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Full text of "Poesie di Ossian, figlio di Fingal, antico poeta Celtico,"

O* !$3. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2009 



http://archive.org/details/poesiediossianfi11macp 




Ant. JB arattt j. 

2? os i/uoa. a ut /or ics atuntas, òeiioo. perempios 

j/cuicu'6iis trv ionaum i^-a/es ctcmiiàiis gvu/?^ 

t^P/urìmct .xecuj-t- jua^siis carmina* J8<AJliV <7. 

Accan . Ljl. 



POESIE 

O S SIA N 

FIGLIO Dì FINGAL, 

ANTICO POETA CELTICO, 

Ultimamente feoperte , e tradotte in profa Inglefe 

da Jacopo Macpherfon , e da quella 

trasportate in verfo Italiano 

D A L V AB. 

MELCHIOR CESAROTTI 

'Con varie annotazioni de due Traduttori. 

TOMO L 




IN PADOVA. CIDI3CCLXIIL 

appresso GIUSEPPE COMINO. 

Con Licenza de' Superiori , 
E con Privilegio dell'Ecce!!. Senato VENETO per anni X. 



POESIE 



D I 



OSSIAN 



la beneficenza, la generofìtà ., la gran- 
dezza d' animo y la gentilezza della fa- 
miglia di Fingal, non vi parrà di di- 
lungarvi molto dalla voftra. Qual com- 
piacenza per voi, o Signore, di 
trovar nei iublimi e negli amabili fen- 
timenti d' un voltro Poeta tutti i prin- 
cip) del voftro fpirito, e del voftro cuo- 
re ! e qual nuovo ftimolo non vi farà 
quello per emular le azioni dei voilri 
padri, per amar 1' umanità, per inna- 
morarvi della vera gloria , per onorar 
i figli del canto che ne fono i difjpen- 
fatori, e per meritarne gli elogj? Ben 
farebbe V ultimo degli uomini chi do- 
po la lettura di Offian ofafìè di/pre- 
giar le lodi poetiche. E' vero che gli 
Offian fon rari: ma i Fingal fon forfè 

* 4 Piò ? 



più ? La voftra patria è in dritto di 
attender tutto dal voftro nobiliffimo 
fangue : la voftra generofa indole fa 
concepire le più luminofe fperanze ; 
Offian col linguaggio della fua e delle 
Straniere nazioni vi chiama al Bello 
ed al Grande : amatelo , feguitatelo . 
Quefti fono, o Signore, i voti fin- 
ceri, più grati ad un animo nobile che 
le lufinghe degli adulatori della fortu- 
na, i quali vi prefenta uno che rifpet- 
tando i fregi efterni che vi circonda- 
no, non venera che la voftra creden- 
te virtù, e s' apparecchia d' applaudire 
all' adulta. 



PRE- 



ALV ALTO , POTENTE , E NOBIL SIGNORE 
IL SIGNOR PRINCIPE 

ALESSANDRO GORDON 

Duca di Go r d o n, 

Marchefe e Conte di Huntly, Conte d' Enzie, Baron 

di Strathbogye, e Conteftabile Ereditario 

del Cartello di Invernefs co* fuoi 

Diritti» 



Melchior Cesarotti, 




À nobiltà del vo- 
flro animo mi di- 
senferà , cred' io, 
abbaftanza dallo iti- 
le delle Dedicatorie 
e mi permetterà di far ufo 
d' un linguaggio più confacente alla 

* 3 di- 



volgari 



dignità del Poeta eh' io vi preferito. 
Io y indirizzo Oflian , Signore. Non 
parlo della mia Traduzione: la mag- 
gior gloria a cui pofla afpirar un Tra- 
duttore 7 fi è quella di far ammirar il 
fuo Originale , e dimenticar se fleiTo .. 
Io v' indirizzo Offian , cioè uno di quei 
Poeti fapienti y uno di quegli Orfei yt 
di quei Lini , padri delle focietà , e 
formatori d' Eroi . Se ciafeuno dee am- 
mirarlo come uno dei Genj più fubli- 
mi della Poefia; le perfone dell' età e 
della condizion voftra debbono riguar- 
darlo principalmente come inftitutore 
e maeflro . Vedrete nelle fue opere i 
più perfetti modelli di quelle virtù che 
fanno la delizia e la felicità del ge- 
nere umano : ed ammirando il valore, 

la 



Jkfé &H* P ra P y ' a capacità ad- ascrìvere le fue 
crmpe/ìzjw: ó qualche per fona , la di cui remota 
antichità- e la diverfttà dilla fitua^ione render pò. 
te fero [ufficiane ragione di quei difetti che farebbe, 
ro inefcufabili m uno fcrittore di quefli tempi . Un 
Signore di fptrito fece quefba offervaxione , quando 
altro non eragli noto che il filo nome del Poema 
Epico Jlampato in quefla raccolta . Letto che l'eb- 
be r cangiarono i fuoi fent intenti -. Trovò- egli che 
qv.eflo Poema abbondava trcppO' di quelle idee che 
filo appartengono al più remoto flato dalla focietà , 
per poter ejfer r opera di mt moderno Poeta . Io 
mi perfuado che il pubblico «e* reflerà egualmente 
convinto , come prima abbia lette quefle Pocfie , e 
che , malgrado lo [vantaggio fitto il quale compa- 
rifeono le opere attribuite ad Offian , pur vi faran- 
no alcuni , ebe crederebbero di vedere in me un e- 
finipio di modefìia ajfai raro , fi ricufajji di rico» 
no feerie per mie , quando realmente fijfiro da me 
compofle . 

Non 



Non mi farei sì lungamente trattenuto fu quejlo 
fuggetto , ( /penalmente avendo già nella feguente 
Di ffert anione rì/pofto a tutte le ragionevoli obbiezioni 
intorno aW autenticità dei Poemi ) [e non fejfe a mo- 
tivo dei pregiudizi che regnano contro gli antichi 
abitatori della Bretagna , * quali vengon creduti 
incapaci di que' genero/! fentinienti che mi Poemi d" 
Ojfian s'incontrano . Se noi erriamo nel lodar trop* 
pò i tempi dei noftri padri , egli ripugna egual- 
mente al buon /en/o di e/fere affatto ciechi alle im- 
perfezioni dei no/lri . . Se i padri no/lri non ab- 
bondarono tanto di ricchezze , ejjì non ebbero certa- 
mente tanti vizj ì quanti ne ha /' età pre/ente . Egli \ 
vero y che le lor men/e non erano sì lautamente 
imbandite , e che i letti loro non erano tanto /of- 
fici quanto i noflri ; e ciò agli occhi d'uomini che 
ripongono f ultima loro felicità in quefli agi della 
vita , ci dà una gran maggioranza fopra di lo- 
ro . Su qu.e/la materia io non m y ejlenderb mag- 
giormente , ma /olo o/ferverò , che la povertà 

ge . 




PREFAZIONE 

DEL TRADUTTORE INGLESE. 

Amore della rovina , il quale in 
qualche grado è comune a tutti gli 
uomini , fi è in un modo più 
particolare il difiintivo carattere de- 
gli fpiriti mediocri , /otto il qual nome fi compren- 
de più della metà della fpe%ie umana . Cotejla inco- 
rante difpofizjone in muri altra cofa più chiaramente 
fi manifejla , quanto in ciò che fpetta agli oggetti , ed 
alle arti di puro diletto . Ad ogni momento noi cangiamo 
di fentimento intorno ad effe , e la dijlan^a tra la nojlra 
ammirazione e il nojìro eflremo di/pregio è così picciola, 
che /' una è quafi un certo presagio delP altro . I Poeti , 
fcopo dei quali fi è il dar piacere , fé vogliono confer- 
varfi la fama che fi acquijlarono , devono fpejfe volte 
fottomettere il loro giudizio a quejlo variabile tempera- 
mento della maggior parte de' lor Lettori , e accomodare 

i loro 



i loro ferini a coteflo- gufio volubile . Una fama sì 
fluttuante non merita molto di effer pregiata . 

La Poejìa , ficcarne la virtù , riceve il fuo premio 
dopo la morte . Quella fama , che g li uomini tentarono 
in vano d y ottenere vivendo , viea loro fpejfe volte con- 
ceduta quando più- non fono ad ejfa fenfibili . Quejla 
trafeuraggine degli Autori viventi non deeft intieramente- 
attribuire a quella ripugnanza che gli uomini moflrano 
di lodare e ricompenfare gV ingegni . Frequentemente ad- 
diviene , che /' uomo che fcrive , differisce affaijfimo 
dallo fleffo uomo rif guardato nella vita comune . Le fue 
debolezze perà vengono cancellate dalla morte , e non 
altm di lui rimane che la fua parte migliore , cioè le fue 
Opere ; il fuo carattere vien formato da quelle y e quegli 
che a' tempi fuoi non era un' uomo punto Jlraordinario y 
diventa la meraviglia dei tempi futuri .. Da quefta fox- 
gente procede la venerazione che abbiamo pei morii . 
Rimangono le lor virth , ma i vi-/} e// erano frammif* 
ch'iati una volta con effe , morirono iti un con loro . 

Quejìo rifleffo potrebbe indurre un' uomo , che diffi* 

daffe 



affetta alia Critica P efaminarlò . lo non ho alito ob» 
bligo che quello eT efporlo al Lettore come io P ho 
trovato . 

La Storia di quejìo Poema è così poco mefcolaia 
còlla favola , che non fi puh far a meno di crede' 
re che non fia la legittima IJloria dèlia fpèdi^ione 
di Fingal abbellita dalla Poefia . Ciò fuppojìo le 
compofi^ioni di OJjian non fino meno pregevoli per 
h luce che fpargono fopra /' antico fiato della Sco* 
%ia , e dell' Irlanda , di quelle che lo fi ano per le lo* 
ro bellezze poetiche. Le generazioni the vennero in 
Itpprejfo ritrovarono 4ft quejle Poefie le loro tradizio- 
ni concernenti quel periodo di tempo , e le ingrandi* 
fono , o le alterarono fecondo eh' erano mojfe dalla 
credulità , o da qualche loro particolare difegno . I 
Bardi dell' Irlanda aferivendo ad Ojfian compofi^io- 
ni , eh 1 erano mani fefi amenze lor proprie , fecero che 
generalmente fi credejfe in quella regione, che Fin- 
gal fojfe di nafeita Ir lande fé , e non degli antichi 
Caledonj , come fi dice ne' veri Poemi di OJjian . 

Le 



Le contraddizioni , che j' incontrano in quefte opere 
fnppojle dimoflrano /' ignoranza de* loro autori . In 
una di ejfe OJJian fa menzione di fé mede/imo come 
battezzato da S. Patrizio £ in un y altra parla della 
famofa Crociata , la quale non cominciò in Europa' f; 
non molti fecoli dopo . 

Benché un tale anacromfmo diflrugga affatto /' 
autorità de Bardi rifpetto a Fingal , il loro de fi de* 
rio però di farlo fuo compatriota dimojlra quanto fa- 
mofo egli fojfe neW Irlanda non meno che nella Sco- 
zia Settentrionale . 

Se i Senachi d* Irlanda fojfero flati così bene i- 
ftruiti , come pretendono , delle antichità della loro 
nazione , avrebbono ritratto lo Jlejfo onore da Fin- 
gal , fi a cti egli fojfe Caledonio , o Irktndefe / perchè 
V una e F altra di quefle nazioni erano quajì lo 
flejfo popolo a? tempi di queW Eroe . I Celti , che 
abitavano la Bretagna <e /' Irlanda avanti /' inva» 
Jtone de 1 Romani , quantunque fojfero divi fi iti nume» 
rofe tribù , nulladimeno , ftccome j' era confervato tra 

loro 



generale d' una nazione non ha la flejfa influen- 
za /opra i cojlumi , che /' indigenza degì' indi- 
vidui in una dovizjofa contrada . U idea della baf- 
fez^a eh" 1 è ora annejja a quella di una ri/ì retta 
fortuna , ebbe la fua orìgine dacché il commerzjo 
mife troppe fiflanze nelle mani di pochi £ perchè 
i più poveri , imitando i vizj dei ricchi, furon 
cojìretti ricorrere alle ajluzje e alle frodi per poter 
fon ciò Soddisfare alle proprie Jlravaganze , di mo- 
do che non fenza ragione furono in più d' un fin- 
fo con/ìderati , come la peggiore e la più vii par- 
te della nazione . 

Sono ormai due anni , dacché le prime traduzioni 
dalla lingua Gallica incominciarono a paffar tra le 
mani delle perfine di buon gujlo in Ifcozja . Diven- 
nero Jìnalmente tanto corrotte a motivo della negli- 
genza de' copiatori, che per mia propria giuflifica- 
Zjone fui coflretto a ftampame le vere copie. Fu- 
ronvi aggiunti alcuni altri pezzi ■> per formare la 
mole conveniente a un picciol volume , al quale fi 

die- 



diede per titolo , Frammenti <T antica Poefia . Que- 
fi* frammenti appena ufciti alla luce tanta appro- 
vagone -incontrarono , che diverfe perfine di grado 
egualmente che di buon guflo , mi per fu a fero a far 
UH viaggio nelle montagne , e «e//' Ifole Occidentali , 
ad oggetto di ricuperare ciò che rimane delle opere 
degli antichi Bardi , o Cantori , e particolarmente 
di quelle di OJJian figlio di Fingal , che fu il mi- 
gliore , come pure il più antico , di quelli che 'vengono 
nella Tradizione celebrati pel loro Poetico genio . Io 
intrapirefi queflo viaggio più per defiderio di com- 
piacere agli amici , che per qualche fperan^a eh? io 
m' avejfi di poter foddisfare alla loro a fpett anione . 
Pare non fui sfortunato , fé vuol fi confi derare , quan* 
to nel Nord della Scoria furon da qualche tempo 
tteglette le loro antiche compofizjoni\ Diverfi Signori 
nelle Montagne, e neW Ifole generofantente mi prefla- 
rono tutta l r afiìjlen^a pojfibile , ficcke per opera lo- 
ro io giunfi a render compiuto il Poema Epico » 
Quanto ejfo fi avvicini alle Regole dell' Epopea , x' 

afpet* 



xvil 

loro lo Jìejfo linguaggio , e gli JìeJJi co/lumi , e la 
memoria della loro comune origine , fi confideranno 
come una [ola medefima nazione. Dopo che la Bre- 
tagna Meridionale divenne provincia Romana , e i 
fuoi abitanti incominciarono ad adottare il linguag- 
gio , e i cojìumi de 1 loro conquiflatori , i Celti che 
non erano [oggetti al loro impero ,. fi confideranno 
come un popolo dijìinto , e per confeguen^a li trat- 
tarono come nemici. Dal r altro canto i Celti Irlan- 
defi , e Scoz^efi mantennero fra di loro per molte 
età una flrettijfima amicizia , e gli antichi cojìumi 
e linguaggio degli uni e degli altri , che ancora 
fujfijìono , non la/ciano luogo di dubitare , eh* ejji 
non fi ano di' utf antica e medefima nazione . 

Noi avevamo da principio difegno di premettere 
a* Poemi di Ojfian un difeorfo intorno agli antichi 
abitatori della Bretagna , ma ficcarne un Signo- 
re della Scoria Settentrionale , il quale ha esamina- 
te a [ondo le antichità di quefia I[ola , ed è per- 
fettamente ifiruito in tutti i rami della lingua Cel- 
tica , 



tica , Jla ora apparecchiando pel torchio uri opera 
fu quejìo fuggetto , così noi rimettiamo ad ejfa i 
€urioJi . v 




(a) DIS~ 



W DISSERTAZIONE 

INTORNO L' ANTICHITA , DEI POEMI 
D 1 OSSIAN 4 FIGLIO DI FIN GAL - 



LE ricerche intorno T antichità delle Nazioni 
contribuifcono più al piacere che al vantag- 
gio reale degli uomini. Gl'ingegnofi poffono for- 
mar dei fittemi di Storia fopra alcune probabilità 
e fopra certi fatti ; ma in una grande diftanza dì 
tempo le loro relazioni debbon eflTer vaghe ed in- 
certe . L' infanzia degli Stati e dei Regni è pri- 
va di grandi avvenimenti, egualmente che dei mez- 
zi di trafmetterli alla pofterità . Le arti della vita 
colta i per le quali fole i fatti pofTono confervarfì 
con certezza , fono la produzione d 1 una ben for- 
mata focietà . Allora fi è che gì' Storici incomin- 
ciano a fcrivere , e che i pubblici avvenimenti di- 
ventano degni d'eflfer rammemorati. Le azioni dei 
tempi antichi o fi lafciano nell' ofeurità , o ven- 
gono accrelcmte da incerte tradizioni . Quindi av- 
viene che noi troviamo tanto di maravigliofo nell' 
origine d' ogni nazione , effendo la pofterità fem- 
pre pronta a credere qualunque cofa , per favolola 
* * 2 che 

(<») Si avvertono i Lettori che ai Poemi Tegnenti , contraf- 

tutte le annotazioni si a fegnate coli' aflerifco , fono 

^«fifta Dillèrtazione , che dei Traduttore Italiano . 



che fia , purché fia onorevole a' fitoi antenati . I 
Greci , e i Romani furono particolarmente nota- 
bili per quella debolezza. Eni- fi beevano le favo- 
le le più aflurde intorno alle alce antichità delle 
loro rilpettive nazioni . Nulladimeno ebber eilì 
dei buoni Storici affai per tempo, i quali traf- 
mifero in un modo luminofo le grandi loro azio- 
ni alla poft'erità. A quefti fon elfi debitori di 
quella impareggiabile fama che godono prefente- 
mente , mentre le illultri azioni degli altri- popoli 
fono involte tra favole, oppur perdute nelP ofeu- 
rità . Le nazioni Celtiche ci porgono un riguar- 
devole eiempio di quefto genere . Elfi quantun- 
que foffero una volta i padroni dell'Europa dal- 
la foce del fiume Ohio nella Ruffia fino al Ca- 
po Finifterre nella punta Occidentale della Galli- 
zia in Ifpagna , (a) vengono nella Storia pochif- 
fimo nominati . Affidavan eflì la loro fama alla 
tradizione , e alle Canzoni de-' loro Cantori , le 
quali per la viciffitudine delle cofe umane lì fo- 
no già da lungo tempo perdute. Il folo monu- 
mento che ci rimanga di loro fi è il lor antico 
linguaggio, le traccie del quale ritrovandofi in 
luoghi cotanto gli uni dagli altri lontani , non 
fervono ad altro che a mof trarci l'eftenfione del 
loro antico potere, ma poco o nulla rifehiarano- 
la loro Storia. 

(*) Plin. Lib. 6. 



Di tutte le nazioni Celtiche la più farriofa 
è quella che poflfedeva la Gallia antica , non già 
forie a motivo d'un merito iupcriore alle altre, 
ma perchè guerreggiò con una nazione , la qua- 
le avea Iftorici , che trafmettevano ai pofteri in 
un con la propria la fama dei loro nemici . La 
Bretagna fu prima d' ogn' altro abitata da loro, 
giuda il teftimonio degli Autori più accredita- 
ti . (a) La fua fituazione rifpetto alla Gallia ren- 
de quefta opinione probabile; ma ciò che indu- 
bitatamente lo prova fi è , ch'ai giorni di Giu- 
lio Cefare tra gli abitanti d' ambedue regnavano 
gli freni certami . (ò) 

Quella Colonia della Gallia, s'impadronì da 
principio di quella parte della Bretagna , eh' era 
più proilima al proprio paefe ; e fpargendofi ver- 
fo il Settentrione a grado a grado, a miiùra che 
s' accrefeevano in numero , giunterò a popolare 1' 
Ifola intiera . Alcuni Avventurieri trafportandofi 
da quelle parti della Bretagna che fono al di- 
rimpetto dell' Irlanda , furono i fondatori della 
nozione Irlandefe ; il che è molto più probabi- 
le di quello che freno le feiocche favole delle 
Milefie , e Gallizie Colonie. Die doro di Sicilia 
nel lib. 5. riferifee come cofa noiilììma a' tempi 
* * 3 luoi , 



0») Cef. Lib. 5 . Tac. Agric , (*) Cefai'e , Pomp. Mela, Ta- 
ed ann. Lib. 1. e. 2. cito . 



fuoi , che gli abiranti e! 1 Irlanda erano original- 
mente Britanni : testimonio che fi rende indubi- 
tabile, fé fi confiderà, che per più lecoli il lin- 
guaggio e i cofìumi d'ambe quefìc nazioni furoa 
gli fteflj. 

Tacito era d'opinione, che gli antichi Cale* 
donj fofFero di origine Germanica . Il linguaggio 
e i. cofìumi , che Tempre prevalfero nel Nord, 
della Scozia , e che ftrar di dubbio fon Celtici , 
c'indurrebbero a difterire dall'opinione di quel 
famoib Scrittore . 1 Germani propriamente detti 
non erano gli fieni che gli antichi Celri. Le u- 
fanze e i coftumi d' ambedue le nazioni erano 
fimiir, ma aveano un linguaggio diverfo . I Ger- 
mani erano i veri difeendenti degli antichi Daa 
(a) che furon poi conofeiuti lotto il nome di 
Daci , e s' introdufìero originalmente nell' Europa 
per i paefi Settentrionali, e ftabilironfi di là del 
Danubio verfo le vafìe regioni della Tranfilva- 
nia , Valachia , e Moldavia , donde poi gradata- 
mente fi avanzarono nella Germania . Egli è cer- 
to che i Celti fpedirono molte Colonie nella Ger- 
mania , le quali tutte confervarono le proprie 
leggi, linguaggio , e cofìumi O) . Da quefte , 
fé pur è vero che fien paliate Colonie dalla 

Ger- 



00 Stri*. Lib. 7. 

(t) Cef. Lib. 6. Liv. Lib. 5. Tac. de Met. Cerm. 



Germania in Iicozia , gli antichi Caledonj di- 
fetterò . 

Ma fia che i Caledonj foriero una Colonia de' 
Celti-Germani, o gli flefli che i Galli che pri- 
mi s' impadronirono della Bretagna , non è in 
quefta diftanza di tempo molto importante il fa- 
perlo. Qualunque fofTe la loro origine , li tro- 
viamo molto numerofi al tempo di Giulio Agri- 
cola : prefunzione baftevole a farci credere che 
foriero già da lungo tempo riabiliti nel paefe . La 
forma del loro governa era un mirto d' Arifto- 
crazia , e di Monarchia , ficcome lo. era da per 
tutto dove i Druidi aveano l' autorità principale . 
Queft' ordine d' uomini fembra che forfè flato 
formato fullo fteflb fiftema dei Dattili Idei e dei 
Cureti degli antichi . La loro pretefa comuni- 
cazione col cielo, la loro Divinazione e Magia, 
erano le medefime . La fcienza che aveano i 
Druidi delle caule naturali , e delle proprietà di 
certe cofe , frutto dell' efperienze di fecoli , ac- 
quilo loro grandiffima riputazione tra il popolo . 
La rtima della plebe ben pretto cangiom* in ve- 
nerazione religiofa per tutto V ordine ; venerazio- 
ne che queir accorta e ambiziofa Tribù non tra- 
Jafciò di coltivare ed accrefcere , a fegno tale eh' 
elfi giunfero in certo modo ad ottenere il ma- 
neggio totale delle materie sì civili che religio- 
fe . Vien generalmente conceduto eh' effi non s' 
** 4 abu- 



abufarono di un potere sì fìraordinario . La con* 
fervazione della fantità del lor carattere era si 
effenziale alla continuazione del lor potere , eh' 
efii non fi lafciarono trafportare giammai a com* 
mettere oppreflìoni o violenze . Si concedeva ai 
Capi P efecuzione delle leggi , ma il potere le- 
gislativo , reftava intieramente nelle mani de' 
Druidi . (a) Per loro autorità univanfi le Tribù 
fotto di un folo Capo nei tempi di maggior pe- 
ricolo . Quefto Re temporaneo , o fia Vergobre* 
to , {b) veniva fcelto da loro , ed egli terminata 
la guerra generalmente rinunziava la carica. Que- 
fti Sacerdoti per lungo tempo goderono di un 
privilegio sì raro tra quelle nazioni Celtiche * 
che dimoravano di la dai confini dell 1 imperio 
Romano. Nel principio del fecondo fecolo fola- 
mente incominciò a declinare il lor potere tra 
i Caledonj . I poemi che celebrano Trathal e 
Cormac antenati di Fingal , abbondano di par- 
ticolarità intorno la caduta dei Druidi , il che 
rende ragione del filenzio totale intorno la lor 
religione nei Poemi eh' ora vengon dati alla 
luce . 

Le guerre continue ch'ebbero i Caledonj con- 
tro i Romani , non permifero che la Nobiltà s' 

ini» 

O) Cef. Lib. 6. 

(£) Fer-gubreth , /' uomo del giudizio . 



ifeiziafle , giùfta l' amico coftume hell' ordine dei 
Druidi. 1 precetti della lor religione divennero 
noti a un picciolo numero di pedone e poco at> 
teli da un popolo afluefatto alla guerra . 11 Ver- 
gobreto -, o fia il primo Magistrato fu fcelto fen- 
za la concorrenza della Gerarchia , oppure fi man- 
tenne nella fua carica contro lor voglia. La con- 
tinuazione del potere accrebbe la iua influenza 
fopra le Tribù , e mifelo in iftato di trafmettere 
come ereditaria a fuoi difeendenti quella carica 
fteffa ch'egli avea ricevuto per elezióne. 

In occafione di una nuova guerra contro i 
Re del mondo , (che -così vengono nei Poemi en- 
faticamente chiamati gì' Imperatori Romani ) i 
Druidi per foftenere l'onore dell'ordine, vollero 
riaflumere 1' antico lor privilegio di eleggere il 
Vergobreto . Deputarono Garmalo figlio di Tarno, 
agl'avolo del famofo Fingal , ch'era allora Ver- 
gobreto , comandandogli di depor la Carica . 
Dal fuo rifiuto ebbe origine una guerra civile , 
ch'ebbe termine in breve con la quali total di- 
finizione dell'ordine religiofo dei Druidi. Quei 
pochi che fopravvifTero , ritiraronfi negli ofeuri ri- 
portigli de* loro boichi , e in quelle caverne che 
prima fervivano alle loro meditazioni . Allora fi 
è eh' incominciamo a trovarli nel Circolo delle 
pietre , e trafeurati dal Mondo . Ne feguì poi un 
totale difprezzo per l'ordine, ed un pieno abbor- 

rimen- 



rimento dei riti Druidici . Sotto qucfla nube di 
pubblico odio s' eftinfero tutti quelli che con- 
servavano qualche conofcenza della Religione dei 
Druidi; e la nazione tutta cadde nell' ultimo 
grado d' ignoranza intorno ai loro riti e ceri- 
monie * 

Non è dunque meraviglia fé Fingal,. e Tuo 
figlio Offian , facciano si poca , fé pur ne fanno 
alcuna, menzione dei Druidi, ch'erano i dichia- 
rati nemici della lor fucceffione alla fuprema ma- 
pifrratura. E v cola fingolariffima , forza è il con- 
fcflTarlo, che non fi trovi veruna traccia di reli- 
gione in quefti Poemi , mentre le poetiche com- 
pofizioni delle altre nazioni fono sì erettamente 
conneflfe con la loro Mitologia. Diffidi farebbe 
il darne ragione a quelli eh' ignoraffero il coftu- 
me degli antichi Cantori Scozzefì ., Quegli uomi- 
ni eftendevano le loro idee dell' onore marziale 
ad una altezza ftravagante . Qualfivoglia ajuto da- 
to ai loro Eroi in battaglia , credevano che de- 
rogale alla lor fama ; ed i Cantori trasferivano 
la gloria dell' azione immediatamente a quello eh 
a;vea dato P ajuto . 

Se Ollìan aveffe fatto difeender gli Dei , come 
fa Omero, in foccorfo de' luci Eroi, il fuo Poema 
non conterrebbe elogj a' fuoi amici, ma Inni a 
quegli Enti iuperiori . Fino ai giorni nofìri co- 
loro che fcrivono nella lingua Gallica, rare voi- 



te nominano la religione nelle loro Poefie pro- 
Imo ; e quando di propofito lcnvono di religio- 
ne , effi non mai frani milchiano nelle loro com- 
pofizioni le azioni degli Eroi . Quedo folo coftu- 
ine , quantunque la religione dei Druidi non 
foflà già fiata per dinnanzi eftinta , può in qual- 
che modo rentier ragione «lei filenzio di Oiììan 
intorno la religione de Tuoi, tempi. ( a) 

11 



(*) Malgrado tutte quelle ra- 
gioni , che pur fono le più 
plaufibili , che pollano ad- 
durfi, reitera, cred' io, qual- 
che dubbio nello fpirito del- 
la maggior parte dei letto- 
ri . Che colla decadenza de' 
Druidi , i loro riti follerò 
andati in qualche difufo , 
e la loro religione altera- 
ta , quello è all'ai natura- 
le , ma che ne fiano (Va- 
nite interamente le traccie 
è difficile il p^rfnaderfelo . 
Mancando i Druidi , non 
potea mancare al piìi che 
la dottrina arcana degl' i- 
niziati , ma il popolo non 
ha che far di raffinamenti 
fu quelle materie . Balla 
die oli fi apra una piccia- 
la traccia; egli fa far gran 
viaggio da se , e quanto 
più k dedi-iae fono fegrc- 



te , tanto più lafcia corre- 
re a briglia fciolta la fua 
fantafia . Non è forfè im- 
ponibile , che un popolo per 
qualche tempo fia privo d' 
idee di religione : ma. rif- 
vegl'ata una volta la fua 
cunofità. fopra un tal fog- 
getto , è più facile eh 1 egli 
palli di firavaganza in llra- 
vaganza alle aflùrdità le più 
ecceflive,di quello che la fua 
immaginazione fi ri poh nell' 
indifferenza . Perciò caduta 
la potenza de'Drmdi fembra 
che do veliero confervarfi nel 
popolo le tradizioni anti- 
che , molto più perche' e- 
rano polle in verfo , le Q- 
pinioni fuperfiiziofe , e le 
cerimonie iblenni . Noi ve- 
diamo in fatti nelle Poefie 
di Oilian l'immortalità dell' 
aftioia , 1' apparizione dell' 
vai' 



Il dire eh' una nazione è priva ci' ogni reli» 

sione è lo fteffo che il dire , eh' ella non è com- 

a . . ... 

polla di uomini dotati di ragione . Le tradizioni 

de loro padri , e le proprie oflfervazioni fulle o- 

pere della natura, unite a quelle difpofizioni che 

fono naturali all' uomo , produffero in ogni età 

nella mente degli uomini una qualche idea d' un' 

eflfere fuperiore . Quindi fi è , che nei tempi più 

oìcu- 



ombre, e uria, moltitudine 
di ffiiriti che fi fpatfavano 
nelle tempefte . Come du 



que p 



uò eflfere che non fi 



trovi appreflfo quello Poeta 
tiè 1' idea della provviden- 
za generale , tìè V influen- 
za d' uno o più Enti fupe- 
riori nelle azioni , e negli 
eventi della vita umana , 
uè veruna ftoria favolofa 
ad etti appartenente , co- 
me appreifo tutti i Poeti 
dell' altre nazioni ? Spezial- 
mente che la religione è 
il maflimo fonte del mira- 
bile , e lo ftrumento più ef- 
ficace della Poefia . Appro- 
vo che i Bardi Scozzefi non 
meteo laflfero gli Dei nelle 
azioni dei loro Eroi : poi- 
ché quantunque 1' interven- 
to delle Divinità introdot- 
to giudiziofamente pofia fa- 



re uh grand'effetto : pure è 
fempre meglio aftenerfene 
affatto , che importunar gli 
Dei ad ogni momento fen- 
za propoli co , come fa O- 
mero , e far diventar gli 
Eroi pure macchine inani- 
mate . Ma fenza di ciò , 
v' erano molte occafioni >, 
nelle quali gli Dei poteva- 
no fare una comparfa feli- 
ce e luminofa nelle Poelìe 
di Oflian ; e pure egli Ci 
aftiene perfino da una (cap- 
pata , o da un' allufione . 
Efaminando attentamente 
il carattere di Ortìan , io 
inchinerei molto a credere , 
che avendo egli trovate le 
idee della divinità guafte e 
contraffatte da mille fu per- 
fezioni , come è molto pro- 
babile , ributtato dalla loro 
fconvenevolezza , ne* poten- 
do 



3CX1X 

efeuri , e tra le più barbare nazioni , la ftefla 
plebaglia ebbe qualche debole nozione, almeno 
d' una Divinità. Farebbefi un' ingiuftizia ad Of- 
lìan , il quale in niun' incontro moftra una men- 
te riftretta , nel credere eh' egli non avefìfe appli- 
cato i fuoi penfieri a quella eh' è la prima e la 
maggiore di tutte le verità. Ma qualunque fofte 
la religione di Offian , egli è certo che non era- 
gli nota la Criftiana, non v' efiendo ne fuoi Poe- 
mi la menoma aliufione ad effa , o ad alcun de 
fuoi riti , il che afTolutamente lo ftabilifce in un" 
Era antecedente all' introduzione del Criftianefimo 
in Iicozia . La perfecuzione incominciata da Dio- 
cleziano nell' anno 303. è il tempo in cui più 
probabilmente poflfa fiffarfi il principio della Re- 
ligione Criftiana nel Nord della Bretagna . L' u- 

mani- 

do cangiar le menti del menti di dirozzare e depu- 

popolo , egli credette me- rar la natura . S' ella è co- 

glio di coprirle in un' alto sì , qual Genio faperiore 
ttlenzio , ed abbia folo de- " non era mai quefio ? Ma 

libato dalle opinioni pò- comunque fia 7 egli è certo 

polari quelle che allettali- che Oflian è 1' unico Poe- 

do la fantafia follerò le me- ta , il quale abbia faputo 

no incompatibili colla ra- fare un Poema Epico fu- 

gione . Non pollo alferire blime , mirabile, interef- 

che ciò fia vero : ma certo fante fenza le macchine del- 

non parrà molto inverifimi- la religione . Si penfi ora 

le a chi abbia olfervato , a qual' alto fegno egli do- 

efier perpetuo coflume di vea polTedere tutti i talen- 

Offian sì negli oggetti , che ti poetici . * 
nei caratteri , e nei fenti- 



manità e la dolcezza del carattere di Coftanzo 
Cloro, che allora governava 1' Inghilterra, indila 
fero i Criftiani perfeguitati a rifegiar.fi lotto di 
lui . Alcuni di loro per zelo di propagare ì Jor 
dògmi, o per timore, pattarono i confini dell' 
imperio, e vennero a ftabilirfi tra i Caledonj , 
i quali erano tanto più pronti ad aicoltare le lor 
dottrine , quanto che la religione dei Druidi era 
già da tanto tempo dilì rutta . 

Quelli Millìonarj o per loro fcelta , oppure 
per dar maggior pelo alle loro dottrine , fi po- 
terò ad abitare le Celle ed i Bofchi dei Druidi , 
e da quefta loro ritirata maniera di vivere ot- 
tennero il nome di Ctddeì {a) che nel linguaggio 
del Paefe lignificava , Perfone ritirate. Si dice cne 
Offian nella Tua eltrema vecchiaja abbia diiputato 
con uno dei Culdei intorno la Religione Criftia* 
na . Quefta difputa efifte ancora, ed è diftefa in 
verfi , giufta il coflume di que' tempi . L' eltrema 
ignoranza per parte di Oifian dei dogmi Crillia- 
ni , mo(tra che quefta Religione non erafi che da 
poco tempo introdotta, mentre non è facile il 
concepirli come mai una perfona del fuo grado 
poterle intieramente ignorare una religione che da 
qualche fpazio di tempo fofife nota nel fuo pae* 

fc. 



(<*) CuldicB . 



fé . O) La disputa porta feco tutti i più ve- 
ri contrafiegni dell' antichità . Le frali antiche , e 
le ei'prelfioni particolari a que' tempi dimoftrano 
che non fia un' impoftura . Se adunque Offian 
viffe, ficcome è probabile, al tempo dell'introdu- 
zione del Criftianefimo , la fua Epoca farà ver- 
fo il fine del terzo e il principio del quarto Se- 
colo . Ma ciò che mette quefto punto fuor d' o- 
gni dubbio, fono le allufioni ne' fuoi Poemi alla 
ltoria dei tempi , 

Le prodezze di Fingal contro di Caracul (b) 
figlio del Re del mondo , fono tra le prime azio- 
ni valorofe di fua gioventù . Si troverà in que- 
lla raccolta un compiuto Poema che fi riferifoe 
a quello foggetto» 

Neil' 



(«) Egli è per altro da of- 
fervarfi che la maggior par- 
te delle Poefie di Oflìan 
contenute in quefta Rac- 
colta , furono da lui com- 
pone nella fua vecchiaia , 
cioè dopo la morte di fuo 
padre Fingal , e che in al- 
cune di elle fi fa menzio- 
ne de' Caldei , e dei loro 
Inni religiofi .. Quefta cir- 
coftanza unita alla gran 
raifomiglianza che pafla tra 
lo ftile de' Profeti , e della 
Cantica di Salomone , e lo 
ftile di Oflìan , potrebbe ra- 



gionevolmente far credere 
che Oflìan averte qualche 
conofcenza delle divine Poe- 
fie Ebraiche , quantunque 
non fi fofle internato nel 
miftico fenfo di efle , e che 
aveffe fortificato ed abbel- 
lito maggiormente il fuo 
ftik j colle maniere del lin- 
guaggio Profetico con cui 
la fua fantafia aveva di già 
una naturai relazione ed 
affinità . * 
(£) Garac-huil , occhio terri- 
bile . 



Nell'anno 210. 1* Imperato* Severo ritornai** 
do dalla Tua fpedizione contro i Caledonj , fu 
colto in York da quella lunga malattia per cui 
finalmente morì . I Caledonj e i Majati- incorag- 
giti prefero V armi per ricuperare le poffeffion-i 
perdute . L' Imperatore adirato comandò che k 
fua armata marciaffe nel lor paefe e che lo di- 
ftruggeflTe a ferro e a fuoco. I fuoi comandi non 
furono che malamente efeguiti , perchè Caracalla 
fuo figlio eh' era alla tefta dell' armata, aveva 
occupati tutti i fuoi penfieri nella morte del pa- 
dre , e nel formar progetti per efcludere dalla 
fucceflione , Geta fuo fratello . Appena entrato 
nel paefe nemico giunfergli le nuove della mor- 
te di Severo. Precipitofamente conchiufe allora 
la pace coi Caledonj , e come apparifee da Dion 
Caflìo , venne loro redimito quel paefe eh' avean 
elfi perduto fotto Severo. 

Il Caracul di Fingal , non è altro che Cara- 
calla il quale , ficcome- figlio di Severo Imperato- 
re di Roma , il dominio del quale s' eftendeva fu 
quafi tutto il mondo allor noto, non fenza ra- 
gione viene nominato da Offian , il figlio del Re 
del mondo. Lo fpazio di tempo tra l'anno in. 
in cui venne a morte Severo e il principio del 
quarto fecolo , non è sì grande , che non pofla 
effer probabile che Offian figliuolo di Fingal ,, 
abbia potuto vedere i Cristiani corretti dalla per- 

fé cu- 



fecuzione di Diocleziano a riti-ràffi oltre i confini 
dell'Imperio Romano. 

Oflìan in una delle molte lue lamentazioni fo- 
pra Ja morte dell' amato fuo figlio Ofcar , tra le 
grandi azioni di lui fa menzione di una batta- 
glia contro di Caros , Re delle Navi, fulle rive 
del tortuofo Carun (a). E" più che probabile che 
il Caros qui nominato fia il noto uiurpatore Ca- 
raufio, il quale aflunle la porpora nell'anno 287. 
e impadronitoli della Bretagna , vinfe in varj 
cembattimenti navali 1' Imperatore Maflìmiano 
Erculio;. il che rende ragione del titolo ai Re 
delle Navi che gli vien dato da Oflìan . Il tor* 
tuo/o Carun è quel picciolo fiume eh' ancor ri- 
tiene il nome di Carron, e che feorre vicino al- 
la muraglia d'Agricola, che fu rifiaurata da Ca- 
raufio per impedire le incurfìoni dei Caledonj . 
Diverfi altri parS nei Foemi alludono alle guer- 
re dei Romani , ma i due fopraccennati Affano 
chiaramente l'Epoca di Fingal al terzo fecolo, 
il che s' accorda efattamente con le Storie Irlan- 
defi , le quali pongono la morte di Fingal figlio 
di Comhal, nell'anno 283. e quella di Olear, 
(ù) e del loro famofo Cairbre nell'anno 296. 

A!- 

(«) Car-avon,J?«me ferpegqitm- poiché nelle Poefie del no- 

te . ftro Autore la morte |di 

(£) Convien dire che 1' Ofcar Ofcar precede quella di Fin- 
delie Storie Irlandefi fi'a gal. Vedi il Poema di Te- 
diverfo dal figlio di Oflìan j mora. Voi. 2. * 



Alcuni potrebbero immagginarfi che le aìlufioni 
alla Storia Romana fieno fiate artifiziofamente nei 
Poemi introdotte per dar loro l' apparenza d' an- 
tichità . Quefta fraude adunque deve efler fiata 
commeffa almeno tre fecoli addietro, perchè nel* 
le compotiiioni di que* tempi s'allude troppo fpef- 
fo a quefti paflì medefirai in cui quefte allufioni 
fi trovano. 

E' noto ad ognuno da qual nube d'ignoranza 
e barbarie foflfe coperto il Nord dell' Europa nel 
fecole decimoquinto . Le menti degli uomini 
<ìate alla fuperftizione contrarerò una piccìolez» 
za diftruggitrice del Genio. Trovali in confeguen- 
za che le compofizìoni di que* tempi fono all' 
ultimo fegno triviali e puerili. Ma fi conceda , 
che malgrado le poco favorevoli circoftanze dei 
tempi forger potefTe un' ingegno felice : pure non 
farà facile il determinare da qual motivo fia fla- 
to indotto ad attribuire V onore, delle fue com- 
pofizioni ad un fecolo sì remoto. Non fi vede 
che alcuno dei fatti da lui avanzati poffa fa- 
vorire qualche difegno che poteffe formarli da un' 
uom che viveva in quel tempo . Ma fuppofto 
anche che un Poeta per bizzarria, o per ragioni 
che non pofìTan vederli nella diftanza in cui lia- 
rao, abbia voluto attribuire ad Qffian le proprie 
fompofizioni , egli è quafi imponìbile, ch'egli po- 
tette imporre a' fuoi nazionali , ciafcheduno dei 

qua- 



quali conofceva sì perfettamente i poemi tradì* 
zionali de' loro antenati. 

L'obbiezione più forte contro l'autenticità dei 
Poemi , che fi danno ora alla Ilice lotto il no- 
me, di Oflian > fi è i' improbabilità deli' e(Tef egli- 
no ftàti per tanti fecoli trafmeni > e confervati 
per tradizióne. Secoli di barbarie, diranno alcu- 
ni , non potevano produrre poemi che abbondano 
di que' nobili e generofì fentimenti , che fon si 
cofpicui nelle compunzioni di Oflian ; e Te li 
produlfero , o devon efìfer perduti j oppure inde* 
ramente corrotti in una si lunga fuccelììùne di 
barbare generazióni . 

Quefte obbiezioni naturalmente fi prefenta'no a 
tutti quelli i quali non ben conofeono l'antico 
flato della Bretagna . I Bardi ó fia Cantori > eh' 
erano un' ordine inferiore dei Druidi > non parte- 
ciparono delle loro difgrazie. E(fi vennero rifpar* 
miati dal Re vincitore •> perchè unicamente per 
mezzo loro potea lufmgarfi d'ottenere l'immorta- 
lità del fuo nome • Etlì lo feguivano al campo , 
e co 1 lor canti contribuivano a rafibdan? la Tua 
potenza. Le grandi fue azioni venivano da elfi 
maggiormente ingrandite , e la plebe incapace di 
efaminare il di lui carattere più da vicino , re* 
flava abbagliata dallo fplendore della fua fama 
nelle rime dei Bardi . Frattanto gli uomini a£ 
%*fevQ ^ e * fffuimenti che ben di rado s' ineon- 
* * * z tra- 



trano in un fecolo di barbarie . I Cantori eh/ 
erano originalmente i diicepoli dei Druidi, coli' 
efiere flati iniziati nelle dottrine di quel celebre 
ordine , aveano già aperta la mente r ed accre- 
sciute l'idee. Elfi poteano formarfi nella mente 
ìl modello d' un' Eroe perfetto, e poi aferivere 
quel carattere al loro Principe. I Capi inferiori 
prefero quefto ideale carattere per modello della 
loro condotta, donde poi a grado a grado giun- 
fero a modificar la lor mente , fino ad. invertirli 
di quello fpirito generofo, che trafpira in tutte 
le Poefie di que' tempi . Il Principe adulato da-* 
fuoi Cantori, e avendo fempre per rivali i pro- 
prj fuoi Eroi , i quali tutti imitavano il fuo ca- 
rattere , come era deferitto negli elogj de' fuoi 
Poeti , sforzavafi d' eflTere fuperiote al fuo popolo 
nel merito, ficcome lo era nel grado. Quella 
emulazione continuando giunfe finalmente a for- 
mare il carattere generale della nazione , felice- 
mente comporto di ciò- eh' è nobile nella barba- 
rie, e di ciò eh' è virtuofo e generofo in un po- 
polo colto . 

Quando la virtù nella pace , e il valor nel- 
la guerra divengono le carattcriftiche d' una na- 
zione allora fi è che le fue azioni diventano in- 
tereflanti, e la fua fama degna dell'immortalità» 
Le nobili azioni rifcaldano uno fpirito generofo y 
e fanno ch'egli ambifea di perpetuarle. Cotefta 

fi è 



fi è la vera origine di quella infpirazione divi- 
na , la quale fi arrogarono i Poeti di tutti i 
tempi. Quando i loro argomenti non erano ade- 
guati al calore della loro immaginazione , effi li 
abbellirono con favole create dalla propria loro 
fantafia, oppur fondate fopra di afìurde tradizio- 
ni . Per ridicole che foiTero quefte favole non 
mancarono di fautori ; la pofterità o preftò loro 
implicitamente credenza, o, per ima vanità eh' 
egli uomini è naturale, prereie di farlo. Si com- 
piacevano di collocare i fondatori delle loro fa- 
miglie nei giorni della favola , quando la Poe fi a 
fenza temere d'efFere (mentita poteva dare a'fuoi 
Eroi quel carattere che più voleva . A quefia 
vanità fiamo noi debitori della confervazione di 
ciò che ci retta delle opere di Oman . Il fuo 
poetico merito refe famofi i fuoi Eroi in un pac- 
ie ove tanta ammirazione e tanta ftima s'aveva 
per l'Eroifmo. La pofterità di quefti Eroi, ovve- 
ro quelli che pretendevano efìerne difeefi , afcol- 
ravano con piacere gli elogj de' lor antenati ; s' 
impiegarono dei Cantori per ripetere quelli Poe- 
mi , e per ricordare l' affinità dei lor Protettori 
con Capitani sì illu'ftri. Ogni Capo, col progref- 
fio del tempo, aveva nella fua famiglia un Can- 
tore, ufizio che divenne poi finalmente eredita- 
rio . Col mezzo della fuccelfione di quelli Canto- 
ri i Poemi intorno gli Antenati delle Famiglie 
•** 3 fi trai'- 



fi trafm ifero dì generazione in generazione ; in 
certe occaiioni iolenni fi replicavano da tutto il 
Clan, (a) e Tempre s' alludeva ad elfi in tutte le 
nuove compofizioni dei Cantori* Quello coftume 
fi con fervo fino quali a' tempi noftri ; e dacché 
cefsò. l' ufo dei Cantori , moltiffimi in ogni Clan 
ritennero a memoria , oppur mifero in ifcritto le 
loro compofizioni , fondando full' autorità di quel- 
le 1' antichità delle loro Famiglie. 

Non fi conobbe 1' ufo delle lettere nel Nord 
dell' Europa , che lungo tempo dopo P infìituzio* 
ne dei Cantori . Le memorie delle Famiglie de'' 
lor protettori , i proprj e gli antichi Poemi era- 
no tutti trafmeflì per tradizione. Le loro poeti- 
che compofizioni erano mirabilmente formate per 
ottenere un. tal fine . Erano adattate alla Mufi- 
ca , e vi fi offervava la. più perfetta armonia . 
Ogni verfo era. sì fattamente conneffo con quelli 
che lo precedevano, o lo feguivano., che ricor- 
dandofi di un folo verfo in una Stanza, egli era 
quafi imponibile il poterfi dimenticare del refto. 
Le cadenze fi feguivano in una gradazione sì na- 
turale , e le parole erano sì ben adattate al gi- 
ro che comunemente prende la voce dopo efferfi 

al- 



fa) Clan chiamati irt Scozia. fletto . Corrifponde al ter- 
1' unione di varie famiglie mine Cent dei Latini - * 

cufeendenri da un ceppo i- 



alzata a un cerco tuono, che fi rendeva quafi im- 
pedìbile per la fimilitudine del fuoho , di lòtti mi- 
re una parola per l'altra: perfezione particolare 
alla lingua Celtica , e che forfè non s' incontre- 
rà in altro linguaggio . Ne quella fcelta di pa- 
role imbarazza punto il lento,, o indebolire T ef- 
prefììone * Le numerofe fleflioni delle confonanti, 
e le variazioni nelle declinazioni rendono copio* 
fiiiìmo quello linguaggio - 

I discendenti dei Celti che abitavano la Breta- 
gna e T Ifole vicine non furono i foli à fervirfi 
di quelto metodo per confervare i più. preziofi 
monumenti della lor nazione . Le antiche leggi 
dei Greci erano in verfi ,. e trafnieflfe per tradi- 
zione. Gli Spartani pel lungo abito s 1 invaghi- 
rono sì fattamente di un tal coflume , che non 
vollero permetter giammai che le lor leggi foriero 
fcritte . Nella ftefla guifa confervavanfi le azioni 
degli uomini grandi, e gli elogj dei Re e degli 
Eroi * Tutti gli fiorici monumenti degli antichi 
Germani lì comprendevano nelle loro canzoni {a} 
le quali o erano Inni ai loro Dei , o Elegie in 
lode de' loro Eroi ; oggetto delle quali fi era il 
perpetuar la memoria dei grandi avvenimenti del- 
la nazione, che per elfe Canzoni induftriofamen- 
te inteffevanlì . Quella fpezie di compolìzione non 
* * * 4 fi me. 

(a) Tao dt fntr. Girmart^ . . 



fi metteva itì iscritto, ma confervavafi per tra- 
dizione (a). L' attenzion che avevano d' infegna- 
re quefti Poemi ai lor figli', V ufo non interrot- 
to di ripeterli in certe occafioni , e la felice mi» 
fura del verlò fervi a coniervarli per lungo tem- 
po incorrotti . Quefta Cronaca vocale dei Germa- 
ni non era ancor dimenticata nell' ottavo fecolo , 
e farebbefi probabilmente confervata fino ai gior- 
ni noftri, fé le fc ienze , che credono che tutto 
ciò che non è fcritto fia favolofo , non fi fof- 
ieio introdotte. Garcilaflb compofe Ìa fua Iftoria 
degi* Incas del Perii fulle notizie contenute nel- 
le poetiche compofìzioni . I Peruviani aveano 
perduto gli antichi monumenti della loro Storia, 
ed egli raccolfe i materiali per farla da quegli 
amichi Poemi , che la fua madre , Principerà del 
fangue degP Incas , effendo egli ancor giovinetto , 
aveagli infegnati. Se altre nazioni adunque, che 
furon fpeffb foggette ad invafioni nimiche , e che 
trapiantarono e riceveron Colonie, poterono per 
moki fecoli confervare per tradizione le lo- 
ro leggi , e le loro Storie incorrotte , egli è 
molto più probabile che gli antichi Scozzefi , 
nazione cotanto libera da ogni mefcolanza con 
gli ftranieri , e tanto affezionata alla memoria 
de' fuoi antenati, abbiano potuto cenfervarci e 

traf- 

(■») V Ab. de ~la Blereric , Ojferv^. [opra U Germani* , 



trafmetter pure fino a noi le opere de' loro Can- 
tori . 

Parrà ftrano ad alcuno che Poemi ammirati per 
tanti fecoli in una parte del Regno , fiano fiati, 
ignorati finora nell' altra ; e che i Britanni , eh' 
hanno sì diligentemente difotterrate le opere del 
Genio nelP altre nazioni , fieno fiati per tanto 
tempo ignari affatto delle ìor proprie. Ciò s' ha in 
gran parte ad imputare a quelli eh' intendendo am- 
bedue i linguaggi non ne vollero mai intrapren- 
dere la traduzione . Edi per non conofeer altro 
che Cjualche pezzo fiaccato , o per una modeftia 
che forfè il Traduttore prefente avrebbe dovuto 
pruden temente imitare, difperarono di poter ren- 
dere le compofizioni de' loro Cantori aggradevoli 
ad un lettore Inglefe . La maniera di quelle com- 
pofizioni è tanto diverfa da quella degli altri 
Poemi , e le idee fono tanto proprie al primiti- 
vo ftato della focietà , che fi credeva che nort 
vi foffe in effe baftevole varietà per poter pia- 
cere ad un fecolo colto . 

Di quella fteffa opinione fii per lungo tempo 
il Traduttore della feguente raccolta , e quantun- 
que ei già da gran tempo ammirafle i Poemi 
nell' originale , e ne aveffe anche in parte rac- 
colti dalla tradizione per fuo diletto, pure non 
nutriva la menoma fperanza di vederli trafpor- 
tati in Inglefe » Conofceva egli che la forza e 

le 



le maniere d'ambedue le lingue erano diffcren» 
tiflime, e che farebbe flato quali imponibile il 
poter tradurre le Poefie Galliche in veriì In- 
glefi pagabili, né avrebbe mai penfato a tradur- 
li in profa , mentre in tal cafo doveafi necelTa- 
riamente perder molammo della maeftà dell' ori- 
ginale. Un Signore, che fece figura nel mondo 
Poetico , fu quello che primo gli ftiggerì il pror 
getto di una traduzion letterale in profa . E- 
gli la tentò a fua richieda ,. e quello faggio 
ne incontrò 1" approvazione . Altri poi fella- 
mente lo efortarono a pubblicarne in maggior 
numero , ficchè al loro ftraordinario zelo il 
mondo è debitore dei Poemi Gallici , fé pur han 
merito . 

Aveafi. da principio intenzione di fare una 
generale raccolta di tutti gli antichi pezzi , che 
ci rimangono nella lingua Gallica; ma il Tra- 
duttore ebbe le fue ragioni per riftringerfi a ciò 
che ci refta delle opere ài Oilìan .. L' azione del 
Poema che precede gli altri , non fu né la mag- 
giore né la più famofa delle azioni di Fingal . 
Moltiifime furono le fue guerre , e ciafcheduna 
di effe diede un'argomento a fuo figlio, con cui 
efercitare il fuo ingegno. Eccettuato però il pre- 
fente Poema ,. tutti gli altri fono irrevocabilmen- 
te perduti , né altro ci refta che alcuni pochi 
frammenti che fona nelle mani del Traduttore . 

Ei- 



Finora la tradizione ha in molti luoghi confer- 
vata la ftoiia dei Poemi , e molti ci fono pre* 
fcntemente r che da giovani gli udirono a re- 
citare . 

V opera y eh' ora fi pubblica , avrebbe parte- 
cipato in breve del dettino dell* altre . Il Ge- 
nio dei Montagna) da pochi anni in qua ha 
l'offerto un cambiamento affai grande . Si è a- 
perta la comunicazione col refto dell' libi a , e 
1' introduzione del traffico e delle manifatture , 
ba diftrtitto queir ozio , che anticamente impiega- 
vafi nell* afcoltare e nel ripetere i Poemi dei 
tempi antichi. Molti hanno prefentemente appre- 
fo a lafciar le loro montagne , e andar in trac» 
eia di lor fortuna in un clima più dolce ; e 
quantunque un certo amor della patria poffa al- 
le volte ricondurli, durante la lor aflenza fi fo- 
no elfi imbevuti baftevotmente dei coftumi ftra- 
r.ieri per difpregiar quelli dei loro antenati . E" 
lungo tempo che più non s' ufano i Cantori , 
e lo fpirito di Genealogia fi è confiderabtl men- 
te diminuito. Gli uomini incominciano ad eflfere 
meno attaccati ai lor Capi , né fi fa gran cafo 
della confanguinità . Stabilita che fia la proprie- 
tà, la mente umana riftringe le fue ville al 
piacere che quefta gli procura . Neglige V anti- 
chità, nò aguzza la fua vifta nell' avvenire. Si 
moltiplicano le cure della vita, e le anioni degli 

altri 



■altri tempi O) ceflfano di dar piacere. Quindi fi 
è che il gufto per l' antica Poefia va lcemandofi 
tra i Montagnaj. Non fi fono effi però affatto 
fpogliati delle buòne qualità de' loro antenati , 
L' ofpitalità fuffifte ancora , e una rara politezza 
verfo gli ftranieri ; 1' amicizia è inviolabile, e la. 
vendetta non viene sì ciecamente feguita come 
facevafi anticamente » 

Il dir qualche cola intorno al merito poetico 
di queft' opere farebbe un voler prevenire il giu- 
dizio del Pubblico (£)% Il Poema che in quella 
raccolta precede gli altri è veramente Epico . I 
caratteri fono fortemente dpreffi > e i fentimenti 
fpirano V Eroifmo. 

Tutto ciò che può dirli della Traduzione fi è 
eh' ella è letterale, e che vi fi ftudia la fempli-. 
cita . Si è pofta cura d' imitare la collo'cazione 
delle parole nell' originale , e di offervar le in* 
verfioni nello Itile . Siccome il traduttore non pre- 
tende alcun merito della fua Traduzione , così egli 
fi lufinga dell' indulgenza del pubblico , Egli defi- 

dera 



(*) Efpreffione ufata frequen- Ma ficcome fuppongo d' ef- 
temente da OlTian pei- fi- fer comprefo anch' io fotto 



gnificar le imprefe dei mag- q 

gioì' 



uefto nome di pubblico , 
sì lafciando agli altri la 



(£) Io non ho creduto necef- libertà del loro giudizio , 
fario d' imitar la ritenutez- collo fteiìò diritto fo ufo 
za del Traduttor Inglefe . del mio . * 



X L V 



dera che P imperfètta copia cV ei ne traflfe, nas 
pregiudichi il mondo contro un originale che con? 
tiene ciò eh' è bello nel iemplice , e grande nei 



fublime . 




NOI 



NOI RIFORMATORI 

DELLO STUDIO DI PADOVA. 

A Vendo veduto per la Fede di Revifìone , ed 
Approvazione del P. F. Filippo Rofa Lan- 
Xj , Inquifitor General del Santo Officio di Ve^ 
nezia ^ nel Libro intitolato Mf. Poe/ìe iP OJJlan 
figlio di Fingàl antico Poeta Celtico , ultimamente 
fcoperte e tradotte in Proja Inglefe da Jacopo 
Macpberfon , e da quella trasportate in ver/o Ita- 
liano dall' Ab. Melchior Cefarotti , non v'efler 
cola alcuna contro la Santa ' Fede Cattolica , 
e parimente per atteftato del Segretario no* 
ftrOj niente contro Principi, e buoni coftumi , 
concediamo licenza a Gmfeppe Gommo, Stanipa- 
tor di Padova, che pofia eflere Rampato, of- 
fervando gli ordini in materia di Stampe, e 
prefentando le lolite Copie alle Pubbliche Li- 
brerie di Venezia, e di Padova i 

Dat. li 6. Giugno 17Ó3. 

( SebastIan Zustinian Ri£ 
(Polo Renier Rif. 
(Alvise Valla r. esso Rif, 

Regiftrato in Libro a Carte 1159. al Num. 902. 
Davidde Marche/ini Segr. 



FINGAL 

POEMA EPICO 

CANTI VI. 



( I ) 
F I N G A L 

POEMA EPICO. 

* * * 

INTRODUZIONE, 

ARto, fupremo Re d' Irlanda , 
eifendo morto a Temora, pala- 
gio dei Re d' Irlanda, ebbe per 
fucceffore Cormac fuo figliuolo , 
rimafto in minorità . Cucullino figliuolo di 
Semo, Signore dell' I/ola della Nebbia , una 
dell' Ebridi , ritrovandoli a quel tem^o in 
Ulfter, ed effendo rinomatiflìmo per le fue 
grandi imprefe, fu in un' affemblea di Re- 
goli , e Capi delle Tribù radunate per queiì' 
oggetto a Temora , eletto unan imamente 
cuftode del giovine Re . Non avea gover- 
nati molto a lungo gli affari di Cormac, 
quando fu recata la novella , che Svarano 
figliuolo di Starno , Re di Loclin , o fia del- 
la Scandinavia , avea difegnato d' invader 
1' Irlanda . Cucullino a tal nuova fpedi 
tofto Munan figliuolo di Stirmal 5 guerriero 
A Ir- 



(II) 

Irlandefe a Fingal Re o Capo di que' Ca- 
ledonj che abitavano la coda occidentale 
della Scozia , per implorare il fuo foccorfo . 
Fingal moflb, non meno da un principio , 
di generofitk, che dall' affinità che parlava 
tra lui , e la famiglia regale d' Irlanda , 
rifolfe di far una fpedizione in quel pae- 
fe : ma prima eh' egli arrivaffe, il nemi- 
co era già approdato ad Ulfter. Cucullino 
in quefto frattempo aveva raccolto il fiore 
delle Tribù Irlandefi a Tura , cartello di 
Ulfter, e mandati feorridori lungo lacofta, 
perchè gli dettero pronte notizie dell' arri- : 
vo del nemico . Tal' è lo flato degli affa- 
ri, quando il Poema incomincia. 

U azione del Poema non comprende che 
cinque giorni, e cinque notti. La Scena è ; 
nella pianura di Lena , preflò una mon- 
tagna , chiamata Cromia , fulla cofta di \ 
Ulfter. 



FIN- 



(Ili) 
F I N G A L 

CANTO I, 

* * » 

ARGOMENTO. 

CUcullino pojìoft a feder folo [otto d* un albe* 
ro alla porta di Tura , perchè gli altri Cai 
pitani erano iti a caccia fui vicino monte di Crom- 
ia , è avvifato dello sbarco di Svarano da Mot 
ran figliuolo di Fitil , uno de* fuoi /corridori . Egli 
raduna i capi della nazione ,* fi tiene un configlio ì 
9iel quale fi difputa a lungo fé fi debba dar batta* 
glia al nemico . Conal Regolo di Togorma , ed inti* 
rno amico di Cucullino è di parere , che debbafi dif* 
ferire fino a IP arrivo di Fingal f ma Calmar , figlia 
di Mata , Signor di Lara , contrada del Connaught , 
è d' opinione che fi attacchi tofio il nemico : Cuciti-' 
lino già defiderofo di combattere, s* attiene al pare* 
ve di Calmar . Nella rajfegna de' fuoi foldati , non 
A z vede 



(IV) 

vide tre de % fuoi più valorofi campioni , Ferguflo , 
Ducomano , e Catbar . Giunge Ferguflo , e dà noti- 
%ia a Cucullino della morte degli altri due Capita- 
ni: il che introduce il patetico Epifodio di Morna . 
V Armata di Cucullino è /coperta da lungi da Sva- . 
vano , il quale manda il figliuòlo di Arno ad ojfer- 
•vare i movimenti del nemico , mentre egli fchiera le 
[uè truppe in ordine di battaglia . Quefli al fuo ri' , 
torno defcrive a Svarano il carro dì Cucullino, e il 
terribile afpetto di quel? Eroe. Le Armate j' az£uf« 
/ano; ma, fopraggiunta la notte, la vittoria re/la ir* 
decifa . Cucullino , fecondo /* ofpit alita di qué 1 tempi , 
invita Svarano ad un convito per mez^o del fui) 
Bardo Carilo . Svarano ricufa ferocemente V invito » 
Carilo narra a Cucullino la floria di Crudar , e 
Brajfolis . Sì manda , per confi gì io di Conal , una par- 
tita di truppe ad ojfervare il nemico» E con quefla 
"termina V azione del primo giorno . 



FIN. 



(V) 

FINGA 

POEMA EPICO. 



CANTO I. 

'A 

il p p o di Tura la muraglia affilo 

Sotto una pianta di fifchianti foglie 
Stavafì Cucuflìn % preflb aHa rupe 
Pofava l'affa, appiè giacea lo feudo. 
A 3 



Era- 



* Cucullino figliuolo di Se- 
nio , e nipote di Caithbath 
Druido celebre nella tradi- 
zione per la fua faviezza , 
e pel fuo valore . Nella 
fua gioventù fposò Brage- 
la figlinola di Sorglan , ed 
effendofi trasferito nelP Ir- 
landa ville qualche tempo 
eon Gonnal, nipote, per via 
d' una figlia, di Congal Re- 
golo di Ulfier . La fua fa- 
viezza, e '1 fuo valore gli 
acquino in poco tempo una 
fama sì grande, che nella 
minorità di Cormac fupre- 
inoRe d'Irlanda , fn elet- 
to cuftode del eVovineRe, 
e folo direttor della guer- 



ra contro Svarano Re di 
Loclin . Dopo una ferie di 
grand' imprefe fu uccilo in 
una battaglia in un luogo 
della provincia di Con- 
naughth nel ventifettc-fimo 
anno dell' età fua . Era 
tanto rinomato- per la fiia 
fortezza , che pafsò in pro- 
verbio per dinotare un uo- 
mo forte : Egli ha la for- 
tez.z.a di Cucullino . Si mo- 
ftrano le reliquie del fuo 
palazzo a Dunfcaich nell' 
Ifola di Schye -, ed una 
pietra , alla quale egli le- 
gò il fuo cane Luath , 
conferva ancora il fuo 
nome . 



(VI) 

Erano i fuoi penfier col prò Cairba a 55 

Da lui fpento in battaglia , allor -che ad elfo 
Efplorator dell' Ocean fen venne 

■* Moran figlio di Fiti . Alzati, ei difle , 
Alzati, Cucullin ; già di Svarano 
Veggo le navi; è numerofa l'ofìe, io 

Molti gli Eroi <ìcì Mar . Tu Tempre tremi , 
Figlio di Fiti, a lui rifpofe il Duce 

2 Occhi - azzurro d'Erina c , e la tua tema 
Agli occhi tuoi moltiplica i nemici ; 
Fia forfè il Re de' folitarj colli d 1 5 

Che 



a Cairbar , o Cairbre fignifi- 

ca un uomo forte . 
i Moran fignifica molti 



tendere dell' Irlanda . Ve- 
di Strab. Lib. 2. e 4. Ca- 
faub. Lib. 



FithiI , o piuttofto Fiti , d Fingal figlio di Cornai , è 



Un Barda inferiore . 
e Erin , nome dell' Irlanda 
da Ear , o Jar Occidente > 
e da In Ifola . Quefto no- 
me non fu Tempre riftret- 
to all' Irlanda, elFendo mol- 
to probabile che la lem» 
degli antichi folle la Bre- 
tagna al Nord del Forth . 
Imperocché fi dice eller el- 
la al Nord della Breta- 
gna , il che non fi può in- 



di Morna figlia di Taddu ;, 
He dei Caledonj , da cui 
difeendono i prefenti Mon- 
tagna) Scozzefi . Cucullino 
avendo ricevuto previo av- 
vifo dell' invafione medita- 
ta da Svarano , avea fpe- ; 
dito Munan figliuolo di 
Stirmal ad implorar 1' aju- 
to di Fingal . Dall' ardo- 
re , e dalla premura , con 
cui Cuculialo cercò foc- 



(VII) 

Che a foccorrcr mi vien . No , no , difs 1 egli-, 
Vidi il lor Duce, torreggiarne, fodo 
3 Qual montagna di ghiaccio : a quelP abete 
Pari è la lancia fua , nafeente Luna 
Sembra il fuo feudo. Egli fedea fui lido 20 
Sopra uno fcoglio, fomigliante in villa 
A colonna di nebbia : O primo , io diffi , 4 
Tra' mortali , che fai ? fon molte in guerra 
Le noftre delire, e forti; a ragion detto 
Il poffente fei tu : ma non pertanto 2 5 

Pili d' un poffente dall' eccelfa Tura 
Fa di fé moftra . Oh, rifpos' Ei, col tuono 
D' un' infranta allo fcoglio, e mugghiarne onda, 
Chi mi fomiglia? al mio cofpetto innanzi 
Non refiflono Eroi; cadon protrati 30 

A 4 Sot- 

corfo dagli ftranieri fi può ne fu creduta baftante al 

conchiudere , che gì' Ir- tempo di Agricola per fot- 

landeu non follerò allora tomettere tutta 1' Ifola al 

tanto numerofi , quanto fo- giogo Romano : il che non 

no flati di poi . Il che fa fi avrebbe potuto probabil- 

una gagliarda prefunzione mente efeguire , fé 1" Ifola 

contro la remota antichità fofle ftata abitata qualche 

di quefto popolo . Tacito numero di fsrcoli avanti . 
attefta che una fola Legio- 



(Vili) 

5 Sotto il mio braccio. Il fol Fingallo*, il forte 
Re di Morven b nembofa , affrontar puote 
La pofla di Svaran . Lottammo un tempo 
Sui prati di Malmorre c , e i noftri pam" 

6 Crollaro il bofco ; e traballar le rupi 35 
Smoflfe dalle ferrigne ime radici ; 

E impauriti alla terribil zuffa 
Fuggir travolti dal fuo corfo i rivi. 
Tre dì pugnammo, e ripugnammo: i duci 
Stetter da lungi, e ne tremar. Nel quarto 40 

Van- 



a Siccome i nomi Caledonj fo- 
no poco favorevoli all' ar- 
monia del verfo Italiano , 
così il Traduttore s' è pre- 
fa la libertà di farvi qual- 
che cangiamento . Si av- 
verte particolarmente che 
in quella Traduzione i no- 
mi , i quali terminano in 
al , e in ar , ora hanno 1' 
accento fulla penultima Sìl- 
laba , come nell' originale 
Inglefe ; ed ora fi prendo- 
no all' Italiana , come ac- 
corciamenti dei nomi in 
allo , e in arre ; nel qua! 
cai'9 hanno 1' accento lull* 



ultima . Un' orecchia efer- 
citara fentirà facilmente 
quando i' armonia del ver- 
fo richieda una tal dif- 
ferenza . * 

b Morven in lingua Celtici 
fignifica una fila d' altif- 
fimi Colli . Probabilmente 
fotto quefto nome fi com- 
prende tutta la corta fra 
il Settentrione , e 1' occi- 
dente della Scozia . 

e Meal-mor Collina grande . 
Quefto deve eflere uno dei 
Monti di Morven , come 
apparifee dal Canto 6. v. 
381. * 



Ci X) 

Vania Fingal , che '1 Re dell' Oceano « 
Cadde atterrato , ma Svaran foftenta 
Ch' ei non piegò ginocchio, e non die crollo l 
Or ceda dunque Citcullino ofcuro 
A lui, che nell' indomita poflfanza 45 

L' orride di Malmor temperie agguaglia . 
No , gridò il Duce dal ceruleo fguardo „ 
Non cederò a vivente : o Cucullino 7 
Sarà grande , o morrà . Figlio di Fiti , 
Prendi la lancia mia, vanne, e con efla 30. 
Picchia lo feudo di Cabar * che pende 
Alla porta di Tura : il fuo rimbombo 
Non è fuono di pace : i miei guerrieri 
L' udiran da' lor colli . Ei va , più volte 
Batte il concavo feudo: e colli, e rupi 55 

Ne 

* Cioè lui . Così fono fpeflb Famiglia . Veggiamo che 

chiamati in quefte poefie i Fingal fa lo fteifo ufo del 

Re della Scandinavia . fuo proprio feudo nel can- 

h Cabait , o piuttofto Cadi- to 4. Il Corno era il pia 
bairh , avolo dell' Eroe fa comune ftromento per 
tanto rinomato pel fuo va- chiamare a raccolta 1' ar- 
lore , che fi faceva ufo mata avanti V invenzione 
del fuo feudo per chiama- delle comamufe . N. B. Co- 
re all' armi la lua pofteri- sì nell' Originale : btgpif- 
tA nei combattimenti della pt* ■ 



(X) 

Ne rimbomba ro , e fi diflfufe il fuono 
Per tutto il bofco. Slanciafi d' un falto 8 
Dalla roccia Curan a ; Conallo afferra 
La fanguinofa lancia; a*Crugal h forte 
Palpita il bianco petto; e damme, e cervi 6& 
Lafcia il figlio di Fai: Ronnar, Lugante, 
Quefto è lo feudo della guerra , è quefta 
L' afta di Cucullin : qua , qua , brandi , elmi : 
Compagni all' arme : vefliti V usbergo 
Figlio dell' onda: alza il fanguigno acciaro 65 
Fero Calmar c : che fai? fu forgi, o Puno , 
Orrido Eroe ; feotetevi , accorrete 
Eto , Calto , Carban : tu '1 roflfeggiante 
Alber di Cromia d , e tu lafcia le fponde 
Del patrio Lena, e tu t'avanza, o Calto, 70 
Lungheflb il Mora , e piega il bianco laro , 
Simile a fpuma di turbato mare , 

Se 

e Cu-raoch fignifica il furore d Crom-Ieacli {ìgnirìcava tra' 

della battaglia. Druidi un luogo religiofo. 

h Cruth-geal di bella, carnet* Qui è il nome proprio d' 

giom . un monte fulla fp' a §S' a d* 

e Galm-er Uomo forte. Ullina , di Ulfter . 



(XI) 

Se a' fcogli di Cuton a V incalza il vento » 
Or sì gli fcorgo : ecco i campìon poffenti 9 
Fervidi, accefi di leggiadro orgoglio v 75 

La rimembranza dell' imprefe antiche 
Sprona il valor natio . Sono i lor occhi 
Fiamme di foco, e dei nemici in traccia 
Van dardeggiando per la piaggia i fguardi k 
Scan fu i brandi le delire . Efcon frequenti 80 
Dai lor fianchi d'acciar lampi focofi . 
"Ciafcun dal colle fuo fcagliofll urlando 
Qiial torrente montan . Brillano i duci 
Della battaglia nei paterni amen , 
E precedon gli Eroi: feguono quefti 8y 

Folti , fofchi , terribili a vederfi , 
^0 Siccome gruppo di piovofe nubi 

Dietro a rofìe del Ciel meteore ardenti. 
S' odon l'arme ftridir; s'alzan le note 
Del bellicofo canto ; i grigi cani 90 

L' interrompon cogli urli, e raddoppiando 

L' in- 

* Cu-tlvSn , il lugubre fuono dell' onda . 



r * 1 1 } 

L* indiftmto fragor Cromia rintrona:, 
Stetterfi tutti al fin fopra il deferto 
Prato di Lena , e V adombrar , ficcome 
Nebbia là per l' autunno i colli adombra , 9^ 
Quando ofcura , ondeggiante hi alto poggia . 
Io vi faluto , Cucullin comincia, 

Figlie d' angufte valli, oh vi faluto, 
Cacciatori di belve: a noi ben altra 
Caccia s'appretta, romorofa , forte 1 co- 

Come quel? onda erre la fpiaggia or fere . 
Dite figli di guerra: or via, dobbiamo 
Pugnar noi dunque , od a Loclin a la verde 
Erina abbandonar? Parla, Conallo , * 
Tu fior d'Eroi, tu fpezzator di feudi, 105 

Che 



a Nome Celtico della Scandi- 
navia . In un fenfo più ri- 
ftretto' s' intende per cjne- 
ùo nome la peni fola di 
Iutlanda . 

b Connal amico di Cucullino 
era ^gliuolo di Cathbair, 
principe di Togorma , pro- 
babilittente una dell' Ifole 
Ebridi . Sua madre era 
Fioncoma, figlia di Con- 



gal . Ebbe un figliuolo da 
Foba di Conachar-neflar , 

che fu poi Re di Ulfter • 
In ricompenfa dei férvigj 
preflati nella guerra con- 
tro Svarano , gli furono 
alfegnate alcune terre, le 
quali poi furono chiamate 
dal ftio nome , Tircbmi- 
■ntiil , O Tirconntl , cioè la 

terra di Corìnal .. 



(XIII) 

Che penfi tu ? più d' una volta in campo 
Contro Loclin pugnarti; ed or vorrai 
Meco la lancia folle var del Padre? 
Cucullino, Ei parlò placido in volto, ri 

Acuta è P afta di Conallo , ed ama no 

Di brillar nella pugna , e diguazzarli 

Nel fangue degli Eroi : pur fé alla guerra 

Pende la man , fta per la pace il core . 

Tu che alle guerre di Corman * fei Duce, *»■ 

Guarda la flotta di Svaran : ftan folte 1 1 5 

Sul noftro lido le velate antenne 

Quanto canne del Lego b , e le fue navi 

Sembran bofchi di nebbia ricoperti , 

Quando gli alberi piegano alle alterne 

Scoflfe del vento: i fuoi guerrier fon molti . 120 

Per la pace fon io. Fingal , non eh' altri , *l 

L*' incontro fcanferia , Fingallo il primo 



« Cormac , figlio di Arth Re h Lago nella provincia di Co-i 
d' Irlanda rimato erede del naught , apprettò il quala 

regno in età affai tenera , reftò uccifo Cucullino . 
(otto la reggenza di Cu- 
cullino . 



(XIV) 

L' unico tra gli Eroi , Fingal dei forti 
Difperditor, come minuta arena 
Difperde il vento allor che i gonfi rivi 125 
Scorron per mezzo a Cona « , e fopra i monti 
Con tutti i nembi fuoi la notte iìede. 
A lui rifpofe difdegnofamente 

Calmar figlio di Mata. E ben va, fuggi 

Tu pacifico Eroe, fuggi, e t' infelva 150 

Tra' colli tuoi , dove giammai non giunfe 

Luce d' afta guerriera : ivi di Cromia 

I cervi infegui , ivi coi dardi arrefta 

I faltellanti cavriol del Lena. 

Ma tu di Semo occhi -ceruleo figlio, r 3 5 

Tu delle pugne correttor , difperdi 

La ftirpe di Loclin ; fcagliati in mezzo 

Dell' orgogliofe fchiere , e latra , e ruggi ; * 

Fa che naviglio del nevofo regno * 

Piti non ardifca galleggiar full' onde 140 

OfcU- 

«Rufcello nelle vicinanze £ L'originale : Rugghia tra 
del palagio reale di Fin- le file del laro orgoglio . * 

gal , t Della Scandinavia . 



(XV) 

Ofcure d' Iniftor a . Sorgete o voi 

Voi d' Inisfela * tenebrofi venti , 

Imperverfate tempefte , fremete 

Turbini , e nembi . Ah si , muoja Calmarrc 

Fra le tempefte infranto , o dentro a un nembo 145 

Squarciato dall' irate ombre notturne ; 

Muoja Calmar fra turbini , e procelle , 

Se mai grato gli fu fuono di caccia, 

Quanto di feudo meflaggier di guerra . 

Furibondo Calmar, Conal riprefe J 4- 150 

Pofatamente , io non fuggii giammai , 

Mifi P ale al pugnar: bench' anco è baflfa 

La fama di Conallo , in mia prefenza 

Vinferfi pugne, e s' atterrar gagliardi. 

Figlio di Senio la mia voce afcolta : 155 

Cura ti prenda del regal retaggio 

Del giovine Corman ; ricchezze e doni , 

E la 

* Innis-tore. Propriamente b Altro nome dell'Irlanda , 

V Ifola delle Balene -. ma così chiamata a cagione 

fpeffo vengono comprefe d' una Colonia di Falani co- 

fotto quefto nome tutte L' là {labilità . Inis-fail , cioè 

ifole Orcadi , l' I/ola dei Fati , o Falani s 



(XVI) 

E la metà della felvofa terra 
Offri a Svaran , finché da Morvcn giunga 
Il potente Fingallo in tuo foccorlò. 169 

QiienV è '1 configlio mio ; che fé piuttofto 
La pugna eleggi , eccomi pronto; e lancia 
Brandifco e fpada ; mi vedrai tra mille 
Ratto avventarmi , e 1' alma mia di gioja 
Sfavillerà nei bellicofi orrori. 165 

Si sì, fuggiunfe Cucullin : m' è grato 
Il fuon dell' armi , quanto a primavera 
Tuono forier di defiata pioggia. 
Su dunque tolto fi raccolgan tutte 
Le fplendide tribù, ficch' io di guerra 170 
Ravvifi i figli ad un ad un fchierarfi 
Sulla pianura , rilucenti come 
Anzi tempefta il Sol , qualora il vento 
Occidental le nubi ammalia , e fcorre 
Il fordo fuon per le Morvenic qucrci . 175 

Ma dove fon gli amici? i valorofi 

Compagni del mio braccio entro i perigli? 

Ove 



(XVII) 

Ove fé' tu Catbarre? ove quel nembo 
In guerra * Ducomano? e tu Fergufto * 
M' abbandonarti nel terribil giorno ioo 

Della tempefta? tu de' miei conviti 
Nella gioja il primier , figlio di Roflfa , 
Eraccio di morte. Eccolo; ei vien , qual leve 
Cavriol da Malmorre. Addio poffente 
Figlio di Rotta, e qual cagion rattrifta 185 
QuelP anima guerriera? In fu la tomba 
Di Catbarre , ei rifpofe , in quefto punto 
S' alzano quattro pietre c , e quelle mani 
Sotterrar Ducoman, quel nembo in guerra. 
B Gar- 

zi Dubhchornar . Uomo nero 3 e la fua fpada , e le punte 
ben fatto . di dodeci ftrali . Sopra il 

h Fearguth . L'uomo della pa- cadavere {tendevano un al- 

roh , un Comandante d y tro ftrato di creta , nel 

Armata . quale collocavano un cor- 

c Quefto paftb allude al mo- no , (imbolo della caccia . 

do- di feppellire i morti ap- Coprivano pofcia il tutto 

prellò gli antichi Scozzefi . con terra fina , e con quat- 

Aprivano una foffa , fei in tro pietre che collocavano 
otto piedi profonda . Il all' eftremità per fegnare 

fondo era coperto di creta 1' ampiezza della tomba . 

fina , e fopra quello ada- Quefte fono le quattro pre- 

giavano il cadavere del de- tre , alle quali s' allude in 

funto . S' egli era un guer- quefto , e in molti altri luo- 

riero vi ponevano a lato ghi delle Poefie di Olfian . 



(XVIII) 

Catbarre, o Figlio di Tonnati * tu cri ioc 
Raggio fui colle ; o Ducoman rubefto 
Nebbia eri tu del paludofo Lano , * 
Che pel fofco d' autunno aer veleggia , 
E morte porta al popolo fmarrito . 
O Morna c o tra le vergini di Tura 195 
La più leggiadra , è placido il tuo fonno 
Neil' antro della rupe. Ah tu cadérli, 
Come flella fra tenebre , che flrifcia 
Per Io deferto, e '1 peregrin foletto 
Di così paffeggier raggio lì dole . 200 

Ma dì , riprefe Cucullin , ma dimmi 
Come cader gli Eroi? cadder pugnando 
Per man dei figli di Loclin? qual altra 
Cagion racchiude d' Inisfela i Duci 
Neil' anguria magion d ? Catbar cadeo *S 205 

Per 

oTorman. Tuono. Quefta è t Muirne , e Morna. Domi» 
la vera origine del Giove amata da tutti . 

Taramis degli antichi . d Così fpeifo vien chiamato 

h II Lano era un lago della da Ollìan il fepolcro : Ubi 
Scandinavia , che in tem- conflit ut a efl domus omni vi- 

pò d' autunno efalava un venti. Giob. e. 30. v. JJ. 
vapore peflilenziale . 



(XIX) 

Per man di Ducomano appo la quercia 
Del mormorante rio . Ducoman pofcia 
Venne all' antro di Tura , e a parlar prefe 
All' amabile Morna : O Morna , o fiore 
Delle donzelle, a che ti ftai Toletta 210 

Nel cerchio delle pietre, entro lo fpeco? 
Roco mormora il rio, s' ode nell' aria 
Gemer la quercia antica , il lago è torbo , 
Scure le nubi : ma tu fembri , o bella , 
Neve là nel deferto , e ì tuoi capelli 2 1 5 
16 Fiocchi di nebbia , che ferpeggia , e fale 
In tortuofi vortici, e s' indora 
Al raggio occidental . Sembran le mamme l 7 
Due lifcie , tonde , luccicanti pietre 
Che fpuntano dal Brano a ,e le tue braccia 220 
Due tornite marmoree colonne, 
Che forgon di Fingallo entro le Sale. 
E donde vieni? 1' interruppe allora j8 
La donzelletta dalie bianche braccia ." 

B 2 Don» 

» Toii-rente nell' Irlanda . 



(XX) 

Donde ne vieni o Ducoman, fra tutti 225 
I viventi il più tetro? ofcure e torve 
Son le tue ciglia , ed hai gli occhi di bragia . 
Comparifce Svaran ? dì , del nemico 
Qual nuova arrechi, Ducomano? O Morna, 
Vengo dal colie, dal colle de' cervi 2 30 

Vengone a te ; coli' infallibil arco 
Tre pur or ne trafinì, e tre ne prefì 
Coi veltri della caccia . Araabil figlia 
Del nobile Cormante , odimi ; io t' amo 
Quanto I' anima mia : per te col dardo 235 
Uccifi un cervo maeftofo ; avea 
Alta fronte ramofa , e piò di vento. 
Ducoman , ripigliò placida e ferma 

La Figlia di Cormante: or via, non t'amo, 
Non t' amo , orrido ceffo: hai cor di felce, 240 
Ciglio di notte . Tu Catbar , tu folo 
Sei di Morna 1' amor , tu che fomigli 
Raggio di Sole in tempeftofo giorno , 
Dì, lo vedetti amabile leggiadro 

Sul 



(XXI) 

Sul colle dè'iìiói cervi? in quefta grotta 245 
La fua Morna V attende . E lungo tempo 
Morna l'attenderà, ferocemente 
Riprefe Ducoman : fiede il fuo fàngue 
Sopra il mio brando. Egli cadeo fui Brano 2 
La tomba io gli akerò": ma tu donzella 250 
' x 9 Volgiti a Ducomano , in lui tu fifa 

Tutto il 'tuo core, in Ducoman che ha '1 braccio 
Forte , come tempera . Oimè cadeo 
Il Piglio di Tòrrnan? xliffe la bella 
iDall'occhio lagVimofo : il giovinetto I55 

Dal bel petto di neve? ei ch'era il primo 
Nella Caccia del «colle? il vincitore 
Degli fìranier dell'Oceano *i ah truce 
Truce fei Ducoman •• crudele a Morna 
E' '1 braccio tuo : dammi quel brando almeno 160 
Crudo nemico , ond' io lo fìriìign ; io amo 
Il fangue di Catbar . Diede la ipada 

B 3 Al- 

* Cioè dei popoli della Scan- te pei* nemico » Lo fteflb 
<dinavia . Straniero appreiìò doppio fenfo ave 1 " Hojìit 

di Oflian pi-endsfi alle voi- appieilò gli anticki Latini.* 



(XXII) 

Alle lagrime lue : quella repente 
PafTógli il petto ; ei rovinò qual ripa 
Di torrente montan : ftefe il fuo braccio, z6% 
E così difle : Ducomano hai morto ; 
Freddo è l' acciaio nel mio- petto ; o Morna 
Freddo lo Tento. Almen dammi a Moina *- 
La giovinetta : Ducomano il fogno 
Era delle fue notti; cfTa la tomba 270 

Innalzcrammi ; il cacciator vedralla, 
Mi loderà: trammi del petto il brando 
Morna , freddo è Tacciar.. Venne piangendo, 
TrafTegli il brando : ei di foppiatto intanto 
Trafiffe il bianco lato, e fparfe a terra £75 
La bella chioma : gorgogliando il fangue 
Spiccia dal fianco ; il fuo candido braccio 
Scrifcian note vermiglie: ella proftefa 

J- c Rotolò nella morte, e aM'uoi foipiri 

L'antro di Tura con pietà rifpofe . 2I 280 

Sia lunga pace , Cucullin foggi Linfe , 

Air .. 

4 Cioè s rendi il mio cad.ive- 'fìgnifica , delicata di ceni* 
Ce a Moipa . Quefto nome 'pUf$tìm e di ftttexgfi • 



(XXIII) 

All' alme degli Eroi ; le loro imprefe 

Grandi fur ne* perigli . Errinmi intorno 

Cavalcion fulle nubi, e faccian moftra 

De'lor guerrieri afpetti * ; allor quefl* alma 285 

Forte fia ne' perigli , e '1 braccio mio 

Imiterà le folgori del Cielo. 

Ma tu , Morna gentil , vientene affila 

Sopra un raggio di Luna, e dolcemente 

T'affaccia allo fportel del mio ripofo, 29© 

Quando cefsò lo ftrepito dell' arme, 

E tutti ì miei penfier fpirano pace. 

Or delle mie tribù forga la poffa, 

Alla pugna moviam -, feguite il carro 

Delle battaglie mie, con gridi, e canti 295 

L' accompagnate : mi fien polle accanto 

Tre lancie, e dietro all' anelante foga 

De' miei deflrier correte. Io là dall' alto 

B 4 Vi- 

* Correva allora l' opinione , intorno ai lofo viventi 

come anche al giorno d* amici , e che talvolta loro 

oggi appreso alcuni mon- apparilfero , quand' erano 

tagnaj , che l' anime dei per accingerò" a qualche 

defunti andaffero volando, grande iaiprefa . 



(XXIV) 

Vigor v' infonderò * , quando s 1 offufca 
La mifchia ai raggi del mio brando intorno . 300 
Con quel rumor , con quel furor che sbocca 
Torrente rapidiffcmo dal cupo 
Precipizio di Cromia , e '1 tuon frattanto 
Mugge fu i fianchi , e fulla cima annotta ; 
Così vafii, terribili, feroci 305 

Balzano tutti impetuofamente 
D' Inisfela i guerrier . Precede il Duce , 
Siccome immenfa d' Ocean balena, 
Che gran parte di mar dietro fi tràggè. 
Lungo la fpiaggia ei va rotando , e a rivi 3 1 o 
Sgorga valor . L' alto torrente udirò 
I Figli di Loclin : Svaran percofle 
Lo feudo , e a fé chiamò d' Arno la prole . 
Dimmi , che è quel mormorio dal monte , 
Che par d'un feiame di notturni infetti? *a 315 
Scendono i Figli d' Injsfela , o '1 vento 
Freme lungi nel bofeo? in cotal fuono 

Ro- 

a Neil' Originale : Così la mia anima farà forte ite" miti amici . * 



(XXV) 

Romorcggia Gormal * , prima che s' alzi 
De' flutti miei la biancheggiante cima. 
Poggia fui colle, o figlio d'Arno, e guata 320 
L' ofcura faccia della piaggia . Andonne , 
Ma tolto ritornò ; tremante , anfante 
Sbarra gli occhi atterriti , il cor nel petto 
Sentefi palpitar, fon le fue voci 
Rotte, lente, e confufe . alzati, o figlio 325 
Dell' Ocean , veggo il torrente ofcuro 
Della battaglia , 1' affollata poflfa 
Della ftirpe d' Erina : il carro, il carro 2 3 
Della guerra ne vien , fiamma di morte , 
Il carro rapidiflìmo fonante 330 

Di Cucullin figlio di Semo. Addietro 
Curvafi in arco , come onda allo fcoglio , 
Come al colle aurea nebbia : i fianchi fuoì 
Son di commelfe colorate pietre 
Variati, e dittimi , e brillan come 335 

Mar che alla nave fi rifrange , e vibra . 

For- 
» Montagna della Scandinavia . 



(XXVI) 

Forbito taflb è '1 fuo timone , e '1 feggio 

Di lifcio , e lucid' oflb : e quinci , e quindi 

Afpro è di lancie , e la più batta parte 

E' predella d' Eroi: dal deliro lato 349 

Scorgefi il generofo, il ben - crinito, 

Di largo petto , di cervice altera , 

Alto - sbuffante , nitritor deftriero ; 

*4 L' unghia sfavilla , ed i fuoi fparfi crini 

Sembran quella colà flrifcia fumofa . 345 

* Sifadda ha nome, e Duronallo è V altro, 
Che al manco lato del terribil carro 
Staffi , di fottil crin , di robufta unghia , 
Nelle temperie dell' acciar bollente 
Veloce corridor , figlio del colle. 350 

Mille ftrifcie di cuojo il carro in alto 
Legano ; afpri d' acciar bruniti freni 
Nuotano luminofi in biancheggiante 
Corona ampia di fpume , e gemmi - fparfe 
Lifcie fottili redini fcorrendo 355 

Li. 

* Sutin-Sithfadda . lungo psjfo . 



(XXVII) 

Libere van fu' maeflofi colli 

De 1 fuperbi deftrieri :_ elfi la piaggia 

Libano velocillìmi , qual nebbia 

Le acquofe valli , e van ferocemente 

Con la foga de 1 cervi, e con la pefitì 360 

D'aquila infaticabile che piomba 

Sulla fua preda , e col fiagor del verno 

Là per le terga di Gormal nevofe . 

Sul carro affilo alto grandeggia il Duce ^ 

Il tempeftofo figlio della fpada , 3 <5 5 

Il forte Cucullin , prole di Semo , 

Re delle conche a : le fue frefche guancie 

Lucrano a paro del mio taflfo h , e '1 gurado 

De' ceruleo - giranti occhi ben fotto 

Giace dell'arco delle ciglia ofcuro. 570 

Volagli fuor come vibrante, fiamma 

Del 



a Gli Scozzefi ne' loro convi- fi ufa fpeflò iti cambio di 
ti tifavano di ber nelle convito . Re delle conche fi- 
conche , come pure lo ufa- gràfica Re de' conviti , 
no i montagna; ai giorni cioè Re ofpitale e cortefe .' 
roftri . Perciò il termine b Cioè a paro del mio arco 
di conche in qujrfie Poefie di tal'ò , * 



(XXVIII) 

Del capo il cr-in > mentr' ei fpingefi innanzi 

Crollando V afta minacciofa : fuggi 

O Re dell' Qcean , fuggi , ei s' avanza 

Come tempefhu E quando mai, rifpofe , 3.75 

Mi vederti a fuggir? quando ho fuggito 

Figlio di codardia? Che? di Gormallo 

Le tempefte affrontai quando dei flutti 

Torreggiava la fpuma -, affrontai fermo 

Le tempefte del cielo, ed or vilmente 380 

Fuggirò da un'Eroe? Fois' ei Fingallo , 2 S 

Non mi s' abbujeria l'alma di tema. 

Alzatevi , verfatemivi intorno > - 

Forti miei mille * , in vorticofi giri 

Qual rotante profondo, e vi fpingete 385 

Dietro al fentier del luminofo acciaro 

Del voftro Duce , radicati immoti 

Come le rupi del terren natio , 

Che baldanzofamente alle tempefte 

Go. 

i Mille appretto di Oflian , fi- titudine . Il numero finito 

gnifica efercito , benché è pofto per 1' infinito . * 

sompofto di maggior mol- 



(XXIX) 
Godon di farfi incontro, e ftendon tutti 39© 
Al vento irato i tenebrori bofchi . 

Come d' autunno da due balze opporle 
Ifcatenati turbini focofi 
S' accavallan tra lor , così 1' un 1' altro 
S' avviluppan gli Eroi : come dall' alto 395 
Pi rotte rupi rotolon cadendo 
Due torrenti fpumofi urtanfi in gioftra 
Con forti cozzi , e giù con le mille onde 
Van rovinofì a tempeftar fui piano : 
Sì romorofe , procellofe , e negre 400 

Inisfela, e Loclin nella battaglia 
Corronfì ad incontrar. Duce con duce 26 
Cambiava i colpi , uomo con uom , già fcudp 
Scudo preme , elmetto elmo , aeciar percoflb 
Rimbalza dall' acciaro : a brani , a fquarci 40 5 
Spiccane usberghi , e sgorga atro , e fumeggia 
11 fangue ; e per lo ciel volano , cadono 
Nembi di dardi , e tronchi d' afte , e fchegge ,' 

2 7 Quai circoli di luce onde s'indora 

m 



(XXX) 

Di tempeftofa notte il fofco afpetto. 419 

Non mugghiar d' Oceano, e non fracaflb 
D' ultimo tuono aflfordator del Cielo 
Può uguagliar quel rimbombo . Ancor che preffo 
FofTero i cento di Cor man cantori i8 
Per intonare il bellicofo carme, 415 

Pur di cento Cantori eran le voci 
Fiacche per tramandare ai dì futuri 
Le morti degli Eroi; sì folu e fpeflì 
Cadeano a terra, e de' gagliardi il fangue 
Sì largo trafcorrea. Figli del canto 420 

Piangete Sitalin * , piangi Fiona b 
Sulle tue piagge il graziofo Ardano e . 
Come due fnelli giovinetti cervi 
Là nel deferto , elfi cader per mano 
Del feroce Svaran, che in mezzo a mille 425 
Mugghiava sì, che lo favillante fpirto 

Pa< 



a Sithallirt . Bell* uomo . 
b Fiona. Bella giovine, 

e Ardan . Orgoglio . 



(XXXI) 

Parea della tempefta a affilo in mezzo 
Dei nembi di Gormal, che della morte 
Del naufrago nocchier s' allegra , e pafee . 

Né già fui fianco ti dormì la deftra , 430 

Sir della nebulofa Ifola * : molte 
Del braccio tuo furon le morti, e 1 1 brando 
Era un raggio del Ciel , quando colpifce 
I Figli della valle : incenerite 
Cadon le genti, e tutto il monte è fiamma. 435 

20 Sbuffan fangue i deftrier , nel fangue guazza 

L' un» 



a Era opinione degli antichi 
Scozzefi , che 1' aria folfe 
popolata di fpiriti , ed a 
quefti attribuivano tutti i 
fenomeni piìi oifervabili , 
e più ftrepitofi della natu- 
ra . Non apparifee per al- 
tro chiaramente , fé cre- 
dettero che quefti fpiriti 
foflero d'un ordine fupe- 
riore , o fé piuttofto inten- 
deffero per quefto nome 1* 
ombre de' morti . Vedi 1' 
Oflervaz. io. dopo il Can- 
to III. Gli Scandinavi con 
opinione poco dillimile cre- 
devano che non folo gli 



elementi , e gii aftri , ma 
le felve , i fiumi , le mon- 
tagne , i venti , i fulmini , 
le tempefte , avellerò il lo- 
ro Genio particolare , che 
vi prefiedefle è Mallet Introd- 
alla Stor. di Danimarca . * 
b Cuculialo , Signore dell' Ifo- 
la di Schy , non impropria- 
mente chiamata /' Ifola del' 
la nebbia , perchè gli alti 
fuoi monti , fopra di cui 
s' arreftan le nuvole dell' 
Oceano Occidentale , vi ca- 
gionano una cjuafi perpe- 
tua pioggia . 



(XXXII) 
L'unghia di Duronal, Sifadda infrange* 
Pefta corpi d' Eroi : rafa la pugna 
Sta dietro lor , quai rovefciati bofchi 3° 
Nel deferto di Cromia, allor che '1 turbo 440' 
Sulla piaggia pafsò carco dei tetri 
Spiriti dejla notte ambe le penne. 
Vergine d' Iniflorre a allenta il freno 3 r 
Alle lagrime tue , delle tue ftrida 
Empi le balze, il biondo capo inchina 445 
Sopra V onde cerulee, o tu più bella 
Dello fpirto dei colli in fu '1 meriggio, 
Che nel filenzio dei Morvenj bofchi 
Sopra d' un raggio tremulo di luce 
Move foavemente : egli cadeo . 3 2 450 

E 1 baffo il tuo garzon ; pallido ei giace 
Di Cucullin fotto la fpada ; e '1 core 
Fervido di valor , più nelle pugne 

Non 

io La vergine d' Iniflorre era lo dei Re d' ìnifcona , che 

la figlia di Corto , Re d' fi fuppone una della Ifole 

Iniftorre , o fia dell' lfole di Setland . 
Orcadi . Trcnar era frate!- 



(XXXIII) 

Non fia che fpinga il giovinetto altero 
De' regi il fangue ad emular. Trenarre 455 
L' amabile Trenar , donzella , è morto . 
■* Empion la cafa d' ululati i fidi 
Grigi fuoi cani , e del Signor diletto 
Veggon 1' ombra pafìar . Nelle fue fale 
Pende V arco non tefo, e non s' afcolta 460 
Sul colle de' Tuoi cervi il corno ufato . 
Come a fcoglio mille onde , incontro Erina 
Tal di Svarau va 1' olle , e come fcoglio 
Mille onde incontra, di Svarau la poffa 
Così Erina incontrò. Schiude la morte 3 3 465 
Tutte le fauci fue , tutte V orrende 
Sue voci innalza, e le frammifehia al fuo^r 
Dei rotti feudi : ogni guerriero è torre 
D' ofeuritade , ed ogni fpada è lampo . 
C 



aCredevafi in que' tempi cke dopo morte gli i 

appena ufeito di vita un ghi che folea 6 ; 

Eroe , la fua anima andaf- vivendo Cred fi pare 

fé immediatamente fopra i che i cani ^ j i'ca\ ì\\ ve- 

fuoi colli , e frequentarle 4*ifero l'ombre dei moni . 



(XXXIV) 

Monti echeggiano, e piagge , al par di cento 34- 470 
Ben pefanti martelli alternamente 
Alzantifi , abbattami!! fui rollo 
Figlio della fornace " . E chi fon quelli 3S 
Quelli chi fon , che tenebrofi , orrendi 
Vanno con tal furor? veggo due tuoni , 475 
Due folgori vegg' io : turbati intorno 
Sono i colli minori , e trema il mufco 
Sull' erte cime delle rupi annofe. 
E chi fon quelli mai, fuorché il pofTente 
Figlio dell' Oceano, e '1 nato al carro * 480 
D' Erina correttor : tengon lor dietro 
Spedi fui piano , ed anelanti fguardi 
Dei fidi amici, alla terribil villa 
Turbati , incerti : ma già già la notte l 6 
Scende, e tra nubi idue campioni involve , 485 

E 



a II ferro rovente . * trano fpeflo quefte efpref- 

b I Regoli , e i Signori della (ioni : Nato al carro , Figli» 

Bretagna tifavano il car- del carro , eh' è quanto a 

ro , in fegno del loro ara- dire nato al trono . 



do . Quindi è che ; 



( X X X V ) 

"E all' orribil conflitto ornai dà pofa . 

Di Cromia intanto fuirirfuto fianco 
Pofe Dorglante i cavrioli , e i cervi , 

' Felici doni della caccia * in&anzi 

Che lafciaflero il colle i forti Eroi. 490 

* Cento guerrieri e raccor fcope in fretta 
Danfi , trecento a fcer le lifcie pietre, 
Dieci accendon la fiamma , e fuma intorno 
L'apprettato convito. Allor d' Erina 
Il generalo duce in cotal guifa 495 

Se fteffo rampognò. 37 Sulla raggiante 



a Neil' originale : la fortune 
della caccia . 

h La Tradizione ci ha traf- 
iiK'ilk 1' antica maniera d' 
appreftar il convito dopo 
la caccia . Formavafì un 
pozzo intonacato di pietre 
lifcie . Intorno ad elfo fi 
raccoglieva un cumulo d' 
altre pietre lifcie e piat- 
te del genere delle focaje . 
Qii^fte ugualmente ciré il 
pozzo fi nfcaldavano con 
le fcope . Poi fi deponeva 
una parte della cacxiàgto- 



2 Lan- 

ne nel fondo del pozzo , 
ricoprendola con uno ftra- 
to di pietre , e cosi face- 
vano fucceffivamente , fin 
che il pozzo Veniva a riem- 
pierfi . Il tutto poi fi ri- 
copriva con le fcope per 
impedir il fumo. Se ciò 
fia vero , non pollo dirlo . 
So bene che fi moftraho 
anche al giorno d' oggi al- 
cuni pozzi j i quali il vol- 
go dice, che folevano ler- 
vir a cui cri' ufo . 



(XXX V l ) 

Lancia, chinoffi , e a Carilo * fi vette,. 

Canuta prole di Chinfena , e dolce 

Figlio de' canti: e per me folo adunque 

S'imbandirà, quefto convito, e intanto 50© 

Starà il Re di Loclin falla, ventofa* 

Spiaggia d' Ullina * abbrividato, e lungi 

Dai cervi de' fuoi colli, e dalle fale 

De' fuoi conviti? or via Carilo forgi, 

Porta a. Svaran le mie parole: digli; 505: 

Che la mia fella io fpargo : ei. venga, in quella 

Ore notturne ad afcoltare il fuono 

De' miei bofeherti, on che gelati., acuti 

Pungono L venti le mai-ine fpume-.. 

Venga, e la dolce arpa tremante ,, e i canti, jjjq-. 

Afeolti degli Eroi. Carilo andònne: 

Con T armonica voce , e cosi diflfe 

Al Re dei bruni feudi: Efci dall'irte 

Pei: 

# Celebre Cantore di Cueul- b Ulfter , provincia deli' Ir» 
lino . Cean-feana , Capo del landa . 

popolo » 



C X X X V ì ì ) 

Pelli della tua caccia , « , efei Svarano 

Signor dei hofehi : Cucullin diffonde 5 1 3 

La gioja delle conche , e a fé t' invita * 

Vieni o Svaran . Quei non parlò ; muggio , 3 8 

Simile al cupo brontolio di Cromia 

Di temperie forier : Quand' anche , Erina , 3P 

Le giovinette tue mi ftendan tutte 320 

Le lor braccia di neve , e faccian moftta 

Dei palpitanti petti , e dolcemente 

Girino a me gì' innamorati fguardi ; 

Fermo <?uai mille di Loclin montagne 

Qui Svaran rimarrà, finche '1 mattino 32$ 

Venga co' raggi fuoi dal mio Oriente 

A rifehiarar di Cucullin la morte . 

Grato mi freme nelP orecchio il vento 

Che percote i miei mari : ei nelle farte 

Parlami, e nelle vele, e mi rimembra 53C 

I verdi bofehi di Gormal , che fpeffo 

C 3 A' 



a Cioè : lafcia le pelli delle quali ti fai fdrajato . 

fitre uccife in (accia [opra le 



(XXXVIII) 

À' miei venti echeggiar, quando roffeggia 
La lancia mia dietro le belve in caccia. 
A Cucullin tu riedi : a ceder penfi 
L' antico trono di Cormano imbelle; 535 

O ì torrenti d' Erina al nuovo giorno 
Alle lue rupi moftreran la fpuma 
Rotta del fangue del domato orgoglio. 
Carilo ritornò : ben , diflfe , è trifta 

La voce di Svaran. Ma fol per lui , 4° 54® 
Ripigliò Cucullin : tu la tua fciogli 
Carilo intanto, e degli antichi tempi 
Rammenta i fatti; fra le ftorie , e i canti 
Scorra la notte : entro il mio core infondi 
La dolcezza del duol : che molti Eroi, * , 545 
E molte vaghe vergini d' amore 
Già fiorirò in Erina , e dolci ali* alma 
Scendon le note del dolor, che s' ode 

4* Of. 



a II fenfo piti chiaramente è gualche cannone tua , di 

cjuefto . Cantaci qualche fio- CJfian . * 

rta lriar.dcfe e Scozjz,efe , 



(XXXIX) 

4 1 Offian cantar là d' Albion * fu i monti, 
Quando cefsò la romorofa caccia , 5 5 : 

E s' arrefta ad udir V onda del Cona. b 

Venne in Erina nei paflfati giorni , 4* 
Ei cominciò , dell' Ocean la ftirpe . 
Ben mille navi barcollar full' onde 
Ver P amabile Ullina . Allor s' alzaro 555 
I Figli d' Inisfela , e ferfi incontro 
Alla fchiatta dei feudi. Ivi Cairba 
Cima dei duci , ed ivi era pur Gruda 
Maeftofo garzon : già lunga riffa 
Ebber tra lor pel variato toro, 560 

Che nella valle di Golbun c muggia. 
Ciafcun volealo, e fu più volte il fangue 
G 4 So- 

s Albione è il nome genera- che feorre per mezzo a 

le della Bretagna . Ma in Glenco , nella Contea d' 

quefte Poefie fi prende per Argyle . Uno de' colli , che 

la Scozia Occidentale in circondano quella piacevo- 

im fonfo più riftretto e più liifima valle , ritiene an- 

proprio . La voce Albione cora il nome di Scorna-fe- 

deriva dall' altra Alpe , na , o fia il Colle del po- 

paefe montuofo . polo di Fingal . 

"h II Cona qui nominato è e Golb-bhean . Collina bijìorta . 
forfè quel picciolo fittine 



( X L ) 

Sopra la punta delle forti fpade . 
Pur nel gran giorno 1' un dell' altro a lat» 
Pugnar que' prodi , gli ftranier fugpiro. 43 565 
Qual nome fopra il colle era sì bello 
Quanto Gruda, e Cairba? ah perchè mai 
Tornò '1 toro a muggir? quelli mirarlo 
Trefcar bizzarro , e faltellar fui prato 
Candido come neve, e fi raccefe 57© 

L' ira dei duci : in full' erbofe fponde 
Del Luba * elfi pugnaro , e '1 maeftofo 
Gruda cadèo : venne Cairba ofcuro 
Alla valle di Tura . Ivi Brefilla * 
Delle forelle fue la più leggiadra 575 

Sedea foletta , e già pafcendo il core 
Coi canti della doglia . Eran fuo canto 
Le prodezze di Gruda , il giovinetto 
44 De' fuoi penfier fegreti c ; ella il piangea 

Co- 



tfLubar, fiume in Ulfter , e L'Originale : della fua ani- 

da labhar . ftrepitofo . ma fegreta . 

h Br;ifTolis . Donna di candido 

Uno . 



(XLI) 

Come già fpento nel campo del fangue, 58» 

Pur iofìeneala ancor picciola fpeme 

Del ilio ritorno . Un cotal poco ufeia 

Fuor delle vefti il bianco fen , qual Luna 

Che da nubi trapela : avea la voce 

Dolce più ch'arpa flebile gemente: 585 

Fiffa in Gruda avea V alma , era di Gruda 

Il fuo fegreto fofpiretto, e '1 lento 

Furtivo fogguardar delle pupille . 

Gruda quando verrai? guerriero amato 

Quando ritorni a me? Venne Cairba 59© 

E sì le diflfe : or qua Brefilla prendi 

Quello fanguigno feudo ; entro la fala 

L' appendi per trofeo : la fpoglia è quella 

Del mio nemico . Alto tremor le feoffe 

Il fuo tenero cor; vola repente 595 

Pallida , furibonda , il fuo bel Gruda 

Trovò nel fangue , e gli fpirò fui petto . 

Or qui ripofa la lor polve, e quelli 

Due mefli tafii foiitarj ufeiro 

Dì 



(XLII) 

Di quella tomba, e corfcro anelanti eoo 

Ad abbracciarli con le verdi cime. 

