possedere, restare, abitare (per la 
stessa analogia abbiamo abitare 
da lucere, lif possesso e fabita- 
stone ide 11 ti beandosi ). Quindi 
ksliayn, che già vedemmo, di- 
jtrusioné, ed abitazione, kabl fem- 
mÌDÌDo distrusione , scomparsa , 
afritasÙMu , ksbit mascolino , si- 
gnore, abittUore ; kshltl femrai- 
DÌno , come ossitono , dimora . 
terra, regione, jmpolo (nel B'Ig- 
Tcda son ricordate cinque 
kshitl; veggasi sotto la voce 
kr'IsbW equivalente), e come 
parossitono, distrusione, rovina, 
ksbitlcc'a mascolino , ^albero 
(come nato dalla terra] ; kshl- 
(Ideva mascoliuo, tire, come 
dio deUa terrai ksbltMeTntJi 
femminino, if Ar^Amano (siccome 
la divinità delta terra) , kshltl- 
dbara, bBÙKIbbrlt ma- 
scolini , u monte (siccome quello 
che porta terra}. 

Usblp radice, gettare, lan- 
ciare , buttar giù , lasciar andare , 
lAballere , distruggere , offendere 
(per la mediazione di slcip , il 
Kuhn riferì qui, seguendo il 
fiopp che primo accenna a que- 
sta etimologia , le voci latine 
■die-sipo , ob-sipo, in-sivo, supare, 
a conferma della quale etlmolo- 

Sia vien fatto richiamo alla chiosa 
i PauUua: a Supat iacit, unde 
dissipat djsicit; et obsipatobJcit, 
et insipat, hoc est Inicil 3. ■- 
Quindi kcbippa, come agget- 
tivo, agile, snello, celere, come 
mascolino, nome proprio di un 



figlio diKr'hibu*» , come neu- 
tro una misura di tempo equi- 
valente ad !Ai di mabùrte ; 
la parte della mano e del piede 
che sta fra il pollice e l'iudice; 
kcblpnim avverbio , celere- 
nenle, presto, subito; luhepa 
mascolino, il getto, il gettare, 
rabbattere , l'abbassare , il dispres- 
*o, il biasimo; k«bepan>a 
neutro, ti gettare, l'affrettarsi, 
il compiere; la balestra; k«li^ 
pan*i7M neutro balestra , fionda ; 
ksbetar mascolino, gettatore; 
k«beplsbtb*a e bsbepì- 
jUÈÈ'm sono il superlativo e il 
comparativo di kablpra. - La 
radice kablp. (v. pure kiibap 
e ksban) dove la sola p è 
sua caratteristica additizta si ma- 
nifesta parente di kshl. 

Mmbtv, kabÌT, «hi-lT, 
«bt>ÌT radici , sputare , vomitare 
(probabili onomalopeie, ma pos- 
sedute già io comune dalle varie 
genti ariane , onde può qui essere 
comparato il latino spuere , che 
nei dialetti Pedemontani , suona 
tpiivé quasi spwé, simile al vec- 
chio (edesco spiw). 

Ksbira mascolloo, latte, 
aequa; succo delie piante; quindi 
l'aggettivo kahirln latteo. 

Kshìva aggettivo, ebbro, 
siccome quello che vomita (vedi 
kablv), onde il femminino 
kshivAtà tebbressa. 

Kabn radice onomatopeica 
starnutare (conservala pure fra 
le nostre onomatopee) ; quindi i 
femminini k»ba(, ksball e 
il neutro ksbuta h starnuto. 

Kshu neutro vedico, cibo; 
quindi l'aggettivo vedico k«hH- 
mant fornito di ciii, ben pa- 
sciuto , forte. 

Ksbiid radice , battere, cal- 
pestare ,fare in pesai, onde l'ag' 
gettivo kabudpa basso , umile , 
vile , piccolo , volgare , tristo , cat- 
tivo, il femminino kshndrii 
una mah femmina, e l'ape (sic- 
come piccola) onde il neutro 
" " ' " tì fflìefc. 



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r fame , essere 
affamato , onde i fernminini 
ksbadh, ksbadbà la fame, 
il mascolino kshndfaaniiki'A 

la morte per fame . e l'aggetliYO 
kshadbMN affamato. 

Ksbnp» mascoliDo, arbusto. 

Hsnbh radice, agitarsi y 
commuoversi, turbarci ; come cau- 
salìvo, agitaTe. Quindi b«hub- 
dh» e kshnbbltn aggettivi 
participiali , commosso, agitato, e, 
come mascolino, il bastone con cui 
si baratta il burro , ksbulih 
remmìnino, scossa, colpo,tL*l>o- 
bba mascolino , il turbamento , 
Fagitasione. 

Kabumjt femminino , il fino 
pomune. 

Ksbar, kbar radice (si 
confronti kitr , kiu^) taglia- 
re; scavare ;. grattare ; quindi 
il mascolino ksbarn il coltello 
(ancbe, al femminino , k^hupì) 
e f unghia (per Funghia, tuttavia, 
occorre più spesso la forma 
khoro] e appellativo di varie 
piante, fra le quali Fasteracan- 
tka longifdia Nees, il mascolino 
ksbarapra una speàe di dar- 
do, il mascolino kshurln ti 
barbiere, il neutro ksbAurA 
il taglio dei capelli o della barba. 

KsbctrK neutro , terreno; 
campo ; luogo ; regione ,* terra sa- 
cra; il ventre materno paragonale 
ad un campo che si feconda , 
H luogo della generasione , il luogo 
di nascimento ; il corpo , come 
terreno , come campo , come 
luogo, -come dimora dell'anima, 
la (piate viene , perciò , al ma- 
Ecolìao , chiamala kabctrog'- 
n'it ossia conoscitore del corpo , 
ossia conoscitore del proprio do- 
minio, arbitra di sé slessa, si- 
gnora dei sensi. - Come noi di- 
ciamo fyUo naturale, figlio delia 
natura , il tiglio illegittimo , cosi , 
io Sanscrito viene, al mascoli- 



no, chiamato kcbetmis'» os«ia 

noto dal ventre malerno , il fan- 
ciullo che non ha per padre il 
marito di sua madre e che in- 
vece si generò da uno straniero. 

K^bemn (di kablj come 
aggettivo , fermo , che sta al suo 
posto , tranquillo , sicuro , come 
mascolino e neutro , liitnora , 
riposo, tranipnltità , sicuressa , 
contentezza. Quindi l' aggettivo 
ksbemnktuw o ksbcmno- 
knra che fa tranquillo , che dà 
la tranquillità , rassicurante , e 
l'aggetlivo ksbeain tranquUìo, 
soddisfatto. 

K«b*y (vedi kabàj. 

KMbou'ì e kshfcnn'i fem- 
minini. Crede il Dizionario Pe- 
tropolilano che il primo signid- 
cak) di queste voci sia stato 
quantità, massa, schiera, onde 
poi sarebbero venute a espri- 
mere la terra, lo perciò con- 
fronterei qui la voce nkshit- 
nblii'i). 

KshAama neutro , kshà- 
«mi femminino , lens\ ' 
nolino (siccome fatto d 
■uà). 

Ksbn*a radice , affUore , 
aguzzare , onde l'aggettivo ks- 
tan*Dt aguzso, il neutro ks- 
bn'otra la pietra dell'arrotino. 

Uslimjk femminino, laterra 
(appare come sincopato di ksbii- 
mà). 

KsbmAI radice , tremare , 
e , al causativo , far tremare, 

K«hittM radice , far Foo- 
ckietto ( il Bopp spiega di ab- 
sbft -*• mìl equivalente). 

KabTld' radice, emettere un 
suono , risuonare , urlare , ruggire ; 
inumidirsi , sudare , versare umore 
(sì confr. avld cui si lega il 
latino sùdor). 

Kstavcl radice , saltare , 
giuocare , onde il femminino. 
kstavelUUk , giuoco, scherzo. 



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Kh 



Kh la coasonanl* aspirata che 
appartiene alla gutturale k; Del 
latino rispoDde ora una e, ora 
una q; talora pure una cft (che in 



aspiraEìone). Qui4idi, per esemplo, 
dalla radice lùkhj scrìtta pure 
knkkh e khakkh cbe vale 
ridere e »gkyitassare abbiamo il 
latino cachinno (per-eeUo, presso 
per-cuI-MJs ci offre pure la pa- 
tataie invece delta primitiva sua 
corrìspondente eutturale ; vedi 
lihit>*a ; come il Sanscrito ci of- 
fre kliat*(* presso eta'nd y 
khad presso ch'M oc. ; vedi 
kkal»). 

Khn mascolino, il soie; 
come neutro fdt kiHui icMore], 
caverna , apertura , buco ( e nel 
corpo, la cocca, ójj orecchi, le 
narici , gli occhi , gli organi deUa 
secresione e generasione) , il vuoto , 
lo spazio , forM , il cielo. - lì fem- 
minino khà vale fontana , pozso, 
cisterna. 

Kbukkh radice (redi la vo- 
ce kakk ec.}. 

KhBitik, kluieooiik, kli«- 
c'nr», come aggettivi, andante 
in aria, come mascolini , tuceeUo 
(la prima e la terza voce ancora 
ti vento e H sofe siccome quelli 
che vanno per Paria). 

Khnc' radice, emtrgere, «pfen- 
dere , essere valido, versarsi fìtori, 
essere pieno da versare; legare. 

Hhnc' radice, urtare, agi- 
tare; quindi i mascolini kHttftm, 
e ktaac'Hka , il femminino 
khaic'jt, il mestolo, H frwOo 
(propriamento ^agitatore). 

KliMo'g:' radice , zoppicare 
(propriamente ballare) onde gli ag- 
gettivi khau's'a , bHmm'g'»- 
bt zoppo, ijnascolini kluui's'a- 



kela, Ukw'c'**"» > khan' 

g'anaka la cutrettola, la batti- 
coda, l'uccello che noi chiamia- 
mo la ballerina. 

Kh«t* radice , desiderare. 

Kliat'» mascolino, Jkgma; 
accetta; aratro , battitura. (II senso 
proprio della radice khat*, onde 
kliat*a è derivata sembra es- 
sere ferire , colpire, la quale io ri- 
ferireì quindi alle radici kbad* 
khaii'd- ) dividere , rompere . 
khad , kad colpire , uccidere , 
le quali alla loro volta si mani- 
testano strette parenti di eh'ld 
dividere , tagliare, scindere, suo cor- 
rispondente etimologico , khnr 
tagliare , knt-t*, fèndere, scindere. 
Per tutti questi riscontri , io com- 
paro qui le voci latine quatto, per- 
eul'io , con-cut-io , con-cuf-co , 
per-cid-stu , diyw-cei-o, per-cud^ 
ere ; osserviamo qui lo scambio 
già più volte notato fra la cere- 
brale dentale e la linguale v 
parente poi di tutte queste radici 
si manifesta la radioe kart ta- 
gliare ; coi già riferimmo cutter; ed 
evidentemente la radice primitiva 
la radice nella sua forma più sem- 
plice è kap; la t le appartiene 
come determinazione dell'agente. 
Kar si modiSca in kal cbe ha 
il valore di agitare, conquassare e 
in kbar tagliare ; kal si cambia 
quindi con kad, kad io kfaad, 
e le rìmaneoti forme non sono 
che deboli varianti più genuine 
o più corrotte di queste). 

Khat-I- coprire ( questa ra- 
dice si manifesta stretta parente 
di khad-, icnn-d « chad ra- 
dici equivalenti ). 

Kliat'Và femminino , il tetto 
{ di non chiara etimologia ). 

Khad* (vedi kha«-a). Quin- 
di , il mascolino klukd*^», pro- 



uy Google 



361 



prìamente ti fendente , così chia- 
mansi la spada, U corno (Ulrmo- 
emmte ed il rinoceronte slesso. 

Khaii'd'tk, come aggettivo , 
rotto, come mascolino e neutro 
( di kliHii>d- ; vedi khat-n; 
questa analogia conferina il mio 
raffronto di pars con kart ] 
parte , pwsione , trono , gruppo ; 
cosi il neutro khau-d-nnw vale 
rotiura , ferimento , divisiotie ; co- 
me poi si adopera, nel nostro 
linguaggio , la voce rottura per 
separazione , così khaii-d-nnn 
oltre a roMura vale ancora sepa- 
rasione , apostasia , ribeltione. 

Khad (vedi kha«*a ) , e 
inoltre la radice vale ancora es- 
sere duro; quindi i| mascolino 
khadfra ^ T albero conosciiilo 
Della scienza sotto il nome di 
OQacia fatechu ^ o mimosa ealechu, 
I) cui legno é durissimo e dal 
quale sì estrae il succo astrin- 
gente ka(*u (vedi] 

Khan radice , scavare , onde 
abbiamo il neutro kha il vuoto 
e r aggettivo khana scavante 
( Io , per la mediazione di una 
forma primitiva kvan comparerei 
qui il Ialino -van-us , van-esco, 
come nella voce tj<in9a = khaiii- 
tra vedrei quella che scava. 'il 
Bopp confronta qui le voci la- 
tine cuninjfus.canafisj- Di khan 
abbiamo il mascolino khanaka 
scavatore, zappatore e per la slessa 
analogia, cne ci presenta il la 
tiuo fossor. il ladro; il neutro 
khanana lo scavo, lo scovare , 
i femminini khanl e khàni 



, la n 



, ila 



khanltarlo scotiatore, 

tore , il neutro kbanltra la 
marra , la vanga. 

Khanih,ganib,8'hamhj 
«'amb radici , ondare [ clie si 
riducono tulle alla più schietta 
radice Cam, apparendo la b 
come additìzia, probabilmente 
della stessa natura del p che 
forma i causativi). 

Kbara , come aggettivo , 
tenace, duro, ocre, acuta, oMo 



(si conrr. bhadira sotto khad 
come mascolino , roiitio (siccome 
quello che k caldo , ardente , sen- 
suale , come le favole e le novel- 
le indiane ce Io descrivono, e 
com'esso è veramente ne' paesi 
meridionali] , appellativo di vari! 
personaggi mitici. ~ 11 femmini- 
no khan è la somara. 

Kharg' radice onomatopeica 
come il nostro equivalente scric- 
chiolare ; khars' = kary' 
vale ancora tormentare; e final- 
mente onorore , purificare. - Dal 
E rimo aigniflcalo di karg:' ab- 
iamo Forse il femminino kar> 
K'n e il mascolino knpg'àra 
la palma selvaggia; dall'ultimo, 
a quanto pare, ì neutri kap> 
g'nra o karg'Ara l'argento. 

Ktaard radice, mordere. 

Ktaarh , garb , shA'''> » 
c'arb (si confr. khamb ec. , 
kar, kal, khal , e'ar, e'al, 
li;al, «'al, ec. equivalenti ra- 
dici, andare (abbiamo quindi 
quattro ordini di radici: kharb, 
khamb, kar, gain, equi- 
valenti , le quali tulle assai pro- 
babilmente trovano la loro unità 
ed identità iti una comune pri- 
mitiva radice bilitera;. 

Kharba o kharva, come 
aggettivo, scorciato, monco, pic- 
colo , etorlo, storpio ; il Ialino 
curvus { francese eourbè) fu pa- 
ragonato al sanscrito e'akra 
[radice kar) ; ma forse cursus 
vorrà meglio riferirsi a kharb 
andare , andare per istorio. ~ Co- 
me neutro, la voce kharvn si- 
gnifica un Wìione, dal signi- 
ficato di elevarsi, insuperbirsi 
che si attribuisce alla radice 
kharr. 

Ubai radice muoversi (confr. 
kal, e'al); racoogliere. 

Khnia , come mascolino e 
neutro (forse «jual luogo di r^ 
gio) capannucàa (fu qui compa- 
rato il latino ceila] ; come masco- 
lino soltanto, pasticcino ad olio 
(sia per kbaa-a , di khad-) 
ttomo tristo, uomo vUe^ (forse 



i,L.ooglc 



come vagabondo) ti soit (come 
Fatidante, Perrante). 

KhalD congiunzione [talora 
particella . pleonastica] che ha 
spesso II valore affermalivo del- 
fenim, etenim e riservativo del- 
l'atgui latino. 

Khalus' ma se oli no, oscurila 
lllBopp ha già comparato qui il 
[aX\aocalig-o). 

lUialllt-H , LbalUt'a , 
khalntl, khalTJlt-H, kiilva 
aggettivi , calvo (che fu già etimo- 
logicamente comparato dal Bopp). 

Khav radice , equivale a 
khae' (vedi). 

Khaab (conTront. k«hl , 
kshad ) radice , offendere , feri- 
re , uccidere , (si danno come 
equivalenti le radici kash , 
S'ash , e'aah , ch'aab , 
S'a«h, sb'asta , sb'àsii). 

Khàm'd'ava mascolino , 
Siiccherino; e nome proprio di 
luogo , e specialmente d'una fo- 
resta sacra che, presso il Ma- 
hàbtiàpata, viene bruciata da 
A|[nl ; qui ancora la stoffa della 
leggenda è tutta mitica. A|;nl, 
presso a morir dì consunzione, 
se ne va a Braliman e gli do- 
manda aiuto; Brabmati gli 
concede facoltà di consumare, 
con le sue fiamme la foresta 
Khjia-d-aTa e i suoi abitato- 
ri. A(nl si slancia, aiutato dal 
vento; la foresta va in fiamme; 
ma gli elefanti con le loro pro- 
boscidi levano acqua e la gettano 
suir incendio ; i serpenti scarica- 
no l'acqua che è nelle loro teste. 
Evidentemente qui l'albero mi- 
tico , il Kalpadrnma è di- 
ventato una intiera foresta. Il 
fulmine è Agni consumatore , i 
demonli sono i serpenti ; e la leg- 
genda è una delle più interes- 
santi che io conosca fra quelle 
riferite nell' epopea. - L' incendio 
si estingue. Anni se ne ritor- 
na mortificato a Bpabman e 
gli racconta l'avvenuto. Allora 

'"""" " "" '" sapere che 

I sono di- 



scesi in terra sotto le forme di 
Kr'lsbn-a ed Arsfona; si 

rivolga ad essi per distruggere 
la foresta Hbàn-d-ava. Aleni 
si reca presso i due eroi. Ap- 
g'ana è soddisfatto nel suo amor 
proprio ; ma domanda lulte le 
armi meravigliose che gli occor- 
rono, per la grande intrapresa 
contro i serpenti e demonii della 
foresta. Agni si fa imprestare 
le dette armi da Varan*a , Il 
cielo coperto di nuvole, avuto 
come misterioso e fatato , e 
le consegna adi eroi, fornen- 
doli di tutto il necessario. La 
battaglia incomincia , e la foresta 
in preda alle fiamme vien com- 
parata al monte Heru cui la luce 
del sole investe: si compie nella 
foresta una strage inaudita. Il 
fuoco sale fino al cielo: gli Dei 
se ne spaventano. Allora Indra 
vuol salvare II KhJkn-d'ava 
e fa cadere una pioggia abbon- 
dante. Ars'ann co' suoi dardi 
dissecca le nuvole. Tutti gli Dei 
allora si armano. Arg'ana e 
Kp'lsbn-a scagliano le loro 
armi contro gli Dei. Gli Dei 
finalmente , esausto ogni loro 
mezzo di combattimento si danno 
alla fuga. Amplificata , e messo 
Intlpa fulminante sotto forma 
di Kp'Ubn-H ed Arg'nna in 
contrasto con Indpa pluvio, 
questa leggenda è ijuasi per in- 
tiero negli inni Vedici. La nuvola, 
ripeto, e la foresta; il fulmine 
èAgal, i demoni sono gli abi- 
tatori della foresta. Indpa, nel 
nilCTcdM, fugge ; qui, distrutti 
ì demonii, consumata tra fiamme 
ed acqua la foresta, tutti gli Dei 
si volf^DO in fuga. - La preziosa 
leggenda fa parte del primo li- 
bro del Hahàbhàpala (81 4S- 
8330 ). 

KbMa neutro , fbssa ; ca- 
vità. 

Ktadd radice, (anche kbad; 
vedi kheC* J mangiare, divorare, 
sbranare. 

~ (vedi UuwJ. 



t,L.ooglc 



Kblt* radice , temere ; spa- 
ventare. 

Kbld radice , colpire, tormen- 
'«"^ . o/piggere ( vedi khad e 
eb'ld); qui lìdi iLhina» stanco, 
rotto , languido , afflitto 

Uhludaka , khindhi 
mascolino, cosi cliiamalo dagli 
indiant nel secolo decimoquiato 
r astronomo e m4teniat>co arabo 
AlkJndi. E^\i , come i suoi se- 

Euacì, erano mollo studiati ma 
I vera personalità di questi ul- 
limi ci sfugge , poiché dagli In- 
diani sono designati soltanto con 
gli appellativi seguenti: Kftolta , 
Khalta/culla , Khuttìrija , Romaka, 
HiUàc'a f vedi Weber , Indische 
Skisten). 

Khlln mascolino e neutro, 
vuoto , landa , paese deserto e sel- 
vaggio ; il vuoto che si lascia in un 
liÈró , il sufqttemenlo che ripara a 
questo vuoto ; F accessorio , come 
parte vana. Tali furono conside- 
rati gli undici khlla o bltl- 
l^a Tìkliiktalljn, che esclusi 
dall' nnnkrAoiaii*! di ^àu- 
nakR, ammessi, invece, in quella 
di Kàlyà^Biiit , occorrono in 
appendice al Riveda. Gli un- 
dici T&lakhllja non dove- 
vano essere noti a ^àaiinka 
o, essendo, egli, per ispirito di 
aetla, non il aveva voluti con- 
sacrare nel suo indice. Né questi 
saranno stati i soli inni Vedici , 
per negligenza o per mala fede 
obliati dai raccoglitori; a noi 
basti che offrono carattere di più 
remola antichità tutti gli inni 
vàlakhllj'H che molti Inni di 
carattere bràhmanico , 1 quali 
entrati nella grande raccolta si 
tradiscono contemporanei del rac- 
coglitore, e forse opera loro o 
della loro scuola. 

Klia radice, suonare (aspira- 
zione dell'equivalente ka=kùj. 
f radice, rubare. 



lUind* khwfd' radici , 
coprire [ma khoun'd* anche zop- 
picare j. 

Hhnra mascolino , aunghia , 
siccome quella che rompe , che 
gratta , che porta via , cm tagha 
(di khur = ksbnr). 

Kknrd, khòrd, garA 
= kHrd ( vedij. 

Kbec'ara mascolino , uc- 
cello , 'come andimte per l' aria, 

Khel* radice , mangiare (vedi 
ktaàd , khad ). 

Khi^da (dikbld tormenta- 
re , affaticare) mascolino , dolore , 
abbattimento, stanchessa. 

Kbel radice = kel, kvel, 
kshvel j ed) e'al , vaciUare; 
quindi I' aggettivo kbcla vacil- 
lante , l'avverbio sakbelaiM 
vacillando, il neutro kbclana 
il vaàllare. (si confronti kbot*). 

KbcT radice =kcT, g^*, 
flev y «CT > curare , sertiire , 
attendere a. 

Uìkot- , kbod* , kbor , 
khol radici, so}^care{si con- 
fronti khcl). Quindi gli aggeU 
livi khod-a, kbola (pel solito 
scambio fra la dentale o cerebra- 
le e la liquida r o I ) »oppo. 

Khfà radice ,dire , celebrare, 
nominare , essere celebrato , essere 
rinomalo. ( Bopp recò qui in con- 
fronto il Ialino in-quam , di un 
primitivo in-quiam; forse la voce 
cla-m-o è pure parente di questa 
radice; lo scambio fra le due se- 
mivocali y e r o I è abbastanza 
irequente nello slesso Sanscrito ; 
COSI è , per esempio che il Weber 
spiega il nome f aksba dalla 
radice rabhsh ). - Quindi il 
femminioo kb^Ml menzione , 
gloria (di «pu ) , cele-brità (che 
richiamo alle radici kar,kMl 
nel loro senso di suonare, cele6rar<), 

KbjÀpaiiM [ dal causativo 
kbjàp di kfayà, neutro, men- 
sione, ceieÈroatone , notificazione. 



t^Cooglc 



CI la gutturale sonora cbe 
risponile atta gutlurale sorda b, 
della quale è liglia. Corrisponde 
ordinariamente in latino una g, 
talora jiure una e , ma è pia 
proprio il dire che una tale e 
corrisponde alla k originaria , 
dalla quale la ( sì è svolta. 
La h passa talora in ]> e t; la 
g in 6 e d, ossia alla gutturale 
sonora risponde una labiale e 
dentale sonora, come alla guttu- 
rale sorda risponde una labiale e 
dentale sorda (cosi pure in greco 
kis = (15 , Géméter = Dèméter ; 
per le laliiali le lingue itallGhe 
ci ofTroDO i noti esempi di ^5 
= go , di petur umbrico = latino 
qualuor, lituanico keltiri che ci 
offrono forma più antica dell' iu- 
diano c'atur). 

6a aggettivo (che si appoggia 
alla radice gk andare] in tine 
di composto vale muoventesi , 
andante; aggettivo (di gfc canta- 
re) cantante , e , come mascolino, 
uà KKndbarr» siccome mu- 
sico celeste ossia nuvola sonora; 
come neutro , il rxmto. 

finffnirit (di incerta etimo- 
logia) neutro , furia , lo spasio 
aerea. 

Gncsh radice , ridere (si 
confr. kabkb , khttkbh). 

