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V
RIME
D ISABELLA ANDREINI
PADOVANA
Comica Gelofa.
Dedicate all*IIIuftrifs.'& ReuerenJifs.Slg.
IL SIG. CARDINAL S. GIORGIO
CINTHIO ALDOBRA N D I N I.
IN MILANO,
cslpprejso Girolamo Bordone, & Pietromartire Locami
compagni. Ai. D C I.
Con licenza de' Superiori.
Con Triuikgio deMtato di Mi Uno ^f d'altri Prìncipi.
QVISQVIS ES,
QVAM VIDES, ET QJAM AVDIS
VENERARE.
ISABELLA ANDREINA comica est;
Secvli decvs, theatiu' decvs,
SOCCO ET fOTVRNO .
Non mtnvs SVADA, QVAM venvs:
jeqve specie, ac eloqvio svada;
i£(^e eloqvio, ac, specie v£nv^ .
sed casta vekvs, et verecvndiae stola ornata:
Non salo , et . spvmantivm plvctwm rore j
Sed solo, novo mvsarvm cermine orta.
HaNC VIDES., ET HANC AVDIS..
Tv DISPVTA, ARCVS ESSE MAL1S, VT VIDEAS J
A.M MIDAS, VT ÀVDIAS.
Tantvm ENIM SERMONEM VVLTVS ,
QvANTVM SERMO VVLTVM COMMENDATA
QvORVM AXTERVTRO AETERNA ESSE POTVISSEt:
CvM VVLTVM OMNIBVS SIMVLACRIS EMENDATIORIM,
Et SERMONEM OMNI SVADA VENVSTIOREM
POSSIDEAT .
Er ycivs Pvteanvs, Eloquenti^ apud Me-
diolanenfes ProfefTor.
B. M. F.
. :
W API
%ty ImprimendiYdiuiiilgandique poteftatem S^ : '-
ì$ : t) F. A VG V S T I N V S ' G A L A M. IliqUÌ ®^'
f|- fitor Mediolani . g^ '
3) Alotsivs Bossivs, Canon. (£3)
£^ Ord.Theol.proIlluftnrs.Card. Ardu'cp. g*)
(f>^ Antonivs Poggivs, prò Ex- ì&i)
;à cellencifsimoSehatu 1 . #&
C
■
I
A A
mo
All'Ululi:. & Reu. mio Sig. e patron col.
ILSIG CARD- S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINI.
£ douejfero le perfine priuate con egual
cambio pareggiar i fàuor't de' Trincipi ,
dubbio non è , eh offèndo quejìa troppo fa-
ticofà , edifègual tmprefà alle fir^e loro,
dourebbono più toflo dejìderar le grafie ,
che veder fi di quelle arricchite ; non è pe-
rò t che sgabbiano da porre in oblìo , perche quefta farebbe
efprejfa ingratitudine ; e non fi troua co/à , che da cost fatto
vi^io ne difenda ìond'io >che oltre ogni mio merito fino (la-
ta da V.S,llluHrijjìma s e Reuerendtjpma fauorttanon vncu
volta , mamolte } e molte; comech'io fin da principio fgom-
brajji dalla mente ogni penjiero, ed ognìfperan^a di poter
giamat agguagliar i fuoi fauori : tuttauia non ho mancato di
penfar meco flefsa , e d'ingegnarmi per trouar co fa , ondai*
meno io potefjì moHrarmene ricordeuole ; e fon andata hot
quefia } ed hor quella fcegliendo , ne mai mi fin 'appigliata^
ad altra, che a quejìa delle mie Udirne ; ne meno haurei hauti*
tu
té ardir di prenderla , conofcendo , clfella è troppo humìle al-
la fua grandezza , quandio non fapefjì, che non per altro
a lei ho voluto dedicarle , che perei/ella conofea, ch'io ferbo
memoria delle grafìe riceuute, e per fegno della riueren^a ,
duo le porto . oltre che m è parfo ancora ,non diro conueneuo-
le , ma necejfario (douend'io a perjuajtone di molti mandarle
alla luce del Mondo ) il con/aerarle non ad altrui , che à
V. S. lUuflrijf. fy 2{euerendff. vero Tempio della ZJirtà , e
dell'H onore , ed aqueHofare m 'ha confortata non poco il pe-
rito legislator Ugurgo, ti quale nelle fue ben compoHe Leggi
ordinò } c he quei doni > che facrificando s'ojferiuano a gii Iddi]
foferopoueri, e /empiici , accioche piti facilmente potejfero da
ciafeheduno efftr honorati .Dunque non farà fonueneuole^ \
sa voi gran ClJZTtilOi che per T altera dello flato, e
per la nfinita virtù altro qua/ì non f te, che vn terreno Dio,
col giudizio del quale fifa bello il Mondo , apprefento, e fi-
ero quejìo mio picctol dono ; picciolo inquanto a noi mio Si-
gnore ; poiché non è co fa per grande } c he fia , eh a voflri meriti
contrapo/ìanon appaia picctola ; manon già tale inquanto à>
me ^poiché ne piti cara , ne più pregiata cofa haueua io da do-
nare a V. Sig.lUuftrifJìma e Reuerendijf. effendo queBi com-
ponimenti (quali fiano) parti di quel poco ingegno ,ch'cpiac-
ciuto alla dtuina bontà di concedermi; e pero dame amati in>
quella flejfa gufa , che s'amano i propri figliane i quali no»
tur fttten caro il bello, e Y buono s ma liftejfc macchie, e difet-
ti aggr adi fono > e piacciono ; e fé a grandezza di quelli tum\
or di fé i iHPadre , e tenta il tutto , perche io, che fola a quefli
miei figli fon Tadre , ^Madre,eÌlutrkt non douero tenta-
rla
re à grande^a } ed a gloria loro di rifchiarargli a raggi di"
umidi voi lucidi fimo Sole , dado fplendor del quale poffono
ricever perpetuo lume ? ricevagli dunque la (ita benignità ; e
fé le p areranno per auuentura indegni dell'altera de' Cuoi
peri fieri ( come quella, , ch'i fèmpre intenta a cofe fublimi )
ifcufìmi appreffo di Iti la materna pietà > che'lbene della fuoa
prole continuamente de fiderà ; e gradifca 3 e lodi in me fé non
altro l'accorto 3 e faggio auue dimento , hauendo con giudizio
eletto alle mie débili, ed ofeure compo (intoni un così forte > e
lucido appoggio^ per fine humilifsima lem inchino.
Di Adii ano lidi 2 2 . Settembre 1 60 1.
Di V. S. Illuftrifs. e Reuerendifi.
Deuotìfs. ferua
lfabella Andreini .
Al
AL MEDESIMO.
P£R /»»££ traigli da mortale /corno
A voi CITSIT H IO con/acro i ver fi miei,
A voi tra pwpurati Semidei
Chiaro vie pili di chi n adduce il giorno •
Con voi fa la Virtù fèmpre fggiorno ,
An^i rifplende in voi l'alma di lei,
E difpiega pompo fa i fuoi trofei
Ver far d'eterna gloria il biondo adorno*
Saggia d'ecceljo Heroe dunque fon io
Fatta (indegna noi nego ) ombra verace
(ui feguot e da cui filo attendo aita.
7)i sì gran nome armata il cieco oblìo
T^on temionoy che vinto il Tempo edace
Starommi ognhor con queHe Rime in vìtàb.
R I M E
D'ISABELLA ANDREINI
PADOVANA
COMICA GELOSA.
SONETTO PRIMO.
■Alcun fia mai, che i verfi mici negletti
Legga , non creda à quefti finti ardori ;
Che ne le Scene imaginati amori
Via à trattar con non leali affetti :
Con bugiardi non men con finti detti
De le Mule [piegai gii alti furori :
Talhor piangendo i fallì miei dolori,
Talhor cantando i falfi miei diletti ;
E come ne' Teatri hcr Donna, ed hora
Huom fei rapprefentando in vario Itile
Quanto volle infegnar Natura, ed Arte.
Così la ftella mia feguendo ancora
Di fuggitala età nel verde Aprile
Vergai con vario ftil ben mille carte l
A SO-
SONETTO IL
S'Auuerrà mai , ch'ad alcun pregio arriue
L'amorofo mio ftil nato di pianto ,
Sarà vottra la lode , e voftro il uanto
O de l'Anima mia luci aline, e diue .
Voi le fiamme d'Amor nel fen più viue
Rinoucllando in me dettate il canto ;
Sol voi dettate,in uoi Ibi leggo quanto
Suona la lingua, e là mia penna icriue .
Ma perche più dolce vfo vn giorno prenda
L'amaro fuon de' lagrimofì accenti
Bella piccate in uoi fiammeggi, e fplenda .
Che s'un dì fien men graui i miei tormenti
Farò,che ! l ualor uoftro alto s'intenda
Da le riue gelate à i lidi ardenti .
SONETTO III.
DOlci afprezze, e foaui, afpri, Se noiofi
Vezzi, frali ragioni al mio ben tarde»
Menzogne uere, uerità bugiarde,
Affanni lieti,e*n duol piaceri afeofij
Ripofate fatiche, egri ripolì ,
Tema piena d'ardir,rorze codarde y
Foco gelato,giel,che mai fempr'arde .
Metti canti d'amor,pianti gioioù* a
Inferma fanità, morte uicale ,
Scabil martir,diletto fuggitiuo ,
Odiata beltà, ch'affiige, e piace ,
Piaga,che uien da rintuzzato ftrale ,
Odio amorofo, e combattuta pace
Son l'afpra uiia a ond'io morendo uiuo*
SO-
SONETTO III T.
QVal Rufcello veggiam d'acque fouente
Pouero rcacurir d'alpeftre vena
Sì, che temprar pon le me (lille a pena
Di franco Peregrinla fece ardente
Ricco di pioggia poi fard repente
Superbo sì , che nulla il corfo aftrena
Di lui, che'mperiofo il tutto mena
Ampio tributo à l'Ocean poilente ;
Tal da principio hauea debil poflanza
A danno mio quefto tiranno Amore ,
E chiefe in van de' miei penderla palma .
Hora foura'l mio cor tanto s'auan za.
Che rapido ne porta il fuo furore
A morte il Senio, e la Ragione,e l'Alma .
SONETTO V.
Spirando l'aure placide, e feconde
Al lampeggiar di due luci ferene
La naue del defio carca di fpene
Sciolfe'l mio corda l'amorofe fponde ;
Quando*! raggio benigno ecco s'afeonde ,
E fpumofo fremendo il Mar diuiene ,
Ed hor al Cielo , hor a le negre arene
Del profondo fentier ne portan l'onde ;
Crefceìatempeftofa empia procella :
Talché la tema è vie maggior de l'arte*
E vince ogni faper Fortuna auuerfa .
Così tra duri fcogli in ogni parte
Spezzata la mia debil Nauicella
Ne gli Abifsi del duol cadde fommerfa l
Z'I À x So-
SONETTO VI.
TV, che de' più famofi,c de' più chiari
E i comi, e i nomi ancor chiudi {otterrà >
E le Torri fuperbe à l'ima Terra
Adegui, eiècchi Fonti, e Fiumi, e Man ;
Tu, che de' fette Colli illufm',c rari,
Che vn tempo a te ter sì honorata guerra
Vittoriofo al fin mandarti a terra
Ponti, Colofsi, Terme, Archi,ed Altari j
Tu, che l'opre non pur di man mortale ,
Ma d'altifsimo ingegno a Febo grato
O^ni nobil fatica al fin diftru<T£Ì
Alato Veglio, che volando fuggi
Al Tempio tuo di tanti fregi ornato
Fra tante fpoglie appendi anco il mio male .
SONETTO VIE
EMpio fé d'amarifsimo veleno
E gorghi, e fiumi entro'l mio fen tu verfi
E forza pur,che i miei languidi verfi ,
E l'egro flil fia d'amarezza pieno.
Porrà quell'Alma a le querele il freno
Crudo, s'auezza l'hai fol'à dolerfi ?
Gioirò fé da indi in qua^ch'i'aperil
In te gli occhi non vidi vn dì fereno ?
S'à pianger fempre mi cofl:ringi,horcome
Potrò cantando in quefta , e'n quella parte
La bcltade innalzale hò'mprefla al core ì
E qual tra fidi Amanti haurai tu nome,
Poiché folo vedran ne le mie carte
Scritto la tua fierezza , e'I mio dolore ?
SONETTO Vili.
DIfprczza pur quelli fofpiri ardenti
Anima cruda chiudi gli occhi a quelle
Lagrime amare , e le preghiere honefte
Portin per l'aere del cu' orgoglio i venti :
Nulla auanza di me,ch'afpri tormenti,
De l'amorofe mie fiere temperie
Reliquie miferabili, e funefte ,
Ch'ombra mi fan d'angofce,e di lamenti.
Scopra/i pur d'ogni pietate ignudo
L'empio tuo cor, e l'oftinata voglia
Facciati al mio languir fuperbo, e fchiuo ;
Te fte/To auanza homai ne l'effer crudo:
Ch'altro ancider potrai, che la mia doglia
Se mal tuo grado nel tuo petto io vino ì
A t Vna
V N A NINFA INVOCA
il Sonno .
C A N Z. L
Onno foaue,e dolce
Lafcia le chiufe tue fofche latebre;
E con l'ombra tua placida,e gradita,
Ch'cgn'afpro affanno molce
Chiudi l'humide mie graui palpebre .
Soccorri à la mia vita
del Silcnti.o,e de la Notte figlio,
E i'erenando il mio turbato ciglio
1 a tua qir'ete amica
In parte acquetila mia doglia antica J
Sciogli lo fpirta mio
Dà quelle membra Tue terrene, e frali ;
Affretta il tuo venir bramato Sonno yi
Adempì il mio deiìo .
L e mie feiagure ò dolce oblio de' mali
Da me partir non ponno
Se tu dolce volando à me non riediV
Corteie Dio , pietofo Dio non vedi »
Non vedi (ohimè) che folo
Da te foccorfo attende il mio gran duolo ì
Chiudi quefti occhi homai
S'occhi pur ibn,ch'à me fembran duo Fonti
D'ainanllìmo pianto, ò Sonno amato ,
Caro Sonno che tai ?
Hor tace il Mar, tacciono e'n felue , e'n Monti
Le beine; e del mio (taro
Duro io fola mi dogliose vò piangendo :
Da ce però qualche conforto accendo ;
Ode)
'1
O del mio core fpene _ • |
Dunque (opiici tu Pafpre mie pene .' »
Già gli Animai pur turti . . -, • }
Queti fi (tanno e le noiofe cure
Pofte in oblìo iì pofan nel tuo ieno ;
lo tra lofpiri ; e lutti
Ne 1 freddi horrori, e'nfrà le larue ofeure
Onde l'aer' e pieno
Ardo infelice^ e già la notte e feorfa
Ultre'l meridian termino, e l'orla
Sparifce à rai del Sole ,
Ne de l'afpro mio duolo ancor ti duole T
Ahi iulo aoerti a! pianto
Sfaranno gli occhi miei menrre a viuenti
Chiuderalli dolcilììma quiete ì
Sonno deh perche tanto
Tardi à recar conforto a miei tormenti?
Per me l'onda di Lete
E fccca dunque ? ò Sonno à le mie doglie
Pon fine nomai, fé la tua bella moglie
Con dolcissime tempre
Nel foco del tu' amore auampì Tempre
Gradito ozio de l'alme
S'à le mie voglie ti dimoftri amico .
Ti prometto Paugel nunzio del giorno
Sacrar con quelle palme.
A te iblo fia dato un'antro antico
D'edera cinto intorno ,
Oue prender potrai dolce ripofo .
Di papauero grato , e lonnacchiofo
Haurai corona vaga ;
.Dunque coi tuo venir mia mente appaga .
A 4 Deh
i
9
Deh vienile teco adduci
I tuoi miniftri, che con l'ombre loro
Co' mendaci fantafmi à gli occhi miei
Moftrin le amate luci,
E'1 bel fembiante di colui,ch'adorOj
Per cui l'alma perdei.
Deh Sonno pria^he'l Sole i lumi altrui
Apra,ferra pietofo quelli dui ,
E cimili miriti pio
Lui, ch'aperti mirar ibglion fi rio.
Canzon io chiamo il Sonno,e non m'auueepio,
Ch'egli dormendo ftalsi ,
E non ode i miei preghi afflitele lafsù
MADR. I.
MErauiglia non è Donna fé voi
Qualhor' à me volgete
Gli occhi fereni, mi giurate poi,
Che d'amorofo ardor vi diftruggete .
Fatco fon'io di voi fpecchio verace -,
E come i raggi Tuoi rifletter fuole r
Se fpecchio tocca in fé medefmo il Sole:
Così di voi la Face
In voi ritorna ,e voi medefma sface »
Ma:
A
M A D R. IL
Mor benché comandi à' maggior Dei
E feruo di coftei .
Seruo infieme, ed Amante
De la beltà di lei ;
E per non partir mai
Dal fuo vago fembiante ,
Entro gli ardenti rai
Di quelPhoneftd lume
S'iu di Tua propria mano arfe le piarne .
M A D R. II L
S
Degno campione audace
Incontr' àte m'arma di ghiaccio il core,
Perch'io non tema più fiamma d'Amore ;
Ma non fi tolto poi
M'appar de gli occhi tuoi l'ardente Face,
Che'l Tuo <?ielo fi sface,
o
Folle guerrier. vittoria indarno attende
Chi con arme di giel col Sol contende.
M A D R. UH.
SE non temprare vn poco
Madonna il mio gran foco con quel gielo,
Che'n voi nafeofe il Cielo,
O fé picciola dramma
Non riceueteinvoi
De la mia immenfa fiamma
Temo, che Morte haurà di noi la palma ?
Di voi per troppo ghiaccio,e di me poi
Perche foco fouerchio ho dentro à l'alma 1
IO
SONETTO IX.
ONon men crudo, e rio,che bello , e vngg .
Pur à ma voglia cu mi leghi, e ihodi;
E pur con mille inuficati modi
M' affligge del mio pianto ancor fé' vago.
Quando l'arai del fofpirar mio pago ?
Quando auuerrà,che del mio mal non godi?
Crudel tu fuggi ,e'l mio pregar non odi ,
Cruda Tigre ioti forfè, ò fiero Drago ì
Volgiti, afcolta, arreda il palio vn poco ;
Accogli ingrato i lagnmofi preghi,
Vedi come per te tucta mi sfaccio .
Quefta fola mercé non mi fi nieghi,
S'arder meco non vuoi dentr'al mio foco
Deh m'infegna a gelar dentr'al tuo ghiaccio."
SONETTO X.
LE perle già di rugiadofo humore
Da l'aureo crin feotèa l'Aurora , quando
Con l'vfate fue reti vfcì cantando
Tirlì gentil del caro albergo fuore.
Tefe a gli augelli , e ( non so come ) Amore
Pretesche quitti alhor fé n T già vagando :
Stupido,e lieto al Ilio prigion parlando
Di flTe l'accorto,e'n vn faggio Pallore.
Amor le brami ellcr da me slegato
Giura di non ferirmi il cor giamai ;
Ed egli,quanto vuoi promettere giuro ,
Alhor Tiru* lafciollo andar fecuro .
Filli dolente, che più fperi homai
S'hà di non faetcarlo Amor giurato ?
SO*
21
SONETTO XI.
f'/\ Veda, che nel mio cor doglia fi ferra
V E Nou'Idra è fatta , a cui ragione ardita
^^ Qua fi Alcide leuar brama la vita ;
^^^^ Ma'n van le moue l'honorata guerra -,
Perche s'ella pugnando vn capo atterra
Sette n'acquifta ogni mortai ferita :
Siche'n virtù de la pictofa aita
Più difpietate forze in me differra •
Hor chi farà, che'l n.io dolor conforte ,
Se quefta e più di quella empia, e poifente ,
Che di tofeo mortai viueafi in Lerna ?
Quella hebbe ne l'incendio al fin la morte ;
E quella (ahi laflfa) nel mio foco ardente
Viue, e lì fa ne le mie fiamme eterna .
SONETTO XI L
PEnfier, ch'eternamente il cor m'affali
Quando l'Anima mia d'amor arderti
A che nouo Prometeo al Sol toglierti
Le purifsime fue fiamme immortali ?
Perche fia degno il volo erger de l'ali
Altri à rifehi di morte manifeiti?
O come fatti fon graui, e molefti
Gli ardori, ch'io credei dolci , e vitali .
Colpa tua gli credei; poiché giurando
Mi prometterti pace, hor veggio a pieno,'
Che'n troppo alto defir fia, ch'i' mi (tempre. 1
Ah fei foco io non moftro lagrimando
( Benché m'affidi ti) coprirai fempre
Cenere di filencio entr'ai mio feno.
De
12,
TX
Alla IllLiftrifs. & Eccellentifs. Sig.
D VITTORIA BORIA
GONZAGA
Trincipejfì di Jfóolfetta, Sig. di GuaJlallA,grc*
SONETTO XIII.
DE' tuoi meriti illuftri il bel Troiano
Giudice eletto qual tra le gran Diue
Diria,che per mirar, onde dcriue
Tuo maggior pregio altri contende in nano .
Tanto non s'erge l'intelletto humano
Bella Vittoria, ch'à tuoi pregi ardue ;
Bella Vittoria de le patrie nue ,
Anzi del Mondo honor fbmmo,e fòurano . „
Di toccar le tue lodi hauea fperanza
Vn giorno anch'io; ma ben m'auueggio hor come
Occhio mortai non ben s'afHfa al Sole .
Ah troppo il tuo valor mio ftile auanza.
Altri su l'ali pur del tuo bel nome
Glonoib poggiando al del le n' vole .
Air-
J3
, AU'Illuftrifs. & Eccellentifs.Sig.
D FERRANDO
GONZAGA
Trine ipe di Jfóo. 1 fetta ,Sig. diGuafialla^c.
SONETTO XIIIL
IL io caduta alzò col nobil canto
Quel grande, che fpiegò d'Argo i furori 1
E del frigio Paflor gli antichi errori
Cagione à l'Ada di perpetuo pianto .
Tu de la figlia del fuperbo Xanto ,
£ di lui narri i paftorali amori ,
Ed a Pari, ad E non dan quelli ardori
Eterna vita, e gloriofo vanto .
Chi iìa, che agguagli voftr'altcra forte
Amanti ? s'opra quefto fpirto illuftre ,
Che offender non vi può Tempo, ne Morte."
Del gran FERRANDO la canora tromba
Vi trahe col fuon merauigliofo indurire
Da l'ii\cendio, dal ferro 5 e da la Tomba .
So:
SONETTO XV,
Vando fien del mio cor falde le piaghe ,
E fpezzate rafprifsime catene ?
Quando hauran fin le mie noiofe pene ,
fc^Nè più fia Amor,che lo tuo (Irai m'impia ghe?
Quando le paroletce accorte , e maghe
Non faran d'un velen dolce ripiene >
Quando di quelle luci alme,e ferene
Più non uedrò quefte mie luci uaghe?
Per dar al graue mio tormento fine
Mille fin qui rimedi ho port'al core,
Ma crefce il mal mentr'io procuro aita.
Oria così dal cacciator ferita
Mette nel fianco offefo e fterpi>e fpine,
E'n uece di ibernar crefce il dolore.
M A D R. V.
IL mio uago homicida
Al ferir pronto, ed al fanarmi tardo
Dopo un fofpirar nano ,
Vn defiar, un vaneggiar infano
Più che mai bello volge a me lo (guardo :
Poi come lampo fugge.
Così gli occhi m'abbaglia,e'l cor mi ftruggc.
M A D R. VI.
S
E per pietà del mi' angofciofo male
M'hauefTe dato Amore
Così le fue bell'ale
Come mi diede il foco :
L'empiojche fugge , e mi nafconde il core
N'an^
i/
N'andrei cercando à volo in ogni loco;
Ma forfè à poco, a poco
Poiche'ncendio fon cucca in lieue fiamma
Conuerfa, andrò feguendo
JLui,che fuggendo ogni mio fpirto infiamma .
M A D R. VII.
Timida lingua alhor , che'l mio bel Sole
Gracia mi fé d'auuicinarmi à lui
Perche non ti (ciogliefti ,
E con mcfte parole
A pieno i miei martir non li dicefti ?
Perche fi come al Sol de gli occhi fuoi
S'abbagliar gli occhi cuoi
Così me(lafla)l'improuifo afialco
Fece di freddo fmalco .
M A D R. Vili.
SE per tu' albergo Amore
Eleggerti il mio core
Qual fiera,e cruda vfanza
Qual barbaro coftume
Ti moue (ahi) fanciullecco, ( ahi) cieco Nume
Ad arder di tua man la propria ftanza?
S'ardi gli alberghi cuoi
Chi fia ; che ti raccolga entro de' fuoi ?
All'-
AU'Muftrifs. & ReuerendiflT.Sig.
CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO
SONETTO XVI.
Or qual vegg'io fotto fembiante humano
Verace Apollo, che'l gorgoneo Fonte
Ne fcuopre, e di Parnafo il facro Monte ?
>>
Non è quegli il gran Sol del Vaticano:
Quegli CINTHIO non è Duce fourano
De' chiari ingegni ? quell'augufta fronte
Noi moftra ? ò Mufe hor voi feguitel' pronte
L'altro fuggendo, e fauolofo , e vano
Egli v'infpireràvoci canore,
£ fua mercè non fia da gli anni fpento
Quel , che s'acquifta poetando honore ;
Ed a lui , ch'è d'ogn'alma illuftre ardore
Del Mondo vn giorno ad adorarlo intento
Tempio il petto farà , vittima il core .
SO-
17
SONETTO XVII.
DEI mio graue dolor folo io mi doglio ,'
Poi ch'egli ò non m'vccide,ò la durezza
Con arme di pietà non fiede, e fpezza
Del mio fpirance adamantino fcoglio .
Crefce egli nel mio fen,ma l'afpro orgoglio
Non manca già di fua natia fierezza ;
Anzi più crudo il mio languir difprezza ,
E più gioifee alhor, ch'io più m'addoglio .
Ma di vicina gioia è forfè Duce
L'eftremo duol, che'l cor mi cinge intorno,
E forfè fia,che'l mio tormento fgombre.
Notte così quande vicino il giorno
Pria, che dia loco à la diurna luce
Ne le tenebre fue raddoppia l'ombre I
SONETTO XVIII.
SE quello, ond'io mi dillo à parte , à parte
Dogliofo humor mai terminar non degni
O freddo ghiaccio mio, ch'arder m'infegni
Le mie lagrime almen confola in parte ;
Ma cu,che brami fol ne le mie carte
Sculti lafciar di tua fierezza i fegni
Mandi fiamme nel cor per gli occhi pregni
Di pianto, e non so dir con qual nou'arte.
O cieco al mio languir perche non diemme
Fortuna l'efTer cieca in mirar quella
Beltà,che'ncende i cor d'ardente zelo .
Ma de l'afpro dolo^ch'oppreffa tiemme
Forfè pria, che da me l'Alma ii fucila
Tua crudeltà farà pietofo il Cielo .
' r B All'-
18
ÀITIIluftrifs. & Eccellenti^. Sigi
IL SIC. D. PIETRO ENRIQVEZ
d'Acebedo Conte di Fuentes
Del Q>n figlio di Staro di S. M. C. Suo Governatore, e Ca-
pitan (generale nello Stato di Milano, &c.
SONETTO XIX.
'A feroce dcftricr premendo il dorfo
Folgorando ne Tarmi nafta victrice
Arredi, porger di Pelide vltrice
La forza veggio al fuo gran Ré foccorfo ;
S'à Popoli, a Cicca, mettendo il moria
In pace liedi , teco Aftrèa felice
Impera,ed a té voka. ò faggio (dice )
Ecerno fìa di tue bell'opre il corfo .
Force gli alceri abbaci, e giufto i rei
Punifci; ond'é, che'l Mondo à quei primi anni
Tratto, gode nel ferreo il fecol d'oro .
Però non ioio à te palme, e trofei
Sacrati fon; ma da' fublrmi fcanni
Ti porge Apollo, e Marte vn doppio alloro l
SONETTO XX.
DÀ quelli abbi (si di miferia fciolto
Deh mira figlio il lagrimofo humore >
Che da l'interne vie del trillo core
Sorge dolente à traboccar nel volto .
O fi glio,e per quel ben, che mi fu tolto
Al tuo ratto partir, per quel dolore,
Che m'ange,prega tìi Talco Motore,
Che teco vn dì ha lo uno fmreo accoko ♦
Di
Di quefto Egeo mortai l'atre procelle
Care vifeere mie cotanto acerbe
Deh quando feorgeran porto tranquillo ?
O s'auuien,che per voi ftanza mi (erbe
Pietoto il Cielo,e prema vn dì le (Ielle,
Feliciflìmo pianto,ond'hor mi fililo.
All'Illuftrifs. Se ReuerendiiT.Sig."
CARDINAL S. GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINI.
SONETTO XXL
ALta forte ( ma giufta ) in ogni terra ,
In ogni bofeo ancor lodar s'intende
Cinthio il tuo nome; ond'altri hoggi com
Ch'é fpazio anguflo al tuo valor la terra . (prende,
E quci,che'l tutto frange, e'1 tutto atterra
A' tuoi gran pregi homai vinto Ci rende ;
Poiché mentre a lodarti ogn'uno intende
L'vltimOjche ti loda è'1 primo,ch'erra .
E dritto è ben,poi che col Sol la luce
Non è congiunta sì com'hor il fenno,
La Virtù, la Bontà teco e riftretta .
JTal>ch'ogni lingua è d'honorar coftretta
Quella gloria immortal,che'n te riluce j
E chi parlar non sa loda col cenno .
SONETTO XXIL
S Tolto mio cor à che vaneggi ? e quale
Ti figuri piacer? qual gioia credi
Fruir amando ? ahi mifero non vedi
Ne l'alerai doglie il tuo prefenee male ?
B ì Sofpi-
10
So('pin v , e taci? ò come e vano, e frale
Schermo quello al fallir, deh faggio riedi
A te ilefTo,al tuobene,c fcaltro chiedi
Per più bel volo al Q\e\ correfe l'ale .
Odi Ragionane tfminaccia, e fgrida ;
Ma pertinace pur brami il tuo danno,
Brami feguir lui,ch'à penar ti sfida .
Ahi frutto i bei configli in te non fanno.
Chiedi morte? Inaurai, ma vuò t'ancida
Anzi quella mia maniche Amor tiranno.
ALL'ILL. SIC GABRIELLO GHIA BRERA,
T^tjjuna co/a effèrpià durati/e della, Virtù.
Canzonetta Morale L
V Ago di pofleder l'indico argento ,
Ó le gemme di Tiro,al falfo Regno
Fida ingordo Nocchiero augel di legno,
E fà,ch'ei l'ali (pieghi ardito al vento.
Quand'ecco fremon l'onde, e Borea feorre
L'acr folco; guerreggia ed Euro, e Noto;
Onde pieno di tema , e d'ardir voto
Egli, e fua vana fpeme à morte corre J
Fatto ricco la fete empia confola
Con l'oro quei, c'hù d'adorarlo in vfo ;
Ma da l'Erario in mille parti chiufo
Rapacifsimo fulmine l'inuola .
£1
Quegli fnpcrbo tetto erger procura
FaPtolb al Ciel; ma fiero il gran Tridente
Scuote Nettuno , onde veggiam repente
Tremando il Cuoi precipitar le mura .
Quelli ha di Monarchia nel cor l'ambalcia ,
E non affollila, e toglie al corpo l'elea ,
Sì di qua giù cieco defir l'/nucfca ;
Poi l'alma fpira, e i Regni a i Regni lafcia .
Così'l Tempo diftrugge,e Morte acerba
Inuolue nel uìcnzio ogni fatica
Di mortai man . la già famoia il dica
Roma, chefol di Roma il nome ferba .
Oò non di tè, ne di quei carmi illuftri
Nobil C h i a p r e r a ond'hoggi al Mondo tanto
Diletti, e gioui,il cui celefle canto
Vince d'Apollo fteffo i pregi induftri .
Ma le fcherzando Clio per te rimbomba
Alto così; qual a tè gloria, e quale
A noi darà tefor ricco immortale
Di r o d i , e d'A m e d e o la chiara tromba :
Felice quei , che l'honorato calle
Seguirà, che n'additi; e s'à le cime
Non potrà di Permefso orma fublime
Segnar; ne feorra humil la bafsa Valle 2
Di tentar fama io mai non farò (lanca
Perche'l mio nome inuido oblìo non copra:
Benché m'auueggia, che fudando à l'opra
Diuien pallido il volto,e'l crin s'imbianca .
B 5 Al
zi
Al medesimo.
SCHERZO- I.
ECco l'Alba rugiadofa
Come rofa ,
Sen di neue, pie d'argento ,
Che Ih chioma inannellata
D'or fregiata
Vezzoletta fparge al vento .
I Liguftri, e i Gelibmini
Da' bei crini ,
E dal petto alabaftrino
Van cadendo ; e la dolce aura
Ne ri ft aura
Con l'odor grato diuino .
Febo anch'ei la chioma bionda
Fuor de l'onda
A gran paflfo ne difeopre ;
E sferzando i fnoi deftrieri
I penfieri
Defta in noi de l'vfate opre .
Parte il Sonno, fugge l'ombra ,
Che difgombra
Delio già col chiaro lume
La caligine d'intorno :
Ecco il giorno,
Ond'anch'io laido le piume\
E'nfiammarmi fento il petto
Dal diletto,
Che'n me fpiran le tue Mufe
Cuifcguir bramo; e s'io caggio
Nel
*3
Nel viaggio
Bel defir ceco mi fcufc.
Ma s'auuien, ch'opra gentile
Dal mio ftile
L'alma Clio giamai rifuone:
Si dirà, sì nobil vanto
DcCsi al canto
Del Liguftico Anfìone .
Al medefimo .
Che la virtù fa il vero Principe.
Canz. Morale II.
F Accia al gran Marte rifonar le'ncudi
Quei , che fuperbo ha di regnar desìo ;
li giufto,e la ragion ponga in oblìo ,
E fotto duro acciar pugnando -fluii .
Di vincer bramile vinca e quanto frange
Il Mar vermiglioni Tigre,e'l Nilo inonda,
Patolo, Hidaipe; à cui rifplende l'onda
D'oro,e di gemme,e quanto bagna il Gange.
Comandi à PIndo,à l'Hiftro, à l'Arno,al Tago,
A la Garona,al Tebro, à l'Hermo, al Reno ,
Al Danubio, a la Tana, à quanto il feno
Tocca Adige, Pò, Varo,e'l Gigeo lago ,
Di fcettro aggraui pur la deftra altera,
Ciò, che bramail defir la man poffegga
Chiamifì Rè, perche! diadema regga .
Quei (òlo è Rè,ch a fé medefmo impera ^
B 4 Quanti
24
•Quanti braman d'hauer qua giù grandezze,
Quanti cercando van Mitre, e tenori,
Quanti di Signorie braman gli honori,
Ne fan là doue ficn ferme ricchezze.
Non argento , non or, non gemme , od olirò ,
Non gli alti tetti , non le craui aurate
Fanno i Principi veri, ah più pregiate
Conuengon doti in quefto bafso chioftrq .
principe è quei, che generofo afterto
Sempre ha nel cor ; che fol lo fguardo porge
Là ve ftuol pellcgrin d'ingegni Icorgc ,
Che fol d'alma virtù s'adorna il petto .
Principe è quei cui crudeltatc, ò fdegno ,
O vana ambizion l'alma non punge ,
Che da i morii del Volgo Te n* va lunge
Non per timor, ma per fublime ingegno i
Tal è C i n t h i o fplendor del Vaticano ,
Che fotto i pie l'auuerib Fato hor tiene ;
Onde non ha più d'oltraggiarlo fpene
L'empio, di cui rende ogni ftudio vano .
E ben dimoftra il tuo canoro itile
Chiabrera illuftre,che d'ogn'altro i] pregio
Si lafcia à dietro quello fpirto egregio
Solo a fé ftefso di bontà limile .
Suo valor, e tua Mufahor tanto accenda
Ogni alma, che s'eterna al Mondo brama
Per (ingoiar virtù candida fama
Sol da sì degno Heroe l'efsempio prenda l
SO-
SONETTO XXIII.
DEI fereno mio Sol la chiara luce
(Contrario effetto) perch'io latta viua
Quand'clla fplende più, di lume priua
Foiba nel mezo dì notte m'adduce ;
Ond'è,che verfa l'vna , e l'altra luce
Calde lagrime in uano,e l'Alma fchiua
D'horror pienajC d'ardor di riua in riua
Mia fera (Iella à fofpirar m'induce.
Si di mia uerde età mifera l'hore
Traggo in pianto,e'n fauille, e non comprendo
Qjual fia maggior in me l'onda, o la fiamma.
Tal verde legno ancor nel foco ardendo
Ne mette in dubbio, fe'l cadente humore
L'incendio auanza in cui tutto s'infiamma* !
SONETTO XXIIII.
A Che piango infelice? à che fofpiro ?
Ah quelli indizi fon d'vfata doglia.
Al pianto, ed à i fofpiri il fren diicioglia
Quei, eh' a mando ibftien lieue martiro.
Troppo del fen, troppo de gli occhi vfeiro
Sofpiri,e pianti, hor che più fier m'addoglia
Il mio tormento di morir m'inuoglia
Difperato,e giuftifsimo dcfiro.
Se non m'ancide il duol , fe'nuan m'attempo
Per impetrar mercé del lungo affanno
Deh qual falute homai fperar mi lice ?
Sciogli tu Morte pia que' nodi, c'hanno
Quell'Alma auuinta ; che'l morir a tempo
E don dato dal Cielo,e don felice .
SO-
*s
1*
SONETTO XXV.
Già vidi occhi leggiadri, occhi, ond' Amore
M'incende, in voi beila picca (colpita
Che dolce lufingando al mio dolore ,
Al mio fido (bruir promilc aita .
Hor veggio ( Uffa ) il troppo folle errore
D'ingannato pen(ier,d'alma tradita ;
Veggio,chedifcacciata ( ohimè) dal core
La pietade ne gli occhi era fuggita .
O fofpiraci in van dolci ripofì
Quali hauranno i mici giorni hore tranquille ì
Qual guiderdone i miei martiri alcoli ?
Deh potefsero almeno in uoi le Mille
De l'amaro mio pianto occhi amorofi
Quel,che pofsono in me voftre fauille.
SONETTO XXVL
•
Vando Sdegno gli fproni afpri,e pungenti
Mi pone al fianco il cor di te fi duole j
On d'io formo i concetti, e le parole
Da sfocar teco ì duri miei lamentìi
Ma come al gran Soffiar de' maggior venti
Caliginosa Nube fuggir iuole :
Così nel tuo apparir vago mio Sole
Parte lo fdegno,e fuggono i tormenti .
Se di lagnarmi poi prendo coniìglio
Finifco al cominciar le graui orFefe ,
E ride il cor quand'è feuero il ciglio .
Madre così qualhor tremante refe
Con le minaccie il pargoletto figlio
Tanto l'accarezzo, quanto l'ofìeie.
Per
M A D. IX.
PEr lo foucrchio affanno
Gli mici fpirti dolenti
Abbandonato m'hanno ;
E i fenfi, che già fur di fiamma ardenti
Freddo ghiaccio fi fanno ;
Ond'io chiudo le luci, e mi {coloro ,
E crede Amor, ch'io dorma, &c io pur moro.
S
M A D. X.
Puntando fuor de l'onde
Il Sol confente pur , ch'altri lo guarde ;
Pofcia al meriggio infonde
Qua giù tanto calore ,
Che'l Mondo tutto n'arde ;
Giunto a l'Occafo poi cella l'ardore .
Il mio, ch'io'l miri in fronte non confente }
E m'arde à l'Oriente ,
Ed al meriggio; e più m'incende alhora
Ch'altroue il chiama la vermiglia Aurora .""
SONETTO XXVII.
aVì folitaria vino : fé pur vita
Colei può hauer, da cui fugge lontana
^La gioia : mentre Amor di voglia infana
Nutre fu a tè mal nota, ò mal gradita.
Ma che fai meco più fpeme fchernita ?
Di confolarmi ogni fatica è vana .
Per tue lufinghe il trillo cor non fana ,
JE'ncempeftiua homai giunge ogni aita .
Trop-
Troppo acuce faette in me di/Terra
L'afpro dolor, che'n d inalata foggia
Mi lìnigge l'alma: e Col dì pianto ha fece.
Deh Teglia almen, che la concinna pioggia ,
Ch'amarifllma ogn'hor lumi fpargece
Termini vn dì sì perigliofa guerra .
SONETTO XXVIII.
QVì del bel guardo il vino ardor m'aiTalfe,'
Ond'hoggi ancor par, che n'auampi il prato ;
Qui d'acute faecte il fen piagaco
Hcbbi; ed altrui del mio dolor non calfe ;
Qui pur lagrime vfciro amare, e fai fé
De gli occhi crifti ; e'1 cor duro, e gelaco
Mai non piegar, fu Tua durezza, ò Faro ,
Ch'amor, tede, e fermezza a me non valfe ?
Laflb, fu mio dcftin, ch'empio m'offerfe
Tigre feluaggia (otto humil fembiante
Di cui più difpietata altri non feerie .
Ma perch'esempio l' fìa d'ogn'altro amante
Dite voi quel martir, che'l cor fofferfe
Fere,augelli,antri,riui, ombre,aure,e piante.
SONETTO XXIX.
CRefci ò mia nobil fiamma, fé maggiore
Puoi farti nel mio fen,crefci,poich'io
Ogni cura mortai polla in oblìo
Me Clelia abbello in sì gradito ardore ;
E tanto veggio al Gel ergerli il core
.Quanto s'auanza il viuo incendio mio;
Crefci dunque ardentifsimo desìo,
E'n tè confumi ogni fua face Amore .
O quai
O quai rare,ed cccelfc grazie io fpero
Dal mio leggi adro,e gioriofo foco ,
Che dolcemente m'arde,e non m'ancide.
Vedrò in virtù di quello incendio altero
Deificarmi quai nouello Alcide ,
Ed hauer tra le ftelle vn giorno loco .
ALLA SEREN. LEONORA
MEDICI GONZAGA
Duchcfl't di Mantoua , &c.
SONETTO XXX.
DI magnanime (lille i crini afperfi
Cerchi fpirto gentil le amate riiic
Di Pindo,perche'n lui le facre Diué
Spirino gloriofì eterni verfì ;
Che perche Apollo in me fue grazie verfi
Bafta, che à le virtuti altere, e diue
Da cui vien,ch'ogni bene in me deriue
Gli fpirti i' volga, che già voftri ferii .
Bafta affilarmi in voi perche m'affide
Nobil penfìer,ch'anco a le (Ielle ardita
Spiegherò (mercè voftra) vn giorno i vanni.
Spero per voi Leonora eterna vita;
Che s'al mio ftil la bontà voftra arride
Non fia mai, che'l factti ingiuria d'anni.
Alla
3* '
ri
Alla Eccellenti^. Sig.
DONNA MARIA
PRINCIPESSA MEDICI
Prima, che fiffe Regina di Francia-,
C A N z. ir.
O D'alta ftirpe vfeita
Amorola Donzella
Honcfto ardor di mille,e mille cori ,
Voitra beltà infinita
La più lucida Stella
Vince d'aflai ; fcherzan con voi gli Amori J
E de l'aurato crine
Fan dolci, e cari nodi
Per far noue rapine;
E con più accorti modi
Stan ne* begli occhi al varco
Scoccando à tempo l'infallibil arco *
Come la neue fuole
Al raggio più cocente
Di Febo liquefare; cosi a rai
De l'vno , 6c l'altro Sole
La pellegrina Gente
Amor
Amor per gloria tua ftruggei vedrai ;
E per pompa maggiore
Del tuo gran Regno, quale
Fenice poi che muore
Rinafce al Mondo ; tale
Dopo morte gli Amanti
Tornar in vita a' raggi nonetti, e fanti .
Giran le sfere intorno
Col voftro moto altero .
Con lo iplendor de' bei voftr'occhi fplende
L'apportator del giorno .
L'alato meflfaggiero
Da la voftra facondia il Tuo dir prende.
Danzando fan le due
Fiorir col voftro piede
Le Grazie ; e l'alme Diue
De la Caftalia fede
Cantan co' voftri accenti ;
E caccio n Te tacete in aria i venti.
O celefte Sirena
Qual mcrauiglia è poi
Se di foco gentil l'alme accendete f
Miracol fora, e pena
Il non arder per voi .
Lampeggia il Ciel qualhor dolce ridete j
Il Mar gonfio, e turbato
Placate co' bei lumi ;
E date legge al Fato .
I fecchi Prati,e i Dumi ,
Ed ogiìl alpeitre loco
Rofe per voi producete gigli>c Croco ;
~ - H
31
II Sol moftra più chiara
La chioma,s'ei percuote
O'n argento, ò'ncrifta Ilo, ò'n gemma,ò'noro ;
Così Virtù più rara
In voi fcopre Tua dote
Lucida gemma del eelefte choro ."
E'n corpo bello , e vago.
Ella n'appar più grata .
Ma mentre l'alma appago
Nel bello, ond'è beata,
Temo, che'n forme noue
Conuerfo al Ciel non vi rapifca Gioue.
Se i liguftri, e le rofe
Del voftro vifo io miro
Parmi il vifo veder di bella Aurora jj
S'al bel, che'n voi ripofe
II Ciel, quefti occhi giro
Venere io veggio; fe'l pender talhota
Io volgo al bello interno
Colei , che da la teda
Di Gioue nacque io (cerno j
Se la cafta , e modefta
Maniera mi fi fcopre,
Di Diana contemplo i gcfti> e l'opre .
Canzone humil t'inchina
A quefta regia Figlia
Honor di noftra etate, e meraii/glia."
SONETTO XXXI.
EQual fora giamai fi durone ftabro
Cor, che non l'ammollifle il guardo pio
Del manfueto, e vago Idolo mio
Del mio dolce languir fi dolce Fabro?
D
33
II volto di liguflri,e di cinabro
Afperfo cui non arde? e qual ient'io
.Dettarti in me d'amor nobil defìo
Dal gentil ri(b,e dal vermiglio labro ?
Anzi de la bell'alma , che s'honora
Sol di le ftefsa il moto,cd ogni detto
Con piacer /Ingoiar l'alme innamora .^
Beato il giorno,e fortunata l'hora ,
Ch'Amor dolce per lui m'aperte il petto ]
Felice il cor, che la Tua Imago adora .
SONETTO XXXII.
DI quel bel volto gli amoroti rai
Fur pria dal cor,che da quell'occhi incefi;
Così da i lacci à mio Col danno ceti
Pria che vedergli ancor pre£a reftai.
Cominciò '1 fianco infermo à tragger guai,
Né gli eran' anco i Tuoi martir pale/i i
E perche foUer più gli fpirti offeti
Senza faper s'jo pur amafli amai .
Tutto dentro auampar fentimmi il core 1
Ne de l'incendio mai fauilla fcorfi
In fatai cecità la mente immerfa.
Voléa ben poi dal micidial ardore
Fuggir; ma quando (ohimè) di lui m'accorti
Mi trouai tutta in cenere conuerfa .
SONETTO XXXIIL
Peme fallace à che pur l'ale impiumi
Al mio Vano defir, perch'ei conforte
L'Anima trifta? tue lufinghe accorte
Troppo conofco,e gli empi tuoi coftumi .
C Scio-
S4-
Sciogliete il freno pur dolenti lumi
Al pianto, e tu mio cor apri le porte
Al duoU sì che pietofa al fin la Morte
Lo mioftame vital rompa, e confumi .
Co>ì quegli egualmente e bello, e no ,
Che di macigno il petto,e*l cor fempr'hebbc
Di mia morte vedrà fazio il defio;
O pur le del mio duol mai non gli increbbe
In lui Pietà dal freddo cener mio
Calde fiamme d'Amor dettar potrebbe»
Alla Iiruftrifs.& Eccellenrifs. Sig.
D.MARFISA D'ESTE CIBO'
Marchefe di Malfa x &c
sonetto xxxinr;
E. formafler le Stelle humani accenti
Djrian, che quanta hauean bellezza inlorc*
Sparlerò in que(ta>ch'io più , ch'altra honoro
Per moftrarlì qua giù,. ricche,e poflenci.
Ma non ragiona n le due Stelle ardenti
Di quel bel volto, e quelle chiome d'oro ì
Non dice il rifa dal celefte choro
Venni àbeàr le pellegrine genti ì
Fortunati mortali aprite il feno v
E l'Alma voli entro la nobil luce
De gli occhi^ond'ancoe.Ter Fenice io fperOo
Di Marfisa l'angelico fereno
Sgombra la mortai nebbia, e qual fenderò
D^alca bellezza al fornaio bel conduce*
SO
ss
SONETTO XXXV. 1
Glnfaufti habitator del cicco Auerno
Le meftidìme mie querele vdite
Fuor de' profondi ecerni horrori vfcite ,
E correre al mio pianto, al duolo interno .
Più afpre entro'l mio cor pene io difcerno ,
Che giù non ha la tormentofa Dice.
Spirti d' AbiflTo dunque à me venite ,
Se bramate habitar nouello Inferno.
Lafcia antico Nocchier gli ofcuri chioftrf,
E i miei marcir quafi Ombre difperate
Porca per Tonde homaì del pianco mio .
Voi compagni al mio duol carcarei Moftri
L'acque nere di Lete hor mi recate
Sì,ch'alcrui ponga, e me (leda in oblìo ,'
SONETTO XXXVI.
DI fpeme ingannatrice io nudria'l core
Nel Tuo graue martir così beato ,
Che'n Amor non tu mai sì dolce (tato,
Che s'agguagliale al Tuo gradito ardore ,
Vita gli era'l morir,gioia '1 dolore,
E vie più d'ogni rifo il pianger grato:
Quand' ei l'inganno altrui vide Celato
Sotto fembianza di verace amore.
Così chi fpiega Amor le ardite vele
Ne' Mari tuoi fotto le placid'onde
Scogli croua d'affanni, e di querele?
Così tra le fiorite, e verdi fponde
Per vecider altrui l'angue crudele
Falfo,ed empio Signor dunque s'afeonde?
Ci SO-
3*
SONETTO XXXVII.
OPe l'Anima mia nobil teforo
Tu pur rifplcndi a i bofchi, à i monti, à i nui,
Che pregiar non ti pon di ragion priui
Mcntr'ioquì loia e mi querelo^ ploro.
Deh corna à me, che'l tuo bel vifo adoro
E lunge (caccia i penfier grani, e (chini ;
Fuggi gli horrorijou' a mio danno hor viui^
E me confola,che languendo moro.
Rasciuga gli occhi nomai dal pianger laflL
Ahi che le Fere ti faran più fiero
S'iui più tardi, e vie più freddo l'onde .
Più feluaggio le felue e'1 cor' altero
In cui durezza naturai s'afeonde
In Tallo al fin fi cangierà tra' faflL
SONETTO XXXVIIL
MEntre quali liquor tutto bollente
Il liquefatto vetro a la man cede,
Qual più brama l'Artefice prudente
Forma vaga,e gentil prender fi vede.
Così mentre viuefti entro l'ardente
Fiamma, ch'io già deftai, forma ti diede
Amor più, ch'altro mai Fabro polTentc
De la tanto appo lui gradita fede.
Ma come perde ogni calor in breue
Il fragil vetro , e di leggier fi fpezza
Spargendo al fin l'altrui fatiche à terra. 1
Così de la tua fé l'ardor fu lieue »
Debil pcrcoflfa poi d'altra bellezza
bpezzolla ci mio fperar chiufe foteerra .
SO*
3?
SONETTO XXXIX
Orfeo eenti 1 ienelmoftrarmi folo
a
Benigno il bel icmbiante,ond'io tant'anni
Ho pianto, han pace i miei sì lunghi affanni,
Perche Ci tolto ( ohimè )ce n' fuggi à volo ì
Deh per pietà del mi' angofeiofo duolo
Spiega di nouo à mio foccorlo i vanni ;
Ch'à l'apparir de' tuoi graditi inganni
Sgombra de' miei martir l'antico ftuolo ;
E fé pur di lanciarmi al fin agogni ,
E'nfieme ancor fé' di gradirmi vago,
Non far ritorno à la cimeria Cede :
Ma fcuopri queita mia pallida Imago
Al mio Signor ne' fuoi notturni fogni ;
Ch'à te creder potria s'à me non crede .