Tu fui prato , o Brefilla , e tu fui colle 

Bello eri , o Giuda : il buon cantor con doglia 

Rimembrerà i tuoi cafi , e co' fuoi vera 

Confegnerà quelli amorofi nomi 605 

Alla memoria di remote etadi . 

Dolce è la voce tua, Carilo, e dolce 

Storia narrarti : ella fomiglia a frefca 

Di primavera placidetta pioggia 

Quando forride il Sole, e volan levi 610 

Nuvole fottiliffime lucenti . 

Deh tocca 1' arpa e fammi udir le lodi 

Dell* amor mio , del folitario raggio 

Dell' ofcura Dunfcaglia ; a ah tocca 1' arpa , 

Canta Bragella : io la lafciai foletta 615 

Nell'ifola nebbiofa. Il tuo bel capo 

Stendi tu, cara, dal nativo fcoglio, 

Per difcoprir di Cucullin la nave? 

Ah 

'Dunfcaich . Nome del palagio di Cucullino. 



( X L I I I ) 

Ah che lungi da te rattiemmi , o cara, 

L'invido mar : quante fiate , e quante 6iq 

Per le mie vele prenderai la fpuma 

Del mar canuto , e ti dorrai delufa ! 

Ritirati, amor mio, notte s'avanza, 

E '1 freddo vento nel tuo crin fofpira . 

Va nelle fale de' conviti miei 625 

A ricovrarti, e alle pattate gioje 

Volgi il pender; che a me tornar non lice, 

Se pria non cefla il turbine di guerra . 

Ma tu fido Conal , parlami d' arme , 

Parla di pugne , e fa m' efca di mente; 45 650 

Che troppo è dolce la vezzofa figlia 

Del buon Sorglan , l' amabile Bragella 

Dal bianco fen , dalle corvine chiome . 

Figlio di Semo, ripigliò Conallo 

4<*A parlar lento, attentamente offerva 63 5 

Del mar la ftirpe , i tuoi guerrier notturni 
Manda all' intorno , e di Svaran la poflfa 
Statti vegliando. Il pur dirò di nuovo, 

Per 



( X L I V > 

Per la pace fon' io, finché fia giunta 

La fchiatta del deferto, e che qual Sole 64* 

L' alto Fingallo i noftri campi irraggi . 47 

Cucullin s'acchetò, colpì lo feudo 
Miniftro di terror ; mofferfi torto 
I guerrier della notte , e fu la piaggia 
Giacquero gli altri al zufolar del vento. 645 

<* L'ombre de' morti intanto ivan nuotando 
Sopra ammontate tenebrofe nubi , 
E per lo cupo filenzio del Lena 
S' udiano ad or ad or gemer da lungi 
Le fioche voci, e querule di morte. 650 

OS- 



jì Fu per lungo tempo opi- 
nione degli antichi Scozze- 
fi , che un' ombra s' udin*e 
{trillare vicino al luogo , 
ove doveva in breve acca- 
dere la morte di qualche- 
duno . I ragguagli che fi- 
no al giorno d' oggi dà il 
volgo di queflo ftraordina- 
rio foggetto , fono molto 
poetici . L' ombra compa- 



risce fopra una meteora ; 
circonda due o tre volte il 
luogo ove quello ha da 
morire *, é poi va lungo la 
ftrada , per cui dee palTa- 
re il funerale , (trillando 
di tratto in tratto . Fi- 
nalmente là meteora e 1' 
ombra fparifeono vicino al 
luogo della fepoltura . 



(UV) 

OSSERVAZIONI 

AL CANTO L 



i.TL Poeta fi moftra tofto quale egli è in tutte le 
A Tue opere . Egli entra francamente in materia, 
ienza perderli in preamboli . La propoiìzione vera- 
mente ferve alla chiarezza , e fifla Y idea e 1' uni- 
ta dell' azione . Pure non è atfolutamente neceifa- 
ria. Tutto giorno fi raccontano mille ftorie, e no- 
velle, fenza premettervi alcuna cofa. La Mufa era 
una divinità incognita ad Oman: per» non poteva 
implorarne il foccorlo . Ma quando egli Y avelie co- 
nofeiuta , io credo che potette difpenfarfi da quello 
■cerimoniale. L' invocazione, dicono i Critici, acqui- 
la fede alle cofe , giuftifica il mirabile , e concilia 
dignità al Poeta, facendolo comparire ifpirato. Quan- 
to al primo, potrebbe dirli piuttofio eh' ella genera 
diffidenza. " Sappiamo, dicono le Mufe appretto Efio- 
do , raccontar molte bugie , fimili al vero . „ Ri- 
guardo al mirabile , fé quello mal s' accorda col veri' 
fimile , e col conveniente , 1' invocazione difonora la 
Mufa, in luogo di giuftifkar il Poeta. Oflìan il di 
cui mirabile non ripugna al buon fenfo , non avea 
bifogno di mallevadori . Finalmente è meglio che 1* 
ifpirazione apparifea dallo flile, che dall' avvifo dell' 
autore. Oman non efpone 1" affilio di Poeta. Si cre- 
de d' afcoltar un' uomo ordinario, che racconti un 
fatto. Ma la divinità che lo agita non fi farà fen- 
tire che con più forza . Non fumum ex fulgore , fed ex 

■ fumo dare lucem Pojlulai. * 

Z. Neil' Originale fono frequenti le parole compofie. Io 
non ho trafeurato quella energica beilez-za , di cui la 

l'in- 



( X L V I } 

lingua Italiana è fufcettibile. Ma nel tempo ilkfld 
ho procurato di sfuggir la durezza, e la ftravaganza 
della compunzione. * 

3. Quella iperbolica immagine corrifponde egregiamen- 
te alla gigantefca Itatura dei popoli Settentrionali 
attediata da tutti gli Storici antichi. Avvertali ino!'» 
tre che quel che parìa è un' uomo {paventato. Ome- 
ro nel ;}. dell' Iliade v. 754. ufa una limile efpref- 
iione, ma in un' occalìone molto diverfa . Ettore an- 
dava impetuofamente per animare i Trojan! , e ricon- 
durli alla battaglia. A quello propofiro Omero , lo 
paragona ad un monte nevoio. 0"pcì' viQawri ìotxd;\ 
Vorrei ben veder qual convenienza vi lolle tra un' 

• uomo che corre, anzi vola, e un monte di neve, il 
quale è probabile che ftefie fermo. * 

4. Le relazioni per dialogifmo fono molto in ufo ap- 
pretto i Poeti antichi. Elle hanno molta energia ed 
evidenza, e perciò fono più confacenti alla Poefia . 
Ma è da ofTervarfi che quella bellezza poetica deve 
T origine alla rozzezza delle menti nei fecoli pri- 
mitivi . Il rilevar lo fpirito d'un difcorfo, e farlo 
fuo nel riferirlo, non è proprio che d' un ingegno ri- 
fleffwo, ed efercitato. Cosi vediamo che le relazio- 
ni delle perfone del volgo fono quali fempre dram- 
matiche. * 

5. Una delle regole intorno al carattere dell' Eroe d* 
un Poema , fi è che la prima idea che fi prefen- 
ta di lui , ci prevenga favorevolmente. Alcuni Poeti 
fanno elfi medefimi i ritratti dei loro Eroi. Ma il 
modo più femplice inficine e più artifi/iofo è quel- 
lo di farli rifaltare indirettamente. Nilfuno conobbe 
quella finezza meglio di Oflian. Fingal non compa- 
ri fce che nel terzo Canto , e fembra che il prin^ 
cipala attore (fia Cucullino. Ma il fuo nome fi pre- 



(XLVIi) 

fenta fui bel principio in un tale afpetto , che fa 
prefentir ben torto 1' Eroe del Poema . Svarano il 
filo nemico , 1' invafor dell' Irlanda , in mezzo al- 
le fue bravate non teme che il paragone di Fingal . 
Quali' idea non dobbiam concepirne ! Vedremo varj 
altri tratti d'ugual finezza . Omero non s'è piccato 
d'una condotta sì delicata. Apprettò di lui gli Eroi 
più importanti dello fletto partito, non che i nemi- 
ci , fi trattano reciprocamente da codardi e da vili . 
Come potrà ammirarli il lettore , fé fi difpregian 
tra loro? * 

6. Ho ammollite un poco refpreflìoni caricate dell* 
Originale : I nojìri talloni rovefeiarono il bofeo : le ru- 
pi caddero dal loro [ito. La mia traduzione dà a que- 
lle parole l'aria di quella figura che attribuifee il 
fenfo alle cofe inanimate . Del redo il carattere di 
Svarano brutale , e {tondamente feroce giuftifica V 
eccetto di quella immagine . Havvi un Juogo limile 
nel Canto 5. che non ammette quella difefa . Veg- 
gafi 1' Oflervaz. 6. dopo etto Canto . * 

7. Fingal è il primo Eroe del Poema. Cucullino il fe- 
condo . Il carattere dell'uno e dell'altro è grande , 
generofo, ed interettante . Ma quel che più partico- 
larmente diftingue Cucullino in quello Poema , fi è 
un delicatittìmo fenfo d'onore. Oifian con uno fqui- 
fìto giudizio dittribuì le parti a quelli due gran per- 
sonaggi, fenza che lo fplendor dell'uno pregiudicaf- 
fe a quello dell'altro. Cucullino è l'Eroe del primo 
Atto: Fingal compifee l'azione. * 

8. Può vederli un quadro più vivo, più animato, più 
variamente atteggiato di quello ? „ L' arte del Poe- 
3, ta , confiderato puramente come deferittore ( dice 
„ un celebre Autor moderno ) è di non offrir alla vi- 
„ Ha fé non fé oggetti in moto , ed anche di ferir fé 

« fi 



(XLVIII) 

f» fi pub molti fenfi ad un tempo. „ Se così è, Of- 
fian merita il nome di Poeta per eccellenza. * 

9. Quefio è '1 quadro ifteflò lotto un altro punto di vi- 
lla . Il primo cagionò una commozione più viva : 
quello fa un' imprellion più forte e protonda . * 

io. Oifian è abbondanti ffii.no di comparazioni : qualità, 
la quale è comune ai poeti più antichi di tutte le 
nazioni . L' imperlezion della lingua le introduffe , e 
il grand' effetto, che fanno, le accreditò nella Poefia- 
La loro foverchia frequenza può bene efler difappro- 
vata dai Critici rigidi che meditano a (angue fred- 
do . Ma qualora queflo magnifico difetto ci fi pre- 
lenta , eflb abbaglia e feduce nel punto che fi vorria 
condannarlo ^ e il fentimento, com'è dritto, la vin- 
ce fopra il rifletto . Giova qui di ofTervare che lo 
fpirito di comparazione è forfè la qualità più effen- 
ziale della Poefia. L' ufizio del Poeta, come rappre- 
fentatore fantastico, è di raccoglier tutte le fomiglian- 
ze delle cofe : e il corpo del linguaggio Poetico è 
in gran parte comporto di comparazioni riftrette . Del 
retto le frequenti comparazioni fono comuni sA Of- 
fìan , e a tutti i Poeti antichi : ma pochi divido- 
no con lui la gloria della loro ilraordinaria bellezza . * 

11. Il carattere di Connal è anch'elfo d'un genere di 
cui non v' ha efempio in Omero . Egli è un' Eroe 
faggio, e moderato. Benché gran guerriero, configlia 
femprc la pace. E prudente , ma non della pruden- 
za ciarliera di Netlore . Non fi altera né per la po- 
ca riufcita de' fuoi configli , né per gli alimi rim- 
proveri ingiufti : ma fegue tranquillamente a far 1* 
ufizio di faggio capitano, e d'amico fedele. * 

i2.Notifi quello tratto. Il difTuader Cucullino dal com- 
battere colf idea del fuo pericolo , farebbe fiato un* 
offendere la grandezza d' animo di quell'Eroe. Con- 
nal 



( X L I X ) 

nal con quelle parole gli mette in vifia , che qui 
non fi tratta principalmente citila Tua gloria , ma 
della falvezza del fuo pupillo, ed infinua quella ec- 
cellente maflìma , che l'onor privato deve ceder al 
dovere. * 

j 5. Quello fentimento benché fembri derogare all'ero- 
ifmo di Finga! , pure tende ad innalzarlo . Egli è 
qui rapprefentato come il modello del valore ; e il 
dire ch'egli fcanferebbe la battaglia, non è per al- 
tro fé non perchè Cucullino troppo delicato in que- 
lle materie, non fi recaffe a diionore di far lo ltef- 
fo . Così Agamennone nel 7. dell' Iliade per dif- 
fuader Menelao dal combatter contro di Ettore, gli 
dice che Achille ifteffo tremava di fcontrarli con 
quel guerriero ; quantunque ben (aperte eh' Ettore 
all'oppofto non ofava ufeir delle mura per timor d' 
Achille . Ove fi oflervi eh' ivi Agamennone dice 
crudamente a Menelao, ch'Ettore è affai più forte 
di lui . Qui Connal non paragona il valore di Sva- 
rano con quello di Cucullino , ma folo la fuperiori- 
ta delle forze del primo colla fcarlezza delle trup- 
pe Irlandefi. * 

14. La fedatezza Eroica di Connal fa un' eccellente 
contralto con la ferocia di Calmar, efpreffa poc'anzi 
coi più forti colori. Quefto difeorfo è nel fuo gene- 
re un modello di perfezione. Connal ribatte con di- 
gnità, e con una modeftia piena di grandezza gl'in- 
lutti di Calmar ; poi traforandolo, fi rivolge grave- 
mente a Cucullino ; lo configlia a facrificar la fua 
gloria alla ficurezza del fuo pupillo , e termina con 
una rifoluzione rifpettofa infieme, ed eroica. Arilto- 
tele loda Omero per aver introdotti i difeorfi nel 
Poema Epico : ma vorrei che mi fi dicefie quanti fé 
ne trovino nell'Iliade di fimil genere. * 

D 15. Of- 



( L ) 

^.Oflìan è fecondo d' epifodj . Le regole più Tevere 
vorrebbero che quelli folfero come ftrumentti dell' 
azion principale, e ferviifero di mezzo, o d' oftaco- 
lo. Ma niflun Poeta fi all'oggetto perpetuamente a 
quella ecceifwa, e non necefTaria rigidezza . Quali la 
metà dell' Eneide è comporta d' Epifodj che potreb- 
bero levarti, lenza che l'azion principale ne foffrif- 
fe alcun danno. Balla dunque che gli Epifodj fieno 
chiamati naturaìmente da qualche circoltanza del 
foggetto, e che fie'uo collocati in luogo opportuno . 
Il preferite , e varj altri hanno tutte e due quelle 
qualità. In qualche altro fembra che manchi un po- 
co la prima . Vedi più (otto l'ofTerv. 42. * 

16. Chi avrebbe mai creduto che la nebbia potette 
grefentarej una comparazione così gentile ? Peccato 
che la bocca d'un brutale, come coltui, la difonori, 
un poco . Certo non poteva immaginarfi una cofa 
più vaga , più fina, e più propria per rapprefentar 
con un lolo oggetto una chioma lifeia, bionda, crefpa , 
e ondeggiante tutto ad un tempo . Ecco di quelle 
fquifitezve che fi cercherebbero indarno in Omero . 
L'autor degli Annali Tipografici parlando della dif- 
ferenza che paffa tra Omero, ed Olfian , trova un 
vantaggio a favor del primo nella natura del cli- 
ma.,, Egli è ridente, dic'egli, nella Grecia, e nell' 
„ Afia minore : laddove il noflro Poeta non aveva 
„ altri fpcttacoli, che immenfe forelte , vafti e fle- 
„ ri I i deferti , montagne coperte di neve , nebbie 
„ eterne, mari burrafeofi, e cinti d'orribili fcogli.,, 
Ciò è verillìmo. Contuttuciò non fi vede che il cli- 
ma ridente di Grecia abbia ifpirata ad Omero una 
gentilezza d' immaginazione molto difiinta . Laddo- 
ve l'occhio fagace di Offian rifehiarato dalla finez- 
za del fuo fpirito fa feerger in quei tetri fpettacoli 

del- 



(LI) 

«Ielle grazie inviabili a qualunque altro, e talora la 
fua iantafia sforza la natura a cangiar d'afpetto. * 

ij. Crura ilints columna marmorea qnx fondata Cunt 
fuper bafes aureas . Cant. e. 6. v. 15. Sii ut turris 
David collum tuum e. 4. v. 4. Ubera me a fu ut tums 
e. 8. v. io. Le maniere di Oflfian s 1 aaoltano mol- 
tilTimo a quelle delle Divine Scritture . Anche que- 
lla particolarità ce lo deve render prezio'o . * 

18. Il carattere di Morna è quello d'una donna accor- 
ta infieme e rifoiuta . Ella sfugge una dichiarazio- 
ne , e cerca di diitrar Ducomano con una ricerca 
che dovrebbe intereflarlo . Quando fi vede Oretta , 
abbandona le riferve , e Io rigetta con u:i fangue 
freddo il più difperante. * 

19. Come fa coglier bene il fuo tempo ! dopo il frefeo 
fuo merito egli avea di che comprometterli. * 

20. Morienfque fuo [e in vulnere verfat . Virg. L' e r pref- 
fìone di QìTiàn è più energica e più gravida . La 
morte dice molto di più . Una ferita fa una fo- 
la immagine vifibile : la morte ne prefenta un 
riltretto, e lo fpirito del lettore ha la compiacenza 
di fvilupparlo.. * 

21. Non v'è Poeta paragonabile ad Offian nelle nar- 
razioni Tragiche . Quella ha tutti i numeri per 
forprendere e icuoter Io fpirito . Il carattere fiero 
di Ducomano, l'atroce negligenza colla quale colui 
riferifee la morte del fuo rivale : Y accorre?za don- 
nefea , e l'arditezza virile di Morna; lo itile rapido 
e concita; infine que'due gran colpi , ambidue, ben- 
ché Umili -, inafpettati, percotono e crollano l'ani- 
ma, e lafcianvi un' impresone profonda e complef- 
fa, che poi va a fcioglierfi in una dolce triftezza . 
Io ofl'erverb un' artifizio eh' egli ufa coftantemente 
in sì fatte narrazioni, e che moftra il gran màéftrl. 

D 2 Egli 



( L I I ) 

Egli da prima intereffa il cuore coi modi i più toc- 
canti. Come fé n'è refo padrone , lo precipita vio- 
lentemente alla meta , lenza dargli tempo di pre- 
sentirlo . Di più egli omette fpeffo qualche circo- 
stanza che rifchiarerebbe il fatto , ma ne Snervereb- 
be la forza . Come qui , non fi concepifce chiara- 
mente il modo, onde Ducomano fenice Morna. Ma 
Odìan fa troppo bene i colpi fegreti dell'arte per 
pon curarli di ciò. Scoppia il fulmine , StordiSce , 
abbaglia, e Iafcia in un'ofeurita che mette il colmo 
all' orrore. * 

22. Quel che al fuo efercito Sembrava un torrente , a 
Svarano Sembra uno feiame d'infetti . Un tratto di 
quefta Sorza, dice afSai più d'ogni deferizione . * 

23.Quef.ta è la deferizione più ricca, più magnifica, e 
più ampia di quante fi trovino in Offian , e Somi- 
glia più d'ogni altra alla maniera abbondante d'Ome- 
ro . Il foggetto lo meritava . Sembra per altro che 
l 1 eSploratore Sia tornato troppo predo, e che Sia trop- 
po Spaventato per poter aver offeriate tutte quelle 
particolarità , e riferirle così didimamente . Ma fi 
può dire ch'egli è più sbalordito che (paventato : e 
quello carro abbaglia con tante bellezze, che quefla 
picciola macchia retta afforta nella Sua luce. * 

T.^.UnQuLe equorum ejus ut filex , & rotx ejus quaft ini- 
p-rus tempejiatis ISaia e. 5. v. 28. * 

25.Il Poeta non ci Iafcia dimenticar del fuo Eroe . 
Noi eravamo immerfi in Cuculi ino , e nel fuo ter- 
ribile apparato. Finga! fi moltra obbliquamente , e ci 
richiama a Se. Non c'è pericolo che la Sua affenza 
gli pregiudichi. La fua immagine ci Segue per tutto. * 

26. Il lettore può paragonar quella deferizione con una 
Simile d'Omero nel 4. dell'Iliade v. 446. Stazio ha 
felicemente imitato Omero : 



(L I I I) 

]am clypeus clypeis, umbone repellitur umòo^ 
Enje minax enjh , pede pes, & cupide cufpis . 

27.Quelta adattati(fima,e vaga comparazione slancia un 
colpo di luce improvvifa fulla terribile fcena di que- 
fta detenzione , e fa Cullo fpirito dei lettori un' ef- 
fetto del tutto corrifpondente a ciò eh 1 ella rappre- 
fenta. * 

28.Il coftume di condur feco i Cantori nelle battaglie 
era comune non meno ai Celti , che ai popoli dil- 
la Scandinavia . Olao Trigguefon Re di Norvegia 
ne condii (Te feco alquanti in una fpedizione, e col- 
locatigli in una certa diftanza , Voi non canterete , 
diffe rivolto loro con fierezza , quel che avete udi- 
to , ma quel che avete veduto . Malie t Introd. alla 
Storia di Danim. * 

29. H",- oV 'AyiXkvog ^tyaQv/jt.% ii.wvyj$ "nrirbi 

%Ti7fi0V Ò/J.d VtXVa$ Ti Kj UCTTf ià*U$ ' ai (J. art <T' U%MV 

Ntp9iV «Vas •nri7rxXxy.ro ■ II. 20. V. 498. 

Spargit rapida ungula rores 

Sangui/teos , mijlaque cruor calcatur arena . 
En. 1. 12. v. 359. * 

30. Non fi pub ammirare abbaftanza la forza, l'aggiì** 
ftatezza, e la finezza di quefte comparazioni . Non. 
può negarfì che Omero non ne abbia molte piene 
di fublimità e d'evidenza. Ma bifogna parimenti ac- 
cordare, ch'egli ne ha forfè altrettante baffe , e feon- 
venienti: e quelle ftelTe che fono le più pregevoli , 
rare volte abbracciano infieme tutte le qualità necef- 
farie . Di più nelle fue comparazioni non fi feorge 
eerta rarità di fcelta , né molta lode d' ingegno . 
Omero per lo più accetta gli oggetti che lì prefen- 
tano : Offian fpeffo li fceglie , e talvolta in certo 
modo gli crea . * 

3i.0ffervifi quella artifìziofa alternativa d'affetti forti, 
D 3 e pa* 



( L I V) 

e patetici. Poco è ad Offian d'effer ammirabile : il 
fuo m affini:) itudio è d' eflkr toccante . Sono rari in 
Omero quelli tratti prezioli di featimento , o appe- 
na abbozzati. Egli tocca alle volte qualche partico- 
larità inttreffante , ma lo fa con uno Ili le così di- 
atelo ed unito , che fa pochiflìmo effetto . Il tuono 
del. e lue narrazioni fomiglia molto al canto delle 
fue cicale : è lungo, ed uniforme . La tenera Apo- 
flrofe di Oflnn rompe la monotonia dello ftile , e 
corregge la ferocia che ifpiranc le leene di guerra . 
Solo tarebbeftato defìderabile the quell'amabile guer- 
riero avelie potuto pi ut tolto cadere per man del fe- 
roce Svarano, che del virtuofo Cucul'ino . Ma que- 
lli almeno non l'intuita villanamente come fa quel 
brutale d' Idomcneo col generofo giovine Otrioneo 
nel 15. dell'Iliade. * 
r;.Chi? bella , ed interinante fofpenfione! * 
S^.DiLtavit infeinus animarti fuam, & apsruit os fuum 

ablqnc itila termino. If. e. 4. v. 14. * 
34. Cento martelli lembrano picciola cola dopo tanto 
tracaffo . Ma il Poeta non intende qui di fpiegare 
la grandezza del rimbombo , ma folo il frequente e 
vicendevole rimbalzo dell Eco : nel qual fenfo la 
comparazione ha tutta la proprietà. * 

35. Qiieita è una maniera generalmente ufata da 
Oilìan per ilcuotere improvvifamente Jo fpirito , 
e fidar V attenzione fopra un' oggetto importan- 
te . NcHun' altro lo meritava più di quefto . 
Un tal modo è pur frequentiffimo nella Poefia 
Ebraica. * 

36. Dopo averci mefiti in un' afpettazione sì grande , 
il Poeta ci pianta , e copre la Scena . Qucfta è 
una crudeltà molto artifiziofa . Ella attacca, e 
tiene in moto Io fpirito: delude la cu/iofìrà per ec- 
citar- 



(XV) 

citarla maggiormente, e per foddisfarla a Tuo tempo 
con maggior diletto. * 

37.U Traduttore Inglefe nell' argomento di que!t > 
Canto, dice che l' ospitalità verfo gli ftefTì nemici 
tra un coftume degli antichi Scozzeii . Ma dal mo- 
do con cui (1 lpiega il Poeta non par eh' ella fof- 
fe tanto univerfale. Il fatto ffa che O'fian conofeeva 
meglio d'ogni altro che il Poeta deve interellare, e 
ch'egli non può riufeirvi, fenza predare a' fuoì Eroi 
i tratti più dittimi di generosità che hanno un 
dritto incontraihbile fui cuore umano. Quella verità 
non fu molto conofeiuta da Omero. Quindi fi può 
ammirare il fuo Achille , ma egli non intereflerà 
mài alcuno . * 

30. Non ci volea meno per prepararci a una rifpofta 
cosi brutale . * 

39.ll Vico riconofeerebbe con piacere nella cruda fel- 
vatichezza di coftui quo' primi Polifemi, che fecon- 
do Platone erano i capi di famiglia nella natura 
felvaggia , e viveano nelle loro grotte , ricufando 
qualunque commerzio e focieta . Nec vifu facilis , 
ree dittu affabilis ulli . Abborre tutto quello che non 
è fuo, e fi fa centro della natura . Il mattino non 
ha altro ufizio che di fèrvft alla fua fierezza . 
L' Oriente appartiene a lui . Se il Sole fpuntaflfe 
dall' Irlanda V abborriabbe come fuo nemico . Il 
Suifim di quello gran caratter Ciclopico , e la fìra- 
nezza che ne iegue fono {colpiti con una forza che 
sbalordifce. * 

40. In due fillabe che gran fenfo ! Cucullino non de- 
gna nemmeno d' informarli di quel che Svarano ha 
nfpofto, e fenza curarlo, lo abbandona al fuo brutale 
carattere. Notifi pofeia la naturalezza eia difinvoltura 
del pafiaggio per introdurre il feguente Epifodio. * 
D 4 41, Veg- 



( L V I ) 

4i.Veggafi con che deferita e naturalezza il Poeta 
pone le proprie lue lodi in bocca di Cucullino. 

42' Se qualchcduno domandante qual relazione abbia 
quelf Epilodio con 1' azion principale, fi può rifpon- 
dere , che nelle parti oziofe d'un Poema , il Poeta 
è libero d'inferiori quelle descrizioni che gli fembra- 
no più naturali e opportune. Quindi in tutti i Poe- 
mi vtegiamo gl'intervalli dell'azione riempiuti con 
giochi, fede, (acrifizj , e altre cole relative ai riti, 
agli ufi, e ai trattenimenti di quella nazione . Ora 
bifogna metterli feriamente nello fpirito , che il 
canto appretto i Celti era tutto , e che nulla fi 
facea fenza il canto . II pattar la notte fra i canti 
era cofiume lolenne, ed universale. Le loro iilorie, 
la facra memoria de' lor maggiori , gli efempj degli 
Eroi, tutto era confidato alle canzoni dei Bardi. Il 
bifogno, il diletto, la gloria, la pietà, il dovere tut- 
to cospirava a fomentar in quelle nazioni il violen- 
to trafporto che nutrivano per la Poefia . Ora fé i 
canti dei Bardi aveano tanti dritti per efTer intro- 
dotti nel Poema di Offian, e fé il canto, come ta- 
le , non ha veruna relazione al foggetto , io non 
ci veggo maggior neccflità , che le tìorie contenute 
in quei canti debbano riferirli al medefimo . Ma fé 
alcuni dei canti Epifodici di Ofiian non hanno una 
relazion diretta al fogetto particolar del Poema, tut* 
ti però Ci rilerifcono allo fpirito, ed al fine genera- 
le di quello, e degli altri Poemi di Offian , il qual 
è d' ifpirar grandezza d'animo, e fenfibilità di cuore 
col racconto d' avventure Eroiche, e compalìione- 
voli. * 

43. Da quefte parole il Sig, Macpherfon è indotto a 
credere che il fine di quefio Epifodio ila di ricon- 
ciliare Connal, e Calmar che avevano altercato in- 
ficine , 



( L V I I ) 

Heine, eoirefempio di Gruda , e Cairba,i quali, ben- 
ché nemici, avevano combattuto unitamente contra 
i Danefì . Chiedo icufa al valente Traduttore , fé 
ho qualche difficoltà di aderire a quella interpreta- 
zione . La cagion della riffe tra Gruda, e Cairba era 
d'una natura troppo diverfa , perchè Connal , e Cal- 
mar potefTero applicar quella Storia a fé fleffi . Di 
più s' era già data la battaglia, ed è credibile che 
gli Eroi avellerò fatto il loro dovere . Finalmente 
qual farebbe l'effetto di queito racconto ì Connal, e 
Calmar dopo aver combattuto contra i nemici, do- 
vrebbero sfidarli fcambievolmente ad imitazione di 
Cruda, e Cairba. Oflian mi fembra più efatto quan- 
do tende ad un fine . Io inchino dunque a credere 
che quello Epifodio non abbia altro fine che quel 
generale di dilettare, e di muovere : fopra di che 
parmi d' averlo giullirìcato abballanza nell' oflerva- 
zione antecedente. * 
44. Una delle maggiori bellezze di Offian fono gli amo- 
ri, i quali vengono da lui maneggiati con una de- 
licatezza così particolare , che merita d' effer efami- 
nata. Bafta notare la divertita, con cui fu trattata 
quella piffione dai Poeti dell'altre nazioni. L'amo- 
re dei Greci, e dei Latini è un bifogno fili co , e mate- 
riale: quello degl'Italiani è fpirituale: quel dei Fran- 
zefì Bd-efprìt . L'amore di Offian è d'un genere che 
non raffomiglia a verun di quelli. Egli ha per bafe 
il fentimento, perciò è tenero e delicato , e '1 fuo 
linguaggio non è fpiritofo, ma toccante. Si riferifee 
ai fenfi , ma tra quelli fceglie i più puri , quali fo- 
no la villa e l'udito : quindi non è né aflratto, 
né groffolano , ma naturale e gentile . Ollian parla 
fpeflb del feno , e mollra di compiacerfi nel dipin- 
gerlo. Quello oggetto appretto gli altri Poeti s' ac- 
colla 



( L V I I I ) 

eofta al lafcivo : ma ciò nafce , perch' effi accom- 
pagnano le lor defcrizioii con tali fentimenti , 
che moìtrano di non appagarti della fola viltà. In 
tutto Oflìan non fi troverà un'efpreflìone che fi ri- 
" fenica al tatto . Da tutto ciò rifulta che 1' amore 
di Ofiìan è decente, fenza affettazion di modeitia . 
La rirenutezza degli altri porta feco un'aria di mi- 
ftero, eh' è più un' incentivo , che un treno . Ofiìan 
feorre con una franca innocenza Copra tutti gli og- 
getti del bello vifibile , e in ior fi ripofa così natu- 
ralmente, che non da luogo al fofpetto. Non fi va 
più oltre , perchè non fi crede che fi pofTa andar- 
vi . Dopo il cuore, e la viltà non c'è altro da bra- 
mar da una donna . Non ho io detto a ragione , 
che la grand' arte di OHìan, è di depurar la natu- 
ra fenza alterarla? * 
45. Che bel cangiamento d'affetti e di fentimenti ! che 
contrailo toccante fra lo fpofo e 1' Eroe ! Non Ci fa 
fé debbafi ammirar più quello , o interefìarfi per 
quello. * 

46. Epiteto convenientifTìmo alla prudenza, e al fangue 
freddo di Connal . Queito Eroe è tempre (inaile a fé 
medefimo. Tutti i caratteri di Offian fono non me- 
no foftenuti, che annunziati perfettamente : laddove 
quei d'Omero fono quafi tutti in contraddizione con 
fé (le ffi, cominciando da Achille. * 

47. Ecco di nuovo in campo Fingal per la quinta vol- 
ta. No: fen2a di lui non v' è fperanza . Citcullino 
è un gran guerriero: pure la falute dell'Irlanda di- 
pende dal folo Fingal . Quella è l'idea con cui ci 
congeda il Poeta. * 



CAN- 



(LIX) 

CANTO II. 

* * * 

ARGOMENTO. 

L' Ombra di Crugal , uno degli Eroi Irlandejz 
eh'' era fiato ucci/o in battaglia , appari- 
fce a Cannai , e predice la [confitta di Cuculli- 
fio nel projjtmo combattimento . Connal comunica a 
quejlo la fu a vi/ione , e lo follecita vivamente a 
far la pace con Svarano .* ma Cucullino è inficjji- 
bile per principio d 1 onore , non volendo ejfer il pri- 
mo a ricercar la pace , ed è rìfoluto di profeguir 
la guerra . Giunge il mattino . Svarano propone a 
Cucullino difonorevoli condizioni , le quali vengono 
rigettate . La battaglia incomincia , e dura ojìinata- 
mente per qualche tempo , finche alla fuga di Gru- 
mal tutta /' armata Irlandefe cede . Cucullino , e 
Connal coprono la ritirata . Carilo conduce i falda- 
ti Irlandefì ad un monte vicino , dove fono tojl* 

fi- 



(L X ) 

feguiti da Cucullìno mede/imo , il quale /copre dèi 
lungi la fiotta di Fingal , che j' avanzava verfo 
(a cofta : ma , [opr aggiunta la notte , la perde di 
ruijla . Cucullìno afflitto , ed abbattuto per la fua 
[confitta attribuisce quefto finijlro avvenimento alla 
morte di Ferda fuo amico , qualche tempo innanzi 
da lui ucci/o . Carilo per far vedere che il cattivò 
fuccejfo non feguita fempre coloro che innocentemente 
uccidono le perfine a lor care , introduce P Epìfodie 
di Cornai , e dì Qalvina «, 




CAN- 



(L X I ) 

CANTO II. 



A o s a n gli Eroi , tace la piaggia . Al fuono i 
D' alpeftre rio fotto 1' antica pianta 
Giace Conallo : una mufcofa pietra 
Softiengli il capo ; della notte udia 
Stridula acuta cigolar la voce * 5 

Per la piaggia del Lena; ei dai guerrieri 
Giace lontan , che non temea nemici 
Il figlio della fpada . Entro la calma 
Del fuo ripofo egli fpicciar dal monte 
Vide di foco un rofieggiante rivo . 1 € 

Per quell' ardente luminofa riga 
A lui fcefe Crugallo, uno dei duci 
Poe' anzi eftinti , che cadeo per mano 
Del fier Svaran : par di cadente Luna 
Raggio il fuo volto j nugoli del colle 1 5 

For- 

Cioè , il vento notturno , accennate fui fine del Can- 
pp'pur le voci dell' ombre to antecedente , * 



( L X I I ) 

Forman le vefti : fembrano i Tuoi fguardì 
Scintille eftreme di languenti faci . 
Aperta , ofcura , nel mezzo del petto 
Sofpira una ferita . O Crugal , diffe 
Il poffente Conal, figlio di Dedga 2 o 

Chiaro fui colle , o fràngitor di feudi 
Perchè pallido, e niello? 2 io non ti vidi 
Mai nelle pugne impallidir di tema. 
E che t' attrifla ? lagrimofo , e fofeo 
Quegli fi flette : full' Eroe diftefe 2 5 

La fua pallida man , languidamente 
Alzò la voce in fuon debole e roco , 
Come P auretta del cannofo Lego . 
3 Conal , tu vedi P ombra mia che gira 

Sul natio colle , ma '1 cadaver freddo 3 o 

Giace d' Ullina full' ignude arene . 
Più non mi parlerai , né le mie orme 
Vedrai fui prato : qual nembo di Cromia 
Son vuoto, e lieve, e per l'aere galleggio 
Qual' ombra della nebbia : odimi , o Duce , 3 5 

Ves- 



( L X I I I ) 

Veggio l'ofcuro nugolo di morte 
Che lui Lena fi ita : cadranno i figli 
D' Inisfela , cadran : da quefto campo 
Ritirati, o Conallo : è campo d'ombre. 
Ditte , e (pari come ofYuicata Luna 40 

Nel filchiante Tuo nembo . Ah no , t' arre Ma , 
T'arreda, o ibleo roifeggiante amico, 
Diflfe Conal , vientene a me , ti fpoglia 
Di quel raggio celefte , o del ventofo 
Cromia guerriero. In qual petrofa grotta 45 
Ricovri tu ? qual verdeggiante colle 
Datti albergo e ripofo ? e non udremti 
Dunque nella tempefla , o nel rimbombo 
Dell' alpeftre torrente, 4 allor che i fiacchi 
Figli del vento a cavalcar ien vanno 50 

Per l'aeree campagne? ei , così detto, 
Rizzali armato, a Cuculiai s'accorra , 
Picchia lo feudo; rifvegliofli il figlio 
Della battaglia. E qual cagion ti giuda? 
DiiTe del carro il reggitor iublime ; 5 5 

Per- 



( L X I V ) 

Perchè nel bujo della notte armato 
Vieni o Conal? potea la lancia mia 
Volgerli incontro a quel rumore , ond' io 
Piangeri poi del mio fedel la morte . 
Conal che vuoi? figlio di Colgar parla a , 6©» 
Lucido è '1 tuo configlio a par del Sole . 
Duce, ei rifpofe, a me pur ora apparve 
L' ombra di Crugal : trafparian le ftelle 
Fofche per la fua forma, avea la voce 
Di lontano micelio: egli fen venne 6$ 

MefTaggiero di morte , ei favellommi 
Dell' ofeura magion . Duce d' Erina 
Sollecita la pace , a sgombrar penfa 
Dalla piaggia del Lena. Ancor che fórche 
Per la fua forma trafparian le ftelle, 70 

Soggiunfe Cucullin, teco o Conallo, 

Sog- 



» Sembra che figlio in quefto glio , ma nipote di Col- 
luogo non fignifichi altro gar , o Congal . Vedi 1* 
che difeendente : poiché annotaz. al v. 105. del 
abbiam veduto di fopra Canto I. * 



che Connal non era fi- 



( L X V ) 
L' ombra parlò ? quefto fu '1 vento amico , 
Che nelle grotte mormorò del Lena . 5 
O fé pur fu Crugal , che noi forzarli 
Di comparirmi innanzi? e non gli hai chiedo 75 
Dove fia P antro Tuo , dove P albergo 
Dell' ofpite dei venti ? allor potrebbe 
Forfè il mio brando rintracciar cotefta 
Prefaga voce , e trar da quella a forza 
Il fuo faper: ma '1 fuo fa per , Conallo, 80 
Credimi , è poco . Or come ? egli poc' anzi 
Fu pur tra noi : più fu che i noftri colli 
Ei non varcò : 6 chi della noftra morte 
Potriagli dunque rivelar l'arcano? 
L' ombre fu i venti e fulle nubi in frotta S5 
Vengono e vanno a lor piacer , foggiunfe 
Il fenno di Conal * : nelle fpelonche 
Fanno alterni colloquj ,. e degli eventi 
Parlano de' mortali . E de' mortali 

E Par. 

jCioè , il faggio Connal . e Latini. Sententìa dia G*^ 

Qiiefta maniera è frecjuen- tonis . B/w HpacjsXnsnw . * 
te appretto i Poeti Greci 5 



( L X V I ) 

Parlino a fcnno lor , parlin di tutti, 90 

Di me] non già , che '1 ragionarne è vano. 7 

Scordimi Cucullin , perch' io fon fermo 

Di non fuggir. Se fiffo è pur eh' io caggia , 

Trofeo di gloria alle future etadi 

Sorgerà la mia tomba a ; il cacciatore 95 

Verferà qualche lagrima pietofa 

Sopra il mio fallo , e alla fedel Bragela 

Sarò memoria ognor dolce , ed acerba . 

Non temo di morir , di fuggir temo , 

E di {"mentirmi: che più volte in guerra io© 

Scorfemi vincitor l'alto Fingallo . 8 

O tenebrofo fantafma del colle , ■ 

Su via inoltrati a me , vien fui tuo nembo , 

Vien fui tuo raggio, in la tua man rinchiufa 

Moftrami la mia morte : aerea forma , 105 

Non fuggirò . Va , va , Conal , colpifcì 

Lo feudo di Cabar che giace .appefò 

Là 



L' Originale : i* alzerà la mia tornea tra la fama de' 
te mpi futuri . * 



(LXVII) 

Là tra quell'afte; i miei guerrier dal fonno 
Svcglinfi tutti) e alla vicina pugna 
S'accingan torto» Ancor che a giunger tardi 110 
L' eroe di Selma " , e la robufta fchiatta 
De'tempeftofi colli *, andianne , amico, 
Pugnili , e ila con noi vittoria , o morte . 

Si diffonde il romor : forgono i duci , c 

Stan fu la piaggia armati al par d' antiche 1 1 5 

Quercìe crollanti i noderoiì rami , 

Se gelata onda le percote , e al vento 

S' odon forte ftormir 1' aride fronde . 

Già la nebbiofa dirupata fronte 

Di Cromia appar , già '1 mattutino raggio 1 -io 
Tremola fu la liquida marina , 

E % Né 



* Nome del palagio Reale di fte maniere comparative ; 
Fingal . sì perchè nell' Originale 
b I Caledonj . fono tratto tratto ripetu- 
ta Segue nell' Originale : Co- tute \ sì anche perchè non 
me lo fpezz<*rfe £ un % onda, fi feorge precifamente in 
ttzxurro - rotante . Talvolta , che convengano l 1 oggetto 
benché affai ài rado , della comparazione , e 1' 
ho creduto di poter tra- -oggetto comparato ■ * 



lafciarg alcuna di que- 



( L X V I I I ) 

Né folca più, né ben lucente ancora. 
Va roteando lentamente intorno 
La g''igia nebbia , e d' Inisfela i figli 
Nafconde ?gli occhi diSvaran 9 . Sorgete, 125 
PifTe il Signor dei tenebrofi feudi , 
Sorgete o voi che ài Loclin dall' onde 
Meco venirle: già dall'armi noftre 
Fuggir d' Erina i duci. Or che fi tarda? 
S' infeguano , s'incalzino. Tu Moria 1 }o 

Torto alla reggia di Corman Ravvia: 
Comanda a lui , che di Svaran la poflfa 
Protrato inchini, anzi che '1 popol' tutta 
Nella morte precipiti , ed Ullina 
Altro non refti che deferto e tomba . IO 135 
S' adunano color, fimili a fìormo IX 

D' augei marini, quando il flutto irato 
Li rifpinge dal lido , e fremon come 
Nella valle di Cona accolti rivi, 
Qualor dopo notturna atra bufera 140 

Alla sbiadata mattutina luce 

Voi. 



( L X I X ) 

Voìvon rifluflì vorticofi ofcuri * 
Sfilati , come ci' autunno 1 fotchi fpettri 
SulPerbòfe colline, orride in vifta 
Le avverfe fchiere : maeftofo e grande 145 

A par del cervo de' Morvenii bofchi * 
Svaran s'avanza , e fuor dell'ampio feudo 
Efce il fulgor della notturna fiamma 
Che per la muta ofeuritì del mondo 
Faflì guida e fenderò all'erranti ombre: 150 
Guatale il peregrin psllido , e teme . 
Ma un nembo alfin forto dal mar la denfa 
Nebbia fquarciò : tutti apparir repente 
D' Inisfela i guerrier fchierati , e ftretti 
Qual catena infrangibile di fcogli 155 

Lungo k fpiaggia . Oh , diffe allor V altero 
Dei bofchi regnator , vattene o Moria , 
Offri pace a coftoro , offri quei patti 

E 3 Che 

a E' verìfimile che quefto fof- che il Poeta lo crede de- 

fé un cervo particolare di gno di rapprefentarci Sva- 

Fingal , di ftraordinaria rauó » * 
grandezza , e maefU i poi- 



(LXX) 

Che diamo ai Re, quando alla noftra poffa 

Piegan le vinte nazioni, e fpenti \6c\ 

Sono i guerrieri, e le donzelle in lutto. 

E così detto a patteggiar fi pofe 

Crollando il capo alteramente. Moria 

Venne dinanzi al condottier d'Erma, 

Che ftava armato , e gli fean cerchio intorno i 6$ 

Gli Eroi minori. O Cucullino, accetta 

Difs' ei , la pace di Svaran , la pace 

Ch' egli offre ai Re , quando alla fua portanza 

Piegan le nazioni: a lui tu cedi 

La verdeggiante Ullina , e in un con efla 170 

La tua fpofa , e '1 tuo can , la dal ricolmo 

E palpitante fen bella tua fpofa , 

Ed il tuo can raggiungitor del vento. 

QuefH a lui cedi in teftimonio eterno 

Della fiacchezza del tuo braccio, e in elfo 175 

Scorgi il tuo Re» Porta a quel cor d' orgoglio , 

Porta a Svaran , che. Cucullin non cede . 

Egli nV offre la pace : io offro a lui" 

Le 



( L X X I ) 

Le ftradc dell'Oceano, oppur la tomba: ** 
Non fia giammai ch'uno ilranier poffegga 180 
Quel raggio di Dunfcaglia , e mai cervetta 
Non fuggirà per le Loclinie felve 
Dal pie rateo di Lua a , Vano, e fuperbo 
Del carro guidator , Moria riprefe , 
Vuoi tu dunque pugnar? pugnar vuoi dunque 185 
Contro quel Re , di cui le navi figlie 
Di molti bofehi trar potrian divelta 
Tutta P ifola tua feco per 1' onde? J 3 
Sì queft' Ullina è mefehinetta , e poca 
Contro il Signor del mar . Moria, ei foggiunfe, 190 
Cedo a molti in parole , a nullo in fatti . *4 
Rifpetterà la verdeggiante Erina 
Lo feettro di Corman J 5 , finché refpirì 
Conallo l6 , e Cucullin . Conallo , o primo 
Tra' duci, or che dirai? pur or di Moria 195 
Le voci udirli , o generofo e prode 
Saran pur anco i tuoi penfier di pace? J 7 
E 4 Q 

«Nome del cane di Cucullino. 



C L X X I I ) 

O fpirto di Ciugallo, e tu di morte 
M' ofafti minacciar? fchiudimi il varco 
Dell' anguria tua cafa : ella fra' raggi 2 e 
M' accoglierà della mia gloria involto . 
Su fu , figli d' Erina , alzate I' afta , 
Piegate 1' arco , difperatamente 
Sul nemico avventatevi, ond' ei creda 
Che a lui dall'alto fi rovefein fopra 20 

Tutti i notturni tempeftofi fpirti . 
Or sì mugghiarne , orribile , profondo 
Volvefi il bujo della zuffa : nebbia 
Gosì piomba fui campo allor che i nembi 
Invadono il Solar tacito raggio. 21 

Precede il Duce ; irata ombra il direfti 
Che dietro ha negra nube , ed infocate 
Meteore intorno > e nella delira i venti . 
Carilo era in difparte : ei fa che s' alzi 
Il fuon del corno bellicofo ; e intanto 2 1 
Scioglie la grata voce , ed il fuo fpirto 
Sgorga nell' alme degli eftinti Eroi. l8 

Do- 



( L X X I I I ) 

Dove dove è Crugal ? difTe la dolce 

Bocca del canto 1 9 : ei br.flfo giace , e mute 
Son le Tue conche, e lo ricopre obblio . 220 
Merla è la fpofa Tua , che peregrina 
Entro le fìanze del Tuo lutto alberga . * 
Ma qual raggio vegg 1 io, che tra le felli e re 
Dei nemici fi fcaglia ? ella è Degrena , h 
La fpofa di Crugalio: addietro ai venti 22^ 
Laida la chioma \ ha roffeggiante fguardo , 
Squillante voce. Ahi lafia ! azzurro e vuoto 
E' ora il tuo Crugal : fìa la fu a forma 
Nella cava del colle : egli al tuo orecchio 
Fallì pian pian nel tuo ripofo c , ed alza 230 
Voce pari al ronzio d' ape montana . d 
Ve 1 ve' cade Degrena ; *° e fembra mbe 

Che 



a Crugal avea fpofa ta Degre- gio di Sole . 

na pochiftìmo tempo iman- e L' Originale : egli viene 

zi la battaglia, e in con- al? orecchio del ripofo. * 

feguenza ella può ehia- d Neil' Originale fegue-it dei 

marti propriamente pere- rateati infetti della fera . 

grina nelle flange del fuo Ho creduto che 1' ape po- 

latto . tefle ballar per tutti . * 

i Deo-ghrena lignifica un rag-' 



(LXXIV) 

Che ftrifeia in fui mattino : è nel fuo fianca 
La fpada di Loclin : Cairba " , è fpenta , 
Cadde Degrena tua , Degrena il dolce 235 
Riforgente penfier de' tuoi verd' anni , 

21 Udì Cairba il metto fuono, e vide 

La morte della figlia: in mezzo a mille, 2S 
Qj-ial balena che '1 mar frange col pondo , 
Slanciali, e mugghia: la fua lancia incontra 240 
Il cor d' un figlio di Loclin : s' ingroffa 
La fanguinofa mifchia . In bofeo annofo 
Ben cento venti , o tra ramofi abeti 
Di cento colli violenta fiamma 
Pon'ano appena pareggiar la ftrage , 245 

La rovina , il fragor dell' affollate 
Schiere cadenti . Cucullin recide 
Come cardi gli Eroi ; Svaran devafta , 
Diferta Erina : di fua man Curano 
Cadde, e Cairba dal curvato feudo. 250 

Giace Morglano in ferreo fonno z 3 , e Calto 

Guizi 

1 II padre di Degrena .. 



(LXXV) 

Guizza morendo: del fuo fangue ha tinto 
Il bianco petto ; è trafcinata e fparfa 
La gialla chioma per la molle arena 
Del fuo terren natio : 2 4 fpeflb ov' ei cadde 255 
Già conviti imbandì , fpeflb dell' arpa 
La voce folle vò , feftofi intorno 
Saltellavangli i veltri , e i giovinetti 
Stavanfi ad affettar faretre , ed archi , 
Già Svaran crefce , e già foverchia come 26» 
25 Torrente che trabocca , e i minor poggi 

Schianta , e travolve , e i maggior pefta , e sfianca , 

Ma s' attraverfa Cucullin , qual monte 2Ó 

Di nembi arreftator : cozzano i venti 

Sulla fronte di pini, e i maflì informi 2*5 

La rìpercofla grandine flagella : 

Quello in fua poffa radicato e fermo 

Stadi , ed adombra la foggetta valle . 

Tal Cucullino ombra, faceafi , e fchermo 

Ai figli d' Inisfela: a lui d' intorno 270 

Di palpitanti Eroi zampilla il fangue , 

Co* 



(LXXVI) 

Come fonte da rupe : invan , di' Erina 
Cade pur d' ogni parte , e fi dilegua 
Siccome neve a caldo Sol . Compagni , 
Gruma gridò, Loclin conquifta, e vince: 275 
Che più dunque pugnar, paluftri canne 
Contro il vento del cielo? al colle, al colle 
Fuggiam compagni ; ed ei fuggiffi il primo 
Come cervo infeguito , e la fua lancia , 
Simile a raggio tremulo di luce 280 

Dietro traea . Pochi fuggir con Gruma 
Duce di picciol cor : gli altri pugnando 
Caddero, e '1 Lena ricoprir coi corpi. 
Vede dall' alto del gemmato carro 

La fconfitta de' fuoi , vedela , e freme 285 
D 1 Erina il condottier : trafitte il petto 
A un fier nemico, indi a Conal fi volfe . 
O Conallo, efclamò, tu m' addeftrafti 
Quello braccio di morte : or , che farafli ? 
Ancor eh' Erina fia fugata o fpenta , 290 

Non pugnerem perciò ? Si sì , tu vanne 

Ca* 

\ 



( L X X V I I ) 

Carilo , e i fparfi fuggitivi avanzi 
Di noftre fchiere la raccogli , e guida 
Dietro quell' erto cefpugliofo colle . 
Noi ftiam fermi quai fcogli , e foftenendo 295 
L' impeto di Loclin , de' fidi amici 
La fuga affìcuriam . Balza Conallo 
Sopra il carro di luce ; i due campioni 
Stendono i larghi tenebrori feudi , 
Come la figlia dei ftellati cieli 300 

Lenta talor move per 1' aere , e intorno 
Di fofeo cerchio s' incorona e tinge . 
Palpitante , anelante e fpuma , e fangue 
Spruzza Sifadda , e Duronallo a cerchio 
Volvefi alteramente, e calca, e ftrazia 305 

Nemici corpi : quei ferrati e folti 
Temperano gli Eroi , quai fconvolte onde 
Sconcia Balena d' efpugnar fan prova . 
Di Cromia intanto fui ciglion petrofo 

Si ritraffero al fine i pochi , e mefli 310 

Figli d' Erina , fomiglianti a un bofeo 

Cui 



( L X X V I I I ) 

Cui ftrifciando lambì rapida fiamma 

Spinta dai venti in tempeftofa notte » 

Dietro una quercia Cucullin fi pofe 

Taciturno , penfofo : il torbid' occhio 3 1 $ 

Gira agli alianti amici . Ecco venirne 

Moran del mare efplorator: le navi, 2 7 

Le navi, egli gridò; Fingal , Fingallo , 

Il Sol dei Duci , il domator d' Eroi , 

Ei viene, ei vien : fpumano ì flutti innanzi 32© 

Le nere prue, le fue velate antenne 

Sembran bofchi tra nubi . O venti , o Voi 

Venti , foggìunfe Cucullin , che ufcite 

Dall' Ifoletta dell' amabil nebbia , 

Spirate tutte favorevoli aure , 325 

Secondate il guerrier : vientenc amico 

Alla morte di mille , amico ah vieni » 

Nubi dell' Oriente a quefto fpirto 

Son le tue vele, e 1' afpettate navi 

Luce del cielo, e tu mi fei tu fteflfo 330 

Come colonna d' improvvifo foco 

Ri. 



U X I X ) 

Rifchiaratrice della notte ofcura . 
O mio Conal , quanto graditi e cari 
Ci fon gli amici ! ma s' abbuja intanto 
La notte : ov' è Fingal ? noi le fbfch' ore 335 
Stiam qui paffando , e fofpiriam la Luna . 
Già sbuffa il vento, dalle felle rupi 
Già sboccano i torrenti, al capo ìrfuto 
Di Cromia intorno s' adunò la pioggia, 
E roffe tremolavano le ftelle 340 

Per le fpezzate nubi . Apprelfo un rivo 
Di cui la pianta al gorgoglio rifponde , 
Mefto s 1 affile il condottier d' Erina . 
Carilo il buon cantor ftavagli accanto , 
E '1 prò Conallo. Ah, fofpirando dille 345 
Di Semo il figlio, ah che infelice e fiacca 
EMa mia man, dacché 1' amico uccife . 28 
O Eerda , o caro Ferda , io pur t' amava 
Quanto me fteffb . Cucullin , deh dinne 
L'interruppe Conal, come cadeo 350 

Quell' ilìuftre guerrier? ben mi fov vengo 

Del 



( L X X X ) 

Del figlio di Damman. Grande era e bello 

Come P arco del ciel . Ferda , Signore 2 P 

Di cento colli , d' Albion ien venne . 

Nella fala di Muri * ei da' prim' anni 355* 

L' arte del brando apprefe , e d' amiftade 

Strinfefi a Cucullin ; fidi alla caccia 

N' andammo infieme ; era comune il lett® . 

Era a Cairba b già Signor d' Ullina 

Deugala fpofa : 3° avea cortei nel volto 36® 

La luce di beltà , ma in mezzo al core 

La magion dell'orgoglio. Ella invaghifiì 

Di quel raggio folar di gioventude , 

Del figlio di Damman . Cairba , un giorno 

Difle la bella, orsù dividi il gregge ; 3 1 3^5 

Dammi la mia metà : reftar non voglio 

Nelle tue ftanze : il gregge tuo dividi , 

Folco Cairba . Cucullin , rifpofe , 

Lo divida per me : trono è '1 fuo petto 

Di 

«Accademia in Ulfter , per £ Signore Irlandefe , diverfa 
ammaendarli nel maneggio dal padre di Degrena . 
dell' armi . 



( L X X X I ) 

Di giuftiz^ : tu parti. Andai; la greggia 370 
Divifi : un toro rimaneva , un toro 
Bianco di neve ; al buon Cairba il diedi . 
Deugala n' avvampò: venne all' amante j 
Ferda , difs' ella , Cucullin m' offende : 
Fammi udir di fua morte, o fui mio corpo 375 
Scorrerà il Luba , la mia pallid 1 ombra 
Staratti intorno , e del mio orgoglio offefo 
Piangerà la ferita ; o fpargi il fangue 
Di Cucullino , o mi trapaflfa il petto .. 
Qimè , difife il garzon, Deugala, e come? : 383 
Io fvenar Cucullino? egli è V. amico 
De' miei penfier fegreti , e contro ad elfo 
Solleverò la fpada? Ella tre giorni 
Pianfe; nel quarto dì ceffe al fuo pianto 
L' infelice garzon . Deugala , ei diffe , 385 

Tu '1 vuoi , combatterò : ma potefs' io 
Cader fotto il fuo brando . Io dovrei dunque 
Errar fui colle , e rimirar la tomba 
Di Cucullin? Noi preflfo a Muri infìeme 

F Pu- 



a x X X II ) 

Pugnammo: fi sfoggiano i brandi noftri 39» 
L' un 1' altro, fdrucciolavano lugli elmi, 
Strifciavano fu i feudi . Eragli accanto 
Deugala fua : con un forrifo amaro 
Diedefi a rampognarlo : o giovinetto 
Debole è '1 braccio tuo, non è pel brando 395 
Quella tenera età , garzone imbelle 
Cedi al figlio di Semo , egli pareggia 
Lo fcoglio di Malmor . Corfegli all' occhio 
Lagrima di vergogna a -, a me fi volle, 
E parlò balbettando: alza il tuo feudo, 410 
Alzalo , Cucullino , e ti difendi 
Dal braccio dell' amico : ho grave , e negra 
L' anima di dolor ; che uccider deggio 
Il maggior degli amici, e degli Eroi. 
Traili a quei fletti alto fofpir, qual vento 405 
Da fetta rupe ; follevai del brando 
L' acuto filo : ahi iaflb .' egli cadeo , 
Cadde il Sol della pugna , il caro , il primo 

Tra' 

* L' Originale : Jìajft la lagrima full 1 occhio di gioventù , * 



( L X X X I I I ) 

Tra' fidi amici : fciagurata , imbelle 
E' la mia man , da che V amico uccifi > 410 
Figlio del carro , dolorofa iftoria , 
Carilo ripigliò , narrarti : or quella 
Mi rimanda alla mente un facto antico , 
Che può darti conforto . Io fpeffo intefi 
Memorar Comallo a che ì' amata uccife , 150 
Pur Tempre accompagnò vittoria , e fama 
La fua fpada , e i fuoi paffi . Era Comallo 
Un figlio d' Albion , di cento colli 
Alto Signor : da mille rivi e mille 
I fuoi cervi beveano , e mille fcogli 420 

Rifpondeano al latrar de' veltri fuoi . 
Era foavità di giovinezza 
L' amabile fuo volto , era il fuo braccio 
Morte d' Eroi . De' fuoi penfier 1' obbietto 
Uno era, e bello , la gentil Galvina , 425 
La figlia di Colonco * : ella fembrava 

F 2 Sol 

«Guerriero Scozzefe . Non Fingal . * 
bi fogna confonderlo con un h Conloch . 
altro Coniai ? padre di. 



( LXX X I V ) 

Sol tra le donne , e lifcia ala di corvo 

La Tua chioma vincea ; fagaci in caccia 

Erano i cani fuoi , fiichiava al vento 

La corda del fuo arco. I lor foavi 43 < 

Sguardi d' amor fi rifcontrar fovente ; 

Uno alla caccia era il lor corfo , e dolci 

Le lor fegrete parolette , e care. 

Ma per la bella fi ftruggea d'amore 

11 fier Gormante, il tenebrofo Duce 43 5 

D' Arven * nembofa , dì Cornai nemico . 

Egli tutt 1 or della donzella i palli 

Sollecito efplorava . Un dì che fianchi 

Tornavano da caccia , e avea la nebbia 

Tolti alla villa lor gli altri compagni, 440 

Si rifcontraro i due teneri amanti 

Alla grotta di Ronna * . ? 2 Ivi Comallo 

Facea fpeflb foggiorno , ivi del Duce 

Pendean diipofli i bellicofi arnefi : 

Cen- 

Contrada appartenente a V Offervaz. 32. dopo que- 

Morven . * ilo Canto. 

t Guerriero Scozzefe . Vedi 



t L X X X V ) 

Cerno feudi di cuojo, e cento elmetti 445 
Di rilbnante acciar . Qui dentro, ei diffe , 
Ripofati amor mio , ripofa o luce 
Dello fpeco di Renna : un cervo appare 
Su la vetta di Mora *, io là men volo , 
Ma torto tornerò . Cornai , rifpofe , 450 

Temo Gormante il mio nemico , egli ufa 
In querta grotta : io poferò fra Tarmi, 
Ma fa tofto amor mio. Volò l'Eroe 
Verfo il cervo di Mora . Allor la bella 
Volle far prova fconfigliatamente 455 

Dell' amor del fuo caro : il bianco lato 
Elia coperfe di guerriere fpoglie 
E della grotta ufcì * -, Cornai l' adocchia , 
Credela il ilio nemico; il cor gli balza, 
Ifcoloroffi , intenebroffi , incocca 460 

L' arco , vola lo flral , cade Galvina 

F 3 Nel 



• Monte della Scozia. Erane glii di quefto Poema . * 

un' altro di fimil nome in b Forfè per fargli una dolce 
Irlanda,di cui fi fa menzione forprefa ? o piuttofto per 
nel Canto I. e in altri Ino- un principio di gelofia? * 



(LXXXVi) 

Nel fangue fuo . Quei furibondo , anfante , 
Vola all'antro, e la chiama: alcun non s'ode « 
Muta è la rupe . O dolce amor rifpondi , 
Dove fé' tu ? Torna all' eftinto , e vede 465 
11 cor di quella palpitar nel fangue 33 
Dentro il fuo dardo. O mia Galvina, oh vifta ! 
Or fé' tu quella ? e le cadeo fui petto . 34- 
Vennero i cacciatori , e ritrovaro 

La fventurata coppia ». Il duce ancora 470 

Errò fui colle, ma folinghi e muti 

Erano i palli fuoi preflb 1' ofcura. 

Magion dell' amor fuo .. Scefer le navi 

Dell' Oceano , egli pugnò , fuggirò 

Dal fuo brando i ftranier , cercò la morte, 475 

Ma chi dar la poteagli? a terra irato 

Scagliò lo feudo, una volante freccia 

Rifcontrò alfine il mafehio petto . Ei dorme 

Con P amata Galvina in riva al mare , 

E fendendo il nocchier le Nordiche onde 480 

Scorge le verdi tombe, e ne fofpira. 

OS. 



(LXXXVII ) 

OSSERVAZIONI 

AL CANTO IL 

r. 1 ' Immagine della fcena del ripofo di Connai' 
I ^ deve eflfer familiare a quelli , che furono nel- 
le Terre alte di Scozia . Il Poeta colloca V 
Eroe in diftanza dall' armata , perchè la folitudine 
del luogo accrefca l'orrore alla detenzione dell' om- 
. bra di Crugal. * 

2. Dopo la precedente detenzione ,, queita domanda a 
dir vero fembra alquanto flrana . Viene alla mente 
la rifpoQa di colui ad uno che gli domandava per- 
chè piangere : Mirum quin cantem : conclemnatus 
firn. * 

3. Ottimamente il Poeta fcelfe fra tutti il perfonag- 
gio di Connal, per fargli comparire quefta vifione. 
Il fuo carattere fedato lo rendeva più atto a pre- 
darle fede ,.. ad infpirarla agli altri y e a dar au- 
torità al configlio dell'ombra. * 

4. Lo Crepitar dei torrenti, fecondo gli antichi Scozze- 
fi proveniva dagli fpiriti , che fi diguazzavano per 
entro le loro onde. Quefle immaginazioni, benché 
fembrino affai Arane ai tempi noltri , fono conve- 
nientifTime alla natura dello fpirito umano nello fla- 
to primitivo, e felvaggio. Vediamo, che i fanciul- 
li parlano alle cofe inanimate come aveffero fenfo; 
danno a tutti gli oggetti fìmili lo flefTo nome ; 
e credono che ogni romore ftraordinario proceda da 
qualche fantafma . Gli uomini nello flato primitivo 
erano i fanciulli del genere umano : perciò doveva- 
no aver idee, e fentimenti analoghi a quei de' fan- 
ciulli. Stimolati dalla curiofita, ed immerfi nell'igno- 

F 4 ranza 



( LXXXVIIt ) 

ranza non potevano che far fé rteflì regola, e «or- 
ma della natura . Quindi per ifpiegarne i fenomeni , 
non avevano altro mezzo , che o di trasformar in 
uomini tutti gli oggetti che li colpivano gagliarda- 
mente , e fpezialmente gli oggetti in moto ; o di 
fupporre che varj enti fimili all'uomo, e dotati del- 
le ftefle affezioni , popolaffero tutte le parti deli' 
univerfo ; e produceffero quelle meraviglie, ond' era- 
no colpiti. Così , fecondo il Vico , il Cielo diven- 
ne un vado corpo animato , e il tuono fu la fua 
voce. Così i Selvaggi dell'America credono che gli 
alberi piangano quando fudano , che parlino quando 
fifehiano . Così gli Scandinavi popolavano tutte le 
parti della natura di Dei fimiliflìmi ad uomini , e 
così finalmente gli Scozzefi le riempierono d' ombre , 
e di fpiriti . L' immaginazione fu la prima filofofia 
delle nazioni . Quella è la vera origine delle favo- 
le, e quefta è la ragione per cui diflfe il Vico fen- 
fatamente, che gli uomini nello (lato felvaggio na- 
feon Poeti . Vedi Prìnc. di fetenza nuova. Fonten. 
Oi'ig. delle Favole. * 

. Come riluce quefto tratto di fpirito , in mez7ó alle 
tenebre di quelle fuperftizioni ! Lo fpirito può tro- 
varfi unito all'ignoranza, come la dottrina alla ftu- 
pidita. !l fentimento di Cucullino fa onore alla fve- 
gliatezza del Poeta , e moftra che la fua mente era 
anche in quefto fuperiore al fuo fecolo . Ciò puì» 
fervir di prova a quanto ho propofto nelF ofierva- 
zione alla differtazion del Traduttore Inglefe fopra 
la religione di Offian . Del retto le parti di quefto 
dialogo fono egregiamente dihVibuite, e convengono 
perfettamente ai caratteri. Connal teme: il timore 
è padre dei fantafmi, e difpone alla credulità. Cu- 
cullino non fente che il fuo Eroifmo , ed è paffio- 

natif- 



( LXXXIX ) 

natiflìmo per la gloria. Quello carattere non s' ac- 
corda molto con la fuperltizione . * 
6. Dall' elpreiìione di Connal che le (Ielle trafpariva- 
no fofcbe per la forma di Crugal , e dalla rifpofta di 
Cucullino , fi pub inferire che ambedue credevano 
che 1' anima folle materiale , e qualche cofa limile 
all' uiaxov dei Greci . 

7. Quella rifpofta è limile a quella di Ettore a Poli- 
damante nel 12. dell'Iliade v. 237. * 

8. Non è proprio che dei gran maeitri il far fentir del- 
ia differenza nei caratteri limili. Sembra che l'Eroifm© 
di Cucullino fi a fpinto al più alto fegno : pure Of- 
fìan fenza pregiudicare a quello Eroe , trova il mo- 
do di farci concepir nel luo Fingal qualche cofa 
ancor di più grande . Cucullino non può rifolverfi 
a fuggire: ma perchè? perchè ha vergogna di Fingal. 
Sembra che quelli fia 1' idea archetipa della perfe- 
zione Eroica . Cucullino riguardo ad elfo ha quella 
inferiorità, che ha un particolare rifpetto al fuo uni- 
verfale , una perfetta copia rifpetto al fuo modello. * 

9. Dobbiamo effer obbligati a cotelfa nebbia che tra 
poco fquarciandofi opportunamente forprendera F al- 
terigia di Svaran. * 

1 0. Memphis in folitudinem exit ") ~ • * 

v ■ -d 1 1 in Geremia . 

Lrtt Jaabylon in tumulos ) 

il aut ad terram gurgite ab alto 

Quatti midtje glomerantur aves ubi frigidus annus 
Trans pontum fugat, & terris immitit aprìcis . 
Virg. 1. 6. v. 310. * 
12. Quella fingolar rifpolla, benché efpreflfa con parole, 
ha 1: aria di quei geroglifici , che furono il primo 
linguaggio delle nazioni, di cui è figlio il linguag- 
gio fimbolico de' Poeti . Le parole precife dell' Ori- 
ginale fon quelle : Io gli do ti fofeo- azzurro rotear 



(X C) 

MI' Oceano , oppur le tombe del fuo popolo in Erma , 
Io ho premerò quelle parole egli ni offre la pace , 
affine che la rifpoQa fpiceaffe più vivamente ; ed ho 
levati gli aggiunti per renderla più vibrata , e pia 
energica. * 

13. L' inviato ha ben prefo il carattere orgogliofo del 
fuo Sovrano. * 

14. Dummodo pugnando fuperem^ tu vince loquendo . Ovid„ 
Non fi farà certamente ad Offian il rimprovero che 
Omero fa a fé fteffo , che i fuoi Eroi garrifcono , e 
fi fvillaneggiano come femminelle ; nel che certa- 
mente egli fi fa giuftizia , ed ha più buona fede de* 
fuoi difenfori. Le rifpofte degli Eroi di Offian fono 
brevi , gravide di fenfo, e piene di dignità. * 

15. L' azione d' un Poema è tanto più nobile , ed in- 
terefiante quanto meno ella fi riferifce all' interefle 
perfonale dell' Eroe . Abbiamo pochi Poemi Epici jr 
una tal nobiltà . Enea vuol fondare un' impero ne- 
gli (iati altrui , con dritti molto equivoci . Achille 
non penfa che a foddisfar ciecamente una privata 
vendetta. 11 Poema di Offian anche in quefta parte 
è uno dei più perfetti . Cucullino efpone la vita per 
il fuo pupillo, Fingal per l'alleato, e per l'amico. * 

io. La condotta reciproca di quelli due Eroi ha qual- 
che cofa d' ammirabile . Connai configlia coftante- 
mente la pace. Cucullino vuol fempre guerra. Con- 
tuttocio quelli è fempre pieno di rifpetto, e di fi- 
ducia nell' amico, e quegli lenza mai fmentire i fuoi 
fentimenti lo affitte con fedeltà, e con zelo. Quella 
è una vera fcuola di politezza, e di virtù. Qual de- 
licatezza di fpirito non dovea effer quella di Of- 
fian , per offervare in un fecolo barbaro quefti efat- 
ti, e gentili riguardi, che fernbrano il frutto della 
più colta, e più raffinata focietà? * 

17. Quan- 



(XCI) 

ij* Quanto è mai nobile quella indegnazione.' E come 
crefce per gradi proporzionatamente ! Comincia da 
un dolce , e rifpettolo rimprovero a Connal , s' ac- 
cende al confronto della morte minacciata dall'om- 
bra, e del difonore, e termina con una elortazione 
ai foldati piena di fuoco, e di forza. * 

*8. Abbiam già veduto di fopra, che i Cantori accom- 
pagnavano gli Eroi nelle battaglie. Il loro facro ca^ 
rattere li rendeva ficuri, e rifpettabili agli li e f fi ne- 
mici . Però elfi potevano cantar tranquillamente in 
mezzo al fragor dell' armi , fenza tema d' alcun pe- 
ricolo. * 

19. Xxpìruv xct7rvpòv góixx . Teocrito. 

so. "Virgilio ci lafcia lettori, Omero ci fa fpettatori,, „ 
dice il Pope. Quello rifìeffo può applicarfi con più 
ragione ad Offian. Omero racconta , e particolareggia. 
Olfìan è prefente all' azione , e ne rifente tutti gli 
affetti . I var; slanci del fuo cuore efpreflì nel fuo 
fìile patetico rimbalzano fopra il noiìro . La narra- 
zione di Omero è troppo dittefa per poterci fare il- 
lufione . In Omero fi afcolta , in Olfian fi fente. * 

ai. Si farebbe creduto che quello canto doverle fviarci 
dalla battaglia , ed ora ci troviamo in mezzo di ef- 
fa condotti dolcemente dal Poeta per una ftrada in- 
fenfìbile , e naturale. * 

22. Medììfque in millibus ardete 

23. Ko tiJ.wa.TO y.a.'KY.iov tisrv»*;. Omero . 
Olii dura quies oculos & ferrcus urgct 
Somnus . Virg. * 

24 afjLtyt «Te yjuTcu 

Kvuvteu Tri\vavTO. xapn £ar/rzv tv %o-ns\oi 

K.hto , irapot; yxptìv .. t'utì Si £tv$ &wpuemvfft 

ùk(ù%VJ à:tv.ta<ra£rcu tZ tv '/Tarpiti ycu-,) . 

Omer. 11. 22. v. 401. * 

25. La- 



(XCII) 

45. La fteffa comparazione usò Omero nel 5; deli* X* 
•Jiacle v. 87. parlando delle prodezze di Diomede «. 
Chi vorrà confrontarle , troverà quetta di Oflìan piìt 
breve, e più energica* * 
16. Il Traduttore Inglefe cita qui un luogo di Virgilio 
nel 12. dell' Eneide v. 701. 

Quantus Athos , aut quantus Eryx , aut ipfe cotufeis 
Clini jremit dicibus , quantus, gauàetque nivali 
Vertice fé attollcns pater Apenninus ad auras . 
Ma non mi fembra che qutfti due luoghi abbiano 
piena raffomiglianza. Oilian intende di rapprefentare 
la refittenza di Cucullino , e lo fchermo eh' ei pre- 
ita a' iuoi . Virgilio non rapprefenta, che il rimbom- 
bo dell' armi , e la grandezza d' Enea . Perciò la 
comparazione di Oifian è perfettamente appropriata 
al fuo oggetto ^ laddove l'immagine di Virgilio fem- 
bra ecceffiva, e poco confacente al fuo perfonaggio. 
Sì fatte comparazioni non fi adattano bene , fé non 
fé ad uomini feroci , e d'una ftatura gigantefea. * 

27. Non è da tutti il produrre fulla Scena il fuo Eroe 
a tempo . Se Fingal fofTe giunto prima, il fuo arri- 
vo non avrebbe fatta un' impresone così gagliarda * 
Lo Itile tronco , ed etultante del nunzio moftra 1' 
importanza della fua venuta. Pure Fingal non è an- 
cor giunto, ma folo annuniiato . Il Poeta lo ri fé r- 
ba per un colpo di maggior efficacia. * 

28. Il rimproverarfi le colpe involontarie è l'ultima de- 
licatezza della virtù, * 

29. Quetta iltoria è d'un genere diverfo dall' altre, ed in- 
tereifa in un modo particolare .' Ella prefenta un' ec- 
cellente contraito fra l'amore, e l'amicizia. Il carat- 
tere di Ferda è veramente Tragico . Egli è vivtuo- 
fo, ma debole, e refta vittima della fua debolezza. 
Il Lettore lo condanna , e lo compiange . Abbiamo 

pochi 



( X C I I I ) 

pochi efempj di quefti ritratti nei Poeti primitivi 
delle nazioni . Le paffioni dei Selvaggi creicene» fen- 
za treno , e corrono luridamente alla loro meta ; 
non conoscendo, o calpelìando i riguardi. Ma i Tra- 
gici Greci viveano in un fecolo molto lontano da 
quella rozzezza . Però non iftava che in loro di pre- 
Tentarci più fptffo di quelli delicati contralti tra la 
pafiìone , e la virtù , per i quali le tragedie moder- 
ne avanzano di tanto le antiche . Ciò farebbe llato 
ben più intereffante, ed iltruttivo ; ed avrebbe mo- 
ilrato ad un tempo la delicatezza dello (pirito del 
Poeta , e la maestria del lavoro , la quale non Spic- 
ca poi tanto nei caratteri ellremi . * 

30. In Deugala è rapprefentato viviiTìmamente il mo- 
dello d' una donna fuperba , imperiofa , ed artificio- 
fa , che fi abufa della debolezza del fuo amante, e 
Jo conduce ad un delitto per un fuo vano punti- 
glio . Quella parte è maneggiata con un' eccellenza 
che forprende . Offcrvifi il tuono brufeo , e tronco 
con cui parla allo Spofo . La precifione , l' imperio- 
fità coir amante . M' offefe j fi uccida . E' amico . E 
che perciò ? Io lo voglio . Poi fi viene alla malìa 
delle lagrime . Pej ultimo fi punge V amante nella 
parte più delicata per un' Evoe , cioè nell onore . 
Quante Deugale pronte a rovinar gli amanti per una 
fpilla , non che per un toro ! Giovani Ferda fpec- 
chiatevi. * 

51. Da quelle parole fembra che poffa ricavarli, 1. che 
nei matrimonj degli Scozzefi erano in ulo le doti. 
2. che era frequente il divorzio . 3. che potea do- 
mandarlo ugualmente la donna che 1' uomo. 4. che 
ballava a quello la femplice volontà. * 

32. La morte infelice di quello Ronnan è il fogger- 
to del 9. Frammento di Poelia antica pubblicato P 

anno 



( X C I V ) 

anno feorfo . Ma quefto non è di Offun , benché 
fìa fcritto nella Tua maniera , e porti i veri con- 
traffegni dell' antichità -. Le concife efpreffioni dì 
Oi'Iìan vi fono imitate : ma i penfieri fono troppo 
digiuni, e melchini per poter effer' opera di quel Poe- 
ta . Molti Poemi pattano lotto il luo nome, che fu- 
rono evidentemente comporti dopo il fuo tempo . 
Ve ne (ono in gran numero nell' Irlanda, ed alcuni 
giù n fero alle mani del Traduttore. Sono triviali, e 
baffi all' ultimo fegno, e gonfianfi con un fublime 
ridicolo , o s' abballano al più infimo grado dello 
itile prolaico. 

33 Jopu <T 'tv xpacT/ji ivi7T))y& 

H'fx ol affTTcup-icrx (q àpla^ov 7ri\t{/.i$iv 
Èyytog. Om. Il 13. v. 442. * 

34. Neil' eftremo delle paflìoni il Poeta non mette per 
lo più che due, o tre parole in bocca de' fuoi per- 
fonaggi ; e molte volte egli efprime Y affetto con un 
fìlenzio più eloquente d' ogni difeorfo . Quello è il 
velo di Timante fui volto d' Agamennone nel fa* 
orifizio d' Ifigenia. 

Cura leves loquuntur , ingentes ftupent . * 



* * K * 
* * * 



CAN- 



( X C V ) 

CANTO III. 

* * * 

ARGOMENTO. 

CUculliiio , ejfcndofi molto compiaciuto della 
Storia di Carilo , infijle perchè canti più a 
lungo . 1/ Bardo riferifce le azioni di Fingal in 
JLoclin y e la morte di Jlganadeca , la bella forella di 
S varano . Non ha sì tojìo fi;nto , che Calmar figli- 
nolo di Mata , che lo aveva prima configliato a dar 
la battaglia , 'arriva ferito dal campo , ed e/pone lo* 
ro il difegno di Svarano di Sorprender il rimanente 
deW efercito Irlandefe . Propone di rejijlere egli foto 
a tutte le forre del nemico in uri! anguflo pajfag- 
gio , finche V armata Irlandefe pojfa ritirar/i in buon'' 
ordine . Cucullino ammirando la coraggiofa propofì- 
rjone di Calmar , rifolve d' accompagnarlo , e co- 
manda a Cardo di feortar altrove que ì pochi Irlan- 
defi che rimanevano . Venuta la mattina Calmar 
muore dalle fue ferite ,' e comparendo i navigli de 1 

Ca- 



( X C V I ) 

Caledonj , Svarano tralafcia a" infeguire gP blande* 
fi , e toma addietro per opporfi allo sbarco di Fin- 
gal . Ctictdlmo , vergognando]} di comparire innanzi a- 
Fmgal dopo la fua /confìtta , fi ritira nella grot- 
ta di Tura . Fingal attacca la Z} i jf a col nemico j 
e lo mette in fuga . Ma la notte che f opra v viene ,' 
fa che la vittoria non fia compiuta . Il Re , che 
aveva ojfervato il valore e 7 coraggio d' Ofcar fuo 
nipote , gli dà alcuni ammaeflramenti per ben con- 
durfì in pace , ed in guerra . Gli raccomanda di te* 
ner fempre dinanzi agli occhi /' efempio de' fuoi mag- 
giori , come il miglior modello per la fua condotta > 
il che dà luogo all' Epifodio di Fainafollis figlia 
del Re di Craca , cui Fingal aveva prefo a pro- 
teggere nella fua gioventù . Fillano , ed Ofcar fono 
inviati ad ojfervar , durante la notte , i movimen- 
ti dei nemici . Gaulo , figliuolo di Morni domanda 
il comando dell' armata nella feguente battaglia , e 
Fingal glielo accorda . Il Canto de' Bardi mette fin 
ne al terreo giorno . 

CAN« 



( X C V I I ) 

CANTO III. 



|3 Oavi note , dilettofe iftorie , 
Raddolcitici de' leggiadri cori ! 
Soggiunfe Cucullin . Tal moke il colle 
Rugiada del mattiti placida e frefea , 
Quando il fogguarda temperato il Sole, 5 

E la faccia del lago è pura e piana. 
Segui , Carilo , fegui : ancor fatollo 
Non è '1 mio cor. La bella voce feioglì, 
Dinne il canto di Tura , il canto eletto 
Che foleafi cantar nelle mìe fale , io 

Quando Fingallo il gran Signor dei brandi 
V'era prefente , e s'allegrava udendo 
O le fue proprie, o le paterne imprefe. 

Fingallo , uom di battaglia ( in cotal guifa z 
G Ca* 

e Continua la feconda notte . go deferitto nel Canto pre« 
Cucullino , Connal , e Ca« cedente . 
rilo fono tuttavia nel Iko- 



(XCVIII) 

'Carilo incominciò ) prevenne gli anni 1 5 

La gloria tua. Nel tuo furor confunta 
Redo Loclin , che la tua frefca guancia 
Gara avea di beltà con le donzelle. 
Effe amorofamente alla fiorita 
Vezzofa faccia forridean , ma morte 20 

Stava nella fua deftra . Avea la poffa 
Della corsia del Lora ; i fuoi feguaci 
Fremeangli addietro come mille rivi . 2 
Efiì il Re di Loclin , P altero Starno * 
Prefero in guerra , e '1 riconduffer poi 25 
Alle fue navi : ma d' orgoglio e d' ira 
Rigonfioffegli il core , e nel fuo fpirto 
Piantoffi ofcura del garzon la morte . * 
Perchè non altri che Fingallo avea 
Vinta di Starno 1' indomabil poflfa . 30 

Stava in Loclin coftui dentro la fala 

Delle 

e Starno era padre di Svaran , mi intorno quefti tempi . 

e di Ar^nadeca. L'atro- ^Nell'Originale : E fé gli 
ce caractere di cofhii vien ofeurò fieli' alma la morte 

deferitto anche in altri Po?- del giovinetto . * 



( X C 1 X ) 

Beile fue conche , e a fé chiamò dinanzi 
Il canuto Snivan , ì Snivan che fpeflb 
Cantava intorno al circolo di Loda , * 
Quando la pugna nel campo dei forti 3 5 

Volgeafi , e a' canti fuoi porgeva afcolto 
La Pietra del Poter. Snivan canuto, 
Va , diflfe Starno , alle dal mar cerchiate 
Arvenie rocce, ed al poffente, e bello 
Re del deferto * tu dirai, ch'io gli offro 40 
La figlia mia , la più gentil donzella 
Ch' alzi petto di neve ; effa ha le braccia 
Candide al par della marina fpuma , 
Dolce, e nobile il cor. Venga Fingallo, 
Venga co' fuoi più forti alla vezzofa 45 

Vergine figlia di fegreta ftanza . 

^ G 2 Alle 

4 Quefto patto allude certa- fopra di cui era colloca- 
mente alla religione di to . La Pietra del Poure e 
Loclin . Il circolo di Loda l'immagine del Dio Oditi , 
dovrebbe etfere quel dop- o di qualche altra di vini- 
pio recinto di pietre , con tà della Scandinavia . Ve- 
cui gli Scandinavi , come di il Poema di Carric-tu- 
rapporta il Sig. Mallet, ra . Voi. 2. 
circondavano 1' altare del b Fingal . 
Joro idolo , e la collina 



(C) 

Alle colline d' Albion ventofe 

Venne Snivano , e '1 ben chiomato Eroe 
Seco n' andò : dinanzi a lui volava 
L' infiammato fuo cor, mentr' ei l'azzurre 50» 
Nordiche onde fendea . Ben venga a noi , 
Starno gridò, ben venga il valorofo 
Re di Morven fcofcefa , e voi ben giunti 
Siate pur Tuoi guerrieri , illuftri figli 
Dell' ifola folinga : in fefte e canti 5 <j 

Vi ftarete tre giorni , e 4 tre le belve 
Seguirete alla caccia , affin che pofla 
Giunger la voftra fama alla donzella 
Della fegreta ftanza abitatrice . 
Sì fintamente favellò V altero S& 

Re della neve * , e meditava intanto 
Di trarli a morte . Nella fala ei fparfe 
La fefta delle conche : avca lbfpetto 
Fingal di frode , ed avvedutamente 



> Starno è qui poeticamente la gran quantità che ne 
chiamato Re della neve dal- cade ne' ftioi dominj . 



(CI) 

U* arme ritenne: fi fguardar l'un l'altro 65 
Pallidi in volto i figli della morte , * 
E taciti fvanir. S' alzan le voci 
Della vivace gioja : arpe tremanti 
Mandar* dolce armonia ; cantano i vati 
Scontri di pugna, o tenerelli petti 70 

Palpitanti d' amor. Stava tra quelli 
Il cantor di Fingallo , Ullin * , la dolce 
Voce di Cona . Ei celebrò la bella 
Vergine della neve , e '1 nato al carro 
Signor di Selma : la donzella intefe 7 5 

L' amabil canto, e abbandonò la ftanza 
Segreto teftimon de' fuoi fofpiri . * 
Ufcì di tutta fua bellezza adorna 
Quali Luna da nube in Oriente* 

G 3 Le 

Cioè i ficarj apportati da b Quefto è il primo dei can- 
Svarano per uccider Fin- •cori di Fingal , ed il fuo 
gal . In altro fenfo Da- araldo nelle battaglie. Ne 
vidde è chiamato da Sau- vien fatta fpelfo onore voi 
le filiur mortis , nel Lib. i. menzione in quefte Poe- 
dei Re e. 20. vale a dire fie . 

perfona deftinata alla mor- e Neil' Originale : Lafciò la 

te . * [ala del fuo [egreto fofpìro . * 



(GII) 

Le leggiadrie cingevanla , e le grazie 80 

Come fafcia di luce: i paflì fuoi 
Movean foavi ,, mifurati , e lenti 
Come armoniche note S . Il garzon vide, 
"Vidclo, e n' arfe 6 . O benedetto raggio, 
DiflTe tra fé : già del fuo core egli era 8 5 

Il nafcente fofpiro , e a lui di furto 
Spetto volgeafi. il defiofo fguardo*. 

Tutto raggiante il terzo dì rifulfe 
Sul bofco delle belve. Ufcl Fingallo 
Signor del feudi, e '1 tenebrofo Starno „ 90 
Del giovin prode roffeggiò la lancia 
Nel fangue di Gormallo * .. Era già '1 Sole 
A mezzo il corfo fuo, quando la bella 
Figlia di Starno al bel Fingal fen venne 
Con amorofa voce , e coi begli occhi 9 5 

In lagrime girantifi e tremanti : 
E sì parlò : Fingallo ah non fidarti 
Del cor di Starno; egli nel bofco agguati 

Po- 

e Cicè , nel fangue delle fiere del monte Gurmal . * 



C C I I I ) 
Fofe contro di te, guardati o caro 
Dal bofeo della morte: ad avvifarti ioc. 

Spronami amor: tu generofo Eroe 
Rammenta Aganadeca , e mi difendi 
Dallo fdegno del padre . Il giovinetto 
L.' udì tranquillo, ed avvioflì al bofeo 
Spregiantemente : i fuoi guerrier poflfenti i o 5 
Stavangli a fianco e Di fua man cadéro 
I figli della morte , e a' loro gridi 
Gormallo rimbombò . Rimpetto ali* alta 
Reggia di Starno fi raccolfer tutti 
Gli fianchi cacciatori . Il Re fi flava no 

Torbido , in fé romito ; avea fui ciglio 
Funefla nube, atro vapor negli occhi. 7 
Olà , gridò P altero , al mio cofpetto 
Guidifi Aganadeca : ella ne venga 8 
Al Re di Selma , al fuo leggiadro fpofo . x 1 5 
Già del fangue de' miei tinta è la deflra 
Del fuo diletto : inefficaci e vane 
Non fur fue voci: del fedel metraggio 

G 4 E* 



( C I V ) 

E giufto il guiderdon. Venne la bella 
Sciolta il crin , molle il ciglio : il bianco petto i z o 
Le fi gonfiava all' aura de' fofpiri , 
Come fpuma del Luba . Il fero padre 
L' afferrò , la trafiffe . Ella cadeo 
Come di neve candidetta falda, 
Che dalle rupi fdrucciolar del Rona 125 

Talor fi feorge , quando il bofeo taqe , 
E baffo per la valle il fuon li fperde . 
Giunfe Fingal , vide la bella , il guardo 
Vibrò fopra i fuoi duci ', e i duci fuoi 
L'arme impugnaro : fanguinofa e negra 130 
Pugna mugghiò , Loclin fu fperfa , o fpenta . 9 
Pallida allor nella fpalmata nave 
La vergine ei racchiufe ; in Arven poi 
Le alzò la tomba \ or freme il mar d' intorno 
All' ofeura magion d' Aganadeca . 135 

Be- 

c Neil' Originale non vi fo- fembraffe che Fingal forte 

no che quefte parole : Adoc- già prefente a quella Tra- 

cbiò allora Fingal i valorofì gedia , il che non può fup- 

fuoi Duci . Io ho premerti) porfi . * 
quefte altre 7 acciò non 



(C V) 

Benedetto il fuo fpìrto , e benedetta 
Sii tu , bocca del canto , allor riprefe 
Di Semo il figlio . Di Finga! fu forte 
Il braccio giovenil , forte è 1' antico* 
Cadrà Loclin fotto l'invitta fpada , 14© 

Cadrà di nuovo : efci da' nembi , o Luna , 
Moltra la bella faccia, e per 1' ofcura 
Onda notturna le fue vele afpergi 
Della ferena tua candida luce . 

30 E fé forfè lafsù fopra quel baffo 14 5 

Nebulofo vapor fofpefo alberghi 
O qual che tu ti fia fpirto del cielo 
Cavalcator di turbini e temperie , 
Tu proteggi 1' Eroe , tu le fue navi 
Dagli fcogli allontana, e tu lo guida 150 

Securo , e falvo ai defiofi amici . 

Sì parlò Cucullin , quando fui colle 
Salì di Mata il valorofo figlio 
Calmar ferito: egli venia dal campo 
Nel fangue fuo ; ne foftenea la lancia 155 

I va- 



C e v r ) 

I vacillanti paffì : ha fiacco il braccio , 
Ma indomabile il cor» Gradito a noi IX 
Giungi , diflfe Conal , gradito , o forte 
Figlio di Mata .. Ond' è eh* efee il fofpiro 
Dal petto di colui , che in mezzo all'arme i 60. 
Mai non temè ? Né temerà giammai, 
Sir dell' acuto acciar ^ Brillami 1' alma 
Entro i perigli e mi fefteggia il core . 
Son della fchiatta dell' acciaro, a cui 
Nome ignoto è '1 timor. Cormar fu '1 primo 165 
Della mia itirpe . Eran fuo fcherzo , e gioco 
Flutti , e tempefte : il fuo leggiero fchifo 
Saltellava full' onde, e già guizzando 
Su le penne dei venti . Un negro fpirto 
Turbò la notte . limar gonfiafi , i fcogli 170 
Rugghiano , i venti vorticoll a cerchio 
Strafcinano le nubi, ale di lampi 
Volan focofe. Egli fmarriffi, a terra 
Ei ricovrò , ma s' arrofsì ben tofto 
Del fuo timore: in mezzo al mar di nuovo 175 

Sca- 



e C V I 1 ) 

Scagliati , il figlio a rintracciar del vento .. 
Tre giovinetti del fuo legno han cura , 
E ne reggono il corfo. Egli fi flava 
Col brando ignudo : ecco paffar 1* ofeuro 
Vapor fofpefo; ei 1' afferrò pel crine 180 
Rapido , e con 1' acciaro il tenebrofo 
Petto gli ricercò 12 > : I' aereo figlio 
Fuggi ftridendo, e comparir le Hdlc .. ' 
Tal fu P ardir de' miei: Calmar fomiglia 
Ai padri fuoi : dall' innalzata fpada 185 

Fugge il periglio ; uom e' ha fermezza, ha.forte * * $ 
Ma voi progenie delle verdi valli 
Dalla del Lena fanguinofa piaggia 
Scodatevi, adunate i trilli avanzi 
Dei noftri amici, e di Fingali© al brando 190 
Ad unirvi correte . Il fuono intefi. 
Dell' otte di Loclin che a noi s r avanza» 
Partite amici, refterà Calmarre , 
Calmar combatterà: bench' io fia folo 
Tal darò fuon s come fé mille e mille 195 

Fof- 



< C V I I 1 ) 

Foflfermi a tergo. Or tu, figlio di Semo ,* 
Rammentati Calmar , rammenta ii freddo 
Corpo giacente *4. Poi eh' avrà Fìngallo 
Guafto il campo nemico X S, appo una pietra 
Di memoria npommi , onde il mio nome 200 
Paffi ai tempi futuri , e fi rallegri 
La madre di Calmar curva fui faflb 
Della mia fama. Ah no, figlio di Mata, 
Rifpofe Cucullin , non vo' lafciarti , 
Io farò teco : ove più grande e certo 205 

Rifchio s' affaccia , ivi più '1 cor di gioja 
M' efulta , e ferve , e mi s' addoppia in petto . 
»6 Forte Conallo , e tu Carilo antico 
Voi d' Inisfela i dolorofi figli 
Scorgete altrove , e quando al fin fia giunto 2 1 o 
L' afpro conflitto , rintracciate i noftri 
Pallidi corpi : in quello angufto paffo 
Pretto di quella pianta ambedue fermi 
Staremci ad affrontar 1' atro torrente 
Della pugna di mille . O tu , va , corri 2 1 5 

Fi- 



(C IX) 

Figlio di Fiti , ale di vento impenna . 
Vanne a Fingal , digli eh' Erina è baffo , 
Fa che s' affretti . Oh venga tofto a noi 
Qual vivo Sole , e le tempefte noftre 
Sgombri coi raggi, e raflereni il colle. 220 
Grigio in Cromia è '1 mattin , forgono i figli 
Dell' Oceano : ufcì Calmar fumante 
Di bellicofo ardor , ma pallida era 
La faccia fua , chinavafi full' afta 
De' padri fuoi , fopra tjtielP afta ifteflfa , 225 
Che dalle fale egli portò di Lara, 
E ftava mefta a rifguardar la madre . 
*7 Ma or languido, efangue a poco a poco 
Manca , e cade V Eroe , qual lentamente 
Cade fui Cona sbarbicata pianta. 230 

Solo rimane Cucullin qual rupe 
Neil' arenofa valle: l8 il mar coi flutti 
Vienfene , e mugge fu i petrofi fianchi j 
Stridono i maffi , e la feofeefa fronte 
Spruzza, e ricopre la canuta fpuma . 235 

Ma 



( C X ) 

Ma già fuor fuor per la marina nebbia 
Veggonfi a comparir le di Fingallo 
Bianco - velate navi , e maeftofo 
S' avanza il bofeo dell' eccelfe antenne » 
*pSvaran 1' adocchia, e di combatter certa 240 
D' Inisfela 1' Eroe . Qual per le cento 
Ifole d' Iniftor sbattei! , e ferve 
Gonfia marea, sì fmifurata e valla 
La poflfa di Loclin volfefi incontro 
All'alto Re dei folitarj colli. -245 

Ma lento a capo chin , mefto , piangente » 
La lunga lancia traendofi dietro , 
Cucullin ritiroffi , e • fi nafeofe 
Dentro il bofeo di Cromia, e amaramente 
Pianfe gli eftinti amici. Egli temea 25C 

L' afpetto di Fingal che tante volte 
Seco già s' allegrò , quand' ei tornava 
Dal campo della fama . Oh quanti , oh quanti 
Giaccion colà de' miei poffenti Eroi , 
Softegni d' Inisfela.' elfi che un tempo 25$ 

Fé- 



(CXI) 

Feftofi s' accogliean nelle mie fale 

Delle mie conche al fuon . Non più fui prato 

Le Jor' orme vedrò, non più fui monte 

Udrò V ufata voce . Or là proftefì 

Pallidi, muti, in fanguinofi Ietti zòo 

Giacciono i fidi amici . O cari fpirtì 

Dei dianzi eftinti , a Cucullin venite ; 

Con lui vi ftate a favellar fui vento 

Quando 1' albero piegafi , e bisbiglia 

Su la grotta di Tura: ivi folingó 26$ 

Giacerò fconofciuto; alcun cantore 

Non membrerà '1 mio nome , alcuna pietra 

A me non s' ergerà . Bragela addio : 

Già più non fon, già la mia fama è fpenta , 

Piangimi cogli eftinti, addio Bragela. 270 

Sì parlò fofpirando , e fi nafcofe 

Ove la felva è più felvaggia , e cupa . 

Ma d' altra parte maeftofamente 2 ° 
Paffa Fingal nella fua nave > e (tende 
La luminofa lancia: orrido intorno 275 

Fol- 



( C X I I ) 

Folgoreggia 1' acciar , qual verdeggiante 
Vapor di morte che talor fi pofa 
Su i campi di Malmor : feura è nel cielo 
La larga Luna , il peregrin foletto . 
Terminato è '1 conflitto-, io veggo il fangue 280' 
De' noftri amici , il Re gridò , le quercie 
Gemon di Cromia , e fiede orror fui Lena . 
Colà cadéro i cacciatori ; il figlio 
Di Semo non è più . Rino , Fillano 
Diletti figli, or via, fuonate il corno 285 
Della battaglia di Fingal , falite 
Quel colle Àn fu la (piaggia , e dalla tomba 
Del buon Landergo * il fier nemico in campo 
Sfidate alla tenzon . La voftra voce 
Quella del padre nel tonar pareggi, 290 

Allor che nella pugna entra fpirante 
Baldanza di valor : qui fermo attendo 
Quello poflfente uom tenebrofo , attendo 
Con pie fermo Svarano. E venga ei pure 

Con 
„ Guerriero Irlandefe di cui fi ha la ftoria nel Canto $• 



( C X I I I ) 

Con tutti i fuoi ; che non conofeon tema 295 
Gli amici degli eftinti . Il gentil Rino * 
Volò qual lampo ; il bruii Fillano il fegue 
Pari ad ombra autunnal . Scorre fui Lena 
La voce loro : odori del mare i figli 
Il roco fuon del bellicofo corno 300 

Del corno di Fingallo , e piomban forti 
Grofli , mugghianti , qual rifluiTo ofeura 
Del fonante Ocean , quando ritorna 
Dal regno della neve : alla lor tefta 
Scorgefi il Re fuperbo , ha tetro afpetto 305 
D'ira avvampante, occhi rotanti in fiamma. 
Lo rimirò Fingallo, e rammentoflì * x 
D' Aganadeca fua , perchè Svarano 
Con giovenili lagrime avea pianto 22 
La gentil fuora dal bel fen di neve . 310 

Mandò Ullino dai canti, e alla fua fella 
Cortefemente V invitò , che dolce 

H Del 



a Rino era il minore dei fi- Fillano , Fergufto erano 
gli di Fingal . Ofìian , gli altri . 



( C X I V ) 

Del nobile Fingal ricorfe all' alma 
Del Tuo primiero amor la rimembranza. 
Venne 1' antico Ullin di Starno al figlio , 31$ 
E sì parlò : Tu che da lungi alberghi 
Cinto dall' onde tue , come uno fcoglio ; 
Vieni alla regia fetta , e '1 dì tranquillo 
Pafia, doman combatterem , domani 
Spezzeremo gli feudi . Oggi , rifpofe » 320 

Spezzina pur, ftarò domani in fefta , 
Domani sì, che fia Fingal fotterra . 
E ben fpezzinfi tolto , e poi fefteggi 
Doman fé può; con un forrifo amaro 
L' alto Fingal riprefe . Ofiìan tu fratti 325 
Da preflb al braccio mio , tu Gaulo inalza * 
Il terribile acciar , piega Fergufto 
L' incurvato tuo taflb , e tu Fillano 
La tua lancia palleggia ; alzate i feudi 
Qual tenebrofa Luna, e ciafeun' afta 330 

Sia 



«Gaulo era figlio di Mor- guerrieri di Fingal. 
ni , ed uno de' più gran 



{ C X V ) 

Sìa metèora mortai : me me feguite 
Per lo fentier della mia Fama , e fieno 
Le voftre deftre ad emularmi intefe. 
Cento nembi aggruppati > o cento irate 2 5 
Onde fui lido j o cento venti in bofeo» 33$ 
O cento in cento colli oppofti rivi 
Forfè con tale > ò con minor Fracaflb s 
Strage > furia -, terror s' ùrtan V un V altro 
Di quel ) con cui le poderofe armate 
Vannofi ad incontrar neìP èccheggiante 540 
Piaggia del Lena : fpargefi fu i monti 
Alto infinito gemito confufo 
Pari a notturno tuon , quando una nube 
Spezzato* in Cona , e mille ombre ad un tempo 
Mandan nel vuoto vento orrido ftrido* 345 
Spinfefi innanzi in la fua pofla invitta 
L' alto Finga! , terribile a mirarfi 
Come io fpirto di Tremmor * * qualora 
Vien fopra un nembo a contemplare i figli 
H 2 Del- 

è Bifavolo di Fincal . 



( C X V I ) 

Della poffanza fua , crollan le querce 350 

Al fuon delle fue penne, e innanzi ad elfo 
S' atterrano le rupi *4 . Atra , fanguigna 
Era la man del padre mio rotando 
Il balenante acciar , ftruggeafi il campo 
Nel fuo corfo guerrier» Rino avanzoffi 355 
Qual colonna di fuoco . E feuro , e torvo 
Di Gaulo il ciglio, rapido Fergufto 
Corre con pie di vento, erra Fillano 
Come nebbia del colle . Io fteflb io fteflb 
Piombai qual maffo : alle paterne imprefe 360 
Mi sfavillava il cor : molte le morti 
Fur del mio braccio , né di grata luce 
Splendea la fpada di Loclin fui ciglio» 
Ah non avea così canuti i crini 2 S 
Oflìan allor, né in tenebre fepolti 365 

Eran queft' occhi , né tremante e fiacca 
L' antica man, né '1 pie debole al corfo. 
Chi del popol le morti, e chi le gefta 
Può ridir degli Eroi, quando Fingali© 

Nel, 



( C X V II ) 

Nella Tua àrdente ftruggimee fiamma 370 

Divorava Loclin 2Ó ? di colle in colle 
Gemiti fopra gemiti s' affollano 
Di morti , e di fpiranti , infin cne fcefe 
La notte , e tutto in tenebre ravvolfe . 2 7 
Smarriti, fpauriti , sbalorditi 375 

Come greggia di cervi 28 , allor fui Lena 
Strinferfi i figli di Loclin : ma noi 
Lietamente fedemmo in riva al vago 
Rufcel di Luba, ad afeokar le gaje 
Note dell' arpa. Il gran Fingal fedea 380 
Non lungi dai nemici , e dava orecchio 
Ai verfi dei cantor. S' udian nel canto 
Altamente fonar gli eccelfi nomi 
Di fua ftirpe immortale : ei fullo feudo 
Piegava il braccio, e ne bevea tranquillo 385 
La foave armonia . Sta vagli appretto 
Curvo fulla fua lancia , il giovinetto 
Il mio amabile Ofcarre *. Ei meraviglia 

H 3 Avea 

a Figlio di Oflian . 



( C X V I I I ) 

Avea del Re di Selma , e i fuoi gran fatti 
Scorrean per l'alma, e gli feoteano il core*, 390 

Figlio del lìgliuol mio, diflfe Fingallo *9 , 
Onor di gioventù , vidi la luce 
Del tuo brando , la vidi , e mi compiacqui 
Della progenie mia : fegui la fama 
De' padri tuoi, fegui l'avite imprefe . 395 

Sii quel eh' elfi già fur, quando vivea 
L' alto Tremmor primo tra 1 duci , e quando 

* Tratal padre d' Eroi 3° , Quei da prim' anni 
Pugnar da forti : or fon de' vati il canto » 
Valorofo garzon , curva i fuperbi , 400 

Ma rifparmia gì' imbelli ; una corrente 
Di molt' acque fii tu contro i nemici 
Del popol tuo i ma a chi foccorfo implora 
Sii dolce placidiffimo qual aura 
Che lufinga l'erbetta, e la folleva. 405 

Così viflfe Tremmor , Tratal fu tale 

Tal 



« L* Originale : e le fue imprefe gli fi gonfiavano neW anima 
b Avolo cU Fingal . 



( C X I X ) 

Tal' è Fingallo . Il braccio mio fu Tempre 

Schermo degl' infelici , e dietro al lampo 

Della mia fpada. elfi, pofar fecuri.. 

Ofcarre , io era giovinetto appunto 410 

Qual fé' tu ora, quando a me fen, venne 

Fainafilla, la vezzofa figlia 

Del Re di Craca. % vivida foave 

Luce d'amore: io ritornava allora 

Dalla piaggia di Cona , avea con. meco 415 

Pochi de 5 miei. Di bianche vele un legno 

Da lungi apparve, che movea full' onde 

Come nebbia fui nembo « Avvicinofli , 

La bella compari .. Salfa s feendea 

11 bianco petto a feofife di fofpiri , 420 

E le ftrifeiavan lagrimofe ftille 

La vermiglietta guancia. E qual mitezza 

Alberga in sì bel fen, placido io diffi s 

H 4 O 

a Che forte quefta Craca non dell' Ifole di Setland » Nei 

è facile a determinarne in fefto Canto havvi una fto- 

tanta diftanza di tempo . ria intorno la figlia del 

La più probabile opinione Re di Craca . 
fi è che quefta forte una 



( C X X ) 

O figlia di beltà? pofs' io, qual fono , 

Giovine ancor, farmi tuo fchermo e feudo 42 J 

Donna del mar? non ho invincibil brando, 

Ma cor che non vacilla. A te men volo, 

Sofpirando rifpofe , o Prence eccelfo 

Di valorofi , a te men volo , o Sire 

Delle conche ofpitali, alto foftegno 430 

Della debile deftra . Il Re di Craca 

Me vagheggiava qual vivace raggio 

Della fua ftirpe , ed eccheggiar fovente 

Le colline di Cromala s' udirò 

Ai fofpiri d' amor per 1' infelice 43$ 

Fainafilla . Il regnator di Sora * 

Bella mi vide , e n' arfe : ha fpada al fianco 

Qual folgore del ciel ; ma torvo ha '1 ciglio , 

E tempefte nel cor : da lui men fuggo 

Sopra il rotante mar: coftui m' infegue . 440 

Statti dietro al mio feudo, e pofa in pace 
Raggio amoroiò; fuggirà di Sora 

II 

* Paefe della Scandinavia . 



( C X X I ) 

Il fofeo Re , fé di Fingallo il braccio 
Raftbmiglia al fuo cor : potrei celarti 
In qualche cupa folitaria grotta. 445 

Ma non fugge Fingallo , ove tempefta 
D' afte minaccia ; egli l' affronta , e ride . 
Vidi la lagrimetta in fu le guancie 
Della beltà : m' intenerii . Ma tofto , 
Come da lungi formidabil onda, 4 5° 

Del tempeftofo Borbaro la nave 
Minaccioia apparì ; volano attorte 
Vele di neve alle fublimi antenne ; 
Fiedono i fianchi con le bianche fpume 
L' onde rotanti, mormora la pofla 45 5 

Dell' ocean . Lafcia il muggir del mare , 
Io dilli a lui , calpeftator dei flutti , 
E vienne alla mia fala , eifa è 1' albergo 
Degli ftranieri . Al fianco mio fi flava 
La donzelletta palpitante; ei V arco 460 

Scoccò , quella cadeo . Ben hai del paro 
Infallibile delira , e cor villano ; 

Diffi, 



( C X X I I ) 

Diflì, e pugnammo; fenza fangue, e leve 
Non fu la mortai zuffa : egli pur cadde , 
E noi ponemmo in due tombe di pietra 465 
L' infelice donzella , e '1 crudo amante . 

Tal fui negli anni giovenili : Ofcarre 3 r 
Tu la vecchiezza di Fingali© imita . 
Mai non andarne di battaglia in traccia, 
Né la sfuggir giammai quando a te viene . 32470 

Fillano , e Ofcarre dalla bruna chioma 
Figli del corfo, or via pronti volate 
Sopra la piaggia, ed oflervate i paffi 
Dei figli di Loclin ; fento da lungi 
Il trepido rumor della lor tema , 475' 

Simile a mar che bolle . Itene , ond' elfi 
Non poffano fottrarfi alla mia fpada 
Lungo 1' onde del Nord * ; fon baffi i duci 

Del- 

» Sud y Nord , Eft ^ e Oveft gante Yhier . Chi avrebbe 

nella Micologia dei Celti fofpettata tanta erudizione 

Danefì erano i nomi di in quefti termini barbari , 

quattro Nani che foftene- che non fono nel Vocabo» 

vano la volta del cielo for- lario ? * 
mata dal cranio del Gi- 



( C X X I I I ) 

Della ftirpe d' Erina , e molti Eroi 

Giaccion fui letto fquallido di morte. 480 

Volaro i due campion , come due nubi , 
Negri carri dell' ombre , aliar che vanno 
Gli aerei figli a fpaventar la terra. 

