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Full text of "Rime d'Isabella Andreini Padouana comica gelosa"

C.E.RAPPAPORT 

LJBRI RARI 

ROMA 



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V 






RIME 

D ISABELLA ANDREINI 

PADOVANA 

Comica Gelofa. 

Dedicate all*IIIuftrifs.'& ReuerenJifs.Slg. 
IL SIG. CARDINAL S. GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRA N D I N I. 







IN MILANO, 



cslpprejso Girolamo Bordone, & Pietromartire Locami 
compagni. Ai. D C I. 

Con licenza de' Superiori. 




Con Triuikgio deMtato di Mi Uno ^f d'altri Prìncipi. 



QVISQVIS ES, 
QVAM VIDES, ET QJAM AVDIS 

VENERARE. 

ISABELLA ANDREINA comica est; 

Secvli decvs, theatiu' decvs, 

SOCCO ET fOTVRNO . 

Non mtnvs SVADA, QVAM venvs: 

jeqve specie, ac eloqvio svada; 

i£(^e eloqvio, ac, specie v£nv^ . 
sed casta vekvs, et verecvndiae stola ornata: 

Non salo , et . spvmantivm plvctwm rore j 

Sed solo, novo mvsarvm cermine orta. 

HaNC VIDES., ET HANC AVDIS.. 
Tv DISPVTA, ARCVS ESSE MAL1S, VT VIDEAS J 
A.M MIDAS, VT ÀVDIAS. 
Tantvm ENIM SERMONEM VVLTVS , 
QvANTVM SERMO VVLTVM COMMENDATA 
QvORVM AXTERVTRO AETERNA ESSE POTVISSEt: 

CvM VVLTVM OMNIBVS SIMVLACRIS EMENDATIORIM, 
Et SERMONEM OMNI SVADA VENVSTIOREM 
POSSIDEAT . 

Er ycivs Pvteanvs, Eloquenti^ apud Me- 

diolanenfes ProfefTor. 

B. M. F. 




. : 

W API 

%ty ImprimendiYdiuiiilgandique poteftatem S^ : '- 

ì$ : t) F. A VG V S T I N V S ' G A L A M. IliqUÌ ®^' 

f|- fitor Mediolani . g^ ' 

3) Alotsivs Bossivs, Canon. (£3) 

£^ Ord.Theol.proIlluftnrs.Card. Ardu'cp. g*) 

(f>^ Antonivs Poggivs, prò Ex- ì&i) 

;à cellencifsimoSehatu 1 . #& 

C 






■ 



I 



A A 






mo 



All'Ululi:. & Reu. mio Sig. e patron col. 

ILSIG CARD- S GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINI. 




£ douejfero le perfine priuate con egual 
cambio pareggiar i fàuor't de' Trincipi , 
dubbio non è , eh offèndo quejìa troppo fa- 
ticofà , edifègual tmprefà alle fir^e loro, 
dourebbono più toflo dejìderar le grafie , 
che veder fi di quelle arricchite ; non è pe- 
rò t che sgabbiano da porre in oblìo , perche quefta farebbe 
efprejfa ingratitudine ; e non fi troua co/à , che da cost fatto 
vi^io ne difenda ìond'io >che oltre ogni mio merito fino (la- 
ta da V.S,llluHrijjìma s e Reuerendtjpma fauorttanon vncu 
volta , mamolte } e molte; comech'io fin da principio fgom- 
brajji dalla mente ogni penjiero, ed ognìfperan^a di poter 
giamat agguagliar i fuoi fauori : tuttauia non ho mancato di 
penfar meco flefsa , e d'ingegnarmi per trouar co fa , ondai* 
meno io potefjì moHrarmene ricordeuole ; e fon andata hot 
quefia } ed hor quella fcegliendo , ne mai mi fin 'appigliata^ 
ad altra, che a quejìa delle mie Udirne ; ne meno haurei hauti* 

tu 



té ardir di prenderla , conofcendo , clfella è troppo humìle al- 
la fua grandezza , quandio non fapefjì, che non per altro 
a lei ho voluto dedicarle , che perei/ella conofea, ch'io ferbo 
memoria delle grafìe riceuute, e per fegno della riueren^a , 
duo le porto . oltre che m è parfo ancora ,non diro conueneuo- 
le , ma necejfario (douend'io a perjuajtone di molti mandarle 
alla luce del Mondo ) il con/aerarle non ad altrui , che à 
V. S. lUuflrijf. fy 2{euerendff. vero Tempio della ZJirtà , e 
dell'H onore , ed aqueHofare m 'ha confortata non poco il pe- 
rito legislator Ugurgo, ti quale nelle fue ben compoHe Leggi 
ordinò } c he quei doni > che facrificando s'ojferiuano a gii Iddi] 
foferopoueri, e /empiici , accioche piti facilmente potejfero da 
ciafeheduno efftr honorati .Dunque non farà fonueneuole^ \ 
sa voi gran ClJZTtilOi che per T altera dello flato, e 
per la nfinita virtù altro qua/ì non f te, che vn terreno Dio, 
col giudizio del quale fifa bello il Mondo , apprefento, e fi- 
ero quejìo mio picctol dono ; picciolo inquanto a noi mio Si- 
gnore ; poiché non è co fa per grande } c he fia , eh a voflri meriti 
contrapo/ìanon appaia picctola ; manon già tale inquanto à> 
me ^poiché ne piti cara , ne più pregiata cofa haueua io da do- 
nare a V. Sig.lUuftrifJìma e Reuerendijf. effendo queBi com- 
ponimenti (quali fiano) parti di quel poco ingegno ,ch'cpiac- 
ciuto alla dtuina bontà di concedermi; e pero dame amati in> 
quella flejfa gufa , che s'amano i propri figliane i quali no» 
tur fttten caro il bello, e Y buono s ma liftejfc macchie, e difet- 
ti aggr adi fono > e piacciono ; e fé a grandezza di quelli tum\ 
or di fé i iHPadre , e tenta il tutto , perche io, che fola a quefli 
miei figli fon Tadre , ^Madre,eÌlutrkt non douero tenta- 
rla 



re à grande^a } ed a gloria loro di rifchiarargli a raggi di" 
umidi voi lucidi fimo Sole , dado fplendor del quale poffono 
ricever perpetuo lume ? ricevagli dunque la (ita benignità ; e 
fé le p areranno per auuentura indegni dell'altera de' Cuoi 
peri fieri ( come quella, , ch'i fèmpre intenta a cofe fublimi ) 
ifcufìmi appreffo di Iti la materna pietà > che'lbene della fuoa 
prole continuamente de fiderà ; e gradifca 3 e lodi in me fé non 
altro l'accorto 3 e faggio auue dimento , hauendo con giudizio 
eletto alle mie débili, ed ofeure compo (intoni un così forte > e 
lucido appoggio^ per fine humilifsima lem inchino. 
Di Adii ano lidi 2 2 . Settembre 1 60 1. 

Di V. S. Illuftrifs. e Reuerendifi. 

Deuotìfs. ferua 

lfabella Andreini . 



Al 



AL MEDESIMO. 

P£R /»»££ traigli da mortale /corno 
A voi CITSIT H IO con/acro i ver fi miei, 
A voi tra pwpurati Semidei 
Chiaro vie pili di chi n adduce il giorno • 
Con voi fa la Virtù fèmpre fggiorno , 
An^i rifplende in voi l'alma di lei, 
E difpiega pompo fa i fuoi trofei 
Ver far d'eterna gloria il biondo adorno* 
Saggia d'ecceljo Heroe dunque fon io 
Fatta (indegna noi nego ) ombra verace 
(ui feguot e da cui filo attendo aita. 
7)i sì gran nome armata il cieco oblìo 

T^on temionoy che vinto il Tempo edace 
Starommi ognhor con queHe Rime in vìtàb. 







R I M E 

D'ISABELLA ANDREINI 

PADOVANA 

COMICA GELOSA. 

SONETTO PRIMO. 

■Alcun fia mai, che i verfi mici negletti 
Legga , non creda à quefti finti ardori ; 
Che ne le Scene imaginati amori 
Via à trattar con non leali affetti : 
Con bugiardi non men con finti detti 
De le Mule [piegai gii alti furori : 
Talhor piangendo i fallì miei dolori, 
Talhor cantando i falfi miei diletti ; 
E come ne' Teatri hcr Donna, ed hora 
Huom fei rapprefentando in vario Itile 
Quanto volle infegnar Natura, ed Arte. 
Così la ftella mia feguendo ancora 
Di fuggitala età nel verde Aprile 
Vergai con vario ftil ben mille carte l 

A SO- 




SONETTO IL 

S'Auuerrà mai , ch'ad alcun pregio arriue 
L'amorofo mio ftil nato di pianto , 
Sarà vottra la lode , e voftro il uanto 
O de l'Anima mia luci aline, e diue . 
Voi le fiamme d'Amor nel fen più viue 
Rinoucllando in me dettate il canto ; 
Sol voi dettate,in uoi Ibi leggo quanto 
Suona la lingua, e là mia penna icriue . 
Ma perche più dolce vfo vn giorno prenda 
L'amaro fuon de' lagrimofì accenti 
Bella piccate in uoi fiammeggi, e fplenda . 
Che s'un dì fien men graui i miei tormenti 
Farò,che ! l ualor uoftro alto s'intenda 
Da le riue gelate à i lidi ardenti . 

SONETTO III. 

DOlci afprezze, e foaui, afpri, Se noiofi 
Vezzi, frali ragioni al mio ben tarde» 
Menzogne uere, uerità bugiarde, 
Affanni lieti,e*n duol piaceri afeofij 
Ripofate fatiche, egri ripolì , 

Tema piena d'ardir,rorze codarde y 
Foco gelato,giel,che mai fempr'arde . 
Metti canti d'amor,pianti gioioù* a 
Inferma fanità, morte uicale , 
Scabil martir,diletto fuggitiuo , 
Odiata beltà, ch'affiige, e piace , 
Piaga,che uien da rintuzzato ftrale , 
Odio amorofo, e combattuta pace 
Son l'afpra uiia a ond'io morendo uiuo* 



SO- 



SONETTO III T. 

QVal Rufcello veggiam d'acque fouente 
Pouero rcacurir d'alpeftre vena 
Sì, che temprar pon le me (lille a pena 
Di franco Peregrinla fece ardente 
Ricco di pioggia poi fard repente 
Superbo sì , che nulla il corfo aftrena 
Di lui, che'mperiofo il tutto mena 
Ampio tributo à l'Ocean poilente ; 
Tal da principio hauea debil poflanza 
A danno mio quefto tiranno Amore , 
E chiefe in van de' miei penderla palma . 
Hora foura'l mio cor tanto s'auan za. 
Che rapido ne porta il fuo furore 
A morte il Senio, e la Ragione,e l'Alma . 

SONETTO V. 

Spirando l'aure placide, e feconde 
Al lampeggiar di due luci ferene 
La naue del defio carca di fpene 
Sciolfe'l mio corda l'amorofe fponde ; 
Quando*! raggio benigno ecco s'afeonde , 
E fpumofo fremendo il Mar diuiene , 
Ed hor al Cielo , hor a le negre arene 
Del profondo fentier ne portan l'onde ; 
Crefceìatempeftofa empia procella : 
Talché la tema è vie maggior de l'arte* 
E vince ogni faper Fortuna auuerfa . 
Così tra duri fcogli in ogni parte 
Spezzata la mia debil Nauicella 
Ne gli Abifsi del duol cadde fommerfa l 

Z'I À x So- 



SONETTO VI. 

TV, che de' più famofi,c de' più chiari 
E i comi, e i nomi ancor chiudi {otterrà > 
E le Torri fuperbe à l'ima Terra 
Adegui, eiècchi Fonti, e Fiumi, e Man ; 
Tu, che de' fette Colli illufm',c rari, 

Che vn tempo a te ter sì honorata guerra 
Vittoriofo al fin mandarti a terra 
Ponti, Colofsi, Terme, Archi,ed Altari j 
Tu, che l'opre non pur di man mortale , 
Ma d'altifsimo ingegno a Febo grato 
O^ni nobil fatica al fin diftru<T£Ì 
Alato Veglio, che volando fuggi 
Al Tempio tuo di tanti fregi ornato 
Fra tante fpoglie appendi anco il mio male . 

SONETTO VIE 

EMpio fé d'amarifsimo veleno 
E gorghi, e fiumi entro'l mio fen tu verfi 
E forza pur,che i miei languidi verfi , 
E l'egro flil fia d'amarezza pieno. 
Porrà quell'Alma a le querele il freno 
Crudo, s'auezza l'hai fol'à dolerfi ? 
Gioirò fé da indi in qua^ch'i'aperil 
In te gli occhi non vidi vn dì fereno ? 
S'à pianger fempre mi cofl:ringi,horcome 
Potrò cantando in quefta , e'n quella parte 
La bcltade innalzale hò'mprefla al core ì 
E qual tra fidi Amanti haurai tu nome, 
Poiché folo vedran ne le mie carte 
Scritto la tua fierezza , e'I mio dolore ? 



SONETTO Vili. 

DIfprczza pur quelli fofpiri ardenti 
Anima cruda chiudi gli occhi a quelle 
Lagrime amare , e le preghiere honefte 
Portin per l'aere del cu' orgoglio i venti : 
Nulla auanza di me,ch'afpri tormenti, 
De l'amorofe mie fiere temperie 
Reliquie miferabili, e funefte , 
Ch'ombra mi fan d'angofce,e di lamenti. 
Scopra/i pur d'ogni pietate ignudo 
L'empio tuo cor, e l'oftinata voglia 
Facciati al mio languir fuperbo, e fchiuo ; 
Te fte/To auanza homai ne l'effer crudo: 
Ch'altro ancider potrai, che la mia doglia 
Se mal tuo grado nel tuo petto io vino ì 






A t Vna 



V N A NINFA INVOCA 
il Sonno . 

C A N Z. L 

Onno foaue,e dolce 

Lafcia le chiufe tue fofche latebre; 

E con l'ombra tua placida,e gradita, 
Ch'cgn'afpro affanno molce 
Chiudi l'humide mie graui palpebre . 
Soccorri à la mia vita 

del Silcnti.o,e de la Notte figlio, 
E i'erenando il mio turbato ciglio 

1 a tua qir'ete amica 

In parte acquetila mia doglia antica J 
Sciogli lo fpirta mio 

Dà quelle membra Tue terrene, e frali ; 

Affretta il tuo venir bramato Sonno yi 

Adempì il mio deiìo . 

L e mie feiagure ò dolce oblio de' mali 

Da me partir non ponno 

Se tu dolce volando à me non riediV 

Corteie Dio , pietofo Dio non vedi » 

Non vedi (ohimè) che folo 

Da te foccorfo attende il mio gran duolo ì 
Chiudi quefti occhi homai 

S'occhi pur ibn,ch'à me fembran duo Fonti 

D'ainanllìmo pianto, ò Sonno amato , 

Caro Sonno che tai ? 

Hor tace il Mar, tacciono e'n felue , e'n Monti 

Le beine; e del mio (taro 

Duro io fola mi dogliose vò piangendo : 

Da ce però qualche conforto accendo ; 

Ode) 






'1 

O del mio core fpene _ • | 

Dunque (opiici tu Pafpre mie pene .' » 

Già gli Animai pur turti . . -, • } 

Queti fi (tanno e le noiofe cure 

Pofte in oblìo iì pofan nel tuo ieno ; 

lo tra lofpiri ; e lutti 

Ne 1 freddi horrori, e'nfrà le larue ofeure 

Onde l'aer' e pieno 

Ardo infelice^ e già la notte e feorfa 

Ultre'l meridian termino, e l'orla 

Sparifce à rai del Sole , 

Ne de l'afpro mio duolo ancor ti duole T 
Ahi iulo aoerti a! pianto 

Sfaranno gli occhi miei menrre a viuenti 

Chiuderalli dolcilììma quiete ì 

Sonno deh perche tanto 

Tardi à recar conforto a miei tormenti? 

Per me l'onda di Lete 

E fccca dunque ? ò Sonno à le mie doglie 

Pon fine nomai, fé la tua bella moglie 

Con dolcissime tempre 

Nel foco del tu' amore auampì Tempre 
Gradito ozio de l'alme 

S'à le mie voglie ti dimoftri amico . 

Ti prometto Paugel nunzio del giorno 

Sacrar con quelle palme. 

A te iblo fia dato un'antro antico 

D'edera cinto intorno , 

Oue prender potrai dolce ripofo . 

Di papauero grato , e lonnacchiofo 

Haurai corona vaga ; 

.Dunque coi tuo venir mia mente appaga . 

A 4 Deh 



i 



9 

Deh vienile teco adduci 
I tuoi miniftri, che con l'ombre loro 
Co' mendaci fantafmi à gli occhi miei 
Moftrin le amate luci, 
E'1 bel fembiante di colui,ch'adorOj 
Per cui l'alma perdei. 
Deh Sonno pria^he'l Sole i lumi altrui 
Apra,ferra pietofo quelli dui , 
E cimili miriti pio 
Lui, ch'aperti mirar ibglion fi rio. 
Canzon io chiamo il Sonno,e non m'auueepio, 
Ch'egli dormendo ftalsi , 
E non ode i miei preghi afflitele lafsù 



MADR. I. 

MErauiglia non è Donna fé voi 
Qualhor' à me volgete 
Gli occhi fereni, mi giurate poi, 
Che d'amorofo ardor vi diftruggete . 
Fatco fon'io di voi fpecchio verace -, 
E come i raggi Tuoi rifletter fuole r 
Se fpecchio tocca in fé medefmo il Sole: 
Così di voi la Face 
In voi ritorna ,e voi medefma sface » 






Ma: 



A 



M A D R. IL 

Mor benché comandi à' maggior Dei 
E feruo di coftei . 
Seruo infieme, ed Amante 
De la beltà di lei ; 
E per non partir mai 
Dal fuo vago fembiante , 
Entro gli ardenti rai 
Di quelPhoneftd lume 
S'iu di Tua propria mano arfe le piarne . 

M A D R. II L 



S 



Degno campione audace 
Incontr' àte m'arma di ghiaccio il core, 
Perch'io non tema più fiamma d'Amore ; 

Ma non fi tolto poi 

M'appar de gli occhi tuoi l'ardente Face, 

Che'l Tuo <?ielo fi sface, 
o 

Folle guerrier. vittoria indarno attende 
Chi con arme di giel col Sol contende. 

M A D R. UH. 

SE non temprare vn poco 
Madonna il mio gran foco con quel gielo, 
Che'n voi nafeofe il Cielo, 
O fé picciola dramma 
Non riceueteinvoi 
De la mia immenfa fiamma 
Temo, che Morte haurà di noi la palma ? 
Di voi per troppo ghiaccio,e di me poi 
Perche foco fouerchio ho dentro à l'alma 1 



IO 

SONETTO IX. 

ONon men crudo, e rio,che bello , e vngg . 
Pur à ma voglia cu mi leghi, e ihodi; 
E pur con mille inuficati modi 
M' affligge del mio pianto ancor fé' vago. 
Quando l'arai del fofpirar mio pago ? 

Quando auuerrà,che del mio mal non godi? 
Crudel tu fuggi ,e'l mio pregar non odi , 
Cruda Tigre ioti forfè, ò fiero Drago ì 
Volgiti, afcolta, arreda il palio vn poco ; 
Accogli ingrato i lagnmofi preghi, 
Vedi come per te tucta mi sfaccio . 
Quefta fola mercé non mi fi nieghi, 

S'arder meco non vuoi dentr'al mio foco 
Deh m'infegna a gelar dentr'al tuo ghiaccio." 

SONETTO X. 

LE perle già di rugiadofo humore 
Da l'aureo crin feotèa l'Aurora , quando 
Con l'vfate fue reti vfcì cantando 
Tirlì gentil del caro albergo fuore. 
Tefe a gli augelli , e ( non so come ) Amore 
Pretesche quitti alhor fé n T già vagando : 
Stupido,e lieto al Ilio prigion parlando 
Di flTe l'accorto,e'n vn faggio Pallore. 
Amor le brami ellcr da me slegato 
Giura di non ferirmi il cor giamai ; 
Ed egli,quanto vuoi promettere giuro , 
Alhor Tiru* lafciollo andar fecuro . 
Filli dolente, che più fperi homai 
S'hà di non faetcarlo Amor giurato ? 

SO* 



21 

SONETTO XI. 

f'/\ Veda, che nel mio cor doglia fi ferra 
V E Nou'Idra è fatta , a cui ragione ardita 
^^ Qua fi Alcide leuar brama la vita ; 

^^^^ Ma'n van le moue l'honorata guerra -, 
Perche s'ella pugnando vn capo atterra 

Sette n'acquifta ogni mortai ferita : 

Siche'n virtù de la pictofa aita 

Più difpietate forze in me differra • 
Hor chi farà, che'l n.io dolor conforte , 

Se quefta e più di quella empia, e poifente , 

Che di tofeo mortai viueafi in Lerna ? 
Quella hebbe ne l'incendio al fin la morte ; 

E quella (ahi laflfa) nel mio foco ardente 

Viue, e lì fa ne le mie fiamme eterna . 

SONETTO XI L 

PEnfier, ch'eternamente il cor m'affali 
Quando l'Anima mia d'amor arderti 
A che nouo Prometeo al Sol toglierti 
Le purifsime fue fiamme immortali ? 
Perche fia degno il volo erger de l'ali 
Altri à rifehi di morte manifeiti? 
O come fatti fon graui, e molefti 
Gli ardori, ch'io credei dolci , e vitali . 
Colpa tua gli credei; poiché giurando 
Mi prometterti pace, hor veggio a pieno,' 
Che'n troppo alto defir fia, ch'i' mi (tempre. 1 
Ah fei foco io non moftro lagrimando 
( Benché m'affidi ti) coprirai fempre 
Cenere di filencio entr'ai mio feno. 

De 



12, 

TX 

Alla IllLiftrifs. & Eccellentifs. Sig. 

D VITTORIA BORIA 

GONZAGA 

Trincipejfì di Jfóolfetta, Sig. di GuaJlallA,grc* 

SONETTO XIII. 

DE' tuoi meriti illuftri il bel Troiano 
Giudice eletto qual tra le gran Diue 
Diria,che per mirar, onde dcriue 
Tuo maggior pregio altri contende in nano . 
Tanto non s'erge l'intelletto humano 

Bella Vittoria, ch'à tuoi pregi ardue ; 
Bella Vittoria de le patrie nue , 
Anzi del Mondo honor fbmmo,e fòurano . „ 
Di toccar le tue lodi hauea fperanza 

Vn giorno anch'io; ma ben m'auueggio hor come 
Occhio mortai non ben s'afHfa al Sole . 
Ah troppo il tuo valor mio ftile auanza. 
Altri su l'ali pur del tuo bel nome 
Glonoib poggiando al del le n' vole . 






Air- 



J3 

, AU'Illuftrifs. & Eccellentifs.Sig. 

D FERRANDO 

GONZAGA 
Trine ipe di Jfóo. 1 fetta ,Sig. diGuafialla^c. 

SONETTO XIIIL 

IL io caduta alzò col nobil canto 
Quel grande, che fpiegò d'Argo i furori 1 
E del frigio Paflor gli antichi errori 
Cagione à l'Ada di perpetuo pianto . 
Tu de la figlia del fuperbo Xanto , 
£ di lui narri i paftorali amori , 
Ed a Pari, ad E non dan quelli ardori 
Eterna vita, e gloriofo vanto . 
Chi iìa, che agguagli voftr'altcra forte 
Amanti ? s'opra quefto fpirto illuftre , 
Che offender non vi può Tempo, ne Morte." 
Del gran FERRANDO la canora tromba 
Vi trahe col fuon merauigliofo indurire 
Da l'ii\cendio, dal ferro 5 e da la Tomba . 

So: 




SONETTO XV, 

Vando fien del mio cor falde le piaghe , 
E fpezzate rafprifsime catene ? 
Quando hauran fin le mie noiofe pene , 
fc^Nè più fia Amor,che lo tuo (Irai m'impia ghe? 
Quando le paroletce accorte , e maghe 
Non faran d'un velen dolce ripiene > 
Quando di quelle luci alme,e ferene 
Più non uedrò quefte mie luci uaghe? 
Per dar al graue mio tormento fine 
Mille fin qui rimedi ho port'al core, 
Ma crefce il mal mentr'io procuro aita. 
Oria così dal cacciator ferita 

Mette nel fianco offefo e fterpi>e fpine, 
E'n uece di ibernar crefce il dolore. 

M A D R. V. 

IL mio uago homicida 
Al ferir pronto, ed al fanarmi tardo 
Dopo un fofpirar nano , 
Vn defiar, un vaneggiar infano 
Più che mai bello volge a me lo (guardo : 
Poi come lampo fugge. 
Così gli occhi m'abbaglia,e'l cor mi ftruggc. 

M A D R. VI. 



S 



E per pietà del mi' angofciofo male 
M'hauefTe dato Amore 
Così le fue bell'ale 
Come mi diede il foco : 
L'empiojche fugge , e mi nafconde il core 

N'an^ 



i/ 

N'andrei cercando à volo in ogni loco; 

Ma forfè à poco, a poco 

Poiche'ncendio fon cucca in lieue fiamma 

Conuerfa, andrò feguendo 

JLui,che fuggendo ogni mio fpirto infiamma . 

M A D R. VII. 

Timida lingua alhor , che'l mio bel Sole 
Gracia mi fé d'auuicinarmi à lui 
Perche non ti (ciogliefti , 
E con mcfte parole 
A pieno i miei martir non li dicefti ? 
Perche fi come al Sol de gli occhi fuoi 
S'abbagliar gli occhi cuoi 
Così me(lafla)l'improuifo afialco 
Fece di freddo fmalco . 

M A D R. Vili. 

SE per tu' albergo Amore 
Eleggerti il mio core 
Qual fiera,e cruda vfanza 
Qual barbaro coftume 

Ti moue (ahi) fanciullecco, ( ahi) cieco Nume 
Ad arder di tua man la propria ftanza? 
S'ardi gli alberghi cuoi 
Chi fia ; che ti raccolga entro de' fuoi ? 



All'- 



AU'Muftrifs. & ReuerendiflT.Sig. 

CARDINAL S GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINO 




SONETTO XVI. 

Or qual vegg'io fotto fembiante humano 
Verace Apollo, che'l gorgoneo Fonte 
Ne fcuopre, e di Parnafo il facro Monte ? 



>> 



Non è quegli il gran Sol del Vaticano: 
Quegli CINTHIO non è Duce fourano 
De' chiari ingegni ? quell'augufta fronte 
Noi moftra ? ò Mufe hor voi feguitel' pronte 
L'altro fuggendo, e fauolofo , e vano 
Egli v'infpireràvoci canore, 

£ fua mercè non fia da gli anni fpento 
Quel , che s'acquifta poetando honore ; 
Ed a lui , ch'è d'ogn'alma illuftre ardore 
Del Mondo vn giorno ad adorarlo intento 
Tempio il petto farà , vittima il core . 









SO- 



17 
SONETTO XVII. 

DEI mio graue dolor folo io mi doglio ,' 
Poi ch'egli ò non m'vccide,ò la durezza 
Con arme di pietà non fiede, e fpezza 
Del mio fpirance adamantino fcoglio . 
Crefce egli nel mio fen,ma l'afpro orgoglio 
Non manca già di fua natia fierezza ; 
Anzi più crudo il mio languir difprezza , 
E più gioifee alhor, ch'io più m'addoglio . 
Ma di vicina gioia è forfè Duce 

L'eftremo duol, che'l cor mi cinge intorno, 
E forfè fia,che'l mio tormento fgombre. 
Notte così quande vicino il giorno 
Pria, che dia loco à la diurna luce 
Ne le tenebre fue raddoppia l'ombre I 

SONETTO XVIII. 

SE quello, ond'io mi dillo à parte , à parte 
Dogliofo humor mai terminar non degni 
O freddo ghiaccio mio, ch'arder m'infegni 
Le mie lagrime almen confola in parte ; 

Ma cu,che brami fol ne le mie carte 
Sculti lafciar di tua fierezza i fegni 
Mandi fiamme nel cor per gli occhi pregni 
Di pianto, e non so dir con qual nou'arte. 

O cieco al mio languir perche non diemme 
Fortuna l'efTer cieca in mirar quella 
Beltà,che'ncende i cor d'ardente zelo . 

Ma de l'afpro dolo^ch'oppreffa tiemme 
Forfè pria, che da me l'Alma ii fucila 
Tua crudeltà farà pietofo il Cielo . 
' r B All'- 



18 

ÀITIIluftrifs. & Eccellenti^. Sigi 

IL SIC. D. PIETRO ENRIQVEZ 

d'Acebedo Conte di Fuentes 

Del Q>n figlio di Staro di S. M. C. Suo Governatore, e Ca- 
pitan (generale nello Stato di Milano, &c. 

SONETTO XIX. 

'A feroce dcftricr premendo il dorfo 
Folgorando ne Tarmi nafta victrice 
Arredi, porger di Pelide vltrice 
La forza veggio al fuo gran Ré foccorfo ; 
S'à Popoli, a Cicca, mettendo il moria 
In pace liedi , teco Aftrèa felice 
Impera,ed a té voka. ò faggio (dice ) 
Ecerno fìa di tue bell'opre il corfo . 
Force gli alceri abbaci, e giufto i rei 

Punifci; ond'é, che'l Mondo à quei primi anni 
Tratto, gode nel ferreo il fecol d'oro . 
Però non ioio à te palme, e trofei 
Sacrati fon; ma da' fublrmi fcanni 
Ti porge Apollo, e Marte vn doppio alloro l 

SONETTO XX. 

DÀ quelli abbi (si di miferia fciolto 
Deh mira figlio il lagrimofo humore > 
Che da l'interne vie del trillo core 
Sorge dolente à traboccar nel volto . 
O fi glio,e per quel ben, che mi fu tolto 
Al tuo ratto partir, per quel dolore, 
Che m'ange,prega tìi Talco Motore, 
Che teco vn dì ha lo uno fmreo accoko ♦ 

Di 



Di quefto Egeo mortai l'atre procelle 

Care vifeere mie cotanto acerbe 

Deh quando feorgeran porto tranquillo ? 
O s'auuien,che per voi ftanza mi (erbe 

Pietoto il Cielo,e prema vn dì le (Ielle, 

Feliciflìmo pianto,ond'hor mi fililo. 

All'Illuftrifs. Se ReuerendiiT.Sig." 
CARDINAL S. GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINI. 

SONETTO XXL 

ALta forte ( ma giufta ) in ogni terra , 
In ogni bofeo ancor lodar s'intende 
Cinthio il tuo nome; ond'altri hoggi com 
Ch'é fpazio anguflo al tuo valor la terra . (prende, 

E quci,che'l tutto frange, e'1 tutto atterra 
A' tuoi gran pregi homai vinto Ci rende ; 
Poiché mentre a lodarti ogn'uno intende 
L'vltimOjche ti loda è'1 primo,ch'erra . 
E dritto è ben,poi che col Sol la luce 
Non è congiunta sì com'hor il fenno, 
La Virtù, la Bontà teco e riftretta . 
JTal>ch'ogni lingua è d'honorar coftretta 
Quella gloria immortal,che'n te riluce j 
E chi parlar non sa loda col cenno . 

SONETTO XXIL 

S Tolto mio cor à che vaneggi ? e quale 
Ti figuri piacer? qual gioia credi 
Fruir amando ? ahi mifero non vedi 
Ne l'alerai doglie il tuo prefenee male ? 

B ì Sofpi- 



10 

So('pin v , e taci? ò come e vano, e frale 

Schermo quello al fallir, deh faggio riedi 

A te ilefTo,al tuobene,c fcaltro chiedi 

Per più bel volo al Q\e\ correfe l'ale . 
Odi Ragionane tfminaccia, e fgrida ; 

Ma pertinace pur brami il tuo danno, 

Brami feguir lui,ch'à penar ti sfida . 
Ahi frutto i bei configli in te non fanno. 

Chiedi morte? Inaurai, ma vuò t'ancida 

Anzi quella mia maniche Amor tiranno. 

ALL'ILL. SIC GABRIELLO GHIA BRERA, 
T^tjjuna co/a effèrpià durati/e della, Virtù. 
Canzonetta Morale L 

V Ago di pofleder l'indico argento , 
Ó le gemme di Tiro,al falfo Regno 
Fida ingordo Nocchiero augel di legno, 
E fà,ch'ei l'ali (pieghi ardito al vento. 

Quand'ecco fremon l'onde, e Borea feorre 
L'acr folco; guerreggia ed Euro, e Noto; 
Onde pieno di tema , e d'ardir voto 
Egli, e fua vana fpeme à morte corre J 

Fatto ricco la fete empia confola 

Con l'oro quei, c'hù d'adorarlo in vfo ; 
Ma da l'Erario in mille parti chiufo 
Rapacifsimo fulmine l'inuola . 



£1 

Quegli fnpcrbo tetto erger procura 

FaPtolb al Ciel; ma fiero il gran Tridente 
Scuote Nettuno , onde veggiam repente 
Tremando il Cuoi precipitar le mura . 

Quelli ha di Monarchia nel cor l'ambalcia , 
E non affollila, e toglie al corpo l'elea , 
Sì di qua giù cieco defir l'/nucfca ; 
Poi l'alma fpira, e i Regni a i Regni lafcia . 

Così'l Tempo diftrugge,e Morte acerba 
Inuolue nel uìcnzio ogni fatica 
Di mortai man . la già famoia il dica 
Roma, chefol di Roma il nome ferba . 

Oò non di tè, ne di quei carmi illuftri 

Nobil C h i a p r e r a ond'hoggi al Mondo tanto 
Diletti, e gioui,il cui celefle canto 
Vince d'Apollo fteffo i pregi induftri . 

Ma le fcherzando Clio per te rimbomba 
Alto così; qual a tè gloria, e quale 
A noi darà tefor ricco immortale 
Di r o d i , e d'A m e d e o la chiara tromba : 

Felice quei , che l'honorato calle 
Seguirà, che n'additi; e s'à le cime 
Non potrà di Permefso orma fublime 
Segnar; ne feorra humil la bafsa Valle 2 

Di tentar fama io mai non farò (lanca 

Perche'l mio nome inuido oblìo non copra: 
Benché m'auueggia, che fudando à l'opra 
Diuien pallido il volto,e'l crin s'imbianca . 






B 5 Al 



zi 

Al medesimo. 

SCHERZO- I. 

ECco l'Alba rugiadofa 
Come rofa , 
Sen di neue, pie d'argento , 

Che Ih chioma inannellata 

D'or fregiata 

Vezzoletta fparge al vento . 
I Liguftri, e i Gelibmini 

Da' bei crini , 

E dal petto alabaftrino 

Van cadendo ; e la dolce aura 

Ne ri ft aura 

Con l'odor grato diuino . 
Febo anch'ei la chioma bionda 

Fuor de l'onda 

A gran paflfo ne difeopre ; 

E sferzando i fnoi deftrieri 

I penfieri 

Defta in noi de l'vfate opre . 
Parte il Sonno, fugge l'ombra , 

Che difgombra 

Delio già col chiaro lume 

La caligine d'intorno : 

Ecco il giorno, 

Ond'anch'io laido le piume\ 
E'nfiammarmi fento il petto 

Dal diletto, 

Che'n me fpiran le tue Mufe 

Cuifcguir bramo; e s'io caggio 



Nel 



*3 



Nel viaggio 
Bel defir ceco mi fcufc. 
Ma s'auuien, ch'opra gentile 
Dal mio ftile 

L'alma Clio giamai rifuone: 
Si dirà, sì nobil vanto 
DcCsi al canto 
Del Liguftico Anfìone . 



Al medefimo . 
Che la virtù fa il vero Principe. 
Canz. Morale II. 

F Accia al gran Marte rifonar le'ncudi 
Quei , che fuperbo ha di regnar desìo ; 
li giufto,e la ragion ponga in oblìo , 
E fotto duro acciar pugnando -fluii . 
Di vincer bramile vinca e quanto frange 
Il Mar vermiglioni Tigre,e'l Nilo inonda, 
Patolo, Hidaipe; à cui rifplende l'onda 
D'oro,e di gemme,e quanto bagna il Gange. 
Comandi à PIndo,à l'Hiftro, à l'Arno,al Tago, 
A la Garona,al Tebro, à l'Hermo, al Reno , 
Al Danubio, a la Tana, à quanto il feno 
Tocca Adige, Pò, Varo,e'l Gigeo lago , 
Di fcettro aggraui pur la deftra altera, 
Ciò, che bramail defir la man poffegga 
Chiamifì Rè, perche! diadema regga . 
Quei (òlo è Rè,ch a fé medefmo impera ^ 

B 4 Quanti 



24 

•Quanti braman d'hauer qua giù grandezze, 
Quanti cercando van Mitre, e tenori, 
Quanti di Signorie braman gli honori, 
Ne fan là doue ficn ferme ricchezze. 

Non argento , non or, non gemme , od olirò , 
Non gli alti tetti , non le craui aurate 
Fanno i Principi veri, ah più pregiate 
Conuengon doti in quefto bafso chioftrq . 

principe è quei, che generofo afterto 

Sempre ha nel cor ; che fol lo fguardo porge 
Là ve ftuol pellcgrin d'ingegni Icorgc , 
Che fol d'alma virtù s'adorna il petto . 

Principe è quei cui crudeltatc, ò fdegno , 
O vana ambizion l'alma non punge , 
Che da i morii del Volgo Te n* va lunge 
Non per timor, ma per fublime ingegno i 

Tal è C i n t h i o fplendor del Vaticano , 
Che fotto i pie l'auuerib Fato hor tiene ; 
Onde non ha più d'oltraggiarlo fpene 
L'empio, di cui rende ogni ftudio vano . 

E ben dimoftra il tuo canoro itile 

Chiabrera illuftre,che d'ogn'altro i] pregio 
Si lafcia à dietro quello fpirto egregio 
Solo a fé ftefso di bontà limile . 

Suo valor, e tua Mufahor tanto accenda 
Ogni alma, che s'eterna al Mondo brama 
Per (ingoiar virtù candida fama 
Sol da sì degno Heroe l'efsempio prenda l 






SO- 



SONETTO XXIII. 

DEI fereno mio Sol la chiara luce 
(Contrario effetto) perch'io latta viua 
Quand'clla fplende più, di lume priua 
Foiba nel mezo dì notte m'adduce ; 
Ond'è,che verfa l'vna , e l'altra luce 
Calde lagrime in uano,e l'Alma fchiua 
D'horror pienajC d'ardor di riua in riua 
Mia fera (Iella à fofpirar m'induce. 
Si di mia uerde età mifera l'hore 

Traggo in pianto,e'n fauille, e non comprendo 
Qjual fia maggior in me l'onda, o la fiamma. 
Tal verde legno ancor nel foco ardendo 
Ne mette in dubbio, fe'l cadente humore 
L'incendio auanza in cui tutto s'infiamma* ! 

SONETTO XXIIII. 

A Che piango infelice? à che fofpiro ? 
Ah quelli indizi fon d'vfata doglia. 
Al pianto, ed à i fofpiri il fren diicioglia 
Quei, eh' a mando ibftien lieue martiro. 
Troppo del fen, troppo de gli occhi vfeiro 
Sofpiri,e pianti, hor che più fier m'addoglia 
Il mio tormento di morir m'inuoglia 
Difperato,e giuftifsimo dcfiro. 
Se non m'ancide il duol , fe'nuan m'attempo 
Per impetrar mercé del lungo affanno 
Deh qual falute homai fperar mi lice ? 
Sciogli tu Morte pia que' nodi, c'hanno 
Quell'Alma auuinta ; che'l morir a tempo 
E don dato dal Cielo,e don felice . 

SO- 



*s 



1* 

SONETTO XXV. 

Già vidi occhi leggiadri, occhi, ond' Amore 
M'incende, in voi beila picca (colpita 
Che dolce lufingando al mio dolore , 
Al mio fido (bruir promilc aita . 
Hor veggio ( Uffa ) il troppo folle errore 
D'ingannato pen(ier,d'alma tradita ; 
Veggio,chedifcacciata ( ohimè) dal core 
La pietade ne gli occhi era fuggita . 
O fofpiraci in van dolci ripofì 

Quali hauranno i mici giorni hore tranquille ì 
Qual guiderdone i miei martiri alcoli ? 
Deh potefsero almeno in uoi le Mille 
De l'amaro mio pianto occhi amorofi 
Quel,che pofsono in me voftre fauille. 

SONETTO XXVL 

• 

Vando Sdegno gli fproni afpri,e pungenti 
Mi pone al fianco il cor di te fi duole j 
On d'io formo i concetti, e le parole 
Da sfocar teco ì duri miei lamentìi 
Ma come al gran Soffiar de' maggior venti 
Caliginosa Nube fuggir iuole : 
Così nel tuo apparir vago mio Sole 
Parte lo fdegno,e fuggono i tormenti . 
Se di lagnarmi poi prendo coniìglio 
Finifco al cominciar le graui orFefe , 
E ride il cor quand'è feuero il ciglio . 
Madre così qualhor tremante refe 
Con le minaccie il pargoletto figlio 
Tanto l'accarezzo, quanto l'ofìeie. 

Per 




M A D. IX. 

PEr lo foucrchio affanno 
Gli mici fpirti dolenti 
Abbandonato m'hanno ; 
E i fenfi, che già fur di fiamma ardenti 
Freddo ghiaccio fi fanno ; 
Ond'io chiudo le luci, e mi {coloro , 
E crede Amor, ch'io dorma, &c io pur moro. 



S 



M A D. X. 

Puntando fuor de l'onde 

Il Sol confente pur , ch'altri lo guarde ; 

Pofcia al meriggio infonde 
Qua giù tanto calore , 
Che'l Mondo tutto n'arde ; 
Giunto a l'Occafo poi cella l'ardore . 
Il mio, ch'io'l miri in fronte non confente } 
E m'arde à l'Oriente , 
Ed al meriggio; e più m'incende alhora 
Ch'altroue il chiama la vermiglia Aurora ."" 

SONETTO XXVII. 

aVì folitaria vino : fé pur vita 
Colei può hauer, da cui fugge lontana 
^La gioia : mentre Amor di voglia infana 
Nutre fu a tè mal nota, ò mal gradita. 
Ma che fai meco più fpeme fchernita ? 
Di confolarmi ogni fatica è vana . 
Per tue lufinghe il trillo cor non fana , 
JE'ncempeftiua homai giunge ogni aita . 

Trop- 



Troppo acuce faette in me di/Terra 

L'afpro dolor, che'n d inalata foggia 

Mi lìnigge l'alma: e Col dì pianto ha fece. 
Deh Teglia almen, che la concinna pioggia , 

Ch'amarifllma ogn'hor lumi fpargece 

Termini vn dì sì perigliofa guerra . 

SONETTO XXVIII. 

QVì del bel guardo il vino ardor m'aiTalfe,' 
Ond'hoggi ancor par, che n'auampi il prato ; 
Qui d'acute faecte il fen piagaco 
Hcbbi; ed altrui del mio dolor non calfe ; 
Qui pur lagrime vfciro amare, e fai fé 
De gli occhi crifti ; e'1 cor duro, e gelaco 
Mai non piegar, fu Tua durezza, ò Faro , 
Ch'amor, tede, e fermezza a me non valfe ? 
Laflb, fu mio dcftin, ch'empio m'offerfe 
Tigre feluaggia (otto humil fembiante 
Di cui più difpietata altri non feerie . 
Ma perch'esempio l' fìa d'ogn'altro amante 
Dite voi quel martir, che'l cor fofferfe 
Fere,augelli,antri,riui, ombre,aure,e piante. 

SONETTO XXIX. 

CRefci ò mia nobil fiamma, fé maggiore 
Puoi farti nel mio fen,crefci,poich'io 
Ogni cura mortai polla in oblìo 
Me Clelia abbello in sì gradito ardore ; 
E tanto veggio al Gel ergerli il core 
.Quanto s'auanza il viuo incendio mio; 
Crefci dunque ardentifsimo desìo, 
E'n tè confumi ogni fua face Amore . 

O quai 



O quai rare,ed cccelfc grazie io fpero 
Dal mio leggi adro,e gioriofo foco , 
Che dolcemente m'arde,e non m'ancide. 

Vedrò in virtù di quello incendio altero 
Deificarmi quai nouello Alcide , 
Ed hauer tra le ftelle vn giorno loco . 

ALLA SEREN. LEONORA 

MEDICI GONZAGA 

Duchcfl't di Mantoua , &c. 

SONETTO XXX. 

DI magnanime (lille i crini afperfi 
Cerchi fpirto gentil le amate riiic 
Di Pindo,perche'n lui le facre Diué 
Spirino gloriofì eterni verfì ; 
Che perche Apollo in me fue grazie verfi 
Bafta, che à le virtuti altere, e diue 
Da cui vien,ch'ogni bene in me deriue 
Gli fpirti i' volga, che già voftri ferii . 
Bafta affilarmi in voi perche m'affide 
Nobil penfìer,ch'anco a le (Ielle ardita 
Spiegherò (mercè voftra) vn giorno i vanni. 
Spero per voi Leonora eterna vita; 
Che s'al mio ftil la bontà voftra arride 
Non fia mai, che'l factti ingiuria d'anni. 

Alla 






3* ' 

ri 

Alla Eccellenti^. Sig. 

DONNA MARIA 

PRINCIPESSA MEDICI 
Prima, che fiffe Regina di Francia-, 

C A N z. ir. 

O D'alta ftirpe vfeita 
Amorola Donzella 
Honcfto ardor di mille,e mille cori , 
Voitra beltà infinita 
La più lucida Stella 

Vince d'aflai ; fcherzan con voi gli Amori J 
E de l'aurato crine 
Fan dolci, e cari nodi 
Per far noue rapine; 
E con più accorti modi 
Stan ne* begli occhi al varco 
Scoccando à tempo l'infallibil arco * 
Come la neue fuole 
Al raggio più cocente 
Di Febo liquefare; cosi a rai 
De l'vno , 6c l'altro Sole 
La pellegrina Gente 

Amor 



Amor per gloria tua ftruggei vedrai ; 

E per pompa maggiore 

Del tuo gran Regno, quale 

Fenice poi che muore 

Rinafce al Mondo ; tale 

Dopo morte gli Amanti 

Tornar in vita a' raggi nonetti, e fanti . 
Giran le sfere intorno 

Col voftro moto altero . 

Con lo iplendor de' bei voftr'occhi fplende 

L'apportator del giorno . 

L'alato meflfaggiero 

Da la voftra facondia il Tuo dir prende. 

Danzando fan le due 

Fiorir col voftro piede 

Le Grazie ; e l'alme Diue 

De la Caftalia fede 

Cantan co' voftri accenti ; 

E caccio n Te tacete in aria i venti. 
O celefte Sirena 

Qual mcrauiglia è poi 

Se di foco gentil l'alme accendete f 

Miracol fora, e pena 

Il non arder per voi . 

Lampeggia il Ciel qualhor dolce ridete j 

Il Mar gonfio, e turbato 

Placate co' bei lumi ; 

E date legge al Fato . 

I fecchi Prati,e i Dumi , 

Ed ogiìl alpeitre loco 

Rofe per voi producete gigli>c Croco ; 
~ - H 



31 

II Sol moftra più chiara 

La chioma,s'ei percuote 

O'n argento, ò'ncrifta Ilo, ò'n gemma,ò'noro ; 

Così Virtù più rara 

In voi fcopre Tua dote 

Lucida gemma del eelefte choro ." 

E'n corpo bello , e vago. 

Ella n'appar più grata . 

Ma mentre l'alma appago 

Nel bello, ond'è beata, 

Temo, che'n forme noue 

Conuerfo al Ciel non vi rapifca Gioue. 
Se i liguftri, e le rofe 

Del voftro vifo io miro 

Parmi il vifo veder di bella Aurora jj 

S'al bel, che'n voi ripofe 

II Ciel, quefti occhi giro 

Venere io veggio; fe'l pender talhota 

Io volgo al bello interno 

Colei , che da la teda 

Di Gioue nacque io (cerno j 

Se la cafta , e modefta 

Maniera mi fi fcopre, 

Di Diana contemplo i gcfti> e l'opre . 
Canzone humil t'inchina 

A quefta regia Figlia 

Honor di noftra etate, e meraii/glia." 

SONETTO XXXI. 

EQual fora giamai fi durone ftabro 
Cor, che non l'ammollifle il guardo pio 
Del manfueto, e vago Idolo mio 
Del mio dolce languir fi dolce Fabro? 

D 



33 



II volto di liguflri,e di cinabro 
Afperfo cui non arde? e qual ient'io 
.Dettarti in me d'amor nobil defìo 
Dal gentil ri(b,e dal vermiglio labro ? 

Anzi de la bell'alma , che s'honora 
Sol di le ftefsa il moto,cd ogni detto 
Con piacer /Ingoiar l'alme innamora .^ 

Beato il giorno,e fortunata l'hora , 

Ch'Amor dolce per lui m'aperte il petto ] 
Felice il cor, che la Tua Imago adora . 

SONETTO XXXII. 

DI quel bel volto gli amoroti rai 
Fur pria dal cor,che da quell'occhi incefi; 
Così da i lacci à mio Col danno ceti 
Pria che vedergli ancor pre£a reftai. 
Cominciò '1 fianco infermo à tragger guai, 
Né gli eran' anco i Tuoi martir pale/i i 
E perche foUer più gli fpirti offeti 
Senza faper s'jo pur amafli amai . 
Tutto dentro auampar fentimmi il core 1 
Ne de l'incendio mai fauilla fcorfi 
In fatai cecità la mente immerfa. 
Voléa ben poi dal micidial ardore 

Fuggir; ma quando (ohimè) di lui m'accorti 
Mi trouai tutta in cenere conuerfa . 

SONETTO XXXIIL 

Peme fallace à che pur l'ale impiumi 
Al mio Vano defir, perch'ei conforte 
L'Anima trifta? tue lufinghe accorte 
Troppo conofco,e gli empi tuoi coftumi . 

C Scio- 



S4- 

Sciogliete il freno pur dolenti lumi 
Al pianto, e tu mio cor apri le porte 
Al duoU sì che pietofa al fin la Morte 
Lo mioftame vital rompa, e confumi . 

Co>ì quegli egualmente e bello, e no , 

Che di macigno il petto,e*l cor fempr'hebbc 
Di mia morte vedrà fazio il defio; 

O pur le del mio duol mai non gli increbbe 
In lui Pietà dal freddo cener mio 
Calde fiamme d'Amor dettar potrebbe» 

Alla Iiruftrifs.& Eccellenrifs. Sig. 

D.MARFISA D'ESTE CIBO' 
Marchefe di Malfa x &c 

sonetto xxxinr; 

E. formafler le Stelle humani accenti 
Djrian, che quanta hauean bellezza inlorc* 
Sparlerò in que(ta>ch'io più , ch'altra honoro 
Per moftrarlì qua giù,. ricche,e poflenci. 
Ma non ragiona n le due Stelle ardenti 
Di quel bel volto, e quelle chiome d'oro ì 
Non dice il rifa dal celefte choro 
Venni àbeàr le pellegrine genti ì 
Fortunati mortali aprite il feno v 
E l'Alma voli entro la nobil luce 
De gli occhi^ond'ancoe.Ter Fenice io fperOo 
Di Marfisa l'angelico fereno 

Sgombra la mortai nebbia, e qual fenderò 
D^alca bellezza al fornaio bel conduce* 



SO 



ss 

SONETTO XXXV. 1 

Glnfaufti habitator del cicco Auerno 
Le meftidìme mie querele vdite 
Fuor de' profondi ecerni horrori vfcite , 
E correre al mio pianto, al duolo interno . 
Più afpre entro'l mio cor pene io difcerno , 
Che giù non ha la tormentofa Dice. 
Spirti d' AbiflTo dunque à me venite , 
Se bramate habitar nouello Inferno. 
Lafcia antico Nocchier gli ofcuri chioftrf, 
E i miei marcir quafi Ombre difperate 
Porca per Tonde homaì del pianco mio . 
Voi compagni al mio duol carcarei Moftri 
L'acque nere di Lete hor mi recate 
Sì,ch'alcrui ponga, e me (leda in oblìo ,' 

SONETTO XXXVI. 

DI fpeme ingannatrice io nudria'l core 
Nel Tuo graue martir così beato , 
Che'n Amor non tu mai sì dolce (tato, 
Che s'agguagliale al Tuo gradito ardore , 
Vita gli era'l morir,gioia '1 dolore, 
E vie più d'ogni rifo il pianger grato: 
Quand' ei l'inganno altrui vide Celato 
Sotto fembianza di verace amore. 
Così chi fpiega Amor le ardite vele 
Ne' Mari tuoi fotto le placid'onde 
Scogli croua d'affanni, e di querele? 
Così tra le fiorite, e verdi fponde 
Per vecider altrui l'angue crudele 
Falfo,ed empio Signor dunque s'afeonde? 

Ci SO- 



3* 



SONETTO XXXVII. 



OPe l'Anima mia nobil teforo 
Tu pur rifplcndi a i bofchi, à i monti, à i nui, 
Che pregiar non ti pon di ragion priui 
Mcntr'ioquì loia e mi querelo^ ploro. 
Deh corna à me, che'l tuo bel vifo adoro 
E lunge (caccia i penfier grani, e (chini ; 
Fuggi gli horrorijou' a mio danno hor viui^ 
E me confola,che languendo moro. 
Rasciuga gli occhi nomai dal pianger laflL 
Ahi che le Fere ti faran più fiero 
S'iui più tardi, e vie più freddo l'onde . 
Più feluaggio le felue e'1 cor' altero 
In cui durezza naturai s'afeonde 
In Tallo al fin fi cangierà tra' faflL 

SONETTO XXXVIIL 

MEntre quali liquor tutto bollente 
Il liquefatto vetro a la man cede, 
Qual più brama l'Artefice prudente 
Forma vaga,e gentil prender fi vede. 
Così mentre viuefti entro l'ardente 

Fiamma, ch'io già deftai, forma ti diede 
Amor più, ch'altro mai Fabro polTentc 
De la tanto appo lui gradita fede. 
Ma come perde ogni calor in breue 
Il fragil vetro , e di leggier fi fpezza 
Spargendo al fin l'altrui fatiche à terra. 1 
Così de la tua fé l'ardor fu lieue » 
Debil pcrcoflfa poi d'altra bellezza 
bpezzolla ci mio fperar chiufe foteerra . 

SO* 




3? 
SONETTO XXXIX 

Orfeo eenti 1 ienelmoftrarmi folo 

a 

Benigno il bel icmbiante,ond'io tant'anni 
Ho pianto, han pace i miei sì lunghi affanni, 

Perche Ci tolto ( ohimè )ce n' fuggi à volo ì 
Deh per pietà del mi' angofeiofo duolo 

Spiega di nouo à mio foccorlo i vanni ; 

Ch'à l'apparir de' tuoi graditi inganni 

Sgombra de' miei martir l'antico ftuolo ; 
E fé pur di lanciarmi al fin agogni , 

E'nfieme ancor fé' di gradirmi vago, 

Non far ritorno à la cimeria Cede : 
Ma fcuopri queita mia pallida Imago 

Al mio Signor ne' fuoi notturni fogni ; 

Ch'à te creder potria s'à me non crede . 