M A D. XI.
M
Ano vera cagion de le mie doglie ,
Mano, che'l cor m'inuola ,
Bella mano, che fola
Doni al Regno d'Amor l'altere fpoglie
Poiché di neue Cai
Come infiammi d'amor gli fpirti miei ?
Alla Illuftrifsima Sig.
D. IGNES MARCHESE DI GRANA, &c.
SONETTO XL .
COmc l'alma beltà, che fa beata
L'aita Reggia del Ciel palefe fora>
Se que(la,ch'è del Sol felice Aurora
Qjà giù per noft.ro ben non fu(fc nata ?
C j E co-
3*
E come l'armonia foàue, e grata
Nota (aria, che fan le sfere aihora ,
Che lieta il iuo Factor d'alcuna adora ,
Se non folle di lei la voce amata ?
Io mencre l'odo , c'n lei lo (guardo affilo
( Sua mercé, che'l gioir vero m'infogna )
Tengo gli occhi, eie orecchie in Paradifo.
Ma perche l'alma à pien quant'in Gel rcjna
Fruifca in dolce fuono, e'n lieto viiò
Veloce tutta in queftì l'enfi veena .
*M A D, XII.
TAnti fogni la Notte
Non ha quant'io martiri ;
Ne tante fiere fon per quefte grotte
Quanti efeon del mio cor caldi fofpiri j
E quel che più mi duole
E,chc la Donna mia
Le mie voci afcoltar cruda non vuole
Per dubbio, chc'l mio duol la renda pia .
MAO. XIIL
aVeft'empia Donna altera ,
Che m'ha dal petto il trillo cor difciolto
^ Perpetua Primauera
Ha nel leggiadro volto ;
Ma perch'io viua in vn tormento eterno
Nel fen poi chiude tempeftofo Verno •
M A D. XIIII.
P
Er non arder vorrei ,
Che'ndurifsimo gielo
Mi trasformale il Cielo.
Ma
Ma forfè (ohimè) farei
Mcn fecuro in tal guifa; che coftei
Mi flruggerebbe con l'ardente (guardo ;
Dou'hor s'io ardo non mi ftruggo almeno,
Che vitale è i'ardor, ch'io chiudo in feno.
M A D. XV.
L'apparir del Sole
La neue in liquid'onde
Per fua natura diftillar fi fuole .
Io ( lafTa ) quando il mio bel Sol s'afeonde
Verfo da gli occhi canto
Humor, che tutta mi diftillo in pianto.
Seftina I.
ifera pria farà calda la neue ,
E forgerà dal Mar Febo la fera ,
E fiori produrr an le fecche piante,
Ed Echo farà muta à gli altrui verfi,
Che la nemica mia contraria forte
Retti vn dì fol di tormentarmi il core .
Ne ria mai, chela fiamma del mio core
Tempri di quell'altier la fredda neue .
Piangerò dunque (ahi difpietata forte)
Da vn'alba à l'altra, e d'vna à l'altra fera;
E con gli afflitti miei ruuidi verfi
Andrò notando e Fere, e Safsi, e Piante.
Tante trondi non fon per quelle piante
Qu_ant'io porto faette affilFe al core ;
Né fede può, ne ferii itù, ne verfi ,
Ne l'arder (Iaflfa) à la più algente neue,
Nè'l vedermi languir mattino, e fera
Far, che'ei muti penfiero', io cangi forte ."*
C 4 Per-
39
M
40
Perch'alcri incenda la mia fiera force
Sentiero per li fafll,e per le piance ,
Ch'ai nafeer del mio dì giunfe la fera
Colpa di lui,ch'etcrnamcnte il core
Portò coperto d'indurata neue
Non cnrando'l mio duol, l'amore, o i verfì .
Traggon dal Ciel la fredda Luna i verfì ,
Rendon benigna altrui l'ink ia force,
Fanno da calde fiamme vfeir la neue,
Fermar l'onde fugaci, andar le piance ,
Cangiar il chiaro giorno in fofea fera
Per me render non puon mcn afpro vn core .
Morendo viue per mia doglia il core,
Parlando perdo le parole,e i verfì ,
Rido piangendoci dì vado,e la fera
Pafccndo l'alma in così dura force ;
E voi fapece la mia fede ò piance
Superar di candor la pura neue .
Ma fé di neue vn'agghiacciaco core
Scaldar non puon per quefte piance i veni
Giunga ò mia force homai l'vlcima fera.
M A D R. XVI.
Vlua mia luce, e chiara
S'io v'ho donato quanto
Io vi pocea donar , perch'alcrotanto
Non mi donare voi? perche sì auara
Vi moftrate al donare?
Ahi che lidie mercede
Madonna a me non pare
Deuuta ricompenfa à la mia fede £
S'eftremo è l'amor mio picciolo fia
Ogni fauor, ch'eftremo ancor non fià.
mad;
MADR, XVII.
AMor d'amor ardea
De la vczzofa , e bella
A morofa Nigella ;
Ed a lei come ìi riuerita Dea
( LafTo) fé facrifizio del mio core.
Ahi force iniqua , e rea .
Di Nigella e l'honore ,
Di Cupido la gloria,e mio'l dolore <
Airilluftrifsimo Sig.
D. CARLO DOMA DVCA DI TVRSI
Capitano Generale per Sua Maeftà Catolica della
fquadra delle Galere di Genoua.
SONETTO XLI.
aValhor .ti veggio al duro afpro gouerno
D'armato legno io ti rarfembro à l'arte
^ Nouello Tifi, i cui remi,e le farte
Han del vento, e del Mar l'orgoglio à fcherno;
Se ftringi il ferro altro Giafon difeerno ,
Che'ntrepido s'efpone al dubbio Marte
Perche rimanga ne l'eterne carte
Illuftre fama di valor' eterno .
Hor qual Tifi vedrai tua Naue vn giorno
Fiammeggiar tra le ftelle , e Giafon forte
Spoglia riporterai d'immortal gloria.
Così vedrem douunque gira intorno
Il Sol, mal grado de l'auara Morte.
Ufamolo inchinar gran Qxkio dokia*
All'H-
4*
Airillufhifs.&Eccelientifs.Sig.
D. GIOVANNI DE' MEDICI.
SONETTO XLII.
TV 1 per proprio valor fi chiaro fplcndi ,
Che mcn di tè fiammeggia il Sol qualhora
Più bello appar de l'Oriente fuora ,
E di virtù con la virtù contendi ..
Ben à dricta ragion dal giouar prendi
Inclito il nome ; poich'are null'hora
Senz'altrui prò fen' fugge; onde s'adora
Tua gloria mentre à l'alte imprefe intendi. ,
Tu de' Medici Heroi le palle altere
Quali hilmini alienti al fero Trace
Sì che fugato , e morto è l'empio ftuolo .
Però del gran Giovanni il nome à volo
Poggiando arriua a le celefti sfere
Difpreg^iando il poter del Tempo edace.
"sonetto XLIII,
Cinta di fiorile d'amoretti gài
Tu pur ritorni ò dolce Primauera ;
Ma'l dolente mio cor come pnm'era
Nel Verno de' martir ntrouerai.
Per cangiarli di tempo anch'io -perai
Cangiar fortuna ; ma l'orr b< 1 Fera
Già di Cerbero nata, e di Megera
Dal mio mifero fen non parte mai .
Iniquo Amor tu de l'Inferno vfcifti
Con l'empia Face, che i miei fpirci infiamma
Per eterno dolor de' cori altrui ;
Ma nel mio difperato ten venifti ,
Perche di Donna,che già vn tempo fui
Moftrofofs'io di miferabil fiamma .
Ai
4S
Al Serenifs.Sig. Duca d'Vrbino
FRANCESCO MARIA
DALLA ROVERE.
SONETTO XL IV.
DI magnanimo ardir m'infiamma il core
Si tua rara virtù>ch'io pur vorrei
Fregiar d'eterna gloria i vero* miei
Agguagliando lo ftile al tuo valore;
Ma Icone per lo fen freddo vn timore,
Quando più ardente al Ciel poggiar deurei;
Nò con lingua tremante ordir faprei
Lode al tuo nome,ed a me ftefla honore .
Altri diràl'eccelfe doti, ond'hoggi
Gran Duce illuftri il bel Metauro . intanto
Pregia d'Alma non vii nobil delio.
Che tra le dotte voci, ond'al Gel poggi
Fatto immortai , fi perderia'l mio canto,
Qual Ci perde nel Mare vn picciol Rio .
SONETTO XLV.
DIfperata mia doglia , difperate
Lagrime,e tu mia difprezzata fede ,
Che fate meco più,fe'n van fi chiede
Soccorfo a quella micidial beltate ?
Inuan mifere , inuan da lei fperate
Aita,s'ella al mio languir non crede;
Ne può priego impetrar giufta mercede,
O'n cruda Tigre ritrouar pietate.
Mal impiegato Amor fé dello offende;
Ed egli folo è del fuo mal radice.
Ben hor quell'Alma ( ancorché 'nuan ) l'intende .'
Ahi
44
Ahi che (alute à me fperarnon lice ;
Se fuggir bramosi non poter mi rende
Ne l'infelicità vie più infelice .
SONETTO XLVI.
■g ^ Val travagliata Naue io mi raggiro
^ E Senza gouerno in tempeftofò Mare ;
^^ Ne veggio chi le tenebre rifehiare
^^■^ Del mio dolor,nè alcun foccorfb miro;
E'ncontr'al Cielo a gran ragion m'adiro ,
Poi ch'Orìon fol per me (lafla) appare;
E mi s'afeondon le bramate , e chiare
Luci de i figli, che di Leda vfcìro .
Crescono ogn'hor le hornbili procelle,
L'aer tutte le'ngiurie, e i furor fuoi
Moftra contrai mio Manco afflitto legno .
Aura'l tuo fiato fia,fìen gli occhi lidie
Sfa porto il feno, ch'io non curo poi
Di Nettuno,e del Cieltempeita,ò fdegno *
Capito/o L Con ognìter^p ver/o del Petrarca.
LVnge da le tue luci alme, e diurne
Impollìbil farà, ch'io ftiggir pofTa
L'hore del pianto,che fon già vicine.
D'ogni letizia la mia fronte è feofla.
Ahi deftin crudo, ahi mia nemica forte
Hor hai fatto Peftremo di tua pofla.
Deh chi m'in'egna le mie fide [corte ,
Deh chi m'infegna ( ohimè ) doue dimora
Mio ben,mio male, mia vita,e mia morte?
Mi
•
Mi Tento venir men più d'hora in hora , }
Anzi giunger al fin de la mia vita ,
Tanto creice '1 defio , che m'innamora **
Chi fia che polla darmi breue aita ,
Se nel partir del mio viuace Sole
E l'aura mia vital da me partita ?
Mi danno al cor l'angeliche parole,
E l'accorte maniere, e'1 dolce rifò ,
Tal che di rimembrar mi gioua , e duole»
Ahi mentre penfo,che da. me diuiib
T'ha l'empio Amor, perch'io morendo viua
Piouommi amare lagrime dal vifo .
Io vò cercando ogn'hor di riua in riua »
Ne trouar pollo l'amorofo obbietto,
Di cui conuien, che'n tante carte ferma»
Mouono fieri affalti à quefto petto
Noiofe cure, e fol mi refta (ahi Fato)
Lagrimar Tempre il miofommo diletto.
S'io temo, che'l mio ben mi fia'nuolato.
S'io temo, ch'egli altroue pieghi '1 core
Quefto temer d'antiche proue è nato .
Spero s'haurà pietà del mio dolore ,
Ch'è four'ogn'altro difpietato, e fiero
Oue fia chi per proua intenda amore .
Ben veggio (lafTa) e non m'inganna il vero,
Che già gran tempo io pofi per coftui
Egualmente in non cale ogni penfiero .
Mentre viuendo in poteftate altrui
Potei godere il defiato volto
Tremando, ardendo affai felice fui .
Ma poi, ch'à gli occhi il grato cibo è tolto*
Ne fenton quell'orecchie 1 cari accenti
Quan»
4<
Quant'io veggio m'è noi' a,e quant'io afcolco.
Formali le voci mie graui lamenti,
E'ntanco quelli abbandonaci lidi
Vòmifurandoà palli cardi, e lenti.
Quell'aria 'ngombro di noiofi [fetidi ,
E gli occhi volgo per mirar s'io veggio
Luoghi da fofpirar riporti, e fidi.
Se vinca dal dolor piango, e vaneggio ,
S'io viuo Tempre in amorofi guai
La mia Forcuna che mi può far peggio ?
Deh ceffa Amor di trauagliarmi homai ,
Riuolgi akroue il tuo dorato ftrale ,
Ch'io mi palco di lagrime, e tu'l fai.
Il tanto feguitarmi al fin che vale ?
Deh laicia il tormentarmi à que' begliocchi,
Che'l foco del mio cor fanno immortale .
Par ben,ch ogni fuentura à me fol tocchi,
Ond'à ragionqueft'Anima dolente
Auuien,che'n piantó,ò 'n lamentar trabócchi .
Quando refpirerà mia fianca mente ?
Quando fìa mai,cheriueder io fperi
Gli occhi,di ch'io parlai sì caldamente ?
Occhi del mio morir miniftn fieri
Non vi celate,ò'n tanta guerra almeno
Datemi pace ò duri mici penlìeri.
O quanta inuidìa porto à quel terreno
Doue rifplendon quei viuaci lumi ,
Che fanno intorno a fé l'aer fereno .
Bench'amando , e feruendo io mi confumi >
Amerò, feruirò lunge > e dappredb
Mentre, che al Mar difenderanno i fiumi.
Che
Che viua il cor da tante peneoppreflb,*
Ch'io viua, e fpiri in cosìgraui affanni
Meco di me mi merauiglio fpeflb .
Ohimè, che l'hore, i giorni, i mefi, e gli anni
Confumo inuan quell'Anima mi dice
Tnfta,e certa indouina de' miei danni .
Ben fon io ne* marcir fola Fenice ,
E tu lo vedi,e ne gioifci , e godi
O del dolce mio mal prima radice."
Sì ftrecci fono gli amorofi nodi
Co' quali Amore il cor mi ftringe intorno *
Che Morte fola fia, ch'indi Io modi •
Deh verrà mai quel defiato giorno,
In cui pofla fruir quant'io vorrei
La dolce vifta del bel vifo adorno ?
Crudel à che non torni ì a che non bei
Me di quel bel, per cui cucc'akro oblio ?
Ma tu prendi à diletto i dolor mrei
E i fofpiri, e le lagrime, el defio .
SONETTO XLVII.
TIrfi dolce mio ben fé dal valore ,
Onde sì illuftre,e gloriofo vai
Nafce quell'amor mio, nafcono i guai,
Me foàue'l languir, dolce l'ardore.
Se da l'amato angelico fplendore
Di quei duo foli amorofetti , e gài
Mouon gli ftrali,onde ferita m'hai , ,
E de le piaghe mie dolce il dolore.
$e<id la bocca,e dal foàue rifo
Le mie lagrime nafcono, e i fofpiri,
Me '1 pianger dolce, e'1 fofpirar m'è grato .
Dunque
47
4 J
Dunque viurò ne' dolci mìei martiri ,
E'1 cor, che dolcemente fu piagato
Per morte ancor non fia da te dmifo .
SONETTO XLVIII.
DI beltà,di vertù fé' Clori mia
Adorna sì. ma vaga à noi rifplendt
Con altrui doti, ah che s'altrui le rendi
Non hai di tuo, che ferità natia .
Il rifo, il moto altier,la leggiadria
Rendi a le Grazie; il foco , onde m'incendi
Ad Àmor,al Sol l'oro, onde mi prendi ,
E de gli accenti il fuon rendi à Talìa -,
Gli occhi à le (Ielle, e de l'amato volto
Le frefche rofe, e i gigli à Primauera ,
Ed à Ciprigna il bel, le perle al Mare ;
Le parole a" Mercurio e dolci, e care ,
Ed a me rendi '1 cor,che tu m'hai tolto,
E retta à voglia tua crudele, e fiera .
MADR. XVIII,
O Lagrime, ch'ad arte
Ho tante volte fparte in quello Rio {
Lacrime in cui s'afeonde il foco,ond'io
Mi itruggo à parte, à parte
Quando talhor bagnate
Le delicate membra
Di colei, che del Gel Dina raffembra
Dire lacrime inarate •
Perche de l'amor mio non l'infiammate t
M A D. XIX
DOpo la pioggia del mio pianto amaro
Come 1 oliente ci fuole
M'apparue il mio bel Sole
Più de Tv fato chiaro:
Al cui raggio improuifo
Di più colori mi fi tinfe il viio;
Oiid'Iride nouella io fon' intanto
In virtù del dio liimeje del mio pianto .
SONETTO XLIX.
/^\ Vando alluma nafeendo il Sol la terra ,
V^ E l'horror de le tenebre fparifee ,
^^^■" S'allegra il bofeo, e'1 prato ri fiorifee ,
Ride la rofa,e l'olirò fuo difTerra ;
ìla s'ei s'auanza,e quali armato in guerra
Vibra'l raggio pofTence, e'1 fuolferifce
Eliache già ridèa mefla languifce ,
E l'oftro cade impallidito à tetta .
Così chi diede pur vita, e vaghezza ...
Dianzi al purpureo fior cangiando tempre
D'honor lo fpoglia,anzi fa sì,ch'ei muore.
Tal pria nafeendo entro'l mio feno Amore
Sparfe l'anima , e i fenfi di dolcezza
Crefciuto hor fa ; che'n troppo ardor mi (tempre^
SCHERZO IL
+S
I
O credea, che tra gli amanti
bolo i pianti ,
Sol l'angofce, fol le pene
Senza ipene folTer quelle
D Rie
Rie procelle
Turbatrici d'ogni bene.
Io credèa , che 'ntaufta force ,
Doglia, e morte
SoftenefTe vn cor lontano
Da la mano, che'l faetta >
Che l'aletta,
Per cui piange , e Irride in vano
Io credèa quando (degno! e
Le amorofe
Luci il vago afflitto mira, , .
E fofpira , folle queftà
Pena infetta
Sol cagion di fdegno, e d'ira...
Io credèa, che'n fier tormento
11 contento
Si cangiaffe d'vn'amantc ,
Che'l fembiante amato perde,
Onde '1 verde
Fugge al fin di fpe me. errante»
E (limai, che lènza clTen^pio
FoiTe l'empia
F ato ( ohimè ). di quel dolente ,
Che languente non ha pace ,
E fi sface
Ne l'incendio vanamente.
Ma godendo non penfai >
Che trar guai
Da fue gioie vn cor deuefTe ì
O potette nel gioire
Sì languire ,
Ch'à doler d'Amor s'hauefle.
•
Ne credea , ch'amante amato
Del Ilio (lato
Sofpiralfe. hor da l'effetto
Da l'affetto prono, Amore,
Che'l dolore
Segue Tempre il tuo diletto .
Stringa pur l'amato collo ,
Che (atollo
Mai non fia quei, che ben ama ;
Perche brama il bel celelle
Chi ufo in quelle
Membra,e , nuan Io cerca,e brama.
O d'amor forte infelice
Se non lice
Mai gioir, tue cure ponno
(Fero donno) (cure, e chiare,
Dolci, amare
Tome dunque il cibo , e'1 fonno?
M ADR. XX
O Bell itfìmo petto ,
Dolce petto a moro fa
De 1'auicfo mio {guardo altero oggetto
Per quefto caldo humore ,
Ond'hor fé' rugiadofo
Poiché partir conuien rendimi il core.
Nò nò. ria meglio, ch'io nei duoì mi ftempre
Pur che'n fi de^no albergo ei viua femore .
M A D. XXL
QVai lamenti vfeiran del cor profondo,
Ch'eller poffan conformi
^ Di canti affanni al tormentofo pondo?
D a Poiché
Poiché pur veggio tormi . -
Da vn'acerba partita
Il mio ben , la mia vita ;
Ma che parl'io di ricrouar accenti
Conformi a miei tormenti ?
Ahi,che sì graue io lento il mio duol farti,
Che tempo è di morir, non di lagnarti .
M A D. XXII.
OCiel deh per pietà dammi tanti occhi
Quante hai tu chiare ftelle
Si che l'afprp dolor, che'l cor mi fuelle
Per la dura partita q
In pianto almcn trabocchi.
Ma doue ( ohimè) poich'io fon tutta ardore
Haurò in mio (campo lagrimofo humore >
O dolente mia vita
Com'ogni noftro ben ratto fé n'fugge .
Non m'ancide il dolor, e non mi ftrugge
L'incendio,e non mi porge il pianto aita.
M A D. XXIII.
NOn è gran Mago Amore,
Se da vn bel uolto candido,e vermiglio
Tragge di morte vn languido pallore J
Se da ridente ciglio
Mone talhor per gioco
Pena , ch'ancide vn core ?
Se da la neue il foco ,
Se da tranquillo mar fiere procelle
Defta,e la pioggia da ferenc Stelle ?
i ;
Air*
S3
AII , Illuftri(r& EccellcntiiT.Sig.
MARCHESE DI MASSA.i'c.
A L D E R A N CIBO.
SONETTO L.
E Don elei Cie!o,è dono al Mondo egregio
Il poter raccontar de gli Airi illuftri
Mitre , e Corone,onde la Terra illuftri
Non mcn di Febo il chiaro fanguc regio.
Ma vie più degno , ed honorato fregio
E fchiuarde l'oblìo , l'ime, e paluftri
Onde nemiche, e per virtuti induflri
Salir felice à gloriolo pregio .
H or tu fé' quei, ch'ai Gel per fama afeendi
Saggio Alderan, dal cui bel ramo forge
Frutto,ond'auuien,chc'l tronco alto s'honore.
Ma 'nuan fuda mia Clio, quand'aita feorge ,
Che fon l'eccelle doti, onde n'accendi
C i £ o de l'alme^ e de la Terra honore.
All'Illuftrifs.&: Reuerendifs.Sig.
CARDIN. PIETRO ALDOBRANDINI
SONETTO LI.
PI e t r a da cui nono Mosè Clemente
Di fanta carità le voglie aceenfe
Fé l'acque fcaturir , onde giàfpenfe
Del Popol Tuo fcdcl la fete ardente 5
Pietra si cara à la fupema mente
De l'alto Rè, che'n tè iia, ch'ei difpenfe
D j A pili
/ 4 -
A più matura età grazie sì immcnfe ,
Che vn dì Tarai del Gel bafe pofsente ^
Dopo '1 gran flutto, che la terra ópprefTe
Pura colomba a l'incauato legno
Portò di pace la bramata fronda.
Così tè ancor d'eterna pace in legno
Di Marte a fcherno il ìbmmo Padre erefse »
TaljC-'hor ne gode il Ciel,la Terra ,.e l'onda.
AL SERENISS. CARLO EMANVEL
Filiberto Duca di Sauoia , &c.
SONETTO LII.
Amofo C a r l o, e per virtute altero
Dtitto era ben,, che t'annodafle il Fato
A quel Rè potentifsimo > e beato
Glon'a,eiplendor del chiaro fangue Hibero.
Dritto era ancor,che'n vera pace, in vero
Amor,e d'vnion teco legato
Quegli fotte à gli icettri,à Tarme nato
Non so qual più gran Rege,ò gran guerriero^
Hor godi,e mentre il minacciofb orgoglio
Langue di Marte>e la tua fama i vanni
Spiega-, de le tue palme il frutto prendi i
Quindi poi nelcelefte Campidoglio
Trionferai dopo gran giro d'anni
PrefTo a i gran Rè,da la cui pianta (cenai.
SONETTO LUI.
FOrfe appar sì leggiadra in Gel qualhora
Coronata di rofe* e dì viòle
Richiama à le dolcifsime carole
Gli innamorati augei la vaga Aurora 5
Forfè
47
Forfè ne" veli Tuoi notturni alhora ,
Che'l dio caro Paftor vagheggiar fuole
Oncia è sì bella? è così bello il Sole
Quando f punta il mattin del Gange fuora?
Nò; ch'à Madonna egual l'ctcìiie rote
Lume non hanno: al cui fplendor m'auueggìo
Fiammeggiar l'ombre de leofeure bende .
Ombre foaiii,onde 'I mio cor s'accende
Quel raggio,ch'io nel voftro fofeo hor veggio
Rif chiari- hoiiiai mie tenebrone note »
Airilluftrifsimo Sig.
D. GIROLAMO CENTVRIONE.
SONETTO LUI.
a Val Fenice farà,che l'auree piume
Battendola d'auuicinarfi ardita,
O degna fenza tua benigna aita
De la tua gloria al fiammeggiante lume?
Scorgono alzati oltre l'human coftume
Tuoi chiari pregi sì, ch'ogni fpedita
Lingua, ogni mente al fin travia fmarrita
Retta; ne d'ir tant'alto vnquà prefume »
E chi fu mai, che per virtù fuggito
Da la rapacità de gli anni auari
C e n t v r i o n qual tè fplendefle in terra ?
Per ch'empio felice altrui t'addito
Contrai furor,che Morte empia diflerra .
Da te dunque eternarfi ogn'alma impari.
D 4 All'-
Àli'IUuftrc Signor
FRANCESCO DVRANTE.
Che Amore cagiona trattagli > efpejfo morte .
Canzonetta Morale 1 1 1.
AL iiion de l'aurea tua cetra gli amori
De la bella Ero,e del Garzon d'Abido
Narra tu Mufa,e del gran cafo il grido-
Delti pietà ne i più feluaggi cori .
Dì come di Ciprigna il giorno fefto
Lieto chiamò da le natie contrade
Le Genti,c d'ogni fello, e d'ogni etadc
Ad honorar la bella Dina in StTro .
I notturni Himenei, che varcar Tacque ,
Le ofeure nozze,che giamai l'Aurora
Non vide; il nuotator furtiuo honora,
Ero,<Sc Amor cui di dormir non piacque.
Era miniftra la bcllifsima Ero
Del Tempio; hor mentre a le fant'opre intefa
Lodata paiTa -, indi ne refta accefa
L'alma, che ferue entro viril penfiero .
Ma più d'ogn'akro arde à Leandro il petto ;
Arde,e fol può de la Donzella altera
Scaldar il core, e con humil preghiera
Chicle,ed ottenne il maritai ilio letto.
Ritorna lieto al ilio patrio foggiorno ,
E come riabilito hauean tra loro
Bramalo attenderne i be' raggi d'oro
Nasconda Febo,e porti alcroue il giorno »
Ecco
Eccola notte dettata viene,
Egli à la Torre il guardo filo intende ;
E la face d'Amor vede, eh e fplende ,
E gli arde il cor fin da le mute arene ..
Penfoib alquanto da le amiche iponde
Ei guarda il mare, e teme de' ìlio' inganni,
Poi dice auuolti al biondo crine i panni ,
Foco d'amor non de temer de l'onde.
Di leggier falto al mobil flutto pieno
D'infedeltade egli fé fteflo fida;
E Naue à se, vcla,& Nocchier fi guida
Pe i falfi campi a la fua Donna in feno.
Ella con rofea man l'afciuga.e terge ,
Indi lo feorge à la fecura ftanza,
Vagheggia l'amatiflìma fembianza
Mentre d'odori il caro fianco afperge.
Sgombrata al fin da lui l'amara ("puma
Parlò foàue. egli abbracciolla , e colfc
Mille,e più baci, indi quel cinto fciolfe,
Che bramò tanto,entro a la molle piuma .
Così godeanfi Citherea furtiua ;
Ma gli Himenei maritimi, e fonanti
Tanto durar tra gli infelici amanti
Quanto fi vide la ftagione eftiua.
Giunto Phorrido Verno il coraggiofo
Leandro nuotaj ed ecco il crudo fiato
D'Aultro porta al Ciel l'onda , e'i lume vfato
Spcgnej ond'ei corre il pelago fpumofo .
L'arrancate membra ftanche,e rotte
Agita il mar, di cui l'humore acerbo
Ei bene in vanjch'al fin crudo,e fuperbo
Lo trahe dolente a l'vltima fua notte .
Poiché
Poi che'l bel corpo ( ohimè) di fpirto caflb
Vide il mattin la Donna, in preda al duolo
Dal balcon prefo vn difperato volo
Col capo in giù precipìtofsi al baffo.
Dyrante hor faggio tu l'animo indura
D'Amorài colpi; e quello humidoefTempio
Ti fcopra homai,ch'cgIi tiranno, ed empio
Pelle è del Mondo,e Moftro di Natura .
Ma tìi medeimo col tuo nobil canto ,
Canto felice, ond'ergi al Ciel le piume
Infegni altrui, che d'efto falfo Nume
Breuifsima e la gioia,cterno il pianto .
SCHERZO III,
DAI furor del dubbio Marte-
In difparte
Aleffandro gloriofo
A la menfa già fedea
E prendea
Da i conuiti almo ripofo.
Mentre l'efea il digiun chiede
Ecco fìede
L'aer 1 intorno l'armonia
D'huom,che tanto in dolci carmi
Chiama à l'armi ,
Che dal cibo lo difuia.
E qual fuol il vento fiamma
Così'nfiamma'
Il Macedone Guerriero ;
Ch'ei le menfe,e gli agi abborre ^
Indi corre < !
A la pugna ardito, e fiero.
Tal
S9
Tal ancor folca Chirone
Al Garzone,
Ch'ei nudriua aguzzar l'ira
Nel cantar d'alme feroci
Pugne atroci
Al guerrier fuon di fua lira T
Febo hor tu, che d'ogni canto
Porti il vanto:
Come '1 fuon de la tua Cetra
Al mio amor, a la mia fede ,
(Ahi) mercede
Per pietade non impetra ?
SONETTO LV.
ARdo , e fon fatta miferabil fegno
E ben fc l'vede Amor d'ogni fuo ftrale ;
Né fchermo io trouo al mio marcir fatale
(Latta) e prego non vaimi arte, od ingegno .
Dentro vn bel vifo a cui folo m'attegno
Veggio le fiamme, ond'ei quell'alma affale ■;
E s'io chieggio conforto a sì gran male
In vece di pietade accendo fdegno >
E'1 duo!, e he 'ntenerir potrebbe i fafsi,
E l'amaro mio pianto han per mercede
Noue lagrime fol,nouo tormento ;
E per maggior mio mal miferai' lento,
Che per girfen' a lui,ch'à me non crede
L'infiammato mio cor su l'ale ftafsi .
SONETTO LVZ.
TIrfi à Filli dicea, Filli ben mio
Vedraffi prima fenza raggi il Sole >
Priuo Maggio di rofe,e di viole ,
Ch'io ti ponga viuendo vncjuà, in oblìo,,
~ — - gd
Co
Ed ella, ahi falfo hor vino ti vegg'io ;
Ne m'ami (ohimè) ne del mio duol ti duole ]
Son quefti i giuramenti, e le parole
Onde ingrato allcttarti il mio delio?
Più del Sol non rilplenda il chiaro lume ,
Maggio di vaghi fior più non s'adorni ,
Che viuo è Tir(ì,e Fillide non cura .
Sì rimembrando gli amorofi feorni
L'afflitta Ninfa di morir procura
Diftillando per gli occhi vn caldo Fiume.
M A D. XXIIII.
Vide Lesbin Nitida Tua fugace
Armar di ftrali vn die
La delicata mano ;
E dirle alhor,perche non trouin pace
Amor le angofee mie
Fiero porgi queU'armi,e non in uano
A quella man, perch'emula de gli occhi
Dentro a l'anima mia faette {cocchi.
M A D. XXV.
PErche più graue fìa
L'interna doglia mia tu pur vuoi fiera
Mia leggiadra Guerriera,
Ch'io taccia, il nome tuo 3 che'l mio dolore
Chiuda ferri pre nel core.
Io forrro,e taccio sì . ma che pofs'io
Se la doglia difeopre il volto mio ?
E ? l pianto non so come
Forma Siluia cadendo il tuo bel nome 2
SO<
Alla Serenifs. Si$.
D. VIRGINIA MEDICI D'ESTE
. Duchefìa di Modona, &c.
SONETTO LVII.
E da le Sfere,onde'l valor prendefte
Donna, e'1 bel guardo alteramente humile
Tolc'eguale hauefs'io canoro ftile
Voffcra lode per me forfè vdirefte.
Ma l'alte doti, e le bellezze honefte
Gradito ardor d'ogni anima gentile
Potrieno hauer terreno carme à vile,
Che Ibi degno e di lor canto celefte.
Dunque bella d'Heroe figlia, e conforte
Quel, ch'io non poiTo , e che pur dir vorrei
Riiuonino per me l'eterne Rote .
Chi vi die la virtù fpiegar la puote .
Hor dica'l Ciclo in chiare voci, e (corte
Non luce in me quel,che non fplende in lei.
AL SERENIS. SIG. D. CESARE D'ESTE
Duca di Modona,&:e.
SONETTO LVIII.
DIicior vorrei da le deferte arene
De lo Iterile mio mal colto ingegno,
E trar ne l'alto Mar mio fragil legno
De' pregi tuoi,benche timor m'arfrene.
Haurò ben di falcarlo altera fpene
D'Andro fprezzando, e d'Òrion lo fdegno
Nocchiero ardito,e non del tutto indegno
Se la fortuna tua meco ne viene .
Alhor
ti
Alhor nouo Arione in mezo à l'onde
Canterò de* tuoi fatti eccelfi, e diui .
Ma douc fon? qual pur m'inganna errore?
Bado ftil troppo offende alto valore.
Tìi fol de le virtù,che'l Ciel t'infonde ,
Tu, che Cesare fé' ragion a,e fcriui.
SONETTO LTX.
IO che già vidi in me quegli occhi ardenti
Soàuemente lampeggiar d'amore,
E mille vfeir di quel bel feno fuorc
Ver me pur mofsi alti Colpir cocenti
Pollo mirarli ad altro oggietto intenti
Riceuer noua piaga , e nouo ardore
E non morir? ò di nelliin valore
Nel gran Regno d'Amor cure,e tormenti.
Come per doglia il core hor non s'impetra ? „
Come non parte l'alma afflitta, e metta
A così acerba, &c odiofa vifta ?
Prenda Morte vno (Irai da la faretra
Se'l duol non bafta,e me tolga da quefta
Vita di morte aflfai più dura , e trilla .
ALLE BELLISSIME GENTILDONNE
di S* Pietro d'Arena .
SONET T V L X.
A Che tardate neghittosi amanti?
Ecco quanta chiudèa la terza s fera
Qaì fiammeggia Beltà, qui gioia vera
Moue da' vaghi angelici fembianti 8
ù
Qui de le Scelle fiflc, e de l'erranti
Si difcopre il valor, beata ichicra ."
Ahi folle è ben chiunque amando fpera
Trar da più chiare Fonti allegri pianti .
D'ogn'alma foco, e d'ogni cor catena
Son que' begli occhi, e quegli aurei capelli
Ou' Amor, e le Grazie han pofto il nido .
Non prenda più quenVamorof'o lido
Il nome Ilio da la vicina arena ;
Ma da gli Angeli nomai per voi s'appelli .
Airilluftrifs. & Reuerendifs. Sig.
CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO
SONETTO LXI.
Mille fcorgo là sii Faci immortali ,
Ch'adornan di fplendor quel feggio eterno;
Ma tra quei lumi ancor che tanti , e tali
Sfauillar folo vn vago Sol difcerno .
Così qualhor à le terrene , e frali
Cose intenta riuolgo il guardo interno ;
Fiammeggiar foF vn Cinthio tra mortali
Veggio, onde n'ha già feorno il Sol fupernp .
Lucido è fempre à noi, fempre fecondo ;
Ne chiarezza maggiore al caldo , al gielo
Di quella habbiam, ch'ei vaga à noi difTerra T
Ma,ch'ei (la tale è merauiglia al Mondo ?
Se non foftien' altro, che vn Sol il Cielo
De foftener altro, che vn Sol la Terra?
AI-
3
6 '<f ri
Alla Illuftrifsima Sig.
PLACIDIA GRIMALDI.
•
SONETTO LXIL
IN fra le fece, infra le gemme , e gli ori
In cai fia pregio, e magistero accolto
Merauiglia non è, che nobil volco
Scopra d'alma beltà ricchi tefori ;
Ma che tra fofchi,e tenebro!! horróri
D'ofcuri manti, e negre bende inuolto
Fiammeggi vn guardo sì, ch'ogni più fciolto
Cor preiò redi ,e viua in dolci ardori ;
Miracol nono, e raro al Mondo parmi ,
Ed è-, poiché non pon bellezze mede ^
Bear l'ai me, od aprir profonde piaghe .
E pur tua gloria è quella, horfe di. vaghe
Spoglie adorni Placidia il bel celefte
Arderai, ferirai le neui , e i marmi.
SONETTO LXIIL
Cinto di neue ilerin d'intorno agghiaccia
Borea crudel ; ma benc'horrido, e fiero
Sia tanto, ei già non frena il mio penùerc^
Ne fìa, che'l fuo rigor temer mi faccia.
Hor fegue il pie del mio defir la traccia ,
Onde quetar lunghe fatiche io fpero
Per lui,ch e di virtute esempio altero ,
Per Iui,ch'ogn'alma in cari nodi allaccia .
Tenti l'eftremo iuo l'alpina afprezza ,
Sia quanto vuol canuto Verno algente.
Vincefi il tutto col rauor dmino .
Inuan
'-■•
Inuan contrafli homai, cedi Appennino .
Vie maggior de la tua uni chiama altezza,
Per cui non teme il giel mia fiamma ardente.
Airilluflriflìmo Sign.
IACOPO DORIA.
SONETTO LXIIII.
En degni d'albergar nel feggio eterno
Quei lumi foniche d'alto zelo ardenti
Vi dier quelle fi rare, e fi pofienti
Grazie, che fiammeggiar in voi difeerno ;
Ne degni fon del raggio almo, e fuperno ,
Ne mcn del Cicl quei , che non furo intenti
Ad opra tal ; ma di vaghezza fpenti
Deurian precipitar nel cieco Inferno .
Alcun certo non rù, ch'ai nafeer voftro
I fuoi pregi negalTe; ond'è , che fietc
La vera gloria de le patrie fponde .
Così ài virtù rara altero morirò
D'amor non pur tra noi l'alme accendete,
Ma la gran Dori Arde per voi ne Tonde .
Al molto Ululi. Si?.
PAOLO ODONE.
SONETTO LXV.
N r E Pinuido filenzio deue ancora
Starfi per me tua gran virtù fepolta
Odon ? ah non fia ver. mia lingua fciolta
Da b-1 deiir detti U mufic'ora .
E Forfè,
.
Forfè io farò di qualche Sol l'Aurora ,
Che ("coprirà quanta fìa 'n ce raccolta
Diua bontà; così di man fia tolta
Tua gloria à lui , che '1 tutto empio diuora .
Se accenna il tuo valor mio carme humile,
Molti fi vedran poi fpirti famofi
Portar tue lodi al Ciel con chiaro ftile .
Solo fnoda così canti amorofl
Il Rofignuol, poi l'armonìa gentile
Mille al canto ne trahe fra i rami afeofi.
Nelle nozze dd 5erenifs. Principi
RANVCCIO FARNESE
e D. Margherita Aldobrandini .
Epitalamio L
MErauigliecccoi' difcerno .
Le fue neui,ei ghiacci algenti
Cangia in rofe >e'n gigli il Verno ; ;
Ne la Scithia fuga i venti ,
C'hanno afperfo il mento, e'1 crine
Di canute- horridc brine u
Fugge ancor Noto piouofo ;
Onde nube il Ciel non copre:
Anzi pur dal feno ondofo
D'Anfìtrite à noi fi feopre
Trarne il Sol di raggi ornato
Chiaro il dì più de l'vfato •
Al cui lume fi riuefte
Di fmeraldoir prato intorno «
Qucta il Mar l'atre tempefte ,
L'amarancoil feno adorno
Di
(7
Di bell'oftro à noi fiammeggia j
E la rofa porporeggia.
Dimmi Clio come gli honorì
Toglie ardito al vago Aprile
Rio Decembrede' tuoi fiori ,
Scopri tu Mula gentile
Onde nafee il nono bene ,
Ch'à bear il Mondo viene .
Bella Clio tu mi rilpondi ,
C'hoggi fono al buon Farnese
Terra, e Mare, e Gel fecondi*
Però volge a lui cortefe
Lume pio Vergine vaga ,
Che foàue il fen li piaga .
Piaga il ieno , e col bel raggio
Dolce fcrlue Margherita
Entr'al cor virile, e faggio.
Del crin poi rete gradita
Vàteffcndo al caro Duce ,
E d'Amor prigion l'adduce.
Ma s'ei langue dolcemente
L'alma ancor de la Donzella
Proua quanto è Amor polente.
Degno ftral,degna facclla
Di RanvccioìI gran valore
Fatt'è già del nobil core .
Bella coppia pellegrina,
Ch'ardi in cado, e fanto zelo
Chi dira qual ti deftina
Regia prole amico il Cielo ?
Qual da' tuoi facri Himenei
Veggio ufeir palme, e trofei?
E £ Sol'à
Sol' à Febo homai dir lice
Di que' frutti, che promette
Quefta Pianta alma,e felice.
Frutti,ond'anco aire vendette
Senta il Mondo contra gli empi , .
Che di lui fer tanti feempi.
Di quai gemme fplenderanno
Ricche Mitre à noni figli?
Qual hauran perpetuo danno
Del rio Trace i fieri artigli ?
L'empie fette à Dio rubelle
Fien per lor di Christo ancelle
D'Alessandro i fregi fparll ,
D' Alessandro honor di Marte
Scorgo in quefti rinouarfì ;
Onde Pindoin mille carte
Di sì degne, e ben nat' alme
Scriuerà l'egregie palme .
Ecco il Tebro difacerba
Doglie antiche , e Roma altera
Già d'Heroi madre fuperba
Qual fauor, qual gioia fpera?
Bsn farà, ch'ella al fìntomi
A l'honor de' primi giorni .
Stelle ardenti , Gigli illuftri
Man Celeste infìeme lìringc j
Per cui fia,che un dìs'illuftri
Quanto '1 Mar d'intorno cinge ;
Per cui fia,che l'aurea etate
Faccia ancor l'alme beate.
Ne la menre ciò mi fcriile ,
Ciò mi cHtTe l'alta Mula ,
Che mentir giamai non vfa .
Al-
n
AU'IlluftriflTimo Sign."
PAOLO AGOSTINO SPINOLA.
SONETTO LXVI.
SE con la man di rofc al Ciclo intorno
La fpofa di Titon gigli,e viole
Sparge ; ne feopre, che fercno il Sole
Trarrà dal Gange vn fuminolo giorno.
Cosi fé di virtù bel raggio adorno
Auuien,che'n verde età l'alme confole ,
D'alta gloria meflaggio ei dir ne fuole
Tra più degni haurà quefti vn dì foggiorno.
Hor godi tinche del tuo Soie ftelTo
Fatto Spinola fé' gioconda Aurora,
Onde t'afpetta de le Mule il Choro .
Di nobil cetra la tua deftra honora
Febo, e già fptinta in riua al gran Permeilo
Per adornarti il crin vergine Alloro ..'■'•
Al medefimo .
SONETTO LXVIL
DVnquc trarrà da le pungenti Spine
Vn'Alma così bellaj e gloriofa
Il nome ? vn'Alma in cui fpiega porapofa
Virtù l'alte fue doti , e pellegrine?
Ma da l'incoIto,e dal pungente crine
Trahe de la Gepe ancor lieta la rofa
Lafua porpora vaga,ed amorofa,
E fparge con l'odor grazie diuine.
<E 3 Altera
Altera quefta tra più vaghi fiorì
L'impero ticn, benché l'origin prenda
Da le fpi'ne, onde .'olirò à noi difcopre.
Sì tu l'impero hai de' leggiadri cori ,
Ancor che da le {pine in tè difcenda
Il nome, cui (ìlenzio vnquà non copre .
M ADR. XXVI.
F
Iammeggianti faetteecco di/Terra
Febo iòiira la terra, e tu ben mio
Mentrc,ch'io leggo quelle note, ch'io
Per tè dolce vergài
Tu con la man di ncue
Schermirmi tenti da' cocenti rài ?
Nò nò. flruggan me pria, ch'affai men grcue
Mi ria giunger per morte a l'hore eftreme ;
Ma fé la bella man l'ardor non teme ,
Stendila prego fui mio petto vn poco ,
Sì ch'io ne tempri l'amorofo foco.
M A a XXVII.
a Velia bocca amorofa
Ben mi porgerle voi
In premio del mio lungo afpro tormentOi
Ma fu poco pietofa
Voftra pietà , fé via fuggirle poi
Qual nube,ch€ s'affretta innanzi. al vento .
Sarà lieue concento
Dunque giulla mercè d'alto languire?
Nò,che breue gioir non e gioire ,
Scherzo
71
SCHERZO IV.
a Val più viue in graue affanno
Sotto'l giogo alpro infelice
^ Di quell'empio Amor riranno
Rilpecco a me fi può chiamar felice
Quando ftan cucci i viuenci
Chiufi in grembo al dolce Tonno
Piango io Tol, che i miei cormenci
Benché i dorma calhor dormir non ponno.
Mencie fianco il corpo dorme
Veggio in mezo a falfa fchiera
Di notturne erranti Torme
Del verace mio mal l'imagin vera .
Ahi così fon fatta effempio
Di martir ingiuflo Amore.
Ahi così Ton htta vn cempio
In cui quell'alma ogn'hor s'offre al dolore.
Deh volelTe amica Torce ,
Che di canee angoTce il Trucco
Foffe almen pietoTa morte,
Ch'io molto acqui fterei perdendo fi tutto .
Libertà de' piacer miei
Sol miniflra hor che m'auanza?
Quando (lalfa) io ci perdei
Di tè perder deuea la rimembranza .
Sì di pioggia lagrimoTa
Molle il Ten Filli dolente
SoTpirò mefla,e penToTa
La paffaca Tua gioia,e'l mal preTente»
Sclierzo
71
SCHERZO V.
CAre gioie ,
Che le noie
De' fofpir mandate in bando
Quel diletto ,
C'hònel petto
Scoprati gii occhi sfauillando ..
Hor non finge,
Hornon pingc
Con Tua fquadra falfa , e vaga
Sogno vano
Quella mano ,
Che fi dolce il fen m'impiaga .
Bell'auorio
Pur mi glorio',
Che per mille dardi, e fac/,
Che m'auenti
Hor confenti ,
Ch'io ti porga mille baci <
Frefchc rofe
Oue pofe
D'Ibla il mei cortefe Amore
Pur delibo
Grato cibo
Premio altier del mio dolore •
Parolette
Vezzofette
Per cui già bear mi fento
Pur v'afcolto,
Ne m'è tolto
Da l'Aurora il mio contento '•
Frena 3
Frena, frena
Lingua piena'
Di piacer la tua dolcezza :
Sai l'Aurora
S'innamora,
Ed e (balera à' furti auezza ;
Ma vaneggio
Me tVaucggio
Belle Ninfe ella non toglie.'
Ah pur Giouc
Non ritroue
Forma noua , e me ne fpoglie .'
Àli'Illuftrifs.& Eccellenti^. Sig."
IACOPO BVONCOMPAGNO
Duca di Sora , &Tc.
SONETTO LXVIIL
DI vago Fiumicelleplacid'onde
(Benché inefperta) io pur folcar faprei,
Ma del vallo Oceàn l'acque profonde
A gran pena col guardo i' fofterrei »
Così le Mufe al defìr mio feconde
Forfè ad imprefa humile hauer potrei 5
A quella nò,che'l fuo valor confonde
Per ibuerchia grandezza i fenfi miei .
S'io vincerli così d'ogn'altro il canto,
Come tu vinci Heroe d'ogn'altro i pregi ,
Ardita {piegherei quel,c'hor non ofo.
Qu,ei,che più illuftre ha de la cetra il vanto.
Regga ì'incarco pur de' cuoi gran fregi
Deh Spofa di Dio Campionfamofo.
Alla
/+
la
Allallluftrifr.& EccelIenciff.Sig.
D. COSTANZA SFORZA
Buoncompagni, DuchclTa di Sora,&c.
SONETTO LXIX.
NO Uro terreno Cicl la fronte lieta
Di voi gran Donna è fatta, al cui fereno
Lieto fi (pecchia , e riconofce a pieno
Sue merauiglie eterne ogni Pianeta .
La pudica Honeftà fu e voglie acqueta
Enrro quel cado alabastrino feno;
Qu'ui Amor pone a le medefmoil freno ,
E ciò, ch'à voi non p;ace egli a fé vieta;
Ond'altri impara a riuerirui prima
{ O merauiglia) che per fama noto
Di voftr'alte virtù gli fia'l valore .
Chi vi conofee poi qual Dea vi /lima >
E moiTa tutta da penfier deuoto
Costanza Sforza ad adorami il core.
i
SONETTO LXX.
Dlue poiche'l mio Sole afcolta, e brama
Il cantar noflro, hoggi più dolci, efeorte
Rime telfete, e con maniere accorte
Hoggi v'alzate a gloriofa fama .
^Veggia ne' veri! miei quanto il cor Fama »
Oda ne' verfimiei l'afpra mia forte
Nel feguir quefta dilettola morte,
<3ueftadoglia,ch' Amore il Mondo chiama l
Ha-
.
Ha'irem cosi qualche dolcezza honefta \
Osi auuerrà, che fappia'l Mondo in parte
Come in fiamma innocentc,ed alfì, ed arfi.
Che dopo noi nulla di noi qui refta ,
Se non fé 'n quanto ne l'eterne carte
Laiciamo i nomi in bei vcftigi sparli .
C A N Z. III.
BEn Taggio è '1 detto dì chiunque afferma,
Che nel Regno d'Amore
O Ragion non fi troni, ò fempre inferma .
Ciò dimoftra il mio core j
Ch'abborrifce ogni gioia ,
Cui folo affanno, e noia, e dolor piace
Si che mifero altroue ei non ha pace .
Non odio ( lafTa ) chi mi porge aita ?.
Non amo folo, e feguo
Chi d'amaro velen pafcc mia vita J
Mifera io mi dileguo
Qual nebbia à' rai del Sole ,
Né tanto mal mi dinnanzi gioifco
Lieta, e contenta alhor, che pia languifco T
Dunque affai di ciò fia verace proua
L'afpra fciagura mia ;
Poiché fprezzando quel,che a me più gìoua
La pena atroce , e ria ,
Che mi conduce à morte
Per mia nemica forte amo* e defio,
Mentre pur altri ride al pianto mio .
La dolce libertà non m'è più cara .
Due vaghe luci adoro
Cagionataci a me d'angofeia amara >
Per
ré
Per lor mi difcoloro
Talhor, talhor auampo ,
N'è mai ricrouo fcampo \ mici martiri,
E di pianto mi pafco, e di fofpiri.
Benedico la man,che'i cor m'aperte,
E le care ferite
D'vn veleno virai pofeia cofperfe .
Mi fon care , e gradite
Le pene, e chi m'ancide
(Chi mai ciò 'ntcfc,ò vide? ) e feruo,e bramo,
E quanto ei m'odia più,tanto più l'amo.
Ben tal volta al dolor le porte aprendo
Piango ( lafia ) e m'adiro
Come del Mar turbato onda fremendo.
Inquieta fofpiro,
Fuggo, & odio me ftefla ,
E quella Imago imprefla entro al mio petto
Più che MoitTod'AbiTTo emmi in difpetto .
Sì vaneggia mia vita ftanca,e lafia-,
Ch'vn'hora ftefia in gioco,
E'n rifo,e'n pianto,e'n fofpirar trapaffa;
Né fermo ftato , ò loco
Già prouOjò trouo mai ;
Ma d'affanni, e di guai fempre pur piena
Vnquà per me non forge hora ietena.
Canzon fé tra gli Amanti
Trouerai chi fi vanti efler beato
Di che poco fi dura in tale flato*
■
i
Al
77
AL SIG. FRANCESCO NORI.
Felicìjfimo efjtr lo flato mediocre, e prillato*
Canzonetta Morale V.
L'Audace Figlio, che il 5 Apollo nacque
Regger volendo (mal accorto Auriga)
Fuor del mezo fender l'aurea quadriga
Arie la terra,e fulminato giacque.
Quegli,che osò con l'incerate penne
Spinto da folle ardir poggiar tropp'alto
Cadendo fece il memorabil l'alto .
L'altro nò,chepiù ballo il camin tenne.
Guida Nocchier gran Naue,e'l fallò Regno
Tutto cercando,vien d a l'onde abforto.