Fecefi innanzi allor Gaulo, il vivace iì 
Figlio di Morni , e fi piantò qual rupe. 485 
Splendea 1* afta alle ftelle ; alzò la voce 
Pari al fuon di più rivi » O generofo 
Delle conche Signor , figlio di guerra , 
Fa che 1 cantor con 1* arpa al fonno alletti 
D' Erina i fianchi figli . E tu Fingallo 490 
Lafcia per poco ornai pofar fui fianco 
La tua fpada di morte, e alle tue fchiere 
Permetti di pugnar : noi qui fenz' opra 
Stìamci ftruggendo inonorati e lenti , 

34, Poiché tu fol , tu fpezzator di feudi 495 

Sei folo , e fol fai tutto , e tutto fei , 
Quando il mattin fu i noftri colli albeggia 
Statti in difparte, e le prodezze oflerva 

De* 



C X X I V ) 

De* tuoi guerrieri. Di Loclin la prole 
Provi di Gaulo la tagliente fpada ; 50Q 

Onde me pur cantino i vati, e chiaro 
Voli il mio nome ancor: tal fu '1 coflume 
Della nobil tua ftirpe , e tale il tuo. 
Figlio di Morni , a lui Fingal rifpofe , 

Gioifco alla tua gloria. E ben combatti, 505 
Prode garzon , ma ti fìa Tempre a tergo 
La lancia mia , per arrecarti aita 
Quando fia d' uopo . O voi , la voce alzate , 
Figli del canto , e '1 placido ripofo 
Chiamatemi fui ciglio. Io giacerommi 510 
Tra i libili del vento: e fé qui preflfo 
Aganadeca amabile t' aggiri 
Tra i figli di tua terra , o fé t' affidi 
Sopra un membo ventofo in fra le folte 
Antenne di Loclin, vientene o bella , 35 515 
Rallegra i fonni miei , vieni e fa moftra 
Del tuo foave rilucente afpetto . 
Più d' una voce e più d' un' arpa fciolfe 

Ar- 



( C X X V ) 

Armoniofe note . Eflì cantaro 
Le gefta di Fingallo, e dell' eccelfa 520 

Stirpe di Selma , e nell' amabil canto 
Tratto tratto s' udia fonar con lode 
Dell' or così diverfo Oflìan il nome . 
Oflìan dolente! io già pugnai, già vinfl 

Spedo in battaglia : or lagrimofo , e cieco , 525 
Squallido, inconfolabile patteggio 
Coi piccioli mortali; ove Fingallo, 
O padre ove fé' tu? più non ti veggo 
Con V eccelfa tua ftirpe ; erran pafeendo 
Cervetti, e damme in fu la verde tomba 530» 
Del regnator di Selma. O benedetta 
L' anima tua , Re delle fpade , altero 
Efempio degli Eroi , luce di Cona . 



***** 
* * * * 



OS- 



( C X X V I ) 

OSSERVAZIONI 

AL CANTO III. 



1. f* Tudiciofamente * dice il Traduttore Inglefe * 
VT viene introdotta la ftoria d' Aganadeca, per- 
chè grand' ufo ne viert fatto nel reftante del 
Poema, e perchè in gran parte ne produce la cata- 
ftroie . Contuttociò parmi , che quello Epifodio 
avrebbe potuto inferìrfi molto più opportunamente 
fui fine del canto dopo la venuta di Fingal ; e che 
farebbe {tato meglio in bocca di. Ullino, che di Ca* , 
rilo. Ivi il progrefio dell' azione, e l'interefle di Fin* 
gal lo chiamava naturalmente, anzi lo rendea necef- 
fario: laddove qui non fembra che un' abbellimento 
fenza dilegno, e fenza confeguenza , e la fua fingo- 
lar bellezza, perchè non è precifamente a fuo luogo, 
non fa tutto l'effetto ch'ella potrebbe. * 
1. Quella maniera è frequente nella Poefia Ebraica .' 
Sonabunt fluBus eorum quaft aqua multm . Ger. e. 5L 
v. 55. fonabtt fuper eum ficut fonitus marìs » If. e. 5. 
V. 30. * 
3. Quello Snivano doveva eflere uno degli Scaldi Danefi , 
ordine fimiliflìmo a quello dei Bardi Scozzefi » Non 
farà difearo agli amatori della Poefia, che io ponga 
qui fotto uno fquarcio del Sig. Mailer 5 il quale fa 
vedere in qual venerazione fofle queft' arte appreffo 
le nazioni credute barbare , ed inlenfibili a quelle 
delizie di fpirito. „ La ftoria della Poefia non può 
„ citare alcun paefe , che le fia (lato più favorevole 
„ della Scandinavia , né alcun fecolo più gloricio . I 
„ monumenti fiorici del Nord fono pieni di teftimo- , 



(CXXVI1) 

„ nìanze d'onori refi loro dai popoli , e dai Re . I 
„ Re di Danimarca, Svezia, Norvegia andavano fem- 
„ pre accompagnati da uno più Scaldi . Araldo dà 
5 , bei capelli nei conviti dava loro il primo pofto tra 
„ gli unciali della corte. Molti principi e in guerra e 
„ in pace confidavano loro gli ufizj i più importanti . 
„ Non fi faceva alcuna fpediiione militare , fenza che 
„ vi foflfero prefenti . Aquino Conte di Norvegia ne 
„ conduce feco cinque in una famofa battaglia , ove 
„ ciafeheduno càntb un' inno per infiammar il corag- 
„ gio de' foldati . Le loro Poefie erano ricempenfate 
9 , coi più magnifici doni . Il rifpetto che fi avea per 
„ efli , giungeva a fegno di rimetter loro la pena di 
j, qualche delitto , a condizione che domandaflero la 
9 , loro grazia in verfi ; e^d efitte ancora 1' Ode , colla 
„ quale un celebre Poeta , chiamato Egil j fi rifeattò 
„ da un'omicidio. Finalmente i Principi, e i Re fi ap- 
„ plicavano feriamente a quefV arte , come Ronvaldo 
B , Conte delle Orcadi , Regner Lodbrog Re di Dani- 
„ marca, ed altri. Un Principe fpefle volte non efpo- 
„ nea la fua vita fé non per efTsr lodato dal fuo Scal- 
„ do, rimunerator del fno valore. Gli Scaldi cantavano 
„ pofeia i loro verfi nei conviti (blenni , e nelle gran- 
„ di alìemblee al Tuono del flauto e del liuto . j, Chi 
crederebbe che quella forte quella ileiTa nazione, che 
feppellì il buon gufto fotto le rovine dell'Italia? * 
4. Sembra che le nazioni antiche fianfi accordate nell' 
aver una particolar venerazione per il numero tre . 
Gli Scandinavi lo rifguardavano come un numero 
facro, e particolarmente grato agli Dei. Una fimi- 
le opinione doveano aver gli Scozzefi . Offian ne 
fa ufo non folo nelle cofe folenni , o di coftume , 
come in quefto luogo ; ma anche nelle più acciden- 
tali , e che non dipendono dalla elezione , in cui 

per 



( CXX Vili ) 

fer confeguenza la determinazione collante di quello 
numero non fembra che poffa aver luogo . Tre giorni 
fta prigione un guerriero, nel quarto vien liberato ; 
tre giorni una donna piange , nel quarto ottiene il 
fuo intento; tre giorni un'altra raffrena il fuo amo- 
re, nel quarto vi fi abbandona . Quello farebbe un 
bel foggetto per qualche Pitagorico . Io mi conten- 
terò di aggiunger queft' offervazione all' altre del 
Matanafio a quelle parole della fua celebre Can- 
zone : Trois fois frappa . * 

5. Che proprietà ! che novità ! che leggiadria inimita- 
bile in quella comparazione ! Le parole dell' origi- 
nale fono quefte : Erano i fuoi pajjì fimili alla mufi- 
ca dei canti. Io ne ho fviluppate le idee, che for- 
fè non tutti avrebbero così agevolmente diftinte nell* 
efpreffione riftretta, e precifa di Offian. * 

6. Ut vidi, ut perii. Virg. Egl. 8. * 

7. Il fulmine fi va formando: fcoppierà ben toflo. * 

M. La fredda amarezza di quefte parole è più terribile 
di qualunque dimoftrazion di furore. Le paffioni de- 
terminate prendono un' aria di fedatezza atroce, che 
non lafcia luogo alla fperanza . * 

0. Ma non fi fa che fia addivenuto di Starno. Il ca- 
rattere di coftui, grande nell'atrocità, parea che me- 
ritaffe eh' egli non foffe confufo nella folla. * 

io. Quello è '1 folo paffo nel Poema eh' abbia qual- 
che apparenza di religione . Ma 1' apoftrofe di Cu- 
cullino a quello fpirito viene accompagnata da un 
dubbio , coficchè non è facile il determinare s' egli 
intenda un'Ente fuperiore, ovvero 1' ombre de' mor- 
ti guerrieri , i quali in que' tempi credevafi che reg- 
geffero le tempefte, e fi trafportaffero da un luogo 
all' altro fopra nembi di vento . 

Così il Traduttore Inglefe. Noi abbiam per altro ve* 

duto 



( C X X I X ) 

Auto di fopra nominarli lo Spirito dei colli, e lo Spi- 
rito della tempefta, il che fembra dinotare un certo 
fpirito determinato , e d' una natura diverfa dagli 
altri, che avene qualche particolar ifpezione . * 

1 1. Connai era (iato vivamente punto da Calmar nel 
configlio di guerra. Ma l 1 animo grande di Connai 
non fé ne rammenta, o fi vendica con un tratto^ 
d' amiciiia, e di politezza. * 

12. La ferma ed univerfale credenza, che gli fpiriti 
diriggeffero le temoeite,. e la ftrana audacia di Cal- 
mar, giuflifica abbaltanza quella avventura dalla tac- 
cia d' un mirabile {travagante, e fa che fi rifenta.il 
piacer della novità, fenza efTer difguftato dall' inve- 
rifimiglianza . Per altro fiffatte novelle fi fpacciano 
anche ai giorni noftri dalle perfone del volgo. * 

13. Audaces fortuna juvat . Il parlar per fentenze uni- 
v.erfali ed afiratte è proprio dei filofofi e degli oziofi 
ragionatori. Gli uomini rozzi ed appaffionati fingo- 
larizzano, e parlano per fentimenti. Se quella è la 
qualità più effenziale del vero linguaggio Poeti- 
co, come vuole il Vico, Oflìan è '1 più gran Poeta 
d' ogn' altro. Non ve n' ha alcuno più ricco di fen- 
timenti, e più fcarfo di fentenze di lui. La prefente 
è forfè 1' unica che s' incontri tutte le fue Poefie . 
Del refio la fentenza di Calmar fembra affai particolare 
in bocca d' un'uomo che per frutto del fuo coraggio 
avea riportata una ferita mortale. Bifogna che collui 
non computafie tra i pericoli la morte. * 

14. I Greci, e i Latini non meno che i Celti riputa- 
vano" a gran difgrazia il retar infepolti : ma per di- 
verfe ragioni . Quelli per timore di dover andarfene 
errando cent' anni innanzi di varcar il Lete; quefti 
perchè temea.no che la loro memoria non fi perdeffe, 
e che non re Zafferò defraudati della gloria devirta alle 
loro azioni. * I 15. La 



( C X X X ) 

15. La vittòria di Fingal è dunque certa. Il Tuo va- 
lore maggior d'ogn altro non ammette dubbj. Quello 
fentimento è d' un gran pelo, fpezialmente in bocca 
d' un' uomo del carattere di Calmar. * 
t6. Non fembra molto conveniente che Connal abban- 
doni 1' amico in un tal cimento , per compier un' 
uiìzio che Carilo folo poteva compier ugualmente 
bene, come già fece nel Canto antecedente. Alme- 
no dovea feorgerfi in Connal qualche refitìenza. Po- 
trebbe dira che quella è una delle folite reticenze dell' 
Autore, ma temo che i conofeitori non s' appaghino 
molto di quella difefa. * 
17. La morte di quell' Eroe non corrifponde molto al- 
la nollra afpettazione. Dopo l'alta idea che il Poe- 
ta ci avea latta concepire del fuo valore, s'era in 
dritto d' attenderne dei prodigi ) e di efigger da lui 
un genere di morte alTai meravigliofo, e lìraordinario. 
Non occorreva erger tant' alto quello CololTo, s' egli 
dovea cadere con sì poco llrepito. Parmi che qui il 
gran genio di Oflìan paghi, come tutti gli altri, il 
fuo tributo all' umanità. Avvertali per altro che que- 
lla è piuttollo una mancanza che un' errore . Non 
v' è nulla di più naturale quanto che un guerriero 
muoja dalle lue ferite . Ma la nollra immaginazio- 
ne (lende le lue pretenfìoni molto innanzi. Quando 
il Poeta ha cominciato a folleticarla, ella fi lufinga 
che '1 fuo diletto debba andar Tempre crefeendo. Il 
dono del Poeta divieti dovere . Quanto più ella è 
foddisfatta, tanto pretende di più ; e s' tgli non giun- 
ge ad appagarla pienamente , ella quali gli fa mal 
grado anche dei diletti antecedenti . Ollian ci ha av- 
vezzati ad una certa fquifitezza che ci rende fchiz- 
zinofi . In qualche altro Poeta quella mancanza non 
fi farebbe riconofeiuta . * 

18. 



( C X X X I ) 

j8 iìin vrsVpn 

H\<7?37-0f, (Aiyxx* ecc. II. 15. v. 61 8. 
Oman è ancora più ibmigliante a Virgilio nel 7. dell' 
Eneide v. 587. 

Ut pelagl rupes magno veniente fragore , 
Qux fé fé multi s aretini latranti hus undis 
Mole tenet ; /copuli nequicquam & fpumea circum 
Saxa fremunt, laterique illifa tefundhur alga. * 
io. La condotta del Poeta mi fembra in quello luo- 
go di così nieravigliofo artifizio, che ben merita i 
rifletti di tutte le perfone di gufto. Cuculiato avea 
perduta la battaglia* non per mancanza di valor per- 
donale, ma per la fcarfezza delle fue truppe. Que- 
fta taccia d'inferiorità, benché fenza fua colpa, do- 
veva efler infofferibile ad un'Eroe, come Cucullino . 
Egli tenta dunque di rifarcir il fuo onore con un col- 
po grande, ed ardito. Penfa d'andar folo incontro 
all' armata di Svarano ^ non già colla fperanza di 
porla in rotta, ma col penfiero di combatter a cor- 
po a corpo col fuo nemico* di vincerlo, o di mo- 
rire gloriofamente. Ma qual doveva effer Y efito di 
quefta battaglia? Se vince Svarano, la gloria di Cu- 
cullino reità offufeata, e un' Eroe virtuofo ed ama- 
bile è facrificato ad un brutale* Se la vittoria fi di- 
chiara per Cucullino, la venuta di Fingal è inutile. 
Sembrava inevitabile 1' inciampare in uno di quefti 
due fcogli . Offian feppe fcanfarli felicemente ambe- 
due con una deprezza che non pub ammirarli ab- 
baftanza. Cucullino Ita per azzuffarfi , comparifee Fin- 
gai, Svarano vola, pianta Cucullino, e quefti fi tro- 
va improvvifamente folo e delufo, fenza poter far 
prova di fé, né ottener la confolazion della morte. 
Con ciò fi cagiona una gran forprefa in chi afcol- 
ta, e fi falvano tutti i riguardi. L' onor del tiion- 
I 2 fo 



( C X X X I 1 j 

fo fopra Svarano fi riferba intatto per Finga!,, Cu- 
cullino non perde nulla dal canto della gloria y ed 
acquilh infinitamente da quello dell' interefie. In- 
fognerebbe eflfer privo di fenti mento per non effer 
commoffo infino all' anima dal fuo patetico lamento , 
La vergogna eh' egli ha di prefentarfi innanzi a Fin- 
gai, la commilerazione de' fuoi amici morti in bat- 
taglia, la deplorazione della Tua fama, il fuo tene- 
ro addio alla fpofa lontana formano un nuovo ge- 
nere di patetico, un milio di mirabile e compafììo- 
nevole che e' intenerire e c'incanta. Infine queft' 
Eroe fventurato non potendo forTrir^ il fuo apprefo 
difonore va a nafeonderfi in una grotta. Ciò mette 
il colmo alla finezza dell'artifizio del Poeta. Que- 
lla riioluzione toccante all' diremo grado rimove il 
confronto pericolofo fra i due Eroi principali . La 
Scena refta vuota perFingal. Cucullino parte, e por- 
la feco i noftri. affetti 3 . refta Fingal a riempirci la 
fpirito. * 
20. Il carattere di Fingal è uno de' più perfetti che fia 
mai ftato immaginato da verun Poeta, e forfè a 
certi riguardi egli è più perfetto d' ogn' altro. La 
perfezione morale dei caratteri è diverfa dalla Poe- 
tica. Confifie la prima in un'aggregato delle più.' ' 
belle qualità: la feconda nell'idea airratta ed uni- 
verfale d'una qualità o buona, o viziofa applicata 
ad un perfonaggio. Quand' io dico che il carattere 
di Fingal è perfetto,, intendo non folo di queft' ul- 
tima perfezione, ma fpezialmente della prima. Al- 
cuni Critici vorrebbero darci a credere che la Poefia 
non ammettere quella perfezione morale, e preten- 
dono che i caratteri poetici debbano effer così rae- 
Icolati d'i contraddizioni, e di difetti, come li veggia- 
mo comunemente negli uomini . Quello è un pregia 

clizia 



( G X X X I I I ) 

V1Ì7Ì0 e! cui fìamo debitori alia fuperfìÌ7Ìofa adoralo-- 
toc ù' Omero; poiché avendo egli rapprefentati carat- 
teri generalmente viziofi e contraddittorj, i tuoi par- 
tigiani hanno fecondo iì (olito, trasformato un luo 
difetto in virtù, e n'abilitane una regola. Innanzi d' 
entrar nelle perfezioni di Fingal, arrediamoci fu que- 
flo punto eh' è uno dei più fondamentali della Pocfr , 
intorno al quale, s'io non m'inganno, c'è mo to d< L' 
equivoco-, e del mal' intefo . 11 Gravina , campione 
il più agguerrito della fua parte, condanna altamen- 
te i Poeti che attribuirono qualità perfette ai 'loro 
Eroi, e foli iene che queffa maniera di rapprefentare 
non è né itìruttiva, né utile-, né verifìmiie. Se (otto 
il nome di perfezione s' intende una rigidità di natu- 
ra, che fi rende infenfibile a tutte le pafìioni umane, 
accordo anch'io che tali caratteri non fono molto poe- 
tici, non tanto perchè non fon verifimili , quanto per- 
chè non fono intereflanti. Ma fé la perfezione confitte 
nel dirigger le pafTioni al bene affoluto, o relativo, le 
obbiezioni del Gravina, e degli altri Critici del fuo par- 
tito, mi fembrano poco o nulla fondate. 
Non s' apprende nulla, dice il Gravina nella fua Ragion 
Poetica, e. 6. da quefti caratteri. L'uomo deve dipin- 
gerti qual' egli è, perchè qual egli dovrebbe efTere a 
tutti è noto. Io credo tutto all' oppolto, che ad ogn' 
uno fia noto qual egli fia , e a pochiflìmi qual' egli do- 
vrebbe, e potrebbe effe re . L' efperienza giornaliera ci 
fa conofeere ad ogn' iftante, che gli uomini fono co- 
munemente intereffati, piccioli, maligni, fìnti, fuper- 
bi , e violenti, né v'è infogno che alcun Feeta ce ne 
ilkuifca. Per lo contrario, quanti fon quelli eh'. abbia- 
no V d'atte idee dei doveri, e molto più che conofeano 
ìe delicatezze, e le meraviglie di cui è capace la natura 
umana ben difpofta,e beneducata, ed accefa delie no- 
I 3 bili 



( C X X X I V ) 

bili idee del bello e del grande? Dira bensì ciafehedu- 
no che 1' uomo deve efler giuito, ragionevole , one- 
fìo : ma fi Iviluppino qutlti fpeziofi fentimenti : non 
fi troverà che un guazzabuglio d' idee confale, inade- 
guate, indigelle, lalfe, e contraddittorie. Che le pur 
è ntcefiaria un' irruzione particolare per conofeer gli 
uomini, quali fono, egli è almen certo eh' ella non 
dee ripeterti dalla Poefia. Qttéfta è un' irruzione che 
appartiene direttamente alla Storia . 11 Gravina con- 
fonde vigilmente i fini di quelle due arti. L'oggetto 
della Storia è il vero particolare, quel della Poefia 1' 
univei Tale, e metafilico. Quella ci prefenta i fonti puri 
ed ineiaufli, e i modelli eterni del vero, quella non ci 
moli ra die i rivoli tanaofi,e le copie contraffatte e imper- 
fette. Sopra 1' idee archetipe della Poefia noi polliamo 
regolar noi (tedi, e giudicar con precifione degli altri ; 
laddove da fatti particolari non fi può trarr' altro che 
regole inadeguate, egiudizj fondati fopra induzioni in- 
complete, e bene ipefib difettive e fallaci. Perciò 1' i- 
fìru7:one Poetica è più importmre ,più piena, e fecondo 
Aride tele , più filolofica di quella che fi trae dalla Storia. 
Ma e' è qualche cofa di più. Il vantaggio che fi propone 
la Poefia non confifle in una femplice verità fpeculati- 
va. Il fuo gran fine è quello d' interefTare , di muove- 
re, e d'eccitare alla virtù. Or come può ella ciò fa- 
re, fé non ci prefenta la virtù illefla ne' fuoi ritratti? 
L' efempio è il folo Moralifia veramente utile, e la 
virtù efpolla ne! fuo lume ed animata è ficura d'incan- 
tar gli fpinti , ed attrarre i cuori . Legganfi ora que' Poe- 
ti, i quali dipingono 1' uomo, quale egli è, non dirò 
come il Gravina, nel vero effer fuo, ma comunemente. 
Dunque quella virtù è una chimera, un'ente immag- 
ginario,a cui la natura umana non può afpirare: dun- 
que o un'uomo non vai più che l' altro ; o i più vizio* 

fi 



( C X X X V ) 

fi fono 1' oggetto della maggior ammirazione . Perchè 
dunque arroflìrmi s' io raffomiglto a un' Eroe? perchè 
affaticarmi dietro un' illufìone ? Ecco il frutto che dee 
trarli neceffariamente da quelli efempj. Sono queite le 
lezioni, e i ritratti coi quali gli Anfioni e gli Ortei a- 
vranno umanizzato il mondo lelvaggio? 
Ma i caratteri perfetti fono inveriiìmili. L'umanità non è 
vafo capace della perfezione. Queito è un fentir troppo 
baiamente della natura umana, e della bellezza della 
virtù. Come? Ariitide, Socrate, Catone, Regolo, Bru- 
to, Trafea, e tanti altri, fono dunque enti fantaftici. 
nati dall' immaginazion dei Poeti? Ma perchè nominar 
alcuni particolari? La Storia antica non ci prefenta el- 
la negli Spartani l'efempio d'un popolo intero, il qua- 
le, fecondo l'energica efpreflìon d'un moderno, fu pof- 
feduto per molti fecoli dalla febbre della vinài Che 
dunque? faranno caratteri Poetici gli Achilli, e gli A- 
leltandri, e non potranno eflerlo i Trajani, e i Marc* 
Aurei;, per queito folo difetto d' elTer virtuofì? Qua- 
lunque più bafla paiTìone, quando divien dominante , 
aflòrbe tutte le altre, e giunge a farci facrificar la ftef- 
fa vita al fuo idolo. E i principi innati di benevolen- 
za^ di rettitudine, l'amor del bello, la lufinga d'una 
giufta gloria non potranno far lo ItefTo effetto, almeno 
in qualità di paffioni ? Non fono dunque chimerici i 
caratteri perfetti, ma foltanto rari, ed appunto per que- 
llo meritano d'elfer efpolti alla pubblica ammirazione. 
Ognuno accorda che il Poeta nelle deferizioni degli og- 
getti della natura e dell'arte dee fceglier fempre i più. 
pregevoli, fingolari, fìraordinarj, e quando non ne tro- 
vi il modello, crearli colla fua fantafia. Non è dunque 
una contraddizion manifefta, che nel punto più efTen- 
ziale,egli debba cangiar natura, e farla da Storico, rap- 
prefentando caratteri difettoù* e volgari? Se così è, a 
I 4 che 



(CXXXVI) 

cric fi ricerca in un Poeta così fquifito giudizio? a che 
dar la tortura alio fpirito, per rintracciare o architet- 
tar caratteri nobili ed intereiTanti? Gettiamoci ad oc- 
chi chiùfi tra la folla del popolo, ed afferriamoci fpen- 
fìeratamente al primo che ci fi fa incontro . Si aggiun- 
ga un grado di forza al fuo carattere qualunque fiafi, 
ed eccolo trasformato in Eroe. Mali dia tutto. L'idea 
della perfezione fia una chimera. Egli è per altro cer- 
tiiTìmoch' ella fembrapoflfibile,e fpefìò reale. L'amore, 
1' amicizia, l'ammirazione non hanno altro per fonda- 
mento che quetta immagine apprefa per vera. Ognuno 
fecondo i fuoi lumi fi fabbrica in mente un modello di 
perfezione, e talor fi lufinga di realizzarlo. Perchè le- 
var agli uomini queft' illufione più utile di qualunque 
verità? Quetta chimera è fpeziofa, e magnifica all'ul- 
timo fegno. Lufinga, corrobora, nobilita, ingrandire 
1' animo. Quanti patti noi facciamo verfo di lei, tanti 
ci allontaniamo dal vizio, e quanto più fi vagheggierà 
dapprefib la fua bellezza, tanto più la deformità del 
fuo contrario ci farà orrore. EJì quoàam prodire tenus , 
fi non d.tmr ultra : e chi non fi propone il maffimo , re- 
tta al di fotto del medioefe. 
Domanda 1' Ab. Conti per giuftifìcar Omero, fé non fia 
vero, che un Poeta Epico può giovar ugualmente di- 
pingendo il vizio per farlo abborrire, che la virtù per 
farla amare. Rifpondo i. che 1' utilta è molto imper- 
fetta. L' abbonimento del vizio è il primo patto verfo 
la virtù, ma è ancora molto dittante della virtù fletta, 
e molti hanno orrore per una fceleraggine ,che non fa- 
rebbero capici d un'azion generofa. i. Che le pitture 
del vizio per fé ttefle difguttano, e quelle della virtù 
allettano, e incantano. Perciò è molto irragionevole che 
un Poeta voglia giovar al Lettore imperfettamente, e 
con fuo difgutto , potendo congiunger perfettamente 

Tu- 



e cnxvn ) 

ì' utile al dilettevole. 3. Finalmente che il vizio non 
pub istruire , fé non quando è difapprovato e punito. 
Ma il dipinger il vizio con indifferenza, anzi 1' abbek 
litio con colori abbaglianti e feducenri ì, il produr ful : 
la Scena un periònaggio viziofo protetto dagli Dei, ca- 
rico di gloria, e trionfante, quelta è un'arte affai par- 
ticolare per farlo abborrire. Con lo fteffo artifizio il 
Machiavelli, fecondo alcuni , ha voluto metter in otto- 
re i tiranni. Vani raffinamenti della prevenzione che 
tenta indarno di eluder la forza del fentimento. 

Del rclto quando fi dice che il Poeta dee dipinger carat- 
teri perfetti, non s'intende già che debbano tutti effer 
tali; ma fo!o che l'Eroe principale, il quale vien prò- 
pollo per oggetto d'ammirazione, fu veramente degno 
d' efiggerla. Ciò leva ogni fondamento alle obbiezioni 
degli avverfarj . Io credo di poter dire con più ragion 
del Gravina > che la vera feienza morale fi forma del- 
la cognizione di quel che è, e di quel che dovrebbe e 
potrebbe effe re . La prima e infegna a fchemiirci dai 
vizj de'noflri compagni, e a maneggiar i loro affetti. 
La feconda a perfezionar noi fteffì , e a far un retto 
giudizio delle cofe e delle perfone. Colla prima fola fi 
corre rifehio di divenir viziofo come gli altri , e la fe- 
conda ^ci farebbe facilmente ritrofi e fantaftici . Perciò 
il Poeta per recar la maffima utilità che può dar la fua 
arte, dipinge ugualmente i caratteri perfetti, i viziofi, 
e i mifti . L' Eroe principale è il modello che dobbiam 
proporci; il viziofo è l'altro effremo,da cui dobbiamo 
fuggire, e che col fuo contralto dà efercizio e rifalto 
alla virtù: i perfonaggi fubaltemi faranno quei carat- 
teri midi, nei quali il lettore fi riconofce,ed apprende 
a migliorarfi. 

Stabiliti quelli principi fondamentali della vera imitazio- 
ne poetica, e fciolti i fofifmi che vorrebbero imporre 

al 



( CXXXVIII ) 

al buon fenfo, efaminiano ora la perfezione partico- 
lare del carattere di Firtgaj, 

La perfezione, o fu 1' Eroi Imo può dividerli in due fpe- 
zie, cioè in percezione di natura , e in perfezione di fo- 

- cietà. Quella condite nel depurar la natura e fecondar- 
la : quota nel caricarla, ed alterarla fpeziofamente. 
Quella non ha per tua regola che i fentimenti primi- 
tivi della natura, fviluppati e fortificati dalla ragione: 
quelta fi riferifee al interna politico, e morale delie fo- 
eietà rifpettive. Il cieco punto d' onore, il furor di 
conquitta, le avversioni nazionali, lo (pi rito cittadi- 
nefeo ecceffivo ed inumano fono tutti Eroifmi di focie- 
tà. La fenfibilità regolata, la giultizia, la benevolen- 
za univerfale, la generalità, la dolcezza fanno l'Eroe 
di natura. L' uno vuol'efTer più che uomo, 1' altro fi 
contenta d' efter uomo più perfetto degli altri . L' E- 
roifmo di focieta per rapporto alla Poefia ha più dell' 
abbagliante e meravigliofo,e produce un'interefle par- 
ticolare forfè più forte. L'altro è più toccante, più 
ragionevole; e il fuo interefTe è più dolce, più (labile , 
più univerfale. Il primo è vicino agli eccelli, e fonda- 
to per lo più fopra un pregiudizio utile a una deter- 
minata nazione. Ma i pregiudizi fono varj pretto i va- 
rj popoli, e fi diftruggono fucceffivamente Tun l'altro. 
La ragione fedotta per qualche tempo, riprende al fine 
il fuo impero: il pregiudizio cefTa, o dà luogo a un* 
altro: 1' incanto è fciolto, l'interelfe fvanifee ; e quel 
eh' era mirabile in un tal fecolo, e appretto quella na- 
zione, è Itravagante e ridicolo ad un' altra, o lo di- 
venta a quella itefia in un'altro tempo. Ma l'Eroifmo 
di natura ha una bellezza indipendente dal capriccio 
degli uomini, e i Cuoi dritti fopra il noftro cuore fono 
eterni ed immutabili, come la natura fletta, né temo- 
no divertita di clima, o vicende d'età. Pure perchè 

gli 



( CXXXIX ) 

gli uomini amano d' eflere fcoflì gagliardamente, e la 
virtù naturale non è molto follecita d'abbagliare, o di 
far rumore, il piìl bel carattere Poetico farebbe quel- 
lo., in cui i'Eroifmo di foeietà fi melcolaffe con quel 
di natura folo quel tanto che balta per ifpirar a quello 
un certo grado d' entufiafmo, che non Tempre in eflò 
s' incontra. Tale è precifamente il carattere diFingal, 
Il .no gran diitintivo è l'umanità. Dalle opinioni del- 
la tocietà egli non ha prefo che V amor della gloria, 
ma d' una gloria acquiltata giulìameme per mez/,o d' 
imprefe benefiche, non perniziofe e funeite . Benché 
iia il più grande di tutti i guerrieri non combatte che 
per ditela propria, o dell' innocenza, e cerca di vincer 
ancor più colla generofità, che con V armi. E v gran., 
de, non Urano, forte, non duro, fenfibi l'Aimo lenza 
cfler debole : amantiflimo de' luoi , cortetìlìimo verfo 
gli clìranj, amico difinterelTato, nemico generofo e cle- 
mente. Compaifiona gl'infelici, e fente i mali dell'u- 
manità, ma non cede, e fi confola col fentimento del- 
la iua virtù, e coli' idea della- g'oria. Io non lo fé Fin- 
tai fia veramente padre di Oiììan , o figlio della fua 
tantafia. E x credibile che la natura e '1 poeta abbiano 
gareggiato in formarlo. Comunque fiali, un tal carat- 
tere è glorioio all' umanità, e allaPoefia. Omero è un 
gran Ritrattata. Le fue copie fono eccellenti, ma gli 
originali erano irregolari, groftolani , e difgurtofi : pe- 
rò lenza far torto alla fiia vera abilità, il confron- 
tar i caratteri degli Eroi d' Omero con quelli di Of- 
fian . e Ipezialmente con Fingal , è lo iteflb che para- 
gonar le figure de' Pagodi Chinefi col Canone di Po* 
licleto. * 
21. Ecco il primo tratto dell' umanità di Fingal. Vede 
il fuo nemico, ma non lo riconolce per tale: non feor- 
ge in lui che il fratello della lua amata; e la tenerez- 



( C X L ) 

sa che Svarano avea m»ftrata per la forella, gli fa di* 
menticare la di lui feroce natura . * 
22. Parrà torte ad alcuni che quella tenerezza di Svara- 
no mal s' accordi col fuo felvaggio carattere. Ma l'af- 
fetto domeltico non è mai più forte che nello (tato pri- 
mitivo di focietà. I Selvaggi Americani, crudelitììmt 
contro i nemici , hanno pei lor congiunti un traiporto 
forprcndente. E quanto alle lagrime, la forza d'un ca- 
ratter felvaggio non confitte nel fuperar le pafiìoni , 
ma nel fentirle con efirema veemenza, ed abbandosar- 
vifi. Le lagrime nel dolore fono tanto naturali ad un 
uomo di tal fatta, quanto i ruggiti nello fdegno. * 
23» OòJs SaXaavjif -4Ufj.x 70101 (Zoxa. ttotI ^i-pc-ov . . . 

Qutì 7?vf>og tÓxo( yt irorl fipó/xog cci9ou.tvoio ...i. 

Olir' avì/JLOg 70<jvov yt worl tyuaiv Ù4<xó/xe/c-<v 

H'ttuh ■ IL 14. v. 394. * 

24. V è qualche fomiglianza con quello della Scrittura: 
Montes fluxerunt a jack domini . Lib. de' Giud. e. 5* 

25. Otfian non è folo Poeta, ma uno dei principali atto- 
ri del fuo toggetto. Ciò mette nelle fue narrazioni un 
calore ed un' intereflfe,che non può trovarfi nell'Opere 
degli altri Poeti, per quanto eccellenti effi fieno. Al- 
la deferizione delle fue prodezze giovanili egli fa tem- 
pre fuccedere la commiferazione dell' infelice fiato del- 
la fua vecchiezza : e quello contrailo patetico fa un 
mallìmo effetto. * 

26. Mtfifli tram tuam qux devoravit ecs Jìciit ftìpnlam , 
Efodo. e. 15. v. 17. * 

27. La deferizione di quella battaglia è molto più breve 
delle antecedenti. Svarano, e Cucullino erano pari in 
valore , perciò la vittoria dovea difputarfi più a lungo. 
Ma Fingal era fuperiore al paragone. La brevità della 
deferizione moftra la maggior facilità della vittoria . * 

28. 



(CXLI) 

2 8 TiQ-flTTOTig t[VTi ViSpOl . II. 4. V. 2$. * 

20. Quella convenzione è molto ben collocata e toccan- 
te . Ella fpira virtù ed amor domeliico. Olcar è un 
giovine amabile, pieno di tenerezza per il padre, t d* 
entuliafmo per 1' avo, che arde di delìderio di renderli 
degno d' entrambi. Fingal li compiace della Tua gene- 
rala indole, e gli dà le lezioni del veroEroifmo . Che 
bel (oggetto per un quadro! Fingal in mezzo appog- 
giato iullo feudo in atto d" ammaellrar il nipote: i 
Cantori llan con le mani fofpefe full' arpa per afcol- 
tarlo. Gli altri Eroi fìedono per ordine con diverfi at- 
teggiamenti d' ammirazione, più fedata nei guerrieri 
provetti, nei giovani più vivace. Gaulo in difparte, 
penfo(o,ed alquanto torbido. Ofcar in piedi dirimpet- 
to a Fingal, pendente dalla fua bocca, con la gioja 
e '1 trafporto dipinto fui volto : ed OlTian tra 1 ! uno 
e F altro con la lagrima all'occhio, e divifo tra l'am- 
mirazione del padre, e la tenera compiacenza pel fi- 
glio. * 

30. Fingal era figlio di Cornai . F cofa degna d' oflferva- 
zione, che Fingal il quale fa fempre 1' Elogio di Trem- 
mor, e di Tratal , fuoi progenitori, non fa mai alcu- 
na menzion di fuo padre. Parmi che la fpiegaiione fia 
quella. Da qualche luogo di quelli Poemi apparifee, 
che Cornai folle un guerriero fòverchiamente feroce. 
Ciò balia perchè V umanità di Fingal non polla mol- 
to compiacerli della gloria paterna. Egli ricopre il no- 
me del padre in un filenzio, ch'equivale ad una rifpet- 
tofa condanna . * 

31. Parrebbe che Fingal avelie propoli?, quella fua impre- 
fa giovanile, come un' efempio da imitarli: ma da que- 
lle parole fembra piuftolio eh' egli non fé ne compiac- 
cia gran fatto. Non fi feorge per altro chiaram nte 
lòtto qual villa egli difapprovi la fua condotta. Forfè 



( C X L I I ) 

gli femore r a imprudente la fua foverchia fiducia, per 
cui egli non permife che la donzella fi nafeondeffe irt. 
qualche grotta, e trafeurò le cautele per afficurarla. * 

32. Felice l'univerfo, (e tutti i gran Capitani follerò Ita- 
ti alla fcuola di Offun ! Omero era il Poeta d'Aleffan» 
dro, e sfortunatamente furono più gli Aleflarùri , che 
i Fingal. * 

33; Gaulo era capo d* una Tribù, che per lungo tempo 
difputò la preminenza allo ftelfo Fingal . Fu quella fi- 
nalmente ridotta all'ubbidienza, e Gaulo di nerico 
eh* egli era, divenne il maggior amico, e '1 più grand' 
Eroe che aveffe Fingal . Il Tuo carattere fomiglia al- 
quanto a quello d' Ajace nell'Iliade) cioè d'un guerrie- 
ro che avea più forza che condotta. 
Io aggiungerò a quefte parole del Traduttore Inglefe , che 
il carattere di Gaulo ha qualche cofa di viziofo. Il fuo 
entufufmo di gloria non è interamente puro. Il fuo 
coraggio s' accorta alla profunzione. Par eh' ei voglia 
gareggiar di gloria con Fingal. Con quefla tinta cari- 
cata Offian diverfifica quello carattere dagli altri di 
fimil genere, fa fpiccar maggiormente la generalità e 
la politezza di Fingal, ed eccita grande afpettazione 
per la battaglia feguente. * 

34. Si pub lodare con più finezza? Quello è un panegi- 
rico in aria di lamento. * 

35. Il Poeta ci prepara al fogno di Fingal nel Canto fe- 
guente. 

Veggafi, fé quefto non farebbe flato il luogo opportuno 
per l'Epifodio d'Aganadeca. * 

* * * 
* * 



CAN- 



( C X L I I I ) 

CANTO IV. 

ARGOMEÌST TO. 

T7* Sfendo V anione dèi P verna fofpefa dalla notte , 
OJJlan coglie quefl 1 opportunità per riferire le 
fue proprie anioni al lago di Lego , ed i [noi amori 
con Evirallina , madre di Ofcar , morta qualche tem- 
po invanii la fpedi^ione di Fingal nelf Irlanda i V 
ombra dP Evirai Una, gli appari f ce , e gli dice che 
Ofcar , fpedìto fui far della notte ad ojfervar il ne- 
mico , era alle mani con un corpo ' di truppe avan- 
zate , e quafi vicino a reflar vinto . Ojjìan accorre 
in foccorfo di fuo figlio , e fi dà V avvifo a Fin- 
gai , che Svarano s y avvicinava . Il Re *' alza ì 
chiama a raccolta la fua armata , e ficcome avea 
prvmejfo la notte antecedente , ne dà il comando a 
Canio , figlio di Morni , mentr' egli dopo aver rac- 
comandato a' fuoi figli di diportarfi valorofamente , 
e di fojìenere i fuoi alleati , fi ritira fopra un colle , 
donde feorgeva tutto il combattimento . La mifchia 

s* at- 



( C X L I V ) 

i' attacca £ il Poeta celebra le prodezze di Ofcar , 
Ma mentre quejli unito al padre vince in un 1 ala , 
Gaulo ajfalito da Svarano in perfona era fui punti? 
di ritirarji nelP altra . Fingal invia Ullino fuo Bar- 
do ad incoraggiarlo con una Cannone militare : 
ciò nul loft ante S varano rimari fuperior.e / e Gaulo, 
l y efercito de' Caledonj fono cojlretti a cedere. Ftngal 
feendendo dalla collina riordina le fue genti. S vara- 
no defìfie dall' inseguirle ,* s 1 impadronifee d? una e- 
minen^a , riordina le file , ed attende che Fingal 
s" accojli . Il Re dopo aver animati i faldati dà gli 
ordini neceffarj , e rinnova il combattimento . CucuU 
lino il quale infieme con /' amico Connal , e con Ca- 
rilo s' era ritirato nella grotta di Tura , udendo il 
romore , fale full a cima del monte , che dominava il 
campo di battaglia , ove vede Fingal , eh'' era alle 
prefe col nemico . Cucullmo , ejfendogli impedito di 
andare a raggiunger Fingal eh' era per ottenere una \ 
compiuta vittoria , manda Carilo a congratularfi con 
quejV Eroe del fuo buon fucceffo . 

CAN- 



(CXLV) 

CANTO IV. 



c 



H I dal monte ne vlen pari al pìovofo *■ 
Ateo del Lena? La donzella è quefta 
Dalla voce d 1 amor; la bella figlia * 
Del buon Tofcar , dalle tornite braccia. 
Speflb udifli il mio canto, e ipefib hai fparfé 5 
Lagrime di beltà: vieni alle pugne 
Del popol tuo? vieni ad udir 1* imprefe 
Del tuo diletto Ofcarre? E quando mai 
Cederanno i miei pianti in riva al Cona? 
Tutta la mia fiorita e verde etsde ic 

Pafsò tra le battaglie , ed or triftèzza 

K I 

le . Eila eonfervava un' 
amore affai tenero e vivo 
per Ofcar fuo Spofo , e 
dopo la morte di effo , (i 
compiaceva affaiflìmo del- 
la compagnia del buon 
vecchio Olfian . Molte 
Poefie dx Oflìan fono in- 
dirizzate a quella bella e 
tenera Spofa , 



a Quefto Canto può fupporlì 
che incominci dopo la me- 
tà della terza notte - 

b Malvina , Spofa di Ofcar , 
figlio di Offian . Siccome 
quefto Canto contiene in 
gran parte le prodezze di 
quefto giovine Eroe ; cosi 
il Poeta con molta natu- 
ralezza introduce Malvi- 
na che viene per afcoltar- 



( C X L V ì ) 

I cadenti anni miei turba ed ofeura. 

Vezzofa figlia dalla man di neve , 

Non ero io già cosi dolente e cieco, 

Sì fbfco , abbandonato allor non ero, 15 

Quando m' amò la vaga Evirallina, * 

Evirallina, dì Corman poffente 

Dolce amor, bruna il crin , candida il petto. 

Mille Eroi ne fur vaghi, e a mille Eroi * 

Ella niegò '1 fuo core: eran negletti 20 

I figli dell' acciar , perch' Offian folo 

Grazia trovò dinanzi agli occhi fuoi . 

Alle nere del Lego onde n' andai 
Per ottener la vaga fpofa . Avea 
Dodecì meco valorofi figli 3 25 

Dell' acquofa Àlbion : giungemmo a Brano , 
Amico dei ftranieri . E donde , ei difTe , 
Son queft' arme d' acciar? facil conquifta 
Non è la bella vergine che tutti 
Spregiò d' Erina gli occhi* azzurri duci.' 30 

Be- 

« Figlia di Erano , Signore Irlandefe . 



( e x l V i r ) 

Benedetto lii tu fangue verace 
Del gran tingallo! avventurata fpofa 
Ben' è colei che del tuo cor fai degna * 
Follerò in mia balia dodeci figlie 
D'alta beltà , che tua fora la fcelta , 35 

O figlio della fama . Allora aperte 
La ftanza della vergine romita 
D' Evirallina ; a quell'amabil villa 
Dentro i petti d' acciar corfe a noi zuitì 
Subita gìoja , e ci forrife al core „ 4* 

Ma fopra noi fui colle il maefìofo 

Cormano apparve , ed un drap^el de' fuor 
Traea pronto alla pugna . Otto i campioni 
Eran del duce , e fiammeggiava il prato 
Del fulgor di lor arme. Eravi Cola, 45 

Durra dalle ferite eravi , e Tago , 
E '1 pofìfente Tolcarre , e '1 trionfante 
Freftallo , e Dairo armifonante , e Dafa 
Rocca di guerra . Scintillava il brando 
Di Corman nella deftra , e del guerriero 50 
K 2 Len- 



( C X L V I I I ) 

Lento volgeafi e graziofo il guardo » 
D' Offian pur osto erano i Duci ; Ullina 
Figlio di guerra tempeftofo, e Mullo 
Dai generofv fatti ,. ed il leggiadro 
Selaca , e Oglano,. e V iracondo Cerda , jj 
E di Dumarican l'irto -vellute 
Ciglia di morte. Ove te lafcio Ggarre ^ 
Sì rinomato fugli Arvenj colli? 
Ooar fi rifeontrò tetta con tetta, 

D 

Col forte Dala : era il conflitto un turbo 60 
Sollevator della marina fpunaa.. 
Ben del pugnale rammentoffi Ogarre, 
Arme ad elfo gradita,, egli di Dala 
Nove fiate lo piantò nel fianco .- 
Cangiò faccia la pugna-: io fullo feudo 65 

Del poffente Corman ruppi tre volte 
La mia lancia, ei la fua . Laflb , infelice * 
Giovinetto d' amore ! io V afferrai 
Gagliardamente , e lo crollai pei crini 
Ben cinque volte , e gli recifi il capo : 5 J 

Cad* 



(CXLiX) 

Cadde il tronco fa'nguigno ; i ftioì fuggirò v 
Oh chi ra' avene allor detto , chi detto 
M' avefTe allor, vaga donzella, eh' io 
Egro, fpoflfato, abbandonato, e cieco 
-, Trarfei la vita, aria coftui dovuto 7$ 

XJsbergo aver ben d' infrangibil tempra, 
Petto di fcoglio, e impareggiabii braccio-. 
*Ma già del Lena fu la piaggia ofeur-a 
A poco a poco s' acchetò la voce 
Dell' arpe, e dei cantor. Buffava lì vènto 8© 
Vario - firidente , e m'ondeggiava intorno 
L' antica quercia con tremanti foglie . 
Erano i miei penfier d' Evirallìna ■, 
D' Evirallìna mia , quand' ella in tutta 
La luce di beltade , e cogli azzurri S 5 

Occhi pregni di lagrime, m' apparve 
Sopra il (ao nembo, e in fioca voce, ah forgi, 

k 3 or- 
ti Il Poeta ritorna al fuo alberi fcuotono le foglie 5 
foggetto . Dalla feena qui e i venti fono incoranti : 
deferitta , fembra che 1' circoftanxe proprie di quel- 
azion del Poema pofla fif- la {ragione . 
fard all' autunno * Gli 



(CL) 

Offian , mi diffe , il figlio mio difendi ,, 

Saldami Ofcar : preflfo. la roflTa quercia 

Del rufcello di Luba egli combatte 90 

Coi figli di Loclin : diflfe , e s' afcofe 

Nella iua nube * Io mi veftii 1' usbergo » 

M* appoggiai fulla lancia % ufcii fonante 

D' arme il petto, e le terga : a cantar preti , 

Qiial folea ne' perigli, i canti antichi 95 

De' valorofi Eroi .. Loclin m' intele S 

Come tuono lontano ; efla faggio ; 

Infeguilla mio figlio .. Io pur da lungi 

Lo richiamai :. figlio , difs' io ,, deh. riedi 

Riedi fui Lena , ancor eh' io ftiati appreffo 5 1 00. 

E ceffa d' infeguirli .. Egli kn venne , 

Ed agli orecchi miei giimfe giocondo 

Il fuon dell' armi fue ■.. Perchè, difs' egli, 6 

M' arreitafti la delira? avrìa ben torto 

Morte d'intorno ricoperto il tutto, 105 

Che ofeuri formidabili Fillano 

E'1 figlio tuo ferft ai nemici incontro « 

Né 



(GLI) 

Né già fenza Ior danno efii afpettaro 
I due fpaventi della notte : alquanti 
Le noftre fpade n' abbatter. Ma come i 
Spingono i negri venti onda dopo onda 7 
Colà di Mora fu le. bianche arene ,, 
Tal 1' un 1' altro incalzandoli i nemici 
Inondano fui Lena : ombre notturne 
Stridon da lungi , ed aggirarfi io vidi i 
Le meteore di morte : il Re di Selma 
Corrafi a rifvegliar, P eccelfo Eroe 
Sfidator di perigli, il Sol raggiante 
Diflìpator di bellicofi nembi.. 
Erafi appunto allor da. un fogno detta 3 

Fingallo, e fullo feudo erto fi flava, 
Lo feudo di Tremmor, famofo arnefe 
De' padri fuoi : nel fuo ripofo avea 
Veduta il padre mio la metta forma. 
D' Aganadeca ; ella venia dal mare* i 

E fola e lenta fi movea fui Lena* 
Eaccia avea ella pallida qual nebbia,, 

K 4 Guan- 



(C LI l) 

Guancia folca di lagrime : piti volte 
Tratte ì' azzurra man fuor delle vefti , 
Vefti ordite di nubi, e la diftefe 130 

Accennando a Fingallo, e volfe altrove 
I taciturni fguardi» E perchè piangi 
Figlia di Starno? domandò Fingali© 
Con un fofpiro : a che pallida e muta 
BdV ofpite dei nembi? ella ad un tratto 135 
Sparve col vento , e lo lafciò penfofo . 8 
Piangeva il popol fuo , che fotto il brando 
Del Re di Selma, era a cader vicino. 
V Eroe fvegliofli , e pieni ancor di quella 9 
Avea gli occhi e la mente. Ode apprenarfi 140 
D' Oicarre i paffi , e n' adocchiò lo feudo , 
Che incominciava un deboletto raggio 
Via via d' Ullina a tremolar full' onde. 
Che fa '1 nemico fra i terrori involto? 

Richiefe il Re, fugge fui mare, o attende 145 
La novella battaglia? A che tei chiedo? 
Non odo io già la voce lor che fuona 

Sul 



( C L I I ì) 

Sul vento del mattin? Vattene Ofcarrè ,' ' 
Defra gli amici. 11 Re s' alzò, pìantoflì 
PrefTo il laffò <li Luba , e in tuon tremendo I0 i 50 
Ben tre volte rugghiò : balzaro i cervi 
Dalle fonti di Cromia , e tremar tutre 
Le rupi e i monti. Come cento alpeftri ** 
Rivi sboccando con mugghianti fpume 
Si confondon tra lor, come più nubi 155 

S' ammaffano in tempefta , e alla ferena 
Faccia del eie! fan velo , in cotal guifa 
Si ragunaro del deferto i figli 
Del lor Signore alla terribii voce t 
Terribile ai nemici , a' fuoi guerrieri 160 

Grata e gioconda , perchè fpeflb ei feco 
Li condufle alla pugna , e dalla pugna 
Carchi tornar di gloriofe fpbglie ; 
Su fu , difs' egli 5 alla zuffa , alla morte 
ff Figli della tempefta : a rifguardarvi 1Ó5 

Starafli il voftro Re . Sopra quel colle 

* Cioè alitatoti ài '.notiti l'oggetti a temperi . * 



( C L I V ) 

Balenerà 1. mio brando , e farà feudo* 
Del popol mioj ma non avvenga, amici, I3 
Che n' abbiate mai d' uopo , or che di. Morni. 
Per me combatte il valoroio figlio * 179 

Egli fia voftro duce , onde il luo nome 
Sorger poffa nel canto . O voi feertdete 
Ombre de' morti duci , ombre dei nembi 
Correggitrici , i miei guerrier cadenti 
Accogliete cortefi , e i voftri colli. 175 

Sien lor d' albergo :. oh poflfan quei fu P ale 
Del nembo rapidi(Timo > del Lena 
Per 1' aereo fender varcar fublimi 
I flutti de' miei mari, e al mio ripofo 
Cheti venirne, ed allegrar fovente 189 

Con la piacevol villa, i fogni miei >. 
Fillano , Ofcarre dalla bruna chioma, I ? 
E tu Rino gentil , fate o miei figli , 
D' effer forti in battaglia : i vofìri fguardi 
Stien fìfi in Gaulo , ond' emularne i fatti. 185 
Brando a brando non ceda , q braccio a braccio ; 

Si 



( C L V ) 

Si gareggi in valor :. del padre voftro 
Proteggete gli amici , e ftienvi, in mente 
Gli antichi duci.. Se cader fui Lena 
Doverle ancor, non, paventate o. figli A 190 
Vi rivedrò : di cava nube in feno 
Le noftre fredde e pallid' ombre in. breve 
S.' incontreranno , o. figli , e andrem volando- 
Spirti indivifi a ragionar fui Cona ^ 

Simile a nube tempeftofa , orlata 195 

Di rofifeggiante folgore del cielo. 
Che in Occidente dal mattin s'avanza 5 

3 4ll Re s'allontanò.. Funefto vampo 
Efce dall' armi, fue -, nella man forte; 
Crolla due lanciej la canuta chioma 20 a 

Giù cade al vento; tre. cantor vari dietro 
Al figlio della fama , a portar pronti 

I fuoi cenni agli Eroi : full' erto fianco 

Di Cromia ei fi posò , volgendo a. cerchio 

II balen dell' acciar. Lieti alla pugna 205 
Movemmo intanto. Sfavillò sul volto r S 

D 1 



( C L V I ) 

TP Ofcaf la gioja ; vivida vermiglia 
Era la guancia fua , fpargono gli occhi 
Lagrime di piacer; raggio di foco 
Sembra la fpada nella delira: ei venne 2. io 

E con gentil forrifo in cotai detti 
Ad Onìan favellò : Sir delle pugne , 
Afcolta il figlio tuo : feoftati , o padre > 
Segui V Eroe di Selma , e la tua fama 
Lafciala intera a me . Ma s' io qui cado , fe i 3 
Rammentati , o Signor -, quel fen di neve > 
Quel graziofo folitario raggio 
Dell' amor mio , la tenera Malvina 
Dalla candida man . Panni vederla 
Curva fui rivo rifguardar dal monte 2 lo 

Con la guancia infocata , e i l'ifci crini 
Sferzante il fen , che per Ofcàr fofpi'ra . 
Tu la conforta , e dì eh' io fon già fatto 
Dei venti albergato!- , che ad incontrarmi 
.Venga , mentr' io pe' colli miei fui nembo 225 
M' affretto a rivederla . Ofcar > che dici ? 

A 



( C L V I I ) 

A me piuttofto , a me la tomba inalza . i& 

No , non cedo Ja pugna : il braccio mio 

Più fanguinofo e più di guerra efperto 

Tutte di gloria t' aprirà le ftrade . 230 

Ma ben tu figliuol mio > s' avvien eh' io caggia , 

Quella fpada , queft' arco , e quefto corno 

Rammenta di riporre entro V angufta 

Scura magion ; fa che una bigia pietra 

L'additi al pafifeggiero: alla tua cura 235 

Alcun amor non accomando, o figlio, 

Che più non è la vaga Evirallina , 

La madre tua J 7 . Cosi parlammo, e intanto 

Crebbe fui vento, e più e più gonfloffi 

L 1 alta voce di Gaulo ; ei la paterna Z40 

Spada rotando con furor fi fpinfe 

Alla ftrage, alla morte. Appunto come 

Candido - gorgogliante onda colmeggia , 

E fcoglio affale , e come fcoglio immoto 

L' orrid' urto foftien ;; così i guerrieri 2^5 

AfTalir, refiftéro.^ acciai fi frange lS 

Con» 



( C L V I I I ) 

Contro acciaro , uom contr' uom , Tuonano feudi , 
Cadono Eroi . Quai cento braccia e cento 
Della fornace fui rovente figlio , 
Così s' alzano, piombano, martellano 250 

Le loro fpade : orrido in Arven turbo l 9 
Gaulo raffembra, in fui fuo brando fiede 
Diftruzion d' Eroi ; parea Svarano 
Foco devaftator . Come pofs' io 
Dar tanti nomi, e tante morti al canto? "255 
D' Oflìan pur anco fiammeggiò la fpeda 
Nel fanguigno conflitto : e tu pur anco 
Terribil folli , Ofcarre , o de' miei figli 
Il maggiore , il miglior . Nel fuo fegreto 
Gioiami il cor , quand' io feorgea '1 tuo brando 2 60 
Arder fui petto dei nemici ancifi ■. 
Elfi fuggirò sbaragliati , e noi 
Infeguimmo , uccidemmo : e come pietre 
Van faltellon di balza in balza , o come 
Scuri di quercia in quercia in, bofeo annofo 2^5 
Erran colpi alternando, o come tuono 

Di 



( C L I X ) 

Di rupe in rupe fi rimbalza in rotti 
Spaventofi rimbombi; in cotal guifa 
Colpo a colpo fuccede, e morte a morte 
Dalla fpada d' Ofcarre , e dalla mia. 270 

Ma già Svaran Gaulo circonda , e freme 
Qual corsia d' Iniftor . Fingallo il vede , 
Vedelo , e già già s' alza , e già già i' afta 2 ° 
Solleva . Ullin > va mio cantore , ei difle , 
Vattene a Gaulo, e gli rammenta 1 fatti 275 
De' padri fuoi , la difuguaì contefa 
Col tuo canto foftien : ravviva il canto 
E rinfranca gli Eroi . Mofìefi Ullino , 
Venne a Gaulo dinanzi , e '1 canto fciolfe 
Ir.fìammator dei generofi cori. 2 So 

Combatti combatti, 2I 

Diftruggì , abbatti , 
Figlio del Sir dei rapidi deftrieri , 
Fior de' guerrieri . 

Pugna, pugna o braccio forte 285 

In fatica afpra ed eitrema, 

Sir 



( C L X ) 

Sir d' acute arme di morte , 

Duro cor che mai non trema. 
Figlio di guerra y 

Atterra > atterra > 290 

Fa che più candida. 

Vela non tremoli 

Sull' onde d' Iniftor. 
Alza feudo orrendo qual nembo ," 

Che di morte ha gravido il grembo j 295 

Il tuo brando baleni rotando 

Qual fanguigno notturno vapor. 
Il tuo braccio fia tuono fui campo-, 

Sia 1' occhio di lampo , 

Di fcoglio fia '1 cor» $00 

Combatti combatti , 

Diftrugoi abbatti - 

Figlio del Sir dei rapidi deftrieri , 

Doma gli alteri . 
Gaulo avvampa a tal note; il cor gli balza, 305 

e > 
E fo- 



( C L X I ) 

22 E foverchia il garzon : fende in due partì 
Lo feudo a Gaulo - y del deferto i figli 
Sbigottiti fuggirò . Allor Fingallo 
Nella poffanza fua forfè, e tre volte 2 3 310 
La voce follevò. Cromia rifpofe 
Al forte tuono ; s' arreftaro a un punto 24. 
Del deferto i guerrier ; piegaro a terra 
L'infocate lor faccie , e a quella voce 
Di fé ftefli arroflìro . Egli fen venne 3 1 5 

Come in giorno del Sol piovofa nube 
Move fui colle tenebrofa e lenta : 
Stan muti i campi ad afpettar la pioggia . 
Vide Svaran da lungi il formidato 
Signor di Selma, ed arreftoffi a mezzo 3 2 a 
Del corfo fuo . Fofche aggrottò le ciglia , 
Alla lancia s' attenne , e i roflfeggianti 
Occhi intorno rivolfe . Ei muto e grande , 
Quercia parea fopra il rufcel di Luba, 
Cui già rapida folgore del cielo 325 

Lafciò brulla di foglie , e incotta i rami ; 

L Quel- 



(CLXII) 

Quella pende fui rio , libila il mufeo . 
Tal fi flava S varano : ei lento lento 
Si ritirò fopra il ciglion del Lena, 
L'accerchiano i fuoi mille, e fopra il colle 330 
S'addenfa il bujo dell' orribil zuffa . 
Ma in mezzo al popol fuo fplendea qual raggio 
Fingallo, e tutti intorno a lui feftofi 
S' accolgono i fuoi Duci . Alza la voce 
Del fuo poter. Su fu miei fidi, ergete 335 
Tutti i ftendardi miei : fpieghinfi al vento 
Sulla piaggia del Lena , e vibrili come 
Fiamme fu cento colli : elfi ondeggiando 
S'odano all'aure fibilar d'Erina, 
E guerriera armonia fpirinci in petto. 340 

° Quia qua, figli, compagni: al voflro Duce 
Fatevi appreffb, e della fua poffanza 
Le parole afcoltate. O Gaulo , invitto 2 S 
Braccio di morte , o generofo Ofcarre 

Dai 



<* I ' Originale ; Tìgli di mugghiami rrfceUi , eh fcatttrifcoiw da' 
mille colli . * 



( C L X I I I ) 

Dai futuri conflitti , o delle bade 
Fiolio Conallo », o bruno il crin Dcrmino * 
O tu Re della fama , Offian , dei canti 
Alto Signor, voi le veftigia e '1 corfo 
Seguite o figli del paterno braccio , 
Imitatelo, o prodi. Alzammo il raggio c 350 
Solar della battaglia , il luminofo 
Regio ftendardo, e lo feguian volando 
Gli fpirti noftri . Sventolava altero 
Quello per l'aere, ori -lucente, e tutto 
Gemmi -diftinto, qual la vafta azzurra 353 
Stellata conca del notturno cielo . 
Avea pur ciafeun Duce il fuo veffillo , 
Ciafcun veffillo i fuoi guerrier. Mirate 



a Qiiefto non è i' amico di 
Cucullino , ma un' altro 



tolato Ofcar 

Voi. 2. 



Dif- 

Derivino 



guerriero Scozzefe -, e for- e Lo Stendardo di Fingal 



fé lo fteffo , di cui fi leg- 
ge la fventurata morte 
nel Poema di Carric-tura . 
Voi. 2. * 
b Forfè il figlio di Diarano . 
Vedi la ftrana morte di 
quefV Eroe nel Poemetto 
fuppofto di Oflian , inti- 



diftinguevafi col nome di 
Raggio Solare , probabil- 
mente dallo fplendor che 
mandava , per effer coper- 
to d' oro . Inalzar il rag- 
gio Solare nelle antiche Poe- 
fie fignifica il dar princi- 
pio alla battaglia . 



( C L X I V ) 

Difle il Prence ofpital ; mirate come 

Loclin fui Lena fi divide e parte. 360. 

Stanno i nemici fomiglianti a rotte 

Nubi fui colle , o a mezzo arfo e sfrondato 

Bofco di quercie , quando il ciel trafpare 

Fra ramo e ramo, ed il vapor trafvola . 

2^ Amici di Fingal , ciafeun di voi 36* 

Scelga una banda di color che ftanno 
Minacciofi laflfufo , e non fi lafci 
Che alcun nemico dei fonanti bofehi 
Siili' onde d' Iniftor ricovri e fugga . 

E ben, Gaulo gridò, miei fieno i fette 370 

Duci del Lano : d'Iniflorre il fofeo 
Sovrano , Ofcar gridò , vengane al brando 
Del figlio d' Offian: venga af mio, foggiunfe 
Conallo , alma d'acciaro, il bellicofo 
Sir d' Inifcona . O '1 Re di Muda , od io 375 
Oggi per certo dòrmirera fotterra , 
DifTe Dermino . Offian , bendi' or sì fiacco , 
E sì dolente, di Tcrman s' elette 

L' a< 



( C L X V ) 

U atroce Re : non tornerò , gridai , 
Senza il fuo feudo. O generofi , o forti, jSo 
DiiTe Fingal col fuo fereno iouardo , 
Sia vittoria con voi . Tu Re dell' onde , 
Svaran , la fcelta di Fingal tu fei . 
Diffe i e quai cento varj venti in cento 

Diverfe valli a imperverfar fen vanno, 385 
Così divili noi movemmo , e Cromia 
Scofìefi , e n' eccheggiò » Cotante morti 
Chi può narrar? bella di Tofcar figlia, 
Le noftre delire eran di fangue , e folte 
Cadder le fquadre di Loclin , quai ripe 390 
Traportate dal Cona: alle noftr' armi 2 7 
Tenne dietro vittoria: ognun dei Duci 
La promelTa adempiè . Speflb , o Donzella , 
Sederli in riva al mormorio del Brano , 
Mentre dolce crefeeva il morbidetto 39 5 

Tuo bianco fen , quai candidifiìma ala 
Di lifeio cigno, che foave e lento 
Veleggia per la liquida laguna, 

L 3 EH 



( C L X V I ) 

E '1 vago veleggiar l' aura feconda . 
Speflb, o bella fedefìi , e fpefio hai vifto 400 
Dietro una nube rimpiattarli il Sole 
Lento, infocato, e notte rammaflfarfi 
D' intorno al monte , e '1 variabil vento 
Romoreggiar per le riftrette valli . 
^ 8 Cade alfin pioggia grandinofa : il tuono 405 
Rotola, ulula, il fulmine feofeende 
Gli erti dirupi; fu focofi raggi 
Van cavalcando orridi fpettri ; e in baffo 
Rovefciafi precipitofa e torba 
V urlante poflfa de' torrenti alpini .. 410 

Tal della pugna era il fragor. Malvina ~P 
Perchè piangi, perchè? piangan piuttofto 
Le figlie di Loclin che n'han ben donde. 
Cadde di lor contrada il popol , cadde , 
Perchè di fangue fi pafeeano i brandi 415 

Della fìirpe de' miei . Laffo ! infelice ! 
Qual fui! qual fono! abbandonato e cieco 
Non più compagno degli Eroi paffeggio, 

Pili 



( C L X V I I ) 

Piìi quell'Odiati non fono. A me, donzella, 
Quelle lagrime a me, ch'io con quefl;' occhi 420 
Di tutti i cari miei vidi le tombe. 

Nella confufa mifchia il Re trafiflfe 
Ignoto Eroe * Quei la canuta chioma 
Per la polve traendo , i languid' occhi 
Ver lui folleva* Il ravvisò Fingallo , 425 

Ed ahi % gridò, tu di mia man cadefti 
D'Aganadeca amico? io pur ti vidi 3° 
Gli occhi molli di lagrime alla morte 
Dell'amata donzella entro le ftanze 
Di quel padre crudel : tu de' nemici 430 

Dell' amor mio forti nemico , ed ora 
Cadi per la mia mano? Ullin , la tomba 
Ergi all' eftinto , ed il luo nome aggiungi 
D'Aganadeca alla canzon dolente 
Addio donzella dell' Arvenie valli 43$ 

Abitatrice, a quello cor sì cara « 

Giunfe all'orecchio a Cucullin nel cupo 
Speco di Cromia lo fcompiglio , e *1 tuono 
L 4 Della 



( e l x v 1 1 1 ) 

Della turbata pugna : a fé Conalio 

E Carilo chiamò . L' udirò i Duci , 44° 

Prefero V afte : ei della grotta ufcfo , 

E a mirar s' affacciò : veder gli parve 

Faccia di mar rimefcolato e fmoffo 

Dal cupo fondo , che flagella e aflbrbe 

Con bollenti onde l'arenofo lito. 445 

A cotal villa Cucullino a un punto 3 1 

S' infiammò , s' ofcurò : la mano al brando , 
L'occhio corre al nemico: egli tre volte 
Si fcagliò per pugnar, tre lo rattenne 
Conal: che fai, Sir diDunfcaglia? eidifle, 450 
Fingallo è vincitore già tutto ei ftrugge 
Tutto conquide ei fol , non cercar parte 
Nella fama del Re , eh' è tardi e vano . 

E ben quei ripigliò, Carilo vanne 

Al Re di Selma, e poiché fpento in tutto 455 
Sia il rumor della pugna, e che difperfa 
Fugga Loclin, qual dopo pioggia un rivo, 
Seco t' allegra , il tuo foave canto 

Gli' 



( CL X I X ) 

Gli lufinghi l'orecchio, inalza al ciclo 
L'invincibile Eroe. Carilo prendi, 4.60 

Reca a Fingal quella famofa fpada 
La fpada di Cabar , che d'inalzarla 
Non è la man di Cucullin più degna. 
Ma voi del muto Cromia ombre romite , 

Spirti d'Eroi che più non fon, voi foli 4Ó5 

Siate oggimai di Cucullin compagni, 

Voi venitene a lui dentro la grotta 

Del fuo dolor : più tra' portenti in terra 

Nomato io non farò ; brillai qua!' raggio , 

E qual raggio paflai ; nebbia fon' io 470 

Che dileguofiì all'apparir del vento 

Rifchiarator dell' offufeato colle . 

Conal , Conal non mi parlar più d' armi , 

Già fvanì la mia fama : i miei fofpiri 

Di Cromia i venti accrefeeran , fin tanto 47 5 

Che i miei veftigi folitarj e muti 

Cellino d' elfer vitti . E tu Bragela 

Pian- 



( C L X X ) 

Piangi la fama mìa, piangi me fleffb: 
Tu più non mi vedrai, raggio amorofo, 
Non mi vedrai, non ti vedrò: fon vinto. 480 




o?- 



(C L X X I ) 

OSSERVAZIONI 

» * * 

AL CANTO IV. 

1 . f\ Ux efl ijlii qux afcendit per defertum ? 

Il Qux c/i ijìa qux progredita quafi Aurora confur- 
^^"- gcnsì Cant. e. 3. v. 6. e. ó. v. 9. * 

2. Quello Lpifodio è molto ben collocato, poiché il Poe- 
ta ha cclto il tempo che Fingal è addormentato , e 1* 
azione folpefa dalla notte . Serve eflò d' introduzione 
al Canto; e nel tempo fletto è neceflario per T intelli- 
genza di varj luoghi nel proieguimento del Poema. 

Aggiungo di più che queft' Epifodio, benché fembri eltra- 
neo al (oggetto , pure nafee felicemente da quello , 
quantunque ciò non fi feorga che nel progrettb. Eviral- 
lina era comparita ad Ottìan, per muoverlo a foccorrer 
fuo figlio. Egli era a quello patto del Tuo Poema, ed 
avea pieno lo fpirito della memoria della fua Spofa . 
Giunge Malvina nel punto ch'egli fiavafi per narrare 
la Tua vifione. Nulla di più naturale, quanto ch'egli 
fofpenda per un poco il filo della fua narrazione, per 
introdur la Storia de' fuoi amori con la fua fpofa , e 
delle fue gioveniii prodezze, il di cui confronto collo 
flato infelice della fua vecchiaja , è il fonte principale 
del gran patetico delle fue Poefie . * 

5. Appretto i Celti non s'otteneva l'amor delle belle, 
che per mezzo di qualche prodezza militare . Lo fpiri- 
to dell' antica Cavalleria ha origine da quefti popoli . * 

4. Quefto breve tratto di compattìone è preziofo nella 
bocca d'un rivale e d'un nemico. Un'altro non avreb- 
be penfato che al fuo trionfo, e al frutto della vitto- 
ria. OfTun penfa all'umanità. * 

5. Of- 



( C L X X I I ) 

5. Offian da al Lettore un'alta idea di fé fteffo. Il fole» 
fuo canto (paventa il nemico. Quefto palio lomiglia a 
quello d'Omero nel 18. dell'Iliade, ove la voce d'A- 
chille la fuggir i Trojani dal corpo di Patroclo. 

Fin qui il Traduttore Inglefe . Ma quell'idea che Offian 
ci dà di (e fteffo, non farebbe ella ecceffiva? Quelli 
prodigi dovrebbero riferbarfi a Fingal. Egli veramente 
ne fa ui fimili : ma il canto d'Offian ci ha prevenuti. 
Potrebbe dirfi per giuftificaziòn del Poeta, che Ofcar 
non era alle mani che con una picciola partita di trup- 
pe avanzate: e che quelle poteano credere che il canto 
d'Offian toffe il fegnale della battaglia, e che Fingal 
lo leguitaffe. Un limile inganno trovafi nel Poema in- 
titolato Latmon. Voi. 1. * 

6. Offian attribuire collantemente un carattere nobile e 
virtuofo all' amato fuo figlio . Il pronao ritorno di 
Ofcar, e le fue parole moftrano la fommeffione dovuta 
ad un padre, e il calore che fi conviene ad un giovine 
guerriero . 

7. O/ cT' "icxv àpyaXÌcàv àvi/xiàv àra\xvroi as'^yi ecc. 

II. 15. v. 795. 
La deferitone d'Omero è piena e fublime. Il luogo 
di Offian non portava che un cenno. * 

8. Si loda guittamente il filenzio d'Ajace nell'Odiffea, e 
di Didone nell'Eneide. Vi fono molti generi di filen- 
zio, come di difeorfo: e potrebbe farfene un Tratta- 
tela Rettorico, che non farebbe il meno importante. 
Niffun Poeta ne fece maggior ufo, nò più giudiziofb 
di Offian . * 

9. É'ypé?o J v ' si* uTryy , $i!r\ Si fiiv à^ìyyr ójotipn . 

II. 2. V. 41. * 

io. Offian dà fempre a'fuoi Eroi un tuono firaordinario 
di voce; e ne parla come d'una qualità affai comune. 
Il modo con cui egli fi efprime, dee parere a' tempi no- 

firi 



( C L X X 1 1 1 ) 

ftri oltremock> iperbolico e ftravagante . Ma Ortian do- 
vea ben Capere meglio di noi di chi parlava, e (i fareb- 
be refo ridicolo a' Tuoi nazionali, s' egli aveffe attri- 
buita loro una qualità fmentita dall' efperierìza , e ripu- 
gnante alla natura. Quella voce formidabile dovea 
convenirli alla valla corporatura d' uomini nati in 
quei climi, in quei fecoli, e con una educazione rez- 
za e felvaggia. L'Autore della vita di Tamas Kou- 
Jikam ci artìcura che la fua voce era ftraordinariamen- 
te alta e forte, di modo che fovente fenza far alcu- 
no sforzo per inalzarla egli faceva intender i Tuoi 
ordini a più di 300. piedi di diflanza . Che farebbe 
poi (lato s'egli averte voluto fpingerla quanto più alto 
poteva, per ifpirare ardor militare, o per metter terror 
nei nemici? Sì penfi poi alla dittanza che parta tra i 
moderni Perfiani, e gli antichi Celti, ed ai privilegj 
de' Poeti. * 

11. Non pub negarfi che non fi trovi qualche uniformi- 
tà nelle comparazioni di Offian . Ma quello diletto non 
è più fuo che degli altri più antichi Poeti, e dipinta- 
mente di Omero. Oflìan per altro ha dei titoli ben più 
giurti di lui per giuftificarfi appreflb i lettori difereti. La 
sfera dell'idee del Poeta Celtico dovea effere fenza con- 
fronto più ri il retta che quella del Greco. La natura e 
l'arte erano più feconde delle loro ricchezze per Ome- 
ro di quello che foffero per Ortian, e gli prefentavano 
molto maggior copia d'oggetti di tutti i generi. Si 
detraggano inoltre dall'Iliade tutte le immagini e le 
comparazioni balTe, le quali Omero credette di pòrerfi 
permettere, e da cui lo fpirito nobile di Ortian religio- 
famente fi attenne; fi vedrà che a proporzione que'lo 
non avanza meno il primo nella varietà di quello che 
nella fcelta, e nella finezza. * 

12. Che nobile fentimento! Dall'aria con cui parlò Gau- 

lo nel 



( CLXX IV ) 

lo nel Canto antecedente, ben fi feorge, che non gli 
farebbe riufeito di (caro, che Fingal fi trovaffe in peri- 
colo di foccombere, per aver la gloria di dargli foccor- 
fo. Ma la magnanimità di Fingal non conofee quelle 
picciolczze j e la fua gloria è tanto grande che non pub 
difeendere ad invidiar l'altrui. Veggafi la diverfità de- 
gli Eroi di Omero, Achille, che non era Fingal, in- 
viando Patroclo a combattere contro i Trojani, gli rac- 
comanda di non far tutto quell'ufo ch'egli potrebbe 
del fuo valore, per non recar pregiudizio alla propria 
fua gloria. Qua) battezza! Aggiunge pofeia un fenti- 
mento della medefima nobiltà. Egli prega tutti gli Dei 
a far che non retti vivo un lei uomo di tutti i Troja- 
ni , e di tutti i Greci, affinchè egli folo e Patroclo ab- 
biano il piacere di prender Troja. Paffi ancora per A- 
gamennone, da cui era fiato ingiuriato. Ma che gli 
avean fatto tanti altri Greci che l'amavano, e l'am- 
miravano fopra egri' altro? E che bella gloria farebbe 
fiata il prender Troja, quando prima foffero morti tut- 
ti i Trojani? Se ne farebbero impadroniti con ugual 
facilità i gufi e le nottole. * 

13. Gaulo non era che un Capitano fubalterno, come gli 
altri. Ma Fingal l'avea creato fuo luogotenente. Gli 
(teffi fuoì figli doveano predargli deferenza. Fingal con 
un difeorfo molto onorifico per Gaulo previene le gare 
di dignità, e non ifpira fé non quella d'una rifpettofa 
emulazione. I fuoi Eroici conforti ai figli fomigliano 
quel di Leonida a' fuoi Spartani : Pranziamo lietamen- 
te, compagni, che cenerem /otterrà: fé non che qui 
c'è un grado di tenerezza paterna. * 

14. Il Poeta artifiziofamente fa che Fingal s' allontani 
acciocché il fuo ritorno riefea più magnifico, e faccia 
maggior impreffione. 

75. Negli atti e nelle parole di Ofcar è vivamente di- 
pinto 



( CLXXV ) 

pinfo rinebbrìamcnto d'un giovine, che pregufta il 
piacer delia gloria, e che brama d'attuffarvifi fenza ri- 
tegno. Pure anche l'amor filiale v'ha la iua parte, e 
ftmbra ch'egli preghi il padre a teotfarfi, anche per 
allontanarlo dal perico'o che potea fovralìargli . * 
\6. Come è bella quella gara di morire tra padre e figlio.' 
Euripide ce ne prelenta un'altra alquanto diverla nel- 
la (uà Alcefte. Vtggafi la feena tra Ferete, e Admeto. 
Si dira che anche quella è una delle inimitabili finezze 
dei Greci? * 

17. OlTervifi con che amabile femplicità Offian tocca 1* 
illibatezza della (uà fedeltà conjugale . * 

18. Quella è quali 'a fteffa detenzione che abbiam veduta 
nel Canto 1. Meno profufione, e un po' più d' econo- 
mia nelle detenzioni antecedenti , 1' avrebbe falvato 
dalla nectflìtà di ripeterli . Io che non amo i comenti 
a la Dacìer, mi fo un dovere non folo di non pallia- 
re , ma di neppur diflìmulare i luoghi difettofì del mio 
Autore. Ma quefta obbiezione avrebbe affai mal garbo 
in bocca degli adoratori d'Omero, appretto di cui fi 
trovano sì frequentemente ripetute non folo le deten- 
zioni, ma i difeorfi interi . Al noftro propofito nella 
battaglia del lib. 8. dell'Iliade v. 60. vi fono tei verfi 
precifamente copiati dal lib. 4. al v. 445. Del refìo nel 
noftro Poeta l'infigne pezzo che tegue fopra le prodez- 
ze di Oflìan e di Òfcar ci compenfa largamente di que- 
lla leggiera mancanza. * 

19. Dominus . . • turbo confringens . If. e. 28. v. 2. 

Qi'.afi vajlitas a domino veniei . C 13. v. 6. * 

20. Fingal s'alza, ma non fi dà fretta d'accorrere. Egli 
non vuol rapire a Gaulo l'onor di rimetterli. Troppa 
follecirudine farebbe fiata un' offe fa alla iua gelofa deli- 
catezza lu quello punto. * 

21. La Canzone di Uilino differifee dal refiante del Poe- 



( C L X X V I ) 

ma nella verfificazione . Scorre come un torrente, ed 
è compo^a quali interamente d'epiteti. Il colìume d' 
incoraggiare gli uomini in battaglia con verfi com- 
porti fui fatto, s'è quafi conlervato fino ai giorni no- 
ftri . Efilìono varie di quelle Canzoni militari ; ma la 
maggior parte non è che un gruppo d' epiteti, lenza 
bellezza, o armonia, e privi affatto di poetico merito. 

22. La foverchia fidanza di quell'Eroe ci avea preparati 
a quello colpo: né dilpiace molto al lettore di veder 
l'amabile Ofcar vincitor da una parte, e il baldanzofo 
Gaulo umiliato dall'altra. * 

23. Ecco Fabio che va a rifeuoter Minuzio imbarazzato 
per la fua temerità, e a ftrappa'r la vittoria di mano 
ad Annibale. * 

24. Non par che Fingal fia il Giove Statore, che arrefta 
tutto in un punto i fuggitivi Romani? La vergogna 
de'foldati in un tale fiato, è'1 più grand' elogio, e '1 
più delicato che porla farfi ad un Capitano. * 

25. La condotta di Fingal co' fuoi guerrieri è veramente 
ammirabile. Lungi dal rimproverarli, egli parla a tut- 
ti con efpreffioni di politezza e di lode, e fpezialmen» 
te a Gaulo. Un'Eroe d'Omero avrebbe dato loro un 
bel rifrufto di villanie. Ma Fingal non ha bifogno di 
quefti mezzi groflblani. Egli vide la loro fuga: que- 
llo è'1 rimprovero più grande d'ogn' altro; e la fidu- 
cia eh' ei mofira in loro, è lo {limolo il più efficace 
per emendar il pallaio. * 

26. Quella nuova foggia di battaglia la diverfifica in 
un modo particolare. Qual prontezza, qual vivacità 
negli Eroi! qual energia e varietà nell' efpreffioni ! e 
con qual giudizio Svarano è lafciato ultimo, come 
degno unicamente di Fingal ! * 

27. Omero ed Offian nelle deferizioni delle battaglie 
leguono una condotta direttamente oppolla . Omero è 

pieno 



( CLXXVII ) 

pieno di minuti racconti : Oflìan gli sfrgge a più po- 
tere. L'uno ammaffa,e l'altro teglie. Appretto Ome- 
ro tutti 1 guerrieri agifcono, ma non Tempre fi ofTerva 
la proporzione e la convenienza dovuta ai loro carat- 
teri. Olfian per lo più fceglie un' Eroe principale e 
lo fa brillare, lafciando i fubalterni confuti tra la folla. 
Queifi fa qualche volta abortir le idee con la fover- 
chia precifione, e ci defrauda di qualche piacere che 
lì farebbe afpettato: quello dilaga lo fpirito in un 
mare di particolarità poco interelfanti, e non lo la- 
fcia Affare didimamente fopra alcun oggetto. L'ab- 
bondanza dell'uno, e i'aggiuftatezza dell'altro tempe- 
rate infieme avrebbero fatto un mirto perfetto. * 

28. Puoffi paragonare quella eccellente defcrizione con 
una fimi le di Virgilio nel 1. delle Georgiche v. 

29. Chi avrebbe attefo quefto slancio improvvifo? e chi 
avrebbe creduto di dover paflar in un tratto da un 
orrido così grande ad un patetico così toccante? * 

30. Un incidente di tal genere vai ben per molte delle 
particolarità d'Omero. * 

31. Quelta è una pittura eccellente, ma non è meno 
meravigliofa la finezza che qui moftra il Poeta . Cu- 
culialo non pub raffrenarli. Ma il fuo arrivo in tale 
itato di cofe è pericolofo. Che farà egli? verrà ad 
ufurpar la gloria di Fingal ? o a perder quella del 
fuo valor perfonale ? Non fi può ammirar abbastanza 
la finezza del ripiego. Connal con efirema delicatezza 
ha falvato l'intereffe di Cucullino, e quel del Poeta. * 



/ 
M CAN- 



(CLXXIX) 

CANTO V. 

* * * * 

ARGOMENTO. 

a Ontinua la battaglia . Fingal e "Svarano s* in- 
contrano . Si deferivo il combattimento . Sva- 
rano è vinto , legato , e dato come prigioniero in cu- 
fi odia ad OJfìan , e Gaulo . Fingal , i fuoi più gio- 
vani figliuoli , ed Ofcar infeguifeono gli avanci delF 
armata nemica. S ) introduce V Epifodio d'Orla, uno 
dei Capitani di Loditi , eh? era fiato mortalmente fe- 
rito mila battaglia . Fingal commojfo dalla morte di 
Orla , comanda che fi ceffi dall' infeguire il nemi- 
co ; e chiamando a fé i fuoi figliuoli , viene infor- 
mato che Ritto il pili giovine di efji , era fato uc- 
cifo . Compiange la fua morte , ode la floria di Lan- 
dergo e di Gelcojfa , e toma verfo il luogo , ove a- 
vea la [ciato S varano . In quefto me^o Carilo eh' era 
M 2 fiato 



(CLXXX) 

flato inviato eia Cucu"i io a congratularft con, T ingoi 
della fua vittoria , fi trattiene con OJJian . La con< 
verfa^joie di qusjìì due Poeti' termina /' arpone del 
quarto giorno. 




CAN- 



(CLXXXI) 

C A N T O V. 



A 



L generofo reggitor del carro * 
Conal fi volfe, e con foavi detti 
Prefelo a confortar . Figlio di Semo 
Perchè ti laici alla triftezza in preda? 
Son noftri amici i foni , e rinomato 5 

Se' tu , guerrier : molte le morti e molte 
Già fur del braccio tuo ; fpeffo Bragela 
Con ceruleo-giranti occhi di gìoja 
Il fuo fpofo incontrò, mentr'ei tornava 
Cinto dai valorofi , in mezzo ai canti io 

Dei feftofi cantori , e rcflfeggiante 
Avea il brando di ftrage , e i fuoi nemici 
Giacean fui campo della tomba efangui . 
Datti conforto, e '1 Re di Morven meco 
Slatti lieto a mirar . Ve' com' ei pana , * 15 
M s "Qual 

a Continua la quarta giornata . 



(CLXXXII) 

Qual colonna di foco , e tutto incende f 
Qual vigor! qual furor! non par di Luba 
La correntia? non par di Cromia il vento- 
Schiantato!- di ramofe alte forefte ? 

Avventurato popolo felice, 3 20 

Fingallo , è '1 tuo : tu gli fei fregio e fchermo « 
Tu primo in guerra , e tu nei dì di pace 
In confìglio il maggior : tu parli , e mille 
S' affrettano a ubbidir : ti moftri , e innanzi 
Ti cadono gli Eroi . Popol felice ! '25 

Popolo di Fingal, d'invidia degno: 

Chi è , chi è , figlio di Semo offerva , 
Chi è coftui sì tenebrofo in villa 
Che tonando ne vien ? quefto è l'altero 

4- Figlio di Starno .. Oh! con Fingal s'affronta: 3 e 
Stiamo a veder. Par d' Ocean tempefta 
MoflTa da due cozzanti acrei fpirti 
Che van dell'onde a difputar l' impero? 
Trema dal colle il cacciator, che feorge 
Ergerfi il fiotto, e torreggiargli a fronte. 35 

Si 



( CLXXXIII ) 

Si Conallo parlò , quando a fcontrarfi 
In mezzo al loro popolo cadente 
Corfcro i due campion . Quella è battaglia , 
Quello è fragor : qui ciafeun urto è turbo , 
Ciafcun colpo è tempefla : orrore e morte 40 
Spirano i fguardi . Ecco fpezzati feudi , 
Smagliati usberghi , e {minuzzati elmetti 
Balzan fifehiando : ambi i guerrieri a terra 
Gettano l'armi, e con raccolta polla 

5 Vanno!! ad afferrar. Serranfi intorno 45 

Le noderofe nerborute braccia . 
Si ftirano , fi fcrollano , s' intrecciano 
Sotto e fopra in più gruppi alternamente 
Le mufcolofe membra : ai forti crolli , 
All'alta impronta dei tallon /obufli 50 

6 Scoppiali le pietre , e dalle nicchie alpeltri 
Sferranfi i duri malli , e van fozzopra 
Rovcfciati cefpugli. Alfin la polfa 
A Svaran manca; egli è di nodi avvinto. 

Così fui Cona già vid' io ( ma Cona 5 5 

M 4 Non 



(CLXXXIV) 

Non veggo più ) così vid' io due icona 
Petroli icogli trabalzati e fvelti 
Dall' orrid' urto di fcoppiante piena 5 
Volvonfi quei da un lato all' altro , e vanno 
Ad intralciarli le lor quercie antiche 60 

Colle ramofe cime ; indi cozzando 
Piombano affieme, e fi ftrafcinan dietro 
Sterpi, e cefpi ammontati, e pietre, e piante : 
Svolvonfi i rivi , e da lontan fi fcorge 
Il vuoto abiflfo della gran rovina. 63 

Figli , gridò Fingal , tofto accorrete , 7 

Statevi a guardia di Svaran ; che in forza 
Ben pareggia i fuoi flutti: è la fua delira 
Maftra di pugna , egli è verace germe 
Di (chiatta antica. O tra' miei duci il primo jo 
Gaulo , e tu Re dei canti Oflìan poflente , 
All' amico e fratel d' Aganadeca 
Siate compagni, e gli cangiate in gioja 
Il fuo dolor: ma voi Fillano, Ofcarre , 
Rino , figli del corfo ; i pochi avanzi 7 5 

Di 



(CLXXXV) 

Di Lociin difperdete , onde nemica 
Nave non fia che faltellare ardifca 
Sull'onde d' Iniftor . Simili a lampo 
Volaron elfi ; ei campeggiò fui Lena 
Politamente , come nube eftiva 80 

Lento - tonante per lo ciel patteggia ; 
Tace fott' effa la cocente piaggia . 
Vibra il raggiante fuo brando, cui dietro 
Strifcia fpavento . Egli da lungi adocchia 
Un guerrier di Lociin: ver lui s'avvia, 8 85 
E così parla : e chi vegg' io lì pretto 
Alla pietra del rio? tenta, ma indarno, 
Di varcarlo d'un falto : agli atti, al Volto 
Sembra Eroe d' alto aflfar : pendegli a fianco 
Il curvo feudo, ed ha lung' afta in mano. 90 
Giovine Eroe, dì, chi fé' tu, rifpondi , 
Se' tu nemico di Fingallo? Io fono 
Un figlio di Lociin , di forte braccio « 
La fpofa mia nella magion paterna 
Staffi piangendo, e mi richiama : invano 5 915 

Orla 



(CLXXXVI) 

Orla non tornerà . Combatti , o cedi ? 
Diffe V alto Fingallo : i miei nemici 
Lieti non fon \ ma ben famofi e chiari 
Sono gli amici miei. Figlio dell' onda 
Seguimi alla mia fefta : i miei cervetti ioo 
Vientene ad infeguir . No , no, rifpofe , 9 
Ai deboli io foccorro , è la mia delira 
Schermo de' fiacchi „ Paragon non ebbe 
Mai la mia fpada . Il Re di Morven ceda. 
Garzon , Fingal non cede .. Impugna il brando , 105 
E t' eleggi un nemico : i miei campioni 
Son molti e forti . E la tenzon riculi ? 
Gridò '1 guerriero : Orla e di Fingal degno , 
E degno è Fingal d' Orla , e Fingal folo . 
Ma fé cader degg' io, che pur un giorno no 
Cade ogni prode, odimi o Re, Ja tomba 
Akami in mezzo al campo , e fa che fia 
La maggior di tutt' altre: e giù per Tonda 
Manda il mio brando alla diletta fpofa , 
Onde meda il ricovri , e lagrimando 1 1 5 

Lo 



( CLXXX'VII ) 

Lo moftri al figlio, ed a pianar 1' infiammi. 
Giovine fven turato , a che con quelli IO 
FunefH detti a lagrimar m' invogli? 
Ditte Fingallo : è ver pur troppo, il prode 
Deve un giorno cader, debbono i figli 120 
Vederne V armi inutili e fofpefe .. 
Pur ti conforta: io t' alzerò la tomba, Jt 
Orla , non dubitarne , e la tua fpofa 
Avrà '1 tuo ferro , e '1 bagnerà di pianto „ 
Prefero elfi a pugnar, ma'l braccio d' Orla 125 
— Fiacco fu contro il Re: fcefe la fpada 
Del gran Fingallo, e in due partì lo feudo „ 
Cadde quegli rovefeio , e fopra 1' onda 
L' arme riverberar , come talvolta 
Sopra notturno rio rifletta Luna. 130 

Re di Morven , difs' ei , folleva il brando, 
Pattami il petto : qui ferito e fianco 
Dalla battaglia i fuggitivi amici 
M' abbandonaro : giungerà ben tofto 
Lungo le fponde dell' acquofa Loda 135 

All' 



( CLXXXVIII ) 
All' amor mio la lagrimofa iftorià ; 
Mentre romita e muta erra nel bofco, 
E tra le foglie il venticel fufurra» 
Orla , eh' io ti ferifea ? ah non fìa vero , 

Difle Fingal, lafcia guerrier che in riva 140 
Del patrio Loda dalle man di guerra 
Sfuggito e falvo con piacer t' incontri 
L' affannofo amor tuo : lafcia,. che '1 padre 
Canuto, e forfè per V età già cicce 
Senta da lungi il calpeftio gradito 145 

De' piedi tuoi : lafcia che lieto ei forga , 
E brancolando con la man ricerchi 
Il figlio fuo . Noi rinverrà giammai : 
Io vo' morir fui Lena ; eftranj vati 
Canteranno il mio nome: un' ampia fafeia 150 
Copremi in petto una mortai ferita ; 
Ecco io la fquarcio , e la difperdo al vento 1 
Sgorgò dal fianco il nero fangue ; ei manca * 
Ei more j e fopra lui pietofamente 
Fingal fi curva ; indi i fuoi duci appella ; 155 



( CLXXXIX ) 

Ofcar , Fillan , miei figli : alzifi tofto 
La tomba ad Orla : ei poferà fui Lena , 
Lungi dal grato mormorio del Loda , 
Lungi dalla Tua fpofa : un giorno i fiacchi 
Vedranno l'arco alle fue fale appefo , i6c 

Ma non potran piegarlo : urlano i cani 
Sopra i fuoi colli , efultano le belve, 
Ch' ei fole va infeguir : caduto è '1 braccio 
Della battaglia, il fior dei forti è baflb . 
Squilli il corno, miei figli, alzate il grido, 16$ 
Torniamcene a Svaran ; tra fette e canti 
Paflì la notte . O voi Fillano , Ofcarre , 
Rino , volate: ove fé' tu mio Rino, 
Rino di fama giovinetto figlio? 
Pur giammai tu non folli a correr tardo 170 
Al fuon del padre tuo . Rino , rifpofe 
L' antico Ullin , de' padri fuoi fta preflb *3 
Le venerande forme ; egli parteggia 
Con Tratal Re dei feudi , e con Tremorre 
Pai forti fatti : il giovinetto è baffo , 175 

Srnor- 



(C X C ) 

Smorto ei giace fui Lena. E cadde adunque ^£ 
Gridò Fingal , cadde il mio Rino? il primo 
A piegar 1' arco , il pili veloce in corfo? 
Milero! al padre i primi faggi appena a 
Davi del tuo valor: perchè cadetti 180 

Sì giovinetto? ah dolcemente almeno 
Pofa fui Lena : in breve fpazio , o figlio , 
Ti rivedrò : fi fpegnerà ben torto 
La voce mia \ de' parti miei fui campo 
Svaniran l'orme: canteranno i vati 185 

Di me foltanto , e parlerai! le pietre . 
Ma tu , Rino gentil , baffo per certo 
Baffo fé' tu : tu la tua fama ancora b 
Non riceverti . Ullin ricerca 1' arpa , 
Parla di Rino, e dì qual duce un giorno io. 

Fora 



* L' Originale : appena eri tu h Cioè : tu non hai ancora 

da- me conofeiuto . Parmi ricevuti gli elogj eh.' j 

che quefte parole non pof- Cantori fogliono fare agji 

fa no aver altro fenfo che Eroi : tu non hai ancora 

quello eli' io loro ho da- fatte iniprefe cìegiK' d' cf- 

to . * Set celebrate coi canti . * 



vCXCI) 

Fora flato il garzone. Addio, tu primo 
In ogni campo : il giovenil tuo dardo 
Più non godrò di regolare. O Rino, 
O già sii bello , ah tu fparifti . Addio . 

Scorgeva!! la lagrima fofpefa 195 

Sulle ciglia del Re : penfa del figlio 
Al crefcente valor ; figlio di fpeme ! 
Pareva un raggio di notturno foco , 
Che già fpunta fui colle; al fifchio , al corib 
Piegan le felve , il peregrin ne trema. 200 

In quel? ofcura verdeggiante tomba a , 

Riprefe il Re , chi mai fen giace ? io fcorgo 

Quattro pietre mufcofe , indizio certo 

Della magion di morte . Ivi ripofi 

Anche il mio Rino , e fia compagno al forte. 205 

Forfè è colà qualche famofo duce , 

Che con mio figlio volerà fu i nembi . 

Ul- 



d Neil' originale : La fama cura verdeggiante tonila ? * 

di chi ripofa in giteli' of- 



( C X C I 1 ) 

Ullin rianda le memorie antiche, a 
Sciogli il tuo canto, e ci rammenta i fatti 
Degli abitanti della tomba ofeuri . 2 1 a 

Se nel campo dei forti effi giammai 
Non fuggir dai perigli , il figlio mio 
Benché lungi da' fuoi , fui Lena erbofo 
Ripoferà tranquillo ai prodi accanto , 
In quella tomba , incominciò la dolce 2 1 5 

Bocca del canto , il gran * Landergo è muto , 
E '1 fero Ullin . Chi è coftei , che dolce 
Sorridendo da un nembo, a me fa mofìra 
Del fuo volto d' amor ? Figlia di Tutla c , 
O prima tra le vergini di Cromia, 220 

Perchè pallida fei? dormi tu forfè <* 

Fra 

a Fingal non avea bifogno di b Lamh-dhearg , man fangui- 
ncorrere ad Ullino per fa- nofa . 
per che quello era il fé- e Tuathal , burbero . 
polcro dì Landergo . Il à Neil' Originale fi legge : 
Poeta s' è lafciato sfuggir Dormi tu forfè coi nemici 
di mente che Fingal nel in battaglia ? Ma quefto 
Canto 3. ordina a' fuoi nome non può convenir a 
figli, di falir fulla tomba Landergo eh' era aman- 
di Landergo, per indi sfi- te riamato di Gelcoffa -' * 
dar a battaglia Svarano . * 



( e x e 1 1 r > 

Fra '1 nemico e 1' amante in quefte pietre? 
' Bella Gelcoffa , tu T amer di mille 
Forti vivendo, ma Landergo folo 
Fu l'amor tuo: ver le mufeofe ei venne 225 
Torri di Selma *", e '1 fuo concavo feudo 
Picchiando favellò . Dov' è Gelcoffa , 
Dolce mia cura? io la lafciai pocanzi 
Nella fala di Selma, allor che andai 
A battagliar contro l'ofcuro Ulfadda c . 230 
Riedi tofto , Mifs' ella , o mio Landergo, 
Ch' io refto nel dolore : ed umidetta 
Avea la guancia , e fofpirofo il labbro . 
Ma or non la riveggio: a che non viene 
Ad incontrarmi, e a raddolcirmi il core 235 
Dopo la pugna ? tacito è 1' albergo 
Della mia gioja , in full' amata foglia 

N Bra- 

« Gelcoffa ; donna dì bian- thal padre di Gelcoffa . Con- 
che gambe . viene far molta attenzio- 

b Quefto non è il palagio di ne ai nomi di quefte Poe- 

Fingal nella Scozia : ma fìe , alcuni dei quali ap- 

dovrebbe effere un luogo partengono fpeffo a luoghi 

fui monte di Cromia , ove e a perfone diverfe . * 
fcue P abitazione Ai Tua- e Ulfadda . Barba lanca . 



( C X C I V ) 

* Brano non veggo , il fido can , che crolli 
Le Tue catene , e mi fefteggi intorno . 

Ov' è Gelcoffa ? ov' è '1 mio amor ? Landergo ,240 

* Ferchio rilpofe , ella farà fui Cromia c . 
Ella con le lue vergini dell' arco 4 

I cervi infeguira. Ferchio, riprefe 
Di Cromia il Sire , alcun romor non fìede 
L' orecchio mio, taccion del Lena i Dolchi , 245 
Non è cervo che fugga ; ah eh' io non veggo 
La mia GelcoflTa , ella fparì , GelcofTa 
Bella qual Luna che pian pian s' afeonde 
Dietro i gioghi di Cromia . O Ferchio vanne 
A quel canuto figlio della rupe 250 

Al venerabil Allado ' ; ei ibggiorna 

Nel 

a Bran è ttn nome che fino b Ferchios , Conqui/lators 

al giorno d' oggi continua uomini. 

a dar fi ai cani levrieri . e Cioè , in altra parte del 

Si coftuma nel Nord della Cromia . 

Scozia d' imporre ai cani d Cacciatrici . 

i nomi degli Eroi celebra- e Allado è certamente un 

ti in q tutto Pooma . Ciò Druido . Vien chiamato 

prova che fono familiari figlio dilla rupe perchè abi- 

all' orecchio , e noti gene- fava in una gretta , e il 

Talmente a tutti . cer- 



( C X C V ) 

Nei cerchio delle pietre , ei di Gel-: roiVa 
Avrà novelle. Andò d'Adone il 6glio * , 
Ed all' orecchio dell' era fi fece . 
Allado , abitator della fpelonca , 255 

Tu che tremi così, dì, che vedcfti *3 
Cogli antichi occhi tuoi ? Vidi , rifpofe , 
Ullino , il figlio di Cairba , ei venne 
Come nube dal Cromia , alto intonando 
Difdegnofa canzon , ficcome il vento 260 

Entro un bofeo sfrondato. Ei nella fala 
Entrò di Selma : efei , gridò , Landergo , 
Terribile guerriero , efeine ; o cedi 
A me- Gelcoffa , o con Ullin combatti . 
Landergo non è curi, rifpofe allora 265 

Gelcoffa ; ei pugna contro Uifadda : o duce 
N 2 Ei 



cerchio delle pietre è la cir- bio che non fia venuta dai 

conferenza del tempio de' Druidi la ridicola opinio- 

Druidi . Vien egli qui con- ne della feconda vifta , che 

fultato com' uno che fi prevale nella Scozia e neil' 

credeva che avefle una Ifole . 

cognizione foprannaturale a Ferchio , faglio di Aidon . 
del 'e cefe . Non v' ha dnb- 



( e x evi ) 

£i non è qui , ma che perciò ? Landergo 
Non fia che ceda , egli non ceffe ancora , 
Combatterà . Se' pur vezzofa e bella , 
Difìfe P atroce Ullin : figlia di Tutla ijx 

Io ti guido a Cairba • , e del pili forte 
Sarà Gélcofla ; io reiterò fui Cromia 
Tre di la pugna ad afpettar , fé fugge- 
Landergo , il quarto dì Gelcoffa è mia , 

Al'lado or bafta , ripigliò Landergo, 275 

Sia pace a' fonni tuoi . Suona il mio corno , 
Ferchio , si eh' oda Ullino : e sì dicendo 
Salì fui colle in torbido fembiante 
Dalla parte di Selma : a cantar prefe 
Bellicofa canzona, in tuon d' un rivo 280 
D' alto cadente : al fin del monte in cima 
Egli fi flette ; volfe intorno il guardo 
Qual nube fuol , che al variar del ventr? 
Varia d' afpetco : rotolò una pietra , 
Segno di guerra. Il fero Ullin 1' udfo 28 « 

Del- 

a A fuo padre, perche fte{& come in cnftodla . * 



( C X C V I I ) 

'Dalla fala paterna , udì giulivo 
31 fuo nemico, ed impugnò la fpada 
De' padri fuoi : mentr' ei la cinge al fianco 
Illuminò quel tenebrofo afpetto 
Un forrifo di gioja : il pugnai brilla 290 

Nella fu a delira; ci s' avanzò fifehiando» 
Vide Gelcofia il Sir torbido e muto 

Che qual lifla di nebbia iva poggiando l6 
•Ferocemente : fi percote il feno 
Candido palpitante , e lagrimoia 295 

Trema per V amor fuo . Cairba antico , 
Dille la bella, a piegar 1' arco io volo, 
Veg^o i cervetti . Frettolofa il colle 
Salì , ma indarno , gì' infiammati Duci 
Giàtralor combatteano . Al Re di Morven 300 
Perchè deggio narrar, come pugnalo 
Gl'irati Eroi? cadde il feroce Ullino . 
Venne Landergo pallido anelante 
Alla donzella dalla lifeia chioma , 
Alla figlia di Tutla : oimè che fangue , 305 
N 3 Che 



( C X C V III ) 

Che fangue è quello , ella gridò , che feorre 
Sul fianco all' amor mio? Sangue d' Ullino , 
Diflfe Landergo , o più candida e frefea 
Della neve di Cromia: o mia GelcofTa 
Lafcia eh' io mi ripofi : ei fiede , e fpira . *7 310 

Cosi cadi, o mio ben? flette tre giorni 
Lagrimandogli appreflb : i cacciatori 
La trovar morta l8 , e fu i tre corpi ertimi 
Erfero quella tomba . O Re , tuo figlio 
Può qui pofar , che con Eroi ripofa . 315 

E qui ripoferà : gli orecchi miei 

Spedo feri della lor fama il fuono , 
Difle T alto Fingal : Fillan , Fergufto , 
Orla qua mi s' arrechi , il valorofo 
Garzon del Loda; ei giacerà con Rino: 320 
Coppia ben degna! ambi crefeeano a prova x 9 
Come vivaci rigogliofe piante , 
E come piante or lì giaccion proftefi , 
Che fui rufcel riverfe, al Sole, al vento, 
Tutto il vitale umor lafciano in preda. 325 

Ofcar- 



( C X C I X ) 

Ofcarre , onor di gioventù , tu vedi 

Come cadder da forti . A par di quefti 

Fa tu d' eflfer faraofo , e fii com' eflì 

Subbietto dei cantor : menavan vampo 

Effi in battaglia, ma nei dì di pace 330 

20 Faccia avea Rino placida ridente 
Simile al variato arco del cielo 
Dopo dirotta pioggia , allor che fpunta 
Gajo full' onde , e d' altra parte il Sole 
Puro tramonta, e la collina è cheta. 33 j 

Statti in pace o bel Rino, o di mia fìirpe 
Rino il minor : ti feguiremo , o figlio , 
Che tofto o tardi han da cadere i prodi. 

Tal fu la doglia tua , Signor dei colli , 

Quando giacque il tuo Rino. E qualfìa dunque 340 
D' Offian la doglia , or che tu giaci o padre ? 
Ah eh' io non odo la tua voce in Cona , 
Ah che più non ti veggo. Ofcuro e metto 
Talor m' affido alla tua tomba accanto, 
E vi brancolo fopra . Udir talvolta 345 

N 4 Far- 



C C C ; 

Farmi la voce tua , laffo , e rn inganna 
Il vento del deferto. E lungo tempo 
Che dormi, o padre, e ti foipira il campo. 
Alto Fingal , correggitor di guerra . 

Lungo P erbofo Luba Offian , e Gaulo 350 

Sedean pretto a Svarano . Io toccai P arpa 
Per allegrare il cor del Re, ma tetro 
Era il fuo ciglio; ad ogn' iftante al Lena 
Girava il bieco rofleggiante fguardo; 
Piangeva il popol fuo . Gli occhi ver Cromia 355 
Anch' io rivolfi , e riconobbi il figlio 
Del generofo Semo . Ei trillo e lento, 21 
Si rit rafie dal colle , e volfe i pam" 
Alla di Tura folitaria grotta . 

22 Vide Fingal vittoriofo , e in mezzo 360 

Della fua doglia involontaria gioja 
Venne a mikhiarfi : percoteva il Sole 
Sull' armi fue : Conal tranquillo e cheto 
Lo venia feguitando ; alfine entrambi 
Si celar dietro il colle, appunto come 365 

Don- 



(C C I ) 

Doppia colonna di notturno foco, 
Via via fpinta dal vento. E' la fua grotta 
Dietro un rufcel di mormorante fpuma 
Entro una rupe ; un' albero la copre 
Con le tremanti foglie, e per li fianchi 370 
Strepita il vento . Ivi ripofa il figlio 
Del xiobil Semo; i fuoi penfìer fon fili 
Pur nella fua feonfitta ; aride ftrifeie 
Gli fegnano la guancia : egli fofpira 
La fama fua che già fvanita ei crede 375 

Come nebbia del Cona . O fpofa amata 
O Bragela gentil , perchè sì lungi 
Se' tu da lui , che ferenar potrefti 
L' anima dell' Eroe ? ma lafcia , o bella , 
Che forga luminofa entro il fuo fpirto 380 
L' amabile tua forma : i fuoi penfierì 
A te ritorneranno 5 e la fua doglia 
Dileguerai!! al tuo fereno afpetto . 
Chi vien coi crini dell' etade ? il veggo 

Egli è '1 figlio dei canti. Io ti faluto 385 

Ca> 



( C C 1 I ) 

Carilo antico : la tua voce è un' arpa 
Nella fala di Tura , e i canti tuoi 
Son grati e dolci , come pioggia eftiva 
Là nel campo del Sol . Carilo antico 
Onci' è che a noi ne vieni ? Offìan , difs' egli , 390 
Delle l'pade Signor , Signor dei canti , 
2 3 Tu m' avanzi d' affai. Molt' è che noto 
A Carilo Tei tu : pili volte , il fai , 
Nella maaion del generofo Brano , 
Dinanzi alla vezzofa Evirallina 395 

Ricercai P arpa : e tu più volte , o Duce , 
Le mie mufkhe note accompagnarli ; 
E talor la vezzofa Evirallina 
Tra i canti del fuo amor , tra i canti miei 
Mefcea la foaviffima fua voce . 400 

Un giorno ella cantò del giovinetto 
Corman che cadde per amarla : io vidi 
Sulle guancie di lei , fulle tue ciglia 
Le lagrime pietofe : ella commoflb 2 4 
Sentiafi. il cor dall' infelice amante, 405 

Ben- 



( C C I I I ) 

Benché pur non amato . Oh come vaga , 
Come dolce e gentile era la figlia 
Del generofo Brano ! Ah taci , amico , 
Non rinnovar, non rinnovarmi ali* alma 
La fua memoria: mi fi ftrugge il core, 410 
E gli occhi mi ringorgano di pianto: 
Il diletto amor mio, la bella fpofa 
Dal foave roflbr , Carilo , è fpenta . 
Ma tu fiedi, o cantore, e le noftValme 

Moki col canto tuo, dolce ad udirfi 415 

Quanto di primavera aura gentile 
Che nelP orecchio al cacciator fofpira , 
Quand'ei fi fveglia da giojofo fogno 
Tra '1 bel concento dei notturni fpirti . 



* * * 

* 



OS- 



; e e i v ) 
OSSERVAZIONI 

ALGANTO V. 