Kanic^ (come pare, dalla 
radice snm raddoppiala] Tem- 
minino , nome del fiume più 
venerato dell'India, il Gange, 
intorno alla origine del quale 
furono tessute varie leggende. 
Secondo il BJimàraa'fi , dal 
monte HinmvMit e dalla mo- 
glie di lui Mena, figlia del 
monte Mera nacquero due 
figliuole bellissime, la primoge- 
nita delie quali la ninfa daa- 
lA; la seconda Umikt la prima 



diffuse a purificare i tre mondi 
{onde vien chiamala tripatb»- 
gk ; questi tre mondi sono il 
cielo , l'aria e la terra). A spiega- 
re l'opera sua fecondatrice nar- 
ra il Ràaaii7an>a che Ay hI (il 
fuoco) versò in lei il proprio seme ; 
ch'essa ne tremò tutta e non po- 
tendolo contenere lo lasciò cade- 
re sopra la terra che ne rimase 
cosi fecondala , essendosi il seme 
trasmutato in oro ; in quella oc- 
casione e da quel seme il RJl- 
m&yaik'K fa pur nascere il Dio 
Kamfcm. (Vedi sotto questa vo- 
ce e sotto dao-n). - Nel Hnhk- 
bhjkrata la C>Àng:J» cade dal 
cielo , e si divide in tre parti; nella 
terra discende per far piacere al 
re penitente BJbtif intth» , 
(onde il nooie del ramo BhJi- 
■irathì) ch'essa accompagna 
fino al mare, innaffiando con le 
sue onde le sepolture de' 60mi- 
la figli dì Sugara avi di 
luì , dal quale e «a viene adot- 
tata come figlia, acqua purifica- 
trice e però acqua funebre de- 
stinata a lavare tutte le colpe, 
tutte le impurità de' morti ; i 
figli ili Snc»r« senza l'acqua 
del Gange non avrebbero potuto 
entrare nel cielo. Ed eccoci con- 
fermato dalla leggenda l'uso delle 
sepolture nel Gange , considerato 
come purificatore. Le relazioni 
fra la GnDS» e BhasiFatba 
riprodotte nel ni»Maà;an*w, 
fra il quale per queste leggende 
del primo suo libro e il Hab^ 
b barata (Vanapairva, dalla 
nascita di Sàmara 833) , fino 
all'ingresso della CaAgjt nel 
mare , 9964) è una mirabile cor- 
rispondenza ; nel BàaB&ran'a 



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««6 



tali leggflDde si mostrano pia 
polite e più scbietie, ma più 
lievi forse, e si rivelano forse 
più facilmenle opera d'arte ; nel 
■hthklihàniCa invece più con- 
fuse, più indigetite, ma, per certi 
particolari , più ricche. La leg- 
genda fondamentale è la stessa, 
ma il HnhàbhJirata ed il 
Bkinàjwn*a la ricevettero 
l'uno e l'allro per una tradizione 
diversa; nessuno quindi potreb> 
be dire cbe li Hi»iiià7«ii'a 
tolse dal HnhJtfabJkrata o vi- 
ceversa , poiché vi sono partico- 
lari non artificiali ma apparte- 
neati a popolare leggenda che 
s'incontrano nell'uno e non nel- 
l'altro, e viceversa. -Il Gange si 
è calcolato nascere da un'altezza 
di 13,940 piedi sopra il livello 
del mare , e la WMmnnk che 
si Tersa in esso da un'altezza 
di 10,810 piedi. A cinquecento 
miglia da) mare il- Gange ha già 
una profondità di trenta piedi ; 
quantunque larghissimo, la sua 
navigazione i spesso interrotta 
da banchi di sabbia. Il deliache 
forma ii" Gange alla sua foce è 
quasi - intieramente inabitabile 
per le sue paludi , i suoi canali, 
i vasti canneti popolati da tigri 
ed altro fiere selvaggie. Quindi è 
detto , nel Htttajapiiràii'n , 
cbe il GRnge k inaccessibile in 
tre luoghi, neH'HnrldTàiti o 
&aMjCàdvarn (porla dalla quale 
vienfuori ossia si manifestai! Gan- 
ge) nel Prunàie» (siccome im- 
pedito dai monti T) e nella sua con- 
giunzione col mare, - Il ttabà- 
bhdiFata rappresenta ancora la 
ClnAKJk come moglie dell'eroe 
f^jtntann e madre dell'eroe 
Bhiishma — Gnnfcàkàla si 
chiama, nel Ràmà^aicn , la 
riva del Gange ; KaiiKàkshe- 
tra, presso Wilson, la striscia 
di paese percorso* dal Gange ; e 
l'uno e l'altro, come il fiume 
hanno carattere sacro; ma il 
daiiiAksbetpii si limita , 
oome luogo sacro ad una lar- 



ghezza di due bpvfB'daMarin ; 
fuori di questo limile il paese 
non é più sacro. Il Gange è ve- 
neratissimo anche oggidì dagli in- 
digeni, i quali eoniinoando a 
gettarvi i cadaveri de'ioro con- 
giunti generano esalazioni pesti- 
lenziali ; il Governo Inglese prese 
molti provvedimenti fn'<mntra- 
rio ; ma l'uso funesto non £ an- 
cora pur troppo estirpato. Altri 
niconvenienti reca il Gange per 
le sue inondazioni nel tempo 
delle pioggia , le quali poi gli 
danno, in certe parli, una vio- 
lenza straordinaria. La immagi- 
nazione Indiana volendo sìgnill- 
C4re il volume e la violenza del 
Gange concepì la leggenda di 
^Iva che pregato da Bttttgk- 
patha sostiene sopra la sua 
testa la ^iangik improvvisa- 
mente caduta dal cielo ; la ttan- 
(fk, è detta prima di scendere 
alla pianura , aver lungamente 
erralo fra le treccie de' lunghi 
capelli di ^Iva, con grande 
gelosia e dispetto di Pàrvnik 
la moglie del Dio. f^lTa è ntp^ 
presentalo come montanaro, come 
abitator de'monti ; egli , in que^ 
sta leggenda , rappresenta evi- 
dentemente il gruppo de'monti 
ohe il Gange deve attraversare 
prima di versarsi nella pia- 
nura. — Jl confluente della 
VaiHonà eoo la GaAsm é 
ritenuto dai nativi come un luo- 
go sommamente sacro, dalla san- 
tità delle due correnti e dalla cre- 
denza che per via sotterranea (co- 
me si favoleggiava del fiume 
Aretiisa in Sicilia) la sacra Sm- 
raaTa<i venisse pnTtf a mesoo- 
larsì con esse. Solamente non so 
troppo come si combini ildato 
del HatayR^paràirn secondo 
il quale il detto l*rujkgm | sito 
frali confluente della VaMiaiiil 
con la dniiità) è ìnacceésftiite 
col carattere sacro dato a qoestV 
luogo e' specialmente alla cittk 
di Allakàbàd ( PratlsMICÌk^ 
■w, Pra^às*}. Dal momento 



3i 



t^Cooglc 



che una città vi esiste g vi è 
frequentata, il luogo non è pia 
inaocessjbile (a meno che sì trat- 
tasse di un altro luogo PrHyjtcN, 
il che mi sembra improbabile , 
o pure , presso a tal luogo siano 
yeramenle passi impraticabili ; 
il che per ora non mi consta). 

dKc'e'h radice che sostitui- 
sce, ne' tempi speciali , la lìua 
perfetta equivalente g»m ; ' di 
lyne'e'li , non già come quello 
che va ma come quello che cresce , 
derivò il mascolino cae'eta'a al- 

Gas' radice muggire, man- 
dare un suono,- siccome poi da 
questa radice si chiamò il ma- 
scolino KAg'a r elefante , e sic- 
come l'elefante è famoso nell' In- 
dia per le sue ebbrezze , alla ra- 
dice icav' si attribuì pure il va- 
lore di essere ebbro , tanto più che 
l'eleraute , in tali giorni , manda 
potenti barriti. - Oag'apatl o 
signore di elefanU viene talora 
chiamato il re , probabilmente in 
quelle parti dove i cavalli man- 
cavano (come , per es, , in tutta 
r India orientale, mentre nell' In- 
dia più occidentale , dove gli ele- 
fanti scarseggiavano, il re piglia- 
va talora l'appellativo di a^va- 
]>atl signor de'cavalii che nella 
vicinanza della Persia abbonda- 
vano. Il migliore, il più bello, 
il più nobile degli eleianti assu- 
meva poi l'appellativo di da- 
lir'cndpu ossia Indra degli ele- 
fanti. (Si confr. la radice jcarfr'). 

Gan'a mascolino , riunione, 
turba , caterva, ammasso, quantità, 
schiera, (la terza parie di una 
Tàlilità ; vedi MkabAuhiH'i) 
drappello, corporazione ; ui plurale, 
ordine di Dei minori, che for- 
mano il corteggio di f!lva, aventi 
un proprio condottiero , di carat- 
tere divino, chiamato da essi 
Gan*eca ossia sigjiore dei Ga- 
■rjiB, i'dentificato con lo stesso 
Dìo ^Iva. (Il nome dì Gan'Cf a 
assunse pure un celebre mate- 
laaUco ed astrologo del secolo 



decimosesto , che non doveva es^ 
sere proprio dell' autore ma della 
sua qualità ; poiché ffan-a , oltre 
a quantità vaia ancora numero, 
onde il denominativo gan*aj 
numerare, il mascolino sau-aka 
il numeratore e quindi Tattro/c^o, 
il neutro Kt^d'ana, il femmi- 
nino «an-anà la numerazione, la 
considerasionej. Gaii-eca) chia- 
malo pure con l'equivalènte Ca- 
n'anàltiH è uno degli Dei più 
noti dell'India bràhmanica , spe- 
cialmente dell'India dotta, essendo 
Gau-efM il Dio de' letterati , il 
Dìo saggio , il Dio pruilenle che 
crea imbarazzi all'opera , ma li 
rimuove da chi sappia venerarlo, 
personiticato tra le bestie nell'ele- 
tanle, con la testa del quale viene 
rappresentato ne' disegni IndiaoL 
Egli è detto essere figlio di ^iva 
e di ■■larvati, e avere scritto 
il Mahàli barata sotto la det- 
tatura di V jtea , al quale im- 
pose solamente la condizione di 
deltar sempre, senza arrestarsi 
un minuto; Vyàsa acconsenti; 
solamente invitò il Dio a riUetle- 
re sopra quello che scriveva e a 
non scrivere quello che uou ca- 
piva; il Dio della sapienza, il Dio 
Gati'ef a si arresta spesso per 
isbrogliare il senso di quello che 
scrive ; e , in questo frattempo, 
VyAsa si approtitta per compor- 
re molti altri floka. 11 Dìo Ga- 
n-efa è rappresentato ora eoa 
due , ora con quattro braccia cbe 
portano nelle mani varii simboli 
secondo i varii disegni, e sopra 
la proboscide talora una melagra- 
na (cibo ghiotto per gli elefanti). 
In un bellissimo disegno presso 
il Moor ( Platee illustrating the 
Hindu Pantheon, London, 1361 ) 
il Dio porla sul fronte sopra una 
mezza luna un occhio trasversale. 
Siede il Dio sopra un cuscino 
tondo ii quale ha per piedistallo 
una tavola portata da un grosso 
topo, alcuna volta bardato, il 
quale topo viene schiacciato , co- 
me nemico de' libri. Sulla lesta 



uy Google 



«67 



del Dio alcuni disegni portano la 
lettera «in circondata da un ser- 
pentello. Oni' CrijTHn-efàfn 

UMniMh' ossia Om! Al venerando 
Gan-eca onore! è la forinola d'in- 
vocazione con la quale parecchi li- 
bri prorani dell'India incomincia- 
no. - Tuttavia, ripeto, che 6ti* 
n*coii fu essenzialmente il Dio 
dei dotti ;^gli non appartiene alla 
legfienda popolare , e la sua per- 
sonificazione è quasi tutta opera 
del simbolo e dell'allegoria. Le sue 
gesta sono eroiche quanto possono 
essere eroiche le gesta di un Dio 
letterato. La sola parte veramente 
leggendaria che gli appartiene h 
quella che tratta del suo nasci- 
mento , quale personificazione di 
Clvn il Dio montanaro che sta 
(fa le nuvole , che sono il suo 
corteggio. Nel Systema Brahma- 
nieum del padre Paolino da San 
Bartolommeo (Roma, 1791, pagina 
173) trovo intorno al nascimento 
di dAii'e^a, una nota che rìfe- 
rìsco per quello eh' essa può va- 
lere : « Orrginem (egli scrive, ed 
io trascrivo letteralmente; tra- 
scrivo e non conTermo alcun ap- 
frezzamenlo, desiderando che 
attenzione si fermi soltanto so- 
pra la leggenda , che ha qualche 
interesse mitico] hulus Dei scrip- 
tores, Indici , ac ex ìis S. P. Nor- 
bertus, Brito, et lldophonsus ita 
narrant. Pàrvadi (luna) renasci 
vqlens ut renasci solet saepe- 
Dumero una cum Shiva marito 
suo sole , ventrem subintravit re- 

Snae uxons Dàsaprayàvadi [slel- 
e nerope allcuius). Dum itaque 
pulchritndine iltius capta Iota 
amore illius ezardet , in stagno 
quodam se lavat , et dum sudo- 
rem pectoris sul manu abstergit 
ex hoc ipso sudore sub ipanu il- 
lius filius enascitur , quam ipsa 
Viobyaga, hoc est dominum vel 
principetn appellat. Shiva seu sol, 

Sui tunc aberat, domum redux 
lium recens natum videns , et 
uxorìs Bcelus suspicatus in furo- 
rem agitar , sed dum de mirabili 



filli origine a P&rradi edoctns 
fuisset, pauUisper ira deferbuìt. 
Interim rex Dssaprayiivadi con- 
vivium dits apparat, sed Shivam 
seu solem invitare ohliviscitur. - 
die ergo iterum escandescens , 
mensae epulantium deorum in- 
silit, capillitio gedà dicto terram 
percutit, gigantem excitat, qui 
deorum scelus ulciscitur , men- 
sae assidente» deos rerberat , 
atqoe in furore suo ipsl Shiva 
denles excutit , lunam prostrat 
et pedlbus calcai. Inde Srahma- 
nes luuae maculns deducunt , 
et quia origo dei Ganesha anti- 
quissima est, harum etiam ma- 
cularum observatio apud Brah- 
nianes antiquissima est. Deinde 
ideo soli oryzam , lac , butyrum, 
fructus teneros et maturos libant, 
qood eum dentibus carerò sciant. 
Gì gas il le Perulluren id est fortis, 
pfletquam regem Dasaprayèvadi 
occidisset et deos verberasset , 
(ilio Pervadi Ganeshae caput 
abscidit, quem cum emortuum 
vidisset Pervadi , dotens Shivam 
vehementer rogat, ut Alio vttam 
reslituat. Die uxorìs precibus 
victus, elephanto caput abscindit, 
et lllii corporis trunco apponit, 
compingit, vitam restituii, unde 
hoc monslmm elephantinis capi- 
tis processit >. La stessa leggenda 
è riferita presso il Papi (Lettere 
sulle Indie Orientali) nel modo 
seguente : « Ganescia è riputato 
figlio di Selva; poiché Parvati, 
incarnatasi in Parsutl moglie di 
Dacsha Pragiàpatì , e lavandosi 
un giorno in un certo staguo , 
mentre colle mani si astei^eva il 
sudore , secondo la favola Indiana 
sei trovò con mirabile origine 
nato in mano ■•. Si direbbe che 
firaD*eVA è la forma placida e 
serena dì CItb , come Kàrttt- 
kejB ne è la forma terribile , 
poiché, secondo una leggenda , il 
Marte Indiano sarebbe nato dal 
seme di 4^iva caduto sulla terra 
raccolto in bocca da Krlitlkà* 
, e quindi sputato via sopra oo'erba 



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obese inaridì, anche Kr'IttlUà 
lo prese di nuovo io bocca e lo 
sputù sapra Acni il fuoco; il 
fuoco lo buttò a V&7» ik vento, 
e così il seme diventò il formi- 
dabile fanciulla KiipttlbeTa*- 
Kkrttlker» È il Dio minore 
più famigtiare de' soldati , Gh- 
■•ef» il Dio micore più onorato 
dai maestri e dagli scolari, i quali 
dedicaronp ad esso un giorno di 
festa nell'anno ; ma tanto 1' uno 
ohe l'altro sono già nell' lodia di- 
vinila di terza rormazioae , seb- 
bene il fondo, il punto dì par- 
lenza del mito possa essere antico. 

Gaii'tifaii avverbio (di i^a- 
Btt) in guanlità , in folla , abbaia 
dtvcimenU. 

Can'l remmioino tchitra, tur- 
ba; la numerazione. 

6nii*litjt femminino , la me- 
retrice (siccome quella che fa a 
prezzo , cAe conta , oppure , quella 
che appartiene a molti , come noi 
diciamo la danna piAblica). Nel- 
r India, 'Secondo che ci narra 
Niccolò Conti Veneziano , viaggia- 
loredel«ecolo deOimoquinlo « te 
donne pubbliche in ciascun luogo 
cbe I' huomo le vuole le irova 
immediatamente , perché sono 
sparse per tutta la terra ehanao 
case proprie , nelle quali tengono 
olii , unguenti , profumi e altre 
oose odorifere , e con molte lu- 
singhe e parole accarezzano mi-. 
rkttlmenle gli huomini ai lor di 
lellj ; e di qui nasce che tra gli 
lodiani non si aa ciò che sia quel 
TÌtio abominevole i. lo domando 
il permesso di riferire qui una 
piccolissima parte del mio scritto 
sopra la donna Indiana , ( Civiltà 
Italiana 48SS, secondo trimestre) 
che riguarda le cortigiane del- 
l'India , tanto più che essa mi 
por^erA «coasioue di eggiugne- 
re <rai , unicamente a servi- 
gio aegli studiosi , qualche sag- 
sio def testo della Hr'lc'eb'a- 
kM^kk-e di una novella di 
a«ii M ide i ' » . Alla V«»Mnto- 
MBà deUi — - " 



Ukedalla I _ 

nhadera, sebbene non sia nella 
società indiana coiietissa nessuna 
classe, noi daremo classe nella 
storia fra le donne più nobili e 
più distinte. VasantHaenJi ric- 
ca cortigiana s' innamorò , contro 
la volontà di sua madre, di un 
povero e virtuoso giovine di nome 
Càradatta ; e, dopoché 'ella 
concepì questa violenta passione 
rinunciò , con orrore, agli amori 
mercati ; un ricco e perverso si- 
guore , ^ak^M ( nel testo di - 
iitenzler; presso il Wilson SRm*- 
Hthàaab'uJ si pre6sse di posse- 
derla ad ogni costo ; ma la gio- 
vine innamorata , ora con le pre- 
ghiere, ora col disprezzo lo ri- 
mosse sempre da sé. Allora il 
principe tentò la violenza , e la 
cortigiana non volendo tradire 
l'affetto che la rendeva beala , 
seppe morire piuttosto che cedere. 
Ecco la scena veramente dram- 
matica della Hr'le'eh'idk«t-I- 
kÀ , la quale consacra il trionfo 
della cortigiana. (Atto ottavo). Ri- ' 
ferisco il testo e sogi^iungo im- 
mediatamente la traduzione let- 
terale : prevengo lo studioso che 
il testo è quasi intieramefile in 
dialetto ; quindi esso troverà, ad 
esempio, f iiT«n-am , per ■«- 
TMwfun , plam per prl- 
jam y VàMàA»ttm per Cà- 
rndaXa ed altre parecchie 
simili varianti pràcritiche , che 
occorrono cosi nei nomi come 
nei verbi. Seguo il lesto di Sten- 
zter , mi osserv9 , come esso 
lascia forse desiderare una mag- 
giore esattezza per la parte prà- 
critica ; cosi, per esempio, dove il 
codice da lui adottato dice dà» 
f ledhie eh' è buio , poiché un 
altro codice ha dàeipadhie , 
cbe si capisce di più , questa 
lezione era forse da adotlarsi. 

Qakàrah' : f avaa>ain* de- 
mi |>laiH* TadcmI pad*cnU 
«■fen*a faT«ft*ai>*ei>-a I 
tadhfcbl mam* Be«'eh'»el 
(«ddkada^l klm* f« 



:,.ndty Google 



vmm* XuMt^aià ■uaiHie' 
«& Il 

VMataasmà: Uo ettha ■nn- 
dehn (aoanatamukhi khalac'ari- 
tamilyàdi Qtokadvayam' palkati): 
k]iMlne'npl(Hiilki"lHh('ftc'- 
àladoHhali * knlbainlha 
m&m' parli nbbase dha- 
neaa | Hae'arltae'arltam' 
vlf uddhaileham* na hi 
knmalam'inadta upkli* p a- 
rlt:ras'a<iU [[ Vutneiiaac- 
TKnvyah* pnrunbafa* ka- 
l«f llavjmdarldrtt 'pi | fo- 
llila bipnn-astrìn-àin'sa- 
dr'lfas'nnasamjtfraj'ali ' 
kàniah II — abl a : «abà- 
rapttdabam* «evia n-a pa- 
I^Kapàdabam* ansikarl*- 
«am*. 

Cakàrah* : dàf ìedfaie da- 
Ilddae àladaKàke fabà- 
lap^dabe kad^e barite 
Bu-a palAfC bhaifldc kl- 
m'f akcbl ii'akad'eeivam 
(amiini* me ^jillm* denti 
aft'c'a bl Cam' c'ic'ewa 
e'jiludattjikain* fama- 
lefi.' 

VamntoKnà : blaaitado 
irce w« kiNi'tU B-a sama» 
riadl. 

Cakàrah": afc'g'a bl de bla- 
asadam* tamam* e'a fa- 
mant ir'ff'ewa tnod-eml tjk 
dallddaf aCtbMTAbaman* - 
nf^akAmakln-i e'If t*a. 

Vasaniasenà : Bhan*abba- 
Mt'tt pnn'o bl «alàbon'iji- 
in* edAIn' akkbarfcln*. 

Cakàrah': palUUkdn da> 
fientte dallddae àlndat- 
t*ke tamam*. 

Vaianloìenà: parittAdl c'a- 
dì mam* pekkbadl. 

Cikàridi' : kim* fé f akke 
bfcllp'ittc otablnde lam- 
bbàpatlc kàlan'emi fu- 
Tandhù 1 ladde lAà dnn*- 
apatie frad*àà càn-akke 
TJk dbandhamMc tlfan- 
kù il adhavA i ede bl ,de 
n*a lakkhaatl t a'fcn<akke> 
■i*a s'adbà fida inàUdfc 



bhUldhe c'ace' I ewaHtf* 
de oiod'iffàml g'ad*à4i 

via Amhwtd^m^ l\ [iti tàd-ayitu- 
mudyatah'' ). 

Vasanlaseifà : ha atte ka> 
bim* ftl bà ag'c'o^'^i'o*''"'' 
ta eao c'an-o N«anipan*> 
aatau'nradb» ('c'ewa vU 
bag'iK'adI tjk addhaai* 
bandUsam' adbavA va- 
»aHta«en-& addbam'kan* 
dadi ttl las'c'aniani * 
kkba edana* n'amo mg'- 
S'acàraduttaflca. 

Cakàrak' : aff'c'a bl sab- 
bbadàfi tuffa it's'eo'a 
piibnf f a n-jk»iaai*c<!n- ba- 
di [ iti Iran-the pUat/an ] fama- 
la Kabbbadkfì [il testo di 
Slenzier ha qui la I breve , ma 
credo per errore di stampa , che 
sj ripete nella slessa parola più 
sotto! fumala. 

Vasantasenà : n'aaio •('• 
S'ae'Aradattasaa. 

Cakàrah' : Hala cabbbA- 
djif ■ ( nàt'yena kan'ttte nijAd-- 
ayan màrayàii vasantasenà mùr- 
ch'ità palati nifc'eskt à ). 

Se noQ (osse iiofiossìbìle si ili- 
rebbe che Shakespeare avesse 
innanzi a sé ' questa tremenda 
scena drammatica quando dise- 
ttnava il finale del suo Otello. 
Meno simpatico certamente e più 
brutalmente (iranno il principe 
indiano annunzia e prepara il 
moro di Venezia , mentre la Va- 
Kantasenà, ben degna della 
Desdemona supera poi per eroi- 
smo tulle le belle penitenti di 
Hagdala , alle quali , per verità , 
più che alla Desdemona si ras- 
somiglia. Ecco ora letteralmente 
(per quanto mi é iuwlligibile) 
tradotto il lesto della scena sopra 
riferita : 

Cakàra : Ora io ( ti | dono , 
dolcemente io (ti) favello; io 
Tengo (ate)con la lesta ornata; 
se pure cosi | me ) tu non vuol , 
che co'a a te possmo fare di piace- 
vole gli uomini ? { segno in corsi- 
vo dove traduco all'ingrosso, poi- 



t,L.ooglc 



STO 



6hè le lezioni da' passi più oaenri 
sono disparatissime , e lo scolla- 
ste vi appare più confuso del 
leslo; il Wilson tra:i'usse pure 
lar^amenle questo passo; If yott 
stiU disdain me and will noi accejtt 
me ai your slave, what bave I 
lo do longer toilh mankind? ma 
né il teslo prlicrito né gli scolii 
sanscrill, per lo mano nello stato 
in cui ci si mostrano , assicurano 
poGitivamenle questa parafrasi). 

Vasantasenà: Quale qui incer- 
tezza ! (con volto abbassalo come 
chi disjirezia recita il doppio 
fl*kft il cui principio é ktas- 
lae'arltant ) : malvagio , mal- 
nato, iniqao tu sei; in che maniera 
qui me seduci con l'oro ? onesto il 
puro Bordi loto invece non abban- 
donano le api (cosi anch'io non ab- 
bandono C'àrudatla ). Molto è da 
onorarsi l'uomo virtuoso sebbene 
povero. Che splendore delle me- 
retrici { letteralmente delle donne 
a prezzo I è l'amor loro che ha 
rifugio in un tal povero - e anco- 
ra - l'albero mango mentre onoro 
(sevia è spiegato dallo scoliaste 
per HeTltvH ) , non all' albero 
curcuma io consentirò (langì- 
bnp è radice composta che vale, 
in sanscrito, consentire, promet- 
tere , dire di si , obbedire ). 

^akàra: Figlia di schiava ese- 
guo lo scoliaste ed jl codice cbe 
ha dèci iradliie) il misera- 
bile C'àlndattuccio man^ da 
te oùn fatto (lo scoliaste spiega 
lLitd>e per kr ita) , io invece 
curcuma ( palàfa ) chiama- 
to, neppure fatto un klm"- 
f uba 1 la bulea frondosa, men 
nobile del mango ma più nobile 
del paljif aj. Cosi tu a me dant« 
maledizioiie ora (adyàpl lo sco- 
liaste! quel C'àludattuccio cosi 
benedici I Io ricordi, secondo lo 
scoliaste). 

Vasantasenà : In cuore a me 
venuto ( hr'IdarafaCa lo sco- 
liaste), cosi perchè pure non be- 
nedirlo irieordarb) , secondo lo 
scoliaste ?J 



(^akàra : Ed io (adyàpi pro- 
priam. ingiusto momento sfesso) il 
tuo venuto nel cuore e le insie- 
me cosi uccido (disprezzo?) cosi 
rimami la innamorata di un mi- 
serabile mercanluccio. 

Vasantaitenà : Segui, segui an- 
cora queste lusinghiere parole 
( f làshanÌTàni akshar*> 
u*l . presso Io scoliaste). 

^àkara : Ti salvi ora il BgUo 
d'una schiava, il miserabile C il- 
luda ttuccio. 

Vasantasenà : ( bene mi ) sal- 
verebbe (il presente indicativo 
ha il testo per l'ottativo ; parit' 
tàadi per parilràyati ; il Sanscrito 
normale ha tuttavìa solo parl- 
trJkyatc medio) se mi vedesse. 

Cakàra : Forseché egli ( è ) 
gabra , il fìglio di Bàli Maben- 
dra, il fìsIìodlBambhA KMan-e- 
mi, Subhandu , Rudra , il re 
(lAji spiega lo scoliaste per rjk- 
K'a) figlio di Dron-a, Gatàyu, 
C'bnakya o Dhundhumìra Tri- 
^.aokuT* fossero pure tutti questi 
[insieme) non ti salverebbero 
(non li salvano). Da f ànakya 
come gilà (/u) uccisa cosi te 
ucciderò, come Gal kyu uccise 
Dràupadi, nella età dei Bhàrata 
(Bharate ^ngte ha. lo scolia- 
ste; il Wilson non traduce; quin- 
di , sforzandosi per opprimerla , 
ossia con forza opprimendola). 

Vasanta-^enà: Ohi madre ! dove 
sei ? Oh I nobile C'iirudatta , que- 
sto nostro infelice incompiuto 
amore cosi Onisco 1 Cosi sito io 
griderò: o Vasantasenà, sito grida 
cosi: questo (^) veramente infa- 
me ! ikkbD ki scoliaste spiega 
per kbala ) onore al nobile 
C'àrudatla ( ietterai mente ; ma 
si potrebbe tradurre per Viva 
Càrudatta ! ) 

Cakàra : Bd ora , o schiava , 
di quello scellerato il nome ritieni 
(cosi stringendole il collo) ; lodalo 
fsniarn rammenlcUo ha lo sco- 
liaste)-o schiava, lodalo. 

Vasanbuenà: Onore al nobile 
C'&rudalta. 



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Cakàra : Muori , schiava , 
muori : ( facendo atto di premerle 
il collo la fa morire ; Vasantase- 
nà cade sveauta e immobile). 

La uecessilà di atteoermì alla 
traduzione letterale ( necessità 
tanto più grande in quanto che 
la versione del Wilson è spesso 
soltanto una paraFrasi , della 
quale mi ero servito quando, 
non possedendo accora il testo 
delta Mr'kc eh Mkat'lkà, ebbi 
a discorrere sopra la donna in- 
diana ; ed ora una nuova intiera 
versione del dramma di Sùdm- 
Ilm parmi che si lasci desiderarci, 
tale necessiti, ripeto, mi tia im- 
pedito di dare rilievo alle bellezze 
della scena cbe fao riferita; ma pur 
mi sembra che il carattere delia 
cortigiana spicchi abbastanza, 
per assicurarci come , anche pri- 
va di casta, la prostituta sapeva 
talora nell'India acquistar nobiltà. 

