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Full text of "Ricerche sulla storia e sul diritto publico di Roma"

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DELLO STESSO AUTORE 



Stona della Sicilia e della Magna Grecia I (Torino Clausen 1894). 
Opera premiata dalla R. Accademia delle Scienze di Torino. 

.4hc/>m^ legends of roman hìstory (New York Dodd Mead et C. 1905. 
London S. Sonnenschein et C. 1906). Letture tenute nel Lowell 
Institute di Boston, nelV Harvard University (Cambridoje), nella 
Columbia University di New York e nelle Università di Chicago 
e del Wisconsin. 

Ricerche sioricltc e geografiche sulV Italia antica (Torino S.T.E.N. 
1908). 

Aiicient Italy (Chicago, The University of Chicago Press 1908). 

Storia critica di Roma Voi. 1 (Roma Loescher 1913). 
- Voi. 11 (Roma Loescher 1915). 

Ricerche siitht storia e sul diritto pubblico di Roma. Serie prima. 
(Roma Loesdiei 1915). 

In cokso di stampa : 

Storia vrili<a di l.'oimi. Voi. Ili; IV. 

Ii'irrrrhc sulla storia e sul diritto pubblico di Roma. Serie HI; TV. 

\uorr ricerche sturiche e geogra/iche sulT Italia antica. Sevie TI (Pavia 
Martci). 



RICERCHE 

SVLLA STORIA 
E SVL DIRITTO PVBBLICO 

DI 

ROMA 

DI 

ETTORE PAIS 



SERIE SECONDA 
Sui Fasti Consolari 







ROMA 

ERMANNO LOESCHER&C.» 

(W. Regenberg) 
1916 






l'ina - StattiliiiiPiitu tip<»<rrafii;o dt^l Ciiv. Francesco Mariotti 9-1915 



ALLA MEMORIA 

DI 

BARTOLOMEO BORGHESI 

CHE ILLUSTRANDO I FASTI DI ROMA 

SERBÒ VIVO IL RICORDO 

DELL' ANTICA GRANDEZZA 

E ALIMENTÒ LA FEDE 

NEL RISORGIMENTO DELLA PATRIA 



(CONTENUTO DEL PRESENTE VOLUME. 



Dedica 

Introdiizione 

Testi tbiKlanjeutali sul valore delle ii.eiuoiie donicHticlie 
rispetto ai Fasti 



V 
XI 

XXXV 



Intorno alla fokmazionk ed al valore stoukx) i>ei 

FAf^Ti della Repubblica Romana » 3 sgg. 

I. — Valore dei Fasti come fonte xlorica — 1 Fasti ditlatorii — 
Gli Acta Triumplialia - / Fasti consolari — Confronti 
fra le Uste di Livio e quelle di Diodoro — 1 Fasti dei 
questori, dei trihuni dalla iìUhe, dei sacerdoti » ^ «gè- 
li. - Occasioni al formulare le liste dei Fasti - Elementi con 

,-^ -, ...» 40 sgg. 
mi Jurono costituite 

III. _ Argomenti in favore e contro la piena attendibilità dei 
Fasti — Gli spostamenti dell'anno cicile — L'anno di sei 
„tesj _ Valore delle tavole censorie — I Fasti anteriori al- 
l' incendio Gallico furono salvati nel Campidoglio ? ...» o* «gg- 

IV. — Necessità di studiare i Fasti in stretta relazione con la 
veridicità delle gesta attribuiie ai singoli magistrati — Loro 
valore per la seconda metà del IV secolo, per la prima metà 

del secolo medesimo e per il secolo V — Conclusione. . . » 71 sgg. 

V. — Elementi che forniscono i Fasti per ricostituire la storia 

delle genti e della società romana ^^ ^ ^SS- 

VI. — Elenco primo. Magistrati patrici dalla caduta della mo- 

narchia alla creazione dei tribuni niilitnm consiliari potestate » 97 sgg. 

VII. — Elenco secondo. Dalla creazione dei tribuni milituni con- 

sulari potestate alla approvazione delle leggi Liciniae-Sextiae » 110 sgg. 



yjjl Conteiiìdo del preseute volume 

Vili. — AVc/K'o terzo. Dall'approvazione delle leggi Liciiiiae- 
Sextiae sino all' occupazione da parie dei plebei di ambedue 
i Miggi connolari p. 12o sgg. 

IX. — Elenco quarto. Dalla occupazione dei plebei di ambedue i 
B$ggi «on$olari {i7S a. C.) sino alla approvazione delle leggi 
lulia (90) e Plautia-Papiria {89\ concedenti la cittadinanza 

romana ai Latini ed agli Italici » 160 sgg. 

X. — Elenco quinto. Dalla concesxione della cittadinanza romana 
ai Latini ed agli Italici sino alla pubblicazione dei Fasti della 

Regia ed alla morte di Augu.<<lo {88 a. C.-14 p. C.) . . » 170 sgg. 

XI. — / Fa>iti e la successione dei carii strati sociali nella con- 
quista del potere ; » 209 sgg. 

XII. — / Fasti ed il graduale estendersi delle magistrature ouruli 

alle varie regioni della Penisola » 232 sgg. 



Appeudice I. — Gli Acta Tiinnii)halia ed il trasfor- 

hKtrsi ilcìln .società ruìuana » 2o7 sgg. 

Appt'iulicp II. — Il «veredersi di nuore genti nella serie 

dei ))ì(u/i-str<tfi monetali della repiibblica romana . » 290 sgg. 

Appendice III. — A proposito di genti romane. ! gen- 
til idi di Ma murra e di Ver re » 318 sgg. 

Appendice IV. — Nohiltà repnhhlieana, medioevale e 

papale » 324 sgg. 

Ajtpt iidice V. — I dodici Romani fatti dichiarare pvb- 

blici nemici da Siila nel 88 a. C » 340 sgg. 

Appendice Y\. — A proponilo di prenomi e di cognomi. 

Intorno ai «onsules snffecti » 347 ^gg. 

Aggiunta » 352 

lndic«i I. — Serie delle genti coniolari nel loro x?K*t.f'.«- 

sini apparire e nel loro sviluppo » 355 ^gg- 

Itidi<-e n. — Elenco alfabetico dei dictatoies, niagistri 
e<initnni, decemviri legibns scrihnndiH, consule-s, 
ti illuni iiiililiini l'oiisiilai i [xttcsfate, censores . . » 371 sgg. 



Contenuto del presente volume IX 

Indice III. — Elenco dei cognomina, lìelle genti conso- 
lari, flittatorie, censorie p. 385 sgg. 

Indice IV. — Serie delle genti pntricie durante la re- 
pubblica » 394 sgg. 

Osservazioni sulV Indice IV, a proposito dei Fasti patricii » 414 sgg. 

Indice V. — Elenco di passi di Livio in età si accenna 
a varietà di trudi::ioni ris\ìetio a nomi di consoli 
e dittatori » 431 sgg. 

Osservasioni sulV Indice V » 440 sgg. 



INTRODUZIONE 



.... incisa notis marmora publicis 
per quae spiritua et vita redit honis 
post mortevi ducìbus. 

HouAT. mrm. IV 8, 13 sq. 



I. 



Gli studiosi clie esaminano il valore dei Fasti della 
repubblica romana si soffermano in generale a discu- 
tere divergenze offerte dalle singole fonti rispetto a 
prenomi, cognomi, ad ordinamenti cronologici; e in base 
ad indicazioni degli antichi, tentano anche ristabilire 
liste genealogiche. Ma una trattazione esauriente del 
tema oltrepassa codesti confini ; essa include anche 
l'indagine sul valore e sulla veridicità dei fatti con 
cui il nome di magistrati eponimi è congiunto. 

Quali siano le risultanze che sgorgano dal con- 
fronto dei dati dei Fasti con quelli della rimanente 
tradizione letteraria, vedremo in uno dei successivi 
volumi di queste Ricerche, ove tutto il materiale sarà 
discusso in ordine cronologico. Nel presente, mi limito 
a porgere considerazioni di indole più generale, sia 
rispetto air attendibilità, sia alla importanza storica che 
dai Fasti deriva. 



>^jY Introduzione 

Le opinioni da me anteriormente esposte sull' atten- 
dibilità dei Fasti per l'età più vetusta ebbero varia 
fortuna. Combattute da più di un eritico, trovarono pure 
fautori, elle dalle mie premesse ricavarono ulteriori illa- 
zioni/ Riprendendo dopo vari anni la soluzione dei me- 
desimi problemi, non mi sono lasciato preoccupare da 
approvazioni o da contrasti, ma giovandomi con più 
matura riflessione della maggior esperienza man mano 
acquistata, se talora ho tenuto fermo a qualcuna delle 
opinioni anteriormente manifestate, in altri casi ho aper- 
tamente rifiutati argomenti che avevo già posto a base 
dì mie conclusioni. 

Accingendomi ad esporre il risultato delle mie ricer- 
che non mi sento attratto a discutere opinioni con- 
trarie, dacché, se reputo necessario confutare errori di 
fatto, quando in essi siano incorsi scrittori di ricono- 
sciuto valore, non giudico conveniente combattere con- 
vinzioni altrui, ove siano frutto di principii e di ap- 
prezzamenti diversi.^ 

' V. ad 08. G. SiKOWART Roem. Fasten und Annaìeu in Klio 1906 
eKtr., «'<1 ili Klio 1014 p. 257 sgfi. 

E. I^AMiiKKT La qiiestion de V mithenticité des XTI Tablcs et left 
iiniKilcs maxiines in Nuov. Bcvtte historique de dvoit. Mavs-Avril 1902. 

Soi.TAU Die roem. Consulliste in Zeitschrift d. Oesterr. Gynm. 

1H14 1». S(i."> i*li<r. 

' l*ri <|iic8t« ragioni mi astengo dal discutere ad es. le vedute di 



Introduzione XV 

In tali casi, ove si tratti ad esempio di prestare fede 
ai Fasti in omaggio al tradizionale rispetto per tutto 
ciò che dairantichità ci è tramandato, mi sia lecito ri- 
petere le parole di Tacito : ncque confirmare argumentis 
neque refellere in animo est. ex ingenio suo quisque 
demat vel addat fidem {Germ. 3). 



II. 



Se la Fortuna non ci avesse così aspramente con- 
teso il testo degli storici che narravano ampiamente 
le gesta della repubblica ; se scrittori notevoli, come 
Catone, Polibio, lo stesso Livio, ci fossero giunti per 
intero e non fossimo obbligati a considerare documenti 
preziosi i tenui sunti di un Floro e di un Velleio, di 
un Orosio e persino di un Zonara, i dati forniti dai 
Fasti avrebbero, per se soli, valore assai meschino e 
trascurabile. Da opere storiche estese avremmo modo 
di ricavare quale fu l'origine e l'efficacia sociale e 
politica delle genti patricie e delle stirpi plebee che 
ressero i destini di Roma. 



G. Costa I Fasti consolari romani (Milano 1910), opera estesa, di cui 
è uscito sin ora il primo volume, e che potrà essere giudicata nel 
suo complesso quando ne sarà pubblicata la seconda, contenente 
appunto i Fasti. 



XVI Introduzione 

Ma poiché la maggior parte delle vicende romaiie 
ci è nota per mezzo di poveri compendi, di magri 
indici, del genere delle perioche liviane, e il nome 
dei magistrati eponimi, in più di un caso, non è con- 
giunto con la menzione delle gesta da essi compiute, 
è ben naturale che l'elenco di essi costituisca per noi 
una serie di esponenti suggestivi, che occorre illustrare 
ed integrare. 

L'integrazione non può tuttavia tentarsi ove non 
si tenga conto del carattere delle antiche società, go- 
vernate con vincoli gentilizi, di cui non tutti i mo- 
derni riescono a farsi un' idea chiara, sebbene anche 
oggi non manchino, nella stessa Italia, regioni in cui, 
sotto apparenze diverse, genti e clientele hanno lasciate 
traccie profonde, che il sociologo non stenta a ritrovare. 

Intorno al sorgere delle gentes non v' è fra gli 
studiosi opinione concorde. Tendenze sistematiche, con- 
cezioni aprioristiche, hanno forse prevalso ; ma an- 
che coloro che le combattono, anziché ricostruire sulla 
base di serie di fatti accertati e convenientemente di- 
scussi, si limitano spesso a mostrare il lato debole dei 
sistemi altrui, senza recar solide prove di fatto a so- 
stegno di teorie diverse. 

Risps'tto ai fini dello studio presente è di secon- 
daiia im])i)it;niza esaminare come e quando l'ordina- 



Introduzione XVII 

mento gentilizio abbia incominciato ad esercitare un'a- 
zione politica, se abbia o no preceduto la formazione di 
uno Stato vigoroso, se le gente s si siano formate come 
organismo politico in seno ad esso o se contro di esso 
abbiano invece esercitata per un certo tempo la loro 
efficacia. 

Comunque si possa decidere su tali questioni, è 
certo che la vita politica delle gentes è tangibile per 
tutti i periodi della Repubblica. Essa si è andata atte- 
nuando con l'invigorirsi dei plebei (che non avevano 
dapprima vera e propria gentilitas), degli homines novi 
delle varie regioni italiche, infine degli elementi non 
romani ed italici, che penetrarono man mano nella Città. 
Essa si andò infine spegnendo con il pieno trionfo del 
Principato. 

Senza addentrarci in ricerche teoriche, che hanno 
maggior interesse per il giurista e per il sociologo 
che per lo storico, il quale, più che schemi astratti, 
esamina nello spazio e nel tempo l'azione concreta di 
fattori sicuramente attestati, rileviamo che non è dato 
comprendere alcun periodo della vita repubblicana di 
Roma se non si valuti la posizione dell'individuo di 
fronte alla sua gens od alla stirpe. 

E bensì vero che per l'affluire di tante energie 
novelle, sia italiche sia provinciali, si accrebbe lo svi- 



X \' 1 1 1 In troduzione 

liippo (leir attività personale ; ma è altrettanto certo 
che questa si svolse con la protezione della gente o 
(Iella stirpe. Per un lungo periodo, le città italiche anzi- 
ché comunità di singoli cittadini indipendenti, operanti 
politicamente come forze individuali, furono agglome- 
rati di collettività gentilizie e familiari, organizzate in 
base alla occupazione di terre limitrofe. E formarono di- 
stretti, che a seconda dei tempi, dei luoghi, si dissero 
curie e tribù, in cui i vicini erano legati da vincoli 
che davano origine dXX adfinitas e ad incroci di sangue.* 
E quello che con maggior numero di elementi di fatto 
è concesso ricostruire rispetto a Roma, è pur lecito ri- 
conoscere per altre regioni italiche. 

Sarebbe studio veramente proficuo raccogliere senza 
tendenze aprioristiche tutti i dati relativi alle relazioni 
gentilizie, di cui è rimasto traccia rispetto all'antica 
Italia, e compararli con ciò che sappiamo intorno a vari 
altri popoli dell'antichità e ad organismi analoghi di età 
più recenti.^ Ma anche allo stato attuale delle cognizio- 

' Paul. ep. Fest. p. 1 1 : ajjìnefi in afjris richiis. sire consangni- 
nilote coniìtncti. 

Su affini e vicini v. la mia Storki crìtica di Fomn l p. 736 sgg. 

- Lavori pif paiatoi ii per questo genere di studi non mancano; 
ini limito a ricordare, a solo titolo di esempio, quello, sia pure in- 
vecchiato, ma sempre pregevole, del Kuhn Ucher die Enfstehung der 
Staedte der Alien (Leipzig 1878). 



Introduzione XIX 

ui, è agevole riconoscere che, sia in centri popolosi come 
Capua ed Arezzo, sia in plaghe cosparse da villaggi, 
come la Sabina, parte del Sannio e la Valle Padana, 
si riscontrano assai valide le traccie di quella organiz- 
zazione politica delle gentes, che rimase vigorosa in 
varie regioni di Europa sino all' Impero. Basti citare le 
Baleai'i, la Pannonia, il Norico, la Grallia, l'Africa setten- 
trionale.^ Né è fuor di luogo considerare che i gentiles 
negli eserciti imperiali romani, di cui troviam ricordo 
sino dai tempi di Adriano, attestano popoli combattenti 
in origine in gruppi gentilicii.~ 



' Gli esempii sarebbero numerosi. Basti citare la gentiliias Zoe- 
larum nelle Baleari e le altre analoghe CIL. II 26O65 2633: 5631; 
5684; la yentiUtas Manliensium in Manlia nel Norico v. in CIL. Ili 
4779; la gentilitas Argenta fra i Benacenses in CIL. V 4871. 

Lungo sarebbe il mio discorso ove raccogliessi tutti i dati sulle 
gentes che vivevano sj)arse nella campagna ancora in tarda età sto- 
rica. Mi limito a rammentare il testo di Appiajs'O lìlyr. 22 relativo 
ai Pannonii : xal oò KÒXeic, wxouv cf Ilai'ove; olòe, òOX àypcùs 
7) xc&jxa? xaxà au'f^i'/e'.ci.^. oòSs sJ? pouXsuxrjpia xotvà auvf,6oav, 
oìtS' àp')(0VTS? ccùxolc, tjoav etcI tcòcocv. ol 0' èv f^Aixicc {xà)(ifj?, e?g 
Séxa [ji'jpiàSac auvexéXouv. àXX' oòS ouxoc ouvY,saav à'8'póot Se 
àvap)(tav. 

Circa le gentes ad Arezzo v. Liv. X 5; a Capua Liv. XXVI 34; 
fra i Bruzzì Liv. XXVII 15: fra gli Hirpini Liv. XXIII 1; fra gli 
Apuli Liv. XXVI 38. 

' Drssau Inscr. Lai. u. iOOfi. Cfr. God. Theod. VII lo, 1; XI 
HO, 62. 



XX Introduzione 

Con i rapporti deìl' individuo 'dWsigens od alla stirpe, 
con hi dipendenza di altri analoghi organismi, discesi 
allo stato di clientela verso una gente preponderante, 
si spiega una serie infinita di fenomeni, che a primo 
aspetto paiono inesplicabili. 

Se, per lasciare da parte tempi piìi vetusti, noi scor- 
giamo che dai Gracchi a Cesare, a Pompeio, ad Augu- 
sto, nelle provincie si determinarono fenomeni di ade- 
sione ad uno anziché ad un altro dei duci e capopar- 
titi di Roma, senza che apparisse vivo quel senso 
di coesione etnica, che assai più tardi favorì la for- 
mazione di nazionalità, ciò dipese dalla esistenza di 
gentes e di compagini minori preponderanti nello Stato 
o che con lo Stato si identificavano. Ciò sta pure in 
rapporto con l'efficacia delle clientele, che delle gentes 
erano naturale dipendenza ed appendice.^ 

I magistrati curuli delle vecchie o delle nuove genti 
elle si succedevano nel governo delle provincie, confer- 
mavano, ovvero, a seconda del caso, innestavano rela- 
zioni, che sempre più si intensificavano. Si creavano in- 
finite serie di rapporti aventi vera e propria efficacia 



' Esempi caratteristici v. iu Livio XL 49 rispetto ai Celtiberi 
(a. 17U); in Cassio Dione XLIII i per i Mauritani all'età di Mario 
e di Cesare. 



Introduzione XXl 

politica, destinata a favorire, od anche ad intralciare 
in tempo di rivoluzioni, l'opera della res publica. 

Solo chi tenga conto di tali collegamenti riesce 
a comprendere come, nonostante una serie infinita di 
o-uerre civili ed il rallentamento del governo nella 
Città, vari duci romani, in concorrenza fra loro, sian(» 
spesso riusciti a condur seco nei campi di battaglia 
numerosi contingenti militari, che non agivano tanto 
per virtù di date aspirazioni politiche o nazionali 
quanto per effetto di rapporti d'indole gentilizia e di 
pubblico patronato verso singoli capi. 

Manca per questo lato una ricerca del tutto esau- 
riente. Sarà opera del futuro storico di Roma rilevare 
appieno sino a qual punto lo sviluppo delle vicende 
della Repubblica sia collegato con l' efficacia delle sin- 
gole genti e stirpi, che successivamente governarono 
le regioni con cui lo Stato romano venne man mano 
in rapporto. La trattazione per ogni lato compiuta 
dell'argomento vasto e complesso, richiederà pure l'e- 
same dell'estensione ed intensità delle singole genti e 
famiglie, che dal suolo latino ed italico sì propaga- 
rono nelle provincie, ove continuarono ad agire come 
organismi politici sino a che il trionfo del Principato 
distrusse quei legami di gentilità e di clientela che al 
di fuori dell' interesse dello stesso Principato non ave- 
vano ormai ragione di esistere e prosperare. 

Pais Eicerche sulla storia e sul diritto pubblico di Koma II * « 



XXII Introduzione 



III. 



Le vetuste genti patricie, che sole ressero le sorti 
dellii Città dalla caduta della tDonarcliia alla metà 
circa del secolo IV, erano validi organismi politici, 
giuridici ed economici. Pari saldezza non potevano ma- 
nifestare in complesso le stirpi plebee. Solo taluna 
fra le più antiche, come gli Atilii, i Licinii, i Marcii, 
gli lunii, i Fulvii, i Sempronii, i Caecilii, si rivelarono 
organismi robusti degni di reggere in parte il confronto. 

I tempi erano ormai mutati, le forze collettive della 
plebe, che finì per impersonarsi con la stessa attività 
legislativa e riformatrice dello Stato, si sovrapposero a 
quelle delle circa cinquanta genti patricie. E in seguito, 
la stessa vigoria della più antica nobiltà plebea alleata 
con il patriciato, cedette dì fronte alla comparsa di 
nuovi elementi, che traevano sempre più le loro ori- 
gini da regioni extra urbane. 

Lo studio dei Fasti determina il significato ed il 
valore dei dati generici forniti dalla tradizione lette- 
raria intorno alle fasi principali delle lotte della plebe 
contro i patres e poi degli homines novi municipali 
contro la stessa plebe urbana. 

Esso ci mostra il primo affermarsi della plebe verso 



Introduzione XXIII 

il 400 e ci insegna come gli clementi italici abbiano 
finito per distruggere Io stesso patriciato verso il tempo 
del hellum Marsicum. 

I termini cronologici che ci è parso poter sicura- 
mente ricavare dai Fasti e che abbiamo preso a base 
delle divisioni adottate nello studio presente, vengono 
confermati da quanto Plinio racconta intorno ai due 
sacri alberi di mirto piantati davanti al tempio di Qui- 
rino, dei quali uuo simboleggiava la vita del patriciato, 
l'altro quello della plebe. 

II mirto patrìcio, dice Plinio, prevalse lungo tempo, 
mentre il plebeo fu squallido e secco ; ma esso co- 
minciò alla sua volta ad ingiallire e l' autorità del 
senato venne meno, dopo la guerra Marsica/ 

Le leggi lulia e Plautia-Papiria (90-89 a. C), le 
quali posero fine nella sostanza alla guerra Sociale e 
che accordarono a tutti i Latini ed Italici la cittadi- 
nanza romana, segnarono pertanto la vera fine del pa- 



' PiviN. n. h. XV 120 sq. : inter antiquissima namque delubra 
habetur Quirini, hoc est ipsins Bomuli. in eo sacrae fuere myrti duae 
ante aedem ipsam per longus tempvs, altera patricia appellata, altera 
plebeia. 

Patricia inuUis annis praevaluit exuherans ac laeta, quamdiu 
senatus quoque Jloruit, illa ingens, plebeia retorrida ac squallida, quae 
postquam evaluit flavescente patricia, a Marsico bello languida aucto- 
ritas patrum facta est, ac paulatim in sterilitatem emarcuit maiestas. 



XXIV Introduzione 

triciato, che già dn molto tempo per ragioni di nozze 
e di altri interessi si era più o meno amalgamato con 
i plebei, i quali già dal 172 (in cui erano riusciti a 
coprire ambedue i seggi consolari) erano ormai l'ele- 
mento preponderante nello Stato. 

I Fasti ci dimostrano per giunta che a partire dalle 
leggi lulia e Plautia-Papiria si andò accentuando in 
misura allarmante la conquista delle più alte magistra- 
ture curuli da parte dell' elemento municipale. Ed in 
codesto tempo si trasforma sempre più l'uso della pa- 
rola nobìles e nobilitas per indicare il complesso delle 
casate patricie e plebee ormai in possesso delle supreme 
magistrature, strettamente collegate fra loro per opporsi 
appunto alla penetrazione degli homìnes novi delle va- 
rie regioni d'Italia, i quali, grazie alla pecunia avara- 
mente raccolta dagli avi, riuscivano a prevalere sulle 
famiglie del Lazio dal lato pecuniario ormai decadute.^ 

* Tao. anv. XI 23: an parum quod Veneti et Insubres curiavi 
inruperint, nisi coetus alieni gena rum, velut capta sit civitas inferatur'/ 
quem ultra honorem residuis nobilium, aiit si qitis pauper e Latio 
senator foret? 

II concetto di nobilitas ia Cicerone implica, come tutti sanno, 
le persone e casate olie conseguirono le alte magistrature curuli. 
Perciò (v. ad es. prò Murena 8, 17) egli chiama vobiles e nobilissimi 
tanto i patricii (come i Claudii e i Cornelii 2>^o Piando 51 ; in 
Vatin. 32) quanto plebei (come Atilii Marcii prò Piando 12, 52). 

La promiBcuità dell' uso di ^)a<>JcJHS e di nobilis risulta ancLe 



Introduzione XXV 



IV. 



Lo stiirlio completo di tali fenomeni richiederebbe 
l'esame della formazione di ogni singolo gruppo fami- 
liare staccatosi da gentes e stirpi, anzi della prove- 
nienza ed attività di ciascun individuo che riuscì man 
mano a sovrapporsi agli strati precedenti. 

(lai passi ia cui Sallnstio parla del patricio Sergio Catilina, dicen- 
dolo: 5, 1: nobili genere natns, e del catilinario Cornelius Lentnlus 
designandolo : patricius ex gente cìarusiima Corneliorum. 

La situazione di un homo novus municipale di fronte alla nohi- 
litas, composta tanto di patricii che di plebei, è indicata assai chia- 
ramente dal passo di Cicerone j^i'o Murena 8, 17 ove discorrendo 
di sé stesso dopo aver detto : qiKimqumn ego iam putabam, iudices, 
multis l'iris fortihus ne ignobilitas generis obiceretur, meo labore esse 
perfectuni, qui non modo Oitriis, Catonibus, Pompeiis, antiquis illis^ 
fortissimis viris, novis hominibus, sed his recentibus, Mariis et Didiis 
et Caeliis, commemorandis iacebant, cum vero ego tanto intervallo 
claustra ista nobilifatis refregissem, ì(t adiius ad consulatum posthae, 
sicut apud maiores nostros fuit, non magis nobilitati quam virtuti 
paterct) non arbitrabar, cum ex familia vetere et inlustri consul desi- 
gnatus ab equitis Romani filio eonsule defenderetur, de generis novitate 
acciisatores esse dicturos. 

Gli esempi qui sopra citati a favore di Licinio Murena, di origine 
Lanuvino, sono tolti da municipali. A parte infatti Curio che era 
probabilmente Sabino (v. s. p. 142), Tusculano era Catone, probabil- 
mente Piceno Q. Pompeio, uomo oscurissimo fondatore della stirpe 
(Cic. Verr. Y 181), Mario era di Arpino, Didio di origine non urbana 
(v. s. p. 167). Parrebbe pertanto naturale pensare che fosse munici- 
pale anche Coelius Caldus qui pur ricordato da Cicerone tv. s. p. 167). 



XXVI Introduzione 

Ma ciò, se ben si considera, equivarrebbe all'esporre 
la stessa storia di Roma ed eccederebbe di gran lunga 
il fine che qui ci siamo proposti. Per giunta, le notizie 
particolari relative al soggetto sono oltremodo scarse 
essendo fra l'altro perita la maggior parte del materiale 
storico relativo ai periodi che dal 291 vanno al 218 e 
dal 167 giungono all'età sillana, in cui taluni dei feno- 
meni sopra notati ebbero preparazione e svolgimento 
notevole. 

Sebbene per molti casi non ci sia dato stabilire come 
da un unico cespite si siano andate staccando varie 
familie, ne si conoscano le singole circostanze che fa- 
vorirono la formazione di quelle stirpi plebee che con le 
f/entes patricie mantennero legami religiosi e civili, ab- 
biamo modo nel complesso di constatare la comunanza 
originaria, delle famiglie appartenenti a genti patricie.^ 

Non siamo invece in o-rado di aifermare lo stesso 



' Non sappiamo infatti, caso per caso, quando una stirpe plebea 
faccia capo ad un liberto, i cui discendenti si sciolsero poi dai lega- 
mi di clientela in seguito alle conseguite cariche curuli, e quando 
invece ciò sia avvenuto per effetto di xxna transiiio ad plebem. 

Il primo caso si verificò rispetto ai Claudii Marcelli di fronte 
ai Claudii patricii (Cic. de orai. I 39, 176) ; il secondo, grazie alle 
scritture di Cicerone, lo conosciamo assai bene rispetto a Clodio. Lo 
conosciamo pure per Dolabella genero di Cicerone; lo supponiamo per 
Sulpicio Rufo, per Cetbegus il noto nemico poi protettore di Lucullo 



Introduzione XXVII 

per varie delle stirpi plebee, che, talora, di già dagli au- 
tichi, vennero per analogia designate anche esse col 
nome di geritesi 

Non è escluso che qualche volta, ad es. a proposito 
di Apuleii, di Atilii, di Licinii, di Aelii," un sol nome 
comprenda rami di differente provenienza; mentre d'al- 
tro canto, ad es. rispetto ai Licinii, abbiamo la prova 
che, nonostante diversità di cognomi e di provenienza, 
alcuni rami riconoscevano comunanza di stirpe.^ 

Per questo lato, non ho creduto di fare eccessive 
discriminazioni. Si tratta di casi non troppo numerosi; 
eppoi mio proposito qui è notare il movimento sociale 



(v. in queste Eicerche p. 340). Non sappiamo però quante altre 
volte e per quali circostanze ciò si sia avverato. 

Esempio delle oscurità di questo genere porge la doppia serie 
dei Servilii Gemini patricii e plebei; e difficoltà analoghe presen- 
tano pure rapporti fra le stesse genti patricie. Così non vediamo 
bene come sia avvenuta la differenziazione fra i Sergii Fidenates 
ed i Servilii pure Fidenates, i Quinctii ed i Quinctilii. 

* Esempio di rigida distinzione fra gens patricia e stips plebea 
V. ad es. in Cic. de orai. 1 39, 176. Ma gens per indicare plebei v. 
ad es. in Cic. Verr. 1 45, 115. 

' Così mentre per gli Aelii Tuberones si potrebbe sospettare 
origine etrusca Val. Max. IV 4, 8 cfr. s. p. 135 n. Ij Plut. Paul. 
Aem. 5, per gli Aelii Lamiae parrebbe naturale pensare alla pro- 
venienza da Formiae, Horat. carni. Ili 17. Nulla dimostra però 
con certezza che i due rami non discendessero da un unico stipite. 

* V. qui oltre p. 377 n. 2. 



XXVIII Introduzione 

delle classi più umili, che fecero man mano pressione 
sugli elementi anteriori, non già procedere ad una spe- 
cificazione individuale di persone clie avrei più minuta- 
mente esaminate, ove, anziché uno studio generale sui 
Fasti, avessi avuto in animo di pubblicare i Fasti veri e 
propri. Solo con la pubblicazione e discussione di tutto il 
materiale dei Fasti è infatti possibile individualizzare 
ogni singolo magistrato, studiarne le origini, le discen- 
denze, i prenomi ed i cognomi ; qui mi sono invece atte- 
nuto al principio di esaminare fenomeni complessivi/ 



V. 



Per dir vero, io m'era proposto di aggiungere al 
presente volume un indice speciale in cui fosse esposta 



* Poiché qui io pubblico osservazioni sui Fasti, non già un' e- 
dizione dei Fasti, non riproduco le forme arcaiche registrate ad es. 
nei Fasti Capitolini, come ad es. Aimilius per Aemilius, Allius Paitus 
per Aelius Paetiis, Mainus invece di Maeniiis ovvero Aquilli e Po- 
pillii per Aquila e Popilii. 

Per questo lato non ho avuto norme fìsse. Ho scritto indiffe- 
rentemente ad es. Inlhts e lulus. 

Al lettore non sfuggirà poi che qualche forma (come ad es. 
Flammea per Fiamma (p. 151) Sillani parlandosi di lunii Silani (p. 
230) e Maeiienintt per Menenius (p. 113). Cio. prò Sextio in luogo di 
prò Sestio (p. 242 ed altrove) non è diversità di grafìa ma grossolano 
errore di stampa sfuggitomi. Per questi ed altri chiedo scusa. 



Introduzione XXIX 

in ordine cronologico la serie individuale di tutti i ma- 
gistrati eponimi della Repubblica. Tanto più che, ove 
non si ricorra allo svariato materiale, nemmeno esso 
ormai completo, pubblicato nel primo volume del Corpus 
Inscriptionum Latinarum, ovvero alle vecchie raccolte 
del genere del Fischer, ormai antiquate, manca un libro 
in cui sia agevole consultare tutte quante le indica- 
zioni relative ai Fasti. Senonchè, dopo aver redatto 
tale indice, ho constatato che la pubblicazione di esso 
richiedeva numero di pagine di poco inferiore a quello 
del testo di questo volume. 

La serie cronologica dei dittatori, dei maestri dei 
cavalieri, dei tribuni militari investiti della podestà con- 
solare, dei censori e dei trionfatori, anche trascurando 
differenze minori, non ha significato scientifico ove non 
si discutano le molte e notevoli varietà di prenomi, 
di nomi, di cognomi e di date, ove non si accenni, sia 
pur succintamente, alle molteplici questioni che con i 
Fasti sono connesse. 

In breve, a lavoro compiuto, mi trovai aver pre- 
parato buona parte di quella redazione dei Fasti 
che molti anni or sono promisi e che, unita ad altri 
lavori cronologici, che ho da molto preparati, sarà 
pubblicata in uno dei successivi volumi di queste Ri- 
cerche. In esso, alla serie cronologica dei magistrati. 



XXX Introduzione 

farò seguire quelle dissertazioni particolari per cui i 
Fasti, da nuda enumerazione di semplici nomi privi 
per se soli di grande valore, si trasformano in docu- 
mento di alta importanza storica/ 

Uu edizione dei Fasti da questo punto di vista non 
esiste ancora. 

Nella raccolta del materiale egregiamente pubblicato 
dagli Editori del Corpus Inscriptionum Latinarum non 
v'è ad esempio l'illustrazione dei Fasti dittatorii e cen- 
sorii, che pur vanno coordinati con quelli dei consoli e 
tribuni militari consulari potestate; e per le parti non 
distese dalla mano maestra del Mommsen manca poi la 
visione del valore storico dei testi. Sicché, in fondo, 
vi si porge la restituzione di documenti talora tardivi, 
che a torto taluni studiosi di storia e di filologia 
prendono da secoli come base unica ed indiscutibile 
per identificazione di fatti storici o per restituzione 
di testi letterari. 

Nessun dubbio che in molti casi i Fasti Capitolini 
contengano dati degnissimi di fede ; ma non è meii vero 
che riferiscono talora notizie sospette od anche erronee. 

A semplice titolo di esempio sia lecito citare il caso 

' A raccolte di Fasti, come semplici indicazioni di nomi, accenna 
anche ad es. Ciceroxe ad fam. V 12, 5: etenim ardo ipse annalium 
mcdiocriter nos retinet quasi enumeratione Fastorum. 



Introduzione XXXI 

di vari consolati e tribunati dei Lucii Fiirii Medullini 
(dal 413 al 391). 

Taluni fra gli editori del Corpus, che pur proce- 
dono con criteri conservativi e tutt' altro che audaci, 
di fronte a divergenze fra Livio ed i Fasti Capitolini, 
credono trovar rimedio proponendo correzioni di pre- 
nomi. Altri, che da codeste divergenze traggono, non 
so come argomento a far dichiarazione di fede nei 
Fasti, non trovano altra via di salvezza se non con l'am- 
mettere falsificazioni ed aggiunte di tribunati militari.* 

Un altro esempio della cautela con cui tali docu- 
menti vanno considerati è fornito dal prenome dei Fabii 
consoli nel 421, 407, 406. 

.In Livio IV 43; 57; 58 si legge Cn.; nei Fasti 
Capitolini è invece inciso Niiimerius)] ma da un passo 
di Festo, come già feci notare molti anni or sono, si ri- 
cava che solo più tardi i Fabii assunsero tale prenome.^ 

1 V. GIL. V p. 31, 334 u. e. Cfr. Fr. Muexzer in PW. BE. 
VII col. 354 sgg. n. 65. Cito il Muenzer perchè, anche quando da 
lui dissento, ne riconosco la dottrina e l'accuratezza. 

* Il prenome N'(u'meriu8) come apprendiamo da Festo p. 172 M. 
s. V., cominciò ad essere usato dai Fabii dopo che uno di essi sposò 
la figlia di un Otacilio di Maleventum (più tardi Benerentum) e 
questo Fabio, dice Festo, fu quello che sopravvisse alla strage dei 
suoi alla battaglia del Cremerà (a. 477). 

Pur riconoscendosi il valore della mia obiezzione, si è cercato di 
salvare 1' antico redattore dei Fasti Capitolini supponendo che esso 



XXXIT Introduzione 

Or bone, dal Sig-oiiio in qua, anche dai più recenti edi- 
tori di Livio si sostituisce N. a Cn. e si viene con ciò 



si sia valso della sigla A' per iudicare tauto il prenome N{umerius) 
quanto (luello di C(naeus). E si è citato il testo dell' Auctor de 
praenominibus ove si legge p. 486 Halm : unum jyrnenomen carie 
scri2)(nra notatur. alii eiiim Naenm, alii Giiaeum, alii Cnaeiim scribunt. 
L'osservazione è ingegnosa; ma non ha alcun valore. 
Il redattore dei Fasti Capitolini, come tutti sanno, nsa talora 
forme arcaiche; scrive ad es. Allins Paitus ed Aimilins per Aeliius 
Paetns ed Aemilins. Ora la forma iVper Cn o Gn, come è ben noto, 
(e lo stesso Auctor de praen. poco dopo 1' osserva) era di origine 
più recente. Essendovi poi il caso che con la sigla N rispetto ai 
Fabii si volesse significare tanto il prenome lor proprio I[{umeriìis) 
quanto quello Cn(aetts) comune ad altre genti, non è a priori am- 
missibile che il redattore dei Fasti Capitolini avrebbe usata la forma 
più arcaica Cn ove avesse veramente voluto indicare un Cn(aeusi? 
Se d'altra parte egli avesse avuto il costume di adottare la 
«igla N per Cnaens, non dovremmo attendercela in qualcuno negli 
altri casi in cui, rispetto a varie genti, ricorda gli Gnaei? Come mai 
in tutti codesti casi usa costantemente la sigla Cn. e mai N, ad es. 
per i Cornelii, i Domitii, i Genucii, i Manlii, gli Octavii? 

Che vi è poi di strano che il redattore dei Fasti Capitolini 
abbia accettata la tradizione che assegnava il prenome N{timeriu8) 
ai consoli del 421, 407, 406, tiuando da Festo 1. e ricaviamo che, 
si ammetteva tale cognome fosse realmente in uso sino dal 477? 

Le relazioni amichevoli con i Sanniti hanno principio solo con la 
metà del sec. IV (Liv. VII 19 ad a. 354; cfr. IV 52 ad a. 412 s ma 
nulla di strano, che i Fasti Capitolini anticipino per i Fabii dal prin- 
<;ipio del V sec. l'uso del prenome A^Hinen'jfs dal momento ehe a Fabins 
Jktdlianus (ad es. ad a. 310, 308, 301) danno il cognome di Maximus. 
Ora ci è espressamente attestato (Polyb. Ili 86, 6) che il primo 
dei Fabii a conseguire tal cognome fu Fabius Cunctator, il celebre 
avversario di Annibale. 



Introduzione XXXIIl 

a tramandare fatto non vero, contrario alla cronologia.* 
Quando per Livio e per gli altri storici avremo edi- 
zioni curate non da soli filologi ma anche da cultori 
di storia? 



VI. 



Ricerclie originali di storia romana non sono, per 
il momento, tra noi fiorenti. 

La dipendenza politica verso lo straniero ha con- 
tribuito per il passato a render più diffuse e popolari 
le indagini per quell'età che si inizia con l'invasione 
dei barbari. E r« Istituto Storico Italiano », che attende 
con tanta cura a pubblicare i documenti dei periodi delle 
dominazioni straniere, non ha ancor posto mano a qnelli 
dell'età gloriosa in cui Roma e l'Italia non furono 
rette, ma ressero invece i destini del mondo. 

Eppure non v'è motivo di sconfortarsi! Anche dal 
lato scientifico, si va sempre più affermando in Italia 
quel risveglio, che si è di già manifestato nel campo 
economico e politico. Ed è a sperare che il sentimento 
della dignità nazionale, che in questi ultimi anni, si 



* V. ad as. l'edizione teubneriana curata da Maurit. Muellek 
(1906) ad l. cfr. p. XXXIX. 



XXXIV Introduzione 

è andato sempre più irrobustendo, favorisca lo studio 
delle memorie romane, con cui si riannoda quanto vi 
è di più nobile e grande nella tradizione della nostra 
vetusta civiltà più volte millenaria. 

Il volume presente non è che un assai modesto 
contributo per il risveglio della scienza nazionale. 
Primo a riconoscerne le imperfezioni, grato a chi vor- 
rà indicarne le lacune e le inesattezze, oso tuttavia 
esprimere la speranza che non riesca del tutto inutile 
a coloro che coltivano fra noi studi di storia romana. 
Esso, al pari dei volumi precedenti, è stato anzi disteso 
con la speranza di eccitare qualche più giovane con- 
cittadino a ripigliare la tradizione di ricerche che resero 
già celebre in tutta Europa il nome dell' italiano Barto- 
lomeo Borghesi e che, per desidia nostra, oggi fioriscono 
invece presso altre nazioni. 

Roma, Settembre 1916. 

Ettore Pais. 



Testi fondamentali sul valore delle memorie domestiche 
RISPETTO AI Fasti. 



«... nonnullae mortuornm laudationes forte delectant. 
et, Hercules, liae quidem extant : ipsae enim familiae sua 
quasi ornamenta ac monumenta servabant et ad usum, si 
quis eiusdem generis occidisset, et ad memoriam laudum 
domesticarum et ad inlustrandam nobilitatem suam. quam- 
quam bis laudationibus bistoria rerum nostrarum est 
facta mendosior. multa enim scripta sunt in eis, 
quae facta non sunt, falsi triumpbi, plures consu- 
latus, genera etiam falsa et ad plebem transitiones 
cum bomines bumiliores in alienum eiusdem nomi- 
nis infunderentur genus ». 

Cic. Bvutus 16, 61 sqq. 



« . . . . nec facile est aut rem rei aut auctorem auctori 
praeferre. Vitiatam memoriam funebribus laudibus 
reor falsisque imaginum titulis, dum familiae ad se 
quaeque famam rerum gestarum bonorumque fal- 
lenti mendacio trabunt. inde certe singulorum ge- 
sta et publica monumenta rerum confusa; nec qui- 
squam aequalis temporibus illis scriptor extat, quo satis 
certo auctore stetur ». 

Liv. Vili 40, 4 ad a. 322 a. C. 



XXXVl Testi fondamentali ecc. 

« creati consules L. Postumius Ti. Minucius. hos consu- 
les Piso Q. Fabio et P. Decio sugge ri t, biennio exempto, 
quo Claudium Volnmniumque et Cornelium cum Marcio 
consules factos tradidimus. memoriane fugerit in anna- 
libus digereudÌ8, an consulto binos consules, falsos 
ratus, transcenderit, incertum est. 

Liv. IX 44. 3 ad a. 305. 



«... expressi cera vultus singulis disponebantur arma- 
riis, ut essent imagines quae comitarentur gentilicia funera. 
semperque defuncto aliquo totus aderat familiae eius qui 
umquam fuerat populus. stemmata vero lineis discurrebant 
ad imagines pietas, tabulina codicibus implebantur et mo- 
nimentis rerum in magistratu gestarum. aliae foris et circa 
limina animorum ingentiam imagines erant adfixis hostium 
spoliis quae nec emptori refigere liceret; triumphabantque 
etiam dominis mutatis ipsae domus. erat haec stimulatio 
ingens exprobantibus tectis cotidie inbellem dominum in- 
trare in alienum triumphum. 

« extat Messalae oratoris indigna tio quae prohibuit inseri 
genti suae Laevinorum alienam imaginem. similis causa Mes- 
salae seni expressit volumina illa quae de familiis condidit, 
cum ScipionisPomponiani transisset atrium vidissetque adop- 
tione testamentaria Sai vittonis — hoc enim fuerat cognomen 
Africanorum dedecori — inrepentes Scipionum nomini. 

« sed pace Messalarum- dixisse liceat, etiam mentiri cla- 
rorum imagines crat aliquis virtutum amor, multoque hone- 
stius quam mereri ne quis suas expeteret » . 

Plin. n. h. XXXV 2, 6 sq. 



I. 



INTORNO ALLA FORMAZIONE 
ED AL VALORE STORICO 

DEI 

FASTI DELLA REPUBBLICA ROMANA 



Pais Hicerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 
della Repubblica Romana. 



I. 



Valore dei Fasti come fonte storica — I Fasti cUttatort — Gli Acta 
Triumphalia — I Fasti consolari — Confronti fra le liste di 
Livio e quelle di Diodoro — I Fasti dei questori, dei tribuni della 
plebe, dei sacerdoti. 

I Fasti, ossia l'elenco dei magistrati annuali ed eponimi 
della repubblica romana aventi il summum im'perhnn, con- 
tenente anche l'elenco dei censori, sono generalmente con- 
siderati come il nucleo sicuro intorno al quale vennero e 
vanno aggruppati i fatti storici più salienti e sinceri. 

Possedere codesta lista, codesto primo nucleo, equivar- 
rebbe, secondo l'opinione comunemente accettata, ritrovare 
e garantire le scarse ma autentiche notizie relative alla più 
antica storia del popolo romano.^ 



' La migliore edizione è quella dell' Hexzex e dell' Huelsex in CIL. 
I* p. 1 sgg. 

Nuovi frammenti sono stati pubblicati dall' Hublsen nei Beitrcige zur 
alien GeschìcMe II (1902) p. 248 e nelle Roevi. MitteUungen dell'Istituto Ger- 
manico (1904) p. 117 sgg.; cfr. Mommsen neW Hermes XXXVIII (1903) 
P. 116 sgg. 



4 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

L'esame del complesso dei dati degli antichi, la compa- 
razione circa l'origine dei fasti di altri popoli, mostrano come 
codesta opinione, sebbene generalmente accettata, riposi talo- 
ra su deboli basi. L'analisi delle liste dei dittatori e degli 
altri magistrati curuli eppoi dei tribuni della plebe e cosi 
di seguito, non conduce sempre a favorevoli risultati ri- 
spetto alla loro attendibilità. 

Non prendiamo qui in esame tutte le notizie relative 
alle circa novanta dittature della repubblica, ma rileviamo 
solo quelle che per dichiarazione esplicita degli antichi erano 
dubbie o false.* 

Orbene nelle narrazioni superstiti figurano come dittatori 
personaggi che gli annalisti più vetusti non ricordavano o 
rammentavano per anni diversi e non come magistrati dello 
Stato. La data infatti del primo dittatore, era incerta (v. Liv. 
n 18). I più antichi annalisti dicevano fosse stato T. Larcio, 
altri M'. Valerio (501 a. C). T. Larcio ricompare quale con- 
sole nel 498. Nel 506 a. C. e nel 490 figura come console 
uno Sp. Larcio. 

Cosi ad es. il dittatore nel 439 a. C. sarebbe stato L. Quin- 
ctius Cincinnatus, maestro dei cavalieri Q. Servilius Ahala. 
(Liv. IV 13). Però Ciucio Alimento (il più antico annalista 
romano accanto a Fabio Pittore) e Calpurnio Pisene dice- 
vano che erano stati semplici cittadini non magistrati (Dion. 
Hai. XII 4). Per il 418 a. C. alcuni affermavano che il ma- 
ghter equitum del dittatore Q. Servilius Priscus fosse stato 
il figlio di costui, ma altri annalisti noti a Liv. IV 46, di- 
cevano fosse stato Servilio Ahala. 

Nel racconto della sollevazione del 342 a. C. si fa men- 

' Cfr. V. Bandkl Die roem. DikUdureii (Breslau 1910). 



Valore dei Fasti dei dittatori 5 

zioiie di un dittatore M. Valerio Corvino. Altri annali noti 
a Livio Vn 39, 42, non facevano però ricordo di questo 
dittatore (cfr. App. Samn. 2). 

Per il 320 i Fasti della Regia hanno come dittatore ma- 
gister equitnm C. Maenius e M. Foslius, che ricompaiono in 
tale qualità per il 314. Orbene Livio non li nomina per il 
320 ma solo per il 314.' 

Per il 321 Livio IX 7, ha per dittatore e maestro dei 
cavalieri A. Fabius Ambustus e P. Allius Paetus, che i 
Fasti della Regia non conoscono. Per il 302 si sapeva ch'era 
stato creato dittatore un Maximus ; si discuteva però se fosse 
un Yalerius od un Fabius, Liv. X 3. I Fasti della Regia 
risolvevano tale difficoltà nominandoli tutti e due. 

Così Varrone, d. l. L. VII 105 attribuisce al dittatore C. 
Petelio l' aver abolite le fiere disposizioni del nexum per i 
debiti. Questo dittatore è pur ricordato da Livio IX 28 ad 
a. 313; ma la legge sul nexum, secondo lui, Vili 28, sarebbe 
stata già abolita nel consolato di Petelio nel 326. Per giunta 
Diodoro XIX 101, parlando delle gesta militari che Livio 
attribuisce al dittatore Petelio, dice che furono compiute 
dal dittatore Q. Fabio. E Livio stesso IX 28, 5 conosce 
un' altra tradizione affatto diversa. Codeste gesta non erano 
opera del dittatore bensì di C. lunio console nello stesso 
anno 313. 

Un ulteriore esame delle guerre sannitiche conduce a 
mostrare sempre più il debole valore delle notizie delle dit- 
tature di codesta età. Era ad es. incerto se le gesta del 320 
fossero state compiute dal console L. Rapirlo Cursore ov- 



' Cfr. però Liv. IX 34, 4 ad a. 310 ove dal tribuno della plebe P. Sem- 
pronio fa dire: nuper intra decem annos C. Maenius dictator cet. Sul debole 
valore di questi racconti v. la mia Storia di Roma (Torino 1899) I 2 p. 512 sgg. 



6 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

vero dal dittatore L. Cornelio clie a magister equitum avrebbe 
avuto lo stesso L. Papirio Cursore (Liv. IX 15, 9) ; ma un 
ulteriore esame di tutti i racconti di codesta guerra di ri- 
vincita mostra che non riposano su basi del tutto storiche.^ 

Il debole valore delle liste dei dittatori, anche per età 
assai posteriori, risulta ad esempio da ciò che Livio XXX 
26, 12, dice all' a. 203 a. C: comitìa eius anni utrum C. Ser- 
vilitis consul habuerit, an, quia eiim in Etruria tenuerint quae- 
stiones ex senatus consulto de coniurationibus principum ha- 
bentem dìctator ab eo dictus P. Sulpicius incertum ut sit diversi 
auctores faciunt. 

Il dubbio valore di codesta lista è infine dimostrato dalla 
seconda dittatura di Q. Fabio Massimo ricordata da Po- 
libio ni 87; da Livio XXII 8 ad a. 217 a. C; dall'elogio di 
questo personaggio, CIL. I- p. 193 n. 13, e, quel che più 
conta, dai Fasti della Regia ad a. Tuttavia Livio XXII 31, 
poco dopo si accorge di aver detto un errore e dichiara di 
aver seguito Coelius ed altri annalisti, che avevano detto che 
Fabio Massimo era stato il primo dittatore creato a populo 
mentre il diritto di far ciò spettava al console Servii io. 
Livio ricorre ad un espediente e dice che fu creato prò dieta- 
tare; i Fasti della Regia affermano che fu dittatore non rei 
gerundae caussa, come ci attenderemmo trattandosi di un 
magistrato eletto per guerreggiare Annibale, bensì interregni 
caussa. Il che, come è stato più volte osservato, è assurdo 
poiché il console Bervilio era ancora vivo ed in carica. 

Maggior autorità non hanno i dati relativi ai trionfi dei 
general i romani incisi su quelle stesse pareti della Regia su 
cui Augusto volle espresso il nome dei consoli e dei ditta- 

' Einiaudo alla mia Storia di Roma I 2 p. 508. 



Gli Acta Triumphalia 7 

tori dacché essi provano che, nella redazione a noi perve- 
nuta, si è tenuto conto dei dati dell'annalistica più recente 
anziché della della più vetusta.^ 

Ciò risulta con certezza dalla dichiarazione di Livio HE 
23, 7, ove si dice che i vetustiores scriptores non sapevano 
niente delle gesta del console L. Cornelio nel 459 a. C. che 
secondo gli Acta Triumphalia trionfò invece in quell' anno 
sni Volsci. Così ricordano il trionfo di M. Furio Camillo 
sui Galli nel 390 e nel 367, che sono falsi stando alle indi- 
cazioni note a Polibio II 18, ed a Diodoro XIV 106. Per il 324 
a. C. ricordano un trionfo del dittatore L. Papirio; ma 
stando a Livio Vm 30, non erano esistite le vittorie attri- 
buite a questo dittatore. 

Per il 322 a. C. gli Acta e Livio Vili 39 16 conoscono 
i trionfi dei consoli L. Fulvio e Q. Fabio sui Sanniti 
(cfr. Plin. n. li. VII 136) ; ma secondo altri annali noti a 
Livio 15, invece dei consoli trionfò il dittatore A. Corne- 
lius Cossus. 

Cosi due versioni opposte si riferivano circa i magistrati 
che trionfarono nel 319, v. Liv. IX 16. 9; 16, 11 cfr. con Acta 
Triumph. ad a. Livio non conosce il trionfo di C. Sulpicio 
sui Sanniti nel 314 a. C, quello di M. Valerio per il 312 
e quello dei consoli del 311 a. C. 

Allo stesso modo Livio X 6, 13, dopo aver riferita una 
versione nota anche agli Atti Trionfali, relativa al trionfo 
del dittatore M. Valerio del 302 a. C. sugli Etruschi e sui 
Marsi, aggiunge: haheo auctores sine ullo memoràbili proelio 
pacatam ab dictatore Etruriam esse seditionibus tantum Ar- 



' Una buona edizione degli Atti Trionfali (oltre quella del CIL.) Tedi 
in SCHOEN Das capitolin. Verzeichnis d. roem. Triumphe ("Wien 1893). 



8 Intorno alla formazione ed al valore storico del Fasti 

retinorum compositis et Cilnio genere cum plebe in gratiam 
reducto. 

Che gli Ada Triumphalia fondessero insieme fonti an- 
tiche con recenti, risulta all'evidenza dal confronto di ciò 
che essi dicono rispetto al trionfo del console L. Postumio 
Megello nel 294 contro i Sanniti con le versioni di Fabio 
Pittore e di Claudio Quadrigario note a Livio X 37, 14 sq. 

Le notizie accolte dagli Atti Trionfali derivano spesso 
da quelle medesime fonti da cui fluirono tante menzogne in- 
torno al numero delle città prese e dei nemici uccisi. Ai cul- 
tori delle cose romane non è del resto ignoto quanto de- 
bole sia il valore di questi ultimi documenti. 



* 
* * 



Agli Atti dei Trionfi si sogliono oggi contrapporre, senza 
che alcuna ragione giustifichi tale processo critico, l'elenco 
dei consoli e dei tribuni militum consulari potestate. Quest'ul- 
timo noi possediamo nelle esposizioni di antichi scrittori, 
come Diodoro, Livio, Dionisio, ed in quelle liste monumentali 
conservate nel Campidoglio (perciò note volgarmente con 
il nome di Fasti Capitolini), che nell'età di Augusto furono 
incise sulle pareti della Regia nel Fóro Romano unitamente 
all'elenco dei dittatori ed agli Atti Trionfali teste ricordati.^ 

È stato più volte fatto valere che nelle liste consolari che 
dal 609 a. C. vanno al 444 a. C, ossia sino alla creazione dei 
tribuìii militum consulari potestate, figurano nomi di magi- 
strati appartenenti a famiglie patricie antichissime, che uon 
compaiono più nel corso della storia romana. Noi vi tro- 
viamo i Larcì, gli Herminì, i Cominì, i Menenì, i Tulli, gli 

' SuU'etìi (Iella redazione dei Fasti della Regia v. qui oltre p. 46 n. 1. 



Yaloì'e dei Fasti consolari antichissimi 9 

Aebutì, i Cloelì Siculi, i Cassi Viscellini, i Greganì Mace- 
rini, i Minucì Augurini, gli Aquilì Tusci e Sabini, i Siccì 
o Sicinì Sabini, i Nauti, i Romulì, i Tarpei, gli Aterni. 

Si osserva che se i Fasti della Regia fossero stati com- 
pilati in età recente e rappresentassero la falsificazione delle 
genti cbe contribuirono alla formazione dell'annalistica, noi 
troveremmo glorificate altre genti anziché quelle sopra ri- 
cordate. Par quindi naturale pensare, che la posteriore an- 
nalistica abbia trovate di già formate liste assai antiche, che 
essa si vide obbligata rispettare. 

Questo argomento ha certo un grande valore. Contro di 
esso io feci già a torto valere per il passato, che Sp. Larcius 
e T. Herminius, che figurano quali consoli nel 506, sono gli 
stessi personaggi claros genere factisque^ che avrebbero aiu- 
tato Orazio Coclite a difendere il ponte Sublicio contro gli 
Etruschi. > 

Io feci già notare che codesti due personaggi rivelano 
nome etrusco, ciò che sorprende nel momento in cui si parla 
appunto di una guerra nazionale contro questa gente.''^ Ma 
questa argomentazione non ha grande valore di fronte al 
fatto che già da secoli genti etrusche erano elementi costi- 
tutivi dello Stato romano. 

Maggior peso sembra avere la circostanza, da me pur 
fatta rilevare per il passato, che i cognomi di Cameriniis, 
Viscellinus^ Aurtmcus, Siculus, Tiiscus, Medullinus, Sahinus, 
che avevano i Sulpicì, i Cassi, i Comini, i Cloelì, gli Aquilì, 
i Furi, i Sicinì, non indicano affatto trionfi romani sulle 
genti straniere di cui con essi si fa ricordo. 



' Liv. II 10, 6 ; cfr. Serv. ad Aen. XI 642. 

' Sul carattere etrusco dei nomi Larcius ed Hermiulus v. anche 
SCHULZE Zur Geschlchte laieìnischer Eigennamen nelle Ahhandlungen d. K. 
Gesellschaft d. Wissemcliaflen zìi Goltlngen V (^1904) p. 83, 107, 



10 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

È appena necessario rammentare clie il costume di rica- 
vare il cognome dalle città vinte, stando agli Ada Trium- 
pJialia, compare solo nel 329 a. C. (cfr. Mommsen Roem. 
Foi'.sch. n p. 295). Stando anzi a Livio XXX 45, Scipione 
Africano: primiis certe Me imperator nomine victae ah se 
gentis est nohilitatus. Ove ciò sia esatto, i cognomi di Aemi- 
lius Privernas ad a. 336 a. C. e di Valerius Messalla ad a. 
263 a. C, che figurano nei Fasti della Regia e negli Ada 
Triiimphalia, sarebbero derivati da posteriori indicazioni 
fornite dalle memorie domestiche. 

Tali cognomi ci farebbero invece comprendere che al- 
cune di codeste famiglie erano originarie non solo dalle città 
vicine del Lazio ma anche dalle regioni etnische e volsche 
estranee al territorio del più antico Stato romano. 

Ma anche questo argomento non ha valore di sorta ed 
oggi lo rifiuto senza alcuna esitazione. 

Stando a ben note tradizioni, le minores gentes furono 
accolte nel Senato al tempo dei re od al principio della 
repubblica. Con tali versioni si può spiegare la presenza di 
codesti cognomi. Per giunta secondo un'antica tradizione, 
lo Stato romano permise di buon' ora a genti di fresca ori- 
gine straniera, come gli Appi Claudi, di partecipare alla 
cittadinanza ed al Senato. Né toglie peso a quest' argomen- 
tazione la possibilità che nel racconto della benevola acco- 
glienza fatta ad Appio Claudio si nasconda, come abbiamo 
sopra fatto valere, il racconto di una conquista di Eoma per 
opera dell'elemento sabino.^ 

Di tutti questi cognomi può darsi spiegazione plausi- 
bile. Cameria, Viscellium, Medullia accennano a regioni del 
Lazio incorporate sino dall'età regia o dal principio della 

' V. 8. in queste Ricerche Parte I p. 349 sgg. 



Valore dei Fasti consolari antichissimi 11 

repubblica. I Siculi erano uno dei più antichi elementi etnici 
del Lazio. ^ Tuscus poteva esser detto un cittadino clie 
abitasse nella regione al di là del Tevere di proprietà dei 
Romani, dove era la ripa Veientana, così come gli abitatori 
del vicas Tuscus erano detti Tuscivicani. In fondo gli Aquilì 
ed i Sicinì potevano chiamarsi Tusci cosi come i Quinctì 
erano detti Capitolini, i Vergini Caelimontani. Spiegazione 
analoga può darsi per il cognome di Auruncus dei Cominì. 
Genti ausoniche occuparono in origine il Lazio. Pedum ad 
esempio passava per una città di Ausoni od Aurunci.^ 

Che genti di origine non latina e particolarmente au- 
sonica siano state ammesse agli onori nello Stato romano è 
dimostrato da quel M. Coranus ex patricia gente ricordato 
da Plinio n. h. XI 244 che è sfuggito per quel che vedo ai 
moderni. Il gentilicio Coranus (cfr. Norbamis) deriva da 
Cora, città che, sebbene si dica da età antichissima e pres- 
soché mitica appartenente alla lega Latina (Dion. Hai. Ili 34), 
nel fatto si trovava in zona schiettamente aurunca, più tardi 
volsca e che negli annali antichissimi è messa in rapporto 
con gli Aurunci (Liv. Il 16, 8 a. 503).^ 

A parte ciò, i cognomi sopra indicati mancavano certo 
nelle più antiche liste dei Fasti. Essi vennero aggiunti poste- 
riormente dagli annalisti ; ne ci è dato accertare in tutti i 
casi, con tutta sicurezza, come vennero ristabiliti. 

È vero che i Minucì Augurini ed i Menenì Lanati ap- 
partenevano a famiglie plebee, le quali si fìngevano patricie 

' V. la mia Storia critica di Roma I p. 211 sgg. 

' Arist. apud Dion. Hal. I 72 Steph. Byz. s. t. IlsSa. Cfr. le mie 
Ricerche storielle e geografiche p. 1-28. 

' Codesto M. Corauiis è sfuggito tanto al Mommsbn Rom. Forsch. I 
p. 107 sgg. ove ha fatto l'elenco delle genti patricie quanto allo Stein che 
in Pauly-Wissowa RE. IV col. 1218 ricorda invece altre persone con que- 
sto gentilicio. 



12 IntoritO alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

per mezzo di antenati, che figurano in quella parte dei Fasti, 
che maggiormente attira i nostri dubbi (Liv. II 32 IV 16). 
I Tarpeì, gli Aterni al pari dei Cassi Viscellini sono presen- 
tati ora come magistrati plebei ed ora come patrici.^ 

Parrebbe lecito il sospetto che genti patricie di tal nome 
siano state del tutto inventate. Ma anche questo argomento 
cade di fronte ad una spiegazione più semplice. A Roma, co- 
me dovunque, genti plebee si crearono o si fecero creare 
antentati posticci da compiacenti genealogisti. Essi non in- 
ventarono di sana pianta antichissime genti patricie ; ma le 
genti plebee, che a partire dal IV secolo avevano raggiunto 
grande potenza, interpolarono i Fasti e si fìnsero discendenti 
da patricie omonime che in questo frattempo erano scomparse. 
In tal modo è concesso raggiungere una spiegazione plausi- 
bile della tradizione ove parla della discendenza dei plebei 
lunì. Cassi, Minucì, Marcì, Menenì da vecchie stirpi patrizie. 

Questo fenomeno comune a Roma ed alla storia genea- 
logica di tutti i popoli, è durato del resto sino alla più tarda 
età. Se ci fossero giunte più abbondanti notizie del genere, 
constateremo che non era isolato il caso di quei Valeri plebei 
che avevano inserite le loro immagini in quelle dei più ce- 
lebri patrici di tal nome determinando le proteste di Valerio 
Messalla, che da ciò sarebbe stato indotto a scrivere un libro 
sulle famiglie romane. Il fenomeno era a quanto pare diffuso ; 
e lo scrittore che ha raccontato questo particolare trovava 
modo di scusarlo.^ 

Non vi sono pertanto argomenti decisivi che ci impon- 
gano di escludere come falsi i nomi di queste genti anti- 

' Su Sp. Cassio presentato come tribuno della plebe v. Val. Max. VI 
3, 2. Su Ateruio e Tarpeio consolnri patrici cooptati come tribuni della plebe 
Llv. Ili 65 ad a. 448. 

• Plin. n.h. XXXV 8 cfr. VII 54. 



Valore dei Fasti consolari antichissimi 13 

chissime. Queste offrirono invece, senza alcun dubbio, materia 
alle posteriori falsificazioni plebee. Eccone qualche esempio. 

Sp. Cassio è console patricio ovvero tribuno della plebe, 
V. ad es. Liv. II 17; cfr. Val. Max. VI 3, 2. 

Menenius Agrippa pacificatore della plebe, patricio ma 
plebeo di origine (quod inde oriundus erat, plebi carum 
Liv. II 32, 8), ricompare sotto forma di trihunus plebis nel 
410 a. C: Liv. IV 53. Che ci fosse però una geìis patricia Me- 
nenia prova, come è noto, la tribù rustica di tal nome. 

Sulla falsa transitìo ad plehem e sulla falsa cooptatio di 
L. Minucius Augurinus nel 449 a. C. v. Liv. IV 16. 

Cosi lunius Brutus, primo console patricio, figura di nuovo 
come lunius Bellutus, quel tribuno della plebe suo contem- 
poraneo, che l'avrebbe in tutto imitato anzi scimiottato: 
Dion. Hai. VI 70. 

Meno sicuro è che vi sia stata confusione di questo ge- 
nere rispetto ai Sicinì. Può tuttavia darsi che T. Sicinius 
o Siccius Sabinus, l'unico console di questa gens patricia 
(Liv. II 40 Dion. Hai. VIII 67 ad a. 487) sia da mettere a fianco 
ai plebei Siccì o Sicinì, che compaiono come tribuni della 
plebe nel 494, 492, 491, 470, 454, di cui l'ultimo muore com- 
battendo fra i Sabini Liv. Ili 43 a. 449. 

Ma lasciamo pure da parte quest' ultimo esempio ed os- 
serviamo che mentre abbiamo modo di constatare per quale 
via i Marci, più tardi i Calpurnì^ i Minucì, i Cassi, gli Inni 
si congiunsero artificialmente coi re o con famiglie patricie 
omonime, manca un solo dato che provi contaminazioni ed 
interpolazioni di questo genere rispetto ai Cominì, ai Cloelì 
Siculi, agli Herminì, ai Larcì, agli Horatì, sebbene queste 
genti siano presto scomparse.^ 

' I Comiul plebei compariscouo la prima volta al tempo dell' invasione 
Gallica V. ad es. Dioo. XIV 116, 3 Liv. V 46, 8. 



14 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



* 

* 



L'autenticità sostanziale dei nomi conservati dai Fasti 
per la prima metà del V secolo non conduce però alla con- 
clusione che i Fasti siano del tutto puri e privi di qualsiasi 
interpolazione. Tanto meno alla conclusione che siano costan- 
temente sicure le determinazioni cronologiche delle magi- 
strature. 

Livio dice apertamente che le liste dei magistrati per 
i primi decenni della repubblica variavano in modo siffatto 
da rendere impossibile il ritrovare il vero. 

Ecco le sue parole: II 21 ad a. 499-496 a. C. : tanti er- 
rores impUcant temporum aliter apud alios ordinatis magi- 
stratibus ut nec qui consules secuìidiim quos, nec quid quoque 
anno actum sit, in tanta vetustate, non rerum modo, sed etiam 
auctorum, digerere j^ossls. 

Polibio III 22, 1, per il primo anno della repubblica 
dà un collegio che non risponde alle altre liste a noi note. 
Non è però chiaro se ciò dipenda dall'aver egli appunto 
seguita una fonte diversa o da suo errore. La storia antica 
non era, come è noto, il forte di Polibio. 

Di questo disordine dei Fasti per l'età antichissima Livio 
porge altri esempi. 

Liv. II 54 ad a. 473 : L. Aemilius et Opiter Verginius 
consulatum ineunt. Vopiscum lulium prò Verginio in 
quibusdam annalibus consulem invenio. 

Liv. IV 23, ad a. 434: eosdem consules insequenti anno 
refectos lulium tertiwn Verginium iterum apud Macrtun Li- 
cinium invenio. Valerius Antias et Q. Tubero M. Manlium et 
Q. Sulpicium consules in eum annum edunt. 



Incertezze rispetto ai Fasti consolari 15 

Livio aggiunge : ceterum in tam discrepanti editione et 
Tubero et Macer libros linteos auctores profitentur. neuter 
tribunos militum eo anno fuisse traditum ab scriptoribus anti- 
quis dissimulat, Licinio libros haud dubie sequi linteos placet. 
Tubero incertus veri est; sed Inter cetera vetustate cooperta 
hoc quoque in incerto positum. 

Dunque gli autori più antichi per il 434 davano tribuni 
militari; gli annalisti più recenti due collegi affatto diversi 
di consoli. Livio si limita da parte sua a notare le discre- 
panze e rinunzia a decidere. 

La tradizione più antica è invece seguita da Diodoro 
Xn 53 che in questo anno ricorda i seguenti yù.mQypi tpeìg: 

MctQxo? Mctviog 

KÓ1VT05 SovXj-tixiog noaiTe^TcìTog 

28Q0i'iÀi05 KoQV7]Xio5 Kóaoo?. 

Liv. Vn 18, 10 ad a. 354: creati consules ambo patricii 
M. Fabius tertium, T. Quinctius. in quibusdam annalibus 
prò T. Quinctio M. Popilium consulem invenio. 

Liv. Vm 37 ad a. 323 C. Sulpicio Q. Aemilio — Aulium 
quidam annales habent. Difatti Diodoro XVTEI 26 ha: Tuioc, 
SouXjrixio;, rdio; ATÀ105. 

Tali incertezze non cessano con il periodo meno vetusto ; 
ma si estendono per lo meno sino alla fine delle guerre 
Sannitiche ed ai tempi di Pirro. Tanto vero, che uno dei 
più autorevoli annalisti dell'età dei Gracchi (Calp. Pis. apud 
Liv. IX 44) non registrava i consolati del 307 e 306 a. C, 
che figurano nei Fasti della Regia. 

Tralasciamo di dar peso a piccole differenze rispetto ai 
nomi dei magistrati che come le seguenti si notano in 
Livio: 



16 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Dopo aver notato varie incertezze ed errori rispetto al 
319, Liv. IX 15, 11, aggiunge: sequitur hunc errorem alius 
erroVj Ciirsorne Papirius proximis comitiis cum Q. Aulio Cer- 
retano iferum, oh rem bene gestam Luceriae, continuato magi- 
stratu^ consul tertium creatum sit, an L. Papirius Mugilanus 
et in cognomine erratum sit. 

Cfr. Liv. Vili 18, 2: Flaccum Potitumque varie in an- 
nalibus cognomen consulis invenio, ceterum in eo parvi refert 
quid veri sit, ad a. 331 a. C. 

Diverso è però il caso rispetto alle varietà fra i nomi 
delle liste di Diodoro e di Livio. Spesso si tratta di errori di 
trascrizioni. Ma talora abbiamo invece vere e proprie diffe- 
renze di redazioni di liste. 

Spigolo tra i casi più importanti. L' elenco e 1' esame 
completo di essi richiederebbe un volume ed equivarrebbe 
al fare un'edizione critica dei Fasti. Quelli che riferisco 
bastano d'altra parte allo scopo particolare che miro a rag- 
giungere in questa memoria. 

Sono certamente effetto di errore di trascrizione per parte 
dello stesso Diodoro o di amanuensi, le seguenti varianti tra 
Livio e Diodoro: 

a. 473 Liv. II 54: Vopiscus = Diod. XI 65: Asvxiog 2tov- 

lulius 8105 'lovUog 

&Aò4:liÌY.in. SI: A. Aeternius= Diod. XII 6: AvÀog 'A0T8QIOS 
a. 433 Liv. IV 25: M. Folius — Diod. XII 58: MdQxog ^a- 

ÀLviog 
a. 424 Liv. IV 35 : T. Sergius = Diod. XII 82: Aovxtog Sévnog 
a. 409 Liv. IV 54: Gn. Cor- = Diod. XIII 80: Tvaloq Uoii- 
nelius Cossus jirjiog 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 17 

Un Pompeius per il 409 è affatto fuori di luogo. I Pom- 
peii compariscono nei Fasti consolari solo con il 141 a. C. 

Così è un errore del testo di Diodoro XIV 3 ad a. 407 
se ha un Tuioc, $Àoviog in luogo di L. Furius dato da Liv. 
rV 67 dacché un Fulvius nel 407 non è nemmeno pensabile. 
I Fulvi vengono da Tuscolo compariscono solo la prima volta 
nel 322 Plin. n. h. VII 136. 

Altri esempi di errori di trascrizione in Diodoro ab- 
biamo nei casi seguenti: 

a. 379 Liv. VI 30: M. Al- = Diod. XV 51 : Aevxiog Aaf^i- 

hinius vio? 

a. 360 Liv. VII 11: C. Poe- = Diod. XVI 9: Faio? Uónliog 

tilius 
a. 359 Liv. VII 12: M. Pom- = Diod. XVI 19: Mccqxo? IIó- 

pilius, Gn. Manlius tcXioc. 

Tvoloc, Mai|j,iA,iog 

V'è pure errore nel testo di Diodoro nel caso seguente: 

a. 336 Livio Vili 16: L. = Diod. XVII 29: Aewaog Ua- 
Papirius Crassus, Caeso nigioc, 

Duillius. Kaiacov OiiaÀÉQiog 

A parte la grande improbabilità di un collegio di due 
consoli patrici nel 336 (v. però i consoli del 345, 343), il 
prenome Kaeso proprio dei Duilli non comparisce mai fra 
i Valeri. 

In modo analogo deve giudicarsi dei casi seguenti : 

a. 318 Liv. IX 20: M. Follius = Diod. XIX 2: Mdvio? 0)0^- 

(3 io? 
a. 311 Liv. IX 30: C. lunius = Diod. XX 3: Fdiog 'lovliog 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma 2 



18 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Cosi non va dato peso alla circostanza che in Liv. IV 
58 ad a. 406 si ha come trib. mil. L. Valerius Potitus, mentre 
in Diodoro XIV 12 si legge : Tepévriog M.dE,i\iog. Tribuni mi- 
litum plebei compaiono solo dopo il 400-396. Un Terenzio ap- 
parisce daccapo fra i tribuni militum del 380, ma é dato dal 
solo testo di Diodoro XV 50. Il primo Terenzio per ogni 
lato autentico è il noto console del 216. Il cognome Md^i|i05 
per il 406 indica che qui v'è realmente un Valerius. 

Le liste consolari di cui noi disponiamo sono in parte 
frutto di ricerca sistematica fatta da eruditi sul finire della 
Repubblica. Tendo quindi per massima ad accettare il si- 
stema generalmente accolto di ridurre ad unità i nomi della 
tradizione diodorea discordanti da quella ufficiale dei Fasti 
della Regia e dalle liste di Livio. Ammetto quindi che vi 
sia pure errore da parte del testo di Diodoró nei casi se- 
guenti. 

a. 477 Liv. II 51: T.Menenius = Diod. XI 53: Titog Mivoijxios 

Difatti da vari codici in luogo di Mivoitxiog è dato Mi- 
vovviog. 

a. 469 Liv. II 63: T. Numicius — Diod. XI 70: Tito? Mivoimiog 

Per il 337 Livio VIH 15 ha: = In Diodoro XVII 17 si legge 

invece: 
C. Sulpicius Longus Tdioc, 2ovA,jiixiog 

P. Aelius Paetus. Asvxiog IlajtLQios. 

La riduzione alla stessa lezione comincia ad essere dif- 
ficile. Ma ammettiamo che nu;A:iQio<; sia sorto dal cognome 
Paetii-f. 

Vi sono però altri casi dai quali appare che codeste 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 19 

equazioni sono impossibili. Si considerino infatti i casi se- 
guenti : 

a. 478 Liv. II 49 : L. Aemi- z= Diod. XI 52 : Aevxiog Al|j,i- 
lius Àio? MdpieQxog 

C. Servilius rdios Koovi^Xiog AevtoiJXo? 

Qui non v' è possibilità di sbaglio di trascrizione. Il 
cognome Lentulus è realmente proprio dei soli Cornelii. 

L' osservazione fatta ad es. dal Mommsen nei Fasti ad a. 
(CIL. T^ p. 100 n. 2) che i Corneli Lenftdi compaiono solo 
più tardi (cfr. Liv. Vili 22 ad a. 327) varrebbe solo a mo- 
strare che Diodoro segui una fonte più o meno lontana dal 
vero, ma non distrugge il fatto che Diodoro ricordava real- 
mente un Cornelio. 

Che del resto i Fasti del 478 fossero controversi mostra 
non tanto la varietà fra Servilius dato da Livio II 49 (cfr. 
i Fasti della Regia) ed il SégyiOb ricordato da Dionisio IX 
16, quanto il fatto che i Fasti della Regia fanno ricordo 
di un terzo console suffectus di cui nella pietra si conserva 
solo il cognome Esquilinus, che dal Borghesi (cfr. Mommsen 
1. e.) si suol riferire ad un Verginius, dal Cichorius ad un 
Sergius. La questione è irresolubile dacché anche nel 458 
e 457 nei Fasti compare un console Q. Minucio che ha pure 
il cognome di Esquilinus. 

A noi preme solo constatare che ne Livio ne Dionisio 
parlano di codesto console suffectus, il quale, secondo ogni 
verisomiglianza, rappresenta una diversa variazione delle 
liste circa i due consoli del 458, analoga a quelle che si con- 
statano per il primo anno della repubblica 509 per il quale 
sono presentati come suffecti P. o L. Valerio, Sp. Lucrezio, 
M. Orazio Liv. II 2, 8. Dion. Hai. V 12 ; 19. 



20 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ora da Livio (Il 2 : apud quosdam non invenio Lucre- 
tium consulem. Bruto stafim Horatiam suggerunt cfr. Il 21 : 
tanti errores implicant temporum aliter apud alios ordinatis 
magìstratibus cet.) risulta clie per codesti anni esistevano 
varie liste fra le quali si smarrivano gli scrittori posteriori : 
ut ìiec qui consules secundum qtios nec quid quoque anno 
adum sit, in tanta vetustate non rerum modo sed etiam aucto- 
rum digerere possis. Liv. Il 21, 4. 

I consoli su/fedi divennero quindi un espediente. Si in- 
tende allo stesso tempo come presso alcuni autori come in 
Polibio m 22, 1 per il primo anno della repubblica o in 
Diodoro per il 478 di cui qui parliamo, si riferisce il nome 
di collegi consolari diversi da quelli accolti nei Fasti della 
Regia e riferiti da Livio e Dionisio. 

Nulla pertanto ci impone reputare errore di trascrizione 
il rdiog KoQviìÀLO? AevxovXoc, di Diodoro XI 52. 

a. 457 Liv. II 30: Q. Mimi- = Diod.XI91: Aeuxio; Uooxov- 
cius piiog 

M. Horatius Pulvillus MctQxog "Qqóxìoc, 

Accresce anziché scemare le difficoltà la circostanza che 
in alcuni codici di Diodoro dopo Ae/uxiog prima di Ilooxov\x.voc, 
s'inserisce IlÓJtXiog. 

a. 448 Liv. Ili 65: T. Ver- = Diod. XII 27: Tito? Stsqti- 
ginius Caelimontanus viog Stqoijxtwv 

Strudus è un ben noto cognome dei Servili non dei 
Vergini. Quindi 2t8Qtivio? va ridotto in HeqodiÀio? non in 
OvBQyiviog. 

a. 432 Liv. IV 25: Sp. Po- z=z Diod. XII 60 rdio? MétsÀXo? 
stumius Albus 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 21 

Non tutti i codici di Diodoro danno quel nome, ma in 
quelli in cui esso non compare manca il nome del magistrato 
corrispondente a quello di Livio. 

L'esistenza di liste diverse tra Diodoro e gli altri autori è 
del resto dimostrata in modo luculento da ulteriore esame 
dei nomi dei tribuni militum. 

Abbiamo già veduto sopra (p, 15) come Diodoro XII 53, se- 
guendo le fonti più antiche, dia il nome di tre tribuni mi- 
litum per Fanno 434, mentre Livio riferisce per quell'anno 
due diversi collegi di consoli, dei quali uno è pur dato da 
Dionisio. 

Divergenze di questa natura abbiamo anche per gli anni 
seguenti. 

Infatti per il 425 a. C. Livio IV 35 ha quattro tribuni 
militum fra i quali Horatius Barbatus che manca a Diodoro 
XII 81, il quale ne ha soltanto tre. 

Viceversa per il 416 Diodoro XIII 9 ha quattro tribuni 
militum fra i quali un Kóivrog Od^io? che manca a Livio 
IV 47, che ne ricorda solo tre. 

Per il 403 a. C, Livio V 1, ha otto tribuni; Diodoro XIV 
85 ne ha soli sei. 

Per il 394 Diodoro XIV 97 (cfr. XV 2) ne ha tre, mentre 
Livio V 26 ne ha sei. 

Per il 391 Livio V 32 ha sei tribuni; Diodoro XIV 107 (cfr. 
XV 15) ne ha quattro. 

Per il 386, Diodoro XV 25 ha daccapo quattro tribuni, 
mentre Livio VI 6 ne ha sei, fra i quali L. Horatius e P. 
Valerius ignoti alla lista diodorea. 

Nel 384 si ripete lo stesso fenomeno: Livio VT 18 ha 
sei tribuni (in più P. Valerius e M. Furius), mentre Diodoro 
XV 36 ne ha quattro. 



22 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Per il 383 Livio VI 21 ha sei tribuni; ha in più L. Aemi- 
lius M. Trebonius su Diodoro XV 38, che ne ha quattro. 
Secondo alcuni codici ne ha cinque ossia ha un Od^iog ignoto 
a Livio. 

Irriducibili sono pure le liste del 382 a. C. 



Liv. VI 22 ne ha 6 : 
L. Papirius 
Q. Servilius 
Ser. Cornelius 
Sp. Papirius 
C. Sulpicius 
L. Aemilius 



Diod. XV 41 ha xiaoaQzg 
KÓIVT05 (altri codici hanno 

Kpdaaog) 
28Qoi3A,iO(; KoQvfìA,io<; 
SjtÓQioi; IlajtiQLOi; 
$d(3io? "Aà|3o5 



Od(3io5 "AÀpo? è dato solo da alcuni codici. 
Per il 380 Livio VI 27 ha sei tribuni. Diodoro XV 30 
ne ha òxtÓ). Le due liste discordano del tutto. 



Liv. VI 27: 

L. Valerius V 
P. Valerius III 
C. Sergius III 
Licinius Menenius II 
P. Papirius 

Sergius Cornelius Malu- 
ginensis 



Diod. XV 50: 

Aevnioc, OvaXigioc, 
nójtXiog 
"Ayxog 

rdiog TeQÉvTiog 
Aevxiog Mevi^viog 
rdiog SoÀJtixiog 
TiTog Ilajtipiog 
AévKiog AlyiiXioq 
$Xdpios MaQxog 



Tali differenze sono aumentate in seguito alla scoperta 
dei nuovi frammenti dei Fasti della Regia (editi da Ch. 
Huelsen in Klio II (1902) p. 248 e dal Mommsen in Hermes 
XXVIII (1903) p. 116. Essi contengono appunto i dati per 
il 380. 



Divergenze fra le liste ài Livio e di Diodoro 23 

Non rileviamo la variazione, lieve rispetto al nostro 
soggetto, del prenome Gn. invece di C. rispetto al tribuno 
Sergius. A noi preme invece notare che i Fasti della Regia 
registravano il nome di nove tribuni. Vi figurano in più 
C Sivlpichis e L. Aemilius dati da Diodoro ma ci compare 
in più un L. [Papirius] Maluginensis ignoto tanto a lui quanto 
a Livio. 

Per il 379 Livio VI 30 ha sei nomi ; Diodoro XV 51 òxtcó. 
A parte lievi variazioni di prenomi e nomi, a cui non diamo 
peso, Diodoro ha in più: 

rdiog 'EQEvoiixiog 
nójtXios Tqi(3(Óvio5. 

Soltanto nel 93 troviamo un Herennius console e nel 45 
a. C. compare un cons. suf. Trehonius. I codici di Diodoro pre- 
sentano più che probabilmente due nomi guasti. Resta però 
il fatto che Livio VI 30 parla con certezza di sei nomi tre 
plebei e tre patrici, che gli altri nomi nella sostanza concor- 
dano, ma che Diodoro XV 61 sa di otto magistrati. 

Per il 378 Livio VI 31 ha sei tribuni ; Diodoro XV 57 
quattro (Tsaaaps?). Livio ha in più M. Horatius L. Greganius. 

Per il 377 abbiamo sei tribuni tanto in Diodoro XV 61 
quanto in Livio VI 32; ma due dei nomi variano del tutto. 
Ecco le due liste: 

Liv. L. Aemilius Diod. Ae-uxioi; AifxiXio? 
P. Valerlus Vdioc, Oualéoiog 

Ser, Sulpicius Sepoviog 2ot)X:iCxiog 

L. Quinctius Asijxiog Koivnog 

C. Quindius Fdiog Ovsoyivw; 

C. Veturius Tdiog KoQv»iÀioe 

Non è certo il caso di pensare al solito rimedio, suppo- 



24 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fa^i 

nendo che anche qui vi sia errore di trascrizione. Paio? 
OvéoYivios e Tmoc, KoQviiXio; non si possono ridurre ad un 
C. Quinctius ad un C. Veturius. 

Per il 368 Livio VI 38 ha sei tribuni; Di odoro XV 78 
ne ha tre. Livio ha in più : *S^. Servilius, L. Papirius, L. 
Veturius. 

Tali divergenze continuano anche per l'età successiva; 
a noi basti notare che per il 349 mentre si hanno in Livio 
Vn 24 i consoli: L. Furius Camillus, Ap. Claudius ; 

in Diodoro XV 59 si legge : 

MotQxo? Al[xiÀio5, TiTog Koivxtiog. 

Non estendo le mie osservazioni ad altre divergenze fra 
Diodoro e Livio. Come è noto, oltre alla non corrisponden- 
za in generale del sistema cronologico di Diodoro di fronte 
a quello dei Fasti della Regia e di Livio, ci sono altre va- 
riazioni speciali. 

Diodoro salta il consolato del 482 (^Q. Fabius, C. Julius, 
Tullius cod.) mentre fra il 457 ed il 456 XII 3 ha il con- 
solato di 

Aev/aog Koulvtio? Ki/vivvàTog 
yio.Qy.oc, ^à^ioc, OuL|3ouÀdvo5 

che manca ai Fasti della Regia, a Livio, a Dionisio ed agli 
altri autori. 

E con ciò risponde il fatto che fra il XI 87 ed il XI 
91 manca in Diodoro l'indicazione dell' Ol3mip. 82 =452, 
anno fra il 458-457, secondo la cronologia volgare, ^ 

Fenomeno analogo si snol supporrò in Livio II 8, II 15 perchè 
ivi mancano P. Valerio Publicola III e Marco Orazio Pulvillo II die sono 
ricordati per il 507 da DiON. Hal. V 21 cfr. Chron. a. 353, Fasti Hydat. 
Chron. l'aach. ad a. I consoli del 507 sono però gli stessi del 508. 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 25 

Lo stesso fenomeno si ripete fra il 428 ed il 427. Dio- 
doro XII 77 ha in più i consoli AeiJ/iog Kolv/wTio?, Au^og 
2e|j.Jt()a)VL0i;. 

Mancano a Diodoro 1 consoli del 423 ed i tribunati mi- 
litari del 422, 421, 420, 419 invece dopo il 390 (nel suo com- 
puto 387) ha cinque collegi in più di magistrati che paiono 
identificarsi con quelli del quinquennio precedente ossia: 

a. 386 nel suo computo XV 2 ; tre tribuni militari che cor- 
rispondono a quelli da lui già riferiti XIV 97 per il 391 
del suo computo = 394 a. C. vulg. 

a. 385 nel suo computo XV 8; due consoli il cui nome risponde 
a quello degli altri da lui già indicati XIV 99 per il 390 
nel suo computo, rispondente al 393 a. C. della cronologia 
volgare. 

a. 384 nel suo computo XV 14; i medesimi consoli già ricor- 
dati per il 389 del suo computo XIV 103 = 392 vulg. 

a. 383 nel suo computo XV 15; quattro tribuni militari ri- 
spondenti a quelli da lui già ricordati XIV 107 per il 
388 = 391 vulg. 

a. 382 del suo computo XV 20; sei tribuni militari aventi 
nomi nel complesso uguali ai sei già ricordati XIV 110 
per il 387 — 390 vulg. 

Inoltre a Diodoro XV 71 nel suo calcolo 368 = 376 vulg. 
ha un collegio di quattro tribuni militari che mancano a 
Livio. 

Per il 367 nel suo computo XV 75 = 375 vulg. (al 
pari della fonte di Plinio n. h. XVI 235) ha un solo anno 
di anarchia, mentre in Livio VI 35, 10 (in ciò d'accordo 
con i Fasti della Regia) tale soUtudo magistratuum rag- 
giunge il termine assurdo di cinque anni interi (375- 



26 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

371),' Dico assurdo perchè se la storia registra dovunque ed in 
tutti i tempi periodi di anarchia non si intende come potesse 
reggere lo Stato romano senza governo i^er un quinquennio 
mentre Roma era circondata da nemici ostinati e costanti 
(Liv. VI 36).2 

Finalmente Diodoro non ha gli anni dittatori 333, 324, 
309 che mancano pure in Livio. 

Ignoriamo, perchè il suo testo è monco, se Diodoro sal- 
tasse, come è pure probabile, l'anno dittatorio 301, del pari 
non ricordato da Livio. Gli anni dittatori, come abbiamo 
notato testé, erano invece registrati nei Fasti della Regia. 

Come spiegare tutte queste divergenze? I moderni che 
hanno tentato ristabilire la cronologia dell'antica repub- 
blica romana hanno sottoposto Diodoro ad una serie di 
ricerche speciali. ^ Lo si è studiato rispetto alla presenza 
o no di cognomi nelle sue liste. Si sono ricercate ed indicate 
fonti diverse; si è creduto di poterle determinare, valendosi 
di criterio del modo diverso che questo autore ha di trascri- 



' Termine di quattro anni è dato da Eutropio II 3, da Cas8IODOro 
ad a. da Vopisco vita Tac. 1, 5. 

Koma qualche volta è stata per breve tempo senza magistrati ad es. 
Liv. XXX 39, 5 ad a. 202: itaque com pridie idus Martias veteres magistratus 
abissent, itovi sujfecti non essenf, res publica sine curuliMs ma(/ìstrafìbus erat. 

Fatti analoghi o giudicati analoghi dai partiti politici (ad es. Tàvapx-a 
di Atene nel 404 Xenoph. Beli. II 3, 1) compaiono in Macedonia, a Taor- 
nina, a Pisa (v. ad es. CIL. XI n. 1421) e ricompaiono pili tardi. Ad es. il 
Caffaho ed. Belgrano p. Ili nota che il 1099-1100 Genova rimase senza 
consoli per un anno e mezzo. 

Fra le molte memorie sull'argomento cito, sebbene da me in vari punti 
disseuta, lo studio pregevole di G. Sigwart Roem.. Fasten und Annaìen bei 
Diodor (Grciswald 1906), ove sono discussi gli studi del Cichohius De fastis 
rommm antiquisiimis (Lipsiae 1886), dlEd.Meyer, ed ove è citatala biblio- 
grafìa auteri(ue sull'argomento. 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 27 

vere in greco i nomi romani. Analoghe ricerche si son fatte 
rispetto al sistema cronologico di Diodoro. 

Io sento molto rispetto per tutti questi studi che sono 
costati anni di ricerche laboriose e penose. Ma francamente 
non credo sempre alla bontà di codesti risultati. 

Cosi ad es. non accetto le conseguenze che si traggono 
dal fatto che Diodoro ora porge ed ora no i cognomi dei 
magistrati. Diodoro li cita o no, non già perchè segua una 
anziché un'altra fonte. Anche in ciò segue il suo capriccio, 
V. ad es. XI 38 Kaiao)v <I)d(3iog xai Aew.iog AijxiXiog MctfieQxog. 

XI 71 TlTOV KOLVXTOV ■Kul KÓTvtOV 28Q0UlXl0V 2TQ0VXT0V. 

XV 82 Aevxiog Ai|.iiÀioi; Mafie^xo? xal Aeiixiog Sé'^nog 
AareQiag. 

XVI 74 rdiov MccQxiov xai Tltov MdÀÀiov ToQxouàtov. 
XVI 89 TiTov MdWiiov ToQxovatov xal IIÓijtXiov Aéxiov. 
XVI 91 Kó'ivTov UonX'ikiov xal TlPéqiov Ai^uXiov Md^eoxov. 
Così quando fa l'elenco dei decemviri XII 23 li nomina 

tutti senza cognome ma lo dà a S.tÓQiog noaTÓ^iio? KaX(3Lvi05 
(sic). 

Diodoro cerca di essere breve in tali indicazioni di fonti, 
ecco tutto; perciò spesso salta il cognome. E poiché i Fasti 
già esistevano nel tempo in cui sorse l'annalistica e di già 
al principio di questa, come provano i monumenti degli 
Scipioni, si usavano i cognomi, cade tutto l'edificio che 
su questo criterio si è voluto edificare. 

Diodoro è scrittore che non ha metodo, sia che parli di 
storia greca o romana. Segue in generale, è vero, fonti ec- 
cellenti, ma le riassume e riproduce non avendo spesso altro 
criterio che quello del suo personale capriccio. È molto dif- 
ficile ritrovare il metodo di chi non ne ha affatto. Cotesta 
mancanza è evidente ove Diodoro abbrevia con due o tre 
righe fatti importantissimi o dove invece riferisce con una 



28 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

relativa larghezza episodi pur largamente esposti dalla tra- 
dizione annalistica. 

I criteri per questa parte seguiti dal Mommsen, dal 
Niese e dai loro seguaci, lo lio più volte fatto rilevare, si 
basano su argomenti di nessun valore. 

Diodoro non ha proceduto probabilmente in modo di- 
verso ove, anche seguendo la personale ispirazione, ha ripro- 
dotti diversamente o non completamente i dati che si riferi- 
scono alla cronologia ed ai Fasti. 

Si è cercato in parte un rimedio a queste divergenze di 
Diodoro notando che egli salta i tre anni 333, 324, 309, 
che erano ricordati come anni dittatorii senza consoli dai 
Fasti della Regia. Con ciò si è voluto da taluni spiegare 
come mai in Diodoro l'anarchia sia ridotta da 6 ad 1 anno. 
Ma ciò non varrebbe a chiarire la differenza con Livio che 
tanto discorda da Diodoro e che pure salta i quattro anni 
dittatorii 333, 324, 309, 301. D'altra parte non si tiene affatto 
presente che è nel sistema abituale di Diodoro accentrare 
in un solo fenomeni durati diversi anni. 

Con ciò non voglio dire che in qualche singolo caso non 
sia dato di trovare la rispondenza fra Diodoro e le altre fonti, 
ma è impossibile ridurre ad unità perenne tutti questi ele- 
menti discordi. 

Lascio ad ogni modo ad altri, se crede possibile riuscirvi, 
la cura di togliere di mezzo dissidi che io giudico talora incu- 
rabili. Mi limito invece a notare che il sistema assai sempli- 
cista di ritrovare l'unità e la verità con il correggere costante- 
mente nomi discordanti di Diodoro, può bensì creare l'illusione 
che vi fosse una sola lista ufficiale di magistrati; ma chi con- 
sideri oggettivamente tutti gli elementi della questione si 
persuaderà assai facilmente che esistevano nell'antichità di- 



Divergenze fra le lis/e di Livio e di Diodoro 29 

verse liste di magistrati. Ed ove con il proposito di salvare 
per quanto è possibile tutti i dati della tradizione si reputas- 
sero autentici tanto i discordanti di Diodoro quanto quelli 
delle altre versioni, si verrebbe al risultato che le fonti su- 
perstiti hanno conservati solo parzialmente dati relativi al 
periodo dei tribuni milìtwm, ma che nessuna delle fonti a 
noi giunte ha serbato le liste intere. 

Non solo variavano nomi, non solo non corrispondevano 
gli anni fra di loro; ma alcuni annalisti davano consoli, mentre 
altri fornivano tribuni militari. Ciò abbiamo testé costatato 
per vari casi ; ma insisto ad es. rispetto alle divergenze 
degli anni 443 e 434 perchè mostrano che Diodoro seguiva 
fonti le quali parlavano di tribuni mllitum in luogo di consoli. 

Dal confronto fra Diodoro e Livio appare che le varia- 
zioni non si estendevano soltanto al nome dei magistrati, 
allorché porgevano ad es. quello dei tribuni militum^ ma anche 
al loro numero. Mentre le liste note a Diodoro parlano di tre 
tribuni, quelle di Livio sanno di quattro. Altre volte Livio 
e Diodoro discordano rispettivamente sul numero di quattro, 
di sei o di otto di tali magistrati. 

Si solevano spiegare queste incongruenze supponendo 
che Diodoro avesse riferito solo alcuni nomi, che il numero 
costante fosse o di quattro o di sei e che il numero di otto 
fosse ottenuto con l'aggiungere i due censori ai sei tribuni. 
Ma questa stessa spiegazione, la quale sembrava cogliere il 
vero solo rispetto ad alcuni anni, come ad es. per il 403 
a. C, mostra come tali liste, anziché l'eco fedele di antichi 
documenti, siano il raffazzonamento di dati diversi non bene 
collegati. Tale spiegazione, ove la si voglia generalizzare, cade 
davanti alla lista dei tribuni ntilitari del quinquennio 386- 
381. 1 Fasti di Diodoro danno infatti costantemente quattro 
tribuni per codesti anni, mentre quelli di Livio ne hanno sei. 



30 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

I due nomi in più per codesto quinquennio variano anno 
per anno : dunque non sono quelli dei censori quinquennali. 
Siamo pertanto di fronte a Fasti ricomposti su liste diverse. 

Ciò è ora confermato in modo definitivo dal nuovo 
frammento dei Fasti della Regia per l'anno 380. Infatti vi 
si nominano nove tribuni militum. C'è qualche cosa adunque 
di più dei due censori. E il Mommsen, quello stesso critico 
che ha fissato il canone che la più antica storia di Roma 
può riconoscersi solo mediante l' esame dello svolgimento 
delle istituzioni ed i dati dei Fasti, ha dovuto riconoscere che 
codesta lista del 380 a. C. è stata conseguita con liste fra 
loro diverse,* 

Ciò si sarebbe potuto ricavare anche dalla lista dei dit- 
tatori accolti nei Fasti della Regia del 302 a. C.;^ poiché 
mentre Livio conosceva annalisti che per quell'anno ricor- 
davano come dittatore Valerio Massimo ovvero Fabio Mas- 
simo, i Fasti della Regia registrano ambedue questi perso- 
naggi fondendo insieme due versioni e due liste, allo stesso 
modo che gli Atti Trionfali fondono tradizioni diverse ri- 
spetto alle gesta del 294 a. C. 

Le parole sopra riferite di Livio II 21, 4 intorno al disor- 
dine dei Fasti dal 501 al 498: tanti errores implicant temporum 
aliter apud alios ordinatis magistì'atibus, ut nec qui consules 
secundum quos[dam], nec quid quoque anno actum sii in tanta 
vetustate non rerum modo sed etiam auctorum digerere possis, 
si attagliano talora anche ai Fasti del secolo IV. Alcune 
discordanze potranno essere causate dal disordine di Dio- 
doro ; ma è lecito domandarsi se ciò non dipenda pure dal- 



' MoMM8K\ Dan neuge/undene Bruchstuck d. capiiol. Fatten nell' Hermes 
XXXVIII (1903) p. 116 sgg. 

* Cfr. Ad. Triumph. ad a. 294 a. C. Liv. X 37, 13. 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 



31 



l'esistenza di varie liste. Questa domanda parrà del tutto 
naturale ove si pensi ai quattro anni dittatori ed ai cinque 
anni continui dell'anarchia, che Diodoro non conosce e che 
sono del tutto ignoti al Cronografo del 354 il quale ricorda 
il nome dei magistrati eponimi anche per gli anni 375-371 
in cui stando ai Fasti della Regia ed a Livio non ne furono 
per nulla creati. 

L'esistenza di fasti diversi è del resto dimostrata dai 
fatti seguenti : 

Per il 349-345 noi abbiamo in Livio ed in Diodoro i 
collegi qui sotto segnati in parte diversi, in parte uguali, 
ma diversamente ordinati: 



Liv. Vn 24 a. 349: 
L. Furius Camillus 
Ap. Cìaudius Crassus. 

Liv. VII 26 a. 348: 
M. Valerius Corvus 
M. Popilius Laenas TTTT 



Diod. XV 69 a. 346: 
MctQxog Ai[xiA,ios 
Tixoc, KoivxTiog 

Diod. XVI 66 a. 345: 
Mdpxog Od|3io? 
Sepouiog SovÀinixiog 



Liv. VII 27 a. 347: 

T. Manlius Torqaatus II 
C. Plautius 



Diod. XVI Cq. 344: 
MaQxos OvaXéQiog 
Md(>xo5 UoiimXkiot; 



Liv. VII 27 a. 346: 

M. Valerius Corvus II 
C. Petilius 



Diod. XVI 70 a. 343: 
rdio? YlXuvxiog 
Tixog MdXXio5 



Liv. vn 28 a. 345: 
M. Fabius Dorsiio 
Ser. Sulpicìus Comerinus 



Diod. XVI 72 a. 342: 
MttQxog OvaXgQiog 
MdQxoi; rvaìog IIó^TÀiog 



32 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Un confronto fra i collegi di questo quinquennio mostra 
irreducibili le due liste dei consoli per il 349 a. C. ; ci inse- 
gna invece che l'ordine dei rimanenti collegi di Livio sta 
a quello di Di odoro nei rapporti seguenti: 

Liv. a. 348 =: Diod. 347 (secondo il suo sistema 344). 
Liv. a. 347 = Diod. 346 (secondo suo sistema 343). 
Liv. a. 346 = Diod. 345 (secondo il suo sistema 342). 
Liv, a. 345 = Diod. 348 (secondo suo sistema 345). 

In una mia speciale memoria ho dimostrato che non v' è 
errore ma sostanziale concordia cronologica nel fatto che 
i consoli di Livio del 345 si trovano registrati in Diodoro 
al 348 liviano il quale anno risponde però nel sistema dio- 
doreo al 345. Io ho provato clie nel 345 realmente Camillo 
combattè contro i Galli e con ciò combinano i dati che in 
Livio fanno Camillo console nel 349 e poi dittatore nel 345.* 

Il dato di Diodoro non è per nulla errato e nessuno 
avrebbe ragione di accusarlo di svista se pone al 347 (se- 
condo il suo calcolo al 344 XVI 69) quel primo trattato 
fra Roma e Cartagine che Livio VI 26, 3 fissa bensì sotto 
gli stessi magistrati M. Valerio e M. Popilio, ma al 348 e non 
al 347 od al 344. 

A convincere di errore Diodoro non basta invocare i 
Fasti della Regia che per quanto lacunosi corrispondono per 
il 349-346 con Livio. I Fasti della Regia rappresentano in 
fatto, come ripeteremo a suo luogo, una redazione assai re- 
cente. Ed è molto più prudente concludere che non solo 
v' erano liste in parte diverse ma che anche per il IV secolo 
v'erano vari ordinamenti cronologici fatti a base di liste 
talora concordanti, talora discordi. 

' V. le mie Ricerche Storiche Geografiche p. 458 sgg. 



Divergenze fra le liste di Livio e di Diodoro 33 

Nessuna di codeste liste aveva in origine, a preferenza 
delle altre, carattere esclusivamente ufficiale, in modo da es- 
sere preferita alle altre. Ciò è dimostrato dal fatto che ogni 
qualvolta Livio trova divergenze nelle sue fonti, si limita 
a constatare a questo riguardo codeste varietà fra i diversi 
annalisti, i quali si riferivano talora ai libri lintei, ai libri 
magistratuum ma si dichiara del tutto impotente a risolvere 
il dubbio.' 

Livio infatti IV 7, 12; 20, 8; 23, 3, cita tre volte i libri 
lintei in aede repositi Monetae ed ogni volta fa il nome di 
Licinio Macro. Ciò non prova però, come spesso si è detto, che 
vi sia stata falsificazione da parte di questo annalista, perchè 
per il consolato del 434 oltre a Licinio Macro è citato Q. 
Tuberone (IV 23, 3 cfr. anche X 9, 10), autore rispettabile e 
diligente sebbene notevole vpiù per dottrina giuridica che 
per talento e brio di scrittore, e che sarebbe ingiusto con- 
siderare come un falsario.^ E ovvio invece pensare, che co- 
desti documenti rappresentino una ricostruzione delle liste 
più antiche fatta dopo il 344 in cui il tempio di Inno Mo- 
neta venne eretto non sopra un più antico edifìcio di carat- 



' Che cosa fossero i libri magìsiratuiim, citati da Livio, si ricara da 
un altro suo passo a proj)osito del processo degli Scipioui. Livio XXXIX 
52 ad a. 183 a. C. rueiiziona infatti il tribuno della plebe Naevius ricor- 
dato iu magistrattium librìs. Ma a parte le gravi questioni connesse con 
questo processo, che non è qui il caso di esaminare, è evidente che codesti 
Kbri incigistratmim, che facevano menzione dei tribuni della plebe, non po- 
terono essere redatti prima della lex Hortensia del 287 con cui venne san- 
cito che i plebisciti avessero valore per tutti i Quiriti. Solo dopo tale lex 
i tribuni della plebe acquistarono definitivamente il carattere di magistrati 
pubblici dello Stato di fronte a tutti i Quirites. 

* DiON. Hal. I 80 Sìivèj àvirp xai Tùspi xyjg auvaYO)Yv;g Tr^g ioxopiag 
èni[isX'/]<; cfr. I 7. Su lui come giurista v. Pomp. d. orig. tur. 46. I Tube- 
rani corno ho fatto notare altrove erano i protettori di Dionisio. Gli annali 
di Elio Tuberone dovettero essere una delle sue fonti precipue. 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma 3 



34 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

tere sacro, ma sulle rovine della casa di Manlio Capitolino. 
(Liv. Vn 28, 4 sq.). 

Livio IX 18 ad a. 319 a. C. dice, è vero, paginas in anna- 
libus fastisque magistratuum percurrere licei consulum dicta- 
torumque, quorum nec virtutis nec fortunae ullo die populum 
Romanum paenituit, ma praticamente non ne fa mai uso di- 
retto. Ed in tutte le questioni relative alle difficoltà sui Fasti 
si riferisce agli autori che li citano e riconosce l'impossibi- 
lità di risolverle, v. ad es. IV 8: Imnc annum seu tribunos 
modo seu tribunis suffectos consules quoque liabuit ; IV 20, 
11: ea libera coniectura; IV 23, 3: infer celerà vetustate coo- 
perta hoc quoque in incerto positum. 

Cosi alla fine del racconto delle gesta del 322 a. C, dopo 
aver esposti i dubbi sui trionfi dei consoli e sulla ragione 
della dittatura di quell'anno, dichiara impossibile risolvere 
tali sospetti, sia perchè gli annali mentivano, sia perchè non 
v' era alcun scrittore aequalis temporibus illis Vili 40, 5. 

Se Livio avesse potuto fare assegnamento sui Fasti sin- 
ceri e coevi a quell'anno, li avrebbe naturalmente citati. 



* 
* * 



Le divergenze e i dubbi che abbiamo notato rispetto alle 
liste dei dittatori e dei consoli si estendono anche ai ma- 
gistrati curuli minori. Da noti passi di Cicerone, che abbiamo 
già esaminati, dove abbiamo discorso di Gneo Flavio, appare 
che mancava un elenco ufficiale degli aediles curules, sebbe- 
ne si trattasse di tempi abbastanza inoltrati (304 a. C.) ^ 
V. Cic. ad Att. VI 1, 18. 

' V. hi prima parte di queste Ricerche passim. 



I Fasti dei questori e dei tribuni della j^iebe 35 

Basti ricordare che secondo lunio Gracchano (apud Ulp. 
in Dig. I 13, 1) i questori furono eletti dai primi re. Mentre 
secondo la fonte di Plutarco Popi. 12, 3, i primi quaestores 
P. Vetusius e M. Minucius furono invece creati nei primi 
anni della repubblica. Questa seconda tradizione è indiret- 
tamente confermata da Cicerone, d. r. p. II 35, 60, che ram- 
menta il quaestor nel processo di Sp. Cassio, e da Livio, II 
41, 11 ad a. 485 a C. che nomina i quaestores Kaeso Fabius 
e L. Valerius. Ma contro di essa sta il passo di Tacito, ann. 
XI 22 : creati primiim Valerius Potitus et Aemilius Mamer- 
cus sexagesimo tertio anno post Tarquinios exactos. Non di- 
scuto se in questo luogo Tacito segua l'èra Capitolina o la 
Varroniana, ma ad ogni modo secondo lui i questori furono 
creati la prima volta nel 447 o nel 446 a. C. 