M A D. XI. 



M 



Ano vera cagion de le mie doglie , 
Mano, che'l cor m'inuola , 
Bella mano, che fola 
Doni al Regno d'Amor l'altere fpoglie 
Poiché di neue Cai 
Come infiammi d'amor gli fpirti miei ? 



Alla Illuftrifsima Sig. 
D. IGNES MARCHESE DI GRANA, &c. 

SONETTO XL . 

COmc l'alma beltà, che fa beata 
L'aita Reggia del Ciel palefe fora> 
Se que(la,ch'è del Sol felice Aurora 
Qjà giù per noft.ro ben non fu(fc nata ? 

C j E co- 



3* 

E come l'armonia foàue, e grata 
Nota (aria, che fan le sfere aihora , 
Che lieta il iuo Factor d'alcuna adora , 
Se non folle di lei la voce amata ? 

Io mencre l'odo , c'n lei lo (guardo affilo 
( Sua mercé, che'l gioir vero m'infogna ) 
Tengo gli occhi, eie orecchie in Paradifo. 

Ma perche l'alma à pien quant'in Gel rcjna 
Fruifca in dolce fuono, e'n lieto viiò 
Veloce tutta in queftì l'enfi veena . 
*M A D, XII. 

TAnti fogni la Notte 
Non ha quant'io martiri ; 
Ne tante fiere fon per quefte grotte 
Quanti efeon del mio cor caldi fofpiri j 
E quel che più mi duole 
E,chc la Donna mia 
Le mie voci afcoltar cruda non vuole 
Per dubbio, chc'l mio duol la renda pia . 

MAO. XIIL 

aVeft'empia Donna altera , 
Che m'ha dal petto il trillo cor difciolto 
^ Perpetua Primauera 
Ha nel leggiadro volto ; 
Ma perch'io viua in vn tormento eterno 
Nel fen poi chiude tempeftofo Verno • 

M A D. XIIII. 



P 



Er non arder vorrei , 
Che'ndurifsimo gielo 
Mi trasformale il Cielo. 



Ma 




Ma forfè (ohimè) farei 

Mcn fecuro in tal guifa; che coftei 

Mi flruggerebbe con l'ardente (guardo ; 

Dou'hor s'io ardo non mi ftruggo almeno, 

Che vitale è i'ardor, ch'io chiudo in feno. 

M A D. XV. 

L'apparir del Sole 
La neue in liquid'onde 
Per fua natura diftillar fi fuole . 
Io ( lafTa ) quando il mio bel Sol s'afeonde 
Verfo da gli occhi canto 
Humor, che tutta mi diftillo in pianto. 
Seftina I. 
ifera pria farà calda la neue , 
E forgerà dal Mar Febo la fera , 
E fiori produrr an le fecche piante, 
Ed Echo farà muta à gli altrui verfi, 
Che la nemica mia contraria forte 
Retti vn dì fol di tormentarmi il core . 
Ne ria mai, chela fiamma del mio core 
Tempri di quell'altier la fredda neue . 
Piangerò dunque (ahi difpietata forte) 
Da vn'alba à l'altra, e d'vna à l'altra fera; 
E con gli afflitti miei ruuidi verfi 
Andrò notando e Fere, e Safsi, e Piante. 
Tante trondi non fon per quelle piante 
Qu_ant'io porto faette affilFe al core ; 
Né fede può, ne ferii itù, ne verfi , 
Ne l'arder (Iaflfa) à la più algente neue, 
Nè'l vedermi languir mattino, e fera 
Far, che'ei muti penfiero', io cangi forte ."* 

C 4 Per- 



39 



M 



40 

Perch'alcri incenda la mia fiera force 
Sentiero per li fafll,e per le piance , 
Ch'ai nafeer del mio dì giunfe la fera 
Colpa di lui,ch'etcrnamcnte il core 
Portò coperto d'indurata neue 
Non cnrando'l mio duol, l'amore, o i verfì . 

Traggon dal Ciel la fredda Luna i verfì , 
Rendon benigna altrui l'ink ia force, 
Fanno da calde fiamme vfeir la neue, 
Fermar l'onde fugaci, andar le piance , 
Cangiar il chiaro giorno in fofea fera 
Per me render non puon mcn afpro vn core . 

Morendo viue per mia doglia il core, 
Parlando perdo le parole,e i verfì , 
Rido piangendoci dì vado,e la fera 
Pafccndo l'alma in così dura force ; 
E voi fapece la mia fede ò piance 
Superar di candor la pura neue . 

Ma fé di neue vn'agghiacciaco core 

Scaldar non puon per quefte piance i veni 
Giunga ò mia force homai l'vlcima fera. 
M A D R. XVI. 

Vlua mia luce, e chiara 
S'io v'ho donato quanto 
Io vi pocea donar , perch'alcrotanto 
Non mi donare voi? perche sì auara 
Vi moftrate al donare? 
Ahi che lidie mercede 
Madonna a me non pare 
Deuuta ricompenfa à la mia fede £ 
S'eftremo è l'amor mio picciolo fia 
Ogni fauor, ch'eftremo ancor non fià. 

mad; 



MADR, XVII. 

AMor d'amor ardea 
De la vczzofa , e bella 
A morofa Nigella ; 
Ed a lei come ìi riuerita Dea 
( LafTo) fé facrifizio del mio core. 
Ahi force iniqua , e rea . 
Di Nigella e l'honore , 
Di Cupido la gloria,e mio'l dolore < 

Airilluftrifsimo Sig. 

D. CARLO DOMA DVCA DI TVRSI 

Capitano Generale per Sua Maeftà Catolica della 
fquadra delle Galere di Genoua. 

SONETTO XLI. 

aValhor .ti veggio al duro afpro gouerno 
D'armato legno io ti rarfembro à l'arte 
^ Nouello Tifi, i cui remi,e le farte 

Han del vento, e del Mar l'orgoglio à fcherno; 
Se ftringi il ferro altro Giafon difeerno , 
Che'ntrepido s'efpone al dubbio Marte 
Perche rimanga ne l'eterne carte 
Illuftre fama di valor' eterno . 
Hor qual Tifi vedrai tua Naue vn giorno 
Fiammeggiar tra le ftelle , e Giafon forte 
Spoglia riporterai d'immortal gloria. 
Così vedrem douunque gira intorno 
Il Sol, mal grado de l'auara Morte. 
Ufamolo inchinar gran Qxkio dokia* 

All'H- 



4* 

Airillufhifs.&Eccelientifs.Sig. 

D. GIOVANNI DE' MEDICI. 

SONETTO XLII. 

TV 1 per proprio valor fi chiaro fplcndi , 
Che mcn di tè fiammeggia il Sol qualhora 
Più bello appar de l'Oriente fuora , 
E di virtù con la virtù contendi .. 
Ben à dricta ragion dal giouar prendi 
Inclito il nome ; poich'are null'hora 
Senz'altrui prò fen' fugge; onde s'adora 
Tua gloria mentre à l'alte imprefe intendi. , 

Tu de' Medici Heroi le palle altere 
Quali hilmini alienti al fero Trace 
Sì che fugato , e morto è l'empio ftuolo . 
Però del gran Giovanni il nome à volo 
Poggiando arriua a le celefti sfere 

Difpreg^iando il poter del Tempo edace. 

"sonetto XLIII, 

Cinta di fiorile d'amoretti gài 
Tu pur ritorni ò dolce Primauera ; 
Ma'l dolente mio cor come pnm'era 
Nel Verno de' martir ntrouerai. 
Per cangiarli di tempo anch'io -perai 
Cangiar fortuna ; ma l'orr b< 1 Fera 
Già di Cerbero nata, e di Megera 
Dal mio mifero fen non parte mai . 
Iniquo Amor tu de l'Inferno vfcifti 

Con l'empia Face, che i miei fpirci infiamma 
Per eterno dolor de' cori altrui ; 
Ma nel mio difperato ten venifti , 

Perche di Donna,che già vn tempo fui 
Moftrofofs'io di miferabil fiamma . 

Ai 



4S 

Al Serenifs.Sig. Duca d'Vrbino 

FRANCESCO MARIA 

DALLA ROVERE. 

SONETTO XL IV. 

DI magnanimo ardir m'infiamma il core 
Si tua rara virtù>ch'io pur vorrei 
Fregiar d'eterna gloria i vero* miei 
Agguagliando lo ftile al tuo valore; 
Ma Icone per lo fen freddo vn timore, 

Quando più ardente al Ciel poggiar deurei; 
Nò con lingua tremante ordir faprei 
Lode al tuo nome,ed a me ftefla honore . 
Altri diràl'eccelfe doti, ond'hoggi 

Gran Duce illuftri il bel Metauro . intanto 
Pregia d'Alma non vii nobil delio. 
Che tra le dotte voci, ond'al Gel poggi 
Fatto immortai , fi perderia'l mio canto, 
Qual Ci perde nel Mare vn picciol Rio . 
SONETTO XLV. 

DIfperata mia doglia , difperate 
Lagrime,e tu mia difprezzata fede , 
Che fate meco più,fe'n van fi chiede 
Soccorfo a quella micidial beltate ? 
Inuan mifere , inuan da lei fperate 
Aita,s'ella al mio languir non crede; 
Ne può priego impetrar giufta mercede, 
O'n cruda Tigre ritrouar pietate. 
Mal impiegato Amor fé dello offende; 
Ed egli folo è del fuo mal radice. 
Ben hor quell'Alma ( ancorché 'nuan ) l'intende .' 

Ahi 



44 
Ahi che (alute à me fperarnon lice ; 

Se fuggir bramosi non poter mi rende 
Ne l'infelicità vie più infelice . 

SONETTO XLVI. 

■g ^ Val travagliata Naue io mi raggiro 
^ E Senza gouerno in tempeftofò Mare ; 
^^ Ne veggio chi le tenebre rifehiare 

^^■^ Del mio dolor,nè alcun foccorfb miro; 
E'ncontr'al Cielo a gran ragion m'adiro , 

Poi ch'Orìon fol per me (lafla) appare; 

E mi s'afeondon le bramate , e chiare 

Luci de i figli, che di Leda vfcìro . 
Crescono ogn'hor le hornbili procelle, 

L'aer tutte le'ngiurie, e i furor fuoi 

Moftra contrai mio Manco afflitto legno . 
Aura'l tuo fiato fia,fìen gli occhi lidie 

Sfa porto il feno, ch'io non curo poi 

Di Nettuno,e del Cieltempeita,ò fdegno * 

Capito/o L Con ognìter^p ver/o del Petrarca. 

LVnge da le tue luci alme, e diurne 
Impollìbil farà, ch'io ftiggir pofTa 
L'hore del pianto,che fon già vicine. 
D'ogni letizia la mia fronte è feofla. 
Ahi deftin crudo, ahi mia nemica forte 
Hor hai fatto Peftremo di tua pofla. 
Deh chi m'in'egna le mie fide [corte , 

Deh chi m'infegna ( ohimè ) doue dimora 
Mio ben,mio male, mia vita,e mia morte? 

Mi 



• 



Mi Tento venir men più d'hora in hora , } 

Anzi giunger al fin de la mia vita , 
Tanto creice '1 defio , che m'innamora ** 

Chi fia che polla darmi breue aita , 
Se nel partir del mio viuace Sole 
E l'aura mia vital da me partita ? 

Mi danno al cor l'angeliche parole, 
E l'accorte maniere, e'1 dolce rifò , 
Tal che di rimembrar mi gioua , e duole» 

Ahi mentre penfo,che da. me diuiib 

T'ha l'empio Amor, perch'io morendo viua 
Piouommi amare lagrime dal vifo . 

Io vò cercando ogn'hor di riua in riua » 
Ne trouar pollo l'amorofo obbietto, 
Di cui conuien, che'n tante carte ferma» 

Mouono fieri affalti à quefto petto 
Noiofe cure, e fol mi refta (ahi Fato) 
Lagrimar Tempre il miofommo diletto. 

S'io temo, che'l mio ben mi fia'nuolato. 
S'io temo, ch'egli altroue pieghi '1 core 
Quefto temer d'antiche proue è nato . 

Spero s'haurà pietà del mio dolore , 
Ch'è four'ogn'altro difpietato, e fiero 
Oue fia chi per proua intenda amore . 

Ben veggio (lafTa) e non m'inganna il vero, 
Che già gran tempo io pofi per coftui 
Egualmente in non cale ogni penfiero . 

Mentre viuendo in poteftate altrui 
Potei godere il defiato volto 
Tremando, ardendo affai felice fui . 

Ma poi, ch'à gli occhi il grato cibo è tolto* 
Ne fenton quell'orecchie 1 cari accenti 

Quan» 



4< 

Quant'io veggio m'è noi' a,e quant'io afcolco. 
Formali le voci mie graui lamenti, 
E'ntanco quelli abbandonaci lidi 
Vòmifurandoà palli cardi, e lenti. 
Quell'aria 'ngombro di noiofi [fetidi , 
E gli occhi volgo per mirar s'io veggio 
Luoghi da fofpirar riporti, e fidi. 

Se vinca dal dolor piango, e vaneggio , 
S'io viuo Tempre in amorofi guai 
La mia Forcuna che mi può far peggio ? 

Deh ceffa Amor di trauagliarmi homai , 
Riuolgi akroue il tuo dorato ftrale , 
Ch'io mi palco di lagrime, e tu'l fai. 

Il tanto feguitarmi al fin che vale ? 

Deh laicia il tormentarmi à que' begliocchi, 
Che'l foco del mio cor fanno immortale . 

Par ben,ch ogni fuentura à me fol tocchi, 
Ond'à ragionqueft'Anima dolente 
Auuien,che'n piantó,ò 'n lamentar trabócchi . 

Quando refpirerà mia fianca mente ? 
Quando fìa mai,cheriueder io fperi 
Gli occhi,di ch'io parlai sì caldamente ? 

Occhi del mio morir miniftn fieri 

Non vi celate,ò'n tanta guerra almeno 
Datemi pace ò duri mici penlìeri. 

O quanta inuidìa porto à quel terreno 
Doue rifplendon quei viuaci lumi , 
Che fanno intorno a fé l'aer fereno . 

Bench'amando , e feruendo io mi confumi > 
Amerò, feruirò lunge > e dappredb 
Mentre, che al Mar difenderanno i fiumi. 

Che 



Che viua il cor da tante peneoppreflb,* 

Ch'io viua, e fpiri in cosìgraui affanni 

Meco di me mi merauiglio fpeflb . 
Ohimè, che l'hore, i giorni, i mefi, e gli anni 

Confumo inuan quell'Anima mi dice 

Tnfta,e certa indouina de' miei danni . 
Ben fon io ne* marcir fola Fenice , 

E tu lo vedi,e ne gioifci , e godi 

O del dolce mio mal prima radice." 
Sì ftrecci fono gli amorofi nodi 

Co' quali Amore il cor mi ftringe intorno * 

Che Morte fola fia, ch'indi Io modi • 
Deh verrà mai quel defiato giorno, 

In cui pofla fruir quant'io vorrei 

La dolce vifta del bel vifo adorno ? 
Crudel à che non torni ì a che non bei 

Me di quel bel, per cui cucc'akro oblio ? 

Ma tu prendi à diletto i dolor mrei 
E i fofpiri, e le lagrime, el defio . 

SONETTO XLVII. 

TIrfi dolce mio ben fé dal valore , 
Onde sì illuftre,e gloriofo vai 
Nafce quell'amor mio, nafcono i guai, 
Me foàue'l languir, dolce l'ardore. 
Se da l'amato angelico fplendore 
Di quei duo foli amorofetti , e gài 
Mouon gli ftrali,onde ferita m'hai , , 

E de le piaghe mie dolce il dolore. 
$e<id la bocca,e dal foàue rifo 

Le mie lagrime nafcono, e i fofpiri, 

Me '1 pianger dolce, e'1 fofpirar m'è grato . 

Dunque 



47 



4 J 

Dunque viurò ne' dolci mìei martiri , 
E'1 cor, che dolcemente fu piagato 
Per morte ancor non fia da te dmifo . 

SONETTO XLVIII. 

DI beltà,di vertù fé' Clori mia 
Adorna sì. ma vaga à noi rifplendt 
Con altrui doti, ah che s'altrui le rendi 
Non hai di tuo, che ferità natia . 
Il rifo, il moto altier,la leggiadria 

Rendi a le Grazie; il foco , onde m'incendi 
Ad Àmor,al Sol l'oro, onde mi prendi , 
E de gli accenti il fuon rendi à Talìa -, 
Gli occhi à le (Ielle, e de l'amato volto 
Le frefche rofe, e i gigli à Primauera , 
Ed à Ciprigna il bel, le perle al Mare ; 
Le parole a" Mercurio e dolci, e care , 
Ed a me rendi '1 cor,che tu m'hai tolto, 
E retta à voglia tua crudele, e fiera . 

MADR. XVIII, 

O Lagrime, ch'ad arte 
Ho tante volte fparte in quello Rio { 
Lacrime in cui s'afeonde il foco,ond'io 
Mi itruggo à parte, à parte 
Quando talhor bagnate 
Le delicate membra 
Di colei, che del Gel Dina raffembra 
Dire lacrime inarate • 
Perche de l'amor mio non l'infiammate t 



M A D. XIX 

DOpo la pioggia del mio pianto amaro 
Come 1 oliente ci fuole 
M'apparue il mio bel Sole 
Più de Tv fato chiaro: 
Al cui raggio improuifo 
Di più colori mi fi tinfe il viio; 
Oiid'Iride nouella io fon' intanto 
In virtù del dio liimeje del mio pianto . 

SONETTO XLIX. 

/^\ Vando alluma nafeendo il Sol la terra , 
V^ E l'horror de le tenebre fparifee , 

^^^■" S'allegra il bofeo, e'1 prato ri fiorifee , 

Ride la rofa,e l'olirò fuo difTerra ; 
ìla s'ei s'auanza,e quali armato in guerra 

Vibra'l raggio pofTence, e'1 fuolferifce 

Eliache già ridèa mefla languifce , 

E l'oftro cade impallidito à tetta . 
Così chi diede pur vita, e vaghezza ... 

Dianzi al purpureo fior cangiando tempre 

D'honor lo fpoglia,anzi fa sì,ch'ei muore. 
Tal pria nafeendo entro'l mio feno Amore 

Sparfe l'anima , e i fenfi di dolcezza 

Crefciuto hor fa ; che'n troppo ardor mi (tempre^ 

SCHERZO IL 



+S 



I 



O credea, che tra gli amanti 

bolo i pianti , 

Sol l'angofce, fol le pene 
Senza ipene folTer quelle 



D Rie 



Rie procelle 

Turbatrici d'ogni bene. 
Io credèa , che 'ntaufta force , 

Doglia, e morte 

SoftenefTe vn cor lontano 

Da la mano, che'l faetta > 

Che l'aletta, 

Per cui piange , e Irride in vano 
Io credèa quando (degno! e 

Le amorofe 

Luci il vago afflitto mira, , . 

E fofpira , folle queftà 

Pena infetta 

Sol cagion di fdegno, e d'ira... 
Io credèa, che'n fier tormento 

11 contento 

Si cangiaffe d'vn'amantc , 

Che'l fembiante amato perde, 

Onde '1 verde 

Fugge al fin di fpe me. errante» 
E (limai, che lènza clTen^pio 

FoiTe l'empia 

F ato ( ohimè ). di quel dolente , 

Che languente non ha pace , 

E fi sface 

Ne l'incendio vanamente. 
Ma godendo non penfai > 

Che trar guai 

Da fue gioie vn cor deuefTe ì 

O potette nel gioire 

Sì languire , 

Ch'à doler d'Amor s'hauefle. 



• 



Ne credea , ch'amante amato 

Del Ilio (lato 

Sofpiralfe. hor da l'effetto 

Da l'affetto prono, Amore, 

Che'l dolore 

Segue Tempre il tuo diletto . 
Stringa pur l'amato collo , 

Che (atollo 

Mai non fia quei, che ben ama ; 

Perche brama il bel celelle 

Chi ufo in quelle 

Membra,e , nuan Io cerca,e brama. 
O d'amor forte infelice 

Se non lice 

Mai gioir, tue cure ponno 

(Fero donno) (cure, e chiare, 

Dolci, amare 

Tome dunque il cibo , e'1 fonno? 

M ADR. XX 

O Bell itfìmo petto , 
Dolce petto a moro fa 
De 1'auicfo mio {guardo altero oggetto 
Per quefto caldo humore , 
Ond'hor fé' rugiadofo 
Poiché partir conuien rendimi il core. 
Nò nò. ria meglio, ch'io nei duoì mi ftempre 
Pur che'n fi de^no albergo ei viua femore . 
M A D. XXL 

QVai lamenti vfeiran del cor profondo, 
Ch'eller poffan conformi 
^ Di canti affanni al tormentofo pondo? 

D a Poiché 



Poiché pur veggio tormi . - 

Da vn'acerba partita 

Il mio ben , la mia vita ; 

Ma che parl'io di ricrouar accenti 

Conformi a miei tormenti ? 

Ahi,che sì graue io lento il mio duol farti, 

Che tempo è di morir, non di lagnarti . 

M A D. XXII. 

OCiel deh per pietà dammi tanti occhi 
Quante hai tu chiare ftelle 
Si che l'afprp dolor, che'l cor mi fuelle 
Per la dura partita q 

In pianto almcn trabocchi. 
Ma doue ( ohimè) poich'io fon tutta ardore 
Haurò in mio (campo lagrimofo humore > 
O dolente mia vita 
Com'ogni noftro ben ratto fé n'fugge . 
Non m'ancide il dolor, e non mi ftrugge 
L'incendio,e non mi porge il pianto aita. 

M A D. XXIII. 

NOn è gran Mago Amore, 
Se da vn bel uolto candido,e vermiglio 
Tragge di morte vn languido pallore J 
Se da ridente ciglio 
Mone talhor per gioco 
Pena , ch'ancide vn core ? 
Se da la neue il foco , 
Se da tranquillo mar fiere procelle 
Defta,e la pioggia da ferenc Stelle ? 









i ; 



Air* 



S3 

AII , Illuftri(r& EccellcntiiT.Sig. 

MARCHESE DI MASSA.i'c. 

A L D E R A N CIBO. 

SONETTO L. 

E Don elei Cie!o,è dono al Mondo egregio 
Il poter raccontar de gli Airi illuftri 
Mitre , e Corone,onde la Terra illuftri 
Non mcn di Febo il chiaro fanguc regio. 
Ma vie più degno , ed honorato fregio 
E fchiuarde l'oblìo , l'ime, e paluftri 
Onde nemiche, e per virtuti induflri 
Salir felice à gloriolo pregio . 
H or tu fé' quei, ch'ai Gel per fama afeendi 
Saggio Alderan, dal cui bel ramo forge 
Frutto,ond'auuien,chc'l tronco alto s'honore. 
Ma 'nuan fuda mia Clio, quand'aita feorge , 
Che fon l'eccelle doti, onde n'accendi 
C i £ o de l'alme^ e de la Terra honore. 

All'Illuftrifs.&: Reuerendifs.Sig. 
CARDIN. PIETRO ALDOBRANDINI 

SONETTO LI. 

PI e t r a da cui nono Mosè Clemente 
Di fanta carità le voglie aceenfe 
Fé l'acque fcaturir , onde giàfpenfe 
Del Popol Tuo fcdcl la fete ardente 5 
Pietra si cara à la fupema mente 
De l'alto Rè, che'n tè iia, ch'ei difpenfe 

D j A pili 




/ 4 - 

A più matura età grazie sì immcnfe , 
Che vn dì Tarai del Gel bafe pofsente ^ 

Dopo '1 gran flutto, che la terra ópprefTe 
Pura colomba a l'incauato legno 
Portò di pace la bramata fronda. 

Così tè ancor d'eterna pace in legno 

Di Marte a fcherno il ìbmmo Padre erefse » 
TaljC-'hor ne gode il Ciel,la Terra ,.e l'onda. 

AL SERENISS. CARLO EMANVEL 

Filiberto Duca di Sauoia , &c. 

SONETTO LII. 

Amofo C a r l o, e per virtute altero 
Dtitto era ben,, che t'annodafle il Fato 
A quel Rè potentifsimo > e beato 
Glon'a,eiplendor del chiaro fangue Hibero. 
Dritto era ancor,che'n vera pace, in vero 
Amor,e d'vnion teco legato 
Quegli fotte à gli icettri,à Tarme nato 
Non so qual più gran Rege,ò gran guerriero^ 
Hor godi,e mentre il minacciofb orgoglio 
Langue di Marte>e la tua fama i vanni 
Spiega-, de le tue palme il frutto prendi i 
Quindi poi nelcelefte Campidoglio 
Trionferai dopo gran giro d'anni 
PrefTo a i gran Rè,da la cui pianta (cenai. 
SONETTO LUI. 

FOrfe appar sì leggiadra in Gel qualhora 
Coronata di rofe* e dì viòle 
Richiama à le dolcifsime carole 
Gli innamorati augei la vaga Aurora 5 

Forfè 



47 

Forfè ne" veli Tuoi notturni alhora , 

Che'l dio caro Paftor vagheggiar fuole 
Oncia è sì bella? è così bello il Sole 
Quando f punta il mattin del Gange fuora? 

Nò; ch'à Madonna egual l'ctcìiie rote 

Lume non hanno: al cui fplendor m'auueggìo 
Fiammeggiar l'ombre de leofeure bende . 

Ombre foaiii,onde 'I mio cor s'accende 

Quel raggio,ch'io nel voftro fofeo hor veggio 
Rif chiari- hoiiiai mie tenebrone note » 

Airilluftrifsimo Sig. 
D. GIROLAMO CENTVRIONE. 

SONETTO LUI. 

a Val Fenice farà,che l'auree piume 
Battendola d'auuicinarfi ardita, 
O degna fenza tua benigna aita 
De la tua gloria al fiammeggiante lume? 
Scorgono alzati oltre l'human coftume 
Tuoi chiari pregi sì, ch'ogni fpedita 
Lingua, ogni mente al fin travia fmarrita 
Retta; ne d'ir tant'alto vnquà prefume » 
E chi fu mai, che per virtù fuggito 
Da la rapacità de gli anni auari 
C e n t v r i o n qual tè fplendefle in terra ? 
Per ch'empio felice altrui t'addito 

Contrai furor,che Morte empia diflerra . 
Da te dunque eternarfi ogn'alma impari. 



D 4 All'- 



Àli'IUuftrc Signor 
FRANCESCO DVRANTE. 
Che Amore cagiona trattagli > efpejfo morte . 
Canzonetta Morale 1 1 1. 

AL iiion de l'aurea tua cetra gli amori 
De la bella Ero,e del Garzon d'Abido 
Narra tu Mufa,e del gran cafo il grido- 
Delti pietà ne i più feluaggi cori . 

Dì come di Ciprigna il giorno fefto 
Lieto chiamò da le natie contrade 
Le Genti,c d'ogni fello, e d'ogni etadc 
Ad honorar la bella Dina in StTro . 

I notturni Himenei, che varcar Tacque , 
Le ofeure nozze,che giamai l'Aurora 
Non vide; il nuotator furtiuo honora, 
Ero,<Sc Amor cui di dormir non piacque. 

Era miniftra la bcllifsima Ero 

Del Tempio; hor mentre a le fant'opre intefa 
Lodata paiTa -, indi ne refta accefa 
L'alma, che ferue entro viril penfiero . 

Ma più d'ogn'akro arde à Leandro il petto ; 
Arde,e fol può de la Donzella altera 
Scaldar il core, e con humil preghiera 
Chicle,ed ottenne il maritai ilio letto. 

Ritorna lieto al ilio patrio foggiorno , 
E come riabilito hauean tra loro 
Bramalo attenderne i be' raggi d'oro 
Nasconda Febo,e porti alcroue il giorno » 

Ecco 



Eccola notte dettata viene, 

Egli à la Torre il guardo filo intende ; 
E la face d'Amor vede, eh e fplende , 
E gli arde il cor fin da le mute arene .. 

Penfoib alquanto da le amiche iponde 
Ei guarda il mare, e teme de' ìlio' inganni, 
Poi dice auuolti al biondo crine i panni , 
Foco d'amor non de temer de l'onde. 

Di leggier falto al mobil flutto pieno 
D'infedeltade egli fé fteflo fida; 
E Naue à se, vcla,& Nocchier fi guida 
Pe i falfi campi a la fua Donna in feno. 

Ella con rofea man l'afciuga.e terge , 
Indi lo feorge à la fecura ftanza, 
Vagheggia l'amatiflìma fembianza 
Mentre d'odori il caro fianco afperge. 

Sgombrata al fin da lui l'amara ("puma 
Parlò foàue. egli abbracciolla , e colfc 
Mille,e più baci, indi quel cinto fciolfe, 
Che bramò tanto,entro a la molle piuma . 

Così godeanfi Citherea furtiua ; 
Ma gli Himenei maritimi, e fonanti 
Tanto durar tra gli infelici amanti 
Quanto fi vide la ftagione eftiua. 

Giunto Phorrido Verno il coraggiofo 
Leandro nuotaj ed ecco il crudo fiato 
D'Aultro porta al Ciel l'onda , e'i lume vfato 
Spcgnej ond'ei corre il pelago fpumofo . 

L'arrancate membra ftanche,e rotte 
Agita il mar, di cui l'humore acerbo 
Ei bene in vanjch'al fin crudo,e fuperbo 
Lo trahe dolente a l'vltima fua notte . 

Poiché 



Poi che'l bel corpo ( ohimè) di fpirto caflb 
Vide il mattin la Donna, in preda al duolo 
Dal balcon prefo vn difperato volo 
Col capo in giù precipìtofsi al baffo. 

Dyrante hor faggio tu l'animo indura 
D'Amorài colpi; e quello humidoefTempio 
Ti fcopra homai,ch'cgIi tiranno, ed empio 
Pelle è del Mondo,e Moftro di Natura . 

Ma tìi medeimo col tuo nobil canto , 
Canto felice, ond'ergi al Ciel le piume 
Infegni altrui, che d'efto falfo Nume 
Breuifsima e la gioia,cterno il pianto . 

SCHERZO III, 

DAI furor del dubbio Marte- 
In difparte 
Aleffandro gloriofo 
A la menfa già fedea 
E prendea 

Da i conuiti almo ripofo. 
Mentre l'efea il digiun chiede 
Ecco fìede 

L'aer 1 intorno l'armonia 
D'huom,che tanto in dolci carmi 
Chiama à l'armi , 
Che dal cibo lo difuia. 
E qual fuol il vento fiamma 
Così'nfiamma' 
Il Macedone Guerriero ; 
Ch'ei le menfe,e gli agi abborre ^ 
Indi corre < ! 
A la pugna ardito, e fiero. 

Tal 



S9 

Tal ancor folca Chirone 

Al Garzone, 

Ch'ei nudriua aguzzar l'ira 
Nel cantar d'alme feroci 
Pugne atroci 

Al guerrier fuon di fua lira T 
Febo hor tu, che d'ogni canto 
Porti il vanto: 
Come '1 fuon de la tua Cetra 
Al mio amor, a la mia fede , 
(Ahi) mercede 
Per pietade non impetra ? 

SONETTO LV. 

ARdo , e fon fatta miferabil fegno 
E ben fc l'vede Amor d'ogni fuo ftrale ; 
Né fchermo io trouo al mio marcir fatale 
(Latta) e prego non vaimi arte, od ingegno . 
Dentro vn bel vifo a cui folo m'attegno 

Veggio le fiamme, ond'ei quell'alma affale ■; 
E s'io chieggio conforto a sì gran male 
In vece di pietade accendo fdegno > 
E'1 duo!, e he 'ntenerir potrebbe i fafsi, 
E l'amaro mio pianto han per mercede 
Noue lagrime fol,nouo tormento ; 
E per maggior mio mal miferai' lento, 
Che per girfen' a lui,ch'à me non crede 
L'infiammato mio cor su l'ale ftafsi . 
SONETTO LVZ. 

TIrfi à Filli dicea, Filli ben mio 
Vedraffi prima fenza raggi il Sole > 
Priuo Maggio di rofe,e di viole , 
Ch'io ti ponga viuendo vncjuà, in oblìo,, 

~ — - gd 



Co 

Ed ella, ahi falfo hor vino ti vegg'io ; 

Ne m'ami (ohimè) ne del mio duol ti duole ] 
Son quefti i giuramenti, e le parole 
Onde ingrato allcttarti il mio delio? 

Più del Sol non rilplenda il chiaro lume , 
Maggio di vaghi fior più non s'adorni , 
Che viuo è Tir(ì,e Fillide non cura . 

Sì rimembrando gli amorofi feorni 
L'afflitta Ninfa di morir procura 
Diftillando per gli occhi vn caldo Fiume. 

M A D. XXIIII. 

Vide Lesbin Nitida Tua fugace 
Armar di ftrali vn die 
La delicata mano ; 
E dirle alhor,perche non trouin pace 
Amor le angofee mie 
Fiero porgi queU'armi,e non in uano 
A quella man, perch'emula de gli occhi 
Dentro a l'anima mia faette {cocchi. 

M A D. XXV. 

PErche più graue fìa 
L'interna doglia mia tu pur vuoi fiera 
Mia leggiadra Guerriera, 
Ch'io taccia, il nome tuo 3 che'l mio dolore 
Chiuda ferri pre nel core. 
Io forrro,e taccio sì . ma che pofs'io 
Se la doglia difeopre il volto mio ? 
E ? l pianto non so come 
Forma Siluia cadendo il tuo bel nome 2 



SO< 



Alla Serenifs. Si$. 
D. VIRGINIA MEDICI D'ESTE 
. Duchefìa di Modona, &c. 

SONETTO LVII. 

E da le Sfere,onde'l valor prendefte 
Donna, e'1 bel guardo alteramente humile 
Tolc'eguale hauefs'io canoro ftile 
Voffcra lode per me forfè vdirefte. 
Ma l'alte doti, e le bellezze honefte 
Gradito ardor d'ogni anima gentile 
Potrieno hauer terreno carme à vile, 
Che Ibi degno e di lor canto celefte. 
Dunque bella d'Heroe figlia, e conforte 
Quel, ch'io non poiTo , e che pur dir vorrei 
Riiuonino per me l'eterne Rote . 
Chi vi die la virtù fpiegar la puote . 

Hor dica'l Ciclo in chiare voci, e (corte 
Non luce in me quel,che non fplende in lei. 

AL SERENIS. SIG. D. CESARE D'ESTE 
Duca di Modona,&:e. 

SONETTO LVIII. 

DIicior vorrei da le deferte arene 
De lo Iterile mio mal colto ingegno, 
E trar ne l'alto Mar mio fragil legno 
De' pregi tuoi,benche timor m'arfrene. 
Haurò ben di falcarlo altera fpene 

D'Andro fprezzando, e d'Òrion lo fdegno 
Nocchiero ardito,e non del tutto indegno 
Se la fortuna tua meco ne viene . 

Alhor 



ti 

Alhor nouo Arione in mezo à l'onde 

Canterò de* tuoi fatti eccelfi, e diui . 

Ma douc fon? qual pur m'inganna errore? 
Bado ftil troppo offende alto valore. 

Tìi fol de le virtù,che'l Ciel t'infonde , 

Tu, che Cesare fé' ragion a,e fcriui. 

SONETTO LTX. 

IO che già vidi in me quegli occhi ardenti 
Soàuemente lampeggiar d'amore, 
E mille vfeir di quel bel feno fuorc 
Ver me pur mofsi alti Colpir cocenti 
Pollo mirarli ad altro oggietto intenti 
Riceuer noua piaga , e nouo ardore 
E non morir? ò di nelliin valore 
Nel gran Regno d'Amor cure,e tormenti. 
Come per doglia il core hor non s'impetra ? „ 
Come non parte l'alma afflitta, e metta 
A così acerba, &c odiofa vifta ? 
Prenda Morte vno (Irai da la faretra 

Se'l duol non bafta,e me tolga da quefta 
Vita di morte aflfai più dura , e trilla . 

ALLE BELLISSIME GENTILDONNE 

di S* Pietro d'Arena . 
SONET T V L X. 

A Che tardate neghittosi amanti? 
Ecco quanta chiudèa la terza s fera 
Qaì fiammeggia Beltà, qui gioia vera 
Moue da' vaghi angelici fembianti 8 



ù 

Qui de le Scelle fiflc, e de l'erranti 

Si difcopre il valor, beata ichicra ." 

Ahi folle è ben chiunque amando fpera 

Trar da più chiare Fonti allegri pianti . 
D'ogn'alma foco, e d'ogni cor catena 

Son que' begli occhi, e quegli aurei capelli 

Ou' Amor, e le Grazie han pofto il nido . 
Non prenda più quenVamorof'o lido 

Il nome Ilio da la vicina arena ; 

Ma da gli Angeli nomai per voi s'appelli . 

Airilluftrifs. & Reuerendifs. Sig. 

CARDINAL S GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINO 
SONETTO LXI. 

Mille fcorgo là sii Faci immortali , 
Ch'adornan di fplendor quel feggio eterno; 
Ma tra quei lumi ancor che tanti , e tali 
Sfauillar folo vn vago Sol difcerno . 
Così qualhor à le terrene , e frali 

Cose intenta riuolgo il guardo interno ; 
Fiammeggiar foF vn Cinthio tra mortali 
Veggio, onde n'ha già feorno il Sol fupernp . 
Lucido è fempre à noi, fempre fecondo ; 
Ne chiarezza maggiore al caldo , al gielo 
Di quella habbiam, ch'ei vaga à noi difTerra T 
Ma,ch'ei (la tale è merauiglia al Mondo ? 
Se non foftien' altro, che vn Sol il Cielo 
De foftener altro, che vn Sol la Terra? 

AI- 



3 



6 '<f ri 

Alla Illuftrifsima Sig. 

PLACIDIA GRIMALDI. 

• 
SONETTO LXIL 

IN fra le fece, infra le gemme , e gli ori 
In cai fia pregio, e magistero accolto 
Merauiglia non è, che nobil volco 
Scopra d'alma beltà ricchi tefori ; 
Ma che tra fofchi,e tenebro!! horróri 
D'ofcuri manti, e negre bende inuolto 
Fiammeggi vn guardo sì, ch'ogni più fciolto 
Cor preiò redi ,e viua in dolci ardori ; 
Miracol nono, e raro al Mondo parmi , 

Ed è-, poiché non pon bellezze mede ^ 

Bear l'ai me, od aprir profonde piaghe . 
E pur tua gloria è quella, horfe di. vaghe 
Spoglie adorni Placidia il bel celefte 
Arderai, ferirai le neui , e i marmi. 

SONETTO LXIIL 

Cinto di neue ilerin d'intorno agghiaccia 
Borea crudel ; ma benc'horrido, e fiero 
Sia tanto, ei già non frena il mio penùerc^ 
Ne fìa, che'l fuo rigor temer mi faccia. 
Hor fegue il pie del mio defir la traccia , 
Onde quetar lunghe fatiche io fpero 
Per lui,ch e di virtute esempio altero , 
Per Iui,ch'ogn'alma in cari nodi allaccia . 
Tenti l'eftremo iuo l'alpina afprezza , 
Sia quanto vuol canuto Verno algente. 
Vincefi il tutto col rauor dmino . 

Inuan 



'-■• 







Inuan contrafli homai, cedi Appennino . 
Vie maggior de la tua uni chiama altezza, 
Per cui non teme il giel mia fiamma ardente. 

Airilluflriflìmo Sign. 
IACOPO DORIA. 

SONETTO LXIIII. 

En degni d'albergar nel feggio eterno 
Quei lumi foniche d'alto zelo ardenti 
Vi dier quelle fi rare, e fi pofienti 
Grazie, che fiammeggiar in voi difeerno ; 
Ne degni fon del raggio almo, e fuperno , 
Ne mcn del Cicl quei , che non furo intenti 
Ad opra tal ; ma di vaghezza fpenti 
Deurian precipitar nel cieco Inferno . 
Alcun certo non rù, ch'ai nafeer voftro 
I fuoi pregi negalTe; ond'è , che fietc 
La vera gloria de le patrie fponde . 
Così ài virtù rara altero morirò 

D'amor non pur tra noi l'alme accendete, 
Ma la gran Dori Arde per voi ne Tonde . 

Al molto Ululi. Si?. 
PAOLO ODONE. 

SONETTO LXV. 

N r E Pinuido filenzio deue ancora 
Starfi per me tua gran virtù fepolta 
Odon ? ah non fia ver. mia lingua fciolta 
Da b-1 deiir detti U mufic'ora . 

E Forfè, 



. 



Forfè io farò di qualche Sol l'Aurora , 

Che ("coprirà quanta fìa 'n ce raccolta 

Diua bontà; così di man fia tolta 

Tua gloria à lui , che '1 tutto empio diuora . 
Se accenna il tuo valor mio carme humile, 

Molti fi vedran poi fpirti famofi 

Portar tue lodi al Ciel con chiaro ftile . 
Solo fnoda così canti amorofl 

Il Rofignuol, poi l'armonìa gentile 

Mille al canto ne trahe fra i rami afeofi. 

Nelle nozze dd 5erenifs. Principi 

RANVCCIO FARNESE 
e D. Margherita Aldobrandini . 

Epitalamio L 

MErauigliecccoi' difcerno . 
Le fue neui,ei ghiacci algenti 
Cangia in rofe >e'n gigli il Verno ; ; 
Ne la Scithia fuga i venti , 
C'hanno afperfo il mento, e'1 crine 
Di canute- horridc brine u 
Fugge ancor Noto piouofo ; 
Onde nube il Ciel non copre: 
Anzi pur dal feno ondofo 
D'Anfìtrite à noi fi feopre 
Trarne il Sol di raggi ornato 
Chiaro il dì più de l'vfato • 
Al cui lume fi riuefte 

Di fmeraldoir prato intorno « 
Qucta il Mar l'atre tempefte , 
L'amarancoil feno adorno 

Di 



(7 

Di bell'oftro à noi fiammeggia j 

E la rofa porporeggia. 
Dimmi Clio come gli honorì 

Toglie ardito al vago Aprile 

Rio Decembrede' tuoi fiori , 

Scopri tu Mula gentile 

Onde nafee il nono bene , 

Ch'à bear il Mondo viene . 
Bella Clio tu mi rilpondi , 

C'hoggi fono al buon Farnese 

Terra, e Mare, e Gel fecondi* 

Però volge a lui cortefe 

Lume pio Vergine vaga , 

Che foàue il fen li piaga . 
Piaga il ieno , e col bel raggio 

Dolce fcrlue Margherita 

Entr'al cor virile, e faggio. 

Del crin poi rete gradita 

Vàteffcndo al caro Duce , 

E d'Amor prigion l'adduce. 
Ma s'ei langue dolcemente 

L'alma ancor de la Donzella 

Proua quanto è Amor polente. 

Degno ftral,degna facclla 

Di RanvccioìI gran valore 

Fatt'è già del nobil core . 
Bella coppia pellegrina, 

Ch'ardi in cado, e fanto zelo 

Chi dira qual ti deftina 

Regia prole amico il Cielo ? 

Qual da' tuoi facri Himenei 

Veggio ufeir palme, e trofei? 

E £ Sol'à 



Sol' à Febo homai dir lice 

Di que' frutti, che promette 

Quefta Pianta alma,e felice. 

Frutti,ond'anco aire vendette 

Senta il Mondo contra gli empi , . 

Che di lui fer tanti feempi. 
Di quai gemme fplenderanno 

Ricche Mitre à noni figli? 

Qual hauran perpetuo danno 

Del rio Trace i fieri artigli ? 

L'empie fette à Dio rubelle 

Fien per lor di Christo ancelle 
D'Alessandro i fregi fparll , 

D' Alessandro honor di Marte 

Scorgo in quefti rinouarfì ; 

Onde Pindoin mille carte 

Di sì degne, e ben nat' alme 

Scriuerà l'egregie palme . 
Ecco il Tebro difacerba 

Doglie antiche , e Roma altera 

Già d'Heroi madre fuperba 

Qual fauor, qual gioia fpera? 

Bsn farà, ch'ella al fìntomi 

A l'honor de' primi giorni . 
Stelle ardenti , Gigli illuftri 

Man Celeste infìeme lìringc j 

Per cui fia,che un dìs'illuftri 

Quanto '1 Mar d'intorno cinge ; 

Per cui fia,che l'aurea etate 

Faccia ancor l'alme beate. 
Ne la menre ciò mi fcriile , 

Ciò mi cHtTe l'alta Mula , 

Che mentir giamai non vfa . 



Al- 



n 

AU'IlluftriflTimo Sign." 
PAOLO AGOSTINO SPINOLA. 

SONETTO LXVI. 

SE con la man di rofc al Ciclo intorno 
La fpofa di Titon gigli,e viole 
Sparge ; ne feopre, che fercno il Sole 
Trarrà dal Gange vn fuminolo giorno. 
Cosi fé di virtù bel raggio adorno 

Auuien,che'n verde età l'alme confole , 
D'alta gloria meflaggio ei dir ne fuole 
Tra più degni haurà quefti vn dì foggiorno. 
Hor godi tinche del tuo Soie ftelTo 

Fatto Spinola fé' gioconda Aurora, 
Onde t'afpetta de le Mule il Choro . 
Di nobil cetra la tua deftra honora 

Febo, e già fptinta in riua al gran Permeilo 
Per adornarti il crin vergine Alloro ..'■'• 

Al medefimo . 

SONETTO LXVIL 

DVnquc trarrà da le pungenti Spine 
Vn'Alma così bellaj e gloriofa 
Il nome ? vn'Alma in cui fpiega porapofa 
Virtù l'alte fue doti , e pellegrine? 
Ma da l'incoIto,e dal pungente crine 
Trahe de la Gepe ancor lieta la rofa 
Lafua porpora vaga,ed amorofa, 
E fparge con l'odor grazie diuine. 

<E 3 Altera 



Altera quefta tra più vaghi fiorì 

L'impero ticn, benché l'origin prenda 
Da le fpi'ne, onde .'olirò à noi difcopre. 

Sì tu l'impero hai de' leggiadri cori , 
Ancor che da le {pine in tè difcenda 
Il nome, cui (ìlenzio vnquà non copre . 

M ADR. XXVI. 



F 



Iammeggianti faetteecco di/Terra 
Febo iòiira la terra, e tu ben mio 
Mentrc,ch'io leggo quelle note, ch'io 
Per tè dolce vergài 
Tu con la man di ncue 
Schermirmi tenti da' cocenti rài ? 
Nò nò. flruggan me pria, ch'affai men grcue 
Mi ria giunger per morte a l'hore eftreme ; 
Ma fé la bella man l'ardor non teme , 
Stendila prego fui mio petto vn poco , 
Sì ch'io ne tempri l'amorofo foco. 

M A a XXVII. 

a Velia bocca amorofa 
Ben mi porgerle voi 
In premio del mio lungo afpro tormentOi 
Ma fu poco pietofa 
Voftra pietà , fé via fuggirle poi 
Qual nube,ch€ s'affretta innanzi. al vento . 
Sarà lieue concento 
Dunque giulla mercè d'alto languire? 
Nò,che breue gioir non e gioire , 



Scherzo 



71 

SCHERZO IV. 

a Val più viue in graue affanno 
Sotto'l giogo alpro infelice 
^ Di quell'empio Amor riranno 
Rilpecco a me fi può chiamar felice 
Quando ftan cucci i viuenci 

Chiufi in grembo al dolce Tonno 

Piango io Tol, che i miei cormenci 

Benché i dorma calhor dormir non ponno. 
Mencie fianco il corpo dorme 

Veggio in mezo a falfa fchiera 

Di notturne erranti Torme 

Del verace mio mal l'imagin vera . 
Ahi così fon fatta effempio 

Di martir ingiuflo Amore. 

Ahi così Ton htta vn cempio 

In cui quell'alma ogn'hor s'offre al dolore. 
Deh volelTe amica Torce , 

Che di canee angoTce il Trucco 

Foffe almen pietoTa morte, 

Ch'io molto acqui fterei perdendo fi tutto . 
Libertà de' piacer miei 

Sol miniflra hor che m'auanza? 

Quando (lalfa) io ci perdei 

Di tè perder deuea la rimembranza . 
Sì di pioggia lagrimoTa 

Molle il Ten Filli dolente 

SoTpirò mefla,e penToTa 

La paffaca Tua gioia,e'l mal preTente» 



Sclierzo 



71 

SCHERZO V. 

CAre gioie , 
Che le noie 
De' fofpir mandate in bando 

Quel diletto , 

C'hònel petto 

Scoprati gii occhi sfauillando .. 
Hor non finge, 

Hornon pingc 

Con Tua fquadra falfa , e vaga 

Sogno vano 

Quella mano , 

Che fi dolce il fen m'impiaga . 
Bell'auorio 

Pur mi glorio', 

Che per mille dardi, e fac/, 

Che m'auenti 

Hor confenti , 

Ch'io ti porga mille baci < 
Frefchc rofe 

Oue pofe 

D'Ibla il mei cortefe Amore 

Pur delibo 

Grato cibo 

Premio altier del mio dolore • 
Parolette 

Vezzofette 

Per cui già bear mi fento 

Pur v'afcolto, 

Ne m'è tolto 

Da l'Aurora il mio contento '• 

Frena 3 



Frena, frena 

Lingua piena' 

Di piacer la tua dolcezza : 

Sai l'Aurora 

S'innamora, 

Ed e (balera à' furti auezza ; 
Ma vaneggio 

Me tVaucggio 

Belle Ninfe ella non toglie.' 

Ah pur Giouc 

Non ritroue 

Forma noua , e me ne fpoglie .' 

Àli'Illuftrifs.& Eccellenti^. Sig." 

IACOPO BVONCOMPAGNO 

Duca di Sora , &Tc. 

SONETTO LXVIIL 

DI vago Fiumicelleplacid'onde 
(Benché inefperta) io pur folcar faprei, 
Ma del vallo Oceàn l'acque profonde 
A gran pena col guardo i' fofterrei » 
Così le Mufe al defìr mio feconde 

Forfè ad imprefa humile hauer potrei 5 
A quella nò,che'l fuo valor confonde 
Per ibuerchia grandezza i fenfi miei . 
S'io vincerli così d'ogn'altro il canto, 

Come tu vinci Heroe d'ogn'altro i pregi , 
Ardita {piegherei quel,c'hor non ofo. 
Qu,ei,che più illuftre ha de la cetra il vanto. 
Regga ì'incarco pur de' cuoi gran fregi 
Deh Spofa di Dio Campionfamofo. 

Alla 



/+ 



la 

Allallluftrifr.& EccelIenciff.Sig. 



D. COSTANZA SFORZA 

Buoncompagni, DuchclTa di Sora,&c. 

SONETTO LXIX. 

NO Uro terreno Cicl la fronte lieta 
Di voi gran Donna è fatta, al cui fereno 
Lieto fi (pecchia , e riconofce a pieno 
Sue merauiglie eterne ogni Pianeta . 
La pudica Honeftà fu e voglie acqueta 
Enrro quel cado alabastrino feno; 
Qu'ui Amor pone a le medefmoil freno , 
E ciò, ch'à voi non p;ace egli a fé vieta; 
Ond'altri impara a riuerirui prima 
{ O merauiglia) che per fama noto 
Di voftr'alte virtù gli fia'l valore . 
Chi vi conofee poi qual Dea vi /lima > 
E moiTa tutta da penfier deuoto 

Costanza Sforza ad adorami il core. 

i 

SONETTO LXX. 

Dlue poiche'l mio Sole afcolta, e brama 
Il cantar noflro, hoggi più dolci, efeorte 
Rime telfete, e con maniere accorte 
Hoggi v'alzate a gloriofa fama . 
^Veggia ne' veri! miei quanto il cor Fama » 
Oda ne' verfimiei l'afpra mia forte 
Nel feguir quefta dilettola morte, 
<3ueftadoglia,ch' Amore il Mondo chiama l 

Ha- 



. 



Ha'irem cosi qualche dolcezza honefta \ 
Osi auuerrà, che fappia'l Mondo in parte 
Come in fiamma innocentc,ed alfì, ed arfi. 

Che dopo noi nulla di noi qui refta , 
Se non fé 'n quanto ne l'eterne carte 
Laiciamo i nomi in bei vcftigi sparli . 

C A N Z. III. 

BEn Taggio è '1 detto dì chiunque afferma, 
Che nel Regno d'Amore 
O Ragion non fi troni, ò fempre inferma . 

Ciò dimoftra il mio core j 

Ch'abborrifce ogni gioia , 

Cui folo affanno, e noia, e dolor piace 

Si che mifero altroue ei non ha pace . 
Non odio ( lafTa ) chi mi porge aita ?. 

Non amo folo, e feguo 

Chi d'amaro velen pafcc mia vita J 

Mifera io mi dileguo 

Qual nebbia à' rai del Sole , 

Né tanto mal mi dinnanzi gioifco 

Lieta, e contenta alhor, che pia languifco T 
Dunque affai di ciò fia verace proua 

L'afpra fciagura mia ; 

Poiché fprezzando quel,che a me più gìoua 

La pena atroce , e ria , 

Che mi conduce à morte 

Per mia nemica forte amo* e defio, 

Mentre pur altri ride al pianto mio . 
La dolce libertà non m'è più cara . 

Due vaghe luci adoro 

Cagionataci a me d'angofeia amara > 

Per 



ré 

Per lor mi difcoloro 

Talhor, talhor auampo , 

N'è mai ricrouo fcampo \ mici martiri, 

E di pianto mi pafco, e di fofpiri. 
Benedico la man,che'i cor m'aperte, 

E le care ferite 

D'vn veleno virai pofeia cofperfe . 

Mi fon care , e gradite 

Le pene, e chi m'ancide 

(Chi mai ciò 'ntcfc,ò vide? ) e feruo,e bramo, 

E quanto ei m'odia più,tanto più l'amo. 
Ben tal volta al dolor le porte aprendo 

Piango ( lafia ) e m'adiro 

Come del Mar turbato onda fremendo. 

Inquieta fofpiro, 

Fuggo, & odio me ftefla , 

E quella Imago imprefla entro al mio petto 

Più che MoitTod'AbiTTo emmi in difpetto . 
Sì vaneggia mia vita ftanca,e lafia-, 

Ch'vn'hora ftefia in gioco, 

E'n rifo,e'n pianto,e'n fofpirar trapaffa; 

Né fermo ftato , ò loco 

Già prouOjò trouo mai ; 

Ma d'affanni, e di guai fempre pur piena 

Vnquà per me non forge hora ietena. 
Canzon fé tra gli Amanti 

Trouerai chi fi vanti efler beato 

Di che poco fi dura in tale flato* 

■ 

i 
Al 



77 

AL SIG. FRANCESCO NORI. 

Felicìjfimo efjtr lo flato mediocre, e prillato* 

Canzonetta Morale V. 

L'Audace Figlio, che il 5 Apollo nacque 
Regger volendo (mal accorto Auriga) 
Fuor del mezo fender l'aurea quadriga 

Arie la terra,e fulminato giacque. 
Quegli,che osò con l'incerate penne 

Spinto da folle ardir poggiar tropp'alto 

Cadendo fece il memorabil l'alto . 

L'altro nò,chepiù ballo il camin tenne. 
Guida Nocchier gran Naue,e'l fallò Regno 

Tutto cercando,vien d a l'onde abforto. 