Quanto al linguaggio adope- 
rato nella scena antecedente lo 
studioso avrà notato come 1 peui 
lirici souo in Sanscrito, salvo 
certi nomi propri! da ^skjtra 
storpiati, ei brani drammatici in 
dialetto ; avranno pure notato co- 
ma il dialetto di VHHniitaMenJi 
É più puro di quello di ^aUàra 
(questi per es. pronunzia sempre 
j la orgauica r; quindi mentre 
VBHnntiascujk pronunzia l'à- 
rndJitCa, il principe dice: 
Caladattn ; mentre Vasan- 
taaeii^ pronunzia pari , il 
prìncipe dice pali), il die po- 
trebbe essere uo documento della 
coltura delle cortigiane indiane. 

Non meno bella è presso il 
novelliere Somadeva la Sgura 
della cortigiana [vJiraTllaBl- 
nildì Qomeltdipln-lkà, figlia 
della lenona Hakaradaifsh- 
(*ra, che presa di un giovine e 

eivero brahmano, di nome Lo- 
ng'augiha, lo invita a sé. Il 
giiivine avverte l'ancella cb'ei 
Don possiede nulla e che però 
non può visitar Bàpin-lkà 
frequentata solamente da ricchi 



signori. L'ancella risponde che la 
padrona da lui non richiede oro. 
liOtk^is'unghn entra; la lenona 
domanda alla figlia che si voglia 
un tal uomo; Rùpln-lkà ri- 
sponde abbracciandolo ; ma la 
madre finisce col pigliar Bàpl- 
a-ikà in disparte e le dice : 
e Klm afam'ulrdlaanah* 
putrì -»evj»t« purvabaa 
tw»jii I vavam' ■pr'if anti 
sus'aNkn'can-lkàh'na <a 
nlrdfaanaiii* || Kvàaapà- 
f«h' kva vc^jk Ctmbi MI 
<e vismr'itam'kathain | 
■aiidbrJtiv» ràxlnà ve- 
eyà na e'iram' pulrl di- 
p^ate II IVut'iiTa kr'ltrl* 
niam* prema ^aii'lkàr- 
<hkya darfajret | tud e- 
naiu* Dlrdbaiiaiu* maa'- 
e'a mfc kr'ltlt4 nàf am 
Mnknnah* II» ossia: • Perchè 
questo poveruomo, o Qglìa, 
viene onorato da te? le corti- 
giane bennate toccano un cada- 
vere, ma non un povero. Che 
amore é questo? Che cortigiana 
sei tu? Come cosi 1 oblio dì te? 
La cortigiana innamorata, come 
il crepuscolo, non isplende lun- 
gamente, o Gglia. Come la bal- 
lerina, la cortigiana mostri , per 
guadagnare , un falso affetto. 
Perciò metti in libertà questo 
povero ; non fare la rovina di te 
stessa s. a Itimàlar vaCab, 
f ruiTJ» ruMli^ PÙpIn'ikA- 
bravit | mÀevam' vàdir 
■HaniM h je»lia pr^n-ebbr* 
'pj-adblkab- prlyab- Il Uh- 
anam aall c'a me bhàri 
klm auyeiia bammya- 
bam* I (lid amba macva 
TaktaTrJtbbHjro'pr evam 
abam (vayJkll» che vale: 
< Così della madre la voce avendo 
udita , Bàpiii-lkjt sdegnata 
disse; Non parìare cosi, poiché 
questo mio é a me più caro degli 
stessi spiriti vitali, E poi è a me 
molta ricchezza; che faccio io di 
altra ? perciò, eh' io non sia , o. 
< madre L mai più da te iuterpel- 



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S7i 



lata cogi (ossia eh' io non oda 
mai più tali discorsi) x. - Ha la 
vecchia Hnkarsdan'cbt-rB, 

che, pel momento, sta zitta, 
congiura a perdere Lofaag'Hn- 
gha e VI riesce ; se non che , 
per la sua imprudenza, essa 
perde poi anche la figliuola. I 
due' aminti , do[)» ipille ii>relici 
avventura si ritrovano, e, in 
tali Crangenli, che I9 vecchia 
lenona ba bisogno di loro. Lo- 
has'*i*9'*'^ vorrebbe vendi- 
carsi dei palili travagli, ma la 
buoua, la virtuosa Rdp|n*tkà 
implora grazia per eswi. - Oltre 
alle cortigiane profane )' India 
ebbe pure le cortigiane a a ere 
nello ballerine , che , in cielo , 
come «psnrJM « (deliziavano gli 
Dei ed i gandharvi, in terra, come 
devnMajilM ( serve d«l Dio . 
siccome quelle che sono addetta 
ad un tempio della divinità) o 
baiadere sono procuratrici di do- 
lila sé elesse ed al tempio che 



Gaik>ef a (vedi gan-a). 

Cìan-tl>a mascolino, guan- 
na, gola {il Bopp considera que- 
sta voce come parente dì hana, 
cui il latino gena fu pertanto ri- 
ferito); tumore; bolla; ti rinoce- 
rtmle (chiamato pure SRn-d*a- 
ka, al mascolino). 

' Oata (dalla radice icam ) 
come aggettivo , andato , partito , 
ecomparso, estinto, venuto , arri- 
valo , venuto su , cresciuto (cosi 
noi diciamo d'una cosa che cre- 
sce bene ch'essa vien bene), di- 
Steno , fre'nunlato , vieitalo ; come 
neutro . cammino, andata, mo- 
nterà di andare , la meta , la di- 
Stesa , la estensione , la celebrità , 
la via , i/ mofjo. Con cata ab- 
biamo, fra gli altri i composti 
aggettivi seguenti : ffBtapp'A- 
n'a , gKthitn esanime ( la cui 
anima è partita ] . itntavyalha 
(di «ala -1- TyathW il cui do 
hre è via, prit>o di dolore, ga(a- 
cr'i andato alla felicità , felice , 
Ca^asan's'a'a la cui coscienza 



è partita, che è fuori di sé; il 
neutro Mtiiicala, il femmini- 
no gaukicati rondare e il venire , 
gli aggettivi c<»aj»dhvaa che 

si é messo in via, che è tornato 
sopra la sua solita via [detto della 
luna quando torna a mostrarsi) , 
geatànagatika andato dietro 
l'andato ossia che m sulle orme 
di chi lo ha preceduto , gatikiita 
il cui fine è venuto , itatfryua 
la cui vita é andata , saUrtha 
t( cut prof Ito è andato , privo di ■ 
projitto, inutile. 

Gali femminino , movimento , 
venuta, uscita , origine , strada , 
cammino percorso , via , maniera , 
stratagemma; posizione , condi-zia - 
ne, stato; la trasmiyratione delle 
anime. Quindi l'aggettivo gatl- 
mi»nt fornito di movimento, art- 

end radice , tonare; parlare , 
dire. Quindi il mascolino cada 
detto , discorso ; come neutro , ve- 
leno ( di altra radice ; si confr. 
ajtada rimedio, mcUattia; me- 
ritano attenzione gli appellativi 
duali sadjtsadàu, sad&n- 
tiktka, coi quali si designano 
ghAfvIn, ossia gli aventi il 
rimedio de' mali, i factenti it fine 
dt^mali; si confronti pure il de- 
nominnlivD cadày stancarsi}. 

Cada femm nino, clivo; onde 
Sadiii clavigeio viene chiamalo 
il Dio Kr'Ishn-a. 

GadBadu (dalla radice cad 
raddoppiata' aggettivo, balbetlcm- 
le; come neutro, il balbettare. 

Gandh radice tormentare , 
ferire ; andare ; domandare. 

Cìandha ( forse quello che 
offende, che ferisce, per la slessa 
analogia onde riferirei il latino 
oijor alla radice vadh) masco- 
lino, odore, profumo (ed appella 
tivo di varie cose odorose). La 
etimologia sembra confermìirBi dal 
composto .mascolino candhjk- 
cinnai la pietra di odore, cioè 
lo zolfo (il cui odore veramente 
offende) ; gandltavaba al ma- 
scolino è t( venta , gaodfcifci 



;ji',L.oo';;lc 



S73 



TikUl. al femmininD , ti naso, 
entrambi siccome quelli che por- 
tano gli odori. 

dandharva mascolino; in- 
torno alla etimologia di questa 
parola , nulla ancora di assoluto ; 
si volle riconoscere in essa il 
tonante , e si vorrebbe quin- 
di spiegare la qualilk di musici 
allribuila ai (andharva ; ma 
ci tenta pure la scomposizione di 
gttfldliarva in Baiii+ dbar- 
va , di dliar , onde li gaii- 
dbarva parrebbe essere Q 
tratlenitore delia vacca . il tratte- 
nitore della nuvola , il demonio , 
il genio che si supponeva guar- 
diano delle nuvole ossia delle 
apsare loro spose, delle nuvole 
ossia delle spose degli Dei , delle 
nuvole ossia delle spose dei de- 
monii, poiché, nella mitologia, 
personificate come spose , le nu- 
vole hanno questi tre ordini di 
mariti ; in quanto poi le apsare 
le nuvole sono le ballerine ce- 
lesti ì gaudharTa sono i can- 
tori e i musici dell'olimpo India- 
no. Il (andharva è abita- 
tore del. cielo, per eccellenza, 
ed a me sembra , dal vederlo 

S rosso il R'Isveda , guar- 
iaoo della bevanda degli Dei, 
ossia del soma, ohe notam- 
mo già essere lo stesso che 
l'amr'lta, dal veJerlo assimi- 
lato ora col ■ama e però, come il 
MiBia la bevanda di lunga vita, 
ed il padre dell'erbe (le quali per 
la pioggia si vivificano] cbiamarsi 
anch'esso padre delle erbe, dal 
vederla congiunto coi fenomeni 
solari (ed il sole notammo già 
essersi personificato inf^ushn'a 
il demonio dis seccatore chiuso 
nella nuvola] dal vederlo cele- 
brato come conoscitore de' se- 
§reti del cielo, e quindi padre 
i Vama i( sole tenebroso , ora 
il sole chiuso nella nuvola , ora il 
soli die muore nelle tenebre della 
notte e però Dio de' morti , dal- 
l'udire, che i vapori della terra 
salgono ad essi, dal saperli sog- 



getti a Tammt, in origine il 
cielo , ma quindi, particolarmen- 
te , il cielo coperto , il cielo nu- 
voloso , da tutte queste analo- 
gie insieme raccolte , mi pare 
inevitabile la conclusione che , 
in origine, il sole non fu altro 
che il solito soie tenebroso , il 
sole nascosto nella nuvola , di- 
venuto perciò ora guardiano 
del HODia y per conio degli 
Dei , ora per conto proprio , e , 
come tale, rappresentato quale 
demonio , quale alter ego di Wr'l- 
tra,di Ahi, di ^lubn'a. 
Cosi come Ahi si moltiplicò in 
un gran numero di serpenti , 
Vr'itra in un gran numero di 
deraoniì, dal (aadharva si 
ebbero i gandharvà» ; quan- 
do poi, essendo alla luna dato il 
nome di Santa, l'ambrosia, 
l'amr'Ka passò ad essa, in ud 
ordine di concepimenti mitici 
indiani, il candharra dal 
cielo tenebroso per le nuvole sì 
trasferì al cielo tenebroso per la 
notte, diventò il genio dell'astro 
lunare , e si contarono 37 san- 
dharva quanti cioè erano i 
nakshatra ossia le costella- 
zioni. Il dizionario . Petropolitano 
considera quest'ultimo concepi- 
mento come essenziale , ma le 
spiegazioni dale di sopra intorno 
il gandbarra , lo scarso nu- 
mero de'miti nati dalla sola con- 
templazione della luna, che non 
□Qriva all'immaginazione primi- 
tiva nessun allettamento per la 
creazione di un'epopea celeste , 
le relazioni strettissime dei gan- 
dhapvàa con Indra e con le 
Apsarjts mi sembrano allonta- 
nare la possibilità di una tale 
accezione. Il saadhapva è 
essenzialmente un guerriero ne- 
gli inni vedici e nella leggenda 
epica; ora, quanto poco un tal,e 
caratlere convenga ad un patetica 
genio lunare non è chi non vegga 
(v. ancora Kr'l^àna).- Can- 
dharvalaka o ti mondo dei 
gandharvi si dà come equivalente 



35 



i,L.ooglc 



m 



di iMlufhatralflli* ; taa i na- 

lixhMtPtt ossia le costellazioni 
comparativamente al mito sono di 
concezione recente. Gnndhar- 
vaansara e Candharva- 
pnPa, ossia la dttà de' Cìait- 
«IhNrVa é chiamata , al neutro, 
ìa fata Morgana; ma , sebbene un 
tale fenomeno si soglia vedere 
innanzi che il sole spunti, non 

Foté essere osservalo che nel- 
India meridionale , ossia mollo 
tempo dopo la formazione dei 
mito de' OandbarFa ; cosi so- 
no toci moderne nell' India il 
femminino jrandharFaTldy^ 
e il mascolino (randhairaTe- 
da la sciema de candharva , 
ossia I arte del r.anto. - Dal Kuhn 
ai vedici gandharvi furono pa- 
ragouati ì greci centauri ; il 
ranroDto è sicuro , per la sostan- 
za de'miti; l'avvicinamento etimo- 
logico non lo è forse ugualmente; 
i centauri custodiscono un vino, 
come i icandharra l'amr'l- 
ta ) ed Ercole coi centauri com- 
pie press'a poco le medesime gesta 
CheIndrMCoi Kandbarra. - 
La qualità poi dì cantori attri- 
buita ai grandharva mi sembra 
una prova di più per l'apparte- 
fìenza dei giandharva al cielo 
nuvoloso ; poiché se io spiego 
come i genii della navola, to- 
nando, possano facilmente lasciar- 
si concepire come musici celesti, 
non saprei come di un genio 
lunare si sia potuto fare un can- 
tore. Tutta questa copia di ana- 
logie mi sembra sufficiente ad ap- 
poggìere, quanto ai dutdhar- 
va, le conclusioni del prof. Kuhn 
e negar quelle del dizionario 
Pet re politane. 

danti Hbnk ( propriamente, 
^non della terra , cht tiene ta ter- 
fa), scrino pui-e fc&ndhiira (v.j, 
mascolino , nome proprio di un 
popolo nella regione nord owest 
dell' Indo. Secondo Erodoto i 
attUdhJtMI ( traviamo pure nel 
■t'icvcda e nell' AtharVa^ 
TCM il nome 



me nome di popolo, il medesimo 
certamente che Gandbàra J 
ed i Slndhu (GaJàra e Hidu) 
pugnarono pure con Serse contro 
i Greci ; ed un loro re di nome 
IWagnac'It viene ricordalo , 
come suocero di Kr'tKfan'a. 

dabha ( di (Cabfa = gaiM- 
bh ~ ir'ambb j mascolino , 
fulva, siccome feiaa. 

ttabbiMU mascolino e fem- 
minino , propriamenle, il Uytiato, 
il diviso; quindi Favambraecia , ta 
mano; il raggio sohre ( il sole è 
detto avere ie moni d'oro); quin- 
di , come raggiante , il sole è 
chiamalo al mascolino (abba* 
■tini anta 

Gabbàra , icambtaìra [di 
gabh = grambh = n'anabn) 
come aggettivo, pro/ìmio ( detto 
pure del suono, della voce), 
inabissalo , occulto , a cui non si 
trova il fondo , grave; come neu- 
tro, profondità [si confronti gah, 
Kàb, gah). 

Gam radice, muoversi, on- 
dare , venire [ che il Pott e 11 Bopp 
comparano qui pure etimologica' 
mente , per la mediazione ^uemio; 
ìi Corsseu, e mi sembra con 
ragione, considera invece la n 
latina come tematica di classe 
verbale, e però richiama piat- 
loslo ve-n-to a (ta per ffve-n~io; 
alla qual radice io richiamo an- 
cora le voci italiane ytre, gita, 
che sono popolarissime nella 
media Italia, dove udirai ancora 
il popolo dire gimo per ondiamo 
ed altre simiti forme che pro- 
vano come il verbo presso di loro 
è vivo, innato e popolare) atian- 
zare, progredire , dlonlanarsi, di- 
sperdersi , passare , sparire , se- 
guire , partecipare , frequentare , 
praticare . usare con.. andar contro, 
opporsi, attaccare , amtiore, ron> 
seguire. - Quindi il pa'rticipio 
perfetto passivo gala (vedi) e 
Itaina come aggettivo, in Une 
di composto , (mdante , come ma- 
scolino , cammino, tna, maniera, 
il neutro gamao» Pandore, 



,,i^oo^\c 



m 



Pandala, la mmuera Mandare, il 
frequentare , il p-atkare , V agget- 
tivo inkDianijft, Bamra ac- 
cessibile, pequentabile, inteUigibUe. 

Cmpi (genitivo smas] fem- 
minino V«dico, la terra (vedi 
kahani ). 

Uambbàra ( vedi fitbhi- 
pw ). CìambhiraTedln ossia 
ostinato , cocciuto { quasi fitto tri 
un abisso , che vuol vedere il fondo 
alle cose ) è talora chiamato , 
I' elefante , clie , nell' India , ha 
fama di eccessiva prudenza. 

Car (nella sua Torma debole 
l^'ì , meglio forse cr'l, come 
occorre nella coniugazione), in 
gkiattire, divorare [il Bopp con- 
frontò qui pertanto le voci latine 
glutio , gula , gvrgulio ; ai aggiun- 
gano le nostre voci 3or3a,^or3o- 
glione , gorgngtiare, gorgomule, in- 
gordo, in-gordigia, tran-gugiare ; 
il Bopp, per una mediazione juar, 
trasse qui pure il latino varo ; si 
soggiunga finalmente presso l'e- 
quivalente sanscrito tmrgsirti, 
il latino gurges ed il nostro gorgo 
deGnito come o sito di mare, 
lago o fiume, ove l'acqua ha 
maggior profondità e, pii!i pro- 
priamente, quello in cui essa 
ravvolgesi e trae a sé e divora 
a guisa di gola tutto ciò che 
passa lì vicino °. Quindi abbiamo 
i composti regttrgitare , sgorgare , 
incorilo ; il nostro gargarismo dal 
greco gargairò vuol pure esser 
qui riferito). - Lo stesso valore 
ha la radice sai. 

Gai* [forma debole gr'k, 
meglio forse Itr'l, come sur-- 
nella coniugazione, e (Ir) sui 
re, gridare, chiamare, celebrare , lo- 
dare [ Sì confronti kar , kal j 
gii, -i- f FU ec. ; si richiamano 
qui le voci latine galtus ; vi ag- 

tiungerei pnre gritlus , la ra- 
ice slessa ghr essendosi potuta 
formare anch'essa in virtù di una 
semplice onomatopea ; garrire, 
garrulus , augurium di avis-gu- 
rivm , il canto degli ucceUi , glossa ; 
cosi possono aver richiamo le 



voci latine gruo, onde grus , gra~ 

(ito 3 incito, graculus , gloria), 
Cnr radice , vegliare , aorve^ 



.Gara mascolino, propria- 
mente il consumatore , il divora- 
tore . quindi il veleno e il morbo ; 
garaglr aggettivo, avvelenato, 
cioè che tragugiò veleno. - Hanno 
pur valore di veleno i neutri ga- 
rnda e garalu. 

Carlman ; il tema sari noa 
si trova più isolato, ma solamente 
seguito di man, onde, qual 
mascolino, vale gravità, dignità; 
dal tema saFl poi si sono for- 
mati il superlativo ftaplshlh'a 
gravissimo , il comparativo g»rk- 
jan*» ^u grave che hanno per 
loro positivo caru grave. 

Cfarud'a mascolino, nome 
che assume l'uccello mitico In- 
diano, il re degli uccelli, sopra 
il quale cavalcava il Dio Vlsbr 
n'u per 1' uccisione de'serpenti, 
e nel quale anzi , come uccello 
ch'esso è delle piume d'oro, 
ViBhn'B slesso talora si trasfor- 
ma. E però r uccello viene Jden- 
tlGcato ora con A^iil 'pra col 
sole. Come solo che arde e che 
fulmina si rivela esso il più delle 
volte ; come Agrni. sembra rap- 
presentare essenzialmente il ful- 
mine; sebbene il fulmine si per- 
sonifichi, negli ioni Vedici , pre- 
feribilmente nell'uccello %!jcnau 
Garud-a ha per suo fratello 
Aran>« che è il cocchiere del 
sole ossia il rosso di cielo che 
annunzia l'arrivo del sole. La 
etimologia della parola rimane 
incerta ( il Dizionario Petropoli- 
tano suppone in Gar«d'a.tJ 
divoratore di tutto , come fuoco 
solare, oppure una forma corrotta 
di Garutniant, altro appella- 
tivo di Garad'a , ma che non È 
più trasparente perla sua etimolo* 
già).- Garad'a è celebrato come 
il figlio di Kafyapa ( in cui 
già riconoscemmo una forma del 
sole I e di Vlnalj» propria- 
mente la cesl^. Cgme' uccellp 



...dtyGooglc 



«6 



eh' esso è , rompe da sé 1' uovo , 
senza I' aiuto di sua madre. Egli 
é detto poter andar dove vuole 
ed assumere qualsiasi forma , ed 
illuminar tutto (MahàbhàrM- 
tol, Ilio): parrebbe quiudi 
alcuna volta il sole , nel suo 
aspetto ordinario, ma come ra- 
pitore d'ambrosia e come distrug- 
gitore , e divoratore de' serpenti 
si manifesta sole creduto fulmina- 
tore e fulmine (Eb. 1, 15)3 ese- 
guenti ]. I due miti si scambiano 
e si confondono ; ma si capirà la 
confusione , quando si [«nst , che 
nella concezione Vedica il fulmi- 
ne si considera come sprigionalo 
dalla ruota solare. Ora Qarud>a 
è evidentemente fulmine in quan- 
to esso manda un grido spavente- 
vole , ed in quanto colpisce i 
serpenti. - Intorno a tiarud'a 
abbiamo, nel primo libro del 
Mahàl?hàrR<a , i seguenti 

§ articolari : Appena egli nasce 
iventa gigante e mette un grido 
che caccia in fuga gli Dei i quali 
si salvano presso Agni da cui 
credono che il fuoco siasi manife- 
stato. A ff ni li rassicura dicendo 
che quello che videro è il forte 
Garad'a, a lui eguale , nato 
di Vinata per lo sterminio dei 
serpenti e del demoni. Allora gli 
Dei lo celebrano come re degli 
uccelli, come Harl,come ^Iva, 
come sole, come Indra , come 
Agni come luce terribile, splen- 
dido qual fulmine che , volando , 
fa tremare il mondo , come vago 
pennuto { Stapam-a , appella- 
tivo poi che aiede origine ad un 
altro mito vedico ed epico). Al- 
lora Clarad>« ritira a sé la 
propria luce. Montato sopra il 
suo dosso, Arun*a il cocchiere 
del sole compare ad oriente , il 
sole.yiene sull'orizzonte con ani- 
mo deliberato di distruggere il 
mondo , arso d'ira com' è contro il 
demonioBàhn , che gli è diven- 
talo nemico pel servigio reso da 
Iut(9ùrra) edallalona (C'an- 
llra) agli Dei. Ma giè prima di 



comparire sulP orizzonte il gole 
minaccia distruzione ( forse qui sE 
allude al fenomeno delle cosi 
dette stelle cadenti oppure assi- 
stiamo al solito spettacolo del 
cielo nuvoloso), darad-a attra- 
versa l'oceano per recarsi a vi- 
sitare sua madre Vinatb, e la 
trova come una schiava infelice. 
Kadrà , padrona di Vinata 
e madre dei serpenti , si accosta, 
con essi, a Vlnntik e le dice che 
i Njigiifl , i serpenti hanno un 
grande e splendido palazzo in un 
luogo solitario dell'oceano ; li porti 
ad esso ; ma pcrtall da Sam- 
d'a i serpenti passano troppo 
vicini al sole e si consumaoo. 
Kadrù se ne dispera ed invoca 
la pioggia d'Indra , perché pos- 
sano resucitare. Indra copre 
allora il cielo di nubi ; la pioggia 
cade sopra i serpenti portati da 
Qamd'w che ritornano in vita 
gioiosi ed approdano ad un'isola, 
celeste fattura di Vlfvakar- 
man la solita nuvola, oppure, trat- 
tandosi qui d'una plaga orientale, 
l'aurora). Ma Oarud'a si duole 
che sua madre sia la schiava dei 
serpenti e che però , per riguardo 
di essi, e^Ii sia obbligato a ser- 
vire qaelli ch'esso odia; gièi ha 
cercato una volta di perderli , fa- 
cendoli passare troppo vicino al 
sole; quindi prega ! serpentia dir 
loro in che modo potrà esso libe- 
rarsi dai loro servizio. 1 serpenti 
lo invitano a portar loro l'ambro- 
sia. Gamd'R si mette in viag- 
gio; per via, essendo affamalo, 
si mangia i fViiihàda a migliaia; 
fra i NishJula entra pure nella 
sua gola un brahmano con la 
propria moglie che era una IW- 
flhàdà; il brahmano brnctando- 
gli la gola , esso apre il becco e 

10 fa uscire con la sua compagna. 