I.TL principio di quello Canto nell'Originale è uno de' 
JL più bei fquarci del Poema. La verfificazione è regolare 
e piena, e s'accorda egregiamente col fedato carattere 
di Connal. Non v'ha Poeta eh' abbia faputo meglio di 
Oiììan adattar la cadenza del Tuo verfo al vario ca- 
rattere dei parlatori. E* probabili (Timo che tutto il Poe- 
ma fi a flato fatto con la mira di cantarlo full 1 arpa, ef- 
iendone il metro così vario , e così corrifpondente alle 
di ver fé paflìoni del cuor umano . 

2. Noi fiamo fui monte di Cromia infieme con Cuculli- 
no . Le prodezze di Fingal accadono fótto i notori oc- 
chi . * 

5. Al primo trafporto entufiaftico come ben fuccede que- 
toa fedata ammirazione! In quefti pochi verfi lì contie- 
ne il più perfetto elogio che pofla farfi ad un Princi- 
pe. Le lodi di Fingal, come ben oflerva il Sig. Mac- 
pherfon, acquiftano maggior pefo in bocca' d'un' uomo 
difappafììonato e fenfato qual era Connal. Priamo nel 
3. dell' Iliade , v. 182. alla villa dell'armata Greca 
cfclama con tornile affetto: 

fi (jLuv.cip AVps/Jìi, fj.oi£i\yfytg ì òxSióSaifxov ■ 
Ma ivi Priamo chiama felice Agamennone a cagion 
del fuo popolo: qui Connal chiama felice il popolo a 
cagion del fuo Re . * 

4. Neil' ultima zuffa del Canto antecedente il Poeta diffe 
che ciafcheduno de 1 guerrieri Scozzcfi aveva attenuta h 

fu a 



(CCV) 

fai promeffa di vincer il nemico ch'ei s'avea fedro- 
Ci farà dimandato ; e di Svarano e Fingal non lì fa 
nulla di più? Oflìan con fommo giudizio ha riferbata 
Ja zuffa dei due mattimi Eroi al pigiente Canto. EU' 
era troppo importante. Conveniva fepararla dall'altre, 
collocarla in un (ito più luminofo, e preparar lo fpiri- 
to di chi aìcolra, perch' ella fa ce (Te tutta l'impreffion 
conveniente. * 

5. Può confrontarfi quello luogo con la lotta d'Ajace e 
d' U lille nel 23. dell'Iliade,- v. 710. 

6. Quello è'1 luogo da me accennato neH'OiTerva7Ìone 2. 
dopo il Canto 1. ed è forfè l'unico in tutto il Poema che 
poffa con qualche fondamento chiamarfi gonfio. Pure 
egli è molto probabile che quello, che ai tempi neitri 
ci fembra gonfio , ai tempi di Offian non le rubra (Te 
che meravigliofo. L'idea di forza è interamente relati- 
va; e fi prenderebbe un groffo equivoco, fé fi voleffe 
mifurar dalla noflra la forza degli antichi Celti. Qual 
proporzione tra la te Altura di corpi, nati da germi vi- 
ziati, riftretti dal primo lor nascimento tra mille no- 
di, crefeiuti all'ombra, e nell'inazione, cuiloditi con 
mille dannofe riferve, e guadi interamente dalla mol- 
lezza, e tra la vada corporatura d'uomini nati tra i 
bofehi, che aveano per vediti le carni, per lettola 
terra, per tetto il cielo, indurati al Sole, al ghiaccio, 
a tutte le inclemenze dell'aria, ed affaticati continua- 
mente in efercizj di guerre, ove tutto fi decidea con la 
forza? Non è egli vilibile che il roflro vigore appetto 
a quello non deve elfer che un ombra? In fatti tutti 
i monumenti che rellano dell'antiche nazioni Celtiche, 
fono indizj d'una robuflezza prodigiofa. Trasportiamo- 
ci dunque nei tempi d' Olfun ; e riflettiamo di più, 
che il Poeta in Fingal e Svarano vuol darci un'idea 
del più alto grado a cui poffa giunger la forza ; che 

Sva- 



C C C V I ) 

Svarano era un Gigante, che Fingal non poteva effer 
molto minore, fé dovea vincerlo; e fi vedrà allora che 
quelle iperboliche immagini fono meno lontane di quel 
che fi credea a prima viltà, dal verifimile, o almeno 
da quel poflìbile che folo balla al Poeta. Inoltre Offian 
ci avea già preparati a quefti prodigi i ec ^ c g'i cl ac- 
conta il fatto con tal femplicità di termini, e con una 
certa aria di buona fede , che farebbe difeortefia il non 
credergli almen la metà di quel eh* ei dice. * 

7. Per un' altro Poeta, il Poema farebbe terminato, ma 
per Offian ci manca ancora la più beila parte dell' azio- 
ne. Fingal non ha riportato che una vittoria volgare. 
Egli fé ne promette una molto più nobile. Vuol trion- 
far dello fpirito di Svarano, fopraffarlo di generofità, e 
rimandarlo confolato e tranquillo. Ma quella vittoria 
non è ancor matura: ci voleano dei preparativi. La 
prefenza di Fingal non poteva in quei primi momenti 
che aggravar la trillezza di Svarano . Fingal parte per dar 
foddisfazione a chi bramaffe di far prova del fuo valore, 
e per accoglier cortefemente chi voleffe arrenderfi ; e la- 
feia Svarano tra le mani di Gaulo e di Offian . L'idea 
del vantaggio che Svarano avea riportato fopra l'uno, 
e la foavità dell'altro erano atte a mitigar la fua tri- 
flezza , ad ammollir la fua ferocia , e a difporlo meglio 
all'eroica bontà di Fingal. * 

. La Storia di Orla è così bella nell'Originale, che mol- 
te perfone nel Nord della Scozia la poffeggono, ben- 
ché non abbiano mai udita una fillaba del rellante del 
Poema. Effa diverfifìca l'azione, e rifveglia l'atten- 
xion del Lettore, il quale non s'afpettava che di lan- 
guire, effendo già compiuta la grand'azione con la vit- 
toria riportata da Fingal fopra Svarano. 

. Sembra che l'intenzione di Orla non fia fé non quel- 
la d'aver la gloria di morire per mano di Fingal, e 



( C C V I I) 

clie perciò egli lo provochi ad arte con un'aria di bal- 
danza che dovea pungerlo. * 

io. Abbiam già detto in altro luogo che Fingal è l'Eroe 
della natura. Eccone una prova fenfibile. Egli s' inre- 
nerifee (opra i mali dell'umanità, e la compiange. Le 
Aie lagrime fono date alla natura umana, non a lui 
fteffo. Egli trova in fé mtc'.efimo dei conforti ben de- 
gni dì lui j e fa darli anche agli altri opportunamente. 
Ma non lafcia di fembrar duro e Arano ad un cuore 
fenfibile, che gli uomini anche i più grandi debbano 
perire come i più vili. Non bifogna equivocare, come 
molti fanno, tra l'infenfibilità e la fortezza. Effe fono 
qualità molto diverfe, anzi l'una efclude l'altra. * 

il. S'intende: s'egli è pur deftin che tu muoja. Fingal 
era molto lontano dal penderò d'ucciderlo. * 

12. Non bifogna ftupirfi fé Orla fa poca refiilenza. Egli 
era flato ferito gravemente nella paffata battaglia. Il 
Poeta artifiziofamente difftmulò fino ad ora quella par- 
ticolarità, perchè feoperta a tempo cagionaffe maggior 
forprefa, e rendeffe la morte d'Orla più Angolare . * 

13. La rifpofia d'Ullino fomiglia a quella di quel meffo 
appreffo Ctefia alla madre di Ciro: Ciro dovè? Ove 
efjer debbono i valorofi. * 

14. Quefto lamento fa fentir il padre e l'Eroe. E 1 tenero, 
ma d'una tenerezza fedata e decente. In generale il 
Poeta non ama i lunghi e temperati piagniftei . Egli 
sfiora gli affetti, non gli efaurifee . Neffuno intefe più 
di Offìan la verità di quel detto: Nìhil citius arefeit^ 
quam lacryma. * 

15. Così fpeffo fi legge appreffo i Profeti. Quid vides ? * 
ìó avtSv 7ro\its «XÒff, ìwt' è/x/^Xn . 

II. 1. v. 359-.* 
17. Ciò vien a dire che Landergo era flato anch' egli 
ferito mortalmente da Ullino . Ma fé il Poeta ci 

avef- 



( C C V I 1 1 ) 

ave fife prevenuti, ove farebbe la forprefa di Gelcofla ,. 
e dei Lettori ? * 

18. Le Storie di OfTian fono quali tutte Tragiche. Si 
feorge fin da quei tempi il genio Britannico per gli 
fpettacoli tetri. Del retto le paffioni d' allora erano 
violentiffime , i co fiumi feroci : per confeguenza le 
avventure più mirabili e più interelìànti doveano aver 
molto del Tragico. Anche il carrattere particolare di 
Offian portato ad una dolce melanconia lo determinava 
a dar la preferenza al patetico fopra gli altri generi. 
La compaffione è il primo grado all'umanità. * 

19. Havvi una comparazion fìmile nel 17. dell'Iliade v. 
54. fopra la morte d'Euforbo. Il luogo è ben gentile 
e toccante. * 

20. Offian non loda mai i fuoi Eroi per le fole qualità di 
guerra : ma vi aggiunge fempre il contrapporto del- 
ie qualità pacifiche e dolci . Le prime fenza le fecon- 
de non formano che gli Achilli: il vero Eroifmo rif ul- 
ta dalla felice temperatura dell'une e dell'altre. * 

zi. Neil' Iliade l'Eroe principale è interamente obbliato 
prima per fette, pofeia per cinque libri di feguito. 
ApprefTo Offian, Fingal non compari fee che alla metà 
del terzo-canto, e nel punto ch'ei giunge, Cuculi-ino 
fparifee. Ma ficcome l'affenza di Fingal ferve ad ecci- 
tar l'afpettazione, così la ritirata di Cucullino non la- 
feia languir l'interefle. Quella è la feconda volta eh' 
egli fi mofìra, e fempre opportunamente e con grand' 
effetto. Che gran colpo d'occhio non fa egli, veduto 
così in diflanza nella fua mei'ae muta grandezza ! An- 
che l'attitudine di Connal è conveniente al fao caratte- 
re. Il vero amico tenta di mitigar la paffione dell'al- 
tro con le ragioni opportune: quando ciò è vano, egli 
la rifpetta con un affettuofo fìlenzio. * 

22. La felicità degli altri defta invidia negl'infelici: fpc- 

zial- 



( C C I X ) 

talmente quando la difgrazia di quelli nafea da un di- 
fetto, e l'altrui felicità da un merito. La vittoria di 
Fingal dovea lembrar un rimprovero a Cucullino. Pu- 
re lungi dal rattrillarfene, egli ne rifente qualche con- 
forto . Il fuo punto d'onore non ha nulla che offenda 
la nobiltà del fuo animo. Chi può lafciar d' intereffarfi 
per un tal carattere ? * 

23. La convenzione de' due cantori è gentiliffìma, ed 
interefiante . Offìan fi compiace della fua lode , ma è 
pieno di cortefia e di giuffizia verfo gli altri. Egli fa 
fpeflb e volentieri l'elogio de' Cantori iuoi contempora- 
nei , e mette le proprie lodi in bocca loro. Non appa- 
rile alcun veftigio di livore in quelli amabili figli del 
canto, ma folo una bella gara non men di cortefia, che 
di merito. Ho offervato che Offian fra tanti canti da 
elfo introdotti ne' fuoi Poemi non ne inferi lìce mai al- 
cuno che fembri cantato direttamente da lui, e ch'egli 
fa fempre una figura fubalterna nelle pubbliche radu- 
nanze dei Bardi. Quella, cred'io, è una rifpettofa de- 
ferenza che Offìan ufa ad Ullino, cantor più vecchio, 
e favorito di Fingal, di cui forfè Offìan mede fimo era 
fiato allievo. * 

24. Evirallina era degna fpofa di Offìan. Che bell'animo 
non moffra il fuo canto, e le lue lagrime donate alla 
memoria dell' infelice Cormano! Nella morte di queft' 
amante dilaniato molte donne non avrebbero Icorto che 
un'oggetto di compiacenza e d'orgoglio. Cormano fa- 
rebbe flato una vittima facrificata a un'idolo fuperbo, 
che la rifguarda con indifferenza. * 



CAN- 



( C C X I ) 

C À N T O VI. 

* * * 

ARGOMENTO. 

"C T Iene la notte. Fingal dà un convito alla fua 
armata , al quale Svarano è prefente v II Re 
comanda ad Ullino fuo Bardo , di cantare una Can- 
zone di pace , cojlume ebe fempre fi ojjervava al 
fine d" una guerra . Ullino narra le imprefe di Trem- 
mor bisavolo di Fingal , nella Scandinavia , e i fuoi 
fponfali con Inibaca forella d' un Re di Loclin , cW 
era un antenato di Svarano . Quejla confi derapane , 
aggiunta a quella d' Aganadeca forella di Svarano , 
e amata da Fingal nella fua gioventù , determina 
maggiormente P animo generofo del Re a rimetterlo 
in libertà , e a permettergli di ritornare col rimanen- 
te del fuo efercito a Loclin , colla promejfa di non 
rientrare mai più ojìilmente ne IP Irlanda . La notte 
fi fpende nei preparamenti per la partenza di Sva- 
O 2 rano , 



( C C X I I ) 

ratto , e nelle cannoni dei Bardi . Fingal domanda a 
Carilo nuove dì Cucullino , indi opportunamente rac- 
conta la Jìoria di Grumal . Giunge la mattina . Sva- 
rano parte . Fingal va alla caccia ," pò f eia ^ incam- 
mina alla volta di Cucullino. Lo ritrova nella grot- 
ta di Tura s lo conforta , e lo la/eia consolato . il 
giorno dietro egli fa vela per la Scoria, con che fi 
chiude il Poema, 




CAN- 



( e e x i n ) 
CANTO VI. 



r JL recipitaro i nugoli notturni ,' 
E fi pofar fu la pendice irfuta 
Del cupo Cromia . Sorgono le ftelle 
Sopra l' onde d' Ullina , e i glauchi lumi 
Moftrano fuor per la volante nebbia . 5 

Mugge il vento lontano : è muta e fofea 
Xa pianura di morte . Ancor gli orecchi 
Dolce fìedea T armoniofa voce 
Del buon cantore . Ei celebrò i compagni 
Di noftra gioventude , allor che prima 1 

Noi e' incontrammo in fulP erbofo Lego, 
E la conca ofpital girava intorno . 
Tutte del Cromia le nehbiofe cime 
Rifpofero al fuo canto , e 1' ombre antiche 
De' celebrati Eroi venner full' ale 1 5 

O 3 Rat- 

fi -Quefto Canto incomincia mina, al principio del fefto 
dalla quarta notte , e ter- giorno . 



(C C X I V ) 

Ratte dei nembi , e con defio fur ville 
Piegarfi al fuon delle gradite lodi. 

Benedetto il tuo fpirto. in mezzo ai venti, 
Carilo antico.. Oh. veniftu fovente 
La notte a me, quando foletto- io pofo. 20 
E tu ci vieni ,. amico : odo talvolta 
La tua. maeftra man eh' agile e leve 
Scorre per V arpa alla parete appefa . 
Ma perchè non favelli alla mia doglia? 
Perchè non mi conforti? i cari miei, 25 

Quando mi fia di riveder concefTo? 
Tu taci e parti , e '1 vento che t' è feorta 
Fifchiami in. mezzo alla canuta chioma . 

Ma dal lato di Mora intanto i duci 

S' adunano al convito. Ardon nelP aria. 50 
Cento quercie raraofe , e gira intorno 

* Il vigor delle conche . I duci in. volto 2 

Splen- 

a II vigor delle concie Tigni- folle non è facile il deci- 
fica il liquore che bevea- derlo in tanta diftanza di 
no i guerrieri ScozzefI : tempo . Il Traduttore ha 
ma di qual Corta egli fi veduto molti antichi Poe- 



(CCXV) 

Splendon di gioja : fol penfofo e muto 
Staffi il Re di Loclin ; fiedongli infieme 
Ira e dolor full' orgogliofa fronte .. 35 

Guata il Lena , e fofpira : ha ferma in mente 
La fua caduta . Sul paterno feudo 
Stava, chino Fingallo : egli la doglia 
Olfervò di Svarano, e cosi difle 
Al primo de' cantori . Ullino , inalza 40 

Il canto della pace , e raddolcifci 
I bellicofi. fpirti , onde 1* orecchio 
Ponga in obblio lo ftrepito dell* armi . 
Sien, cento arpe dapprefTo , e infondan gìoja 
Nel petto di Svaran . Tranquillo, io voglio. 45 
Che da me parta: alcun non fu per anco, 
O 4 Che 

mi , nei quali fi fa men- Caledonj nelle frequenti 
zione delle candele di ce- feorrerie che facevano nel- 
ra , e del vino come di la provincia Romana , fi 
cofe comuni nelle fale di fiano addimefticati con 
Fingal . I nomi d' ambe- quefte morbidezze della vi- 
ri uè derivano dal Latino , ta , e le abbiano introdot- 
il che moftra che i noftri te nel proprio paefe col 
maggiori , fé pur ebbero bottino che trafportavano 
sì fatte cofe , V ebbero dai dalla Britannia Meridio- 
Romani . E' facile che i naie . 



( C C X V I ) 

Che da Fingal merlo partifle . Ofcarre 
Contro gli audaci e valorofi in guerra 
Balena il brando mio , fé cedon quelli , 
Pacatamente mi ripofa al fianco » 50 

3 Vi (Te Tremmorre , incominciò dei canti 
La dolre bocca , e per le Nordiche onde 
Di temperie e di venti errò compagno . 
La feoicefa Loclin coi mormoranti 
Suoi bolchi apparve al peregrino Eroe 5 5 

Tra le fu e nebbie : egli abbafsò le vele , 
Balzò fui lido , ed infeguì la belva , 
Che per le felve di G ormai raggia* 
Molti Eroi già fugò, molti ne fpenie 
Quella, ma l'afta di Tremmor 1' uccife . 60 

Eran tre duci di Loclin prefenti 

All'alta imprefa , e raccontar la polla 
Dello ftraniero Eroe: diflfer ch'ei flava 
Qual colonna di foco , e d' arme chiufo 
Raggi fpandea d' infuperabil forza . 6 5 

Feftofo il Re largo convito appretta , 

Ed 



C C C X V I I ) 

Ed invita Tremmorre. Il giovinetto 
Tre giorni fefteggiò nelle ventofe 
Lociinie torri ; e a lui dieflì la fcelta 
Dell' aringo d' onor . Loclin non ebbe y 

Sì forte Eroe , che gli duraflfe a fronte . 
N'andò la gioja della conca in giro; 
Canti , arpe , applauiì : alto fonava il nome 
Del giovine regal , che dal mar venne 
Delle felve terror , primo dei forti . y 

Sorge il quarto mattin . Tremmor nell'onde 
Lanciò la nave , e a patteggiar fi pofe 
Lungo la fpiaggia in afpettando il vento , 
Che da lungi s' udia fremer nel bofeo . 
Quand'ecco un figlio di Gormal felvofo g 
Folgorante <T acciar , che a lui s' avanza . 
Gota vermiglia avea , morbida chioma , 
Mano di neve ; e fotto brevi ciglia 
Placido forridea ceruleo fguardo : 
E sì prefe a parlargli . Olà t' arrefta , 8 

Arredati Tremmor : tutti vincerli , 

Ma 



{ C C X V I I 1 ) 

Ma non hai vinto di Lonvallo. il figlio. 
La fpada mia de* valorofi. il brando 
Speflb incontrò ,. dal mio infallibil arco 
S'arretraro i pili faggi. O giovinetto 90 

Di bella chioma , ripigliò Tremmorre , 
Teco non pugnerò. Molle è '1 tuo braccio , 
Troppo vago fei tu, troppo gentile: 
Torna ai cervettl tuoi . Tornar non voglio 
Se non col brando di Tremmor , tra '1 fuono 9 5 
Della mia fama : giovinette a fchiere 
Circonderai! con teneri forrifi. 
Lui che vinfe Tremmor; trarrai del petto 
Sofpiretti d'amore-, e la lunghezza 
Della tua lancia mifurando andranno , 100 

Mentr' io pompofo moflxerolla , e al Sole 
Ne inalzerò la sfavillante cima. 
Tu la mia lancia ? difdegnofo allora 

Soggiunfe il Re : la madre tua piuttofto 
Ritroverattt pallido fui lido 105 

Del fonante Gormallo, e rifguardando 

Ver- 



(CCXIX) 

Verfo l' ofcuro mar ,. vedrà le vele 
Di chi le uccife il temerario figlio. 

E. ben,, ditte il garzon , molle dagli anni 

E* il braccio mio, contro di te non poflfo no 

U afta inalzar , ma ben col dardo apprefi 

A pattar petto di lontan nemico. 

Spoglia , o guerrier , quel tuo pefante arnefe ;, 

Tu fei tutto d' acciaro ; io primo a terra 

Getto l' usbergo ; il vedi : or via Tremmorre 115 

Scaglia il tuo dardo, Ondoleggiante ei mira. 

Un ricolmetto feno . Era coftei 

La forella del Re .. Vide ella il duce 

Nelle fraterne fale , ed invaginili 

Del vifo giovenil .. Cadde la lancia 120 

Dalla man di Tremmorre : abbafTa a terra 

Focofo il volto: l'improvvifa vifta 

Sino al cor lo colpì , ficcome un vivo 

Raggio di luce che diritto incontra 

a I figli della grotta , allor che al Sole 1 2 5 

Efcon 

a Gii abitatori della grotta . * 



i C C X X ) 
Eicon dal bujo , e al luminofo Arale 
Chinano i fguardi abbarbagliati e punti» 
O Re di Morven, cominciò la bella 
Dalle braccia di neve, ah lafcia ch'io 
Nella tua nave mi ripofi , e trovi i 3 . 

Contro P amor di Corlo * afilo e fchermo . 
Terribile è coftui per Inibaca , 
Quanto il tuon del deferto : amami il fero , 
Ma dentro il bujo d'un' atroce orgoglio, 
E diecimila lande all'aria fcuote 135 

Per ottenermi . E ben , ripofa in pace , 
Diffe P alto Tremmor , dietro lo feudo 
De' padri miei; poi diecimila lande 
Scuota Corlo a fuo fenno, io non pavento; 
Venga, l'attendo. Ad afpettar fi flette 14 
Tre dì fui lido : alto fquillava il corno , 
Da tutti i monti fuoi , da tutti i fcogli 
Corlo sfidò , ma non apparve il fero » 

Scc- 

a Quefto Corlo deve effer fio nome , accennato dal 

qualche Re dell' i fole Or- Traduttore Inglefe in una 
cadi come un' altro di a.ue-* Aimotaz. al Canto 1. * 



( C C X X I ) 

Scefe il Re di Loclin : rinnovellarfr 
I conviti , e le fefte in riva al mare 145 

E la donzella al gran Tremmor fu fpofa . 
4 Svaran , difife Fingal , nelle mie vene 
Scorre il tuo l'angue : le famiglie nofìire 
Sitibonde d' onor , vaghe di pugna 
Più volte s' affrontar , ma più volte anco 150 
Festeggiarono infieme , e 1' una all' altra 
Fer di conca ofpital cortefe dono . 
Ti raflferena adunque , e nel tuo volto 
Splenda letizia , e alla piacevol arpa 
Apri P orecchio e '1 cor . Terribil folli 155 
Qual tempera , o guerrier , de' flutti tuoi , 
Tu fgorgafti valor , 1' alta tua voce 
Quella valea di mille duci e mille . 
Sciogli doman le biancheggianti vele ,' 
Fratel d' Aganadeca ; ella fovente 1 6a 

Viene all' anima mia per lei dogliofa , 
Qual Sole in fui meriggio : io mi rammento 
Quelle lagrime tue ; vidi il tuo pianto 

Nella 



(CCXXII) 

Nelle fale di Starno, e la mia fpada 
Ti rifpettò , mentr' io volgeala a tondo 165 
Roffeggiante di fangue , e colmi avea 
Gli occhi di pianto , e '1 cor ruggia di fdegno . 
Che fé pago non fei, fcegli e combatti: 
Queir aringo d' onor, che i padri tuoi 
Diero a Tremmor , l'avrai dame: giojofo 170 
Vo 1 che tu parta , e rinomato e chiaro 
Siccome Sol che al tramontar sfavilla . 
Invitto Re della Morvenia flirpe , S 

Primo tra mille Eroi j non fia che teco 

Più mai pugni Svaran : ti vidi in pria 175 

Nella reggia paterna, e i tuoi frefch' anni 

Di poco fpazio precedeano i miei. 

E quando , io dilli a me medefmo , e quando 

La lancia inalzerò, come V inalza 

11 nobile Fingal? pugnammo poi 180 

Sul fianco di Malmor, quando i miei flutti 

Spinto m' aveano alle tue fale , e fparfe 

Rifonavan le conche : altera zuffa 6 

Cer- 



( C C X X II I ) 

Certo fu quella e memoranda : or baita ; 
Laicia che il buon cantore efalci il nome 1 8 5 
Del prode vincitor. Fingallo afeoìta: 
Più d' una nave di Loclin poc' anzi 
Reftò per te de' fuoi guerrieri ignuda , 
Abbiti quefte , o duce : e fii tu Tempre 
L' amico di Svaran : quando i tuoi figli 190 
All' alte torri di Gormal verranno 
S' apprefteran conviti , e lor la fcelta 
Della tenzon s' offerirà. Né nave, 7 
Rifpofe il Re , né popolofa terra 
Non accetta Fingal : pago abbaftanza 195 

Son de' miei monti , e dei cervetti miei - 
Conferva i doni tuoi, nobile amico 
D' Aganadeca : al raggio d' Oriente 
Spiega Je bianche vele , e lieto riedi 
Al nativo Gormallo . O benedetto 8 200 

Lo fpirto tuo , Re delle conche eccelfo , 
Gridò Svaran, di maraviglia pieno, 
Tu fei turbine in guerra , auretta in pace : 

Pren- 



( C C X X I V ) 

Prendi la deftra d' am ilìade in pegno 
Generofo Fingallo . I tuoi Cantori : 

Piangano fugli eftinti , e fa eh' Erina 
I duci di Loclin ponga fotterra , 
E della lor memoria erga le pietre : 
Onde i figli del Nord poffano un giorno 
Mirare il luogo , ove pugnar da forti z 

I loro padri , e '1 cacciatore efclami ; 
Mentre s' appoggia a una mufeofa pietra : 
Qui Fingallo , e Svaran lottaro infieme , 
Que' prifehi Eroi : così diranno , e verde 
La nofìxa fama ognor vivrà . Svarano , 2 i 
Fingal riprefe , oggi la gloria noftra 
Della grandezza fua giunfe alla cima . 
Noi paflferem qual fogno : in alcun campo 
Più non s* udrà delle noftr' arme il fuono : 
Ne fvaniran le tombe , e '1 cacciatore 2 2 

Invan fui prato del ripofo noftro 
L' albergo cercherà : vivranno i nomi , 
Ma fia fpento il valor . Carilo , Ullino , 

Of- 



( C C X X V ) 

Oftìan, cantori, a voi fon noti i duci 
Che più non fono. Or via iciogliete i canti 22 5 
De 1 tempi antichi, onde la notte feorra 
Tra dolci fuoni , ed il mattili riforga 
Nella letizia » Ad allegrare i Regi 
Sciogliemmo il canto, e cento arpe fcavi 
La noftra voce accompagnar : Svarano 230 

RafFerenofiì , e rifplendè , qual filale 
Colma Luna talor , quando le nubi 
Sgombran dalla fua faccia, e lafcian quella 
Ampia , terfa , lucente in mezzo al cielo . 
Allor Fingallo a Carilo fi volfe, 23^ 

E prefe a dirgli: Ov' è di Semo il figlio? 9 
Ov'è il Re di Dunfcaglia ? a che non viene? 
Come baffo vapor forfè s' afeofe 
Nella grotta di Tura? Afcofo appunto , 
Rifpofe il buon cantor, fta Cuculino 240 

Nella grotta di Tura : in fu la fpada 
Egli ha la de (tra , e nella pugna il core, 
Nella perduta pugna . E cupo e meflo 

P II 



( ce X X V I ) 

lì Re dell' afte , che più volte in campo 
Già vincitor fi vide. Egli t'invia 245 

La fpada di Cabarre, e vuol che polì 
Sul fianco di Fingal , perchè qual nembo 
I poderofi fuoi nemici hai fperfi . 
Prendi , o Fingal , quella famofa fpada , 
Che già la fama fua (Vanì qual nebbia 250 
Scotta dal vento . Ah non fra ver , rifpofe 
L'alto Fingal, ch'io la fua fpada accetti. 
Poflente è '1 braccio fuo : vattene, e digli 
Che fi conforti ; già ficura e ferma 
E' la fua fama e di fvanir non teme . 255 

Molti prodi fur vinti , e poi di nuovo 
Scintillaron di gloria . E tu pur anche 
Re dei bofehi fonanti , il tuo cordoglio 
Scorda per fempre : i valorofi , amico , 
Benché vinti, fon chiari: il Sol tra i nembi 160 
Cela il capo talor , ma poi ridente 
Torna a guardar fu le colline erbofe. 
Viemmi Gruma alla mente . Era già Gruma 

Un 



( C C X X V I I ) 
Un Sir di Cona: egli fpargea battaglia 
Per tutti i lidi, gli gioia l'orecchio 265 

Nel rimbombo dell' armi , e '1 cor nel fangue . 
Ei fpinfe un giorno i Tuoi guerrier poflfenti 
SulP eccheggiante Craca , e il Re di Craca 
Dal fuo bofehetto l' incontrò , che appunto 
Tornava allor dal Circolo di Brumo , * 27 e 
Ove alla Pietra del Poter poc'anzi 
Parlato avea . Fu perigliofa e fera 
La zuffa degli Eroi per la Donzella 
Dal bel petto di neve . Avea la fama 
Lungo il Cona natio portato a Gruma 273 
La peregrina amabile beltade 
Della figlia di Craca , ed egli avea 
Giurato d'ottenerla, o di morire. 
Pugnar© elfi tre dì : Gruma nel quarto 
Annodato reftò. Senza foccorfo 2. 8 e 

Lungi da'fuoi l'immerfero nel fondo 

P 2 Del? 



t Si allude alla religione del Annot. al v. 34.de! Can- 
Re di Craca . Vedi V to 3. 



( CCXXVIII ) 

Dell' orribile circolo di Brumo , 
Ove fpeffo ulular l'ombre di morte 
S' ridiano intorno alla terribil Pietra 
Del lor timor. Ma che? da quell' abiffo 285 
Ufei Gruma e rifui Te . I iuoi nemici 
Cadder per la Tua delira ; egli riebbe 
L'antica fama. O voi cantor teflfete 
Inni agli Eroi , che dalla lor caduta 
Sorfer più grandi, onde il mio fpirto efulti 3 9x3 
Nella giuria ior lode, ed a Svarano 
Il cordoglio- primier tornifi in gioja . 
Alior di Mora fu la piaggia erbola 
Si pofero a giacer . Fiichiano i venti 
Tra le chiome agli Eroi . S' odono a un tempo 1 
Cento voci , cento arpe : i duci antichi 
Si rimembrar, fi celebraro . E quando 
Udrò adeffo il cantor? quando quell'alma 
S'allegrerà nelle paterne imprefe? 
L'arpa in Morven già tace, e pili fui Cona 300 
Voce non s' ode armoniofa - y è focnto • 

Coi 



( C C X X I X ) 

Col ponente il cantor ; non v' è .più faina , 

Va tremolando il mattutino maggio 

Su le cime di Cromia, e d'una fioca 

Luce k tinge. Ecco fcjuillar fui Lena 305 

Il corno di Svaran : dell' onde i figli 

Si raccolgon d' intorno , e muti e medi 

Saigon le navi : vien d' Ullina il vento 

Forte fondando a rigonfiar le vele 

Candido - galleggianti , e via gli porta . 310 

Olà, difle Fin gal , chiaminfi i veltri 
Rapidi figli della caccia , il fido 
Brano dal bianco petto, e la ringhiarne 
Forza arcigna di Lua . Qua qua Fiilano, 
Rino ... ma non è qui : ripofa il figlio 3 1 5 
Sopra il letto feral > Filiali , Fergufto, 
Rintroni il corno mio , fpargafi intorno 
La gioja della caccia: impauriti 
L' odan del Cromia i cavrioli e i cervi, 
E balzino dal lago. Errò pel bofeo 320 

L'acuto fuon: dello fcogliofo Cromia 

P 3 S' al* 



( CCXXX ) 

S' alzano i cacciator ; volano a slanci 
Chi qua , chi là mille anelanti veltri 
Sulla lor preda ad avventarfi . Un cervo 
Cade per ogni can: ma tre ne afferra 325 
Brano e gli addenta, e di Fingallo al piede 
Palpitanti gli arreca. Egli a tal vifta 
Gongola di piacer. Ma un cervo cadde I0 
Sulla tomba di Rino , e rifveglioflì 
Il cordoglio del padre. Ei vide cheta 330 

Starfi la pietra di colui che'l primo 
Era dianzi alla caccia: Ah figlio mio 
Tu non riforgi piìi ; tu della feda 
A parte non verrai ; già la tua tomba 
S' afconderà , già l' erba inaridita 355 

La coprirà ; con temerario piede 
Calpefteralla un dì la fchiatta imbelle. 
Senza faper eh' ivi ripofa il prode . 
Figli della mia forza , Offian , Fillano , 

Caulo Re degli acciar, poggiam fui colle 340 
Ver la grotta di Tura , andiam , veggiamo 

D' Eri. 



( CC X XX I ) 

D' Erina il condottiero. Oimè fon quelle 
Le muraglie di Tura? ignude e vuote 
Son d'abitanti, e le ricopre il mufeo. 
Mefto è'1 Re delle conche, e defolata 345 
Sta P albergo regal : venite , amici , 
Al Sir dei brandi , e trasfondiamgli in petto 
Tutto il noftro piacer. Ma che? m'inganno? 
Fillano, è quefto Cucullino? oppure 
E' colonna di fumo? emmi fugli occhi 350 
Di Cromia il nembo, e ravvifar non poffo 
L' amico mio . Sì Cucullino è quefto , 
Gli rifpofe il garzon . Vedilo , è muto 
E tenebrofo , ed ha la man fui brando • 
Salute al figlio di battaglia : addio 3 5 5 

Spezzator degli feudi . A te falute , 
Rifpofe Cucullin , falute a tutti 

I tuoi figli poflTenti . O mio Fingallo , 
Grato è Pafpetto tuo: fomiglia al Sole, 

Cui lungo tempo fofpirò lontano 36® 

II cacciatore, e lo ravvifa alfine 

P 4 Sputi* 



■ tCCXXXll) 

Spuntar da un nembo. I figli tuoi fon vive 
Stelle ridenti, onde la notte ha luce. 
O Fingallo o Fingal , non tale un giorno 
Già mi vedetti tu, quando tornammo 365 

Dalle battaglie del deferto, e vinti 
Fuggian dalle noftr' armi i Re del mondo , * 
E tornava letizia ai patrj colli . 
Gagliardo a detti , l' interruppe allora 

* Conan di bafla fama, affai gagliardo 370 
iX Se' tu per certo Cucullin : fon molti 

I vanti tuoi; ma dove fon l'imprcfc? 
Or non Cam noi per l' Ocean qua giunti 
Per dar foccorfo alla tua fiacca fpada ? 
Tu fuggi all'antro tuo: Conanno intanto 375 
Le tue pugne combatte . A me quell' arme , 

Ce- 

* GÌ' Imperatori di Roma • minato in molti altri Poe- 
Qi'.efto è '1 folo palio in mi , e Tempre comparifce 
tutto il Poema , in cui s' con lo lteiiò carattere . Il 
alluda alle guerre di Fin- Poeta non ne fece finora 
gal contro 1 Romani . menzione , e la Aia con- 

b Conan era della famiglia dotta verfo Cucullino non 

di Morra . Egli vien no- meritava altrimc-nti . 



(CCXXXIII) 

CedHc a me , che mal ti ftanno . Eroe 
Alcun non fu che ricercare ofaflfe 
L' arme di Cucullin , rifpofe il duce 
Alteramente, e quando mille Eroi 380 

Le cercaflero ancor , farebbe indarno , 
* 2 Tenebrofo guerriero: alla mia grotta 
Non mi ritrafii io già , finché d' Erina 
VilTero i duci . Olà , gridò Fingallo , 
Conan malnato, dall' ignobil braccio, 385 

Taci, non parlar più, Famofo in guerra 
E Cucullino , e ne grandeggia il nome . 
SpefTo udii la tua fama , e fpeflb io fui 
Teftimon de' tuoi fatti , o tempeftofo 
Sir d'Inisfela. Or ti conforta, e fciogli 39° 
Le tue candide vele in ver l'azzurra 
Nebbiofa Ifola tua : vedi Bragela 
Che pende dalla rupe f offerva 1' occhio 
Che d'amore e di lagrime trabocca. 
I lunghi crini le folle va il vento 395 

Dal palpitante feno. Ella l'orecchio 

Tcn- 



(CCXXXIVj 

Tende all'aura notturna, e pure afpetta 
Il fragor de' tuoi remi , e '1 canto ufato * 
De' remiganti , e '1 tremolio dell' arpa 
Che da lungi s'avanza. E lungo tempo 400 
Starà Bragela ad afpettarlo invano. 
No più non tornerò : come potrei 
Comparir vinto alla mia fpofa innanzi, 
E mirarla dolente ? Il fai , Fingallo , 
Io vincitor fui fempre . E vincitore 403 

Quinci inanzi farai, qual pria tu folli, 
Diffe Fingal : di Cucullin la fama 
Rinverdirà come ramofa pianta. 
Molta gloria t' avanza , e molte pugne 
T'attendono, o guerriero, e molte morti 41 p 
Ufciran dal tuo braccio. Ofcarre , i cervi 
Reca , e le conche , e '1 mio convito appretta : 

1 tra- 



■ L' ufo di cantar quando Settentrionale di Scozia . 
remano , è universale fra Inganna il tempo , ed ani- 
«li abitanti della cofla ma i rematori . 



( C C X X X V ) 

I travagliati fpirti abbian ripofo 

Dopo lunghi perigli : e i fidi amici 

Si ravvivili di gioja al noftro afpetto. 415 

Fefteggiammo , cantammo. Alfin lo fpirto 
Di Cucullin rafTerenoffi : al braccio 
Tornò la gagliardia , la gioja al volto.' 
Ivano Ullino e Carilo alternando 
I dolci canti: io mefcolai piti volte 42C 

Alla lor la mia voce , e delle lancie 
Cantai gli feontrì , ove ho pugnato , e vinto : 
Mifero ! ed or non più : cefsò la fama 
Di mie paflate imprefe, e abbandonato 
Seggomi al faflb de' miei cari elminti. 423 

Così feorfe la notte , in fin che '1 giorno 
Sorfe raggiante. Dall' erbofa piaggia 
Alzoflì il Re , feoffe la lancia , e primo 
Lungo il Lena movea : noi lo feguimmo 
Come ftrifeie di foco. Al mare, al mare, 450 
Spieghiam le vele , ed accogliamo i venti 
Che fgorgano dal Lena : egli si difTe . 

Noi 



C CCXXXVI ) 
Noi falìmmo le navi, e ci fpingemhid 
Tra canti di vittoria e liete grida 
Dell' Ocean per la fonante fpuma. 1 ì 435 



^ 



OS- 



( C C X X X V I I ) 

OSSERVAZIONI 

AL CANTO VI- 



, „ PE Oflìan , dice 1' Autore degli Annali Tipogra- 
„ i3 fici , ha prefo il colorito cupo degli oggetti del 
Ilio clima, con qual forza e con qual venta non ne ha 
egli rapprefentata l'immagine? E quelle immagini ap- 
punto e quello colorito cupo, ma lublime, sbalordisco- 
no e trafportano l'anima, quali ad ogni pagina del fuo 
Poema „. Egregiamente. Noi peraltro abbiam vedu- 
to che Oflìan fa maneggiar con ugual maeftria tutte le 
fpezie de' colori. E s' egli fa più fpi.flo ufo del cupo, 
quelV è perchè il cupo è più fpeflo coniacente a' iuoi 
ioggetti. * 

. Vediamo che gli antichi Scozzefi fi dilettavano molto 
dei conviti ; e che in effi il capo principale erano le 
conche. E v molto credibile che i Celti Ca'edonj non fi 
lalciaffero vincer dai Danefi nel trafpuiro pel vino, e 
per gli altri liquori. Pure gli Eroi di Oman non folo 
non s' ubbriacano come il faggio Uhilc, ma nei loro 
conviti non c'è la minima ombra di eccello, o d'inde- 
cenza, anzi neppur un'elpreffione che ne taccia fofpet- 
tare la poffibilità. In luogo di ffenderfi fui pregio dei 
liquori, Offian non parla che del vaio. L'effètto deile 
loro bevande non è un'allegrezza fmodata, e tumul- 
tuofa, ma una gioja femplice e pura, che ferena gli 
fpiriti , li move al canto, ed anima le nobili conven- 
zioni degli Eroi. Il fanciullo Ciro in quelli conviti non 
fi farebbe certamente immaginato che il vino fofTe un 
veleno, come alla menfa d'Aftiage fuo avolo. * 

5. Ar- 



( CCXXXVIII ) 

3. Artiflziofamente il Poeta introduce quetV Epifodio , 
come il più acconcio a difpor gli animi all' efito felice 
dell' azione. 

4. Tutte le parlate diOflìan fono ragguardevoli per mol- 
ti pregi : ma quefta mi fembra d' un eccellenza fupe- 
riore ad ogni altra . Non fo fé fia più ammirabile la 
generofita di Fingal, o l'artifizio con cui egli s' infinua 
neir animo di Svarano. Poteva quelli effer efacerbato 
verfo di Fingal per quattro motivi: per l'inimicizia 
nazionale degli Scozzefi, e dei Danefi, per l'inimicizia 
perfonale tra lui, e Fingal, per la vergogna della fua 
{confìtta, e per defiderio di rifarcirfi. Fingal prende a 
fuperar tutti quelli oftacoli con la nobiltà de' fuoi fen- 
timenti ; e lo fa con un'ordine il più conveniente. 
Comincia dal primo, prendendo occafione dal canto di 
Ullino ; e moftra coli' efempio di Tremmor , che le 
guerre delle loro famiglie non venivano da un' odio ere- 
ditario, ma da una gara di gloria, e che anzi effe da 
principio erano amiche e congiunte . Palla indi ad al- 
lontanargli dall'animo l'idea della vergogna, ch'era il 
punto più delicato e più necefifario ; e fa un grand' e- 
logio del valore di Svarano, indicando che nel fuo fpi- 
rito egli non ha perduto nulla dell' antica fua gloria. 
La lode non è mai più lufinghiera quanto in bocca d" 
un nemico. Riconfortato P amor proprio di Svarano 
con quello calmante , Fingal mette in ufo i modi più 
blandi . Lo chiama delicatamente fratello d' Aganade- 
ca, per deftar in lui fentimenti teneri ed amichevoli 
coli' immagine d' una forella amata non meno da lui, 
che da Fingal. Moftra che fin dal tempo di quella egli 
avea concepita molta propenfione per lui , e gli ram- 
memora la prova fenfibile che glie ne diede in quella 
occafione . Con ciò egli induce Svarano a vergognarli 
di confervar odio e rancore con una perfona, che già 

da 



{ CCXXXIX ) 

eia gran tempo Pavea provocato in affètto e in benevo- 
lenza. Finalmente mette in opera un tratto di genero- 
sità fingolare, che doveva efpugnar l'animo il più in- 
domabile. Svarano era vinto. Fingal era padrone del- 
la fua vita e della fua libertà. Ma quelli fi feorda del- 
la Tua vittoria : fuppone che Svarano ila libero come 
inanzi la battaglia, e propone per foddisfarlo un nuo- 
vo cimento perfonale, come fé il parlato non doveflTe 
decidere. Svarano non è un nemico vinto, ma un' of- 
pite nobile a cui fi defidera di far onore . Se Dionigi 
d 1 Alicarnaflò avefTe avuto da analizzare difcorfi di que- 
llo genere, egli avrebbe fatto ben miglior ufo della fua 
critica, di quello che nello fviluppare il balordo artifi- 
zio d' Amennone nel 2. dell'Iliade. * 
J. La generofità. di Fingal va operando. Svarano non è 
/ più quel brutale, che rifpofe con tanta aforezza a' cor- 
tei] inviti di Cucullino e di Fingal . Un confronto sì 
iuminofo dovea farlo troppo arroffìre della fua prima 
natura. La rozzezza di Svarano s 1 ingentilire , e la fua 
ferocia fi va cangiando in grandezza. * 

6. Svarano rammemora più volentieri la zuffa di Malmor 
che la prefente. Abbiam veduto nel principio del Poe- 
ma , eh' egli volea far credere di non effer rimafto in- 
feriore in quella battaglia. Ma dalle fue fierTe efpref- 
fioni fi feorge che quella non era che un' illufione del 
fuo amor propio. La flraordinaria gentilezza di Fingal 
è vicina a llrappargli di bocca la confezione della fua 
inferiorità; ma egli fi fpiega in un modo alquanto in- 
diretto ed equivoco. La virtù Ila per vincerla; ma la 
natura fa ancora qualche refiftenza. * 

7. Gli Eroi de' Poeti Greci erano molto lontani da quelli 
magnanimi (entimemi . Achille nel 24 de' 1' Iliade, 
avendo refo a Priamo il corpo di Ettore, fa le fue feu- 
fe coli' ombra di Patroclo per aver ufaro quello atto di 

pie- 



(CCXL) 

pietà, e potendo allegare per Tua giutìific3zione, fé non 
ì fentimenti naturali d' umanità, almeno il comando 
di Giove, el' donazioni di (uà madre Tetide , egli la- 
fcia quella ragione plaufibile ( giacché pur credea d'a- 
ver bilogffd di fcufa) e adduce unicamente queiV altra, 
che Priamo gli avea tatto dei doni che non erano da 
di (pregiarli . Havvi un luogo nelle Supplici d' Euripide 
che ha una relazione più piena con tutta la condotta 
di Finga! in que'la guerra, e dVè un efempio lumino- 
io della tomaia differenza che patfava tra lo ipirìto de- 
gli antichi Poeti Greci, e quello di OcTian . Adrafto Re 
cii Argo ricorre perfònalmente a Tefeo Re d'Atene, af- 
fine u indurre col (uo foccorfo i Tebani a dar fepbltura 
;ti, ucci-'i nella pallata guerra. Tefeo dopo a- 
vergli tatto l'uomo addoffo con poca diferezione , e con 
molta fuoerioritù , gli da crudamente una" negativa . 
Moffj poi dalle pcrfuafioni della madre più che dall'o- 
lla c'aufa, o dai fentimenti d' un'animo gene- 
ro (o , fi determina con maliflìmo garbo a follener A- 
Àrafto con le lue armi. Dopo la fua vittoria fegue a 
trattar Adrafto con' disprèzzo: finalmente per compir 
1' opera comparifee Minerva, per ricordar a Tefeo eh' 

' egli fi faccia dar la fua mercede eh Adfaftò pel tuo be- 
nefizio, e che per afficurarfene lo coflringa ad un giu- 
ramento. Quella è la delicatezza inimitabile del poeta 
Greco. Si gfamini óra la condotta del barbaro. Finga! 
intefa 1' inv-afione meditata da Svarano, corre ili foc- 
corfo di Cucullino, e falva l'Irlanda. Lungi dal rim- 
proverar la fua di ("grazia all'amico, lo conforta e 1' e- 
ialta ; e in luogo d efiger guiderdone dall'alleato, ri- 
cula l'omaggio del fuo lletfo* nemico,; * 

. Ecco il trionfo di Fingal interamente compiuto. Avreb- 
be potuto il Poeta far che Svarano perfùHiTe nella fua 
ferocia , che i ! té di nuovo combattere, e ci 



( CCXLI ) 

rìiTe pugnando. Ma il fuo cangiamento è molto- pili 
glorioìo per Fingal, pia interdente, e più iftruttivo. 
Olììan c'infegna con quelt' efempio che la virtù doma 
i cuori più barbari, e eh' ella trionfa alle volte dell' 
educazione, e della natura. Lezione utiliffima, e eh' è 
d'un maffimo {limolo per corrifponder colla, beneficen- 
za a coloro che ci provocarono colle offe fé. * 

o. La prefenza di Carilo rifveglia in Fingal 1' idea di 
Cucullino. Ma egli non s'indirizza a quell'Eroe, fé 
non dopo la partenza di Svarano. Quella mi fembra 
un' avvertenza affai delicata. Cucullino e Svarano non 
erano caratteri da poterli conciliar infieme così age- 
volmente. La prefenza del primo avrebbe deflato nelP 
altro qualche movimento d'orgoglio: e quella di Sva- 
rano non poteva che accrefeer la vergogna, e l'affli- 
zione di Cucullino. Così la loro reciproca villa era 
pni atta ad inafprir gli animi, che a riconciliarli. 
Fingal giudizioiamente allontana prima T uno, e poi 
penfa a confolar 1' altro. * 

io. Quello incidente è molto toccante. D* ugual finez- 
za è il tratto di fopra , ove Fingal chiamando i fuoi 
figli, nomina Rino. I gran Poeti fanno far nafeer dì 
quelli incidenti quando meno fi afpettano : gli altri 
non veggono i più ovvj e prefentati fpontaneamente 
dal foggetto. * 

li. La villania e la sfacciataggine di coflui, fomiglia 
alquanto a quella del Terfìte d'Omero. Vediamo che 
Offian dipinge i caratteri malvagi e odiofi non meno 
che i nobili e i grandi . Ma egli fa porli nel loro pun- 
to di villa, né il lettore pub prender equivoco, o ef- 
fer fedotro. Quelle non fono che l'ombre, le quali 
danno rifalto alle figure luminofe. * 

12. Offian dinota fpeffo le qualità dell' animo colle qua- 
lità efterne del corpo. Quella maniera è più naturale, 
Q_ per- 



(. CCXLIl ) 

perchè nel primo linguaggio le idee appartenenti allo 
fpirito non potevano cfprimerfi fé non con termini 
tratti da oggetti fenfibili; più poetica, perchè dipin- 
ge; e più ingegnofa, perchè laida penfare. * 
13. I migliori Critici convengono che un Poema Epico 
debba aver lieto fine. Quella regola nelle fue più ef- 
fenziali circoftanze fu oflervata dai tre meritamente 
famofilfimi Poeti, Omero, Virgilio, e Milton. Pure, 
non fo per qual ragione, le conclufioni dei loro Poemi, 
lafciano un certo che di trillo e dilgultofo nell'ani- 
mo. L'uno lalcia il lettore ad un funerale, 1' altro 
all' intempeftiva morte d' un' Eroe, il terzo nelle lo- 
litarie leene d' un mondo disabitato. 

iTj o'I y afjùplsTrov Trxpvv t'xropoQ 'anroSuiAGto . 

Vitnque cum gemitìi fugit indignata fub umbras» 

They band m band ecc. 




CO- 



COMALA 



POEMA 

DRAMMATICO. 



( C C X LI V) 

C O M A L A 

POEMA DRAMMATICO. 

ARGOMENTO. 

T" A Tradizione ci ha trafmeffa la Storia compia-* 
^-^ ta di queflo Poema nel mqdo feguente . Cornala 
figlia di Sarno Re d* Inijlore , o dell' I/ole Orcadi , 
i innamorò di Tingal figliuolo di Cornai in un cetr- 
vito , a cui fuo padre /' aveva invitato . La fua paf+ 
/ione fu così violenta , che h feguì tr-avejlita da gio- 
vine che dejiderava d' effer impiegato nelle fue guer* 
re . Fu tojlo [coperta da Idallano , figlio di- Lamor , 
uno degli Eroi di Fingal r il di cui amore ella ave* 
va di/pregiato qualche tempo inan^i . La fua roman* 
%efca pajfione , e la fua ùelle^a le cattivò per tal 
modo r affetto del Re , che avea Jlabilito di farla fua 
fpofa , quando gli fu recata la novella della fpedi^io- 
ne di Caracul. Marciò tojlo per arre/lare i progrejft 
del nemico , e Cornala lo attendeva . La lafciò fopra ■ 
un monte donde fi f copriva V armata di Caracul; 



< C C X L V) 

intanto egli fi portò a combattere , avendole inan%j 
promejfo di ritornare quella jlejfa notte , fé fojfe fo- 
pravvijfuto. Il rimanente della Storia pub raccoglier^ 

dal Poema medefimo . 

Quefio Poema è molto pregevole per la luce che 
fparge fopra /' antichità delle compofi^joni di Ojftan . 
Caracul di cui qui fi fa menzione è lo fìejfo che 
Gar acalla figlio deW Imperator Severo, il quale neW 
anno 211. fece una fpedfzjone contro i C 'aledo nj . 

La varietà della mi fura dei ver fi fa vedere che 
il Poema fu originalmente mejfn in Mujìca , e forfè 
prefentato ai Capi delle Tribù in qualche fo lentie oc- 
fafione „ 




E' Co» 



Q. 3 



( CGXLVI ) 



E« Cofa che forprende il trovare fra i Caledonj non 
pur membra e pezzi fpiccati, ma un corpo in- 
tero e formale di Poefia regolata. Abbiam vedu- 
to un Poema Epico: or eccoci una Tragedia. La fua 
picciolezza non pregiudica alla regolarità. Si ravvia- 
no in efTa tutti i lineamenti e le proporzioni della 
Tragedia . C è il fuo picciolo viluppo , i fuoi colpi 
di Teatro , e la fua Catastrofe inafpettata : gran va- 
rietà d' affetti, itile femplice e paffionato : in fomrna 
quella Poefia ha quelle virtù che fi ammirano tanto 
nei Greci. Non pur Tefpi, ma Efchilo avrebbe potuto 
compiacere di quello faggio. Il Coro, e la varietà del 
metro la rende interamente fomigliante ai Melodrammi 
dei Greci. Adattata alia Mufica da un dotto maeltro, 
e fregiata delle decorazioni convenienti, ella potrebbe 
effere un* Opera d' un nuovo gulto, e far grandiifìmo 
effetto anche ai tempi noitri. 
Siccome nel tradur quella Poefia io mi fon prefo qualche 
libertà più che nelle altre, così ftimo convenevole il 
renderne ragione ai conofeitori , e alle perfone di gullo . 
Il metro vario tramezzato di rime libere è molto più 
acconcio dell' uniforme ad efprimere gli slanci dell'ani- 
ma , e i varj affetti che fi fucce.iono rapidamente in 
quello picciolo Dramma, lo ho feguitato quello metodo 
anche negli altri Poemetti, in que' luoghi ove l'Auto- 
re o innanzi d'entrar nella fua narrazione, o anche a 
mezzo , rompendone il filo , con felicilfimo volo fi 
getta nel Lirico. I Traduttori, volendo metter in villa 
la difficoltà delle Traduzioni, calcano unicamente fopra 
la diverfità del linguaggio: ma non inoltrano di fenti- 



( C CX L V II ) 

re un'altra difficoltà, con cui è lor necefTario di lorda- 
re, e che per mio credere è ancora più grande: voglio 
dire quella che nafee dalla diverfita della verfificavio- 
ne. Egli è certo che i fentimenti, i penfieri, e l'ef- 
pre filoni prendono da fé fleflì un tornio e una configu- 
razione corrifpondente alla verfificazion rifpettiva de* 
varj Poeti. La brevità, o la lunghezza del vedo, la 
varietà delle flefììoni, delle pole, delle cadenze, l'ar- 
monia che rifulta naturalmente dal numero, e quella 
che nafee dall' aggiuftatezza delle confonanze, il diver- 
go intralciamento, e la difìribuzion delle rime, cia- 
fcheduna di quelle cofe modifica i fentimenti, e co- 
munica loro una bellezza propria, e diftinta da tutte 
l'altre. Si trasferivano gli fteffi fentimenti in un'altro 
metro ; fi cangi la difpofìzione ; fi alterino le mifure : 
tutto è guafto. Le idee aggiuntate fopra un'altro me- 
tro, (tanno per così dire, a difagio in quefto nuovo, e 
prendono attitudini violente o fcompofle: fi forma una 
difeordanza difguftofa tra i fentimenti ed i fuoni : gli 
oggetti non fi prefentano più lotto il punto di villa 
conveniente: l'orecchio ed in confeguenza lo fpirito fi 
ripofa in luoghi poco opportuni, e fdrucciola fu quelli 
ne' quali dovrebbe arredarli ; elacompofizione la più per- 
fetta diventa fimile ad un bel corpo con tutte le mem- 
bra slogate. Perciò egli è afiòlutamente imponìbile di 
far una traduzione di buon garbo, la qual fia precifa- 
mente letterale in una foverchia (proporzione di me- 
tro. Alla poca avvertenza o deprezza dei Tradutto- 
ri in quefto punto fi debbono quelle dentate e con- 
traffatte Traduzioni , alle quali i loro Autori danno 
abufivamente il nome di fedeli, e che da alcuni ven- 
gono feioccamente ammirate : come fé toffe un gran 
che l'aver il merito d'un Dizionario, o come fé il 
prefentar un cadavero sfigurato, in vece d'un corpo 
Q * ani- 



( CCXLVIIi ) 

animato , e pien di vivezza e di grazia, foffe Una 
raccomandazione molto didima . Egli è dunque in- 
■difpenfabile in una Traduzione di gufto , d' alterar 
en poco 1' Originale per vero fpirito di fedeltà ; e 
poiché le tiottre mifure non fi adattano a quei fen- 
limenti , di raflettare e girar in modo i fentimen- 
ti it ? defimi , che adattandoli alle mifure noftre 
facciano un' effetto equivalente a quel che fanno nei 
loro e (fere primitivo . Ma quelìo ripiego ha i fuoi 
inconvenienti . Volendo fchivar la fkntatezza delle 
Traduzioni icrupolofe, molti fi gettano nell' intem- 
peranza delle parafrafi , e quel eh' è peggio preda- 
no ai loro Autori maniere opporle al genio della 
loro Poefia, o alla modificazione particolare del lo- 
ro fpirito . Io ho ufata ogni diligenza per isfuggi- 
re ad un tempo quelli due fcogli . Quanto io fia 
riuicito , non faprei dirlo: dirò folo di qual artifi- 
zio io mi fia lervito per riufeirvi . Inanzi a tut- 
to , io non ho mai omefla volontariamente alcuna 
bellezza reale ed importante del mio Poeta, (la di 
fenrimento , fia d' efpreftìone . Tutto Y arbitrio eh' 
io mi lon prefo fi riduce ad aggiungere, a trafpor- 
tare , o a modificar qualche co fa, nel che ho avu- 
to rie avvertenze, fecondo me importantiflìme . La 
prima di far che 1' AuTor medefimo fupplifle a fé 
fieifo, fervendomi delle maniere ufate da eflb in luo- 
ghi dosili , ed alle volte trafportandole vicendevol- 
mente da un luogo all' altro . La feconda di ag- 
giunger generalmente quei fentimenti eh' erano in- 
chiufì nel fentimento dell' Autore , o n' erano una 
conf-guenz* immediata : avvertendo che ciò non 
fotte in que' luoghi , ove 1' Autore gli aveva ar- 
trfuiofamente foppreffi . La terza infine , di guar- 
darmi fcrupolofamente dall' ammetrere idee o ef- 

pret 



< e e x l i x ) 

prefTioni che non follerò efattamente conformi al 
modo di penare , e d* efprimerfi del mio Origi- 
nale . 
io non ho per altro fatto molto ufo di quelle pic- 
ciole e neceffarie libertà , fuorché nei pezzi rima- 
ti . In tutti gli altri ho tatto maiììmo lludio dì 
oflervar tutta quella efattezza che potea conciliarli 
con 1' eleganza e con l' armonia . Non isfuggiranno 
al rifletto degl' intendenti gli oracoli preflbchè in- 
formontabili eh' io dovetti incontrare . lo non pollo 
dire qual fia il metro dell' Originale : ma fecondo 
tutte le apparenze il verfo Celtico dovrebbe elTere 
più vibrato e più breve de»! neflro, -e naturalmente 
rimato . Il noftro Sciolto non fi foftiene con altro 
che con la matita dell 1 ondeggiamento periodico. Ora 
non v' è cofa più direttamente oppofta a quello ge- 
nere di itile e di verfo, quanto la maniera eftre- 
mamente concifa, ferrata, e r-arnda, eh' è il ccllante 
carattere dello Itile di OlTian . Pcnfino i conofeitori 
fé alcun lavorator di molaici ebbe mai a travagliar 
più di me, per congegnar in verfo fciolto un tutto 
armoniofo di tanti minuzzoli, per far che i fenti- 
menti riceveflero 1' un dall' altro foftegno e rifalto, 
per non ilìemprarli-, ne ltorpiarrt, per preparar loro 
mille giaciture varie e convenienti, e per commet- 
terli infieme naturalmente e fenza durezza . Io po- 
tea ben dir con ragione d'elfer nel letto di Procu- 
re . Certo è che nella Poella Italiana io non ave- 
va alcun efempio precifo dello itile e -dd numero 
che conv-eniall alla Traduzione d'un Poeta così lon- 
tano dalle noftre maniere j e che mi convenne ten- 
tar una lìrada in gran parte nuova . Se ho talo- 
ra inciampato , mi lufingherò indarno di qualche e- 
quità? * 

A T- 



( C C I > 

ATTORI. 

FINGAL. 
COMALA. 
IDALLANO. 

DERSAGRENA. ) 

) figlie di Mora! . 
MELILCOMA. > 

CANTORI. 



La Scena è in Arven , lungo un rufcello , chiamar©- 
il Crona . 



CO- 



( C C L I ) 

C O M A L A 

POEMA DRAMMATICO. 



SCENA I. * 

* Derfagrena , e Melilcoma » 

Devf. f~* là la caccia è compita ; 

Altro in Arven non s' ode » 
Che '1 romor del torrente. 
Vieni , o figlia di Morni y 
Dalle rive del Crona : c 
Lafcia 1' arco 
Prendi V arpa; 
La notte avanzili 
Tra dolci cantici , 



Tra 



a Ho divifo in Scene quefto 
picciolo Dramma per mag- 
gior chiarezza , non cre- 
dendo che vi fia alcuna 
bellezza nel porlo tutto di 
feguito , fenza diftinzione , 
come fanno alcuni nelle lo- 
ro Tragedie , per ima ri- 



dicola affettazione d' imi- 
tar i Greci . * 

b Derfagrena Lo fplendor d' 
un raggio Salare . 

c II Crona è un picciolo ru- 
fcello , che fi fcarica nei 
Carrone . 



( C C L 1 I ) 

Tra fèfte , e giubili se 

E larga fpandafi 

Per Àrven tutto la letizia noftra. 
vMelil.'E ver, la notte avanza, 

O verginetta dall' azzurro fguardo , 

E già la valle imbruna ; i <; 

Ma non mi punge il core 

Defio di canto , che poc' anzi io vidi 
Vifion che m' adombra . Io vidi un cervo 
Lungo il rufcel di Crona, e mi parea 
Per lo bujo dell' ombre 20 

Una parte del colle ; 

Ma quei fi (coffe , e via fugginne a slanci » 
Vapor focofo s' aggirava intorno 
Alle ramofe corna, e fuori ufciéno 
Dalle nubi del Crona 2 5 

Le rifpettate faccie 

Degli avi noftri: or che vorrà dir quello? 
Derfo Laffa , che afcolto mai! 

Se 

f* Melilcoma Occhio ebe gira foatemente . 



( C C L I I I ) 

Se non crran gli auguri ; 
Quefti fon certi indizj della morte 30 

Del gran Fingallo: ahimè, 
Caduto è '1 forte impugnator di feudi , 
Caraco è vincitor. Cornala feendi, * 
Scendi infelice 

Figlia di Sarna 35 

Dal colle ombrofo» 
Vieni coi gemiti, 

Vien colle lagrime; 

Perì '1 tuo Spofo. 
Caduto è '1 giovinetto 40 

Delizia del tuo core, 
E forfè in quefto punto 
Erra fui noftri colli , 
Vago di rivederti 

L'innamorato fpirto. 45 

Melil. Vedi là come fiede 

Cornala abbandonata: a' piedi fuoi 

Stan« 

a Cornala , Vergine dui bel ciglio » 



( C C I I v> 

Stanno due grigi cani, 

E van crollando le pendenti orecchie , * 

E addentano l'auretta. 50 

Fa del braccio colonna 

All' infiammata guancia, e fparfa al vento 

La bruna chioma le percote il volto. 

I begli occhi cileftri 

Rivolge ai dolci campi 

Della promeffa : o caro Fingal , grida , 

Preffo è la notte , e tu non giungi ancora ? 



a Qitefife parole fon pofte per 
indicar un finiftro augu- 
rio . Anche a* giorni no- 
tòri , qualunque volta gli 
animali fi fcuotono improv- 



SCE- 

vìfameiite , fenza una qual- 
che caufa apparente , il 
volgo crede eh' efli vegga- 
no gli fpiriti dei morti . 



( C C L V ) 

SCENA IL 

Cornala , e dette . 

* Com. /"""V Carrone , o Carron perchè mal veggio 

^"^ Rotar nel fangue le tue torbid' onde ? 
Forfè fui le tue rive Co 

Sonò il fragor della battaglia? forfè 
li Re di Morven dorme ? Efcine , o Luna , 
Bianca figlia del cielo , 
Efci dalle tue nubi, e fa ch'io feorga 
La luce del fuo brando 65 

Brillar nei campi della fua prometta . 
O tu piuttofto 

Va- 

# Carmi , o Car-avon , Fitt- Centefque alias cum 

me ferpeggiante . Quefto fili- pelhret armis 

me era il termine del Do- Sedibus , aut vitlas vilem ferva- 
minio Romano nella Bre- ret in ufum 

tagna , e divideva la prò- Serviti» , hic contenta fuos de" 
vincia Romana dalla Sco- fendere fines 

zia. che fi mantenne libe- Roma fecurigeris pr&tendit mte- 
ra . Egli ritiene ancora il nia Scotti . 

nome di Carron , ed entra Hic fpe progreffus pofita , Car- 
nei Forth 3 alcune miglia «atós ad undam , 

lontano dal Nord di Fai- Terminiti Aufonii ftgnat divor- 
kirk . tia regni . Bucali. 



( C C L V I ) 

Vapor di foco , 

Che per la notte 

Rifchiari l'ombre degli ertimi padri, 7» 

Vieni, vieni, 

Vapor di foco, 

E con l'errante 

Vermiglia luce 

La via m' addita , eh' al mio ben conduce . 7 o 

LafTa , chi mi difende 

Dal dolor , dall' amore 

Dell'odiato Idallano? e quando mai 

Potrò mirare il mio diletto Eroe 

Volgerli in mezzo alle fue forti fquadre , So 

Lucido come raggio 

Orientai che fplende 

Fuor del tofato grembo 

Di nube mattutina? 



SCE- 



( C C L V I I j 
SCENA III. 

Id aliano , e dette , 

fi Idall. f~\ Dalle cime del funefto Crona 85 
Denfa nebbia precipita , e full 1 orme 
* Del cacciatoi- ti fpargi ; agli occhi miei 

I fuoi paffi nafeondi , ond' io non vegga 

La rimembranza deli' eftinto amico. 

Son difperfe le fquadre 90 

Della battaglia,, e le affollate genti 

Più non ftringonfì intorno 

Al fier rimbombo del percoffo feudo. 

Corri fangue , o Carron 5 del popol forte 

Caduto è '1 capo. 
Com. Chi } rifpondi , chi , $> 5 

Figlio dell' atra notte , 

Chi cadeo del Carrone 

R So- 



e Coftui era ftato fpedito da falfa nuova che '1 Re era 

Fingal , per dar notizia a morto . Vedi 1' Oflerv. 8. 

Cornala della fua vittoria, dopo il Poema . 

ma egli invece le reca la b- Di Fingal . 



{ CCLVIII ) 

Sopra le fponde erbofe ? er' egli bianco * 
Come in Arven la neve? era ridente 
Come l'arco piovolo? aveva i crini iòq 
Morbidi come nebbia , 
Lucidi come raggio? 

Era tuono in battaglia, e cervo al cono-* 
a Idall. Oh veder potefs' io 

Il diletto amor mio dolce pendente 105 

* Dalla collina fua , veder poteffi 
Il rofleggiante fguardo 
Fofco di pianto, e la vermiglia guancia 
Mezzo tra'l crine afcofa ! * 
O auretta leggiera iic 

Deh loffia un cotal poco, 
E i bei capegli inalza , e fa eh' io feorga 

II 

lezza particolare delle don- 
ne Scozzefì , e eh elle la- 
feiaflero caderfela dalle fpal- 
le fui petto : poiché qua- 
lunque vo'ta fi parla de' 
loro capelli , Qflìan accen- 
na fempre eh' elìi ricopri- 
vano le guancia o il fe- 



a Idallano parla tra fé . 

b II fenfo dell' Originale è 
alquanto ofeuro ed ambi- 
guo : tbat i migbt behold 
bit love , fair-leaning from 
ber rock . * 

c Convien dire che la capi- 
gliatura eftrema mente lun- 
ga e folta forfè una bel- 



(CCLIX) 

Il 'candidetto braccio, 

E '1 caro volto nel dolor si bello ! * 
Com. O narrator della dolente iftoria 1 i 5 

Dunque è caduto «di Comallo il figlio ? 

Già fui colle 

Il tuon romoreggia -, 

Il lampo fiammeggia , 

Sopra penne di foco : ah no , non temo „ 120 

E che temer pofs' io , 

Se'l mio Fingallo è fpento? 

Deh dimmi autor della dolente iftoria , 

Dunque cadeo lo fpezzator di feudi ? 
Idall. Son difperfi pei colli i duci noftri , 125 

Né più la voce di Fingallo udranno . 
Com. Venga fulle tue traccie orror di morte , 

Diftruzion ti colga, o Re del mondo, 

Pochi fieno i tuoi pam* 

Verfo la tomba, e fulla tomba (Irida 130 

Vergine afflitta, e com' io fon , tal fia 

R 2 Nei 

« L'Originale: V amabìl faccia del fuo dolore. * 



( C C L X ) 

Nei dì di giovinezza. 

Squallida, defolata, e lagrimoik* 

Perchè , crudo- Idallano., 

M' hai tu detto si tolto * 3 % 

Ch'era fpento il mio Eroe? per poco ancora 

Avrei pafeiuto il core 

Di ibave lufinga > avrei potuto 

Fingermi il fuo ritorno, e mille obbietti 

Con graziole» inganno 14Q 

Sedotto avrian l' innamorata mente . 

Sopra lontana rupe 

In un tronco, in un faflb> 

L' avrei forfè veduto , e '1 fuon del vente 

Al defiofo orecchio 145 

Avria fembrato del fuo corno il fuono , 

Oh fofs' io adefìo almeno 

Del Carron fullc fponde j 

E rifcaldar poteffigli 

Le fredde, e fmorte guancic «jq 

Coli' amorofe lagrime l 

Idalk 



( CCLXI) 

ÌJal!. No , fui Carron non giace ; in Àrvett torto 
Gli ergon la tomba : duci: ah dalle nubi 
Tu rifguardalo, o Luna; in fui luo peno 
Splenda il tuo raggio,onde al Fulgor dell'armi 15 5 
Cornala il riconofca , e in lui s'aìfifi* 
'Com. Fermatevi , fermate 

O figli della tomba , * 

Finch' io veggo il mio Amore : egli "folet'ta 
; Lafciommi a caccialo non fape va,ahi laffa , 160 

Ch'ei n'andaffe alla pugna. Ei colia notte 
Promife di tornar : così ritorni * 
Fingal diletto? o dell' ofeura grotta 
c Tremulo figlio, e perchè mai non dirmi 
Ch'egli cadrebbe? lo tuo fpirto il vide 165 
Pe-rir nel fangue de' fuoi prodi avvolto, 



R 

e 'Cioè : voi che gli appa- 
recchiate la tomba . * 

£ Nell'Originale: e il Redi 
Morven è riternato. Quefte 
paiole contengono una fpe- 
zie d' Ironia . La Tradu- 
zione rende il fentimento 
più chiaro , e forfè gli dà 
pi'a rifalto . * 



j E a 

■ S' intende un Druido . E ( 
probabile che di quell' or- 
dine ne riir.aneiFero alcuni 
nel principio del regno di 
Finga! , e che Cornala 1' 
abbia confultato intorno all' 
efito della guerra di Cara- 
calla . 



(CCLXII) 

E a Cornala, il tacerli , 

Onde piìi acerba e grave 

Scendefìe al cor l' inafpettata doglia » 
MeliL Ma qual fragore; ijo 

Gli orecchi fiede? 

Ma qual fulgore 

Splender fi vede 

D' Arvert colà nella foggetta valle ?' 

Chi è coftui r che viene 2 175 

Alla poffa dei fiumi fomigliante 

Quando 1' onde affollate 

Splendono a.' rai della vibrante Luna? 
Com. E chi puot/effer altro r 

Che '1 mio nemico, P efecrabil figlio 180 

Del Re del mondo? ombra di Fingal, vieni , 

Re ggì> re ggi> 
Dalla tua nube 
L' arco di Cornala , 

Sicch'egli infiggali 185 

Nell'empio petto, e quei trafitto caggia 

Come 



( C C L X I I I ) 

Come cervo in deferto. Ah. no, che veggio? 
Quella , sì quella 

Del mio Fingallo è l' ombra 
Che a me fen viene 19& 

Dal fuo cupo foggiorno, 
Ed ha d'intorno 
Le fchiere pallide 
Della fua morta gente. 
Mio delio, \g^ 

Amor mio, 
Perchè vieni 
A {paventarmi, 
A confolarmi 
L'alma languente? 200 



* * * * 
* » *. 

» *. 



R 4 SC E- 



C C C L X I V ) 

S C E N A IV. 

Fingal, Cantori, e dette. 

BfKg. Q U fu , le pugne del Garrone ondofo 

Cantò'f i,erganfi al Ciel : provo*l mio braccio 
Caraco audace , e pien di feorno , e d' ira 
Fugge pei campi del domato orgoglio . 
Ei ben lungi tramonta, appunto come 205 
Vapor dell' aria , che nel fen rinchiude 
Spirto notturno, allor che il vento avverfo 
Lo rifpinge dal monte , e '1 bofeo ofeuro 
Di folca luce da lontan roffeggia » 
Ma parmi aver intefo 2 1 o 

Voce fimile al foffio 
Di frefeo venticello, 
Che fpira da' miei colli . Ah faria quella 
La voce della bella 

Cacciatrice di Galma , 215 

Della figlia di Sarno 
Dalla candida mano? 

3 Guar* 



( G C L X V ) 

3 Guarda dalla collina, amor mio dolce, 
Corri veloce ; 
Fammi fentir quella che il cor mi moke 220 
Gentil tua voce . 
* Co'/rt. O amabiliflìmo 

Figlio di morte 
Sempre caro , e vezzofo , 
Prendimi teco 225 

Dentro lo fpeco 
Del tuo ripofo. * 
Fing. Sì , del ripofo mio 
Nello fpeco verrai : 

Ceffaro i nembi ornai, 4 230 

E lieto arride a' noftri campì il Sole . 
O bella cacciatrice 
Rendi felice 
Il tuo diletto Spolb . 

Vien* 



e Fingal è ancora in qual- 
che diftanza . Cornala per- 
fide nella fua illuvione , e 
gli parla , come s' ci forte 
ia. ("uà ombra . * 



b Cornala intende parlar del 
fepolcro , e Fingal prende 
le fue parole per im' invi- 
to amoro fo . * 



( C C L X V I ) 

Vietitene meco 23 j 

Dentro lo fpeco 
Del mio ripolo. 
Com. Oh che veggio? che afcolto ? S 

No non m' inganno ; egli èFingallo, eivive,. 

Ei torna pien della fua fama; io fento 240 

La man delle battaglie : oimò , oimè ,, 

Che vicenda improvvifa , 

Che tumulto d' affetti 

M' affoga il cor ! Sento eh* io manco : è d' uopo 

Che a ripofarmi io vada 245 

Dietro di quefta rupe , 

Finché la foga della affannata alma 

Ha pò fa, e calma. 

Stiami l'arpa da canto, 

E voi figlie di Morni 250 

Sciogliete il canto . 
Derf. Cornala in Arven tre cervetti uccife y 

Mira la fiamma 

Che là fovra la rupe alto rifplende. 

Van- 



(CCLXVII > 

Vanne ai convito 2 5 $ 

Re di Morven felvofa , 
Che la tua fpofa con defio t'attende- 
ring. Ma voi figli del canto alzate al cielo 
Del Carron le battaglie , onde s' allegri 
La verginetta dalla bianca mano 260- 

Finché dell'amor mio la fefta io miro » 

SCENA V. 

Fingal , Cantori , Italiano . 

CanK "T TOÌvi pur, volvi giojofo 
Carrone ondofo , 
Il tuo flutto vincitor . 
Fuggirò, fuggirò 265 

Nella lor terra 
I figli di guerra 
Ricolmi d'orror* 
Più non fi fcorge fovra i noftri campi 

Orma che ftampi - volator deftriero, 270 
Né '1 fuon guerriero - del nitrito afcolto, 

E al- 



C C'CLXVIII ) 

E altrove volto - il fìer veflìllo io mirò* 
Fuggirò, fuggirò e 
Or d'altra gente a' danni 
Spiegano i vanni - del feroce orgoglio , 175 
E alla baldanza lor Morven fu (coglio 
In pace il Sole 

Sereno ornai 

Co' fuoi bei rai 

Riforgerà, 2$© 

Ornai giojofà 

La notte ombrofa 

Da' noftri poggi 

Difcenderà v 
Qui folo udrannofi. £85 

Voci di giubilo , 

Voci di caccia : 

Le trombe tacciono , 

Ud raffi '1 corno, 

E '1 bofeo intorno 290 

Rifponderà . 

Già- 



( CCLXIX > 

Giacerà in ozio 
Il ferro crudo y 
Arnefe inutile 

L'elmo, e lo feudo 29^ 

Dai larghi portici 
S' appenderà .. f 

Che fé pur di battaglie avrem talento 
Daremo al vento - le velate navi 
D'armati gravi - e di Loclin le fponde 30$ 
Torbide Tonde - roffeggiar vedranno % 
Dal brando, che in fuo danno 
Già tentò con improvido configli© 
Del Re del mondo il temerario figlio. 
Volvi pur, volvi giojofo 305 

Carrone ondofo 
Il tuo flutto vincitor. 
Fuggirò, fuggirò 
Nella lor terra 

I figli di guerra 31C 

Ricolmi d' orrore 

SCE< 



( CCLXX ) 
SCENA VI. 

Melilcoma , e detti . 

MSI. (~*\ Àure, aure leggiere 

Deh fcendete dall' alto , 

E voi raggi di Luna 

Alzate la fua anima . 515 

Pallida pallida 

Giace la vergine 

Predo la rupe . 

Cornala non è più. 6 
Fing. Come? che dici? 7 

Morì la giovinetta 320 

Speranza del cor mio? Cornala, ahi lafTo , 

Cornala fventurata! 

Deh col tuo fpirto almeno 

Volami in braccio , quando 

Starò muto , e doglioib 325 

Sopra il mio colle erbofo 

A te , mio ben , penfando . 

Iddi. 



( CCLXXI ) 

ìdall. Oimè la voce è fpenta 

Della bella di Galma cacciatrice, 

Né più vedrolla ad infeguir con l'arco 330 

I fugaci cervetti . Ah perchè mai 

Ho turbato il fuo fpirto 

Con 1' infaufta novella? io non previdi 8 

Così atroce Sciagura , e fol volea 

Con la vana fua doglia 335 

Farle più dolce inafpettata gioja , 

Ting. Garzon malnato , dal funefto ciglio , 

Togliti agli occhi miei : più. non vedranti 
I miei conviti , né le fere in caccia 
Verrai meco a infeguir, né i miei nemici 340 
Più non cadranno dal tuo brando uccifì . 
Deh guidatemi , o fidi , 
Dove il mio amor ripofa , 
Ond' io poffa vederla 

Nel fior di fua beltade 345 

Pria che in tutto fia fpento . Eccola ftefa 
Pallida pallida 

Pref- 



( CCLXXII ) 

'Preflb la rupe , e '1 venta 
Le lcompone i bei crini . 
Fifchia nell' aria ancora 350 

La corda del fuo arco 
Ch' ella cadendo infranfe . Orsù Cantori , 
Alla di Sarno fventurata figlia 
S' alzino i canti , e li confegni al vento 
De' noftri colli quelP amabil nome . 355 
Cani, Vedi , vedi 

Quanti rapidi 

Vapor fiammiferi 

Che già volano, 

E rivolano, 369 

Per accoglierti , 

Per avvoglierti , 

Bella Vergine. 
Vedi vedi 

Raggi tremuli 3&Ì 

Di Luna candida ,"" 

Che follevano 

II 



( CCLXXIII ) 

Il tuo fpirito , 

E t' inondano, 

Ti circondano , 3.70» 

O graziola vergine 

D' ammanto lucidiffimo. 
Fuor delle nubi efcon dei padri , e gli avi 
Gli afpetti gravi . 

Veggo di Fidala <* 375 

L' occhio vermiglio , e veggo 
Su la diletta figlia 
Pender di Sarno le Tevere ciglia . é 
Quando vedraffi , o verginella amabile , 

La bianca mano dilicata , e morbida ? 3 80 
Quando s'udrà la voce tua dolciflìma 
Più che di venticel foave libilo ? 
In traccia andran le fanciullette tenere 
Di te , di te , nò rinvenir potrannoti . 

S So. 



a Ficlalan fu il primo che mori poco dopo la fuga 

regnaffe in Iniftore . della fua figlia . 

b Sarno , padre di Cornala 3 



( CCLXXIV ) 

Solo nei fogni della notte placida 385 

Verrai per confolar gli afflitti fpiriti , 
E pace porterai, dolcezza, e gaudio. 
Si rimarrà quella tua voce armonica 
Ne' loro orecchi , e '1 dì penfofe , e tacite 
Ai dolci fogni correran con l'animo. 39C 
Vedi, vedi, 

Quanti rapidi 

Vapor fiammiferi 

Che volteggiano 

E gareggiano 395 

Per accoglierti 

Per avvoglierti 

Bella Vergine . 
Vedi , vedi , 

Raggi tremuli 4 00 

Di Luna candida, 

Che follevano 

11 tuo fpirito, 

E t' invertono , 



( CCLXV ) 

Ti ri vertono , 

O graziola vergine , 

D' ammanto lucidifiìmo » 



405 




OS- 



(. C.C L XX VI ) 

OSSERVAZIONI. 



i i^^Uefta circonlocuzione è molto a-rtifkiofa e conve- 
V^ niente. Cornala temeva che fofle morto il fuo- 
Fingal, e non ofava domandarne direttamente, perciò 
fi ferve di contraffegni per indicarlo, che gli vengono 
fuggenti dalla ina paflione. Ella vuol piuttofto inten- 
der la Tua difgrazia, che fentirla, e ricevendo il colpo 
obbliquamente, tenta di eluderne la forza. * 

2. Quis ejl ijìe , qui qua fi flumen afecndit ? Ger. e. 46'.- 
v. 7. * 

3. Surge, propera, amica me a, formofa me a , & veni.... 
Ojìende mihi faciem tuam : [onci vox tua in auxibus- 
meis. Cant. e. 2. 

4. Jam hyems tran flit, imber abiit , & recejfit . 

5. Le parole precife dell'Originale non fono che quelle: 
Egli ritorno con la fua fama, fento la dejlra delle fu e 
battaglie. Ma conviene eh' io mi ripofi dietro la rupe r 
finche mi fi calma lo fpirito dal fuo timore. L' arpa 
piami vicina, e voi feiogliete il canto, figlie di Mor~ 
ni. Quello luogo a dir vero è molto freddo e digiuno 
per cfprimer il tumulto e'1 gruppo d'affetti che dovea- 
no allora agitar l'animo di Cornala. Qui non fi feorge 
né la forprefa, né il paffaggio rapido e violento da un 
dolore eltremo ad una ecceflìva allegrezza, di cui la 
morte di Cornala doveva efTer la confeguenza. Quindi 
rifulta un' inconveniente ancora più grave, ed è che 
cotefta morte non è abbaflanza preparata, e perciò la 
Cataftrofe ha più dello frrano, che del forprendente ; 
perdio nell' efpreflfioni antecedenti non c'è cofa che po- 
tete 



( C C L X X V 1 1 ) 

teBe farla prevedere al Lettore , e perchè fembra rfata 
fenza ragion (uffizicnte. Io fio procurato dì fupplìre a 
quello -diretto coli' aggiunger alcuni piccioli tratti ef- 
prelììvi della paffìone, i qtoàii preparino alla Ca 
le: ma ebbi cura nel tempo Iteli) di non dipartir- : 
dalla brevità e dalia' maniera concila di 'Oifian . * 

6. Racconta Livio che due donne Romane, vedendoli a 
comparir innanzi faiprovvifarnentei 'figli-, ch'elle avea- 
r.o pianti per morti nella battaglia del Trafimcno , ipi- 
rarono d' allegrezza tra le lor braccia . * 

7. L'Originale: £' morta la figlia di Sarn'óì la candida 
vergine deW amor mio? Viemmi affiincorìtrp, C 
fovea i miei poggi, quando filetto m'affido preffb 1 ìrti- 
fcelli delle mie colline. Anche qui Fiii'gal fi ralligna 
troppo facilmente, ne moftra di darfi molta pena di 
quella morte . Ho già oflfervato altrove, che Off&n 
non -ama d' efaurir l'affetto: ma quella volta egli fi fa 
appena riconofcére, non che fentire. * 

8. Quello fentimento non fi trova 'nell'Originale : io mn 
ebbi difficolta di aggiungerlo, perche mi parve neteffa- 
rio. Si contiene in èlio 1? fola ragione, che può giu- 
itificare in qualche modo la condotta d' Idallano , la 
quale deve fembrare affai fuavagante. Egli non potea 
certamente lufingarfi d'ingannar Cornala, poiché la 
verità dovea rilaperfi tra pochi illanti. Qua! motivo 
pub dunque averlo indotto a quella i'mpollura? Il Tra- 
duttore Inglefe dice ch'egli fu mofio da gelolìa : ciò 
verrebbe a dire ch'egli inrefe di far un difpetto a Co- 
mala. Ma s'ella è così, egli fi molìra piuttodo pazzo 
che gelofo: poiché egli era vifibile, che feoperta la 
fua frode, il difpetto ch'egli intendeva di far a Corna- 
la, dovea ricader con grave fuo danno {opra di lui, 
Oltre di che dovrebbe feorgerfi nei fentimenti d'Jdalla- 
no quella gelofìa difpettofa, che l'induce za affligger 

S 3 così 



( CCLXXVIil ) 

così crudelmente, l'animo della Tua cara: eppure nelle- 
lue parole non fi fente altro che amore, e un amore 
affai lontano da un tal eccello. Sarebbe più ragionevo- 
le ch'egli fperafle d' indurla a fuggir con lui, per non 
cader in mano de' nemici: ma di ciò non v'è pure un 
fol cenno. Il fentimento eh' io ho pofto in bocca d' 
Idallano fi rende più conveniente, per quello ch'egli 
dice di fopra, che non voleafi dar fepoltura a Finga! 
fulle rive del Carrone, ma che il fuo corpo dovea tra 
poco efier trasferito in Arven : poiché da quelle parole 
dovea neceffariamente feguirne, che Cornala s' arreftaf- 
fe dove eli' era, per afpettarlo, con che fi farebbe im- 
mediatamente feoperta la fallita della fua relazione - 
Non potrebbe egli fupporfi, che l'Originale in quello 
luogo foflfe mancante , e che dovette efierci antica- 
mente qualche palio equivalente o limile a quello eh* 
io ci ho aggiunto, il quale in tanta diftanza di tem- 
po fiafi fmarrito, come tanti fquarci più lunghi, e 
tanti interi Poemi ? * 




LA 



LA GUERRA 

D I 

CARO SO. 



( CCLXXX1 > 
LA GUERRA 

DI C A R O S O. 

Argomento. 

ÉT^Redefi che quefio Carofo , o, come fi a nell'Ori- 
ginale , Garos , fia il celebre usurpatore Carati- 
fio . Cofiui ne IP anno 284. s' impadronì della Bre- 
tagna , ajfunfe la porpora > fi fece proclamar 
Augufio dalle [uè milizie ,■ e fconfijfe P Impera* 
tor Majfimiano Erculeo in varie battaglie nava- 
li . Per dì fender fi dalle incursioni de ì Caledonj e- 
gli rifiaurò la muraglia d? Agricola , e mentre 
flava occupato in quel lavoro , venne attaccato 
da una partita di truppe fitto il comando di Of- 
car , figlio dì OJfian . Quefia battaglia è P ar- 
gomento del prefinte Poemetto , cb' e indirizzato a 
Malvina già fpofa di Ofcar . V" è inferita per 
Hpifodio la tragica morte del foprammentovato IdaU 

lano : 



( CCLXXXII ) 

Lino .* e quefla è la ragione per cui s y è creduto be» 
ne di por quejìo Poema immediatamente dopo l'an- 
tecedente . 




LA 



(CCLXXXIII) 
LA GUERRA 

DI C A R O S O. 

TJorta, Malvina mia, portami l'arpa, 
Che la luce del canto l fi diffonde 
D' Oflìan full' alma , P alma mia che a piaggia 
Somiglia allor che tenebria ricopre 
Tutti i colli d' intorno , e lentamente 5 

L' ombra s' avanza fui campo del Sole . 

Malvina mia, veggo mio figlio, il veggo 
Sulla rupe del Crona 5 ah non è defTo , 
Ma nebbia del deferto colorita 2 
Dal raggio Occidentale. Amabil nebbia, io 
Che d' Ofcar mio prende, la forma l O venti 
Che ftrepitate dall' Arvenie cime, 
Deh che '1 voftro foffiar non la difperda . 

a Chi vien con dolce mormorio di canto 

In- 



« Ofcar avea fpedito Rino a ros . Il Poemetto comincia 
fpiar i movimenti di Ca- dal fuo ritorno . * 



( CCL'XX'XIV ) 

Incontro al figlio mio? fui bafton pofa i| 

L'antica delira; la canuta chioma 
Erra diiciolta : filila faccia ha fparfa 
Letizia , e tratto tratto addietro il guardo 
Volge a Carofo. Ah lo ravvifo: è quello 

« Rino del canto, che l'altier nemico zc 

Ad efplorar n' andò : Che fa Carofo , 

& Re delle navi? Il figlio mio domanda : 
Dì , dell'orgoglio fuo fpiega le penne , c 
Cantor di Selma? Egli le fpiega, Ofcarre , 

d Ma dietro a fiepe d'ammontati mafli . 25 

Ei dal fuo muro paurofo guata , 
E vede te , te formidabil come 

Om- 



* Quefto non è il figlio di Fin- 
gai, mentovare) nel PoemaE- 
pico, ma un Cantore del pri- 
mo ordine . Egli vien intro- 
dotto a cantare nel Poema 
intitolato / Canti di Selma . 

h Caros è meritamente così 
chiamato per le fue vitto- 
rie navali . 

e S' intende forfè per quefte 
parole 1' Aquila degli ften- 
dardi Romani . 



d La muraglia d' Agricola . 

Oflian con aria di difprezzo 
la chiama /'/ raccolto fuo 
mucchio. I Galfdonj rif- 
guardavano quefte mura- 
glie , come pubblici monu- 
menti del timor dei Ro- 
mani , e come una confef- 
fione della lor debolezza . 
Il Poeta non manca di 
trarne vantaggio •• * 



( CCLXXXV ) 

Ombra notturna che i turbati flutti 

Meice , e gli sbalza alle lue navi incontro. 

Primo tra' miei Cantor , vattene, ci diflfe, 30 
Prendi la lancia di Fingal , conficea 
Sulla fua punta tremolante fiamma , * 
E sì la fcuoti : co' tuoi canti il duce 
Sfida per me. Dì eh' ei s'avanzi, ed efea 
De' flutti fuoi ; che impaziente agogno 3 5 

Di pugnar contro lui ; che della caccia 
Stanco è già 1' arco mio : digli che il braccio 
Ho giovinetto , e che fon lungi i prodi . 

Ei n' andò eoi fuo canto . Ofcarre inalza 

La voce fua , che fino in Arven giunfe 40 
A' fuoi guerrier come fragor di fpeco 
Se di Togorma h il mar rotagli intorno i 
E tra gli alberi fuoi s'intralcia il vento. 
Corrono quelli a ragunarfi in fretta 

A P - 

a Quefta particolar maniera di h L' Ifola deW onde azzurre 3 
sfidar a battaglia è un punto una dell' Ebridi . 

d' erudizione molto pregie- 
vole. . * 



( CC LX XX VI ) 
Appretto il figlio mio, quai dopo pioggia 45 
Più rivi fi rovefeiano dal monte 
Grotti orgogliofi di frementi fpume. 
Giunfe Rino a Carofo, e fitte al fuolo 
La fiammeggiante lancia . O tu che fiedi 
Sopra l'onde rotanti, efeine , e vieni 50 

Alla pugna d'Ofcar. Fingallo è lungi, 
E de' cantori fuoi tranquillo in Selma 
Le voci afcolta : la terribi! lancia 
Pofagli al fianco, e'1 tenebrofo feudo 
Pareggiator dell' ofeurata Luna, 55 

Vien Carofo ad Ofcarre : il duce è folo . 
Diife , ma i flutti del Garrone ondofo 

Quei non varcò : torna il cantor , la notte 
Si rabbuja fui Crona ; ardonfi quercie , 
Giranfi conche : fui deferto piano óo 

Debol luce fcintilla : ofeure e lente 
Veggonfi patteggiar l'ombre del Crona 
Per mezzo il raggio , e moftrano da lungi 
Le fofche forme . Si ravvifa appena 

Su 



( CCLXXXVII ) 

Su la meteora fua Cornala ' : appare 65 

Torvo e tetro Idallan *, qual Luna ofcura 
Dietro a nebbia notturna . A che sì mefìo : 
Ditte Rino all'Eroe, ch'egli Fra tutti 
Solo lo fcorfe . A che sì mefìo , o Duce ? 
Pur la tua fama avelli, e pur s' Intefe 70 

D' Offian la voce , e V ombra tua rifulfe 
Curva nell' aere dal fuo nembo fuora 
Per afcoltar l'armoniofo canto. 
Oh , difTe Ofcar , dunque l' Eroe tu fcorgi 

Nel fuo fofco vapor? deh dimmi, oRino, 75 
Come cadde il guerrier , che fu sì chiaro 
Nei dì de'noftri padri? ancora in Cona 
Vive il fuo nome , ed io vidi più volte 

I rufcei de' fuoi colli . Avea Fingallo , 

II cantor cominciò, dalle fue guerre 80 

Dif- 



* In cjuefto medefimo luogo la fua ombra andaffe a ge- 

accadde la morte di Co- mer nel luogo 3 ove morì 

mala . la fua cara , e dove ebbe 

b Idallano , come vedremo principio la propria fcia- 



ben follo, morì altrove . Ma gura . 

egli era affai naturale , che 



( ccLxxicvin ) 

Diicacciato Idallan : Cornala fìtta 
Stavagli in cor , né 1' occhio Tuo potea 
Sofferir del garzon V odiata vifta . 

Lungo la piaggia folitario meilo 

Va lentamente con taciti paffi , § è 

Pendoligli ai fianchi le neglette braccia , 
Scappan le chiome dall'elmetto, e flafli 
Sulle labbra il lbfpir, fu gli occhi il pianto, 

Errò tre giorni tacito e non villo 

Pria che giungeffe alle mufcofe fale 90 

De' padri ilioi , preffo il rufcel di Balva . * 
Stava colà fotto una pianta affilo 
Solo Lamor , che le lue genti in guerra 
Mandate avea con Idallano : il rivo 
Scorregtl appiè , fopra il ballon ripofa 95 

Il canuto luo capo , ha ciechi i lumi 
Carchi d' etade , e dà coi canti antichi 

Alla 

a Quefto è forfè quel piccio- tea di Stirling . Balva fi- 
lo rufce'lo , che ritiene an- gniflca un rufcello tacitm- 
cora il nome di Balva , e no , e Glentivar la valle 
fcorre per la romanzefca romita . 
valle diG-Ientivar nella Con- 



( C C LX XX IX ) 

Alla fua folitudine conforto. 

Quando l'orecchio il calpeftio gli fere 

Dei piedi d' Idallan; Terge, che i pani ico 

Ben diftingue del figlio . Oh torna , ei difle , 

Il figlio di Lamorre , o fuono ò quello 

Che vien dall' ombra fua? cadérti, o figliò, 

Del Carron fulle fponde? o fé pur odo 

De' tuoi piedi il rumor, dimmi Idallano , 105 

Dove fono i poflfenti? il popol mio, 

Idallano, dov'è, che teco infieme 

Solea tornar cogli eccheggianti feudi? 

Di , cadeo fui Carron ? No , fofpirando 

Rifpofe il giovinetto , il popol tuo 1 1 o 

Vive , Lamorre , ed è famofo in guerra . 

Solo Idallan d' eflfer famofo , o padre , 

Cefsò , fui Bai va : folitario io deggio 

Quinci innanzi feder , quando s' inalza 

Delle pugne il fragor. Ma i padri tuoi 115 

Soli mai non fedean, dilfe il nafeente 

Orgoglio di Lamor, non fedean lenti 

T Sulle 



< { CCXC ) 

Sulle rive del Balva i padri tuoi , 
Qiiando intorno fremea fragor di pugna . 
Vedi tu quella tomba? ah gli occhi miei 120 
Non la ravvila n più : colà ripofa 
Il valorofo Garmallon che in campo 
Mai non fuggi: vieni, ei mi di.e, o figlio 
Del mio valor , già sì famofo in guerra , 
Vieni alla tomba di tuo padre . Ah padre 125 
Come pofs' io nel mondo efifer famofo , 
Se mio figlio fuggì? Signor del Balva, 
DilTe Idallan , perchè con detti acerbi 
Vuoi tu pungermi il cor? tu '1 fai, Lamorre , 
Non conofeo timor. Fingallo afflitto 130 

Per la morte di Cornala, m 1 efclufe 
Dalle fue pugne : feiagurato , ei dirle , 
Vanne al fiume natio, vanne, e ti ftruggi 
Come dal vento fuol fiaccata e china 
Quercia fui Balva , fenza onor di fronde ,135 
Per non rizzarfi o rinverdir giammai . 
Mifero, io dunque il caipeftio romito 

Degù 



( CCXCI ) 

Deggio udir de' tuoi paffi ? allor che mille 
Son famofi In battaglia , il figlio mio 
Dovrà piegarfi fcioperato e lento 140 

Su' miei torbidi rivi ? o di 'Garmallo 
Nobile fpirto , al deftinato luogo 
Porta Lamor : fon le mie luci oicure , 
L'alma angofciGfa , e fenza fama il figlio» 
©ime, foggiunfe il giovinetto, e dove 145 

N' andrò di fama in traccia , onde il tuo fpirto 
Pofia allegrar? donde pois' io tornarne 
Cinto d' onor , ficchè al paterno orecchio 
Giunga gradito il fuon de' palli miei? 
Se alla caccia men vo , non fia nei canti 150 
Chiaro il mio nome ; al mio tornar dal colle 
Lamor non farà lieto; ei non godraflì 
Di brancicar con le fue mani antiche 
I veltri miei , non chiederà novella 
Dei monti fuoi , né dei cervetti bruni 155 
De' fuoi deferti . Ah fiflb è pur eh' io caggia , 
Difle Lamor , già rigogliofa quercia , 

T 2 Ora 



( CCXCII ) 

Ora dal vento rovefciata infranta . 
Sopra % miei colli fquallida , dolente 
Errar vedraflì 1' cmibra mia pel figlio i ò's 

Privo d'onor: ma, voi, voi nebbie almeno 
Non vorrete celar con denfo velo 
Alla mia vifta il dolorofo abbietto? 
5 Figlio , vanne alla fala , ivi fon l' arme 
De' noftri padri : arrecami la fpada i 6$ 

Di Garmallone; egli la tolfe in campo 
Ad un nemico . Ei va : la fpada arreca , 
Porgela al padre; il vecchio Eroe più volte 
Tenta la punta con le dita. Figlio, 
Di Garmallon conducimi alla tomba, 170 

Ella è dietro a quell'albero, la copre 
Lungh' erba inaridita , ivi del vento 
Intefi il fifehio, mormora dappreflb 
Picciola fonte , e giù fgorga nel Balva . 
Lafcia colà eh' io mi ripofi : il Sole 1 7 5 

Cuoce le piagge . Lo conduce il figlio 
Sopra la tomba ; ei gli trapafia il fianco . 

Dor- 



( CCXCIII .) 

\ 

; <5 Dormono afiìeme , e le lor fate antiche 
Vanfi ftruggendù là fui Salva in p<|He . 
Vegponfi l'ombre ih fui meriggio: è muta 180 
La valle, e metta, e di Lamor la tomba 
Guata la gente inorridita e fugge. 
Trilla è la ftoria tua, difie mio figlio , 
Cantor de' tempi antichi : il cor mi geme 
Per Idallar.o: in giovinezza ei cadde. 185 

Vedi eh' ei fugge fui fuo nembo, e vola 
In region remota. O voi di Morven 
Figli poflenti, fatevi dappreffo 
Ai nemici del padre : in mezzo ai canti 
Pafiì la notte ; ma s'offervi il corfo 190 

Dell'altero Carofo : Ofcarre intanto 
Vanne agli Eroi dei dì pattati , all' ombre 
Abitatrici dell' Arvenia v?Hc, 
Dove fulle lor nubi i nottri padri 
S:an rifguardando alia futura guerra. 195 

Metto Idaìlan, fé' tu colà? deh vieni, 
Mottrati agli occhi miei nella tua doglia, 
T - Sir 



( CCXCIV ) 

Sir dell' umido Balva . Alzanti i duci 

Coi loro canti: Ofcarre a lenti paflì 

Poggia fui eolle. Incontro a lui fi fanno 200» 

Le meteore notturne; odefi un fioco 

Mugghio indistinto di lontan torrente,. 

Buffano fpeffi rufoli di vento 

Tra quercia e quercia : mezzo fofca e mezzo 

Rotta la Luna già dietro il fuo colle 20$. 

Chinafi , voci gemono nell'aria 

Rare, fioche, alte: Ofcar tragge la fpada» 

Ombre de' padri miei, magnanim' ombre, 

Grida l' Eroe , voi che pugnarle invitti 

Contro gli alteri regnator del mondo, 210 

Venite a me, lo fpirto mio pafcete 

Delle future bellicofe imprefe . 

Ditemi, o ombre, là nei voflri fpechi 

Qual v'alletta piacer? fatemi parte 

Del voftro favellar, quando dai nembi 215 

Pendete intenti a rimirar dei figli 

Nel campo del valor gì' illuftri fatti . 

Del 



( CCXCV ) 

Del forte figlio udì la voce , e venne 
Tremmor dal colle : grandeggiante nube 
Pari a deftriero di flranier reggea 220 

L' aeree membra : la fua velie è intefta 
Della nebbia di Lano , al popol muto 
Portatrice di morte : è la fua fpada 
Verde meteora già già fpenta: ha fofeo 
Sformato il volto , ei fofpirò tre volte 2.5 
ApprefTo il figlio mio, tre volte intorno 
I venti della notte alto muggirò. 
Molto ei diiTe ad Ofear , ma rotte e tronche 
Giunfero a noi le fue parole , ofeure 
Come le fìorie delle feorfe etadi , 250 

Pria che forgefìfe lo fplendor del canto . 
Lento lento ei fvanì , come dal Sole 
Nebbia percofla fi dirada e ftrugge * 

Allora incominciò la prima volta , 

Malvina , il figlio mio niello e penfofo * 235 

T 4 Mo- 

* Si allude alla morte vio- colla quale fi fpenfe tutta 
lenta di Ofcar deferitta nel la famiglia di Fingal*. * 
Poema inticolato Temora , 



C c^ v: V I ) 

Moflrarfi a noi: della fua ftirpe Òfcarre 
La caduta previde , ed improvvidi 
Ofcuritade gli forgea fui volto. 
Così nube talvolta errar fi feorge 
Sulla faccia del Sol , che poi di Cona 240 
Torna fereno a rifguardar dai colli. 
Falsò la notte tra' fuoi padri Ofcarrc , 
E fulle rive del Carron trovollo 
11 dubbiofo mattin ; colà s' ergea * 
Da' tempi antichi una mufeofa tomba 245 

Cinta da valle verdeggiante , e quindi 
Poco lungi forgean colline umili , 
E incontro al vento fofpingean petrofa 
D' annofe querele coronata fronte « 
Su quelle affili dell' altier Carofo 250 

Stavano i duci fomiglianti a tronchi 
Di pini antichi , cui colora appena 

li 

a La fonazione del fiume Lib. 1. delle cofe di Sco- 

Carron , ed alcune parti- zia, e. 21. Il luogo di 

colantà ad elfo apparte- quefio Iftorico può dar 

«enti fi trovano deferitte qualche lume a quello del 

da Giorgio Bucinano nel nofh'0 Poeta . * 



C CCXCVÌl ) 

ìi biancheggiante mattutino raggio. 
Stette Olcarre alla tomba : alzò tre volte 
La terribil Tua voce : i dirupati 255 

Monti echeggiarne : faltellon fuggirò 
Alle lor grotte fpaventati i cervi, 
E (indenti s'immerfero e tremanti 
L' ombre de' morti nei concavi nembi . 
$n tuon sì formidabile mio figlio zòo 

Alzava il grido annunziator di guerra . 
Le genti di Carofo alla fua voce 
Scotonfi, e rizzan l'afte. A che Malvina , 
Quella fiilla full' occhio? Ancor che iblo , 
Forte è mio figlio; egli è celefte raggio. 2Ó5 
Par la fua deftra d'invifibil ombra 
Braccio che fuor da nube efee : la gente 
Solo fcorgelo errar , fcorgelo e more . 
Vide i nemici Ofcar farglin incontro, 

E chiufo nella muta ofeuritade 270 

Stette del fuo valor. Son io, difs' egli , 7 
Solo tra mille? felva alta di lancic 

Colà 



(CCXCVIII) 

Colà ravvifo , e più d' un guardo io fcorgo 

Torvo-girante ? Or che farò? ver Crona 

La fuga prenderò? ma i padri tuoi 275 

La conobbero, Ofcar? fta del lor braccio 

Impreffo il fegno in mille pugne . Ofcarre 

GÌ' imiterà . Venite , ombre pofTenti , 

Venite a me, me rimirate in guerra* 

PofTo cader, ma gloriofo e grande i$q 

Cader faprò , né di Fingallo indegno. 

Stettefi gonfio e pien della fua poffa 
Come il torrente dell' anguria valle . 
Venne la zuffa : em" cader , fanguigno 
Rota il brando d' Ofcar , giunfene in Crona 285 
L' alto rumor : corrono i fuoi , frementi 
Come cento rufcei ; fuggon difperfe 
Le genti di Carofo; Ofcar fi refta 
Simile a fcoglio, cui fcoperto afciutto 
Lafcia marea, che fi ritira e cede, 290 

a Ma già con tutta la terribil poifa 

De' 
a Sembra che Ofcar abbia prima fatto refìflenza da. 



( CCXCIX ) 

De' fuoì deftrieri , e col nerbo dei forti 

Move Carolo torbido profondo 

Qual rapido torrente ; i minor rivi 

Perdona* nel fuo corfo , ei terra e iaffi 295 

Trae co'fuoi gorghi, e gli trafporta e voi ve , 

Già d' ala in ala fi diffonde e crefce 

L' orribil mifchia : diecimila fpade 

Splendono a un tempo . Oflian , che fai ? t' accheta , 

Perchè parli di pugne? ah che '1 mio brando 300 

Più non brilla nel campo, ah ch'io già fento 

Mancarmi il braccio , e con dolore i forti 

Anni di gioventù, rivolgo in mente . 

O felice colui che in giovinezza 

Cadde cinto di fama! egli non vide 305 

La tomba dell' amico , e non mancogli 

Per piegar l' arco la fua lena antica . 

O te felice Ofear ! tu fui tuo nembo- 

Speffo ten voli a rivedere i campi 

Del 

se folo ad un picciolo cor- sbaragliati , e che allora 
pò di nemici , che pofcia folo Caros fi fia mollo in 

foccorfo da' Tuoi gli abbia pcrfona contro di Ofcar . * 



(CCC ) 
Del tuo valor, dove Carofo altero $ì% 

Fuggì dal lampo dell'invitta fpada . 
O figlia di Tofcar , bujo s' aduna 

Sul? alma mia : Crona e Garron fvaniro , 
Io più. non veggo il figlio mio ; ben lungi 
Ne trafportaro i romorofi venti 3 1 a 

L' amata forma , e '1 cor del padre è merlo i 
Ma tu , Malvina mia , guidami preflfo 

Al fuon de' bofchi miei, preflfo il rimbombo 
De' miei torrenti ; fa che s' oda in Cona 
Le fìrepitofa caccia, ond'io ripentì 320 

Agli antichi miei dì ; portami l' arpa 
Gentil donzella, ond'io la tocchi allora 
Che la luce full' anima mi forge. 
Sfammi tu predo , ed i miei canti afcolta , x 
E sì gli apprendi : non ofcuro nome 325 

Oiììan n' andrà fra le remote etadi . 
Tempo verrà che degl'imbelli i figli 8 

La voce in Cona inalzeranno , e a quelle 
Rupi V occhio volgendo , Oflìan , diranno , 

Qui 



( CCCl ) 

Qui fé foggiorno , andran meravigliando 330 
Su i duci antichi , e Tuli' invitta flirpe 
Che più non è : noi poferem frattanto 
Sopra i nembi o Malvina , errando andremo 
Su le penne dei venti ; ad ora ad ora 
S' udran fonar per la deferta piaggia 335 

Le noftre voci, e voleran frammifli 
I canti noftri ai venti della rupe . 




OS. 



( CCCII ) 

OSSERVAZIONI. 



2. Q Imìli figure di locuzione furono in ufo appreffo £ 
O primitivi Poeti, che amarono l'energia dello Itile „ 
Geremia: Ne taceat pupilla oculitui. Il noltro Dante i- 
mith anch' egli il linguaggio Profetico: 

Mi ripingeva là dove il Sol tace. 