Saluo é colui, che non lontan dal porto 

Va radendo il terren con picciol legno. 
Di caduta mortale oppreflò rade 

Volte vedrem chi per lo pian trafeorre . 

Ben quei fi muor,che da fublime. Torre, 

O d'alto Monte ruinofo cade . 
Se'l noftro fguardo penetrar potelTe 

De i Re,c'huom chiama lieti il cor appieno 

Vedrebbe alhor come fouente fieno 

L'alte Magion da gran tormenti opprefife . 
Gentil mio N o r i a che procuri danza 

Tra tanti fafti? pur gii (ludi accorti 

Gli huomini fan. non fai, che ne le Corti 

Più fallace , che alcroue è la fperanza ì 

■ 2 Qmui 



7% \ 

Qjiiui è più rateo di Fortuna il giro , 
Chc'n altra parte; e col veloce moto 
Rende ogni bel pender d'effetto voto 
Schernendo l'altrui fpeme,eM vandefiro . 

Di rado amuleti; che tra le gemme,e l'olirò 
Pofi Virtù ; che rari fon coloro 
A cui fia grato più'l faper,che Toro 
Colpa del cieco auaro ìccol no (Irò . 

I gran Regi, e gli Augniti han foi contento 
D'efler poflenti; e che lor forza cftrema 
Riuerente ciafeuno inchini,e tema, 
Poi de l'efler temuti hanno fpauento. 

Fuggi le Corti oue menzogne, e frodi, 
Odio, ÒC Inuidia riuolgendo il tergo 
Al giufto, ed a la Fede,han prefo albergo , 
E le proprie ricchezze in pace godi . 

Riedi al tolco terreno, oue t'afpetta 
Dolce ripoto. te chiaman le Diue 
Sì grate a Febo,te piangon le riue 
D'Arno, e d'amici (aggia fchiera eletta. 

Latra fiorite valli,e verdi poggi 
Al dolce fuon de' garruli augelletti 
Gullerai di virtù eli almi diletti, 
Ond'auuerrà,ch'à maggior gloria poggi. 

SONETTO LXXI. 

OVe fon Iufinghier quelle foàui 
Preghiere? ù fon le lagrime, che'l volto 
Si fpeflò ti bagnar ? deh come hai (ciolto 
Quel cor di cui già tenni in man le chiaui ì 
Qual altro fia, che più in amor t'aggraui 
Error? s'ad altra il pender vario hai volto , 

Sa 



S'à me sì ingiuftamcnte hor ti fé' tolto 
Onda farà,chc la tua colpa laui ? 

Ma vanne pqr\ vanne crudeljch'io fpcro , 
Che del tuo vaneggiar tia pena il fallo , 
Né fi a, che vn tardo fofpirar ti gioue . 

Com'io (borgo me ftefTa in belcriftallo, 
Di te sì veggio il tradimento vero , 
Ond'à giufta vendetta il cor fi moue. 

SONETTO LXIL 

AMortù pur hai l'arco, e la faretra , 
Perche ti moftri al faettar fi tardo > 
Auenta Amore li tuo pofiTente dardo , 
Spezza l'afpro rigor di quella pietra . 
Ahi che tanta mia doglia non impetra 

Da que' begli occhi vn menfuperbo fguardo; 
E di lor viua fiamma io pur tute' ardo , 
Egli fe'l vede* e non però fi fpctra . 
Si fpetri l'empio, ò me con gli occhi Tuoi , 
C'han pur forza di farlo , homai trasformo 
Per minor mio tormento in felce dura . 
Quindi immobile fatta non più l'orme 
Seguirò di chi fugge -> onde fecura 
Fia pur l'Anima mia da' colpi tuoi , 

MAD. XXVIII. 

NE l'efperie Contrade 
Sedèa cuftode a' ricchi pomi d'oro 
Feroce Drago altero . 
De la voftra beltade 
Al fingolar teforo 
Quafi fpietato , e fiero 

Drago 



rp 



So 

Drago ftafsi à la guardia crudeitade. 
Poucro Amante io fpero 
Inuan dunque d'hauerlo, e'1 tento inuano , 
Che Col lece mirarlo di lontano . 

M A D. XXIX. 

VA pur laflo mio core , 
Va pur corea colei, 
Chor auuiua,fyor ancide i pender miei, 
E dille quanto fopportiam' dolore 
Per la fu a tentate-, 
E s'ella nega al tuo languir pictate 
A me ritorna; e fé ritrouijcn'io 
Sia giunto al fin del -metto viuer m/o, 
Piangi l'afpra mia force, 
E dì, che troppo amando io giund à morte , 

M A D. XXX. 

E voi tardate tanto 

Madonna a predar fede 

/il mio Ci lungo pianto : 
Piangerete poi morto 
Coluùche uiuo inuan chiede conforto, 
Colui cui non porgefte vncjuà mercede . 
Mavanoè'l pentimento 
Se de l'altrui tormento 
Altri folo per morte al fin s'auede 5 

M ADR. XXXI. 

. .. 

Enche tu m'habbi tolto 

O bella Donna,e ria 

Il Sol del tuo bel volto, 01 
'• . H Perch'io 




Si 
Perch'io laflb, e dolente peregrino 
Ne le tenebre auuolto 
Per (eguirti non troui vnquà la via : 
Par tuo mal grado'io trouerò '1 camino ; 
Che lume, e feorta fia 
La Tempre chiara, e nobil fiamma mia . 
M A D. XXXil. 

S'Io mi moro per voi 
Ditemi, ond'auuien poi , 
Che fempre retta la mia doglia viua 
Ben ch'io dolente fia di vita priua ? 
Forfè perche la doglia 
Dopo, che vecife la terrena fpoglia 
Si rinchiufe ne l'alma? ahi dunque fia 
Con l'alma eterna ancor la doglia mia." 

M A D. XXXIII. 

AMor fé con leggiadro , e nouo inganno 
Hai per tuo legno eletto 
Quello mifero petto , 
Almen, perche '1 mio danno 
Non veggia quando in me gli ftrali (cocchi , 
Velami per pietà , velami gli occhi . 
M A D. XXXÌIIL 

M'E fi caro il languire 
Per voi Donna gentil , eh' i' non vorrei 
Giamai di vita ufeire j 
E deuendo morire 
Vie maggior pena haurei 
Di terminar per morte i dolor miei , 
Che di reftar al fin di vita fpento , 
Tane e 1 piacer, che ne la doelia i' fenco T 

F MAD. 



Sz 

M A D. XXXV. 

TO(lo,ch'à voiriuolfi 
( O mia ventura ) il guardo 
A me fteflb io mi colli 
Sol per donarmi à voi viua mia luce , 
Per cui con mio piacer agghiaccio,ed ardo; 
Pofcia, che'n voi riluce 
La beltà così bella,ch'ella ftefTa 
Gode vederi! in sì bel corpo imprefTa 

SONETTO LXXIH. 

LAffa pur veggio il loco,oue folèa 
Meco parlar de' noftri dolci amori 
Tirfi gentile; e qui tra l'herbe, e i fiori 
Ei dal mio dire, Se io dal Clio pendèa . 
Qui cantando il mio fol fpeffo dicèa 
Più nobil fiamma duo leggiadri cori 
Vnquà non arfe. o fortunati ardori, 
O dolce morte,che la vita bea . 
Qui fur più volte raddolcite l'aure 
Da quei foaui, e graziofi accenti , 
Che i nomi noftri limonar d'intorno . 
Hor languirono i fior, tacciono i venti , 
E null'altro fia mai, che ne reftaure 
Fuor,che'l fuo defiato almo ritorno . 

SONETTO LXXIV. 



P 



Iaggia beata, che gioiui al canto, 
Ch'à gli fpiriti mici detraila Amore," 
Mentr'arfe meco d'vno ftefTo ardore 
Tir(i,c'hà di bellezza il pregio,e'l vanto -, 

Deh 



Deh piangi per pietade hor' al mio pianto , 
Accorda il tuo lamento al mio dolore, 
Poiché s'arma per me di ghiaccio il core 
Chi pur dianzi auampar moftrò cotanto. 

Megli' era, ch'vna picciola fauilla 
Ardefle eternamente, fe'n breu' hora 
Deuéa reftar così gran fiamma eftinta . 

Filli cosìdicea dal dolor vinta, 

Mentre feoprìa la fronte ma tranquilla 
Ne' bei campi del Cìel la uaga Aurora . 

SONETTO LXXV. 

a Vanto me ftefla alhor (lafla) ingannai, 
Quando dettar nel tuo gelato core 
^ Fauilledi pietà,fe non d'amore 
Ardendo, amando mifera fperaù 
Ma dolce sì da quegli ardenti rài 

Piouèa ne l'alma il mal gradito ardore ; 
Ch'io con quel , che cadéa da gli occhi humore 
Rigido fcoglio intenerir penfai . 
Grate mi far de gli amorofi ftrali 

Le piaghe sì; ch'io mai non chiefi aita." 
Hor me ftefla,ed Amor tiranno incolpo ; 
E pentita uorrei per faggir l'ali , 

Ma non falda il fuggir mortai ferita , 
Ne corna pentimento à dietro il colpo. 

SONETTO LXXVr. 

NEflfun'altro pender da me difuìa 
Quel sì uiuace, che foàue al core 
Spira veleno, e col gradito ardore 
Generofo deiir nel fen mi crìa. 

F x Que- 



$4 
Quello con le bell'ali à noi nVinuìa 

O chiaro eflempio di fouran valore ; 

E vuol,c'huom legga in quel,ch'appar di fuorc , 

Che voftra fece Amor l'anima mia . 
Ne girar d'anni, ò variar di loco 

La vi torran ; sì dolce atto cortefe 

Voftra rara virtù nel cor m'ha 'mprefla . 
Che più? nel ccner mio fìa detto il foco , 

Perche l'alta cagion,che'n me l'accefc 

Dopo la morte ancor farà l'iftefla . 

Al Chriftianifs. Rè di Francia 
HENRICO QJV ARTO. 

SONETTO LXXVIL 

E Cinta sì dal ferro empio } e nemico 
La bella Francia ; ma veder già parme 
Fatto maggiore al gran vibrar de l'arme 
Di lei sì cara al Cielo il pregio antico; 
Ond'io piena d'ardir già m'affatico 
Per accordar quello mio baffo carme 
Di Marte al fuon , che non può fpauentarme 
Sì,ch'io non canti il mio famofo Henrico. 
Henrico il faggio,e fol d'Impero degno, 
L'opre di cui non men giufte,che forti 
Fanno immortai lui fteflò,e'l fuo bel Regno ~. 
Quel di cui fol la Fama hoggi ragiona ; 
Né sa veder s'ei meglio ftringa, ò porti 
Lo fcettro,ò'l brando,l'elmo, ola Corona. 



Alla 



Alla Chriftianifs. Regina di Francia 
D. MARIA MEDICI DI BORBON 

SONETTO LXXVIIL 

ODi felice Heroe fpofa felice 
In cui di Dio l'alma beltà riluce , 
Chi ti mira al del poggia , e di Tua luce 
Beato oblia del Mondo ogni pendice : 
Quiui à 5 rài del gran Sol quali Fenice 
Per te l'alma rinafee. hor fé n'adduce 
Tal gioia il bel, ch'ai de(ìr noftro è Duce 
Che più fi brama, e che bramar più lice ? 
Chi di vera beltà vuolfolcar l'onde 
Alta Regina in té fermi il penderò 
Poi creda il legno à l'acque, e'1 lino à i venti; 
Ne fperi l'aure al fuo voler feconde , 
Se più oltre varcar brama Nocchiero , 
Che fon Abila,e Calpe i lumi ardenti. 

SONETTO LXXIX 

IO veggio Anima mia fiera tempefta 
Apparecchiar/i; poiché da lontano 
Scordo Fera crudele in volto humano. 
Ch'a' noftri graui danni ancor s'appretta a 
Su dunque ardita à la difefa, e pretta ; 

Hor, c'habbiam tempo l'arme prendi in mano . 
Facciam de l'empia ogni difegnovano, 
Che guerra per difefa è fempre honefta . 
Impara come il ferro homai fi tratta, 
Al maggior vopo il tuo valor dimottra 
Vincendo lei,che per noi vincer viene . 

F 3 Cosi 




u 

Così fcaltro Guerrier pria,che combarca 
Parar,ferir apprende in chiufachioltra, 
Poi del nemico Tuo viccoria oteiene . 

SONETTO LXXX. 
En è defrin,che tu giamai nel fieno 
Bella fiamma d'amor chiuder non puoi , 
E che un' oggecto vile à' pender tuoi 
Dia legge, e regga de la mente il freno . 
Non t'auedi infelice del veleno, 

Che i fenfi inganna? ah mifero pur vuoi 
Viuer Moftro d'errori; hor chi tra noi 
Potrà del tuo fallir dannarti à pieno ? 
Arderti vn tempo, e l'amorofa cura 

D'honor fu degna ( e dicaogn'huom s'io mento) 
Ma nel tuo cor nobil penfìcr non dura . 
Ne per tuo 'ngegno alhor, ma per tormento, 
E per ecerna altrui cruda fuentura 
Crebbe quel foco in te ? c'hor ueggio fpenco* 

SCHERZO VI. 

A Che fguardi amorofetti 
Tanti petti 
Saettar? deh per pietate 
Più non fiate alcrui cortefi 
De gli accefì 

Raggi ardenti, onde beate * 
Pupillete nel cui lampo 
Sempre auampo 
Se mia gioia e'n uoi raccolra 
Deh ila uolca a me la face , 
Che mi sface, 
C'hà da me l'alma difciolta * 

Se 



*7 

Se bramate Iefacelle 

Chiare Scelle 

Per men mal temprar ne i pianti 

De gli amanti: gli ampi fiumi 

De' miei lumi 

Godan fol sì alteri vanti . 
Se volete luci vaghe 

Mille piaghe 

Rimirar: deh fia l'honore 

Del mio core: in cui vedrete 

Luci iiete 

Quante hauèa faette Amore • 
Moltr'io pur quanto pungenti , 

Quanto ardenti 

L'auree fiamme, gli aurei dardi 

Cari fguardi fono, hor balli . 

Non più falli 

Lampi in vn vaghi, e bugiardi • 
Voi giurate fcintillando, 

Fiammeggiando, 

Che del pi anco > e del mio male 

Pur vi cale, indi le palme 

Di mùTalme 

Brama il foco,ama lo tirale. 
Ahi deurìa ballar la fpoglia 

Di mia doglia . 

Lumi chiari, lumi rei 

I trofei di tanti cori 

Sono errori 

Da prouar gli fdegnimiei. ? 

Saettar farò mia lira 

Piena d'ira 

P 4 Crudi 



è 



SÉ 

Crudi uerfi, e'n crudi modi 

Voltre frodi altrui difanno , 

E faranno 

Chiare l'empie uoftre lodi . 
Ma fé 'n premio del mio duolo 

In me folo 

V'afrìfate. nel mio canto 

Voftro uantoin dolci tempre 

Dirò femprc, 

E porròui al Sole à canto . 
Anzi pur dirò, che fugge, 

Cheli ftrugge 

Al bel uoftro lume adorno 

Pien di lcorno il proprio Sole , 

E fi duole, 

Ch'ei men chiaro adduce il giorno * 

MAO. XXXVI. 

a Valhor candida, e vaga 
Soura quel , che la cinge ofeuro manto 
w* Quella man,che sì dolce il cor m'impiaga 
Scopre Madonnaro del mio duol mi vanto, 
E dico, ah non rifplende 
Sì chiara mai nel ilio notturno velo 
Stella d'amor nel Cielo. 
Infidiofo intanto 
Tra le vedoue bende 
Contra me noui lacci Amor pur tende . 
M A D. XXXVII. 

A Me non riede Aprile, 
Sua dolce primauera à me non torna , 
A ine non ride il prato,à me non s'orna 

" Di 



*9 

Di fronti il bofco , e'1 Rofignol gentile 

Per me non tempra mai 

Le me voci canore , 

Per me del Sol i rai 

Del profondo Oceàn non efcon fuore. 

Splendagli a' viui. io fon morto , e f epolto 

Nel duol,poiche Madonna il Ciei m'ha tolto. 

SONETTO LXXXL 

SE l'onda ò Tirfi altier di quefto Rio , 
Che chiara , e pura fenza moto giace 
Non è de gli occhi miei fpecchio mendace 
Deforme almo mio Sol già non fon'io . 
Perche dunque nemico al mio defio 
Ti moftri? e '1 cor, ch'amando il disfacc 
Non gradifei ? e cotanto ( ohimè) ti fpiacc 
Crudo Paftor quefto fembiante mio ? 
M'ama Seluaggio pur, ne di beltade 
L'auanzijò di ricchezza, ò di valore, 
Di Cenno, ò di virtù, fe'l ver comprendi. 
Se nemico fol dunque di pietade 

Ti moftri à tanta fede, à tanto amore 
Più de gli altri conofei, ò meno intendi. 
SONETTO LXXXII. 

P Attor, che 'n quefti faflì , e 'n quelle Piante. 
Mentre qui volgi il pie leggendo miri 
Di Tirfi altier le lagrime , e i fofpiri , 
Di Tirfi, che già fu di Filli amante 
Sappi> che '1 fiero al variar collante 
Hor di Filli drfprezza i bei defiri , 
E gode dì vederla infra martiri 
Venirfi meno à fuoi crud'occhi auante ? 
" "" ':" E pur 



9» 
E pur non v'ha chi la fua fé pareggi 

Tra quanto errando il Sol circonda, e vede. 

Ingiufto Amor così gouerni,e reggi? 
Se tal dai premio a chi tropp'ama, e crede, 

Alcun non fia, che le tue dure leggi 

Incauto fegua, e ferui amando fede . 

, ÀIPIHuftrc Signor 

GIO. BATTISTA PINELLI- 

. ■ 

Loda U vita Pajlora/e^ . 

Canzonetta Morale VI. 

LA Notte à se tutte richiama l'ombre," 
E i fochi vaghi; hor, che'l diurno raggia 
Spunta colmo di luce a farle oltraggio; 
Onde conuien, ch'ella veloce fgombre . 
Langue Pvltima Scella, e'1 primo lume 
Sorge dal Gange,e Tarn ator del giorno 
Terreno auge] deità per l'aere 'ntorno 
Quei, che fpiegan cantando al Sol le piume l 
Apre il Paftor l'albergo,ond'efce fuori 
Il Gregge,che (e n'và lieto beuendo 
La macutina pioggia, indi pafeendo 
L'herbette inuola al prato i fuoi teforf. 
Efre :1 Torel con elenata fronte 

Indomito,e'l riual mugghiando à pugna 
Sfida,e l'aer col corno, el luol con l'ugna . 
Fiede,e fuperbo feorre il piano, e'1 monte. 

Riem- 



9* 
Riempie il voto fen la pecorella , 

Indi 'Mùggfc l'Agnc!, che lafciurtco 

E fugge, e bela , e fcherza , e con dilecco 

Hoc sì corca era i fiori, ed hor falcella . 
Qucfti inganna gli augei tra verdi rami, 

Quegli i Velcri fofpinge a la forelta 

Fere feguendo,altri le reci appretta , 

Onde al Mar furi i pelei, e gecca gli hami » 
H noni prudence così l'inuida Coree 

Fuggir può, fciolco da licigi, e f degni 

E di Teci abborrir gli ondoli Regni 

Tra i confìn de la vica , e de la morce ; 
Che folle e ben chi '1 Pino errante crede 

A Piraco Neccuno, perdi' ei rieda 

Saluo calhor; gioco è de' venti, e preda 

Del Mar al fin, ch'vnquà non l'erba fede i" 
Tromba improuifa a lui non turba il fonno , 

Nel capo aggraua d'elmo^ ò cinge fpada . 

Da le piume à la tomba ardito vada 

( Dice ei ) chi de l'altrui vuol farfi donno. 
Ne conofee altri ferri, che le falci , 

Ond' à i prati, ond' à Cerere la chioma 

Taglia non crudo, e quelli, ond'egli doma 

Le piante, ò tronca de le viti i tralci . 
Fende à la propria terra il duro volto 

Co' propri buoi; di Bacco in vece ei beue 

Limpido riuo, e nel fuo viuer breue 

Del poco ei gode, e non agognali molto » 
Che termine è '1 fuo campo al fuo deliro , 

E fi dona al cantar de gii augelletti , 

Od al cremulo fuon de i rufcellecci , 

Quando '1 preme talhor lieue martiro u 

Si 



Sì gode gli anni, che non tornart mai , 
E Tua fortuna humil nel ballo albergo : 
Lafcia '1 timor cii Gioue irato à tcLpo , 
Che ifol gran moli folgorar vedrai . 

Saggio Pinelli e lieto viuer qucfto . 
Gioiofo il giorno , e più quando Boote 
Volge il timon da le ftellanti rote , 
Che folo al nouo Sol dal fonno è de Irò . 

O non men fortunata, che contenta 
Vita, che Taurcaetate a noi rimcna , 
Che vana ambizion non punge , ò frena , 
Che nulla il Mondo rio cura,ò pauenta . 

M A D. XXXVIII. 

Iceua ad Egle Elpin m'odi, perch'io 
Priuo ha di teforo * 
Non t'anedi ben mio , 
Ch'Amor premio e d'amor,non premio d'oro? 
M'odi, perch'i' fia brutto? ama il mio core 
Bello non men del tuo leggiadro volto; 
Poicia chc'n quello e icolto 
L'ideilo vilo tuo per man d'Amore . 
E fé non ami il bel, che di te vedi , 
Oue trouar maggior bellezza credi ? 

M A D. XXXIX. 

A Dio begli occhi, à Dio 
Occhi, che gli occhi miei 
Adorali qua(ì Stelle, 
Da voi parto, e'1 cor mio 
Lafcio in voi luci oltre l'vfaco belle ; 
Ma ( lalla ) io dir deurei 




Sol 




Sol à me fteffa à. dio , che 'n voi mi viuo , 
E da me parco fé di voi mi priuo . 

M A D. XL 

E l'amaro mio pianto , 
De l'acerbe mie pene 
Il mio Tirfi , il mio bene , 

Anzi'l mio dolce male è vago tanto, 

Che fol di tormentarmi ei li compiace , 

Ed offendermi crede ; 

Ma folle non s'auede , 

Che offender non mi può quel, ch'à lui piace. 

MAD. XLI. 

Già l'alma ti donai 
Viuendo fol de la tua vifta lieta; 
Ma poiché rio Pianeta 
Mi coftrinfe à partire , 
Per non vedermi innanzi à te morire 
Pietofo mi dicefti 

Vini ò mia Filli,e l'alma mi renderli .' 
Hor perche di te priua 
Quella vita m'è fchiua j 
E fol morir desìo. 
La dolent'alma à te di nouo inuìo . 






93 



Ai 



94- 
AL SERENISS. RANVCCIO FARNESE 
Duca di Parma , &cc. 

SONETTO LXXXIII. 

POicia,che f'parfì in ogni parte à terra 
Mille Tuoi pregi con orrendo f cempio 
Dal Tempo vide ingiuriofo,ed empio, 
Che da l'arco fatale arme difTcrra 
Dille Virtù . pur tuo mal grado in terra 

Voglio Moftro crudele ergermi vn Tempio , 
Che farà fenza paride fenza esempio, 
E potrà farti gloriola guerra . 
Sarà mio Tempio di R a n v e e i o il petto , 
One bella,e gentil potrò moftrarme , 
Ed auanzar ne gli honor (boi me ftefla. 
Per fenno,per bontà, per forza d'arme 

Fia quelli vn giorno ad alte Imprefe eletto, 
Ne Tua gloria fia mai da gli anni oppreiTa . 

Nelle nozze dell'llluftrifs.& EccelLSlg." 

D. MICHEL PERETTI, 
àc dcll'IHuftrifs. & Eccellentifsima Sign. 
D. Margherita Somaglia . 

Epitalamio 1 1. 

D'Amor l'aria sfauilla, 
E del placido Mare 
Soura l'onda tranquilla 
Cinto d'alga Nettuno il volto feopre • 
Par che la terra ogni Tuo ftudio adoprc 
Per moftraril di fior, di frutti adorna . 

Tra 



Tra pompe illufòri , e rare 
Gioir 1' I n s v e r i a appare ; 
E'1 Sol quando s'aggiorna 

Sorger cucco ridence 
Da la doraca porca d'Oriente ." 
Il fuperbo Pauone 

Spiega l'occhiute piume 

Pompofo, e di Giunone 

11 bel carro ingemmaco in terra adduce, 

Al lampeggiar de la cui vaga luce 

Abbandonano i limpidi criftalli 

Le Ninfe . olcre'l coftume 

Neccar Te n' corre il Fiume. 

Rifuonano le Valli 

Di voci alce,e gioconde 

Grazie Spirando i Bofchi 3 e gli Antri,e l'onde. 
Scefa dal terzo Cielo 

Ecco Venere pia 

Con amorofo zelo 

Abbracciando Giunone in dolci baci 

Cangia l'anciche guerre,e'n liece paci.. 

Ridono i Cieli, e qui parche rimbombo 

Angelica armonìa . 

Ogni olcraggio s'oblia ; 

E baciar le Colombe 

Vedi i Pauoni in fegno , 

Che fpenc' infra lor fia l'ira , e lo fdegno.^ 
Venere ha feco Amore , 

Amoc,che i cori alletta , 

Che del più puro ardore > 

C'habbian ie Stelle ha in man facrataFace ; 

Ed ecco il freddo core auampa, e sface 

Di 



Di Margherita; e di ben mille ofFefc 

Com'huom , che tempo alpetta 

Fa leggiadra vendetta . 

Ella, che pur contefe 

Dianzi a Tuoi ftrali il varco 

Hor benedice le fiammelle , e l'arco. 
Himeneo vieni à noi , 

E'n quefto dì beato 

Lega gli eccelli Heroi 

D'indiiTolubil nodo . il Ciel s'imbruna , 

Splende notturno Sol la bianca Luna . 

Vieni Himeneo, deh vieni, homairefpire 

Entro'lbel feno amato 

Lo fpofo innamorato , 

Che di dolce defire 

Arde di cor la rofa , 

C'hà nel candido fen la bella Spofa . 
Tu Dio, tu pungi , e (calda 

La Giouenetta fchiua, 

Ch e quafi pura falda 

Di neue dal timor , che la circonda 1 

Col velo tuo la chioma crefpa, e bionda 

Coprile; ond'egli homai lieto s'appaghe 

Giunta fua fpeme à riua . 

De le tue fiamme auuiua 

Lei, che profonde piaghe 

Fé nel cupido Amante , 

Né tenga l'alma più dubbia,e tremante. 
Gioite pur gioite. 

Ecco danzando feende 

Da le fponde gradite 

D'Helicona Himeneo di perfa cinto 

Di 



Di frcfche rofe il bel vifo dipinco . 

Sgombra (anco Himeneo la fredda cerna , 

Ch'ai cuo gioir conccnde. 

Dolce baccaglia accende 

Lo Spofo . hor feco prema 

La Verginella il lecco 

A gli aflalti d'Amor per campo eletto . 
L'Adda di piacer ebro 

Con frerolofo piede 

Corre à 'nconcrar ilTebro , 

E con lui s'accompagna,indi l'imiica 

A porcar di M i e h e l, di M a r g h e r. i t a 

Il nome à cucce regiòn del Mondo. 

Amor,che quello vede 

Gioia maggior non chiede . 

Scanno!! à Lece in fondo 

Gli affanni, e gli Amorecci 

Spargon quanci dal Cielo hebber diletti. 
S'hoggi l'almo , e diurno 

Furor mi f copre il vero, 

Da l'alno pellegrino 

Verrà d'Heroi sì genero fa prole ," 

Ch'alerà firmi giamai non vide il Sole ; 

Per cui rinoueraflì in ogni parte 

11 bel viuer primiero. 

Del nobil fangue altero 

Saran le glorie fparte ; 

S ì ch'ogni eftremo lido ' 

De i Peretti vdirà la fama , e'1 grido. 
Spofi degni; ed illuitri 

Vincer voi non potranno 

Del Tempo gli anni,e i -luffa', 

* G Che 



Che'ncontra Morte andrete almi Guerrieri 
Armati ogn'hor de' uoftri figli alteri . 
Quai Mitre,quai Corone , e quali honori 
Si degni figli hauranno ? 
Immortali faranno 
Nei figli i Genitori, 
E rinaicer la Madre • 
Vedrà nel figlio il fortunato Padre. 
Haurai di gencrofo 

Ardir Canzone il vanto , 

Bcrich'eguale al deiio non s'erga il canto I 

SONETTO LXXXIV.' 

HO ben fentito rallentarli i nodi 
In me d'Amor,ma non difciorfi mai ; 
E fé talhor di libertà cantai 
Fu per celar il duol,di cui ri godi . 
Con le frodi io celai d'amor le frodi , 
Ma fuperarle inuan (lafla) tentai . 
Hor tu, che del mio mal sì altero vai 
Gioifci,che non fia,ch'vnquà mi fnodi . 
Coniii'ei^ch'io t'ami (ohime)mentre haurò vita. 
Ne fia da me l'amara doglia fcoiTa , 
Quand' ancor l'alma fla da me partita ; 
Perche rinchiufo il corpo in poca folla 
Seco ftarà sì la mia fiamma vnita, 
Ch'ardcran per le tue le mie fredd'ofla. 
SONETTO LXXXY. 

Ifera io chiamo pur,ma chiamo indarno 
Il mio Spofo,che feco il mio cor tiene, 
Che fatte inuidiofe dei -mio bene 
Lo ritengono à me le riue d'Arno \ 

Ond'.b 




Ond'io sì meco il mio dolor'-incarno , 
Che non è chi Io tempri , ò chi l'arìVene , 
Anzi fiero mi (borre entro le vene 
Con forza tal, ch'io me ne ftruggo , e fcarno . 

Tanto lunge da lui m'è '1 viuer greue , 
Ch'io ibi trouo conforto a' miei tormenti 
Nel pianto, che non ha tregua già mai . 

Sordo Àppennin s'à' miei fofpiri ardenti 
Non cedi, al foco lor cader vedrai 
L'orrida pompa di tua fredda ncue . 

SONETTO LXXXVL 

Coprami pur' Amor di fdegno armate 
Quelle, che già vid'io luci ridenti , 
Scacci con le paure gli ardimenti , 
E s'addorma per me Tempre pietate ; 
Sicno pur tante in voi neui gelate 

Quante ne lWlma mia fauille ardenti, 
Sieno i diletti al venir tardi, e lenti , 
Pronti gli fdegni, e le fuenture alate ; 
Non mi porga giamai vigor, ne fpazio , l 
Ch'io lol refpiri ; aprami fempre il fianco , 
Né mai fi veggia di ferirmi fazio ; 
Al maggior vopo ogni foccorfo manco 

Vengami, e fia perpetuo ogni mio ftrazio ; 
Ch'vnqua non fia '1 mio cor d'amami fianco. 

SONETTO LXXXVIL 



?!> 



L 



Va', ond'hàlume il Sol, fé non vi fpiace , 
Anzi v'é del mio cor l'incendio caro 
Non mi fia Amor de le lue fiamme auaro , 
Ma volga in me cortefe ogni ma face . 

G 2, Qffen- 



10 

Offender non mi può quel , ch'à voi piace 
O bepli occhi per cui d'arder imparo ; 
Clic le delie su 'n Cicl rori'e ordinaro , 
Ch'io (ol croui per voi conforco, e pace . 

Sfauilli, ed arda pur quefto mio pecco . 
Sia ne la fiamma auuencurofo il core 
Come Piraulta encr' a fornace ardence ; 

Che nel foco non pur non langue, ò muore , 
Ma da Pincendio Tuo rragge diletco , 
E diuien ne l'ardor vie più poflence . 

SONETTO LXXXVIII. 

Ileno mio quell'ampia Donna alcera 
Per cui cancando dolccmence piagni , 
E'1 garrir de gli augei mclìo accompagni 
Da vn'alba à l'alerà, e d'vna a l'alerà fera 
Più che Donna e ( cred'io) feluaggia Fera i 
Che fol s'allegra alhor quando ci lagni , 
E di lagrime amare il volco bagni , 
Anzi d'ogn'afpra Fera eli e più fiera . 
Venson le Fere al cuo foàue canco , 
E deponendo l'ira , e l'alcerezza 
S'addolcilcon piecofe àivverfì , al pianro . 
Qiiefta non c'ode, ci cuo pregar non prezza . 
Qual la difende (ohimè) magico incanco? 
Qual empia ftella ? ò qual natia fierezza ì 

M A D. X L 1 1. 




T 



V m'vccidefti , e già fon ratea polue 
(O miracol pò (Tenne ) 
Polue, che (pira, e d'amor fiamma lente ; 



E Jà doue fi volge il cuo iembiance 



Per mio 



101 

Per mio maggior tormento 

lui mi porta il vento ; 

Perch'io (ottenga deprezzata Amante 

L'ingiuria ancor de le rue crude piante . 

M A D. XLUi. 



S 



dettandoti credi 

Amor piagar coftei, ma non t'auedi, 

Ch'ella ha di l'elee il core, 
Onde ardenti fauille 
Efcono à mille, à mille, 
Che deftan nel mio len viuacc ardore > 
E pur ogn'hor più fredda,ogn'hor più dura 
Le tue faettc, e'1 foco altrui non cura . 

M A D. XLIIII. 



P 



Erche non volgi ò Filli 
Quegli occhi, onde tranquilli il Ciel turbato 
A quefto,che piagafti afflitto fianco ? 

Deh mira in quale ftato 

Mi viuo, e come ftanco 

Già caggio fotto l'amorofe fonie ; 

Deh mira Filli come 

Per non vdir mio duolo oltre'l coftume 

Ratto fé n' fugge al Mare il vicin Fiume. 

MAD. XLV. 

Hiudami gli occhi Morte 
Qui doue l'alma già m'aperfe Amore^ 
Che fìa men dura forte 
11 morir,che'l mirar bella, ma fera 
Donna* che nel bel volto 

G 3 Hai 



C 




f 01 

Ha'l Paratifo accolto. 
Ma perche amando io pera 
Nel ardor, nel dolore , 
Ha l'Inferno nel core . 

M A D R. XLVI. 

E fuggir vipofs'io, 
Né de' begli occhi (ottener lo fguardo . 
Qual haurò dunque ichermo al dolor ano 
Ahi farà vano, e cardo 
Ogni feccorlo,fet fuggir m'é tolto, 
E l'incontro fofFrir di sì bel volto . 

M A D. XLVII. 

O, che da voi mi viene 
Quanta ne l'ampio Regno 
D'Amor vn metto cor doglia fottiene ; 
E (Air mifera vegno 

Seeuendo'l rarefo de' vottr'occhi alteri 
Come pur dal mio mal faluce io fperi . 

M A D. XLVIIL 

S'Aìrro non defiate, 
Che dar morte al cor mio 
IkUa d'Amor nemica 3 e di pietace > 
Siate pur certa, ch'io . 
Ciò più, ch'altro defio. 
Venga dunque per morte il mio cor meno 
Pur, ch'egli riabbia per tomba il voftrofeno. 
M A D. XLIX. 

LA tra gliombrofi mirti 
Difceiè vn giorno Amore> 

E que- 



ic3 



E quegli erranti fpirti 

Per vendicare del l'offerto ardore 

II legaro, eli dier tormento eftremo: 

Diiciolto al fin tutto di tema pieno 

Celoffi nel mio feno ; 

Ond'é, chY' amo, e temo , 

Ed amando, e temendo auampo,e tremo. 

SONETTO LXXXIX. 

SE prato io veggio di bei fiori adorno , 
Antro, Colle,Campagna,ò Bofco, ò Rio 
A te volgo il penfierTiriì ben mio , 
A te mio Sol con la memoria torno ; 
E dico,ò per me lieto,e chiaro giorno 
S'ei fatto al mio languir cortefe, e pio 
Per compiacer Phonefto mio defio 
Meco facefle qui dolce foggiorno . 
Te chiamo ogn'hor, te, c'hò nel cor'impreffo 
Tirfi per far le voglie mie contente 
De la beltà, che'n te tanto mi piacque. 
Ma qual egro fon'io da febbre oppreflo , 
Che di fpegner defia la fete ardente, 
E'nuan di chiara Fonte agogna l'acque. 
SONETTO XC. 

HOra che dolce tremolar le frondi 
S'odono al mormorar d'aure foàui 
Tù,che di quefto cor porti le chiaui 
Ritorna ingrato,à che da me t'afeondi ? 
A' miei ben furo i tuoi defir fecondi 
Alhor,che meco fotto vn'Elce ftaui ; 
E le guancie,e la bocca mi lodaui, 
Gli occhi j le manijC i capei crefpi, e biondi • 

G 4 Sol 



r<?4 
Sol c'era quefta fronte (pecchie*, e Colo 

Quelto fenoprigion dolce, e gradica j 

Ed hor crudel fuggi da me lontano . 
Deh torna , e tempra il mi' angofeiofo duolo . 

Tu, che fol darmi puoi foccorfo, e vita , 

Ch'ogn' altro aiuto e per me tardo , e vano . 

Airilluitrifs.&: Ecccllentifs. Sig. 

D. ALESSANDRO D' E S T E 

prima, che foffe Cardinale. 

SONETTO XCL 

COn heroico flil , con puri inchioftri 
Genero io Alessandro altri colori 
Tue rare doti, e fé medefmo honori 
Di te cantando , e'I tuo valor dimoftri . 
Dica altri pur , che de Plnuidia i Moftri 
Vinti, nafeono à te Palme, ed Allori , 
Ch'à te largo deflina i fuoi tefori 
II Cielo-,ond'ecco già le Mitre, e gli Oftri. 
Che fé dalunge io vò feorgendo il vero 
Dirò, ch'andrai di sì gran fregi onufto , 
Che sì alto non poggia human penfìero ; 
E s'egual la mercede al pregio altero 

Hauer dei, forfè ancor fìa fpazio angufto 
Del Mondo il giro al tuo deuuto Impero . 
SONETTO XCII. 
A la bella engion del pianger mio 
Lontana refpirar fentendo il core 
Homaì folle fperando ogni dolore , 
Ogni amaro pcniìer porre in oblìo 

0*go- 




Orgogliofa dicea, fpietato, e rio 
Morèro di crudeltà, fender d'errore, 
Pefte de l'Alme infìdiofo Amore 
Fugato il Tempo ha pur tuo van desìo. 

Aia qual lume talhor fé a pena fpento 
Subitamente à fiamma s'auuicina 
Torna al primiero (tato,e fi raccende . 

Sì rauuiuarfi le mie fiamme io fento 
Lampeggiando ver me quella diuina 
Bellezza>che fi vaga ancor rifplende . 

M A D. L. 

CRudel fé perch'io mora 
Ti parti ad hor',ad hora,à che poi riedi? 
Ahi folle hor non t'auedi, 
Che nel dolce ritorno 
Di nouo in uita io torno ? 
Se tìi vuoi,che la gioia,ò '1 duol mi /tempre, 
O flamini appretto ingrato,ò lunge fempre. 

M A D. LI. 



*•/ 



I 



O t'amo,e ti desìo ; 

Ma fappi, ch'io non t'amo 

Crudel, e non ti bramo 
Perch'io mi viua amante 
Del lufinghicro tuo vago fembiante. 
Io t'amo perche 'n te viue il cor mio ; 
E viuer non pofs'io fenza '1 mio core . 
Dunque è desìo di vita , 
Ch'à ciò m'inuica, e non forza d'Amore. 



MAD. 



M A D R. LII. 

NEI puro, e chiaro fpecchio 
De la voftra beìtade 
Non veggio alerò che doglia, e crudeltadc ; 
Onde a trarmi le luci io m'apparecchio 
Per non veder accolto 
Il mio marcire in si leggiadro voko . 

M A D R. LIIL 

AMorofa mia Clori 
Se ti rimembra vn bacio mi donarti 
Lungo quello bel Rio tra quelli fiori; 
£ s'io tacea giurarti , 
Che mille ancor me ne dare (li poi . 
lo '1 tacqui , e'1 taccio , e s'io no'l fò palefc 
Bell Ninfa , e corcefe 
Perche non ferui i giuramenti tuoi ì 
Baciami, che i tuo' baci 
Fìen de la lingua mia nodi tenaci . 

M A D R. LIIII. 

VEzzof a pargoletta , 
Che la virtutc ancor del tuo bel' yiCo 
Nonconofci, e non fai 
Come dolce n'alletta 
lituo foauerifo , 
Com'ardono i be' rai , 
Come'l crine, e la man lega, e (aetea ; 
Se tanta a lo fpuntar de l'Oriente 
Hai forza; hor qual l'haurai 
Nel bel meriggio ardente ? 

Alla 



Alla Screnifs. Infante di Spagna 
D. ISABELLA D'AVSTRIA. 

SONETTO XCIIL 

NT voi (piegò lue merauiglie altere 
Serenifììma Donna amico il Ciclo, 
Perch'alari fotto vn bel terreno velo 

Ammiraflc di lui l'opra,e'l potere; 
Ond'è, che maeftà, beità,fapere 

Splendono in voi con sì mirabilzelo, 

Che sfa trillar ne fan l'Alme di gielo , 

Ed infiammati d'amor l'eterne Sfere . 
Vi miran lieti da' beati fcanni 

Gli Ani famofi,erinouarfi interra 

Per voi C a r l i ,e Filippi anco vedranno. 
Trarrà telice il Belga in pace gli anni, 

Ch'I sabell a, ed Alberto ogn'afpra guerra 

Coi regio afpetto lor fugar potranno. 

AL SERENISS. ARCIDVCA ALBERTO. 
SONETTO XCiV. 

DOpo l'hauer di gloriofe folle 
Sparia pugnando altier l'augii fra fronte 
Il magnanimo Alberto , e'I piano, e'1 monte 
Scotio vincendo mille fquadre > e mille , 
Dopo l'hauer tante Cittadi,e Ville 
Refe al giogo di Dio facili , e pronte 
( Dille il Ciel ) non s'indugi ; homai formontc 
Ne' Commi pregi il mio noueilo Achille • 

Già 



J $ 

Già lieto riportò la fpoglia d'oro 

D'Efone il Figlio . hor vie più degne palme 

Si conuengon di C h r. i s t o al buon guerriero. 
Inuitco Tempre vincitor de l'Alme 

Sia'n guerra, e'n pace e de l'Hifpano Hibero 

Habbia felice il ììngolar teforo . 

SONETTO CXV. 

AL ma ftudia'l camin ; s'annotta nomai; 
Vanne àluijche m'ancide, e'1 mio dolore 
Narra piangendo humil ; che ibn ben lai 
Preghi, pianti, e fofpir l'arme d'Amore. 
Forfè, che ammollirai l'alpeftre core 
Sì vago hor del mio mal ; forfè vedrai 
Humidi al tuo languir que' dolci rai. 
O di bella vittoria aitero honore. 
Schiufe vedrem le fofpirate vie 

Di deuutapietade. ecco 1' difecrno 
Giuda mercede àie miferie mie . 
Prendi uigor, confola il duolo interno. 
Sforzar talhora il Gel lagrime pie , 
Ed ardente pregar placò l'Interno . 

SONETTO XCVr. 

O Nemico, ed ardito mio penfìero 
Per te mi ftruggo, c'n cosi amare pene 
Riuerenza,e timor fìa,che m'affrene , 
Che l'oggetto, ond'auampo è troppo altero . 
Q^ual fenz'arme fé' tu forte guerriero ; 
Merito non poflìedi ; ed haurai fpene 
D'alte venture incauto? ah non conuiene 
Segno diuino ad vn mortale arderò . . 

Poco 




Poco di fe\poco d'amor s'apprezza 
Ricco telòr, quando Forcuna humi'le 
Vien,ch'à nobil deiìr riera contenda ; 

Ed ei,ciò ci confoli, e ci difenda ; 
Ch'erger il volo a gloriola altezza 
Imprei'a non rù mai d'animo vile . 

SONETTO XCVII. 

Or che del Cielo il più bel lume e fpento, 
Echeroi'curanocceil Mondo adombra, 
E i ibgni,ò veri,ò falfi in mezo à l'ombra 
Scherzando van con palio e queto, e lento 
Tu dormi ; &: io con dolorofo accenco 

Piango il marcir, che la trift'alma ingombra; 
Né lagrima,ò querela il pefo fgombra 
Del grauiflimo mio fiero tormento; 
E tu Tonno crudel, perche'l mio duolo 
Non oda il Sol, ch'à fofpirar m'induce 
L'udito col veder chiufo li tieni . 
De le tenebre figlio hor fuggi à volo , 
Tu nemico de' rài puri, e lereni, 
Come foggiorni entro sì chiara luce 2 

SONETTO XCVIII. 

MA dimmi tu de' miei penfier beatrice 
Vaga mia Dea, come profondo è tanto 
Il fonno in te,che : I mio dogliofo pianto 
Non odi (ohimè) qual Fato il mi diidice ? 
Già non dormon gli Dei ( quant'alcun dice.) 
Diigombra dunque il tenebrofo manco , 
Che uela i tuo' bei lumi e'1 mefto canto 
Aicolta ò del mio mal prima radice > 

E poi 



*°J 




I J 

E poi che ti formò Natura, e '1 Ciclo 

Nouo Sol di lplendor, deh non ti fpiaccia 
Fugar de l'ombre il tenebrofo velo . 

Deh per pietà pria ch'io mi flrugga, e sfaccia 
Nel centro de' martir , eh' a te non celo 
Del mio grane dolor la notte fcaccia . 

SONETTO XCIX. 

Miche ftelle s'egli è ver , ch'Amore 
V'affìgeiTe nel Ciel, fuggite nomai , 
E date loco a bei diurni rài , 
Sì che vescia Madonna il mio dolore . 
Pietofa Luna, e tu, ch'ardente al core 
Pur fenti acuto ftrale,e 'ntendi, e fai 
Per lunga prona gli amorofi guài 
Piegati àquefto, ch'io diftillo humore . 
Mouati ò Cinthia quel defìr conforme , 
Che '1 fen ne punge ; tu paftor dormente 
Ami, ed ammiri, &: io Donna , che dorme . 
In quello cangia Amor tra noi lue tempre , 
Che cu l'amato Endimion fouente 
Baci , e di baci io fon digiun mai fempre . 

SONETTO C. 

MA (laflo) ch'io vinto dal duol vaneggio. 
A che prego,à che piango, perche ì lumi, 
Che fan de' miei sì dolorali fiumi 
S'aprano ? ohimè , che la mia morte chieggio / 
O mio (folto deiir io ben m'auueggio , 

Che non fai di quegli occhi anco i coftumi ; 
Onde'ncauto nel male il ben prefumi . 
Fora aperti vedergli il noflro peggio . 

Se 



I II 

Ss le fred d'ombre de la notte ofeura 

Non temprafler l'ardor, che 'n me difTerra, 
Quel guardo : arderia già mio fragil velo . 

Così fé '1 Verno con le neui, c'1 gielo 

Non temprali^ ( qual Tuoi ) l'eftiua arfura 
Inuciipolue diuerrià la terra . 

Al Chriftianifs. Rè di Francia 
H E N K I C O Q_V ARTO. 

Con la fortezza ac^uiflurjl l'immortalità. 

Canzonetta Morale VII. 

FRenò l'hore fugaci , e del gran Mondo 
Gioue gli ordini ruppe j al Sol impofe a 
Che le faci del dì tenelTe afeofe 
Legando Eto, e Piroo nel Mar profondo. 
Efpero , che '1 mattin fuol cangiar nome 
Tardò '1 paflb; onde fur congiunte in vna 
Tre notti j e vide àiuo piacerla Luna 
Del fuo vago il bel vifo, e l'auree chiome i 
D'aprir fue rofe in Ciel moftrò l'Aurora 
Segno; ma Gioue al fuo defir contefe ; 
Ond'ella poi, che l'alto cenno intefe 
Feo col vecchio Titon meda dimora « 
Sentì l'Orto, e l'Occafo il nafeimento 
Del forte Alcide, il cui fouran valore 
Per hauer d'ogni Moftro altero honore 
Non potèa d'vna notte efler contento . 
Nacque il fanciul fuperbo, e con famofa 
Forza (benché nafeente) in terra gli angui 

Dì- 



Ili 

Diftcfe con la man tenera esangui 
Sprezzando l'ira di Giunon gelofa . 

Crebbe l'età, crebbe '1 valor con gli anni : 
Onde quanto d'orribile la Terra 
Hauea ; benché s'armafTe adafpra guerra 
Spiegò inuan conerà lui d'orgoglio i vanni. 

Le 'ngorde fauci à guiia d'antro aperfe 
(Memoria ìlluitxede l'antica feiua ) 
A l'iraconda gcnerofa belua 
Del cui vello indi gli homcri coperfe . 

Domò la Cerua, e'1 botto d'Ermanto 
Purgò da l'ira del Cinghiale ardente ; 
Non fu Acheloo di contrattar polente, 
E 'nuan muggìo lòtto ferino manto . 

Gli ftinfalidi augei traffiffe ; e '1 torte 

Cacco, e '1 gran figlio de la Terra cftinfe , 
E con la man, che tanti Moftri vinfe 
I triformi tratei conduffe a morte. 

Innanzi à i crudi altari vecife l'empio 
Bufiri; in cibo a' propri Tuoi deftrieri 
Die '1 crudo Trace; tolfe i pregi alteri 
AI Termodonte con. heroico esempio ." 

TrafTe lo frigio Cane al chiaro giorno 
Di Pluto à fcherno ; le feconde tede 
Del Drago Tempre rinascenti, e'n feftc 
Per lui morir cinte di fiamma intorno . 

Sotto lalcorta Tua Troia cadeo ; 

De' ricchi pomi fpogliù l'horto altero , 
Che'l vigile cultode ancorché fiero 
Vibrando fiamme al Tuo valor cedèo. 1 

Perche pofalle Atlante al fin foppofe 
Gli homeri al Ciel, dou'acquiftò la fede 

Hono- 



Memorata ve gìuftifsima mercede 

Di prone memorande,e gloriofe. 

Tant'hà forza il valor; ond'io dilcerno. 

Famofo Henrjco la tua egregia fpacia 
Tra gli alti alberghi aprirli horrfai la ftrada 
Fatta di chiare fìellc vn legno eterno. 

AL SE RE NI SS. RANVCCIO 

Duca di Parma , &c. 



SONETTO CI. 






Q Val m'agita Furor j qua! ne la mente 
Mi ragiona penfìer? quai voci afcolto 
Sonar per l'aria ? quanto ihiìeme accolto 
Scorgo valor ? qual veggio Heroe poITente? 
Veggio guerrier d'alta virtute ardente 
Di luce il Mondo ornar mentre difciolto 
Da baiTe cure ha fol l'animo volto 
Là ve trattar d'arme,e di gloria fente . 
Quelli èRANvccio del cui Teme (dice 
La dotta Vrania ) in breue aitri vfeiranno 
Magni AleITandri,cd altri Ottaui Augufti. 
O fortunato Duce, ò te felice , 
I cui gran figlie trionfanti, e giufti 
Di nono il fren de l'Vniuerfo hauranno ." 



SONETTO CIL 



; 



QVì doue rifplendèan Teatri,e Scene 
D'argento,e d'or,quì doue trionfàro 
** Heroi sì degni, il Villanello auaro 
Moue l'aratro, e'1 gregge a pafeer viene . 

H D'op- 



■:.>- 



774 

D'opporfi al Tempo ( ahi) di che nana fpene 

1 Temp?,e gli Archi à quell'età s'armàro : 

Ecco al gran Tebro i marmi , onde s'ornare» 

Lecco fanno disfacci hoggi in arene . 
Tacco il crude! col ruginoib dente 

Frange, ed ancor la mortai melTe in nerba 

Con Tua falce letal miete repente. 
Ne le mine tue Romafuperba 

Ciò ben leggo io; ma s'ei tanto è pofTente i 

A che l'alpro mio duol non disacerba? 

Alla Illuflrifs.&EccelIentifs. Sig. 

D. MARF1SA D' E S T E CIBO. 

Marchefana di Mafia x dee. 

SONETTO CHI. 

VA godi preda vrt Pefcator fedèa 
Soura vno (coglio; e'icibo infidiofo 
Turbando a' pefei il dolce lor ripotb 
Da la tremula Tua canna pendèa * 
Quand'ecco Amor, che di desìr ardca 
Di noni fcherzi,fotto l'onde afeofo 
Prendendo l'hamo, il pekator gioiofo 
Di piacer falfo il lurìnghier rendéa. 
Lo Teorie intanto la gran Dea del Mare,, 
E dille, ah parti Amor, che s'anco vn poco- 
Soggiorni,arder vedrafsi il Regno mio. 
Ed egli. non temer ; perche quand'io 

Qui venni,entro le luci honefte, e chiare 
DiMarfisa lafciai tutto'! mio foco. 
SONETTO CU IL 

TRahendo i giorni in feri afpri lamenti 
Milero T mi viuèa fuor di iperanza^ 

Ne 



Ne di chieder pietate hauèa baldanza , 

Non che giufta mercé de' miei tormenti. 
Quando a me volta con pietou* accenti 

Ditte Madonna fotto humil (embianza : 

Hor che'l tuo duolo ogn'alcro duolo auanza 

Temp'è di far' i tuoi defir contenti . 
Mendace ella sì dilfe ; e nel penfìcro 

Altro chiudèa, perche' n perpetuo affanno 

Viuefsi esempio d'infelice amore. 
O memorando lu(ìnghiero inganno . 

Hor veggio (laflb) come ancide vn core 

Falla gioia non men,che dolor vero. 
SONETTO CV. 

DOu'é la vita mia,ch'à me non torna ? 
Dou'è colei, ch'à lagrimar m'induce? 
Ahi forfè vuol quell'amorofa luce, 
Ch'à me s'annotti,quando altrui s'aggiorna ? 
Doue l'anima mia lieta foggiorna 

Chi per pietade Amanti hor mi conduce ? 
Ma itella forie ella fiammeggia, e luce, 
E più uaga del Sol le Sfere adorna . 
EfTer non può; che fé da noi partita 

FofTe Madonna, haurìa veloce , e prefta 
Lafciato ancor quell'alma il fragil uelo ; 
E s'al primo fuo albergo ella fois'ita 
La Terra fi vedrìa languida y e metta, 
h vie più lieto,e più ridente il Cielo . 
SCHERZO VII. 

DEh girate 
Luci amate 
Pietofetto quel bel guardo: 
Che mi fugge ; 

H z Che 



Ile 

Che mi ftrugge ; 
Onde'n vnm'agghiaccio,ed ardo. 
O pupille, , 

Che tranquille , 

Serenate l'aria intorno: 

Sara mai , 

Che i be' rai 

Faccian lieto vn mio fol giorno ? 
Dolce (cocchi 

Da quegli occhi ) 

Più del Sol vaghi, ed ardenti 

Pio (plendore, 

Cheriftore .;• < : 

Care luci i miei tormenti « 
Deh fiammeggi, ■ ; ; 

Deh lampeggi 

In quel labro vn dolce rjfo ; 

In quel labro I 

Di cinabro, 

Che m'ha '1 cor dal fen diuifo . , 
Amorofa 

Graziofa j.:ij ■ u 'j : 

Di rubini colorirà 

Tocca il vento j , ,,; 

D'vn'accento 3 

Bocca ; ond'efea /amia vit,a* 
Se v'aprite, . , / d 

Se (coprite . / Q S & 

Belle ro(*e amate, e care 

Voftre perle , 

A vederle :cr r,u . 