11 brahmano lo benedice. Gwm* 
d>a continua il suo viaggio e 
trova il proprio padre, che gli 
domanda nuove di sua madre , di 
suo fratello Aron-a e di lui; 

~ a si lagna dì non essere 



,j.,-;Jl,L.OOglC 



«7 



abbastanza nutrito ; egli mangiò 
i IVIsfaàda , ma questi non han- 
no bastato a saziarlo. Kaf ^apa 
gli dice elle si mangi la grossa 
testuggine, simile ad un ammasso 
di nuvole, e l'elerante, simile ad un 
gran monte, l'elefante e la testug- 
gine che occorrono nel mito della 
produzione dell'wmr'lta [qui rap- 
presentati in guerra fra di loro 
come personilicazione di due fra- 
telli i quali contendevano per In 
divisione del patrimonio) , e che 
s'impadronisca quindi dell'ambro- 
sia per portarla ai serpenti, tia- 
■■■d'a rapisce in alto l'elefante 
e la testuggine , ma non sa dove 
posarsi perchè dovunque egli si 
posi tutto trema e si distrugge , 
ed egli rompendo il troncone 
d'albero su cui ahitano certi pic- 
coli eremiti, alti un pollice fi quali 
È detto più in là ira tulli insieme 
avevano appena la forza di por- 
tare il peso di una Foglia) non vor- 
rebbe che gli eremili ne avesse- 
ro a perire.Pigliaquindicolbecco 
l'enorme tronco e continua ad er- 
rare portando la teslnggine e l'ele- 
fante [da questa leggenda sem- 
brami natala farcia dell'aquila 
che porla la testuggine ; iraro- 
d*a, nelle nostre leggende, è, or- 
dinariamente, sostituito dall'aqui- 
la). Ritrova il padre Kafr^^pa 
die, vedendo Gamd*a Imba- 
razzato , a motivo dei piccoli ere- 
miti, consiglia questi ad abban- 
donare da sé stessi il tronco , 
e recarsi all' Hlmàlaja. Cosi 
avendo fatto i piccoli r'Iahl, s'ar- 
resta alfine Clarad*a sopra un 
monte ; lascia cadere il tronco e 
ne fa tremare i monti ; Gam- 
d'a alfine discende e si mangia 
l'elefante e la testuggine. Finito 
questo pasto , il cielo si mette in 
guerra e tempesta , poiché pre- 
vedono gli Dei che Garad'a 
verrà a rapire l'ambrosia. Gli Dei 
si preparano alla difesa. Indra 
specialmeute si arma , poiché 
che , per una maledizione 
a dai piccoli eremiti ( i quali 



fatta i 



caduti in una pozzetta d* acqua , 
larga appena e fonda quanto Pim- 
pronla del piede d'una vacca, 
ladra , deridendoli , non aveva 
voluto aiutare), un nuovo Indra 
era nato in Garad*» , che si 
chiamava perciò l' Itidra degli 
uccelli, Garad'a impegna la 
battaglia con gli Dei ; batte le ali 
e copre i suoi nemici di polvere 
e toglie loro la vista, Indra fa 
dissipare le nubi di polvere , e 
assale, con i suoi, 6arud-a di 
saette ; ma gli Dei feriti dal becco 
e dalle ali dell enorme uccello, 
si volgono in fuga , mettendo s»n- 
gue. Garnd>a assale il deposito 
dell'ambrosia e moltiplicando per 
novanta le sue novanta bocche ; 
un e'akra (il e'akra di VI> 
sba'o rappresentato qui quale 
arma, come il disco de'Greci) gli 
contrasta l'andata ; egli lo evita ; 
Ire orribili serpenti guardiani 
vorrebbero divorarlo ; egli li ac- 
cieca in un turbine di polvere, 
li accieca , li sbrana e sislancia 
sopra l'ambrosia; ne rapisce il 
vaso e si parte. Per via trova 
Vlshn-u che si rallegra con esso 
della bella impresa (ed era natu- 
rale ; a Vl«hn-D dovea piacere 
lutto ciò cbe doveva tornare ad 
onta di Indra, e gli concede la 
immortalità , senza che egli abbia 
bisogno di bere l'ambrosia. Allora 
Garad'a in ricambio del bene- 
ficio, si presta ad essere la caval- 
catura di VIshn'u (il quale per- 
ciò viene rappresentato a cavallo 
d' un Garnd'aj. Indra y a 
sfogare il suo dispetto contro 6a- 
rad'a, gli lancia una freccia che 
gli fa cadere una penna (questa 
si é supposta cadere in lerra ed è 
il fulmine che discende in terra; 
vi porta anch'essa il fuoco cene- 
rà to re ; confr. Kr'lfànn), la 
quale serve solamente a fare am- 
mirare di più la bellezza delle 
penne di Garnd'a e gli meri- 
tano il nome di StnpMra'a ossia 
dalle belle penne. Allora Indra , 
vedendo di non poter vin< 



tyGoogIc 



■m 



rowl*», gli domanda la saa emi- 
cizia e la oUìeoe. In ricambio 
Gnmd-a, sebbene dichiari di 
poter tulio da sé, volendo ottenere 
ogni cosa legalmente, domanda 
la grazia dì poter liberare fé e 
la madre su« dalla schiavitù dei 
serpenti e di potar fare di questi 
il proprio nutrimento. Indra, 
non desiderando di meglio, ao- 
consente subito. 6ar«d*a tut- 
tavia, ligio ai propri! doveri, 
compie prima la sua missione 
e reca ai serpenti l' ambrosia. 
Consegnata l'ambrosia, Garad-n 
domanda la liberazione propria e 
di sua madre ai serpenti ; questi 
nella gioia che provano per poter 
mangiare l'ambrosia , li lasciano 
io libertà, e se ne vanno a pi- 
gliare , da buoni Indiani , un ba 
{;no , prima di mettersi a tavola. 
Ha mentre essi si bagnano, In» 
dn» che ha veduto dove G«ra- 
d-a ha deposto l'ambrosia viene 
di nuovo a rapirla. I serpenti ar- 
rivano per mangiare l'ambrosia 
e non trovandola più si conten- 
tano di leccare l'erba sopra la 
quale essa era distesa (è una viva 
pittura del fenomeno naturale; 
Indra che lascia andar la piog- 

fia è figurato come derubato del- 
ankr ita ; ma , La pioggia ces- 
sando, sì suppone che Indra 
abbia ritirato nuovaniente a sé 
l'amr'lla; pure le erbe sopra 
le quali la pioggia è caduta , an- 
che quando quetUa é cessata , ri- 
mangono umide; perciò i serpenti 
vengono a leccarle ). - Da tutta 
questa leggenda o piullosto da 
lutto questo ciclo di leggende in- 
sieme confuse si rileva essenzial- 
mente l'essere mitico diGarud'a 
come fulmine, che supponeodosi 
svolto dal sole potè quindi ancora 
servire di cavallo a Vl«lin>u , 
il soU , il Dio solare per eccel- 
lenza. 11 sole ardente nella sua 
carriera celeste , ed il fulmine 
come squaroiatore della nuvola 
provocatore della pioggia , ossia 
jmo rapitore e quiudi aiTorator« 



de'serpenli , osai» dei demoni! 
chiusi nella nuvola , cbeioustedi' 
scMio l'ambrosia, diedero luogo 
ad un duplice Gamd'a, ossia 
vivificarono lo stesso G a md-a» 
moltiplicandone le forme. Questa 
moHiulicìlì di forme rappresen- 
tata da un solo nome non è ca- 
ratteristica del solo Garad'a, 
e già notammo quanti aspetti 
rontradittorii presentino Agni, 
ladra , Kr Ivtan'a , Gan> 
dbarva ed altri personaggi mi- 
tici, secondo il punlodi vista da 
cui si mette l'osservatore, secondo 
la varietà di tempo in cui lo stesso 
fenomeno celeste viene osservato. 
Il Dìo fenomeno è multiplo per 
eccellenza ; ora il Dio fenomeno 
é il so'o che appartenga ai popoli 

Frimilivi ; costituendosi più tardi 
unità dello stato, si aOermò 
pure il monoteismo; prima non 
certo ; it monoteismo essendo una 
gran sintesi , non poteva lampeg- 
giare all'uomo primitivo, all'uo- 
mo nel pieno possesso della sua 
libertà ed attività individuale. 

Garat mascolino, spiegato 
per ufo. 

Garntmant, come aggetti- 
va , spiegato per alalo , come 
mascolino per t alalo , Puccello, e 
specialmente l'uccello Garnd-a. 
' Gargara (vedi (ar). 

Gare' radice (certamente in 
istretta parentela con s»rj gri- 
dare , tonare , muj^ire , ruggire , 
strepitare; quindi 1 neutri cai> 
g'Ifa» cmrg^ana grido, stre- 
pito, mMggito, tono. 

Garin mascolino , sedile ,- ca- 
verna, cavità; si dà pure fra i 
nomi di casa (vedi gr'ltaa ; la 
voce latina Aortws fu qui com- 
parata ; da altri invece si riferi- 
sce horlti$ alla radice har, 
la quale tuttavia potrebbe essere 
parente essa stessa delia radice 
gar che dovette servire alla for- 
mazione, della voce (rarte nel 
senso di casa; quindi come di 
daaia = domus avemmo domi- 
niM , cosi dì uà gara od Aora =^ 



t^Cooglc 



«» 



eata, che suppoaiamo , avrebbe 
potuto derivare hertts il signore, 
voce giii riferita alla radice linr 
pigliare, onde korlus potrebbe va- 
lere ti preso, cioè ii possesso ; no- 
tisi che la voce gr'lbn la casa 
dalla radice gvnb prendere può 
con fé r ma re quest'Interpretazione. 
- Quanto al primo senso di sedile 
dato alla TocejcaptHdal Dizionn- 
no Petropolitano sopra l'autorità 
di alcuni passivedici, mi permetto 
di osservare come tali passi lasce- 
rebbero forse ugualmente sospet- 
tare il signiGcato di corro, eoe 
cAto , come quello di sedUe). 

<àMr4l radice ( parente di 
bar ; si confr. i nostri grido , 
gridare , ed il latino quiritare; 
tuonare, gridare. 

Kardabha [di etimologia 
incerta) mascolino , atino: il fem- 
minino trardnbhì rasino. 

Cinrdb radice, desiderare, 
appetire; onde il mascolino gmr- 
db« il dtsiderìo, la voglia, e gli 
aggettivi (ttrdhana « it»^ 
dliltii , f nrdhbi desideroso. 

Garb radice , andare. 

Garb, sarv radice, mon- 
ture , insuperbirsi. 

CÌRrbh (di srabb =srttb) 
mascolino , utero , feto , embrione , 
germe; U neonato; il fruito. Il 
cielo anch'esso viene consideralo 
come gravido ; esso h detto porta- 
re il feto per otto mesi e all'ottavo 
mese sgravidarsi ossia nel mese 
delle pioggie. - C>arbbn«tba 
é detto il fanciullo quando anco- 
ra sta neW utero materno; «nr- 
bbM«rJivB gcorrtmen'o del feto, 
è chiamato, al mascolino, Faborto ; 
S«rbliaMr4TlD*i stri è chia- 
mala Ut donna che abortisce. - 
L'aborto è scongiurato negli inni 
vedici , ed era credenza ohe uno 
speciale demonio si cacciasse in 
esso e cagionasse le perdile di 
sangue e l'aborto ; onde contro 
questo demonio occorrono nel- 
I ACbnrraTeda scongiuri spe- 
ciali, come vi SODO proprii inni 
belliesimì, proprie preghiere ve- 



diche accompagnanti j pia mi- 
nuti movimenti del parlo, dai pri- 
mi dolori della madre all'uscita 
del bambino. - Garbbla'i è 

chiamata la donna gravida ; e col 
neutro g;arbbàdbjma vien 
ifesignato il concepimento. Negli 
usi antichi Indiani riferitici dal 
gr'lbfaaùtp» , tre mesi dopo 
il concepìmenlo , ossia tostochèil 
concepimento è accertato, il mari- 
to deve dare alla moglie a mangia- 
re nelconcavo della mano immersi 
nel latte di vacca quagliato due 
fagiuoli ed un grano d'orzo , rap- 
presentanti , al dire del commen- 
tatore Njtrjirau'H gli organi vi- 
rili , e, in ogni modo, simboli di 
feconditi), di abbondanza. In dello 
tempo , di fatto , il marito fa un 
sacrificio a Prn^ jtfiatl il signo- 
re della generasione , il signore 
delle creature. 11 marito domanda 
alla moglie : « Che beri tu? "La 
moglie deve rispondere: Genera- 
zione. Quindi il marito spruzza it 
succo dell'erba dùrrit (pani- 
cum daciylonì che mi sembra 
altro sìmbolo dì abbondanza , 
nella narice destra della moglie. 
Nel quarto mese della prima 
gravidanza , la moglie si acconcia 
solennemente i capelli e si fanno 
sacriHcii analoghi a questo rito; 
il marito piglia parte a questa 
cerimonia , lisciando esso stesso 
e dividendo i capelli, con erbe 
e frulli, e invocando la terra, 
l'aria ed il cielo dopo avere in- 
vocalo Prac'jipaitl. - {Fu con- 
frontato alla radice carbh il 
latino clepo, che vaie rufioreinsie' 
me e woscondcre). 

GarT carb radice , essere 
afflerò; quindi il mascolino K**'~ 
va alterigia, l'aggeUivo sarr!- 
ta alterigia. 

Garb, calb radici jil Bopp 
le considera nome semplici va- 
rianti di grah, e cita 1 analogia 
ideale del latino che di preh^da 
fareprehendo) sgridare, biasimare, 
onde il femmihino sartafc bia- 
simo , riprentione. 



nvGoOgIc 



Otti (confrontisi e'al, c'ar, 
Imp, kail) radice, tcorrere, 
venir giù , discendere , uscire , 
scomparire [mi sembra pareale la 
voce latina gutla . onde guttare, 
come guttuT mi sembra parente 
di galla; mi appoggerebbe nel 
confronto l'analogia del vecchio 
tedesco quo//, onde quella = fonie 
ed ilmoderDo9u«Ue,obedalBopp 
fu qui riferito). 

«ttla (di sarq.v. raddolcito 
in^al, come k raddolcito nel ialioo 
corrispondente fflutio; il latino 
gula, si aggiunga gulo, ghiotto, fa 



tela col Ialino gurgtUio ma offrente 
una forma più semplice della 
latina) mascolino, il collo (voce 
cbe etimologicamente sembra 
piuttosto congiungersi col masco- 
lino sanscrito sali» che preci' 
samenle si spiega per la pelle che 

rute dal collo della capra ossia 
pendente, cosi chiamata pure 
la guancia, la gola { in tal caso 
gutlur, gozxo starebbero forse a 
gota come un sejiso di ffttlln 
sta all'altro ; se non cbe qui non 
avremmo più , a quanto pare , 
la radice g<U di gur, ma la ra- 
dice gal nel suo senso dì scen- 
ate , pendere ; il gosso e la gota 
sarebbero quindi , nel loro primo 
significato , * pendenti). Cnlu- 
taastii mascolino, propriamente, 
la mano rulla gola vale lo stros- 
zare, lo strangolare. 

Gallili radice essere ardito, 
essere deciso, essere audace -quindi 
l'aggettivo c»IIiha audace, de- 
ciso. 

dAlTiirka mascolino, crì- 
ilallo, gemma [ora zaffiro, ora 
smeraldo, ora pure corallo}. 

Gav» forma distesa di ko 
(vedi) bove {corriapondente eti- 
mologico, come 6o-s di go) ; rog- 
gio di sole; caTR7») mascolino, 
è chiamata una specie di bove, 
di colore scuro, ed il mascolino 

Eavala é H bufalo selvaggio (il 
tino bubaius gli rispoode bene, 



onde il nostro bufalo, come presso 
il latino buiulcuj noi abbiamo 
bifolco) ; gavàksha mascolino 
la finestra tonda, propriamenie , 
occulto di bue , come iioi ed i 
Francesi denominiamo appunto 
una tale finestra. 

GavecU radice composta, 
una delle radici indiane più inte- 
ressanti; essa vale, propriamente, 
desiderar vacche; ma essendo que- 
sto il desiderio più vivo dell'età 
patriarcale , la radice ffaveata 
di gava-t-lsh valse desiderare 
per eccellenza, desideiare il me- 
glio e quindi semplicmente de' 
siderare; nel linguaggio vedico, di 
co (sav) ■^ l«li (desiderare), 
l«ht-l [desiderio) abbiamo gli 
aggettivi desideroso , desvjerante , 
propriamente , desiderante vacche; 
e (ravlHht'i y come femminiDO, 
vale il desiderio, il desiderio del 
combattimento ^ e t' combattimento, 
ossia la pugna che si combatte pel 
desiderio delle (JOceAe, pugna cbe 

Ì;li Dei combattono in cielo per 
e nuvole che sono le loro vacche 
dalle quali si munge il latte im- 
mortale, la pioggia , e gli uomiai 
in terra, dediti come sono. intie- 
ramente nel primo periodo Ariano 
alla vita agricola e pastorale , e 
però preoccupati dal solo desi- 
derio di posseder molte vacche 
( ne' Vedi s' aggi.mge pure il de- 
siderio di cavalli , siccome quelli 
che dovevano servire a tribù no- 
madi , in gran parte, e batta- 
gliere). Goshajrndh è quindi, 
nel tt'igTcdw , chiamato chi 
combatte , ossia combattejUe per 
le vacche, combattente per fare, 
sopra il nemico , bottino di vacche. - 
Il signor Pictet { Les Originet 
Indo-Ewropéennes , .seconde par- 
ile, p. 49 J crede poter ravvisare 
nel latino gaudeo , gaudium, ga- 
visus la radice Vedìca Kavj 
equivaleole di (caveali ; è pos- 
sibile, ma cogliamo quest'occa- 
sione per avvertire che li senso 
di rallegrarsi da lui attribuito 
alla radice (aT? non si confer- 



tyGooglc 



SM 



ma per alcun esempio. - Ma dalle 
voci g» f sava altri numerosi 
comiKisti formarono le lingua 
Ariane, alcuni de' quali dal va- 
lore speciale salirono ad una 
espressione affatto generica. Quin- 
di , per esempio , olire i comporli 
Sokttrn-a orecchio di vacca, 
9 osbpHda viedt di vacca , g»- 
vji^ armento bovino , snvjàta, 
fKvjMt pascolo bovino , ■orn- 
t» muggito di vacca, m^'ar- 
■lan pelle di vacca { cosi DiJone 
in Africa domanda tanta terra 
taurino quantum possent drcumdare 
tergo} adoperati come misure, 
goMUrga la uscita delle vacche , 
g»m»i»gA ia riunioni dette vacche 
e.ipressero Vatba, il far det giorno, 
(opay , «nvaj , (np pro- 
priamente custodire le vacche , 
valsero puramente e semplico- 
menle , guardare , custodire ( gu-- 
bernare?j; quindi gnpa, (wpa- 
tl il custode dette vacche e )'<>> 
semplicemente ilcustode, itguar- 
diano, U signore ; ffoshtlca, co- 
Ktli*! stolta per le vacche , recinto 
bovino valse quindi ritintone, in 

funere, e govlitli'lpntl signi- 
cò it capo di un'assemblea; go- 
maya sterco bovino diede luogo 
al denominativo conia]' ( per 
gomayay) , propriamente , un- 
gere con sterco di vacca [unzione 
sacra nell'India) e quindi ungere 
in genere ; sapara , propria- 
mente , città delle vacche (ossia U 
luogo dove le vacche vanno a pa- 
scoìareì é chiamata taporla d'una 
città, gatPM è la staila (ovina, 

S lindi la slansa in genere , la casa, 
famiglia ; è noto puì come col 
Dome di gn vacca si chiamarono 
la terra , la nuvola , ii sole , ìa luna. 
Quanto alla nuvola , il signor 
Bréal , con molto ingegno e dot' 
trina corrispondente, si ndoprò 
a provare come la nuvola dovette 
chiamarsi «a di gu, gain sic- 
come l'andante ; riconoscendosi 
poi alcuni caratteri affini tra la 
nuvola e la vacca, nella parola 
^m ia duvola e la vacca &i cou- 



rnsero ùitieraiAMté ; il «bs , se fa 

possibile , a noi sembra tuttavia 
non essere stato assolutamente 



GaTja* aggettivo, (ovino,' 
cavyji femminino, armento òoui- 
no ; desiderio di combatleri , com- 
battimento (propriamente , per le 
vacche; vedi icavesli). 

fiah radice appntfim^rsi , 
internarsi (radice che mi sembra 
parente di guìi celare, come di 
giitt addentrarsi , penetrare ) ; 
quindi galinua, g»bv»rm 
come aggettivi , profóndo , ^tto , 
impenetrabile , occulto , come neu- 
tro luogo profondo , abisso , 7na> 
chia di una selva , nascondiglio , e 
xalianntva neutro, la }jro- 
fondità. 

«A radice ( vedi cam ) «m- 
dare , venire , accorrere , concorrere. 
6à radice, canbire (parente di 
g^'ì- 

CJàdh-a [di gkìt) aggettivo, 
che ha fondo [su cui si può fer- 
mare 11 piede) intenso, valido, 
solido ; quindi l'astratto neutro 
KàJii'atva la ùifensilà, l'avver-^ 
bio gjàdfa'am infensamente ( in 
latino la voce vadum significa 
basso fondo; si confronta quindi 
opportunamente vadum con gA-- 
illi*a e gadfaa (vedi) ; il quale 
raffronto mi «embra acquistar 
nuova luce dalle nostre voci 
guado, guadare, dove la g mi si 
mostra perfettamente organica e 
però lascia la voce italiana più 
genuina della latina). 

eàn'd'iva , ghn diva 
mascolino e neutro, oppellativo 
del lerribìlo arco dì A^g'ana. 
Gàia mascolino; (di gà 
andare) via, andata, benandalà, 
cammino, progresso, luogo per cui 
si va, terra; (di gii confare) 
canto , canfore , cuoulo. 

I^àtra neutro idi gik mtio- 
versi, andare, siccome quello che 
fa i movùnenfi) membro det corpo; 
il corpo slesso, oblamato pure 
gìttmtMLmilapfiAosoidt deU'ele- 



t^Cooglc 



Ctjkthn (di gh cantare ) ma- 
scolino, Canio; ffàthà remmi- 
oino, conio, inno, l'erso, verso 
memoriale (una specie di prover- 
bio per lo più indipendente dai 
Veda, ma pure avente carattere 
sacro, che illumina talora popo- 
larmente un avvenimento storico; 
da esso il nome di sAthàkkra 
f lokàkàrt» dato a certi au- 
tori i quali come ì nostri poeti 
popolari foggiano, stornelli, ri- 
Bpelti, strambotti e simili , com- 
ponevano precetti o ricordi ri- 
mati ; tali strare poi si frammi- 
scbiarono a varie opere letterarie 
e divennero ben presto anonime). 

Gjkdli radice , resistere ; desi- 
derare (per questo significalo la 
radice si maniTesta parente di 
grardli ) ; accumulare. 

(■jtdlia come aggettivo, che 
ha fondo (su cui si può fermare 
il piede 1, come neutro, /osdo , 
batsofundo, guado (vedi KJiuh'Mj ; 
- come mascolino, dmderio. 

<.niiilliàra maiicolino, il 
principe dei tianAttìir» (vedi); 
al plurale, nome proprio di re- 
gione . e di popolo, il moderno 
Kandahar , nell' Afghanistan j 
Gàndliàpìi presso il MubÀ- 
bhàraln, è il nome della mo- 
glie di Dlir'ltiii>4itlit-r(t e 
madre di DupyodliAua. 

&àiMln aggettivo, in fine di 
composto, andante, veniinle, ar- 
rivante , ottenente , frequentante , 
riguardante. 

tiktuhbirj» , neutro ( di 
f umbliira) jirofondità. 

Gàyptra mascolino e neu- 
.tro [di gà cantare) canto, inno, 
lauda; g»yti\rk femminino, Tm- 
no (atto con una strofa di 24 sil- 
labe e la strofa stessa di 24 sillabe. 
Essa è la più importante , più 
rapida e più frequente delle strofe 
vedicbe. Esèa viene paragonala 
ad un tizzone che fa bruciare nel 
sacri6cio le altre legna, onde il 
suo appellativo di flainldh o 
combustibile, poiché come il più 
semplice de' metri , il m«ti?o più 



elementare si considera quale 
riscaldatrice e componitrice de- 
gli altri metri. Siccome la stro- 
fa più breve , più rapida , essa , 
presso il ^atwpatlia Itrà- 
liman'n, vjerie personificata 
nel rapidissimo uccello ^jena 
rapitore dell'ambrosia, mentre si 
dice che gli altri due metri ga- 
gati e trlHhfMbli > siccome 
più gravi, non erano in condi- 
zione di fare il medesimo. Nello 
stesso Calapatlin Bràhma- 
n*a si narra che in origine i 
eli'andaa (qui i tre metri es- 
senziali) avevano quattro sillabe. 
La gagalì le>ó il volo per ra- 
pire il weina ; avendo, per vìa, 
smarrite Ire sillabe (aksliara) 
se ne ritornò indietro; la tri- 
sht-)il»h rilento la prova , ma 
avendo per via perduta una sil- 
laba , tornò indietro anch'essa; 
finalmente si accinse all' impresa 
la g»yatrì e vi riusci , senza 
perdere pur una delle sue quat- 
tro siiiaLe originarie. Tornando 
dal proprio viaggio trovò per via 
le tre sillabe perdute dalla gat- 
k'hIi e la sillaba perduta dalla 
trislit'ubli ; le prese e le a^ 
giunse alle sue quattro sillabe, 
cosicché divenne essa stessa un 
ottosillabo ( quale ora lo trovia- 
mo). Ma la gàyatrì volle ri- 
cordarsi delle sue due sorelle, la 
g't>g»ti e la trisht'ubh} 
quest' ultima essendo divenuta 
trisillaba la uni a sé slessa e ne 
l^ce un endecasillabo { l'attuale 
trisb(-ubh) ; rimaneva la g'a* 
gntì divenuta monosiltabu ; la 
uni alla trli«lit-uhii e ne fece 
un dodecasillabo cioè la v'«Sati 
attuale. - Malgrado questa poe- 
tica insieme e pedantesca leggen- 
da , la gkjntrk non appare sem- 
pre composta di tre ottosillabi 
( sebbene questa sia la sua (brma 
ordinaria), se ne dannoben dician- 
nove forme vedicbe e dieci nella 
metrica moderna; fra le altre, 
non è rara la (orma : 4 X 6 — 
Vien detto che una jìtgmjHià 



>.dtyGoo^lc 



^del Vagash), una Bàmni 
rdel SJininn) ed un' àre'ì 
j'della H'Ie ) gkjmtr» formano 
insieme una bràhmi giivnfri 
(bràhmanica) . e che invece una 
DJtlTi (dei dcT») un' Attiri 
(de^li A*arft) ed una Prttgr'à- 
pnlyàfdi PrngràpMI)sà:>'A- 
tri costituiscono un' Ardila yà- 
jsitrì (ossia dei r'Iahl). - Chi 
desideri magiciori particolari , li 
può trovare nelle due Abhntidtun- 
jendel Weber sopra la metrica In- 
diana llndùrhe Sttidìen, voi. 8.°). 
GJtjHna (dì gh contare^, come 
mascolino, cantore, [anche gjt- 
7aka) ; come neutro, confo. 

C<Amd>« come aggettivo , 
appartenente a CÌMPiid*a , avenle 
la forma di C!iiPiid*R, splendido 
come Cnrnd-a ; come neutro , 
smeraldo : oro. 

Cijtr)er<* mascolino , nome 
proprio di un re dei sttndhMP- 
T» ; ora siccome questi sono rap- 
presentati quali musici per ec- 
cellenza , e autori della dottrina 
della mugica, che si chiama per- 
ciò (andhAPTnvedn o sàn- 
dharvaTcdi*, a tlkrgj» vie- 
ne attribuito un trattato di me- 
trica Indiana ; e Gàr^yn è pure 
nome attribuito a varii altri mae- 
stri di grammatica e liturgia. 

Cình fvedi gnh , gali) ra- 
dice , tuffarsi , immergersi , ajipro- 
fondirsi, celarsi. 

Gir radice sonare, forma rad- 
dolcita di gar (vedi). 

Gir femminino. ffWdo, voce, 
appello, detto, parola, lode. 

Girl mascolino , colle , monte, 
altura. (Il professor Max Miiiler 
compara la voce borea . che 
spiega per wn'o della montagna ; 
gii Iperborei , egli annota , noti 
ad Omero ed Erodoto come po- 
polo dell'estremo settentrione, 
amato da Apollo e distinto per 
pietà e beatitudine era per i 
Greci un popolo mitico , come gli 
CttHrMltnraw [ vedi ; e inoltre 
la voce karn ] ai Brahmani. 
Il nome loro significa ■ viventi . 



al di là de' monti > « Boreas, il 
vento nordico, significa in origi- 
ne il vento de' monti e più spe- 
cialmente de' monti Ripei. Boros , 
onde Boreas è una forma di oros 
monte , derivala come questa 
dalla stessa radice che in san- 
scrito produce girl e in vecchio 
slavo gora ]. 