L'esame delle notizie relative agli altri magistrati conduce 
a risultati ancor più negativi. Ciò vale ad es. rispetto ai tri- 
buni della plebe. I dati su costoro si presentano a primo 
aspetto come sinceri. Ma noi sappiamo che i più antichi tri- 
buni della plebe non erano veri e propri magistrati ; essi 
non avevano entrata nel senato, bensì stavano alla porta 
per sentire ciò che aveva interesse per la plebe. Perciò ve- 
teribus senatusconsultis C lìttera subscribi solébant (Val. Max. 
n 2, 7). Da ciò è facile inferire che mancavano documenti 
ufficiali da cui ricavare più tardi con certezza il loro nome. 

Con ciò si accorda la circostanza che i primi tribuni della 
plebe sono anticipazione di quelli che figurano al tempo del 
decemvirato. Ed un esame di essi fa sorgere il sospetto che 
i tribuni e gli aediles del V secolo siano pseudo antenati 
di quelli del IV secolo, talora anche dell' età graccana e 
sillana. 

Ho fatto altrove particolari osservazioni sullo scarso va- 
lore della lista dei tribuni della plebe per l'età anteriore al 



36 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

TV secolo. Sia qui sufficiente ricordare che per i primi anni 
della repubblica abbiamo fra essi quello stesso Spurio Cassio 
che pur comparisce tra i consoli, che nel 448 sarebbero stati 
cooptati come tribuni della plebe Sp. Tarpeio ed A. Aeternio 
che sono invece i consoli del 444. Così per il 439 si dice 
cooptato come un decimo tribuno L. Minucio Augurino, ciò 
che di già Livio IV 16, 3 trovava essere un assurdo. 

Analoghi dubbi fanno sorgere spesso i nomi attribuiti 
ad altri tribuni di quest'età. Vi compariscono genti recenti 
che come i Metili, i Considì (476), i Fumi (446), i Visellì 
(494) si notano sporadicamente negli ultimi secoli della re- 
pubblica. 

Cosi per il 462 si ha un Titius autore di una legge 
agraria, che è il prototipo di una analoga del 99 a. C. Allo 
stesso modo l'edile della plebe T. Scio nel 439 fa largizioni 
agrarie del tutto analoghe a quelle che fece lo storico edile 
Seio del tempo di Cicerone (74 a. C.).^ 

Per il 493, 471, 449 gli antichi porgono su per giù gli 
stessi nomi di tribuni, ma però i diversi autori completa- 
vano diversamente le liste, accettandone alcuni, scartan- 
done altri. ■'^ 

Osservazioni di questo genere valgono non solo per i 
tribuni del V secolo, ossia per una età in cui essi non erano 
ancora magistrati pubblici del popolo romano, ma anche 
per l'età sillana. 

Cicerone ad Att. XII 5, 3 pregava infatti Attico di fargli 
conoscere sotto quali consoli sarebbero stati tribuni P. Sce- 
vola, più tardi pontefice massimo (ciò che aveva avuto luogo 



' Su tutto ciò la mia Storia critica di Uoma II p. 178; 321. 
SulF argomento v. le giuste osservazioni di B. Niese De annalibus ro- 
vianis observationes (Marburgi 1886, 1888). 



I Fasti dei tribwii della plebe 37 

nel 141 a. C.) e L. Scribonio Libone che lo fu nel 149.* 
Analoghi quesiti faceva rispetto all' anno del tribunato di 
C. Fannio (verso il 141 ?) Cic. ad Att. XVI 13 b, 2. 

Codesti dubbi si estendono anche agli anni successivi 
ossia a tribuni della plebe del 107 e del 106. Rispetto a P. 
Muoio Scevola, Cicerone Brutus 43, 161 dice: sed ne de Scae- 
volae quidem tribunatu quicquam audisse videor et eiim 
collegam Crassi credo fuisse. Quanto a quello di Licinio 
Crasso (trib. 107) poche linee innanzi § 160, si osserva: sed 
ita tacitus trihunatus ut, nisi in eo magistrata cenavisset apiid 
praeconem Granium, idque nohis bis narravisset Lucilius, 
tribunum plebis nesciremus fuisse. 

Quest'ultime parole escludono affatto l'esistenza d'un elen- 
co ufficiale di codesti magistrati e fanno ripensare alle analo- 
ghe parole di Livio II 33, 9 ove parlando di Coriolano ri- 
corda Cominio il console nel 493 e dice: nisi foedus cum Lati- 
nis columna aenea insculptum monumento esset ab Sp. Cassio 
uno, quia collega afuerat, ictum, Postumum Cominium bellum 
gessisse cum Volscis memoria cessisset. 

Ora chi non vede che tanto per i i^iù antichi consoli come 
per i tribuni della plebe mancavano liste ufficiali ed era ne- 
cessario ricorrere ad indagini letterarie o monumentali quali, 
stando a Cicerone, si facevano per il tribunato di Scevola 
nel 106? 2 

' I testi relativi a questi tribunati v. raccolti dal Niccolini Fasti 
trib. pleb. ad ann. p. 221, 217. 

^ Cic. Brut. 43, 161: fribiinus anno post fuit, coque in rostris sedente suasit 
Serviliant, legem Crassus ; navi censuram sine Scaevola gessit; euni enim magi- 
stratum nemo unquam Scaevolarum petivit. 

Non è ben chiaro ae AscONio in Pison. p. 7 K: ante biennium . . . Q. Me- 
tellus Celer consul designatus (cons. 60 a. C.) viagistros ludos Compitalicioa 
facere prohibuerat, ut Cicero tradit, quamvis auctore tribuno plebis fierent ludi; 
cuius tribuni nomen adhuc non inveni voglia dire clie non era possibile ritro- 
vare il nome di un tribuno o quale dei tribuni di quell'anno avesse atteso 
a quei ludi. 



38 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



* 
* * 



Se ci volgiamo infine ai Fasti sacerdotali non giungiamo 
a conclusioni diverse. 

A noi sono, è vero, pervenuti frammenti dei Fasti dei 
magistrati romani che presero parte alle feriae Latinae e che 
rammentano persino i decemviri (C/L, XIV 2236-2248; cfr. 
Mommsen Eoem. Forschungen II p. 97). Ma codesti Fasti fu- 
rono incisi nell'età cesariana od augustea (v. G. De Rossi 
nel!' Eph. Epigr. II, p. 100) e certo non hanno valore mag- 
giore dei Fasti della Regia. Nel fatto mentre Livio riferisce 
personalmente i Fasti sacerdotali del tempo delle guerre 
Puniche, raramente ha occasione o è in grado di indicare 
quelli del IV secolo. Cita è vero III 7, 6; 32, 3 a titolo per cosi 
dire di eccezione, i magistrati morti di pestilenza nel 463 e 
nel 463 e (cfr. invece V 31 a. 392) ricorda il nome di Q. 
Furio pontefice Massimo nel 449 (III 54), ma è degno di nota 
che Asconio in Cornei, p. 69 K, autore diligentissimo, ram- 
menta invece come tale un M. Papirio.^ 

Che i Fasti sacerdotali anche di età molto posteriore fos- 
sero incerti, risulta dal fatto che Livio, XXX 26, 7, non 
decide la questione se fosse o no vero che Fabius Maximus 
fu augure per 60 anni. Cfr. Plin. n. li. VII 156. Con ciò con- 
corda il fatto che a proposito della lex Ogulnia del 300 a. 
C. sull'ammissione dei plebei al pontificato ed all' augurato, 
Livio X 6 non sapeva decidere se le sedi occupate dai 



La povertà delle iudicazioni degli antichi sui Fasti sacerdotali ri- 
eulta tanto dai dati raccolti dal Bakdt Die Priester der vier grossen Collegien 
(Berlin 1871) quanto da A. Klose Boem. Priesterfasten (Breslau 1910). 



Valore storico dei Fasti 39 

nuovi auguri fossero state o no determinate dalla morte 
degli anteriori sacerdoti di questo ordine. 

Che i dati degli anticlii fossero discordanti in argomenti 
di questo genere provano anche le notizie rispetto ai ludi 
secolari (Gens. d. d. n. XVII 9 sgg.) I XVviri sacris faciundis 
fissavano la data del 456 per i primi ludi. Ma questa, come 
quella del primo anno della repubblica, non ha alcun valore. 
Cosi non paiono autentici i secondi ludi saeculares del 356. 
Gli antichi erano in dubbio se i tertii ludi fossero stati fatti 
nel 249 o nel 236, se i quarti cadessero nel 149, nel 146 o 
nel 126 a. C. Codesti ludi vennero da Taranto, perciò il luogo 
in cui a Roma si compievano si diceva Tarentum. Forse essi 
non furono accolti a Roma prima delle relazioni con Taranto 
del IV anzi di quelle del III secolo. 

Certo è ad ogni modo che nessuno Stato antico o mo- 
derno ha pensato o pensa a celebrare ludi secolari prima di 
aver avuto qualche secolo di storia, cosi come nessuna Comu- 
nità comincia a raccogliere ed a fare incidere il nome dei 
suoi magistrati sino dai primi tempi della sua esistenza. Le 
date dei primi ludi saeculares sono senza dubbio apocrife e 
le liste dei dittatori e dei consoli, ove anche fossero del tutto 
autentiche, sarebbero sempre risultato di posteriore ricerca 
ed elaborazione letteraria. 

Lasciando da parte i Fasti dei magistrati e dei sacerdoti 
minori che ancor più di quelli dei pontefici ci sono giunti in 
modo assai frammentario, che non si prestano quindi ad un 
esame compiuto, limitiamoci a constatare che rispetto ai Fasti 
dittatori, consolari ed a quelli dei tribuni militum consulari 
potestate, v'erano liste diverse e facciamoci ora la domanda 
quando esse siano sorte e con quale materiale siano state 
redatte. 



40 latorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



II. 



Occasioni al formulare le Uste dei Fasti — Elementi con cui furono 
costituite. 



L'opinione oggi ammessa da vari studiosi rispetto all'ori- 
gine dei Fasti consolari è la seguente: Ragioni di Stato e 
transazioni private quotidiane rendevano necessario ricor- 
dare il nome dei magistrati eponimi. Assai presto si dovette 
pertanto incominciare a raccoglierli. Roma al principio della 
libera repubblica aveva già alcuni secoli di storia e 1' uso 
della scrittura era già diffuso. Prova evidente il cippo ar- 
caico del Foro, che indica appunto il costume già esistente 
di scrivere su monumenti durevoli. 

Contro questa teoria già da molti anni feci valere che 
dalla conoscenza della scrittura a Roma nel V secolo non 
è lecito ricavare che sino dal 509 si sia incominciato a 
conservare il nome dei magistrati. Lascio da parte il fatto 
che, stando agli antichi eruditi romani, solo con il tempo 
di Porsenna si incominciò a scrivere con lo stilo * e che 
i monumenti anteriori all' incendio Gallico, come Livio 
(VI 1) esplicitamente afferma, erano rari. Osservo però che 
l'opportunità di raccogliere i nomi dei magistrati non era 
determinata, come è stato anche di recente ripetuto, dalla 
necessità di regolare privati interessi garantiti da date e da 
nomi dei magistrati. 



"to' 



Plin. n. 11. XXXIV 139 che si riferisce ai vetustissimi auctores. 



Occasioìie al formulare le Uste dei Fasti 41 

Nel più antico diritto privato romano, è cosa nota, in fatto 
di cambiamenti di proprietà o di danaro dato a mutuo sia 
si trattasse ad es, di gesta per aes et libram sia di stipulatio 
e di acceptilatio, si ricorreva, come presso altri popoli, all' a- 
zione, alla parola non alla scrittura.' Se si considera che 
sino al secolo IV, per lo meno sino alla creazione del prae- 
tor (367), se non più tardi, la giurisdizione propriamente 
civile ed il processo rimasero una attribuzione dei pontefici, 
come può pensarsi a documenti privati in cui si faceva 
ricordo dei magistrati rivestiti sopratutto delV imperium, ossia 
del comando militare? 

Nessuno è in grado di stabilire quando precisamente in 
Roma dal testamento orale si -passò ad es. a quello scritto. 
Ma se dalle tradizioni migliori è affermato cke a Roma 
prima della metà del V secolo non v' erano leggi scritte,^ 
come mai può ammettersi che vi fossero obbligazioni e con- 
tratti distesi con la scrittura? Come può ammettersi che la 
necessità di fare il richiamo al nome dei magistrati supremi 
abbia dato occasione a conservare ed a confermare quello 
dei consoli anteriori al decemvirato?^ 

Nomi di magistrati erano serbati, sia pure raramente, in 
monumenti pubblici e nei documenti privati; ma solo molto 



' Accenno a cose risapute e non T'insisto. Noto solo che ove nel passo 
di Livio VI 14, 5 ad a. 385 relativo al centurione addictus liberato da 
Manlio Capitolino si logge: inde rem creditori pai ani populo solvit libraque 
et aere liberatum emittit cet. v' è ancora un accenno alla forma di noto- 
rietà e pubblicità così prevalente nel diritto arcaico. 

* DioN. Hai.. X 57. 

* Non occorre poi ricordare, per valermi delle parole del Mitteis 
Eoem. Privutrecht I p. 306, che: Oeffentlicke Urkunden privatrechtlichen Inhalts 
treten bei den Roemern merkivueì'dig spaet auf. Es gescMeht ersi ini Anfang des 
dritten Jalirlmnderts p. C, das wir die ersten Spuren von eineni lus gestorum 
der Magistrate, d. Ji. ihrem Recide, Prìvatrechtsgeschaefte schriftlich zu beiir- 
ìcimden, vorfinden. 



42 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

dopo il V secolo cou lo sviluppo sempre più crescente del- 
l' attività collettiva dello Stato, con l'incremento della scrit- 
tura e dell'incivilimento, dati sino allora serbati negli archivi 
sacerdotali, eppoi delle più insigni famiglie, vennero usufruiti 
per compilare regesti, annali ed infine elenchi di magistrati. 

Primi raccoglitori di codeste liste furono naturalmente 
i pontefici massimi, quegli stessi che formarono gli annali 
da loro detti massiìni, che erano i depositari del sacro 
archivio della Nazione, e che infine nei tempi più vetusti 
avevano la giurisdizione civile. Ed è ovvio il pensiero che 
agli annalisti romani riuscisse agevole conoscere il nome dei 
magistrati eponimi conservati nelle Tavole pontificie degli 
anni successivi all'incendio Gallico. 

La tradizione dice espressamente che partiti i Galli si 
ricercarono leggi e -trattati, e che alcuni di tali documenti 
come le leggi regie e quelle delle XII Tavole, si sarebbero 
salvate, Liv. YI 1, 10 sq. 

Ammettiamo che ciò sia perfettamente vero. Ma le tavole 
di legno su cui scrivevano i pontefici,^ perirono senza 
dubbio nell'incendio. Ora noi non abbiamo modo di stabi- 
lire quali siano precisamente i monumenti salvati e quali 
siano i periti. Solo possiamo ammettere in massima che 
le liste superstiti dei Fasti derivino: 

1. Dai testi e monumenti sopravissuti all'incendio Gal- 
lico; ad es. il foedus Ardeatinum citato da Licinio Macro 
per il 444, Liv. IV 7, 12, la corazza di Cornelio Cosso, Aug. 
apud Liv. IV 20, 7. 

2. Da possibili ricostituzioni fatte dai pontefici, in base 
a materiali da essi conservati od anche parzialmente rico- 
struiti a memoria. 



« Cat. apnd Gell. n. A. II 28, 6 Cic. de orai. II 12, 52 DiON. Hal. 
I 73, 74 III 36 Skrv. ad Aen. I 373. 



Occasioni al formulare le Uste dei Fasti 43 

3. Da memorie di famiglia, le quali però, come si è espres- 
samente attestato, dettero origine a molti falsi triumpM e 
moltiplicarono i consolati {plures consuìatus) e crearono 
molte false genealogie, Cic. Brut. 16, 62. 

Noi ignoriamo quando coteste liste abbiano incominciato 
ad essere propriamente raccolte o collazionate. Sappiamo solo 
cbe Gneo Flavio, l'edile curule amico e protetto di Appio 
Claudio, sino dal 304 a. C: aediculam aeream fedi in Grae- 
costasi, quae tunc supra Comitium eraf, inciditque in tabella 
aerea factam eam aedem CCIIII annis post CapitoUnam de- 
dicatam, Plin. n.h. XXXIII 19. 

Quest'ultimo calcolo fu fatto in base ad una lista di magi- 
strati ? 

Nulla elimina in modo assoluto tale ipotesi. Ma non è 
nemmeno escluso che Gneo Flavio abbia seguito un metodo 
assai diverso. Nessuno infatti che si occupi di cronologia 
ignora il celebre passo di Livio VII 3, ad a. 363 a. C. ove si 
legge: Lex vetusta est, prìscis litteris verbisque scripta, ut, 
qui praefor maximus sii, idibus Sepfembribus clavum pan- 
gat: fxa fuit dextro lateri aedis lovis Optimi Maximi, ex 
qua parte Minervae templum est. eum clavum quia rarae 
per ea tempora litterae erant, notam numeri an- 
norum fuisse ferunt eoque Minervae tempio dicatam 
legem, quia numerus Minervae inventum sit. Vòlsiniis quoque 
clavos indices numeri annorum fìxos in tempio Nortiae, JEtru- 
scae deae, comparere diligens talium monumeiitorum auctor 
Cincius adfìrmat. Horatius consul ealege temphuìi lovis Optimi 
Maximi dedicavit anno post reges exactos^ a consulibus postea 
ad dictatores, quia maius imperium erat, solemne davi figendi 
translafum est. intermisso deinde more digna etiam per se visa 
res propter quam dictator crearetur. 



44 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Il costume accennato da Cincio non è esclusivo degli 
Etruschi e dei Romani. Non solo se ne trova testimonianze 
momumenti e ne rimane traccia nel vivente linguaggio to- 
scano, ma risponde per giunta a costumi esistenti presso tanti 
popoli primitivi, i quali con aste, con nodi e con altri segni 
analoghi esprimevano ed esprimono i numeri successivi delle 
cose. 

Sappiamo che il mos di cui Livio ci parla fu intermissus. 
Ciò rende poco probabile, lo ammetto, ma non esclude del 
tutto che Gneo Flavio abbia fatto in base a tali chiodi il 
calcolo del tempo passato dalla fondazione del tempio Capi- 
tolino a quello in cui egli dedicò l'edicola della Concordia. 

Ma io tendo a credere che sino dal tempo di Flavio, edi- 
tore dei Fasti, ossia del calendario giudiziario, si fosse in- 
cominciato a fare ricerche di questo genere. Io penso anzi 
che ciò si fosse incominciato qualche decennio prima, vale 
a dire sino dall'anno successivo a quello in cui i Galli lascia- 
rono Roma, in cui, come la tradizione afferma, si presero 
norme relative appunto al calendario (Liv. VI 1). Ebbene 
tutto ciò non esclude il fatto certo ed inoppugnabile che i 
collettori di questi dati sul finire della repubblica si trovarono 
di fronte a svariati elementi, alle diverse liste, di cui noi 
troviamo l'eco sia nei testi di Diodoro, di Livio, di Dionigi 
di Alicarnasso, sia negli atti incisi sulle j)areti della Regia. 

Ma accanto a questi documenti ve ne erano pure altri. 
I pontefici non erano i soli a custodire memorie. Anche gli 
auguri sembrano aver fatto qualche cosa di simile. Le loro 
dottrine erano bensì arcane e si trasmettevano soltanto a 
voce (Cic. de domo 15, 39 Paul. ep. Fest. p. 16 M s. v. arcani 
Plut. quaest. Rem. 99), ma ci viene espressamente detto che 
anch'essi avevano scritture ed archivi. È bensì vero che nei 



Occasioni al Jormulare le liste dei Fasti 45 

Ubn e nei commentari degli Auguri erano contenute sopra- 
tutto indicazioni di carattere dottrinale e rituale (Cic. de 
dimn. II 18, 42 Varr. d. L L. V 21, 58; VII 51 Fest. p. 253 
M s. V. paludati p. 317 s. v. sanqualis). Ma va pur notato 
clie in misura che non sapremmo determinare, porgevano 
dati clie avevano un certo valore storico. Lo mostra il passo 
seguente che ha tanto più valore in quanto Cicerone che lo 
distendeva era già augure: de rep. II 31, 54: provocationem 
anfem etiam a regibus fuisse declarant pontificii libri, signifi- 
cant nostri etiam augurales. 

Oltre a ciò v' erano i libri lintei dei magistrati conservati 
nel tempio di Inno Moneta nell'arac. (Liv. IV 7, 12; 20, 8; 
XXXIX 52, 4). Orbene dalle indicazioni che ci sono pervenute 
al 444 ed al 437 noi apprendiamo che le liste dei magistrati 
conservate nel tempio di Giunone nell'ara; non corrispon- 
devano affatto a quelle delle altre fonti che probabilmente 
derivavano dagli annali dei pontefici. 

Annali dei pontefici e libri dei magistrati sono periti. Ma 
chi può dirci quante divergenze oggi esistenti e per noi insa- 
nabili, derivino appunto dalle due serie di documenti? Chi 
può stabilire sino a qual punto vi fu negligenza da parte 
degli annalisti che esaminarono codesti archivi? 

Quanta e quale sia stata al riguardo l'attività degli an- 
nalisti e degli eruditi romani dal principio della storiografia 
nazionale, vale a dire dai tempi di Fabio Pittore, sino all'età 
di Attico, di Cicerone e di Varrone, noi non abbiamo più 
modo di stabilire. È evidente che scrittori, come Catone il 
Censore, il quale rintracciava la data delle città italiche 
(v. ad es. per Ameria apud Plin. n. h. Ili 114} o come Fabio 
la data della fondazione di Roma (v. Dion. Hai. I- 74) non 
mancarono di esaminare anche i dati che si riferivano alle 
liste eponime dei magistrati. Ma tutto quanto si riferisce a 



46 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

questo argomento è purtroppo perito. Constatiamo soltanto 
che nell'ultimo secolo della repubblica una serie non piccola 
di scrittori come Scribonio, Attico, Varrone, Cornelio Nepote, 
e dopo tutto Io stesso Cicerone attendevano a fare studi di 
cronologia o di genealogia. ' 

Frutto di queste ricerche è la lista dei dittatori e magi- 
stri equitum, dei consoli, dei cens-ori, dei trionfatori, che fu 
fatta incidere da Augusto sulle pareti della Eegia del Foro.^ 

Sarebbe interessantissimo stabilire come codesti vari scrit- 
tori abbiano atteso al loro compito; ed è certamente assai 
preziosa ogni indicazione che valga a ritrovare, sia pure in 
parte, la maniera con cui sorse la lista di Attico, vale a dire 
il sistema seguito da Varrone e da Cicerone che in fondo 
corrisponde a quello accettato dai compilatori delle liste 
della Regia. '"^ Ma gli elementi per codesta ricerca sono pur- 
troppo scarsi ed il criterio per stabilire il valore dei Fasti 
dittatori e consolari non emerge già dalle differenze di un 
nome o di un anno fissato da Attico e da Varrone di fronte 
a quello riferito da Diodoro. L'arbitrio con cui fu determi- 
nata l'età Regia, l'apparente compattezza ed unità di dati 
per i magistrati anteriori al decemvirato, di fronte alla in- 
finita varietà di nomi per il periodo posteriore dei tribuni 



' La questione certamente importante se i Fasti della Regia siano stati 
incisi nel 30 ovvero nel 12 a. C. (su ciò v. Borghesi Opere IX p. 6 sgg. 
MoMMSEN Uoem. Forschungen II 58. Hirschfkld nell' Hermes IX 1875 p. 267 
sg., X 1876 p. 469 sg. v. ora Kleine Schriften (Berlin 1913) p. 330 sgg. 
Hbnzììn ad C'IL. V p. 10) è secondaria rispetto a quella della genesi storica 
di codeste liste. Ma per trattare a fondo questo secondo argomento manca 
pur troppo il materiale. 

' Su Attico V. le buone osservazioni di Muenzer in Uermes XL (1905) 
p. 50 8g. . 

Circa i rapporti fra il liber annalin di Attico ed i Fasti della Regia v. 
giuste osservazioni in C. Ciohorius De fastìs conmlaribus antiquissimis (Lipsiae 
1886) p. 249 sgg. 



Occasioni al formulare le liste dei Fasti 47 

miUtuìn, cKe dovrebbe essere invece molto più certo, ci rende 
oltre molto perplessi sulla possibilità di conseguire dati 
sicuri. 

Qualche termine sicuro di confronto lo abbiamo per mezzo 
dei sincronismi rispetto alla storia greca. Ma sono elementi 
purtroppo assai scarsi che dall'annalistica romana furono 
assai male usufruiti, come mostra la confusione di Gelone 
con Dionisio (Dion. Hai. VII 2) e l'aver fissato al 431 an- 
ziché al 480 la prima invasione dei Cartaginesi in Sicilia 
Liv. IV 29, 8. Errore meno grave ma tuttavia notevole, 
trattandosi di tempi ormai storici, è rappresentato dalla 
data erronea che dalla vulgata varroniana venne assegnata 
alla invasione Gallica (390 in luogo di 387 a. C.).^ 

Che i compilatori delle liste eponime incise sulle pareti 
della Regia (Fasti Capitolini) abbiano qualche volta bevuto 
grosso e si siano eccessivamente fidati di dati non autentici 
già accolti dalla annalistica posteriore risulta all'evidenza 
dall' esame degli Atti dei trionfi. 

Nel giudicare del valore dei Fasti, noi non seguiamo, 
come abbiamo già sopra osservato, i criteri di quegli stu- 
diosi che, mentre riconoscono il debole valore degli elenchi 
dei dittatori e degli Atti Trionfali, cercano dar maggiore 
importanza alle liste consolari. L'elenco degli Atti Trionfali, 
ci si permetta insistere su questo punto, era inciso sulle pareti 
della Regia nel Fòro ; quello dei dittatori e dei maestri dei 
cavalieri lo era del pari nelle stesse pareti che contenevano 
l'elenco dei consoli. Essi derivavano originariamente da ana- 
loghe fonti. Nulla infatti prova che le varie indicazioni 



' Riferisco il dato polibiano. Sulle teorie di alcuni moderni che pongono 
la data della presa di Roma al 383 od al 381 v. la critica del Leuzb Die 
roem. Jahrzàhlung (Tiibingen 1909) p. 312 sgg. 



48 Inionw alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

date negli elenchi delle pareti esterne della Regia non fac- 
ciano capo alle medesime sorgenti e che gli errori che im- 
plicano le prime liste non si estendano anche alle seconde. 
Ove ben si consideri il problema, si vedrà che il va- 
lore degli Atti trionfali, delle liste consolari e dei dittatori 
non è su per giù che lo stesso di quegli elogia che Augusto 
fece collocare nel Foro che da lui prese il nome e che, come 
è noto, contengono talora errori e menzogne. Guardiamoci 
adunque nel giudicare codesti documenti dal seguire un cri- 
terio unilaterale oggi da molti seguito ma che non ha al- 
cun fatto a sua base. 

Quando si debba o no seguire i Fasti della Regia o si 
debba invece preferire quelli discordanti può esser stabilito 
come tosto ripeteremo, solo mediante l'esame intrinseco dei 
fatti storici attribuiti a personaggi ricordati dai Fasti. Frat- 
tanto constatiamo come sia erroneo il principio che i Fasti 
della Regia rappresentino una tradizione antichissima co- 
stantemente sicura, e che essi siano in certo modo la pietra 
di paragone per mezzo della quale sia dato controllare il 
valore degli altri dati. Codeste liste, per quanto nel loro 
complesso siano documento prezioso e spesso attendibile, 
sono invece il resultato finale di una lunga serie di elabo- 
razioni, del confronto di vari documenti e di tradizioni 
letterarie. 

Un'altra conferma che a Roma mancava un elenco uffi- 
ciale antichissimo sul quale man mano si venisse aggiungendo 
il nome dei nuovi magistrati, è offerta dalla circostanza che 
i Fasti della Regia, al pari dei testi letterari, ricordano bensì 
consoli, censori, e dittatori, ma non fanno menzione del 
praetor, che fu creato per la prima volta nel 367 in seguito 
all'approvazione delle leggi Licinie-Sextie. 



Occasioni al formulare le liste dei Fasti 49 

La tradizione ci fa sapere esplicitamente che dal 366 al 
336 il praetor fu esclusivamente eletto fra i patrizi e che 
il suo ufficio aveva specifica importanza rispetto alla giuri- 
sdizione civile. Le magistrature dei praetores urhanus et 
peregrinus conservarono sino alla fine della repubblica ca- 
rattere eponimo.^ 

Or bene come mai i Fasti non ne fanno mai menzione? 
Come mai in Livio sono ricordati solo saltuariamente sino 
alla fine delle guerre Sannitiche? Se ci fosse stata una lista 
ufficiale di cotesti magistrati come mai sarebbero stati pas- 
sati sotto silenzio? Perchè non furono ricordati nella parete 
della Regia? Chi non vede che abbiamo redazioni accorciate 
che non rispecchiano la forma delle liste più antiche ed 
originali ? 

La mancanza di liste ufficiali è del resto dimostrata in 
modo inoppugnabile dal fatto, a cui abbiamo già accennato, 
che tutte le volte che Livio si trova di fronte a dubbi sul 
nome dei consoli, sull'esistenza di essi anziché di tribuni mi- 
litum e sull'attività di un dato dittatore, non risolve mai il 
quesito che egli stesso si è posto o che ha trovato nelle sue 
fonti. 

Livio si limita invece ad accennare all' esistenza di 
diverse liste, a divergenze fra annali più antichi e più re- 
centi e dichiara non esser possibile risolvere tali dubbi per 
l'eccessiva antichità o per la mancanza di scrittori contem- 
poranei. 



' I praetores urhanus et peregrinus souo ricordati nel senato consulto su 
Asclepiade Clazomenio e sui suoi amici del 78 a. C. CIL. I u. 203 e com- 
pare sugli Atti dei fratelli Arvali e su altri documenti indicati ad es. dal 
MOMMSEN Boem. Staatsrecht I* p. 601 n. 3. 

Sulla menzione o no di praetores nel Uber annalis di Attico e nello scritto 
analogo di Scriboxius Libo v. i passi in CiC. ad Att. XIII 30, 3 ; 32, 3. 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma 4 



50 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ora è evidente che Livio si sarebbe espresso assai di- 
versamente, ove avesse avuto modo di disporre di un docu- 
mento ufficiale indiscutibile, ove le liste, che nell'età sua 
erano state accettate da scrittori come Attico e Varrone, 
avessero avuto valore canonico al di sopra di qualsiasi con- 
testazione. 

Livio invece, seppure, come è ovvio pensare, ebbe no- 
tizia degli studi di Varrone e di Attico o di altre analoghe 
ricerche,^ ben sapeva che non bastavano a distruggere le 
varianti e le discrepanze già notate dagli annalisti che lo 
avevano preceduto. Egli si limitava quindi a riferire dati 
incerti senza nulla risolvere. 

Ciò non indica la incuriosità scientifica dello storico Pata- 
vino, tantomeno la sua inettitudine, come è stato mille volte 
detto, a risolvere problemi di questo genere, ma la mancanza 
di un documento sicuro ed ufficiale a cui egli potesse senz'altro 
riferirsi per troncare la questione. 

Solo ove si ammetta che i Fasti consolari fossero da 
tempo interpolati, si intendono infine le parole di Cicerone 
ove si lamentava dei falsi triumphì e dei plures consulatus, 

* * 

I cultori della storia medioevale sanno benissimo che i 
nomi di magistrati si trovano registrati con designazione 
cronologica in documenti autentici, ma che le indicazioni 
relative alla loro attività e le liste complete di tali nomi 
si andarono man mano raccogliendo in età posteriore. 

' Il liber annalis di Attico era già edito fra il 51 ed il 46 v. Munzer 
1. e. p. 75. Quello di Libone era già edito prima del 45 Cic. ad Ati. XIII 
44, 3. Ora come è noto i primi 28 libri di Livio furono composti fra il 27 
ed il 19 a. C. Cfr. I 19, 3 ; XXVIII 12, 12. Per rapporti tra Livio ed i 
Fasti della Regia v. Hirschfeld Eleine Schriften p. 350 sgg. 



Confronti con altri Fasti 51 

Ciò è naturalmente avvenuto anche per Roma. Le liste 
dei Fasti incisi sulle pareti della Regia hanno origine nel 
fondo autentica, in quanto derivano da atti più o meno sin- 
croni, più o meno degni di fede, ma riproducono in parte 
nomi derivati talora da quelle memorie private che, stando 
alle esplicite dichiarazioni di Cicerone, di Claudio e di Livio 
non meritavano alcuna fede. 

A Roma, come altrove, codesta lista, interpolata talora con 
elementi non sinceri, sorse in età relativamente tarda, dopo 
qualche secolo di storia, quando per ragioni politiche e non 
di solo interesse privato, si cominciò a sentire il bisogno di 
tali compilazioni. Come Ellanico raggruppò i fatti più salienti 
intorno all'elenco delle sacerdotesse di Argo, come il filosofo 
Hippias dell' Elide cominciò nel V secolo a formare quel- 
l'elenco dei vincitori di Olimpia, che diventò il più noto 
punto di appoggio rispetto alla numerazione degli anni e 
delle gesta politiche degli Elleni, cosi a Roma in età rela- 
tivamente recente si incominciarono a raccogliere i dati re- 
lativi ai magistrati sommi delle età anteriori.^ 

Un esempio analogo porge lo studio dei consoli delle 
repubbliche medioevali. Nonostante tutto l'interesse politico 
e commerciale per serbare tali nomi, la stessa repubblica di 
Firenze, ossia la città più colta d'Italia nel medioevo, non 
conservò sempre memoria costante dei nomi di tutti i suoi 



' Il confronto tra i Fasti romani e le liste degli Olympionikae è di già 
fatto fino ad un certo punto da Plutakco Nuvi. 1, ove, dopo di aver no- 
tato sulla fede del cronografo latino Clodius il nessun valore delle genea- 
logie romane per l'età anteriore all'incendio Gallico, nota come assai tardi 
Hippias dell' Elis avesse incominciato a raccogliere tali liste senza avere 
documenti degni di fede per il tempo vetusto : àn* oùSsvèg i5p|id)p,svov 
àvayxaiou Tipòg utaxiv. 

Sul valore delle liste degli Olympionilcae cfr. Beloch Griech. GescMchte 
V p. 148 sgg. 



52 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

consoli. Mancano quelli dei primi decenni; e per gli anni 
successivi ne conosciamo solo una parte, la quale è stata ri- 
costruita tenendo conto di documenti conservati anche fuori 
di Firenze. 

Rispetto al numero preciso di questi magistrati valga 
ricordare die il cronista fiorentino Giovanni Villani, il 
quale viveva infine in tempi non eccessivamente lontani 
dalla creazione dei primi consoli, scrive: « E erano quattro.. . 
« per ciascuna porta uno, e poi furono sei quando la città 
« si partì a sesti. Ma gli antichi nostri non faceano men- 
« zione de' nomi di tutti, ma dell' uno di loro di maggiore 
« stato e fama dicendo ... : al tempo di cotale consolo e 
« de' suoi compagni » . ^ 

Ciò vale pure per altre città d' Italia : ad es. per i Fasti 
di Genova, ossia di una tra le più importanti città commer- 
ciali del mondo nell'età di mezzo. ^ Il confronto più oppor- 
tuno è però fornito dalla stessa storia medioevale di Roma. 
Solo mediante ricerche di archivio, i critici moderni sono 
riusciti a rintracciare in parte i fasti dei senatores del se- 
colo XII. ^ La diligenza dei moderni, ove anche escluda fal- 



' Giov. Villani V 32. Sui Fasti consolari fioreiitini r. le fondamen- 
tali osservazioni dell' Hartwig Quellen tind Forschungen z. aeUesten Geschi- 
chte der Stadi Florenz (Halle 1880) II p. 181 sgg. Il Santini Documenti 
dell'antica costituzione di Firenze (1895) p. XXII sgg., esclude falsificazioni, 
ma ammette errori cronologici e scambi di nomi. I piìi antichi consoli figu- 
rano nel 1138. Il numero dei consoli noti varia da 1 (a. 1206) a tre (a. 
1210] a 10 (a. 1174; a 13 (a. 1202) a 15 (a. 1203 n Mancano i magistrati 
degli anni 1170 e 1198. Si direbbe di avere l'elenco dei tribuni viiliium 
consulari potestate. 

* Nei Fasti genovesi del Caifaro, che fu Console, abbiamo 4 consoli 
per il 1102 sgg., 6 per il 1127, 3 per il 1130, 4 per il 1131. Per alcuni 
anni se ne trovano 6 od 8. Vi sono lacune per vari anni come il 1056, il 
1098. Sul numero preciso non abbiamo nulla di sicuro. Cfr. Canale Nuova 
storia della repubblica di Genova I p. 248, 412. 

' L. Halphen Ètudes sur l'administration de Rome au Moyen Age (Paris 



Confronti con altri Fasti 53 

sificazioni, uon riesce a trovare che alcuni di codesti nomi. 
Molti secoli dopo il fiorire dei vari Stati moderni, gli eru- 
diti hanno pensato a raccogliere i nomi dei magistrati epo- 
nimi, ricavandoli da documenti di varia natura. In tempi 
relativamente tardi, e non mai alle origini dei vari Stati, 
si è tentato ricostruire la serie di magistrati eponimi per- 
chè servissero di documento alle età future. 

Rispetto alla formazione dei Fasti valgono infine nel loro 
complesso quelle stesse leggi, che presiedono alla formazione 
delle genealogie, generalmente false rispetto alle origini, e 
non sempre esenti da interpolazioni anche per i periodi che 
sono propriamente storici. 



1907). P. Fedele Per la storia del senato romano nel secolo XII in Archivio 
della R. Società Romana di Storia patria XXXIV (1911) p. 351; L'era del 
senato romano ib. XXXV (1912,i. 



54 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



III. 



Argomenti in favore e contro la piena attendibilità dei Fasti — Gli 
spostamenti delV anno civile — i' anno militare di sei mesi — 
Valore delle tavole censorie — I Fasti anteriori alV incendio Gal- 
lico furono salvati nel Campidoglio? 



Contro i risultati ai quali siamo arrivati possono tutta- 
via farsi le seguenti osservazioni : 

Le differenze capitali rispetto al numero degli anni fra 
i libri di Livio e quelli di Diodoro si riferiscono ad un li- 
mitato numero di anni. E di fronte a varianti di nomi per 
un certo numero di anni v' è un complesso di altri nomi 
abbastanza compatto in cui ambedue le liste concordano. 

Sia pure che Polibio erri nel riferire il collegio dei due 
primi consoli e che Livio non sappia orientarsi rispetto alle 
varie liste dei magistrati nei primi anni della repubblica ; 
ma da Polibio e da Cicerone si ricava che si era già d' ac- 
cordo in età relativamente antica rispetto al numero degli 
anni passati dalla cacciata dei re, sia che questa venisse 
fissata verso il 509, il 508 od il 507 a. C* 



' POLYB. Ili 22, poneva il primo consolato 28 anni avanti il passag- 
gio di Xerxesin Grecia; dunque nel 508 a. C; Cicerone de fin. II 20, 66 
fissava la morte di Virginia 60 anni post libertatem recepfam. Ora Cicerone 
de rep. II 37, 62, sa di un terzo anno del decemvirato 449 a. C. Si giunge 
così al 509 come a principio della repubblica. 

È inutile poi ricordare che al principio dell' impero le liste canoniche 
non destavano piii alcun sospetto v. ad es. Ascox. in Cornei. 68. 



Argomenti in favore o contro l' attendibilità dei Fasti 55 

A ciò si aggiungono due fatti che parrebbero d'impor- 
tanza capitale per assicurarci della veridicità complessiva 
dei Fasti e della cronologia tradizionale. 

Dionisio per ritrovare l'anno della cacciata dei re e del 
principio dei magistrati della repubblica si vale infatti di 
alcuni commentari censori, i quali indicavano il censimento 
fatto due anni prima dell'invasione Gallica come avvenuto 
119 anni dopo l'espulsione dei re. Orbene 389-]- 119 conduce 
al 508 a. C 

Plinio, d'altra parte, ci fa sapere che nella tavola di bronzo 
con cui l'edile curule Gneo Flavio ricordava la dedica del- 
l'edicola della Concordia, si indicavano, come data della de- 
dica, 204 anni dopo quella del tempio di Giove Capitolino. 
Gneo Flavio fu edile nel 304; dunque arriviamo daccapo, per 
altra via, al 508 a. C.^ 

8e si può pertanto dubitare rispetto al valore delle liste 
in sé e se è pur necessario riconoscere che queste sono il 
frutto di contaminazioni di dati differenti, non avremmo 
alcun serio motivo di muovere dubbi rispetto al numero 
complessivo delle magistrature eponime. Considerando poi 
che Gneo Flavio fu il primo editore dei Fasti e che insieme 
coi Fasti giudiziari vi poteva jDur essere l'elenco dei magi- 
strati eponimi della repubblica, sembra naturale pensare 
che con l'opera di Gneo Flavio si colleghino la prima cono- 
scenza di codesti eponimi e la relativa ed apparente compat- 
tezza dei Fasti. ^ 



' Dios. Hal. I 74. 

^ Plin. n. h. XXXIII 19 sq.: incidUque in tabella aerea factam eam aedem 
celili (i codrl. B, C hanno CCIII) annis post Capitolinam dedicaiam. 

' Su Gneo Flavio e la pubblicazione dei Fasti v. in queste Ricerche 
parte I p. 217 sgg. e passim. 

Che al tempo di Cicerone nei Fasti figurassero i nomi dei consoli ed 



56 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fusti 

Questi argomenti, in apparenza cosi persuasivi, perdono 
gran parte del loro valore ove si considerino i dati degli 
antichi rispetto alla durata dei consolati romani. 

A parte la questione sull'esistenza in Roma di un anno 
antictiissimo di soli 10 mesi, sia nei rispetti familiari cke 
finanziari, anno di cui si serbarono traccie sino all'età impe- 
riale, è evidente il fatto che il termine dei più antichi anni 
civili non fu sempre rispondente al termine dell'anno lunare 
di 12 mesi.^ 

Discutere minutamente tutti i dati relativi ai termini 
degli anni civili romani equivarrebbe a trattare a fondo tutta 
l'assai controversa questione della cronologia romana, che 
ha dato occasione in questi ultimi cinquanta anni ad opere 
numerose ed accurate, le quali si propongono di risolvere 
problemi, che, secondo il mio modesto modo di pensare, non 
possono per le ragioni che qui oltre dico essere condotti a 
soluzioni soddisfacenti. 



un sommario ricordo delle loro gesta, si è voluto ricavare un argomento 
assai discutibile dìilla lettera ad AH. IV 8 6, 2: ut non minus longas iam in 
codicillorum Fasiis futurorum consulum paginulas haheant quam faciorum. 

' Le uotizie sull' antichissimo anno romano di dieci mesi di cui par- 
lano gli antiquari romani (Fulvius et lunins apud Gens. d. d. n. 20, 3; 11, 
21, 43), Ovii). Fasti I 27; III 99, 119. Plut. Niim. 18. Gell. n. A. IV 6, 16 
Mackob. I 12, 3. Serv. ad Georg. I 43) trovano la loro couferma nel fatto 
che l'anno di dieci mesi venne serbato rispetto al lutto domestico (Plut. 
Coriol. 39, 9; Num. 12. Paul. Sent. I 21, 13. Fragm. Vatic. 321), alla vedo- 
vanza (Cic. prò Cluent. 12, 35. OviD. Fast. I 35; III 134. Ben. ad Helv. 16 
1. Cod. Theod. HI 8, 1 ; alla consegna della dote Pol\b. XXXII 13 ed alle 
scadenze delle cose locate Cat. d. r. r. 146; 150 cfr. Mommsen Roem. Chro- 
nologie 2." ed. p. 47 sgg. 

Se pertanto la fonte di Livio II 7, 4 parlando della morte di P. Vale- 
rius Poblicola dice che le matrone annum ut parentcm eum liigerunt ha 
in mente l'anno di 10 mesi. 

L'anno più antico romano era basato sul calcolo della gestazione del 
feto umano. Il tempo necessario a raggiungere il parto era calcolato in 
dieci mesi a Roma come in Grecia v. Hkkodot. VI 69. Xexopu. Hell. 
Ili 3, 2; Pi-ut. Ayes. 3. Athkn. VIII 350 f. 



T. 


a. 493 a. 


C. 


II. 


a. 479 a. 


C, 


m. 


a. 463 a. 


C, 


IV. 


a. 462 a. 


c, 


V. 


a. 460 a. 


e, 


VI. 


a. 450 a. 


e. 


VII. 


a. 443 a. 


e. 



Spostamenti dell'anno civile 57 

Basti quindi accennare a spostamenti attestati dagli an- 
tichi, per l'entrata in carica dei magistrati eponimi notando 
che lo studio minuto dell' antica tradizione sembra condurre 
a variazioni anche più numerose ; 

1.0 Settembre. Dion. Hai. VI 49. 
Termine accorciato di due mesi. Dion. 
Hai. IX 13. 

I Agosto. Liv. in 6. 

II Agosto. Liv. Ili 8, 3. 
Decembre. Liv. Ili 19, 2. 
15 Maggio. Liv. Ili 36, 3 ; 38, 1. 
15 Dicembre Dion. Hai. VI 63 cfr. per 

423 Liv. IV 37, 3. 
Vili. a. 401 a. C. = 1 Ottobre. Liv. V 9. 

IX. a. 397 a. C. = Accorciamento del termine per abdica- 

zione. Liv. V 17 sg. 

X. a. 390 a. C. = 1 Luglio Liv. V 32. 

XI. a. 352 a. C. = Spostamento di termine per effetto di 

undici interregni Liv. VII 21. 
Xn. a. 341 a. C. = I consoli abdicano ante tempus . . . quo 
ìnaturius i nuovi consoli sostenessero 
la guerra. Liv. VIII 3, 4. 



Non tengo conto dei molti altri spostamenti che si possono 
ricavare da interregni, dalle date dei trionfi ecc. Tutti codesti 
dati hanno dato luogo, a partire dal Mommsen, ad una serie 
di sistemi cronologici, che si basano sulla erronea credenza 
che noi si possegga tutta la serie di questi dati e che essi 
abbiano valore, non solo come fenomeno generale attestato 
dalla tradizione e rispondente al vero in tesi generale, ma 



58 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

alla cronologia ed alla storia dei singoli anni per i tempi 
anteriori alle guerre Sannitiche. 

Il confronto fra i passi di Livio e di Dionisio sopra ci- 
tati mostra invece come ciascuno di codesti autori ci porga 
solo una parte di codesti elementi. A prescindere dalla at- 
tendibilità della tradizione, ove avessimo tutti gli elementi 
di tal natura, noi potremmo tentare la ricostruzione di quella 
che gli antichi credevano cronologia romana. 

La miglior prova che Livio, rispetto ai termini dell'anno 
civile, dà solo alcuni dati, è fornita dal fatto che egli, solo 
incidentalmente e di rado parla delle intercalazioni (ad es. 
XLni 11, 10 XV U, 3). Così Livio ricorda il primo (V 13, 6), 
il terzo (VII 2, 2), il quarto (VII 27), il quinto lectlsterniiim 
(Vm 25), ma salta il secondo. Del pari egli, pur ricordando 
in massima la dedica dei templi, non menziona quella del 
tempio di luno Lucina sull'Esquiliuo ricordata per il 375 
a. C. da Ovidio, Fast. IV 35, e da Plinio, «. h. XVI 235. 

Per quanto incompleto, abbiamo nondimeno un complesso 
d'indicazioni esplicite dalle quali risulta che in varie occa- 
sioni i termini dell'anno civile furono spostati ed abbreviati. 
Il termine dell'entrata in carica ora è fissato in Settembre, ora 
in Maggio, ora in Luglio, talora in Agosto, ovvero in Dicem- 
bre. Più tardi troviamo l'indicazione degli idi di Marzo a 
cui poi si sostituì, come è noto, il primo di Gennaio. 

Non mancano inoltre indizi per pensare che il termine 
delle magistrature anziché con l'anno lunare di 12 mesi fosse 
regolato, come presso altri popoli, dai solstizi d'inverno e di 
estate e dagli equinozi di primavera e di autunno. I magistrati 
romani sarebbero spesso entrati in carica agli idi di Settem- 
bre, termine che si accosta all'equinozio autunnale. Talvolta, 
come per il 443 a. C, sarebbero saliti in carica agli idi di 
Dicembre, il giorno della festa del Settimonzio vicino al ter- 
mine delle Brumalia, ossia del solstizio di inverno. 



Spostammii delV anno civile 59 

Dal racconto di Dionisio, VII 1, risulta che i consoli del 
492 salirono in carica verso il solstizio d' inverno quando 
fa fatta la pace fra plebei e patrici e sorse il tribunato della 
plebe (la secessione era incominciata all'equinozio di autunno: 
Dion. Hai. 1. e). Con ciò coincide il fatto che i tribuni della 
plebe solevano entrare in carica il 10 Dicembre {Fast. Prae- 
nest. ad d.; Liv. XXXIX 52). E con il termine antico di 
entrata in carica anche dei consoli si spiega forse il fatto 
che ancora al tempo di Siila i questori entravano in carica 
alle none di Dicembre (v. Lex Cornelia d. XX quaest.; Cic. 
in Verr. 1 10, 30. Schol. Gronov. ad L). 

Il solstizio di estate è ricordato per il 463 a. C: jceol xàc, 
OeQivàg {.idÀicrra Tgo:rtàg Selnliou fXT]vóg (KoiuvnXiov?). Dion. 
Hai. IX 651. L'equinozio di primavera era infine non lon- 
tano dalla data degli idi di Marzo sopra indicata. È vero che, 
secondo la tradizione più diffusa, questo ultimo termine fu 
usato dopo il 222 a. C. (v. i passi apud Mommsen Roem. 
Cronologie, 2.* ed. p. 102); tuttavia si nota che il Regifugium 
(24 Febbraio) era l'ultimo giorno dell'anno antichissimo suc- 
cessivo a quello dei Terminalia ed era da alcuni autori con- 
siderato come quello della cacciata dei re (Paul. ep. Fest. 
V. 279 M. cfr. pp. 258-259 M. Plut. quaest. Rom. 63. Ovid. 
Fast. II 685 sqq.). Ovidio (Fast. U 685 sqq. cfr. Auson. ed. 
377, 5) conosce anzi una tradizione secondo la quale con il 
Marzo cominciava l'anno sin dai tempi più vetusti. 

In questo ultimo passo si suol vedere un errore di Ovidio. 
Ma tale versione era nota anche ad altri autori; perciò Plu- 
tarco Pojil. 9 (cfr. Lyd. de mens. TV 243; de mag. I 32) dice 
che Bruto mori il giorno innanzi alle calende di Marzo e 
che gli succedette Valerio, il quale si nominò collega T. 
Lucrezio. 

Che anche presso i Grreci i termini dell' anno civile ri- 



60 Intorno alla form<izlone ed al valore storico dei Fasti 

spendessero spesso agli equinozii ed ai solstizii, è noto. Basti 
rammentare gli Achaei egli Aetoli, che incominciavano l'anno 
civile con l'equinozio autunnale.' 

Ed anche fuori di Roma i termini delle elezioni dei ma- 
gistrati poterono essere spostati da ragioni sacre, v. ad. es. 
per Siracusa, Plut. Dio 38. 

Le irregolarità rispetto ai termini di entrata in carica e 
della durata dei consolati nei primi due secoli della repub- 
blica, all'avvicendarsi od al farsi menzione in liste diverse 
di consoli o di tribuni della plebe, fa pensare a quelle che 
si constatano alla fine della repubblica, dal triumvirato al 
principio dell' impero, quando infine la durata del consolato 
venne ridotta a semestri od a termini più brevi con irre- 
golari termini di entrata.^ 

Vi sono pure ragioni per credere che a Roma, come al- 
trove, gli anni fossero divisi in due parti equivalenti a due 
semestri, rispondenti alle necessità differenti di operazioni 
militari nell'estate, e di occupazioni di natura differente nel- 
l'inverno. E come per tali ragioni le cariche dei dittatori 
nominati per operazioni militari, non oltrepassarono mai i 
sei mesi, cosi è oltremodo probabile che non sia stato esteso 
a termini maggiori il comando dei tribuni militum consiliari 
potestate, dacché anche in età posteriore i tribuni militum non 
esercitavano complessivamente il comando militare per un 
termine che oltrepassasse i sei mesi (Polyb. VI 34, 3). 

I quattro anni dittatorii dei Fasti della Regia 333, 324, 
809, 301 a. C. a cui mi sembra si possa aggiungere (non 



' Polyb. IV 37. Per altri popoli, a parte i dati raccolti da Bisciioff 
ad es. nei Leipzigcr Sttidien XVII p. 139 sgg. v. Ungkk Zeitrechnnng § IG. 
' MoMMSEN Euem. Staaisrecht II' p. 82 sgg. 



U anno di sei mesi 61 

ostante il parere diverso del Mommsen. Roem. Sfaatsrecht II 
p. 160 11. 3) Fanno dittatorio di Camillo (Liv. VI 1, 4. Plut. 
Cam. 31, 3) devono pure essere stati anni di sei mesi, daccliè, 
come 9 noto, l'ufficio del dittatore non poteva oltrepassare 
codesto termine. 

Il termine dei sei mesi risponde alla parte dell'anno utile 
alle operazioni militari che nel calendario romano era fis- 
sata in termini un poco più ampi fra il Tubilusfrium del 23 
Marzo e V Armilustrium del 19 Ottobre.' Con l'esistenza di un 
anno di sei mesi si concilia il fatto che gli auspicia, fonda- 
mento dell'autorità dei magistrati, vigevano solo sei mesi 
(v. Plut. Quaest. Rom. 38). 

Che l'anno militare fosse diviso in semestria risulta tanto 
da Polibio (VI 34, 3), dai tre bimestri delle coppie dei tribuni 
militum, quanto dalla lex lidia Municipalis^ v. 92. Di divi- 
sione dell'anno civile in semestri si trova traccia tanto ri- 
spetto ai dittatori quanto al limite della censura a 18 mesi 
(Liv. rV 24; IX 33; cfr. Mommsen Roem. Staatsrecht II p. 348) 
ed al proconsolato di sei mesi (Liv. X 16, 1). Termini di sei 
o di 18 mesi figurano e di frequente anche nel diritto civile 
(v. Cic. prò Quinctio 8, 30. Suet. Claud. 23, Dig. XXI 1, 55 
XLVIII 5, 30 cfr. Gaius IV 22, 104. lust. Inst I 6, 4). 

Io non mi propongo raccogliere tutte le traccie degli anni 
di sei mesi di cui si serba ricordo a Roma ed altrove. Noto 
tutto al più che di un calcolo dell'anno militare in sei mesi 
abbiamo ricordo ad es. in Tucidide, V 20, che lo contrappone 
al militare (un altro esempio v. in Riano di Bene apud Paus. 
IV 17, 21). xlbbiamo pure la prova che l'anno civile di sei 
mesi vigeva presso gli Acarnani (ad es. Gens. d. d. n. 19, 7. 



' Con ciò collima l'ordine ai provinciali di procurare all' esercito ro- 
mano il frumentìim in sex menses v. ad es. Liv. IX 43, 6 XXIX 3, 5. 



G2 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Macrob. I 12, 2), i Rodii (Polyb. XXVII 6, 2), i Geloi di Sicilia 
(Inscr. Gr. Ital. et Sic. 256), gli Gnidii {CI. G. 2654);» a Tenos 
(v. Michel Recueil d'inscript. grecq. n. 661). Per il caso nostro 
è pure importante il trovarlo anche presso gli Umbri (Bue- 
cheler Timbrica p. 38). 

Mi guardo bene dall' affermare che tutti i dati riferiti 
dalla tradizione annalistica intorno alla data di entrata o di 
uscita dei magistrati per l'età anteriore all' incendio Gallico 
siano degni di fede. Ma tutti i dati fin qui riferiti presi nel 
loro complesso fanno nascere il dubbio se nella cronologia 
romana di quell'età non si debba tener conto di qualche 
anno di sei mesi come è presupposto dai quattro anni ditta- 
tori 333, 324, 309, 301, come presuppongono del pari le indi- 
cazioni sopra riferite (p. 57) sulla durata dei magistrati del 
462-460 e la durata naturale dell' ufficio dei tribuni militari. 

Io non voglio qui discutere se un esame della cronologia 
romana da questo punto di vista non condurrebbe a risultati 
nuovi ed inattesi. Mi sembra però lecita la domanda se Gneo 
Flavio e Dionisio fossero rispettivamente in grado di parlare 
di 204 o di 119 anni solari-lunari-civili, ovvero di anni civili 
le cui durate essi stessi non avessero più modo di deter- 
minare. ^ 

A favore dell' ipotesi che i Romani potessero calcolare 
con certezza una lunga serie di anni solari-lunari può rife- 
rirsi il fatto che, stando all'antica legge sopra riferita (p. 43), 



• Cfr. BrsCHOFF 1. e, p. 315; negli Jahrbiichcr f. Pini. 1898; cfr. Strack 
nel Rhein. Museum. LUI 1898 p. 399. 

Senza darvi soverchia importanza noto che anche le duo dediche 
succesaive del tempio della Fortuna Muliebre DiON. Hal. Vili 55 alle ca- 
lende del Dicembre 487 e poi al 6 di Luglio dell' anno successivo avven- 
gono alla distanza di un semestre. 



L'anno di sei mesi 63 

il magistrato clie avesse avuto il maius imperium quale dit- 
tatore ovvero console, dovesse fissare un chiodo agli idi di 
Settembre di ciascun anno in una parete del tempio di Giove 
Capitolino presso la cella di Minerva. 

E vero che Orazio console nel primo anno della repub- 
blica avrebbe fissato codesto chiodo per il primo, allorché 
dedicò il tempio, e che dal numero di codesti chiodi si sa- 
rebbe potuto ricavare anche il numero degli anni dalla de- 
dica Capitolina. Ma dallo stesso Livio, che ci porge codesta 
informazione, noi apprendiamo che tale costume era caduto 
in dissuetudine, allorché nel 362 a. C. venne ripreso. È per- 
tanto incerto, come abbiamo già notato, se Gneo Flavio potè 
calcolare gli anni dalla dedica capitolina, secondo gli anni 
solari-lunari rispondenti alla lista dei magistrati e dal numero 
dei chiodi infissi nel tempio di Giove Capitolino esattamente 
rispondente a quello degli anni. 

Se a questi fatti noi aggiungiamo la considerazione che 
diversi autori variavano nell'aggiungere o nell'omettere al- 
cuni consoli o tribuni militari (v. s. p. 21 sgg.), che non tutti gli 
autori calcolavano i 4 anni dittatorii, che alcuni sapevano 
di un solo anno di anarchia mentre altri parlavano di 5 o di 
4, che infine Calpurnio Pisone saltava i consolati del 307 e del 
306, che come ripeteremo a suo luogo paiono duplicazioni di 
quelli del 296 e del 288 in cui sotto gli stessi consoli av- 
vengono gli stessi avvenimenti, noi verremo al risultato che 
il numero di 204 anni civili anteriori al 304 a. C. oppure di 
119 anni civili anteriori al 389 a. C. non ci é garantito da 
dati sicuri superiori a qualsiasi dubbio. 



64 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



Restano le tavole censorie. Ma queste, a confessione dello 
stesso Dionisio, che le cita, erano conservate in archivi do- 
mestici. 

Dionisio I 74, 5 dice espressamente di avere attinto ai 
TipiTixà v7to\ivr\[iaxa à 5ia8sx£tai Tialg Tiagà JtuTQÒg xal Jtepl 
jtoÀ?wOii jroieÌTai xolc, fxsO' gavTÒv eao^^iévoig &ojieq lega atatQwa 
jtaQa8i8óvai. jtoÀÀol 8' slalv àjtò tóov tiuì^tixóóv ol'xcov avSpes 
ejtiqjavel^ ot biacpvXdxxovxec, avxd. 

Esse appartenevano pertanto a quella serie di documenti 
talvolta autentici ma spesso esposti a tutte quelle falsifi- 
cazioni ed adulterazioni che Cicerone e Livio deplorano ove 
hanno occasione di parlare delle memorie private. E che 
dati di tal natura debbano essere accolti con la più grande 
cautela, prova il fatto che in codeste tavole censorie (sv 
xólg Ti[xiìrixoLs yQd[i\iaaiv) era scritto che al tempo di Servio 
Tullio furono recensiti 85 mila cittadini meno trecento: ejil 
fi.'UQicéoiv à)XTÒ iikidòeg névxe TQiaxoaicov djto880vaai (Dion. Hai. 
IV 22). 

Or bene si può credere, se cosi si vuole, alla personalità 
storica di Servio Tullio ed alle sue istituzioni, ma nessuno 
certo crede alla possibilità di conoscere il numero dei cit- 
tadini di Roma nel VI secolo. Questo dato di Dionisio va 
messo a fianco dell'altro in cui ci parla del numero delle 
forze militari al tempo di Romolo. 

Il debole valore dei dati censori riferiti da Dionisio, 
anche per il V secolo appare inoltre dal fatto che nel cen- 
simento avvenuto al tempo dell' incendio Gallico, di cui 
Dionisio ci fa parola, s' indicavano tanti cittadini quanti 



Le tavole censorie 65 

Roma ebbe solo mezzo secolo dopo, nel censimento del 340 
vale a dire quando, in seguito ad estese conquiste, s'im- 
padronì dell' Etruria meridionale, del territorio dei Volsci 
e di tutte quelle regioni che formarono le tribù Sabatina, 
Arnieuse, Pomptina e Poblilia. 

Plinio n. h. XXXIII 16, riferendosi a questo medesimo 
censimento del 393 a. C. dichiara infatti: cum capta est Roma 
anno CCCLXIIII. . . cum iam capitum liberorum censa essent 
OLII miìUa DCLXXIIL 

Ebbene in Eusebio Vers. Arm. a proposito del censimento 
di mezzo secolo dopo ad a. 340 si legge: censu Romae facto 
inventae sunt myriades XVI et FwuVZm. Ed in Hieron. 01. 
110, 1 (cfr. Prosp. Aquit. I 539 E,) si legge: describtione Ro- 
mae facta inventa sunt civium CLX millia.^ 

In breve il calcolo cronologico di Dionisio basato sui 
censimenti non vale più di quello relativo dell' edicola di 
Gneo Flavio. 

La credenza che noi si possegga una serie di fasti genuini 
e ben ordinati conservati nella Regia, ossia nell'archivio dei 
Pontefici Massimi, che si possano far risalire fino a Gneo 
Flavio o che negli archivi privati delle gentes si conser- 
vassero dati sicuri che risalissero ai tempi anteriori all'in- 
cendio Gallico non si basa pertanto su dati che stiano al 
di sopra di qualsiasi discussione. - 



' Sulla data delle quattro tribù sopra citate v. Liv. VII 15, 12 ad 
a. 396. 

* Le tahuìae censoriae ricordate da Vaiìr. d. l. L. VI 86 contenevano 
solo formule. Nulla poi possiamo dire sull' età del commentarhim vetns anqui- 
sitionis M. Sergi Mani Jilii qu(a)e8ÌorÌ8 qui capitis accusavìt {Tp-ogum ib. VI 90. 

Anclie i dati che Varroi^e ib. VI 14 ricava dai libri Saliorum hanno 
puro carattere di indicazione di rituali. 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto ptibblico di Roma 5 



66 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



Da scrittori moderni è stato più volte esposto un altro 
argomento a favore della tesi che le liste dei Fasti più 
più antichi derivino da documenti ufficiali sincroni. I sacer- 
doti romani, cosi si osserva, avrebbero trasportato sul Cam- 
pidoglio il loro archivio allorquando i Galli incendiarono 
la Città. Cosi si sarebbe potuto conservare la serie integra 
e sincera dei magistrati eponimi. 

A primo aspetto questa osservazione seduce. Secondo la 
tradizione, passarono tre giorni di tempo prima che i G-alli, 
accortisi che la Città era indifesa, osassero penetrarvi. Du- 
rante questi tre giorni, i Romani, ci è detto, ebbero agio di 
trasportare le masserizie e le cose più preziose sul colle Ca- 
pitolino. I sacerdoti romani vi avrebbero adunque messo in 
salvo anche loro documenti, cosi come si dice che fecero nel 
secolo X i monaci della Novalesa allorché loro giunse no- 
tizia dell' arrivo dei Saraceni. 

Tuttavia questa ipotesi è contraddetta dalla stessa tra- 
dizione. 

La tradizione è infatti unanime nel dire che le vergini 
Vestali, il flamine Quirinale ed i rimanenti sacerdoti presi 
dal timor panico se ne fuggirono a Caere recando seco il 
fuoco sacro di Vesta ed una parte dei sacri arredi.^ La tra- 



' DiOD. XIX 115, 3 sa di viveri e di suppellettile preziosa portati nel 
Campidoglio. Plutarco Cam. 20, 3 dice j)ure che èv Tipcóxo-.g 5s tmv ispòiv 
& |ièv Eìg tò Kau'.xcóXiov àvea>tsuctaavxo, ma aggiunge che le Vestali con 
il fuoco di Vesta e con le rimanenti cose sacre fuggirono. Le Vestali erano 
sotto la tutela dei pontefici che dovremmo comprendere fra i sacerdoti che, 
secondo la più diffusa versione, abbandonarono Roma, Liv. V 40, 10; VII 
20, 7. 



I Fasti furono salvati nel Campidoglio? 67 

dizione aggiunge che essi seppellirono in un luogo detto 
doliola non lontano dalla Cloaca Massima ciò che non po- 
terono portare seco.* 

E la versione circa la fretta con cui i sacerdoti abban- 
donarono B-oma lasciandovi le cose sacre sarebbe confermata 
dal racconto relativo al lituo di Romolo ritrovato sotto le 
ceneri nel Palatino.^ Livio ci fa invece sapere che i docu- 
menti pubblici superstiti furono più tardi ritrovati dopo la 
partenza dei Galli non sul colle Capitolino bensi fra le ce- 
neri della Città che i barbari avevano incendiato.^ 

Che in codesto incendio si fosse salvata qualche tavola 
di bronzo contenente le leggi delle XII Tavole, ovvero le 
leggi regie, come Livio ci afferma, è già molto difficile 
ammettere per sé stesso; pur tuttavia ciò potrebbe accor- 
darsi, visto che i Galli facevano soprattutto incetta di be- 
stiame e di oro (Polyb. II 11: 6Q8[i|.iaTa xal '/Qvaó(;). 

Riesce però difficile pensare che dall'incendio si fossero 
salvate le tavole di legno in cui erano incisi i nomi dei 
magistrati. Da Cicerone de orai. H 12, 52, e dal commentario 
serviano ad Aen. I 373, apprendiamo infatti che le tavole 
dei pontefici (dealbataé) erano di legno così come di tavole 
di quercia pure si parla a proposito delle antichissime leges 
regine attribuite al tempo di Anco Marcio (Dion. Hai. III 36). 

D'altra parte Livio esplicitamente afferma che i com- 



• Liv. V 40; 50, 3. Plut. Cam. 21. Blog. Alhini CIL. V p. 191. Nel rac- 
conto di DiODORO XIV 105 si accenna alla fuga a Velo, ma nel cap. 
117 si accenna pure indirettamente a Caere (cfr. Strab. V p. 221 C). Se i 
doliola contenessero oggetti sacri del tempo di Noma o della catastrofe 
gallica era oggetto di discussione fra gli eruditi romani Varr. d. l. L. V 
157. Liv. V 40, 8. Plut. Cam. 20, 9. 

' Cic. de divin. I 17, 30. DiON. Hal. XIV 2. Fast. Praen. ad d. 23 
Mart. (Tubilustra). Plut. Cam. 32 (cfr. DiOD. XIV 115, 6). 

' Liv. VI 1, 9. 



68 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

mentari dei pontefici perirono nell' incendio Gallico VI 1, 2 : 
si quae in commentariis pontifìcum aliisque puhlicis privatisque 
erant monumentis, incensa urbe pleraeque interiere. 

Vi sono casi in cui Livio, allorché riferisce le discordi 
opinioni degli annalisti non è sicuro del vero. È naturale 
che allora ci lasci titubanti. Ma non abbiamo certo ragione 
di dargli sulla voce allorché candidamente afferma la man- 
canza di documenti atti a ristabilire la realtà storica. 

Se i sacerdoti avessero trasportato sul Cami3Ìdoglio il 
loro archivio, come mai si sarebbero cercate, come da Livio 
si apprende, nel Foro tra le ceneri della Città incendiata dai 
Galli, le leges regiae e le XII Tavole ed i foedera? 

La tradizione non ci dice inoltre che i sacerdoti furono 
i primi a fuggire? 

V'era però un'altra tradizione più onorevole per i sacer- 
doti. I senatori, e fra essi il famoso Papirio, avrebbero at- 
teso i barbari e la morte nel Foro o, secondo altre versioni, 
negli atrii delle loro case.^ Il pontefice massimo Folio, che 
votò alla morte i colleghi, avrebbe per il primo dato il 
buon esempio attendendo con coraggio i barbari. ^ 

Ma anche questa seconda versione non afferma pertanto 
che i pontefici furono tra coloro che si salvarono nel Campi- 
doglio portando seco i sacri arredi. Anche questa tradizione 
é concorde con la precedente che le leges e i foedera vennero 
trovati dopo la partenza dei Galli tra le ceneri del Foro. 

Si potrebbe nondimeno fare una osservazione. I docu- 
menti dei pontefici e quindi le liste eponime da essi serbate 
erano bensì andate distrutte durante l' incendio Gallico, ma 
sull'ara? capitolina si custodivano gli archivi di altri sacer- 

' Liv. V 41, cfr. Plut. Cam. 21. ZON. VII 23 (cfr. Cass. Dio I p. 29 
Boiss). Le (lue tradizioni sono fuse in Flor. I 7, 9. 

* Ln^ V 41. In Pr.UT. Cavi. 21 il pontefice è detto Fahiua. 



I Fasti furono salvati in Campidoglio? 69 

doti. Non ci è forse detto che nel tempio di Giunone Moneta 
si conservavano i libri lintei citati da Elio Tuberone e da 
Licinio Macro i quali in base ad essi riferivano dati discor- 
danti sui nomi dei magistrati? 

A prima vista questa osservazione ha qualche valore. Tan- 
to più che queste indicazioni si riferiscono anche al 444 a. C, 
ossia a tempi anteriori di mezzo secolo all' incendio Gallico. 

V è nondimeno da osservare un fatto importante. Co- 
desti libri lintei erano conservati nel tempio di Giunone 
Moneta. Ora cotesto tempio fu eretto solo tra il 345 e il 
344 a. C. e fu costruito non già sopra un edificio sacro 
preesistente, bensì sull'area dove sino al tempo dell'incendio 
Gallico era stata la dimora privata di M. Manlio Capitolino 
(Liv. VII 28). 

Le indicazioni di Licinio Macro e di Elio Tuberone non 
derivavano adunque da documenti conservati nel Campido- 
glio prima dell' incendio Gallico e nemmeno dal 387. Questi 
vi furono trasportati da un altro luogo. Ed è forse qui il 
caso di ricordare che il colle Capitolino (come io feci notare 
molti anni fa, ed ora comincia ad ammettersi da qualche 
dotto) diventò il centro sacro e religioso della Città solo 
dopo che il Nume di Giove Tarpeio mostrò che codesto colle 
era il luogo più sicuro per la difesa dei cittadini. Il Capi- 
tolium Vetus, come apprendiamo da Varrone e da altri do- 
cumenti, era invece situato sulla parte più a nord del Qui- 
rinale, su per giù ove oggi è la sede dei re d'Italia non 
lungi dalle limitrofe adiacenze del Palazzo Barberini.' 



* Varr. d. l. L. V 158: clivua proximua versus Capitolium vetus, quod ìM 
tacellum lovis lunonis Minervae et id antiquius quam aedis quae in Capitolio 
facta. CIL. VI 373, 374. Not. d. Scavi 1887 p. 321 v. altre indicazioni nella 
mia Storia di Roma I 2 (Torino 1899) p. 183 nota 1. 

Ciò che nel 1899, detto la prima volta da me, parve eresia, ora è am- 



70 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

D'altra parte, se anclie ci furono documenti conservati 
da altri sacerdoti, contenenti indicazioni incidentalmente 
usufruite dagli annalisti, la tradizione è concorde nel dire che 
le più antiche memorie nazionali erano notate nelle tahulae 
dei pontefici massimi, d'onde gli annalisti toglievano a lor 
piacere le notizie che essi reputavano degne d' essere inse- 
rite nei loro racconti.^ Tutta la tradizione annalistica, com- 
presi gli annali di Livio, mostrano all'evidenza che ciò che si 
riferisce a nomina di magistrati e ad espiazione di prodigio, 
in breve, che la tessitura esterna dell'annalistica deriva dagli 
Annali Massimi, e che Livio nei passi sopra riferiti cita inci- 
dentalmente ed in via di eccezione i libri dei magistrati. 

Livio ad ogni modo attesta esplicitamente che le me- 
morie autentiche della storia romana anteriore all'incen- 
dio Gallico perirono, che se alcuni dati erano conservati 
in commentariis pontificum aliisque publicis privaiisque mo- 
numentis, inceyisa urbe pleraeque interiere VI 1, 2. 

Qualche cosa pertanto si salvò, ma la minor parte. Ciò 
vale non solo per i commentarli dei pontefici ma eventual- 
mente anche per tutte le altre scarse indicazioni che erano 
state sino allora affidate alla scrittura. 

Ove pertanto i Fasti di cui noi disponiamo facessero capo 
alla redazione nota a Gneo Flavio o da lui pubblicata, questa 
non poteva già custodirci la non interrotta trascrizione del 
nome degli eponimi segnati man mano sino da età antichis- 
sima, salvatasi per giunta attraverso la catastrofe Gallica. 
La tradizione dei nomi a noi pervenuti rappresenta invece 
una ricostruzione di età relativamente tarda, posteriore in 
ogni caso all'incendio Gallico. 

messa come la cosa più naturale del uioudo da O. Riciiter Das alte Rom. 
(Leipzig 1913) p. 42. 

' Cic. de orat. II 12, 52. DiON. Hal. I 73. Serv. ad Acn. I 373. 



Fasti e fatti storici 71 



IV. 



Necessità di studiare i Fasti in stretta relazione con la veridicità delle 
gesta attribuite ai singoli magistrati — Loro valore per la seconda 
metà del IV secolo, per la prima metà del secolo medesimo e per 
il secolo V — Conclusioni. 

Ma se i documenti pubblici e privati anteriori all' incen- 
dio Gallico per la maggior parte perirono, se le liste dei Fasti 
sono frutto di tardiva ricostruzione e vennero talora inter- 
polate, quale valore storico dobbiamo assegnare nel com- 
plesso ai dati a noi pervenuti per le età più antiche per le 
quali essi porgerebbero dati desiderati e preziosi? 

Claudio, un cronografo citato da Plutarco, dichiarava 
apertamente che le memorie anteriori alla catastrofe Gallica 
erano indegne di fede poiché erano state composte a favore 
di illustri famiglie. ^ E Plutarco parlando della data della 
presa di Roma per opera dei Galli, dopo aver osservato che 
tal fatto sarebbe avvenuto circa 360 anni dopo la fondazione 
della Città, dichiarava : « se pure è lecito fissare con esattezza 
la cronologìa di questa catastrofe, mentre si disputa sulV e- 
sattezza di quella relativa ai tempi piti recenti».^ 

Prendendo a base codeste dichiarazioni dovremo noi far 
tabula rasa delle indicazioni dei Fasti per l'età anteriore al- 
l' incendio Gallico? 

• Plut. Nuin. 1. 

' Plut. Cam. 22: ei xtp 7i'.a-òv à-oaoJaSoS-ai T.va xòiv y^^i'tin'i àxpi- 
gàtav, olg X7.Ì -ìpi vìwxépcov òcÀÀov/ à;i,',p'.a3YiTr^a'.v r; O'Jyx.'-'^-S sxsivr, Tia- 



72 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ciò sarebbe certamente arbitrario. Gli ammonimenti di 
questi scrittori, che collimano cosi bene con quelli di Livio, 
ci trattengono solo dal prestar cieca fede ai dati della 
tradizione, non già a negarle fede in tutto e per tutto. A 
negar in parte fede ai dati riferibili al periodo anteriore al- 
l' incendio Gallico contribuisce fra l'altro l'esame dei primi 
cinque libri di Livio che espongono, i fatti appunto anteriori 
a tale incendio, confrontati con gli altri cinque che giungono 
alla fine delle guerre Sannitiche e con quelli delle decadi 
successive. 

Emerge dal complesso di tale esame che la tradizione è 
nel fondo compatta ove parla dei re o del periodo che dal 
principio della repubblica va sino al decemvirato. Tale com- 
pattezza scema, ma non scompare del tutto per l' età, che 
vien dopo e giunge sino all'incendio Gallico. Livio VI 1, 3 
dichiara poi che con gli anni successivi a codesto avveni- 
mento incomincia una nuova età più bella e più certa : cla- 
riora deinceps certioraque ab secunda origlile velut ab stirpìbus 
laetius feraciusque renatae Urbis gesta domi militiaeque expo- 
nentur VI 1. 

Orbene come mai le difficoltà nei Fasti e nella cronologia 
invece di scemare aumentano? Come si spiega che le liste 
dei tribunati militari a partire dal 367 non sono del tutto 
chiare? Come è potuto avvenire che per il 375-371 ci sono i 
cinque anni dell'anarchia che altri autori riducevano ad uno? 

E come si spiega che il Cronografo dell' anno 364 non 
conosce affatto codesta anarchia di cinque anni e dà invece 
il nome dei magistrati che governarono dal 374 al 371?^ 



• Chron. ad a. 354 sqq. I nomi sono in parte corrotti Baccho solo per 
il 375; Papirio et Vivio por il 374; Sacrabiense et Cellemontono per il 373; 
Prisco et Comminio per il 372; Mamertino et solo per il 371. 



Valore storico dei Fasti per il secolo IV 73 

Che cosa sono poi questi anni dittatorii che nei Fasti figu- 
rano per il 339-324-309-301 come interi anni solari-lunari 
mentre è legge immutabile dello Stato romano che la dittatura 
non duri mai oltre i sei mesi ? 

V'è di più: se v'è periodo intricato nella cronologia è 
quello delle guerre Sanniti che; se vi sono notizie contrad- 
dittorie, false dittature e false indicazioni sull'attività dei 
consoli, cadono proprio nel periodo che dall'intervento dei 
Romani nella,, Campania va sino all'età di Pirro. 

È appunto per il 322, là dove parla della dittatura di A. 
Cornelio che Livio fa la desolante constatazione che non era 
possibile in questi casi sapere a quale autore si dovesse dare 
la preferenza, poiché ogni singola famiglia con evidente 
menzogna attribuiva a se le medesime gesta militari, in modo 
che ne era confusa la storia dei tempi. Non è fuori di luogo 
rileggere le sue parole Vili 40, 4 : 7iec facile est aut rem rei 
aut auctorem auctori praeferre. vitiatam memoriam fiinehrihus 
laudìbus reor falsisque imaginum tifulis, dum familiae ad se 
quaeque famam rerum gestarum honoì'umque fallenti mendacio 
trahunt. inde certe et singulorum gesta et publica monumenta 
rerum confusa, nec quisquam aequalis temporibus illis scriptor 
extat, quo satis certo auctore stetur. 

Con il testo di Livio concorda nel fatto Calpurnio Pisone 
ove saltava i consolati del 307, 306. A questo proposito Livio 
IX 44, 4 osservava: memoriane fugerit in aìinalihus dige- 
rendis, an consulto binos consules, falsos ratus, franscenderit, 
incertum est. Questo fatto ha una certa importanza perchè 
Calpurnio Pisone ci teneva in certi casi a correggere la crono- 
logia data da suoi predecessori.* 

Il quesito posto da Livio nel caso speciale, ossia perchè 

' Calp. Pis. apad Dion. Hal. IV 15. 



74 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Calpuruio Pisone avesse saltato i consolati del 307 e 306 non 
si può risolvere senza esaminare allo stesso tempo, come 
già dicemmo, le gesta attribuite a codesti magistrati. 

I consoli del 307 Ap. Claudio e L. Volumnio ricompaiono 
per la seconda volta nel 296. Quelli del 306 Q. Marcio e T. 
Cornelio li abbiamo pure per la seconda volta nel 288. Io 
h.0 esaminato altrove le gesta di codesti anni.' Nel caso pre- 
sente a noi non preme tanto risolvere il perchè Calpurnio 
Pisone avesse saltati codesti due consolati, ciò che non si 
può fare senza un complessivo esame di tutte le guerre sanni- 
tiche, quanto rilevare in via di principio generale che se vi 
fosse stato un elenco ufficiale certo ed inoppugnabile dei Fasti 
consolari, Livio non sarebbe stato esitante nel decidere se Cal- 
purnio Pisone fosse o no incorso in omissioni o se avesse, 
realmente giudicato falsi i collegi consolari di quel biennio 

Dal passo di Livio risulta invece all' evidenza : 

1. Che Livio ove riconosceva l'impossibilità di risolvere 
questioni di cronologia e di fasti deplorava la mancanza 
di scrittori coevi. 

2. Che anche per la fine del secolo IV si ammetteva da- 
gli antichi scrittori ci potessero essere consoli falsi. 

Con il disordine della cronologia di questi anni collima poi 
il fatto che, mentre Calpurnio Pisone saltava i consoli del 
307 e del 306, i Fasti della Regia, Livio e le altre fonti fissano 
al 309 il presunto anno dittatorio in cui i moderni, a ragione 
od a torto, sogliono vedere un espediente cronologico. 

Certo dopo Pirro gli elenchi dei magistrati romani sono 
al di fuori di qualsiasi contestazione ; ma per il tempo delle 
guerre sannitiche i Fasti della Regia porgono notizie che 



' Rimiiudo a qnuuto scrissi al proposito nella mia Storia di Eoma I 2 
(Torino 1899) p. 522-532. 



Valore storico dei. Fasti per il secolo IV 75 

sono del tutto diverse da quelle conservate da Livio. Le 
memorie domestiche sono alla loro volta eco di vanti i quali 
erano in opposizione tanto con i Fasti ufficiali quanto con 
i dati dell' annalistica. 

Tanto è vero che, mentre Livio X 12, 3 ad a. 298 dichia- 
ra: consules inter se provlncias partiti sunt. Scipioni Etruina, 
Fulvio Samnites ohvenerunt, diversique ad suum qiiisque hel- 
lum profìsciscuntur ed aggiunge che il console L. Cornelio 
Scipione operò nell'Etruria mentre Fulvio superò i Sanniti 
a Boviano e ad Aufidena, gli Atti Trionfali dichiarano che 
su Etruschi e Sanniti trionfò il console Fulvio. 

In piena opposizione a queste due versioni nell'elogio di 
L. Cornelio Scipione {CIL. I n. 29) è detto: Taurasìa Cisauna 
Samnio cepit, suhlgit ommne Loucanam e vi si ignora del tutto 
ciò che questo personaggio avrebbe compiuto in Etruria, di 
cui invece Livio, come abbiamo sopra visto, fa particolare 
menzione. 

Sta pure in rapporto con codeste medesime incongruenze 
il fatto che, secondo un'altra versione, Gn. Fulvio, il console 
che secondo gli Atti Trionfali avrebbe trionfato degli Etru- 
schi nel 298, avrebbe invece combattuto contro codesto me- 
desimo popolo nel 302. E dopo aver narrato la brillante 
vittoria del legato Fulvio, Livio X 5, 13 aggiunge: haheo 
auctores sine ullo memorahili proelio pacatam ab dictatore 
(cioè M. Valerio) Etruriam esse, seclitionibus tantum Arreti- 
norum compositis et Gilnio genere cum plebe in gratiam re- 
ducto. 

Queste discordanze non sono isolate. Nel periodo delle 
guerre Sannitiche occorrono frequentemente, anzi, per cosi 
dire, anno per anno. Esse non possono però conveniente- 
mente studiarsi senza il contemporaneo esame delle gesta 
storiche congiunte con il nome dei duci. 



76 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ebbi già occasione parecchi anni or sono di rilevare 
una serie di contraddizioni e di errori nei Fasti del IV se- 
colo. Tornerò a discutere di ciò nei volumi III e IV della 
mia Storia critica di Roma ed offrirò a suo tempo il risul- 
tato definitivo dell' esame dei dati cronologici sino alle 
guerre Puniche. 

Per dimostrare quale sia il valore dei Fasti per il IV 
secolo, basti per ora ricordare in via sommaria qualche al- 
tro esempio: 

Come Gn. Fulvio è presentato ora come console ed ora 
come legato nelle guerre etrusche, cosi L. Postumio Megello, 
stando a differenti versioni, sarebbe stato console nel 294 e 
nel 291 in cui prese Venosa. Ovvero nel 294 avrebbe com- 
piuto ciò che si attribuiva al consolato di lui del 291 a. 
C. e nel 293 sarebbe diventato legato consolare. In tal mo- 
do, si affermava, avrebbe evitato quel processo da cui lo si 
dice minacciato o condannato nel 294 e nel 291 (Liv. X 33 
sqq. Dion. Hai. XVH sqq. XV IH sqq.). 

L'incertezza di questi anni e di queste gesta è ricono- 
sciuta dallo stesso Livio X 37, 13 ad a. 294: et huius anni 
parum consta ns memoria est. Postumium auctor est Clau- 
dius in Samnio captis aliquot urhibus, in Apulia fusum fu- 
gatumque, sancium ipsum cum paucis Luceriam compulsum. 
ab Atilio in Etruria res gestas, eumque triumphasse. Fabius 
ambo consules in Samnio et ad Luceriam res gessisse scribit cet. 

La menzione che qui Livio fa delle divergenze di Fabio 
Pittore e di Claudio Quadrigario mostra come non fosse più. 
dato ritrovare la verità dei fatti ove anche si fosse risalito 
alle fonti più antiche. 

Si riconnettono pure a fatti originalmente unici o fra loro 
confusi le dittature, i consolati e le legazioni di Cornelio 



Valore storico dei Fasti per il secolo IV 77 

nel 322, 320,^ la dittatura di un Valerio nel 301 e nel 300,2 
i consolati e la legazione di M. Valerio e di P. Decio nel 312 
e nel 310 (di cui uno figura come console, l'altro come pre- 
tore nel 308) di un Decimo Bruto nel 292 o nel 291. 

M. Valerio e P. Decio sono consoli nel 312, Valerio com- 
batte i Sanniti mentre Decio resta a Roma ammalato (Liv. 

IX 29 sq. Contro gli Etruschi si nomina un dittatore che poi 
non ha occasione di combatterli (Liv. IX 29). Nel 310, Valerio 
e Decio sono legati di Q. Fabio durante la guerra etrusca, e 
gran parte del merito di questa sarebbe spettata ad essi, 
mentre per il 308 (il 309 è un anno dittatorio che manca 
a Livio) sono fatti l'uno console, l'altro pretore. Nel 308 a 
Decio tocca daccapo l' Etruria ed accorda quella tregua di 
quarant'anni, che ricompare poi nel 294, Liv. IX, 41, 5; 

X 37, 5. Che se per il 308 l'uno è detto praetor, l'altro consul, 
uno va dimenticato che questi due termini per questi tempi 
sono talora equivalenti e si prestano a confusioni. 

Cosi il console D. Bruto nel 292 sta rispetto al suo 
legato Sp. Carvilio (Liv. X 47; Zonar. VIII 1) come il con- 
solato del medesimo Spurio Carvilio sta rispetto alla lega- 
zione di D. Bruto nel 293. (Liv. X 43). Questa conciliazione 
e fusione di gesta è quella medesima per cui Q. Fabio Gur- 
gite, console succeduto nel 293 al console L. Postumio, nel 
291 è proconsole, mentre L. Postumio, che l'avrebbe obbli- 



' V. ad es. Liv. Vili 40, IX 15: id magia mirabile est ambigi Luciusne 
Cornelius diclator cum L. Papirio Cursore magistro eqiiitum eas res ad Caudium 
atque inde Luceriam gesserit . . . an consnlum Papirique praecipue sii decus. Cfr. 
la mia Storia di Roma I 2 (1899) p. 504 sgg. 

' Il 301 a. C. è uno dei quattro anni dittatori dei Fasti. Cfr. Liv. X 
5, 14: consul ex dictatura factus M. Valerius. non petentem atque adeo etiam 
absentem creatum tradidere quidam, et per interregem ea comitia facta ; id unum^ 
non ambigitur, consiilatum cum Apuleio Pansa gessisse. 

Cfr. anche X 3, 4. 



78 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

gato a rinunziare, è daccapo console. Grazie a ripetizioni di 
tal natura di Cominio si diceva assediata da Postumi© o da 
Fabio Gurgite nel 292 o nel 291 o presa dai consoli del 293 
(Liv. X 43 ; Dion. Hai. XVH-XVni fr. 4 sq.)- Cosi la lega- 
zione di Q. Fabio Rulliano verso suo figlio fa rammentare 
come all'uno ed all'altro fossero attribuite su per giù le 
medesime gesta. ^ 

Le perturbazioni e confusioni che si notano per i fatti 
successivi alla disfatta dei Romani alle Forche Caudine od 
alla pseudo rivincita di Lucerla nel 320 a. C, hanno una 
ripercussione nei nomi dei Fasti. Da Livio si ricava che co- 
deste vittorie venivano variamente attribuite ai consoli 
Papiri© Cursore e Publilio Filone, mentre altri annalisti le 
rivendicavano ad un dittatore Cornelio Caudino ed al suo 
maestro dei cavalieri Papirio (Liv. IX 15). 

I Fasti consolari e dittatoriali della Regia risolvevano 
tutte codeste difficoltà accettando ambedue le versioni per 
il medesimo anno. Essi accoglievano pertanto nomi riferiti 
da narrazioni malsicure. 

Ciò è confermato dal fatto che per codesto medesimo 
anno i Fasti fanno menzione della dittatura di C. Maenius. 
Se Livio rammenta codesto dittatore ed il maestro dei ca- 
valieri Foslius solo per il 314, mentre nei Fasti della Regia 
tali personaggi vengono menzionati tanto per il 320 come 
per il 314 a. C, ciò sta pure in evidente relazione colla 
circostanza che gli avvenimenti successivi alla resa dei Ro- 
mani alle Forche Caudine sono variamente narrati e ripe- 
tuti e che le gesta militari compiute a Lucerla compariscono 
tanto per il 320 come per il 314 a. C. (Liv. IX 12; 26 sqq.). 



' Per tutto ciò rimaudo per ora alle discussioni da me fatte nella 
Storia di Roma I 2 (Torino 1899) p. 500 8o:g. 620 sg^?. 



Valore storico dei Fasti j^er il secolo IV 



79 



Se disordini di questa natura si trovano per la fine del 
IV secolo non reca sorpresa constatarli per la prima metà 
di codesto secolo medesimo. Valgano pochi esempi. 

Per gli anni 356-351 abbiamo i seguenti consolati: 



Patrich 

356 M. Fabius II. 
355 C. SuLPicius III. 
354 M. Fabius III. 



353 C. SuLPicius mi. 
352 P. Valerius. 
351 C. SuLPicius. 



Plebei 

M. Popilius Liv. VII 17. 

M. Valerius Liv. VII 18. 

T. QuiNCTius. iti quihusdam 
annalibus prò T. Quinctio 
M. Popilium consulem in- 
verno Liv. VII 18, 10. 

M. Valerius II Liv. VH 19. 

C. Marcius Liv. VII 21. 

T. QuiNCTius; quidam Caeso- 
nem alii Gaium nomen 
Quinctio adiciunt. Liv. VII 
22, 3. 



Non sorprende il fatto cbe a dispetto delle leges Liciniae- 
Sextiae del 367 si trovino per quattro anni consecutivi col- 
legi consolari costituiti di soli patrici. Il fenomeno si ripete 
infatti per il 349 (L. Furius, Ap. Claudius) per il 349 (M. 
Fabius, Ser. Sulpicius) ed il 343 (M. Valerius, A, Cornelius). 
Non colpisce nemmeno per sé la circostanza che i consoli 
del 356, che figurano anche nel 354, compiono su per giù le 
stesse imprese ambedue le volte, fenomeno che si verifica 
pure per i consoli del 355 che ricompaiono nel 353. 

Non diamo peso di sorta al veder ripetute per questi anni 
delle proteste plebee per la nomina dei consoli patrici Liv. 
VII 17, 12; 18, 3, le medesime fazioni militari ad salinas Liv. 
Vn 17, 6; 19, 8, le medesime disposizioni, in parte i medesimi 



80 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

nomi rispetto alle leggi fenebres Liv, '\r[I 16, 1; 21, 6. Am- 
mettiamo che codeste ripetizioni si siano realmente verificate. 
Ma quando vediamo che per il 354 Livio VII 18, 10 dice : 
in quibusdam annalìbus prò T. Quinctio M. Popilium consu- 
lem ìnvenio e per il 351 VII 22, 3 a proposito del console 
T. Quintius afferma: quidam Caesonem olii Gaium nomen 
Quinctio adiciunt, abbiamo la prova evidente che in alcuni 
annali le gesta del 356 erano veramente confuse con quelle 
del 354 e allora le ripetizioni dei medesimi fatti diventano 
sospette al pari degli stessi collegi consolari costituiti dagli 
stessi personaggi patrici. 

Un altro esempio della necessità di esaminare in stretta 
connessione fra loro le liste dei magistrati con le gesta loro 
attribuite è dato dal racconto delle vicende del 366-361. 
Finita l'anarchia, accordato ai plebei per virtù delle leggi 
Licinie-Sestie uno dei due seggi di console, noi troviamo 
che durante i primi sei anni i collegi patricii e plebei sono 
i seguenti: 

Patricii Plebeii 

366 L. Aemilius L. Sextius 

365 Q. Servilius L. Genucius 

364 G. SuLPicius C. Licinius 

363 L. Aemilius Cn. Genucius 

362 Q. Servilius L. Genucius 

361 C. SuLPicius C. Licinius 

Considerando che nel 366 viene creata la pretura affidata 
ai patrici (Liv. VI 42, 11) e che il pretore ebbe a lungo carat- 
tere di magistrato eponimo, è naturale la domanda, che ab- 
biamo già sopra formulata, come mai di codesti magistrati 
non si faccia menzione nei Fasti ! È evidente che abbia- 
mo liste compilate in età assai recente, quando il numero 



Valore storico dei Fasti per il secolo IV 81 

dei praetores s'era accresciuto. Siila, come è noto, aumentò il 
numero dei pretori annui da sei ad otto; Cesare lo portò 
successivamente a dieci, a quattordici, a sedici.^ D'altra parte 
questa magistratura andò man mano perdendo una parte 
del suo significato. 

Ma più notevole è il risultato al quale si giunge ove si 
esamini il racconto delle gesta di questo sessennio. 

366. Minaccia di defezione da parte degli Ernici. Timore 
che la condotta della guerra venga affidata ad un plebeo: 
Silentium omnium rerum ac iustitio simile otium fuit. Liv. 
vn 1, 5. 

365. Pestìi enfia ingens orla Liv. VII 1, 7. 

364. Pestilentia fuit; introduzione dei ludi scenici Liv. VII 2. 

363. Pestilenza ; si fissa il chiodo Capitolino Liv. VII 3, 5. 

362. Voragine del lago Curzio. Si indice guerra agli Er- 
nici. Genucio, il primo console plebeo, è sconfitto ed ucciso. 
La rivincita è conseguita dal legato C. Sulpicio Liv. X 
VII 6 e 7. 

361. C. Sulpicio console ed il collega Licinio fanno guerra 
agli Ernici e poi ai Tiburtini. Liv. VII 9. 

Non do peso al fatto che per il 361 Livio VII 9, 4 con- 
statata una falsificazione di Licinio Macro rispetto alle cause 
che condussero alla nomina del dittatore T. Quinzio Penno. 
Si noti però che la tradizione ufficiale poneva 5 anni di 
anarchia per il periodo anteriore alle leggi Licinie-Sestie, e 
che 5 anni di pestilenza segna pure nei successivi. Ora è no- 
tevole che nel primo di questi anni già si parli di rivolta degli 
Ernici e che non si dica nulla sulle mosse di questo popolo 

' V. i passi iu MOMMSKX Roem. Staatsrecht. II* p. 198 sg. 
Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma li 6 



82 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

contro Roma. Sarebbe naturale attenderci in questo caso 
ciò clie ci è invece riferito spesso in altri analoghi rispetto 
al contegno dei Volsci e degli Equi. Costoro sogliono appunto 
approfittare delle sciagure dei Romani per assalirli. La guerra 
viene dichiarata dai Romani nel 362 allorché il console 
plebeo L. Genucio osa per la prima volta affrontare, senza 
possedere iusta auspicìa, il nemico.. 

Se si considera che il console del 362 Q. Servilio e L. 
Genucio sono quelli stessi che figurano come tali nell'anno 
vuoto 365, allo stesso modo che i loro successori del 364 T. 
Sulpicio e C. Licinio lo sono da capo nel 361, si è facilmente 
guidati a formulare, sia pure a titolo d'ipotesi, le seguenti 
equazioni : 

a. 355 = 362. Q. Sesviltus : L. Genucius coss. 

a. 364 = a. 361. C. Sulpicius: C. Licinius coss. 

E con questa equazione corrisponderebbe il fatto che per 
il 366-363 abbiamo l' iterazione di un Aemilius e che per il 

363 ricompare daccapo un Genucius. 

Ora se può ammettersi che un plebeo Genucio sia riuscito 
nei primi anni successivi alla approvazione delle leggi Li- 
cinie-Sestie a coprire il consolato, riesce incomprensibile come 
lo stesso personaggio o due personaggi della stessa gente ab- 
biano potuto raggiungere tale magistratura in tre anni 
presso che consecutivi. Se poi si osserva che per il 362 si 
parla della vittoria del legatus Sulpicius j che è il console del 

364 e del 361, se in fine si tiene in conto che lo stesso Livio 
accenna in questi passi alle falsificazioni dei Licini: in breve, 
se si valutano tutte le altre ragioni per le quali chiaramente 
appare che il racconto delle leggi Licinie-Sestie è mescolato 
in una serie di particolari fantastici creati dall'annalista 
Licinio Macro,' è ovvio il sospetto che i fatti riferiti agli 

' Per tutto ciò v. hi mia Storia di Roma 1 2 (Toriuo 1899) p. 132-151. 



Valore storico dei Fasti per il secolo IV 83 

anni quasi sempre oziosi 366-B61 al pari del quinquennio 
dell' anarchia, rappresentino (fatta eccezione per la guerra 
contro gli Ernici e contro Tibur) un periodo vuoto di fatti 
e si abbia una pur vuota ed artificiale ripetizione dei nomi 
dei magistrati eponimi. 



Osservazioni di questo genere sarebbero assai numerose 
ove si esaminasse anno per anno, punto per punto, il periodo 
così oscuro e controverso in cui Roma fu governata dai tri- 
buni militum consiliari potestate. Ci basti qui rammentare 
il disordine dei Fasti rispetto ai primi tribuni militari del 
444 e del 434 (in luogo dei quali altri annali nominavano 
consoli) ed alle gesta di Cornelio Cosso. Sia qui sufficiente 
rimandare alle molte divergenze sopra ricordate rispetto al 
numero dei tribuni che, a seconda delle varie liste, figurano 
quattro, sei, otto o nove. 

Se incongruenze di questo genere non sorprendono per 
il secolo V, come mai non scemano a partire dai tempi suc- 
cessivi all'incendio gallico? 

Evidentemente Livio non ha potuto mantenere la pro- 
pria promessa. Le vicende del popolo romano non diven- 
tano più chiare, ma all' opposto i problemi storici e crono- 
logici tendono sempre più a crescere e ad ingrovigliarsi. 

La soluzione del quesito è abbastanza facile. Più pene- 
triamo nel campo della storia, più aumentano le memorie 
domestiche, e in seguito si accresce il numero degli annalisti. 
Ognuno raccontava le cose a suo modo; quindi la perples- 
sità degli storici imparziali come Livio; quindi il rimedio 
eroico di Catone il vecchio, che passava sotto silenzio il 
nome dei capitani vincitori, mentre ricordava il nome au- 



84 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

tentico dell' elefante Siro privo di una zanna, il quale aveva 
dato prove di coraggio.^ 

Per il periodo più antico questa perplessità non e' era. 
Le gesta anteriori erano state tramandate da pochi anna- 
listi; i loro racconti avevano ben presto assunto il carat- 
tere di verità ujSficiale. Noi non abbiamo modo di stabilire 
se la più antica esposizione dell'età regia e dei tempi an- 
teriori al decemvirato fosse stata già ricostruita da Fabio 
Pittore o se codesta ricostruzione fosse stata in parte ante- 
riormente tentata da qualche pontefice come Tib. Coruncanio. 

Sembra però che per cotesta età gli episodi più notevoli 
della storia canonica, come ad esempio quelli relativi a Ro- 
molo, a Numa, ad Anco Marzio, a Bruto, a Lucrezia, a Co- 
riolano, fossero stati già narrati nelle linee fondamentali dai 
più antichi scrittori.^ 

D'altra parte osserviamo come dal 218 in là Livio ri- 
ferisce accuratamente i prodigi e l'espiazioni compiute dai 
pontefici, mentre solo saltuariamente porge indicazioni di 
questa natura per i primi dieci libri. 

Esporre fenomeni di questo genere, costituiva una delle 
caratteristiche tanto degli annali massimi quanto degli annali 
privati condotti sulla falsa riga dei primi. Livio insisteva 
sulle ragioni morali e religiose che lo inducevano a riferire 
tali prodigi, sebbene ciò stesse ormai in o^iposizione con la 



' Plik. n. h. vili 11: Calo, cum imperatorum nomina annalibus detraxerit, 
eum qui fortissime procUatus cssci in Punica ade, Surum tradidit vocatum dente 
mutilalo. 

* Catone, (purché noa si tratti di esoruamento letterario di Livio 
XXXIV 5) nelle Hue Origines uvreblte raccontato la leggenda delle Sabine 
di Coriolauo così come e esposta dall'annalistica piìi recente. 

Certo Polibio VI 2, 10 riferiva la tradizione canonica dei rapporti di 
Taryuinio Prisco con Anco Marcio che è registrata ad es. da Livio e da 
Dionisio. 



Valore storico dei Fasti per il secolo IV 85 

coscienza del suo tempo : Non sum nescius — dice Livio 
XLIII 13 — ah eadeni neglegentia, qua nilììl deos portendere 
vulgo mine credant, ìieque nuntiarì admodum uìla prodigia 
in piihlicum ìieque in annales referri, ceterum et mihi vetustas 
res scribenti nescio quo pacto antiquus fìt animus, et quaedam 
religio tenef, quae illi prudentissimi viri puhlices uscipienda 
censuerint, ea prò indignis hahere, quae in meos annales re- 
fera m. 

Or bene come mai Livio non porla regolarmente, anno 
per anno, dei prodigi e delle espiazioni anteriori all'età di 
Pirro, vale a dire per quel periodo che dal principio della 
repubblica va al 290 e che egli esponeva nei primi dieci libri? 

Ve di più: Livio nel corso della terza e delle decadi 
seguenti ricorda volta per volta la morte dei sommi sacer- 
doti e l'elezione di quelli che man mano li surrogarono. Si 
comprende come indicazioni di questo genere fossero date 
in annali distesi originariamente da sacerdoti. Or bene perchè 
Livio non porge sistematicamente codeste medesime indica- 
zioni nella prima decade e li menziona solo due o tre volte? 

La spiegazione è chiara: Le narrazioni per questa età 
più antica non erano fatte come quelle per il periodo suc- 
cessivo al '218 a. C. in base ai racconti sincroni dei pontefici 
e degli annalisti, bensì a tardi racconti, i quali erano rico- 
struzioni dei fatti per cui mancavano scrittori sincroni. Il 
materiale anteriore all' età di Pirro ed anzi all' incendio 
Gallico non deriva costantemente e nella maggior parte da 
dati contemporanei. In qualche caso è allargamento di po- 
che notizie autentiche, spesso è anche frutto di invenzioni 
e di malsane fantasie. 

Che i documenti più antichi fossero scarsi e non porges- 
sero molto materiale rispetto alle vicende storiche del V 
secolo risulta dal fatto che nella narrazione liviana s' incon- 



86 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

trano spesso per quel periodo anni che si possono chiamare 
vuoti. Valgano come esempio i passi seguenti. 

Liv. IV 20, 9 ad a. 437 a. C: hnhelle triennum ferme pesti- 
lentia inopiaqiie frugum circa A. Conielium consulemfuif, adeo 
ut quidam annales veliti funesti nihil praeter nomina 
consulum suggerant. 

Cosi per il 429 a. C. Liv. TV 30, 4 dice : consules L. Ser- 
gius Fidenas iterum Hostus Lucretius Tricipitinus, nihil di- 
gnum dictu actum Jiis consulibus. secuti eos consules A. Cor- 
nelius Cossus T. Quinctius Poenus iterum. 

Cfr. Liv. IV 35, 3 ad a. 425: annum insequentem neque 
hello foris neque domi seditione insignem. 

Cfr. Liv. rV 52, ad a. 412 a. C. annum modestia trihunorum 
quietum. 

Se si tien presente la secchezza dei documenti- più vetusti, 
è ovvio conchiudere che i Fasti, ove anche non siano stati 
interpolati e meritino quindi piena fede, ci porgono in molti 
casi nomina sine re. Se desideriamo conseguire qualche re- 
sultato rispetto alla cronologia, dobbiamo valerci dei sin- 
cronismi, i quali, per altro, sono assai scarsi e ove si riferi- 
scano al V secolo hanno talora dubbio valore. 

Una piena discussione intorno al valore dei sincronismi 
che ci sono riferiti o che mediante ulteriori ricerche e con- 
fronti a noi moderni è dato stabilire, merita una trattazione 
a parte. Più che a ristabilire Fasti, ciò giova a ritrovare 
l'ossatura cronologica della storia più antica, prescindendo 
talora anche dai nomi dei magistrati. Tale studio facciamo 
quindi in altro luogo. 

Limitandoci qui a discutere intorno ai Fasti, ripetiamo 
l'osservazione che il problema relativo al valore di essi non 
va trattato, come spesso si fa, in base alle sole liste dei 



Valore storico de' Fasti per il secolo IV 87 

nomi tramandateci, ma coordinando coteste liste all' esame 
dei fatti storici clie con esse sono strettamente connessi. 

È infatti chiaro che non si può scindere la storia di 
Spurio Cassio da quella dei suoi tre consolati e delle sue 
tendenze presentate, a seconda del caso, come liberali oppure 
come demagogiche e tiranniche. Non è dato studiare questo 
quesito senza ponderare le diverse tradizioni che lo presen- 
tavano quale console ovvero quale tribuno della plebe. 

Cosi non sarebbe proficuo un esame delle gesta di L. 
e di T. Quinzio Cincinnato senza prendere in esame i rac- 
conti relativi alle loro imprese militari. E tale esame ci 
mostra come i medesimi fatti, i medesimi consolati o le 
identiche dittature, vennero più volte ripetute e fra loro 
confuse, E dopo un tale esame comprenderemo perchè i più 
antichi scrittori, come Cincio e Calpurnio Pisone, nulla sa- 
pessero della dittatura del 439 in cui Cincinnato avrebbe 
nominato Servilio Ahala quale maestro dei cavalieri (v. 
Dion. Hai. XH 4). 

Del pari, considerando le gesta per tre volte riferite 
in tre diversi anni a Cornelio Cosso, noi comprenderemo 
come mai codesto personaggio ora sia detto console ed ora 
tribunus militum. (Liv. IV 20, 5; 30, 1; 32, 4). Ed è pur 
chiaro che se i predecessori di Livio avessero disposto di una 
sicura ed ufficiale lista dei Fasti, non avrebbero avuto occa- 
sione di discutere sulla veridicità di codeste versioni ; Livio 
stesso non si sarebbe appellato alla corazza di Cosso vista 
da Augusto (Liv. IV 20, 7). 

Sotto questo punto di vista si può ragionevolmente affer- 
mare che i Fasti non siano ancora stati oggetto di esame 
per ogni parte compiuto. Una analisi minuta, anno per 
anno, avrebbe anzi virtù di provare che le perturbazioni che 



88 Intorno alla formazione ed al valore stm-ico dei Fasti 

si incontrano di frequente nel V e nel IV secolo giungono 
sino al principio del III. Prova cospicua il fatto che, men- 
tre i Fasti della Regia confrontati con il Cronografo del 354, 
con i Fasti d' Idazio e con il Chronicon Paschale, registrano 
L. Gaecilius Denfer come console nel 284,' Polibio II 19, 8 
dice che lo aT^atT^yòg Aeijxiog morì combattendo ad Arezzo 
contro i Galli. E l'esame della cronologia di quest'autore 
mostra che il fatto da lui indicato cade verso il 285. 

Quale sia il valore da dare all' espressione arpaTiiyóg in- 
dica il passo di Livio ej). XII ove, accennandosi allo stesso 
fatto si legge: bello ob icl Gallis indicto, L. Gaecilius praetor 
ab eis ciim legionibus caesus est. 