*■' 


- 






■ 




V 


r-. 




Riderà la Terra, e'1 Mare . ; 



ini 



i H Non 



H7 

Non (I m'eglii 

A mici prieghi 

Per pietà giuda mercede ." 

(Ahi) languire, 

( Ahi) perire 

Deue amando tanca fede ì 
Nò ? ch'io feerno 

Al gouerno 

Di quei chiari honefti lumi 

Amor vero ; 

Per cui {pero 

Pria gioir, eh' i' mi confinili . 
Nò , che dice 

La beatrice 

Bocca, ou'hor le Grazie (tanno y 

Haurai, taci 

Mille baci 

Degno premio à tanto affanno . 

AL SI G. GHERARDO BORGOGNA 

Instabilità delle co/e humxnts. 
Canzonetta Morale Vili- 

TAlhor veduto ho sì turbarli il Cielo , 
Ch'io temei non di Pirra il tempo ancora 
Tom alfe, quando de le nubi fuora 
Spuntando il Sol foggio l'ofcuro velo ; 
E (corto ho ancor gonfio d'orgoglio il Mare 
Minacciar morte,e poi l'humide ciglia 
Tranquillarsi , che fua muta famiglia 
Pocèali annouerar per fonde chiare . 

H } Quefti 



li* 

Quefti vari,ed infbbili accidenti 

Moftran Borgogni pur,che'l mal , c'I bene 
Loco Ci dan , ma fon maggior le pene , 
Ma fon gli affanni al dipartir più lenti. 

Qjegli,ch'a i Medi,à gli Indi , à 1 Parchi diede 
f error ibuente,ancor fouente il peteo 
Grauò,meno d'acciar,che di iofpetto; 
Poiché Fortuna vnquà non ferba fede . 

Però chi fplende per fublime altezza , 

Che'n mano e l'altrui vita, e l'altrui morte 
Softien; deh non l'inganni amica iorte. 
Fugge qual lampo il rafto,e l'alterezza . 

Se'l minor di lui teme, à lui minaccia 

Pofcia il maggior, qual Regno in terra fpande, 
O qual Impero il Tuo potersi grande , 
Ch'altro Impero maggior temer noi faccia ? 

Quel giorno, eh ci ridente honora tanto , 
Che l'haue tra Corone, e feettri auuolto 
Girando il Sol l'obliqua faida, ( ahi ftolto) 
Al Tuo ritorno trouerallo in pianto . 

Non vuol il Ciel,che Tempre vn vifo fleflb 
L'huom ferbi; ond'è che i giorni atn,e fereni 
Hora d'angofce,&: hor di gioia pieni 
AlSeruo,alRè ftanno egualmente apprelfo. 

E chi Borgogni mio ne l'infelice 
Mondo fu sì beato,che partendo 
11 Sol potette dir del Gange vfeendo 
Qual mi lalciò mi trouerà felice ? 



AI 



*i9 
AL SIG. OTTAVIO RINVCCINI. 

Che Marau'tgliojà è lafor^a della Poejtau* 

Canzonetta Morale I X. 

OVe tra vaghi fior nafcofto è l'Angue 
Pafla Euridice,e'l fuggitalo piede 
L'empio col dente vencnofo fiede: 

E tanto è'1 duol, ch'ella ne cade esangue . 
Tofto,clvOrfeo l'inafpettata morte 

Di lci,ch'amaua sì mifero intende, 

D'angofcia colmo,e di pietà , difcendc 

De l'empia Dite a le dannate porte . 
Per la negra palude horrida barca 

Piena gli appardi lagrimofò ftuolo 

D'alme infelici,e Nocchier vecchiojeiolo, 

Che'l pelago internai fecuro varca. 
E latrar con più gole il Can trifronte 

Ode,cui fiera tema il petto affale 

Vifto tra morti huom viuo. a nono male 

(Par dica) haurà per me quei le man pronte. 
Con maeftà terribile difcopre 

Pluto feder de l'atra Reggia in mezo, 

Che tomo mira nel folfureo lezo 

Color,che pari hanno le pene a l'opre . 
Hor s'arfìfa à i Ccn:auri,cd hor le ciglia 

Drizza a colei,che va con l'altre Suore 

Di noftra Immanità filando l'hore, 

E tutta mira al fin l'empia famiglia. 
I negri Spirti de la notte ofcura 

Stupidi ftanno,e faper brama ogn'vno, 

E più 'I gran Ré di lagrime digiuno 

Querelle l'ardito giouene procura . 

H 4 Poi- 



129 

Poiché i tant'occhi nomai del cicco Regno 
Vede a sé volli Orfeo, tende le corde 
Perche l'acuto al gràue non difeorde , 
Indi a la poppa manca appoggia il legno . 
Marita al fiion la voce; e'1 grane affanno 
Rimbomba dolce sì per le latebre 
D'AbifTo,ch'egli trahe da le palpebre 
Il pianto à quei, che lagrimar non fanno.' 
In quefti muti campi il palio errante 
(Dille ) noucllo Alcide a' danni vortri 
Non mou 'io già, tra quefti ofeuri chioftri 
D'Euridice mi tragge il bel fembiante . 
Deh s'amaftegiamai tartarei Numi, 
La fofpirata moglie hor mi rendete , 
O me pur,ch'io la veggia ancor tenete ; 
Che potran qui bearmi i fuo' bei lumi . 
Refpirar da l'incarco de' tormenti 
L'alme,e col molle canto il duro Fato 
Ruppe, ed ottenne il caro pegno amato 
Molle à pietà le difpietate genti . 
Con legge tal, che non fi volga a dietro, 
Fin ch'ai Regno de' viui ei non ardue . 
Se guarda à tergo empio voler preferiue , 
Che la Ninfa ritorni al lago tetro. 
Sì del grembo di morte ei traile mora 
Il fuo tclbr; ma poi,ch'à dietro volfe 
Lo fguardo; il Deftin crudo à lui lo tolfe l 
Ahi vero amor non sa pacir dimora . 
Ma le cotanto òRinvccini impetra 
Mula gentil, quai grazie vfeir vegg'io 
Da la tamofa tua vergine Clio , 
C'hor vince ogn'alma 3 cd ogni felce fpetra ? 



Al 




Ili 

Al molto Uluftrc Signor 
GIROLAMO BISACCIONE. 

La mi feri a humana ejfir commune à tutti . 

Canzonetta morale X. 

Rane di doppio pefo il dorfo ondofo 
Preme l'aureo Monton del Mar infido; 
E mentre Frifo ei trahe (ecuro al lido 

Helle rimati nel pelago fpumofo . 
Piange il fanciul la mifera Torcila , 

Che dà con la Tua morte à l'onde il nome ; 

Poi frena il duolo, e fi rallegra come 

Sj vede fuor del'afpra,e ria procella. 
D-mcalion con ciglio aiciutto mira , 

E la fida conforte l' Vniuerfo 

Da Tonda vltrice homai tutto fommerfo , 

Poi ch'effi hanno dei Gel fuggita l'ira . 
Hor cìijch'amMtto sì tuo Fato piagni 

Dicendo lalTo me,qual foni qu al fui? 

Volgi la mente à le fuenture altrui, 

E vedrai quanti hai nel dolor compagni. 
Vedi quel legno tu dai flutti abforto 

De l'Oceàn,vedi le merci erranti, 

E come à gran fatica i Natii ganti 

Già graui d'or giungono ignudi al- porto . 
Mira colui,che'n duro career lingue, 

O quel cui fiume irato allaga 1 campi, 

Od altro,à cui tutto l'albergo auampi, 

O quel , che piange vnico tìglio effangue .' 

Deh 



Ili 

Deh mira quelli, cui furor di Marte 
Lunge difcaccia dal natio terreno , 
O trahe cinti di ferro à gli empi in fcno 
C'han del Mondo ( dia colpa) hor sì gran parte . 

Alhor per te medefmo i pianti amari 
Rafciughcrai, alhor fien dolci i mali . 
Tu i ricchi, tu i felici da' mortali 
Togli e fien gli altri à la tua Torte pari . 

Dolce è '1 lagnarti alhor, che ne i lamenti 
Conforti habbiam,e quei, ch'allegro il volto 
Altrui non vede alhor, che'n pene auuolto 
Si feorge, chiama i fuoì defir contenti. 

Ma tìi iamofo Bisaccion, che tanto 
Intendile fai, col tuo fauer profondo 
M'acquifta fèj che de g\i affanni il pondo 
Serba la gioia; ed e nel rifo il pianto. 

Di tiì, che quei , che più di gemme fplcnde 
Talhorfi duol; ch'alterna il mal, e'1 bene 
Il Ciel. che qLiel,che più beato huom tiene 
Con la Fortuna fua fpeflb contende . 
SONETTO CVL 

ITT Onor de' miei fofpir, luci ferene, 
—■ 4 Ch'ancor da lunge il icn m'ardete . quando 
JL Fia,che l'auido /guardo in uoi girando 
Soauemente ogni mia doglia affrene 3 
Celefti rài s'unquà da uoi mi uiene 
Merce di quel dolor, che lagrimando 
L'alma fo'ben. farà diletto amando , 
Che pareggi il piacer de le mie pene ? 
Folle che fpcro ? ohimè benché ui piaccia 
Far l'honefte mie uoglie un giorno liete 
Come potrò gioir fé non ho core? 

Deh 



1*3 

Deh s'auuìen mai, ch'Amor giunger mi faccia 
Là ve Febo ha per voi luce maggiore 
Almen per breue ipazio il mi rendete . 

SONETTO CVIL 

PErche m'afeondi l'vno , e l'altro fole 
O più d'ogn'altro difpietato , e rio ? 
Ah perche non m'afcolti ? hor brami , ch'io 
Veggia del viuer mio l'vltimo Sole ? 
Non odi, ch'ai mioduol fi lagna, e duole 

Ogn'Antro,e piangon l'herbe al pianto mio ì 
Sdegnerai crudo quefte , c'hor t'inuio 
Non fenza alti fofpir rofe, e viole ? 
Animo fiero tu più tolto brami 

Seguir de l' Appennin l'iniane belue , 
Che gradir me del vago tuo fembiante . 
Dehlafcia anima mia l'ombre, e lefelue 
Sì, ch'io non viuaiconlolata amante ; 
O m'vccidi, ò m'infegna , ond'io difami .■ 

In morte della molto Illuft. Sig. 
LAVRA GVIDICCIONI LVCCHESINL 

C A N Z. II IL 

Lma, ch'ai Ò'el falita 

In dubbio hai pollo il Mondo 
Qjal foife in te maggior fenno, ò beltade 
Porgi, deh porgi aita 
Al mio dolor protondo . 
Da quelle ou'hor ti ftai fante contrade 
Sfauilla per piecade 

Vn 




Vn chiarifsimo roggio ; 

Sì che del Mondo impuro 
Sgombrandomi Polcuro 

Velo, m'apra del Cicl Palco viaggio ; 

Onde beata vn giorno 

Riueggia il tuo bel crin di (Ielle adorno ] 
Haurà ben fin la guerra 

Alhor de' miei fofpiri 

S'auuerrà,ch'io ritroui in Ciel quel bene, 

Ch'i' perdei ( lafia) in terra . 

O beati martiri, 

Se Perfetto gentil d'amica fpenc 

Sarà mai, che u'arrVene . 

Chiudami gli occhi Morte, 

S'aprir mi deue il Fato 

L'almo Tentier beato , 

Ch'altrui conduce a la fuperna Corte . 

Hor giunga il fin di quella 

Vita, le tal principio a me s'appretta . 
C Laura mia quel Lauro , 

Da cui prcndelti il nome , 

Chebbe già da tuoi verfi honor cotanto 

Qual haurà più reftauro? 

Perch'ei cinga le chiome 

Di Poeti,e d'Heroinonfidia uanto, 

Che la porpora, e'1 canto, 

E di quelli, e di quefti 

Quella gloria gì dia , 

Che già tu Laura mia 

Col nome, e con la cetra aurea gli dcfti . 

Eccoci già 1 angue, e perde 

Da ce lontano,e le fue frondi, e'1 verde. 



Il 



JZf 

Il tuo dilecco Spofo 

Anch'ei perduto ha (lalTo) 

Di Tua vica morcal 1 nore tranquille . 

Al ciglio lagrimofo 

Sembra vn'immobil (affo , 

Che duo Fonci di lagrime diftille j 

Ne però le fauillc , 

Che 'n le racchiude il petto 

Scemar potino l'ardore ; 

Che quando altri nel core 

Porta di cado foco nonetto affetto 

Viue l'incendio* e dura 

Quand'ancor chi l'accefe e terra ofeura. 
Souente lagrimonUo 
La Tua Cuentura ei dice , 
Cara del viuer mio fida compagna 
Laiìbme ; laiTo quando 
Sarò teco felice, 
E di lagrime pure il volto bagna. 
Così s'arHige, e lagna ; 
E vie più crefee il duolo, 
Perche 'n angofee tante 
Non bà '1 liniero amante 
Per temprar carni affanni "vn piacer folo ; 
Ed eftrema è la dogliav 1 ' 
Che di fpeme , e conforto empia me fpoglia .' 
E chi può nel confine 
Frenar de la ragione 
Alma beata ,'thedal Ciel m'afcolti 
Vn dolor fenza fine ? 
Ne 1* angufta prigione 
Del cor fon troppi danni infieme accolti. 



■ r- 



Ala- 



11 + 

A lagrimat fon volti 
Homai tutti i mortali ; 
Ma ben che vn largo fonte 
Verfì ogn'huom da la fronte 
Le lagrime non vanno al duolo eguali ; 
Né baila bum ano accento 
A sfogar quell'interno afpro tormento . 
Qui chìufo pofa ò Viator gentile 
Di L a v r a il nobil velo 
Sparla ih terra e la fama > e l'Alma è *n Cielo . 

2\V mede fimo /oggetto . 
SONETTO CVIII. 

QVanti trofei già d'arme vaga , e quanti 
Guerrier toglierti à noi d'alto valore 
^O Morte?e quanti al bel Regno d'Amore 
Fiera inuolafti pellegrini Amanti ? 
Talhor gemme predalli, e regi manti , 
Incenderli Città vaga d'ardore , 
Bramofa poi di lagrimofo humorc 
Di mille occhi beueili i larghi pianti ; 
Chi la ftrage , c'hai fatta di beltade 
Sperando d'abbellirti dir potrebbe , 
E de i cari à le Mufe illuìlri ingegni ? 
E vaga pur di fregi alteri, e degni 

Vn Lauro haillielto à quella noftra etade, 
Che Te/Taglia, ne Sorga vn tal non hebbe . 






Nel- 



— 



22f 

T^e/lìSiffa occafont^* 
M A D. LV. 

TRà quelli duri fa (fi 
Laura, che canto amai, 
Laura mia , ch'amo ancor rinchiufa ftafli . 
Tu Viacor , che pad! 
Qui le più degne Dee veder potrai , 
Che tutte infìeme accolte 
Piangono l'honorate olla fepolte . 
Sol la diua beltà mirar non puoi , 
Che l'eco Laura mia la tolfe a noi . 

Nella medefma cagione. 

Centone L tutto de' verfi del Petrarca 

CHi pensò mai veder far terra ofeura 
Due rofe frefche , e colte ìli Paradifo , 
Che dai Mondo m'hauean tutto dmifo 
Dolcemente obliando ogn'alcracura ì 
Qualhor veggio cangiata ma figura > 
E '1 lampeggiar de l'angelico rifa 
Piouommi amare lagrime dal vifo * 
Ahi nulPaltro, che pianto al Mondo dura- 
Quella» che fu. mia Donna al Cielo è gita 
Tal fu mia ftelia , e tal mia cruda forte 
Per far me fteflb à me più graue (alma* 
A l'vltimo bifogno ò mifer' Alma. 
E l'aura mia vital da me partita -> 
Né contra Morte l'pero altro, che Morte .. 

So- 



7 2tf 

Sopra'l Sepolcro del Signor 

CAVAGLIER . G I O. BOLOGNA- 

SONETTO C I X. 

a Vedi auuiuando i duri bronzi, e i marmi 
Spirito diede lor fembiantc al vero , 
E fudando al mirabil magiftero 
Schiuò del Tempo ingiurioio l'armi ; . 
Però Febo à la Cetra illustri carmi 

Accordi homai foura'l Sepolcro altero ; 
E la macera Inuidia il rio penderò 
Cansù e di flrali di velendifarmi . 
A ce pietofo peregri n , che pad! 

Lagrime non G chieggon ,nè fòfpiri. 
Tal cura ei diede à' iuoi viuaci falli . 
Ma fol, che la bell'opra intento ammiri 
Di lui, che 'n grembo \ la virtute ftaffi 
Cinto di gloria tra' celefti giri . 



Sopra'l cauallo fatto dall'ifteiTo in Firenze . 
M A D R. LVI. 

Enerofo dcftriero 

O Viator fon' io 

S'hai di laperdefio; 
S'io fon' ò fìnto , ò vero 
Opra tu, che'l gran Duce,il gran Guerriero 
Ch'io foftengo fu'l dorfo 
Mi fproni,e rateo arfretterommi al corfo . 

Sopra 



G 



Sopra'I medefimo c.nullo. 

MADR. LVII. 

TV, che vai riguardando a parte, à parte 
Del mio Fabro eccellente 
In me Io 'ngegno , e l'arte , 
Sappi, che fé volca la man prudente 
Correr nei larghi campi mi vedrefb', 
Il nitrito vdirefti, 

E del mio Cauaglicro il fuon de l'armi ; 
Ma né voce, ne moto, ei volle darmi. 
SONETTO CX. 

CHe pen(ì,ò che vaneggi Anima ftolta ■ 
Scaccia l'egro defio,te {tefìa affretta: 
In qual cinger ti vuoi noua catena, 
Mentre vedi l'antica à pena fciolta : 
Chi t'ha del mal la rimembranza tolta 
Cicca di nouo? òqual follìa ti mena? 
Amor di dolce fallo amara pena 
A qual pur t'haue precipizio volta? 
Dirai,che poco offende Amor nafeente , 
Si come poco il giouenetto raggio 
Scalda del Sol,che fpunta in Oriente . 
Ah come il vedrai torto Alma dolente 
Ad onta noftra , ed a perpetuo oltraggio 
Fard tiranno altier, grande, e poflente. 

SONETTO CXI. 

/~\ Velia , che ne' voftr'occhi fiamma io feerfi 
V,^ I miei fenfl rapì sì dolce, ch'io 

^^^^ Ogni affanno d'amor pofto in oblìo 

A l'amato feren l'anima offerii . 
Ogni chiufo penfler quindi v'aperfl , 

Inuocai nel mio canto Euterpe, e Clio , 

I Perche 



13* 

Perche'l voftro bel volto, c'1 deflr mio 

ViuefTe eterno ne 1 miei dolci verfì ; 
Ma ben s'intepidì. l'ardor repente, 

Anzi fi feo tutto dì ghiaccio il core , 

Qnand'io m'accorfi pur del voftro orgoglio . 
O più che bella altera à voi mi toglio . 

S'altri fia mai,che v'ami habbiatc in mente, 

Ch'odio diuenta difprezzato amore. 
SONETTO CXII. 

NEI bel,che'n te moftrommi il Gel fondai 
Qual Pianta le radici del cor mio , 
E l'amorofo in me crebbe desìo 
Mentre lieta di fpeme io verdeggiai . 
Da terra quindi al Ciel poggiar penfai , 
Ma di tua crudeltà vent'afpro, e rio 
Seccò le frondi>e fuelfe l'arbor, ch'io 
Non vidi pofeia rinuerdir giamai ; 
E poi che per fiorir non haueàn loco 
Di nouo ancor de la mia pianta i rami 
Al mio tolle desìo troncai le piume . 
Sarà chi lenza fpeme^e ferua,ed ami ? 
Chi vide mai fenz'onda correr fiume > 
O pur fenz'efea mantenerti il foco> 

Al Chriftianifs. Rè di Francia 
H E N R I C O QJT ARTO. 

SONETTO CXIII. 

'Auuerrà mai,che di tamburi,e d'armi 

Rumor non s'oda, ò di guerrier tormento ì 
Ne la bellica tromba animi il vento > 
E Marte contra te d'ira non s'armi 

Gran 



S 



131 

Gran Cesare de' F r a n c h i, veder parmi 

Vie più d'vn cigno à celebrarci intento ; 

E perche il nome tuo mai non ila fpento 

Segnar il veggio in noui bronzi,e'n marmi. 
E dritto e ben,ch'altri cantando icriua 

Del tuo valor^perche {'piegando l'ale 

Securo patti à ia futura etate ; 
Che non pon contrattar l'opre honorate 

Col Tempore fcriuendo huom non le auuiua. 

Ma qual fia penna à la tua fpada eguale? 
SONETTO CXIIII. 

PErche Nifa mioben,perche mia vita 
Ti moftri contra me cotanto altera ? 
Perche pur nieghi ah più d'ogn' altra fera 
Al sì grane mio duol picciola aita ? 
Forfè perche la guancia colorita 
In cui iìorifce, e ride Primauera 
T'empie di fatto? ò liniera, ch'à fera 
La gloria del mattin vedrai fparita . 
Se credi perche Zefiro ne i campì 
Detta dopo le brine i vaghi fiorì 
Debba dettargli ancor nel tuo bel volto , 
Semplicetta t'inganni -, es'hor m'auuampi, 
Quando'l tuo bello fia dal verno accolto 
Agghiaccieran con luì del cor ^li ardori . 
SONETTO C X V. 

SOn pur note di Tirfì. ci pur di Fille 
Qui fegnò'l nome, qui pur dice Amore 
M'arderà fempre per te Filli il core , 
Io ciò pur leggo in mille piante, e mille . 
Ed hor uerfadi pianto amare (lille 
Per altra Ninfa,ed hor l'empio Paftore 

I i Al 




r\#8 

Al dolce fuflurrar di placid'ore 

Canta la bella Tua cruda Àmarille . 
Sì dicca Filli, e sì la doglia acerba 

In lei potxo;che d'vn fudor gelato 

Tutta cofperfa cadde in grembo a l'herba ; 
Poi vinta dal furor fi luelfe il crine > 

Squarcioffi il pctto,e cominciò,fingrato . 

Ma non feguì, che'l duolo al dir die fine . 

SONETTO CXVI. 

Eh c'hò cercato inuano homai tutt'hoggi 
Il mio Tiriì,il mio ben, l'anima mia ; 

Ne Fortuna per l'orme Tue m'inuia , 

Ond'èjche'nuano hor io difeenda, hor poggi. 
Inicgn atemer uoi campagne, e poggi ; 

Poich'e 5 non torna a aie come iolìa 

Mifera,e lenza lui icmbra,chY (la 

Qual vite,che non haue onde s'appoggi. 
Forfè prende gli augei tra verdi rami? * 

O per feguir le fere i cani aduna ? 

O pur dolce ombra à ripofar l'inulta? 
Ripotl,e dorma pur; ma non fìa alcuna 

Ninfa per mio dolor cotanto ardita , 

Che d al fonno co' baci lo richia m i . 

M A D R. LVIII. 

Or che Nerina mia 

Stende la bianca mano , 
E quel vermiglio fior coglier desia , 
Amor fé mai ti mode prego humano 
Cangiami quefta forma , 

E'n 




*3J 

E'n quel fior mi trasforma; 
Onde la man,che m'ha l'alma ferita 
Mi fuelga ancor la vita . 
M ADR. LIX. 

PErche Nifida (prezza 
Per naturai fierezza 
D'Amor l'alta portanza ; 
£i, che di vendicarti ha fol desio 
Vedendo la di lei uera fembianza 
Scolpita nel cor mio 
Sdegnato la faetta; e non s'auede, 
Che di noue ferite il mio cor fiede . 

SONETTO CXVII. 

a Vegli , onde l'alma e già da me diuifa," 
Per cui verfo ad ogn'hor lagrime tante, 
Che fatto è fol di hi a bellezza amante 
M'ha pur (ohimè) perche l'adoro ancifa, 
In mezo vn bofeo four'vn tronco artìfa 
Sparfo di morte il languido fembiante 
Con le Fere parlando^ e con le Piante 
Dicèa piangendo,e fofpirando Nifa . 
Ahi quando al nobil volto aperfi il petto 
Mille giunfermi al cor pungenti (pine, 
Onde gli affanni miei non hai) mai pofa. 
O di dolce principio amaro fine*. 

Ma chi perniato haurìa,che crudo effetto 
Piouer deuerte in noi ftella pietofa ? 
SONETTO CXVIII. 

POiche fin qui tra noi partimmo il bene ^ 
Che'l Ciel ne diè,prendiamo Alcone in pace 
Se giro empio di (Ielle hor fi compiace 
Che non men del gioir partiam le pene. 



Non tempre aiuiien,che irato il Ciel balene , 
E da lui feenda mgiuriofa Face j 
Non Tempre r.l Fato acerbo altri foggiace, 
Né l'auuerfa Fortuna vn loco tiene. 

Forfè auuerrà, che vn giorno il cor refpiri 
Tra tante doglie, e piìì benigna forte 
Imponga tregua a' noftri egri martiri -, 

E quando altro non fia,che ne conforte 
So pur,che finirà tanti fofpiri 
Con vn breuc fofpiro al fin la Morte . 

Seftina. I L 



A Ante frondi non hanle verdi chiome 
Di quelle piante in quella opaca telila, 
Ne tante (Ielle ha la più chiara notte 
Quant ; ia lagrime fpargo. il fan quell'onde, 
Che più veloce il pie mouono al co rio, 
E tu pur anco il vedi ò bianca Luna» 

Sempr'io mifera a 1 raggi de la Luna 

Men' vò piangendo con incolte chiome . 
Al fuon de' miei fofpir fermano il corfo 
I Riui, e tace ogni più folta felua ; 
Ne mai del pianto mio s^cquetan l'onde 
O fugga il giorno, ò fliafi in mar la notte * 

Parte ben ( lafla me ) parte la notte , 
E le Stelle fparifcono,e la Limai 
Ma non reftano ( ohimè ) di piouer l'onde 
Da gli occhi Manchi . ahi pria de le me chiome 
Vedrò sfrondare à mezo Aprii la Selua , 
Che de le pene mie fi muti il corfo . 

Palfato ho di mia vita lì più bel corto 
Seguendoti crudele, e giorno, e notte 



Di 



13S 

Di Valle in Valle, e d'vna in altra Selua . 
O ce felice, ò fortunata Luna , 
Che del tuo vago Endimion le chiome 
Ogn'hor vagheggi al mormorar de l'onde . 

Chi del Mar folca le volubiT onde 
Ripofa lieto dopo vn lungo cor(ò. 
La Tetra hor bianche., hor verdi ha le fue chiome. 
Segue giorno fereno ofeura notte . 
Ma fempr'io mcfta'al Sole,ed a la Luna 
Scommi, ò verdeggilo sfrondi^ la Selua. 

Schianta i tuo' rami homai frondofa Selua , 
Torcete a dietro il pafTo ò mobilonde , 
Nieghi la luce fua Febo a la Luna 
Mentre fi afpro è di mia vita 1 ! corfo , 
E'1 Cielo ingombri vna perpetua notte 
Ne del Sol mai per me fplendan le chiome. 

Chiome d'oro vedrai prima à la Selua , 
Senza Stelle la notte, e'1 Mar fenz'onde, 
Ch'ai mio corfo benigni ò Sole,ò Luna. 

M A D. LX. 



C 



Vftode inuidiofo 
De la bocca di Siluia e fatto Amore, 
Anzi amante gelofo . 
Io'l sòjch'ardito corfì a quelle rofe 
Ou'ei fé ftefTo afeofe ; 
E nel libar quel sì foaue humore 
QuafiApeil crudo mitrafmTeilcoreJ 









I 4 MaD. 



*9* 

M A D. LXI. 

D'Vn'amorofofoco 
Àrfi quand'io ci vidi ò bella Nifa » 
E creice in me l'incendio a poco, à poco 
In quell'ifteila guila , 
Che'n ce crefee bellczza,e leggiadria. 
Adunque ò Nifa mia 
Non crefeer più in belta,s'al fin non vuoi 
Cenere farmi innanzi à gli occhi cuoi . 

M A D. LXII. 

STandomi à pie d'vn'Orno 
Vidi la bella mia leggiadra CJori 
In vn praco di fiori , 
Che per fartene adorno 
E l'aureo crinc,e'i delicato feno 
N'hauèa già'l grembo pieno; 
Ma dir già non faprei 
Se la mano di lei più ne toghèa , 
O fe'l pie vago più ne producca . 

M A D. L'XIII. 



L 



Vogo vn fiorito colle . 

Io me ne già cancando , 

E licca ( ò mia fciocchezza ) 
Godèa di quella mia frale bellezza ; 
Quando fra l'herba molle 
Vidi languir vn fiore 
Pnuo del Tuo vical gradito humorej r 
E conobbi, che cale 
Era beltà mortale . 

1 Air- 



Airilluftrifs. & ReuerendiTs. SigJ 

CARDINAL S GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINO 

SONETTO CXIX. 

CHi Delio 'i chiama , e chi nomarlo mole 
Paftor d'Anrrifo,chi dacor del giorno, 
Cai de gli orbi eelefti il lume adorno , 
E pur (empre é l'ifteflb amico Sole ; 
E Te nube talhor contraria vuole 
Far a' bei raggi temerario feorno 
Ei difaombrando il tetro horrore intorno 
Moftra pur fue bellezze altere, e fole ; 
Così 1 nome cangiar non gli contende 
•La propria forma, ne mirar ù toglie 
Suo lume ancorché da le nubioppreflb .' 
Dunque benché tìi muti,e nome, e fpoglie 
O mio Cinthio, ò mio Sol pur (e' Tifte/To, 
E tua chiara virente à noi rilplende . 

SONETTO CXX, 

S' Alhor,che fatta elea infelice far/i 
Mileramentejiaucflì i lumi intefi 
A i volili dolci i guardi occhi corteo* 
A qual gioia potéa mia fpeme alzarti ? 
Ditelo voi,che d'eloquenza f parli 
portate i raggi in dittili foco acceflj 
Voi, che fate in amor l'opre palefi, 
Ond'altri amando può beato farfi . 
Sol io dirò,che'l primo incendio a vile 
H aulico haurebbe ilxor , fé daco m'era 
Luci d'arder per voi ne' miei prim'anni . 

Ah 



Ah che pur hoggi anco arderei ; ma fiera 
Memoria ( laifa ) de' (orlerei affanni 
Chiude quell'alma al voftro ardor gentile . 

C A N Z. V. 

a Vedo fermo penderò , 
Che partir non fi sa da la mia mente, 
^Per cui altro io non chero , 

Che vagheggiar prefente 

Vn folo à gli occhi mici gradirò oggetto 

D'amor è certo vn non intefo arretto . 
lldiuenir vermiglia, 

E lieta in vn dal Tuo venir forprefa , 

E 1'abbaffar le ciglia , 

Qualhor più l'alma è intefa 

A Ipecchiarfì nel bello, ond'ella è vaga 

Mi fa di nono amor (iaffa ) prefaga. 
Quefto tremar parlando, 

£ cangiarli la lingua in freddo fmalto 

Tronche voci fermando , 

Il non (offrir l'affalto 

Di lufmghiero, e defiato fguardo 

Prefagio è ben, che 5 n noua fiamma io ardo . \ 
Propor di dir gran cofe, 

Poi non Caper da qual principio farfe , 

Sfauillar per l'afcofe 

Fiamme, quindi gelarfe 

Al diuin foco d' vn celefte raggio 

Queft' è certo d'amor nouo feruaggio^ 
Quefto grato gioire 

A lui vicina , e quefto venir meno 

Per fouerchio languire 

Lunge 



Lunge dal bel fereno , 

Che dolce -bea ne' (noi tormenti il core 

Segno e cred'io d'altro noucllo amore. 
Quella meftizia nona , 

Quefto nouopallor fon' argomenti, 

Che'l mio mal Ci rinoua . 

Lo (prezzar gli ornamenti 

Lunge da lui, con lui bramarli e fegno > 

Ch'à pocOjà poco efea d'amor diuegno. 
E (Ter fatta gelofa 

Di chiunque il bel volto intento mira , 

Pender da l'amorofa 

Bocca,onde'l cor refpira 

A gli fguardi non men pronta,che à i detti 

Son di verace amor veraci effetti . 
Ah che pugnar bifogna 

Con quella a danno mio nafeente fiamma 

Prìa,che l'Alma,che agogna 

Il bello, onde s'infiamma 

Tutta incendio diuegna, e 'nuan poi l'acque 

Brami incontr' a l'ardor,che già le piacque » 
Sofpir, gemiti, e pianti, 

Guerra, fpeme, timor pace, e desìo 

Cibo Cièn de gli Amanti. 

Elea (ìa del cor mio 

Quella,che ancor pur libertà (tni(co^ 

Incauto Au^el corra à le ren,al viico » 
Quelli auifì primieri 

A prender l'armi nomai pronta mi fanno 1 

Le finte gioie , e i veri 

Dolor d'empio Tiranno 

Segua chi vuol,ch'io troppo (ohimè) conofeo 

L'amarifsimo a l'Alma aflfcnzio, e coleo. 

Combatti 



*39 



Combatti Anima ardita 

Hor, che Ragion non cede al Senfo frale i 

A guerreggiar n'inuita 

Rimembranza del male . 

Se ti difendi nel principio, è noftra 

La gloria poi de l'amorofa gioftra . 
Inuano ò Canzonetta 

Chiama, e lufrnga Amor , che troppo acerba 

L'alma del dio poter memoria ierba . 

Sopra Te/Ter caduto l'Illuftrifs. Sig. 

GUN.NET Tì NO SPINOLA 
in vn Fiume. 

SONETTO CXXI. 

TRà quanti feopre il Sol co' raggi ardenti 
Per affetto leal cari ad Amore 
Vn v'ha, che sì di fede adorna il core, 
Ch'altri non e, che d'agguagliarlo tenti j 
Ma per darne Fortuna afpri tormenti 

Di largo fiume nel profondo horrore t 

L'inuolue, ed ci da naturai valore 
Portato forge,e parla in tali accenti . 
Auezzo a i fiumi del mio pianto amaro 
Ardito Amante nulla ftimo , ò poco 
Onde rapaci il furor voftro altero i 
E contr'à voi mi fia faldo riparo 

D'Amor la fiamma, anzi che veggiafpero 
Per voi Madonna il mio vmace foco . 



MAO. 





T 



MAO- LXIV. 

ER finir I'afpro affanno , 
Ch'io foftenni viuendo in tanto ardore 
Elcflì di fuggirti empio fìgnore ; 
Ma vago del mio danno 
Afille faette m'auentafti al core . 
Dunque fiero tiranno 
Qual fìa macche da te pace n' a (petti 
Se vici n m'ardile lunge mi faetti ? 
M A D. LXv\ 
Vando tal volta io miro 
Colui,che vn tempo amai,benc'hor non l'ami , 
In vn m'auampo ancor,tremo,e fofpiro ; 
E parmi hauer ai core 
Cento facelle'( ohimè) cento legami. 
Quant'è poiTcnte Amore . 
Ss de gli effetti Tuoi la rimembranza 
Haue di tormentarne ancor portanza. 
M A D. LXVI. 
A te m'allontanai 
Sperando in fimil guifa 
l)i pron ar meno acerbo il mio tormento ; 
Ma poi ( lafla) ch'io fento 
L'iftelTa doglia ancor date diuifa : 
Torno ò mio Sole a' tuoi cocenti rài 
Per non partir giamai ; 
E s'auuerrà,ch'ardendo io mi confumc 
Mi fìa gloria il morire a sì bel lume . 
M A D. LXVII. 
V, che fai l'arn,e i modi 
Gran Maeftro d'Amore, 
E gli inganni , e le frodi , 

Ch'altri 




J 42 

Ch'altri nafconde (otto vii vago ciglio , 
Al mio nouello, e sì (bàlie ardore. 
Deh qùal porgi configlio ? 
Sprono, ò pur treno il core ? 
Ahi, che'l vento , che dianzi il legno fpinfe 
Al defiato porto 
Indi ( lafTo)ilcofl:rin{c 
A ipezzarfi, e reftar da l'onde abforto . 

Al Chriftianifs. Rè di Francia 
HENRICO QJV ARTO. 

SONETTO CXXII. 

AH pur fola io farò , ch'ai Mondo taccia 
Quel nome sì temuto , e sì po/Tente ? 
Dediti nomai la fonnacchioia mente 
Ne più <fvn bel desìo l'alma li sfaccia . 
O magnanimo Henrico hor non ti fpiaccia, 
Che Scoprendo del cor l'affetto ardente 
Segua denota anch'io fra tanta gente 
Del tuo valor la gloriofa traccia . 
Ben fi ved'hor, che per regnar fé' nato , 
E trionfar regnando, e'1 fiero duolo , 
Che te vincer tentò mandar in fondo . 
Che più? te fteflb hai vinto; onde beato 

In Terra,e'n Cielti veggio . ahi duolmifolo, 
Che picciol campo à' tuoi gran fatti e'1 Mondo . 






Al 



AI medcfimd. 
SONETTO CXXIIL 

LA ve già fcorfe horribil Marte > e fiero 
Superbo in vifta,e d'human fatigue tinta 
H or per te giace di catene auuinto 
O ramofò,ò fortifsimo Guerriero . 
Non più gode di Morte il tetro Impero > 
Che'l Furor,e'l litigio é'n fuga fpinto, 
E di Palma,e d'Oliuo il capo cinto 
Moue la Pace il fuo trionfo altero . 
Ond'hor,c'hai vinto,e la Fortuna,e'l Tempo 
Ben puoi tra liete pompe, e dotte Scene 
Parte impiegar de* tuoi penfieri illuftri . 
Così vittoriofa in altro tempo 

L'alca mente chinando a giochi induftri 
Prouò giufto diletto Argo, e Micene. 

Alla molto Reuerenda Madre 

DONNA CLAVDIA SESSA 

Eccellentifs. nel Canto,e nella Mufica nel Mo« 
nafterio della Nunziata di Milano. 

SONETTO CXXIIII. 

BRami chi vuole o d'Aquila fuperba 
Spiegar il volo,o'n fier Leon cangiard ,, 
O'n ameno terren pianta fermarli, 
O micelio uagar tra. i fìori,e l'herba ; 
Brami chi vuole a la ftagione acerba 
Per non arder d'amor di ghiaccio tarfi> 
O'n quella dura felce trasformare, 
Che l'incognita fiamma in fé riferba ; 

Cheg- 



*44 
Cheggia di Tigre quei la forza , e l'aritoi , 

Quefti facto Deltìn haggia desìo 

Correr per l'onde nuotator veloce; 
Ed altri altre fembianze agogni, ch'io 

Echo felice fol bramo cangiarmi 

Ne l'angelico luon de la tua voce . 

SONETTO CXXV. 

IO non t'amo crudel, che me l'contende 
Del cor feluaggio la natia durezza, 
Pur s'alcun veggio,che di tua bellezza 
Porti fembianza à me sì vago fplende ; 
Che contra'l voler mio nel cor mi feende 
Vn'arfetto d'amara empia dolcezza ; 
E tanto può la micidial vaghezza, 
Ch'amorofo delire in me raccende . 
Dura legge d'Amor.dunquc conuiene, 
Ch'ami quello in altrui, che'n quello altero 
Fu la fola cagion de le mie pene ? 
Ben è tronca nel mezo ogni mia (pene, 
Ne pace piume più lalute (pero 
Se da cotanti riui il mio duol viene. 

AIO- 

AL SEREN. VINCENZO GONZAGA 

Duca di Mantoua, &c. 

SONETTO CXXVI. 

CO me talhor al freddo tempo fuole 
Prouarfe fteiTo il Rofignuol gentile 
In balla vocc,ed al ridente Aprile 
Con alto fuon dolce faluta il Sole . 
Così tcnt'io di ritrouar parole , 

Ond'ornar poffa il mio dir troppo humile; 

E forfè 




E forfè fia , che '1 mio negletto ftilc 

Di te parlando vn giorno altrui eonfole j 
E s'auuerrà, che com'io bramo , e (pero 

De la mia'ndegnità difciolti i nodi 

La magnanima imprefa ardita io tenti j 
Forfè ancor di Vincenzo il nome altero 

Fregiato porterò d'eterne lodi 

A le più ftrane, e più remote genti. 
M A D R. LXVIIL 
O ben incauto anch'io 
Tolto al mio Sole il foco 
Ond'arde, e non ha loco il defir mioj 

Ma di contraria qualitate è quefto. 

Quel die vita ad vn'huom fatto di terra , 

QueuYhuom di carne ancide j 

E pur fempre molefto 

Vien, ch'ad arder fotterra 

Benché 'n polue conuerfo ancor lo sfide ♦ 

M A D. L X I X. 

SEnz'entrar in battaglia farai vinto 
Infelice mio core , 
E qualferuo n'andrai di lacci auuinto 
Se non fuggi, che tardi ? 
Fuggi le fiamme, e i dardi ♦ 
Ne la guerra d'Amore 
Non è biafmo il fuggir, ma lode, e gloria 
E chi non sa fuggir non ha vittoria . 
MA D. LXX. 

IO fon condotto a morte 
Da bella Donna , e ria ; 
E pur canto cortefe è'1 mio dcfivc> 

K Ch'egli 



'4/ 



Ch'egli anzi al mio morire 

Di pace in fegno , e di perdon vorria 

Dar mille baci à l'homicida mia. 

M A D. LXXI. 

OMe tre volte, e Tei 
Più d'ogn'altro felice 
Se de' contenti miei 
Spiegar potetti in carte 
La millcfìma parte, ma non lice , 
Che vero Amante tace , 
E copre il bel desìo , che '1 cor gli sfacc ." 

MAD. LXXII. 

a Vanto più mi t'afcohdi 
Tanto più Donna in me crefee il desìo 
^ Di mirar gli occhi tuoi, 

Le belle mani, e i capei crefpi , e biondi . 
Dunque cruda fé vuoi , 
Se vuoi fpietata , ch'io 
Ponga fine à l'ardente defir mio : 
Laicia, ch'i' pofla vagheggiarti à pieno j 
Che '1 pofleduto ben bramato e meno . 

MAD. LXXIII. 

ANcor , che 'n altra parte 
Il Tempre dubbio Marte mi rappelle* 
De le turbe rubelle 
Non tem'io; che Madonna al ferro, al foco 
M'ha auezzo sì co' ilioi lucenti fguardi ; 
Che de' fieri nemici e fcherzo , e nioco 
Mi faran fiamme, e dardi . 

AI- 



1*7 

Ail'Iliu ftrifs. & Reuerendifs. Sig. 

CARDINAL S- GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINO. 

SONETTO CXXVil. 

FIfando gli occhi al tuo viuacc lame 
Sentì mifto di gioia vn puro affetto 
D'honeftifsima fiamma aprirmi il petto 
Alzando i miei pensieri olcre'l coftume ; 
Onde lieta fperai d'erger le piume 

La' ve 'n grembo a la gloria hanno ricetto 
Le tue gran lodi ; ma natio difetto 
Me l' vieta perch' ardendo io mi confume, 
Ben d'egregio defirpregiata Face 

M'auampa il corima d'Aganippe i' veggio 
Le forelle per me gelate, e mute . 
Hor fappia il Mondo almen ( ch'altro io non chieggio ) 
Che dolce ogni mio fpirto infiamma, e sface 
Non tua porpora nò, ma tua uirtute . 

SONETTO CXXVIII. 

QVando le chiome fiammeggianti , e bionde 
Ci fcopre il Sol, ride la Valle intorno , 
^ Il Colle appar d'ogni uaghezza adorno, 
E uerdcggian de' Fiumi ambe le fponde . 
Ma quando ei corre à rinfrefcar ne l'onde 

I fuoi Deftrier portando altroue il giorno 
Riccue il Mondo ingiuriofo (corno, 

E tutte alhor le fue bellezze afconde . 
Così quando '1 mio Sole a noi fcoperfe 

De' fuoi begli occhi il raggio almo , e fereno 

II cucco bello, à merauiglia apparue . 

K a Giunco 



Giunto à l'occafo poi tutti coperfe 
La Terra i Tuoi tefori e '1 bel difparue . 
Che fenza luce o^ni beltà vien meno . 
SONETTO CXXIX. 

DI cari amici in bella fchiera accolto 
Tengo à tragica feenà i lumi intenti ; 
E de' Regi le morti , e i' tradimenti . \ ■ ' 
Non fenza mio dolor veggio , ed accolto .. 
Quindi fatto pietofo à voi riunito 
Odo del voftro mal dolci lamenti y 
E defta nel mio cor fauille ardenti 
Quel bello ancorché languidetco volto , 
Ahi già Tento nel fen profonda piaga , 
Ne fine hauràla dolorofa-hiiioria 
De la Tragedia mia fé non per morte . 
Deh fé 'nferma beltade vti'alma impiaga 
Fatta in fé (Iella, e vieorofa, e forte 
Qual ria del fuo poter l'alta vittoria > 
SONETTO CXXX. 

LA fera defiajr , odiar l'Aurora 
Soglio per te dolce Licori anch'io*. 
Perche fopite in vn foàue oblìo 
Tutte le pene miereftano alhora ; 
E mentre il canto, che le piagge honora 
Afcolto lieto al fuon di quello Rio: 
Soàuemente alhor del petto mio 
Ebbra di gioia efee quell'alma fuora 2 
E s'io non moroquefto Col m'auuiene, 
Perche le voci tue gradite, e (corte 
De Palma in vece alhor mi danno aita» ! 

O vie più degna alfai de le Sirene . 

Quelle col canto loro altrui dan morte» >Jbd - ' l 
E tu cantando ci dai fpjrto,e vita. 

MAD. 



M A D R. LXXI1II. 

SE da colei, che morte m'apparecchia 
Non hai Fiume imparato 
A dimostrarci ingrato , 
Quand'ella in te fi Specchia 
Dille ti prego alhora 
Deh Ninfa babbi pietà di chi t'adora. 
M A D. LXXV. 

MOrte vecider volca 
Nifa leggiadra, quando 
Amor, che ne' begli occhi Tuoi fedèa 
Gridò Morte non far, non far, perch'io 
Ancido faettando 
Mille Amanti ad ogn'hora . 
Amor si diffe. alhora 
Frenò Morte il defìo 
Dicendo hor Nifa viua 
Se tanti Amor per lei di vita priua . 
SONETTO CXXXL 

F"W" Or che pieno d'ardor fremendo rugge 
J II celefte Leon Filli te n' vai ; 
JL E per te fteffa pure intendi , e fai 
Com'egli i campi, e gli animali ftrugge. 
Già di Liguria il vagofuol non higge ; 
Onde feguir il tuo penfier potrai . 
Deh cedi a lui , che con gli ardenti rài 
Auido il fangue da le vene hor fugge j 
E fc pur fìtto hai di partir,almeno 

Q^efto fchermo a l'arfura ancor che lieue 
In don prender da me non ti fia greue ; 
Ed ella, ah ben mi porgi ò mio Fileno 

Riparo incontr' al Sol , che 'n Gel rifplende , 
Ma dal Sol, c'hò nel cor chi mi difende ? 

K 3 so 



1 jo 
SONETTO CXXXIL 

QVel volto,ch'io fofpiro,quel bel volto, 
Che fi de* cori altrui quant'cgli vuole, 
^ E che me fteilb a me mcdefmo ha tolto, 
Hoggi vedrò pria,che tramonti il Sole ; 
Vedrò colei^c'hà ne le guancie accolto 
Mifto color di gigl»,e di viole , 
Quella>ciu Tempre il mio pensiero è volto, 
E per cui d'auampar nulla mi duole; 
Vedrò le chiare , e folgoranti flelle 
Sfauillar de le grazie alte,ediuine , 
Che fan con lor piacer l'anime ancelle \ 
E quelle à lei sì care tortorelle 
Porterò lieto, e quelle maturine 
Rofc,di cui non ha l'Alba più belle. 
MAO. LXXVI. 

A Hi qual mi ferpe al core amaro tofco , 
Poiché Nifa mio Sole, 
Sole ad altrui fereno, ed à me fofco 
Produr ne gli altri amanti (ahi (Ielle ) fuole 
Col lume altero , e foia 
Rofe di gioia 3 e*n me fpine di duolo . 
M A D. LXXVII. 

OMia Nifa,ò mio cor mentr'io vagheggia 
Quelle tue belle chiome , 
E que* begli occhi, io veggio, 
Io veggio in quelle il Sole,in quefti Amore - 
Che l'vn (ne so ben come) 
M'infiammale l'altro mi faetta il core . 
M A D R. LXXVIIL 

TVtta cortefe,e pia 
Gli angelici fuo' riti 

Nei 



E 



Nel mio volco conuerii 
Di (Te la Ninfa mia, 
Godi Paftor, che da me tanti hauraì. 
Baci,quante per me lagrime verfi. 
Deh le da l'idol mio 
Hauer canti degg'io 
Baci quante per lui lagrime fpargo , 
Dammi tant'occhi Amor quant'occhihebb'Argo. 
M A D. LXXIX. 
Lpino mio raltr'hieri 

Vid'io ( villa beata ) 

Dolcemente baciarle Siluia,e Meri; 
E da la bocca amata 
L'vna, e l'altro iuggéa, 
L'vna,e l'altro beuèa l'anima amante . 
Così tra gioie tante 
Pareano trasformate 
Quelle labbra più,ch'altre fortunate , 
Quelle labbra amorofe 
Hor' in api felici,ed hor in rofe. 

M A D. LXXX. 
Er pietà di me fteflb 

Me medefmo bandifeo 

Da quel bel volto,c'hò ne l'alma impreflb ; 
Perche qualhor ardifeo 
D'auuicinarmi à quei duo foli ardenti 
Prouo per vn piacer mille tormenti. 
SONETTO CXXXIIL 

A Che pur tardità che non forgi Aurora ? 
Bella Ninfa del Gel recane il die : 
Inuida forfè de le gioie mie 
Fai con lo fpofo tuo tanta dimora ? 

K 4 Pietofo 



P 



Piccolo il Sol brama del Gange fuora 

Vfcir; e tu erudel l'vfate vie 

Ancor non fegni? ah quefte voci pie 

Deftin la nunzia tua, la tua dolce Ora. 
Nifa bearmi al nono giorno intende, 

E tu pur giaci,e'l mio pregar dal feno 

De l'antico Titon mai non ti fuelle. 
Ma (ci giorno coftei pur mi contende: 

Sorgi tu Niia ; e vedrem poi non meno 

Al ibi de gli occhi tuoi Iparir le ftelle . 

Centon 1 1. tutto de' vera" del Petrarca. 

AMor m'ha pofto come fegno a ftralc, 
Pafco il cor di fofpir , ch'altro non chiede, 
E qual e la mia vita ella fé l'vede , 
E quinci, e quindi il cor punge,ed affale . 
In quefta breue mia vita mortale 

LafTo,chT ardo,ed altri non me l'erede; 
Veggio a molto languir poca mercede. 
O viua morte, ò dilettolo male]. 
Non veggio,oue fcampar mi pofTa homai; 
E vò contando gli anni, e taccio, e grido 
O fperanza,ò defir Tempre fallace . 
Primauera per me pur non è mai . 
Palcomi di dolor piangendo rido ; 
E fol di lei penfando ho qualche p<\cc . 
M A D. LXXXI. 
Rami chi vuol d'vdir le parolette 
De la fua Donna ; ch'io 
Quello già non desìo; 
Che le parole lue foran faette , 
Ond'ella affretterebbe il morir mio.. 

Parolette 




Parolette vezzofc, 
Parolette amorofe, 

Del mio bel Sol dunqu'io vi fuggo , poi 
Ch'ad vceidermi baltan gli occhi fuoi. 
MADR. LXXXII. 
E non è cofa in terra 

Più fredda, e più gelata di colici , 

Che mi fa tanta guerra, 
Come accende, Se infiamma , 
E "li rinomini, e Hi Dei; 
E de l'ardor in lei 

Non (ì vede giamai picciola dramma ? 
Così permette il Cielo 
Foco per allampanili vfeir del gielo . 

M A D. LXXXIII. 

POrta la Donna mia 
Al bel collo fofpefo 
Va<io ornamento,che le addita Phore; 
Induftre, e ricco sì, ma inutil pefo . 
S'ella non hi pietà del mio dolore , 
S'ella il mio dnol non crede 
A che mi fura '1 tempo? hor non s'auede , 
Che mentr'ella mi (prezza 
Fugge con l'hore ancor la Tua bellezza? 
M A D. LXXXlIIL 
Entre, ch'io filo quefte auare luci 
Ne 5 uoftri viui foli, 
Vn non so che rapifeo , 
Che par, che mi confoli , 
E sì m'alletta del piacer la fpene , 
Che ogn'hor tento, ed ardiico 
Di goder quello bene. 

Ma 




Ma quanti con quefi?occhi io furo fguardi 
Tante orfcndonmi il cor fiammelle, e dardi . 

SONETTO CXXXI1I1. 

QVando le chiome hauran perduto l'auro , 
E le factte l'vna, e l'altra (Iella , 
^ Non fia però Mirzia leggiadra, e bella, 
Ch'io trouiincontr' Amorpofa,òreftauro. 
Ma mentre il Sol n'andrà da l'Indo al Mauro 
A te fola ò mia vaga Paftorclla 
Arderà'! core,e fia qucuValma ancella > 
E farai tu mia luce, e mio tefauro . 
Che benché fi rintuzzi, e ipezzi il dardo , 
Che'l fianco apcrfe,non perciò- rallenta 
11 duol,non che la piaga in lui rifalde ; 
Ne le fiamme d'amor, ou'io tutt'ardo 
Perche fia l'elea, che le accefe fpcnta 
Sfauilleranno entro '1 mio cor men calde . * 
SONETTO CXXXV. 
I lui, che 'n tanti nodi il cor m'auolfe 

In prato, in colle, in valle, in antro, in bofed 
Le 'mprefle orme leggiadre io riconofeo 
Mentre feguirmi, ed hor fuggirmi volfe ; 
E riconofeo, ou'ei la lingua fciolle 
In parlar dolce, ed oue amaro tofeo 
Spirò ne' detti , e 'n penfier dubbio, e fofeo 
Lafciò l'alma, che 'nuanpianfe , e fi dolfe . 
Ma ben ch'io veggia, ou'ei crude, e pietofe 
Ver me girò fue luci, io de l'altero 
Accolgo Ibi le rimembranze grate . 
Così Ninfa talhor,c'habbia peniiero 
Smaltar l'oro dei crin, da piagge amate 
Tra mille fpine fol coglie le rofe . 

' MAD. 




M A D R. LXXXV. 

Mlfero ben m'accorgo 
Ahi bella, e cruda mano, 
Che mentre baci, e lagrime io ci porgo 
Tu {'piccata m'infiammi, e mi faetri, 
E fchermo cerco al mio dolor inuano . 
Ahi crudi, ed empi erFecci . 
Dunqu' io riceuoin quello amaro gioco 
Per baci piaghe, e per lagrime foco ? 