Venimmo in luogo tf ogni luce muto . 
La preferite è affai familiare ad Offian , ed è felicifiì- 
xna. Lo (pirito poetico rifveglia la fantafia, e le fa 
veder come prefenti e reali le cofe paffate ed imma- 
ginarie. Così altrove: la luce della memoria. * 

2. Parrebbe da quelle parole, che quando Offian com- 
pofe quello Poemetto, non fotte cieco. Del refto noi 
troviamo nelle nuvole una ragion naturale delle fre- 
quenti vifioni degli Scozzefi. La fantafia prevenuta e 
rifcaldata identifica le piti leggere raffomiglianze . Le 
bizzarre figure delle nuvole tanno di Orane in prefììo- 
ni nelf immaginazione alterata dei felvaggi An.eri- 
cani, ed e(fi credono reali e viventi tutti gli ogget- 
ti moftruofì eh' effe prefentano . I Romani in tem- 
po di guerra feorgevano nelle nuvole degli uomini 
armati. In tempo di pace avranno ravvifate danze, 
e giuochi. * 

3. Trafpira da queffe parole una fini Mima aria di fupe- 
riorità . Caros fi rapprefenta come un uomo che fi 
fià appiattato, e non ardifee alzar il capo per timo- 
re di Fingal . E* d' uopo che il fuo nemico ifteifo 
gli faccia coraggio, e lo adefehi colla lufinga d' una 
vittoria iìcura fopra un giovine folo e inefpeno, 
Qual vergogna farà dunque per lui , s' egli teme d' 

ac- 



( CCCIII ) 

accettar la sfida? e qual vergogna non è già che 
quello giovine inefperto olì sfidarlo con tanta fìcu- 
rezza? L'alterigia di Caros non poteva effer più u- 
miliata da una rotta, di quel ch'ella debba efferta 
da un tale invito. * 

4. La pittura d' Idaììano ha qualche fomiglianza con 
quella di Bellerofonte nel ó. dell' Iliade v. 201 

ÌÌTOi XX7r7TiìtO\l TO A\v'ìOV (>ìo$ Ù\XTO 

Ov 6u/j.ov xarsJoiy, 7tcItov àvOpaTrw aXaivav • 
Ma quella di Oiiìan ò molto più viva, e parlante. * 

5. Quello pezzo è d'una fublimità trafeendente, e af- 
fatto nuova. Io mi fono diffufo a lungo nelle Of- 
fervazioni fopra il Poema, sì perchè quello era più 
compiuto e più grande, fi perchè ho creduto ciò ne- 
ce Ilario per preparar lo fpirito dei Lettori ad uno 
fiile così liraordinario, e per metter quelle Poefie in 
un punto di villa conveniente. Da qui innanzi farò 
aflai più parco, lafciando ai lettori il piacere di fvi- 
luppar da sé lìeflì le Angolari bellezze di quello Poeta. 

Me fio t 1 ho innanzi : ora per te ti ciba . * 

6. Ciò viene a dire che Lamor fu fepolto infieme col 
figlio: ma del modo della iua morte il Poeta non fi 
prende cura d' istruirci . Olfian col fuo folito artifizio 
ricopre il perfonaggio del padre, per conciliargli con 
quelle tenebre un più rifpettabile orrore. * 

7. Quello luogo è limile al foliloquio d' UlilTe nell' 11. 
dell' Iliade v. 404. 

Ci'^01 tyà 71 TTxdcùy /j.-yx yAt xw/Jv afille fiScofAxi 

H\névv T.xp£ixrx; . ecc. 
Ma nella nobiltà e nel calor dello (li le raffomiglia 
ancora p:ù a quell" altro di Turno nel 12. dell'Enei- 
de v. 644. 

Terga dabo ? & Tumum fugientem bxc terra videòit .<* 

Vfniic a.ko ne mori mijerum eji? vos mihi manes 

FJÌc 



( CCCIV ) 

EJie boni, quoniam fuperis aver fa voluntas, 
SanBa ad vos anima , atque ijlius in/eia culpx 
Dsfcendam ,magnorum band unquam indi gnu savomm , 
. Da varj luoghi di quelte Poefie li raccoglie che Of- 
fian aveva opinione che la natura dovefle andar de- 
teriorando, e che alla generazione dei valorofi avef- 
fè a fucceder quella dei deboli . Quello è il corfo 
naturale dell 1 umane focieta verificato dall' efperien- 
za : ma il deterioramento non proviene direttamente 
dalla natura, ma dall' alterazion dei collumi, e dell' 
educazion generale . Sembra che i corpi fociali pof- 
fano contar quattro età : la prima di rozzezza , la 
feconda di ripulimento, la terza di morbidezza, e la 
quarta di corruzione. Mifera quella generazione che 
giunge troppo tardi! * 




LA GUERRA 

D' 

INISTONA, 



( C C C V 1 1 ) 
LA GUERRA 

D' I N I S T O N A. 

ARGOMENTO. 

* * * 

£™~^ Ormai , Signor del paefe intorno al lago di La* 
^ h " - ^ m t effóndo ofpitalmcnte accolto in cafa d" 1 An* 
viro , Re d' Inijlona , nella Scandinavia , mojfo da 
invidia di gloria , itecife a tradimento i due figli 
del /addetto Re , Argante e Ruro , e fé ne fuggì con 
la figlia dello fleffo A unirò , che s' era invaghita di 
lui . Non contento di tali misfatti Cormal s* accinge- 
va ad invader le terre d* Inijìona , e a privar del 
regno il fuocero Anniro . Fingal che nella fua gio- 
ventù aveva avuta qualche amicizia con queflo Re , 
percojfo dall' atrocità del fatto , non tardò a fpedir 
un corpo di truppe in foccarfo di Anniro , e diede 
il comando di quejla fpedi^jone ad Ofcar , figlio di 
Ojffian , e fuo nipote , ancor giovinetto . Ofcar riportò 
via compiuta vittoria , ucci fé lo fleffo Cormal , e ri* 
V 2 con* 



( CCCVIII ) 

condotta ad Anniro la figlia , tornò trionfante m 
Morven .. 

Queflo Poema è un' Epifodio introdotto in uri Opc* 
va pia grande nella quale OJJlan celebrava le imprefi 
de' fuoi amici , e /penalmente dell' amato fuo figlio . 
V Opera grande è perduta , e non refcano che alcuni 
Epifodj . Ci fono ancora nella Scoria perfons che fi 
ricordano d' averli uditi a cantare nella lor gioventù ^ 




LA' 



( CCCIX ) 
L A. G U "E R R A 

D' I N i S T O N A- 



o nko dì cacciator fembra fui monte 
Trafcorfa giovinezza . Ei s' addormenta 
Fra' rai del Sol , ma fi rifveglia in mezzo 
D' afpra tcmpefta : i rolfeggianti lampi 
Volano intorno j e le r-amofe cime 5 

Scotono i bolchi : ei fi rivolge , e cerca 
11 dì del Sol che già s' afcofe , e i dolci 
Sogni del fuo ripofo „ Oflìan ? e quando 
Tornerà giovinezza ? il fuon dell' armi 
■Quando conforterà gli orecchi miei ? 1 o 

Qiiando mi fia di fpaziar conceflfo 
Entro la luce del mio acciaro antico , 
Come un tempo Ofcar mio? Venite o colli 1 
Del patrio Cona , e voi venite , o fonti , 
D' Oflìan il canto ad afcoltare : il canto 1 5 
Già mi fpunta nell' alma a par del Sole ; 

V * E 



( CCCX ) 

E alla letìzia de' pattati tempi 
Già mi fi fchiude il core .. O Selma , o Selma 
Veggo le torri tue, veggo le querce 
Dell' ombrofe tue mura: i tuoi rufcelli 20 
Mi Tuonano all' orecchio. Eccoli; intorno 
Già s' adunano, i Duci ; affilo in mezzo 
Staffi Fingal fopra V avito feudo. 
Pofa 1' afta alle mura; egli la voce 
De' fuoi cantori afcolta, e d' udir gode 25 
Del giovenil fuo braccio i forti fatti . 
Tornava Ofcar da caccia : ei di Fingallo 
Le lodi intefe ; il luminofo feudo. 
Spiccò di Brano * alla parete appefo , 
E s' avanzò: di lagrime rigonfi 30 

Gli occhi egli avea , guancia infocata , e balfa 
Tremante voce: la mia lancia ifteffa 

la 



* Qnefto Brano è il padre Lego . S' è confervata per 

d' Evirallina , ed avolo di tradizione la memoria del- 

Ofcar . Egli era d' origine le fue imprefe , e la f*a 

Irlandcfe , e Signor del ofpitalità è pattata in pro- 



paefe intorno al lago di verbio . 



( CCCXI ) 

In man del figlio mio venia fcotendo 

La luccicante cima 2 . Ài Re di Selma 

Ei sì diflfe : 3 o Fingallo , o Re d' Eroi , 3 5 

Ofiìan , tu padre , a lui fecondo in guerra ; 

Pur voi pugnafte in giovinezza , e pure 

Fin da' prim' anni rifonar nel canto 

I voftri nomi : ed io che fo ? fomiolio 

Alla nebbia di Cona .. Ofcarre a un punto 40 
Moftrafi e sfuma : fconoiciuto nome 
Sarò al cantor per la deferta piaggia ; 

II cacciatoi* non cercherà la tomba 

D' Ofcar negletta . Ah valorofi. Eroi a 
Lafciatemi pugnar: mia d' Iniftona \ 4- 

Sia la battaglia : in region remota 
Così n' andrò ; voi della mia caduta 

V 4 Non 



a Ofcar avea combattuto al- buito a quello che avea il 
rie volte , ma Tempre in comando dell' efercico . * 
figura di guerriero {"ubai- b Inif-thona , cioè V I fola dei- 
temo . Così egli non avea /' onde, era un paeie della 
potuto ancora acquiftarfi Scandinavia , fog getto al 
una gloria fua propria : proprio Re , ma quello era 
poiché T onor della vitto- dipendente da quel di Lo- 
ria era dai Cantori attri- din . 



( CCCX1Ì ) 

Non udrete nocella . Ivi proftefo 
Mi troverà qualche cantore > e ai venti 
Darà '1 mio nome; vergine ftraniera 50 

Scorgerà la mia tomba , e impietofita 
Lagrimerà fui giovinetto ancifo 
Che da lungi fen venne , € dirà forfè 
Il cantore al convito : udite il canto , 
Canto d' Ofcar dalla lontana terra » 5 $ 

Ofcar , rifpofe il Re , datti conforto 
Figlio della mia fama , a te concedo 
L' onor della battaglia. Otsù> s' appretti 
La nave mia , che d' Iniftona ai lidi 
Trafporti il mio campion . Guarda gelofo 00 
Figlio del figlio mio la noftra fama t 
Sei della ftirpe della gloria , Ofcarre 
Non la fmentire : ah non permetter mai 
Che i figli dei ftranier dicano: imbelle 
E' la fchiatta di Selma: altrui ti moftra 65 
Tempefta in guerra , e Sol cadente in pace . 
Tu d' Iniflona al Re dì , che Fingallo 

La 



( CCCXIII ) 

La giovinezza fua ben fi rammenta , 

Quando fi rifcontrar le lancie noftre 

Nei dì d* Aganadeca „ Ofcar le vele 70 

Romorofe fpiegò : fifchiava il vento 

Pei* mezzo i cuoi a delle fublimi antenne ; 

L' onde sferzan gli fcogli , irata mugge 

Dell* Ocean la poflfa . Il figlio mio 

Scoprì dall'onde la felvofa. terra.. 75 

Ei ratto penetrò nell' eccheggiante 

Baja di Runa , e al Re dell' afte Anniro- 

Inviò la fua fpada . A quella vifta 

Scoflefi il vecchio Eroe , che di Fingallo 

La fpada ravvisò b : vena di pianto 8© 

Corfegli all'occhio in rammentar Pimprefe 

Della fua gioventù \ che ben due volte 

V 5 Egli 



« Al tempo di Offian in luo- che nella fpada di Ofcar 

go di farte s' ufavano fofle effigiato qralche em- 

ftrifcie di cuojo « blema appartenente a Fin» 

b Convien dire o che Fingal gal . In tal cafo la fpada 

avefTe data ad Ofcar la di Fingal verrebbe a figni- 

propria fpada per infiam- Beare la fpada della fua 

marlo maggiormente , o famiglia . * 



( CCCXIV ) 

Egli fi flette al paragon dell'afta 
Coir eccello Fingallo , innanzi agli occhi 
D' Aganadeca , e s' arrctraro i duci 8 5 

Minor , credendo di notturni fpirti 
Conflitto afpro mirar . Che fui ! che fono ! 
Anniro incominciò ; mifero , infermo , 
Carco d' età : difutile il mio brando 
Pende nella mia fala. O tu che fei ' c/o 

Della ftirpe di Selma , Anniro anch' egli 
Si trovò fra le lancie , ed ora ei langue 
Arido e vizzo come quercia infetta 
Colà fui Lano ; io non ho figlio alcuno 
Che fen corra giojofo ad incontrarti > 95 

E ti conduca alle paterne fale . 
Pallido Argonte ò nella tomba , e Ruro , 
Ruro mio non è più ; V ingrata figlia 
Nella magion degli ftranieri alberga ; 
E impaziente la paterna tomba 1 o 

Di 



Anniro favella ad Ofcar , bendi' egli ancor non fia 
come fé fofle prefente , giunto . * 



( ce CX V ) 

Dì rimirar delia; diecimila afte 
Scote il Tuo fpofo , e contro me s'avanza 
Come dal Lano fuo nube di morte . 
Pur vien figlio di Selma , a parte vieni 
Del convito d'Anniro, Andò mio figliò; 105 
Stcttcr tre giorni a fefteggiar , nel quarto 
Chiaro fonar s'udì d'Ofcarre il nome a : 
S' allegrar nelle conche, e le di Runa 
Belve infeguir. Si ripofaro al fine 
Gli fianchi Eroi dietro una viva fonte 110 
Incoronata di mufeofe pietre . 
Le mal repreffe lagrime dagli occhi 
Scappati d'Annìroj egli il fofpir nafeenre 
Spezza fui labbro . O garzon prode , ei di(Te , 
V 6 Ofcur- 



a L' Originale dice fempiice- 
mente : nel quarto Anatro 
udì il nome i' Ofcar . Non 
è credibile che Ofcar non 
palefaffe il fuo nome che 
in capo a tre giorni . La 
fpiegazione di quefte paro- 
le panni che debba pren- 
dere dai v-erfo feguenre . 
Nel quarto giorno elfi an- 



darono alla caccia , ed ivi 
Ofcar diede prove di valo- 
re , che lo fecero conofee- 
re , ed ammirate . Così 
nel 3. Canto del Poema 
Epico , Scarno propone a 
Fingal d'andar a caccia, 
acciocché il fuo tioyne pojfa 
giunger ad Aganadcca . * 



( GCCXVI ) 

Ofcuri e muti qui giacciono i figli i i 5 

Della mia gioventù: tomba è di Ruro 

Qaefta pietra , e quell' albero bisbiglia 

Sopra quella ci' Argonte . O figli miei 

Udite voi la mia dolente voce 

Neli' anguilo foggiorno ? o al metto padre 120 

Parlate voi nel mormorio di quelle 

Frondi tra'l vento? Oh, l' interruppe Ofcarre , 

Deh dimmi , o Re , come cadt'ro i figli 

Della tua gioventù? fulle lor tombe 

Paffa il cinghiai , ma i cacciator non turba . 125 

4 Or levi cervi, e cavriol volanti 
Di nebulofa forma a ferir vanno 
Con l'aereo lor arco; amano ancora 
La caccia giovenile , aman fu i vanni 
Salir del vento, e fpaziar fublimi » 130 

Cormal , cosi riprefe il Re, di dieci- 
-Mila afte è duce: egli foggiorna appretto 
Le nere acque del Lano , efalatricì 
Della nube di marce : alle feflofe 

Sale 



( CCCXVII ) 

Sale di Runa ei venne , e della lancia i 3 5 

Cercò l'onore *: era a mirar coftui 

Amabile e leggiadro a par del raggio 

Primo primo del Sole , e pochi in campo 

Durar poteano al paragone : a lui 

Ceflfero i miei guerrieri , e la mia figlia 140 

Per lui s' accefe d* amorofa brama . 

Ma dalla caccia intanto Argonte e Ruró 

Tornaro , e ftille a lor fcefer dagli occhi 

Di generofo orgoglio : elfi lo fguardo. 

Muto girar fopra gli Eroi di Runa, 145 

Che ceffo aveano a uno flranier . Tre giorni 

Ster festeggiando con Cormal ; nel quarto 

Il mio Argonte pugnò : chi contro Argonte 

Gioftrar potea ? ceflfe l' Eroe del Lano . . 

Ma il cor d'atroce orgoglio e rancor cupo 150 

Gli fi gonfiò , gli s' annerò : prefifTe 

La morte de' miei figli . Effi full' alte 

Vette di Runa , delle brune damme 

Alla . 
a Cioè 3 cercò di provarfì alla gioftra coi campioni cTAnniro . * 



( C C C X V 1 1 1 ) 

Alla caccia n' andar : volò di furio 
La freccia di Cormalo ; i figli mici 155 

Caddero efangui . Alla donzella ei corfe 
Dell'amor fuo , la dalla bruna chioma 
Donzella d'Iniftona: ambi fuggirò 
Per lo deferto : orbo io reftai . La notte 
Venne, forfè il mattin , voce d' Argonte 160 
Non s'ode, e non di Ruro. Alfin comparve 
Runar veloce , il fido veltro : ei venne 
Smaniofamente ululando , e tuttora 
Ei m'accennava, e rifguardava al luogo 
Ove i figli giacean : noi lo feguimmo , 165 
Trovammo i freddi corpi , e qui fotterra 
Li collocammo a quello fonte in riva k 
Qui vien mai fempre il defolato Anniro , 
Quando ceffa la caccia ; e qui mi curvo 
Sopra di lor , come fiaccata quercia , r 7 d 

E qui dagli occhi miei perenne rivo 
D' amariflìme lagrime difeende, 
5 Ronnante , Ogarre , Ofcar gridò , chiamate 

I du- 



( CCCXIX ) 

I duci miei: che più tardar? lì corra 
A quelle tenebrofe acque del Lano 175 

Della nube di morte efalatrici. 
No del misfatto fuo Cormalo a lungo 
No non s' allegrerà : fpeifo la morte 
De' noftri brandi in fu la punta fìede » 
Ratto n'andar quai tempeftofe nubi 6 180 

Traportate dai venti , e gli orli eftremi 
D'orridi lampi incoronate e tinte: 
Prevede il bofco il fatai nembo , e trema » 
Rintrona il corno della pugna , il corno 
Della pugna d' Oicar : feoflfefi il Lano 185 

Sul? onde fue , del tenebrofo lago 
Strinferfi i figli , di Cormalo intorno 
Al rifonante feudo . Il figlio mio 
Fu qual folea a : cadde Cormalo ole uro 
Sotto il fuo brando, dell' orribil Lano 190 
Fuggirò i duci, e s'appiattar tremanti 

Nelle 



* Si moflrò gran Capitano , nioftrarfì gran guerriero . * 
come per 1' innanzi folea 



( CCCXX ) 

Nelle cupe lor valli. Ofcar conduflfe 

La bella d' Iniftona alle deferte 

Sale d' Anniro : sfavillò di gioja 

La faccia dell' etade e benediflfe 195 

Il giovinetto Eroe , Sir delle fpade . 

Quanto fu vìva mai , quanto fu grande , 
Ofììan , la gioja tua , quando da lungi 
Vedefli a comparir la bianca vela 
Del figlio tuo! nube di luce eli' era 200 

Che fpunta in Oriente , allor che a. mezzo 
Del fuo viaggio , in. regione ignota 
Mirali il peregrin girar d'intorno 
Con tutte l'ombre fue Torrida notte.. 

Noi conducemmo Ofcar tra plaufì e canti 205 
Alle fale di Selma : il Re la fetta 
Delle conche diflfufe ; i cantor fuoi 
Feron' alto fonar d' Ofcarre il nome , 
E Morven tutta al nome fuo rifpofe . 
Era colà la graziofa figlia a 210 

Del 

a Malvina : ella non può parla di Ofcar . * 
efl'er dimenticata , ove lì 



( C C C X X I ) 

Del poflence Tofcarre, e aveà la voce 
Simile a tintinnio d'arpa che a fera 
Leve leve ne vien fu le frefeh' ale 
Di dolce-mormorante venticello . 
fi Voi , la cui vifta l'alma luce allegra, 21 s 
Venite , conducetemi ad un poggio 
Delle mie rupi: il bel nocciuol * V ombreggi 
Con le folte fue foglie , e non vi manchi 
Di quercie il fufurrar : fia verde il luogo 
Del mio ripofo , e vi s' afcolti il fuono 220 
Di torrente lontan . Tu prendi 1' arpa , 
O figlia di Tofcarre , e fciogli il gajo 
Canto di Selma , onde foave il fonno 

Tra 



a L' azione del Poema è com- 
pita . Ora il Poeta fi ri- 
volge ai circoftanti che 1' 
afcoltavano . * 

h II paefe de' Caledonj era 
ingombro da intere felve 
di nocciuoli : e dal nome 
di queft' albero che nell' 
antica lingua Celtica chia- 
mati Calden crede il Buca- 
nano che (la fiata denomi- 



nata la nazione de' Cale- 
donj , e la loro Città ca- 
pitale . Il luogo ove fi cre- 
de ch'ella fòlle piantata, 
conservava al tempo di 
quefto Scrittore 1' antico 
nome di Dun-calden , cioè 
il colle dei nocciunli . Vedi 
il prefato Storico , Lib. 
1. e. 25. Lib. 2. e. 22. * 



( CCCXXII ) 

Tra la gioja nell' anima ferpeggi - y 
Onde allo fpirto mio tornino i fogni 223 

Della mia gioventù , tornino i giorni 
Del poflfente Fingallo . O Selma o Selma 
Veggo le torri tue , veggo le querce 
Dell' ombrofe tue mura : i duci io veggo 
Della Morvenia ftirpe. Ofcarre inalza 230 
La fpada di Cormalo , e cerchio fangli 
Mille garzoni a contemplarla intenti ; 
Eflì nel figlio mio fìfano i fguardi 
Gravi di meraviglia , e del fuo braccio 
Vantan la gagliardia : fcorgon del padre 235 
Gli occhi in gioja natanti , e braman tutti 
Impazienti a sé fama fimile.. 

Sì si la voftra fama , amici Eroi 

Voi tutti avrete : i miei compagni antichi 
Speflb forgonmi in mente, e fpeflb il canto 240 
Tutta l' anima mia vivido irraggia . 

Ma fento il fonno al fuon dell'arpa mufica 7 
Tacito placidiflìmo difcendere , 

Già 



(CCCXXIII ) 

Già veggo i fogni che pian pian s'inalzano 

Lufinghevoli, e intorno mi s'aggirano., 245 
O figli della caccia, altrove, altrove 

Il romorofo 

Pano portate , 

Il ripofo 

Non turbate 250 

Del cantor che con la mente 

Dolcemente fé ne va , 
A' padri fuoi 

A' forti Eroi 

Deli' altra età .. 255 

O romorofi figli della caccia. 

Fatevi lungi ornai : 
Deh non turbate i miei ripofi placidi , 

H i fogni gai . 



OS- 



( CCCXX IV ) 

OSSERVAZIONI. 



E. T"^\£«£, ecce Deus. Ma la divinità di Oftìan non è 
JL/ altro eh' Oflìan medefimo. Senza Apollini , fenza 
Mule, fenza falir in groppa del Pegafeo, fenza tra- 
sformarfi in cigno, il Poeta fa rapir 1" anima con un 
feliciffimo e naturale entufiafmo. Offian ha dimoft-ra- 
to con un' efempio luminofiffimo, che le divinità 
poetiche coi loro prodig; non fono niente più ne- 
cefiàrie alla Poefia dell'altre divinità favolofe, cre- 
dute fenza fondamento da alcuni Critici effenziali'ffi- 
me all' Epopea. Che fé i Greci non aveffero già di- 
vife e Affate le provincie favolofe , e fi avelie an- 
cora a fceglier il luogo alla reggia d'Apollo, parmi 
che Selma, e Cona aveffero ben più titoli per preten- 
■ tìev un tal onore, di quello che una montagna della 
Beozia ,paefe fcreditato per la groffolanità dell'aria, e 
degli abitanti. * 

2. Non v'è cofa indifferente al cuor d'un padre. La 
più minuta particolarità l'intereffa. La lancia d' Of- 
fian nelle fue mani non era che uno (frumento di guer- 
ra come gli altri: nelle mani del figlio diventa un'og- 
getto di compiacenza. * 

g. Nel difeorfo di Ofcar non domina folo 1' entufiafmo di 
gloria, ma vi fpira inoltre un candore ed un'innocen- 
za che lo rende molto più intereffante ed amabile. 
Nelle fue parole non v'è la minima aria di baldanza 
e di prefunzione. L'idea d'una morte gloriofa l'occu- 
pa più che la fiducia della vittoria. Confrontifi que- 
llo difeorfo con quello di Gaulo verfo il fine del Can- 



( cccxxv ) 

Ho 9. del Poema Epico, e veggafi 1' Oflèrvazione a 
quel luogo: fi ravvi fera meglio con quanta finezza 
Offian fappia diftinguer le modificazioni d'una paffio- 
ne medeiìma, fecondo i caratteri, l'età, e l'altre 
circofìanze importanti. * 

4. Era affai naturale che fi attribuirle ai morti lo fieno 
diletto, e gli fielTi trattenimenti che amavano in vi- 
ta. Non pur i Danefi e i Caledonj, ma i Greci e i 
Romani pentivano in fimil guifa. 

_„_.. _-__ Qutf grafia cuvrum 

Armat-umque fuit vivis, qux cura nitentes 
Pafcere equos , eadem fequitur tellure repo/ìos . 

En, 1. 6. v. 648. 
Om. Odili 1, 11. v. 571. v. 605. 

5. La prontezza di Ofcar mofira la viva impreffione che 
gli avea fatto un tal racconto, Egli rifponde prima 
coi fatti che colle parole. * 

6. La rapidità di Ofììan è impareggiabile . I fuoi Eroi 
fomigliano al Nettuno d'Omero. In tre palli fono 
alla meta. Veni, vidi, vici. * 

7- Quello non è un fonno, ma una dolciffìma eftafi. 
Sembra che il Poeta vada agli Elisj . Chi pub trat- 
tenerli di feguitarlo? * 



IL FINE DEL PRIMO TOMO, 




IN PADOVA. CIDIDCCLXIII 

appresso GIUSEPPE COMINO. 



POESIE 

OS S°I A N 

FIGLIO DI FINGAL, 

ANTICO POETA. CELTICO, 

Ultimamente fcoperte ,. e tradotte in profa Inglefe 

da Jacopo Macpherfon , e da quella 

trafportate in verfo Italiano 

Di A L 12." AB. 

MELCHIOR CESAROTTI 

Con, varie annotazioni de due Traduttori . 

TOMO IL 




IN PADOVA. CIDIDCCLXIIL 

appresso GIUSEPPE COMINCK 

Con Licenza de' Superiori 5 
E con Privilegio dtlPEccell. Senato.VENETO per anni X* 






< X l i I ) 

LA MORTE 

DI GUCULLINO. 



* * » 



l3 t a fullo feudo di Fingallo il vento ? * 
O nelle fale mie mormora il Tuono 
Della pafTata età '? Segui il tuo canto 

* Voce foave , egli m' è grato , e fparge 
Le mie notti di gioja : ah fegui o figlia 
Del poflfente Sorglan, gentil Bragela. r 

* Ahi 



« Sembra ad Oflian di fenti- 
re un mormorio nella fala 
e dubita eh' egli provenga 
dal vento che percote lo 
feudo di Fingal , già mor- 
to . * 

b Quella efprefTìone entufiafti- 
ca è alquanto ambigua . 
Il [turno della pajfata età po- 
trebbe lignificar la voce di 
qualche ombra : ma il fen- 
fo più. verilimile par che 
fìa quello : La mia immagi- 
natone riscaldata mi farebbe 
élla fentire come preferiti i dif- 
corfi e /e voci degli Eroi 



morti i> lontani , dei quali 
m y accingo a cantare? Il prin- 
cipio del Poemetto intito- 
lato Colanto e Cutona favo- 
rifee quella fpiegazione . * 
e S' immagina il Poeta dì 
udir i lamenti di Bragela , 
figlia di Sorglano , e fpofa 
di Gucullino , lafciata da 
lui nel fuo palagio di Dun- 
fcaich nell' Ifola della neb- 
bia , la quale da quattro 
anni flava anfiofamente fof- 
pirando il ritorno del fuo 
fpofo . * 



(XIV) 

«.Ahi quella è l'onda dallo fcoglio infranta,. 
L'affa ! non già di Cucullin le vele . 
Dell' amor mio la fofpirata nave 
Spellò, credo veder , fpeffo m' inganna i & 

La nebbia che fi fparge a un'ombra intorno u 
Spiegando al vento le cerulee falde « 
Figlio del nobil Semo , e perchè tanto 
Tardi a venir? quattro fiate, a noi 
Fece ritorno co* fuoi venti Autunno , i 5 

Gonfiando di Togorma i mari òndofi , 
Dacché tu nel fragor delle battaglie 
Lungi ti ftai dalla fedel Bragela . 
O di Dunfcaglia nebulofi colli , 
Quando fia che al latrar de'' veltri fuoi 20 
Io vi fenta eccheggiar ? ma voi vi fiate 
Celando tra le nubi il capo ofcuro ,* 
E l'afflitta Bragela in van vi chiama , 
Precipita la notte: a poco a poco. 

Man- 



e Qiiefto è '1 canto patetico- mente in bocca di Erage- 
che il Poeta pone direna- la . * 



POESIE 



D I 



OSSIAN 



(VII) 

Nathos, figlio di Ufnoth, Signor di Etna, 
nipote di Cucullino per parte ' di madre , 
il quale fuccefle al comando dell' armata 
ilei zio. Truthil fu vinto ed uccifo, e lo 
Hcttò delfino toccò al vecchio Cola fuo pa- 
dre: ma Nathos riportò molte vittorie fo- 
pra Cairbar, e mercè il fuo valore, gli 
affari del giovine Re cominciavano a rifta- 
bilirfi. Cairbar inferiore di valore, ricorfe 
alle frodi; e trovato il mezzo di levar fe- 
gretamente la vita al fuo legittimo fovra- 
no , fece sì che le truppe di Nathos Y ab- 
bandonarono, ed egli dopo moke avventu- 
re rimafto folo co' fuoi fratelli , e caduto 
in mezzo dei nemici , mori combattendo 
valorofamente contro Cairbar: il qual po- 
fcia fuperati tutti i fuoi rivali , redo folo 
e fupremo Signore d' Irlanda . 

Giunta a Fingal la notizia di quefte ri- 
voluzioni, fìccome egli avea molta amici- 
zia per la famiglia di Cormac, deliberò 
tofto di far una spedizione in Irlanda, per 
difcacciar dal trono 1' ufurpatore . Lo fegui- 
tò in quefl' imprefa con più trafporto d' 
A 4 ogn' 



t V TI 1 ) 

ogn' altro il giovine Ofcar, figliò di Ok 
fian , defiderofo di vendicar la morte di 
Cathol fuo particolare amico, uccifo a tra- 
dimento per commemon di Cairbar . Ebbe 
colini per tempo notizia dei difegni di Fin- 
gai, e raccolte in Ulfter le tribù, per op- 
porli al fuo sbarco, mentre nel tempo ftei- 
fo fuo fratello Cathmor era accampato con 
un' efercito preffo Temora. Cairbar temen- 
do fopra tutto il rifenti mento e '1 valore 
di Olcar, pensò d' invitarlo con finta ge- 
nerofita ad un convito , con Y idea di le- 
vargli a tradimento la vita. Ofcar andò 
con pochi de' fuoi . Inforta una contefa a 
mezzo il convito , Ofcar forprefo da Cair- 
bar , fu da quello mortalmente ferito, e 
il traditore ifteffò reftò vicendevolmente uc- 
cifo da Ofcar. 

Sopraggiunto Fingal dirtrufTe interamen- 
te 1' elèrcito di Cairbar , indi s' incammi- 
nò verfo Temora contro Cathmor . Era 
quelli d' un carattere affai divedo da quel- 
lo del fratello. Egli era tanto celebre per 
la fua umanità , ofpitalita , e grandezza 

d' ani- 



(V) 
INTRODUZIONE ISTORICÀ 

AI TRE SEGUENTI POEMI* 

PEr agevolar ai Lettori V intelligen- 
za dei tre Poemi feguentij credo 
neceflario di premetter tutta di 
feguito la Storia delle cofe accadute in Ir- 
landa nei tempi di Fingal 5 la quale viene 
notabilmente rifchiaràta dalla tradizione. 

Morto che fu Arto figlio di Cairbre 
fupremo Re d' Irlanda 5 reftò erede del tro- 
no fuo figlio Cormac ancora fanciullo * I 
Regoli e capi delle Tribù , ragunati nel 
Real palagio di Temora j dopo molti di- 
battimenti ^ commifero la tutela del Re 5 
e la Reggenza a Cucullino figlio di Semo 
il quale allora rifiedeva con 1' amico Con- 
nal in Ulfter* Cucullino non avea più di 
23. anni^ quando affunfe il maneggio degli 
affari d' Irlanda* Due anni dopo accadde 
1' invafione di Svarano > eh' è il foggetto 
del Poema Epico. 

A g Ncir 



(VI) 

Neil' armo 27. di Cucullino y e quarto 
della fua Reggenza , Torlath figlio di Cari- 
tela fi ribellò in Connaught , e marciò 
alla volta di Temora per deporre Cormac 
dal trono. Cucullino rifoluto d'opporvifì, 
s' avviò con le fue genti contro di lui , e 
lo raggiunfe al lago di Lego . Si venne a 
battaglia . L' armata di Torlath reftò qua- 
li interamente disfatta, ed egli fterTo fu 
uccifo in duello da Cucullino: ma mentre 
quelli infeguiva con troppo ardore i fuggi- 
tivi nemici , fu anch' egli mortalmente fe- 
rito da una freccia , e due giorni dopo 
mori . 

La morte di Cucullino fi traffe dietro 
la rovina di Cormac . Molti Regoli fi ri- 
bellarono, e non regnò per qualche tempo 
che anarchia e confufione . Uno dei prin- 
cipali ribelli, e competitori al trono fi fu 
Cairbar , Signore di Atha nelf Irlanda . 
Accaddero molti fatti d' arme tra lui , e 
gli altri capi che reftarono fedeli al par- 
tito di Cormac . Si diflinfero tra quefti Tru- 
thil, figlio di Cola, Signor di Sciama , e 

Na- 



(XI) 
LA MORTE 

DI CUCULLINO. 

ARGOMENTO. 



tOntiene quefto Poema la battaglia fra Cucitili* 
no e Toriati) , e la morte delP un» e dell* altro ao 
caduta nel modo già dichiarato . Vi fono fparfe per 
entro varie digrejfioni , in una delle quali Carilo ce- 
lebre cantore di Cucullino introduce Alcleta madre 
di Calmar , la quale mentre flava affrettando con 
pa filone il ritorno del figlio y riceve la nuova della 
fua morte . Il Poema fi chiude con un canto funebre 
fopra la morte di Cucullino . 

Quefto Poema nelV Originale ha per titolo Duan. 
lodi Lego , cioè il Poema del lago di Lego , 
dal luogo della battaglia* la qual fucceffe in 
pianura prejfo il fuddetto lago , alle radici d ì un 
monte detto Slimora : ed è un Epifodio del gran 

Poe. 



( X i 1 ) 

Poema di Ojfian } il quale con qualche altro fu v& 
tenuto a memoria da alcuni vecchi nel Nord dello 
Scoria » 




LA 



( - ì % ) 

d 5 animo, quanto Cairbar era infame per 
Ja fua crudeltà e la firn, perfidia : ne pò* 
tea rimproverarfegli altro difetto , fé non 
fé quello d' efTer troppo attaccato ad un 
fratello tanto diflbmigliante , e indegno di 
lui . Fingal e Cathmor fi fecero la guerra 
da veri Eroi , e gareggiarono non meno 
di generofità, che di valore . Dopo molte 
vicende , la fortuna fi dichiarò interamen- 
te per Fingal. Cathmor fu vinto in una 
decifiva battaglia datafi preffo a Temora , 
e la famiglia di Cormac fu riftabilita fui 
trono . 

Alcuni Storici Irlandefi vogliono farci 
credere, che la tradizione rapporti diver- 
f amen te queft' ultima parte della Storia 
che rifguarda Fingal . Effi efclamano con- 
tro di lui, accufandolo d' avere ftabiliti tren- 
ta giudici , o fi a tiranni in Temora per 
regolare a fuo fenno gli affari d' Irlanda* 
Pretendono di poter allegare molti atti di 
violenza, e d' oppreffone commefTì da quei 
giudici, ed affermano che tanto effi , quan- 
to una parte dell'armata di Fingal, lafcia- 

ta 



(X) 

ta in Irlanda per far efeguir le loro leggi , 
furono finalmente fcacciati dal regno . Ma 
ritratte relazioni non meritano molta fede, 
eiTendoci chi dice , che quelli Storici ama- 
no alle volte di crear dei fatti, per farci 
poi lòpra le loro olTervazioni , e che adot- 
tano per cofe certe le tradizioni più aiTur- 
de dei loro Bardi, qualunque volta fervo- 
no ad illuftrare 1' antica coftituzione del 
lor paefe „ La faviezza e la giuflizia dcìh 
leggi di Fingal vien celebrata da altri Sto- 
rici più accreditati della ftefia nazione . 
O -Flaerthy afferma che le leggi di Fingal 
efiftevano ancora a' fuoi tempi. 

Quella è la Storia compiuta e ordinata 
che fa il foggetto dei tre feguenti Poemi, 
i quali per altro non fono che Epifodj, e 
frammenti d' un' Opera • molto più grande 
comporta da OiTian fopra V ultima fpedi- 
zione di Fingal nell' Irlanda; la maggior 
parte della quale fi è sfortunatamente per- 
duta. 



LA 



(XV) 

Manca dell' Ocean la faccia azzurra. 25 

Già lotto l'ale il fuo creftato capo 
Appiatta il gallo , già la damma giace 
Là nel deferto al fuo cervetto accanto . 
Poicia col nuovo dì forgendo andranno 
Lungo la fonte a ricercar paftura . 30 

IVIa le lagrime mie tornan col Sole , 
E con la notte crefcono i miei lai , 
Qiiando quando verrai 
Nel fuon delle tue armi , 
Re di Tura mufcofa a confolarmi ? 35 

'O figlia di Sorglan , moke l'orecchio 
D' Oilian il canto tuo ; ma va, ricovra 
Là nella fala delle conche , al raggio 
D' acceia quercia, e dà l'orecchio al mare 
Che romba al muro diDunfcaglia intorno. 40 
Su gli azzurri occhi tuoi placido fonno 
Scenda , e venga nel fonno a confolarti 

L' ama- 

* Offiancon la faa l'olita aria fé la morte di Cuculìino 
entufiaftica parìa a Eragela, averte ancora a fuccede 
come fofle preferite , e come re . * 



(XVI) 

V amato Eroe . Sta Cucullin fui Lego , 
Preflb l'ofcuro rotear dell'onde. 
Notte cerchia l' Eroe : fparfi fui lido 4 5 

Stanno i fuoì mille ; cento quercie accefe 
Fan fcintillar la diradata nebbia , 
E '1 convito per 1' aere alto fumeggia , 
Siedefi accanto a lui fotto una pianta 
Carilo, e tocca l'arpa: il crin canuto 50 

Splende alla fiamma \ il venticel notturno 
Gli fcherza intorno-, egli alza il capo, e canta 
Dell* azzurra Togòrma , e di Togorma 
Chiama il Signor *, di Cucullin V amico. 
Perchè forte Connal non fai ritorno 55- 

Nel negro giorno della gran tempefta 2 

Che 



* Quefto è quel Connal die latli , egli atfea fatto vela 

abbiam veduto nel Poema per ritornarfene alla fua 

Epico . Egli era Signore di Ifola nativa , dove poi du- 

Togorma , T Ifola dell' on- rante la battaglia , in cut 

de azzurre , una dell' Ebri- reftò uccifo Cuculi ino , fi* 

di . Pochi giorni prima che coftretto a reftarfene a ca- 

giugnefTe a Temora la mio- gione dei venti contrarj. 
va della ribellione di Tor- 



(XVII) 

Che a noi s' appretta --? ah perchè fei lontano ? 
Contro Cormano -- ecco s' unir le fchiere 
Del Sud guerriere —, e ti trattien fui lido 6q 
Il vento infido -, e le tue torbid" onde 
Sferzan le fponde . -- Non per quefìo è inerme 
Il regal germe - e di difefa ignudo. 
Faffi fuo feudo -- Cucullino invitto: 
Nel gran conflitto -- egli per lui pugnando 6* } 
Alzerà il brando -- contro i duci alteri . 
Ei de' itranieri — alto fpavento , ei forte 
Come di morte — atro vapor , che lenti l 
Portano i venti -- fu focofe penne r 
Al fuo cofpetto 70 

Il Sole infetto 
Rofleggia , 
Focheggia , 

Cade il popolo a terra efangue e cieco . 
Cormano, ardir, che Cucullino è teco . 75 
Sì Carilo cantava , allor che apparve 
Un figlio del nemico; ei getta a terra 
Tom. IL B La 



(XVIII) 

La rintuzzata lancia , e di Torlafto a 

Favella a nome , di Torlafto il duce 

Dei guerrier dall' ofcura onda del Lego , 80 

Di colui che i fuoi mille armati in campo 

Traea contro Cormano al carro nato , 

Contro il gentil Corman , che lungi flava 

In Temora * fonante . Il giovinetto 

Pur allora addentrava il molle braccio 85 

A piegar l'arco, e de' fuoi padri l'afta 

Ad inalzar ; ma non alzafti a lungo 

L' afta de' padri tuoi , dolce-ridente 

Raggio di gioventù . Fofca alle fpalle 

Già la morte ti fla , come di Luna 4- 90 

Tenebrofa metà che alla crefcente 

Luce fta dietro , e la minaccia e preme . 

Alla prefenza del Cantor del Lego 

Alzoffi Cucullino , ed onor fece 

De' canti al figlio , e gli offerì la conca , 9 5 

Di letizia ofpital diffonditrice . 

Dol- 
« Torlath . 
b Ti-mor-ri , A* cafa del gran Re . 



C X I X ) 
Dolce voce dei Lego, e ben che porti; 1 5 
Ditte, che vuol Torlafto? alla mia fella 
Vien egli? o alla battaglia? Alla battaglia , 
Sì, rifpofe il Cantore, alla fonante ioo 

Tenzon ' dell 1 afte : non sì torlo il giorno 
Sul Lego aibeggierà, Torlafto in campo 
Prefenterafli a te . Vorrai tu dunque , 
Re della nebulofa Ifola , armato 
Venirne ad affrontar la fua polfanza? 105 

Orribile , fatale è la (uà lancia 
Qiial notturna meteora : egli 1' inalza , 
Piomba il popol proftrato , e del fuo brando 
Il vivo lampeggiar morte fcintilla . 
E che perciò ? quella terribil lancia 1 1 o 

Temola io forfè ? il fo , forte è Torlafto 
Per mille Eroi , ma nei perigli l' alma 
Brillami in petto. No, Cantor , fui fianco 
Non dorme no di Cuculiai la fpacìa. 
M' incontrerà fui campo il nuovo Sole , 115 
E fopra l'arme del figliuol di Semo 

B 2 Ri- 



(XX) 

Rifletteranno i primi raggi fuoi.' 

Ma tu , Cantor , meco t' aflìdi , e facci 

Udir la voce tua , vientene a parte 

Della giojofa conca , e di Temora i 2 e 

I canti odi tu pur . Di canti e conche , 
Difle il Cantor , tempo non è qualora 
S'accingono i poffenti ad incontrarli 
Come opporle del Lego onde cozzanti . 

* O Slimora , Slimora , a che ti Irai b 12^ 

Sì tenebrofo co' tuoi muti bofehi ? 
Sopra i tuoi foichi 
Gioghi di ftella alcuna 

II graziofo tremolar non pendei 

Né preffo ti rifplende 130 

Amico raggio di notturna Luna * 
Ma di morte atre meteore 
Sanguinofe ti circondano, 
Ed acquofe faccie fquallide 

D^ 

* L' araldo di Toriati* parte verfì , e da quel che de- 
cantando , come apparifee gue . * 
dallo ftile Lirico di quelli b Slia-mor , Monte grande . 



(XXI) 

D' ombre pallide intorno volano . 135 

Perchè perchè ti ftai 

Lì co' tuoi bofchi muto 

Negro Slimora di dolor vertuto? 
Ei partì col fuo canto , e del fuo canto 

Accompagnò l'armoniofe note 14C 

Carilo , e 1 lor concento affc-migliava 

A rimembranza di paflfate gioje , 

Ch 1 a un tempo all'alma è dilettola e trilla. 

L' udiron l'ombre dei cantori evìnti 

Dal fianco di Slimora, e lungo il bolco 145 

Sparfefi foaviflìma armonia , 

E rallegrarli le notturne valli . 

Così quando tranquillo Offian ripofafi 

Del fervido meriggio nei iìlenzìo , 

Del venticello nella valle florida > 150 

La pecchia della rupe errando mormora 

Un cotal canzoncin che dolce fiedelo . 

L' affoga ad or ad or l' aura che dettali , 

Ma tolto riede il mormorio piacevole . 

B 3 Su, 



(XXII) 

Su, difie allor di Semo il figlio, a' fuoi 1 5.5 
Cento Cantor rivolto, alzate il canto 
Del nobile Fingal , ch'egli udir iuole 
La fera , allor che a lui fcendono i fogni 
Del fuo ripofo , e che i Cantor da lungi 
Toccano Tarpa, e debil luce irraggia 160 
Le muraglie di Selma . Oppur di Lara a 
Membrate il lutto, ed i fofpir d'Alcleta * 
Rinnovellate , che fuo figlio indarno 
Già rintracciando pe' fuoi colli, e vide 
L' arco fuo nella fala . E tu frattanto 1 6 ' 

A quel ramo colà , Carilo , appendi 
Lo feudo di Cabarj fiavi dapprefTo 



a II lutto di Lara lignifica la 
Canzone funebre comporta 
da Carilo fopra la morte 
di Calmar , deferitta nel 3. 
Canto del Poema Epico . 
Egli era 1' unico figlio di 
Mata , ed in lui s' eftinfe 
quefta famiglia. L'abita- 
zione di Calmar era in 
Conaughc fu 1 1 e rive del 
fiume Lara nelle vicinanze 
del Lego , e probabilmen- 



te predo il luogo ove al- 
lora trovavafi Cucii ìli io : 
e quefta circoftanza fug- 
gerì ad Oftian il lamento- 
d' Alcleta nella morte dei 
figlio. 
b Ald-cletha , bellezza che 
declina . E' verifimile che 
quefto fia un nome poeti- 
co dato dal Cantore alla 
madre di Calmar . 



(XXIII) 

Di Cucullin la lancia , onde s' inalzi 

Col bigio lume d' Oriente il mono 

Della mia pugna. Sull'avito feudo 170 

Posò P Eroe , s' alzò di Lara il canto . 

Stavan lungi i Cantor , Carilo folo 

E x predo il duce ; fue furori le note 

Flebili , e meilo fuono ufcfo dell' arpa . 

CARILO. * 

O madre di Calmar canuta Alcleta , 375 

Perchè meda inquieta 

Guardi verfo il deferto , 

Guardi tu forfè , o madre 

Di tuo figlio al ritorno? ah non fon quelli 

Su la piaggia i fuoi duci, 180 

Chiufi e fofchi nell'armi; ah non è quella 

Del tuo Calmar la voce. 

Quello è '1 fìfchiar del bofeo , 

Quello è '1 muggir del vento , 

B 4 Che 

a II canto di Carilo contie- mar ; che (lavano impa- 
ne un dialogo tra la ma- zientemente affettando il 
dre , e la forella di Cai- ritorno di quel guerriero. 



(XXIV) 

Che nella rupe fi rimbalza e freme « i S 5 

ALCLETA. 
Guata , guata : 

Chi d' un falto 

Varca il rufcel di Lara? 

O fuora di Calmar; non vide Alcleta 

La lancia fua? ma fofchi 190 

Sono i miei lumi , e fiacchi . 

Guata guata : 

Non è il figlio di Mata? 

Figlia dell' amor mio . 

ALONA. * 
Ah t' inganna il defio : 195 

(Diflfe la dolce-lagrimante Alona) 

Quella è una quercia annoia , 

Queft'è una quercia, o madre, 

Che curva pende fui rufcel di Lara, 

Ma non m'inganno io già; 200 

Colà vedi colà. Chi vien , chi viene 

Fret* 

a Aliane , /quietamente brìi a. 



(XXV) 

Frettolofo , 
Affannofo? 

Ei folleva 

La lancia di Calmarre . Alcleta, Alcleta; 205 

Ella è tinta di fangue. 

ALCLETA. 

Ella fia tinta 

Del fangue de' nemici , 

O fuora di Calmar : mai la fua lancia 6 

Non ritornò di fangue oflil digiuna. 

Mai non fcoccò il fuo arco 2 1 e 

Che non colpiffe de' poffenti il petto . 

Al fuo cofpetto 

Sfuma la pugna ; egli è fiamma di morte . 

Dimmi garzone dalla mefta fretta ; • 

Ov' è d' Alcleta il figlio? 215 

Torna con la fua fama? 

Torna in mezzo al rimbombo 

Degli eccheggianti feudi? 

Ma 

a Alcleta s' indirizza a Lar- che ritornava con la ftuie- 
niro , 1' amico di Calmar , Ila nuova della fua morte . 



(XXVI) 

Ma che veggio? 

Ti confondi? 240 

Non rifpondi? 
Fofco (hi? 

Ah più figlio non ho: 
Non dir come fpirò, che intefi affai, 
CARILO. 
* Perchè verfo il deferto 22,5 

Guardi metta inquieta , 
O madre di Calmar canuta Alcleta , 

Sì Carilo cantò; fopra il fuo feudo 
L'Eroe fi flava ad afcoltarlo intanto. 
Pofaronfi i cantor fuìle lor arpe, 230 

E fcefe il fonno dolcemente intorno. 
Dello era fol di Semo il figlio , e fifa 
Nella guerra avea V alma ; ornai la fiamma 
Già decadendo dell' accefe quercie . 

De 



* Carilo ripiglia il primo fen- canti fono molto in ufo 
timento . Gl'intercalari , e nelle Poefie Celtiche. 
le ripetizioni fui fine dei 



(XXVII) 

Debole intorno roffeggiante luce 235 

Sparge!! , roca voce odefi : l' ombra 
Vien di Calmarre; ella al notturno raggio 
Lentamente paleggia : ofcura al fianco 
Soffia la fua ferita , erra fcompofta 
La chioma , in volto ha tetra gioja, e fembra 24.0 
Che Cucullino alla Tua grotta inviti . 
O della notte nebulofa figlio , 

Ditte il duce d 1 Erina, e perchè fitti 
Tieni tu in me quei tenebro!! fguardi , 
Ombra del fìer Calmar? figlio di Mata ,. 245 
Vorreftù fpaventarmi , ond* io men fugga 
Dalla battaglia? la tua deftra in guerra 
Fiacca non fu , né '1 tuo parlar di pace . * 
Quanto da quel di pria , duce di Lara , 
Torni diverfo a me, fé forfè adeffo 25© 

Mi configli a fuggir! Ma no, Calmarre , 
Io non fuggii giammai , né giammai V ombre 

Mi 



Vedi la parlata eli Calmar nel 1. Canto del Poema 
Enir.n . 



( X X V I I I ) 

Mi fpaventaro : * effe fan poco , e fiacche 
Son le lor delire , ed han nel vento albergo . 
Nei perigli il mio cor crefce , e s' allegra 255 
Nel fragor dell'acciai*. Parti, e t' afcondi 
Dentro la grotta tua : no , di Calmarre 
Tu non fei V ombra ; ei fi pafcea di pugne > 
Ed era il braccio fuo tuono del cielo. 
Nel fuo nembo ei partì, lieto, che intefe 26Q 
Della fua lode il fuon . Dall' Oriente 
Bigio raggio fpuntò : picchiafi torto 
Lo feudo di Cabarre . A quel rimbombo 
Tutti i guerrieri della verde Ullina 
S'unirò, e alzoffì un romorio confufo 26$ 

Come muggito d' ingrofifati fiumi . 
S'ode fui Lego il bellicofo corno, 
Torlafto appare . A che ne vien' con tutti , 
Cucullino , i tuoi mille ad incontrarmi? 
Diffe il duce del Lego; io ben conofeo 270 

Del 



% Vedi la rifpofta di Cucul- ombra di Crugal nel Can- 
lino a Connal intorno I' to 5. 



(XXIX) 

Del tuo braccio il vigor; vivace fiamma 
E F alma tua . Che non bendiamo adunque 
A pugnar foli , e non laiciam che intanto 
Stian mirando le fchierc i noftri fatti? 
Stiano a mirarci nella nollra pofla , 275 

Simili a rimugghianti onde rotantifr 
A fcoglio intorno : al perigliofo afpetto 
Fugge il nocchier pien di fpavento , e ftaffi 
L' afpro conflitto a rifguardar da lungi , 
Ah, Cucullin foggiunfe , a par del Sole 280 

Tu mi brilli nel cor : forte è , Torlafto , 
Il braccio tuo , del mio furor ben degno . 
Scottatevi , o guerrier , fatevi al fianco 
Dell' ofcuro Slimora ; e '1 voftro duce 
State a mirar nel memorabil giorno 285 

Della fua fama. Odi Cantor , fé pure 
Oggi cader dee Cucullino, al prode 
Conal tu di , eh' io mi lagnai coi venti 
Che di Togorma imperverfar fu i flutti . 
Mai dalla pugna ei non mancò, qualora 290 

La 



( X A X ) 

La mia fama il chiedea . Fa che il file brando 
Come raggio del cielo ; il buon Cormano 

7 Circondi , e che nel di del gran cimento 
Suoni in Temerà il iuo fedel configlio. 

MofTe T Eroe nel rimbombar dell' armi 205 

Come di Loda il formidato atroce 

« Spirto , che nell' orribile fracatfb 8 

Di ben mille tempere efee , e dagli occhi 

Slancia battaglia . Ei fiede alto fui nembo 

Là fopra i mari di Loclin ; fui brando 300 

Pofa la nera deftra , e a gara i venti 

Van follevando l'avvampante chioma* 

Non men di lui terribile a vederfi 

Nel memorabil dì della fua fama 

Cucullin s'avanzò. Cadde Torlafto 305 

Per la fua man , pianfer del Lego i duci . 

Corrono frettolofi eflì , ed intorno 

A Cu- 

* Il circolo di Loda , come no , eh' è la gran diviniti 
abbiam veduto altrove , fi- delle nazioni Settentriona- 
gnifica un tempio nella li . Se ne parlerà più a 
Scandinavia . Per lo Spiri- lungo nel Poema intitola- 
to di Loda s 1 intende Odi- to Carric-tv.ra . 



(XXXI) 

A Cuculiai fi flringono affollati 
Quai nubi del deferto. A mille a mille 
Volar, vibrar, feender vcdrefti , alzarfi 310 
Dardi, fpade , afte, armati, arme, ed a fronte 
Cingerlo e a tergo ad un fol tempo; ei flette 
Quale in turbato mar fcoglio ; d' intorno 
Cadono, egli nel fangue alto paleggia , 
Ne rimbomba Slimóra. In fuo foccorfo 325 
Corron d' Ullina i figli , e lungo il Lego 
La pugna errò ; vinfe d' Erina il duce . 
Egli tornò della fua fama in mezzo , 
Ma pallido tornò; tenebrala era 
Gioja nel volto fuo: gli occhi in filenzio 320 
Gira, pendegli il brando, ad ogni pafib 
Tremagli l'afta in man. Carilo, ci diffe, 
Languidamente , già manca la forza 
Di Cucullino , i miei giorni recilì 
Già fon cogli anni che paffaro ; il Sole 325 
Più a me non forgerà : gli amici in traccia 
N'andran, né troverammij il buon Cormano 

Dirà 



(XXXII) 



Dirà piangendo , ov' è di Tura il duce ? 

Ma grandeggia ii mio nome , e la mia fama 

Sta nel canto dei vati. I giovinetti 33^ 

Diranno a sé medefmi : oh morifs' io 

Qual morì Cuculiai ! come una verte 9 

Lo copri la fua gloria , e del fuo nome 

La luce abbaglia. Carilo, dal fianco 

Traggimi il dardo, fotto a quella quercia 335 

Adatta Cucullin , ponivi accanto 

Lo feudo di Gabarre, ond' io fia villo * 

Gia« 



a Gli Storici Irlandelì preten- 
dono che Cucullino vivef- 
fe nel 1. fecolo . Nella dif- 
fertazione premetta a que- 
fta raccolta , il Traduttore 
efpofe le ragioni eliclo de- 
terminarono a porlo nel 
terzo . Del refto i raggua- 
gli che abbiamo di Kea- 
ting , e di O-flaerthy in- 
torno alle azioni , e al ca- 
rattere di quefto guerriero 
differifeono pochiifimo dai 
Poemi di OtTian , e dalle 
tradizioni de' Montagnaj , 
e degl' Ifolani . Cucullino 
è il più famofo Campione 



delle tradizioni , e dei Poe- 
mi Irlandesi ; egli è Tem- 
pre foprannominato il ter- 
ribile , ed innumerabili fo- 
no le favole intorno la fua 
forza , ed il fuo valore . E- 
gli avea fatta una fpedi- 
zione contro i Fir-boly , o 
fia i Belgi della Breta- 
gna , la quale fu da Oilian 
creduta degna d' eifer il 
foggetto d' un Poema Epi- 
co . Quefto Poema che s' è 
perduto , non ha molto , 
era intitolato Tora-na-tana . 
cioè la difputa intorno le pof- 
fejjìoni : perchè la guerra 
avo 






(XXXIII; 

Giacer fra Parme de' miei padri. E cadi, 

Figlio di Semo? alto fofpir traendo 

Carilo diffe , e incominciò dolente: 340 

Di Tura in fu le fquallide 

Mura fiede flenzio , 

E Dunfcaglia ricoprono 

Tenebre di dolor. 
In giovinezza florida 345 

Refta foletta e vedova 

La vaga fpofa amabile , 

Ed orbo refta e mi fero 
* Il figlio del tuo amor .. 

Verrà coi vezzi teneri , 350 

Tom. IL C Ve- 



aveva avuta origine dai 
Belgi Britannici , che abi- 
tavano nell' Irlanda, defi- 
derofi d' eftendere i confini 
del lor territorio . I Fram- 
menti die ci rimangono di 
quefto Poema ; fono ani- 
mati dal vero fpirito d' 
Oflian , coficclie non può 
dubitarti eh' egli non ne 
fia veramente l'autore. 
J II nome di quefto fanciullo 



era Conloch . Crefciuto in 

età fi refe famofiiiìmo in 
Irlanda per le fue prodez- 
ze . Egli era sì deliro nel 
lanciar dardi , che anche 
a' tempi noftri volendoli in- 
dicare un perfetto ! meta- 
fore , fuol liriì ner prover- 
bio nel Nord della Scozia : 
Egli è infallìbile come il 
braccio di Conlocb . 



(XXXIV) 

Vedrà la madre in lagrime; 

E la cagione incognita 

Del pianto chiederà . 
Alzerà gli occhi il femplice , 

E nella iala pendere 355 

Il brando formidabile 

Del padre fuo vedrà. 
Vede il brando del padre : 

Quel brando e di chi è? piange la madre. 
Chi viene a noi, * 360 

Come cerva ne vien feguita in caccia? 

Vanno in traccia 

Errando dell' amico i fguardi Tuoi . 

O Conallo , o Conal , che ti trattenne , 

Quando cadde l'Eroe nel gran cimento? 365 

Fremeanti i flutti di Togorma intorno? 

O pur del Mezzogiorno 

Dentro le vele tue foffiava il vento? 

Cad- 



* Carilo s' immagina di veder Connal che fopraggiunga . 
e fi rivolge ad effb . * 



(XXXV) 

Cadder , Conallo, i forti, 

Caddero, e non ci forti : alcun noi dica lò 370 

Di Morven là nella felvoia terra, 

Alcun noi dica in Selma: 

Soipirerà Fingallo, 

E del deferto piangeranno i figli. 



Pretto l'onde del Lego alzano i Duci 
La tomba dell' Eroe ; giace in diiparte 
Il fido Lua di Cucullin compagno a 
Nella caccia dei cervi : alzali il lutto . 



h Grande in battaglia 

Sir di Dunfcaglia , 380 

C 2 O 

a Coftiimavafi anticamente , tori fopra la tomba di Ca- 
non folo appreflb gli Scozze- cullino . Ogni Aanza ter- 
fi , ma anche appreflb moke mina con qualche notabile 
altre nazioni nei loro fé- ritolo dell' Eroe ; il che 
coli d' Eroifmo , di fepellir fempre fi oflèrvava nell* 
infieme col padrone anche Elegie funebri, il metro è 
il fuo cane favorito. Lirico, e anticamente can- 

i Quefto è il lamento dei can- tavafi al fuono dell' arpa . 



(XXXVI) 
O benedetta 
Anima gloriofa , anima eletta ; 



Qual torrente che d'alto precipita 
Fragofiffimo , irreparabile , 
Indomabile 38$; 

Era la tua poflfanza , alto guerrier» 
Tu veloce com' ala dell'aquila 
Rapidiffima, infaticabile; 
Formidabile 
Del tuo brando il fanguìgno atro fentier. 593 
All' acciar forte 
L' orme di morte 

Dietro correano , ov'ei volgeafi irato,, 
O benedetta 

L'anima eletta 5^5 

Del qran fìllio di Semo al carro nato» 



Tu 



(XXXVII) 

Tu non cadetti efangue 

Per man d' Eroe famofo , 

E non tinfe il tuo fanguè 

L'afta del valorofo. 4°° 

Acura freccia , 

Come da nuvola 

Morte afeofa volò* 
Né di ciò avvidefi 

La delira ignobile, 40 S 

Che '1 dardo rio feoccò * 
Dardo fatai, che i noftri vanti atterra. 

Pace fia teco 

Dentro il tuo fpeco , 

Di Dunfcaglia Signor, nembo di guerra. 410 



Fugge fmarrìto da Temora il forte ^ 
* ! Mede le porte - fon , mute le fale * 
Giace il regale - giovinetto in duolo, 
Che inerme e folo -- il tuo tornar non vede ; 
C | Fug- 



(XXXVIII) 

Ei di te chiede - e ti richiama invano. 41 J; 
Piangi Cormano - defolato e laflb , 
Il forte è baffo - tua difefa e fchermo , 
Tu refti infermo , « Ecco i nemici (tanno 
Pronti in tuo danno - ahi non è più '1 tuo Duce « 
E' la tua luce - a tramontar vicina. 420 
Dolce ripofo 

Godi , o famofo , 

Chiaro Sol degli Eroi, feudo d'Erma., 



Ita è la fpeme tua , fpofa fedele % 

Ohimè che dei tu far? 42 

Più non potrai veder l'amate vele 

Nella fpuma del mar. 
Alla fpiaggia non più , folo al deferto 

Volti i tuoi palli or fon . 
Non è l'orecchio tuo tefo ed aperto 43 

De'fuoi nocchieri al fuon» 
Scapigliata 

Più 



(XXXIX) 

Defolata 

Giace nella fua fala , e vede l' armi 
Di lui che più non è. Bragela mifera ! 435 
Pregno di lagrime 
Hai 1' occhio , e languide 
Le membra , e pallida 
La faccia e tenebrofa . 
O benedetta 440 

Anima eletta , 
Dolce pace ti fia, dolce ripofa. 




OS- 



(X L) 

OSSERVAZIONI. 



1. /** Hi non crederebbe che Bragela fotte realmente 
V-rf nella Manza di Oflìan ? pure ella è molto lon- 
tana , e quello non è altro che un' miracolo deli' 
enruiiafmó . Sembra che OtTian fìa un incantatore, 
che coiìringe 1' ombre de 1 morti, e le perfone lon- 
tane a comparirgli innanzi , e le fa parlare a Tuo 
grado. In fatti è diffìcile a refiftere alle me malie. 
L' illufion che il Poeta in quello luogo vuol pro- 
durre nel noflro fpirito , viene da lui deliramente 
agevolata colla maniera dubitativa con cui principia. 
Egli non dubita del fatto, ma fol della caufa : ti\\- 
mina qual potta elfere ; n' efclude una, e lì deter- 
mina per 1' altra fenza più efitare. Lo fpirito di 
chi afcolta non pub dar in guardia contro maniere 
così fedutrorie. Oflìan verifica il detto di Pindaro, 
che la grazia Poetica, recando fplendor alle cofe ( il 
che deve interpretarfi per un color conveniente ) fa 
che r incredibile divenga credibile . 

Xaptg a.7Tip ccTTavra I 

A7T0$ip0l<rX TlfJ.Ò.J , 

Kca aTrtqov ìixrwxTO r /rtgòv 
E"/u./j.ìvcu to 7roM\ó.y.ig * 

2. Così appretto Gioele: Dies tenebrarum & caliginis , 
ài ss nubi's & turbinii. * 

3. Simile comparazione usò Virgilio nel io. dell' Ln. 
v. 272. 

Non fecus ac liquida fi quando nofte Cometa 
Sanguinei lugubre rubent , aia Jirius ardor . 

li:-. 



( X L ì ) 

lite fitìm, niorbofque ferens mwtalibus ccnis 
Nafcitttr , & Levo contrijlat lumìne eslum . * 

4. Quella è una di quelle comparazioni che fono affat- 
to particolari, e proprie di Offrati . Ella è mirabile 
per la Tua novità, ed aggiuftatezza Anch' effa è 
tratta dalla Luna come tante altre. Luna, fole, neb- 
bia, torrente, tempefta, meteore: ecco tutti gli og- 
getti delle comparazioni di Oflian . Da che fcarfo 
fondo che gran ricchezza! Gli oggetti fi moltiplica- 
no fra le mani d'un tal Poeta. Così pochiflfimi ele- 
menti variamente combinati badano a produrre tut- 
ta la vaila e moltiplice feena della natura. * 

5. I Cantori erano gli araldi di que' tempi , e gode- 
vano d' una religiofa venerazione a motivo del lo- 
ro ordine non meno che del loro uffìzio. Ma coli 1 
andar del tempo effi fi abufarono d' un tal privile- 
gio. Protetti dal loro facro carattere fi fecero leci- 
to di caricar d' ingiurie grbflolane il nemico, qua- 
lunque volta non accettava i patti che da loro ve- 
nivano offerti; e di più a (villaneggiar tutte le per- 
forila che non erano gradite ai loro Protettori . Co- 
tefla sfrenata licenza divenne un pubblico male, e 
fu cagione di molti gravi difordini. 

6. A /.inguine interfeftorum , ab adipe fortium fagitta Jo- 
nata numquam rediit retrorjurn, & gladius Saul noi 
ejl reverfus inanis . Lib. 2. dei Re ci. v. 22. 

7. Oflian non fi dimentica del gran carattere eh' egli 
diede a Connal nel Poema Epico. Le parole di Cu- 
cullino confermano 1' alta idea che il lettor avea 
già conceputa della fua prudenza, e del fuo valore. 
Tutto colp ; ra in Cffian a convalidar 1' intereffe , e 
la buona opinione per gli Eroi favoriti . E* un im- 
pegno pericolofo per un lettore quello di metterfi a 
proteggere un Eroe poetico . L' Eroe o '1 Poeta ci 

man- 



( X L I I ) 

manca fpeflb di fede, e il protettore refla efpofta 
alla mortificazione ed alla vergogna . Però general- 
mente convien ricordarli dell' Ama tamquam ofurm. 
Ma cogli Eroi d' Ofììan fi può determinarli franca- 
mente e fenza timore. Non e' è pericolo , che l'E- 
roe fi fmentifea, e la giuftizia che gli rendono gli 
altri, ci da motivo di compiacerci del noftro genio. * 

8. Qutrfti tratti terribili hanno molta fomiglianza con 
quelli di cui fi ferve Efchilo nel Prometeo per di- 
pinger Tifeo. 

ÉxuTOvTaxapwov , 7rp<?V fiiuv yj^ayam , 
Tubava 0KP0P , irxaiv "og «vré?n Qiòìg 
'Sfjt.ipìiiho-i yxp<pv\\,<ri avpi^cùv <póvov t 
E*§ ofu.fji.urav £* i\afjw\t jopyo)7ròv céXag • * 

9. Davidde : Induitlucemficutvejlimentum. \-irwfxwog a'x~ 
xw. Omero. * 

io. Noli te annitriti are in Getb , neque annuntietis in com» 
pitis Afcalonis. Lib. 2. dei Re e. 1. v. 20. * 

11. Simili maniere fono affai frequenti nelle lamenta* 
zioni dei Profeti . * 



* * * * * 

* * * * n 

* » * * 

* » * 



DAR- 



DARTULA. 



( X L V ) 

D A R T U L A. 

Argomento, 



\^J Snoth , Signore di Etha nella Scoria , ebbe tre 
figli , Nat Los , Althos , e Araan , da Sii fama 
figlia di Sema , e forella di Cucullino . Quejli tre 
fratelli , ejfendo ancor giovi -ietti , furono dal padre fat- 
ti P a Jf are in Manda affine che apprende/fero /' ufo 
dell' arme fono la difciplina di Cuculi ino lor %io , 
che amminifìrava gli affari del regno . Erano -appe- 
na approdati in Uljler , quando g'-unfe loro la tnjla 
nuova della morte di Cucullino . Nathos benché affai 
giovine , fottentrb al comando dell' armata del xj° 7 
e •$•' oppofe ai progreffi dell' ufurpatore Cairbar , che 
dopo la morte di Cucullino , e di Torlath , j' era 
mejfo alla tefla del partito ribelle . Cairbar fu vin- 
to da Nathos in varie battaglie , ma finalmente a- 
•vendo trovato il me^py di privar di vita il giovine 
Cormac , Nathos fi vide abbandonato dalla fua arma- 
ta , la quale fi dichiarò per V ufurpatore , ed egli 
fu cojìretto a ritornarfene in Uljler có > fuoi fratelli , 
per poi np affare in Ifcozja . 

Abitava in Selama , caflello di Ulfler , Dartula 
figlia di Cola , di cui s* era invaghito C a ir bar , e 
la riteneva violentemente in fv.o potere . Ella vide 
Nathos j ambedue s" 1 acce fero vicendevolmente , e j' irri- 
tar* 



( X L V I ) 

b arcarono ter fuggirfene infieme . Ma ìnforta una tem- 
pera , mentre eratto in alto mare , furono sfortunata- 
mente refpirtti a quella parte della cojìa di Uljìer , 
ove appunto accampava /' armata eli Cairbar » Nathos 
•veggenti o di non aver altro f campo , sfidò C air bar 
a /ingoiar battaglia; ma colui non accettò /' invito , 
e /' affali con tutte le fue for^e . I tre fratelli do- 
po ejferfi difefi per qualche tempo con efìremo valo- 
re , furono finalmente foprajfatti dal numero e ucci- 
fi , e r infelice Dartula morì anch' effa fui corpo di 
Natbos . 

OJfian apre il Poema nella notte precedente alla 
morte dei tre fratelli / e le cofe innanzi accadute y 
vi s' introducono per epifodio . 

La [cena dell' anione è quafi la Jlejfa , che quel- 
la del Poema Epico; poiché fi fa fpeffo menzione 
della pianura di Lena , e del caflello di Tura . 



* * * 
t * * 



DAR- 



( X L V I I ) 

D A R T U L A. 



F 

* JL IGLI: 



: a del del , fei bella , è di tua faccia x 
Dolce il filenzio ; amabile ti inoltri , 
E in Oriente ì tuoi cerulei paffi 
Seguon le ftelle ; al tuo cofpetto , o Luna , 
Si rallegran le nubi, e'1 feno ofcuro 5 

Rivefton liete di rifleffa luce . 
Chi ti pareggia, o della notte figlia, 
Lafsu nel cielo? in faccia tua le ftelle 
Hanno di fé vergogna , e ad altra parte 
Volgono i verdi fcintillanti fguardi . 1 e 

Ma dimmi, o bella luce, ove t' afcondi 
Lafciando il corfo tuo, quando fvanifce 
La tua candida faccia ? hai tu , com' io , 
I tuoi palagi , o ad abitar ten vai 

Neil' 
a Parla alla Luna . 



( X L V I I I ) 

Nell'ombra del dolor? 2 cadder ci.tl cielo 15 
Le tue ìbrelle ? o più non fon coloro 
Che nella notte s' allegravan reco? 
Sì , sì , luce leggiadra , elfi fon fpenti , 
E tu fpeflb per piagnerli t' afcondi . 
Ma verrà notte ancor, che tu, tu fteffa zo 
Cadrai per fempre , e lafcierai nel Cielo 3 
Il tuo azzurro fentier ; fuperbi allora 
So'geran gli aftri , e in rimirarti avranno 
Gioja così, com'avean pria vergogna. 
Ora del tuo fplendor tutta la pompa 2 5 

T' ammanta , o Luna . O tu nel ciel rifguarda 
Dalle tue porte , e tu la nube , o vento , 
Spezza, onde poflfa la notturna figlia 
Mirar d' intorno , e le fcofcefe rupi 
Splendanle incontro, e l'Ocean rivolga 30 
Nella fua luce i nereggianti flutti . 
«Nato è fui mare, e feco Alto, quel raggio 
Di giovinezza ; a' fuoi fratelli accanto 

Sic- 

a Nathos , giovinetto , Alchos fquifittùntntt hello . 



( X L I X ) 

Sjedefi Arda» : movon d' Ufnorre ì .figli 
Per buja notte il corfo Jor , fuggendo 3 <- 

Di Cairba il furor. Che macchia è quella a 
Che Ita lor preffo? ricoprì la notte 
La fiva bellezza : le fofpira il crine 
Al marin vento ; in tenebrofe lifte 
Galleggiano le vefti : ella forniglia 40 

Al graziofo fpirito del Cielo b 
Che move in mezzo di fua nebbia ombrofa , 
E chi puot' eflfer- mai, fuorché Darcula , c 
Dartula tra le vergini d T Erina 
La pili leggiadra? Ella fuggi con Nato 4 45 
Dall'amor di Cairba. I venti avverfi 
T'ingannano, o Dartula; e alle tue vele 
Niegan Età felvofa . O Nato, quelle 
Le tue rupi non fon , non- è il muggita 
Tom. II. D Que- 

a L'Originale v»ho is tbat dìm ? rnofa bellezza dell' anrichi- 

b Sembra indicare uno fpi- tà . Fino al giorno d' og- 

rito determinato : è vano gi , quando vuolfi lodare 

l'indovinare quaPei fi fotte.* una donna per la Tua bel- 

e Dar - tliula , ovvero Dart- lezza , dicefi comunemente 

huile , Donna che ha begli eli' eli' è amabile quanto 

n'ebi . EU' era la p*iu. fa- Dartnla . 



(L) 

Quello dell'onde tue: ftannoti appretto 50 

Del nemico le fale , e a te d' incontro 

Le torri di Caìrba ergon la fronte. 

Sul mare Ullina il verde capo eftende , 

E la baja di Tura accoglie il legno. 

Vento del Mezzogiorno , o vento infido , 5 3 

5 Ov'eri tu? chi ti trattenne allora, 
Quando dell' Amor mio furo ingannati 
I cari figli? a follazzarti forfè 
Stavi nel prato? Oh pur foffiato aveffi 
Nelle vele di Nato, infin che d'Età * 60 
Gli forgeflfero a fronte i dolci colli , 
Finché forgeflfer tra le nubi i colli 
Paterni , e s' allegrammo alla vifta 
Del fuo Signor! lungi gran tempo, o Nato, 
Fotti , e pafsò della tornata il giorno . 6 5 

Ma ben ti vide dei fìranier la terra , 
Nato amabile , amabile tu folli 

AgH 

a Etha è probabilmente quel- Etha , eh' è un braccio di 
la parte della Contea di mare in Lorn . 

Argyle , vicina a Lodi- 



(LI) 

Agli occhi di Dartuìa : era il tuo volto 
Bello quaì pura mattutina luce ; 
Piuma di corvo il crin ; gentile, e grande 70 
Era '1 tuo fpirto , e dolce come Y ora 
Del Sol cadente ; di tue voci il fuono 
Parea fufurro di tremanti canne , 
O pur di Lora il mormorio : ma quando 
Sorgea nera battaglia , eri in tempefta 7 5 

Mar che mugge , terribile il rimbombo 
Era dell' armi tue j del corfo al fuono 
Svaniva 1' olle. Allor fu che ti vide 
La prima Volta la gentil Damila 
Là dall' eccelfe fue mufeofe torri > . 80 
Dalle torri di Sciama a , ove albergo 
Ebbero i padri fuoi , Bello , o ftraniero * , 
D 2 Ella 



• Sei ama , bello a veder ft , op- 
pili* luogo che ha piacevole 
e va/lo profpetto . In quei 
tempi i Signori fabbrica- 
vano le loro cafe fopra 
luoghi eminenti , per do- 
minar con la vifta le ag- 
giacenti campagne , e per 



prevenir le forprefe : e per- 
ciò molte di quefte cafe 
chiamavanfi Selaina . La 
famofa Selma di Fingal , 
deriva dalla ftefla radice . 
b Quefto è un folitoquio diDar- 
tula j benché fia diretto a 
Nathoscome fofle preferite.* 



( 1 1 1 ) 

Ella dine, fei tu ( che alla tua vifta 
Tutto f\ icofle il fuo tremante fpirto ) 
Bella fei tu nelle battaglie, amico 85 

Dell' eftinto Carman : ma do.ve corri 
Impeiiiofa? ove il valor ti, porta , 

giovinetto dal vivace iguardo? 
Poche fon le tue mani alla battaglia 
Contro il fero Cairba : oh potè fa' io. p.Q 
Dal fuo odiali? amore eifer difciolta. ,. 

Per allegrarmi alla gentil prefenza 

Del mio. bel Nato.' oh fortunate, o care 

Colline d' Età ! effe vedranno a. caccia 

1 fuoi vefUgi, effe vedran fovente g^ 
11 fuo candido feno, allor che 1' aure 
Solìeverangli la corvina chioma... 

Cos* parlarti tu, gentil. Damila ,. 
Dalle torri di Selama , ma ora 
Ti circonda la notte: i venti ingrati 100 

Le tue vele ingannarono-, ingannaro, 
Bella Dartula, le tue vele i venti. 

Fre* 



( L I I -I ) 

Freniort alto fui mar : cefla pev poco 
Aura del Nord-, lafciàirti udir la Voce 
Dell' amabile; amabile', Dartula , ioj 

Là vóce tua 'tra ì fùfifrrar de' venti*. 
Quelle le rupi del mio Nàto, è quello 
Delle fùè rùò'i il mormorante rivo? 
Vieri quel ràggio di luce dàlia fala 
* D'Ufnor notturna? alca è là nebbia, e denfa , ì io 
Debole il raggiò, ma the vai? la luce 
Dell' alma di Dartula è 1 Prence d' Era. 
Figlio del prode Uìhòrre , ónàc quel rotto 
Sofpir fui labbro ? già non fiamo , o caro , 
Nelle terre ftranier'e . O mia Dartula , i r '5 
Non le rupi di Nato, è non è quefVo , 
Ei ripigliò , de' fuói rufceili il fuono ; 
Non Vieri quel raggiò eli notturna luce 
Dàlie fale d' TJfnór : lungi ma lungi 
Effe ci ftan ; fiaiiiò in nemica terra* 220 

D 5 Siam 



a\Jfnoth', padre di Nathos . Si fa menzione di eflb nel Te- 
gnente Poema . 



(LI V) 

Siam nella terra di Cairba : i venti 
Ci tradiro, o Dartula ; Ulliria al cielo 
Qui folleva i fuoi colli.. Alto, tu vanne 
Là veffo il Nord, e tu lungo la fpiaggia 
Movi , Ardano , i tuoi pani , onde il nemico i 2 5; 
Non ci colga di furto , e a noi fvanifca 
D' Età. la fpeme : io me n' andrò foletto 
A quella torre, per fcoprir chi ftia 
Prefìfo quel raggio : fu la fpiaggia intanto 
Ripofati, mio ben , ripofa in pace 130» 

Caro raggio <T amor , te del tuo Nato , 
Come lampo del ciel ,, circonda il braccio . 
Partiflì , e fulla fpiaggia ella s' aflìfe 

Soletta , e meda ; udia '1 fragor dell' onda , 
Le turgidette lagrime fofpefe 135 

Stanle fugli occhi : ella guardava intorno 
Se il fuo Nato fcopria ; tende 1' orecchio 
Al calpeftio de' piedi , e de' fuoi piedi 
Non ode il calpeftio : dove fé' ito , 
"Figlio dell' amor mio? fragor di vento 140 

Mi 



(IV) 

Mi cinge , e sferza , è nebulofa e nera 
La notte : e tu non vieni ? O Prence d' Età 
Che ti trattiene? hatti il nemico forfè 
Scontrato, e s'inalzò notturna zuffa? 

Nato tornò, ma tenebrofo ha'l volto, 145 

Che veduto egli avea l' eftinto amico ► 
Di Tura al muro patteggiava, intorno 
L'ombra di Cucullin : n'era il fofpiro 
Speffo , affannofo ; e fpaventofa ancora. 
Degli occhi fuoi la mezzo-fpenta fiamma . 150 
Di nebbia una colonna avea per afta ; 6 
Intenebrate trafparian le ilei le 
Per la buja fua forma , e la fua voce 
Parea vento in caverna. Ei raccontogli. 
La fìoria del dolor : trifta era P alma 155 

Di Nato , come fuole in dì di nebbia 
Starfi con fofca acquofa faccia il Sole . 

O diletto amor mio, perchè sì mefto? 
Diffe di Cola la vezzofa figlia. 
Tu fei la luce di Dartala : è tutta 1 60 

D 4 La 



( l V ì ) 
La gioja del mio cor negli occhi tuoi» 
Latta ! t^ual altro amico ora m' avanza 

7 Fuorché '1 mio Nato? è nella tomba il padre, 
Staffi il fìlenzio in Selama ; drittezza 
Copre i rufcelli del terrea natio. 1^5 

a Nella d'Ullina fanguinofa pugna 
Furo uccifi i poflenti , i fidi amici 
Cadder pugnando con (Dormano uccifi . 

i Scendea la notte : i miei rufcelli azzurri 

S' afcondeano a' miei fguardi ; il vento a fcoflfe 1 7 o 

Ufcia fifchiando dalle ombrofe cime 

Dei bofchetti di Selama : io fedea 

Sotto una pianta , fulle antiche mura 

De' padri miei, quando al mio fpirto innanzi 

c Pafsò Trutillo, il rhio dolce fratello: 175 

Tru- 

a La famiglia di Gola fi con- chianze di Temora , e che 

fervo fedele al giovine Cor- in quella confusone fia fta- 

mac , lungo tempo dopo la to uccifo il real fanciullo . * 

morte di Cucullino . b Darthula entra nel raccon- 

Sembra da quefte parole che fia to delle fue avventure , 
accaduto un fatto d' arme cominciando dall' accenna- 
la le truppe di Cola , co- ta battaglia . * 
mandate da Truthil , e tra e Cioè V ombra di Truthil . * 
quelle diCairbar, nelle vi- 



( L v r i ) 

TrntiJIo, che lontano era in battaglia 
Contro il fera Cairba : ed in quel punto 
Sen venne Cola dalla bianca chioma 
Sulla lancia appoggiato ; a terra chino 
Avea l'ole uro volto, angofeia alberga i So 
Nell'alma fua , Itagli la fpada a lato, 
In capo ha l'elmo de' fuoi padri: avvampa 
Nel fuo petto battaglia; ei tenta indarno 
Di celar le lue lagrime : Dartula , 
Sofpirando difs'ei, della mia ftirpe 185 

Tu l'ultima già fei ; Trutillo è fbento , 
Non è pili il Re di Selama * : Cairba 
Vieti co' fuoi mille inver le noftre mura <, 
Cola all' orgoglio fuo faralTi incontro , 
E vendetta farà del figlio uccifo . I19C 

Ma dove troverò ficuro fchermo 
Per la falvezza tua ? fon baffi , o figlia , 
Gli amici noftri , e tu raflembri un raggio » 

Oi* 



# Offian dà fpeflb il titolo che fi foife refo celebre pel 

di Re ad ogni Capitano fuo valore . 



( L V I I I ) 

Oimè , difs' io , tutta in fofpiri , il figlio 

Della pugna cadeo ? cefsò nel campo 195 

Di sfavillare il generofo fpirto 

Del mio Trutillo? per la mia falvezza 

Non paventare, o Cola j effa riporta 

Staffi in quell' arco : da gran tempo apprefi 

A ferir damme: or dì, non è coftui zoc 

Simile al cervo del deferto , o padre 

Del caduto Trutil ? Brillò di gioja 

Il volto delP età , fgorgò dagli occhi 

Pianto affollato , e tremolar le labbra , « 

Ben fé' tu , figlia, di Trutil forella , 205 

Diflfe , e nel foco del fuo fpirto avvampi . 

Prendi , Dartula , quel ferrato feudo , 

Prendi quell' afta , e quel lucido elmetto y 

Spoglie fon quefte d' un guerrier di prima 

8 Gioventù figlio; colla luce infieme 210 

Andremo ad affrontar l'empio Cairba. 
Ma ftatti , o figlia mia , fìatti vicina 

Di 

<» Segue nell'Originale : lagrì^infua baia ffkbiò al vento . * 



( L I X ) 

Di Cola al braccio, e ti ricovra all'ombra 

Dello feudo paterno : il padre tuo 

Potea un tempo difenderti , ma ora 2 1 5 

L'età nella fua man tremula ftaffi . 

Mancò la forza del fuo braccio , e 1' alma 

Ofcuritade di dolor gl'ingombra. 

Pafsò la notte tenebrofa , e forfè 

La luce del mattili: moflfefi innanzi 220 

L'Eroe canuto; s v adunaro intorno 

Tutti i duci di Selama , ma pochi 

Stavan fui piano , e avean canuto il crine r 

Caduti con Trutillo eran pugnando 

Di giovinezza i valorofi figli. 225 

O de' verdi anni miei compagni antichi, 
Cola parlò, non così voi nell'arme 
Già mi vedette , e tal non era in campo 
Quando il polfente Confadan cadeo . 
Ci foverchia il dolor, vecchiezza ofeura 230 
Venne qual nebbia dal deferto , è rofo 
Jl mio feudo dagli anni , ed il mio brando 

Sta 



(L X ) 

'Sta da graia tempo alle pareti appefo. 9 
A me iteflfo io dicea : fra la tua fera 
Placida, e in calma , e '1 tuo partir fia come 255 
Luce che (cerna a poco a poco , e manca . 
Ma tornò la tempefta s io già mi piego 
Come una quercia annofai i rami miei 
In SeLma cade'ro , e tremo in mezzo 
Del mio loggiorno . Ove fé' tu , Trutillo, 240 
Co 1 tuoi caduti Eroi? tu non rifpondi \ 
Trifto è 'J cor di tuo padre . Ah ceffi ornai » 
Ceffi '1 dolor : ti rafficura , o Cola j 
Cairba ha da cader \ rinafeer lento 
J.,a gagliardia del braccio, e impaziente 245 
Palpita il cor della battaglia ài fuono . 
Traffe V Eroe la lampeggiante fpada , 
E (eco i Tuoi j s' avanzano fui piano i 
Nuotan nel vento le canute chiome * 
Sedea di Lona * fulla muta piaggia 25.; 

Fe^ 

a Loria , fìanurh paludofa . dì banchettar folennenien- 

Coituniavafi in que' tempi te dopo una vittoria . Cair- 

bar 



Fefteggiando Cairba : a fé venirne 
Vide gli Eroi; chiama i fuoi duci. A Nato 
Perchè narrar degg' io come s' al zaffe IO 
L' afpra battaglia ? io ti mirai fra mille a 
Simile al raggio del celefte foco 255 

(Bella, e terribil vifta ; il popol cade 
Nel vermiglio fuo corfo ): imbelle e vana 
Non fu l'afta di Cola, ella ferio, 
Membrando ancor le giovanili imprefe . 
Venne un dardo fifchiante , e al vecchio Eroe 2 6q 
lì petto trapafsò , boccone ei cadde 
Sul fuo feudo eccheggiante ; orrido tremito 
Scottemi T alma : fopra lui lo feudo 
Stefi , e fu vitto il mio ricolmo feno. 
Venne Cairba con la lancia, e vide 26$ 

La donzella di Selama , fi fparfe 
Gioja fui truce afpetto , egli depofe 

La 

bar avea dato un convito nero per dargli battaglia . 

alla fua armata dopo aver a Non già nella batta: lia , 

disfatto il partito di Cor- in cui veiìò uccifo Cola , 

mac , quando Cola , e i ma in un' altra fiifléguen- 

fuoi vecchi guerrieri ven- te , * 



(LXII) 
La follevata fpada : alzò ìa tomba 
Di Cola uccifo , e me fuor di me rtefla 
A Selama conduffe. A me rivolle 270 

Voci d' amor ; ma di mitezza ingombrò 
Era '1 mio fpirto ; de' miei padri i feudi 
ìo riconobbi, e di Trutillo il brando. 
Vidi l' arme dei morti , e fulle guancie 
Sfavami '1 pianto : allor giungerti , oNato> 275 
Giungerti , e fuggi via Cairba ofcuro , 
Com' ombra fugge al mattutino raggio . 
Eran lontane le fue fquadre , e fiacco 
Fu il braccio fuo contro il tuo forte acciaro . 

fl O diletto amor mio , perchè sì merto? 280 

Diffe di Cola la vezzofa figlia . 

Fin da' primi anni miei, l'Eroe foggiunfe , 
Incontrai la battaglia : il braccio mio 
Potea la lancia folle vare appena 

Qiian- 



1 E' coftume di OlTian di ri- le incominciano , il che ri- 
petere al fine degli Epifo- conduce lo fpirito dei let- 
dj la fentenza con la qua- tori al l'oggetto principale . 



( L X I II ) 

Quando forfè il periglio 5 il cor di gioja 285 
Rideami della pugna al fero afpetto , 
Come riftretta verdeggiaste valle 
Se coi vividi raggi il Sol l' inveite, 
Anzi che in mezzo a' nembi il capo afconda . 
L'alma rideami fra' perigli, pria 290 

Ch' io vedefli di Seìama la bella , 
Pria eh' io vedefli te , dolce Dartula , 
Simile "a (Iella , che di notte fplende 
Sul colle : incontro a lei lenta s' avanza 
Nube, e minaccia la vezzofa luce. 2,95 

Siam nella terra del nemico ; i venti 
Ci tradiro , o mia cara : or non e' è preflfo 
Forza d' amici , e non le rupi d' Età . 
Figlia del nobil Cola , ove pofs' io 
La tua pace a trovar? forti di Nato jqo 

Sono i fratelli , e lampeggiane in campo 
I brandi lor , ma che mai fono i figli 
Del prode ÌJfnor contro xi' un' olle intera ? 

Por- 
4 La tua falvezza . 



C L X I V ) 

Portate aveflfe le tue vele il vento , * 
* s Re degli uomini Ofcar ! tu prometterti 305 
Par di venirne infieme alla battaglia 
Del caduto Corman : forte farebbe 
Allor la delira mia qua! fiammeggiante 
Braccio di morte : tremeria Cairba 
Nelle fue fale , e refteria la pace 31 e» 

Coli 1 amabiì Dartula . Alma , coraggio , 
Perchè cadi alma mia? d 5 Ufnorre i figli 
Vincer ben ponao . E vinceranno , o Nato , 
Di (Te la bella : non vedrà Dartula 
Giammai le fale di Cairba ofeuro : }i 5 

Su queir arme recatemi , eh* io veggo 
Nella nave colà fplender a quella 
Paflfaggera meteora ; entrar vogl' io 
Nella battaglia. Ombra del nobil Cola, 
Sei tu ch'io veggio in quella nube? e teco 320 

Quel!' 



fi Ofcar aveva da molto tem- il Aio amico Cathol , no- 

po deliberato d' andarfene bile Irlandefe , attaccato al 

in Irlanda contro Gairbar, partirò di Cormac . 
che aveva fatto affannare 



(LX V) 

QuelP ofcuro che è? lo riconofco-, 
Egli è Trutillo : ed io vedrò le fale 
Di colui , che '1 fi atei m' ucciie , e '1 padre ? 
Spirti dell'amor mio, no, non vedcolle » 
tato di gioja arfe nel volto udendo 325 

Le voci fue : figlia di Cola , ei diFe , 
Tu mi fplendi nell'alma; or via, Cairba , 
Vien co' tuoi mille: il mio vigor rinafce, 
Canuto Umor , no non udrai che '1 figlio 
Dato iiafi alla fuga: io mi rammento 330 
Le tue parole in Età , allor che alzarfi 
Le vele mie, che già ftendeano il corlb 
In verfo Ullina, e la mufcofa Tura. 
Tu vai, Nato, difs'egli, al Sir dei feudi 
Al prode Cucullin , che dai perigli 335 

Mai non fuggi , fa che non fia il tuo braccio 
Fiacco , né fien di fuga i penfier tuoi . 
Onde non dica mai di Senio il figlio , 
Debile è nel pugnar la ftirpe d'Età. 
Giunger ponno ad Ufnor le fue parole 340 
Tom. IL E E rat- 



( L X V I ) 

E rattristarlo. Lacrimando ei dìemml 

Quella lucida fpada . Io venni intanto 

Alla baja di Tura: ofcure , e mute 

N' eran le mura , rifguardai d' intorno , 

Né trovai chi novella a me recafle 345 

Del prode Cucullin : venni alla fala 

Delle fue conche ; effer foleanvi appefe 

L'arme de' padri fuoi ; non v'eran l'arme, 

E l'antico Lamor fedea nel pianto. 

D'onde vien quefto acciar? difTe forgendo 350 
Mefto Lamor a , di Tura ahi da gran tempo 
Luce d'afta non fier' le Folche mura. 
Onde venite voi? dal mar rotante, 
O di Temora dalle trifte fale? 

Noi venimmo dal mar , difs' io , dall' alte 355 

Torri d'Ufnor; di Slifama * fiam figli, 

Figlia di Semo generato al carro . 

Deh 

a Lamh-mhor , pojfente deflr» : Torlath , oppure qualche 

Qiiefti dovea elfere qualche ftretto congiunto di Cucul- 

vecchio guerriero lafciato lino . * 

a guardia di Tura , quan- b Slifama , ftno delicato . 
do Cucullino andò conno 



( L X V I I ) 

t)eh dimmi , o figlio della muta fala 
Ov'è il duce di Tura? Ah perchè Nato 
A te lo chiede ? or hon vegg^ io '1 tuo pianto ? 3 60 
Dimmi , figliuol della romita Tura , 
Come cadde il poflfente? Egli non cadde > 
Lamor foggiunfe^ come fuol talora 
Tacita (Iella per l' ofcura notte -, 
Che ftrifcia , e più non è; fimile ei cadde 3 65 
A focofo vapor, nunzio di guerra 
In fuol remoto, il cui vermiglio corfo 
Morte acconTpagna : trifte fon le rive 
Del Lego, e trifto il mormorio del Lara» 
Figlio d'Ùfnorre, il noftro Eroe là cadde . 370 
Oh , diiV io fofpirando , infra le lìragi 

Cadde l'Eroe? forte egli avea la deftra , 

E dietro il brando fuo flava la morte . 

Del Lego andammo fulle trifte rive , 

La fua tomba fcoprimmo ; ivi i fuoi duci 375 

Con eflb eftinti , ivi giaceano i fuoi 

Mille Cantori: full' Eroe piagnemmo 

E 2 Tre 



(.L X V I I I) 

Tre giorni , il quarto dì battei lo. feudo . 
Lieti i guerrieri a quefto fuori d' intorno 
S' adunato , e crollar T afte raggianti ... 3.80 

Preffo di noi coll'ofce fua Corlafto * 
Stava, Corlafto di Càirba amico. 
Noi d'improvvifo gli piombammo addoffo 
Qual notturno torrente : i fuoi cadero , 
E quando gli abitanti della valle 3S5 

Dal lor fonno s'alzar, col loro iangue ll 
Vider frammifta del mattili la luce- . 

Ma noi ft'rifciammo via rapidamente 
Come lifte di nebbia inver la fila 
Di Cormano ^echeggiante : alzammo i brandi 3 1; 
Per difendere il Re; ma il Re d' Erina 
Non era piti; già di Te mora vuote 
Eran le fale , e fpento in* giovinezza 
Giacea C'ormano : allor fu eh 1 io ti vidi 

O ver- 



s Non apparifee chi fia que- error di ftampa nell' origi- 
no Corlath , di cui non fi naie , in luogo di Torlatii ? 
fa menzione in altro Ino- Ma quefti era già morto 
go . Sarebbe mai quefto un alla venuta di Nathos . * 



( ; T - XI X ) 
O verginella, limile alla- luce 3-95 

Del Sole d' Età : amabile è quel raggio , 
Dilli , e forfè il fofpir di mezzo al petto « 

x 3'Tn nella tua beltà venirti, o cara, 
Al tuo guerrier; ma ci tradiro i venti, 
'Bella -D'amila, ed il nemico è pretto . 400 

** Sì , dappreflb è il nemico , allor foggiunfe 
La forza d'Alto, fulla fpiaggia intefi 
Di lor arme il fragor , d'Erma io vidi 
Ondeggiar lo Herrdardo in negre lifte. 
Diftinta di Cairba udii la voce .405 

Sonar , quai le caderfd onde del Cromia. 
Egli fui mar V ofeura nave ha feorta , 
Pria che il bujo feendeffe : in riva al Lena 

5 Fan guardia i duci fuoi , ben diecimila 

E 3 Spa- 

a Althos ritornava dalla co- landa, affine di riftabilìr fui 
ita di Lena , ove era ita- trono la famiglia di Cor- 
to fpedito da Nathos nei mac . Tra le due ale dell' 
principio delia notte . armata di Caii'oar , eravi 

é Cairbar era accampato fui- la baja di Tura , nella qua- 
la coita di UKter per op- le fu fpinta la nave dei ri- 
pori! a Fingal che medita- gli d' Uinoth ; coficchèdi- 
• va una fpedizion nell' Ir- venia imponibile il faggife . 



( L X X ) 

Spade inalzando » E diecimila fpade 410 

Inalzin pur, con un forrìfo amara 
Nato rifpofe \ non però d' Ufnorre 
Ne tremerà la prole. O mar d'Ullina 
Perchè sì furibondo , e fpumeggiante 
Sferzi la fpiaggia co' tuoi flutti? e voi 415 
Romoreggianti tempefte del cielo,. 
Perchè, fii'chiate in fu le negre piume? 
Credi tu, mar, credete voi tempefte, 
Qui Nato a. forza trattener fui lido? 
Il fuo fpirto, il fuo core è che trattienlo , 420 
O figlie della notte- Alto, m'arreca 
L'arme del padre,, arrecami la lancia 
Di Semo *,. che colà fplende alle ftelle„ 
L' arme ei portò , copri Nato le membra 

Del folgorante acciar: move TEroe 425; 

Amabile nei paffi \ e nel fuo fguardo 

Spien- 
ti Semo era Tavolo diNathos Iora che il padre della fpo- 
per parte di madre . La fa defle allo fpofo le po- 
lancia qui nominata fu da- prie armi . La cerimonia 
ta ad Ulìiotli quando ain- ufara in tali occafioni , vien 

mogliollì , coflumandofi al- accennata in altri Poemi . 



(LXXI) 

Splende terribil gioja : eì di Cairba 
Sta la venuta riguardando ; accanta 
Stagli muta Dartula i è nel guerriero 
Fitto il Tuo {guardo ; di nafconder tenta 430 
II nafcente fofpir;, repreflfe a forza 
Le fi gonfian due lagrime negli occhi , 
Alto,, veggio uno fpeco in quella rupe, 
Diffe d'Età il Signor; tu là Dartula 
Scorgi, e fia forte il braccio tuo: tu meco 435 
Vientene ,. Ardan , contro Cairba ofcuro . 
Sfidiamlo alla battaglia : oh venifs' egli 
Armato ad incontrar d'Ufnor la prole! 
Se tu fuggi , o mio ben , non arreftarti 
A rifguardar fopra il tuo Nato eftinto.. 440 
Spiega le vele inver le patrie felve , 
Alto , ed al Sir dì , che cadeo con fama 
Il figlio fuo, che non sfuggì la pugna 
Il brando mio : dì che fra mille io caddi , 
Onde fia del fuo lutto alta la gioja . 44 5 

. Tu, donzella di Selama , raduna 

E 4 Le 



(LXX II) 

Le verginelle nella fala d' Età ; 
Fa che cantin per Naro allor che torna 
L'ombroiO Autunno. Oh fé di Cona udirti 
Le mie lodi fonar la voce eietta, " 450 

Con che gioja il mio fpirto ai venti mirto- 
Volerebbe a' miei colli H! Ah sì , di Cona 
Udratìi il nome tuo fonar nei canti, *S 
Prence d'Età ielvofa , a te na facra, 
Figlio del prode Uinor, d'Offìan la voce. 455 
Deh perchè là fui Lena anch' io non ero 
Quando forfè la pugna ? Offiàn farebbe 
Teco vittoriofo , o teco eflinto . 
Noi fedevamo quella notte in Selma 

Con ampie conche fefteggiando ; e fuori 460 
Sulle quercie era il vento. Urlò lo fpirto 
Della montagna h , il vento entro la fala 
Sufurrando ien venne , e leve leve 

Dell* 



a Di OlTìan . Uricemico fùono , che pre- 

b Lo fpirito della tnonraìtna può Cède, una tempefta , fuono 

prenderti in quefto luogo ben noto a quelli che abi- 

per quel profondo e ma- tane in un paefe mantl>ofo . 



(IX XIII) 

Dell' arpa mia toccò le corde ; "ufcin'ne 
Suon trifto, e baffo ,-qual canto di tomba. 463 
Primo P udì Fingal , forfè affannofo , 
E fofpirando diflfe : oinrè ! per certo 
Cadde qualcuno de' miei duci , io fento 
Sul? arpa di mio figlio il fuon di morte . 
Offian-, deh tocca le fonanti corde, 470 

Fa che s' alzi il dolore, onde fui venti 
Volino i fpirti lor giojofamente 
A' miei colli felvofi : io toccai 1' arpa . 
E fuono ufeinne dolorofo e baffo. 
Ombre, ombre pallide de* padri noftri , 475 

. Su dalle nubi torto piegatevi , 

Là negli aerei azzurri chioftri » 
Lafciate l! orrida vermiglia luce a , 

Ed accogliete cortefi , e placide 

Compagno, ed ofpite V eftinto duce. 480 
lì duce nobile , che cadde in guerra , 

Sia che dal mare rotante inalzili , 

Sia 

e L' originale: deponete il roffo terrore del voftro (erfo , * 



( L X X I V ) 

Sia eh' egli inalzifi da ftrania terra . 
Nube fceglietegli fra le tempefte, 

Che la fua lancia formi, e di nebbia 48 j 
Sottile orditegli cerulea vefte. 
Preflb ponetegli fofeo -vermiglia 
E mezzo -fpenta lunga meteora, 
Che '1 fuo terribile brando fomiglia * 
Fate- che amabile ne fia 1' afpetto, 490 

Onde gli amici penfofi , e taciti 
In rimirandolo n' abbian. diletto. 
Ombre , ombre pallide de' padri noftri , 
Su dalle nubi torto piegatevi 
Là negli aerei azzurri chioftri . 495 

Tal' era in Selma il canto mia full' arpa 
Lieve - tremante : ma d' Ullina intanto 
Su la fpiaggia era Nato, intorno cinto 
pa tenebrofa notte-; udia la voce 
Del fuo nemico , in fra '1 mugghiar dell' onde , 5 oc 
Udiala , e ripofavafi full' afta 
Perifofo, e mutò: ufcì '1 mattin raggiante 

E fchio; j 



( L X X V > 

E fchieratl apparir <T Erin# i figli . 

Simili a grigie > ed arborofe rupi 

Sulla coda fi fpargono : nel mezza 505 

Stava Cairba % e del nemico a vifla 

Sorrife orribilmente ; incontro ad elfo 

Nato s v avanza furibondo, e pieno 

Del fuo vigor, né già poteo Dartula 

Reflarfi addietro;, col guerrier fen venne > 51 e* 

E 1' afta ibllevò.. Chi vien nelP armi, 

Bella fpirando giovenil baldanza ? 

Chi vien , chi vien , fé non d' Ufnorre i figli 

Alto, ed Ardano dall v ofcura chioma? 

Sir di Temora^ difle Nato, or vieni,, 515 

Vien fulla fpiaggia a battagliar con meco 
Per la donzella : non ha Nato adeflb 
Seco i fuoi duci > che colà difperfl 
Stanno fui mare r a che guidi i tuoi mille 
Contro di lui? tu gli fuggirti innanzi, 529 
Quando gli amici fuoi ftavangli intorno * 

Garzon dal cor d* orgoglio, e che pretendi? 

Scen- 



( 1 X X V 1 ,) 

Scenderà a pugnar tec'o il Re d' Brina'/ 

Non fono infra i famofi i - padri tuoi, l6 

Né fra i Re de' mortali; ove fon 1' arme 515 

Dei duci eftinti alle tue fale app'cfc ? 

Ove gli feudi de'paflati tempi? 

Chiaro in Temora è di Cairbà il nome, 

Nò cogli ofeuri ei combattè giammai. 

A cotai ^voci efeon dagli occhi a Nato 550 

Lagrime d' ira : inferocito il guardò 
Volge ai fratelli fuoi ; tre lancie a un punto 
Volano , e ftefi al fucl cadon tre duci . 
Orribilmente fiammeggiò la luce 
; Dei loro brandi; diradate e fciolte 555 

Cedon d' Erina le riftrette file, 
Come ftrifeia talor dì negre nubi 
Incontro al loffio di nembofo vento L 

Ma Cairba difpon l'armate fchiere , 

E mille archi fur tefi , e mille freccie 54° 
Ratto volar; cadon d' Ulhorre i figli, 

Qusf- 



(LXXVII) 

Quercie , che ftavan fole in erma rupe . 
Le amabil piante a contemplar s' arrefta 
Il peregrino, e in lor mirar sì iole, 345 

N'ha meraviglia j ma la notte il nembo 
Vien dal deferto , e furibondo abbafla 
Le' verdi cime: il dì vegnente ei torna, 
Vede le quercie al fuol : la vetta è rafa* 
Stava Dartula nel dolor fuo muta, 550 

E gli vide a cader : lagrima alcuna 
Sugli occhi non appar ; ma^ pieno ha '1 guardo 
D' alta , e nova triftezza : al vento fparfi 
Volano i crini-; le tingea la guancia 
Pallor di morte ; efee una voce a mezza, 555 
Ma l'interrompon le tremanti labbra. 
Venne Cairba ofeuro , e dov'è, diffe , J i 
L' amante tuo? dov'è il tuo Prence d'Età 
Al carro nato? hai tu vedute ancora., . '- 
D' Ufnor le fale , e di Fingallo i colli? 560 
Mugghiato avria la mia battaglia in Morven , 
Se non feontravan le tue vele i venti 5 

' . Fo-. 



( L X X V I I I > 

Fora abbattuto dal mio brando irato 
Fingallo ifteflb, e faria lutto in Selma. 

Dal braccio di Dartula abbandonato 5Ó5 

Cadde lo feudo ; il fuo bel petto apparve 
Candido, ma di fangue apparve tinto, 
Perchè fitto nel fen le s'era un dardo. * 
Come lifta di neve in fui Tuo Nato 
Ella cadeo : fopra l'amato volto 5 70 

Sparfa è la negra chioma , e l' uno all' altro 
Sgorga frammifto 1' amorofo fangue . 

Bafla i bafla > 

Dittero di Cairba i cento Vati , 

Bafla , bafla 575 

Sei tu di Cola graziofa figlia. 

Mefto filenzio 

Copre di Selama 

L' onde cerulee > 

Par* 



a La Tradizione comune ri- fie antiche alcun efempio 

ferifee che Dartula s' ucci- di fuicidio , il che moftra 

fé. Oflìan merita più fé- chequefta atrocità non era 

de . Non fi trova nelle poe- in ufo in que' tempi . 



( L X X I X ) 

Perchè la ftirpe di Trutillo * è fpenta, 5 So 
■Quando forgerai tu nella tua grazia) 

tra le vergini 
Prima d^Erin? 

Lungo è'l tuo fonno nella tomba, lungo-, 

E lontano il mattin . 585 

Non verrà il Sol predo il tuo letto a dirti. 
Svegliati, o bella. 

Nell'aria è '1 venticel di Primavera, J 7 

1 fiori fcotono 

I capi tremoli, 590 

I bofchi fpuntano 

Colla verde foglietta tenereìla , 

Svegliati o bella . 
Sole , ritirati : 

Dorme di Selama 595 

La bella vergine, 

E più non ufcirà co' fuoi bei rai. 
E dolce moverfi 

Ne' 
* Truthil fu il fondatore della famiglia di Dartula . 



( L X X X } 

Ne 1 pafli amabili 

Della bellezza fua non la vedrai. -6oà 

Così i Vati cantar , quando a Dartula 
Inalzaron la tomba ; io cantai pofcia 
Sopra di lei , quando Fin-gai fen venne 
Contro il fero Cairba , a far vendetta 
Dell' eftinto dormano al carro nato» 60 j 




( 1 X X X I ) 

OSSERVAZIONI. 



1. T 'Apofìrofe alla Lun3 nell'originale è belliflìma: il 
JL-rf metro è Lirico, ed è verifimile che quello pezzo 
fotte cantato full' arpa. 