Saluo é colui, che non lontan dal porto
Va radendo il terren con picciol legno.
Di caduta mortale oppreflò rade
Volte vedrem chi per lo pian trafeorre .
Ben quei fi muor,che da fublime. Torre,
O d'alto Monte ruinofo cade .
Se'l noftro fguardo penetrar potelTe
De i Re,c'huom chiama lieti il cor appieno
Vedrebbe alhor come fouente fieno
L'alte Magion da gran tormenti opprefife .
Gentil mio N o r i a che procuri danza
Tra tanti fafti? pur gii (ludi accorti
Gli huomini fan. non fai, che ne le Corti
Più fallace , che alcroue è la fperanza ì
■ 2 Qmui
7% \
Qjiiui è più rateo di Fortuna il giro ,
Chc'n altra parte; e col veloce moto
Rende ogni bel pender d'effetto voto
Schernendo l'altrui fpeme,eM vandefiro .
Di rado amuleti; che tra le gemme,e l'olirò
Pofi Virtù ; che rari fon coloro
A cui fia grato più'l faper,che Toro
Colpa del cieco auaro ìccol no (Irò .
I gran Regi, e gli Augniti han foi contento
D'efler poflenti; e che lor forza cftrema
Riuerente ciafeuno inchini,e tema,
Poi de l'efler temuti hanno fpauento.
Fuggi le Corti oue menzogne, e frodi,
Odio, ÒC Inuidia riuolgendo il tergo
Al giufto, ed a la Fede,han prefo albergo ,
E le proprie ricchezze in pace godi .
Riedi al tolco terreno, oue t'afpetta
Dolce ripoto. te chiaman le Diue
Sì grate a Febo,te piangon le riue
D'Arno, e d'amici (aggia fchiera eletta.
Latra fiorite valli,e verdi poggi
Al dolce fuon de' garruli augelletti
Gullerai di virtù eli almi diletti,
Ond'auuerrà,ch'à maggior gloria poggi.
SONETTO LXXI.
OVe fon Iufinghier quelle foàui
Preghiere? ù fon le lagrime, che'l volto
Si fpeflò ti bagnar ? deh come hai (ciolto
Quel cor di cui già tenni in man le chiaui ì
Qual altro fia, che più in amor t'aggraui
Error? s'ad altra il pender vario hai volto ,
Sa
S'à me sì ingiuftamcnte hor ti fé' tolto
Onda farà,chc la tua colpa laui ?
Ma vanne pqr\ vanne crudeljch'io fpcro ,
Che del tuo vaneggiar tia pena il fallo ,
Né fi a, che vn tardo fofpirar ti gioue .
Com'io (borgo me ftefTa in belcriftallo,
Di te sì veggio il tradimento vero ,
Ond'à giufta vendetta il cor fi moue.
SONETTO LXIL
AMortù pur hai l'arco, e la faretra ,
Perche ti moftri al faettar fi tardo >
Auenta Amore li tuo pofiTente dardo ,
Spezza l'afpro rigor di quella pietra .
Ahi che tanta mia doglia non impetra
Da que' begli occhi vn menfuperbo fguardo;
E di lor viua fiamma io pur tute' ardo ,
Egli fe'l vede* e non però fi fpctra .
Si fpetri l'empio, ò me con gli occhi Tuoi ,
C'han pur forza di farlo , homai trasformo
Per minor mio tormento in felce dura .
Quindi immobile fatta non più l'orme
Seguirò di chi fugge -> onde fecura
Fia pur l'Anima mia da' colpi tuoi ,
MAD. XXVIII.
NE l'efperie Contrade
Sedèa cuftode a' ricchi pomi d'oro
Feroce Drago altero .
De la voftra beltade
Al fingolar teforo
Quafi fpietato , e fiero
Drago
rp
So
Drago ftafsi à la guardia crudeitade.
Poucro Amante io fpero
Inuan dunque d'hauerlo, e'1 tento inuano ,
Che Col lece mirarlo di lontano .
M A D. XXIX.
VA pur laflo mio core ,
Va pur corea colei,
Chor auuiua,fyor ancide i pender miei,
E dille quanto fopportiam' dolore
Per la fu a tentate-,
E s'ella nega al tuo languir pictate
A me ritorna; e fé ritrouijcn'io
Sia giunto al fin del -metto viuer m/o,
Piangi l'afpra mia force,
E dì, che troppo amando io giund à morte ,
M A D. XXX.
E voi tardate tanto
Madonna a predar fede
/il mio Ci lungo pianto :
Piangerete poi morto
Coluùche uiuo inuan chiede conforto,
Colui cui non porgefte vncjuà mercede .
Mavanoè'l pentimento
Se de l'altrui tormento
Altri folo per morte al fin s'auede 5
M ADR. XXXI.
. ..
Enche tu m'habbi tolto
O bella Donna,e ria
Il Sol del tuo bel volto, 01
'• . H Perch'io
Si
Perch'io laflb, e dolente peregrino
Ne le tenebre auuolto
Per (eguirti non troui vnquà la via :
Par tuo mal grado'io trouerò '1 camino ;
Che lume, e feorta fia
La Tempre chiara, e nobil fiamma mia .
M A D. XXXil.
S'Io mi moro per voi
Ditemi, ond'auuien poi ,
Che fempre retta la mia doglia viua
Ben ch'io dolente fia di vita priua ?
Forfè perche la doglia
Dopo, che vecife la terrena fpoglia
Si rinchiufe ne l'alma? ahi dunque fia
Con l'alma eterna ancor la doglia mia."
M A D. XXXIII.
AMor fé con leggiadro , e nouo inganno
Hai per tuo legno eletto
Quello mifero petto ,
Almen, perche '1 mio danno
Non veggia quando in me gli ftrali (cocchi ,
Velami per pietà , velami gli occhi .
M A D. XXXÌIIL
M'E fi caro il languire
Per voi Donna gentil , eh' i' non vorrei
Giamai di vita ufeire j
E deuendo morire
Vie maggior pena haurei
Di terminar per morte i dolor miei ,
Che di reftar al fin di vita fpento ,
Tane e 1 piacer, che ne la doelia i' fenco T
F MAD.
Sz
M A D. XXXV.
TO(lo,ch'à voiriuolfi
( O mia ventura ) il guardo
A me fteflb io mi colli
Sol per donarmi à voi viua mia luce ,
Per cui con mio piacer agghiaccio,ed ardo;
Pofcia, che'n voi riluce
La beltà così bella,ch'ella ftefTa
Gode vederi! in sì bel corpo imprefTa
SONETTO LXXIH.
LAffa pur veggio il loco,oue folèa
Meco parlar de' noftri dolci amori
Tirfi gentile; e qui tra l'herbe, e i fiori
Ei dal mio dire, Se io dal Clio pendèa .
Qui cantando il mio fol fpeffo dicèa
Più nobil fiamma duo leggiadri cori
Vnquà non arfe. o fortunati ardori,
O dolce morte,che la vita bea .
Qui fur più volte raddolcite l'aure
Da quei foaui, e graziofi accenti ,
Che i nomi noftri limonar d'intorno .
Hor languirono i fior, tacciono i venti ,
E null'altro fia mai, che ne reftaure
Fuor,che'l fuo defiato almo ritorno .
SONETTO LXXIV.
P
Iaggia beata, che gioiui al canto,
Ch'à gli fpiriti mici detraila Amore,"
Mentr'arfe meco d'vno ftefTo ardore
Tir(i,c'hà di bellezza il pregio,e'l vanto -,
Deh
Deh piangi per pietade hor' al mio pianto ,
Accorda il tuo lamento al mio dolore,
Poiché s'arma per me di ghiaccio il core
Chi pur dianzi auampar moftrò cotanto.
Megli' era, ch'vna picciola fauilla
Ardefle eternamente, fe'n breu' hora
Deuéa reftar così gran fiamma eftinta .
Filli cosìdicea dal dolor vinta,
Mentre feoprìa la fronte ma tranquilla
Ne' bei campi del Cìel la uaga Aurora .
SONETTO LXXV.
a Vanto me ftefla alhor (lafla) ingannai,
Quando dettar nel tuo gelato core
^ Fauilledi pietà,fe non d'amore
Ardendo, amando mifera fperaù
Ma dolce sì da quegli ardenti rài
Piouèa ne l'alma il mal gradito ardore ;
Ch'io con quel , che cadéa da gli occhi humore
Rigido fcoglio intenerir penfai .
Grate mi far de gli amorofi ftrali
Le piaghe sì; ch'io mai non chiefi aita."
Hor me ftefla,ed Amor tiranno incolpo ;
E pentita uorrei per faggir l'ali ,
Ma non falda il fuggir mortai ferita ,
Ne corna pentimento à dietro il colpo.
SONETTO LXXVr.
NEflfun'altro pender da me difuìa
Quel sì uiuace, che foàue al core
Spira veleno, e col gradito ardore
Generofo deiir nel fen mi crìa.
F x Que-
$4
Quello con le bell'ali à noi nVinuìa
O chiaro eflempio di fouran valore ;
E vuol,c'huom legga in quel,ch'appar di fuorc ,
Che voftra fece Amor l'anima mia .
Ne girar d'anni, ò variar di loco
La vi torran ; sì dolce atto cortefe
Voftra rara virtù nel cor m'ha 'mprefla .
Che più? nel ccner mio fìa detto il foco ,
Perche l'alta cagion,che'n me l'accefc
Dopo la morte ancor farà l'iftefla .
Al Chriftianifs. Rè di Francia
HENRICO QJV ARTO.
SONETTO LXXVIL
E Cinta sì dal ferro empio } e nemico
La bella Francia ; ma veder già parme
Fatto maggiore al gran vibrar de l'arme
Di lei sì cara al Cielo il pregio antico;
Ond'io piena d'ardir già m'affatico
Per accordar quello mio baffo carme
Di Marte al fuon , che non può fpauentarme
Sì,ch'io non canti il mio famofo Henrico.
Henrico il faggio,e fol d'Impero degno,
L'opre di cui non men giufte,che forti
Fanno immortai lui fteflò,e'l fuo bel Regno ~.
Quel di cui fol la Fama hoggi ragiona ;
Né sa veder s'ei meglio ftringa, ò porti
Lo fcettro,ò'l brando,l'elmo, ola Corona.
Alla
Alla Chriftianifs. Regina di Francia
D. MARIA MEDICI DI BORBON
SONETTO LXXVIIL
ODi felice Heroe fpofa felice
In cui di Dio l'alma beltà riluce ,
Chi ti mira al del poggia , e di Tua luce
Beato oblia del Mondo ogni pendice :
Quiui à 5 rài del gran Sol quali Fenice
Per te l'alma rinafee. hor fé n'adduce
Tal gioia il bel, ch'ai de(ìr noftro è Duce
Che più fi brama, e che bramar più lice ?
Chi di vera beltà vuolfolcar l'onde
Alta Regina in té fermi il penderò
Poi creda il legno à l'acque, e'1 lino à i venti;
Ne fperi l'aure al fuo voler feconde ,
Se più oltre varcar brama Nocchiero ,
Che fon Abila,e Calpe i lumi ardenti.
SONETTO LXXIX
IO veggio Anima mia fiera tempefta
Apparecchiar/i; poiché da lontano
Scordo Fera crudele in volto humano.
Ch'a' noftri graui danni ancor s'appretta a
Su dunque ardita à la difefa, e pretta ;
Hor, c'habbiam tempo l'arme prendi in mano .
Facciam de l'empia ogni difegnovano,
Che guerra per difefa è fempre honefta .
Impara come il ferro homai fi tratta,
Al maggior vopo il tuo valor dimottra
Vincendo lei,che per noi vincer viene .
F 3 Cosi
u
Così fcaltro Guerrier pria,che combarca
Parar,ferir apprende in chiufachioltra,
Poi del nemico Tuo viccoria oteiene .
SONETTO LXXX.
En è defrin,che tu giamai nel fieno
Bella fiamma d'amor chiuder non puoi ,
E che un' oggecto vile à' pender tuoi
Dia legge, e regga de la mente il freno .
Non t'auedi infelice del veleno,
Che i fenfi inganna? ah mifero pur vuoi
Viuer Moftro d'errori; hor chi tra noi
Potrà del tuo fallir dannarti à pieno ?
Arderti vn tempo, e l'amorofa cura
D'honor fu degna ( e dicaogn'huom s'io mento)
Ma nel tuo cor nobil penfìcr non dura .
Ne per tuo 'ngegno alhor, ma per tormento,
E per ecerna altrui cruda fuentura
Crebbe quel foco in te ? c'hor ueggio fpenco*
SCHERZO VI.
A Che fguardi amorofetti
Tanti petti
Saettar? deh per pietate
Più non fiate alcrui cortefi
De gli accefì
Raggi ardenti, onde beate *
Pupillete nel cui lampo
Sempre auampo
Se mia gioia e'n uoi raccolra
Deh ila uolca a me la face ,
Che mi sface,
C'hà da me l'alma difciolta *
Se
*7
Se bramate Iefacelle
Chiare Scelle
Per men mal temprar ne i pianti
De gli amanti: gli ampi fiumi
De' miei lumi
Godan fol sì alteri vanti .
Se volete luci vaghe
Mille piaghe
Rimirar: deh fia l'honore
Del mio core: in cui vedrete
Luci iiete
Quante hauèa faette Amore •
Moltr'io pur quanto pungenti ,
Quanto ardenti
L'auree fiamme, gli aurei dardi
Cari fguardi fono, hor balli .
Non più falli
Lampi in vn vaghi, e bugiardi •
Voi giurate fcintillando,
Fiammeggiando,
Che del pi anco > e del mio male
Pur vi cale, indi le palme
Di mùTalme
Brama il foco,ama lo tirale.
Ahi deurìa ballar la fpoglia
Di mia doglia .
Lumi chiari, lumi rei
I trofei di tanti cori
Sono errori
Da prouar gli fdegnimiei. ?
Saettar farò mia lira
Piena d'ira
P 4 Crudi
è
SÉ
Crudi uerfi, e'n crudi modi
Voltre frodi altrui difanno ,
E faranno
Chiare l'empie uoftre lodi .
Ma fé 'n premio del mio duolo
In me folo
V'afrìfate. nel mio canto
Voftro uantoin dolci tempre
Dirò femprc,
E porròui al Sole à canto .
Anzi pur dirò, che fugge,
Cheli ftrugge
Al bel uoftro lume adorno
Pien di lcorno il proprio Sole ,
E fi duole,
Ch'ei men chiaro adduce il giorno *
MAO. XXXVI.
a Valhor candida, e vaga
Soura quel , che la cinge ofeuro manto
w* Quella man,che sì dolce il cor m'impiaga
Scopre Madonnaro del mio duol mi vanto,
E dico, ah non rifplende
Sì chiara mai nel ilio notturno velo
Stella d'amor nel Cielo.
Infidiofo intanto
Tra le vedoue bende
Contra me noui lacci Amor pur tende .
M A D. XXXVII.
A Me non riede Aprile,
Sua dolce primauera à me non torna ,
A ine non ride il prato,à me non s'orna
" Di
*9
Di fronti il bofco , e'1 Rofignol gentile
Per me non tempra mai
Le me voci canore ,
Per me del Sol i rai
Del profondo Oceàn non efcon fuore.
Splendagli a' viui. io fon morto , e f epolto
Nel duol,poiche Madonna il Ciei m'ha tolto.
SONETTO LXXXL
SE l'onda ò Tirfi altier di quefto Rio ,
Che chiara , e pura fenza moto giace
Non è de gli occhi miei fpecchio mendace
Deforme almo mio Sol già non fon'io .
Perche dunque nemico al mio defio
Ti moftri? e '1 cor, ch'amando il disfacc
Non gradifei ? e cotanto ( ohimè) ti fpiacc
Crudo Paftor quefto fembiante mio ?
M'ama Seluaggio pur, ne di beltade
L'auanzijò di ricchezza, ò di valore,
Di Cenno, ò di virtù, fe'l ver comprendi.
Se nemico fol dunque di pietade
Ti moftri à tanta fede, à tanto amore
Più de gli altri conofei, ò meno intendi.
SONETTO LXXXII.
P Attor, che 'n quefti faflì , e 'n quelle Piante.
Mentre qui volgi il pie leggendo miri
Di Tirfi altier le lagrime , e i fofpiri ,
Di Tirfi, che già fu di Filli amante
Sappi> che '1 fiero al variar collante
Hor di Filli drfprezza i bei defiri ,
E gode dì vederla infra martiri
Venirfi meno à fuoi crud'occhi auante ?
" "" ':" E pur
9»
E pur non v'ha chi la fua fé pareggi
Tra quanto errando il Sol circonda, e vede.
Ingiufto Amor così gouerni,e reggi?
Se tal dai premio a chi tropp'ama, e crede,
Alcun non fia, che le tue dure leggi
Incauto fegua, e ferui amando fede .
, ÀIPIHuftrc Signor
GIO. BATTISTA PINELLI-
. ■
Loda U vita Pajlora/e^ .
Canzonetta Morale VI.
LA Notte à se tutte richiama l'ombre,"
E i fochi vaghi; hor, che'l diurno raggia
Spunta colmo di luce a farle oltraggio;
Onde conuien, ch'ella veloce fgombre .
Langue Pvltima Scella, e'1 primo lume
Sorge dal Gange,e Tarn ator del giorno
Terreno auge] deità per l'aere 'ntorno
Quei, che fpiegan cantando al Sol le piume l
Apre il Paftor l'albergo,ond'efce fuori
Il Gregge,che (e n'và lieto beuendo
La macutina pioggia, indi pafeendo
L'herbette inuola al prato i fuoi teforf.
Efre :1 Torel con elenata fronte
Indomito,e'l riual mugghiando à pugna
Sfida,e l'aer col corno, el luol con l'ugna .
Fiede,e fuperbo feorre il piano, e'1 monte.
Riem-
9*
Riempie il voto fen la pecorella ,
Indi 'Mùggfc l'Agnc!, che lafciurtco
E fugge, e bela , e fcherza , e con dilecco
Hoc sì corca era i fiori, ed hor falcella .
Qucfti inganna gli augei tra verdi rami,
Quegli i Velcri fofpinge a la forelta
Fere feguendo,altri le reci appretta ,
Onde al Mar furi i pelei, e gecca gli hami »
H noni prudence così l'inuida Coree
Fuggir può, fciolco da licigi, e f degni
E di Teci abborrir gli ondoli Regni
Tra i confìn de la vica , e de la morce ;
Che folle e ben chi '1 Pino errante crede
A Piraco Neccuno, perdi' ei rieda
Saluo calhor; gioco è de' venti, e preda
Del Mar al fin, ch'vnquà non l'erba fede i"
Tromba improuifa a lui non turba il fonno ,
Nel capo aggraua d'elmo^ ò cinge fpada .
Da le piume à la tomba ardito vada
( Dice ei ) chi de l'altrui vuol farfi donno.
Ne conofee altri ferri, che le falci ,
Ond' à i prati, ond' à Cerere la chioma
Taglia non crudo, e quelli, ond'egli doma
Le piante, ò tronca de le viti i tralci .
Fende à la propria terra il duro volto
Co' propri buoi; di Bacco in vece ei beue
Limpido riuo, e nel fuo viuer breue
Del poco ei gode, e non agognali molto »
Che termine è '1 fuo campo al fuo deliro ,
E fi dona al cantar de gii augelletti ,
Od al cremulo fuon de i rufcellecci ,
Quando '1 preme talhor lieue martiro u
Si
Sì gode gli anni, che non tornart mai ,
E Tua fortuna humil nel ballo albergo :
Lafcia '1 timor cii Gioue irato à tcLpo ,
Che ifol gran moli folgorar vedrai .
Saggio Pinelli e lieto viuer qucfto .
Gioiofo il giorno , e più quando Boote
Volge il timon da le ftellanti rote ,
Che folo al nouo Sol dal fonno è de Irò .
O non men fortunata, che contenta
Vita, che Taurcaetate a noi rimcna ,
Che vana ambizion non punge , ò frena ,
Che nulla il Mondo rio cura,ò pauenta .
M A D. XXXVIII.
Iceua ad Egle Elpin m'odi, perch'io
Priuo ha di teforo *
Non t'anedi ben mio ,
Ch'Amor premio e d'amor,non premio d'oro?
M'odi, perch'i' fia brutto? ama il mio core
Bello non men del tuo leggiadro volto;
Poicia chc'n quello e icolto
L'ideilo vilo tuo per man d'Amore .
E fé non ami il bel, che di te vedi ,
Oue trouar maggior bellezza credi ?
M A D. XXXIX.
A Dio begli occhi, à Dio
Occhi, che gli occhi miei
Adorali qua(ì Stelle,
Da voi parto, e'1 cor mio
Lafcio in voi luci oltre l'vfaco belle ;
Ma ( lalla ) io dir deurei
Sol
Sol à me fteffa à. dio , che 'n voi mi viuo ,
E da me parco fé di voi mi priuo .
M A D. XL
E l'amaro mio pianto ,
De l'acerbe mie pene
Il mio Tirfi , il mio bene ,
Anzi'l mio dolce male è vago tanto,
Che fol di tormentarmi ei li compiace ,
Ed offendermi crede ;
Ma folle non s'auede ,
Che offender non mi può quel, ch'à lui piace.
MAD. XLI.
Già l'alma ti donai
Viuendo fol de la tua vifta lieta;
Ma poiché rio Pianeta
Mi coftrinfe à partire ,
Per non vedermi innanzi à te morire
Pietofo mi dicefti
Vini ò mia Filli,e l'alma mi renderli .'
Hor perche di te priua
Quella vita m'è fchiua j
E fol morir desìo.
La dolent'alma à te di nouo inuìo .
93
Ai
94-
AL SERENISS. RANVCCIO FARNESE
Duca di Parma , &cc.
SONETTO LXXXIII.
POicia,che f'parfì in ogni parte à terra
Mille Tuoi pregi con orrendo f cempio
Dal Tempo vide ingiuriofo,ed empio,
Che da l'arco fatale arme difTcrra
Dille Virtù . pur tuo mal grado in terra
Voglio Moftro crudele ergermi vn Tempio ,
Che farà fenza paride fenza esempio,
E potrà farti gloriola guerra .
Sarà mio Tempio di R a n v e e i o il petto ,
One bella,e gentil potrò moftrarme ,
Ed auanzar ne gli honor (boi me ftefla.
Per fenno,per bontà, per forza d'arme
Fia quelli vn giorno ad alte Imprefe eletto,
Ne Tua gloria fia mai da gli anni oppreiTa .
Nelle nozze dell'llluftrifs.& EccelLSlg."
D. MICHEL PERETTI,
àc dcll'IHuftrifs. & Eccellentifsima Sign.
D. Margherita Somaglia .
Epitalamio 1 1.
D'Amor l'aria sfauilla,
E del placido Mare
Soura l'onda tranquilla
Cinto d'alga Nettuno il volto feopre •
Par che la terra ogni Tuo ftudio adoprc
Per moftraril di fior, di frutti adorna .
Tra
Tra pompe illufòri , e rare
Gioir 1' I n s v e r i a appare ;
E'1 Sol quando s'aggiorna
Sorger cucco ridence
Da la doraca porca d'Oriente ."
Il fuperbo Pauone
Spiega l'occhiute piume
Pompofo, e di Giunone
11 bel carro ingemmaco in terra adduce,
Al lampeggiar de la cui vaga luce
Abbandonano i limpidi criftalli
Le Ninfe . olcre'l coftume
Neccar Te n' corre il Fiume.
Rifuonano le Valli
Di voci alce,e gioconde
Grazie Spirando i Bofchi 3 e gli Antri,e l'onde.
Scefa dal terzo Cielo
Ecco Venere pia
Con amorofo zelo
Abbracciando Giunone in dolci baci
Cangia l'anciche guerre,e'n liece paci..
Ridono i Cieli, e qui parche rimbombo
Angelica armonìa .
Ogni olcraggio s'oblia ;
E baciar le Colombe
Vedi i Pauoni in fegno ,
Che fpenc' infra lor fia l'ira , e lo fdegno.^
Venere ha feco Amore ,
Amoc,che i cori alletta ,
Che del più puro ardore >
C'habbian ie Stelle ha in man facrataFace ;
Ed ecco il freddo core auampa, e sface
Di
Di Margherita; e di ben mille ofFefc
Com'huom , che tempo alpetta
Fa leggiadra vendetta .
Ella, che pur contefe
Dianzi a Tuoi ftrali il varco
Hor benedice le fiammelle , e l'arco.
Himeneo vieni à noi ,
E'n quefto dì beato
Lega gli eccelli Heroi
D'indiiTolubil nodo . il Ciel s'imbruna ,
Splende notturno Sol la bianca Luna .
Vieni Himeneo, deh vieni, homairefpire
Entro'lbel feno amato
Lo fpofo innamorato ,
Che di dolce defire
Arde di cor la rofa ,
C'hà nel candido fen la bella Spofa .
Tu Dio, tu pungi , e (calda
La Giouenetta fchiua,
Ch e quafi pura falda
Di neue dal timor , che la circonda 1
Col velo tuo la chioma crefpa, e bionda
Coprile; ond'egli homai lieto s'appaghe
Giunta fua fpeme à riua .
De le tue fiamme auuiua
Lei, che profonde piaghe
Fé nel cupido Amante ,
Né tenga l'alma più dubbia,e tremante.
Gioite pur gioite.
Ecco danzando feende
Da le fponde gradite
D'Helicona Himeneo di perfa cinto
Di
Di frcfche rofe il bel vifo dipinco .
Sgombra (anco Himeneo la fredda cerna ,
Ch'ai cuo gioir conccnde.
Dolce baccaglia accende
Lo Spofo . hor feco prema
La Verginella il lecco
A gli aflalti d'Amor per campo eletto .
L'Adda di piacer ebro
Con frerolofo piede
Corre à 'nconcrar ilTebro ,
E con lui s'accompagna,indi l'imiica
A porcar di M i e h e l, di M a r g h e r. i t a
Il nome à cucce regiòn del Mondo.
Amor,che quello vede
Gioia maggior non chiede .
Scanno!! à Lece in fondo
Gli affanni, e gli Amorecci
Spargon quanci dal Cielo hebber diletti.
S'hoggi l'almo , e diurno
Furor mi f copre il vero,
Da l'alno pellegrino
Verrà d'Heroi sì genero fa prole ,"
Ch'alerà firmi giamai non vide il Sole ;
Per cui rinoueraflì in ogni parte
11 bel viuer primiero.
Del nobil fangue altero
Saran le glorie fparte ;
S ì ch'ogni eftremo lido '
De i Peretti vdirà la fama , e'1 grido.
Spofi degni; ed illuitri
Vincer voi non potranno
Del Tempo gli anni,e i -luffa',
* G Che
Che'ncontra Morte andrete almi Guerrieri
Armati ogn'hor de' uoftri figli alteri .
Quai Mitre,quai Corone , e quali honori
Si degni figli hauranno ?
Immortali faranno
Nei figli i Genitori,
E rinaicer la Madre •
Vedrà nel figlio il fortunato Padre.
Haurai di gencrofo
Ardir Canzone il vanto ,
Bcrich'eguale al deiio non s'erga il canto I
SONETTO LXXXIV.'
HO ben fentito rallentarli i nodi
In me d'Amor,ma non difciorfi mai ;
E fé talhor di libertà cantai
Fu per celar il duol,di cui ri godi .
Con le frodi io celai d'amor le frodi ,
Ma fuperarle inuan (lafla) tentai .
Hor tu, che del mio mal sì altero vai
Gioifci,che non fia,ch'vnquà mi fnodi .
Coniii'ei^ch'io t'ami (ohime)mentre haurò vita.
Ne fia da me l'amara doglia fcoiTa ,
Quand' ancor l'alma fla da me partita ;
Perche rinchiufo il corpo in poca folla
Seco ftarà sì la mia fiamma vnita,
Ch'ardcran per le tue le mie fredd'ofla.
SONETTO LXXXY.
Ifera io chiamo pur,ma chiamo indarno
Il mio Spofo,che feco il mio cor tiene,
Che fatte inuidiofe dei -mio bene
Lo ritengono à me le riue d'Arno \
Ond'.b
Ond'io sì meco il mio dolor'-incarno ,
Che non è chi Io tempri , ò chi l'arìVene ,
Anzi fiero mi (borre entro le vene
Con forza tal, ch'io me ne ftruggo , e fcarno .
Tanto lunge da lui m'è '1 viuer greue ,
Ch'io ibi trouo conforto a' miei tormenti
Nel pianto, che non ha tregua già mai .
Sordo Àppennin s'à' miei fofpiri ardenti
Non cedi, al foco lor cader vedrai
L'orrida pompa di tua fredda ncue .
SONETTO LXXXVL
Coprami pur' Amor di fdegno armate
Quelle, che già vid'io luci ridenti ,
Scacci con le paure gli ardimenti ,
E s'addorma per me Tempre pietate ;
Sicno pur tante in voi neui gelate
Quante ne lWlma mia fauille ardenti,
Sieno i diletti al venir tardi, e lenti ,
Pronti gli fdegni, e le fuenture alate ;
Non mi porga giamai vigor, ne fpazio , l
Ch'io lol refpiri ; aprami fempre il fianco ,
Né mai fi veggia di ferirmi fazio ;
Al maggior vopo ogni foccorfo manco
Vengami, e fia perpetuo ogni mio ftrazio ;
Ch'vnqua non fia '1 mio cor d'amami fianco.
SONETTO LXXXVIL
?!>
L
Va', ond'hàlume il Sol, fé non vi fpiace ,
Anzi v'é del mio cor l'incendio caro
Non mi fia Amor de le lue fiamme auaro ,
Ma volga in me cortefe ogni ma face .
G 2, Qffen-
10
Offender non mi può quel , ch'à voi piace
O bepli occhi per cui d'arder imparo ;
Clic le delie su 'n Cicl rori'e ordinaro ,
Ch'io (ol croui per voi conforco, e pace .
Sfauilli, ed arda pur quefto mio pecco .
Sia ne la fiamma auuencurofo il core
Come Piraulta encr' a fornace ardence ;
Che nel foco non pur non langue, ò muore ,
Ma da Pincendio Tuo rragge diletco ,
E diuien ne l'ardor vie più poflence .
SONETTO LXXXVIII.
Ileno mio quell'ampia Donna alcera
Per cui cancando dolccmence piagni ,
E'1 garrir de gli augei mclìo accompagni
Da vn'alba à l'alerà, e d'vna a l'alerà fera
Più che Donna e ( cred'io) feluaggia Fera i
Che fol s'allegra alhor quando ci lagni ,
E di lagrime amare il volco bagni ,
Anzi d'ogn'afpra Fera eli e più fiera .
Venson le Fere al cuo foàue canco ,
E deponendo l'ira , e l'alcerezza
S'addolcilcon piecofe àivverfì , al pianro .
Qiiefta non c'ode, ci cuo pregar non prezza .
Qual la difende (ohimè) magico incanco?
Qual empia ftella ? ò qual natia fierezza ì
M A D. X L 1 1.
T
V m'vccidefti , e già fon ratea polue
(O miracol pò (Tenne )
Polue, che (pira, e d'amor fiamma lente ;
E Jà doue fi volge il cuo iembiance
Per mio
101
Per mio maggior tormento
lui mi porta il vento ;
Perch'io (ottenga deprezzata Amante
L'ingiuria ancor de le rue crude piante .
M A D. XLUi.
S
dettandoti credi
Amor piagar coftei, ma non t'auedi,
Ch'ella ha di l'elee il core,
Onde ardenti fauille
Efcono à mille, à mille,
Che deftan nel mio len viuacc ardore >
E pur ogn'hor più fredda,ogn'hor più dura
Le tue faettc, e'1 foco altrui non cura .
M A D. XLIIII.
P
Erche non volgi ò Filli
Quegli occhi, onde tranquilli il Ciel turbato
A quefto,che piagafti afflitto fianco ?
Deh mira in quale ftato
Mi viuo, e come ftanco
Già caggio fotto l'amorofe fonie ;
Deh mira Filli come
Per non vdir mio duolo oltre'l coftume
Ratto fé n' fugge al Mare il vicin Fiume.
MAD. XLV.
Hiudami gli occhi Morte
Qui doue l'alma già m'aperfe Amore^
Che fìa men dura forte
11 morir,che'l mirar bella, ma fera
Donna* che nel bel volto
G 3 Hai
C
f 01
Ha'l Paratifo accolto.
Ma perche amando io pera
Nel ardor, nel dolore ,
Ha l'Inferno nel core .
M A D R. XLVI.
E fuggir vipofs'io,
Né de' begli occhi (ottener lo fguardo .
Qual haurò dunque ichermo al dolor ano
Ahi farà vano, e cardo
Ogni feccorlo,fet fuggir m'é tolto,
E l'incontro fofFrir di sì bel volto .
M A D. XLVII.
O, che da voi mi viene
Quanta ne l'ampio Regno
D'Amor vn metto cor doglia fottiene ;
E (Air mifera vegno
Seeuendo'l rarefo de' vottr'occhi alteri
Come pur dal mio mal faluce io fperi .
M A D. XLVIIL
S'Aìrro non defiate,
Che dar morte al cor mio
IkUa d'Amor nemica 3 e di pietace >
Siate pur certa, ch'io .
Ciò più, ch'altro defio.
Venga dunque per morte il mio cor meno
Pur, ch'egli riabbia per tomba il voftrofeno.
M A D. XLIX.
LA tra gliombrofi mirti
Difceiè vn giorno Amore>
E que-
ic3
E quegli erranti fpirti
Per vendicare del l'offerto ardore
II legaro, eli dier tormento eftremo:
Diiciolto al fin tutto di tema pieno
Celoffi nel mio feno ;
Ond'é, chY' amo, e temo ,
Ed amando, e temendo auampo,e tremo.
SONETTO LXXXIX.
SE prato io veggio di bei fiori adorno ,
Antro, Colle,Campagna,ò Bofco, ò Rio
A te volgo il penfierTiriì ben mio ,
A te mio Sol con la memoria torno ;
E dico,ò per me lieto,e chiaro giorno
S'ei fatto al mio languir cortefe, e pio
Per compiacer Phonefto mio defio
Meco facefle qui dolce foggiorno .
Te chiamo ogn'hor, te, c'hò nel cor'impreffo
Tirfi per far le voglie mie contente
De la beltà, che'n te tanto mi piacque.
Ma qual egro fon'io da febbre oppreflo ,
Che di fpegner defia la fete ardente,
E'nuan di chiara Fonte agogna l'acque.
SONETTO XC.
HOra che dolce tremolar le frondi
S'odono al mormorar d'aure foàui
Tù,che di quefto cor porti le chiaui
Ritorna ingrato,à che da me t'afeondi ?
A' miei ben furo i tuoi defir fecondi
Alhor,che meco fotto vn'Elce ftaui ;
E le guancie,e la bocca mi lodaui,
Gli occhi j le manijC i capei crefpi, e biondi •
G 4 Sol
r<?4
Sol c'era quefta fronte (pecchie*, e Colo
Quelto fenoprigion dolce, e gradica j
Ed hor crudel fuggi da me lontano .
Deh torna , e tempra il mi' angofeiofo duolo .
Tu, che fol darmi puoi foccorfo, e vita ,
Ch'ogn' altro aiuto e per me tardo , e vano .
Airilluitrifs.&: Ecccllentifs. Sig.
D. ALESSANDRO D' E S T E
prima, che foffe Cardinale.
SONETTO XCL
COn heroico flil , con puri inchioftri
Genero io Alessandro altri colori
Tue rare doti, e fé medefmo honori
Di te cantando , e'I tuo valor dimoftri .
Dica altri pur , che de Plnuidia i Moftri
Vinti, nafeono à te Palme, ed Allori ,
Ch'à te largo deflina i fuoi tefori
II Cielo-,ond'ecco già le Mitre, e gli Oftri.
Che fé dalunge io vò feorgendo il vero
Dirò, ch'andrai di sì gran fregi onufto ,
Che sì alto non poggia human penfìero ;
E s'egual la mercede al pregio altero
Hauer dei, forfè ancor fìa fpazio angufto
Del Mondo il giro al tuo deuuto Impero .
SONETTO XCII.
A la bella engion del pianger mio
Lontana refpirar fentendo il core
Homaì folle fperando ogni dolore ,
Ogni amaro pcniìer porre in oblìo
0*go-
Orgogliofa dicea, fpietato, e rio
Morèro di crudeltà, fender d'errore,
Pefte de l'Alme infìdiofo Amore
Fugato il Tempo ha pur tuo van desìo.
Aia qual lume talhor fé a pena fpento
Subitamente à fiamma s'auuicina
Torna al primiero (tato,e fi raccende .
Sì rauuiuarfi le mie fiamme io fento
Lampeggiando ver me quella diuina
Bellezza>che fi vaga ancor rifplende .
M A D. L.
CRudel fé perch'io mora
Ti parti ad hor',ad hora,à che poi riedi?
Ahi folle hor non t'auedi,
Che nel dolce ritorno
Di nouo in uita io torno ?
Se tìi vuoi,che la gioia,ò '1 duol mi /tempre,
O flamini appretto ingrato,ò lunge fempre.
M A D. LI.
*•/
I
O t'amo,e ti desìo ;
Ma fappi, ch'io non t'amo
Crudel, e non ti bramo
Perch'io mi viua amante
Del lufinghicro tuo vago fembiante.
Io t'amo perche 'n te viue il cor mio ;
E viuer non pofs'io fenza '1 mio core .
Dunque è desìo di vita ,
Ch'à ciò m'inuica, e non forza d'Amore.
MAD.
M A D R. LII.
NEI puro, e chiaro fpecchio
De la voftra beìtade
Non veggio alerò che doglia, e crudeltadc ;
Onde a trarmi le luci io m'apparecchio
Per non veder accolto
Il mio marcire in si leggiadro voko .
M A D R. LIIL
AMorofa mia Clori
Se ti rimembra vn bacio mi donarti
Lungo quello bel Rio tra quelli fiori;
£ s'io tacea giurarti ,
Che mille ancor me ne dare (li poi .
lo '1 tacqui , e'1 taccio , e s'io no'l fò palefc
Bell Ninfa , e corcefe
Perche non ferui i giuramenti tuoi ì
Baciami, che i tuo' baci
Fìen de la lingua mia nodi tenaci .
M A D R. LIIII.
VEzzof a pargoletta ,
Che la virtutc ancor del tuo bel' yiCo
Nonconofci, e non fai
Come dolce n'alletta
lituo foauerifo ,
Com'ardono i be' rai ,
Come'l crine, e la man lega, e (aetea ;
Se tanta a lo fpuntar de l'Oriente
Hai forza; hor qual l'haurai
Nel bel meriggio ardente ?
Alla
Alla Screnifs. Infante di Spagna
D. ISABELLA D'AVSTRIA.
SONETTO XCIIL
NT voi (piegò lue merauiglie altere
Serenifììma Donna amico il Ciclo,
Perch'alari fotto vn bel terreno velo
Ammiraflc di lui l'opra,e'l potere;
Ond'è, che maeftà, beità,fapere
Splendono in voi con sì mirabilzelo,
Che sfa trillar ne fan l'Alme di gielo ,
Ed infiammati d'amor l'eterne Sfere .
Vi miran lieti da' beati fcanni
Gli Ani famofi,erinouarfi interra
Per voi C a r l i ,e Filippi anco vedranno.
Trarrà telice il Belga in pace gli anni,
Ch'I sabell a, ed Alberto ogn'afpra guerra
Coi regio afpetto lor fugar potranno.
AL SERENISS. ARCIDVCA ALBERTO.
SONETTO XCiV.
DOpo l'hauer di gloriofe folle
Sparia pugnando altier l'augii fra fronte
Il magnanimo Alberto , e'I piano, e'1 monte
Scotio vincendo mille fquadre > e mille ,
Dopo l'hauer tante Cittadi,e Ville
Refe al giogo di Dio facili , e pronte
( Dille il Ciel ) non s'indugi ; homai formontc
Ne' Commi pregi il mio noueilo Achille •
Già
J $
Già lieto riportò la fpoglia d'oro
D'Efone il Figlio . hor vie più degne palme
Si conuengon di C h r. i s t o al buon guerriero.
Inuitco Tempre vincitor de l'Alme
Sia'n guerra, e'n pace e de l'Hifpano Hibero
Habbia felice il ììngolar teforo .
SONETTO CXV.
AL ma ftudia'l camin ; s'annotta nomai;
Vanne àluijche m'ancide, e'1 mio dolore
Narra piangendo humil ; che ibn ben lai
Preghi, pianti, e fofpir l'arme d'Amore.
Forfè, che ammollirai l'alpeftre core
Sì vago hor del mio mal ; forfè vedrai
Humidi al tuo languir que' dolci rai.
O di bella vittoria aitero honore.
Schiufe vedrem le fofpirate vie
Di deuutapietade. ecco 1' difecrno
Giuda mercede àie miferie mie .
Prendi uigor, confola il duolo interno.
Sforzar talhora il Gel lagrime pie ,
Ed ardente pregar placò l'Interno .
SONETTO XCVr.
O Nemico, ed ardito mio penfìero
Per te mi ftruggo, c'n cosi amare pene
Riuerenza,e timor fìa,che m'affrene ,
Che l'oggetto, ond'auampo è troppo altero .
Q^ual fenz'arme fé' tu forte guerriero ;
Merito non poflìedi ; ed haurai fpene
D'alte venture incauto? ah non conuiene
Segno diuino ad vn mortale arderò . .
Poco
Poco di fe\poco d'amor s'apprezza
Ricco telòr, quando Forcuna humi'le
Vien,ch'à nobil deiìr riera contenda ;
Ed ei,ciò ci confoli, e ci difenda ;
Ch'erger il volo a gloriola altezza
Imprei'a non rù mai d'animo vile .
SONETTO XCVII.
Or che del Cielo il più bel lume e fpento,
Echeroi'curanocceil Mondo adombra,
E i ibgni,ò veri,ò falfi in mezo à l'ombra
Scherzando van con palio e queto, e lento
Tu dormi ; &: io con dolorofo accenco
Piango il marcir, che la trift'alma ingombra;
Né lagrima,ò querela il pefo fgombra
Del grauiflimo mio fiero tormento;
E tu Tonno crudel, perche'l mio duolo
Non oda il Sol, ch'à fofpirar m'induce
L'udito col veder chiufo li tieni .
De le tenebre figlio hor fuggi à volo ,
Tu nemico de' rài puri, e lereni,
Come foggiorni entro sì chiara luce 2
SONETTO XCVIII.
MA dimmi tu de' miei penfier beatrice
Vaga mia Dea, come profondo è tanto
Il fonno in te,che : I mio dogliofo pianto
Non odi (ohimè) qual Fato il mi diidice ?
Già non dormon gli Dei ( quant'alcun dice.)
Diigombra dunque il tenebrofo manco ,
Che uela i tuo' bei lumi e'1 mefto canto
Aicolta ò del mio mal prima radice >
E poi
*°J
I J
E poi che ti formò Natura, e '1 Ciclo
Nouo Sol di lplendor, deh non ti fpiaccia
Fugar de l'ombre il tenebrofo velo .
Deh per pietà pria ch'io mi flrugga, e sfaccia
Nel centro de' martir , eh' a te non celo
Del mio grane dolor la notte fcaccia .
SONETTO XCIX.
Miche ftelle s'egli è ver , ch'Amore
V'affìgeiTe nel Ciel, fuggite nomai ,
E date loco a bei diurni rài ,
Sì che vescia Madonna il mio dolore .
Pietofa Luna, e tu, ch'ardente al core
Pur fenti acuto ftrale,e 'ntendi, e fai
Per lunga prona gli amorofi guài
Piegati àquefto, ch'io diftillo humore .
Mouati ò Cinthia quel defìr conforme ,
Che '1 fen ne punge ; tu paftor dormente
Ami, ed ammiri, &: io Donna , che dorme .
In quello cangia Amor tra noi lue tempre ,
Che cu l'amato Endimion fouente
Baci , e di baci io fon digiun mai fempre .
SONETTO C.
MA (laflo) ch'io vinto dal duol vaneggio.
A che prego,à che piango, perche ì lumi,
Che fan de' miei sì dolorali fiumi
S'aprano ? ohimè , che la mia morte chieggio /
O mio (folto deiir io ben m'auueggio ,
Che non fai di quegli occhi anco i coftumi ;
Onde'ncauto nel male il ben prefumi .
Fora aperti vedergli il noflro peggio .
Se
I II
Ss le fred d'ombre de la notte ofeura
Non temprafler l'ardor, che 'n me difTerra,
Quel guardo : arderia già mio fragil velo .
Così fé '1 Verno con le neui, c'1 gielo
Non temprali^ ( qual Tuoi ) l'eftiua arfura
Inuciipolue diuerrià la terra .
Al Chriftianifs. Rè di Francia
H E N K I C O Q_V ARTO.
Con la fortezza ac^uiflurjl l'immortalità.
Canzonetta Morale VII.
FRenò l'hore fugaci , e del gran Mondo
Gioue gli ordini ruppe j al Sol impofe a
Che le faci del dì tenelTe afeofe
Legando Eto, e Piroo nel Mar profondo.
Efpero , che '1 mattin fuol cangiar nome
Tardò '1 paflb; onde fur congiunte in vna
Tre notti j e vide àiuo piacerla Luna
Del fuo vago il bel vifo, e l'auree chiome i
D'aprir fue rofe in Ciel moftrò l'Aurora
Segno; ma Gioue al fuo defir contefe ;
Ond'ella poi, che l'alto cenno intefe
Feo col vecchio Titon meda dimora «
Sentì l'Orto, e l'Occafo il nafeimento
Del forte Alcide, il cui fouran valore
Per hauer d'ogni Moftro altero honore
Non potèa d'vna notte efler contento .
Nacque il fanciul fuperbo, e con famofa
Forza (benché nafeente) in terra gli angui
Dì-
Ili
Diftcfe con la man tenera esangui
Sprezzando l'ira di Giunon gelofa .
Crebbe l'età, crebbe '1 valor con gli anni :
Onde quanto d'orribile la Terra
Hauea ; benché s'armafTe adafpra guerra
Spiegò inuan conerà lui d'orgoglio i vanni.
Le 'ngorde fauci à guiia d'antro aperfe
(Memoria ìlluitxede l'antica feiua )
A l'iraconda gcnerofa belua
Del cui vello indi gli homcri coperfe .
Domò la Cerua, e'1 botto d'Ermanto
Purgò da l'ira del Cinghiale ardente ;
Non fu Acheloo di contrattar polente,
E 'nuan muggìo lòtto ferino manto .
Gli ftinfalidi augei traffiffe ; e '1 torte
Cacco, e '1 gran figlio de la Terra cftinfe ,
E con la man, che tanti Moftri vinfe
I triformi tratei conduffe a morte.
Innanzi à i crudi altari vecife l'empio
Bufiri; in cibo a' propri Tuoi deftrieri
Die '1 crudo Trace; tolfe i pregi alteri
AI Termodonte con. heroico esempio ."
TrafTe lo frigio Cane al chiaro giorno
Di Pluto à fcherno ; le feconde tede
Del Drago Tempre rinascenti, e'n feftc
Per lui morir cinte di fiamma intorno .
Sotto lalcorta Tua Troia cadeo ;
De' ricchi pomi fpogliù l'horto altero ,
Che'l vigile cultode ancorché fiero
Vibrando fiamme al Tuo valor cedèo. 1
Perche pofalle Atlante al fin foppofe
Gli homeri al Ciel, dou'acquiftò la fede
Hono-
Memorata ve gìuftifsima mercede
Di prone memorande,e gloriofe.
Tant'hà forza il valor; ond'io dilcerno.
Famofo Henrjco la tua egregia fpacia
Tra gli alti alberghi aprirli horrfai la ftrada
Fatta di chiare fìellc vn legno eterno.
AL SE RE NI SS. RANVCCIO
Duca di Parma , &c.
SONETTO CI.
Q Val m'agita Furor j qua! ne la mente
Mi ragiona penfìer? quai voci afcolto
Sonar per l'aria ? quanto ihiìeme accolto
Scorgo valor ? qual veggio Heroe poITente?
Veggio guerrier d'alta virtute ardente
Di luce il Mondo ornar mentre difciolto
Da baiTe cure ha fol l'animo volto
Là ve trattar d'arme,e di gloria fente .
Quelli èRANvccio del cui Teme (dice
La dotta Vrania ) in breue aitri vfeiranno
Magni AleITandri,cd altri Ottaui Augufti.
O fortunato Duce, ò te felice ,
I cui gran figlie trionfanti, e giufti
Di nono il fren de l'Vniuerfo hauranno ."
SONETTO CIL
;
QVì doue rifplendèan Teatri,e Scene
D'argento,e d'or,quì doue trionfàro
** Heroi sì degni, il Villanello auaro
Moue l'aratro, e'1 gregge a pafeer viene .
H D'op-
■:.>-
774
D'opporfi al Tempo ( ahi) di che nana fpene
1 Temp?,e gli Archi à quell'età s'armàro :
Ecco al gran Tebro i marmi , onde s'ornare»
Lecco fanno disfacci hoggi in arene .
Tacco il crude! col ruginoib dente
Frange, ed ancor la mortai melTe in nerba
Con Tua falce letal miete repente.
Ne le mine tue Romafuperba
Ciò ben leggo io; ma s'ei tanto è pofTente i
A che l'alpro mio duol non disacerba?
Alla Illuflrifs.&EccelIentifs. Sig.
D. MARF1SA D' E S T E CIBO.
Marchefana di Mafia x dee.
SONETTO CHI.
VA godi preda vrt Pefcator fedèa
Soura vno (coglio; e'icibo infidiofo
Turbando a' pefei il dolce lor ripotb
Da la tremula Tua canna pendèa *
Quand'ecco Amor, che di desìr ardca
Di noni fcherzi,fotto l'onde afeofo
Prendendo l'hamo, il pekator gioiofo
Di piacer falfo il lurìnghier rendéa.
Lo Teorie intanto la gran Dea del Mare,,
E dille, ah parti Amor, che s'anco vn poco-
Soggiorni,arder vedrafsi il Regno mio.
Ed egli. non temer ; perche quand'io
Qui venni,entro le luci honefte, e chiare
DiMarfisa lafciai tutto'! mio foco.
SONETTO CU IL
TRahendo i giorni in feri afpri lamenti
Milero T mi viuèa fuor di iperanza^
Ne
Ne di chieder pietate hauèa baldanza ,
Non che giufta mercé de' miei tormenti.
Quando a me volta con pietou* accenti
Ditte Madonna fotto humil (embianza :
Hor che'l tuo duolo ogn'alcro duolo auanza
Temp'è di far' i tuoi defir contenti .
Mendace ella sì dilfe ; e nel penfìcro
Altro chiudèa, perche' n perpetuo affanno
Viuefsi esempio d'infelice amore.
O memorando lu(ìnghiero inganno .
Hor veggio (laflb) come ancide vn core
Falla gioia non men,che dolor vero.
SONETTO CV.
DOu'é la vita mia,ch'à me non torna ?
Dou'è colei, ch'à lagrimar m'induce?
Ahi forfè vuol quell'amorofa luce,
Ch'à me s'annotti,quando altrui s'aggiorna ?
Doue l'anima mia lieta foggiorna
Chi per pietade Amanti hor mi conduce ?
Ma itella forie ella fiammeggia, e luce,
E più uaga del Sol le Sfere adorna .
EfTer non può; che fé da noi partita
FofTe Madonna, haurìa veloce , e prefta
Lafciato ancor quell'alma il fragil uelo ;
E s'al primo fuo albergo ella fois'ita
La Terra fi vedrìa languida y e metta,
h vie più lieto,e più ridente il Cielo .
SCHERZO VII.
DEh girate
Luci amate
Pietofetto quel bel guardo:
Che mi fugge ;
H z Che
Ile
Che mi ftrugge ;
Onde'n vnm'agghiaccio,ed ardo.
O pupille, ,
Che tranquille ,
Serenate l'aria intorno:
Sara mai ,
Che i be' rai
Faccian lieto vn mio fol giorno ?