M A D. LXXXVI. 

CAro homicida mio 
S'al cuo primo apparir, del cor* cflanguc 
Corre nel volco il fangue, 
Ch'altro fender non croua , 
Non è cerco cred'io 
G ià merauiglia noua -, 
Che reftinco s'appar Tempio vccifore 
Per le piaghe diftillail fangue more. 

Al Chriftianifs. Rè di Francia 
H E N R I C O Q_V ARTO. 

SONETTO CXXXVL 

DOpo l'ardor di difpietaca guerra 
Veggio fiorir la bella ecà de l'oro > 
E la rronre adornar di facro alloro 
Di lui, che 'nuicco i più. fuperbi accerra ; 
E di Marce,e di Morce andar foccerra 
Le pompe,e i fafti, onde i trionfi loro 
Non pocran di Nacura il bel teforo 
Coprirai che non rida al fin la Terra I 

Così 



Così di Francia i gcnerofi figli 

Nel feri d'amica pace fruiranno 

Il premio del magnanimo ludorc . 
Fiorirai! noni, e pellegrini Gigli, 

Gigli del Mondo honor, Gigli, c'hauranno 

In Terra le radici, e'n Gel l'odore . , 

M A D. LXXXVII. 

aValmiiprona desìo 
Di raccoglier homai da quelle rofe 
^ Amor lo fpirco mio , 

Ma le fiamme tem'io quiui nafeofe. 
Deb che gioita fchermire il cor' infermo , 
Perche de l'amorofi? 
Labbra l'ardor noi tocchi, 
Quand'ci non troua fchermo 
Contrai ra^eio diuin di duo begli occhi: 
hTÀ D. LXXXVIII. 
Erch'io c'amo languifco , 
E tu del mio languir crudel ti pafei. 
Hor fé morir mi laici 
Per foucrchio tormento . 
De la mia fiera forte 
Sarà vendetta la tua giuda morte; 
Che priuo alhor* del fiero nutrimento 
Tu meco reiterai di vita fpento . 

AL SIG. ALESSANDRO SERTINI. 

Biafma l'Auarizia . 

Canzonetta Morale XI- 

BEn fìi quei troppo audace,e poco faggio, 
Che le fpalle volgendo al patrio Clima 
"lì La' 




iJ7 

La prima Naue , anzi la tomba prima 
De' villi a! falfo osò fidar viaggio • 
Alhorchi de le Pleiadi, ò de 1 Orfe 

La forza difeernèa? chi l'altre (Ielle 
Di calma apportatrici, ò di procelle 

Per l'ondofo Oceàn vacando feorfe ? 
Chi d'Euro, d' Aquilon, d' Auftro^ ò di Coro 

Temea? quando non ch'altro il nome afeofo 

Era-, onde nulla il fiero, e minacciofo 

Fiato curò la bella età de l'oro. 
Alhor quelle felici, e liete genti 

Ricche in lor pouertà godéan fecure 

Le ghiande, e i pomi , e l'acque frefche , e pure 

Non curando d'elpord à l'onde a i venti , 
Ma Tifi pien di temerario ardire 

Ruppe oltraggiofo il Mar con fragil barca 

Sempre infedel d'auara gente carca 

Cui de l'oro fpronò cieco defire . 
11 Mondo, che diuifo era, la Natie , 

Che prima opprefle il Mar infieme vnìo , 

Ogni riichio mortai pofto in oblìo 

Per hauer de' fuoi danni il ventre graue. 
Die nona cura à' difpiegati lini 

In varie guife raccogliendo il vento ; 

E'1 guardo tenne, e '1 lieue corfo intento 

A gli altrui remotissimi confini. 
Mi s'ella osò dar legge al vafto feno 

De l'Oceano, ei di giuft'ira accefo 

Centra '1 nemico inlolito fuo pefo 

Tutto allargò delle procelle il freno j 
Siche talhor parèa roffer portate 

Le genti d'Argo a l'atre nubi in grembo , 

Edhor 



ìjt 

Ed hor fofpinte da piouofo nembo 
Tra gli fpirti d'Auerno innabbifTate , 

Muco diuenne Orféo,tacque ("uà lira 
Famola tanto,ogni guerrier più forte 
Timor conobbc,e folpirò tal forre ,. 
E del vento,e del mar Porgog!fo,e l'ira. 

Quafi elea tur de la rabbiofa fame 
Di Scilla, e quali infra deferte arene 
Hebber di rapacifsime Sirene 
Miferi a disfogar le 'ngorde brame. 

Tanto Auarizia può,di cui nel Mondo 
Non ha ferapeggior, che non ha pace 
Fin ch'altrui l'offa non diuora , e sface 
L'alma trahendo nel tartareo fondo. 

Qual error non commette auara voglia ? 

Qual fraude empia non tede ? e qual periglio 

Non corre? il dica Pauido coniglio 

Di qaeijchc d'vn Monton trailer la fpoglia. 

Ma ben (ecuro è dal furor di quella 

Pefte infernal chiunque erge il penfìero 
Qual tii S e r t i n i al degno alto fentiero, 
Ch'eterna gloria à chi lo fegna appretta . 

Teco s'acquifti i non caduchi honori 
Di Pindo; e faggio à sì bell'opra fudi , 
Poiché fol di virtù gli egregi (ludi 
Son di fpirto gentil ricchi tefori . 



A! 




IS9 

Al molto Illuftrc Sign. 

CARLO CREMONA 

Lodando il fio p enferò di far dtfitterr are fatue amiche. 

SONETTO CXXXVII. 

Rar da le occuke vie de l 'ima terra 
Pario teloro,à cui [orza nemica 
D'oblìo già tolfe la memoria antica 
E v n'opra eccelfa^omi'hàbbia il Tempo guerra. 
Ma chi sì coras^iofo hor Ci dilTcrra 
Conerà Tempio furor? chi tanto amica 
Hi la virtù? ibi Carlo ogni fatica 
Vince di kii'jche'l tutto ingiunto atterra. 
Vittoria illuitre, che d'eterni fregi 

Ti cinge.ardico à l'alta impreia intendi ; 
E non temer de gli anni il fiero aflalto . 
Di magnanimo cor penfieri egregi . ^ 

Vanno i bei marmi in alto, e vie più in alto 
Poggia il tuo nome; ond' a le ftelle afcendi . 

M A D R. LXXX X. 

SParfo Madonna hauea 
Sopra'l leggiadro vifo il bel enn doro s 
Ch'inuidotenparéa 
Coprir iniidiofo 

Di lui più ricco , e più nobil teforo. 
Quando' 1 volto nmorofo 
Parèa diceile,inuan leuarmi fperi 
Miei ricchi pregi alteri, 
Inuan tua forza alraggio mio contende." 
Tra nubi il Sole ancor iìammeggia,e iplendc." 

MAD. 



I 



ite 

M A D. XC 

N leggiadrett^ gonna , 

Che d'azurro, e d'argento intcfuVera 
Ella m'apparue,ch'è del mio cor Donna , 

E ben fembrommi alhor fenz'alcun velo 

Veder Cinthia nel Cielo ; 

Indi à gli occhi s'offerle in uefta nera; 

E d'Amor Maga vera 

Sparfe tencbre,e luce d'ogn'intorno; 

Che la notte ci addufle il fo(co manto , 

E'1 vifo hone(to 3 e Tanto il chiaro giorno . 

Alla Serenifs. gran Ducheila di Tofcana AI. 
CHRISTIANA DI LORENO MEDICI. 

SONETTO CXXXVIII. 

QVel cclefte candor,che'n te tì vede 
Sercniffima Donna, è chiaro fegno , 
Che l'alma tua giù dal celefte Regno 
""*^ Seco tratte al ucnir tra noi la fede. 
A te l'alto Signor per grazia diede 
Eller de l'honeftà vero foftegno , 
E l'ali ogn'hordel tuo diuino ingegno 
Spiegar dei Cielo inuer l'eterna lede. 
Tu di vera pietà fé' Fonte uera ; 
Ne di gloria caduca hai tu desìo 
Intenta foP ad opre e giufte,e fante ." 
L'efler di regio fangue è in te cred'io 
La minor dote , onde rifplendi altera. 
Così adorna ti fé l'eterno Amante . 

SOR 



iSt 



SONETTO CXXXIX. 

S'TnHnito gioir mal chiude vn core 
Spirto gentil come'l tuo canto dice ; 
S'alcun e pur,ch'arhando lì:i felice 
Sola ver (ì per gli occhi il piacer fuore . 
Di fpiegar lagriman do il ilio dolore 

Al vero Amante, al faggio Amante lice j 
Male dolcezze palcfar dildice. 
Di iìIenzio,e di rede amico è Amore . 
Tu che bel volto amando agghiacci , ed ardi 
Sai,che le gioie lue celar pur brama 
Ei, che n'accende al cor' alto defire . 
Scopran gli interni affetti i puri fguardi. 
Tacendo goda chi ben ferue,ed ama . 
Che chi non sa tacer non sa gioire. 
M A D. XGI. 

DA la Madre fugg'to 
Per albergo prgli arti 
Amorquello mio petto , 
E'n premio l'hai crudele arlo, e ferito 7 
Hor troua altro ricetto , 
O ti moftra à miei danni men polente, 
Se pur vuoi , ch'io t'alberghi eternimence. 
M A D. XCH. 

CErca Venere il figlio, 
Io Pafcondo nel core. 
Hor chi mi da conlìplio? * 

Ch'io no 1 palefi mi comanda Amore 
Sotto pena feuera , 
E minaccia la I >èa crudele,e fiera 
A chi non lo difeopre aforo dolore. 
Dunque chi mi contorta 
Se'l cacer,e'l parlar danno m'apporta ? 

L SON. 



SONETTO CXL ■ 

A Voi fcopro del cor l'angofce prime , 
E'n raccontando i miei partati danni 
Amor con noui infidiofi inganni 
L'imaginvoftra entr'al mio petto imprime. 
Quella muta pietà,che'l volto efprime 

Cagion n'è (lafla. ; ) e quella a i primi affanni 
Mi chiama fol , perch'io piangendo gli anni 
Tragga in dolore , e i miei foipiri in rime . 
Ben conofceua Amor,che l'alma auezza 
A le lue frodi,hauria fuggito il ciglio 
Oue l'h auefle da lontano feorto : 
Quaftd'ei d'afpri tormenti fabro accorto, 
Perch'io ila preda del crude!* artiglio 
Fa minilira Pietà di fua fierezza . 

M A D. XCIIL 

S'A l'apparir di quello 
Serpe crudele, e rio, 
Serpe à la Terra infetto , 
Che con lo (guardo ftrugge, 
Che con lo {guardo ancideogn'vn fé n' fugge 
Fuggi pur tu cor mio , 
Fuggi mio cor s'hai del tuo ben desìo. 

M A D. xcini. 

TV m'hai volati gli occhi 
Amor fola cagion de' miei gran mali j 
Perche quando in me feocchi 
I tuoi pungenti flrali 
Non faccia fchermo al core , 
Né veggia il colpo, e pur fencail dolore? 

MAD. 



MADR. XCV. 

NOn potendo (offrire 
Il cor' oppreflb tanto 
Gli {"degni voftri, e l'ire , 
Le fiamme ardenti, e l'angofeiofo pianto 
S'è pofto in fuga , e m'ha lafciato folo 
A le querele, al foco, al pianto, al duolo .... 

SCHERZO Vili, 

COn quai giri lafciuetti 
Hoggi alletti 
Zefiretto la mia Clòri ? 

Del Tuo bel ti vai pafeendo 

(Ahi) fingendo 

Kafciugarle i bei fudori . 
Tu fcherzando hor fuggi , hor riedi } 

Hor ti fiedi 

Lieuemente in quel bel petto ; 

Hor increfpi i capei biondi , 

Hor t'afeondi 

Entro '1 labbro amorofetto ." 
Con quant'arte l'aure molci , 

Come dolci 

Moui, e frefehi i tuoi fofpiri -, 

Come in tanto lusingando 

Vai predando 

Quell'odor , che grato fpiri .' 
Non però le rofe , e i gigli , 

Onde pigli 

Le tue grazie perdon mai 

Il tefor, che ftaffi accolto 

In quel volto, 

Ch'e del Sol più chiaro affai .' 



*o 



Otte 



là* 
O tré voice, e più felice 

Te, cui lice 

Vagheggiar l'almo fembiante", 

E b;iciarlo,mentre in vano 

Qua(ì infano 

Verfo (ohimè) lagrime tante. 
Freddo fpirto (ah) sì beato 

Nel tuo (tato 

Senza gielo non farefti , 

Che Cariali que' rai lucenti 

Sì polTcnti, 

Che d'amor meco arderesti. 
SONETTO CXLI. 
I dolce è'1 guardo , che'l mio core inuefea ] 
Ch'ogni amaro marcir mi fembra vn gioco ; 
E bramo fol>che'l mio viuace foco 

Per nutrimencofuo non prend'alcr'efca; 
Ne fia giamaijche'l fofpirar m'increfea, 

Anzi pur mi ria caro il tcmpo,e'i loco 

Là ve prim'arfi; e fé l'incendio è poco 

Leghimi Amor sì, ch'io di man non gli efea I 
Mi leghi,e'n me col (ho doraco ftrale 

Raddoppi il colpo; e l'amorofepene, 

Che tanto lieta io fon, quantici m'affale ì 
Come à lui piace ogni mia voglia affrene j 

Pafcafi del mio duolo; à me non cale j 

Che dolce e 1 mal, fé da vn bel vifo viene T 

Cap.II. con ogni terzo verfo del Petrarca^ 

D'Amor, di lui, che'l cor mi ftrugge , e sface 
Doler mi voglio con pietofi accenti 
Horjche'l Gelo, e la Terra,e'l vento tace ì 

Alato 




Alato Arderò ( ohimè ) perche conferiti , 

Che quel, che'n terra adoro vnquà non degni 
Gli alti pensieri , e i miei iofpiri ardenti ? 
Se di lagrime fon bagnati , e pregni 
Quefti occhi miei, anzi miei li i li i fonti 
Tu l' uedi Amor, che tal arte m'infegni . 

Sola traquefte Valli, e quefti Monti 
Scorro uagando , e fofpirando dico 
O pam" fpar/i, ò pender uaghi, e pronti . 

Io chiamo l'empio mio dolce nemico ; 
E gli rimembro ad alta uoce , come 
Prouerbio ama chi t'ama e fatto antico*. 

Per lui,le cui maniere , il uifo, e '1 nome 
Porto nel core ho tanti affanni, ch'io 
Non ho tanti capelli in quefte chiome f 

Nel procellofo Mar del pianto mio 
Spinta dal uento di caldi fofpìri 
Palla la Naue mia colma d'oblìo . 

Deh quando hauran mai fine i miei martiri , 
Se a fchiera àfchiera (ohime)nafcerli ueggio 
Ouc, ch'io pofi gli occhi lafl], ò giri? 

Così corro al mio fin, ne me n'auueggio , 
£ perche 1 giorni miei iìcn crudi, e rei 
Il mal mi preme , e mi fpauenta il peggio '. I 

Quant'io v'ami ò mio Sol moftrar vorrei y 
Ma fenza proue ò fpirto di mia vita 
Non vedete uoi '1 cor ne gli occhi miei ? 

O miferia d'Amor fola e 'nfìnita , 
Fuggo me ftefla per (eguir altrui ; 
E bramo di perir, e chieggio aita . 

Cono(co ben, ch'io non fon più qual fui. 
Languifco, e moroj e ibi quefto m'auuienc 
Per mirar lafembianza di colui . 

L 5 Ei 



iti 

Ei non mi danna, e non mi trahe di pene ; 
Ne fi moftra al mio mal crudo, ò pictofo , 
Ma pur come Tuoi Far tra due mi tene . 

Così Io (lato mio (empi' è dubbiofo i 
E fé (coprirli il mio tormento bramo 
Tanto gli ho a dir, che ncominciar non ofo. 

Io pur fon prefa come pefce à l'hamo , 
O come Damma da veloci cani > 
O come nouo vccello al vifco in ramo * 

Quanto fièno i tuo' colpi acerbi,e ftrani , 
E quanto ardenti fièn le tue facelle 
A more io '1 sò> che '1 prouo à le tue mani • 

Nemica deftra il cor mi parte, e fuelle 
S'auuien, eh* f veggia per mia fiera forte 
Torcer da me le mie fatali delle . 

Romita Valle del mio mal conforte, 
E voi fronzute {blue, e caui (affi 
Quante volte m'vd.fte chiamar morte i 

Com'Aipe ai mio parlar quel crudo ftaflì , 
E pur lo prego, e vado notte, e giorno 
Perdendo inutilmente tanti patti * 

Io deuerei fuggir quel vifo adorno -> 
Ma feguon gli occhi il lor viuace lume» 
Et io, che fon di cera al foco torno « 

Haurai Feracrudel Ibi per coftume 

Di goder del mio duolo, e trarmi fempre 
De gli occhi trilli vn dolorofo fiume ì 

Soiìencr de' miei guai le dure tempre „ 
E l'alterezza tua forfrir tacendo 
Per me non batto, e par,ch'io me neftempre* 

Ahi purconuicn , ch'io mi disfaccia ardendo 
Seguendo ogn'hor la 'ncominciata imp refa > 
Ond'hò già molto amaro 3 c più n'attendo . 



Da 



Da vn'amorofo cario ho l'alma orTefa , 

E mi l'eneo morire, e non mi gioua 

Nafcondcr, ne ruggir, ne rar ditela . 
Non è chi al pianto mio lì pieghi, ò fmoua , 

£d a gli affanni mici fon congiurate 

Le ftclle , e '1 Cielo, e gli elementi a proua . 
O chiare luci, che le mie 'nriammate , 

O de' pen fieri miei porto felice 

Di me vi dolga, e vincati! pietate . 
Viurò mifera me tempre infelice ? 

Sì-, che fpcrar altro non pollo amando . 

Tal frutto nafee di cotal radice; 
Ma mentre vado (ohimè) pace gridando , 

Ne m'afcoltano fuor, che i bofehi , e l'onde 

In trillo humor vò gli occhi confumando. 
Ahi pria, che fièno al mio voler lèconde 

L'indurate fue voglie, mancheranno 

A l'aere i venti, a la terra herbe,e fronde . 
Amor crudele arro?e danno a danno, 

Perch'io nel Regno fuo mai fempre viua 

Pafcendomi di duol, d'ira, e d'affanno. 
Così d'ogni fperanza in tutto priua , 

Di pene fazia, e di piacer digiuna 

Sempre conuien, che combattendo viua. 
Ma fparifeon le (Ielle ad vna , ad vna : 

Conuien, ch'afpetti à disfogar miei guai , 

Che '1 Sol Ci parta, e dia loco a la Luna . 
Difprezzato mio cor fa tregua homai 

Con le miferìe tue noi ole tanto . 

Non pianger più non hai tu pianto affai? 
<Hor fia qui fine al mio amorofo canto. 

L 4 MAD. 



i*7 



I 



tfì 

M A D. XCVL 

O vi prego begli occhi , 

Occhi per cui foàuementc i* ardo , 

Che folo nel mio pecco , 
Nel mio cor folo (cocchi 
L'acuto filale del bel voftro (guardò . 
Ecco liceo io l'afpetco . 
Deh non volgece alcroue 
Q^iiei colpi , onde '1 mio ben fi largo piouc : 
A fin, ch'altri non fia 
A parce meco de !a gioia mia . 

M A D. XCVII. 



N 



Olio Prometeo al mio bel Sole adorno 

Baldanzoso rubai 

Di foco in vece vn dolce bacio vn giorno 
Onde me ftefTò già morto auuiuai : 
Ma perche croppo of ai 
Nel Caucafo gelato 
De la fierezza iiia fui condannaco ; 
E del mi' ardito cor , che ogn'hor rinasce 
Quafi Auolcoio Crudeltà lì pafee . 

Airilluftrifsimo Sig. Marchefe 
PIRRO MALVEZZI, 

SONETTO CXLII. 

SE nobil Donna varie gemme, ed ori 
Mirando, brama d'ornamenti regi 
Vaga apparir, non sa di tanti fregi 
Qual pria le adorni il Ceno, ò '1 crin le 'nfiori T 

Anch'io 



té $ 

Anch'io di tua virtù gli almi tefori 

Scorgendo intenta,onde lob'ìo difpregf , 

L'oblìo romba nemica à i fatti egregi 

Dubbia fon di qual pria mio itile honori. 
Ma ruo nome immorrai non balla folo 

Pirro, che qual Piropo a noi rifplendi 

A dichiarar mie cenebrofe note ? 
Deh mentre {'pieghi gloriofo nolo 

Saggio guerriero,ed à le sfere afeendi 

Miei carmi affìgi à quell'eterne rote. 

AL SERENIS. FERDINANDO MEDICI 
Gran Duca di Toicana . 



H 



SONETTO CXLÌII. 

Or poi che note sì ioàui,e feorce 
Con celefte armonìa fiedono i venti 
Di tanti, c'hoggi à celebrarti intenti 



Han di cantar la tua grandezza in forte, 
Volino pur da tali ingegni feorte 

Tue chiare lodi a le più ftrane genti 

O gran Fernando , anzi à le sfere ardenti 

Vincitrici del Tempo,e de la Morte; 
Che forfè in ranto fia,c'humil cornice 

Canti quella virtù fublime , quella 

Virtù,ch'è del tu' honor la bafe antica ; 
Ne biafmo fi a; che fpellb herba infelice 

Tra' fior fi feorge, e pretto ad empia ftella 

N'apparfouente fida ftella amica . 
SONETTO CXLIV. 

ARfi mok'anni ; e per cangiar di loco 
Non s'eflinfe giamai l'ardor cocente j 

Ond'io 



17* 

Ond'io temei d'incenerir fouente , 
Quand'altri il mio languir prcndeaiì in gioco. 

S'intepidì ben la mia fiamma vn poco 

Nel fuggir de" begli occhi il raggio ardente ; 
Ma'l nono folgorar (òàuemente 
Vie maggior fece, e più viuace il foco . 

Sgombra dunque da me fpeme fallace ; 
Che ben conofee il cor arfo,e fchernito, 
Ch'ei da l'incendio fuo non può ritrarfi. 

Folle chi ipcra amando hauer mai pace , 
Foco d'Amor può ben reftar fopito , 
Ma non può però mai cenere faro* . 
SONETTO CXLV. 

SE col guardo fereno aito defìre 
M' accendere nel cor, fé con le chiome 
Voi mi legafte a 'nfopportabil ibme 
Di lagrim?,d'angofce,e di martire : 
Qualhor chieggio foccorfo al mio languire , 
Qualhor chiamo in aita il voftro nome : 
Se ciò v'offende, ch'io non so dir come, 
Perdonate à voi fteila il mio fallire. 
Voi Pardor, voi l'ardir fomminiftrate 
A l'alma,voì d'vn grato, e rio veleno 
Spargete i fenfì, ond'io non trouofchcrmo g 
Contra voi troppo il mio valor e 'nfermo ; 
Ch'Autumedon d'Amore in man portate, 
E di mia vita, e di mìa morte il freno . 
M A D R. XCVIIL 



O 



^Amor tutti gli ftrali 



Si fan feerio infallibil del mio core ," 
E lalcian fempre in lui piaghe mortali ; 
4i s'io del mio dolore 

Mi 



17* 

Mi lagno,e piango , e grido 
Giamai non m'ode quelt' Arder infido. 
Cieco dunque non e, ma Tordo Amore ; 
Ch'à ferir Tempre vede , 
E mai non ode al dimandar mercede. 
M A D. XCIX. 

OVe sì collo voli 
Sogno ? deh non partire, 
Poiché dolce confoli 
L'amaro,ed angofeiofo mio marcire. 
Se pietofa cu fol Madonna fai 
Del mio lungo languire 
Corcefe ingannacor,perche ce n' vaiì 
Ben è ver, che'I concento 
D'Amor fugge quai nube innanzi al vento^ 
M A D. C 

PVr vede nel mio volco 
La mia bella nemica 
Senza,ch'io'l dica il mio dolor' accolto; 
Pur ode i miei fofpiri , 
Vede pur del mio cor la piaga antica, 
Vedo il pianco, e i martiri ; 
Ne la motte à pietà de la mia forte 
Pianto, piaga,fofpir, tormento, e morte « 
M A D R. CI. 

SE quanto bella (ìete 
Donna bramate di faper à pieno y 
A vetro mentitor ( ahi) non credete» 
Voftro fguardo volgece 
Al mio lacero feno i 
Che le canee ferice,ond'egli è pieno 
Son proue e viue,e chiare 
De la belcà y che'n voi fi rara appare • 

MAD. 



M A D. CU. 

DE la mia bella Donna 
Vn dì vedi la gonna Amore ; ed ella 
Prefe d' Amor,e Ì'arco,e le quadretta; 
E chiunque uedèa 
L'vno , e l'altra credèa , 
Ch'Amor foffe mia Donna,e £ofCc Amore 
La mia leggiadra Dèa . 
Ma chi (cerner potrìa sì dolce errore , 
S'Amor, e quefta mia poflcnteMaga 
Egualmente n'impiaga ? 

M A D R. CHI. 

LAnguifco, e fon tant'anni 
Cruda mia Tigre, e voi 
Non date. fede a miei sì lunghi affanni. 
Mi crederete poi, 
Ch'io (arò giurato à morte, 
Ed haurcte pietà de la mia forte ; 
Àia 'ntempeftiua giunge i 
Pietà, fé tardi vn duro petto punge . 

sonetto ex Ivi. 

aVando à' raggi d'Amor pria lì fcaklaro 
Gli accefi fpirti , due lucenti ftelle 
Soura l'vfo mortai ferene, e belle 
L'infocato desìo nel cor dollaro . 
Pofcia d'vn nouo Sole altero , e raro 
Vidi le lucidifsime fiammelle 
Sfauillarsì,cheben conobbi in quelle, 
Ch'ogn'altro lume fu mcn dolce, e chiaro; 
Anzi al celefte folgorar m'accorfì , 

Ch'altro non fu,che tencbre,ed horrore 
L'amato lume,che da prima io feor/ì ; 

Ond'al 



Ond'al beato angelico fplendorc 

Di quella fiammeggiante luce io corfi , 
Luce, ond'arde d'amor l'ifteflb Amore . 
SONETTO CXLVIL 

Mille fiate io fra me dico, e donde 
E difcefa cortei ? dal Ciel vien' ella 
A sì uaga fembianza honefta, e bella ; 
Ma come in fé tanta fierezza afconde > 
Se pietade è sii 'n Cielo , e chi le 'nfonde 
Nel cor tal crudeltà? chi fi rubella 
La rende incontr' Amor? d'Amor la ilclla 
Pur in Ciel gli amoro/ì rài diffonde . 
Ahi s'ella prende il mio dolor* a fcherno , 
Deh qual pietofa man farà, che'n parte 
Tempri à l'anima mia l'ardor' interno ì 
Mifero,perche fia '1 mio duolo eterno 
In lei ( fera vnion ) chiudon con arte 
Bellezza, e crudeltà Cielo, ed Inferno .' 
M A D R. CIIII. 

DOnna fé voi potefte 
Veder il mio martir, ficome io veggio 
L'infinita beltà, che 'n voi rifplende: ' 
Forfè quando pietade humil vi chieggio , 
Che '1 voftro orgoglio al mio defir contende: 
Vi moftrerefte pia ; 
Ma perche eterna la mia doglia fia 
Quanto più veggio la bellezza voftra 
Tanto meno il mio male a voi fi morti a .' 
MAD. CV. 

HOr hai pur vota la faretra Amore > 
Ed hai pur rotto l'arco 

Per tanto faeharmi : 




Megli' era nel piagarmi 

De l'empie tue quadrella effer più parco." 

Hor che farai fenz'armi ? 

Ed ei di Sikiia de le felue honore , 

E del mio Regno ecèrna meraiuglia 

Strali mi faran gli occhi arco le agliai 

M A D. CVL 



■T- ?' 









SI come fegue al lampo il tnono, e poi 
Segue al tuono la pioggia : 
Così qualhora in difdegnofa foggia 
Moue in me gli occhi fuoi 
Madonna ; vn viuo lampo 
M'appar; ond'io m'auampo: 
A cui de' miei fofpjri il tuon repente 
Segue,e del pianto mio pioggia dolente ." 



G 



M A D R. C V 1 1. 

la per tua colpa Amore 

Fui Damma, che nel fianco porta il dardo 

Del crudo cacciatore; 
Poi Ggno,che cantando giunge à morte ; 
Indi fior,che languendo al Sol li muore; 
Pofcia di pianto un Rio ; 
Hor per mia trifta forte 
Salamandra fon 'io, 
Che mi confumo, ed ardo 
Nel viuo foco d'yn fereno fguardo." 



All'- 



All'IUuftrifs. &Retierendifs. Sig. 

CARDINAL & GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDINI. 

SONETTO CXLVIII. 

FEbo (no'l mi negar) ond'è , che'l volto 
Pallido hai sì?qual Fato à noi contende 
Tua lucc,che già canto inuan s'attende : 
Forfè ancor Dafne à Jagrimar fé' volto ? 
O pur d'inuidia hai tu nel feno accolto 

L angue crudele,hor che lo fguardo intende 
Ogn'alma al nono Sol, ch'altero fplende 
In guifa tal,ch'à te l'honor n'e tolto . 
Ben hai d'acerbo duol cagion'eterna 
Poiché verno piouofo, e notturn'ombra 
Ti fan perpetuo temerario feorno . 
Cinthio quand'arde il Mondo,e quando verna 
Di gloria cinto ogn'atro vel difgombra 
Ne le tenebre ancor di raggi adorno . 

M A D. CVIII. 

RÀpirò fé non doni 
Auarifsima Clori ; 
Furerò ladro Amante quei tefori 
Onde fi ricca vai , 
Ed oprargli »pn fai ; 
E l'amorofa fame (ahi laflb ) ond'io 
Per fouerchio digiun vengo già meno 
Farà, che'l furto mio 
Se non fìa giufto fìa feufato almeno .' 

MAD. 



tri 

M A D. CIX. 

a Val cor Nitida (peri 
Piagar? qual alma vuoi 
Arder col raggio de begli occhi alteri ? 
Altrui piagar,altru' infiammar nen puoi; 
Che'n me fon tutte voi re 
Le tue faette,e'n me le fiamme accolte . 
Le mie piaghe,e'l mìo foco 
Non prender dunque à gioco Anima fchiua* 
Se d'Amante non vuoi rimaner priua. 
M A D. CX. 

HOr che più (calda il Sole 
Qui preflb à quello Riuo 
Dettarmi l'aure al volto < 

Con la Tua bella man Fillide fuole , 
Perch'io tempri del giorno il caldo eltiuo ; 
Ma quel, c'hò dentro accolto 
Mollò da Tuoi beeli occhi intenfo ardore 
Accende si,che 'neenerilee il core . 
M A D. CXI. 

SI E non credi al mio male 
^ Nigella io non me n' doglio ; 
w Che'l mio fero cordoglio 
E cal,che no'l comprende alcun mortale.' 
Se 'ncredibil e dunque il dolor mio 
Se no'l credi accular non te n' pofs'io . 

SONETTO CXL1X. 

I tornanpur ( bench'io'l rìcufi ) in mence 
Crudo mio Tigre i miei padati danni ; 
£ tratta l'alma 1 quei primieri affanni 
Ne l'antico dolor languir fi lente . 

So- 



M 



*77 

Souiemmi come io definì fouente 

Finir nel più bel corlb i miei verd'anni; 

E veggio ad vn, ad vn tuo' falli inganni , 

Ne d'amarci il mio cor però fi pente . 
Anzi pur quella micidial belcade 

Cotanto a danni miei pofTente Maga 

Bramo, cerco, fofpiro, e chiamo inuano . 
Temendo non vn dì tua feritade 

Proui giuda del Ciel l'irata mano. 

Cosi m'ha fatta Amor del tuo ben vaga .' 
SONETTO CL. 

aValhor ti veggio torto al cor mi feende 
Tutt'armato ad vn tempo Amore, e Sdegno j 
^ Né so fé più nemica, ò amante io vegno : 
Sì mi lufingal'vn , l'altro m'accende. 
Confufa l'alma ogn'hor tra fé contende . 
Ma non fia più,che quefto laccio indegno 
M'annodi; la ragion vaglia, e l'ingegno 
Per fottrarmi al dolor,che sì m'offende . 
Ah non conuien, che nobil alma porte 
Fiamma indegna, che Parda,e laconfume 
Dandole innanzi tempo acerba morte . 
Sdegno fpenta ragione nomai rollarne . 
Guerra,e vendetta fièn mie fide feorte , 
D'ira auampi il mio cor per fuo coftume . 
SONETTO CLI. 

Planfì gran tempo,ed hebbi il cor piagato 
Di ftrale ardente,ela mortai ferita 
Quanto più acerba tanto men gradita 
Fu à l'empio mio Signor d'orgoglio armato . 
Fèi deìe mie fuenture altrui beato 
EiTempio fol di miferabil vita , 

M Da 



178 

DacrucTAfpe attcndèi pietofa alca. 
Horqual fu amando più 'nfelice flato? 

Pur al fin rardentifsimefauille 

E (linfe il tempo, e die termine al pianto 
Recando al viucr mio Priore tranquille . 

Sua mercè lieta hor fon fé non fe'n quanto 
Me (Iella incolpo e mille volte, e mille , 
Ch'à pentirmi (dolente ) io tardai tanto. 
SONETTO CLII. 

DA me nafce il mio male , io la radice 
Son de le mie fuenture; ah fé 'n mia mano 
E la fallite , à che non fciolgo infano 
Quel, che mi ftringe sì nodo infelice ì 
S'io me ftelfo legai ; perche non lice 
A me difeiormi? io fol l'antico, e ftrano 
Giogo nomai rompo; e non farà, che 'nuano 
Tenti il fentier,che mi può far felice . 
Chi sforza il voler mio? chi mi contende 
Mia libertà? chi toglie a me l'ingegno ? 
Io fol mentr'amo quel, che più m'offende. 
Spegnerà dunque l'empio foco indegno 

Giulia Ragionane 'n me gnn't'ira accende, . 
Saggio coniìelio, e generofo fdegno . 
SCHERZO IX. 
"TV yfOuèa dolce un zefiretto 

I \f\ * ^ uoi ce P icu fofpin- 
X. ▼ JL E lafciando l'aureo Ietto 

Fiammeggiò per gli alti giri 

L' A Iba ; tì-J Mondo colorìo 

Mentre rofe, e gigli aprìo. 

Quando Ninfa Amor m'oiferfe, 

Ch'adornò d'alcr' Alba 1 campi . 

Forfè 



Forfè Pari in Ida fcerfe 
Così chiari ardenti lampi . 

Nò, che Venere fi crede 

Finca alhor , che cortei vede . 
Ella ornaua gli ornamenti 

Col fembiante pellegrino; 

E gioiuan gli elementi 

Vagheggiandoci bel diuino; 

E sii l'oro de i capelli 

Rideàn lieti i fior nouelli. 
Febo vici de l'onde more ; 

Ma poi ch'egli in terra fcorfe 

D'altri raggi altro fplendore 

Saggio indietro il camin torfe . 

Che s'eifofTe in Gel comparlo 

Fora flato e vinto,ed arfo. 
Le freich'aure matutine 

S'infiammàro al dolce foco 

De le labbra porporine j 

De le labbra, ou'hoggi han loco 

Di rubin viue facelle , 

Ch'ardon l'alme , ardon le delle . 
Il bel petto oue biancheggia 

Di lue neui il giglio pieno 

Con mille occhi il Ciel vagheggia; 

Ne so ancor fe'n quel bel fcno 

Scendon guardi , ò fcendon baci 

Del mio ben ladri rapaci . 
Pure neui , che accendete 

Le fauille,ond'io tutt'ardo 

Morte voi, voi tomba (ète 

Del famelico mio (guardo, 

M % Del 



*?J 



Del mio fguardo , che Fenice 

Nel morir diuien felice . 
Dolci pomi, ed acerbetti 

Pur quel candido Tennero 

Veggio in voi, ch'almi diletti 

Mi promette; per voi fpero 

Che tra neue, e neue ardendo 

Vada l'alma al Gel falendo . 
Ma perch' altri, ou'io non poggi 

A me folo Amor gentile 

Scopri i duo neuofì poggi , 

Che fiorir fan vago Aprile ; 

Che lampeggian fiamme d'oro ; 

A té gloria, à me teforo . 
O fé tanto mi concedi 

Amor. vedi, nel mio canto 

Dirà Clio tuo nobil vanto 1 
SONETTO CLIÌI. 

ANima fianca à che fofpiri , e piagrr ? 
E fordo à' tuoi fofpir, cicco al tuo p'anto 
Quei per cui notte, e dì ti ftruggi, e lagni, 
Quei, che l'angofce tue fi prende à vanto . 
Ahi fé lunge da lui fol godo quanto 
Mi fon pianti, e fofpir fidi compagni 
Perche vuoi, che da loro io mi (compagni ? 
Doppia il duolde gli afflitti ilrifo, e '1 canto . 
Sfogo così del tormentofo petto 

L'afpro martir , che fol s'alleggia,e molco 
Al chiaro lume de l'amato oggetto. 
Trabocchi in pianto pur l'interno aftetto . 
Non è forfè talhora il pianger dolce ? 



Han le lagrime anch'effe il lor diletto . 



SO- 



iSi 
SONETTO CLIV. 

SE brami, che per te (ì ftrugga il core, 
Perche tua gran beltà, ch'ogn'altra auanza. 
Lcuandomi di mano ogni fperanza 
S'è fatta empia miniftra di dolore ? 
Per hauer ne le guancie vn bel candore 
Mifto di rofe haurai dunque baldanza 
Di tormentarmi Tempre? ah che fembianza 
Bella non bafta à mantener amore. 
Quel durofen d'vn bel diafpro armato 
La naturai fu a feritate hor hi'cCy 
E da ftral di pietà reftì piagato . 
Ch'Amor (no'l negh'io già) dal bello nafce; 
Ma per natura à' cari vezzi vfato 
Più di pietà,che di beltà fi pafce . 

SONETTO CLV. 

A Voi Donna gentil del core a perii 
L'interno affetto, e i miei fofpiri ardenti j 
E come i fenfi ad amar folo intenti 
Hor foco tutti , hor tutti ghiaccio ferii ; 
Com' à crud' Afpe i giufti prieghi otferfi , 
Come difsi a le piagge i miei tormenti , 
Come pian fi, e cantai con medi accenti, 
E quanto in fomma per amor fofrerfi ; 
E 'n raccontando i già pattati guai 
S'incrudelir le non ben falde piaghe , 
Le piaghe ( latta ) ond'io non guarrò mai ; 
Perche fin dal'occafo ancor m'infiamma 

Il mio bel Sole; auuien, che ancor m'impiaghe . 
Saggia ruggite voi d'Amor la fiamma . 

M j SO- 



i8z 

SONETTO CLVI. 

LA ver Poccafo il defir mio (ì volue 
Pur vago di veder l'almo fembiante 
Per cui verfat' ho già lagrime canee 
Ne sa, ch'egli è nud'ombra, e poca polue . 
Ahi fe'l Ciclquefto 'ncarco non difTolue , 
Come fpero veder fue luci fante , 
Se '1 colle racca à quefto Mondo errante 
Colei, che '1 tutto in vn filenzio inuolue ? 
Ma fé tu me '1 toglierti inuido Fato 

Non farai già, che morto ancor non l'ami ; 
Che vero amor non può cangiar mai ftaco . 
Così dolente i morti aridi rami 

La vite abbraccia del fuo tronco amato , 
E par, che lagrimando in vital chiami. 

SONETTO CLVII. 

Imagine bella di colui , 
Che 'n foàue prigion tenne il cor mio; 
O gradito de gli occhi inganno, in cui 
Lieta del vaneggiar pafeo il desìo j 
O pò {Tenti colori hoggi per vili 

Riueggio pur quegli occhi amati, ond'io 
Hor tutta gioia, hor tutta doglia fui. 
Gli occhi, cui non può torme vnquà l'oblìo. 
Ben di mirarli quefto lume è vago , 
L'alma non già, perche da me diuifa 
Là fempre viue,ou'è '1 mio ben fepolto. 
Ma come entro '1 mio cor leggiadro volto 
Mentre l'auido fguardo in te s'affìfa 
Spira verace ardor tua fìnta Imago ì 

MAD. 




M A D. CXII. 

E Spento il toro, e (pento , 
Ond'io villi piangendo 
Lalla non men che ardendo ; 
Né fia, ch'io Tenta più d'amor tormento 
Se di nouo Prometeo non riforma 
Del ceneraio la tuale^iadra torma. 
M A D. CX HI. 

aVell'inrelice giorno , 
Ch'io vidi il voftro volto,, 
^, Ben vidi in elfo accolto 
Splendor d'alta bcltade, e 'n lui foggiorno 
Far le Grazie, e gli Amori ; 
Ma i miei dolori per mia cruda forte 
Già non vid'io, né la mia fiera morte . 
M A D. CXlIli. 

COme furano faria Ninfa gentile 
Senz'heibe i prati, e lenza trondi i bofehi 
Veder a mez Aprile, 
E nel'eftate ardente 
Trarne Febo i gran dì torbidi, efofchi ; 
Così Itrano lana , che tua beltade , 
E la tua verde etade 

Senz'amor rolle. hor, che l'età 1 confente , 
E beltà io richiede, ardi mio core, 
Ardi dunque Amanlli , ardi d'amore . 
M A D R. CXV. 

Fiume beato, Fiume , 
In cui Siluia mio Sole , 
Sol, ch'aua mpar mi fuole 
In di fu fata foggia 
Specchiarti ha per coftume : 

M 4 ^"So 1 



1$ + 

Fuggi alerone s'auuiene , 
Che per fouerchia pioggia 
S\ turbino quell'acque à lei sì care ; 
Fuggitacelo che'l mio bene 
A turbarti da ce mai non impare . 
M A D. CXVI. 

PErche l'empia ferita , 
Che mi facefti co' begli occhi al core 
M'apporta afpro dolore, 
Tu crcdi,ch'io pur deggia 
Per fouerchio martir perder la vita ; 
O quanto il crudo tuo penfler vaneggia , 
Ch'alhor Tana il languente 
Quando'l dolor ne le ferite fente . 
M A D. CXVII. 

STandomi dietro ad vna quercia antica 
Vidi in vn chiaro fonte 
Le bianche mani, e la fercna fronte 
Bagnarli à l'empia mia dolce nemica , 
Poi fuggirfene al monte. 
Io (lafìb ) al fonte corti , 
E l'onda amata bebbi, e non m'accorti, 
Ch'ella accefa n'hauéa l'onda gelata ; 
Tal, ch'io ne porto più l'alma infiammata. 
M A D R, CXVIil. 
E nel tuo dipartire 
L'alma, che fu già mia 
Bella Mirtilla, e pia 
Stata non fotic nel tuo feno amato, 
M'era forza morire . 
Felice sfortunato. 
Io vino, perche fon de l'alma priuo, 
E l'alma hauendo non farei più viuo. 



MAD. 



ìSf 

M A D. CX IX. ' 

OF rondi alme, e felici , 
F rondi di quella pianta e dolce, e grata, 
G'hà ferme nel mio fén le lue radici , 
A la voftr'omb&a grata 
Nono Tantalo il cor tra pianti, e lutti 
Indarno bjama gfi amorofi frutti. 
M A D R. CXX. 

S' Amor Tempre foggiorna nel mio petto , 
Né mai d'indi fi parte 
Ei viue pur del mio tormento a parte j 
E s'ei prende a diletto i 
E di ferirmi, e d'ardermi cotanto 
Infelice è'1 trionfo,e metto il vanto, 
Che 1 vano fanciulletto 

Meco refla feritxrdal fuo ftrale , { 

E meco nel fuo ardor s'incende l'ale . 
M A D. CXXI. 

DAI fiero Dio le battaglie impari 
Gli ailalti crudi, e fieri , 
La pugna, onde fi muore 
Chiunque di fierezza ha cinto il core. 
Voi di pudico amorfeguaci veri , 
VoiSpofl illuftri,e rari 
A le ftelle sì cari 

Imparate in amor guerra d'amore . 
V'infegni ei fol, che di piacer lì pafee 
Quella pugna foàue,onde fi nafee . 
M A D. CXXIL 
/*~\ Velia bocca di rofe 
V^ La mia v-aga Licori 
^^^-^ Tutta ridente, e bella . . _ 

In 



In premio al fin de' miei grani dolori 
Mi porge lieca . ( ahi fcaltra PaltorclL) 
F.cco i' la bacio , ed ella , 
Che 'n bocca afeonde l'amorofe Faci 
M'incende l'alma co' Tuoi dolci baci . 
M A D R. C XX IH. 

AL lame de' begli occhi il cor' ardea , 
Quand'entro al gentil feno 
Di pura nciie pieno 
Volò de la mia Dea 
Per mitigar l'ardore ; 
Ma tutto '1 foco iui crouò d'Amore J 
Fi^ro, e mendace (campo. 
Così tocca dal Sol Nube talhora 
H umida fplende fu ora , 
E grauida nel feri rinchiude il lampo. 

SONETTO CL Vili. 

S lete Madonna pur d'humane tempre , 
Dunque com'eller può, che non vi doglia, 
Che l'inferma per voi mia frale fpoglia 
Nel centro del dolor s'affi iga > e (tempre ? 
Ah pur nouella crudeltà mai tempre 

Del mio grane martir l'alma v'inuoglia . 
Deh fgombri il rio penfìcr , che '1 cor m'addoglia 
Amore, ò pur col mio dolce il concempre . 
Com'è quel molle feri duro cotanto , 

Che no'l punga pietà del mio gran male ; 
Qual macigno '1 difende, ò qual diaipro ? 
Ma (pero,che'n vendetta del mio pianto 
Lo piagherà, bench'ei fa fero, ed afpro 
D'amaro pentimento acuto Itrale . 

SO- 



1*7 

SONETTO CLIX. 

COn lagrime di fangue, e con fofpiri 
Di foco tradì la mia iìanca vita 
Per afpro calle vn tempo ; e 'nuano aita , 
Inuan chiefi pietà de' miei martiri. 
Pur fi cangiàro al fin gli empi deliri 
Del cor nemiche la mortai ferita 
Saldò Ragione; ond'hor veggio pentita 
Gli andati errori ouunque gli occhi i' giri . 
Saggia hor feguo il mio ben , poich'io ti fuggo 
Moftro internai ; fon di me fteffa amica 
Fatta nemica al tuo fpietato inganno . 
Hor non vino morendo , hor non mi ftruggo,^ 
Nel gielo altrui : fpenta è la fiamma antica ; 
E me (tefs'amo hor , ch'odio Amor tiranno . 

SONETTO CLX. 

INdarno giri i lufinghieri fguardi 
Soàui ad arte inuan predarmi tenti • 
Più non farà, che i fimulati accenti 
M'empiano il fen d'auelenati dardi . 
Giungono al coreintempeftiui, e tardi 
Anima mentitrice i tuoi lamenti . 
Riuolgi altroue pur tuoi preghi ardenti 
Ch'io so, che 'n me giù non fofpiri , ed ardi ." 
Troppo de le tue frodi il cor s'auede 
Però fugge de gli occhi il crudo raggio 
Da cui la morte fua folo deriua. 
Tal chi percote in dura felce il piede 

Quand'ei cieco non fia, pofcia la fchfua ; 
Che l'andate fuencure altrui fan faggio . 

SO- 



fu 

S O/N'E'.T TO CLXL 

PEr te non fìa,ch'io più m'adorni, e terga, 
Ne più rifuoneranno i miei fofpiri ; 
, Ne ria mai, che dolente, ò lieta io miri 
La fronte, ò gli occhi oue mia morte alberga. 
Altri amando di pianto il volto afperga 
Sotto '1 mi fero incarco de' martiri . 
Accefa l'alma mia d'alti defiri 
A più bel volo, e più felice s'erga . 
Ne Infinga d'Amor ria, che l'orrenda 
Che d'hauerlo fcguito homai fi pente , 
E del fuo vaneggiar le 'ncrefce, e duole . 
Ah che laido voler può quanto vuole . 
E chi vede'l fuo fallo, e non l'ammenda 
La celefte pietà fdegna fouente . 

SONETTO CLXÌI. 

X tempo al fin col fuo girar cortefe 
Quel foco fpcrifein me, ch'arte,od ingegno 
Non eftinfer giamai,non giudo fdcgno , 

Non ragion , che già d'ira il cor m'accefe . 
Ei mi fottraifc al fin, ei mi difefe 

Da i colpi, onde già fui mifero fegno ; 

Per lui fceura n'andai dal giogo indegno , 

Per lui forza, e vigor l'anima prefe . 
Gradita libertà godo per lui , 

E Te già pianii 5 hor rido ; e ben conofco 

Qual (dia mercede) io-fon, qual (latta )fui. 
Son del mio cor gli antichi ardori fpenti ; 

Ma duolmi (ohimè), ch'à l'aer cieco , e fofco 

Rinouan l'ombre-, e. i fogni i miei tormenti.: 

SOt 



SONETTO CLXIir. 

S'Ardente nel mio cor foco accenderle , 
Conio fguardo di cui mi vifsi un tempo, 
A l'amico rotar del fido Tempo 
Col giel di crudeltà pur lo fpegnelte ; 
E fé piaga morrai già mi facefte, 

Che più cupa lì tco di tempo in tempo ; 
Hor del graue marcir più non m'attempo, 
Che voi del fianco aperto il mal chiudette . 
Voi di fierezza il duro petto armato 
In vn mi folle e Medico, e Guerriero , 
Crudo ftrale,e pietofa panacea . 
Fama è cosìjche'l gran Pehde altero 

Con Inatta, onde pur dianzi hauea piagato 
L'iiteiTe piaghe riianar folèa . 

M A D. CXXI1I. 

PEr fuggir la prigione, 
Il giogo, e la catena, ou'io tant'anni 
Vilsi tiranneggiata in tanti affanni, 
Per compagna Ragione , 
Per conlìglier lo Sdegno, Ira per guida 
Prendo-così l'infida 
Pede io fuggo d 5 Amor,Ie reti, e i dardi ; 
Ma lafla( ohimè,) ch'io me n'auueggio tardi 1 

Cap.III.con ogni terzo verfo del Petrarca. 

INuidiofo Amor del mio contento 
Face' ha de l'arco fuo legno il mio core ì 
Ma tutti i colpi Cuoi commette al vento. 
Inuan procuri ingiutto empio fignore 
L'alma tener con tue ludnghe auuolta 
Tra le vane fperanze, e'1 van dolore . 



iS j? 



Io 



t $0 

Io'ben dolce credei l'amar taluolca, 

Ma poi che fciolco ho da queftVocchi il velo 

La falla opinion dal cor s'è tolta. 
Chiunque auampa d'amorofo zelo 

Speri anzi divedetene vfcirdi pena 

Senz'acqua il Marc,e fenza ftelle il Cielo . 
Annoda l'alma Amor d'afpra catena , 

E foffian Tempre, oue l'iniquo ftaffi 

Venti contrari a la vita ferena . 
Per lo fentier d'Amore à morte vafli. 

Miicri Amanti egli v'afeonde il calle 

"Di gir al Ciel con gloriofì pafsi . 
In quefta balTa,e tenebrofa valle 

Vi nutre di piacer vano , e fallace 

Per fami al bel desìo volger le fpalle.' 
Il fenfo ingannaci cor ardendo sface , 

Tal è Àia vfanza difpietata,e dura 

Nemica naturalmente di pace. 
Ri polo, e libertà vi toglie , e fura , 

E vi coftringe à trar da gli occhi vn rio 

Quand'e 1 dì chiaro,e quand'é notte oleura.' 
Spegnete la fua face ne l'oblìo , 

Ch'egli vi pafce,e no'l vedete (ahi folli) 

Di fofpir, di fperanza, e di desìo * 
Mentr'io pur come voi fcguirlo volli 

Vifsi morendo in vna viua morte 

Con gli occhi di dolor bagnati, e molli ," 
Quante volte n'andai gridando forte 

Di piaggia in piaggia, e d'vna in altra riua 

O bel vifo à me dato in dura forte. 
Ahi che mentre d'amor l'alma bolliua 

Sofferto" inutilmente tant'affanno , 

Chc'ngegnojò llil non fia mai,che'l deferiua. 

Chi 



Chi viue amando foffre ingiuria, e danno, 
E quando il Monte uien canuto^ e bianco, 
E quando poi ringiouenifce l'anno . 
Talché fi croua ai fin debile, e fianco 
D'angofce, e di martìri in tutto pieno 
Col ferro auelenato dentro al fianco. 
Hor di vera letizia ho colmo il feno , 
Poi c'hò lafcrato di fcguir l'altero, 
C'hà sì caldi gli fpron, sì duro il freno ." 
Conofco hor ben,ch'io non conobbi il vero 
Mentre feguendo quello fallo Nume 
Sperai ripofo al fuo giogo afpro,e fiero . 
Penfofo vn giorno in riua a vii chiaro fiume 
Vna voce fgridommi in quelli accenti , 
Deh perche innanzi tempo ti condirne? 
A quel parlar tremai qual fronda à' venti : 
Pur fatto forza à l'improuifo mono 
l' dicea fra mio cor,perche pallenti? 
Poi difsi, ò voce con la qual ragiono, 
Se guardi à la cagion del mio fallire 
Spero trouar pietà non che perdono . 
Nacque giàtal,ch'io no'l faprei ridire 
Donna, il cui bel fu d'ogni grazia adorno 
Per colmarmi di doglia, e di defire. 
A quella ogn'hor con la memoria torno, 
E per lei mi confumo à parte, à parte , 
Così mancando vò di giorno in giorno.' 
Ma tu chi fe',che'n sì remota parte 
Mi conforti à lafciar l'imprefa antica , 
Ond 'hor non so d'vfcir la via, ne l'arte? 
Rifpofe, io fon Ragion del giudo amica 
Sappi,che quanto più l'huom lerue,e brama 
Tanto Fortuna con più vifeo intrica. 



iji 



Segui 



Segui l'alto Signor,ch'à fé ti chiama" 
Sondi lui meflaggiera, e vò moftrarti 
Come s'acquifta honor, come Dio s'ama . 

Villo, che pur voleui confumarti 
Dietro a fpietata,e fragile bellezza 
Mi mofsi,e uengo ibi perconiblarti . 

Vuoi feguirchi ti fugge,echi ti fprezza? 
Ali ben m'autieggio, che fé' fatto,comc 
Semplicetta farfalla al lume auezza . 

Hor prima,che tu cangi e volto,e chiome 
Segui ti prego il mio fano coniglio, 
Sgombra da te quefte dannofe fome. 

Soggiunfi,amica al tuo parer m'appiglio , 
Voglio fuggir la difpietata luce , 
Ch'Amor rnofìrommi lotto quel bel ciglio , 

Vn raggio di falute in me riluce, 
Sì mi conceda chi die lume al Sole, 
Ch'io fegua la mia tìda,e cara Duce. 

Tal forza hebbero m me Taire parole 
D'eiTa Ragione,che 'mpugnai lo feudo 
Contr'al desìo,che fpeflb il fuo mal vuole . 