Gtrlg'A femminino, propria- 
mente, nata sulmonte, appellativo 
della Dnrgrà ( tlglia del monte 
■ilmavaiit, moglie di <plTa« 
chiamata pure col nome di P&r> 
Tati ossia montanina) e di va- 
rie piante, fra le quali una spe- 
cie di gelsomino ed una specie 
di cedro. - Glrlra o dimorante 
sulmonte. montanaro, e Girila 
o st^norg de» monti è chiamato il 
Dio Clva, probabilmente come 
una personificazione di un feno- 
meno solare, onde si può spie- 
gare il suo carattere incendiario. 
A me sembra che in questo f^l- 
va montanaro sia da riconoscersi 
il sole che tramonta , il sole che 
nascondendosi dietro i monti fa 
rosseggiare la striscia di cielo 
che domina i monti. Siccome 
poi quel rosso si perde nelle te- 
nebra, si possono spiegare le 
relazioni d'intimità che passano 
fra ^Iva e Vamn, il Dio infer- 
nale , os^ia il Dio delie tenebre 
il Dio de' morti , una personifi- 
cazione del sole moribondo, una 
forma funebre di Viva distrug- 
gitore. Egli è concepito natu- 
ralmente come distruggitore , 
poiché apparendo sulla sera in 
cima ai monti è creduto spar- 
gere nel mondo le tenebre, 
seminarvi la morte. Apparendo 
poi Clva nelle ore della sera , 
ai piiò spiegare com' egli fosse 
eletto a presiedere le scene fal- 
liche, com'egli velasse di mi- 
stero i giuochi fallici, com'egli 
si immaginasse il Dio fallico per 
eccellenza. Cosi il piacere si con- 
fonde coi terrore; Clvn t( beato, 
Clva il folice , Clva che ci of- 
fre il tipo indiano del mitico 



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«st 



Iperborea od Uitaralcum, f)tTM 
eoe s' addormenta Dell' ebbrezia 
de' suoi amori, h poi anche il 
^Ivtk misterioso cbe dopo avere 
infiammato il cielo, suscita om~ 
bre (lì sinistro augurio sopra la 
terra , consuma , distrugge ; il 
paradiso e l' inferno si toccano e 
si possono dire, almeno nella 
mitologia indiana, fratelli oarnaii. 
Cosi il cielo nuvoloso è la stanza 
di tutte le felicità ed accoglie nel 
suo seno i demoni più terribili ; 
dal suo albero , dal suo fonte mi- 
racoloso piove ogni grazia , e 
intanto si levano in mezzo ad 
esso fiamme divoratrici. La con- 
lradì;^ione è 1' elemento più fe- 
condo delle nostre splendidissime 
e Eilupidìssime mitologie e teo- 
logie. 

GII radice, dimorare (raddolci- 
mentodì gnr, sai equivalenti]. 

Gito ( di gii ) neutro , il 
canto, (ita femminininoia can- 
tica Di sito il composto ma- 
scolino ( sic ) Gitnsovlnda 
(irregolare per Ksvlndnfìto) 
ossia il conto , tT cantico di Go- 
Tlnda (uno de' nomi di Kr'l- 
•bn>») titolo di un carme lirico 
e drammatico di G'ayndcva, 
cbe celebra gli amori, gli sdegni, 
la riconciliazìoue di Kr'lfihn*n 
oon la gap! la vaccaradi nome 
Rndhà) motto somigliante , per 
soggetto , per immagini , per 
leggiadria al Cantico df cmittct , 
e come questo , spiegalo dai com- 
mentatori indiani, nel mistero , 
per mezzo di allegorie morali. 
Di G ayadeva suo autore si sa 
ch'egli nacque ìnKIndoTllTn, 
l'odierno Kendùli in Bordvan , 
ì cui nativi , secoado il ¥ones , 
festeggiano ancora G'ayadeva; 
ma altri Kluduvilva sono 
Dell' India che si rivendicano 
r onore di aver dato i natali al 
voluttuoso Ga^adeTM t che 
sembra avere fiorilo sul fine del 
secolo deeimosesto o sul princi- 
pio del docimosettimo dell'era 
volgare. Leggaiisi ìotorno ad esso 



i dottissimi ed etegaali prolego- 
meni del prof. Lassen alla sua 
edizione e versione del Gito|t»> 
vliidM. G'ajndeva apparte- 
neva alla setta Visbnuilica, e ado- 
rava Hr'laii*acome una forma 
di Viabn'u ; seguiva poi , se- 
condo il Lassen, una scuola filo- 
sofica eccletìca. a Sunt autem , 
scrive egli, mixti generis pbilo- 
sophi, Pàncharatri dicti, qui 
doctrinam lenent e religlunis 
Visnuiticae dogmatis. et philoso- 
pborum -piaci lis commixtam. Ho- 
rum placita si Jayadèvae dod fue- 
re, prorsus similia certe eius 
animo obversabantur s. Beco qui 
un saggio del Gilagrovluda 



un S3g( 
de' più 



perchè la italiana dovrebbe riu- 
scire troppo più trasparente che 
la decenza non conceda, a cbi 
scrive od a ehi legge, non deside- 
rando io adombrare le immagini 
indiane , con perifrasi , che sono 
più tristamente maliziose della 
nuda verità. La lingua italiana 
per quanto artistica si voglia fare, 
nonna imparato ancora adire 
pulitamente le cose turpi.e il Boc- 
caccio e quelli che lo seguitaro- 
no non riuscirono , per quanto si 
sogliano ammirare, a velare 
con la eleganza della espressione 
la brutta realtà di quello cbe 
descrivono. Io considero questo 
difetto della nostra lingua come 
una nostra fortuna; poiché Io 
sporcizie è men peggio che si 
mostrino come sono ; il far com- 
parire invece grazioso lo schifoso, ' 
e una specie di infame civetteria 
fatalissima alle lettere. I Greci co- 
nobbero bene quest'arte meretrj- 
cJa, i Latini la impararono dai 
Greci; speriamo che gli Italiani 
nenia impareranno più da alcuno. 
Quanto all'India, la voluttà era nel 
sangue , nel clima , nella natura 
lussureggiante, nel linguaggio, in 
tutto illoro essere e non è quindi 
meraviglia cbe sia passala iu 
gran parie negli aorìKi. -Bastino 



uy Google 



w 



tre strofe : Darbhr&m* «ami 
^nmltBh* pii yoflliRrablia- 
ren'ÀpIfl'Hnh * pàn-lg à- 
1p I àvlddlio dn^Hiiàlli' 
kshHlHilharapu t'Ali* f rv 
n'itHt-cii-AhalAh* I hn»te- 
nhnnniKah* kae'e 'dliMra- 
madhasTaodcna sam*- 
DiohMali* ) kàntali* kà- 
mHpl triptlmApa ladaho 
k^tnaK^a vàniJk f«tlli* {) 
MÀrànkc ra< kcllsam * 
knlarau-àrani'blic tayà 
■àliaxa ] pràynm* kàii- 
tag'arjtja klnt'eiduparl 
pràramblilyat ««m'biira- 
màt [ n'Rlipandà g'tt- 
«hanaathalì fi(hlll«4 

dorTallIrufk amplia ni' | 
vakAho militADiakskl 
pànriiHhapasah* str in- 
ani' kutah* HidN^atlllTa* 
■jikfa * pà<'avapjin*l« J»A- 
kllamnro oldrakasbàyc 
dr'lf j»H I nirdhùtn'dha- 
ra^iriniji vilnlKanra- 
itasraf'o màrdhair'àh* ] 
kancidìkinB daraclalbA- 
u'c'alamlti pràtariilkhà- 
tàirdr'ifop f ebhlb' kJi- 
niafarjtlitadadbhiitaina- 
bhà( pnl^nrinRiiah* kìH- 
(am* lì IlLassen traduce : a Ul- 
nis obstriclus, mammarum onere 
oppressus , un^uibus laceralus , 
deutibus perlabia media saucia- 
lus , feminibus proluberanlìbus 
concussus, manu caesariem arri- 
piente attractus , proruso oris 
melle inebrìalus, quam salis- 
factioDem non est nactus araa- 
siusT Prorecto inversa est via 
Amoris. Quia illa opus aggressa 
est initio pugnae, Amoris signa 
prae se Terentis , lusus voluplalis 
festinatione nimia , vehemeniiae 
proxima; ideo remiiium regio 
torpens iacet, laxalus decidit 
bracbiorum vitex, trepidai sinus, 
occlusus est oculus. Qua ratione 
successerinl femrnis studia vi ri liaT 
Puellae pectus coeruleis unguium 
signis notatuni erat , lumina las- 
situdiae rubicùnda, diluta labto- 



nim purpura, comae corollis 
deciduis contrilisque excussae, 
laxiusquecingebat zona amìctuiD. 
Hisce ceu amoris sagittis, ma- 
riti oculus mane ferientìbus, mi- 
rum est quantum animus eius 
ictus sit B. La versione del Lassen 
offre il vantaggio di essere in- 
sieme fedele ed elegante; e il 
brano di tesio da me scelto poi 
non È il solo voluttuosissimo che 
ci offrali &iingwvlndw, il 
quali arni, come il Caniico de'can- 
tiei , é pieno di voluttuose imma- 
gini edescràioni da capo a fondo. 
Potevo forse tralasciarlo; ma mi 
bisognava provare che co^a sia 
la poesia erotica nell' India. -Del 
Megrhadùta , altro componi- 
mento erotico indiano di prim'or- 
dine, una intiera traduzione in 
versi italiani verrai pubblicata 
dal professore liìovanni Flecchia, 
nella nostra- Rivista Orientale- - 
Con, s'ttk femminino , adopera- 
to al plurale abbiamo poi il titolo 
dei libro: IthagaTadsiità , 
intorno alla quale veggasi sotto 
la voce BhngaTan ; un bre- 
vissimo saggio ne abbiamo già 
recato sotto la voce anàt- 
man ; un saggio di elefante 
-traduzione in versi Italiani ne 
ha in pronto per la Rivista Orien- 
tale il prof. Uichele Kerbaker. 
- Dalla stessa radice gk cantare 
abbiamo ancora i femminini 
giti , s'ithà e il neutro ger» 

Giru'l (dalla radice gar 
divorare] femminino , Fatto del 



Kn radice [certamente pa- 
rente di kn , ku gridare , e for- 
se di gà canfore; quindi ga, 
in line di composto ~gn = gau, 
e in latino, ho-s , fcou-M, fcoere, 
6oflre , rebonre] suonare , mandare 
un suono , celebrare. 

6u radice, cor-are. 

CrDc'e'ha mascolino, muc- 
chio; cespuglio. 

Gug', gun'g' radici Cproba- 
bili parenti di gà e di gu} 



t,L.ooglc 



ronaare, tussvrrare , aleggiare, 
quindi gnn'g'ukr'H , al ma- 
scolino , è chiamala f ape siccome 
quella che fa ronsio , che ronsa. 

Gnt-llià femminino, yn- 
d-a^ jknd-oka mascolini, glo- 
bo , -palla , iocrone ( poiché sap- 
piamo che rIì Indiani Tanno del 
loro pasticcio ài rÌRO una palla e 
cosi la trangugiano; come pare 
dalle radici end* / gnn-d- , 
cnn'th' proleggere , custodire , 
ma , come sembra , nel loro pri- 
mo siBnificslo di involgere). - 
fiad'Àke^a è, nel Mnhà- 
bhJkrnta , appellativo masco- 
lino di Ar|t'ii»*a siccome 
avente la chioma . i capelli a fpa- 
d*A1, a fad-a a globo. 

Gan'H mascolino, filo (ossia 
la ptrte essenziale dì un tessuto) ; 
corda; qualità, monterà, oniie , 
-per es. , trlcnn-a vale triptù'e, 
di tre modi; in aritmetica, molti- 
plicatore, cooffiriente, siccome 
elemento fondamentale, come il 
filo è fondamento di un tessuto; 
(Tuindi pure la qualità accidentale, 
Vepiteto , Vomamento , il superfluo: 
proprietà , mrHi propria , tim/ola- 
rità , e quindi k cinque proprietà 
attribuite ai cinque elementi ed 
orfani dei sensi cioè il faltda 
suono fper l'etere e l'orpcchio) 
lo «parca e tatto (per l'aria e 
la pelle) ìl rùpno colore, splen- 
dore , forma , belleiea (per la 
luce e l'opchio) il rasa o ffw- 
sto (per l'acioa e la linsua) il 
l^andha o Fodorato ( per la terra 
ed il naso), i tre primi fimdamenti 
delfensere, cioè il satfva o la 
verità , il rttg'M o la passione , 
il turbamento . il tama* la tene- 
bra, la distruzione: la qualità 
buona, la qunlità essensiale , la 
qualità per eccellenza, cioè la tnrtit , 
a merito. Con gruira abbiamo 
fra ^li altri derivali e compos'i 
i se^uenli : snn*agrjihin ag- 
gettivo, afferrante il merito, che sa 
distinguere le virtù; iruti'«e'aii- 
dra nome proprio d'uomo, eti- 
mologicamente, spUndor di luna ; 



^an'a^n'a aggettivo , gnaro 
de'meriti, riconoscente gli altrui 
meriti ; gnn'iktnn avverbio , 
secondo le qualità, convenientemen ■ 
te; jtan*atva neutro, corda; 
eccellenza; sun-amiijM, «<■- 
n-avant, cnn-ln aggettivi, 
virtuoso, fornito' di buone qualità. 
Gan'fh- , ^aii^d* (vedi 
irat'Ikà). 

dutna mascolino, lo stesso 
che iHKt'ch'n. 

Ciud . gndh , knd , kàd 
radici , .(jtuocore , scftrrsare (il Ia- 
lino ludus fu paragonalo alla 
radice sanscrita kpìd' giuocare , 
.schermare; ma non sarà egli più 
convenienle richiamarla alla ra- 
dice kùd, di cuifiud. icndh, 
knd sono varianti ? e fra krid-, 
ove la r non fosse organica, e 
kAd la parentela sarebbe assai 
probabile). 

Gndn (forse di grn -f- da, 
come strepilante] mascolino inte- 
stino; ano,- ffndukìla. al ma- 
scolino , sono chiamale le emor- 
roidi e (fndHKrdha. pure al 
mascolino, Vaffezione intestinale. 

^ndh (vedi j^ad pel suo 
senso di i'iuoeare] radice , coprtrs 
(parente di i^nii'th*, Kun-d-, 
eli'ad ec.). 

Ciudh radice , incollerirsi , 
sdegnarsi. 

Cinndr radice = kaadr 
menfire, 

Gap radice (di irn-pf^ = 
ir»-1taf , Ko-pjty). propriamente 
guardar vacche, quindi semplice- 
mente , guardare , custodire , pro- 
teggere ; impedire , evitare ( per la 
slessa analogia ideale che ci oCTre 
il francese defendre — difenderei 
proibire) quindi gopla, come 
aggi:tlivo , guardato , diféso , custo- 
dito (gnptit dlcesi la moglie 
adultera] , e nome proprio di un 
principe [t. Candraciipta) .- 
gupti femminino, difesa, pro- 
tezione, nascondi mento; prigionia; 
cavità nella terra. 

Capta , iraiiiph radici , 
annodare, torcere. 



t,L.ooglc 



2S7 



Gnr radice, togliere, it^eva- 

re, accMare. 

Cinru, come agptlivo , grave 
(Torma più aulica dovelle essere 
garu che compare nel compara- 
tivo ffarij'iiu'fi e nel superla- 
tivo gaclslitli'a , il btino gra~ 
vis per garuis fu qui dal Bopp 
comparato); grande, disteso, po- 
lente, importante; caro, onor.evole. 
venerando , come mascolino . ti 
venerando; cosi chiamati i vecchi 
ma specialmente il maestro, i! 
precettore , l'educatore , quello 
che Istruisce il bi-wltmne hpÌii 
ossia il devota nel primo stadio 
della sua vita religiosa, il periodo 
in cui esso si pone sotto una 
guida spirituale e non fa nulla da 
sé, nulla che il maestro, non gli 
imponga o permetta. Appena Io 
scolaro arriva presso il maestro, 
il maestro lo abbraccia e si ac- 
cinge al sacrilicio; il maestro, al 
nord del fuoco , guarda verso 
oriente; lo scolaro, innanzi ad 
esso, guarda ad occidente. Men- 
tre il sacrilicio sì prepara seguono 
varie cerimonie fra maestro e 
scolaro, tra le quali degno di 
noti, l'alto del maestro che mette 
il dosso della propria mano sul 
cuore dello scolare, il quale viene 
quindi consacralo a l*ras à- 
pMti. Il maestro gli cinge la 
cintola, gli dà il bastone, e gli 
comanda dì nettarsi < spesso la 
bocca con acqua, di compiere i 
suoi doveri, di non dormire di 

§ ionio , di obbedire al maestro e 
i leggere i quattro Veda, per 
apprendere ciascuno de' quali è 
detto che occorrono 12 anni o 
più (sebbene come è prescritlo, 
il brÀhmmi-a stia a scuola 



Di) . 



ì che i 



quattro Veda insieme pigliereb- 
hero iS anni. Questa la regola; 
m;i , naturalmente, essa pativa, 
nell'uso, molle eccezioni , secon- 
do la varia diligenza degli sco- 
lari o snìktnkks [propriamente 
i bagnati , quelli che hanno su- 
bito le lustrazioni, gli tninafij, 



che hanno finito il loro compilo 
presso il i^nm , e però sono 
licenziati da esso , per diventare 
gr'lliawthàw, ossia abitanti 
nella propria dimora. Degli sco- 
lari sono tre ordini, quelli che 
vanno per la sola istruzione, la 
scienza (vldjà), quelli che 
vanno per la sola educazione o 
morale (Trafc») , quelli che van- 
no per runa e per l'altra {tI- 
dj'àvrataanàtakkji). Di mat- 
tina e di sera lo scolare va ele- 
mosinando (riso per lo più) pel 
maestro e per sé. Egli slesso fa 
cuocere il cibo e lo prepara. Esso 
pure' aiuta il compimento del 
sacrificio , come farebbero un 
nostro sagrestano e un nostro 
chierico. Appena l' insegnamento 
de' Veda incoipiiicia , lo scolaro 
deve astenersi dai cibi salati e 
dormire in terra per tre notti 
o 12, per un anno. È preve- 
duto il caso, nel quale, avendo 
uno scolaro dopo la scuola erra- 
to, lo si rimanda a scuola, contan- 
dosi come nulli gli anni da lui 
passali sotto il maestro, poiché 
non gli profittarono punto. Cno 
de' delitti capitali dell'India era 
consideralo l' incesto del disce- 
polo con la moglie del cnm 
e heveramenle punito; ecurn- 
<nl'pa ossia che si serve del letto 
del siirn viene chiamalo, al 
mascolino, il discepolo incestuoso. 
- Anche gli Dei avevano il loro 
CnrD,equestoeraUp'lhnspH* 
(I , personificatosi quindi nel pia- 
neta Giove; un maestro di campo, 
un maestro d' armi , salutato col 
nome-di guru abbiamo, presso il 
HnlinbhMrnta, in Drun*», 
l'istruttore dei l*àii'd*n - ttur- 
vk o la grave , la grossa , la piena 
è chiamala la donna irKÌnla. 

Gurd , gurd radici = 
kard , kàrd. 

Gurv radice = sur. 

Galpliam., nocca del piede. 

Gulma mascolino e neutro, 
gruppo, arbusto; «auoiira ( vedi 
«kiilWkaUii-l). 



t^Cooglc 



Cab radice , coprire, nascon- 
dere , ctlare , avviluppare [ vedi 
Sadli ) ; quindi il mascolino 
BuhAiippellalivodi Kàpttlke- 
ya e di Clvft (siccome quelli, 
probabilfneole cbe si nascondono 
nella notte ) e di un re de' Nl- 
■bàda; galifc, come femmi- 
nino , nascondiglio, caverna, come 
avverbio , occìiitamenk ; ffulir») 
come aggettivo , da nascondersi , 
come neutro, segreto, mistero, e 
le par(t vergognose. - Al masco- 
lino poi , sono cbiamati galiya- 
ttk» , ossia i nascondenti certi 
genii non troppo dissimili dai 
VnksliJM, i quali con questi 
custodiscono le immani ricchez- 
ze di Kurera (vedi), genii 
tenebrosi .draghi, demoni; quindi 
il nome di gii hrakàd hi finti 
dato a Kiivent, ossia il signor 
supremo de' f ahrai^A*. Essi 
sono detti dimorare dentro il 
monte Kàiiàsa (vedi } ; ora mi 
sembra meritevole d'attenzione 
il fatto che la nuvola viene spessa 
nel H'Ig^vcdii rappresentala 
come monte , ed il monte spesso 
come caverna nella quale si na- 
scondono i tesori, le spose degli 
Dei , le vacche ( come le vacche 
rapile da Caco), al che si ag- 
giunga il nome di irnii^sat o 
giiiiàliila , cioè stante nella 
caverna dato ad Asnl come ful- 
mine che'si nasconde nella nube, 
e come fuoco cbe s'accende fra 
le tenebre. 

Uù radice = gu^ quindi il 
mascolino gàtiia escremento. 

tiùdiiw participio perretlo 
passivo di guh occulto, celalo, 

Aìùr radice = cui*< 

Gàrd radice = gnnl. 

tiri , grk radici , forme de- 
boli di gai-. . 

4-r'i^', ^r'Ia'g' radici forme 
deboli di gaeg' ; il mascolino 
irrlngana rappresenta una 
specie di aglio. 

Ur'ltsa (secondoilDizìonarìo 
Petropoli tano dalla radice ffapdb 
nella sua forma debole gr'ldh) 



aggettivo , agile , destro , prudente; 
cosi chiamalo , al mascolino il Dio 
d'Amore, probabilmente per re- 
miniscenza delie furberie attri- 
buite all'amore ellenico. - Gr'I* 
tfia , come agile, sembra pure 
essere slato uno de' nomi del ful- 
mine, onde spiegasi il nome del 
mitico Ur'it Dama ila che dalla 
leggenda ora è fatto discendere 
da Bhr'lgu ora da Aiiffiras 
due personificazioni dell' Ag;id 
fulminatore ; a questo Gr'itHa» 
muda viene attribuito il secondo 
■iiaii'd'ala dei it Isveda: in- 
tendasi, che onorava particolar- 
mente GpItwaniMda la famì- 
glia dalla quale furono , nella 
massima parte, levati gli inni che 
compongono il secondo circolo del 
U'tgrvcda. [ Di gr Idh = gt^ 
rdli abbiamo ancora l'aggettivo 
gr'.Aluia agile , rapido, deside- 
roso, avido, e srldlira^ come 
aggettivo, avido, come m'ascoliao, 
avoltoio. 

Gr'lshtfa'l femminino, gio- 
venca , vacca giovine , f acca che ha 
partorito una sola volta; la femmina 
degli animati quando é giovine; forse 
questa voce è in parentela con 
kr'if a magro , esile , tenue , de- 

Gr'lla forma addolcita di 
Srab; quindi la importante voce 
mascolina grill» la casa e ti ser- 
vitore , per la B[e=sa relazione che 
passa in latino fra domus e dome- 
sticus, e(n.i lamoglie siccome la 
casalinga. Sarft qui il luogo di ri- 
cordare le funzioni essenziali della 
vita domestica Indiana. Il lin- 
guaggio è in parte pittura della 
vita domestica , veder quindi co- 
me si chiamino i membri che 
compongono la famiglia è com- 
prendere, in gran parte, la fa- 
miglia stessa. It padre pttar i 
il proiettore , it sottenlatoTs , il si- 
gnore ; la madre m^tar è la pro- 
creatrice , il figlio sùnu è il 
procreato , la figlia dnhitar è là. 
mugnilrice, il fratello bliràtar 
é it aoetentatore della sorella ; U 



:,.ndty Google 



SM 



sortila fiTtiOTir è probabilmente 
la coasolatrice ; il suocero f Tttf <»• 
m é if proprio signore , il genero 
ir'4ittà(ar , yàioàtar è una 

specie di generatore? la nuora o 
«lincila è farse la coabitante ; 
il cognato (come Tratello minora ) 
devap è lo schersante , il ralle- 
grante , il piacevole , h zio pKr'i- 
Tym è una specie di padre. L'uomo 
è il pensante {H«iku il primo uo- 
mo), il forte TÌpa; naraj; la dan- 
na ki la generatrice ignh,utrt, di 
•utri], quando non è pure consi- 
derata più materialmenle (v. Asco- 
li nella Zeitsckrifl di Kuhn) la fan- 
ciulla kHii>'A la splendidn, l'ama- 
bile), il giovine y uvttii, Io aplen- 
dido (per dtfuvan:. Il marito e 
la moglie sono rìspetlo alla casa 

rdrone e padrona (pati e paini) 
la casa è la dominata ( dama 
UMlmja) la presa (CHrtn, onde 
forse hórlus, grihaj. Alcune no- 
te preziose intorno alla casa ed al 
besliume presso gli Ari! prioiitiTi 
furono raccolte dal Prof. Kuhn 
neUa sua memoria : 2ur iiltesten 
Geschichte der indogermanischen 
Votker {Indische Studien voi. <,"j 
La vita domestica subì nell' India 
grandi modìGcazioni dal periodo 
Vedico al periodo Bràbmanico. 
Nel primo periodo il capo di casa 
è lutto; egli è uu vero re e sa- 
cerdote nella sua famiglia ; e non 
essendo ancora differenze castali, 
le consuetudini patriarcali appar- 
tengono ad ogni famiglia. Pure 
non è a credersi che 1' unità della 
vita patriarcale abbia generato un 
solo e monotono ordine di riti do- 
mestici. Il rito , in generale , é lo 
stesso per tutta la gente, ma, nei 
suoi particolari , si diversifica di 
tribù in tribù e talora di famiglia 
in famiglia. I libri delle leggi « 
de' costumi raccolsero i precelti 
e le consuetudini delle varie fa- 
miglie in un codice solo; quindi 
Tuoi essere spiegata la frequente 
oontradiziooe che tali codici pre- 
sentano. Nel periodo Vedico gli 
uomini atleadono a quel po' di 



vita pobbliea nelle assemblee dei 
capi di tribù e famiglia , all'agri- 
collura, alia pastorizia, alla guer- 
ra , ai commerci, ammaestrati i 
fi^li dai padri , senza intervento 
di alcuna esterna potenza sacer- 
dotale. 11 p>adre è, ne'primi tempi 
l'unico sacriQcatore; e il suo cullo 
domestico è quello del /uoco, cbia- 
mato srlbapatl o signor della 
casa. Ui fatto, la produzione del 
fuoco dov.eva avere per le priine 
famiglie Ariane qualche cosa di 
solenne e misterioso ; egli era 
perciò il solo Dio della casa, e 
probabilmente di continuo alimen- 
tato ; ora chi pensi quanta pena si 
doveva durare per accendere 
il fuoco non istenterà a crederai 
cbe, anche per risparmiarsi una 
pena siffatta , il fuoco fosse per- 
petuamente alimeulati) ne' foco- 
lari e la donna dovesse, assai per 
tempo , adoperarsi corno Vestale. 
Il fuoco riscaldava e purificava 
la casa , il fuoco ne rompeva le 
tenebre, quando, tramoiitato il 
soie, la famiglia si raccoglieva tra 
le mura domestiche. Nella vita 
brèbmanica la distribuzione per 
classi impose poi la necessità di 
consuetudini diverse , secondo le 
classi, e secondo gli uffici ad ogni 
cUsse prescritti. V autorità pa- 
terna non è più sola sopra il figlio, 
che , per le tre pri.me classi e per 
le due prime essenzialmente il 
S«ru ba diritti quasi assoluti 
sopra ì giovani. Pure il massimo 
tormento cbe uii pad re possa avere 
é quello di essere apntrikeE^ 
privo di figliuoli Appena gli nasce 
un fanciullo, il padre prima cbe 
altri lo tocchi , gli dà , in un cuc- 
chiaio d'oro (certo per le due 
prime caste] a mangiare miele e 
burro; con oro gli tocca i due 
orecchi, gli impone un nome so- 
noro (presso Haiiu l' imposiiiene 
del nome è stabilita pel decimo 
dodicesimo giorno dopo la na- 
scita) bisillabo o quadrisillabo (in 
ogni modo , quanto si possa , pa- 
risillabo) per gli Qomiai (mentre 



37 



t, L-oogic 



alle donne sì può dare conve- 
nienlemenle un nome imparisil- 
labo). Ingenerale, il padre noma 
il ranciullo del suo proprio nome 
e poi gli impone un altro nome, 
coi quale e^W deve essere chia- 
mato dagli allri. Al settimo mese 
dopo la nascita, si può incomin- 
ciare a cibare il fanciullo dì cibi 
più sostanziosi , come carne 
capra, carne di pernice, i 
imburrato , riso con burro , miele 
e latte quagliato. Nella maggior 
parte delle Tamiglie a tre anni si 
tagliano solennemente i capelli al 
fanciullo (in altre si tagliano solo 
quanifo si manda il fanciullo 
scuola , il che , secondo un pre- 
cetto, deve avvenire pel brahmano 
a ti anni , e la scuola deve du- 
rare per esso fino a 1 6 anni , per 

10 Lshatrija ad H , e la scuola 
gli deve durare fino a ti anni, 
pel valf jn a 12 anni con ob- 
btÌRO di riipanere a scuola fino 
a ti anni ; ma a questo precetto 
viene tolta autorità da altri pre- 
cetti; nel l'ai! c'atantra, per 
esempio, viene sentenziato che 
bisognano dodici anni pel solo ap- 
prendimento della grammatica) 

11 padre stesso taglia i capelli al 
fanciullo, dopo avergli spruzzata 
tre volte la lesta di acqua tepida 
imburrata e sparsi ì capelli " 
kn^. Tagliali i capelli, si conse- 
gnano alla madre, la quale li 
getta sul letame. ÀI sedicesimo 
anno , dopo la scuola , quando il 

f levine sta per diventare gr'l- 
iMHtlia o capo di casa , succede 
ancora una volta il taglio solenne 
dei capelli. Le fanciulle sono af- 
fidale alla custodia della madre: 
le ricche , le regie essenzialmente 
crescono in compagn:a di giovani 
ancelle. Ma è il padre, sovra lut- 
to, salvo i rari casi dello svm- 
Tani*vara, che dispone della 
mano della fanciulla. Le promesse 
si fanno talora nell' India Un dalla 
età di 8 anni , ossia dalia età in 
cui, per talune fanciulle acca- 
de che la polwrlà iocomÌDci. 