Benché l'attribuir fenfo agli oggetti materiali , e il ri- 
volgerli affèttuofamente ad etti fia una qualità efien- 
7Ìale al linguaggio pottico, pure il prefente colloquio 
di Ottìan è così vivo ed energico, che fembra realmen- 
te ch'egli prendette la Luna per un corpo animato , 
capace dei fentimenti e degli affetti degli uomini . * 

2. Sembra impoffbile al cuore di Offìan, che tutta la 
natura non debba risentire i dolci affetti di tenerezza 
domenica e d'amicizia, che aveano tanta forza fopra 
di lui. Fortunata la fu a ignoranza che produffe un pez- 
20 così toccante! Se Oifian avefie conosciute le caufe 
filìche delle Fafi Lunari, egli non ci avrebbe efpofto 
che una fredda dottrina. La poefia cava ben più par- 
tito da un' illufione interettante , che da una verità 
fredda. Ma convien dittinguere efattamente l' illufione 
dall' atturdita. * 

3. Può raccoglierfi da quefte parole che i Caledonj avea- 
no opinione che la Luna dovette fpegnerfi e perire pri- 
ma delle £ìelle . Le frequenti e vifibili variazioni di 
quetto Pianeta doveano render quelV opinione affai 
naturale e credibile. * 

•4. Lodafi con ragione nelle narrazioni poetiche l'ordine 
indiretto, oppofto a quello degli Storici. Egli picca la 
curiofita e tien vivo l'intereffe. Omero fu il primo a 
porlo in ufo nell'Odiflea, poiché nell'Iliade, il di cui 
particolar foggetto è l'ira d' Achilìe, egli non fi parte 
Tom. IL ' F dall' 



(LXXXIÌ) 

dall'ordine naturale e comune, come ben offerva i' 
Ab. Terraflfon. Offian feppe ben conofcere, e coglie- 
re più d'ogn altro quella finezza dell'arte. Quello è 
l'ordine iuo favorito e coftante . Egli quafi fcmpre 
getta il lettore nel centro dell'azione, e nel boiler 
degli affetti, ficchè quelli fi trova intereffato innanzi 
di faper abbaftanza per chi s'intereffi. Le coft lì van- 
no poi fviluppando da fé per intervalli con un' ordine 
artifiziofo : 1' attenzione e l'intereffe del lettore van- 
no crefeendo in proporzione. Pub ballar per etempio 
il prefente fquarcio che ferve d'introduzione al Poe- 
ma. Jam nunc dicit , jam nunc debentia dici Pleraquc 
differii & prajens in tempus omittit . le frequenti a pò* 
ftrofe a Damila, a Nathos, ai venti rendono quella 
introduzione eifremamentc toccante. * 

5. Con flettile affetto Teocrito : wfi mo-À cip ZeB' o%x 
Aày\i$ tTaxtrO) w« tìo-ao. 'Nù/J.tf.cit ; * 

6. Si farà già oflervata in Ofllan qualche uniformità di ma- 
niere. E' permeffo a chi vuole di offendetene, fuor-' 
che agli ammiratori d'Omero; i di cui Poeafli fono 
pieni di fiffatte ripetizioni. Un gran Pittore , dice V 
Ab. Batheux, non fi crede obbligato a variar talmente 
tutti i fuoi quadri , che non abbiano nulla di forni 'gli ante . 
Se le principali figure fono affatto differenti , gli fi può 
perdonar facilmente la rafloraiglianza del terreno , del cic- 
lo , degli abbi pli amenti . Qualunque forza abbiano que- 
lle rifpofte, effe debbono aver per Offian quella ftellu 
che hanno per Omero Macrobio dice, che quelle ripe- 
tizioni Hanno bene ad Omero, e non iflanno bene che 
a lui. Macrobio ci permetterà di negar aflolutamente 
un' afferzione così gratuita. Omero ed Oflìan hanno 
imitata la natura. Ella è infinitamente varia nella 
produzion delle fpezie, mi negl'individui d'una Ipe- 
zie medefima, non ha difficoltà di ripeter le fleffa : 

e que- 



( L X X X I I I ) 

e qtieft: individui per altro riguardati più da vicino 
hanno fpeflò le lor notabili differenze. Sequalcheduna 
non è pago di tali rifpofte, fpogli Offìan di tutte le 
fite ripetizioni. Otfian non vena a perder nulla: egli 
è ricco e vario abbastanza: e le lue ripetizioni fono 
più prove di luflfo, che d'indigenza. * 

7, "Sii fxoi aten 

L'V^ 3-aXTrap»^ lini av txùyt TJr/xcv tàiHrìjs* 

A>\' ayt . k'Js fxoi ì<;ì Traviìp ncu ysórvtcc //.rirvp . 

Così Andromaca im'ituazione poco di (limile. 11.6. v.4 it. 

8. 11 Poeta per render pia probabile che Dartula liafi ar- 
mata per andar in battaglia, dice che la fua armatura 
era quella d'un giovinetto; poiché farebbe inventimi- 
le ch'effendo ella affai giovine, foffe fiata capace di 
fofTrir il pefo dell'armatura d'un guerriero provetto. 

o. Era coftume di que' tempi, che ogni guerriero giunto 
ad una certa età, e divenuto incapace di (offrir le fa- 
tiche della guerra, appendeva le fue armi nella gran 
fala, ove la tribù fefteegiava nelle occafioni di gioja -j 
da lì innanzi egli non potea più comparire in batta- 
glia, e quefta parte della vita d'un uomo, cliiamavafi 
il tempo dell' 1 appender /' armi . 

to. Il Poeta sfugge artifiziofamente la deferizione della 
battaglia di Lona, perchè farebbe Hata impropria nel- 
la bocca d'una donna, e perchè dopo le numero fé de- 
tenzioni di quel genere fparfe ne'fuoi altri Poemi, 
non avrebbe alcuna novità. Egli nel tempo Iteffo por- 
ge occafione a Dartula di far un'elogio affai lusinghie- 
ro ali' amante. 

ìi. Così Omero: hxì\ «v^pfev. 

12. E gre (fu s ejl autem Angelus Domini^ & perciijfit in cà- 
firìs Ajfyriorum certuni o&ogìrìla quìnque milita . Et fio- 
■tcxerunt mane , & ecce orHnes cidavera monitor um , If, 
e 57. v. 36. 

F 2 13. Na- 



( L X X X I V ) 

13. Nathos fopprime l'ultima parte della martoria, cioè- 
l'abbandono' delle lue truppe, per cui tu coltretto a 
falv^rii in Uhter. Quello è oroprio del cuore umano: 
fi vorrebbe estinguer la memoria delle cofe afflittive- ed 
umilianti. Nathos fugge dall' idea delle fue difgrazie ,. 
e corre a Darrula, la di cui conquitta potea ben con- 
folarlo delle fue perdite. * 

14. Otfian non potea lodarfi con più delicatezza. Egli' 
non ha difficoltà di far fetitire la giulta eftimazione 
ch'ei poffe. leva appretto la fu a nazione. L'uomo gran- 
de è lincerò; paria di fé fteflfo come degli- altri, ed h 
giuito ugualmente con tutti. La decenza moderna è 
molto fchizzinofa fu quedo punto: gli uomini non. 
ofando lodarli in pubblico, fi adulano più liberamente 
in fegreto, e lì credono in dritto di rifarcirfi della lo- 
ro finta modeiHa col detrarre alla fama degli altri» 
Così non abbiamo guadagnato che virtù apparenti, e 
vizj reali . * 

15. Simile a quella è la fcappata di Virgilio fopra Nifo D . 
ed Eurialo: 

Fortunati ambo , fi quid me a carmina poffunt 
Nulla dies umquam memori vos eximet avo . 

En. 9. v. 446. ** 
16*. Cairbar non era per alcuna ragione da più di Na- 
thos, fé pur codui non credeva, che la fua fceleraggt- 
ne gli defie titolo di maggioranza. Gl'infulti di C::ir- 
bar non fono che indegni prete IH per ricoprir la fua- 
codardia. * 
17. Surge , pripsra, formo fa msa ,&veni . Jam enim hye-ms 
tranfiit, imber abiit &' receffit ; flores apparuerunt in 
terra nojìra .... Vinex fiorente f à°dirunt odorem fuum , 
Cant. e» 2. v. io, 



TE* 



TEMORA 

POEMA EPICO. 



(LXXXVII) 

T E M O R A, 

POEMA EPICO. 
ARGOMENTO. 



J, L pre finte Poema non e che un Frammento , o un 
Canto dell'intero e grande Poema Epico , compo- 
J:o da OJfian intorno air ultima [pedinane di Pingui 
nell'Irlanda. Qiiejlo Canto puh divider/i in dm par- 
ti . La prima contiene la fcarabievol morte di OJ- 
cir e Qairùar , di cui s' è già parlato nelP Intro- 
ninone y e ì lamenti di Fingal e di Ojjian /opra il 
corpo di Ofcar . Nella feconda , avendo già Fingal 
disfatto il corpo di truppe Irlandefi che s' era ac- 
campato fulla cofta di Uljìer , fitto il comando di 
Cairbar , e fipraggìmita la notte y s' introduce Ai- 
tano y vecchio Cantore del defunto. Re Arto , il qua- 
le dimorava in Te mora apprejfo il giovine Cormac , 
a raccontar /' infelice morte di quel Principe , ucci- 
fo per epera dell' iniquo Cairbar , Aitano eh' era fla- 
to fpettatore di quejìa Tragedia y ed aveva ofato di 
pianger la morte del fuo Signore , fu imprigionato 
da Cairbar , infieme con Carilo .• i due Cantori fu- 
rono pofeia liberati per autorità di Ctmor fratello 
di Cairbar , e fi rifugiarono apprejjo Finga!. Quejii 
F 4 aven- 



( LXXXVlIi ) 

avendo intefo che Catmor s 1 accingeva a dargli bat* 
taglia , fpedifce Fìllano fuo figlio ad ojfervare i fuo, 
movimenti^ dopo aver fatto i dovuti elogj alla vir- 
tù e alla generofità del fuo nemico . 

Il Poema non va più oltre , ejfeniofene perduti 
la parte più grande e più intere [fante , che contenevi 
la guerra tra Fingal e Catmor, terminata finalmc;,- 
te colla compiuta vittoria del primo . Quefla guerra, 
come apparifce dalla Storia della mede/ima , che ai- 
cor fi conferva , prefen'ta efempj a" uno ftraordinaro 
valore , mefcolati con anioni e fentimenti d 1 una ge- 
nerofità incomparabile . Non fi fa per quale de 1 dm 
Eroi s' abbia a determinarfi , e fpejfo fi defidera chi 
ritornino ambedue vittoriofi . 

La Scena dell' anione di queflo Canto è quelle- 
Jìejfa ove accadde la battaglia tra Fingal e Sva> 
vano . 



***** 
* * * * 

» * • 



TE- 



< L X X X I X ) 

T E M O R A. 



« ***** * 



VJT ia 4 fi rotavan nella viva luce * 

L' azzurre onde d' Ullina : i verdi colli 

Rivefte il Sole ; i fofchi capi al vento 

Scotono i bofchi . Una pianura anguria 

Giace fra due colline ingombre, e cinse 5 

D'annofe querele. Ivi ferpeggia il rivo 

Della montagna. In fulPerbofe fponde 

.Staffi Cairba folitario , e muto . 

Sulla lancia ei s' appoggia ? ha trillo il guardo 

Rolfeggiante di tema. Entro il fuo fpirto io 

Il tradito Corman s' alza con tutte 

L' orride fue ferite : in negra nube 

Del 

s II Poema s' apre fui far del faffinio di Cormac , che fta 

giorno . Gairbar fi rappre- afpettando pieni di fpaven- 

fenta ritirato dagli altri to le notizie dell' arrivo 

Capitani Irlandefi , e lace- di Fingal . 
rato dai rimorfi nei* T af- 



( X C ) 

Del giovinetto la cerulea forma 
Torva s'avanza, e featurifee il fangue 
Dagli aerei fuoi fianchi . A cotal vifta i 
Balza Cairba pien d' orror ; tre volte 
Getta la lancia a terra y ed altrettante 
Picchiali *I petto; vacillanti, e brevi 
Sono i fuoi paffi ; ad or ad or s'arrefta 
Pallido , e inarca le nodofe braccia . 2 

Nube par, eh' a ogni leve aura di vento 
Varia la forma fua , trifte all' intorno 
Son le foggettc valli , e alternamente 
Temon che feenda la fofpeia pioggia. 
Ei rineorofii alfine : in man riprelè z 

L'acuta lancia; gli occhi fuoi rivolti 
Tien verfo il Lena» Ecco apparir repente 
L' eiplorator dell'Oceano: ei viene, 
Ma con pai-fi di tema , e tratto tratto 
Volgefi addietro. S'avviso Cairba 3 

Ch'eran preflb i poffetiu , ed a le chiama 
Qìx OìCuii duci . I menanti paflì 

Mo- 



e x e i > 

Movonfi degli Eroi; tutti ad m\ tempo 
Traggon le fpade . Ivi Morlan. a fi flava 
Torbido il volto: il folto crin d'Idalla b 35 
Sofpira al vento: gira bieco il guardo 
Cormir c roffo-crinito , e fulla lancia 
Torvo s 5 appoggia '■> orribilmente lenta 
Volvefi fotto due vellute ciglia 
L' occhio di Malto 4 : il fier Foldan e grandeggia 40 
Piantato come rugginofa rupe 
Sparfa di mufeo le petrofe terga . 
Par la fua lancia di Slimora il pina 
Che incontra il vento, della pugna i colpi 
Segnan lo feudo , e V infocato fguardo 4 5 

Sembra altera sfidar perigli, e morte . 
Quelli, e mi 11' altri tenebrori duci 

Cerchio feano a Cairba , al carro nato , s 
Allor che giunfe dall' acquofo Lena 

I/ef. 



oMorlath grande nel giorno e Cor-mar efperto nel mare. 

della battaglia . d Malth-os lento a parlare . 

h Hidalla Eroe dall'orrido fguar- e Follarli generofo . 

do . 



( X C I I ) 

L' efplorator dell 4 Occan Mornailo.* 50 

Gonfi avea gli occhi, e tea* in fuor , le labbia 

Smorte, e tremanti. Oh, difs' ei lor , fi ftanno 

Taciti, e cheti cjual bofehetto a fera 

D' Erina i duci , or che fui lido ornai 

Scefo è Fingal ? Fingallo, il Re oofTente , 55 

Il terror delle pugne? E l'hai tu vitto? 

Dille Cairba fofpjrando : moki 

Sono i fuoi duci in fulla fpiaggia? inalza 

L' afta di guerra, o viene in pace? In pace 

No , Cairba, einonvien: la punta io vidi b 60 

Della fua lancia, ella è vapor di Morte, 

E fra full' acciai- fuo di mille il fangue . 

In fua robufta canutezza ei fcefe 

Primo fopra la fpiaggia 3 a parte a parte 

Si 



a Mor - armai forte finto . ' tale : che s' egli tenea la 
b Se iti que' tempi un uomo punta rivolta dall' altra 
approdando in un' paefe parte , ciò era un contraf- 
ftraniero , ftendeva avanti fegno d' amicizia , e fecon- 
di sé la punta della fua do l v ofpitalità d* allora , 
lancia , ciò veniva a figni- egli era immediatamente 
fkare eh' egli era nemi- invitato al convito . 
e© j ed era trattato come 



( X C I I I ) 

Sì difìinguean le nerborute membra; 65 

Mentr 1 ex paiTava maeftofo , e lento 

Nella fua pofla . Ha quella fpada al fianco, a 

Che i colpi non raddoppia , e quello feudo 

Terribile a veder , qual fanguinofa 

Luna in tempefta. Dopo lui fen viene 70 

Oflian , de 1 canti il Re ; con efib è Gaulo , 

Figlio di Morni , tra' mortali il primo . 

Balza a terra Conàl, curvo full' afta y 

Sparge Dermino il fofeo crin, Fillano 

Piega l'arco, Fergufio akier paffeggia 75 

Pien di baldanza gìovenil . Chi viene 

Con chioma antica? un nero feudo a lato 

Pendegli , ad ogni paffb in man la lancia 

Tremagli, e ila l'età nelle fue membra. 

Ei china a terra tenebrofo il volto, 8<a 

Trillo è '1 Re delle lancie . Il riconofei , 

Cairba ? Ufnorre è quefti , Ufnor che move 

A far 

a Rapportano le tradizioni fa- ad ogni colpo , e eh' egli 
volofe , che la fpada di non 1' adoprava , fuorché 
Fingàl uccideva un uomo nei cafì d' eftremq periglio . 



( X C ì V ) 

A far vendetta de' Tuoi figli eftinti. 

La verde Ullina gli rifveglia il pianto , 

E le tombe de' figli ^ lui rammenta. 85 

Ma lunge innanzi agli altri Ofcar s' avanza 

Lucido negli amabili forrifi 

Di giovinezza , e bello come i primi 

Raggi del Sole: in fu le fpalle cadegli 

La lunga chioma; è mezzo afeofto il ciglio 9Ò 

Dall'elmetto d' acciar; lampeggia il brando; 

E pereoflfa dal Sol Tafta sfavilla. 

Re del? alta iTemora , io non fofferfi 

Degli occhi iiioi la formidabil luce > 

E fuggii frettolofo. E fuggi, o vile, 95 

DiiTe lo fdegno di Foldan ; va , fuggi , 

Figlio di picciol cor , non vidi io forfè 

Queir Ofcar? noi vid'io? forte è, noi niego > 

Dentro i perigli : ma fon altri ancora 

Che impugnali l'afta-. Ha molti figli Erina toc 

Quanto lui valorofi ; ah si , Cairba , 

Più valorofi ancor : lafcia che incontro 

A qu** 



( x C V ) , 

A qi-.c(lo formidabile torrente, 
Per arre/tarlo del ilio codo in mezzo, 
Vada Foldan: de' valorofi il fangue 105 

La mia lancia ricopre , e raffomiglia 
La muraglia di Tura il ferreo feudo» 
Come ? folo Foldan , con fofeo ciglio 
Ripigliò Malto, ad affrontare andranne 
Tutta Tolte nemica. 3 e non fon effi Iiql 

Come di mille fiumi affollate onde 
Numerofi fui lido? e non lon quelli 
Quei duci fteffi , onde Svaran fu vinto/ 
Poiché dall'Armi fue fuggir dilperfi 
ty Erina i figli? ed or contro il più forte 115 
De' .loro Eroi vorrà pugnar Foldano? 
Foldan dal cor d'orgoglio: or via de' tuoi 
Prendi teco la poffa , e fa che infieme 
Malto ne venga: a che vantarfi invano? z 
Figli d' Erina, con foavi accenti «20 

IdaJIa incominciò j non fate , o duci , J 
Che giungano a Fingallo i detti voftri , 

Onde 



(XCIV) 

Onde il nemico non s 1 allegri , e fa 
Forte il fuo braccio. Valorofi , invitti , 
Sete, o guerrieri, e ibmiglianti a nero 125 
Nembo del ciel , che rovinofo i monti 
Sfianca, e le felve nel fuo corfo atterra- 
Ma pur moviamci nella noftra poflfa 
Lenti, aggruppati, qual compreffa nube 
Spinta dal vento; allora al noftro afpetto 130 
Tremerà l' ofte , e dalla man del prode 
Cadrà la lancia: noi vediam , diranno, 
Nube di morte , e imbiancheranno in volto . 
In fua vecchiezza piagnerà Fingallo 
La fpenta gloria fua : Morven felvofa 535 
Non rivedrà i fuoi duci ; e in mezzo a Selma 
Crefcerà l'erba, e '1 mufco alto degli anni. 
Stava Cairba taciturno , udendo 

Le voci lor , qual procellofa nube , 
Che minaccia la pioggia, e pende ofcura 140 
Là fu i gioghi di Cromia , infili che il lampo 
Squarciale i fianchi, di vermiglia luce 

Fol- 



( X C V I 1 ) 

Folgoreggia la valle , urlati di gioja 
Della tempefta i tenebrali fpirti . 
Si flette muto di Tremora il Sire, 145 

Alfin parlò . Su , s' apparecchi in Lena 
Largo convito, i miei Cantor fien pronti. 
Odi tu , Olla a y dalla rotta chioma , 
Prendi V arpa del Re , vanne ad Ofcarre 
Sir delle fpade , e a fefteggiar l'invita 150 
Nella mia fala ; oggi flarem tra' canti , 
Doman le lancie romperem , va , digli 
Che all'eftinto Catella ^ alzai la tomba , 
H che i Cantori miei fciolfero i verfi 
All'ombra fua : di che i fuoi fatti intefi , 155 
Là del Carron c fulle remote fponde . 
Tom. IL G Or 

a Cantore di Cairbar*. avea mandata una sfida 

b Cat-hol figlio di Mar-onan formale a Gairbar , che 

fu uccifo da Gairbar , per fu di quefto accortamente 

la fua aderenza al partito fchivata . Cairbar concepì 

di Cormac . Egli aveva un' odio insanabile contro 

accompagnato Ofcar alla di Ofcar , ed a ea fin d' 

guerra d' Inifbna. o ,r e con- allora delibera co di ucci- 

traiTero affierue una tenera derlo proditoriamente, 

amicizia . Ofcar appena in- e Allude alla battaglia di O- 

tefa la morte di Cathol fcar contro Caro» 



C X C V I 1 I ) 

Or non è qui Catmorre *, il generofo 4 
Di Cairba fratello; ei co'fuoi mille 
Ora è lontan: noi fiam deboli, e pochi. 
Catmorre a par del Sol lucida ha l'alma , 'i 160 
E le battaglie ne' conviti abborre s 
Ciò Cairba non cura . Eccelfi duci , 
Io pugnerò contro d' Ofcàr : fur molte 
Le fue parole per Catolla , e '1 petto 

o M'arde di fdegno; egli cadrà fui Lena, i<5$ 
E la mia fama s'alzerà nel fangue» 

Di gioja i duci sfolgoraro in volto : 
Si fpargono fui prato , e delle conche 
S'apparecchia la fefta; i cento Vati 
Alzano i canti. Su la fpiaggia udimmo 170 
Le liete voci , e fi credè che giunto 
Foflfe il prode Catmór , Catmór l' amico 
Degli ftranieri , di Cairba ofeuro 
L' alto fratel ; ma non avean fimili 
L' alme perciò , che di Catmór nel petto 1 7 5 

Lu- 

« Cathmor grande in hattapììa . 



( X G I X ) 

Lucca raggio del Cielo. All' Ata in riva & 
S* aìzavan le fuc torri ; alle fue falè 
Sette fentieri conduceanò , e fette 6 
Duci fu quei fender fi ftavari pronti 
Facendo ai paffaggier cortefe invito. ì8ò 

Ma Catmór s' appiattava entro le felve •» 
Che la voce fuggìa della fua lode , 

'Olla fen venne col fuo canto. Ofcarre 
Alla fefta n' andò : trecento Eroi 
Seguono il duce i e rifonavan l'armi 185 

Terribilmente : i grigi can fui prato 
Gian faltellando > e io feguian cogli urli * 
Vide Fingal la fua partenza; mefta 
Era l'alma del Re; del fier Cairbà 
Nudria fofpetto : ma chi mai dell'alta ìoo 
Progenie di Tremmór temeó nemici? 

Alto il mio figlio follevò la lancia 

Del buon Connano b \ incontro a lui coi canti 
G 2. Ferfi 

a Atha , baffo fiume. Era quefta di Cairbar,nel Coniiaught . 

l'abitazione della famiglici b Vedi il v. 215- 



(C) 

Ferfi cento Cantor ; cela Cairba 
Sculo uh. forrifo l' apprettata morte 195 

Che negra cova entro il fuo fpìrto ; è fparfa 
La fella i'ua , fonan le conche , all' olle 
Gioja ride fui volto ; ella fomiglia 
A pallido del Sole ultimo raggio > 
Che già tra' nembi fi frammifehia , e perde . 200 
Cairba alzoflì : ofeurità s'accoglie 

Sopra il fuo ciglio; il fuon delle cento arpe- 
Celfa ad un tratto, dei percola" feudi 
S'ode il cupo fragore . Olla da lungi a 
Alza il canto del duolo : Ofcar conobbe 20 *j- 
II fegnal della morte . Ei forge , afferra 
La lancia . Ofcàr , diffe Cairba , io feorgo 

La 



t Quando un Signore avea 
determinato d' uccidere uno 
che folle in fuo potere , 
folevaii fignificargli la mor- 
te col fuo no d uno feudo 
picchiato col calcio d' una 
lancia , mentre un Canto- 
re in qualche diftanza in- 
tuonava la Cj-rna della 
morte . Per lungo tempo 



fi usò nella Scozia in fimili 
occafioni una cerimonia d' 
un' altro genere . K noto 
che al Lord Dpugfaijnél 
caftello d' Edimburgo fu. 
imbandita la menfa con una 
tefta di bue , come un fi- 
euro indizio della vicina 
fua morte v 



( e I ) 
La. lancia dì Tcmora-j in h tua deftra > 
Figlio di Morven , dei gran Re d' Erma 
Brilla V antica lancia : etfa l' orgoglio 2 1 o 

Fu di ben cento Regi , effn la morte 
Di cento Eroi ; cedi , garzone altero > 
Cedila al nato ai carro aitò Gaii'ba . 
Che ? del tradito regnator d' Erina 

Ch' io ceda il dono ? Ofcàr foggiunfe : il dono 215 
Del bel Cormano. dalla bionda chioma , 
Ch'egli fece ad Ofear, quand'ei difperfe 
L'ofte nemica? alle fu e (ale io venni 
Allor che di Fingallo innanzi al brando 
Fuggi Svarano: ^sfavillò di gioja 220 

Nel volto il giovinetto , e di Temora 
Diemmi la lancia, e non la diede a un fiacco, 
Truce Cairba -, ad alma vii non diella . 
Non è l'ofcurità della tua faccia 
Per me tempefta , egli occhi tuoi non fono 225 
Fiamme di morte ; il tuo fonante feudo 
Pavento io forfè ? o d' Olla al feral canto 

G 3 Tre- 



(CU) 

Tremami in petto il cor? no, no, Cairba 
Spaventa, i fiacchi: Ofcarre alma ha di rupe* 

Né vuoi ceder la lancia? allor riprefe 250 

Del fìer Cairba il ribollente, orgoglio. 
Sono i tuoi detti baldanzofi e forti,, 
Perchè pretto è Fingallo y il tuo di Morven 
Guerrier canuto: ei combatteo coi vili; 
Svanire ei deve di Cairba a fronte, z£$. 

Come di nebbia una fotti! colonna 
Contro i venti dell' Ata. Al duce d'Ata 
Se quel guerrier che combatteo coi vili 
Foflfe dappreffo, il duce d'Ata in fretta 
Gli cederia la verdeggiante Erina , Z40, 

Per fuggire il fuo fdegno : olà, Cairba,, 
Non parlar dei poffenti ; a me rivolgi 
Il brando tuo : la noftra forza è pari : 
Ma Fingallo , ah Fingal di tutti è fopra «. 

I lor feguaci intenebrare m volto 245 

Videro i duci , e s' affollaro in fretta 
Intorno a lor i vibran focofi fguardi ,. 

Snu- 



(CHI) 

Snudanti mille fpade. Olla folleva 

Della battaglia il canto. In afcoltarlo 

Scorfe per l'alma tremolio di gioja 250 

Al figlio "mìo, quella fua gioja ufata 

Allor che udiafì di Fingallo il corno. 

7 Nera , come la gonfia onda , che al loffio 
D'aura fommovitrice alzafi , e piomba 
Curva fui lido, di Cairba l'otte 255 

S'avanza incontro a lui. Figlia di Tofcar, * 
Quella lagrima ond' è 8 ? Non cadde ancora 
li noftro Eroe; del braccio fuo le morti 
Molte faran , pria che fia fpento * Oflferva 
Come cadongli innanzi , e fembran bofchi 260 
Là nel deferto y allor che un'irata ombra 
Torbida furibonda efce, ed afferra 
Le verdi cime coll'orribil deftra . 
Cade Morlan , muor Conacàr , Maronte 
Guizza nel fangue fuo: fugge Cairba 265 

Dalla fpada d'Ofcarre, e ad appiattarti. 

G 4 Cor* 

» Si rivolge a Malvina . 



t e ì v ) 

Corre dietro ad un maffo \ afcofamente 
Alza la lancia il traditore , e '1 fianco 
Ad Ofcar mio paffa di furto ; ci cade 
Sopra lo feudo , ma '1 ginocchio ancora 
Softenta il duce ; ha in man la lancia : 
Cade P empio Cairba , Ofcar fi volge 
Col penetrante acciaro , e nella fronte 
Profondamente gliel conficca , e parte 
La roffa chioma d' atro fangue intrifa . * 
Giace colui come fpezzato fcoglio 
Che Cromia fcuote dal petrofo fianco . 
Ahimè che Ofcar non forge ; egli s' appo« 
Sopra Io feudo , fta la lancia ancora 
Nella terribil delira ; anche difeofti 
Treman d' Erina i figli : alzan le grida 
Qj.ial mormorio di rapide correnti , 



270 
vedi , 



275 



a Gli Storici Irlan^efi pongo- 
no la morte di Cairbar ver- 
fo il fine del terzo fecolo . 
E(Ii dicono eh' egli fu uc- 
cifo in battaglia contro di 
Ofcar , ma niegano eh' ei 
moriffe per le fuc mani . 



E Le- 

Siccome non hanno altro 
fondamento che le tradi- 
zioni dei Bardi , la tradi- 
zione di Olfian deve eiìere 
per lo meno ugualmente 
probabile . 






( e V ) 

E Lena intorno ìipercofib eccheggia . 
Fingallo ode il fragor, l'afta del padre 

Prende , fui prato ei ci precede $ e parla 285 
Parole di dolor: fento il rimbombo 
Della "battaglia , Ofcar è folo , Eroi 
Alzatevi, accorrete, e i brandi voftrì 
Unite al brando del guerrier . Sul prato 
Precipita anelante Offian , a nuoto 290 

Pafla il Lena Fillan , Ferguflo accorre 
Con pie di vento. S'avanzò Fingallo 
Nella fua porta ; orribile a mirarli 
Del ilio feudo è la luce , e ben da lungi 
D' Erina ai figli sfolgorò fui ciglio. 2915 

Ne tremarono i cor , videro accefo 
Del Re lo fdegno , e s'afpettar la morte. 
Primi giungemmo , e combattemmo i primi } 
D' Erina i duci refifter: ma quando 
Venne fonando il Re, qual cuor d' acciajo 300 
Potea far fronte, .0 foftenerlo? Erina 
Lungo il Lena fuggio : morte l' incalza . 

Ma 



(C V I ) 

Ma noi frattanto fullo feudo inchino 
Ofcar vedemmo; rimirammo il fangue 
Sparfo d'intorno. Atro filenzio , e cupo 305 
Cadde repente degli Eroi fui volto.. 
Ciafcun rivolfe ad altra parte il guardo, 
Cìafcuno pianfe . Il Re d* afeonder tenta 
Le lagrime forgenti ; ei fopra il figlio 
China la tefta , ed ai fofpir frammifte 310 
Efccn le fue parole. Ofcar, cadérti , 
Cadérti , o forte , del tuo corfo in mezzo . 
Il cor de' vecchi ti palpita fopra , 
Che le future tue battaglie ei vede ; 
Vede le tue battaglie , ahi ! ma la morte 3 1 5 
Dalla tua fama le recide , e fcevra . 
E quando in Selma abiterà più gioja , 
Qiiando avran fine le canzon del pianto? 
Cadono ad uno ad un tutti i miei figli ,. 
E l'ultimo de' fuoi farà Fingallo . 320 

Dilegueraffi la mia fama antica , 
Fia fenz' amici la mia vecchia ctade . 

Io 



( C V I I ) 

10 federò come una grigia nube 
Nell'atrio mio, fenz' afpettar che torni 

Colla vittoria un figlio. O Morven piangi ,, 325 
Qfcar non forge più : piangete Eroi . 
E pianfero , o Fingallo: alle lor alme 
Era caro il guerriero ; egli appariva , 
E fvaniano i nemici , e pofeia in pace 
Tornava afperfo. di letizia il volto. 330 

Padre non fu che dopo lui piagnette 

11 caro figlio in giovinezza eftinto , 
E non fratello i! fuo fratel d' amore . 
Caddero quelli fenza onòr di pianto , 
Perch'era baffo il fior d'ogni guerriero. 335 
Urla Brano al fuo pie , lifcialo , e geme 

L' ofeuro Lua a , eh' egli condotti fpeflb 
Seco gli avea contro i cervetti in caccia . 
Quando d'intorno i fuoi dolenti amici. 

Ofcar 



9 Cani di Fingal . Brano era tore gli da le fteffe pro- 
tanto celebre per la fua ve- prietà , che dà Virgilio a. 
locità , che il Poeta in un' Cammilla . 
Opera veduta dal Tradnt- 



(CVI I 1 ) 

Ofcar fi vide, il fuo candido petto .340 

S' alzò con un fofpiro : i mefti accenti , 

Di fs' egli allor , de' miei guerrieri antichi, 

L'urlar de' cani, l' improvvife note 

Della canzon del pianto > hanno invilita 

L'alma d' Ofcar, l'anima mia, che prima 345 

Non conofeea fiacchezza , e fomigUava 

All' acciar del mio brando . Offìan , t' accoda , 

Portami alli miei colli ; alza le pietre 

Della mia fama ; nel!' angufto albergo 

Del mio ripofo il mio corno del cervo 350 

Riponi , e ia mia fpada : un dì '1 torrente 

Potrebbe feco trafportar la terra 

Della mia tomba . Il cacciatoi- fui prato 

Difcoprirà l'acciaro, e dirà: quefra ' 

Fu la lpada d' Ofcarre . E tu cadérti 335 

Figlio della mia fama ? Ofcar mio figlio ^ 

Non ti vedrò più mai? Quand'aita afcolta 

Parlar de' figli fuoi , di te parola 

Più non udrò? già fiede in fulle pietre 

Del- 






( C I X ) 

Delia tua tomba il mufeo : il vento intorno 5^0 
Geme , e ti piange ; lenza te la pugna 
Combatterai , fenza te nel bofeo^ 
Le lievi damme infcguìranfi : almeno 
Guerrier dal campo, o dall' eftranie terre 
Ritornando dirà: vidi una tómba 9 395 

Preffb il corrente mormorio del fonte , 
Ove alberga un guerrier , V uccifo in guerra 
Ofcar , primo fra' duci, al carro nato « 
Io forfè udrò le fue parole , e tofto 
Raggio di gioja avviverammi il core. 370 
Scefa faria fulla triftezza noflra I0 
La buja notte , ed il mattin riforte* 
Neil' ombra del dolore : i nofìri duci 
Lì rimarti faricn , come nel Lena 
Fredde rupi ftillanti , e la battaglia 375. 

Avrian polla in obblio , fé il Re la doglia 
Non difeacciava, e non alzava alfine 
La fua voce poflfente : i duci allora 
Come feoffi dal fonno alzar la tefta. 

E fino 



( e X ) 
E fino a quando ftarenì noi gemendo, 380 

Difs' ei , fui Lena ? e fino a quando Ullinà 
Si bagnerà del noftro pianto!" i forti 
Non torneran perciò, nella fua forza 
Ofcar non forgerà : cadere un giorno 
Deve ogni prode , ed a' fuoi colli ignoto 385 
Reftar per fempre . Ove fon' ora , o duci * 
I Padri noftri, Ove gli antichi Eroi? 
Tutti già tramontar, ficcome {ielle 
Che brillaro , e non fono; or fol s' afcolta 
Delle lor lodi il fuon : ma fur famofi 3 9 o 
Nei loro giorni , e dei pattati tempi 
Furo il terror . Sì paflferem noi tutti , 
Guerrier , nel noftro dì: fiam forti adunque 
Finché e* è dato, e dietro noi lafciamci 
La noftra fama, come il Sole addietro 395 
Lafcia gli ultimi raggi , allor che cela 
In Occidente la vermiglia fronte . 
Vattene, Ullino, mio Cantore antico, 
Prendi la regia nave , Ofcar in Selma 

Èli. 



(CXI) 

Riporta, e fa che fopra lui di Morvcn 400 
Piangan le figlie : noi ftarèmo intanto 
A pugnar fopra il Lena , e a far vendetta 
Dell'evinto Cormano . I giorni miei 
Van dechinando : la fiacchezza io fento 
Del braccio mio ; dalle cerulee nubi 40 5 

Già per accorre il lor canuto figlio 
Pieganfi i Padri miei : verrò , Tremmorré s 
Sì , Tremmòrre , verrò , ma pria eh' io parta 
S'inalzerà della mia gloria un raggio. 
Ebber già fuo principio , avran pur fine 4 1 o 
Nella fama i miei giorni , e la mia vita 
Fia torrente di luce ai dì futuri . 
Ullin fpiegò le vele : il vento fcefe 
Dal Mezzogiorno faltellon full' onde 
Ver le mura di Selma ; io mi reftai 415 

Nella mia doglia , e non s' udì mia voce . 
Cento Guerrieri di Cairba eftinto ll 
Erfer la tomba, ma non s'alzan canti 
Al fero duce ■> fanguinofa , ofeura 

Era 



( C X I I ) 

Era l'alma di lui. Cormano in mente 420. 
Scavaci, e chi lodar potea Cairba? 

Scefe la notte ; s' inalzò la luce 

Di cento quercie : il Re fotto una pianta 

Po fé fi. y e preffo lui fedeva il duce 

D'Età, d'Ufnorre la canuta forza. 42$ 

Stava Aitano a nel mezzo ; ei raccontocci 
Di Cormano la morte : Aitano , il figlio 
Di Conacar , di Cucullin 1' amico „ 
In Temora ventofa egli abitava 

, Col buon Corman, quando il figliuol di Semo 430 
Prefe a pugnar col nobile Torlafto . 
Trifta fu la fua (toria , e a lui fui ciglio- 
La lagrima forgea . Giallo era in Dora b 
Il Sol cadente : già pendea fui piano c 

La 



a Althan . Era quefti il prin- razione cHll giorno della 

cipal Gantore ci' Arto Re battaglia tra Gticullino e 

d'Irlanda. Torladi , nel tempo che 

y Monte nelle vicinanze di Cormac flava in Temerà 

Temora . Dcira fignifica il attendendo la faufta nuova 

lato felvofo d' una montagna . delia vittoria di CltClllli- 

s Aitano comincia la fua nar- no. * 



( C X I I I ) 

La grigia notte ; di Temora i bofchì 4 f • 5 

Givano tremolando agi' incottami 

Buffi del vento. In Occidente alfine 

Si raccolfe una nube , a cui fea coda 

Stella vermiglia. Io mi reftai foletto 

Nel bofeo , e vidi grandeggiar Steli 1 aria 440 

Una nera ombra: dall' un colle all'altro 

Si fìendeano i fuoi parli , aveva a lato 

Tenebrofo lo feudo : io ravvifai 

Di Semo il figlio; la triftezza io vidi 

Del volto fuo, ma quei pafsò veloce 445 

Via nel &10 nembo , e lafciò bujo intorno . 

Rattrifìoflì il mio fpirto ; inver la fala 

M'avviai delle conche; ardean più faci, 

Ed i cento Cantor toccavan l'arpe. 

Stava nel mezzo ilbelCorman, vezzofo 12 450 

Come la fcintillante mattutina 

Stella , che là fui balzo d' Oriente 

S'allegra, e feote di rugiada afperfi 

1 giovinetti fuoi tremuli raggi ♦ 

Tom. IL H Pen- 



( C X I V ) 

Pendeva a lato del fanciullo il brando 455 
D'Arto; eì godeafi di trattarlo , e flava 
Lieto mirando il luccicar dell' elfe » 
Ei di mudarlo s'attentò tre volte, 
TL tre volte mancò: gialla fui tergo 
Sventolava la chioma, e dell' etade -460 

Sulle fue guancie roflfeggiavà il fiore 
Morbido e frefeo : io pianfi in fu quel faggio 
Di giovinezza a tramontar vicino. 
Altan , difs'ei con un forrifo , dimmi, 

Vedeftù'l padre mio? greve è la fpada 465 
Del Re ; per certo il braccio fuo fu forte . 
Oh fofs' io come lui , quando in battaglia 
Sorgeva il fuo furor* che unito anch'io 
A Cucullino, di Cantela a al figlio 
Ito incontro farei. Ma che? verranno 470 
Anche i miei giorni , Altan , verrà quel tempo , 
Che fia forte il mio braccio : hai tu novelle 

Del 

* Cean - teola capo di famiglia . 



( C X V ) 

Del figliuolo di Semo? egli dovrebbe 

Tornar colla fua fama ; ei quefta notte 

Promife di tornare; i miei Cantori 47$ 

L' attendono coi canti , e fparfa intornò 

E A la mia fetta. Io l'afcoltai tacendo, 

E già m'incominciavan per le guanciè 

A trafeorrer le lagrime ; io le afeofi 

Sotto il canuto crin . Ma il Re s' accorfe 48 ò 

Della mia doglia: oimè , difs'ei, che véggio ? 

Figlio di Conacàr ^ caduto è forfè 

Il Re di Tura? e perchè mai di furto 

Efcono i tuoi fofpiri? e perchè tergi 

Dagli occhi il pianto? ci vien forfè incontro 48$ 

L' alto Torlafto , o 1* abborrito fuono 

Dell' ofeuro Cairba? Ei viene, ei viene: 

Veggo il tuo lutto : il Re di Tura è fpento v 

Ed io non fpingerommi entro la zuffa ? 

Edio? ... ma che? de' padri miei non poffo 490 

Impugnar l'armi. Ah! fé il mio braccio aveflfe 

Di Cucuilin la forza , al mio cofpetto 

H 2 Fug- 



( C X V t ) 

Fuggirebbe Cairba, e de' miei padri 
Riibrgeria la fama, e i fatti antichi. 
Ei dine , e prefe in man 1' arco di taflb ; 49 5; 
Sui vivid' occhi gli fcintilla il pianto. 
Doglia intorno' s' ammuta j i Cantor pendono; 
Sulle lor arpe , i venticelli toccano 
Le corde, e n'efee mormorio di doglio,. 
S'ode da lungi lamentevol voce, 500 

Qual d'uomo afflitto. Carilo era quelli, 
Cantore antico , che veniane a noi 
Dall' ofeuro Slimora ; egli la morte 
Di Cucullin narrocci , e i fuoi gran fatti. 
Sparfi, difs'egli, alla fua tomba intorno joj 
Stavano i fuoi feguaci ; a terra fteiè 
Giacciono l'armi loro, e la battaglia 
Avean porta in obblio, poiché '1 rimbombo 
Del fuo feudo cefsò. Ma chi fon quefti, 
Diffe il foave Carilo , ehi fono j i.qJ 

Quefti , che come lievi agili cervi 
Volano al campo? a rigogliofe piante 

Sì, 



< C X V I I ) 

Simili nell'altezza, hanno le guanciè 
Morbide, rubiconde-, e sfavillando 
Balzan per gli occhi fuor le intrepid' alme, 515 
E chi mai fon , fuorché d' Ufnorre i figli ; 
I Prenci d'Età, generati al cario? 
Tutti s' alzar del Re di Tura i duci , 
Come vigor di mezzo fpento foco , 
Se d' improvvifo dal deferto il vento 320 

Rapido vien full© -fifehianti penne-. 
Suona lo feudo: nel-P amabil Nato 
Gli Eroi credere dì veder riforto 
L' e Minto C-ucullin j tal girava egli 
•1 fcintillanti fguardi , e tal movea 525 

Sulla pianura : la battaglia ferve 
Pretto il Lego , preval di Nato il brando , 
• O Re d'Erina, e lo vedrai ben torto 
Nelle tue fale . Oh potefs' io vederlo , 
. Carilo , in quello punto ! allor foggi un fé 530 
La di Corman rinovellata gioja . 
Ma trillo io fon per Cucullin , gioconda 

H 3 Era 



( C XVIII) 

Era al mio orecchia la fua voce, fpefTo 
Movemmo in Dora i noftri, pani a caccia 
Delle brune, cervette: ei favellava 535-, 

Dei valorofi, ei mi narrava i fatti. 
De' padri miei ; fiamma di gloria intanto 
M'ardea nel cor: ma fiedi alla mia fefta , 
Carilo, io fpeflb la tua voce intefi.. 

• Deh tu di Cucullino, e di quel forte 54.0» 
Generofo ftranier canta le lodi ... 

Pi tutti i raggi d'Oriente adorno 

Sorfe in Temora il novo dì .. Tratino. 
Figlio del vecchio Gelama. «• fen venne 
Dentro la fala. O Re d' Erina, ei diffe , 545; 
Vidi una nube nel deferto : nube 
Da lungi ella parea,, ma poi feopriffi 
D'uomini un nembo: innanzi a lor s'avanza: 
Uom baldanzofo, gli fvolazza al vento 
La rofTa chioma , al raggio d' Oriente 550. 

Splen- 

ì Geal - Ihama > Uome di candide mani . 



(C X I X ) 

Splende lo feudo , ha in man la lancia . E bene , 
Dì Temora chiamatelo alla fella y 
DifTe il buon Re d' Erina . E' la mìa fala 
La magion dei flranierij o generofo 
Di Gelama figliuol : fia forfè quelli 555 

Il duce d'Età, che fen vien nel fuono' 
Della fua fama.. Addio, flranier poffente , » 
Se' tu l'amico di Corman? che veggio ì 
Carilo , ofeuro , ed inamabil parmi , 
E. trae l'acciaro:, or dì, Cantore antico, 560 
Quello è. il figlio d'Ufnor? d'Ufnorre il figlio 
Non è quello, o Corman, ma '1 Prence d' Ata . 
Fero Cairba dall'atroce fguardo, 
Còsi armato perchè? non far che s'alzi 
Il brando tuo contro un garzone. E do ve 565 
Frettolofo ten corri? Ei pafla muto 
Nella fua ofeuritade , e al giovinetto 
La delira afferra ; il bel Corman previde 
La morte fua ; gli arde il furor negli occhi . 
Scollati o d'Ata tenebrofo ducei 57° 

H 4 Nato 



e C X X ) 

Naro s' avanza ; Baldanzofo , e forte 
Sei nelle fale di Corman , perch' ora 
E x debole il fuo braccio . Entra nel fianco 
La cruda fpada al giovinetto j ci cade 
Là nelle, fale de' fuoi padri ; è fparfa 57 5 

La bella chioma nella polve , intorno 
Fuma il fuo fangue-. O del magnanim' Arto 
Caro figlio, difs' io, cadetti adunque 
Nelle tue fale , e non ti fu dapprefib 
Di Cucullin lo feudo, e non la lancia 583 
Del padre tuo ? Trifle le rupi , e i bofehi 
Son'or d'Erina, perchè Ilefo a terra 
E^ del popolo il duce . O benedetta 
L' anima tua , Corman ! Corman gentile ! 
Così tu dunque alle fperanze noftre 585 

Rapito folti del tuo corfo a mezzo? 
Del fier Cairba giunfero all' orecchio 
Le mie parole ; in tenebrofo fpeco 
Ei ci racchiuie a : raa d' alzar la fpada 

Su 

* Cioè lui , e Carilo . 



( C X X 1 ) 
Su i Cantor non osò, benché il fuofpirto x 3 590 
Nero forte , e fanguigno . Ivi tre giorni 
Stemmo languendo ; il nobile Catmorre 
Giunfe nel quarto: udì dalla caverna 
La noftra voce, ed a Cairba volfe 
L' occhio del fuo difdegno . O Prence d' Ara 595 
Fino a quando, difs'ei, vorrai tu ancora 
Rendermi afflitto ? a maflb del deferto 
Raflbmiglia il tuo cor: fofchi e di morte 
Son fempre i tuoi penfier : ma pur fratello 
Sei di Catmorre, ed ei combatter deve 600 
Le tue battaglie : non però lo fpirto 
E' di Catmorre all' alma tua limile , 
Fiacca mano di guerra . I tuoi misfatti 
La luce del mio cor rendono ofeura. 
Per tua cagion non canteranno i Vati ^05 
Della mia fama: elìi diran , Catmorre 
Fu valorolò , ma pugnar loftenne 
Per l' ofeuro Cairba , e taciturni 
Sul mio fepolcro palTeran , né intorno 

S' inai- 



( C X X I I ) 

S'inalzerà delle mie lodi il fileno. tfio 

Orsù Cairba , dai lor ceppi fciogli 
I due Cantori; fé noi fai, fon quelli 
Figli de' tempi antichi , e la lor voce 
Farà fentirfi. ai fecoli futuri , 
Quando fpenti faran d'Erina i Regi.. . di 5 
Ufcimmo alle fue voci, e lui mirammo 
Nella, fua forza ; ei fomigliava appunto 
La giovinezza, tua, Fingallo invitto, 
Qiiando la lancia primamente alzaftì. 
Sembrava il volto fuo la lifeia ,, e piana 620 
Faccia del chiaro Sol , né nube- alcuna 
Vedeafi. errar fulle. ferene ciglia.. 
Pur in Ullina co' fuoi mille ei venne 
Di Cairba in foccorfo , e. di Cairba 
Ei viene adeffo a vendicar la morte, Ó25 
Re di Morven felvofa.. E ben, eh' ei venga,. 
DifTe. P alto Fingallo ; amo un nemico 
Come Catmorre; la fua delira è forte, 
Magnanimo il fuo cor, le fue battaglie 

Splen- 



( e x x i i r > 

Splendori di fama;, ma la. picciol'alma 630 
Sembra baffo vapor , che a paludofo 
Lago fovrafta , e, di poggiar fui colli 
Non. s' attenta, giammai , che di fcontrarfi 
Teme coi venti .. Entro burroni , e grotte 
Alberga, e feocca. fuor dardo di morte. 635 

XHhór ,, dei duci d' Età. al carro nati 

La. fama udirti : i garzon noftri , amico , 

Son nella gloria a' padri noftri uguali . 

Piagnano giovinetti, e giovinetti, 

Cadon pugnando: ma noi fiara già gravi 640 

Dal pefo dell' etade; ah! non, lafciamci 

Cader , come tarlate , e vacillanti 

Quercie , che il vento occultamente, atterra „ 

Mirale il cacciator colà riveriè 

Giacer fopra il rufcello , e dice, oh vedi 645 

Come cadéro ! e via pafla fìfchiando .. 

Su- di Morven, Cantori, alzate il canto 
Della letizia , onde nei noftri fpirti 
Dolce s'infonda del paffete òbblio* 

Le 



CO X X I V ) 

Le rofte ftelle rifguardando ftannoci, $$6 

E chete chete verfo il mar dechinano : 
Sorgerà tofto il mattutino r-aggio , 
E di Gorman da lungi ai noft-ri fguardi 
Difcoprirà i nemici . Odi Fallano , 
Prendi l'afta del Re, vattene al cupo Ì5J 
Fianco di Mora; attentamente eflferva 
Di Fingallo i nemici : offerva il corlb 
Del nobile Catmorre. Odo da lungi 
Alto fragor , che raflbmiglia a fcrollo 
Di rupe che precipita: tu picchia óóo 

Ad or ad or lo feudo, onde il nemico 
Non s'avanzi nell'ombre, e sì di Morven 
Ceffi la fama . O figli.uol mio , comincio 
Ad eflfer folo, e la mia gloria antica 
Mirar cadente , e a lei forviver temo » 66 5 
Alzoffi il canto : il Re fopra lo feudo 
Si posò di Tremmór . Sopra le ciglia 
Scefegli il fonno, e ne'fuoi fogni alzarfi 
Le fue future bellicofe imprefe» 

Dor- 



( C X X V ) 

Dormegli Intorno l'ofte fua; Fillano 6yo 

Sta fpiando il nemico, ei volge i pafft 
Verfo il colle lontano , e tratto tratto 
S'afcolta il tuono del percoflb feudo. 




OS- 



'( C X X V I ) 

OSSERVAZIONI. 



j. S~\ Sfian fa fpefiò ufo , come Omero , degli Epìteti 
\^/ perpetui, ma egli non fuole imitarlo nell' ap- 
plicarli a rovefeio , come accade più d' una volta 
al Poeta Greco. Pure in quello luogo egli fi dimen- 
ticò della fua (olita aggiuiìatezza . L' aggiunto di 
nato al carro non fi convien molto ad un usurpatore 
qual era Cairbar. * 

2. Neil' Originale fi legge : ma chi uà) le mìe voci? 
Io mi fono attenuto al fenlò, che il Traduttore In- 
glefe da a quelle parole in una fua Annotazione. 
L' orgoglio di Malthos è piccato dall' orgoglio anco- 
ra più grande di Foldarh . Malthos avrebbe fatta 
la flefla propofizione di Foldath, ma trovandofi pre* 
venuto, fi rillringe a rimproverarlo, ed affetta un' 
aria di moderazione coi folo fine d' elTergli almeno 
compagno. v 

3. L' interpofizione d' Idalla, e '1 principio del fuo di^ 
fcórfo ha qualche foroiglianza con quello di Nellore 
nel lib. 1. dell' Iliade. * 

4. Cairbar s' approfitta dell' afienza del fratello per ef- 
fettuare i fuoi malvagi difegni: peivchè il nobile fpi- 
rito di Catmor non avrebbe permeffo che fi violai- 
fero le leggi dell' ofpitalita , per le quali egli era 
tanto famofoi II carattere dei due fratelli forma un' 
eccellente contrailo. La nobiltà di Catmor pone in 
tutto il fuo lume la baflezza dell' animo di Cairbar. 

5. Parmi di ravvifar in quelle parole un leggiero far- 
cafmo. Non è credibile che Cairbar lodi finceramen- 
te il fratello : egli darebbe la fentenza contro di sé. 

Là 



«'( C X X V I X ) 

La virtù ai gran fcellerati fembra debolezza e man- 
canza d'animo. Cairbar lungi dal vergognarli della 
fua malvagità fé ne compiace, e Ja porta pubblica- 
mente in trionfo. * 
•6. V ofpitalità era un carattere di que' tempi . Al- 
cuni la efercitavano per oltentazione , altri per adat- 
tarli a un coftume, che trovavano inabilito dai lor 
maggiori. Quel che rende Angolare e fo.fe unica la 
generofità di Ca'tmor ■, fi è la fua ripugnanza alla 
lode. I Signori del fuo feguito accoglievano i fore- 
ftieri, ed egli fi ritirava in un bofeo per evitar gli 
elogj, e i ringraziamenti de' fuoi ofpiti. La genero- 
fità di Catmor va ben innanzi di quella di Affilo, 
rammemorata nel 6. dell' Iliade aì v. 12. Abitava 
anch' effo preffo la ftrada per accoglier i viandanti : 
ma Omero non ofa dire che il buon uomo affifo in 
fondo della fua menfa non avefle gufiate le lodi dategli 
da quelli che godeano il frutto della fua ofpitalità. 

7. Somigliante per 1' oggetto e per le maniere è la 
comparazione d'Omero nel 4. dell'Iliade, v. 442. * 

fl'g à* or h aìytctXta ecc. 

8. Come è toccante queft' Apoitrofe improvvifa, e co- 
me ben collocata ! Ma Offian ha sfiorata un poco la 
fua bellezza avendola di già adattata a qualche al- 
tro luogo meno intereflànte di quello, al quale uni- 
camente dovea rifefbarfi . Una faggia diitribuzione 
delle proprie ricchezze non è meno neceiTaria ad un 
Poeta, che ad un padre di famiglia. * 

<?. Quello fentimento fembra precifamente copiato da 

Omero nel 6. dell' Iliade, v. 86. * 
IO. Ka't vv x' òSvpotxivoio-iv tJu feioa ii\ioio . II. 23. V. 

154. * 
li. Ettore non avea certamente fatta maggior ofFefa ad 

Achille uccidendo Patroclo coi legittimi modi di 

guer- 



( C X X V I I I ) 

guerra, di quella che abbia fatto Cairbar ad Oflìari 
avendo macchiata la menfa ofpitale col fangue di 
Tuo figlio Ofcar. Pure qual differènza! Non fblo né 
Offian né Fingal non inferocifeono contro il corpo 
di Cairbar , come Achille contro quello di Ettore, 
ma in mezzo al loro dolore non fi abbandonano col- 
le parole ad alcun trafporto difdicevole alla loro ma- 
gnanimità. La fola pe:;a di Cairbar è quella di la- 
rdarlo fenza l'onore del canto, fepolto nell' obblio,. 
come perfona indegna d' aver mai avuto efiftenza . 
La delicatezza di Oflian va ancor più avanti . Ei 
vuol giuftifkarfi del fuo fìlenzio intorno a Cairbar» 
e n' adduce per ragione non già la morte di Ofcar, 
ma quella di Cormac. V uccifione di Ofcar era in 
Cairbar un delitto privato; quella di Cormac era 
una fceleraggine pubblica, e di maggior confluen- 
za. Olfian fa tacer le voci della natura e dell' in- 
terefle perfonale innanzi all' interefle generale della 
focietà . Si può afpettar dalla virtù maggior finezza 
di quefta? * 

12. Qualisy ubi Oceani perfufus Lucifer unda ecc. En, 
8. v. 589. Ma la pittura di quefto fanciullo , e i 
fuoi difeorfi pieni della più amabile innocenza fono 
fuperiori ad ogni comparazione. * 

13. Convien dire che le perfone dei Cantori foflero 
molto facre , poiché colui che un momento prima 
aveva aflaflìnato il fuo Sovrano, fi fa fcrupolo di 
iìender la mano fopra di loro. 



A* 



( C X X I X ) 



avvertimento del Traduttore htglefe . 



LA morte dì Ofcar figlio di Oflìan è riferita di- 
verfamente in uno dei frammenti di Poefia anti- 
ca dati alla luce due anni fa. Quantunque il Tra- 
duttore ben fapelTe qual fu la più probabile tradi- 
zione intorno la morte di quell 1 Eroe, pure egli fi 
farebbe indotto mal volentieri a rigettar un Poema , 
il quale fé non è veramente di Oflìan, ha contut- 
tociò moltiflìma fomiglianza col fuo itile, e con le 
maniere concife ed energiche di quei Poeta. Una co- 
pia più corretta di quel Poemetto , che giunfe alle 
mani delTraduttore gli fece feoprir Y errore, prodotto 
dalla fomiglianza dei nomi. L' Ofcar di cui fi celebra 
la morte non è il figlio di Oflìan, ma un' altro Of- 
car figlio di Caruth . Oflìan, o forfè il fuo imitatore , 
che affume la perfona d' Oflìan medefiino, apre il Poe- 
ma con un lamento fopra il vero fuo figlio Ofcar, e 
poi con facile tranfizione patta a raccontar la morte 
dell' altro Ofcar figlio di Caruth, il quale par che nel 
carattere ugualmente che nel nome fi raflbmigli al fi- 
glio di Oflìan . Benché il Traduttore creda d' aver fon- 
date ragioni di non attribuir ad Oflìan quello Poemet- 
to, pure ficcome ciò non è interamente certo, così 
crede che non farà difearo ai Lettori di trovarlo qui 
fotto. 



OS- 



( C X X X ) 
OSCAR, £ DERMINO. 



» * » » 



j[ Iglio cf Alpin, perchè f amara fonte 
Schiudi del mio dolor? perchè mi chiedi 
Come cadde Ofcar mio ? perpetuo pianto 
M ac cieca gli occhi , e la memoria acerba 
Riflette fopra il core i raggi fuoi* 5 
Come pofs io narrar la trifea morte 
Del duce delle fchiere ? O de guerrieri 
Ofcar mio condottiero , Ofcar mio figlio , 
Non potrò rivederti? egli cadeo 
Come Luna in tempera , come il Sole 1 o 
A me%zp il corfo fuo, quando dall' onde 
S al%an le nubi, e ofeurità di nembo 
Le rupi d Ara ] annida involve^ e copre. 
Ed io miferO) ed io folingo e muto 

Vom- 



( C X X X I ) 

Vammi fi-ruggendo y come in Morven fittole i <J 
Antica quercia: procellofio turbo 
Scoffe ^ ? fierpò tutti i miei rami^ ed ora 
Tremo del Nord alle gelate penne. 
"Condotti er <lei guerrieri , Oficar mio figlio , 
Non ti vedrò più mai ? Ma che ? non e ad de ^ 20 
Figlio cf Àlpin^ t Eroe ^ come in campo erba- 
"Sema far danno : fiul fiuo brando flette 
De prodi il fi angue ^ e con la morte accanto 
Bi paleggio tra le orgogli ofie fichi ere , 

Ben Oficar tu^ tu figlio di Carnute ^ 25 
Cadefii umile: de nemici alcuno 
Non provò la tua deftra , e la tua lancia 
\Tinfie , e macchiolla delf amico il fietngue . 

Eran Dermino^e Oficar duo torpide un 'alma , a 
Èffii mictean la pugna. Erane forte 30 
I 2 Co- 

* L' Originale : Ofcar e Dtrmid erano ttno\, * 



( C X X X I I ) 

Come il lor h\> ido l amijlade , e in mex^r 
Marciava di tur duo la morte in campo* y 
Piombava?* ei /opra il nemico, appunto 
Qual duo gran majjt dalf Arveme cime\\ 
Rovinoji Ji fvelgono ; tingea ?- 

I brandi lor. de forti ti f angue, e l oJ\\ 
Sventa foltanto in afcoltame il nome. 
Chi era, fuorché • Ofcar, pari a Dermi no \\ 
E chi, juorchè fermino, ad Ofcar part 
E(fi uccifero Dargo-, il forte Dargo a M 
Che timor non conobbe» Era fua figlia 
Bella come il mattin, placida , e dolce 
Come raggio notturno. Erano gli ocebi \ 
Due rugiadofe felle j ultane il fiuto 
Siccome venti cel di Primavera, 4* 

E le mammelle fomtgltavan neve 

Sce- \ 

* Guerriero Britanno , diverta Ai cui Ti fa menzione nelPof 1 

da un' altro Dargo Scozz.cfe metto dopo il Tegnente . *') 



( C X X X I 1 I ) 

vfcefa di frefeo, che m candidi fiocchi 
""Va roteando , e a fior d acqua galleggia. 
La videro i guerner, t amaro , e in e [fa 
1 Avean chiodati i cor j ciafeun f amava 50 
l' [Quanto Ut fama fua ; ciafeuno or dea 
"Del defio d ottenerla , di morire. 
Ma /' anima di quella era confitta 
'Solo in Ofcarre, Of carré è 7 giovinetto 
Dell amor fuo ; del padre il f angue fpar fa 55 
Scorda i e la man che lo trafijje adora. 

Ofcar , diffe Dermino , io amo , io amf 
Quefla Donzello , ma 7 fuo cor, lo veggo 
Pende ver te , nulla a Dermin più refta . 
Su trafiggimi , Ofcar , porgi foce or fo 60 
\Qon la tua fpada, amico, ai mali miei. 

Figlio di Diaran , come ? che dici ? 
Non fio giammai che di Dermino il fangue 
I 3 Mac- 



(CXXXIV) 

Macchj il mio ferro . Oimè\ qual altro dunque. 
Fuorché tu jol, di trapalarmi è degnai 6* 
Amico , ah non lafciar che la mia vita 
Sen pajfi fen%a onor * non lafciar c/j altr, 
CU Ofcar m uccida y alla mia tomba illufìn 
Mandami , e rendi il mio morir famofo . 

E ben f nuda tacciar , Dermino 5 adopra jc 
La tua poj]an%a : oh cadefs io pur teco. 
E di tua man morifft! ambo pugnaro 
Dietro la rupe , là fui Brano ; il fangm 
Tt afe f onda corrente , e fi rapprefe 
Sulle mufeofe pietre: il gran Dermino 7< 
Cadde , e alla morte nel cader farri fé * 

Figlio di Diaranj cadefìi adunque 
Per la mano d Ofcar ? Dermin , che in guerra 
Non cedejìi giammai , ueggoti adcfjo 
In tal gufa cader? Rapido ei parte\ 8c 

E al- 



( C X X X V ) 

E alla donzella del fuo amor ritorna. 
Ei toma, ma ben tojìo ella s accorfe 
Della fua doglia: o figlio di Carnute. 
A che quel bujo ? e qual trijìexja adombra 
La tua grand alma? Iofuifamofo un tempo 8 5 
Diffe^per t arco ; or la mia fama è f penta . 
Preffb il rio della rupe ; ad una pianta 
Del polente Gormir che uccifi in guerra 
Staffi appefo lo feudo. Io tutto giorno 
Faticai vanamente^ e mai con ì arco pò 
A forarlo non giunfi . Or 'via , difs ella , 
Trovar vogf io t efperien%a^ e t arte 
Della figlia di Dargo: a fioccar t arco 
Fu la mia man per tempo avve-T^a, e 7 padre 
Nella defìrexja mia prendea diletto. 95 
Ella ne va; dietro lo feudo ei ponfij 
Vola la freccia , e gli trapaffa il petto. 
I 4 Oh 



(CXXXVI) 

Oh benedetta quella man di neve»] 
E benedetto quelt arco di taffbj 
Cara , fuorché la tua , qual altra dejìra i oo 
tì uccidermi era degna? or tu, mia bella , 
Sotterrami , e a Dermin ripommi accanto» 
Ofcar, diffe la bella , ho f alma in petto 
Del forte Dargo y con piacere aneti io 
Poffo incontrar la morte , e con un colpo 105 
Dar fine al mio dolor: pafsò col ferro 
Il bianco fen, tremò , cadde , morto 4 

Preffo il rufcello della rupe or pojìe 
Son le lor tombe , e le ricopre t ombra 
Inugual cf una pianta : ivi f oliente no 
Sopra le verdi lor terrene tombe 
Vanno pafeendo i figli della rupe, 
Quando il meriggio più fiammeggia, e ferve, 
E Jìa fienaio fu i vicini colli. 

LA 



LA BATTAGLIA 

DI LORA, 



( C X X X I X ) 
LA BATTAGLIA 

DI L O R A. 

Arg omento» 

"1* A Storia di quefto Poema fomiglia molto a quei* 
la che fu ti fondamento dell* Iliade . Fingal ri- 
tornando dal? Irlanda y dopo averne /cacciato Svara- 
vo , diede un convito a tutti i fuoi guerrieri : ma fi 
dimenticò d? invitarci Ma-ronnan ed Aldo , due de* 
fuoi Capitani , che non P avevano accompagnato m 
quella fpedixjone . Ejji in vendetta di ciò andarono 
ai fervigj di Eragon , Re di Sora , paefe della Scan- 
dinavia , nemico dichiarato di Fingal . Il valore dì 
Aldo gli acquiflò ben tqfìo grandijjlma riputazione 
in Sora , e la bella Lorma y moglie di Eragon , fé 
ne invaghì . Trovarono ejji il me^o di fuggtrfaie , 
e vennero a Fingal , che abitava in Selma , Julia 
cofla Occidentale . Eragon fece »»' invafione nella Sco- 



C C X L ) 

%ia , e reflò uccifo da Gaulo , dopo d' aver ricufarx 
la pace offertagli da Finga! . Nelia flejfa guerra 
Aldo reflò anch' egli uccifo in duello da Eragon fuo 
rivale , e /' infelice Lorma ne morì poi di dolore , 

Queflo Poemetto è compiuto , né fi fa per tradi- 
zione , che fi a flato introdotto come Epifodio in alcu~ 
na delle grandi Opere di Ojfìan. Il fuo titolo net? 
originale è Duan a Chuldich , cioè il Poema del 
Culdeo , per effere indirizzato ad uno dei primi Mif- 
fionarj Crijìiani , chiamati Cui dei ^ cioè perfone fe- 
paratc, dal loro ritirato genere di vita. 



» » * * 4 

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* 



LA 



(CXL/, 
LA BATTAGLIA 



D I 



O R A. 



j XX. Bitator della romita cella , * 

Figlio di fuol remoto , afcolto io forfè 
Del tuo bofchetto il fuono? oppure è quefìa 
La voce de' tuoi canti? alto il torrente 
Mi fremea nell' orecchio , e pure intefi 
Una nova armonia . Lodi gli Eroi 
Della tua terra , oppur gli aerei fpirti ? * 

O della rupe abitator folingo 

Vol- 



* Oflìan dirige la parola ad 
uno dei primi Criftiani fta- 
biliti in Ifcozia . Di loro 
così il Bucanano nel lib. 4. 
e. 46. Multi ex Brittonibus 
C/jrijliani , fxvitiam Diocle- 
titni timente? ad cor confuge- 
rant ; e quibus complures , 
dottrina & vita intsgritate 
clari in Scotta fubfiirerunt , 
vìtamque folitariam tanta 
faniìitatis opinione apud om- 
tics vixerurtt , ut vita fun- 



ilorum cella in tempi» cont- 
mutarentur : ex eoque con' 
fuetudo manfìt apud pofleros , 
ut prifei Scoti tempia Cellas 
vocent . Hoc gcnus Monacòo- 
rum Culdeos appellabant . * 
h I canti del Culdeo faranno 
i falmi , e gì' inni religioni 
in lode dei Santi del Cri- 
ftianefimo . 11 Poeta rap- 
portando tutto alle fue idee, 
li chiama Spiriti del vento . 



{ C X L I I ) 

Volgi lo fguardo a quella piaggia. Cinta 
Tu la vedrai di verdeggianti tombe io 

Sparfe di fìbilante arida erbetta , 
Con alte pietre di mufeofe cime . 
Tu le vedi , o ftranier ; ma gli occhi miei 
Da gran tempo sfalliro. Un rio dal maflb 
Piomba, e con l'onde fue ferpeggia intorno 15 
A una verde collina . In fu la cima 
Quattro mufeofe pietre alzanfi in mezzo 
Dell' erba inaridita . Ivi due piante 
Curve per la tempefta i rami ombrofi 
Spargono intorno: il tuo foggiorno è quefto , 20 
Quefta , Eragon , * la tua riftretta cafa . 
Molto è che in Sora alcun più non rimembra 
Il fuon delle tue conche , e del tuo feudo 
La luce s' ofeurò . Sir delle navi , 
Dominator della lontana Sora, 25 

AI- 



« Eragon , ovvero Ferg-thonn fian a quefto Re : poiché 

fìgnifica il furore dell' onde . egli vien conofeiuto fotto 

Quefto è probabilmente un il nome di Anniro . 
nome poetico dato da Of- 



(CXLIII) 

Alto Éragon, come fu i noftri monti 
Cadeftu mai? come atterroflì il prode? a 

Dimmi, cultor della romita cella, 

Dimmi, nel canto hai tu diletto? afcolta 

La battaglia di Lora *. E molto tempo 30 

Che '1 fuo fragor pafsò . Tal mugge il tuono 

Sul monte , e più non è : ritorna il Sole 

Co' fuoi taciti raggi , e della rupe 

La verde cima al fuo fplendor forride. 

Lieti dalle rotanti onde d' Ullina 3 5 

Noi tornavamo k ; s' arreftar le navi 

Nella baja di Cona. Ornai difciolte 

Dagli alberi pendean le bianche vele , 

E gian fremendo i tempeftofi venti 

Tra le Morvenie klve: il corno fuonafì 40 

Della caccia regale; i cervi fuggono 

Dai loro faffi , i noftri dardi volano, 

E la feria del colle allegra fpargefi . 

Su 

a Quefta deve efTer una terra b Dopo aver liberata l' Irlan- 
in Morven , così detta dal da dall' invafione di Sva- 
riarne di auefto nome . rano . 



(CXLIV) 

Su i noftri fcogli P efultanza noftra 

Larga fpandeafi, che ciafcun membrava 45 

Il tremendo Svaran fconfitto e vinto. 

Come non fo , due de' guerrieri noftri 
Al convito obbliammo. Ira e difpetto 
Ne' lor petti avvampò : fegretamente 
Girano intorno fiammeggianti fguardi - % 50 

Sofpirano fremendo : eflì fur vifti 
Favellar di nafcofo, e le lor afte 
Gettare al fuol; parean due nubi ofcure 
Dentro il feren della letizia noftra : 
Oppur di nebbia due colonne acquofè 5 5 

Sovra il placido mar : fplendono al Sole , 
Ma P -accorto nocchier teme tempefta . 

Su fu , diffe Maronte , a alzate in fretta 
Le mie candide vele , alzinfi ai venti 
Dell' Occidente: andianne , Aldo , per mezzo 6q 
L' onda del Nord fpumofa. Al fuo convito 
Fingal ci obblia , ma rofleggiar nel fangue 

I 

* Ma-ronnan . ; 



( C X L V } 

I brandi noftri . Or via , lafciaroo i colli 
Dell'ingrato Fingallo, e al Re di Sora 
Andianne ad offerir le noftre lpade . 65 

Truce è V afpctto fuo ; guerra s' abbuja 
Alla fua lancia intorno : andiamo , amico , 
Nelle guerre di Sora a cercar fama . 

5pade e feudi impugnaro , e di Lamarre 

Alla baja n'andar: giunfer di Sora 70 

AlPorgogliofo Re, Sir dei deftrieri. * 

Ei tornava da caccia , avea la lancia 

Roffa di fangue , torvo il volto e chino , 

E fifehiava per via 3 . Fefìofo accolfe 

I due forti ftranieri. Effi pugnare 75 

Nelle fue guerre, ebber vittoria e fama. 

Alle di Sora maeftofe mura 

Aldo tornò carco d' onor . Dal? alto 
Delle fue torri a rifguardarlo ftava 
La fpofa d'Eragon, Lorma dagli occhi 80 

Tom, IL K Dol- 

* La Danimarca a cui prò- paefe di Sora , è celebre 
babilniente apparteneva il per li fuoi cavalli. * 



(CXLV'I) 

Dolce-tremanti. D' Ocean fui vento 
Vola la nera chioma , e fale , e fcende 
Il bianco fen , qual tenerella neve 
Nella piaggia colà , quando fi defta 
Placido venticello , e nella luce 8 5 

Soavemente la fofpinge e move . 
Ella vide il garzon , fimile a raggio 
Di fol cadente: fofpirò di furto 
Il fuo tenero cor; ftille d'amore 
Le coprono i begli occhi, e '1 bianco braccio 90 
Facea colonna al languidetto vifo . 
Tre dì fi flette nella fala , e '1 duolo 
Di letizia coprì : fuggì nel quarto 
Sul mar rotante con V amato Eroe . 
Venner di Cona alle mufcofe fale 95 

A Fingal Re dell'afte. Alzoffi il Sire , 
E parlò difdegnofo: O cor d'orgoglio, 
Dovrà dunque Fingal farfi tuo fchermo 
Contro il furor del Re di Sora offefo? 
E chi nelle fue fale al popol mio 100 

Da- 



( C X L V I I ) 

Darà ricetto? o chiamerallo a parte 
Della raenfa ofpital ? poi eh' Aldo audace , 
Aldo di piccioP alma , osò di Sora 
La Regina rapir : va , deftra imbelle , 4 
Vattene accolli tuoi, nelle tue grotte 10=5 

Statti nafeofo. Meda fìa la pugna 
Che per l'audacia tua pugnar dovrafiì 
Contro il turbato Re di Sora. Oh fpirto 
Del nobile Tremmorre , e quando mai 
Cefìferò dalle pugne ? io nacqui 6 In mezzo 1 1 o 
Delle battaglie , e gir denno alla tomba 
Per fentiero di fangue i pam" miei » 
Ma la mia man non isfregiò fé flefia 
Con V ingiuria d' altrui , né fopra i fiacchi 
La mia fpada difeefe . O Morven , Morven , 115 
Veggo le tue temperie , e i venti irati 
Che le mie fale crolleran dal fondo , 
Quando, i miei figli in guerra fpenti , alcuno 
K 2 Non 



* Cornai padre di Fingal fu no fteflo in cui nacque 
xiccifo jn battaglia nel gior- Fbgal . 



( C X L V I I I ) 

Non rimarrà che più foggerai in Selma». 
Verranno i fiacchi allor , ma la mia romba t za 
Piìi non ravviferan: ftarà nel canto 
Vivo il mio nome, ed i miei fatti antichi 
Fieno un fogno di gloria ai dì futuri .. 

Freno Eragonte il popolo di Sora= 

D'intorno s'affollò» com& d'intorno izp 

All'atro fpirto della notte L nembi 
Corronfi ad affollar, quand'ei li chiama; 
Palle Morvenie cime , e s' apparecchia. 
A rovelciarli fulPeftranie terre.. 
Giunge di Cona in fu.la piaggia , e manda 130 
A Fingalio un Cantor , che la battaglia: 
Chieda, o la terra di: felvofi colli. 

Stava Finga! nella fua fala aflifo , 

Cinto all'intorno dai compagni antichi 
Della fua giovinezza: i garzon prodi %%f 

Eran ben lungi nel deferto a caccia » 
Stavan parlando quei canuti duci, 
Delle lor prime giovanili imprefe, 

E dei» 



(CXLIX) 

E della fcorla etade -, alior che gitinlè 
* Narmorrè > il ducè dell' ondofo Loia . * 34© 
Tempo quello non è di fatti anticlii , 
Il duce incominciò: Ila follia fpiaggià 
Minacciofo Eragònte } è diecimila 
Lancie 'follie va , orrido in vifta , e fembra 
Fra notturne meteore infetta Luna-. 14^ 

taglia dell'amor mio, dirle Fingallo,, 
Efci dalle tue falè , efci o Bofmina-, f 
Verginella di Selma-, e ru Narmorre 
Prendi i deftrief dello ftraniero » , e legni 
•La figlia di Fingallo. Il Re di Sor a i^e 

Ella col dolce favellare inviti 
Al mio convito in Selma-, Offrigli •, o figlia , 
La pace degli Eroi e , con le riccriezze 
Del nobil Aldo: i giovani fon lungi-, 5 

K 3 E nel- 

Scorrerie nella provincia 
Romana . 



a Neart-mor , gran fotte» \ 

i Lora , romoreggiante . 

t Bof-mhinà , Morbida e tener» e Cioè , una pace Onorata e 



mano . EU' era la più gio- 
vine delle figlie di Finga! . 
rfCioè , i cavalli prefi dai Ca- 
ledonj nelle loro frequenti 



nobile 3 qual fi conviene ad 
Eroi , non vile ed eftorta 
dal timore . * 



(C L) 

E nelle noftret mari trema 1' etade . 155 

(5 Giunfe Bolmina d' Eragon tra l'otte, 

Qual raggio che fi fcontra in foiche nubi. 
Splendeale nella deftra un dardo d' oro , 
Nella finiftra avea lucida conca, 
Segno di pace. Al fuo colpetto innanzi i6q 
Rifplendette Eragon , come rifplende 
Rupe , fé d' improvvifo il Sol l' inveite 
Co' raggi fuoi , che fuor fcappan da nube 
Spezzata in due da romorofi venti . 
O Regnator della lontana Soia , 16$ 

Difle Bofmina con dolce roffore ; 

Vieni alla regia feda entro l'ombrofe 
Mura di Selma, e d'accettar ti piaccia 

La pace degli Eroi . Pofar fui fianco 

Laici a , o guerrier , la tcmebrofa fpada. 170 

O fé defire di regal ricchezza 

Forfè ti punge il core , odi le voci 
7 Del nobil Aldo. Ad Eragonte egli offre 

Cento forti deftrier, figli del freno, 

Cen- 



(GLI) 

Cento donzelle di lontane terre, 175 

Cento falcon di veleggiami penne , 

Che fan le nubi trapalar col volo. 

Tue pur faran cento cinture , acconcie » 

A cinger donne di ricolmo feno, 

Cinture favorevoli ed amiche 180 

Ai parti degli Eroi , riftoro ai figli 

Della fatica. Dieci conche avrai * 

Tutte {iellate di raggianti gemme, 

Che fplenderan di Sora entro la reggia, 

Meraviglia a veder: tremola l'onda 185 

Su quelle ftelle , e -fi rimbalza , e fembra 

Vin che fprizzi e fcintilli : effe allegraro 

Nelle dorate fale i Re del mondo . 

K 4 Que- 



a In moke famiglie nel Nord ftiche ', e le cerimonie ufa- 

della Scozia fi confervaro- te nel cingerle intorno la 

no quali fino ai giorni no- donna erano accompagna* 

ftri delle cinture confecra- te da parole e da gefli , 

te . Si legavano quefte in- che indicavano d 1 aver 1' o- 

torno alle donne partorieu- rigine dai Druidi . 
ti , e fi credeva che alleg- b Quefte conche doveano elfer 

gerkfero i dolori , ed age- vafi preziofi e far parte del 

volalTero il parto . Erano bottino fatto dai Caledonj 

imprelfe di molte figure mi- nella Bretagna . 



(OLII) 

Quelle fien tue, o della bella fpofa, 
Che Lorma girerà gli occhi lucenti 8 190 

Nelle tue Tale ; ancor eh' Aldo fia caro 
All'eccello Fingal , Fingal che alcuno 
Mai non offefe , e pur gagliardo ha '1 braccio . 
Dolce voce di Cona , il Re foggiunfe , 

Torna a Fingal , di eh 1 egli appretta indarno 195 
Il convico per me : s' egli vuol pace , 
Cedami le lue fpoglie , e pieghi il capo 
Sotto la mia pofFanza . Ei de' fuoi padri 
Diami le fpade , ed i fuoi feudi antichi : 
Onde nelle mie fale i figli miei 200 

Pofìfan vederle , e dir , cjuefte fon l' armi 
Del gran Fingal. Non lo fperar, riprefe 
Della donzella il graziofo orgoglio , 9 
Non lo fperar giammai : ftan le noflr' armi 
In man di forti Eroi, che nelle pugne 205 

Che fia ceder non fanno. O Re di Sora 
Su i noftri monti la tempefta mugge , 
Non l'odi tu? del popol tuo la morte 

Non 



( C L I I 1 ) 

Non prevedi vicina, audace figlio 
Della lontana terra ? Elia fen Venne 210 

Alle tale di Selma . OiferVa il padre , 
11 fuo dimefìTo fguardo : alzafi tofio 
Nel fuo vigor , crolla i canuti crini ; 
Velie 1' usbergo di Tremmorre , e '1 fofeo 
"Scudo de' padri fuoi. Selma d'intorno 215 

S'intenebrò quand' ei ftefe alla lancia 
La poderoia man, l'ombre di mille 
Ivano errando , e prevedean la morte 
D' armate fchiere . Una terribil gioja 
Sparfefi in volto de' canuti Eroi. ^20 

Efcono tutti impetuofi , ardenti 
Di. feontrar il nemico , e i lor penfieri 
Nella memoria dei pafTati tempi , 
E nella fama della tomba ftanno . 
Ma in quefto ipazio gli anelanti veltri 225 

Alla toruba di Tratalo da lungi 
Veggonfi a comparir . Fingal conobbe 
Ch' eran prefib i guerrieri , ed arreftolfi 

A mez- 



( C L I V ) 

A mezzo il corfo fuo . Fra tutti il primo 
Apparve Ofcar, pofeia di Morni il figlio , 230 
E la fìirpe di Nemo : il torvo afpetto 
Moftrò Fergufto, il nero crine al vento 
Spargea Dermino : Oflìan chiudea la fchiera 
Canterellando le canzoni antiche . 
La mia lancia reggeva i pam miei 235 

Lungo i faflfofi rivi , e i miei penfieri 
Eran coi valorofi . Il Re percofTe 
Il ferreo feudo, e die l'orribil fegno 
Della battaglia : mille fpade a un punto 
Trafìferfi, e sfavillar; del canto i figli 240. 
Sciolfer la meda armoniofa voce . 
Folti ed ofeuri con fonanti pafiì 
Noi ci avanzammo : fpaventofa lilla ! 
Come di nembi tempeftofa riga , 
Che fi rovefeia full' arsgufta valle. 245 

Stettefi il Re fopra il fuo colle : al vento 
Vola il Raggio Solar della battaglia. 
Stanno pireflfo l'Eroe con le fenili 

Chio- 



( C L V ) 

Chiome natanti gì 1 indurati all' armi 
Della fua gioventù fidi compagni. 250 

L' Eroe di gioja sfolgorò negli occhi , 
Mirando in guerra i figli tuoi , lucenti 
Nel lampeggiar dei loro blandi , e pieni 
Della memoria dell'avite imprefe . 

Ma s'avanza Eragon nella fua forza 255 

Impetuofo, fremente qual mugghio 
Di tempefta vernai. Cade la pugna 
Nel corlo fuo ; ftagli la morte a lato . 

Chi vien , difle Fingal , come di Cona 

Rapido cavriol? balza nel corfo 260 

Lo feudo , e me fio è di fue armi il fuono . 
Con Eragon s' affronta : il duro feontro 
Stiamo a mirar ; fembra conflitto d' ombre 

■ In ofeura tempefta . Ohimè , tu cadi , 

Figlio del colle; già di fangue è fparfo 265 
Il tuo candido petto. O Lorma piangi, 
Piangi infelice: il tuo bell'Aldo è fpento. 
Rattfiftoffene il Re; l'afta poffente 

Im- 



(CLVI) 

Impugna j ei fifa ia fui nemico i fgtfardi 
Morte-fpiranti , e contro lui... MaGjjulo 270 
Eragonte incontrò. L' orribil tuffa 
Chi può ridir? l'alto flranier cadeo . ì0 

Figli di Cona , il Re gridò , fermate 

La man di morte . Era pólfente in guerra 
Colui ch'ora è sì baffo, e moho inSora 273!! 
Pianto farà . Verranno alla fua reggia 
Stranieri figli , e in rimirarla muta 
Meraviglia n'avrah. Straniero, ei cadde) 
E della fua magion eefsò la gioja. 
Volgiti ai bofclii fuox j là forfè errando 2 8d 
Vaifene 1' ombra fua , ma in Mòrven lungi 
Giace l' Eroe fotto ftraniera fpadà . 

Così parlò Fingal , quando i Cantori 
Incominciaro la canzon di pace * 
Le follevate fpade a mezzo il colpo 2S5 

Noi fofpendemmo , e rifparmiom il fangue 
Del debole nemico 11 . In quella tomba 
Collòcom Eragonte , ed io difciolfi 

u 



( C L V I I ) 

La voce del dolo**. Scek fui campo 

La buia notte: del guerrier fu vifta 290 

Errar 1' ombra d' intorno : avea la fronte 

Torbida , nebulofa , e un fofpir rotto 

Stava fui labbro . O benedetta , io dilli , 

L' alma tua, Re di Sora I2 : era il tuo braccio 

! Forte, e la fpada fpaventofa in guerra. 295 

Ma nella fala del beli' Aldo intanto 
'Lorma fedeafi d' una quercia al lume. 
Scende la notte > Aldo non torna , è meìlo 
Il cor di Lorma , O cacciator di Cona , 
Che ti frattien ? pur di tornar giurarli. 300 
Fu sì lungi il cervetto ? oppure il vento 

! Ti freme intorno ili i deferti piani? 
Sono in fuolo ftranier : che più mi refta 
Fuorch' Aldo mio? vien da' tuoi colli , o caro, 
Vientene a Lorma tua . Gli occhi alla porta 305 
Volti le danno : al fufurrar del vento 
Tende l' orecchio ; il calpeftio lo crede 
Del fuo diletto , e le fi fparge ini volto 

Su- 



C C L V I I I ) 

Subita gioja ; ma ritorna tolto 
Sul volto il duol , come vapor Cottile 
Sulla candida Luna . Amor mio dolce , 
Né torni ancor? voglio veder la faccia 
Della rupe, e dell'onde. In Oriente 
Splende la Luna, placido Torride 
11 fen del lago 5 e quando i cani fuoi 3 i 
Vedrò tornarne dalla caccia? e quando 
Udrò da lungi a me volar fui vento 
La voce fua ? vien da' tuoi colli, o caro, 
A Lorma tua che ti fofpira e chiama . 
Dicea , ma del guerrier la lottile ombra M 

Sulla rupe apparì , come un acquofo 
Raggio Lunar , che tra due nubi fpunta 
Quand' è fui campo la notturna pioggia . 
Ella dolente quella vuota forma 
Lungo il prato "feguì , poiché s'accorfe 31 
Ch'era fpento il fuo caro. Io ne fentii 
Le amare ftrida , che ver noi con effa 
Più e più s' accollavano , fimili 

AI 



( C L I X ) 

ÀI niello Tuono di querula auretta 

Quando fofpira fu la grotta erbefa . 330 

Venne , trovò 1' Eroe . Più non s' intefe 
La di lei voce : gira muta il guardo , 
Pallida errando come a' rai di Luna 
Un* acquofa colonna erra fui lago. 
Pochi furo i fuoi dì, lagrimofa, egra 335 
S'abbafsò nella tomba. A' fuoi Cantori 
Fingallo impofe d' innalzare il canto 
Sulla morte di Lorma , e lei di Morven J 3 
Pianfer le figlie in ciafeun' anno un giorno 
Quando riedon d'Autunno i venti ofeuri. 340 

"Figlio d'eftrnnia terra, e tu foggiorni 
Nel campo della fama . Or via , difciogli 
Tu pure il canto tuo, le lodi inalza 
Degli fpenti guerrieri , onde al tuo canto 
Volino intorno a te l'ombre feftofe ; 345 

E lo fpirito amabile di Lorma 
Sopra un vago Lunar tremulo raggio 

Scen- 

« Il Poeta fi rivolge di nuovo al CulcUo . * 



(CLX) 

Scenda ne' dolci tuoi cheti ripofi 
Quando nell' antro tuo guarda la Luna . 
Allor tu la vedrai vezzofa e cara 350 

Venirne a te, fé non che in fu la guancia 
Stalle tuttor la lagrima araorofa. 




OS. 



(C1XI) 

OSSERVAZIONI, 



i. QArebbe fiata ad un tempo femma ventura per Of- 
•3 fiaa, e vantaggio non indifferente per la Poefia, 
ch'egli il quale conofceva la fantità de'Culdei, avelie 
aperti gli occhi alla luce del CrifHanefimo. Non v'è 
cofa ch'abbia maggior influenza nella poefia della re- 
ligione ; ed egli farebbe un punto molto intercffante 
ed inftruttivo dell'arte Poetica di efaminare quali van- 
taggi e quali pregiudizi debbano riluttar a queir.' arte 
dalla divertita delle religioni. Benché tutte le fette del 
Paganefimo foffero lontane dalla verità, tutte però non 
erano lontane ugualmente dalla convenevolezza e dal- 
la ragione. Secondo che quelle più o meno vi s' acco- 
davano, il mirabile della Poefia dovea riufcirne pro- 
porzionatamente o convenevole o affurdo, non effendo 
quello cofiituito fé non fé dall'influenza delle divinità 
principali o iubalterne nelle cofe umane. L'affurdità 
della religione dei Greci fi trasfufe nei Poemi d'Omero. 
Giove ben degno degli fcherni di Luciano , Marte 
furiofo , Giunone riffofa e caparbia, Pallade Dea di tutt' 
altro che della fapienza, con tutto il reflante di quel- 
la corte celere che gareggiava di difetti e di fìrava- 
ganze, covevanoagire in confeguenza della lor natura. 
Non fono arrivate fino a noi le poefie degli Egizj ; 
ma le divinità del bue Api, dei coccodrilli, dei cani, 
delle cicogne, e fino dei porri e delle cipolle doveàno 
farvi una flgur? diltinta e produrre un mirabile affatto 
particolare. La religione non ha minore infuenza fu 
i caratteri degli Eroi Poetici. Gli Dei, qualunque fia- 
Tom. IL L no , 



( C L X I I ) 

no, debbono prefentar il modello della perfezione". Se 
quefti fono viziofi , come faranno, perfetti gli uomini ? 
il farli tali farebbe un difonorar la divinità. Le verità 
del Criftianefimo avrebbero aperte ad Oflìan le fonti 
d'un fublime e d'un mirabile propriamente divino, ed 
in quefta religione avrebbe ravvifato il modello di quel- 
la perfetta morale, ch'egli fapeva ifpirare lenza rico- 
nofeerne l'autore. Ma le Oflìan non potè dar alla fua 
Poefia quefta foprannaturale fublimità, egli almeno 
non l'infettò con le ffravaganze degli altri poeti del 
Gt-ntilefìmo, e cela diede così pura e così perfetta, 
quanto ella potea produrli coi femplici lumi della na- 
tura : e letTerlì egli foflenuto con tanta forza in tante 
diverfe opere, fenza i foli ti puntelli dell' Epopea, è 
forfè l'ultimo sforzo del Genio veramente Poetico. * 

2, Inclyti , Ifrael, fuper montes tucs interferii [unt . Quo- 
modo ceciderunt fortesì Lib. 2. dei Re e. 1. v. 25. 

3, Quelli tratti fono degni dei Caratteri di Teofrafto . 
Sì feorge nell'andatura e nel fìfchio di coitui un'orgo- 
gliofa negligenza. La verità, l'energia, e la precifio- 
ne, fono tre qualità perpetue delle pitture di Oflìan . * 

4, Fingal fa un fimile rimprovero a Conan nel Canto 6. 
dei Poema Epico chiamandolo guerriero dalf igncbil brac~ 
ciò. Pure né in quel luogo né in quello non fi trat- 
ta del valore , ma folo delle qualità dell' animo ; e 
di più Aldo era molto lontano dal meritar il rimpro- 
vero di debolezza. Sembra che Oflìan voglia con ciò 
infinuare che il vero valore non deve mai andar dif- 
gìunto dalla giulìizia e dalla generofìtS, e che quello 
che fé ne abufa è indegno del nome di valojofo. Un' 
altra cofa è degna d' olfervazione in quello eccellente 
difeorfo : Aldo s' era ribellato da Fingal andando ai 
fervigi ; del fuo nemico. Fingal colla fua folita gran- 
dezza d'animo non folo non lo rimprovera di ciò; ma 

non 



(CLXIII) 

non ne fa pure alcun cenno. Egli fi dimentica TofTefa 
propria e non fente fé non quella dell'onore e della 
giustizia. * 

5. Quefte parole non efprimono che un riflefìb incidente 
e fecondano. Vedremo ben tolto fé quelti vecchi nel- 
le cui mani tremava l'età follerò capaci di laiciarli fo- 
prafTar dal timore . La vera ragione che determina 
Finga! ad offrir la pace, fi è la rettitudine del fuo ani- 
mo, per cui egli ben conofceva doverli ad Eragonte 
una foddisfazione dell'ingiuria che Aldo gli avea fatta . 
Il colante carattere di Fingal non ammette altra fpiega- 
zione. * 

6. Non poteva fceglierfi perfonaggio più conveniente per 
una tale ambafciata, né dipingerli con più gentilezza. 
La comparazione che fegue è uno di quei tratti che 
ballano a caratterizzar un Genio . * 

7. Regna .in quello di fcorfo una gentilezza, una preci- 
fione, e una dignità ammirabile. E x da offervarfi che 
Fingal per bocca di Bofmina non offre ad Eragonte 
che atti generofi d' ofpitalita e T offerta del rifarcirnen- 
to è polla tutta in bocca di Aldo. Con quella finezza 
fi ferve perfettamente alla giuftizia, fenza pregiudicar 
al decoro.. La defcrizione dei doni offerti da Bofmina 
può paragonare' con quella dei prefenti efibiti da Aga- 
mennone per placar l'animo d'Achille nel 9. delT Iliad. 
v. 260. * 

8. E v probabile che quefta propofizione non foffe molto 
guffata da Aldo. Ma Fingal era molto diverfo da quel 
vecchio rimbambito di Priamo il quale per condifcen- 
dere alla paffione di fuo figlio Pàride, foffre non folo 
di foftener un ingiuftizia, ma di rovinar il fuo flato 
piuttolto che acconfentire di render Elena. A quefto 
propofito Omero chiama Priamo, conigliere uguale agli 
Deiy ed aggiunge ch'egli penf ava fenfat amente . 

L 2 --- ©io- 



( C 1 X I V ) 

„• „ m - - Qiófr; fj.i<gti$ ùru\x;TOg . 
Ocr cftv tvfpovtcov txyop\;<jUTO . 

Iliad. 7. v. 36Ó. * 
e?. Bofmina il rammenta d'etter figlia di Fingal. * 
io. Non fi feorge in quelle Poefie che Fingal uccidere 
particolarmente alcuno. Il Poeta credette a ragione 
che gli atti di generofita meritaifero molto più d'ef- 
fe* da lui rilevati, ed onoraflcro- maggiormente il no- 
me del Padre, di tutti gli Eroici macelli, di cui Colo 
par che fi compiacciano molti Poeti. Del redo le mor- 
ti di quefti due guerrieri fono convenienti ai loro ca- 
ratteri. Aldo foffre la pena della fua perfidia, Era- 
gonte della fua arroganza. L' offe ufo re muore per ma- 
no dell' orTefo: iL Re orgogliofo per quella d'un giovi- 
ne pien di. baldanza: cola che dovei. rendergli ancor 
più fenfibile la fua caduta. * 
11. Tutti 1 Giurifti che non vollero facrifkar l'umanità: 
all'adulazione, convengono che i dritti della guerra 
non fi ficndono più oltre di quel che fia precifamente 
necefùrio, e che quando il nemico fi arrende, o non- 
£ più in calo di nuocere, un folo omicidio di più è 
tanto condannabile come fé fotte commetto a fangae 
freddo in piena pace. Ma quefii faeri principi furono 
fempre poco accoltati, e fpezialmente in fecoli nei 
quaii la fortezza del corpo, anzi la ferocia, tenea luo- 
go di qualunque virtù: non pur le leggi, ma la na- 
tura tace fra l'armi. Non è dunque cofa che dee for— 
prendere e toccare in fommo grado, il trovar talimaf- 
iìme ed elempj di moderazione e d'umanità appretto 
un Poeta d'una nazione prettbchè felvaggia, e (giran- 
te furor militare, che non conoiceva altra gloria che 
quella della guerra? Veggafi ora appretto Omero ilrirn- 
■ provero d'Agamennone a Menelao, e i fuoi crudeli 
fentimenti nel 6. dell'Iliade, v. 55., oladura rifpofta 

d'Achil- 



( C L X V } 

d'Achille a IHcacrae nel2i.v. 99. o quell'altra atrociffì- 
ma ad Ettore nel 23. v. 345. e poi lì giudichi quale di 
quelli due Poeti debba interdirci maggiormente. * 

12. Benedetto piuttoflo il nobile Ipiriro di Offian che fa 
non (òlo elTer grullo, madiferetoe indulgente verfo gli 
ftefli nemici . L' Ab. Batheux lodando Omero per non 
aver ranprefentati caratteri odiofi, (lode che 'a molti 
non kmbrerà abbafìanza fondata) aggiunge che l'odio 
era un fentimcnto igneto al cere d Omero . Quella non è 
gran meraviglia per un' uomo indifferente, al quale 
i fatti del fuo Poema non s'appartengono per nulla. 
Maraviglia bensì grandiff.ma è quella che Offian atto- 
re e poeta nel tempo lieffo che aveva Icmmo intereffe 
nelle azioni ch'egli deferive, non fi iafei mai fcappare 
un folo tratto che abbia la minima ombra di livore o 
d' animofìtà pedonale. U càio era un fentimento ignoto 
al cuore d Offian : quella è una verità ben più. certa, 
e T elogio ha tutta la fua forza. * 

13. Exinde mos increbnit in Ifrael , & ccvfuetudo fervuta 
ejl , ut pojl anni circulum convemant in unum flia Ifrael 
& plangant filiam Jephte GalaaàitA àiebus quatucr . 
Lib. de Giud. e. n. v. 39. 



CAL- 



C A L T O 

E 

COLAMA. 



( C L X I X ) 

CALTO E COLAMA. 

ARGOMENTO. 



J[\| El paefe dei Britanni comprefo tra le mura- 
glie , viveano ai tempi di Fingal due Capì , Dun- 
talmo Signore di Tenta , che fi fuppone ejfere U 
Tweed , e Ratmor che abitava prejfo al Cluta , 
che fi fa ejfere il fiume Clyde . Ratmor era altret- 
tanto famofo per la fua generofità ed ofpitalitd j quanto 
Duntalmo era infame per la fua crudeltà ed ambizio- 
ne . Duntalmo o per invidia o per qualche privata 
conte fa che fujfijlejfe tra le famiglie , uccife Ratmor 
ad un convito : ma ejfendofi poi moffo a compajfione , 
egli educò in cafa propria i due figli di Ratmor , Cal- 
thon e Colmar . Quefii fatti adulti fi lafciarono impru- 
dentemente fcappar di bocca che aveano difegno di ven- 
dicar la morte del padre . Perlochè Duntalmo gV im- 
prigionò in due caverne fulle rive del Teuta , con 

pen- 



( C L X X ) 

penjicro d y uccìderli privatamente . Colmai , la figlia 
di Duntalmo , invaghita di Caltbon , lo trajfe di pri- 
gione , favori la fua fuga , e fuggì feco lui trave» 
Jlita da guerriero . Ricorfero a Fingal , ed implora- 
rono da lui foccorfo contro Duntalmo , Fingal man- 
dò OJfian con trecento de* fuoi a liberar Colmar . 
Ma Duntalmo li prevenne , e lo trucidò . Pofcia 
•venne a battaglia con OJfian , ma ne refiò ucci/o , 
e la fua armata fu interamente disfatta da queW 
Eroe. Caltbon allora fi fposò con Colmai fua libe- 
ratrice . Ed OJfian ritornò a Morven trionfante . In 
tal guifa la traditone ci ha trafmeffia la Storia 
del feguente Poema , il quale è diretto ad imo ilei 
primi Mijfionarj Crifiiani . 



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CAL- 



( C L X X I ) 
CALTO, E COLAMA. 



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D 



OLCE è'1 fuon del tuo canto, o della rupe 
Solingo abitator , che a me fen viene 
Sopra il corrente mormorio del rivo 
Per la riftretta valle : alla tua voce 
11 mio fpirto, o ftranier, s'avviva e delta. 5 
Ecco la man ftendo alla lancia , come 
Nei dì di gioventù ; la mano io ftendo , 
Ma quella è fiacca , e '1 petto alza il fofpiro . 
Dì , figlio della rupe , udir vuoi forfè 
D' Offian il canto ? Dei trafeorfi tempi 1 o 

L'anima ho piena, e dentro il cor la gioja 
Della mia gioventù rinafeer fento. 
Così fi moftra in Occidente il Sole , 
Poiché dietro ad un nembo ei volfe i paffì 
Del fuo fplendor , le rugiadofe cime 15 

! Al- 



'( e l x x : i ; 

Alzano i verdi colli, e via ferpeggia 
ìl ceruleo rufcel garrulo , e vivo . 
Efce l'antico Eroe fui ballon chino, 
E fplende ai raggio la canuta chioma . 

Dimmi, ftraniero, in quella fala appefo -so 

Non vedi tu uno feudo? eflb è'fegraat© 
Dai colpi della zuffa , è dell' acciaro 
La lucidezza rugginofa e folca . 
Duntalmo , il Sire dell' acquofo Teuta , 
Quello feudo portò , Duntaimo in guerra 2 5 
Già portarlo folea , pria che per l'afta 
D' Offian cadefTe : o della rupe figlio , 
De' .pattati anni miei la ftoria afcolta-. 

Reggea'l Cluta Ratmór : dei nielli e opprellì 
Era la fua magion rifugio, e porto. 30 

Sempre le porte fue difehiufe , e fèmpre 
N' era in pronto la fella ; a lui venieno 
Dello ftraniero i figli , e benedetto 
Sia di Ratmorre il generofo fpirto , 
Giano efclamando ; fi feioglieano i canti , 3 5 

Si 



( e l x x i i r ) 

Sì toccavano l'arpe, onde agli afflitti 
Raggio di gioja rifplendea fui volto . 
Venne il truce Duntalmo , ed avventofit 
Contro Ratmór , vrnfe il Signor del Cluta ^ 
Duntalmo ne fremè ; tornò di notte 40 

Con le fue fquadre ; il gran Ratmór cadeo* 
In quelle fale ifteffe , ove ai ftranieri 
Si fpeffo egli apprettò conviti e feffe . 
Eran del buon Ratmorre al carro nato 

Calto , e Co-lmarte giovinetti figli: 45 

Arabo fpiranti faneiullefca gioja 

Vennero al padre fuo ; videro il padre 

Nel fangue immerfo, e fi ftempraro in pianto. 

Al tenero fpettacolo ,. e pietofo 

Duntalmo s' ammolli, feco alle torri 50 

Gli conduffe d' Alteuta * ; entro la eafa 

Creb- 



* Al-teutha , o piuttofto Bai- Gallica : il che , ficcome 
teutlia , h Città del Tweed , ho già ollervato altre vol- 
(ìgnoreggiata da Diintal- te , è una prova che «pe- 
rno . E còfa notabile , che fìo era il linguaggio comu- 
ttttti i nomi di quello Poe- ne di tutta 1' Ilo la . 
ma derivano dalla lingua 



( C L X X I V ) 

Crebber del lor nemico : in fua prefenza 
Piegavan 1' arco , e ufeian con elfo in guerra « 

Ma dei lor avi le atterrate mura 

Videro intanto, nelle patrie fale 55 

Vider la fpina verdeggiar J ; di pianto 
Bagnanti occultamente , e fu i lor volti 
Siede triftezza : del lor duol s' accorfe 
Il fier Duntalmo , e s' ofeurò fieli' alma . 
Penfa di porgli a morte : in duo caverne 60 
Rinchiufe i due garzon , fulle eccheggianti. 
Rive del Tenta , ove giammai non giunfe 
Raggio di Sole, o di notturna Luna. 
Stavano i figli di Ratmorre in cupa 
Notte fepolti , e prevedean la morte. 65 

In fùo fegreto pianfene la figlia 

Del fier Duntalmo , Colama a la bella 
Di brevi ciglia, e d 1 azzurrino (guardo. 

L'oc- 

a Caol-mal , Donna dì hrevi lezza particolare, poiché il 
ciglia. Convien. dire che Poeta generalmente Fat- 
ai tempi d' Oiììan la pie- tribuifee a tutte le belle 
ciolezza delle ciglia fotfe deferitte ne* fàoi Poemi. 
confiderata come una bel- 



( C L X X V ) 

L v occhio fuo s' era volto afeofamente 

Su Calto y e della fua foavitade 70 

L' anima della vergine era piena . 

Tremò pel fuo guerrier; ma che mai puote 

Colama far. 5 non era a innalzar 1' afta 

Atto il fuo braccio , nò formato è '1 brando 

Per quel tenero fianco; il fen di neve 75 

Non forfè mai fotto V usbergo , e 1' occhio. 

Era ttict* altro che terror d' Eroi . 

Che puoi tu far pel tuo cadente duce 

Colama bella? vacillanti, incerti 

Sono i fuoì pam* , è fciolto il crine , e in mezzo 8 s 

Delle lagrime fue feroce ha Ì guardo . 

Va di notte alla fala a ; arma d' acciaro 

L y amabile fua forma , arnefe è quello 

D 1 un giovine guerrier , che nella prima 

Di lue pugne cadette ; alla caverna 8 5 

Vola di Calto , e lui da ceppi feioglie . 

O for- 



* Ove (oleario appenderti per trofeo l'arme di 



ei vinti . 



( C L X X V I ) 

O forgi, figlio di Ratmor, fu forgi, 
Biffe , buja è la notte ; al Re di Selma 
Tolto fuggiam , fon di Langalio il figlio , 
Che di tuo padre in la magion fi flava; 90 
Il tenebrofo tuo foggiorno intefi , 
E mi fi feoffe il cor r Signor del Cluta 
Sorgi , forgi , fuggiam , la notte è nera - 
Donde ne vieni, o benedetta voce, 

Calto rifpofe, dalle nubi forfè rjj 

Fofco- rotanti? perchè fpeffo 1' ombre 
De' fuoi grand' avi nei notturni fogni 
Vengono a Cako-, dacché il Sol s' afeonde 
Alle mie luci, e tenebror mi cinge. 
O le' tu '1 figlio di Langal , quel duce 1 ce- 
che fui Cluta vid' io? ma deggio io dunque 
A Fàngallo fuggire , e qui fra' ceppi 
Lafciar Colmarti ? io fuqnironne a Selma 
Meutr' ci i'epolto in tenebre fen giace? 
No, figlio di Langal, dammi quell' afta, 105- 
O ■ falverò il fratello, o morrò feco. 

Mille 



( C L X X V I I ) 

Mille Eroi , replicò , fanno a Colmane 

Cerchio con V afte; e che può mai far Culto 
Contro un' ofte sì grande? al Re di Morven 
Fuggiamo immantinente : in tua difefa 1 1 o 

Armato ei feenderà : ftefo è '1 fuo braccio 
Sugi' infelici , e gP innocenti opprefli 
Circonda il lampo dell' invitta fpada. 
Su figlio di Ratmór ; dilegueranno 
L' ombre notturne , i pan! tuoi nel campo 1 1 5 
Dilcoprirà Duntalmo , e tu dovrai 
Cader nel fior di giovinezza eftinto. 

Sofpirofo ei s' alzò ; pianfe lafciando 

L' infelice Colmarte ; ei giunfe in Selma 

Con la Donzella, e non fapea qual era. 120 

Copre P elmetto 1' amorofa faccia , 

E forge il molle fen fotto 1' usbergo. 

Tornò Fingallo dalla caccia , e feorfe 

Gli amabili ftranieri entro la fala , 

Come due raggi d' improvvifa luce» 125 

Intefe il Re la dolorofa iftoria ; 

Tom. Il M Gli 



( C L X X V ì I I ) 

Gli occhi intorno girò ; ben mille Eroi 
S' alzaro a un tempo, e domandar la guerra. 
Scefi dal monte con la lancia , e in petto 
Scorfemi tolto bellicofa gioja ; 130 

Che in mezzo alle Tue fquadre, ad Oflìan volto 
Così '1 Re favellò : fu forgi , ei difìe , 
Figlio del mio valor; di Fingal 1' afta 
Prendi , e vanne di Teuta all' ampio fiume 
Di Colmarte in foccorfo . Il tuo ritorno 1 3 5 
Fama preceda , qual foave auretta , 
Sicch' io P afcolti, e mi s' allegri il core 
Sul figlio mio, che de' grand' avi noftri 
Rinnovella la gloria . Oflìan , tempefta 
Fa che fii nel pugnar, ma poiché vinti 140 
Sono i nemici , fii placido , e dolce ; 
Per quefta via crebbe il mio nome; o figlio, 
Somiglia il padre tuo. Quando gli alteri 
Vengono alle mie fale , io non li degno 
Pur d' uno fguardo ; ma il mio braccio è ftefo 145 
Sugi' infelici , e lor copre con P ombra , 

E 



( C L X X I 1' ) 

E la mia fpada ali* innocenza è fchermó . 
Tutto allegrarmi in afcoltar le voci 
Di Fingali© , e veftii 1' arme fonanti. 
Sorfemi al fianco Diarano * , e Dargo 2 J 50 
Re delle lande : giovani trecento 
Seguirò i pafli miei : flavammi accanto 
Gli amabili ftrartieri . Udì Duntalmo 
Del noftro arrivo il fuon , tutta di Teuta 
La pofla ei radunò : 1' ofte nemica 155 

S' arredò fopra un colle , e parean rupi 
Rotte dal tuon , quando sfrondate , e chine 
Reftan le piante inaridite , e '1 rivo 
Di fgorgar ceflfa da' concavi maffi . 
Scorreano a' piedi del nemico ofeuro 1 <$o 

L' orgogliofe del Teuta onde fpumanti , 
Mandai Cantor, che la tenzon nel campo 
A Duntalmo offerire : eoli forrife 



M 



4 Figlio di Connal . La mor- fcrìttà nel Poema di Car- 

te di queito Connal è de- ric-tura . 



C C.LXXX). 

L* ofte fua variabile aggiravafi i6f 

Sul colle,, come nube allor che '1 vento* 
Il fofeo fen ne invefte , e alternamente 
A fprazzi, e fquarci la difperde, e volve»- 
Ecco apparir da mille ceppi avvinto 

Lungo il Teuta Colmane: ha pieno il volto iy> 
D' amabile triftezza : ei fitto il guardo. 
Tien fugli amici fuoi , che In fuo foccorfo 
Stavamo armati in full' oppofra fponda. 
Venne Duntalmo, alzò la lancia, e '1 fianco 
All' Eroe trapafsò : nel proprio fangue i 7 5 
Rotolò falla fpiaggia - r udimmo i fuoi 
Rotti lofpiri. In un balen» nell' onda 
Slanciato* Calto ; io m' avanzai con l'afta». 
Cadde di Teuta 1' orgogliofa flirpe 
Innanzi a noi ,. piombò la notte: in mezzo 180 
D' annofo bofeo fi posò Duntalmo 
Sopra una roccia; ira e furor nel petto 
Contro Calto gli ardea : ma Calto immerfo 
Stava nel fuo dolor; piange Colmane, 

Col- 



X C L X X X I ) 

Colmarte uccifo in giovinezza , innanzi 1 8^5 
Che forgefle il fiio nome . Io comandai 
Che s' inalzaflfe la Canzon del pianto 
Per confolar V addolorato duce,, 
Ma quei fedea lotto una pianta , e !' afta 
Spetto a terra gittava : a lui dappreffb 190 
Il beir occhio di Colarna volgeafì 
Entro a fegreta lagrima natante ; 
Gh' ella vicina prevedea la morte 
O di DuRtalmo j o del guerrier del Cluta . 
Mezza notte varcò : ftavan fui campo 195 

Bujo , e filervzio : ripofava il fonno 
Sulle ciglia ai guerrier ; calmata s'era 
L' alma di Calto ; avea focchiufi gli occhi , 
£d inlènfibilmente nell' orecchio 
Iva mancando il mormorio del Teuta . 200 
Ecco pallida pallida , inoltrante 5 
Le fue ferite , di Colmarte V ombra 
A lui venirne i ella chinò la tefta 
Verfo di Calto , e alzò la debol voce . 