Hor da te fuggo Arciero alato,e nudo, 
Ed ho contro di te sì graue (degno, 
Ch'animo al Mondo non fu mai sì crudo. 

Mentre fcruendo vifsi nel tuo Regno 
Spietato al pianto mio torcerti gli occhi , 
Hor al tuo richiamar venir non degno , 

Indarno tendi l'arco, a voto {cocchi . 
SONETTO CLXiV. 

POfcia,ch'io non fon più d'Amor feguace, 
Speme non più,non più timor m'ingombra ; 
Non piacer tallo il uero à l'alma adombra, 
Né fuoi dardi più curo, ò l'empia face . 

Hor 



Hor non mi turba piìi fogno fallace , 

Vero mi fembrail vero, ed ombra i'ombra ; 
In tutto fon' nomai dfafFalinQ fgombra , 
Ed ho co' miei pender tranquilla pace . 

Non reggo à l'altrui voglia il voler mio, 
Son di me Donna,e non mi turba vn uolto 
Seuero,ò mi rallegra un riib,vn detto. 

Angofciofo martìr,folle desìo , 
Ira,pianto, turor, tema,ò(ofpetto 
Non fan più guerra al cor libero, e fciolto . 
SO NETTO CLXV. 

PRìa, che s'armi Madonna àuoftri danni 
. L'auaro Tempo,ch'ogni cofa atterra, 
E quel bel uolto quafi arida terra 
Fenda crudel col uomero de gli anni 
Pietà vi mouadi que' lunghi affanni, 
Che fanno al corsi difperata guerra ; 
E Palma,che per uoi s'afflige, ed erra 
Spieghi per l'aere d'alta gioia i uanni . 
Cruda a uoi (teda, io ben conofco,e fenta, 
Che '1 bel fembiante , c'hò nel petto impreco 
Perde la fua beltà nel mio tormento. 
Amate dunque,e '1 ben,che u'è daprefTo 
Pigliate anzi, eh' i' fìa di uita fpento; 
Ch'altro amor non mantien,ch'Amor iReffo. 
SONETTO CLXVI. 

BEnche per uoi mille fuenture, e mille 
Habbia inuano fofferte; io pur contento 
Vifsi; enei colmo del maggior tormento 
Trafsi del uiucr mio l'hore tranquille . 
Godèa de l'ardentifsime fauilte, 

Ne mai proruppi in doiorofo accento : 

N Incauto 



r^4 

Incauto Amante ad arder folo intento 

Sparfi. dolce da gli occhi amare ftille . 
Ne cruda osò giamai chiamami il core; 

Poich'alari non hauea quel,ch' i' più bramo. 

Hor del voftro fallir piange, e s'adira. 
Ad altrui fendo pia cruda vi chiamo ; 

E pien d'ingiufta doglia,e di giufl'ira 

Cangio in difprezzo il difprezzato amore. 

All'Illuftrifs. & Reuerendifs. Sig. 

CARDINAL S GIORGIO 

CINTHIO ALDOBRANDIN1. 

SONETTO CLXVII. 

En a guifa di Sol fiammeggi , e iplendi; 
Che s'ei la terra , tu le foiche menti 
Purghile rirehiari ; s'ei co' raggi ardenti 
Ne della i fior , tu di virtù n'accendi . 
Tu fregiate d'horror l'anime rendi 
S'ei di lume le ftelle,e gli elementi'; 
S'egli auuiua,emantien tutti i viuenti, 
Tu al giouar folo, &: al bear intendi. 
Così qual Sole in Vaticano vn giorno 
Rifplenderai nel più fublime feggio 
Di gloria più che di corone onufto. 
Poi lafciato del Mondo il giro angufto 
Cinthio fecondo Sole in Ciel ti veggio 
Vie più che'l primo di bei raggi adorno. 
SONETTO CLXVIII. 

Mille flrali d'Amor nel petto affifsi 
Colpa de gli occhi cuoi crudo portai i 

Lagrime 




Lagrime di dolor per tè vcrfai , 
E'n rapid'onda la mia pena ferirsi ; 

Per te- languendo in fiera morte io vifsi , 
E mercè inuano al feruir mio (perai , 
Per ce (cimmeria al fin (laflfa) reftai 
Ne i penofi d'Amor profondi Abifsi ; 

Ma fé tropp'arfì , e fai leale amante , 

Ben hor cangio pentita e voglia , e (lile , 
E del mio vaneggiar meco mi fdegno. 

Ah più non (ìa, che dei mio duol ti vante . 
Vegg'hor mio fallo ; e so che al cor gentile 
Semita difprezzata è giogo indegno . 

In morte del Sìg. Torquato Tajfì . 

SONETTO CLXIX. 

Or qual graue per l'aria odo lamento? 
Ond'c, che rugiadofo ognun il ciglio 
Danna di Morte il difpietato artiglio, 
C'haue d'Apollo il maggior lume fpento ? 
La noftra gloria, il gran Torquato io lento 
Gridar miferi è morto; è morto il figlio 
De l'alte Mufe, onde l'amaro eflìglio 
Ogni noftro piacer volge in tormento . 
Chi la mente v'accieca egri mortali ì 

Morir può quei, che col fuo diuo ingegno 
Refe a l'Eternità mill'altri eguali ? 
Saggio il Tasso afpirando al fanto Regno 
Spiegò celerte Cigno altero l'ali 
Lafciandoil Mondo di fualuce indegno. 

Ni Al 



*?S 




i $6 
AL SIC IACOPO CA LDERONE 

G O V D A N O 

Ingegnerò dell'efferato in Italia per S.M.CatoI. 
e Pittor Eccellenti fsimo. 

SONETTO CI XX. 

DE' tuoi viui color l'opera altera 
Cotanto à me fi imi buon Fabro i' veggio 
( O merauiglia ) che non ben m'auueggio 
Qual di noi de chiamarfi ò fìnta, ò vera . 
Hor tua mercè la Parca iniqua, e fiera 
Vinco,non pur col fuo poter guerreggio. 
Se due uoltehuom non muor null'altrochieggio, 
Ch' T non pauento horror d'ultima fera . 
Sì potetti d'Apollo tifando l'arte 
Pinger la tua virtù con le mie rime 
Vincend'io Saffo, (e tu vinci Apelle ; 
Ch'alhor pennelli, e ver(ì,etcle, e carte 
Spiegando per lo Ciel volofublime 
D'eterna inuidia infiammerian le ftelle . 
C A N Z. V I. 

AMor empio Tiranno , 
Che 'n tanto affanno m'hai tenuta auuoka. 
Da la Ragion guerriera 
Dopo lungo contratto in fuga fpinto 
Al fin lei ftato, e vinto . 
Son da i lacci diiciolca , 
Che mi tr afferò vn tempo prigioniera . 
La'ngiufta mano,e fiera 
Di te non regge di mia vita il freno. 
L'amaro tuo ueleno , • 
Ond'hebbi '1 cor' infetto 

Sgombro 



Sgombro ho dal petto. hot' in altr'alma tenta 

Noui trofei; che 'n me tua fiamma è fpenu . 
Monarca di martìri , 

Che de' fofpirf altrui Tempre ti pafci , 

E ridi à l'altrui pianto , 

E tal fai guerra a l'agitato core , 

Che ne l'afpro dolore 

Mai refpirar no'I lafci ; 

Pur hor mal grado tuo gioifco, e canto ; 

E pur mi pregio , e vanto 

De ia mia dolce libertà gradita . 

Quella mortai ferita 

Cagion d'ogni mio male , 

Che col tuo ilrale aurato mi facefti 

Cangiata in cicatrice homai vedrefti . 
Cam in pieno d'horrori , 

Maftro d'errori, padre di bugia , 

Nemico di pietate , 

Soia cagion d'ogni tormento noftro ," 

Di natura empio Moftro , 

Spietata frenefia, 

Tempio di fallita , di crudeltate , 

Ricetto d'empietate, 

Mar procellofo } ch'entro à fragil barca 

Mi (ero Amante varca, 

Mentitor inhumano , 

Fanciullo infano d'ogni mal radice , 

Furor,che rendi l'huom fempre infelice. 
Chi comincia à feguirti 

Gli egri fuoi fpirti in cruda guerra mette, 

Perde fua hbertade , 

In chiufo laberinto il cor' intrica ; 

N 3 ah 



Tjft 

Ad inutil Fatica 

11 collo fottomette ; 

Ne gli ampi hbiùi di miferia cade; 

Ter mendace belcade 

A i iìngulci> a i lamenci apre la ftrada; 

Niente pia gli aggrada , 

Se (IcìTo in bando pone, 

Odia ragione, e (tolto il ben difprezza ; 

Cotanto è l'alma al ilio contrario auezza * 
Nel feguirti imparai 

A tragger guai dolente,anzi à morire. 

Per monti, felue,e piagge 

Andai mifera me fempre piangendo ; 

L'orme di lui feguendo, 

Che già mi fé languire ; 

E nudrendo nel cor voglie non fagge 

De le Fere feluagge 

Diuenni (ahi crudo Amor) fida compagna. 

ATapcrta campagna 

Errai la notte } e*l giorno ; 

Ogni mio fcorno,e doglia à i fallì io diffi, 

E'n mille piante la mia pena fcrifsi . 
Così fper ai dolente 

Spegner l'ardente fiamma,indi fottrarmi 

A morte in fìmil guifa ; 

Ne fu per ciò,ch'io refpirafsi vn quanco j 

Che non ti vidi franco 

Giamai dal faettarmi ; 

Anzi da l'alma mia fempre diuifa 

Fui fchcrmta , e derifa i 

Il mal hebbi fccuro, il ben* incerto > 

E di mia pena il merto 

Spie- 



>S9 



Spietato Arder fu folo 

Tormento,e duoIo,e morte-, e, ch'altro puoi 

Donar fabro d'in(ìdte à' ferui tuoi > 
Il premio, c'huom riceue 

Dela fuà grcue doglia nel tuo Regno , 

Regno folo d'inganni 

E di faper, chela Tua pura fede 

Non habbia mai mercede. 

Sotto al tuo giogo indegno 

Traggono inutilmente! mescgli anni 

In così graui affanni , 

Che 'mpofsibil farà,ch'io gli defcriua » 

L'huom va di riuain riua 

Acculando le (Ielle 

Empiere rubclle; e 'ntanto i Tordi venti 

Se ne^portan per l'aere i medi accenti . 
Amor chiunque difTe, 

Chiunque fcriile,che del grembo vfcifti 

De la confufa mole 

Fu faggio in tutto, e dille a pieno il vero ; 

Pofcia , che nel tuo 'mpero 

Pender confufì,etrifti 

Reggon l'amante, ond'ei s'afHige,e duole . 

Altro ne le tue Scole , 

Che vna confufion d'amare doglie 

Non s'impara, ò raccoglie . 

Neleconfufepene 

Confufa uieneogn'alma-, e doue fei 

Empiamente confondi Huomini, e Dei l 
Taci Canzon, clVognVn per fé conofee , 

Ch'à gli affanni , à le angofee , 

Ad ogni eiìrema forte , 

N 4 Anzi 



2 0'0 

Anzi à morte fé ti' corre Iagrimando 
Chiunque viue morrai cofa amando . 

Qui feguono alcuni fonecti fcritti da diucrfì all'Autrice, 
con le rifpoftc della medcfìma . 

DEL SIG. GABRIELLO CH1ABRERA. 
SONETTO CLXXL 

NEI giorno, che fublime in baili manti 
Ifabella imitaua alto furore ; 
E ftolta con angelici fembianti 
Hebbe del fenno altrui gloria maggiore ; 
Alhor faggia tra'l fuon, faggia tra i canti 

Non molTe pie, che non fcorgefle Amore , 
( Ne voce aprì,che non creafTe amanti , 

Ne rifo fè,che non beafle vn core . 
Chi fu quel giorno à rimirar felice 
Di tutt'altro qua giù ceffe il desìo, 
Che fìia vita per fempre hebbe ferena. 
O di Scena dolciifim a Sirena, : 
O de' Teatri Italici Fenice , 
O tra Coturni infuperabil Clio, 

SONETTO CLXXII. 

LA tua gran Mufa hor che non può? quand'ella 
Me ftolta fa de l'altrui fenno altera 
Vittricej ond'èjch'cgni più dotta ichiera 
Furor infano alto fauer appella . 
Quefte mie fpoglie, il cantoja favella, 
Il rifo,c'l moto fpù'an grazie; e vera 
Fatta ( pur ilio, mercè ) d'Amor guerriera 
Aucnto mille à i cor faci, e quadrella. 

Ma 



20 I 

M\ s'ella tanto con Io ftile adorno 

Ha rorza; in me col (ho valor accenda 

Foco; onde gloria ne sfamili intorno . 
Per lei mio carme à nobil fama afeenda 

CHiABRERAilluftre ; ed auuerrà,che vn giorno 

Degno cambio di rime anch'io ti renda . 

DEL SIG. VINCENZO PITTI. 
SONETTO CLXXIII. 

Già non pofs'io da lunge il bell'afpetto 
Sorfrir de la bellifsima Ii'abella ; 
Ne le parole dolci,e i getti, ond'ella 
D'amor auampa à mille, e mille il petto 
Gentil mio Fabio, horcome dur~ -, e afpetto 
Regger daprdlb mai vifta sì beila ì 
Come daprefTo vdrò quella fauella 
Far dono a me d'alcun leggiadro detto ì 
Cert'io non prenderò cotanto ardire 
Se già tua cortefia non violenta 
Gli occhile le orecchie mie, ne vuol, ch'i'arda . 
Ah che dich'io ? anzi pur vuò uenire 

Per tanto honor. le da me ben fi guarda 
Ben è giufto, che d'arder io confenta . 

XjfpoFìa . 

SONETTO CLXXIV. 

E pur e ver,che sfauillando fuori 
Elcan de gli occhi miei fiamme cocenti? 
E, ch'io da lunge folgorando auenti 
Sguardi amoroiì ,ond'ardo, e ftruggo i cori . 

Già 



S 



àoz 

Già non dei tu di vie più graui ardori 

Temer così; che di bear non temi 

Me di tua villa, e de' foàui accenti, 

Onde l'aure addolcila, e'1 Mondo honorì. 
Ne* giorni eftiui tra notturni erranti 

Splende vaga Lampi ri >, e'1 foco fteiTo 

Ralfembra e nulla (calda; e tal fon'io . 
Ma fé per me loncano arde il desìo . 

Hor non è priuilegio de gli Amanti 

L'arder da lunge , e l'agghiacciar dapreflb ? 

DEL SIC GHERARDO BORGO G NI 

l'Errante Accademico Inquieto di Milano. 

SONETTO CLXXV. 

A Pollo, quella il cui valor cotanto 
Ammiri, &: haue per teatro , e fcena 
Italia, e '1 Mondo; e d'eloquenza piena 
E de' iocchi, e coturni ìlluftre vanto ; 
Hor con l'eburneo plettro , ed hor col canto 
Teco s'agguaglia ; e qual del Ciel Sirena 
Mone gli accenti con sì dolce vena , 
Ch'altri col carme non poggiò mai tanto . 
Siale tu dunque degno Padre, ed ella 
A te fi a figlia; e quelle carte, e '1 nome 
Sièri dalto grido vn'immortal teforo . 
Vada co' lulìri à par l'alma Kabella , 
E le fia fregio à l'honorate chiome 
De la tua Dafne il fempre verde alloro . 

Xjfpofìa . 

SONETTO CLXXVI. 

SE tù,che qui tra noi fplendi cotanto 
Spieghi vii de' raggi tuoi su quella fcena 

Alhor 



20$ 

Alhor farò di sì gran luce piena ," 

Ch'oLCiirerò d'ogn'altra il pregio, c'1 vanto ." 
Ben farà (cua merce) tale d mio canto , 

Ch'altri mi crederà del Ciel Sirena ; 

Né Rofignol , né Rio d'alpeftre vena 

Al canto , al mormorio fu grato canto . 
Dirafsi poi, quei le die lume, ed ella 

Innalzò per virtù tant'alto il nome, 

C'hora difpregia ogni mortai teforo « 
Così ad onta di Morte andrà Ifabella 

Al Ciel poggiando ; e le neglette chiome 

Hauran fors' anco à vii Palma, ed Alloro . 

DEL SIC IACOPO CASTELVETRO 

SONETTO CLXXV. 

Mlll'altre sì, c'hebber nel feno accolte 
Quelle doti qua giù, che fon più care ; 
Ne* marmi, e ne' colori illuftri , e chiare 
Viuono ancor dal lor mortai difciolte ; 
Ma tu, che fai, che al trappaflar di molte 
Stagion tal pregio cade, opri per dare 
Vita al tuo nome; e fon l'arti sì rare , 
C'hai ne l'alma à formarti ogn'hor riuoke j 
Che so ben io , che l'intrido potere 

Di lui, che fempre cangia, e fempre atterra 
Quant' è crcato,muan fua forza adopra . 
Giulie però; che fé dei vita hauere , 

Che non manchi giamai; tu fola in terra 
Puoi dd Tempo cangiar la forza , e l'opra k. 



Ri- 



2^4 Rt/poSél 

SONETTO CLXXVIII. 

Miro in gentil lucido Vetro accolte 
Fiammeggiar le virtù , che fon più care ; 
Per cui tra le memorie altere , e chiare 
Stan l'opre noftre da l'oblìo difciolte . 
Volga l'Inuidia pur, volga le molte 
Cerarle infette al tuo faper; che dare 
A te morte non può -, non può Je rare 
Cofe adombrar, che fon' al ben riuoke . 
E quel Veglio crudel, ch'alto potere 

ria (opra ogni mortai ; già non atterra r* 

Il tuo valor , che 'ncontr' à lui s'adopra . 
D'ogn'altro forfè ei può vittoria haucre . 
Di tè non già, che gloriofo in terra 
Viui ; e fprezzi di lui l'orgoglio, e l'opra . 

Del molto Illudi. Sìg. 
GIO. TOMASO GALLARATÌ 

SONETTO CLXXVlIII. 

FAtto per tè Comica illuftre i veggio 
Di ftudio, e di fauer famofo loco 
Qiielcò, oue già parsa, che '1 rifo, e'J gioco 
Soli haueiler l'Impero, e'1 proprio leggio . 
Qjaì come in dotta (cola attento Cencio 
Fra milPaltri al tuo dir, ch'à l'alma è foco ; 
E 'nuer,fe tante cofe in così poco 
Tempo sì ben n'infegni, io che più chieggio > 
Come fi volga il Gel, come s'aggiri 
Ogni Pianeta a la fua sfera intorno , 
E virtute a le piante , à l'herbe infpiri . 

Come 



Z f 

Come n'apporto il Sole,c notte, e giorno 
Per té fi chiaro auuien,c'hoe<?i (i min, 
Che n'hù Roma,ed Arene ìnuidja, e (corno. 

I\ìfpoTla . 

SONETTO CLXXX. 

QValhora per fbtcrar la mente graue 
A grani (tildi, il tuo penderò intende 
A l'alma Oìo,chi più di te rifplende, 
O qual e più di tè nel dir (balie? 
Se d'amor canti hai d'ogni cor la chiaue , 
E'1 marmo intcnerifcc,e'l gielo incende 
Lo ftil,che (our' ogn'altro il volo (tende , 
E de l'umido oblìo tema non haue. 
S'alcuno poi di tue gran lodi honori , 

Fuor del fepolcro il traggi ; e fra più degni 
Del tempo ingiuriofo i colpi (chiua ; 
Se premio al ben,(e dai pena à gli errori, 
Il viuer,e'l morir giudo n'iniegni 
Hor chi per fama a tanto pregio arriua? 

Del molto Uluftre Sis. 
CONTE RIDOLFO CAMPEGGI. 

SONETTO CLXXXI. 

E la vera belti,che l'alma vette 
Di gloriofa gioia, alto fplendore 
Donna in voi luce sì-, che fé d'amore 
Ferite vn feno e quell'amor celefte . 
Ma s'ancora il desìo ipazia tra quefte 
Senfìbili vaghezze; amante il core 
Gode vn bel volto,anzi vn foàue ardore, 
Che 'ncende fi, ma fon le fiamme honefte. 

Doppia 




20& 

Doppia bellezza dunque in voi riluce . 
L'vna del vero bel lo fpirto accende , 
L'altra è de gli occhi vn riuerico oggetto . 

Qiiefta folo il veder contento rende ; 
Ma quella d'altro ardore accefo il petto 
Quau" fcala del Cielo al Gel conduce . 

SONETTO CLXXXIL 

NE' tuoi bei Campi, che Virtute infiora 
D'vna perpetua , e vaga Primauera 
Prend'io quel bello, onde rifplendo altera 
Qual ne' prati del Ciel candida Aurora . 
Così per tè de la vii turba fuora 

A vero honor me n'vado, a gloria vera » 
Così de' faggi la felice fchiera 
In me del tuo valor le doti honora . 
Alma ben nata, ch'oziofa tanto 

Se', quanto quei de la cui mano vfcifti» 
O di qua! Sol qual raggio in tè riluce . 
Tu di mia mente i chiufi lumi aprirti ; 
Onde vid'io, che'l tuo celefte canto 
Quatì fcala del Cielo al Ciel conduce . 

Dell' IUuftreSig. 
HERCOLE TASSO. 

SONETTO CLXXXHI. 

> E quant'io offerito voi tanto fois'io 

Donna da voi gradito, ahi quale ftato 
Sarebbe, quanto vn tale fortunato , 

E qual più del mio pago vnquà desìo ì 

Ma 



Ma fé ciò non fi deue al merco mio 
Perche 'ntefo è da me ? perche fperaro ? 
O perche a me non fia da voi negato , 
Se fora il confcntir ingiurio, e rio ? 

Poi fé m'è ranco caro don contefo 
Che rar deurò? cefTar forfè d'amarui ? 
L'honor forie ritrarre à voi dcuuto ? 

Non Ifabella nò ; perch'anco in darui 
Riuerente, ed humil cale tributo 
Alco ben proua huomo di voi accefo . 

Xjfpcfia . 

SONETTO CLXXXIIII. 

SE i fieri Serpi Hercole inuitto eftinfe, 
Hercole tu. con valorofi gefti 
Gli empi d'inuidia rèa Serpi vccidefti, 
E uinto il Tempo hai tu,s'ei Cacco uinfe -> 
S'egli cocanci Moftri a morce fpinfe , 
Tu uincefti gli affecci al cor molefti , 
Tu da la Fama illuftre manto hauefti , 
S'ei del Leon Nemèo la ( poglia cinfe ; 
S'egli termine pofe a l'Oceano > 
E tu '1 ponefti à la uirtutes incanco , 
Ch'alcri à facica di loncan l'accenna. 
Ben degna è cerco l'ima , e l'altra mano ; 
Che quanto l'una alzo la claua, tanto 
L'altra a gloria immortai portò la penna . 



207 






Sonetti 



20S 

Sonetti Spirituali, 

SONETTO CLXXXV. 

SE per quelli faluar, eh errar ucdefti , 
Se per campargli da l'eterna morte 
Senza partir da la celefte Corte 
Signor per tua pietà fra noi fcendefti i 
Quel iangue preziofo,che fpargefti 
Tragga me da le vie fallacie torte ; 
E mi richiami a più felice forte , 
Anzi che di mia vita il fin s'appretti . 
E come da gli altrui deuoti preghi 
MofIb,chiamafti del fepolcro fuori 
O gran Figlio di Dio Lazaro efìinto . 
Così la tua pietade hoggi non nieghi 
Di chiamar lo mio cor per morte vinto 
Da la Tomba infelice de gli errori . 

SON'ETTO CLXXXVI. 

HOr che ftrale d'Amor più non m'offende; 
Ne '1 fuo velen di dolce amaro infetto 
Scorre per l'olla; e per terreno oggetto 
La ma fiamma internai più non m'incende ; 
Q^uel Sol,ch'eterno tra beati fplende 
M'allumi; e dolce mi riscaldi il petto , 
Sì,ch'arda fol' in me quel puro diretto , 
Che da' raggi puritsimi discende . 
Deh fé priego mortai tant'alto ardua 
Opra dolce Signorine l'alma mia 
Seguendo il tuo d'ogn'altro amor fi a fchfua T 
Purghi '1 Tuo error tua fiamma e fanta, e pia ; 
Onde fatta ferena in te fol viua. 
Pur tua pietade gli altrui falli oblia. 

SON. 



20 y 

SONETTO CLXXXVII. 

NEmico Amor anco a miei danni forgi ? 
Ah non fia ver . deh per pietà mi pretta 
Signor alca, e da sì rèa tempefta 
Al porto di fallite homai mi feorgi . 
So, che del frale mio poter t'accorgi , 

Che fchiuar non potrà quel, che m'appretta 
Danno Fortuna al ben oprar moietta, 
Se benigno tua dettra à me non porgi . 
Con le lagrime accufo il fallir mio , 
E feguir ti vorrei, ma lufìngando , 
Il Mondo, ancor fa, ch'io mi volga indietro ." 
Sì contrario è l'effetto al mio desìo ; 

Periico (ohimè ) terreno ardor mirando 
Se '1 bramato foccorfo io non impetro . 

SONETTO CLXXXVIIL 

COme fpero trouar ripari , ò fchermi 
Contra l'ardente, ed ottinata voglia, 
Che 'n me raddoppia l'angofciofa doglia 
Mentr' io non ofo dei mio mal dolermi . 
Deh fana tu quefti miei fenfi infermi 
Signor; e de' penfìer frali mi fpoglia ; 
E pria, eh' i' lafci la terrena fpoglia 
Scaccia dal cor quefti amorofi vermi . 
Io qual folle Narcifo vn fogno,vn'ombra 
Piangendo feeuo, e fon vicina à morte 
S'al venir troppo il tuo foccorfo tarda. 
Deh cangia in lieta la mia trifta forte; 
Ogni affetto mortai da me difgombra, 
E l'aLna per tè nata in te fol' arda. 

O SOR 




Ito 

SONETTO CLXXXIX.' 

Ncor , ch'alerò non fia quefta mia vita , 
Che vii mafia di fango atra, ed impura 
In quefta Valle di miferie ofeura 
A tanti etrori , a tante colpe vnita ; 
Io pur Signor fon del tuo grembo vfeìta , 
Son pur fignor de le tue man fattura ; 
Scorgimi dunque, e di me prendi cura , 
E dammi al ben' oprar pietofa aita . 
Quell'età, ch'affai può , ma vede poco , # 
Che d'infani peniìer mai Tempre abonda 
O Monarca dd del perdon m'impetri . 
S'accenda l'alma del tuo fanto foco , 
£ di quefti occhi miei la tepid'onda 
L'oihnaca del cor durezza ìpetri . 

SOLETTO CXC. 

A Tè le ardenti mie preghiere inuìo , 
A tè Padre del Gelo humil ne vegno. 
Deh non hauer queI,ch'io ti facro à fdegno. 
Ma pon mente à l'interno alto desìo . 
À tè facro l'affetto del cor mio , 

E i frutti ancor del mio mal colto ingegno . 
So che picciolo è '1 don, so, ch'egli è 'ndegno* 
Di tè vero Menarca, e vero Dio . 
Ma fé tu non ricufi ò fommo bene 
D'accorlo nel tuo fen di grazia pieno , 
Degno farallo il tuofauor diuino . 
Pianta così fé trafportata viene 

Da Monte alpeftre ad vn Giardino ameno 
Nobil frutto produce, e pellegrino . 

SO- 



ZÌI 

SONETTO CXCI. 

VOi cui l'ardor d'amor,I'ardor de gli anni 
Mouono cruda, e perigliofa guerra 
Mentre le forze Tue uaga diiTerra 
Frale beltà con micidiali inganni, 
Torcete il pie da gli oftinati affanni 
Colpa di cui l'alma s'afHige,ed erra ; 
E pria fiate nud'ombra, e poca terra 
Volgete i lumi à quegli eterni fcanni . 
Del uoftro breue giorno ah non uogliate 
L'hore più belle confumar nel pianto, 
Che vano empio defir dai fcn u'elice. 
Come v'inganna quefto fenfo tanto, 
" Che l'eterna fuggite, alma bcltate ? 
Chi fprezza il Mondo al Mondo è fol felice • 

SONETTO CXCIL 

A Hi Alma, ahi di te ftetfa nomai t'increfca , 
Se fotti fol per l'alte Sfere eletta 
A che folle del Mondo agogni l'efca 
Mentre à Toccata il viuer mio s'affretta? 
In terra quanto i defir noftri inuefca 
Quafi mortai veleno i fenfi infetta . 
Confenti dunque, che l'età men frefca 
Almen doni al Signor,che pio n'afpetta . 
Di Christo fòlo il gloriofo nome 
Formin gli accenti miei , ned altro core 
Habbia'l petto; ne '1 core altro desìo. 
Sgombra de' falli tuoi le antiche fome , 
Laui fordido limo acqua d'oblìo , 
Ne fenfo altro fia n me,ehe di dolore. 

O a Qua! 



2IZ 

MADR. CXXV. 

a Val candida Colomba 
Il Tuo pennuto manco 
Terge licta,e vagheggia , 
£ poi feftofa al Gel diipiega i vanni. 
Tal io viflhra in pianto 
Colpa d'Amor molc'anni 
Già tratto '1 pie da la Tua 'ngiufta Reggia 
In quello Fonte fanto 
Di pentimento purgo il fallir mio, 
E lieta al Ciel le mie fperanze inuìo. 
SONETTO CXCIII. 

FVggite homai cure noiofe, e frali, 
Sgombrate dal mio cor Mufe amorofe , 
E fpegneteui pur fiamme dannofe, 
Vadan lunge penfier follie mortali . 
A più bel uolo hogg' io difpiego l'ali, 
£ più degne veggìo,pjù graziofe 
Mufe,ch'à me tur già gran tempo afeofe, 
E che i feguaci lor fanno immortali . 
Duce e Dio folo à quelle fante Diue , 
Parnafo è'1 G'eIo,e'l Fonte d'Elicona 
E Tonda grata di Tua dolce aita ; 
D'alloro in vece in quefte facre riue 
Di ftellc altri rfceue aurea corona, 
Onde rifplende ne l'eterna vita . 

SONETTO CXCIV. 



S 



Gombra,fgombra da tè mio trillo core 
Le 'ndegnitfìme tue fiamme cocenti , 
Ardito {caccia homai cure, e tormenti , 
Onde t'afflige il tuo nemico Amore . 

Sfamila 



Sfa m'Ha Anima mia del puro ardore 

Di chi formò le fteìle % e gli elementi » 

Por^i le orecchie à (noi dinini accenti , 

Lana del tuo fallir l'antico errore . 
Tremerai (e ti penti in Cicl pietade ; 

Che graui sì le colpe tue non fono , 

Che nié maggior non ila l'alta clemenza . 
Sì di Ninine già l'empia cittade 

Venuta del Tuo fallo à penitenza 

Hcbbe del Tuo fallir grato perdono . 
SONETTO CXCV\ 

IO uiffi un tempo (ond' hor meco mifdegno) 
Tiranneggiata da mortai de/ìro , 
E fo (ferii infelice il giogo indegno 
Di ftrano, e di grauiflìmo martìro j 
E sì fili priua deputato ingegno , 

Che '1 proprio crror non uìdij aperto hor miro 
D'Amor tiranno il micidial difegno > 
E di Fortuna il fempre inftab;l giro . 
Hor che ( la Dio mercé) purueggio fuora 
Quell'alma de l'antico, e cieco errore 
Veggio anco il fofeo de' gran falli (uoi J 
Tal nulla uede il Peregrin qualhora 

Di nebbia è cinto; e '1 tutto feorge poi > 
Ch'ei laida à dietro il tenebrofo horrore . 
SONETTO CXCVI. 

SGombrate quel defìr , che 'ncende,e ftrugge 
Egri mortali; (ahi) quella empia,e mendace 
Beltà, che tanto ui diletta, e piace 
Qual ombra infauftaegni buon feme adhugge. 
Il fangue Amor qual ferpe infetta, e fugge 
Perfido turbator di noftra pace. 

O 3 Dunque 



zi4' 

Dunque chi feguira Nume fallace 

Se quegli è faggio fol,che l'odia, e fugge? 

Del retro Abiflb de i mondani errori 
Ahi declive folo al voftro danno intenfì 
Ragion guerriera homai traggaui fuori. 

Scacci lume del Ciel quei fofchi horrori 
In cui la tirannia di quefti (enfi 
V'induce à confumar l'hore migliori . 

Seguono alcuni verfi funerali, & alcune 
Egloghe Bofcbereccie. 






In 



IN MORTE DI DAMONE. 



C 



Hi viuer può fotto l'immenfo pefo 
Del graue duol de la tua morte acerba , 
Securo può del Mauritano Atlante 

Lo'ncarco foftener di tante ftelle . 

Forman quefti occhi vn pelago di pianto 

Penfando (ohimè ) che più veder non ponno 

Damon terror de' Lupi,honor de' bofchi . 

Deh sì mi fofTe il bel Caftalio amico, 

Ch'io poterli ne' cronchi,e ne le foglie 

Con le Tue lodi i miei martìri atroci 

Andar legnando in quefta parte,e'n quella; 

Forfe,che non faria sì alpeftre core , 

Che non donarle a' miei dolenti verfì 

Vna pietofa lagrimetta, ò almeno 

Vn fofpir breue,od vn'amico a Dio . 

Ma fé non lece a me volger la penna 

A tanta gloriajvoi pudiche Suore 

Habitatrici de lenobiPonde 

Del f amofo Hippocrene à Febo grato ; 

Voi fole per li {affi,e per li tronchi 

Incidete Damon, ch'à sì gran nome 

E tuoni,elampi,e folgori,e temperie 

Lunge ftaranno . ò Diue hoggi non niega 

Il Cielo a voi degna materia,ed alta. 

Date principio al lagrimofo carme . 

E mentre al voftro dir Echo infelice 

Ripiglierà Damone,onde Damone 

Rifuonerà la Vallejio col mio pianto 

Bagnerò quell'amata,e geltd'vrna , 

Che'l cener freddo afeonde,sì che i marmi 

O 4 Intc- 



2lS 

Inteneriti,e per pietaue aperti 
Non mi faran de la Tua vifta auari ; 
E forfè il Gel. mollo per tante, e tante 
Penefarà,che lagrimando io fpenga 
Quelle fiamme , cheipiran lefredd'ofia 
Accendendo d'amor gli Arem* marmi. 
Ahi pur e ver,che non Ci ratta corre 
A gran fofflar de' piti rabbio(ì venti 
Nubc,nè per lo Mar concauo Pino 
A piene vele sì ueloce fugge ; 
Ne con preftezza tale impetuoso 
Torrente vnquà fparìomè giamai Serpe 
Strifciò rutto così tra l'herbe,e i fiori 
Come tolto fparifti ò buon Damone . 
Almen sì come crefee jl duolo interno 
Crefceflfc ancor di quefte luci il pianto . 
Ma(lafla) ch'io tant'hò verfato lui more, 
Che folo il (angue con lo fpirto infermo 

Da veriar mi riman per gli occhi fuore. 

Ecco s'apre la Terra,e fi riueite 

Di fior,d'herbe,e di frondi.eccoà la Vite 

Impor fu e leggi il Villanello induftre j 

Eccolo d'aurea mede alhor, che vibra 

Ne la calda ftagion fuo' raggi il Sole 

Lieto raccoglitor col ferro adunco ; 

Onde le tante fuc fatiche acqueta. 

Ecco la Vite del fuo parto grane 

Già fatta, ond'egli l'Afinellocarca ; 

E mentre il dolce,e nutritiuo fucco 

Preme da l'vue, il rubicondo Bacco, 

L'ebbro Sileno, i Semicapri Numi > 

E i Siluani lafciui allegri Hanno 

Ridendo 



Ridendo intorno a' fortunati uafi , 
Che'l (bàlie liquor tengono in fcno; 
Ed ecco è da le neui, e da le brine 
Giùuinto il Sole ; onde'l Bifolco riede 
Da' uenti fpinto al fuo Tugurio hufnile. 
Quiui fecuro pofa ardendo il bofco , 
Onde ne tempra il uerno. Così uanno 
Ne le forze del Tempo ad una , ad una 
Le fjgaci Magioni ; &£ io dolente 

I miei noioli affanni nel fuo grembo 
Giamai non pofo. dunque afflitta, e mefla 
Sarò non meno alhor, che Filomena 
Torna piangendo, e le Campagne , e i Prati 
Ridon; ma quando ancor le Valli all'orda 
La noiofa Cicala ; e quando i rami 
Pendono carchi a terra ; e quando fianco 

II uigile Arator depon l'aratro . 

O Damon prendi in grado i miei fofpiri, 
E prega il Gel, che mentre in quella Valle 
Di miferie uiurò , l'amaro pianto 
Non m'abbandoni, acciò che s'io non poflb 
D'altro honorarti, almen t'honori (ahilafla) 
Diftillando per gli occhi il cor dolente . 

HIELLE PIANGE LA MADRE." 

FVggendo il lume à le fpelonche tratti 
S'eran gli Augei notturni ; 
E già fuegliata vfcìa la Rondinella 
A' bei raggi diurni ; 
Quando più ch'altra bella 
Hielle ibrgendo,lauermiglia Aurora 
Vide,che uiolette, e rofe , e gigli 

Da 



2 1$ 

Da la Tua chioma inannellata,e bionda," 
E da l'eburneo feno 
Spargca del Gel ne le contrade eterne; 
E col pie vago d'animata neue 
Di fior premendo l'ingemmato molo 
Seguitò fin che giunfe 
Là doue fcaturìa da vn viuo fallo 
Liquefatto vn bel vetro,che fé n' già 
Con lento, e queto paflb 
L'herbe irrigandogli fi pofe , "ed ini 
Penfofa al volto fé colonna,e letto 
Del braccio,e de la mano; e fiso i lumi 
A terra, intanto il Sole 
Cominciò di fé fteiTo a far corona 
De' vicin Monti à l'cleuate cime 
Del Gange vfeito. ella dolente feofifa 
Quafi da Conno à luì riuolta dille . 
Leggiadro almo Pianeta 

Tu forgi a rafeiugar le molli brine , 

Che da gli numidi vanni de la notte 

Son cadutemè mai de gli occhi miei 

Perciò rasciughi il pianto. 

Al tuo vago apparir più che mai lieti 

Sorgono i fiori à proua: io (lafla) mai 

Dal graue incarco de gli affanni miei 

Erger non pollo il core . 

Spiegano al tuo venir dolci carole 

1 garruli Augelletti : 

Io dolente non meno 

O Sole al tuo venir, che al tuo partire 

Viuo in amaro pianto ; 

Ma voi deh per pietade 



Vfcite 



Vicite mede de gli herbofì fondi 

O Ninfe, chabitate i fonti, e i fiumi, 

Ed aggiungete meco ( ancor che'nuano ) 

Lagrime al pianto ; e voi 

L aitiate ò molli herbette , 

Lafciate il voftro verde: hor più non lice 

Di fmeraldo portar gonna ridente . 

Dipinti Augei, che per le Toi'che felue 

Di ramo in ramo ialtellando andate 

Dite nel voftro canto 

La gloria d'Arno , e la fua pompa è morta "ì 

Morta è la nobil Donna , 

Che fu del viuer mio fecuro appoggio ; 

E breu'vrna fotterra 

Gran beltà, gran virtù, gran lode ferra . 

Ma che dich'io? fua lode intorno feorre , 

Ed ha iolo per meta i Poli, e '1 Cielo 

Dou' hor fi pofa la bell'alma, e lieta 

Vagheggia a voglia fua quel che noi tanto 

In dubbio pone . à noi ftà fopra il Sole 

Con gli altri ardenti lumi ; 

E ben c'huom fi confumi 

Ne l'intender la forza, e i moti loro 

Al ver però non giunge ; 

Ed ella à pien gli intende, e gli fruifee. 

Hor noi di sì gran perdita dolenti 

Poco il pomo curiam, poco la fonte , 

Perche la rame l'vn, l'altra la fere 

E domi, e vinca, in altra parte il fonno 

Sparga pur Tua quiete : a noi non cale , 

Ch'ei dal Mondo ne fciolga, ò da noi fteflì . 

Et io, che più d'ogn' altra afflitta viuo 



21 f 



Ben 



120 

Ben à dritta ragion il cibo, e 'I Tonno 

Cara Madre sbandifco 

Ogn'hor Morte chiamando . 

O nemica mia ftella, ò deftin rio. 

S'efTer cruda per me deuelTe , ed empia 

L'inneiTorabil l-'arca 

Col leuarmi dai viui 

Ben ella in ciò faria veloce, e prefta 

Come fu alhor , che té da noi diuife ; 

Ma perch'ella conofce , 

Ch'eflendomi crudel fora pietofa 

Perdona al viuer mio , 

Quando l'alma dolente altro non brama , 

Che trar gli infaufti giorni 

Per Toccalo di morte al fin de gli anni . 

Deh giunga de' miei dì l'vltima notte , 

Notte , eh' a me più chiara fia del giorno . 

Felicità de gli infelici Morte , 

Morte deh prego trammi 

Là ve fotto fembiante 

Di morte è vita vera . 

Pommi col ccner freddo de l'amata 

Mia Genitrice,pcmmi ou e colei , 

Che molto Ceppe al mondo , e poco viiTe . 

IN MORTE DI NISIDA. 

C And idi cigni, che le verdi riue 
Del famofo Meandro dolcemente 
Riempietc col canto , ò pur col pianto 
( Quant'alcun dice ) di pietà foàue 
Alhor, che fete al morir uoitro apprelTo ; 
E tu mai fempre à tuo' pietofi lai 

Tra 



211 

Tra verdi rami Filomena intenta » 
Ch'ancor de! folle tuo creder ti lagni ; 
E tu fpofa fedcl , che '1 tuo Ceìce 
Per le riue del Mare oue '1 perdetti , 
E cerchi, e chiami , e'nuanfofpiri , e piagni 
Deh pietà vi fofpinga à pianger meco , 
Meco à lagnami ( ohimè ) mentr' io fofpiro 
Lagrimando '1 mio (tato; hor cjic fon lunge 
Da lei , che fu mentre vinca tra noi 
Honor del Mondo, e d'ogni cor catena . 
E benché forza vincitrice il pianto 
Non habbia incontr' al Fato, chei uiuenti 
Immutabile atterra, in parte almeno 
Sfoga la doglia, ò Valli, ò Selue, ò Colli 
Accompagnate il fuon de' miei fofpiri . 
Non fon N i si d a mia priui di luce 

I tuo' bei lumi; fono gli occhi noftri 
Perlo tuo dipartir ciechi rimafi. 

Noi iìamo in loco ou' è perpetua notte . ■ • 

Tu uiui in parte ou' è continuo giorno j 

Doue fotto a' tuoi pie l'ofcure nubi 

Vedi, e le chiare (Ielle, ò te felice , • 

O noi dolenti , che da te lontani 

Siam morti ancor c'habbiam di uiui il nome. 

Tu godi in Cielo Primaucra eterna . 

Noi Verno in terra habb:am,che mai non parteT 

Tu uiui fenza uita ; e fenza morte 

Moriamo noi. tìi quella chiara luce 

Del fommo Ben uagheggi, e noi l'horrore 

Fofco miriam, che '1 cieco Mondo inuolue. 

II tuo bel Sol ne i lidi occidentali 

Mai non fi corcai e '1 noftro (ahi fera force ) 

Al 



zìi 

Al tuo fparir tufroffi in grembo à Theti ; 
Ne più forge à 'ndorar de gli alci Monci 
Le alpeftri cime; anzi l'ofcura notce 
Con l'ali ombrofe ogn'hor la terra ammanta. 
Gli Olmi, le Querce,i Faggi,i Lauri, e i Mirti 
Piangon lor vaghe fpoglie a terra fparfe i 
Né più su i rami lor cantan gli Augelli 
Come folcan. folo v'alberga, e (tride 
La Nottola infelice,e'l metto Gufo. 
Stafsi ne le Tue foci Arno dolente , 
Ed al Tirreno Mar nega l'vfato 
Tributo -, onde affetate fon le riue 
Del bel Tofco terren,c'hor metto languc j 
Cercan le Ninfe i più deferti alberghi ; 
Rifuonan de' Paftor le (irida intorno ; 
Cjeme la Terra,ed à le piante nega 
L'humorc; ed effe negano le frondi , 
E i frutti à i rami lor ; negano i campi 
A noi le biade ; e dan loglio, ed ortica 
In quella vece; i fior lafciano l'herbe, 
E lafcian l'herbe ignudi i Prati , e i Colli. 
Quante Fere più fiere ilbofco alberga 
Di fpauenteuol fuon la Valle,e'l Monte 
Empion' alhor,che da furore fpinte 
Vanno fcorrendo deTEtruria i campi . 
Lafcian. le Gregge,lafciano gli Armenti 
Il cibo , il fonte , e la già cara prole . 
Dunque fé gli Animai di ragion priui 
S'affligon si ; noi, che ragione riabbiamo 
Anco à ragion pianger debbiam colei , 
Che mentre fé mcdcfma in pace ha polla 
Ha noi lafciati in guerra. Alma beata, 

Che 



22J 

Che da reterna man,chc formò il Cielo, 
E lo dipinfe di sì chiare fttlle 
Hor hai di tue virtù premio condegno > 
Rafciuga per pietà l'humido ciglio 
Di noi,chc'n pianto diftilliamo il core. 
Alma gentil, che dal profondo Mare ^ 
Di tante angofee te n'andafti à volo 
Per quanto io sò,che ti diletta , e gioua 
Il ricrouarti in sì tranquillo porto 
Lungeda le mortali atre tempefte 
Prega il Rettor de l'vn,e l'altro Mondo, 
Ch'ai noftro irnmenib duo! ponga nomai fine . 

IN MORTE DELL'ISTESSA. 

QVando '1 cri (lato Augel nunzio del giorno 
Detta cantando, e chiama 
L' Agricoltor con replicata voce, 
Perche ritorni à le fatiche vfate ; 
Com'è di fuo coftume 
Ei Ci riuefte; e del fecuro aibergo 
Vlccndo, ad vn, ad vn i fidi cani 
Per nome chiama,e piglia il curuo aratro, 
Perche mugghino ancor gli ftanchi Buoi 
Sotto l'antico giogo; onde la Terra 
Nuouc ferite nel fuo fen riceua . 
Alhor qual Sole d'atra nube cinto 
Non so fé bella più che afflitta,e mefta 
Auuolca in negra benda Hielle mia 
Vfcìo fuor di Clio albergo, e gli occhi molli 
Dal lungo pianto,in vn foàue giro 
Dopo un caldo fofpiro 
Al Ciel riuolfe, e di color di ro{e 

Vide, 



214 

Vide,che non hauèa la guancia afperfa 

L'Aurora; né di fiori adorno il crine; 

Ma tutta di pallor dipinta,e (morta 

Paréa,ch'à tutto Tuo poter celaflfe 

Tra le caliginofe nubi il vifo. 

Talché la bella Hielle 

Hor quefte cofe,hor quelle 

Mirando, mentre pur de gli occhi fuorc 

Verfaua humor di doglia , 

E dal feno trahèa fofpir di foco 

Aperfe i bei rubini,e'n quefti accenti 

La lingua iciolfe. O Genitrice amata 

Come al tuo dipartir cangiate fono 

Tutte le humane cofe . Ecco non riede 

Primaucra ridente , ecco i faflofi 

Monti d'algente neue il mento,e'l dorfo 

Hanno coperto, e le pinofe tefte 

Cariche fon di brine ; 

E f blo ortiche, e fpine 

Si veggon per li campi; i Colli ameni 

Son* anch'eflì d'horror tutti ripieni ; 

E gli augelletti foura i lecchi rami 

Stannoiì muti; ecco le pecchie i fiori 

Non ritrouando per le piagge apriche , 

Onde fard di mele i corpi graui 

Sparfe uanno, e lor celle 

Lafciano in abbandono . ecco la Greggia 

Va fenza guida errando j 

E par dica belando 

Nisida è morta, ecco non miri i pefei 

Più guizzare, ò fcherzar per le chiar' onde ; 

Ne fi ueggon le Ninfe 

Guidar 



21 J 

Guidar leggiadre amorofette danze; 

Ma fciote, e con le chiome 

Incolte, e fparfe al vento 

Lafcian cader il mento 

Sopra il lacero f'eno. 

Ecco d'affanni pieno 

L'auaro zappator inuan fi lagna 

De' Tuoi fparfi fudor; poiché la Terra 

Niega de l'aurea mede , 

Il folito tributo ; 

Perche de la tua morte men dolente 

Non è di quel,che fofle alhora , quando 

La rapita Proferpina piangèa. 

O Genitrice amata 

Quel latte,che mi dcdi 

Hora ti rendo intanto 

Amarifllmo pianto j 

E quefto,e del tuo corpo , e del mio core 

Sepolcro haurà da me lagrime,e fiori 

Finche d'vnirmi reco il Ciel benigno 

In grazia mi conceda . 

Intanto ò cara Madre 

Fruifci quella pace,che n'hai tolta. 

Godi mia Genitrice 

Amata viua, & honorata morta .' 



<£¥$*£¥$> 
*&&<$£& 



DÀ- 



uà 
DA MONE EGLOGA L 

Argomento . 

Mentre , che la Greggia di Damone va pafeendo ; Se egli 
teffendo caneftri difcprre da se la vita felice de' Pallori 
dannandola cittadinefea, elodala paftoral fua Form- 
na,aH'età dell'oro fomigliandola . 

Damone Pajìort*, l 

PAfcèa del buon Damone 
La fortunata Greggia ; 
Ed ei lieto, e contento 

Di fua forte beato 

Così dicéa del fuo tranquillo (lato . 
Pafcete Pecorelle 

La verde herbetta, ch'io 

lntefTerò fra tanto 

Di molli giunchi vn picciolo caneflro 

Pafcete, favellate, 

£ cozzando fcherzace , 

Ch'io mi pafeo , e gioifeo folo in quella 

Sorte,che'l Ciel m'ha data. 

Felice Pouertà, vita beata . 
A mio piacer me n' uò fecuro errando 

A le fere, a gli augelli 

In vari attuti modi 

Tellendo ingannile frodi . 

Talhora fianco in mezo 

Giaccio d'vn prato al rezo d'vna pianta; 

Eia 



-; 



2.17 

E la mitica voce, ? 

E i pastorali detti 
Al dolce canto accordo 
De i garruli augclletti. 
De' tolti bocchi hor vò cercando l'ombra, 
Oue da vn fallo vn'onda 
Zampilli frelca,e chiara; 
Hora d'vn fiumicello il mormorio , 
E'1 tremolar di mille frondi,e mille 
Al più dolce fpirar d'aura benigna 
Con mio piacere aicolto ; 
Ed hor lieto riuolto 
A' bei dipinti colli 

Vermiglie fraghe , &odorofe io colgo; 
E'n don le porgo poi 
Di fiori ornate à la mia Donna amaca. 
Felice Poucrtà, vita beata. 
La uaga Paltorclla, ch'io tant'amo 
Hor in azurra, ed hora 
In candidetta veda 

M'appare;e'n quella, e'n quella uaga tanto, 
Che per ornarle il fianco * 

Bramar io non faprei pili degna fpoglia . 
Cinge la fchietta gola 
D'vn bel vermiglio,e lucido corallo; 
Ma non però vermiglio , 
*T£ lucido cotanto , 

Ch'à paragon de I'vno,e l'altro labbro 
Gli honori fuoi non perda . 
Ella nel puro fonte 
Le pure Tue be'lczze, 
E la naturai grazia adorna^ fregia ; 

, -; P % Ed*. 



E da l'i ft elfo prende 
Configlio come deggia , 
E di quai iìori ornar la bionda chioma ; 
Onde l'azurro al bianco, 
O '1 perfo al giallo oppofto,ò 'nfieme vnico 
Elea foàue porga 
Sol' à quefti occhi miei; 
Che di piacer à gli oerhi altrui non brama . 
Così fol co' tefori di Natura . 
Di Natura i tefori adorna,e terger 
Poi licta,e vezzofetta 
11 mio venire afpetta ; 
Ed io,ch'alrro non bramo 
Non già di feta, ò d'oftro il fianco cingo; 
Ch'ella ciò non defìa : 
Ma de la pura lana 
Di quell'i Itefla Greggia , 
Che mi dona feconda 
I propri figli, e'i latte fol mi vedo; 
E quali al ballo io me n'andaflì adorno 
Me n' vò ratto là doue 
Secura ella m'attende; 
E fol del fuo bel volto 
Pafco il digiun del core. 
Ella d'vn bel roflbr fegno di gioia 
Amorofa s'accende ; 
Vagheggia vagheggiata. 
Felice Pouertà,ujta beata. 
In duo petti vn fol core 
Di piacer nutre Amore. 
Di piacer tal, che 'n terra 
Altro non gli s'agguaglia . 

Co' 



Co' pomi poi, con le mature ghiande , 

E con altre viuande, onde l'Armento 

M'è cortefe ad ogn' hor domo la fame ; 

E ne la man vie più, clic l'aurea Tazza ' 

A me gradita accolgo l'onda frefea ; 

Onde acqueto la fete ; e foura Pherba , 

O ne l'humil cafetta 

Chiudo le luci in grembo 

De la quiete auuenturofa , e grata . 

Felice pouerta, vita beata • 
Felice è quegli ancora , 

Che tutte le Città diiprezza, e fugge , 

Contento di quel poco , che Natura 

Ne' verdi campi gli apparecchia , e dona j 

E 'n pouerello albergo 

Rinchiude ogni fu a Ipeme . 

Quelli fé da le Nubi ofeure feende 

Ingiuriofa pioggia 

Sì che n'allaghi i campi ; 

O fé da i Monti il vento 

Con impeto riuolge 

De le più falde piante 

Le ritorte radici al Cielo; ò pure 

Se grandine importuna 

La bionda mefle, ò l'immaturo Bacco 

Gli inuola; il cor non turba ; 

Che foffre in pace quanto 

Van trauolgendo le nemiche ftelle ; 

Che d'auarizia ingorda il cieco affetto 

Non defta in lui de l'oro 

L'ardente infame fete . 

Quefti non aura popolar , che fempre 

P 5 Infeft; 



22 p 



230 

Infetta i buoni,e i giufti,auuerfa proua; 

Non lacera coftui col fiero dente 

L'inuidia pette vniuerfal M bene ; 

La vana ambizion non gli e moietta ; 

De le genti maluage 

Non conofee gli errori ; 

Non è (oggetto a le Tenere leggi 

Rigide fempre,e molte volte mgiufte j 

Non Ci cura habitat gli alti palazzi ; 

Ne procura placar gli eterni Dei 

Del fuo graue fallir con ricchi doni ; 

Non di fàntafmi la Tua mente pafee , 

Né per nuocer altrui parlando mente, 

Né fofpetto, ò paura il cor gli ingombra ; 

Che nulla teme, ò fpera 

Da propizia Fortuna , 

O d'auuerfa, e (degnata . 

Felice Pouertà, vita beata. 
Ahi,che ne le Cittadi altere,e grandi 
Agitate dal vento del timore 
Vanno mai Tempre le fperanze errando . 
Quei vago di litigi à prezzo vende 
Bugiarde parolette 

Quefti d'honor fentendo acuto fprone 
( D'honor, che fpettb il cicco vulgo dona 
A chi meno lo ftima,e n'é men degno ) 
Il Mondo feorre ambiziofo,ed erra. 
Quelli in accumular ricchezze fuda ; 
Poi ne fa ne l'erario ampia conferita; 
Indi la mente è ferua 
Di quell'oro di cui 
Guardiano e 1 pacron più che lìgnorc . 