Dolce (cocchi
Da quegli occhi )
Più del Sol vaghi, ed ardenti
Pio (plendore,
Cheriftore .;• < :
Care luci i miei tormenti «
Deh fiammeggi, ■ ; ;
Deh lampeggi
In quel labro vn dolce rjfo ;
In quel labro I
Di cinabro,
Che m'ha '1 cor dal fen diuifo . ,
Amorofa
Graziofa j.:ij ■ u 'j :
Di rubini colorirà
Tocca il vento j , ,,;
D'vn'accento 3
Bocca ; ond'efea /amia vit,a*
Se v'aprite, . , / d
Se (coprite . / Q S &
Belle ro(*e amate, e care
Voftre perle ,
A vederle :cr r,u .
*■'
-
■
V
r-.
Riderà la Terra, e'1 Mare . ;
ini
i H Non
H7
Non (I m'eglii
A mici prieghi
Per pietà giuda mercede ."
(Ahi) languire,
( Ahi) perire
Deue amando tanca fede ì
Nò ? ch'io feerno
Al gouerno
Di quei chiari honefti lumi
Amor vero ;
Per cui {pero
Pria gioir, eh' i' mi confinili .
Nò , che dice
La beatrice
Bocca, ou'hor le Grazie (tanno y
Haurai, taci
Mille baci
Degno premio à tanto affanno .
AL SI G. GHERARDO BORGOGNA
Instabilità delle co/e humxnts.
Canzonetta Morale Vili-
TAlhor veduto ho sì turbarli il Cielo ,
Ch'io temei non di Pirra il tempo ancora
Tom alfe, quando de le nubi fuora
Spuntando il Sol foggio l'ofcuro velo ;
E (corto ho ancor gonfio d'orgoglio il Mare
Minacciar morte,e poi l'humide ciglia
Tranquillarsi , che fua muta famiglia
Pocèali annouerar per fonde chiare .
H } Quefti
li*
Quefti vari,ed infbbili accidenti
Moftran Borgogni pur,che'l mal , c'I bene
Loco Ci dan , ma fon maggior le pene ,
Ma fon gli affanni al dipartir più lenti.
Qjegli,ch'a i Medi,à gli Indi , à 1 Parchi diede
f error ibuente,ancor fouente il peteo
Grauò,meno d'acciar,che di iofpetto;
Poiché Fortuna vnquà non ferba fede .
Però chi fplende per fublime altezza ,
Che'n mano e l'altrui vita, e l'altrui morte
Softien; deh non l'inganni amica iorte.
Fugge qual lampo il rafto,e l'alterezza .
Se'l minor di lui teme, à lui minaccia
Pofcia il maggior, qual Regno in terra fpande,
O qual Impero il Tuo potersi grande ,
Ch'altro Impero maggior temer noi faccia ?
Quel giorno, eh ci ridente honora tanto ,
Che l'haue tra Corone, e feettri auuolto
Girando il Sol l'obliqua faida, ( ahi ftolto)
Al Tuo ritorno trouerallo in pianto .
Non vuol il Ciel,che Tempre vn vifo fleflb
L'huom ferbi; ond'è che i giorni atn,e fereni
Hora d'angofce,&: hor di gioia pieni
AlSeruo,alRè ftanno egualmente apprelfo.
E chi Borgogni mio ne l'infelice
Mondo fu sì beato,che partendo
11 Sol potette dir del Gange vfeendo
Qual mi lalciò mi trouerà felice ?
AI
*i9
AL SIG. OTTAVIO RINVCCINI.
Che Marau'tgliojà è lafor^a della Poejtau*
Canzonetta Morale I X.
OVe tra vaghi fior nafcofto è l'Angue
Pafla Euridice,e'l fuggitalo piede
L'empio col dente vencnofo fiede:
E tanto è'1 duol, ch'ella ne cade esangue .
Tofto,clvOrfeo l'inafpettata morte
Di lci,ch'amaua sì mifero intende,
D'angofcia colmo,e di pietà , difcendc
De l'empia Dite a le dannate porte .
Per la negra palude horrida barca
Piena gli appardi lagrimofò ftuolo
D'alme infelici,e Nocchier vecchiojeiolo,
Che'l pelago internai fecuro varca.
E latrar con più gole il Can trifronte
Ode,cui fiera tema il petto affale
Vifto tra morti huom viuo. a nono male
(Par dica) haurà per me quei le man pronte.
Con maeftà terribile difcopre
Pluto feder de l'atra Reggia in mezo,
Che tomo mira nel folfureo lezo
Color,che pari hanno le pene a l'opre .
Hor s'arfìfa à i Ccn:auri,cd hor le ciglia
Drizza a colei,che va con l'altre Suore
Di noftra Immanità filando l'hore,
E tutta mira al fin l'empia famiglia.
I negri Spirti de la notte ofcura
Stupidi ftanno,e faper brama ogn'vno,
E più 'I gran Ré di lagrime digiuno
Querelle l'ardito giouene procura .
H 4 Poi-
129
Poiché i tant'occhi nomai del cicco Regno
Vede a sé volli Orfeo, tende le corde
Perche l'acuto al gràue non difeorde ,
Indi a la poppa manca appoggia il legno .
Marita al fiion la voce; e'1 grane affanno
Rimbomba dolce sì per le latebre
D'AbifTo,ch'egli trahe da le palpebre
Il pianto à quei, che lagrimar non fanno.'
In quefti muti campi il palio errante
(Dille ) noucllo Alcide a' danni vortri
Non mou 'io già, tra quefti ofeuri chioftri
D'Euridice mi tragge il bel fembiante .
Deh s'amaftegiamai tartarei Numi,
La fofpirata moglie hor mi rendete ,
O me pur,ch'io la veggia ancor tenete ;
Che potran qui bearmi i fuo' bei lumi .
Refpirar da l'incarco de' tormenti
L'alme,e col molle canto il duro Fato
Ruppe, ed ottenne il caro pegno amato
Molle à pietà le difpietate genti .
Con legge tal, che non fi volga a dietro,
Fin ch'ai Regno de' viui ei non ardue .
Se guarda à tergo empio voler preferiue ,
Che la Ninfa ritorni al lago tetro.
Sì del grembo di morte ei traile mora
Il fuo tclbr; ma poi,ch'à dietro volfe
Lo fguardo; il Deftin crudo à lui lo tolfe l
Ahi vero amor non sa pacir dimora .
Ma le cotanto òRinvccini impetra
Mula gentil, quai grazie vfeir vegg'io
Da la tamofa tua vergine Clio ,
C'hor vince ogn'alma 3 cd ogni felce fpetra ?
Al
Ili
Al molto Uluftrc Signor
GIROLAMO BISACCIONE.
La mi feri a humana ejfir commune à tutti .
Canzonetta morale X.
Rane di doppio pefo il dorfo ondofo
Preme l'aureo Monton del Mar infido;
E mentre Frifo ei trahe (ecuro al lido
Helle rimati nel pelago fpumofo .
Piange il fanciul la mifera Torcila ,
Che dà con la Tua morte à l'onde il nome ;
Poi frena il duolo, e fi rallegra come
Sj vede fuor del'afpra,e ria procella.
D-mcalion con ciglio aiciutto mira ,
E la fida conforte l' Vniuerfo
Da Tonda vltrice homai tutto fommerfo ,
Poi ch'effi hanno dei Gel fuggita l'ira .
Hor cìijch'amMtto sì tuo Fato piagni
Dicendo lalTo me,qual foni qu al fui?
Volgi la mente à le fuenture altrui,
E vedrai quanti hai nel dolor compagni.
Vedi quel legno tu dai flutti abforto
De l'Oceàn,vedi le merci erranti,
E come à gran fatica i Natii ganti
Già graui d'or giungono ignudi al- porto .
Mira colui,che'n duro career lingue,
O quel cui fiume irato allaga 1 campi,
Od altro,à cui tutto l'albergo auampi,
O quel , che piange vnico tìglio effangue .'
Deh
Ili
Deh mira quelli, cui furor di Marte
Lunge difcaccia dal natio terreno ,
O trahe cinti di ferro à gli empi in fcno
C'han del Mondo ( dia colpa) hor sì gran parte .
Alhor per te medefmo i pianti amari
Rafciughcrai, alhor fien dolci i mali .
Tu i ricchi, tu i felici da' mortali
Togli e fien gli altri à la tua Torte pari .
Dolce è '1 lagnarti alhor, che ne i lamenti
Conforti habbiam,e quei, ch'allegro il volto
Altrui non vede alhor, che'n pene auuolto
Si feorge, chiama i fuoì defir contenti.
Ma tìi iamofo Bisaccion, che tanto
Intendile fai, col tuo fauer profondo
M'acquifta fèj che de g\i affanni il pondo
Serba la gioia; ed e nel rifo il pianto.
Di tiì, che quei , che più di gemme fplcnde
Talhorfi duol; ch'alterna il mal, e'1 bene
Il Ciel. che qLiel,che più beato huom tiene
Con la Fortuna fua fpeflb contende .
SONETTO CVL
ITT Onor de' miei fofpir, luci ferene,
—■ 4 Ch'ancor da lunge il icn m'ardete . quando
JL Fia,che l'auido /guardo in uoi girando
Soauemente ogni mia doglia affrene 3
Celefti rài s'unquà da uoi mi uiene
Merce di quel dolor, che lagrimando
L'alma fo'ben. farà diletto amando ,
Che pareggi il piacer de le mie pene ?
Folle che fpcro ? ohimè benché ui piaccia
Far l'honefte mie uoglie un giorno liete
Come potrò gioir fé non ho core?
Deh
1*3
Deh s'auuìen mai, ch'Amor giunger mi faccia
Là ve Febo ha per voi luce maggiore
Almen per breue ipazio il mi rendete .
SONETTO CVIL
PErche m'afeondi l'vno , e l'altro fole
O più d'ogn'altro difpietato , e rio ?
Ah perche non m'afcolti ? hor brami , ch'io
Veggia del viuer mio l'vltimo Sole ?
Non odi, ch'ai mioduol fi lagna, e duole
Ogn'Antro,e piangon l'herbe al pianto mio ì
Sdegnerai crudo quefte , c'hor t'inuio
Non fenza alti fofpir rofe, e viole ?
Animo fiero tu più tolto brami
Seguir de l' Appennin l'iniane belue ,
Che gradir me del vago tuo fembiante .
Dehlafcia anima mia l'ombre, e lefelue
Sì, ch'io non viuaiconlolata amante ;
O m'vccidi, ò m'infegna , ond'io difami .■
In morte della molto Illuft. Sig.
LAVRA GVIDICCIONI LVCCHESINL
C A N Z. II IL
Lma, ch'ai Ò'el falita
In dubbio hai pollo il Mondo
Qjal foife in te maggior fenno, ò beltade
Porgi, deh porgi aita
Al mio dolor protondo .
Da quelle ou'hor ti ftai fante contrade
Sfauilla per piecade
Vn
Vn chiarifsimo roggio ;
Sì che del Mondo impuro
Sgombrandomi Polcuro
Velo, m'apra del Cicl Palco viaggio ;
Onde beata vn giorno
Riueggia il tuo bel crin di (Ielle adorno ]
Haurà ben fin la guerra
Alhor de' miei fofpiri
S'auuerrà,ch'io ritroui in Ciel quel bene,
Ch'i' perdei ( lafia) in terra .
O beati martiri,
Se Perfetto gentil d'amica fpenc
Sarà mai, che u'arrVene .
Chiudami gli occhi Morte,
S'aprir mi deue il Fato
L'almo Tentier beato ,
Ch'altrui conduce a la fuperna Corte .
Hor giunga il fin di quella
Vita, le tal principio a me s'appretta .
C Laura mia quel Lauro ,
Da cui prcndelti il nome ,
Chebbe già da tuoi verfi honor cotanto
Qual haurà più reftauro?
Perch'ei cinga le chiome
Di Poeti,e d'Heroinonfidia uanto,
Che la porpora, e'1 canto,
E di quelli, e di quefti
Quella gloria gì dia ,
Che già tu Laura mia
Col nome, e con la cetra aurea gli dcfti .
Eccoci già 1 angue, e perde
Da ce lontano,e le fue frondi, e'1 verde.
Il
JZf
Il tuo dilecco Spofo
Anch'ei perduto ha (lalTo)
Di Tua vica morcal 1 nore tranquille .
Al ciglio lagrimofo
Sembra vn'immobil (affo ,
Che duo Fonci di lagrime diftille j
Ne però le fauillc ,
Che 'n le racchiude il petto
Scemar potino l'ardore ;
Che quando altri nel core
Porta di cado foco nonetto affetto
Viue l'incendio* e dura
Quand'ancor chi l'accefe e terra ofeura.
Souente lagrimonUo
La Tua Cuentura ei dice ,
Cara del viuer mio fida compagna
Laiìbme ; laiTo quando
Sarò teco felice,
E di lagrime pure il volto bagna.
Così s'arHige, e lagna ;
E vie più crefee il duolo,
Perche 'n angofee tante
Non bà '1 liniero amante
Per temprar carni affanni "vn piacer folo ;
Ed eftrema è la dogliav 1 '
Che di fpeme , e conforto empia me fpoglia .'
E chi può nel confine
Frenar de la ragione
Alma beata ,'thedal Ciel m'afcolti
Vn dolor fenza fine ?
Ne 1* angufta prigione
Del cor fon troppi danni infieme accolti.
■ r-
Ala-
11 +
A lagrimat fon volti
Homai tutti i mortali ;
Ma ben che vn largo fonte
Verfì ogn'huom da la fronte
Le lagrime non vanno al duolo eguali ;
Né baila bum ano accento
A sfogar quell'interno afpro tormento .
Qui chìufo pofa ò Viator gentile
Di L a v r a il nobil velo
Sparla ih terra e la fama > e l'Alma è *n Cielo .
2\V mede fimo /oggetto .
SONETTO CVIII.
QVanti trofei già d'arme vaga , e quanti
Guerrier toglierti à noi d'alto valore
^O Morte?e quanti al bel Regno d'Amore
Fiera inuolafti pellegrini Amanti ?
Talhor gemme predalli, e regi manti ,
Incenderli Città vaga d'ardore ,
Bramofa poi di lagrimofo humorc
Di mille occhi beueili i larghi pianti ;
Chi la ftrage , c'hai fatta di beltade
Sperando d'abbellirti dir potrebbe ,
E de i cari à le Mufe illuìlri ingegni ?
E vaga pur di fregi alteri, e degni
Vn Lauro haillielto à quella noftra etade,
Che Te/Taglia, ne Sorga vn tal non hebbe .
Nel-
—
22f
T^e/lìSiffa occafont^*
M A D. LV.
TRà quelli duri fa (fi
Laura, che canto amai,
Laura mia , ch'amo ancor rinchiufa ftafli .
Tu Viacor , che pad!
Qui le più degne Dee veder potrai ,
Che tutte infìeme accolte
Piangono l'honorate olla fepolte .
Sol la diua beltà mirar non puoi ,
Che l'eco Laura mia la tolfe a noi .
Nella medefma cagione.
Centone L tutto de' verfi del Petrarca
CHi pensò mai veder far terra ofeura
Due rofe frefche , e colte ìli Paradifo ,
Che dai Mondo m'hauean tutto dmifo
Dolcemente obliando ogn'alcracura ì
Qualhor veggio cangiata ma figura >
E '1 lampeggiar de l'angelico rifa
Piouommi amare lagrime dal vifo *
Ahi nulPaltro, che pianto al Mondo dura-
Quella» che fu. mia Donna al Cielo è gita
Tal fu mia ftelia , e tal mia cruda forte
Per far me fteflb à me più graue (alma*
A l'vltimo bifogno ò mifer' Alma.
E l'aura mia vital da me partita ->
Né contra Morte l'pero altro, che Morte ..
So-
7 2tf
Sopra'l Sepolcro del Signor
CAVAGLIER . G I O. BOLOGNA-
SONETTO C I X.
a Vedi auuiuando i duri bronzi, e i marmi
Spirito diede lor fembiantc al vero ,
E fudando al mirabil magiftero
Schiuò del Tempo ingiurioio l'armi ; .
Però Febo à la Cetra illustri carmi
Accordi homai foura'l Sepolcro altero ;
E la macera Inuidia il rio penderò
Cansù e di flrali di velendifarmi .
A ce pietofo peregri n , che pad!
Lagrime non G chieggon ,nè fòfpiri.
Tal cura ei diede à' iuoi viuaci falli .
Ma fol, che la bell'opra intento ammiri
Di lui, che 'n grembo \ la virtute ftaffi
Cinto di gloria tra' celefti giri .
Sopra'l cauallo fatto dall'ifteiTo in Firenze .
M A D R. LVI.
Enerofo dcftriero
O Viator fon' io
S'hai di laperdefio;
S'io fon' ò fìnto , ò vero
Opra tu, che'l gran Duce,il gran Guerriero
Ch'io foftengo fu'l dorfo
Mi fproni,e rateo arfretterommi al corfo .
Sopra
G
Sopra'I medefimo c.nullo.
MADR. LVII.
TV, che vai riguardando a parte, à parte
Del mio Fabro eccellente
In me Io 'ngegno , e l'arte ,
Sappi, che fé volca la man prudente
Correr nei larghi campi mi vedrefb',
Il nitrito vdirefti,
E del mio Cauaglicro il fuon de l'armi ;
Ma né voce, ne moto, ei volle darmi.
SONETTO CX.
CHe pen(ì,ò che vaneggi Anima ftolta ■
Scaccia l'egro defio,te {tefìa affretta:
In qual cinger ti vuoi noua catena,
Mentre vedi l'antica à pena fciolta :
Chi t'ha del mal la rimembranza tolta
Cicca di nouo? òqual follìa ti mena?
Amor di dolce fallo amara pena
A qual pur t'haue precipizio volta?
Dirai,che poco offende Amor nafeente ,
Si come poco il giouenetto raggio
Scalda del Sol,che fpunta in Oriente .
Ah come il vedrai torto Alma dolente
Ad onta noftra , ed a perpetuo oltraggio
Fard tiranno altier, grande, e poflente.
SONETTO CXI.
/~\ Velia , che ne' voftr'occhi fiamma io feerfi
V,^ I miei fenfl rapì sì dolce, ch'io
^^^^ Ogni affanno d'amor pofto in oblìo
A l'amato feren l'anima offerii .
Ogni chiufo penfler quindi v'aperfl ,
Inuocai nel mio canto Euterpe, e Clio ,
I Perche
13*
Perche'l voftro bel volto, c'1 deflr mio
ViuefTe eterno ne 1 miei dolci verfì ;
Ma ben s'intepidì. l'ardor repente,
Anzi fi feo tutto dì ghiaccio il core ,
Qnand'io m'accorfi pur del voftro orgoglio .
O più che bella altera à voi mi toglio .
S'altri fia mai,che v'ami habbiatc in mente,
Ch'odio diuenta difprezzato amore.
SONETTO CXII.
NEI bel,che'n te moftrommi il Gel fondai
Qual Pianta le radici del cor mio ,
E l'amorofo in me crebbe desìo
Mentre lieta di fpeme io verdeggiai .
Da terra quindi al Ciel poggiar penfai ,
Ma di tua crudeltà vent'afpro, e rio
Seccò le frondi>e fuelfe l'arbor, ch'io
Non vidi pofeia rinuerdir giamai ;
E poi che per fiorir non haueàn loco
Di nouo ancor de la mia pianta i rami
Al mio tolle desìo troncai le piume .
Sarà chi lenza fpeme^e ferua,ed ami ?
Chi vide mai fenz'onda correr fiume >
O pur fenz'efea mantenerti il foco>
Al Chriftianifs. Rè di Francia
H E N R I C O QJT ARTO.
SONETTO CXIII.
'Auuerrà mai,che di tamburi,e d'armi
Rumor non s'oda, ò di guerrier tormento ì
Ne la bellica tromba animi il vento >
E Marte contra te d'ira non s'armi
Gran
S
131
Gran Cesare de' F r a n c h i, veder parmi
Vie più d'vn cigno à celebrarci intento ;
E perche il nome tuo mai non ila fpento
Segnar il veggio in noui bronzi,e'n marmi.
E dritto e ben,ch'altri cantando icriua
Del tuo valor^perche {'piegando l'ale
Securo patti à ia futura etate ;
Che non pon contrattar l'opre honorate
Col Tempore fcriuendo huom non le auuiua.
Ma qual fia penna à la tua fpada eguale?
SONETTO CXIIII.
PErche Nifa mioben,perche mia vita
Ti moftri contra me cotanto altera ?
Perche pur nieghi ah più d'ogn' altra fera
Al sì grane mio duol picciola aita ?
Forfè perche la guancia colorita
In cui iìorifce, e ride Primauera
T'empie di fatto? ò liniera, ch'à fera
La gloria del mattin vedrai fparita .
Se credi perche Zefiro ne i campì
Detta dopo le brine i vaghi fiorì
Debba dettargli ancor nel tuo bel volto ,
Semplicetta t'inganni -, es'hor m'auuampi,
Quando'l tuo bello fia dal verno accolto
Agghiaccieran con luì del cor ^li ardori .
SONETTO C X V.
SOn pur note di Tirfì. ci pur di Fille
Qui fegnò'l nome, qui pur dice Amore
M'arderà fempre per te Filli il core ,
Io ciò pur leggo in mille piante, e mille .
Ed hor uerfadi pianto amare (lille
Per altra Ninfa,ed hor l'empio Paftore
I i Al
r\#8
Al dolce fuflurrar di placid'ore
Canta la bella Tua cruda Àmarille .
Sì dicca Filli, e sì la doglia acerba
In lei potxo;che d'vn fudor gelato
Tutta cofperfa cadde in grembo a l'herba ;
Poi vinta dal furor fi luelfe il crine >
Squarcioffi il pctto,e cominciò,fingrato .
Ma non feguì, che'l duolo al dir die fine .
SONETTO CXVI.
Eh c'hò cercato inuano homai tutt'hoggi
Il mio Tiriì,il mio ben, l'anima mia ;
Ne Fortuna per l'orme Tue m'inuia ,
Ond'èjche'nuano hor io difeenda, hor poggi.
Inicgn atemer uoi campagne, e poggi ;
Poich'e 5 non torna a aie come iolìa
Mifera,e lenza lui icmbra,chY (la
Qual vite,che non haue onde s'appoggi.
Forfè prende gli augei tra verdi rami? *
O per feguir le fere i cani aduna ?
O pur dolce ombra à ripofar l'inulta?
Ripotl,e dorma pur; ma non fìa alcuna
Ninfa per mio dolor cotanto ardita ,
Che d al fonno co' baci lo richia m i .
M A D R. LVIII.
Or che Nerina mia
Stende la bianca mano ,
E quel vermiglio fior coglier desia ,
Amor fé mai ti mode prego humano
Cangiami quefta forma ,
E'n
*3J
E'n quel fior mi trasforma;
Onde la man,che m'ha l'alma ferita
Mi fuelga ancor la vita .
M ADR. LIX.
PErche Nifida (prezza
Per naturai fierezza
D'Amor l'alta portanza ;
£i, che di vendicarti ha fol desio
Vedendo la di lei uera fembianza
Scolpita nel cor mio
Sdegnato la faetta; e non s'auede,
Che di noue ferite il mio cor fiede .
SONETTO CXVII.
a Vegli , onde l'alma e già da me diuifa,"
Per cui verfo ad ogn'hor lagrime tante,
Che fatto è fol di hi a bellezza amante
M'ha pur (ohimè) perche l'adoro ancifa,
In mezo vn bofeo four'vn tronco artìfa
Sparfo di morte il languido fembiante
Con le Fere parlando^ e con le Piante
Dicèa piangendo,e fofpirando Nifa .
Ahi quando al nobil volto aperfi il petto
Mille giunfermi al cor pungenti (pine,
Onde gli affanni miei non hai) mai pofa.
O di dolce principio amaro fine*.
Ma chi perniato haurìa,che crudo effetto
Piouer deuerte in noi ftella pietofa ?
SONETTO CXVIII.
POiche fin qui tra noi partimmo il bene ^
Che'l Ciel ne diè,prendiamo Alcone in pace
Se giro empio di (Ielle hor fi compiace
Che non men del gioir partiam le pene.
Non tempre aiuiien,che irato il Ciel balene ,
E da lui feenda mgiuriofa Face j
Non Tempre r.l Fato acerbo altri foggiace,
Né l'auuerfa Fortuna vn loco tiene.
Forfè auuerrà, che vn giorno il cor refpiri
Tra tante doglie, e piìì benigna forte
Imponga tregua a' noftri egri martiri -,
E quando altro non fia,che ne conforte
So pur,che finirà tanti fofpiri
Con vn breuc fofpiro al fin la Morte .
Seftina. I L
A Ante frondi non hanle verdi chiome
Di quelle piante in quella opaca telila,
Ne tante (Ielle ha la più chiara notte
Quant ; ia lagrime fpargo. il fan quell'onde,
Che più veloce il pie mouono al co rio,
E tu pur anco il vedi ò bianca Luna»
Sempr'io mifera a 1 raggi de la Luna
Men' vò piangendo con incolte chiome .
Al fuon de' miei fofpir fermano il corfo
I Riui, e tace ogni più folta felua ;
Ne mai del pianto mio s^cquetan l'onde
O fugga il giorno, ò fliafi in mar la notte *
Parte ben ( lafla me ) parte la notte ,
E le Stelle fparifcono,e la Limai
Ma non reftano ( ohimè ) di piouer l'onde
Da gli occhi Manchi . ahi pria de le me chiome
Vedrò sfrondare à mezo Aprii la Selua ,
Che de le pene mie fi muti il corfo .
Palfato ho di mia vita lì più bel corto
Seguendoti crudele, e giorno, e notte
Di
13S
Di Valle in Valle, e d'vna in altra Selua .
O ce felice, ò fortunata Luna ,
Che del tuo vago Endimion le chiome
Ogn'hor vagheggi al mormorar de l'onde .
Chi del Mar folca le volubiT onde
Ripofa lieto dopo vn lungo cor(ò.
La Tetra hor bianche., hor verdi ha le fue chiome.
Segue giorno fereno ofeura notte .
Ma fempr'io mcfta'al Sole,ed a la Luna
Scommi, ò verdeggilo sfrondi^ la Selua.
Schianta i tuo' rami homai frondofa Selua ,
Torcete a dietro il pafTo ò mobilonde ,
Nieghi la luce fua Febo a la Luna
Mentre fi afpro è di mia vita 1 ! corfo ,
E'1 Cielo ingombri vna perpetua notte
Ne del Sol mai per me fplendan le chiome.
Chiome d'oro vedrai prima à la Selua ,
Senza Stelle la notte, e'1 Mar fenz'onde,
Ch'ai mio corfo benigni ò Sole,ò Luna.
M A D. LX.
C
Vftode inuidiofo
De la bocca di Siluia e fatto Amore,
Anzi amante gelofo .
Io'l sòjch'ardito corfì a quelle rofe
Ou'ei fé ftefTo afeofe ;
E nel libar quel sì foaue humore
QuafiApeil crudo mitrafmTeilcoreJ
I 4 MaD.
*9*
M A D. LXI.
D'Vn'amorofofoco
Àrfi quand'io ci vidi ò bella Nifa »
E creice in me l'incendio a poco, à poco
In quell'ifteila guila ,
Che'n ce crefee bellczza,e leggiadria.
Adunque ò Nifa mia
Non crefeer più in belta,s'al fin non vuoi
Cenere farmi innanzi à gli occhi cuoi .
M A D. LXII.
STandomi à pie d'vn'Orno
Vidi la bella mia leggiadra CJori
In vn praco di fiori ,
Che per fartene adorno
E l'aureo crinc,e'i delicato feno
N'hauèa già'l grembo pieno;
Ma dir già non faprei
Se la mano di lei più ne toghèa ,
O fe'l pie vago più ne producca .
M A D. L'XIII.
L
Vogo vn fiorito colle .
Io me ne già cancando ,
E licca ( ò mia fciocchezza )
Godèa di quella mia frale bellezza ;
Quando fra l'herba molle
Vidi languir vn fiore
Pnuo del Tuo vical gradito humorej r
E conobbi, che cale
Era beltà mortale .
1 Air-
Airilluftrifs. & ReuerendiTs. SigJ
CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO
SONETTO CXIX.
CHi Delio 'i chiama , e chi nomarlo mole
Paftor d'Anrrifo,chi dacor del giorno,
Cai de gli orbi eelefti il lume adorno ,
E pur (empre é l'ifteflb amico Sole ;
E Te nube talhor contraria vuole
Far a' bei raggi temerario feorno
Ei difaombrando il tetro horrore intorno
Moftra pur fue bellezze altere, e fole ;
Così 1 nome cangiar non gli contende
•La propria forma, ne mirar ù toglie
Suo lume ancorché da le nubioppreflb .'
Dunque benché tìi muti,e nome, e fpoglie
O mio Cinthio, ò mio Sol pur (e' Tifte/To,
E tua chiara virente à noi rilplende .
SONETTO CXX,
S' Alhor,che fatta elea infelice far/i
Mileramentejiaucflì i lumi intefi
A i volili dolci i guardi occhi corteo*
A qual gioia potéa mia fpeme alzarti ?
Ditelo voi,che d'eloquenza f parli
portate i raggi in dittili foco acceflj
Voi, che fate in amor l'opre palefi,
Ond'altri amando può beato farfi .
Sol io dirò,che'l primo incendio a vile
H aulico haurebbe ilxor , fé daco m'era
Luci d'arder per voi ne' miei prim'anni .
Ah
Ah che pur hoggi anco arderei ; ma fiera
Memoria ( laifa ) de' (orlerei affanni
Chiude quell'alma al voftro ardor gentile .
C A N Z. V.
a Vedo fermo penderò ,
Che partir non fi sa da la mia mente,
^Per cui altro io non chero ,
Che vagheggiar prefente
Vn folo à gli occhi mici gradirò oggetto
D'amor è certo vn non intefo arretto .
lldiuenir vermiglia,
E lieta in vn dal Tuo venir forprefa ,
E 1'abbaffar le ciglia ,
Qualhor più l'alma è intefa
A Ipecchiarfì nel bello, ond'ella è vaga
Mi fa di nono amor (iaffa ) prefaga.
Quefto tremar parlando,
£ cangiarli la lingua in freddo fmalto
Tronche voci fermando ,
Il non (offrir l'affalto
Di lufmghiero, e defiato fguardo
Prefagio è ben, che 5 n noua fiamma io ardo . \
Propor di dir gran cofe,
Poi non Caper da qual principio farfe ,
Sfauillar per l'afcofe
Fiamme, quindi gelarfe
Al diuin foco d' vn celefte raggio
Queft' è certo d'amor nouo feruaggio^
Quefto grato gioire
A lui vicina , e quefto venir meno
Per fouerchio languire
Lunge
Lunge dal bel fereno ,
Che dolce -bea ne' (noi tormenti il core
Segno e cred'io d'altro noucllo amore.
Quella meftizia nona ,
Quefto nouopallor fon' argomenti,
Che'l mio mal Ci rinoua .
Lo (prezzar gli ornamenti
Lunge da lui, con lui bramarli e fegno >
Ch'à pocOjà poco efea d'amor diuegno.
E (Ter fatta gelofa
Di chiunque il bel volto intento mira ,
Pender da l'amorofa
Bocca,onde'l cor refpira
A gli fguardi non men pronta,che à i detti
Son di verace amor veraci effetti .
Ah che pugnar bifogna
Con quella a danno mio nafeente fiamma
Prìa,che l'Alma,che agogna
Il bello, onde s'infiamma
Tutta incendio diuegna, e 'nuan poi l'acque
Brami incontr' a l'ardor,che già le piacque »
Sofpir, gemiti, e pianti,
Guerra, fpeme, timor pace, e desìo
Cibo Cièn de gli Amanti.
Elea (ìa del cor mio
Quella,che ancor pur libertà (tni(co^
Incauto Au^el corra à le ren,al viico »
Quelli auifì primieri
A prender l'armi nomai pronta mi fanno 1
Le finte gioie , e i veri
Dolor d'empio Tiranno
Segua chi vuol,ch'io troppo (ohimè) conofeo
L'amarifsimo a l'Alma aflfcnzio, e coleo.
Combatti
*39
Combatti Anima ardita
Hor, che Ragion non cede al Senfo frale i
A guerreggiar n'inuita
Rimembranza del male .
Se ti difendi nel principio, è noftra
La gloria poi de l'amorofa gioftra .
Inuano ò Canzonetta
Chiama, e lufrnga Amor , che troppo acerba
L'alma del dio poter memoria ierba .
Sopra Te/Ter caduto l'Illuftrifs. Sig.
GUN.NET Tì NO SPINOLA
in vn Fiume.
SONETTO CXXI.
TRà quanti feopre il Sol co' raggi ardenti
Per affetto leal cari ad Amore
Vn v'ha, che sì di fede adorna il core,
Ch'altri non e, che d'agguagliarlo tenti j
Ma per darne Fortuna afpri tormenti
Di largo fiume nel profondo horrore t
L'inuolue, ed ci da naturai valore
Portato forge,e parla in tali accenti .
Auezzo a i fiumi del mio pianto amaro
Ardito Amante nulla ftimo , ò poco
Onde rapaci il furor voftro altero i
E contr'à voi mi fia faldo riparo
D'Amor la fiamma, anzi che veggiafpero
Per voi Madonna il mio vmace foco .
MAO.
T
MAO- LXIV.
ER finir I'afpro affanno ,
Ch'io foftenni viuendo in tanto ardore
Elcflì di fuggirti empio fìgnore ;
Ma vago del mio danno
Afille faette m'auentafti al core .
Dunque fiero tiranno
Qual fìa macche da te pace n' a (petti
Se vici n m'ardile lunge mi faetti ?
M A D. LXv\
Vando tal volta io miro
Colui,che vn tempo amai,benc'hor non l'ami ,
In vn m'auampo ancor,tremo,e fofpiro ;
E parmi hauer ai core
Cento facelle'( ohimè) cento legami.
Quant'è poiTcnte Amore .
Ss de gli effetti Tuoi la rimembranza
Haue di tormentarne ancor portanza.
M A D. LXVI.
A te m'allontanai
Sperando in fimil guifa
l)i pron ar meno acerbo il mio tormento ;
Ma poi ( lafla) ch'io fento
L'iftelTa doglia ancor date diuifa :
Torno ò mio Sole a' tuoi cocenti rài
Per non partir giamai ;
E s'auuerrà,ch'ardendo io mi confumc
Mi fìa gloria il morire a sì bel lume .
M A D. LXVII.
V, che fai l'arn,e i modi
Gran Maeftro d'Amore,
E gli inganni , e le frodi ,
Ch'altri
J 42
Ch'altri nafconde (otto vii vago ciglio ,
Al mio nouello, e sì (bàlie ardore.
Deh qùal porgi configlio ?
Sprono, ò pur treno il core ?
Ahi, che'l vento , che dianzi il legno fpinfe
Al defiato porto
Indi ( lafTo)ilcofl:rin{c
A ipezzarfi, e reftar da l'onde abforto .
Al Chriftianifs. Rè di Francia
HENRICO QJV ARTO.
SONETTO CXXII.
AH pur fola io farò , ch'ai Mondo taccia
Quel nome sì temuto , e sì po/Tente ?
Dediti nomai la fonnacchioia mente
Ne più <fvn bel desìo l'alma li sfaccia .
O magnanimo Henrico hor non ti fpiaccia,
Che Scoprendo del cor l'affetto ardente
Segua denota anch'io fra tanta gente
Del tuo valor la gloriofa traccia .
Ben fi ved'hor, che per regnar fé' nato ,
E trionfar regnando, e'1 fiero duolo ,
Che te vincer tentò mandar in fondo .
Che più? te fteflb hai vinto; onde beato
In Terra,e'n Cielti veggio . ahi duolmifolo,
Che picciol campo à' tuoi gran fatti e'1 Mondo .
Al
AI medcfimd.
SONETTO CXXIIL
LA ve già fcorfe horribil Marte > e fiero
Superbo in vifta,e d'human fatigue tinta
H or per te giace di catene auuinto
O ramofò,ò fortifsimo Guerriero .
Non più gode di Morte il tetro Impero >
Che'l Furor,e'l litigio é'n fuga fpinto,
E di Palma,e d'Oliuo il capo cinto
Moue la Pace il fuo trionfo altero .
Ond'hor,c'hai vinto,e la Fortuna,e'l Tempo
Ben puoi tra liete pompe, e dotte Scene
Parte impiegar de* tuoi penfieri illuftri .
Così vittoriofa in altro tempo
L'alca mente chinando a giochi induftri
Prouò giufto diletto Argo, e Micene.
Alla molto Reuerenda Madre
DONNA CLAVDIA SESSA
Eccellentifs. nel Canto,e nella Mufica nel Mo«
nafterio della Nunziata di Milano.
SONETTO CXXIIII.
BRami chi vuole o d'Aquila fuperba
Spiegar il volo,o'n fier Leon cangiard ,,
O'n ameno terren pianta fermarli,
O micelio uagar tra. i fìori,e l'herba ;
Brami chi vuole a la ftagione acerba
Per non arder d'amor di ghiaccio tarfi>
O'n quella dura felce trasformare,
Che l'incognita fiamma in fé riferba ;
Cheg-
*44
Cheggia di Tigre quei la forza , e l'aritoi ,
Quefti facto Deltìn haggia desìo
Correr per l'onde nuotator veloce;
Ed altri altre fembianze agogni, ch'io
Echo felice fol bramo cangiarmi
Ne l'angelico luon de la tua voce .
SONETTO CXXV.
IO non t'amo crudel, che me l'contende
Del cor feluaggio la natia durezza,
Pur s'alcun veggio,che di tua bellezza
Porti fembianza à me sì vago fplende ;
Che contra'l voler mio nel cor mi feende
Vn'arfetto d'amara empia dolcezza ;
E tanto può la micidial vaghezza,
Ch'amorofo delire in me raccende .
Dura legge d'Amor.dunquc conuiene,
Ch'ami quello in altrui, che'n quello altero
Fu la fola cagion de le mie pene ?
Ben è tronca nel mezo ogni mia (pene,
Ne pace piume più lalute (pero
Se da cotanti riui il mio duol viene.
AIO-
AL SEREN. VINCENZO GONZAGA
Duca di Mantoua, &c.
SONETTO CXXVI.
CO me talhor al freddo tempo fuole
Prouarfe fteiTo il Rofignuol gentile
In balla vocc,ed al ridente Aprile
Con alto fuon dolce faluta il Sole .
Così tcnt'io di ritrouar parole ,
Ond'ornar poffa il mio dir troppo humile;
E forfè
E forfè fia , che '1 mio negletto ftilc
Di te parlando vn giorno altrui eonfole j
E s'auuerrà, che com'io bramo , e (pero
De la mia'ndegnità difciolti i nodi
La magnanima imprefa ardita io tenti j
Forfè ancor di Vincenzo il nome altero
Fregiato porterò d'eterne lodi
A le più ftrane, e più remote genti.
M A D R. LXVIIL
O ben incauto anch'io
Tolto al mio Sole il foco
Ond'arde, e non ha loco il defir mioj
Ma di contraria qualitate è quefto.
Quel die vita ad vn'huom fatto di terra ,
QueuYhuom di carne ancide j
E pur fempre molefto
Vien, ch'ad arder fotterra
Benché 'n polue conuerfo ancor lo sfide ♦
M A D. L X I X.
SEnz'entrar in battaglia farai vinto
Infelice mio core ,
E qualferuo n'andrai di lacci auuinto
Se non fuggi, che tardi ?
Fuggi le fiamme, e i dardi ♦
Ne la guerra d'Amore
Non è biafmo il fuggir, ma lode, e gloria
E chi non sa fuggir non ha vittoria .
MA D. LXX.
IO fon condotto a morte
Da bella Donna , e ria ;
E pur canto cortefe è'1 mio dcfivc>
K Ch'egli
'4/
Ch'egli anzi al mio morire
Di pace in fegno , e di perdon vorria
Dar mille baci à l'homicida mia.
M A D. LXXI.
OMe tre volte, e Tei
Più d'ogn'altro felice
Se de' contenti miei
Spiegar potetti in carte
La millcfìma parte, ma non lice ,
Che vero Amante tace ,
E copre il bel desìo , che '1 cor gli sfacc ."
MAD. LXXII.
a Vanto più mi t'afcohdi
Tanto più Donna in me crefee il desìo
^ Di mirar gli occhi tuoi,
Le belle mani, e i capei crefpi , e biondi .
Dunque cruda fé vuoi ,
Se vuoi fpietata , ch'io
Ponga fine à l'ardente defir mio :
Laicia, ch'i' pofla vagheggiarti à pieno j
Che '1 pofleduto ben bramato e meno .
MAD. LXXIII.
ANcor , che 'n altra parte
Il Tempre dubbio Marte mi rappelle*
De le turbe rubelle
Non tem'io; che Madonna al ferro, al foco
M'ha auezzo sì co' ilioi lucenti fguardi ;
Che de' fieri nemici e fcherzo , e nioco
Mi faran fiamme, e dardi .
AI-
1*7
Ail'Iliu ftrifs. & Reuerendifs. Sig.
CARDINAL S- GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO.
SONETTO CXXVil.
FIfando gli occhi al tuo viuacc lame
Sentì mifto di gioia vn puro affetto
D'honeftifsima fiamma aprirmi il petto
Alzando i miei pensieri olcre'l coftume ;
Onde lieta fperai d'erger le piume
La' ve 'n grembo a la gloria hanno ricetto
Le tue gran lodi ; ma natio difetto
Me l' vieta perch' ardendo io mi confume,
Ben d'egregio defirpregiata Face
M'auampa il corima d'Aganippe i' veggio
Le forelle per me gelate, e mute .
Hor fappia il Mondo almen ( ch'altro io non chieggio )
Che dolce ogni mio fpirto infiamma, e sface
Non tua porpora nò, ma tua uirtute .
SONETTO CXXVIII.
QVando le chiome fiammeggianti , e bionde
Ci fcopre il Sol, ride la Valle intorno ,
^ Il Colle appar d'ogni uaghezza adorno,
E uerdcggian de' Fiumi ambe le fponde .
Ma quando ei corre à rinfrefcar ne l'onde
I fuoi Deftrier portando altroue il giorno
Riccue il Mondo ingiuriofo (corno,
E tutte alhor le fue bellezze afconde .
Così quando '1 mio Sole a noi fcoperfe
De' fuoi begli occhi il raggio almo , e fereno
II cucco bello, à merauiglia apparue .
K a Giunco
Giunto à l'occafo poi tutti coperfe
La Terra i Tuoi tefori e '1 bel difparue .
Che fenza luce o^ni beltà vien meno .
SONETTO CXXIX.
DI cari amici in bella fchiera accolto
Tengo à tragica feenà i lumi intenti ;
E de' Regi le morti , e i' tradimenti . \ ■ '
Non fenza mio dolor veggio , ed accolto ..
Quindi fatto pietofo à voi riunito
Odo del voftro mal dolci lamenti y
E defta nel mio cor fauille ardenti
Quel bello ancorché languidetco volto ,
Ahi già Tento nel fen profonda piaga ,
Ne fine hauràla dolorofa-hiiioria
De la Tragedia mia fé non per morte .
Deh fé 'nferma beltade vti'alma impiaga
Fatta in fé (Iella, e vieorofa, e forte
Qual ria del fuo poter l'alta vittoria >
SONETTO CXXX.
LA fera defiajr , odiar l'Aurora
Soglio per te dolce Licori anch'io*.
Perche fopite in vn foàue oblìo
Tutte le pene miereftano alhora ;
E mentre il canto, che le piagge honora
Afcolto lieto al fuon di quello Rio:
Soàuemente alhor del petto mio
Ebbra di gioia efee quell'alma fuora 2
E s'io non moroquefto Col m'auuiene,
Perche le voci tue gradite, e (corte
De Palma in vece alhor mi danno aita» !
O vie più degna alfai de le Sirene .
Quelle col canto loro altrui dan morte» >Jbd - ' l
E tu cantando ci dai fpjrto,e vita.
MAD.
M A D R. LXXI1II.
SE da colei, che morte m'apparecchia
Non hai Fiume imparato
A dimostrarci ingrato ,
Quand'ella in te fi Specchia
Dille ti prego alhora
Deh Ninfa babbi pietà di chi t'adora.
M A D. LXXV.
MOrte vecider volca
Nifa leggiadra, quando
Amor, che ne' begli occhi Tuoi fedèa
Gridò Morte non far, non far, perch'io
Ancido faettando
Mille Amanti ad ogn'hora .
Amor si diffe. alhora
Frenò Morte il defìo
Dicendo hor Nifa viua
Se tanti Amor per lei di vita priua .
SONETTO CXXXL
F"W" Or che pieno d'ardor fremendo rugge
J II celefte Leon Filli te n' vai ;
JL E per te fteffa pure intendi , e fai
Com'egli i campi, e gli animali ftrugge.
Già di Liguria il vagofuol non higge ;
Onde feguir il tuo penfier potrai .
Deh cedi a lui , che con gli ardenti rài
Auido il fangue da le vene hor fugge j
E fc pur fìtto hai di partir,almeno
Q^efto fchermo a l'arfura ancor che lieue
In don prender da me non ti fia greue ;
Ed ella, ah ben mi porgi ò mio Fileno
Riparo incontr' al Sol , che 'n Gel rifplende ,
Ma dal Sol, c'hò nel cor chi mi difende ?
K 3 so
1 jo
SONETTO CXXXIL
QVel volto,ch'io fofpiro,quel bel volto,
Che fi de* cori altrui quant'cgli vuole,
^ E che me fteilb a me mcdefmo ha tolto,
Hoggi vedrò pria,che tramonti il Sole ;
Vedrò colei^c'hà ne le guancie accolto
Mifto color di gigl»,e di viole ,
Quella>ciu Tempre il mio pensiero è volto,
E per cui d'auampar nulla mi duole;
Vedrò le chiare , e folgoranti flelle
Sfauillar de le grazie alte,ediuine ,
Che fan con lor piacer l'anime ancelle \
E quelle à lei sì care tortorelle
Porterò lieto, e quelle maturine
Rofc,di cui non ha l'Alba più belle.
MAO. LXXVI.
A Hi qual mi ferpe al core amaro tofco ,
Poiché Nifa mio Sole,
Sole ad altrui fereno, ed à me fofco
Produr ne gli altri amanti (ahi (Ielle ) fuole
Col lume altero , e foia
Rofe di gioia 3 e*n me fpine di duolo .
M A D. LXXVII.
OMia Nifa,ò mio cor mentr'io vagheggia
Quelle tue belle chiome ,
E que* begli occhi, io veggio,
Io veggio in quelle il Sole,in quefti Amore -
Che l'vn (ne so ben come)
M'infiammale l'altro mi faetta il core .
M A D R. LXXVIIL
TVtta cortefe,e pia
Gli angelici fuo' riti
Nei
E
Nel mio volco conuerii
Di (Te la Ninfa mia,
Godi Paftor, che da me tanti hauraì.
Baci,quante per me lagrime verfi.
Deh le da l'idol mio
Hauer canti degg'io
Baci quante per lui lagrime fpargo ,
Dammi tant'occhi Amor quant'occhihebb'Argo.
M A D. LXXIX.
Lpino mio raltr'hieri
Vid'io ( villa beata )
Dolcemente baciarle Siluia,e Meri;
E da la bocca amata
L'vna, e l'altro iuggéa,
L'vna,e l'altro beuèa l'anima amante .
Così tra gioie tante
Pareano trasformate
Quelle labbra più,ch'altre fortunate ,
Quelle labbra amorofe
Hor' in api felici,ed hor in rofe.
M A D. LXXX.
Er pietà di me fteflb
Me medefmo bandifeo
Da quel bel volto,c'hò ne l'alma impreflb ;
Perche qualhor ardifeo
D'auuicinarmi à quei duo foli ardenti
Prouo per vn piacer mille tormenti.
SONETTO CXXXIIL
A Che pur tardità che non forgi Aurora ?
Bella Ninfa del Gel recane il die :
Inuida forfè de le gioie mie
Fai con lo fpofo tuo tanta dimora ?
K 4 Pietofo
P
Piccolo il Sol brama del Gange fuora
Vfcir; e tu erudel l'vfate vie
Ancor non fegni? ah quefte voci pie
Deftin la nunzia tua, la tua dolce Ora.
Nifa bearmi al nono giorno intende,
E tu pur giaci,e'l mio pregar dal feno
De l'antico Titon mai non ti fuelle.
Ma (ci giorno coftei pur mi contende:
Sorgi tu Niia ; e vedrem poi non meno
Al ibi de gli occhi tuoi Iparir le ftelle .
Centon 1 1. tutto de' vera" del Petrarca.
AMor m'ha pofto come fegno a ftralc,
Pafco il cor di fofpir , ch'altro non chiede,
E qual e la mia vita ella fé l'vede ,
E quinci, e quindi il cor punge,ed affale .
In quefta breue mia vita mortale
LafTo,chT ardo,ed altri non me l'erede;
Veggio a molto languir poca mercede.
O viua morte, ò dilettolo male].
Non veggio,oue fcampar mi pofTa homai;
E vò contando gli anni, e taccio, e grido
O fperanza,ò defir Tempre fallace .
Primauera per me pur non è mai .
Palcomi di dolor piangendo rido ;
E fol di lei penfando ho qualche p<\cc .
M A D. LXXXI.
Rami chi vuol d'vdir le parolette
De la fua Donna ; ch'io
Quello già non desìo;
Che le parole lue foran faette ,
Ond'ella affretterebbe il morir mio..
Parolette
Parolette vezzofc,
Parolette amorofe,
Del mio bel Sol dunqu'io vi fuggo , poi
Ch'ad vceidermi baltan gli occhi fuoi.
MADR. LXXXII.
E non è cofa in terra
Più fredda, e più gelata di colici ,
Che mi fa tanta guerra,
Come accende, Se infiamma ,
E "li rinomini, e Hi Dei;
E de l'ardor in lei
Non (ì vede giamai picciola dramma ?
Così permette il Cielo
Foco per allampanili vfeir del gielo .
M A D. LXXXIII.
POrta la Donna mia
Al bel collo fofpefo
Va<io ornamento,che le addita Phore;
Induftre, e ricco sì, ma inutil pefo .
S'ella non hi pietà del mio dolore ,
S'ella il mio dnol non crede
A che mi fura '1 tempo? hor non s'auede ,
Che mentr'ella mi (prezza
Fugge con l'hore ancor la Tua bellezza?
M A D. LXXXlIIL
Entre, ch'io filo quefte auare luci
Ne 5 uoftri viui foli,
Vn non so che rapifeo ,
Che par, che mi confoli ,
E sì m'alletta del piacer la fpene ,
Che ogn'hor tento, ed ardiico
Di goder quello bene.
Ma
Ma quanti con quefi?occhi io furo fguardi
Tante orfcndonmi il cor fiammelle, e dardi .
SONETTO CXXXI1I1.
QVando le chiome hauran perduto l'auro ,
E le factte l'vna, e l'altra (Iella ,
^ Non fia però Mirzia leggiadra, e bella,
Ch'io trouiincontr' Amorpofa,òreftauro.
Ma mentre il Sol n'andrà da l'Indo al Mauro
A te fola ò mia vaga Paftorclla
Arderà'! core,e fia qucuValma ancella >
E farai tu mia luce, e mio tefauro .
Che benché fi rintuzzi, e ipezzi il dardo ,
Che'l fianco apcrfe,non perciò- rallenta
11 duol,non che la piaga in lui rifalde ;
Ne le fiamme d'amor, ou'io tutt'ardo
Perche fia l'elea, che le accefe fpcnta
Sfauilleranno entro '1 mio cor men calde . *
SONETTO CXXXV.
I lui, che 'n tanti nodi il cor m'auolfe
In prato, in colle, in valle, in antro, in bofed
Le 'mprefle orme leggiadre io riconofeo
Mentre feguirmi, ed hor fuggirmi volfe ;
E riconofeo, ou'ei la lingua fciolle
In parlar dolce, ed oue amaro tofeo
Spirò ne' detti , e 'n penfier dubbio, e fofeo
Lafciò l'alma, che 'nuanpianfe , e fi dolfe .
Ma ben ch'io veggia, ou'ei crude, e pietofe
Ver me girò fue luci, io de l'altero
Accolgo Ibi le rimembranze grate .
Così Ninfa talhor,c'habbia peniiero
Smaltar l'oro dei crin, da piagge amate
Tra mille fpine fol coglie le rofe .
' MAD.
M A D R. LXXXV.
Mlfero ben m'accorgo
Ahi bella, e cruda mano,
Che mentre baci, e lagrime io ci porgo
Tu {'piccata m'infiammi, e mi faetri,
E fchermo cerco al mio dolor inuano .