Dopo le nozze l'autorità pa- 
terna sembra cessare quasi in- 
tieramente. La monogamia è uno 
de'caratteri della razza Ariana; 
lo 6 perciò pure dell' Indiana ; 
i casi di poligamia riferiti nei 
miti e nelle leggende sono ecce- 
zioni; r Indiano, per suo proprio 
istinto, rimase monogamo, up la in- 
vasione de' Maomettani nell'India 
potè distruggere questo istinto 
nativo. Molti particolari relativi 
alta vita domestica indiana si tro- 
veranno nelle varie raccolte di no- 
velle Indiane ; intorno poi agli usi 
domestici indiani abbiamo pro- 
pri! trattati che si congiungono 
con la letteratura vedica, cono- 
sciuti sotto il nome di erlh^a- 
RÒtran-l ossia i sùtri domestici, 
i sùtri che trattano da'varii riti 
domestici. Questi trattati offrono 
soesso il carattere dei «lliar- 
ma^JkHtra, ma differiscono 
essenzialmente da questi in ciò 
che i dltai-ina^nsitra riguar- 
dano essenzialmente la vita pub- 
blica , e i c;Iir lli^iu«n(ra la 
vita privata; i primi prescrivo- 
no, i secondi solamente insegna- 
no. Sono libri i «tir tliya)!!^ 
tra tradizionali (chiamati per- 
ciò ancora sniàrtAsùIra] nei 
quali , secondo la famiglia a cui 
[autore appartiene si descrivono 
cerimonie domestiche relative 
alla nascita, alle nozze, ai (une- 
rali, H^li incanti ec. Di Kr't 
lijanatra ne sono Qnquì ricor- 
dali dodici soli , cioè, tre pel B'h 
(veda , di Àf valà^an» , 
i^'ankhàjana etpànnaha, 
cinque pel TàKtIrìya, di Ka- 
tli*akn,HàllrA^ntk'a, Bàu- 
dliifcrnna , Uliàradv jtg; a , 
Hlraii-yake^J , due pel ¥a- 
g iirvcUu bianco , di l*Jira- 
wkara e HùlgHTÌipa, due 
pel Sfiniaveda di dubitila 
e Kliàdira. - Da «rllia ab- 
biamo ancora altri parecchi de- 
rivali e composti , fra i quali 
Sp'ihamcdhin ( il sacrihcator 
della casa) gv'UuMtJia (che ha 



ny Google 



la sua dimora in casa) gr'lha^ 
ka<>nmbln (capo di ramiglia 
in una cnsa] grlliln (domesli- 
co) sono mascolini che valgono 
tulli •' capo di casa le tre di essi 
hanno il loro remminino, Si*'l- 
linknl'nnihinà , gr'Ililii'i , 
Itr'ihnntlià ossia la padrona di 
aisa; irp'ihanicdhinì v»Ie , 
proi>riamerile , la moglie del socri- 
ficatore della casa, e quindi la 
padrona di casa) ; K'''n*yi* j co- 
me aggellivo , domestico , appnr- 
tenente alla casa , coma mascolino 
fopparlenente alla casa, la fami- 
glia , il servidorame , Cammale do- 
mestico fsrlhytt di cp'llin ; 
ma |tr'llk<ra diretto di in^li 
vale prendibile, da prendersi, da 
afferrarsi , comprensibile , per la 
siesta analogia ideologica; cosi 
(r IhìtJtntrH si dice dì ehi ha 
afferrato le armi ) ; gr'lhapM- 
tt mascolino, i7 signordella casa. 
l'I padrone e il Dio Agni veneralo 
cume tale. 

Gp'i (vedi gnr). 

ecp radice , andare, vacillare, 
tremare. 

Gtcj» (di gà.) come aggetti- 
vo, da cantarsi, cantante, come 
neutro il canto. 

GeT = kev , seT. 

6c*li radice , cercare (spie- 
galo come forma contratta di 
g:ikveNh]. 

Celta = gr'lha; quindi 
irehaimtl = sr'lbapntl, se- 
llili = grtUln (cerlamenle 
tutte queste forme devono essersi 
intruse, come in lulte le lingue 
letterate avviene , anche nel San- 
scrito dotto, per la prepotenza 
di qualche dialetto locale). 

•làlrlka { di girl monte ) 
neutro, maiita rossa ^ oro. 

Co (vedi ^nvejili), masco- 
lino « femminino , propriamente 
muggente ossia bove {bo s} , toro, 
vacca, preoccupazione essenziale 
dell'Ario primitlTO, il quale ne 
faceva suo precipuo oggetto d' in- 
Tocaziohe; in una vacca si per- 
sonificò la nuvola celeste (cele- 



brata poi anche sotto il nome 
speciale di Màmadah, la fa- 
mosa vacca dell' abbondanza) ; 
vacche furono chiamate le nuvole, 
e Iiidr» prima , VIm1iii*d poi, 
sotto il nomadi Kp'lahn*a, vien 
salutalo come SApa o ciulode 
delle vacche, o pastore. In una 
vacca sono simboleggiale le quat- 
tro età indiane ; vacca è chiamata 
la terra, come /econda, vacca il 
cielo come piovoso, vaccaia luna, 
vacca la madre. La vacca princi- 
palisslmo do'doiii nuziali, e mer- 
cede ordinaria che i sacerdoti ri- 
chiedevano per i sacrifici da loro 
celebrati, é il simbolo di fecondi- 
ti, di abbondanza; l'Ario è, per 
eccellenza, epicureo fin dal suo 
primo apparire; egli vuol fecon- 
darsi B nella sua fecondili vivere 
agiato e potere a suo diletto go~ 
dere la bellezza della natura che 
di tante grazie è a lui liberale. 
Perciò la vacca viene venerata 
nelt' India come cosa sacra; am- 
mazzarla non si può, mangiare 
mollo meno ; co' suoi escrementi 
si purgano i bagni pubblici 

Juando sono polluti , e ungendosi 
I essi e talora cibandosene fanno 
gli Indiani le loro penitenze pia 
rigorose. Se la vacca, ne' solenni 
sacrifici, fosse veramente uccisa 
o pure solamente se ne facesse 
mostra . non bene consta ; è pro- 
babilissimo tuttavia che incerti 
lempr, ed in certi luoghi siasi pure 
nell' India sacrifrcala la vacca 
agii Dei, non tuttavia. Della piti 
remola etk vedica , nella quale 
il Sacrificio doveva essere presso 
a poco della semplicità di quello 
che si racconta abbia celebrato 
Giacobbe fuggitivo. ~ Go masco- 
lino è il nume che assume Jn 
cielo la costellazione del toro. - 
Go femminino ossia la muggente, 
la urlante, è la Dea SarHMvnti 
la nuvola che si distempra in 
pioggia, divennta quindi la Dea 
della eloquenzif e nome di un 
fiume. - Gskula o rasiadibo- 
vi è chiamato , al neutro , Pof' 



:,.ndty Google 



M* 



manto bovino; fos'ar», aotae 
aggettivo, propri vosn te , dove i 
buoi vanno , percorso din buoi , 
visitalo daibuoi, e quindi, sem- 
plicemeate, frequentato, ptrcorto, 
vintalo ; coma neutro, utviapar- 
corsa dai bttoi. e quiodi , sempli- 
cemente, la carriera ; espressione 
che ci rappresenta al vivo ii culto 
della prima età per la vacca, 
dalla quale, la certo modo, si 
lasciava guidare; gotrm neutro 
recinto ftotiino , stalla bovina , e 
quindi la casa, la razza, la fa- 
migtM, la diftcendensa. Il gntr» 
poteva essere di sacerdoti . di 
euerrìeri o di vàlf ya. I irotr» 
br^hmanici si facevano discen- 
dere in linea diretta dai selle 
r'*<hl divini , i guerrieri da otto 
r'islil falcuni de quali , per veri- 
tà, appartengono ancheessi a'sette 
p'islil divini ; ma la genealogia e 
la cronologìa non sono il lato forte 
dei dotti Indiani), li numero dei 
Kotm viene limitato a i9; essi 
banno poi le loro suddivisioni ; 
ogni sacrificatore deve almeno 
conoscere a quale gntrm egli 
appartieue . e , secondo i riti di 
quello , celebrare. I nomi di tutti 
questi supposti golra primitivi 
si possono leggero nella History 
of aneient Santkrit literalure del 
prof. Max Miiller , che li tolse 
da^i CrJiDlnsMn» di Acvn- 
là.TMMk Certo È bene che ad 
un periodo sufBcien temente an- 
tico della storia Indiana dovevano 
essere 49 i iretra riconosciuti ; 
9 gli appartenenti »d esso dove- 
vano saper dire il proprio nome , 
ti nomo del pailro , dell' avolo , 
del btsaToh) e del gotr» ; ma 
qoesto DM basta perché arri- 
viamo a conchiudere che il capo 
del («tra sia stai» veramente 
il rtahl dal quale il ««tra si 
vuole «be 'sia disceso e che i 
Mtra nell'antichissimo perioiìo 
Vedico siano stati i9. Come £nea 
si stimava figlio di Venero , e gli 
Bnerdi si consideravano come 
calati ab aotioo dall'Olimpo , 



Hon iBaBCaronD ad Augusto poeti 
geneologisli che gli abbiano pro- 
valo come il suo sangue era divi- 
no; ma la storia s'acciglia a tanta 
insolenza. Vorremo ora noi pl- 
gliaro sul serio la divinità dei 
iTotra Indiani ? È verissimo cbe, 
ne' matrimoni indiani, la regola 
comandava che gli sposi fo^ìsero 
d' un ffotra diverso , cioè aves- 
sero un diverso prnTarR ossia 
invocassero , nel sacrificio , un 
diverso r'tidil come stipite de'l 
loro ««tra. Ha chi ci dice l'an- 
tìchità di quest' uso ? chi ci as- 
sicura che j r'Ishl dei gtttrm 
Indiani abbiano maggioro im- 
portanza dei santi protettori dei 
nostri villaggi e delle nostre fa- 
miglie patrizie? e i ir**'* stessi 
più veridicità di certi nostri alberi 
genealogici ? Or quando il pre- 
cetto interdice le parontele fra 
membri di uno stesso cotra 
non é a credersi che 1' uso non 
lo violasse quasi ogni giorno Del- 
l' età brahmanica ; che se 49 soli 
erano i itatrw estesi per tutta 
l'India si comprenderà bene come 
in nessun luogo avrebbero i gio- 
vani dovuto incontraro maggior 
difficoltà a pigliar moglie che tra 
gli Indiani , poiché escludendo il 
gntr» , si doveva escludere 
neir età bràbmanicu , tutto il 
proprio mondo ; che il gmirm^ 
col tempo, era divenuto un vero 
mondo. Il precetto si fondava in- 
vece sul primo uso dell'antichis- 
sima società Vedica, nellaquale il 
gotra era ancora un vero re- 
cinto di vacche, un solo villaggio 
di poche persone parenti, fra lo 
quali non doveva essere permesso 
alcun nuovo matrimonio , per 
non lasciare che la razza si de- 
teriorasse ; e. in verità, nel lin- 
guaggio Vedico, la voce (cotrti 
non ha mai un sen^o pia larco 
di recinto bovino e stoffa , ondo 
il nome di Got-pablild o /^ - 
ditore della stalla attribuito ad 
ladpa siccome quello che col 
fulmine squaroiò le nobi, ossia 



tyGoogIc 



liberà le vaccbe trattenute dai 
demonij e le fece versar latte, 
secondo la vivacissima rappre- 
sen (azione Vedica. - eodn- 
ran*n , al neutro, è cliianiato 
r aratro siccome fenditore della 
terra ( considerata come vacca 
feconda) ; GotlfcTnri nome fem< 
minino di un fiume del Deccan 
vale propriamente la dante acqua 
[poiché uno de' significati che 
assume la voce s« è pure quello 
dj acqua, Riccome la soriora, come 
già vedemmo chiamarsi S* la 
Sfira«T4»HJ ; copa , «opà , 
iropnla, mascolini, t7 pastore, 
quindi il re, fcopi Temminino, 
b pastfyra , la guardiana : capi- 
tb»ma&co\ìiu},di^sa delle vacche, 
quindi semplicemente, difesa; 
oevanda di latte ; Kopac'elin 
tcolnncala mascolini , coda di 
vacca ed utta specie di scimmia ; 
9»parik (vedi gcnvrsli) : 8»p- 
tnr mascolino custode, difensore 
( di ftrnp ) ; s«ni4jn mascoli- 
no , sciacallo, ed una specie di 
lana (il Dizionario Petropolitano 
interpreta la parola , nel suo si- 
snilicato, proprio, muggente come 
bove); KÒmukha, propriamen- 
te, testa dibone, mascolino, eoc- 
eodritlo , 3|>pellalìvo di alcuni 
esseri mitici e una specie di stru- 
mento musicale, c^ynca neu- 
tro, coppia di bovi, e quindi la 
coppia . in genere ; j^raksha 
mascolino, guardiano di vacche, 
pastore ( io ardirei riferire qui il 
greco korkos onde il latino 
orcus, e il francese opre, consi- 
derato come guardiano de' tesori 
mitici, ossia rakshas delle 
vacche , demonio che trattiene 
le vacche , e come i rak«lia- 
vas antropofago); gsrse'anb 
femminino spme di belletto fatto 
probabilmente con orina di vacca, 
fa quale, com'è nolo sì adope- 
rava per le un/.ioni sacre ; no- 
loka mascolino, il mondo delie 
vacche , cioè ti cielo nuvoloso ; 
Cluvardfaana mascolino, nome 
proprio dì un moate presso lli^ 



tharfc , di coi la legi^nda narra 
che Kpistan-a lo portò 7 giorni 
sopra la sua mano, per salvare 
le vacche che lo abitavano mi- 
nacciate da un temporale che 
Indra mandava ; Govlntla 
mascolino ottenente vacche appel- 
lativo dì Kp'l«lin-a 11 Dio dei 
pastori [vedi sotto ffita ) : Gii- 
demeisler deriva Govlnda di 
Gsblnda e Goklnda di Go* 
prndra, l'Iiidr.i dei Rapa 
o pastori; goTr'lMlia mascolino 
il fecondatoì-e delle vacche , il . toro 
e come quello che, nella sua 
insegna , porla un toro, il Dio 
C'Iva é chiamato <à»TrÌKha- 
rihvaffr'a t soshth-a masco- 
lino e neutro , la stalla dulie vacche 
quindi il luogo di riunione e il 
femminino go«h(li'J la riunione, 
la compagnia _ la soàetà , {assem- 
blea, (e ancora specie di npa> 
rùpaka in un atto di soggetto 
erotico, in cui entrano 5 06 ca- 
ralteri di donna, 9 10 d'uomo) ; 
Coslipada (di gnm genitivo 
di go -I- pnda) neutro l'orma 
del piede di una vacca , la via 
percorsa dalle vacche ; mainali , 
ffàamati, propriamen te, /ornifo 
di Kn ( acqua ) , nome proprio di 
un fiume nella provincia di 
AyodhyiW ; capatila masco- 
lino , la vìa delle vacche ; con la 
voce Kopatha abbiamo it com- 
postoGopRtlia-ltràhman-a, 
un brànman'a appartenente 
all'-Kharvaveda , di cui in- 
formarono il Colebrooke ed il 
Weber, diviso originariamente in 
fOo prapnttk'aka. 

Gataina (proparossitono) 
mascolino , nome proprio di uno 
dei 7 r'l«hl mitici , fatto autore 
di varii inni Vedici e fondatore 
del NjAj'a; personaggio cer- 
tamente immaginario. La dottrina 
urflya ossia* la logica (conve- 
nienza] costituisce it secondo 
npàiiga ; il suo metodo fu già 
comparato alla dialeltica Aristo- 
telica, sistema dalla quale potè, in 
parte, essere inspirato, il njàjm 



t,L.ooglc 



SOI 



dello di «•tem» ha inoltre 
parentela speciale col sistema 
VàlfenhlkM {analisi, distin- 
sione) dello di Kiin*Mti> Di 
fatto entrambi i sistemi ordinano 
il trattalo cosi che preceda la 



(lakshatfa ) esegua ultima 

la inveslTpazione [ parikwhà ); 
per tnl metodo secondo l'Anvi- 
knhlki alogica (in 5 libri] dei 
Gotamidi si perviene" alla cono- 
scenza del vero. Ma mentre il Vài- 
fohikn comprende sei sole 
categrie che sono la costanza, 
Faecidettfe, la funstone , il comune, 
il proprio , F aggregato ( alle quali 
sei altri aggiungono ancora, 
come sellima categoria, la nega- 
zione] il mjhyn comprende sedici 
categorie , cioè , la ffrova . F og- 
getto di prova, il dubbio, il moti 
vo, Vesempio. la conclusione o Vor- 
gòmenfo convincente, il membro di 
un tale argomento, la deduzione 
air assurdo, la determinazione, la 
disquisizione, la controversia, Vob- 
biez'one. la ragion fallace. Vinganno, 
la risposta futile , la confutazione. 
Il nyjtyi» dello di Golamn, 
come il Sankhjn detto di 
Haplla, quel premio della ve- 
rità appresa, promette la libera- 
zione da ogni male (mskaha] 
ossia l'emancipazione totale del- 
l'anima dal corpo. Qui ancora 
come per gli altri sistemi flloso- 
fici Indiani dobbiamo osservare 
come le idee fondamentali sono 
indigene , ma il sistema stesso è 
nato da un infelice sforzo d'imi- 
tazione sopra i sistemi Greci. 
L' Indiano non è mai riuscito a 
fare un lungo e ordinato ragio- 
namento di filosofia pura; auda- 
cissimo nel concepire il generale, 
egli non ebbe poi eguale attitu- 
dine all'analisi minuta, sempre- 
che si trattasse d' analizzare 
qualche cosa d' immateriale. Il 
suono invece, la silinba e tutto, 
insomma, il sensìbile trovò nel- 
r Indiano un osservatore e di- 



scemltore paziente. La morale , 
per altra parie , come fondata so- 
prauna diretta conoscenza dell'uo- 
mo e delle sue abitudini . non di 
rado viene esposta, con una 
mirabile intelligenza della natu- 
ra umana , e qualche volta con 
un buon senso pratico che presso 
quegli scrittori immaginosi riesce 
a stordire. Fare gli Indiani mae- 
stri di tìlosoBa ai Greci è una 
menzogna ; del pari sarebbe 
menzogna il dire che gli Indiani 
derivarono dai Greci tutta la loro 
filosofia; ma un'altra menzogna 
sarebbe il voler mettere allo 
slesso livello l' ingegno filosofico 
de'Greci e quello degli Indiani; 
quelli ebbero le idee e crearono 
e compirono il sistema , questi 
ebbpfo le idee , ma provando ad 
ordinarle in sistema fallirono 
quasi sempre nella prova. 

Ceblilla mascolino, nome 
proprio dell'autore di tin (er'l- 
hjasùtra, di uno erànta- 
sùlra e di un pnshpaiiùtra 
(trattato pieno di termini tecnici 
relativi al aàman e grammati- 
cali, avente per oggetto di inse- 
gnare il modo onde si può con- 
vertire, far fiorire la strofa rie' 
in una strofa ■Jtmnn ; per in- 
formazione del Weber). 

Cìordha. ^orda, ICAda 
neutri, (forse di fcaflb coprire e 
probabilmenle le due prime voci, 
ammessa tale etimologia, offrono 
una forma pràcritica ) cervello; 
leodhl femminino , /ronta; (•■ 
dfah Femminino, una specie ii 
bracciale di cuoio; tenda. 

Gola mascolino . glòbo (vedi 
Ktid-M) ; mirra ; bastardo di una 
vedova; al femminino snih si 
danno i signilìcati di birillo , di 



tncAios(ro, di amica. 

Inolia mascolino [di gab) 
nascondiglio. 

tiknit-», come aggettivo, 
inzuccherato, ossia fatto di gn- 
d'H (uno de' nomi che piglia 
pure io zucchero) , formio di tue- 



;,L.OOglC 



«96 



chero. Così chìamossi , nel centro 
del KangiàlH^ un distretto ed 
una cilt^ dove una volta il Gan- 
ge coiTevii) e al plurale i suoi 
abitatori; in esw furono trovati 
i manoEcrilti della redazione del 
Bnmihyau'R , i^eguila dal no- 
Siro Gorresio, il quale perciò le 
diede nome di recensione Gaitdana, 

Cìùnpùfaiiiii* masc. plura- 
le , secondo la leggenda , appel- 
lativo di quattro rratelli , Bnii- 
dhu, SubaMdha, ^rula- 
bttodhu , Viprahandlia 
che caddero in disgrazia al re 
AMnmàCi ; ma secondo Max 
Miiller la leggenda non esiste 
ancora negli inai vedici e m 
svolse solo più tardi, a (orza di 
equivoci (veggasi il primo Tasci- 
colo della nostra Rivista Orientale). 

Gàur» (Torse pure di go, 
gatir» onde, per esempio, il ma- 
scolino g4urw vale bufato come 
lEOVttja), come aggeltivo, chia- 
ro , splendido , puro , vago , bian- 
cheggiante, Tossegyiante ; come 
mascolino, olire il. bufalo, vale 
la senapa bianca , la grislea tor- 
mentosa , ta luna , ti pianeta Gio- 
ve; il Temminino sàuri valeva 
bufata ; lo safferann ; e la fanciulla 
prima che sia arrivata ai mesi {co- 
me pura?] , i quali nell'India 
vengono spesso all'età di otto an- 
ni , motivo per cui, all'età di 
otto anni le fanciulle dai parenti 
sono , secondo alcune antiche 
consuetudini, fidanzate. 

Vàarwvà (di giira) come 
aggettivo, rtguardante il guru; 
come neutro, h gravità, la ri- 
spettabilità , e il rispetto. 

Glia Temminino vedico, doTi- 
na, (contrazione di giinà , on- 
■ de il giiné greco, la donna, che 
vive nella voce greco-italiana 
gineceo; assai probabilmente qui 
gun ci offre la forma primitiva 
della radice g'an generare) ; le 
gnàa oiisia le donne cantale, al 
plurale, nel ll'lgvcda, sono le 
nuuole, come ie generatrici della 
pioggia , come le feconde , ono- 



rate quindi come dee, comej^emt , 
onde mi sembra che si possano 
in parte spiegare, le pitonesse, 
le sibille, le druidesse, le fate 
ossia le donne fatidiche delle 
tradizioni Indo-europee , e gli 
onori stessi quasi divini resi 
dairanlichìtà alla donna, sebbene 
negli usi domestici essa fosse poi 
realmente la schiava dell'uomo, 
e solo strumento di diletto e di 
generasione. Farmi che le snM 
valgano te donne come legate- 
ratrici; marni sembra poi^ibile 
poi che un equivoco etimolo- 
gico abbia contribuì lo all'apo' 
teosi della donna nella società 
ariana ; spiegandosi cioè le don* 
ne gnàu non di gaM (pri- 
mlt. giniij ma di s'n^ che vale 
conoscere ; onde ta donna potè ve- 
nir considerata come la gnara, 
la sapiente, la indovini; e il trovare 
la pitonessa congiunta al serpen- 
te , le sibille alle caverne , le 
druidesse agli alberi , mi con- 
ferma in questi supposti , poiché , 
comeabbiamo più voi te accennato, 
ia nuwi/o viene ora rappresentata 
come un terpenie che stringe, 
che traltiene la pioggia , ora 
come un monte ed una caverna, 
ora come un albero. 

Cìntth , grautt» , radici , 
congiungere, mettere insieme, com- 
porre , tessere , legare ; piegare , 
piegarsi. Dì g-rantli legare , tes- 
sere, abbiamo il mascolino fcran- 
th« , propriamente , tessuto , te- 
sto (che ci offre la stessa analogia 
ideologica), quindi vfrsa, compo- 
nimento . libro ; é incerto se, presso 
Pàn'liil che cita già la parola 
Itranlha sia da intendersi il 
libro legato e quindi conseguente- 
mente la scrittura) oppure sola- 
mente ancora un produlto lettera- 
rio conservato dalla memoria; io 
inclinerei tuttavia alla prima in- 
terpretazione , poiché mi sembra 
quasi materialmente impossibile 
che la dotta e minuta grammati- 
ca di PAd'IuI siasi composta 
senza l'aiaio della Ecritluraj e 



t^Cooglc 



«M 



per credere il contrario manca 
ogni prova positiva. Il neutro 
yraulhanH vale il congiurtgi- 
mento , il componimento ; il fem- 
minino fpsiilbnkùt-i vale la 
biblioteca, il maiìcolino srttndil 
r incurvamento , il congiungimento, 
il ncdo. 

frram, (las radici (parenti 
di g»rf s«l equivalenti) divo- 
rare, injAio((ire ,- veggasi pure 
ghtts; quindi il neutro grt^ 
«ttna il divorare, l'aggettivo 
Sra«>sbn*a varare, il masco- 
lino sras<ar divoratore; gra- 
stnpadàkntaAra, presso Hn- 
■■•Inl è cbiamato ehi st mancia 
le parole e le sillabe, biasciante; 
SràK» rnascoUiio, boccone. 