Risulta quindi all'evidenza che mentre v' erano liste di 
Fasti che ricordavano il consul L. Cecilio nel 284, altre fonti 
saperano del praetor Cecilio e le fonti più antiche seguite 
da Polibio lo facevano già morto verso il 285.^ 

Analoghe osservazioni è dato fare rispetto all'ordinamento 
dei consolati di M. Curio Dentato. I Fasti ebbero presenti 
le versioni più recenti ;3 il loro valore per questo lato è 
del tutto uguale a quello degli Ada Triamphalia incisi 
sulle medesime pareti che ancora per questi e per gli anni 
successivi porgono dati discutibilissimi. Tanto è vero che 
per il 277 ricordano un trionfo del console C. lunio Bruto 
sui Lucani e sui Brutti, mentre da altre fonti si apprende 



' CIL. V ad a. tj}. 134 sq. Nelle liste di Cassiodoro L. Caeciliiis è tra- 
sformato in L. Caelius. 

* Sulla questione v. Mommsbn Roem. Foruchungeìi II 7, 367-o75. 

Per il valore della cronologia delle guerre Galliche rimando alle osser- 
vazioni del NiBSE nell' Hermes XIII (1878) p. 401 sg. e provvisoriamente 
alla mia Storia di Roma I 2 (1899) p. 447. 

» MoMMSKN 1. e. p. 372 sq. Cfr. la mia Storia di Roma I 2 (1899) p. 447 
8gg. Su questo punto v. anclie Niksb in Hermes XXXI (1896) p. 481 sgg. 



Conclusioni 89 

che duce di tal guerra fu il collega di lui P. Cornelio Ru- 
fino.' 

Cosi gli Acta Trlumphalia sognano solo il trionfo di Gn. 
Cornelio Biasio sui Regiui nel 270, mentre Dionisio ed Orosio 
danno a C. Genucio collega di lui il merito della presa di 
Regio.^ 

Ora se perturbazioni di questo genere si notano per i 
primi decenni del III secolo, nulla di strano che se ne trovi 
traccia durante il IV. Ancor più naturale è riscontrarne per 
il secolo V. E se occorre stare in guardia per notizie che si 
riferiscono a periodi del tutto storici e perfettamente au- 
tentici nelle linee generali, è più che legittimo il sospetto 
verso quelle che sono connesse con le incerte e talora false 
memorie dell' età anteriore all' incendio Gallico a cui lo 
stesso Livio mostrava aver così poca fede.^ 

Il pregiudizio seguito in generale da tutti gli studiosi 
di cose romane, per primo da Th. Mommsen, che i Fasti siano 
documento per se stesso autentico ed al di fuori di qualsiasi 
ulteriore questione, ha fatto si che si sia talora assoggettato 
all'esistenza ed ai dati di tali liste ogni ulteriore criterio 

' CIL. I* p. 46 ad a. 477 u. e. = 277 a. C. 

» CIL. r p. 46 ad a. 484 a. e. =z 270 a. C. 

' Dati di questo genere si trovano anche per età successive rispetto a 
magistrature minori. 

Così ad es. sebbene si tratti semplicemente di questori, la questura di 
Catone censorio, la quale cade nel 204, pare sia stata a bella posta spo- 
stata al 205 allo scopo di creare l'episodio della lotta fra Catone questor 
e Scipione Africano cos. 205. Sul che v. Fraccako Biografia di Catone in 
Memorie della Accademia Virgiliana III (1910) p. 22 estr. 

Dubbi ed errori di questa natura sì riscontrano ad es. anche ove si 
parla dei triumviri agris dandis adsignandis inviati nel 218 a Piacenza. Liv. 
XX 25, 4 dopo aver detto che codesti tresviri a. d. d, furono C. Lutatius C. 
Servilim M. Annius aggiunge: prò Annio Servilioque M' . Acilium et C. Heren- 
nium hahent quidam annales, alii P. CorneUum Asinam et C. Papirium Masonem. 
cfr. XXVII 21, 9. 



90 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

sulla attendibilità intrinseca dei fatti raccontati dalla tra- 
dizione. 

Invece assai spesso, per non dir sempre, è esatto il metodo 
opposto. Ossia occorre verificare se siano credibili o no i fatti 
narrati dall'annalistica, per giudicare successivamente se sono 
no degne di fede le indicazioni fornite dai Fasti. Anziché 
la trama su cui sono stati intessuti i racconti storici, in 
certi casi i Fasti sono invece l'estratto nominale dei duci 
nominati da racconti non sempre attendibili. Prova evi- 
dente le dittature di Cincinnato nel 439, di M. Valerio nel 
342, che non sono affatto dati monumentali bensì, per con- 
fessione degli antichi, indicazioni ricavate da testi inter- 
polati. 

Ne, come abbiamo più volte fatto osservare, è il caso di 
distinguere il valore dei Fasti consolari da quelli dei dit- 
tatori e dall'elenco dei trionfi in cui tutti riconoscono con- 
fusioni ed interpolazioni, dacché tanto la prima quanto le ul- 
teriori serie sono derivate dalle stesse fonti e rappresentano 
la medesima elaborazione annalistica, sia che appaia nelle 
opere di Livio e di Dionisio, ovvero sulle pareti della Regia. 

Infine occorre tenere a mente che se gli antichi parlano 
esplicitamente di falsi dittatori, Cicerone fa pure esplicita 
menzione di consolati falsamente moltiplicati. 



Elementi per la storia delle genti romane 91 



V. 



Elementi che forniscono ì Fasti per ricostituire la storia delle genti e 
della società romana. 



La presenza di consoli e di dittatori falsi non conduce 
certo alla conclusione clie le liste a noi tramandate siano 
prive al tutto di autorità e valore per il V ed il IV secolo. 
E spontaneo invece il pensiero che l' esame di codeste liste 
fatto da diversi eruditi sul finire della repubblica abbia pur 
condotto ad eliminare anticbe interpolazioni e falsificazioni 
già sorte per effetto di vanterie domestiche. Ma poiché le 
narrazioni a noi pervenute rappresentano quasi totalmente 
l'elaborazione degli annalisti più recenti, ed abbiamo pro- 
ve evidenti che parecchie interpolazioni non vennero elimi- 
nate/ è naturale esaminar i Fasti con la maggiore cautela, 
sia che rammentino consolati di genti che, come i Tullii 
e gli Antonii compaiono solo assai tardi fra quelle che 
occuparono selle curali, sia che accennino alla parte che 
i plebei Poeteli e Duili ebbero nella composizione del de- 
cemvirato od alla precoce partecipazione dei plebei Atilii 
al tribunato militare (a. 444). 

Nonostante tali interporazioni e tali dubbi, è indiscutibile 
il valore delle liste dei Fasti a noi pervenuti, ove si consi- 



' Attico seguiva spesso le fonti aunalisticLe più recenti v. F. Mììnzer 
in Hermes XLV (1905) p. 68 sgg. 



92 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

derino nel loro complesso. E sebbene essi siano talora sospetti 
dal punto di vista cronologico, nondimeno nel loro assieme 
sono assai preziosi in quanto porgono ad esempio l'elenco 
delle genti che man mano si succedettero nel governo dello 
Stato romano. Non credo quindi inutile rilevare, sia pure in 
modo assai sommario, alcune fra le più notevoli conseguenze 
che è lecito ricavare da un esame di questo genere. 

Avverto però che intendo delibare un tema per se stesso 
assai vasto, che ove fosse trattato con tutta l'ampiezza di 
cui è suscettibile si identificherebbe per certi periodi con 
la stessa Storia di Roma. Anche in questo caso, come rispetto 
ai rapporti fra magistrati e sacerdoti, io miro solo ad ecci- 
tare altri a solcare più profondamente il cammino che nelle 
pagine seguenti è appena tracciato.^ 

Prima di incominciare questo studio è doveroso pronun- 
ciare una parola di gratitudine a tutti quegli eruditi che 
con diligenza ed acume, camminando sulle traccie del Bor- 
ghesi e del Mommsen, hanno raccolto i fasti dei singoli ma- 
gistrati. Rileviamo come il merito particolare di aver fatto 
sorgere la maggior parte dei lavori di questo genere spetti 
a C. Cichorius dell' Università di Breslavia.- 



' V. 8. parte I di queste Ricerche p. 273 sgg. 

* Rispetto ai Fasti consolari rimando all' edizione dell' Henzen, del- 
l' Hiii.SEX e del Mommsen in CIL. V. 

Per quelle dei dittatori alla memoria cit. del Bandel Die roem. Dicta- 
turen (Breslau 1910). 

Per i Fasti Censorii all'edizione del Db Boor (Berolini 1873). Sull'ar- 
gomento V. anche O. Leuze Zur Gesohichte der roem. Cenzur (Halle a. S. 1912). 

Rispetto ai pretori v.: 

E. Maxis Die Praetoren Roms von 367-167 v. Chx. (Breslau 1911). 

P. Weukmann Fasti praetorii ab a. n. DLXXXVIII ad a. u. DCCX 
(Beroliui 1875) rettificato in certi punti da 

M. HoLZL Fasti praetorii ab. a. U. DCLXXXVII ad a. U. DCCX (Lipsiae 
1876). 



Elementi per la storia delle genti romane 93 

Per tentare uno studio per ogni lato completo sulla succes- 
sione delle genti che governarono Roma dal principio della 
libera repubblica sino ad Augusto noi non disponiamo di 
tutti i dati necessari. Possediamo bensì l'elenco dei consoli 
di molti dittatori, dei censori, ma non abbiamo che piccola 
parte di quello dei pretori e ci manca quasi per intero quello 
degli edili curuli e dei questori. E se rispetto alle magistra- 
ture plebee conosciamo il nome di molti tribuni della plebe, 
siamo ben lungi dall'avere una lista completa. 

Per istituire un esame compiuto occorrerebbero non solo 
liste del tutto sicure, ma sarebbe necessario constatare quan- 
do man mano una famiglia, dopo aver percorse tutte le ma- 
gistrature curuli inferiori, riusci a salire alle maggiori ossia 
alla pretura, al consolato, agli onori della dittatura e della 
censura. 

Tali indicazioni sarebbero sopratutto utili ove si riferis- 
sero al periodo anteriore al plebiscito di cui fu autore L. 
Villio detto poi Annalis, con il quale si stabiliva: quot annos 
nati quemque magistratum peterenf caperenfque Liv. XL 44. 

Molte genti, pur esercitando una notevole efficacia nella 
vita pubblica, non uscirono mai o solo negli ultimi anni 
della libera repubblica, dal tribunato della plebe. D'altra parte 



H. Levison Fasti praeiorii bidè ab Octaviani imperii singularis ìniiio 
usque ad Hadriani exltum (Vratislaviae 1892). 

Per gli edili v. J. Seidel Fanti aedilicii von der Einrichtung der ple- 
ieijschen Aedilitaet bis ziim Tode Caesars (Breslau 1908). 

Per i questori v.: 

Fb. Sobeck Die Quacsiorai der roem. Republil; (Trebuitz 1909). 

M. BiiLZ Fasti quaesiorum qui ab. a. U. e. CCCXXXX ad a. U. e. DCLXX 
extra Romani fuerunl (Zittau 1908). 

Rispetto ai Fasti dei tribuni della plebe mi riferisco al piti volte ci- 
tato lavoro di J. Niccolini edito nei miei Studi storici 1896 e di M. Ziegler 
Fasti tribiinorum plehis 133-70 (Ulm 1903). 



94 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

altre, par raggiungendo le magistrature curuli, non oltre- 
passarono i gradi di questore e di edile. Viceversa, molti 
personaggi che vediamo giungere alla pretura ed al conso- 
lato direttamente si erano già affermati negli anni prece- 
denti per mezzo dei propri antenati nei gradi inferiori. 

Con lo scarso sussidio delle indicazioni di cui disponiamo 
non è possibile distendere una storia del tutto soddisfacente 
delle genti romane. Ma nonostante le molte lacune, ci è con- 
cesso esaminare codesto fenomeno da un punto di vista ge- 
nerale. 

Rinunciamo a fare un' illustrazione minuta delle genti ^ 
romane per l'ultimo secolo della repubblica. Ciò infatti equi- 
varrebbe quasi a scrivere una storia di questo stesso secolo, 
che abbiamo eccezionalmente modo di rintracciare talora nei 
minuti particolari. Ci soffermiamo invece sopratutto a rico- 
stituire nelle linee generali le vicende delle genti patricie 
ed il successivo succedersi ed incalzarsi della plebe di Roma 
e del Lazio e poi delle varie regioni d'Italia. Tema senza 
dubbio molto più ristretto, ma meglio rispondente alla na- 
tura di questa dissertazione ed al periodo storico che qui 
intendiamo esaminare. 

Poiché non miriamo a porgere l' elenco delle singole per- 
sone ma solo delle genti, raggruppiamo i singoli individui 
sotto i nomi delle gentes di cui fecero parte. Non ci preoc- 
cupiamo del fatto che le gentes si vennero a distinguere in 
diverse famiUae, considerando che, sopratutto per il periodo 
più antico, la coesione religiosa e politica fra i gentiles fu 
maggiore di quella che è dato constatare per gli ultimi due 
secoli della repubblica in cui liberti e plebei, meno stretta- 
mente connessi di quel che fossero in origine con poche genti 
patricie, andarono sempre più allargandosi, acquistarono fìso- 
nomia autonoma e finirono per diventare del tutto indipendenti. 



Elementi per la storia delle genti romane 95 

Solo per gli ultimi periodi della repubb.Hca noteremo 
separatamente, ove sia opportuno, le diverse faniiliae. E 
poiché esaminiamo solo il nome delle genti patricie e plebee 
che esercitarono il summum imperium, o che ressero per 
mezzo di altre podestà civili le sorti dello Stato, registriamo 
solo i nomi dei dittatori, dei magistri equitum, dei consoli, dei 
tribuni militum consiliari potestate e faremo cenno delle cen- 
sure da essi conseguite. 

La natura dell'argomento richiederebbe anche un elenco 
dei pretori. Ma come è noto noi disponiamo a questo ri- 
guardo solo di dati frammentari. E, fatta eccezione per il 
periodo esposto da Livio che dal 218 va al 166, notizie al- 
quanto ampie abbiamo solo ad interminenze, come ad es. 
per gli anni ricordati negli scritti di Cicerone. 

Lacune anche maggiori notiamo rispetto agli edili curuli 
ed ai questori. Tuttavia quando possa essere utile per chia- 
rire la posizione storica di una stirpe plebea, noteremo anco 
le preture, le edilità curuli e le questure. Dal 180 in là, dopo 
l'approvazione delle lex Villia annalis, i Fasti degli edili e 
dei questori hanno valore secondario ove si miri soltanto a 
fare la storia generale di quel movimento che condusse man 
mano a galla nuove stirpi ed homines pure novi. 

Ci asteniamo poi dal registrare in questo elenco le genti 
che conseguirono l' edilità ed il tribunato della plebe. Scopo 
dello studio presente è indicare le genti patricie e successi- 
vamente le stirpi plebee che conseguirono le magistrature 
curuli. Notiamo qui il tribunato della plebe solo ove con- 
venga seguire le prime origini di una gente. Esponiamo 
però separatamente la serie delle stirpi, che, stando alle 
assai monche notizie di cui disponiamo, coprirono le magi- 
strature plebee. 

Nostro proposito non è già dare un' edizione dei Fasti ; 



96 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

perciò discuteremo sulle varianti dei iiorai quelle poche volte 
che sarà strettamente necessario. 

Non facendo la storia di persone ma di gentes; esponendo 
solo la successione di esse nelle somme magistrature curuli, 
miriamo a rappresentare graficamente quell' incalzarsi di 
energie politiche che rinnovarono man mano la vita poli- 
tica di Roma. Notiamo quell'avvicendarsi di genti e di ge- 
nerazioni che fanno ripensare ai nuovi strati nevosi che 
sulle vette alpine ricoprono e nascondono man mano i vec- 
chi giacimenti, i quali grazie alla conformazione di valli e 
di roccie riescono nondimeno in qualche caso a farsi ricono- 
scere. 

I nomi dei Fasti, l'elenco dei magistrati patrici non porge 
la serie completa delle genti patricie di Roma. Noi veniamo 
solo a conoscere quali furono quelle che riuscirono a gui- 
dare lo Stato. 

Per il periodo che dalla fondazione della repubblica va 
sino al decemvirato ed alla successiva creazione del tribuni 
militum consiliari potestate abbiamo le genti qui appresso 
segnate, che indichiamo non già in ordine alfabetico ma 
secondo che man mano compariscono suU'orizonte storico. 



Serie dei magistrati patricii dal 509 al 444 



97 



VI. 



ELENCO PRIMO. 

Magistrati j^atrici dalla caduta della monarchia alla ereazione dei 
«tribuni miUtum consulari jaotestate» {509-444). 

GENTI PATRICIE. Genti Plebee. 

l.L. luNius Brutus^ 509. 

2. Tarquinius Collatinus 
cons. 609. 

I TARQONn di origine e- 
trusca sarebbero stati cac- 
ciati; ma continuano a vi- 
vere a Roma i patrici Tar- 
quitii come L. Taequitius 
(mag. eq. 458). 

3. Yalerii 509 suf.; 508; 507; 
505;504(dict.501?494);483; 
475; 470; 460; 456; 449.2 

4. LucRETii 509 suf.; 508; 504; 
462.3 

* I numeri indicano gli anni a. C. Ove non tì sia indicazione partico- 
lare di magistrature si intende che si parla di consoli. 

' Il carattere latino del nome appare anche dallo stretto rapporto che 
ha con quello di Juno (cfr. Schulze Zur GeschicMe latein. Eigennamen p. 470). 

» Nota gente Sabina, vedi i passi in Muenzer De gente Falena (Op- 

poUe 1891). , , r 

» Il carattere sabino della gens appare anche dal nome vel monte Lu- 

cretilia (S. Gennaro). 

Pais Bicerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma U. 7 



98 Inforno alla J orinazione ed al valore storico del Fasti 

GENTI PATRICIE. Genti Plebee, 

5. HoRATii 508 suf.; 507: 477; 
457; 449.» 

6. Largii 506; 505; 501 (dict. 
501) 498; 490.^ 

7. Herminii 506, 448.^ 

8. PosTUMii 505; 503 (dict. 
499 o 496) 496; 466; 464 
(Xvir); 451.* 

9. Menenii 503; 477; 452. 

10. Verginii 502; 496; 494; 
486; 479; 476; 473; 469; 456; 
448.5 

11. Sp. Cassius 502 (mag. eq. 
501) 493; 486. 

12. POSTUMUS COMINIUS 601; 

493.6 

13. SuLPicii 500; 490; 461; 
(Xvir 451).^ 



' Antichissimo nome latino, forse Albano v. Liv. I 24, 1. 

* Gente di origine etnisca; cfr. Schulziì p. 83. 

* Gentilicio di origine etrusca; cfi*. il materiale in Schulze ji. 173. 

* Originari come è noto da Begilhim nella Sabina. 

* Gentilicio originario forse dall' Etruria cfr. Schulze p. 100. 

* Il gentilicio I umni appare in Etruria, Schulze p. 108 ; ma Cominiuvt 
è un ben uoto nome di città Sannitica. Il console Cominius del 501 è detto 
Aiiruneus v. s. p. 9 sgg. 

Originari, come mostra il cognome Camerini da Cameria, la quale, 
come risulta da Cickrone prò Piando 20 cfr. con Tac. ann. XI 24, non 
ora molto lungi da Tusuolo. 



Serie dei magistrati patricii dal 509 al 444 99 

GENTI PATRICIE. Genti Plebee. 

14. M.' TuLLius 500.' 

15. Aebutii 4:dd ( mag. eq. 
499; 496) 463.2 

16. Veturii 499; 494; 462; 
455 (Xvir 451).3 

[P. Veturius sarebbe 
stato uno dei due primi 
questori della libera re- 
pubblica nel 509 Plut. t 
Po])l. 12]. 

17. Cloelii 498.* 

18. Sempronii 497; 491 (dict. 
483).5 

19. MiNUcii 497; 492; 491; 
468; 457 (Xvir 450). 

[Uno dei due primi que- 



' L'ipotesi che il gentilicio volsco TuIUuh sia d' origiu« illirica (v. 
SCHULZE p. 30) troverebbe conferma nella affermazione di Alessandro 
POLISTORE apud Serv. ad Aen. XI 842. 

La lettura Taìlios in Liv. I 30, 2 ove enumera le genti albane è un 
evidente errore in luogo di hdios cfr. DiON. Hal. Ili 29. 

« Gli Aeliutii hanno il cognome Belva. Poiché uei Fasti antichissimi 
mancano i cognomi e i patrici Aehutii scompaiono dopo il secolo V, si è 
pensato che il cognome Relva sia stato ad essi attribuito in seguito dagU 
Aehutii Helvae plebei dei quali uno figura già come pretore nel 168 (Ci- 
CHORius De Fastis rvmanis antiquissimis ^Lipsiae 1886) p. 221. 

Sul valore etnograiico del cognome Belva v. Schulze p. 421 sgg. 

•' Cfr. il materiale in Schulze p. 379 rispetto all'Etruria. 

* Gens Albana Liv. I 30, 2. DiON. Hal. Ili 29. Il cognome Sicnlus dei 
Cloelii accenna alle più antiche popolazioni del Lazio. 

" Il coguome Atratimis dei Sempronii patricii pare accennare al loro 
luof'o di origine come VAminiinus dei Volumnii. 



100 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE. Genti Plebee. 

stori della libera repubbli- 
ca nel 609 Plut. Popi. 12]. 

20. Claudii 495; 471; 460; 
(Xvir 451, 450) (mag. eq. 
494). 1 

[Un questore prima del 
495^%.inC/L.rp.l99]. 

21. Servilii 495 (mag. eq. 
494) 478; 476; 468; 466; 463.^ 

22. Geganii 492; 447.3 

23. PiNARii 489; 472.* 

24. luLii 489; 482 (Xvir 461); 
447.5 

26. Nautu 488; 476; 468.6 



' Nota gens Salma. 

' Gens Albana Liv. I 32. DiON. Hal. Ili 29. 

* Geìis Albana Liv. 1. e. DiOJf. Hal. 11. ce. È incerto se il cognome di 
Macerinus proprio dei Geganii accenni al loro luogo d'origine. Cfr. Macreales, 
antica comunità latina enumerata (Plin. n. h. Ili 69) fra le scomparse. 

* Deboli raffronti rispetto all'Etruria (v. in Schulze p. 366). Non è 
chiara l' origine del cognome Natta. 

* Gens Albana Liv. 1. e. DiON. Hal. 11. ce. 

* l Nauta era uno delle genti che vantavano origini troiane ed erano 
connessi con un culto del Palladio che avrebbero ricevuto da Enea allorché 
giunse ai lidi della Calabria, Verg. Aen. V 704. Varr. apud Sbrv. ad 
Aen. II 166 V 704 cfr. Ili 1407. DiON. Hal. VI 69; XI 16. Fest. p. 176 
s. v. Nautiornm. I Nautii avevano il culto particolare di Minerva. Ora è 
naturalo la domanda se per caso in seguito alla confusione di Minerva etru- 
8ca e falisca con VAthena Greca giunta per mare si sia fatto derivare lo 
stesso nome dei Nautii dal greco vauxvjg. Sorge il sospetto che i Nautii 
fossero in origine una gente Etrusca. Stando a Plin. n. h. XXXIV 23 un 
Natiut sarebbe stato uno degli ambasciatori fatti uccidere nel 438 dal re 
Teiente Tolumnio. Altri testi danno però Sp. Antium v. oltre p. 105. 



Serie del wogishati patiicii dal 509 al 444 K'I 



GENTI PATEICIE. Genti plebee. 

■26. [Gn. MarciusCoriolanus].' 

27. FuRii 488; 481; 474: 472: 
464; 446.=* 

28. T. SiciNius 487. •'- 

29. C. Aquilius 487.* 

30. Fabii 485; 484; 483; 482: 
481; 480; 479; 467; 465: 159 
(Xvir 450). 5 

31. CoRNELii 485; 459 (Xvir 
450).6 

' Coriolano, console, secondo l' AUCTOR de viris illustr. 19, aspira al con- 
solato stando a Dionisio VII 21 ed Appiano Ital. 2. Con ciò è stato messo 
in rapporto l' assenza in Livio ed in Cassiodoro dei consolati del 490 e 
ilei 489 a. C. Cfr. Mommsen Eoem. Forsch. II p. 140 sg. 

'- I Fiirii erano originari di MeduUia colonia albana di località non 
ancora determinata, donde il cognome di MedulUnus già dato al console 

del 474. 

Il cognome Camillus è già attribuito al trib. mil. del 401. 8e esso abbia 
si o no or'igine etrnsca, come già pensavano gli antichi (DiON. Hal. II 22. 
Macrob. Ili 8, 5. Serv. ad Aen. XI .543; 558) e tendono talora ad ammet- 
terlo anche moderni, è questione non risolta. 

Nell'agro Tuscolano sino dal secolo XVIII furono scoperte le tombe 
arcaiche dri Fourii, CIL. XIV 2700-2707. 

^ Il console del 487 è detto SaUnus nei Fasti del Cronografo del 354 
ed in quelli di Hydatim. Un Sioiinus e detto Albano da DiON. Hai.. Ili 13. 
Le forme Sìccìuh e SiciniuH vanno naturalmente messe a riscontro di quelle 
di Simlus e Sicanus, ossia più antichi abitatori del Lazio. Invece il MoM- 
MSKN Boem. Forsch. I p. 109 u. 88 distingue i Siedi dai Sicinii. 

* Detto TU8CU8 nei Fasti del Cronografo del 354 e negli Hydatiaui. 

' Autore della gente dei FaUi sarebbe stato il Sabin.j Modio Fabidio 
di Cnres Diox. Hal. II 48. 

* Alla patria originaria dei Conielii pare accennare il loro co-nome di 
Malnginensis che presso il Cronografo dell' a. 354 è di già dato al console 
del 485. Nei Fasti della Regia quello del 459 ha pure il secondo cognome 
di Uriitin) (Koopr.x'vo; o KopoTlvo? o Koupixlvos nei codd. di Diodoro). 
Quello di C0SSU8 compare con il 434. Origine non latina sembra poi atte- 



102 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

GENTI PATRICIE. Genti Plebee. 

32. Aemilii 484; 478; 473; 470; 
467 (dict. 463). 1 

33. Manlii 480: 474: (Xvir 

451).^ . . 

34. Sebgii 478 (Xvir 450). ^ 
36. QuiNCTii 471 ; 468 ; 465 ; 



stare il cognome di Cethegus (cfr. Schulzk p. .322) che apparisce del resto 
la prima volta solo nel 204. Anche il cognome dei Corneìii Blasiones, che non 
compare prima del 270, trova analogie in Etruria v. Schulze p. 166 n. 7. 

' Sugli Aemilii quale diminutivo di Aemi v. Schulze p. 295. 

È dubbio che si possa venire a sicuri risultati etnografici rispetto al 
loro cognome di Mamercini, dacché esso si trova tanto in Etruria quanto 
fra i Falisci e gli Osci (v. materiale in Schulze p. 464 ; cfr. 141 n. 5) 
V. indici in Conway The ital. dial. 

' Il Manlius console del 474 ha di già il cognome FuUo nel Crono- 
grafo dell' a. 354. E questo cognome è dato dai Fasti della Regia per i 
decemviri del 451 ed i tribuni militari del 420, 405, 402, 400. Pili tardi iu 
età del tutto sicura il cognome Volso è portato dai consoli del 256, del 
189, del 178. Il console del 474 avrebbe trionfato sui Veienti DiON. Hal. 
IX 36 non sui Voìsones o Volsiniensi ( Volsones = Volsinienses) v. in Act. 
Trium])li. ad a. 294 a. C). 

Parrebbe ovvio pensare che sia attribuito ai Manììi del V secolo un 
cognome conseguito da un Manlius posteriore per qualche vittoria sui Vol- 
siniensi. D' altra parte va però osservato che una tradizione presuppone 
rapporti fra Roma, Chiusi, Vetulonia, Ruselle, Arretium sino dal tempo del 
primo Tarquinio Dion. Hal. Ili 51 e che la leggenda etrusca conservataci 
nel celebre dipinto di Volci, iu cui accenna alle vicende di Gneve Tarchunies 
Rumnch, fa pure menzione di Laris Papaihnas Felznach, ossia di Volsiuii. 

Dopo tutto può darsi che il cognome Vuho dei Manlii, come il Tuscus degli 
Aquìlti, V AurunciiK dei Cominii, accenni al luogo di origine di questa gens. 

' Come è noto, il nome Sergius in origine non è che una varietà di 
Serviliìis (cfr. Mommsen Boetn. Forsch. I p. 9 ; 2i) ed in ambedue codeste 
gentes si trova il cognome di Fidenas (per i Sergii di già nel 454, per i 
Servilii nel 418). Tanto il nome di Sergius quanto quello di Servilius fanno 
pensare alle antichissime origini servili di queste gentes che raggiunsero 
tuttavia il patriciato da tempo assai vetusto. 



Serie dei magistrati patricii dal 509 al 444 103 



GENTI PATRICIE. Genti Plebee. 

460 suf.ji (dict. 468) 453; 
446.2 

36. T. NuMicirs 469.=^ 

37. P. YoLUMNius 461.* 

38. T. RoMiLius 455 (Xvir 
451). 

39. Sp. Tarpeius 454. 

40. A. Aternius 454.^ 

41. Sex. Quinctilius 463.^ 

42. P. CuEiATius 453 (Xvir 
451).^ 

43. P. Sextius 452 (Xvir 451). 

44. T. Genucius 451 (Xvir 
451) cfr. 445. 

45. Agr. Curtius 445.* 

' Dato da DiON. Hal. X 17. 

* Gens Albana Liv. I 30, 2. DiON. Hal. Ili 29 ha Koivx'.À'O'jg. 
' È lo stesso noinen del fiume Numimis e del mitico re Numa. 

* Il cognome Amintinus, proprio dei Volumnii, fa pensare ad Amiti- 
num località distratta nel Lazio v. Pliu. n. h. III 68; cfr. CIL, VI 251 
Mag. pagi Amentini minoris. Si confrontino anche gli Amentinenaes dell' E- 
traria Plin. n. h. Ili 52, CIL. VI 2404, 12; X 6440. Lo stesso nome dei 
Volumnii, come è stato parecchie volte osservato, rivela origine schietta- 
mente etrusca. V. il materiale in Schulze p. 258. 

* Il nome di questo console ricorda quello del fiume Aternus, che divi- 
deva il territorio di Marrucini da quello dei Peligni. Lo Schulze p. 269 
sostiene il carattere etrusco del nome conùontaudolo ad esempio con quello 
di Atrius. 

* Dato da DiON. Hal. Ili 29. Livio I 30, 2 ricorda invece i Quinctii. 
È evidente che i Quindi ed i Qiiinetili non sono che varietà delle stesso 
nome. Ma possono essersi diff"erenziati da età assai vetusta. 

' Gens Albana secondo altri Romana Liv. I 24, 1; ib. I 32, 2. DiON. 
Hal. III 29. 

* Curtii ripetizione del nome dei Curiati ? 



104 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

I Servila vantavano origini albane al pari degli luUi^ 
Quinctii, Geganii, Curiata, Cloelii Liv. I 30, Dionisio III 29 
aggiunge anche i Metili. Ma dai rimanenti dati a noi per- 
venuti i Metili figurano solo come plebei. I Metili figurano 
come trihuni plehis nel 416, 401, 220, 217, 212. 

Aggiungiamo poi fra i patrie ii i Folii o Fosli che compa- 
iono nel 320 e nel 318 il 443, i Papirii che abbiamo dal 444. 

Notammo (v. s. p. 8 sg.) come le notizie su alcune fra 
le antichissime genti patricie del V secolo abbiano destati 
sospetti. Apocrifo è in generale reputato lunio Bruto, il più 
antico console della repubblica e analoghi sospetti colpi- 
scono ad es. i Sicinii e gli Aquilii nominati, accanto ai 
Vitellii, fra i partigiani di Tarquinio il Superbo. 

In alcuni di questi casi la critica è impotente a rilevare 
il vero. Certo sono fantastici i particolari che, la tradizione 
racconta sugli Aquilii e sui Vitellii.^ 

Oltre a queste genti patricie, la tradizione ne ricorda 
alcune altre per l'età regia o per il primo secolo della li- 
bera repubblica; ad es. ove porge la sospetta notizia su Atilio 
decemviro chiamato al tempo dei Tarquini a conservare i 
libri Sibillini (Dion. Hai. IV 62), ovvero parla di Racilia mo- 
glie di Cincinnato (Liv. Ili 26, 10). 

Grli Atilii furono a partire dal 399 e 396 fra le più an- 
tiche ed illustri genti plebee, ma L. Atilius Luscus è uno 
dei più antichi tribuni militum consiliari potestate creati 
nel 444; e codesto collegio in cui figura anche un Cloelius 
Siculus ed un Sempronius Atratinus è composto di patrici. 

Così la tradizione ricorda Verenia e Canuleia, che sareb- 
bero state due fra le prime quattro Vestali create da Numa 



' Liv. II 4, 1. Dion. Hal. V 6 cfr. Ed. Schwautz Xotae de roman. 
annaììbus (Gottingae 1903) p. 13. 



I magistrati patricii dal 509 al 444 105 

(Plut. Niim. 10). Vecchie tradizioni parlavano di Taracia o 
Fufelia vestale, Geli. n. A. VII 7. 

Non sappiamo quanta fede meritino queste notizie e le 
altre indicazioni rispetto a Oppia Liv. II 42, 11 ad a. 482 
(Opillia in Liv. ep. II) od ""Ojtinia Dion. Hai. Vili 89, di 
'Oe|3ivLa Dion. Hai. IX 40 ad a. 472 (cfr. Oros II 8, 13 Po- 
pilia; Hieron. ad Olymp. 72: Pompila). Non rileviamo poi 
i nomi delle genti sicuramente plebee come i Calpurnii, i 
Pomponii, che accanto ai patrici Pinarii, Luoretii, aspirarono 
a passare per discendenti da Numa (Plut. Num. 26). 

Degni di considerazione sono pure i nomi dei quattro 
ambasciatori fatti uccidere da Tolumnio re dei Veienti os- 
sia: Tulio Clelio, Spurio Nauzio, L. Roselo e Fulcinio Cic. 
Phil. IX 2, 4 Liv. IV 17, 1. Plin. w. h. XXXIV 23 ad a. 438. ^ 

Sorge il pensiero che tutti e quattro codesti ambascia- 
tori fossero patrici, tanto più che patrici erano i legati 
ad orafores in codesta età, Varr. apud Non. p. 529 M. Di- 
sgraziatamente i testi rispetto ad alcuni di tali nomi non 
sono sicuri. Invece di Cloelius Tullius dato da Livio e da 
Plinio, in Cicerone si ha Tnllus Cluvius. Cicerone ha Sp. 
Aìitius, Plinio ha Spurius Nautius (il codice veronese di 
Livio ha spuantium).^ 

A queste genti patricie vanno aggiunti i Coranii. Me- 
rita infatti sia rilevato il passo di Plinio XII 244 ove, a 
proposito di quelli che nascevano con sei dita nelle mani, si 
dice: M. Corani ex patricia gente filias duas oh id Sedigitas 
accipimus appellatas. 

La nessuna notorietà di codesta gente fa pensare che 
non si tratti di un recente patriciato. Non sarebbe man- 

' Sui Fiilcinii e Roscii in Etrnria v. Schulze p. 169; 176 u. 3. Roscii 
a Praeaeste v. CIL. XIV 3225 sqq. Eph. Ep. IX 848 sqq. 

' Sulla questione v. la mia Storia criika di Foma II p. 30(5 ii. 2. 



106 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

cata qualche notizia su di essi se fossero stati cooptati fra i 
patricii al tempo di Cesare o di Augusto.* 

La lista completa delle genti patricie ricordate nei Fasti 
dà il numero di cinquanta. È quindi ovvia la domanda se 
per caso codesto numero non risponda a quello delle pur 
cinquanta genti die si vantavano di discendere dai com- 
pagni di Enea.- 

Oltre alle genti patricie sopra ricordate, che ottennero le 
supreme cariche curali, la tradizione registra fra i decemviri: 

1. Q. Poetilius (450) 4. M. Rabuleius (450) 

2. T. Antonius (450) 5. Sp. Oppius (450) 

3. K. Duilius (450) 

Stando a Dionisio XI 58 per opera di Appio Claudio, 
ai decemviri patrici vennero aggregati fra i plebei solo Q. 
Poetelius, K. Duilius, Sp. Oppius. M. Rabuleius è l'unico per- 
sonaggio di tal nome che figuri nei Fasti. Dal Niebuhr in poi 
è stato più volte rilevato il dubbio patriciato degli Autonii. 
Costoro sul finir della repubblica si facevano derivare da un 



' Questo Coranus è sfuggito allo Stein nell' elenco delle persone di 
questo nome in PW. RE. IV col. 1217. 

* L'elenco delle 50 geuti patricie registrate nei Fasti v. in fine del 
Tolume all'indice IV. 

Dionisio I 85 ricorda le circa cinquanta casate 7:2VT/,y.ovTa iiaÀiax* 
olxot che vantavano origini troiane. Ma pare che con il tempo a famiglie 
patricie estinte si siano sostituite altre di parvenm plebei. Ciò spiega, 
se non mi inganno, perchè oltre a talune di patrici come i Cloeli v. Paul. 
ep. Fest. p. 55, Verg. V 122, i Sergii Verg. V 121, gli Aemilii Paul. ej). 
Fest. p. 23, i Naulii v. s. p. 166, abbiamo i Meiiliì DiON. Hal. Ili 29, i 
Memmii VbrG. V 117 cfr. Sekv. ad Jen. I 289, i Caecili Paul. ep. Fest. 
p. 44 M 8. V. Caecìiliis, i PopiUi Laenates Skrv. ad A«n. IX 262 e gli Atti 
Serv. y 568, lunì Dion. Hal. IV 68. La menzione degli Aiii, originari di 
Aricia imparentati con Giulio Cesare, mostra l'origine recentissima di al- 
cune di queste pretese. 



1 magistrati pafricii dal ÒO'J al iU 107 

preteso Anton figlio di Ercole (Plut. Ant 4) sicché si van- 
tavano della stessa genealogia degli Antii (v. le monete di 
questi ultimi in Babelon I p. 155 cfr. CIL. VI 1343 M. An- 
toni Antì Lupi pr. patricii auguris cet. 

Anche i Poetelii ed i Rabuleii, .tando alla tradizione 
comune, appaiono plebei. I Poetelii figurano come tribuni 
della plebe qualche anno prima del 441 (quando un Poete- 
lius sia stato nominato per la prima volta tribuno della 
plebe è incerto Liv. IV 12, 3) ed i Rabuleii appaiono una 
sola volta fra i plebei con C. RMeim tribuno della plebe 
nel 486. (Dion. Hai. VIH 72). 

Uu Genucius console designato per lì 451 in cui diventa 
Xviro, è dato come console anche nel 445 l'anno che pre- 
cedette la creazione dei trUyuni miUtum consulari potestate. 
Questo dato va forse messo in relazione con la tradizione ac- 
colta da Diodoro XII 24 secondo cui i plebei ottennero una 
carica di console subito dopo la caduta del decemvirato per 
mezzo delle leges Valeriae-Horatiae (449 a. C). 

Un Genucius figura pure tra i primi plebei che raggiun- 
sero il consolato nel 365, nel 363 e nel 362. Anzi secondo 
la tradizione liviana VII 6, è il primo plebeo che con au- 
spici consolari conduce la guerra, ma infelicemente. I Ge- 
nucii pretendevano anzi di essere i primi plebei giunti al 
consolato a seconda delle diverse versioni nel V o nel IV 
.ecolo. Già notammo (v. s. p. 80 sgg.) come le gesta riferite 
ai Genucii siano oltremodo sospette. 

Tutto fa credere che si tratti di aperte falsificazioni 
poiché, come tosto vedremo, i plebei non arrivarono alle 
somme magistrature curuli ed al tribunato militare prima 
del 400 circa a. C 

. Non è chiaro a chi si riferiBcano le parole . . . lU. ToUrinu. nella la- 
cera voce di Fksto s. V. {Novem) p. 174 M. 



108 Intorno allit Jorìiiazians ed al valore storico dei Fusti 

D'altro lato reca sorpresa constatare che tra le genti 
patricie, che raggiunsero il summnm imperium in questo 
periodo, non figurino personaggi appartenenti a quelle da 
cui trassero il nome le seguenti sei tribù rustiche: 

Camilia — Galeria — Lemonia 
Follia — Pupinia — Voltinia 

mentre troviamo magistrati che avevano comune il nome 
con le rimanenti tribù rustiche : 

Aemilia — Claudia — Cornelia 

Fabia — Horatia — Menenia 

Papiria — Romilia — Sergia 
Voturia 

Stando al complesso della tradizione, codesto silenzio si 
può spiegare ove si ammetta che allorquando verso il 496 
si crearono le tribù ricavandole dal nome e dal territorio 
dei pagi preesistenti, le genti patrice dei Camilii, Galerii, 
Lemonii, Pollii, Pupinii e Voltinii, che da quei pagi deriva- 
vano, erano di già scomparse.^ Ma i dati a questo riguardo 
sono assai monchi; non è quindi il caso di insistere su 
ipotesi. 

Esaminando poi i nomi dei sommi magistrati fra il 509 
ed il 444, vediamo che nel corso di 65 anni i medesimi 
personaggi patrici vennero investiti tre o quattro volte in 
media del summum imperium e che solo ad alcuni di essi 
fu dato raggiungerlo più frequentemente. 



' Sul significato dello pjirole di Livio II 21, 7 ad a. 495: Boìnae tribus 
uni et XXX factae (sic cod.); vujinti ««a in Ep. Lir. 8u ciò v. Hirschfei-o 
Elcine Schriften (Berlin 1913) p. 250 sgg. 



I magistrati patiicii dal 509 al 444 109 

In questa seconda categoria noi notiamo il Valerii (12 
volte circa) ed i Fabii (11 volte circa), a cui tengono dietro 
i Verginii (10 volte) i Furii, i Minucii e gli Aemilii (G vol- 
te) eppoi i Quinctii, gli Horatii, i Larcii, i Postumii, i Ve- 
turii, i Claudii, i Servilii (in media 5 volte). 

Il maggior numero di magistrature dei Fabii ed i Valerii 
sta però in relazione con la ripetizione dei medesimi fatti. 
Cosi ad esempio il consolato dei Valerii del 507 non è che 
una triplicazione di quello del 509 e del 508. Anche i sette 
consolati dei Fabii sono congiunti con circostanze storiche 
talora sospette (v. la mia Storia critica di Roma II p. 15 sgg.). 

Durante il periodo di circa 80 anni, che dalla caduta 
del decemvirato e dalla successiva rogazione Canuleia (445 
a. C.) e dalla creazione dei tribuni militum consolari potestate 
(444 a. C.) giunge sino all'approvazione delle leggi Licinie- 
Sestie (367 a. C), noi abbiamo le genti qui appresso segnate. 



110 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



VII. 



ELENCO SECONDO. 



Dalla ereazione dei « tribuni militum consolari potestate » alla appro- 
vazione delle leggi Liciniue-Sextiae. 



PATRICI. 



Plebei 



1. Sempronii trib. mil. ovvero 
cons. suf.? 444;^ trib. mil. 
425; cons. 423; trib.mil, 
420; 2 trib. mil. 416; mag. 
eq. 382 ; 

ceiis. 443. 

2. Papirii cons. 444 suf.; cons. 
441; cons. 436; cons. 430; 
cons. 427 ; trib. mil. 422 ; 
trib. mil. 418; trib. mil. 
416; cons, 411; trib. mil. 
387; trib. mil. 385; trib. 
mil. 384; trib, mil. 382; 
trib. mil. 380 (due perso- 



1. [Atilii trib. mil. 444; trib. 
mil. 399; trib. mil. 396. 
Tribunato falso v. oltre]. 



2. [T. Caecilius trib, mil. 
444?].3 



' Liv. IV 7, DioN, Hal, XI 61-62, 

* Un cons. A-jXog Ss^iTipcóviog in Diod. XII 77 ad a. 420 a. C, non lia 
rispondenza negli altri Fasti. 

' Questo nome è dato solo in Livio IV 7. Gli altri Fasti Diox, Hal. 

XI 61, Chkon. a. 354 danno un T. Cloelio, vale a diro un patricio. Diodoko 

XII 32 ha un Tixoj KóivTog. 



Serie dei magistrati dal 444 al 367 111 



PATRICI. Plebei. 

ne;^ trib. mil. 376; trib. 
mil. 3G8; trib. mil. 360; 

cens. 443; 430; 418; 
393; 389.' 

3. Geganii cons. 443 ; cons. 
440; cons. 437; 435 ; trib. 
mil. 378; trib. mil. 367. 

cens. 435. 

4. QuiNCTii cons. 443; cons. 
439 (dict. 439) : trib. mil. 
438 (mag. eq. 437); cons. 
431 ; cons. 438 ; cons. 428; 
trib. mil. 376; trib. mil. 
425; cons. 421; trib. mil. 
420;nrib. mil. 415; trib. 
mil. 414; trib. mil. 405 (2 
persone T. Q.); trib. mil. 
388; trib. mil. 387; trib. 
mil. 386; trib. mil. 385 (2 
persone) (mag. eq. 385); 
trib. mil. 384 (dict. 382); 
(dict. 380) trib. mil. 377 



' Rispetto ai due Papiri del 380 v. i nuovi framuieuti dei Fasti della 
Regia ad a. in Hermes XXXIV (190.3) p. 16. 

* La tribù Papiria era vicina a Tuscolo Liv. Vili 37 Val. Max. IX 
10, 1. Dato il carattere originiiriamente etrusco di Timculuvi acquistano 
grande valore le osservazioni dwi moderni i quali mettono a raffronto il 
nome dei FapirU o Papisii con il nome etrusco Papsina o Papsenna v. Schulzb 
p. 86. 

' Liv. IV 7. DiON. Hal. XI 61. 



112 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

PATRICI. Plebei. 

(2 persone); trib. mil. 369; 
trib. mil. 368; mag. eq. 
367.1 

5. Fabh cons. 442; trib. mil. 
433; cons. 423; cons. 421; 
trib. mil. 415; trib. mil. 
414; cons. 412; trib.mil. 
407 ; trib. mil. 406 ; trib. 
mil. 404; trib. mil. 401; 
trib. mil. 395 ; trib. mil. 
390 (tre persone 27) ; trib. 
mil. 381 ; trib. mil. 369. 

Quaest. 409 Liv. IV 54, 3. 

6. Aebutii cons. 442; mag. eq. 
435. 

7. FuEii cons. 441 (cens. 435); 
trib. mil. 432; trib. mil. 426; 
trib, mil. 425; trib.mil. 420; 
cons. 413; cons. 412; cons. 
409; trib. mil. 407; trib. 
mil. 405; trib. mil. 403; 
trib. mil. 401; trib. mil. 
400; trib. mil. 398 (due 
persone); trib. mil. 397 (di- 



* As'jy.iog ìioivy.z'.oq cons. in DiOD. XII 77 nel suo calcolo 420 a. C. 
che non trova rispondenza sngli altri Fasti. Il tribuno del 387 è dato da 
Dioi>. XV 24. 

Il dittatore è dato dai nuovi frammenti dei Fasti della Regia in Hermet 
XXXVIII (1903) p. 116. 



Serie dei magistrati dal 444 al 367 113 



PATRICL Plebei. 



et. 396); trib. mil. 395; 
trib. mil. 394 (due perso- 
ne) ; trib. mil. 391 (due 
persone); (dict. 390) ; trib. 
mil. 386 (dict. 386) ; trib. 
mil. 384; trib. mil. 381 (due 
persone) ; trib. mil. 378 ; 
trib. mil. 370 ; (dict. 368); 
dict. 367. 

cens. 435 ; 403; 389. 

8. Maenenii cons. 440 ; cons. 
439; trib. mil. 419; trib. 
mil. 417; trib. mil. 387; 
trib. mil. 380; trib. mil. 
378 ; trib. mil. 376.' 

9. Aemilii trib. mil. 438 (dict. 
437; dict. 434; dict. 426) ; 
cons. 410; trib. mil. 405; 
trib. mil. 403; trib. mil. 
401; trib. mil. 494; trib. 
391 (due persone); trib. mil. 
389; trib.mil. 387; trib. mil. 
383; trib. mil. 382; trib. mil. 



' Per il 387 e per il 380 Livio VI 5 ; 27 ha: Licinium Alenenium. 
La lezione : L. Menenium è vecchia correzione del Sigouio accolta anche 
dagli editori [recenti ad ee. dallo Zingerle. Ma nei nuovi frammenti dei 
Fasti della Regia (v. Hermes XXXVIU (1903) p. 116) si ha: Licinm Menenius, 
cfr. Liv. VI 31 ad 378 e DiOD. XV 71 ad a. 376. 

Pais lìicercht sulla storia e sul diritto pubblico di Roma II 8 



U4 Inforno alla formazione ed. al valore storico dei Fasti 

PATHICL ^1^^^^- 

380; trib.mil. 377 (mag.eq. 

, 368)/ 

10. luLii trib. mil. 438; cons. 

435; cons. 434 (mag. eq. 

432); cons. 431; cons. 430; 

cons. trib. mil. 424; trib. 

mil. 408; trib. mil. 405; trib. 

mil. 403; trib. mil. 401; trib. 

mil. 397; trib. mil. 388; trib. 

mil. 379. 
cens. 393. 
11. Sergii cons. 437 ; trib. 
mil. 433; cons. 429; trib. 
mil. 424; trib. mil. 418; trib. 
mil. 404; trib. mil. 402; 
trib. mil. 397;trib.mil. 393; 
trib. mil. 387; trib. mil. 
384; trib. mil. 380 (due 
persone).'* 
12. CoRNELii cons. 436; cons. 
428 ; trib. mil. 426 ; mag. 
eq. 426; trib. mil. 415; trib. 
mil. 414; cons. 413; cons. 
409; trib. mil. 408 (dict. 
408);trib. mil. 406(2 per- 

. n tribuno del 387 . dato f^^ ;f ^ ^^^ J^'/^^ ,, ,, SepooCX.,. 
« Per il 387 (nel ano computo 379 a. K.. uiou. ^ 
Sergius è dato da Livio VI 5. 



Serie dei magistrati dal 444 al 367 115 

PATBIOI. Plebei. 

sone); trib. mil. 404 (2 per- 
sone); trib. mi]. 401; trib. 
397; mag. eq. 396; trib. mil. 
395 (due persone); trib. 
mil. 394 (dict. 390); trib. 
mil. 389; trib. 387 (due 
persone); trib. 386; trib. 
mil. 385 (dict. 386); trib. 
mil. 384; trib. mil. 382; 
trib. mil. 380; trib. mil. 
376; trib. mil. 370; trib. 
mil. 369 (due persone); 
trib. mil. 368; trib. mil. 
367 (due persone); 
cens. suf. 393.' 

13. VEKGiNn cons. 435; cons. 
434; trib. mil. 402; trib. 
mil. 389. 

14. Manlii cons. 434; trib. 
mil. 422; trib. mil. 420; 
trib. mil. 405 ; trib. mil. 
402; trib. mil. 400; trib. 
mil. 397; trib. mil. 396; 
cons. 392 ; trib. mil. 389 ; 
trib. mil. 387; trib. mil. 
385; trib. mil. 383; trib. 
mil. 379 (due persone); 

' Il tribuno Cornelio del 387 è dato da Diodoro XV 24. 



116 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 



Plebei. 



trib. mil. 370 (dict. 368 ; 
trib. mil. 367/ 

15. SuLPicii cens. 434; trib. 
mil, 402; trib. mil. 398; 
cons. 393; trib. mil. 391; 
trib. mil. 390; trib. mil. 
384; trib. mil. 383; trib. 
mil. 382; trib. mil. 380; 
trib. mil. 377; trib. mil. 
376; trib. mil. 370; trib. 
368; 

cens. 380.2 

16. FoLii trib. mil. 433. 

17. PiNARH trib. mil. 432; 

cens. 430. 

18. PosTUMii mag. eq. 435 
mag. eq. 434; trib. mil. 432 
dict. 432; trib. mil. 426 
trib. mil. 414; trib. mil. 



' Per il 405 i codici liviani IV 61 hauno Manilins {Mamlius P.). DiOD. 
XIV 17 ha AO/.og Ma[j,iXioj. I Fasti della Eegia lianuo : A. Alanlius A. 
f, Gn. n, Vulso Cajntolin. 

Così per il 402 segno la versioue dei Fasti della Regia e noto nn Man- 
lius mentre in Livio V 8 (che nel rimanente concorda) si ha A. Maniliua o 
Mamilius. Il testo ò pure corrotto in DiOD. XIV 38, ove si legge AOXof 
MaxcXtcg. 

Per il 400 segno pure i Fasti della Regia. Livio V 12 ha Manilius (o 
Mamilius) i codici di Diodoro XIV 47 sono variamente corrotti. 

Il tribuno del 387 è dato da DiouORO XV 24. 

* Da testi tanto di Livio VI 21 come di Diooor.o XV 38 non risulta 
con chiarezza se per il 383 si tratta di un Sulpicio o di un Servilio. 



Serie dei magistrati dal 444 al 367 117 



PATRICL Plebei. 

403 (due persone); trib.mil. 
397; trib. mil. 394; trib. 
mil. 389; trib. mil. 381 (due 
persone) ; 

Gens. 403; 380. 

19. LucRETii cons. 429; trib. 
mil. 419; trib. mil. 417; 
cons. 393; trib. mil. 391; 
trib. mil. 388; trib. mil. 
383; trib. mil. 381. 

20. Servilii mag. eq. 439; 
dict. 435; cons. 427; dict. 
418 (mag. eq. 418?); trib. 
mil.418; trib. mil. 417; trib. 
mil. 408; (mag. eq. 408); 
trib. mil. 407 ; trib. mil, 
402 (2 persone); trib. mil. 
398; trib. mil. 395; trib. 
mil. 390 (2 persone); trib. 
mil. 388 (2 persone); trib. 
mil. 387 (Sergius?); trib. 
mil. 386 ; mag. eq. 386 ; 
trib. mil. 383; trib. mil. 
382?; trib. mil. 378; trib. 
mil. 369; trib. mil. 368; 

Gens. 378.' 

' Il mag. eq. del 418 uon è del tutto certo, ma è probabile che i Fasti 
della Regia abbiano C. . . . C. f. C. n. Axilla, cfr. Bandel op. cit. p. 27. 

Non è chiaro se per il 383 si tratti di un Servilio o di un Sulpicio 
V. Liv. VI 21, DiOD. XV 38. Per il 382 in Livio VI 22 si legge Q. SeP. 



118 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

PATRICI. Plebei. 

21. HoRATii trib. mil. 426; 
trib.mil. 386; trib. mil. 378. 

22. Claudh trib. mil. 424; 
trib. mil. 403. 

23. Nautii trib. mil. 424; trib. 
mil. 419; trib. mil. 416; 
cons. 411; trib. mil. 404. 

24. [Antoni: trib. mil. 422]. ^ 

25. Vetueii trib. mil. 417 ; 
trib. mil. 399; trib. mil. 
377; trib. mil. 369; trib. 
mil. 368 ; trib. mil. 367.^ 

26. Valerti trib. mil. 415; 
trib. mil. 414; cons. 410; 
trib. mil. 407 ; trib. mil. 
406; trib. mil. 404; trib. 
mil. 403; trib. mil. 401; 
trib. mil. 398 (due persone); 
trib, mil. 395; trib. mil. 
394; cons. 392; mag. eq. 
390; trib. mil. 389; trib. 
mil. 387; trib. mil. 386; 
trib. mil. 384; trib. mil. 
383; trib. mil. 380 (due 
persone P.); trib. mil. 377; 



' Sugli Antouii patrici v. s. p. 106. 

' Por il 417 DiOD. XIII 7 ha Unoùpioc; OOeToupio; 'PooiXtog ; Livio 
IV 47 ha Sp. Eutll'ms Crassus. 



Serie dei magistrati dal 444 al 367 



119 



PATRICI. 



Plebei, 



trib.mil. 370 (due persone); 
trib. mil. 367. 
27. QuiNCTiLii trib. mil. 403. 



28. [L. Aquilius trib. mil. 
388]. 1 



3. Licinii trib. mil. 400 pri- 
mus e plebe (Liv. V 12, 9); 
trib. mil. 396; mag. eq. 368 
pribus e plebe {Fasti Gap.). 

4. Titinii trib. mil. 400; trib. 
mil. 396. 

5. Maelius trib. mil. 400: trib. 
mil. 396. 

6. Popilius trib. mil. 400. 

7. Pomponius trib. mil. 399. 

8. Duilius trib. mil. 399. 

9. Poblilius trib. mil. 399. 

10. Genucius trib. mil. 399;' 
trib. mii. 396. 

11. Atilius 399: 396. 

12. Trebonius trib. mil. 383. 

13. Terentius trib. mil. 380 
(lo Ila il solo Diodoro). 

14. Sextilius trib. mil. 379. 
16. Albinins trib. mil. 379. 



' Non è cliiaro se codesto L. Aquilius Corvus sia patrizio o plebeo e 
se si debbano su di lui estendere i dubbi più volte sollevati siili' Aquilio 
console del 487, con i quali sono pure stati collegati gli Aquilii che cospi- 
rano a favore di Tarquinio il Superbo Liv. II 4 sq. Plut. Popi. 4 sqq. 

* Nei Fasti Capii, è detto Augurinics cognome dei Gemici patrici . Da 
Livio V 13, 3 è detto plebeo. V. in fondo indice IV. 



120 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICL Plebei. 

29. Cloelii trib. inil, ^ 444 16. Autistius trib. mil. 379. 

[378]. 

cens. 378. 

Se il P. Sestius ricordato corde questore da Livio IV 
50, 2 ad a. 414, sia da collegare con gente patricia o plebea 
di questo nome non è detto. Dal contesto sembra tuttavia 
si tratti di un patricio. 

Per questo periodo sono poi ricordati fra i plebei come 
questori, nel 409 Liv. IV 54, 3 un Siìius, un Aelius^ un Piipius; 
per il 391 un Carmliiis, Plin. n.h. XXXIV 13,Plut. Cam. 12, 1. 

Abbiamo poi la scomparsa di un numero di famiglie 
patricie, che parrebbero autentiche ossia i Romilii, i Siccii 
Sicinii, i Xumicii, i Cloelii, i Cominii, oltre agli lunii, a 
Cassii, agli Aternii, Tarpeii, Marcii, Genucii, Minucii, Anto- 
nii, Tullii, Curiati. Le genti patrice dominanti da circa cin- 
quanta scendono al numero di circa 29. Vediamo invece 
insinuarsi nelle alte magistrature curuli circa 15 genti ple- 

' Il tribunato di un patricio Cloelius Siculus riposa sul dato di Dio- 
nisio XI 61; cfr. Chron. ann. 354. DiODORO XII 32 ha l'incerta lezione 
Tixog Koivxoj. Litio IV 7 ha T. Caecilius che è errore o aperta falsifica- 
zione come rileviamo qui oltre. 

Per l'anno 378 Diodoro XVI .57 invece di P. Cloelius, dato da Livio 
VI 31, ha IIó-Àtos KoiXics (KùXiog codice P). 

È tutt' altro che e.scluso il sospetto che si riferiscano ad un' unica ma- 
gistratura i tribunati militari di P. Licinius, di P. o L. Titinius, di P. Mae- 
Hus nel 400 e nel 396, di Gii. Getmciiis e L. Atilius (399, 396) r. Liv. V 
12, 10; 13, 4; 18, 1. 

Questi sospetti traggono vigore non dalla ripetizione delle stesse cose 
relative a P. Licinius (Liv. V 11, 9; 18, 1, notizie che derivano dall'anna- 
lista Licinio Macro). 



I magistì-ati dal Uà al 367 121 

bee. Ma mentre tra le patrieie il tribunato militare e il 
consolato sono coperte spesso dalle stesse persone o da per- 
sonaggi della stessa gente, i plebei raggiungono in generale 
una sola volta l'alta magistratura. 

Una versione riferita dai tardi annalisti fa arrivare sino 
dal 444 al tribunato militare il plebeo T. Caecilio. I dati 
dei Fasti testé riferiti insegnano invece che i plebei incomin- 
ciarono a raggiungerlo solo nel 400 con i Licinii, i Titinii, 
i Melii, i Poblilii. 

Questi ultimi dati hanno virtù di mostrare erronea la 
tradizione data da Livio IV 6, 8 che il tribunato militare 
fu creato verso il 444 per dar modo anche ai plebei, cui 
era conteso raggiungere il consolato, di esercitare il sum- 
mum imperium. Nel 444, in cui sorse il tribunato militare 
rivestito della podestà consolare, i tre primi tribuni sono 
patricii, ossia L. Sempronio Atratino, L. Atilio Lusco e T. 
Cloelio Siculo. 

Risulta invece esser vera l'altra versione pure accolta 
da Livio IV 7, 2 che V imperium fu attribuito a diversi 
tribuni militari quia duo consules ohire tot simul bella ne- 
quirent. E non v'è ragione di dubitare di Livio ove ad es. 
per il 401 dice V 10: L. Valerio Potito quartum, M. Furio 
Camillo itevìun, 31.' Aeniilio Mamerco tertium, Cn. Cornelio 
Cosso iterum, K. Fabio Ambusto, L. lulio lido tribunis mi- 
litum consulari potestate multa domi militiaeque gesta, nam 
et bellum multiplex fait eodem tempore, ad Veios et ad Ca- 
penam et ad Falerios et in Volscis, ut Anxur ab hosfibus 
recuperaretur, et Romae simul dilectn simul tributo confe- 
rendo laboratum est. 

Licinio Macro apud Liv. IV 7, 10 affermava che nel 444 
si provvide all'elezione dei consoli L. Papirius Mugilanus 
e L. Sempronius Atratinus, che erano ricordati tanto nel 



122 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

foedus Ardeatinum quanto nei libri Untei ad Monetae. Livio 
invece, pur registrando tali notizie, notava che tali nomi 
mancavano in annalibus priscis e nei libri magistratuum. 

Da Dionisio XI 62 si apprende che alcuni annalisti per 
il 444 (secondo il computo di Dionisio Olymp. 84, 3 = 442) 
porgevano solo il nome dei tre tribuni militari, e che altri 
davano invece solo quello dei consoli. Il nome di ambedue 
queste magistrature jjer l'anno in questione era dato, dice 
lo scrittore greco, in pochi testi. Egli assentiva ad essi per- 
chè dichiarava di aver fede nei libri segreti dei sacerdoti 
jtiateiJOVTSs SsTaìglxTwv lsqwv t8 xal drcoBéTcov |3ij3Aa3v [.laQTVQiai;. 

Livio, trovandosi di fronte a tali discrepanze, suppone per 
suo conto ciò che Dionisio in fede ai libri sacri dà per sicuro: 
ossia che i consoli L. Papirio Mugliano e L. Sempronio Atra- 
tino sarebbero stati eletti nei comizi in seguito all' abdica- 
zione dei tre tribuni militari A. Sempronio, L. Atilio e T. 
Cloelio.i 

Il nome di Cecilio, in luogo di Cloelio, è dato dal solo 
Livio. Può darsi si tratti di semplice errore di testi e non 
dell' interpolazione di un plebeo Caecilius in luogo di un 
patricio Cloelius. Ove vi sia stata deliberata interpolazione, 
per secondare la tesi che i tribuni militum consulari potestate 
furon creati per favorire i plebei, il pensiero corre a T. Ce- 
cilio Pomponiano Attico, che attese a rintracciare la genea- 
logia delle precipue casate della nobiltà romana, ad es. dei 
Claudii Marcelli, degli Scipioni, dei Fabii, degli Aemilii, de- 
gli lunii Bruti (Corn. Nep. Att. 18, 3). Tali ricerche, come ha 



' Liv. IV 7, 11: credo qitod fribinn viilitnm initio anni fucrunt, eo pe- 
rinde ac ai totum annum in imperio fueriut, sufevtorinn iis consulitm prater- 
miasa nomina [consulmn horum]. 

I tribnui militari del 442 =vulg. 444, teunero la magistratura éircoiiV/z-Ovca 
xai 'ps'i p-óvov i]iiépaz ; ed in seguito a segni celesti contrari abdicarono. 



I magistrati dal 441 al 467 123 

dimostrato il Miiuzer, egli fece pure rispetto ai Cecilii Me- 
telli imparentati con gli Scipioni.^ 

Illustrare genealogie e dire la verità sono termini spesso 
fra loro inconciliabili. Ed è stato più volte rilevato come At- 
tico, allorché per invito di Bruto accondiscese ad illustrarne 
memorie avite, ne abbia solleticato l'amor proprio facendolo 
discendere dal patricio lunio Bruto il primo e dubbio con- 
sole e dal patricio Àhala uccisore di Sp.Melio.^ Nulla di strano 
che Attico abbia pur lusingato la gente Caecilia, nella quale 
era entrato per adozione, creando ed accreditando la pretesa 
dei Caedlii di aver dato uno dei più antichi tribuni mili- 
tari consulari potestate. 

A parte ciò, l'esame dei Fasti dal 4M al 367 mostra che 
queste guerre frequenti fecero bensì sorgere spesso il tribu- 
nato militare, ma tale carica continuò ad essere coperta dai 

patrici. 

In questo periodo minor numero di genti patricie par- 
tecipa al potere; le plebeie invece a partire dal 400-396 comin- 
ciano a far capolino; ma noi vediamo che i Cornelii, i Furii, 
i Qumctii ed i Valerli coprono quasi sempre le più alte ca- 
riche curuli in media da 30 a 20 volte. Tengono loro dietro 
i Servilii (circa 19), gli Aemilii ed i Manlii (circa 17), i Pa- 
pirii, gli lulii ed i Fabi (circa 14), i Sulpicii ed i Sergi (12); 
arriviamo ai Postumii, ai Lucretii e discendiamo cosi man 
mano ai Veturii, ai Menenii, ai Geganii ed ai Sempronii, ai 

Nautii. 

Alcune genti si attenuano come gli Aebutii, i Vergi- 
mi, gli Aquili e quei Pinarii che ora compariscono ancora 

' V le giuste osservazioni di F. MUnzer in Hermes XLV (1905) p. 94 sgg. 
» Cic. ad Alt. XIII 40, 1; Brut. 16, 62. V.'le monete di Bruto in Ba- 
BELON II p. 113. Cfr. O. E. SCHMIDT apud MUENZER 1. c. p. 100. 



124 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

una volta, che troveremo più tardi nei Fasti sacerdotali, 
ma che, a partire dal secolo venturo, non figurano più nei 
Fasti consolari.^ 

E notevole poi che in questo periodo compaiono due sole 
volte quei Claudii, che pure secondo la tradizione avrebbero 
fatto tanto parlare di se nell' età anteriore. In realtà per il 
periodo che dal 509 va al 444, pur serbando dati autentici, 
la tradizione rivela frequenti interpolazioni, mentre per 
quello testé riscontrato, nonostante lacune ed interpolazioni, 
si vanno accentuando elementi nella sostanza più sinceri. 

Veniamo ora ad esaminare i Fasti per il periodo che dal 
367, ossia che dalla rogazione delle leggi Licinie-Sestie, che 
aprirono il consolato anche ai plebei, va al 172 a. C. in cui 
per la prima volta il collegio dei consoli venne di fatto co- 
perto da due plebei. 



' V. ad 68. Pinario Natta pontefice al tempo di Cicerone de domo 45, 
118; 52, 134, 137. Altri Pinarii v. in Eohden-Dessau Prosogr. Imp. Romani 
III p. 39. 



I inagistrati dal 366 al 172 



125 



Vili. 

ELENCO TERZO. 

DalV approvazione delle leggi Liciniae-Sextiae sino all' occupazione da 
parte dei plebei di ambedue i seggi consolari {366-172). 



PATRICI. 

1. Aemilii 366; 363 (mag. eg. 
352, 342) 341; 339 (dict. 
335); 329; 323; 1 (dict. 321) 
317; (dict. 316); 311; 302 
(mag. eq. 302) (dict. 301) 
285; 282; 281; 278; 255; 232 
230;225;219;216;187;182 
175. 

cens. 276; 220; 179. 



Plebei. 
1. Sextii 366. 

[praet. 202 Liv. XXX 

26, 1]. 

(trih. pleb. dal 414). 



[praet 341 Liv. Vili 2, 
1; 218 Liv. XXI 49, 6; 
217 Liv. XXII 9, 11; 213 
Liv. XXIV 43, 6; 205 Liv. 
XXVCn 38, 11 ; 191 (due 
persone) Liv. XXXV 24, 6; 
190 Liv. XXXVI 45, 9]. 



' Liv. Vili 37 ad a. 323: C. Suljìicio C. Aemilio. AtiUum quidam annales 
hàbent; cfr. DiOD. XVIII 26 Tgcios AUto^. 



126 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATEICI. 

2. Servilu 365 ; 362 (dict. 
360); (mag. eq. 351); 342; 
284;253;252;248;217;203.i 

[praet 205 Liv. XXVin 
38,ll;174Liv.XLI21, 1]. 



Plebei. 

2. Genucii 365: 363; 362; 303; 
276; 271; 270. 

itrih. pleb. dal 476).^ 



3. SuLPicii364; 361 (dict. 358) 
355; 353; 351 ; 345; 337; 323; 
314; (dict. 312); 304 ; 279 ; 
258; 243; 211 (die. 203) 200. 

ceiis. 366; 319 ; 300. 

[praet 211 Liv. XXV 

41, 12; 187 Liv. XXXVm 

42, 4]. 

4. PiNAEii (mag. eq. 363). 

[praet. 349 Liv. VII 
25, 12]. 



3. Licinii 364; 361: 236 (mag. 
eq. 210) 205. 
cens. 210.5 

[praet. (due) 208 Liv. 
XXVII 5]. 

itrib. pleb. dal 494). 



4. Poetelii 360; 346; 326; 314 
(dict. 313 ; mag. eq. 313).* 

(trih, pleb. dal 441). 



' Sui Servila Gemini pattici e gli omonimi plebei v. Mommsex Boem. 
Farsch. I p. 117 sg. 

* I Oenucìi plebei hanno il cognome di Aventinenses, che sta in perfetta 
relazione con il loro carattere plebeo. 

Quelli patrici (che avrebbero dato un XvLro nel 451, un console nel 445) 
Imuno il dubbio ccgnome di Augurìni, il quale conviene a gente plebea nobi- 
litatasi con l' augurato, non a patrici che abitualmente lo conseguivano. Su 
tale cognome ed i dubbi patrici Minucii v. Mommsex Roem. Forschungeu I p. 65. 

* Il geutilicio Licinius è stato spesso messo in rapporto con 1' etrusco 
Leene, cfr. Mììller Deecke Die Eirusker II p. 488. 

* Bandel op. di. p. 103. 



I magistrati dal 366 al 172 127 



PATRICL Plebei. 

5. Fabii 360; 358; 356; 354 5. PopilJi 359;356[3o4]3 350; 
(dici. 351) 345 (mag. eq. 348; 316; 173. 

344; mag. eq. 325; mag. 

eq.322)322(dict.321,315: [praet. 176 Liv. XLI 

mag. eq. 315) 310; 308 14,5; un edile curale nel 

(mag. eq. 301) 297 ; 295; 364 ; Fest. p. 326 M]. 

292; 276; 273: 269; 266; 265; 
247, 246, 245, 233; 228 
(mag. eq. 224; dict. fra il 
222-219);' dict. 217; dict. 
216; 215 suf. 214; 213; 209; 
183. 

eens. 363 [358]* 304; 
288; 241; 230. 

* Cfr. Baxdkl op. cit. p. 123. 

* Cfr. De Boor Fasti Censorii p. 6. 

* Cfr. Liv. vii 18, 10 : in quibusdam annalibui prò T. Quinctio M. Po- 
piUum inveri io. 

Rispetto al cognome Laenas dei Popilii si suole accettare la spiegazione 
che si legge in Serv. ad Aen. IV 262, ove, dopo essersi detto che la laena 
era una toga duplex, amictus aiujuraUs si aggiunge: unde Popilii < Laenaies y 
propter ìiunc habitum, qui se de Fencris genere ortos feì-ebant. alii inventorem 
huius vestis ab kac ipsa veste Laenalem appellatum tradund cet. Cfr. Cic. Brut. 
14, 56 : Licet aliquid etiam de M. Populi ingenio suspicari, qui cum consul 
esset (359 a. C. Liv. VII 12, 4) eodem tempore sacrificium publicum cum laena 
faceret, quod erat flamen Carnientaiis cet. cfr. Vark. d. l. L. VI 33 : laena 
quod de lana multa duarmn etiam togarum instar. 

Non ostante queste esplicite dichiarazioni, sorge spontanea l'idea di 
confrontare il cognome Laenas con il passo di Varrone d. l. L. VIII 84 : 
hinc quoque illa nomina Lesas, Ufenas, Carrinas, Mia^eceìias quae cum essent 
ab loco ut Urbinas et tamen U[e\rbin{iu8) ab hi» debuerunt dici ad nostrorum 
tiominum .... 

Anche lo Schulze p. 186 riconosce 1' origine etrusca del cognome dei 
Popilii Laenate». 



128 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 

(continua Fabii) 

[praet. 214 Liv. XXIV 
9, 4; 201 Liv. XXX 40, 
5; 196 Liv. XXXin 24, 
2; due persone 189 Liv. 
XXXVII 47, 8; due per- 
sone 181 Liv. XL 18, 2; 
173 Liv. XLI 28, 5]. 

6. Manlii (dict. 363) 359; 357; 
(dict. 353; dict. 349) 347 
(mag. eq. 345) 344"; 340 
(dict. 320); 299; 256; 250; 
244; 241; 235; 224 (dict. 
208) 189; 179; 178. 
cens. 351; 247; 231. 



Plebei, 



[pmef.218Liv.XXI17, 
7; 215 Liv. XXIII 40; (due 
persone) 210 Liv. XXVI 
23,1; 197 Liv. XXXn 27, 
7; 195 Liv. XXXIII 42, 7 
195 Liv. XXXIII 42, 7 
188 Liv. XXXVIII 35, 2 
182 Liv. XXXIX 36, 5]. 



I magistrati dal 366 al 172 



129 



PATRICI. 

7. QuiNCTii (dict. 361; mag. 
eq. 360) 354;' 351 (dict. 
331; 271; 208; 198; 192. 
cens. 189. 

[^mef. 209 Liv. XXVII 
6, 12; 199 Liv. XXXI 
49, 12 ; 186 Liv. XXXIX 
6, 2; 177 Liv. XLI 8, 1; 

Uno dei due primi edili 
curulinel366Liv.VIIl,l]. 



Plebei. 

6. Plautii 358 (mag. eq. 366) 
347; 341; 330; 329; 328; 318; 
cens. 312.2 

[i^raef. 322 Liv. Vm 40, 
1; 189 Liv. XXXVn 47,8]. 



8. Valerii (mag. eq. 358) 356; 
363; 352; 348; 346 (dict. 344) 
843; (dict. 342) 335 (mag. 
eq. 332) 331 (mag. eq. 331; 
mag. eq. 321) 312 (dict. 302, 
e dict. 301) 300; 299 suf.; 
289;286;280;263;261;239; 
238;227;226;210;195;188; 
176 suf. 

cens. 307; 252; 184. 

[pmef. 350Liv.Vn23, 
3; 347 (?) Plin. n. h. VH 



' Liv. vii 18, 10: in quibusdam annaltbut prò T. Qutnctio M. Popilium 
consulevi invenio. 

* I Plautii hanno il cognome Venox, talora Venno. Su ciò Schulzb p. 410. 

Pais Bicerche tnlla storia e sul diritto pubblico di Roma II 



130 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICL Plebei. 

(continua Valerii, 

157; dopo 346 Liv. ib. IX 
41, 1; prima del 308 Liv. 
1X41, 1 (due volte); 241 
Val. Max. H 8, 2; 227 (?) 
Sol. p. 52; 1 prima del 218 
Liv. XXIII 24, 4; 215; 
Polyb.Vni3,6;2 201 Liv. 
XXX 40, 5; 199 Liv. XXXI 
49, 12 ; 193 Liv. XXXIV 
54, 2; 192 Liv. XXXV 
10, 2 ; 183 Liv. XXXIX 
45, 2 ; 182 Liv. XXXIX 
56,8; 179. Liv. XL 44, 2; 
177 Liv. XLI 8, 1]. 

9. CoRNELii (mag. eq. 362 ; 
mag. eq. 361; mag. eq. 353; 
mag. eq. 350) 350 (mag. eq. 
349) 343 (dict. 334) 332; 
328; 327 (dict. 322; dict. 
320) 306 3 (dict. 306) 303; 
298 (dict. tra il 292-285)* 
290; 288; 283; 277; 275; 274; 
270;260;259;257;254;237; 
236;222;221;218;205;204; 

' Cfr. Maxis op. cif. p. 17. 
' Maxis p. 22. 

* Consolato saltato da Calpurnio Pisene apud Liv. IX 44. 

* V. Bandel op. cit. p. 115. 



I magistrati dal 366 al 172 131 

PATRICL Plebei. 

(continua Cobnblii- 

201; 199; 197; 194; 193; 191; 
190; 181; 176. 

cens. 2-iO (2 persone); ^ 
294; 280; 265; 269; 236; 209; 
199; 194; 159. 

[praet. 234 Zon. Vili 
18; 214 Liv. XXIV 9, 4; 
212 Liv. XXV 2, 5; 211 
(due persone) Liv. XX 41, 
12; 198 Liv. XXXII 7, 13; 
( tre persone ) 194 Liv. 
XXXIV 42, 4; 193 Liv. 

XXXIV 64, 2; 191 Liv. 

XXXV 24, 6; 186 Liv. 
XXXIX 6, 2; 185 Liv. 
XXXIX 23, 2; 184 Liv. 
XXXIX 32, 14; 183 Liv. 
XXXIX 46, 2; 180 Liv. 
XL 35, 2; 179 Liv. XL 
44, 2; 177 Liv. XI 8, 1; 
176 Liv. XI 14, 5; 176 
Liv. XLI 26, 1 ; 174 Liv. 
XLI 21. 

Uno dei primi due ned. 
dir. nel 366 Liv. VII 1, 1]. 

' I Fasti della Regia notano: Hei fratres germani fuer uni. 



132 



Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 

10. Claudii (dict. 362) 349 
(dict. 337; mag. eq. 337 ) 
807; » 296 (dict. fra 292-285)* 
268; 264; 249; 240(dict.213) 
212; 207; 202; 185; 184; 177. 
cens. 312; 225; 204. 

[i9r«e<.297Liv.X22,8, 
295 Liv. X 24, 18; 215 
Liv. XXII 41, 10 XXIV 
6,4; 212 Liv. XX 25; 208 
Liv. XXVII 21, 6; 206 
(Ti. Claudius Asellus) Liv. 

XXVIII 10, 3; 204 Liv. 

XXIX 11, 11; 195 Liv. 
XXXIII 42, 7; 188 Liv. 
XXXVIII 35, 2; 187 Liv. 
XXXVIII 42, 4; 181 Liv. 
XL 18, 2 ; 180 Liv. XL 
36, 2; 178 Liv. XL 59, 5; 
175 Liv. XLI 21, 2 ; 174 
Liv. XLI 21, 1]. 



Plebei. 

7. Marcii 357 (dict. 356) 352; 
344; 342; 310; 306; ^ 288; 
281 (mag. eq. 263) 186. 

cens. 351 jprimus e ple- 
be 294; 266 ; 164.* 

[praet. 204 Liv. XXIX 
11, 11; praet. 188 Liv. 
XXXVIII 35, 2]. 

{trih. pleh. dal 389). 



* Consolato saltato da Calpurnio Piaoue apud Liv. IX 44. 

* Cfr. Bandel op. cit. p. 114. 
' Consolato saltato e. s. 

* Il nome dei Marcii trova forse le sue origini nell' Etruria (t. il ma- 
teriale in ScHULZB p. 188). Ma ciò si riferisce, al caso, al pih antico strato 
etrusco dello Stato romano. 



I magistrati dal 366 al 172 



133 



PATEICI. 
11. luLii (dict. 352) 267. 

[praet. 208 Liv. XXVII 
21, 5; 183 Liv. XXXIX 
46, 2]. 



Plebei 



8. Decii 340; 312; 308 (mag. 
eq. 306) 297; 296; 279. 
cens. 304. 



12. FuRii (dict. 360) 349 (dict. 
346) 338; 325; 251; 223; 196; 
cens. 263; 214. 

[Il primo praetor 366 
Liv. VII 1, 12 cfr. Suid.; 
818 Liv. IX 20, 6; fra il 
226-219; Val. Max. I 1,9; 
prima del 223 (Maxis p. 18); 
216 Liv. XXn 35, 6; 200 
Liv. XXXI4, 4; (Crassipes) 
187; Liv. XXXVI 42, 4; 
174 Liv. XLI 21, 1; 173 
Liv. XLI 28, 6]. 



OW6.p?e&.dal[491]416 

etc). 

9. Poblilii 339 (dict. 339; 
mag. eq. 336) 327; 320; 316. 
cens. 332.^ 

[Primo pretore plebeo 
336 Liv. Vin 16, 9]. 

{trih. pleb. dal 472). 



' L. Poblilius L. f. Volerò trìb. mil. nel 400 ha già il secondo cognome 

di Vulacus in Fasti della Regia {Volsco Liv. V 12; VuU. cod. M.). 

Il nome è comunissimo del resto in varie regioni d' Italia ed in so- 
stanza identico non solo con quello dei Poblicn ma anche dei Popilii (ma- 
teriale e confronti v. in Schulzb p. 216). 



134 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 

13. Papirii (dict. S'IO ; mag. 
eq. 340) 336 (diet. 332) 330; 
326 (dict. 325) (dict. 324 ; ' 
mag. eq. 320; mag. eq. 320) 
319; 315; 313 (dict. 310; ^ 
dict. 309) 293; 272; 231. 
cens. 318; 272. 

[pme«.340Liv.VIII12, 
2; 332 Liv. Vili 17, 12; 
292 Liv. X 47, 5; 176 Liv. 
XLI 14, 5. 

Uno dei primi questori 
fra i plebei. Liv. IV 54]. 



Plebei. 

10. lunii (mag. eq. 339) 325; 
317; 313 (mag. eq. 312) 311 
(mag. eq. 310; mag. eq. 309) 
(dict. 302) 292; 291; 277; 
266;249; 230 (dict. 216) 178. 
cens. 307; 253; 225. 

[praet.212LÌY.XXV 2, 
5; 201 Liv. XXX 40, 5; 
191 Liv. XXXV 24, 6; 190 
Liv. XXXVI 45, 9; 172 
Liv. XLII 9, 8]. 

(trib.pleb.dsiì['i9^]^S9 
etc). 



ll.Maenii 338 (dict. 320; 
dict. 314) cens. 318.-^ 

[praet.lSGlÀY.XXXIK 
6, 2; 186 Liv. XL 35, 2; 
177 Liv. XLI 8, 5]. 
{trio. pìeh. dal 483). 

12. Aelii 337; 323 (Aulius?) 



' Papirius Cursor Fasti Hyd.; Cliron. Pascli. 

* La prima volta eoa L. Cornelio dict.; la seconda con T. Manlio. 

' Varietà del gentilicio Maelhis ; cfr. Alinius ed Atiliiia. Nome diffuso 
in vai'ie regioni d'Italia v. Sciiulzb p. 185 anche nel vecchio Lazio v. ad es. 
CIL. XIV 3460 (Snblaquenn;. 



I magistrati dal 366 al 112 



135 



PATRICI. 



Plebei. 

(continua Aelii) 

mag. eq. 321)286(mag.eq. 
202) 201; 198. 
cens. 199; 194.^ 

itrìh. pleh. dal 286). 

13. Duilii 336; 260 (dict. 231) 

cens. 259.2 

{trib. pleh. dal 470). 

14. Atilii 335; 294; 267 (Re- 
guli); 257 (Serranus); (256 
suf. Regulus); 250 (Regu- 
lus);245(Bulbus)235; (Bui- 
bus); 227 (Eegulus); 225 
(Regulus); 217 (suf. Regu- 

lus).3 

cens. 234: 214. 



H.PosTUMii 334 (mag. eq. 
327)321;305;294:291;262; 
242; 234; 229; 215; 186; 180; 

174; 173. 

cens. 366; 332; 253; 234; 

174. 

[praet. 243 Fast. Gap. 

. Ad eccezioue del console del 323 che in Lxvxo YIH 37 è detto Ae- 
milius 8ono tutti Aelii o Allii, Paiti o Paeti 

L'altro ramo dei Tu&crones raggiunse la pretura almeno dal 

^V.e costoro fossero di origine etrusca non P-a f M.o ^.e vi.e.ano 

ha impronta elru^ca cfr. SCH^I-^B P- 303- ^^, „„^, „, 

. secondo C.CBKO.K -„'. 45 3 1. ^o.m. p ^^^^^^^ ^^^^^^ 

Duella cfr. Quinct. I 4, lo. I moderni ^rw 



136 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 

(continua Postdmii) 

ad a. 253; prima del 233 o 
228 Liv. XXII 35,7; 1 216 
Liv. XXII 35, 6;189Liv. 
XXXV II47, 8; 185 Liv. 
XXX 23, 2]. 
praet. 1 80 Liv. XL 35, 2.* 



Plebei. 



(continua Atilii) 



[praet.293LÌY.Xiò,4; 
257 Fast. Gap. ad a. aed. 
cwr. 194 Liv. XXXIV 54, 
3; cfr. Auct. de vir. ili. 
39, 2; cfr. Maxis p. 15; 
228 Liv. XXI 26, 2; 213 
Liv. XXIV 43, 6; 197 Liv. 
XXXII 27, 7; 192 Liv. 
XXXV 10, 11; 185 Liv. 
XXXIX 23, 2; 174 Liv. 
XLI21, 1; 172 Liv. XLI 
28, 5]. 

{trib.pleh. dal 311). 



15. M. Antonius (mag. eq. 
334). 



guinis gli Atilii Serrani ed i Reguli. I moderni lo censurauo d' ignoranza 
(v. in PW. RE. II 2095). A me inspira piìi fiducia l' ignoranza di Valerio che 
la dottrina moderna. Che i Serrani, sebbene appariscano più tardi dei Reguli, 
fossero antichissima stirpe, prova il noto fatto fra gli Atilii Serrani gentili- 
cium esse feminas lintea veste non uti Varr. apud Plin. n. h. XIX 8. 

Reputo poi pura fantasia la teoria moderna, piti volte ripetuta, che gli 
Atilii Sarani o Serrani avrebbero avuto tal cognome non dal serere, come 
affermavano gli antichi Plin. n. h. XVIII 20 bensì dal commercio con Sarra 
ossia Tiro. 

Ove fosse necessario allontanarsi dall'etimo degli antichi, sarebbe piut- 
tosto il caso di pensare ai nomi analoghi, sopratutto ai Sarranatea dell' Um- 
bria Plin. n. h. Ili 114. 

' Cfr. Maxis meni, cit. p. 16. 

* E ovvio il dubbio se L. Postumius Tempsanus, pretore anche esso nel 
185 Liv. XXXIX 23, 2; 29, 8; 41, 6 fosse o no patricio. 



I magistrati dal 366 al 172 



137 



PATRICI. 



15. QuiNCTiLii (dict. 331). 

{'praet. 203 Liv. XXIX 
38, 4]. 



Plebei. 
le.Veturii 334; 321.^ 

17. Domitii Calvini 332; 283 
(dict. 280) 192. 
cens. 280. 

[praet. Aehnobarbus * 
194 Liv. XXXIV 42, 4]. 



18. Claudi! Marcelli 331 (dict. 
327)287;222;214;210;208; 
196; 183. 
cens. 189. 



I6.F0LII (mag. eq. 320) 318 
(mag. eq. 314). 



[praet. 224 ?= 216 Liv. 
XXII35,7; 216 Liv. XXII 
35,6; 198 Liv. XXXII 7, 
13; 188 Liv. XXVIII 35, 
2; 185 Liv. XXXIX 23, 2]. 

19. Fulvii 322 (mag. eq. 316) 
305 suff.; 299; 298; 264 
(dict. 263) 255 (mag. eq. 
246) 237; 229; 224 (mag. eq. 



' Se il Vetarius aed. cut. nel 210 Liv. XXVII 6, 19 sia un patricio od 
un plebeo non è cliiaro v. Seidel mem. cit. p. 26. 

« I Domita Calvini e gli Menobarhi appartenevano alla stessa geni, 

SuBT. Nero 1. 

• Maxis. mem. cit. p. 18. 



138 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 



17. Nautii 316; 287. 



Plebei. 

(continua Fiilvii) 

21.3) 212; 211 (dict. 210) 
209; 189; (180 suff.) 179. 
• ceiis. 231; 179; 174.i 

[;?me^. 215 Liv. XXIII 
.32, 18, 24, 4, 30, 8; 214 
Liv. XXIV 9, 4; 213 Liv. 

XXIV 43, 6; 212 Liv. 

XXV 2, 5; 200 Liv. XXX 
4, 4; 193Liv.XXXlV.54, 
2; 192 Liv.- XXXV 10, 
11; 190 Liv. XXXVI 45, 
9; 187 Liv. XXXVIII 42, 
4; 182 Liv. XXXIX 56, 5]. 

20. Aulii Cerretani 323; 319 
(mag. eq. 315). ^ 

21.Volummi 307; ^ 296. 

22. Miuucii 305 ; 221 (mag 
eq. 217) 197; 193. 



' L' origine tuscnlana dei Fulti è nota, Cic. prò Piando 20; Phil. Ili 
16. Plin. n. h. VII 136. 

* la DiOD. XVIII 26 a. 323, 319 rulg. in luogo di Atiliua è Aik'.oz — 
Aelius. 

Il gentilicio Aulius fa ripensare ai noti nomi etruschi, v. il materiale 
in SCHULZE p. 73. Il cognome Cerretanus o Ceretanns parrebbe derivato da 
una località di cui non abbiamo più traccia. 

' Consolato saltato da Calpuruio Pisene apud Liv. IX 44. 



I magistrati dal 366 al 172 139 

PATEICI. Plebei. 

(continua Minucii) 

[praet. 262 Front, de 
flgimec^.6, 200 Liv.XXXI 
4, 4; 197 Liv. XXXII 27, 
7 ; 196 Liv. XXXIII 24, 
2; 180 Liv. XL35, 2]. 

(Jrib.pìeh. dal 401?).' 

23. Sempronii 304 (Sophus), 
268 (Sophus), 253 (Blae- 
sus); 244 (Blaesus); 240 
(Tuditanus); 238 (Grac- 
chus'ì: 218 (Longus) (mag. 
eq.216)215(GraccliusV,213 
(Gracchiis); 204 (Tudita- 
nus): 194 (Longus); 185 
(Tuditanus); 177 (Grac- 
clius).2 

cens. 300; 230; 252; 209; 

169. 

[praet. 296 Liv. X 21, 
4; 213 Liv. XXIV 43, 6 
197 Liv. XXXII 27, 7 
196 Liv. XXXIII 24, 2 

• M. Minucius trii.pleb. nel 401 Liv. IV 11, 4 e nominato accanto ad 
altri tribuni sospetti come M. Acutms, C. Lacerius, M. Metilius. Sul Minucio 
falso tribuno della plebe, Plix. n.Ti. XVIII 15; cfr. Liv. IV 16, 3. 

' Manca credo modo di determinare 1' origine del cognome Tuditanus. 
Quello di Gracchus è molto antico fra gli Aequi Liv. Ili 25; 28. 



140 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. Plebei. 

(continua Sempronii) 

189 Liv. XXXVII 47, 8; 
(due persone) 184 Liv. 
XXXIX 32, 14; 180 Liv. 
XL 35, 2]. 

(trib.pleb. sino dal 310), 

24. Livii 302; 219 (dict. 207) 
207; 188; (mag. eq. 324?).^ 
cens. 204. 

[jjraet. 202 Liv. XXX 
26, 71; 191 Liv. XXXV 
24,6. 
aed. CU): 204 Liv. XXIX 

38, 4]. 



' Per il 324 i Fasti Eyd. ed il Chron. Pasch. hanno un Drusiis mag, eq. 
Cfr. Bandel op. cit. p. 91. 

Un Postumius Livius è dittatore dei Fidenati sino dal tempo dell' in- 
vasione Gallica V. Macrob. I 11, 37; 39. È ovvia la domanda se da Fidane 
non derivino i Livii plebei di Roma. A favore di questa ipotesi può, credo, 
citarsi l'iscrizione trovata nel Tevere relativa alla villa di ad GaìUnas Albas 
di Livia moglie di Augusto, ove si ricordano i procuraiores praetorii Fide- 
nalium et Rubrensium et Gallinar{um) Aìbarum, v. Not. d. acavi 1909 p. 434. 

Il i)odere detto poi ad GalUnas, posto a nove miglia sulla via Flaminia 
era proprietà privata di Livia prima ancora di sposarsi cou Augusto, SuET. 
Galba 1: post staium nuptius Veientanum smini revisenti. Cfr. Plin. n. h. XV 
136, ove si dice che il noto prodigio della gallina gettata con il ramo di 
alloro in seno di Livia avvenne allorché Livia Drusilla era jìacta Caesari 
ossia ancora fidanzata. Tale villa faceva parte del territorio già appartenente 
a Veio limitrofo a quello di Fidene. 



I magistrati dal 366 al 172 1*1 



PATRICI. Plebei. 

25. M. Titinius (mag. eq. 
302).» 

[praet. 178 Liv. XL 
59, 5]. 

{trib. pleh. dal 449, 
439). 

26. Q. Apuleius Pansa 300. 

{trib. pleb. dal 391).* 

27. Carvilii Maximi 293; 272, 
234; 228.3 

cens. 288. 

' Nome diffusissimo derivato da Titius cfr. Borghesi apud Schulze 
p. 242 8gg. al quale ultimo è sfuggito, se non mi inganno, che il più an- 
tico personaggio di questa gente (a parte i magistrati romani) è quel Pm- 
hlius Titinius Mena il quale post R{omani) c{onditam) a{nno) CCCCLIII {ossisi. 
nel 301) ut scriptum in puhlico Ardeae in Wteris extat. per primo fece venire 
i tonsorea dalla Sicilia Vare. d. r. r. II 11, 10. 

» L. Apuleio trib. pleb. nel 391 Liv. V 32, 8 sarebbe l'accusatore di 
M. Furio Camillo per la preda Veientana. 

Degli Apulei si trovano traccie in varie regioni. Non è il caso di pen- 
sare a quelli di Atina, perchè il primo fra costoro a conseguire non solo la 
pretura ma addirittura gli onori curuli fu L. Apuleius Saturninu» pretore nel 
58 a. C. V. Cic. prò Piando 8, 19; 11, 28. 

Non so se per età così antica non sia il caso di pensare agli Apuleii 
dell' Etruria, di cui si fa più tardi menzione ad es. nel titolo di Luni CIL. 
XI 1362. Sul carattere etrusco del cognome Pansa v. il materiale in Schulze 

p. 365. 

* Su Sp. Carvilius homo novus v. Vell. II 128. 

Lo Schulze p. 139 cfr. 454 riconnette il gentilicio Carviliut con Cal- 
viliu$. 



142 Intorno alla jormazione ed al valore storico dei Fasti 

PATRICL Plebei. 

28. M. Curii 290 ; 275 ; 274 ; 

cens. 272.^ 

[praet. 283 Liv. ejp. 
XII]. 

29. Caedicii 289 ; 256. 

cens. 283. 

(trib. pìeh. 47o).2 

30. Hortensii (dict. 287circa). 

{trìh. pleh. 422).3 



' M. Curius era homo noinis, Cic. i)ro Murena 8, 17. Non era di origine 
urbana ma municipale. Cic. prò Sulla 7, 23. Negli Scholia Bobiensia com- 
mentandosi qnest' ultimo passo si dice : Saiinis oriundus videUir. Questa no- 
tizia par di dubbio valore al Muenzer in PW. RE. IV col. 1841. A me 
produce invece l'impressione opposta. Ha impronta sabina il nome di Cu- 
rius come quello Curiatius; e nulla di strano che Curio originario deUe Sa- 
bina sia stato scelto a domare quelli fra i suoi conterranei che erano an- 
cora indipendenti. 

' Il tribuno L. Caedicius del 475 Liv. II 52, 6 pare spurio al pari del 
suo collega T. Statius. Di M. Caedicius de pleòe e del centurione Q, Caedicius 
si fa già parola al tempo dell'invasione dei Galli Liv. Ili 32, 5; 45 sq. 

Di im Caedicus in rapporto con il Tiburtino Ecìnulus favoleggiava Vir- 
gilio IX 358 sqq. X 747. Cfr. Serv. ad Aen. IX 358. Ma di una storica 
comunità di Caedicii nel territorio degli Acquicoli scomparsa all' età sua 
parlava Plixio n. h. Ili 108. 

' Liv. IV 42, 3 personaggio sospetto v. la mia Storia critica di Roma 
II p. 347 n. 2. 

Lo SCHULZE p. 174 sgg. nota oi^portunamente che il gentilizio degli 
Hortensii trova corrispondenza tanto negli Horienses del Lazio ricordati 



I magistrali dal 366 al 172 143 

PATRICI. Plebei. 

31. Claudius Canina 285; 273. 

32. Caecilii 284; 251 (mag. 
eq. 249) 247 (dici. 224 mag. 
eq. 207) 206 (dict. 205).^ 

[praet. 283 Liv. ep. XII 
Polyb. II 19, 8 III 13, 22; 
206 Liv. XXVIII 10, 3 ; 
182 Liv. XXXIX 56, 5]. 

{trib. pleb. nel 439?). 2 

33. C. Fabricius 282; 278. 

cens. 276.3 



da Pnyio n. li. Ili 69 fra le comunità scomparse, come fra altri nomi del- 
l' Umbria Bucheler Umhrica p. 17. Cfr. Urvinum Hoitense. Per la Campania 
CIL. X 3764. 

' Dalla Toce di Paolo ep. Fest. p. H M : Caeculus condidit Praeneste. 
Unde putant l'^aecilios ortos quorum erat nobilis familia apud Romanos, Ala 
apellatos eos dicunt a Caecade Troiano Aeneae cernite è lecito forse pensare 
che i Caecili erano di origine preuestina. Il loro cognome Metellus fa ri- 
cordare la glossa di Pesto p. 148 M estr. s. v.: Metelli dicuntnr in lege mili- 
tari quasi mercenarii, Acdua annali XILFII: « calones famulique vietallique ca(c)u- 
ìaeque». A quo genere hominum Cacciliae familiae cognomen putat ductum. 

Data l'origine umile dei Cecili Metelli si spiegano forse ancor meglio 
le note parole di Xevio : fatò Metelli Eóniae cónsulés funi. 

Il nome dei Caecili si trova pur collegato con quello della leggendaria 
moglie di Tarquinio Prisco Fest. p. 224, 238 M cfr. Paul. ep. 95 Auct. 
de praen. 1. PliN'. n. h. VII 194. Plut. quast Rem. 30. 

* Il tribunato della plebe di Q. Caccilius mescolato nella leggenda di 
Sp. Melio non inspira piìi fiducia del tribunato militare di un Caecilius nel 
444 cfr. 8. p. 122. 

* Il MuxzER in PW. RE. VI col. 1930 mette giustamente in rilievo 



144 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. Plebei. 

(continua Fabi-icii) 

[praet.l9òLÌY.X.XXIU 

42, 7]. 

34.Ti.Coruiicanius 280 (dici. 
246).» 

35. Oguluii 269 (dict. 257).* 

[pme^. 182 Liv. XXXIX 
56,6. 

aed. cur. (due) nel 296 
Liv. X 23, 11]. 

(frib. pleb. 300). 

36. Mamilii 265; 262 (Vituli), 
239 (Turrinus).» 

l'antichità dei titoli preiiestini che fanno ricordo dei Fahreci o Fahricii. CIL. 
2QV 3128 sqq. Mancano salde ragioni per negare carattere urbano al celebre 
console del 282 e del 278 competitore di Pirro, sepellito nel Foro. Invece il 
nome stesso prova la tenue origine di chi discendeva da persone che in origine 
erano stati artefici. C. Fabricius nei Fasti ricorda però il padre ed il nonno. 

' Mentre da Ciceroxk prò Piando 20, prò Sulla 23 apprendiamo che 
Tib. Coruncanio era di Tuscolo, l'imperatore Claudio, stando a Tacito ann. 
XI 24 affermava Coruncanios Camerio . . . accitos. 

* Il carattere etrusco del nome degli Ogulnii è certo v. Schulze op. cit. 
p. 151. Ammessa l'origine etrusca degli Ogulnii come degli Aquilii, v. a. 103, 
meglio ai intende il passo di Livio XXVII 3, 9 ad a. 210: M. Ogulnins et 
P. Aquiliua in Etruriam legati ad frumenium coemendum . . . profecti. 

' I Maviilii sono i discendenti della celebre gens Tusciilana che collega va 
le sue origini con Circe, stretti in alleanza con Tarquinio il Superbo Liv. 
I 49 II 15 sqq. DiON. Hal. IV 45 sq. V 21 sqq. VI 2 sqq. Cfr. Fest. 
p. 132 M 8. V. Mamiliorum. 

L. Mamilio dittatore Tusculano fu uno fra i primi stranieri a conse- 



I magistrati dal 366 al 172 1^5 

PATRICL Plebei. 

(continua Mamilii) 

[^rae<.207Liv. XXVII 
35, 1 ; 206 Liv. XXVIII 
10, 3]. 

37. Otacilii 263; 262; 246.^ 

[praet. 217 Liv. XXII 
10, 10; 214 Liv. XXIV 
9, 4]. 

38. Aquilii 259.2 

[praet. 176 Liv. XLI 
14, 5]. 

39. Atili Calatiims 258; 254; 
(dict. 249).^ 

cens. 247. 

gulre la cittadinanza romana nel 460 Liv. IH 18; 29 Diox. Hal. X 16. 

""'" nTorf "cognome Turrìnus (cfr. anche Liv. XXVIII 10) sta in relazione 
con la Turris MamiUa nella Subura in cni i Snl^nranenses appendevano xl 
teschio del cavallo corridore neUe corse di ottobre Fkst. p. 180 M s. . . 
October equtis. Paul. ep. Fest. p. 99 M. , „ , , ,, .r^„- 

^ Gli Otacilii, come è noto, traevano l'origine da MalecenUnn (Bene- 
veniam) Fest. s. v. Numerius p. 172 M sq. 

• Circa gli Aquila nulla v' è da aggiungere a quanto e stato notato 
.„gli Aquilii patrici. Seppure questi ultimi non sono i falsi antenati dei 

^'^''"'' Nei Fasti della Regia è detto Atilius Caiaiinus. La lezione Calatinus 

silegge, oltreché negli altri autori, in Cassioh. ad 258, nel Ckonogua.o 

Pais Rica-che sulla storia e sul diritto pubblico di Boma II ^0 



146 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. Plebei. 

40. M. Laetorius Plancianus 

(mag. eq. 257). ^ 

[praet. 210 Uv.XX.Yl 
23, 1. 

«e^.cur.'216Liv. XXIII 
30, 16]. 

{trib. pici), del 471). 

41. Anrelii 252: 248 (mag. eq. 
231) 200. 

cens. 241.2 



dell' a. 354 ad a. 254. È detto pure Calafinus l'AtUius accusato di aver tra- 
dito Sora, il genero di Fabio Massimo Val. Max. Vili 1,9 (a. 315). 

Anche iu altri casi si trova confusione fra Caiatia e Calatia vale a dire 
per le gesta del 306 per il quale Livio IX 43 ha Calatia mentre confron- 
tando il testo del resto corrotto di Diod. XX 80 si è pensato a Caiatia. 
Per questo e per altri casi v. Mommsen ad CIL. X p. 444. 

Che nel caso nostro sia piuttosto da leggerea Clatinus anziché Caiatinus 
risulta forse dal fatto che Calatia ed Atella fecero strettamente parto dello 
Stato Campano e con Capua ebbero comuni le sorti. Poltb. Ili 118 cfr. 
Mommsen ad CIL. X p. 359; 369. Sicché par naturale pensare che la nobiltà 
di Calatia abbia ricevuta la cittadinanza nello stesso tempo in cui l'ottenne 
quella di Capua. Il modo, la misura con cui tale cittadinanza fu accordata 
è oggetto di questione che tratto altrove. Cfr. Storia di Roma I 2 (1899) p. 230 
8gg. Qui mi basti ricordare che, stando alla versione canonica ciò avvenne 
verso il 338 Liv. VIII 14, 11 in cui la civitas sine suffragio fu accordata 
anche ai Formiani ed ai Fundatii e il 322 in cui fu concessa agli Acerrani 
Liv. VIII 17, 12. 

' In Lactoritta come nella forma parallela Nuìnitoriua lo Schulze p. 187 
trova chiari indizi del suffisso etrusco ^)ur. 

' L' origine Sabina degli Aurelii è nota, Paul. ep. Fest. p. 23 M s. v. Au- 
reliam. 



I magistrati dal 366 al 172 147 

PATRICI. Plebei. 

(continua Aurclii) 

[praef.202Liv.XXVI 
26, 11; 186 Liv. XXXIX 
6,2]. 

42. Claudius Gliela ( dict. 
249). 1 

43. C. Fundanius Fundulus 
243.2 

44. Lutatii 3 242 (Catiilus) ; 
241 (Cerco); 220. 

cens. (Cerco) 236. 

46. M. Pomponii Mathones 
233, 231 (mag. eq. 217).* 

« Claudius Glìcia era stato uno scriba, Livio ep. XIX lo dice sorti s ulii- 
mae hominem. Secondo la fonte di SuKTONio TU. 2 aveva e-mtato 1 u - 
fido di viator del console P. Claudio Pncher, che per dispetto lo creò dit- 
tatore; carica che fu obbligato a lasciare. Civ. i Fasti della Kegia ad a. 

* Lo stesso nome dice chiaramente che era di Fundi. 

» Da Sali.. Mst. fragm. I 3, 55 Maur. si fa menzione a proposito di 
Lntazio Catulo, della Lutatiorum proles, che aveva il sepolcro di famigba m 

Trastevere Oios. V 21, 7. ^ .. ^ m „„„ 

Ignoriamo 1' origine dei LutatU. Dalla cnra che Lutatn. Cerco il con- 
sole che pose fine alla prima gneira Punica, nel raccogliere ^^'ortesjen^ 
Fortuna di Preneste e dal fatto che il Senato si oppose acch. si ten e 
conto di auspida aUenigena anziché di patria Val. Max. I 3, 2 si è for e 
ndotti a snpporre che codesta ga. fosse originaria di Praeneete presso la 
quale è stato trovato il titolo CIL. XIV 2929. Ma . -»— ^^^ ^^^l^;;^^^^ 
Rispetto al carattere del cognome Cerco v. le osservazioni dello SCHULZE 

'^' '^' Il gentilicio Pomponins ha numerosi riscontri in Etruria raccolti dallo 
SCHULZE p. 212 il quale nota anche il carattere etrusco del cognome Matho. 



148 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICI. 



Plebei. 



(continua Poraponii) 

[praef. 217 Liv. XXII 
7,8;216Liv. XXri 35,5; 
204 Liv. XXIX 11, 11]. 

(trih. pleh. dal 149). 

46. M. Poplicius Malleolus 
232.1 

47. L. Apntstius Fullo 226.^ 



18. Veturii 220 (dict. 217) 
206 (mag. eq. 205); 
cens. 210. 

[praet 209]. 



[praL'f.ìdG Liv. XXXIII 
24, 2]. 

48. Flaminii 223 (mag. eq. 
222-219)^' 217; 187. 
cens. 220.* 



" Eiscontri etrnschi v. in Schulze p. 216. 

* Il coguorae Fullo indica chiaramente 1' nmiltà delle loro origini. Gli 
Apustii erano lavatori di panni così corno Tcrentius Farro il console del 216 
era figlio di un macellaio. 

* V. Baxdel op. cit. p. 123. 

* Il gentilicio Flaminius accenna forse ad una dipendenza dai Flamines 
come il nome del tribuno della plebe Ponfìficiiis Liv. II 44 ad a. 480 sembra 
indicare un' analoga dipendenza dal collegio pontificale. 

Dal fatto che il celebre console del 223 fece costruire il circo Flami- 
nio nella regione in cui era il campus od i prata Flaminia (v. Varr. d. l, L. 
V 154. Liv. Ili 54; 63. Plut. quaest. Rom. 66; cfr. F. Muenzer in PW. 
EE, VI col. 2496) non mi pare si debba senz' altro ricavare che egli pos- 
sedeva un tratto del terreno in cui il Circo Flaminio fu edificato. Può 
anche sospettarsi che il suo nome fosse semplicemente derivato da qmdla 
regione senza che vi avesse rai)porti di proprietà o di possesso. 



I magistrati dal 366 al 172 149 



PATEICI. Plebei. 

(continua riaminii) 

[praef. '227 Sol. p. 52; 
193 Liv. XXXIV 54, 2]. 

49. C. Terentius Varrò 216.^ 

[praef. 218 Liv. XXII 
25, 18; 187 (dueManaliste) 
e Caelio Liv. XXXVIII 
42, 4; 184 Liv. XXXIX 
32, 14; 182 (Istra) Liv. 
XXXIX 56, 5]. 

50. Servilii (mag. eq. 208) 
203 (mag. eq. 203) 202 
(dict. 202).2 

[praet. 206 Liv. XXVIII 
10]. 

51 . P. Villii-is Tappulus 199.» 

[praet 203 Liv. XXIX 
38, 4; 199 Liv. XXXI 
49, 12]. 

{trib. pleb. 449). 

. È appena necessario ricordare che C. Terentius Varrò era loco non ImmiU 
tolum sed etiam sordido orius ; patrem lanium fuisse ferunt. LiV. XXII 25, 19. 

» Sui Servilii Gemini plebei e patrici v. MOMMSEN Eoem. Farseli . I p. 117 sg. 

• Rispondenze etrusche sia per il gentilicio che per il cognome v. in 
SCHULZE p. 267; cfr, 95; 277. 



150 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



PATRICL Plebei. 

52.Porcii' 195 (Cato), 184; 
(Licinus) cens. 184. 