Ahi crudi, ed empi erFecci .
Dunqu' io riceuoin quello amaro gioco
Per baci piaghe, e per lagrime foco ?
M A D. LXXXVI.
CAro homicida mio
S'al cuo primo apparir, del cor* cflanguc
Corre nel volco il fangue,
Ch'altro fender non croua ,
Non è cerco cred'io
G ià merauiglia noua -,
Che reftinco s'appar Tempio vccifore
Per le piaghe diftillail fangue more.
Al Chriftianifs. Rè di Francia
H E N R I C O Q_V ARTO.
SONETTO CXXXVL
DOpo l'ardor di difpietaca guerra
Veggio fiorir la bella ecà de l'oro >
E la rronre adornar di facro alloro
Di lui, che 'nuicco i più. fuperbi accerra ;
E di Marce,e di Morce andar foccerra
Le pompe,e i fafti, onde i trionfi loro
Non pocran di Nacura il bel teforo
Coprirai che non rida al fin la Terra I
Così
Così di Francia i gcnerofi figli
Nel feri d'amica pace fruiranno
Il premio del magnanimo ludorc .
Fiorirai! noni, e pellegrini Gigli,
Gigli del Mondo honor, Gigli, c'hauranno
In Terra le radici, e'n Gel l'odore . ,
M A D. LXXXVII.
aValmiiprona desìo
Di raccoglier homai da quelle rofe
^ Amor lo fpirco mio ,
Ma le fiamme tem'io quiui nafeofe.
Deb che gioita fchermire il cor' infermo ,
Perche de l'amorofi?
Labbra l'ardor noi tocchi,
Quand'ci non troua fchermo
Contrai ra^eio diuin di duo begli occhi:
hTÀ D. LXXXVIII.
Erch'io c'amo languifco ,
E tu del mio languir crudel ti pafei.
Hor fé morir mi laici
Per foucrchio tormento .
De la mia fiera forte
Sarà vendetta la tua giuda morte;
Che priuo alhor* del fiero nutrimento
Tu meco reiterai di vita fpento .
AL SIG. ALESSANDRO SERTINI.
Biafma l'Auarizia .
Canzonetta Morale XI-
BEn fìi quei troppo audace,e poco faggio,
Che le fpalle volgendo al patrio Clima
"lì La'
iJ7
La prima Naue , anzi la tomba prima
De' villi a! falfo osò fidar viaggio •
Alhorchi de le Pleiadi, ò de 1 Orfe
La forza difeernèa? chi l'altre (Ielle
Di calma apportatrici, ò di procelle
Per l'ondofo Oceàn vacando feorfe ?
Chi d'Euro, d' Aquilon, d' Auftro^ ò di Coro
Temea? quando non ch'altro il nome afeofo
Era-, onde nulla il fiero, e minacciofo
Fiato curò la bella età de l'oro.
Alhor quelle felici, e liete genti
Ricche in lor pouertà godéan fecure
Le ghiande, e i pomi , e l'acque frefche , e pure
Non curando d'elpord à l'onde a i venti ,
Ma Tifi pien di temerario ardire
Ruppe oltraggiofo il Mar con fragil barca
Sempre infedel d'auara gente carca
Cui de l'oro fpronò cieco defire .
11 Mondo, che diuifo era, la Natie ,
Che prima opprefle il Mar infieme vnìo ,
Ogni riichio mortai pofto in oblìo
Per hauer de' fuoi danni il ventre graue.
Die nona cura à' difpiegati lini
In varie guife raccogliendo il vento ;
E'1 guardo tenne, e '1 lieue corfo intento
A gli altrui remotissimi confini.
Mi s'ella osò dar legge al vafto feno
De l'Oceano, ei di giuft'ira accefo
Centra '1 nemico inlolito fuo pefo
Tutto allargò delle procelle il freno j
Siche talhor parèa roffer portate
Le genti d'Argo a l'atre nubi in grembo ,
Edhor
ìjt
Ed hor fofpinte da piouofo nembo
Tra gli fpirti d'Auerno innabbifTate ,
Muco diuenne Orféo,tacque ("uà lira
Famola tanto,ogni guerrier più forte
Timor conobbc,e folpirò tal forre ,.
E del vento,e del mar Porgog!fo,e l'ira.
Quafi elea tur de la rabbiofa fame
Di Scilla, e quali infra deferte arene
Hebber di rapacifsime Sirene
Miferi a disfogar le 'ngorde brame.
Tanto Auarizia può,di cui nel Mondo
Non ha ferapeggior, che non ha pace
Fin ch'altrui l'offa non diuora , e sface
L'alma trahendo nel tartareo fondo.
Qual error non commette auara voglia ?
Qual fraude empia non tede ? e qual periglio
Non corre? il dica Pauido coniglio
Di qaeijchc d'vn Monton trailer la fpoglia.
Ma ben (ecuro è dal furor di quella
Pefte infernal chiunque erge il penfìero
Qual tii S e r t i n i al degno alto fentiero,
Ch'eterna gloria à chi lo fegna appretta .
Teco s'acquifti i non caduchi honori
Di Pindo; e faggio à sì bell'opra fudi ,
Poiché fol di virtù gli egregi (ludi
Son di fpirto gentil ricchi tefori .
A!
IS9
Al molto Illuftrc Sign.
CARLO CREMONA
Lodando il fio p enferò di far dtfitterr are fatue amiche.
SONETTO CXXXVII.
Rar da le occuke vie de l 'ima terra
Pario teloro,à cui [orza nemica
D'oblìo già tolfe la memoria antica
E v n'opra eccelfa^omi'hàbbia il Tempo guerra.
Ma chi sì coras^iofo hor Ci dilTcrra
Conerà Tempio furor? chi tanto amica
Hi la virtù? ibi Carlo ogni fatica
Vince di kii'jche'l tutto ingiunto atterra.
Vittoria illuitre, che d'eterni fregi
Ti cinge.ardico à l'alta impreia intendi ;
E non temer de gli anni il fiero aflalto .
Di magnanimo cor penfieri egregi . ^
Vanno i bei marmi in alto, e vie più in alto
Poggia il tuo nome; ond' a le ftelle afcendi .
M A D R. LXXX X.
SParfo Madonna hauea
Sopra'l leggiadro vifo il bel enn doro s
Ch'inuidotenparéa
Coprir iniidiofo
Di lui più ricco , e più nobil teforo.
Quando' 1 volto nmorofo
Parèa diceile,inuan leuarmi fperi
Miei ricchi pregi alteri,
Inuan tua forza alraggio mio contende."
Tra nubi il Sole ancor iìammeggia,e iplendc."
MAD.
I
ite
M A D. XC
N leggiadrett^ gonna ,
Che d'azurro, e d'argento intcfuVera
Ella m'apparue,ch'è del mio cor Donna ,
E ben fembrommi alhor fenz'alcun velo
Veder Cinthia nel Cielo ;
Indi à gli occhi s'offerle in uefta nera;
E d'Amor Maga vera
Sparfe tencbre,e luce d'ogn'intorno;
Che la notte ci addufle il fo(co manto ,
E'1 vifo hone(to 3 e Tanto il chiaro giorno .
Alla Serenifs. gran Ducheila di Tofcana AI.
CHRISTIANA DI LORENO MEDICI.
SONETTO CXXXVIII.
QVel cclefte candor,che'n te tì vede
Sercniffima Donna, è chiaro fegno ,
Che l'alma tua giù dal celefte Regno
""*^ Seco tratte al ucnir tra noi la fede.
A te l'alto Signor per grazia diede
Eller de l'honeftà vero foftegno ,
E l'ali ogn'hordel tuo diuino ingegno
Spiegar dei Cielo inuer l'eterna lede.
Tu di vera pietà fé' Fonte uera ;
Ne di gloria caduca hai tu desìo
Intenta foP ad opre e giufte,e fante ."
L'efler di regio fangue è in te cred'io
La minor dote , onde rifplendi altera.
Così adorna ti fé l'eterno Amante .
SOR
iSt
SONETTO CXXXIX.
S'TnHnito gioir mal chiude vn core
Spirto gentil come'l tuo canto dice ;
S'alcun e pur,ch'arhando lì:i felice
Sola ver (ì per gli occhi il piacer fuore .
Di fpiegar lagriman do il ilio dolore
Al vero Amante, al faggio Amante lice j
Male dolcezze palcfar dildice.
Di iìIenzio,e di rede amico è Amore .
Tu che bel volto amando agghiacci , ed ardi
Sai,che le gioie lue celar pur brama
Ei, che n'accende al cor' alto defire .
Scopran gli interni affetti i puri fguardi.
Tacendo goda chi ben ferue,ed ama .
Che chi non sa tacer non sa gioire.
M A D. XGI.
DA la Madre fugg'to
Per albergo prgli arti
Amorquello mio petto ,
E'n premio l'hai crudele arlo, e ferito 7
Hor troua altro ricetto ,
O ti moftra à miei danni men polente,
Se pur vuoi , ch'io t'alberghi eternimence.
M A D. XCH.
CErca Venere il figlio,
Io Pafcondo nel core.
Hor chi mi da conlìplio? *
Ch'io no 1 palefi mi comanda Amore
Sotto pena feuera ,
E minaccia la I >èa crudele,e fiera
A chi non lo difeopre aforo dolore.
Dunque chi mi contorta
Se'l cacer,e'l parlar danno m'apporta ?
L SON.
SONETTO CXL ■
A Voi fcopro del cor l'angofce prime ,
E'n raccontando i miei partati danni
Amor con noui infidiofi inganni
L'imaginvoftra entr'al mio petto imprime.
Quella muta pietà,che'l volto efprime
Cagion n'è (lafla. ; ) e quella a i primi affanni
Mi chiama fol , perch'io piangendo gli anni
Tragga in dolore , e i miei foipiri in rime .
Ben conofceua Amor,che l'alma auezza
A le lue frodi,hauria fuggito il ciglio
Oue l'h auefle da lontano feorto :
Quaftd'ei d'afpri tormenti fabro accorto,
Perch'io ila preda del crude!* artiglio
Fa minilira Pietà di fua fierezza .
M A D. XCIIL
S'A l'apparir di quello
Serpe crudele, e rio,
Serpe à la Terra infetto ,
Che con lo (guardo ftrugge,
Che con lo {guardo ancideogn'vn fé n' fugge
Fuggi pur tu cor mio ,
Fuggi mio cor s'hai del tuo ben desìo.
M A D. xcini.
TV m'hai volati gli occhi
Amor fola cagion de' miei gran mali j
Perche quando in me feocchi
I tuoi pungenti flrali
Non faccia fchermo al core ,
Né veggia il colpo, e pur fencail dolore?
MAD.
MADR. XCV.
NOn potendo (offrire
Il cor' oppreflb tanto
Gli {"degni voftri, e l'ire ,
Le fiamme ardenti, e l'angofeiofo pianto
S'è pofto in fuga , e m'ha lafciato folo
A le querele, al foco, al pianto, al duolo ....
SCHERZO Vili,
COn quai giri lafciuetti
Hoggi alletti
Zefiretto la mia Clòri ?
Del Tuo bel ti vai pafeendo
(Ahi) fingendo
Kafciugarle i bei fudori .
Tu fcherzando hor fuggi , hor riedi }
Hor ti fiedi
Lieuemente in quel bel petto ;
Hor increfpi i capei biondi ,
Hor t'afeondi
Entro '1 labbro amorofetto ."
Con quant'arte l'aure molci ,
Come dolci
Moui, e frefehi i tuoi fofpiri -,
Come in tanto lusingando
Vai predando
Quell'odor , che grato fpiri .'
Non però le rofe , e i gigli ,
Onde pigli
Le tue grazie perdon mai
Il tefor, che ftaffi accolto
In quel volto,
Ch'e del Sol più chiaro affai .'
*o
Otte
là*
O tré voice, e più felice
Te, cui lice
Vagheggiar l'almo fembiante",
E b;iciarlo,mentre in vano
Qua(ì infano
Verfo (ohimè) lagrime tante.
Freddo fpirto (ah) sì beato
Nel tuo (tato
Senza gielo non farefti ,
Che Cariali que' rai lucenti
Sì polTcnti,
Che d'amor meco arderesti.
SONETTO CXLI.
I dolce è'1 guardo , che'l mio core inuefea ]
Ch'ogni amaro marcir mi fembra vn gioco ;
E bramo fol>che'l mio viuace foco
Per nutrimencofuo non prend'alcr'efca;
Ne fia giamaijche'l fofpirar m'increfea,
Anzi pur mi ria caro il tcmpo,e'i loco
Là ve prim'arfi; e fé l'incendio è poco
Leghimi Amor sì, ch'io di man non gli efea I
Mi leghi,e'n me col (ho doraco ftrale
Raddoppi il colpo; e l'amorofepene,
Che tanto lieta io fon, quantici m'affale ì
Come à lui piace ogni mia voglia affrene j
Pafcafi del mio duolo; à me non cale j
Che dolce e 1 mal, fé da vn bel vifo viene T
Cap.II. con ogni terzo verfo del Petrarca^
D'Amor, di lui, che'l cor mi ftrugge , e sface
Doler mi voglio con pietofi accenti
Horjche'l Gelo, e la Terra,e'l vento tace ì
Alato
Alato Arderò ( ohimè ) perche conferiti ,
Che quel, che'n terra adoro vnquà non degni
Gli alti pensieri , e i miei iofpiri ardenti ?
Se di lagrime fon bagnati , e pregni
Quefti occhi miei, anzi miei li i li i fonti
Tu l' uedi Amor, che tal arte m'infegni .
Sola traquefte Valli, e quefti Monti
Scorro uagando , e fofpirando dico
O pam" fpar/i, ò pender uaghi, e pronti .
Io chiamo l'empio mio dolce nemico ;
E gli rimembro ad alta uoce , come
Prouerbio ama chi t'ama e fatto antico*.
Per lui,le cui maniere , il uifo, e '1 nome
Porto nel core ho tanti affanni, ch'io
Non ho tanti capelli in quefte chiome f
Nel procellofo Mar del pianto mio
Spinta dal uento di caldi fofpìri
Palla la Naue mia colma d'oblìo .
Deh quando hauran mai fine i miei martiri ,
Se a fchiera àfchiera (ohime)nafcerli ueggio
Ouc, ch'io pofi gli occhi lafl], ò giri?
Così corro al mio fin, ne me n'auueggio ,
£ perche 1 giorni miei iìcn crudi, e rei
Il mal mi preme , e mi fpauenta il peggio '. I
Quant'io v'ami ò mio Sol moftrar vorrei y
Ma fenza proue ò fpirto di mia vita
Non vedete uoi '1 cor ne gli occhi miei ?
O miferia d'Amor fola e 'nfìnita ,
Fuggo me ftefla per (eguir altrui ;
E bramo di perir, e chieggio aita .
Cono(co ben, ch'io non fon più qual fui.
Languifco, e moroj e ibi quefto m'auuienc
Per mirar lafembianza di colui .
L 5 Ei
iti
Ei non mi danna, e non mi trahe di pene ;
Ne fi moftra al mio mal crudo, ò pictofo ,
Ma pur come Tuoi Far tra due mi tene .
Così Io (lato mio (empi' è dubbiofo i
E fé (coprirli il mio tormento bramo
Tanto gli ho a dir, che ncominciar non ofo.
Io pur fon prefa come pefce à l'hamo ,
O come Damma da veloci cani >
O come nouo vccello al vifco in ramo *
Quanto fièno i tuo' colpi acerbi,e ftrani ,
E quanto ardenti fièn le tue facelle
A more io '1 sò> che '1 prouo à le tue mani •
Nemica deftra il cor mi parte, e fuelle
S'auuien, eh* f veggia per mia fiera forte
Torcer da me le mie fatali delle .
Romita Valle del mio mal conforte,
E voi fronzute {blue, e caui (affi
Quante volte m'vd.fte chiamar morte i
Com'Aipe ai mio parlar quel crudo ftaflì ,
E pur lo prego, e vado notte, e giorno
Perdendo inutilmente tanti patti *
Io deuerei fuggir quel vifo adorno ->
Ma feguon gli occhi il lor viuace lume»
Et io, che fon di cera al foco torno «
Haurai Feracrudel Ibi per coftume
Di goder del mio duolo, e trarmi fempre
De gli occhi trilli vn dolorofo fiume ì
Soiìencr de' miei guai le dure tempre „
E l'alterezza tua forfrir tacendo
Per me non batto, e par,ch'io me neftempre*
Ahi purconuicn , ch'io mi disfaccia ardendo
Seguendo ogn'hor la 'ncominciata imp refa >
Ond'hò già molto amaro 3 c più n'attendo .
Da
Da vn'amorofo cario ho l'alma orTefa ,
E mi l'eneo morire, e non mi gioua
Nafcondcr, ne ruggir, ne rar ditela .
Non è chi al pianto mio lì pieghi, ò fmoua ,
£d a gli affanni mici fon congiurate
Le ftclle , e '1 Cielo, e gli elementi a proua .
O chiare luci, che le mie 'nriammate ,
O de' pen fieri miei porto felice
Di me vi dolga, e vincati! pietate .
Viurò mifera me tempre infelice ?
Sì-, che fpcrar altro non pollo amando .
Tal frutto nafee di cotal radice;
Ma mentre vado (ohimè) pace gridando ,
Ne m'afcoltano fuor, che i bofehi , e l'onde
In trillo humor vò gli occhi confumando.
Ahi pria, che fièno al mio voler lèconde
L'indurate fue voglie, mancheranno
A l'aere i venti, a la terra herbe,e fronde .
Amor crudele arro?e danno a danno,
Perch'io nel Regno fuo mai fempre viua
Pafcendomi di duol, d'ira, e d'affanno.
Così d'ogni fperanza in tutto priua ,
Di pene fazia, e di piacer digiuna
Sempre conuien, che combattendo viua.
Ma fparifeon le (Ielle ad vna , ad vna :
Conuien, ch'afpetti à disfogar miei guai ,
Che '1 Sol Ci parta, e dia loco a la Luna .
Difprezzato mio cor fa tregua homai
Con le miferìe tue noi ole tanto .
Non pianger più non hai tu pianto affai?
<Hor fia qui fine al mio amorofo canto.
L 4 MAD.
i*7
I
tfì
M A D. XCVL
O vi prego begli occhi ,
Occhi per cui foàuementc i* ardo ,
Che folo nel mio pecco ,
Nel mio cor folo (cocchi
L'acuto filale del bel voftro (guardò .
Ecco liceo io l'afpetco .
Deh non volgece alcroue
Q^iiei colpi , onde '1 mio ben fi largo piouc :
A fin, ch'altri non fia
A parce meco de !a gioia mia .
M A D. XCVII.
N
Olio Prometeo al mio bel Sole adorno
Baldanzoso rubai
Di foco in vece vn dolce bacio vn giorno
Onde me ftefTò già morto auuiuai :
Ma perche croppo of ai
Nel Caucafo gelato
De la fierezza iiia fui condannaco ;
E del mi' ardito cor , che ogn'hor rinasce
Quafi Auolcoio Crudeltà lì pafee .
Airilluftrifsimo Sig. Marchefe
PIRRO MALVEZZI,
SONETTO CXLII.
SE nobil Donna varie gemme, ed ori
Mirando, brama d'ornamenti regi
Vaga apparir, non sa di tanti fregi
Qual pria le adorni il Ceno, ò '1 crin le 'nfiori T
Anch'io
té $
Anch'io di tua virtù gli almi tefori
Scorgendo intenta,onde lob'ìo difpregf ,
L'oblìo romba nemica à i fatti egregi
Dubbia fon di qual pria mio itile honori.
Ma ruo nome immorrai non balla folo
Pirro, che qual Piropo a noi rifplendi
A dichiarar mie cenebrofe note ?
Deh mentre {'pieghi gloriofo nolo
Saggio guerriero,ed à le sfere afeendi
Miei carmi affìgi à quell'eterne rote.
AL SERENIS. FERDINANDO MEDICI
Gran Duca di Toicana .
H
SONETTO CXLÌII.
Or poi che note sì ioàui,e feorce
Con celefte armonìa fiedono i venti
Di tanti, c'hoggi à celebrarti intenti
Han di cantar la tua grandezza in forte,
Volino pur da tali ingegni feorte
Tue chiare lodi a le più ftrane genti
O gran Fernando , anzi à le sfere ardenti
Vincitrici del Tempo,e de la Morte;
Che forfè in ranto fia,c'humil cornice
Canti quella virtù fublime , quella
Virtù,ch'è del tu' honor la bafe antica ;
Ne biafmo fi a; che fpellb herba infelice
Tra' fior fi feorge, e pretto ad empia ftella
N'apparfouente fida ftella amica .
SONETTO CXLIV.
ARfi mok'anni ; e per cangiar di loco
Non s'eflinfe giamai l'ardor cocente j
Ond'io
17*
Ond'io temei d'incenerir fouente ,
Quand'altri il mio languir prcndeaiì in gioco.
S'intepidì ben la mia fiamma vn poco
Nel fuggir de" begli occhi il raggio ardente ;
Ma'l nono folgorar (òàuemente
Vie maggior fece, e più viuace il foco .
Sgombra dunque da me fpeme fallace ;
Che ben conofee il cor arfo,e fchernito,
Ch'ei da l'incendio fuo non può ritrarfi.
Folle chi ipcra amando hauer mai pace ,
Foco d'Amor può ben reftar fopito ,
Ma non può però mai cenere faro* .
SONETTO CXLV.
SE col guardo fereno aito defìre
M' accendere nel cor, fé con le chiome
Voi mi legafte a 'nfopportabil ibme
Di lagrim?,d'angofce,e di martire :
Qualhor chieggio foccorfo al mio languire ,
Qualhor chiamo in aita il voftro nome :
Se ciò v'offende, ch'io non so dir come,
Perdonate à voi fteila il mio fallire.
Voi Pardor, voi l'ardir fomminiftrate
A l'alma,voì d'vn grato, e rio veleno
Spargete i fenfì, ond'io non trouofchcrmo g
Contra voi troppo il mio valor e 'nfermo ;
Ch'Autumedon d'Amore in man portate,
E di mia vita, e di mìa morte il freno .
M A D R. XCVIIL
O
^Amor tutti gli ftrali
Si fan feerio infallibil del mio core ,"
E lalcian fempre in lui piaghe mortali ;
4i s'io del mio dolore
Mi
17*
Mi lagno,e piango , e grido
Giamai non m'ode quelt' Arder infido.
Cieco dunque non e, ma Tordo Amore ;
Ch'à ferir Tempre vede ,
E mai non ode al dimandar mercede.
M A D. XCIX.
OVe sì collo voli
Sogno ? deh non partire,
Poiché dolce confoli
L'amaro,ed angofeiofo mio marcire.
Se pietofa cu fol Madonna fai
Del mio lungo languire
Corcefe ingannacor,perche ce n' vaiì
Ben è ver, che'I concento
D'Amor fugge quai nube innanzi al vento^
M A D. C
PVr vede nel mio volco
La mia bella nemica
Senza,ch'io'l dica il mio dolor' accolto;
Pur ode i miei fofpiri ,
Vede pur del mio cor la piaga antica,
Vedo il pianco, e i martiri ;
Ne la motte à pietà de la mia forte
Pianto, piaga,fofpir, tormento, e morte «
M A D R. CI.
SE quanto bella (ìete
Donna bramate di faper à pieno y
A vetro mentitor ( ahi) non credete»
Voftro fguardo volgece
Al mio lacero feno i
Che le canee ferice,ond'egli è pieno
Son proue e viue,e chiare
De la belcà y che'n voi fi rara appare •
MAD.
M A D. CU.
DE la mia bella Donna
Vn dì vedi la gonna Amore ; ed ella
Prefe d' Amor,e Ì'arco,e le quadretta;
E chiunque uedèa
L'vno , e l'altra credèa ,
Ch'Amor foffe mia Donna,e £ofCc Amore
La mia leggiadra Dèa .
Ma chi (cerner potrìa sì dolce errore ,
S'Amor, e quefta mia poflcnteMaga
Egualmente n'impiaga ?
M A D R. CHI.
LAnguifco, e fon tant'anni
Cruda mia Tigre, e voi
Non date. fede a miei sì lunghi affanni.
Mi crederete poi,
Ch'io (arò giurato à morte,
Ed haurcte pietà de la mia forte ;
Àia 'ntempeftiua giunge i
Pietà, fé tardi vn duro petto punge .
sonetto ex Ivi.
aVando à' raggi d'Amor pria lì fcaklaro
Gli accefi fpirti , due lucenti ftelle
Soura l'vfo mortai ferene, e belle
L'infocato desìo nel cor dollaro .
Pofcia d'vn nouo Sole altero , e raro
Vidi le lucidifsime fiammelle
Sfauillarsì,cheben conobbi in quelle,
Ch'ogn'altro lume fu mcn dolce, e chiaro;
Anzi al celefte folgorar m'accorfì ,
Ch'altro non fu,che tencbre,ed horrore
L'amato lume,che da prima io feor/ì ;
Ond'al
Ond'al beato angelico fplendorc
Di quella fiammeggiante luce io corfi ,
Luce, ond'arde d'amor l'ifteflb Amore .
SONETTO CXLVIL
Mille fiate io fra me dico, e donde
E difcefa cortei ? dal Ciel vien' ella
A sì uaga fembianza honefta, e bella ;
Ma come in fé tanta fierezza afconde >
Se pietade è sii 'n Cielo , e chi le 'nfonde
Nel cor tal crudeltà? chi fi rubella
La rende incontr' Amor? d'Amor la ilclla
Pur in Ciel gli amoro/ì rài diffonde .
Ahi s'ella prende il mio dolor* a fcherno ,
Deh qual pietofa man farà, che'n parte
Tempri à l'anima mia l'ardor' interno ì
Mifero,perche fia '1 mio duolo eterno
In lei ( fera vnion ) chiudon con arte
Bellezza, e crudeltà Cielo, ed Inferno .'
M A D R. CIIII.
DOnna fé voi potefte
Veder il mio martir, ficome io veggio
L'infinita beltà, che 'n voi rifplende: '
Forfè quando pietade humil vi chieggio ,
Che '1 voftro orgoglio al mio defir contende:
Vi moftrerefte pia ;
Ma perche eterna la mia doglia fia
Quanto più veggio la bellezza voftra
Tanto meno il mio male a voi fi morti a .'
MAD. CV.
HOr hai pur vota la faretra Amore >
Ed hai pur rotto l'arco
Per tanto faeharmi :
Megli' era nel piagarmi
De l'empie tue quadrella effer più parco."
Hor che farai fenz'armi ?
Ed ei di Sikiia de le felue honore ,
E del mio Regno ecèrna meraiuglia
Strali mi faran gli occhi arco le agliai
M A D. CVL
■T- ?'
SI come fegue al lampo il tnono, e poi
Segue al tuono la pioggia :
Così qualhora in difdegnofa foggia
Moue in me gli occhi fuoi
Madonna ; vn viuo lampo
M'appar; ond'io m'auampo:
A cui de' miei fofpjri il tuon repente
Segue,e del pianto mio pioggia dolente ."
G
M A D R. C V 1 1.
la per tua colpa Amore
Fui Damma, che nel fianco porta il dardo
Del crudo cacciatore;
Poi Ggno,che cantando giunge à morte ;
Indi fior,che languendo al Sol li muore;
Pofcia di pianto un Rio ;
Hor per mia trifta forte
Salamandra fon 'io,
Che mi confumo, ed ardo
Nel viuo foco d'yn fereno fguardo."
All'-
All'IUuftrifs. &Retierendifs. Sig.
CARDINAL & GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINI.
SONETTO CXLVIII.
FEbo (no'l mi negar) ond'è , che'l volto
Pallido hai sì?qual Fato à noi contende
Tua lucc,che già canto inuan s'attende :
Forfè ancor Dafne à Jagrimar fé' volto ?
O pur d'inuidia hai tu nel feno accolto
L angue crudele,hor che lo fguardo intende
Ogn'alma al nono Sol, ch'altero fplende
In guifa tal,ch'à te l'honor n'e tolto .
Ben hai d'acerbo duol cagion'eterna
Poiché verno piouofo, e notturn'ombra
Ti fan perpetuo temerario feorno .
Cinthio quand'arde il Mondo,e quando verna
Di gloria cinto ogn'atro vel difgombra
Ne le tenebre ancor di raggi adorno .
M A D. CVIII.
RÀpirò fé non doni
Auarifsima Clori ;
Furerò ladro Amante quei tefori
Onde fi ricca vai ,
Ed oprargli »pn fai ;
E l'amorofa fame (ahi laflb ) ond'io
Per fouerchio digiun vengo già meno
Farà, che'l furto mio
Se non fìa giufto fìa feufato almeno .'
MAD.
tri
M A D. CIX.
a Val cor Nitida (peri
Piagar? qual alma vuoi
Arder col raggio de begli occhi alteri ?
Altrui piagar,altru' infiammar nen puoi;
Che'n me fon tutte voi re
Le tue faette,e'n me le fiamme accolte .
Le mie piaghe,e'l mìo foco
Non prender dunque à gioco Anima fchiua*
Se d'Amante non vuoi rimaner priua.
M A D. CX.
HOr che più (calda il Sole
Qui preflb à quello Riuo
Dettarmi l'aure al volto <
Con la Tua bella man Fillide fuole ,
Perch'io tempri del giorno il caldo eltiuo ;
Ma quel, c'hò dentro accolto
Mollò da Tuoi beeli occhi intenfo ardore
Accende si,che 'neenerilee il core .
M A D. CXI.
SI E non credi al mio male
^ Nigella io non me n' doglio ;
w Che'l mio fero cordoglio
E cal,che no'l comprende alcun mortale.'
Se 'ncredibil e dunque il dolor mio
Se no'l credi accular non te n' pofs'io .
SONETTO CXL1X.
I tornanpur ( bench'io'l rìcufi ) in mence
Crudo mio Tigre i miei padati danni ;
£ tratta l'alma 1 quei primieri affanni
Ne l'antico dolor languir fi lente .
So-
M
*77
Souiemmi come io definì fouente
Finir nel più bel corlb i miei verd'anni;
E veggio ad vn, ad vn tuo' falli inganni ,
Ne d'amarci il mio cor però fi pente .
Anzi pur quella micidial belcade
Cotanto a danni miei pofTente Maga
Bramo, cerco, fofpiro, e chiamo inuano .
Temendo non vn dì tua feritade
Proui giuda del Ciel l'irata mano.
Cosi m'ha fatta Amor del tuo ben vaga .'
SONETTO CL.
aValhor ti veggio torto al cor mi feende
Tutt'armato ad vn tempo Amore, e Sdegno j
^ Né so fé più nemica, ò amante io vegno :
Sì mi lufingal'vn , l'altro m'accende.
Confufa l'alma ogn'hor tra fé contende .
Ma non fia più,che quefto laccio indegno
M'annodi; la ragion vaglia, e l'ingegno
Per fottrarmi al dolor,che sì m'offende .
Ah non conuien, che nobil alma porte
Fiamma indegna, che Parda,e laconfume
Dandole innanzi tempo acerba morte .
Sdegno fpenta ragione nomai rollarne .
Guerra,e vendetta fièn mie fide feorte ,
D'ira auampi il mio cor per fuo coftume .
SONETTO CLI.
Planfì gran tempo,ed hebbi il cor piagato
Di ftrale ardente,ela mortai ferita
Quanto più acerba tanto men gradita
Fu à l'empio mio Signor d'orgoglio armato .
Fèi deìe mie fuenture altrui beato
EiTempio fol di miferabil vita ,
M Da
178
DacrucTAfpe attcndèi pietofa alca.
Horqual fu amando più 'nfelice flato?
Pur al fin rardentifsimefauille
E (linfe il tempo, e die termine al pianto
Recando al viucr mio Priore tranquille .
Sua mercè lieta hor fon fé non fe'n quanto
Me (Iella incolpo e mille volte, e mille ,
Ch'à pentirmi (dolente ) io tardai tanto.
SONETTO CLII.
DA me nafce il mio male , io la radice
Son de le mie fuenture; ah fé 'n mia mano
E la fallite , à che non fciolgo infano
Quel, che mi ftringe sì nodo infelice ì
S'io me ftelfo legai ; perche non lice
A me difeiormi? io fol l'antico, e ftrano
Giogo nomai rompo; e non farà, che 'nuano
Tenti il fentier,che mi può far felice .
Chi sforza il voler mio? chi mi contende
Mia libertà? chi toglie a me l'ingegno ?
Io fol mentr'amo quel, che più m'offende.
Spegnerà dunque l'empio foco indegno
Giulia Ragionane 'n me gnn't'ira accende, .
Saggio coniìelio, e generofo fdegno .
SCHERZO IX.
"TV yfOuèa dolce un zefiretto
I \f\ * ^ uoi ce P icu fofpin-
X. ▼ JL E lafciando l'aureo Ietto
Fiammeggiò per gli alti giri
L' A Iba ; tì-J Mondo colorìo
Mentre rofe, e gigli aprìo.
Quando Ninfa Amor m'oiferfe,
Ch'adornò d'alcr' Alba 1 campi .
Forfè
Forfè Pari in Ida fcerfe
Così chiari ardenti lampi .
Nò, che Venere fi crede
Finca alhor , che cortei vede .
Ella ornaua gli ornamenti
Col fembiante pellegrino;
E gioiuan gli elementi
Vagheggiandoci bel diuino;
E sii l'oro de i capelli
Rideàn lieti i fior nouelli.
Febo vici de l'onde more ;
Ma poi ch'egli in terra fcorfe
D'altri raggi altro fplendore
Saggio indietro il camin torfe .
Che s'eifofTe in Gel comparlo
Fora flato e vinto,ed arfo.
Le freich'aure matutine
S'infiammàro al dolce foco
De le labbra porporine j
De le labbra, ou'hoggi han loco
Di rubin viue facelle ,
Ch'ardon l'alme , ardon le delle .
Il bel petto oue biancheggia
Di lue neui il giglio pieno
Con mille occhi il Ciel vagheggia;
Ne so ancor fe'n quel bel fcno
Scendon guardi , ò fcendon baci
Del mio ben ladri rapaci .
Pure neui , che accendete
Le fauille,ond'io tutt'ardo
Morte voi, voi tomba (ète
Del famelico mio (guardo,
M % Del
*?J
Del mio fguardo , che Fenice
Nel morir diuien felice .
Dolci pomi, ed acerbetti
Pur quel candido Tennero
Veggio in voi, ch'almi diletti
Mi promette; per voi fpero
Che tra neue, e neue ardendo
Vada l'alma al Gel falendo .
Ma perch' altri, ou'io non poggi
A me folo Amor gentile
Scopri i duo neuofì poggi ,
Che fiorir fan vago Aprile ;
Che lampeggian fiamme d'oro ;
A té gloria, à me teforo .
O fé tanto mi concedi
Amor. vedi, nel mio canto
Dirà Clio tuo nobil vanto 1
SONETTO CLIÌI.
ANima fianca à che fofpiri , e piagrr ?
E fordo à' tuoi fofpir, cicco al tuo p'anto
Quei per cui notte, e dì ti ftruggi, e lagni,
Quei, che l'angofce tue fi prende à vanto .
Ahi fé lunge da lui fol godo quanto
Mi fon pianti, e fofpir fidi compagni
Perche vuoi, che da loro io mi (compagni ?
Doppia il duolde gli afflitti ilrifo, e '1 canto .
Sfogo così del tormentofo petto
L'afpro martir , che fol s'alleggia,e molco
Al chiaro lume de l'amato oggetto.
Trabocchi in pianto pur l'interno aftetto .
Non è forfè talhora il pianger dolce ?
Han le lagrime anch'effe il lor diletto .
SO-
iSi
SONETTO CLIV.
SE brami, che per te (ì ftrugga il core,
Perche tua gran beltà, ch'ogn'altra auanza.
Lcuandomi di mano ogni fperanza
S'è fatta empia miniftra di dolore ?
Per hauer ne le guancie vn bel candore
Mifto di rofe haurai dunque baldanza
Di tormentarmi Tempre? ah che fembianza
Bella non bafta à mantener amore.
Quel durofen d'vn bel diafpro armato
La naturai fu a feritate hor hi'cCy
E da ftral di pietà reftì piagato .
Ch'Amor (no'l negh'io già) dal bello nafce;
Ma per natura à' cari vezzi vfato
Più di pietà,che di beltà fi pafce .
SONETTO CLV.
A Voi Donna gentil del core a perii
L'interno affetto, e i miei fofpiri ardenti j
E come i fenfi ad amar folo intenti
Hor foco tutti , hor tutti ghiaccio ferii ;
Com' à crud' Afpe i giufti prieghi otferfi ,
Come difsi a le piagge i miei tormenti ,
Come pian fi, e cantai con medi accenti,
E quanto in fomma per amor fofrerfi ;
E 'n raccontando i già pattati guai
S'incrudelir le non ben falde piaghe ,
Le piaghe ( latta ) ond'io non guarrò mai ;
Perche fin dal'occafo ancor m'infiamma
Il mio bel Sole; auuien, che ancor m'impiaghe .
Saggia ruggite voi d'Amor la fiamma .
M j SO-
i8z
SONETTO CLVI.
LA ver Poccafo il defir mio (ì volue
Pur vago di veder l'almo fembiante
Per cui verfat' ho già lagrime canee
Ne sa, ch'egli è nud'ombra, e poca polue .
Ahi fe'l Ciclquefto 'ncarco non difTolue ,
Come fpero veder fue luci fante ,
Se '1 colle racca à quefto Mondo errante
Colei, che '1 tutto in vn filenzio inuolue ?
Ma fé tu me '1 toglierti inuido Fato
Non farai già, che morto ancor non l'ami ;
Che vero amor non può cangiar mai ftaco .
Così dolente i morti aridi rami
La vite abbraccia del fuo tronco amato ,
E par, che lagrimando in vital chiami.
SONETTO CLVII.
Imagine bella di colui ,
Che 'n foàue prigion tenne il cor mio;
O gradito de gli occhi inganno, in cui
Lieta del vaneggiar pafeo il desìo j
O pò {Tenti colori hoggi per vili
Riueggio pur quegli occhi amati, ond'io
Hor tutta gioia, hor tutta doglia fui.
Gli occhi, cui non può torme vnquà l'oblìo.
Ben di mirarli quefto lume è vago ,
L'alma non già, perche da me diuifa
Là fempre viue,ou'è '1 mio ben fepolto.
Ma come entro '1 mio cor leggiadro volto
Mentre l'auido fguardo in te s'affìfa
Spira verace ardor tua fìnta Imago ì
MAD.
M A D. CXII.
E Spento il toro, e (pento ,
Ond'io villi piangendo
Lalla non men che ardendo ;
Né fia, ch'io Tenta più d'amor tormento
Se di nouo Prometeo non riforma
Del ceneraio la tuale^iadra torma.
M A D. CX HI.
aVell'inrelice giorno ,
Ch'io vidi il voftro volto,,
^, Ben vidi in elfo accolto
Splendor d'alta bcltade, e 'n lui foggiorno
Far le Grazie, e gli Amori ;
Ma i miei dolori per mia cruda forte
Già non vid'io, né la mia fiera morte .
M A D. CXlIli.
COme furano faria Ninfa gentile
Senz'heibe i prati, e lenza trondi i bofehi
Veder a mez Aprile,
E nel'eftate ardente
Trarne Febo i gran dì torbidi, efofchi ;
Così Itrano lana , che tua beltade ,
E la tua verde etade
Senz'amor rolle. hor, che l'età 1 confente ,
E beltà io richiede, ardi mio core,
Ardi dunque Amanlli , ardi d'amore .
M A D R. CXV.
Fiume beato, Fiume ,
In cui Siluia mio Sole ,
Sol, ch'aua mpar mi fuole
In di fu fata foggia
Specchiarti ha per coftume :
M 4 ^"So 1
1$ +
Fuggi alerone s'auuiene ,
Che per fouerchia pioggia
S\ turbino quell'acque à lei sì care ;
Fuggitacelo che'l mio bene
A turbarti da ce mai non impare .
M A D. CXVI.
PErche l'empia ferita ,
Che mi facefti co' begli occhi al core
M'apporta afpro dolore,
Tu crcdi,ch'io pur deggia
Per fouerchio martir perder la vita ;
O quanto il crudo tuo penfler vaneggia ,
Ch'alhor Tana il languente
Quando'l dolor ne le ferite fente .
M A D. CXVII.
STandomi dietro ad vna quercia antica
Vidi in vn chiaro fonte
Le bianche mani, e la fercna fronte
Bagnarli à l'empia mia dolce nemica ,
Poi fuggirfene al monte.
Io (lafìb ) al fonte corti ,
E l'onda amata bebbi, e non m'accorti,
Ch'ella accefa n'hauéa l'onda gelata ;
Tal, ch'io ne porto più l'alma infiammata.
M A D R, CXVIil.
E nel tuo dipartire
L'alma, che fu già mia
Bella Mirtilla, e pia
Stata non fotic nel tuo feno amato,
M'era forza morire .
Felice sfortunato.
Io vino, perche fon de l'alma priuo,
E l'alma hauendo non farei più viuo.
MAD.
ìSf
M A D. CX IX. '
OF rondi alme, e felici ,
F rondi di quella pianta e dolce, e grata,
G'hà ferme nel mio fén le lue radici ,
A la voftr'omb&a grata
Nono Tantalo il cor tra pianti, e lutti
Indarno bjama gfi amorofi frutti.
M A D R. CXX.
S' Amor Tempre foggiorna nel mio petto ,
Né mai d'indi fi parte
Ei viue pur del mio tormento a parte j
E s'ei prende a diletto i
E di ferirmi, e d'ardermi cotanto
Infelice è'1 trionfo,e metto il vanto,
Che 1 vano fanciulletto
Meco refla feritxrdal fuo ftrale , {
E meco nel fuo ardor s'incende l'ale .
M A D. CXXI.
DAI fiero Dio le battaglie impari
Gli ailalti crudi, e fieri ,
La pugna, onde fi muore
Chiunque di fierezza ha cinto il core.
Voi di pudico amorfeguaci veri ,
VoiSpofl illuftri,e rari
A le ftelle sì cari
Imparate in amor guerra d'amore .
V'infegni ei fol, che di piacer lì pafee
Quella pugna foàue,onde fi nafee .
M A D. CXXIL
/*~\ Velia bocca di rofe
V^ La mia v-aga Licori
^^^-^ Tutta ridente, e bella . . _
In
In premio al fin de' miei grani dolori
Mi porge lieca . ( ahi fcaltra PaltorclL)
F.cco i' la bacio , ed ella ,
Che 'n bocca afeonde l'amorofe Faci
M'incende l'alma co' Tuoi dolci baci .
M A D R. C XX IH.
AL lame de' begli occhi il cor' ardea ,
Quand'entro al gentil feno
Di pura nciie pieno
Volò de la mia Dea
Per mitigar l'ardore ;
Ma tutto '1 foco iui crouò d'Amore J
Fi^ro, e mendace (campo.
Così tocca dal Sol Nube talhora
H umida fplende fu ora ,
E grauida nel feri rinchiude il lampo.
SONETTO CL Vili.
S lete Madonna pur d'humane tempre ,
Dunque com'eller può, che non vi doglia,
Che l'inferma per voi mia frale fpoglia
Nel centro del dolor s'affi iga > e (tempre ?
Ah pur nouella crudeltà mai tempre
Del mio grane martir l'alma v'inuoglia .
Deh fgombri il rio penfìcr , che '1 cor m'addoglia
Amore, ò pur col mio dolce il concempre .
Com'è quel molle feri duro cotanto ,
Che no'l punga pietà del mio gran male ;
Qual macigno '1 difende, ò qual diaipro ?
Ma (pero,che'n vendetta del mio pianto
Lo piagherà, bench'ei fa fero, ed afpro
D'amaro pentimento acuto Itrale .
SO-
1*7
SONETTO CLIX.
COn lagrime di fangue, e con fofpiri
Di foco tradì la mia iìanca vita
Per afpro calle vn tempo ; e 'nuano aita ,
Inuan chiefi pietà de' miei martiri.
Pur fi cangiàro al fin gli empi deliri
Del cor nemiche la mortai ferita
Saldò Ragione; ond'hor veggio pentita
Gli andati errori ouunque gli occhi i' giri .
Saggia hor feguo il mio ben , poich'io ti fuggo
Moftro internai ; fon di me fteffa amica
Fatta nemica al tuo fpietato inganno .
Hor non vino morendo , hor non mi ftruggo,^
Nel gielo altrui : fpenta è la fiamma antica ;
E me (tefs'amo hor , ch'odio Amor tiranno .
SONETTO CLX.
INdarno giri i lufinghieri fguardi
Soàui ad arte inuan predarmi tenti •
Più non farà, che i fimulati accenti
M'empiano il fen d'auelenati dardi .
Giungono al coreintempeftiui, e tardi
Anima mentitrice i tuoi lamenti .
Riuolgi altroue pur tuoi preghi ardenti
Ch'io so, che 'n me giù non fofpiri , ed ardi ."
Troppo de le tue frodi il cor s'auede
Però fugge de gli occhi il crudo raggio
Da cui la morte fua folo deriua.
Tal chi percote in dura felce il piede
Quand'ei cieco non fia, pofcia la fchfua ;
Che l'andate fuencure altrui fan faggio .
SO-
fu
S O/N'E'.T TO CLXL
PEr te non fìa,ch'io più m'adorni, e terga,
Ne più rifuoneranno i miei fofpiri ;
, Ne ria mai, che dolente, ò lieta io miri
La fronte, ò gli occhi oue mia morte alberga.
Altri amando di pianto il volto afperga
Sotto '1 mi fero incarco de' martiri .
Accefa l'alma mia d'alti defiri
A più bel volo, e più felice s'erga .
Ne Infinga d'Amor ria, che l'orrenda
Che d'hauerlo fcguito homai fi pente ,
E del fuo vaneggiar le 'ncrefce, e duole .
Ah che laido voler può quanto vuole .
E chi vede'l fuo fallo, e non l'ammenda
La celefte pietà fdegna fouente .
SONETTO CLXÌI.
X tempo al fin col fuo girar cortefe
Quel foco fpcrifein me, ch'arte,od ingegno
Non eftinfer giamai,non giudo fdcgno ,
Non ragion , che già d'ira il cor m'accefe .
Ei mi fottraifc al fin, ei mi difefe
Da i colpi, onde già fui mifero fegno ;
Per lui fceura n'andai dal giogo indegno ,
Per lui forza, e vigor l'anima prefe .
Gradita libertà godo per lui ,
E Te già pianii 5 hor rido ; e ben conofco
Qual (dia mercede) io-fon, qual (latta )fui.
Son del mio cor gli antichi ardori fpenti ;
Ma duolmi (ohimè), ch'à l'aer cieco , e fofco
Rinouan l'ombre-, e. i fogni i miei tormenti.:
SOt
SONETTO CLXIir.
S'Ardente nel mio cor foco accenderle ,
Conio fguardo di cui mi vifsi un tempo,
A l'amico rotar del fido Tempo
Col giel di crudeltà pur lo fpegnelte ;
E fé piaga morrai già mi facefte,
Che più cupa lì tco di tempo in tempo ;
Hor del graue marcir più non m'attempo,
Che voi del fianco aperto il mal chiudette .
Voi di fierezza il duro petto armato
In vn mi folle e Medico, e Guerriero ,
Crudo ftrale,e pietofa panacea .
Fama è cosìjche'l gran Pehde altero
Con Inatta, onde pur dianzi hauea piagato
L'iiteiTe piaghe riianar folèa .
M A D. CXXI1I.
PEr fuggir la prigione,
Il giogo, e la catena, ou'io tant'anni
Vilsi tiranneggiata in tanti affanni,
Per compagna Ragione ,
Per conlìglier lo Sdegno, Ira per guida
Prendo-così l'infida
Pede io fuggo d 5 Amor,Ie reti, e i dardi ;
Ma lafla( ohimè,) ch'io me n'auueggio tardi 1
Cap.III.con ogni terzo verfo del Petrarca.
INuidiofo Amor del mio contento
Face' ha de l'arco fuo legno il mio core ì
Ma tutti i colpi Cuoi commette al vento.
Inuan procuri ingiutto empio fignore
L'alma tener con tue ludnghe auuolta
Tra le vane fperanze, e'1 van dolore .
iS j?
Io
t $0
Io'ben dolce credei l'amar taluolca,
Ma poi che fciolco ho da queftVocchi il velo
La falla opinion dal cor s'è tolta.
Chiunque auampa d'amorofo zelo
Speri anzi divedetene vfcirdi pena
Senz'acqua il Marc,e fenza ftelle il Cielo .
Annoda l'alma Amor d'afpra catena ,
E foffian Tempre, oue l'iniquo ftaffi
Venti contrari a la vita ferena .
Per lo fentier d'Amore à morte vafli.
Miicri Amanti egli v'afeonde il calle
"Di gir al Ciel con gloriofì pafsi .
In quefta balTa,e tenebrofa valle
Vi nutre di piacer vano , e fallace
Per fami al bel desìo volger le fpalle.'
Il fenfo ingannaci cor ardendo sface ,
Tal è Àia vfanza difpietata,e dura
Nemica naturalmente di pace.
Ri polo, e libertà vi toglie , e fura ,
E vi coftringe à trar da gli occhi vn rio
Quand'e 1 dì chiaro,e quand'é notte oleura.'
Spegnete la fua face ne l'oblìo ,
Ch'egli vi pafce,e no'l vedete (ahi folli)
Di fofpir, di fperanza, e di desìo *
Mentr'io pur come voi fcguirlo volli
Vifsi morendo in vna viua morte
Con gli occhi di dolor bagnati, e molli ,"
Quante volte n'andai gridando forte
Di piaggia in piaggia, e d'vna in altra riua
O bel vifo à me dato in dura forte.
Ahi che mentre d'amor l'alma bolliua
Sofferto" inutilmente tant'affanno ,
Chc'ngegnojò llil non fia mai,che'l deferiua.
Chi
Chi viue amando foffre ingiuria, e danno,
E quando il Monte uien canuto^ e bianco,
E quando poi ringiouenifce l'anno .
Talché fi croua ai fin debile, e fianco
D'angofce, e di martìri in tutto pieno
Col ferro auelenato dentro al fianco.
Hor di vera letizia ho colmo il feno ,
Poi c'hò lafcrato di fcguir l'altero,
C'hà sì caldi gli fpron, sì duro il freno ."
Conofco hor ben,ch'io non conobbi il vero
Mentre feguendo quello fallo Nume
Sperai ripofo al fuo giogo afpro,e fiero .
Penfofo vn giorno in riua a vii chiaro fiume
Vna voce fgridommi in quelli accenti ,
Deh perche innanzi tempo ti condirne?
A quel parlar tremai qual fronda à' venti :
Pur fatto forza à l'improuifo mono
l' dicea fra mio cor,perche pallenti?
Poi difsi, ò voce con la qual ragiono,
Se guardi à la cagion del mio fallire
Spero trouar pietà non che perdono .
Nacque giàtal,ch'io no'l faprei ridire
Donna, il cui bel fu d'ogni grazia adorno
Per colmarmi di doglia, e di defire.
A quella ogn'hor con la memoria torno,
E per lei mi confumo à parte, à parte ,
Così mancando vò di giorno in giorno.'
Ma tu chi fe',che'n sì remota parte
Mi conforti à lafciar l'imprefa antica ,
Ond 'hor non so d'vfcir la via, ne l'arte?
Rifpofe, io fon Ragion del giudo amica
Sappi,che quanto più l'huom lerue,e brama
Tanto Fortuna con più vifeo intrica.
iji
Segui
Segui l'alto Signor,ch'à fé ti chiama"
Sondi lui meflaggiera, e vò moftrarti
Come s'acquifta honor, come Dio s'ama .
Villo, che pur voleui confumarti
Dietro a fpietata,e fragile bellezza
Mi mofsi,e uengo ibi perconiblarti .
Vuoi feguirchi ti fugge,echi ti fprezza?
Ali ben m'autieggio, che fé' fatto,comc
Semplicetta farfalla al lume auezza .
Hor prima,che tu cangi e volto,e chiome
Segui ti prego il mio fano coniglio,
Sgombra da te quefte dannofe fome.
Soggiunfi,amica al tuo parer m'appiglio ,
Voglio fuggir la difpietata luce ,
Ch'Amor rnofìrommi lotto quel bel ciglio ,
Vn raggio di falute in me riluce,
Sì mi conceda chi die lume al Sole,
Ch'io fegua la mia tìda,e cara Duce.