Quegli 



Quegli a Principe ferue 1 

Che non gradifce, ò cura 

Seruicu,nobiltà, faper, ò fede. 

Quegli combatte il Regno . 

Quelli la Monarchia brama del Mondo; 

E perde il cibo,e'l ionno 

Maciullando ad ogn'hor congiure,e frodi. 

Felice dunque io fono 

Ben mille volte, sì perch'io fon cale , 

Si perche ancor conofeo 

La mia felici tade ; 

Viuendo in quella guifa 

Ne la qual ville quella prima etate , 

Qu_ando habicar gli Dei la felua,e'l colle. 

Nel cui tempo tranquillo, ed al Ciel caro 

Non premeuano i legni audaci l'onde 

Di vele armati, ò pur di remi} alhora 

Onte di forti mura, 

O di profonde folle 

Non eran le Cittadi j 

Né coperti d'acciar cruda tenzone 

Facean gli huomini fieri, 

Ne d'human (angue fi (pargèa la terra. 

Non era l'vfo ancora 

Di por nei vali d'or mifto col nino 

L'atro mortai veleno. 

Non diuideua i campi 

Termine alcun ; che*l desiderio ingordo 

Di pofTeder non accendèa veruno . 

Non furto alhor, non l'altrui catta Donna 

Impudico amator bramar foléa . 

Non foftenèa la terra 

P 4 



231 









Del 



Del grane aratro ancor le crude ofFefe; 

Ma benigna porgèa 

Da (e mcdefma il cibo . 

Dauan le ricche piante 

I lor dolci tefòri 

Senza coltura à' femplici Pallori . 

Le grotte erano alberghi 

Securi de le genti ; 

Ch'à gli altrui danni alcuno 

Di fraude non hauèa la mente armata . 

Felice Pouertà, vita beata . 
Non rodèa l'odio,ò l'ira, 
Od altro morbo rio 
L'anime femplicettc. 
Non era il men poflentc ingiufta preda 
Del più forte, ò più rèo ; 
E di ragione in vece 
Non s'vfaua la fotza,e'l ferro ignudo ; 
Ma penfaua ciafeun come potefle 
Giouar al fuo vicino . 
O dolce etade andata, i 
Felice Pouertà,uita beata . 
Pafciute Pecorelle andiamo à l'ombra ; 
Che'l Sol uarcato di meriggio il legno 
Co' ueloci deftrier corre à Toccalo . 
lui guitar il fonte , 
lui ruminar rherbc,mi pofarui 
Potrete -, fin che'n Mare. 
Egli raccolga in uno il giorno, e i rài . 
Andiamo, che finita 
E l'opra incominciata . 
Felice Pouertà, uica beata . i 



Sci 



*33 
SELVAGGIO, ET AMARILLI EGL. IL 

Argomento . 

Ritrouando Seluaggio Amarilli la prega ad cflerli cortese ; 
inoltrandole quanto faccia errore à fpender gli anni 
fuoi inticilmente dietro alle Fiere . ella rifponde. al fine 
dilpiaccndole i preghi di lui piena di fdegno fi parte , ed 
egli addolorato la fegue . 



Seluaggio y fy JmariHi. 

C 



Selu. f~^\ Ruda più d'ogni Fera , 

Fredda più d'ogni ghiaccio , 
Ma però tanto bella , 

Quanto fredda,e crudele ; 

E da me tanto amata 

Quanto cruda ti (copro.e fredda, e bella s 

Tu pur mi fuggi ingrata , 

Tu pur fuggi Amarilli . 

Deh fé piegar non vuoi l'animo altero 

Ad amar vn,che per te langue,e muore, 

Almeno hor che folinga per le Selue 

Te n' vai Fere cacciando 

Confenti,ch'io ti fegua , 

E che temo ri fìa, fé non compagno • 

Io pur di tè più certo, 

E più di tè farò fecuro arderò ; 

E faprò di tè meglio 

Seguir correndo,e fpauentar gridando 

1 Capri, i Daini, e i Cerui . 

Tu fola non puoi già tender le reti 

Né 



Ne fola puoi dettare i cani al corCo} 
E qua feguir Licifca,e là Melampo ; 
Ne dal tuo braccio le facete vfeendo 
Ponno (cred'io) paflfar d'horrida belua 
Hirfuto cuoio, tìi dunque non fai, 

f Che nafcefti al ferir con gli occhi i cori 

1 Non col braccio le Fere ? 

'Ama. Importuno amator tu pur mi fegui, 
E mi preghi à macchiar l'anima cafta ; 
Rimanti homai,che la mercc,che brami 
Fora de l'honor mio nemica eterna . 
Teco vfando pietà farei fpietata. 
Che la pietà,ch'à pudicizia nuoce 
Crudeltate fi chiama. 

10 di tua compagnia punto non curo ; 
Che da me fteila io so feguir le Fere, 
E giungerle, e ferirle,e farne preda j 
E fé tu dì,che le faette vfeite 

Da l'arco mio sì poco à dentro uanno: 
Facciam di quefto proua . 
Sia de le mie quadrella 

11 feno di Seluaggio 
Il deftinatofegno; 

E vedrem poi qua' colpi 
Sten più potenti, ò quei d'Amore , ò i miei. 
Selu. Duro non e '1 mio fen,quegli occhi '1 fanno, 
Che lo piagan mai fempre: 
Ma tu cruda Amarilli 
Ben hai di marmo ilfen,di ferro il core , 
Ne conofei pietade , 
E fé pur di pietade hai conofeenza 
L'hai di morta pietà, ma s'ella è morta 

Ben 



*3f 

Ben ratiuiuarla fpero 

Col darmi morte . ah in vn vaga,ed alcera, 

Hor che dal tuo bel vifo , 

Da la tua chioma d'oro , 

E da la verde ctade 
„ Richiede Amor il debito tributo , 

Perche ti moftri fchiua 

De gli amorali affetti ? 

E giufto pur, ch'innamorata viua 

Colei, che tanti cor dolce innamora . 
\Arna. Innamorata pur viua colei , 

Che fol nacque ad amare . 

Io nacqui al feguitar le Fere erranti , 

Ed al fuggir gli Amanti . 

Segua dunque ciafeun la Tua fortuna . 
Sebi, Segui fé vuoi le Fere , 

Segui fé vuoi le felue , 

Ma non fuggir Amore . 

Sai pur, ch'Endimion, Cefalo, Adone , 

Ed altri furo habitator de' bofehi ; 

E pur non ricufar gioia d'amore . 

Non vietano le felue 

L'amarej il fan le Belue . 

Souengati mia vita , 

Che sì proprie non fon de' prati l'herbe , 

Del giouinetto Aprile 

Le tenerelle frondi , 

De l'odorato Maggio i vaghi fiori , 

De l'Autunno fecondo i dolci frutti , 

De l'agghiacciato Verno, e pioggie,eneui 

Com' è propria d'Amor la giouinezza . 

Oh fé tu hauefli in mente 

Come 



z$6 

Come vanno fuggendo i più begli anni 
E quanto è de la donna inftabil dono , 
E di tempo breuiflìmo beltade 
Non faretti à te fletta 
Vn così graue oltraggio ; 
Ma godereili accorta 
Quella non so perch' altro à noi fi cara 
Vita,che delbalen più ratta fugge . 
Ah che non de, non de fuggir amore 
O bella pargoletta 
Chi fu d'amor concetta . 
./fww.La cara libertà, che '1 Ciel mi diede 
Perder dunque degg'io 
Per vn folle desìo ? 
Nò, nò, che non mi die Natura il core 
Per nudrirlo d'amore, 
E d'infani penfìcri . 
So quanto fugge con veloce piede 
La bellezza mortale . 
So, che '1 giorno, che fegue 
E peggior del pattato . 
So, eh' ad ogni momento il tempo inuola 
Dal volto de la Donna 
Il più gradito pregio . 

10 so, che de Tettate 

11 più cocente ardore 

Non così tofto fpoglia i prati d'herba ; 

Ed à giorni men lunghi quando il Sole 

Ne le bilancie alberga 

Non fi tofto languiscono i fioretti 

Come tofto fé n' fugge 

Dal volto de le Ninfe, il bello , e '1 vago .' 



Bel- 



Bellezza e di Natura vn fragfl dono $ 

Ne faggi a è Donna, che fi fida in lui; 

Ond'io prudente in quello 

Già non pregio beltade 

Pregio ben caftitade . 
Selu. Ohimè quanto le' bella 

Bencidicon le Fonti , 

Nel cui mobile argento 

Spello ti fpecch;,e forfè ti vagheggi. 

Così c'haueìTe la Natura, e'1 Cielo 

Fatta mcn bella; ò più cortefe.e pia; 

Ma perch'ellremo il mio tormento fofTe 

Ti fecero egualmente e bella>e cruda . 

Dunque lotto feuero, 

E rigorofo ciglio 

Vuoi Tempre ritener gli auari fguardi ì 
Seueritate , afprezza 
Stian pure eternamente 
Con la fredda,ed inutile vecchiezza, , 
Che l'ardente,ed allegra giouinezza 
Da lo fcherzo , dal gioco, 
Dal rifo, e dal piacer partir non- deue . 
'jlmt. Vn bel volto è più bello 

Setien tanto de l'afpro, e del feuero , 
Ch'altrui minaccile minacciando alletti; 
Ma taci homai Seluaggio, 
Poiché d'amor parlando 
Perdi la uoce,le parole, e'1 tempo * , 
Selu. Poic'hò perduta l'alma 
Fia poco il perder anco 
Le parole, la voce, il tempo,c l'opra. 
Ma le ichiue d'amore 



ij> 



Qua! 



Qual tu foflfero tutte 

Le Ninfe, il Mondo in breuc 

Di felua^gi animali t 

Albergo lì farebbe , 

E fpauentofo, e vile. 
oimt.Sid prima de le Fere il Mondo albergo 

Ch'albergo fìa'l mio core 

De la fera peftifcra d'Amore . 
Selit» Grand' Amor in gran core opra gran cofe . 

Amarilli crudele 

Sé per la tua nerezza 

Ai duol commetter deggio 

La dolente mia vita, 

Commetterolla ancora 

Al furto, a la rapina, 

E difperato furiofo Amante 

Inuolcrò per forza 

Quel,che 'n dono conceder non mi vuoi. 

S'emulo tu m'hai fatto 

Dei bofchi,de le rupi,e de le grotte, 

Gli habitator di quelli alpeftri, e 'ncolti 

Luoghi imitar vogl'io ; 

In quelli albergan fempre 
f Fauni lalciui, e Satiri bicorni, 

Che sbandita pietà predando vanno 

Ciò, che più loro aggrada . 

Dunqu' anch'io rapirò cnidelejC fiero ; 

Ne la bellezza.ò'l pianto, 

O le lulìnghe, ò i preghi,ò le querele 

Arme fol de la Donna 

Mi faran men feroce. 

Saprò ben io fpiar tutu gli aguàtì 



Oue 



*sy 



Ouc ti pofi alliora 

Che per lunga fatica 

Hai di tepide ftille il volto afpcrfo j 

E quando penferai d'effer fecura 

Dj. le minaccie , e da l'infìdie accorte 

D'vn Paftor difprezzato , 

Anzi pur d'vn' Amante infuriato, 

Ti giungerò d'ira , e di rabbia pieno ; 

E tra la fredda neue 

Del tuo rigido feno 

Cercherò le mie fiamme . 

Da le tue labbra con le labbra mie 

Affamate, ed ingorde 

Coglierò quelle rofe , 

C'hor dinegate in dono 

Da la tua ferità cruda mi fono . 

Così l'obligo Ha 

De l'inganno,del furto,e de la forza 

S'obligo elTer non può di cortefia • 
Uww.Mifuracon le forze 

Le tue minaccie ò folle . 
Selu. Farò più, ch'io non dico 

S'afpetti , che fia vinto 

Da la difperazione amor . non fai, 

Ch'è proprio d'ogni Amante 

Il bramar più quel che negar più vede ? 
\Ama, CefTa di mòleftarmi 

O proteruo Amatore; 

Se non ti giuro ( e ne vedrai l'effetto) 

Che di quell'arco mio, de le (aette 

Prouerai la poilanza . 
Selu. Tue faetee non temo 3 

Che'n 



Che'n me non e più parte 

Che faettar Ci porta . 
t ^w. Sottrarrò m mi fuggendo 

Quand'altro non mi gioui , 

Al tuo lungo pregare , 

Anzi al lungo noiare . 

Arder mi Tento il volto 

Di ("degno nel penfar,ch'io reco parlo, 

E 'n un combatte in me vergogna, ed ira . 
ScIh. Se di me più veloce 

Sarai nel corfo, Amore 

Mi preiterà,perch'io ti giunga l'ali . 
Ama. Seguimi pure, ò nò, ch'io ti prometto , R 

Che prima vnir vedraflì 

Col Gel IaTerra,con la fiamma l'onda, 

Il giorno con la notte 

L'inferno con le ftelle , 

Ch'ad amarti giamai l'animo pieghi. 
Selu, ImpofTibil è più,ch'io non ti fegua, 

Che'mpollibil non è quanto m'hai detto s 

Dunque vana è la fuga t 

Vana è la fuga ò difpietata Ninfa 

Quand 'ancor fatta trafparente linfa 

Noua Aretufa per le occulte vene 

De la terra te n' giflì ; 

Perche'n fiume conuerfo 

Mercè del pianto mio nel cieco Inferno 

Seguirò nouo Alfeo l'onda fugace • 






IN- 



1^1 
INCANTESIMO EGLOGA III. 

argomento . 

Vna Ninfa innamorata fieramente di Tirfi Paftore appa- 
rate alcune cofeda maga Donna, per mezodi quelle fi 
fludia richiamarlo al fuo primo amore, dalquale ci s'era 
tolto,e vedendole riufcir vane,le danna, rifoluendofi di 
non creder mai più alle loro bugie . 

HOr che la Notte à la fuprema altezza 
Giunta del Ciel verfol'Hibero fugge; 
Hor, che fopite in vn foàue oblio 
Tien le fatiche de' mortali il fonno ; 
Hor che taccion le frondi 
Al tranquillo tacer de le mort'aure, 
Ne de la Terra il duro volto preme 
Col patto errante,ò fiera , 
Od huom,che tutto è dal fìlenzio oppre(To ; 
E quei dorme fecuro 
In grotta alpina, e quefti 
In pagliarefco albergo 
Pofando,i lumi chiude. 
Io fatta gin da Tempio Amor tiranno 
Di Ninfa belua, a l'aria humida,e folca 
M'accingo à richiamar Tirfi crudele 
Con magiche parole, 
E con herbe recife al Sol notturno : 
Tirfi crudcl,ch'à l'amor mio s'è tolto . 
Spargi Clori il terren de l'acque , ch'io 
Tolti da tre Fontane; e'1 nouo Altare 
Facto di terra , e d'hcrbe intorno cingi 

Q. Tre 



2$ Z 

Tre volte, e quattro con le molli bende ; 

Poi la catta verbena , e '1 mafehio incenfo 

Accendi ; e 'n balla voce 

Dirai, così s'accenda 

Quel cor, ch'c per noi fatto vn freddo gielo. 

Torni il mio Tirfì al primo noftro amore . 
In varie , e (Irane forme 

Ben pofìbno gli incanti 

Cangiar gli huomini, e ponno 

Fermar de' fiumi il corfo , 

Trar dal bofeo le fiere , 

Gli angui dai fior, fuori del centro l'ombre , 

E la Luna dal Ciclo. 

Torni il mio Tira" al primo noftro amore . 
Quel cor fitto di cera ò Ciori prendi , 

Ed afflgiui dentro, 

Qucfri aghi, e quefte fpine ; - 

E dì. sì punga il core 

Di lui ftrale d'Amore . 

Getta nel foco il crepitante alloro , 

E mifto con quel core il farro , e '1 fale , 

Dona à le facre fiamme , 

Acciòch'egli per me non men fi ftrugga, 

Che la cera nel foco; e mal fuo grado 

Mi fegua , e'n me fofpiri ; 

E più mi brami, che bramar non fuole 

Vago augellin dopo la pioggia il Sole . 

Di tre veli diuerfìi nodi ftringi , 

E tre volte dirai . 

Così (tringer pofs'io 

Tutti i penfìer di quello , 

Che tutti i miei penfìer chiude nel feno. 

Torni il mio Tufi al primo noflro amore . 



Quì 



Qui fopra quefta foglia L. 

Scrino di Tjriì il nome ; 

Ma di Venere prima 

Il polente caracccre io vi fegno . 

Del ilio bel corpo amato 

Le amate fpoglie poi , 

Che per nftefta memoria m'auanzaro 

De la fu a ruga, io pongo 

Confufc qui con la legnata fronda ; 

E perche meglio à voti miei risponda 

Il magico fuilurro 

Queili capegli, ch'io 

Lieue mente tagliai 

Da la fua bionda innannellata chioma 

Mentr' egli nel mio fen dolce d'ormi* 

Sacro deuota à quefta 

Soglia vedoua , e mefta ; 

Perch? ella a me 'I richiami , 

Ed amato pur m'ami . 

Torni il mio Tiri! al primo no (Irò amore. 
Hor fopra'l foco leggiermente io fpargo 

Quefto vino fpumante . 

Strida come l'accefo 

Carbon, queH'empio,e rio, 

Che di nofrra fuentura hor tanto gode l 

Quello liquor da le premute oliue 

Tratto, nel feno io verfo . 

Del foco già vicino 

A rimaner eftinto ; 

Ed ecco ei torna più che mai cocente ; 

Cosi ritorni ardente 

Del mio bel Sol la fiamma 

Q_ £ In cui 



*43 



244- 

In cui già v'iffe dolcemente ardendo . 

Torni il mio Tira* al primo noftro amore . 
Premi quell'herbe cai che fuor ne venga 

Il velenofò humore , à cui di Ponto 

Cede ogn' altro velen. così da Tirfi 

Efca la crudeltà uelcn del core , 

Che'n lui (ì troua, e me- dolente attofea . 

Torni il mioTkfi al primo noirro amore . 
Quello incantato terrò intorno io uólgo 

Perche '1 mio Tir/ì à me pur uolga il piede 

Ardendo in me (ìcome auampo in lui . 

Torni il mio Ti dì al primo no/tra amore . 
Dif cinta, e {calza intorno al iacro Altare 

Tre uolte io giro, e tre la chioma icuoro , 

Tre uolte io bacio quefta ignuda terra ; 

E prego il Cie^s'inuida Ninfa, ò Dèa 

Mi ipoglia del mio ben, ch'ella m le ftefla 

Proui del mio gran duci l'eftrcmo oltraggio. • 

Torni il mio Tiru" al primo noftro amore . 
Prendi quel!e,che ai-vento' . 

Lucertole Ccccni , 

E quelle in polue già ferpi conuerfe; 

E con quel cener freddo 

Confondi tutto, e mefei ; 

Poi con ambe le man prendile ; e come 

Gettaron l'oiTa de la madre Antica 

Deuca!ione,e Pirra 

Gettale Cori tu nel vicin fiume; 

E di con alta uoce . 

Così ne porti l'onda 

De la compagna mia gli egri martìri . 

Torni il mio Tiri! al primo noitro amore. 

Vn 



*4f 
Vn Fonte è tal, che chi quell'acqua beue 

D' ardenti lTìmo amor l'anima accende , 

Ne beua Tirfi, e 'n me (bfpiri, ed arda . 

Vn Rege fù,la cui terrena .ipoglia 

In augello cangiar gli eterni Dei , 

E di sì varie; e vaghe penne è fparfo , 

Che fernbra ancor hauer d'intorno il manto, 

E la corona ha pur dì penne; il nido 

Haue di quello augel pietra sì rara, 

Che chiunque l'ottiene amato è Tempre 

Da quella per cui porca il cor piagato » 

Deh porgi à me pietofa Luna quefta 

Mirabil pietra ; accioche Tirfi mio 

Non ricuti d'amar me, che l'adoro . 

Deh porg4 ò Luna à noftri incanti alca- . 
Tu pur in fogno à la famofa Elpina 

Dotta à Tindouinar con l'onda pura , 
' E col foco, e col cribro 

Di Circe , e di Medea 

E l'herbe, e i fafsi, e le parole, e i carmi 

Infegnafti cortefe ; 

Ed ella à noi pofcia infegnolli . hor fieno 

Valide homai quefte fatiche noftre. 

Deh porgi ò Luna à noftri incanti aita ." 
Tu, eh' adorata fé' ne gli alti Monti 

Deh non mi riguardar con tomo ciglio. 

O de le delle chiaro , e bel Pianeta, 

O fplendordelanotte, 

O del Ciel maggior lume dopo quello 

Del tuo biondo fratello 

Il cor feluaggio, e crudo 

Vinci del crudo Tirfij e s'vnquà amafti 

Q^ 3 Pietà 



14.6 

Picca del dolor mio l'alma ti punga. 

Deh porgi ò Luna à' ne (tri incanti aita. 
Frettami il tuo rauor,fà,che l'ingrato 

Ricorni a faefi amance, e la fua parte 

H abbia anch'cgli delfoco>ond'io tutt'ardo . 

Sgombra da lui la naturai fierezza, 

Fa, che benigno le pictofe orecchie 

Porga a' miei giudi preghi , 

E pietà non mi neghi . 

Deh porgi ò Luna a' noftri incanti aita - 
Hor fe : l cuo volto eternamente feopra 

Gli argentati luci raggi , e de le nubi 

Rompano la caligine profonda , 

Onde con bianche,e pure corna il Gelo 

Tu vada ogn'hor rotando ; 

Ne mai Pattar de' baci tuoi Te n'vada 

Per gli alti monti altero x 

Concedi a. me dolente ,, 

E fconfolata amante 

Quel, che pregando io chiedo . 

Deh porgi ò Luna a' noftri incanti aita . 
Senti ò mia Gori,fenti y 

Ch'abbaia il fido cane. 

Certo quefto latrar è buon' augurio, 

O pur nVinfegna amor crederlo tale ; 

Amor,che di menzogne il mio cor pafee . 

Tirfi non veggio ( ohimè) non veggio il Sole 

Che le tenebre mie fgombrar folca . 

M'accorgo ben, che fon gli incanti vani ,. 

E più vana é colei,che dà lor fede. 

Fallo prodigio di verace doglia 

E'I bugiardo Iatrar,chor midjmoftra* 



Che'L 



2+7 

Che'l vero amor non con incanti, od herbe , 
Ma con beiti, ma con vertù s'acquilla . 

AMARANTA EGLOGA UH. 

Argomento * 

Vranio Pallore innamorato d'Amaranta non potendo più 
fopportar l'eflrema Tua pafsione , procura difaceibarla 
parlando ; e quafi folle preiente alla fua Ninfa le narra 
tutto quellojchepuò mouerla ad amare ; ma perche fti- 
ma,che la ricchezza debba poter più in lei,che l'altre co 
fé, particolarmente fi fonda su quella; e fapencìo quanto 
la Donna per natura fia rvaga delle pompe,e delle gran- 
dezze le offerifee l'habitar alla Città con quei maggior 
commodi, &c honori, che fian poffibili hauerfi . 

yranioPaflorts* 

SOtto vn frondofo alloro 
Vranio volto al Ciel così dicea 
Fatta la fronte fua fonte di pianto. 
E forza pur dolce Amaranta, ch'io 
£'1 dolor , e l'affanno 
Effali fuor con quelle 
Voci languide,e melte . 
Forfè quell'aure amiche 
Del mio dolor mefTagge i 

Ti porteran su l'ali i miei lamenti; 
E fé non fé' vie più, che ghiaccio fredda 
Forfè qualche fcintilìa 
De la mia fiamma ardente 
Temprerà il ghiaccio, onde fai feudo al core . 

Q_ 4 Se 



Se tu leggiadra mia bella Amaranta 

Donar ti deui ad vno 

Per faneue al Mondo chiaro 

(Il ver dirò ne mi s'apponga a vanto ) 

Non fia già, che di me ti rendi fchiua. 
■ Ramo non uile io lòn del nobil ceppo 

De l'antico Damone, 

Damon noto à le (due 

Per virtute non mcn,che per ricchezza; 

E Licori pudica honor di quante 

Ninfe fien qui tra noi feco fu giunta 

Per legge maritale. 

Se per virtute poi, 

Più gloria già non fé ne porta A minta, 

Benché maeftro accorto 

Si moftri nel pugnar col duro cedo, 

Ed agile nel falto, e ne la lotta , 

Veloce, e fnello al corfo 

Più che macchiato Pardo 

E fagittario efperco , 

Agricoltor perito , 

E dotto fia poi tanto 

A l'aurea cetra fua fpofando il canto. 
Se per ricchezza,i miei fecondi Armenti 

Occhio ben (ano annouerar non puote, 

E cento, e cento fortunati campi 

Fendon gli aratri miei ; 

Ne Cereremo Lièo mi mancan mai; 

Onde le mie capanne abondan fempre 

Di quanto altrui può dare il del benigno 
Se per bellezza poi, vidi me fteflb 

Nel liquido del Mare alhor, che'n pace 



Ta- 



*4f 

Taceano i venti, ed ei giacea fenz'onda ; 
E vidi pur,che di gentil afpetto 
(Bench'io mi lìrugga,c mi confumi in pianto) 
Non m'auanzan però gli altri Paftori . 
Ma di tal vanto altero 
Se n' uada pur de le Donzelle il Coro. 
Vero amor , vera tede 
Sien le mie glorie, e i pregi. 
Quello ti vinca ; e'1 uincitor da poi 
De la Tua bella vinta amante, e Terno . 
Lafcia Amaranta mia, deh lafcia homai 
I (el natici alberghi ; e vieni a quello , 
Che ibi te fola chiama . 
Lafcia, lafcia cor mio le fekie,ed ama. 
E le piaga mi fodi 
Siami Djttamo ancora . 
Euggi l'horror de' bofehi, e vieni al fine 
A colui , che t'adora ; e tue fìen tutte . 
Le mie capanne, il gregge,i bofchi,e i camp/, 
E 'n fomma quanto 1 me concede il Cielo j 
Che ben fanno i Paftor , che tante, e tante 
Son le ricchezze mie $ 
Che fé vago d'honore 
Lafciar volefsi vn dì le felue, e i colli 
Habitar ben potrei le gran Cittadi ; 
Facendo l'ampie loggie , 
E le piazze, e le ftrade 
Merauigliar anch'io j 
E fotto nobil tetto 
Starmi pofandoj e cento 
Haucr fcrui d'intorno ; e ben faprci 
Come fogliono i grandi à bel deftriero 

Premer 



2/D 

Premer il dorfo, e di pregiate ipoglie 

Ornarmi turco, e di foaui odori 

Carco porger à gli Indi 

Inuidia,cd à i Sabéi. 

A te farei veltir porpora, ed oro; 

E le tue bionde chiome 

Neglette ad artehaurien di fiori in vece 

Per ornamento bella ferriera eletta 

Di ricchi fregi ; ambe le orecchie poi 

De le conche orneria parto felice; 

E del bel collo à l'animata neue 

Kifplenderiaper moke gemme accefo 

Ricco monile; ond'altri Ilaria in forfè 

Qual folle in lui maggior ricchezza, od arce . 

Fiammeggiante rubili la bella mano 

Ingemmeria ; così pompofa altrui 

Sembrarefti più bella, che beltade 

Creice talhor per ornamento indurire » 

Di bellifiìme ancelle humil corona 

A riuerirti ogn'hor pronta vedrefti ; 

Né bramerelti inuano 

E le pompe , e i diletti 

Onde ne le Città vanno fuperbe 

Le Donne illufòri, mufici ftromenti , 

Voci canore, quando vnite, e quando 

Difgiunte, quel piacetene i grandi alletta 

Darianti ; ed hauerefti in fomma quanto 

Ponno dar le Città più ricche in terra . 

Ne vergognar ti dei 

(Quando al mio ragionar l'animo pieghi) 

D'habitar la decade, 

Perche Paftor noi fìamo ; e qual è al Mondo 

Re 



2/1 

Re sì pofTence, che l'origin prima 

Da qualche Terno, oda Paftor non habbia ? 

E qual e i"eruo 1 ò P attorci fi vile 

Che 'n qualche tempo anch'egli 

Del Tuo Iegnaggio antico 

Non polla raccontar corone,e feeetri ì 

Tutti damo Amaranta « 

Frondi d'vna fol pianta , 

E tutti al fin cadiamo 

Nel general Autunno de la morte » 

Mentre ricchi faremo 

Stimati ancor farem nobile degni . 
O quanti Cono, ò quanti 

In pregio fol per l'oro,à cui più tofto 

Si conuerria voltar i duri campi 
Col torto aratro, che ueftir la fera. 
Ed htiomini geritili elfer chiamati . 
Hor poi,che tanto di ricchezze abqndo 
Potrò ben fra più degni andar anch'io . 
Oltreché fé virtù ( quant'alcun dice ) 
Fa l'huom nobile tanto , 
Per tal dote potrò da' più prudenti 
Eller accolto ancora. 
Vieni dunque ò mio Sole,. 
E con amor gradifei 
Chi con amor la tua bellezza inchina * 
Di duo (i faccia vn cere , e poi ila retto 
Da pari voglia . vieni * 
Vieni bella Amaranta, 
E ta merauigliar col tuo fembiante 
La Città non auezza 
A veder vn bel volto 
Per naturai beltade . 

Vieni,! 



1J2. 

Vieni,c d'inuidiafa,che muoian quelle 

A cui più che Natura è l'Arce amica; 

Però che dipingendo 

E le guancie,e la fronte, 

E la bocca,e le ciglia,e'l collodi petto 

Occultano il difetto 

Di Natura, e del Tempo ; 

E fon bugiarde,e finte 

Nel fembiante,ne i detti,e più nel core . 

Gradifci le mie uoglie , 

Né render vane le fperanze mie , 

Poiche'n te fola foero . 

i 

Eleggi qual più vuoi d'animo pronto 

Offerta vera ; e per pietà fia quefto 

Giorno in cui tutti i miei penderti feopro 

O de la vita,ò de la doglia il fine . 

Ma più giufto faria, 

Ch'ei folle lieto fin del mio martire , 

E foàue principio al mio gioire . 

NIGELLA EGLOGA V. 

Argomento .- 

Coridone Paftore innamorato di Nigella fi lamenta della 
fua crudeltà,e dei tormenti, che amando patifee ; poi la 
prega (benché lontana) ad efTerli cortefe; ma parendoli 
d'arfaticarfi inuano,per finir l'infelicità della fua vita fi 
rifolue di morire , 



s 



Coridone TaHore . 

Olo fé n' già tra folti bofehi errando 
Coridone penfofo , 
Ed à l'erranti fere, à I caui farti 

Dicèa 



*S3 
Dicea priuo di fpemc 
In vn languido fuon quelle parole ; 
A le cui mefte voci 
S'vdian (oliente rifuonar le felue . 
Amaca quinto bella, 
Ma fugace Nigella 
Non felua, Monte, ò Valle 
Hebbe Leon giamai, Cinghiale, od orfo 
Sì (piccato, sì rigido, ò sì fiero 
Come rigida, fiera, e difpiecaca 
Se' tu Nigella ingrata ; 
Che da gli huomini fuggi 
Per ieguitar le bclue . 
Ma (e con tanca tua fatica, e rifchio 
Le fere vai ieguendo 
Per farne preda, lafcia , 
Lafcia nomai di feguirle, 
Ch'io già tua preda fono . 
Ma come preda fon fé mi rifiuti ? 
Scemar pocefs' io almeno 
I miei penofì affanni ; 
O volerle fortuna , 
Che tu Ninfa crudele 
Gli conofceiTì in parte . 
Ma né fcemar i miei martiri io fpero , 
Ne fperar pollo ancora , 
Che tu mai gli conofca 
Non c'hauerne pietade ; 
Che chi non proua amore , 
In altrui men non lo conofce , ò crede . 
Dunque ben fu mia ftella 
Mifero amante , eh' a l'incendio folo 

Nafcellì 



Nafcefsi, al pianto, al duolo ; 

E che fol degno io fo'ìsi 

D'amare, e di penar non di gioire. 

Ma Te Nigella mia 

Non vuol pietofadel mio duol dolerfi 

Per minor male almeno 

Se n'allegrafle cruda . 

Ma per non eiTerpìa nega pietate; 

E per e(Ter più cruda : 

Nega ancor crudelcate . 

Per te la Greggia mia cruda Nigella 

E più di me relice. 

Quella di verde herbetta 

Lietamente il paure , 

Io di tormento carco 

Di fecca fpeme il mio dolor nudrifco » 

Per te quaii due Fere 

Van guerreggiando infieme 

Crudelcate, ed Amore. 

Crudeltà per te pugna, 

Amor per me combatte , 

Doue Fortuna voglia 

Deftinar la vittoria 

Dir non faprei ; so ben che la Fortuna 

E compagna d'Amore: 

Ma che dich'io compagna? 

Ahi , cli'ella è per me iol d'Amor nemica ; 

O s'ella è pur amica 

Per gradir ad Amorm'afflige anch'erta. 

LaiTo ben pugna,e per me pugna Amore, 

Ma pugna nel mio core . 

Qui, qui tutte le fiamme , 



Qui 



Qnì le faette tutte 

Il difpietato ha porte; 

Ne contento di quello: 

Nel cor,nel fangue,e ne le fibre ha pollo 

11 fiio velen vie più di quel polente, 

Che da la fpuma del tartareo Cane 

Già nacque al mondo ; e perche ogn'hor i colpf 

Senta di morte, non m'vccide . ah s'egli 

M'hauefle vnafol parte 

Di quello corpo infetta, 

10 con tagliente ferro 

Farci di crudel colpo atto pietofo j 

Ma perche vana fìa 

Off ni cura mortale 

L'interne parti auuelenate io porto. 

Pien di finta humiltade, 

E d'inganni veraci 

Le faette celando,e Tempie faci , 

Supplicheuole in atto 

A me comparue da principio Amore, 

E quali lagrimando albergo chiefbi 

Hor chi di fé medefmo cfler potèa 

Cuftode tanto vigilantes fcaltro, 

Che non foiTe da lui reflato colto y 

E volontario non haueiTe offerto 

Ad vn fanciullo fupplicante albergo? 

E qual faria Nocchier cotanto efperto 

Ch'ai più dolce foffìar d'aura benigna, 

Ai più tranquillo Mare ei non credciTe 

Da la riua fcioglicndo 

11 fuoconcauo Pino 
Giunger fecuro al defiato porco ? 

Amabile, 



Amabile, gentil, cortefc,e bello 

Pieno di dolci , e graziofi detti 

Mi promife coftui 

Fortunato uiccefTo a' miei defìri; 

Ma non fi tofto ci fu ne l'alma accolto > 

Che le dolci promette 

In effetti amariilìmi, e crudeli 

Mi (ero fi cangiaro . 

Non così tofto quefti fenfi infermi 

Riceueron di lui le'ngiufte leggi , 

Ch'egli mutò fembiante,e femmi accorto , 

Che poco faggio è chi nel proprio albergo 

Cortefe accoglie vn , eh' è di lui maggiore . 

Pofe in eterna guerra 

Quefti dolenti fpirti , 

Fece di quefto petto 

Vn nouelJo Vulcano , 

E di queft' occhi duo fonti di pianto , 

La bocca vn'antro di fofpir cocenti ; 

Da me l'empio fcacciò la gioia, e '1 rifò, 

E gli allegri penfier n'andaro in bando j 

Né cola vid'io più che mi piaceiTe 

Fuor che di lei la defiata Imago . 

Penfofo io venni , e folitario in tutto 

Con eli occhi molli, e chini , 

E con la fronte fparfa 

D'vn pallore meftifsimo di morte . 

Quefto Tiranno ingiurio 

Opra in me, che '1 fuo foco 

Non arda, e mi confumi 

Acciò non habbia fin l'afpra mia force * 

Mantienine so dir come) 



Nel 



Nel mio pianto la face, 

Ond'ardo,e non ho pace . 

M'ha formate di cera due grand'ali , 

Con le quali a fua voglia alto mi leua , 

Perche di-ftrutce poi 

Da' raggi del mio Sole 

Repente io caggia nel profondo AbiiTo 

De le mie graui pene ; 

Se poi lcuarmi io tento , 

Egli con fiera mano 

A ricader di nouo mi coitringe, 

Onde inuan m'affatico, e ludo inuano 

Per ritrouarfalute. 

Per lui cangio fouente 

Color, ma (laflb me ) non cangio mai 

De l'oftinato core 

L'empia oltinata voglia . 

Ei vuol, eh' a meza notte io brami il giorno , 

E come appar nel Cielo 

La ro Afe e <? à iante Aurora , 

Da le Cimerie grotte 

Vuol, ch'io chiami la notte ì: 

Pofcia egualmente vuol, che notte, e giorno 

Mi fpiaccia, ed egualmente 

Mi dia la notte,e'l giorno angofce,e guai. 

Ma tu potreiti ben trarmi di pene 

O mia Nigella amata 

Col moftrarmiti grata . 

Deh piega il cor altero 

A gli nonetti miei preghi. 

Ahi difpietata Ninfa 

Per te fbfpiro, ma fofpiro inuano .' 

R Laflb 



2 ff 

Laflb me la mia doglia 

Poma «iettar pietate 

Nei fallane le piante, e ne le Fere, 

E dettar non la puoce in cor eli Donna J 

JVleno amar,anzi odiar quel,che più langue 

E,che più fido amando, e Teme e cace 

E peccato in amor graue, ed enorme. 

Ma inuan mi lagno, e doglio, 

Poic'hà di fordo,e d'indurato fcoglio 

La mia Ninfa cnuiel le orecchie, e'1 core. 

Coridon che fai più? che badi, ò penfi ? 

Muoriceli muori homai , 

CiVe don dato dal Gelo, e don felice 

11 terminar à tempo la fua vita. 

Vedi miferote, che'n tanti mali 

Addolorato viui> 

Che farà la tua morte 

O '1 tuo bene maggiore, ò 'I minor male» 

Moriam, moriamo dunque , 

Ne lì tardi al morire. 

In quefta acerba età matura morte 

Mi fottragga a gli affanni . 

Tragga la morte mia 

Da que' begli occhi il pianto > 

Poiché l'afpra mia vita 

Trar non potéo da l'anima gelata 

Di lei d'honefto amor purafauilla * 

Tutto al dolor mi lafcio ; 

E pria,che'l Sol nel mare 

Chiuda con chiaue d*or la propria luce 

De' miei grani martìri 

Troncherò con la morte il fertil ferne» 



Efe'i 



j 



E fe'l dolor farà debile , e tardo 

A trar da quella fafcia l'alma afflitta , 

Sarà ben quella man veloce, e forte 

A leuarmi daivìui ; 

Se però nel mio petto 

Non faran per pietà crude le Fere. 

Fatt'efca de le belue , 

O preda del dolore , 

O legno de' miei ftrali 

Terminerò la vita,e 'n un la doglia; 

Che non ha chiufe porte 

La via,cheguida a morte. 

Ma ( laflb me ) non so s'ancor morendo 

Hauran fin le mie pene ; 

Anzi mifero temo 

Ombra infelice di portarle meco 

Per accrefcer nel Regno 

De la perpetua notte 

Foco>horror,pianto,gemito, furore, 

Yrli, gridi/olpirjvelenoje rabbia . 






*/J 



R i CLO- 



iti* 

CLORI EGLOGA VI. 

Argomento . 

EfTendo Mopfo Paftorc innamorato d'vna Ninfa chiama- 
ta Clorijlaquale fimilmente amò lui d'ardentifsimo amo 
re vn tempo, fi duole, perch'eli a. fenza ilio difetto Riab- 
bia lafciato ; e toccando egli le proprie lodi le dice eflcr 
amico delle Mule, ilche può renderla per fama immor- 
tale , folo per farle conofeeve quanto fia meglio amar la 
bellezza congiunta con la virtù,che fola, Ed vltimamcn 
te dopo hauerla aliai pregata, la minaccia fé non torna 
à' tralafciati amori ; e dice voler manifestarla per Don- 
na priua di giudizio , e di fede . i 

tjbfcpjo PaftorLjl 

Opfo de' Monti, e de le felue honore , 
E di fdeg»o, e d'amor l'alma infiammato 
Vinto dal gran dolor chiamando Glori ■ 
Incollante, e 'nfedcl così dicèa . 
O mobil più, che lieue fronda al vento 
Clori, ch'ardendo vn tempo 
Fotti amante, hor gelando 
Mi fé' fiera nemica , 
Per te fola in vn punto 
Mi fi difeopre Amore e brutto,e beilo. 
Mentre, ch'io lo vagheggio 
Ne' tuoi begli occhi, in cui 
Egli le fteflb abbella 
Non so veder di lui cofa più bella ; 
Ma mentre nel mio feno 

: Da 




ì 

■ 
I 



z6i 

Da mille piaghe aperto 

Lo veggio, i' non faprei 

Invaginarmi vn moit.ro 

Di lui più brutto, e più deforme interra. 

Ohimè qual fera itclla 

Mi coftringe ad amarti 

Ingrata Clori , quando 

Pur odiar ti deurei ? 

Ah, che s'io fotti accorto 

O fprezzar difprezzato deuerei , ■ 

Ouero vfar la forza . 

Ma che pari' io di forza, ò di difprezzo ? 

Ah, che fprezzar non puote 

Colui, che troppo ammira 

Ohimè, ch'odiar non puotc 

Colui, ch'è tutto amore ; 

E non può chi molt'ama 

Vfar atto villano ; 

E poco ardifce amante 

Quando molto nel cor foco nutrifce l 

Dunque fpcrar non deggio 

Altro poter, .altro voler amando , 

Che voler,che poter mai fempre amare. 
O care amiche piante 

Miferoà voi piangendo 

Dico le mie fuenture ; 

À voi, che mi porgefte 

Soàue, e frefca l'ombra , 

Quando dal collo amato 

Pendéa de la mia Clori 

Con egual gioia alhor de* noftri cori» 
Oh voglia il Gei s' alcuno 

R y Hor 



ì6 Z 

Hor degni del tu' amor Ninfa incollante , 
Ch'egli in fé fteiìb in breue 
Proui le mie iiienture,e le mie pene , 
Ed habbia nel Tuo mal pietà del mio ; 
Meco pur {espirando fi quereli , 
E meco i boichi,e l'ora 
De l'incoìtanza tua rifuonar faccia ; 
Si ch'altri mai non fi a folle cotanto , 
Ch'ai tuo leggiero amor l'animo inchini . 
Ma tù,che fplfendi ne la terza sfera 
VaL T a amorofa Dèa , 
Sei tuo bel Nume altero , 
Che su nel quinto Gel la ipada ftringe 
Ogn'hor Ila teco, a me benigna arridi . 
Per le vittime offerte , 
Che ancor fumanti ftanno 
Sopra gli altari tuoi,per quegli incenfi , 
Che fpiran' anco odor, per quelle^h'io 
Verfo lagrime amare 
Habbi di me pictade ; 
Di me,che le faette del tuo figlio 
Troppo pungentijC troppo ardenti prouo l 
O più d'ogn'altra Dèa bella, e gentile 
Se vedi,che'l mio mal non è mia cofpa, 
Perche non mi confoli ? 
Sì graue è'1 dolor mio, 
Che ben dura è quell'alma, 
Che m'ode lamentar con ciglio afeiutto. 
Sol la mia fera Glori, 
C'hà di diamante il petto -, 
Edidiafproilcorc , 
O pur com' io mi creda 



E fenza 



*éj 



E fenza core,al mio'martìr non crede , 
Ne pretta (iniqua ) tede a la mia fede; 
Ma conceder non puoce 
Quel ; ch'ella non poilìcde. 
O Ninfa ingannatrice, e lu(ìngh;cra 
Vuol dunque Amor, che'l tuo difetto ila 
Laflfo.la doelia mia? 
Deh dolciffima Clori,deh mia vita 
Ne l'amorofa mia fiera tempefta 
Sia l'vna,e L'alerà luce 
Del tuo bel uolco e Cafi:ore,e Polluce, 
E'1 tuo candido (en porto tranquillo. 
Sai pur (ne punge ambizione il core) 
Quant'io fìa grato à le canore Dine, 
Che del gorgoneo Fonte guardan l'acque, 
Anzi tu pur fai quanto caro i' fìa 
A lui, che Dafne inuan fera feguìo; 
Ch'anzi in ThefTaglia volle 
Far di fue belle membra il primo alloro , 
Che darle in dono a sì po/TenteDio ; 
Ma perche'l canto mio 
Clori à te narro? à te,che mille,e mille 
Volte il lodafti?e mentre, ch'io feiogliéa 
Le parole, eia voce 
De la mia cetra al fuono, 
Tu da la gioia vinta, 
E le parole, e'1 canto 
M'interrompeui con foaui baci . 
Ma tu come di Mopfo 
La memoria perdefti , 
Così d'ogni piacer, eh' Amor concedè 
Non ci rammenti] ed io 

R 4 Ogni 



i6+ 

Ogni piacer andato ho fempre in mente; 
Che le pattate gioie 
Non fi (corda giamai fedel Amante. 
Ecco rakr'hier m'afsifi 
Sopra la molle herbetta, 
Che di fiori ingemmata 
Rende più vago il fonte , 
Che da la Tua chiarezza il nome prende; 
E quiui tutti quafi innanzi a gli occhi 
Mi riciufsi i piaceri , 
Ch'io v'hebbi teco , e quiui 
Altrottanto infelice 
Quanto felice fui . 
In meftiflìmo fuon verfi cantai . 
Mefto, ma però grato 
A lefeluagge Dee, 
A i bofearecci Fauni, 
A gli hirfuti Siluani , 
A i Satiri lafqiui, e 'n fomma à quanti 
Habitan bofehi, monti, grotte,e valli; 
Che tutti à i lagrimofi 
Miei carmi ratti accorfero pietofi. 
Ma tu benché i' ila tale , 
Che cantando , e feriuendo alzar io pofia 
Di Clori il nome a le dorate (Ielle 
Non mi Itimi; anzi cruda hor godi , poi 
Che non m'infpiran più verfi leggiadri 
Le antiche Mule; ch'albergar non ponno 
Tra tanti affanni; e già la (lanca lira 
Negletta pende , e le (bordate corde 
A l'ingiurie aimrizate di Fortuna , 
Mentre piangendo le miferie mie 



Con 



Con Ior fofpiro , de* fofpiri à l'aura 
Rendono un Tuono dolorofo, e baffo 
Quali moftrin pietà del mio tormento, 
E quali uoglian dirj deh quando fia 
QjjcI giorno ò caro Mopfo , 
Che cu n'accordi, e faccia 
Con le tue dita, e con l'vlato plettro 
Di noi quell'armonìa sì grata a i bofehi? 
Ma quello folo ò mia vezzoia Glori 
Fia quando tornerai 
A' primi noftri amori . 

Torna, deh torna homai leggiadra Ninfa 
Al tuo Mopfo fedele , 
Che più ti brama affai, 
Che 1 nerba gii vicina à reftar fecca 
La pioggia, vieni homai 
Acciò con verli d'allegrezza pieni 
Di nouo à i Monti infegni,ed à le Valli 
A rifuonar le tue bellezze,e'l nome . 

Vieni fé non ti giuro 

Sdegnato al fin di ripigliar la cetra; 

E 'n uece di cantar vedi amorofi , 

E nota far dalnoftro al Polo oppofto 

La tua rara bellezza 

Nota far la fierezza , 

E la macchiata fede. 

Ti chiamerò crudele, 

E roza sì,ch'ogni virtù difprezzi ^ 

Ne gradifci in altrui fede,od amore • 

Come in ce no'l riceui ; 

O fé pur ardi , ed ami 

Geli a vn punco,e difami; 



2fj 



E'n 



E'n fomma Ninfa ingrata 

Per colpa fol del tuo 'ncofeante ingegno 

Quanto dirci d'amor dirò di (degno . 

NISA EGLOGA VII. 

Armento • 

Fileno Pallore prega Nifa Ninfa ad eflferli cortefe ; e quan- 
do vede, ch'egli per fé fte(To non e ballante a rimouerla 
dalla fila oftinazione,riuolto ad Amore lo prega d'aiuto; 
ma vedendo con lui ancora gettar il tempo, fi ril'olue di 
tornar alla tralafciata cura del Gregge con penderò di 
donarli ad altra Ninfa . 

Fileno Paflor&j* 

Plangèa Filen fu a miferabil force 
Pregando Nifa inuano 
A moftrarfegli pia, 
E'n tali accenti la fua doglia aprìa. 
Tu pur difprczzi ò Nifa 

Il tuo Filen,che più,che'l gregge t'ama. 

Ohimè tu pur mi fuggi,e Leon fero 

Già non fon'io, che di ternbil guardo 

Morte minacci. Angue non fon, che cerchi 

Morder il tuo bel piede. 

Amante io fon,che per amarci vegno 

Dietro a l'orme, che lafci 

A quefti occhi dolenti 

Stanchi,e fazi del pianto, 

Ma de la cara vifta 

Di tua beltà non mai ftanchi 3 ne/azi. 

Io 



zC7 

Io poiché l'Alba in oriente appare," 

E poiché '1 Mondo lì ricopre d'ombra 
Non ho co' miei marcir pace, ne tregua . 
damai quell'alma non alleggia il pefo 
De' Tuoi noiofi incarchi j 
Né per querele il core 
Sente fari! men graue il fuo dolore . 
A le fredd'ombre de la notte ofeura 
Ardo non men, che al chiaro, e caldo giorno. 
De le ftelle il uìenzio amico , e fido 
Porge ben (laflb) a gli animanti tutti 
E quiete , e ripofo ; 

Me richiama à i fofpir,richiama al pianto . 
Tacciono gli altri , ed io 
Dico a i falli gridando il dolor mio ; 
E quanti affanni ho foftenuti il giorno 
Ne l'horror fi raddoppiali de la notte '. 
Ahi ben è ver, che non m'è giorno il giorno ; 
Poich' io non veggio cofa, che m'apporti 
Ne piacer, ne contento, ne fperanza ; 
Non me notte la notte,pofcia ch'io 
Ripofo vnquà non trouo , 
Cola non veggio mai, che mi prometta 
Men noiofa fortuna ; 
Anzi mi par, che quanto 
Veggio,minacci à l'alma angofee, e pianto. 
Ma tu, che '1 foco, e le faette porti 
Molle fanciullo in vii lafciuo , e forte , 
Tu, che 'nfìammi, e ferifei 
Doue loffia Aquilone, e Noto fpira , 
E quanto vede il Sole , 
E nafeendo, e morendo 

Ninfa 



Ninfa comporterai , ch'à te s'opponga ? 
Sentono pure i giouani robufti 

Per ogni vena il tuo viuace foco ; 

Prouano le fanciulle, e i vecchi imbelli 

La tua mirabil forza : 

Sol l'anima gelata di coftei 

Le tue facelle fpegne , e '1 duro core 

Rintuzza ad vn, ad vn gli ftrali tuoi . 
Sopra le sfere afcendi 

Amor qualhor ti piace ; 

E la tua pura face 

Fa, che lafcian gli Dei del Gel l'albergo 

Vaghi di mortai cofa . 

Ecco fatto pallore 

Guida Febo gli armenti 

De la Theffaglia ; e giù ponendo il plettro 

Con le canne incerate, e dileguali 

Chiama fuonando i più fuperbi Tori j 

E quel, che gli altri Dei 

Regge (olo col cenno , 

E da legge à le nubi, à i venti, al Marc 

In quai torme neglette 

Non fi chiufe, e nafeofe ? 

Hora l'ali veftì di bianco cigno , 

Hora Toro nuotò per l'onde infide 

Del gran. Nettuno, accorto amante vfando 

Di remi in vece l'vnghia bipartita ; 

E fopra '1 dorfo il defiato pefo 

ConduflTe lieto à le bramate arene. 

Arfe la Dea , che 'n Cielo 

Notturno Sol fiammeggia ; 

E con foaui baci 

Defilò 



Dettò più voice il Tuo paftor geritile ; 

Per cui cangiò le ftelle 

Ne l'afpra cima d'vn faflbfo monte. 

Lo Dio del fofco , e tenebrofo mondo 

( Lafciate l'alme dei profondi Abifsi 

A le continue pene, al pianto eterno ) 

Co' negri tuoi deftrieri à l'aria vfeendo 

Di Cerere rapì l'amata figlia, 

Mentr' ella baldanzofa 

Per le piagge inteflfèa fragole , e fiori , 

E del gran Regno Ilio Donna la rèo . 

D'Alcmena il figlio altero 

Del tuo gran foco accefo 

Lafciòin difparte l'-arco 

Le faette, e la claua , 

E del Leon la fpoglia , 

Ed al ruuido crin lafciò dar légge 

Sparfo d'amomo 3 e 'n rete d'oro accolto; 

E con la man di mille palme adorna, 

E vincitrice di tant'alte imprefe 

Da la conocchia traffe 

Lo (lame; e con le forti 

Dita torcendo il tufo 

Spczzollo ; indi àfua Donna il pefo eguale 

Di quel, che dianzi hauèa tolto per opra 

Quali feminavil tremando refe ; 

Gli homeri fuoi pofTenti 

Già colonne del Cielo 

Per la fua bella Donna 

Coperti fur di laiciuetta gonna ; 

E 'ntanto Amor col pargoletto piede 

Con gli aljpri , e duri velli 



zfy 



Del 



Del cuoio del Leone 

Scherzami e '1 force Heroc 

Sorridendo miraui . 

E qual crediam , che (offe 

11 tuo dilecco alhora > 

Che Iole per ifcherno 

Di lui,tratcò più voice 

Con la cenerà mano 

L'armi, ond' ei vinfe i più feroci moftri ì 

Dcncro gli numidi chioftri 

De le chiare, e fredd' onde 

Prouano le Nereidi , 

E le Naiadi ancor tua fiamma ardente. 

I vaghi augelli era le verdi fronde 
Con voci alce, e canore 
Spiegan note d'amore . 

Tinge di fangue il corno 
Per la Giuuenca amaca 

II Toro non auezzo 

Al curuo giogo ancora l 

Per cerna il core a l'Eciope adtifto 

Trema, qualhora le macchiate Tigri 

D'amorpiagato il pecto 

Scorron de la negr' India i larghi campi. 

Ne men pauenta l'Africa il fuperbo 

Leon,quando feotendo alcier la chioma 

Vien con occhi di foco 

Ad incontrar ruggendo 

L'odiofo riuale » 

Il ternbil Cinghiale aguzza il dente 

Si cherulmine par dou' egli arriua 

Perche 'I nemico del fuo ben non goda l 

Darci 



*7t 

Dure, e fanguigne TufTc 

Gli orfi nei monti ftnno 

Per ce d'ogn'altro pia potente Nume. 

E non pur gli animali 

Da la natura di più vali»!' armi 

E muniti, e coperti 

Moftrano Amor per te la forza loro: 

Ma 1 più timidi, e vili 

Diuengon per te folo 

Valorofi, & arditi. 

Dunque ie tanto puoi 

Pocnitiflimo Amore, 

Perche non piaghi ancorerei duro core ? 