[praet.207UY.XXYll 
35, 1; 198 Liv. XXXII 7, 
13 ; 195 Liv. XXXIII 42, 
7; 193 Liv. XXXIV 54, 2]. 

53. M.' Acilius Glabrio 2 191. 

[^Jme^. 196 Liv. XXXIII 
24, 2]. 

54. C. Laelius lOO.^ 

[praef. 196 Liv. XXXIII 
24, 2. 

quaest. 202 Liv. XXX 
33, 2]. 

55. Baebii Tampliili 182 ; 
181.4 



* L' origine tusculana dei Porcii è risaputa. 

* Detto homo novu» in Liv. XXXVII 57, 11 non riesce a dirontare cen- 
sore. Un M.' Acilius Illvir acjris dandis adsignandis ora ricordato da autori 
noti a Livio XXI 25, 4 ad a. 218. M.' Acilius ò legato del Senato in Egitto 
nel 210 Liv. XXVII i, 10. 

Il gentilicio Acilius è in fondo una variante di quello degli Aquilii sui 
quali V. s. p. 103. 

' Confronti con titoli etruschi v. in Schulze p. 186. 

* Il tribuno dfl 204 Liv. XXIX 37, 17 è lo stesso Gii. Baebius console 



I magislrati dal 366 al 172 



151 



PATRICI. 



Plebei. 



(continua Baebii) 

[praet. 199 Liv. XXXI 
49, 12; 192 Liv. XXX 10, 
ll;189Liv.XXXVII47,8]. 

(trih. pleb. 204). 

56. C. Calpurnius Fiso 180. ^ 

[praet. 211 Liv. XXV 
41, 12; 186 Liv. XXXIX 
6, 2]. 

57. Q.Petillins Spurinus 176. 

[praet. 181 Liv. XL 

18, 3]. 

{trih. pleb. 187).» 

del 182. Un altro Q. BaeMus Merennii^ e tribuno della plebe nel 217, LlY. 

XXII 34 3 

Su rispondenze in Etruria ed anche in altre regioni itaUche v. Schulze 

^' '''il primo dei Calpurni storici sarebbe il Calpurnius Flammea l'eroico 
trihunus militum che nel 258 si rese celebre a ^'-^^^"""^ ^^ .^f. ^^'^"; 
XXII 60 11 PLiN. n. h. XXII 11. Ma come è noto, a questa tradizione, che 
faceva f^rse'capo all'annalista Calpurnio Pisone, Catone opponeva quella 
che lo stesso fatto attribuiva ad un Q. Caedicius. L' annahsta Claudio Qua- 
drigario parlava poi di un Laierms Gell. n. A. IH 7 18-21. 

Sul carattere etrusco del gentilicio Calpurnius v. Schulze p. 138. Sul 
cognome Fiso (umbro!) cfr. Sii. Ital. Vili 463 X 250 403. 

' I due O FetmU tribuni della plebe sono collegati da Valerio Anziate 
con il processo degli Scipioni LiT. XXXVIII 50, 5; 54, 1 ad a. 18.. Cfr 
GKLL. l. A. IV 18, 7. P.UT. Cai. Maior. 15. Ack. Vict. 49. Come è noto 



152 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

PATRICI. Plebei. 

68. Mucii Scaevolae 175; 174.' 

[praeL21b Liv. XXIII 
24,34, 11; 179 (due perso- 
ne) Liv. XL 44, 2]. 
(Jrib.pleb. sino dal 485).* 



altri dicerano l'accusatore di Scipione fu un M. Naevìus e non ricordavano 
i Petilii cfr. Liv. XXXVIII 56, 2. Altri infine ricordava un C. Mìnucius 
Augurinus Gell. m. ^. VI 19, 8. 

La critica moderna, piti volte dal Mommsen e dal Nissen in qua, ha 
tentato ritrovare il bandolo dell' arruffata matassa. Ma è stato molto piti 
facile notare le divergenze, gli errori e le falsificazioni clie ritrovare la ve- 
rità. 

Le varietà delle tradizioni, che non è più dato ristabilire in tutti i 
tratti veramente genuini nulla tolgono però al reale tribunato dei Petilii. 
Siamo in tarda età storica. Altro è l'avere o no avuta parte in dati av- 
venimenti, altro il non essere realmente stati pubblici magistrati. 

Il carattere etrusco del nome Petillius resulterebbe da numerosi riscontri 
fatti dallo Schulze p. 208. Ciò è ulteriormente confermato dal cognome 
Spurimts Schulze p. 94. 

' Il carattere etrusco del nome dei Mucii apparirebbe ancor più che dai 
Muda prata dalle arae Muciae in Veienti, Plin. n. fi. II 211. 

Ancor più evidente è il carattere etrusco del cognome Scaevola. Sul 
che V. il materiale in Schulze p. 369; 419. 

* Mentre una versione parlava di Mucio Scevola adulescens nobilis che 
avrebbe tentato uccidere Porsenna Liv. II 12, 1 e che con la mano stesa 
sul fuoco aATebbe dato prova del suo coraggio, un' altra diceva di P. Mucina 
tribuno della plebe che avrebbe bruciato i colleghi fedifraghi Val. Max. 
VI 3, 2. Cass. Dio. frag. 21. ZoN. VII 17. 



Pretori plebei dal 366 al 172 153 



Ai consoli patrici dati in questo elenco si può aggiungere: 

C. Sergius Plancus praetor nel 200 Liv. XXXI 4, 4 
M. Sergius Silus praetor nel 197 Liv. XXXII 27, 7. 



Alle genti plebee che raggiunsero il consolato fra il 366 
ed il 172 occorre aggiungere le seguenti pure plebee cbe 
conseguirono solo la pretura : 

1. C. Auius prima del 218 CIL. 1 188 v. Maxis. p. 18. 

[2]. A. Cornelius Mammula nel 217 Liv. XXXIII 44, 2 (dato 

che non si tratti di un patricio). Il prenome A. lo hanno 

anche i Cornelii patricii Cossi Arvinae. 

3. L. Cincius Alimentus nel 210 Liv. XXVI 23, 1. 

4. C. Hostilius Tubulus 209 Liv. XXVII 6, 12; C. A. Hostilii 

Catones 207 Liv. XXVII 36, 1; A. Hostilius Mancinus 
180 Liv. XL 36, 2. 
6. C. Aurunculeius 209 Liv. XXVII 6, 12 ; L. Aurunculeius 
190 Liv. XXXVI 45, 9. 

6. Sp. Lucretius 206 Liv. XLVIII 38; 172 Liv. XLII 9, 8. 

Cfr. C. Lucretius Gallus 171 Liv. XLII 28, 5. 
quaest. 218 Liv. XXI 59, 10. 

7. Gn. Octavius 205 Liv. XXVECI 38, 11; cfr. a. 168 Liv. 

XLIV 17, 5. 

aed. cur. 172 Fest. p. 178 M. 

8. L. Scribonius Libo 204 Liv. XXIX 41, 11; C. Scribonius 

193 Liv. XXXIV 54, 2 ; L. Scribonius Libo 192 Liv. 
XXXV 10, 11. 

aed. cur. 194 Liv. XXXIV 54, 3. 



154 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

9. Gn. Tremellius Flaccus 202 Liv. XXX 26, 11. 

quaest. prima del 205 Liv. XXIX 11, 3. 

10. C. Helvius 198 Liv. XXXH 7, 13; M. Helvius 197 Liv. 
XXXII 27, 7. 

11. C. Atinius Labeo 195 Liv. XXXIII 42, 7; C. Atinius 
Labeo 190 Liv. XXXVI 45, 9; C. Atinius 188 Liv. 
XXXVIII 35, 2. 

12. Sex. Digitiiis 194 Liv. XXXIV 42, 4. 

13. T. luventius Thalna 194 Liv. XXXIV 42, 4. 

14. Q. Salonius Sarra 192 Liv. XXXV 10, 11. 

15. L. Oppius 191 Liv. XXXV 24, 6. 

16. M. Taccius 190 Liv. XXXVI 45, 9. 

aed. CUV. 192 Liv. XXXV 41, 9. 

17. C. Stertinius 188 Liv. XXXVIII 35, 2. 

(Genticio di aspetto etrusco cfr. Schulze p. 237). 

18. C. Afranius Stelli© 185 Liv. XXXIX 23, 2. 

19. C. Decimius 184 Liv. XXXIX 32, 14 C. Decimius 169 
Liv. XLIII 11, 7. 

20. Q. Naevius Matho 184 Liv. XXXIX 32, 14. 

(Cognome di aspetto etrusco cfr. Schulze p. 274). 

21. L. Pupius 183 Liv. XXXIX 45, 2. 

22. Gn. Sicinius 183 Liv. XXXIX 45, 1; cfr. 172 Liv.XLII9,8. 

23. M. Pinarius Rusca 181 Liv. XL 18, 2. 

24. L. Duronius 181 Liv. XL 18, 2. 

25. T. Fonteius Capito 178 Liv. XL 69, 5; cfr. P. Fonteius 
Capito 169 Liv. XLIII 11, 7; P. Fonteius Balbus 168 
Liv. XLIV 17, 5. 

26. T. Aebutius Carus 178 Liv. XL 59. (Dato che non sia 
un patri ciò. Sul patriciato degli Aebutii Helvae, di cui 
uno è pretore nel 168, cfr. s. p. 99 n. 2. 

27. C. Cluvius Saxula 178 Liv. XL 59, 5. praet. 173 Liv. 
XLI 28, 5; Sp. Cluvius 172 Liv. XLII 9, 8. 



Prefori e qj/ esfori plebei dal 366 al 172 155 

(Gentilicio che si nota ad es. in Umbria Schulze p. 483 
ed in Campania Liv. XXVII 33 Cic. ad fam. XIH 56 
ad Att. VI 2, 13 XHI 46, 3). 

28. C. Numisiiis 177 Liv. XLI 8. 

29. L. Mummius 177 Liv. XLI 8. 

30. M. Aburins 176 Liv. XLI 14, 5. 

31. C. Matienus 173 Liv. XLI 28, 5. 

32. C. Cicereius 173 Liv. XLI 28, 5. 

Notiamo pure le seguenti genti plebee che, allo stato cbe 
nelle nostre fonti, sono solo ricordate per aver raggiunta 
l'edilità curale: 

1. Gn. Flavius 304. 2. Q. Anicius di Praeneste. 

Per questi due personaggi v. Diod. XX 36, 6. Cic. ad 
Att. VI 1, 8. Liv. LX 46. Plin. n. h. XXXHI 17. Geli. n.A. 
VII 9. Val. Max. n 5, 7. 

Abbiamo infine le genti seguenti che per questo mede- 
simo periodo raggiunsero per lo meno la questura: 

1. L. Opimius Pausa 294. Liv. X 32, 9. 

2. L. Postumius Tympanus 194 Liv. XXXIV 47, 2. (Xon 
pare si tratti di un patricio). 

3. C. Furius Aculeo 190 Liv. XXXVIII 55, 4. (Seppure 
si tratta di un plebeo). 

La proporzione di circa 43 genti patricie dominanti 
verso il 444, di fronte alle circa 15 plebee, che si affacciano 
dal 400 circa al 367, si modifica negli anni successivi sino 
al 172 nella proporzione di circa 18 patricie. di cui alcune 
sono ricordate sporadicamente, di fronte a circa 58 plebee. 



156 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Alle plebee, pur non tenendo conto di quelle non poche 
che riuscirono a coprire la questura e l'edilità curule, di cui 
non ci è arrivato il nome, va aggiunto il numero delle altre 
superiori al numero di 30, che conseguirono la pretura, vale 
a dire la dignità prossima allo stesso consolato, rivestita di 
imperium e di ])otestas. 

I termini sono pertanto capoversi ed anzi a dismisura 
oltrepassati dai plebei. Tra le circa 29 genti patricie che 
constatiamo ancora nel 367 vengono a mancare nei Fasti 
consolari le genti seguenti: 

1. AeBUTII 4. HORATII 7. SEMPRONn 

2. Aquilii 5. Lue RETTI 8. Sergii 

3. Geganii 6. Menenii 9. Vergikii 

Si attenuano inoltre le genti dei Pinarii, degli lulii, dei 
Nautii, dei Veturii, dei Folli o Foslii, che compariscono ancora 
due o tre volte e quelle dei Quinctilii, ricordati ancora una 
volta. Gli lulii però ricompariranno più tardi con nuovi 
rampolli. 

In compenso però le superstiti genti patrice accentrano 
il consolato, la dittatura e la maestranza dei cavalieri presso 
a poco con queste proporzioni: 

1. CoRNELii circa 45 volte 6. Sulpicii circa 18 volte 

2. Fabii » 38 » 7. Claudii >» 18 » 

3. Valerti » 32 » 8. Papirii » 18 » 

4. Aemilii » 29 » 9. Postumii » 15 » 

5. Maxlii » 21 » 10. Servilti » 11 » 

Tengono loro dietro con minore intensità: 

11. Furti 8 volte 12. Quinctii 9 volte 



I magistrati dal 866 al 172 157 

Dal confronto di questo elenco con quello dei supremi 
magistrati fra il 444 e il 367 appare scemata l'importanza 
politica dei Sulpicii, dei Purii, dei Servilii. Si mantiene in- 
vece quella dei Cornelii, dei Fabii e dei Valerii. La frequenza 
dei Fabii e dei Valerii corrisponde del tutto alla posizione 
storica clie la tradizione loro assegna. 

Affatto singolare è poi la posizione dei Cornell che poco 
più numerosi dei Valerii e dei Fabii dell' età precedenti, fini- 
scono per lasciarseli di dietro a notevoli distanze. Questo 
fenomeno corrisponde a quello per cui i Cornelii, durante 
la repubblica Romana hanno posizione preponderante nei 
culti e nei sacerdozio Tanto è vero che dei 23 pontefici mas- 
simi a noi noti di Roma, repubblicana, sei furono Cornell;^ e 
sotto questo punto di vista ha un certo valore la tradizione 
che ricorda di già un Cornelio fra i pontefici dell'età regia. - 
Codesta importanza apparisce confermata dal numero no- 
tevole di monetari dati dalla gente Cornelia. ^ Anche nel 
periodo successivo che dal 172 vanno al 90 ed al tempo 
di Augusto i Cornelii frequenti come magistrati ordinari 
sono stati spesso scelti come consoli suffetti. 

La preponderanza dei Cornelii appare più che mai evi- 
dente dopo l'incendio Gallico e forse sta in relazione con 
il culto della divinità tutelare del Colle Capitolino. Le mo- 
nete ci insegnano come essi curassero in modo specialo il culto 
di Giove.* Con ciò probabilmente si accorda la notizia che 
Scipione Africano il Maggiore lasciala credere d'esser figlio 
di Giove Capitolino, e spesso si recava solo a meditare nel 



' V. r elenco iu Baudt op, cit. p. 3 sgg. : 40. 
' Plut. qiiu,est. Rom. 4. 
' V. Babelon I p. 385. 

* V. ad es. le niouete di Gn. Conidius l. f. Sisennn Baiìe.los I p.. 394 
di Gn. Cornelius Biasio il», p. 396 sg. 



158 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Campidoglio. È pur noto come si fosse accreditata la voce 
che la conquista di Carthago Nova in Spagna fosse stata 
da lui conseguita grazie al favore di Nettuno fratello di 
Giove, il quale veniva così ad essere suo zio.' 

Data la straordinaria importanza dei Cornelii dal lato sa- 
cro come dal politico, non è casuale che Scipione Africano, 
avendo solo 22 anni, sia potuto diventare edile curule e 
due anni dopo sia stato inviato in Spagna con potere pro- 
consolare per restituirvi la fortuna del popolo Romano e 
vendicarvi la morte dei due Scipioni, di suo padre e di 
suo zio.- 

Sarebbe certo improvvido affermare che Cornelio Siila 
riusci a diventar padrone di Roma grazie al prestigio del 
suo nome. Ma con la straordinaria importanza e frequenza 
delle magistrature dei Cornelii si spiega forse il noto vatici- 
nio che Roma sarebbe stata dominata da tre Cornelii. Que- 
sto vaticinio che correva al tempo della cospirazione di Cati- 
lina,3 va messo a fianco al pregiudizio generalmente accolto 
dalla pubblica opinione che solo i Cornelii fossero destinati 
ad avere felici successi in Africa.'* 

Rispetto ai plebei constatiamo come in circa due seooli 
si sian presentate circa 60 genti nuove, e fra esse emergono 
le seguenti. 



' Liv. XXVI 19, 5: 45, 9 cfr. con Gell. n. A. VI 1. 

' Liv. XXV 2 cfr. cou Polyb. VI 19. Liv. XXVI 18. 

' Sall. Cat. 47, 2: ex lìhris Sibijllinìs regnum Romae trihng Cornelm 
portendi. 

* Cass. Dio XLII 57 extr.: àXóyro tivì rdaxci [xr^Jéva àv Ixir.ùova èv 
x-Q Acppix-Q xy.y.6)z rcpd^at.. Cesare per controbilanciare il prestigio del suo 
rivale Scipione basato sn tale pregiudizio recò seco in Africa, come è noto, 
despectissimum quendam ex Corneliorum genere, cui ad opprobium vitae Salvitionis 
cognomen crai. Suet. Caes. 59. 



J magistrati dal 366 al 172 159 

1. Fulvii circa 20 8. Plaiitii circa 8 di cui 7 consolati 



2. lunii » 


17 


9. Genucii 


» 


7 tutti cons. ordin, 


3. Atilii 


14 


10. Decii 


» 


7 


4. Sempronii » 


14 


11. Aelii 


» 


7 


5. Claiidii » 


9 


12. Poeteli 


» 


6 


6. Marcii » 


9 


13. Poblili 


» 


6 


7. Caecilii » 


8 


14. Licinii 


» 


5 



La ressa delle nuove stirpi plebee per conquistare i su- 
premi onori non rendeva loro possibile quell'accentramento 
che abbiamo constatato fra i patrici; fra i quali lo scarso 
numero delle genti era compensato dalla frequenza con cui 
pochi personaggi della stessa gente si succedevano nel co- 
prire le più alte cariche curuli. 

Questo fenomeno si rivela forse in maggior misura fra 
i pretori. E sebbene noi non si possegga che una piccola 
parte dell'elenco di questi magistrati, abbiamo non di meno 
agio di osservare che ogni anno nuove genti raggiungevano 
tale magistratura. 

E quest'ultimo fenomeno andò sempre più accelerando 
ed accentuando negli ultimi decenni della repubblica come 
mostrano gli elenchi che qui oltre porgiamo: 



160 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



IX. 



ELENCO QUARTO. 

Dalla occupazione dei plebei di ambedìie i seggi consolari (172 a. C.) sino alla 
approvazione delle leggi lidia [90) e Plautia-Papiria (89) concedenti la cit- 
tadinanza romana ai Latini ed agli Italici. 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Nuove genti plebee 

(Homines novi) 

l.Popilii 172; 1.58; 139; 
132. 

2. Aelii 172(ì:;(7/<.s); IG7 
[Paetus). 

ifrib.pleb. dal 286). 

3. Licinii' Crassi 171 ; 1. Cassil 171;' 164; 127; 

168; 151 (Lucullus); 124; 107; 96. 

131;116(Ge^fl);97;95. cens. 164; 125. 

cens. 108; 92; 89. 

[2)metA7ìUY.XLl 

itrib.pìeb.(hìA9[^. 5, 8]. 



* Con la sua condizione di homo novas si spiegano in parte le opposizioni con- 
tinue che il console C. Caasius Loiìglnus (171) ebbe nella sua non breve carriera Liv. 
XLII 32; XLIII 1; 5. Anche il teatro che egli aveva fatto erigere come censore 
venne fatto distruggere (Liv. ep. XLVIII extr. Val. Max. II 4. Vkll. I 15, 3. Ouos. 
IV 21, 4) e r oijposizione gli venne dal patricio P. Cornelio Nasica. 



I magistrali dal 172 all' 89 



161 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 



Homines novi 



4. Atilii {Serrani) 1 70; 2. Hostilii 1 70; 1 45; 1 37. 
136; 106. 



{trih.plebAdl^U). 

1. Servilii 169; 141; 6. Marcii 169; 162; 166; 
106. 149; 118; 91. 

cens. 125. cens. 161; 147; 86. 

2.AEMiLnl68;158; OW&.pZ.6.dal389). 

137; 126; 115. 

tnA irxr> 6. luiiii 167 (Pennus); 
cens. 164; 109. ^ ^ ' 

138 {Brtitus); 109 {Si- 
lanus). 

(trib.pleh. dal 494). 



3. SuLPicii 166; 144; 
141; 140; 108. 



[praet. nel 180 Liv. 
XL 35, 2].i 



4.MANLII 165; 164; 7. M. Claudius Marcel- 3. Odami 165; 128. 
120. lus 166; 156; 152. 

cfr. Gn. Mallius [praet. dal 205 Liv, 

105. {trih,plel.à^\2\9 XXVI 38, 11].^ 

e 201). 

' Un antenato degli Uostiln Mancini già guidava nn corpo di cavalleria nel 217. 
Liv. XXII 15, 4 sqq. Fra gli Hostilii Cali troviamo un jjvaetor sino dal 207 Liv. 
XXVII 35, 1. Fra gli Hostilii Tuhuli nel 209 Liv. XXVII 6, 12. 

' Secondo la nota versione accolta da Suet. Aug. 1, gli Octavii erano originari 
di Velletri. Primo a conseguire magistratura elettiva romana fu il questore C. Octa- 
vius hiifus (SUET. Aug. 2) verso la metà del II secolo, cfr. Drumann-Groebe Gesch. 
Boms IV p. 234 sg. Si noti tuttavia che un Octavivs Maecius compare sino dal 293 
come (lux alaribus coliorUhus secondo autori noti a Livio X 41, 5. Gn. Octavius prò 
pr. menò trionfo navale il 167 su Perseo v. Act. Triumph. ad a. 

Il cognome Maecius fa pensare che Maecium era una località presso Lanuvium 
Liv. vi 2, 8 vale a dire presso Velletri. Maecium (cfr. Maecenas) al pari di Velitrae 
è nome di origine etrusca. 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma II 11 



162 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GE^TI PATRICIE Nobiltà plebea 



Homines novi 



5. CoRNELii 162; 162 
suf. 160; 159; 156; 
155; 1 47; 146; 138; 
131; 130; 111; 97. 

cens. 159; 147; 
142; 70. 

6. Valerti 161; 152; 
131; 100; 93. 

cens. 154; 97. 



8. Sempronii 168((t/*«c- 4. Al. luventius Thalna 
chus);l29 ( Tuditanus). 163.2 
cens. 169. 



{trih.pleh.àdl^O'). 

9. Domiti i 162 snf. 124; 
122; 96; 94. 
cens. 115; 92. 

{trìh.pleb. dal 103). 

lO.Fulvii \ò'è{Nohilio- 
ren) 153; 135; 134; 
125 (FI acci). 
cens. 136. 

11. L. Anicius Gallus^ 
160. 

[aecl. CUI', sino dal 
304. 
^raei. 168LÌV.XIV 

17, oj. 



[praet. sino dal 194 

Liv. XXXIY 42, 4]. 

{trib.pleh.dsiWlOy 

b.Fannii 161; 122.3 
(Jrih.pleh. dal 187). 



' Gli Anicii erauo di origine preuestiua Plin. m. li. XXX 17. Liv. XXIII 19. 

* Il cognome Thalna di questi luventii è stato messo iu rapporto con il nome 
della divinità etrusca %-alna, Schulze Ziu- Gesch. d. lat. Eigenn. p. 94. Corrisponde 
con ciò il fatto che essi derivavano da Tuscolo, Cicero Piando 19, dacché la stessa 
Tnscolo, come dice lo stesso nome, fu soggetta agli Etruschi. 

' Il console C. Fannitis (identificato già iu antico con l'omonimo aunalista) era 
genero di C. Lelio. 



I magistrati dal 172 all' 89 



163 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 



Honiìnes novi 



7. luLii 157; 91: 90. 12. Aurelii 157(Ore.sM, 6. Opimii 154; 121. ^ 

cens. 89. 144 {Cotta)] 126 {Ore- 

stes); 119; 108 suf. [praet. 12Ò Lìv. ep. 

(Scali rus); 103 (Ore- ^X. 

stes). quaest. sino dal 294]. 

8. PosTUMii 151; 151; 13. A'cilii 154 (Glahrio) 7. Amiii 153; 128.2 
148; 110; 99. suff. 150(5rt76?fs);114. 

[praet. sino da pri- 

9. QuixcTii 150; 123. [praet. sino dal 196]. ma del 218. 

{trih.pleb. dal 201). quaest. 1 18 ; ^ 120- 

119].^ 

{trih.pleh. 160). 



' Un L. Opimius Pausa quaestor h ricordato sino dal 294. Quanto si diceva scher- 
zosamente su Opiiuio console del 154 (Lue. apud Non. IV p. 475 Lindsay s. v. fama 
Cic. de oj-at. II 68, 277; cfr. Cichorius Untersuch. zu Lucilius (Berlin 1908) p. 310) 
non porge dati specifici sull' origine di quest' uomo. 

Il figlio, il noto console nemico dei Gracchi fece ad ogni modo dimenticare l' o- 
rigine relativamente non antica della sua gente. Egli divenne, come è noto, nno 
strumento degli ottimati, un acre nemico della plebe (cfr. Sall. lug. 16) e perciò è 
frequentemente portato alle stelle da CiCBROXE ad es. post red. 11; in Pison. 95; j«'o 
Sexiio 140; de invent. II 105. 

■ Il console del 153 è un T. Annitis Liiscus discendente da T. Aanias Lnsctis che 
nel 172 è legato del Senato a Perseo Liv. XLII 21, 1. 

Di un M. Annius triumviro nell' assegnare i terreni della colonia di Piacenza e 
Bologna nel 218 parlavano già alcuni annali noti a Livio XXI 25, 4. 

Gli Annii del resto figurano di già in una tradizione a proposito della instauratio 
dei Ludi Magni Macrob. I 11, 3. Da Liv. Vili 3, 9 apprendiamo che di Annii v'era 
una ragguardevole gente a Setia. 

Da Lanuvio derivava invece T. Aauio Milone in origine tìglio di un Papiiis, 
V. i dati in Drumaxn Groebe I p. 31. 

' Dittì:\bergeu Syll. 2 ed. n. 318. Biilz p. 14. 

* DlTTENBERGER Sìjll. I 318. 



161 



Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fas'i 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

14. Calpurnii Pisones 
148; 139; 135; 133; 
112; 111 (Bestia). 
cens. 120. 



Homines novi 



{trih.pleh.àBWVÒ). S. Maniìii 149. 



15. LiviiDrusil47;112. 
cens. 109. 



{trih. pi eh. 66). ^ 



9. L. Mummius 146. 
{trih.pleò. dal 320). cens. 142.'* 



10. FabiiMS; 142; 16. Caecilii 143; 142; 

123; 119; 117: 115; 
113; 109; 98. 

cens. 131 (primo 
collegio di due cen- 
sori plebei); 120; 115; 
102 (due cens. Q. C). 

itrih.pleh.à^ìA.'Ò^). 



121; 116. 
cens. 1C8. 

11.Claudii143; 130 
suff. 92. 

cens. 169; 136. 



[pr aet. sino à'àWll 
Liv. XLI 8 cfr. 153 
App. Ib. 153]. 

On6.i)Ze&.dall87). 



' A prescindere dal Manlio eletto tribuno militare nel 449 Liv. Ili 51, 10 un 
P. ManìUus legato senatorio in Macedonia, che deve aver coperto cariche curuli^ è 
ricordato in Liv. XLV 17, 5 ad a. 167. 

M.' ManUius, il celebre giurista, console nel 149, era citato come esempio di po- 
vertà; possedeva solo aediculas in Carinis et fundum in Lahicano Cic. parad. 3, .50. 

* L. Mummìm V k<iSi\co era un homo novus Vell. II 128. Il carattere molto popolare 
(Svjlioxixtùx.-poc) di lui in opposizione a quello austero ed aristocratico del sno collega 
nella censura L. Cornelio Scipione (142) ò espressamente rilevato da Cassio Dione 
XXII fr. 76 I p. 322 Boiss. 

A determinare la patria dei Mummii non giovano le dediche dell' Acaico perchè 
come è noto erano sparse in tutta Italia, Cic. orator. 70, 232 cfr. CIL. I n. 542 sqq. 
Non giova nemmeno il trovare i Muminii preponderanti a Telesia CIL. IX 2235. 



I mngisirati dal 172 all' 89 



165 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 



Iloìnines novi 



12. Furti 136. 



17. C. Laelius 140. 10. Pompeii 141; 89.^ 

cens. 131 (primo 

18. Mucii Scaevolae collegio di due cen- 



133; 117; 95. 

{tr'ib. pleb. 485 e 
poi dal 141). 

19. M. Aquilius 129; 
101. 



sori plebei). 

[praef. 92 Oros. V 
18, 91 Oic. d. orai. 
I 37, 168]. 

11. P. Rupilius 132. 



20. M. Plautius 126. \2. Perperna 130; 92.=^ 

21.PorciiCatones 118; 13. Cornelius Cinna 
114; 89. 127.3 

(^n6.»Ze6.dall89). -, . ri a x- n i • 
^ ^ ' 14. 6. Sextius (Jalvinus 

124.* 
(trib.pleb. dal 72). 



' Uu L. Fompcius tribunus militum è già ricordato per il 171 Liv. XLII 65, 6. 
Vbllkio II 21, 5 p;irla delle due o tre familiae dei Pompei come se facessero parte 
di UBa sola gena. 

Su Q. Pompeim console del 154 v. Cic. in Vcrr. V 70, 181 : Q. l'ompeius humili 
atque obscuro loco natus, nonne pluribus inimicitils maximisque suis periculis ac laboribut 
amplissimos honores est adeptus? modo C. Fimbriam (cons. 154) C. Marium (cous. sette 
volte) C. Caeliiim (cous. 94) vidimus non medioribus inimicitm ac laboribus coniendere ut 
ad isios honores pervenirent ad quos vos per ludum et per nechyentiain pervenistis. 

* I Perperna, lo dice anche la desinenza del loro nome, erano di origine etrusca, 
Cfr. SCHULZE op. cit. p. 88. 

* Il carattere plebeo e demagogico dei Cornelil Cinnae Carbone» e Tardali ò rile- 
vato da Cic. ad famil. IX 21. 

* Non sappiamo se Sextius Calvinus derivasse dai Sexli Lateranenses celebri tribuni 



166 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

22. M. Minucius 110. 

(oltre dal 401 trih. 
pleb. dal 216). 

23. Hortensii 108 P^ 
(^n6.i9Ze&.dal422). 



Honiines novi 

15. Papirii Carbones 
120; 113. 

[praet. 168 Liv. 
XLIV 17,5]. 

{trio. pleb. dal 131 
cfr. 178). 

16. C. Marius console 
VII volte: 107; 104; 
103; 102; 101; 100. 

{trìb.pleb. 119). 

17. Gn. Mallius 105. 



24. Q. Lutatius 102. 



18. Rutiìii 105 (Eafus), 
90 {Lupus).'^ 

{trio. pleb. à^UQ^y 

19. Flavlas Fimbria 
104.3 

(^trib. pleb. dsiìS27). 



della plebe uel IV secolo, che dettt^ro 1' untore delle leggi Liciniae-Sextiae (367) ed il 
primo console plebeo nel 366. 

• Dato dal solo Chron. a. 354: Hotensio. 

* Cicerone prò Piando 21, 52 cita M. Riitilio Rufo insieme ad nitri che come 
C. Mario, Gn. Ottavio, M. Tullio, C. Fimbria, C. Cassio, Gn. Aurelio Oreste patirono 
ripulse ma conseguirono piìi tardi onori maggiori. 

' Sullo difiScoltà incontrate da C. Flavio Fimbria console nel 104 jicr farsi strada 
negli onori v. Cic. hi Verr. V 70, 181, cu. prò Flancio 21, 52. 



I magistrati dal 172 all' 89 167 



GENTI PATRICTE Nobiltà plebea Homines novi 

20. M. Antonius 99. 
cens. 97.^ 

[praet. 102 Liv. ep. 
68]. 
(trib.pleb.da\\67). 

21. T.Dldius'- 98. 

[praet. prima del 

100 a. C. Fior. 138, 5]. 

itrib.2)leb.daÀUSy 

22. C. Coelius Caldus 
91.3 

23. 31. Herennius 93.* 



' È discutibile la relazione dei noti Antonii plebei con gli Antonii cLe figurano 
fra i Xviri legihns scribnndis e che danno per il 422 nn trìbunns viUitum considari po- 
tesiate. Un Q. Antonius che ha parte rilevante nelle gesta del 190 v. in Livio XXXVII 
32, 8. 

* Il tribuno Didio antenato, forse padre, del console del 98 fu l'autore della ce- 
lebre lex Didia snmptuaria. Sulle gesta del console del 98 v. Mììkzer in PW. RE. 
V col. 407 sgg. Cic. pi-o Murena S, 17 ricorda i Didii accanto ai Coelii, ai Marii fra 
gli homines novi. 

Rispetto al suffisso non latino -idius v. quanto si osserva oltre a p. 174 sotto il 
nome degli Aufidii. 

* C. Caelius, essendo homo novus Cic. de pei. consul. 3, 11 riuscì a superare du« 
homines nohilissimi. Homo novus è detto pure in de orai. I 25, 117. Sulle difficoltà 
perciò incontrate nella sua carriera v. in Verr. V 70, 181; prò Piando 21, 52; prò 
Murena 17. Il suo discendente, che si uccise dopo la sconfitta di Varo 9 d. C. da 
Vblleio II 120, è detto: adulescens veinslate familiae suae dignissiìnus. 

* L' arrivo di M. Herennius, mediocre oratore, al consolato in luogo di L. Marcio 



168 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ai patrici sin qui ricordati si può aggiungere: 
M. Aebutius Helva praet. 168 Liv. XILIV 17, 5 
dato che si tratti veramente di un patricio (sul cognome 
Helva V, s. p. 99). 

Al nome dei consoli giova far seguire la serie di quelli 
fra i pretori saltuariamente ricordati dalla tradizione su- 
perstite, che attestano nuove stirpi plebee, delle quali una 
parte riuscì a conseguire negli anni successivi il consolato. 

Nuovi pretori plebei : 

1. L. Ganuleius Dlves 171, Liv. XLII 28, 5. 

2. C. Canlnius Rehilus 171, Liv. ib.^ 

3. M. Raecius 170, Liv. XLIII 4, 8. 

4. C. Vetillus verso 149, App. Ib. 61. Oros. V 4. Diod. fr. 

XXX 1,3. 

5. G. Nigidius 146, Auct. d. vir. ili. 71. 

6. M. Cosconius 135, Liv. ep, LVI. 

cfr. C. Cosconius 63, Gìc prò Suet. 14, 41. 



Filippo siimma nohilUate hominem, cognatìone, sodalitatc, collegio, sìimma etiam 
éloquentia era uuo scandalo per Cicerone Brutas 45, 166 che, anche altrove, 
prò Marena 17, 36 espone al riguardo la sua meraviglia per (juel successo. 

M. Herennius era evidentemente nu homo novus, come insegna lo stesso 
sno nome di origine non latina. 

Stante il nnmero non piccolo di Hercnnii è difficile determinare la loro 
genealogia. Si suole tuttavia far valere che il. Herennius, colui che emise 
i numni in cui vi iigurano la Pietas ed i pli fratres di Catania (Babklon 
I p. 338 sg. GuuEBEK Coins of the roman repnbUc I p. 195) sta in rapporto 
di discendenza con V Herennius Sicnlns amico di Gracco Val. Max. IX 12, 
6 cfr. Vell. II 7, 2. E questo Herennius siculus si considera discendente 
dal nostro console. Tale ipotesi accolta, fra gli altri dal Mommsen, è stata 
più volte registrata, v. ad es. F. MìInzer in PW. RE. Vili col. 479. 

Per mio conto tenderei piuttosto a dare qualche peso al fatto che M. 
Herennius, il console siiffectas del 1 d. C, nei Fasti della Regia è detto Picens. 

' Un altro C. Cnnìnins pr. urb. è nominato in cippi dell' età che dai 
Gracchi si estende a quella di Siila trovati ad Ostia v. Vagmeiu Noi. d. 
icavi 1910 p. 233. 



Magistrati dall' SS a. C. al U d. C. 169 

7. L. Bellienus 105, Sali. lug. 104, 1. 

cfr. prima del 67, Plut. Pomp. 24 App. ilithr. 93. 

8. T. Alhucius 104, Cic. divin. in Caec. 19, 63.^ 

9. Gn. Anfid'ms 104, Cic. Tusc. V 28, 112. 

10. C. Sentius 89 Oros. V I8.2 



Nuove genti plebee ricordate per la questura : 

L. Stertinius 168, Liv. XLV 14, 9. 

L. Fulcinnìus 148. V. le monete in Sobeck p. 11.^ 

L. Tremellius Scrofa 143 o 142 Varr. d. r. r. II 4, 1 Liv. 

ep. LUI. Entrop. IV 15 Bùlz p. 9. 
P. Alhius 129, Cic. de. orai. II 281. 
C. Aarcellus 113, CIL, III suppl. 7367. 
C. Norbanus 102 o 99, Cic. de. orai. II 202 Sobeck p. 25 

Biilz p. 20. 
C. Saufeius 100 App. h. e. I 32. 
Aesillas 93, Ant. Miinzen Nordgriech. Ili p. 69 apud Sobeck 

p. 27. 



' V. gli altri passi in cui è detto proyaetor iu Wehrmann meni. cit. p. 17. 

* Oltre a questo C. Sentius è il caso di ricordare L. Sentius C f. CIL. 
VI n. 3164; 3165 (cfr. Grukber Coins I p. 227). La paleografia dei cippi 
indica un' età non anteriore a Siila. 

* Sui Fulcinii antichi patrici t. s. p. 105. 



170 Inforno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



X. 



ELENCO QUINTO. 



Dalla concessione della cittadinanza romana ai Latini ed agli Italici sino alla 
pnbbìicasione dei Fasti della Beijia ed atta morte di Augusto {88 a. C.-14p. G.). 



GENTI PATRIOIE Nobiltà Plebea Homines novi 

l.CoRNELii88(dict.82) 1. Pompeii 88; 70; 55; 

83;81;80(L.CoRNE- 52; 35; 31 suf. 5 a. 

LnjsSuLLA);72;71; C. suf. 14 p. C. 
65; 57; 56; 49; 44 

suf. 38 suf. 18 (2 2. Porci! 89. 
persone) 16; 15; 

3; 2 p. C. suf. 10 3. Octavii 87; 76; 75. 
p. C. suf. 5; 3; 1 a. 



C, 2 p. C. suf. 10 
p. C. Ser. 10 p. C. 
suf. 5 p. C. 
cens. 70. 



(Al tempo di Cesare 
diventano patrici).* 

4. L. Cornelius Cinna 
(87; 86; 85; 84) 5 p. C. 

5. C. Marius cons. VII 
86; Marius iun. 82. 



' Rispetto al patriciato dopo Cesare ed Augusto rimantlo ai dati raccolti nella 
diligente dissertazione di C. Heiter De patriciia gentibus qnae imperii Romani saeculi* 
I, li, HI fuerint (Beroliu 1909). 



Magistrati dall' 88 a. C. al 14 d. C. 



171 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

2. Valerti 86 suf. 6. Perperna. 

(mag. eq. 82) 61; cens. 86. 

53; 31; 12: 3 a. C. 

^ Q [M. Perperna jjraef. 

cens. 55. §2 Diod. XXXVIII 
14]. 



Homines novi 



7. Gn. Papirius Garbo ] . e. Norhanus 83; 38; 
85; 84: 82. 24.^ 

\guaest. dal 102. 
praet. 88 Cic. in 
Verr. V 4, 8]. 
(trih.pleh. dsi\l03). 

2.M. Tullius Decidasi.^ 
Cicerones 63; 80 suf. 

3. C. Scrihonius Curio^ 

76. 

cens. 61. 



» Non si conoscono NorUni a Koma prima del tribuno della plebe del 102 (Ziegler 
Fasti p. 12 sg.) qnestore verso il 102 o nel 99. Cic. de orai. II 202, cfr. Sobeck p. 25. 

Come è generalmente riconosciuto Norbanus è un gentilicio derivato da ^orla. 

» Pochi personaggi sono così scialbi ed oscuri come il console M. Tullins Decula. 

A quanto pare egli fu una testa di legno di Siila dittatore, il quale, come dice Ap- 
piano 6. e. I 100, fece eleggere due consoli per serbare le apparenze della costituzione. 

» Non sappiamo a quale familia appartenga il praetor C. Scrilonius del 193 Liv. 

XXXIV 54, 2. 

In Livio XXXIII 42, 10 ad a. 196 si legge: aediles plelis Gn. Domitius Alieno- 



172 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

3. Claudii 79; 54; 38; 
13; 9 (Druso); 7; 
(Tiberio); 12 p. C. 

(GrERMANICO). 

cens. 50. 



Homines novi 

[aed. cur. dal 195. 

Scrìbonius Libo 34.^ 

jpr«ef. sino dal 204]. 

{trih.pleb.àQl2\&). 

4. L. Gellii Poplicolae 
72; 36. 
cens. 70. 



8. Caecilii 80; 69; 68; 
60;57;52a. C.7p.C. 



[praet. prima del 94 
Cic. d. leg. I 20, 53].^ 



iarius et C. Scribonius curio viaximus )it.ultus pecuarios ad popull iiidicìum addiixerunt. 
Dal Drakenborch in qua si suole cancellare maximus. Ma in titoli di personaggi consolari 
di questo tempo come Statilio Tauro ,CIL. X 409) e Calvisio Sabino (v. CIL. XI 4772) 
vediamo però indicato il sacerdozio di curio maximus. Non può darsi che gli Scribonii 
Cariontu abbiano preso il cognome di Curio dal primo dei loro che diventò curio ma- 
ximus così come per una ragione analoga alcuni dei Marcii si dissero Begcs ? 

Da Sino Italico Vili 425 quid qui de l'icenae stimulut telluris alumnos | hcrridut 
et squamis et equina Curio crista si suole ricavare che gli Scribonii Curiones fossero 
di origine Picena. 

' Gli Seriboni Liboncs avevano già coutìcguito il tribunato della plebe sino dal 
216. Liv. XXII 61, 5; XXIII 21, 6. 

Può darsi tuttavia che i titoli della fine della repubblica trovati a Caudium presso 
Benevento {CIL. IX 2171-2174) che indicano Seriboni Liboncs come protettori dell' op- 
pidum accenniuo alla origine prima di questa gente. 

Gli Seriboni Liboncs si imparentarono con Pompeio Magno e con Augusto che 
sposò una Scribonia v. i passi in von Rohdbn-Dks.sau Protopr. Imp. Eom. III p. 185. 
Forse divennero patrici al tempo di Augusto v. C. Heiter op. cit. p, 53. 

' I Gellii Poplicolae, come insegna il loro nome ed è generalmente ammesso, erano 
di origine sabellica. Alle notizie su ossi (Dkumaxn-Gkoebe III p. 60 sgg. Mììnzbr 
in PW. RE VII col. 101 sgg.) si aggiunge ora il nuovo decreto di Sex. Pompeio sui 
cavalieri spagnuoli, epigrafe che ho illustrato nei miei Studi ttorici II (1909) p. 113 sgg. 

L. Gellius L. f. Poplicola e Ilviro a iliuturuo v. CIL. X 6017. 



Magistrati dall' 88 a. C. al li il C. 173 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Hominem novi 

4. Aemilii 78; 77; 66; 9. Servili! 79; 48; 41; 3 

50; 46 (mag. eq, p. C. 

45; mag. eq. 14) cens. 55. 

42; 34 suf. 21; a. 

^ , _, ^ ^ itrib.pleb.dA 2\2^. 

C. 1 p. C. 6 p. C. ^ ^ ^ 



p. u. p. 
11 p. C. 
cens. 22. 



10. Lutatii 78. 
cens. 65. 

Il.lunii77;62; 2i; 17; 
a. C. 10 p. C. suf. Q. 
10 p. C. suf. 

(Gli lunii Silani 
diventa n patrizi al 
tempo di Angusto).^ 

12. Aureli! 75; 74; 65 
cens. 6i. 

{trib. pleì). 95). 

13. Licinii 74; 70; 62; 
55; 30; 14 a.C.7p.C. 

cens. 89. 65. 



H.Terenti! 73; 23. 
itrib.pleb. dal 189>. 
' Heiter op. cit. p. 49. 



174 



Intorno all'i formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATEICIE Nobiltà plebea 



Ilomines novi 



15. Cassii 73; 11 p. C. ò. Gn. Aufìdius Orestes^ 
suf. 71. 

(La legge Cassia 



dell'anno 45 propo- 
neva che si creassero 
nuove genti patri eie 
Tac.rtHW. XI25Suet. 
Caes. 41. Cass. Dio 
XLIII 47). 



[praet. sino dal 104]. 



16. Q. Hortensius 69. 

17. Marcii 68; 64; 56; 
39; 38 suf. 8. 

Gens. 86. 



5. Manlii 65. 



18. Calpurnii 67; 59; 
58; 23 suf. 15; 7; 1. 
cens. 50. 

(Diventano patrici 
per quel che sembra 
al tempo di Augu- 
sto). ^ 



' HErrKR p. 47. 

^ Il console Jufulius Orestes fu adottato da Gn. Aufidius ClC. de domo 35 che era 
stato praciore (verso il 104 v. Vkhrmaìs'N p. 17). 

Gli Anfidl erano di Fimdi come si ricava da Suet. Cai. 23: Liviam Jtigmlam proa- 
viam Ulixem stolatum identidem appellans, ctium ignoMlikitis quadam ad senaium epìstula 
arf/uere ausus est, quasi materno avo decurione Fundano ortam, cum puhlieis mouumentis 
certum sit Aufidium Lurconem Itomae honoribus functmn. 



Magistrati dall' 88 a. C. al 14 d. G. 



175 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

6. luLii 6i C. luLius 19. Acilii 67; 33 suf. 
Caesar 59 (dici. 



49)48(dict.47)46; 
45;44(dict.45;44) 
luLius Caesar Au- 
GUSTus 43 suf. 33; 
31 ; 30; 29; 28; 27; 
26; 25; 24; 23; 5; 
2 a. C, 0. Caesar 
1 p. C, Germani- 
cus 12 p. C. 

cens. 89 (Augu- 
STUs28;8;14p.C.). 
TiBERius cens. 14. 



(Gli Acilii Aviolae di- 
ventano patrici sot- 
to Claudio ; i Gla- 
briones sotto Tra- 
iano).^ 



Ilomines novi 

6. L. Volcacius Tullus 
66; 33.2 



7. P. Autronii Paeti * 
65; 33 suf. 

[quaesf.lb 18 Cic. 
prò Sulla 18]. 



Ciò ò confermato dal noto passo di Orazio Sai. I 5, 34 sqq. Fuiulos Aufidio Lusco 
])raeiore lihenter linquimus cet. 

Si è fatto è vero notare die la madre di Livia nei titoli è detta Alfidia non 
Aufidìa V. ad es. CIL. II 1067 IX 3661. Ma è forse solo questione di modo di pronun- 
ciare e di trascrivere. Alfidia sta ad Aiifidla come Alfideniis sta ad Aufidenus. Anche 
oggi 1' antica Aufidena si chiama Alfedena. 

A parte ciò la forma Aufidius non è Intina e come quella di Didius è di carat- 
tere eabellico ed originario delle regioni dell'Italia centrale apeuniuica cfr. Sciiulten 
in Elio III (1903) 2 p. 264 sgg. 

Che Aufidi ah antico si fossero stabiliti a Roma mostra forse il passo di Plinio 
il. h. XXXV 14 . . . .ut L. Manlio, Q. Fulvio cos. anno Urbis DLXXV (179 a. C.) M. 
Aufidius tutelae Capiiolio redempior docuerit patres argenieos esse clupeos qui prò aureis 
per aliquot iam lustra adsifjnahaìitur. 

' Hbiter m. e. 

' Sai Volcacii Tulli v. le notizie in Prosop. Imp. Eom. Ili p. 474. Il nome Vol- 
cacius ha im' impronta etnisca. Il gcntilicio Volcacius compare a Chiusi, a Perugia, 
a Volsinii, a Iguvium, ad Hispellum e ad Assisi v. Bcuulze op. cit. p. 378. Cfr. C. 
Volcacius har(uspex) CIL. I 1105. È stato pensato (v. Eothstein nella sua ediz. di 
Properzio (Berlin 1898) p. XI) che il ricco Tullus a cui Properzio di Assisi dedicò 
una parte dei suoi cauti, sia un parente del console Volcacius del 33. 

* Che P. Autronius il cònsole designato per il 66, il ben noto Catilinario fosse 



176 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

8. M. Piipius Piso U)l. 

[praet. sino dal 183 
Liv. XXXIX 45. 

aed. dal 184 Liv. 
XXXIX 39]. 

9. L. Afranius 60. ^ 

[praet. sino dal 185]. 
{frlb.pleh.d-àì 197). 



persona di origine non molto fine, provano le parole di Cicerone prò Sulla 25, 71 
ove in mezzo a tante altre turpi accuse, sia pure esagerate, accenna pure alla grosso- 
lanità dei suoi modi : non solnm veì'his uti impì-ohi^simis solHum etse scimns verum etiam 
pugnis et calcilus. 

Gli Autronii non figurano per 1' innanzi fra i magistrati del popolo romano. Tut- 
tavia hanno parte nella storia della inxiauratio dei ludi (Macrob. I 11, 3). Il nome 
di "AvTpav Kopdx'.o; figura anche nella leggenda della origine del tempio di Diana 
Aventinense Plut. quaest. Rom. 4. 

Non è dato provare la data del monetario di questo nome, Grueber Coins I p. 78. 

' M. Pupius apparteneva alla illustre gente dei Caìpurni Pisones. Fu adottato da 
M. Pupius, Cic. ])ro domo 13, 35. I Piipii alla loro volta erano un'antica gente ple- 
bea di origine urbana ricordata già dal 217 Liv. XXII 33 (duovir acd. dedicandae). 

S'intende quindi come Cicerone j>ro Piando 5, 12 lo chiami homo nobilissimm. 

I Pupii accanto ai Siili ed agli Aelii avrebbero dato uno dei primi questori plebei 
nel 409, posto che in Livio IV 54, 4 si debba leggere P. Pupius come generalmente 
dal Pighio in qua si ammette, in luogo di p. pipius dato dai codici. 

Per mia parte confesso di dubitare di questa correzione accolta fra gli altri dal 
Madvig 'i dallo Zingerle. Il codice V ha C. Appiua. 

' Per dirlo con le parole di Plutarco praec. reip. ger. 11 Afranio, che per salire 
si arrampicò come edera su Pompeio, era di assai umile origine (uàvu laTCìivó;) e con 
ciò si conciliano i giudizi poco rispettosi su di lui divenuto console per parte di 
Cicerone ad Atl. 1 16, 12; 18, 5; 20, 5; II 3, l; cfr. Cass. Dio XXXVII 49. 

Da im' iscrizione trovata a Costignano fra Ascoli Piceno e Cupra Marittima L. 



Magistrati dalVSS a C. al 14 d. C. 177 



GENTI PATRIGIE Nobiltà plebea Homines novi 



(trib.pleb. dsi\\39}.^ 



20. M. Antonius 63 10. Gabinii .58. 
(mag. eq. 47) 44; 41; 
10. 

cens. 42. 

(Diventano patrii:i 
al tempo di Cesare).^ 

[praet. 82 Liv ep. 
86]. 

21. Domitii 54; 53: 40; 
32: 16. 

(Diventano patri- 
zi, per quel che sem- 
bra, al tempo di Au- 
gusto). - 



Afr[a'nio A. f. cos. conscy'ip. et cloì] col. Vale'nt]. CIL. I n. 601 è stato pi?i volte ri- 
cavato elle Afraaio doveva essere Piceno e con ciò sempre piìi si spiegherebbe la 
straordinaria fedeltà di lui verso Ponipeio Magno. La stessa ragione spiega l'attac- 
camento a Pompeio del Piceno Labieno Caes. h. e. I 15; III 13; cfr. Sil. Ital. X 34. 
' Heiter p. 40. 

* ID. p. 48. 

* L'origine nmile dei Gaiiìiii è attestata per il 139 da Cicerone de leg. Ili 16, 
85; sunt enim qnattuor leges taiellariae, quaruvi privia de magistratibus viandandibus : ea 
est Gabinia lata ab hoviine ignoto et sordido cet. Cfr. Ep. Liv. fragni. Oxyrh. col. 
Vili p. 143 Rossbach; A. Gabinius, verna'e nepos legem tulit uf] suffragium per ta'^bellam 
ferretur. 

Il nome stesso della gens fa pensare all'origine da Gabii, 

Pais Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma Ti 12 



178 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

7. SuLPiciT 51: 5 a. 22. Claudii Marcelli 51; 
C. suf., 9 p. C. 50; 49; 22. 

cens. 42. (Diventano patrici 

al tempo di Augu- 
sto).' 

23. Servilii 48; 41. 
cens. 55. 



Homines novi 



11. Q. Fufius Calenus 
47. 

{trib.pleh. dal 154).2 



12. P. Vatlnius 47.3 

{trib. pleb. 59). 

1 3. Caninii EebiU 45 suf. 
12 suf.* 



» ID. p. 52. 

* 11 eoguome Calcnux ludica l'origine da Cales nella Campania. 

Un C. Fufius Geminus cous. suf. per il 2 a. C. v. in Not. d. scavi 1906 p. 179. 

Con un Fufius tribuno della plebe va probabilmente connessa la ben nota lex 
Fufia del 154. I passi degli antichi e le opinioni dei moderni v. nell' accurato libro 
del Rotondi Leges pubi. pop. Roin. (Milano 1912) p. 288 sg. 

* L' avo di P. Vatininis, il primo che sia ricordato di tal gente, era un rusticus 
homo della prefettura di Reate, Cic. d.deor. nat. II 2, 6 III 5, 11 cfr. Val. Max. I 8, 2. 
CiCBKOXE, ad es. prò Sextio 65 ad Ait. II 9, 2 e Veixeio II 69, 4 ne parlano eoa 
spregio. A noi basti qui notare che Cicerone in Vatiii. 12, 29 lo accusa di essersi 
fatto ricco a danno dello Stato : ex pauperrimo dìves factus. 

* Caninio Rebilo che chiese ed ottenne il consolato per pochissime ore sul Unire 
del 45 (v. ad es. Cic. ad fam. VII 30. Plin. n. h. VII 181 ulteriori passi v. in MilN- 
ZKU in P. W. BE. Ili 1478) fu uno dei legati di Cesare. 

Dal titolo CIL. XIV 2622 (cfr. 2620 C. Caelius C. f. Bufus C. Caninius C. f. Ee- 
iiliis aiediles) si ricava che questa gente era originaria di Tuscolo. Tacito anu. XIII 
30 parla della grande ricchezza di uno di essi. 



Magistrati dall' 88 a. C. al U d. C. 



179 



GENTI PATRICIE Isobiltà plebea 

8. Fabii 45 suf. 11: 24. C. Trebonius » 45 
10. saf. 



Ilomines novi 

[praet. dal 171 Liv. 
XLII 28, 5]. 

Canina Galli 37 ; 
10 suf. 

14. C. Vihìus Pansa^ 43. 

C. Vibius Postumus 
5 p. C. suf. 

A. Vibius Habitus 
8 p. C. suf. 



' Noto legato di Cesare in Gallia. Uno dei congiurati per ucciderlo ucciso alla 
sua volta a tradimento da Dolabella. 

Ignoriamo se C. Trebonius sia un discendente dei Trehonii, che figurano come trib. 
pleb. dal 448, 401, come trii. mil. cous.pot. del 383, 379 o se siano una stirpe diversa. 

' I Vibii sono sparsi e diifusi in tutte le regioni di origine sabellica v. gli in- 
dici dei voi. CIL. IX e X. Sino dal III secolo troviamo Vibii ricordati fra i Campani 
(Liv. XXIII 6) i Peligni (Liv. XXV 14) i Brutti (Liv. XXVII 15) sia fra persone 
di nobile stirpe (ad es. fra i Brutti Liv. 1. e.) sia fra artefici (v. ad es. i figulini 
di Teanum Sidicinorum v. F. Weege Eine oskisclie Topferfamiìie in Banner Jalirbuecher 
Hef. 118 (1909) p. 275 sgg. 

Il pili antico indizio di Vibii a Roma è dato dal padre di Vibio Pausa console 
nel 43, che era un proscritto da Siila Cass. Dio. XLV 17. Con ciò concordano le 
monete di C. Vibius C. f. Pansa e di C. Vibius C. f. C. n. Pausa v. Grueber CoÌ7is I 
p. 289 sgg. 509 sgg. 

Il tipo schiettamente greco di alcune delle rappresentazioni di queste monete 
(culto di Pan, di Cerere, di Liber) ha fatto pensare che i monetari testé indicati de- 
rivassero da una regione grecizzata dell' Italia meridionale (si è pensato al Bruzzio v. 
Grueber 1. e.)- 

D'altra parte il titolo di Perugia CIL. XI 1994 Vel. Vibius Ar. Pansa Tro, fa pen- 
sare all'Etruria, ove in altri casi comparisce il cognome Pansa, cfr. Schulze op. cii. p. 
242 n. 6; Bull. Com. 1899 p. 280. 

Una terza ipotesi può forse suggerire la moneta di C. Vibius C. f. C. n. ossia del 



180 Intorno alla formazione ed al valore storico del Fasti 

GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Bomines novi 

1 5. Q. Carrinas ^ 43 suf. 

[praet. 82 Oros V 
21]. 

16. A. Hirtius 43 suf.^ 

17. Pedlas 43 sufìtV 



nostro console (Grueber I p. 509 Babelon II p. 546) ìu cui è espresso con figure 
e parole il culto di lovis ])uer di Anxur. 

Il console del 43 trib. pleb. nel 51 è personaggio collegato con Cesare. I consoli 
suftetti del 5 e dcll'S d. C. erano fratelli, v. il naateriale in Prosop. Imp. Boni. ITI p. 423. 

* Le sorti del questore Carrinas del 72 sono congiunte con quelle del partito 
mariano; quelle del console del 43 con Cesare ed Ottaviano (v. il nateriale in MiiNZER 
PW. RE. III 1612. 

Il geutilicio Carrinas è da Varrone d. l. L. Vili 84 messo a fianco di quelli che 
come Lesas, Ufetias, Maecenas, Urbinas traevano origine ab loco (cfr. Hueuuek in Eph. 
Ep. Il p. 26 ScilULZE op. cit. p. 530) ma manca a noi modo determinare quale sia la 
località che dette origine al gentilicio Carrinas. Un Carrìniuvi era nella Spagna Citerione 
Plin. n. li. II 231. Ma è spontaneo il pensiero che i nostri Carrinatcs derivino da una 
località dell'Italia centrale. 

* A. Hirtius, il console cesariano, è figura troppo nota per discorrerne. Forse (come 
il Borghesi già vide e senza ragione, credo, dubita il Mommseu) egli discendeva da 
A. Hirtius che nell'età Sillaua presiedeva al suo comune di Fereutiuum degli Ernici 
CIL. X 5837-5840. 

' Quanto è nota la figura di Pedio figlio di una sorella di Cesare imparentato 
con i Vaha-ii Massimi, .autore della Icx Pedia contro gli uccisori di Cesare, altrettanto 
ò ignota la patria originaria di tal gente. 

Titoli appartenenti ai Pedii sono stati rinvenuti fra i Peligni (ad Interpromium CÌL. 
IX 3044) e nell'agro latino, a Marco Simone CIL. XIV 394, 3995 fra Roma e Tibur. 

Il nome Pedius farebbe pensare a Pedum, località latina ricordato più volte negli 
annali romani o che sappiamo essere esistita fra Roma, Tivoli e Preneste. Liv. VII 
12; VIII 12, 4; cfr. II 39. 



Magistrati daH'SS a. C. al 14 d. C. 181 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

18. P. Ventidius Bassus 
43 suf.i 



19. Manata Plancii 42 
a. C. 13 p. C.2 

cens. 22. 

(trib. pleb. 52). 

20. Asinii 40 ; 8. 

(Diventano patricii, 
a quanto pare, al tem- 
po di Augusto).^ 



* La storia di P. Ventidio Basso Piceno, che, fanciulletto, sul seno della madre fu 
menato in trionfo davanti al carro di Pompeio Strabone padre del Magno, clie passò 
la gioventù poveramente e che di mulattiere, grazie all' amicizia di Cesare poi di 
M. Antonio diventò pontefice, console, trionfatore dei Parti, è troppo nota perchè oc- 
corra ricordarla. V. ad es. Cic. apud Plin. h. h. VII 43 e ad fam. X 18, 3. Gell. 
«. ^. XV 4. Cass. Dio XLIII 51. 

° I Munatii Piatici derivavano da Tibur secondo ACRONR ad Sorai, carni. I 7. 
Cfr. CIL. XIV 3678 e Drumaxx-Gkoebe IV p. 320. 

Il primo Munatius ricordato nelle memorie romane è C. Mtmatius che nel 173 fu 
uno dei decemviri incaricato di assegnare l'agro preso in guerra sui Liguri e Galli 
Liv. XLTI 4. 

* Gli Asinii erano originari di Teaie Marrucinorum Cat. 12, 1. Lasciando da parte 
quell* Herius che avrebbe combattuto a Zama Sil. Ital. XVII 452, va ricordato Herim 
Asinius pretore dei Marrucini nella guerra Sociale Liv. ep. LXXIII ad a. 90. Vell. 
II 16, 1. App. b. e. 1 40. 

Circa il loro patriciato v. Heiter mem. cit. p. 45. 



182 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines noci 

21. Cornelii Balbi éO; 32 
suf.» 

22. P. Canidius 40 suf.^ 

23. Calvisii Sabini 39; 
4.3 

24. Cocceii Nervae 39 
suf. 36.4 

(I Coccei Nerva 
diventarono patrici 
forse sotto Augusto). 



' L. Corueltus Balbus, come è noto, era Gaditiauo ed ottenne da Porapeio Magno 
la cittadinanza, Cic. prò Balbo 2, 5 sqq. Il padre nei fasti è detto Lue'ms. Ciò che in- 
dica che era di già di diritto latino, ovvero che divenne cittadino romano insieme 
con il figlio. 

* È il noto generale di M. Antonio fatto uccidere da Ottaviano dopo Azio, v. il 
materiale in Miìxzer in PW. RE. Ili 1475. 

Non v' è credo memoria di un Cauidio prima della metà del I secolo. Il suffisso 
idìiis come Fufidius, Diclius fa credere che questa gente non sia propriamente romana, 
ma di origine sabeUica (v. s. p. 171 s. v, Aufidii). 

^ C. Calvisius Sahinus console del 39, padre del console del 4, noto e fedele gene- 
rale cesariauo, è il primo della sua gens che sia noto nella storia. Lo notizie su lui 
V. in MliNZER PW. RE. Ili 1412. Come dice il loro coguome, erano originari dalla 
Sabina. Una dedica alla Pietas di C. Calvisio Sabino console (quello del 39 o del 26) 
è stata trovata a Spoleto CIL. XI 4772. 

* V. le notizie raccolte da GroaG in PW. RE. IV col. 130 sg. Patria dei Cocceri 
Nerrae h Xarnia, v. AuR. ViCT. 12. 

Sul loro patriciato v. Hritru p. 47. 



Magistrati dell' 88 a. G. al U d. G. 183 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Ilomines novi 

25. Alfeni Vari 39 suf. 
2 p. C.» 

26. M. Vipsanius Agrip- 
pa 37; 28; 27. 

cens. 28. 

(Agrippa fu proba- 
bilmente fatto patri- 
cio da Augusto).^ 

27. Statillus 37 suf., 26 
11 p. C. 

(Gli Statini Tauri 
diveutano patrici sot- 
to Augusto).^ 

' P. Alfenus Varus antenato (padre?) del console del 2 p. C. è il celebre giurista 
allievo di Sulpicio Eufo. Come è noto, era di Cremona. In origine era stato calzolaio 
(HORAT. sat. I 3, 130, cfr. Porph. ad l.) e fu poi protettore di Vergilio. 

' Agrippa non 8olo era homo novus (novitas famiUae) ma ignohilis loco, Tac. ann, 

I 3. Cfr. Sen. contr. II 4, 13 : M. Agrippae non defuerint qui ignoMUtatem exproharent. 
Ivi è notato fra quelli qui non nati sunt nohiles sed facfì. 

Sembra naturale supporre cbe divenuto genero di Augusto ancbe Agrippa sia 
divenuto patri ciò. 

* M. Statilius Taiirus, il celebre generale di Augusto, apparteneva ad una familia 
di cui la novitas è espressamente rilevata al pari di quella di Agrippa Vell. II 127. 

II padre che solo è ricordato nei Fasti era già stato, per quel che pare, triumviro 
monetale. V. il materiale raccolto in Prosop. Imp. Boni. Ili p. 263 sgg. 

Il gentilicio Statilius sì trova di già da età antica fra personaggi cospicui della 
Lucania, v. Val. Max. I 8, 6 Liv. XXII 42 Front. IV 7, 36. Non sembra quindi 
casuale che a Volceii nella Lucania si sia trovato il titolo dedicato al nostro con- 
sole CIL. X n. 409. 



184 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

28. Gn. Nerius 36 suf.2 

29. L. Corni fìcius 35.' 



25. Sempronii 34; 

(Diventano, pare, 
patrie! al tempo di 
Cesare o di Augusto). * 



[ Q. Cornificius praet. 
poco prima del 65. 

{trih. pleh. 69). 



* Heiter viem. cii. p. 51 eg. 

* Poche genti ai sono così ignote come la Neria. In Cicerone ad Quint. fratr. 
II 3, 5 ad a. 56 a. C. si legge: a. d. IILI Id. Febr. Sextius ab indice Gn. Nerio Pupìnia 
de amhitu est postulatus et eadem die a quodam P. Tullio de vi. Codesto P. Tullio ivi è 
contrapposto come persona ignota a Gn. Nerius. 

Noi ignoriamo se codesto Gn. Nerius sia la stessa persona che figura come que- 
store urbano in monete dei consoli L. Cornelio Lentulo e C. Claudio Marcello 49. 
Babelon li 254, Grueber Coins I p. 204. Infatti la leggenda non dà il prenome 
ma solo : NERI • Q • VRB (in alcune monete manca VRB). 

Il console Gn. Nerius è accolto nei Fasti in base ad un frammento di tegola vel- 
leiate conservato a Parma CIL. I n. 797 ove si legge CN • NE e per il fatto che nella 
tavola Biondiana CIL. V p. 65 cfr. ib. Heszen et Hììlsex ad p, 38 col. 2 in fine 
si veggono traccie di NE. 

Quanto poi si legge nel Babelon 1. e. cfr. I p. 350 ; 425 e nel Grueber, che da 
Ini dipende, sulle vicende del questore Neriìis pompeiano fuggito in Egitto dove fu 
arrestato ed ucciso, è frutto di errore. In Caes. &. e. Ili 104 in Val. Max. I 8, 9 ed 
in Plut. Pomp. 80 non si fa menzione alcuna di uu Nerio. Vi si parla invece del 
coDSole Cornelio Lentulo, di cui Nerio fu questore. Codesto errore è jrare accolto dal 
SOBECK Die Qaaestoren der roem. repuhlik (Trebnitz 1909) p. 64. 

Rilevo questo fatto perchè non è isolato. La storia dei magistrati monetali che 
ci è data da migliori numismatici formicola di errori di questo genere e va intera- 
mente rifatta. 

Individui della gens Neria sono raramente ricordati qua e là nell' Italia centrale e 
meridionale, v. gli indici ad CIL. IX. 

* L. Cornificius console nel 35 e Q. Cornificius questore nel 48 (Hoelzt fasti quaest. 
p. 86) sono noti cesariani. V. su essi Dkuman'x-Groebe II p. 531 sgg. Q. Cornificio 



Magistrati dalV 88 a. C. al li d. C. 185 

GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homlnes novi 

30. C. Memmìus 34 suf.* 

[praet. prima del 172] 
{trih.pìeì). à?iUU^. 

Sl.Herennii 34 suf. F 

26. Flavii 33 siif. P' ^- '^^• 

{trlb.pìeh.dRÌVSOy 



tribuno della plebe nel 69 pretore prima del 65 fu il primo dei suoi a conseguire 
onori. Era quindi homo novtis, Asc. ad tog. cand. p. 73. Cfr. Cic. ad Att. I 1. 

L'origine assai modesta del Cornificii è dimostrata d'altra parte dal fatto che il 
console del 35 restaurò per invito di Augusto il tempio di Diana Arentinense Subt. 
Aug. 29. Nella Forma Urbis CIL. VI 29844, 2 nel disegno del tempio si legge Corni- 
fica Cir. n. 4305. Ora ciò non sta solo in rapporto con il nome del restauratore ma 
con il fatto che le corna dei cervi ed il nome stesso dei cervi o schiavi fuggitivi 
(v. Fest. servorum dies p. 343 M) erano in rapporto con Diana Aventiuense, come mo- 
stra la leggenda di C/jjms Genucius Areiitinensis diventato cornuto e la testa di cervo che 
ornava la porta Eaudusculana, Val. Max. V 6, 4. Plix. «. /(. XI 123. 

In altri termini è probabile che L. Coruificio traesse il nome gentilicio dagli 
umili protetti di Diana Aventinense di cui restaurò il tempio. 

' I Memmii a partire dal 111 sono noti per aver dato tribuni della plebe assai 
ostili alla nobilita (v. ad es. per quello del 111 nohilHati infestis8Ìmus Sall. lug. 27; 30 
per quello del 66 Plut. Lue. 37 (ciò però per ragioni intime v. Cic. ad Att. I 18, 3); 
per quello del 54 Cic. ad Att. IV 17, 2 ad Q. Fratr. III 2, 3). 

Ciò nondimeno i Memmii appartenevano ad una vecchia gente plebea romana, 
la quale prima ancora del 172 a. C. v. Liv. XLII 9, 8 cfr. Maxis mem. cit. p. 51 
aveva conseguita la pretura. I buoni rapporti di uno di essi, C. Memmio con Siila 
di cui sposò la figlia (Ascox. in Scaur. p. 25 K. S) collimano con le monete in cui è 
rappresentato quello stesso culto di Venere con cui anche Siila si ricounetteva, v. le 
figure in Babelox I p. 212 sgg. 

È noto come con tal culto si colleghi la dedica del poema di Lucrezio ad un 
Memmio v. Marx Ueber die Venus dea Lucrez in Bonner StiuUen in onore di R. Kekule 
(Berlin 1890) p. 114 nei N. Jahrbuecher 1899 p. 537. 

Poiché l'origine troiana dei Memmii è celebrata anche da Vergilio V 117, cfr. 
Sbrv. ad l., ciò accenna forse a transazioni intervenute anche col partito cesariano. 

* Nei Fasti il console Buffetto del 1 p. C. è detto M. Herennius M. f. M. n. Picens 



186 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

32. Fonteii 33 sufF. 12i 
p.C. 

[31. Foìiteiiis praet. 
75 Cic. prò Fonteio 
14, 32. 

praet. fino dal 178 
Liv. XL 59, 5]. 

33. L. Vinicius 33 suf.^* 
5 a. C. suf. : 2 p. C. 

31. Q. Laronius 33 suff.^ 

35. a Sosius 32.-^ 



cfr. CIL. XI 3797. Ignoriamo se codesti Rerennii fossero o no discendenti dal console 
del 93, V. s. p. 168. 

' I Fonteii erano di Tuscolo e vantavano una generis antiquitas incisa in vionìi- 
moitis rerum gestarum Cic. i)ro Font. 18, 41. 

* I Finucii o Vinicii, stando a Tacito ann. VI 15 erano un oppidannm genus C'a- 
libus ortum. I loro buoni rapporti con Augusto ed Agrippa sono noti v. Vell. II 96 
101; 103; 113; 130. Cfr. Prosop. Imp. Boni. Ili p. 435 sg. 

' È un noto generale d'Ottaviano (v. il materiale in Proso]). Imp. Eom. Ili p. 265, 
ma è l'unico personaggio storico di tal nome. Si può sospettare, ma senza argomenti 
sufficienti, che sia una gens originaria dal Bruzzio v. CIL. X 8041, 18 cfr. 49. 

* C. Sosius o Sossius è noto amico di Pompeio poi di M. Antonio, trionfatore 
sugli ludaei (v. il materiale in Prosop. Imp. Boni. Ili p. 253). Ignoriamo se fosse o no 
discendente da quel Q. Sosius splendidus eques Bomanus ex Piceno clie durante la guerra 
sociale incendiò il tabularium. Cic. de deor. nal. Ili 30, 74. 

Il gentilicio Sossius è relativamente raro. Lo troviamo ad es. iu regione sanni- 
tica a Telesia. CIL. IX 2303. 



Magistrati dall' 88 a C. al 14 d. C. 



187 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 



Honiines novi 

(C. Sositis praet. 49 

dead Att.YlU 6,1. 

C. Sosius quaest. 

66 Cic. ib. cfr. So- 

beck p. 48). 

36. M. Titius .31 suf.2 

(trib. pleb. dal 492 
e 99, 4.3). 



27. Antistii 30 suf. 6. 37. L. Saenius 30 suf.» 

[praet. 68 Veli. II 
43, 4]. 

{trib. pleb. dal 422; 
420; 319). 

(Gli Antistii Vete- 
res diventano forse 
patrici sotto Augu- 
sto). ^ 

28.Apuleii 29; 20 a. C. 
14 p. C. 



' Heiter mem. cit. p. 41. 

* Personaggio, noto per il passaggio dal partito di Pompeio a quello di An- 
tonio, infine di Cesare (v. il materiale in Prosop. Imp. Rom. Ili p. 328). Sappiamo che 
Munatio Plance era suo avunculus Vell. II 83. 

' Forse figlio di L. Saenius senaior Sall. Cat. 30. Su lui Prosop. Imp. Rovi. Ili 
p. 156. A giudicare dal nome parrebbe di origine etrusca cfr. Schulzb op. cit. p. 93. 



188 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 

(Gli Apulei diven- 
tano affini di Augu- 
sto e quindi proba- 
bilmente patrici).^ 

(L. Apuleius Sa- 
lonibus praet. Schol. 
Bob. arg. prò Piando 
p. 253 0). 

29. L. Sestius 23 suf. 

(I Sestii diventano 
patrici forse sotto 
Traiano). 2 



Honiines novi 



38. Arruntii 22 a. C. 6 
p. C.3 

d^^. M. Lollius 21.-^ 



' Heiter p. 42. 

* Heiter p. 63. 

' Sugli Arruntii v. P. von Kohden in PW. UE. II p. 1261 sgg. Il loro uorne 
gentilizio fa pensare ad origine etrusca. Cfr. Schulze op. cit. p. 263. 

* Su M. Lollius, perfido uomo dato da Augusto come moderatore a C. Cesare, v. il 
materiale in Dessau Pì'os. Imp. Bom. II p. 295. 

Dei LoLLii si trovano traccie in varie regioni. Un Lollius sannita è già ricordato 
da ZoNAR. Vili 7 ad a. 266. 

Di M. Lollius Palicanus tribuno del 71 a. C. ci è detto fosse ìuimili loco Picens. 
Sall. hist. IV fr. 42* Maur. 

Finalmente titoli dell'età sillana di Ftrentinum degli Eruici ricordano come fa- 
miglia precipua del luogo M. Lollius, in cui di già il Borghesi vide un antenato del 
nostro console. Cfr. CIL. X 5837-5840. 



Magistrati dall' 88 a. C. al li ci. C. 189 



GENTI PATEICIE Nobiltà plebea Homines novi 

[M. Lollius quaest. 
65 Plut. Cat. Minor. 
16]. 

{trìb. pleh. 71). 

40. sua 20 a. C. 3 p. C. 
suf. 13 p. C. 

[quaest. sino dal 409]. 
{trih. pleh. dal 204). 

(I Silii diventano 
patrici sotto Augu- 
sto). ^ 

41. Sentii Saturnini 19 
a. C. 4 p. C. suf.2 

[C. Sentius praet. 
89 Oros. V 18]. 



' Lo stemma dei Siìii v. iu Prosop. Imp. Rom. Ili p. 246. 

Si tratta di uu' antichissima gente plebea che si vantava aver dato a Roma uno 
dei primi questori plebei Liv. IV 54, 3 ad a. 409 a. C. Con i Silii della repubblica è 
connessa la lex Silia sulla legis actio per condktionem ove si trattasse certae pecnniae 
Gaius IV 19 e l'altra de ponderihus Fbst. s. v. publica pondera p. 247 M. La data delle 
due leggi è ignota. 

* La patria dei Sentii Saturnini, come già vide il Borghesi, è Atina. Ciò mostra 
Cicerone prò Piando 8, 19 ove parla del padre di Gn. Saturnino edile e pretore ; 
primus non modo in eam familiam sed etiam in praefecturam Ulani (cioè di Atina) sellam 
curulem attulìsset cfr. CIL. VI 2722. Sui tre Sentii Saturnini consoli v. Prosop. Imp, 
Rom. III p. 199 sg. 



190 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

42. Q. Lucrefius Ve- 
spillo ^ 1 9. 

[praet. sino dal 172]. 
(trib.pleh. dal 210). 

43. a Furnius 17. 

(tì'ib. pleb. dal 445; 
50).2 

44. L. Tarius 16 siif.' 

30. livii 15. 45. P. Sulpicius Quiri- 

nus^ 12. 



* Antica famiglia plebea urbana. Il cognome Vessillo venne dato all'edile del 133 
che gettò nel Tevese il cadavere di Tiberio Gracco, Auct. de rir. ili. 64, 7. 

Sul console del 19 Prosogr. Imp. Bom. II p. 305 sg. 

' Il console Furnio, vincitore dei Cantabri quale legato di Augusto, è figlio del 
tribuno della plebe noto fautore prima di Pompeio poi di M. Antonio. Per il mate- 
riale MiiNZBR in PW. BE. VII col. 375 sg. Niccolini Fasti trih. plei. p. 498. 

Il tribuno della plebe del 445 noto a Dionisio XI 53 è sospetto non già perchè 
non è ricordato da Livio, il quale in fondo abbrevia quelle indicazioni di questo ge- 
nere che Dionisio porge piìi diffusamente, ma perchè tutti i fasti dei tribuni del V 
secolo sono sospetti. 

' Cfr. Plin. n. h. XVIII 37; L. Tarius Bufus infima natalium hujj/iilitaie con- 
sulatum militari industria meritus. Plinio ib. aggiunge che investì nel Piceno le enormi 
ricchezze donategli da Augusto. Cfr. Sen. de clem. I 15, 4. 

* Sulpicio Quirinio dice Tacito ann. Ili 23: nihil ad veterem et patriciam Sulpi- 
ciorum fuiniliam pertimtit, ortus apud municipium Lanuvium, sed Impiger militiae et acrihus 
ministeriis consulatum suh divo Augusto, mox expugnatis super Cilicìaui Homonadensium 
castelli!^, insignia triumphi adepius. Cfr. Ili 23, ove si dice che era dives ma di olsuris- 
sima domus. 



Magistrati dall' 88 a. C. al 14 d. C. 



191 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

'.). P. QuiNCTiLius 13. 46. G. Valgius 12 suf.^ 

10. T. QuiNCTius 9 a. 31. Aelii. 47. Volusii Saturnini ^ 

C. 2 p. C. suf. (Q. Tubero) 11. 12 suf. 3 p. C. suf. 

(L. Lamia) 3 p. C. 

{S. Catus) 4 p. C. 48. C. Clodius Licinus 4 

p. C. suf.3 

32. D. Laelius 6. 

49. L. Passienus Rufus 

33. Fabricius 2 suf. 4.* 



34. M. Plautius 2. 



(In tarda età i Pas- 
sarli diventano pa- 
trici).^ 



^ È il noto grammatico e poeta. Un Valgius suocero del tribuno della plebe Ser- 
vilio Rullo interessato nei beni dati da Siila ai veterani v. in Cic. de leg. agr. Ili 1, 3. 

" Sul console Buffetto del 12, padre del console suffetto del 3 p. C, Tacito ann. 
Ili 30 ad a. 20 p. C. dice: Volusio vetus familia ncque tameti praeturam egressa : ipse 
consulatum intulit, censoria etiam potestate legendis equitum decuriis funetus opumque, qui» 
domus Illa inmensum viguìt, primus adcumulator. 

' È il comularis historicus ricordato da Suet. de grammat. 20. Sn lui v. Cicho- 
Kius in PW. RE. IV col. 77 sgg. 

Nulla sappiamo sulle sue aderenze gi'utilicie e sulla sua carriera politica. 

■• Sui Passieni RuH v. Pros. Imp. Boni. Ili p. 14 sg. Il padre del console del 4 
fu il primo oratore del suo tempo; il cousole fu salutato imperntor iu Africa ed ebbe 
gli ornamenti trionfali. 

Il nome Passienus si incontra spesso in Etruria v. Schulze op. cit. p. 213. Cfr. per 
Spoleto Nat. d. Scavi 1900 p. 137. Il figlio del cousole del 4 celebre per le sue ric- 
chezze e per la sua avarizia vittima di Agrippina, è detto municeps Viselliensis. Non 
so se vi sia corruzione di testo e se tale forma non vada riconnessa con Viseatum o 
Visentia sulle rive del lago di Bolsena, donde sono pure derivate le forme Fisens, 
Visentlnus CIL. XI p. 444. 

° Cfr. Heitbii p. 19. 



192 



Intorno alla formazione ed al valore storico (hi Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea 



Homines novi 

50. C. Ateius Capito 5 
p. C. siif.i 

(trib. pleh. 55). 

51. Nonhis Asprenas 6 
p. C. suf. 

Nonius Quinctilia- 
nus 8 p. C.2 

[praet 81 Welir- 
mann p. 31]. 



ll.M.FuRiusSp.O. 



52. L. Apronius 8 p. C. 

Suf.3 



È il celebre giurista rivale di Antiatio Labeone avo centurione Suìlano, patre 
praetoì-io Tac. ann. Ili 75. 

Di uà Ateius che primo salì le mura di Atene al tempo di Siila parla Plutarco 
Syll. 14. 

Il nome Ateius ha carattere etrusco, Schulze op. cU. p. 347 e può quindi ben darsi 
che l' inscrizione di L. Ateius M. f. Capito duoviro a Castrum Novum dell' Etruria CIL. 
X 3583 cfr. 3584 indichi non solo un antenato ma anche la patria originaria di que- 
sta gente. 

I noni non appariscono a Roma prima dell' età Sillana, v. le monete che ricor- 
dano Nonius Sufenas pretore, Gruebek Coins I p. 470 (cfr. anche il Nonius fatto ucci- 
dere da Saturnino, sebbene in luogo di Notiius dato ad es. da Plutarco Mar. 29 altri 
come Liv. ep. LXIX Val. Max. IX 7, 3 abbiano Nunnius). 

Tanto i Nonnii Asprenates quanto i Suffenates per la forma dei loro cognomi fareb- 
bero pensare alla Etruria od all'Umbria come a patiia originaria. Cfr. Schulze op. cit. 
p. 186; 530. 

I Tnbulani Suffenates erano un popolo dell'Umbria Plix. n.lt. III 107. 

II titolo CIL. IX 4855 accennerebbe poi all'origine sabina dei Nonii Quinctiliani. 
' Gli Apronii sono noti dal III secolo. Dubbio è il valore della notizia 9n\V Apronius 

tribuno della plebe sino dal tempo dei decemviri Liv. Ili 54, 13. 

Sul console suiìetto dell' 8 p. C, noto generale augusteo, v. il materiale raccolto 
dal Klebs in Prosop. Imp. Boni. I p. 120, 



MagistraH dall' 8S a. C. al 14 d. C. 193 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 

[aed. prima del 266 
Val. Max. VI 6, 5]. 
(trib. pleb. 449). 

53. C. Poppaeus Sahi- 
ntis 9 p. C. 

Q. Poppaeus Secun- 
dus 9 p. C. suf.^ 

(I Poppei Sabini si 
imparentano con Ne- 
rone). 

54. M. Papius Mutilus 
9 p. C. suf.2 

(trib. pleb. 253; 65). 



' Tac. ann. VI 39 fine anni (25 p. C.) Poppaeus SaMnus concessit vita, modicus ori- 
ginis, i^yincipum aviicitla consulaium ae triumpltaìe decus adeptus. 

Q. Poppaeus Secundus è fratello del cousole onl. dell' 8 p. C. 

Un titolo della fine della repubblica di Interamnia Praeiuttiorum (Teramo) ricorda 
Q. e C. POPPAEEI patroni del municipio e della colonia CIL. IX 5074-5075. Cfr. Noi. 
^. scavi 1893 p. 353. 

Alla forma Poppaeus fra i Sabini corrisponde quella di Pojipedius fra i Marai. Si 
pensi al nome del duce di questo popolo al tempo della guerra Sociale, Flor. II 6. 

* Papio Mutilo, noto sopratutto per essere autore con il collega Poppeo Sabino 
delle legge contro i celibi (v, ad es. Tac. ann. Ili 25), è evidentemente un tardo discen- 
dente di Papio Mutilo, il celebre duce degli Italici nella guerra sociale, Vell. Il 16 
App. b. ci 40; 42; 51, il quale, come si ricava da Granio Liciniano /ra^ni. XXXVI 
p. 32 ed. Flemisch (cfr. Liv. ep. LXXXIX) si uccise a Bovianum, ove abitava la moglie. 

Il nome del m{eddix) tniticns) C{aius) Paap[ius) Mit{tius) ovvero Mit{tii filius) ai 

Pai» Ricerche tulla ttoria e 3ul diritto pubblico di Roma II 13 



194 Intorno alla formaziont ed al valore storico dei Fasti 



GENTI PATRICIE Nobiltà plebea Homines novi 



55. C. Visellius Varrò 
12 p. C. suf.; 72.1 



trova in tegoloui della collezione Chiovitti di Boiauo {Borianuvi Undecumanorum) 
editi da A. Mainri nelle Notizie degli scari 1914 p. 480 sg. 

La provenienza però di questo tegoloue da Castellone presso Botano non è del 
tutto sicura. Il Maiuri la ricava da quella di un altra tegola con leggenda pur san- 
nitica che il Chiovitti disse al Mouunsen essere stato appunto rinvenuta in tale lo- 
calità . 

Un tribuno C. Papius è l'autore della più. nota legge de peregrinis (a. 65) biasimata 
da Cicerone de off. Ili 11, 47. Ma difficilmente una legge simile fu proposta da 
un discendente del celebre duce italico. Sembra quindi piìi ovvio riconnettere que- 
st' ultimo con un altro ramo della gens Papia. I Papii esistevano anche a Lanuvio, come 
mostrano i culti espressi nelle monete di magistrati monetali, v. le figure in Babelon 

11 p. 279 sgg. 

Alla gens Papia apparteneva pure il celebre Milone dittatore a Lanuvio, che di- 
venne per adozione uu Annius AscoN. in Mil. p. 47 K. 

Ignoriamo la data della lex Papia sulla soriitio delle Vestali, Gell. m. A. I 12 ; 

12 e quelle sugli iara patronorum Gaius III 42. 

* Gente che compare solo con l'età sillana. Il tribuno Viseìlius è connesso con 
la legge di tal nome sulla cura viarum CIL. 1 n. 593 che pare si debba assegnare 
al 72 ZiEGLER Fasti trib. pleb. 133-170 (Ulm 1903) p. 22. Codesto Visollio si suole iden- 
tificare con il parente di Cicerone Brut. 76, 264. 

Sulla carriera militare del console Buffetto del 12 p. C. v. Prosop. Imp. liom. Ili 
p. 447. 

Il C. Visellius Ruga che figura nei libri moderni come /;(7;. pleb. del 494, ossia 
nello stesso anno in cui il tribunato della plebe fu istituito, non è mai esistito. Esso 
è sorto per erronea lettura dei testi ; v. qui oltre 1' elenco dei tribuni della plebe. 



Magistrati dairSS a. C. al U à. C. 



195 



All'elenco dei consoli che dal 88 vanno al U d. C. 
facciamo ora seguire quello dei pretori appartenenti a nuove 
genti plebee, che non raggiunsero il consolato durante la 
libera repubblica. 

Dato lo scarso materiale di cui disponiamo non è dav- 
vero il caso di ristabilire elenchi anche relativamente com- 
pleti dei pretori. Basti considerare che nel solo 38 a. C. ne 
furono creati ben sessantasette (Cass. Dio XLVIII 43). No- 
stro intendimento, del resto, è notare il fenomeno nelle linee 
generali, non già porgere i Fasti pretorii.^ 

Fra il 90 e 44 a. C. 

1. P. Sextilius 88, Plut. Mar. 40. 

Un Sextilius è trib. mil. nel 379. 

2. Q. AncMrius 87, Plut. Mar. 43, cfr. Q. Ancharius nel 66 

CÌG. prò Sextio 53, 113.^ 

3. Burrienus 83, Cic. prò Quinctio 6, 24. 

4. Q. Sertorius 83, App. Ib. 101. Plut. Seri. 6. 

Quaest. verso il 62. 

5. Fufidius 80, Plut. Seri. 12.^ 

' Salto naturalmente tutti quei pretores il cui nome si può eventual- 
„.ente ricongiungere con quello di antiche genti plebee o «be possono es- 
serne sia pur lontane derivazioni come ad es. CaeUus ^A a. iS Y^i.U UJS 
LlUs Lcianus ad a. CIL. I 641. i vari C..m, ad e.. Fosiunus nel 62 

'"•Ì:;f Iw^^r^engo conto in generale di quelle indicazioni da cui 
non appaia se si ricordi un gentilicio sui generis di un pretore ovvero un 

'""^"«Tentilicio, che non sembra di carattere romano, v. i dati in Schulzk 

^" '^'llM daTi" su lui V. apud Muenzbr in PW. RE. XllI col. 201. 
Di FufHlii si trova menzione ad es. ad Arpinum, a Salpinum, v. ib. 



196 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

6. Q. Calidius 79, Plin. XXIX 69. 

M. Calidius 57, Cic. post. red. 9, 22. 

7. Sex. Peducaeus, poco prima del 76, Cic. in Verr.lJl 93, 216. 

8. [M. luncus] 75-74, Veli. H 42. ^ 

9. M. Caesius 75, Cic. in Verr. II 1, 50 130. 

10. P. Varinius o Varenus Glaber 73, Liv. ep. XCV cfr. Sali. 

kist. fr. Ili 96 Maur. cfr. Wehrmarii op. cit. p. 42. 

11. Rubrius 67, Plut. Caio. Min. 9. 

12. M. Caesonius verso il 66, Cic. «fZ ^^^. 11,1 cfr. Hòlzl p. 36. 

aed. CUT. 69 Cic. in Verr. I 13, 37. 

13. M. Atius Balbus, prima del 59 Suet. Aug. 4.' 

14. C. Attius Celsus a. 65, Ascon. in Cornei, p. 57 K. S. 

15. P. Attius Varus, prima del 52 Cic. prò Ligario I 3 Hòlzl 

p. 70. 

16. P. OrcMus a. 65, Cic. prò Fiacco 32, 79; 31, 76 cfr. Hòlzl 

p. 43. 

17. C. Pompfinus a. 63, Sali. Cafil 45, 1; Cic. in Catil. HI 25. 

18. L. Roscius Otho a. 63, Plut. Cic. 13. 

L. Roscius Fabatus a. 43, Caes. b. ci 3.^ 

19. Q. Arrius, prima del 63 Plut. Cic. 15 cfr. Hòlzl p. 44 sg. 

20. M. Petreius, prima del 63 Sali. Cat. 59 Hòlzl p. 45. 

21. C. Vergilius a. 62, Cic. prò Piando 40, 95 propincuo di 

di C. Celio Caldo Cic. ad fam. Il 19, 2. 

22. Z. Lucceius prima del 61, Cass. Dio XXXVI 41 Hòlzl 

p. 29. 

23. Q. Voconius Naso prima del 60, Cic. prò Fiacco 21, 50 

Hòlzl p. 51.1 

' È un geutilicio od im cognome? V. il materiale in Schttlze p. 295; 470. 
' Nota fainigliii di Aricia, Angusto era nipote per parto di madre di 
Atio Balbo, Suet. 1. e. Cfr. Cic. Phil. Ili 6, 16; ad Ait. II 12, 1. 

* Stirpe di Lauuvio v. i nummi in Babelox II p. 402. 

* Da Aricia provenivano i Voconiì Saxa. Cic. Pini. Ili 6, 16. 



Magistrati dall' 88 a. C. al là d. C. 197 

24. T. Vettius a. 59, Cic. prò Fiacco 34, 85. 

26. T. Ampius Balbus a. 57, Cic. ad. fam. I 3, 2. 

26. C, Septimius a. 67, Cic. post. red. 9, 23. 

27. C. Alfius Flavus praet. a. 54, Cic. ad Q. fratr. 1, 7, 24 

Holzl op. cit. p. 68. 

28. A. Plotius a. 61, Cic. ad Att. V 15, 1. 

29. C. Considius Longtis a. 50, Sch. Gronov. in Ligar. p. 414. 
M. Considius Nonianus, Cic. ad. fam. XVI 12, 3 cfr. Hòlzl 

p. 73. 

30. T. Fiirfanius Postumus a. 60, quaest. 61-60, Cic. ad Att. 

Vn 15. 

31. A. Allienus a. 49, Cic. ad Att. 10, 16, 3. 

32. C. Coponms a. 49, Cic. ad Att. 18, 12, 4. 

33. M. Favonìus 48, Veli. II 53. ^ 

34. Sallustius Crispus 46, Cass. Dio XLII 62 quaest. 66 o 66 

Pseud. Cic. in Sali. 15. ^ 
36. C. Turranius 44, Cic. Phil. Ili 10, 25. 
Cfr. a Toranius 43, Oros. VI 18. 
C. Toranius quaest. 73, Sali. hist. IH 96 Maur. 

36. M. Vehilius 44, Cic. l. e. 

37. a Cestius 44, Cic. l. e. 

38. M. Cusinius 44, Cic. 7. e. 

39. L. Status Murcus, poco prima del 43 Veli. Il 69, 7. 

Pretori e questori incerti, di età Cesariana: 

* 

1. M. Cispius, praet. non prima del 53 Hòlzl p. 69 CIL. 1 n. 361. 

2. P. Pavus Tubitanus?^ quaest. 2.° secolo Sobeck p. 74. 



• Originario forse da Terracina CIL. X 6316. 

* È il celebre storico nativo di Aniiternuni nella Sabina. 



198 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

3. M.Ampudius, qiiaest. CIL.^ 6082 Sobeck p. 75 1.° secolo.^ 

4. Ce L. Cepasii, quaest. Cic. Brut. 69, 2i2: C. L. Caepasii 
fratres fuerunt, qui multa opera, ignoti ho mines et repen- 
tini, quaestores celeriter facti sunt, oppldano quo- 
dam et incondito genere dicendi. Sobeck p. 76. 

5. Q. Caerellius, CIL. VI 1364; legato di Antonio triumviro. 

6. Q. Sanquinìus, praet. CIL. I 640 fine della repubblica.' 

Non è possibile ristabilire l'elenco dei pretori dalla morte 
di Cesare (44) ed il principio del governo di Augusto (25). 
Sono anni per questo, come per tanti altri lati, di rivolu- 
zione e di anarchia. 3 

Nel 38, come abbiamo già sopra notato, si crearono ses- 
sentasette pretori (Cass. Dio XLVIII 43) ; due anni dopo 
non si potè procedere all'elezione degli edili mancando i 
candidati (Cass. Dio XLIX 16). 

Notiamo nondimeno le seguenti gente.'? del tutto nuove 
fra i pretori di codesto tempo : 

1. M. Barbatius Philippus dopo il 41 Ulp. in Dìg. I 14, 13. 

Suid. s. V. Bag^dTioi;. 

2. AseUius sostituito dal figlio 33, Cass. Dio XLIX 43. 

3. P. Paquius Scaeva fra il 23-21, CIL. IX 2845. 

4. M. Egnaluleius Rufus 20, Veli. II 91. 

5. Q. Crispinus 2, Cass. Dio LV 10. 

6. P. Vitellius prima del 14 d. C. v. i passi in Levison p. 18 

cfr. Prosop. Inip. Pam. Ili p. 452 sq. n. 252. 



' Il titolo CIL. X 6082 mostra che ora di Formiae. Ciò è confermato 
dal decreto di Gneo Strabene a favore dei Cavalieri Ispani (v. i miei Studi 
ttorioi II (1909) p. 131 ove si menziona un altro Q. Ampiidius Q. f. della 
tribù Aemilia, che era appunto quella di Forniae. 

* Il nome derivato dal dio Saneus ricompare in M. Saiiquiniuii monetiere 
dell' età augustea, Guuebeu Coins II p, 78. 

* Cfr. anche Cass. Dio XLVIII 32. 



Magistrati dall' 88 a. C. al U d. C. 199 

Fra il 90 ed il M abbiamo infine i seguenti plebei che 
stando agli scarsi dati a noi pervenuti raggiunsero l'edilità 
curule : 

1. AL Selus a. 74 Plin. n. h. XV 2 Cic. de off. II 17, 58. ^ 

2. Gn. Plancius Cic. prò Piando 20, 49. 

I seguenti plebei raggiunsero infine solo la questura:' 

1. Q. Bruttliis Sceva a. 88-87, Gaebler op. cit. apud Sobeck 

p. 30 Bùlz p. 22. 

2. Hirtullius a. 86 ad 85, Cic. prò Fonteio 1 cfr. Sobeck p. 31. 

3. L. Fabius Hispanensis a. 81, Babelon I p. 448. 

4. C. Urhinus a. 74, Sali. hist. II 70.3 

5. T. Vettius a. 73, Cic. in Verr. V 114. 

6. Caesetius a. 72, Cic. in Verr. V 63. 

7. P. Septimiiis fra 65-60, Varr. d. l. L. VII 109 cfr. Sobeck 

op. cit. p. 50. 

8. L. Fadius Galliis a. 63, Cic. post. red. in sen. 21. 

9. L. Mescinius Rufus 61-50, Cic. ad. fam. XIII 26, 1.* 



' Un T. Seuis figura fra gli edili della plebe poco dopo il 439 a. C. 
Plin. n. h. XVIII 16 accolto auche dal Sbiuel Fasti aedUicii (Breslau 1908) 
p. 6. Io sospetto però che costui sia un pseudo antenato dell'edile del 74 
a. C. Sul che v. oltre. 

* Anche in questo caso non noto il nome di quei questori che come 
Visellius a. 56 Vitruv. II 89. D. Laelius Balbus {Inscr. di Cartagine apud 
Sobeck op. cit. 71) possono considerarsi come derivati da gente che rag- 
giunsero il consolato. 

' Pare si tratti di gentilicio. 

* Il carattere, diremo così di parvenu, di questo personaggio risulta in- 
direttamente dalle monete (v, Babblon II p. 219 sg.). Per lui, come per 
altri magistrati monetali di quest'età, mancano accenni a culti di fami- 
glia od altro che ricordi i vecchi vanti di famiglia. Vi sono invece allu- 
sioni ad Augusto con cui riconnettono la loro fortuna politica. 

Fenomeno analogo si riscontra ad esempio nei nummi dei monetali 



200 Intorno alla /orinazione ed al valore storico dei Fasti 

10. T. Ligarius prima del 49, Cic. prò Lig. 35. 

11. M. Minatius Sabinus proquest. 45, v. le monete apud 

Sobeck p. 68 sg. 

12. Granius Petro 46, Plut. Caes. 16. 

13. L. Egnatuleius 44, Cic. Phil. JH 7. 

14. D. Turullius 44, Cic. ad fam. XII 13, 3. 

L'esame dei Fasti dell'ultimo periodo della libera re- 
pubblica mostra come poche genti fra i patrici abbiano 
raggiunto di quando in quando il consolato. Solo i Cor- 
nelii e gli lulii, e dopo di essi gli Aemilii, riuscirono a 
coprirlo con relativa frequenza. Ancbe l' esame dei nomi dei 
senatori dell' età cesariana rivela sole 12 genti patricie, che 
si riduce a circa 10 nella successiva età augustea.^ 

In poco più di 100 collegi, ossia per poco più di 200 
consoli, troviamo circa 34 genti della nobiltà plebea e circa 55 
homines novi. Corrisponderebbe con ciò il nome delle circa 
50 stirpi plebee a noi note, interamente nuove che raggiun- 



Carisii (Babelon I p. 312 agg.) di L. Caninius GaUus (ib. I p. 310 sgg.), 
di L. Viiìiciun L. f. (ib. p. 552 sg.), di P. Lurius Cib. p. 154), di Sex Xonius 
Quinctilianus (ib. II p. 257) e, per citare ancora nn esempio significativo, 
di C. Asinius GaUus (ib. I p. 221 sg.). 

' Cfr. P. RiBBECiv Senatores Romani quifuerhit idibits Martii» anni a. U.c. 
710 (Ber(jliui 1909) p. 80 sg. esse sono le seguenti: 

Aemilia Furia Postumia Sulpicia 

Claudia lulia Quinctilia Valeria 

Cornelia Manlia Sergia 

Non conto la Servilia perchè Bruto fu adottato dalla Inula ed è in- 
certo se per codesta età sia da ricordare fra i senatori un Pinarius. 

Pochi anni dopo non compaiono piìi fra i senatori dell'età augustea 
Quinctilii e Sulpicii. 

Sui senatori dell'età augustea v. il materiale raccolto da Fu. Fischer 
Senatm Bomanus qui fuerit Augmii temporibus (Berlin 1908) diss. 



Magistrati dall' 8S a. C. al 14 d. C. Conclusioni 201 

sero la pretura. Numero che verrebbe ad essere di molto 
oltrepassato ove possedessimo la lista di tutti i pretori, 
edili e questori. * 

Quanto sia stato esteso il numero di tali magistrati rivela 
il particolare, già riferito, relativo al 38 a. C, in cui vennero 
nominati ben sessantasette pretori. ^ Varietà ed abbondanza 
non richiesta certo dalle sole necessità politiche ed ammi- 
nistrative, create dalla rivoluzione e dalla pressione sempre 
crescente degli homines novi. 

In breve, nell' età che da Siila va ad Augusto la vecchia 
società B-omana venne ad essere interamente trasformata. 
Buona parte delle vecchie famiglie patricie erano di già 
scomparse e quelle della nobiltà plebea erano perite per 
opera delle proscrizioni e delle guerre civili ; dei loro beni 
si erano impadroniti gli accoliti dei partiti trionfanti.^ Si 
determinava quella situazione che nella storia si è verificata 
così di frequente in tempi antichi e moderni, di cui 1' esem- 
pio più recente e di cui ne serbiamo più vivo il ricordo, 
è la Rivoluzione Francese dell' 89. Trionfano i parvenus 
reclutati tra la plebe Romana e fra i municipes d'Italia; 
trionfava la virtù delle armi accanto alla potenza pecunia- 
ria, perchè Roma era e rimase uno Stato a base militare e 
nello stesso tempo plutocratica. 

* V. iu seguito allo studio presente l'elenco delle l'aiuiglie plebee, che 
coprirono il tribunato della plebe. 

* Cass. Dio XLVIII 43. 

' Stando a Plutarco Caes. 55 il numero dei cittadini roniaui nel 46 
a. C. da 320 mila sarebbe disceso a 150. Nelle guerre civili, a parte le 
perdite di nomini avvenute nelle altre regioni d'Italia e nelle provinole, 
sarebbero aduuque periti 170 mila cittadini (cfr. Perioch. Liv. 115). Ma 
queste notizie riposano, per quel che sembra, su dati mal intesi, che si ri- 
ferivano alla limitazione del numero di coloro a cui veniva riservato il 
diritto di fruire delle fruìnentatioiie.i. cfr. Drumann-Groebe Geschkhte Bomt 
III p. 557. 



202 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Per il periodo clie da Siila va ad Augusto non è più il 
caso di discorrere delle sorti del patriciato. Questo era vir- 
tualmente finito sino dal 172, in cui Roma vide un collegio 
di due consoli plebei, eppoi negli anni susseguenti in cui gli 
Aemilii si alleavano, per mezzo di matrimonio, con il figlio 
di Catone Censorio novum efiam Tuscuìo urbis inquilimim.'^ 

Tanto più il patriciato era seppellito al tempo di Cesare 
quando gli lulii provenienti da Alba, discendenti ne più né 
meno, com'essi vantavano, da Venere, si univano non sol- 
tanto con i plebei Cornelii Cinnae ma con gli Atii di Aricia 
e non avevano difficoltà di allearsi con i Cossutii più ricchi 
che illustri.* 

Qualche grande casata riuscì a mantenere parte almeno 
delle avite ricchezze e l' antico prestigio. Qualche Cornelio, 
qualche Emilio, qualcuno infine dei Fabii e dei Valerii, non 
foss' altro in considerazione del nome insigne, riuscì ad eser- 
citare in date occasioni funzioni decorative, così come in 



' Vell. II 128. Cfr. Ael. e. h. XII 6. Cfr. Dkumann-Groebk V p. 161. 

La prova migliore che la nobiltà plebea aveva ormai soverchiato il 
patriciato è data dal fatto ohe nell'ultimo secolo della repubblica patrici 
come lulio Cesare e plebei come Catone il Minore sono equiparati anche 
rispetto alla nobiltà dei natali v. Sall. Cai. 54; ei!< genns aetas eloqitenlia 
prope aequaUa futre. Sotto la comune designazione di nobiles da Sallustio 
Cat. 17 sono genericamente indicati tanto patricii come i Cornelii quanto 
membri della nobiltà plebea, come i Calpurni ed i Cassi, che favorirono 
Catilina. 

Qualunque sia stato in origine il significato specifico in politica del- 
l'aggettivo nohilis, è certo che continuò sino all'Impero anche per indicare 
patricii; v. ad es. Vell. II 41 a proposito degli lulii e Tacito hist. II 38 
a proposito di Siila. Solo in scrittori oltremodo accurati e precisi come 
AscONio ad es. in toga carni, p. 73 S. K., si può trovare l'esatta distin- 
zione fra patricius, pìeheius nohilis e semplice pìeheuiH. 

* SuET. Caes. 1. È frutto di semplice svista che il Muenzer in PW. 
RE. Vili col. 1674 ricercatore del resto accuratissimo, attribuisce a M. Cos- 
autius le importanti caratteristiche che Cicerone in Verr. Ili 55, 185 rife- 
risce per M. Castricius. 



Magistrati dall' S8 a. C. al 14 d. C. Conclusioni 203 

tempi moderni nelle ambasciate o consigli di amministra- 
zione delle grandi industrie si accolgono rampolli della 
grande aristocrazia, i quali, sotto le parvenze del nome, na- 
scondono, qualche volta, la vacuità del loro cervello. 

Cesare si valse di un Cornelio Salvittone condotto in 
Africa solo per eludere il vaticinio che in quella terra non 
fosse dato conseguire vittoria se non sotto gli auspici di 
un Cornelio.* D'altra parte però, come mostra la storia dei 
Valerli e dei Claudii, si perpetuò talora fra essi il buon 
seme che aveva dati tanti valorosi e utili cittadini alla 
repubblica. 

L' affermazione che il patriciato scomparve per opera 
delle ultime guerre civili e delle proscrizioni (cfr. Cass. Dio 
LII 42) è in parte rettificata dagli elenchi statistici sopra 
presentati. 

Le proscrizioni colpivano gli uomini più attivi nel di- 
fendere principi politici contrari a quelli dei vincitori e 
sopratutto i ricchi, che ormai erano da ricercare più spesso 
fra i plebei nohiles, come i Licinii Crassi, che fra alcuni 
rami dei Cornelii e degli Aemilii.^ 

Oltre che dalle proscrizioni la scomparsa del patriciato, 
in parte anche della più vetusta nobiltà plebea, fu deter- 
minata dalle scemate occasioni di conseguire il consolato, 
che con l' amministrar guerre e provinole dava modo di 



' SuET. Caes. 59. Plut. Caes. 52. Cass. Dio XLII 58; cfr. Plix. n. li. 
XXXV 8. 

* Ove neW Ejìitome Liviana LXXXVI si legge: L. Damasippus praetor 
ex voluntnte C. Mari cos., ciiin senatum contraxisset, omnem quae in Urbe erat, 
nohilìtatem tmcidavit, la parola nohilitas indica tanto i patrici quanto i plebei 
che avevano coperte cariche curali. 

"NélV Epitome Liviana immediatamente dopo si legge: ex cuìus numero 
Q. Muciìts Scaevola pont. max. fugiens in vestibulo aedis Vestae occisus est, e 
si nomina un plebeo. 



204 Intorno alla formazioyie ed al valore storico dei Fasti 

adunare ricchezze e rendeva possibile mantenere quei ce- 
spiti assicuranti la durata della potenza e del prestigio 
delle famiglie aristocratiche.^ 

Il sostituirsi man mano di homines novi nella direzione 
delle guerre, determinò la decadenza di parecchie famiglie 
già cospicue, le quali, mancando il denaro necessario per i 
ludi, per i pubblici convivi ed anche per aperte corruzioni, 
non avevano più modo di competere con i primi che dai 
nativi municipi recavano le fresche enei-gie dello spirito 
avido di comando e di ambizione ed i denari pazientemente 
accumulati dagli avi.' 



' Dagli indici della diligente memoria di H. Kloevesokn De proacri- 
tionibus a. a. Ch. n. 43 a M. Antonio, M. Aemilio Lepido, C. lulio Caesare 
Octaviano triiimviris factis (Kegimonti 1891 diss.) ricavo che fra i proscritti 
patricii di cui è dato ritrovare il nome vi sono solo tre Aemilii nn luniun 
Caepio, nn Claudius Nero, tre persone della gens Julia, un Valerius MeHsala 
ai quali si aggiunge C. Verres, che secoudo il mio avviso (v. qui oltre) era 
un Cornelius. 