Tal forza hebbero m me Taire parole
D'eiTa Ragione,che 'mpugnai lo feudo
Contr'al desìo,che fpeflb il fuo mal vuole .
Hor da te fuggo Arciero alato,e nudo,
Ed ho contro di te sì graue (degno,
Ch'animo al Mondo non fu mai sì crudo.
Mentre fcruendo vifsi nel tuo Regno
Spietato al pianto mio torcerti gli occhi ,
Hor al tuo richiamar venir non degno ,
Indarno tendi l'arco, a voto {cocchi .
SONETTO CLXiV.
POfcia,ch'io non fon più d'Amor feguace,
Speme non più,non più timor m'ingombra ;
Non piacer tallo il uero à l'alma adombra,
Né fuoi dardi più curo, ò l'empia face .
Hor
Hor non mi turba piìi fogno fallace ,
Vero mi fembrail vero, ed ombra i'ombra ;
In tutto fon' nomai dfafFalinQ fgombra ,
Ed ho co' miei pender tranquilla pace .
Non reggo à l'altrui voglia il voler mio,
Son di me Donna,e non mi turba vn uolto
Seuero,ò mi rallegra un riib,vn detto.
Angofciofo martìr,folle desìo ,
Ira,pianto, turor, tema,ò(ofpetto
Non fan più guerra al cor libero, e fciolto .
SO NETTO CLXV.
PRìa, che s'armi Madonna àuoftri danni
. L'auaro Tempo,ch'ogni cofa atterra,
E quel bel uolto quafi arida terra
Fenda crudel col uomero de gli anni
Pietà vi mouadi que' lunghi affanni,
Che fanno al corsi difperata guerra ;
E Palma,che per uoi s'afflige, ed erra
Spieghi per l'aere d'alta gioia i uanni .
Cruda a uoi (teda, io ben conofco,e fenta,
Che '1 bel fembiante , c'hò nel petto impreco
Perde la fua beltà nel mio tormento.
Amate dunque,e '1 ben,che u'è daprefTo
Pigliate anzi, eh' i' fìa di uita fpento;
Ch'altro amor non mantien,ch'Amor iReffo.
SONETTO CLXVI.
BEnche per uoi mille fuenture, e mille
Habbia inuano fofferte; io pur contento
Vifsi; enei colmo del maggior tormento
Trafsi del uiucr mio l'hore tranquille .
Godèa de l'ardentifsime fauilte,
Ne mai proruppi in doiorofo accento :
N Incauto
r^4
Incauto Amante ad arder folo intento
Sparfi. dolce da gli occhi amare ftille .
Ne cruda osò giamai chiamami il core;
Poich'alari non hauea quel,ch' i' più bramo.
Hor del voftro fallir piange, e s'adira.
Ad altrui fendo pia cruda vi chiamo ;
E pien d'ingiufta doglia,e di giufl'ira
Cangio in difprezzo il difprezzato amore.
All'Illuftrifs. & Reuerendifs. Sig.
CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDIN1.
SONETTO CLXVII.
En a guifa di Sol fiammeggi , e iplendi;
Che s'ei la terra , tu le foiche menti
Purghile rirehiari ; s'ei co' raggi ardenti
Ne della i fior , tu di virtù n'accendi .
Tu fregiate d'horror l'anime rendi
S'ei di lume le ftelle,e gli elementi';
S'egli auuiua,emantien tutti i viuenti,
Tu al giouar folo, &: al bear intendi.
Così qual Sole in Vaticano vn giorno
Rifplenderai nel più fublime feggio
Di gloria più che di corone onufto.
Poi lafciato del Mondo il giro angufto
Cinthio fecondo Sole in Ciel ti veggio
Vie più che'l primo di bei raggi adorno.
SONETTO CLXVIII.
Mille flrali d'Amor nel petto affifsi
Colpa de gli occhi cuoi crudo portai i
Lagrime
Lagrime di dolor per tè vcrfai ,
E'n rapid'onda la mia pena ferirsi ;
Per te- languendo in fiera morte io vifsi ,
E mercè inuano al feruir mio (perai ,
Per ce (cimmeria al fin (laflfa) reftai
Ne i penofi d'Amor profondi Abifsi ;
Ma fé tropp'arfì , e fai leale amante ,
Ben hor cangio pentita e voglia , e (lile ,
E del mio vaneggiar meco mi fdegno.
Ah più non (ìa, che dei mio duol ti vante .
Vegg'hor mio fallo ; e so che al cor gentile
Semita difprezzata è giogo indegno .
In morte del Sìg. Torquato Tajfì .
SONETTO CLXIX.
Or qual graue per l'aria odo lamento?
Ond'c, che rugiadofo ognun il ciglio
Danna di Morte il difpietato artiglio,
C'haue d'Apollo il maggior lume fpento ?
La noftra gloria, il gran Torquato io lento
Gridar miferi è morto; è morto il figlio
De l'alte Mufe, onde l'amaro eflìglio
Ogni noftro piacer volge in tormento .
Chi la mente v'accieca egri mortali ì
Morir può quei, che col fuo diuo ingegno
Refe a l'Eternità mill'altri eguali ?
Saggio il Tasso afpirando al fanto Regno
Spiegò celerte Cigno altero l'ali
Lafciandoil Mondo di fualuce indegno.
Ni Al
*?S
i $6
AL SIC IACOPO CA LDERONE
G O V D A N O
Ingegnerò dell'efferato in Italia per S.M.CatoI.
e Pittor Eccellenti fsimo.
SONETTO CI XX.
DE' tuoi viui color l'opera altera
Cotanto à me fi imi buon Fabro i' veggio
( O merauiglia ) che non ben m'auueggio
Qual di noi de chiamarfi ò fìnta, ò vera .
Hor tua mercè la Parca iniqua, e fiera
Vinco,non pur col fuo poter guerreggio.
Se due uoltehuom non muor null'altrochieggio,
Ch' T non pauento horror d'ultima fera .
Sì potetti d'Apollo tifando l'arte
Pinger la tua virtù con le mie rime
Vincend'io Saffo, (e tu vinci Apelle ;
Ch'alhor pennelli, e ver(ì,etcle, e carte
Spiegando per lo Ciel volofublime
D'eterna inuidia infiammerian le ftelle .
C A N Z. V I.
AMor empio Tiranno ,
Che 'n tanto affanno m'hai tenuta auuoka.
Da la Ragion guerriera
Dopo lungo contratto in fuga fpinto
Al fin lei ftato, e vinto .
Son da i lacci diiciolca ,
Che mi tr afferò vn tempo prigioniera .
La'ngiufta mano,e fiera
Di te non regge di mia vita il freno.
L'amaro tuo ueleno , •
Ond'hebbi '1 cor' infetto
Sgombro
Sgombro ho dal petto. hot' in altr'alma tenta
Noui trofei; che 'n me tua fiamma è fpenu .
Monarca di martìri ,
Che de' fofpirf altrui Tempre ti pafci ,
E ridi à l'altrui pianto ,
E tal fai guerra a l'agitato core ,
Che ne l'afpro dolore
Mai refpirar no'I lafci ;
Pur hor mal grado tuo gioifco, e canto ;
E pur mi pregio , e vanto
De ia mia dolce libertà gradita .
Quella mortai ferita
Cagion d'ogni mio male ,
Che col tuo ilrale aurato mi facefti
Cangiata in cicatrice homai vedrefti .
Cam in pieno d'horrori ,
Maftro d'errori, padre di bugia ,
Nemico di pietate ,
Soia cagion d'ogni tormento noftro ,"
Di natura empio Moftro ,
Spietata frenefia,
Tempio di fallita , di crudeltate ,
Ricetto d'empietate,
Mar procellofo } ch'entro à fragil barca
Mi (ero Amante varca,
Mentitor inhumano ,
Fanciullo infano d'ogni mal radice ,
Furor,che rendi l'huom fempre infelice.
Chi comincia à feguirti
Gli egri fuoi fpirti in cruda guerra mette,
Perde fua hbertade ,
In chiufo laberinto il cor' intrica ;
N 3 ah
Tjft
Ad inutil Fatica
11 collo fottomette ;
Ne gli ampi hbiùi di miferia cade;
Ter mendace belcade
A i iìngulci> a i lamenci apre la ftrada;
Niente pia gli aggrada ,
Se (IcìTo in bando pone,
Odia ragione, e (tolto il ben difprezza ;
Cotanto è l'alma al ilio contrario auezza *
Nel feguirti imparai
A tragger guai dolente,anzi à morire.
Per monti, felue,e piagge
Andai mifera me fempre piangendo ;
L'orme di lui feguendo,
Che già mi fé languire ;
E nudrendo nel cor voglie non fagge
De le Fere feluagge
Diuenni (ahi crudo Amor) fida compagna.
ATapcrta campagna
Errai la notte } e*l giorno ;
Ogni mio fcorno,e doglia à i fallì io diffi,
E'n mille piante la mia pena fcrifsi .
Così fper ai dolente
Spegner l'ardente fiamma,indi fottrarmi
A morte in fìmil guifa ;
Ne fu per ciò,ch'io refpirafsi vn quanco j
Che non ti vidi franco
Giamai dal faettarmi ;
Anzi da l'alma mia fempre diuifa
Fui fchcrmta , e derifa i
Il mal hebbi fccuro, il ben* incerto >
E di mia pena il merto
Spie-
>S9
Spietato Arder fu folo
Tormento,e duoIo,e morte-, e, ch'altro puoi
Donar fabro d'in(ìdte à' ferui tuoi >
Il premio, c'huom riceue
Dela fuà grcue doglia nel tuo Regno ,
Regno folo d'inganni
E di faper, chela Tua pura fede
Non habbia mai mercede.
Sotto al tuo giogo indegno
Traggono inutilmente! mescgli anni
In così graui affanni ,
Che 'mpofsibil farà,ch'io gli defcriua »
L'huom va di riuain riua
Acculando le (Ielle
Empiere rubclle; e 'ntanto i Tordi venti
Se ne^portan per l'aere i medi accenti .
Amor chiunque difTe,
Chiunque fcriile,che del grembo vfcifti
De la confufa mole
Fu faggio in tutto, e dille a pieno il vero ;
Pofcia , che nel tuo 'mpero
Pender confufì,etrifti
Reggon l'amante, ond'ei s'afHige,e duole .
Altro ne le tue Scole ,
Che vna confufion d'amare doglie
Non s'impara, ò raccoglie .
Neleconfufepene
Confufa uieneogn'alma-, e doue fei
Empiamente confondi Huomini, e Dei l
Taci Canzon, clVognVn per fé conofee ,
Ch'à gli affanni , à le angofee ,
Ad ogni eiìrema forte ,
N 4 Anzi
2 0'0
Anzi à morte fé ti' corre Iagrimando
Chiunque viue morrai cofa amando .
Qui feguono alcuni fonecti fcritti da diucrfì all'Autrice,
con le rifpoftc della medcfìma .
DEL SIG. GABRIELLO CH1ABRERA.
SONETTO CLXXL
NEI giorno, che fublime in baili manti
Ifabella imitaua alto furore ;
E ftolta con angelici fembianti
Hebbe del fenno altrui gloria maggiore ;
Alhor faggia tra'l fuon, faggia tra i canti
Non molTe pie, che non fcorgefle Amore ,
( Ne voce aprì,che non creafTe amanti ,
Ne rifo fè,che non beafle vn core .
Chi fu quel giorno à rimirar felice
Di tutt'altro qua giù ceffe il desìo,
Che fìia vita per fempre hebbe ferena.
O di Scena dolciifim a Sirena, :
O de' Teatri Italici Fenice ,
O tra Coturni infuperabil Clio,
SONETTO CLXXII.
LA tua gran Mufa hor che non può? quand'ella
Me ftolta fa de l'altrui fenno altera
Vittricej ond'èjch'cgni più dotta ichiera
Furor infano alto fauer appella .
Quefte mie fpoglie, il cantoja favella,
Il rifo,c'l moto fpù'an grazie; e vera
Fatta ( pur ilio, mercè ) d'Amor guerriera
Aucnto mille à i cor faci, e quadrella.
Ma
20 I
M\ s'ella tanto con Io ftile adorno
Ha rorza; in me col (ho valor accenda
Foco; onde gloria ne sfamili intorno .
Per lei mio carme à nobil fama afeenda
CHiABRERAilluftre ; ed auuerrà,che vn giorno
Degno cambio di rime anch'io ti renda .
DEL SIG. VINCENZO PITTI.
SONETTO CLXXIII.
Già non pofs'io da lunge il bell'afpetto
Sorfrir de la bellifsima Ii'abella ;
Ne le parole dolci,e i getti, ond'ella
D'amor auampa à mille, e mille il petto
Gentil mio Fabio, horcome dur~ -, e afpetto
Regger daprdlb mai vifta sì beila ì
Come daprefTo vdrò quella fauella
Far dono a me d'alcun leggiadro detto ì
Cert'io non prenderò cotanto ardire
Se già tua cortefia non violenta
Gli occhile le orecchie mie, ne vuol, ch'i'arda .
Ah che dich'io ? anzi pur vuò uenire
Per tanto honor. le da me ben fi guarda
Ben è giufto, che d'arder io confenta .
XjfpoFìa .
SONETTO CLXXIV.
E pur e ver,che sfauillando fuori
Elcan de gli occhi miei fiamme cocenti?
E, ch'io da lunge folgorando auenti
Sguardi amoroiì ,ond'ardo, e ftruggo i cori .
Già
S
àoz
Già non dei tu di vie più graui ardori
Temer così; che di bear non temi
Me di tua villa, e de' foàui accenti,
Onde l'aure addolcila, e'1 Mondo honorì.
Ne* giorni eftiui tra notturni erranti
Splende vaga Lampi ri >, e'1 foco fteiTo
Ralfembra e nulla (calda; e tal fon'io .
Ma fé per me loncano arde il desìo .
Hor non è priuilegio de gli Amanti
L'arder da lunge , e l'agghiacciar dapreflb ?
DEL SIC GHERARDO BORGO G NI
l'Errante Accademico Inquieto di Milano.
SONETTO CLXXV.
A Pollo, quella il cui valor cotanto
Ammiri, &: haue per teatro , e fcena
Italia, e '1 Mondo; e d'eloquenza piena
E de' iocchi, e coturni ìlluftre vanto ;
Hor con l'eburneo plettro , ed hor col canto
Teco s'agguaglia ; e qual del Ciel Sirena
Mone gli accenti con sì dolce vena ,
Ch'altri col carme non poggiò mai tanto .
Siale tu dunque degno Padre, ed ella
A te fi a figlia; e quelle carte, e '1 nome
Sièri dalto grido vn'immortal teforo .
Vada co' lulìri à par l'alma Kabella ,
E le fia fregio à l'honorate chiome
De la tua Dafne il fempre verde alloro .
Xjfpofìa .
SONETTO CLXXVI.
SE tù,che qui tra noi fplendi cotanto
Spieghi vii de' raggi tuoi su quella fcena
Alhor
20$
Alhor farò di sì gran luce piena ,"
Ch'oLCiirerò d'ogn'altra il pregio, c'1 vanto ."
Ben farà (cua merce) tale d mio canto ,
Ch'altri mi crederà del Ciel Sirena ;
Né Rofignol , né Rio d'alpeftre vena
Al canto , al mormorio fu grato canto .
Dirafsi poi, quei le die lume, ed ella
Innalzò per virtù tant'alto il nome,
C'hora difpregia ogni mortai teforo «
Così ad onta di Morte andrà Ifabella
Al Ciel poggiando ; e le neglette chiome
Hauran fors' anco à vii Palma, ed Alloro .
DEL SIC IACOPO CASTELVETRO
SONETTO CLXXV.
Mlll'altre sì, c'hebber nel feno accolte
Quelle doti qua giù, che fon più care ;
Ne* marmi, e ne' colori illuftri , e chiare
Viuono ancor dal lor mortai difciolte ;
Ma tu, che fai, che al trappaflar di molte
Stagion tal pregio cade, opri per dare
Vita al tuo nome; e fon l'arti sì rare ,
C'hai ne l'alma à formarti ogn'hor riuoke j
Che so ben io , che l'intrido potere
Di lui, che fempre cangia, e fempre atterra
Quant' è crcato,muan fua forza adopra .
Giulie però; che fé dei vita hauere ,
Che non manchi giamai; tu fola in terra
Puoi dd Tempo cangiar la forza , e l'opra k.
Ri-
2^4 Rt/poSél
SONETTO CLXXVIII.
Miro in gentil lucido Vetro accolte
Fiammeggiar le virtù , che fon più care ;
Per cui tra le memorie altere , e chiare
Stan l'opre noftre da l'oblìo difciolte .
Volga l'Inuidia pur, volga le molte
Cerarle infette al tuo faper; che dare
A te morte non può -, non può Je rare
Cofe adombrar, che fon' al ben riuoke .
E quel Veglio crudel, ch'alto potere
ria (opra ogni mortai ; già non atterra r*
Il tuo valor , che 'ncontr' à lui s'adopra .
D'ogn'altro forfè ei può vittoria haucre .
Di tè non già, che gloriofo in terra
Viui ; e fprezzi di lui l'orgoglio, e l'opra .
Del molto Illudi. Sìg.
GIO. TOMASO GALLARATÌ
SONETTO CLXXVlIII.
FAtto per tè Comica illuftre i veggio
Di ftudio, e di fauer famofo loco
Qiielcò, oue già parsa, che '1 rifo, e'J gioco
Soli haueiler l'Impero, e'1 proprio leggio .
Qjaì come in dotta (cola attento Cencio
Fra milPaltri al tuo dir, ch'à l'alma è foco ;
E 'nuer,fe tante cofe in così poco
Tempo sì ben n'infegni, io che più chieggio >
Come fi volga il Gel, come s'aggiri
Ogni Pianeta a la fua sfera intorno ,
E virtute a le piante , à l'herbe infpiri .
Come
Z f
Come n'apporto il Sole,c notte, e giorno
Per té fi chiaro auuien,c'hoe<?i (i min,
Che n'hù Roma,ed Arene ìnuidja, e (corno.
I\ìfpoTla .
SONETTO CLXXX.
QValhora per fbtcrar la mente graue
A grani (tildi, il tuo penderò intende
A l'alma Oìo,chi più di te rifplende,
O qual e più di tè nel dir (balie?
Se d'amor canti hai d'ogni cor la chiaue ,
E'1 marmo intcnerifcc,e'l gielo incende
Lo ftil,che (our' ogn'altro il volo (tende ,
E de l'umido oblìo tema non haue.
S'alcuno poi di tue gran lodi honori ,
Fuor del fepolcro il traggi ; e fra più degni
Del tempo ingiuriofo i colpi (chiua ;
Se premio al ben,(e dai pena à gli errori,
Il viuer,e'l morir giudo n'iniegni
Hor chi per fama a tanto pregio arriua?
Del molto Uluftre Sis.
CONTE RIDOLFO CAMPEGGI.
SONETTO CLXXXI.
E la vera belti,che l'alma vette
Di gloriofa gioia, alto fplendore
Donna in voi luce sì-, che fé d'amore
Ferite vn feno e quell'amor celefte .
Ma s'ancora il desìo ipazia tra quefte
Senfìbili vaghezze; amante il core
Gode vn bel volto,anzi vn foàue ardore,
Che 'ncende fi, ma fon le fiamme honefte.
Doppia
20&
Doppia bellezza dunque in voi riluce .
L'vna del vero bel lo fpirto accende ,
L'altra è de gli occhi vn riuerico oggetto .
Qiiefta folo il veder contento rende ;
Ma quella d'altro ardore accefo il petto
Quau" fcala del Cielo al Gel conduce .
SONETTO CLXXXIL
NE' tuoi bei Campi, che Virtute infiora
D'vna perpetua , e vaga Primauera
Prend'io quel bello, onde rifplendo altera
Qual ne' prati del Ciel candida Aurora .
Così per tè de la vii turba fuora
A vero honor me n'vado, a gloria vera »
Così de' faggi la felice fchiera
In me del tuo valor le doti honora .
Alma ben nata, ch'oziofa tanto
Se', quanto quei de la cui mano vfcifti»
O di qua! Sol qual raggio in tè riluce .
Tu di mia mente i chiufi lumi aprirti ;
Onde vid'io, che'l tuo celefte canto
Quatì fcala del Cielo al Ciel conduce .
Dell' IUuftreSig.
HERCOLE TASSO.
SONETTO CLXXXHI.
> E quant'io offerito voi tanto fois'io
Donna da voi gradito, ahi quale ftato
Sarebbe, quanto vn tale fortunato ,
E qual più del mio pago vnquà desìo ì
Ma
Ma fé ciò non fi deue al merco mio
Perche 'ntefo è da me ? perche fperaro ?
O perche a me non fia da voi negato ,
Se fora il confcntir ingiurio, e rio ?
Poi fé m'è ranco caro don contefo
Che rar deurò? cefTar forfè d'amarui ?
L'honor forie ritrarre à voi dcuuto ?
Non Ifabella nò ; perch'anco in darui
Riuerente, ed humil cale tributo
Alco ben proua huomo di voi accefo .
Xjfpcfia .
SONETTO CLXXXIIII.
SE i fieri Serpi Hercole inuitto eftinfe,
Hercole tu. con valorofi gefti
Gli empi d'inuidia rèa Serpi vccidefti,
E uinto il Tempo hai tu,s'ei Cacco uinfe ->
S'egli cocanci Moftri a morce fpinfe ,
Tu uincefti gli affecci al cor molefti ,
Tu da la Fama illuftre manto hauefti ,
S'ei del Leon Nemèo la ( poglia cinfe ;
S'egli termine pofe a l'Oceano >
E tu '1 ponefti à la uirtutes incanco ,
Ch'alcri à facica di loncan l'accenna.
Ben degna è cerco l'ima , e l'altra mano ;
Che quanto l'una alzo la claua, tanto
L'altra a gloria immortai portò la penna .
207
Sonetti
20S
Sonetti Spirituali,
SONETTO CLXXXV.
SE per quelli faluar, eh errar ucdefti ,
Se per campargli da l'eterna morte
Senza partir da la celefte Corte
Signor per tua pietà fra noi fcendefti i
Quel iangue preziofo,che fpargefti
Tragga me da le vie fallacie torte ;
E mi richiami a più felice forte ,
Anzi che di mia vita il fin s'appretti .
E come da gli altrui deuoti preghi
MofIb,chiamafti del fepolcro fuori
O gran Figlio di Dio Lazaro efìinto .
Così la tua pietade hoggi non nieghi
Di chiamar lo mio cor per morte vinto
Da la Tomba infelice de gli errori .
SON'ETTO CLXXXVI.
HOr che ftrale d'Amor più non m'offende;
Ne '1 fuo velen di dolce amaro infetto
Scorre per l'olla; e per terreno oggetto
La ma fiamma internai più non m'incende ;
Q^uel Sol,ch'eterno tra beati fplende
M'allumi; e dolce mi riscaldi il petto ,
Sì,ch'arda fol' in me quel puro diretto ,
Che da' raggi puritsimi discende .
Deh fé priego mortai tant'alto ardua
Opra dolce Signorine l'alma mia
Seguendo il tuo d'ogn'altro amor fi a fchfua T
Purghi '1 Tuo error tua fiamma e fanta, e pia ;
Onde fatta ferena in te fol viua.
Pur tua pietade gli altrui falli oblia.
SON.
20 y
SONETTO CLXXXVII.
NEmico Amor anco a miei danni forgi ?
Ah non fia ver . deh per pietà mi pretta
Signor alca, e da sì rèa tempefta
Al porto di fallite homai mi feorgi .
So, che del frale mio poter t'accorgi ,
Che fchiuar non potrà quel, che m'appretta
Danno Fortuna al ben oprar moietta,
Se benigno tua dettra à me non porgi .
Con le lagrime accufo il fallir mio ,
E feguir ti vorrei, ma lufìngando ,
Il Mondo, ancor fa, ch'io mi volga indietro ."
Sì contrario è l'effetto al mio desìo ;
Periico (ohimè ) terreno ardor mirando
Se '1 bramato foccorfo io non impetro .
SONETTO CLXXXVIIL
COme fpero trouar ripari , ò fchermi
Contra l'ardente, ed ottinata voglia,
Che 'n me raddoppia l'angofciofa doglia
Mentr' io non ofo dei mio mal dolermi .
Deh fana tu quefti miei fenfi infermi
Signor; e de' penfìer frali mi fpoglia ;
E pria, eh' i' lafci la terrena fpoglia
Scaccia dal cor quefti amorofi vermi .
Io qual folle Narcifo vn fogno,vn'ombra
Piangendo feeuo, e fon vicina à morte
S'al venir troppo il tuo foccorfo tarda.
Deh cangia in lieta la mia trifta forte;
Ogni affetto mortai da me difgombra,
E l'aLna per tè nata in te fol' arda.
O SOR
Ito
SONETTO CLXXXIX.'
Ncor , ch'alerò non fia quefta mia vita ,
Che vii mafia di fango atra, ed impura
In quefta Valle di miferie ofeura
A tanti etrori , a tante colpe vnita ;
Io pur Signor fon del tuo grembo vfeìta ,
Son pur fignor de le tue man fattura ;
Scorgimi dunque, e di me prendi cura ,
E dammi al ben' oprar pietofa aita .
Quell'età, ch'affai può , ma vede poco , #
Che d'infani peniìer mai Tempre abonda
O Monarca dd del perdon m'impetri .
S'accenda l'alma del tuo fanto foco ,
£ di quefti occhi miei la tepid'onda
L'oihnaca del cor durezza ìpetri .
SOLETTO CXC.
A Tè le ardenti mie preghiere inuìo ,
A tè Padre del Gelo humil ne vegno.
Deh non hauer queI,ch'io ti facro à fdegno.
Ma pon mente à l'interno alto desìo .
À tè facro l'affetto del cor mio ,
E i frutti ancor del mio mal colto ingegno .
So che picciolo è '1 don, so, ch'egli è 'ndegno*
Di tè vero Menarca, e vero Dio .
Ma fé tu non ricufi ò fommo bene
D'accorlo nel tuo fen di grazia pieno ,
Degno farallo il tuofauor diuino .
Pianta così fé trafportata viene
Da Monte alpeftre ad vn Giardino ameno
Nobil frutto produce, e pellegrino .
SO-
ZÌI
SONETTO CXCI.
VOi cui l'ardor d'amor,I'ardor de gli anni
Mouono cruda, e perigliofa guerra
Mentre le forze Tue uaga diiTerra
Frale beltà con micidiali inganni,
Torcete il pie da gli oftinati affanni
Colpa di cui l'alma s'afHige,ed erra ;
E pria fiate nud'ombra, e poca terra
Volgete i lumi à quegli eterni fcanni .
Del uoftro breue giorno ah non uogliate
L'hore più belle confumar nel pianto,
Che vano empio defir dai fcn u'elice.
Come v'inganna quefto fenfo tanto,
" Che l'eterna fuggite, alma bcltate ?
Chi fprezza il Mondo al Mondo è fol felice •
SONETTO CXCIL
A Hi Alma, ahi di te ftetfa nomai t'increfca ,
Se fotti fol per l'alte Sfere eletta
A che folle del Mondo agogni l'efca
Mentre à Toccata il viuer mio s'affretta?
In terra quanto i defir noftri inuefca
Quafi mortai veleno i fenfi infetta .
Confenti dunque, che l'età men frefca
Almen doni al Signor,che pio n'afpetta .
Di Christo fòlo il gloriofo nome
Formin gli accenti miei , ned altro core
Habbia'l petto; ne '1 core altro desìo.
Sgombra de' falli tuoi le antiche fome ,
Laui fordido limo acqua d'oblìo ,
Ne fenfo altro fia n me,ehe di dolore.
O a Qua!
2IZ
MADR. CXXV.
a Val candida Colomba
Il Tuo pennuto manco
Terge licta,e vagheggia ,
£ poi feftofa al Gel diipiega i vanni.
Tal io viflhra in pianto
Colpa d'Amor molc'anni
Già tratto '1 pie da la Tua 'ngiufta Reggia
In quello Fonte fanto
Di pentimento purgo il fallir mio,
E lieta al Ciel le mie fperanze inuìo.
SONETTO CXCIII.
FVggite homai cure noiofe, e frali,
Sgombrate dal mio cor Mufe amorofe ,
E fpegneteui pur fiamme dannofe,
Vadan lunge penfier follie mortali .
A più bel uolo hogg' io difpiego l'ali,
£ più degne veggìo,pjù graziofe
Mufe,ch'à me tur già gran tempo afeofe,
E che i feguaci lor fanno immortali .
Duce e Dio folo à quelle fante Diue ,
Parnafo è'1 G'eIo,e'l Fonte d'Elicona
E Tonda grata di Tua dolce aita ;
D'alloro in vece in quefte facre riue
Di ftellc altri rfceue aurea corona,
Onde rifplende ne l'eterna vita .
SONETTO CXCIV.
S
Gombra,fgombra da tè mio trillo core
Le 'ndegnitfìme tue fiamme cocenti ,
Ardito {caccia homai cure, e tormenti ,
Onde t'afflige il tuo nemico Amore .
Sfamila
Sfa m'Ha Anima mia del puro ardore
Di chi formò le fteìle % e gli elementi »
Por^i le orecchie à (noi dinini accenti ,
Lana del tuo fallir l'antico errore .
Tremerai (e ti penti in Cicl pietade ;
Che graui sì le colpe tue non fono ,
Che nié maggior non ila l'alta clemenza .
Sì di Ninine già l'empia cittade
Venuta del Tuo fallo à penitenza
Hcbbe del Tuo fallir grato perdono .
SONETTO CXCV\
IO uiffi un tempo (ond' hor meco mifdegno)
Tiranneggiata da mortai de/ìro ,
E fo (ferii infelice il giogo indegno
Di ftrano, e di grauiflìmo martìro j
E sì fili priua deputato ingegno ,
Che '1 proprio crror non uìdij aperto hor miro
D'Amor tiranno il micidial difegno >
E di Fortuna il fempre inftab;l giro .
Hor che ( la Dio mercé) purueggio fuora
Quell'alma de l'antico, e cieco errore
Veggio anco il fofeo de' gran falli (uoi J
Tal nulla uede il Peregrin qualhora
Di nebbia è cinto; e '1 tutto feorge poi >
Ch'ei laida à dietro il tenebrofo horrore .
SONETTO CXCVI.
SGombrate quel defìr , che 'ncende,e ftrugge
Egri mortali; (ahi) quella empia,e mendace
Beltà, che tanto ui diletta, e piace
Qual ombra infauftaegni buon feme adhugge.
Il fangue Amor qual ferpe infetta, e fugge
Perfido turbator di noftra pace.
O 3 Dunque
zi4'
Dunque chi feguira Nume fallace
Se quegli è faggio fol,che l'odia, e fugge?
Del retro Abiflb de i mondani errori
Ahi declive folo al voftro danno intenfì
Ragion guerriera homai traggaui fuori.
Scacci lume del Ciel quei fofchi horrori
In cui la tirannia di quefti (enfi
V'induce à confumar l'hore migliori .
Seguono alcuni verfi funerali, & alcune
Egloghe Bofcbereccie.
In
IN MORTE DI DAMONE.
C
Hi viuer può fotto l'immenfo pefo
Del graue duol de la tua morte acerba ,
Securo può del Mauritano Atlante
Lo'ncarco foftener di tante ftelle .
Forman quefti occhi vn pelago di pianto
Penfando (ohimè ) che più veder non ponno
Damon terror de' Lupi,honor de' bofchi .
Deh sì mi fofTe il bel Caftalio amico,
Ch'io poterli ne' cronchi,e ne le foglie
Con le Tue lodi i miei martìri atroci
Andar legnando in quefta parte,e'n quella;
Forfe,che non faria sì alpeftre core ,
Che non donarle a' miei dolenti verfì
Vna pietofa lagrimetta, ò almeno
Vn fofpir breue,od vn'amico a Dio .
Ma fé non lece a me volger la penna
A tanta gloriajvoi pudiche Suore
Habitatrici de lenobiPonde
Del f amofo Hippocrene à Febo grato ;
Voi fole per li {affi,e per li tronchi
Incidete Damon, ch'à sì gran nome
E tuoni,elampi,e folgori,e temperie
Lunge ftaranno . ò Diue hoggi non niega
Il Cielo a voi degna materia,ed alta.
Date principio al lagrimofo carme .
E mentre al voftro dir Echo infelice
Ripiglierà Damone,onde Damone
Rifuonerà la Vallejio col mio pianto
Bagnerò quell'amata,e geltd'vrna ,
Che'l cener freddo afeonde,sì che i marmi
O 4 Intc-
2lS
Inteneriti,e per pietaue aperti
Non mi faran de la Tua vifta auari ;
E forfè il Gel. mollo per tante, e tante
Penefarà,che lagrimando io fpenga
Quelle fiamme , cheipiran lefredd'ofia
Accendendo d'amor gli Arem* marmi.
Ahi pur e ver,che non Ci ratta corre
A gran fofflar de' piti rabbio(ì venti
Nubc,nè per lo Mar concauo Pino
A piene vele sì ueloce fugge ;
Ne con preftezza tale impetuoso
Torrente vnquà fparìomè giamai Serpe
Strifciò rutto così tra l'herbe,e i fiori
Come tolto fparifti ò buon Damone .
Almen sì come crefee jl duolo interno
Crefceflfc ancor di quefte luci il pianto .
Ma(lafla) ch'io tant'hò verfato lui more,
Che folo il (angue con lo fpirto infermo
Da veriar mi riman per gli occhi fuore.
Ecco s'apre la Terra,e fi riueite
Di fior,d'herbe,e di frondi.eccoà la Vite
Impor fu e leggi il Villanello induftre j
Eccolo d'aurea mede alhor, che vibra
Ne la calda ftagion fuo' raggi il Sole
Lieto raccoglitor col ferro adunco ;
Onde le tante fuc fatiche acqueta.
Ecco la Vite del fuo parto grane
Già fatta, ond'egli l'Afinellocarca ;
E mentre il dolce,e nutritiuo fucco
Preme da l'vue, il rubicondo Bacco,
L'ebbro Sileno, i Semicapri Numi >
E i Siluani lafciui allegri Hanno
Ridendo
Ridendo intorno a' fortunati uafi ,
Che'l (bàlie liquor tengono in fcno;
Ed ecco è da le neui, e da le brine
Giùuinto il Sole ; onde'l Bifolco riede
Da' uenti fpinto al fuo Tugurio hufnile.
Quiui fecuro pofa ardendo il bofco ,
Onde ne tempra il uerno. Così uanno
Ne le forze del Tempo ad una , ad una
Le fjgaci Magioni ; &£ io dolente
I miei noioli affanni nel fuo grembo
Giamai non pofo. dunque afflitta, e mefla
Sarò non meno alhor, che Filomena
Torna piangendo, e le Campagne , e i Prati
Ridon; ma quando ancor le Valli all'orda
La noiofa Cicala ; e quando i rami
Pendono carchi a terra ; e quando fianco
II uigile Arator depon l'aratro .
O Damon prendi in grado i miei fofpiri,
E prega il Gel, che mentre in quella Valle
Di miferie uiurò , l'amaro pianto
Non m'abbandoni, acciò che s'io non poflb
D'altro honorarti, almen t'honori (ahilafla)
Diftillando per gli occhi il cor dolente .
HIELLE PIANGE LA MADRE."
FVggendo il lume à le fpelonche tratti
S'eran gli Augei notturni ;
E già fuegliata vfcìa la Rondinella
A' bei raggi diurni ;
Quando più ch'altra bella
Hielle ibrgendo,lauermiglia Aurora
Vide,che uiolette, e rofe , e gigli
Da
2 1$
Da la Tua chioma inannellata,e bionda,"
E da l'eburneo feno
Spargca del Gel ne le contrade eterne;
E col pie vago d'animata neue
Di fior premendo l'ingemmato molo
Seguitò fin che giunfe
Là doue fcaturìa da vn viuo fallo
Liquefatto vn bel vetro,che fé n' già
Con lento, e queto paflb
L'herbe irrigandogli fi pofe , "ed ini
Penfofa al volto fé colonna,e letto
Del braccio,e de la mano; e fiso i lumi
A terra, intanto il Sole
Cominciò di fé fteiTo a far corona
De' vicin Monti à l'cleuate cime
Del Gange vfeito. ella dolente feofifa
Quafi da Conno à luì riuolta dille .
Leggiadro almo Pianeta
Tu forgi a rafeiugar le molli brine ,
Che da gli numidi vanni de la notte
Son cadutemè mai de gli occhi miei
Perciò rasciughi il pianto.
Al tuo vago apparir più che mai lieti
Sorgono i fiori à proua: io (lafla) mai
Dal graue incarco de gli affanni miei
Erger non pollo il core .
Spiegano al tuo venir dolci carole
1 garruli Augelletti :
Io dolente non meno
O Sole al tuo venir, che al tuo partire
Viuo in amaro pianto ;
Ma voi deh per pietade
Vfcite
Vicite mede de gli herbofì fondi
O Ninfe, chabitate i fonti, e i fiumi,
Ed aggiungete meco ( ancor che'nuano )
Lagrime al pianto ; e voi
L aitiate ò molli herbette ,
Lafciate il voftro verde: hor più non lice
Di fmeraldo portar gonna ridente .
Dipinti Augei, che per le Toi'che felue
Di ramo in ramo ialtellando andate
Dite nel voftro canto
La gloria d'Arno , e la fua pompa è morta "ì
Morta è la nobil Donna ,
Che fu del viuer mio fecuro appoggio ;
E breu'vrna fotterra
Gran beltà, gran virtù, gran lode ferra .
Ma che dich'io? fua lode intorno feorre ,
Ed ha iolo per meta i Poli, e '1 Cielo
Dou' hor fi pofa la bell'alma, e lieta
Vagheggia a voglia fua quel che noi tanto
In dubbio pone . à noi ftà fopra il Sole
Con gli altri ardenti lumi ;
E ben c'huom fi confumi
Ne l'intender la forza, e i moti loro
Al ver però non giunge ;
Ed ella à pien gli intende, e gli fruifee.
Hor noi di sì gran perdita dolenti
Poco il pomo curiam, poco la fonte ,
Perche la rame l'vn, l'altra la fere
E domi, e vinca, in altra parte il fonno
Sparga pur Tua quiete : a noi non cale ,
Ch'ei dal Mondo ne fciolga, ò da noi fteflì .
Et io, che più d'ogn' altra afflitta viuo
21 f
Ben
120
Ben à dritta ragion il cibo, e 'I Tonno
Cara Madre sbandifco
Ogn'hor Morte chiamando .
O nemica mia ftella, ò deftin rio.
S'efTer cruda per me deuelTe , ed empia
L'inneiTorabil l-'arca
Col leuarmi dai viui
Ben ella in ciò faria veloce, e prefta
Come fu alhor , che té da noi diuife ;
Ma perch'ella conofce ,
Ch'eflendomi crudel fora pietofa
Perdona al viuer mio ,
Quando l'alma dolente altro non brama ,
Che trar gli infaufti giorni
Per Toccalo di morte al fin de gli anni .
Deh giunga de' miei dì l'vltima notte ,
Notte , eh' a me più chiara fia del giorno .
Felicità de gli infelici Morte ,
Morte deh prego trammi
Là ve fotto fembiante
Di morte è vita vera .
Pommi col ccner freddo de l'amata
Mia Genitrice,pcmmi ou e colei ,
Che molto Ceppe al mondo , e poco viiTe .
IN MORTE DI NISIDA.
C And idi cigni, che le verdi riue
Del famofo Meandro dolcemente
Riempietc col canto , ò pur col pianto
( Quant'alcun dice ) di pietà foàue
Alhor, che fete al morir uoitro apprelTo ;
E tu mai fempre à tuo' pietofi lai
Tra
211
Tra verdi rami Filomena intenta »
Ch'ancor de! folle tuo creder ti lagni ;
E tu fpofa fedcl , che '1 tuo Ceìce
Per le riue del Mare oue '1 perdetti ,
E cerchi, e chiami , e'nuanfofpiri , e piagni
Deh pietà vi fofpinga à pianger meco ,
Meco à lagnami ( ohimè ) mentr' io fofpiro
Lagrimando '1 mio (tato; hor cjic fon lunge
Da lei , che fu mentre vinca tra noi
Honor del Mondo, e d'ogni cor catena .
E benché forza vincitrice il pianto
Non habbia incontr' al Fato, chei uiuenti
Immutabile atterra, in parte almeno
Sfoga la doglia, ò Valli, ò Selue, ò Colli
Accompagnate il fuon de' miei fofpiri .
Non fon N i si d a mia priui di luce
I tuo' bei lumi; fono gli occhi noftri
Perlo tuo dipartir ciechi rimafi.
Noi iìamo in loco ou' è perpetua notte . ■ •
Tu uiui in parte ou' è continuo giorno j
Doue fotto a' tuoi pie l'ofcure nubi
Vedi, e le chiare (Ielle, ò te felice , •
O noi dolenti , che da te lontani
Siam morti ancor c'habbiam di uiui il nome.
Tu godi in Cielo Primaucra eterna .
Noi Verno in terra habb:am,che mai non parteT
Tu uiui fenza uita ; e fenza morte
Moriamo noi. tìi quella chiara luce
Del fommo Ben uagheggi, e noi l'horrore
Fofco miriam, che '1 cieco Mondo inuolue.
II tuo bel Sol ne i lidi occidentali
Mai non fi corcai e '1 noftro (ahi fera force )
Al
zìi
Al tuo fparir tufroffi in grembo à Theti ;
Ne più forge à 'ndorar de gli alci Monci
Le alpeftri cime; anzi l'ofcura notce
Con l'ali ombrofe ogn'hor la terra ammanta.
Gli Olmi, le Querce,i Faggi,i Lauri, e i Mirti
Piangon lor vaghe fpoglie a terra fparfe i
Né più su i rami lor cantan gli Augelli
Come folcan. folo v'alberga, e (tride
La Nottola infelice,e'l metto Gufo.
Stafsi ne le Tue foci Arno dolente ,
Ed al Tirreno Mar nega l'vfato
Tributo -, onde affetate fon le riue
Del bel Tofco terren,c'hor metto languc j
Cercan le Ninfe i più deferti alberghi ;
Rifuonan de' Paftor le (irida intorno ;
Cjeme la Terra,ed à le piante nega
L'humorc; ed effe negano le frondi ,
E i frutti à i rami lor ; negano i campi
A noi le biade ; e dan loglio, ed ortica
In quella vece; i fior lafciano l'herbe,
E lafcian l'herbe ignudi i Prati , e i Colli.
Quante Fere più fiere ilbofco alberga
Di fpauenteuol fuon la Valle,e'l Monte
Empion' alhor,che da furore fpinte
Vanno fcorrendo deTEtruria i campi .
Lafcian. le Gregge,lafciano gli Armenti
Il cibo , il fonte , e la già cara prole .
Dunque fé gli Animai di ragion priui
S'affligon si ; noi, che ragione riabbiamo
Anco à ragion pianger debbiam colei ,
Che mentre fé mcdcfma in pace ha polla
Ha noi lafciati in guerra. Alma beata,
Che
22J
Che da reterna man,chc formò il Cielo,
E lo dipinfe di sì chiare fttlle
Hor hai di tue virtù premio condegno >
Rafciuga per pietà l'humido ciglio
Di noi,chc'n pianto diftilliamo il core.
Alma gentil, che dal profondo Mare ^
Di tante angofee te n'andafti à volo
Per quanto io sò,che ti diletta , e gioua
Il ricrouarti in sì tranquillo porto
Lungeda le mortali atre tempefte
Prega il Rettor de l'vn,e l'altro Mondo,
Ch'ai noftro irnmenib duo! ponga nomai fine .
IN MORTE DELL'ISTESSA.
QVando '1 cri (lato Augel nunzio del giorno
Detta cantando, e chiama
L' Agricoltor con replicata voce,
Perche ritorni à le fatiche vfate ;
Com'è di fuo coftume
Ei Ci riuefte; e del fecuro aibergo
Vlccndo, ad vn, ad vn i fidi cani
Per nome chiama,e piglia il curuo aratro,
Perche mugghino ancor gli ftanchi Buoi
Sotto l'antico giogo; onde la Terra
Nuouc ferite nel fuo fen riceua .
Alhor qual Sole d'atra nube cinto
Non so fé bella più che afflitta,e mefta
Auuolca in negra benda Hielle mia
Vfcìo fuor di Clio albergo, e gli occhi molli
Dal lungo pianto,in vn foàue giro
Dopo un caldo fofpiro
Al Ciel riuolfe, e di color di ro{e
Vide,
214
Vide,che non hauèa la guancia afperfa
L'Aurora; né di fiori adorno il crine;
Ma tutta di pallor dipinta,e (morta
Paréa,ch'à tutto Tuo poter celaflfe
Tra le caliginofe nubi il vifo.
Talché la bella Hielle
Hor quefte cofe,hor quelle
Mirando, mentre pur de gli occhi fuorc
Verfaua humor di doglia ,
E dal feno trahèa fofpir di foco
Aperfe i bei rubini,e'n quefti accenti
La lingua iciolfe. O Genitrice amata
Come al tuo dipartir cangiate fono
Tutte le humane cofe . Ecco non riede
Primaucra ridente , ecco i faflofi
Monti d'algente neue il mento,e'l dorfo
Hanno coperto, e le pinofe tefte
Cariche fon di brine ;
E f blo ortiche, e fpine
Si veggon per li campi; i Colli ameni
Son* anch'eflì d'horror tutti ripieni ;
E gli augelletti foura i lecchi rami
Stannoiì muti; ecco le pecchie i fiori
Non ritrouando per le piagge apriche ,
Onde fard di mele i corpi graui
Sparfe uanno, e lor celle
Lafciano in abbandono . ecco la Greggia
Va fenza guida errando j
E par dica belando
Nisida è morta, ecco non miri i pefei
Più guizzare, ò fcherzar per le chiar' onde ;
Ne fi ueggon le Ninfe
Guidar
21 J
Guidar leggiadre amorofette danze;
Ma fciote, e con le chiome
Incolte, e fparfe al vento
Lafcian cader il mento
Sopra il lacero f'eno.
Ecco d'affanni pieno
L'auaro zappator inuan fi lagna
De' Tuoi fparfi fudor; poiché la Terra
Niega de l'aurea mede ,
Il folito tributo ;
Perche de la tua morte men dolente
Non è di quel,che fofle alhora , quando
La rapita Proferpina piangèa.
O Genitrice amata
Quel latte,che mi dcdi
Hora ti rendo intanto
Amarifllmo pianto j
E quefto,e del tuo corpo , e del mio core
Sepolcro haurà da me lagrime,e fiori
Finche d'vnirmi reco il Ciel benigno
In grazia mi conceda .
Intanto ò cara Madre
Fruifci quella pace,che n'hai tolta.
Godi mia Genitrice
Amata viua, & honorata morta .'
<£¥$*£¥$>
*&&<$£&
DÀ-
uà
DA MONE EGLOGA L
Argomento .
Mentre , che la Greggia di Damone va pafeendo ; Se egli
teffendo caneftri difcprre da se la vita felice de' Pallori
dannandola cittadinefea, elodala paftoral fua Form-
na,aH'età dell'oro fomigliandola .
Damone Pajìort*, l
PAfcèa del buon Damone
La fortunata Greggia ;
Ed ei lieto, e contento
Di fua forte beato
Così dicéa del fuo tranquillo (lato .
Pafcete Pecorelle
La verde herbetta, ch'io
lntefTerò fra tanto
Di molli giunchi vn picciolo caneflro
Pafcete, favellate,
£ cozzando fcherzace ,
Ch'io mi pafeo , e gioifeo folo in quella
Sorte,che'l Ciel m'ha data.
Felice Pouertà, vita beata .
A mio piacer me n' uò fecuro errando
A le fere, a gli augelli
In vari attuti modi
Tellendo ingannile frodi .
Talhora fianco in mezo
Giaccio d'vn prato al rezo d'vna pianta;
Eia
-;
2.17
E la mitica voce, ?
E i pastorali detti
Al dolce canto accordo
De i garruli augclletti.
De' tolti bocchi hor vò cercando l'ombra,
Oue da vn fallo vn'onda
Zampilli frelca,e chiara;
Hora d'vn fiumicello il mormorio ,
E'1 tremolar di mille frondi,e mille
Al più dolce fpirar d'aura benigna
Con mio piacere aicolto ;
Ed hor lieto riuolto
A' bei dipinti colli
Vermiglie fraghe , &odorofe io colgo;
E'n don le porgo poi
Di fiori ornate à la mia Donna amaca.
Felice Poucrtà, vita beata.
La uaga Paltorclla, ch'io tant'amo
Hor in azurra, ed hora
In candidetta veda
M'appare;e'n quella, e'n quella uaga tanto,
Che per ornarle il fianco *
Bramar io non faprei pili degna fpoglia .
Cinge la fchietta gola
D'vn bel vermiglio,e lucido corallo;
Ma non però vermiglio ,
*T£ lucido cotanto ,
Ch'à paragon de I'vno,e l'altro labbro
Gli honori fuoi non perda .
Ella nel puro fonte
Le pure Tue be'lczze,
E la naturai grazia adorna^ fregia ;
, -; P % Ed*.
E da l'i ft elfo prende
Configlio come deggia ,
E di quai iìori ornar la bionda chioma ;
Onde l'azurro al bianco,
O '1 perfo al giallo oppofto,ò 'nfieme vnico
Elea foàue porga
Sol' à quefti occhi miei;
Che di piacer à gli oerhi altrui non brama .
Così fol co' tefori di Natura .
Di Natura i tefori adorna,e terger
Poi licta,e vezzofetta
11 mio venire afpetta ;
Ed io,ch'alrro non bramo
Non già di feta, ò d'oftro il fianco cingo;
Ch'ella ciò non defìa :
Ma de la pura lana
Di quell'i Itefla Greggia ,
Che mi dona feconda
I propri figli, e'i latte fol mi vedo;
E quali al ballo io me n'andaflì adorno
Me n' vò ratto là doue
Secura ella m'attende;
E fol del fuo bel volto
Pafco il digiun del core.
Ella d'vn bel roflbr fegno di gioia
Amorofa s'accende ;
Vagheggia vagheggiata.
Felice Pouertà,ujta beata.
In duo petti vn fol core
Di piacer nutre Amore.
Di piacer tal, che 'n terra
Altro non gli s'agguaglia .
Co'
Co' pomi poi, con le mature ghiande ,
E con altre viuande, onde l'Armento
M'è cortefe ad ogn' hor domo la fame ;
E ne la man vie più, clic l'aurea Tazza '
A me gradita accolgo l'onda frefea ;
Onde acqueto la fete ; e foura Pherba ,
O ne l'humil cafetta
Chiudo le luci in grembo
De la quiete auuenturofa , e grata .
Felice pouerta, vita beata •
Felice è quegli ancora ,
Che tutte le Città diiprezza, e fugge ,
Contento di quel poco , che Natura
Ne' verdi campi gli apparecchia , e dona j
E 'n pouerello albergo
Rinchiude ogni fu a Ipeme .
Quelli fé da le Nubi ofeure feende
Ingiuriofa pioggia
Sì che n'allaghi i campi ;
O fé da i Monti il vento
Con impeto riuolge
De le più falde piante
Le ritorte radici al Cielo; ò pure
Se grandine importuna
La bionda mefle, ò l'immaturo Bacco
Gli inuola; il cor non turba ;
Che foffre in pace quanto
Van trauolgendo le nemiche ftelle ;
Che d'auarizia ingorda il cieco affetto
Non defta in lui de l'oro
L'ardente infame fete .
Quefti non aura popolar , che fempre
P 5 Infeft;
22 p
230
Infetta i buoni,e i giufti,auuerfa proua;
Non lacera coftui col fiero dente
L'inuidia pette vniuerfal M bene ;
La vana ambizion non gli e moietta ;
De le genti maluage
Non conofee gli errori ;
Non è (oggetto a le Tenere leggi
Rigide fempre,e molte volte mgiufte j
Non Ci cura habitat gli alti palazzi ;
Ne procura placar gli eterni Dei
Del fuo graue fallir con ricchi doni ;
Non di fàntafmi la Tua mente pafee ,
Né per nuocer altrui parlando mente,
Né fofpetto, ò paura il cor gli ingombra ;
Che nulla teme, ò fpera
Da propizia Fortuna ,
O d'auuerfa, e (degnata .