Crab ( nel R'IgrTed», 
gViKbh f onde garbila sicco- 
me il conretto, cum-caplus, quello 
che si riceve , quello che si conce- 
pisce, che si piglia; il Kurtìui 
compara qui il Ialino ger-men) 
radice, prendere, tenere nelle ma- 
ni , tratterure , ricevere , accogliere , 
concepire, ottenere, afferrare, as- 
*un»«re , adottare , adoi'erare , ra- 
pire, levare, far acquisto, racco- 
glitre , pigliar nella bocca , nomi- 
nare , comprendere , intendere ( forse 
con ragione il Bopp avvicina qui 
il latino gratus . onde II nosiro 
gradire = accettare- Cosi in Iali- 
no, le espressioni gratum habeo 
e acceptum Aoèeo si equivalgono; 
il Bopp stesso supponendo che 
prehendo slra per grehendo, aoco- 
st6 prehendo alla radice itrali; 
io paragono il latino gryphus , il 
nostro grifo). - Di tr^'ah , il ma- 
scolino graba, propriamente, 
^afferrante . e Vafferrare , Cecctisse 
di sole e di luna, nàbn, con- 
siderato come mostro che cagio- 
na le ecclissi e come pianeta , ti 
pianeta oscuro; quindi srahl», 
come f attraente, il pianeta, in 
genere; i pianeti sono ora consi- 
derali cinque (M<rle, Mercurio, 
Giove , Venere e Calumo ) ora 
sette compresi I due mostri delle 
eccliesi BAhv, Ke«n, oppure 



la luna ed il sole , onde il nenie 
di sapla aA>7ÌÙi eseda > sette 
soli che i grikhjts o pianeti 
assunsero) , ora nove (compresi 
Hàha, Hetu, elisole e la luna). 
Nomi diversi assunsero i varii pia 
lieti ; gli astronomi Indiani quan- 
do seguivano i Greci traducevano, 
per es. hélios per Heit , Hermes 
per Hluiua, Arès per Ara^ 
Aronos per Kon-a, Zeus per 
4v'7><* ( come noi abbiamo 
fatto Giove) , AphTOdilè per A»- 
ntauat'i'* I pianeti sono per 
la prima volta menzionati nel 
TàUtlriy^pjiii-jaka. Figlio 
del sole k Saturno o ^aaài^ 
c'ara l'andante lentamente , (iglio 
della (erra o Uhàunia è Marte, 
figlio della luna o Somapatra 
è Mercurio: Br'iha«pati o 
Giove rappresenta il rlshlAn- 
iclras ; ^'nkra o Venere rap- 
presenta il r'IctblBhr'Igu. 11 
sole, come pianeta, ba dodici ap- 
pellativi, la luna, come pianeta, H; 
il pianeta Marie ne ha qu.illor- 
dicì, Mercurio dodici. Giove die- 
ci ; Venere 9 ( Tra i quali mi paio- 
no singolari quelli di Uhr Igu^e 
DAnuTapùc Ita ossia onorato 
dai nknmwn,idemQniÌ), Satur- 
no diciassette [ Tra i quali merita 
nota il suo appellativo di Vnmaj, 
Rnbn sette ( KtauK aii«a< 
ma, Tamas, Mii'hlke- 
j»f Pltaii'lii ) Svapblijinii) 
Tauiaiciit Afliira), Kctn 
uno (Clkbln). Ai pianeti ve- 
demmo presiedere esseri divini, 
considerati ora come genii buoni, 
ora come genii Chittivt , onde nelle 
indiane superatizioni come nelle 
nostre , certi pianeti sono avuti 
in conto di buoni , certi altri di 
Irisli ; e si crede che essi eser- 
citino, speciaimenle sopra i fan- 
ciulli, una ostinata influenza, 
come magiche potenze misterio- 
se. ' Graha ha pure alcuni 
altri signitìcali, come per esera - 
pio , Cac'fua che si attinge ed il 
recipiente con cui si attinge; ti 
'punto medio delFarco, siooome 



:,.ndty Google 



S97 



quello sn cni si tira U saetta , 
perché parta con forza; il con- 
cepimento ; la comja-ensione , Sin- 
tmdimejUo; taccezione, la nomtna- 
sione; gruliMa<a, come agget- 
tivo , vale afferrante , come neu- 
tro , la mano , siccome quella che 
afferra , e f afferrare , Fotlenere , il 
comprendere , il nominare , il ce- 
lebrare; crjth» m ascoi L uo , il 
prenditore ; coccodrillo ; serpente 
strij^itore, sparviero ; compratore ; 
ricevitore; gr'lliln aggettivo, 
prendente , che afferra , che riceve , 
che ottiene, che tiene; gràtija 
aggettivo, da afferrarsi, da pren- 
dersi, da riceversi, da accogliersi, 
da onorarsi, comprenséUe , con- 
cepibile. 

Cirama (di kr«m andare) 
mascolÌQO, cmvegno, luogodiriu- 
nione , villaggio , schiera , tvrba , 
comunità , società , mischia ( onde 
si può spiegar* NkDcrJkma la 
mischia nei senso di battaglia; e 
noi diciamo ancora alla ratina, 
mescolare le mani per combattere] ; 
di gr^MMM il mascolino fra* 
■mani ti capo di una comunità; 
il barbiere ( la guidaldel villaggio ? 
pura quegli che abitava a capo 
del viUaggio?) (ràniln masco- 
lino , Vahitator del villaggio ; gràf 
inìn'a mascolino, il medesimo, 
e ancora il cane , ti porco , la 
cornacchia siccome animali che 
vanno liberamente per i villaggi. 
Merita ancora nota il femminino 
grjkmaa>à probabilmente per 
gpj»n>lik-ii l'abitatrice del villag- 
gio e la meretrice , onde parrebbe 
cbe a non destare scandalo nelle 
citlà , le donne pubbliche fossero 
confinate ne' villaggi , oppure che 
esse venissero dai villaggi ; anche 
la piauta dell'inailo veniva chia- 
mata i^rikniin-ì ossia la pianta 
de'villaggi; giràmì^aka, al ma- 
scolino , è chiamato il membro di 
una comunità , di una corporazione ; 



^ràaij'a. come aggettivo, can- 
tante il vUtaggio, aj^partenente al 
viUaggio, come mascolino, la ea- 
pra, f agnello, il bue, il bufalo, 
il porco , Velefante, U mulo, tatino, 
ticammeUo, animati tutti dome- 
stici e cbe vìvono in compagnia 

CrPJkTaii, come aggettivo, du- 
ro, come mascolino, sasso (adope- 
ravansi due sassi c<*jkvan*àa a 
pestare le erbe, dalle quali do- 
veva entrarsi il sacco del «ema); 
rupe, matita, monte, nuvola (sic- 
come |>aT^gonata ad un monte ]. 

Orivi» femminino , collottola; 
collo; quindi ì neutri sritira » 
SràlTeya ^ collare , collana. 

Gruhma mascolino, calore,, 
cahre estivo , estate. 

Crac', glne' radici (parenti 
di grah o di stih] furare. 

Clah radice, giuocare aidadi, 
guadagnare al giuoco de' dadi { la 
radice parrebbe raddolcimento di 

fcratk) ; quindi glaba masco- 
ino giuocator di dadi, giuoco dei 
dadi e tJ guadagno cbe vi si fa ; 
la scommessa. 

Già radice (al causativo glJk- 

E»j il Bopp richiamò il latino 
bòr, come a citona stanco 
riferi in confronto il latino lassus; 
né Gnquì furono proposte etimo- 
logie più probabili) (faticarsi, 
stancarsi, incontrar difficoltà; af' 
faticare, stancare; quindi il fem- 
minino fflitul stanchessa, inde- 
bolimento , spossatezza. 

Glep radice, muowrst, Ire- 
more ; essere misero. 

CileT radice = «ct , lUieT, 

•CT. 

6l«Hh radice = «esb = 
giaTcsh • 

dljka mascolino , luna [il Di- 
zionario Petropotitano attribuisce 
pure a glàn il valore dì palla, e 
compara quindi , pur dubitando, 
le voci latine giobui ; glomut). 



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Gh 



Cllk la gutturale aspirata so- 
nora che risponde alla culturale 

sonora nod aspirata. [Nel latino 
eorrispondono la g, la h iniziale 
la f inisiak , la v iniziale ; cosi è 
che il Bopp accosta a shna 
mangiare, le voci latine gus-tus, 
ves-cor-, Aos-pe? , hos-tis e il Te- 
desco gast; Kurtius, Corssen e 
Max Hiiller a gharm» acco- 
stano il latino formus). 

db» particella Velica di va- 
lore analogo al Greco gè. 

dhan'sh, itiiikit's radici, 
spargersi , diffondersi , scorrere ; 
splendere. 

Hb«li;gh radice = knkh , 
iLakkh ec. , ridere. 

Vliat* radice , affaticfo^si , 
eoiitendere [ nel senso latino ) , 
perwnire, combinarsi , esser assi- 
llile, e, al causativo, combinare, 
vnire , procurare , compiere . ren- 
dere possibile , spingere ; affaticarsi. 
- Quindi ||;lìRt'a aggettivo sfor- 
santesi, selante; come mascolino, 
vaso ( ■eo'aniijthMt-a innaffia- 
(oìo ) , misuro , e una specie di 
esercizio religioso ( probabilmente 
qualche sforzo fisico , come star 
sospeso sopra un piede , tener le 
mani alzate ec. ) ; ghal^finn 
neutro , «bal-Mnii femminino , 
sfbrso ; corigiungimento. 

ehat't- radice ( parente di 
ghnt* ) miiot'^e , commuovere , 
(filare; quindi il neutro jchat-- 
t'ana urto , co(po , commotii- 
mento. 

Glian-, ithan-t* radici , 
splendere, sonare, parlare (vedi 
kan ) ; quindi il remminiiio 
|tlian*(*jt campana, campanello, 
tintinnabolo , e appellativo di va- 



agopodiodet , VÀchyratàhes a^era. 



dhana (di han , se pure 
non sia meglio 11 dire che la ra- 
dice han è già una forma rotta 
di ■■lan, e che questa b ini- 
ziale sta alla gb come la Ialina 
b iniziale talora alla gh India- 
na ed originaria) propriamente^ 
che batte , mascolino una specie dt 
martello, mazza; ma come ag- 
gettivo, ancora, messo insieme, 
ridotto a compattezza, compatto, 
duro , denso . follo , profondo , *t- 
curo, e però, qual mascolino, 
anciie , massa compatta , feto , 
nuvola. Il neutro gbana vale 
un istrumento su cui si balle , e , 
con ideale corri^ondeoza alta 
nostra parola ( nella danza ) la 
baltuta. 

Obamb , gharb radici , 
muouwsi, andare { parenti di 
■am e di kar, khamb, 
«'amb , itarb , e'arb { la b 
non essenziale ). 

&bar radice , cospergere, 
f coprire ) , sprusEore , innovare ; 
il Corsseu accosta qui il latino 
furfur. 

Gbar radice , splendere , ar- 
dere ; quindi il mascolino gtttkr- 
ma ardore, calore, calore estivo, 
eslate , sudore ; il vaso che si mette 
al fiioco. (Furono qui comparate 
le voci latine fer-veo, formus, 
fbrmidus, fyrvus , fomus, fornax 
e, con qualche dubbio, formido; il 
Corssen soggiunge /efrris, voce da 
Pott già rettamente avvicinata a 
fervere; furor, furere, furine. Il 
Dizionario Pelropolitano e il Kur- ' 
tius confrontano ancora il Greco 
thermos , onde il nostro lerma). 

Hbas radice ( parente di 
Itar ; il Bopp accosta gus-lu^ , 
yu-slo, ves-cor, per gvescor;ga- 
neo = ghiotto mi sembra pure]»- 
reote, come l' Italiano gaiìoteia; 



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già il Pott confì^ntó 11 latìoo 
ganea= taverna , che suppone rir 
dotto di gasnea ) mangiare. Quindi 
i mascoliDÌ ghaaR mangiatore , 
glinsl , Khi^sl ^nsi nutri- 
mento , c^, r aggettivo gtUi- 
amara vorace. 

etiàt-à femminino, nuca. 

Gbàtn [dilian;vedlicha- 
Da1 , come aggettivo, battente, 
uccidente, come mascolino, colpo, 
offesa, ueciiione, distrusione , ucci- 
sore , e , come tale , t7 dardo ; 
quindi il denominativo ithAtoy 
uccidere, il participio futuro pas- 
sivo iifiàtaTja da uccidersi , il 
participio presente CtaUtn. uc- 
cidente. 

Chiù radice, afferrare (di 
Itrah . cr'ihti' ) lo stesso va- 
lore e la stessa orìgine hanno le 
radici «han*, gtoran*. 

Ghn radice, sonora, ga, 
kn, kà. 

Cifaat- radice, rimettersi , ri- 
tornare. 

ehad' (scritto pure ghat*, 
parente di ir<td-,|[an>d*,CDn*- 
th- , g^dh , eh'ad ) radice, 
proteggere, difendere, rimuovere, 
impedire ; quindi forse i maEColi- 
ni gltuÈ'»,gtkut'atA la nocca 
del piede. 

Ghar (parentfl di gur) 
radice ,gridare terribilmente, onde 
Ittaora , come aggettivo , terri- 
bile, orribile, spaventewle, come 
mascolino, U terribile, appellativo 
dì %!tv» , come neutro , lo spa- 
vento , lo spaventevole , la crudeltà , 
onde gli asgeUivi «horaràpa 
di orribil forma , «horadarca- 
na di orribUe aspetto. - La radice 
jcfaDsh suonare , gridare appare 
parente di ghar; di ghiish 
abbiamo il mascolino cboaha 
^riio , strepito , suono , rwmore , 
annunzio , sfasione pastorale { sic- 
come luogQ di strepito , a meno 
che, per questo significato, gito- 
«ha non istia per goslia). 

Ghnr radice (parente di 
gùr, g'àr, ft'ar) invecchiare, 
e , nel suo primo sigoiGcato , 



offendere ,. distruggere onde t! vec- 
chio riesce il consumato , il di- 
strutto. 

dhàrn* radice , vadltare , 
agitarsi, onde l' aggettivo ch^" 
D>a vacillante. 

Gfar'l ( forma debole di 
«li»*"). 

dhr'ln*», ghr'tn-l masco- 
lini (di ithar ) ardore, calore; 
Shrin-Jk femminino caldo sen- 
timento, misericordia, pietà. (Per la 
slessa analogia ideale, noi diciamo 
pigliarsela calda per una cosa over 
qualcheduno invece di sentir for- 
temente per essa o per esso ), 

eiir'lta (di shnp nel suo 
significato di spargere, siccome 
quello che si liquefa } neutro , il 
burro liquefatto al fuoco , e il 
burro in genefe ; la pioggia in 
cui la nuvola si stempera viene 
anch'essa chiamala glir'Ka. 11 
ghr'lta veniva frequentemente 
adoperato ne' primi e'più semplici 
sacriflcii. Del sacrificio Vedioo il 
Maury ci dà la seguente descri- 
zione (veggasi bncora sotto la 
voce yaB'n'a]: « Placò sur le 
gazon appelé varMs, causa, dar- 
oha ( poa cynosuroides ) guide 
par le prfttre , le pére de famille 
répand dans le creaic d'une 
pierre la libation de beurre fon- 
du Ighrita) , de caiilé (dadhi) , - 
ou le jus qu'il a relire de la 
piante sonia , le sarcostema 
viminalis, Vasclótias- acida. II io- 
vile les dieuK à venir s' y de* 
saltérer. - Pen h. peu le sacri- 
flce devinl plus. coa]plÌ(}ué, la 
libation moins simple ; on versa 
le jus iaunàtre du soma sur un 
filtro de laine, ou sur une peau 
de vache trouée ; on l'arrosa 
d'eau et l'on porlait la liqueur 
aìnsi fìllrée dans le vase appelé 
samudra. Là ou la mélait avec 



se formait alors un esprit puis- 
sant que l'on puisait avec une 
longue cuiller de bois pour la 
verser en libation sur le foyer, 



;,L.OOQ|i 



ou la répandre dans des coupes 
auxquelles buvaient les assi- 
slants ■. - Secondo una descri- 
zione che del modo di preparare 
il burro presso gli Indiasi ci 
diede il Wilson (Rigvedasan- 
hità , the first ashtaka , varga 
XXV) si rileva che esso si 
baratta col dare al bastone, per 
mezzo di una corda legata al 
manico di esso , un moto rota- 
torio intorno ad un grosso piuolo 
che si leva dal fondo del vaso \ 
colui che fa il burro , tiene il 
capo della corda in mano e trae 
in qu& e in là il bastone intorno 
al piuolo finché il burro si fac- 
cia. In modo non molto diverso 
veniva acceso il fuoco , per mezzo 
cioè dell'abitare, matb, nmntli, 
radice che ci dà praDi»n<ha 
il postone agitatore per la produ- 



femminino, bastone agUatore per 
la produzione del burro. - Di 
(brUa abbiamo ghr'lta- 
vant aggettivo fornita di burro, 
imburrato , (lir'Hahìaa ag- 
gettivo, privo di burro, privo di 
condimento (presso Càn-ak^H], 
Shp'ItAe'i femminino, propria- 
mente, imburrala, nome proprio 
di un'i^>sarik (già notai che la 
pioggia vien considemta non solo 
come il lotte, ma come ij burro 
della nuvola , e che nasce dal 
barattamento dell'oceano celeste, 
cioè del cielo nuvoloso ; l'apsa- 
nk, come nuvola, assume quindi 
il nome di imburrata, ossia dì 
^ir'ltàe'i). 



Cbr'lata di samli [parente 
a kr'lsh di karsh) radice ,■ 

strappare , locerore , fregare , grat- 
tare , consumare ; quindi ■hr'lt 
shl'l come mascolino , cinghiaJt 
(sa a karsh fu bene comparalo 
dal Pott il latino verrere , di un 
primitivo ftoers-ere , dobbiamo 
accettare qui il raffronto del la- 
tino verres fallo dal Bopp) , come 
femminino, il lacerare, io strap- 
pare; la conlesa, temulasione. 

dhot'a , (taot'aka ma- 
scolini, catKuIo. 

Ghoiffc ( forma probabil- 
mente del dialetto per gliHin*j|j 
queslo e parecchi altri casi , mi 
sembrano dimostrare come la o, 
ne'dialetti essendo non solo dit- 
tongo ma anche vocale semplice, 
passò talora come vocale sem- 
plice anche in certe parole am- 
messe nella lingua ; la stessa af- 
fermazione mi sembra si possa - 
fare per la e che in certe radici 
occorre non già come dittongo, 
ma come vocale semplice) , fem- 
minino , naso , siccome quello 
che fiuta , come ghigna neu- 
tro , naso , odorato , dalla radice 
SliP^ fiutare , odorare. 

Ghon-ln mascobno , cin- 
ghiale (come pare di (■>«■•, 
«hlo* , ^ran' , gbr'tn* 
afferrare). 

Gfana (di han o ghan sua 
probabile forma primitiva) oc- 
corre io line di composto, e vale, 
come ^gettivo , battente , ucei- 
dente , come neutro , ucctiione , 
f&fnuione. 



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N la nasale gutturale, ossia | 
la n come suole suonare quando 
precede una gutlurale. 11 latino I 
non rappresentando con alcun j 
segno distinto il vario suono 
della n, alla a risponde in la- 



tino una n ; quindi ad ttfilu» 
si confrontarono le voci latine 
ancu-s, uneu-s. 



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e ta prima delle lettere pa- 
latali, le quali sono ìndeboli- 
tnenli e rarldol ci menti delle gut- 
titrali : quindi di U abbiamo e', 
ri! g abbiamo g', e nella stessa re- 
lazione stanno fra loro le loro 
rispettive aspirale. Quando per- 
tanto troviamo in latino una e 
gntlurale rispondere alla sanscrita 
e', piuttosto che ad un rinforza- 
menlo di suono presso il latino é 
da pensare alla più tenace con- 
servazione del primitivo suono 
fCUtlurale ; quindi ìl latino quatuor 
di kalur si dirà conservare una 
forma pia schietta del suo cor- 
i-ispondenle sanscrito e'atar ; 
curro (ove la e è ^otturale) per la 
parte consonantica è più puro dei 
suo corrispondènte sanscrito «'itF 
e fa invece direttamente capo alla 
radice primitiva km*; in altri 
casi invece alla palatale sanscrita 
nel latino risponde una palatale 
equivalente , quindi a c'aìura ri- 
sponde il suo equivalente ideale 
ed etimologico e, per la consonante 
iniziale , anche fonetico circuì (è 
vero che i tedeschi pronunziano 
il latino circus, come se fosse 
scritto kirìtus ; ma non é ancora 
giudicata la lite intorno al mi- 
)(lior modo di pronunziare il la- 
tino ì, italiano cerchio , francese 
cerde , pronunzialo come se fosse 
scritto perde, 

C'a particella congiuntiva ed 
enclitica, come il latino que che 
le risponde, e ha tutti i valori che 
ha il nostro e; quindi ancAe, pu- 
re, rwi, se. 

C'ali radice, esser conlento, 
splendere (si può paragonare c'»- 
luis dì kAf , che vale pure 
splendere). 

Cak radice , resistere ( mi 
sembra una variante di (ak). 



Cak radice !m\ sembra pa- 
rente di e'al vacillare 1 tremare. 
C'akopn m , pernice rossa. 
C'akk , e'Ikk , e'akk fv.} 

radici soffrire, e /arsoflVire. 

Cakra (dnlla radice kar, 
raddoppiala, nel senso di andare, 
onde «'ar, come parmi confer- 
marsi meglio dal greco kS-klos e, 
dalle voci latine cir-cus . cir-ca, 
cir~cum, circulus . corrispondenti), 
come neutro , ruota , ruota di un 
corro , ruota del sole , disco anche 
come arma) circo, circolo, circo- 
scrisione territoriate, distretto, prò- 
«incta, poesfl, regno; esercito sic- 
come quello che si chiude in una 
cirronvallaiiùne. - Al a'akra Ve- 
dico , come ruota solare, il Kuhn 
ha comparata la ruota di Issìone 
(vedi akshan ) nel mito Elle- 
nico. - Di e'akpa, abbiamo fra 
gli altri gli appellativi mascolini, 
dati specialmente a Vlshn*a (il 
sole, la ruota solare, il disco so- 
lare rappresentato come guerrie- 
ro armato di disco) c'akradha- 
ra che porta U disco, «'akn^ 
pàn-l che ha il disco nella mano, 
e'akrln fornito del disco e che 
va in giro , che va storto { onde 
possiamo spiegarci forse 1' appel- 
lativo di e'nkrln dato all' osino), 
ìl mascolino c'akraphla si^nor 
[f una prout'ncia , govematfire d'una 
provincia; «l'akrabUa, ctrcon- 
vallazione (corrispondente ideale 
ed etimologico, posto che vkla 
abbia per radice Tal ) ctVcoIo , 
ciclo, orizzonte; le nuvole sono, 
nel mito, rappresentate come 
muro di circoavall azione alla for- 
tezza celeste: e'akpavapttn 
signor del mondo , principe. 

CaHurmvu.it.» mascolino (che 
con la voce fa e'akpa, onoma- 
topea) una specie di anUra. 



i,L.ooglc 



30d 



C'alub radice , apparire , 
vedere dire , narrare. Quindi 
e'aksbas , come aggettivo , 
veggente , come neutro , occhio , 
eguardo , vista , luce , onde i com- 
posti aggettivi ; c'akshash- 
■lÉiknt fornito di vista , veggente , 
e'akKhnfilija visibile, da ve- 
dersi, degno di essere veduto, piace- 
vole a vedersi, ameno.. 

(^'anknra mascolino e neu- 
tro , neutro (come sembra ai 
Bopp.da una forma intensiva 
della radice e'ar, ond'egli com- 
para it latino currus; il nostro 
corro, conserverebÌ>e la vocale pri- 
mitiva ; il Corssen invece riferi- 
sce currus, che soppone stare 
per cursus , a karitli , trarre , 
trascinare, per analogia di veki- 
cuhtm che deriva di vab portare). 

<7aii'e' radice, muoversi, 
saltare; quindi Taggeltivo e'itn:- 
c'atkn muovente», saltante. 

Can'c'altk ( forma intensiva 
di c'«l) come aggettivo, muo- 
ventesi, mobile, errabondo, errante, 
come mascolino , il vento ; quindi 
ilneutro«'«n'e'ala(TafnoAftiM. 

Can'c'n (confrontisi ^i*ii'«) 
come aggettivo, conosciuto, cele- 
brato, come mascolino, cerve, {mo- 
bile ?) eia pianta ricinus communis. 

«?'■*• radice andare, cadere, 
piovere ; al causativo , far andare , 
far cadere, separare, tagliare. Da 
questa radice il mascolino e'a- 
t'aka passero (che mi sembra 
pure corrispondente etimologico ; 
ai fatto, equivalente perfetta 
della radice cat* è in Sanscrito 
la radice paf , la quale é poi 
stretta di intima parentela con 
iWkt cadere, volare , onde etimo- 
Tii^icamente il passero riesce U 
volante;. - Di «'«<• ancora l'ag- 
gettivo mobile, instabile, agite, 
sottile. 

tiam- (scritta pure a'an) 
radice , dare ; percuotere (confron- 
tisi kanth). 

C^an> radice , suonare { con- 
frontisi e'an , bau* , kiin* , 
knuk*) sv«M e il latino amo}. 



Can*d* raiìice, incollerirsi; 

{ questa radice appare parente 
della radice e'and = splendere, 
alla quale confronto il latino tn- 
cendo , oc-ceTido ; cosi noi diciamo 
coi Latini ardere per ira, occen- 
dersi d'ira, cui mi sembra per- 
tanto equivalere il Sanscrito 
e'an-d*: il lienfey alla radice 
c'ami ha ricliiamato il latino 
s-cint-illa ; il Bopp a e'and pure 
cand-'O, candela, onde candor, 
candtdws. forse pure caslus ; la 
radice cand ha poi la sua cor- 
rispondente forma più schietta in 
kan, dove le voci latine canus, 
caneo furono già riferite dal Bopp, 
insieme con eandeo, candela, ec; 
ma candeo sta a canus , come la 
radice kand sta alla radice 
kan }. Di c'an*d< abbiamo 
e'an>d>a , come aggettivo caldo 
ardente (cbe mi prova meglio co- 
me e'an d> dovette, anzi tutto, 
valere quanto bruciare, ardere), col- 
lerico , crudele , perverso, come m., 
l'albero del tamarindo, come n,, co- 
fare, ira; comem. ancora un de- 
monio ardente. (Can*d*à, Can>- 
d-kcome lainfuocata, la irata vien 
chiamata la Dnryà . onde il 
e'and-àla masc. e la e'an*- 
d-àli femmìnmo, appellativo dei 
figli delle liglie nati di padre 
della quarta casta, ossia da un 
f:ùdra e di madre della prima 
casta, cioè da una bràhmanà; 
queste creature non venivano 
comprese in alcuna casta, erano 
fuggite e perseguitale; e la mi- 
seria le faceva perverse. 11 solo 
Dio Vlshn*a, siccome sole be- 
nefattore , è detto pigliar sotto la 
sua proiezione il povero o'an^ 
d'ala. 

O'at , e'ad radici (svolte, 
come parmi, dall'interrogativo 
kat , kad , alle quali compa- 
rerei il latino petere ; cosi al San- 
scrito e'atar corrisponde l'um- 
brico ]>etur) , domandare. La ra- 
dice c'at poi , in quanto vale 
nasconder», mi sembra parente 
di eb'ad coprire, natcondere. 