* Nell'impero, come è ben noto, era necessario possedere un dato censo 
per appartenere all' ordine dei senatori ovvero a quello subordinato dei ca- 
valieri. È pili che probabile che principi analoghi valessero almeno in parte 
durante gli ultimi tempi della repubblica. Solo ammettendo che norme di 
questo genere avessero vigore ah antico si comprende il significato della lex 
Sulpicia che imponeva ai senatori di non avere pivi di due mila dracme di 
debito (Plut. Stili. 8, 4. App. b. e. I 59). 

Solo supponendo che un minimo di censo fosse reputato necessario, 
acquista valore il dato di Asconio sugli Aemilii Scauii in Scanr. p. 20 S. K.: 
Scaurus ita fuit patrìciuH, ut tribus supra eum aetatibu.s iacucrit doniiia eiun 
fortuna. Nam neque pater, neque avus, neque etiam proavus, ut jnito propter 
tenues opes et nullam vitae industriam, honores adepti sunt. Jtaqve Scauro 
aeque ac novo homini laborandum fuit. 

Per tutto ciò io dubito abbia ragione il Mommsen Boem. Staatsrccht V 
p. 498 ove aflerma che Augusto stabilì per la prima volta la misura del 
censo per essere in grado di aspirare alle magistrature. Il fatto stesso che 
nelle leggi attribuite a Romolo apud DiON. Hal. II 21, si stabiliva il pos- 
sesso di una certa fortuna per coprire i sacerdozi, è uu presupposto per 
analogia di requisito per le magistrature curtili sino da età vetusta. 

Le notizie di Cassio Dione LIV 17, 26, sui 400, mila pivi tardi sul 



Magistrati dall'SS a. C. al 14 d. C. Conclusioni 205 

Ed è ben naturale che alla fortuna dei parvenus si as- 
sociassero molti proletarii, che a Roma erano oltremodo 
numerosi sino dalla fine del II secolo e degli uomini di 
antiche famiglie rovinate nel censo.' 

Nell'ultimo secolo delia repubblica assistiamo al risor- 
gere di qualche famiglia dell'antichissimo patriciato. Tra 
costoro notiamo ad esempio Siila, Emilio Scauro e lo stesso 
Giulio Cesare. 

La famiglia di Siila era decaduta da molte generazioni, 
ossia dal tempo del console Cornelio Rufino, escluso dal 
senato per aver posseduto (come è noto) più vasellame d'ar- 
gento che le leggi concedessero ; Emilio Scauro sarebbe stato 
lasciato da padre in una relativa povertà, tanto che egli si 
sarebbe visto nella necessità di esercitare l'industria del 
carbone. Mancandogli i mezzi per presentarsi candidato 
alle magistrature e dedicarsi alla politica, avrebbe meditato 
di fare il banchiere. Quanto a Cesare è degno di nota che 
non si parla più degli lulii fra il 267 ed il 157. Sicché è 
a pensare che i Caesares fossero un nuovo ramo che si 



milione di sesterzi necessari per essere investiti della dignità senatoria, in- 
dicano la misora reputata normale da Angusto e alludono forse al ripri- 
stiuamento di norme severe di fronte al disordine verificatosi durante il 
periodo anarchico delle guerre civili cfr. Subt. Aug. 41. Ma se Ovidio amor. 
Ili 8, 55 pronuncia la celebre sentenza: 

Curia jiauperihns cìausai-A, dat census lionores 
Inde gravi9 index, inde severua eques 

non esprime già un biasimo rispetto alle condizioni speciali fattesi al tempo 
di Augusto, ma uno stato di cose che si verificava e continua a verificarsi 
in tutti i tempi. 

' È noto il passo di Cicerone de off. II 21, 73 in cui si dice che il 
tribuno Marcio Filippo, allorquando rogò la sua lex agraria (104 a. C.) af- 
fermasse: non esse in ciritafe duo milia hominum, qui rem haberent. 

Fra patrici e plebei nobili ma rovinati, Catilina trovò, come è noto, 
molti aderenti Sall. Cai. 17. 



206 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

ricoiinetteva con i jdìù vetusti lulii, ovvero che anche tal 
gente ebbe un periodo di decadenza. 

Tutti sanno con quali arti Siila, erede di una cortigiana, 
riusci a risorgere economicamente, mentre nella sua gio- 
vinezza aveva vissuto assai modestamente. È noto come 
abilità in affari ed il matrimonio con la ricchissima Ce- 
cilia abbia reso possibile a Scauro riacquistare 1' antico 
splendore della sua casata. Quanto a Giulio Cesare, notam- 
mo le alleanze di famiglia con potenti famiglie della no- 
biltà plebea e persino con stirpi modesta, ma assai ricche. 
Ciò che fa un poco pensare ai matrimoni odierni dei di- 
scendenti della grande nobiltà italiana o dei lord inglesi con 
le figlie di industriali degli Stati Uniti del Nord d'America 
o di proprietari di vaste terre nell'Argentina.^ 



' Sul sorgere di uuove stirpi di origine plebea e provinciale raccoglie 
materiale sopratutto per l'età ciceroniana M. Gelzer Die Nohilitaet der 
roem. Eepublik (Leipzig 1912) p. 11. 

È lavoro dotto ed accurato. Rispetto però alle varie significazioni della 
parola ìiubilis ed all' esistenza ed efficacia del reggimento della nobilitas, mi 
sembra siauo ragioni per sostenere conclusioni in parte diverse. 

Il Gelzer, se non fraintendo il suo pensiero, mentre ammette l'esistenza 
di camarille, formate da quelli che avevano conseguite le cariche curuli e 
che costituivano la nobilitas, nega quella di un reggimento basato sul ca- 
rattere ereditario delle persone appartenenti appunto a tale categoria. Ma 
il complesso delle notizie degli antichi, la facilità con cui senza alcuna 
fatica i figli dei nobiles conseguivano quasi per giuoco come diceva Cice- 
rone {Verr. II, V 71, 181) le cariche curuli, mi inducono invece a pensare 
clie le opinioni del Gelzer non rispondano in tutto alla realtà. 

Il carattere ereditario delle magistrature nel tempo antico, che lasciò 
traccio nel costume e nella pratica in tempi posteriori, risulta del resto, se 
non mi inganno, da vari indizi. Ne cito ad esempio i seguenti : 

1. Il fatto che in certi casi un fratello magistrato poteva giurare per 
un altro fratello pure magistrato; come fu il caso di Valerio Fiacco pre- 
tore designato che giurò per suo fratello edile curule che a far ciò era 
impedito dall' essere flamen Dialis. Liv. XXXI 50, ad a. 200 a. C. 

2. La circostanza che in varii casi e per varie generazioni si perpe- 
tuarono uffici primari, come ad esempio la qualità di priuccps se»alu8 per 



Magistrati dall' 88 a. C. al 14 d. C. Conclusioni 207 

Questa non era però V uuica risorsa di cui la vecchia 
nobiltà Patricia o plebea disponeva per risorgere economica- 
mente ed essere quindi in grado di riaffacciarsi nell' agone 
politico. 

V'era un altro modo, che, sebbene si prestasse alle accuse 
ed all'odiosità dei puro-sangue e dei conservatori, aveva per 
sé le simpatie popolari e richiedeva ad ogni modo prontezza 
di spirito ed apertura di mente. Consisteva nell' abbracciare 
apertamente la causa demogogica e farsi protettore anzi an- 
tesignano delle nuove tendenze. Questa via fu percorsa in 
modo diverso da varii patrici, da Sulpicio Rufo a Sergio Ca- 
tilina, da Cesare a Clodio ed a Dolabella. 

Non tutti però la percorsero nella stessa maniera e con 
i medesimi fini. Soffermarci a parlare di questo fenomeno 
equivarrebbe non esporre osservazioni sui Fasti, ma narrare 
la storia interna di Roma nell'ultimo secolo della repubblica. 
Ci sia solo concesso osservare che l'estrema scarsità delle 
nostre fonti non porge modo di stabilire sino a qual punto il 

i tre Fabius Amhttstas, Fahius Rallianus figlio di lui e Fabiiis Giirges nepote. 
Plin. ». h. VII 133. 

3. II fatto che le responsabilità derivanti dalla magistratura potevano 
essere attribuite ai discendenti, come nel caso dei figli dei proscritti da 
Siila richiesto di render conto dei vectigalìa del tempo di suo padre, il dit- 
tatore, AscoN. ìK Com. p. 65 S. K. 

Vero è che quest' ultimo fenomeno di cui si trova traccia anche altrove 
(ad es. nel diritto attico si pensi a Milziade ed a Cimone) si riconnette 
con altre questioni. 

Del resto, se anche non avessimo testimonianze esplicite sull'argomento, 
lo studio complessivo della compagine sociale romana, quanto ci è riferito 
sui legami che avvincevano i gentiles, tutto ciò che sappiamo sulla clientela 
che continuò vigorosa nel campo politico, anche dopo che venne modificata 
dal trionfo delle più umili classi sociali, infine 1' analogia di tante altre 
società, e sopratutto di ciò che si verificò e tuttora si compie in alcune 
parti dell' Italia moderna, mostrano che in quasi tutti i periodi della vita 
romana, di fatto, se non di diritto, vi fu un reggimento di date genti e 
famiglie a base ereditaria. 



208 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

procedimento di Clodio, che colla transitio ad plebem abban- 
donò il patriciato e si fece adottare da un plebeo, sia stato 
preceduto e susseguito da casi analoghi. Procedimento ana- 
logo sappiamo essere stato poi tenuto da Dolabella ed è stato 
più volte sospettato per Sulpicio B-ufo, l' eloquente nemico 
di Siila. Non è del tutto improbabile che il nome di appa- 
renza patricio di altri dei tribuni della plebe non nasconda 
qualche analogo caso di transitio ad pìehem} 

Il fenomeno di uomini appartenenti alle più vetuste ed 
insigni casate, che, pur di dirigere le masse, posavano a loro 
protettori e ne assumevano persino le apparenze, si spiega 
con la grande trasformazione sociale della plebe romana, 
raccolta in potenti sodalizi, costituita ormai da figli di li- 
berti, da schiavi emancipati,^ e sino dai tempi di Scipione 
Emiliano e dei Gracchi da stranieri riusciuti a conquistare 
la cittadinanza.^ Infine vi contribuì la straordinaria potenza 
del tribunato della plebe, che da potere esclusivamente ne- 
gativo, sorto per controllare nell' interesse di una sola classe 
le determinazioni dello Stato patricio, fini per subordinare 
a se praticamente le magistrature curuli e lo stesso consolato. 

Eppure il successo finale non era riservato alla demagogia. 
La vittoria era destinata a chi, controbilanciando con giusto 
equilibrio di mente le aspirazioni ed i diritti di tutte le classi 
sociali, sarebbe riuscito a fissare un nuovo ordine di cose, che, 
sebbene non perfetto, anzi pieno di pericoli, avrebbe non 
dimeno assicurato ancora alcuni secoli di esistenza alla so- 
cietà ed alla civiltà romana. 



' Su ciò V. oltre l'elenco dei tribuni plehis. Aiicbe l'esistenza di due 
rami di Servili!, uno patricio, l'altro plebeo (su ciò v. i dati in Mommsen 
Roem. Forschuìigen I p. 124) ammette forse la spiegazione che alcuni di 
essi avessero fatta la transitio ad plehem. 

• DiON. Hai,. IV 24. 

» Veli.. II 4, 4, Val. Max. VI 2, .3. 



La successione degli strati sociali 209 



XI. 

1 Fasti e la successione dei varii strati sociali nella conquista del potere. 



Raccogliamo le osservazioni sinora fatte. Sebbene assai 
lacunoso, l'elenco dei pretori e degli altri magistrati curuli 
ove sia unito ai dati dei Fasti consolari, dimostra ch.e 
l'impeto degli homines novi per raggiungere il consolato 
riusciva nel suo intento ove una o due generazioni innanzi, 
dall' avo o per lo meno dal padre, fossero state conseguite le 
magistrature curuli inferiori.' Il risultato che abbiamo con- 
seguito dall' esame dei dati relativi alle magistrature curuli 
è confermato da quanto risulta dai dati intorno ai magistrati 
monetali di cui discorriamo separatamente nell' aggiunta al 
lavoro presente. Ed è anche degno di nota che molte delle 
stirpi degli homines novi di fronte alle magistrature curuli 
riuscirono a coprirle, solo dopo avere per tempo o più a 
lungo fatto parte del tribunato della plebe.^ 

L' accesso alle magistrature era reso meno difficile a 
coloro che non vantavano una lunga serie di antenati. Ve- 
diamo ad esempio che gli Opimii, che pur raggiunsero il 
consolato nel 154, avevano dati questori sino dal 294. Mum- 



' Affatto diversa dalla fiucstioiie clie qui trattiamo è quella della cai"- 
riera politica. ])m o meno normale dei personaggi che raggiunsero il con- 
solato avendo avute o no repulse per le cariche curali inferiori fv. esempi 
in Cic. 2)ro Piando 21, 52). 

^ V. qui oltre nell' elenco dei tribuni della plebe. 

Pais Ricerulie sulla storia e sul diritto pubblico di Roma II 14 



210 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

mio homo novus fu console nel 146; ma Mummii figurano 
fra i tribuni della plebe dal 187. Anche la straordinaria po- 
tenza di Pompei© Magno fu certo in buona parte frutto 
della sua iniziativa ed audacia; ma le basi di essa gli 
erano state preparate dal padre console nel 89 anzi dal 
Q. Pompeio console sino dal 141,^ T. Didio console nel 98, 
era pure homo novus, ma abbiamo. Didii tribuni della plebe 
dal 143. Il console Gneo Aufidio del 71 fu i:)receduto da 
un pretore del 104; Gabinio fu il primo console di tal no- 
me, ma Gabinii, tribuni della plebe, sono rammentati dal 
139. Lo stesso vale per Q. Fufio Galeno console del 47 pre- 
ceduto fra gli altri dal tribuno del 134. 

Di fronte a questi e a tanti altri fatti dello stesso ge- 
nere, che abbiamo modo di documentare, sono eccezioni le 
esenzioni, le facilitazioni di cui si fa ricordo per le età più 
vetuste come per tempi più recenti. 

Negli ultimi decenni della libera repubblica questi re- 
quisiti divennero, è vero meno necessari ; ma le notizie 
che qua e là riusciamo ad ottenere rispetto ad alcuni per- 
sonaggi, ci fanno però chiaramente comprendere che è assai 
raro il caso di individui che occuparono di primo acchito 
le magistrature più elevate, senza essere stati favoriti da 
una più o men remota preparazione di antenati, che per pri- 
mi avevano tentato l'agone delle pubbliche magistrature. 

Eccezioni naturalmente ve ne furono. Sino dal IV secolo 
vediamo personaggi come C. Maenius (console nei 338) i Curii 
(cons. 290; 276; 271) C. Fahricius (cons. 282; 278) T. Corun- 
canius (cons. 280) i Cor villi (293; 234; 228) conseguire il 



' I Porapeii, come h stato già rilevato dagli ;ìnticlii crauo di umile 
origino. V. il materiale raccolto in Drumann-Grokkk Gexchichtc Boms IV 
p. 312 sg. 



La successione degli strati sociali 211 

consolato per virtù j)ropria non per potenza preparata dagli 
avi. Ciò si verificò anche per Catone il censorio.' Più tardi 
ancora ciò ebbe luogo rispetto a Mario ed a Cicerone. Il 
fenomeno divenne infine men raro al tempo di Cesare e delle 
successive guerre civili. Ove si faccia astrazione da qualche 
caso eccezionale e si tenga conto delle caratteristiche fon- 
damentali del popolo romano, si vedrà che di regola gli 
homines novi riuscirono a salire alle più alte cariche curuli 
solo nel caso in cui erano assistiti da prospere condizioni 
finanziarie proprie o delle loro stirpi.^ 



' L'elenco degli homines novi che come Cornncanio Sp. Carvilio {eque- 
itri loco natum) Catone ed altri furono eletti consoli in grazia delle loro 
virtù è dato da Vellkio II 128. 

' L' oscurità dei natali di Mario è esplicitamente attestata da Plu- 
tarco Mar. 3, il quale dichiara che era nato di genitori poveri i quali trae- 
vano la vita dal lavoro. Io non so perchè G. Bloch La répuhlique romaine 
(Paris 1913) in un libro del resto ricco di pregi p. 251 scriva: il s' est forme 
une legende sur le compie de Marius. On se le représente souvent, sur la foi 
de qiielques auteurs amateurs de romanesque, comme un soldat de fortune, sorti 
du rang, issu de has-fonds de la societé. La véì'ité est toute differente. Né à 
Arpinum une petite ville de l'Italie centrale, dans une famille alliée à celle de 
Cice'ron il appartenait a cette hourgeoisie municipale alsve, qui un siede plus 
tòt avait donne Caton etc, 

Orbene io comprendo che si possa, volendo, non dar peso a dichiara- 
zioni del genere di quelle di Eliano v. h. XII 6 ove dice che si ignorava 
chi fosse stato il padre di Mario, che concorda del resto con Velleio II 
128: C. Marium ignotae originis, ma non erodo sia lecito trascurare la di- 
chiarazione di Tacito hist. II 38 il quale dice: mox e plebe infima C. Marius 
et nohilium saerissimus L. Sulla. 

La parentela cou i Tullii di Arpinum non prova nulla; primo perchè 
anche a gente poverissima poteva capitare di aver lontani rapporti con 
altre di affinità o perentela piìi agiate; eppoi perchè sulla stessa nobiltà muni- 
cipale degli avi di Cicerone siamo piuttosto male garantiti. Non mancavano 
infatti coloro che anche al grande oratore assegnavano origini tutt' altro 
che assai distinte v. Plut. Cìg. I. Chi lo faceva discendere da stirpe regia 
e chi da un fullone. Il fatto poi che la famiglia di Mario era cliente degli 
Hercunii, Plut. Mar, 5, ciò sta piuttosto a provare 1' umiltà delle sue 
origini e la giustezza dell' asserzione di Tacito di Velleio e di Plutarco. 

Ci è affermato, è vero, che Mario fosse tenuto in pìccolo conto da Ce- 



212 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

- Persone di piccolo o nessun lignaggio, tenuti in conto 
solo nei loro piccoli municipi, non potevano dare 1' assalto 
alle magistrature urbane senza il sussidio di molto denaro. 
La corrutela sino dai tempi più antichi era coonestata dai 
ludi e dai convivi, che nominalmente si facevano per ono- 
rare gli dei, che praticamente valevano a creare simpatie. 

Il municeps a Roma era considerato uomo di picciol conto 
di fronte ai candidati della grande aristocrazia dei Cornelii, 
degli Aemilii, degli lulii e della vecchia nobiltà plebea dei 
Cassii, degli lunii, dei Caecilii, e persino di coloro che discen- 
devano dalle famiglie del Latìum. vetus. Ma spesso codesto 
municeps era talora un uomo assai notevole in patria. Tale 
era ad esempio quel Cneo Plancio di Atina, figlio di un capo 
(princeps) di appaltatori, che grazie alla posizione finanziaria, 
del padre, riusci ad ottenere l'edilità curule ed a superare 
un competitore che apparteneva a quella gente che per 
prima fra i Tuscolani aveva conseguito tal onore. ^ Cosi è 
probabile che lo spagnuolo Cornelio Balbo, primo fra i 
non Italici a conseguire il consolato, sia riuscito nel suo 
intento ed ancor prima a essere fatto cittadino romano, non 
solo per riconoscimento della sua capacità ma anche in grazia 
alle sue smisurate ricchezze di cui fece partecipe anche il 
popolo Romano.* 

Non mancarono esempi a Roma di candidati che, non 
ostante la loro povertà, riuscirono a raggiungere il conso- 

cilio Metello, di oni era legato, perchè per il i)as8ato aveva fatto 1' appal- 
tatore (Diod. XXXV 38. Ma ciò non è caratteristica tale che valga a far 
con sicurezza riconoscere una persona nata da famiglia appartenente al me- 
dio ceto anziché da proletarii. 

Mario era per temperamento avido di ricchezze (l)i<)i>. XXXVII 29) : 
sino dai primi suoi anni può essersi preoccupato dell' nrricchire. 

• Cic. prò Piando 9, 24. 

« Cass. Dio XLVIII 32. 



La successione degli strati sociali 213 

lato; valga come esempio qiiel Manilio, che non possedeva 
che una casupola sulle Carinae ed un unico poderetto nell' a- 
gro Labicano. Ma Manilio, il giurista insigne, si era accapar- 
rato i suffragi per la cura ed il disinteresse con cui atten- 
deva agli affari giudiziarii dei concittadini, guidandoli in 
ogni loro privato interesse/ 

A Roma, come dovunque, le masse sentivano sopratutto 
rispetto per la ricchezza congiunta alla nobiltà del casato ; 
e se in qualche caso vennero onorari uomini virtuosi ma non 
ricchi, per giunta di origine municipale, come Tiberio Corun- 
canio e Manio Curio e Atilio Calactino, ciò costituì un'ecce- 
zione rilevata con amore da scrittore d' origine pur munici- 
pale, che doveva egli stesso in buona parte al proprio valore 
l'essere riuscito a raggiungere il più alto fastigio del potere.'' 

L'elogio della povertà ricordata a proposito di alcuni 
insigni uomini di Stato, nel fatto non era che un'esercita- 
zione di scuola.' Se qualche valoroso uomo di Stato romano 
veramente povero, come si diceva fossero stati Curio Fabricio, 
venne onorato eccezionalmente con il consolato, quasi mai i 
loro successori riuscirono ad assicurarsi F eredità delle magi- 
strature curali che i discendenti delle grandi famiglie giunge- 
vano a conseguire senza alcuna fatica, e come Cicerone 
diceva, per ladum et iiegligenfiam.^ 



" Ciò. paradox. VI 3, 49; de orai. Ili 33, 133. 

* CiC. ad es. de Icge agr. II 64; paradox. 12; 38; de fui. II 30; Tttsc. 
Ili 36; de senect. 55 sq. et passim. Cfr. Val. Max. IV 4, 11. 

^ Cic. prò Caello 17, 41: illiid unum derectum iter ad laadem cum labore 
qui probaverwnt, prope soli in scholis siint relivti. 

* Ciò. in Verr. V 71, 181. Altrove prò Piando 25, 60, Cicerone rileva 
come la maggioranza dei consoli eletti grazie alle aderenze di famiglia fos- 
sero nomini mediocri : honorum popuU finis est consulatus, quem magistratum 
iam octingenti fere consecuti sunt : horum, ai dillgenter quaei-es, vix devimam 
partem reperies gloria dignani. 



214 Intorno alla formazione ed disvalore storico dei Fasti 



* 

4: * 



Questa condizione di cose favorevole sopratutto ai Romani 
di Roma ed ai Latini si andò di molto trasformando in se- 
guito agli avvenimenti delle guerre civili. Sino al tempo di 
Mario, il consolato era in fondo rimasto retaggio di poche 
famiglie romane o dei limitrofi comuni. Etiam ttim alias ma- 
gistratus plehs; consulatum nobilitas inter se per manus tra- 
debat osservava Sallustio (6. lug. 63, 6).' Ai tempi di Ci- 
cerone la compagine di coloro che avevano preso parte 
al governo della pubblica cosa, veniva man mano a modi- 
ficarsi per l'arrivo di qualche ricco municipale. 

L'avvento di Mario figlio di contadini che salì in gra- 
zia dei suoi straordinari talenti militari è sintomo di un'era 
nuova e se stiamo al giudizio di quello scrittore, che ac- 
canto a Cicerone ci mette in grado di conoscere le condi- 
zioni sociali del tempo da lui flagellato, gli homines novi 
non risparmiarono arte disonesta pur di conseguire la pre- 
tura ed il consolato.* 

Le tendenze conservatrici avevano tentato ed erano in 
parte riuscite ad allontanare dal potere i cittadini delle 
varie regioni d'Italia a cui si era per necessità accordato 
la cittadinanza. 

Neil' età cesariana codesti freni sono del tutto spezzati. 
La cerchia dei competitori si allarga in modo smisurato 



* Cfr. Plut. Mar. 9, 2. 

' Sall. lug. 4, 8: etiam homines novi, qui antca per virtutem soliti erant 
nobilitatem antevenire, furtim et per latrocinia, poiins quam bonis artibus, ad 
imperia et honores nitunfur, proinde quasi pravtura et consulatns atque alia 
omnia huiuscemodi per se ipsa darà et magnifica sini cet. 



La successione degli strati sociali 



215 



e questo fenomeno si constata con tutta sicurezza ove si 
esaminino i nomi dei legati di Cesare, delle persone che 
coprirono le magistrature e fecero parte del senato. 

Non possediamo l'elenco completo dei legati di Cesare; 
tuttavia il nome di quelli a noi noti, ci concede di fare 
qualche osservazione. 

Tra i patricii abbiamo : 



1. Ser. Sulpicius Galea 

2. C. Claudius Pulcher 

3. C. Fabius 

4. P. CORNELIUS DOLABELLA 



5. P. CoRNELius Sulla 

6. M. Valerius Messalla 

7. L. Julius Caesar. 



Appartengono alla vecchia nobiltà plebea: 



1. P. Licinius Crassus 

2. C. Antistius Reginus 

3. M. lunius Silanus 



4. D. lunius Brutus Albinus 

5. Gn. Domitius Calvinus. 



Tutti i rimanenti appartengono a famiglie plebee di ori- 
gine romana di non grande antichità o sono addirittura 
homines novi, municipali di nascita. Lo provano i due elen- 
chi seguenti : * 



Famiglie plebee di probabile 
origine urbana. 

1. Minucius Basilus 

2. M. Antonius 

3. C. Scribonius Curio 

4. C. Trebonius 



Homines novi di origine mu- 
nicipale. 

1. T. Labienus del Piceno 

2. Q. Titurius Sahinus 

3. P. Vafinius di Reale 

4. Q. Tullius Cicero di Arpino 



' Cfr. le note e il materiale raccolto da Groebk apud Dkumann Ge- 
chichte Roma III p. 700 sg. 



216 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



6. Q. Valerius Orca 

6. Q. Cassius Longinus 

7. Canuleius 

8. M. Acilius Caninus 

9. P. Sulpicius Rufas 

10. Q. Pedius 

11. C. Caninius Rebilns 

12. Q. Hortensius Hortalus 

13. T. Sextius 

14. Oppius 

15. C. Rabirius Postumus 
16-17. Hostilii Sasernae 



5. L. Munatius Plancus di 

Tibur 

6. L. Roscius FabatuH di La- 

nuvio 

7. G. Volcacius Tullus Etrusco 

8. Q. Fufius Calenus 

9. C. Asinius Pollio di Teate 

Marrucinoriìm 

10. G. Sallustius Grispus di 

Amiterno nella Sabina 

11. (7. Calvisius Sabinus 

12. L. Status Marcus 

13. Q. Tillius Gimber 

14. G. Mettius di Lanuvio *■ 

15. G. Diclius 

16. L. Livineius Kegulus 



Se noi diamo uno sguardo ai nomi dei pretori di co- 
desta età constatiamo la presenza di nomi addirittura mai 
uditi. Si considerino ad esempio il nome dei pretori Bur- 
rienus, a cui corrisponde la nessuna notorietà dei questori 
Q. Bruttius, L. Triarius, D. Turcillìus ecc. 

Così fra i senatori del periodo cesariano notiamo fra gli 
altri : ^ 



' Ciò risulta dalle monete aventi il nome di M. Mettius, le quali fanno 
pompa del culto dì luno Lanuvina al pari di quelle dei Roscii Fabati, di 
L. Papius Celsns, di L. Thorius e di altri, cfr. Babelon II p. 223. 

* Le teBtimonianz<i sui senatori dell'età ciceroniana e cesariana sono 
raccolte, al pari di quelle per le rimanenti età della repubblica, nella prege- 
vole opera del Willems Le Se'nat de la Eepuhlìqac romaine (Louvain 1878- 
1885). Ma come è noto le osservazioni di questo autore vanno talora con- 
trollate. 

Rispetto all' età cesariana è assai utile la dissertazione del Ribbeck 



La successione degli strati sociali 



217 



M. Aquinius {hoìnìnem noviim 

parvumque seìiatorem. Bell. 

Afric. 57) 
Alledius 
Aponius 
Axius (Cic. ad Aft. I 12, 1 

ed altrove) era un fenerator 
Q. Calpenus (Suet. Caes. 39) 
Cafo* 

Genius (Cic. Verr. Il 5, 44) 
M. Crepereius (Cic. Verr. I 

10, 30) 
M. Cordius 
C. Cupiennius 
Q. Dellius 
C. Fidiculanius Falcula (Cic. 

prò Caec. 10, 28 prò Cluen- 

tio 37, 103 sqq.) 
M. Fidustius 
Gratidius (Cic. prò Fiacco 21, 

49) 
Haterius 
G. Hedius 
Hosidius 



Q. Lìgarius 

Mindiua Marcellus 

L. Nasidius (Caes. b. e. II 3) 

OlUua 

Patiscus (è gentilicio?) 

Pedanius 

Plinius 

Seguliiis Labeo 

Sornatiiis (Plut. Lue. 24) 

L. Staberius 

Sittius 

Tisienus 

P. Tadius (Cic. Verr. II 2, 

20 sqq.) 
Teidius 
Tudicius (Cic. prò Gluentio 

70, 198) 
Tratorius 
Valgius 

Vettius Salassus. 
C. Vibienus^ 
L. Vibullias Rufus (Caes. b. 

G. I 23) 



Senatores Romani qui fuerint idibua Martiis anni a. U. e. 710 (Beroliui 1909). 
Io non porgo che una piccola parte dei nomi dei senatori ossia solo quelli 
che li rivelano homines novi. 

Per le indicazioni del materiale antico rimando alla memoria del Rib- 
beck al quale mancano quei senatori por i quali a fianco al nome porgo 
precipue testimonianze degli antichi. 

Cafo è un cognome; ma la modesta origine di questo veterano ri- 
sulta da Cicerone riiil. Vili 9, 26; X 22; XI 12. 

' Ricordato da AscON. in Milon p. 24 K. S. 



218 



Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



Ad analoghi risultati conduce l' esame dei nomi di altre 
persone, non sempre notate negli elenchi precedenti, che 
emersero durante il periodo delle guerre civili dal tempo 
di Cesare a quello di Augusto.* 

Fra i pompeiani abbiamo: 



Aìitius 

Favonius 

Q. Silicius Corona 

L. Fella 



Critonius 
D. Carfidenus 
Rnhrius Ruga 
D. Turullius 



e tra i partigiani notevoli di Cesare: 



C. Cluvius 
Sex. Peducaeus 
Calvisius Sahiìius 
Q. Curtius Salassus 
L. Decidius Saxa 
M. GalUus 



Helvius Cinna 

M. Asellius 

M. Lurius 

A. Allienus 

C. Fuficius Fango 

Caesennius Lento 



Tale risultato è pienamente confermato da taluni dei 
nomi di coloro che furono eletti senatori al tempo di Au- 
gusto. Fra codeste persone troviamo ad es. : 



Alfìdius Sahlnus 

Anteius 

Apidius Merula 

Q. Arquìnius 

Articuleius Paetus 

Bruttedius Niger 

C. Calpetanus Statius 



Carsidius Sacerdos 
Cerrinius Gallus 
M. Durmius 
M. Etrilius Lupercus 
P. Lurius Agrippa 

Maianius Gallus 
Mamius Murrius Urnher 



' Rilevo questi uorai dagli iiulici della memoria sopra citata di Fr. 
Fischer. 



La successione degli strati sociali 219 

Postiimiis Mimìsius Sardus Titedius Labeo 

Occius Fiamma T. Trehellenus Rufus 

M. Opsius Navius Fannianus P. Vellaeus 

M. Petrucidius P. Viriasius Naso 

Q. Servaeiis S. Vistllius 

C. Sotidlus Strabo Liboscidius L. Voluseius Proculus 

Non sempre rispetto a queste persone abbiamo dati suf- 
ficienti per stabilire quando si tratti di individui oscuri 
bensì a Roma, ma appartenenti alla nobiltà municipale, 
ovvero di assai umili origini anche rispetto alla loro patria. 

Ambedue questi fenomeni si verificarono. In massima è 
evidente che la rivoluzione capitanata da Cesare condusse 
alla superficie in misura maggiore i municipali e che so- 
pratutto fece salire gli uomini che sul loro attivo avevano 
solo il valore personale e la capacità militare. 

La via per questa grande trasformazione della società 
romana era stata aperta da Mario. Con la sua riforma del- 
l' esercito richiesta dalle mutate condizioni dei tempi, Mario, 
come è risaputo, aveva aperte le file dell'esercito romano 
a tutti gli atti a combattere fossero anche proletarii, ed aveva 
quindi create molte e legittime aspirazioni al governo della 
pubblica cosa ad intere classi sociali che con l'ordinamento 
precedente sarebbero state per sempre lontane. ^ 

Tal condizione di cose non mutò affatto con il trionfo 
della reazione capitanata da Siila. Il Dittatore, pur di as- 
sicurare quell'ordinamento dello Stato che invano sperò a 
dispetto dei tempi ricondurre in parte alle sue originarie 
istituzioni, praticamente segui le stesse norme tenute da 
Mario e chiamò al senato molti che erano stati soldati gre- 

' V. ad 68. Sall. lug. 84. Plut. Mar. 9; 41. 



220 Intorno alti formazione ed al valore storico dei Fasti 

garii.' Ciò veniva messo in rilievo di già dagli stessi con- 
temporanei di Siila che gli rinfacciavano la protezione ac- 
cordata di preferenza nelle magistrature al primipilare Fu- 
fìdio.* Come risultanza politica, che differenza v'era fra lui 
che accordava la cittadinanza ai dieci mila liberti detti Cor- 
nelii ^ ed il suo nemico capitale Sulpicio Rufo che dal partito 
avverso veniva accusato di vendere la cittadinanza ai liberti?* 
Anche di Cesare gli antichi dicono esplicitamente che 
chiamò a far parte del senato soldati e libertini.^ Esaminando 
nomi e notizie pervenuteci intorno ad alcune delle persone 
sopra ricordate, chiaramente emerge la verità delle dichia- 
razioni degli antichi allorché ci dicono che Cesare badava 
solo al valore dei suoi soldati e non alle loro qualità mo- 



' Sall. Cat'd. 37, 6 : deinde viuìti mcmores Siillanae victoriae, quod ex 
(jregarus militibus alios senatorcs videbant cet. 

Allorquando la censura praticamente abolita da Siila venne restaurata 
nel 70 i censori Gn. Lentulo e L. Gelilo cacciarono dal senato 64 Senatori, 
Epii. Lìv. XCVIII. È ovvio il pensiero che fra costoro fossero anche satel- 
liti sillani. 

fc * Orat. Lepii>. apud Sall. fragni. I 55 Maur. : Xam praetrr mtellites 
commaculatos quis eadem volt aut quis non omnia midata praeter victoremf 
Scilicet milites quorum sanguine Tarrulac Soirtoque, pchfiimis sercovum, divitiae 
parfae sunt? An quibus praelatus in magiatraiiòufì capiendis Fufidius, nncilla 
turpis, bonorum omnium dehonestainentum? cet. 

Codesto Faftdiua sarebbe stato nn primipilare, stando ad Okosk) V 21, 
ove, nei testi a noi pervenuti, e detto FnrMiun. Egli avrebbe con una sua 
domanda a Siila originata la determinazione dei proscritti v. i passi e le 
varianti in Mup^nzek apud V\\ . RE. XIII col. 201. 

Un altro di questi centurioni sillani arricchiti per mezzo delle proscri- 
zioni fu L. Luscius, V. AscoN. in togam cand. p. 81 K. S. 

• App. b. e. I 100; 101 cfr. CIL. I 585. 

♦ Plut. Sull. 8. 

^ Cass. Dio XLIII 47; cfr. 27. Anche Cicerone ad famil. VI 18, 1 
par deplorare che fossero accolti fra i senatori coloro che esercitavano l'a- 
ruspiciua. Egli li mette a confronto di coloro che nei municipii esercita- 
vano il mestiere del praeconinm. 



La successione degli strati sociali 221 

rali,* che aiutava chiunque si trovasse in strettezze econo- 
miche ' e fosse quindi pronto a seguirlo. Si apprende esser 
vero che quosdani etiam infimi generis ad ampUssimos or- 
dines provexit (Suet. Caes. 72) come mostra ad esempio la 
fortuna di quel Decidius Saxa di nazione Celtibero e che 
da soldato, grazie al favore di Cesare, raggiunse il tribunato 
della plebe. ^ Infine le vicende dello spagnuolo Cornelio 
Balbo e degli altri Spagnuoli da lui accolti in Senato * ci 
fanno comprendere la verità della notizia che Cesare quosdam 
e semibarbaris Gallorum recepii in curiam e ci spiegano il 
malcontento del volgo che pubblicamente censurò e derise 
provvedimenti di tal natura. ^ 

Questo stato di cose non era per vero frutto esclusivo 
dell'età cesariana. Sino dal tempo delle guerre civili sil- 
lane si erano verificate circostanze di questo genere. Sem- 
plici soldati, come abbiamo sopra notato, dal terribile dit- 
tatore erano stati chiamati a far parte del senato e qual- 
che provinciale, come L. Fabius Hispanensis, era di già 
riuscito ad entrare, sia pure a titolo di eccezione, nella 
curia.*' Ma la rivoluzione che succedette all'uccisione di 



' Suet. Caes. 6.5: milifem ncque a moribus neqiic a forma próbàbat, sed 
tantum a vlribus. 

* Cic. Phil. II 32, 78: hahebat hoc omnino Caesar: quem perditum piane 
aere alieno egantemquv, ni eundem nequam hominem audacemque cognorat, hunc 
in famiìiaritatem libentissìme reeipiebat. 

Cesare iu guerra aveva bisogno rti buoui soldati; a chi lo rimproverava 
di tale compagnia rispondeva: si grassatores et sicoriorum ope in tuenda sua 
dignitate usus esset, talihus quoque se parem gratiam rclaturum, Suet. 72. 

' Cic. Phil. XI 12; XII 20; XIII 27; XIV 10. 

* A parte Cornelio Balbo personaggio ben noto è il caso di ricordare 
ad es. il passo del Bell. Afr. 28: duo Titti Ilinpani adolescentes tribuni le- 
gionis r, quorum patreni Caesar in senatum legerat. 

° Suet. Caes. 76, 80. 

* Il fatto che L. Fabiu'< Hispanensis senator (Sall. fragni. Ili 84, 83 



222 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Cesare aggravò il disordine, portò anzi per vari anni l'a- 
narcliia nei sentimenti come nell' ordinemento dello Stato. 
La rivoluzione aveva schiuse molte nuove e fresche energie 
ma spesso condusse e mise a galla i fondi e le feccie sociali.^ 
Per il periodo delle ultime guerre civili ci manca una 
descrizione degna di stare a fianco di quella che Sallustio, 
sia pure con tinte un poco pessimistiche, ci ha lasciato ri- 
spetto alla prima metà del I secolo. Nò è da nascondere 
che i numerosi e pressoché infiniti accenni di Cicerone per 
il periodo di Cesare sul carattere di Antonio e dei suoi 
amici non ispirano sempre intera fiducia, dacché non ostante 
F onestà della causa trapela troppo spesso 1' odio personale. 
E la variabilità dei giudizii ciceroniani intorno ad altri per- 
sonaggi sono determinati da opportunismo avvocatesco e 
politico ad un tempo.* 



Maur) essendo stato proscritto, passò dalla parte di Sertorio, meutre prima 
era stato questore di C. Anniuis proconsole inviato appunto in Spagna (81 
a. C.) per combattere contro Sertorio (v. i uumiiii iu Baupìlox I p. 488 
cfr. SoBECK Die Quacstoren der roem. Kejìublik (Trebuitz 1909) p. 34, Gul'eber 
Coins II p. 352) meglio si intende pensando, come lo stesso suo cognome 
ci insegua, ad un personaggio di nascita spagnnolo o per lo meno discen- 
dente da gente spagnuola. 

' CiC. Phil. XIII 13, 28: est etiavi Asìnius quidam senator volnuiarius, 
iectus ijìse a se: apertam curiam vidit jjo.s/ Caesarie mortem: mntavìt calceos, 
paler conscriptus factiis est. 

Ciò. Phil, XIII 12, 26: Cotyla Vurius quem deliciornm causa loris iu 
convivio caedi iubebat a serris puhlicis. 

' Lo schematismo ed i criteri retorici con cui nelle orazioni di Cice- 
rone si lodano o biasimano dati personaggi sono state oggetto di studi 
accurati (v. ad es. Pkkiswerk de inventione orationum Ciceronianum Basel 
1905 diss.;, ma nonostante la grande bibliografia su Cicerone, non è ancora 
comparso, per quanto è a mia cognizione, uno studio esanricnte iu cui siano 
insieme riuniti e giudicati da un punto di vist^ storico e politico i dissen 
zienti giudizi che Ciceroiie ha espresso intorno ai vari perrionagfji che mu- 
tando parere accusò o difese, di cui per opportunità di tempo e di condi- 
zioni politiche fu a seconda del momento amico ovvero nemico. 



La successione degli sfrati sociali 223 

La rivoluzione tuttavia non faceva salire alla superficie 
solo la feccia, ma dava talora modo venissero reintegrate 
vittime dei tempi sillani e faceva risorgere persone rispet- 
tabili, che a seconda del partito politico e degli interessi 
materiali di nuovo turbati erano assai diversamente apprez- 
zati. Di ciò abbiamo esempio assai notevole nel contegno 
che fu tenuto a proposito dei figli dei proscritti dell'età 
siilana spogliati del patrimonio ma non degli oneri paterni. 

Tutti sanno l'opposizione che Cicerone, in teoria cosi 
contrario alle persecuzioni verso i figli dei condannati,' eser- 
citò con successo affinchè essi non venissero reintegrati. 
E, quel che suona ancora più strano al nostro orecchio, il 
contegno opportunista di Cicerone dava ancora più tardi 
occasione a Plinio di tessergli le più vive lodi. Tra i figli di 
proscritti sillani che già difesi da Cesare contro Cicerone 
più tardi protetti, ricordiamo Vibio Pausa il console del 43 ;2 
e questo non fu certo caso isolato. 

I narratori delle guerre civili non ci hanno presentato 
un racconto per ogni lato perspicuo dei movimenti politici 
e sociali del tempo. Essi hanno sopratutto aggruppati gli 
avvenimenti esterni sul nome dei duci e dei due o tre uomini 

' Cic. adAtt. II 1, 3. Plut. Cic. 12, Quintiliano XI 1, 85 discorrendo 
del contegno di Cicerone osservava : MolUenda est in plerinque alio colore 
asperitas oraiionis ni Cicero de proscriptormn liheris fedi. Quid enim crudelUus 
quavì homines hone>tiis parentihus oc maiorihus natos a re publica summorerif 
Jiaqtie durum id esse siimmus ille traciandorum animorum ariifex confitetur, 
sed ita leyibm Sullae cohaerere statum civiiaiis affirmat, ut his soluiis stare 
ipsa non possiti cet. 

Più notevole è l' esclamazione di Plinio n. h. VII 117, che fra le glo- 
rie di Cicerone nota: te orante proscriptorum liberos lionores petere puduit! 
Quanta diversità con ciò che lo stesso Cicerone osservava in teoria allorché 
oondannava V expetere le poenae a ìiberis a nepotihus a posteri»; de deor. nat. 
Ili 38, 90, ovvero si scagliava contro le proscrizioni sillane ad es. de domo 
17, 43. 

- Cass. Dio XLV 17. 



224 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

principali, clie si contendevano il potere. La scarsa libertà 
ciie fu accordata dopo lo stabilirsi dell'autorità imperiale, 
non permise più tardi insistere su vari particolari di cui 
non conveniva serbare memoria. 

Ciò nonostante, le notizie di cui disponiamo per l' età 
precedente e quelle clie ci sono giunte rispetto ai fini con 
cui le feroci proscrizioni furono decretate ed eseguite, ci 
mettono in grado di comprendere nelle linee generali la 
natura dei fenomeni clie si manifestarono. 

Ad ogni modo conviene esser cauti verso i giudizi in- 
famanti che Cicerone esprime verso gli amici di Antonio.^ 
Antonio, se ben si considera, non agiva diversamente da 
Cesare: si assicurava da un lato -uomini clie gli sarebbero 
restati partigiani fedeli ; in altri casi provvedeva come 
meglio poteva all'erario esausto. Resta però il fatto che per 
necessità non fosse altro che di finanza, si favorivano 
persone di umile condizione, che, approfittando delle miserie 
delle guerre civili e degli indegni guadagni delle proscri- 
zioni, si erano procurati i mezzi pecuniari per comperare 
le magistrature e l'entrata nel senato.^ Gli antichi citavano 
come esempio quel Fufieius Fango che da soldato merce- 
nario giunse a governare provincie ed a divenire senatore, 
quel Maximus che aspirava ad essere questore e che fu 

• CiCEROXB accenna più volte a codesti amici e collaboratori di An- 
tonio, V. ad es. Fhil. XIII 12, 2, 2 ove menziona Ventidio, Trebellio, Be- 
stia, Nncula, Muuazio, Lento, Decidio Saxa. 

Ma Miuiazio Fianco, pur essendo nn uomo moralmente guasto, era un 
buon soldato e Ventidio Basso, sebbene avesse sortito umili natali, fu un 
glorioso generale. 

* Il passo di Cassio Dione XLVIII 34 ad a. 39 a. C, ove dopo aver 
detto cbe i triumviri escogitarono nuove imjìoste, racconta che furono fatti 
senatori molti xai oxpax'.w-aj, 7:atcds x= àTCSAE-jvVÉpwv, àXÀct xai So'JXo'Jg, 
va messo in rapporto anche con le dichiarazioni di Velleio II 60, A : 
omnia prtùo temperata vendeute rempablicani consule. (Jfr. ClC. Fini. 



I 



La successione degli strati sociali 225 

riconosciuto dai suo padrone che se Io ricondusse qual servo 
a casa e finalmente ricordano Philippus Barbarius, pur schia- 
TO che riusci ad essere designato pretore.* 

Condizione di cose la quale rispondeva interamente alla 
facilità con cui ancora al tempo di Augusto era facile ai 
furfanti di ogni genere ed agli schiavi comperare la libertà 
e farsi inscrivere nelle liste dei cittadini. A tale disordine, 
deplorato da uno scrittore greco contemporaneo degno di 
fede, Augusto pose, come è noto, riparo facendo approvare 
le leggi Fufìa Canìnia (2 a. C), Aelia-Seìitia (4 d. C.) e 
lunia-Xorhana (19 d. C.?).^ 

Il tempo di Cesare ed Augusto, come l'era napoleonica, 
fu un periodo aureo per gli avventurieri. Il valore e l'in- 
gegno, accanto all'intrigo, v'ebbero il sopravento sui vecchi 
diritti del blasone e sulla influenza delle vecchie clientele. 

Il giorno in cui ad Azio si decisero le sorti della so- 
cietà romana e di tanti popoli della terra, dalla parte di 
Ottaviano le forze navali erano comandate da Arrunzio da 
Lurio e da Agrippa uomini del tutto nuovi, da quella di 
Antonio lo erano da Sosio e Canidio, in rapporto ai loro 
precedenti di famiglia pressoché ignoti. ^ Quale fosse la 
partecipazione ormai concessa agli uomini di umili natali 
è dimostrato dalla fortuna di Ventidio Basso e di Salvi- 
dieno. Ventidio Basso, che ancor fanciulletto in seno della 
madre avrebbe ornato come prigioniero il trionfo del pa- 
dre di Pompeio Magno conquistatore di Ascoli, avrebbe 



» Su Faficiua Faugo v. Cass. Dio XLVIII 22. Cfr. App. h. e. V 26. 

Su Maximua Cass. Dio XLVIII 34. Su Barbati us (Barbarius) Big. I 14, 
3. SuiD. 8. V. Bapv'.og ^iXiTcr.ixóg. 

' DiON. Hal. IV 24. Sulla data delle leggi Fufìa Cauinia, Aelia-Sentia 
♦ lunia-Norbana v. il materiale iu Rotondi op. cit. p. 454 eg.j 463. 

' Vkll. II 85. 

Pai» Ricerche sulla $toria e sul dintto pubblico di Ro-ma II 18 



226 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

sostentata la sua giovinezza con il commercio dei muli. Eb- 
bene egli fu il solo fra i duci romani a cui fu riservato 
l'alto onore di trionfare sui Parti (38 a. C.)-^ Salvidieno, 
sebbene di natali oscurissimi e di condizione pastore, sarebbe 
giunto al consolato se Ottaviano non avesse avuto notizia 
del suo tradimento.* 

La modestia delle origini di taluni dei consoli dell'età 
cesariana ed augustea è dimostrata anche dal fatto che di essi 
nei Fasti trionfali Capitolini si indica solo il prenome del 
padre e non quello, come era costume, dell' avolo. 

Codesti consoli sono : 

1. a. 46. Q. Pedius M. f. procos. ex Hispania 

2. » 42. P. Vatiìiius P. f. procos: de Ilìurico 

3. » 39. C. Asinius Gn. f. PoUio procos. ex Parthineis 

4. » 38. P. Ventidius P.f. procos. ex Tauro Monte et Partheis 

5. » 34. T. Statilius T. f. Taurus procos. ex Africa 

6. » .34. C. Norhanus C. f. Flaccus procos. ex Hispania 

7. » 19. L. Cornelius P. f. Balbus procos. ex Africa.^ 



• È noto il motto che fu cantato a Eouia : Gkll. XV 4. 

cuneurrite omnes augures, hdruspices ! 
porténtum iniisifdfnm eonflatiim est recena: 
nam mulas qui fricdbat, consul fdetus est. 

Cicerone ad fam. X 18, 3 deride appunto Ventidio per il suo anteriore 
commercio dei muli e lo chiama miiìio. 

* Sul Salvidieno o'noq Ss y// [lèv èg àv^scvsaxàxwv 7.7.1 aùxco fj xscpaXiT) 
Troiiiaivovc. 9X07» àvéStoxsv, v. Cass. Dio XLVIII 33. Cfr. Veli,. II 76: 
natU8 ob8curÌ88imÌ8 initiis. 

' Non tengo conto delle indicazioni abbreviate dei Fasti minori, come 
gli Amiternini. Non mi sembra dimostrato che nel frammento XXIX b ad 
a. 37 dei Fasti Capitolini si legga solo M. Agrippa L. F. È notevole invece 
che pure nei Fasti consolari Capitolini per l'a. 17 si legge M. Fufio M. f. 



La successione degli strati sociali 227 

L'elenco complessivo dei consoli dell'età augustea mo- 
stra del resto come molti di codesti parvenus fossero i legati 
delle guerre felicemente combattute nell'Illirico nelle Alpi 
nelle Spagne in altre regioni. La pressione continua di nuove 
stirpi, avide di onori e di comando, la necessità di soddi- 
sfare le ambizioni dei propri legati obbligò da Cesare in 
poi i reggitori della pubblica cosa di ricorrere a quell' ac- 
corciamento del consolato che dava modo di contentare un 
maggior numero di candidati, accorciamento sempre cre- 
scente che più tardi venne a mettere in maggior rilievo la 
autorità dell'imperatore/ Come premio di guerra ed a titolo 
di onore fu concesso spesso per pochi mesi talora per giorni 
quel consolato che durante la libera repubblica era invece 
il naturale presupposto per essere chiamato a combattere le 
grandi guerre alla testa delle legioni.' 

Strigone, il quale è noto come uno dei XVviri aacri» faciundis, ma che non 
pare appartenesse a stirpe illnstre. 

Circa 1' età anteriore ad Augusto tale assenza del nome dell' avo si 
nota solo per 

1. L. Tarquitius L. f. Flaccus Mag{i8ter) eq{uitnm) nel 458 di cui la 
tradizione annalistica raccolta da Lrvio III 27 notava che era patricio ma 
che stipendia pedihus propter paupertafem fecisset. 

2. Per M. Claudius M. f. Gliela qui scriba filerai dictaior coacUus) ahd(i- 
care) a. 249. Si tratta del noto viator o scriba di P. Claudio Pulcher fatto 
dittatore da lui dopo il disastro di Drepana che da altre fonti è detto 
sortis ultimae hominem Liv. Periodi. i9 cfr. Suet. Tib, 2. 

3. Finalmente nei Fasti consolari Capitolini per il 195 si legge M. Por- 
<nu8 M. f. Calo. Per 1' anno 184 ove sono incisi i nomi dei censori si legge: 
M. Porcius M. f. M. n. Caio, ma le lettere M. n. sono state abrase. 

' I dati sull'accorciamento del consolato v. raccolti iu Mommsen Robm. 
Staatsrecht II p. 82 sgg. il quale esaminando i dati dal lato giuridico 
non si sofferma nel dare la ragiono storica del fenomeno o per lo meno non 
mette il fenomeno in rapporto con lo sviluppo storico dell'istituzione e del- 
l'ambiente politico. 

' CASSIO Dione XLVIII 35 ad a. 39 a. C. fissa al 39 a. C. l' istituzione 
normale dei consoli suffeti che dovevano succedere agli ordinari. 

Circa il consolato di un sol giorno di Caninio Rebilo v. oltre. 



228 Intorno alla formazimie ed al valore storico dei Fasti 

Non conosciamo sempre in ogni particolare, è vero, le pri- 
me origini di varii dei legati e generali augustei, chiamati in 
seguito al consolato, come ad esempio di Munazio Fianco, di 
Asinio Pollione, di Calvisio Sabino, di Statilio Tauro, di L. 
Cornifìcio, di L. Vinicio, di Q. Laronio, di C. Sosio, degli Ar- 
runtii. In compenso siamo in grado di sapere che Ventidio 
Basso aveva tratto la sussistenza dal commercio dei muli, che 
ad Agrippa principale fulcro della potenza di Augusto, di cui 
più tardi diveniva genero, si era spesso rinfacciata l'umiltà 
dei natali.* Ci è detto che L. Tarlo era d'infima natalium hu- 
militas,^ che P. Sulpicio Quirino divenuto ricchissimo al pari 
di Tarlo, era di una domus ohscurissima.^ Ed è poi noto che 
Alfreno Varo, il noto protettore di Vergilio, console nel 39, in 
sua gioventù, prima di diventare illustre discepolo del ce- 
lebre giurista Sulpicio Eufo, aveva esercitata l'industria di 
calzolaio.* 

Fenomeno che si è del resto ripetuto più di una volta 
nella storia e che può essere confrontato con ciò che ebbe 
luogo ad es. in Francia al tempo della rivoluzione dell' 89 
e del dominio napoleonico. Tarlo generale di Augusto di 
infimi natali e Salvidieno che da pastore sarebbe stato per 
diventare console, Vetidio Basso che da mulattiere finì per 
trionfare sui Parti, fanno ripensare ai più illustri marescialli 
del grande Corso. Kleber era, come è noto, figlio di un 
tagliapietre, l' eroico Ney di un bottaio, Murat di un al- 
bergatore. Il valoroso Hoche era nato da un palafreniere 
del re. Tanti altri illustri generali di quell'età, appartene- 



' Tac. a)in, T 3: M. Agrippam U/iinhihun ìooo hoìiuvi ìnìlifia el riotoriae 
tociuni cfr. Skn. contr. II 4, 13. 
' Plin. n. h. XVIII 37. 
» Tac. if.nn. Ili 23. 
* HORAT. »af. I 3, 130; cfr. Porph. mi 1. 



I 



La successione degli strati sociali 229 

vano a classi sociali uu poco più elevate, ma relativamente 
modeste. Bernardotte, il futuro re di Svezia, era figlio di 
un procurateur mi senechal, Oudin, il padre di Oudinot, era 
negoziante. Pochi furono quelli che, come Dessaix vantassero 
nobiltà di natali o come Jourdan, Moreau e Carnot discen- 
dessero da notai, da avvocati o da medici. 



* 
* * 



Il trionfo di Augusto, la fine delle guerre civili, non 
segna soltanto il consolidarsi di nuove stirpi, ma anche una 
parziale restaurazione dell'antico stato di cose, alla stessa 
maniera che, passati gli anni burrascosi della rivoluzione 
dell' 89 e divenuto console, Napoleone venne ad un compro- 
messo con l'anteriore ordinamento. 

Per effetto di quella tendenza a raggiungere un equilibrio 
sociale, che cominciò ad aver maggior peso negli ultimi 
anni delle guerre civili composte da Augusto, noi vediamo 
che, se fu fatta larga parte agli uomini nuovi, non furono 
allontanati coloro che rappresentavano l' antica aristocrazia 
Patricia o la nobiltà plebea. I residui dell' antico patriciato 
vennero rispettati ed onorati con quella stessa cura con cui 
Napoleone cercò adescare a se i rampolli della grande no- 
biltà francese. Non è quindi casuale che negli ultimi anni 
di Augusto, in mezzo a tanti parvenus, ricompaiano fra i 
consoli, sia pure talora come suffetti, persone delle antiche 
genti dei Valerli, dei Fabii Massimi, dei Sulpicii Camerini 
e dei Cornelii. 

La scarsità degli antichi patrici condusse ad approvare, 
come è noto, nell' età cesariana ed augustea le leggi Cassia 
e Saenia, per virtìi delle quali molte genti della nobiltà 



230 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

plebea furono chiamate al patriciato. Si provvide così a 
quei sacerdozii clie dovevano necessariamente essere affidati 
a patricii. 

Ma oltre alla religione ebbero in ciò parte la politica e 
la vanità. Il nobile, oggetto di scherno, ove non sia prov- 
visto di mezzi di fortuna, acquista dovunque autorità e ri- 
spetto allorché ai fumi aristocratici congiunga il possesso 
della ricchezza. Augusto, che mirava a restaurare in parte 
l' antico stato di cose, permetteva che compiacenti genealo- 
gisti rivendicassero per la sua famiglia un posticcio pa- 
triziato che si faceva cominciare dal tempo dei re.* Che 
rivendicazioni di tal natura avessero nell'ambiente una certa 
presa, mostra la cura che M. Antonio poneva a farsi passare 
come un discendente di Ercole.^ La dimostrazione migliore 
è data dallo stesso Cesare, che dalle sue origini regie e di- 
vine menava esplicito vanto.' 

Per effetto delle leggi sopra ricordate, nel tempo inter- 
medio fra Cesare ed Augusto divennero, fra gli altri, patricii 
i Calpurnii, i Domizii, i Claudii Marcelli, i Sempronii, gli 
lunii Sillani. Si trattava di famiglie che da secoli ave- 
vano coperte cariche curuli, raggiunto il consolato, menati 
trionfi e resi talora grandi servigli alla repubblica. Codeste 
famiglie erano da generazioni e generazioni alleate per via 
di matrimoni e di adozioni con le più vetuste genti patri- 
cie; per ricchezze, per gesta compiute e per aderenze, non 
erano per nulla meno famose di quelle. 

Ma accanto alle famiglie della vecchia nobiltà plebea, 
troviamo pure qualcuna degli homines novi; e venendo meno 



• SuET. Aug. I sq. 
« App. Ili 16; 19. 

* SuET. Caes. 



La successione degli strati sociali 231 

le genti più vetuste giunse infine un giorno in cui gli Acilii, 
considerati ancor come homines novi nel 189 (Liv. XXXVII 
67) sarebbero divenuti i campioni ed i più illustri rappresen- 
tanti della nobiltà romana (Herodian. Il 3). E in pari modo 
gli Anicii clie provenivano da Preneste furono considerati i 
più illustri campioni dell'aristocrazia romana, sebbene du- 
rante tutta la libera repubblica fossero giunti una sol volta 
e relativamente tardi al consolato (160 a. C.)/ 



* Ciò sta in relazione, come è stato più volte notato, con il fatto che 
gli Anicii furono tra i primi ad abbracciare il cristianesimo, v. il materiale 
in Seecc. in PW. BE. I col. 2198. 

È appena necessario ricordare che alcune fra le più illustri famiglie 
della nobiltà romana nel Medio Evo, come ad esempio i Pierleoni, i Conti, 
i Frangipane vantavano discendere dagli antichi Anicii. 



232 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 



XII 



I Fasti ed il graduale estendersi delle magistrature curuli alle varie 
regioni della Penisola. 

I nomi dei Fasti confrontati con i dati letterari ci hanno 
mostrato come man mano nuovi strati sociali si vennero 
sovraponendo nel governo della repubblica. Essi ci insegnano 
ancora che codesti strati stanno pure in relazione con la 
successiva partecipazione delle varie regioni d' Italia al pos- 
sesso della cittadinanza romana. 

Pochi Stati forse, come Roma, insistendo sulla continuità 
degli elementi indigeni, hanno cercato occultare il soprave- 
nire di elementi stranieri. Questo sentimento si rafforzò nelle 
età in cui vantare origini romane era un invidiabile pri- 
vilegio. 

Per il tempo più antico, la stessa tradizione è invece 
disposta ad ammettere il contrario. Essa riconosce a più 
riprese che durante l' età regia Sabini, Albani ed Etruschi 
occuparono a più riprese la Città e vi ottennero persino il 
regno. Questo medesimo fatto, ove siano del tutto degni di 
fede i Fasti del secolo V, risulta come abbiamo già notato a 
suo luogo dai cognomi di taluni fra più antichi consoli come 
quello di Tuscus appartenente ad Aquilius console nel 487, 
di Fidenates proprio dei Sergii, di Camerinus dei Sulpicii, 
di Siculus dei Cloelii, e così di seguito.^ 

» V. 6. p. 9 sgg. 



L' estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 233 

Non solo i cognomi, ma anche i geutilici in vari casi ac- 
cennano chiaramente al carattere non urbano dei magistrati 
che man mano si succedettero nel governare la Città; sebbene 
anche per questo lato non sia dato che risolvere che un' as- 
sai piccola parte dei molti problemi che i nomi suggeriscono. 

Sorvoliamo sull'età più vetusta. Ove i dati tradizionali 
meritino fede, constatiamo sino dai primi anni della repub- 
blica la presenza di elementi propriamente romani accanto 
a Sabini e ad Etruschi. 

Famiglie schiettamente romane-albane sono, stando agli 
stessi dati della tradizione, gli lulii, gli Aemilii, i Cloelii, i 
Quinctilii, i Servilii ; derivavano dalla Sabina i Valerii i 
Claudii, i Postumii, i Regillenses; indicano origine etrusca i 
Larcii gli Herminii gli Aquilii. Ben presto però questo oriz- 
zonte si allargò ; e nuove genti giunsero a Roma, come la 
stessa tradizione ammette, dalle città del Lazio vicino. 

Fra tutte le città latine una posizione eminente venne 
raggiunta da Tuscolo, d'onde, come già osservava Cicerone, 
prò Piando 19, traevano ovigìne plurlmae familìae consulares. 
Tale preponderanza si spiega agevolmente ove si consideri 
che Tuscolo si presenta nella tradizione sino dal VI secolo 
come la città più potente del Lazio. 

Sarebbe oltre modo desiderabile determinare le primarie 
di codeste plurlmae familìae tusculane, ma gli antichi ci 
hanno date casualmente solo rare indicazioni rispetto a no- 
tizie che erano a cognizione di tutti e che non si reputava 
quindi necessario tramandare ai posteri. 

Con Cameria, tanto è a dire con un territorio in origine 
distaccato e con il tempo riunito forse con la limitrofa Tu- 
sculo. si collegavano i Sulpicii Camerini:^ a Tusculo sono 

' Rimando per tuttf queste aflferinazioni alle prove recate nelle note a 
p. 97 8gg. 



234 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

pure state trovate tombe antichissime di Furii e di li ad 
ogni modo giunsero più tardi, come è noto, i Mamilii, che 
dalla torre presso la Suburra vennero detti Turriui; nel 
322 vi giunsero pure i Fulvii. Infatti nel 322 il consolato 
fu conseguito da L. Fulvio Curvus, che nello stesso anno, 
combattendo contro i Romani, copriva in patria la stessa 
magistratura. Da Tuscolo, e forse più propriamente da Ca- 
meria, vennero più tardi a Roma Tiberio Coruncanio ; pure 
da Tuscolo i Porcii, gli luventii ed i Fonteii. 

Quel che vale per Tuscolo deve pensarsi per le altre pre- 
cipue città dei Prisci Latini, dei Rutuli e degli Aurunci 
ossia per Aricia, per Norba, per Cora e cosi di seguito; Cice- 
rone Phil. Ili 6, 11, parlando infatti di Aricia dice: hinc 
multae sellae curules patrum memoria et nostra. Per giunta 
rammenta come da Aricia fossero provenuti gli Atinii ed 
i Voconii, autori delle leggi omonime. Atinii e Yoconii non 
raggiunsero il consolato, ma superiori magistrature curuli; 
tuttavia in complesso sia per Aricia, da cui provennero più 
tardi gli Atii, come per gli altri municipii vicini, è dato pen- 
sare che furono, per cosi dire, i serbatoi delle fresche ener- 
gie romane. Da Lanuvio vennero i Papii, gli Annii eppoi i 
Licinii Murena, i Renii, i Roseli Fabati, i Procilii, da Pre- 
neste gli Anicii, da Gabi gli Antistii ed i Gabinii; Tibur dette 
con il tempo i Munatii, Velletri gli Octavii e questo feno- 
meno fu certo molto più intenso per le minori magistrature 
curuli e per le plebee. 

Codesta inevitabile penetrazione di elementi suburbani 
non fu mai interamente gradita dai vecchi cittadini di Ro- 
ma. Per quanto Tuscolo, Preneste, Tibur, Lavinio, Aricia, 
avessero associate ormai da secoli le loro sorti, e mille ragioni 
sia religiose che materiali facessero apparire tali vetuste città 
latine come un subburbio della stessa Roma, in date occa- 



L'estendersi delle magistr. amili alle regioni d'Italia 235 

sioni erompevano sentimenti di rivalità e disprezzo verso 
coloro che non potevano vantarsi di essere nati in una 
vera e propria famiglia urbana. 

Ancora al tempo di Cicerone, v'era chi trattandosi di 
elezioni alle magistrature credeva far prevalere il prestigio 
che proveniva dall'essere patricio.* D'altra parte M. An- 
tonio sentiva poter con suo vantaggio rinfacciare ad Otta- 
viano di origine velletrana di discendere da madre Aricina ; 
e questo disprezzo era naturalmente più vivo verso coloro 
che non facevano parte delle città del vecchio Lazio.' 

Cicerone si è fatto più volte eco della protesta dei mu- 
nicipali ed ha mostrato come fra gli stessi patricii ad es. 
fra i Manlii, vi erano ormai quelli che non avevano sde- 
gnato congiungersi con famiglie di municipi italici, che non 
era quindi più il caso di rinfacciare 1' origine non urbana 
dacché quasi tutto il Senato era ormai costituito da citta- 
dini municipali.^ 



' Cic. prò Sulla 8, 24. 

* Cic. Phìl, III 6, 15 sq. : ignobilitatem ohicit C. Caesari» fiUo ; cuiut 
etiam natura pater si vita supptditasset, conaul factus esset. «Aricina mater». 
Trallianam aut Ejyhesiam putea dicere. Videie quam despiciamiir omnes qui 
Burnus e viunicìjiiis cet. 

* CiC. prò Sulla 7, 23 sqq. : non possunt omnes esse patricii; si cernm 
quaerit, ne curant quidem; nec se aequales fui propter istam causam abs te 
unteiri pufant . . . tu cave quemquam peregrinum appelhs ne peregriniinorum 
iuffragis obruare. 

Phil. Ili 6, 15: ridete quam despiciamur omnes (cioè i senatori) qui sumus 
e municijyiis id est onvnes piane. Quotus enini quisque nostrum non est? cet. 

Cfr. CiG. 2>ro Sulla 8, 25: ac si, iudi^es, ceteris patriciis ine et vos peregrinos 
videri oporteret, a Torquato tamen hoc vitium sileretur; est enim a materno 
genere municijyalis honestissimi ac nobilissimi generis, sed tamen Asculani cet. 

Alleanze di famiglia con provinciali non erano del resto rare. Così 
Calpurnio Pisone il suocero di Cesare, era figlio di madre piacentina aveva 
per avo materno un Calventius. CiC. in Pison 23, 57; 27, 67. AscoN. ad 
Pison p. 2 S. K. 

Non è necessai'io insistere sul fatto che molte stirpi romane si dovet- 



236 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

È notevole però che apprezzamenti di tale natura non 
vengano espressi a proposito delle famiglie di origine salDÌna. 
I Sabini, per lo meno quelli della regione contermine al 
Lazio, avevano date alcune delle più vetuste e potenti genti 
patricie, come gli Appli Claudii, i Postumii, probabilmente i 
Fabii ed i Valerli, e tutta la tradizione antica è costante nel 
mettere in evidenza il carattere sabino di una parte del po- 
polo romano. Ma è probabile cbe sentimenti diversi si siano 
nutriti verso i molti sabini plebei che numerosi affluivano 
dalle montagne della vera e propria Sabina a partire dagli 
Aurelii, dai Curii per giungere ai Terentii e sul finir della 
repubblica, ai Calvisii ed ai Poppaeii. 

L' orizonte limitato dal Lazio, dal paese dei Falisci, dalla 
contermine Etruria, dal territorio degli Aurunci e degli Er- 
nici, si allargò notevolmente con le vicende politiche del 
secolo successivo, in cui ebbe luogo l'intervento romano nella 
Campania. 

Ci è espressamente detto che, stretto il foedus aeqiium, si 
strinsero le relazioni di parentela fra Romani e Campani. 
Non è improbabile che, come ai Camj5ani più distinti si 
accordò Vius commerci et connubii, cosi si stia in qualche 
caso loro concesso il diritto di pigliar dimora a Roma e di 
aspirarvi agli onori. 

Dato lo splendore e la superbia campana, può dubitarsi 
che ciò si sia di già verificato sino dalla metà del secolo IV, 
sebbene la tradizione dica apertamente che sino dal 339 a. 
0. gli equites Campani fedeli a Roma vennero onorati con 



tero di buon'ora fissare nelle varie regioni d'Italia. Così per citare solo 
due esempi C. Popilius Laenas, il noto uccisore di Cicerone, che era stato 
in lui anteriormente difeso, era del Piceno, Val. Max. V 3, 4. E ad Aqni- 
leia si fissò nn ramo dei patricii Pinarii Xatta r, i miei Sujpplementa ad 
CJL. V n. 275. 



L'estendersi delle magistr. ciiruli alle regioni d'Italia 237 

la cicitas sine suffragio J Ad ammettere tale ipotesi può 
indurre quanto tosto diremo rispetto a Fundi degli Aurunci, 
la quale si venne a trovare in una condizione analoga. Ciò 
è pressoché ammissibile per l' età successiva considerando 
la sorte che toccò ai Campani dopo la resa del 211 a. C. 

Livio, ove ha occasione di accennare alle relazioni che 
s'erano stabilite fra Romani e Campani prima della rivolta, 
cosi si esprime XXIII 4, 7: quod conubium vetustum multas 
familias claras ac potentis Romanis wèscMera?. Ed accennando 
pure alle condizioni anteriori a Canne fa dire al console roma- 
no in un discorso rivolto ai Campani: civitatem nostrani ma- 
gnae parti vostriim dedimtis communicavimusque vohiscum Liv. 
XXIII 6, 10. Cfr. XXVI 33. 3 : cives Romanos (cioè i Cam- 
pani puniti dopo la presa di Capua) adfinitatihus plerosque 
et propinquis iamiam cognationibus ex conubio vetusto itinctos. 

Ci è detto che il Campano Pacuvio Calavio avesse avuta 
per moglie una delle figlie di Appio Claudio e che una figlia 
di costui si fosse accasata a Roma con M. Livio.* Sappiamo 
inoltre che allorché dopo la resa si sistemò la sorte dei Cam- 
pani, si presero provvedimenti diversi verso le singole fami- 
glie, secondo che erano state più o men fedeli od ostili e 
noi possiamo aggiungere imparentate con genti più o meno 
potenti a Roma.' 

' Liv. Vili 11; 14. 

' Liv. XXIII 2, 6. 

" Liv. XXVI 34: Campanis in familias xinguìcts decreta j'actu, quae non 
upcrae praetium est omnia enumerare. . . aliorum Campanorum summam etiam 
rensns dMmxerunt , piiblicanda necne hona essent .... qui nec Capuae nec in 
urbe Campana, quae a populo Romano defecUaet, per bellum fuiiisent eos eia 
Lirim amnem Eomam versus . . . emovcndos ccnsucrc cet. Cfr. XX^'III 46, 5. 

Fra i Campani meno maltrattati dalla sorte vi furono naturalmente 
quei trecento nohilissimua quisque, che durante la lotta con Annibale, erano 
stati in praesidia Sicularum urhium delecti ab Romania ac missi Ltv. XXIII 4, 8. 

È ovvio sospettare che codesti 300 cavalieri appartenessero alle stesse 



238 Intorno alla /orinazione ed al valore storico dei Fasti 

I cittadini primari die furono trattati con maggior mi- 
tezza, pur essendo allontanati dal suolo patrio, serbarono la 
cittadinanza romana e si stabilì dovessero esser censiti a 
Roma/ Si intende perchè nel 188 a. C. i Campani che ave- 
vano avuto ordine di farsi censire a Roma chiesero : ut 
sibl cives liomanas ducere uxores liceret^ et si qui prius du- 
xisset, ut habere eas et nati ante eam diem uti insti sibi liberi 
heredesque essent Liv. XXXVIII 36, 5. Tali domande ven- 
nero esaudite. 

Non è improbabile che il nome di qualche famiglia illu- 
stre romana sia di origine campana. Ma non abbiamo ele- 
menti per formulare risposte precise. Così non siamo in grado 
di stabilire se Vitruvio Vacco di Fundi vir non domi solum 
sed etiam Romae clarus. (Liv. Vili 18 ad a. 330), che possede- 
va case sul Palatino e forse anche sul Quirinale, avesse diritto 
d'aspirare agli onori in Roma. Certo più tardi, traeva origine 
da Fundi quel Fundanius Fundulus che nel 243 divenne 
console. E la storia del tuscolano Fulvio console nel 322 
prova, forse, come sino dal IV secolo Roma concedesse ma- 
gistrature urbane a quelli fra i primari cittadini degli Stati 
limitrofi con cui contraeva un foedus aéquum optimo iure. 

Rispetto a tal materia abbiamo a nostra disposizione 
piuttosto gli esempi della tendenza restrittiva degli ultimi 
tempi che quella delle facilitazioni delle età più antiche. E 
pericoloso, del resto, formulare criteri troppo assoluti. A Roma, 
come altrove, vi furono periodi varii ora di larghezza, ora 



famiglie di cui facevano parte gli equitcs che nel 339 a. C. avevano man- 
tenuto fede a Roma Liv. Vili 11, 14. 

Che molti dei Campani fossero cittadini romani è espressamente di- 
chiarato oltrove V. ad es. Liv. XXVI 33, 10. 

» Liv. XXXVIII 28, 4 : Campani^ ubi censerentur, senaium consuluerunt: 
decretum ufi liomat censerentur. 



L' estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 239 

di restrizione, determiuati da ragioni pratiche del momento. 
Roma seguì diversi criteri, che sfuggono allo storico e che 
tanto meno possono essere formulati con precisione dai trat- 
tatisti del diritto pubblico. È tuttavia lecito supporre che 
Fulvio, console romano, nello stesso anno in cui poco prima 
aveva fatto guerra a Roma come console di Tuscolo, non 
costituisca un fatto isolato. È ovvio il pensiero che nel 
tempo in cui gli eserciti federati di Roma e del Lazio erano 
comandati anche da duci Latini si siano in più di un caso 
concessi analoghi onori, sopratutto poi quando si trattava di 
persone appartenenti a città che avevano ricevuti coloni 
romani.^ 

La pretesa espressa dai Latini nel 340 a. C, che uno dei 
consoli fosse scelto nel loro seno, meglio si intende ove si 
ammetta la relativa frequenza di casi analoghi a quello del 
tusculano Fulvio ; * e analogia di condizioni vale forse a 
chiarire come un simile racconto venisse riferito da qual- 
che annalista a proposito dei Campani nel 216 a. C,^ 

Ammettendo una assai stretta unione fra Romani e La- 
tini, si comprende ad ogni modo la proposta di Sp. Carvilio 
fatta nel 216 dopo Canne, di scegliere due persone da ciasche- 
duna città del Lazio, allo scopo di supplire quelli fra i se- 
natori romani che erano periti nella guerra contro Annibale.* 

' Liv. Vili 3, 9: Praefores tum duos Latium habebat, L. Annium Seti- 
num et L. Xumisiuni Cerceimsem, ambo ex coloniix Bomayiis cet. Cfr. Fest. 
s. V. praetor p. 241 M. 

' Liv. Vili 4. 

' LrviO XXIII 6, 8 nota tuttavia : quia nimis campar Latinorum quon- 
dam postulano erat, Coeìiusque et alii id haud sine causa praetermiserani 
scriptores, ponere prò certo sum veritus. 

* Liv. XXIII 22. Carvilio fa la proposta : explendi senatus causa et 
itingendi artius Latini nominis cum populo Romano. Essa è però fatta quando 
da oltre un secolo Roma aveva ridotti i Latini alla stia soggezione. Livio 
ib. 7, dice che haud aequiorihus animis quam ipsorum quondam postulatum 
Latinorum patres audierunt. 



240 Intorno -alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

La tradizione superstite non mette in rilievo quel periodo 
in cui Roma trattò da pari gli Stati latini federati: Essa 
cerca anzi di far credere clie i Latini erano stati domati 
da Roma sino dal 499-496, ossia dal tempo della battaglia 
del lago Regillo. Cosi, come feci osservare molti anni or 
sono, Roma presuppone che sino dal 342 i Campani avessero 
fatta quella dedizione verso Roma, che fu invece risultato 
di posteriori avvenimenti. 

La verità ci è serbata quasi casualmente da poche e mu- 
tile notizie come quella relativa al consolato del tuscolano 
Fulvio che, nella generalità dei casi, non sono bene apprez- 
zate dalla critica dei moderni. 

Con relazioni di questo genere si spiega infine l'episodio 
di queir Atilio Calatino genero di un Fabio Massimo che 
poi tradì il castello ed il presidio Romano di Sora e che 
da suo suocero Fabio fu salvato.* 

Che il principio della maggiore larghezza abbia avuto 
talora applicazioni sino al IV secolo, sia pure a titoli di ecce- 
zione, risulta dalle vicende degli Otacilii. Nel 26;l un Otacilio 
è console. Ciò si spiega^ secondo ogni probabilità, con il fatto 
che sin dal tempo delle guerre Sannitiche e contro Pirro 
un Numerio Otacilio di Malevento (Benevento) impalmò sua 
figlia con un Fabio, da cui nacque il primo dei Fabii, che 
assunse il prenome di Numerio.^ E per effetto di questa 



» Val. Max. Vili 1 abs. 9. 

' La notizia di Fksto p. 172 M s. v. Nuincrius praenomen numquam 
ante fuissc in patricia /aììnttà dicitwr, quain ir Faiius, qui unus post sex et 
trecentos ab Etruscis inttrfe.ctos superfuit, inditctus magnitudine diritiarnm, 
uxorem duxit Otacili Malerentani, ut tum dicehantiir, ftliain, ea condicione, ut 
qni j)rtmu« nntus essct, pracnominc ari materni, Xiimcrius appcllaretur, trovauo 
bensì conferma utsi Fasti, ove sino dal 421 a. C. si trova fatto ricordo del 
prenome Kunierius a proposito del console T. Fdhin» VibitUiniis, imi non 



r estendersi delle rnagistr. curuli alle regioni d'Italia 241 

medesima alleanza di famiglia un'altro Otacilio nato dalla 
figlia di Fabio Massimo Cunctator raggiunse la pretura nel 

215 a. 0/ 

Altri casi analoghi si nascondono forse nei nomi di 
altri magistrati, di cui non possiamo sempre ritrovare 
l'origine Allo stato delle nostre cognizioni è semplice ipo- 
tesi che sia ad es. straniera, probabilmente etnisca, l'origine 
degli Ogulnii che figurano nei Fasti consolari del 269, dei 
dittatori nel 257 e di cui non troviamo più menzione dopo 
la prima metà del n secolo in cui un Ogulnio figura come 
pretore (a. 182 Liv. XXXIX 56; XL 1) fatta eccezione di 
nn monetale che si suole attribuire all' 84 a. C. (Grueber 
Coins II p. 333 n 589).« Cosi non è imprudente pensare che 
i buoni rapporti fra Roma e la Campania determinarono nel 
2 43 l'avvento del console Fundanius Fundulus, teste ri- 
cordato. Anche il nome degli Aurunculei, che nel 209 rag- 
giunsero la pretura, parrebbe accennare alla loro origine dal 

paese degli Aurunci. _ 

A noi manca purtroppo modo di ristabilire la patria origi- 
naria della maggior parte di coloro che raggiunsero le su- 
preme magistrature curuli durante il IV secolo. Ma i testi 
ricordati, per quanto estraneamente scarsi, ci concedono 

hanno maggior valore delle indicazioni pure accolte nei Fasti che danno 

ai Manlii il cognome di VuUo sino dal 474 a. C. , . , • „. 

Tu to tende ad escludere che sino dal V secolo Roma fosse m relazu,n. 

coni siiti di Maleventum, n.entre il primo trattato fra Roma ed . han- 

.Hi r-;;-^;;^^;:ìrdiri^M; cnc..-: o.cu.. .oro.. ... 

miam tixorem atque ex ea liheros habet. 

•' " Ho indicate sopra le ragioni che fanno credere ^^^^^^^^^^^% 
Ognluii. Va però notato che i Fasti Capitolini danno al dittato e d 25 
U ro"nome di Gallu., cognou.e che gli è pur dato dal Cronografo del 3o4 
: ^Zonicon Fasciale per il console del 269. I Fa.H H.^at.am porgono 
a quest'ultimo anno l'indicazione: Gallo Salmo. 

Pai. Rirtrche. ,uUa storia e tul diritto imhblico di liom» H 



242 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

tuttavia di fare qualche induzione, e di pensare che Roma, 
sia pure con la maggiore prudenza ed a titolo di eccezione, 
cercò di assimilarsi le migliori energie nell'Italia centrale. 
Ed è forse lecito asserire che questo criterio venne seguito 
sino all'età delle guerre puniche in cui divenuto, senza timore 
di ulteriori competizioni, lo Stato signore d'Italia, Roma 
senti di potere inaugurare un periodo di esclusioni a danno 
dei Latini e degli altri federati, spargendo il seme delle di- 
scordie e dei malumori che condussero circa un secolo dopo 
alla rivolta ed alla distruzione di Fregelle ed in seguito 
alla guerra Sociale. 

Nonostante i nuovi criteri ristrettivi, per cui i Latini 
e Italici venivano invitati ad abbandonar Roma ed a ripren- 
der dimora nelle loro patrie,^ il movimento di allargamento 
si era andato accentuando. Nel secolo II troviamo ad esempio 
fra i consoli gli Octavii di Velletri (165), gJi luventii di Tu- 
8C0I0 (163), gli Anicii originarii di Preneste (160). La grande 
parsimonia con cui nel I secolo si concedeva ormai la cit- 
tadinanza romana risulta dal fatto che nella legge sulla de- 
duzione di colonie rogata da Apuleio Saturnino nel 100 a. C. 
veniva limitato a tre il numero di coloro a cui se ne poteva 



' Stanilo alla tradizione superatite, sono gli stessi Latini che preoc- 
cnpati del frequente abbandono dei lero concittadini, i «juali si trasferivano a 
Roma, determinano misure da parte dei Romani per frenare tale esodo. Liv. 
XXXIX 3 ad a. 187; XLI 8, 11 ad a. 177; XLII 10 ad a. 172. Cfr. Cic. 
prò Sextio 13, 30. 

I Latini avevano facoltà di fissar la loro dimora a Roma, ove aves- 
sero lasciato stirpe in patria. Il lamento dei loro concittadini consisteva 
in ciò che coloro non lasciavano tale .sffr^js in patria ìiheronque suos qui- 
busdam Romanis in eam condicioìiem ut manumìtterentur mancipio dabant, li- 
bertinique cives essent, e che in seguito his quoque imaginibus iuris spreti» 
promiscue sine lege, sine stirpe, in civitatem Bomanam per migrationem et cen- 
Kum transilìant, Liv. XLI 8. Nel 187 a. C. furono rimandati da Roma alle 
lor case 12 mila Latini. Liv. XXXIX 3, G. 



L'estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 243 

far dono * e nel 126 e 95 venivano approvate le leggi lunia 
e Licinia-Mucia che obbligavano gli Italici a ricondursi allo 
loro case. 

Distendere la storia della resistenza dei Eomani ad ac- 
cogliere Latini e socii Italici in seno alla Città, ad accor- 
dare loro non solo diritto agli onori ma persino quello di 
risiedere entro la cinta delle mura urbane, equivarrebbe scri- 
vere la storia interna di Eoma stessa, significherebbe nar- 
rarne le vicende dall'età dei Gracchi a quella del heììum 
sociale. 

I dati della tradizione sono cosi monchi che sarebbe 
audace voler ris olvere pienamente i vari quesiti connessi 
con un tema tanto complesso. D'altra parte è evidente che 
la questione della partecipazione di non urbani alle magi- 
strature richiederebbe la trattazione del quesito da quando 
e sino a qual punto nell'età graccana anche a non Italici 
riuscì infiltrarsi per via di emancipazione fra i cittadini 
Romani. 

Che la plebe romana partecipante ai comizi fosse ormai 
in parte composta da non Italici bensì da Spagnuoli e da 
uomini giunti da altre regioni risulta all' evidenza dalle note 
parole di Scipione Emiliano, il quale rivolgendosi alla plebe 
in una pubblica adunanza disse che non temeva i clamori 
di coloro che egli aveva condotto a Roma in catene e de- 



' Cic. prò Balbo 21, 48 : .... cum lege Apuleìa colonìae non essent de- 
ductae, qua lege Saturninus C. Mario tulerat ut in singulas colonia» ternot 
civis Bomanos facere poaset. 

Si è pensato che codesto numero di tre sia corrotto e si è proposto 
di leggere trecento in luogo di tre, v. Ihne V p. 231 n. 3 apud Fr. W. 
Robinson Mariu>i, Saturninus, und Glaucia, Beiiraege zur Geschichte der Jahre 
106-100 V. Chr. (Bouu 1912) p. 68. Per mio conto non vedo la necessità di 
tale correzione. Ma di ciò altrove. 



244 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

fini come figliastri e non veri figli d'Italia.' Scipione par- 
lava irato e forse v'era nelle sue parole una generalizza- 
zione eccessiva ; ma solo ammettendo che fra la plebe vi 
fossero persone di origine straniera si intende come pochi 
anni dopo fra i tribuni plehis vi fosse un Vario della spa- 
gnuola Sucro, propter obscurum ius cwitafis Hybrida cogno- 
miìiatus (Val. Max. Vili 6, 4). 

Ma non è proposito nostro narrare qui la storia di que- 
sto periodo oscurissimo e che non ha ancora trovato chi lo 
abbia del tutto sviscerato.^ Conteniamo quindi la nostra 
ricerca in quei limiti che ci siamo proposti, esaminando quei 
fatti che giovino a determinare come avvenne l'estendersi 
della cittadinanza romana fra le varie stirpi della Penisola. 

Ignoriamo la patria originaria di molti fra i consoli 
che in questo periodo appaiono essere stati homines novi. 
Non sappiamo ad esempio se fosse o no di origine urbana 
L. Mummie Acaico (146); ma constatiamo che non erano Eo- 
mani i Pompeii che cominciarono a coprire il consolato nel 
141, ohe non lo era Perperna che fu console nel 130, che non 
lo era l'arpinate Mario console la prima volta nel 107; e 
certamente non furono romani T. Didius e M. Herennius 
respettivamente consoli nel 98 e nel 93 a. C. 



' Vell. II 4, 4: qui poHHum vestro moreri (i. e. clamore), quorum noverca 
e»t Ilalia; Val. Max. VI 2, 3: *.iaceant, inquii, qnihm Italia noverca e»/». 
Orto deinde murmurc « non efficiefis, alt, ut solutos verear quos alUgaios adduxi ». 
Unirersus populus db imo iterum contumeliose eorreptus erat. 

Dal racconto di Valerio Massimo come «lalle parole di Plutai:co Ti. 
Ch-acch. 21 extr. si ricava chiaramente che Scipione pronnnciò tali parole 
in pubblica adunanza, secondo ogni probabilità in comUia tributa. Altrimenti 
non si intenderebbero le osservazioni di questi scrittori sull'offesa da lui 
recata al populus (5^|j.ogi. 

^ Con ciò non nego che contengono I)Uone osservazioni vari studi pre- 
gevoli a cominciare dalla storia di Carlo Neumann (Breslau 1881-1884) per 
finire a quella del Greonidge di cui per la precoce morte dell' autore, ab- 
hiamo solo il primo volume (London 1904). 



L'estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 245 

Le coudizioni fatte ai soci italici rispetto al conferi- 
mento della cittadinanza romana ed al modo di procurar- 
sela furono molto irregolari. Vi furono anche per il tempo 
più antico quelle variazioni e contradizioni che ancora più 
tardi si notano al tempo delle guerre civili. Valga come 
esempio quanto è riferito rispetto al padre di M. Perperna, 
di nazionalità etrusca, come dice lo stesso nome, che fu 
console nel 130 a. C. Le avventure toccate a questi perso- 
naggi sono cosi riassunte Valerio Massimo III 4, 5: 

Non parvus consulatus rubor M. Perpenna, utpote qui 
consul ante qiiam civis, sed in bello gerendo utilior aliquanto 
reipublicae Varrone imperatore. Regem enim Aristonicum 
cepit Crassianaeque stragis punitor extitit: cum interim, cuius 
vita triumphavit, mors Papia lege damnata est. Namque pa- 
trem illius, nihil ad se pertlnentia civis Romani iura com- 
plexum, SahelU iudicio petitum redire in pristinam sedem 
coegerunt. Ita M. Perpennae nomen adumhratum, falsus con- 
sulatus, caliginis simile imperium, caducus triumphus, aliena 
in urbe improbe peregrinatus est. 

La scarsità delle notizie relative ai Perpenna ed il carattere 
frammentario dei particolari della storia di questo tempo non 
ci concedono dare una spiegazione del tutto esauriente di que- 
sto estratto. Risulta ad ogni modo che al padre del console 
fu mosso un processo per essersi abusivamente attribuita la 
qualità di cittadino romano dopo che lunio Penno (e non 
Papio come erroneamente afferma Valerio Massimo) fece 
approvare nel 126 la legge, che costringeva i soci a lasciare 
Roma ed a ritornare nelle loro patrie. 

Ove i Perpenna avessero avuta la cittadinanza romana 
sino dal 168 in cui un M. Perpenna fu insieme a L. Petil- 
lio fu legato al re Gentio (Liv. XLIII 27; 32 cfr. App. 3Iaced. 
16) non si comprenderebbe come mai il padre del console 



246 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Perpenna dovesse usurpare codesto diritto di cittadinanza 
che non si trovò poi non essere legittimo. Codesto legato 
era capo di forze militari federate ovvero si tratta di cit- 
tadinanza accordata vìritim da non estendersi a tutti i mem- 
bri della stirpe. 

Comunque la si consideri la questione accenna ad una 
varietà di problemi clie non sono stati ancora risolti e forse 
nemmeno osservati. Probabilmente intorno alle modalità re- 
lative alla concessione della cittadinanza v'erano varietà 
non poche e disposizioni particolari che per mancanza di 
testi e documenti non abbiamo più modo di risolvere. 

Troveremo più tardi un discendente del console del 130 
coprire anche egli il consolato nel 92 a. C. e la censura nel 
86. E fra i legati consolari nella Guerra sociale figura 
pure un C. Perpenna (App. 6. e. I 40). Ma se più tardi un 
altro M. Perpenna, pur discendente di questa stessa gente 
illustre, dopo aver coperta la pretura nel 82 si associò alla 
rivolta al movimento del console Emilio Lepido (78 a. C.) 
e si recò in Spagna dove fu per un certo tempo collega 
di Sertorio, noi avremo un accenno ai sentimenti politici 
che animavano gli Italici anche quando grazie alla potenza 
del loro casato ed alla loro situazione politica in patria 
riuscivano ad occupare le magistrature nella stessa Roma.^ 

' Valerio Massimo ha scambiato la lex Papia cou la lunia (Cic. de off. 
Ili 11, 47; Brut. 28, 107; Fest. p. 286 M) come è generalmente ammesso. 

I dati degli antichi sulla fine del console M. Perpenna e di Aiistonico 
da lui vinto non sono però concordi (v. Vell. II 4; lusT. XXXVI 4; Eutrop. 
IV 20. Strab. XIV 647 C) e conseguentemente la narrazione di questi in- 
cìdenti è pur diversa negli storici moderni (cfr. Lange Eoem. AHerihuemer 
nr p. 26 sg. Neumann Geschichte Eoms I p. 272 sg. Grebnidge A hisfor)/ 
of Bome 1 p. 183. Heitland The roman repubìik II p. 283. 

Non è certo ad es. che Perpenna abbia trionfato a Roma o se invece 
eia morto a Pergamo, come afferma Entropio. 

Quanto all'interpretazione del fatto seguo piuttosto il Lange che pensa 



L' estendersi delle magistr, curuli alle regioni d'Italia 247 

Le persecuzioni e le noie incontrate dai Perpenna, seb- 
bene il figlio fosse console ci fanno agevolmente compren- 
dere quante difficoltà abbiano dovuto incontrare gli Italici, 
i quali cercavano fissare la loro dimora a Roma ed aspi- 
rare all'agone politico. Con le difficoltà clie si creavano ai 
neo-cittadini, cbe non ostante l' approvazione delle leggi 
lulia e Plautia Papiria (8 90-89 a. C.) trovavano ostacoli 
nel percorrere la carriera politica, si spiega in parte il mo- 
vimento di esodo da parte di quegli Italici i quali sotto la 
guida di Sertorio cercarono fondare uno Stato romano nella 
Spagna. Il Senato, i pretori, i questori e le altre magistra- 
ture istituite secondo il costume e la dicitura romana da 
Sertorio nativo di Nursia venivano in parte coperte da que- 
gli Italici che come l'etrusco M. Perperna non avevano tro- 
vato in Roma tutte quelle alte soddisfazioni politiche a cui 
credevano aver diritto.* 

Non sempre però la sorte fu contraria alle mire degli 
Italici come nel caso dei Perperna. Il fatto che T. Didius 
il consolare del 98 prese parte alla guerra Sociale come 



che il disdoro del rifiuto del riconoscimento sia toccato al padre del con- 
sole anziché il Neumanu, secondo il quale lo stesso console del 130 a. C. 
si sarebb'e ritirato a vivere fuori di Roma. 

Del resto, duole dirio, la storia di questo periodo non è stata ancor 
scritta da nessun moderno. Per far ciò occorre un'analisi minutissima del 
valore di tutte le notizie frammentarie che ci sono pervenute; lavoro che 
non è stato ancora compiuto che in piccola parte. Per giunta occorre un 
senso politico ed una cognizione dell'indole del popolo romano che non 
accompagna sempre tutti gli eruditi che hanno trattato di tale periodo. 

' Non abbiamo dati per asserire con certezza che fossero etruschi Tar- 
quitius Priscus (Sall. frag. hist. Ili 83 Maur. Front. II 5, 31) e L. Hir- 
tuleius (Flor. II 10, 6. Front. I 5, 8) legati di Sertorio; ma in compenso 
vediamo che Peperna aveva seco in Spagna come scriba Maepenas un etru- 
sco (Sall. 1. e). Anche Versiiis, lo scriba di Sertorio, ha un nome abba- 
stanza caratteristico che ha riscontro in molti analoghi di provenienza e- 
trusca (v. il materiale in Schulze p. 253). 



248 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

legato del console L. lulio Cesare (App. b. e. I 40 Veli. II 
16) si spiega con il fatto che i Didii già da una generazione 
almeno avevano avuta la cittadinanza sicché sino dal 143 
avevano rogata la legge omonima sumptuaria che estendeva 
agli Italici le disposizioni della lex Fannia (Macrob III 17, 6).* 

E Roma dovette concedere talora, sia pure in misura 
assai limitata, che non solo i più notevoli cittadini dei 
municipi romani, come Arpino, conseguissero le magistra- 
ture curuli, ma che tale onore venisse pure raggiunto da 
quelli delle città federate latine od italiche che per mezzo 
di magistrature locali o che singìllatim, a titolo di privile- 
gio, erano stati fatti cittadini romani. 

Le nostre informazioni sul conferimento della cittadi- 
nanza per questo periodo sono oltremodo monche, A risul- 
tati meno lacunosi giungeremmo ove ci fosse g;iunto in mi- 
aura meno scarsa il nome dei magistrati curuli di grado 
inferiore. Per le cariche meno cospicue era infatti possibile 
soddisfare un mag'gior numero di candidati, vi erano certo 
minor difficoltà di riuscita anche per i non Romani. 

Non ostante tali lacune, è ovvio constatare che fra i 
pretori ed i questori, di cui ci è casualmente pervenuto il 
nome, accanto ai nomi di nuove stirpi plebee, che per la 
prima volta appaiono nell' orizonte storico, ve ne sono vari 
che tradiscono origine non romana. A titolo di esempio ci- 
tiamo quelli di Bellienus pretore nel 105, di Aufìdius nel 
104, Norbanus, questore verso il 102-99. Aesillas altro que- 
store di questo periodo. 



* È incerto se cou cotlesto Didio autore della legge sumptuaria o con 
nn altro personaggio di tal nome aia da riferire la figurazioue espressa uei 
nummi del monetale T. Didius del 99-94 circa a. C, Gkukbek Coins II 
p. 276. 



L'estendersi delle magistr. curuU alle regioni d' Italia 249 



* 

* 



Prima ancora che fossero approvate le leggi lulia o 
Plautia-Papiria, che nel 90-89 accordarono la cittadinanza 
romana ai Latini ed a tutti gl'Italici, persone dell'Italia cen- 
trale come i Didii, i Perperna, gli Herennii erano riuscite, 
sia pure in non grande misura a coprire il consolato. 

Parrebbe pertanto del tutto naturale pensare che dopo 
l'approvazione di tali leggi il numero degli Italici si sia di 
molto accresciuto. Ebbene l'esame dei Fasti dimostra invece 
il contrario. Per lo stesso principio per cui limitarono il 
numero delle tribù, nelle quali si concedette di votare ai 
nuovi cittadini, Roma cercò pure di impedire che gli Italici 
praticamente occupassero le alte magistrature curuli. 

Quanto sia stata tarda e scarsa l' effettiva partecipa- 
zione di alcune regioni dell'Italia centrale agli onori cu- 
ruli mostra il titolo di Q. Vario Gemino legato di Augusto 
e proconsole per il quale ivi si dice : is prinius omniuìn 
Paelign(orum) senator factus est et eos hoìiores gesslt. CIL. 
IX 3305-6. 

Nel concedere gli onori curuli alle genti dell'Italia cen- 
trale, che pure avevano tanto contribuito a estendere ed a 
rafforzare la potenza politica di Poma, si procedette anche 
dopo le leggi lulia e la Plautia-Papiria con la più grande 
cautela. Ciò spiega una delle cause della partecipazione di 
varie regioni italiche alle guerre civili, che insanguinarono 
l' intera Penisola al tempo di Siila e di Mario. Era que- 
stione di terre, di interessi materiali; ma allo stesso tempo 
si trattava di conseguire una partecipazione meno scarsa 
alle magistrature, che, a parte la soddisfazione morale, frut- 
tavano anche esse grandi vantaggi materiali. 



250 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Ove si tenga conto del nome dei più fieri nemici di Siila, 
come Mario di Arpino e Sertorio di Nursia, dei Granii di 
Puteoli, di Nerbano, di Albinovano, di Carrinas, di Pontio 
Telesino ^ si intende che le guerre civili di quell' età, per 
quanto si imperniassero sul nome di pochi capi e miras- 
sero in ultima analisi al possesso degli averi degli odiati 
avversari, avevano per lo meno il programma di una più equa 
concessione degli onori politici ai vari popoli Italici. 

Siila non era soltanto il nemico dell'elemento sannitico, 
in cui espressamente dichiarava di vedere il più fiero op- 
positore di Roma, ma in generale della concessione delle 
magistrature a coloro che non appartenessero a quella cer- 
chia di genti a cui era ormai concesso da secoli di parteci- 
pare alla potenza politica. Sotto questo punto egli giudica- 
va con la ristrettezza di criteri di un vero Romano de Roma. 

Se prima della concessione a tutti gli Italiani della 
cittadinanza v'era stato qualche raro consolato concesso a 
cittadini dell'Italia centrale, dopo le leggi lulia (90 a. C.) 
e Plautia Papiria (89 a. C.) il numero di tali successi per 
parte degli Italici aumentò è vero, ma in misura assai tenue. 
Tanto è vero che per gli anni che dal ritorno di Siila vanno 
alla morte di Cesare, noi abbiamo fra i consoli solo il 
nome dei seguenti homines ìiovi di origine municipale : 

C. Norhanus (83) L. Licinius Murena di La- 

L. Gellius Puhlicola (72) nuvio (62) 

Cn. Aufidius Orestes (71) L. Afranius (60) 

Cu. Pompeius Magnus (70) Q. Fufìus Calenus (77) 

L. Volcacius Tullus (66) P. Vatinius (47) 

M. Tullius Cicero (63) 

' Rispetto alla partecipazione di Italici alle luagistratnre romane v. qui 
oltre l'app(;n(lice: I dodici cittadini che furono per primi fatti dichiarare ne- 
mici pubblici da Siila. 



L'estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 251 

In breve abbiamo Piceni, Sabini, Etruschi, Umbri, Ernici; 
ma non si oltrepassa ancora il centro d'Italia. Non v'è 
un solo Sannita od un cittadino dell'Italia greca. 

Così è a titolo di eccezione cbe constatiamo un Q. Bru- 
tius questore verso 1' 88-87. La Magna Grecia e le regioni 
limitrofe erano interamente decadute al pari del Sannio.^ 

Abbiamo pertanto la conferma del fatto che Siila oppresse 
tutti i principali e autorevoli cittadini delle regioni osche 
e sannite. 



* 



Abbiamo avuto occasione di osservare come la rivolu- 
zione rappresentata da Cesare abbia condotto alle minori 
cariche curuli ed al Senato cittadini di regioni galliche ed 
iberiche. E quindi naturale che per gli ultimi anni della 
repubblica si trovino senatori di varie regioni della Peni- 
sola, persino della lontana e semibarbara regione dei Salassi.* 
Ben diverso era però il caso rispetto al consolato. 

Il non aver potuto concedere consolati e provincie a 
tutti i suoi amici o nell' ordine di precedenza con cui lo 
avrebbero desiderato fu, come è noto, una delle ragioni che 
armò il braccio di taluni fra gli uccisori di Cesare. 

' La partecipazione sia pur limitata di dou Italici alle magistrature 
è del resto attestata ad es. da Q Caecilius Xiger il noto questore di VeiTe 
contro il quale Cicerone diresse la divinatio. 

• Sa Q. Curtius Salassus t. Cic. ad fam. VI 18, 2. Cfr. Hiek. ad a. 713. 

Intorno a Vettius Salassus i)roscritto dai triumviri v. App. h. e. IV 24; 
Val. Max. IX 11, 7. 

Altro esempio di senatore straniero all' Italia è dato da Teidius Afer. 
SUET. Aug. 27, dato clie il nome non sia corrotto e non debba venir corretto 
in Uttiedius, come pensò già il Bokghesi citato dal Ribbecc mem. cit. p. 19. 

Del resto un Sex. Tedius senator è già rammentato per il tempo di 
Clodio da Ascosio ni Milon. p. 28 S. K. 



25à Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

Quale importanza si assegnasse d' altro canto a coprire 
il consolato, magari per poco tempo, mostra il noto aned- 
doto di Caninio Rebiio, uno dei generali di Cesare, il quale, 
pur di diventare consolare chiese ed ottenne di essere suf- 
feto per poche ore dell'anno che andava a spirare.* 

Scomparso il Dittatore, tanto fra i suoi vecchi amici come 
fra gli avversari, si accrebbe il numero di coloro che aspi- 
rarono a raggiungere il potere, ma si allargò del pari la 
cerchia delle regioni a cui i nuovi candidati appartenevano. 

Nell'anno successivo alla morte di Cesare (43 a. C.) ab- 
biamo subito, oltre ad Ottaviano: 

C. Vibius Pausa A. Hirtius 

C. Carrinas suf. P. Ventidius Bassus suf. 

M. Pedius suf. 

Nel 42 e negli anni seguenti : 

L. Munatius Plancus (42 ; 36) L. Saenius (30) 

L. Cornelius Balbus (40) Sex Appuleius (29) 

P. Canidius (40) T. Statiìiiis Taurus (26) 

C. Calvisiiis Sahinus (39) L. Arruntius (22) 

L. Cocceius (39) C. Sentius Saturninus (19) 

P. Alfenus Varus (39) L. Passienus Rufus (4) 

M. Herennius (34) C. Ateius Capito (5 p. C.) 

L. Volcacius Tulìus (3.'i) L. Nonius Asprenas (6) 

L. Vlnicius (o3) C. Poppaeus Sahinus (9 p. C.) 

C. Sosius (32) M. Papius Mutìlus (9) 



' Cic. ad fam. VII 30, 1. Tlin. n. h. VII 181. Suet. Caes. 76; Xero 15. 
Tao, hiHt. Ili 37. Altri passi in Muenzkk in PW. UE. Ili col. 1479. 



L'estendersi, delle magistr. curnli alle regioni d'Italia 253 

Cresce bensì il numero degli homines novi, ma ben poco 
si allarga l'estensione delle regioni italiche. 

Sono personaggi che appartengono al Piceno, alla Sabina, 
all'Etruria meridionale, all'Umbria. Delle rimanenti regioni 
dell'Italia centrale la Campania è rappresentata con certezza 
da una sola persona da Vinicius di Cales vale a dire di una 
città che fino dal 334 era colonia Latina. La Lucania a quel 
che sembra è rappresentata da due, Sentius Saturninus e 
forse Statilius Taurus, che appartengono ad ogni modo al- 
l'Italia Meridionale. V è un solo Sannita (Papius Mutilus) 
non v'è un solo Apulo, non v' è traccia sicura di un Bruttio. 

Con questo risultato corrisponde il fatto che è pure 
assai raro il nome di magistrati curuli minori e di sena- 
tori di queste ultime regioni. Abbiamo infatti solo ricordo 
di un Staius Murcus pretore e di Octavius Marsus senatore. 
Ancor più significativo nel caso nostro è il fatto che la 
Gallia Cisalpina è rappresentata quasi in via di eccezione 
dal solo console suffetto Alfeno Varo. Ma l'onore di aver dato 
un console suffetto spetta a Cremona una delle due più an- 
tiche colonie Latine di codesta regione (218 a. C). 



* 

* * 



Il consolato continuò per tanto a rimanere nelle mani 
dei Romani, dei Latini, degli abitanti delle regioni dell'Italia 
centrale. Ne erano sostanzialmente accluse l' Italia meridio- 
nale e la settentrionale. L'Italia greca aveva bensì preparato 
i più nobili germi della civiltà nazionale ma la lunga lotta 
fra Greci e Sanniti più tardi fra Sanniti e Romani avevano 
interamente esaurite codeste regioni che dovevano daccapo 
essere flagellate durante la guerra annibalica, quella servile, 



254 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

eppoi la Sociale. L'esame dei pochi testi degli antichi sulle 
condizioni dell' Italia meridionale ci attesta una dolorosa 
decadenza. Pirro nell' attraversare le regioni sannitiche rice- 
veva l'impressione che codesti paesi non foissero mai popo- 
lati, ed è noto che Siila recò ad essi l'estremo colpo. Buona 
parte dell'Italia meridionale si trasformò in vasti latifondi 
occupati da pastori cosi maltrattati da dare origine a fre- 
quenti congiure servili.^ 

Erano bensì rimaste alcune città di origine ellenica, non 
del tutto deperite, ma le città greche come Napoli ed Eraclea 
si erano rivelate gelose dei loro ordinamenti democratici, 
che non sempre si confacevano con quelle dello Stato ro- 
mano. Malvolentieri esse avevano accettato il dono pressoché 
forzato della cittadinanza romana.* Le stirpi italiche alla 
loro volta avevano tentato esse stesse di dominare anche 
sulle coste e si erano fieramente opposte all' egemonia ro- 
mana. E ben naturale che oltremodo scarso anzi nullo sino 
all'età d'Augusto sia stato il contributo di codeste regioni 
ai Fasti romani. 

Ne risultati diversi sino all'età di Augusto è da atten- 
dersi rispetto all'Italia settentrionale. Questa era stata già 
abitata da vecchie stirpi liguri animose in mare, tenaci nel 
difendere le loro terre, ma che rimasero sempre semibarbare; 
Oppure era posseduta dai Celti forti ed animosi che non ave- 
vano ancora raggiunto uno stadio notevole di incivilimento. 
La Cisalpina percorsa dal più grande fiume della Penisola, 
aveva bensì tutti i requisiti per diventare un giorno una 
regione prospera; ma nell'età romana era ancora in parte 

• V. ad es. Liv. XXXIX 29, 9; 41, 6. 

' Cic. prò Balbo 8, 21. Napoli fu assalita e .saccheggiata dalle milizie 
di Siila elle le distriisHe la flotta. V. le mie Uicerche storiche n geografiche 
p. 257 8gg. 



L^ estendersi delle magistr. curuli alle regioni d'Italia 255 

ricoperta da selve, era cosparsa di ampie paludi i Romani, a 
partire dal III secolo, proseguendo l'opera degli Etruschi, 
avevano bensì incominciato a fondarvi quelle colonie che al 
tempo di Augusto facevano presagire il più florido avvenire 
economico,^ ma di vera e propria civiltà si poteva discorrere 
solo per alcune località non lontane dal mare come Padova 
ad Ateste o che avevano sentiti i benefìci delle relazioni con 
i commercianti Greci o che come Mantova erano state co- 
lonizzate dagli Etruschi. 