Felice Pouertà, vita beata.
Ahi,che ne le Cittadi altere,e grandi
Agitate dal vento del timore
Vanno mai Tempre le fperanze errando .
Quei vago di litigi à prezzo vende
Bugiarde parolette
Quefti d'honor fentendo acuto fprone
( D'honor, che fpettb il cicco vulgo dona
A chi meno lo ftima,e n'é men degno )
Il Mondo feorre ambiziofo,ed erra.
Quelli in accumular ricchezze fuda ;
Poi ne fa ne l'erario ampia conferita;
Indi la mente è ferua
Di quell'oro di cui
Guardiano e 1 pacron più che lìgnorc .
Quegli
Quegli a Principe ferue 1
Che non gradifce, ò cura
Seruicu,nobiltà, faper, ò fede.
Quegli combatte il Regno .
Quelli la Monarchia brama del Mondo;
E perde il cibo,e'l ionno
Maciullando ad ogn'hor congiure,e frodi.
Felice dunque io fono
Ben mille volte, sì perch'io fon cale ,
Si perche ancor conofeo
La mia felici tade ;
Viuendo in quella guifa
Ne la qual ville quella prima etate ,
Qu_ando habicar gli Dei la felua,e'l colle.
Nel cui tempo tranquillo, ed al Ciel caro
Non premeuano i legni audaci l'onde
Di vele armati, ò pur di remi} alhora
Onte di forti mura,
O di profonde folle
Non eran le Cittadi j
Né coperti d'acciar cruda tenzone
Facean gli huomini fieri,
Ne d'human (angue fi (pargèa la terra.
Non era l'vfo ancora
Di por nei vali d'or mifto col nino
L'atro mortai veleno.
Non diuideua i campi
Termine alcun ; che*l desiderio ingordo
Di pofTeder non accendèa veruno .
Non furto alhor, non l'altrui catta Donna
Impudico amator bramar foléa .
Non foftenèa la terra
P 4
231
Del
Del grane aratro ancor le crude ofFefe;
Ma benigna porgèa
Da (e mcdefma il cibo .
Dauan le ricche piante
I lor dolci tefòri
Senza coltura à' femplici Pallori .
Le grotte erano alberghi
Securi de le genti ;
Ch'à gli altrui danni alcuno
Di fraude non hauèa la mente armata .
Felice Pouertà, vita beata .
Non rodèa l'odio,ò l'ira,
Od altro morbo rio
L'anime femplicettc.
Non era il men poflentc ingiufta preda
Del più forte, ò più rèo ;
E di ragione in vece
Non s'vfaua la fotza,e'l ferro ignudo ;
Ma penfaua ciafeun come potefle
Giouar al fuo vicino .
O dolce etade andata, i
Felice Pouertà,uita beata .
Pafciute Pecorelle andiamo à l'ombra ;
Che'l Sol uarcato di meriggio il legno
Co' ueloci deftrier corre à Toccalo .
lui guitar il fonte ,
lui ruminar rherbc,mi pofarui
Potrete -, fin che'n Mare.
Egli raccolga in uno il giorno, e i rài .
Andiamo, che finita
E l'opra incominciata .
Felice Pouertà, uica beata . i
Sci
*33
SELVAGGIO, ET AMARILLI EGL. IL
Argomento .
Ritrouando Seluaggio Amarilli la prega ad cflerli cortese ;
inoltrandole quanto faccia errore à fpender gli anni
fuoi inticilmente dietro alle Fiere . ella rifponde. al fine
dilpiaccndole i preghi di lui piena di fdegno fi parte , ed
egli addolorato la fegue .
Seluaggio y fy JmariHi.
C
Selu. f~^\ Ruda più d'ogni Fera ,
Fredda più d'ogni ghiaccio ,
Ma però tanto bella ,
Quanto fredda,e crudele ;
E da me tanto amata
Quanto cruda ti (copro.e fredda, e bella s
Tu pur mi fuggi ingrata ,
Tu pur fuggi Amarilli .
Deh fé piegar non vuoi l'animo altero
Ad amar vn,che per te langue,e muore,
Almeno hor che folinga per le Selue
Te n' vai Fere cacciando
Confenti,ch'io ti fegua ,
E che temo ri fìa, fé non compagno •
Io pur di tè più certo,
E più di tè farò fecuro arderò ;
E faprò di tè meglio
Seguir correndo,e fpauentar gridando
1 Capri, i Daini, e i Cerui .
Tu fola non puoi già tender le reti
Né
Ne fola puoi dettare i cani al corCo}
E qua feguir Licifca,e là Melampo ;
Ne dal tuo braccio le facete vfeendo
Ponno (cred'io) paflfar d'horrida belua
Hirfuto cuoio, tìi dunque non fai,
f Che nafcefti al ferir con gli occhi i cori
1 Non col braccio le Fere ?
'Ama. Importuno amator tu pur mi fegui,
E mi preghi à macchiar l'anima cafta ;
Rimanti homai,che la mercc,che brami
Fora de l'honor mio nemica eterna .
Teco vfando pietà farei fpietata.
Che la pietà,ch'à pudicizia nuoce
Crudeltate fi chiama.
10 di tua compagnia punto non curo ;
Che da me fteila io so feguir le Fere,
E giungerle, e ferirle,e farne preda j
E fé tu dì,che le faette vfeite
Da l'arco mio sì poco à dentro uanno:
Facciam di quefto proua .
Sia de le mie quadrella
11 feno di Seluaggio
Il deftinatofegno;
E vedrem poi qua' colpi
Sten più potenti, ò quei d'Amore , ò i miei.
Selu. Duro non e '1 mio fen,quegli occhi '1 fanno,
Che lo piagan mai fempre:
Ma tu cruda Amarilli
Ben hai di marmo ilfen,di ferro il core ,
Ne conofei pietade ,
E fé pur di pietade hai conofeenza
L'hai di morta pietà, ma s'ella è morta
Ben
*3f
Ben ratiuiuarla fpero
Col darmi morte . ah in vn vaga,ed alcera,
Hor che dal tuo bel vifo ,
Da la tua chioma d'oro ,
E da la verde ctade
„ Richiede Amor il debito tributo ,
Perche ti moftri fchiua
De gli amorali affetti ?
E giufto pur, ch'innamorata viua
Colei, che tanti cor dolce innamora .
\Arna. Innamorata pur viua colei ,
Che fol nacque ad amare .
Io nacqui al feguitar le Fere erranti ,
Ed al fuggir gli Amanti .
Segua dunque ciafeun la Tua fortuna .
Sebi, Segui fé vuoi le Fere ,
Segui fé vuoi le felue ,
Ma non fuggir Amore .
Sai pur, ch'Endimion, Cefalo, Adone ,
Ed altri furo habitator de' bofehi ;
E pur non ricufar gioia d'amore .
Non vietano le felue
L'amarej il fan le Belue .
Souengati mia vita ,
Che sì proprie non fon de' prati l'herbe ,
Del giouinetto Aprile
Le tenerelle frondi ,
De l'odorato Maggio i vaghi fiori ,
De l'Autunno fecondo i dolci frutti ,
De l'agghiacciato Verno, e pioggie,eneui
Com' è propria d'Amor la giouinezza .
Oh fé tu hauefli in mente
Come
z$6
Come vanno fuggendo i più begli anni
E quanto è de la donna inftabil dono ,
E di tempo breuiflìmo beltade
Non faretti à te fletta
Vn così graue oltraggio ;
Ma godereili accorta
Quella non so perch' altro à noi fi cara
Vita,che delbalen più ratta fugge .
Ah che non de, non de fuggir amore
O bella pargoletta
Chi fu d'amor concetta .
./fww.La cara libertà, che '1 Ciel mi diede
Perder dunque degg'io
Per vn folle desìo ?
Nò, nò, che non mi die Natura il core
Per nudrirlo d'amore,
E d'infani penfìcri .
So quanto fugge con veloce piede
La bellezza mortale .
So, che '1 giorno, che fegue
E peggior del pattato .
So, eh' ad ogni momento il tempo inuola
Dal volto de la Donna
Il più gradito pregio .
10 so, che de Tettate
11 più cocente ardore
Non così tofto fpoglia i prati d'herba ;
Ed à giorni men lunghi quando il Sole
Ne le bilancie alberga
Non fi tofto languiscono i fioretti
Come tofto fé n' fugge
Dal volto de le Ninfe, il bello , e '1 vago .'
Bel-
Bellezza e di Natura vn fragfl dono $
Ne faggi a è Donna, che fi fida in lui;
Ond'io prudente in quello
Già non pregio beltade
Pregio ben caftitade .
Selu. Ohimè quanto le' bella
Bencidicon le Fonti ,
Nel cui mobile argento
Spello ti fpecch;,e forfè ti vagheggi.
Così c'haueìTe la Natura, e'1 Cielo
Fatta mcn bella; ò più cortefe.e pia;
Ma perch'ellremo il mio tormento fofTe
Ti fecero egualmente e bella>e cruda .
Dunque lotto feuero,
E rigorofo ciglio
Vuoi Tempre ritener gli auari fguardi ì
Seueritate , afprezza
Stian pure eternamente
Con la fredda,ed inutile vecchiezza, ,
Che l'ardente,ed allegra giouinezza
Da lo fcherzo , dal gioco,
Dal rifo, e dal piacer partir non- deue .
'jlmt. Vn bel volto è più bello
Setien tanto de l'afpro, e del feuero ,
Ch'altrui minaccile minacciando alletti;
Ma taci homai Seluaggio,
Poiché d'amor parlando
Perdi la uoce,le parole, e'1 tempo * ,
Selu. Poic'hò perduta l'alma
Fia poco il perder anco
Le parole, la voce, il tempo,c l'opra.
Ma le ichiue d'amore
ij>
Qua!
Qual tu foflfero tutte
Le Ninfe, il Mondo in breuc
Di felua^gi animali t
Albergo lì farebbe ,
E fpauentofo, e vile.
oimt.Sid prima de le Fere il Mondo albergo
Ch'albergo fìa'l mio core
De la fera peftifcra d'Amore .
Selit» Grand' Amor in gran core opra gran cofe .
Amarilli crudele
Sé per la tua nerezza
Ai duol commetter deggio
La dolente mia vita,
Commetterolla ancora
Al furto, a la rapina,
E difperato furiofo Amante
Inuolcrò per forza
Quel,che 'n dono conceder non mi vuoi.
S'emulo tu m'hai fatto
Dei bofchi,de le rupi,e de le grotte,
Gli habitator di quelli alpeftri, e 'ncolti
Luoghi imitar vogl'io ;
In quelli albergan fempre
f Fauni lalciui, e Satiri bicorni,
Che sbandita pietà predando vanno
Ciò, che più loro aggrada .
Dunqu' anch'io rapirò cnidelejC fiero ;
Ne la bellezza.ò'l pianto,
O le lulìnghe, ò i preghi,ò le querele
Arme fol de la Donna
Mi faran men feroce.
Saprò ben io fpiar tutu gli aguàtì
Oue
*sy
Ouc ti pofi alliora
Che per lunga fatica
Hai di tepide ftille il volto afpcrfo j
E quando penferai d'effer fecura
Dj. le minaccie , e da l'infìdie accorte
D'vn Paftor difprezzato ,
Anzi pur d'vn' Amante infuriato,
Ti giungerò d'ira , e di rabbia pieno ;
E tra la fredda neue
Del tuo rigido feno
Cercherò le mie fiamme .
Da le tue labbra con le labbra mie
Affamate, ed ingorde
Coglierò quelle rofe ,
C'hor dinegate in dono
Da la tua ferità cruda mi fono .
Così l'obligo Ha
De l'inganno,del furto,e de la forza
S'obligo elTer non può di cortefia •
Uww.Mifuracon le forze
Le tue minaccie ò folle .
Selu. Farò più, ch'io non dico
S'afpetti , che fia vinto
Da la difperazione amor . non fai,
Ch'è proprio d'ogni Amante
Il bramar più quel che negar più vede ?
\Ama, CefTa di mòleftarmi
O proteruo Amatore;
Se non ti giuro ( e ne vedrai l'effetto)
Che di quell'arco mio, de le (aette
Prouerai la poilanza .
Selu. Tue faetee non temo 3
Che'n
Che'n me non e più parte
Che faettar Ci porta .
t ^w. Sottrarrò m mi fuggendo
Quand'altro non mi gioui ,
Al tuo lungo pregare ,
Anzi al lungo noiare .
Arder mi Tento il volto
Di ("degno nel penfar,ch'io reco parlo,
E 'n un combatte in me vergogna, ed ira .
ScIh. Se di me più veloce
Sarai nel corfo, Amore
Mi preiterà,perch'io ti giunga l'ali .
Ama. Seguimi pure, ò nò, ch'io ti prometto , R
Che prima vnir vedraflì
Col Gel IaTerra,con la fiamma l'onda,
Il giorno con la notte
L'inferno con le ftelle ,
Ch'ad amarti giamai l'animo pieghi.
Selu, ImpofTibil è più,ch'io non ti fegua,
Che'mpollibil non è quanto m'hai detto s
Dunque vana è la fuga t
Vana è la fuga ò difpietata Ninfa
Quand 'ancor fatta trafparente linfa
Noua Aretufa per le occulte vene
De la terra te n' giflì ;
Perche'n fiume conuerfo
Mercè del pianto mio nel cieco Inferno
Seguirò nouo Alfeo l'onda fugace •
IN-
1^1
INCANTESIMO EGLOGA III.
argomento .
Vna Ninfa innamorata fieramente di Tirfi Paftore appa-
rate alcune cofeda maga Donna, per mezodi quelle fi
fludia richiamarlo al fuo primo amore, dalquale ci s'era
tolto,e vedendole riufcir vane,le danna, rifoluendofi di
non creder mai più alle loro bugie .
HOr che la Notte à la fuprema altezza
Giunta del Ciel verfol'Hibero fugge;
Hor, che fopite in vn foàue oblio
Tien le fatiche de' mortali il fonno ;
Hor che taccion le frondi
Al tranquillo tacer de le mort'aure,
Ne de la Terra il duro volto preme
Col patto errante,ò fiera ,
Od huom,che tutto è dal fìlenzio oppre(To ;
E quei dorme fecuro
In grotta alpina, e quefti
In pagliarefco albergo
Pofando,i lumi chiude.
Io fatta gin da Tempio Amor tiranno
Di Ninfa belua, a l'aria humida,e folca
M'accingo à richiamar Tirfi crudele
Con magiche parole,
E con herbe recife al Sol notturno :
Tirfi crudcl,ch'à l'amor mio s'è tolto .
Spargi Clori il terren de l'acque , ch'io
Tolti da tre Fontane; e'1 nouo Altare
Facto di terra , e d'hcrbe intorno cingi
Q. Tre
2$ Z
Tre volte, e quattro con le molli bende ;
Poi la catta verbena , e '1 mafehio incenfo
Accendi ; e 'n balla voce
Dirai, così s'accenda
Quel cor, ch'c per noi fatto vn freddo gielo.
Torni il mio Tirfì al primo noftro amore .
In varie , e (Irane forme
Ben pofìbno gli incanti
Cangiar gli huomini, e ponno
Fermar de' fiumi il corfo ,
Trar dal bofeo le fiere ,
Gli angui dai fior, fuori del centro l'ombre ,
E la Luna dal Ciclo.
Torni il mio Tira" al primo noftro amore .
Quel cor fitto di cera ò Ciori prendi ,
Ed afflgiui dentro,
Qucfri aghi, e quefte fpine ; -
E dì. sì punga il core
Di lui ftrale d'Amore .
Getta nel foco il crepitante alloro ,
E mifto con quel core il farro , e '1 fale ,
Dona à le facre fiamme ,
Acciòch'egli per me non men fi ftrugga,
Che la cera nel foco; e mal fuo grado
Mi fegua , e'n me fofpiri ;
E più mi brami, che bramar non fuole
Vago augellin dopo la pioggia il Sole .
Di tre veli diuerfìi nodi ftringi ,
E tre volte dirai .
Così (tringer pofs'io
Tutti i penfìer di quello ,
Che tutti i miei penfìer chiude nel feno.
Torni il mio Tufi al primo noflro amore .
Quì
Qui fopra quefta foglia L.
Scrino di Tjriì il nome ;
Ma di Venere prima
Il polente caracccre io vi fegno .
Del ilio bel corpo amato
Le amate fpoglie poi ,
Che per nftefta memoria m'auanzaro
De la fu a ruga, io pongo
Confufc qui con la legnata fronda ;
E perche meglio à voti miei risponda
Il magico fuilurro
Queili capegli, ch'io
Lieue mente tagliai
Da la fua bionda innannellata chioma
Mentr' egli nel mio fen dolce d'ormi*
Sacro deuota à quefta
Soglia vedoua , e mefta ;
Perch? ella a me 'I richiami ,
Ed amato pur m'ami .
Torni il mio Tiri! al primo no (Irò amore.
Hor fopra'l foco leggiermente io fpargo
Quefto vino fpumante .
Strida come l'accefo
Carbon, queH'empio,e rio,
Che di nofrra fuentura hor tanto gode l
Quello liquor da le premute oliue
Tratto, nel feno io verfo .
Del foco già vicino
A rimaner eftinto ;
Ed ecco ei torna più che mai cocente ;
Cosi ritorni ardente
Del mio bel Sol la fiamma
Q_ £ In cui
*43
244-
In cui già v'iffe dolcemente ardendo .
Torni il mio Tira* al primo noftro amore .
Premi quell'herbe cai che fuor ne venga
Il velenofò humore , à cui di Ponto
Cede ogn' altro velen. così da Tirfi
Efca la crudeltà uelcn del core ,
Che'n lui (ì troua, e me- dolente attofea .
Torni il mioTkfi al primo noirro amore .
Quello incantato terrò intorno io uólgo
Perche '1 mio Tir/ì à me pur uolga il piede
Ardendo in me (ìcome auampo in lui .
Torni il mio Ti dì al primo no/tra amore .
Dif cinta, e {calza intorno al iacro Altare
Tre uolte io giro, e tre la chioma icuoro ,
Tre uolte io bacio quefta ignuda terra ;
E prego il Cie^s'inuida Ninfa, ò Dèa
Mi ipoglia del mio ben, ch'ella m le ftefla
Proui del mio gran duci l'eftrcmo oltraggio. •
Torni il mio Tiru" al primo noftro amore .
Prendi quel!e,che ai-vento' .
Lucertole Ccccni ,
E quelle in polue già ferpi conuerfe;
E con quel cener freddo
Confondi tutto, e mefei ;
Poi con ambe le man prendile ; e come
Gettaron l'oiTa de la madre Antica
Deuca!ione,e Pirra
Gettale Cori tu nel vicin fiume;
E di con alta uoce .
Così ne porti l'onda
De la compagna mia gli egri martìri .
Torni il mio Tiri! al primo noitro amore.
Vn
*4f
Vn Fonte è tal, che chi quell'acqua beue
D' ardenti lTìmo amor l'anima accende ,
Ne beua Tirfi, e 'n me (bfpiri, ed arda .
Vn Rege fù,la cui terrena .ipoglia
In augello cangiar gli eterni Dei ,
E di sì varie; e vaghe penne è fparfo ,
Che fernbra ancor hauer d'intorno il manto,
E la corona ha pur dì penne; il nido
Haue di quello augel pietra sì rara,
Che chiunque l'ottiene amato è Tempre
Da quella per cui porca il cor piagato »
Deh porgi à me pietofa Luna quefta
Mirabil pietra ; accioche Tirfi mio
Non ricuti d'amar me, che l'adoro .
Deh porg4 ò Luna à noftri incanti alca- .
Tu pur in fogno à la famofa Elpina
Dotta à Tindouinar con l'onda pura ,
' E col foco, e col cribro
Di Circe , e di Medea
E l'herbe, e i fafsi, e le parole, e i carmi
Infegnafti cortefe ;
Ed ella à noi pofcia infegnolli . hor fieno
Valide homai quefte fatiche noftre.
Deh porgi ò Luna à noftri incanti aita ."
Tu, eh' adorata fé' ne gli alti Monti
Deh non mi riguardar con tomo ciglio.
O de le delle chiaro , e bel Pianeta,
O fplendordelanotte,
O del Ciel maggior lume dopo quello
Del tuo biondo fratello
Il cor feluaggio, e crudo
Vinci del crudo Tirfij e s'vnquà amafti
Q^ 3 Pietà
14.6
Picca del dolor mio l'alma ti punga.
Deh porgi ò Luna à' ne (tri incanti aita.
Frettami il tuo rauor,fà,che l'ingrato
Ricorni a faefi amance, e la fua parte
H abbia anch'cgli delfoco>ond'io tutt'ardo .
Sgombra da lui la naturai fierezza,
Fa, che benigno le pictofe orecchie
Porga a' miei giudi preghi ,
E pietà non mi neghi .
Deh porgi ò Luna a' noftri incanti aita -
Hor fe : l cuo volto eternamente feopra
Gli argentati luci raggi , e de le nubi
Rompano la caligine profonda ,
Onde con bianche,e pure corna il Gelo
Tu vada ogn'hor rotando ;
Ne mai Pattar de' baci tuoi Te n'vada
Per gli alti monti altero x
Concedi a. me dolente ,,
E fconfolata amante
Quel, che pregando io chiedo .
Deh porgi ò Luna a' noftri incanti aita .
Senti ò mia Gori,fenti y
Ch'abbaia il fido cane.
Certo quefto latrar è buon' augurio,
O pur nVinfegna amor crederlo tale ;
Amor,che di menzogne il mio cor pafee .
Tirfi non veggio ( ohimè) non veggio il Sole
Che le tenebre mie fgombrar folca .
M'accorgo ben, che fon gli incanti vani ,.
E più vana é colei,che dà lor fede.
Fallo prodigio di verace doglia
E'I bugiardo Iatrar,chor midjmoftra*
Che'L
2+7
Che'l vero amor non con incanti, od herbe ,
Ma con beiti, ma con vertù s'acquilla .
AMARANTA EGLOGA UH.
Argomento *
Vranio Pallore innamorato d'Amaranta non potendo più
fopportar l'eflrema Tua pafsione , procura difaceibarla
parlando ; e quafi folle preiente alla fua Ninfa le narra
tutto quellojchepuò mouerla ad amare ; ma perche fti-
ma,che la ricchezza debba poter più in lei,che l'altre co
fé, particolarmente fi fonda su quella; e fapencìo quanto
la Donna per natura fia rvaga delle pompe,e delle gran-
dezze le offerifee l'habitar alla Città con quei maggior
commodi, &c honori, che fian poffibili hauerfi .
yranioPaflorts*
SOtto vn frondofo alloro
Vranio volto al Ciel così dicea
Fatta la fronte fua fonte di pianto.
E forza pur dolce Amaranta, ch'io
£'1 dolor , e l'affanno
Effali fuor con quelle
Voci languide,e melte .
Forfè quell'aure amiche
Del mio dolor mefTagge i
Ti porteran su l'ali i miei lamenti;
E fé non fé' vie più, che ghiaccio fredda
Forfè qualche fcintilìa
De la mia fiamma ardente
Temprerà il ghiaccio, onde fai feudo al core .
Q_ 4 Se
Se tu leggiadra mia bella Amaranta
Donar ti deui ad vno
Per faneue al Mondo chiaro
(Il ver dirò ne mi s'apponga a vanto )
Non fia già, che di me ti rendi fchiua.
■ Ramo non uile io lòn del nobil ceppo
De l'antico Damone,
Damon noto à le (due
Per virtute non mcn,che per ricchezza;
E Licori pudica honor di quante
Ninfe fien qui tra noi feco fu giunta
Per legge maritale.
Se per virtute poi,
Più gloria già non fé ne porta A minta,
Benché maeftro accorto
Si moftri nel pugnar col duro cedo,
Ed agile nel falto, e ne la lotta ,
Veloce, e fnello al corfo
Più che macchiato Pardo
E fagittario efperco ,
Agricoltor perito ,
E dotto fia poi tanto
A l'aurea cetra fua fpofando il canto.
Se per ricchezza,i miei fecondi Armenti
Occhio ben (ano annouerar non puote,
E cento, e cento fortunati campi
Fendon gli aratri miei ;
Ne Cereremo Lièo mi mancan mai;
Onde le mie capanne abondan fempre
Di quanto altrui può dare il del benigno
Se per bellezza poi, vidi me fteflb
Nel liquido del Mare alhor, che'n pace
Ta-
*4f
Taceano i venti, ed ei giacea fenz'onda ;
E vidi pur,che di gentil afpetto
(Bench'io mi lìrugga,c mi confumi in pianto)
Non m'auanzan però gli altri Paftori .
Ma di tal vanto altero
Se n' uada pur de le Donzelle il Coro.
Vero amor , vera tede
Sien le mie glorie, e i pregi.
Quello ti vinca ; e'1 uincitor da poi
De la Tua bella vinta amante, e Terno .
Lafcia Amaranta mia, deh lafcia homai
I (el natici alberghi ; e vieni a quello ,
Che ibi te fola chiama .
Lafcia, lafcia cor mio le fekie,ed ama.
E le piaga mi fodi
Siami Djttamo ancora .
Euggi l'horror de' bofehi, e vieni al fine
A colui , che t'adora ; e tue fìen tutte .
Le mie capanne, il gregge,i bofchi,e i camp/,
E 'n fomma quanto 1 me concede il Cielo j
Che ben fanno i Paftor , che tante, e tante
Son le ricchezze mie $
Che fé vago d'honore
Lafciar volefsi vn dì le felue, e i colli
Habitar ben potrei le gran Cittadi ;
Facendo l'ampie loggie ,
E le piazze, e le ftrade
Merauigliar anch'io j
E fotto nobil tetto
Starmi pofandoj e cento
Haucr fcrui d'intorno ; e ben faprci
Come fogliono i grandi à bel deftriero
Premer
2/D
Premer il dorfo, e di pregiate ipoglie
Ornarmi turco, e di foaui odori
Carco porger à gli Indi
Inuidia,cd à i Sabéi.
A te farei veltir porpora, ed oro;
E le tue bionde chiome
Neglette ad artehaurien di fiori in vece
Per ornamento bella ferriera eletta
Di ricchi fregi ; ambe le orecchie poi
De le conche orneria parto felice;
E del bel collo à l'animata neue
Kifplenderiaper moke gemme accefo
Ricco monile; ond'altri Ilaria in forfè
Qual folle in lui maggior ricchezza, od arce .
Fiammeggiante rubili la bella mano
Ingemmeria ; così pompofa altrui
Sembrarefti più bella, che beltade
Creice talhor per ornamento indurire »
Di bellifiìme ancelle humil corona
A riuerirti ogn'hor pronta vedrefti ;
Né bramerelti inuano
E le pompe , e i diletti
Onde ne le Città vanno fuperbe
Le Donne illufòri, mufici ftromenti ,
Voci canore, quando vnite, e quando
Difgiunte, quel piacetene i grandi alletta
Darianti ; ed hauerefti in fomma quanto
Ponno dar le Città più ricche in terra .
Ne vergognar ti dei
(Quando al mio ragionar l'animo pieghi)
D'habitar la decade,
Perche Paftor noi fìamo ; e qual è al Mondo
Re
2/1
Re sì pofTence, che l'origin prima
Da qualche Terno, oda Paftor non habbia ?
E qual e i"eruo 1 ò P attorci fi vile
Che 'n qualche tempo anch'egli
Del Tuo Iegnaggio antico
Non polla raccontar corone,e feeetri ì
Tutti damo Amaranta «
Frondi d'vna fol pianta ,
E tutti al fin cadiamo
Nel general Autunno de la morte »
Mentre ricchi faremo
Stimati ancor farem nobile degni .
O quanti Cono, ò quanti
In pregio fol per l'oro,à cui più tofto
Si conuerria voltar i duri campi
Col torto aratro, che ueftir la fera.
Ed htiomini geritili elfer chiamati .
Hor poi,che tanto di ricchezze abqndo
Potrò ben fra più degni andar anch'io .
Oltreché fé virtù ( quant'alcun dice )
Fa l'huom nobile tanto ,
Per tal dote potrò da' più prudenti
Eller accolto ancora.
Vieni dunque ò mio Sole,.
E con amor gradifei
Chi con amor la tua bellezza inchina *
Di duo (i faccia vn cere , e poi ila retto
Da pari voglia . vieni *
Vieni bella Amaranta,
E ta merauigliar col tuo fembiante
La Città non auezza
A veder vn bel volto
Per naturai beltade .
Vieni,!
1J2.
Vieni,c d'inuidiafa,che muoian quelle
A cui più che Natura è l'Arce amica;
Però che dipingendo
E le guancie,e la fronte,
E la bocca,e le ciglia,e'l collodi petto
Occultano il difetto
Di Natura, e del Tempo ;
E fon bugiarde,e finte
Nel fembiante,ne i detti,e più nel core .
Gradifci le mie uoglie ,
Né render vane le fperanze mie ,
Poiche'n te fola foero .
i
Eleggi qual più vuoi d'animo pronto
Offerta vera ; e per pietà fia quefto
Giorno in cui tutti i miei penderti feopro
O de la vita,ò de la doglia il fine .
Ma più giufto faria,
Ch'ei folle lieto fin del mio martire ,
E foàue principio al mio gioire .
NIGELLA EGLOGA V.
Argomento .-
Coridone Paftore innamorato di Nigella fi lamenta della
fua crudeltà,e dei tormenti, che amando patifee ; poi la
prega (benché lontana) ad efTerli cortefe; ma parendoli
d'arfaticarfi inuano,per finir l'infelicità della fua vita fi
rifolue di morire ,
s
Coridone TaHore .
Olo fé n' già tra folti bofehi errando
Coridone penfofo ,
Ed à l'erranti fere, à I caui farti
Dicèa
*S3
Dicea priuo di fpemc
In vn languido fuon quelle parole ;
A le cui mefte voci
S'vdian (oliente rifuonar le felue .
Amaca quinto bella,
Ma fugace Nigella
Non felua, Monte, ò Valle
Hebbe Leon giamai, Cinghiale, od orfo
Sì (piccato, sì rigido, ò sì fiero
Come rigida, fiera, e difpiecaca
Se' tu Nigella ingrata ;
Che da gli huomini fuggi
Per ieguitar le bclue .
Ma (e con tanca tua fatica, e rifchio
Le fere vai ieguendo
Per farne preda, lafcia ,
Lafcia nomai di feguirle,
Ch'io già tua preda fono .
Ma come preda fon fé mi rifiuti ?
Scemar pocefs' io almeno
I miei penofì affanni ;
O volerle fortuna ,
Che tu Ninfa crudele
Gli conofceiTì in parte .
Ma né fcemar i miei martiri io fpero ,
Ne fperar pollo ancora ,
Che tu mai gli conofca
Non c'hauerne pietade ;
Che chi non proua amore ,
In altrui men non lo conofce , ò crede .
Dunque ben fu mia ftella
Mifero amante , eh' a l'incendio folo
Nafcellì
Nafcefsi, al pianto, al duolo ;
E che fol degno io fo'ìsi
D'amare, e di penar non di gioire.
Ma Te Nigella mia
Non vuol pietofadel mio duol dolerfi
Per minor male almeno
Se n'allegrafle cruda .
Ma per non eiTerpìa nega pietate;
E per e(Ter più cruda :
Nega ancor crudelcate .
Per te la Greggia mia cruda Nigella
E più di me relice.
Quella di verde herbetta
Lietamente il paure ,
Io di tormento carco
Di fecca fpeme il mio dolor nudrifco »
Per te quaii due Fere
Van guerreggiando infieme
Crudelcate, ed Amore.
Crudeltà per te pugna,
Amor per me combatte ,
Doue Fortuna voglia
Deftinar la vittoria
Dir non faprei ; so ben che la Fortuna
E compagna d'Amore:
Ma che dich'io compagna?
Ahi , cli'ella è per me iol d'Amor nemica ;
O s'ella è pur amica
Per gradir ad Amorm'afflige anch'erta.
LaiTo ben pugna,e per me pugna Amore,
Ma pugna nel mio core .
Qui, qui tutte le fiamme ,
Qui
Qnì le faette tutte
Il difpietato ha porte;
Ne contento di quello:
Nel cor,nel fangue,e ne le fibre ha pollo
11 fiio velen vie più di quel polente,
Che da la fpuma del tartareo Cane
Già nacque al mondo ; e perche ogn'hor i colpf
Senta di morte, non m'vccide . ah s'egli
M'hauefle vnafol parte
Di quello corpo infetta,
10 con tagliente ferro
Farci di crudel colpo atto pietofo j
Ma perche vana fìa
Off ni cura mortale
L'interne parti auuelenate io porto.
Pien di finta humiltade,
E d'inganni veraci
Le faette celando,e Tempie faci ,
Supplicheuole in atto
A me comparue da principio Amore,
E quali lagrimando albergo chiefbi
Hor chi di fé medefmo cfler potèa
Cuftode tanto vigilantes fcaltro,
Che non foiTe da lui reflato colto y
E volontario non haueiTe offerto
Ad vn fanciullo fupplicante albergo?
E qual faria Nocchier cotanto efperto
Ch'ai più dolce foffìar d'aura benigna,
Ai più tranquillo Mare ei non credciTe
Da la riua fcioglicndo
11 fuoconcauo Pino
Giunger fecuro al defiato porco ?
Amabile,
Amabile, gentil, cortefc,e bello
Pieno di dolci , e graziofi detti
Mi promife coftui
Fortunato uiccefTo a' miei defìri;
Ma non fi tofto ci fu ne l'alma accolto >
Che le dolci promette
In effetti amariilìmi, e crudeli
Mi (ero fi cangiaro .
Non così tofto quefti fenfi infermi
Riceueron di lui le'ngiufte leggi ,
Ch'egli mutò fembiante,e femmi accorto ,
Che poco faggio è chi nel proprio albergo
Cortefe accoglie vn , eh' è di lui maggiore .
Pofe in eterna guerra
Quefti dolenti fpirti ,
Fece di quefto petto
Vn nouelJo Vulcano ,
E di queft' occhi duo fonti di pianto ,
La bocca vn'antro di fofpir cocenti ;
Da me l'empio fcacciò la gioia, e '1 rifò,
E gli allegri penfier n'andaro in bando j
Né cola vid'io più che mi piaceiTe
Fuor che di lei la defiata Imago .
Penfofo io venni , e folitario in tutto
Con eli occhi molli, e chini ,
E con la fronte fparfa
D'vn pallore meftifsimo di morte .
Quefto Tiranno ingiurio
Opra in me, che '1 fuo foco
Non arda, e mi confumi
Acciò non habbia fin l'afpra mia force *
Mantienine so dir come)
Nel
Nel mio pianto la face,
Ond'ardo,e non ho pace .
M'ha formate di cera due grand'ali ,
Con le quali a fua voglia alto mi leua ,
Perche di-ftrutce poi
Da' raggi del mio Sole
Repente io caggia nel profondo AbiiTo
De le mie graui pene ;
Se poi lcuarmi io tento ,
Egli con fiera mano
A ricader di nouo mi coitringe,
Onde inuan m'affatico, e ludo inuano
Per ritrouarfalute.
Per lui cangio fouente
Color, ma (laflb me ) non cangio mai
De l'oftinato core
L'empia oltinata voglia .
Ei vuol, eh' a meza notte io brami il giorno ,
E come appar nel Cielo
La ro Afe e <? à iante Aurora ,
Da le Cimerie grotte
Vuol, ch'io chiami la notte ì:
Pofcia egualmente vuol, che notte, e giorno
Mi fpiaccia, ed egualmente
Mi dia la notte,e'l giorno angofce,e guai.
Ma tu potreiti ben trarmi di pene
O mia Nigella amata
Col moftrarmiti grata .
Deh piega il cor altero
A gli nonetti miei preghi.
Ahi difpietata Ninfa
Per te fbfpiro, ma fofpiro inuano .'
R Laflb
2 ff
Laflb me la mia doglia
Poma «iettar pietate
Nei fallane le piante, e ne le Fere,
E dettar non la puoce in cor eli Donna J
JVleno amar,anzi odiar quel,che più langue
E,che più fido amando, e Teme e cace
E peccato in amor graue, ed enorme.
Ma inuan mi lagno, e doglio,
Poic'hà di fordo,e d'indurato fcoglio
La mia Ninfa cnuiel le orecchie, e'1 core.
Coridon che fai più? che badi, ò penfi ?
Muoriceli muori homai ,
CiVe don dato dal Gelo, e don felice
11 terminar à tempo la fua vita.
Vedi miferote, che'n tanti mali
Addolorato viui>
Che farà la tua morte
O '1 tuo bene maggiore, ò 'I minor male»
Moriam, moriamo dunque ,
Ne lì tardi al morire.
In quefta acerba età matura morte
Mi fottragga a gli affanni .
Tragga la morte mia
Da que' begli occhi il pianto >
Poiché l'afpra mia vita
Trar non potéo da l'anima gelata
Di lei d'honefto amor purafauilla *
Tutto al dolor mi lafcio ;
E pria,che'l Sol nel mare
Chiuda con chiaue d*or la propria luce
De' miei grani martìri
Troncherò con la morte il fertil ferne»
Efe'i
j
E fe'l dolor farà debile , e tardo
A trar da quella fafcia l'alma afflitta ,
Sarà ben quella man veloce, e forte
A leuarmi daivìui ;
Se però nel mio petto
Non faran per pietà crude le Fere.
Fatt'efca de le belue ,
O preda del dolore ,
O legno de' miei ftrali
Terminerò la vita,e 'n un la doglia;
Che non ha chiufe porte
La via,cheguida a morte.
Ma ( laflb me ) non so s'ancor morendo
Hauran fin le mie pene ;
Anzi mifero temo
Ombra infelice di portarle meco
Per accrefcer nel Regno
De la perpetua notte
Foco>horror,pianto,gemito, furore,
Yrli, gridi/olpirjvelenoje rabbia .
*/J
R i CLO-
iti*
CLORI EGLOGA VI.
Argomento .
EfTendo Mopfo Paftorc innamorato d'vna Ninfa chiama-
ta Clorijlaquale fimilmente amò lui d'ardentifsimo amo
re vn tempo, fi duole, perch'eli a. fenza ilio difetto Riab-
bia lafciato ; e toccando egli le proprie lodi le dice eflcr
amico delle Mule, ilche può renderla per fama immor-
tale , folo per farle conofeeve quanto fia meglio amar la
bellezza congiunta con la virtù,che fola, Ed vltimamcn
te dopo hauerla aliai pregata, la minaccia fé non torna
à' tralafciati amori ; e dice voler manifestarla per Don-
na priua di giudizio , e di fede . i
tjbfcpjo PaftorLjl
Opfo de' Monti, e de le felue honore ,
E di fdeg»o, e d'amor l'alma infiammato
Vinto dal gran dolor chiamando Glori ■
Incollante, e 'nfedcl così dicèa .
O mobil più, che lieue fronda al vento
Clori, ch'ardendo vn tempo
Fotti amante, hor gelando
Mi fé' fiera nemica ,
Per te fola in vn punto
Mi fi difeopre Amore e brutto,e beilo.
Mentre, ch'io lo vagheggio
Ne' tuoi begli occhi, in cui
Egli le fteflb abbella
Non so veder di lui cofa più bella ;
Ma mentre nel mio feno
: Da
ì
■
I
z6i
Da mille piaghe aperto
Lo veggio, i' non faprei
Invaginarmi vn moit.ro
Di lui più brutto, e più deforme interra.
Ohimè qual fera itclla
Mi coftringe ad amarti
Ingrata Clori , quando
Pur odiar ti deurei ?
Ah, che s'io fotti accorto
O fprezzar difprezzato deuerei , ■
Ouero vfar la forza .
Ma che pari' io di forza, ò di difprezzo ?
Ah, che fprezzar non puote
Colui, che troppo ammira
Ohimè, ch'odiar non puotc
Colui, ch'è tutto amore ;
E non può chi molt'ama
Vfar atto villano ;
E poco ardifce amante
Quando molto nel cor foco nutrifce l
Dunque fpcrar non deggio
Altro poter, .altro voler amando ,
Che voler,che poter mai fempre amare.
O care amiche piante
Miferoà voi piangendo
Dico le mie fuenture ;
À voi, che mi porgefte
Soàue, e frefca l'ombra ,
Quando dal collo amato
Pendéa de la mia Clori
Con egual gioia alhor de* noftri cori»
Oh voglia il Gei s' alcuno
R y Hor
ì6 Z
Hor degni del tu' amor Ninfa incollante ,
Ch'egli in fé fteiìb in breue
Proui le mie iiienture,e le mie pene ,
Ed habbia nel Tuo mal pietà del mio ;
Meco pur {espirando fi quereli ,
E meco i boichi,e l'ora
De l'incoìtanza tua rifuonar faccia ;
Si ch'altri mai non fi a folle cotanto ,
Ch'ai tuo leggiero amor l'animo inchini .
Ma tù,che fplfendi ne la terza sfera
VaL T a amorofa Dèa ,
Sei tuo bel Nume altero ,
Che su nel quinto Gel la ipada ftringe
Ogn'hor Ila teco, a me benigna arridi .
Per le vittime offerte ,
Che ancor fumanti ftanno
Sopra gli altari tuoi,per quegli incenfi ,
Che fpiran' anco odor, per quelle^h'io
Verfo lagrime amare
Habbi di me pictade ;
Di me,che le faette del tuo figlio
Troppo pungentijC troppo ardenti prouo l
O più d'ogn'altra Dèa bella, e gentile
Se vedi,che'l mio mal non è mia cofpa,
Perche non mi confoli ?
Sì graue è'1 dolor mio,
Che ben dura è quell'alma,
Che m'ode lamentar con ciglio afeiutto.
Sol la mia fera Glori,
C'hà di diamante il petto -,
Edidiafproilcorc ,
O pur com' io mi creda
E fenza
*éj
E fenza core,al mio'martìr non crede ,
Ne pretta (iniqua ) tede a la mia fede;
Ma conceder non puoce
Quel ; ch'ella non poilìcde.
O Ninfa ingannatrice, e lu(ìngh;cra
Vuol dunque Amor, che'l tuo difetto ila
Laflfo.la doelia mia?
Deh dolciffima Clori,deh mia vita
Ne l'amorofa mia fiera tempefta
Sia l'vna,e L'alerà luce
Del tuo bel uolco e Cafi:ore,e Polluce,
E'1 tuo candido (en porto tranquillo.
Sai pur (ne punge ambizione il core)
Quant'io fìa grato à le canore Dine,
Che del gorgoneo Fonte guardan l'acque,
Anzi tu pur fai quanto caro i' fìa
A lui, che Dafne inuan fera feguìo;
Ch'anzi in ThefTaglia volle
Far di fue belle membra il primo alloro ,
Che darle in dono a sì po/TenteDio ;
Ma perche'l canto mio
Clori à te narro? à te,che mille,e mille
Volte il lodafti?e mentre, ch'io feiogliéa
Le parole, eia voce
De la mia cetra al fuono,
Tu da la gioia vinta,
E le parole, e'1 canto
M'interrompeui con foaui baci .
Ma tu come di Mopfo
La memoria perdefti ,
Così d'ogni piacer, eh' Amor concedè
Non ci rammenti] ed io
R 4 Ogni
i6+
Ogni piacer andato ho fempre in mente;
Che le pattate gioie
Non fi (corda giamai fedel Amante.
Ecco rakr'hier m'afsifi
Sopra la molle herbetta,
Che di fiori ingemmata
Rende più vago il fonte ,
Che da la Tua chiarezza il nome prende;
E quiui tutti quafi innanzi a gli occhi
Mi riciufsi i piaceri ,
Ch'io v'hebbi teco , e quiui
Altrottanto infelice
Quanto felice fui .
In meftiflìmo fuon verfi cantai .
Mefto, ma però grato
A lefeluagge Dee,
A i bofearecci Fauni,
A gli hirfuti Siluani ,
A i Satiri lafqiui, e 'n fomma à quanti
Habitan bofehi, monti, grotte,e valli;
Che tutti à i lagrimofi
Miei carmi ratti accorfero pietofi.
Ma tu benché i' ila tale ,
Che cantando , e feriuendo alzar io pofia
Di Clori il nome a le dorate (Ielle
Non mi Itimi; anzi cruda hor godi , poi
Che non m'infpiran più verfi leggiadri
Le antiche Mule; ch'albergar non ponno
Tra tanti affanni; e già la (lanca lira
Negletta pende , e le (bordate corde
A l'ingiurie aimrizate di Fortuna ,
Mentre piangendo le miferie mie
Con
Con Ior fofpiro , de* fofpiri à l'aura
Rendono un Tuono dolorofo, e baffo
Quali moftrin pietà del mio tormento,
E quali uoglian dirj deh quando fia
QjjcI giorno ò caro Mopfo ,
Che cu n'accordi, e faccia
Con le tue dita, e con l'vlato plettro
Di noi quell'armonìa sì grata a i bofehi?
Ma quello folo ò mia vezzoia Glori
Fia quando tornerai
A' primi noftri amori .
Torna, deh torna homai leggiadra Ninfa
Al tuo Mopfo fedele ,
Che più ti brama affai,
Che 1 nerba gii vicina à reftar fecca
La pioggia, vieni homai
Acciò con verli d'allegrezza pieni
Di nouo à i Monti infegni,ed à le Valli
A rifuonar le tue bellezze,e'l nome .
Vieni fé non ti giuro
Sdegnato al fin di ripigliar la cetra;
E 'n uece di cantar vedi amorofi ,
E nota far dalnoftro al Polo oppofto
La tua rara bellezza
Nota far la fierezza ,
E la macchiata fede.
Ti chiamerò crudele,
E roza sì,ch'ogni virtù difprezzi ^
Ne gradifci in altrui fede,od amore •
Come in ce no'l riceui ;
O fé pur ardi , ed ami
Geli a vn punco,e difami;
2fj
E'n
E'n fomma Ninfa ingrata
Per colpa fol del tuo 'ncofeante ingegno
Quanto dirci d'amor dirò di (degno .
NISA EGLOGA VII.
Armento •
Fileno Pallore prega Nifa Ninfa ad eflferli cortefe ; e quan-
do vede, ch'egli per fé fte(To non e ballante a rimouerla
dalla fila oftinazione,riuolto ad Amore lo prega d'aiuto;
ma vedendo con lui ancora gettar il tempo, fi ril'olue di
tornar alla tralafciata cura del Gregge con penderò di
donarli ad altra Ninfa .
Fileno Paflor&j*
Plangèa Filen fu a miferabil force
Pregando Nifa inuano
A moftrarfegli pia,
E'n tali accenti la fua doglia aprìa.
Tu pur difprczzi ò Nifa
Il tuo Filen,che più,che'l gregge t'ama.
Ohimè tu pur mi fuggi,e Leon fero
Già non fon'io, che di ternbil guardo
Morte minacci. Angue non fon, che cerchi
Morder il tuo bel piede.
Amante io fon,che per amarci vegno
Dietro a l'orme, che lafci
A quefti occhi dolenti
Stanchi,e fazi del pianto,
Ma de la cara vifta
Di tua beltà non mai ftanchi 3 ne/azi.
Io
zC7
Io poiché l'Alba in oriente appare,"
E poiché '1 Mondo lì ricopre d'ombra
Non ho co' miei marcir pace, ne tregua .
damai quell'alma non alleggia il pefo
De' Tuoi noiofi incarchi j
Né per querele il core
Sente fari! men graue il fuo dolore .
A le fredd'ombre de la notte ofeura
Ardo non men, che al chiaro, e caldo giorno.
De le ftelle il uìenzio amico , e fido
Porge ben (laflb) a gli animanti tutti
E quiete , e ripofo ;
Me richiama à i fofpir,richiama al pianto .
Tacciono gli altri , ed io
Dico a i falli gridando il dolor mio ;
E quanti affanni ho foftenuti il giorno
Ne l'horror fi raddoppiali de la notte '.
Ahi ben è ver, che non m'è giorno il giorno ;
Poich' io non veggio cofa, che m'apporti
Ne piacer, ne contento, ne fperanza ;
Non me notte la notte,pofcia ch'io
Ripofo vnquà non trouo ,
Cola non veggio mai, che mi prometta
Men noiofa fortuna ;
Anzi mi par, che quanto
Veggio,minacci à l'alma angofee, e pianto.
Ma tu, che '1 foco, e le faette porti
Molle fanciullo in vii lafciuo , e forte ,
Tu, che 'nfìammi, e ferifei
Doue loffia Aquilone, e Noto fpira ,
E quanto vede il Sole ,
E nafeendo, e morendo
Ninfa
Ninfa comporterai , ch'à te s'opponga ?
Sentono pure i giouani robufti
Per ogni vena il tuo viuace foco ;
Prouano le fanciulle, e i vecchi imbelli
La tua mirabil forza :
Sol l'anima gelata di coftei
Le tue facelle fpegne , e '1 duro core
Rintuzza ad vn, ad vn gli ftrali tuoi .
Sopra le sfere afcendi
Amor qualhor ti piace ;
E la tua pura face
Fa, che lafcian gli Dei del Gel l'albergo
Vaghi di mortai cofa .
Ecco fatto pallore
Guida Febo gli armenti
De la Theffaglia ; e giù ponendo il plettro
Con le canne incerate, e dileguali
Chiama fuonando i più fuperbi Tori j
E quel, che gli altri Dei
Regge (olo col cenno ,
E da legge à le nubi, à i venti, al Marc
In quai torme neglette
Non fi chiufe, e nafeofe ?
Hora l'ali veftì di bianco cigno ,
Hora Toro nuotò per l'onde infide
Del gran. Nettuno, accorto amante vfando
Di remi in vece l'vnghia bipartita ;
E fopra '1 dorfo il defiato pefo
ConduflTe lieto à le bramate arene.
Arfe la Dea , che 'n Cielo
Notturno Sol fiammeggia ;
E con foaui baci
Defilò
Dettò più voice il Tuo paftor geritile ;
Per cui cangiò le ftelle
Ne l'afpra cima d'vn faflbfo monte.
Lo Dio del fofco , e tenebrofo mondo
( Lafciate l'alme dei profondi Abifsi
A le continue pene, al pianto eterno )
Co' negri tuoi deftrieri à l'aria vfeendo
Di Cerere rapì l'amata figlia,
Mentr' ella baldanzofa
Per le piagge inteflfèa fragole , e fiori ,
E del gran Regno Ilio Donna la rèo .
D'Alcmena il figlio altero
Del tuo gran foco accefo
Lafciòin difparte l'-arco
Le faette, e la claua ,
E del Leon la fpoglia ,
Ed al ruuido crin lafciò dar légge
Sparfo d'amomo 3 e 'n rete d'oro accolto;
E con la man di mille palme adorna,
E vincitrice di tant'alte imprefe
Da la conocchia traffe
Lo (lame; e con le forti
Dita torcendo il tufo
Spczzollo ; indi àfua Donna il pefo eguale
Di quel, che dianzi hauèa tolto per opra
Quali feminavil tremando refe ;
Gli homeri fuoi pofTenti
Già colonne del Cielo
Per la fua bella Donna
Coperti fur di laiciuetta gonna ;
E 'ntanto Amor col pargoletto piede
Con gli aljpri , e duri velli
zfy
Del
Del cuoio del Leone
Scherzami e '1 force Heroc
Sorridendo miraui .
E qual crediam , che (offe
11 tuo dilecco alhora >
Che Iole per ifcherno
Di lui,tratcò più voice
Con la cenerà mano
L'armi, ond' ei vinfe i più feroci moftri ì
Dcncro gli numidi chioftri
De le chiare, e fredd' onde
Prouano le Nereidi ,
E le Naiadi ancor tua fiamma ardente.
I vaghi augelli era le verdi fronde
Con voci alce, e canore
Spiegan note d'amore .
Tinge di fangue il corno
Per la Giuuenca amaca
II Toro non auezzo
Al curuo giogo ancora l
Per cerna il core a l'Eciope adtifto
Trema, qualhora le macchiate Tigri
D'amorpiagato il pecto
Scorron de la negr' India i larghi campi.
Ne men pauenta l'Africa il fuperbo
Leon,quando feotendo alcier la chioma
Vien con occhi di foco
Ad incontrar ruggendo
L'odiofo riuale »
Il ternbil Cinghiale aguzza il dente
Si cherulmine par dou' egli arriua
Perche 'I nemico del fuo ben non goda l
Darci
*7t
Dure, e fanguigne TufTc
Gli orfi nei monti ftnno
Per ce d'ogn'altro pia potente Nume.