Là ve bolle il terreno 

Sotto l'ardente Granchio , 

Efmlidouel'Orfa 

Hornda agghiaccia d'ogni intorno i campi 

Ogn'alma lente amor, folo coftei 

Per eterno m o male 

Forza non proua d'amorofo ftrale . 

A che prego? à che piango? à che fofpìro ì 

Amordi Nifa altera 

Sordo, e crudo è non meno . 

Se 'nuan lagrime al pianto , 

E querele à 1 lamenci inuano aggiungo 

Non (la più, che queft' occhi 

Piangano la mia forte, 

Né ila, che più dolente altri mi vegga 

Né fia, che più d'amor ragioni, ò ferma ." 

Sanerà del mio cor ragion le piaghe , 

E fé non la ragione il tempo almeno. 

Vò fprezzar difprezzato , 

E voglia 



E voglio odiar odiato T 

Piangerò per chi ride 

LaiTo del pianto mio ? 

Morirò per chi viuc 

De l'acerba mia morte ? 

Nò nò feiocco farei . 

Poiché Nifa crudel fnai noneangiafti 

PeniIero,io cangio vita. 

Di me (ìeiTo pietadc, e del mio Gregge 

Amor dime, di lui 

Sol m'infiammino il petto . 

Nifa io ti lafcio,à dio, 

A dio d'vn lungo,e d'vn'eterno à dio . 

MIRTILLO EGLOGA Vili/ 

Argomento . 

Mirtillo dotto Paftore afFerm andò tutto il bene, &ogn1 
cofa creata hauer il Tuo principio, e la Tua conuenienza 
da AmorCjConchinde la cagione del fuo innamorarli ef- 
fer conforme ali'vniuerfaleie'n fé medesimo hauer pro- 
dotto fenno, e virtù. 



Mirtillo Pafiorcj* 




Entre correr vedea 
D'argento i chiari fiumi , 
R idcr i prati,e verdeggiar i bofehi, 
E per gli aperti campi i capri Incili 
Fuggir veloci, e prelb, 
E i laicali capretti 
Saltellar 5 e cozzar Montonj,e Tori , 

E mentre 






&73 

E mentre lieto vdìa 

Rifuonar dolcemente 

Di paftorali accenti , 

Di ruttici ftromenti Ecliò ne gli antri ; 

Mirtillo d'allegrezza colmo il core, 

Mirtillo dotto al pari 

De i più dotti pallori 

In quefti detti gài la lingua fciolfe. 
Amor cortefe, Amore, 

Amor alma del Mondo 

Perfetto in tutto, e folo 

A te dello fimile, 

Che di beltà nafcefti, e di' bekadc 

Sempre ti pafei, ed altro 

VagoFanciuI non fei, 

Che vn bel desìo di bello , 

Quanto la Terra,e'l Mare , 

E quanto ha di bellezza in grembo il Cielo 

O bellissimo Amore 

Opra è del tuo valore. 
Mentre del Mondo infante 

Staua l'antica,ed incompofta malfa 

De gli elementi in vn confufa,e mifta," 

E'n oftinata guerra 

Il fecco de la Terra 

Con l'humido de l'onda combatcèa, 

E col freddo de l'onda 

Il calore del foco ; 

De l'Aria il lieue, e'1 caldo 

Col gelido, e col graue 

De la Terra pugnaua ; 

Il chiaro de la luce 

S Con 



Con l'ofciiro facea 

De le tenebre ecerna afpra tenzone : 

Tu di bella pietade accefo il core, 

Perche al fin l'infinita 

Difcordia haue/Te il defiaco fine 

Del tuo Fattor gentile 

L'alta mente accenderli , 

Ond' in vn punto ei diede 
Formale fembianza à disformata mafia. 
Così la Terra, che pur dianzi erraua 
Mobile fenza bofehi , 
Senz'herba, fenza monti , 
Senza cauerne, grotte, piani; è valli 
Fermò (labile il piede , e di fmeraldo 
Hebbe la gonna, e lieta 
La vide ornar di fiori ; 
Indi nafeer forefte, e piani, e monti , 
E nel fuo fen le biade ondeggiar vide j 
E de le care fue gradite piante 
Graui dal troppo pefo 
Incuruarfi i bei rami ; 
E quel, che più le piacque 
Ella diuenne albergo 
Di vari innumerabili animali -, 
Che 'n lor voci d'amore 
Lodauan fempre Amore. 
Indi l'huom' al gouerno 
D'ogn'altra creatura inferiore , 
L'huom, eh e terreno Dio 3 
Animale celefte , 
Nunzio de gli alti Dei , 
Famigliar de le ftelle» 

Erni^- 



E miracolo al fin de la Natura 

Sorfe, e lece più bello,e più felice 

Il Mondo; e 'n chiaro fuon relè ad Amóre. 

Grazie di ranco bene „ 
L'Onda, che immobil giacque 

Non chiara, ò fredda, ò dilettofa, ò dolce 

Hcbbe moto, ed ogn'altra 

Propria Tua qualitate ; 

E ricetto fi fece 

Di fquammofa, di muta , 

D'ignuda, fredda , e mobile famiglia ; 

Che (correndo di lei nel vafto leno 

Lodaua anch' ella, e celebraua Amore, 

Amor fola radice de la vita . J < : 

E l'Aria ofeura, e graue 

Chiara, e lieue diuenne , 

E nutrice fi féo 

Di vezzofi augelletti ; 

Che di letizia pieni 

Te falutar cantando 



Autor d'ogni fallite 






Il Foco dianzi ofeuro, e freddo traile 

Dal tuo bel foco Amore 

In vn luce, e calore j 

Sì ch'egli infiamma, e nutre 

Ogni cofa creata. 
E'1 Ciel, che non deuea 

Prima Cielo appellarci , 

Che trafparente à gliocchi ancor non era , 

Né rotondo , e mouente in giro ecerno , 

E non di ftelle adorno 

Non che de i maggior lumi 

S 2. Infad- 



Infaticabil moto 

Riceuè tua mercede amor pofTenee ; 

E dei più puri fochi adorno , e vago 

Si tè degno ricetto 

De le cofe più belle . 

L'inuidiofe tenebre fuggirò 

Da la ferena luce ; 

Così tu folo Amore 

Terra fefti là Terra , ed Acqua l'Acqua £ 

Foco il Foco , Aria l'Aria , 

Che pria Terra non era, Aequa, Aria,ò Foco» 
Così concordi furo 

Del foco il caldo , e'1 fecco 

Col fecco de la terra , 

E col caldo de l'aria . 
E l'humido de l'acqua, e'1 freddo fuo 

Conl'humido de l'aria fi confece > 

E'1 fuo freddo con quello 

De la gran madre antica . 
L'humido, e'1 caldo poi de l'aria lieue 

Con l'humido de l'onda 

E col caldo del foco 

H ebbe amicizia, e pace . 
Il freddo, e fecco de la terra hebbe anco 

Col fecco de la fiamma , 

E col freddo de l'onda 

Concordia,e fede eterna . 
Dunque tìi Amor,tùfolo 

Le cole difeguah infieme agguagli, 

E le più bade a le più alte aggiungi, 

Accordi le d ifeordi , 

E rendi amica al Ciel l'infima terra . 
Per te verdeggia il prato , 



Es'a- 



*77 



E s'adorna per te di fronde il bofco. 

Cancan per te gli augelli, 

Per te lafcia '1 timor la lepre vile, 

Ed ogn'altro negletto , 

Inenne animaletto . 

L'ira lafcia il Leon, eT Serpe il tofco. 
Quei che viueano per le grotte alpcftri 

Ignudile lenza legge ; e con le belue 

Prendean commane e la beuanda,e'l cibo, 

Per te lafciaro quella prima vita 

Fiera non men che roza j 

E purgata la mente 

Dal tuo diuino raggio 

Impararo a trattar le lane, e i lini , 

Ed a conofcer qual la terra amarle 

Coltura,e feme ; e come amalTer tutti 

Gli Arbori nutrimento, ò innefto ; e come 

Vita poteano hauer le piante humili . 
E atti più faggi poi,le intente luci 

Riuolfer defioii à l'alte sfere , 

Doue i quatcro minori 

Aggìunci a' (ci maggiori 

Orbi celefti penctraro à pieno, 

Che van la terra circondando intorno , 

Mencre,che l' Alle, e i Poli 

Sempre immobili (tanno. 

Sepper, chel'Orizonte 

Pone termine,e fine à gli occhi noftri 

Partendo à mezo i Cieli. 

Vider la fafcia obliqua , 

Che cinge ogn'alcro Cielo 

D'animali ripiena ; 

S 3 Ed nel 



17* 

E nel mezzo di lei del Sol la via ? 
De i duo Tropici, l'vn vider , ch'ardea , 
L'altro agghiacciaua il Mondo. 
Non fu nafeofta à loro 
Quella diuifion , che fanno i duo 
Colliri, e fepper' anco 
Come Cinthia '1 fratel di luce fpoglie ; 
E come poi la Terra 
Suo velo intraponendo 
Tra la Tua vifta , e'1 Sole 
A lei la faccia oleuri . 
Seppero come affìfTe 
Stien ne l'ottauo Ciel le vaghe ftelle > 
E fette fole errare à noi portando 
Hora benigni, ed hor maligni influfsi . 
Noto fu loro in quanto 
Spazio ogni sfera termini il fuo corfb ; 
E come per fua forza ogn'altro cerchio 
Rapifca il mobil primo , 
E nel fuo breue tempo il giri, evolua . 
Vider Boote guardian de l'Orfe 
Vietar, che *n mar non s'attuffaiTer mai. 
Come di n.cile adorna 
De la Cretenfe la Corona fplenda . 
Intefer come il minor cane ardente , 
Come Orione armato , 
E tutti in fomma quei fegni,che quattro 
Volte fan pieno il numero di diece> 
Poi quattro volte due 
Guidino allegri balli 
A la dolce armonìa 
De le rotanti sfere. 



Così 






*7? 

Così per tua cagione 

Amor fola cagione d'ogni bene 

Minima cafa il Cielo in fé non hebbc , 

Ne sì piccioia ftella il bell'azurro 

Di quegli eterni giri , 

Che l'hiiom fatto per te faggio , e prudente 

Non intendente , e '1 dichiarale poi . 
Indi appararon come 

S'incidefTe il bel nome 

D'amorofetta Ninfa 

Nel duro fen d'vn l'affo ; 

Ne la corteccia molle 

De le piante nouelle ; 

Per te s'vniro con la cera infìeme ,' 

Le canne difeguali : 

Al cui mono cantar note amorofe 

A le Ninfe, à le Dee già care tanto , 

Ch'altro non defiar più dolce canto . 
Amor douunque vai, douunque pou* 

L amoro fa tua vi fra 

Allegra , infiamma , auuiua . 

Ti van le grazie innanzi , 

Il rifo, col piacer vien fempre teco , 

L'allegrezza, la gioia , l'armonìa 

li contento, la pace, la quiete 

Apollo, e'1 Choro tutto 

De le noue Sorelle , 

Che Poeta non è quel, che non ama J 

E'1 verace Poeta e fempre amante . 

Io benché in bofeo nato 

Al nudrir folo , al cuftodir la greggia 

Fatto amante per te, per te imparai 

S 4 A can- 



iS o 

A cantar i begli occhi , il Ceno , e'1 volto 

Di lei, che dolcemente il cor m'ha tolto ; 

E quando i verfì miei 

Non fìen cari ad altrui 

So che fon cari à lei , che amata m'ama . 

Ma '1 tempo fugge, e vola , ed io qui tardo 

Mentre '1 fcreno fguardo . . 

Di quegli honeiti, e grrziofi lumi 

Agognano quefri occhi ; 

Quelli occhi ( ohimè, ) ch'akr'efca al cor non danno. 

A te dunque ne vegno , 

Vita de l'alma mia, fpirto del core , 

Vaga mia Paftorelia ; 

E di mia fede , e di mi' amore in fegno 

Ti porterò nel proprio nido ancora 

Due tortorelle, ch'io 

A la madre inuolai , 

Mentr' ella a i cari figli 

Già vicini a ipiegar il primo volo 

Cercaua intenta il defìato cibo. 

T'arrecherò con quelle 

Temita di mia man picciola celta 

Di marine cocchiglie tutta piena . 

Dunque m'inuio con frettoloso palio 

A mirar quel bel vifo, 

Tra le rofe,e i liguftri hoggi del quale 

Amor quaù* in fua fede 

Soggiornai feco l'alma, e la mia fede . 









GA- 






GALATEA EGLOGA IX. 
Argomento* 

Floribia Ninfa coniglia Galatea Tua compagna adamar 
Alcone Paftore,che lei gru nd e diente ama ; e mentrella 
con alterezza lo nega, veggono venir di lontano Alco- 
ne ; onde Floribia prega Galacea à nafconderiì con lei 
dietro vn pefpugliò per vd;'v quantèper dir Alconeje na 
fcofte/ì,arriua il Pallore; che doppo efferii lamentato 
della dia Ninfa, vinto dalia difperazione tra fuori vn col 
tello per venderò* ; eli feriice. al qual atto diuenuta pie- 
tota Galatea corre con Floribia à (occorrerlo; e fé li do- 
na in moglie; poi vanno infìeme per fanar la ferita . 

G a/atea, e Floribìa^linfe. 

Cala. ^^ "T" On vuò feguir Amore , 

l^Wj Ch'amor e fallo, e penitenza infieme. 

fiori. JL ^1 Amor del mondo è la falute vera, 

D'ogni virtù radice , 

Vn ione dei cori , 

Quiete de le menti , 

Concordia de gli fpirti , 

Felicità de l'alme. 
Cala. O Fiorib'a, Floribia, 

Se ritengon gli effetti 

De la propria cagion forma, e natura ; 
t Da gli effetti , ch'io veggio 

In quefti Paftorelli amanti, io feorgo 

Non efTer altro amore \ 

Ch'ama- 



iti 

Ch'amarifTima doglia \ 

Ardor,ch'altri nafconde entro le vene , 

Piaga cupa, e mortale , 

Lufingheuole inganno , 

Graue, e noiofo affanno ; 

I fé guari di cui 

Sono fpeme^imor, pianti, ed angofce, 

Sofpetto, geiofìa 

Difcordie, liei, fdegni, 

Stridi , querele , pianti , 

Pallor, pene, fòfpiri, 

Pifperazion, martìri 

E'n fomma poi maledizzione, e morte \ 

Dunque folo deriua 

Quantlià '1 Mondo di male 

Dal Tuo pungente auelenato ftrale • 
Plori. O più cruda à te fteiTa,ch'ad altrui . 

S'alcun non è, che fchiui 

Di fentir quel,che tutto'l Mondo fente > 

Quand'Amor pur fia mal,tù fola fdegni 

Di prouarquel,ch'ogn'altro in terra proua? 

Ben moftri hauer nel petto animo vile 

Se'l tormento amorofo , 

Ch'ogn'huom fopporta foftener ricufi .' 

Riceui anima ingrata , 

Riceui amor, e poi 

Saprai di quanta gioia egli è cagione. 
Cala, Chi da maligna (Iella 

Vide giamai venir benigno influflò? 

Orsù quello tuo mal fia bene,e fia 

Apportator di gioia alcuna volta ; 

Vdito ho pur da cento lingue,e cento, 



Che 



2$S 

Che nel Regno d'Amore 
Mille piacer non vagliono un tormento . 
Fiori. Anzi pur nel luo Regno 

Vn fol piacer mille connentì appaga, 

E fé come fé' vaga 
■ Saggia farai, del tuo fedelAlcone 

I giuftiflìmi preghi 

Non farà, che tìi fprezzi . 

Forfè dirai, ch'ei non fi a bello, e ch'egli 

Non t'ami, e non fia, ricco , 

Non faggio, e fc al ero à par d'ogni Paftore? 

Tacendo in chiufa fiamma ei fi confuma : 

Ma bench'ei taccia,parla , 

Parla ben la fua guancia fcolorita 

Quafi del mefto cor tacita lingua. 

Ben il legge ne gli attive ne' fembianti, 

Ch'egli è feruo d'Amor ; ma tu crudele 
s Sorda, e cieca altrottanto 

Quanto fé' bella,e fiera, 

E non odi, e non uedi, 

£ quel,ch'è peggio al fuo martìr non credi. 
Cala. Folle e ben chi fi dona 

A quei primi fofpiri,a quegli fguardi, 

A quelle artate prime lagrimette, 

A quell'incendio primo 

Di vagante Paftore j 

Che con arte fofpira, 

Con arte langue, parla, prega, « piange. 

Flonbia finto amor deitar non deue 

In un cafto penfier vera pietade. 
fiori. Finto chiami l'ardore 

Di chi ardendo fi muore ì 

Faccia- 



2, $4 

Facciati del Tuo foco interno fede 

La cenere del uolto. 

Vn luftro e già, ch'ei t'ama, e non fé n' duole . 

E tìi noucllo ardor sì antica fiamma 

Oftinata,dimandi ? 

Ahijche nafeente amor poco tormenta . 
Cala. Ecco,che pur confetti , 

Ch'Amor tormenta l'alme . 

So ben io, che non è tanto nemico 

L'inutil loglio à le mature fpiche , 

Al vecchio tronco il tarlo, 

Ed à le fredde neui il Sol ardente 

Come nemico Amor d'ogni viuente ? 
Fiori. Amor non e nemico, ei vuol, che s'ami, 

E ibi legge e d'Amor l'elTer amante , 

E l'amar non tormenta* 

Solo afflige l'amante 

La crudeltà de la fua Donna amata . 

Deh Galatea ( comporta, ch'io '1 ti dica ) 

Se non ami Paftor sì vago, e bello 

O fé' morta,ò fé' cieca, ò non hai core . 

Ma certo non hai cor s'amor non lenti . 
Gala, Nafceran pria le biade 

Ne l'i mmenfo Oceano, 

Da l'occafo vedrem forger il Sole, 

Ed attufrarfì in Oriente il giorno , 

Pria tra le neui,e'l foco 

Sarà continua pace , 

E nuoteranno i pefei 

Dou'han gli augelli il nido, 

Che per eiler altrui cortefe,io fia 

Difpietata à me (Iella . 

Non 



Non amerò giamai \ 

Che'n vn pudico petto 

E graue colpa l'amorofo affetto T 
Fiori. Superba Ninfa hor tu gioifef, e godi 

D'eder amata non amante ? forfè , 

Forfè auuerrà,che un giorno 

Amante non amata ancor farai. 

Ma troppo è (lato infin' adhor cortefe 

Lo sfortunato Alcone ; 

Che deuea torre à forza 

Qiiel,che'n premio d'amor negato hai fempre. 

Troppo , troppo l'offendi . 

(E uoglia il Ciel,ch'i*o menta ) 

Egli dal duobje dal furore fpinco 

Faràquel,che non penfi. 

Darà neceflìtà l'ardir' al core . 

Credimi Galatea, 

Ch'amor fempre è potente , 

Ma più potente è,quando fdegno il punge. 

Non fi fdegnacosì calcato ferpe, 

Come fi fdegna amore 

Quando fprezzato viene . 

Non è maggior uendetta 

Di quella,che fi brama , e fi commette 

Per l'ingiurie, ch'amando altri foftiene . 

La rorza adoprerà s'amor non uale ; 

E di modefto amante 

Diuerrà inuolator de' tuoi tefori. 
Cala. Prego,e non forza ufar l'Amante deue • 

Ma fia pur mia la cura, io non pauento. 

Andiannehomai,uedi il nemico Alcone, 

Che di làfc ne uicn tutto penfofo, 
fiori, O miiero , ò dolente . 

Veder 



ite 

Veder non so qual più porti nel volto 
O l'amore,ò'l dolore, ò Galatea 
Se'l Gel benigno mai non difcolori 
De le tue belle guancie i vaghi fiori 
Pria, ch'ei qui giunga, meco 
Dietro à quello cespuglio ti nafcondi, 
Ed alcokiam quant'egli dice intente. 
Gala. 11 tuo prego mi sforza a compiacerti . 
Nafcondiamoci dunque . 

AlconePafìorJòlo. 

O Stelle a! nafcer mio, 
O ftelle al viuer mio contrarie Tempre, 
Voi mi defte ad amare 
Ninfa leggiadra fi, ma cruda tanto , 
Che non cura il mio pianto , 
E fuperba difprezza amor, e fede . 
Ne so ben come il Cielo 
Tanto comporti il fuo faftofo orgoglio . 
Alma fenza pietà fe'l tuo bel vifo . 
Ad arder mi condufic 
Mi condurrà ben tofto 
Al fin de' giorni mici. 
Così tu fola di mia ftanca vita 
Sarai Tortole Toccafo . 
Almen di quefte membra 
Sia feretro quel feno, 
Ch'è tomba del mio core. 
Ma fé tu viuo mi rifiuti, hor come 
Morto m'accoglierai ? 
Ahi che viuo, ne morto 

Mifero 






Mifero non mi vuoi ; 

Ma pur mi vuoi, poiché tu m'odi morto; 

E uiuo mi vorreiti 

Se tu m'amafli òbella Ninfa. dunque , 

Se con l'amarmi folo 

A morte puoi (bararmi, à che non m'ami > 

Ma come amar potrai , 

Se non conofci amore? 

Ma Te mai non ti fpecchi I I 

Ne i criftallini fonti , 

Che tu no V veggia ne' begli occhi cuoi 

Come non lo conofci ? 

E com'efferpuot'anco, 

Che tu, che fé più che le néui algenti, 

Ed indurata,e fredda' 

Accendi nel mio cor fiamme sì ardenti? 

Ma come pollo anch'io, 

Che fenza vita fono 

Amante non amato 

Dar vita à te,che del mio duol Col viuì? 

Ma fé vita non ho morir non pollo. 

Hor chi farà, che muoia . . 

Al vibrar del mio ferro ? 

Morirà la mia doglia . 

Ma d'efla priua,come 

Viuerà la mia Ninfa? ahi folle Alcone 

Già non mancano amanti 

A /ingoiar beltadej 

Ne mancano martìri 

A barbara,ed altera crudelcade , 

Fuggati dunque homai, 

Fuggii dal mio pecco " 

<Quel 



Quel pender \ che non ha per foftenerfi 

Né conforco, ne fpeme . 

Salute, e fpeme è fol de gli infelici 

II non hauer giamai fpeme, ò fallite.' 

Fugace Galatea 

La morte, ch'é '1 peggior di tutti i mali 

Hoggi da me fi brama 

Per terminar le mie noiofepcne * 

E ria dolce il morire 

Se amaro fu '1 languire ; 

Hor fé beueftì di quelli occhi il pianto 

Per tuo maggior contento 

Beua ancor quefto ferro il fangue mio .' 

Quefta l'vltima proua 

Sarà del cor , che deprezzato fprezza 

Defio di vita, quefto 

Sarà l'vltimo giorno, 

Che'1 tuo fido Paftor cruda ti chiami 1 

Godi Ninfa crudele, 

Poich'vn fol colpo è quello , 

Che toglie à te la noia , à me 1 dolore . 
Fiorì. Ohimè corriamo tolto. 
Gala. Ohimè, ch'egli è ferito. 

Ma s'à tempo non fui 

Di faluargli la vica 

Ben farò à tempo di morir con lui . 
Fiori. Fermati Alcon. non bafta 

A fpogliarti di vita , 

Quefta mortai ferita ? 
Ale Deh lafcia Ninfa , ch'io raddoppi il colpo, 

Ne creder , che'l mio petto il ferro tema ; 

Che auezzo à le ferite 

Le ferite non cura . 

Sedi 



z8y 
Cala. Sedi ferir Te' uago v 

Ferifci quefto fen ; ch'egli è ben dritto 

Che Ce no 1' panie Amore , 

E no l' ferì Pietade 

Spietato ferro,e fenz'amore'l (punba . 
jLlco. O celefte foccorfo , ò (ielle, ò Faro, 

O benigno,ò piccolo Amor che ueggio? 
Fiori. S'ei per te corre a morte 

Opra almen tu non difperato mora. 
Cala. Ahi Àlcon così poco 

T'ècara Galatea . 

Così poco t'è grata 

La tua non dico già , ma la mia- uita? 

Quella uita e la mia. 

Tu dunque ciò,ch'é mioleuarmi ardifei? 

Viui pur , uiui Alcone , 

Deh uiui ,. acciòch'io uiua , • 

E fé pur mi uuoi morta 

Con quello acuto ferro-, 

Con quella ardita , e difperata mano 

Vccidi me del tuo morircagione. 
jllco. S'io fon morto al gioire, 

Deh lafcia ancor, ch'io mora 

Cruda Ninfa al martire. 
Cala. Se non è la ferita - 

Com'io bramo mortale 

Altra non è per farne 

Quefto ferro nemico,e non morrai. 

Ah non cred'io,ch' Amore opri tal'armi. 
Ako. Anzi per trar d'affanno un'infelice , 

Meffrpefeitiye- mc tww. udt />* ft'ftpui*. mcu. tyuJt .>o *fh ^ 

Ar m i {Tià - non h rtao m i . , A-^*« ' Z'sk.yk ó '(k ut èea hfhu\ 

T Deh 






2 pO 

Fiori. Deh confolati à i detti 

Di colei , che tant'ami ; 

Ch'eli e fatta pietofa 

De la tua lagrimofa empia fuentura . 
Cala. Alcon pur dirò mio 

Bench'i' fia tanto al perderti vicina 

Credi a Floribia mia, s'à me non credi. 
Meo. Prima di quello cor fiamma gentile 

Se gli occhi mi piagaro 

Mi rifanano i detti . 

O piaga auuenturofa , 

Piaga, che fé' vitale 

In fembianza di piaga empia,e mortale. 

O bellilfima Ninfa,anzi pur Dea 

Non fenza alto uoler d'amica della 

Fui vicino a la morte. 

La tua fomma bontà ben porge à tempo 

Pietoilifima aita 

A quella mia ferita . 
Cala. A la piaga d'amor già non credei . 

Ma per uirtìi di quella 

Piaga de la tua mano , 

E quella, e quella io credo. 

E s'al tuo pianto amaro 

Vero fan gue del cor non diedi fede 

Ben credo à quello fangue, 

Che dal tuo petto (lilla ; 

Jlqual così d'amor, e di pietade 

Dolcemente m'accende, 

Che s'egli è fangue a gli occhi è fiamma al core . 
Meo. Qiiant'hl Morte d'amaro 

■ Queile umorofe note bau raddolcito . 

Se 






Se gradifci il mio fangue 

Gradifci quelj-ch'c tuo. 
Cala. Per quell'amor io giuro , 

E per quefta ferita , 

C ha fatta l'alma mia 

Serua del tuo bel uoko , 

Ch'à me ftefTa io non fon cara cotanto 

Quanto m'è caro Alcone. 
Fiori. Già de l'Alme curate 

Son te ferite , retta 

Solo il curar del petto la ferita . 
,iAlco. Non e profonda molto 

La ferita; perch'io 

Temendo di ferir la bella imago 

De la miaGalatea 

Al cader de la man ritenni il colpo . 
Fiorì. Feritor , e ferito 

De la uittoria hor godi . 
jilco. Jsje la uittoria mia uinto rimango • 
Cala. Di quefto braccio amato 

Fammi d'intorno al collo 

Caro,e dolce monile , 

E con l'altro t'appoggia 

A la mia fida amica . 

Così pian pian n'andremo 

Ai faggio Alfefìbeo, 

llqual come ben fai 

E de la medic'arte alto maettroT 

Quefti sa del dittamo 

L'incognita uirtute j onde ben toflo 

Sanerà la ferita . 
JlIcq. Quell'amato foftegno 

T 2. M'è 



z pi 

M'c del viuer più caro; 

Ma canto non fon'io debile , ò fianco, 

Ch'io non bafti à condurmi 

Al delìaco albergo . 

Hor pria d'amorfi maritaggio in (legna 

Dammi de la tua dcftra il caro pegno. 
Cala, Ecco la mano, ecco pur l'alma ideila . 

A dar moto a la mano, a l'amor fede. 
fiori, O coppia auuenturoia. 

Auipice Amore, e Pronuba fon'io. 
Meo, O bella, e cara mano 

Hor prendi quelli baci 

Per uendetta di quelle, 

Che mi facefti al cor dolci ferite. 
Cala. Andiamo anima mia. 
fiori, O di radice amara 

Dolce,e gradito frutto, 

O d'infauito principio lieto fine , 

O gran uirtù d'Amore 

Come cangi in contento ogni dolore . 

IL FINE. 




TAVOLA 

DE SONETTI 

Al Sig. Cardinale Cinchio Aldobrandini . 

A 

Ita forte ( ma giuttaj in ogni terra ip 

A che piango infelice ? a che fofpiro ? 2$ 

Ardo, e fon fatta miferabil fegno 5 9 

Alle Gentildonne di S. Pietro d'Arena . 

A che tardate neghi tofì amanti ? 62 

Amor tà pur hai l'arco , e la faretra 79 

Alma sludia 7 camin , s'annotta homai I oS 

amiche flette , s'egli è ver , ch'Aimo re no 

AI Chriftianiflìmo Rè di Francia. 

Ah pur fola io farò -, ch'ai Mondo taccia 142 

A che pur tardi , d che non forgi Aurora ? 151 

A voi /copro del cor l'angofee prime 162. 

Arfi molt'anni , e per cangiar di loco 1 69 

Anima fianca à che fofpiri , e piagni ? 1 8 o 

A voi Donna gentil del core aperfi 1 8 1 

Del Sig. Gherardo Borgogni all'Autrice. 

Apollo, quefla il cui valor cotanto 202 

Ancor, ch'altro non fi a (juesla mia vita : 7 o 

A te le ardenti mie p re ghiere imào 2 lo 

Ahi alma, ahi di te flejfa homai t'increfca 211 

' T 3 Al 



1$$ tavola: 

Al Sig.Iacopo Dòria. > 

B 

BEn degni d'albergar nel feggìo eterno 65 > 

Ben é dc$lin 3 cbe tu giamai nel fino 86 

Alla Reucrenda M.D.Claudia Se/fa nel monaflero della 
■ Nunziata di Milano. 

i 

Bramitbi vuole ò wAqum fupcì ha 143 

Benché per voi mille fuenture, e mille j g ^ 

Al Sig.Car'dinale Cintino Aldobrandjnt . 
Ben àguifa di Sol 'fiammeggi, e [fienài * -, jp + 

\efci ò mia nobil fiamma fé maggiore 2 S 

-AllaSig.Marchefe di Grana. 

Come l'alma becche fa beata 3 ? 

Cinta tU fiorile d'amoretti gài ^ z 

Cinto faueue ilerin d'intorno agghiaccia. 54 

ÀI Sig.D.Aleiìandro d'Efte. 
'."• Il - 

Con hcroicojìil, con puri inchi offri l0 ^ 

Che pei fi, b che uaneggi jLnimajiolta ? \ 2 p 

Al'Si'g'Cardinale Cintino AÌdobrandini . 

Chi Delio 'l chiama } c chi nomarlo fu ole j,^ 

~ Al Sig;. Duca di Mantoua. 

Come talhor al freddo tempo fuole. 2 ^ 

Con lag rime di f angue >c con fofpi ri 2 g y 

Come fpero trouar ripari , ò/chermi, 209 

D 

DOLi af-prex^e^e foàuijafpri^e noiofi 1 

'jifpreT^apUr quejìi fo/piri ardenti, 5 

Mia, 



. 





22 




17 
1$ 




25 




2£ 




3 3 




35 

- A 




43 




43 




43 



T A: V L -A. -tv 

Alla Sig D. Vittoria Dora Gonzaga . 

De tnm Ineriti illuflri il bel Troiano 
Del mio grane dolor fulo io mi doglio 
Da quelli abiffi di mi feria fciolto 
Del fere no mio Sol la chiara litcc 

*• - [ Alh Sig. Duchefla di Mantoifa. 

Di magnanime Slille i crini afperfì 
Di quel bel volto gli amoro fi t ai .? 
D fpeme ingannatrice io nudria 7 core 

• 

Al Sig. Duca d'Vrbino . 

Di magnanimo ardir ni infiamma il core 
Difperatamia doglia, difperate' 
Di beltà,di verta fé dori mia 

Al Sig. Duca di Modon.a . 

Difcior porrei da le deferte arene £j 

■ 

Al Sig. Paolo Agoftino Spinola 

Dunque trarrà da le pungenti fpine fin 

Al Sig.Ducadi Sora. 

Di vago fiumicel le placiti' on de - , 

Dine poiché 7 mio Solcafcolta, è brama 74. 

Da la bella cagìon del pianger mio j 04 

Air Arciduca Alberto. 

Dopo rhauer dìgloriofejìille J0 - 

Douè iiyjta mia>cb'à me non torna 1L e 

Deh . e ho cercato inuano homai tutihoggi j , z 

Di cari amici in bel la f eh 1 era accolto j , g 

Di lui } cbe )i tanti nodi il cor mauuolfe r . is 4 



T 4 v4l 






i 9 £ tavola: 

Al Chriftianifs. Rè di Francia . 

Dopo Vardor di di fpietata guerra *55 

Da me nafte il mio male, io la radice 1 7 8 

Al Sig. Iacopo Calderone Pitcore. 

De' tuoi vini color l'opera altera 196 

Del Sig.Conte Ridolfo Campeggi all'Autrice . 

De la vera beltà, che lì alma vefte 205 
E 

EMpiofe d 'amariffìmo -veleno 4 

E qual fora gì amai sì durone /cabro 3 ^ 

Al Sig.Marchefedi Mafia. 

E don del Cielo,e dono al Mondo egregio 5 3 

Al Chi iftianifs.Rè di Francia» 

£ cintasi dal /erro empio, e nemico . t^ 

Al Sig.DucadiSauoia. 



F Amo/o C*A1{L0 3 e per vìrtute altero 54 

Forfè appar sì leggiadra in Ciel qualbpra . 5 4 

Oueflo. fonctto s'è scampato fetida infcrittione per inauer- 
ten%a . L' infcrittione douea dire 

Airilluitrifs.Sig.Contefia Lucrezia Scotta AngufTola. 

Fileno mio quell'empia Donna altera . 100 

AL Sig. Cardinale Cinthio Aldobrandino 

tifandogli occhi al tuo vinate lume 147 

Al mede/imo. 

Febr 'noi mi negar) ond'è t che 7 volto 175 

Del 



TAVOLA. 

DelSìg.Gio.Tomafo Gallarati all'Autrice. 

Fatto per te Comica Illuftrei' veggio 
Fuggite bomai cure noiofe, e frali . 

G G 
là nidi occhi leggiadri iOccbi, ond'jlmore 

Del Sig .Vincenzo Pitti per l'Autrice. 

Giànonpofsio da lutige il bell'affetto 

Al Sig. Cardinale Cinthio Aldobrandino 

H 

HOr qnal vegg io fotto fembiante bumano 
Ho benfentito rallentar fi i nodi 
Hora, che dolce tremolar lefrondi 
Hor,cbe del Cielo il più bel lume,e /pento 
Honor dt miei fofpir y luci ferene 
Hor y che pieno cCardor fremendo rugge 

Al Serenifs.granDuca di Tofcana. 

Hor poiché note fi foàuì,e feorte 

In morte del Sig. Torquato Taflò. 

Hor qnal gr*ue per l'aria odo lamento} 
Hor che frale d'jLmor più nonni 'offende. 

Al Sig.Don Ferrando Gonzaga. 

1 

ILio caduta al^ò col nobil canto . 
lOychegià vidi in me quegli occhi ardenti , 

Alla Sig. Placidia Grimaldi . 

Infra lefcte y infra le gemme , e gli ori 
lo veggio minima mia fiera tempefla 

Alla Serenifs. Infante di Spagna. 

In voi fpiegò fùe merauiglie altere 
Io non t'amo crudeli che me /' contende 



*?7 



204 
212 

26 



101 



16 

103 

122 
149 



I69 



20 s 



15 

6z 



64 
«5 



IO 

Indarno 



t?8 T,A VOLA. 

Indarno giri i lufìnghieri /guardi 

Il Tempo al fin col fuo girdt certe fé 
Io viffivn tempo (ond'bor meco mi fdegnó) 
L 

LE perle già di rugiadofo humore 
Laffa pur veggio il locò , om folca 
Luci, ond'bà lume il Sol fé non vi /piace 

Al Chriftianifs. Re d'r Francia . . . 

Là vè già [cor fé borrii il Marte , e fiero 

La fera de far, odiar l'aurora 

Là ver l'occafo il defir mio fi voluc 

Rifpofta al Sig. Gabriello Chiabrera. 

La tua gran Mufa bor ebe non pucì quand'ella 
M 

MEntre quafi liquor tutto bollente 
Morfeo gentil fé nel moflrarmi folo 

Al Sig. Cardinal Cinthio Aldobrandino 

Mille feorgo là su faci immortali 
Mifcraio cbiamo pur, ma chiamo indarno 
Ma dimmi tu de' miei penfier beatrice . 
Ma (biffo ) ci) io vinto dal duol vaneggio 
Mille fiate io fra me dico, ejdonde , 
Mi to man pur ( benclfio 7 ricufi ) in mente 
Mille frali d'amor nel petto ajfiffì 

Del Sig. Iacopo CafteJuer.ro all'Autrice . 

M ili' altre, fi, ebebber nel feno accolte 

Rifpofta. 

Miro ìn*gcntil lucido VETB& accolte 



IS7. 

183 
213 

IO 
82. 

99 



J 43 
IS2 



2C0 

• 37 



63 

9 S 
109 
110 

US 
176 



203 



204 



\4l 



T AV OLA. 

Al Sig. Paolo Odqnc . 



l$$ 



E l'intrìdo filcn^io deue ancora 65 

Alla Sig. Ducheflà di Sora . 

I^oflro terreno del la fronte lieta 7 1 

Ts^ef] "un'altro pcv.fier dame di fui a 83 

3\(c7 bel, che'n te moTtrommi il del fondai 1 3 O 

Del Sig. Gabriello Ombrerà all'Autrice * 

?^e! giorno, che fublimi in baffi manti 200 

Rifpofta al Sig. Conte Ridolfo Campeggi . 

*Nj tuoi lei campi, cbevirtute infiora 206 

Ibernico lAmor anco a miei danni forgi ? 209 


O^on men crudo , e rio , che bello , e vago 1 o 

infauSìi habitat or del cieco duerno 35 

de l'anima mia nobil te foro 3 6 

One fon lufinghier quelle foàui 78 

Alla Chriftianifs. Regina di Francia. 

di felice Heroe fpofa felice g <• 

O nemico, ed ardito mio penfiero 108 

O rmagine beila di colui 182 

£ Enficr , eh eternamente il cor m affali I X 

Al Sig. Cardin ale Pietro Aldoi?randini . 

T tetra da cui nouo Mosè CLEMETìTE , 53 

Viaggia' beata , che gioì in al canto $ 2 

Taflor, che 'n quefii faffi, e'n quefle piante 89 

Al Sig. Duca di Parma . 

Tofcia, che fparfiin ogni parte à terra 9*P 

"Perche mafeoudi l'vno, d'altro Jole 113 

Ter- 



3 oo TAVOLA. 

Tercbel^ifi mio ben, perche mia vita 
Toicbe fin qui tra noi partimmo il bene 
Tianfi gran tempo , ed hebbi il cor piagato 
Ter te non fia , ch'io pia n'adorni %e terga 
Tofcia, ch'io non fon più d'jimor feguace 
Tria, che s'armi Madonna à vojìri danni 

QVal rufcello veggiam d acque fouente 
^ Quefla , che nel mio cor doglia fi ft no. 
Quando fien del mio cor falde le piaghe 
Quando fdegno gli /proni ajp ri , e pungenti 
Qui folitaria riuo ,fe pur -vita 
Qui del bel guardo il vino ardor m'affalfe 

Al Sig. D. Carlo Doria . 

Qualhor ti veggio al duro afprogouerno 
Qual trauagliata Tratte io mi raggiro 
Quando alluma nafeendo il Sol la terra, 

Al Sig. D. Girolamo Centurione. 

Qual Fenice farà, che l'auree piume 
Quanto mejìcjja alhor (laffa) ingannai 

Al Sig. Duca di Parma. 

Qua l m agita furor ? qual ne la menti ? 
Qui dotte rifplendean Teatri , e feene 

In morte della Sjg.Laura Guidiccioni Lucchtfìni. 

Quanti trofei già d*arme vaga, e quanti 

Sopra '1 fcpoicro del Sig.Cauagliero Gio.BoIogna Scultore» 

Qucsli auuinando i duri bronT^i, e i marmi 
Quella, che ut' vofìr occhi fiamma iofcerfì 
Quegli , onde l'alma è già da me diuifa 
Quando le chiome fi*: rr.meggianti , e bionde 
Quel vo/ o, cu io fofpiro , quel bel volto 
Qua?ici j le chiome L.uran perduto l'aura 



■ir 

133 

277 

ISS 

192 

3 
11 

26 

27 
28 



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44 
49 



55 

83 



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113 



124 



128 
129 
133 

H7 
350 

154 
Mia 



T A V O'L A: 50-1 

Alla gran Ducheffa di Tofcana. 

Qvcl cele/I e cari dor , cheti te fi vede 1 60 

Ql<anào à raggi tijLmorprìa fi fcaldaro 1 72 

Qwlhor ti veggio tosìo al cor mi fcende . 1 77 

Rifpofta al Sig. Gio. Tomafo Gallarati. 

Qualhora per fottrar la mente grane . 205 

S'jllcun fi a mai , che i verfi miei negletti . 1 

S'auuerra mai, eli ad alcun pregio arriue 2 

Spirando laure placide, e feconde. 3 

Se quello, ond'io mi Pàlio à parte à parte . 17 

I Al Sig. Contedi Fuentes. 

S'à feroce defirier premendo il dorfo 1 8 

Stolto mio cor a che vaneggi ? e quale 1 9 

Speme fallace à che pur l'ale impiumi, 3 3 

Alla Sig. D. Marfifa d'Eftecibò . 

Scformaffer le felle immani accenti . 3 a 

Alla Sig. Duchefla di Moderna . 

Se da le sfere, onde 7 valor prendere . ^ ! 

AI Sig. Paolo Agoftino Spinola . 

Se con la man di yofe al Cielo intorno . t>§ 

Se l'onda ò Tfr/ì altier di qutfio P v o S9 

Scoprami pur jL«ior ài /degno armate 99 

Se prato io veggio di bei fiori adorno . 103 



3'o* V A V O L A. 

Al Chriftianiflìmo Re di Francia . 

S'auuerrà mai, che di ta mburi, e d'ami 1 3 

Sonpur note di Tirfi , ei pur di Fillc 1 3 X 

S'alhor , che fatta efea infelice 1 arfi 1 3 7 

S' infinito gioir mal chiude vn core 2 5 j 

Si dolce è 7 guardo, che'l mio core inuefea, iq^ 

Al Sig. Marchefe Pirro Maluezzi . 

Se nobilDonna varie gemme, ed ori 168 

Se col guardo fereno alto defire jjq 

Se brami, che per te fi Jlrugga il core 1 S t 

Siete Madonna pur cCbumane tempre 185 

S'ardente nel mio cor foco accendefte. 1 gp 

Rifpofta al Sonetto del Sig. Vincenzo Pitti . 

Se pur è ver , che sfamllando fuori, 201 

Rifpofta al Sig.Gherardo Borgogni . 

Se tu, che qui fra noi fplendi cotanto. 202 

Del Sig. Hercole Taflb all'Autrice . 

Se quatit'io offemo voi tanto fofs'io 2 o6 

Rifpofh . 

Se i fieri Serpi M ercole inuitto eflinfe 207 

Se per quelli faluar, ch'errar vedeftì 20S 

Sgombra , fgombra da te mio triflo core 2 iz 

Sgombrate quel defir, che 'ncende, e ttrugge. 2 1 5 



T 

V che de più famofi, e de' più chiari. 



4 



TAVOLA. 303 

Al Sig. D. Giouanni de' Medici . 

Tu per proprio valor sì chiaro fplendi 42 

Tir fi dolce mio ben fé dal -valore aj 

Tirfià Filli dicea , Filli ben mio <p 

Trabendo i giorni in feri afpn lamenti . 1 14 

Sopra l'cfler caduco il Sig. Giannettino Spinola w vn fiume. 

Tra quanti /copre il Sol co' raggi ardenti. 140 

Al Sig. Carlo Cremona . 

Trar da le occulte vie de lima terra, j < a 

Alla Sig. D.Marfifa d'Erte. 

V 

VjLgo di p reda vn pefcator fedéa j j 4 

Voi cui l'ardor d'amor } l'ardor degli anni. 2 1 1 

Il fine della Tauola de* Sonetti l 






TA~ 



304 




TAVOLA 

DE' MADRIGALI- 

Mor benché comandi a maggior Dei p 

ji l'apparir del Sole , ~ 

JLmor d'amor arde a ' / , l 

^Amorfe con leggiadro 3 e nouo inganno S l 

lAmenoivriede ^Aprile 85 

jl dio begli occhi, à dio \* p 2 

dimoro/amia Clori 3c6 
^Ancor the n altra parte . . 11 346 

tAhi qual mi ferpe al core amaro tcfco 1 5 o 

tAl lume de begli occhi il cor' ardea. 3 8 6 
B 

B Euche tu m babbi tolto 3 

Brami chi vuol d'vdir le parolette . 352 
C 

CHiudami gli occhi Morte l o i 

Crudele fé perch'io mora 1 05 

Custode inuidiofo 33$ 

Caro homìcida mio 355 

Cerca Venere il figlio 36 1 

Come ftrano faria T^infa gentile. 383 
D 

Dopo la pioggia del mio pianto amaro 49 

Diccua ad Egle Elpin m'odi, perch'io 9 z 

De l'amaro mio pianto 93 

D'vrianioro/ò /oc* 336 

Da te m'allontanai 341 

Da, la 



TAVOLA. 305 

Da la madre fuggito 16 1 

D'Amor tutti gii Jlrali 1 70 

De la mia bella Donna 173 

Donna fé voi potette 173 

Dal fiero Dio de le battaglie ìmpari . 1 S 5 
E 

ELpino mio l'altrbieri 1 5 I 

E /perito il foco , è fpento . 1 8 3 
F 

Fiammeggianti faette ecco dijfera 70 

Fiume beato, fiume 1 8 3 

là l'alma ti donai. 9$ 

Profopopeia del Cauallo di bronzo, fatto in Firenze dal Sig. 
Cauaglier Gio. Bologna . 

Cenerofo deflriero j2g 

Già per tua colpa Amore. 2 ja 

H 

T_T Or, che ferina mia 2 , 2 

■*■ <*■ Ho ben incauto anch'io j A - 

Hor bai pur vota la faretra dimore 2 - , 

Hor, che più fcalda il Sole. j-r^ 

/ 

IL mio vago homicida I( 4 

lo t'amo, e ti desìo I ^ 

lo fon condotto a morte l4 c 

In leggiadretta gonna 2 6o 

Io vi prego begli occhi, j^g 
L 

LJL tra gli ombrofi mirti 102 

Lungo vn fiorito colle. 1^6 

>Languifco, e fon tantami • j 7i 

M 

\A Erauiglia non è Donna fé voi 8 

*▼•! Mano vera cagion de le mie doglie 3 7 

#i 'è sì caro il languire 8 1 

V Morte 



149 
153 

155 

Si 

19 

JOZ 

ìo6 
16* 
I6S 






306 T A V O LA» 

Morte recider volèa 

Mentre , cZ/7o ^/b quejlc auare luci 

Mifcro bermi 'accorgo . 

NOn è gran mago dimore 
7{e l'efperic contrade 

*K ? f u j^ r y ì p °f si 

T{el puro', e chiaro fpccchio 
1*{pn potendo /off, ire 
7{puo Prometeo al mio bel Sole adorno, 


O Lagrime, ci/ ad arte 
ObeUiJJimo petto 
del deb per pietà dammi tanti occhi 
V me tre volte, efei 

OmiaVJfa, ò mio cor mentr io vagheggio 
Oue sì lofio voli 
/rondi alme , e felici . 

T 
T) Er lo fouerchio affanna 
•*■ Ver non arder vorrei 
'Perche più grane fia 
Terche'non volgi ò Filli 
'Perche Ts^ifida fpre^ra 
Ter finir l'afpro affanno 
Ter pietà dime sleffo 
'Porta la Donna mia 
Terch'io t'amo languifco 
Tur vede nel mio volto 
Terchc l'empia ferita 
Ter fitggirla prigione . 
o 

QVeft empia Bornia altera, 
... Quai lamenti vfiran del cor profondo 
Quella bocca amorofa 
Q*alh or candida, e vaga 

Q^eflo Madrigale àcueua anch' egli haucr l'inferitone alla 5VV 

Lucre- 



4? 

; 5* 

346 
150 

171 
185 

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38 

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133 
141 

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1S4 
1S9 

3* 
5i 

70 
83 



TAVOLA. 307 

C. Lucrerà Scotta jlnguffola , che per innauertcn'za non s e 
pofia, come s'è detto ancora al Sonetto che comincia. 
Forfè appar sì leggiadra in Ciel qualhora Ce 

Quando tal volta io miro ia i 

Spanto piti mi t'afeondi 146 

Qual mi /'prona desto 156 

Qual cor J^ifida [peri 1 76 

Quell'infelice giorno \%i 

Quella bocca di rofe 1 8 5 

Qual candida Colomba • 2 1 z 



R 



Apirò fé non doni jj$ 



S 

S Degno campione audace 9 

Se non temprate vn poco 9 

Se per pietà del mi' ango/ciofo male 1 4. 

Se per tu albergo Amore 1$ 

Spuntando fuor de l'onde 27 

Se voi tardate tanto $0 

S'io mi inoro per voi ■■-'•- Si 

Saettandoti credi IOI 

So , che da voi mi viene loi 

S'altro non desiate I02 

Standomi a pie d'vnOrno 13 6 

Scn^entrar in battaglia farai vinto 145 

Se da colei , c^e morte m apparecchi* 1 49 

Se non é e ofa in terra 153 

Sparfo Madonna hauéa 1 5 9 

$ d l'apparir di questo 162 

$<? quanto bella fiete \-j\ 

Sicomc fegue al lampo il tuono , e poi 1 74 

SV »0« cretti #/ mio male 1 76 

Standomi dietro ad vna Quercia antica 1 84. 

Se «r / tao difpartire 1 84 

S'uimor fempre foggioma nel mio petto. 185 

r 2 ri- 



3 o8 TAVOLA. 

r 

Timida lingua albor , che'l mio bel Sole j 5 

Tanti fogni la notte 3 8 

Toflo , ci) a voi riuolfi 8 3 

Tu mvccidcfci , e già fon fatta polue . ioo 

In mortcdellaSig Laura GuidiccioniLuccheiìni. 

Tra qnefii duri fajjì 12$ 

Profopopciadelcauallo di bioivzo farro in Firenze dal Sign. 
Cauaglier Gio. Bologna . 

Tu , che Vai riguardando à parte } à parte 129 

Tu, che fai l'arti, e i modi 1 4 1 . 

Tutta Corte fé , e pia . 1 5 O 

Tu m'hai velati gli occhi 1 6 z 
V 

Vlua mia luce, e chiara 4 o 

Vide Le sbinJi} fida fua fugace £0 

Va pur laffo mio core 80 

Wf%£>fi pargoletta, ic6 

Il fine della Tauola de 3 Madrigali . 



.v< 



Téh 




}'°9 

Tauola del refto , che nel- 
l'Opera ù contiene. 

CANZONI. 

In morte della Sig.Laura Guidiccioni Lucchcfaù 

JL 

Imi, ci) al Cìd fai ita 123 

tAmor empio tiranno 196 

Ben faggio el detto di chiunque afferma. 75 

Alia Sig. D. Maria Pi ìncipefìa Medici 3 prima che fofle 
R:«ina di Francia . i 

© d'alta flirpe yfeita 30 

Qncfìo fermo peri fiero I38 

Sonno foaue , e dolce , * 6 

Canzonétte Morali. 

Al Sig. Fi ancefeo Durante . 

Al fuon de l'aurea tua cetra gli amori, e 5 

A! Sig. Alexandre» Sorcini . 

Hen fu quei tropp audace , e poco faggio, 1 j $ 

AI S:g. Gabriello Chiabrera . 

Taccia al gran Ma rte rifonar le 'mudi . ^ 3 

Al Chrifìiar r vRè di Francia. 

Treno Ibore fugaci, e del gran Mondo. 2 1 1 

Al Sig. Girolamo Bifaccione. 

Crauedi doppio pcj- il dorfo ondofo. 221 

Al Sis?. Fi ancefeo Nori . 

L'audace figlio } che $Jlp olio nacque . 77 



jio T A V O L A." 

AI Sig.Gio. Battifta Pinelli. 
La notte à se tutte richiama l'ombre . pò 

Al Sig. Ottauio Rinuccini. 
One tra yagbi fior nafcoslo è f pingue . 1 1 p 

Al Sig. Gherardo Borgogni . 
Talhor veduto ho sì turbarfi il Cielo . I j - 

Al Sig. Gabriello Chiabrera. 
Vago di pojfeder l'indico argento . 20 

SESTINE. 

Hi fera p ria fa rà calda la neue. , 

Tante /rendi non han le verdi chiome, j , a 

EPITALAMI. 



Nelle Nozze del Sfg. D. MichelePeretti, e della Sig. D. 



Margherita Somaglia . 



94 



t>amor Varia sfamila. 

Nelle Nozze del Sig DiiC3,e della Sig. Ducheflà di Parma, &c. 
Mcrauiglie ecco i difeerno 4$ 

CENTONI. 

*Amor mhàpojlo comefegno à frale , j $ 2 

In morte della Sig. Laura Guidiccioni Lucchefini. 
Chi pensò mai veder far terra ofeura . 125 

CAPITOLI. 

TJ^tmor , di lui , chcl cor mi Jlrugge , e sface 1 64 

Inuidiofo jlmor del mio conterrò I Sp 

Lunge da le tue luci alme , e diurne . 44 

Scher- 



TAVOLA. 3ii 

Scherzi . 

otche fguar di amore fctti 8<* 

Care gioie 7 2 

Con cjnai giri lafciuetti * °3 

J)al fu ror del dubbio Marte 5 8 

Dt7; */r«te . 1*5 

AI Sig. Gabriello Ombrerà. 

Ecco ijllba rugiada fa 22 

io credéa, che tra gli amanti 49 

Mouèa dolce vn ^c fretto 179 

Q^alpiù Vaie ingrate afanno . 7 1 

Verfi Funerali. 

Chi viuer può fotte l'immenfo pefo 2 1 5 

Candidi Cigni, che le verdi riue 220 

Fuggendo il lume ale fp cionche t ratti 217 

Quando 7 criHato augcl nunzio del giorno» 223 

Egloghe Bofchereccie . 

Cruda più d'ogni Fera 253 

tior che la notte a la ftprema altera 24 1 

Mopfo de' Monti , e de le felue h onore 260 

Mentre correr redèa 272 

t $[on vò feguir jimore 2X1 

Tafcéa del buon Damone 22(5 

Tiangia Filen fua miferabil forte 266 

Sotto vn frondofo alloro 247 

Solo fé n già tra folti bofehi errando* 2$ z 

IL f in s. 



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