L'importanza della Valle del Po, il Far West rispetto 
ai Romani, verso il III secolo, era però scemata dalla conqui- 
sta della Gallia vera e propria. Sia per maggior esten- 
sione di terre, per ampi commerci e pei suoi minerali la 
Gallia vera e propria nell' ultimo secolo della libera repub- 
blica attirava molto di più a se i cupidi sguardi degli spe- 
culatori. Eppoi nel lontano Occidente v' era un' altra regione 
che prima ancora della Cisalpina e delle Gallie aveva ac- 
colti i germi della civiltà romana. 

Dal punto di vista della trasmissione della civiltà ro- 
mana la Spagna può a ragione esser detta la primogenita 
fra provinole romane. Non è casuale che essa abbia dato 
con Cornelio Balbo il primo console peregrino e con Va- 
lerio Hibrida di Sucrone il primo tribuno della plebe a noi 
noto in origine provinciale. La Spagna, prima fra le Pro- 
vincie nel porgere a Roma scrittori latini come i Seneca,^ 
die principi che, sebbene italici di origine come Traiano, erano 
destinati ad inaugurare la serie degli imperatori non romani. 



' Cfr. PoiA-n. II 15 sqq. Stuab. V 217 sq. C. 

' CiUEKONic prò Archia 10, 26 già ricorda poeti di Corduba donati 

della cittadiuauza romana da Q. Cecilio Metello Pio (il console dell'80 a. C). 

Sulla cultura poetica preromana dei Turdetani v. Strab. Ili p. 139 C. 



256 Intorno alla formazione ed al valore storico dei Fasti 

L'esame dei nomi dei senatori, dei magistrati del I secolo 
dell'Impero rivela, come è noto, l'esaurimento di uomini e 
di energie nel suolo d' Italia. Senato e magistrati si tra- 
sformavano grazie ai nuovi contributi delle provincie per le 
stesse ragioni per cui le legioni venivano ad essere riem- 
pite di soldati stranieri ed erano quindi già dette barbare 
dagli antichi.^ Lo stesso impero dalle mani degli Italiani 
passava con il tempo agli Spagnuoli. agli Africani, ai Siri 
ed in seguito ad altri provinciali. 

Si verificava il fatto clie le maggiori energie come più 
tardi in altre regioni erano eccitate dalla guerra sui confini. ^ 
E al confine dell' Impero che si determinano ed alimentano 
in maggior misura le energie dello Stato romano. Ivi si for- 
mano legionari e generali; e dagli eserciti posti ai confini, 
in Spagna sul Reno, in Siria si acclameranno i generali chia- 
mati a rovesciare ormai l'imbelle dinastia dei Claudi. Dal 
confine si proclameranno imperatori Galba, Verginio, Vitel- 
lio, Vespasiano evolgato imperii arcano, posse principem alibi 
quam Romae fieri.^ 



' CIL. V 923: Hic kìIus e»t itmti iii(dex) | laudator et aeq{iii) \ Sm^.iinn 
qnem genuil \ nunc Aquileia tenet \ (s)epiimae qui coliordii | centuriam regiiif | 
praetoriae fidus non \ barbaricae legioni{a) cet. 

* Per analogia di fenomeni v. la bella memoria di Fiì. J. Turner The 
hignificance of the frontier in American history discorso pronunciato alla .9/a/r 
Historical Society of ìì'ixcnnsin 1893. 

• Tac. hixt. I 4. 



APPENDICE I. 

GH " Acta Triumphalia „ ed il trasformarsi della società 

romana. 



L'esame degli Acta dei trionfi conduce a risultati ana- 
loghi, anzi identici a quelli già sopra conseguiti per mezzo 
dei Fasti consolari. Si otteneva l' onor del trionfo in se- 
guito a grandi successi militari, ed anche in grazia alla 
influenza politica individuale del trionfatore o della gente 
a cui apparteneva. 

Cicerone osservava che di oltre ottocento consoli, che già 
si contavano all'età sua, appena la decima parte era stata 
costituita da persone che avevano resi notevoli servigi alla 
Repubblica.^ Or bene è lecito asserire che degli oltre due- 
cento trionfi romani, che ebbero luogo nel corso di cinque 
secoli, diversi furono ottenuti più per il favore popolare da 
cui i consoli e pretori si videro circondati, anziché per l'im- 
portanza veramente straordinaria e la durevolezza dei ri- 
sultati guerreschi. Oltre a ciò, il vero merito fu più di 
una volta sconosciuto e Paolo Emilio, vincitore di Perseo, 
domatore della Macedonia, al pari di altri insigni capitani, 

' Cic. prò Piando 25; 60: honorum populi finis est consulatus ; quem 
magistratum iam octingenti fere consecuti sunt: honorum, si diligenter quaeres, 
vix decimam partem reperies gloria dignam. 

Pais Ricerche avlìa storia e tul diritto pubblico di Roma II 17 



258 Appendice I 

corse rischio di non ottenere l'onore del trionfo grazie 
all'opposizione dei partiti popolari, a Roma, come ovunque, 
non sempre equi estimatori delle benemerenze dei generali 
appartenenti a famiglie aristocratiche.' 

L'esame degli Ada trionfali porge pertanto anche esso 
un mezzo indiretto per constatare non solo l'estensione delle 
conquiste romane, ma anche l'efficacia politica di date genti 
a danno di altre. Esso è strumento di ricerca per meglio de- 
terminare la natura delle trasformazioni sociali che avven- 
nero nel corso della storia romana. 

Raggruppando i dati degli Ada dei trionfi desunti dai 
Fasti Capitolini, ed integrati per le parti ivi lacunose dai 
testi degli antichi scrittori, abbiamo l'elenco seguente i^ 



* Liv. XLV 35 Btj.; Plut. Faul. Acm. 30 8q. 

• Per il materiale rimando, oltre al CIL. V p, 42 sqq., alla speciale edi- 
zione dello SCHOEN Das C(q)itolini8ohe Verzeichniit der meni. Triumphe (Wien 
1893). 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasjonnarsi della soc. rom. 



259 



ELENCO DEI TRIONFI ' 

rag<jruppati nei nomi tlcìle <jenti romane che mecessiramenie li cele- 
orarono. 

1 Valerii 509 de Veientihus et Tarqui- 

niensibits 
505 de Sahhieifi 
50i de SaUneis et Veientihus 
494 de Sabineia et Medullineis 
475 de Veientihus Sahineisqiie 
449 de Aeqtieis 
420 de Aequeis 
392 de Aequeis 
346 de Antiatlbus Volsceis Sa- 

tricaneisque 
343 de Samnitibus 
338 de Caleneis 
312 de Scunnitibìis Soraneisqiie 
301 de Etnisceis 
263 de Poenis et rege Siculo- 
rum Ilierone 
2U ex Sicilia {navalis) 
81 ex Celtihena et Gallia 
27 ex Gallia 

> Non faccio differenza fra trionfi veri e propri ed ovazioni 

Secondo il metodo adottato in tutto questo volume i nomx der patrtcx 

sono stampati con lettere maiuscole, quelli dei plebei con mmuscole. 

A partire dal 172 a. C, in cui il consolato fu coperto per la pr.ma 

.olta da un collegio di due plebei, gli /tornine* non sono segnat. con carat- 

teri corsivi. 



260 


Appendice I 


2 POSTUMII 


505 de Sahineìs 




503 de Sabineis 




196 de Latineis 


- 


4;U de Volsceis Aequeisque 




291 de Samnitihus et Etriisceis 




178 ex Lusitania Hispanìaque 



3 AaRippA Menenius 

4 Sp. Cassius 

5 C. Aquillius 

6 T. Siccius 

7 Manlh 



8 QuixcTii 



503 de Sahineìs 

502 de Sahineìs 

486 de Volsceis Hernidsque 

487 de Hernicis 
487 c?e Sahineìs 

474 rfe Veientibus 

392 tie Aequeis 

340 c?e Latineis Campaneis 

Sidicineis Aurunceis 

256 de Poenis (navalis) 

241 c?e Falisceis 

235 c?e Sardeis 

187 f?é Gaìleis 

185 ea; Hispania Citeriore 

468 6^6 Volsceis Antiatihus 
458 rfe Aequeis 
.380 de ^e^'weis 
361 de Galleis 
194 ea; Macedonia et reye Phi- 
Vippo 



Gli " Ada TriiimplmUa ., td il trasformarsi della soc. rom. 261 

184 de Lusitaneis et Celtiberis 



9 L. LUCRETIUS 

10 T. Veturius 

11 Fabii 



12 CORNELII 



462 de Aeqiieis et Volsceis 

462 de Aequeis et Volsceis 

459 de Aequeis et Volsceis 

421 de Aequeis 

360 de Herniceis 

354 de Tiburtihus 

322 de Samnitibus 

309 de Etrusceis 

298 de Samnitibus Etrusceisque 

295 de Samnitibus et Etrusceis 

290 de Samnitibus 

276 de Samnitibus Lucaneis 

Bruttieis 
266 de Sassinatibus 
266 de Sallentineis Messa- 

peisque 
233 de Liguribus 
209 de Tarantineis 
188 ex Creta (navalis) 
120 de AUobrogibus 
44 ex Hispania 

459 de Volsceis Antiatibus 

428 de Veietifibus 

385 de Volsceis 

343 eie Samnitibus 

290 de Samnitibus 

283 c?e Etrusceis Senonìbusque 



262 



Appendice 1 




275 de Samnitibus et Lucaneis 


270 de Regineis 


269 


de Poeneis et Sardinia 




Corsica 


253 


de Poeneis 


236 


de Liguribus 


201 


de Uannibale et Poeneis 




et Syphace 


200 


ex Hispania 


197 


de Insuhribus Cenoma- 




neisque 


196 


de Geltibereis 


191 


de Boieis 


189 


ex Asia et rege Anfiocho 


180 de Liguribus 


155 


de Delmateis 


146 


ex Africa et Hasdruhale 


132 


de Numantineis 


98 


ex Hispania Ulteriore de 




Lusitanis 


81 


de rege Mithridate 


78 


ex Macedonia 


51 


ex Cilicia 



13 M. HORATIUS 

14 M. Geganius 

15 Aemilii 



449 de Sahineìs 
443 de Volsceis 

437 de Veientibus et Fidena- 

tibtcs 
426 de Veientibus Fidenati- 

busque 



Gli " Ada Triumpìudia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 263 

329 de Privernatibus 

311 de Etrusceis 

281 de Tarantineis Samniti- 

biis Sallentinei.s 
254 de Cossurensihus et Poe- 

neis {navalis) 
225 de Galleis 
219 de Illureis 
189 de rege AntiocTio [navalis) 
181 de Liguribus Ingauneis 
175 de Liguribus et Galleis 
167 ex Macedonia et rege Perse 
115 de Galleis Karneis 
47 (Lepidus) ex Hispania 
43 (Lepidus) ex Hispania 



16 FuRii 



17 Claudii 



396 de Veientibus 

390 de Galleis 

389 de Etrusceis Aequeis Vol- 

sceisque 
367 de Galleis 
338 de Pedaneis et Tiburtibus 
223 de Galleis et Liguribus 

362 de Hernicis 
268 de Peicentibus 
207 de Poeneis et Hasdrubale 
200 de Galleis 
177 c?e Histreis et Liguribus 
174 eo; Hispania et Celtiberia 
143 rfe Salasseis Galleis 
32 ea; Hispania 



264 


Appendice 1 


18 SuLPicii 


361 de Hernlcis 




358 de Galleis 




314 de Samnitihus 




304 de Samnitihus 




258 de Poeneis et Sardeis 




166 de Ligurihus Ta... rneis 



19 C. Poetelius 

20 Plautius 



360 de Oallels et Tiburtibus 

358 de Heniiceis 
329 de Privernatibus 



21 Marcii 



22 M. Popilius 

23 Q. Publilius 



357 de Privernatibus 

356 de Tusceis 

306 de Anagnineis Herniceisque 

281 de Etrusceis 

117 de Ligurihus Stoeneis 

39 ex Macedonia 

33 ex Hispania 

360 de Galleis 

339 de Latineis 
326 de Samnitihus Palaeopo- 
litaneis 



24 0. Maenius 



338 de Antiatihus Lavinieis 
Veliterneis 



25 Papirii* 



324 de Samnitibus 



' Sul patriciato dei Papiri i rimando a quauto osservo iu queste Ri- 
cerche I p. 248 8gg. 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasforma r&i della soc. rom. 265 

319 de Samnltihus 
309 de Samnitihus 
293 de Samnitibus 
272 de Tarantineis Lucaneis 
Samnitihus Bruttieisque 
231 de Cor sei s 

26 Fulvii 322 de Samnitihus 

306 de Samnitihus 
299 de Samnitihus Nequina- 

tihusque 
298 de Samnitihus Etrusceisque 
264 de Vidsiniensihus 
254 de Cossurensibus et Poenis 

(navalis) 
228 ex Illureis {navalis) 
191 ex Hispania Ulteriore 
187 de Aetoleis et Cephallenia 
180 de Celtihereis 
179 de Ligurihus 
158 de Ligurihus Eleatihus 
123 de Ligurihus Vocontieis 



27 Innii 



311 de Samìiitihus 

302 de Aequeis 

277 de Lucaneis et Bruttieis 

266 de Sassinatihus 

266 de Sallentineis Messapi- 

eisque 
132 c?e Callaiceis etLusitaneis 



28 Sempronii 304 ^e Aequeis 



266 



Appendice I 

268 de Peìcentibus 

253 de Poeneis 

178 de Celfihereh Hispanieisque 

175 ex Sardinia 

129 de lapudiòns 



29 Atilii 



294 de Volsonihus et Samni- 

tihus 
267 de Sallenfineis 
257 ex Sicilia de Poeneis 
257 de Poeneis (navalis) 



30 Carvilii 



293 de Samnitihus 

272 de Samnitihus Lucaneifi 

Bruttieis 
234 de Sardeis 



31 M.' Ciirius 



290 de Samnitihus 
290 de Sàbineis 
290 de Lucaneis 
275 de Samnitihus et rege 
Pyrrho 



32 0. Fabricius 



282 de Samnitihus Lucaneis 

Bruttieisque 
278 de Lucaneis Bruttieis Ta- 

rentineis, Samnitihus 



33 T. Coruncanius 



280 de Vulsiniensihus et Vul- 
cientihus 



34 Claudiiis Canina 



273 de Lucaneis Samnitihus 
Bruttieisque 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasformarsi della sor. rom. 267 



36 luLii 

(C. Julius Caesar) 



(AUGUSTUS) 



267 de Sallentinels 
AQ ex Gallici 
46 ex Aigypto 
46 ex Ponto 
46 ex Africa 
45 ex Hispania 
44 ex monte Albano 

40 Imp. Caesar {quod pacem 
cum M. Antonio fecit) 

36 ex Sicilia 

29 de Dehnafeis 

29 ex Actio 

29 ex Aigypto et Cleopatra 



36 C. Duilius 

37 Aquilii 



260 de Siculis et classePoenica 

258 de Poenis 
126 ex Ada 
99 ex Sicilia 



38 Aurelii 



252 de Poeneis et Siculeis 
122 ex Sardinia 



39 Caecilii 



250 de Poeneis 
146 ex Macedonia et Andrisco 
121 de Baliaribtis 
117 de Delmateis 
111 ex Sardinia 
111 ea; Thraecia 
106 de NamideiH et rege lu- 
gurtha 

lì. ex Hispania 

62 ex Creta insula 



268 


Appendice I 


40 Lutati! 


241 de Poeneis ex Sicilia (na 




imlis) 




241 de Falisceis 




101 de Cimbreis 



41 M.' Pomponius 



236 de Sardeis 



42 Flaminii 



223 de Galleis 



43 Claudi! Marcelli 



222 de Galleis Insubrihus et 

Gennanis 
211 de Syracusaneis 
166 de Galleis Contrubieis et 

Liguribus 
1 55 de Liguribus et Apuaneis 



44 Livi! 



219 de lUurieis 
207 de Poenis et Hasdrubale 
110 de Scordisceis Macedo- 
nibus 



45 Minucii 



197 de Liguribus Boisque Gallis 
195 ex Hispania Citeriore 
106 de Scordisceis et TribaUeis 



46 C. Helvius 

47 M. Porcius 

48 M.' Acilius 



195 de Celtibereis 

194 ex Hispania citeriore 

190 de rege Antiocho et Aeto- 
leis 



Gli " Acta Trmnphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 269 
^d C. Calpurnius 184 de Lusitaneis et Celtiberis 



50 Terentii 

51 M. Baebius 

52 M. Titinius 

53 P. Mucius 

54 C. Cicereius 

55 Cn. Odavius 

56 L. Anicius 

57 L. Mummius 

58 M. Per per no 

59 C. Sextius 



60 Domitii (Akenobarbus) 

(Calvinus)* 



182 de Celtihereis 
70(?) de Besseis 

180 de Liguribus 

175 ex Hispania Citeriore 

175 de Liguribus et Galleis 

172 ex Corsica in monte Albano 

167 ex Macedonia et rege Perse 
(navalis) 

167 de rege Gentio et Ulurieis 

162 ex Hispania 
145 ex Corintho 

134 ex Sicilia et serveis 

122 de Liguribus Vocontieis 
Salluvieisgiie 

120 de Galleis Arverneis 
46 ex Hispania 



' I Domiti! Calviui liauuo uu console sino dal 332 a. C. ; gli Aheno- 
barbi dal 192. 



270 Appendice I 

61 Q. Servilius Oaepio 107 ex Hinpania Ulteriore 



62 C. Marius 



104 de Numideis et rege lu- 

gurtlia 
101 de Cimbreis 



63 [AntoniiJ' 



64 T. Dldius 



102 ex Cilicia 
41 ex Alpibus 
40 [ovans quod pacem cani 
imperatore Caesare fecit) 

100 ex Macedonia de 8cor- 

disceis 
93 de Celtibereis 



66 Licinii 



99 de Lusitanis 

81 (Murena) de rege Mithra- 

date 
71 (Crassus) ovans de fugiti- 

veis et Sparcaco 
63 (Lucullus) ex Ponto et rege 

Mithridate 
27 (Crassus) ex Thraecìa et 

Geteis 



66 Pompeii 



89 de Asculaneis Peicentibus 
80 ex Africa 
71 ex Hispania 
61 ex Asia, Ponte, Armenia, 
Papilla gonia,Cappadocia, 



' Sul patriciftto degli Autouii v. 6. p. 104; 167, 



Gli " Acta Triumphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 271 

Cilicia, Syria, Scìjtlieis,Iu- 
deis, Albania, pirateis 



67 Servila Vafiue 



68 C. Scribonins furio 



69 Afranius 



88 de ... .? 
74: de Isaureis 

72 de Dardaneis ex Macedonia 

70 ex Hispania 



70 M. Pupius Piso Calpur- 69 ex Hispania 



nianus 

71 C. Pomptinus 

72 Q. Pedius 

73 L. Munatius Plancus 

74 P. Vatinius 

75 C. Asinius Pallio 

76 P. Ventidiiis Bassus 

77 T. Statilins Taurus 

78 C. Sosius 

79 C. Norbanus 



54 de Allobrogibus 

45 ex Hispania 

43 ex Galli a 

42 c^e Illurico 

39 ex Parthineis 

38 ex Tauro monte et Partheis 

34 ex Africa 

34 ex ludaea 

34 ex Hispania 



' J?omo nor»« adottato da nobile plebeo Cic. r7e doj»o 35. 



272 

80 L. Coniifìcius 

81 C. Calvisius Sàbinus 

82 C. Carrinas 

83 L. Autronius 

84 /Sex. Ajppuleius 



Appendice I 

32 ex Africa 

28 ex Hispania 

28 ex Gallia 

28 ex Africa 

26 ex Hispania 



8ò L. Semproniiis Atratinus 21 ex Africa 



86 L. Cornelius Balhus 19 ex Africa 



Gli " Ada Triumphalia ., ed il trasformarsi della soc. rom. 273 



* 
* * 



Abbiamo pertanto durante il secolo V una serie di 
trionfi isolati conseguiti dai seguenti personaggi: 

Spueius Cassius nel 502 e nel 486. 

Menenius Agrippa nel 503. 

Siccius Sabinl's e Aquilius Tuscus nel 487. 

LucRETius Tripicitinus e Veturius Geminus nel 462. 

M. HoRATius nel 449. 

Geganius Macerinus nel 443. 

Inoltre per 12 genti patricie qui sotto indicate abbiamo 
le seguenti iterazioni: 

1. CoRNELii 25 volte 7. Sulpicii 6 volte 

2. Valerti 17 » 8. Quinctii 6 » 

3. Fabii 15 » 9. PosTUMii 6 » 

4. Aemilii 14 » 10. FuRii 6 » 

5. Manlii 8 » 11. Papirii 6 » 

6. Claudti 8 » 12. luLii; ossia le varie itera- 

zioni di Cesare e di Augusto. 

Non sorprende affatto la grande frequenza con cui Va- 
lerli, Fabii ed Aemilii, riuscirono ad ottenere il più vistoso 
ed ambito onore, mentre esso fu così scarsamente raggiunto 
da altre genti pur cosi benemerite della repubblica. Ciò sta 
in perfetta relazione con l'importanza degli avvenimenti 
esterni che la tradizione annalistica attribuisce a tali genti. 

Pais Bictrche sulla storia e sul diritto pubblico di Rom.a II 18 



274 Appendice I 

Desta invece sorpresa il fenomeno già sopra rilevato 
della grande frequenza dei trionfi dei Cornelii, sebbene dalla 
tradizione non siano ricordati fatti veramente notevoli che 
giustifichino la straordinaria preponderanza di questa gente 
anche per l'età anteriore ad Annibale, mentre anzi parte 
delle loro gesta, sia per il secolo V, sia per il IV, è con- 
tradetta da altre narrazioni che delle medesime vittorie at- 
tribuivano ad altri il vanto/ 

Codesta preponderanza dei trionfi dei Cornelii, di cui la 
metà appartiene all'età successiva alle guerre Puniche, tro- 
va però perfetta corrispondenza nella maggior frequenza 
con cui essi di fronte a tutte le altre genti romane, figurano 
fra i consoli, fra i magistrati minori, fra i sacerdoti (cfr. e. 
p. 157 sgg.). 

Di ciò le ragioni ci sfuggono interamente; ne abbiamo 
modo di darcene una qualche spiegazione se non suppo- 
nendo che i Cornelii fossero fra i più ricchi possessori di 
terreno, od ammettendo che la loro gente fosse strettamente 
congiunta con culti oltremodo importanti. Può supporsi che 
la stretta relazione dei Cornelii con il culto di Giove Ca- 
pitolino, di cui si trova ricordo sia nelle monete sia nella 
vita di Scipione Africano Maggiore (il quale lasciava ac- 
creditare la voce che fosse figlio dello stesso Giove) abbia 
contribuito a determinare tale fenomeno. 

Altri fenomeni degni di venir rilevati sono la comparsa 
relativamente tarda del primo trionfo dei Papirii, sebbene 
i Fasti li rivelino più volte consoli e tribuni militum con- 
sulari potestate sino dal V secolo.^ Più notevole ancora è 



' V. ad es. Liv. X 11 sq. Cfr, invoce CIL. I 29. 

' Sulle origini piti o mono discutibili dell'antichissimo patiiciato dei 
Papiri! V. in queste Rkei-cke II p. 248 sgg. 



Gli " Acfa Triumphalia „ ed il trasfoi-marsi della soc. rom. 275 

l'mnco trionfo degli lulii f267 a. C), i quali ritornano a 
conseguire tali onori solo con Cesare e con Augusto. 

Fra le stirpi plebee che appariscono sull'orizonte storico 
romano, soltanto una sessantina consegue il trionfo. Una 
sol volta l'ottengono le seguenti: 



1. Acilii 

2. Afranii 

3. Anicii 

4. Apuleii 

5. Asinii 

6. Calpurnii 

7. Baebii 

8. Oalvisii 

9. Carrinates 

10. Cicerei 

11. Cornifìcii 

12. Coruncanii 



13. Flaminii 

14. Helvii 

15. Maenii 

16. Mucii 

17. Mu natii 

18. Norbani 

19. Octavii 

20. Fedii 

21. Perpernae 

22. Poetelii 

23. Poniponii 

24. Pomptinii 



25. Popilii 

26. Porcii 

27. Pupii 

28. Scribonii 

29. Sextii 

30. Sosii 

31. Statili! 

32. Titinii 

33. Vatinii 

34. Ventidii 



Abbiamo la semplice iterazione del trionfo fra i: 

Publilii Aurelii Carvilii 

Fabricii Mummii Didii 
Plautii Terentii 

tre trionfi si notano fra i: 

Lutati! Livii Minucii Antonii 

quattro trionfi vantano gli: 

Atilii Curii Claudi! Marcelli Aquilii 

una notevole frequenza si nota soltanto nelle stirpi seguenti; 

1. Fulvi! 13 volte 4. Inni! 6 volte 

2. Caccili! 9 » 

3. Marcii 7 » 



5. Semproni! 6 » 



276 Appendice I 

L'intensità assai minore fra i plebei del fenomeno del- 
l'iterazione non sorprende affatto. È anzi del tutto naturale 
che, aumentando continuamente il numero dei candidati, 
presentandosi continuamente all' arringo consolare stirpi 
nuove, la grande maggioranza delle stirpi trionfali sia riu- 
scita una sol volta a raggiungere tale onore. 

Così risponde del tutto alla attività dei Marcii, degli 
lunii, dei Sempronii, dei Cecilii, ed alla parte preponderante 
che hanno negli avvenimenti della repubblica, il constatare 
la loro frequenza negli Atti Trionfali. Desta invece sorpresa 
che il primato in tale intensità sia raggiunto dai Fulvii che 
non erano di origine urbana, ma provenivano da Tuscolo. 

Raggiungendo il trionfo ben 13 volte i Fulvii rivaleggia- 
rono adirittura con le primarie genti patricie. Forse la 
spiegazione del fenomeno si ottiene constatando la grande 
influenza che Tuscolo esercitò costantemente su Roma. Di 
codesta influenza abbiamo prova cospicua nel grande nu- 
mero di genti consolari giunte da quella città. ^ I Fulvii 
conseguirono la prima volta il consolato a Roma l'anno stesso 
in cui uno di tal gente duce della guerra contro Roma co- 
priva in patria il consolato (Plin. n. h. VII 136). E assai 
probabile che i Fulvii abbiano più tardi raggiunto in patria 
quel primato, che ivi era già stato tenuto da età antichis- 

' Cic. jjfo Piando 8, 19: tu es mu»icipio antiqui><simo Tuscuìaiio, ex qnu 
Hitnt pìurimac familiae consulares — in quibns est itiam luveiitia — tot ex rr- 
liquis ìnunicipiis omnibus non siint cet. 

Cicerone poco dopo ib. 8, 20 dice: nam quando vides Tusculanuni aliquem 
de M. Catone ilio in omui iirtute principe, num de Ti. Coruncanio municipi 
suo num de tot Fuh-iis gloriavi? verbum nemo facit. 

Cicerone tende a mettere in contrasto la relativa indifferenza dei Tii- 
sculani di fronte all'orgoglio degli Atinati e degli Arpinati rispetto ai 
loro conterranei che avevano consegniti gli onori curuli. Ma ciò aveva 
luogo perchè come dice ivi Tiisculo era un refertnm munieipium consulafibus. 
I Tnscolani erano ormai abituati a tali onori. 



Gli " Ada Tritniiphul'a ,. ed il trasformarsi della soc. rom. 277 

sima dai Mamilii, che lo conservarono sino alla metà del 
V secolo almeno,^ 

La storia delle città Latine è scomparsa; disponiamo 
di troppo scarsi elementi per giudicare se per effetto di 
interne rivoluzioni o di jìressione di avvenimenti esterni i 
Fulvii rappresentavano a Tuscolo una semplice successione di 
influenze personali ovvero se il consolato dei Fulvii segni 
una modificazione della più antica forma del governo che 
in antico era retto da dittatori. 

Gli splendori dei Fulvii vennero rinnovati e rinfrescati 
dal trionfatore di Ambracia glorificato da Ennio ; le pretese 
di questa gente, di cui un ramo si intitolò dei Nohiliores 
ebbero un tardo ma attivo esponente in Fulvia la moglie 
di Clodio, destinata a dar luogo a nuovi e gravi torbidi 
allorché si congiunse in nuove nozze con M. Antonio. Fu 
essa infatti a fomentare quel movimento che ebbe un triste 
epilogo nella guerra di Perusia. 



* 
* 



Speciale riguardo merita infine il rapporto esistente fra 
i trionfi dei patrici, della nobiltà plebea e degli homines 
novi, fra il 172, in cui i plebei per la prima volta ottennero 
di coprire ambedue i seggi consolari, e la fine della repub- 
blica. Esso si rivela nel modo seguente: 



' Liv. Ili 18; 29; ad. 458 cfr. Cat. fr. 25 Peter, ove si apprende che 
la cittadinanza romana di cui fa parola anche Livio l. e. fu accordata al 
solo dittatore L. Mamilio e non ai rimanenti Tuscixlani. E questo è, per 
quanto è noto, il più antico esempio di cittadinanza concessa ai magistrati 
delle città latine. 



278 



Appendice I 



PATEICI 



Nobiltà plebea 



Homines novi 



a. 167 L. AimiliusPaulus 
(ex Macedonia et re- 
ge Perse) 



a. 172 C. Cicereius 
(ex Corsica) 

a. 167 Cn. Octavius 

(ex Macedonia et 
rege Perse) 



a. IQ7 L.Anicius Gallus 

(de rege Gentio et 
Illurieis) 



a. 166 C. SuLPicius Gal- a. 166 M. Claudius Mar- 
Lus cellus 

(de Liguribus) (de Galleis Contru- 

bieis et Ijiguribus) 

^ a. 158 M. Fulvius No- 
bilior 

(de Liguribus Elea- 
tibus) 

a. 155 P. CoRNELius Sci- a. 165 M. Claudius ìl&r- 
1*10 . cellus 

(de Delmateis) (de Liguribus et A- 

puanis) 



a. 162 L. Miiniiìiius 
(ex Hispania) 



Gli " Ada Trivmphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 279 



PATRICI Nobiltà plebea Homines novi 



a. 146P.CoRNELiusSci- a. 146 Q. CaeciliuiJ Me- 
no Aemilianus telliis 
(ex Africa et Ha- (ex Macedonia et 
sdrtibale) Andrisco) 



a. 143 Ap. Claudius 

PULCHEE 

(de Salassis Galleis) 



a. 132P.CoRNELiusSci- a. 132 D. lunius Cai- 
no AiMiLiANUs laicus (de Callaiceis 
(de Numantiueis) et Lusitaneis) 

a. 129 C. Sempronius 
Tuditanus 
(de lapudibus) 

a. 126 M. Aquilius 
(ex Asia) 

a. 123 M.Fulvius Flaccus 
(de Liguribus Vo- 
contieis Salluvieis) 

a. 122 C. Sextius Cal- 
vinus 

(de Liguribus Vo- 
contieis Salluvieis) 



a. 145 L. Mummius 

(ex CorintLo) 



a. 134 31. Perperna 

(exSicilia et serveis) 



280 Appendice I 

PATRICI Nobiltà plebea Homines novi 

•A. r22L.AurelmsOrestes 
(ex Sardinia) 

a. 121 Q. Caecilius Me- 
tellus 
(de Balearibus) 

a. 120 Q. Fabius Aemi- a. 120 Cn. Domitius 
LiANUs Ahenobarbus 

(de AUobrogibus et (de Galleis Arverneis) 
rege Avernorum Be- 
tulto) 

a. 117 L. Caecilius Me- 
tellus 
(de Delmateis) 

a. 117 Q. Marcius Rex 
(de Liguri bus Stoe- 
neis) V 

a. 115 M. Aemilius 

SCAURUS 

(do Galleis Karneis) 

a. IH M. Caecilius Me- 
tellus 
(ex Sardinia) 

a. Ili C. Caecilius Me- 
tellus 
(ex Thraecia) 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom 



281 



PATRICI Nobiltà plebea 

a. 1 10 M. Livius Drusus 
(de Scordisceis Ma- 
cedoni bus) 



Hoinines novi 



a. 107 Q.ServiliusCae- 

PIO 

(ex Hispanìa Ulte- 
rioreì 



a. 106 Q. Caecilius Me- 
tellus 

(de Numideis et re- 
ge lugurtha) 



a. 102 M. Antonius 

(ex Cilicia) 



a. 102 C. Marius 

(de Numidia et rego 
lugurtha) 



a. 101 C. Marius 
(de Cimbreis) 

a. 100 T. Didius 

(ex Macedonia Scor- 
disceis) 



a. 99 M. Aquillius 
(ex Sicilia ex Hi- 
spania Ulteriore) 



282 Appendice I 

PATRICI Nobiltà plebea Homines novi 

a. 98 L. CoRNELius Do- 

LABELLA 

(ex Hispauia Uì te- 
nore de Lusitania) 

a.93P.LiciniusCras.sus a. 93 T. Didius 

(de Lusitaneis) (ex Hispania de Cel- 

tiberia) 

a. 89 Cn. Pompeius 
(de Asculaneis) 

a. 88 P. Servilius Vatia 
(de . . . .) 

a.SlL.CoRNELius Sulla a. 81 L. Licinius Mu- 
(de rege Mithridate) rena 

(de rege Mithridate) 
a. 81 C. Valerius Flac- 
cus 
(ex Celtiberia) 

a. 80 Cn. Pompeius 
(ex Africa) 

a. 78 Cn. Cornelius Do- 

LABELLA 

(ex Macedonia) 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 283 

PATRICI Nobiltà plebea Homines novi 

a. 74 P. Servilius Vatia 
(de Isaureis) 



a. 72 C.Scribonius Curio 
(de Dardaneis) 

a.71 M. Licinius Crassus 
(de Spartaco) 

a. 69 M. Papius 
(ex Hispania) 

a. 63 L. Liciiiius Lu- 
cuUus 

(de rege Mithridate 
et de rege Tigrane) 

a. 62 Q. Caecilius Me- 
tellus 
(ex Creta insula) 

a. 61 Cn. PompeiuB 
(ex Asia, Ponto, Ar- 
menia, Paphlagonia, 
Cappadocia, Cilicia, 
Syria, Scytheis,Iuda- 
eis, Albania, piratis) 

a. 64 C. Pomptinus 
(de Allobrogibus) 



284 



Appendice I 



PATRICI 

a. 61 P.CoRNELius Spin- 

THER 

(ex Cilicia) 
a. 47 M. AiMiLius Le- 

PIDUS 

(ex Hispania Cite- 
riore) 

a. 46 C. luLius Caesar 

(ex Gallia, ex Aigu- 

pto, ex Ponto, ex 

Africa, ex Hispania) 

A. 46 Q. Fabius Maximus 
(ex Hispania) 

a. 44 C. luLTUs Caesar 
(ex Monte Albano) 



Nobiltà plebea 



Hominem novi 



a. 43 L. Munatius Plancus 
(ex Grallia) 

a. 42 P. Vatinitis 
(de Illurico) 



a. 41 L. Antonius 
(ex Alpibus) 



Gli " Ada Triumphalia „ ed il trasformarsi della soc. rotti. 285 



PATRICI Nobiltà plebea Homìnes noci 



a. 40 Imp. Caes Aug. a. 40 M, Antoniiis 
(quod pacem cum (quod p:icem cam 

M. Antonio fecit) imp. Caesare fecit) 



a. 39 L. Mareins Cen- a. 39 C. Aslnius Polito 
sorinus (ex Parthineis) 



(ex Macedonia) 



a. 38 P. VentidiusBassus 

(ex Parth.eis) 



a. 36 Imp. Divi F. Caes. a. 36 Cn. Domitius Cal- 
(ex Sicilia) vinus 

(ex Hispania) 

a. 34 T. Statilius Tauvus 

(ex Africa) 

a. 31 C. Sosius 

(ex ludaea) 

a. 33 L. Marcius Phi- a. 33 C. Norbanus 
lippus (ex Hispania; 

(ex Hispania) 

a. 32 Ap. Claudiub Pul- a. 32 L. Cornifìcius 

CHER (ex Africa) 

(ex Hispania) 



286 



Appendice I 



PATEICI 

«i. 29 Imp, Caesar 
(de Delmateis, ex 
Actio, ex Aigypto et 
Cleopatra) 



Nobiltà plebea 



Homines novi 



ti. 27 M. Valerius Mes- a. 27 M. Licinius Crati- 
SALA sus (ex Thraecia et 

(ex G-allia) Geteis) 



a. 28 C. Cahisius Sabinus 
(ex Hispania) 

a. 28 C. Carrinas 

(ex Gallia) 

a. 28 L. Autronìus 

(ex Africa) 



a. 26 Sex. Appuleius 
(ex Hispania) 



il. 21 L. Sempronius 
Atratinus 
(ex Africa) 



a. 19 L. Cornelius Balbus 
(ex Africa) 



Gli " Ada Triumplialia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 287 

Da questo specchio emerge che dal 172 al 19 a. C, fatta 
eccezione per Giulio Cesare e per Augusto, vi furono solo 
19 trionfi fra i patricii, mentre un numero pressoché dop- 
pio (oltre 36) ebbe luogo fra i plebei. 

Numero assai inferiore a quest'ultimo (26) si nota fra 
gli homines novi. Ma tale inferiorità è relativa ad una se- 
rie limitata di anni e di fronte ai risultati generali è solo 
apparente. La disposizione cronologica di tali trionfi mostra 
che fra il 172, in cui i plebei raggiunsero per la prima volta 
le due magistrature di console, ed il 133 in cui Tiberio Gracco 
fu eletto tribuno della plebe, vi fu un ulteriore affermarsi 
degli homines novi. Il pretore C. Cicereius menò trionfo sui 
Corsi e Cn. Ottavio, forse di origine velletrana, sulla Ma- 
cedonia e su Perseo (167), L. Anicio di origine prenestina 
sull'illirico re Gentio (167), L. Mummius di modesti natali 
e di carattere popolare sulla Spagna e poi su Corinto (162, 
145). Infine l'etrusco Perperna trionfò sui servi della Sicilia 
(134). 

Conia morte dei Gracchi (132; 121) con il trionfo della 
reazione conservatrice (a cui dopo il breve periodo della 
supremazia di Mario, Saturnino e compagni tien dietro la 
nuova reazione sillana) è naturale che scompaia per un certo 
periodo di anni l'elezione a magistrati e quindi il trionfo 
di uomini nuovi. Nessun homo novus trionfa infatti fra il 
133 ed il 102, mentre in codesto ventennio abbiamo ben 
quindici trionfi, dei quali tre di patrici (Cn. Fabius 120, 
M. Aemilius Scaurus 115, Q. Servilius 107) e dodici fra 
membri della nobiltà plebea. E di codesti dodici trionfi 
cinque sono conseguiti dai soli Caecilii Metelli. 

La nuova serie dei trionfi degli uomini nuovi è aperta 
dall' arpinate Mario che dei Caecilii Metelli fu fiero nemico. 
Durante il periodo che dal primo trionfo di Mario (102) va 



288 Appendice I 

alla morte di Siila l'influenza dei patrici è ancor valida 
(4 trionfi) e quella della nobiltà plebea è di molto superiore 
a quella degli homines novi dacché i due trionfi dei Pom- 
peii e quelli di T. Didius furono ottenuti da persone, che 
sebben fossero in parte novi, appartenevano al partito con- 
servatore. 

La preponderanza assoluta degli homines novi ha principio 
con l'età cesariana. Membri dell'antico patrioiato e della 
nobiltà plebea continuano ancora a menar trionfo (circa 5 
per classe) ma, oltre al trionfo di Pomptinus, il noto amico 
di Cicerone, altro homo novus adepto della nobiltà (64) noi 
abbiamo i trionfi dei generali cesariani Munatio Planco (43); 
Vatinio (40); Asinio Pollione (39); Ventidio Basso (38); Sta- 
tilio Tauro (34); C. Sosio (34); C. Norbano (34); L. Cornifi- 
cio ; Calvisio Sabino e C. Carrinas (28); L. Autronio (28); 
Appuleio '26j. Finalmente nel 19 il trionfo sull'Africa è 
conseguito dallo spagnuolo L, Cornelio Balbo. 

Sono generali in gran parte dell'Italia centrale e l'onore 
del trionfo, salvo il caso in cui è ambito dallo stesso im- 
peratore, è ormai così divulgato, che sarà cura di costui 
sopprimere una cerimonia che, ristabilita nel suo antico 
splendore, richiamava antiche tradizioni, ricordava 1' aequa- 
litas republicana e poteva porgere occasione a future ribel- 
lioni.^ 

Dopo il trionfo di Cornelio Balbo, non è più fatta men- 
zione negli Atti dei trionfi di tal onore concesso a gene- 
rali vincitori. Agrippa lo rifiutò, sebbene lo avesse meri- 
tato per le vittorie sui Cantabri e per aver domata la se- 
dizione Bosforana (Cass. Dio LII 11 sq.; LIV 24 ad a. 19 
e 14 a. Ci. Per il 9 a. C. si fa ancora ricordo di un' ova- 

' Si vfila (luiinto a questo proposito dire Casmo Dione LIV 12. 



Gli " Aeta Triumphalia „ ed il trasformarsi della soc. rom. 289 

zioue celebrata da Tiberio (Cass. Dio LV 2) ; ma è un prin- 
cipe della casa dominante. 

Per lo stesso principio per cui Augusto, anche rispetto 
ai principi della sua stessa casa, non confermava le accla- 
mazioni militari di imperator (Cass. Dio LIV 33 ad 11 a. 
C), ai trionfi, a partire da 12 a. C, venivano ormai sosti- 
tuiti gli innocui ornamenta triumphalia, i quali sollevavano 
certamente nella gerarchia dei magistrati coloro che ne ve- 
nivano insigniti ma senza reale aumento della loro potenza 
politica.^ 

Rispetto ai veri trionfi, codesti ornamenti trionfali stanno 
su per giù nello stesso rapporto in cui gli antichi titoli feudali 
di marchese e di conte stanno di fronte alle innocenti decora- 
zioni cavalleresche degli Stati delle monarchie democratiche 
dell'Europa moderna. Gli antichi trionfi della repubblica 
giovavano ad impersonare su dati magistrati e generali il 
ricordo delle vittorie e delle conquiste della patria e ne 
aumentavano l'influenza politica. Gli ornamenta triumphalia, 
per vittorie ottenute mediante gli auspicii dello stesso im- 
peratore, varranno invece a rendere sempre più cospicui i 
segni esterni della soggezione, che sempre più legheranno i 
cittadini verso il principe. 



• Il materiale è raccolto nella dissertazione di S. Feimb De ornamenti» 
iìiumj)halibus (Berolini 1885). 

Tu» Ricerchi tulla ttoria e tnl diritto pubblico di Roma II 19 



APPENDICE II. 

11 succedersi di nuove genti nella serie dei magistrati 
monetali della Repubblica Romana. 



All'elenco delle genti che raggiunsero le magistrature 
curuli non è inopportuno far seguire anche quello dei ma- 
gistrati monetali. 

A prima vista, disponiamo di un materiale abbondante 
per risolvere alcuni fra i vari problemi che abbiamo sopra 
discussi. In realtà le nostre speranze rimangono spesso 
deluse poiché i Romani incominciarono a coniare moneta 
solo nella seconda metà del secolo IV: ^ e da principio non 
segnarono il nome dei magistrati incaricati di sorvegliare 
e garantirne l'emissioni. Solo verso la metà del secolo III, 
a parte simboli, cominciano nessi, i quali non sono sempre 
di sicura interpretazione. I nomi di magistrati monetali co- 
minciano poi ad essere incisi per esteso solo al principio del 
II secolo. 

Per gli stessi motivi solo in via estremamente eccezio- 
nale la numismatica repubblicana porge qualche raro dato 
relativo ad antichi culti gentilizi, non fa allusione a quelli 



' Allo stato attuale delle cognizioni reputo ozioso confutare le opinioni 
di coloro che ripetono la tesi del Mommsen il quale afteriuò che la mone- 
tazione romana avesse avuto principio con i decemviri. 



// succedersi di nuove geufi uelìa serie dei mug. v/outUtH 291 

vetustissimi di cui Varrone e Festo serbano memoria. Essa 
rappresenta invece con frequenza le maggiori divinità latine 
come Giove e Diana, fra le greche quelle che da lungo tempo 
avevano avuto accoglienza ufficiale, come Apollo, Mercurio, 
Ercole, i Dioscuri. Infine commemora nelle sue figurazioni 
culti riconosciuti posteriormente, come Venere Ericina, la 
Pietas, Esculapio, la Felicitas. 

Rispetto allo sviluppo delle genti romane abbiamo dati 
assai manchevoli, sopratutto per l' età più vetusta. 

Di patrici troviamo ricordo in modo intermittente tanto 
per i più antichi come per i recenti periodi. Il materiale 
numismatico non ci autorizza però a formulare leggi. Ove 
una legge potesse rintracciarsi varrebbe forse a dimo- 
strare che coloro che appartenevano alle grandi casate ed 
avevano maggior probabilità di conseguire le cariche curuli, 
non davano importanza speciale all' ufficio di sorvegliare la 
zecca e la regolarità dell' einissione della moneta. I plebei 
urbani o municipali si adoperano forse in maggior misura 
a conseguire una magistratura per sé stessa non molto 
cospicua, ma che per lo meno, a cominciare dal I secolo fini 
per servire di gradino per coloro che aspiravano a conse- 
guire in seguito le cariche curuli e ad entrare in Senato. 

La serie dei magistrati monetali romani porge docu- 
menti importanti per il nostro fine sopratutto a partire dalla 
fine del terzo o meglio dal principio del II secolo allorché si 
incominciò a segnarne più distesamente il nome. Tuttavia 
anche rispetto al II secolo, non siamo in grado di fissare una 
cronologia monetaria così esatta come la desidereremmo. Non 
possediamo infatti dati sufficienti intorno al modo ed al 
tempo in cui le emissioni monetarie avevano luogo. 

Nonostante queste ed altre difficoltà e lacune, l' esame 
complessivo dei magistrati monetali della repubblica vale a 



292 Appendice II 

completare osservazioni fatte in base ai Fasti consolari, so- 
pratutto per il secolo anteriore e per gli anni susseguenti 
alle leggi lulia e Plautia Papiria relative alla cittadinanza 
romana concessa ai federati Italici (90-89 a. C). 



* 
* 



Neir esaminare il materiale numismatico seguo le divi- 
sioni cronologiche del Conte de Salis accolte dal Grueber 
nella recente opera Coins of the roman repuhJik (London 
1910 tre voi.). Non già che io accetti senza altro tutte le 
divisioni e le assegnazioni singole rispetto all'anno od al 
luogo di emissione. Ma quest'opera, che porge talora date 
assai diverse da quelle raccolte dal Babelon, è frutto di os- 
servazioni posteriori a quelle del Cavedoni, del Borghesi, del 
Mommsen, che dal Babelon vennero riassunte nella sua assai 
pregevole descrizione delle monete repubblicane. Il Grueber 
ha sopratutto il merito di dare un preciso ed ordinato spo- 
glio dei ripostigli ; sicché riesce più agevole, che non lo 
sia nel Babelon, rendersi conto di una data determinazione 
di anno per ogni singolo nummo. 

Io penso si debba essere però molto cauti intorno alle 
identificazioni dei singoli monetali. Per questo lato, l'opera 
cosi diligente del Grueber, non rappresenta sempre un pro- 
gresso ed un rigoroso controllo su quella degli anteriori 
scrittori. In vari casi riproduce anche essa, senza discus- 
sione, le determinazioni che furono già proposte od accet- 
tate dagli illustri numismatici teste ricordati. 

Un esame spregiudicato dei dati degli antichi mostra che 
rispetto a talune identificazioni non si è tenuto conto suf- 
ficiente dell'esistenza di persone della stessa gens vissute 



Il succedersi di nuove genti nella serie dei /wy. monetali 293 

negli stessi anni od a poca distanza di tempo, aventi i me- 
desimi prenomi e nomi: Roma ha avuto contemporaneamen- 
te diversi Appi Claudi* e, per citare un altro esempio, per 
il 50 e successivamente per il 49 figurano nei fasti conso- 
lari due C. Claudi ]\Iarcelli, fra loro affatto distinti. 

Di già Asconio in Scaur. p. 23 KS. ad evitare errori no- 
tava: ne forte erretis et eundem hunc Cn. Dolahellam pu- 
tetis esse, in queia C. Caesaris oratlonea ìegitls, scire vos 
oportet duos eodem tempore fuisse et prenomine et cognomine 
Dolahellas. È appena necessario osservare che ciò deve es- 
sersi spesso ripetuto per molti altri gentiles di altre gentes. 

È sperabile che il futuro illustratore della numismatica 
di Roma repubblicana la purghi di affermazioni che assai 
spesso sono del tutto arbitrarie e che in base all'autorità 
di scrittori eminenti, come il Borghesi e Teodoro Mommsen, 
sono generalmente accolte senza controllo anche in opere di 
grande valore. 

A fare il riscontro delle molte e fallaci affermazioni di 
tal natura, che sono oggi ripetute come verità, non sono de- 
stinate le pagine seguenti. Non è infatti mia intenzione fare 
un'illustrazione dei singoli monetali romani, ma solo por- 
gere per mezzo dei loro nomi l' ulteriore dimostrazione che 
vi fu a Roma quel rinnovamento di stirpi di cui abbiamo di- 
scorso nella anteriore memoria relativa ai Fasti dei consoli. 



' Si peDsi ad es. ad Appio Claudio morto uel 82 ed a suo zio console 
nel 79 v. il materiale in PW. BE. Ili col. 2666 n. 13; 296 e. v. Claudius. 
Anche Asconio in Milon. p. 29 KS ricorda duo adultucentuli qui Appii Claudii 
ainbo appellabaniur . 



294 Appendice II 



* 
* 



Per il periodo che dalla metà del III secolo va al 173 
circa a. C. abbiamo una serie di nessi di cui la maggior 
parte è solvibile ed è riferibile a ben note genti : * 

1. C. Al. in nesso (Caius Allius?) Grueber I p. 34, Ba- 
belon I p. 508. Un P. Paetus probabilmente un Aelins Paetus 
compare verso il 150-125, Grueber I p. 120 cfr. in nesso Paet. 
fra il 196 ed il 173, Grueber I p. 84. 

2. C. Var. in nesso (Caius Varrò?) 240-229. L'ipotesi re- 
gistrata anche dal Grueber I p. 35 che sia da attribuire a 
Terenzio Varrone il vinto a Canne, non si basa, mi sembra, 
su argomenti molto validi. Il nesso è riferibile ad un Vaia- 
vo? È esclusa la soluzione Varus? 

Il monogramma Varo compare daccapo fra il 196 ed il 
173 Grueber I p. 68. 

Un Caius Terentius Lucanus appare invece fra il 172-151, 
Grueber I 103; ma non sappiamo a qual ramo dei Terentii 
appartenesse. 

' Non raccolgo il monetale di cui abbiamo il nome nel ntsso formato 
dalle lettere F. L. P. attribuito a diverse persone dai vari scrittori di cose 
niimismaticlie v. Grueber I p. 65. Così trascuro ad es. i seguenti nessi: 

MD che taluni attribuiscono ad un Buni)iiis Grueber I p. G9. 

Lh PL (in nesso) che si suol riferire ad Z. riaiiiius iJypaaeuii Gruiber 
I p. 70. 

Il denaro cou le lettere Tod attribuito ad un iuiagiuario Todillus, 
Grueber I p. 77. 

Il triente cou il nesso Sax. 

I vari nummi cou quello Bai (Balbus). 

Gli assi ed i semissi con il nesso Mal; sebbene sia probabile l'iden- 
tificazione con il nome dei Matieni, Grueber I p. 82. 

Gli assi ed i trienti con la sola lettera P. Grukber I p. 83, che non 
vedo perchè si attribuiscano ad uu Petronius. 



Il succedersi di uvove genti nella serie dei may. nìonetnìi 295 

Fra il 196 ed il 173 a. C. abbiamo nel Grueber i seguenti 
nummi. 

3. Val. (in nesso), Grueber I p. 69. 

L' ipotesi oggi prevalente sia da attribuire a L. Yalerius 
Flaccus, uno dei triumviri della colonia di Placentia e Cre- 
mona, non ha base sicura. 

C. Valerius Flaccus è ricordato in nummi del 150-125, 
Grueber I p. 120. 

4. Tamp. in nesso. 

Evidentemente uno dei Baebii Tampili, Grueber I p. 71. 
Un M. Baebius Tampilus compare in un denario del 150-125, 
Grueber ib. p. 132. 

5. Aur. in nesso. 

Si attribuisce ad un Aurelius, Grueber I p. 72. Un M. Aii- 
reliiis Cola appare in denarii fra il 150 ed il 125, Grueber 
I p. 129. 

6. Mae. in nesso. 

Attribuito ad un Maenius, Grueber I p. 77. Cfr. P. Maen. 
in nesso nello stesso periodo cronologico ib. I p. 83. Altri 
nessi di monete fra il 124 ed il 103 attribuite a personaggi 
dello stesso nomen, v. in Grueber I p. 145. 

7. V. Aliti', in nesso. Autronius, Grueber I p. 78. 

8. Opeim. in nesso, Grueber I p. 78. 

M. Opeimus ricompare fra il 99 ed il 95 Grueber I p. 173. 

9. Q. Me. in nesso, cbe si attribuisce ad un Metello, Grue- 
ber I p. 79. Il nesso Q. Mete si ritrova in denarii del 156-103, 
Grueber I p. 156. Quello A. f^e in assi fra il 172 ed il 151, 
Grueber p. 107. 

10. L. Coil. denariO; Grueber I p. 81. 

11. Cn. Calp. in nesso, Grueber I p. 81. 

Il Grueber 1. e. tenta identificare questo personaggio con 
il pretore del 178. 



296 Appendice II 

12. Cu. Do. Grueber I p. 83. 

I Domita compariscono più volte a partire dal periodo 
fra il 124 ed il 103, Grueber I p. 151. 

13. C. Sax. in nesso, Grueber I p. 84. 

A questa gente è stato pur riferito il triente dello stesso 
periodo con il nesso Sax. L'attribuzione di tali nummi a 
C. Clovius Saxula pretore nel 175 proposta dal nostro Bor- 
ghesi, o a suo figlio come si è pensato da altri, v. Grueber 
I p. 85, non ha base del tutto sicura. 



Ai magistrati monetali fra il 196 ed il 173 vengano ag- 
giunti quelli della monetazione romana, la quale (se a ra- 
gione o a torto non voglio qui discutere), si giudica dal 
Grueber coniata nelle zecche della Penisola. 

14. Fur. in nesso, Grueber II p. 230. 

15. Taln., Grueber II p. 232. 
Appartenente agli luventii Talna di Tuscolo. 

16. Mat. in nesso, Grueber II p. 236. 
Si suole attribuire ai Matieni. 



Alla serie dei nummi fra il 196-173 il Grueber aggiunge 
anche l' asse con la leggenda M. Titini, Grueber I p. 85. 

Questo è il primo nummo in cui appare per disteso il 
nome del monetale. Manca, per quanto vedo, una ragione 
assoluta per attribuirlo piuttosto ad un anno che ad un altro 
di quella serie fissata con criteri che hanno un valore solo 
relativo. 

Preferisco quindi unirlo alla serie t^eguente che, stando 
alla classicazione del Conte de Salis accolta dal Grueber, 
comprende le monete ed i monetali dal 172 al 151. 



Il succedersi di nuove genti nella serie dei mag. monetali 297 
In questa serie pertanto abbiamo : 

1. M. TUini, Grueber I p. 86. ^ 

2. a Inni a f. Grueber I p. 89. 

3. S. Afra, verso 172-351, Grueber I p. 91. 

4. M. Atili Saran. fra 172-151, Grueber I p. 92. 

5. Q. Marc. Libo fra 172-151, Grueber I p. 94. 

6. L. Semp{ronius) Pitto e. s. Grueber p. 95. 

7. L. Iti e. s. Grueber I p. 97. 

8. L. Mamilio, Grueber I p. 97. 

Monetari attribuiti fra il 172 ed il 151 di cui per il 
periodo anteriore non è apparso il nomen. 

9. C. Scr{ihonius), Grueber I p. 102. 

10. Nat. Grueber I p. 101. 

Appartiene con certezza ad un Pinarius Natta patrizio. 

11. C. Tal. Grueber I p. 102. 

È un luventius Talna; gente di Tuscolo. 
Le varie identificazioni registrate da Grueber ib. p. 2 
sono incerte. 

12. C. Ter{entius) Luc{anus\ Grueber I p. 103. 

13. P. Blas{io), Grueber I p. 104. 

Si tratta di un Cornelius Biasio. Ma l' identificazione di 
questo personaggio è tutt' altro che sicura. 

14. Ta ovvero At, a seconda del modo che si tiene nello 

sciogliere il monogramma quindi Atilius ovvero Tatius 
Grueber I p. 105. 

' Codesto M. Tiiinins è stato ideiitificnto dal Monimsen con il tribuno 
omonimo del 193, pretor« nel 178. Ma a t;ilc identificazione si opporrebbe la 
data che dal Conte de .S;ili8 è assegnata al nnmmo in parola. Esso sarebbe 
di qualche anno posteriore, Grueber 1. e. 



298 Appendi re II 

15. Turd. (Turdus), Grueber I p. 105. 

A quanto sembra, un membro dei Patirli Tur di che, 
come è noto, erano plebei. 

16. Cina, Grueber I p. 106. 

Anche i Cornelii Cinnae erano plebei, 

17. Murena, Grueber I p. 107. 

Murena è il cognome di un ramo elei Licinii, che traeva 
le origini da Lanuvium. 

18. C. Sae., Grueber I p. 107. 

Nessun gentilicio si presta ad essere identificato con 
questo nesso ad eccezione di quello della gente Sae- 
nia, alla quale, infatti, è generalmente attribuito. 

19. Q. Mari, Grueber I p. 108. 

Non si tratta di un antenato del celebre Mario nato di 
genitori poveri. È ovvio invece il pensiero che sia 
un parente di quel C. Marius C. F. Capito, che nel 
82 segnò i denari in cui è rappresentato un colono 
nell'atto di arare, Grueber I p. 353. 

20. S. Furi in nesso, Grueber I p. 109. 

21. P. Sula, Grueber I p. HO. 
Un Cornelio patricio 

22. L. Sauf., Grueber I p. III. 

I Saufei, come è stato più volte notato, sono già ricor- 
dati nelle epigrafi prenestine, cfr. Babelon II p. 420. 

23. Flavus, Grueber I p. 113. 

Lo si attribuisce generalmente alla gente Decimia perchè 
nel 209 e nel 184 si fa menzione di un pretore e di 
un questore Decimius Flavus. D' altra parte codesto 
cognome è tutt' altro che raro, perchè si debba accet- 
tare senz'altro questa identificazione. 

24. L. Cup., Grueber I p. 113. 

Nummi che si sogliono riferire alla gente Cupiennia. 

25. C. Antesti, Grueber I p. 114. 



Il succedersi di uìiove yenti nella serie dei vickj. vtoneiali 299 

Tra i nummi attribuiti dal Conte de Salis e dal Grue- 
ber alle zecche d'Italia si notano perii 172-151 i seguenti 
magistrati monetali. 

26. C. Maiani in nesso, Grueber II p. 243. 
Fra il 150 ed il 125. 

27. C. Reni, Grueber I p. 121. 

Dalle figurazioni relative al culto della dea Inno Capro- 
tina appare che i Renii erano di origine Lanuvina. 

28. C. Cur. Trige, Grueber I p. 122. 

È discutibile se si tratti di un patricio ovvero di un 
plebeo che si faceva derivare da questa antichissima 
gente. 

29. L. luli, Grueber I p. 124. 

30. L. Atili Noni., Grueber I p. 124. 

Abbiamo già notati gli Atilii, ma il cognome Nomen- 
tanus accenna forse ad un altro ramo dello stesso 
nomen. 

31. A. Spuri, Grueber I p. 127. 

32. Cri. Gel, Grueber I p. 129. 

33. M. Auf. Bus., Grueber p. 130, Babelon I p. 233. 

Si attribuisce questo denaro ad un Aufidius. E perchè 
escludere un Aufeius? 

34. Sex. Poni. Fostlus, Grueber I p. 131. 

Il denaro di Fostlus si suole attribuire alla gens Pom- 
peia. Io ho più volte notato che è da assegnare invece 
alla gens Pomponia, la quale era urbana e si connet- 
teva con l'età regia, mentre i Pompei sono più re- 
centi e di origine municipale. 

35. Cn. Lucr. Trio, Grueber I p. 132. 

36. C. Aug., Grueber I p. 135. 

Appartiene ad un Minucius Augurinus. I Minucii Augu- 



300 Appendice II 

riui plebei ricompaiono poclii anni dopo, Grueber ib. 
p. 139, 148. 

37. L. Trebani, Grueber I -p. 136. 

Fra i monetari che, accettando la classificazione del Grue- 
ber, avrebbero coniato monete nelle zecche d' Italia notiamo 
fra il 150 ed il 125 : 

38. C. Ali. Raf. in nesso, Grueber II p. 246. 

La soluzione del nesso in Aurelius E-ufus non è del 
tutto sicura. 

39. Carh.y Grueber H p. 247. 

I Papirii Carhones erano plebei. 

40. C. Pinti, Grueber U p. 248. 

Che sia da riferire alla gens Pìautia non è sicuro. 

41. il/. Fani C. f., Grueber II p. 261. 

L' afifermazione che codesto Fannio sia il figlio del tri- 
buno della plebe del 187 è una delle tante che in- 
gombrano taluni fra i nostri migliori trattati di nu- 
mismatica. È meglio confessare la nostra ignoranza. 

Magistrati monetali che compaiono la prima volta fra 
il 124 ed il 103. 

42. C. Namitori, Grueber I p. 141. 

43. M. Fahrini, Grueber I p. 144. 

44. M. Aburi M. f. Gem., Grueber I p. 146. 

45. M. Acili{us) Balbus, Grueber I p. 160. 

46. M. Porc. Laeca, Grueber I p. 161. 

47. C. Cassi, Grueber I p. 163. 

48. C. Cavip., Grueber I p. 154. 

Si suole interpretare Camjpanianus. Nulla esclude però 
il nome Campanius. 



Il succedersi di nuoce genti nella serie dei mag. monetali 301 

49. T. Q., Grueber I p. 154. 

Lo si suole attribuire (non so con quanta ragione) a T. 
Quinctius Flamininus console nel 123. 

Nelle zecche che, a ragione od a torto, si assegnano a 
regioni d'Italia fra i magistrati che segnarono monete fra 
il 124 ed il 103 rileviamo: 

50. M. Calid., Grueber II p. 255. 

51. Gn. Folli., Grueber ib. 

Gn. Fulviics e M. Calidius appaiono colleghi di Q. Metellus. 

62. a F. 

53. L. R. 

54. Q. M. 

Tre monetari ricordati unitamente, Grueber II p. 25R. 
Le soluzioni C. Fahius, L. Roscius, Q. Marcius sono 
possibili ma non certe. 

55. Q. Curi., 

M. Sila in nesso, Grueber II p. 257 cfr. p. 259. 
Fra il 102 ed il 92. 

56. M. Varg., Grueber p. 163. 

Un L. Vargunteius è ricordato da Sallustio come com- 
plice di Catilina. Cat. 17; 28; 47. 

57. C. Egnahdei C. /., Grueber I p. 164. 

58. Caepio, Grueber I p. 170. 

È un Servilius Caepio patricio. 

59. L. Post. Alb., Grueber I p. 171. 

È degno di nota il tardo comparire di un monetale di 
cosi vetusta gente patricia. Lo stesso vale per i Fahii 
che appariscono anche essi in questo periodo. 

60. Q. Max., Grueber I p. 178. 

Pare si tratti di un Fabius Maximus patricio. Un iV. Fabi 
Pictor V. poco dopo, Grueber I p. 181. 



302 ApìHììdke II 

61. L. Porci Liei, Grueher I p. 185. 

Ignoriamo quale rapporto di parentela passasse fra que- 
sto L. Porcius Licinus i Porcii Laeca ed i Cafones. 

62. L. Cosco M. f., Grueber I p. 185. 

63. C. Malie C. f., Grueber I p. 186. 

Appartiene ad un Poblicius Malleolus. Codesta stirpe 
plebea ricompare in .seguito, Grueber I p. 365 II 364. 

Fra i nummi che (stando a teoria cbe non intendiamo 
qui discutere) sarebbero stati emessi dalle zecche romane 
in Italia durante il periodo 102-92 notiamo : 

64. M. Tulli, Grueber II p. 266. 

Il Gavedoni sospettò che fosse da riferire al sillauo 
TuUius Decula, che fu console nel 81. La classifica- 
zione del conte De Salis, come fa osservare il Grue- 
ber I e. n. 1 coincide piuttosto con quella del Ga- 
vedoni che con 1" altra del Mommsen, il quale attri- 
buiva il denario al 134 circa. 

65. A. Manli Q. f. Serg., Grueber II p. 268. 

È discutibile se qui si abbia una persona della gente 
Patricia dei Manlii oppure un plebeo inscritto alla 
tribù Sergia come quello che è ricordato in un num- 
mo di Segobriga, ove si legge T. Manlius T. f. Sergia 
cfr, Grotefend apud Grueber II p. 268 n. 1.' 

66. M. Sergi Silus, Grueber II p. 269, Babelon II p. 442. 
Su costui V. il materiale raccolto in Sobeck Quaestoren 

p. 24. 

67. 31. Cipi M. f., Grueber II p. 271. 

68. P. Nerva, Grueber II p. 274. 

' Segobriga, del resto, appaiteueva alla tribù Galcriu (v. Kubitschkk 
linpirìvm Itnmanum ìrihulim dei^rrìplum (Viiidoboiiuo 1889) p. 199. 



Il succedersi di nuove genti nella serie dei mcuj. lUoneUli 30B 

È un Licinins Nerva. La rappresentazione della moneta 

che ricorda la ìex taheUarìa mostra rapporti, come è 

siato molto volte notato, con il ramo più noto della 

stirpe dei Licìnii Crassi. 

61). T, Deidi, Grueber II p. 276. Babelon I p. 455. 

Il Grueber rileva che non vi sono prove per identificarlo 
con T. Didius tribuno della plebe nel 103. A noi basti 
rilevare il carattere non urbano di questa stirpe v. 
s. p. 167; 17-1. 

70. Flamini. Odo, Grueber II p. 278. 

71. Ti. Vef. jB., Grueber II p. 281. 

Grueber lo attribuisce ad un Ti. Veturius Barnes senza 
però argomenti sicuri. Cfr. Ti. Vet. in nesso del qua- 
drans, Babelon II p. 535. 

Perche Veturius e ad es. non Vettius? 

72. Ti. Q., Grueber II p. 288. 

La soluzione Ti. Quinctius non è del tutto certa. 

73. L. Caesi, Grueber II p. 290.^ 

74. Q. Lufafi Cerco, Grueber II p. 297. 

75. M. Aquil, Grueber II p. 300. 
Fra il 91 e 1' 89. 

76. M. Fontei^ Grueber I p. 192. 
I Fonteii erano di Tuscolo. 

77. M. Herenni, Grueber I p. 195. 

Sull'origine non romana di questa gente v. s. p. 185. 

78. C. PuLCHER e poco dopo ed in seguito AP. CL., Grueber 

Ip. 198sg. 
Si noti la tarda comparsa dei patricii Appi Claudi. 

. Ai monetali di questo periodo dovrebbero essere aggiunti iCa«8Ì«« 
Cae.il e C. AUU. Baia Gk.kbb. I p. 236 sgg ; 238 M^ nonc..aro 
«e siano o no persone appartenenti respettivamente alle ben note genti 
plebee già nominate dei Cassìi e degli Aeìn. 



304 Appendice II 

79. Ap. CL. T. Mal. Q. Ur., Grueber I p. 199. 

Appius Claudius e T. Mallius segnano tali monete nella 
qualità di questori urbani. Si pensò dal Mommsen 
Roem. Muenzwesen p. 561 n. 301, e si ripete dai più 
recenti, Sobeck Die quaestoren der roem. Republik 
p. 29, che codesto Appio Claudio fu questore prima 
dell' 89 e in tal modo si troverebbe la data anche 
per il suo ignoto collega. 

80. C. SuLPici C. F., Grueber I p. 202. 

I patrici Sulpicii Galba ricompaiono verso il 3 a. C. Grue- 
ber II p. 113. 

81. L. Memmi Gal., Grueber I p. 204. 

82. a Coti Cald., Grueber I p. 212. 

È il noto Tiomo novus, die conseguì il consolato nel 94 
a. 0. 

83. L. Saturn., Grueber I p. 216, Babelon I p. 208 sg. 
È un personaggio della gens Appuleia. 

84. P. SaUni, Grueber I p. 221. 

I quinari di Sabino si sogliono attribuire alla gens Vet- 

tia. Non vi sono però argomenti perentori per esclu- 
dere un' altra stirpe. 

85. M. Lucili Ruf., Grueber I p. 224. 

86. L. Thorius Balbus, Grueber I p. 225. 

II culto di Inno Lanuvina indicato nelle monete di que- 

sto magistrato ne indica l'origine. 

87. L. Sentii C. f., Grueber I p. 227. 

88. P. Servili M. F. Rulli, Grueber I p. 230. 
I Servilii Rulli erano plebei. 

89. C. Fundani, Grueber I p. 231. 

Gente di Fundi che raggiunse il consolato sino dal 243. 



lì succedersi di nnooe (jenti nella strie dei m<uj. monetali 305 



Raggruppando il materiale lin qui indicato abbiamo i 

seguenti gruppi: 

Fra i patrici si notano di quando in quando le genti 



seguenti : 

1. Vàlerii 

2. PlNARU 

3. FuEii 

4. CORNEI-II 

5. lULII 



tì. QUINCTII 

7. Servilii 

8. POSTUMII 

y. Fabii 



10. Manlii 

11. Sergii 

12. Claudii 

13. SuLPicii 



a cui si può aggiungere, ove realmente bÌ tratti di un pa- 
tricio, Curiatius Trigeminus. 

Se si confronta l'elenco dei fasti consolari dal 172 al 
89 con quello dei magistrati monetali dal 196 sino allo 
stesso anno 89 veniamo ad un risultato presso a poco iden- 
tico. Il primo ci dà 12 genti patricie il secondo 13. Figu- 
rano nel primo gli Aemilii, che mancano al secondo. Nel 
secondo sono in più i Pinarii ed i Sergii, che non si tro- 
vano nel primo. 

Riunendo i monetali appartenenti alle stirpi della no- 
biltà plebea e precisamente a quelle che avevano raggiunto 
il consolato prima delle leggi lulia e Plautia-Papiria conce- 
denti la cittadinanza a tutti i federati Italici abbiamo l'e- 
lenco seguente: 

5. Maenii 

6. Opimii 

7. Caecilii 

8. Calpurnii 



1. Aelii 

2. Terentii 

3. Baébii 

4. Aurelìi 

J»Aji Bietrehe tulla ttoria « «ni diì-Uto puì>ì)lico di Koina II 



9. Domita 

10. Titinii 

11. lunii 

12. AtilH 



20 



306 

13. Marcii 

14. Sempronii 

15. Mamilii 

16. Scribonii 

17. Inventa 

18. Papirii (Carbones 

e Cinnae) 

19. Antestii 



Appendice II 

20. Curtii 

21. Pomponiì 

22. Minucii 

23. Fannii 

24. Acilii 

25. Porcii 

26. Cassii 

27. ii^MZfii 



28. Po&Zzm 

29. Z)«(?ms 

30. Flaminius 

31. Lutatius 

32. Aquila 

33. Herennii 

34. 6'oeZ«' 



Figurano poi le stirpi seguenti che conseguirono il con- 
solato solo dopo l'89: 

1. Afranii (A. Afranius cos. nel 60) 

2. Autronii (P. Autronius cos. nel 65) 

3. Apuleii (Apuleii Saturnini cos. dal 29j 

4. TulUi (M. Tullius Decula cos. nell' 81) 

5. Memmii (C. Memmius cos. nel 34) 

6. Sentii (Sentii cos. dal 19) 

7. GelUi (L. Gellii cos. dal 72) 

8. Aufidii (Gn. Aufidius cos. nel 71) 

9. Saenii (L. Saenius cos. suf. nel 30) 
10. Fonteii (C. Fonteius cos. suf. nel 33). 



E finalmente abbiamo le seguenti stirpi che non rag- 
giunsero mai le su])reme dignità curii! i : 



1. Ita 

2. Egnatuleii 

3. Cosconii 

4. Maianii 

5. Saufeii 

6. Cup{iennii] 



7. Spuri{lii) 

8. Trebanii 

9. Fabrinii 

10. Aburii 

1 1 . Caesii 

12. Thorii 



13. i?e«ù' 

14. Calidii 
lo. 6'«2?M 

16. Varguntei 

17. Numitorii 



Il succedersi di nuove genti nella serie dei mag. monetali 307 

Raggruppando tutti questi nomi abbiamo la conferma 
dell'infiltrazione di Italici a Roma prima ancora della guerra 
Sociale. Accanto al più vetusto elemento latino rappresen- 
tato dai Fulvii, dai Porcii, a cui si aggiunsero poi gli lu- 
ventii, i Fonteii ed altre numerose stirpi che non abbiamo 
più modo di precisare, accanto ai Renii ed ai Thorii di 
Lanuvio troviamo gli Herennii, i Didii, i Gellii, ai quali 
vanno aggiunti gli Aufìdii, i Maianii, che, come indicano i 
loro nomi, non erano certo di origine urbana. 

Non tutte codeste stirpi riuscirono a coprire le alte ma- 
gistrature curuli, è vero, ma i nomi sopra riferiti ai quali 
vanno con tutta probabilità aggiunti varii altri come quello 
dei Saenii, dei Caesii, giustificano le apprensioni dei Romani 
preoccupati di tale infiltrazione di elementi forestieri i quali 
riuscivano talora a raggiungere persino il consolato ed a 
trionfare; ciò che avvenne ad es. per Didio (93 a. C.) e per 
Perperna (132 a. C). 

Indice di cotesto preoccupazioni sono il processo contro il 
padre del console Perperna, al quale non fu riconosciuto il 
diritto di considerarsi cittadino romano,^ la legge Licinia 
Muoia del 95, con cui si inquiriva appunto contro coloro 
che abusivamente avevano assunto la cittadinanza romana. 
Questa legge, come è noto, fu tra le cause primarie che con- 
dussero allo scoppio della guerra Sociale.' 

Di tali preoccupazioni abbiamo infine un'ulteriore prova 
nella legge Papia del 65 la quale continuò codeste indagi- 

' V. 8. p. 245. 

' V. ad es. Ascox. in Corn. p. 60 KS : nam citm summa cupiditate civi- 
tatif Romanae Italici popuU tencrcniur, et oh id magna eorum prò civihus Ro- 
mtmis se gererent, necessaria lex vina est, ut in $uae quisque civitatis ius redi- 
geretur. Verum ea lege ita alienati animi sunt principnm Italicorum populo- 
rum, ut ea vel maxima causa belli Italici, quod post triennium exortum 
est, fuerit. 



308 Appendice II 

ni, sebbene fosse già passato un quarto di secolo dall' ap- 
provazione delle leggi lulia e Plautia Papiria per cui gli 
Italici tutti avevano acquistato, volendolo, il diritto di 
cittadinanza romana.* 

Una prova evidente della resistenza dei Romani di Roma 
di fronte a codesta invasione dell' elemento italico, che 
prendeva dimora nella Città, che aspirava a prendere parie 
al governo della pubblica cosa, è fornita dal fatto che il pa- 
triciato scarsamente rappresentato fra i monetali, per lo 
meno dal principio del II secolo sino ai tempi di Mario, 
comincia ad affermarsi negli anni che dal 102 circa giunge 
sino al 90. 

Tal fenomeno è dimostrato dal seguente elenco : 

1. L. Post. Alb. verso il 99-95, G-rueber I p. 171. 

2. Sex. Iuli, Caesar verso il 94, Grueber I p. 174. 

3. Max (un Fabio Massimo) e. s., Grueber I p. 178. 

4. N. Fab. Pictor verso il 93, Grueber I p. 181. 

6. C. PuLCHER ed Ap. Cl. verso il 91, Grueber I p. 188 sg. 

6. SuLPici. C. f. verso il 91, Grueber I p, 202. 

7. L. Scip. AsiAG. verso il 91, Grueber I p. 206. 

8. L. luLi. L. f. Caesar verso il 90, Grueber I p. 209. 

9. C. Fabi. C. f. verso il 90, Grueber I p. 223. 

10. C. Lent. Marc. f. (in nesso) verso 1' 89, Grueber I p. 233. 

A questi nomi sarebbe da aggiungere quello dei seguenti 
magistrati che stando alle teorie accolte dal Grueber avreb- 
bero segnati nummi emessi in via straordinaria per ragioni 
militari : 



' Cic. de off. Ili 11, 47; prò Archia 5. 10: pio Ballo 23, 52. Altro 
materiale in Rotondi op. cit. p. 376. 



Il succedersi di nuove ijenti nella serie dei mag. monetali 309 

1. Cn. Cornel. L. f. SisENA verso il 102-100, Grueber II p. 267. 

2. A. Manli Q. f. Serg. verso il 99-94, Grueber II p. 269. 

3. M. Serg. Silus c. s. 

4. L. ToRQUA, (uu ^Ianlius) c. s. Grueber II p. 270. 

5. Cetegus (ossia un Cornelius) c. s. p. 271. 

6. L. Valeri. Flacci verso il 90, Grueber II p. 300. 

7. A. Albinus S. f. verso r89 (ossia un Postumius), Grueber 

II p. 309. 

Codesta maggiore partecipazione dell'elemento patricio 
(di cui del resto si trova continuo ricordo per gli anni suc- 
cessivi) ^ a partire dal 102 circa, lascia adito, mi sembra, al 
sospetto cbe verso codesto anno e non solo nel 94 o nel 92, 
come starebbero ad indicare altri dati numismatici ed epi- 
2:rafici,* si fosse incominciato a considerare l' ufficio di 
triumviro monetale come magistratura minore di carattere 
stabile, che valesse di scalino per raggiungere poi le cari- 
che curuli. 



' Per gli anni successivi abbiamo i seguenti monetali patricii: Cn. Len- 
tulus verso 1' 86 Gkueber I p. 309; Julius Bursio verso l'85 Grueber I 
p. 325; A. Postumius Albinus verso 1' 82 Grueber I p. 351; Ti. Claudins 
verso r 80 Grueber I p. 381; C. Postumius verso il 77 Grueber I p. 395; 
P^ Lentnlus verso il 74 Grueber I p. 406; Lepidns verso il 71 Grueber 
I p. 418; Torquatus verso il 69 Grueber I p. 433; Lepidns verso il 65 
Grueber I p. 447; Faustua figlio di Siila verso il 62 Grueber I p. 471; 
M. Aemilius Scaurus verso il 58 Grueber I p. 483; Ser. Sulpicius verso il 54 
Grueber I p. 488; Faustus verso il 54 Grueber I p. 489; Messala verso 
il 53 Grueber I p. 493. 

' La data del 92, come prima apparizione del triumvirato monetario 
divenuto magistratura minore fissa, ossia parte del vigintiseivirato, è rica- 
vata dal MoMMSEN Roem. Staatsrecht II' p. 601 dal titolo di C. Pulcher, 
console nel 92 a. C, CIL. I p. 279. 

L' indicazione del 94 ricava alla sua volta il Grueber I p. LXV dalle 
monete segnate da M. Cccilio Metello Q. Fabio M. Massimo e C. Servilio, 
che, sebbene non indicbino la loro qualità di triumviri, nondimeno emettono 
nummi di fabbricazione identica, aventi le medesime peculiarità stilistiche. 



310 Appendice II 



* 
* * 



Il materiale finora indicato mostra all'evidenza come, a 
partire dalla fine del III secolo, la cittadinanza romana si 
sia man mano modificata ed accresciuta grazie alla pene- 
trazione di nuovi elementi giunti da regioni più o man vi- 
cine. Codesto fenomeno si afferma in misura assai maggiore 
negli anni successivi alla guerra Sociale. 

A partire dal 88 a. C. ci imbattiamo infatti nei nuovi 
nomi seguenti : 

1. Q. Titi verso PS? a. C, Grueber I p. 286. 

2. C. Vibiics G.f. Pausa verso VH7, Grueber I p. 289. 

3. L. Tituri L. f. Sahin verso 1' 87, Grueber I p. 297. 

4. L. Rubri Dossen. verso r86, Grueber I p, 311. 

5. L. Crit. 

6. M. Fan. L. Critonio appare con M. Fannio negli stessi 
denari come aedile della plebe verso l'86. Grueber I 
p. 314. 

7. Garg. 

8. Ocul 

9. Verg. 

1 tre ultimi nomi sono uniti sugli stessi . denari coniati 
verso r 84 a. C. Grueber I p. 333. 

E notevole il riapparire del nome degli Ogulnii che 
avevano dato un console nel 269 (dittatore nel 257). Ma 
non abbiamo la certezza che si tratti della stessa stirpe o 
di altro ramo omonimo. 

Certo nulla di comune hanno con i Verginii monetali 
i Verginii patricii che compaiono nei Fasti sino dal 602 e 
che spariscono dal 373 a. C. 



H succedersi di nuove genti velia seyie dei innfj. monetali 311 

10. P. Crepusi verso 1' 83. 

11. Crepusìus è talora ricordato accanto a L. Censorinus 
(Marcius) ed a C. {Mamilius) Limetanus faraiglia Tuscu- 
lana, come niostrano anche le monete con la raffigura- 
zione di Ulisse, Grueber I p. 336 sgg. 

12. Q. Anto(nius) Balhius) verso r82, Grueber I p. 345. 

13. C. Norhanus verso r82, Grueber I p. 347. 

14. C. Mari{us) C. f. Capit{o) verso r82, Grueber I p. 353. 
Mancano ragioni per affermare, come è stato fatto, che 

codesto Mario sia Mario luniore console neir82 che si uc- 
cise a Preneste (v. Babelon II p. 202). La rappresentazione 
dell' aratro fa d' altra parte pensare che il magistrato mone- 
tale appartenesse come Mario a famiglia di contadini abi- 
tuati a lavorare la terra (v. s. p. 211). 

15. C. Nae{vìus) Balb{us) verso FSl, Grueber I p. 366. 

16. L. Papius verso l'SO, Grueber I p. 370. 

17. L. Voi. L. f. Straho verso il 79, Grueber I p. 385. 

18. M. Voltei M. f. verso il 78, Grueber I p. 388. 

19. L. Pì'ociliitis) f. verso r80, Grueber I p. 386. 

20. P. Satrienus verso il 77, Grueber I p. 392. 

21. L. Rutili{us) Flaciiis) verso il 77, Grueber I p. 395. 

22. L. Rusti{us), Grueber I p. 398. 

23. C. Egnatius Cn. f, Maxumus verso il 75, Grueber I p. 399. 

24. L. Farsulei{us) Mensor verso il 75, Grueber I p. 402. 

25. L. Cossuti{us) C. f. Sabula, Grueber I p. 405. 

26. Q. Creperei{us) Rocus verso il 73, Grueber I p. 408. 

27. L. Axius L. f. Naso verso il 73, Grueber I p. 409. 

28. Kaleni Cordi, Grueber I p. 415. 

I denari di Kalenus hanno anche la leggenda Cordi.^ 

' Lascio indiscussa la questione se tale leggenda sia da riferirsi alla 
gens Cordia di Tusculo o se invece ci sia un cognome dei Mncii Cordi. È 



312 Appetì di ce II 

29. T. Vetthis Sabinns verso il 72, Grueber I p. 417. 

30. C. Hosidi{us) C.f. Geta verso il 71, Grueber I p. 420. 

31. L. Rosei Fabati verso il 70, Grueber I p. 422. 

32. Sufenas verso il 62, Grueber I p. 470. 
È un Nonius Sufenas. 

33. C. Considi Noniani verso il G2, Grueber I p. 473. 

34. Cn. Plancìiis verso il 54, Grueber I p. 491. 

35. L. Vinicl{us) verso il 53, Grueber I p. 492. 

Dallo scoppio della guerra civile fra Cesare e Pompeio 
sino all'età del reggimento augusteo abbiamo fra gli altri 
i nuovi seguenti monetali : 

1. Q. Sicinius verso il 49, Grueber I p. 503. 

2. Neri{us) verso il 49, Grueber I p. 504. 

3. C. Vibiiis C. f. C. n. Pansa, Grueber I p. 509. 

4. Hostilius Saserna verso il 48, Grueber I p. 512. 

5. L. Plautius Plancus verso il 47, Grueber I p. 516. 

6. Palicanus verso il 47, Grueber I p. 517. 
E un Lollius Palicanus. 

7. G. Antius G. f. Restio verso il 46, Grueber I p. 521. 

8. M. Gordius Fufus verso il 46, Grueber I p. 523. 

9. A. Hirtius verso il 46, Grueber I p. 525. 

10. T. Garisius verso il 45, Grueber I p. 527. 

11. L. Piane, verso il 45, Grueber I p. 537. 

12. Q. Oppius verso il 44, Grueber I p. 541. 

13. G. Giovi, verso il 45, Grueber I p. 539. 

14. M. Mettius verso il 44, Grueber I p. 542. 

15. P. Sepullius Macer verso il 44, Grueber I p. 547. 



appena necessario ricordare che è fenomeno comune nella numismatica ro- 
mana di questo tempo die per alcuni dei monetali insieme nominati si 
indichi il nomen, per altri invece il cognomen. 



Il succederai di nuove jeati nella serie dei viaij. ìuoìietali 313 

16. L. Cestius verso il 44, Grueber 1 p. 562. 

17. L. Servius liufus verso il 42, G-rueber I p. 566. 

18. M. Arrius Secnndus verso il 41, Grueber I p. 568. 

19. P. Accoleius Lariscolus verso il 41, Grueber I p. 569. 

20. C. N'umoìiius Vaia verso il 40, Grueber I p. 571. 

21. L. Mussidius T. f. Longtis verso il 39, Grueber I p. 573. 

22. L. Livìneius Regulus verso il 39, Grueber I p. 578. 

23. C. Vibius Yanis verso il 38, Grueber I p. 587. 

24. Q. Voconius VituJus verso il 37.* 

Sono tutti homines novi. Il fenomeno si rafforza sempre 
nel seguito come mostrano i nomi dei monetali che dopo 
r intermittenza successiva al 36 a. C. ricompaiono nell' età 
augustea. 

Dopo il 17 a. C. stando ai computi cronologici del conte 
De Salis accettato dal Grueber ovvero dal 22 circa a. C. 
secondo il sistema del "Willers ^ abbiamo infatti i seguenti 
nuovi magistrati monetali: 

1. L. Vinicius L. f. verso il 16, Grueber II p. 49; Willers 
p. 156. 

2. L. Mescinius Rufus verso il 16, Grueber II p. 51; Wil- 
lers p. 156. 

3. C. Asinius Gallus verso il 15, Grueber II p. 67; verso 
il 22-21 Willers p. 132. 



' Salto i denari di Petiìius Copitolinus (verso il 40 a. C. Grueber I 
p. 571), dacché, sebbene nella numismatica appaiano solo ora per la prima 
volta, 1 Petillii sono una vecchia stirpe romana. Q. Petillius Spurinus fu 
console sino dal 176 (pretore nel 181) e si hanno fra essi tribuni della 
plebe sino dal 187. 

* H. Willers Geschichie der roem. Kupfeì-praegnng (Leipzig 1909) p. 
129 sgg. 



314 Appendice II 

4. C. Gaìlius C. f. Lupercus verso il 15, Grueber II p. 59; 
verso il 22-21 Willers p. 132. 

5. P. Petronius Tiu'pilianus verso il 14, Grueber II p. 60; 
verso il 19 "Willers p. 156. 

6. M. Durmius verso il 14, Grueber II p. 71 : verso il 19 
Willers p. 156. 

7. Taurus (Statilius) verso il 13, Grueber II 75; verso l'il 
o 12 Willers p. 132. 

8. Q. Rustius verso il 12, Grueber II p. 76 ; verso il 18 
Willers p. 156. 

9. M. Sanquinius Q. f. verso il 12, Grueber II p. ; verso 
il 15 Willers p. 132. 

10. Silius verso il 9, Grueber II p. 88; verso il 12 o 11 
Willers p. 132. 

11. Annius verso il 9, Grueber II p. 88; verso il 12 o 11 
Willers p. 132. 

12. L. Caninius Gaìlus verso il 6, Grueber II p. 103; verso 
il 18 Willers p. 156. 

13. M. Maecilius TuUus verso il 5, Grueber II p. 105; verso 
r8 Willers p. 133. 

14. M. Salvius Otho verso il 5, Grueber II p. 106 ; verso 
r8 Willers p. 133. 

15. P. Lurius Agrippa verso il 5, Grueber II p. 109 ; verso 
l'8 Willers p. 133. 

16. P. Betilienus Bassus verso il 4, Grueber II p. 110; verso 
il 7 AVillers p. 133. 

17. C. Bubellius Blandus verso il 4, Grueber II p. Ili;* 
verso il 7 Willers p. 134. 

18. L. Valerius Catullus verso il 4, Grueber II p. Ili; verso 
il 133 Willers p. 133. 

' Un Rul>elliu8 Blandus ò ricordato come storico da Serv. ad Georg. 
I 103 = Peter BM. Rom. fr. p. 377. 



Il succedersi di nuove genti nella serie dei mag. monetali 315 

19. Apronius verso il 3 a. C. Grueber II p. Ili; verso il 9 
Willers p. 133. 

20. Gallus (Sulpicìus) nelle stesse monete del 3 a. C. Grue- 
ber II p. 112; verso il 9 Willers p. 133. 

Se si considerano nel loro complesso i nomi dei mo- 
netali dell' età augustea si scorge che accanto alla grande 
maggioranza degli homines novi teste enumerati ve ne sono 
soltanto quattro patricii e sei appartenenti alla nobiltà 
plebea od anche a famiglie note dopo i tempi di Mario e 
di Cesare.^ 

L'elenco dei monetali di Augusto rivela il ben noto fe- 
nomeno che per il nuovo stato di cose che si proponeva 
inaugurare egli cercò valersi tanto dei ruderi dell' an- 
tico patriciato e della nobiltà plebea (che spesso inscrisse 
nel patriciato) quanto degli uomini nuovi in cui assai di 
frequente, a partire dallo stesso Agrippa, trovò i più validi 
sostegni della sua potenza. Del resto lo stesso Ottaviano, 
sebbene adottato nella gens lulia, era per il primo un par- 
venu. 

In breve dall' assieme emerge che gli homines novi era- 
no ormai l'elemento preponderante; i dati numismatici con- 
fermano i testi ed i Fasti consolari, che abbiamo sopra 
fatti oggetto di esame. 

L' Urhs, il Latium Vetus, la Sabina continuarono a dare 
nuove energie. A parte le varie stirpi, che paiono di origine 

' Neil' età angnstea compaiono ad esempio i patrici Volusus Valerius 
Messalla, Coruelius Cossue, Cornelius Lentulus oltre ad un Siilpicius Grue- 
ber II p. 97, 100 sg. 112. 

Fra i membri della più o meno vetusta nobiltà pl< bea abbiamo ad es. 
un Cassins Celer, un Aquilius Flonis, un Antistiua Vetus, un Reginua, 
un Aelius Lamia, un Cn. Calpurnius Piso, un Licinius Stole ed un Nerva, 
Grueber II p. 54 sgg. 



316 Appendice II 

urbana, abbiamo i Cordii di Tuscolo, i Papii, i Procilii, i 
Metti, i Roscii Fabati di Lanuvio, i Plancii di Tibur, i 
Petronii, i Vetti, i Titurii della Sabina. Accanto a co- 
storo i Considii, i Norbaui, gli Egnatii, i Gellii, gli Hirtii 
rivelano regioni limitrofe al Lazio; i Vinicii appartengono 
alla campana Cales. Si hanno pure monetali di regioni più 
lontane, come gli Asinii di Teate Marrucino, gli Statilii 
Taurii. L' Etruria dà i Salvii Othones destinati, sia pur 
fuggevolmente, al serto imperiale; e la Cisalpina, che por- 
ge un unico console con il cremonese Alfeno Varo, dà 
anche un monetale con Valerio Catullo, che parrebbe un 
gentile della stessa stirpe del celebre poeta Veronese. 

La presenza di tanti homines ìiovi fra i monetali fa age- 
volmente pensare che fenomeno analogo si verificò anche 
rispetto agli altri magistrati minori del vigintiseivirato, ad 
es. rispetto ai decemviri stlitihus iudicandis. Così fra i praefecti 
Capuam Cumas, vediamo ad es. un Herennius ^ e fra i quin- 
queviri traìis Tiberini troviamo quel recoctus scriba ex quin- 
queviro a cui facetamente allude Orazio (Sat. II 5, 64 sq.). 

È bensì vero che buona parte dei monetali si fermò alle 
soglie della Curia e che parecchi di quelli a cui fu dato 
penetrarvi non raggiunsero i più alti gradi dell' ordo sena- 
torio.- Abbiamo tuttavia ragione di asserire che la grande 
maggioranza di coloro, che durante Petà cesariaua parteci- 
parono alla pubblica cosa, appartenevano a stirpi ben di- 
verse da quelle che prima ancora delle guerre Puniche ave- 
vano fondata l'egemonia di Roma sulla Penisola. Ed erano 
diverse anche dalle altre che, domata Cartagine, la Mace- 



' CIL. XI 3717: M. Ilereuìtms M. f. Maec. liufag praef. Gap. Cum. q. 

* Rispetto allo relazioni del vigintiviiato (priiiui vigintiseivirato) di 
fronte alle cariche curnli od alla nomina a senatore; Cass. Dio LIV 26 ad 
a. 13 a. C. 



Il s'icctdernì di, iiMOve genti nella serie dei mag. monetali 'òli 

doma, gli Stati ellenistici dell'Asia, avevano successivamente 
esteso il nome di Roma su tutte le coste del Mediterraneo. 
Fenomeno del resto non proprio di Roma soltanto ma 
comune a tutti gli Stati. I fiumi diventano perenni per 
nuove acque che scendono dal cielo e dai monti e le società 
umane si rinnovano per nuove stirpi ed energie che giun- 
gono dalla provincia e dalla campagna. 



APPENDICE III. 

A proposito di genti romane. I gentilicii di Mamurra 

e di Verre. 



Prendendo occasione da un titolo di recente scoperto a 
Formiae G. Q. Giglioli ha accennato alla probabilità clie il 
famoso Mamurra di Formiae praefectus fabrum di Cesare, 
lacerato per la sua vita lussuriosa dai versi di Catullo, ap- 
partenesse alla gens Vitruvia.^ 

Codesto gentilicio comunissimo in Formiae e nelle regioni 
adiacenti, come bene osserva il Giglioli, è rarissimo altrove. 
Anzi sinora, fatta eccezione per alcuni personaggi storici, 
che, come Vitruvio Vacco e lo scrittore Vitruvio, apparten- 
nero a Formiae o che ad essa vengono attribuiti, tal genti- 
licio non si è ritrovato che in Numidia.'^ E solo in una 
epigrafe di tal regione si è rinvenuto il ricordo di un Ma- 
murra appartenente alla gens Vitruvia. 

In base a codesto titolo CZL. Vili suppl. 18913 della numi- 
dica Thibilis, in cui si ricorda un M. Vitnivius Mamurra, il 
dott. Giglioli giustamente ricava che costui era un discen- 
dente di coloni Italici ; anzi della stessa famiglia del ben 
noto cavaliere di Formiae. 



' G. Q. Giglioli in polizie degli Scavi 1908 p. 392 sqq. 
' V. orli indici ad CIL. Vili. 



A proposito di genti romane. I gentil, di Mamurra e dì Verre 319 

A favore della origine formiana di questo M. Vitruvius 
Mamurra credo si pos^sa aggiungere la circostanza che la 
numidica di Thibilis, al pari delle quattro colonie Cirtensi, 
apparteneva al territorio occupato dal Nucerino Sittio parti- 
giano di Cesare/ 

In Thilbilis troviamo infatti un L. Sltfius decurio Cirten- 
sium CIL. Vili n. 5533. Cfr. n. 5532. Ed è ormai risaputo 
come le colonie Cirtensi, Veneria Rusicade, Colonia Sarnensis 
Mileui, Colonia Minerva Chullu, traessero i loro cognomenta 
da Veneria Pompei della Campania, dal fiume Sarno presso 
Pompei e Nocera, dal promontorium Minervium della peni- 
sola Sorrentina. 

Tali colonie derivavano dalle regioni a cui appartenevano 
il ben noto Sittio Nucerino ed i compagni d'arme da lui ar- 
ruolati e condotti dalle regioni limitrofe alla sua città nativa 
in Africa, dove tanto aiuto recarono a Cesare dittatore, al- 
lorché vi combattè gli ottimati ed il Re Juba. 

Può ben darsi che fra i compagni di armi di Sittio vi 
fossero Italici, non solo della penisola Sorrentina e delle loca- 
lità limitrofe, ma anche delle adiacenti. Che abitanti di For- 
miae abbiano, se non proprio in quella circostanza, negli 
anni immediatamente successivi partecipato a codeste guerre 
africane, è dimostrato dal noto titolo formiamo, in cui si 
ricorda M. Caelius M. L. Phileros accensus T. Sexti imp{era- 
toris) in Africa, che fu edile a Cartagine CIL. X 6104. 

T. Sestio fu, come è noto, governatore della Numidia al 
tempo dei triumviri, e tenne codesta provincia e poi anche 
l'Africa sino al sopraggiungere dello stesso triumviro Lepido 
nel 714 a. u. e. = 40 a. C.^ 

' V. il materialtì ainid Mommsen ad CIL. Vili j». Gl^. Cfr. Sui^ipl. ad 
CIL. p. 1849; cfr. n. 195-212. 

' App. l,. e. Ili 85, IV 53 aq. V 12, 26, 75. Ca!<8. Dio XLVIII 21 sqq. 



320 Appendice IH 

Il fenomeno di rari gentilicii e cognomi romani di cui 
si trova ricordo solo in lontane provincie non è raro. Esso 
è abbastanza frequente ed è stato più volte notato. Cosi me- 
diante lo studio di tali nomi e cognomi critici valorosi, ad 
es. rHirsehfeld, sono riusciti a constatare quali fossero le 
regioni e le città dell' Italia centrale, da cui mossero i coloni 
della Gallia Cisalpina e della Narbonense.^ 

Codesto fenomeno notiamo pure in Africa, e forse me- 
diante esso, è possibile ritrovare il vero gentilicio di C. Verre. 



* 



Dal Mommsen in qua si ammette che Verres sia un genti- 
licio di formazione anormale. ^ Ma tale affermazione non ri- 
posa su alcun valido argomento, su una qualsiasi prova. 

Il cognome Verres non è frequente, e congiunto a genti- 
liei lo si trova solo in un epigrafe africana della Bizacena. 
dove si fa appunto menzione di un L. Cornelius Verres CIL. 
Vili 358 = 466. 

Il celebre nemico di Cicerone apparteneva anch' egli alla 
gens Corneliaì 

Il Drumann lo sospettò, ricavandolo dalle relazioni di 
Verre con famiglie patricie e nobili, e precisamente con i 
Cecilii Metelli ed i Cornelii Scipioni.^ Tuttavia il passo 



' V. ad es. Hirschfeld Beitraege zur Gexchichte dei- Narhonenshchot 
Provinz in Kleine Schriften (Betliu 1913) p. 30. 

• Mommsen Eoem. Forschungen I p. 51. 

* Drumann Geschichte Boms V p. 264 : Die VerUndung dea Beklagien 
mit den Corneliern und Caeciliern und viit dea Nobilitaet ueberhaupt lassi uuf 
cine vornehme Ablmnft achliessen: auch war aein Valer C. Ferrea Senator. Nà- 
herea erfdhrt man nicht, wcil der Genlilnatne nirgendfi aufgegebcn wird. Vielleicht 
war er aelba ein Cornelius. 



A proposito di genti romane. I geìUil. di Mamurra e di Verre 321 

fondamentale in cui Cicerone deplorava che un Cornelio 
Scipione avesse difeso C. Verre può prestarsi ad interpreta- 
zioni opposte. 

Cicerone infatti Verr. TV 79, cosi dice : 

Te nunc, P. Scipio, te inquam, lectissimum ornatissimum 
adulescentem appello: àbs te officiurìi fuum, dehitum generi et 
nomini requiro et flagito. Cur prò isto, qui laudem honorem- 
que f amili ae vestrae depeculatus est, ptignas? cur eum defen- 
sum esse vis? cur ego tuas partes suscipio? 

E dopo aver detto a Scipione ih. IV 81, che avrebbe 
dovuto assumere il domesticae laudis patrocinium con l' accu- 
tjare Verre e che non aveva rispettato le disposizioni di Sci- 
pione Africano suo antenato verso i Segestani, dichiara : Sin 
istius amicitia te impediet, si hoc, quod ego ahs te postulo, 
minus ad officium tuum pertinere arhitrabere, succedam ego 
vicarius tuo muneri.^ 

Da questo passo può certo ricavarsi la conclusione che 
Publio Cornelio Scipione difendeva Verre perchè questi era 
egli pure un Cornelio, e che perciò aveva trascurata la me- 
moria del suo grande antenato. Ma se ne può anche, volen- 
do, concludere che Cornelio Scipione dimenticò i suoi doveri 
verso il suo genus e la sua familia solo per riguardo alla 
amicitia che aveva verso Verre, sebbene questi non fosse 
un Cornelio. Cosi non ha valore assoluto la circostanza che 
fra i difensori di Verre vi fu L. Cornelio Sisenna {Verr. II 
45, 110). 

La questione è invece risolta, se non mi inganno, dai 
passi delle Verrine dai quali si apprende quali erano i recu- 

' Inoltre si notino ivi le paiole: ai auscipis domesticae laudis pairocinium, 
me non solum silere de vestrìs nwìmmentis oportebit, aed eiiam lattari P. Africani 
eius viodi fortunam esse mortiti ut eius honos ab eis qui ex eadem familia sint, 
^efendatur, ncque ullum adventicium auxilium requiratur cet. 

Pais Ricerche sulla storia e tttl diritio pubblico di Roma II 21 



322 Appendice III 

peratores di cui Verre soleva valersi come pretore in Sicilia. 
Fra questi v' erano infatti il greco Artemidoro di Perge ed 
il pur greco pittore Tlepolemo di Cibira. Verre li aveva già 
conosciuti ed esperimentati nelle sue legazioni in Panfilia e 
nell'Asia, e li aveva recati seco anche in Sicilia come utili 
strumenti per le sue prede. Il primo si era già segnalato con 
lo spogliare il tempio di Diana nella nativa Perge/ ed il 
secondo, accanto al fratello Hiero, si mostrò abile cane nello 
scovare le opere d'arte di cui Verre soleva illegalmente 
impossessarsi.^ Verre li aveva chiamati a far parte della sua 
cohoì's praetoria ^ e li aveva nominati recuperatores in giudizi 
arbitrali, nelle contese che sorgevano ad es. fra i pubblicani 
e le città siciliane.* 

Dal punto di vista legale, dice Cicerone, ciò non sarebbe 
stato possibile perchè costoro erano Greci privi della citta- 
dinanza romana. Ma Verre facendoli appunto cives Roma- 
ni aveva ovviato a tale inconveniente : Inqerehat iste {i. e. 
Verres), afferma Cicerone Verr. Ili 69, Artemìdorum Corne- 
lium medicum et Tlepolemum. Corneliuìti pidoram et huiu- 
sce modi recaper atores, quorum civis Romanus nemo erat, sed 
Graeci sacrilegi, iampridem improbi^ repente Cornelii. 

Non intendo approfondire la questione della validità degli 
atti di Verre allorché sceglieva i recuperatores non fra i 
cittadini del conventus, ma, come gli rimprovera Cicerone, 
fra i satelliti della sua cohors.^ 



' Cic. Verr. Ili 54. 

* Cic. Veì-r. IV 30. 

* Cic. Verr. Ili 28: quidf cohors ixla quorum liotninuin est*: « Volimi 
haruspicis et Cornelii medici et horum canum quos trihuntd meum vides lambero. 

* Cic. Verr. Ili 28, 54, 69, 117, 1.38. 

' Le norme che vigevano a proposito degli iudieia erano state fissate 
dalla lex Rupilia dtd 132 a. C. e sono indicate in parte dallo stesso Cicw- 
r.oxK Verr. II 13, 32, 34, 37, 38, 40, 42, 44-59, 90. 



.-1 proposito di genti romane. I gentil, di Maiuurra e di Terre 323 

E tralascio pure da parte l'altra se Tlepolemo e Artemi- 
doro divenuti repente CornelH siano stati donati della citta- 
dinanza per virtù di leggi rettamente applicate e nei modi 
dalla legge richiesti. 

Rispetto al soggetto die qui particolarmente trattiamo 
a noi basti constatare che Artemidoro Pergeo e Tlepomeno 
Cibirata assunsero il gentilicio Cornelius per la semplice 
ragione che il loro patrono C. Verres apparteneva egli stes- 
so a tale gens.^ 

Artemidoro e Tlepomeno divennero repente Corneìil per 
effetto di quella ben nota legge per cui i nuovi cittadini 
assumevano il gentilicio di coloro che accordavano loro tale 
beneficio o che si erano particolarmente adoperati per farlo 
loro conseguire.^ 

Io non oso definire se sia stato effetto del caso o se sia 
invece fenomeno connesso con il gentilicio di Verre che 
anche un littore di lui si chiamava Cornelius {Verr. II 67); 
ma ha per noi valore speciale, e giova a confermare la no- 
stra tesi, la lapide africana sopra citata, in cui si fa ap- 
punto menzione di un L. Cornelius Verres. 



' Cic. Verr. Ili 28. 

' Rimando ai dati raccolti dallo stesso Mommsen Evem. Staaisrecht III 
p. 64 n. 1. 



APPENDICE IV 
Nobiltà repubblicana, medioevale e papale. 



L' evoluzione sociale, che abbiamo riscontrata nella storia 
dell'antica repubblica, non è fenomeno specifico romano. Con 
forme più o meno analoghe, esso si è manifestato nella storia 
di tutte le nazioni. Ricerche di indole uguale è dato com- 
piere rispetto alla storia di Firenze o di Venezia, della 
Francia o dell'Inghilterra, e naturalmente, fenomeni simili 
si ripeterono più tardi nello stesso suolo romano. 

Se si dà uno sguardo generale allo sviluppo della nobiltà 
romana dal primo affermarsi della feudalità sino alla Pax 
Romana di Giulio II (1511), anzi sino alla bolla di Benedetto 
XIV Urbem Romani (4 gennaio 1716) ed al motuproprio di 
Pio VII (6 luglio 1818), si constata che nelle linee generali 
le trasformazioni e gli incrementi di essa ricordano ciò che 
si era di già verificato dal V secolo a. C. sino al principio 
dell' Impero. 

Il più vetusto patriciato della repubblica romana era la 
risultanza dell' unione di stirpi di origine latina, etrusca, 
sabina; e la feudalità romana del medioevo, a partire dal secolo 
Vili sino a quello successivo agli Ottoni, si venne pure a 
formare dalla fusione e dall'incrocio di elementi romani e 
bizantini. Non è esclusa infine qualche infiltrazione germanica. 



Nobiltà repuhhlicnua, medioevale e papale 325 

Anzi «i avrebbe qualche cosa di più di una semplice infiltra- 
zione, ove si stesse alle opinioni di moderni storici alemanni.^ 

Al patriciato della repubblica si andavano man mano 
aggiungendo ed alleando stirpi plebee, delle quali alcune 
rappresentavano elementi giunti dalle limitrofe terre latine. 
E così nel medio evo, allorché venne a costituirsi il Comune, 
accanto agli Ursini, ai Maximi, ai Pierleoni, ai Capocci, di 
origine romana, ai feudatari di cui talora furono, forse, in 
origine stranieri, come gii Anibaldi, i Saxi, compaiono i Cur- 
tabraca, i Boccacane, i Manetti, i Boboni, i Romani, i Tiniosi, 
i Boneschi, che più volte sono stati messi a raffronto con i 
popolani grassi del Comune di Firenze. 

In Roma antica la compagine di quella parte della citta- 
dinanza, che prendeva parte alla pubblica cosa, si andò modi- 
ficando allorché, in seguito alla partecipazione degli Italici 
alla conquista del mondo e successivamente dopo la guerra 
Sociale ed il riconoscimento dei loro diritti, i primari citta- 
dini delle città alleate riuscirono a conquistare la cittadi- 
nanza romana ed a partecipare agli onori. 

Un fenomeno se non simile in qualche modo paragona- 
bile, si verificò pure sul finire del medio evo e poi al prin- 
cipio dei tempi moderni allorquando, con il sorgere del 
nepotismo, accanto alla nobiltà feudataria ed a quella del 
Comune, che aveva diritto di sedere in Campidoglio, se ne 
formò una terza, ossia quella derivata dalle famiglie e dai 
clienti dei pontefici venuti da ogni parte d' Italia. 

Il venir meno di molte delle più antiche famiglie feudata- 
rie, come i Savelli, i Normanni, i Tuscolani, i Saxi; il durare 
di solo alcune prosapie illustri, come gli Orsini, i Massimi, 



' Fra gli storici moderni che hanno insistito nel rilevare 1' elemento 
germanico nella nobiltà feudale romana ricordo ad es. il Gregorovius. 



326 Appenrhce IV 

i Colonna (che fauno pensare ai Fabii, ai Valerii, agli Aemili, 
agli lulii, perduranti in mezzo al naufragio ed alla scom- 
parsa dell'antico patriciato repubblicano) tornò di vantaggio 
alle genti di nobiltà meno antica, le quali traevano lustro 
e potenza dal favore del papato più recente. 