E non pur gli animali
Da la natura di più vali»!' armi
E muniti, e coperti
Moftrano Amor per te la forza loro:
Ma 1 più timidi, e vili
Diuengon per te folo
Valorofi, & arditi.
Dunque ie tanto puoi
Pocnitiflimo Amore,
Perche non piaghi ancorerei duro core ?
Là ve bolle il terreno
Sotto l'ardente Granchio ,
Efmlidouel'Orfa
Hornda agghiaccia d'ogni intorno i campi
Ogn'alma lente amor, folo coftei
Per eterno m o male
Forza non proua d'amorofo ftrale .
A che prego? à che piango? à che fofpìro ì
Amordi Nifa altera
Sordo, e crudo è non meno .
Se 'nuan lagrime al pianto ,
E querele à 1 lamenci inuano aggiungo
Non (la più, che queft' occhi
Piangano la mia forte,
Né ila, che più dolente altri mi vegga
Né fia, che più d'amor ragioni, ò ferma ."
Sanerà del mio cor ragion le piaghe ,
E fé non la ragione il tempo almeno.
Vò fprezzar difprezzato ,
E voglia
E voglio odiar odiato T
Piangerò per chi ride
LaiTo del pianto mio ?
Morirò per chi viuc
De l'acerba mia morte ?
Nò nò feiocco farei .
Poiché Nifa crudel fnai noneangiafti
PeniIero,io cangio vita.
Di me (ìeiTo pietadc, e del mio Gregge
Amor dime, di lui
Sol m'infiammino il petto .
Nifa io ti lafcio,à dio,
A dio d'vn lungo,e d'vn'eterno à dio .
MIRTILLO EGLOGA Vili/
Argomento .
Mirtillo dotto Paftore afFerm andò tutto il bene, &ogn1
cofa creata hauer il Tuo principio, e la Tua conuenienza
da AmorCjConchinde la cagione del fuo innamorarli ef-
fer conforme ali'vniuerfaleie'n fé medesimo hauer pro-
dotto fenno, e virtù.
Mirtillo Pafiorcj*
Entre correr vedea
D'argento i chiari fiumi ,
R idcr i prati,e verdeggiar i bofehi,
E per gli aperti campi i capri Incili
Fuggir veloci, e prelb,
E i laicali capretti
Saltellar 5 e cozzar Montonj,e Tori ,
E mentre
&73
E mentre lieto vdìa
Rifuonar dolcemente
Di paftorali accenti ,
Di ruttici ftromenti Ecliò ne gli antri ;
Mirtillo d'allegrezza colmo il core,
Mirtillo dotto al pari
De i più dotti pallori
In quefti detti gài la lingua fciolfe.
Amor cortefe, Amore,
Amor alma del Mondo
Perfetto in tutto, e folo
A te dello fimile,
Che di beltà nafcefti, e di' bekadc
Sempre ti pafei, ed altro
VagoFanciuI non fei,
Che vn bel desìo di bello ,
Quanto la Terra,e'l Mare ,
E quanto ha di bellezza in grembo il Cielo
O bellissimo Amore
Opra è del tuo valore.
Mentre del Mondo infante
Staua l'antica,ed incompofta malfa
De gli elementi in vn confufa,e mifta,"
E'n oftinata guerra
Il fecco de la Terra
Con l'humido de l'onda combatcèa,
E col freddo de l'onda
Il calore del foco ;
De l'Aria il lieue, e'1 caldo
Col gelido, e col graue
De la Terra pugnaua ;
Il chiaro de la luce
S Con
Con l'ofciiro facea
De le tenebre ecerna afpra tenzone :
Tu di bella pietade accefo il core,
Perche al fin l'infinita
Difcordia haue/Te il defiaco fine
Del tuo Fattor gentile
L'alta mente accenderli ,
Ond' in vn punto ei diede
Formale fembianza à disformata mafia.
Così la Terra, che pur dianzi erraua
Mobile fenza bofehi ,
Senz'herba, fenza monti ,
Senza cauerne, grotte, piani; è valli
Fermò (labile il piede , e di fmeraldo
Hebbe la gonna, e lieta
La vide ornar di fiori ;
Indi nafeer forefte, e piani, e monti ,
E nel fuo fen le biade ondeggiar vide j
E de le care fue gradite piante
Graui dal troppo pefo
Incuruarfi i bei rami ;
E quel, che più le piacque
Ella diuenne albergo
Di vari innumerabili animali -,
Che 'n lor voci d'amore
Lodauan fempre Amore.
Indi l'huom' al gouerno
D'ogn'altra creatura inferiore ,
L'huom, eh e terreno Dio 3
Animale celefte ,
Nunzio de gli alti Dei ,
Famigliar de le ftelle»
Erni^-
E miracolo al fin de la Natura
Sorfe, e lece più bello,e più felice
Il Mondo; e 'n chiaro fuon relè ad Amóre.
Grazie di ranco bene „
L'Onda, che immobil giacque
Non chiara, ò fredda, ò dilettofa, ò dolce
Hcbbe moto, ed ogn'altra
Propria Tua qualitate ;
E ricetto fi fece
Di fquammofa, di muta ,
D'ignuda, fredda , e mobile famiglia ;
Che (correndo di lei nel vafto leno
Lodaua anch' ella, e celebraua Amore,
Amor fola radice de la vita . J < :
E l'Aria ofeura, e graue
Chiara, e lieue diuenne ,
E nutrice fi féo
Di vezzofi augelletti ;
Che di letizia pieni
Te falutar cantando
Autor d'ogni fallite
Il Foco dianzi ofeuro, e freddo traile
Dal tuo bel foco Amore
In vn luce, e calore j
Sì ch'egli infiamma, e nutre
Ogni cofa creata.
E'1 Ciel, che non deuea
Prima Cielo appellarci ,
Che trafparente à gliocchi ancor non era ,
Né rotondo , e mouente in giro ecerno ,
E non di ftelle adorno
Non che de i maggior lumi
S 2. Infad-
Infaticabil moto
Riceuè tua mercede amor pofTenee ;
E dei più puri fochi adorno , e vago
Si tè degno ricetto
De le cofe più belle .
L'inuidiofe tenebre fuggirò
Da la ferena luce ;
Così tu folo Amore
Terra fefti là Terra , ed Acqua l'Acqua £
Foco il Foco , Aria l'Aria ,
Che pria Terra non era, Aequa, Aria,ò Foco»
Così concordi furo
Del foco il caldo , e'1 fecco
Col fecco de la terra ,
E col caldo de l'aria .
E l'humido de l'acqua, e'1 freddo fuo
Conl'humido de l'aria fi confece >
E'1 fuo freddo con quello
De la gran madre antica .
L'humido, e'1 caldo poi de l'aria lieue
Con l'humido de l'onda
E col caldo del foco
H ebbe amicizia, e pace .
Il freddo, e fecco de la terra hebbe anco
Col fecco de la fiamma ,
E col freddo de l'onda
Concordia,e fede eterna .
Dunque tìi Amor,tùfolo
Le cole difeguah infieme agguagli,
E le più bade a le più alte aggiungi,
Accordi le d ifeordi ,
E rendi amica al Ciel l'infima terra .
Per te verdeggia il prato ,
Es'a-
*77
E s'adorna per te di fronde il bofco.
Cancan per te gli augelli,
Per te lafcia '1 timor la lepre vile,
Ed ogn'altro negletto ,
Inenne animaletto .
L'ira lafcia il Leon, eT Serpe il tofco.
Quei che viueano per le grotte alpcftri
Ignudile lenza legge ; e con le belue
Prendean commane e la beuanda,e'l cibo,
Per te lafciaro quella prima vita
Fiera non men che roza j
E purgata la mente
Dal tuo diuino raggio
Impararo a trattar le lane, e i lini ,
Ed a conofcer qual la terra amarle
Coltura,e feme ; e come amalTer tutti
Gli Arbori nutrimento, ò innefto ; e come
Vita poteano hauer le piante humili .
E atti più faggi poi,le intente luci
Riuolfer defioii à l'alte sfere ,
Doue i quatcro minori
Aggìunci a' (ci maggiori
Orbi celefti penctraro à pieno,
Che van la terra circondando intorno ,
Mencre,che l' Alle, e i Poli
Sempre immobili (tanno.
Sepper, chel'Orizonte
Pone termine,e fine à gli occhi noftri
Partendo à mezo i Cieli.
Vider la fafcia obliqua ,
Che cinge ogn'alcro Cielo
D'animali ripiena ;
S 3 Ed nel
17*
E nel mezzo di lei del Sol la via ?
De i duo Tropici, l'vn vider , ch'ardea ,
L'altro agghiacciaua il Mondo.
Non fu nafeofta à loro
Quella diuifion , che fanno i duo
Colliri, e fepper' anco
Come Cinthia '1 fratel di luce fpoglie ;
E come poi la Terra
Suo velo intraponendo
Tra la Tua vifta , e'1 Sole
A lei la faccia oleuri .
Seppero come affìfTe
Stien ne l'ottauo Ciel le vaghe ftelle >
E fette fole errare à noi portando
Hora benigni, ed hor maligni influfsi .
Noto fu loro in quanto
Spazio ogni sfera termini il fuo corfb ;
E come per fua forza ogn'altro cerchio
Rapifca il mobil primo ,
E nel fuo breue tempo il giri, evolua .
Vider Boote guardian de l'Orfe
Vietar, che *n mar non s'attuffaiTer mai.
Come di n.cile adorna
De la Cretenfe la Corona fplenda .
Intefer come il minor cane ardente ,
Come Orione armato ,
E tutti in fomma quei fegni,che quattro
Volte fan pieno il numero di diece>
Poi quattro volte due
Guidino allegri balli
A la dolce armonìa
De le rotanti sfere.
Così
*7?
Così per tua cagione
Amor fola cagione d'ogni bene
Minima cafa il Cielo in fé non hebbc ,
Ne sì piccioia ftella il bell'azurro
Di quegli eterni giri ,
Che l'hiiom fatto per te faggio , e prudente
Non intendente , e '1 dichiarale poi .
Indi appararon come
S'incidefTe il bel nome
D'amorofetta Ninfa
Nel duro fen d'vn l'affo ;
Ne la corteccia molle
De le piante nouelle ;
Per te s'vniro con la cera infìeme ,'
Le canne difeguali :
Al cui mono cantar note amorofe
A le Ninfe, à le Dee già care tanto ,
Ch'altro non defiar più dolce canto .
Amor douunque vai, douunque pou*
L amoro fa tua vi fra
Allegra , infiamma , auuiua .
Ti van le grazie innanzi ,
Il rifo, col piacer vien fempre teco ,
L'allegrezza, la gioia , l'armonìa
li contento, la pace, la quiete
Apollo, e'1 Choro tutto
De le noue Sorelle ,
Che Poeta non è quel, che non ama J
E'1 verace Poeta e fempre amante .
Io benché in bofeo nato
Al nudrir folo , al cuftodir la greggia
Fatto amante per te, per te imparai
S 4 A can-
iS o
A cantar i begli occhi , il Ceno , e'1 volto
Di lei, che dolcemente il cor m'ha tolto ;
E quando i verfì miei
Non fìen cari ad altrui
So che fon cari à lei , che amata m'ama .
Ma '1 tempo fugge, e vola , ed io qui tardo
Mentre '1 fcreno fguardo . .
Di quegli honeiti, e grrziofi lumi
Agognano quefri occhi ;
Quelli occhi ( ohimè, ) ch'akr'efca al cor non danno.
A te dunque ne vegno ,
Vita de l'alma mia, fpirto del core ,
Vaga mia Paftorelia ;
E di mia fede , e di mi' amore in fegno
Ti porterò nel proprio nido ancora
Due tortorelle, ch'io
A la madre inuolai ,
Mentr' ella a i cari figli
Già vicini a ipiegar il primo volo
Cercaua intenta il defìato cibo.
T'arrecherò con quelle
Temita di mia man picciola celta
Di marine cocchiglie tutta piena .
Dunque m'inuio con frettoloso palio
A mirar quel bel vifo,
Tra le rofe,e i liguftri hoggi del quale
Amor quaù* in fua fede
Soggiornai feco l'alma, e la mia fede .
GA-
GALATEA EGLOGA IX.
Argomento*
Floribia Ninfa coniglia Galatea Tua compagna adamar
Alcone Paftore,che lei gru nd e diente ama ; e mentrella
con alterezza lo nega, veggono venir di lontano Alco-
ne ; onde Floribia prega Galacea à nafconderiì con lei
dietro vn pefpugliò per vd;'v quantèper dir Alconeje na
fcofte/ì,arriua il Pallore; che doppo efferii lamentato
della dia Ninfa, vinto dalia difperazione tra fuori vn col
tello per venderò* ; eli feriice. al qual atto diuenuta pie-
tota Galatea corre con Floribia à (occorrerlo; e fé li do-
na in moglie; poi vanno infìeme per fanar la ferita .
G a/atea, e Floribìa^linfe.
Cala. ^^ "T" On vuò feguir Amore ,
l^Wj Ch'amor e fallo, e penitenza infieme.
fiori. JL ^1 Amor del mondo è la falute vera,
D'ogni virtù radice ,
Vn ione dei cori ,
Quiete de le menti ,
Concordia de gli fpirti ,
Felicità de l'alme.
Cala. O Fiorib'a, Floribia,
Se ritengon gli effetti
De la propria cagion forma, e natura ;
t Da gli effetti , ch'io veggio
In quefti Paftorelli amanti, io feorgo
Non efTer altro amore \
Ch'ama-
iti
Ch'amarifTima doglia \
Ardor,ch'altri nafconde entro le vene ,
Piaga cupa, e mortale ,
Lufingheuole inganno ,
Graue, e noiofo affanno ;
I fé guari di cui
Sono fpeme^imor, pianti, ed angofce,
Sofpetto, geiofìa
Difcordie, liei, fdegni,
Stridi , querele , pianti ,
Pallor, pene, fòfpiri,
Pifperazion, martìri
E'n fomma poi maledizzione, e morte \
Dunque folo deriua
Quantlià '1 Mondo di male
Dal Tuo pungente auelenato ftrale •
Plori. O più cruda à te fteiTa,ch'ad altrui .
S'alcun non è, che fchiui
Di fentir quel,che tutto'l Mondo fente >
Quand'Amor pur fia mal,tù fola fdegni
Di prouarquel,ch'ogn'altro in terra proua?
Ben moftri hauer nel petto animo vile
Se'l tormento amorofo ,
Ch'ogn'huom fopporta foftener ricufi .'
Riceui anima ingrata ,
Riceui amor, e poi
Saprai di quanta gioia egli è cagione.
Cala, Chi da maligna (Iella
Vide giamai venir benigno influflò?
Orsù quello tuo mal fia bene,e fia
Apportator di gioia alcuna volta ;
Vdito ho pur da cento lingue,e cento,
Che
2$S
Che nel Regno d'Amore
Mille piacer non vagliono un tormento .
Fiori. Anzi pur nel luo Regno
Vn fol piacer mille connentì appaga,
E fé come fé' vaga
■ Saggia farai, del tuo fedelAlcone
I giuftiflìmi preghi
Non farà, che tìi fprezzi .
Forfè dirai, ch'ei non fi a bello, e ch'egli
Non t'ami, e non fia, ricco ,
Non faggio, e fc al ero à par d'ogni Paftore?
Tacendo in chiufa fiamma ei fi confuma :
Ma bench'ei taccia,parla ,
Parla ben la fua guancia fcolorita
Quafi del mefto cor tacita lingua.
Ben il legge ne gli attive ne' fembianti,
Ch'egli è feruo d'Amor ; ma tu crudele
s Sorda, e cieca altrottanto
Quanto fé' bella,e fiera,
E non odi, e non uedi,
£ quel,ch'è peggio al fuo martìr non credi.
Cala. Folle e ben chi fi dona
A quei primi fofpiri,a quegli fguardi,
A quelle artate prime lagrimette,
A quell'incendio primo
Di vagante Paftore j
Che con arte fofpira,
Con arte langue, parla, prega, « piange.
Flonbia finto amor deitar non deue
In un cafto penfier vera pietade.
fiori. Finto chiami l'ardore
Di chi ardendo fi muore ì
Faccia-
2, $4
Facciati del Tuo foco interno fede
La cenere del uolto.
Vn luftro e già, ch'ei t'ama, e non fé n' duole .
E tìi noucllo ardor sì antica fiamma
Oftinata,dimandi ?
Ahijche nafeente amor poco tormenta .
Cala. Ecco,che pur confetti ,
Ch'Amor tormenta l'alme .
So ben io, che non è tanto nemico
L'inutil loglio à le mature fpiche ,
Al vecchio tronco il tarlo,
Ed à le fredde neui il Sol ardente
Come nemico Amor d'ogni viuente ?
Fiori. Amor non e nemico, ei vuol, che s'ami,
E ibi legge e d'Amor l'elTer amante ,
E l'amar non tormenta*
Solo afflige l'amante
La crudeltà de la fua Donna amata .
Deh Galatea ( comporta, ch'io '1 ti dica )
Se non ami Paftor sì vago, e bello
O fé' morta,ò fé' cieca, ò non hai core .
Ma certo non hai cor s'amor non lenti .
Gala, Nafceran pria le biade
Ne l'i mmenfo Oceano,
Da l'occafo vedrem forger il Sole,
Ed attufrarfì in Oriente il giorno ,
Pria tra le neui,e'l foco
Sarà continua pace ,
E nuoteranno i pefei
Dou'han gli augelli il nido,
Che per eiler altrui cortefe,io fia
Difpietata à me (Iella .
Non
Non amerò giamai \
Che'n vn pudico petto
E graue colpa l'amorofo affetto T
Fiori. Superba Ninfa hor tu gioifef, e godi
D'eder amata non amante ? forfè ,
Forfè auuerrà,che un giorno
Amante non amata ancor farai.
Ma troppo è (lato infin' adhor cortefe
Lo sfortunato Alcone ;
Che deuea torre à forza
Qiiel,che'n premio d'amor negato hai fempre.
Troppo , troppo l'offendi .
(E uoglia il Ciel,ch'i*o menta )
Egli dal duobje dal furore fpinco
Faràquel,che non penfi.
Darà neceflìtà l'ardir' al core .
Credimi Galatea,
Ch'amor fempre è potente ,
Ma più potente è,quando fdegno il punge.
Non fi fdegnacosì calcato ferpe,
Come fi fdegna amore
Quando fprezzato viene .
Non è maggior uendetta
Di quella,che fi brama , e fi commette
Per l'ingiurie, ch'amando altri foftiene .
La rorza adoprerà s'amor non uale ;
E di modefto amante
Diuerrà inuolator de' tuoi tefori.
Cala. Prego,e non forza ufar l'Amante deue •
Ma fia pur mia la cura, io non pauento.
Andiannehomai,uedi il nemico Alcone,
Che di làfc ne uicn tutto penfofo,
fiori, O miiero , ò dolente .
Veder
ite
Veder non so qual più porti nel volto
O l'amore,ò'l dolore, ò Galatea
Se'l Gel benigno mai non difcolori
De le tue belle guancie i vaghi fiori
Pria, ch'ei qui giunga, meco
Dietro à quello cespuglio ti nafcondi,
Ed alcokiam quant'egli dice intente.
Gala. 11 tuo prego mi sforza a compiacerti .
Nafcondiamoci dunque .
AlconePafìorJòlo.
O Stelle a! nafcer mio,
O ftelle al viuer mio contrarie Tempre,
Voi mi defte ad amare
Ninfa leggiadra fi, ma cruda tanto ,
Che non cura il mio pianto ,
E fuperba difprezza amor, e fede .
Ne so ben come il Cielo
Tanto comporti il fuo faftofo orgoglio .
Alma fenza pietà fe'l tuo bel vifo .
Ad arder mi condufic
Mi condurrà ben tofto
Al fin de' giorni mici.
Così tu fola di mia ftanca vita
Sarai Tortole Toccafo .
Almen di quefte membra
Sia feretro quel feno,
Ch'è tomba del mio core.
Ma fé tu viuo mi rifiuti, hor come
Morto m'accoglierai ?
Ahi che viuo, ne morto
Mifero
Mifero non mi vuoi ;
Ma pur mi vuoi, poiché tu m'odi morto;
E uiuo mi vorreiti
Se tu m'amafli òbella Ninfa. dunque ,
Se con l'amarmi folo
A morte puoi (bararmi, à che non m'ami >
Ma come amar potrai ,
Se non conofci amore?
Ma Te mai non ti fpecchi I I
Ne i criftallini fonti ,
Che tu no V veggia ne' begli occhi cuoi
Come non lo conofci ?
E com'efferpuot'anco,
Che tu, che fé più che le néui algenti,
Ed indurata,e fredda'
Accendi nel mio cor fiamme sì ardenti?
Ma come pollo anch'io,
Che fenza vita fono
Amante non amato
Dar vita à te,che del mio duol Col viuì?
Ma fé vita non ho morir non pollo.
Hor chi farà, che muoia . .
Al vibrar del mio ferro ?
Morirà la mia doglia .
Ma d'efla priua,come
Viuerà la mia Ninfa? ahi folle Alcone
Già non mancano amanti
A /ingoiar beltadej
Ne mancano martìri
A barbara,ed altera crudelcade ,
Fuggati dunque homai,
Fuggii dal mio pecco "
<Quel
Quel pender \ che non ha per foftenerfi
Né conforco, ne fpeme .
Salute, e fpeme è fol de gli infelici
II non hauer giamai fpeme, ò fallite.'
Fugace Galatea
La morte, ch'é '1 peggior di tutti i mali
Hoggi da me fi brama
Per terminar le mie noiofepcne *
E ria dolce il morire
Se amaro fu '1 languire ;
Hor fé beueftì di quelli occhi il pianto
Per tuo maggior contento
Beua ancor quefto ferro il fangue mio .'
Quefta l'vltima proua
Sarà del cor , che deprezzato fprezza
Defio di vita, quefto
Sarà l'vltimo giorno,
Che'1 tuo fido Paftor cruda ti chiami 1
Godi Ninfa crudele,
Poich'vn fol colpo è quello ,
Che toglie à te la noia , à me 1 dolore .
Fiorì. Ohimè corriamo tolto.
Gala. Ohimè, ch'egli è ferito.
Ma s'à tempo non fui
Di faluargli la vica
Ben farò à tempo di morir con lui .
Fiori. Fermati Alcon. non bafta
A fpogliarti di vita ,
Quefta mortai ferita ?
Ale Deh lafcia Ninfa , ch'io raddoppi il colpo,
Ne creder , che'l mio petto il ferro tema ;
Che auezzo à le ferite
Le ferite non cura .
Sedi
z8y
Cala. Sedi ferir Te' uago v
Ferifci quefto fen ; ch'egli è ben dritto
Che Ce no 1' panie Amore ,
E no l' ferì Pietade
Spietato ferro,e fenz'amore'l (punba .
jLlco. O celefte foccorfo , ò (ielle, ò Faro,
O benigno,ò piccolo Amor che ueggio?
Fiori. S'ei per te corre a morte
Opra almen tu non difperato mora.
Cala. Ahi Àlcon così poco
T'ècara Galatea .
Così poco t'è grata
La tua non dico già , ma la mia- uita?
Quella uita e la mia.
Tu dunque ciò,ch'é mioleuarmi ardifei?
Viui pur , uiui Alcone ,
Deh uiui ,. acciòch'io uiua , •
E fé pur mi uuoi morta
Con quello acuto ferro-,
Con quella ardita , e difperata mano
Vccidi me del tuo morircagione.
jllco. S'io fon morto al gioire,
Deh lafcia ancor, ch'io mora
Cruda Ninfa al martire.
Cala. Se non è la ferita -
Com'io bramo mortale
Altra non è per farne
Quefto ferro nemico,e non morrai.
Ah non cred'io,ch' Amore opri tal'armi.
Ako. Anzi per trar d'affanno un'infelice ,
Meffrpefeitiye- mc tww. udt />* ft'ftpui*. mcu. tyuJt .>o *fh ^
Ar m i {Tià - non h rtao m i . , A-^*« ' Z'sk.yk ó '(k ut èea hfhu\
T Deh
2 pO
Fiori. Deh confolati à i detti
Di colei , che tant'ami ;
Ch'eli e fatta pietofa
De la tua lagrimofa empia fuentura .
Cala. Alcon pur dirò mio
Bench'i' fia tanto al perderti vicina
Credi a Floribia mia, s'à me non credi.
Meo. Prima di quello cor fiamma gentile
Se gli occhi mi piagaro
Mi rifanano i detti .
O piaga auuenturofa ,
Piaga, che fé' vitale
In fembianza di piaga empia,e mortale.
O bellilfima Ninfa,anzi pur Dea
Non fenza alto uoler d'amica della
Fui vicino a la morte.
La tua fomma bontà ben porge à tempo
Pietoilifima aita
A quella mia ferita .
Cala. A la piaga d'amor già non credei .
Ma per uirtìi di quella
Piaga de la tua mano ,
E quella, e quella io credo.
E s'al tuo pianto amaro
Vero fan gue del cor non diedi fede
Ben credo à quello fangue,
Che dal tuo petto (lilla ;
Jlqual così d'amor, e di pietade
Dolcemente m'accende,
Che s'egli è fangue a gli occhi è fiamma al core .
Meo. Qiiant'hl Morte d'amaro
■ Queile umorofe note bau raddolcito .
Se
Se gradifci il mio fangue
Gradifci quelj-ch'c tuo.
Cala. Per quell'amor io giuro ,
E per quefta ferita ,
C ha fatta l'alma mia
Serua del tuo bel uoko ,
Ch'à me ftefTa io non fon cara cotanto
Quanto m'è caro Alcone.
Fiori. Già de l'Alme curate
Son te ferite , retta
Solo il curar del petto la ferita .
,iAlco. Non e profonda molto
La ferita; perch'io
Temendo di ferir la bella imago
De la miaGalatea
Al cader de la man ritenni il colpo .
Fiorì. Feritor , e ferito
De la uittoria hor godi .
jilco. Jsje la uittoria mia uinto rimango •
Cala. Di quefto braccio amato
Fammi d'intorno al collo
Caro,e dolce monile ,
E con l'altro t'appoggia
A la mia fida amica .
Così pian pian n'andremo
Ai faggio Alfefìbeo,
llqual come ben fai
E de la medic'arte alto maettroT
Quefti sa del dittamo
L'incognita uirtute j onde ben toflo
Sanerà la ferita .
JlIcq. Quell'amato foftegno
T 2. M'è
z pi
M'c del viuer più caro;
Ma canto non fon'io debile , ò fianco,
Ch'io non bafti à condurmi
Al delìaco albergo .
Hor pria d'amorfi maritaggio in (legna
Dammi de la tua dcftra il caro pegno.
Cala, Ecco la mano, ecco pur l'alma ideila .
A dar moto a la mano, a l'amor fede.
fiori, O coppia auuenturoia.
Auipice Amore, e Pronuba fon'io.
Meo, O bella, e cara mano
Hor prendi quelli baci
Per uendetta di quelle,
Che mi facefti al cor dolci ferite.
Cala. Andiamo anima mia.
fiori, O di radice amara
Dolce,e gradito frutto,
O d'infauito principio lieto fine ,
O gran uirtù d'Amore
Come cangi in contento ogni dolore .
IL FINE.
TAVOLA
DE SONETTI
Al Sig. Cardinale Cinchio Aldobrandini .
A
Ita forte ( ma giuttaj in ogni terra ip
A che piango infelice ? a che fofpiro ? 2$
Ardo, e fon fatta miferabil fegno 5 9
Alle Gentildonne di S. Pietro d'Arena .
A che tardate neghi tofì amanti ? 62
Amor tà pur hai l'arco , e la faretra 79
Alma sludia 7 camin , s'annotta homai I oS
amiche flette , s'egli è ver , ch'Aimo re no
AI Chriftianiflìmo Rè di Francia.
Ah pur fola io farò -, ch'ai Mondo taccia 142
A che pur tardi , d che non forgi Aurora ? 151
A voi /copro del cor l'angofee prime 162.
Arfi molt'anni , e per cangiar di loco 1 69
Anima fianca à che fofpiri , e piagni ? 1 8 o
A voi Donna gentil del core aperfi 1 8 1
Del Sig. Gherardo Borgogni all'Autrice.
Apollo, quefla il cui valor cotanto 202
Ancor, ch'altro non fi a (juesla mia vita : 7 o
A te le ardenti mie p re ghiere imào 2 lo
Ahi alma, ahi di te flejfa homai t'increfca 211
' T 3 Al
1$$ tavola:
Al Sig.Iacopo Dòria. >
B
BEn degni d'albergar nel feggìo eterno 65 >
Ben é dc$lin 3 cbe tu giamai nel fino 86
Alla Reucrenda M.D.Claudia Se/fa nel monaflero della
■ Nunziata di Milano.
i
Bramitbi vuole ò wAqum fupcì ha 143
Benché per voi mille fuenture, e mille j g ^
Al Sig.Car'dinale Cintino Aldobrandjnt .
Ben àguifa di Sol 'fiammeggi, e [fienài * -, jp +
\efci ò mia nobil fiamma fé maggiore 2 S
-AllaSig.Marchefe di Grana.
Come l'alma becche fa beata 3 ?
Cinta tU fiorile d'amoretti gài ^ z
Cinto faueue ilerin d'intorno agghiaccia. 54
ÀI Sig.D.Aleiìandro d'Efte.
'."• Il -
Con hcroicojìil, con puri inchi offri l0 ^
Che pei fi, b che uaneggi jLnimajiolta ? \ 2 p
Al'Si'g'Cardinale Cintino AÌdobrandini .
Chi Delio 'l chiama } c chi nomarlo fu ole j,^
~ Al Sig;. Duca di Mantoua.
Come talhor al freddo tempo fuole. 2 ^
Con lag rime di f angue >c con fofpi ri 2 g y
Come fpero trouar ripari , ò/chermi, 209
D
DOLi af-prex^e^e foàuijafpri^e noiofi 1
'jifpreT^apUr quejìi fo/piri ardenti, 5
Mia,
.
22
17
1$
25
2£
3 3
35
- A
43
43
43
T A: V L -A. -tv
Alla Sig D. Vittoria Dora Gonzaga .
De tnm Ineriti illuflri il bel Troiano
Del mio grane dolor fulo io mi doglio
Da quelli abiffi di mi feria fciolto
Del fere no mio Sol la chiara litcc
*• - [ Alh Sig. Duchefla di Mantoifa.
Di magnanime Slille i crini afperfì
Di quel bel volto gli amoro fi t ai .?
D fpeme ingannatrice io nudria 7 core
•
Al Sig. Duca d'Vrbino .
Di magnanimo ardir ni infiamma il core
Difperatamia doglia, difperate'
Di beltà,di verta fé dori mia
Al Sig. Duca di Modon.a .
Difcior porrei da le deferte arene £j
■
Al Sig. Paolo Agoftino Spinola
Dunque trarrà da le pungenti fpine fin
Al Sig.Ducadi Sora.
Di vago fiumicel le placiti' on de - ,
Dine poiché 7 mio Solcafcolta, è brama 74.
Da la bella cagìon del pianger mio j 04
Air Arciduca Alberto.
Dopo rhauer dìgloriofejìille J0 -
Douè iiyjta mia>cb'à me non torna 1L e
Deh . e ho cercato inuano homai tutihoggi j , z
Di cari amici in bel la f eh 1 era accolto j , g
Di lui } cbe )i tanti nodi il cor mauuolfe r . is 4
T 4 v4l
i 9 £ tavola:
Al Chriftianifs. Rè di Francia .
Dopo Vardor di di fpietata guerra *55
Da me nafte il mio male, io la radice 1 7 8
Al Sig. Iacopo Calderone Pitcore.
De' tuoi vini color l'opera altera 196
Del Sig.Conte Ridolfo Campeggi all'Autrice .
De la vera beltà, che lì alma vefte 205
E
EMpiofe d 'amariffìmo -veleno 4
E qual fora gì amai sì durone /cabro 3 ^
Al Sig.Marchefedi Mafia.
E don del Cielo,e dono al Mondo egregio 5 3
Al Chi iftianifs.Rè di Francia»
£ cintasi dal /erro empio, e nemico . t^
Al Sig.DucadiSauoia.
F Amo/o C*A1{L0 3 e per vìrtute altero 54
Forfè appar sì leggiadra in Ciel qualbpra . 5 4
Oueflo. fonctto s'è scampato fetida infcrittione per inauer-
ten%a . L' infcrittione douea dire
Airilluitrifs.Sig.Contefia Lucrezia Scotta AngufTola.
Fileno mio quell'empia Donna altera . 100
AL Sig. Cardinale Cinthio Aldobrandino
tifandogli occhi al tuo vinate lume 147
Al mede/imo.
Febr 'noi mi negar) ond'è t che 7 volto 175
Del
TAVOLA.
DelSìg.Gio.Tomafo Gallarati all'Autrice.
Fatto per te Comica Illuftrei' veggio
Fuggite bomai cure noiofe, e frali .
G G
là nidi occhi leggiadri iOccbi, ond'jlmore
Del Sig .Vincenzo Pitti per l'Autrice.
Giànonpofsio da lutige il bell'affetto
Al Sig. Cardinale Cinthio Aldobrandino
H
HOr qnal vegg io fotto fembiante bumano
Ho benfentito rallentar fi i nodi
Hora, che dolce tremolar lefrondi
Hor,cbe del Cielo il più bel lume,e /pento
Honor dt miei fofpir y luci ferene
Hor y che pieno cCardor fremendo rugge
Al Serenifs.granDuca di Tofcana.
Hor poiché note fi foàuì,e feorte
In morte del Sig. Torquato Taflò.
Hor qnal gr*ue per l'aria odo lamento}
Hor che frale d'jLmor più nonni 'offende.
Al Sig.Don Ferrando Gonzaga.
1
ILio caduta al^ò col nobil canto .
lOychegià vidi in me quegli occhi ardenti ,
Alla Sig. Placidia Grimaldi .
Infra lefcte y infra le gemme , e gli ori
lo veggio minima mia fiera tempefla
Alla Serenifs. Infante di Spagna.
In voi fpiegò fùe merauiglie altere
Io non t'amo crudeli che me /' contende
*?7
204
212
26
101
16
103
122
149
I69
20 s
15
6z
64
«5
IO
Indarno
t?8 T,A VOLA.
Indarno giri i lufìnghieri /guardi
Il Tempo al fin col fuo girdt certe fé
Io viffivn tempo (ond'bor meco mi fdegnó)
L
LE perle già di rugiadofo humore
Laffa pur veggio il locò , om folca
Luci, ond'bà lume il Sol fé non vi /piace
Al Chriftianifs. Re d'r Francia . . .
Là vè già [cor fé borrii il Marte , e fiero
La fera de far, odiar l'aurora
Là ver l'occafo il defir mio fi voluc
Rifpofta al Sig. Gabriello Chiabrera.
La tua gran Mufa bor ebe non pucì quand'ella
M
MEntre quafi liquor tutto bollente
Morfeo gentil fé nel moflrarmi folo
Al Sig. Cardinal Cinthio Aldobrandino
Mille feorgo là su faci immortali
Mifcraio cbiamo pur, ma chiamo indarno
Ma dimmi tu de' miei penfier beatrice .
Ma (biffo ) ci) io vinto dal duol vaneggio
Mille fiate io fra me dico, ejdonde ,
Mi to man pur ( benclfio 7 ricufi ) in mente
Mille frali d'amor nel petto ajfiffì
Del Sig. Iacopo CafteJuer.ro all'Autrice .
M ili' altre, fi, ebebber nel feno accolte
Rifpofta.
Miro ìn*gcntil lucido VETB& accolte
IS7.
183
213
IO
82.
99
J 43
IS2
2C0
• 37
63
9 S
109
110
US
176
203
204
\4l
T AV OLA.
Al Sig. Paolo Odqnc .
l$$
E l'intrìdo filcn^io deue ancora 65
Alla Sig. Ducheflà di Sora .
I^oflro terreno del la fronte lieta 7 1
Ts^ef] "un'altro pcv.fier dame di fui a 83
3\(c7 bel, che'n te moTtrommi il del fondai 1 3 O
Del Sig. Gabriello Ombrerà all'Autrice *
?^e! giorno, che fublimi in baffi manti 200
Rifpofta al Sig. Conte Ridolfo Campeggi .
*Nj tuoi lei campi, cbevirtute infiora 206
Ibernico lAmor anco a miei danni forgi ? 209
O^on men crudo , e rio , che bello , e vago 1 o
infauSìi habitat or del cieco duerno 35
de l'anima mia nobil te foro 3 6
One fon lufinghier quelle foàui 78
Alla Chriftianifs. Regina di Francia.
di felice Heroe fpofa felice g <•
O nemico, ed ardito mio penfiero 108
O rmagine beila di colui 182
£ Enficr , eh eternamente il cor m affali I X
Al Sig. Cardin ale Pietro Aldoi?randini .
T tetra da cui nouo Mosè CLEMETìTE , 53
Viaggia' beata , che gioì in al canto $ 2
Taflor, che 'n quefii faffi, e'n quefle piante 89
Al Sig. Duca di Parma .
Tofcia, che fparfiin ogni parte à terra 9*P
"Perche mafeoudi l'vno, d'altro Jole 113
Ter-
3 oo TAVOLA.
Tercbel^ifi mio ben, perche mia vita
Toicbe fin qui tra noi partimmo il bene
Tianfi gran tempo , ed hebbi il cor piagato
Ter te non fia , ch'io pia n'adorni %e terga
Tofcia, ch'io non fon più d'jimor feguace
Tria, che s'armi Madonna à vojìri danni
QVal rufcello veggiam d acque fouente
^ Quefla , che nel mio cor doglia fi ft no.
Quando fien del mio cor falde le piaghe
Quando fdegno gli /proni ajp ri , e pungenti
Qui folitaria riuo ,fe pur -vita
Qui del bel guardo il vino ardor m'affalfe
Al Sig. D. Carlo Doria .
Qualhor ti veggio al duro afprogouerno
Qual trauagliata Tratte io mi raggiro
Quando alluma nafeendo il Sol la terra,
Al Sig. D. Girolamo Centurione.
Qual Fenice farà, che l'auree piume
Quanto mejìcjja alhor (laffa) ingannai
Al Sig. Duca di Parma.
Qua l m agita furor ? qual ne la menti ?
Qui dotte rifplendean Teatri , e feene
In morte della Sjg.Laura Guidiccioni Lucchtfìni.
Quanti trofei già d*arme vaga, e quanti
Sopra '1 fcpoicro del Sig.Cauagliero Gio.BoIogna Scultore»
Qucsli auuinando i duri bronT^i, e i marmi
Quella, che ut' vofìr occhi fiamma iofcerfì
Quegli , onde l'alma è già da me diuifa
Quando le chiome fi*: rr.meggianti , e bionde
Quel vo/ o, cu io fofpiro , quel bel volto
Qua?ici j le chiome L.uran perduto l'aura
■ir
133
277
ISS
192
3
11
26
27
28
4i
44
49
55
83
Hi
113
124
128
129
133
H7
350
154
Mia
T A V O'L A: 50-1
Alla gran Ducheffa di Tofcana.
Qvcl cele/I e cari dor , cheti te fi vede 1 60
Ql<anào à raggi tijLmorprìa fi fcaldaro 1 72
Qwlhor ti veggio tosìo al cor mi fcende . 1 77
Rifpofta al Sig. Gio. Tomafo Gallarati.
Qualhora per fottrar la mente grane . 205
S'jllcun fi a mai , che i verfi miei negletti . 1
S'auuerra mai, eli ad alcun pregio arriue 2
Spirando laure placide, e feconde. 3
Se quello, ond'io mi Pàlio à parte à parte . 17
I Al Sig. Contedi Fuentes.
S'à feroce defirier premendo il dorfo 1 8
Stolto mio cor a che vaneggi ? e quale 1 9
Speme fallace à che pur l'ale impiumi, 3 3
Alla Sig. D. Marfifa d'Eftecibò .
Scformaffer le felle immani accenti . 3 a
Alla Sig. Duchefla di Moderna .
Se da le sfere, onde 7 valor prendere . ^ !
AI Sig. Paolo Agoftino Spinola .
Se con la man di yofe al Cielo intorno . t>§
Se l'onda ò Tfr/ì altier di qutfio P v o S9
Scoprami pur jL«ior ài /degno armate 99
Se prato io veggio di bei fiori adorno . 103
3'o* V A V O L A.
Al Chriftianiflìmo Re di Francia .
S'auuerrà mai, che di ta mburi, e d'ami 1 3
Sonpur note di Tirfi , ei pur di Fillc 1 3 X
S'alhor , che fatta efea infelice 1 arfi 1 3 7
S' infinito gioir mal chiude vn core 2 5 j
Si dolce è 7 guardo, che'l mio core inuefea, iq^
Al Sig. Marchefe Pirro Maluezzi .
Se nobilDonna varie gemme, ed ori 168
Se col guardo fereno alto defire jjq
Se brami, che per te fi Jlrugga il core 1 S t
Siete Madonna pur cCbumane tempre 185
S'ardente nel mio cor foco accendefte. 1 gp
Rifpofta al Sonetto del Sig. Vincenzo Pitti .
Se pur è ver , che sfamllando fuori, 201
Rifpofta al Sig.Gherardo Borgogni .
Se tu, che qui fra noi fplendi cotanto. 202
Del Sig. Hercole Taflb all'Autrice .
Se quatit'io offemo voi tanto fofs'io 2 o6
Rifpofh .
Se i fieri Serpi M ercole inuitto eflinfe 207
Se per quelli faluar, ch'errar vedeftì 20S
Sgombra , fgombra da te mio triflo core 2 iz
Sgombrate quel defir, che 'ncende, e ttrugge. 2 1 5
T
V che de più famofi, e de' più chiari.
4
TAVOLA. 303
Al Sig. D. Giouanni de' Medici .
Tu per proprio valor sì chiaro fplendi 42
Tir fi dolce mio ben fé dal -valore aj
Tirfià Filli dicea , Filli ben mio <p
Trabendo i giorni in feri afpn lamenti . 1 14
Sopra l'cfler caduco il Sig. Giannettino Spinola w vn fiume.
Tra quanti /copre il Sol co' raggi ardenti. 140
Al Sig. Carlo Cremona .
Trar da le occulte vie de lima terra, j < a
Alla Sig. D.Marfifa d'Erte.
V
VjLgo di p reda vn pefcator fedéa j j 4
Voi cui l'ardor d'amor } l'ardor degli anni. 2 1 1
Il fine della Tauola de* Sonetti l
TA~
304
TAVOLA
DE' MADRIGALI-
Mor benché comandi a maggior Dei p
ji l'apparir del Sole , ~
JLmor d'amor arde a ' / , l
^Amorfe con leggiadro 3 e nouo inganno S l
lAmenoivriede ^Aprile 85
jl dio begli occhi, à dio \* p 2
dimoro/amia Clori 3c6
^Ancor the n altra parte . . 11 346
tAhi qual mi ferpe al core amaro tcfco 1 5 o
tAl lume de begli occhi il cor' ardea. 3 8 6
B
B Euche tu m babbi tolto 3
Brami chi vuol d'vdir le parolette . 352
C
CHiudami gli occhi Morte l o i
Crudele fé perch'io mora 1 05
Custode inuidiofo 33$
Caro homìcida mio 355
Cerca Venere il figlio 36 1
Come ftrano faria T^infa gentile. 383
D
Dopo la pioggia del mio pianto amaro 49
Diccua ad Egle Elpin m'odi, perch'io 9 z
De l'amaro mio pianto 93
D'vrianioro/ò /oc* 336
Da te m'allontanai 341
Da, la
TAVOLA. 305
Da la madre fuggito 16 1
D'Amor tutti gii Jlrali 1 70
De la mia bella Donna 173
Donna fé voi potette 173
Dal fiero Dio de le battaglie ìmpari . 1 S 5
E
ELpino mio l'altrbieri 1 5 I
E /perito il foco , è fpento . 1 8 3
F
Fiammeggianti faette ecco dijfera 70
Fiume beato, fiume 1 8 3
là l'alma ti donai. 9$
Profopopeia del Cauallo di bronzo, fatto in Firenze dal Sig.
Cauaglier Gio. Bologna .
Cenerofo deflriero j2g
Già per tua colpa Amore. 2 ja
H
T_T Or, che ferina mia 2 , 2
■*■ <*■ Ho ben incauto anch'io j A -
Hor bai pur vota la faretra dimore 2 - ,
Hor, che più fcalda il Sole. j-r^
/
IL mio vago homicida I( 4
lo t'amo, e ti desìo I ^
lo fon condotto a morte l4 c
In leggiadretta gonna 2 6o
Io vi prego begli occhi, j^g
L
LJL tra gli ombrofi mirti 102
Lungo vn fiorito colle. 1^6
>Languifco, e fon tantami • j 7i
M
\A Erauiglia non è Donna fé voi 8
*▼•! Mano vera cagion de le mie doglie 3 7
#i 'è sì caro il languire 8 1
V Morte
149
153
155
Si
19
JOZ
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16*
I6S
306 T A V O LA»
Morte recider volèa
Mentre , cZ/7o ^/b quejlc auare luci
Mifcro bermi 'accorgo .
NOn è gran mago dimore
7{e l'efperic contrade
*K ? f u j^ r y ì p °f si
T{el puro', e chiaro fpccchio
1*{pn potendo /off, ire
7{puo Prometeo al mio bel Sole adorno,
O Lagrime, ci/ ad arte
ObeUiJJimo petto
del deb per pietà dammi tanti occhi
V me tre volte, efei
OmiaVJfa, ò mio cor mentr io vagheggio
Oue sì lofio voli
/rondi alme , e felici .
T
T) Er lo fouerchio affanna
•*■ Ver non arder vorrei
'Perche più grane fia
Terche'non volgi ò Filli
'Perche Ts^ifida fpre^ra
Ter finir l'afpro affanno
Ter pietà dime sleffo
'Porta la Donna mia
Terch'io t'amo languifco
Tur vede nel mio volto
Terchc l'empia ferita
Ter fitggirla prigione .
o
QVeft empia Bornia altera,
... Quai lamenti vfiran del cor profondo
Quella bocca amorofa
Q*alh or candida, e vaga
Q^eflo Madrigale àcueua anch' egli haucr l'inferitone alla 5VV
Lucre-
4?
; 5*
346
150
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83
TAVOLA. 307
C. Lucrerà Scotta jlnguffola , che per innauertcn'za non s e
pofia, come s'è detto ancora al Sonetto che comincia.
Forfè appar sì leggiadra in Ciel qualhora Ce
Quando tal volta io miro ia i
Spanto piti mi t'afeondi 146
Qual mi /'prona desto 156
Qual cor J^ifida [peri 1 76
Quell'infelice giorno \%i
Quella bocca di rofe 1 8 5
Qual candida Colomba • 2 1 z
R
Apirò fé non doni jj$
S
S Degno campione audace 9
Se non temprate vn poco 9
Se per pietà del mi' ango/ciofo male 1 4.
Se per tu albergo Amore 1$
Spuntando fuor de l'onde 27
Se voi tardate tanto $0
S'io mi inoro per voi ■■-'•- Si
Saettandoti credi IOI
So , che da voi mi viene loi
S'altro non desiate I02
Standomi a pie d'vnOrno 13 6
Scn^entrar in battaglia farai vinto 145
Se da colei , c^e morte m apparecchi* 1 49
Se non é e ofa in terra 153
Sparfo Madonna hauéa 1 5 9
$ d l'apparir di questo 162
$<? quanto bella fiete \-j\
Sicomc fegue al lampo il tuono , e poi 1 74
SV »0« cretti #/ mio male 1 76
Standomi dietro ad vna Quercia antica 1 84.
Se «r / tao difpartire 1 84
S'uimor fempre foggioma nel mio petto. 185
r 2 ri-
3 o8 TAVOLA.
r
Timida lingua albor , che'l mio bel Sole j 5
Tanti fogni la notte 3 8
Toflo , ci) a voi riuolfi 8 3
Tu mvccidcfci , e già fon fatta polue . ioo
In mortcdellaSig Laura GuidiccioniLuccheiìni.
Tra qnefii duri fajjì 12$
Profopopciadelcauallo di bioivzo farro in Firenze dal Sign.
Cauaglier Gio. Bologna .
Tu , che Vai riguardando à parte } à parte 129
Tu, che fai l'arti, e i modi 1 4 1 .
Tutta Corte fé , e pia . 1 5 O
Tu m'hai velati gli occhi 1 6 z
V
Vlua mia luce, e chiara 4 o
Vide Le sbinJi} fida fua fugace £0
Va pur laffo mio core 80
Wf%£>fi pargoletta, ic6
Il fine della Tauola de 3 Madrigali .
.v<
Téh
}'°9
Tauola del refto , che nel-
l'Opera ù contiene.
CANZONI.
In morte della Sig.Laura Guidiccioni Lucchcfaù
JL
Imi, ci) al Cìd fai ita 123
tAmor empio tiranno 196
Ben faggio el detto di chiunque afferma. 75
Alia Sig. D. Maria Pi ìncipefìa Medici 3 prima che fofle
R:«ina di Francia . i
© d'alta flirpe yfeita 30
Qncfìo fermo peri fiero I38
Sonno foaue , e dolce , * 6
Canzonétte Morali.
Al Sig. Fi ancefeo Durante .
Al fuon de l'aurea tua cetra gli amori, e 5
A! Sig. Alexandre» Sorcini .
Hen fu quei tropp audace , e poco faggio, 1 j $
AI S:g. Gabriello Chiabrera .
Taccia al gran Ma rte rifonar le 'mudi . ^ 3
Al Chrifìiar r vRè di Francia.
Treno Ibore fugaci, e del gran Mondo. 2 1 1
Al Sig. Girolamo Bifaccione.
Crauedi doppio pcj- il dorfo ondofo. 221
Al Sis?. Fi ancefeo Nori .
L'audace figlio } che $Jlp olio nacque . 77
jio T A V O L A."
AI Sig.Gio. Battifta Pinelli.
La notte à se tutte richiama l'ombre . pò
Al Sig. Ottauio Rinuccini.
One tra yagbi fior nafcoslo è f pingue . 1 1 p
Al Sig. Gherardo Borgogni .
Talhor veduto ho sì turbarfi il Cielo . I j -
Al Sig. Gabriello Chiabrera.
Vago di pojfeder l'indico argento . 20
SESTINE.
Hi fera p ria fa rà calda la neue. ,
Tante /rendi non han le verdi chiome, j , a
EPITALAMI.
Nelle Nozze del Sfg. D. MichelePeretti, e della Sig. D.
Margherita Somaglia .
94
t>amor Varia sfamila.
Nelle Nozze del Sig DiiC3,e della Sig. Ducheflà di Parma, &c.
Mcrauiglie ecco i difeerno 4$
CENTONI.
*Amor mhàpojlo comefegno à frale , j $ 2
In morte della Sig. Laura Guidiccioni Lucchefini.
Chi pensò mai veder far terra ofeura . 125
CAPITOLI.
TJ^tmor , di lui , chcl cor mi Jlrugge , e sface 1 64
Inuidiofo jlmor del mio conterrò I Sp
Lunge da le tue luci alme , e diurne . 44
Scher-
TAVOLA. 3ii
Scherzi .
otche fguar di amore fctti 8<*
Care gioie 7 2
Con cjnai giri lafciuetti * °3
J)al fu ror del dubbio Marte 5 8
Dt7; */r«te . 1*5
AI Sig. Gabriello Ombrerà.
Ecco ijllba rugiada fa 22
io credéa, che tra gli amanti 49
Mouèa dolce vn ^c fretto 179
Q^alpiù Vaie ingrate afanno . 7 1
Verfi Funerali.
Chi viuer può fotte l'immenfo pefo 2 1 5
Candidi Cigni, che le verdi riue 220
Fuggendo il lume ale fp cionche t ratti 217
Quando 7 criHato augcl nunzio del giorno» 223
Egloghe Bofchereccie .
Cruda più d'ogni Fera 253
tior che la notte a la ftprema altera 24 1
Mopfo de' Monti , e de le felue h onore 260
Mentre correr redèa 272
t $[on vò feguir jimore 2X1
Tafcéa del buon Damone 22(5
Tiangia Filen fua miferabil forte 266
Sotto vn frondofo alloro 247
Solo fé n già tra folti bofehi errando* 2$ z
IL f in s.
/S7S -?OS
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