M 3 Dor- 



C C L X X X I I ) 

Dorme tranquillo di Ratrnorre il figlio 205 

Mentre fpento è '1 frarel ? pur Tempre affieme 
N'andammo a caccia, aflieme i fnelli cervi 
Sempre ufammo infeguir : non ti feordafti 
Del tuo fratel finché morte non ebbe 
Inaridito il fior della fua vita. 210 

Pallido io giaccio là fotto la rupe 
Di Lono : alzati , Calto , alzati , il giorno 
Vien co' fuoi raggi ; e '1 barbaro Duntalmo 
Strazio farà dell' infepolte membra « 

Pafsò via nel fuo nembo: i fuoi veftigi 215 

Ravvisò Calto: in- pie balza fremendo 
D'arme fonante. Colama infelice 
S' alza con eflfo ; per V ofeura notte 
Ella il diletto fuo guerrier feguia, 
La pefante afta traendofi dietro. ::c 

Giunfc Calto fui Lono, il corpo vede 
Dell'evinto fratel; fofpira , avvampa 
Di dolor , di furor ; rapido ei fcagliafì 
In mezzo all'otte, gli aflfannofi gemiti 

Del- 



( C L X X X I I I ) 

Della morte follevanfi , s' affollano 225 

I nemici , e 1' accerchiano , e lo ftringono 

Di mille ceppi, ed a Duntalmo il traggono. 
Tutto il campo di gioja elulta ed ulula, 
E i colli intorno ripercofti eccheggiano . 
Scodimi a quel rimbombo: impugnai l'afta 230 
Del padre; Diaran forfè, e di Dargo 

II giovenil vigor ; cercafi il duce 

Del Cluta, e non fi feorge ; i noftri fpirti 
Si rattriftaro ; io paventai la fuga 
Della mia fama, ed avvampò l'orgoglio 235 
Del mio valor. Figli di Morven , diffi , 
Già così non pugnaro i padri noftri , 
Non pofavan fui campo elfi , fé fperfo 
Non aveano il nemico : erano in forza 
Aquile infaticabili del cielo; 240 

Or fon nel canto i nomi lor : ma noi 
Già dechinando andiam ; la noftra fama 
Già comincia a partir : s' Olììan non. vince , 
E che dirà Fingallo ? all' arme , all' arme , 
M 4 Al- 



{ C L X X X I V ) 

Alzatevi, o guerrier , feguìte il fuono 245 
Del mio rapido corfo : Offian di fermo 
Non tornerà che vincitore in Selma . 
Sorle il mattino, e tremolò del Teuta 
Sopra l' onde cerulee : a me dinanzi 
Sofpirolà, affannofa, lagrimofa 250. 

Colama venne ; del guerrier del Cluta 
Narrommi il cafo , e tre fiate l'afta 
Di man le cadde : l' ira mia fi volfe 
All'ignoto flranier, poiché per Calco 
Il cor nel petto mi tremava. O figlio 255 
D'imbelle man, difs' io , combatton forfè 
Colle lagrime, di, del Teuta i duci? 
Pugna con duol non vincefi , né alberga 
Molle fofpiro in anima di guerra . 
Vanne del Teuta fra i belanti armenti, 260 
Fra i cervi del Carmon ; lafcia quell'arme 
Tu figlio del timor : nella battaglia 
Guerrier le veftirà . L' arme di doffo 
Stracciaile irato : il bianco feno apparve . 

Ver. 



( K L X X X V Ì 

Vcrgognofetta ella chinò la faccia: "265 

Io volfi gli occhi attorniti in fdenzio 
Ai duci miei , caddemi l' afta , ufcio 
Del mio petto il fofpir ; ma quando il nome 
Della donzella udii , lagrime in folla 
Mi fcorfero fui volto; io benedilli 270 

Di Giovinezza quell' amabil raggio , 
Ed inalzai della battaglia il fegno* 
O figlio della rupe , a che narrarti 

Ofiìan dovrà , come i guerrier del Teuta 
Cadder fui campo? Elfi fon' or fotterra , 275 
Obblio li copre , e ne fvanir le tombe . 
Venne l' età colle temperie , e quelle 
Diftrufle in polve. Di Duntalmo appena 
Si ravvifa la tomba ; appena il luogo 
S'addita, ov'ei cadeo d' Oflìan per l'afta. 2 8e 
Qualche guerrier d'antica chioma, e d'occhi 
Già fpenti dall' età , di notte aflifo 
Prefib un'accefa quercia, a' figli fuoi 
I miei fatti rammenta , e la caduta 

Dell' 



(CLXXXVI) 

Dell' ofcuro Duntalmo; i giovinetti 28 
Piegano il capo alla fua voce , e brilla 
Nei loro fguardi meraviglia , e gioja . 
Ritrovai Calto ad una quercia avvinto. 
I Cuoi ceppi recifi , e diedi a lui 
La donzelletta dal candido feno. 
Eflì abitar fui Teuta ; Oflian co' fuoi 
Vittorioib al Re fece ritorno» 






Kà- 



3> 



■ài 






290 



OS- 



( C L X X X V I I ) 

OSSERVAZIONI. 



E r . 



T oYÌentut in domìbus ejus /pina, IL e. 34. 



2. Dargo figlio di Collath è celebrato da Oflian in al- 
tri Poemi. Dicefì eh' egli fia flato uccifo alla cac- 
cia da una fiera. Suflifle ancora il lamento di Min- 
gala, amica, o fpafa di Dargo, fopra il di lui cor- 
po •■, ma io non faprei determinare fé fia veramente 
opera di Oflian, o di qualche altro Poeta. General- 
mente viene attribuito ad Oflian , ed è fcritto nel fuo 
ftile ; ma non mancano tradizioni le quali lo fpac- 
ciano per una imitazione di Oflian fatta da un più 
recente Cantore . Comunque fia, ficcome queflo la- 
mento ha qualche merito poetico , così 1' ho inferito 
qui fotto* 

Già di Dargo lagrimofa 

Vien la fpofa: 

Dargo è fpento; ed ella il fa. 
Sull'Eroe ciafeun fofpira, 

Ella il mira: 

Infelice, e che farà? 
Qual mattutina nebbia 

Anzi a Dargo fvania cor fofeo e vile : 

Ma 



( C L X X X V I 1 I ) 

Ma l'anima gentile 
Quali ad Orientai lucida Mia , 
Feafi all'apparir Tuo vivida e bella. 
Chi era tra i garzoni il piti vezzofo ? 

Mingala, Dargo il tuo diletto fpofo. 
Chi tra i faggi fedea primo in configli© ? 

Mingala, di Colante il nobil figlio. 
Toccava la 'tua man l'arpa tremante, 
Voce avei tu di venticello eftivo. 
O crude! fera ! o fventurà'ta amante I 
Piangete Eroi, Dargo di vita è privo. 
Smorta è la guancia frefea e rofTeggiantey 
Chiufo è quell'occhio sì vezzofo e vivo. 
O tu più bello che del Sole i rai , 
Perchè sì torto, oimè, lafciata m'hai? 
Era d' Adonfion bella la figlia 
Agli occhi degli Eroi, 
Ma fol Dargo era bello agli occhi fuoi» 
Mingala, ahi Mingala, 

Sola, mifera, fenza fperanza, 
La notte s'avanza: 
Del tuo ripofo il letto 

Bella 



( C L X X X I X ) 

Bella dove farà? 

Nella tomba colà del tuo diletto. 
Perchè t* affretti a chiudere 

La cafa tenebrofa? 

Ferma Cantore, attendila 

L'addolorata fpofa. 
Già già manca la voce foave, 

Già già l'occhio è languido e grave. 
Già '1 pie tremola e non può ftar ^ 
All'amato 

Spofo a Iato 

Va l'amabile a ripofar» 
Udii la feorfa notte 

Di Larto là nel maeftofo tetto- 

Alte voci di gioja e lieti canti . 

Ahi fventurati amanti! 

Deferta è la magion , vedovo il letto* 

Dolor v'alberga e tace : 

Mingala in terra col fuo Dargo giace, 

j. Molta fomiglian2a con quefìo luogo ha quello di Ome- 
ro nel 23. dell'Iliade al v. 65. ove l'ombra di Patro- 
clo comparifee ad Achille. 

CO- 



COLANTO 



CUT O N A 



( C X C I I I ) 

COLANTO E CUTONA; 

ARGOMENTO. 



f* Oìanto , o Conìatb y era il più giovine dei figli 
di Morni , e fratello del famofo Gaulo . Era 
egli innamorato di Cutona , figlia di Rumar , quan- 
do Tofcar , Signore Irlande/è , figlio di Chinfena , 
accompagnato da Fercuth , fuo amico , giunfe daW 
Irlanda a Mora y ove abitava Conlatb . Fu egli of- 
pkalmente ricevuto , e fecondo il cojlume di que 1 
tempi fefteggiò tre giorni in cafa di Conlatb . 
5" imbarcò nel quarto , e cojìeggiando l y Ifola dell' 
onde , eli è probabilmente una deW Ebridi , vide Cu* 
tona di era alla caccia . Se ne invagbì , rapilla , 
e la condu (fé feco nella fua nave . Il tempo burra- 
feofo lo coflrinfe a dar fondo in un 1 Ifola deferta , 
chiamata. Itona .. In quefìo frattempi Conlatb avver- 
tito del ratto fi mife a infeguirlo , e s y incontrò con 
luì , nel punto cb y egli s* apparecchiava a far vela 
Tom. IL N per 



( C X C I V ) 

per la cofla d' Irlanda . 5" azziiffarono ajfieme , est 
ambedue , injìeme coi loro feguaci rimafero morti fui 
campo . Cutona non fopravviffe lungo tempo , poiché 
il ter^o giorno morì dì dolore . Fingal effendo infor- 
mato dell' infelice lor morte , inviò Sformai , figliuolo 
di Mora» , per fepellirli , ma fi dimenticò nel tem- 
po ijiejjo di fpedire un Cantore , acciocché cantaffe 

V "Elegìa funebre fulle lor tombe . Lungo tempo dopo 

V ombra di Coniato apparve ad OJJian , per folle- 
citarlo a trafmettere alla pojìerità il nome di lui , 
e di Cutona , ejfendo opinion di que 1 tempi , che /' a- 
nime de' morti non poi off ero ejfer felici , finche un 
Cantore non avea compojla la loro Elegia . Quefla 
è la Jloria compiuta trafmejfaci dalla Tradizione . 
Ojfian la riferifee in un modo affai tronco , e con 
un di f or dine artifizjofo . Il Poema è qua fi intera- 
mente "Drammatico , e pieno di novità , e d' entu-< 
Jìafmo . 



CO- 



( C X C V ) 

COLANTO E CUTONA 



N, 



on intefi una voce? o fuono è quello 
Dei dì che più non fon? fpeflfo alla mente 
La rimembranza dei paffati tempi 
Correr mi Tuoi , come all' occafo il Sole . 
Il rumor della caccia entro il mio fpirto 
Svegliali , e T afta col penììer follevo . 
No non m' inganno : odo una voce • o figlio 
Della notte * -, chi fei ? dorme la bafla 
Stirpe mortai^ nelle mie fale è'1 filchio 
Di mezza notte : farà forfè quello 
Lo feudo di Fingal che ripercofìb 
Eccheggia al vento : nella fala ei pende 

N 2 Dalle 



* Cioè , o tu che vai di notte . feia peritando che a quell' 

Il poeta s'immagina da pei- ora ciaicim dormiva, lo 

ma che il fuono venga da crede il fifehio del vento . * 
una perfona vivente ! pò- 



( C X C V I ) 

Dalle pareti , e di trattarlo gode 
V ombra del padre . Ah sì, ti Tentò,, amico, * 
Molto è. che lunge dagli orecchi miei i 5 

Stette la voce tua : (opra il tuo nembo 
Qual ragion ti conduce , o generofo. 
Figlio di Morni? e dove fon gli amici 
De' tempi antichi? e dove Ofcarre , il figlio 
Della mia fama? ei folea ftarti apprendo 20 

Quando forgea della battaglia il fuono,. 

Ombra di Colanto,. 

Dorme di Cona la foave voce 

Nella fua fala romorofa? dorme 

Oflìan tranquillo, e ftan gli amici intanto 

Senza. Ponor dell' afpettata fama? 25 

Volvefi il mar fopra P ofeura Itona , * 

Né vede lo ftranier le noftre tombe» 

E fino a quando dovrà ftar fepolta 

E ino- 

a Oflìait lo riconofee final- ima delle difabitate Ifole 

mente per Coni irli . * Occidentali. 

* I-thonn , /' lfola dd? onde , 



( C X C V I I ) 

E inonorata la memoria fiorirà, 
Cantor di Selma? 

Ossian» 

Oh potefs'io vederti jo 
Cogli occhi miei , mentre tu fiedi ofeuro 
Nella tua nube ! or di , fomigli , amico , 
Alla nebbia di Lano, oppure ad una 
Scolorita meteora? e di che fono 
Della tua vefte i lembi? e di che fatto 35 
E' l'aereo tuo arco? egli partidi 
Nel nembo fuo , f.ccome ombra di nebbia » 
Scendi dalla parete , arpa foave 
Fa ch'io fenta il tuo fuon : forga la luce 
Della memoria, e disfavilli fopra 40 

L'ofcura Itona , onde vedere io poffa 
Gli ertimi amici : ^cco gli amici io veggo 
Nella fofeo-cerulea Ifola ; io feorgo 
La caverna di Tona , ecco le piante 
Tremanti al vento, e le mufeofe rupi. 45 

N 3 P'ef- 



( C X C V I I I ) 

Preflb mormora un rio; pende Tofcarre 
Sopra il Tuo corfo; egli ha Fercuto accanto 
Meilo , e dell' amor Tuo fiede in difparte 
La vergine dolente , e piange , e geme . 
M'inganna il vento? o le lor voci afcolto 50 
Veracemente ? 

TOSCARRE. 

* Tempeftofa notte, 
Notte atra: rotolavano le quereie 
Dalle montagne - r il mare infili dal fondo 
Rimeicolato dal vento mugghiava 
Terribilmente, e l'onde accavallandoli 55 

Le noltre rupi rieopriano, il cielo 
Moftravaci la felce inaridita 
Col fuo frequente balenar: Fercuto 
Vidi lo Ipirto della notte b > ei flava 

Mu- 
ti Oflìan ha già deferitta Ja feia va riandando collo fpi» 

Scena dell' azione . Ora s' rito la faa avventura amo-. 

introduce Tofcar a rirkt- rofa » * 

tere fopra la tempefta che b Uno di quei Spiriti che prò» 

cominciava a celiare . Po- ducevano le tempefte . 



C C X C 1 X ) 

Muto fopra la fpiaggia ; io ne diilinfi 60 

Le lagrime; ei fembrava uom d'anni grave ì 
E carco di penfier. 

Fercuto. 

Tofcarre , al certo 
Quelli è tuo padre: ah ch'ei nella fua ftirpe 
Qualche morte prevede ; in tale afpetto 
Già , mi rimembra , ei fé vederli in Cromia 6 5 
Pria che cadefle il gran Mornante a . Ullina , 
Ullina , o quanto graziofi e cari 
Sono i tuoi monti, e le tue valli erbofè. 
Sopra gli azzurri tuoi rufcelli fiede 
Grato lìlenzio, e ne' tuoi campi è il Sole. 70 
Soavixlìmo in Selama b a. fentiriì 
E' il fuon dell' arpa , amabili e gioconde 
In Cromia fon del cacciator le grida. 

N 4 Noi 

* Ma-ronnan , fratello di To- b Quefta non è quella Sela- 

fcar . Il Traduttore polfe- ma , eh' era 1' abitazione 

de un Poema intoruo la di Dartula . Vedi V Annot. 

morte ftraordinaria diqueir al v. 81. di quel Poema. 
Ere e . 



(C C) 

Noi nell'ofcura Itona or da temperie 
Siamo accerchiati , il bianco capo inalza 7 5 
L'onda fu i noftri maflì > e ftiam tremando 
In negra notte involti. 

Tosca rré. 

Ove n'è ito* 
Fercuto antico, il tuo guerriero ipirto? 
Pur io fovente intrepido ti fcorfi 
Entro i perigli; in mezzo alle battaglie 80 
Vidi i tuoi fguardi sfavillar di gioja . 
Ove n'è ito il tuo guerriero fpirto? 
Sempre furo animofi ì noftri padri . 
Va , guarda il mar che già cade e fi fpiana , 
Già cefTa il foffio tempeftofo , P onde 8 5 

Tremolando diguazzanti, e del vento 
Sembrano paventar : ma guarda il mare 
Che già già s' abbonaccia : ecco il mattino , 
Che fulle rupi albeggia : in breve il Sole 
Rifguarderà dall'Oriente in tutta 90 

Delia 



(CCI) 

Della fua luce l' orgogliofa pompa. 
Partendo da Colanto io veleggiava 

Tutto feftofb, con placida auretta; 

E ì' Ifola dell' onde corteggiava * 
Ivi dell'amor fuo la verginetta * 95 

Vidi i cervi feguir leggeramente 

In cacciatoci fpoglie sgile , e ftretta . 
Ella pareami raggio d'Oriente, 

Ch' efee fuor Fuorà ; 

E i nembi indora 100 

Di luce amabiliflìma ridente* 
Il nero crin fui petto le cadia , 

Piegava 1' arco, 

Gentile incafeo, 

Curvetta in atto pien di leggiadria. 105 

Ella inoltrava il candidetto braccio, 

E parea neve. 

Che 



a Dalle parole di Tofcar > l' innamorata di Conlath ; 

pofte più fotto , al v. 141. e fembra che fapendolo egli 

apparifee che Tofcar non fi farebbe attenuto dal ra- 

fapeva che Cutona fotte pirla . * 



( C C I I ) 

Che leve leve 

Scende fui Cromia, e fi 'raifoda in ghiaccio. 
Vieni all' anima mia, tolto 4jfs' io, 11© 

Raggio d' amore , 

Vieni al mio core , 

Allo mio core eh' è tutto delio . 
Ma ella ftafli meda , e non rifponde , 

Pende full' onde - e fi diflrugge in pianto , 115 

Penfa a Colanto - e langue , e s' abbandona * 

Dolce Cutona -« al duol che si ti sface , 

Troverò pace ? 

Cutona. 

Lungi dì qua mufeofa 

Rupe fui mare incurvali • 120 

D* antichi alberi ombrofa. 
A' cavrioli è quella 

Gradita folitudine , 

La gente Arven P appella . 
Ivi all' aer di Mora 125 

S* al- 



(CCIIi) 

S' alzan le torri, ivi '1 mio ben dimora. 
Latta! che incerto ei palpita, 

E fta guardando il mar, 
Per difeoprir fé 1' unica 

Sua dolce cura appar. 13© 

Oimè che dalla caccia 

Le figlie ritornarono. 
Vede i lor' occhi turgidetti, e languidi: 

E 1' amor mio dov' è? 
Elle paflaron mefte , e non rifpofero: 135 

Oimè, Colanto , oimè. 
Se cerchi la mia pace , 

Straniero, in Arven col mio cor fi giace. 

Toscarre. 

E bene alla fua pace 

Ritornerà Cutona ; 140 

Ritornerà alle fale 

Del nobile Colanto. 

Ei di Tofcarre è amico; 

Io 



(CCIV) 

Io fefteggiai tre giorni 

All' ofpital fua menfa . 145 

Venticelli d' Ullina^ o venticelli*, 

Venite celeri, 

Soffiate placidi , 

Rigonfiate le vele, e fofpingetele 

Verfo PArveniè fortunate piaggic. ìjjo 

Cutona in Mora 

Ripoferà . 
Dolente, e mìfero 

Tofcar farà . 
Ei fi ftarà foletto ì 5 5 

Dentro ìa fua caverna, 

Là nel campo nel Sole 
II vento ad or ad or tra fronda e fronda 

Mormorerà : 
Egli alla voce tua dolce e gioconda ì 60 

Penfando andrà . 

Ei fìruggerafli in pianto j 

Ella in braccio farà del fuo Colanto. 

Cu- 



e C C V ) 

C U T Q N A .. 

Ohi oh! che nube è quella 

Ch'io ravvifo colà? porta nel feno 165 

L'ombre de' padri miei , veggo le falde 

Delle lor vcfti , veggo 

Che come azzurra nebbia » .... o Ruma , o Ruma , 

Quando deggio cader? Cutona afflitta 

La fua morte prevede: ah mio Cotanto, 170 

LaflTa , pria eh' io men vada % 

Nella magione anguria 

Per non tornar più mai , 

Caro, non ti vedrò, non, mi vedrai? 

Ossian.. 

Sì ti vedrà, Cutona, ei già fen viene 175 

Sopra il rotante mar , già pende ofeura 
Sulla fua lancia di Tofcar la morte. 
Al fianco ha una ferita , 
Ei ù' chiama, e l'addita. 

Ve- 



( C C V I ) 
Vedilo , vedilo, 180 

Proftefo e pallido 

Sullo fpeco di Tona. 
Che fai? fu vietitene 

Colle tue lagrime , 

Bella Cutona . 185 

Ei ti fogguarda ancora , 

Piangi infelice il bel guerrier di Mora . 
Comincia ad ofeurarfi nella mente 

La vifione ; io più non veggo i duci . 

Ma voi Cantori de' futuri tempi 190 

Ricordate con lagrime la morte 

Del nobile Colanto ; egli cadeo 

Anzi la fua ftagion ; volle la madre 

L'occhio al fuo feudo, e ravvifollo afperfo 

Di nero fangue a : ahi che mio figlio è fpento , 195. 

Diffe , e fonò l'alto fuo lutto in Mora. 
E tu , bella Cutona , 

Pai- 

a CredeVafi in que' tempi che di fangue nel punto della 

le armi lafciate a cafa da- lor morte, per quanto gran- 
ali Eroi , fi macchiartelo de forte la lor lontananza , 



( C G V 1 I ) 

Paliuktta ti (lai * 

Sulla tua rupe appo gli eftinti duci. 

Va la notte, e torna il giorno, 2«o 

Tu d' intorno 

Guardi, né v'ha chi la lor tomba inalzi. 
Spaventati i corvi ftriduli 

Da' tuoi gemiti fuggon via ; 
Le tue lagrime, meda vergine, 305 

Larghe fgorgano tuttavia* 
Tu Tei pallido , 

Vifo candido , 

Già sì vago, 
Come nuvola 210 

D 1 acqua turgida 

Sopra un lago . 
Vennero i figli del deferto, e morta z 

La ritrovaro ; alzan la tomba ai Duci , 

Ella ripofa al fuo Colanto appreflb . 115 

Colanto , or va ; la fofpirata fama 

Già riceverti j non venirne , amico , 

Ne' 



( C C V I I I ) 

Ne* fogni miei , dalla mia fala lungi 
Scia la tua voce, onde la notte il Tonno 
Scenda fulle mie ciglia.. Oh potefs' io 220, 
Scordar gli amici eftinti , infin che 1' orme. 
Ceflfan. de* palli miei, finché men vado 
Ad unirmi con loro , e che ripongo 
L' antiche membra, nel!' anguria caia «, 







OS- 



( C C I X ) 
OSSERVAZIONI. 



9***9 



1. T A fituazione di Cutona è fimile a quella di Ref- 
J_j fa, P amica di Saule, che s' aflTife accanto i fuoi 
tìgli dopo che furono impiccati dai Gabaoniti . Vedi 
il 2. lib. dei Re e. zi. v. io. 

2. Sembreranno ad alcuni itrane ed inverifrmrlr quefte 
morti repentine prodotte dalla fola forza del dolore. 
Ma il fecolo della morbidezza non è molto atto a 
giudicar dello flato del cuore umano nei fecoli del- 
la paff.one. Noi non abbiamo che i nomi dell'amo- 
re e dell' amicizia : ma V idea, non che 1j realità 
«li queui fentimenti , s' è quali del tutto perduta . * 



Tom. II. O I CAN- 



I CANTI 

D I 

SELMA. 



( G C X I I I ) 

I CANTI DI SELMA, 

Ar-gomento* 

\ ^J Jeftó Poema /iabili/ce /' antichità d % un co/lume 
ricevuto ed o/fervato per molti [ecoli nel Settennio* 
vie della Scoria , e neW Irlanda y e rischiara varj 
luoghi dell'altre Poe/ìe. Nella Scoria e nel? Man* 
da i Cantori in una Fe/la anniver/aria , ordinata 
dal Re , o Capo di quelle nazioni , u/avano di ripe* 
ter /biennemente i loro Poemi . Quelli che aveano il 
pregio tra gli altri , e veniano giudicati degni d' e/* 
fer conservati , s y infognavano diligentemente ai pie» 
cidi figli , perchè in tal gui/a /afflerò tra/mejfi all-d 
pojìerità . Una di quejìe occafionì /om mini/Irò ad Of- 
fictn il /oggetto del pre/ente Poema. S'introducono hi 
tjfo alcuni Cantori di Fingal , già morti , i quali 
in una di quelle /e/le cantano alcune avventure dei 
loro tempi, 

V argomento del primo Canto è quejìo. Salgar e 
Colma erano dite amanti \, ma di /amiglie nemiche % 
Colma deliberò di /uggir/ene col /uo amante in una 
determinata notte ^ e andò ad a/pettarlo /opra una 
collina , ov > egli le avea promejfo di venire ad unirjì 
con lei » Ma ejfendo/ì que/lo /centrato alla caccia 
col /rateilo di Colma /opra un colle poco di/co/io da 
quello ov' ella /lava ad a/pettarlo , appiccata/i Zuffa 
O 3 tra 



( C C X I V ) 

tm loro , Vcflawm ambedue v.ccifi qi'.afì' [otto gli oc* 
chi di Colma . 

1/ fecondo Canto è uti Elegia funebre in morte d" 
Un certo Morar , uno dei loro Eroi . 

Nel terreo s ì introduce Armino , Signor di Gonna , 
a raccontar la morte di Daura e a"* Arindallo [noi 
figli . Egli avea promeffa Daura in ifpofa ad Ar-. 
miro , guerriero illujlre . Eratb nemico d' Armiro , 
traveflito venne [opra un legno a Daura , fingendo 
d 1 ejfer mandato dal fuo fpofo per condurla al luo* 
go , ov egli flava ad attenderla , [opra una rup& 
cinta dal mare . Condotta Daura colà , e trovandojl 
tradita , quando già cominciava ad insorgere una 
burrafea , diejji ad alta voce a chiamar foccorfo .. 
Arindallo fuo fratello accorfe alle fue grida . Ma 
giunto nel punto ifìejfo da mi altra parte lo fpofo 
Armiro , e volendo fioccar l'arco contro di Eratb , 
colpì inavvedutamente Arindallo . Pofcia f alito fui 
legno per Jalvar la fua Daura rejìò miferamente 
affogato dalla tempefìa .• e Daura fpettatrice d? una., 
sì atroce Tragedia , morì di dolore . 

Il Poema è interamente Lirico , ed ha una gran 
varietà di verfi fi cagione. V invocazione alla /iella 
notturna , con cui fi apre , ha tutta /' armonia che i 
numeri poffhna dare / e i verfi f corrono con quella 
delicata foavità che infpira una feena così piacevole, 
della natura* 

I CAN« 



( C C X V ) 
I CANTI DI SELMA. 



Ìtella maggior della, cadente notte 
Deh come bella in Occidente fplendi! 
E come bella la chiomata fronte 
Moftrì fuor delle nubi , e maefìofa 
Poggi fopra il tuo colle ! e che mai guati 5 
Nella, pianura? i tempefìofi venti 
Di già fon cheti , e '1 rapido torrente 
S' ode foltanto ftrepitar da lungi r 
Che con l'onde fonanti afeende e copre 
Lontane rupi: già i notturni infetti io 

Sofpefi flanno in fu le debili ale , 
E di grato fufurro empiono i campi. 
E che mai guati , o graziofa flella ? 
Ma tu parti e forridi : ad incontrarti 
Corron Tonde feftofe , e bagnan liete 15 

O 4 La 



( C C X V I ) 

La tua chioma lucente . Addio foave 
Tacito faggio ; ah disfavilli ornai 
Nell'alma d'Offian la ferena luce. 
Ecco già forge, ecco s'avviva: io veggo 

Gli amici eftinti. Il lor congreffo è in Lora , 20 

Come un tempo già fu : Fi rigai fen viene 

Ad acquofa colonna fomigliante 

Di denfa nebbia che fui lago avanza . 

Gli fan cerchio gli Eroi : vedi con elfo 

I gran figli del canto -, Ullin canuto , 2 5 

E Rino il maeftofo, e '1 dolce Alpino ' 

Dall'armonica voce, e di Minona b 

II 



a Alpino ha la ftetfa radice 
che Albione , o piuttofto 
Albmo , antico nome della 
Bretagna . Alp : paefe mon- 
tuofo . Il nome prefente del- 
la noftra Ifola ha la fua o- 
rigine anch' elfo nella lin- 
gua Celtica ; e coloro che 
lo derivano da un' altra 
danno a divedere la loro 
ignoranza dell' antico lin- 
guaggio del noftro paefe . 
Bretagna , Breac' t t-i ligni- 
fica Ifola V3ri$ - dipinta , co- 



sì detta dall' afpetto del 
paefe , dall' ufo che quella 
nazione avea di dipingerà 
o dalle loro vefti bifcolori 
b Sembra da ciò che le don- 
ne follerò animelle nell 
dine dei Bardi . Elfe do 
veano certo elfer partico- 
larmente ammaeftrate nel 
la mufica , poiché Oflian 
non parla quafi mai d' una 
dnnn?. fenza attribuirle un' 
armonia diftinta di voce . * 



< e e x v i i ) 

Il (bave lamento. Oh guanto, amici ^ 
Cangiati fiete dal buon tempo antico 
Del convito di Selma, allor che infieme 30 
Faceam col canto graziofe gare , 
Siccome i venticelli a primavera, 
Che volando fui colle alternamente 
Piegan l'erbetta dal dolce fufurro . 
Suonami ancor nella memoria il canto , 3 5 

Ricordanza foave : ufcì Minona ; * 
Mi nona adórna di tutta beltade , 
Ma il guardo ha baffo , e lagrimofo il ciglio , 
E lento lento le volava il crine 
Sopra V auretta , che buffando a feofle 40 

Ufcia del colle. Degli Eroi nell'alma 
Scefe grave triftezza , allor che fciolfe 
La cara voce ; che di Salgar villa b 
Speflb aveano la tomba, e'1 tenebrofo 

Let. 

» Offian introduce Minona ove i Bardi recitavano le 

non nella leena ideale del- loro opere in prefenza di 

la fua immaginazione j di- Fingal . 

anzi deferitta , ma in un' k Sealg'-er Cacciatore . 
annu» convito di Selma , 



( C C X V I I I) 

Letto di Colma * dal candido feno. 45 

Colma fola fedea fu la collina 

Con la mufica voce : a lei venirne 

Salgar promife , ella, attendealo , e intanto 

Giù dai monti cadea la notte bruna. 

Già Minona incomincia: udite Colma h 50 

Qiiando {bla iedea fu la collina. 

Colma., 

E v notte : io fiedo abbandonata e fola 
Sul tempeftofo colle : il vento freme 
Sulla montagna, e romoreggia il rivo 
Giù delle rocce , né capanna io veggo 5 5 

Che dalla pioggia mi ricovri : ahi laffa ! 
Che far mai deggio abbandonata e fola 
Sopra il colle de' venti? Luna, o Luna, 
Spunta dalle tue nubi , ufeite o voi 
Aftri. notturni, e coir amico lume 60 

Me 

a Cul-math donna dì b»lU ch'io- Minona mette in bocca di 

ma . Colma . * 

b Cioè , udite il canto che •. 



( C C X I X ) 

Me conducete ove il mio amor ripofa 
Dalle fatiche della caccia, fianco.. 
Farmi vederlo: l'arco Tuo non tela. 
Giaccgli accanto, ed i feguaci cani. 
Gli anelano all'intorno, ed io qui fola 65 
Senza lui deggio fìarmi appo la. rupe 
Deirumido rufcel ; fufurra. il vento, 
Ipreme il rufcel , né poflb udir la voce 
Bell'amor mio.. Salgar, mio ben, che tardi 
La prometta a compir? l'albero è quello, 70 
Quella è la rupe , e '1 mormorante rivo , 
Tu mi giurarli pur che con la notte 
A me verrefti : ove fé' ito mai 
Amor mio dolce? ah con che gioja adeiTo 
Fuggirei teco ! tu fratel , tu padre , 75 

Tu mi lei tutto « ; lungo tempo infieme 

Furon 



» X_,e parole precife deirOri-. fo ragionevole , Quello eli* 

ginale fon quefte : Teco vo~ io loro ho dato , fé forfè 

pilo fuggire mio padre , non efprime il precifo, in- 

teco mio fratello dell' orno- tenciimento del Poeta , al- 

glio . Confetto» eh' io non meno è chiaro, e conve- 

io raccapezzarne alcun fon- niente . * 



<*C C X X ) 

ìruroB nemiche le famiglie noftre, 

Ma noi , caro > ma noi non fiam nemici •» 

tefla , ò vento , per poco , e tu per poco 

Taci* o garrulo rio ; laicia che s'oda 8v 

-La voce mia , lafcia che m' oda il mio 
Salgar errante : o Salgar mio rifpondi , 
Chiamati Colma tua : V albero è quello , 
Quefta è la rupe ; o mia diletta fpeme , 
Scn io , fon qui $ perchè a venir fei lento ? 8 5 

Ecco forge la Luna , e ripercoiTa 
L' onda rifplende ; le pendici alpine 
; Già fi tingon d' azzurro , e lui non miro ; 
Né de' fuoi fidi cani odo il latrato 
Fcrìer della venuta: afflitta e fola '90 

Deggio feder . Ma che vegg' io ? chi fono 
Que' due colà fopra quell' alta vetta? 
Son forfè il mio fratello , e 1' amor mio ? 
Parlate amici miei: niifun rifponde , 
Freddo timor 1' alma mi ftringe : oimè 95 

Elfi fon morti : dalla zuffa io veggo 

Le 



( C C X X I > 

Le fpade a rofleggiar. Salgar, fratello, 
Crudeli! ah mio fratello e perchè mai 
Salgar mio m* ucciderti ? ah Salgar mio 
Perchè m'hai dunque il mio fratello uccifo? ioo 
Cari entrambi al mio cor: che dir mai poflb 
Degno di voi? tu fra milP altri o Salgar 
Bello fu la collina, e tu fra mille 
Terribile, o fratel, nella battaglia. 
Parlate, o cari, la mia voce udite 105 

Figli dell' amor mio: laflfa, fon muti, 
Muti per fempre, e fon lor petti un gelo. * 
Ah per pietà dalla collina ombrofa , 
Ah dalla cima dell' alpeflre rupe, 
Parlate , ombre dilette , a. me parlate r no 
Non temerò : dove n' andafte , o cari > 
A ripofarvi? in qual petrofa grotta 

Tro* 



» V Originale : freddi fono i finezza della lor carnagio- 

lor petti di creta . Sarà que- ne • Ma quefta creta ap- 

fta la creta fina che fi u- predò di noi non rappre- 

fava nelle fepokure ; e il fenta che V idea d'una pen- 

Poeta intenderà con ciò di tola . * 
fpiegar la candidezza , e. la 



( C C X X I I ) 

Troverò i cari corpi? Alcun non m? ode; 
Né pur fi fente una fìochetta voce 
Volar per 1' aere , che s' affoga 'e fperde 1 1 $ 
Fra le tempere del ventofo colle s 
Mifera! io fiedo nel mio duolo immerfa 
Fra le lagrime mie, fra' miei fofpiri , 
Ed attendo il mattino: alzate, amici > 
La niella tomba agi' infelici eftinti , 120 

Ma non la chiudali le pietoie mani 
Finché Colma non vien ; via la mia vita 
Fugge qual fogno: a che refrarne indietro.'* 
Qui federommì a' miei diletti accanto , 
Lungo il rufcel della fonante rupe . 125 

Quando fui colle (tenderà la notte 
Le negre penne , quando il vento tace 
Su T erte cime , andrà '1 mio fpirto errando 
Per ì' amato aere , e dolorofamente 
Piangerò i miei diletti: udrà dal fondo 150 
Della capanna la lugubre voce 
11 cacciator fmarrito, e ad un fol tempo 

E te* 



( C C X X I ì ì ) 

E temenza e dolcezza andragli al core. 
Che dolcemente la mia flebil voce 
Si lagnerà fopra gli eftinti amici , 135 

Del £aro entrambi a lo mio cor sì cari. 

Così cantarti , o figlia di Tormante a 
Gentil Minona dal dolce rollbre . 
Sparfe per Colma ognun lagrime amare , 
E 1' anime affali dolce triftezza . 140 

Ùllin venne con V arpa , ed a noi diede 
D' Alpino il canto *: era ad udir gioconda 
D' Àlpin la voce , e ì' alma era di Rino 
Raggio di foco , ma da lungo tempo 
Giaceano entrambi nell' angufta cafa , 145 
Né più fonava la lor voce in Selma . 
Tornava un giorno dalla caccia Ullino 
Pria che foflero fpenti , ed ei gì' intefe 

Dal- 

a Torman j figlio di Carthuì & Cioè , Ullino cantò full' ar- 

Signor d' I-mora , una dell' pa una canzone da lui com- 

Ifole Occidentali . Egli era pofta , nella quale s' inrro- 

padre di Minona , e di Mo- duce Alpino , Cantor già 

xar di cui fi parla ben ro- morrò , a far V elogio fu- 

fto . nebre di Morar . * 



(CCXXIV) 

Dalla collina . Dolce sì , ma metto 

Era il lor canto: effi piangean la morte 150 

Del gran Moradde a tra' mortali il primo . 

Ei l' alma all' alma di "Fingallo , e '1 brando 

Aveva , Ofcar , mio figlio , al tuo limile . 

Pure anch' egli cadeo : pianfene il padre, 

E fur pieni di lagrime i begli occhi tjj 

Della forella, di Minona gli occhi 

Sorella fua di lagrime fur pieni . 

Ella al canto d' Ullin ritorfe il volto , 

Né volle udirlo: tal la bianca Luna 

Qualor prefente la vicina pioggia ióo 

Tra nubi afconde la polita fronte . 

Io toccai l'arpa accompagnando Ullino, 

E incominciammo la Canzon del pianto . 

Ri n o . 

Già tace il vento , ed il meriggio è cheto , 
Cefsò la pioggia; diradate e fparfe 1^5 

Er- 

t Morar -, Mór - £r , utmo grande . 



(CCXXV) 

Erran le nubi, per le verdi cime 

Lucido in fua volubile carriera 

Si fpazia il Sole , e giù trafcorre il rivo 

Rapido via per la fafTofa valle. 

Dolce mormori, o rio; ma voce afcolto 170 

Di te più dolce, ella è d' Alpin la voce, 

Figlio del canto , che gli eftinti piagne . 

Veggo P annoio capo a terra chino 

E lagrimofo gli rofleggia il guardo. 

Alpin figlio del canto, onde sì folo 175 

Su la muta collina? a che ti lagni, 

Come nel bofco venticello, o come 

Su la deferta fpiaggia onda marina? 

Alpino» 

Quefte lagrime mie fgorgano, o Rino, 

Pei prodi ertimi , e la mia voce è facra r8o 
Agli abitanti della tomba. Grande 
Sei tu fui colle , e bello fei tra i figli 
Della pianura; ma cadrai tu fteffo 

Tom. IL V Con 



(CCXXVI) 

Come Moradde , e falla tomba avrai 
Pianti e lìngula : a quelli colli ignoto 185 
Sarai per Tempre, e inoperofo l'arco 
Dalle pareti penderà non tefo. 
Tu veloce , o Morad , com' agii cervo 
Sul colle, tu terribile in battaglia 
Come vapor focofo; era il tuo fdegno 19C 
Turbine , e '1 brando tuo folgor ne' campi . 
Gonfio torrente in rovinofa piaggia 
Parea tua voce, o tra lontane rupi 
Tuon che rimbomba ripercoflb : molti 
Cadder dal braccio tuo, confunti e fperfi 195 
Del tuo furor nelle voraci fiamme . 
Ma ceffato il furor , depofte l' armi , 
Come dolce e fereno era il tuo ciglio ! 
Sol dopo pioggia fomigliavi al volto, 
Oppur di Luna graziofo raggio 200 

Per la tacita notte, o cheto il vento 
Placida limpidiflìma laguna. 
Angufìo è ora il tuo foggiorno ; ofcuro 

Di 



( C C X X V I I ) 

Di tua dimora il luogo, e con tre pani 

La tua tomba mifuro> o pria sì grande. 205 

Son quattro pietre la memoria fola 

Che di te refta , e un arbufcel già privo 

Dell' onor delie foglie, e la lungh'erba 

Che fifehia incontro '1 vento addita al guardo 

Del cacciator del gran Morad la tomba. 210 

Tu ie' umile, o Morad : tu non hai madre 

Che ti compianga , o giovinetta fpofa , 

Che d'amorofe lagrime t'afperga. 

Spenta è colei che ti die vita , e cadde 

Di Morglano la figlia. E quale è quello 215 

Che curvo pende fui bafton nodofo? 

Chi è queft' uom che ha sì canuto il capo , 

Tremulo paflb , e roflfeggiante fguardo? 

Moradde , egli è tuo padre, ahi l'orbo padre 

Non d'altri figli che di te. Ben egli 220 

Udì '1 tuo nome nelle pugne > ìntefe 

De' nemici la fuga, ìntefe il nome 

Del fuo Morad ; perchè non anco intefe 

P 2 La 



( C C X X V I I I ) 

La i'ua ferita? piangi, o padre, piangi 
11 figlio tuo; ma il figlio tuo fotterra 225 
Non t' ode più : forte è de' morti il fonno , 
E baffo giace il lor guancial di polve .. 
Tu non udrai la voce fua , né quefti 
Riiveglieraffi di tua voce al fuono. 
E quando fia che fulla tomba fplenda. 23.G. 
Giorno che delti addormentato fpirto?. 
Addio più forte de' mortali, addio 

Conquiftator nel campo; or non più.'l carmpc* 
Ti rivedrà, né più l' ofeuro bofeo 
Rifplenderà dal folgorante acciaro*. 23* 

Prole non hai, ma fìa cuftode il canto- 
Dei nome tuo, l'età future udranno 
Parlar di te , vivrà Moraddc eftinto- 
Neil' altrui bocche , e via di figlio in figlio 
Tramanderai! l'onorato nome. 240 

Tutti gemean, ma fovra ogn' altro Armino * 

A co- 

* Un Eroe. Quefti era capo Tfot» ezt."rra , che fi crede 

o Regolo Hi Gorma , cioè efièr una dell' Ebridi . 



( C C X X ì X ) 

A cotai voci , che nel cor fi (veglia 

La rimembranza dell' acerba morte 

Dell'infelice figlio, il qua! cadeo 

Nei dì di giovinezza. A lui dappreflb 245 

Sedea Cramof *', di Clamala eccheggiante 

Cramoro il Sire. E perchè mai, difs' egli , 

Sulle labbra d' Armin fpunta il fofpiro? 

Ecci cagron di lutto? amabil canto 

L'anima intenerifee e riconforta» 1250 

Simile a dolce nebbia mattutina 

Che s' inalza dal lago , e "per la muta 

Valle fi ftende s ed i fioretti e l' erbe 

Sparge di foaviffima rugiada^ 

Ma il Sol s' inforza , e via la nebbia fgombra » 255 

O reggitor di Gorma ondi-cerchiata , 

Perchè si mefto? 

ÀRM1NO- 

Mefto fon j né lieve 
E' la cagion di mia triftezzà . Amico , 

P 3 Tu 

« Cear - Jìi^r Uomo grande , e di color fofee , 



( C C X X X ) 

Tu non perdefU valorofo figlio, 

Né figlia di beltà. Colgar, il prode zòo 

Tuo figlio è vivo, ed è pur viva Annira , 

Vaga pulcella . Rigogliofi e verdi 

Sono , o Cramoro , di tua ftirpe i rami ; 

Ma della fchiatta fua l'ultimo è Armino. 

* Daura, ofeuro è '1 tuo letto , oDaura , forte- 265; 
E 1 '1 ionno tuo dentro la tomba : e quando 
Ti fveglierai con la tua amabil voce 
A coniolar l'addolorato fpirto? 

O forgete, foniate impetuofi 

Venti d'Autunno fu la negra vetta ; 2j<x 

Nembi o nembi affollatevi, crollate 
L' annofe guercie; tu torrente muggi 
Per la montagna, e tu paleggia o Luna 
Pel torbid' aere, e fuor tra nube e nube 
Moftra pallido raggio, e rinnovella 275 

Alla mia mente la memoria amara 
Di quell' amara notte , in cui perdei 

I miei 

« Si rivolge alla figlia morta » 



( C C X X X I ) 

I miei figli diletti , in cui cadero 

II poffente Arindal , 1* amabil Daura» 

O Daura, o figlia, eri tu bella, bella 280 

Come la Luna fui colle di Fura , * 
Bianca di neve, e più che auretta dolce ► 
Forte, Arindallc, era il tuo arco, e l'afta 
Veloce in campo ; era a vapor full* onda 
Simil Tirato fguardo , e negra nube 285 

Parea lo feudo in procellofo nembo» 

Sen venne Armiro il bellicofo, e chiefe 
L' amor di Daura , né reftò fofpefo 
Lungo tempo il fuo voto, e degli amici 
Bella e gioconda rifioria la fpeme» 290 

Fremette Erafto, che il fratello uccifo 
Aveagli Armiro , e meditò vendetta » 
Cangiò fembianze e ci comparve innanzi 
Come un figlio dell'onda *: era a vederli 
Bello il fuo fchifo ; la fua chioma antica 295 
P 4 Gli 

« Fuar-a , Ifoh fredda, b Come un nocchiero . * 



( C C X X X I I ) 

Gii cadea fu le fpalle in bianca lifta , 
Avea grave il parlar , placido il ciglio . 
O più vezzofa tra le donne , ei diflfe , 
Bella figlia d' Armin , di qua non lunge 
Porge rupe nel mar, che fopra il dorfo 500 
Porta arbufcel di roffeggianti frutta . 
Ivi t'attende Armiro , ed io men venni 
Per condurgli il fuo amor fui mare ondofo . 
Credè Daura , ed andò : chiama , non fente 
Che il figlio della rupe * : Armir , mia vita , 305 
Amor mio, dove fei? perchè mi ftruggi 
Di tema il core ? o d' Adanarto figlio , 
Odi , Daura ti chiama . A quelle voci 
Fuggitine a terra il traditore Erafto 
Forte ridendo . Effa la voce inalza , 310 

Chiama il fratello, chiama il padre, Armino, 

Pa- 



a II Poeta intende il rimbal- Spirito eli* era nella rupe 

zo della vo:e umana dalla iileff.i ; e quindi lo chia- 

rupe . Il volgo credeva che mavano ?nac-talla , cioè , il 

quefto ripercotimento del figlio che abita nella rupi . 



luono , proveiùfle da uno 



( C C X X X 1 I I ) 

Padre, Arindallo, alcun non m' ode? alcuno 
Non porge aita all' infelice Daura? 
Pafsò il mar la fua voce; odela il figlio , 

Scende dal colle frettolofo , e rozzo 3 1 5 

In cacciatrici fpoglie ; appefi al fianco 
Strepitavano i dardi , in mano ha 1' arco , 
E cinque cani ne feguian la traccia . 
Trova Erafto fui lido, a lui s' avventa 
E l'annoda a una quercia , ei fende invano 320 
L' aria di ftrida k Sovra il mar fui legno 
Balza Arindallo e vola a Daura. Armiro 
Giunge in xpel punto furibondo, e 1' arco 
Scocca , fifehia lo ftrale , e nel tuo core , 
Figlio , Arindallo , nel tuo cor s' infigge . * 325 
Tu morirti infelice , e di tua morte 
Ne fu cagion lo fcellerato Erafto . 

S'ar- 



a Convien fupporre o che À- V altro , o che quefto ac- 
rindallo fofle poco difeofto ciecato dalla palfione pren- 
da Erafto , e che Armiro defle Arindallo per Erafto 
pieno d' agitazione colpitìe medefuno . * 



involontariamente l'uno 



per 



( C C X X X I V ) 

S* arrefta a mezzo il remo; ei fu lo fcoglio 
Cade rovefeio , fi dibatte , e fpira » 

Qual fu, Daura, il tuo duol, quando mirafti 330 
Sparfo a* tuoi piedi del fratello il fangue 
Per la man dello fpofo? il flutto incalza, 
Spezzafi il legno ; Armiro in mar fi fcaglia 
Per faivar Daura, o per morir; ma un nembo 
Spicca dal monte rovinofo , e sbalza 335 

Sul mar, volvefi Armir, piomba, e non. forge. 

Sola , dal mar fu la percoffa rupe 
Senza foccorfo flava Daura, ed io 
Ne fentia le querele; alte e frequenti 
Eran fue ftrida ; V infelice padre 340, 

Non potea darle aita » Io tutta notte 
Stetti fui lido , e la feorgeva a un fioco 
Raggio di Luna, tutta notte intefì 
I fuoi lamenti ; ftrepitava il vento , 
Cadea a ferofei la pioggia» In fui mattino 345 
Infiochì la fua voce, e a poco a poco 
S' andò fpegnendo , come fuoi tra T erbe 

Talor 



(CCXXXV) 

Talor del monte la notturna auretta. 
Alfin già vinta da franchezza e duolo 
Cadde fpirando, e te, mifero Armino, 350 
Lafciò perduto : ahi tra le donne è fpenta 
La mia baldanza e la mia pofla in guerra ,. 
Quando il Settentrion |f onde follev£ , 
Quando fui monte la tempefìa mugge , 
Vado a feder fopra la fpiaggia , e guardo 355 
La fatai roccia : fpaziar li miro 
Mezzo nafcofti tra le nubi , infiemc 
Dolce parlando : una parola , o figli , 
Pietà , figli , pietà * ■>■ paflan , né '1 padre 
Degnan d'un guardo * . Sì, Cramor, fon mefto, 3 60 
Né leve è le cagion del mio cordoglio. 

Sì fatte ufciano dei Cantor le voci 

Nei dì del canto, allor che il Re feftofo 

Por- 



L' Originale : nijfuno di voi b Così dovea fembrar ad Ar- 

p urlerà con pista , o per pie- mino, perch' egli avea qual- 

tà ? o niffun di voi col par- che nmorfo di non aver 

larvai tnojlrerì d* aver pictì dato foccorfo alla figlia . * 
di me? * 



{ C C X X X V I ) 

Porgeva orecchiò all' armonia dell' arpa , 
E udia le gerla degli antichi tempi. 365 

Da tutti i colli v' accorreano i duci 
Vaghi del canto , e n' àveà plaufo e lodi 
Di Cona il buon Cantor * , primo tra mille», 
Ma fiede ora V età fulla mia lingua , 
E vien manco la lena. Odo talvolta 3 7 a 

Gli fpirti de' Poeti * , ed i foavi 
Modi ne apprendo , ma vacilla e manca 
Alla mente memoria : ho già dappreflb 
La chiamata degli anni , ed io gì' intendo 
L' un contro 1' altro bisbigliar pattando , 375 
Perchè canta coftui? farà fra poco 
Nella picciola cafa , e alcun non fia 
Che col fuo canto ne ravvivi il nome* 
Scorrete , anni di tenebre , feorrete 

Che gìoja non mi reca il corfo voftro . 380 
S'apra ad Oflian la tomba, or che gli manca 

L' an* 

a Oflian . 

ir Già morti : i Ganti delle loro ombre . * 



(CCXXXVII) 

L' antica lena : già del canto i figli 
Ripofan tutti: mormorar s' afeoka 
Sol la mia voce , come roco e lento 
Mugghio di rupe, che dall'onde è cinta, 3 $5 
Qiiando il vento cefsò : la marina erba 
Colà fufurra , ed il nocchier da lunge 
Gli alberi addita } e la vicina terra » 




CAR. 



CARTONE. 



C e e x l i y 
CARTONE. 

ARGOMENTO. 



A, 



. L tempo di Cornai figlio di T rat al ' , e padre 
del famofo Fingal , Clejfamorre figlio di Tuda , e 
fratello di Morna madre di Fingal , fu fpinto dal- 
la tempefla mi fiume Clyde , o Cinta , fulle rive 
del quale flava Baie luta , città che apparteneva ai 
Britanni di qua dal. muro . Egli, fu ofpit al mente ri' 
cevuto da Reut amiro , cti era il Re , o Signore del 
luogo , e w' ebbe in moglie Moina , unica figlia di 
quel Re . Reuda figlio di Cormo > ctì era un Signore 
Britanno innamorato di Moina , venne m cafa di 
Reutamiro , e trattò aspramente Clejfamorre . Vennero 
alle mani , e Reuda reflò uccifo . I Britanni del fuo 
feguito fi ri voi fero tutti contro dì Clejfamorre , a ta- 
le cti egli fu cojlretto a gettarji nel fiume , e ri- 
covrarft a nuoto nella fua nave . Spiegò le vele. , 
ed effendogli il vento favorevole , gli venne fatto 
di ufeir in mare . Tentò piìt volte di ritomarfene , 
e di condur feco in tempo di notte la fua diletta 
Moina , ma rifpinto fempre dal vento , fu forcato a 
defiflere . Moina lafciata gravida diede alla luce un 
fanciullo , e da lì a poco morì . Reutamiro impofe 
Tom. IL Q_ al 



( C C X L II ) 

mi fanciullo il nome di Carthon , cioè mormorio d' 
onda , in memoria della tempe/la , che , come crede- 
vafi , avea fatto perire fuo padre . Avea Cartone ap- 
pena tre anni , quando Cornai padre di Fingal in una 
delle fue /correrie contro i Britanni , prefe ed abbru- 
ciò Balcluta . Reutamiro fu ucci/o in battaglia , e 
Cartone fu trafugato dalla nutrice eòe fi rifugiò neW 
interno della Bretagna . Cartone fatto adulto deliberà 
di vendicare la dijìrwzfone di Balcluta [opra la pò* 
Jlerità di Cornai . Fece vela colle fue genti dal fiu- 
me Cluta , e giunto fulla cojìa di Morven , abbattè 
fui le prime due dei guerrieri di Fingal: finalmente 
venuto a /ingoiar battaglia con Clejfamorre /uo pa- 
dre , da lui non cono/ciuto , refìò da quello mi/era" 
mente ucci/o . Quefla è la Storia che /erve di fon- 
damento al prefente Poema ; il quale contiene la /pe- 
dazione e la morte di Cartone . Le co/e antecedenti 
vengono artifixjo/amente raccontate , come per e pi/odio j 
da Clejfamorre a Fingal . Il Poema fi apre la notte 
precedente della morte di Carton , mentre Fingal tor- 
nava da una /pedi'zjone contro i Romani /labiliti 
fieli* Inghilterra. E indirir^ato a Malvina figlia di 
To/car , e moglie di O/car figlio del Poeta . 

» « » * » 

* * » * 
» * » 

* * 



CAR- 



(CCXLIII) 

CARTONE.' 



* » * * * 



O torie de' prifchi tempi , e forti fatti 
Il mormorio delle tue onde o Lora , 
Mi rifveglia nell'alma, e dolce, o Garma , A 
E' a quell'orecchio de' tuoi bofchi il fuono. 
Malvina, vedi tu quell'alta rupe 5 

Che- al cielo inalza la petrofa fronte? 
Tre pini antichi cogli annofi rami 
Vi pendon fopra , ed al fuo pie verdeggia 
Pianura angulla : ivi germoglia il fiore 
Della montagna, e va feotendo al vento io 
Candida chioma ; ivi foletto ftaffi 
L' ifpido cardo : due mufeofe pietre , 
Mezzo afeofte fotterra , ai riguardanti 
Segnan quel luogo : dall' alpeltre balzo 

Q_ 2 Bie- 

a Garmallar » Monte in Lora . 



( C C X L I V ) 

Bieco il fogguarda il cavriolo, * e fugge 15 
Tutto tremante, che nell'aere ei feorge 
La pallici* ombra eh' ivi a guardia fiede , 
Però che là nella, riftretta valle 
Dell'alta roccia, ineccitabil fonno 
Donnon l'alme de' grandi : or odi, origlia, 20 
Storie de' prilchi tempi e forti fatti . 
Chi è coftui , che dall' cftrania terra ^ 
Vien tra' fuoi mille? lo precede il Sole, 
E fgorga lucidiamo torrente 
Innanzi ad eflb, e de' fuoi colli il vento- 25 
Vola incontro ai fuo crin : forride in calma 
Placido il volto, come fuole a fera 
Raggio che fuor per V azzurrino velo 
Di vaga nuvoletta in Occidente 
Guarda di Cona fu la muta valle. 3 a 

Chi , fuorché il figlio di Comalló , il prode 

Di 



a Si credeva in que' tempi , b Fingal era di ritorno da 
che i cervi , e i cavrioli una fpedizione contro i Ro~ 
vedeilero 1' ombre dei mor- mani . 



( C C X L V ) 

t)i Mqrven Re dai glorio fi fatti ? 
Ei vincitor ritorna , e i colli fuoi 
Di riveder s'allegra, e vuol che mille 
Voci fciolganfi al canto : 

* Alfìn fuggirle 3 5 

Audaci figli di lontana terra 
Domati in guerra -- lungo i campi voftri 
Dai brandi noftri , -- e con dolor profondo 
11 Re del mondo -- che la ftragge or fente 
Della fua gente , ** ed il fuo feorno vede , 40 
La guancia fìede , — e giù balza dal foglio , 
Roffo d'orgoglio -- il fero fguardo gira, 
Lampeggia d' ira — a fuoi danni penfando , 
E indarno il brando -- de fuoi padri afferra . 
Euggifte o figli di lontana terra. 4 5 

Sì parlaro i Cantor, quando alle mura 
Giunfer di Selma : fcintillaro intorno 
Mille tolte ai ftranrer candide luci . * 

Q. 3 si 

a Quefto è il canto dei Bar- h Probabilmente candele di 
di per la vittoria di Fin- cera . 
gal . 



( C C X L V I ) 

Si diffonde il convito, e in fefte e canti 
Paflfa la notte. Ov'è, Fingallo efclama, 50 
Il nobil Cleffamorre •? ov'è 1 compagna 
Del padre mio? perchè non viene anch' egli 
Il giorno a fefteggiar della mia gioja? 
Ei fulle rive del fonante Lora 
Vive mefio ed ofeuro : eccolo, ei feende 55 
Dalla collina ; e nelle vecchie membra 
Porta frefeo vigore , e par deftriero * 
Cui feofle al vento le lucenti giubbe 
Sferzan le fpalle , Oh benedetta l'alma 
Di Cleffamorre ! e perchè mai sì tardo ó'o 
Giungiti in Selma? Ah tu ritorni, ei difle , 
In mezzo alla tua fama, o duce invitto. 
Tal , mi rimembra , era Comallo il padre 
Nelle battaglie giovenili : infieme 

Spef- 



Cleflam-mhor forti fatti * i lettori qual fenfo ragio» 

b NcT originale : come un de- nevole poifa trarli da quel- 

flriero nel fuo vigore che tro- le parole che trova ec. Io 

va i fuoi compagni nel ven- le ho tralafciate come am- 

licello , e fcuote al vento i biglie, e poco importanti . * 
fuoi lucidi crini . Veggano 



(CCXLVII) 

Speflb varcammo de' fìranieri a danno 6 5 

Le fponde del Carron , né i brandi aoftri 
Tornar digiuni di nemico fangue y 
Né il Re del mondo ebbe eaglon di gipja. 
Ma perchè rammentar battaglie e fatti 
Di giovinezza? i miei capelli ornai 70 

Fanfi. canuti, la mia man fi fcorda 
Di piegar l'arco, e l' infiacchito braccio 
Inalza afta più lieve. Oh fé tornaffe 
La mia frefchezza , ed il vigor primiero 
Nelle mie membra, come allor ch'io vidi y% 
Il bianco feno di Moina a r e gli occhi 
Nero-cerulei! (e in quello dir fui labro 
Spunta un fofpiro.) Allor Fingali© a lui: 
Narraci , diffe , la pietofa iftoria 
De' tuoi verd' anni . Alta meftizia , amico , 8* 
Fafcia il tuo fpirto , come nebbia il Sole : 
Son fofchi i tuoi penfier; folingo e muto 
Q. 4 Luti» 



Anche quello nome è d' origine Gallica , come gli altri 
di quefti Poemi » 



(CCXLViìi) 

Lungo il Lora ti ftai ; di fgombrar tenta, 
Sfogando il tuo dolor , della triftezza 
La negra notte che i tuoi giorni ofcura . 85 
a Era , quei ripigliò , ftagion di pace , 
Quando mi prefe di mirar talento 
Le di Barcluta * torregianti mura . 
Soffiava il vento nelle bianche vele , 
E '1 Cinta * aperfe alla mia nave il- varco. 90 
Cortefe ofpizio nel regale albergo 
Ebbi tre dì di Rotamiro , e vidi 
Vidi quel raggio d' amorofa luce 
La figlia fua . N' andò la conca in giro 
Portatrice di gioja ; il vecchio Eroe 95 

Diemmi la bella : biancheggiava il petto , 
Come fpuma full' onda; erano gli occhi 
Stelle di luce, e fomìgliava il crine 
Piuma di corvo ; era gentile e dolce 

Quel 

Bal-clutha , la città del Cly. de . Quefto termine {igni- 
te , probabilmente V AIclu- fica pìsirarfì , alludendo al 
ta di Beda . corfo fleffiiofo di quel fiu- 

h Cintila, o fiaCIliatli, no- me. Da Clutha , deriva il 

me Celtico del fiume Cly- Ato nome Latino Ciotta . 



< C C X L I X ) 

Quel caro fpirto : amor mi fcefè all'alma ìqo 
Profondamente , ed al fbave afpetto 
Sentia ftemprarfi di dolcezza il core . 

Giunfe in quel punto uno flranier , che ambiva 
Di Moina l'amor; parlommi alterò; 
E la man nel parlar correagli al brando. 105 
Ov'è, difs'egli, l'inquieto errante * 
Figlio del colie, ov'è Comallo? ei certo 
PoCo lungi efler dee , poiché sì ardito 
'Qua s' inoltra coflui . Guerrier , rifpofi , 
L'alma mia d'una iuce arde e sfavilla 110 
Ch' è propria fua , né la mendica altronde . 
Benché i forti fien lungi , io fio fra mille , 
Né m'arretro al cimento» Alto favelli 
Perchè folo fon io ; ma già l' acciaro 

3 Mi trema al fianco , -e impaziente agogna 1 1 5 

Di 



a La parola che qui fi tra- Era quefto un nome obbro- 

duce per inquieto errante , briofo importo dai Britann^ 

neir originale è Scuta , dal ai Caledonj , a cagione delle 

qual termine i popoli deU continue (correrie eolle cjua- 

la noftra provincia ebbero li infettavano le loro terre . 
la denominazione di Scoti . 



(C C L) 

Di fcintillarmi nella man: t'accheta, 
Non parlar di Cornai , figlio fuperbo 
Del ferpeggiante Cluta. A cotai detti 
Tutta la poflfa del feroce orgoglio 
Sorfe contro di me; pugnammo, ei cadde *2 a 
Sotto il mio brando: al fuo cader le rive 
Sonar del Cluta e mille lancie a un punto 
Splender io vidi, e mille fpade alzarli. 
Pugnai , fui vinto; io mi slanciai nell'onda, 
Spiegai le vele , e in mar mi fpinfi : al lido 123 
Venne Moina, e mi feguia cogli occhi 
Roffi di pianto, e verfo me volava 
Sparfa al vento la chioma ; io ne fenda 
Le amare ftrida , e già più volte il legno 
Di rivolger tentai: prevalfe il vento. 13© 
Né più il Cluta vid* io, né il eandidetto 
Sen di Moina ; ella morio , m' apparve 
La beli' ombra amorofa : io la conobbi 
Mentre veniane per l'ofcura notte 
Lungo il fremente Lora , e parea Luna 4 135 

Te. 



(CCLI) 

Tede rinata , che traluce in mezzo- 
Di denfa nebbia , allor cbe giù dal cielo 
Fiocca fpeflfa la neve in larghe falde, 
E '1 mondo retta tenebrofo e muto . 
Tacque, ciò detto, e a' Tuoi Cantor rivolto 140 
Diflfe F alto Fingal : Figli del canto , a 
All'infelice e tenera Moina 
Lodi teflete, e coi leggiadri verfì 
La bell'ombra invitate ai noflri colli , 
Ond' ella pofla ripofarfì accanto 145 

Alle di Morven rinomate belle , 
Raggi Solari dei pafiati giorni 
E dolce cura degli antichi Eroi» 
Vidi Barcluta anch' io , ma fparfa a terra , 5 
Rovine, e polve: ftrepitando il foco 150 

Signoreggiato avea per F ampie fale y 

Né 

» Neil' originale quefto Poe- è quefta Canzone di Fingal. 
ma ha per titolo Duan n% Quello Re vien celebra- 
nlaoi , cioè il Poema degl* to dagli ftorici Irlandefi 
Inni ; e ciò probahilmente non meno pel fuo genio 
a cagione delle lue molte Poetico , che per le fue leg- 
digrefìioTii , che fono tutte gi , e per la prefcienza dei- 
in metro lirico , ficcome Io le cofe future . 



( 'Ceni) 

ÌSTè più città , ma d* abitanti mutò 
Era deferto : al rovinofo fcrollo 
Delle lue mura , avea cangiato il Cfuta 
L' ufato corfo : il folitario cardo 155 

Eifchìava al vento per le vuote cafe , 
Ed affacciarti alle feneftre io vidi 
La volpe, a cui per le mufcofe mura 
Folta e lungh'crba iva ftrifciando il volto. 
Ahi di Moina è la magion deferta, i'óó 

Silenzio alberga nei paterni tetti. 
Sciogliete il canto del dolore , o vati % 
Su i miferi ftranieri : elfi un fol punto 
Prima di noi cadéro , un punto poi 
Cadrem noi pur, si cadrem tutti . Origlio 105 
Dei giorni alati * , a che le fale inalzi 
Pompofamente ? oggi tu guardi altero 
Dalle tue torri: attendi un poco, il nembo 
Piomberà dal deferto ; ei già nel vuoto 
Tuo cortil romoreggia, e fifchia intorno 170 

Al 
* O uomo figlio del tempo , cioè mortale » 



( C C L I I I ) 

Al mezzo infranto e vacillante feudo. 
Ma piombi il nembo : e che farà ? famofì 
Fieno i dì noftri ; del mio braccio- il fegno 
Starà nel campo , e andrà '1 mio nome a volo 
Su le penne dei verfi : alzate il canto ,. 175 
Giri la conca , e la mia fala eccheggi 
Di liete grida. O tu celefte lampa-, 
Dimmi, o Sol, cefferai? verrai tu manco 
godente luce ? ah. s' è preferite© il fine 
Del corfo tuo, fé tu rifplendi a tempo T 180 
Come Fingallo, avrem carriera, o Sole, 
Di te più. lunga, e l'alta gloria noftra 
Sorviverà nel mondo ai raggi tuoi» 
Cosi cantò l'alto Fingallo: i mille 

Cantori fuoi da'lor fedili alzarli, 183 

E s' affollaro ad afcoltar la voce 
Del loro Re , che fomigliava al fuono 
Di mufic'arpa, cui vezzeggia auretta 
Di primavera . Eran leggiadri e dolci , 
Fingallo, i tuoi penfieri: ah perchè mai i$q 

OiTian 



( C C L 1 V ) 

Offian da te la gagliardia non traflfe 
Dell' alma tua ? ma tu (lai folo , o padre > 
E qual altro ©feria portili accanto? 
Pafsò in canti la notte, e '1 dì rifulfe 

Sulla lór gioja ; già le grigie cime 193 

Scopron le rupi , al loro pie da lungi 
Rota P onda canuta , e in lievi crefpe 
L' azzurra faccia forridea del mare . 
S' alza nebbia dal lago , è in sé figura 
torma di veglio: le fue vafte membra 20® 
Lentamente s* avanzano fui piano, 
A paffi no, che la reggeva un'ombra 
Per mezzo all'aria; nella regia fala 
Entra di Selma e fi difeioglie in pioggia 
Di nero fangue 6 . Il Re fu '1 fol che feorfe 205 
L'orrido obbietto, e prefagì la morte 
Del popol fuo. Tacito ei forge e afferra 
L' afta del padre : gli fremea fui petto 
Ferrato usbergo ; ergonfi i duci e muti 
Si rifguardan l'un l'altro, e fpiatìo intenti 210 

Del 



( C C L V ) 

Del Re gli fguardi: a lui pinta fui volto 
Veggon la pugna , full' acuta lancia 
Scorgon la morte dell'armate intere. 
Mille feudi impugnarfi , e mille fpade 
S' imbrandirò ad un punto , e Selma intorno 215 
Suona d' arme e sfavilla : urlano i cani , 
Non refpirano i duci , e in aria l'afte 
Sofpefe {tanno > e nel Re fitti i fguardi * 
Q di Morven , difs' ei , figli poffenti , 

Tempo or non è di ricolmar la conca 210 
Giojofarnente : fopra noi s' abbuja 
Afpra battaglia , e fu Ile noftre terre 
Vola la morte . A me 1' annunzio amica 
Ombra recò : vien lo ftranier dal mare 
Fofco - rotante , che dall' onde il fegno 225 
Venne del gran periglio. Ognuno impugni 7 
La poderofa lancia , ognuno al fianco 
Cinga il brando paterno ; ad ogni capo 
Il nero elmo s' adatti , e in ogni petto 
Splenda ì usbergo : fi raccoglie e addenfa 230 

Co- 



C C C L V \ ) 

Come tempefta , la battaglia , e in breve 
Udrete intorno a voi 1' urlo di morte .. 

Moflfe T Eroe delle fue iquadre a fronte. 
Simile a negra nube , a cui fa coda 
Verde ftrifeia di foco , allor che in cielo 2 3 gì 
S' alza di notte , ed il nocchier prevede. 
Vicino nembo . Si riflette I? ofte 
Sopra il giogo di Cona » e lei dall' alto 
Le verginelle dal candido feno 
Rimirano qual bofeo : effe la mofte 24.0 

Preveggon già dei garzonetti amanti , 
E paurofe guardano fui mare. 
E fanfi inganno ;, ad ogni candid' onda 
Credon mirar le biancheggianti vele 
Degli ftranieri, e filile fmorte guancie 245 
Stannofi 1' amorofe lagrimette . 

Sorfe dal mare il Sole , e noi feoprimmo: 
Lontana flotta : lo ftranier fen venne , 
Come dall' Oceàn nebbia , fui lido 
Balza la gioventù: fembrava il Duce 250 

Cer- 



(CCLVII) 

Cervo in mezzo al fuo gregge ; afpcrfo d' oro 

Folgoreggia lo feudo , e maeftofo 

S' avanza il Sir dell' afte; avviali a Selma, 

Seguonlo i mille Tuoi . Vattene , Ullino , 

Col tuo canto di pace al Re dei brandi , 255 

Diffe Fingal , digli che fiam poffenti 

Nelle battaglie , e dei nemici noftri 

Molte fon 1! ombre; ma famofi e chiari 

Son quei che fefteggiar nelle mie fale . 

* Elfi de' padri miei inoltrano l'arme 160- 

Nelle terre ftraniere , e lo ftraniero 
N' ha meraviglia , e benedetti , ei grida , 
Sien di Morven gli amici: i noftri nomi 
Suonati da lungi , e ne tremaro in mezzo 
Dei popoli foggetti i Re del mondo. 265 

Ullino andò col fuo canto di pace , 
E fopra P afta ripofofii intanto 

Tom. IL. R L'alto 



e Coftumavano gli antichi renti famiglie , come mo 

Scoti di cambiar arme coi nutrienti dell' amicizia che 

loro ofpiti , e quefV arme fuflifteva tea' loro antenati . 
fi confervavano nelle diffe- 



C C C L V I I t ) 

'V alto Fingallò : ei fcintillar nell 1 armi 
Vide il nemico , e benedifle il figlio 
Dello (tranier . Prole del mare, ei di (Te , -270 
Deh come arieggi maeftofo e bello: 
Raggio di forza che ti fplende al fianco 
E' la tua ipada , e la tua lancia un pino 
Sfidator di temperie , e della Luna 
Lo feudo uguaglia il variato afpetto £75 

In ampiezza e fplendor : vermiglia e frelca 
La faccia giovenil , morbide e lifeie 
Sono le anella della bruna chioma . 
Ahi , ma cader poria si bella pianta , 
E la memoria fua fvanir per fempre. 280 

Trilla farà dello ftranier la figlia , 
E guarderà fui mare : i fanciulletti 
Diran tra lor , Nave vediamo , oh ! nave .' 
Quefto è '1 Re di Barcluta : il pianto corre 
Agli occhi della madre, e i fuoi penfieri 285 
Sono a colui che forfè in Morven dorme. 
Sì diMe il Re, quando a Canon dinanzi 






( C C L I X ) 

Sen giuilfe Ullin , gettò la lancia a terra, 
E così fciolfe della pace il canto . 
Vieni alla feria di Fingallo, oh vieni 290 

Figlio del mar : vuoi del regal convito 
Venirne a parte , o follevar ti piace 
L' afta di guerra ? de' nemici noftri 
Molte -fon V ombre ; ma fiimofi e chiari 
'Gli amici fon della Morvenia ftirpe . 2 e? 5 

Mira , Carton , quel campo : ivi s' inalza 
Verde collina con mufeofe pietre 
E fufurrante erbetta , ivi le tombe 
Son dei -nemici di Fingallo invitto , 
Audaci figli del rotante mare. 300 

O , rifpofe Carton , dell' arborofa 

Morven Cantor , che parli ? a cui favelli ? 
Forfè al debol nell' armi ? è la mia faccia 
Pallida per timor , figlio canuto 
Del pacifico canto? e perchè dunque 305 

Penfi il mio fpirto d' atterrir , memorando 
Le morti altrui? fé di sé prova in guerra 
R 2 Spef- 



iCCLX) 

Spetta il mio braccio , e la mia fama è nota I 
Vanne a' fiacchi nell' armi ; ad effi impera 
Di cedere a Fingal : non vidi io forfè 310 
L' arfa Barcluta ? e a fefteggiar, andronne 
Col figlio di Cornai? col mio nemico? 
Mifero! io non fapea fanciullo allora 
Per che acerba cagion dal mefto ciglio 
Delle vergini afflitte e delle fpofe 3 1 5 

Sgorgale il pianto, e s' allegravan gli occhi 
Nel mirar le fummofe atre colonne 
Ch' alto s' ergean fu le diftrutte mura .. 
Spettò con gioja rivolgeami indietro , 
Mentre gli amici, diffipati e vinti 320 

Lungo il colle fuggian : ma quando giunfe 
L' età di giovinezza , e '1 mufeo io vidi 
Dell' atterrate mura , i miei fofpiri 
Ufciano col mattino, e con la fera 
Da queft' occhi feendean lagrime amare. 325 
Né pugnerò , meco difs' io , coi figli 
De' miei nemici ? né farò vendetta 

Dell' 



( C C L X 1 ) 

Dell' a r fa patria? Sì, Cantor , battaglia 
Voglio i battaglia , che nel petto io lento 
Già palpitar la gagliardia dell' alma; 330 

Strinferfi intorno dell' Eroe le fquadre , 
E fi fnudar le rilucenti fpade . 
Qual colonna di foco in mezzo ei ftaffi : 
Tralucongli le lagrime fugli orli 
Mezzo afeofe degli occhi: ei volve in mente 335 
L' arfa Barcluta , e 1' impeto dell' alma 
Sorge affollato, e balza fuor; la lancia 
Tremagli nella deftra , e pinta innanzi 
Lo Iteflb Re par che minacci. Oh, difle 
Il nobile Fingal , degg' io sì torto 3^0 

Farmegli incontro , ed arredarlo in mezzo 
Del corfo fuo , prima che in fama ei falga ? 
Ma dir poria nel rimirar la tomba 
Dell' eftinto Carton , futuro vate ì 
Fingal co' fuoi 1' alto garzone oppreffe 343 

* Pria eh' ei falilfe in rinomanza e in fama . 
R 3 No, 

a U originale : before the nohls CntLon fell , * 



( C C L X I I ) 

No, futuro Cantor, no,, di Fingailo 
Non fremerai la gloria : i duci miei 
Combatterai! col giovinetto, ed io 
Starò la pugna a riguardar: s 1 ei vince 3-5^ 
lo piomberò nel mio vigor, limile 
Alla corna del ■ romorofo Lora ... 
Chi primo il figlio del rotante mare 
Miei Duci, affronterà? molti ha fui lido 
Prodi guerrieri, e la fua lancia è forte. gfe;-$ 
Primo nel fuo vigor forfè Catillo *• 
Pcfìfente figlio di Lormar ; trecento 

* Giovani lo feguian , prole animofa 

Del fuo flutto natio: fiacco è ■'! fuo braccio 
Contro Cartone; i fuoi fuggirò, ei cadde., róc 
Scefe Conallo c e rinnovò la pugna, 

Ma' 

* Cath-Imil j P occhio della Io • fteiFò Cannai, che ac- 
battaglia . compagno Fingal nella fua 

b Si vede da cjuefto pafTb , f predizione contro Svarano . 

che i Ciani s' erano già fìa- Egli è famofifiìmo beli' an- 

biliti ai tempi di Fingal , riche Poefie per la fua pru- 

benchè non follerò fui ino- denza e valore . Suffifte an- 

dell'o delle prefenti tribù «ora prefentementé nel Nord 

nel Nord della Scozia . una picciola tribù che pre- 

t Quefto dovrebbe efìerc cpel- tende difeeuder da lui . 



( e e l x i r i ) 

Ma fpezzò l'afta poderofa : avvinto 
Giace nel campo , i .fuoi Cartone ìntfegtìe* 
Clefiamor,. difle il Re, dov' è la lancia 

Del tuo vigor? puoi tu mirar ferra! ira 365 
Conallo avvinto , il tuo Conallo , all' acque 
Del patrio Lora? ah ti rifveglia , e forgi 
Nello fplendor del tuo pofìfente acciaro ;. 
Tu di Conallo amico, e fa che fenta *■ 
Il giovinetto di Barcluta altera 370 

Tutta la pofia del Morvenio fangue . 
S' alza 1' Eroe , cinge 1' acciaro , impugna 
Lo feudo poderofo ; «fee crollando 
Il crin canuto , furibondo , e pieno 
Della baldanza del valore antico. 375 

Stava Carton full' alta roccia ; ei vide 
Apprettarli il guerriero : in lui &' affifa . 
Piacerli la terribile del volto 
Sererucade , e in canutezza antica 

R 4 H 



* Fingal non fapeva allora che Carthon fofle figlio di CleP- 
faraorre . 



(CCLXIV) 

Il vigor giovenil . Degg' io , difs'egli ^ 380 
Quell' alla follevar che non colpifce 
Più che una volta? o falverò piuttofto 
Con parole pacifiche la vita 
Del vecchio Eroe ? fta maeftà ne' fuol 
Paffi fenili, e de' fuoi giorni fono 385 

Amabili gli avanzi . Ah forfè quefto 
E l'amor di Moina, il padre mio. 
Più volte udii ch'egli abitar folea 
Lungo il Lora eccheggiante . Ei sì parlava , 
Quando a lui giunfe Cleflamorre , ed alto 390 
Sollevò la fua lancia ; il giovinetto 
La ricevè fopra lo feudo , e a lui 
Volfe così pacifiche parole . 
Dimmi guerriero dall'antica chioma, 

Mancan giovani forfè alla tua terra 395 

Che impugnìn l'afta? o non hai figlio alcuno 
Che in foccorfo del padre alzi lo feudo , 
E della gioventude il braccio affronti? 
Non è più forfè del tuo amor la fpofa? 

O Gè- 



(CCLXV) 

O fiede lagrimofa in fu la tomba 400 

De' figli fuoi? Deh dì, fareftu mai 
Un dei Re de' mortali a ? e fé tu cadi 
Qual fìa la fama del mio brando? Grande > 
Figlio dell' alterezza , a lui rifpofe 
L'eccelfo Cleflamor : famofo e noto 405 

In guerra io fon , ma ad un nemico il nome b 
Non fcoperiì giammai . Figlio dell' onda s 
Cedimi, e a'ior faprai che in più d'un campo 
Rimafe impreflb del mio braccio il legno. 
Ch'io ceda, o Re dell'alte? allor foggiunfe 41© 
Del giovinetto il generofo orgoglio . 
Io non ceffi giammai : fpeflb in battaglia 
Ho pur io combattuto j e vidi l'ombra 

£>; 



* Uno dei Capi di tribù , o pioni foffe paffata qualche 

uno dei più famofi guer- relazione d' amicizia , cef- 

rieri . fava immediatamente la 

h Lo fvelare il proprio no- battaglia , e fi rinnovava 

me al fuo nemico , in que' l 1 antica benevolenza delle 

tempi d'Eroifmo, riputa- famiglie. Quindi uomo c£t 

vari futterfugio per non [vela il fuo nome al nemico , 

combattere : poiché quando era anticamente un termi* 

veniva a fcopnrfi che tra ni ingiuriofo per efprims* 

gli antenati de 1 due cani- re un, codardo . 



( C C L X V ì ) 

Di mia fama futura : o de' mortali 
Capo , non mi ipregiar : forte è '1 mio braccio ,415 
Forte la lancia mia , va fra' tuoi duci 
A ricovrarti , e le battaglie e l' armi 
Lafcia ai giovani Eroi . Perchè ferifei * 
L'alma mia d'una lagrima pietofa,. 
Replicò Cleflfamor? L'età non trema a.ior 

Nella mia deftra , inalzar pofìTo il brando , 
Io fuggir di Fingallo innanzi agli occhi? 
Innanzi agli occhi di Conal? No, figlio 
Del fbfco mar , non ho fuggito ancora , 
Non fuggirò j ftendi la lancia, e taci. 425 
Elfi pugnar , come contrarj venti 

Ch' onda frappolla d' aggirar fan prova . 
Ma '1 garzon comandava alla fua lancia 
Ch' ella sfallifTe , perchè pur credea 
Che il nemico guerriero efTer poterfe 430 

Lo fpofo di Moina . Egli in due tronchi 

L'afta 



a Parmi che il fenfo fia que- cotejla tua pietà inopportuna 

fto : Perchè r»' offendi tu con ed uwilitiiitc ? * 



( C C L X V I I } 

L r afla fpezzò di Cleflfamorre , e '1 brando 
Gli drappo dalle man ; ma mentre ei flava 
Per annodarlo, Cleflfamorre efiraffe 
Il pugnai de' fuoi padri; inerme il fianco 455 
Vide, e l' aperfe di mortai ferita. 8 

Scorge abbattuto ClefTamor dall' alto 
Fingallo, e rapidiflìmo difeende 
D' arme fonando : in faccia a lui fi flette 
L'ofle in filenzio; nell'Eroe fon fìtti 449 
Tutti gli fguardi: fomigliante ei venne 9 
Al fragor cupo di negra tempefla 
Pria che i venti folle vinfi : fmarrito 
Il cacciatoi* nella vicina valle 
L' ode e ricovra alla montofa grotta . 44 5 

Stava il garzone immobile ; dal fianco 

Scorreagli il fangue ; il Re feendere ei feorfe , 
E dolce fpeme nel fuo cor deftofiì 
D'ottener fama a - ma la faccia avea 

Pai. 



# Sperando d' aver la gloria di morire per mano di Fin- 
gai . 



'( C C L X V I I I ) 

Pallida, fvolazzavano i capegli 450 

Sciolti , lo feudo vacillava , in tefta 
L'elmetto tremolavagli : la forza 
Mancava in lui , ma non mancava il core t 
Vide Fingal del duce il fangue , e l'afta 

Sollevata fermò ; cedimi , ei difle , 455 

Re degli acciar , veggo il tuo fangue : forte 

Fofti nella battaglia, e la tua fama 

Non fia mai che s' ofeuri •. Ah fé' tu dunque , 

Rifpofe il giovinetto al carro nato , 

Se' tu '1 Re sì famofo? or fé' tu quella 460 

Luce di morte , orror dei Re del mondo ? 

Ma perchè domandarne? e non ti veggo 

Pari al torrente nel deferto? forte 

Come un fiume in fuo corfo , e al par veloce 

Dell'aquila dei cielo? Oh teco avelli 465 

Pugnato almen , che foneria nel canto 

Alto il mio nome, e '1 cacciatoi' potria 

Dir , rimirando il mio fepolcro , quefti 

Combattè con Fingallo . Or feonofeiuto 

Mo- 



(CCLXIX) 

More Carton, ch'efercitò fua pofla. 4-0 

Conno gì' imbelli ,. Sconofciuto ,, o prode , 
Soggiunte il Re , tu non morrai : fon molti 
I miei Cantori , e ai fecoli remoti 
PafTano i loro canti: udranno i figli 
Dei dì futuri, di Carton la fama, 475 

Mentre in cerchio ftaran fedendo intorna 
* L' accefa quercia , e pafferan le notti 
Tra i canti e i fatti dell'antica etade „. 
Udrà fui prato il cacciatore affifo. 
La fufurrante auretta x e gli occhi alzando 480 
Vedrà la rupe , ove Carton cadeo , 
E volgeraffi al figlio, e '1 luogo a dito 
Gli moftrerà dove pugnaro ì prodi . 
Là combattè , diragli , il giovinetto • 
Re di Barcluta , in fuo vigor fìmile 485 

Di 

fi Nel Nord della Scozia , non avea talmente confacrato 
è molto tempo che t'elevati quefto coftume , che il la- 
nei giorni t'ertivi abbruciar fciarlo andare in difufo , 
un grotto tronco di quer- fu riputato dal volgo , co- 
eia , il quale chiamavafi il me una fpezie di facrile- 
tronco della fejfa . Il tempo gio . 



i C C L X X ) 

•Di mille fiumi all' affollata poflfa . 
Ciioja fi fparfe del garzon fui volto, 
Alza gli occhi pefanti , ed a Fingallo 
Porge il fuo brando, onde pendeffe in mezzo 
Della foa fala , perchè in Morven retti 400 
Del giovine regal la rimembranza . 
Cefsò la pugna , che il Cantore avea 
Già pronunziata la Canzon di pace , 
S' affollarono i duci , e cerchio ferno 
Al cadente Cartone , e fofpirando 49 $ 

Udir V eftreme moribonde voci . 
Taciti s' appoggiavano full' afte 
Mentre l'Eroe parlò; fifehiava al vento 
La fparfa chioma ; debolette e bafTe 
Ufcian le voci. O Re di Morven, diffe , 500 
Io cado in mezzo del mio corfo; accoglie 
Tomba ftraniera nei verd'anni fuoi 
L' ultimo germe della fchiatta illuftre 
Di Rotamiro : ofeuritade e notte 
Siede in Barcluta ; fpaziando in Cratmo 505 

Van 



'( C C L X X I ) 

Van l' ombre del dolor j ma Tulle fponde 
Del Lora , ove i miei padri ebbero albergo 
Alzate voi la mia memoria, o duci, 
Che forfè qualche lagrima, fé vive, 
Darà lo fpolb di Moina all' ombra 5 1 o 

Del fuo fpento Canon . Mortali punte 
Scefero al cor di Cleflfamorre j ei cadde 
Muto fui figlio : tenebror li fparfe 
Su tutta Polle, non fofpir , non voce 
Sentefi in Lora : ufcì la notte , e fuori 5 1 5 
Delle nubi la Luna in Oriente 
Gettò gli fguardi lui campo del pianto . 
Stette tutto l' efercito li lì 
Senza parole , fenza moto , come 
Muto bofeo che in Gorma alza la fronte 520 
Quando ftan cheti i romorofì venti, 
E fovrafta alle piaggie Autunno ofeuro- 
Tre dì fi pianfe il giovinetto ; al quarto 
Morì fuo padre: or nell'anguria valle 
Giacciono della roccia, e un' orrid' ombra 525 

Ne 



(ccLxxri) 

Ne difende la tomba . Ivi fovente 

Fam* veder la tenera Moina 

Qiiando del Sole il ripercoflb raggio 

Sulla rupe rifplende , ed all' intorno 

E' tutto ofcuro. Ella colà fi fcorge , 556. 

Ma già figlia del colle ella non fembra. 

Son le fue velli dall' eftrania terra , 

E Toletta fi fta. Trifto Fingallo 

Stavafì per Cartone : a' Tuoi cantori 

Egli commife di fegnare il giorno 535, 

Quando ritorna a noi l' ombrofo Autunno .. 

Elfi il giorno fegnaro, e al ciel le lodi 

Inalzar dell' Eroe ... 

Chi dal muggito. 

Vien dell'Oceano. 

Al noftro lito , 540 

Torbido come nembo tempeflofo 

D' Autunno ombrofo ? 
Nella man forte 

Trema la morte £ 

E fi* 



(CCLXXIII) 

E fono gli occhi fuoi vampe di foco. 545 

Chi mugghia lungo il roeo 

Lora fremente ? 

Ah lo ravvifo; egli è Carton poffente 

L' alto Re delle fpade. 

Il popol cade: 55© 

Vedi , eom* ei s' avanza , e come ftende 

L' afta guerriera : 

L' ombra fevera 

Par , che a Morven felvofa in guardia fiede . 

Ahi giovinetta pianta ! 555 

Tu giaci , e turbin rio t' atterra e fchianxa . 
Nato al carro inclito giovine , 

Quando quando t' alzerai, 

Di Barcluta o gioja amabile 

Negli amabili tuoi rai ? "560 

Chi dal muggito 

Vien dell' Oceano- 
Ai noftro lito, 

Torbido come nembo tempeftofo 

S D' 



( C C L X X I V ) 

D' Autunno ombrofo? 565 

Tai fur le note dei Cantor nel giorno 
Del loro pianto : accompagnai dolente 
Le loro voci , e canto a canto aggiunti . 
Era 1' anima mia trifta e invilita 
Pei mifero Cartone ; egli cadeo 570 

Nei dì della lua gloria » O Cleflamorre 
Ov' è nell' aria il tuo foggiorno? dimmi 
Elfi feordato ancor della ferita 
Il caro giovinetto? e vola ei teco 
Sopra le nubi, e all' amor tuo rifponde? 575 
Sento il Sole, o Malvina; al mio ripofo 
Lafciami : forfè quelle amabili ombre 
Scenderan ne' miei fogni ; udir già parmi 
Una debole voce : il Solar raggio 
Gode di sfavillare in fu la tomba 580 

Del garzon di Barcluta; io fento il fuo 
Dolce calor che fi diffonde intorno . 
O tu che luminofo erri e rotondo 

Come lo feudo de' miei padri , o Sole , 

Don- 



( C C L X X V ) 

Donde fono i tuoi raggi? e da che fonte 585 

Trai la viva tua luce? efei tu fuora 

In tua bellezza maeftofa , e gli aftri 

tuggon dal cielo: al tuo apparir la Luna 

NelP onda Occidental ratto s' afeonde 

Pallida e fredda: tu pel ciel deferto ló 59© 

Solo ti movi. E chi poria feguirti 

Nel corfo tuo? Crollan le quercie annofe 

Dalle montagne i le montagne iftefle 

Sceman cogli anni , V Ocean s' abbaffa , 

E forge alternamente; in ciel fi perde 595 

La bianca Luna , ma tu fol tu fei 

Sempre lo fteffo > e ti rallegri altero * l 

Nello fplendor d* interminabil corfo . 

Tu , quando il mondo atra tempefta imbruna , 

Quando il tuono rimbomba , e vola il lampo , éo 5 

Tu nella tua beltà guardi fereno 

fcuor delle nubi , e alla tempefta ridi . 

Ma indarno Oflian tu guardi : ei più non mira 

I tuoi vividi raggi , o che forgendo 

S i Con 



( C C L X X V I ) 

Con la tua chioma gialleggiante inondi 60*, 

Le nubi Orientali , o mezzo afeofo 

Tremoli d'Occidente in fu le porte. 

Ma tu forfè, chi fa? fei pur com'io 

Sol per un tempo , ed avran fine , o Sole , 

Anche i tuoi dir tu dormirai già fpento 610 

Nelle tue nubi fenza udir la voce 

Del mattin che ti chiama . Oh dunque efulta 

Nella tua forza giovanile : ofeura 

Ed ingrata è. l'età, fimile a fioco tz 

Raggio di Luna , allor che fplende incerto 61 5 

Tra fpariè nubi , e che la nebbia fiede 

Su la collina : aura del Nord gelata 

Soffia per la pianura, e trema a mezzo 

Del fuo viaggio il peregrin fmarritOo- 



CAR- 



(GCLXXVII) 

OSSERVAZIONI. 

***** 

QUeftó Poema è forfè il meglio condotto di quan- 
ti fi trovano in quella Raccolta, e fenza dub- 
bio il più interefìante d' ogn' altro . Io non ne in- 
dicherà le bellezze: il cuore le farà fentire addi me- 
glio di qualunque dilcorfo. * 
•2. Là narrazione di ClclTamorre è per fé ftefTa eccellen- 
te : ma la fua bellezza ci farà molto maggior im- 
presone fui fin del Poema, v poichè per mezzo di effa 
ci troveremo illruiti fenza Caperlo di tutto ciò ch'era 
neceflario per prepararci allo fcioglimento dell' azio- 



j. . — « _ - Gregei <Te £Jf>u . . . 

E'v vani 'ìcx\70 "hi\ató/j.ivcc Xfì'oos aerai. 
II. 15. v. 317. * 

1, - . agnovitque per umbiram 

Obfcuram , quoterà primo qui [urgere mente 
Aut vìdet aut vidijje putat per nubila Lunam . 
En. Lib. 6. v. 448. 
;. Pub paragonarli quella deferizione a quella del Pro- 
feta Ifaia e. 13. v. 21., ove predice la diluzione 
di Babilonia, e ad un' altra fìmile fopra le rovine 
dell' Idumea. e. 34. v. 13. 
i. Simile prodigio è quello che mandò Giove, ad Aga- 
mennone, mentre quello accingeva!! alla battaglia. 
II. n. v. 53. * 
. Preparate feutum & clypeum . . . fiate in galeis , polite 
lance as , induite vos loricis . Ger. e. 46". v. 3. 
ifo //.tv v/f «Jlfpw ffij^óff-fltì, tu i'à<r7iiSa 6'ìcOcù . 
II. 2. V. 382. 

S 3 8. Clcf- 



( C C L X X V I I I ) 

8. Cleflamorre non s' era arrefo , ma feguitava a di- 
fenderli, benché Cartone lo computarle per vinto, e 
1' orgoglio del vecchio guerriero doveva effer irritato- 
dal vederli fui punto d' efler fatto prigioniero da uà 
giovinetto. Perciò V azione di Cleffamorre non può 
rifguardarfi come proditoria, ma come una difefa per» 
inefla dalle leggi della guerra. * 

0. CFg «T' or Ùtto <rxo7rty,g ecc. II. Lib. 4. V. 275. * 

10. - - v'xiQ' tfX/g CV.O'WH 

Ky^o 6a\7rvo'rtf>ov tv àfjLtpcf. (potmtjv aspov 
E'p*iV*4" & cdQipo;. Pind. Olimp. 1. Str. 1. * 

11. Exultavity ut Gì gas ad currendam viam. 

Salm. 18. 47. * 

12. Quale per incertam Lunam fub luce maligna 

EJì iter in fdvos. En. Lib. 6. v. 270, 



* * * * « 

» » » » 
* * » 



CAR- 



CARRIC-TURA. 



( C C L X X X I ) 
CARRIC-TURA. 

Argomento. 



JL Rotai Re di Sora nella Scandinavia nemicò di 
Cathidla Re d* Iniftore , fece colle [ne genti uno si/ar- 
co nelle terre di -quejìo , e V ajfediò nel fuo Palagio di 
Carric-tura . Intanto Fingal ritornato da una [correria 
fatta nella provincia Romana, pensò di vifìtare U 
fuddetto Qathulla , alleato ed amico fuo , e fratello di 
Coniala da lui amata . Giunto a vijla di Carric-tura 
feoperfe in fu la fommità del palagio una fiamma , che 
in que 1 tempi foleva efporji , quando fi era in qualche 
grave pericolo . Il vento lo fpinfe in una Baja al- 
quanto diflante da Carric-tura , [teche fu ce-fìretto a 
pajfar la notte full a fpi aggi a . In queflo frattempo fin- 
ge il Poeta , che Odino , antico Idolo della Scandina- 
via , protettore di Frotal compari fca a Fingal , e lo 
minacci , tentando di [paventarlo , e di far eh' ei lafci 
la difefa di Cathulla . Ma Fingal appicca ?vffa con 
lui , e lo mette in fuga . Il giorno [eguente Fingal at- 
tacca /' armata di Frotal , è ìa rompe . Po[cia abbat- 
te in duello lo Jlejfo Re . Ma mentre quejìi era in 
pericolo d"" ejfer ucci[o da Fingal , Uta donzella inna- 
morata di Frotal che /' avea [eguito in abito di guer- 
riero . 



(CCLXXXII) 

riero , e non cono/cinta gli flava apprejfo , corre pet 
[occorrer P amante , e -viene /coperta . Fingal mojf» 
dalia fua genero/ita , e intenerito da quejìo accidente 
concede la vita a Frotal , e lo conduce pacifico in 
Carric-tura . Quejìo è il f oggetto del Poema : ma vi 
fono fparfi per entro varj Epifodj . Si ha per Tradii 
%tone y che il Poema foffe indirizzato ad uno de" 1 pri- 
mi Mijfionar) Crifliani rifugiati nella Scoria . La bat*. 
taglia di Fingal coir Idolo Odin fa vedere , che il 
Poeta non avea guaflo lo fpirito dalle fuperjìi^ioni % 
che prevalevano nel mondo tutto, innanzi che vi j'Ìjj- 
ìroducejfe il Criftianefimo . 




CAK- 



( CCLXXXI I I ) 

CARRIC-TURA. 



H, 



, a I tu nell' aria abbandonato ornai 
Il ceruleo tuo corfo, ori -crinito 
Figlio del cielo? L' Occidente aperfe 
Le porte fue ; del tuo ripofo il letto 
Colà t' afpetta : il tremolante capo 5 

L' onda folleva di mirar bramofa 
La tua bellezza ; amabile ti fcorge 
Ella nel Tonno tuo; ma vifto appena 
S' arretra con timor : ripofa , o Sole , 
Neil' ofcura tua grotta, e pofcia a noi io 
Torna più sfavillante, e più giojofo* 
Ma intanto di milP arpe il fuon diffondali 

Per 

« Il canto d' Ullino col qua- dai Canti de' fuoi Bardi . 

le s* apre il Poema è in me- Quefta fpezie di trionfo , 

tro Lirico . Ufava Fingal vien chiamato da Oflian /'/ 

di ritorno dalle fue fpedi- canto del!» vittoria . 
zioni , di farfi precedere 



(GCLXXXIV) 

Per tutta Selma , e mille faci inakinfi , 
E rai di luce per la iala ondeggino . 

Già la di Crona * x < 

Zuffa pafsò. 
Il Re dell' atte 
Re delle conche 
A noi tornò. 
Battaglia e guerra io 

Svanì qual fuono 
Che più non b. 
Su fu Cantori 
Alzate il canto : 

Nella fua gloria è 5 

Ritorna il Re . 
Sì cantò Ullin, quando Fingal tornava 
Dalle battaglie baldanzofo e lieto 

Nel- 



t La zuffa di Crona fi; il la parte ohe fpetta a Cro- 

foggetto d' un Poema di ma ridotta ad un tal gra- 

Oflìan , di cui il prefente do di purità , che potef- 

è una continuazione . Ma fé renderla intelligibile ai 



non fu potàbile al Tra- Lettori . 
duttore di procacciarli quel- 



( C C L X X X V ) 

■Nella fua gaja giovenil frefehezza 
Co' fuoi pefanti innanellati crini. 30 

Stavan fopra 1' Eroe cerulee 1' armi , 
Come appunto talor cerulea nube 
Sopra il Sole fi fta , quand' ei s' avanza 
In lue velli di nebbia , e fol ne morirà 
La metà de' fuoi raggi . I forti Eroi 3 5 

Seguon l' orme del Re ; fpargefi intorno 
La fefta della conca : a 7 fuoi cantori 
Fingal fi volge , e a feior gli accende il canto , 
Voci , difs' ei , dell' echeggiante Cona , 

Cantori antichi , o voi dentro il cui fpirto 40 

Soglionfi ravvivar I* anime azzurre * 

De' noftri padri , or via , toccate 1' arpa 

Nella mia fala, onde Fingal s' allegri 

Dei voftri canti. E x dilettofa e dolce 

La gioja del dolore: ella fomiglia * 45 

Di Primavera alla minuta pioggia, 

Che 



* Voi che rifvegliate la me- pure , voi che fiere come 
moria de' noftri padri , op- ifpirati dalle loro Ombre . * 



'( C C L X X X V I ) 

<Che molli rende della quercia i rami , 
Sicché vie via la giovinetta foglia 
Getta le verdi tenerelle cime . 
Su cantate , o Cantor 9 domani al vento 5 r> 
Darem le vele. Il mio ceruleo corfo 
Sarà full* Oceano, inver le torri 
Di Carric-tura , le mufeofe torri 
Del vecchio Sarno , ove abitar foleva 
Cornala mia ; colà Catillo * il prode 5 5 

Sparge la fella della conca intorno» 
Molte le fere fon de 1 bofehi fuoi , 
Ed alzeraffi della caccia il fuono . 
% Cronalo , diflfe Ullin , figlio del canto , 

E tu Minona graziofa ali* arpa , 6e 

Alzate il canto di Silrico, ond' abbia 

II 

« Cadmila . ti 1' uno di Silrico , e 1' al- 
* Cron-nan fuono mefio . M'in'- tro di V invela . Appari- 
órrn aria foave . Sembra che fee che tutti i Poemi Dram- 
«juefti foflero due Mutici matici di Oflian , fieno da- 
di profeflìone , i quali e- ti rapprefentati nelle folen- 
fercitafleió in pubblico la ni occafioni alla prefenza 
loro arte : qui fono intro- di Fingal . 
dotti a rapprefentar le par- 



( C C L X X X V I 1 ) 

Il Re noftro diietto: efea Vinvela * 
Nella bellezza Tua , fimile all' arco 
Del ciel piovofo, che 1' amabil faccia 
Moftra fui lago, quando il Sol tramonta 6<$ 
Lucido e puro. Ecco, Fingal , già viene 
* Vinvela, è dolce il canto fuo, ma trillo, 

Vinvela» 

Figlio della collina è P amor mio: 
Fifchia nel!' aria ognora 

La corda del fuo arco, e fuona il corno, 70 
Gli anelano d' intorno i fidi cani, 
Ei delle damme ognor fegue la traccia; 
Egli ha di caccia > i' ho di lui defio : 
Figlio della collina è 1' amor mio. 

? Deh rifpondi a Vinvela, amor mio dolce, 75 
Il tuo ripofo ov' è? 

Ri- 

» Bh'in-bheul , dtnnà dì vice b Cioè Mincma , che rappre- 
melodiofs i Bh in Lingua fenta VinVela . 
Gallica ha lo ftdfo fuono 
«he T v Inglefe . 



( C C L X X X V I I I ) 

Ripofi tu lungo il rufcel del monte,. 

Oppur in riva al fonte 

Dal mormorante pie ? 
Ma gli arbufcelli pieganti &a 

Ai ^venticelli tremuli , 

E già la denfa nebbia 

Dalla collina fgombrafi : 

Io mi voglio pian piano avvicinar, 

Colà dov' ei ripofa , 85- 

E dalla cima ombrofa 

Voglio non villa 1' amor mio mirar »- 
La prima volta eh' io ti vidi , o caro , 

Amabile ti vidi 

Tornar da caccia, alto, ben fatto, e flavi 90 

Colà di Brano * preffo il pino antico . 

Molti eran teco giovinetti fnelU 

Diritti e belli; 

Ma 



a Bran , o Brano fìgnifica celli che ritengono il no-» 

un "ufalh di montagna . me di Bran-Havvene uno 

Vi fono ancora nei Nord particolarmente che cade 

della Scozia divertì fiumi- nel Tay a Dankeld . 



(CCLXXXIX) 
Ma il più bello d' ogn' altro era Silrico.- 

S I L R I C O . 

Che voce è quella eh' odo- 9 

Voce limile a frefea auretta eftiva. 
No, il mormorar dell' arbufcel non fento 

Che piega al vento , 
Nò più del monte 

In fu la fonte io fio, ir 

Di Fingallo alle guerre 

Là nell'eftranie terre 

Lungi , Vinvela mia , lungi men vo , 
I miei fidi can grigi 

Non mi feguono più. k 

Sul colle i miei veftigi , 

Cara , non vedrai tu . 
Ed io non men, Vinvela mia vezzofa > 

Non rivedrò più te , 
Quando fui rio della pianura erbofa ' • 1 ] 

Movi sì dolce il pie: 

Tom. IL T Gu- 



( C C X C ) 

Gaja , come nell'aria 

L' arco del ciel ridente > 
Come la Luna candida 

Neil* onda d' Occidente . 115 

Vi n v e L A . 

Dunque partì , Silrico , ed io qui refìo 

Su la collina mefehinetta e fola? 
Le damme già fopra l' alpeftre vetta 

Pafcon fenza timor; 
Né temon fronda, o fufurrante auretta , 120 

Che lungi è'1 cacciator. 
Egli è nel campo delle tombe amare t 

Chi fa s'egli rivien? 
Stranieri per pietà , figli del mare , 

Lafciatemi '1 mio ben * i 2 5 

Silrico. 

Vinvela mia, fé là nel campo io caggio, 
Tu la mia tomba inalza; 

Am- 



( C C X C 1 ) 

Ammonticchiata terra, e bigie pietre 

Serbino ai dì futuri 

La ricordanza mia: là fui meriggiò Ijd 

Verrà talvolta ad adagiare il fianco 

Il cacciator già fianco 

Quando col cibo prenderà riftoro: 

E al luogo 5 ov* io dimoro 

Volto, dirà, qui giace uno de' prodi ^ I55 

E vivrà il nome mio nelle fue lodi. 
Dolce Vinvela mia , s'io vado in guerra 

Serbami la tua fé. 
Se baffo baffo giacerò fotterra 

Ricordati di me. 140 

Vi n ve la 4 

Sì , sì , mio dolce amore > 

Di te mi fovverrò» 
Oimè , ma tu cadrai , 

Oimè , fé tu ten vai 

Per fempre, e che farò? 145 

T 1 Sul 



( C C X C I I ) 

"Sul muto prato, 
Sul cupo monte , 
Sul niello fonte 
Di te peniando andrò., 

Qualor da caccia , *$q 

Farò ritorno^ 
Il tuo muto foggiorn© 
Con doglia rivedrò.. 

Oimè laflai dolente , 

Silrico mìo cadrà.. 355 

E Vinvela piagnente 
Di lai fi fovverrìw. 

Ed anch'io, difle il Re, del forte duce 
Ben mi fovvengo ; egli ftruggea la pugna 
Nel fuo furor , ma più noi veggo . Un giorno 1 60 
Lo rifeontrai fui colle: avea la guancia 
Pallida , ofeuro il ciglio , ufeia dal petto 
SpefTo il fofpiro : i fuoi romiti paflì 
Eran verfo il deferto; or non fi feorge 
In tra la folla de' miei duci, quando- v6$ 

S' inai* 



( C C X C I I I ) 

S'inalza il fuori de'bellicofi feudi. 

Abita forfè di Cremora * il fire 

Nella picciola cafa ? oh, diflfe Ullino , 

Cronalo, dacci di Silrico il canto 5 

Quando grunfe a' fuoi colli ^ e più non era %j 6 

La fua Vinvela ; ei s' appoggiava appunto 

Su la muicofa tomta dell' amata , 

E credea che vivefiè ; egli la vide, 

Che dolcemente fr movea fui prato; 

Ma non durò la fua lucida forma 175 

Per lungo fpazio , che fuggi dal campo 

Il Sole , ed -ella fparve : k udite , udite , 

Dolce , ma trillo è di Silrico il canto . 

SlLRlCO* 

Io fiedo prelfo alla mufeofa fonte 

T 3 Su 

■a Carn-mór , alta feofeefa col- ghi folitarj , e i fecondi 

lina . fempre di notte , e in ma- 

i La differenza che gli anti- niera orrida e fpaventofa . 

chi Scoti mettevano tra i Ma la circoftanza del giorno 

buoni e i cattivi fpiriti era e della notre non è tempre 

filetta 3 che i primi coni- esattamente otìervata nei 

pàvìvano di giorno in luo- Poemi di Offian . * 



( C C X C I V ) 

Su la collina, ove foggiorna il vento, i8o 

Fifchiami un arbufcel fopra. la fronte , 

Rotar fui lido l'ofcura onda io fento; 

I cavrioli. {bendano dal monte, 

Gorgoglia il lago, che commoffo è drento, 

Cacciato? non. f; feorge in quefti bofehi , |8jj 

E tutto muto; i miei penfìer fon fofchi. 

S'io ti vedeffi , o mio dolce diletto, 
S* io ti vedeffi errar fui praticello , 
Con quel tuo. crin , che giù feende negletto , 
E nuota fopra Pale al venticello, 1.90, 

Col petto candidetto ricohnetto , 
Che fale , e feende , a rimirar si bello , 
E con T occhietto baffo , e lagrimofo 
Pel tuo. Silrico dalla nebbia afeofo; 

S'io ti vedeffi, io ti dare' conforto, 195 

E condurre'ti alle paterne caie . 
Ma , faria quella appunto 
Ch'appar colà fui prato ? 
Se* tu, che per le rupi, o de£abilt 



( C C X C V ) 

Ne vieni all'amor tuo? fé' tuo mio ben? 20 a 

Come la Luna per l'autunno amabile 

O dopo nembo eftivo il Sol feren? 

Ecco , che a me favella 5 

Ma quanto baffa mai 

E' la fua voce, e fioca; 205 

Somiglia auretta roca 

Fra. l'alghe dello ftagno. 

Vi N VELA, 

Dunque falvo ritorni? 
E dove fon gli amici? 