Venne finalmente un giorno in cui, fondato lo Stato pon- 
tificio e riconosciuta universalmente da ogni classe, da citta- 
dini, da baroni e da città la supremazia politica papale, le tre 
nobiltà vennero ad essere apparentemente fuse. Tuttavia le 
pretese nobiliari, determinate dalle diverse origini delle varie 
nobiltà, rimasero sempre vive sino a tempi dai nostri non lon- 
tani. Perciò onori e precedenze di varia natura furono richiesti 
ed accordati alle famiglie appartenenti piuttosto ad una o ad 
un' altra nobiltà, a seconda che la manifestazione di tali diffe- 
renze aveva luogo in pubbliche cerimonie nel Campidoglio 
ovvero nel Vaticano. Ciò che fa pensare al disprezzo che 
le più antiche famiglie patricie della Repubblica affrettavano 
verso quelle della nobiltà plebea municipale, fossero pur pene- 
trate nella Curia, ancorché avessero conseguite le più alte 
magistrature curuli, fossero pure cospicue per ricchezze o 
per celebrità di imprese. 

Sarebbe agevole proseguire, volendo, in confronti di tal 
natura. La pace di Giulio II, che mirava a por termine alle 
contese fra i feudatari ed i nobili di origine comunale, 
può, entro certo limiti, venir comparata con quanto av- 
venne a Roma, allorquando patricii e plebei, dopo secolari 
contese, vennero del pari ammessi al governo della pubblica 
cosa. E la bolla di Benedetto XIV, che limitava e determi- 
nava il numero delle 180 famiglie (fra le quali 60 costitui- 
vano la classe dei padri coscritti) e le gare che ne deriva- 
rono, richiamano un poco alla mente le leggi restrittive del 
96 e del 65 a. C. con cui i Romani di origine urbana voi- 



Xuhlllà repaùblicava, luedloevale e papale 327 

lero frenare le pretese dei federati, più tardi dei municipali, 
che tendevano ad equipararsi in tutto e per tutto ai di- 
scendenti dei più vetusti Quirites. 

Dopo aver detto: pluries mirati sumus non satis distinctos 
in ea esse civium gradus nec certos adesse et praestitutos 
limites quihus Nohilium Romanorum coetus a reUquis civium 
et incolarum ordinibus di scerner entur, Benedetto XIV la- 
menta : sicut accepimusy plures olim fuerint et nonnulli 
adhuc forsan existant, qui adeptis tantummodo Koma- 
nae civitatis iuribus, se tamquam de nobilium Romanorum 
coetu iactare, atque etiam in publicis actis et scriptis seu 
monumentis, huiusmodi nobilium titulo et nomine semetipsos 
decorare cet/ 

Insistere su maggiori confronti sarebbe pericoloso e non 
avrebbe carattere scientifico, poiché se è vero che l'umanità 
in tutti i tempi procede con identiche leggi psichiche ed 
economiche, è altrettanto certo che ogni età ha le proprie 
caratteristiche e varietà, causate da diversità di ambiente 
e di concezioni. 



' Benedetto XIV ricouosce la nobiltà quando emani : 

I. dal Tabularium o meglio dai Tahularia della Camera Capitolina; 

II. quando la gente che la vanta constet vximera gessisse di Priores Ca- 
pilum Begionum Urbin. Protesta e non riconosce titoli di coloro clie avendo 
ottenuto solo cittadinanza romana si arrogano il patriciato. 

L' elenco piìi ampio dei nobili romani è costituito dalle famiglie rico- 
nosciute nobili tam Romanae quavi aliarum civitatum Italicarum. Ma per 
essere nobile romano conscritto od eletto in luogo di famiglia deficiens, oc- 
corre secondo Benedetto XIV : 

1. essere nobili romani; 

2. aver domicilio a Roma; 

3. nobiltà illibata ducentoriun annorum, tanto per parte paterna, quanto 
da parte materna, dell' avia paterna come dell' avia materna. 

Benedetto XIV stabilisce inoltre che le famiglie dei pontefici suoi suc- 
cessori siano ascritte fra le nobili senza probatio. 



328 Appendice IV 

Altra è la storia del più antico popolo romano, arbitro 
egli stesso dei suoi destini, retto da singolare disciplina, 
altre sono le vicende della città di Roma nel medio evo e 
nell' età moderna, in cui 1' elemento militare, che varie volte 
tentò di prendere il sopravvento, eppoi la vita comunale, 
non ebbero modo di svilupparsi in stabile assetto di go- 
verno e si dovettero infrangere o piegare davanti all'in- 
tervento di principi stranieri ed alle sottili ed ora violente 
arti del papato, il quale, dopo lunghi e reiterati sforzi, riuscì 
infine a subordinare a sé le opposte energie che si sprigio- 
navano da una terra in buona parte inselvatichita. 

Pur astenendoci dal proseguire in confronti, che condotti 
schematicamente farebbero pensare alle censure del Guic- 
ciardini verso coloro che tutto volevano giudicare dal pa- 
ragone dei Romani antichi, non crediamo del tutto inop- 
portuno rilevare quelle analogie che è dato riscontrare in 
Roma antica e nella papale rispetto all'attività che vi fu 
esercitata dai cittadini delle varie regioni italiane. 



* 
* 



Avemmo occasione a suo luogo di constatare come i 
Romani, pur essendo stati obbligati dalle circostanze ad ac- 
cordare la cittadinanza alle città federate, nel fatto cerca- 
rono sempre di impedire che costoro riuscissero a coprire le 
alte magistrature curuli e manifestarono diffidenze di tal 
natura anche verso i municipes delle città che da tempo 
erano state assimilate ed assorbite dagli organismi politici 
nazionali. 

L'infiltrazione di homines novi Italici fu a Roma osteg- 
giata sino all'età cesariana. Non ostante la pressione che 
gli Italici facevano per essere del tutto pareggiati negli 



Nobiltà repubblicana, medioevale e pipale 



;ì29 



onori, non tutte le regioui della Penisola conseguirono di 
coprire il consolato o di ottenerlo in quella stessa misura 
che era stato accordato ai cittadini del Latium vetus, della 
Sabina e delle regioni limitrofe. Solo in via di eccezione 
esso fu occupato da Campani, da genti della regione abi- 
tata da Sanniti e da Lucani. Non vi fu un console Apulo 
o Calabro e la Gallia Cisalpina allorquando fu riunita al- 
l'Italia riuscì a darne uno solo con Alfenus Varo. E in oppo- 
sizione a tale esclusivismo verso le regioni dell' Italia occu- 
pate da stirpi greche o sannitiche, constatammo il fatto che 
l' Etruria meridionale dai tempi vetusti sino alla fine della 
repubblica ed al principio dell'impero, dette numero rile- 
vante di magistrati curuli e di consoli. 

Fenomeno analogo mostra la storia del papato, dal pe- 
riodo che ha principio con il secolo XV in cui, fatta ecce- 
zione per i due Borgia e per Adriano VI, nessun pontefice 
fu più eletto che non fosse di nazionalità italiana.* 

Neil' età romana le regioni del Nord erano ancor bar- 



' Lo spoglio dei dati relativi alla patria dei papi sino a Martino V 
(Colonna 1417-1431) mi dà i seguenti risultati approssimativi: 



Boma papi n 


. 100 


Venezia e Ravenna 


papi 


n. 


4 


Tivoli > 1 


2 


Lombardia 




» 


» 


4 


Gallese » j 


. 2 


Sardegna 




» 


» 


1 


Ciociaria ed Anagni > > 


6 


Spagna 




» 


» 


1 


Toscana » i 


11 


Portogallo 




» 


» 


1 


Campania » j 


> 4 


Dalmazia 




» 


» 


2 


Magna Grecia » i 


4 


Francia 




» 


» 


15 


Sannio > = 


> 6 


Inghilterra 




y> 


» 


1 


Napoli » 5 


4 


Fiandre 




> 


» 


1 


Umbria > > 


2 


Africa Sotteur 


rionale » 


» 


o 


Piceno > 


1 


Germania 




» 


» 


6 


Bologna » i 


2 


Oriente asiati ( 


•o 


» 


» 


7 


Piacenza > 


» 1 


(Jrecia e Cane 


ia 


» 


» 


9 


Genova » 


^ 2 













330 Appendice I V 

bare; si intende quindi come la sola Cremona, colonia la- 
tina sino dal 218, abbia dato un console. Nell'età moderna 
la civiltà si è svolta in maggior misura nelle regioni set- 
tentrionali e il sud della Penisola, per certi periodi, rimase 
tagliato fuori dalle grandi vie dei rapporti internazionali. 
Si comprende quindi che, per condizioni interamente 
mutate, Venezia ed il Veneto abbiano dato : 

Eugenio IV (Condulmeri) 1431-1447. 

Paolo II (Barbo) 1464-1471. 

Alessandro Vili (Ottoboni) 1689-1691. 

Clemente XIII (Rezzonico) 1768-1769. 

Gregorio XVI (Cappellari di Belluno) 1831-1846. 

che da Milano dalla Lombardia o da regioni limitrofe sia- 
no giunti : 

Pio V (Ghislieri di Bosco) 1566-1572. 

Gregorio XIV (Sfrondati di Cremona) 1590-1591. 

Innocenzo XI (Odescalchi di Como) 1676-1689. 

che Genova e la Liguria vantino fra i loro figli: 

Niccolò V (Parentuccelli) 1447-1455. 
Sisto IV (Della Rovere) 1471-1484. 
Giulio II (Della Rovere) 1503-1513. 
Innocenzo VIII (Cibo) 1484-1492. 

È naturale che la stessa Roma abbia dato diversi papi 
ossia: 

Martino V (Colonna) 1417-1431. 
Paolo m (Farnese) 1534-1549. 
Urbano VII (Castagna) 1590. 
Paolo V (Borghese) 1605-1621. 



Nobiltà repubhUcana, medioerale e papale 331 

Innocenzo X (Pamphily) 1644-1655. 
Clemente X (Altieri) 167ai676. 
Innocenzo XIII (Conti) 1721-1724. 

ai quali si può, in un certo senso, aggiungere Leone XIII 
(Pecci) 1878-1903 di Carpinete, nel territorio dei Volsci (Cio- 
ciaria). 

Buona parte dei pontefici sono giunti dalla Romagna e 
dai paesi limitrofi, che formavano parte degli Stati pontifici. 

Da tali regioni provengono infatti: 

Innocenzo IX (Fachinetti di Bologna) 1591. 

Gregorio XIII (Boncompagni di Bologna) 1572-1585. 

Benedetto XIV (Lambertini di Bologna) 1740-1758. 

Clemente XIV (Ganganelli di Arcangelo) 1769-1774. 

Sisto V (Peretti di Grottamare) 1585-1590. 

Clemente XI (Albani di Urbino) 1700-1721. 

Pio VI (Braschi di Cesena) 1775-1779. 

Pio VII (Cbiaramonti di Cesena) 1800-1823. 

Leone XII (Della Genga di Spoleto) 1823-1829. 

Pio Vili (Castiglioni di Cingoli) 1829-1830. 

Pio IX (Mastai Ferretti di Senigallia) 1846-1878. 

E poi degno di nota che la Toscana è stata la patria 
di ben tredici pontefici. 
Siena ha dato infatti: 

Pio n (Piccolomini) 1458-1464. 

Pio m (Tudeschini Piccolomini) 1503. 

Marcello II (Cervini di Montepulciano) 1555. 

Alessandro VII (Chigi) 1665-1667. 

(a parte Paolo V (Borghese) pur di origine senese). 



332 Appendice IV 

Firenze fu patria di: 

Leone X (Medici) 1513-1521. 
Clemente VII (Medici) 1523-1634 

alla qnal famiglia appartiene pure 

Leone XI 1606 

Pio IV milanese 1559-1666. 

Da Firenze traevano origine: 

Clemente Vili (Aldobrandini) 1592-1605. 
Urbano Vili (Barberini) 1623-1644. 
Clemente XII (Corsini; 1730-1740. 

Dalla vicina Pistoia giunse: 

Clemente IX (Rospigliosi) 1667-1669. 

ed al territorio etrusco appartiene pure: 

Giulio ni (di Monte S. Savino) 1550-1556. 

D'altro canto vi sono stati tre soli papi napoletani: 

Paolo IV (Caraffa) 1655-1559. 
Innocenzo XII (Pignatelli) 1691-1700. 
Benedetto XIII (Orsini) 1724-1730 

così come estremamente scarsi furono i consoli di origine 
campana. 

L'Apulia, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia, non han- 
no infine dato alcun pontefice alla Santa Sede alla stessa 
maniera che i Fasti di Roma repubblicana non annoverano 
un console fra gli Apuli e i Brutti. 



'Nobiltà repubblicana, medioevale e papale 333 



* 
* 



A risultati analoghi si giunge esaminando le vicende 
della nobiltà romana a partire dal secolo XV, in cui ai papi 
riuscì finalmente esercitare una incontrastata autorità po- 
litica e temporale sulle terre ad essi assoggettate. 

Non è certo mio proposito fare indagini particolari sulle 
vicende delle singole famiglie della nobiltà romana, ma 
coglier solo fenomeni di indole generale. Uno sguardo al- 
l'opera dell' Amayden ed alla bolla Urhem Romam di Bene- 
detto XIV (4 gennaio 1747) mostra come già dal secolo 
XVII e XVIII molte di queste famiglie fossero scomparse. 
Il recente elenco, compilato per cura della Consulta Aral- 
dica, conduce a constatare che tale scomparsa si è di molto 
accentuata dai tempi dell' Amayden in qua.^ 

Fra le genti della nobiltà feudale sono ancora ricordati 
i Massimi, gli Orsini, i Caetani, mentre sono scomparsi i 
Savelli, i Saxii, i Latrones, gli Annibaldi, e così di seguito. 
Non si trova più traccia della nobiltà municipale, che in 



* Pur troppo le ricerche araldiclie souo iu generale istituite per puri 
fini di vanità, ovvero per scopi fiscali. Mancano in complesso ricerche isti- 
tuite con mire puramente scientifiche. 

L'opera dell'ÀMAYDEN; La storia delle famiglie romane (Roma Collegio 
Araldico 1910) in due volumi, è stata pubblicata in modo che dal lato critico 
non soddisfa affatto. L'Editore vi ha inserito le sue aggiunte, ed è dato 
distinguerle solo riscontrando indici e facendo disanima attenta, senza il 
che, si corre rischio di attribuire allo scrittore del secolo XVII ciò che è 
opera dell' interpolatore dell* età nostra. 

L' elenco della nobiltà della Consulta Araldica Italiana giova solo alla 
vanità di quelli che hanno avuto timore di far cadere in dimenticanza i 
loro diplomi; od ove anco sia redatto in base a ricerche di archivio, di que- 
ste non dà sempre indicazioni sufficienti. 



334 Appeudice IV 

certo modo può venir confrontata con quelle stirpi plebee 
di Roma antica che raggiunsero il consolato. 

Delle famiglie dei cittadini che il 12 settembre 1436, 
radunati in Campidoglio fecero omaggio al Vitelleschi, re- 
stauratore della potenza pontificia a nome di Eugenio IV, 
non troviamo più i Buzi, i Leni, i Pierleoni, i Caputzun- 
chi, i Petroni, i Toderini, gli Andreotti e così di seguito. 
Né vi vediamo ricordati ad es. gli Amateschi, i Mellini, i 
Signoretti del rione del Parione, i Bellomo, i Mazabufalo, 
gli Oddoni del rione Regola, i Capogalli, i Mentebuona di 
Pigna, gli Arlotti di Ripa, i Mammoli, i Trasi di Campi- 
telli, i Buccapaduli di Rione Colonna che figurano ancora 
al principio del 500 fra le precipue casate della nobiltà di 
origine comunale.' 

Delle centinaia di famiglie ancora illustri, allorquando si 
venne a costituire stabilmente il dominio assoluto dei pon- 
tefici, è registrata una ben piccola parte. In loro luogo com- 
paiono invece altre sorte da più modeste origini urbane. 
Sopratutto quelle giunte talora dalle stesse regioni da cui 
anche i papi provenivano e che sotto costoro, divenuti an- 
che per necessità politica fautori del nepotismo, trovarono 
fortuna ed onori e spesso illuminarono con maggior luce 
lo splendore della loro nobiltà municipale. 

Limitandoci ad esaminare la patria di origine delle 180 
famiglie, che videro riconosciuta la loro nobiltà romana per 
oj^era di Benedetto XIV, veniamo ai seguenti risultati : 



' V. ad es. le iiidicazioui ed elenchi delle antiche l'iimiglie della nobiltà 
romana nel medio evo in Gkkcìokovius ed. italiana (Roma 1900-1901) II 
p. 490 sgg.; Ili p. 745 sgg-. 



Noìiilfn reiJ/ibblicana, medìoev lìt: e p'ip<iìe 



:335 



Famiglie di antica origine romana oltre 40' 
» dei dintorni di Roma circa 4* 

» della Toscana oltre 30' 



' Eccone l'elenco. I nomi segnati qni e nelle note segnenti con aste- 
risco * sono quelli che nella bolla di Benedetto XIV fanno parte delle 60 
famiglie dei Xobili Coscritti Bomani, ossia del iiiù antico e cospicuo patriciato. 



Auiadui 
Anni baldi 
Antamori 
Astalli * 
Boccapaduli 
Butti 
Caffarelli 
Capizucclii * 
Capranica * 
Cardelli * 
Casali * 
Cavalieri * 



Cenci * 
Del Cinque 
Collicola 
Colonna 
Cresceuzi " 
Del Drago * 
Frangipani * 
Gabrielli * 
Gentili 
Gotti fredi 
Grassi '' 
Gualtieri 



Incoronati 
Maccarani' (origi- 
nari da Milano) 
Massimi * 
Mellini 
Molara * 
Muti * 
Nari "^ 
Orsini * 
Palombara ' 
Papi 
Petroni 



Pierleoni 
Rocchi 
Rosoliui 
De Rossi 
Sinibaldi 
Stati 
Testa 

Tibaldeschi 
Varani 
Della Veter» 
Vidaschi 



A parte le seguenti : 

Americi, Manfroni, Mautica, De Signoribus. 



Allerini (Subiaco) 
Americi (Sermoneta) 
AnguiUara * 

Abbati (Firenze) 

Acciaioli (Firenze) 

Aldobrandini (Firenze) 

Buratti 

Capponi * (Firenze) 

Aquilani (Pisa) 

Bernardini 

Bichi* (Siena) 

Bonechi (Siena) 

Del Bufalo* (Pistoia) . 

Celleri (Pistoia) 

Chigi "^ (Siena) 

Ci ogni (Siena) 

Dandini (Siena) 

Falconieri * (Firenze) 

Fani (Toscanella) 

Fioravanti (Pistoia) 



Filonardi * (Baucco) 
Origo * (Trevi) 

Ingbirami (Firenze) 
Machiavelli (Firenze) 
Miguanelli * i^Siena) 
Del Monte 
Ottieri * 

Palagi (Casentino) 
Patrizi * (Siena) 
Petroni * (Siena) 
Ricci * (Montepulciano) 
Sacchetti * (Firenze) 
Scarlatti (Firenze) 
Serlupi * (Firenze) 
Soderini * (Firenze) 
Tarugi (Monte Pulciano) 
Testa Piccolomini (Siena) 
Vettori '^ (Firenze) 



336 



Appendice IV 



Famiglie dell'Umbria circa 20* 

» della Romagna e delle Marche 29 ^ 

» della Lombardia, dell'Emilia e di Ferrara 13 ' 

» della Liguria 6* 



Accoramboui * (Gubbio) 
Alberici (Orvieto) 
Degli Atti (Todi) 
Bufaliui (Città di Castello) 
Bruni (Orvieto) 
Bussi * (Orvieto; 
Carpegna * (Carpegna) 
Febei (Orvieto) 
Gabrielli* (Gubbio) 
Genga (Geuga) 
Grillo (Gubbio) 

Baldassiui (Senigallia) 
Bentivogli (Bologna) 
Bolognetti * (Bologna) 
Bonaccorsi (Macerata) 
Bonarelli * (Marche) 
Cavalletti (Bologna) 
Ciccolini (Macerata) 
Fagnani (Bologna o Sinigallia) 
Fantuzzi (Bologna) 
Ginnasi (Castel Bolognese) 
Glori (Camerino) 
Lancetta (Cesena) 
Marcolini (Fano) 
Mari scotti* (Bologna) 

Carandini (Modena) 
Cerri (Pavia) 
Cremona (Cremona) 
Curti (Lombardia) 
Ghislieri (Pavia) 
Montecatino (Emilia) 
Moroni (Milano) 

Contaguti * (Rapallo) 
Gavotti * (Savona) 
Lercari (Genova) 



Mandosi (Anieria) 

Muzzi (Orte) 

Marsciano (Marsciano) 

Parenzi (Spoleto) 

Roberti (Narnia) 

Sacripanti (Naruia) 

Spada* (Terni) 

Vecchiarelli (Rieti) 

Vermiglioli (Perugia) 

Vitelleschi* (Foligno poi Comete) 

Melcliiorri ** (Recanati) 
Olivieri (S. Leo) 
Pallotti (Bologna) 
Parraciani (Marche) 
Passerini (Norcia) 
Passionei (Fossombrone) 
Rasponi (Ravenna) 
Rondanini (Faenza) 
Sarapieri * (Castel Bolognese) 
Sorbolonghi (Pesaro) 
Tanara (Bologna) 
Thoodoli* (Forlì) 
Zambeccari (Bologna) 
Ziuanni (Ravenna) 

Negroui (Bergamo) 
Olgiati * (Milano) 
Della Porta (Como) 
Del Pozzo (Cremona) 
Rocci (Cremona) 
Sacrati (Ferrara) 

D'Aste * (Albenga) 
Raggi * (Genova) 
Ravenna (Chiavari) 



Nobiltà repubblicana, medioevale e papale 337 

Famiglie del Piemonte 3* 

» di Napoli 1 ' 

» delle Puglie 1 3 

» dell'Abruzzo 1* 

» della Spagna e Navarra 4^ 

» del Portogallo 1 * 

» delle Fiandre 1 ' 

I dati intorno alla patria delle famiglie clie giunsero a 
far parte della nobiltà romana, conducono pertanto ai risul- 
tati analoghi a quelli già conseguiti osservando l'origine 
dei pontefici da Martino V in qua. 

A parte Roma, la Toscana, la Romagna, le Marche, l'Um- 
bria, danno il maggior contingente. Alla Valle del Po spetta 
un numero assai limitato; e, quello oh© è sorprendente, 
Napoli, le Puglie e l'Abruzzo sono rappresentati respetti- 
vamente da una sola famiglia. Ciò risponde nelle linee ge- 
nerali a ciò che abbiamo constatato nell' antichità, in cui 
le famiglie consolari si estesero man mano al centro d'I- 
talia ma non giunsero che in un numero estremamente limi- 
tato dalla Campania e non provennero affatto dai territori 



* Caccia (Novara) Tornati (Piemonte) 
Ceva * 

* Bernini (Napoli) Cianci (Napoli) 

* Eustachi (Puglie) 

* Circi (Abruzzi) 

* Androsilla (Nararra) Torres (Spagna) 
Nunez (Spagna) Verospi ' (Spagna) 

* Correa (Portogallo) 

' Florenzi (Utrecht?) 

Pai» marche sulla storia e mi diritto pubblico di Roma II 22 



338 Aiìpendice lY 

a sud di Napoli e del Sannio, ossia delle Puglie e della 
Calabria. 

La scarsità di nobili famiglie napoletane sta adunque 
in rapporto con il pur scarsissimo numero di pontefici di 
quella regione. E poicbè a partire dal secolo XV, fatta ec- 
cezione per i due spagnuoli Callisto III ed Alessandro VI 
(Borgia) e per Adriano VI di Utrecht, i papi furono esclusi- 
vamente Italiani, è naturale constatare che anche le famiglie 
nobili e patricie romane sono da annoverare per la massi- 
ma parte fra le italiane, mentre oltremodo rare sono le 
straniere. È però curioso che accanto alle italiane compaia 
un ristrettissimo numero di famiglie iberiche, cosi come sul 
finire della repubblica fra i consoli appare in via di ecce- 
zione lo spagnuolo Cornelio Balbo. 

Questi risultati vengono sostanzialmente confermati dal- 
l' esame delle famiglie che anche in tempi posteriori a quelli 
di Benedetto XIV vennero a far parte della nobiltà romana. 

È bensì vero che per quest'età posteriore non ci sor- 
reggono dati raccolti con intenti puramente scientifici e che 
le pubblicazioni ufficiali al riguardo non sono per ogni 
lato complete. Per il nostro scopo basterà nondimeno con- 
statare che nel complesso le caratteristiche notate per l'età 
precedente si mantengono. 

Esce afiatto dal mio proposito entrare in una particolare 
indicazione delle famiglie nobiliari, che scompaiono dopo il 
tempo di Benedetto XIV e di quelle che successivamente 
raggiunsero la nobiltà. Ove però si tenesse conto dei dati 
pubblicati ai di nostri dalla Consulta Araldica,^ si verrebbe 



* V. 1' Elenco ufficiale (definitivo) delle famiglie nobili e titolate della re- 
gione romana nel Bollettino della Consulta Araldica u. 24 voi. 25 (Roma 1902). 
Sebbene sia documento ufficiale ha valore scarso poiché non fu redatto 



Nobiltà repubblicana, medioevaU' e papale 339 

a constatare che la maggior parte della nobiltà romana 
continua a provenire dall'Italia Centrale, che assai scarso 
è quella che giunge dal Nord ed ancor più (fatta ecce- 
zione per famiglie napoletane, campane e beneventane) quella 
che trae le origini dal Sud. Tanto è vero che nella nobiltà 
romana v'è una sola famiglia di origine abruzzese,' una 
sola del Molise,- una della Sicilia. ^ 

Così oltremodo scarse sono le accessioni dall'estero. Lo 
mostra il seguente specchietto : 

Nobiltà romana proveniente dalla Corsica circa 1 * 

« > » dalla Francia > 5-'' 

» » » dalla Lorena » 1 ^ 

» » » dalla Germania » 1 ' 

» » » dalla Spagna » 1^ 



con fini puramente scientifici, ma solo dietro richiesta di date famiglie, 
che ambirono a tener desto il ricordo del loro diritto a vantare titoli no- 
biliari. 

' Antonini. 

* De Mayo. 

* De Gregorio. 

* Bonaparte. 

* Giraud, Hardouin, Montholon, Torlonia, Vidau. 

* De Saint Mihiel. 
' Altemps. 

' Muccioli. 



APPENDICE V. 

I dodici Romani fatti dichiarare pubblici nemici 
da Siila nell'88 a. C. 

(v. 8. p. 250). 

La storiografìa antica è unanime nel considerare Siila 
come uomo crudele; essa rileva che il terribile Dittatore 
non ebbe ritegno e misura nel vendicarsi, e la ferocia di 
lui contrappone alla clemenza di Cesare. 

L' esame spassionato dei fatti dimostra però che la fe- 
rocia sillana fu parzialmente provocata da quella dei capo- 
rioni del partito contrario. È ad ogni modo certo che, cal- 
colatore per eccellenza, Siila coordinò la convenienza di 
vendicarsi e di reprimere con la violenza ai fini politici 
che aveva in animo di raggiungere. Perciò allorquando nel 
88 Siila si impadronì per la prima volta di Roma fece di- 
chiarare pubblici nemici soltanto dodici persone della fazione 
di Mario e di Sulpicio. 

Ciò è accennato con sobrietà per noi eccessiva nelF epi- 
tome del libro LXXVII di Livio colle seguenti parole: 
adversus factionem Sulpicii et Marii in Urheni venif, in ipsa 
Urbe pugnavit, eamque expulif. ex qua XII a senatu hostes, 
Inter quos C. Marius pater et filius indicati sunt. 

Appiano h. e, I 60, ove racconta lo stesso avvenimento, 
porge maggiori particolari ; egli conferma il numero di do- 
dici persone e ne rammenta singolarmente nove. 



I dodici Romani fatti dichiarare pubblici nemici da Siila Ul 

Esse furono : 

1. Sulpicio trib. pi. 6. Cn. Granio 

2 Mario padre già cos. sei volte 7. Q. Gramo 

3. Mario figlio 8. P. Albinovano 

4. P. Cetego 9. M. Letorio 

5. lunio Bruto 

Mario, capo del partito che da lui prendeva nome, non 
era in quell'anno magistrato; lo erano invece vari dei suoi 
compagni di esilio e di sventura. 

Sulpicio, che lasciò in quella occasione la vita, era tri- 
buno della plebe; e da Plutarco apprendiamo che lunio 
Bruto, al pari di Servilio, era stato già inviato come pre- 
tore a Siila per comunicargli l'ordine del Senato di non 
entrare in Città e che l'uno e l'altro erano stati vilipesi 
dai soldati sillani. (Plut. Stili 9). 

Sappiamo che lunio riparò nella Spagna, d'onde con 
altri esuli si recò a Telamone per ricongiungersi con Mano 
e Cinna (Gran. Licin. XXXV 6 p. 16 ed. Flemisch). Ci è 
pur detto che nell'82 si uccise a Cossira per sfuggire a 
Pompeio Magno. {Ep. Liv. 89. Cfr. Oros. V 21; 11). 

Che anche la maggioranza dei personaggi sopra ricor- 
dati coprisse pubbliche magistrature è in certo modo con- 
fermato da Floro II 9 (III 21), che, ricordando i medesimi 
fatti e parlando fra l'altro dell'entrata di Siila a Eoma, fra 
l'altro dice: inde cum consules SiUpicius et Albinovanus oUe- 
cissent catervas suas cet. 

Sulpicio ed Albinovano non erano consoli. Consoli del- 
l' anno 88 erano lo stesso Siila e Q. Pompeio Bufo; Sulpi- 
cio era invece tribuno della plebe. 

Ove si ammetta che Floro abbia scambiato consoli con 
tribuni, ne verrebbe l'ipotesi che Albinovano fosse ttato uno 



342 Appendice V 

dei tribuni dell'anno.' P. Albinovano fu tribuno nel 82 e 
lo troviamo daccapo alla testa del partito rivoluzionario 
nel 82. Comandava una legione di Lucani, assai probabil- 
mente di correligionari. Sbarazzatosi in un banchetto dei 
colleghi, allo stesso modo per cui molti secoli dopo divenne 
tristamente celebre Cesare Borgia, fini per ottenere il per- 
dono di Siila (App. b. e. I 91), il quale tenne conto della abi- 
lità militare di lui e della potenza politica che esercitava 
fra i conterranei. 

Ugual sorte toccò a P. Cetego personaggio notissimo. 

Uno fra i più ardenti mariani, fautore del partito popo- 
lare, che seguì Mario al pari di Albinovano e di Granio e 
di Letorio, fu tra coloro che più tardi passarono a Siila 
(App. b. ci 62 ; 80) e che vennero citati come esempio di 
scellerato tradimento. Con le milizie sillane, Cetego, prese 
parte all'assedio di Preneste, in cui si era racchiuso Mario 
laniere. (Su lui v. , Sali. Hist. fr. I 77; 20. Cic. Farad. V 3, 
40; pì'o Cluentio 31, 8). Più tardi lo troviamo onnipotente 
e fu lui che nel 74 fece conseguire a Lucullo, prima suo 
nemico, la provincia Cilicia, che doveva dare a costui modo 
di guerreggiare contro Mitridate. Lucullo, come è ben noto, 
era riuscito a conquistarne il favore per mezzo della fa- 
mosa Precia, della cortigiana che alla sua volta tutto po- 
teva sull'animo di Cetego (Plut. Lue. 5). 

Non abbiamo elementi per asserire con sicurezza che 
fossero magistrati i Granii. Sappiamo però che Mario era 
congiunto con codesta stirpe, che uno di essi lo accompagnò 
a Minturne, nell'isola d'Ischia ed in Africa. (Plut. Mar. 36; 
37; 40). 

' In una delle recenti edizioni straniere codesto Albinovano ò nomi- 
nato quale console uell' 82. Mi imagiuo la derisione che coprirebbe imo 
studioso italiana, se cadesse in un abbaglio di tal natura. 



/ dodici Romani fatti dichiarare pubblici nemici da Siila 343 

I Granii, come risulta da testi e da inscrizioni, erano 
commercianti ricchi e assai potenti di Puteoli (v. il mate- 
riale raccolto dal Mnenzer in PW. RE. XIV col. 1817 sgg.). 

Con le notizie relative ai Granii di Puteoli amici di 
Mario, si collegano quelle sul Granio duumviro magistrato 
municipale di Puteoli, causa occasionale della morte di Siila 
(Val. Max. IX 3, 8. Plut. SUL 37). Ed è pure il caso di ri- 
cordare i Granii dell'età cesariana.^ (Caes. h. e. Ili 71. Plut. 
Caes. 16. Val. Max. Vili 111,8). 

Non abbiamo dati sufficienti per identificare M. Lae- 
torius. Un P, Laetorius fu uno dei senatori che Siila fece 
uccidere allorché, ritornato dalla Grecia, pubblicò le liste di 
proscrizione (Oros. V 21, 8). Si può nondimeno osservare che, 
a partire dal secolo V, i Laetorii figurano fra le stirpi plebee 
più ardenti nel difendere le libertà popolari. Basti ricor- 
dare il celebre Laetorius amico di C. Gracco. 



* * 



Abbiamo esaminate le poche notizie che è dato racco- 
gliere sui nove personaggi ricordati da Appiano. È dato 
rintracciare il nome degli altri tre che da Appiano sono 
stati omessi? 

Forse ciò è concesso per due. Abbiamo veduto che fra i 
dodici cittadini, giudicati nemici pubblici, vi fu il pretore 
lunio Bruto. Ma dacché questi era inviso anche per aver 
osato notificare a Siila il divieto del senato di entrare in 
Città, è ovvio il sospetto che sorte migliore non dovesse 

' Non so se sia il caso di ricordare anche i Granii di Pompei. Il no- 
me di Gragnano presso 1' antica Stabiae (Castellammare) che prese il nome 
da lina gens Grania va collegato con i nostri Granii? Snl vino Grauiano 
V. CIL. IV 2565. 



344 Appendice V 

attendere il collega di lui Servilip, che, al pari di Bruto, si 
assunse tale ambasciata. 

Cosi è per lo meno probabile venisse compreso nella 
lista dei dodici anche il tribuno della plebe P. Antistio, 
il quale insieme al collega Sulpicio Rufo, uno appunto dei 
XII, si era opposto alla candidatura consolare di Giulio 
Cesare Strabone, personaggio malveduto da Mario, che lo 
fece poi uccidere nel 87 (Cic. Brut. 226 sq. Cfr. il materiale 
in Drumann-Groebe III p. 123 n. 16). La miglior prova del- 
l' odio di Siila per P. Antistio sta nel fatto che il dittatore 
lo fece poi proscrivere ed uccidere (Cic. prò Roseto Amer. 90; 
Brut. 310).i 

Resterebbe fissare il nome del dodicesimo ed ultimo cit- 
tadino condannato nel 88, facente parte di questa prima ed 
assai limitata lista di proscrizione a cui sei anni dopo do- 
veva tener dietro quella ben più numerosa che rese odiato 
il nome del dittatore. Ma non ci è dato indicarlo con si- 
curezza. 

Fra i vari duci del partito mariano che governarono, o, 
per meglio dire, sgovernarono lo Stato nel frattempo che 
intercedette fra la partenza di Siila ed il suo ritorno dal- 
l'Oriente, non è il caso di pensare a Cinna. Egli infatti, 
come è noto, fu portato al consolato dallo stesso Siila, il 
quale gli fece invano giurare che avrebbe rispettato l' or- 
dinamento politico che lo stesso Siila aveva allora fissato. 

E non è nemmeno da pensare a Sertorio, che durante il 
tempo in cui i dodici furono condannati e sfuggirono alla 
morte con l'esilio, rimase a Roma (Plut. Sert. 4). 

Il pensiero ricorre a Damasippo o a Carrinas, ovvero a 

' Diverso è quel P. Antistio che nel 82 fu fatto uccidere da Mario 
(App. I 98) insieme a Papiri© Carbone, a Douiizio, a Muzio Scevola pon- 
tefice massimo. 



I dodici Romcuii fatti dichiarare pubblici nemici da Siila 345 

quel Domizio, che fu uuo dei duci Mariani, a Fimbria infine 
a quel Milonius che con Papirio e Sertorio fu pure uno dei 
capi dell'esercito mariano che muovendo dal Gianicolo, ri- 
prese Roma. 



* 
* * 



Ma è vano fare ipotesi su questo punto ; i testi non ci 
porgono dati decisivi. È ovvia invece 1' osservazione che dei 
dodici cittadini condannati come pubblici nemici almeno 
cinque erano non romani ma municipali. 

Accanto ai romani Sulpicio, Cornelio Cetego, lunio Bru- 
to, P. Letorio, a cui possiamo aggiungere Servilio ed Anti- 
stio, abbiamo i due Marii di Arpiuo, i due Granii di Pu- 
teoli, e Albinovano originario probabilmente dalla Lucania. 

Questo fenomeno sta in diretta relazione col fatto che 
le guerre dell' età mariana e sillana furono determinate non 
soltanto dalle tendenze aristocratiche ovvero popolari dei 
soli Romani. Codeste tendenze come in tutti i periodi della 
storia di questo popolo trassero vigore dalla pretesa dei 
vari popoli dell'Italia confederata di partecipare al governo 
della Città. 

Il fatto che, dei dodici condannati, la metà circa appar- 
teneva alle regioni alleate di Roma e non all' Urbs, sta in 
diretta relazione con la circostanza che allorché la rivolu- 
zione civile giunse al suo epilogo fra i duci mariani vi fu- 
rono l'etrusco Perpenna, l'umbro Sertorio, l'umbro od 
etrusco Carrinas, il sannita Ponzio Telesino. 

Conseguire il comando della guerra contro Mitridate si- 
gnificava certo porgere occasione a soddisfazioni militari 
agli uomini di governo di una società essenzialmente mili- 
tare come fu Roma, in cui anche i banchieri avevano spesso 



o46 Appendice V 

a fianco la spada. Ottenere la direzione del comando e della 
politica nell'Oriente significava però aver modo allo stesso 
tempo di spogliare provincia ricchissime. Ed è noto come la 
guerra contro Mitridate abbia dato occasione a Lncnllo di 
conseguire contemporaneamente due fini diversi: divenire 
estremamente ricco e acquistare nomea di celebre capitano. 

Ottenere la cittadinanza romana ed il diritto di aspi- 
rare agli onori aveva un valore tutto speciale per i fede- 
rati italici, che nell' Oriente ellenico (coltivando antichissimi 
rapporti già sorti da quando erano fiorite le città della Magna 
Grecia) avevano multiformi interessi. I Granii di Puteoli ul- 
trapotenti in patria e che ivi osaron tener testa a Siila anche 
dopo la dittatura, che nell'Oriente ellenico avevano intense 
relazioni commerciali al pari di tanti Italici, desideravano 
conquistare naturalmente le magistrature romane, le quali 
offrivano appunto partecipazione più diretta al governo 
di paesi doviziosi. 

Le loro pretese alla cittadinanza romana non si colle- 
gavano pertanto soltanto con vantaggi politici e morali, 
ma anche con veri e propri interessi commerciali. L'esi- 
stenza di precedenti rapporti di affari spiega assai bene 
come mai gli Italici, durante gii anni della guerra Sociale, 
abbiano avuto relazioni con Mitridate ed abbiano coniate 
monete che di questo re sono imitazione.^ 

Ciò infine rende più chiaro come mai sia allo stesso 
tempo collegata con Mitridate e con la guerra Sociale quella 
ìex Viaria de maiestate, la quale colpiva tutti colore quorum 
ope consiliove sodi contra populum Romanum arma sum- 
psissent.^ 

' V. Grueuer Coins of the roman repubUk II p. 317. Cfr. speeialineute 
l' aureo di Minius leius ib. p. 335. 

' Rimando a quanto già scrissi nella mia memoria sulla logge Varia 
nei Rendiconti dei Lincei (1901 p. 50 sgg.). 



APPENDICE VI. 

A proposito di prenomi e di cognomi. 
Intorno ai " consules suffecti ... 



I. 



Nei Fasti Capitolini accanto al prenome del padre si 
suole incidere anche quello dell'avo. Ma a tale regola fanno 
eccezione alcuni casi.^ 

Nei Fasti Consolari e dittatorii, che fan parte dello stesso 
elenco, si legge : 

L. Tarquitius L. f. Flaccus mag. eq. (ad a. 294-460 a. C.) 

M. Claudius C. f. Glicia qui scriba fuerat, dictator coactus 
abd. (ad a. 505-249 a. C.) 

M. Porcius M. f. Caio (ad a. 559-195 a. C.) 

M. Porcius M. f. M. n. Caio (ad a. 570-184 a. C). Ma le let- 
tere M. n. sono state erase ab aìitico. 

A questi negli Ada Triumphalia si aggiungono i se- 
guenti casi, tutti dell' età augustea : 

' Tratterò più ampiamente a suo luogo le varie questioni relative alla 
disceudenza di dati magistrati dagli antenati indicati nei Fasti. Qui mi 
sia lecito notare che, spesso, codeste discendenze, su cui i moderni si fon- 
dano per stabilire identificazioni di personaggi, non rispecchiano la realtà 
storica, ma sono la ricostruzione di dati forniti dagli antichi, talvolta piìi 
gelosi rivendicatori di vanità genealogiche, che obiettivi ricercatori del vero. 

Sotto questo punto di vista taluna delle ricostruzioni del nostro Bor- 
ghesi e del Mommsen, per tacere di altri eruditi, meritano una revisione. 



348 Appendice VI 

Q. Pedius M. f. (ad a. 709-45 a. C.) 

P. Vatinius P. f. (ad a. 712-42 a. C.) 

C. Asinius Cn. f. Pollio (ad a. 715-39 a. C.) 

P. Ventidius P. f. (ad a. 712-42 a. C.) 

C. Norhanua C. f. Flaccus (ad a. 720-34 a. C.) ^ 

T. Statilius T. f. Tauriis (ad a. 720-34 a. C). 

Infine nei Fasti Consolari per questa età pare si debba 
anche aggiungere la lettura : 
M. Agrippa L. f. (ad a. 717-37 a. C.).^ 

Avremo assai probabilmente maggior numero di casi 
ove ci fosse giunto meno monco il celebre documento dei 
Fasti trovato nella Regia, custodito nel palazzo Capitolino. 

È stato asserito che sebbene per coprire una magistra- 
tura non fosse necessaria la discendenza da un avo li- 
bero, questa era ad ogni modo una qualifica per tale fine 
(Mommsen Roem. Staatsrecht I^ p. 488 n. 2). Tuttavia l'au- 
tore di tale osservazione, ha pur rilevato che mancano ra- 
gioni sufficienti per spiegare alcuni dei casi sopra notati. 

Vari di codesti personaggi sono homines novi dell' età 
augustea ; ma non si comprende come si noti il solo padre 
per il Tarquitius maestro della cavalleria nel 460. Questi 
infatti era patricio ; ci attenderemmo pertanto la menzione 
dell' avo. Né la soluzione del quesito è data dal noto passo 
di Livio III 27 ad a. 460: magistrum equitum dicit L. Tar- 
quitium patriciae gentis, sed qui cum atipendia pedihus pro- 
pter paupertatem fecisset cet. 

Così mancano ragioni per comprendere perchè manchi 

' Però i Fasti Cousolari Capitolini nel caso di C. Norbanns cous. nel 
671 =83 a. C. pare serbassero lo spazio per l'indicazione dell'avolo v. CIL. 
V p. 27. 

* L'esame dei Fasti Consolari (v. CIL. I' p. 28) non basta forse a ri- 
Bolvere il quesito. 



A proposito di prenomi e di cognomi 349 

r indicazione dell' avo di Norbano, mentre un Norbanus 
figura fra i tribuni plebis sino dal 104 a. C. (Niccolini Fasti 
p. 39*) e C. Norbanus è console nel 83.^ 

L'omissione riesce sopratutto sorprendente per Catone 
il Censorio, tanto più che nel marmo si osserva essere stata 
deliberatamente erasa ah antico l'indicazione M. n. 

E-ispetto a Catone non è certo il caso di pensare che 
la mancanza del nome dell'avo stesse a provare che l'avo 
non era stato ingenuus.^ 

Da Plutarco (Cato Maìor I) apprendiamo infatti che lo 
stesso Catone si vantava non solo "del padre ma anche della 
virtù del suo proavo (èjtaiveì xai Kdtwva tÒv :TQÓJta.T:jtov), il 
quale aveva date prove cospicue di valore combattendo come 
cavaliere nell'esercito romano. Catone, dice Plutarco, ricono- 
sceva di essere homo novus dacché egli era il primo a con- 
seguire gli honores, ma si dichiarava antichissimo per le 
azioni e le virtù dei suoi antenati.' 

Il passo plutarcheo ci dà assai probabilmente la vera 
spiegazione del perchè in alcuni casi i Fasti consolari ed i 
connessi Acta Triumphalia non recano incisi i prenomi degli 
avi. Il padre di Catone aveva bensì combattuto come cavaliere, 
ma non aveva conseguita alcuna magistratura ; tanto più 
ciò valeva per l' avo. Lo stesso assai probabilmente valeva 
per i generali augustei sopra ricordati i quali, come abbia- 
mo fatto osservare a suo luogo, (p. 220-281), al pari dei ma- 
rescialli di Napoleone erano parvenus.^ 

' V. nota precedente. 

* Plut. Cato Maior. 1, 8: "x'j-òg l/.sys y. aivò; eha: ~pcg à?x^/"' ''^'^^ 
8ògav, Ipyotj ce rpo-'óvov xai T.pszy.'.i -aii-d/.aioj. 

' Colgo l'occasione per notare che anche ai recenti biografi di Catone 
è sfuggito il testo di Eliano v. h. XII 6 (cfr. XIV 36) ove parlandosi del 
padre di Catone si nota Ka-ovw; òà toO "pea.S'jxlpou xai ot'JToO tòv rra- 
■tépy. àva^yj-cslv XP'^j- 

E questa mancanza dell'inflicazioue degli avi, che avevano occupate 



350 Appendice VI 

Una soluzione esauriente del quesito non ci è del resto 
concessa. Occorrerebbe possedere interi i Fasti consolari 
Capitolini, e per giunta anche maggior numero di indica- 
zioni intorno agli elenchi dei pretori e delle altre minori 
cariche curuli. Abbiamo invece più volte constatato quanto 
esse siano monche ed insufficienti. 

Nonostante tali dubbi e lacune, sembra lecito pensare 
che la mancanza dell'avo nei Fasti non stia in diretto 
ed esclusivo rapporto con l'assenza di ingenuità dell'avo 
stesso, ma piuttosto con la comparsa di homines novi, i quali 
non vantassero avi che avessero di già conseguite magi- 
strature curuli. 

n. 

Alla lista dei cognomi del V secolo ricavati da una lo- 
calità del Latium e delle regioni vicine (v. s. p. 9 agg.) va 
aggiunto Carventanus di cui v'è traccia nei Fasti Capito- 
lini ad a. 458 a. C. : 

C. Fahius Sp. f. Sp. n. Rutilus II 
n. Carven[tanus\ 

È chiaro che Carventanus sta in rapporto con l' arx 
Carventana ricordata da Livio IV 53 ; 55 ad a. 410 sg. a. C, 
di cui si trova ricordo anche nell'elenco delle città latine 
di Dionisio V 61 rispetto alle vicende del 497 (jtóXig) Ka- 
poevtavojv ; cfr. Steph. Byz. s. v. Kcxqousvtoc, che probabil- 
mente era nella regione vicina all' Algidus. 

In Diodoro XI 88 si ha Fctio? Ndunog TodtiXioi;, A&uxiog 
Mivowiog KagouTiavóg; nel Cronografo del 354: Rutullo et 
Carheto (ad a. 458 a. C). 

magistratiire spiega forse anche perchè CiceroDe scherzasse su Afrauio (il 
console <U'] tìO) <'hiaiuau(lolo Auli Jìlius {ad Att. I l, 1: 18, 5). 



A proposito di prenoiìii e di coc/iiomi 351 

È stato più volte notato che il testo di Diodoro risulta 
da ima cattiva lettura e fusione dei dati del suo originale 
e che il gentilicio Mmucius nulla ha a che fare con il co- 
gnome Carventanus, dacché Minucius nei Fasti Capitolini 
di quell'anno console suffetto è detto: 

Suf. L. Minucius P. f. M. n. Esquilin. Augurin. 

Nulla però prova, ciò che ad es. sospetta il Fruin {Neue 
Jahrbuecher 1894 p. 107) che il cognome Carventanus debba 
essere collegato con un gentilicio Numicius, che spetti an- 
che a T. Numicius Priscus console del 469, Liv. II 63. Dion. 
Hai. IX 56. 

Altro cognome che accenna a località è, a quanto pare, 
quello di Nomentanus. 

No\ievxav6c. è in Dionisio IX 66 il cognome di A. Ver- 
giììius, che dal Chron. a. 354, dai Fasti Hydat. e dal Chron. 
Pasch. è detto Caelimontanus (ad a. 469). 

ni. 

Quanto abbiamo varie volte osservato rispetto al testo di 
Diodoro di fronte a quello dei Fasti Capitolini suggerisce 
l'ipotesi che anche in altri casi la differenza dei nomi che 
si riscontra nelle liste di Diodoro dipenda da errori e da 
confusioni di questo autore negligente compendiatore di 
fatti storici, sia che parli di storia propriamente greca, sia 
che esponga le gesta della patria Sicilia, e che presumibil- 
menle non è compilatore più accurato ove riassume i fatti 
di storia romana e porge liste di magistrati eponimi. 

Contro questa ipotesi non è il caso di osservare che la 
diversità fra le liste dei consoli e dei tribuni militum consil- 
iari potestate dipende solo dal redattore dei Fasti della Regia. 

Non è infatti da escludere che questo compilatore di 



352 Appendice VI 

fronte a liste diverse abbia trasformato in suffecti magi- 
strati eponimi che in altre liste venivano dati come ordi- 
narli e cbe in tale processo di rimaneggiamento dei dati 
delle varie sue fonti abbia quindi anche egli proceduto con 
criterii altrettanto arbitrarli. (Sulla questione cfr. anche R. 
Th. Fruin nei Neue Jahrbuecher 1894 (40) p. 106 sgg.). 

La scarsezza dei dati di cui disponiamo, le abbondanti 
lacune nei Fasti Capitolini per vari periodi del secolo V 
(ad es. per gli anni 490-484; 471-467; 447-423) non permet- 
tono soluzioni definitive. Il materiale superstite porge solo 
materia per ampi dubbi ed esitazioni. 

Che la menzione e registrazione di consoli suffetti abbia 
poi potuto contribuire a creare errori e disordini risulta 
all'evidenza da quanto Cassio Dione XLIX 39 dichiara es- 
sere avvenuto per il 34 a. C, vale a dire per il tempo in 
cui non vi sarebbe stata più ragione di attenderci dubbi 
intorno al nome dei magistrati eponimi: 'AvTcóviog 8è èv 
Tovrcp xf\g [ih àQ-/r\c, av{)r[[ieQÒv e^éox^, Aoijxlov 2enJtQ(Dviov 
'ATQaTÌvov dvTixaTuatT] aug, odev elalv oi tovtov, àXXà oux 
f.xelvov Ev TTJ TÓóv imccTcov djtapi-&[Xì]o8i ò\o\idC,ovoi xtX. 

AGGIUNTA. 

A p. 276 n. 1. Il pensiero di Cicerone sul diverso contegno 
dei Tusculani e degli Atiuates verso i propri concittadini 
è cosi esplicato dagli Scholia Bobiensia, prò Piando p. 254 
-rz p. 127 Hildebrand: praeterea et hiìic istis civitatihus adicit 
di/ferentiam, quod Atinates semper civibus suis favermt, Tu- 
sctdani plurimum livoris naturaliter etiam circa miinicipes 
auos habuisse videantur. Sic et M. Caio ille Censorius prò 
maligno et invido habitus est nec aliter etiam LuciUus de 
eorumdem moribua sentit hoc dicens: Prima Papiria Tuscoli- 
darum Nam malevolos noti esse certo scio cet. 



INDICI 



Pais Ricerche sulla storia e sui dirilto pubblico di Hvnia II 



28 



INDICE PRIMO. 



SERIE DELLE GENTI CONSOLARI NEL LORO SUCCESSIVO APPARIRE 

E SVILUPPO.* 



GENTI PATRICIE. 

1. L. lUNius Brutus 509. 

2. Tarquinius CoiXATiNUS cons. 509.'- 

3. Valerii 509 suf.; 508; 507; 505; 504 (dict. 501?, 494); 483; 475; 
470; 460; 456; 449; tiib. Tuil. 415; tiib. dììI. 414; cons. 410; 
trib. mil. 407; trib. mil. 406; tiib. niil. 404; trib. mil. 403; tiib. 
mil. 401; trib, mil. 398 (due i^ersone); trib. mil. 395; trib. mil. 
394; cons. 392; mag. eq. 390; trib. mil. 389; trib. mil. 387; trib. 
mil. 386; trib. mil. 384; trib. mil. 383; trib. mil. 380 (due per- 
sone); trib. mil. 377; trib. mil. 370 (due persone); trib. mil. 367: 



' In questo, come uell' indice seguente, secoudo la uorrna tenuta in 
tutto il volume, i nomi stampati con lettere maiuscole indicano genti pa- 
tricie; nomi in tondo, magistrati della nobiltà plebea; in corsivo, homines 
novi dopo il 172, dopoché ai plebei rinscì conseguire per la prima volta 
ambo i seggi di console. 

Ove accanto all' anno, o serie di anni, non vi sia indicazione di altra 
magistratura, si intende che vi si fa menzione di consoli. 

Eventuali errori di cifre che siano stati commessi negli elenchi inseriti 
nei corso del volume, sono stati corretti negli indici presenti. 

■ È varietà del gentilicio Tarquinius quello di L. TarquUius mag. eq. 
nel 458 Liv. Ili 27 Fast. Cap. ad a. 



356 Indice primo 

(mag. eq. 308): cons. SóSj 353: 352; 348; 346; (dict. 344); 343: 
(dict. 342); 335; (i.ia.ij:. eq. 332): 331; (niag. eq. 331; 321): M2: 
(dict. 302 (> dic-t. 301); 300; 21)9 8nf.: 289; 286; 280; 263; 261: 
239; 238; 227; 226; 210; 195; 188; 176 suf.; 161; 152; 131: 
100; 93; 86 suf.; (mag. eq. 82); 61; 53; 31: 12: 3 a. C: 5 p. C. 
cens. 307; 252; 184; 154; 97; 55. 

4. LrcRETii 509 suf.; 508; 504; 462: 429; trib. luil. 419; tril.. mil. 
417; cons. 393; trib. mil. 391; tiib. mil. 388; trib. mil. 383; trib. 
mil. 381. 

5. HoKATil 508 suf.; 507; 477; 457; 451;' 449: Irili. mil. 425: trib. 
mil. 386; trib. mil, 378. 

6. Larcii 506; 505; 501; (dict. 501): 498: 490. 

7. Hermikii 506; 448. 

8. PoSTU.Mii 505; 503; (dict. 499 o 496); 496; 466; 464: (Xvii) 451: 
mag. eq. 434^ trib. mil. 432; dict. 431: trib. Diil. 426; trib. mil. 
414; trib. mil. 403 (due persone); trib. mil. 397: trib. mil. 394; 
trib. mil. 389; trib. mil. 381 (due persone); 334; (mag. eq. 327); 
321; 305; 294; 291; 262; 242; 234; 229; 215; 186; 180; 174; 
173; 154; 151; 148; 110; 99. 

cene. 403; 380; 366; 332; 253; 234; 174. 

9. Menenfi 503: 477: 452; cons. 440: cons. 439: trib. mil. 419; trib. 
mil. 417; trib. mil. 387; trib. mil. 380; trib. mil. 378: trib. mil. 376. 

10. Veroinii 502; 496; 494; 486; 479: 476; 473; 469; 456; 448: 
cons. 435; cons. 434; trib. mi). 402; tiib. mil. 389; 373.-' 

11. Si'. Cassius 502; (mag. eq. 501); 493; 486. 

12. PosTUMUS CoMiNius 501; 493. 



' DiON. Hai.. X 54. 

' CeUemoniano, Cìiron. a. 354 iu ('IL. V \>. 124. 



Serie delle genti consolari 357 

18. SuLi'icii 500; 4S)0; 4(j]; , Xvir 451); coiis. 434; tiil). mil. 402; 
tvil), mil. 398; cous. 393; tiib. mil. 391; tiib. mil. 390; tiih. mil. 
388; 384; trib. luil. 383; tiib. mil. 382; tiib. mil. 380; trib. mil. 
377; trib. mil. 376; trib. mil. 370; trib. mil. 368; cons. 364; 
361; (dict. 358); 355; 353; 351; 345; 337; 323; 314; (dict. 312); 
304; 279; 258; 243; 211: (dio. 203); 200; 166; 144; 108; 51; 5 
a. C. suf. ; 9 d. C. 

cens. 380; 366: 319; 300: 42. 

14. M." Tui.Lius 500. 

15. Aeblttii 499; (ma,^^ e(i. 499; 496); 463; cons. 442; mag. eq. 435. 

16. Vetcrii 499; 494; 462; 455; (Xvir 451); trib. mil. 417; trib. 
mil. 399; trib. mil. 377; trib. mil. 369; trib. mil. 368; trib. mil. 
367; cous. 220: (dict. 217); 206; (mag. eq. 205). 

cens. 210. 

17. Oloelii Siculi 498; trib. mil. 444?; 378i 

cens. 378. 

18. Semproxii 497; 491; (dict. 483) ; trib. mil. ovvero cous. sul'.'? 
444; cous. 428 (secondo Diodoro 12-77); trib. mil. 425; cons. 423; 
trib. mil. 420; trib. mil. 416; (mag. eq. 382; 34 sufif.). 

cens. 443. 

19. MiNUCii 497; 492; 491: 458: 457; (Xvir 450). 

20. Clatoii 495; 471; 460; (Xvir 451; 450); (mag. eq. 494); trib. 
mil. 424; trib. mil. 403: (dict. 362); 349; (dict. 337; mag. eq. 
337); 307; 296; (dict. fra 292-285); 268; 264; 249; 240; (dict. 
213); 212; 207; 202; 185; 184; 177; 143; 130 sutf.: 92; 79; 54; 
38; 13; 9 (Druso); 7 (Tiberio); 12 p. C. (Germanico). 

cens. 312; 2?5; 204; 169; 136?; 50. 

21. Servilii 495; (mag. eq. 494); 478; 476; 468; 466; 463; (mag. 
eq. 439; dict. 435); cons. 427; (dict. 418); (mag. eq. 418?); trib. 
mil. 418; trib. mil. 417; trib. mil. 408; (mag. eq. 408); trib. mil. 



358 Indice prhìio 

407; trib. mil. 402 (2 persoae) ; trib. niil. 898; tiib. mil. 395; 
trib. mil. 390 (2 persone^; trib. mil. 388 (2 persone); trib. mil. 
387 (Sergins?); trib. mil. 386; trib. mil. 383; trib. mil. 382?: 
trib. mil. 378; trib. mil. 369; trib. mil. 368; cons. 365; 362 (flict. 
360); (mag. eq. 351); 342; 284; 253; 252; 248; 217; 203; 169: 
141; 106. 

cens. 378; 125. 

22. Geganii 492; 447; cons. 443; cons. 440: cons. 437; trib. mil. 
378; trib. mil. 367. 

cens. 435. 

23. PiNARii 489; 472: trib. mil. 432; (mag. eq. 363). 

cens. 430. 

24. luLii 489; 482; 473 {?); (Xvir 451); 447; trib. mil. 438; cons. 435; 
cons. 434; (mag. eq. 431); cons. 431 ; cons. 430; trib. mil. 424; 
trib. mil. 408; trib. mil. 405; trib. mil. 403; trib. mil. 401; trib. 
mil. 397; trib. mil. 388; trib. mil. 379; (dict. 352); 267; 157; 91; 
90; 64; C. luLius Oaesar 59; (dict. 49); 48; (dict. 47); 46; 45; 
44; (dict. 45; 44); IcLius Caesar Augustus suf. 43; 33; 31; 30: 
29; 28; 27; 26; 25; 24; 23; 5; 2 a. C, C. Caesar 1 p. C, Ger- 
mani cu s 12 jì. C. 

cens. 393; 89; (Augustus 28; 8; 14 p. C./, Tiberius cens. 14. 

25. Nautii 488; 475; 458; trib. mil. 424; trib. mil. 419; trib. mil. 
416; cons. 411; trib. mil. 404; cons. 316; 287. 

26. FuRii 488; 481; 474; 472; 464; 446; cons. 441; trib. mil. 
432; trib. mil. 426; trib. mil. 425; trib. mil. 420; cons. 413; cons. 
412; cons. 409; trib. mil. 407; trib. mil. 405; trib. mil. 403j 
trib. mil. 401; trib. mil. 400; trib. mil. 398 (due persone); trib. 
mil. 397; (dict. 396); trib. mil. 895; trib. mil. 394 (due perso- 
ne); trib. mil. 391 (due persone); (dict. 390); (dict. 389 ; trib. mil. 
386; trib. mil. 384; trib. mil. 381 (due persone); trib. mil. 378; 
trib. mil. 370; (dict. 368) ; (dict. 367): (dict. 350); 349; (dict. 
345); 338; 325; 251; 223; 196; 136; 8 p. C. 

cens. 43.'); 403; 363; 214. 



Serie delle genti cuu-solari 359 

27. T. SioiNiLS 487. 

28. C. Aqcilius 487. [L. Aquilius tiil». mil. 888]. 

29. Fabii 485; 484; 483; 482; 481; 480; 479; 467; 465; 459; (Xvir 
450); cons. 442; trib. mil. 433; cons. 423; cons. 421; trib. mil. 
416;' 415; trib. mil. 414; cons. 412; trib. mil. 407; trib.mil. 406; 
trib. mil. 404; trib. inil. 401; trib. mil. 395; trib. mil. 390 (3 per- 
sone); trib. mil. 383; 2 382;» 381; trib. mil. 369; cons. 360; 358; 
356; 354; (dict. 351); 345; (mag. eq. 344: mag. eq. 325; mag. eq. 
322); 322; (dict. 321; 315; mag. eq. 315); 310; 308; (mag. ©q. 
301); 297; 295; 292; 276; 273; 269; 266; 265; 247; 246; 245; 
233; 228; (mag. eq. 224; dict. fra il 222-219; dict. 217; dict. 
216); 215 suf. : 214; 213; 209; 183; 145; 142: 121; 116: 45 
suf.; 11; 10. 

cene. 363; [358]; 304; 288; 241: 230: 108. 

30. CORNELii 485; 459; (Xvir 450); cons. 436: 434;^ cons. 428; trib. 
mil. 426; (mag. eq. 426); trib. mil. 415; trib. mil. 414; cons. 413 
cons. 409; trib. mil. 408: (dict. 408); trib. mil. 406 (2 persone) 
trib. mil. 404 (2 persone); trib. mil. 401; trib. mil. 397; (mag 
eq. 396); trib. mil. 395 (due persone); trib. mil. 394; cos. 390; 
trib, mil. 389; trib. mil. 387; trib. mil. 386; trib. mil. 385; (dict 
385); trib. mil. 384; trib. mil. 382; trib. mil. 380; trib. mil. 376 
trib. mil. 370; trib. mil. 369 (due persone); trib. mil. 368; trib 
mil. .367 (due pervsone) : (mag. eq. 362; mag. eq. 361; mag. eq 
353; mag. eq. 350); cons. 350; (mag. eq. 349); 343; (dict. 334); 332 
328; 327; (dict. 322; dict. 320); 306; (dict. 306); 303; 298 (dict 
tra il 292-285); 290; 288; 283; 277; 275; 274; 270; 260; 259 
257; 254; 237; 236: 222; 221; 218; 205; 204; 201: 199; 197 
194; 193; 191; 190; 181; 176; 162; 162 suf.; 160; 159; 156 

' DiOD. XIII 9. 

* DiOD. XV 38. 

* DiOD. XV 41. 

* DiOD. XII 53. 

" Djod. XIV 110. 



360 Indice primo 

155; 147; 146; 138: 134: 130; 111: 97: cS8; (dict. 82); 83; 81: 
80; 72; 71; 65; 57; 56; 49; suf. 44; 8iif. 38; suf. 18 (2 persone); 
16; 15; 5: 3; 1 a. C; suf. 2 d. C; suf. 5 d. C; 10; suf. 10 d. C. 
cena. 393 snf. ; 240 (2 persone); 294; 280; 265; 259; 236: 
209; 199; 194; 159: 147: 142; 70. 

31. Aemilii 484: 478: 473: 470; 467: (dict. 463); tiib. uiil. 438: 
(dict. 437; dict. 434; dict. 426); cons. 410; trib. niil. 405; trib. 
mil. 403; trib. niil. 401; trib. niil. 394; trib. mil. 391 (2 persone); 
trib. mil. 389; trib. mil. 387; trib. mil. 383; trib. mil. 382; trib. 
mil. 380; trib. mil. 377; (mag. eq. 368); cons. 366; 363; (mag. eq. 
352, 342); 341; 339; dict. 335); 329; 323; (dict. 321); 317; (dict. 
316); 311; 302; (mag. eq. 302); (mag. eq. 301); 285; 282; 281; 278; 
255; 232; 230; 225; 219; 216; 187; 182: 175; 168; 1.58; 137; 
126; 115; 78; 77; 66; 50; 46; (mag. eq. 44); 42; suf. 34: 21 a. 
C; 1 p. C; 6 p. C; 11 p. C. 

cens. 276: 220; 179; 164; 109; 22: 16. 

32. Manlit 480; (Xvir 451); cons. 434; trib. mil. 422; trib. mil. 420 
trib. mil. 405; trib. mil. 402; trib. niil. 400; trib. mil. 397; trib 
mil. 398: cons. 392; trib. mil. 389; trib. mil. 387; trib. mil. 385 
trib. mil. 383; trib. mil. 379 (2 persone); trib. mil. 370; (dict 
368); trib. mil. 367; (dict. 363); 359; 357; (dict. 353: dict. 349) 
347; (mag. eq. 345); 344; 340; (dict. 320); 299; 256; 250; 244 
241; 235; 224; (dict. 208); 189; 179; 178: 165; 164; 120;105; 65. 

cens. 351; 247; 231. 

33. Seìigii 478;' (Xvir 450); cons. 437; trib. mil. 433; cons. 429; 
trib. mil. 424; trib. mil. 418; trib. mil. 404; trib. mil. 402; trib. 
mil. 397, trib. mil. 387; trib. mil. 384; trib. mil. 380. 

34. [C. Manilius?] (AOao? MàÀÀic; Dion. Hai. IX 36) 474. Cfr. 
Fast. Hifdat. Chron. Pasch." 

' Dion. Hal. XI 52. 

' C. Manilius in Liv. II 54. DiOD. XI 63. È A. Manlin» FuUo degli 
Ada Trmmphalia ad a. 474; cfr. Cron. a. 354: Valso. 



Sei' le delle genti consolari 361 

3"). QuiNCTii Mi; 4(i8; 465; 4H0 sirf.; (dict. 458); 44(i ; cons. 443; 
cons. 439; (dirt. 439), tril». iiiil. 438; (nuig. eq. 437); cons. 438; 
cons. 431; cons. 428; tril». mil, -I2G ; tiib. mil. 425; cons. 421; 
trib. mil. 420; trib. mil. 415; tiib. mil. 405 (2 persone T. Q.); 
trib. mil. 388; tiib. mil. 387; trib, mil. 386; trib. inil. 385 (2 
persone); (mag. eq. 385); trib. mil. 384; (dict. 382): (diet. 380); 
trib, mil. 377 (2 persone); trib. mil. 369; trib. mil. 368; mag. 
eq. 367; (dict. 361; ma,<x. eq. 360); 354; 351; (dict. 331); 271; 
208; 198; 192; 150; 123; 9 a. C; 2 p. C. suf. 
cens. 189. 

36. T. NuMiCius 469. 

37. P. VoLUMNics 461. 

38. T. RoMiLius 455 (Xvir 451). 

39. Sp. TARPEirs 454. 

40. A. Aternius 454. 

41. QuixCTiLii 453; trib. mil. 403: (dict. 331); 13. 

42. P. CcRiATius 453; (Xvir 451); 445 (?). 

43. P. Sextius 452; (Xvir 451). 

44. Pai'IRII cous. 444 f^uf. ; cous. 441; cons. 436; cons. 430; cons. 
427; trib. mil. 422; trib. mil. 418; trib. mil. 416; cons. 411; trib. 
mil. 387; trib. mil. 385: trib. mil. 384; trib. mil. 382; trib. mil. 
380 ; trib. mil. 376 ; trib. mil. 368 ; (dict. 340 ; mag. eq. 340); 
336; (dict. 332); 330; 326; (dict. 325); (dict. 324; mag. eq. 320; 
mag. eq. 320): 319; 315; 313; (dict. 310; dict. 309); 293; 272; 
231. 

cens. 443; 430: 418; 393: 389; 318: 272. 

45. Folti (o Foslii) trib. mil. 433; (mag. eq. 320); 318: (mag. eq. 
314). 

46. [Antonii Merendae] Xvir 450: trib. mil. 422; (mag. eq. 334). 



362 Indice )>r imo 



Magistrati rptniiiiii ])l('li«'i. 

47. [GknlciiV] e Geuucii cous. 451; (Xvir 451); 415; trib. mil. 399: 
trib. mil. 396; 365; 363: 362; 303; 276; 271; 270. > 

48. Duilii Xvir 450; trib. inil. 399; 336; 260; (dict. 231). 

06118. 258. 

49. Poetelii Xvir 450?; 360; 346; 326; 314; (dict. 313; mag. eq. 
313). 

50. tìp. Oppins Corniceli Xvir 450. 

51. M. Rabuleius Xvir 450. 

52. Atilii trib. iiiil. 444; trib. mil. 399; trib. mil. 396?; 335; 294; 
267 (Regali); 257 (Serranus); 256 euf. (Regulus); 250 (Regulus); 
245 (Bulbus); 235 (Bulbus); 227 (Regulus); 225 (Regulus); 217 
(suf. Regulus); (Serrani) 170; 136; 106. 

cene. 247; 234; 214. 

53. Licinii trib. mil. 400; trib. mil. 396; mag. eq. 368 primns e plebe: 
364; 361; 236; (mag. eq. 210); 205; 171; 168 (Crassi); 151 (Lu- 
cullus); 131; 116 (Geta); 97; 95; 74; 70; 62; 55; 30; 14 a. C; 
7 p. C. 

cens. 210; 108; 92; 89; 65. 

54. Titinii trib. mil. 400; trib. mil. 396; (mag. eq. 302). 

55. P. Maelius trib. mil. 400; trib. mil. 396. 

56. Popilii trib. mil. 400; 359: 356 [354]; 350; 548; 316: 173; 
172; 158; 139; 132. 

cens. 159. 

' Sui Geuucii Aveutinenses patricii e plebei v. s. p. 80; 107. 



Serie delle genti consolari 363 

57. M. Pompouius Rufiis tvib. iiiil. 399, 

58. Poblicii trib. mil. 399: 232. 

59. Tiebonii trib. niil. ;183; trib. mil. 379; 45 suf. 

60. Antistii trib. mil. 379, 30 suf.; G. 

61. P. Coelius (secondo Diodoro XV 5 7) trib. mil. 378. 

62. Sextii 36G (primo console plebeo). 

63. C. Terentius trib. mil. 380.' 

64. C. Sextilius trib. mil. 379. 

65. M. Albinins trib. mil. 379. 

66. Plantii 358; (mag. eq. 356) (Proculus); 347; 341; 330 (Venox); 
329; 328; 318 (Decianus) ; 125 (Hypsaeus); 2 (Silvanus). 

cens. 312. 

67. Marcii 357; (dict. 356) ; 352; 344; 342; 310; 306; 288; 281; 
(mag. eq. 263); 186; 169; 162; 156; 149; 118; 91; 68; 64; 56; 
39; 38 suf.; 8. 

tens. 351 {prinnts e plebe); 294; 265; 164; 147; 86. 

68. Deeii 340; 312; 308; (mag. eq. 306); 297: 295; 279. 

cens. 304. 

69. Q. Poblilii Philones trib. mil. 400: 399; (dict. 339; mag. eq. 335); 
327; 320; 315. 

cens. 332. 

70. lunii (mag. eq. 339); 325; 317; 313; (mag. eq. 312); 311; (mag. 
eq. 310; mag. eq. 309); (dict. 302); 292; 291; 277; 266; 249: 
230; (dict. 216); 178; 167 (Pennus); 138 (Brutus); 109 (Silanns); 
77; 62; 25: 17 a. C; 10 p. C: 10 p. C. suf. 

cens. 307; 253; 225. 

' Dioi>. XV 50. 



364 Indice primo 

71. C. Maeuius 388; ((lift. ^'iO; <lict. 314). 

cens. 318. 

72. Aelii 337: 323;' (miig. eq. 321): 286; (ma<--. eq. 202); 201; 198; 
172 (Ligus) ; 167 (Pactns); 11 (Q. Tubero): 3 p. C. (L. Lamia); 
4 p. C. (S. Catus). 

cens. 199; 194. 

73. T. Veturius Calvinns 334; 321. 

74. Domitii 332; 283; (cUet. 280); 192; 162 suf.: 124; 122; 96; 94; 
54; 53; 40; 32; 16. 

cens. 280; 115; 92. 

75. Claudii Marcelli 331; (dict. 327); 287; 222; suf. 215; 214; 210; 
208; 196; 183; 166; 155; 152; 51j 50; 49; 22. 

cens. 189. 

76. Livii (mag. eq. 324): 302; 219; (dict. 207); 207; 188; 147: 112. 

cens. 203; 109. 

77. Aulii Cerretani 323: 319: (mag. eq. 315). 

78. Fulvii 322; (mag. eq. 316); 305 suff. ; 299; 298; 264; (dict. 
263); 255; (mag. eq. 246); 237: 229; 224; (mag. eq. 213); 212; 
211: (dict. 210); 209: 189: 180 suff.; 179; 159: 153; 135; 
134; 125. 

cens. 231; 179: 174: 136. 

79. Volumnii 307: 296. 

80. Minucii 305; 221; (mag. eq. 217); 197; 193; 110. 

81. Sempronii 304 (Sophus) ; 268 (Sopbus) ; 253 (Blaesus) ; 244 
(Blaesus); 240 (Tuditanus); 238 (Gracchus); 218 (Longns); (mag. 
eq. 216); 215 (Gracchus); 213 (Gracclius); 204 (Tuditanus); 194 



' (Aulius?) cfr. Liv. VITI 37. 3. 



Serie delle genti consolari 365 

(Lou.>,Mis : 1S5 iTuditiUius); 177 (Grncchusì: IG'A (Gracclius); 129 
(Tu(litauns). 

ceiis. 300: 280: 252^ 209; 1(J9. 

82. Apuicii MOO (Piiiisa); 29: 20 a.C; U p. C. 

83. Caivilii M;ixiiui 293; 272; 23-i: 228. 

cenis. 288. 

84. M." Curili^ Deiitatus 290; 275; 274. 

fé US. 272. 

85. Caedifii 289: 256. 

oens. 283. 

86. Hortcìisii ((li<t. 287 circa); 108?: 69. 

87. Claiulins Canina 285; 273, 

88. Caecilii ' 284; 251; (mag. eq. 249); 247; (dict. 224: niag. eq. 207); 
206; (dict. 205); 143; 142; 123: 119; 117: 115: 113; 109; 98; 
80; 69; 6S; 60; 57; 52 a. C; 7 p. C. 

cens. 131 (primo collegio di due censori plebei); 120; 115; 
102 idne cens. Q. C). 

89. Fabricii 282: 278 (Lnsciuns); 2 sul. 

ceup. 276. 

90. Ti. Cornncauius 280; (dict. 246'. 

91. Q. Ogulnius Gallus 269; (dict. 257). 

92. Mamilii 265; 262 (Vituli); 239 (Turriuus). 

93. Otacilii 263: 261; 216. 

94. Aqiiilii 259 (Florus); 129; 101. 

' T. Caecilius trLb. mil. nel 444 è sorto per corruzione del testo o è 
falsificazione v. s. p. 122. 

A falsa lettura già pensò il Drumanx Genchichle Roms ed. Groebe II 
p. 15 u. 1. 



366 Indice primo 

95. A. Atilius Calatiuus 258; 254; (tlict. 219). 

cens. 247. 

96. M. Laetorius Planciaiiun: (mag. eq. 257). 

97. Aurelii 252j 248^ (mag. eq. 231); 200 (Cotta-; 157 (Orestes); 144 
(Cotta); 126 (Orestes); 119 (Cotta); 108 suf. (Scaurus); 103 
(Orestes); 75; 74; 65 (Cotta). 

cens. 241; 64. 

98. Claudius Glicia (dict. 249). 

99. C. Fundanius Fiindnlui«> 21.3. 

100. Lutatii 242 (Catuins); 241 (Cerco): 220; 102: 78 (Catali). 
cens. 236; 65. 

101. M. Pomponii Mathones 233; 231; (luag. eq. 217). 

102. L. Apustiiis Fallo 226. 

103. Flaminii 223; (mag. eq. tra il 222 e 219); 217: 187. 
cens. 220. 

104. Terentii Varrones 216; 73; 23. 

105. Servilii (mag. eq. 208): 203; ^mag. eq. 203); 202: (dict. 202); 
79; 48; 41; 3 p. C. 

cens. 55. 

lOH. P. Villius Tappulns 199. 

107. Porcii 195 (Cato); 184 (Liciuus'; 118; 114; 89 (Catone-s). 
cens. 184. ■■ 

lOS. Acilii 191; 154 (Glahrio); salì'. 150; 114 (Balbiis); 67 (Ulabrio); 
33 «uf. (Aviola). 
cens.? 44. 

109. l^aclii 190; 140; 6. 

110. Baebii Tamphili 182: 181. 



Serie delle yenti conaolarl 367 

in. Ciilpurnii 180; 1 !S; l''>9; Vòó; 133; 112 (Pisones); 111 (Bestia); 
67 (Fiso); 59 (Bibuhis): 58: 28 snf.: 15; 7; 1 (Pisones). 
cena. 120; 50. 

112. Q. Petillins Spurinus 176. 

118. Mucii Scaevolae 17Ó: 174: i:l:;; 117: 95. 



Homines novi dopo il 172. 

114. Cnnsii 171; 164; 127; 124; 107: 96: 7o; 11 p. C. suf. 
rena. 154; 125. 

115. Ho8tilxi 170; 1^5; 137. 
H^..OctavU 165; 128; 87; 76: 75. 

117. Jf.' luventius Thalnu 16:ì. 

118. Fanìii 161; 122. 

119. L. Anicius Gallus 160. 

120. Opimii 154; 121. 

121. Aunii 153; 128. 

122. Manilii 149; 120. 

123. L. Mummius 146. 
cens. 142. 

124. Pompeii 141; 89; 88; 70: 55: 52: 35: 31 snf.: 5 a. C. snf. 14 p. C. 

ceus. 131. 

125. P. EujìiUns 132. 

126. Perpernae 130; 92. 
ceris. 86. 

127. Oornelii Cinnae 127; 87; 86; 85; 84; 5 p. C. 



368 Indice primo 

128. G. Sertiit^ Calcintis 124. 

129. Paì>irìi Carhones 120; 113; 85; 8?: 82. 

130. C. Maritis console sette volte: 107; 104; 10:5; 102: 101: 100: 86; 
C. Mavins iun. 82. 

131. Gn. Maìli»^ 105. 

132. BiiUlii 105 (Jùifus); 90 {Lupus). 

133. Flit ni 104 {Fimbria); 33 suf. 

134. Anionii 99: G3; (mag. eq. 47); 44: 41: U). 
cens. 97: 42. 

135. r. DidiuH 98. 

136. C. Coeliiiu CaJrJus 94. 

137. M. Ifrreintii 93; 34 suf.; 1 p. C. suf. 

138. Norlmni 83; 38; 24. 

139. Tullii 81 (Decula)', 63; 30 saf. [Cicerones). 

140. Scribonii 76 (Curio); 34 suf. (Z/fto). 
ccus. 61 . 

141. iy. aellii Foplicolae 72; 36. 
cens. 70. 

142. Gn. Aujldiu>i Orestes 71. 

143. Volcacii Tulli 66; 33 suf, 

144. Autronii Paeti 65; 33 suf. 

145. M. Fupius Figo 61. 

146. L. Afranius 60. 

147. A. Gabinius 58. 

148. Q. Fufuis Calenus 47. 



Serie delle genti consolari 369 

U9. P. ratinius 47. 

150. Canina liebili 45 suf.; 12 suf,; C'animi galli cotì. 37; 2 euf. 

151. Fjòn' 43 [Fansa); 5 p. C. snf. {Postumus): 8 p. C. suf. {Habitus), 

152. 6*. Carrinas 43 suf. 

153. ^. Jliriitts 43 suf. 

154. <^. Perfn(« 43 suf. 

155. P. Fe«/jdjHS Bassus 43 i^uf. 

156. 2[ìinatii Planci 42 a. C; 13 p. C. 
eens. 22. 

157. Js/nn 40 {Pollio); 8 {Gallus). 

158. Gornelii Balbi 40; 32 suf. 

159. P. Canidius 40 suf. 

160. Calvisii Sabini 39; 4. 

161. Cocceii Nervae 39 suf.; 36. 

162. ^//em FaW 39 suf.; 2 p. C. 

163. M. Vipsanius Agrippa 37; 28; 27. 
cens. 28. 

164. Siatiìii Tauri 37 suf.: 26: 11 p. C. 

165. 6rH. Xerius 36 suf. 

166. L. t'ornificius 35. 

167. 6'. Memmius 34 suf. 

168. Fonteii Capitones 33 suf.; 12 p. C. 

169. Vinicii 33 suf.; 19 suf.; 5 a. C. suf.: 2 p. C. 

170. Q. Laronius 33 suf. 

Pais Hicercht sulla storia e sul diritto pubblico di Noma II 24 



370 Indice pi-imo 

171. C. Soslus 32. 

172. M. Titius 81 suf. 

173. L. Saenius 30 suf. 

174. L. Sestius 23 suf. 

175. Aruntii 22 a. C; 6 p. C. 

176. M. Lollius 21. 

177. Silii 20 a. C; 3 p. C. suf.; 13 p. C. 

178. Sentii Saturnini 19 a. C; 4 p. C: 4 p. C. suf. 

179. Q. Lucretius Vespillo 19. 

180. 0. Furnius 17. 

181. L. Tariits 16 suf. 

182. P. Siilpicius Quirinus 12. 

183. 0. Valgius 12 suf. 

184. Volimi Saturnini 12 suf.: 3 p. C. Huf. 

185. L. Passienus llufus 4. 

186. C. (Jlodius Licinus 4 p. C. suf. 

187. 0. Ateius Cajnto 5 p. C. suf. 

188. L. Lucilius Longus 7 p. C. suf. 

189. Nonii 6 p. C. suf. (Asprena,^); H p. C. (QuinctiUanu/i). 

190. L. Apronius 8 p. C. suf. 

191. Poppaci 9 p. C. (Sabinus); 9 p. C. suf. (Secundus). 

192. M. Papius Mutilus 9 j). C. suf. 

193. C. Visellius Varrò 12 p. C. suf. 



INDICE SECONDO. 

SERIE ALFABETICA DEI « DICTATORES, MAQISTRI EQUITUM, DECEM- 
VIRI LEGIBUS SCRIBUXDIS, CONSULES, TRIBUNI MILITUM CONSULARI 
POTESTATE, CENSORES ».' 



1. Acilii p. 150, 163, 175. 

(Aviolae, Balbi, Glabriones). 

2. Aebutii Helvae p. 99, 112. 

(Cornicen). 

3. Aelii p. 135, 160, 191. 

(Cati, Lamia, Ligus, Paeti, Tuberones). 

4. Aemilii p. 102, 113, 125, 161, 173. 

(Barbulae, Lepidi Paulli, Mamercini, Papi, Regillus, Scaurus) . 

5. L. Afranius p. 176.^ 

6. M. Albinius p. 119. 

7. Alfeni Vari p. 183. 

8. Anicii Galli p. 162. 

' Indico in singolare i cognomi che nei Fasti compaiono una sola volta. 

* a p. 176 n. 2. All'ipotesi che Afranius fosse di origine picena può 
forse contrapporsi la menzione di un Afranius duce dei Latini nel bellum 
Sociale, Flor. II 6, 6 (III 18) cfr. App, b. v. I 40 ed. Viereck, dato che si 
debba accogliere la lezione 'A^pYjVtog o 'A^pocviog dei codici a cui lo Zan- 
GEMERSTER ad CIL. IX 6086, 1 ha contrapposto tanto App. I 47 quanto 
le ghiande missili. 



372 Indice secondo 

9. Annii p. 163. 
{Luscus, Bufus) . 

10. Autesti Veteres p. 119, 187. 

11. [Antonii] p. 106, 118. 
(Merendae). 

ll.t's Antouii p. 136, 167, 177. 

12. Apuleii p. 141, 187.1 
(Pansa) . 

13. L. Apronius p. 192. 

14. L. Apustius Fallo p. 148. 

15. Aquillii p. 101, 119, 
(CORVUS, Tuscus)." 

15.^is Aquilii p. 145, 165. 
(Florus) . 

16. ArrunUi p. 188. 

17. Asmii p. 181. 
{Gallus, Pollio). 

18. Ateius Capito p. 192. 

' a p. 141 u. 2 ed a p. 189 n. 2 lio dato due diverse interpretazioni 
dei pasai di Cicerone prò Piando 7, 19; II 27, 29, iu cui si fa menzioue 
di Satavìiirms di Atina, che ora ho identificato coW Jpnleius ricordato da 
Cicerone nella stessa orazione, ora con un Sentius pure di Atina. 

La prima di tali opinioni è generalmente accolta dai commentatori 
ciceroniani, e lo è pure in PW. BE. II col. 269. La seconda fu esposta dal 
Borghesi II Onvres p. 276 in base all'epigrafe urbana CIL. VI 2722: Cn. 
Sentius Cn. f. Ter. Saturninus Atinae cet. Cfr. Pros. Imp. Rom. Ili p. 119 
n. 293. 

Dal contesto della sola orazione ciceroniana non mi sembra appaia cou 
certezza quale delle due versioni debba essere preferita. 

* Se Aquilius Corvus trib. mil. nel 388 sia o no patricio non è chiaro 
V. 8. i>. 119 n. 1. 



Serie alfabetica dei " didiiforefi „ ecc. 373 

19. A. Atkkxus Varts Fontinaliìs j», 103. 

20. Atilii p. 105, 120, 13.5, 145, 161. 

(Balbus, Calatinus,' Calenus, Liiscus, Prist'us, Regali, Serrani). 

21. Cu. Aufidius Orfstcs p. 174. 

22. Q. Auliu8 Cerretanus p. 138. 

23. Aurelii p. 146, 163, 173. 
(Cottae, Orestes, Scauius), 

24. Autronii Paeti p. 175. 

25. Baebii Tamphili p. 150. 

26. Caecilii p. 119, 143, 164. 
(Metelli).* 

27. Caedicii p. 142. 
(Noctua). 

28. Calpurnii p. 151, 164, 174. 

(Bestia, Bibulus, Pisones Frugi Caesonini). 

29. Calvisii Sabini p. 182. 

30. P. Canidius Crassus p. 182. 

31. Conimi p. 178. 
{Galli, Bebili). 

32. Carrinas p. 188. 

33. Carvìlii Maximi p. 141. 

34. Sp. Cassius Viscellincs p. 98. 



' Sulla lezione Calatinus ovvero Caiatinus v. h. p. 145 n. 3. 

* I singoli Metelli hanno parecchi speciali sopranomi come Calvnt, 
Caprarius, Gelei', Denter, Nepos, Pius, Diadematus, oltre a quelli derivati da 
imprese militari come Crelicus, Delmaticus, Baliaricus, Numidicus, Macedonieus. 



374 Indice secondo 

34>»* (assii Longini p, 160, 174. 
(Bavilla) . 

35. Clauou p. 100, 108, 132, 164. 

(Crassi, Centones, Drusi, Inbegillenses, Nerones, Pulchri).* 

3r).'«s Claudii p. 137, 147, 143, 161, 172, 178. 
(Canina, Glicia,*^ Marcelli). 

35. ter e. Clodius Lk-inns p. 191. 

36. Cloelii Siculi p. 99, 119. 

37. Cocceii p. 182. 
{Nerva) . 

38. C. Goelius Caldus p. 167. 

39. Post. Cominius Auruncus p. 98. 

40. CORNELii p. 101. 114. 130, 157, 162, 170. 

(Arvinae Cossi,* Blasioxes Cethegi, Dolabellae, Lentuli,* 
Maluginenses,'* Merenda, Merulae, Rufini Sullae, Scipio- 

n'es, Scipiones Nasicae"). 



' Oltre alle speciali desiguazioni di Caecm, Caudex. 

* Claudins Gliela era un cliente dei Claudii patrici. Le relazioni gen- 
tilizie dei Claudi, che arevano ripercussione rispetto ai Claudi plebei, sono 
esplicitamente attestate nel noto testo di Cicerone de orai. I 176. 

' Sul significato del cognome Arvma v. Paul. ep. Fest. p. 20 M. s. v. 
Arbilla Aì-vina id est pinguedo corporis. 

Su quello di Cossus v. ib. p. 41 M. a. v. Cossi ab antiquis dicebantur 
natura rugosi vorpori» liomines ab similitudine vcrmium Tigno editorum, qui 
009SÌ appellantur. 

* Singoli sopranomi abbiamo in Crus, Lupus, Sura, Spinther, etc. oltre 
quello di Caudini derivato da Caudium. 

° Uno dei Maluginenses ha pure il cognome Uriiinus che parrebbe a%'ere 
significato di derivazione regionale cfr. s. 

' A parte le speciali designazioni derivate dai paesi vinti come Afri- 
canus, Aaiaticus, JSispallus e quelle parsonali di Asina, Serapio, Calvus. 



Serie alfabetica dei •' dictatores „ ecc. 375 

40.bi8 CorneUi p. 165, 171, 182. 
i Balbi, Cinnae). 

41. L. Cornijicins p. 184. 

42. Ti. Coruncanius p. 144. 

43. M." Curius Dentatus p. 142. 

44. P. CcRiATius FiSTUs Trigemixus p. 103. 
44.bi« [Agr. Curtius Philo p. 103].' 

45. P. Decii Mures p. 136. 

46. T. Didius p. 167. 

47. Domitii p. 137, 162, 177. 
(Ahenobarbi, Calvini). 

48. Duilii p. 106, 119, 135. 
(Longus). 

49. [Erenucius?].* 

50. Fabii p. 101, 112, 127, 164, 179. 

(AmBUSTI ViBCLANI MaXIMI. * BUTEONES, * DORSUONES, LlCINI, 
PlCTORES, LaBEO). 

51. Fabricii p. 143, 191. 
(Luscimis). 



' Riposa 8U DiODORO XII 31 sui Fasti Hydat., sul Chron. a. 354, men- 
tre iu Livio IV 1 (cfr. Cassiod.) si ha Curiatiun. DiON. Hal. XI 53 ha 
ritog Koivx'.og. 

* Td'.o^ 'Epévouxios è dato dal solo Diodoro XV 51 (v. s. p. 23) ed 
è frutto di erronea trascrizione di testi da parte di questo stesso autore o 
degli emanuensi posteriori. 

* Oltre alle personali designazioni di Rulìianus, Gurges, Eburnus. 

* Cfr. Paul. ep. Fest. p. 32 s. v. Butto genus avis, qui ex eo se alit quod 
accipitri eripuerit; vastitaiisque esse causam his locis, quae intraverit, ut bubo, 
a quo etiam appellatur buteo. 



376 Indice secondo 

52. Fannii p, 162. 
{Strahó). 

.53. Flaminii p. 148. 

54. Flava p. 166, 185.' 
(Fimbria) . 

55. Fonteiì Oapitones p. 186. 

56. FosLii (o FoLii) Flaccinatores p. 116, 137. 

57. Q. Fnfius Calenus p. 178. 

58. Fulvii p. 137, 162. 

(Centuiuali, Maximi, Curvi, Paetiui, Nobiliores, Flacci). 

59. C. Fundanius Fimdulus p. 147. 

60. FuRii (Fusii) p. 101, 112, 133, 165, 192. 
(Medullini, Facili, Camili, Phili, Purpureones). 

61. C. Furniits p. 190. 

62. A. Gobiniìis p. 177. 

63. Gegaxii Macerini p. 99. 111. 

64. Gellii PopUeolae p. 172. 

65. [Genucii?]* 

65.ti8 Genucii p. 107, 119, 127. 
(Aventinenses, Clepsinae). 

66. HerennU 167. 
{Picens). 

' Su C. Flavius Fimbria detto homo novus v. Cic. j>ro Piando 5, 12. 

* T. Genitciiis Augurinus console con Appio Claudio nel 451, poco dopo 
decemviro legibns scribtindi» (Liv. Ili .S3. DiON. Hal. XI 56; 58) è natu- 
ralmente patricio. Tuttavìa è dubbio se 1 Genucii al pari degli Antonii, 
dei Miìmcii, degli Atilii, non si siano foggiato un falso patriciato. Cfr. s. 
p. 80; 107 e la mia Storia critica di Roma II p. 230 sgg. 



Serie alfabetica dei " dictatores „ ecc. 377 

67. Hekmemi p. 98, 185. 
(Aquilixcs, Coritinesancs). 

68. A. Hirtiiis p. 180. 

69. HoRATii p. 98, 118. 
(Barbati Pulvili.i). 

70. Hoiteiisii p. 142, 166, 17 L 

71. Hostllii Mdìtcini p. 161. 

72. luLii p. 109, 114. 138, 163, 17.5. 
(Caesarks, Idixi, Libo, Mento). 

73. L. luxius Brutl's p. 97. 

73.ti8 lunii p. 134, 161, 173. 

(Blaesus, Bruti, Bubulci, Peiiuus, Perae, Silani).* 

74. M. rnventius Tlinhut p. 162. 

7.5. Laelii p. 150, 165, 191. 
(Balbns\ 

76. M. Laetoriu.s Plaiicianiis p. 146. 

77. Largii Flavi 'Rrn) p. 98. 

78. Q. Laronins p. 186. 

79. Liciuii p. 126, 160, 173.^ 

(Calvi Esquilini, Stolo, Crassi Divites, Geta, Lucallns, Mureuac. 
Nerva, Silaaus, Varus). 

' Oltre la designazione speciale derivata dalla regione vinta di Callaicm. 

- a p. 160 e p. 173 ho raggruppati i Licinii, Crassi, Lucitllm, Geta. 
sebbene non si abbiano prove iudiscntibili della discendenza di tutti questi 
nomi da un unico cespite. 

Il problema è complicato e <li «Ufficile risoluzione per i Licinii come 
per tante altre stirpi. Così ad es. mentre da Cicerone prò Miirrna 90, si 
apprende che i Murena provenivano da Lanuvio, dalle monete (Babelon 
II p. 128 cfr. C.rueber (Joins II p. 128) si ricava che 1 Licinii Nervae si 



378 Indice secondo 

80. Li vii 1). 164, 190. 

(Dentei, Drusi. Libo, Salinatorea) . 

81. If. LoUius p. 189. 

82. Lucilius Lonyns.^ 

83. LuCRETii p. 97,- 117. 
(Flavus Tricipitinus). 

83. bi** Q. Liicreiius Vespillo {Cinnn?) p. 190. 

84. Liitatii p. 147, 166, 173. 
(Catuli, Cerco). 

85. P. Maeliixs Capitolinus p. 119. 

86. C. Maenius p. 134. 

87. Cn. MalUus Maximm? ]>. 166.* 

88. Mamilii p. 144. 
(Vitiili, Turriniis'. 

89. Maniìii p. 164. 

90. Manlii p. 102, 115, 128, 161, 174. 

(AciDixi, Capitolini, Imperiosi, Torquati, Cincinnati, Vui.sones). 

91. Marcii p. 132, 161, 174. 

(Censorini, Eutili, Figlili. Pliilippi, Reges, Tremulus). 



collegavauo con lo stesso ceppo dei Liciuii Crassi. Lo mostra l'acceuno 
aUa lex de sacerdotiis del 145 a. C. Cfr. Cic. de amie. 25, 96. Varr. d. r. r. 
I 2, 9. 

Altri Licinli ebbero speciali designazioni come quella di Sacerdos che 
fu praetor nel 75 a. C. v. ad es. Cic. Verr. I 130 cfr. Ascon. p. 73 KS. 

' È un console suifetto del 7 d. C. di cui non ho fatto menzione nel 
corso dell' opera. Cfr. Klein. Fanti Vonsolares ad a. 

* A quanto ho osservato sul carattere sabino della gens Lucretia, si ag- 
giunga la glossa di Paolo ej). Fest. p. 19 M. s. v. Lucreiilis mona in Sabinis. 

' Gn. Mallìus Maximus h detto ignobili^ in Cic. ;;ro Piando 12; prò Mu- 
rena 36. 



Sei'ie alfabetica dei ' dictatores ,, ecc. 379 



92. }farìi p. 166. 170. 
{Gratidianus). 

93. C. Memmius p. 185. 

94. Mknenii Lakati p. 98, li:^.. 

95. MiNucii EsQUiLiNi Algurim p. 99, 166. 

95. bis Minucii p. 138. 
(Rufi, Thermiist. 

96. Mucii Scaeviilae p. 152, 165. 

97. L. Muinmius j). 164. 

98. Miinatii Piami 181. 

99. Xactii Rutili p. 100, 108. 137. 

100. Cn. XeriHS p. 184. 

101. Xonii p. 192.2 
{Asprenates, Quinctilinnus) . 

102. Xorbani p. 171. 
(Flacci). 

103. T. NuMicius Priscus p. 103. 

104. Octavii p. 161, 171. 

105. Q. Ogulnius Gallus (Sabinus) p. 144. 

106. Ojnmii p. 163. 



' Suir incerto patriciato dei Mimici v. la mia Storia critica di Soma II 
p. 189 8gg. 

Sai caso di un'eredità della gens Minucia v. CiC. Verr. II 1, 45, 115. 

* Da Valerio Massimo VII 7, 2 pare risultare che i Xonii Suffenates 
avevano rapporti con Carseoli degli Aequi, limitrofa appunto alla Sabina. 

I Trébulani Suffenates non erano nell'Umbria, come ho erroneamente 
affermato a p. 192 n. 2 in base a Plinio n. h. Ili 107, ma nella Sabina. 



380 Indice secondo 

107. [Sp. Opi'ius Cornicen] p. 108. 

108. Otacilii Crassi p. 108, 145. 

109. M. Pajnus Muiihts p. 193, 

110. Papirii (Papisii) 110, 134." 
(Crassi, Cuksores, Maso, Mugillani). 

HO.bis Papirii p. 166, 171. 
(Carhones). 

111. L. Passienus Eufus p. 191. 

112. Q. PecUus p. 188. 

113. Perperuae p. 165, 171.' 

114. Q. Petillius Spurinns p. 151. 

115. PiNARii p. 116, 126. 
(Mamercini, Rupi, Nattae). 

116. Plautii p. 129, 165, 191. 

(Decianus, Hj-psaeus, Proculns, Silvanus, Venox (Venno). 

117. M. Poblicius Malleolus p. 119. 

118. Poblilii p. 133. 

(Volerones, Philones (uno di essi Viilscus). 

119. Poetelii p. 106, 126. 
(Libones Visuli).^ 

120. Pompen p. 165, 170. 
{Magnxis, Enfus, Strabo). 

• Sul patriciato recente dei Papirii v. in queste Ricerche I p. 248 sgg. 

La forma Papisius perdura in un titolo della Dalmazia CIL. Ili 2876. 

' Sulla vetusta nobiltà regionale dei Perperna v. Plut. Sert. 15. In- 
torno alla loro partecipazione alla guerra sociale v. App. 6. e. I 40. 

' Per M. Poetclius Libo cons. nel 314 si legge Saminte in Fa«ti Hyd.; 
Za[ivv)Tou in Chrun. Pascli. 



Serie alfabetica dei " didalores „ ecc. 381 

121. Pompunii p. 119, U7. 
(Matliones, Rufas). 

122. Popillii Laenates p. 119, 127, 160.» 

123. Poppaci p. 193. 
(Sabinus, Secundus). 

124. Folcii p. 150, 165, 170. 
(Catones, Liciniis). 

125. PosTUMii p. 98, 116, 135, 162. 

(Albi, Albixi, dei quali uno Magnus un altro Paullulus, Re- 

GILLENSES MeGELLI TCBERTI). 

126. Jf. Pupius Piso Fnigi Calpurnianus p. 176. 

127. QuixcTii p. Ili, 129, 163, 191. 

(Capitolini, Barbati, Cincinnati, Poeni, Crispini, Flaminixi). 

128. QciNCTiLii Vari p. 103, 119, 137 (191). « 

129. M. Rabuleius p. 106. 

130. T. RoMiLics Rocus Vaticanus p. 103. 

131. P. Enpilius p. 165. 

132. Putilii p. 166. 
{Lupus, Bufus). 

133. X. Saeniu)^ p. 187.' 

134. Scribonii p. 171. 
{Curio, Libo). 

' a p. 127 n. 3. A favore dell' afifermazione degli antichi che il cognome 
Laenan derivasse dalle laenae si può citare anche il passo di Strabone IV 
p. 197 C. in cui si parla delle vesti galliche di tal nome. 

* P. Quinctiliiis Varus cons. del 13 d. C non è patrizio. V. qui oltre 
Osservazioni all'indice III. 

' a p. 187 n. 3. A favore dell'origino etrusca dei Saeni può forse ci- 
tarsi anche la circostanza che un senatore Senitis informò il senato circa 
le mosse dei compagni di Catilina verso Fiesole, Sall. Cat. 30. 



382 Indice secondo 

135. Sempronii p. 99, IIOJ 
(Atratini). 

135.bis Sempronii p. 139, 162, 184. 

(Blaesi, Gracchi, Longi, Sophì, Tuditani).- 

136. Sentii Saturnini p. 189.* 

137. Skkgii p. 102, 114. 

(ESQUILINUS, FiDENATES). 

138. Servit.II p. 100, 117, 126, 149, 161. 

(Ahalae, Axillae, Prisci Structi, Fii>enatfs, Caepiones, Ge- 

NINI, TcTCCA). 

138.bis Servilii p. 149, 173. 

(Gemini,* Vatiae Isaurici, Pulex, Nonianus). 

139. P. Sestius, Capito (Capitolinus) Vaticav'us pi 103. 

140. L. Sestius Quirinus p. 188. 

UOM^ Sextii p. 125, 165. 
(Calvinus, Lateranus). 

141. C. Sextilius p. 119. 

142. T. SrciNius Sabinus p. 101. 



' A p. 184 ho classificato fra i Sempronii plebei L. Senutronius Atrati- 
nm, console snffetto uel 34, trionfatore nel 21. Su lui v. qui oltre le osser- 
vazioni all'Indice III. 

Neil' età augustea divennero patricii i Semiìronii Gracchi r. Hriter 
m. e. p. 51. 

' Sul sifoni fì(;ato del cognome Tuditanus v. Paul. ej). Fext. p. 353 M. 
8. V.: Tuditvfi malici a tundendo dicti. Inde et cuidam cognomen Tndilavo fuit, 
quod caput malleo simìlin habiierit. 

* Sui Sentii Saturnini v. s. p. 372, ove parlo degli Apuleii. 

* Sui Servilii Gcìuiiii patriei e sugli omonimi plebei v. Mommsen Bocm. 
Fornch. I p. 117. 



Serie alfabetica dei •' dictatores „ ecc. 383 

143. sua p. 189. 

{Nervo, Caeeina Largus). 

144. Sosii p. 186. 

14.5. Starna Tauri p. 183. 

146. SuLPicii p. 98, 116, 126, 161, 178. 

(Camp:rini, Cornuti, Rdfi, Galbae, Gali, Longi, Paterculus, 
Paeticus, Praetextatus, Rupi, Saverriones). 

I4g,bi8 p_ Sulpicius Quirinius p. 190. 

147. L. Tarius liiifus p. 190. 

148. Sp. Tarpeius Montanus Capitolinus p. 103. 

149. L. Tarquinius Collatinus p. 97. 

150. L. Tarquitius Flaccus p. 97.' 

151. Terentii p. 119, 149, 173. 
(Vanones, Lucullus, Murena). 

152. M. Tititis p. 187." 

153. Titinii p. 119. 
(Curvus, Pansa, Saccus). 

154. Tiebonii p. 119, 179. 

155. TuLLius LoNGUS p. 99. 

155. bis TiilU p. 171. 
{Oicerones, Decula). 

156. Valeuii p. 97, 118, 129, 162, 170.» 

(PoBLicoLAE Potiti Maximi (uno Lactdcinus), Corvi Messal- 
LAE, Faltones, Flacci, Laevini). 

' V. 8. p. 348. 

' Su M. Titius V. App. h. e. V 142. 

• Sull'aggruppameato dei Valerli v. l'accurata uiemoria del Muenzer 
De gente Valeria (Oppoliae 1891). 



384 Indice secondo 

157. C. Valgius Bufus p. 191. 

158. P. Vatmius p. 178. 

159. P. VenUdius p. 181. 

160. Vekginii p. 98, 115. 

(Tricosti Caelimontani Esquilini Rutili). 

161. Veturii (Vetdsii) p. 99, 118, Ì48. 
(Gemini Cicurini Crassi, Philones). 

161. bis VeUirii Calvini p. 137. 

162. Vilni p. 179. 
(Habitus, Pausa, Postini us). 

163. P. Villins Tappulns p. 149. 

164. Vinicii p. 186. 

165. M. Vipsanius Agrippa p. 18;S. 

166. G. ViselUus Varrò p, 194. 

167. Volcacn Ikdlii p. 175. 

168. VOLUMNII p. 103. 

(Amintinus, Gallus). 
168. bis L. Volumnius Fiamma Vioìens p. 138. 

169. Volusii Saturninii p. 191. 



INDICE TERZO. 

ELENCO DEI « COGNOMINA » , DELLE GENTI CONSOLARI, 
DITTATORIE, CENSORIE. 



Acidinus' = Manlii 
Aemilianus = Cornelh 

Fabii 
Aeserninns = Claudii 
Africanus = Cornelh 

Fabii 
Agrippa = Vipsanii 
Ahala = Servilii 

(Axilla) 
Ahenobarbus = Domitii 
Albinus = PosTUMii 

(Albus) 
Allobrogicus = Fabii 
Ambustus = Fabii 
Amintinus* = Volumnii 



Appianus ~ Valerii 
Aquilinus = Hermenii 
Arvina * = Cornelh 
Asiaticus =: Cornelh 
Asina = Cornelh 
Asprenas = Nonii 
Atratinus* = Sempronii 
Atticus = Manlii 
Aventinensis = Genucii 
Augurinus * = GtEnucii 
Genucii 

MlNUCII * 

Minucii 
Aviola = Acilii 
Auruncus = Cominii 



' Cognome di origine forse topografica, come Ae8erninu$ etc. Addii era 
nome di località anche nella Lucania, Itin. Ant. 104. 
' Derivato da antica località latina clr. s. p. 103. 

* Arvina = pinguedo eorporia v. s. p. 374 n. 3. 

* V. qui oltre nell'Osservazioni all'Indice IV. 

* Cfr. oltre all' Indice IV p. 399. 

* V. qui oltre p. 402. 

Pais Ricerche »ulla storia e tul diritto pubblico di Roma II 25 



386 



Indice terzo 



Bacchus (•!)' = 

Balbus =: Acilii 

Cornelii 

Laclii 
Baliaricus = Caecilii 
Barbatus = Couxelii 

HORATII 

qcixctii 
Valerti 
Barbula = Aemilii 
Bestia = Calpuraii 
Bibulus = Calpurnii 
glaesus = luuii 

Sempionii 
Biasio = Cornelii 
Brutus' = [luxii?] 

lunii 
Bubulcus == luuii * 
Bulbus = Atilii 
Buteo* = Fabii 
Caecus = Claudii 
Caeliomoutanus = Verginii 
Caepio —■ Servili: 
Caesar = Iulii 
Caesoninus = Calpurnii 
Calatinus' ^= Atilii 



Caldus = Coelii 
Calenus = Atilii 
Fufii 
Callaecus = luuii 

(Callaicus) 
Calpurnianus = Pupii 
Calviuus = Douiitii 
Sextii 
Veturii 
Calvus = Caecilii 
Cornelii 
Licinii 
Camerinua* := Sulpicii 
Camillus =r FuRii 
Canina = Claudii 
Capito = Ateii 

Fonteii 
Sestii ' 
Capitolinus = Maelii 
Manlii 
Qdinctii 
Sestii 
Tabpeii 
Caprarius = Caecilii 
Capronianus = Vibii 
Garbo = Papiri i 



^ Baccho solo 8i legge nel Chron. o^ 354 per il 375, che in tutte le altre 
fonti è anno di anarcliia senza magistrati curali. 

* Fest. p. 31 M. 8. V.: Brutum antiqui gravem dicehant. 

' Plin. n.h. XVIII 10: luniorum famUiam Bubulcum nominarunt quia 
iiibus optime utehatur. 

* Buteo genus avis Fkst. p. 32 M. Cfr. s. p. 375 n. 4. 

* Sulla lezione Caiatinus preferita dal redattore dei Fa$ti Capitolini, 
V. 8. p. 145 n. 3. 

* Dalla località di Cameria presso Tuscolo v. s. p. 98 n. 7. 

' Capito secondo i Fasti Capìt.; nelle altre fonti Capitolinus. 