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304 



C'at«r(uella sua forma Torte 
e'MtTAr) il numero quattro (cor- 
rispoadente etimologico, come il 
latiQO ywKuor , V utobnco pettir , 
l'oschico petora. Mollo ingegno- 
samente iL profe^ore Ascoli, per 
la detta mediazione delle forme 
petur , pefora dell'antico italico, 
riferisce a c'ittar, primitivo 
katur, it Ialino petra, nel suo 
primo signiBcato, come quadro, 
[si confr. quadru in quaani-pes , 
quadrii'plea:, quadr-uros] quadrato, 
quadretto , la pietra quadrata e il 
nome della città dì Carrara da 
quadraria, equivalente pertanto 
a Petraia). Illem.nomin. di e'n- 
tnr, e'atvftr è e'»tftsras. 
Cniur, avverbio, vale quanto 
per quattro volle [il latino quater]; 
«fatuh'paii'e'a; vale quattro o 
cinque; e Btnh'fìdii femminino 
spiegato per un luogo quadrato 
chiuso fra quattro case; c'atnr- 
thi» aggettivo , quarte { nella fo- 
netica l'aspirata sonora , siccome 
quella che fra le consonanti del- 
l' alfabeto vìeoe quarta ) ; lo stesso 
valore ha c'atarthHKR ; e'a- 
tardaiitH , propriamente , ciie 
ha quattro denti, appellativo ma- 
scolino di Àlràvata (elefante di 
ludra; e'tttarthì karman 
n., Io Cerimonia della quarta notte 
dopo le nozze ( precisamente della 
seconda mela di detta notte , per 
la quale , portatosi nell' interno 
della casa il fuoco nuziale, si 
facevano cinque sacrificiì di As- 
jwL burro a varie divinità , af- 
finché il corpo delta sposa venisse 
mondato da ogni impurità ; e si 
riteneva che da quell ora soltanto 
incominciasse la sposa a conce- 
pire ; altri accenni vedici la- 
sciano supporre che la sposa ri- 
manesse intatta tre giorni dopo 
le nozze, e che solamente nella 
notte che precedeva il quarto 
giorDo avvenisse il concepimen- 
to ; l'Haas, illustrando la parte 
nuziale dei sr'lhjaséitpa ri- 
corda la tradizione Germanica , 
secondo la quale il diavolo non 



ha più influsso se ^li sposi stanno 
le tre prime notti senza giacere 
nello slesso letto) ; e'atnpdnea 
aggettivo , quattordicesimo ; vm, 
(nrdaf ffn quattordici ; e'atiup* 
dhk avverbio, in cpiattro parti, 
in quattro modi; e'Atnrblinc'j 
eatarbàha aggettivi , ^uodrt- 
brachio, appellativi di Vlslm'ii} 
diKriAhu'a; e'atnrbhjica 
mascolino una quarta porzione , 
un quarto ; e'fttarmiilLba a^ 
gettivo, di quattro facete, appel- 
lativo di Vlshn*a, di Brah- 
mandiplTa; c'àtarTam-yn 
ueutro, ti complesso delie quattro 
caste ; e'nturvln'fatt venti- 
quattro ; e'ntarrediàs masco- 
lino plurale t quattro Veda, e 
e'atnrTedlD aggettivo , che 
conosce i quattro Vcd» | e'«te> 
■ht-ajra come aggettivo , cA< 
consta di quattro , quadruplice , 
quadruplo, come neutro, quartetto, 
quadruplicità ; e'atouihpAtlUt 
mascolino, quadrivio , e il brah- 
mano siccome quello che va per 
quattro stadi! , nella sua vita re- 
ligiosa cioè scuola , famiglia , ro- 
mitaggio , iiita del mendico; *>'»• 
tnslipaida , e'atushpàd y 
aggettivi , di quattro piedi , qua- 
drupede [ corrispoudeula etimolo- 
gico ); e'atTara heutro; aula 
quadra , piaszale quadrangolare ; 
c'atTàrln'ca aggettivo, ^uaron- 
lesimo, o'atTàrÌM'fat quaranta 
(quadraginta). 11 numero i è sacri) 
neir India , per le quattro facoie 
di Brahman, di Vlshm-u e 
di f^lva, per i quattro Veda, per 
le quattro caste, per le quattro 
età del mondo , per i quattro 
piedi originarli della g^jatrky 
per i quattro figli di Bràtaman 
(Sanaka, Sannnda, SMi- 
nbtana , Sao a tk unterà ) , 
per i quattro stadii della vita re- 
ligiosa , per i quattro ordini di 
sommi sacerdoti preposti a cia- 
scun Veda , per i qualtro laki^ 
pjkia o signori del mondo , la- 
dra , A«iil , Vama , Va- 
ran*a (che devono essere lo 



ny Google 



stesso che i quadro 
Ca o grandi re dei Buddhistì , 
i quattro giorai dedicati alle feste 
del mttnk» «e. 

Catara, e'jttora (d'incerta 
«timoii^ìa] come ag^^eltivi , agile, 
anelh, aestro, piacevole; come neu- 
tri , ipecie di cuscino ; agilità , de- 
strezza. 

CmI = «'««. 

fj'auk = a'aa>> 

C'aiuk congiunzione compo- 
sta , e non , vwr iton , nepfoire ; co- 
me particella eDclitica soggiunta 
al pronome interrogativo da loro 
UH Talora determinativo; per 
esempio di kva dove? ìlwvhb'»^ 
as in nessun Iwtgo. 

C'and radice , splendere, ral- 
hgrarsi (veài n'wnrA'); il ma- 
scolino e neutro «'andaaa vald 
a sanlaio. 

C'anda, ( forma popolare 
de' dialetti) e'andra mascolini 
(di «'and splendere, cui si rife- 
riscono candeo, condor , candidits^ 
vtmdela ec; vedic'nu'd*] taluno, 
siccome la splendente , e iJ Dio Lu- 
na; ma questo concepimento della 
fama come Dio , non é della prima 
età Vedica ; bensì dovettero certi 
fenomeni lunari in una età anche 
anteriore alla vedica alimentare 
qualche mito ; ma , secondo la 
nostra teoria che le mitoloKie sono 
essenzialmente epopee e che una 
grande epopea celeste alimentò 
)a maggior parte de' miti Indo- 
Europei , ossia la epopea della 
battaglia degli elementi ne' furori 
d' uu temporale , la luua non pre- 
stò alla mitologia se non vaghi e 
pallidi episodii. L'essere poi chi3' 
■nati , nel B'Ifveda , col nome 
di s'andrà (ossia lo spiendido) 
il Dio Ajinl, l'aurora (nshaaj 
ed altri teoomenì luminosi pota 
pure conlribuira a far passare 
Del mondo lunare alcuni miti nati 
nel mondo solare. C'andrà os- 
sia il Dio Luno è detto avere 
quattro spose corrispondenti alle 
sue fasi , i noni delle quali sono 
AavMHrfl ( la luna nel giorno 



innanzi il plenilunio] considerata 
come Dea d'Amore e vegliatrioe 
della generazione Isimìle alla Lu- 
cina de' Latini j, Rtekk ( il ple- 
nilunio ] , SlnÌTklìi Slnk- 
TÀU pa Iona il giorno innanzi 
il novilunio) e Kahù (il novi- 
lunio). Nell'India, come in Eu- 
ropa è ammesso l' influsso della 
luna sopra la generazione , sopra 
ì campi, sopra le varie opera- 
zioni della vita pubblica e privata. . 
Il giorno che precede il plenilu- 
nio specialmente è avuto per for- 
tunatissimo, e però quello a cui 
si riservavano gli atti pili rile- 
vanti cosi domestici come pub- 
blici. La luna divenne la regola- 
trice del tempo; dal suo compa- 
rire e scomparire si notarono i 
mesi dell'anno ; il mese poi si 
divise per quindicine, la quindi- 
cina chiara e la quindicina scura; 
Il sole non misura a principio che 
i giorni , la luna i mesi ; anzi un 
altro nome della luna é mjw pro- 
priamente il misuTolore, quindi 
il mese ; il mese essendo lunare , 
si capisce perchè l'Indiano potesse 
dire che la donna partorisce nel 
decimo mese invece che nei nono 
della sua gestazione. - La voce 
e andrà, al mascolino , esprìma 
ancora splendore , oro , ruiino , 
acqua , Focchio nella coda del pavo- 
ne, al neutro, roni.- DI c'andrà 
abbiamo, fra gli altri, i composti 
seguenti : c'audrak^nta, pro- 
priamente , ami^ dalla luna , ma- 
scolino, ilgiglio d^acqua bianco che 
fiorisce nella notte , nel quale à 
forse da riconoscersi ia perla mi- 
rabile che nasce al raggio di luna ; 
Candragupta mascolino, pro- 
priamente, m-otetlo dalla luna, 
appellativo (li due re , il più ce- 
lebre de' quali è quello che i Gre- 
ci chiamarono Sandracoltos e i 
Buddhistì C'andagutto , re de' Pra- 
sìi , usurpatore di Pàt>allpa- 
tra ( Palibothra de' Greci ) ; egli 
regnò %i anni nel primo trenten- 
nio del quarto secolo innanzi Cri* 
sto , allealo di Seleuco Nicatore, 



...dtvGooglc 



liberate accogtilore presso la sua 
corte del dolio greco Hepastene : 
U suo predecessore co il tempora- 
neo alla conquista d'Alessandro , 
tìglio di un barbiere ed usurpa- 
tore esso slesso, avea uome C'an- 
dramaa propriaroenle (una , lo 
Xartdrames de' Greci ( il diritto 
delle caste essendo qui violalo, 
abbiamo, per questo solo Tatto, 
un indizio della presenza del Bud- 
dhismo neir India) ; coi mascolini 
Candrae'ùd-a , Cnndra- 
mànli ossia avente per diadema 
la luna é chiamalo ^Ta ( come 
Dìo montanaro) ; c'andrar jilfc 
femminino, camera delta luna, bel- 
vedere; e'andrlkà, remmioino, 
raggio di luna. ~ Alla voce e'an- 
da, e'andra 11 signor Ah- 
rensha rìrerilo un considerevoi 
numero di voci greche e, sopra 
l'analogia di Sandracottos=Ctin- 
draanpla, l'ellenico Sanif», 
uno aégU Ercoli, nel quale l'Ah- 
rens crede di poter ricunoiKsere 
un Dio lunare. 

C'ap = kamp ; quindi c'a< 
pala , come aggettivo , mo6t/e , 
■traeillanle , Ueve , incostonfe , vago, 
agile, rapido, come mascolino, 
fcsce , (arfro; i! femminino e'a- 
paljk vale fiilmine , Hitgua , dorma 
incostante , donna infedele , la for- 
tuna , siccome instabile , come i 
nostri poeti e pittori la rappre- 
sentano ; l'astratto femminino e'a- 
palatà vate la mobilia , la l^- 
geresxa. 

Cam radice, succhiare, ri- 
sdacguarsi la bocca, inumtcUrsi 
la bocca , cibarsi ; quindi Jt neu- 
tro e'ikmj'a cibo. 

C'antapa mascolino , bos 
grunniens , la larga coda del quale 
serviva come ventaglio, come 
cacciamosche e faceva parte delle 



nA od armala , e special- 
menle armata dì 739 elefanti , 
IM carri, «87 cavalli, 3645 
faoli [vedi akshitahlii'i) trae 
la sua denominazione da una 



tale insegna ( la voce e'amék , 
tuttavìa, signilicando, nel lin- 
guaggio vedico, vaso, recimente), 
piatto , scodella non parrebbe giu- 
stificare una tale interpretnEtone,. 
Camp , e'amb , c'ap ra- 
dici , muoversi , andare ; quindi 
e'ampa, mascolino, appellativo 
dì un popolo di origine Indiana 
nel regno di Annsm, e d^ popolo 
che abitava la r^ione Bnìgalica 
dove fioriva (ìlàiM>a { é Mioora 
la bauhinia variegata; Campa 
femminino , nome di una città 
nel paese degli A.A(ga cbe sor- 
geva nelle vicinanze dell'odierna 
Bhàgalpur; c'ampaka masco- 
lino , la Michelia c'ampaka ; e'Ah> 
pa mascolino e neutro, arco; 
«'apala neutro, medita, insta- 
bilità ■ 



C'a; radice ( comparata dal 
Dupp con la radii^e Car, dal Di 
zionario Petropolttsno con la ra- 
dice c'I) , andare (il Boipp rifferì- 
sce irai le voci latine eieo, do 
citusj. 

Cara (di e'I ) mascolino cu- 
mulo, luogo elevato , sedile , am- 
malio , quantità ; ealasta dì legno, 
ro^o (chiamato pnre , al neutro. 
e'arana). 

Car (primitivo fcai*) radice, 
mfioversi , andare , errare , viag- 
giare , percorrere , wxre , trottarti, 
tem^e , attendere , penetrare , eom- 
piert , fare , far andare , coeoimt 
(le voci latine curro, currus fu 
rono qni avvicinate dal Bopp . 
che suppone pure sì possa recare 
in confronto pro-pero; per la 
stessa analogia dovrebbe compa- 
rarsi im-pero, ma la radice per 
queste ultime due voci si mani- 
nifesta piuttosto par, che pro- 
babilmente ha con kar e e'ar 
stretta parentela ; si confr. purea 
kai*) ootere, cultus, tn-cola ) il 
salivo dì e'ar ha valore di m< 
re , imparare e far imparare { se sta 
rav>icinamenlo di pro-per» a par 
= e!ar , anche poro, preparo, «n- 
paro, com-paro, com-pero itati»- 
ni e per-thw , eomper-ior m ft - 



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fior latini si dovrebbero ecAogts- 
ra). - Di e'ttr abbiamu i derivali 
ecotnpostì c'up» come aggettivo, 
mobile, andante, come mascoU' 
no, corriere, cursore (corrispoo- 
deati elimologici ) e particolar- 
mente tespioratoT^ , la tpia, come 
neutro, età che si muooe (iiuintJi 
il neutro e'aràe'ar» quello che 
si muove e quello che non si muo~ 
ve); c'onutn matìcolino, brah- 
mano vagabondo , corriere , espio - 
raiore, nome propria di un antico 
medico, cbe si fa autore di un'ope- 
ra sopra i veleni, personificato 
nel re de' serpenti ^^ccha ve- 
nuto soprala terra, come e^plo- 
ratore o e'aralut , il quale senti 
pietà de' mali che travagliavano 
la terra e pensò ai rimedii : 
K'aaeaUha (plurale mascolino) 
sono poi chiamati certi brahmani 
vagabondi, taeri/icatori erratili . ne- 
ibìoì mortali degli adliTiàrya 
propriamente detti, inlesi forse 
at Kr'ishifaras'Drt-ctl» os- 
sia Tac'urved» nero, mentre 
eli Adhrarja; propriamente 
detti, intendevano, in ispecie, 
allo f^Tetayac'arvetla, Va- 
S'arreda iitmeo; essi sono di- 
stinti , col nome di e nrakà- 
dbvajpjra ossia adbTai^u 
erranti, ed era tanta la inimicì- 
zia fra essi e gli adbvarfu 
propriamente delti , cbe questi 
altinii li indicavano come neces- 
sarie vittime de' sacriseli umani, 
da consacrarsi al diuhkp'14a 
misfatto; c'aran*a, come 
mascolino , propriamente Fan 
dante, quindi l'andante a piedi, 
il pedone, il fante, come neutro, 
il piede, la /wniioru, U cammina- 
re, la via, la carriera , l'esercisio , 
U compimento , la scuola fgiccome 
quella obesi frequenta?) e spe- 
cialmente la scuola o setta ve- 
dica , nella quale s' intende bII.i 
raccolta, all' iute rprc la zione , alln 
trasmissione dei Veda; questi 
e'arau-a furono nell' India assai 
numerosi e ciascun Veda ebbe i 
8B0Ì proprii , de' quali alcuni an- 



tichissimi , altri comparativo- 
mente moderni ; o'arao'a^ 

Tjnlia neutro, propriamente,' 
l'accolta dei e'aFan-a è il no- 
me che assume il quinto del di- 
ciotto parlftsht-a appartenen- 
ti al Yac'nPTcda, che informa 
specialmente sopra le scuole ve- 
diche [ il testo ne è stato pubbli- 
cato nel III volume degli Indische 
Studien di We\ ' 
I nenie moder 
come aggetti' 
mascolino, Va. 
mobilità ; o'u 
estremo , vltim 

mento dì pai 

confermarsi 1 . 
tu neutro , Fa 
la via, la con 
resercisio ; e 
piede, gamba, l 
d! andare, la n 
vediamo la i 

andare e fare che è nella radice 
kar, e che forse in latino fra 
creare, curare e currere, curo e 
curia) ; c'arniao neutro , pelle , 
scudo , siccome folto di pelle { il 
Bopp riferisce il latino coriuml; 
e'apfà femminino, tandare, 
Fondata , il viaggiare , fesercwto. 
ti compimento, ritorto, il dovere, 
la maniera di fare ; c'àrn masco- 
lino, «pferaJOTtì, movimento, an- 
data, eorsa, carcere (che il Bopp 
confronta etimologicamente] e'k- 
raii*a mascolino pellegrino , me- 
nestrello, cantore, celeste [la nu- 
vola errante], espioratore ; e'àrS- 
(ra neutro , cotufotla , monterà 
di fare , cerùnonia ( voce forse 
comparabile etimologicamente] ; 
c'àrin a^eltivo, mobile, an- 
dante. 

Vara mascolino , cibo,mine-- 
stra, specialmente per l'uso sa- 
crificale (riso, latte, burro, acqua, 
ec.) e il vaso , il pentolo in cui si 
cuoce (di c'arT radice, monjio- 
re , mordere , masticare ; se lo 
voci corbus, corvus non fossero 
onoraatopee, si potrebbe censi 



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déraro , nel corno , U vorace) ; di 
c'nrv abbiamo c'arvairaf 
come aggettivo, masUcante, come 
neutro, il masticare, un cibo da 

moilicare, un cibo duro. 

Care' radice (raddoppiameli 
to di e'mr) ricorrere, studiare; 
raddoapiare , coprire , fitmire , 
quindi il femminino e'are'^ 
ripetisione , meditazione; ripasso- 
tura, unitone. 

Carb radice andare [vedi 
e'ar'f karb , Uiarb , yarb , 
ChaFbJ. 

Carmah&ra mascolino, che 
fa il c'anuNii (vedi sotto o'ar), 
che lavora il e'arman , cioè il 
calzolaio (ciaba , ciabatta , ciofiof- 
tim , quando ci<Aa stesse per un 

Sirimitivo d'aria e il richiamo pur 
atto dal Bopp di cakeus a v'ar- 
MiaB fosse esatlo, si potrebbero 
forse paragonare; altri spiegano 
dall'Arabo ; il Mahn dal Bnsco I ] 
Cai radico, muoversi, vadl 
lare, tremare, andare, partirsi, 
tradire, turbarsi, agitarst, diver- 
^rn (parente dikar,e'ar; si 
comparino qui ancora cello, calco, 
ealculo , calcar; colere, cultas, {v. 
e'ar] callis ; forse qui pure pro- 
cul, va-cillo, caSidus, callumì'ita- 
liano colare); il suo causativo vale 
fiir andare, muovere, scuotere , 
far mdare , spingere imtansi, sol- 
levare, agitare. Quindi «ala, 
come aggettivo, mobile, come 
mascolino, ti vacillare, il trema 
re, il mercurio, il vento, e il 
neutro c'Mana il moto , Fagi- 
fazione , il vacìRare. 

Cash radice, mangiare, di- 
struggere; quindi e'asfaalta ma- 
scolino e neutro, bicc^re, beoan- 
da, inebriante, miele. 

C'ah radice, ingannare [la 
radice appare parente di a'at* 
venir meno, nascondersi, nascon- 
dere, onde c'at'a mascolino, 
mancatore, ingannatore, e'At-ii 
mascolino e neutro , parola in- 
gannatrice , parola lusinghiera , 
parola adulatoria, e ancora di 



('« 



Càlk«kja mascolina; 
pellaltvo di uu bHdkma 
figlio del Bolitano Canali 
parole e'an^, e'an'alta 
gono propriamante cece, ctie forse 
6 pure loro corrispondente etimo- 
bgico : Cfca^hra sarebbe 
quindi appellativo molto simile a 
quello di Cicerone ) , ma più co- 
nosciuto sotto il nome di Vl*^ 
«■nsapta o protetto di VI* 
■hii'a ; a lui sono attribuiti 
i09 precetti morali ('do' quali il 
Weber, negli Atti dell Accademia 
delle scienze di Feritno, pubblica 
il lesto e la versione con note) 
ed altri brevi scritti morali. Que- 
sto C'jkn*akra fu ministro del 
re Candn«snp<a ( il Sandro- 
eattos de" Greci ). Ecco una delle 
sentenze più sapienti di CJin>»> 
kya I K Avldram' c'ÌTa- 
ttaiv*'eùnTaitt'' dik ^nyà 
haCJibanddtaaTà | a|mtra- 
»j» cr'lbant' eùnraai' 
•arracriÉny^ dar Idrata II >« 
cioó : «'Priva di scienza la vita è 
vuota; il pnese i vuoto senza re- 
lazioni ; di cbi non ha tìgli la casa 
è vuota ; vuota dì tutto la mise- 
ria s; e un' altra ancora delle piA 
felici : « Pustakarthàpl j» 
Tldf j» parahaate c'a yaid- 
dhnaam' | kàrralcàlv aa> 
mjtpanne na sa Tldy^ na- 



quelta scienza cbe sta ne'libri, e 
quella ricchezza che é in mano 
altrui, dell'opera il tempo ve- 
nuto, qaella none scienza, quellt 
non e ricchezza ». Quanti saccenti 
dovrebbero fra noi meditare que- 
sto savio precetto I 

C'Jm-d'kIa = e'an'd'ikla. 

Cfcfoka mascolino ( vedi 
e'at*aka] t'acceilo cuculvs me- 
lanoleucus , il quale , secondo la 
leggenda, beve solamente pioggia. 

Cand ramala aggettivo , 
lunare (di e'andramafl iuna). 
Candriijan'a neutro. Il 
dizionario Pelropolitano c'informa 
cosi : ^ortt/icastone , per la quatg 
pigliandosi ti eorso dwff luna per 



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fuida , ri i»gUa un boccone (U più 
ogid giorno orila luna crescente e 
mi boccone di mtno ogni giortto 
nella luna ealante. Se la peiiitenza 
incomincia col pleuilunio, da 1S 
bocconi si discende per 1S giorni 
fino a zero, se incomincia col 
novilunio , da nessun boccone si 
sale per 16 giorni fino a 15 boc- 
coni. 

' CìMiàlLarB neutro , oro ; 

C 4uni ( d' incerta etimolosia) 
ageeltivo , piacevole , amabile , 
oSlo , caro { cbe Tu qui paragona- 
lo); onde vari composti e derivali, 
fn i quali l'astratto remminino 
c'arata amabUità , bellena , gli 
aggettivi e'&ral*e'An» dai ié- 
gUoecM -, dal bello tguardo , c'^ 
rvaaFVJu&caditPfaaa di cui 
t aspetto di ttUtc le membra è hello. 

CI radice [il Bopp rirerisce 

2ui il latino cu-mu(iM; forse àeo 
qui da riportarsi così come a 
•'aj ) rwxogliere , cumulare , co- 
prire ; quindi v'stj» cbe già ve- 
demmo, e'l(&, e'Itl) e'Uyà 
femminini, cumulo, catasta, rogo, 
e forse la radice «'Itr dipinge- 
re , onde c'Itra aggettivo , nel 
«uo senso di dipinto, t-orto, coi 
suoi composti. 

CI ( di kl parente di kit ^ 
e'IC y c'Iait ) osservare , badare , 



CI radice , ahhvrrire , odiare, 
vendioarsi , punire. La vendetta 
nella legislazione Indiana è am- 
messa; la pena del tafflioue vi 
esiste , non solo fra le due parti 
immediatamente interessate, ma 
)' odio e la vendetta si prosegue, 
per diritto, ne' discendenti enei 
collaterali. Se non cbe la dol- 
cezza del clima e degli abitatori, 
temperarono, con la rarità del- 
l'esempio, la crudità della legge 
(per le punizioni dei delitti nel- 
l'Iudia veggasi più diS'usamente 
sotto la voce dftii'd-J. Quindi 
il mascolino c'ctar vendicatore. 

CikMaaka mascolino , il 
vudioo [ desiderativo di e'It, nel 



suo senso di osservare, onde it 
medico è P ossereatore ; la radice 
e'It ha lutti i significati cbe 
banno le Ire radici e'I soprade- 
scritte, ma si collega poi specìal- 
menle con la radice e'Int; di 
c'It abbiamo il neutro e'Hta il 
pensiero , ìinleìligema , Vosservare, 
f animo , la mente , onde e'IMa- 
yoiil che ha il sua nascimento 
ruttanimo, è chiamalo , al masco- 
lino, Tamore, e'IUI femminino, 
il pensiero , la intelligenza , la co- 
gitaiioae); e'tkllsit femminino 
( slessa radice ) è la medicina. 

Clkirah desiderativo della 
radice kap , propriamente , de- 
siderar di fare , cioè deliberare , 
disegnare; quindi il neutro e'I- 
kirshita disegno, propotito , il 
femminino c'Ikirshi» desiderio 
di fare e , semplicemente , deri- 
derlo, r acgettivo e'iklrflha de- 
sideroso di fare , curiosua. 

Cikura (d'incerta etimo- 
logia ] capello I scritto pure c'I- 
kòra e c'Iliora ) ; monte ; 
serpente. 

c;ikkaD*n [ d' incerta eti- 
mologia ) come aggettivo, unto , 
oleoso , grassa , adiposo , come 
mascolino l' albero che dà il betel. 

CIt* radice , mandare ; quindi 
i mascolini c'et'a , e'et-aka, 
servo, fante; i femminini e'et'i, 
e'et'lkji serva , fantesca , aiKclla. 

CU radice pensare , inten- 
dere, (vedi c'I^ttsKka; ag- 
giunga nsi qui I derivati c'e- 
tann , come aggettivo , chiaro , 
inlelligenle , come mascolino, ani- 
mo , spirito , come neutro osser- 
vazione , ap}>ari2Ìone ; e'etanà 
femminino , inletligema, cosciensa; 
c'etes neutro , apparenza, ap- 
parixione intelligenta , cosciensa ; 
senso , spirito, mente , animo pen- 
sante }. 

CUra , come aggettivo , di 
un supposto c'itr dtpi'flj^ere (ra- 
dice fittizia, già nata essa stessa 
di «'lira , cbe si trae alla ra- 
dice e'I } nel suo signiQcato di 
coprire , onde e'IInt dovette 



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originalmente valere tJ eaperto) 
dipinto, vario, variegato, chiaro, 
vago, mirabile, carne mascolino, 
appellalivo di varie piante, fra 
le quali : plumbago Zeijlatiir.a , 
rict'rtuf communio, lonesia afoka , 
come neutro, ornamento, chiara 
apparmxa , strana apparenta . mi- 
raixÀo , delo , il segna delia setta 
cbe gii Indiani s'improntavano 
sul Wnte, immagine , dijnnto , 
pittura , varietà , un giuoco di pa- 
rola in forma di domanda e ri- 
sposta; driimmininoc'iirji rap- 
presenta, in astronomia., la «pica 
vfrj^nù. ~ Con la voce e'Kra , 
fra i molti derivati e composti , 
abbiamo i seguenti : e'l(r«k« 
mascolino , pittore ^chiamato pure 
«itrMlutr») , tigre, pantera 
(siccome variegate) , una specie 
di serpente, e appellativo di varie 
piante; e'ltr»karittaii come 
neutro , opera di pittura , opera 
fU ornamento , opera mirabile , 
miracolo , come mascolino pittore, 
e eolui che fa miracoli ; Cltra- 
kùt-a mascolino appellativo di 
un celebre montt neil' India 
centrale, celebrato nella poesia 
epica e drammatica {queìlo che 
ha una punta mirabile o vaga , 
oppure u monte mirabile , il mon'e 
vago] ; c:'itv«ket« mascolino 
(di vaga o di varia luce) appel- 
lativo di un figlio di Gttr««l*a, 
di VMishth-» , di liftb- 
■hniftM>«, di BevRbh^n 
e di un re da'^ùrasen*» , la 
caduta del quale viene vivamente 
rappresentata nel sesti) libro del 
Mi4KnT*tit Papjin-a , per- 
sonaggio affatto leggendario ; 
e'itras**) «'UragKto a^et- 
iivi, andato in pitlitì'a, cioè, rft- 
p(nio ; e ltFnpta»lBkB mascol. 
tavola dipinta , emadro dipin