Salvo ritorni, o caro? 210 

Su la collina la tua morte intefi> 
Intefi la tua morte , 
E ti pianfi di pianto amaro, e forte l 

SlLRICO. 

Sì mia bella , io ritorno r 

Ma della fchiatta. mia ritorno il folo, 215 
T 4 ?& 



( C C X C V I ) 

Più non vedrai gli amici-. Io la lor tomba 

Sulla pianura- alzai : ma dimmi , o cara , 

Per la deferta vetta 

Perchè fola ti ftai? 

Perchè così foletta 220 

Lungo il prato ten vai ? 

Vi n ve la . 

Sola , Silrico mio , 

Nella magion del verno * 

Sola fola fon io. 

Silrico mio, per te di duol fon morta 225 

Sto nella tomba languidetta , e fmorta . 
Diflfe , e fugge veloce , 

Come nebbia fparifee innanzi al vento • 
Amor mio perchè fuggi? ove ten vai? 

Deh per pietade arrecati, 230 

E guarda le mie lagrime . 

Bella fofti, o Vinvela, 

Bel- 

<* Nel fepolcro . 



( C C X C V I I ) 

Bella quand'eri viva, e bella lei 
Anche morta , o Vinvela , agli occhi miei . 
Sulla cima del colle ventofo, 235 

Sulla riva del Fonte raufeofo 
Di te , cara , penfando ftarò «. 
Quando è muto il meriggio d' intorno 
A far meco il tuo dolce foggiorno 
Vieni; o cara, e contento farò. 240 

"Vieni, vieni fu 1' ale al venticello, 
Volami in grembo, 
Vieni fui nembo 
Quando fui monte appar» 
Quando tace il meriggio, e'1 Sol più coce , 245 
Con queir amabil voce 
Vienimi a confolar . 
Tal fu 1 canto di Cronalo la notte 
Della gioja di Selma . In Oriente 
Sorfe il mattino : V azzurre onde rotolano 250 
Dentro la luce. Di fpiegar le vele 
Fingal comanda ; i romorofi venti 

Scen- 



( C C X C V I I I ) 

Scendono da' lor colli. Alla fua vifta 
S erge Iniftore, e le mufeofe torri 
Di Carric-tura: ma fu 1' alta cima 255 

Verde fiamma forgea di fumo cinta , 
Segno, d' affanno : il Re. picchioffi '1 petto , 
La lancia impugna : intenebrato il ciglio 
Tende alla corta , e guarda addietro al vento 
Che avea '1 fuo foffio. rallentato; fparfi 260 
Errangli i crini per le fpalle , e fiede 
Terribile filenzio a lui fui volto*. 
Scefe la notte , s' arredò la nave 

Nella baja di Rota ; in fu la cotta , 

Tutta accerchiata d' eccheggianti bofehi 265 

Pende una rupe : in fu la cima flafli 

Il circolo di Loda , e la mufeofa 

Pietra della Poffanza : appiè fi ftende 

Pianura anguria , ricoperta d' erba , 

E di ramofi .antichi alber, che i venti 270 

Di mezza notte dall' alpeftre maffo 

Imperverfando avean con forti crolli 



( C C X C I X ) 

Diradicati : ivi et un rio ferpeggia 
L.' azzurro, corfo , ed il velluto cardo 
Aura romita, d' Oceart percote . a 275 

S* alzò la fiamma di tre quercie j intorno 
Si difftife la fefta : il Re turbato 
Stava pel Sir di Carric-tura : apparve 
La fredda Luna in Oriente , e '1 fonno, 
Su le ciglia de' giovani difeefe.. 280. 

Splendeano a' raggi tremuli di Luna 
Gli azzurri elmetti ; delle quercie il foco 
Già decadendo , ma fui Re non pofa 
Placido fonno, ei di tutt' armi armato 
S' alza penfofo , e lentamente afeende 28 5 

Su la collina , a rifguardar la fiamma 
Della torre di Sarno .. Ella fplendea. 
Torba da lungi ; ma la Luna afeofe 
La fua faccia vermiglia : un nembo move 
Dalla montagna, e porta in fu le piume 290 

ì Lo 



« L 1 Originale : e il /odiarlo 'fato dell* Oceano perfeguit* la 
barba del cardo . * 



( CCG) 

•3 Lo fpirito di Loda . Al fuo foggiorno 
Ei ne venia de' fuoi terrori in mezzo ; 
E già crollando la caliginofa 
Afta; gli occhi parean fumofe vampe 
Neil' ofeura fua faccia; e la fua voce 29$ 

Era da lungi rimbombante tuono . 
Ma contro lui del fuo vigor la lancia 
Move Fingallo, e gli favella altero. 
Vattene o figlio dell' ofeura notte, 

Chiama i tuoi venti , e fuggi , a che ten vieni 300 \ 
Dinanzi a me d' aere , e di nembi armato? 
Temo fors' io tua tenebrofa forma , 
Tetro fpirto di Loda? è fiacco il tuo 
Scudo di nubi , e fiacca è la tua fpada 
Vana meteora ; le rammafla il vento, 305 , 
Ed il vento le fperde , e tu tu fteflb 
Sfumi ad un tratto ; o della notte figlio 
Fuggi da me , chiama i tuoi venti , e fuggi . 
E dal foggiorno mio tu di forzarmi 

Dunque pretendi ? replicar s' ìntefe 3 1 o 

La 



(CC CI) 

La vuota voce: innanzi a me s' atterra 
Il ginocchio del popolo: io la forte 
Delle battaglie, e dei guerrier decida. 
Io Tulle nazion guardo dall' alto , 4 
E più non fono; le avvampanti nari 315 

Sbuffano morte ; io fpazi# alto fu i venti y 
Calpefto i nembi , e a' pam* miei dinanzi 
Van le temperie : ma tranquillo e cheto 
E' di la dalle nubi il mio foggiorno , 
E lieti fon del mio ripofo ì campi. 32© 

E ben , quei ripigliò , del tuo ripofo 

Statti ne' campi , e di Comallo il figlia 
Scordati : da' miei colli afeendo io forfè 
Alle tranquille tue pianure , o vengo 
Sulle nubi con 1" afta ad incontrarti, 325 

Tetro fpirto dì Loda? e perchè dunque 
Bieco mi guardi ? e perchè fcuoti , o folle , 
Quell' aerea tua lancia? invan tu bieco 
Guati Fingallo , io non fuggii dai prodi , 
E me fpaventeran del vento i figli? 330 

No, 



(CCCII) 

No , cke dell' arme lor fo la fiacchezza , 

Va, foggiunfe lo fpcttro , or vanne, e '1 ventò 

Ricevi : i venti di mia man nel vuoto 

Stannofi ; è mio delle tempefte il corfo » 

Mio figlio è '1 ke di Sora : egli alla Pietra 33$ 

Dì mia Pofifanza le ginocchia inchina . 

La fua battaglia è a Carric-tura intorno j 

Ei vincerà . Figlio di Cornai , fuggi 

Alle tue terre, o proverai bentofto 

Del mio ardente furor gli orridi effetti . 340 I 

DhTe, e contro Fingallo alzò la lancia 

Caliginofa , e della fconcia forma 

L' altezza formidabile piegò •. 

Ma quei s' avanza , e trae i' acciai* , lavoro 

Dell' affumato Luno a ; il fuo corrente h 34$ 

Sentier penetra agevole pel mezzo 

Dell' orrid' ombra : lo sformato fpettro 

Cade feflb hell' aria s appunto come 

Ne- 

g Luti o Lnno era un ce- gal era opera di queftó 
lebre fabbro di Loclin . artefice . 

La famofa fpada di Fin- b II filo della fpada » 



( C C C I 1 ! ) 

Nera colonna di fumo, che fopra 
Mezzo fpenta fornace alzali , e quella 3 50 
Fende verghetta dì fanciul per gioco . s 
Urlò di Loda il tenebrofo fpirto , 
Ed in fé rotolandofi , nell' aria 
S' alza, e fvanifee: V orrid' urlo udirò 
V onde nel fondo , e s' arreftaro a mezzo 355 
Del loro corfo con terrori dal Tonno 
Tutti ad un tratto di Fingallo i duci 
Scoflerfi , ed impugnar 1' afte pefanti . 
Cercano il Re , noi veggono , turbati 
S' alzano con furor; gli feudi, e i brandi 360 
Rimbomban tutti. In Oriente intanto 
La Luna apparve, il Re fé a' fuoi ritorno 
Scintillante nell' armi ; alta la gioja 
Fu de giovani fuoi , tranquilla calma 
Serenò le lor anime, ficcome $£5 

Dopo tempera abbonacciato mare . 
Ullino alzò della letizia il canto , 
E d' Iniftor fi rallegraro i colli , 



(CCCIV) 

Fiamma di quercia alzoflì , e rimembrarli 
Le belle iftorie degli antichi Eroi. 370 

Ma d' altra parte d' una pianta all' ombra» 
Sedea pien di triftezza il Re di Sora 
Frotallo : intorno a Carric-tura fparfe 
Son le fue fquadre, egli le mura irato 
Guarda fremendo^ e fitibondo il fangue 375 
Vuol di Catillo , che lo vinfe in guerra * 

Allor che Anniro a di Frotallo padre 
Regnava in Sora , un improvvifo nembo 
Sorfe fui mar , che ad Iniftor portollo . 
Frotal fi flette a fefteggiar tre giorni 380 
Nelle fale di Sarno, e vide gli occhi 
Di Cornala foavemente lenti , 
Videli , e nel furor di giovinezza 
Ratto s' accefe , e impetuofo corfe 
Per farfi a forza poffelfore e donno 385 

Del- 



» Anniro era padre non me- fratello , e £w poi uccifo 

no di Frothal , che di Era- da Gaulo mila battaglia 

gon , il quale regnò in So- di Lora . 
ra dopo la morte di fuo 



( C C C V ) 

Della donzella dalle bianche braccia * 
Ma -vi s' oppon Catillo , ofeura zuffa 
S' alza; Frotallo è nella fala a-v vinto * 
Ivi langue tre giorni , alla fua nave 
Sarno nel quarto rimandollo; a Sora 390 
Egli falvo tornò; ma la fua mente 
Negra fi fé di- furibondo fdegno 6 
Fin da quel dì contro Catillo, e quando 
Della fama d' Annir s' alzò la pietra ,. a 
Ei fcefe armato, e alle mufeofe intorno 395 
Mura di Sarno alta avvampò battaglia* 
Sorfe il mattin fopra Iniftor: Frotallo 
Batte T ofeuro feudo; a quel rimbombo 
Scotonfi i duci fuoi ; s' alzan , ma gli occhi 
Tengono al mar; veggion Fingal che viene 400 
Nel fuo vigor : parlò Tubarre il primo . 
Re di Sora„ e chi vien. fimile al cervo 
Cui tien dietro il fuo gregge? egli è nemico 3 
Tom. IL V Veg- 

« Cioè dopo la morte cT An- fama di qualcbeiuno , vale 
«irò . Inalbar la pietra della quanto fepellirlo . 



( C C C V 1 ) 

Veggo la punta di fua lancia : ah forfè 
E' il Re di Morven, tra' mortali il primo 405 
V alto Fingal : V imprefe fue Gormallo 
Rimembra, e fta de' fuoi nemici il fangue 
Nelle fale di Starno * : a chieder vado 
* Dei Re la pace ? egli è folgor del Cielo . 

Figlio del fiacco braccio, a lui rifpofe 410 

Frotallo irato: incominciar dovranno 
Dalle tenebre adunque i giorni miei ? 
Io cederò pria di veder battaglia? 
Ma che direbbe in Sora il pòpol mio? 
Frotallo ufcì , come Meteora ardente 4 1 3 

Di ria nube , fcontrollo , egli difparve . 
No , no , Tubar , no , Re di Torà ondofa , e 
Non cederò , me la mia fama , come 
Strifcia di luce fafeierà d' intorno . 

Ufcì de' fuoi col rapido torrente, 410 

Ma 



a Allude alle imprefe di Fin- b Cioè , patti onorevoli di 
gal in Loclin per Agana- pace . 

deca , riferite nel Canto 3. e Deve effer una terra nelle 
del Poema Epico. * vicinanze di Sora. * 



( C C C V I I ) 

Ma rupe rifeontrò : Fingallo immoto 

Stettefi: rotte rotolaro addietro 

Le fchiere fue , né rotolar ficure » 

L' afta del Re gì' incalza : il campo è tutto 

Ricoperto d'Eroi: frappoflo colle 4Ì5 

Solo fu fchermo alle fuggenti fquadre» 

Vide Frotallo la lor fuga, e V irà 

Sorfe nel petto fuo : torbido il guardo 

Tien fitto al fuol -, chiama Tubar : Tubarre , 

Il mio popol fuggì, cefsò d* alzarli 430 

La gloria mia: che più. mi refta? io voglio 

Pugnar col Re j fento 1' ardor dell' alma } 

Manda Cantor , che la battaglia chieda . 

Tu non opporti : ma Tubarre , io amo 

Una Donzella, ella foggiorna appretto 435 

L' acque di Tano , ella è d' Erman la figlia 

Uta , dal bianco fen , dal dolce fguardo . 

Efla la figlia d' Iniftor * paventa , 

Vi E al 

Quefta è la celebre Coma- Uta probabilmente non fa- 
la , innamorata di Fingal , peira 5 che Cornala folte già 

mor- 



( e e e v i i i > 

E al mio partir traflfe dal petto il fuo= 
Delicato lbfpiro : or vanne , e dille 440. 

Che baffo fon, ma che foltanto in lei 
Il mio tenero cor prandea diletto .. 
Cosi parlò pronto a pugnar , ma lungi- 
Non era il foaviffimo iofpiro 
Della beli' Uta : ella in mafchili fpoglie 4455, 
Avea feguito il fuo guerrier fui mare* 
Sotto lucido elmetto ella volgea 
Furtivamente 1' amorofo fguardo 
Al giovinetto: ma feorgendo adeflb^ 
Avviarti '1 Cantor , tre volte l'afta 450 

Di man le cadde,, il crin volava fciolto, 
Spedi fpelTi gpnfiavanle i fofpiri 
Il candidetto feno ; inalza gli occhi 
Dolce -languenti verfo il Re; volea 
Parlar, tre volte lo tentò, tre volte 455 

Morì fui labbro la tremante voce. 

Fin- 
morta , e in confeguenza P antica paflìone di Fro» 
temeva che fi rifvegliatfe thal per cjiiefla donzella . 



( C C C I X ) 

Fingallo ode il Cantor , ratto fen venne 
Col fuo polente acciar : le mortali afte 
Si rifeontraro , ed i fendenti alzarli 
Di loro fpade : ma difeefe il brando <\6ó 

Impetuofo di Fingallo , e in due 
Spezzò lo feudo al giovinetto : efpofto 
EU fuo bel fianco; ci mezzo chino a terra 
Vede la morte : ofeurità s' accolfe 
Sull'alma ad Uta, per le guancie a rivi 465 
Difcorrono le lagrime , ella corre 
£er ricoprirlo coi fuo feudo, un tronco 
Le s' attraverfa, incefpica , riverfafi 
"Sul fuo braccio di neve , elmetto e feudo 
Le cadono, difeoprefi il bel feno , 470 

La nera chioma fui terreno è fparfa . 

Vide il Re la donzella, e pietà n'ebbe. 
Ferma il brando inalzato , a lor fi china 
Umanamente , e nel parlar full' occhio 
' Gli fpuntava la lagrima pietofa . 475 

O Re di Sora , di Fingallo il- brando 

V 3 Non 



( C C C X ) 

Non paventar. Non lo macchiò giammai 
Sangue di vinto , e di guerrier caduto 
Petto mai non pafsò : fui Torà ondofo 
S'allegri il popol tuo, goda la bella 480 

Vergine del tuo amor : perchè mai devi 
Cader nel frefeo giovenil tuo fiore? 

Frotallo udì del Re le voci, e a un punto 
Ei vide alzarfi la Donzella amata. 
Stetterfi entrambi in lor bellezza muti, 485 
Come due verdi giovinette piante 
Sulla pianura, allor che il loffio avvedo - 
Cefsò del vento , e fu le foglie pende 
Di Primavera tepidetta pioggia. 

Figlia d'Erman, difs'ei, venirli dunque 4901 

In tua bellezza dall' ondofo Torà 
Per mirar abbattuto alla tua villa 
Il tuo guerrier? ma l'abbatterò i prodi, 
Donzelletta gentil , né ignobil braccio 
Vinfe d' Anniro il figlio al carro nato. 49^ 
Terribile , terribile in battaglia % 

Re 



e C C C X I ) 

Re di Morven, fei tu,, ma pofcia in pace 
Raffembri il Sol, che dopo pioggia appare. 
Dal verdeggiante itelo in faccia a lui 
I fiori alzano il capo, e i venticelli 500 

Van dibattendo mormoranti piume. 
Oh foftù. in Sora , oh fofle fparfa intorno 
La feda mia! vedriano i Re futuri 
L'arme tue nella Sala, e della fama 
S' allegrerien de padri luoi , che l'alta 505 
Fingal poflfente di mirar fur degni .. 
Della di Sora valorofa ftirpe, 

Figlio d' Anniro , s' udirà la fama , 
Diffe Fingal : quando fon forti i duci 
Nella battaglia allor s' innalza il canto ; 5 io 
Ma fé difeendon fopra imbelli capi 
Le loro fpade , fé de' vili il iangue 
Tinge le lancie, il buon cantor fi feorda 
De' loro nomi , e fon lor tombe ignote . 
Verrà fopra di quelle ad inalzarfi 5 1 5 

Cafa o capanna il peregrino , e mentre 

V 4 Ei 



C G C C X 1 I ) 

Ei fta fcavando l'ammontata terra, 
Scoprirà logra e rugginofa fpada , 
E in mirarla dirà : quefte fon l' arme 
D'antichi duci, che non fon nel canto» 52G 
Tu d' Iniftor vieni alla fella , e teco 
La verginella del tuo amor ne venga, 
E i noftri volti brilleran di gioja . 
Prefc la lancia , e maeftofamente 

Dì fua pofTanza s' avanzò nei paffi » 525 

Di Carric-tura ornai le porte fchiudonfi , 
La fefta della conca in giro fpargefi , 
Alto intorno fuonò voce di mufica , 
Gioja disfavillò pe' larghi portici , 
Udivalì d' Ullin la voce amabile, 530 

L' amabile di Selma arpa toccavafi . 
Uta allegroni nel mirarlo , e chiefe 
La canzon del dolor , full' umid' occhio 
La lagrima pendeale turgidetta , 
Qiiando comparve la dolce Crimora , f 535 

* Cri- 

a Cioè quando Ullino prefe a rapprefentare il perfonag» 
gio di Crimora . * 



( C G G X I ì 1 ) 

* Crìmora figlia di Rinval , che flava 

Là full' ampio di Lota azzurro fiume. * 

-Lunghetta iftoria , ma foave ; in «fifa 

La Vergine di Torà c ebbe diletto, 
Crìmora» 
Chi vien dalla collina 540 

Simile a nube tinta 

Dal raggio d'Occidente? 

Che voce è quella mai fonora , e piena 

Al par del vento, 

Ma qua! di Carilo <* 545 

L'arpa piacevole? 

Egli è il mio amore > è 1' amor mìo che feende , 

E nell' 

a Cri-mora donna d y animo e Gonvien che Torà e Tano 

grande . follerò due luoghi affai vi- 

tr Lotha , nome antico d' uno cini , poiché il Poeta dif- 

dei maggiori fiumi nel Set- fé di fopra che Uta abi- 

tentrione della Scozia . Il tava preìlo I' acque di Ta- 

folo che a' tempi noftri no . * 

ritenga qualche fomiglian- d Forfè quefto Carilo è il 
za nel fuono fi è il fui- celebre cantore di Cucul- 
me Lochy nella provincia lino ; per altro il nome 
d' Invernefs, ma il Tradut- può efìer comune a qua- 
tore non ofa alucurare, lunque Cantore . Carri! Ci- 
che quefto fia il fiume di gnifica un fuono vivace e 
cui qui fi parla . armoniofo . 



(CCCXIV) 

E nelP acciar rifplende , 

Ma trillo porta e nubilofo il ciglio» 

Vive la forte fchiatta di Fingallo. 550 

Qual affligge difaftro il mio Conallo? * 

CONALLO. 

Elfi fon vivi, o cara, 
Io ritornar poc'anzi 
Dalla caccia gli vidi 

Qual torrente di luce: il Sol vibrava 555 
Su i loro feudi , elfi feendean dal colle 
Come lilla di foco : o mia Crimora 
Già la guerra è vicina , 
E' della gioventude alta la voce, 

* Dargo , Dargo feroce fóo 
Doman viene a far prova 

Della poffanza della ftirpe noftra. 
Egli a battaglia sfida 

La 

* Connal , figlio di Diaran , b Quefto è quel Dargo Bri- 
Eroe de' più famofi tra quei tanno , che fu poi uccifo 
di Fingai , di cui s' è già da Ofcar figlio di Caruth . 
parlato altre volte . 



(C C C X V ) 

la fchiatta di Fingallo invitta e forte, 
Schiatta delle battaglie, e della morte 565 

Crimora. 

E" ver, Conallo, io vidi 

Le vele fue , che qual nebbia ftende vanii 
Sul flutta azzurro, e lente s'avanzavano 
Verfo la fpiaggia , o mio Conallo, molti 
Son di Dargo i guerrier. 

Conallo. 

Recami , o cara , 570 
Lo feudo di tuo padre 
Il forte di Rinval ferrato feudo, 
Che a colma Luna raffomiglia , quando 
Fofca infocata per lo eiel fi move » 
Crimora. 
Ecco o Conal lo feudo , 575 

Ma quefto non difefe il padre mio; 
Cadd'ei dall'afta di Gormiro uccifo, 
Tu puoi cader . 

Co- 



(CCCXVI) 

CONALLO. 

Poflb cader, è vero, 

Ma tu, Crimora, la mia tomba inalza. 

Le bìgie pietre, e un cumulo di terra 58$ 

Faran eh' io viva ancor fpento e fotterra t 
Tu a xjuella vifta 

Molle di lagrime 

Volgi il leggiadro afpetto . 
E muta e trilla *g> 

Sopra il mio tumulo 

Picchia pili volte il petto . 
Bella fei come luce , o mia diletta , 

Pur non pofs' io reflar . 
Più dolce fé' che fopra il colle auretta , 59© 

Pur ti degg' io lafciar . 
S'egli avvien ch'io foccomba * 

Dolce Crimora, inalzami la tomba* 
Crimora. 
E ben , dammi quell' arme , 

Sì quell'arme di luce, e quella- Ipada, 595 

E quel- 



( C C C X V I I ) 

E quell'afta d'acciaro: io verrò teco, 

Teco farommi incontro 

Al fero Dargo, e crudo, 

E al mio dolce Conal mi farò feudo. 

O patrj monti , 600 

O colli , o fonti , 
O voi cerve tti addio. 
Io più non tornerò, 
Lungi lungi men vo, 
E nella tomba fio con l'amor mio. 605 
Né mai più ritornaro? Uta richiefe 
Sofpirofetta : cadde in campo il prode , 
VifTe Crimora? era il fuo fpirto afflitto 
Pel fuo Conallo, e folitarj i paffi? 
Non era ei graziofo , come raggio 610 

Del Sol cadente? Vide Ullin full' occhio 
La lagrima che ufeiva ; e prefe l' arpa 
Dolce - tremante : amabile ma trillo 
Era il fuo canto, e fu filenzio intorno. 
L'ofcuro Autunno adombra le montagne, 615 

L' az- 



( C C C X V I I I ) 

L'* azzurra nebbia fui colle fi pofa , 

Flagella il vento le mute campagne. 
Torbo il rio feorre per la piaggia erbofa, 

Staffi un alber foletto, e fifehia al vento, 

E addita il luogo , ove Conal ripofa . 6 i a 
E quando l'aura vi percote drento 

La fparfa foglia che d'intorno gira 

Copre la tomba dell'Eroe già fpento„ 
Quivi fovente il cacciator rimira 

L'ombre de' morti , allor che lento lento 6ì*$ 

Erra fui mefto prato, e ne fofpira» 
Chi del tuo chiaro fangue 

Giunger potrebbe alla primiera fonte, 

Chi numerar, Conallo , i padri tuoi? 

Crebbe la ftirpe tua qual quercia in monte , 630 

Che con l'altera fronte 

Incontra il vento , e al Ciel poggia fublime ; 

Or dall' annole cime 

Al fuol la rovefeiò nembo di guerra ; 

Chi potrà '1 luogo tuo fupplire in terra? 63$ 

Qui 



( C C C X I X ) 

Qui qui dell' armi il fier rimbombo intefefi , 

Quivi i fremiti, 

Quivi i gemiti 

Dei moribondi ; fanguinofe orrende 

Le guerre di Fingallo . 64° 

O Conallo, Conallo 

Qui fu dove cadérli: era il tuo braccio 

Turbine, e raggio il brando, 

Dagli occhi ufeia, qual da fornace, il foco. ? 

Era a veder l'altezza 645 

Rupe in pianura, a cui Vento fi fpezza. 
Romorofa qual roca tempefta 

La tua voce a' nemici funefta 

Nelle pugne s'udia rimbombar* 
Dal tuo brando gli Eroi cadean non tardi 6$q 

Come cardi, 

Cui fanciullo 

Per trastullo 

Con la verga fuol troncar* 
Ecco Dargo s'avanza 655 

Dar- 



(CCCXX) 

Dargo terribil r come 

Nube di folgor grave , avea le ciglia 

Aggrottate ed ofeure , 

E gli occhi fuoi nella ferrigna fronte 

Parean caverne in monte. 66® 

Scendon rapidi i brandi, e orribilmente 

Alto fonar fi fente 

Il ripercoflb acciaro; era dappreflb 

La figlia di Rinvallo , 

La vezzofa Crimora , 66$ 

Che rifplendea fotto guerriero arnefe» 

Ella feguito in guerra 

Avea l'amato giovinetto; fciolta 

Pendea la gialla chioma ; in mano ha V arco , 

Già V incocca % 679 

Già lo feocca 

Per ferir Dargo, ahi ma la man sfallifce,. 

* E fere il fuo Conallo: ei piomba abballo 

Qual 

a Si fa che Conimi reftò uc- tro Dargo : ma Ja trac- 
cilo in una battaglia con» zione non determina s' egli 

fi a 






( e C C X X I ) 

Qual quercia in piaggia , o qual da rupe un maflb ^ 

Mifera vergine 6-j 5. 

E che farà? 

11 fangue fpiccia , 
Conal fen va. 

Stette tutta la notte, e tutto il giorno- 

Sempre gridando intorno,. 680 

O Conallo, o mia vita, o amor mio; 
Trilla angofeiofa piangendo morio. 

Stretta , e rinchiufa poca terra ferba 

Coppia di cui piti amabil non s'è villa; 
Crefce fra i fallì del fepolcro l'erba; 685 

Io fiedo fpeffo alla nera ombra , e trilla : 
Vi geme il vento , e la memoria acerba 
Sorgemi dentro, e l'anima m'attrifta: 
Dormite in pace placidi e foletti 
Dormite, o cari, nella tomba llretti. 6gv 

Sì ,, dolce amabiliflìmo ripofo 

Tom. IL X Go- 

da flato uccifo dal nemi- bia voluto render mira bi- 
co ,. oppur da Crimora . le la morte deli' Eroe con 

E' probabile che il Poeta ab- quefta finzione . * 



(CCCXXII) 

Godete o figli dell' ondofo Lota , 

Uta foggiunfe; io ne terrò mai fempre 

Frefca la ricordanza , e quando il vento 

Sta nei bofchi di Torà , ed il torrente 695 

Romoreggia dappreflb , allora a voi 

Sgorgheranno i miei pianti , alle voftr' ombre 

S'inalzerà la mia canzon fegreta , 

E voi verrete fui mio cor con tutta 

La dolce pofifa della doglia voftra. 700 

Tre giorni i Re (tetterà* in fefta , il quarto 
Spiegar ìe vele :' aura del Nord fui legno 
Porta Fingallo alle Morvenie felve. 
Ma lo fpirto di Loda aiTifo flava 
Nelle fue nubi, di Frotal ìe navi 705 

Seguendo, e in fuor fi fofpingea con tutti 
Gli atri fuoi nembi : né però fi fcorda 
Delle ferite dì fua tetra forma , 
E dell' Eroe la delira anco paventa « 
* * » 

OS- 



( C C C X X I I I ) 

OSSERVAZIONI. 



1. 1 A comparazione non pub efTer né pi li gentile né 
JL-rf più perfettamente adattata . La tepida pioggia 
■ammolli (ce la dura quercia, e fa fpuntar le foglie: cosi 
le doki lagrime della compaflìone intenerì feono i cuo- 
ri più duri, e fanno germogliar in erti i fentimenti d' 
umanità e di benevolenza fociale. 

1» Indica mi hi ,quem diligi t anima mea^ubì pafea^ubì di* 
bes in meridie. Cant. e. i. v. 6. * 

j. Abbiam già detfo più volte che per lo fpirito di Loda 
s'intende Odin , Era quefto la fuprema divinità della 
Scizia, ed il fuo culto fu trasferito nella Scandinavia 
da un celebre conquidatore, che pofeia a (nanfe il no- 
«he di Odin , e coli' andar del tempo fu confufo con 
elfo. Chiamàvafi egli Sig-ga figlio di Fridulfo, princi- 
pe degli Afi, o fia Afiatici, popolo della Sazia che 
abitava tra il Ponto Enfino, e'1 mar Cafpio, ed era il 
principal Sacerdote del Dio Odin al quale fi rendeva 
un celebre ailto nella città d' Af-gard, che nella lin- 
gua di quel popolo lignificava la corte degli Dei. Que- 
4k> Principe temendo, come fi crede, il rifentimento 
de' Romani, per aver dato foccorfo a Mitridate, ab- 
bandono la foia patria , e Col fior tirila gioventù degli 
•Afi e dei Turchi fé n'andò verfo il Nord» Soggiogò 
prima alcuni popoli della Ruflia, pofeia conquido la 
Safìfonia: indi prefa la ftr'ada della Scandinavia fotto- 
roife rapidamente la Ombria, o TOlllein, la Giutlan- 
<la , la Fionia , la Danimarca . Pafsò pofeia nel- 
la Svezia, ove quel Re per nome Gilfo, abbagliato 
<da tante conquide, e credendolo più che uomo gli refe 
X 2 ono- 



(CCC X XIV) 

oneri divini. Col favor di quella opinione, egli dì» 
venne afibluto Padrone della Svezia , ove fi (labili. 
Dettò nuove leggi: conquide) la Norvegia, e diftribuì 
le lue conquide a' Tuoi figli. Dopo tante gloriofe fpe- 
dizioni , fentendofi vicino alla morte non volle af- 
• penarla: ma radunati i Tuoi amici, fi fece nove feri- 
te in forma di cerchio con la punta della lancia, e. 
varj tagli colla fpada. Dichiaro pofeia morendo eh' 
egli andava in Scizia a prender luogo tra gli altri 
Dei, ove doveva a(T;(lere ad un eterno convito, ed 
accoglier con grandi onori quelli che fodero morti eoa- 
Tarmi alla mano. Dopo la fua morte tu egli, coni' ab- 
biane detto, confufo coll'antico Odin,e dell'uno e dell'' 
altro non fi fece che una lòia divinità. Quello conqui-- 
flatore fu l'inventore delle lettere Runiche: diteli di. 
più ch'egli fofle eloquentiffìmo, Poeta, Mufico, Me-- 
dico, e Mago. Non ci volca tanto per imporre ad un. 
popolo afflitto rezzo, ed immerfo nell' ignoranza. Cre- 
devano gli Scandinavi che Qdin- intervenite nelle bat- j 
taglie per aflìilere i luoi guerrieri, e fcegliciTe quelli 
che doveano etTer uccifi, i quali fi chiamavano /'/ drit- \ 
te di Odin : e quelli dopo morte fupponevano di andar 
nel palagio di Odin, chiamato Valhalla a ber della bir- 
ra, e dell'idromele nei cranj dei loro nemici. Tutto- 
ciò è fratto dall' Introduzione alla Storia di Danimarca: 
del Sig, Mailer. * 

4. I terrori di quella falfa Divinità fomigliano molto a. 
quelli del vero Dio, ficcome vengono deferitti nel Sal-- 
mo 17. v. 8. 

5. La battaglia di Fingal collo fpirito di Loda è la fola 
finzione un po' llrava-gante che s' incontri nei Poemi 
di OlTian. Non mancano però efempj di fìmil genere 
appreffo i migliori Poeti. Convien dire inoltre a giuiti- 
fìcazione di Offian, eh' egli non avanza cofa, che non 

fia 



(CCCXXV) 

fia perfettamente conforme alle nozioni che correvano 
a 1 tempi fuoi intorno gli fpiriti» Credevafi a que' tem- 
pi che l 1 anime dei morti fodero materiali, e per confe- 
guenìa fufcettihili di divifioni e ui ferite non meno dei 
corpi. Lafcierò determinare ad àltVij, fé da quello patto 
dedur fi potta. che Ottian non avette idea della divinità r 
iembra bensì ch'egli credette che gli enti fuperiori non 
dovettero curarli di quel che patta tra gli uomini. 
Così il Traduttore Inglefe. lo non m' arrederò che filila 
zuffa di Fingala e diOdin, per confrontarla con quella 
fra Diomede e Marte, riferita nel 5. dell* Illiade - Gio- 
verà dunque ottervare che 1' immaginazione del Poeta 
Celtico non pecca né contro la vcriiìmigliatìza^ né con- 
tro il decoro, laddove quella d'Omero cade nell' uno^ 
e nell' altro di quetti due vizj. Non parlo della ferita 
materiale: poiché gli Dei degli antichi Greci nell' opi- 
nione volgare, erano appunto come fé gli figurava É$>i« 
curo, ed aveano quajl corpo e quafi membra , e feorreva 
lor nelle vene un quafi l'angue o fìa icore , e perciò po- 
tevano etter feriti quafi come gli uomini, Il punto ita 
fé potettero o dovettero ettèr feriti evinti da un nomo. 
Odin era tutt' altro nella mente di Ottian e dei Cale- 
donj da quello ch'egli era nello fpirito dei Daneiì . 
Fingal ed Ottian doveano burlarfi di quella divinità e 
de' fuoi terrori, i quali non cohiìlle^ano che in un va- 
no (ìrepìto, e non potevano fp; ventare fuorché i co- 
dardi. Non è dunque ftravaganie, che Un Poeta per 
dar rifalto alla fortezza ed al coraggio del fuo Eroe fa- 
vorito, s' immagini ch'egli metta in fuga e ferifea un 
Ente aereo, che lungi dall' etter d' una natura ed una 
forza fuperiore alla fua , non potea pattare nell'opinio- 
ne de' fuoi nazionali, che per un vano fpauracchio . 
Stravaganza è bensì quetta , che Marte ._,il Dio della guer- 
ra, riconofeiuto e adorato per tale dai Greci non mene 
X 3 che 



(CCCXXVI) 

che dai Trojani fi fìnga fopraffatto in valore ed afpra» 
niente ferito da un guerriero che non è neppure il più> 
valorofo dei Greci.. Qual bi fogno v' è dunque d'Achille > 
fé i Greci, lenza di lui, hanno dei guerrieri che avan- 
zano in valore il più formidabile degli Dei ? L' imma- 
ginazione di Oifun non è dunque alfurda , né potea ri- 
pugnare alla credenza dei Càledonj , laddove quella, d* 
Omero oltrepaffa i limiti del credibile . Ma 1' azione 
di Diomede è dir pia inefeufabile, come inaéligiofaJ 
rimprovero che non pub farli a quella diFingal; non. 
preftando e fio alcuna fede alla divinità di Odin, come 
Diomede la preilava a Marte. Quello carattere d' irre- 
ligiofit'à è molto difdicevole ad uno dei principali guer- 
rieri che fi vuol rendere intereffante . Ma fi dirà che 
Diomede fu (limolato a far ciò da Minerva, che gli fer- 
via di cocchiere, e che quella Minerva e quello Mar- 
te, e quella zuffa erano tutte folennilTime allegorie 1 
Ah quelle allegorie erano pure i begl' impiaftri! Pec- 
cato, che da qualche tempo in qua abbiano quafi af- 
fatto perduto il loro credito, e che ci fia qualche teme- 
rario che ofì fpacciarle per droghe di cerretani, che in- 
cancherifeono le piaghe in luogo di rifanarle. * 

é. - - - - Mt'véog (Ts fJLiva. ffivtg afu.ftix.iXMV cu 
Jl!fx7r\av7'. II. I. V. 103. * 

7. Quelfa immagine pub fembrar a ragione fmodata,, né 
fi convien molto ad un Eroe terribile bensì in batta- 
glia , ma che pure fi dipinge bello ed amabile . Con; 
maggior proprietà ella avrebbe potuto applicarfi a. Dar- 



CRO- 






CROMA. 



'( e C C X X I X ) 

C R O M A. 

ARGOMENTO. 



X Rovandof: Crotbar Regolo di Croma in Irlanda 
aggravato dalla ■vecchiezza e dalla cecità , ed ef- 
fendo fuo figlio Fovar-gormo giovinetto -, Rothmar 
Capo o Signor di Tr oralo , col fé un occafione sì fa- 
vorevole per aggiunger a* proprj flati quelli di Cro- 
tbar . Marciò egli dunque nelle terre che ubbidiva- 
no a Crotbar , ma eh* egli teneva in vajfallaggio 
da Arto fupremo Re d' Irlanda . Veggendofi Cro- 
tbar incapace di refìjlere al nemico a cagione deW 
età e dell" infermità fua , mandò a chieder foccorfo a 
Fingal Re di Scoria, il quale non tardò punto a 
fpedir in di fé fa di Crotbar Ojjian fuo figlio con un 
corpo di truppe . Ma innanzi che OJfian giungeffe , 
Fovar-gormo figlio di Crotbar , impetrò dal padre di 

andar- 



(CCCXXX) 

andarfene con le [uè genti ad ajfalir Rothmar y e- 
ne * rejìò disfatto ect uccifo . Giunje intanto Ojjlan , 
v'innovò la battaglia , uccife Rotbmar , mi/e il fm 
efercito in rotta, e liberato il paefe dì Croma da] 
fuoi nemici , ritornò glwiofo in Ifco^ia . 

OJJìan fentendo Malvina a lagnarfi della morte 
di Ofcar fuo fpofo , prende ad alleviare il fuo cor- 
doglio col racconto di quejla fua imprefa giovanile * 




CRO- 



(CCCXXXI) 

CROMA. 



'Ci 

V^u està fi fu dell'amor mìo fa voccv 
Ah troppo rado ei viene 
A confolar Malvina in tante pene .. 
Aprite, o padri di Tofcarre , aprite 

L'aeree fale , e delle voftre nubi 5 

A me fchiudete le cerulee porte . 

Lungi non fono i pam 

Della partenza mia. Nel fonno intefi. 

Chiamar Malvina una fìochetta voce. 

Sento dell'anima io 

Le fmanie , e i palpiti 

Forieri della morte. O nembo o nembo 

Perchè venirti dal rotar del lago? 

Fif- 



a Parla Malvina , la quale gno P ombra del fuo fpo- 
avea veduta pocanzi in fo- fo Ofcar . 



( C CCXXXII) 

Fifchiò tra le piante 

La penna fonante , x - 

Sparve il mio fogno, e la diletta imnfàgo* 
Pur ti vidi , amor mio : volava al vento 

L' azzurra verta 

Di nebbia inceda ; 

Eran fulle fue falde i rai del Sole. 20 

Elle a quei di luce ardevano , 

E fplendevano , 

Coni' oro di flranier rifplender fuole * 
Quella fi fu dell' amor mio la voce . 

Ah troppo rado ei viene $ , 

A confolar Malvina in tante pene 1 
Ma nell'anima mia tu vivi e Ipiri 

Figlio d' Offìan poflfente , 

Col raggio d' Oriente 

S'alzano ì miei fofpiri » ha 

E dalle mie pupille . , 

Difcendono le lagrime 

Con le notturne rugiadofe ftille 1 

Ofcar, 



(CCCXXXIII) 

Ofcar , te vivo, ero una pianta altera 

Adorna di fioriti ramicelli. 35 

La morte tua , com' orrida bufera , 

Venne , e fcolfe i miei rami , e i fior sì belli , 

Pofcia tornò la verde Primavera 

Con le tepide pioggie e i venticelli .. 

Tornar P aurette , e i nutritivi umori , 40 

Ma pili non germogliai foglie né fiori . 

Le verginelle il mio dolor mirarno, 
Le dolci corde dell'arpa toccaro. 
Taciti , o arpa , che tu tenti indarno 
D'afciugarmi fugli occhi il pianto amaro. 45 
Le verginelle pur mi domandarno : 
Lafìa , che hai? sì vago era il tuo caro? 
Er' egli un Sol, che tu l'ami cotanto? 
Io ftava metta e rifpondea col pianto .. 

O bella figlia dell'' ondofa Luta, a 50 

Deh come il canto tuo dolce mi giunge! 
Certo quando fu gli occhi il molle fonno 

Sce- 

« Lutila , rapido rufccllo , 



( e e e x x x i v )• 

Scefcti là -fui garrulo Morunte * 
JFertifi udir Parmoniofe note 
Degli eftinti Cantor : quando da caccia $\ 

Tu ritornarti nel giorno del Sole , b 
torti a fentir le graziofe gare 
Dei vati in Selma , e la tua voce xjuindi 
S'empiè di foaviffima armonia t 
Havvi dentro la languida mitezza tfò 

Un non fo che che l'anima vezzeggia, 
Quando in petto gentile abita pace . 
Ma P angofeiofo duol ftrugge il piangente, 
Diletta figlia , e i giorni fuoi fon pochi . 
Svanifcon elfi , come fior del campo 65 

Sopra di cui nella fua forza il Sole 
Guarda dall' alto , quando umido il capo 
Pendegli , e grave di notturne fìille. 
Fatti core , o donzella ; odi la Storia 
Ch' Offian prende a narrar , eh' egli P imprefe 70 

Di 



a Mor-rtirh , gran torrente . di qualche folenne feftivi- 

b Sarebbe quefto un giorno tà ? * 



XCCCXXXV) 

Di giovinezza con piacer rimembra. 

Comanda il Re ; fpiego le vele , e fpingomi 
Nella Baja di Croma ondi-fonante , 
Nella verde Xnisfela . In fu la fpiaggià 
S' alzano di Crotar 1' eccelfe torri , 7 5 

Di Crotar , Re dell 1 alle , in frefca etade 
F-amofo in guerra : ma vecchiezza adeffb 
Preme l' Eroe . Contro di lui la fpada 
Alzò Rotman ; Fingal n'arfe di sdegno. 
Egli a {contrarli con Rotmano in campo 80 
Oflian mandò , poiché di Cròma il duce 
Fu di fua forte gioventù compagno . 

Io premifi il Cantor : poi di Crotarre 
Giunfi alla fala . Egli fedeva in mezzo 
All' arme de' fuoi padri ; avea fu gli occhi 8 5 
Notte profonda : i fuoi canuti crini 
Giano ondeggiando a un baftoncello intorno, 
Softegnò dell'Eroe., Cantava i canti 
Della pattata età , quando all' orecchio 
Giunfegli il fuon delle noftr'armi; alzofii , 9© 

Ste- 



( C C L X X X V I > 

Stefe 1' antica defrra ,. e benedifle 
11 figlio di Fingallo . Olììan , difs' egli, 
Mancò la gagliardia , mancò la poffa 
Del braccio di Crotarre. Oh potefs' io 
La fpada alzar, come, l'alzai nel giorno 95 
Che'l gran Fingallo dello Strina in riva 
Venne pugnando , ed io forgeagli al fianco . 
Egli è Sol degli Eroi; pure a Crotarre 
Non mancò la fu a fama : il Re di Selma 
Lodommi , e al braccio io m,' adattai lo feudo ioa 
Del ponente Caltan ch'ei. ftefe efangue . 
Vedilo, o figlio, alla parete appefo -, 
Che noi vede. Crotarre. Or qua ,. t'accolta, 
Dammi il tuo braccio, onde fentire io pofìfa 
Se nella forza a' padri tuoi fomigli . 105 

Porfegli il braccio, et lo palpò più. volte 
Con P antica fua mano , intenerii , 
Pianfe di gioja : tu fei forte, ei difìfe , 
Sì figliuol mio, ma non pareggi il padre. 
E chi può pareggiarlo? Or via, la fella no 

Spar- 



( C C C X X X V I I ) 

Spargafi nella fala ; all' arpe > ai canti , 
Cantori miei: figli di Croma j è grande, 
Grande è colui che la mia reggia accòglie . 

Sparfa è la fefta , odonfi l' arpe , e ferve 

Letizia , ma letizia che ricopre i i § 

Un fofpir che covava in ciafeun petto . 
Sembrava un raggio languido di Luna 
Che di candida ftrifeia un nembo afperge •„ 
Cefiaro i canti alfin -. Di Croma il Sire 
Parlò , né già piangea ■, ma in fu le labbra 120 
Gli fi gonfiava il tremulo fofpiro . 

O figlio tli Fingal, difs'ei , non vedi 
L'ofcurità della mia fala? ah quando 
Il mio popol vivea , fofea non era 
L'alma mia ne' conviti: alla prefenza 125 

Degli ofpiti ftranier ri dea mi; il core 
Quando nella mia reggia il figlio mio 
Splender folea : ma un faggio , Offian , è quefto 
Che già fparì , né dopo le fcintilla 
Lafciò di luce: anzi il fuo tempo ei cadde 130 
Tom. IL Y Nel- 



(CCCXXXVIII) 

Nelle pugne paterne .. Il duce altero 

Di Tromlo erbofa , il fier Rotmano intefe 

Che a me la luce s' ofcurò , che l' arme 

Pendean nella mia fala inoperofe. 

Dalle pareti .. Ambiziofo orgoglio i^- 

Sorfegli in core, ei s'avanzò ver Croma.,. 

Caddero le mie fchiere j. io de' miei padri 

Strinfi Tacciar: ma che potea Crotarre 

Spoflato e cieco? Erano i palli miei 

Difuguali , tremanti , e del mio petto 24$ 

Alta l' angofcia \ fofpirava i giorni 

Di mia paflata etade., in ch'io nel. campo 

Speffo del fangue ho combattuto e vinto. 

Tornò frattanto dalla caccia il figlio,. 
* Fagormo il bello dalla bella chioma. 1-45- 

Non per anco egli avea nella battaglia 

Sollevato V acciari che giovinetto 

Era il fuo braccio ancor , ma grande il coiie T 

E fiamma di valor gli ardea negli occhi . 

Vide il garzone i miei fcoropofti paffi . 150 

E 

a Fovar-gonuo . Faobhor-gorm , l Y azzurra punta delP acciaro ► 



( C C C X X X I X ) 

E fofpirò . Perchè sì meflo , ei dille, 
Signor di Croma ? or fé' tu forfè afflitto 
Perchè figlio non hai ? perchè pur anco 
Fiacco è '1 mio braccio? ah ti- conforta , o padre , 
Che- della, delira mia lento il nafeente 155 
Vigor che forge. Io già finudai la fpada 
Della mia giovinezza, e piegai l'ateo. 
Lafcia ch'io vada ad incontrar l'altero 
Coi giovani di Croma; ah lafcia ch'io 
Con lui m' affronti ,.ch' io già lento , o padre , 2 <5© 
Ardermi il cor di bellicofa fiamma „ 

Sì, tu l'affronterai t foggi unfi , o figlio ' • 
Del dolente Crotar , ma fa che innanzi a 
Ti precedan le fchiere , acciò eh' io poffà 
Il grato calpeftio de' piedi tuoi 165 

Quando torni fentir , poiché m' è tolto 1 
Gioir cogli occhi dell'amata vifta, 
Dolce Fagormo dalla bella chioma. 

Ei va , pugna , foccombe . Il fier nemico 

Y 2 Ver- 

a II Gén-fo più chiaramente par pr imo tra inerititi, onde tu 

che fia tjuefto: Non ti fptnger pojf* tornartene [alvo al padre* 



( C C C X L ) 

Verfo Croma s'avanza, e da' fuoi mille i?ò 
Cinto , con la fanguigna orrida lancia 
Stanimi già fopra l' uccifor del figlio » 

Su fu , difs' io 1' afta impugnando , amici , 
Non è tempo di conche. Il popol mio 
Ravvifò il foco de' miei fguardi , e forfè. 175 
Noi tutta notte taciti movemmo 
Lungo la piaggia . In Oriente apparve 
Il dubbio lume: ai noftri fguardi s'offre 
Col fuo ceruleo rivo angufta valle . 
S-tan fulia fponda di Rotman le fchiere 180 
Scintillanti d' acciar : lungo la valle 
Pugnammo , effe fuggir : Rotman cadeo 
Sotto il mio brando . Ancora in Occidente 
Scefo non era il Sol , quand' io portai 
Al buon Crotar le fanguinofe fpoglie 185 

Del feroce nemico* Il vecchio Eroe 
Gode trattarle, e rafferena il volto. 

Corre alla reggia l' ondeggiante popolo , 
S'odon le conche alto fonar ; s'avanzano 

Cin- 



(CCCXLI) 

Cinque cantori e dieci arpe ricercano i<?o. 

Soavemente ed a vicenda cantano l 
D' Oflìan le lodi: effi l' ardor dell'anima 
Lieti efalaro , ed ai giocondi cantici 
Rifpondea l' arpa in dolce fuon feftevole . 
Brillava in Croma alta letizia e giolito , 195 
Perch' era pace nella terra e gloria . 
Scefe la notte col grato filenzio , 
E il nuovo giorno sfavillò fui, giubilo. 
Nemico non ci fu che per le tenebre 
CfaiTe d'inalzar la lancia fulgida. 200 

Brillava in Croma, alta letizia e giolito 
Perch'era fpento il fìer Rotmano orribile. 
Al bel Fagormo il popolo di Croma 
Alzò la tomba: io la mia voce feiolfi 
Per lodare il garzone: era lì preflfo 205 

11 vecchio Eroe, né fofpirar s' intefe . 
Ei brancolando con la man ricerca 
La ferita del. figlio:, in. mezzo al petto 
La gli trovò, balza di gioja, e volto 

Y 5 Al 



t C C C X L I I ) 

Ai figlro di Fingallo: o Re dell'afte, Zìo 

Di ,y e , ' on caude il figlio mio, non cadde 

Se* ~a della lua fama ; il garzon prode 

Non fuggi no , felli alla morte incontro 

E la cercò tra I' affo Ha te fchiere » 

O felici cclor, che in giovinezza 215 

Muojon cinti d' onor : nella lor fala 

Non li vedranno i fiacchi ; alto nei canti 

Sta il nome lor \ del popolo i fpfpiri 

Seguonli , ed alla vergine dall'occhio 

La tepidetta lagrima diflilla. 220 

Ma i vecchi dechinando a poco a poco 

Scemano, inaridifeono, fi iparge 

D'obblio la fama dei lor fatti antichi. 

Cadon negletti , ignoti , e non fi ferite 

Solpu di figlio: alla lor tomba intorno 225 

Stalli la gioja , e lor sbalza la pietra 

Senza l'onor d'una pietofa Milla. 

O felici color, che in giovinezza 

Cadon , di fama luminoiì ardenti i 

OS- 



(CCCXL1II) 
OSSERVAZIONI. 



*•'/"% Uefte compofizionì improvvife furono tenute in 
V^_ grandiiTimo prègio dai Bardi dei tempi fuflegtìen» 
ti . 1 pezzi che ci rimangono di quei genere inoltrano 
piuftoito II buon orecchio, che il gènio poetico dei lo- 
ro Autori . 11 Traduttore non ha incontrato che una 
Yola di quelle compofìzioni che meriti d' effer conferà 
vata. Ella è di mille anni più recente del fccolo diOf- 
fian, ma fembra che gli Autori fi fieno ftudiati d'imi- 
tar lo fiile di quello Poeta, e di adottarne molte efpref- 
lloni. Eccone il fogge t to . Cinque Bardi, o Canteri, 
vallando la notte in cafa d'un Signore, o Capo di tri- 
bù, il quale era anch' efib Poeta, ufeirono a far le lo- 
ro offervazioni fopfa la notte, e ciafchedu.no ritorno» 
con una' improvvifa detenzione della medcfima. La not- 
te deferitta è nel mefe d' Ottobre, e nel Nord della 
'Scozia eli' ha veramente tutta quella varietà, che i 
Cantori le attribuifeono. 

i. Cantore. 

Trilla è la notte: tenebria s' aduna; 
Tingefi il cielo di color di morte: 
Qui non fi vede riè (Iella, né Luna , 
Che metta il capo fuor delle lue porte. 
Torbido è '1 lago, e minaccia fortuna, 5 

Odo il vento nel bofeo a ruggir forte. 
Giù dalla balza va feorrendo il rio 
Con roeo lamentevol mormorio, 

Y 4 Su 



( C C C X L I V ) 

Su quel!' alber colà fopra quel tufo 

Che copre quella pietra fepolcralc ic 

11 lungo- urlante ed inamabil gufo,, 

L' aer funefta col canto ferale. 
Ve Ve.. 
Folca forma la piaggia adombra : 

Quella è un ombra : I 5 

Strifcia, libila, vola via. 

Per quella via 

Torto pattar dovrà perfona morta: 

Quella meteora de'fuoi patti è feorta. 
Il caa dalla capanna ulula e freme, 20, 

Il cervo geme — fui mufeo del monte, 

L' arborea fronte — il vento gli percote, 

Spetto ei fi fcuote — e fi ricorca fpefio. 

Entro d' un ietto -- il cavriol s' acquatta, 

Tra l'ale appiatta -- il francolin la tetta. 25 

Teme tempetta — ogni uccello, ogni belva, 

Ciafcun s' infelva — e sbucar non ardifee , 

Solo ftridifee -- entro, una nube afeofo 

Gufo odiofo. 

E la volpe colà da quella pianta, 30 

Brulla di fronde 

Con orrid' urli a' fuoi (trilli rifpondc. 
Palpitante, anfante, tremante 

Il peregrin 
Va per fterpi , per bronchi , per fpine, 35 

Per rovine 

Che ha fmarrito il fuo cammin . 
Palude di qua, 

Dirupi di là, 

Teme i fatti, teme le grotte, 40 

Teme V ombre della notte, 

Lungo il rufcello incefpicando, 

Br*n- 



( C C C X L V ) 

Brancolando 

Hi ftrafeina 1' incerto Tuo pie .. 

Fiaccato" or quella or quella pianta, 45 

Il falTo rotola, il ramo fi fchianta 
L' aride lappole ftrafeica il vento; 
Ecco un' ombra, la veggo, la Tento:. 
Trema di tutto, né fa di che. 

Notte pregna di nembi e di venti, 50 

Notte gravida d' urli e fpaventi: 
L' ombre mi volano a fronte e a tergo : 
Aprimi, amico, il tuo notturno albergo,, 

2.. Cantore. 

Sbuffa '1 vento, la pioggia precipitali, 

Atri fpirti già {trillano ed ululano, 55 

Svelti i bolchi dall'alto fi rotolano, 

Le feneftre pei colpi fi (tritolano. 

Rugghia il fiume che torbido ingrofTa: 

Vuol varcarlo e non ha polla, 

L' affannato viator. 60 

Udifte quello (Irido lamentevole > 

Egli è travolto, ei muor. 
La ventofa orrenda procella 

Schianta i bofehi , i faffi sfracella : 

Già 1' acqua ftraripa, 65 

Si sfafeia la ripa, 

Tutto in un fafeio la capra belante,. 

La vacca mugghiante, 

La manfueta e la vorace fera 

Porta la rapidiffima bufera . 70 

Nella capanna il cacciatoi- fi delta, 

Solleva la tetta, 

Stordito: avviva il foco fpento: intorno 

Fu- 



( 'C C C X L V I ) 

Fumanti 

Stillanti - è 

Stangli i fuoi veltri : egli di feopc i fpeflì 

Fefli riempie, e con terrore aicoka 

Due gonfi rivi minacciar vicina 

Alla capanna fua iìrage e rovina. 
Là fui fianco di ripida rupe g 

Sta tremante 1' errante paftor. 
Una pianta fui capo rifuona, 

E l'orecchio gli afforda e rintrona 

Il torrente col roco fragor. 
Egli attende la Luna, §« 

La Luna che riforga, 
"E alla capanna co' fuoi rai lo feorga. 
In tal notte atra e funefta 

Sopra il turbo e la tempefta, 
Sopra neri nugoloni g 

Vanno V ombre a cavalcioni. 
Pur è giocondo 

Il lor canto fui vento: 
Che d' altro mondo 

Vien quel novo concento. n< 

Ma giù. ceffa la pioggia: odi che foffìa 
L' afeiutto vento, V onde 
Si diguazzano ancora, ancor le porte 
Sbattono : a mille a mille 
Cadon gelate fìille 100 

Da -q uè 1 tetto e da queiìo. Oh! oh ! purve^o 
Stellato il cielo: ah che di nuovo intorno 
Si raccoglie la pioggia ; ah che di nuovo 
L' Occidente s' abbuja . 

Tetra è la notte e buja, 205 

L' aer di nembi è pregno : 
Ricevetemi , amici , a voi ne vegnó . 

3. Can- 



{ C 'C C X L VII) 
3. Cantore. 

•Pur il vento imperverfa, e par ei firepita 
Tra T erbe della rupe : abeti fvolvonfi 
Dalle radici , e la capanna ichiantafi. 110 

Volan per 1' aria -le (pezzate nuvole, 
Le rode (Ielle ad or ad or tralpajono, 
Nunzia di morte V orrida -meteora 
Fende co' nggi l'addenfate tenebre . 
Ecco pofa lui monte: io veggo ? ifpida 115 
Vetta -del giogo dirupato, e 1' arida 
Felce ravvilo e l'atterrata quercia 

Ma chi è quel cola lotto queil albero, 
Prottefo in riva al lago 

Colle velli di morte? 120 

L' onda fi sbatte forte 
Sulla fcoglioia ripa, è d'acqua carea 
La piccioletta barca j 
Vanno e vengono i remi 
Traportati dall' onda 125 

Ch'erra di fcoglio in fcoglio: oh! fu quel faflfo 
Non fìede una donzella? 
Che fia? l'ondi rotante 
Rimira, 

Solpira, 130 

Mitero l'amor fùo! mifero amante ! 
Ei di venir promife, 
Ella adocchiò la barca 
Mentre il lago era chiaro: oh me dolente! 
Oimè quello è '1 fuo legno! 135 

Oimè quelli i fuoi remi, 
Quelli fui vento i fuoi fofpiri eflremi! 

Ma già s' appretta 
Nuova tempedà : 

Ne- 



(CCCXLVII1) 

Neve in ciocca 140 

Fiocca fiocca, 

Biancheggiano dei monti e cime e fianchi , 

Sono i venti già fianchi , 

Ma punge l'aria, ed è rigido il cielo : 

Accoglietemi amici, io fon di gelo . 145 

4. Cantore. 

Vedi, notte, ferena, lucente, 

Pura, azzurra, {Iellata, ridente, 

I venti fuggirò, 

La nubi fvaniro, 

Si fan gli arbufcelli 1 50. 

Più verdi e più belli , 

Gorgogliano i rivi 

Più frefchi e più vivi, 

Scintilla alla Luna 

La terfa laguna. 155 

Vedi notte, ferena, lucente, 

Pura, azzurra, {iellata, ridente .. 
Veggo le piante rovefciate, veggo 

Le biche a terra fparte, 

E la vigil cervetta 160 

Che con induftria ed arte 

A raccorle s' affretta. 
Chi. vien dalle porte 

Ofcure di morte 

Con pie pellegrin? 165 

Chi vien così leve 

Con veda di neve, 

Con candide braccia, 

Vermiglia la faccia, 

Brunetta il bel crin? 170 

Que- 



( C C C X L I X ) 

Quella è la figlia del Signor sì bella, 

Che pocanzi cadeo nel fuo bel fiore : 

Deh t' accorta, t'accorta, ó verginella, 

Lafciati vagheggiar, viio d' amore. 

Ma già fi move il vento e la dilegua, 175 

E vano è che cogli occhi altri la fegua. 

I venticelli fpingonò 

Per la valle rillrettà 

La vaga nuvoletta ; 

Ella poggiando va, 180 

Finché ricopre il cielo 

D" un candidetto velo 

Che più leggiadro il fa. 
Vedi notte, ferena , lucente, 

Pura, azzurra, ftellata, ridente. 185 

Bella notte, più gaja del giorno': 

Addio, datevi amici * io non ritorno. 

5. Cantore. 

la notte è cheta, ma fpira fpavento. 

La Luna è mezzo tra le nubi afeofa : 

Movefì il raggio pallido e va lento, 100 

S' ode da lungi 1' onda romorofa . 

Mezza notte varcò, che '1 gallo io fento: 

La buona moglie s' alza frettolofa, 

E brancolando pel bujo s' apprende 

Alla parete, e '1 fuo foco raccende. 195 

II cacciator che già crede il mattino, 

Chiama i fuoi fidi cani, e più non bada; 
Poggia fui colle, e fifehia per cammino: 
Colpo di vento la nube dirada; 
Ei lo ftellato aratro a fé vicino 200 

Vede che fende la cerulea rtrada : 

Oh, 



(CCCL) 

Oh, dice, egli è per tempo, ancora annotta ,= 

E s s addormenta 'ull' erbata grotta. 
Odi odi: 

Corre pel bofeo il turbine,. 205 

E nella valle mormora 

Un luon lugub è e itridulo.: 

Quctt' è la tormidabile 

Armara degli Spiriti , 

Che tornano dall' aria. 210 

Dietro il monte fi cela la Luna 

Mezzo pallida, e mezze bruna: 

Scappa un raggio, e luccica ancora 

E un pò po' le vette colora: 

Lunga dagli alberi feende 1' ombra, 215 

Tu'to abbuja, tutto s' aombra: 

Tutto è orrido, e pien di morte, 

Amico ah non tardar, fchiudi le porte. 

Il Signore. 

Sia pur tetra la notte, ululi e ftrida 

Per pioggia o per procella, 220 

Senza Luna, né itella, 

Volino i' ombre, e '1 peregrin ne tremi; 

Imperverfino i venti, 

Rovinino i torrenti , errino intorno 

Verdi — alate meteore: oppur la notte 225 

Efca dalle fue grotte 

Coronata di itelle, e fenza velo 

Rida limpido il cielo, 

E" lo ftefTo per me : 1' ombra fen fugge 

Dinanzi al vivo mattutino raggio, 230 

Quando fgorga dal monte, 

E fuor dalle fue nubi 

Rie- 



fCCCLI) 

"Riede giojofo il giovinetto giorno: 
Sci T uora, come pafsò, non fa ritorno. 
Ove fon ora, o vati, 235 

I duci antichi ? ove : famofi Regi ? 
Già della gloria lor paffaro i lampi. 
Sconolciuti, obbliati 

Giaccion coi nomi lor, coi fatti egregi, 

E muti fon delle lor pugne i campi. 240 

Rado avvien eh' orma ltampi 

II cacciator fui le mufeofe tombe 
Mal noti avanzi degli eccelfi Eroi. 
Sì pafTerem pur noi, profondo obblio 

C' involverà : cadrà proftefa alfine 245 

Quella magion fuperba, 
E i figli noftri tra 1' arena, e l 1 erba 
Più non ravviferan le fue rovine. 
E domandando andranno 
A quei d' etade e di faper più gravi: 25© 

Dove forgean le mura alte degli avi? 
Sciolganfi i cantici, 
L' arpa ritocchili ,. 
Le conche girino, 

Alto fofpendanfi 255 

Ben cento fiaccole, 
Donzelle e giovani 
La danza intreccina 
Al lieto fuon . 
Cantore accoftifi , 260 

II qual raccontimi 
Le imprefe celebri 
Dei Re magnanimi 
Dei duci nobili, 

Che più non fon „ 265 

Così paffi la notte, 

Fin- 



t C C C L I I ) 

Finché il mattin le noftre fale irraggi. 
Allor fien pronti i deliri 
Giovani della caccia, e i cani, e gli archi. 
Noi falirem fui colle, e per le felve 
Andrem col corno a rifvegliar le belve. "275 




LAT- 



LATMO. 



( C C C L V ) 
L A T M O. 

Argomento. 



T 

JL Rovavajì Fingal in Irlanda quando Latbmon , Si* 
gnor di Dunlatbmon , prevalendo/] delP ajfen^a di 
lui , fece uri invafione in Morven , e giunfe a l'ifla 
del palagio di Selma . Giunta a Fingal una 'tal nuo* 
•va, ritornò con follecitudine, e Latbmon al fuo arri- 
vo , fi ritirò [opra un colle . Mentre Fingal fi dif po- 
neva alla battaglia , Morni vecchio e famofijfimo 
guerriero Sco^fe , viene a prefentarglì fuo figlio 
'Caulo , ancor giovinetto , acciò facejfe fitto di lui la 
fua prima campagna . Fingal lo dà per compagno a 
fuo figlio OJfian , e fopraggiunta la notte , fono ambe- 
due fpediti ad ojfervare ì movimenti dei nemici. Que- 
fla parte del Poema ha uri e frema rajfomiglianza coir 
Epifodio di Nifo e d" Furialo ne IP Eneide . Allo fpun- 
Z 2 far 



(CC.CLVL) 

tar del giorno , Latbmon sfida Offtan a /ingoiar bau 
taglia , e mentre era fui punto di rejlar uccifo da que- 
fto , vien falvato per P interpostone di Gaulo . Lath* 
moti , vinto da tanta generofità , fi arrende , e da Vi\u 
gal è rimandato libero alle fue- terre . 

Il Poema fi apre nel punto deW arrivo di Fingal m 
Mvrven . 




IAT- 



( C C C L V I I ) 
L A T M O. 



» * » 



'S 



elma, Selma, che veggio? ofeirre e mute 
Son le tue fale > alcun rumor non s 1 ode , 
Morven , ne' bofehi tuoi : 1' onda romita 
Geme fui lido; il taciturno raggio 
A' tuoi campi fovrafta: efeono a khiere 5 

Le verginelle tue , gaje , lucenti 
Come il vario - dipinto arco del cielo , 
E ad or ad or verfo l'erbola Ullina 
Volgono il guardo, onde feoprir le bianche 
Vele del Re : quei di tornar promife 1 o 

A' colli fuoi , ma lo rattenne il vento 
L' afpro vento del Nord. Chi vien? chi sbocca 
Z 3 Dal 



fi Quella apertura nell' Ori- alla parte narrativa del 

ginale è in metro Lirico , Poema , eh' è tutto in ver- 

e fi farà cantata full' arpa * fo Eroico . 
Ella ferve d' introduzione 



(CCCLVI1I) 

Dal colle Orientai , come torrente 
D'ofcuritade? ah lo raVvifo, è queiìa 
L'ofìe di Latmo. Sconfìgliato! intefe 1.5, 

L' aflenza di Fingallo , e di baldanza 
11 cor gli fi gonfiò : porta ha nel vento * 
Tutta la fpeme fua . Perchè ten vieni , ; 

Latmo, perchè? non fono in Selma i forti. 
Con quell'afta che vuoi? di Morven teco 20 
Pugneran le donzelle? Arrefta arrefta 
Formidabil torrente : olà , non vedi 
Cotefte vele? ove fvanifci , o Latmo, 
Come nebbia? ove fei? fvanifci in vano: 
T'infegue il nembo: hai già Fingallo a tergo, ij, 
Lente mòveaho fui ceruleo piano 

Le noftre navi , allor che il Re di Selma 
Dal fuo fonno fi fcoffe: egli alla lancia 
Stek la delira; i fuoi guerrier s' alzare 
Ben conofeemmo noi, ch'egli i fuoi padri 50 

Ve- 

a Cioè nel vento contrario che tratteneva Fingal in Ir- 
landa . * 



(CCCLIX) 

Veduti avea , che a lui fcendean fovente 
Ne' iogni fuoi , quando nemica fpada 
Sopra Je noftre terre ofava alzarfi . 
Lo conoicemmo , e tolto in ogni petto 
Arie la pugna. Ove fuggirti o vento? 35 

Difle di Selma il Re : ftrepiti forfè 
Nei iòggiorni del Sud? forfè la pioggia 
Segui per altri campi? a che non vieni 
Alle mie vele , alla cerulea faccia 
De 1 mari miei? nella Morvenia terra 40 

Stalli il nemico, e '1 filo Signor n'è lungi. 
Su duci miei, verta, ciafcun l'usbergo, 
Ciafcun lo feudo impugni , e fopra l' onde 
Stendafi ogn' afta, ed ogni acciar fi mudi. 
* Latmo già ci avanzò, Latmo che un giorno 45 
Colà di Lona fu la piaggia erbofa 

Z 4 Da 



a La tradizione rapporta che te finge eh' egli ne abbia 

Fintai ebbe natura 'mente ricevuta 1 1 notizia per mez- 

av . ìfo dell 1 invadono di La- zo d un iogno . 
thuion . Ollun poeticamen- 



(C C G L X ) 

Da Fingallo fuggì *.: ritorna adeflo 
Come ingroflato fiume, e '1 fuo muggito 
Erra fu i noftri colli . Il Re sì diffe , 
Noi nella baja di Cannona entrammo. 50 

Oflìan falì fui colle, e 3 fuo di taflfo 
Scudo colpì tre volte : a quel rimbombo 
Tutte eccheggiaro le Morvenie balze, 
E tremando fuggir cervetti e damme . 
L'ofte nemica al mio cofpetto innanzi 55 

S' impallidì , fi sbigottì , perdi' io 
Tutto feftante mi volgea nell' armi 
Della mia gioventude , e al monte in vetta 
Nube parea fofco-lucente , il grembo 
Grave di pioggia a traboccar vicina . 60 

Sedea fotto una pianta il vecchio Morni , * 

Lun- 



a Allude ad una precedente b Morni era Principe , e ca- 
battaglia , in cui Lathmon pò d' ima tribù numerofa 
reftò disfatto . OtTian in un e potente nel tempo di Fio- 
altro Poema veduto dal gal , e di fuo padre Coniai . 
Traduttore racconta i mo- Queft' ultimo fu uccifo in 
tivi di cotelta prima guer- battaglia combattendo con- 
ra . tro 



(CGC'LX I ) 

Lungo ie ftrepitanti acque di Strumo , * 
Curvo fulla fua verga : eragli appretto 
Il giovinetto Gaulo , a udire intento 
Del padre fuo le giovanili imprefe . 6<$ 

Speflb ei fi fcuote , e in sé non cape e balza 
Fervido, impaziente. Il vecchio Eroe 
Udì il fuon del mio feudo , « riconobbe 
Il fegnal della 2,uffa : alzafi tolto 
Dal feggro fuo, la fua canuta chioma 70 

Divifa in due fu gli omeri difeende . 
Penfa ai prifehi fuoi fatti : o fìgliuol mio , 
Difs' égli a Gaulo , un gran picchiar di feudo 
Odo colà dal monte 5 il Re di Selma 
Certo tornò-, quefto è '1 fegnal di guerra. 75 
Va di Strumo alle fale , e a Morni arreca 

L'ar- 



tro la tribù di Morni , erano perfettamente ricon- 

ma il Valore e la condót- ciliari . 

ta di Fingal , finalmen- a Srru' - mone rufcello della 

te riduffela all' ubbidien- collina , in quefto luogo è 

2a . Si vede in quefto il nome d' un fiumicello 

Poema , clic i due Eroi s' nelle vicinanze di Selma . 



(cccLxri) 

L'arme lucenti, arrecami quell'arme 
Che '1 padre mio nel dechinar degli anni 
Ufar folea : del mio braccio la pofla 
Già comincia a mancar: tu prendi , o Gaulo , 80 
LTarnefe giovani! , corri alla prima 
Delle battaglie tue: fa che '1 tuo braccio 
Giunga alla fama de' tuoi padri; in campo 
Pareggi il co rio tuo d'aquila il volo. 
Perchè temer la morte? i prodi, o figlio, 85 
Cadon con gloria : il loro feudo, immoto 
Rattien la foga alla, corrente ofeura 
D' afpri perigli, e ne» travolve il corfo, 
E fu i bianchi lor crin fama fi poia , 
Gaulo non vedi tu, come fon cari, 90, 

Come per tutto venerati i palli 
Della vecchiezza mia? Morni fi move, 
E i giovinetti rifpettofi e pronti 
Corrono ad incontrarlo, e i i'uoi veftigj 
Seguon con occhio, riverente e lieto. 95 

Ma che? iìglio , ma che? Mona non feppc 

Che 



( C C C L X 1 I I ) 

Che fa fuggir-: ma lampeggiò '1 mio brando 
Nel bujo delle pugne , e a me dinanzi 
Svanir gli eftranj , e s' abbaflaro i prodi . 
Gaulo l'arme arrecò: l'Eroe canuto ioo 

Si coperie d' acciar : prefe la lancia , 
Cui fpeflfo tinfe de' poftenti il (angue; 
Avviofiì a Fingal ; feguelo il figlio 
Con efultanti patti . Il Re di Selma 
Tutto allegroflì in rimirando il duce 105 

Dai crini dell'età» Signor di Strumo , 
Diffe Fingallo } e ti riveggio armato , 
Da che pur dell' etade il grave incarco 
Il tuo braccio Inerbò ? fpeflfo rifulfe 
Morni in battaglia, a par di Sol nafeente 3 1 io 
Difperditor di nembi e di procelle , 
Che raflferena i poggi , e i campi indora . 
Ma perchè non ripofi in tua vecchiezza? 
Che non ceffi dall' arme ? ah da gran tempo 
Sei già nel canto ; il popolo ti feorge 115 
E benedice i tremolanti paffi 

Del 



( C -C C L X I V ) 

Del valorofo Morni : a che non pofi 
Nei fenili anni tuoi? fvanirà Porte, 
Svanirà, sì, fol che Fingal fi raoftri. 
O figlio di Cornai, riprefe il duce, 120 

■Langue il braccio di Morni: io olà fei prova 
D'eftrar la fpada gioverai , ma ella 
Giace nella Aia fpogiia : io fcaglio P -afta-, 
Cade lungi dal fegno ; e del mio fetido 
Sento l' incarco. Ah noi ftruggiamei , amico, 125 
Come T inaridita erba del monte : 
Secca la noftra pofia, e non ritorna . 
Ma , Fingallo , io fon padre : il figlio mio 
S' innamorò delle paterne imprefe . 
Pur non per anco la fu a fpada il fangue 130 
Affaggiò dei nemici , e non per anco 
La fua fama fpuntò : con lui ne vengo 
.Alla battaglia ad addentrargli il braccio . 
Sarà la gloria fua nafeente Sole 
Al paterno mio cor , nelP ora ofeura 12$ 

Della partenza mia . Poffan le gènti } 

Scor- 



( C C C L X V ) 

Scordar di Morni il nome, e dir fol tanta, 
Vedi ir padre di Gaulo. E Gaulo , a lui 
Soggiunte il Re, nella fua prima zuffe 
La fpada inalzerà, ma inalzeralla 140 

Sugli occhi di Fingallo; e lai mia delira 
Alla fua gioventù fi farà feudo . 
Morni , non dubitarne . Or va , ripofa 
Nelle fale di Selma, e le novelle 
Dei valor noftro attendi: arpe frattanto 145 
S' appreftma e Cantori , onde i cadenti 
Guerrieri miei della lor fama al fuono- 
Prendali conforto , e V anima di Morni 
Si rinnovi di gioja . Oflian , mio figlio', 
Tu pugnarli altre volte, e fla rapprefo 150 
Sulla tua lancia dei ftranieri il fangue. 
Sii di Gaulo compagno : ite , ma molto 
Non vi feoftate da Fingal , che foli 
Non vi feontri il nemica, e non tramonti 
Quafi nel fuo mattin la voflra fama . 355 

Volfimi a Gaulo , e V alma mia s' apprefe 2 

To- 



( C C C L X V ì ) 

ToRo alla iua , che nel vivace (guardo 
Foco di gloria e di battaglia ardea . 

3 L' ofte nemica egli feorrea con occhio 

D'inquieto piacer, tra noi parlammo ì 6ò 

Parole d' amiftà ; dei noftri acciari 
Scapparo infieme i rapidi baleni, 
Infierii fi mefcolar ; che dietro il bofeo 
Noi li brandimmo, e delle noftre braccia 
La vigoria nel vuoto aer provammo. ì6$ 

Scefe in Morven la notte. Il Re s'allìfe 
Al raggio della quercia : ha Morni accanto 
Cogli ondeggianti fuoi canuti crini . 
Fatti d'Eroi già fpenti - , avite imprefe 
Son lor fuggenti . Tre Cantori in mezzo 170 
L' arpa toccaro alternamente . Ullino 
S'avanzò col fuo canto. A cantar prefe 
Del poflfente Comallo : annuvolofli 4 
Di Mornì il ciglio; roffeggiante il guardo 
Torfe fopra d' Ullin ; ceffonile il canto. 175 
Vide l' atto Fingallo , e al vecchio Eroe 

Dol- 



( C C C L X V I ì ) 

Dolcemente parlò : Duce di Strurao , 

Perchè quel bujo ? ah fempiterno obblio 

11 pattato ricopra : i noftri padri 

Pugnaro, è ver, ma i figli lor congiunti 180 

ÌSon d'amiftade, e a genial convito 

S' accolgono feftofi : i noftri acciari 

Nemiche tede a minacciar fon volti , 

E la gloria è comun : ricopra , amico , 

I dì dei noftri padri eterno obblio. 185 
O Re di Selma, io non abborro il nome 

Del padre tuo, Morni riprefe , ed anzi 
Lo rimembro con gioja : era tremenda 
La poffanza del duce , era mortale * 

II Tuo furore: alla fua morte io pianfi. 190 
Cadon , Fingallo , i prodi , alfin fu i colli 
Non rimanali che i fiacchi . Oh quanti Eroi 

Quan- 

Que(V efpreffione nelP Ori- s' eftingueva che colla mor- 

ginale è ambigua , perchè te . Il Traduttore ha con- 

può fignincare ugualmente fervata l' ambiguità dell* 

e die Cornai uccife molti Originale, come è proba- 

in battaglia , e che il fno bile che (oiYs l' ìntendimen- 

odio era implacabile , né to del Poeta . 



C e e e l x v r i i ) 

Quanti guerrieri fé n'andar (otterrà 
Nei dì di Morni ! io qui reftai , ma certo- 
Non per mia colpa, che né alcun cimento- 195- 
N-è tenzon ricufai . La- notte avanza , 
Ditte Fingal , fu via , prendan ripofo 
Gli amici noftri , onde al tornar del giorno 
Sorgano poderofi alla battaglia 
Contro l'otte di Latmo : odi che freme :co 
Simile a tuon che brontola da lungi . 
Offian e Gaulo da la bella chioma , 
Voi fete levi al corfo : e ben, da quella 
Selvofa rupe ad offefvar n'andate 
I paterni nemici : a lor per altra re < 

Non vi fate si preflb : i padri voftri 
Non vi faranno ai fianchi a farvi feudo . 
Non* fate, o figli, che fvanifea a un punto 
La voftra fama : ardor cauto v' accenda , 
Che a valor giovanile error va preflb. 1.10 
Lieti l'udimmo, e ci movemmo armati 
Ver la felvofa balza : il cielo ardea 

Di 



( C C C L X I X ) 

Di tutte quante fue roflìcce -ftelle , 

E qua e là volavano fui campo 

Le meteore di morte: alfin l'orecchio 215 

Giunfe a ferirci il bisbigliar lontano 

Della proftefa ode di Latmo: allora 

Gaulo parlò nel fuo valor, la fpada 

Spetto traendo , e rimettendo . Oh , difle , 

Tu figlio di Fingal, che vuol dir quello? 220 

Perchè tremo così? perchè sì forte 
t 

Palpita il cor di Gaulo? i pam" miei 

Sono incerti,, feompofti , avvampo e fudo 

In mirar la nemica ofte giacente. 

Treman dunque così l'alme dei forti 225 

In villa della pugna? Oh quanto, amico, 

L'alma di Morni efulteria , fé uniti 

Piombaffimo precipitofamente 

Sopra i nemici! allor nel canto ì nomi 

Chiari n' andriano^e i noflri paffi alteri 230 

Tramano dietro a sé l'occhio dei prodi. 

Figlio di Morni, rifpos'io, di pugne 

Totn. II. A a Va- 



( C C C L X X ) 

Vaga è quelV alma , e di rifplender folo 
Amo , e di farmi dei Cantor fubbietto . 
Ma fé vinto fon io, mirerò forfè 235 

Gli occhi del Re ? terribili in fuo fdegno 
Son quai vampe di morte : io no , non voglio 
Nel fuo furor mirarli . Oflìan di fermo 
Vincer deve o morir . Quando d* uom vinto 
Sorfe la fama? ei ne va via com r ombra . 240 
Non io così : le gefta mie faranno 
Degne della mia flirpe : all' arme , o figlio 
Di Morni , andiam r ma fé tu vivi , o Gaulo", 
Alle di Selma maeflofe fale 
Vattene, e alPamorofa Evirallinà 245 

Dì eh' io caddi con fama , e sì Je arreca 
Cotefta fpada , che all' amato Ofcarre 
Porgala allor che al fuo vigor fia giunta 
La fua tenera etade . Oimè , foggiunfe 
Gaulo con un fofpiro : Oflian , che dici -^ 250 
Io dovrei dunque ritornar, te fpento? 
Ah che direbbe il padre? e che Fingallo 

Re 



( C C C L X X I ) 

Re de' mortali? ad altra parte i fiacchi 
Volgeriano gli fguardi , e dirien > vedi 
Il valorofo Gaulo , egli ha lafciato 255 

L' amico fuo nel proprio fangue immerfo . 
No , fiacchi , no , non mi vedrete in terra 
Fuorché nella mia fama > Offian > dal padre 
Spedo afcoltai de' valorofi i fatti , 
Quando foli pugnaro , e fo che l'alma 2<5o 
Nei perigli s' addoppia . E ben , fi vada > 
Precedendol difs* io , daranno i padri 
Lode al noftro valor , mentre alla morte 
Daranno il pianto , e di letizia un raggio 
Scintillerà nei lagrimofi fguardi . 265 

No non cadder , diranno , i figli noftri 
Com'erba in campo, dalle man dei prodi 
Piovve la morte. £ che dich'ìo? che penfo 
All'anguria magion? difefa è '1 brando 
Dei valorofi, ma la morte infegue 5 270 

La fuga de' codardi , e li raggiunge . 
Movemmo per le tenebre notturne 

A a 2 Fin- 



( C C.C L. XX I I ) 

Finché giungemmo al mormorio d'uà rivo, 

Ch' a una frondofa fibilante pianta 

L' azzurro corfo e garrulo frangea „ 27 5. 

Colà giungemmo , e ravvifammo l'olle 

Adormita di LatmO': erano fpenti 

Su la piaggia i lor fochi , e affai da. lungi 

De' lor notturni (corridori i paffi . 

Spini! innanzi la lancia ,.. onde reggette 28C 

Sul rio petrofo i. miei veftigi : allora 

Gaulo per man mi prefe , e dell' Eroe 

Le parole parlò. Che? vorrà dunque 

Il figlio di Finga! fpingerfi (opra.. 

A nemico che dorme? e farà come a.85- 

Nembo notturno che ne vien furtivo 

A sbarbicar le giovinette piante? 

Ah non così la gloria fua Fingallo.- 

Già riceveo , né per si fatte imprefe 

Del padre mio fu la canuta chioma zyà- 

Scefe fama a pofarfi . Oflian colpifci. 

Lo feudo della guerra 6, alzino" pure 

AI. 



(CCGLXXIII) 

Alii'ifi i l 01 ' mille, incontrili Gaulo, 
Nella prima fua zufYa, ond'ei far prova 
Pofla della fua deftra . A cotai detti 2575 

Brillommi il cor, mi fcefero dagli occhi 
Lagrime di piacer; si, Gaulo, io dilli , 
T'incontrerà il nemico , ah sì la fama 
Sfavillerà del "Valorofo e degnò 
Figlio di Morni : o giovinetto Eroe 300 

Sol non lalciarti trafportar tfopp' oltre 
Dal tuo nobile ardire : a me dapprefTo 
Splenda l'acciaro tuo, fcendan congiunte 
Le noftre deftre: quella rupe, o Gaulo, 
Non la ravviti tu? gli ermi '' fùoi fianchi 305 
Di fofea luce fplendono alle fìelle . 
Se il nemico foverchia, a quella balza 
Noi fermerem le fpalle : allor chi fia 
Che d'appreffarfi ardifea a quelle lande 
Dalia punta di morte? Io ben tre volte 31Q 
Il mio feudo picchiai. L'otte fmarrita 
ScoflfeG : fi fcompigliano , s' affoltano 

A a 3 I parli 



(CGCLXXIV) 

1 paffi lor; che'i gran Fingallo a tergo 
D'aver credeano : obblian difefe ed armi, 
E fuggendo, ftridean , come talvolta 3 1 5 

Stride ad arido bofco apprefa fiamma. 
Allor fu che volò la prima volta. 

L'afta di Gaulo, allor s'alzò la fpada, 
Né invan s' alzò : cade Cremor , trabocca. 
Calto, Leto boccheggia, entro il fuo fangue 320 
Duntormo fi divincola : alla lancia 
Croto s' attien per rilevarfi , il ferro 
Giunge di Gaulo, e lo conficca al fuolo.. 
Spiccia dal fianco il nero fangue , e ftride 
Sull'abbroftita quercia . Adocchia i paflì 325 
Catmin del duce che '1 feguia ; l'adocchia, 
E s'aggrappa, e s'arrampica tremando 
Sopra un'arida pianta: invan che l'afta. 
Gli trapaffa le terga , ed ei giù toma 
Palpitando, ululando, e mufco , e fecchi 330^ 
Rami dietro fi tragge , e del fuo fangue 
Spruzza e brutta di Gaulo il volto e l'arme.. 

Tai 



(CCCLXXV) 

Tal fur l'imprefe tue, figlio di Morni , 
Nella prima tua zuffa y e già fui fianco 
Non ti dormi la fpada , o dell' eccella 335 
Progenie di Fingallo ultimo avanzo . 
Offian col brando s' inoltrò , la gente 
Cadde dinanzi all' acciar fuo , qual erba 
Cui con la verga fanciullin percote . 
Quella cade, recifa , egli fìfchiando 340 

Segue il cammin , né a riguardar fi volge . 
Ci forprefe il mattino : il ferpeggiante 
Rio per la piaggia luccicar fi fcorge. 
Si raccolfe il nemico , e in rimirarci 
Sorfe l'ira di Latmo : abbatta il guardo 345 
Che di furor rofleggia ; e ftaffi muto 
In fuo rancor nafcente ; il cavo feudo 
Or colpifce , . or s' arreiìa , i palli fuoi 
Sono incerti , inuguali : io ravvifai 
La difdegnofa ofeurità del duce, 350 

E cosi difli a Gaulo : o nato al carro 
Signor di Strumo , già i nemici , offerva , 
A a 4 Vanii 



( "C C C L X X V I ) 

Vanfi fui monte raccogliendo : è tempo 
Di ritirarli : al Re torniamo , armato 
Ei {benderà , {vanirà Latmo : ornai .555 

Ne circonda la fama, allegreranfi 
Gli occhi dei padri in rimirarci : andiamo 
Figlio di Morni , rkiriamei ; Latmo 
Scende dal monte . E ritiriamei adunque , 7 
Gaulo rifpofe , ma fian lenti i pam* 360 

Della noltra partenza , onde il nemico 
Sorridendo non dica : oh , rimirate 
I guerrier della notte: effi fon ombre > 
Fan nel bujo rumor , fuggono al Sole » 
Oflìan tu prendi di Gorman lo feudo, 3^5 
Che cadeo per tua mano , ond' abbian gìoja 
Gli antichi duci, ì teftimon mirando 
Del valor de' lor figli. Eran sì fatte 
Le noftre voci , allor che a Latmo innanzi 
Venne Sulmato a , il reggitor di Duta , 370 

Che 

• Suil-mhath uomo di vijìa acuta . 



Che avea fui rivo di Duvranna * albergo-. 
Figlio di Nua, che non t'avanzi, ei difìTc , 
Con mille de' tuoi prodi? o che non fcendi 
Con V ofìe tua dal colle , anzi che i duci 
vSi fottraggan da noi? fotto i tuoi fguardi 375 
Ne van ficuri , e alla nafcente luce 
Scotono l' arme baldanzofi . O fiacca 
Mano-, man fenza cor , Lamio riprefe , 
Scenderà V ofte mia ? Figlio di Duta , 
-Due fon -elfi, e non più: vuoi tu che mille 380 
Scendano contro due 8 ? piangerla mefto 
Il vecchio Nua la fua perduta fama , 
E ad altra parte volgerla gli fguardi , 
Quando apprettarti" il calpefìio fentiffe 
Dei pie del figlio fuo : vanne piuttofto, 385 

Va 

* Dubh - bhranna , o/curo rn- il nome di Duvran . Se 
fcel di montagna . In tanta quello è il fiume di cui 
diftanza di tempo non è fa- parla Offian , Lathmon fa- 
cile a ftabilirfi qual fiume rà flato un Principe della 
portarte quefto nome ai nazione dei Pitti , ovvero 
tempi di Offian. Havvi un di quei Caledonj che anti- 
fiume nella Scozia , il qua- camente abitavano la colla 
le va a fcaricarfi nel mare orientale della Scozia . 
a Banfi*, che porta ancora 



(CCCLXXVIII) 

Va : Sulmato , agli Eroi % d' Offian i paffi 
Di maeftà fon pieni : è dal mio brando 
Degno il fuo nome , io vo' pugnar con lui . 
Venne Sulmato : io m' allegrai fentendo 

Le voci Tue, prefi lo feudo, e Gaulo 390 
Diemmi il brando di Morni : ambi tornammo 
Al mormorante rio ; Latmo difeefe 
D'arme lucente, e lo feguia dappreflfo 
L'olle fua tenebrofa. a par d'un nembo. 

figlio di Fingallo, in cotal guifa 395 
Ei cominciò ; fu la caduta nofìra 

Sorfe la tua grandezza. Oh quanti! oh quanti 
Giacion colà del popol mio proftefi 
Per la tua man , Re. dei mortali ! Or alza 
L'acciar tuo contro Latmo , alzalo , abbatti 400 
Anche il figlio di Nua , fa sì eh' ei fegua 
Il fuo popolo eftinto , o tu , tu fieno 
Penfa a cader : non. fi dirà giammai 
Che alla prefenza mia caddero inulti 

1 duci miei, ch'io di mirar fofferfi 4° 5 

I miei 






(CCCLXXIX) 

1 miei duci cader, mentre la fpada 
ìnoperofa mi giaceva al Ranco * 
Volgerebbonfi in lagrime gli azzurri 
Occhi di Cuta tf , e per Dunlatmo errando 
N'r.ndria romita .. E neppur queflo mai, 410 
Riipos' io, fi dirà, che di Fingallo 
Fuggifle il figlio : ne accerchiale i paffi. 
Abiflb di caligine; pur egli 
Non fuggirla: l'alma fua propria, l'alma 
Vernagli incontro, e gli direbbe : oh teme 415 
Il figlio di Fingal , teme il nemico? 
No non teme, alma mia, l'affronta, e ride. 
Latino mofìe con l' afta ; il ferreo feudo 
Ad Oflìan trapafsò ; fentiimi al fianco 
Il gelo dell' acciar : tram* la fpada 420 

Di Morni , in due l' afta fpezzaigli , al fuolo 
Ne luccica la punta : avvampa e freme 
Latmo ; lo feudo alto folleva , e fopra 
Gli orli ricurvi erto volgea la rotta 

Ofcu- 

a Moglie , amica dì Lath-mon . 



(•c-c-c 1 X X X ) 

'Ofcurità de' gonfi occhi protefi . 42,5 

-Io gli paflai lo feudo , e ad una pianta 

Vicina il conficcai : ftettefi quello 

Su la mia lancia tremolante appefo. 

Ma Latmo oltre ne vien : Gaulo previde 

La caduta del duce, e'1 proprio feudo 433 

Frappofe al brando mio , mentr' ei feendea 

Quafi dentro una lucida corrente 

Sopra il capo di Latmo : ei vide Gaulo , 

Lagrimò di trafporto : a terra ei getta 

La fpada de' fuoi padri, e le parole 455 

Parla del prode . Io pugnerò con voi , 

Coppia d' Eroi la più fublime in terra ? 

Son due raggi del ciel l'anime voftrè , 

Son due fiamme di morte i voftri acciari. 

Ghi mai potrebbe pareggiar 1' adulta 440 

Fama di tai guerrier , di cui l' imprefe 

In così frefea età fono sì grandi ? 

Oh fofte or voi nel mio foggiorno ! oh forte 

Nelle fale di Nua ! vedrebbe il padre 

Ch 1 io 









(cccixxxr) 

CV io non ceffi ad indegni . E quale è quello 445 
Che vien qual formidabile torrente 
Per la fonante piaggia? a mille a mille' 
Da' rai del brando fuo pullulan V ombre , * 
L' ombre di quei eh' han da cader pel braccio 
Del regnator di Selma: alto Fingallo, 450 
Fingallo avventurato! i figli tuoi 
Pugnan le tue battaglie : a' tuoi davanti 
Vanno i lor paffi , e ai paffi lor la fama,, 
fiunfe nella fua nobile dolcezza 
Fingallo, e s' allegrò tacitamente 45 5 

Dell' imprefe del figlio : al vecchio Morni 
Spianò letizia la rugofa fronte , 
E gli antichi occhi fuoi guardavan fioco 
Per le forgenti lagrime di gioja. 
Entrammo in Selma, e airofpital convito 460 
Sedemmo: innanzi a noi venner le vaghe 

Ver* 



SI credeva in qUe' tempi dizioni , che ci reftano in- 
die ciafeheduno avefTe il torno a quella opinione fo- 
fito fpirito particolare , che no ofeuriflìme . 
ne foffe cuftode : ma le tra- 



( C C C L X X X ì I ) 

Verginelle del canto, e innanzi all'altre 
Evirallina dal rofibr gentile . 
La nera chioma fui collo di neve 
Vagamente fpargeafi , ella di furto 465 

Volfe ad Offian gii fguardi , e toccò V arpa •. 
Io benediffi quella man vezzofa , 
Sorfe Fingallo , e di Dunlatmo al Sire 
Pofatamente favellò : fui fianco 
Gli tremolava di Tremmor la fpada , 47Ò 

Al follevar del poderofo braccio. 
Piglio di Nua , difs' egli, a che ten vieni 
Nelle Morvenie terre a cercar fama? 
Non fiam ftirpe di vili , e i noftri acciari 
Non fcefer mai fopra gl'imbelli capì. 47$ 

Dimmi , a Dunlatmo con fragor di guerra 
Venni io forfè giammai ? non è Fingallo 
Vago di pugne , ancor che il braccio ha forte . 
Solo nell' abbaffar cervici altere 
La mia fama trionfa, e '1 brando mio 480 

Gode ai fuperbi balenar fui ciglio. 

Vien 



(CCCLXXXX1X) 

Vìen la guerra talor ; s' alzan le tombe 

Dei prodi e dei ftranieri : ah padri miei 

Che prò? s' a un tempo fol s' alzan pur anco 

ÌLe tombe al popol mìo. Solo una volta 485 

Di rimaner fenza i miei fidi io temo* 

Ma rimarrò famofo , ed a feconda 

Entro un rio limpidiflìmo di luce 

Scorrerà l' alma mia placida e leve » 

Latmo , vattene ornai, rivolgi altrove 490 

II fuon dell' armi tue : famofa in terra 

E' la ftirpe di Selma , e i Tuoi nemici 

Figli non fon d' avventurati padri . 9 



****** 

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OS- 



(CCCI. XXXIVJ 

OSSERVAZIONI, 



i« ^ Tmigliantemente Ettore nel 6\ dell' Illiade, v.^rjg r 
O lì defidera che i Trojani veggendo fuo figlio 
Altianatte tornar dalla guerra, efclamino, eh' eg4i è 
molto più forte di fuo padre . Ma per quanto fia 
grande l'amor paterno, fi potrebbe aver qualche dub- 
bio, che un padre fofrriflè volentieri d' effer riputato 
da meno del figlio . Parmi che Oflìan abbia efpreftb 
quefto fentimento con maggior delicatezza. * 

2. Anima Jonatha conglutinata ejì animx David. Lib. i. 
dei Re e. 18. v. i. * 

3. I caratteri oppofti dei vecchi e dei giovani Eroi fono 
efprefTì con molta forza. La circoftanza di far Bran- 
dir le fpade ai fecondi è immaginata egregiamente^ 
perchè moftra 1' impazienza di due giovani guerrieri 
che ardono di defiderio d' entrar in azione. 

4. Ullino aveva imprudentemente fcelto il foggetto del 
fuo canto. Morni non fi turba per odio eh' ei por- 
ta'ffe al nome di Cornai , benché fofle fiato fuo ne- 
mico, ma per timore che il canto d' Ullino non rif- 
vegliafie alla memoria di Fingal quelle gare che fuf- 
fifievano anticamente tra le loro famiglie. Le parole 
di Finga! in quefi' incontro fono piene di generali- 
tà , e di buon fenfo . 

5. Mors & jugacem perfequitur virum % 

Nec parcit imbellii juventee 
Pdplitibus, timidoque tergo. Oraz. * 

2. La 



C e e e l x x x v y 

2, La propofìzione di Gaulo è molto più nobile 3 e più 
degna d' un vero Eroe di quel che fia la condotta 
d' Ulifle, e Diomede nell' Iliade , o quella di Nilo 
ed Eurialo nell' Eneide. Ciò che gli fu fuggerito dal 
valore e dalla generalità del fuo animo , divenne il 
fondamento del buon fucceflò della fua imprefa. Poi- 
ché i nemici (paventati dal fuono dello feudo di Of- 
fian , eh' era generalmente il fegnale della battaglia 
s' immaginarono che l' intera armata di Finga! venif- 
fe ad affalirli : coficchè efiì fuggono veramente da un.' 
armata, non da due guerrieri . Con ciò fi concilia 
il mirabile col verifimile. 

7. La condotta di Gaulo in tutto quefto Poema è quel- 
la d' un Eroe, nel fenfo il più elevato . La ritenu- 
tezza di Offian nelle proprie fue lodi non è meno 
offervabile della fua imparzialità rifpetto a Gaulo. 

Sembra che Offian fi faccia uno ftudio di diffìmular una 
parte del (uo Eroifmo, per far brillar maggiormente 
quello del giovine guerriero : ma- in quefta maniera 
egli viene a moftrarne uno d' un altro genere più 
delicato e più difficile del primo. 

8. Offian non manca di attribuire a' fuoi Eroi , benché 
remici, quella generosità d' animo, la quale, come 
fi feopre da' fuoi Poemi , formava una parte così co- 
fpicua del fuo carattere . Coloro che troppo difpre- 
giano i nemici , non riflettono che a proporzione 
eh' elfi diminuirono il valore de' loro emuli, vengo- 
no a diminuire il proprio merito nel fuperarli . Que~ 
fio è uno dei maggiori difetti nei caratteri d' Ome- 
ro: il che però non può imputarfi al Poeta-, il qua- 
le fi refirinfe a copiar fedelmente i coftumi de' tem- 
pi in cui Scriveva . In ciò il noftro Milton ha imi- 
tato Omero: ma lo fvillaneggiarfi vicendevolmente fi 
di (di ce meno a' fpiriti Infernali che fono oggetti di 

Tom. IL Bb or- 



(CC CLXXXVI) 

orrore, di quello che ad Eroi, che ci vengon propo- 
li come efempj d' imitazione . 
9. Cosi Omero: Au£w«i H n. Ttcufru; ì^d /aé'vw «vr«Jao-<v +. 
11. 6. v. 127. * 



FINE DEL TOMO IL 







IN PADOVA. CI3I3CCLXIIL 

appresso GIUSEPPE COMINO. 



ALoysius Mocenico Dei Gratis 
Dux Venetiarum &c. Univerfis , & 
fingulis, ad qnos hax Noftra pervenennt, 
fignificamus. Sopra f iftanze, che ci furono 
fatte da Giufeppe Cornino Stampatore di Pa- 
dova , fìamo diicefi a permettergli la Stam- 
pa nello Stato Noftro del Libro intitolato : 
Poe/te di Ojjìan antico Poeta Celtico , tras- 
portate in ver/o Italiano dall' Ab, Melchior 
Ce f arotti, & a concedere a lui lblo, o a 
chi avrà caufa da lui, ad efclufion d'ogn 
altro, il Privilegio per Anni X., da inten- 
derli principiati dal giorno del prelente, 
della Stampa, e Vendita del Libro mede- 
fimo, tanto in quefta Cina, quanto in qua- 
lunque altro luoco dello Stato Noftro, a 
condizione, che fia impreffo in buona Car- 
ta, perfetti Caratteri, bel Margine, e di- 
ligenti Correzioni , e che fiano presentate 
nelle Pubbliche Librarie di Venezia, e di 
Padova le folite Stampe . Refta perciò a' 
B b 2 Stam- 



Stampatori tutti , Librari , & a quaìfifia al* 
tra Perfona così di quella 5 come di qua* 
liuiqae altra Citta del Dominio Noftro, che 
cauta , o facoltà non avelie da elfo Giu- 
fcppe Gommo , proibito il vendere per detti 
Anni Dieci lo ftefiò Libro in poca o mol- 
ta quantità, il farne feguir le riftam'pe in. 
Ellero Stato anche con Y abufiva Edizione 
<H Venezia, e Y introdurle nello Stato, fot- 
to pena della perdita degli Efemplari> e di 
D. 500. da eifere applicati un terzo ali' 
Accufatore, un altro terzo all' Accademia 
de' Nobili alla Giudecca, & il rimanente 
al Privilegiato . Sotto le pene medefime 
fia pure vietato ad ogn' uno per li riferiti 
Anni X. di contrafare il Libro fuddetto in 
qual fi voglia fua parte , fotto pretefto di 
reftrizione, correzione, aggiunta , o muta- 
zione di Titolo , per il che commettemo tan- 
to al Deputato all' Effrazione de' Libri dal* 
la Dogana non licenziare dalla medefima^ 
o d' altro luoco ove efifteffero , quelli , che 
non foffero corrifpondenti agi' efibiti nelle 
Librarie, quanto al Segretario di non la- 

fcia- 



ìciare Mandato , dovendo intenderli tutti 
perduti, e confìfcati, ed incorfo il traigrel* 
iòre nelle pene come l'opra-. A chiara in- 
telligenza d' ogn' uno, volemo inoltre, che 
nel principio, o nel fine di ciafchedun Li* 
bro , il quale foffe ftampato con Privile- 
gio, fia in aggiunta delle folite Licenze po- 
rta la prefente, come fta, e giace. Quare 
auóìoritate mandamus vobis, ut exequi fa* 
ciatis. 

Data dal Magiftrato Eccellentiffimo de* 
Riformatori dello Studio di Padova li x. 
Giugno. MDCCLXIII. 

( SEBASTIAN ZUSTINIAN Ref. 

( 

( Polo Renier Ref. 

( 

( Alvise Vallaresso Ref. 



Davidde Marche finì Segretario. 
CA- 



CATALOGO 

jy alcuni Libri impreffi in Padova da Ciufeppe Cornino ì> 
brajo fono le Scuole Pubbliche del Bue, 



\_u Ucilius cum notis Doufac . 1735. 8. 

Lucretius . Ed. IL cum Scip. Capicio de Principiis Rerum & 
. Aonio Paleario de Immort. Animor. 175 1.8. 

Catullus cum Jo. Ant. Vulpii Gom. 1737. ^..cb.ma'j. 

Tibullus cum ejufd. Commentario . 1750. 4. eh. ma). 

Propertius cum ejufdem Commentario ■. 1755. 4. Voi. II. 

Tibul. & Propertius , 4. feparatim . 

Coni. N^pos cum Var. Left. 1733. 8. 

Virgiìius caftigatiflìme . 1738. 8. 

P. Syri Mimi e*. M. Velferi recenf. & cum notis &c. 1740. 8. 

M. Manilii Attronomicon. acceddunt Chrirtophori Celiarli E* 
lemetita Agronomica &c. David Gregorius de Stellarum Or- 
tu , & Occafu Poetico , & Julius Pontedera de Manilii 
Agronomia, & Anno Calerti. 174 3. 8. 

Cornelius Gelfus , & Serenus Sammonicus cum CI. Mor- 
gagni curis fecundis , & notis Vineentii Benini . II. Voi. 

i75t- '8. 
C. Valerius Flaccus . 1720. 8. 
M. Fabius Quinftilianus &c. 1735. 8. II. Voi. 
Macrobius . 1 73<5- 8 - 

Boethius de Confolatione Philofophiae . 1744. 8. 
Del Boccàccio, Novelle fcelre . 1739. 8. 
Fior di Virtù d* un Antico Tofcano , Ri/lampa del Romano Ori'- 

ginale del 1740. accrefeiura e migliorata . 175 1. 8. C. F. 
Sannazarii , Altilii, & Falcitela Carminimi EduioIII. illu- 

ftratior & locupletici - . Accedere Scipionis Capicii de Vate 

Maximo Lib. III. & Benedicìi Lampndii Carmen luculen- 

tum adliuc ineditum . 175 1. 8. 
Scipionis Capicii de Principiis Rerum Libri IL & Aonii 

Palearii de Immort. Animor. Libri HI. 175 1. 8. 
V Epitalamio del? Altilio colla traduzione in Ottava Rima det 

Carminati . 1730.4. impresone elee ant iffima . 

M 






M Antonii, Jo. Antonii , & Gabrielis Flaminiorum Fo- 
rocornelienfium Carmina , a Mancurtio illuftrata . 1743. 8. 
Hieronymi Fracaftorii , Adami Fumarii , & Nicolai Ardui 
Comicis Carminum Editio li. mirum in modum locupletior , 
ornatior , & in. II. Tomos diftributa . accedunt Italica 
Fracaftorii Epiftolse ; inter quas eminent longiores ili» a- 
muebseae Jo. BaptiftaE Rhamnufu &. Fracaftorii de Nili In- 
cremento . IL Voi. in 4. 1739. 

M. Hier. Vidae Carmina tkc. illuftrata. 2. Voi. 4. 1731. 

Faerni Fabulae , & alia Latina Opufcula .. Editio IL. niti- 
dior , & auéìior . 1730. 4. 

M. Antonii Mureti Opera Rhetorica & Poetica , caftigatio- 
ra , & ex MSS. au&iora - , Praefatione item luculenta , & 
eruditiiììma , Indicibufcjue copiofiiììmis nunc primum illu- 
ftrata . 3. Vol. v in 8. 1741. 

Inftitutio Puerilis G. & L. eod. Mureto auftore , cum. 

notis Ant. Conftantini . 8. 1740. 

Aug. Valerius de Cautione adhibenda in EdendisLibris . ac- 
ceiT. Patricior. Venet. Orationes fele&ae . 17 19. 4. 

Del Polivano St-nze , illujlr. colla Vita di ejfo fcritta dal Serafli , 
ff. e coir Orfeo . Edi*» II. 8. 175 1. 

„. .- — carta grande .. 

V Er colano del Varchi colle correzioni del Cajlelvetra , e del 
Muz'0 . 2. Voi. in 8. 1744. 

Del Cafa il Galateo colla traduzione Latina ec. 176$. 8. 

G. C. Tacito Opere , colla Traduzione in Volpar Fiorentino del Sig. 
Bernardo Davanzali , pojla rincontro al Tejlo Latino 1754. 
4. Voi. 2. 

Del Dìvanzati Scifms d' Ii^hiltera ,. ec. 1754.8. 

Del Cojlanzo , e del di Tarfia. le Rime .. VI. Ediz. accresciuta . 
8. 1750. 

Del: Caro le Lettere familiari „ Impresone V. in III. VoL 8. con 
aggiunte . fotto il Torchio . 

Di Bernardo Tajfo le Lettere. III. Voi. 8. 17330 

- -- //. ///. Voi. fonato . 

Del Salto. La Temifto , Tragedia. 1728. 8. 

// Salvio Otone , Tragedia. 1736.8. 

«- V E fame Critico intorno a varie, [entenze d' alcuni ri- 
nomati Scrittori di Cofe Poetiche , e in fartiielare dell' Auto.- 



re del Pàragon della Poefia Tragica d' Italia con quella; 
di Francia, ftampato in Zurigo P anno 17^1. in 8. 1738. 
Differtazioni del Sig. Giufeppe Alaleona ; colla fua Vagliatura 
tra Bajctie , e Ciancione mugnai ec. 1-74 1. in 4. 

— L a Vagliatura fudetta fé parata . 

- ejufdem Pracleéìio de Hereditatibus qua: ab Inteu\-.-to 

deferuntur . 4. 1728. 

Antonii Arrighii de Vita & Rebus Geftis Francifci Mar.ro- 
ceni Peloponnefiaci , Veneturum Ducis , Libri IV. Edirio' 
luculenta . 4. .1750. 

Jo. Ant. Vulpii Orationes II. fc. De Cadi Natura , & Sub- 
ftantia . & Academicornm , & Scepticorum Philofophiae ra- 
tionem non effe hi Phyfica omnino repudiandam . 4.1732. 

— Opufcula Varia ligata , ac folata oratione fcripta . &c. 

1725. 4. 

Opere Varie Latine e Tofcane . 1735. 4. 

— -- — Oratio habita in Gymnafìo Patavino , curn a tra- 
manda Pliilofophia ad Politiorem Humanitatem exponen-- 
dam translatiis effet . 1737. 4. 

_. Acroafis de Tragoedia &c. 1740. 4. 

Delle Rime dello flejfo Impreff. lì. accrefciwa, ed illuflrata . 1741. 8. 

Ejufdem Vulpii Carminum Libri quinque . Editio altera non- 
nullis ejufdem Animadverfionibus illuflrata . accelferunt Jo- 
annis Antonii Vulpii antiquioris , Patricii & Epifcopi No- 
vocomenfis ac Hieronymi ejus fra tris- Carmina qns fuper— . 
funt . &c. 1742- 8. 

- de Utilitate Poetices Liber, item Orationes III. prò 

Litteris Humanioribus adverfus earum contemtores . 8.1743. 

- de Satyrae Latina natura & ratione , ejufque Scripto- : 

rìbus qui fuperfunt &c. acceffìrejufd. Paraphrafis tk Goni-' . 
ment. in X. Satyram Juvenalis . 8. 1744. •* 

Jo. Antonii Vulpii Opufcula Philofophica G. L. nunc pri- 
mum colletta . 1744. 8. 

Plauti Comedi* XX. 8. voi. 2. cum addit. fui < pralo . 

Polcaflro ( Conte G. Dom-nico ) Apologia in difefa del Cavaliere 
Conte Sertorio Orfato , contra le cenfure dell' Autore del Ma- 
fea Verone/e 1752. 4. 

Ci farà: ancora qualche Efcmplare dei Lihri rari non fegnati 
in detto Catàlogo , ma imprejji pure nel pajfato da Giufeppe Co- 
mirto con eleganza , e accuratezza . 




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