Indice t*rzo 



387 



Carventanus ' =: 

Cato =:z Porcii 
Catulus = Lutati i 
Catus = Aelii 
Caiidex =: Claudii 
Caudiuus = CoRXELii 
Celer = Caecilii 
Ceiisorinus = Marcii 
Centho = Claudii 
Centumalus = Fulvii 
Cerco =1 Liitatii 
Cerretanus = Anlii 
Cetliegns = Corxelii 
Cicero = Tiillii 
Cicuriuus =: VeTURi'I 
Cincinnatus = Manlii 

QUINCTII 

Cinua = Covnelii 

(Lucretii?)' 
Claudius (?) = QuiNCTii (?) * 
Clepsiua = Genucii 
Clodianus = Cornelii 
Collatinus Tarqcinii 
Coritinesanus* == Hermenii 
Corniceu = Aebutii 
Oppii 



Cornutus = Sulpicii 
Corvinus =: Valerti 
Corvus = Aqdillii 
Valkrii 
C0S8U8* =: Corxelii 
Cotta = Aurelii 
Coxo* = Sergii 
Crassus = Canidii 
Clacdii 
Licinii 
Otacilii 
Papirii 
Veturii 
Creticus = Caecilii 
Crispinus =: Quinctii 
Crus = Cornelii 
Curio =^ Scribonii 
Cursor = Papirii 
Curvus =r Fulvii 
Titinii 
Decianus =^ Plautii 
Decula — Tullii 
Delmaticus- = Caecilii 
Dentatus = Curii 
Denter = Caecilii 
Livii 



' Cfr. 8. p. 350 sg. 

' Per i Lucretii il cognome Cinna è attestato da Hieron. a. Abr, 1999 
e Della Cosmogi: lui. Caes. Cfr. CJL. V p. 89. 

* Claudius ad a. 271 si legge nel CTiron. dell' a. 354 nei Fast. Hydat e 
nel Chron. Pascli, mentre in Cassiodoro sì ha K. Quinctius. 

* Derivato probabilmente da località a noi ignota. 
' C0S8U8 =: rugosns v. s. p. 374 n. 3. 

' Cri. . . . Fidcnaa Coxo ad a. 380 a. C. è ricordato nel nuovo frammento 
dei Fasti Capit. edito dal M0MM8EN in Hermes XXXVIII (1903) p. 116 sgg. 



388 



Indice terzo 



Diadematus =: Caecilii 
Dives =r: Licinii 
Dolabella = Cornelii 
Dorsuo = Fabii 
Drusus' = Claudii 

Livii 
Eburnus = Fabii 
Esquilinus = Licinii 

MlNUCII 

Seegii 
esquilini 

Falto = Valerii 

Felix = COKKKLII 

Fidenas = Sekgii 

Servili: 
Figulus = Marcii 
Fimbria = Flavii 

FistuS = CURIATII 

Flaccinator = Foslii (Folii) 
Flaccus = Fulvii 

Norbani 

Tarquitii 

Valerii 



Flamininus = QuixcTii 
Fiamma =: Volumnii 
Flavus = Largii 

LUCRETII 

Florus ^ Aquillii 
Foutinalis* = Aternii 
Frugi = Calpurnii 

Pupii * 
Fullo = Apustii 
Fulvianus = Manli i 
Fundulus = Fundanii 
Fusus =: FURII 
Galba = Sulpicit 
Gallus = Anicii 
Asinii 
Caninii ' 
Ogulnii 
Volumnii 
Galus* = SuLPicii 
Geminus = Servilii 
Servillii 
Vfeturii 
Germanicus = Iulii 



' Il cognome Drusus (Drausus) parrebbe essere originario fra i Livii, dei 
quali primo 1' assunse l'uccisore di un guerriero Gallo di tal nome (Sukt. Tib. 
3). Dai Livii, in seguito a relazioni matrimoniali, parrebbe passato nei Claudii. 

Nel passo di Suetonio Tib. 2, in cui si parla di un più antico Claudius 
Drusus vi è secondo ogni probabilità un errore di testo. 

Per Drusus fu proposto rursus dal Mommsen Boem. Forsch. I p. 308, 
mentre 1' Hirschfeld, seguito dal Muenzer in PW. BE. Ili col. 2681, pro- 
pone Cìassus. Ma è molto più probabile vada letto : Bnfus come ba proposto 
il Fruin in y. Jahrbuech. XL (1894) p. 117, 

* Di caratteit! topografico. Fa ripensare alla nota Porta Fontinalis. 

' Come è noto, il ct)gnome Frugi fu mantenuto da quel Calpurnio cbe 
fu adottato dal vec( liio M, Pupiut. 

* Galus noto cognome dei Sulpioii è una forma grafica arcaica rispon- 
dente a Gallus. I Sulpicii Galli sono assai conosciuti. V. ad es. Onom. Cicfr. 



Indice terzo 



389 



Geta = Liciiiii 
Glabrio = Acilii 
Glicia = Claiidii 
Gracchus = Sempronii 
Gratidianiis ■= Marii 
Gurges = Fabii 
Habitus := Vibii 
Helva = Aebutii 

Hispallus = CORNELII 

Kortatov = Claudii ' 
Hypsaeus = Plautii 
Imperiossus — Manlii 
Inregillensis = Claudii 

(Invegilleneis) 
Isauiicus = Servilii 
lulus (luUus) = lULII 
Labeo = Fabii 
Lactuciniis = Valkrii 
Laenas = Popillii'' 
Laevinus =: Valerii 
Lamia = Aelii 
Lauatus = Menexii 
Largus := Silii 
Lateranus = Sextii 
Lentulus = Cornelii 
Lepidus = Aemilh 

Libo := lULTI 

Livii 
Poetelii 



Scribonii 
Licinua = Clodii 

Fabii 

Porcii 
Ligus = Aelii* 
Livianus = Aemilii 
Longinus = Cassii 
Longus ^= Dailii 

Lucilii 

Manlii 

Sempronii 

SuhPicii 

TCLLII 

Lucullus r= Licinii 

Terentii 
Lupus = Cornelii 

Rutilii 
Luscinus =; Fabricii 
Luscus = Annii 

Atilii * 
Macedooicus = Caecilii 
Macerinus = Geoanii 
Magnus = Cornelii 
Pompeii 

POSTUMII 

Malleolns = Poblicii 
Maluginensis ^ = Cornelii 
Mamercinus = Aemilii 
Pinarii 



' Che C. Claudius Hortator mag. «q. 337 del dittore C. Clandius Inve- 
gillensis Liv. Vili 15, 5 fosse patricio ò presumibile ma uon certo. 

* Cfr. 8. p. 381 11. 1. 

* V. oltre nelle Osserv. all'Indice IV. 

* V. oltre ad Indice IV. 
' V. 8. p. 101 n. 4. 



390 



Indice terzo 



Mamercus = Aemilii 

(Mamevcinus) 
Mancinus = Hostilii 
Marcellinua = Cornelii 
Marcellus =^ Claudi i 
Maso = Papirii 
Matho = Pomponiì 
Maximus = CarvìHi 
Domitii 
Fabii 
Pulvii 
Mallii 
sulpicii 
Valerii 
Medullinus ~ Furii' 
Megellus = Postumii 
Mento = luLii 
Merenda — [Antonii] 
Cornelii 
Merula ■= Cornelii 
Messalla = Valerii 

(Messallinus) 
Metellus = Caecilii 
Montanus* = Tarpeii 
Mucianus = Licinii 
Mugillanus = Papirii 
Murena = Licinii 

Terentii 
Mus = Decii 
Mutilus = Papii 
Nasica = Cornelii 
Natta = PiNARii 



Nepos = Caecilii 
Nero = Claudii 
Nerva = Cocceii 

Licinii 

Silii 
Niger = Valerii 
Nobilior = Fulvii 
Noctua = Caedicii 
Nonianus = Servilii 
Numidicus =r Caecilii 
Orestes = Aufidii 
Aurelii 
Pacilus r= FURII 
Paetinus = Fulvii 
Paetus = Aelii 

Autronii 
Pansa = Apuleii 

Titiuii 

Vibii 
Papus = Aemilii 
Paterculus = Sulpicii 
Paullulus == Postumii 
Paullus = Aemilii 
Pennus = lunii 
Pera = lunii 
Peticus = Sulpicii 
Philippus = Marcii 
Pbilo = CURTII 

Poblilii 

Vetiirii 
Philus = FuRii 
Picene = Herennii 



• Cfr. all' Indice IV p. 398. 

* Dal nome di antica località latina. 



Indice terzo 



391 



Pictor = Fabii 
Pietas = Antonii 
PÌ8o' = Calpuinii 

Pupii 
Plus = Caecilii 
Plancianiis = Laetorii 
Plancus =r Muuatii 
Poenus — QuiNCTii 
Pollio = Asini i 
Poplicola = Gellii 

Valerii 
Porcina = Aemilii 
Postimus r=r Vibii 
Potitus r= Valerti 
Praetextatus = Sulpicii 
Priscus = Atilii 

NUMICII 
SERyiLII 

Privemas =: Aemilii 
Prociilus = Plautii 
Pulcher = Claudii 
Pulex = Servili! 
Pullus = lunii 

PulvilluS = HORATII 

Purpureo = Furii 
Pyi'rhicus = Decii 
Quinctilianus = Nonii 
Quirinius = Sulpicii 
Quirinus = Sesti i 
Ravilla = Cassii 



Rebilus =: Caninii 
Regillensis = Claudii (?) ' 

Jfostumii 
Regillus = Aemilii 
Regulus = Atilii 
Rex =z Marcii 

ROCUS r= ROMILII 

Rufinus = Cornelii 
Rufus = Annii 

Largii 

Minucii 

Passieni 

PlNARII 

Porapeii 
Rutilii 
Sulpicii 
Tarii 
Vaigli 
RuUianus = Cornelii 
Rutilus = Cornelii 
Marcii 
Nautii 
Verginii 
Sabinus = Aquilii 
Calvisii 
Claudii 
Poppaci 
SlCINII (Siccii) 
Saccus = Titinii 
Sacraviensis * = 



' Plin. n. h. XVIII 10: Pisonis a j)ivsendo, iam Fabiorum, Lentulorum, 
Ciceronum, ut quisque alìqvod optime genus sereret. 

* Cfp. Inregillenia = Regillianus. SUET. Tib. 2. 

* Sacràbiense et Cellemontano ai legge nel solo Chron. a. 354 per il 
373, anno privo di magistrati cumli nelle altre fonti. 



392 



Indice terzo 



Salinator = Livii 
Samnis =: Poetelii 
Sarapio == Cornelii 
Saranus = Atilii 
Saturninus =: Sentii 
Voltisii 
Saverrio = Sulpicii 
Scaeva = lunii 
Scaevula = Mucii 
Scaurus = Aejiilii 
Aurei ii 
Scipio = Caecilii 

CORNELU 

Secundus = Poppaci 
Serranus = Atilii 
Servilianus = Fabii 
Sextinus (1) = Sextii ' 
Siculus = Cloelii 
Silanus = Caecilii 

lunii 
Silianus = Licinii 
Silvanus = Plautii 
Sisenna = Statilii 
Sophus = Sempronii 
Spinther = Cornelii 
Spurinus = Petillii 
Stolo = Licinii 



Strabo = Fannii 

Pompeii 
Structus := Servilii 
Sulla = Cornelii 
Sura z= Cornelii 
Tampliilus = Baebii 
Tappulus = Villii 
Taurus = Statilii 
Thalna ' = luventii 
Thermiis =: Minucii 
Torquatus = Manlii 
Treni nlus =: Marcii 
Tricii)itinus =:= Lucretii 
Tricostus = Verginii 
Trigeminus = Curiatii 
Tubero = Aelii 
Tubertus = Postcmii 
Tucca = Servilii 
Tuditanus ' = Sempronii 
Tullns = Volcacii 
Turrinus* =: Mamilii 
Tuscns — Aquilii 
Valerianus = Quincth 
Varrò ^ = Terentii 

Visellii 
Varns = Alfeni 
Aternii 



' Dato dai Fasti Cap. ad a. 366. Ma forse è errore del lapicida v. CIL. 
V p. 126. 

* Cognome di origine etnisca v. «. p. 162 n. 2. 

* Sid significato v. s. p. 382 n. 2, ove correggo quanto dico a p. 139 u. 2. 

* Derivato dalla Tmris in cui avevano sede 1 Mauiilii di Tuscolo, v. 
Fest. p. 180 M. 8. V. octoher equus. Cfr. s. p. 344 n. 3. 

* Varrò parrebbe cognome di origine illirica, v. Vark. apud Seuv. ad 
Aen. XI 743. 



Indice terzo 



393 



Licinii 

QUINCTILIl 

Qiiinctilii 
Vatia 3= Servilii 
Vaticanus = Romilii 

Sestii 
Venno 

(Venox) = Plautii 
Verrucossus =^ Fabii 
Vetus = Antestii 



Vibulanus = Fabii 
Violens = Volumnii 
Viscellinus = Cassii 
Visolus = Poetelii 
Vispillo =■ Lucretii ' 
Vitulus = Mamilii 
Volesus (Volusus) = Valerii 
Uritinus z= Couxelii ' 
Vulscus = Poblilii 
Vulso = Manlii 



' Il cognome di Vispillo venne ai Lucretii da quello di essi che es- 
sendo edile plebeo fece gettare nel Tevere il cadavere di Tiberio Gracco 
AuCT. d. vir. ili. 64, 7 {»nde ille Vespillo dicfus) Paris ep. Val. Max. I 4, 2. 

Cfr. Fbst. p. 368 extr. s. v.: vespae et vespillones dicuntur qui funerandU 
corporibns offidum girunt, non a minutis illis volucribns, sed qnia vespertino 
tempore eoa efferunt ; qui funebri pompa duci propter inopiam nequeunt. hi etiam 
vespulae vocantur. 

* Cfr. 8. p. 101 n. 6. 



INDICE QUARTO. 



SERIE DELLE GENTI PATRICIE DURANTE LA REPUBBLICA. 



I. 

Genti registrate nei Fasti. 

1. Aebutii Heluae Cornicines p. 99, 112. 

COS. 499 mag. eq. 499 (496?). 

COS. 463. 

COS. 442 mag. eq. 435. 

2. Aemilii p. 102, 113, 125, 161, 173. 

(Barbulae Lepidi Mamerci (Mamercini) Papi Paulli 
Regilli Scauri). 
Dal 484 siuo all' 11 p. C. 

3. Antonii Merendae p. 106, 118. 

Xvir 450. 

trib. mil. 422. 

Patriciato revocato più volte in dubbio dai moderni. 

' A qualche errore (ad es. a p. 110, a proposito degli Atilii, ove parlo 
a torto di un falso tribunato militare) ed a qualche altra più o luen lieve 
discrepanza nel corso del volume a proposito di patrici intendo riparare con 
l' Indice presente. 

Per altre sviste che non sia riuscito ad emendare chiedo scusa al let- 
tore benevolo. 



Indice quarto 395 

A quanto dico qui s, p. 106 (cfr. la mia Storia critica di 
Roma II p. 229 sgg.) sulle pretese degli Antonii plebei della 
fine della repubblica di discendere, al pari degli Autii, con 
cui si imparentarono, da Anton figlio di Ercole, va aggiunto 
che il triumviro M. Antonio affettava di preferire a tale 
genealogia quella degli lulii (App. 6. e. Ili 16; 19 cfr. in 
queste Ricerche II p. 24-27). E bensì vero che egli nascon- 
deva il dispetto di essere stato da Cesare posposto ad Ot- 
taviano nell'adozione, ma ciò potrebbe anche recarsi a di- 
mostrazione che i plebei Antonii (probabilmente mediante 
transitio ad plebem) miravano a collegarsi con gli Antonii 
patricii del secolo V. 

Analoghe vanterie affacciavano forse gli Antii; v. oltre 
in questo indice § II b. 

Il primo plebeo fra gli Antonii magistrati eponimi par- 
rebbe il mag. eq. del 334 Liv. Vili 17, 4, 

4. Aquillii Tusci Corvi p. 101. 

COS. 487. 
trib. mil. 388. 

5. A. Aternius Varus Fontinalis p. 103. 

Sulla legge che va sotto il nome di lui v. la mia Storia 
critica di Roma II p. 174. 

6. L. Atilius Luscus p. 105. 
trib. mil. 444. 

I dubbi del Mommsen Roem. ForscJmngen I p. 95 seguiti 
da altri (cfr. in PW. RE. II col. 2076) a cui ho partecipato 
anche io (v. s. p. 110) non hanno, forse, valore. 

A prescindere dal sacerdote patricio di dubbia autenti- 
cità ricordato per l' età dei Tarquinii (Dion. Hai. IV 62) non 



396 Indice quarto 

v' è motivo di elevar sospetti sul patriciato di L. Atilius 
Luscus, che fu uno dei primi tribuni militum consulari po- 
testate creato nel 444 con A. Sempronius Atratinus e T. 
Cloelius Siculus. 

Non è chiaro invece se sia un patricio od un plebeo 
quel M. Atilio che, stando alla versione nota a Valerio 
Massimo III 2, 7, avrebbe colpito il Gallo che aveva osato 
accarezzargli la barba. La versione più diffusa, invece di 
un Atilio ricorda, come è noto, un M. Papirio Liv. V 41, 9, 

7. Sp. Cassius Viscellinus p. 98. 
COS. 502, 493, 486. 

mag. eq. 501. 

Una versione nota a Valerio Massimo V 8, 2, lo diceva 
trihunus plebis. Su ciò v. la mia Storia critica di Roma II 
p. 142. 

8. Claudii p. 100, 108, 132, 164, 172. 

(Inregillenses Sabini Crassi Centhones Pulchri Drusi 
Nerones). 
Dal 495 sine al primo secolo dell'Impero. 

9. Cloelii Siculi p. 99, 119. 

COS. 498. 
trib. mil. 444. 
trib. mil. cens. 378. 

10. Post. Cominius Auruncus p. 98. 
COS. 501, 493. 

11. CoRNELii p. 101, 114, 130, 157, 162, 170. 

(Blasiones cethegi cossi arvinae dolabellae Lentuli 



Indice quarto 397 

MALUGINENSES MkRENDAE MeRULAE RuFINI SuLLAE ScI- 
PIONES NaSICAE). 

Dal 485 al 5 p. C. 

12. P. Cueiatius Fistus Trigeminus p. 103. 
COS. 453. 

Xvir 151. 

13. Agr. (?) Curtius Chilo p. 103. 
COS. 445. 

Sotto il consolato di codesto Curtius collega del plebeo 
M. Genucius, l'eroico Curtius si sarebbe gettato nella vora- 
gine del Foro che da lui avrebbe avuto il nome di laciis 
Curtius. Così Cornelio e Lutazio apud Varron d. l. L. V 150; 
ma stando a Procilio ciò si sarebbe verificato nel 362, Varr. 
ib. Liv. VII 6 in cui è pur console un Genucius. L' eroico 
M. Curtius era forse patricio. 

14. Fabii p. 101, 112, 127, 164, 179. 

(BuTEONES DoEsuoNES Labeones Piotores Vibulani Am- 

BUSTl MaXIMI). 

Dal 485 al 10. 

15. FosLii (FoLii) Flaccinatores p. 116, 137. 
COS. 433. 

mag. eq. 320. 314. 

Di M. Folius pontefice massimo, al tempo dell'invasione 
gallica, si parla in Livio V 41, 3, senonchè in luogo àìFolio^ 
dato dal codice veronese del V secolo, altri manoscritti più 
recenti hanno Fabio ed anche l'erroneo Flavio. 



398 Indice quarto 

16. FuEii p. 101, 112, 133, 165, 192. 

(Fusi Medullini Facili Camilli Phili Pukpureones). 

Dal 488 all' 8 p. C.^ 

Le parole di Plutarco rispetto a Camillo {Cam. I) ovjio) 
Se TÓTs :;i8qI tÒv tóóv Oovqlcov oIxov ovar\z, \i^yd\x\c, 8:aiq)avéiac, 
àvxoQ dqp' éavTov JtpwTog eig 8ó|av jtQofjXOev Iv ttj \i^yóXr\ \\.ó;fr\ 
71Q0C, Alxavoìjg xai OhoXovo-aovz, vTto SixTatÓQL noT^0Toi.'fi,icp 
Tovj3sQT(p (TTQaTfc-uónevog, considerando il numero cospicuo di 
consolati e di tribunati militari dei Furii Medallini e Fusi 
(magistrati fra il 488 ed il 412) parrebbe doversi inten- 
dere come un accenno speciale al ramo dei Furii Camilli, 
dei quali M. Furio Camillo, il vincitore di Veli, è il primo. 
Amettendo anzi la verità di quanto Plutarco afferma, me- 
glio si intenderebbe la rivalità fra il celebre dittatore e L. 
Furio Medullino appartenente ad altro ramo già cospicuo 
sino dal principio del secolo V (cfr. Liv. YI 22-25). Altri in 
questo racconto vede invece falsificazione annalistica. 

Il cognome dei Medullini fa pensare che costoro traes- 
sero origine dalla latina MeduUia posta alle radici dei monti 
della Sabina (Dion. Hai. II 36; VI 34). 

Note epigrafi arcaiche trovate in una tomba gentilizia 
a Tusculo CIL. XIV 2700-2707 mostrano poi che anche 
qui v'era un ramo di tal gente. È con quest'ultima loca- 
lità che va collegato il ramo a cui apparteneva il celebre 
Camillo che verso i Tusculani manifestò sentimenti di ge- 
neroso perdono ? (Liv. VI 25 ad a. 381). 

Problemi più facile enunciare che risolvere. 



' M. Furius Camillus console nel 8 p. C. è espressamente detto da Ta- 
cito ann. II 52 discendente dai celebri personaggi del V secolo. 



Indice quarto 399 

17. Gegaxii Macerini p. 95, 111. 

COS. 492. trib. mil. 378. 

COS. 447, 443, 437. trib. 367. 

COS. 440. 

Dopo il IV secolo nou si ha più ricordo, per quanto ho 
presente, di Geganii. Solo al tempo della rivoluzione di 
Apuleio Saturnino si parla di un L. Giganius che vi trovò 
la morte mentre fuggiva con il fratello di Saturnino, Oros. 
V 17, 10. Ma se anche si tratta dello stesso nomen difficil- 
mente vi si ricorda un patricio. 

18. Genucii Auqurini p. 107, 119, 127. 
COS. 451. 

Xvir 451. 
cos. 445. 

Ho notato s. p. 107 (cfr. la mia Storia crìtica di Roma 
II p. 316) i motivi che ci rendono diffidenti su molto di 
ciò che è riferito sui Genucii sia patricii che plebei. 

Si direbbe che sia dato distinguere i primi detti Augu- 
rini dai secondi chiamati Aventinenses dal quartiere plebeo 
in cui abitavano. Ma è invece degno di nota che il trihunus 
militum consiliari potestate del 399, che in Livio Y 13 è 
esplicitamente dichiarato plebeo, nei Fasti Capitolini ha 
pure il cognome di Augurinus. Per il trib. mil. del 396 v. 
Liv. VII 6, 8. 

19. Hermenii Aquilini Coritesani p. 98. 
cos. 506. 

cos. 448. 



400 Indice quarto 

20. HoRATii p. 98, US. 

(BaBBATI PULVILLI). 

COS. 609, 507. trib. mil. 426. 

COS. 477, 467. trib. mil. 386. 

COS. 449. trib. mil. 378. 

È degno di nota che in Diodoro XV 26; 57, mancano 
i tribuni del 386 e del 378, sicché stando ai suoi fasti, gli 
Horatii sarebbero una delle tante genti patricie che poli- 
ticamente si estinsero con il V secolo. 

21. luLii p. 109, 114, 133, 163, 175. 

(Caesares Iuli (Iulli) Libones Mentones). 
Sebbene gli lulii compaiano nei Fasti dal 489 e durino 
sino all'Impero da essi fondato, va tuttavia osservato che 
dopo il 352 non figurano più sino al 267 in cui compare 
il console L. Julius Libo. Abbiamo di nuovo un salto sino 
al 157 in cui ricompare il consolato di Sex. lulius Caesar. 

22. L. luNius Brutus p. 97. 
COS. 509. 

Sebbene la figura di lunio Bruto sia circondata dalla 
leggenda ed i plebei lunii Bruti abbiano creato una serie 
di falsificazioni per congiungersi con questo assai discusso 
personaggio, non abbiamo ragioni per negare in modo asso- 
luto l' esistenza di lunii patricii rapidamente scomparsi 
(v. la mia Storia critica di Roma I p. 540 sgg.). 

A negarla non porge ad ogni modo ansa il fatto che 
si parla di un solo magistrato di tal gente, dacché abbiamo 
altri consolati isolati del V secolo di genti che più non 
compaiono dopo il primo secolo della repubblica. Per pre- 
scindere da Sp. Cassio si pensi ad A. Aternio, a Post. Co- 



Indice quarto 401 

minio, a P. Curiatio, a T. Numicio Prisco, a T. Romilio, a 
P. Sestio, a Sp. Tarpeio, a Tullio Longo, a P. Volumnio 
Amintino Gallo. 

23. Largii Flavi p. 98. 
COS. 506, 490. 

COS. 501, 498. dict. 501. 

24. LucRETii TiPiciTiNi Flavi p. 97, 117. 
COS. 509. COS. 429. 

COS. 508, 507. trib. mil. 419, 417. 

COS. 462. trib. mil. 391, 388, 383, 381. 

25. Manlii p. 102, 115, 128, 161, 174. 

(AciDiNi Capitolini Imperiosi Torquati Cincinnati Vul- 

SONES). 

Dal 480 al 66. 

26. Menenii Lanati p. 98, 113. 

COS. 503. COS. 439. 

COS. 477. trib. mil. 419, 417. 

COS. 462, 440. trib. mil. 387, 380, 378, 376. 

Sebbene la tradizione liviana II 13 dica che Agrippa 
Menenio derivava dalla plebe, pure la tribù rustica Menenia 
starebbe a garantire l'esistenza di un'antica gente patricia 
di tal nome. 

27. MiNucii AuGURiNi p. 99, 166. 
COS. 497, 491. 

COS. 492. 

COS. 468 Xvir 450. 

COS. 457. 

Pai8 Ricerche sulla storia e nul diritto pubblico di ttoma II 26 



402 Indice quarto 

Sulle pretese dei Minucii plebei di inserirsi nello stemma 
dei patrici e sulla falsa transitio ad plebem di Minucio Au- 
gurino nel 439, Liv. IV 16, 3 v. la mia Storia critica di Roma 
II p. 60: 189 sgg. 

T. Minucius Augur detto Augurinus dal Cronografo del- 
l' ai 354, collega del patricio L. Postumio Megello, è un 
plebeo. 

E invece verosimile che fosse patricia la Minucia ve- 
stale punita nel 337 Liv. Vili 16, 7, daccbè in codesta 
età, per quanto è lecito presumere il sacerdozio di Vesta 
non era ancora accessibile alla plebe.* 

28. Nautii Rutili p. 100, 118, 138. 

COS. 488. COS. 411. 

COS. 475, 458. cos. 316. 

trib. mil. 424. cos. 287. 
trib. mil. 419, 416, 404. 

29. T. NuMicius Priscus p. 103. 
COS. 479. 

30. Papirii p. 110, 134. 

(Crassi Cursores Masones Mugillani). 

COS. dal 441 al 272. 

Circa il patriciato dei Papirii già negato da Papirio 
Peto, apud Cic, ad fam. IX 21, 2, rimando alla discussione 
che ne ho fatto in queste Ricerche I p. 248 sgg. 



* Nulla Bappìamo tlella data della lex Papia Gell. n. A. I 12, 11, che 
modificò il diritto piti antico rispetto alla sortiUo delle Vesteli che il pon- 
tifex maximus poteva capere. 



Tndice quarto ^^^ 

31. PiNARii Mamercini Nattae. 

COS. 489. «®^s- 43^- 

COS. 472. ^^S- eq. 363. 

trib. mil. 432. 

Intorno al perdurare di Pinarii Nattae v. in calce al 
presente indice. 

32. PosTUMii p. 98, 116, 135, 163. 

(Albi (Albini) Eegillenses Megelli Tuberti). 

Dal 505 al 99. 

33. QuiNCTii p. Ili, 129, 163, 191. 

(Capitolini Crispini Cincinnati Flaminini). 
Dal 471 al 2 p. C. 

34. QuiNCTiLii Vari p. 103, 119, 137, 191.' 
COS. 453. 

trib. mil. 403. 

COS. 13. 

Sullo sbalzo esistente dal 331 al 13 v. le considerazioni 

in fondo all'indice presente. 

35. M.' Rabuleius p. 106. 
Xvir 450. 

. Il dittatore Cn. QnincUlius F«ms, che figura per 1' a. 331 nell'edizione 
dei Fasti accolta nel CIL. V p. 352, e che è stato registrato anche da me 
a> D 137, non è esistito. . 

In inogo di esso va registrato per lo stesso anno il dittatore C. Qu»n- 
ctius Ca^itolinus, inciso nel nnovo frammento dei Fasti Ca^tol- ed.^^^^^^^ 
più volt^ in qnesti nltimi anni (ad es. dal Mommskn nell'^erme« XXXVIII 
(1903. dopo la sua edizione dei Fasti del 1893). ., , ^ ^^ 

Di quest'ultimo dittatore Cn. Quinctius ho del resto già tenuto conto 
a luogo debito (v. b. p. 129). 



404 Indice quarto 

M.' Rabuleius è l'unico patricio di tal gente. Si è sup- 
posto sia uno dei decemviri scelti fra i plebei. I quali non 
sarebbero stati tre, come afferma Dionisio X 58, bensì cin- 
que. Plebei oltre a Petelio, a Duilio e ad Oppio sarebbero 
stati, secondo critici moderni, anche Rabirio ed Antonio, Liv. 
Ili 35, 4. Cfr. la mia Storia critica di Roma II p. 229 sgg. 

36. T. RoiiiLius Rocus Vaticanus p. 103. 
COS. 455. 

Xvir 451. 

37. Sempronii Atratini p. 99, 110. 

COS. 497, 491. trib. mil. 426, 420, 416. 

trib. mil. 444. cos. 423. 

COS. 444. mag. eq. 380. 

cens. 443. cos. suf. 34. 
cos. 428. 

Rispetto al distacco dal 380 al 34 v. qui oltre. 

38. Sergii p. 102, 114. 

(COXI FiDENATES ESQUILINl). 

Xvir 450. trib. mil. 404, 402. 

COS. 437, 429. trib. mil. 397. 

trib. mil. 433, 424, 418. trib. mil. 387, 380. 

I Sergii patricii perdurano sino alla fine della repubblica 
Ad esso apparteneva il famoso Catilina. 

39. SEKViLn p. 10<J, 117, 126, 149, 161. 

(Ahalae (Axillae) Caepiones Gemini Prisoi Structi 

FiDENATES TuCCAEÌ. 

Dal 495 al 106. 



Indice quarto 405 

40. P. Sestius Capito (Capitolinus) p. 103. 
COS. 462; Xvir 461, 

41. T. SiciNius (Siccius) Sabinus p. 101. 
COS. 487. 

Sieinius in Livio II 40 risponde a Sixxiog in Dion. Hai. 
X 36. Non vedo quindi ragione di considerare (come fanno 
alcuni moderni) con Sieinius il nome dei patricii, Siccius 
quello dei plebei. 

42. SuLPicii p. 98, 116, 126, 161, 178. 

(Camerini Cornuti Galbae Gali Longi Paterculi Pe- 
Tici Praetextati Rufi Saveriones). 
Dal 505 al 9 p. C. 

43. Sp. Tarpeius Montanus Capitolinus p. 103. 
COS. 454. 

Intorno alla sua legge v. la mia Storia critica di Roma 
II p. 174. 

44. L. Tarquinius Collatinus p. 97. 
COS. 509. 

Su lui V. la mia Storia critica di Roma II p. 93. 

45. L. Tarqditius Flaccds p. 99. 
mag. eq. 458. 

Su lui V. qui s. p. 348. 

46. M. TuLLius LoNGUs p. 99. 
COS. 500. 

Il particolare su questo console che muore tre giorni 
dopo la caduta dal coccliio nel Circo lasciando per poco 



406 Indice quarto 

tampo ancora il governo della Città al collega Sulpicio 
(Dion. Hai. V 57), fa ripensare, come già feci osservare al- 
trove, alla morte del re Servio Tullio. Esso indica qual 
valore abbiano le singole notizie relative a questi più ve- 
tusti magistrati; non prova però che sia falsa l'afferma- 
zione di una gente Tullia patricia nel secolo V. 

47. Valerii p. 97, 118, 129, 162, 171. 

(Faltones Laevini Maximi Volusi Poplicolae Potiti 
Lactucini Corvi Messalae). 
Dal 509 al 5 p. C. 

48. Verginu p. 98, 115. 

(Tricosti Caenlimontani Esquilini Rutili). 

COS. 502. COS. 469. 

COS. 496. COS. 456. 

COS. 490. COS. 448, 

COS. 486. COS. 435, 434 (?). 

COS. 479. trib. mil. 402. 

COS. 478 (ovvero 473). trib. mil. 389. 

COS. 476. trib. mil. 573 (?). 

Il tribunato militare del 373 più che dubbio, riposa sul- 
l' indicazione del Cronografo del 354. 

Il perdurare di Verginii patrici oltre il IV secolo risulta 
da quanto si narra a proposito di Verginia patricia Liv. 
X 23, 4 ad a. 296 Verglniam Auli filiam patriciam plebeio 
nuptam L. Volumnio consuli cet. 

49. Veturii (VoTURii) CicuEiNi Philones p. 99, 118, 148. 
Dal 499 al 205. 

50. P. VOLUMNIUS AmINTINUS GrALLUS p. 103. 

oos. 461. 



Indice quarto 407 

* n. 

a) Genti patricie più o meno certe non ricordate nei Fasti. 

Genti patricie, di già scomparse sino dal V secolo, e che 
parrebbero attestate dal nome di alcune delle più antiche 
tribù rustiche. 

1 (51). Camilii. 
"2 (52). Galerii. 

3 (53). Lemon^i. 

Il pagus Lemoniits si trovava: a porta Capena via Latina 
Fest. p. 115 M. s. V. 

4 (54). PoLLii. 

5 (55). PupiNii. 

La tribù Pupinia stava tra Eoma e Tusculo Fest. p. 233 M. 
cfr. la mia Storia critica di Roma I p. 623 n. 1. 

6 (56). VOLTINII. 

b) Patriciati men certi o falsi. 

1 (57). [Antu]. 

Conosciamo gli Antii plebei della fine della repubblica 
cfr. in queste Ricerche III p. 24 sg. Ma Antii patrici 
dovremmo ammettere ove in Livio IV 17 cfr. Cic. 
Phil. IX 2, 4 si dovesse leggere: Sp. Antiiim, Sp. An- 
tius e non Sp. Nautius. In questo caso (cfr. Plin. n. h. 
XXXIY 23) sarebbe stato uno dei legati uccisi nel 438 
dai Fidenati per ordine di Tolumnio re dei Veienti. 



408 Indice quarto 

2 (68). [Canuleii]. * 

Canuleia è il nome di una delle prime Vestali che si 
dicevano elette da Numa. Plut. Num. 10. Ma è proba- 
bile sia indicazione da mettere a fianco delle altre 
che dicevano discendenti di questo re i plebei Cal- 
purnii e Pomponii (Plut. Num. 20). 

3 (69). [CLuvn?]. 

In Cicerone Phil. IX 2, 4 in luogo di Tullus Cloelius dato 
da Liv. IV 17; Plin. w. h. XXXIV 23, ove si ricordano 
i legati uccisi nel 438 dai Fidenati per ordine del re 
veiente Tolumnio si legge : Tulio Chivìo. Ma si tratta, 
secondo ogni probabilità, di errore di testi. 

Non si conoscono altri Cluvii anteriori ai plebei ricor- 
dati da Livio XLI 28; XII 1; XL 14: 40, 6 per il 
173 ed il 168, a prescindere da Cluvii non romani. Nel- 
l'Impero i Cluvii divennero patri cii, CIL. VI 1979. 

4 (60). Corani. 

Circa l'età di codesta gente patricia sfuggita ai critici 
moderni v. s. p. 106. 

5 (61). [FuPETn]. 

Taracia Gaia sive Fufetia in Plinio n. h. XXXIV 25 è 
il nome della vergine vestale, che, per aver donato al 
popolo romano il campo Tiberino, fu onorata con una 
statua. Plinio si riferisce agli annales di cui riporta 
il testo ; Gellio n. A. VII 7 sq., che pur ricorda an- 
tiqui annales e ripete l' espressione : Gaiae Taraciae 
sive Fufetia est, cita più ampiamente il testo della lex 
Horatia per cui la Vestale fu onorata di statua e del di- 



Indice quarto 409 

ritto di essere testabìlis. Il fatto veniva riferito, secondo 
ogni verisomiglianza, ai primi anni della libera repub- 
blica. Cfr. la mia Storia critica di Roma II p. 299. 
Che i Fufetii fossero un' antica gens Albana risulta dalla 
nota leggenda di Mettius Fufetius, il dittatore albano, 
Liv. I 23 sqq. Dion. Hai. Ili 5 sqq. 

6 (62). [FuLcixii]. 

C. Fulcinius (in Livio IV 17 Q.), stando alla concorde 
testimonianza di Cicerone Phil. IX 2, 4 Livio e Plinio 
n. h. XXXIV 23, è uno dei quattro legati fatti ucci- 
dere da re Tolumnio. Le loro statue furono poste sui 
rostri. 

Può discutersi se in codesta età gli oratores fossero solo 
patricii se si facessero legazioni miste di patrici e 
plebei. Sul che v. la mia Storia critica di Roma II 
p. .306 n. 2. 

7 (63). Marcii. 

Il patriciato dei Marcii riposa sopratutto sulla leggenda 
che M. Coriolano deriva dalla stessa stirpe del re Anco 
Marcio. V. Mommsen Roem. Forschung. I p. 104 II 
p. 136; cfr. la mia Storia critica di Roma II p. 124 sgg. 

Tuttavia va rilevato il passo di Livio XXVII 6 : M. 
Marcius rex sacrorum mortiius est, dal quale si ricava 
che nel 210 v' erano Marcii patricii. E vero che il 
contesto liviano rispetto ad altri sacerdoti ivi ricor- 
dati è in parte controverso (cfr. Bardt Die Priester 
p. 20) tuttavia manca una ragione positiva qualsiasi 
per sbarazzarsi, come fa il Mommsen {ih. p. 84 n.), di 
questa esplicita testimonianza. 

Sicché una delle due : o vi sono stati in età vetustissima 



410 Indice quarto 

Marcii patricii con cui si collegarouo poi i Marcii 
della nobiltà plebea (cfr. Plut. Coriol. 1); ovvero in un 
periodo, che corre fra la lex Ogulnia (300) ed il 210, 
per vie che non conosciamo, ad un ramo dei Marcii 
plebei riuscì conseguire l' ufficio di rex sacrorum ed il 
patriciato. Con questo ufficio, più che con i noti rap- 
porti del II secolo con Filippo V di Macedonia (Liv. 
XLII 38, 8) si connette il cognome di Rex che tro- 
viamo per i Marcii. 
L'Auctor d. v. ili. 19 dichiara che Coriolano fu eletto 
console, mentre Dion. Hai VII 21, cfr. App. Ital. 2, 
sanno di una repulsa da lui patita al consolato. In 
tutto ciò v' è lo scambio fra il duce di un esercito 
costituito da gentilii e da volontari, che troviamo an- 
cora al tempo della impresa dei Fabii al Cremerà e 
quello del Comune che prepondera con la grande 
guerra per la conquista di Veii (sul che v. la mia 
Storia critica di Roma I p. fì70. 

S (64). [Oppii]. 

Oppia vestale è ricordata da Livio II 42 per il 482. Il 
nome non è però sicuro. Neil' epitome liviana si legge 
Opilia; in Dionisio Vili 89 si ha 'Ojtifxia. Comunque 
si debba leggere, vi si parla di donna patricia poiché 
patricie per tutto il V secolo ed anche in età poste- 
riore furono esclusivamente le sacerdotesse di Vesta. 

9 (65). [Orbinii]. 

'Oppivia in Dion. Hai. IX 40 è il nome della colpevole 
vestale punita nel 472. 



Indice quarto ^'■^ 

10 (66). [PoPiLii]. 

Popllia è il nome della vestale colpevole ricordata da 
Orosio 118, 13 con l'indicazione: Olympiade LXXIIU 
hoc est anno post Urhem conditam anno CCLXXV {4:79 
a. C). Ma l'Olimpiade LXXIIII risponde al 484-481. 
In Hieronym. si ricorda il medesimo fatto per 1' Olym. 
LXXIII, ma la Vestale è detta: Pompilia (ed. Schoene 
n p. 103). 

11 (67). [POTITIl]. 

L'esistenza dei Potitii riposa, come è noto, sul racconto 
relativo al culto di Ercole. Accanto ai Pinarii sareb- 
bero stati i più antichi sacerdoti del dio greco. Aven- 
do insegnato a servi pubblici il rito (che da genti- 
lizio divenne pubblico) nel corso di un anno durante 
la censura di Appio Cieco (312) scomparvero intera- 
mente. V. ad es. Liv. IX 29, 9 sq. : cum duodecim fa- 
miUae ea tempestate Potitiorum essent puberes ad tri- 
ginta, omnis intra annum cum stirpe extinctos cfr. I 7, 
14. Fest. s. V. Potitium. 
Come è noto i moderni hanno più volte discusso se sia 
o no esistita una gens detta Potitia. Il nomen dei Po- 
titii fa ad ogni modo ripensare al cognome Potitus 
proprio dei Valerli. 

12 (68). Racilii. 

Racilia è la moglie di Cincinnato Liv. Ili 26. 

13 (69). [Roseli]. 

L. Roscius è uno dei quattro legati uccisi dai Fidenati 
nel 438 v. qui s. s. v. [Antii) [Cluvii] [Fulcinii]. Se 



412 Indice quarto 

fosse patricio o plebeo non abbiamo modo di stabi- 
lire. I Roseli compaiono in età tarda in Roma (v. ora 
il materiale in PW. RE. I col. 1116 sgg. s. v.). Questo 
gentilicio compare di già nelle inscrizioni arcaiche 
prenestine v. s, p. 105. 

14 (70). [Taracii]. 

Taracia è la vestale che in altri annali era detta Fufe- 
tia V. qui s. s. v. Io ho sospettato altrove che sia la 
stessa figura leggendaria che in altri racconti era chia- 
mata la vergine Tarquinia. Cfr. anche il nome del- 
l' Etrusco Tarutius = Tarquinius. Su ciò alla mia 
Storia critica di Roma I p. 547. 

15 (71). [Verenii]. 

Verenia è una delle prime vestali elette da re Numa, 
Plut. Num. 10. 

Forse si tratta di notizia da mettere al fianco di quelle 
sopra già notate, v. [Canuleia], a proposito dei plebei 
Calpurnii e Pomponii fatti discendere da Numa. I Vera- 
nii fiorirono non prima della fine della repubblica e 
sopratutto al principio dell' Impero v. Prosop. Imp. 
Roman. IH p. 399 n. 264 sqq. 

Di un Veranius scrittore di cose relative agli auspici, 
ai comizi ed a quaesfiones pontificales vissuto nell'età 
augustea, si fa parola in Festo p. 289 M. s. v. Referri 
diem ed in Macrob. Ili 5, 6; 6, 14. Fu egli la fonte della 
notizia su Verenia vestale? 

16 (72). VlTELLII. 

I fratelli Vitellii cognati di L. Bruto primo console della 
repubblica sono ricordati accanto agli Aquilii fra i 



Indice quarto ^^^ 

fautori dei Tarquinii Liv. n 4. Dion. Hai. V 6. Parti- 
colari fantastici come da tutti ormai si ammette. Sono 
però degne di nota l'esistenza di un antico culto alla 
dea «Vitellia», la «via Vitellia » presso Roma, e la 
colonia omonima dei Romani fra gli Aequicoli. Suet. 
Vitell. I. Di una colonia romana detta ViteUla fra gli 
Aequi parla anche Livio V 29 ; cfr. II 39. 
Può darsi che il nome della via Vitellia anziché con la 
dea omonima stia in rapporto con il traffico degli 
animali bovini che per essa transitavano. Così ad Ar- 
pino una via, forse per analoghe ragioni, era detta 
Vitularia, Gir. ad Q. fr. IH 1, 2. 



OSSERVAZIONI SULL'INDICE IV. 



A PROPOSITO DEI FASTI PATRICII. 



Dalla statistica delle 50 genti registrate nei Fasti risulta 
che 23 o 24 di esse vi scomparvero nel corso del secolo V. 
Esse sono : 



1. Aebutii Helvae 

2. Antonii Mebexdae 

3. Aternii Vari Fontinales 

4. Cassii Viscellini 

5. Atilii Lusci 

6. cominii aurunci 

7. CuRiATii Trigemini 

8. CuRTii Chilones (o Phi- 

LONES ?) 

9. Genucii AuauRiNi 

10. Hermenii 

11. luNii Bruti 



12. Largii Flavi 

13. MlNUCII AUGURINI 

11. NuMicii Prisci 

15. RoMiLii Roci 

16. Rabuleii 

17. Sestii 

18. SiciNii 

19. Tarquinii 

20. Taquitii 

21. Tarpeii Capitolini 

22. TuLLii 

23. VoLUMNII 



A questi vanno aggiunti gli Horatii. Tuttavia va ricor- 
dato che secondo la tradizione diodorea (v. s. p. 118) gli Ho- 
ratii non occuparono il tribunato militare nel 386 e nel 378. 



Osservazioni sidV Indice quarto 415 

Fino al secolo IV si estesero invece le magistrature delle 
genti : 

1. Aquillii 5. LucRETii Tricipitini 

2. Cloelii Siculi 6. Menenii Lanati 

3. FosLii (o FoLii) Flacci- 7. Nautii Rutili 

NATORES 8. SeRGII FiDENATES 

4. Geganii Macerini 9. Verginii Tricosti 

Continuarono invece sino ai secoli successivi, spesso sino 
alla fine della libera repubblica, ed in qualche caso l'oltre- 
passarono, vari rami delle genti qui appresso enumerate: 

1. Aemilii 9. Papirit (sino al 272) 

2. Claudi i 10. Postumii 

3. CoRNELII 11, QUINCTII 

4. Fabii 12. Sempronii Atratini 
6. FuRii 13. Servilii 

6. Iulh 14. SuLPicii 

7. Manlii lo. Valerii 

8. Pinarii 16. Veturii (sino al 206) 

Ai quali vedremo fra poco se siano o no da aggiungere 
i QuiNCTiLn Vari. 

Il confronto fra i dati forniti dai Fasti e dalle opere 
di Cicerone mostra come sul finire della repubblica esistes- 
sero ancora le seguenti genti patricie: 

1. Aemilii 6. Iulii 

2. Claudii 7. Manlii 

3. Cor^elii 8. SuLPicii 

4. Fabii 9. Quinctii 
6. FuRii 10. Valerii ' 

' I dati forniti dai Fasti, confrontati con quelli che porgono le 



416 Osservazioni sull'Indice quarto 

Lasciamo da parte individai delle casate dei Papirii, dei 
Pinarii, dei Sempronii Atratini e dei Quinctilii Vari pur ri- 
cordati ili Cicerone, che per ragioni che esponiamo oltre, 
esitiamo a considerar discendenti diretti dell' omonime genti 
patricie. 

In Cicerone abbiamo inoltre ricordo dei Sergii e di Ser- 
villii; v'era fra i primi Catilina, dagli antichi detto espli- 
citamente patricio (Ascon. iìi Cornei, p. 58; in sen. foga cand. 
p. 73 K. S.); fra i secondi il padre naturale di Bruto adottato 
poi fra gli lunii. 

Uno sguardo all'indice I di questo libro (in cui è notato 
lo sviluppo successivo e l'intensità delle casate che copri- 
rono lo supreme magistrature curuli), mostra che le genti 
patricie superstiti nell'età ciceroniana, fatta eccezione per gli 
lulii e forse anche i Sergi, (quest'ultimi non compaiono nei 
Fasti consolari dopo il 380) furono tra quelle che in ogni 
tempo e con maggior frequenza raggiunsero il consolato. 

La miglior conferma di quanto abbiamo constatato nel 
corso del presente volume intorno alla patria ed alle condi- 
zioni sociali delle persone che vennero man mano sosti- 
tuendosi nel governo della pubblica cosa, è data dalle 
orazioni ed in misura ancora maggiore dalla corrispon- 
denza privata di Cicerone. 

La posizione eminente dell' Arpinate nel Foro e nella 
letteratura, la sua carriera politica per cui (oltre all'essere 
un senatore influente, fu due volte al timone dello Stato), le 
infinite relazioni con uomini e con cose, il cumulo di affari 



opere cicerouiaue si controllino oon gli altri che ho ricavato dalle stati- 
stiche del Ribheck sui senatori romani agli idi di marzo del 44 a. C. v. s. 
p. 200. I risultati sono quasi identici. 



Osservazio7ii sali' Indice quarto 417 

di cui ebbe parte o conoscenza, sia come avvocato, sia come 
amico di appaltatori, che traspare nel modo più palese 
dalla corrispondenza con quel ricco banchiere che fu At- 
tico, fanno isi che l'epistolario e le orazioni di Cicerone 
offrano, come tutti sanno, un chiaro riflesso delle condizioni 
sociali politiche e finanziarie del periodo che da Siila va 
a Cesare.' 

Ove le opere di Cicerone e particolarmente le epistole, 
vengano esaminate da questo punto di vista, non solo si 
nota il limitatissimo numero di genti patricie ancora esi- 
stenti e la scomparsa od il silenzio su quasi un terzo delle 
casate della più vetusta nobiltà plebea, ma si constata an- 
cora che quasi tutte le persone ricordate per ragioni di 
politica o di affari appartengono a nuovi strati sociali. 

JE bensì vero che Cicerone, aristocratico per tendenza e 
che amò stringere alleanze di famiglia con l'antico patri- 
ciato, esalta la nohilitas dei suoi amici politici. Ma se ben 
si osserva, codesti amici appartenevano assai spesso a stirpi 
che, come ad es. i Lutatii, dominavano nello Stato solo dalla 
metà del III secolo. E fra costoro v'era per primo Pom- 
peio Magno, il quale, non ostante il sussiego con cui sa- 
peva custodire il prestigio conseguito per virtù di grandi 
e molteplici imprese, non era certo in condizione di vantare 
una lunga serie di illustri antenati. 



' Ai passi ciceroniani sopra riferiti (p. 221) sulla natura e condizione 
degli amici di Cesare aggiungansi ad Ati. VII 3, 5; 7, 5; IX 18, 2. Cfr. 
ad fam. XV 17. 

Nel corso del A'oliime (cfr. p. 224) non ho tenuto conto del ìonsor Licinus 
HoRAT. art. poet. 301 dÌA'enuto senatore. Dai commentatori antichi fra 
loro discordi (v. Schol. Cruq. ad 1. cfr. con Schol. Pers. II 36) non risulta 
con certezza se ottenne il laticlavio nell'età cesariana o non piuttosto nel- 
l' augustea. 

P*is Hicerchr iuUa storia f sul diritto pubblico di Boma II 27 



418 Osservazioni sulV Indice quarto 

Scomparsa dai Fasti consolari non significa già estin- 
zione della gente. Nel corso di questo libro è stato rilevato 
come ciò stia in rapporto con la ressa delle nuove stirpi 
affacciantesi alla vita politica, limitanti sempre più l' at- 
tività delle patricie. Queste decadendo man mano anche 
economicamente divennero sempre più incapaci di soppor- 
tare i pesi schiaccianti inerenti all'esercizio delle pubbli- 
che cariche ^ o riuscirono solo in vari casi (come in quello 
di M. Aebutius Helva pretore nel 168, (Liv. XLIV 17, 6) 
ad ottenere magistrature curuli inferiori al consolato. 

Così se i Vergimi Tricosti non appaiono più nei Fasti 
dopo il 389, od al più il 373, ciò non toglie che nel 296 si parli di 
una Verginia patricia sposata al console plebeo L. Volumnio. 
Apprendiamo però che per tal matrimonio essa venne di- 
spregiata dalle matrone del suo ceto (Liv. X 23). Cosi i Sergii 
Fidenates non appaiono più nei Fasti dopo il 380, ma nel 
67 troviamo pretorio il patricio Sergio Catilina competi- 
tore di Cicerone al consolato. Ed è frequente il caso di per- 
sonaggi appartenenti a stirpi della più antica nobiltà plebea 
che, come i Maenii e gli Ogulnii, scompaiono respettiva- 
mente dai Fasti consolari, dittatorii e censorii dopo il 318 
ed il 257, ma che ritroviamo praetores nel 182 {M. Ogulnius 



' Cfr. 8. p. 204. Accenna apertamente allo sciupio dei patrimonii pri- 
vati causati dalle competizioni alle pubbliche cariche il lepido anedotto 
oraziano sul ricco Servio Oppidio di Canusium, che rivolgendosi ai suoi due 
figli di carattere opposto dichiara : 

praeLerea ne vos tìtillet gloria, iure 

iurando obstringam ambo: uter aedilis fueriive 

vestrum praetor, is iniesiabilis et sacer esto. 

sat. II 3, 178 eqq. 

Spese di tal natura erano naturalmente a mille doppi più gravi a Roma 
che nei municipi. 



Osservazioni sull'Indice quarto 419 

Galliis Liv. XXXIX 56) e nel 170 (Q. Maenius Liv. XLIII 
4). Casi analoghi notammo anche fra genti patricie che 
perdurarono fino alla fine della repubblica. Ricordammo poi 
a suo luogo (p, 205) Emilio Soauro e Cornelio Siila, che con 
l'attività personale risorsero dall'umile posizione in cui le 
loro famiglie erano cadute. 

Di un terzo delle genti patricie (circa 16 su 50) consta- 
tiamo tuttavia la presenza nei Fasti sino agli ultimi secoli 
della repubblica. Ciò non reca alcuna sorpresa. Se un ramo 
declinava, prosperava 1' altro ; i gentili appartenenti a certe 
casate si potevano con Plinio (w. h. XXXV 2) chiamare ad- 
dirittura populus.^ Ad alimentare le famiglie, allorché mi- 
nacciavano di isterilire, provvedevano le adoptìones^ feno- 
meno cosi frequente nella storia della società romana; ed 
è noto come i Claudi! fosser fieri di costituire eccezione di 
fronte alle altre genti che avevano ricorso a questo rimedio 
per provvedere alla propria continuazione ed al culto dei 
propri sacra.^ 



Questi fatti bastano a spiegare come mai sino all'ultimo 
periodo della repubblica ricompaiono genti che da più ge- 
nerazioni avevano occupate le supreme magistrature curali. 
Reca però qualche meraviglia quanto avviene rispetto agli 
lulii, ai Quinctilii Vari, ai Sempronii Atratini ed ai Pinarii. 

' Cfr. per i Caecilii Plin. n. h. VII 59; per gli Appii Claudii Cic. de 
sen. 37. 

• Tao. ann, XII 25 ad a. 5 * p. C, a proposito dell'adozione di Nerone: 
aAnotabant periti nuUam antehac adoptionem inier patriciot Ciaudios reperivi, 
eoiqxie db Atto continuo» duravifse. 

È lecito pensare che anche quehta fosse una dcUe cause della vetti» 
atque iufiia ClauAiae familiae superbia Tac. ann. I 4. 



4'20 Osservazioni snU'Lidice quarto 

Gli lulii hanno consoli e tribuni militnm consiliari po- 
testate sino al 352 ; poi v' è un salto sino al 267 in cui 
compare L. lulius Libo console e trionfatore, eppoi daccapo 
un altro stacco che si estende .sino al 157 in cui finalmente 
fanno capolino gli lulii Caesares. 

Rispetto ai Qainctilii Vari il fenomeno è ancor più 
degno di attenzione. Essi in tutto il V secolo compaiono 
solo due volte, nel 453 e nel 403. Or bene, come va che i 
Quinctilii Vari ritornano una sola volta nel 13, in cui com- 
pare quel Q. Quinctilio Varo, che nel 9 d. C. fu superato a 
tradimento dal germano Arminio nella selva di Teutoburgo? 

Questo salto di quattrocento anni non giustifica per se 
solo il sospetto che il console del 13 non discendesse affatto 
dai più vetusti patrici di tal nome? 

11 sospetto è, forse, confermato da quanto ci è riferito 
intorno alla sua famiglia. Se infatti è vero che suo avolo 
era stato pretore nel 57, che suo padre aveva coperta la 
questura nel 49,' non è men certo che parlando di lui Vel- 
leio II 117, 2 dice: Varus Quinctilius inlustri magis quam 
nobili orfus familia. 

Dopo ciò, è per lo meno discutibile se i Quinctilii Vari 
della fine della repubblica debbano essere registrati nell'e- 
lenco dei patricii in cui sono stati accolti anche da storici 
eminenti. 2 

Sembrami poi degno di nota che sul finir della repub- 
blica si trovano Quinctilii Vari anche fuori di Roma, come 
a Cremona, ove abbiamo quel Quinctilius Varus che fu co- 
gnato di Virgilio ed amico di Orazio.^ Pur a Cremona tro- 



' V. i dati raccolti in Pros. Imp. Rom. Ili p. 118-120. 

* MOMMSEN lioem. Foruch. I 117. 

• V. su lui i dati raccolti in Pvoh. Imp. Rom. Ili p. 118 ii. 25. 



Osservazioni saU' Indice quarto A2l 

viamo Fiirius Bibaculus autore di poemi epici sulle guer- 
re Galliche (Hieron. ad a. 103-2. Acr. ad Hor. sat. II 6, 
40; altri dati v. in Skutsch in PW. UE. VII col. 320 sgg.) 
il quale fa ripensare all'omonimo L. Furius Bibaculus che 
era salius e quindi patricio (Val. Max. I 1, 9). 

Non è, credo, improbabile che i Qninctilii Vari jDlebei, 
per vie che non abbiamo modo di stabilire, (per mezzo di 
transitìo ad plebem, di libertini, di clientela od altro) si 
ricollegassero, come i Minuci ed i Genucii Augurini, con i 
patricii di cui, oltre che il gentilicio, serbarono anche il 
cognome. 

Analogo a quello dei Quinctilii è il caso dei Sem- 
pronii Atratiui. Questa gente patricia scompare nel 380; ma 
nel 34 dopo tre secoli e mezzo abbiamo L. Sempronius 
Atratinus cos. suffectus ed augure, (cfr. Pros. Imp. Eom. 
III p. 194; n. 260).i 

Lo stesso si verifica, in fondo, rispetto ai Pinarii. 

A prima vista pare il contrario. Ai Pinarii Mamercini 
del 489, del 472 e del 432, a cui tien dietro un censore nel 
430 ed a L. Pinarius Natta maestro dei cavalieri nel 363, 
non succede più alcun magistrato eponimo per tutta la re- 
pubblica. Ma al tempo di Cicerone abbiamo ricordo di L. 
Pinarius Natta pontefice {de domo 118 ;^ro Murena 73; ad 
Att. IV 8 6, 3) e Cicerone lo considera come discendente da 
quel Pinarius che passava per il più antico sacerdote di 
Ercole in Roma {de domo 134 ; de divin. I 19 ; Il 45 ; 47, 
cfr. Diod. IV 21, 2). 

Che però codesti Pinarii Nattae non appartenessero alle 
vetusta gente del V e del IV secolo, risulta da quanto dice 
Livio. Questi I 7, 12 parlando di Pinarii e àQÌVoi\ìì\,quae fum 



' Anche il Moimsen Boem. Forsch. I p. 109 dubita del patriciato dei 
Semproiiii Atratiui della tiue della repubblica. 



422 Osservazioni stilV Indice quarto 

famìliae maximae incUtae ea loca incolehant, raccontando la 
nota storiella dei Potitii, che giunsero a tempo a cibarsi 
delle exta e dei Pinarii i quali extis adesis, ad ceteram ve- 
nirent dapem, dopo aver anche riferita la ben conosciuta 
storiella della scomparsa dei Potitii, aggiunge: inde insti- 
tutum mansii, donec Pinarium genus fuit, ne extis 
solemnium vescerentur. 

Livio ci insegna pertanto che scomparsi i Pinarii anti- 
chissimi, quelli del tempo di Cicerone e di Tiberio non erano 
i loro discendenti diretti. Che se ad Aquileia è stata rin- 
venuta un'inscrizione che fa menzione di Pinarii Nattae, 
non ne viene affatto la conseguenza che ivi si ricordino 
rampolli diretti della celebre gente romana.' Dubbi analoghi 
par lecito esporre per quel Pinarius Natta Seiani cliens di 
cui abbiamo ricordo in Tacito ann. IV 34.^ 

Considerazioni analoghe suggerisce quel Papirius Maso 
contemporaneo di Cicerone ad Att. IV 4, 2 ; de domo 49. 
Se infatti al tempo di Cicerone vi fosse stato ancora un 
Papirius Maso patricio, come mai Papirio Peto, l'amico del- 
l' Arpinate avrebbe potuto scrivergli (cfr. ad fam. IX 21, 2) 
che non erano mai esistiti Papirii patricii? 

Ove anche Papirio Peto ignorasse la storia dei vetusti 
patricii di tal nome (storia che Cicerone gli ricorda) non 
ne viene affatto la conseguenza che egli non sapesse se fos- 
sero no patrie! quelli del suo tempo. 



' CIL. Snppl. Ital. ad rol. V n. 275. Lo stesso vale per quel AìUus Ligus 
ricordato da uu' iscrizione di Albintimilium {Notizie degli scari 1886 \ì. 114), 
che fa pensare a P. AlUtifi Ligus, il console del 172. Nei Fasti Gap., come è 
noto, si trova Allius per Aelius. 

SuU'Aelins trib. plebis nemico di Cicerone che si sarebbe infiltrato 
nella stirpe degli Aelii v. Cic. prò Sestio 32, 70; cfr. de domo 19, 49 

* Cfr. Pros. Imp. Rom. Ili p. 39 u. 309. 



Osservazioni suU' Indice quarto 423 

In un noto passo di Cicerone, che abbiamo avuto più 
volte occasione di citare, si parla dei genera falsa e delle 
ad plehem transitiones {Brut. 16, 61). L'affermazione cicero- 
niana è confermata da quanto ci è riferito rispetto agli 
lunii Bruti, ai Minucii Angurini e così via. Ciò non toglie 
però che anche per età più antica non abbiano avuto realmente 
luogo transitiones ad plehem analoghe a quelle di Clodio 
e di Dolabella, che ben conosciamo per l'età ciceroniana. 
"Viceversa sappiamo di plebei che per via di adozione fu- 
rono accolti nelle genti patrieie.' Ciò dette pure occasione 
a falsificazioni, contro le quali protestava Valerio Messala 
(apud Plin. n. h. XXXV 2, 6). 

A parte ciò, durante la romanizzazione delle varie re- 
gioni d'Italia si verificò un altro fenomeno. Cadetti delle 
grandi casate romane (se è lecito valersi di parola cosi im- 
propria), si fissarono nelle nuove colonie e nei municipi ed 
anche per via di emancipazione o di clientela lasciarono il 
loro nome a genti del luogo.* 

Abbiamo esempi di nomi propagati da discendenti di- 
retti di casate romane ; ma non è escluso che liberti e 
clienti, oltre al gentilizio dei patroni ne abbiano assunto 



' Si pensi ad es. al plebeo Fulvio Fiacco dato in adozione ad un pa- 
tricio Manlio che fu console nel 179 insieme al figlio dell'adottante, Fasti 
Capii, ad a. Vei.l. II 8, 2. 

Al fenomeno in via generica accenna anche Cicerone de ìeg. II 3, 6. 

* Esempio di questo genere porge, forse, una lapide arcaica trovata di 
recente a Trigesimo a nord di Aquileia, ove si rammentano due Aunii, nei 
quali parrebbe naturale riconoscere discendenti del patricio omonimo che 
fu uno dei triumviri fondatori della colonia di Aquileia, Liv. XLIII 17. 

La lapide è stata pubblicata dal benemerito P. Sticotti Memorie sto- 
riche Foroginlicsi (Udine 191.") IX p. 373 sgg., al quale mi pare sia sfuggita 
questa circostanza. 

Con questo genere di fenomeni pure si collega C. PopiliuH Laenas Pi- 
cenae regionis, il noto uccisore di Cicerone, Val. Max. V 3, 4. 



424 Osservazioni sulV Indice quarto 

anche il cognome, sopratutto nei casi in cui la stirpe dei 
patroni si affievoliva o scompariva. Chi del resto sarebbe 
in grado di fissare a quali conseguenze pratiche condusse 
talora l'emancipazione di schiavi favoriti nati in casa [vernae) 
figli naturali, talora, dello stesso patrono?' 

A parte ciò vi furono esempi di cittadini romani che 
diventati esuli si fissarono in altre, località italiane o pro- 
vinciali. Ciò che ci è affermato per i plebei C. Popilius 
Laenas e Q. Marcius Philippus, che divennero cittadini di 
Nuceria, per C. Porcius Cato, che lo diventò di Tarracone 
in Spagna (i Porcii erano patroni di questa regione sino 
dal 171 Liv. XLIII 2, 5), ebbe pur luogo per il patri ciò 
Q. Fabius Maximus, che fu accolto nella cittadinanza di 
Nuceria {Cìc. prò Balbo II 28). 

Questioni di tal natura (che non hanno ancor trovato 
chi si sia accinto a risolverle in modo esauriente) si avvi- 
cinerebbero almeno in parte alla loro risoluzione ove fossimo 
in grado di asserire che le leggi Cassia e Saenia del tempo 
cesariano ed augusteo relative alla « cooptatio » di plebei fra 
i patrici (per aver modo di procurare alla Città date catego- 
rie di sacerdoti)^ furono precedute da atti legislativi di ge- 
nere analogo. 

La tradizione su questo argomento è pur troppo muta. 
Quello che appare invece con certezza è che il sentimento 
di ostilità verso l' antico patriciato, venne di molto supe- 
rato, come dovunque ed in tutti i tempi, dal desiderio di 
farne parte o di fingersene discendente. 



' Il più vetusto diritto romano ammetteva che i padroni adottassero 
schiavi come loro figli (Caton. apud Insiit. lustin. I 11, 12) o Masnrio Sa- 
bino (apud Gei.l. n. a. V 19, 11) Riformava : liheriiiios vero ab ingenuis 
adoptari qiildem iure posse. 

* Tao. ann. IV 16. 



Osseì'vazioni sulV Indice quarto 425 



* * 



Una forma singolare di questo fenomeno, che merita 
ima parola di ulteriore commento, è quella che ci rivela l'e- 
lenco, che possediamo del resto in modo assai incompleto, 
delle (jentes albane e troiane di cui abbiamo già fatto so- 
pra parola (v. p. 106). 

Dalle notizie sparpagliate che ci sono giunte, vediamo 
che pretendevano ad es. a tale onore i patricii Curiatii, lulii 
Cloelii, Geganii, Quinctii, Servilii (Liv. I 30. Dion. Hai. Ili 
29. Serv. V 117), gli Aemilii, i Nautii, i Sergii, i Quinctilii 
(Fest. p. 33, 55, 166. Serv. ad Aen. V 121 sqq.) oltre agli 
lunii plebei, che dei patrici si dicevano discendenti (Dion. 
Hai. IV 68). Ma accanto a costoro, negli ultimi tempi della 
repubblica, vediamo tal pretesa fra i plebei Ceecilii (Fest. 
p. 44), Popillii Laenates (Serv. ad Aen. IX 262), Metili! e 
persino fra gli Atii (Serv. ad Aen. V 568). 

Ho sopra notata (p. 106) la corrispondenza fra il numero 
di cinquanta genti patricie nei Fasti e quello delle circa 
cinquanta casate che si vantavano di discendere dai com- 
pagni di Enea. (Dion. Hai. I 85). Ma, a parte tale coinci- 
denza di numero, che compare anche per altri fenomeni e 
paesi,' merita sia studiata la ragione della vanteria. 

La ragione non va esclusivamente cercata nella musa 
di qualche poeta del genere di L. Accio o nelle pseudo 
ricerche di qualche genealogista più o men compiacente. 
Discendere da uno dei compagni di Enea, aver rapporti con 

' Così, per lasciare da parte altri esempi estranei all'Italia, pnre cin- 
quanta sarebbero stati i primi fondatori della nazionalità dei Bruttii, ItJST. 
XXIII 1, 10. 



426 Osservazioni sulV Indice quarto 

quelle vetuste geuti, che, dopo aver fondato Lavinio ed 
Alba erano state trasportate a Roma sino dal tempo dei 
re, significava ad esempio aver il titolo per essere cooptati 
come membri del ricco e potente collegio dei pontefici, per 
amministrare un culto che si collegava con Lavinio prisca 
sede dei Penati. La cura che Cesare pose a rivendicare 
origini albane (Suet. Caes. 5) sta forse anche in qualche 
rapporto con la sua cooptatio nei sodalizi sacerdotali.^ E 
se avessimo l'elenco compiuto delle genti e stirpi che co- 
prirono il pontificato, ci sarebbe più agevole capire le ra- 
gioni per cui certe casate patricie, in ultimo anche plebee, 
vantavano diretti od indiretti rapporti con i pretesi compa- 
gni di Enea. (Dion. Hai. I 85). 

Non Q mio proposito tornare qui a discutere le relazioni 
politiche che vi furono tra le magistrature curuli ed i sa- 
cerdozi ; 2 ma non sfugge a primo aspetto il rapporto che 
v' è fra l' intensità delle magistrature degli Aemili patrici, 
dei Cecilii plebei, di origine troiana al pari dei precedenti, 
e la frequenza con cui queste medesime casate occuparono 
il pontificato massimo. Ciò è sopratutto notevole rispetto 
ai Cornelii, che oltrepassarono in modo così preponderante 
tutte le altre genti nelle supreme magistrature curuli (v. s. 
p. 157; 359) e che dettero ben 6 fra i 23 pontefici mas- 
simi della repubblica.^ 



' La rapida e brillante carriera sacerdotale di Cesare pare stare in 
qualche rapporto con le sue origini albane e troiane, A 16 anni lo tro- 
viamo flamen Dialis (86 a. C); a 27 è fatto pontifex, sebbene assente (73). 
Egli ricordò le sue origini albane nel 68 traendone occasione dalla laudatio 
funehris sui vostra della zia lulia, allorché era questore (aveva 32 anni) e 
conseguì il pontificato massimo nel 63, quando aveva appena raggiunti 37 
anni. 

' Su ciò V. in queste Bicerche I p. 273 sgg. 

' Per quanto possiamo scorgere dalla tradizione superstite (v. il mate- 



Osservazioni siiW Indice quarto 427 

La scomparsa di genti patricie, le alleanze matrimoniali 
intervenute fra esse o loro discendenti e ricche stirpi ple- 
bee, accanto alle adozioni, favorirono, forse, le pretese e la 
sostituzione delle nuove casate che riuscivano ad occupare 
i sacerdozii. Il tentativo da parte delle vecchie genti di 
escludere le nuove facilitò la campagna sostenuta da Lici- 
nio, da Domizio, più tardi da Labieno, per aprire all'elezione 
popolare anche i sacerdozii (v. in queste Ricerche I p. 322). 

In breve, le vanterie genealogiche, anziché puro e sem- 
plice sfogo di vanità, erano assai probabilmente mezzo di 
assicurare a se ed ai propri vantaggi economici ed influenza 
politica. Il volgo che disprezza e schernisce il nobile deca- 
duto, ove abbia la debolezza di vantarsi delle glorie o delle 
ricchezze degli avi, sente maggior rispetto per i ricchi ed i 
potenti quando alla potenza ed alla ricchezza aggiungano 
l' aureola del blasone. Così in tutti i tempi i parvenus si 
sforzano di arrampicarsi sul tronco di qualche vecchio al- 
bero gentilicio e le falsificazioni lamentate da Valerio Mes- 
sala, trovano riscontro in quelle frequenti non solo nel Me- 
dio Evo, ma anche nei tempi moderni.^ 



riale iu Bakdt Die Friester der vier grosseu Colleghn (Berlin 1871) il pon- 
tificato massimo fu couaegnito dalle seguenti casate: 

1. Akmxlii, due volte 7. Caeciliì, tre volte 

2. CoRNELii, sei volte 8. Cqruncanii, una volta 

3. FoLii, una volta 9. Domitii, una volta 

4. FuRii, una volta 10. Licinii, due volte 

5. lULii, una volta 11. MucH, due volte 

6. Papirii, due volte 12. Servilii 

' Scriverebbe opera estesissima olii raccogliesse i principali e più im- 
portanti esempi di falsificazioni genealogiche. Sarebbe oltremodo interessante 
mostrare sino a qual punto la verità sia stata deliberatamente occultata 
mediante pseudo-documenti ritenuti più tardi autentici. 

Esempio recente e singolare di qnesto genere di falsificazioni mi ospo- 



428 Osservazioni suW Indice quarto 

Basta dare uno sguardo agli scrittori del principio del- 
l'Impero per constatare l'insistenza con cui si accenna alla 
maggiore o minor nobiltà di una data persona. Ma questo 
bisogno di distinguersi si fa sentire assai vivo sino dalla fine 
della repubblica. Lo provano la frequenza con cui i più 
notevoli personaggi di queste età, ricordano, come Cesare 
e Antonio origini mitiche, o come gli Octavii si procurano 
falsi diplomi di antico patriciato (Suet. Aug. 1). Lo provano 
i plebei Sempronii, Calpurnii, Claudii Marcelli, che si fecero 
« cooptare » fra i patricii ; ' e dopo clie Cicerone, uomo piut- 
tosto ricco che agiato, raggiunse la celebrità e la potenza, 
e sua figlia fu desiderata dai Furii dagli Appi Claudii e 
fu sposata ad un Cornelio Dolabella, non mancarono coloro 
che pensarono a collegarlo con 1' omonimo re dei Vosci, 
mentre egli, pur essendo figlio di agiato cavaliere romano, 
appartenente (coinè diremmo oggi con parola non del tutto 
congrua), alla ricca borghesia di provincia, sarebbe disce- 
so, stando ai suoi nemici, da un tintore di panni. ^ 

neva poco tempo fa nn dotto giurista, mio collega, rispetto ad ima fami- 
glia di Sora. Avendo questa comperato nu antico feudo, faceva distruggere 
l'inscrizione monumentale, in cui alla antica famiglia era stato concesso da 
un sovrano un dato privilegio e le sostituiva un'altra lapide in cui, conser- 
vando la rimanente dicitura, vi sostituiva solo il proprio nome. 

Quante volte studiando documenti dell' età di Augusto non corriamo 
riscliio di trovarci di fronte a simili falsificazioni? 

Ove sia lecito confrontare fatti analoghi, di cui alcuni sono destinati 
a diventare storici, mentre altri non attrarranno l'attenzione degli scrittori, 
non è fuor di luogo rammentare 1' antico costume di incidere il proprio 
nome sulla base delle statue che rappresentavano altri personaggi. (V. ad 
es. Plut. Anton. 60). Uso che faceva esclamare a Cicerone ad Att. VI 1, 
26: odi falsas inscrìptiones utatuarum alìenariim! 

Le stesse passioni i medesimi interessi agitano gli uomini in tutti i 
tempi . 

' Heiter mem. cif. cfr. s. p. 170 sgg. 

^ V. ad es. Plut. Cic. 1. Cass. Dio XLVI 4; 5. Cfr. il materiale in 
Drumann Geschichte Boms ed. Groebe V 220; 226; 231. 



Osservazioni suW Indice qnurfo 429 

E giusto riconoscere che vi furono uomini che seppero 
sottrarsi a codeste debolezze e che anzi, come Catone il vec- 
chio ebbero il buon senso di vantarsi dei propri avi di 
condizione modesta ma che avevano resi utili servigi alla 
patria (v. s. p. 3i9j. 

Che più! Personaggi appartenenti alla più alta aristocra- 
zia italica, come Mecenate, avrebbero fatto più conto, stando 
ad Orazio, del valore individuale di uomini di umile origine 
che della nobiltà dei natali. Ma Mecenate agiva da uomo 
politico, traeva partito di ogni forza viva, quando la demo- 
crazia italica aveva da lungo superate quelle barriere che 
due generazioni innanzi avrebbero impedito anche a lui 
sebbene discendente dai vecchi re di Arezzo, di esercitare 
tanta efficacia sulla vita politica di Roma. 

Senonchè la cura che Orazio pone nell' esaltare le vedute 
di Mecenate coincide con la rivendicazione che il poeta fa, 
sebbene figlio di libertino, del proprio merito letterario. 

Il principio che : 

. . . fulgente trahit constrictos gloria ciirru 
non minus ignofos generosis 

sat. I 6, 23 sq. 
mira a combattere il volgo : 

qui stultus honores 
saepe dat indignis et famae servii ineptus, 
qui stupet in titulis et imaginibus. 

Sat. I 6, 14 sqq. 

In breve l'ambiente era e rimase schiavo delle vecchie 
idee, e le persone che se ne allontanavano continuavano a 
costituire, come, sempre un' eccezione. 

Tra codeste eccezioni dovremmo porre, per quel che 



430 Osservazioni suW Indice quarto 

sembra, Pompeio Magno. Nulla, dalle informazioni che ci 
sono giunte, lascia travedere da parte sua tendenze analo- 
ghe a quelle di Cesare e di Antonio che si ricongiungevano 
per fini politici con antiche divinità. Ciò si può spiegare 
con l'esser note le sue recenti e tutt'altro che insigni origini 
municipali. Ma non è escluso che i rapporti creati tra le 
sue imprese ed il culto di Venere Vincitrice (pur adorata da 
Siila padrasto di sua moglie Emilia) mirassero a favorire 
analoghi fini personali.* 

L' amor proprio, e non solo il calcolo, facevano del 
resto tornar gradito a Pompeio il confronto tra le sue 
sembianze e quelle di Alessandro il Grande, al quale gli 
pareva poi giusto esser paragonato per la grandezza delle 
imprese.2 Se la vittoria delle armi gli avesse arriso, non 
solo il mondo sarebbe stato governato da Magni anziché da 
Caesares, ma non sarebbe nemmeno a noi giunta la voce di 
quello scrittore, il quale osservava che Pompeio avrebbe do- 
vuto piuttosto arrossire che gloriarsi dei suoi umili avi.^ 

Allo stesso modo, ove il nucerino Vitellio non fosse stato 
rovesciato dalle legioni di Vespasiano, avrebbe trionfato la 
genealogia che lo diceva di origine romana e patricia. E 
non ci sarebbe, forse, giunta l'affermazione di quei molti 
che lo facevano discendere per parte paterna da un « sutor » 
di sangue libertino e che gli davano per madre una don- 
nicciuola del volgo, nata da un fornaio.* 



* Riuiaudo al mio scritto su Venere vincitrice ed il trionfo di Pompeio 
nel fascicolo in corso dei miei Studi storici VI (1915) p. 241 agg. 

' Plut. Pomp, I sq. 

* A parte gli altri passi raccolti dal Drumann GescMchie Itoim IV od. 
Groebe p. 312, mi basti rammentare Sen. contr. I 6, 4, il quale, discorrendo 
degli nomini oscuri die come Mario si erano fatti da se stessi, osserva: 
Pomjìcium , si hereditariae extulisaent imagines, nemo Magnum dixisset. 

* SURT. Vit. 2. 



INDICE QUINTO. 

ELENCO DI PASSI DI LIVIO IN CUI SI ACCENlfA A VARIETÀ DI 
TRADIZIONI RISPETTO AL NOME DI CONSOLI E DITTATORI. 

Livio in una nota digressione, in cui glorifica il valore 
e le gesta del popolo romano, dicliiara : paginas in annalibus 
magisfratuumque Fastis percurrere licei consulum dictato- 
riimqiie, quorum nec virtutis nec fortunae ullo die popidum 
Romanum paenituit. IX 18, 12. 

Da queste parole parrebbe lecito supporre che Livio ab- 
bia più o meno frequentemente consultato libri contenenti 
Fasti e che li abbia tenuti presenti ove accenna a varianti 
di nomi. L'esame invece delle sue storie mostra, come ho 
fatto valere sopra (p. 74) che lo storico patavino non ha 
mai consultato Fasti sia rispetto a consoli o a dit- 
tatori. In tutti i casi in cui si è trovato di fronte 
a varianti, egli ha esclusivamente consultati anna- 
li ed annalisti, e di regola riferisce le discordanze 
ma rinunzia a risolverle. Avrebbe agito diversamente 
ove avesse avuto a sua disposizione un testo ufficiale di 
indiscutibile valore che gli avesse fornito il modo di diri- 
mere con certezza dubbi e quesiti. 

A maggior dimostrazione di quanto ho sopra asserito 
faccia qui seguire la serie dei passi più notevoli di Livio 
relativi all'argomento. Dalle parole di lui, meglio che dalle 
mie argomentazioni, il lettore ricaverà le legittime conse- 
guenze. 



432 Indice quinto 



I. 



« apud quosdam veteres aiictores non invenio Lucretium 

consulem ; Bruto statim Horatium suggernnt ; credo quia 

nulla gesta res insignem fecerit consulatum, memoriam in- 

tercidisse » . 

Liv. II 8, 5 ad a. 509. 

II. 

« sed nec quo anno, nec quibus consulibus 

nec quis primum dictator creatus sit, satis constat. 
apud veterrimos tamen auctores* T. Larcium dictato- 
rem primum, Sp. Cassium magistrum equitum creatos in- 
venio. consulares legere : ita lex iubebat de dietatore creando 
lata, eo magis adducor ut credam Larcium, qui consularis 
erat, potius quam M.' Valerium M. fìlium Volesi nepotem, 
qui nondum consul fuerat, moderatorem et magistrum con- 
sulibus appositum cet. 

Liv. Il 18, 4 ad a. 501. 

III. 

«...tanti errores inplicant temporum (sic) aliter 

apud alios ordinatis magistratibus, ut nec qui con- 

sules secundum quos, nec quid quoque anno actum 

sit, in tanta vetustate non rerum modo sed etiam 

auctorum digerere possis ». 

Liv. II 21, 1 ad a. 496. 



' Codesti veterrimi auctores non sono anteriori, come è noto, agli anna- 
listi dell'età di Annibale. Anche altrove, parlando di Coriolano, Livio II 
40, 11, cita Fabio Pittore come: longe antiquissimum auctorem. 



Indice quinto ^'^'^ 

IV. 

« . . . L. Aemilius et Opiter Yerginius consnlatum ineunt; 
Vopiscum Inlium prò Verginio in quibusdam anna- 
libus consulem invenio». 



Liv. TI 54, 3 ad a. 473. 



V. 



« T. Quinctius Barbatus interrex consules creat L. Pa- 
pirinm Mugilanum, L. Semproniusm Atratinum. his consu- 
libns cum Ardeatibus foedus renovatum est: idque monu- 
menti est consules eos ilio anno fuisse, qui neque m an- 
nalibus priscis neque in libris magistratuum mve- 
niuntur. credo quod tribuni militum initio anni fuerunt, 
eo perinde, ac si totum annum in imperio fuerint, suffectorum 
iis' consulum praetermissa nomina [consulum horum]. Lici- 
nius Macer auctor est etiam in foedere Ardeatino et m lin- 
teis libris ad Monetae ea inventa». 

Liv. IV 7, 10 cfr, 8, 1 ad a. 444.^ 

VI. 

« Omnis ante me auctores secutus A. Cornelium Cossum 
tribunum militnm secunda -spolia opima lovis Feretrii tem- 
pio intulisse exposui. ceterum, praeterquam quod ea rite 
opima spolia habentur, quae dux duci detraxit, nec ducem 
novimus,nisi cuius auspicio bellum geritur, titulus ipse 
spoliis inscriptus illos meque arguit consulem ea 



' Cfr. DiON. Hal. XI 62. 

28 
Pa.8 Eicrrche sulla storia e, mi diritto pubblico di Roma II 



434 Indice quinto 

Cossi! m cepisse. hoc ego cum Augustum Caesarem, tem- 
plorum omnium conditorem aut restitutorem, ingressum 
aedem Feretrii lovis, quam vetustate dilapsam refecit, se 
ipsum in thorace linteo vetustate scripto legisse audissem, 
prope sacrilegium ratus sum Cosso spoliorum suorum Cae- 
sarem, ipsius templi auctorem subtrahere testem. quis ea 
in re sit error, quod tam veteres annales quodque 
magistratuum libri, quos linteos in aede repesitos 
Monetae Macer Licinius citat identidem auctores, 
decimo post demum anno cum T. Quinctio Poeno A. Cor- 
nelium Cossum consulem habeant, existimatio communis 
omnibus est. 

« nam etiam illud accedit, ne tam clara pugna in eum 
annum transferri possit, quod inbelle triennium ferme pe- 
stilentia inopiaque frugum circa A. Cornelium consulem 
fuit, adeo ut quidam annales velut funesti niliil praeter 
nomina consulum suggerant. tertius ab consulatu Cossi annus 
tribunum eum militum consulari potestate habet, eodem 
anno magistrum equitum ; quo in imperio alteram insignem 
edidit pugnam equestrem. ea libera coniectura est, sed, 
ut ego arbitror, vana; aversari enim omnes opinio- 
nes licet, cum auctor pugnae recentibus spoliis in 
sacra sede positis lovem prope ipsum, cui vota 
erant, Romulumque intuens, haud spernendos falsi 
tituli testes, se A. Corneliu^n Cossum consulem seri- 

TDserit *. 

Liv. IV 20, 6 ad a. 437 cfr. 31, 4 sqq. 

VII. 

« dictatorem dici A. Servilium placet, cui Prisco alii, 
aìii Structo fuisse cognomen tradunt ». 

Liv. IV 21, 9 ad a. 435. 



i 



Indice quinto 435 



Vili. 



« eosdem consules insequenti anno refectos lulium ter- 
tium Verginium iteriim apud Macrum Licinium invenio. 

« Valerius Antias atque Tubero M. Manlium et Q. Sul- 
picium consules in eum annum edunt. 

« ceterum in tam discrepanti editione et Tubero et Macer 
libros linteos auctores profitentur; neuter tribunos mili- 
tum 60 anno fuisse traditum ab scriptoribus antiquis 
dissimulat. 

€ Licinio libros haud dubie sequi linteos placet; Tubero 
incertus veri est. sit inter cetera vetustate cooperta 
hoc quoque in incerto positum ». 

Liv. IV 23, 1 sqq. ad a. 434. 

IX. 

« dictator ex senatus consulto dictus Q. Servilius Priscus 
. . . magistro equitum creato, a quo ipse tribuno militum 
dictator erat dictus, filio suo — ut tradidere quidam, 
nam alii Ahalam Servilium magistrum equitum eo 
anno fuisse scribunt — novo exercitu profectus ad bel- 

lum » cet. 

Liv. IV 40, 10 ad a. 418. 



X. 



« Dictatorem T. Quinctium Poenum eo anno fuisse satis 
constat et magistrum equitum Ser. Cornelium Maluginen- 
sem. Macer Licinius comitiorum habendorum causa et ab 
Licinio consule dictum scribit, quia collega comitia bello 



436 Indice quinto 

praeferre festinante, ut continiiaret consulatum, obviam eun- 
dum pravae cupiditati fuerit. 

« Quaesita ea propriae familiae laus leviorem auctorem 
Licinium facit. cum mentionem eius rei in vetustio- 
ribus annalibus nullam inveniam, magis ut belli Gal- 
lici causa dictatorem creatum arbitrer inclinat animus ». 

Liv. VII 9, 3 ad a. 361. 

XI. 

« creati consnles ambo patricii, M. Fabius Ambustus 
tertium, T. Quinctius. in quibusdam annalibus prò T. 
Quinctio M. Popilium consulem invenio ». 

Liv. VII 18, 10 ad a. 354. 

XII. 

« creati (consules) ipse C. Sulpicins Peticus, qui prior 
interregno abiit, et T. Quinctius Poenus. quidam Caeso- 
nem, alii Gaium nomen Quinctio adiciunt». 

Lm VII 22, 3 ad a. 352. 

XIII. 

« aliis annalibus proditum est ncque dictatorem 
Valerium dictum, sed per consnles omnem rem actam». 

Liv. VII 42, 2 ad a. 342. 

XIV. 

« Foedus insequens annus seu intemperie caeli seu ha- 
mana fraude fuit, M. Claudio Marcello, C. Valerio consulibus. 



Indice quiiih 437 

Flaccum Potituinque varie in aunalibus cognomen 
consulis iuveuio; ceterum in eo parvi refert quid veri sit». 

Liv. Vm 18, 1 ad a. 331. 

XV. 

« Interrex L. Aemilius cousules creat C. Poetelium L. 

Papirium Mugilanum. Cursorem in aliis annalibus in- 

venio ». 

Liv. Vili 23, 17 ad a. 327. 

XVI. 

« C. Sulpicio Q. Aemilio — Anlium quidam aunales 
ha beat — consulibus » cet. 

Liv. Vili 37, 3 ad a. 323. 

XVII. 

« uec di screpa t quin dictator eo anno A. Cornelius fuerit; 
id ambigitur belline gerendi causa creatus sit, an ut esset, 
qui ludis B-omanis, quia L. Plautius praetor gravi morbo 
forte implicitus erat, siguum mittendis quadrigis daret fun- 
ctusque eo haud sane memorabile imperii ministerio se 
dictatura abdicaret. nec facile est aut rem aut aucto- 
rem rei praeferre. 

« vitiatam memoriam funebribus laudibus reor 

falsisque imaginum titulis, dum familiae ad se quae- 

que famam rerum gestarum honorumque fallenti 

mendacio traliunt. inde certe et singulorum gesta 

et publica monumenta rerum confusa; nec quisquam 

aequalis temporibus illis scriptor extat. quo satis 

auctore stetur ». 

Liv. Vili 40, 4 ad a. 322. 



438 Indice quinto 

XVIII. 

« id magis mirabile est ambigi Luciusne Cornelius di- 
ctator cum L. Papirio Cursore magistro equitum eas res ad 
Caudium atque inde Luceriam gesserit ultorque unicus Ro- 
manae ignominiae haud sciam an iustissimo triumpho ad 
eam aetatem secundum Furium Camillum triumphaverit, 
an consulum Papirique praecipuum id decus sit. 

« sequitur hunc errorem alius error, Cursorne 
Papirius proximis comitiis cum Q. Aulio Cerretano 
iterum ob rem bene gestam Luceriae continuato 
magistratu consul tertium creatus sit, an L, Papi- 
rius Mugilanus, et in cognomine erratum sit ». 

Liv. IX 15, 9 sqq. ad a. 319. 
XIX. 

«creati consules L. Postumius, Ti. Minucius. Hos con- 
sules Piso Q. Fabio et P. Decio suggerit (a. 308) bien- 
nio exempto, quo Claudium Vomumniumque et Cornelium 
cum Marcio consules factos tradidimus. (a. 307-306) memo- 
riane fugerit in annalibus digerendis, an consulto 
binos consules, falsos ratus, transcenderit , incer- 

tum est ». 

Liv. IX 44, 2 sqq. ad a. 305. 



« itaque propter eos tumultus dictus M. Valerius Maximus 
dictator magistrum equitum sibi legit M. Aemilium Paulum. 



Indice quinto 489 

id magis credo quam Q. Fabium ea aetate atque 
houoribus Valerio subiectum; ceterum ex Maximi 
cognomine ortum errorem haud abnuerim ». 

Liv. X 3, 3 ad a. 302. 
XXI. 

Ai quali passi si può volendo aggiungere anche il se- 
guente, che ha un certo interesse per i fasti censorii : 

« Appium censorem petisse consulatum comitiaque eius 
ab L. Furio tribuno plebis interpellata, donec se censura 
abdicarit, in quibusdam annalibus invenio». 

Liv. IX 42, 3 ad a. 306. 



OSSERVAZIONI SULL'INDICE V. 



Dal complesso dei passi qui sopra riferiti risulta all'e- 
videnza che Livio, ogni qual volta trova discrepanze su 
nomi di magistrati, si limita a riferire le varianti riscon- 
trate in annali o, se in qualche caso esercita su di esse la 
sua critica, si attiene all'autorità degli scrittori più vetusti, 
come Calpurnio Pisene, ovvero fa congetture ' personali 
basandosi sulla maggior dignità del candidato agli onori 
curuli presuppone errori derivati da comunanza di co- 
gnome. 

A tali norme non fanno eccezione i luoghi in cui cita 
i libri lintei, i libri magistratuum, il foedus Ardeatinum e 
la corazza di A. Cornelio Cosso. In tutti codesti luoghi, egli 
si riferisce infatti all'autorità di annalisti, come Licinio 
Macro ed Elio Tuberone. Rispetto alla corazza di Cosso, 
cita poi la testimonianza di Augusto. 

A primo aspetto il lungo passo relativo alla corazza di 
A. Cornelio Cosso sembra costituire una reale eccezione. 
Livio discute se l' offerta delle spoglie opime del re ve- 
iente Tolumnio avvenne nel 437, nel 328, o nel 326. Ma 
ove si consideri attentamente il suo discorso, appare che 
egli, mentre da un lato seguendo tutti gli annalisti pre- 
cedenti {omnes ante me auctores secutus) riferisce il fatto 
al 337, in cui Cosso sarebbe stato un semplice tribunus 



Oaservazion i suW Indice quiii lo 441 

militum senza potestà ed eponimia consolare, accetta poi in 
contraddizione con se stesso, la tesi che Cosso compi tal 
fatto essendo console; ciò che ebbe luogo nel 328. E a que- 
sta contraddizione viene solo in omaggio all'autorità di 
Augusto che nella corazza di Cosso avrebbe letto la quali- 
fica di console. Livio del resto non intende risolvere; lascia 
al suo solito che ognuno la pensi come gli pare {exhtimatio 
communis omnibus est. Così poco dopo IV 23: sit inter ce- 
tera vetustate cooperta hoc quoque in incerto positum); solo 
non vuol trascurare la testimonianza di Augusto; e ciò sia 
detto con tutto rispetto verso l'eloquente ed onesto storico 
patavino, è atto di deferenza verso il principe, ma non di 
critica storica. Se avesse mirato ad agire da critico, Livio 
avrebbe egli stesso dato uno sguardo alla corazza di Cosso 
e verificato se Angusto, uomo politico di primo ordine, era 
pure lettore esatto di inscrizioni monumentali. Non è poi 
improbabile, come ko fatto notare altrove, che Augusto abbia 
male inteso il significato della parola Cos o Coso, che poteva 
significare tanto Cossus (o Casus), cognome di A. Coruelius 
Cossus, quanto consul.^ 

In conclusione Livio non ha mai personalmente consul- 
tato una qualsiasi raccolta di Fasti e certamente lo avrebbe 
fatto ove sino dall'età sua e prima di Attico un documento 
giudicato di valore indiscutibile, fosse di già esistito.* 

' Rimaado alla mia Storia critica II p. 308; 559. Sino dal 1899 io 
aveva data questa spiegazione della testimonianza di Angusta,. Ciò e 
sfiiggito all' HISCHKEI.D, il quale nei Kleine Scl,riften (Berlin 1914) p. 398, 
Doro'e a suo nome la medesima interpretMzione. 

^ Apparente eccezione fo il passo di Livio XXXIX 52, 4 in cu. dai 
Mugisfrutunm libris toglie indicazioni relative alla durata del tr.buuato d. 
M Naevius. Ma è generalmente riconosciuto (cfr. XXXVIII 56, 2) che Livio 
non vide direttamente quel documento relativo al processo degli Scipiom 
(ad a. 187). Anche qui egli dipende dagli annalisti di cui fa il nome. 



442 Osservazioni suW Indice quinto 

Dai passi in cui si discorre del foedus Ardeatinum e dei 
libri Untei^ conservati presso il tempio di Giunone Moneta, 
appare che non v'era sempre concordanza rispetto ai nomi 
dei magistrati. Gli scrittori più vetusti noti a Livio riferi- 
vano in certi casi nomi diversi ; non sapevano ad es. per 
l'anno 444 dell'elezione di consoli e rammentavano invece 
tribuni militum. 

Allo stato delle nostre cognizioni non è dato formulare 
con precisione quando e in quale forma siano sorte le prime 
redazioni dei Fasti. 

Cicerone, nella celebre lettera in cui si raccomanda allo 
storico Lucceio, affinchè narrasse diffusamente le glorie del 
suo consolato {ad fam. V 12, 5) cita infatti i Fasti fra i 
documenti per loro natura aridi: etenim ordo ipse annalium 
mediocriter nos retinet quasi enumeratione fastorum. 

Nulla però sappiamo sulla forma di tali Fasti, e se, come 
nell' opera cronologica di Attico e nell' Annalis di Libone, 
v' erano indicazioni storiche accanto alla serie dei magi- 
strati (v. Cic. ad Att. XII 6, 3; XIII 4, 5; 30, 3; 32, 3; 33, 3 
XVI 13 e, 2. Corn. Nep. Att. 18). » 

' Rispetto alla forma ed al contenuto delle antiche collezioni degli an- 
tichi Fasti ho già sopra osservato (v. p. 55 u. 2) come sia * assai discuti- 
bile » 1' argomento che si è voluto ricavare dalle parole di Cicerone ad 
Att. IV 8 & 2 « si vero id est, quod nescio an sit, ut non minus longas iam 
«in codicillorum fastis futurorum consulum paginnlas habeant quam facto- 
« rum, quid ilio miserius nisi res publica?» per aftermare che nei Fasti, 
oltre al nome dei consoli, v'era un'indicazione sommaria delle loro gesta. 

Esaminando attentamente il passo si scorge che Cicerone alludendo alla 
impossibilità da parte di Domizio di conseguire il consolato sebbene vi 
fosse designato tot aìinos, afterma che nei codicilli (di Pompeio? dei trium- 
viri?) era ormai più lunga la serie dei consoli in jiecfore per gli anni suc- 
cessivi (futurorum) di quella di coloro che lo erano di già stati per il pas- 
sato (facioruìn). Il testo ciceroniano è giustamente interpretato ad es. da 
Tyrrell e da PuRSEit The correapondcnce of M. Tullius Cicero II (Dublim 
1906) p. 86 ep. 118. 



Ossotazioni suir Indice quinto 443 

Non ostante la scarsezza delle nostre informazioni è dato 
osservare che collezioni di Fasti aventi valore ufficiale co- 
minciarono ad essere formate non molto prima dell' età 
sillana. La dimostrazione è fornita ad es. da Dionisio di 
Alicarnasso, ove espone le opposte narrazioni intorno alla 
uccisione di Spurio Melio, accusato di aspirare alla signoria 
della Città (v. s. p. 4). 

Dopo aver infatti riferita la versione canonica, accolta 
anche da Livio lY 13, che Melio fosse stato ucciso da C. 
Servilio Ahala magister equitum essendo dittatore L. Quin- 
zio Cincinnato, Dionisio XII 4 ad a. 439 osserva: ot \ikv 
8t] :pci^ayd)xaxd fioi Soxo'DvTeg yQctqpgiv jieQi tfjg Mudici' XEXevxf[Q 
ovxtì) jtaoaSeScóxetai Xeyéodcà §g xal ó 8oxcòv tìttov eivai [xoi 
jtiOavó? Xóyos, <S xéxQì'jVTai Kivxio? xal KaÀJCQoi'Qviog, £;7nxo3QiOL 
ovyyQacp£l(;, oi cpaaiv ovte SixturoQa vkò xf[(; (3ovXf]5 djto- 
SeiX'&TJvai tòv Koivtiov, odt8 l7tndQXf\'v vtiò xov Koivxiov 
TÒv Ss^omÀiov xtX. 

Se al tempo di Ciucio Alimento (ossia di Annibale) ed 
anche più tardi in quello di Calpurnio Pisone (console nel 
133) vi fosse stato un elenco ufficiale dei dittatori, se la 
dittatura e la maestranza dei cavalieri di L. Quinzio e di 
Servilio Ahala fosse stata ivi registrata, codesti annalisti 
non avrebbero taciuto la dittatura del primo, ne avrebbero 
parlato dell'opera di Servilio come di privato. 

Ove Ciucio e Pisone, contrariamente al giudizio di 
Dionisio, abbiano invece avuta ragione a non ricordare 
le inesistenti magistrature di Quinzio e di Servilio, ne de- 
riva che i Fasti che le registravano furono redatti in età 
assai recente, così come in tempi molto recenti fu inventata 
per il 342 la dittatura di M. Valerio Corvo e la maestranza 
dei cavalieri di L. Emilio Mamercino ignote, per esplicita 
dichiarazione di Livio, agli antiqui rerum auctores (Liv. 
VII 39-42, 7). 



444 Osservazioni suW Tìidice (plinto 

Ed è infine evidente che se un elenco di indiscutibile 
valore ufficiale fosse esistito, Dionisio si sarebbe riferito ad 
esso anziché a dati scrittori che contrapponeva ad altri, 
seguendo quelle norme medesime che abbiamo testé con- 
statato in Livio. 



* 

* * 



Le osservazioni sul valore e sull'età dei Fasti consolari 
e dittatori! ci induce a distendere un piccolo corolario su 
quelli dei minori magistrati curali. 

Ho sopra fatto rilevare (v. p. 34) la mancanza di Fasti 
rispetto agli edili curali redatti da età vetusta. Questa ri- 
sulta dalla famosa lettera di Cicerone ad Att. VI 1, 8; 17, 
ove risponde all' amico intorno alla questione relativa al- 
l' età ed alla natura dell'attività di Cn. Flavio rispetto ai 
Fasti ed alle actiones. 

Sebbene io abbia altrove discusso ampiamente il valore di 
questi passi (v. Ricerche I p. 216 sgg.), non reputo inutile 
riprodurre qui i punti salienti: 

«... unum loToor/òv requiris de Cn. Flavio Anni iilio ille 
vero ante decemviros non fuit, quippe qui aedilis curulis 
fuerit, qui magistratus multis annis post decemviros institutus 
est. quid ergo profecit quod protulit Fastos ? occultatam 
putant quodam tempore istam tabulam ut dies agendi pe- 
terentur a paucis. nec vero pauci sunt auctores Cn. Flavium 
scribam Fastos protulisse Actiones composuisse, ne me hoc 
vel potius Africanum — is enim loquitur — commentum 
putes » 

«... illud de Flavio et Fnstis si secus est, commune 



Ossemazioiii fiuir Lxlice qtnnto 445 

erratum est, et tu belle y\7i6Q'\\aac, et nos publicam prope 
opiiiionem secuti sumus ». 

E evidente che se fosse esistita una lisla ufficiale degli 
aediles ciiridi a partire dalla 367, in cui secondo la tradi- 
zione si cominciò ad eleggerli per virrù delle leges Liciniae- 
Sextiae (Liv. V 42, 12) non sarebbe potuta sorgere la disputa 
fra Cicerone ed Attico qui sopra indicata. Quanto Livio X 
9; 10 sqq. ; 11, 9, riferisce agli edili curali del 300 prova 
poi la mancanza di dati ufficiali e porge ulteriore con- 
ferma intorno al suo costume di ricavare esclusivamente 
da annalisti e non da Fasti ufficiali i dati relativi alla se- 
rie ed ai nomi dei magistrati- 
Livio infatti, dopo aver qui detto secondo Licinio Macro 
che nel 300, sebbene eletto console da tutte le centurie, 
Q. Fabio rimise tale magistratura ad anno in cui fosse più 
opportuna la sua opera guerresca ed accettò di essere 
creato edile curale insieme a L. Papiri© Cursore, aggiunge: 
« id ne prò certo ponerem, vetustior annalium auctor Piso 
effecit, qui eo anno aediles curules fuisse tradit Cn. Do- 
mitium Cn. f. Calvinum et Sp. Carvilium Q. f. Maximum». 
Livio dichiara inoltre: « id credo cognomen (cioè Maximus) 
errorem in aedilibus fecisse secutamque fabulam mixtam 
ex aediliciis et consularibus comitiis convenientem errori » 
X 9, 10 sqq. 

Riscontrato lo scarso, anzi il nessun valore, per dati re- 
lativi al 300, è chiaro che non occorre insistere di soverchio 
nell'esame di altri relativi ad età assai più vetuste per i 
quali è dato constatare il procedimento di falsificazione da 
parte di quelle memorie domestiche, che per dichiarazione 
di Cicerone Brutus (16, 61) furono fonte impura di tanti 
falsi consolati e trionfi. 



446 Osservazioni sali' Indice quinto 

Una di codeste falsificazioni traspare in Livio ove parla 
dell'elezione dei quaestores per l'anno 409. La plebe do- 
lente per la nomina dei consoli patrici Cn. Cornelius Cossus 
L. Furius Medullinus; «ulta est tunc primum plebeis quae- 
storibus creatis, ita ut in quattuor creandis uni patricio K. 
Fabio Ambusto relinqueretur locus, tres plebei Q. Silius, P. 
Aelius, P. Pupius ». Liv. IV 54. 

Ove è a notare cbe i Pupii ed i Silii dovrebbero aver 
cominciato a coprire magistrature curuli un poco più tardi 
di quanto qui ò asserito. Il più antico P. Pupius di cui 
abbiamo notizia è ricordato per il 217 (Liv. XXII 33) ed 
abbiamo un aedilis plebis del 185 (Liv. XXXIX 39); dei 
Silii si fa menzione con le leges omonime de ponderihus 
(Fest. p. 256 s. v. publica pondera) e sulla actio ìegis certae 
pecuniae (Gaius IV 19) di cui ignoriamo l'età ma che in 
nessun caso paiono anteriori al secolo III (Rotondi Leges 
p. 261 ; 473). A giudicare con criterii di analogia rispetto 
a tutte le altre genti consolari (ad es. rispetto agli stessi 
Aelii che conseguirono il consolato dal 337), ove i Pupii ed 
i Silii fossero state fra le prime a raggiungere la questura 
sino dal 409, difficilmente sarebbero così tardi arrivate agli 
onori del consolato. I Pupii infatti vi arrivarono solo nel 
61; i Silii nel 20 a.C. (v. s. p. 176; 189). 

Sono argomentazioni che, per se sole, hanno valore al- 
quanto relativo. Esse sono però confermate dal complesso 
di dati analoghi che porgono i Fasti dei tribuni della plebe, 
Fasti che facciamo oggetto di esame speciale nel volume 
seguente di queste Ricerche (III) che è già da tempo in 
corso di stampa e che vedrà fra non molto la luce, 



Osservazioni sulì' Indice ([uinto 447 



Ma lasciamo da parte i fasti curali minori e torniamo 

ai consolari. 

Senza dubbio da epoca relativamente antica a Boma sia 
nell'archivio dei pontefici, sia in quello degli auguri, che 
avevan sede presso il tempio di luno Moneta, sia in altri 
templi, come quello di Castore e Polluce ovvero V Atrium 
Libertafis, si conservavano documenti che dettero poi modo 
di rintracciare il nome dei magistrati eponimi. E da epoca 
che non abbiam modo di definire esattamente, si compila- 
rono libri magistrahmm. Ma i dati di questi varii documenti 
non pare fossero sempre concordi, e già gli annalisti più 
antichi in base ad essi porgevano talora dati divergenti 
(V. ad es. Liv. II 54; IV 23,1). 

Con le più antiche redazioni non vanno però identificati 
i Fasti Capitolini che al pari degli Ada Triumphalia in- 
sieme incisi, rappresentano una tarda elaborazione di mate- 
riali antichi. 

Ove si confrontino infatti con i dati della tradizione 
letteraria conservata in Livio, in Dionisio, in Diodoro, e così 
via di seguito ove, a parte le divergenze più volte rilevate, 
si considerino la presenza di cognomi (che sono talora an- 
ticipazioni rispetto al tempo in cui vennero realmente as- 
sunti da date genti) e le troppe precise indicazioni degli 
stemmi dei magistrati del V secolo, verremo alla facile con- 
clusione che il compilatore dei Fasti Capitolini amalgamò 
dati antichi degnissimi di fede con altri di origine più re- 



448 Osservazioni sulV Indice quinto 

cente. Ne diversamente agi chi ricevette l'ufficio di redigere 
gli elogia che ornavano il Foro di Augusto.' 

In quali casi il redattore dei Fasti Capitolini si sia at- 
tenuto a materiali più vetusti, in quali invece abbia accolto 
informazioni più recenti od interpolate, sarà ulteriormente 
discusso in uno dei successivi volumi di queste Ricerche^ 
destinato all'esame analitico e cronologico dei dati dei Fasti 
dei consoli, dei dittatori, dei censori e dei trionfatori del 
popolo romano. 



' Neil' età sillana e cicerouiaua erano certo abbondanti i materiali che 
vennero elaborati da eruditi e da uomini politici. Ma che anche allora si 
sia in qualche caso proceduto con leggerezza mostra quanto Cicerone, scri- 
vendo ad Attico VI 1, 17, osserva rispetto all' indicazione della falsa cen- 
sura dell' Africano : 

« de statua Africani — w -pa-ffid-wv àa'JY^-cóoTwv ! sed me id ipsum 
delectavit in tuis litteris — ain tu? Scipio hic Metelhis proavnm sunm 
nescit ceusorem non fiiisse? atqui nihil habuit aliiid iu.scriptum nisi COS. 
ea statua, qnae ad Opis t per te t posita in excelso est, in ilia autem qnae 
est ad lioXt)>'À£0'JS Hercnleni, iu.scriptum est CENS. quam esse ein.sdem 
status, amictns, anulus, imago ipsa declarat. at, Mehercule, ego cum in 
turma iuauratarum eqne.strium, quas hic Metelhis in Capitolio posuit, aui- 
madversissem in Serapionic subscriptione Africani imaginem, erratnni fabrile 
putavi. nuc video Metelli. o àv.aTCf-r,c{av turpeui ! ». 

Seguo la lezione di Tyrrell e Purseu The eorrespondena- o/ M. Tul- 
litii Cicero III p. 179 ejt. 252. 



DG Pais, Ettore 

209 Ricerche sulla storia e sul 

P32 diritto pubblico di Roma 

sev.2 



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